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Regime fiscale dei proventi del Buono del Tesoro Poliennale

Trattandosi di un titolo del debito pubblico, emesso in Italia, agli interessi e all'eventuale
differenza tra quanto rimborsato a scadenza ed il valore nominale del titolo stesso si
applicano le disposizioni del decreto legislativo 1° aprile 1996, n. 239, come di seguito
sinteticamente riassunte distinguendo fra soggetti lordisti , per i quali non trova
applicazione alcun prelievo alla fonte, e soggetti nettisti , nei confronti dei quali, invece, si
applica l'ordinario prelievo alla fonte nella misura del 12,50%.

Più precisamente distinguiamo 4 casi.

 
1. Nei confronti degli investitori residenti lordisti , quali, ad esempio e tipicamente,
società di capitali, imprese di assicurazione, banche, fondi comuni d'investimento
mobiliare e immobiliare e fondi pensione, non trova applicazione alcun prelievo alla fonte,
ai sensi e per gli effetti dell'articolo 1 e seguenti del citato decreto n. 239 del 1996.
Naturalmente, la non applicazione del prelievo alla fonte non esclude l'eventuale
tassazione dei proventi secondo le regole ordinariamente applicabili a ciascun percettore:
ad esempio, per una società di capitali i proventi concorrono a formare il reddito
complessivo, e dunque il reddito d'impresa imponibile ai sensi e per gli effetti delle
disposizioni del TUIR, DPR 22 dicembre 1986, n. 917, mentre per un fondo comune
d'investimento mobiliare aperto partecipano alla formazione del risultato della gestione
maturato in ciascun anno, soggetto all'imposta sostitutiva del 12,50% ai sensi e per gli
effetti dell'articolo 9 della legge 23 marzo 1983, n. 77.
Per completezza vale la pena di segnalare che anche eventuali guadagni o perdite in linea
capitale ( capital gains ), sono soggetti a tassazione secondo le rispettive regole
ordinariamente applicabili per ciascun percettore lordista residente.
 
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2. Così come per gli investitori residenti lordisti, ai sensi e per gli effetti degli articoli da 6 a
9 del citato decreto n. 239, non trova parimenti applicazione alcun prelievo alla fonte sui
proventi del titolo in discorso nei confronti degli investitori non residenti lordisti , vale a
dire tutti i soggetti residenti in Paesi che consentono un adeguato scambio d'informazioni.
L'elenco dei Paesi che consentono lo scambio d'informazioni ( White List ), è disponibile
Sito Esterno

sul sito web dell'Agenzia delle Entrate all'indirizzo http://www.agenziaentrate.it/


A titolo esemplificativo si ricorda che, ai sensi dell'articolo 6 ora citato, rientrano nella
categoria degli investitori non residenti lordisti:
i.                      le persone giuridiche e le persone fisiche, residenti in uno dei Paesi come
sopra individuati, ivi inclusi gli investitori istituzionali esteri privi di soggettività tributaria
costituiti in uno dei suddetti Paesi ( in primis , fondi comuni e fondi pensione). Allo scopo di
ottenere l'esenzione dal prelievo alla fonte tali soggetti devono (i) depositare i titoli presso
una banca o società di intermediazione mobiliare residente, presso una stabile
organizzazione in Italia di una banca o società di intermediazione mobiliare residente,
ovvero presso società non residenti che aderiscono a sistemi di amministrazione
accentrata dei titoli e intrattengono rapporti diretti con il Ministero dell'Economia e delle
Finanze(e.g. Euroclear, Clearstream) (ii) fornire una semplice autodichiarazione che
rimane valida sino a revoca (copia di detta autodichiarazione e delle relative istruzioni,
entrambe anche in lingua inglese, sono disponibili sul sito web dell' Agenzia delle entrate
Sito Esterno

all'indirizzo http://www.agenziaentrate.it/ gli enti od organismi internazionali costituiti in


base ad accordi internazionali resi esecutivi in Italia;
ii.                    le banche centrali od organismi che gestiscono anche le riserve ufficiali
dello Stato.

È evidente che detti proventi sono eventualmente soggetti a tassazione secondo le regole
del Paese di residenza o sede del loro percettore.
Per completezza d'informazione si ricorda che, trattandosi di un titolo quotato, ai sensi e
per gli effetti delle disposizioni recate dall'articolo 23 del citato TUIR, anche eventuali
guadagni in linea capitale ( capital gains ), non sono soggetti ad imposizione in Italia,
ferma rimando la loro possibile tassazione secondo le regole del Paese di residenza o
sede del soggetto non residente che li abbia realizzati. Va da sé che anche eventuali
perdite in linea capitale sono fiscalmente irrilevanti in Italia.
 
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3. Sempre in base alle disposizioni del più volte citato decreto n. 239 del 1996, nei
confronti degli investitori residenti nettisti , quali, ad esempio e tipicamente, le persone
fisiche, gli enti non commerciali (associazioni, fondazioni, etc.) e i soggetti esenti
dall'imposta sul reddito delle persone giuridiche (organi ed amministrazioni dello Stato,
comuni, province, regioni etc.), trova applicazione l'imposta sostitutiva, nella misura del
12,50%, prevista dal suddetto decreto legislativo, imposta prelevata sempre a titolo
definitivo (nel senso che l'assoggettamento al prelievo alla fonte assolve ogni obbligazione
tributaria del percettore) salvo che i proventi non siano conseguiti nell'esercizio di
un'attività commerciale (cfr. articolo 5, decreto n. 239 del 1996). In tal ultimo caso l'imposta
sostitutiva assolta è scomputabile dall'imposta dovuta sul reddito tassato nei modi ordinari
alla formazione del quale concorrono (anche) i proventi incisi dal prelievo alla fonte (cfr.
articolo 5, da ultimo citato).
Ciò premesso, è necessario ora operare un distinguo tra capitale rimborsato a scadenza e
interessi cedolari , posto che per essi il decreto di emissione stabilisce differenti regole di
maturazione.
Quanto all'eventuale incremento sul capitale dovuto alla scadenza in ragione
dell'indicizzazione secondo le regole fissate dall'articolo 4 del decreto di emissione, il
prelievo di cui al citato decreto n. 239 del 1996, non può che applicarsi a partire da
momento in cui detto incremento diviene conoscibile e cioè, precisamente, quando (in
prossimità della scadenza ma prima della stessa) saranno resi noti i dati necessari per
calcolare il valore di rimborso. Fino a tale momento l'incremento valutato in via
probabilistica dal mercato non può costituire, invece, provento soggetto alle disposizioni
del decreto 239, citato, e, di conseguenza, qualora nelle compravendite sul titolo se ne
tenga conto e, per effetto degli scambi, si producano delle differenze positive (o negative)
dette differenze determinerebbero soltanto un guadagno (o una perdita) in linea capitale in
capo a chi le realizzasse.
Quanto alle cedole , invece, il prelievo alla fonte ( rectius , l'imposta sostitutiva in
addebito o in accredito ai sensi dell'articolo 3 del più volte citato decreto n. 239) è
determinato tenendo conto del rateo come individuato dall'articolo 5, comma 3 del decreto
di emissione, che ne stabilisce, appunto, la relativa regola di maturazione. In particolare,
tale articolo prevede che il rateo d'interessi in corso di maturazione del buono del Tesoro
si ottiene moltiplicando il rateo di interesse relativo al tasso cedolare, calcolato secondo le
convenzioni utilizzate per i Buoni del Tesoro Poliennali, per il Coefficiente di Indicizzazione
relativo al giorno cui il calcolo si riferisce.
Quanto all'eventuale scarto di emissione , infine, il prelievo alla fonte è determinato
secondo i criteri ordinariamente applicabili.
Per completezza si segnala che anche eventuali guadagni o perdite in linea capitale (
capital gains ), sono soggetti a tassazione secondo le rispettive regole ordinariamente
applicabili a ciascun soggetto nettista residente che li abbia realizzati.
 
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4. Anche nei confronti degli investitori non residenti nettisti , vale a dire i soggetti
residenti in Paesi che non consentono lo scambio d'informazioni e/o che sono un
"paradiso fiscale" (come sopra individuato) trova applicazione il prelievo alla fonte, per
imposta sostitutiva ex decreto n. 239 del 1996, citato, nella misura del 12,50%.
Quanto all'eventuale incremento sul capitale dovuto alla scadenza in ragione
dell'indicizzazione secondo le regole fissate dall'articolo 4 del decreto di emissione, il
prelievo di cui al citato decreto n. 239 del 1996, non può che applicarsi a partire da
momento in cui detto incremento diviene conoscibile e cioè, precisamente, quando (in
prossimità della scadenza ma prima della stessa) saranno resi noti i dati necessari per
calcolare il valore di rimborso. Fino a tale momento l'incremento valutato in via
probabilistica dal mercato non può costituire, invece, provento soggetto alle disposizioni
del decreto 239, citato, e, di conseguenza, qualora nelle compravendite sul titolo se ne
tenga conto e, per effetto degli scambi, si producano delle differenze positive (o negative)
dette differenze determinerebbero soltanto un guadagno (o una perdita) in linea capitale in
capo a chi le realizzasse.
Quanto alle cedole , invece, il prelievo alla fonte ( rectius , l'imposta sostitutiva in
addebito o in accredito ai sensi dell'articolo 3 del più volte citato decreto n. 239) è
determinato tenendo conto del rateo come individuato dall'articolo 5, comma 3 del decreto
di emissione, che ne stabilisce, appunto, la relativa regola di maturazione. In particolare,
tale articolo prevede allo scopo che il rateo d'interessi in corso di maturazione del buono
del Tesoro si ottiene moltiplicando il rateo di interesse relativo al tasso cedolare, calcolato
secondo le convenzioni utilizzate per i Buoni del Tesoro Poliennali, per il Coefficiente di
Indicizzazione relativo al giorno cui il calcolo si riferisce.
Quanto all'eventuale scarto di emissione , infine, il prelievo alla fonte è determinato
secondo i criteri ordinariamente applicabili.
Per completezza d'informazione si ricorda che, trattandosi di un titolo quotato, ai sensi e
per gli effetti delle disposizioni recate dall'articolo 23 del citato TUIR, gli eventuali guadagni
in linea capitale ( capital gains ) non sono soggetti ad imposizione in Italia, ferma rimando
la loro possibile tassazione secondo le regole del Paese di residenza o sede del soggetto
non residente che li abbia realizzati. Va da sé che anche le eventuali perdite in linea
capitale sono fiscalmente irrilevanti in Italia.