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SalmOdiando

di Guido Francesco Maria Gerboni


“ Ciò che non è,

ciò che non può,

ciò che sarà...”


I salmo

La voce dell'albero

ha cuore la radice,

chi ha atteso e sperato,

chi ha fatto della pazienza

il suo vizio elevato

la manna scenda

a chi ha creato,

a chi ha avuto fede anche

nell'anonimato.
II salmo

NOn il rettile ti ha

le voci elevate,

non colui che sottacce sordo inadempiente

al sorgere del creato,

non chi ha barattato visioni per cocci

non chi si è girato ad adularsi

in un torvo d'acqua,

ma chi invece ti è stato in fedele ascolto

la tua manna dal cielo

lo sotterri di gloria.
III salmo

Mentre nel letto languo

e il torpore del sonno

porta nel riposo l'astio dei giorni andati

e le lacrime

finalmente erompono senza freni

si levano come rivoli desolati

di questo incanto non sperato

e cercano te, la tua potenza,la tua benevolenza

che la tua esistenza sia per un istante

abbandonata alla disperazione

di me

che ti invoco in soccorso.


IV salmo

Ancora ti chiamo irraggiungibile saggezza

indimostrabile perfezione dei piani,

il mio lamento è prova del mio abbaglio

ancora imperfetta creatura di te

anelo con il mio lamento a colmare la distanza

a suturare i pioli della scala che manco a salire

a dispiegarmi a te testimone di ciò che qui non segue la tua

inespugnabile legge,

che prova la mia inconsolabile mancanza di te

le mie pupille ancora all'altezza del massimo

del massimo splendore del tuo volto

del coro d'angeli

ancora sordo,

lo zolfo rettifica il cuore

lo zampilla di fiamme
V salmo

Duro a spegnersi è il dolore che culmina in rabbia

vacilla la speranza fiduciosa dell'umile che in te

totalmente confida

ma non vedendo nella sua limitata porzione

che gli occhi ancora non gravano

la luce profusa cavata fino alle orbite,

fino alle vertebre d'ossa,

fino alle fenditure dei baratri,

fin dove tutto

onnipotente arrivi,

e la spavalderia degli empi che sanno la puzza di brace

a farli corrieri della tua prova del fuoco

portatori della tua collera,

manovali della tua sapienza

noi i retti

ci apriamo in lode a te

il dono della nostra imperfezione

il perdono della nostra tristezza

del non essere cavalcatura degna della tua potenza,

in te confidiamo rifugio

nella immensità della tua misericordia

del tuo sconfinato amore


VI salmo

Signore, chi accoglierai nella tua gioia eterna ?

coloro che avranno percorso il compito del loro naufragio

coloro che avranno saldi la pena in ogni tuo disordine

coloro che saranno sempre purificati dagli abbagli

e incapaci d inganni

coloro che avranno la testa svelata e il cuore limpido

e le mani calle di lacrime

e il sudore dolce della fronte

VII salmo

Ho paura, Signore,

e questa paura mi distanzia da me a te nel grigiore

ammucchia i nemici agli angoli di ogni strada,

mi rende incapace di essere oltre a te solo diretto,

io non merito che tu abbia spazio in te da dedicarmi,

la mia paura è sovrana, è il signore degli empi

che scaldano il palato con i frutti del loro eccesso al peccato,

che peccano della tua legge,

si credono sovrani, si insaguinano le mani

il loro cuore è un pastrano

fanne cova di fiamma, illuminali della tua calma

fonte del tuo rifugio dove desidero ardentemente

colmarmi.
VIII salmo

Signore, io mento anche ora che ti chiamo

mi inerpicherei a confondere la tua esistenza,

io mento e la mia unica spinta è mentire,

tutto in me precipita in forze che illudo di avere

mi debilito in spergiuri,

la presa non è salda,

e l'abbandono non è totale,

pioviggina non diluvia

quale segno non vedo ?

quale nota non sento ?

quale canto non levo ?


IX salmo

Dove restavano come siepi scollate

i suoni non avevano più vocaboli

e non mercanteggiavano le azioni,

la piazza gremita le accolite di venditori

il vociare mi apparve folle, come se i miei occhi

fossero presi da un punto più alto, e la collera dalle viscere,

dal fegato squillasse l'ora della verità, della tua verità, la vindice,

la distributrice di giustizia,

tu che non hai compromessi, tu che dai al puro l'infinito,

tu che ricompensi l'empio con la follia,

tu che agiti il vento e scuoti la terra la innervi della tua potenza

ero rammemore della mia caduta un attimo di santità,

un dono elargito

per la risalita, in te confido

che questo momento sia gremito della tua presenza

che invada la piazza, rifaccia gli orizzonti al cielo,

che esploda la carne dalle ossa

che il vento rinvigorisca la vita fin nel segreto della morte,

e che possa fluire

errando traboccante

nella pienezza

di te,

Dio straniero
X salmo

Ho il cuore troppo tenero oh Signore, per onorarti

seguirti ed essere fiero al giogo del tuo incedere,

come cavalli che impazzano tirando nelle più estreme direzioni

sono il punto di fuga di sfibranti pulsioni,

e mi lacerano,

mi si smembra il corpo come un pupazzetto in mano

ad un bambino che non ha ancora la misura del dolore,

lui unico tuo erede, ti segue finchè non è colmo di creazioni,

finchè il getto della tua presenza lo anima, lo perseverà

e non ancora ha perso la natura

del tuo vento


XI salmo

Riconoscendomi grato

come umile viscere che si alzano con le ali delle parole

innalzo a te,

fonte da cui sorgivo sgorgo in un alba senza fine

che in ogni tramonto rivede un bagno incline di grazia,

e leggero come le libellule e le fatate che si incarnano

senza peccato

in virtù d'agnello, in voci per incanto,

in lapislazzuli che intessono

la misura dei giorni in eternità di sfolgoranti crepuscoli

che l'occhio vigile imbevuto della tua benevolenza

ha in gloria e canto

fino a che tu non sia sazio ed il trapasso conceda

al tuo servo amato


XII salmo

La notte quando non più sbarrando le porte

con la menzogna diurna

i messaggeri si fanno rapidi e costruiscono i campi

dove la tua gloria verrà edificata,

Perchè mi chiedo, ora che al giaciglio mi accorgo,

solo luciferino ti sveli, oh divino ?

Solo nei terrori di occhi che esplodono a zolle

di nero polline,

e le mie parole arricciano gonfiate cercandosi

le mani come un incurvato divelto ferro incallito dai denti,

ed io non ho la potestà di risvegliarmi alla tua luce.

Dimmi dov'è che mi incanto,

dov'è che il pastore ho perso di vista,

dov'è che mi hai abbandonato alle cure dei tuoi demoni alati,

la fiamma del loro nume inietta la mia anima

di sperdute tracce

vago circonfuso di paure che cospirano spettri,

le porte ridono alle calcagne

ogni angolo buio prende a scovare voragini.

Ma la tua gloria sia lodata,

anche nel punto più basso che tocca la tua infinita bontà

a noi creature idiote che il discernimento del cuore

abbiamo sperperato e non sappiamo più cosa fare

per farci amare.


XIII salmo

Nel pieno vuoto del mio essere

nella totale prostrazione del mio ridare l'immagine di te,

mi levo in canto, e anche se le mie note suoneranno stonate,

il mio gesto considera sacro.

Come un corpo che le acque specchiano in lembi

come torsioni di lingue che le vocali agitano

spoglio ogni cosa di me,

come un ferro caldo invoco la misura della tua incudine

in te confido, e ciò che spergiura in me

purificalo con la virtù della tua fiamma

e il tuo diluvio chiamerò bagno di pace

e i nemici chiamerò portatori della tua misericordia

oggi, che questo giorno colmo di luce rompe i sigilli

come un ampolla che trabocca, e una ampiezza

e ogni viscera riesplode di te,

ed io sento la tua sconfinata potenza prendermi

con violenza il cuore, guidare ogni mio passo,

e riconoscere ogni mio errore come prova del tuo amore,

ed ogni mio io, mio essere a te opposto,

opaco che richiama lo specchio

del tuo risplendere,

concedimi la grazia di affogare infinitamente

in ogni istante, in ogni dimenticanza

che porti traccia ancora di te.


XIV salmo

Chi teme più, chi giudica ?

chi ancora si fermerà ad osare parole senz'anima,

chi adempirà ancora inganni senza amore,

chi porterà catene che non abbiano

l'alacre pulsare del martire,

chi spoglierà vergini senza il pudore degli occhi,

chi immolerà gioie senza sacrificio,

chi spergiurerà invano,

chi avrà ancora fame e sete e ogni istinto bellico e delicato

che non sarà bramosia di te,

scalata al cielo, ricerca incessante del tuo volto,

abbaglio di te, riverbero in ogni cosa del creato,

abbandono di ogni iniquità, dissolversi di ogni dubbio,

chi avrà abitato la tua misericordia,

chi avrà conosciuto il timore della tua immensità,

beato colui che è con te, nella tua grazia,

che ha visto il tuo volto

ed è rimasto folgorato

perchè è stato redento e immacolato

e cammina così tra i vivi e i morti.

Chi teme più, chi giudica ?


XV salmo

Come in un precipitare

è la via non segnata di chi

ha perso la gloria del tuo volto,

di chi mugghiante la polvere

ha le ali stornite perchè ha perso la fede,

ma la via della tua gloria è infinita

concedi ad ogni uomo la grazia

cospargi la morte di miele

spalanca gli occhi a chi non vede

apri i cuori con le fiamme del tuo splendore

mieti il grano che dispensa la vita

dà la gioia piena ai tuoi figli

alle creature imperfette testimoni fragili

della tua potenza

elevali alla tua altezza

sfrondali dalle apparenze

mostragli la bellezza che risuona nel creato

sollevali dal buio dove brancolano sprofondando

i lamenti che gemono

graffiano l'anima dei giusti,

dona alla tua infinita misericordia

la potenza del tuono


XVI salmo

Signore mio Dio

che mi hai raccolto con la grazia

della tua mano possente

e hai instillato in me

la scintilla del tuo spirito

hai conosciuto la mia disperazione, hai accolto

il mio dolore, ungendomi il capo

mi hai benedetto,

la mia anima risuona colma di gioia,

benedice ogni afflizione che l'ha condotta a te,

quando ancora era forte il terrore dei nemici,

quando vacillava andando ombra sul muro,

strascicando ogni passo già come fosse sostanza di cenere,

un vuoto di polvere,

un corpo senza sangue, ed io ero in balia

di ogni illusione, di ogni incantesimo,

cieco di parole, ammutinato di te,

ma tu mi hai reso santo,

hai trasformato le mie afflizioni in canto,

Gloria a te oh Divino, Spirito Santo !


XVII salmo

Fallibile creatura mi riconosco

l'orgoglio del mio levarmi a te

mi svela quale fragile io sia.

E la vergogna mi stende un velo impietoso sul volto

induce il mio passo chino a sprofondare agli inferi,

ma la tua saggezza risplende ovunque e si dona a chi

riconosce la misura del proprio errare,

a chi come la superficie limpida di un torrente

a volo raso sorvoli con la suprema leggerezza delle tue ali

tu che ami perdonare, tu che ti rendi afferrabile

a queste membra di ossa e di sudore

che chiami amati,

e il tuo vigore non sarà arsura estiva,

e la tua mano non sarà la sferza del mulo,

e la tua voce non sarà il tuono del diamante

a chi saprà l'orecchio tendere

sarà il fuoco che disseta,

sarà la carezza della madre,

sarà il suono della cetra

Dio a noi, che ti rendi visibile,

anche nella fragranza di una rosa.


XVIII salmo

Potenza di tutto il creato

soffio che anima il cosmo

che dà vita alla polvere,

che infode luce all'ombra,

a te ogni lode è vibrata

come una arpa a mille corde,

ogni nota si moltiplica risuonando della tua gloria,

verbo che non dà deriva,

perfezione incalcolabile,

nutrimento perpetuo,

infondi il giusto

con i raggi della tua infinita visione,

a te che nulla è precluso,

a te che sei scaturigine del Tempo,

immensità da cui tutto sgorga,

i tuoi angeli ci siano guida,

noi in te confidiamo,

concedici la tua presenza in dono

e liberaci dal peccato.


XIX salmo

Le trame che fitte imperviano

come rovi dove la luce si oscura

dove non più sorge la spiga dorata,

dove covano le serpi e le tele tese stanno

a inginocchiare i figli della grazia

che sul sentiero desolato si inerpicano

ascoltando il tuo richiamo,

perseguitati

da coloro che non sanno il timore della tua potenza

che amano scagliarsi con l'irruenza della propria ingordigia

con la loro bava schiumante

ed umiliare i figli della tua gloria,

che l'angelo veglia in attesa di una tua parola,

ora ti invochiamo prostrati oltre ogni misura

da questa ingiustizia terrena,

maledetti, malfamati, soggiogati

ridotti al punto più basso

dove la miseria sconfina in un richiamo alla tua misericordia,

riconoscici il frutto dei nostri meriti

rendici l'acqua che ripaga la sete,

apri i nostri cuori alla visione che acceca,

sollevaci dove l'oltre risiede in te

nella gloria dei cieli.


XX salmo

Oggi,

che il mio corpo pullula di ferite

ed ognuna chiede di te

ed ognuna riconsegna alla mia anima

un frammento di te,

un fremito e vedo

con la netta proporzione delle forme

coloro che,

e mi riconosco lancia della tua collera,

che la tua vindice

sia un olocausto di pace,

che il tuo perdono sia

un bagno di lacrime,

che la tua manna sia

un pasto nudo che zampilla,

che il colore della tua misericordia

sia il rosso dei vinti,

che gli orizzonti della tua pietà

siano mani che pregano,

che l'otre della tua compassione

sia colma di sete,

che la dispensa della tua bontà

sia una gioia che incanta,

che la virtù del tuo ingegno infinito

sia un verde che spera,


che il soffio della tua voce

sia la gloria che sovrasta,

che la potenza del tuo verbo

sia la parola che si incarna,

Lode a te oh Signore,

Gloria a te nell'alto dei cieli,

Gloria a te nelle regioni degli inferi,

Gloria a te nelle terre mezzane,

Gloria a te nelle profondità dei mari,

Gloria a te nei picchi montani,

Gloria a te in ogni estremo vitale,

in ogni angolo remoto,

in ogni misura del creato,

in ogni Spirito Santo.


XXI salmo

E' rotto l'argine che tiene la piena

d'improvviso come in un'apparizione chiara

mi è apparsa

l'impossibile distanza

la mia miseria forgiata

al tornio

di questo corpo sciagurato d'anima

rado

al silenzio delle pietre.

Oh Signore,

tu che sei la promessa su cui poggia il movimento,

tu che sei prima di ogni visione,

tu che disavanzi i cieli,

tu che sei il turbine che accende i venti,

tu che sei ciò che più non oltre si tace,

tu, ciò che l'abbondanza non può colmare,

tu che mai abbastanza lodato elevi il miserabile

fino all'approdo

nel cuore d'oro

distilla sonante del pulsare cosmico,

a te le mie parole, la parola di un popolo

di un unico che a te si abbatte,

di un unico che ha le mani gonfie di calli,


che la fronte bronza di sole

faldata di sudore

scava senza zolle la nostra anima

sfibrata che attende

un tuo gesto d'amore.

XXII salmo

Il sole discende quest'aria pungente

tirando le fronde

a verde istintivo

che già si traverte sul tenue passito

la quiete assoluta

di un rosso che affonda

di una demenza

completa.

Abbraccerò la tua fede, oh Signore,

quando avrò la scienza del tuo sapere,

la superbia che mi guida è una grazia scellerata

oggi che covano i demoni ogni mia fibra,

oggi che tirano le viscere

e non mi basta sapere le rovine,

e non mi basta la povertà del beato,

e non mi basta l'umiltà di chi non chiede,

e non mi basta la promessa di una lontananza,

e non mi basta sapere che tra le intercapedini c'è un estasi,


e non mi basta sapere che ogni cosa è destinata,

e non mi basta sapere che tu non mi hai abbandonato,

e non mi basta la tua fede.

XXIII salmo

Una musica alta vibra le corde

di un'arpa

celeste risuona ogni nota

risolve il cuore in letizia,

il vaso di effluvi trabocca

la voce si estende in canti ridenti di giovani vergini,

un giorno di festa in lode al Signore

la luce risplende in ogni fragore

gli angeli in flutti si porgono in coro

si stende sul cielo un più vasto orizzonte

di gloria è l'aria ricolma,

il popolo innalza un unico suono

gli occhi riversi nell'immane visione

il cuore acceso dal tuo amore assoluto

si fonde in un amen il passato e il futuro,

si fonde in un amen il piacere e il dolore,

si fonde in un amen l'inizio e la fine,

si fonde in un amen il ricordo e l'oblio,

si fonde in un amen quest'attimo e il tutto.


XXIV salmo

Urge la vita quando spento al richiamo

della vanità delle cose

il tuo fedele alza lo sguardo nell'intimo del cuore

e nel silenzio riposa,

e nella tua presenza

si riconosce.

Come ali stendono cerchi di libertà oltre la sete

che invoca il deserto, e il falco pellegrino

il sole pensando alto l'oro delle foglie,

ed ogni istante s'infonde di eternità l'incanto,

l'anima mia si innalza

oltre il brancolare di questa muta assettata

che ha perso il senno oltre la misura del perdono

che inscena inferi, ammassa demoni predoni del mondo,

oltre si innalza,

l'anima mia a te rivolta.

Concedimi la giustizia dei miei sospiri

delle parole ammutolite, delle ferite non lavate,

delle lacrime strappate,

Concedimi un cuore purificato dal dolore,

riversami alla mondanità dei saperi,

ungimi al tuo fuoco,

rendimi capace di discernere la visione che sboccia in ogni cosa,

insegnami la postura del vagabondo, di colui che passa,

concedimi di riconoscerti nel fruscio del vento,


nell'acqua piovana,

e che il grido che dietro si porta la notte,

la luna possente immola ululati

di pacificazione,

e che il grido dei miei nemici

si sciolga in una cascata di fiori,

e piova latte

sui nostri capi.

XXV salmo

Pulsando il sangue nelle vene

sente tutta l'ira di questo mondo precipitare

come un ricordo lontano pavido nel cuore della notte

un focolaio risplende lunare nella chiara memoranza

che affiora al petto e nibelunghe creature del cielo

mi hanno affondato nell'anima e pur un attimo

i miei occhi si sono fatti furia che acceca

e ho visto la progressione che va dall'inizio alla fine

e poi recede,

come un innesto di rugiada il mio scibile

si è fuso con il divino, la mia natura si è fatta duplice,

dove i morti camminano e i vivi gridano,

dove gli angeli si fanno visibili

e la loro luce insegna il tuo riflesso,

e i demoni svelano la loro discendenza divina,


come fauci di leoni e ispidi tutto correva

gravitando intorno a un centro,

un buco cuore

un cavo d'osso,

un corpocreato a massa vorticante,

tutto il piano che implode fino agli estremi

e i limiti si toccano

frangendosi.

XXVI salmo

E' un pensatoio questa fossa

dove gli amabili mi hanno gettato

e mi concedono il lusso di meditarti in pace.

Qui dove risplende fulgida la precarietà del mondo,

qui dove l'oscurità diventa primigenia di luce,

qui dove la natura dei sensi riaffiora alla tua fibra,

dove l'occhio prende a plasmare le tenebre,

ed io assiso nella disperazione, prendo a predicare a vuoto,

i suoni si scollano la resina di parole

fonda le membra derivano estese il tuo verbo,

il singhiozzo è un perimetro che sconfina,

e lungi il mio essere si protrae alla deriva

possa la tua immagine risplendere.


XXVII salmo

Invoco pietà ora che il terrore mi sgretola il cuore,

ora che le mie membra tremano

e rimango di sasso,

e le mie parole sono come il traditore che attenta alla mia anima,

che procura profitto ai demoni, che mi vende ai nemici.

Ardua battaglia è il mio cuore in piena,

manda i tuoi angeli in soccorso oh Signore,

che squillino le trombe,

che si rompano i sigilli,

che l'apocalisse tempri ogni fibra del mio corpo,

che io diventi una rivelazione incarnata e mi si lavi la bocca

con il tuo verbo incendiario,

e mi si spalanchi la colomba nell'anima,

che la paura si volti in coraggio,

che il mio sangue pulsi impetuoso come un canto di guerra,

che le vertigini del mio corpo diventino prova del tuo passaggio,

che io sia invaso dalla tua presenza,

il verde che scuote le pietre,

l'urlo che rivendica i demoni,

la lancia che apre i cieli.


XXVIII salmo

Dalle mie mani non escono parole

ma levate sono,

puntando verso

partenze inusitate

monumale corre l'onda

fino alla radice del miglio

l'ora che sempre ci ritrova

a strapiombo

sulla soglia che preme

la carne al punto che eccede.

Dalle mie mani non escono parole

ma levate sono
XXIX salmo

Ovunque credimi

ti prego Signore

credimi

il fiume di te mi ha parlato

dolcemente

nei balzi delle onde

un sogno di amore

seguitava un candore e andava andava un ritmo

la cetra si è messa a suonare

le corde cantavano

ho bisogno del tempo fino alla fine del tempo

libero di fluire

la mia preghiera

folle si scioglierà come neve e prenderanno a scendere

ghirlande come lodi a te rivolte

nel firmamento i cembali esploderanno copiosi

la tua potenza nei tempi dei tempi

e nulla sarà andato invano.

Ovunque credimi ti prego Signore

e aspettami e non lasciarmi andare


XXX salmo

Vedo Signore con l'occhio assoluto

che per l'eternità di un istante mi hai donato

che ogni tempo

porterà la sua grazia sul dorso di una tigre

e ogni creatura ha la sua misura nel perdono

e ogni invaso è uno sforzo teso alla tua distanza

e ogni ceppo dalla divina grazia verrà divelto

in suoni di timpani

le percussioni apriranno i cieli e i mari profondi

e la terra verrà svelata

ai nostri occhi spalancata.

XXXI salmo

Sorgeva l'alba fra i canneti

si dileguava il notturno grido,

liquida diveniva

quiete maestoso silenzio

vedevo l'oro farsi madreperla

le ninfee balenare nel verde

e un ponte levitava al cielo

d'arcobaleno.

La luce spogliava le ombre,

e lei,
colei che accende gli appetiti,

colei che scopre l'anima,

come una delizia di ogni senso ricambiava i miei

sguardi

con la gioiosa innocenza della grazia.

Dalle sue labbra voluttà scardinava ogni mio intimo pudore

e in virtù di alloro la vedevo animarsi.

Non so se fosse ciò la manna, la benedizione che tu elargisci

in siffatta perfezione a volte ai tuoi prediletti,

non so se fosse invece brama di questo mondo,

il caduto tende a noi agguati ai confini del tuo volere,

ma seppi allora profondamente quale amaro inferno

deve esser stato perderti.


XXXII salmo

Questo è il luogo del mio risveglio,

alleluja al Signore che me l'ha concesso.

Per quanto amaro,

per quanto detestabile,

per quanto insopportabile,

per quanto doloroso,

per quanto ingannevole,

è il luogo del mio risveglio.

Più in là verranno i prediletti della tua sapienza

a incendiare il mondo con semi di garofano

a moltiplicare i pani

a benedire i pesci

a resuscitare i morti

a mondare gli immondi

e ovunque tu sarai più di prima,

ovunque.
XXXIII salmo

In un oggi che è già lontano nella memoria

eppur presente nell'immediato

il salmastro del mare

mi ha declinato a raggiera in mille riverberi

indugiavo beato sorbendo la grazia, il vento che sospirava

nutrendo gli umani in quanto vegetali

e il panorama schiudeva di un laccio selvaggio

le onde a quelle figure che si delineavano.

Sono la prima declinazione dell'essere

l'infinito a tendere

venuto al compromesso della carne

terza personale in plurale

io, io, io

tremolante,

un avamposto,

un astro nascente,

la lanterna appesa allo stoppino che brancola nel buio,

tu altissimo che hai luce ove anche è il buio,

in un angolo spera

anche ciò che dispera

disperso

in te.
XXXIV salmo

Inanela la mia tristezza

al bordo della luna

un canto che suona

in nome di una antica lamentazione

profondo brillare su questa estesa valle di lacrime

sulla pianeggiata di alture e verdi chiome alate

di vegetazioni ricolme al notturno passaggio.

Ora che riposo inesteso di voci, brulicare amante

di vertigini e il corpo abbandonato alla incuria del tempo

all'abbraccio del sonno in questa incantevole assenza

che riforgia la mia anima a pezzi,

scendono benedizioni dal cielo

stelle accese a siderali vicinanze,

atomi sparsi della tua grazia

a coloro che vegliano,

dispense d'amore

stillano

scioglendo i voti

dileguando i dolori

ogni cosa a te rivolta

nella tua pienezza

si schiudono le soglie
da oriente a occidente

ai tuoi prodigi

esulta a te ogni creatura

la terra fiorisce nell'abbondanza

il frumento cresce

i cieli splendono celesti

i fiumi sono gonfi di acque

i cuori si aprono

forgiati d'argento

al crogiuolo

della tua sapienza,

il grido si muta in lode,

l'abbattimento in coraggio,

la preghiera che ha cavalcato lo scoramento,

la preghiera che ha risalito fino alle tue pendici,

tu che ascolti

colui che si incammina, che a lungo ti cerca

beato colui che non si arresta di fronte all'abisso

anche se i suoi passi vacillano

e fiducioso si slancia nella tua beatitudine

e sprofonda nel tuo amore

ed esulta nella tua misericordia


XXXV salmo

Compassionevole brace

in questa bufera di mondo

che ardi

non declinarmi a vuoto,

invano a sbuffi focosi

senza cerimoniere

senza l'invito del vento

senza listelli di suono

al conio di qualche verbo imbandito

allo sbando

le nostre vite consumate

qui noi un io espanso di cera

oltre il perimetro della solitudine

estinto

senz'ardere, senza amore, senza pace,

senza risplendere

senza discernimento.
XXXVI salmo

Quando gli ultimi saranno i primi

e ogni anno calcato con i passi sulla polvere

rientrerà nel computo estremo di tutte le misure

e ogni estrema unzione pioverà a grappoli

una nuova fioritura di acini

e noi l'amore sapremo conversare nel tuo nome

mescendo e riversando

in un frutto incontaminato

fuggire sarà sparire

sparire sarà salire

salire sarà lodare

lodare sarà amare.