Sei sulla pagina 1di 29

AVALLON

l’uomoe il sacro

TEMA

PAOLO URIZZI

Il Salvatore escatologico in ambito islamico:


l’Imâm atteso e il Cristo della seconda venuta

Il primo Suono risuonerà


e il Susseguente l’accompagnerà
(Cor. 79: 6-7)

I “suoni” che accompagnano l’Ora finale (al-sâ‘a) sono quelli del Corno
(ûr)1 o Tromba (nâqûr)2 dell’angelo Isrâfîl, suono che decreterà la scomparsa
d’ogni essere vivente sulla faccia della terra, anche se qualcuno sarà destinato a
non perdere la coscienza: «E si soffierà nel Corno e cadranno folgorati tutti
coloro che saranno nei cieli e sulla terra, tranne chi Dio vorrà» (Cor. 39: 68)3.
Subito dopo vi sarà la Resurrezione (qiyâma) e gli uomini saranno radunati per
il Giorno del Giudizio (yawm al-dîn). Questo, però, è solo l’ultimo tragico atto
della nostra vicenda umana in questo mondo; prima che tutto questo accada vi
sono altri eventi, altri episodi che scandiscono la sua fase finale che, benché
oscura e travagliata, benché ineluttabilmente funesta e fatale, mostra nell’ora
della tenebra e della calamità il segno d’una rinnovata luce e il messaggio della
verità d’una promessa. Nel momento in cui, come dal tolkieniano regno di Mor-
dor, le orde degli inferi sembreranno prevalere, un messianico avatara trafigge-
rà il cuore del Drago con la parola di Verità e ripristinerà come d’incanto, seppur
per breve tempo, l’armonia delle origini, la perfezione dell’essere nuovamente
orientato verso l’Eterno.
L’attesa messianica è un leitmotiv di molte tradizioni, dalle culture arcai-
che fino alle civiltà superiori. Nell’Islam, come in altre grandi tradizioni del
passato, l’attesa soteriologica viene proposta come un evento centrato attorno
alla nozione di apocatastasi che precede la fine dei tempi (âkhir al-zamân),
evento che è al tempo stesso il principale agente del suo effettuarsi. Dovremmo
allora chiederci quale elemento lo differenzia dai dati tradizionali già presenti

AVALLON 52 23
PAOLO URIZZI

in altri ambiti culturali. In termini generali potremmo dire che non vi sono diffe-
renze sostanziali, quali che siano gli elementi precipui che ne caratterizzano la
descrizione nel suo specifico contesto tradizionale; tuttavia il dato islamico non
può prescindere da tre elementi fondamentali strettamente legati alla natura
stessa della sua rivelazione, elementi che hanno delle implicazioni dirette sugli
sviluppi storici della civiltà destinata a prendere forma attorno ai contenuti del
messaggio coranico: il primo è la natura conclusiva di questa rivelazione, corol-
lario apodittico del versetto che sancisce il carattere definitivo della profezia
muammadiana: «Muammad non è il padre di alcuno di voi uomini; bensì l’In-
viato di Dio e il Sigillo dei profeti (wa lakin rasûl Allâh wa khâtim al-nabiyyîn)»
(Cor. 33: 40)4. Il secondo, che è la logica conseguenza del primo, è dato dalla
contiguità di questa rivelazione con i tempi dell’evento messianico, espressa-
mente sottolineata dal Profeta che aveva detto, mostrando l’indice ed il medio
della mano uniti: «Sono stato suscitato assieme all’Ora come questi due»5.
L’ultimo elemento infine, anch’esso strettamente inerente alla logica che po-
stula tale rivelazione come messaggio finale, risiede nella natura universale di
questo messaggio, esplicitamente stabilito dal versetto: «Non t’abbiamo man-
dato se non con una missione rivolta indistintamente a tutti gli uomini (wa mâ
arsalnâka illâ li-n-nâsi kâffatan), quale nunzio e ammonitore, ma la maggior
parte degli uomini non sanno» (Cor. 34: 28).
Le conseguenze di questa formulazione sono facilmente deducibili: l’Is-
lam si arroga il diritto di essere il principale artefice dell’apocatastasi finale e il
veicolo d’elezione dell’Azione divina contro le potenze asuriche che imper-
versano per la definitiva supremazia del caos sull’ordine primordiale. Tant’è
che la stessa parusìa cristica è espressamente attestata come situantesi nell’al-
veo della rivelazione coranica, riappropriandosi non solo dei tratti essenziali
dell’apocalittica neotestamentaria, quali la sconfitta dell’Anticristo, che pur in
tutta la sua drammatica valenza cosmologica non travalica però i tratti comuni a
tutta la simbologia messianica, ma si avvale, in aggiunta, di elementi che tro-
vano un preciso riscontro con i dati dell’agiologia islamica, entro la quale il
Cristo è chiamato a svolgere un ruolo di “rinnovatore” della Legge sacra muam-
madiana (al-ðarî‘at al-muammadiyya) in conformità con la stessa rivelazione
coranica.
Di rigore non possiamo partire che dal dato rivelato. Il Corano tutto inte-
ro, infatti, può essere considerato come un testo eminentemente apocalittico ed
escatologico, poiché la maggior parte delle rivelazioni meccane6 hanno per
tema prevalente la nozione dell’Ora finale che, quale evento (wâqi‘a) terribile,
minaccia in modo incombente gli uomini7; in esse viene annunciata la distru-
zione di questo mondo seguito, secondo lo schema classico dell’éschaton di
matrice abramica, dalle fasi che porteranno l’umanità dalla Resurrezione (qiyâ-
ma) al Giorno del giudizio (yawm al-dîn). In quelle medinesi, per contro, l’at-

24 AVALLON 52
IL SALVATORE ESCATOLOGICO IN AMBITO ISLAMICO

tenzione preponderante della rivelazione è innanzitutto legislativa, ma l’ele-


mento apocalittico continua a fare da supporto, in filigrana, alla tessitura delle
parti di ordine più giuridico e sapienziale. In una parola, l’imminenza della fine
di questa umanità e del suo giudizio è il messaggio che, dopo quello dell’Unità
divina (tawîd) e della sottomissione (islâm) di tutto il creato – primo tra tutti
l’Uomo – alla Volontà del suo Creatore, torna con maggior frequenza nell’inse-
gnamento coranico. Ci si aspetterebbe, a questo punto, che in tutta questa ten-
sione verso le cose ultime un certo spazio fosse lasciato anche alle tematiche
che costellano la letteratura apocalittica strictu sensu e che ritroviamo pun-
tualmente nella vasta letteratura dei dicta profetici, gli aâdîth, dove anzi ven-
gono sviluppati interi capitoli attorno a questi argomenti, per lo più raggruppati
sotto il titolo abbastanza generico di Fitan, le “sedizioni”, o anche di Al-fitan
wa-l-malâhim, “le sedizioni e i massacri”. Niente di tutto questo. Mentre gli
aâdîth parlano con una certa profusione dei periodi di tumulti, guerre e scon-
volgimenti che faranno da sfondo agli ultimi atti dell’èpos umano in cui si gioca
l’eterna lotta tra angeli e titani, in una scena dominata dalle figure soterio-
logiche maggiori – il Mahdî8 e il Cristo della seconda venuta9 – impegnate a
sconfiggere l’Anticristo (al-dajjâl), nel Corano, per contro, troviamo solo po-
che fugaci allusioni a realtà che sono sicuramente meglio orchestrate nel pan-
orama dell’apocalittica tradizionale.
Come noto, la tradizione riferisce di un preciso susseguirsi di avveni-
menti che precederanno l’Ora finale, alcuni di ordine generale, detti “segni
minori” (aðrâ al-ughrâ), e altri di ordine più particolare e sicuramente anche
più importante, i “segni maggiori” (aðrâ al-kubrâ). Tra i primi troviamo le una-
nimi condizioni di decadenza tradizionale e di sconvolgimento dell’equilibrio
geocosmico che caratterizzano l’Età oscura quale ci viene descritta, ad esem-
pio, nel Viõu Purâõa10. Gli aâdîth parlano, tra l’altro, di frequenti terremoti11,
delle montagne che franeranno12, delle piogge acide13, delle estati aride14 e dei
periodi di abbondanti piogge e di assenza di raccolti15; ma il soggetto che ricorre
con maggior frequenza è quello riguardante la degenerazione dei costumi e la
corruzione degli animi: si farà ampio consumo di sostanze inebrianti16, adul-
terio e fornicazione saranno diffusi17 e compiuti alla luce del sole18, le donne sa-
ranno nude nonostante siano vestite19, le cantanti e gli strumenti musicali diver-
ranno popolari20, gli uomini prenderanno il loro piacere con gli uomini e le
donne con le donne21, i vincoli familiari saranno spezzati22, il dilagare della pe-
dofilia23, l’uomo obbedirà alla moglie e disubbidirà a sua madre, e tratterà gen-
tilmente l’amico mentre eviterà il padre24, i ragazzini saranno pieni di rabbia25,
vi sarà una gran quantità di assassinî26, i leader della popolazione saranno i peg-
giori tra loro27. L’elenco potrebbe proseguire, ma ci sembra più interessante
riportare alcuni detti che riguardano in modo ancor più preciso e circostanziato,
se mai ce ne fosse bisogno, i tempi che stiamo vivendo, come il tentativo di

AVALLON 52 25
PAOLO URIZZI

rendere verdi i deserti28, gli uomini che cominceranno a competere tra loro nel
costruire gli edifici più alti29, animali selvatici che saranno capaci di parlare con
gli esseri umani30, il fatto che per un aumento spasmodico delle attività lucrative
la donna sarà costretta ad aiutare il marito nel lavoro31, e ancora che l’uomo u-
scirà di casa e la “punta del frustino” o i “lacci dei sandali” gli diranno quello
che sta succedendo a casa sua32. Infine la contrazione del tempo33, che ci ricorda
quanto René Guénon scriveva a proposito del “tempo mutato in spazio”34.
Tralasciamo volutamente, per non dar adito a interpretazioni aberranti o
a facili strumentalizzazioni, le parti di argomento bellico o politico, peraltro
molto nutrite, che i lettori non avranno comunque difficoltà a reperire nelle nu-
merose traduzioni dei maggiori corpus di tradizioni profetiche. Il materiale che
si può raccogliere dagli aâdîth in tema escatologico è sufficiente da solo a ri-
empire qualche volume35, ma vi sono addirittura interi volumi dedicati esclu-
sivamente ad uno dei temi maggiori dell’escatologia, come il Mahdî36 o il Cristo
della parusìa37.
Queste due figure, infatti, costituiscono il cuore del nostro soggetto; esse
sono l’asse portante della struttura sacrale escatologica e il perno attorno cui
ruota tutta la sua drammaturgia ciclica. Va precisato tuttavia che, pur compa-
rendo regolarmente nell’elenco degli eventi che annunciano l’imminenza del-
l’Ora, la figura del Mahdî non si ritrova quale elemento costitutivo della serie
ben definita dei “segni maggiori”, anche se non si può dubitare che vi faccia
parte38. Del resto il Profeta non ha mai inteso stabilire una lista precisa e de-
finitiva di segni, né tantomeno ha coniato l’espressione che ora serve a distin-
guere quelli maggiori dai minori, benché non sia difficile identificare gli aâdîth
che vi si riferiscono. Uno dei più noti è sicuramente quello riportato da Muslim:
«L’Ultima Ora non verrà prima che abbiate visto dieci segni: il Fumo, l’An-
ticristo, la Bestia, il sorgere del sole ad Occidente, la discesa di Gesù figlio di
Maria, Gog e Magog, tre sprofondamenti del terreno, uno in Oriente, uno in
Occidente e uno nella penisola arabica al termine del quale un fuoco si spri-
gionerà dallo Yemen, che sospingerà la gente verso il luogo del loro raduno (fi-
nale)»39. Altre versioni dello stesso adîth sono riportate da diverse fonti, ma il
contenuto non varia di molto, salvo l’ordine degli avvenimenti40.
Abbiamo detto che il Mahdî non compare in nessuna di queste fonti, ma
se è per questo, neppure vi figurano altri avvenimenti annunciati, che pur pos-
siamo senza pena inserire tra i segni maggiori. Già dalle varianti del adîth
citato, al posto della “discesa di Gesù” (nuzûl ‘Îsâ) quale decimo segno sotta-
ciuto, si prospetta la possibilità di inserirvi un Vento violento che sospingerà gli
uomini nell’oceano, e sicuramente, nella serie degli accadimenti più rilevanti e
generalmente catastrofici, non possiamo omettere calamità quali la Grande
guerra (al-malhama al-kubrâ), che è detta precedere la comparsa dell’Anti-
cristo, la conquista di Costantinopoli, la distruzione della Ka‘ba e la ricomparsa

26 AVALLON 52
IL SALVATORE ESCATOLOGICO IN AMBITO ISLAMICO

del suo tesoro. Qui bisogna tener conto del fatto che diversi di questi soggetti
sono stati evocati dal Profeta singolarmente o per gruppi separati in ben più di
una tradizione, e che anzi, alcuni formano un vero e proprio tema ricorrente
nella serie delle profezie escatologiche.
Qual è, dunque, l’apporto della parola coranica in tutto questo? Con
precisione la rivelazione non si pronuncia isolatamente e in forma esplicita che
su qualche raro elemento della serie dei segni maggiori: il Fumo (dukhân)41, la
comparsa della Bestia dalla terra (dâbba min al-ar)42 e Gog e Magog (Ya’jûj wa
Ma’jûj)43. Se andiamo più a fondo nell’ermeneutica del Libro sacro, troviamo
però che, in forma allusiva, vi è menzionato anche qualche altro “segno” di
quelli maggiori. Ad esempio il versetto: «Il giorno in cui uno dei segni del tuo
Signore sarà venuto, non sarà più di alcuna utilità all’anima la fede se essa non
avrà creduto prima d’allora» (Cor. 6: 158), si riferisce inequivocabilmente,
come rilevano i commentatori coranici44, al sorgere del sole ad Occidente poi-
ché il Profeta ha detto: «L’Ora non sorgerà prima che il sole non sia sorto dal
luogo in cui tramonta, e allora quelli che saranno ancora in vita saranno tutti
credenti, ma ciò quando non sarà più di alcuna utilità all’anima la fede ecc.»45,
e anche: «Quando questi tre segni appariranno, non sarà più di alcuna utilità
all’anima la fede se essa non avrà creduto prima di allora: il sorgere del sole a
Occidente, l’Anticristo e la Bestia della terra»46. Che dire poi dello sprofonda-
mento del terreno (khusuf al-ar) immediatamente seguito da un vento violento
che spingerà gli uomini nell’oceano (o, secondo la variante, il fuoco che li
spingerà verso il luogo del raduno)? Di “sprofondamento” si parla in più parti
nel Corano, come d’una minaccia che grava sui miscredenti, ma due passaggi
sono particolarmente significativi al riguardo: «Non guardano dunque al cielo
e alla terra che hanno davanti a sé e dietro di sé? Se Noi volessimo sprofon-
deremmo la terra assieme a loro (nakhsif bihim al-ar) o faremmo cadere loro
addosso un pezzo di cielo47. E certo in questo vi è un segno per ogni servo
pentito» (Cor. 34: 9), e anche: «Siete voi forse sicuri che Chi è nel cielo non
faccia sprofondare assieme a voi la terra? Ecco, sarà squassata! O siete voi
sicuri che Chi è nel cielo non vi mandi contro un vento petroso (yursila ‘alaikum
âiban)? Saprete allora come sarà il Mio monito» (Cor. 67: 16-17).
A questo punto non rimangono, del adîth citato, che l’apparizione del-
l’Anticristo e, subito dopo, quella del Cristo. Di Gesù si parla innumerevoli vol-
te nel Corano, ma quasi sempre in riferimento alla sua prima venuta; vi sono
però due versetti che in qualche modo sembrano alludere al suo ritorno alla Fine
dei tempi. Il primo si trova nella Sûra delle Donne, e lo si potrebbe tradurre: «E
non v’è nessuno della Gente del Libro48 che non crederà in lui prima della sua
morte» (Cor. 4: 159). L’espressione “prima della sua morte” (qabl mawtihi)
viene intesa talvolta come riferentesi a un fedele di queste religioni, ma il
contesto parla di Gesù e l’interpretazione prevalente lo applica a quando lui

AVALLON 52 27
PAOLO URIZZI

ritornerà sulla terra per uccidere l’Anticristo49. Il secondo versetto, anch’esso


velato da una certa indeterminatezza, recita: «Egli è invero una scienza ri-
guardo all’Ora» (Cor. 43: 61). Anche qui il pronome di terza persona singolare
Inna-hu, è ambiguo; anche qui ci troviamo al termine di alcuni passaggi in cui il
soggetto principale è Gesù, ma se molti commentatori propendono per questa
linea esegetica50, ve ne sono alcuni che lo riferiscono allo stesso Corano51. Il pri-
mo dei due versetti indicherebbe in questo caso che Gesù, il quale secondo il
Corano e l’interpretazione tradizionale non sarebbe morto, bensì elevato vi-
vente in cielo52 conformemente al versetto rivolto agli Ebrei: «E la loro parola:
“Noi abbiamo veramente ucciso il Cristo, Gesù figlio di Maria”, mentre non
l’hanno ucciso né crocifisso, ma è soltanto loro sembrato (che così fosse)…
Perché essi non l’hanno certamente ucciso, bensì è Dio che l’ha elevato a Sé»
(Cor. 4: 157-158). Non è qui la sede per una esegesi circostanziata di questo
versetto53; quel che ci importa è unicamente rilevarne la portata ai fini della pa-
rusìa che, date le premesse scritturali, si presenta con caratteristiche differenti
da quelle postulate in ambito cristiano. Per l’Islam, la morte del Cristo, non
essendosi verificata al tempo della sua prima venuta, dovrà realizzarsi dopo il
suo ritorno, ed il secondo versetto sopra citato starebbe ad indicare che questo
ritorno o “discesa” avverrà con l’approssimarsi dell’Ora finale e costituirà uno
dei segni maggiori.
Di fatto la parusìa implica anche la figura dell’Anticristo poiché Gesù
tornerà espressamente per ucciderlo, anche se, come vedremo meglio in segui-
to, non è questa la sola ragione del suo ritorno. In realtà, l’ultima personifica-
zione umana dell’Avversario è implicitamente contenuta nell’espressione co-
ranica attinente agli awliyâ’ al-Ðayân (gli “amici di Satana”)54, «coloro che mi-
scredono e combattono nella via del Ribelle» (Cor. 4: 76). Ogni realtà ha un
“sigillo” (khâtim) che chiude la serie di ciò che lo preceduto e ne riassume in
qualche modo tutte le caratteristiche esemplari: si è visto all’inizio che il ciclo
profetico (dâ’irat al-nubuwwa) si conclude con la venuta di Muammad; lo
stesso deve avvenire dunque per il ciclo della santità o “amicizia” (dâ’irat al-
walâya), nei confronti di Dio, ma anche per quello oscuro e contro-iniziatico
dei “santi di Satana”. Ebbene, questi “Sigilli” della Walâya divina e satanica
sono proprio il Cristo da un lato e l’Anticristo dall’altro. Il Corano, dunque, pur
senza esprimersi in modo chiaro e diretto sugli eventi che precederanno l’Ora,
almeno tra le righe dell’espressione allusiva e simbolica (iðâra) non sembra
trascurarne nessuno, al punto che alcuni trovano dei fondamenti scritturali an-
che per la figura del Mahdî. Vediamo, però, quanto è messo in luce dalla tra-
dizione profetica.
Come si è già accennato, le tradizioni abbondano al riguardo e purtroppo
ci si dovrà qui limitare a riferirne solo alcune tra le più significative ed emble-
matiche. L’ultimo atto della scena sarebbe preceduto da una grande guerra

28 AVALLON 52
IL SALVATORE ESCATOLOGICO IN AMBITO ISLAMICO

(al-malâma al-‘uzmâ) in cui vi è «una battaglia di proporzioni tali che non si


era mai vista una simile (fayaqtulûnâ maqtala…lam yurâ mithluhâ), al punto
che se un uccello passasse a fianco dei combattenti, cadrebbe a terra morto
prima di aver raggiunto la loro fine»55. Questa battaglia è quella che porterà alla
conquista di Costantinopoli da parte dei Musulmani, seguita dalla quasi im-
mediata comparsa dell’Anticristo56. Quanto tempo intercorrerà tra l’inizio della
grande guerra, la presa di Costantinopoli e la comparsa dell’Anticristo? Vi sono
due tradizioni discordanti al riguardo: nella prima si afferma che il tutto si
svolgerà in un arco di sette mesi, mentre nella seconda si dice che Costanti-
nopoli cadrà al sesto anno e che l’Anticristo comparirà nel settimo. Stando
all’autorità di Abû Dâwud, che riporta entrambe le versioni, in base all’isnâd la
seconda avrebbe maggior credito57.
A questo punto bisogna trovare anche una collocazione per la comparsa
del Mahdî. Secondo i dati tradizionali la sua apparizione si situerebbe sicu-
ramente prima della seconda venuta di Gesù58 e, quantunque non venga espres-
samente specificato, è logico supporre che la sua azione sia già visibile anche
prima della manifestazione dell’Anticristo o ad essa concomitante59. La sua
venuta è attestata con forza da tradizioni come: «Se anche non dovesse rimane-
re che un solo giorno di questo mondo Dio lo allungherebbe finché non farà la
sua comparsa una uomo della mia famiglia60, il cui nome è come il mio e quello
di suo padre come quello di mio padre (ossia Muammad ibn ‘Abd Allâh)61, il
quale riempirà la terra con equità e giustizia (qisan wa ‘adlan) come prima era
stata colmata di abusi e dispotismo (zulman wa jawran)»62. La questione del
nome ha una certa rilevanza, poiché attorno ad essa si gioca il problema della
sua identificazione, specialmente se si tiene conto delle attese messianiche da
parte della Ðî‘a. Crediamo che tutti i nostri lettori siano sufficientemente infor-
mati sulla posizione ðî‘ita riguardante gli Imâm, nonché sul caso particolare del
XII misterioso Imâm, Muammad al-Mahdî, il Qâ’im (“colui che resuscita”),
figlio dell’XI Imâm, asan ‘Askarî (m. 269/874). Nato nel 255/868, Muammad
al-Mahdî scomparve dal dominio pubblico, in quella i teologi ðî‘iti chiamano
l’“Occultazione minore” (al-ghayba al-sughrâ), nell’anno stesso della morte
del padre, ma mantenne i contatti con i fedeli attravero degli intermediari fino
all’anno 330/942; da questa data, che segna l’inizio dell’“Occultazione mag-
giore” (al-ghayba al-kubrâ) che si protrae tutt’ora, egli è per tutti gli Ðî‘iti l’I-
mâm atteso, il Mahdî che ritornerà alla fine dei tempi63. L’Islâm sunnita non ha
fatto sua la dottrina dell’“Occultazione” dell’Imâm, per cui non si possono cer-
care in questa direzione delle testimonianze a favore o contro questa tesi; qual-
che rara attestazione su questa delicata questione la si può trovare solo negli
ambienti esoterici, e qui non si può citare migliore autorità di quella di Ibn ‘Ara-
bî che,sempre nel già citato capitolo 366 delle Futûât, afferma espressamente
che il Mahdî sarà un discendente della linea di al-asan64, il che escluderebbe che

AVALLON 52 29
PAOLO URIZZI

si tratti del XII Imâm ðî‘ita discendente da al-usayn. È curioso però constatare
che Ða‘rânî propenda, dal canto suo, per un’interpretazione in linea con quella
ðî‘ita, specificando che il Mahdî futuro non sarà altri che «il figlio di asan
al-‘Askarî, nato nell’anno 255 dell’ègira»65. Tutto quello che si può dire è che,
stando alle prove documentarie, il adîth citato all’inizio farebbe comunque pro-
pendere più per una posizione contraria a quella ðî‘ita, dal momento che il nome
del padre del XII Imâm è asan e non ‘Abd Allâh.
La sua caratteristica più importante, oltre a quella di governare con
giustizia, saggezza ed equità, è quella d’essere l’ultimo “Califfo di Dio”66. Una
tradizione annuncia: «Quando vedrete i neri stendardi venuti dal Khurâsân
muovetevi verso di loro, poiché il Califfo di Dio (khalîfat Allâh), il Mahdî, si
troverà in mezzo a loro»67, e in una diversa versione viene aggiunto: «e quando
lo vedrete andate a stringere il vostro patto di alleanza con lui (fa-bâyi‘ûhu),
anche a costo di camminare carponi nella neve (wa law abwan ‘alâ-l-thalj)68,
poiché egli è il Califfo di Dio, il Mahdî»69. Le tradizioni che parlano del “patto”
del Mahdî sono numerose, ma non è del tutto chiaro di che “patto” si tratti; al-
cuni aâdîth, come quello appena citato, farebbero pensare al Patto di ricono-
scimento, di sottomissione e di alleanza che si presta al Califfo, ma altre, che si
riferiscono ad un “patto” che egli riceverà presso la Ka‘ba, tra l’Angolo della
“Pietra Nera” (al-rukn) e la “Stazione di Abramo” (maqâm Ibrâhîm) antistante
la porta del Tempio meccano, farebbero pensare che si tratti d’un “patto ini-
ziatico”. Infatti, in alcune di queste tradizioni, come quella riportata da Abû Dâ-
wud, vengono espressamente menzionati gli Abdâl della Siria70, alti membri
della gerarchia iniziatica: «Vi sarà una discordia dopo la morte di un Califfo,
allora un uomo delle genti di Medina fuggirà alla Mecca. Qui un gruppo di
uomini della Mecca verrà da lui e, contro il suo volere, farà un patto con lui tra
l’Angolo e la Stazione. Gli verrà quindi mossa contro una spedizione armata
dalla Siria, ma sarà inghiottita dal deserto tra la Mecca e Medina. Quando si
assisterà a questo evento, i santi apotropaici (abdâl) della Siria e la miglior
gente dell’‘Irâq verrà da lui e farà un patto con lui tra l’Angolo e la Stazione»71.
Il numero delle genti irachene e degli Abdâl della Siria che stringeranno il Patto
con il Mahdî è pregno di valore simbolico, poiché secondo altre tradizioni viene
specificato che sarà lo stesso delle “Genti di Badr”72 ossia 31473, numero che
come noto corrisponde al valore numerico del nome “Muammad” calcolato col
jazm al-kabîr74.
L’avvento del Mahdî segna un ritorno alla Tradizione, all’armonia tra gli
esseri e la natura; questo “raddrizzamento”75 finale viene salutato come un rin-
novato ordine del micro e del macrocosmo: dopo la siccità e la sterilità del
terreno, il cielo tornerà a dare la sua pioggia e la terra a produrre le sue piante76.
Il suo governo sarà veramente conforme all’Ordine divino nel senso più pro-
fondo, non per una sterile applicazione della Legge e per una ottusa lettura del

30 AVALLON 52
IL SALVATORE ESCATOLOGICO IN AMBITO ISLAMICO

Testo sacro, ma per la capacità intrinseca di incarnarne la Sapienza che lo ispira,


come lascia intravedere l’espressione Khalîfat Allâh che gli viene data. Va ri-
cordato, infatti, che secondo la dottrina esoterica del Califfato, questa funzione
comporta non soltanto l’aspetto esteriore del potere temporale, ma anche quello
interiore dell’autorità spirituale, cui si può accedere solo dopo una effettiva e
completa realizzazione iniziatica77. La khilâfa, infatti, intesa come “luogote-
nenza divina” ha la sua origine nella natura primordiale dell’Uomo, creato
“secondo la forma di Dio”78, e il fatto che perfino i “Califfi bendiretti” (al-khu-
lafâ’ al-raðidûn) – che pur possedevano questa funzione anche da un punto di
vista interiore – si limitassero a portare il titolo di Kalîfat Rasûl Allâh, ossia di
“rappresentante dell’Inviato di Dio”, permette di intuire tutta la portata di un
tale appellativo per il Mahdî79.
Tuttavia si tratta di un ritorno al sacro che verrà condotto non senza dif-
ficoltà e dovrà scontrarsi con la più temibile delle calamità80, quella del capo-
volgimento tradizionale, della pura sovversione di ogni principio di ordine su-
periore: il regno dell’Anticristo. Il termine Anticristo lo si trova sovente nella
forma costrutta al-Masî al-Dajjâl, letteralmente il “Messia impostore”, il “Fal-
so Cristo”, ma col mutamento morfologico di una consonante araba (la â finale
di Masî, “Messia”, trasformata in khâ) viene anche chiamato semplicemente
al-Masîkh, il “Deforme”, lo “Sfigurato”, appellativo che gli viene attribuito in
primis per le fattezze che lo contraddistingueranno, poiché ci viene descritto
come avente «l’occhio destro che assomiglia a un acino sporgente»81, deformi-
tà fisica che non è altro che il riflesso esteriore della sua deformità interiore. La
parodia della “contro-tradizione” non potrebbe essere meglio descritta di que-
ste parole del Profeta: «Egli verrà con un Paradiso e un Inferno, ma il suo Para-
diso sarà un Inferno e il suo Inferno un Paradiso»82. La gente, ha detto ancora il
Profeta, «fuggirà dal Dajjâl fino a cercar rifugio tra le montagne»83. Viene poi
precisato che la sua comparsa avverrà su una strada tra la Siria e l’‘Irâq e rimarrà
sulla terra per quaranta giorni, «uno come un anno, uno come un mese, uno co-
me una settimana e il resto dei suoi giorni come i vostri»84. L’Anticristo dila-
gherà per la terra con «la rapidità della pioggia portata dal vento»; coloro che
risponderanno al suo appello85 troveranno prosperità ed egli manifesterà dei
prodigi: il cielo produrrà pioggia e la terra raccolti, ed egli farà riaffiorare i
tesori nascosti della terra; coloro che lo sconfesseranno verranno invece privati
d’ogni bene86. Secondo quanto riportato da Muslim, l’Anticristo non dominerà
sulla terra che «per quaranta giorni, uno come un anno, uno come un mese, uno
come una settimana e i restanti giorni come i vostri giorni»87. Ad ogni modo,
per quanto effimero e destinato a non durare molto, il suo dominio sul mondo
appare pressoché assoluto: «non vi sarà alcuna terra che non sia ‘coperta’dal-
l’Anticristo, eccetto Mecca e Medina»88.

AVALLON 52 31
PAOLO URIZZI

Dove si troverà il Mahdî in questo stato di cose? Non è dato di saperlo


con precisione, ma dalle tradizioni sembra di poter evincere che, almeno negli
atti conclusivi dello scontro tra la luce e le tenebre, scenario dell’apocalittico
Harmaghedon, egli si troverà a Gerusalemme, ed è a questo punto che Gesù
scenderà per aiutare il Mahdî a sconfiggere l’Anticristo. È ancora lo stesso a-
dîth, poc’anzi citato nella versione di Nawwâs ibn Sam‘ân89, che ci dà una delle
versioni più complete dell’evento: «E mentre egli (il Dajjâl) sarà occupato in
queste cose, Dio invierà il Messia figlio di Maria, che discenderà presso il bi-
anco minareto orientale di Damasco (fa-yanzilu ‘inda-l-manârat al-bayâ’ ðar-
qî Dimaðq)90, indossando due vesti tinte di giallo91 e poggiando i palmi delle
mani sulle ali di due angeli92. Quando abbasserà il capo esso gocciolerà e
quando lo solleverà cadranno gocce argentee come perle. E non è permesso a
nessun miscredente (kâfir) sentire il profumo del suo alito senza morire, ed il
suo alito abbraccia l’estensione del suo sguardo. Quindi lo cercherà (l’Anti-
cristo), finché lo raggiungerà alla porta di Ludd93e lo ucciderà». Il adîth prose-
gue col racconto dei compagni di Gesù, di Gog e Magog e degli eventi ultimi fi-
no al sorgere dell’Ora, ma prima di ritornarvi è opportuno confrontare questo
testo con altre tradizioni, poiché mettono in luce dei particolari importanti che
bisogna aver cura di rilevare. Benché la maggior parte delle versioni attestino la
discesa di Gesù presso il bianco minareto orientale di Damasco94, il dotto ‘Alî
al-Qârî riporta nel suo Commento al Miðkât al-maâbî95, sull’autorità di Ibn
Kathîr, che in alcune varianti è detto che discenderà a Gerusalemme (Bayt al-
maqdis) e aggiunge che, a suo parere, questa è la versione preferibile (arja).
Troviamo, infatti, che un’altra non meno famosa tradizione documenta l’in-
contro di Gesù col Mahdî a Gerusalemme; secondo questa testimonianza,
mentre il Profeta parlava degli eventi che accompagneranno la venuta del
Dajjâl, qualcuno gli chiese: «O Inviato di Dio, quale sarà la condizione degli
Arabi in quell’epoca?» Rispose: «Saranno pochi all’epoca; la maggior parte si
troverà a Gerusalemme e il loro Imâm sarà un uomo retto (râjul âli)96. È proprio
quando il loro Imâm si porrà in avanti per compiere assieme a loro la Preghiera
del Mattino (al-ub), che, in quel preciso momento, scenderà su di loro Gesù fi-
glio di Maria (idhâ nazala ‘alayhim ‘Îsâ bnu Maryam al-ub). Quell’Imâm allo-
ra si ritirerà, camminando all’indietro, per lasciar dirigere la Preghiera a Ge-
sù97, ma Gesù porrà la mano tra le sue spalle dicendogli: “Avanza e continua (a
dirigere) la Preghiera. È perché tu la diriga che è stato fatto l’appello alla Pre-
ghiera (laka uqimat); prega dunque quale loro Imâm”. Al termine, Gesù – su di
lui la Pace! – dirà: “Aprite la porta!”. La porta verrà aperta e dietro a essa si
troverà il Dajjâl con settantamila Ebrei, tutti armati con spade decorate, di
teak. Ma non appena l’Anticristo poserà il suo sguardo su Gesù, si dissolverà
come sale nell’acqua e s’affretterà a fuggire. Gesù – su di lui la Pace! – dirà:
“Ho in serbo per te un colpo a cui non potrai sottrarti”; lo raggiungerà quindi

32 AVALLON 52
IL SALVATORE ESCATOLOGICO IN AMBITO ISLAMICO

presso la porta orientale di Ludd e lì l’annienterà»98, poiché «a nessuno è dato


il potere di distruggere il Dajjâl se non a Gesù»99.
Ci si potrebbe stupire che Gesù segua la Preghiera dietro il Mahdî, ma
essere guidati nella Preghiera non implica necessariamente inferiorità di ran-
go100; la superiorità di Gesù è confermata del resto dal gesto del Mahdî. In una
versione riportata da Muslim Gesù declina l’offerta di dirigere la Preghiera di-
cendo: «No, alcuni sono preposti a condurre gli altri (lâ, ba‘akum ‘alâ ba‘in
umarâ’). Questo è l’onore da parte di Dio per questa Comunità (takrimat Allâh
hadhihi-l-umma)»101. L’atteggiamento del Cristo sta qui ad indicare, piuttosto,
una convalida da parte sua della funzione del Mahdî, nonché la sua propria
sottomissione alla Legge islamica102. I testi islamici affermano ripetutamente
che il Cristo della parusìa sarà un Musulmano e gli aâdîth che descrivono la
funzione spirituale che eserciterà al fianco del Mahdî nella Comunità islamica
sono altrettanto numerosi, se non di più, di quelli che lo vedono in veste di giu-
stiziere dell’Anticristo. Nella loro forma più tipica queste tradizioni affermano
che Gesù scenderà in mezzo ai Musulmani – ossia come uno di loro – quale
giudice imparziale (akaman muqsian) e giusto Imâm (imâman ‘adlan), ed egli
spezzerà la croce (yaksiru-l-alîb), ucciderà il maiale (yaqtulu-l-khinzîr), abolirà
la tassa dei non-Musulmani (yaa‘u-l-jizya)103 ed elargirà la ricchezza (yafîdu-l-
mâl) al punto che nessuno avrà più bisogno di prenderne oltre104.
Non si può fare a meno di notare, a questo riguardo, che alcuni attributi
che caratterizzano la funzione del Cristo si sovrappongono in modo sorpren-
dente a quelli del Mahdî: per prima cosa quelli di equità e giustizia (qis wa ‘adl),
poi il fatto di distribuire le ricchezze; a complicare il tutto si aggiunge la parola
del Profeta riportata da Anas: «Non vi è Mahdî se non Gesù figlio di Maria»105.
Una certa perplessità di fronte a questa ambivalenza si può intuire anche presso
i sapienti musulmani che si sono sforzati di trovare comunque una soluzione
giustificativa a tali propositi enigmatici consegnati dalla tradizione. Qurubî de-
dica una sezione della Tadhkira al adîth appena citato106 e, dopo aver argomen-
tato sulla sua solidità, fa notare che in ultima analisi non può trattarsi di com-
mistione e la prova più convincente – oltre a quella che vede Gesù dietro a lui
durante la Preghiera – è data dalle tradizioni che ne fanno un discendente di
Fatima (min walad Fâima)107, quindi ne conclude che la tradizione citata può
voler solo dire che «non vi è Mahdî perfetto e impeccabile (kâmil ma‘ûm) se
non Gesù». Il giudizio dei dottori musulmani si è espresso unanimemente sul
fatto di distinguere queste due figure anche se, come scrive Ibn ‘Arabî parlando
del Mahdî, «può accadere talvolta che i suoi attributi assomiglino intimamente
a quelli del Sigillo (dei santi)108, e che i loro Segni (annunciatori) possano esse-
re confusi», sottolineando egli stesso la necessità di stabilire una certa distinzio-
ne (tamyîz) tra le due funzioni e, di conseguenza, tra coloro che ne sono inve-
stiti109.

AVALLON 52 33
PAOLO URIZZI

Il grande maestro andaluso rimane sicuramente una delle fonti maggiori


per comprendere la dottrina esoterica di queste tradizioni e non vi è dubbio che,
pur avendo dato ampio rilievo ad una lettura iniziatica e interiorizzata degli
eventi escatologici mediante la loro trasposizione a livello microcosmico, a cui
egli si richiama costantemente nell’‘Anqâ’ mughrib110, è impensabile che sia
mai stata messa in discussione o anche soltanto sminuita la portata effettiva e fi-
nale di questi avvenimenti e dei loro protagonisti in rapporto al piano delle
contingenze storiche e delle vicende umane. Il personaggio concreto del Cristo
della parusìa, che proprio a partire da questo maestro viene visto quale apoteosi
finale e conclusiva del ciclo della Santità e investito come tale del titolo di
Khâtim al-walâya al-mulaqa, il “Sigillo della santità assoluta” che fa in qualche
nodo da contrappunto al “Sigillo della santità muammadiana” (al-khâtim
al-walâya al-muammadiyya)111, è notevolmente presente nella sua opera e so-
prattutto nelle monumentali Futûât al-makkiyya; la figura del Mahdî, per con-
tro, non viene trattata in questo testo che nel capitolo 366, dedicato appunto al
Mahdî e ai suoi Ministri (wuzarâ’)112. Già dal titolo di questo lungo capitolo:
«Sulla conoscenza dei Ministri del Mahdî che si manifesterà alla Fine dei
tempi, il quale è stato annunciato dall’Inviato di Dio – su di lui la Grazia e la
Pace divine! – e appartiene alle Genti della Casa (profetica)», si evince sia la
concretezza storica dell’annuncio, sia il suo essere una figura distinta dal
Cristo. Il dato originale dell’insegnamento akbariano al riguardo è però quello
sui “Ministri” del Mahdî che lo Ðaykh desume dal racconto coranico113 degli
Aâb al-Kahf, i “Compagni della Caverna”114, il cui carattere escatologico è
suffragato da una lunga tradizione, e non solo in ambito islamico.
Per lo Šaykh al-Akbar questi Ministri sono i veri aiutanti del Mahdî nel-
l’opera di restaurazione e di “raddrizzamento” tradizionale, e siamo messi in
guardia dal non considerarli dei subalterni, poiché essi «sono le “guide” (al-
hudât), mentre egli è “il guidato” (al-mahdî)»115. Costoro, dice Ibn ‘Arabî, sono
degli «uomini divini (rijâl ilâhiyûn) che si faranno carico della sua missione di
chiamare gli uomini (alla vera Religione116) (yuqîmûna da‘watahu) e che lo so-
sterranno»117, «un gruppo (di uomini spirituali) che Dio ha tenuto nascosti per
lui (il Mahdî) nei segreti recessi del Suo dominio invisibile. L’Altissimo ha fatto
loro conoscere mediante lo svelamento intuitivo (kašf) e la percezione diretta
(ðuhûd) le realtà (divine, al-aqâ’iq) e i contenuti dell’Ordine di Dio riguardante
i Suoi servitori. Il Mahdî, dunque, effettuerà le sue decisioni e pronuncerà i suoi
giudizi in base alla consultazione che avrà con loro, poiché essi sono i veri
Conoscitori, coloro che sanno effettivamente i contenuti di quanto si trova Colà
(nella Realtà divina)»118. Un dato interessante è sicuramente quello che questi
Aiutanti saranno tutti degli a‘jâm, dei “non-Arabi”, benché non parleranno se
non l’Arabo119 e, quale che sia il loro numero – a questo riguardo lo Šaykh è
incerto120, anche se non potrà comunque essere superiore a 9 – per assolvere la

34 AVALLON 52
IL SALVATORE ESCATOLOGICO IN AMBITO ISLAMICO

loro funzione dovranno possedere in tutto nove qualità, che deve comunque
possedere anche l’Imâm dell’epoca: 1) una visione penetrante (nifûdh al-baar);
2) saper cogliere l’appello divino quando viene rivolto (ma‘rifa al-khiâb al-
ilâhî ‘inda-l-ilqâ’); 3) saper tradurre quanto viene da Dio (‘ilm al-tarjama ‘an
Allâh); 4) stabilire le diverse classi di coloro che esercitano un’autorità tradi-
zionale (ta‘în al-marâtib li-walât al-amr); 5) avere misericordia nel rigore (al-
rama fî-l-ghaab); 6) (conoscere) le diverse forme di sostentamento, spirituale e
sensisbile, di cui ha bisogno chi governa (mâ yatâj ilayhi-l-malik min al-arzâq
al-masûsa wa-l-ma‘qûla); 7) saper interpretare gli avvenimenti (‘ilm tadâkhil
al-umûr baahâ ‘ala ba‘); 8) sforzarsi al limite delle proprie forze per soddisfare
i bisogni degli uomini (al-mubâlagha wa-l-istiqâ’ fî qaâ’ awâ’ij al-nâs); 9)
possedere la scienza dell’Invisibile (al-uqûf ‘alâ ‘ilm al-ghayb)121.
Rimane da definire il ruolo e la misteriosa identità del loro “guardiano”
(âfiz), «uno che non appartiene alla loro specie, che non disobbedisce mai a
Dio, ed è il più speciale dei Ministri (aksa al-wuzarâ’) e il più eccellente dei
“fidati” (afal al-umanâ’) (del Mahdî)»122. È ovvio che lo Šaykh al-Akbar sta
parlando qui del “Cane” (kalb)123 dei “Compagni della Caverna”, menzionato
sempre in modo autonomo nel Corano, ma su di lui e la sua funzione non ci
viene detto però nulla di più. È evidente che si tratta di uno dei Wuzarâ’ del
Mahdî, ma negli scritti di Ibn ‘Arabî non troviamo nulla che consenta di de-
terminarlo con precisione, anche se alcuni indizi farebbero pensare di poterlo
identificare col Cristo stesso. Anche il Cristo, infatti, fa parte dei Ministri del
Mahdî, come si può evincere dal verso preliminare del capitolo in questione:
Inna-l-Imâm ilâ-l-Wazîr faqîr, wa ‘alayhimâ fulk al-wujûd yadûr, «Certamente
l’Imâm ha bisogno del Ministro, e la sfera dell’esistenza ruota attorno a loro
due». L’Imâm di cui si parla non è altri che il Mahdî e quanto al “Ministro” non
può trattarsi qui semplicemente di un singolare impiegato erga omnes, poiché il
seguito del versetto sottolinea con l’uso del duale (‘alayhumâ) la presenza di
due individualità specifiche aventi un’importanza unica nell’economia delle
funzioni spirituali124. E colui di cui il Madhî abbisogna in modo eminente non è
altri che il Cristo, che appare dunque come uno dei suoi Aiutanti o Ministri e
sicuramente il più elevato ed importante di tutti, come è detto appunto del
“Cane”125. Un’ulteriore e non secondaria conferma documentaria ci viene for-
nita da alcune tradizioni; la prima, riportata da Ibn ammâd, vede Gesù, al mo-
mento dell’incontro col Mahdî che lo invita a dirigere la Preghiera, replicare:
«Sono stato mandato come Ministro (wazîr), non come Principe (amîr)»126; la
seconda invece, presente in Qurubî, precisa che i discepoli di Gesù (awârî ‘Îsâ)
al tempo della parusìa saranno i “Compagni della Caverna (aâb al-kahf) e al-
Raqîm” e che questi apparterranno alla Comunità muammadiana127. Si tratta
evidentemente dei Compagni di Gesù che ritroviamo in altre tradizioni isla-
miche sulla fine dei tempi; tuttavia, l’ultima tradizione pone il problema di

AVALLON 52 35
PAOLO URIZZI

al-Raqîm, menzionato nel Corano e rimasto di difficile decifrazione anche per


gli esegeti; qualcuno l’ha interpretato come il nome del “cane”, il che
evidentemente lo porrebbe in antitesi con l’interpretazione qui proposta, e
sicuramente non sembra convenirgli neppure l’interpretazione che, in linea con
il significato etimologico, l’interpreta nel senso di una “tavola di pietra con-
tenente un’iscrizione” che si trovava all’entrata della Caverna. Possiamo dun-
que dedurne che il Cane non sia altri che Gesù? lo Šaykh al-Akbar non lo af-
ferma da nessuna parte. La questione rimane dunque ambigua, dal momento
che neppure in ambito cristiano troviamo, in tutta la vastità del bestiarium
cristico, alcun riscontro con una simbologia cinomorfa128.
Quale che sia l’interpretazione al riguardo, il dato rilevante rimane piut-
tosto nella determinazione della natura della parusìa del Cristo della Seconda
venuta. Come noto, benché i testi cristiani parlino sovente della “venuta nella
Gloria del Padre”129, la forma di questa manifestazione o epiphaneia rimane
alquanto indeterminata quanto a tempi e modi130. Per la Chiesa il Cristo apparirà
come “giudice dei vivi e dei morti”131, e per Paolo si tratta di un’apparizione es-
senzialmente gloriosa che viene ad inaugurare il regno messianico e celeste132.
Per la tradizione islamica, invece, egli è lo strumento della restaurazione tradi-
zionale che precede la fine di questo mondo, colui che, investito dell’autorità
spirituale (l’imâma / sacerdotium), affianca il Mahdî (la khilâfa / imperium)
nella sua opera ordinatrice. La funzione islamica del Cristo della Seconda ve-
nuta è fondamentalmente di “questo mondo”, non solo perché viene a porre fine
all’iniquità del falso Messia, ma anche perché svolge un ruolo diretto nell’am-
bito della Legge islamica (dove appare come un “giusto Imâm”) e del suo rin-
novamento (ad es. con l’abolizione della jizya), nonostante quest’ultima sembri
essere più una caratteristica primaria del Mahdî che non di Gesù. È il Mahdî,
infatti, che, stando alla descrizione di Ibn ‘Arabî, «manifesterà la Religione
com’essa è (realmente) in se stessa, la Religione mediante la quale lo stesso
Inviato di Dio giudicherebbe e guiderebbe se si trovasse presente. Egli
eliminerà le differenti scuole (di legge religiosa) di modo che non rimarrà che
la Religione Pura (Cor. 39: 3), e i suoi nemici saranno quelli che seguono
ciecamente gli “ulamâ”, la gente dell’ijtihâd133, poiché costoro vedranno il
Mahdî giudicare in modo diverso da quello seguito dai loro imâm»134.
Entrambi queste figure sono in realtà investite di un alto magistero spiri-
tuale: quello del Mahdî sicuramente di carattere anche exoterico, intrinseca-
mente inscindibile dalla sua funzione “califfale” che si svolge sul piano degli
eventi temporali; quella del Cristo, invece, è probabilmente d’un carattere più
interiore, anche se si tratta in ambedue i casi d’un magistero che procede emi-
nentemente dall’ordine delle realtà iniziatiche. In alcuni detti extracanonici135
viene riferito che il Mahdî riporterà alla luce da una grotta nei pressi di An-
tiochia l’Arca dell’Alleanza (tâbût al-sakîna)136 in cui vi saranno la Toràh e il

36 AVALLON 52
IL SALVATORE ESCATOLOGICO IN AMBITO ISLAMICO

Vangelo originarî e che egli diramerà le questioni tra gli Ebrei in base alla Toràh
e quelle tra i Cristiani in base al Vangelo. Simili resoconti lascerebbero inten-
dere che, nonostante si affermi che alla fine non rimarrà che l’Islam sulla faccia
della terra, la sua funzione si estenda al di fuori dei limiti dell’Islam attuale. Ma
di quale Islam si tratta? A parte il dubbio valore di questi dati, da quel che si è
potuto appurare ci è permesso di capire che alla fine abbiamo comunque a che
fare con la Tradizione nella sua primigenia purezza, ancorché veicolata dal
Verbo coranico e dalla forma muammadiana che ne costituisce la sintesi finale.
Ciò viene sottolineato del resto dal grado iniziatico che verrà a coprire il Cristo
della parusìa quale ce lo descrive Ibn ‘Arabî, ossia quello di “Sigillo della San-
tità assoluta” (khâtim al-walâya al-mulaqa) o “universale” (‘âmma)137. Senza
poter entrare qui nel merito delle caratteristiche specifiche di questa funzione
spirituale e del suo rapporto con il “Sigillo della santità muammadiana” (khâtim
al-walâya al-muammadiyya)138, basta dire che egli è la conclusione degli aspetti
generali della “santità” (walâya) comuni ad ogni forma tradizionale. Nell’otti-
ca della Philosophia perennis diremmo volentieri che egli, in quanto “Sigillo”,
è il deposito sintetico delle differenti forme di saggezza inerenti a ciascuna
Legge rivelata destinate al ciclo futuro139; è solo in questo modo che trovano
allora tutta la loro giustificazione, e in qualche modo il loro complementarismo,
le formulazioni che vediamo espresse sia da parte cristiana che islamica.
Non bisogna pensare che l’Islam misconosca la natura unica del Cristo,
anche se gli sviluppi storici della dottrina canonica hanno tendenziosamente
velato la portata eccezionale che gli viene attribuita nella rivelazione coranica.
È quanto mai curioso constatare che nella parte finale dell’‘Anqâ’ mughrib, la
“Fenice meravigliosa”, dedicato proprio al “Sigillo della santità”, Ibn ‘Arabî
mascheri i versetti coranici che gli si riferiscono dietro una criptografia esoter-
ica, versetti che ci ricordano che il Cristo è «un Verbo che procede da Lui» (Cor.
3: 45), ecc.140. Viene da chiedersi quale motivo l’abbia spinto a questa dissi-
mulazione. Difficile dirlo con precisione; certo è, però, che un’esaltazione della
realtà cristica non trova una grande accoglienza nell’ambiente islamico, anche
se la sua origine è in ultima analisi puramente coranica. Molto probabilmente, è
per lo stesso motivo che, in seno all’umma islamica, tra queste due figure in-
scindibili vi è sempre stata maggior attesa per l’avvento del Mahdî, ed è sicu-
ramente il suo personaggio quello che ha maggiormente esaltato e infiammato
l’immaginario collettivo. Tuttavia, non si può trascurare il fattore umano di
questa figura carismatica: il Mahdî, anche se è uno ðarîf, nobile discendente del
Profeta, rimane pur sempre più abbordabile e vicino alle masse di colui che non
è interamente di “questo mondo” ed è stato elevato vivente in Cielo, pertanto
anche storicamente più definibile e oggetto di numerose contraffazioni141.
Il “regno” e la funzione del Mahdî, unitamente a quella del Cristo benin-
testo, vanno sì inseriti nella prospettiva d’una restaurazione tradizionale, dun-

AVALLON 52 37
PAOLO URIZZI

que di ordine sacro e di armonia cosmica e spirituale, ma saremmo indotti in


errore se ci illudessimo che il “regno messianico” è di questo mondo e che la
fantomatica “Età dell’Acquario” trovi riscontro al di fuori di una sincretistica
mentalità new age. Lo scopo di questa “restaurazione”, peraltro di breve durata
– per il regno del Mahdî si parla il più sovente di sette, otto o nove anni142 – serve
soprattutto a riunire gli “ultimi eletti”, compito che è riservato in modo abba-
stanza palese al Cristo. Infatti, quantunque il periodo di ordine tradizionale
mantenuto con mano ferma dal Mahdî143 si sfaldi dopo la sua scomparsa, la mis-
sione ed il compito di Gesù non si esaurisce che quando tutto quel che doveva
essere compiuto in questo mondo prima della sua fine sarà stato portato a ter-
mine. Dopo l’uccisione dell’Anticristo, a conclusione del adîth di Nawwâs ibn
Sam‘ân che si è citato più in alto144, è detto: «Poi Gesù verrà ad un popolo che
Dio avrà preservato per lui, e divinerà (i loro stati) dai loro volti, e illustrerà
loro i gradi che essi avranno nel Paradiso145. E mentre egli sarà occupato in
queste cose, ecco che Dio Altissimo rivelerà a Gesù: “Ho suscitato dei Miei
servi tali che nessuno avrà mani per poterli uccidere: offri un asilo ai Miei servi
portandoli sul Monte (al-ûr)”146. E Dio susciterà allora Gog e Magog, ed “essi
si precipiteranno da ogni altura”: e i primi di loro passeranno dal lago di Tibe-
riade, e ne berranno quanto contiene; e passeranno gli ultimi di loro e diranno:
“C’era acqua una volta qui”. E saranno circondati il Profeta di Dio Gesù e i
suoi compagni, al punto che la testa di un toro sarà per uno di loro più cara che
cento dìnar oggi per uno di voi; e il Profeta di Dio Gesù e i suoi compagni –
Iddio sia soddisfatto di loro – supplicheranno Dio Altissimo, e Iddio manderà
nei colli di quelli i vermi147, e al mattino si troveranno uccisi come un sol uomo.
Allora il Profeta di Dio Gesù e i suoi compagni – Iddio sia soddisfatto di loro –
“scenderanno” sulla terra148, e su di essa non vi troveranno lo spazio di una
spanna che il lezzo e il fetore di quelli non abbiano riempito; il Profeta di Dio
Gesù e i suoi compagni – Iddio sia soddisfatto di loro – supplicheranno Dio Al-
tissimo e Dio invierà un uccello simile al collo dei cammelli di Battriana, che li
porterà via gettandoli dove Dio vuole. Poi Dio Potente e Glorioso manderà una
pioggia dalla quale non si sottrarrà nessuna casa, né di fango né di pelle, e
laverà la terra fino a lasciarla come uno specchio. Poi sarà detto alla terra:
“Produci i tuoi frutti e offri la tua abbondanza di beni”: e allora la comunità
mangerà della granata e si metterà all’ombra della sua scorza149, ed Egli
benedirà il latte, al punto che la femmina da latte del cammello basterà alla
tribù degli uomini, e la femmina da latte degli ovini sarà sufficiente a un ramo
della tribù. E mentre essi si troveranno in questo stato, Dio Altissimo susciterà
una brezza soave, che arriverà loro sotto le ascelle: e verrà ritirato lo spirito
vitale di ogni credente e di ogni sottomesso, e resteranno i malvagi degli
uomini, a montare come montano gli asini. E su di essi si leverà l’Ora»150.

38 AVALLON 52
IL SALVATORE ESCATOLOGICO IN AMBITO ISLAMICO

I tempi di questa fase finale, però, rimangono tutto sommato avvolti in u-


na certa vaghezza. Questo vale, lo si è visto, per il tempo del regno del Mahdî, e
si ripresenta per la durata della missione del Cristo; se da un lato è indubbio che
rimarrà sulla terra per un certo tempo, vi sono nondimeno al riguardo due ver-
sioni, entrambi classificate come autentiche (aî): l’una dà un periodo di quaran-
t’anni151, l’altra, invece, parla di sette soltanto152. Se la versione maggiormente
accreditata dovesse risultare quella dei sette anni, si potrebbe allora ragionevol-
mente supporre che il regno del Mahdî e il periodo della missione cristica scor-
rano in modo abbastanza parallelo, anche se non ci è dato sapere quale dei due
avrà termine per primo. Tuttavia, dalla fine del adîth sopra citato sappiamo che
verrà un momento in cui tutti i credenti renderanno l’anima a Dio e qui, come in
altre versioni, l’episodio è sempre formulato all’intenzione del Cristo e dei suoi
discepoli, e non vi è mai menzione del Mahdî; ciò indurrebbe dunque a pensare
che, a quel punto, la scena si sarebbe già conclusa per lui.
Del periodo che intercorre tra l’uccisione dell’Anticristo e la comparsa di
Gog e Magog, quel che colpisce maggiormente è l’ordine divino impartito a
Gesù di ritirarsi con i “Compagni della Caverna” sul ûr, il “Monte”, che per l’a-
nimo musulmano evoca immediatamente il luogo della “teofania sinaitica”153;
ciò lascia intendere che si tratti non solo di un luogo di rifugio – come lo sarà al
tempo di Gog e Magog –154, ma anche, e soprattutto, di un luogo di contempla-
zione e di compimento spirituale. Tutto quel che avverrà in seguito, a conclu-
sione della storia, rimane nel dominio del destino ineluttabile e della inesorabile
consumazione ciclica finale. Che il Centro spirituale maggiore sia esso stesso
destinato a soccombere e a ritirarsi in una sfera non soggetta al tempo e alla
distruzione è messo in luce dalle tradizioni che parlano della distruzione della
Ka‘ba da parte degli Etiopi, forse all’epoca stessa di Gesù o, il che è più proba-
bile, dopo la sua morte, quando lo stesso Corano verrà “ritirato” dall’animo dei
credenti e dalle copie scritte155.
L’inizio della fine avverrà proprio con l’avvento delle orde apocalittiche
di Gog e Magog: le tradizioni ci informano che a quel tempo i credenti saranno
12.000 più le loro donne e i loro bambini156, i quali, dopo essersi riuniti a Geru-
salemme al tempo dell’Anticristo e aver fatto ritorno ai loro paesi d’origine
durante il periodo di pace, torneranno da Gesù affinché li liberi da quella
drammatica situazione157. La sua preghiera sarà non solo efficace nel liberare
gli uomini da questa calamità, ma – stando a numerose tradizioni – farà sì che
sulla terra si ripristini l’ordine primordiale: «…astio e rancore scompariranno,
ogni pernicioso aculeo sarà rimosso al punto che il fanciullino introdurrà la
sua mano nella (bocca della) serpe senza esserne leso, e la fanciullina metterà
in fuga il leone senza subire ingiurie; il lupo starà in mezzo ai greggi come fosse
il loro cane da guardia, e la terra sarà riempita di pace come il recipiente viene
riempito dall’acqua. Vi sarà allora una sola parola, e non si adorerà altri che

AVALLON 52 39
PAOLO URIZZI

Dio e la guerra deporrà i suoi ministri. … e la terra sarà come una tavola d’ar-
gento che fa germinare le sue piante come all’epoca di Adamo»158.
Non è difficile cogliere un’incongruenza tra questa terra e questa pace
restaurate159 e la brezza soave che prenderà lo spirito vitale dei credenti lascian-
do il resto dell’umanità nella barbarie in attesa dei restanti segni maggiori che
preannunciano l’avvento dell’Ora. Questa apparente difficoltà fa sì che alcuni
trasmettitori abbiano confuso il periodo di pace che, a titolo di prefigurazione,
si concretizzerà col regno del Mahdî, e quello ben più radicale, tale da ristabilire
l’originale ordine cosmico, che si dice avverrà dopo la distruzione di Gog e Ma-
gog; capita così di vedere talvolta procrastinati i sette anni del periodo messia-
nico in questa seconda fase160, non realizzando che ciò a cui tutti questi adîth
fanno allusione è in realtà il periodo millenario del vero Sanctum Regnum, re-
gno che non è certo di “questo mondo”, anche se comporta la discesa sulla terra
della “Gerusalemme celeste”161.

Note:

1 «E si soffierà nel Corno e Noi li riuniremo d’una riunione” (Cor. 18: 99; cfr. 6: 73,
ecc.).
2 «E quando verrà suonata la Tromba» (Cor. 74: 8).
3 Secondo una tradizione il Profeta ha detto: «Io sarò il primo ad alzare la testa dopo
l’ultimo suono (del Corno), e vedrò Mosè aggrappato al Trono e non so se era
rimasto sempre in quella condizione o se vi si era trovato dopo il suono» (BUKHÂRÎ,
Tafsîr, 39.3); si può citare anche il caso dei “Compagni della Caverna”, simbolo di
Resurrezione, il cui cane rimane sveglio e vigile sulla soglia (cfr. Cor. 18: 9-26;
vedere infra, nota 116).
4 In ambito islamico vi sono tuttavia delle sette eretiche, le più note sono i Bahâ’î e la
Qadianiyya, che a causa di un’errata interpretazione di dottrine esoteriche hanno
negato la natura conclusiva di questo messaggio. Il Profeta, nondimeno, aveva det-
to espressamente: «Io sono il Sigillo dei profeti e non v’è alcun profeta dopo di me»
(TIRMIDHÎ, Fitan, 43; cfr. anche MUTTAQÎ, Kanz al-‘ummâl, XIV, 196, 209).
5 BUKHÂRÎ, Riqâq, 39; MUSLIM, Jum‘a, 37, Fitan, 132-135; TIRMIDHÎ, Fitan, 39; IBN
MÂJA, Muqaddima, 7; IBN HANBAL, III, 124, 130, ecc. (cfr. anche MUTTAQÎ, Kanz,
XIV,194-195)
6 Le 114 Sûre, o capitoli, che compongono il Libro sacro sono tradizionalmente sud-
divise in Sûre meccane e Sûre medinesi; le prime, che costituiscono le prime rive-
lazioni, sono costituite dalle Sûre la cui “discesa” (tanzîl) è avvenuta sul Profeta
alla Mecca per un arco di quindici anni, a partire dal suo quarantesimo anno, du-
rante il ritiro sul monte irâ’ vicino alla Mecca, fino al momento dell’emigrazione
(hijra, l’égira) a Medina. Le medinesi, invece, sono quelle avvenute dopo l’égira e
che si sono susseguite per un arco di dieci anni, fino all’ultimo versetto rivelato in
occasione del Pellegrinaggio d’addio del Profeta, poco prima della sua morte.
7 Si vedano in particolare le Sûre 81, 82, 84, 88, 89, 99, 101.

40 AVALLON 52
IL SALVATORE ESCATOLOGICO IN AMBITO ISLAMICO

8 Al-Mahdî (in arabo “il Guidato”) è il termine, come vedremo nel resto dell’articolo,
che nella letteratura tradizionale escatologica serve a designare l’ultimo Califfo
(khalîfa) di Dio sulla terra, è lui l’Imâm atteso che guiderà i Musulmani verso una
periodo di pace e prosperità dopo i tempi della tribolazione. Per una disamina sto-
rica della questione del Mahdî, si può vedere l’omonima voce in EI2, V, pp. 1230-
1238 (W. MADELUNG).
9 Sul Cristo nell’Islam cfr. la v. “‘Îsâ”, in EI2, IV, pp. 81-85 (G. ANAWATI), la questio-
ne della “seconda venuta” è trattata a pp. 84-86. Vedere anche «The Eschatological
Descent of Jesus» di ZEKI SARITOPRAK, in http://www.mlife.org/Jesus/muslim-
wiev.html.
10 Cfr. Vishnu Purana. A System of Hindu Mythologyand Tradition, a cura di H.H.
WILSON, Calcutta 1840 (rist. 1972), pp. 387-389.
11 Takthura al-zalâzil (BUKHÂRÎ, Tafsîr, 2: 41; Fitan, 38, IBN HANBAL, II, 530).
12 Tazûl al-jibâl min amâkinihâ (abarânî, cfr. MUTTAQÎ, Kanz, XIV, 243; HAYTHAMÎ,
Mu‘jam, VII. 326).
13 Yakûn al-maar qayzan (abarânî, cfr. MUTTAQÎ, Kanz, XIV, 224; ibid. 241).
14 Al-ðitâ’ qayzan (abarânî, cfr. MUTTAQÎ, Kanz, XIV, 245).
15 Tamara al-samâ’ ‘âmman wa lâ tunbitu al-ar šay’ (HAYTHAMÎ, Mu‘jam, VII. 330-
331).
16 Yušrab al-khamr (BUKHÂRÎ, ‘Ilm, 21, udûd, 20; MUSLIM, ‘Ilm, 8, 9; TIRMIDHÎ, Fitan,
34, 38; IBN HANBAL, III, 151, 176, ecc.).
17 Yazhara (o yafšaw) al-zinâ (ibid.)
18 Wa attâ tûjad al-mar’a nahâran jahâran tunkau wasa-l-arîq lâ yunkiru dhalik aad
wa lâ yughiruhu (âkim, cfr. MUTTAQÎ, Kanz, XIV, 248; HAYTHAMÎ, Mu‘jam, VII.
331).
19 Tazhara thiyâb talbisuhâ nisâ’ kâsiyât ‘âriyât (HAYTHAMÎ, Mu‘jam, VII. 327; cfr.
IBN HANBAL, II, 223; MUSLIM, Libâs, 125).
20 Wa zaharat al-qaynât wa-l-ma‘âzif (TIRMIDHÎ, Fitan, 38). Un adîth prescrive di
«non seguire le cantanti e di non “acquistarle”» (lâ tabiy‘û al-qaynât wa lâ taðta-
rûhunna, TIRMIDHÎ, Tafsîr, sûra 31).
21 Yuktafî al-rajul bi-l-rajul wa-l-nisâ’ bi-l-nisâ’ (abarânî, cfr. MUTTAQÎ, Kanz, XIV,
225; ibid. 226).
22 Qaî‘at al-arâm (BAZZÂR, cfr. HAYTHAMÎ, Mu‘jam, VII. 327).
23 Yutaghâyara ‘alâ-l-ghulâm kamâ yutaghâyara ‘alâ-l-mar‘a, letteralmente «si sa-
rà gelosi dei fanciulli come lo si è delle donne» (DAYLAMÎ, cfr. MUTTAQÎ, Kanz,
XIV, 249).
24 Aâ‘a al-rajul zawjatahu wa ‘aqqa ummahu wa barra adiqahu wa jafâ abâhu
(TIRMIDHÎ, Fitan, 38).
25 Yakûnu-l-waladu ghayzan (abarânî, cfr. MUTTAQÎ, Kanz, XIV, 224)
26 Yakthar al-harj. Qâla: al-harj ayyamâ huwa yâ rasûl Allâh? Qâla:Al-qatl, al-qatl
(IBN HANBAL, II, 530).
27 Kâna za‘îm al-qawm ardhalahum (TIRMIDHÎ, Fitan, 38).
28 Ta‘ûda ar al-‘arab marûjan wa anhâran (IBN HANBAL, âkim, cfr. MUTTAQÎ, Kanz,
XIV, 238-239)

AVALLON 52 41
PAOLO URIZZI

29 Yataâwal al-nâs bi-l-bunyân (IBN HANBAL, II, 530).


30 Tukallima al-sibâ‘ al-nâs (TIRMIDHÎ, Fitan, 19; cfr. MUTTAQÎ, XIV. 212). Ricor-
diamo il caso a tutti noto di Koko, la femmina di gorilla che ha imparato a comu-
nicare con gli esseri umani attraverso il linguaggio dei segni.
31 Fuðuwwa al-tijâra attâ ta‘ayyana al-mar’at zawjahâ ‘alâ-l-tijâra (IBN HANBAL, e
âkim, cfr. MUTTAQÎ, Kanz, XIV, 230) cfr. … tatajara al-mar’at wa zawjahâ (âkim e
abarânî, cfr. MUTTAQÎ, Kanz, XIV, 248; HAYTHAMÎ, Mu‘jam, VII. 329).
32 Tukallima al-rajula ‘adhaba sawihi wa-ðirâk na‘lihi (TIRMIDHÎ, Fitan, 19; cfr.
MUTTAQÎ, XIV, 212). Sembrerebbe indicare antenne e auricolari.
33 Yataqârab al-zamân (BUKHÂRÎ, Adâb, 39, Fitan, 25; MUSLIM, ‘Ilm, 11, 12; ABÛ
DÂWUD, Fitan, 14; IBN MÂJA, Fitan, 26). Il Profeta ha detto: «L’Ora non sorgerà
finché il tempo non si sarà contratto: un anno sarà come un mese, un mese come
una settimana, una settimana come un giorno, un giorno come un’ora e un’ora
come una scintilla» (TIRMIDHÎ, Fitan, 24; IBN HANBAL, II, 537). Cfr. Mt. 24: 22; Mc.
13: 20.
34 Il Regno della quantità e i segni dei Tempi, cap. 23. Per quanto riguarda questa serie
di “segni minori”, non si può fare a meno di constatare la loro straordinaria affinità
con la profezia di San Nilo (m. ca 430 d.C.) riportata in molti siti di lingua inglese,
ma consultabile anche in italiano al sito, profezia che esordia con la frase: «Dopo
l’anno 1900, verso la metà del XX secolo, la gente di quel tempo diventerà irrico-
noscibile…». A titolo di esempio possiamo citare i passi seguenti: «…diventerà im-
possibile distinguere gli uomini dalle donne, a causa della loro spudoratezza nel
vestire e nell’acconciarsi… Concupiscenza, lussuria, adulterio, omosessualità,
calunnie, omicidi e loschi traffici domineranno nella società… tutto questo risulte-
rà dal fatto che l’Anticristo vuole essere il Signore e padrone al di sopra di tutto e
diverrà il dominatore dell’intero universo, e produrrà falsi miracoli e fantastici
portenti…cosicché questi uomini infelici scopriranno il modo di fare una conver-
sazione con altri uomini da un capo all’altro della terra. In quei tempi gli uomini
voleranno nell’aria come gli uccelli e discenderanno nel fondo del mare come i
pesci…Allora Dio, vedendo la caduta della razza umana, accorcerà i giorni …».
Analoghe descrizioni si ritrovano in altre profezie tradizionali.
35 I più noti sono la Tadhkira bi-awâl al-mawtâ wa-umûr al-âkhira dell’IMÂM AL-QU-
RUBÎ (m. 671/1272), di oltre 800 pagine (ed. Dâr al-kutub al-‘ilmiyya, Beirut 1407
/1987), da cui ÐA‘RÂNÎ ha tratto un Compendio (mukhtaar, Maktaba Mu. ‘Alî Sabî,
Il Cairo 1388/1968), e il Kitâb al-fitan wa-l-malâhim di IBN KATHÎR (m. 774/1373),
tratto dalla sua monumentale Al-bidâya wa-l-nihâya (diverse edizioni; una parziale
traduzione in inglese si trova al sito: hour/?. Si tratta in realtà di opere di escatologia
in senso lato, comprendenti sia la parte apocalittica che quella relativa agli eventi
della Resurrezione e del Giudizio. Un altro testo molto importante, data la sua anti-
chità, è il Kitâb al-Fitan di NU‘AYM IBN AMMÂD (m. 227/842 o 229/844), di oltre 400
pagine (ed. Dâr al-fikr, Beirut, 1414/1993), opera di carattere strettamente apoca-
littico e che riporta, con la sua catena di trasmettitori, sia detti del Profeta che dei
Compagni.
36 Ad es. il Al-qawl al-mukhtaar fî ‘alâmât al-Mahdî al-muntazar, di AL-HAYTAMÎ (ed.
Maktaba al-Qur’ân, Il Cairo s.d.).

42 AVALLON 52
IL SALVATORE ESCATOLOGICO IN AMBITO ISLAMICO

37 ome l’Iqâmat al-burhân ‘alâ nuzûl ‘Îsâ ‘alayhi-l-salâm fî âkhir al-zamân, di ‘A.A.
AL-GHIMÂRÎ (ed. Al-maktâba al-mamûdiyya al-tijâriyya, Il Cairo s.d.), o Al-tarî
bi-mâ tawâtara fî nuzûl al-Masî, del sapiente kashmiri MUAMMAD ANWAR ÐÂH (ed.
Dâr al-salâm, Aleppo 1375/1965, rist. Beirut), opere basate quasi esclusivamente
sulle raccolte di aâdîth e che, pur raccogliendo sull’argomento, come nel caso di
quest’ultima, un centinaio di detti profetici presentati in modo critico, possono
raggiungere comunque le 370 pagine.
38 Mentre tutta la comunità è d’accordo sulla venuta del Cristo alla fine dei tempi,
alcuni hanno messo in dubbio l’autenticità delle tradizioni relative al Mahdî; anche
lo storico IBN KHALDÛN, che le riporta tutte nella Muqaddima, si attesta su tale posi-
zione e sottolinea che queste tradizioni non sarebbero esenti da critica (il brano
della Muqaddima sul Mahdî è riportato interamente in inglese al sito:?). La risposta
dei tradizionisti è fondata sul fatto che le numerosi adîth riguardanti il Mahdî atteso
sono mutawâtir, ossia trasmessi successivamente da un gran numero di Compagni,
il che li pone al di sopra di ogni sospetto (cfr. l’ampia disamina del muhaddith ma-
grebino Abdullah ben Sadek sul sito:?; vedere anche:?).
39 MUSLIM, Fitan, 39; vedi anche MUTTAQÎ, Kanz, XIV, 258; cfr. TIRMIDHÎ, Fitan, 21.
40 Lo stesso MUSLIM (Fitan, 40), riporta una versione (identica a quella di IBN HANBAL,
IV, 7, e di ABÛ YA‘LÂ; cfr. MUTTAQÎ, Kanz, XIV, 257; HAYTHAMÎ, Mu‘jam, VII. 327)
in cui l’ordine è il seguente: i tre sprofondamenti del terreno, il Fumo, l’Anticristo,
la Bestia, Gog e Magog, il sorgere del sole a Occidente ed il fuoco che si sprigionerà
dalla parte più bassa di ‘Aden. Il decimo segno non viene menzionato, ma colui che
lo riporta afferma che doveva trattarsi della discesa di Gesù oppure il forte vento
che spingerà la gente nell’oceano. Una diversa versione proviene invece da IBN JU-
RAYR, dove viene detto che il primo segno è la comparsa dell’Anticristo, poi la di-
scesa di Gesù, quindi il fuoco che si sprigiona da ‘Aden, il Fumo, la Bestia, Gog e
Magog, infine il sorgere del sole a Occidente (cfr. MUTTAQÎ, Kanz, XIV, 259; cfr.
anche le varie versioni di IBN ‘ASÂKIR, ABARÂNÎ, ÂKIM, ABÛ NU‘AYM, ibid., XIV,
260-261).
41 «Attendi dunque il giorno in cui il cielo apporterà un fumo manifesto» (Cor. 44:
10), nella omonima Sûra.
42 «E quando la Sentenza (al-qawl, lett. la Parola) sarà sul punto di abbattersi su di
loro, Noi faremo uscire dalla terra, per loro, una Bestia che proclamerà che in
verità gli uomini non avevano creduto con certezza ai Nostri segni» (COR. 27: 82).
Cfr. Apocalisse, XIII, 11 ss. e XIX, 11 ss.
43 «Finché non saranno lasciati Gog e Magog ed essi si precipiteranno da ogni
altura» (Cor. 21: 96; cfr. anche 18: 94).
44 Cfr. ad es. IBN KATHIR, L’Interpretation du Coran, trad. a cura di F. Chaaban, Beirut
1998, II, pp. 548-550.
45 BUKHÂRÎ, Tafsîr, VI, 9; Fitan, 25.
46 MUSLIM, Îmân, 249.
47 Nelle profezie di Santa Ildegarda (1098-1179) sulla fine dei tempi è scritto: «Prima
che la cometa arrivi…». Si parla di una cometa anche in un testo zoroastriano (Bun-
dahišn, cap. 30), nelle profezie degli indiani Hopi e in Nostradamus. Cfr. con l’ini-
zio della Sûra al-Wâqi‘a (trad. del BAUSANI): «Allorché la Cadente cadrà, nessuno

AVALLON 52 43
PAOLO URIZZI

la sua caduta smentirà, abbatterà esalterà. Allorché verrà scossa la terra, scossa,
e stritolati i monti, i monti, e diverranno pulviscolo tenue, sparso» (Cor. 56: 1-6).
48 Gli Ahl al-Kitâb, ossia coloro che possiedono una Sacra Scrittura, espressione ge-
neralmente riferita agli Ebrei e ai Cristiani.
49 Questa era anche l’opinione dei più antichi Compagni (cfr. AL-GHUMARÎ, Iqâma al-
burhân, cit., pp. 90-91).
50 IBN MAS‘ÛD, Tafsîr Ibn Mas‘ûd, Riya, 1985, p. 560; SUFYÂN AL-THAWRÎ, Tafsîr, Bei-
rut 1983, p. 273; AL-ABARÎ, Jâmi‘ al-bayân, XXV, pp. 90-91; al-Râzî, Mafâtî al-
ghayb, XXVII, p. 222.
51 Cfr. ad esempio IBN KATHÎR, Tafsîr al-Qur’ân al-‘azîm, ed. Dâr al-fikr, Beirut 1980/
1400 h., VI, p. 235, dove viene peraltro ampiamente affermata la prima interpre-
tazione.
52 È anche il caso di Enoch (sayyidinâ Idrîs) e di Elia (sayyidinâ Ilyâs), i quali assieme
a Gesù e al Khir (o Khâir), costituiscono i quattro “Poli celesti”, reggitori cosmici e
sopra-mondani, archetipi permanenti dei quattro Poli terreni della gerarchia spiri-
tuale dei santi nascosti dell’esoterismo islamico nota il Dîwân al-awliyâ’ (cfr.
Futûât, II, pp. 5-6, e M. CHODKIEWICZ, Le Sceau des saints, Paris 1986, pp. 118-
120).
53 Sulla crocifissione secondo il Corano, cfr. G. ANAWATi, art. cit. in EI2, IV, pp.
83b-84a, e l’art. di Zeki Saritoprak al sito cit. supra, n. 9.
54 Cfr. quanto scritto da R. GUÉNON sulla “contro-iniziazione” e la “contro-tradi-
zione”, Op. cit., rispettivamente capp. 28, 36, e capp. 38, 39.
55 MUSLIM, Fitan, 37; IBN HANBAL, I, 435.
56 Ibid.
57 ABÛ DÂWUD, Malâim, 4. L’isnâd è la catena di garanti che hanno trasmesso la
tradizione.
58 Cfr. MUTTAQÎ, Kanz, XIV, 266, 269.
59 Ða‘rânî dà quest’ordine: «(Prima) la comparsa del Mahdî, poi quella dell’Anti-
cristo, poi la discesa di Gesù, la comparsa della Bestia, il sorgere del sole a Oc-
cidente…» (Al-Yawâqît wa-l-jawâhir, ed. Muafâ Bâbî alabî, il Cairo 1959/1378 h.,
II, p. 142).
60 Un altro adîth precisa: «Il Mahdî sarà della mia famiglia, un discendente di Fâi-
ma» (ABÛ DÂWUD, Mahdî, 1; IBN MÂJA, Fitan, 34). Il capitolo sul Mahdî delle Su-
nan di ABÛ DÂWUD si trova tradotto in inglese sul sito: .
61 QURUBÎ riporta però una tradizione in cui viene detto che il suo nome sarà Amad ibn
‘Abd Allâh (Tadhkira, p. 696).
62 ABÛ DÂWÛD, Mahdî, 1; cfr. anche TIRMIDHÎ, Fitan, 52.
63 Sulla dottrina ðî‘ita al riguardo si veda H. CORBIN, L’Imâm nascosto, Milano, 1979,
nonché l’importante lavoro di M.A. AMIR-MOEZZI, Le Guide divin dans le Shî‘isme
originel, Paris 1992, in particolare per l’aspetto messianico le pp. 279-301. Inoltre
si possono consultare, tra altri, anche i siti:? e ?.
64 Ciò è confermato anche dalla prima edizione cairina del 1272 h. (1855-56) a cura
dell’Emiro ‘ABD AL-QÂDIR AL-JAZÂ’IRÎ (vol. III, p. 364.21), confrontata con l’origi-
nale conservato a Qonya.
65 Al-Yawâqît wa-l-jawâhir, cit., I, p. 143.

44 AVALLON 52
IL SALVATORE ESCATOLOGICO IN AMBITO ISLAMICO

66 «Alla fine della mia Comunità vi sarà un Califfo che elargirà la ricchezza con
profusione e senza quantificarla» (MUSLIM, Fitan, 67-69; IBN HANBAL, III, 5, 37, 96,
317, ecc.). SADR AL-DÎN AL-QÛNAWÎ lo definisce il “Sigillo del Califfato esteriore”
(khatm al-khilâfa al-zâhira) della Comunità islamica (I‘jâz al-bayân fî tâ’wîl umm
al-qur‘ân, ed. Dâr al-kutub al.adîtha, Il Cairo 1969/1389 h., p. 522).
67 IBN HANBAL, V, 277, e BAYHAQÎ nelle Dalâ’il al-nubuwwa; cfr. anche IBN MÂJA,
Fitan, 34, e ÂKIM, Mustadrak, IV. 464.
68 abwan, viene glossato da IBN ATHÎR come “camminare con le mani e le ginocchia”
(Al-nihâya fî gharîb al-adîth wa-l-athâr, Il Cairo 1383/1963, I, p. 336).
69 IBN MÂJA, Fitan, 34.
70 Sugli Abdâl, ritenuti essere in numero di 7 o 40, cfr. M. CHODKIEWICZ, Le Sceau des
saints, cit., pp. 116-117, 129-130.
71 ABÛ DÂWUD, Mahdî, 1.
72 ABARÂNÎ nel Kabîr, riportato da Haythamî, Mu‘jam, VII. 314.
73 ABARÂNÎ nell’Awsa, ibid., VII. 315.
74 Ossia il calcolo del valore numerico di ciascuna lettera scomposta nei suoi elementi
costitutivi: M = mîm (40+10+40), = â (8+1), M = mîm (40+10+40), M = mîm
(40+10+40), D = dâl (4+1+30) = 314. È detto che il Mahdî sarà invincibile; forse
l’allusione alle Genti di Badr può indicare che la sua azione sarà sostenuta da un
diretto intervento celeste, come avvenne al tempo del Profeta alla battaglia di Badr
(cfr. Cor. 3: 123-124).
75 Segnaliamo di sfuggita che è a lui che si riferiscono molte predizioni occidentali
sulla venuta del “Gran Monarca” (cfr. anche R. GUÉNON, op. cit., pp. 305 n. 1, e 313
n. 1).
76 QURUBÎ, Tadhkira, p. 700.
77 Cfr. P. URIZZI, “Regalità e Califfato”, parte I, in Perennia Verba, 3 (1999), Il Cer-
chio, Rimini, pp. 136-147.
78 Innâ ‘Llâha khalaqa Âdam ‘alâ ûratihi (BUKHÂRÎ, Isti‘dhân, 1; MUSLIM, Birr 115,
Janna 28, IBN HANBAL, II, 244, 251, 315, ecc.). È lo stesso Corano a porre in rela-
zione la creazione dell’Uomo con la funzione della “luogotenenza divina” (cfr.
Cor. 2: 30).
79 Anche se gli aâdîth menzionano il conferimento del potere (sulâna) da parte di al-
cuni delegati, bisogna comprendere che l’investitura dell’autorità al Khalîfat Al-
lâh, il “Rappresentante di Dio” sulla terra, non può venire che dall’alto, ossia dalla
stessa Autorità divina: «Costoro sono coloro cui Noi demmo il Libro e l’autorità e
la profezia; costoro sono coloro che Dio ha guidato, quindi seguite la loro guida»
(Cor. 6: 89-90).
80 «Dal tempo di Adamo all’avvento dell’Ora finale non vi è affare più grave dell’An-
ticristo (mâ…amr akbar min al-dajjâl)» (IBN HANBAL, IV, 19; MUSLIM, Fitan, 126-
127; cfr. MUTTAQÎ, Kanz, XIV, 300-301).
81 Wa inna al-masî al-dajjâl a‘war al-?ayn al-yumnâ, ka’anna ‘aynuhu ‘anaba âfiya
(BUKHÂRÎ, Tawîd, 17; MUSLIM, Fitan, 100; IBN MÂJA, Fitan, 33; IBN HANBAL, II, 124;
V. 38; cfr. MUTTAQÎ, Kanz, XIV, 284).
82 Ma‘hu janna wa nâr fa-nâruhu janna wa jannahu nâr (MUSLIM, Fitan, 104; IBN
MÂJA, Fitan, 33; cfr. MUTTAQÎ, Kanz, XIV, 299). In un altro adîth è detto: «Quando

AVALLON 52 45
PAOLO URIZZI

verrà il Dajjâl porterà un acqua e un fuoco, ma quello che agli uomini sembrerà del
fuoco sarà invece una fresca acqua, e quello che sembrerà loro come fresca acqua
sarà invece fuoco bruciante; chi sarà presente a quell’epoca si diriga verso quel
che gli sembrerà del fuoco, perché lo troverà fresco e piacevole» (BUKHÂRÎ, An-
biyâ’, 50; cfr. MUTTAQÎ, Kanz, XIV, 301).
83 Lâ yafirranna al-nâs min al-dajjâl attâ yalaqû bi-l-jibâl (MUSLIM, Fitan, 125; TIR-
MIDHÎ, Manâqib, 70).
84 BUKHÂRÎ, Tafsîr 39.3; MUSLIM, Fitan, 116; ABÛ DÂWUD, Malâim, 14; TIRMIDHÎ, Fi-
tan, 59; IBN MÂJA, Fitan, 33. Si tratta di un adîth trasmesso da NAWWÂS IBN SAM‘ÂN;
le versoni più complete sono quelle di MUSLIM, IBN MÂJA e TIRMIDHÎ e la prima è
riportata anche ne Il Giardino dei devoti di NAWAWÎ, Trieste 1990, pp. 496-497.
85 Fa-ya’ti ‘alâ-l-qawm fa-yad‘ûhum fa-yu’minûna bihi wa yastajibûn (MUSLIM,
Fitan, 116, cfr. Apocalisse, XVI.16).
86 Cfr. ibid.
87 MUSLIM, Fitan, 116; cfr. anche IBN AMMÂD, Kitâb al-Fitan, p. 337; QURUBÎ, Tadh-
kira, p. 753; in Ibn ammâd troviamo però anche altre versioni: in un adîth di ASMÂ’
AL-ANARIYYA è detto che rimarrà 40 anni, dove un anno è come un mese, il mese
come una settimana ecc. (ibid.); mentre SALMÂN AL-FARSÎ avrebbe detto due anni e
mezzo (ibid), ma anche quaranta giorni ( ibid., p. 338 ).
88 MUSLIM, Fitan, 122. In IBN AMMÂD troviamo che anche Gerusalemme, Najrân e il
Monte Sinai saranno preservate dal suo male (Kitâb al-Fitan, pp. 343-344).
89 MUSLIM, Fitan, 116. Sulle diverse varianti e per il commento di questo adîth, cfr.
MU. ANWAR ÐÂH, Al-tarî bi-mâ tawâtara fî nuzûl al-masî, ad. n. 5, pp. 102-126.
90 È uno dei minareti della Moschea degli Omayyadi.
91 Bayna mahrûdatayn, letter. “tra due tinte di giallo”, che si riferisca a delle vesti è
interpretazione tradizionale.
92 Come avviene per la tradizione cristiana (cfr. Atti, 1:9-11), anche in quella islamica
il ritorno del Cristo appare dunque del tutto analogo a quello della sua assunzione
celeste.
93 L’odierna Lod (antica Lydda, incendiata nel I sec. d.C.), situata a vicino a Ramla, a
37 km a NO di Gerusalemme, sulla strada che porta a Tel Aviv-Giaffa. È impro-
ponibile l’interpretazione di G.T. ELMORE, che situa la “porta di Lod” in Damasco
(cfr. Islamic Sainthood in the Fullness of Time, Leiden-Boston-Köln 1999, p. 503).
Vedere anche l’art. “Ludd”, in EI2, V, pp. 598-803 (M. SHARON).
94 Perlopiù sono soltanto varianti del adîth di NAWWÂS (cfr. ABÛ DÂWÛD, Malâim, 14;
TIRMIDHÎ, Fitan, 59; IBN MÂJA, Fitan, 33; IBN HANBAL; vedi MUTTAQÎ, Kanz, XIV,
286), ma lo troviamo menzionato anche in alcuni adîth riportati da altri trasmet-
titori (cfr. MUTTAQÎ, Kanz, XIV, 335, 337).
95 Mirqât al-mafâtî, V, p. 197. IBN KATHÎR sembra comunque avvalorare la sua disce-
sa a Damasco, cfr. Kitâb al-nihâya, ed. Dâr al-kutub al-adîtha, Il Cairo s.d., I, p.
127, e lo stesso fa, sul versante opposto, un esponente maggiore dell’esoterismo
islamico quale IBN ‘ARABÎ (cfr. Futûât, III, 327.32).
96 Allude al Mahdî.
97 È il gesto che fa l’imâm, quando ha già iniziato la Preghiera, per lasciare il posto ad
un altro nei rari casi in cui la sua direzione viene meno per qualche motivo.

46 AVALLON 52
IL SALVATORE ESCATOLOGICO IN AMBITO ISLAMICO

98 IBN MÂJA, Fitan, 33. Una versione un po’ differente è riportata anche da al-âkim
(Mustadrak, IV, 478), dove si ribadisce la discesa di Gesù all’Alba (fajr) e il suo
incontro col Mahdî che lo invita a dirigere la Preghiera chiamandolo “Spirito di
Dio” (rû Allâh, cfr. Cor. 4: 171), ma non vi è menzionata Gerusalemme, come
accade invece nella versione di Ibn ammâd, Kitâb al-fitan, p. 346; vedi anche pp.
348-349.
99 Lam yusalli ‘alâ qatl al-Dajjâl illâ ‘Îsâ bnu Maryam (AYÂLISÎ, Musnad, p. 327,
adîth n. 2504).
100 Anche ‘Abd al-Ramân ibn ‘Awf, in una occasione, aveva fatto da imâm davanti al
Profeta nella Preghiera.
101 MUSLIM, Îmân, 247.
102 Sulla funzione della Missione muammadiana e dell’universalità della sua rivela-
zione, cfr. P. URIZZI, “Regalità e Califfato”, parte II, in Perennia Verba, 4 (2000), Il
Cerchio, Rimini, pp. 162-169; GILIS, Lo Spirito universale dell’Islam, Rimini
1999, cap. 22.
103 Si tratta della tassa che i non-Musulamani tra le “Genti del Libro”, ossia Ebrei, Cri-
stiani e Mazdei, devono versare all’autorità statale quando vivono in territorio isla-
mico. Cfr. art. “Djizya”, in EI2, II, pp. 559-567 (P. HARDY).
104 Cfr. BUKHÂRÎ, Anbiyâ’, 49; Buyû‘, 102; MUSLIM, Îmân, 242-243; TIRMIDHÎ, Fitan,
54; IBN MÂJA, Fitan, 33; IBN HANBAL, II, 240, 272, 394, 411, 482, 294, 539; VI, 75;
IBN AMMÂD, Kitâb al-fitan, 350; cfr. anche MUSLIM, Îmân, 245; ÂKIM, Mustadrak, II,
595; MUTTAQÎ, Kanz, XIV, 337.
105 Wa lâ Mahdî illâ ‘Îsâ bnu Maryam (IBN MÂJA, Fitan, 24; ÂKIM, Mustadrak, IV, 440;
MUTTAQÎ, Kanz, XIV, 263, ecc.).
106 Tadhkira, pp. 701-702.
107 Come Gesù viene costantemente designato “figlio di Maria” (Ibn Maryam), il
Mahdî viene chiamato per antonomasia “il Fâimide”, cfr. IBN KHALDÛN, Muqad-
dima, trad. di V. MONTEIL, Discours sur l’Histoire universelle, Paris, 1978, II, p.
632.
108 S’intende qui il “Sigillo della santità universale” (khâtim al-walâya al-?âmma)
che, nella dottrina dello Shaykh al-Akbar, è ritenuto essere Gesù al tempo della sua
Seconda venuta. Vedere infra, nota 145.
109 ‘Anqâ’ mughrib, ed. Al-maba‘a al-ramâniyya, Il Cario 1353 h., p. 71; vedre anche
la trad. di G.T. ELMORE, Islamic Sainthood in the Fullness of Time, cit., p. 508.
110 Il titolo completo è: ‘Anqâ’ mughrib fî khatm al-awliyâ’ wa-ðams al-maghrib, «La
Fenice stupefacente sul Sigillo dei santi ed il Sole d’occidente», dove gli eventi e-
scatologici sono spesso trattati alla luce di una lettura esoterica e puramente ini-
ziatica degli stessi. Questa chiave di lettura è stata adottata, in modo ancor più si-
stematico, da ‘ABD AL-KARÎM AL-JÎLÎ nel suo Al-insân al-kâmil, ed. Dâr rašâd al-
adîthiyya, Casablanca, cap. 61, pp. 212-218.
111 Per la dottrina del “Sigillo dei santi” e per la distinzione tra questi due aspetti di tale
funzione, cfr. M. CHODKIEWICZ, Le Sceau des saints, cit., capp. VIII e IX.
112 J.W. Morris, che l’ha parzialmente tradotto e studiato, ci sembra dare, almeno in
questo caso, eccessivo spazio alla visione interiorizzata degli eventi in oggetto.
Cfr. J.W. MORRIS, “At the End of Time” (trad. parziale del cap. 366) in Les Illumi-

AVALLON 52 47
PAOLO URIZZI

nations de La Mecque, a cura di M. CHODKIEWICZ, Paris 1989, pp. 117-147, e note


pp. 511-530; e soprattutto “Ibn ‘Arabi’s Messianic Secret: From ‘the Mahdi’ to the
Imamate of Every Soul”, in Journal of the Muhyiddîn Ibn ‘Arabî Society, vol.
XXX, 2001, pp. 1-19.
113 Come noto la quarta sezione delle Futûât, che esamina 114 “Dimore spirituali”
(manâzil) oggetto di altrettanti capitoli dell’opus magnus di Ibn ‘Arabî (dal 270 al
383), si sviluppa in parallelo alle 114 Sûre del Corano, seguendone però il percorso
inverso, ossia iniziando a partire dall’ultima Sûra per terminare con la Fâtia,
l’“Aprente (il Libro)”. Sulla sezione delle “Dimore”, cfr. M. CHODKIEWICZ, Un O-
céan san rivage. Ibn Arabi, le Livre et la Loi, Paris 1992, cap. 3, pp. 81-101, e CH.A.
GILIS, “Les clés des Demeures spirituelles dans les Futûât d’Ibn Arabî”, in René
Guénon et l’avènement du troisième Sceau, Paris 1991, pp. 67-114.
114 Detti anche “Genti della Caverna” (ahl al-kahf). Questo racconto, che troviamo
nell’omonima Sûra (Cor. 18: 9-25), viene interpretato da molti esegeti e orientalisti
come riferentesi alla storia dei “Sette dormienti di Efeso” vissuti all’epoca dell’im-
peratore Decio (249-251). Si tratta di sette giovani cristiani che, per sfuggire alla
persecuzione dell’imperatore, trovarono rifugio in una caverna assieme ad un cane
che li aveva seguiti; colà addormentatisi, non si risvegliarono che al tempo dell’im-
peratore cristiano Teodosio – il Grande (379-395) o il Giovane (408-450) –, risve-
glio miracoloso che farà di loro un segno della vita post-mortem e della Resurre-
zione. Tuttavia la prima versione greca di questo racconto è quella di Simone
Metafrasto attorno all’870 d.C. (cfr. MIGNE, P.G., vol. CXV, pp. 427-448), po-
steriore dunque al testo del Corano. Tradizioni analoghe si riscontrano un po’ o-
vunque e in epoche diverse e, a parte il carattere paradigmatico del racconto co-
ranico, non è sicuro che esso si riferisca specificatamente alla storia dei “sette
dormienti” di Efeso. Anche se la presenza del cane in entrambe i racconti lo farebbe
pensare, altri elementi non sembrano combaciare; ad esempio il numero dei “dor-
mienti”, che il Corano pone come incerto, e soprattutto il periodo in cui sarebbero
rimasti nello stato di letargia: il Testo sacro dà in tutto 309 anni, mentre la massima
estensione possibile tra le date degli imperatori menzionati è di 201 anni. Il prof. M.
HAMIDULLAH fa un’interessante accostamento con l’ambiente degli Esseni (cfr. Le
Saint Coran, Paris 1985/1405 h., p. 381). Vedere anche l’art. “Aâb al-Kahf”, in
EI2, I, p. 691 (R. Paret); inoltre per la bibliografia, oltre al suddetto art., anche J.
KOCH, Die Siebenschlafereigende, ihr Ursprung u. ihre Verbreitung, Leipzig 1883,
e il sito ?.
115 Futûât, III, 329.27-28; cfr. Les Illuminations de La Mecque, cit., p. 511, n. 2.
116 La “Religione Pura” (al-dîn al-khâli, Cor. 39:3) menzionata nella stessa pagina
(Futûât, III, 327.29), che si identifica con il Dîn al-anîf, la ?.
117 Futûât, III, 327.31. Lo Šaykh trova una conferma del sostegno di questi Aiutanti nel
versetto: «Il vittorioso sostegno degli uomini di fede è per Noi obbligatorio (wa
kâna aqqan ‘alaynâ nar al-mu’mînîn)» (Cor. 30: 47), versetto che è anche l’invo-
cazione costante (hajîr) di questi uomini spirituali (cfr. Futûât, III, 328.15-17).
118 Ibid., III, 328,11-13.
119 Ibid., III, 328, 16.
120 È l’incertezza, precisa lo stesso IBN ‘ARABÎ (Ibid., III.331.35-332.1; cfr. anche Les
Illuminations de La Mecque, cit., pp. 124 e 514 n. 18), espressa dal Profeta sul nu-

48 AVALLON 52
IL SALVATORE ESCATOLOGICO IN AMBITO ISLAMICO

mero degli anni che il Mahdî avrebbe regnato, che poteva essere di “cinque, sette o
nove anni” (il numero degli Aiutanti viene così equiparato e assimilato a quello de-
gli anni di regno), la quale riflette l’imprecisione coranica sul numero dei “Com-
pagni della Caverna”: «Si dirà: “(Essi erano) tre, quarto il loro cane”. O diranno:
“Cinque, sesto il loro cane”, congetturando sull’invisibile. O (ancora) diranno:
“Sette, ottavo il loro cane”. Dì: “Il mio Signore ha una conoscenza migliore del
loro numero. Solo pochi lo sanno”» (Cor. 18: 22).
121 Futûât, III, 332.2-4. Queste nove qualità verranno sviluppate e commentate in
esteso da IBN ‘ARABÎ nel corso dello stesso capitolo (cfr. Ibid., III.332.17-338.2; cfr.
la trad. di J. MORRIS, Illuminations de La Mecque, cit., pp. 126-144).
122 Ibid., III, 328.16-17. La frase può anche essere letta: «…è il più speciale dei
Ministri (del Mahdî) e il più eccellente dei fiduciari (umanâ’)», ossia degli Afrâd,
dal momento che gli Umanâ’ costituiscono il grado più eminente dei Malâmiyya,
con cui gli Afrâd essenzialmente s’identificano (cfr. M. CHODKIEWICZ, Un Océan
sans rivage, cit., pp. 70-71), e qui perfettamente simboleggiato nella tipologia del
cane. Vista la riluttanza degli Arabi per i cani – vengono tollerati solo quelli utili
all’uomo (cfr. l’art. “Kalb” di F. VIRE, in EI2, IV, pp. 489-492) –, quale miglior
espressione della malâma, il “biasimo” dei profani che non sono in grado di perce-
pire, e quindi non riconoscono, le celate virtù interiori ed il nascosto stato d’inti-
mità divina? (Sui Malâmiyya o Malâmatiyya, vedere M. CODKIEWICZ, Le Sceau des
saints, cit., pp. 136-138, e R. GUÉNON, Iniziazione e realizzazione spirituali, capp.
XVIII, XXIX e XXXII).
123 Ricordiamo che il termine kalb, il “cane” in arabo, ha valore numerico 52, lo stesso
dei termini amd (lode) e walâya (santità).
124 Dire che l’esistenza “ruota attorno” a loro equivale ad indicare una funzione polare
(qubiyya).
125 L’interpretazione che ruota attorno alla simbologia del cane è sempre alquanto
complessa e delicata, come rilevava già A. DE GUBERNATIS (Mythologie zoologi-
que, Milano 1987, II, p. 18; cfr. anche J. CHEVALIER e A. GHEERBRANT, Dizionario
dei simboli, Milano 1994, I, p. 185). Esso si presenta ovunque ed in modo preva-
lente come mitologema legato alla morte, agli inferi e al mondo ctonio (Anubis,
Cerbero, Xolotl, Garm, ecc.), spesso come psicopompo (Sârameya), ma non man-
cano i riferimenti ad una funzione maggiore, celeste e di “resurrezione” come nel
caso del T’ien-k’uan estremo orientale (identificato con la stella Sirio).
126 IBN AMMÂD, Kitâb Fitan, p. 347 (da Ka‘b).
127 QURUBÎ, Tadhkira, pp. 773-774.
128 Cfr. L. CHARBONNEAU-LASSAY, Le Bestiaire du Christ, Milano 1964.
129 Cfr. áõôïí üôáí åëèç åí ôç äïîç ôïõ ðáôñïò, Mt. 16:27; Mc. 8:38; Lc. 9:26. Il ter-
mine parusìa (ðáñïõóßá, “venuta” o “visita” solenne) viene esplicitamente men-
zionato per indicare la Seconda venuta in: Mt. 24:3, 27, 39; I Cor. 15:23; I Tess.
2:19; 3:13; 4:15; 5:23; II Tess. 2:1, 8; Giac. 5:7-8; II Piet. 1:16; 3:4, 12; I Giov.2:28.
L’apostolo Paolo userà anche le espressioni come il “Giorno del Signore” (Þìåñá
êõñßïõ, I Tess. 5:2), il “Giorno di Cristo” (Þìåñá ÷ñéóôïõ, Fil. 1:6), la “manife-
stazione del Signore Gesù” (áðïêáëõøéò ôïõ êõñéïõ éçóïõ, II Tess. 1:7), l’“epi-
fania del Signore” (åðéöáíåéá ôïõ êõñéïõ, I Tim. 6:14).
130 Cfr. I Tess. 1: 3.

AVALLON 52 49
PAOLO URIZZI

131 Cfr. il credo apostolico, niceo-costantinopoliano e atanasiano.


132 Cfr. I Tess. 4: 15-17.
133 Questo termine indica, nel linguaggio giuridico islamico, l’esercizio speculativo al
fine di farsi un’opinione personale (zann) in materia legale. Cfr. art “Idjtihâd”, in
EI2, III, p. 1026-1027 (J. SCHATCH, D.B. MACDONALD).
134 Futûât, III, 327.27-29; cfr. tr. ingl. in Les Illuminations de La Mecque, cit., pp.
121-122.
135 IBN AMMÂD, Kitâb Fitan, p. 220-221 (da Ka‘b).
136 Qurubî (Tadhkira, p. 708) riferisce invece che verrà trovata nel tesoro della “Chie-
sa d’oro” (kanîsat al-dhahab), molto probabilmente Santiago di Compostella (cfr.
EI2, II, p. 541b). Il termine Tâbût al-sakîna, che richiama l’ebr. Ðekhinâh, andreb-
be tradotto con “Arca della Presenza divina”.
137 Nonostante il Cristo della Seconda venuta possieda eminentemente la dignità di
Profeta, questa rimane coperta dalla santità (walâya). Cfr. M. CHODKIEWICZ, Le
Sceau du saints, cit., p. 147.
138 Cfr. Ibid., pp. 150-151, 156-157; sul “Sigillo dei santi” si veda anche QAYARÎ, La
Scienza iniziatica, Torino 2003, sez. finale.
139 Ciò può essere meglio compreso se studiato alla luce della dottrina tradizionale dei
cicli cosmici; si veda in particolare R. GUÉNON, Simboli della Scienza sacra, Mi-
lano 1975, capp. 19, 22 e 23.
140 Cfr. ‘Anqâ’ mughrib, cit., p. 74 (i brani criptografati si trovano alle pp. 72-77;
assenti invece nell’ed. più recente, ma molto difettosa, di ‘ÂLAM AL-FIKR, Il Cairo
1997).
141 Cfr. il già citato art. “Mahdî”, in EI2 (vedi supra, nota 8).
142 IBN HANBAL, III, 21; IBN AMMÂD, Kitâb Fitan, pp. 233-234; QURUBÎ, Tadhkira, pp.
699-700. vedere supra n. 122.
143 Cfr. Futûât, III, 327.30; cfr. tr. ingl. in Les Illuminations de La Mecque, cit., p. 122.
144 Muslim, Fitan, 116; vedere supra, note 87 e 90.
145 Fa-yamsau ‘an wujûhihim wa-yuaddithuhum bi-darajâtihim fî-l-janna, ‘A. SID -
DÎQÎ, traduce l’inizio della frase con “he would wipe their face”. Il verbo masaa ‘an
significa “pulir via da…, cancellare strofinando, passando sopra la mano”; essendo
il termine della stessa radice che forma la parola Masî, “Messia, Unto”, è difficile
non vedervi anche un atto ad un tempo di “consacrazione” e di “purificazione” (un
Cristiano potrebbe parlare di “battesimo nello Spirito”). È quanto adombra anche
Nawawî, il quale afferma che questa “pulitura” esteriore dei loro volti deve essere
intesa come un atto di benedizione e di carità (tabarrukan wa-birran) nei loro
confronti per quanto intuisce del loro stato di difficoltà e di angoscia.
146 In genere interpretato coranicamente come il Monte Sinai.
147 Naghaf (sing. naghfa), un verme che nasce nel naso degli ovini e dei cammelli.
148 Yahbiu…ilâ al-ar; lo stesso verbo viene usato nel Corano per la “caduta” dal Para-
diso terrestre (cfr. Cor. 2:38).
149 Allusione alla grandezza dei frutti, che secondo altre versioni saranno tali da sod-
disfare la fame di un’intera tribù di persone, una caratteristica che corrisponde a
quella dei frutti paradisiaci.
150 MUSLIM, Fitan, 116; trad. in NAWAWÎ, Il Giardino dei devoti, cit., p. 497.

50 AVALLON 52
IL SALVATORE ESCATOLOGICO IN AMBITO ISLAMICO

151 ABÛ DÂWUD, Malâim, 14; IBN HANBAL, II. 406; cfr. anche, MU. ANWAR ÐÂH, Al-tarî,
ad. n. 1, pp. 95-96. In alcune tradizioni riportate da IBN AMMÂD, Ka‘b avrebbe detto
che Gesù rimmarrà ventiquattro anni e compirà venti pellegrinaggi (Kitâb al-Fitan,
p. 353); altre ancora secondo cui rimarrà, dopo l’Anticristo, altri trent’anni, andan-
do ogni anno alla Mecca (ibid., p. 355).
152 MUSLIM, Fitan, 116; IBN HANBAL, II, 166; ÂKIM, Mustadrak, IV, 550; cfr. anche, MU.
ANWAR ÐÂH, Al-tarî, ad. n. 6, pp. 126-129. Lo Šaykh Amad al-Tijânî riferisce che,
durante un sogno in cui vide il Profeta, lo interrogò in proposito e il Profeta gli a-
vrebbe risposto che la versione corretta era quella che parlava di sette anni (‘ALÎ
ARÂZIM, Jawâhir al-ma‘ânî, ed. Dâr al-kutub al-‘ilmiyya, Beirut 1997/1417 h., I, p.
43).
153 Cfr. Cor. 7:143, in cui Mosè, dopo che Dio gli ebbe parlato sul Sinai, Gli chiese di
mostrarsi a lui dicendo: «O mio Signore, fatti vedere ch’io Ti guardi»; Dio gli
rispose: «“Tu non Mi vedrai, ma guarda il Monte: se rimarrà fisso al suo posto,
allora Mi vedrai!”. Ma appena il suo Signore si fu manifestato al Monte, lo ridusse
in polvere e Mosè cadde al suolo folgorato»; ed è in questo stato, scrive IBN ‘ARABÎ,
che Mosè avrebbe visto il suo Signore (cfr. Futûât, III, 349.21-350.5, e la tr. ingl. di
J. MORRIS in Les Illuminations de La Mecque, cit., pp. 375-377).
154 Cfr. IBN AMMÂD, Kitâb al-Fitan, p. 356 (da Ka‘b).
155 Cfr. QURUBÎ, Tadhkira, p. 194, che riportata le tradizioni su cui si appoggiano en-
trambi le tesi.
156 Cfr. IBN AMMÂD, Kitâb al-Fitan, pp. 357-359.
157 Cfr. IBN HANBAL, I. 375.
158 IBN MÂJA Fitan, 33.
159 Cfr. anche IBN AMMÂD, Kitâb al-Fitan, pp. 346-351.
160 Ibid., p. 349 (da Ka‘b).
161 Cfr. R. GUÉNON, L’esoterismo di Dante, cap. VIII.

AVALLON 52 51

Potrebbero piacerti anche