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CAPITOLO 3

PUBLIC UTILITIES: I SETTORI A VALENZA INDUSTRIALE

3.1 IL SETTORE ELETTRICO

3.1.1 LA FILIERA PRODUTTIVA

SISTEMA ELETTRICO NAZIONALE: complesso degli impianti di produzioni (centrali), delle reti di trasmissione
e di distribuzione (linee elettriche), nonché dei servizi ausiliari e dei dispositivi di interconnessione e
dispacciamento ubicati su tutto il territorio nazionale

IMPORTANZA DEL SISTEMA ELETTRICO: l’importanza risiede nel fatto che la società odierna si basa
fondamentalmente sul consumo e sfruttamento di energia, di cui una parte significativa è rappresentata
proprio dall’energia elettrica. Il suo uso è dunque imprescindibile

 Le centrali elettriche acquisiscono un’importanza strategica fondamentale per lo sviluppo


economico e industriale di qualunque paese

LA FILIERA ELETTRICA:

 PRODUZIONE. Consiste nell’attività di generazione di energia elettrica che storicamente è stata in


larga prevalenza ad alta tensione da impianti e da fonti energetiche quali il carbone, il nucleare, il
gas o i flussi idrici. Lo sviluppo delle fonti rinnovabili ha notevolmente ampliato le possibili
tecnologie rigenerazione che possono essere anche di media o bassa potenza (ad esempio il
fotovoltaico)
 TRASMISSIONE. Concerne il trasporto dell’energia elettrica dai luoghi fisici in cui è generata a quelli
dove è consumata. La rete ad alta tensione è stata ed è il mezzo fondamentale con cui avviene tale
trasmissione fino ai grandi utenti. Al cuore della gestione del sistema elettrico nazionale si pone
l’attività di dispacciamento, il cui compito è di regolare l’utilizzo e l’esercizio coordinato degli
impianti di produzione, della rete di trasmissione e dei servizi ausiliari. Il gestore della rete (Terna),
sulla base delle previsioni e della domanda effettiva, stabilisce l’ordine di merito

ORDINE DI MERITO: sequenza in base alla quale le imprese che dispongono degli impianti di
generazione saranno chiamate a produrre. Si basa sul costo marginale di produzione delle centrali
elettriche che ne indica l’efficienza produttiva. Le fonti rinnovabili, in questo quadro, sono premiate
innanzitutto perché hanno priorità sulle altre perché in quasi tutti i casi hanno costi marginali di
generazione bassissimi

 DISTRIBUZIONE. Consiste nell’attività di trasformazione dell’energia elettrica proveniente dai


grandi impianti di produzione, in media e bassa tensione al fine di consegnarla agli utilizzatori finali
dei grandi e piccoli agglomerati urbani, ovvero le famiglie e le piccole unità artigianali e commerciali
 VENDITA. Attiene alla vendita commerciale rivolta alle categorie varie di utenze finali svolta da
produttori, distributori, ma anche da società dedicato unicamente alla vendita e/o alla attività di
compravendita

REGIME REGOLATORIO:

 Produzione -> business in concorrenza


 Trasmissione -> business regolato (tariffe definite da regolatore)
 Distribuzione -> business regolato (tariffe definite da regolatore)
 Vendita -> business in concorrenza
3.1.2 GLI ATTORI DEL MERCATO

ATTORI DEL MERCATO:

 Acquirente unico (AU). Riveste il ruolo di garante della disponibilità produttiva e della fornitura di
energia per gli utenti dal mercato vincolato, nel rispetto dei criteri di continuità, sicurezza ed
efficienza del servizio, a parità di trattamento tariffario su tutto il territorio italiano. L'acquirente
unico acquisto energia elettrica da vendere distributori che coprono il mercato vincolato, nel
rispetto delle direttive impartite dall'AEEGSI
 Gestore dei mercati energetici (GME). È la società a cui è affidata l’organizzazione e la gestione
economica del mercato elettrico, noto come BORSA ELETTRICA ITALIANA, nel rispetto dei criteri di
neutralità, trasparenza, obiettività e concorrenza tra produttori. Inoltre, il gestore dei mercati
energetici ha il compito di assicurare la gestione economica di un’adeguata disponibilità della
riserva di potenza
 Gestore dei servizi elettrici (GSE). È la società che ha il compito di garantire agli operatori il
sostegno economico per lo sfruttamento delle fonti energetiche rinnovabili e assimilate garantito
dalla normativa nazionale
 Terna. È la principale proprietaria della rete elettrica nazionale; è responsabile della
programmazione, sviluppo e manutenzione della stessa. L'accesso alla rete avviene tramite
procedure regolate dall'AEEGSI e Terna ha l'obbligo di connettere chiunque abbia i requisiti e ne
faccia richiesta

BORSA ELETTRICA ITALIANA: si tratta di una piattaforma dove, quotidianamente, dall’incontro tra domanda
e offerta si forma il prezzo dell’energia elettrica. Rappresenta un tassello importante nel processo di
liberalizzazione del mercato elettrico nazionale

Un passo importante nella riforma complessiva del mercato elettrico nazionale è rappresentato dalla
nascita della borsa elettrica italiana, avvenuto il 31 marzo 2004. Essa è un sistema organizzato di offerte,
di vendita e di acquisto di energia elettrica, che permette quotidianamente di definire il prezzo
dell’energia elettrica valido per tutto il territorio nazionale. La borsa elettrica ha favorito la nascita di un
mercato trasparente e concorrenziale a tutela degli interessi dei consumatori. Il suo meccanismo di
funzionamento (SYSTEM MARGINAL PRICE) prevede la gestione efficiente della produzione elettrica in
funzione della domanda e permette di ridurre il rischio blackout e, quindi, di aumentare la sicurezza del
sistema elettrico nel suo complesso

Il mercato elettrico si articola in tre fasi:

 Il mercato del giorno prima (MGP). È finalizzato allo scambio di energia all’ingrosso tra
produttori e grossisti, alla definizione di programmi di immissione e di prelievo per ciascuna ora
del giorno successivo e all’allocazione della capacità di transito disponibile a contratti bilaterali e
operatori di mercato. Si svolge indicativamente nella mattina del giorno precedente al giorno di
consegna e possono parteciparvi tutti gli operatori in relazione ai valori di offerta
 Il mercato di aggiustamento (MA). È il mercato in cui gli operatori possono modificare i
programmi di immissione e prelievo determinati sul mercato del giorno prima presentando
ulteriori offerte di vendita e di acquisto. Tale mercato si svolge subito dopo il MGP,
indicativamente nelle prime ore del pomeriggio, e possono parteciparvi tutti gli operatori
 Il mercato per il servizio di dispacciamento (MD). Su questo mercato gli operatori presentano
offerte di disponibilità in aumento o una riduzione della potenza immessa e prelevata in ogni
ora e che Terna utilizza per correggere i programmi che violano i limiti di transito sulla rete e
costruire margini di riserva per il giorno successivo e, nel tempo reale, per rilanciare il sistema a
fronte di scostamenti dai programmi
3.1.3 LA STRUTTURA DELLA DOMANDA

DOMANDA: la domanda di energia elettrica è determinata dalle esigenze di consumo nazionale. Essa varia
durante il giorno, la settimana, il mese e l’anno determinando dei picchi e dei valli di consumo

DOMANDA GIORNALIERA DI ENERGIA ELETTRICA (figura 3.3):

 LA LINEA PIÙ CHIARA rappresenta l’andamento previsto che è elaborato il giorno prima in base ai
valori di consumo relativi a giorni analoghi di periodi anteriori e variabili che influenzano la richiesta
di elettricità quali, ad esempio, fattori meteorologici, climatici e componenti socio-economiche
 LA CURVA PIÙ SCURA rappresenta il consuntivo provvisorio del fabbisogno nazionale ed è elaborata
sulla base delle informazioni acquisite dal sistema di controllo in tempo reale (89%) e in base a
stime fuori linea (11%)
 L’andamento durante il giorno dei consumi elettrici presenta una forma caratteristica
contraddistinta dalla presenza di due picchi di consumo nelle ore di più intensa attività. La presenza
di picchi di consumo comporta un maggior costo per il sistema elettrico nazionale perché, sulla
base dell’ordine di merito, impone l’entrata in funzione di centrali elettriche meno efficienti

PENETRAZIONE ELETTRICA ITALIANA (figura 3.4): tale concetto indica il rapporto tra energia primaria
commutata in energia elettrica e il totale dell’energia primaria consumata la quale include, ad esempio, la
benzina o il gasolio per autotrazione. Questo indice è spesso impiegato per misurare il livello di sviluppo di
un paese. In particolare, a valori maggiori di penetrazione elettrica si associa un maggiore sviluppo
economico perché le tecnologie elettriche non solo contribuiscono a migliorare la qualità della vita, ma
anche ad ottimizzare l’uso dell’energia

 ITALIA: nel periodo tra il 1963 e il 2012 il valore di tale indice è cresciuto notevolmente passando
dal 24% del 1963 al 38% attuale, a confermare come per il nostro paese il ruolo dell'elettricità si sia
progressivamente affermato

CONSUMI: rilevante è stata la costante tendenza alla crescita degli ultimi anni, che tuttavia si è bloccata nel
biennio 2008-2009 per via della crisi. Terna ha reso disponibili i dati 2014 che segnano un - 3% rispetto al
2013

SETTORE DEI CONSUMI (figura 3.5): industria e terziario sono quelli che assorbono la maggior quantità di
energia elettrica prodotta, rispettivamente 45 % e 31%. Il 22% è stata consumata dai clienti domestici è
solo il 2% dal settore agricolo

SCOMPOSIZIONE DELLA DOMANDA PER AREA GEOGRAFICA: più della metà dell’energia elettrica
complessivamente domandata nel 2012 è stata consumata nel nord Italia (55%). Il centro Italia ha
domandato il 19% mentre il sud il 26%. La regione che consuma più elettricità, circa il 21,4% del totale, è la
Lombardia seguita da Veneto (9,7%) ed Emilia Romagna (8,8%). Le regioni che consumano meno elettricità
sono la Valle d’Aosta (0,3%), il Molise (0,5%) e la Basilicata (0,8%)

3.1.4 LA STRUTTURA DELL’OFFERTA

OFFERTA: l’offerta di energia elettrica dipende dalla produzione e dall’import degli operatori elettrici

FIGURA 3.7:

 A partire dai primi anni 80 e successivamente negli anni 90, la produzione non è riuscita a
compensare la maggiore domanda di energia elettrica rendendo necessario l’aumento delle
importazioni dall’estero
 Tra il 2012 e il 2013, con la crisi, vi è stato un lieve calo dell’import che comunque ha rappresentato
circa il 14% del consumo nazionale
FIGURA 3.8:

Lo sviluppo del parco produttivo nazionale è cresciuto fortemente negli ultimi 10 anni, a seguito dell’avvio
del processo di liberalizzazione iniziato dal decreto Bersani. La capacità installata totale a fine 2013 è pari a
129 GW di cui:

 22 GW per impianti idroelettrici


 80 GW per impianti termoelettrici
 9 GW per impianti eolici
 18 GW per impianti fotovoltaici

FIGURA 3.9:

Circa l’elettricità, in Italia, i prezzi sono tra i più alti d’Europa per i grandi clienti, mentre sono in linea, se
non inferiori, per quanto attiene i piccoli consumatori. I prezzi dell’elettricità in Italia non sono elevati solo
per le caratteristiche del parco di generazione, ma anche a causa di una forte componente fiscale che incide
mediamente per il 29% sul prezzo finale

FIGURA 3.10:

Confrontando il contributo dei principali operatori alla produzione elettrica in Italia nel 2012 e nel 2013, si
nota che le prime 10 aziende elettriche nazionali contribuiscono per circa il 74% alla produzione elettrica
nazionale. Il settore si caratterizza per la presenza di un ex incumbent e di 9 operatori rilevanti che
producono insieme più del 39% dell’elettricità. Il residuo 36% è prodotto da altre aziende minori non
rappresentate

EX INCUMBENT: Enel, che nel 2013 ha prodotto Il 25,2% dell'elettricità totale ma che all'inizio della
liberalizzazione generava circa l'80% dei consumi nazionali

OPERATORI RILEVANTI: Eni, Edison, E.ON, GDF SUEZ, A2A, ERG, Iren, Sorgenia, Axpo Group

TRADER INDIPENDENTI: per quanto riguarda le vendite, sta assumendo un peso crescente una tipologia
relativamente nuova di operatori: i trader indipendenti

Le dinamiche competitive del mercato elettrico stanno cambiando. Se in passato per ritirarle poteva
essere sufficiente prendere in considerazione i principali produttori elettrici, oggi questo non è forse
più sufficiente. Si sta affermando con importanza crescente un nuovo profilo di operatore, assente
del tutto o quasi nella fase di produzione e specializzato nella sola vendita di energia elettrica al
cliente finale, domestico e non. Questo operatore prende il nome di fornitore o trader
indipendente. Se confrontiamo la classifica dei primi 10 produttori di energia elettrica in Italia con
quella dei primi 10 fornitori notiamo come spicchi la presenza di Green Network, avente una quota
di mercato del 3%. Se analizziamo invece i primi 20 player intercettiamo altri 3 trader indipendenti
con una quota di mercato complessiva del 4,4%: gala, exergia e metaenergia, con un market share
rispettivamente del 2,2%, 1,1% e 1,1%

GREEN NETWORK:

Il gruppo nasce nel 2003, per iniziativa di Piero Saulli e Sabrina Corbo, tuttora proprietari e gestori della
società, a seguito della liberalizzazione del mercato dell'energia elettrica, passaggio legislativo
fondamentale per l'affermarsi dei fornitori indipendenti. L'organizzazione societaria si contraddistingue per
la costituzione di due distinti soggetti:

 GREEN NETWORK SPA, che opera in qualità di grossista e trader


 GREEN NETWORK LUCE & GAS S.R.L., dedicato alla fornitura di energia elettrica e gas su tutto il
territorio nazionale e per tutte le tipologie di clienti

Per quanto riguarda il business model, il gruppo ha individuato TRE SEGMENTI RELATIVI AL MERCATO
DELL’ENERGIA:

 CLIENTI ENERGIVORI (industrie con consumi da 300 a oltre 10.000 MW/anno)


 CLIENTI MEDIO-GRANDI (industrie, terziario, pubblica amministrazione)
 CLIENTELA RETAIL E DOMESTICA (negozi, liberi professionisti, condomini)

Il trading dell'energia elettrica e del gas è uno dei principali core business del gruppo Green Network.
L'attività di trading, in origine è sviluppata solo per il mercato italiano, si sta estendendo a tutti i principali
mercati europei interconnessi e non con l'Italia (Svizzera, Francia, Austria e Germania)

È parte attiva, forte della sua struttura altamente specializzata e dinamica, sia nei mercati organizzati, quali
le varie borse europee, che nei mercati bilaterali. Le attività sono condotte dalla sede di Roma per quanto
riguarda il mercato italiano, mentre il trading internazionale e viene svolto direttamente da Londra, sede
strategica in termini di accesso e visione globale dei mercati

GALA:

È un gruppo privato fondato nel 2001 che si occupa di vendita di energia elettrica e gas, servizi finalizzati
all’incremento dell’efficienza energetica e realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da
rinnovabili. Il business storico è il primo dei tre citati nel 2013 ha infatti pesato per il 99,8% del fatturato,
imputabile per una percentuale quasi totalitaria alle vendite di energia elettrica, dal momento che
l’ingresso nel comparto del gas è avvenuto soltanto nel 2012

Il principale cliente servito è la pubblica amministrazione, ma l’offerta si rivolge anche alle famiglie e alle
imprese

Tra gli elementi distintivi si segnala la forte spinta all’internazionalizzazione: Gala, nel perseguire una
strategia di diversificazione delle fonti di approvvigionamento, è abilitata ad operare, oltre che Sulla borsa
elettrica italiana, anche sulle borse di Francia, Germania, Austria, Svizzera, Slovenia, Serbia, Grecia e Regno
Unito ed è in attesa di ottenere l'abilitazione adoperare anche in Spagna, Polonia, Repubblica ceca, Croazia,
Bosnia, Montenegro, Albania e Bulgaria

Il 2014 è stato un anno particolarmente importante per la società perché è coinciso con la quotazione
presso l'AIM. Il capitale sociale risulta detenuto per 87,56% da gala holding, che fa riferimento a Filippo
Tortoriello e Fiorenza Allegretti, e per il 12,44% dal mercato. La quotazione ha riscosso notevole successo,
costituendo una record di raccolta per l'AIM

AIM: alternative investment market, mercato di Borsa Italiana dedicato alle piccole e medie imprese

METAENERGIA:

La società viene costituita nel marzo 2009. Si tratta dell’operatore più giovane tra i 4 considerati. All’inizio
concentra la propria attività nella fornitura di energia elettrica per le piccole, medie e grandi imprese e per
la pubblica amministrazione. Solo in un secondo momento l’offerta è stata arricchita con la fornitura di gas
naturale ed è stata estesa al cliente domestico attraverso la business unit metaenergia family. In ultimo, è
stata avviata anche l’attività in qualità di ESCo, in modo da offrire un servizio complementare di consulenza
energetica

Esco: Energy Service Company


EXERGIA:

Nasce nel 2002 come operatore attivo nel trading e nella vendita di energia elettrica e gas. Il business della
società è geograficamente localizzato nel nord Italia e nel segmento di clientela industriale e business, che
viene servito attraverso differenti offerte specifiche per:

 Le grandi imprese energivore con un consumo annuo superiore a 1.000.000 kW


 Le medie imprese con un consumo annuo compreso tra i 500.000 e 1.000.000 kW
 Le piccole imprese, gli uffici e le piccole attività commerciali con un consumo annuo inferiore ai
500.000 kW

Exergia fornisci tutti i servizi competenti quali il trasporto, il dispacciamento, la consegna, la fatturazione e
un servizio clienti dedicato

La società nel 2012 ha dovuto ricorrere alla procedura di concordato preventivo, ma si è ripresa l’anno
successivo

3.2 IL SETTORE DEL GAS NATURALE

3.2.1 LA FILIERA PRODUTTIVA

La filiera produttiva del gas naturale è tra le più complesse e articolate, avendo al proprio interno due sotto
filiere con caratteristiche distinte e toccando praticamente l’intero globo. Basta pensare che il gas utilizzato
in Italia proviene dalla federazione russa, dal nord Africa, dal nord Europa, dal Qatar e, per quanto attiene il
mercato spot GNL, anche da nazioni quali Nigeria. Inoltre, grazie all’intesa siglata nel 2013 tra il Governo
italiano e quello azero, nell’arco di qualche anno il nostro paese dovrebbe importare gas dal Azerbaijan via
gasdotto TAP (trans adriatic pipeline). Infine, di rilievo sono le scoperte effettuate da Eni in Monzambico
che dovrebbero consentire significative importazioni in Europa

ESPLORAZIONE E PRODUZIONE:

Consiste nel sondare il sottosuolo con apparecchiature in grado di rilevare la presenza potenziale di gas o di
altri idrocarburi. Individuato il bacino potenziale, si procede alla perforazione con speciali trivelle che
possono arrivare anche a migliaia di metri di profondità. Le perforazioni sono effettuate sia sulla terraferma
(onshore), sia in acqua o in mare (offshore). È possibile trovare filoni di GAS IN FORMA PURA o giacimenti di
petrolio/condensati (in questo secondo caso si parla di GAS ASSOCIATO)

CARATTERISTICHE DI QUESTA FASE:

 Ha una rilevante profilo di rischio


 Estremamente capital intensive
 Richiede un know-how molto specifico

Per queste ragioni, la produzione di idrocarburi è In molti casi effettuata da aziende che si occupano
prevalentemente di questo specifico segmento, le cosiddette società Oil & Gas. Spesso queste ultime sono
coadiuvate da società di ingegneria/geologia specializzate nei sondaggi in profondità e nella gestione delle
operations dei campi di idrocarburi: si tratta delle cosiddette Service Company. La loro presenza è
particolarmente richiesta in attività esplorative e perforanti di notevole complessità e in condizioni
climatiche estreme

TRASPORTO:

Il gas estratto è trasportato attraverso gasdotti ad alta pressione. Anche i gasdotti possono essere sulla
terraferma o in acqua. La destinazione può essere una rete di distribuzione oppure un liquefattore. È
questa alternativa che comporta la presenza nel settore gas di due distinte sotto filiere
 TRASPORTO VIA GASDOTTO. Il gasdotto ad alta pressione costituisce il modo con cui il gas è
tradizionalmente trasportato dai giacimenti ai luoghi di utilizzo. Spesso si tratta di infrastrutture
lunghe anche migliaia di chilometri, che attraversano intere nazioni. I gasdotti possono anche
essere sottomarini. I gasdotti nazionali hanno il compito di rifornire intere nazioni o parte rilevante
di esse attraverso delle reti distribuite nei territori dei vari paesi. In molti casi, le reti nazionali sono
connesse a infrastrutture di stoccaggio del gas. Si tratta generalmente di campi petroliferi esausti,
di saline, di falde. In misura minore, sono utilizzate infrastrutture ad hoc che trasformano il gas in
forma liquida attraverso un processo di raffreddamento. Gli stoccaggi garantiscono la disponibilità
di gas in momenti di particolare criticità. Proprio per questa ragione, le infrastrutture di stoccaggio
hanno un ruolo strategico nella sicurezza degli approvvigionamenti e godono di forme di
regolazione pubblica particolari. I player attivi in queste strutture sono spesso i gestori dei gasdotti
ad alta pressione
I gasdotti internazionali raggiungono le reti di trasporto nazionale. Si tratta di infrastrutture sempre
ad alta pressione a loro volta collegate a reti di distribuzione locali. Queste ultime sono tubature di
dimensioni minori, con pressione più bassa, collegati direttamente ai clienti finali a cui il gas è
venduto. Le imprese attive in questo business sono utilities generalmente a carattere locale
Vi è, infine, la fase di vendita ai clienti finali, che possono essere suddivisi in utenze civili e
industriali. Le imprese attive in questa fase possono essere anche molto diverse tra loro
 TRASPORTO VIA MARE (GNL). Il gas prelevato dai giacimenti è trasferito a un impianto di
liquefazione. Tale impianto è un'infrastruttura particolarmente costosa che, attraverso
procedimenti termici, trasforma il gas dallo stato gassoso a quello liquido. Lo spazio occupato dal
gas liquefatto è di circa 600 volte inferiore a quello che occuperebbe allo stato naturale. Il
liquefattore è composto da una o più unità in grado di liquefare il gas. La capacità dei treni è di
molto aumentata negli anni, permettendo importanti abbattimenti dei costi unitari di produzione.
La costruzione di queste infrastrutture particolarmente complessa e capital intensive. Inoltre, vede
la presenza dei grandi operatori attivi nell’esplorazione e produzione di idrocarburi
I liquefattori consentono di trasportare il gas nei mercati di consumo non raggiungibili dai gasdotti
normali. Una volta liquefatto, il gas è trasportato in navi chiamate metaniere o gasiere. Esse sono
unità con speciali serbatoi refrigeranti. In genere, sono di proprietà o di aziende petrolifere, o di
società di shipping specializzate. Anche per le metaniere, attraverso un continuo processo di
innovazione tecnologica, è stato possibile incrementare in modo significativo la capacità, portando
a una sensibile diminuzione dei costi unitari
Il gas liquefatto trasportato nelle metaniere e poi convogliato nei cosiddetti impianti di
rigassificazione in grado di riportare il gas dalla forma liquida a quella gassosa. I primi impianti di
questo tipo risalgono agli anni 60. Questo tipo di infrastruttura a costi decisamente inferiori a quelli
dei liquefattori
I player attivi in questo business sono generalmente utilities di grandi dimensioni, nella
maggioranza dei casi proprietarie anche di reti di gasdotti
Una volta rigassificato, il metano è trasportato in gasdotti ad alta pressione, seguendo il percorso
elencato nella sotto filiera dei gasdotti

A livello di costi è probabile che la filiera di trasporto del gas in forma liquida sia più onerosa di quella
fondata sui gasdotti. Il motivo per cui si fa ricorso al trasporto via mare è duplice:

 Per alcuni paesi si tratta di una scelta praticamente obbligata (es. Giappone)
 Il ricorso alla rigassificazione può essere importante per la possibile diversificazione degli
approvvigionamenti (è il caso della maggioranza dei paesi europei)
3.2.2 LA STRUTTURA DELLA DOMANDA

La domanda di gas naturale, a partire dagli anni 90, ha visto una forte e costante crescita fino al 2010
trainata soprattutto dai clienti industriali, primi tra tutti dai produttori di elettricità, se bene anche gli utenti
domestici abbiano avuto un ruolo rilevante

Nella produzione elettrica, l'incremento dei consumi è il risultato della sostituzione delle obsolete centrali a
carbone e a olio combustibile con moderne centrali a gas a ciclo combinato: le centrali a metano sono
arrivate a generare anche il 60% dell'elettricità prodotta in Italia

Lo sviluppo di questo tipo di impianti si è configurato come una scelta praticamente obbligata:

 il nucleare era stato bloccato con il noto referendum del 1987


 gli impianti a olio combustibile sono fortemente penalizzati dal protocollo di Kyoto
 le centrali a carbone incontrano difficoltà realizzative assai rilevanti

Prima del tumultuoso sviluppo delle rinnovabili del triennio 2010-2012, l'unica fonte in grado di generare
abbondanti quantità di energia con ridotti impatti ambientali era solo il gas

PER QUANTO ATTIENE I CLIENTI DOMESTICI, il consumo è stato trainato essenzialmente dall’uso per il
riscaldamento grazie alla sostituzione delle vecchie caldaie a petrolio con nuovi apparecchi alimentati a
metano. Il ruolo del consumo domestico è stato determinato dall’intenso processo di metanizzazione
avvenuto nel secondo dopoguerra che ha consentito, tramite la realizzazione di fitte reti di distribuzione
locale, di portare il gas a un rilevantissimo numero di famiglie. Ciò, grazie all’impegno di Eni, di grandi e
piccole città che hanno creato aziende pubbliche dedicate e del settore privato che, attraverso concessioni
pluriennali, si è impegnato in moltissimi casi a realizzare e a gestire l’infrastruttura di distribuzione. Ciò ha
dato vita ad un ampio numero di aziende operanti nella distribuzione locale

Lo sviluppo dei consumi, a tassi non alti ma costanti, è durato per decenni fino al 2009-2010. A partire da
quell’anno si è assistito a un progressivo calo della domanda:

 da un lato, la crisi economica dell’Italia ha fortemente inciso soprattutto sulle grandi industrie
energivore consumatrici di gas molte delle quali hanno chiuso o lavorano a scartamento ridotto
 dall’altro lato, l’impetuoso sviluppo della generazione elettrica da fonti rinnovabili, con la loro
priorità di dispacciamento, ha penalizzato l’utilizzo delle centrali a gas

A tutto questo si è aggiunto lo sviluppo dell’efficienza energetica, trainata dalle detrazioni fiscali, dai
certificati bianchi e, più recentemente, dal conto termico: caldaie a condensazione, stufe a pellet,
cogenerazione, solare termico, isolanti di nuova generazione hanno penalizzato ulteriormente i consumi di
metano

I dati del 2013 mostrano un ulteriore calo dei consumi dell'ordine del 7% sul 2012 mentre nel 2014 la
discesa è stata addirittura del 11,6%. Tutto ciò è dovuto ancora una volta alla drastica contrazione dei
consumi elettrici misurabile in circa 17 punti percentuali. Il calo della domanda sembra destinato a
proseguire nel futuro per diversi motivi, tra i principali:

 Il governo italiano sta molto puntando sullo sviluppo dell'efficienza energetica e ha dichiarato di
voler mantenere l'attuale sistema di incentivi almeno fino al 2020
 Le rinnovabili elettriche si stanno progressivamente emancipando dagli incentivi, diventando così
competitive con le fonti fossili
3.2.3 LA STRUTTURA DELL’OFFERTA

APPROVVIGIONAMENTO:

La domanda di gas in Italia è soprattutto coperta dalle importazioni, via gasdotto e in parte minore via GNL,
e residualmente dalla produzione nazionale

 Il principale esportatore di gas verso l’Italia è la Russia con una quota del 39% dell’import nazionale.
Il gas russo è trasportato dal gasdotto TAG, che attraversa la Russia, l’Ucraina e raggiunge l’Italia
attraverso l’Austria
 Algeria e Libia rappresentano circa il 31%. L’Algeria è collegata all’Italia tramite il transmed,
gasdotto sottomarino che attraversa la Tunisia e raggiunge la Sicilia. La Libia è collegata all’Italia
attraverso la pipeline sottomarina chiamata GreenStream che raggiunge la Sicilia
 Una quota di gas giunge anche dai giacimenti del Nord Europa, soprattutto da Olanda e Norvegia

PRINCIPALI PLAYER:

 Gruppo Eni, di gran lunga il primo in questa fase (50%) in quanto proprietario o gestore di tutti gli
attuali gasdotti che collegano l'Italia con l'estero
 Edison (20%)
 Enel (11%)
 Le altre società hanno quote di mercato marginali, largamente inferiori al 10%

Il segmento delle importazioni di gas, nonostante le riforme che hanno spinto verso la liberalizzazione, si
presenta comunque concentrato. Costruire le infrastrutture è tecnicamente e politicamente complesso e
molto costoso: solo le imprese di grandi dimensioni possono avere un ruolo di rilievo essendo in ogni modo
centrale la posizione dei governi

PER QUANTO ATTIENE LA PRODUZIONE NAZIONALE DI GAS NATURALE, mentre negli anni 60 era strategica
per il paese, oggi ha un ruolo marginale nel soddisfare la domanda. I principali giacimenti si trovano nella
Pianura Padana, soprattutto Lombardia ed Emilia Romagna, anche se importanti campi sono stati
recentemente scoperti nelle acque della Sicilia

A livello di operatori, anche in questo caso si registra una netta dominanza di Eni, che estrae oltre il 80% del
gas in Italia. Seguono Shell, Edison e Gas Plus

STOCCAGGIO:

L’Italia è tra i paesi con la maggiore capacità in Europa. La maggioranza degli stoccaggi e in Nord Italia. I siti
scelti sono giacimenti petroliferi esausti: si tratta di un dato positivo in quanto stoccare gas in questa
maniera è molto economico rispetto, ad esempio, all'uso di saline o falde acquifere

PLAYER: Stogit, Edison Stoccaggio, Geogastock, Italgas Storage

Nel 2014, Stogit detiene il 97% della capacità

DISTRIBUZIONE:

Nello sviluppo di queste infrastrutture hanno avuto un ruolo storico le municipalizzate che fino ai primi anni
del 900, insieme anche ad aziende private e a Italgas, hanno gestito la metanizzazione di grandi e piccoli
comuni

La frammentazione degli operatori, significativa in particolare nelle aree meno densamente popolate quali
quelle collinare o montanari, non poteva reggere all'avvio della liberalizzazione che spingeva all’efficienza,
allargava la concorrenza e riduceva i margini di redditività. Si avviava così il percorso di concentrazione,
opposto rispetto agli altri settori

Oggi, i primi 20 distributori hanno oltre i tre quarti del mercato italiano. Snam, dopo la separazione da Eni e
l'incorporazione degli asset Italgas, è l'operatore dominante con una quota del 23%. Rilevante la posizione
del fondo di investimento infrastrutturale F2i che, con una serie di importanti acquisizioni è cresciuto fino a
diventare il secondo operatore italiano con il 17% del mercato al 2012

Le altre imprese con una quota rilevante sono soprattutto le ex municipalizzate che, a seguito di operazioni
di fusione e acquisizione, sono diventati gli operatori di riferimento in alcune specifiche ma anche aree
territoriali:

 Hera per la Romagna, il sud di Veneto e Friuli


 Iren per Piemonte, Liguria ed Emilia
 A2A per le province di Milano, Bergamo e Brescia
 Linea Group Holding per la Lombardia meridionale
 Acea per il Lazio
 Ascopiave per il Nord Est

VENDITA E PREZZI:

È opportuna qui una distinzione tra i grossisti, cioè operatori che vendono meno del 5% a clienti finali, e
player che si rivolgono al mercato del dettaglio

GROSSISTI: i grossisti attivi in Italia sono 67, cioè oltre il 50% in più rispetto alla data di inizio della
liberalizzazione del mercato nel 2003. Essi si approvvigionano avvalendosi delle infrastrutture di
importazione. A tal proposito, un ruolo crescente ha assunto il punto di scambio virtuale (PSV): si tratta di
una piccola borsa del gas sita all’ingresso del gasdotto TAG a Tarvisio. Si approvvigionano al PSV soprattutto
grossisti di medie e di piccole dimensioni, che intermediano rispettivamente tra 1 e 10 miliardi di metri cubi
e tra 0,1 e 1 miliardo

Dal 2010 il GSE (tramite il GME) gestisce una vera e propria borsa del gas italiana, collegata al gasdotto TAG
e con maggiori dimensioni e liquidità delle transazioni, che tuttavia sembra stentare a decollare. Eni è il
primo grossista seguito da Edison, Enel e GDF Suez

ANALIZZANDO IL MERCATO DEI VENDITORI AI CLIENTI FINALI, si osserva ancora una forte frammentazione
con 330 operatori attivi a fine 2013. Si tratta di un numero che è diminuito in modo sensibile nel corso degli
ultimi anni per il più volte citato processo di concentrazione delle utilities italiane. La vendita ai clienti finali
vede un ruolo dominante del gruppo Eni (27% del mercato). Seguono Enel, Edison e Iren

COMPOSIZIONE DEL PREZZO DEL GAS: è evidente il peso della composizione fiscale e del costo di trasporto,
mentre è pari al 38% l’incidenza della materia prima. Circa quest’ultimo aspetto, non avendo a oggi l’Italia
una borsa del gas sufficientemente ampia e liquida ed essendo la produzione nazionale di idrocarburi
limitata, il costo della materia prima è stato per anni sostanzialmente determinato dai contratti di
importazioni di lungo periodo in cui la parte acquirente si impegna a ritirare e pagare il gas. Si tratta di
collaborazione di lunga durata dove il prezzo del gas è di norma contrattualmente legato a un paniere di
prodotti petroliferi. Il legame tra prezzo del petrolio e del gas è dovuto essenzialmente a ragioni storiche: la
ratio è che il gas e i produttori petroliferi hanno costi di estrazioni simili e sono sostituibili vicendevolmente
nelle principali categorie di consumo (riscaldamento e generazione elettrica)

Attualmente stanno crescendo gli accordi ancorati ad altri parametri come, ad esempio, i prezzi fatti nelle
transazioni nei mercati spot. Questa soluzione sta incontrando una crescente applicazione. In conclusione,
il prezzo del gas in Italia supera la media dell’Unione Europea a 25. Lo scarto rispetto agli altri paesi europei
è legato alla forte incidenza della tassazione le imposte rappresentano il 34% del prezzo finale per un
utente domestico tipo

3.3 IL SETTORE IDRICO

L'acqua influenza da sempre il contesto economico, sociale e culturale che attorno a essa sorge. La risorsa
idrica è di fondamentale importanza per l'umanità e una cattiva gestione compromette gli equilibri
ambientali, del pianeta e la qualità della vita. Non solo la sopravvivenza ma anche la salute umana è
strettamente legata alla possibilità di accedere ad acqua di buona qualità

In teoria, l’acqua presente sul pianeta sarebbe sufficiente a soddisfare largamente le esigenze umane, ma è
evidente che la sua distribuzione non è equilibrata tra le varie regioni. In pratica, l’acqua è in molti casi una
risorsa limitata, da cui la necessità di un consumo responsabile. Il prelievo di acqua aumenta velocemente,
mentre la capacità naturale di rinnovare la risorsa non tiene il passo. Inoltre, molto spesso viene sprecata e
impiegata male. La riduzione dell’acqua potabile disponibile è determinata anche dall’inquinamento. Si
stima che negli ultimi 50 anni esso abbia ridotto di un terzo la disponibilità di risorsa idrica; ciò soprattutto
a causa dell’uso di prodotti chimici in agricoltura, dell’assenza di trattamento degli scarichi domestici e
industriali, del degrado del suolo per disboscamento e desertificazione

In questo quadro, il legislatore europeo, con direttiva CE n. 60 del 2000, enfatizza il carattere di patrimonio
collettivo della risorsa idrica, sancendo che l’acqua non è un prodotto commerciale al pari degli altri, bensì
un patrimonio che va protetto, difeso e trattato come tale. Al carattere di patrimonio collettivo si collega,
da un lato, l’esigenza di conservazione; dall’altro, il bisogno di consumo e di accesso alla risorsa con la
conseguente necessità di assicurare idonee forme di tutela della risorsa e di garantirne, al tempo stesso,
una gestione adeguata

OBIETTIVI DEL SETTORE IDRICO:

 L’efficienza economica della fornitura di acqua potabile e del relativo riciclo dopo l’uso
 Il perseguimento di finalità sociali nell'accesso alla risorsa che ne include l'universalità
 La sostenibilità attuale e futura con il fine di preservare l'equilibrio del territorio e la riproducibilità
della risorsa

Le dimensioni del mercato dell’idrico

Considerando sia la raccolta, il trattamento e la fornitura di acqua che la gestione delle reti fognarie, il
settore idrico presenta dimensioni più contenute rispetto a quelle dei settori energetici e dei rifiuti, in
particolar modo osservando il valore della produzione

FIGURA 3.18: il valore della produzione è cresciuto dal 2009 al 2012. Il numero delle imprese, per lo più
concentrata nel trattamento, raccolta e fornitura di acqua, risulta abbastanza stabile. Gli occupati, invece,
hanno subito una diminuzione del 6% nell’ultimo anno. Sono in aumento anche gli investimenti, soprattutto
nel biennio 2011-2012

Il tema degli investimenti riveste grande importanza per il settore, data la necessità di rinnovare e rendere
efficienti le infrastrutture esistenti e realizzare reti e impianti di qualità soprattutto per evitare perdite e
garantire un servizio adeguato

CONFRONTO CON ALTRE REALTÀ EUROPEE: in Italia si investe molto meno rispetto agli investimenti
effettuati negli altri paesi europei
3.3.1 LA FILIERA IDRICA

 APPROVVIGIONAMENTO

Il processo di approvvigionamento si scompone in tre sotto processi:

1. captazione
2. adduzione
3. potabilizzazione

CAPTAZIONE: comprende le attività messe in atto per prelevare la risorsa idrica dal sottosuolo, cioè dalla
falda freatica o dalla superficie

ADDUZIONE: riguarda il complesso di attività di trasporto della risorsa dalle fonti di approvvigionamento ai
luoghi di utilizzo, attraverso le grandi reti extraurbane che fungono da cerniera tra la captazione e la
distribuzione locale. Il sistema risulta composto dalle condotte primarie e dal serbatoio di compensazione
delle variazioni orarie di consumo, atti a garantire il servizio anche nel caso di incidenti, guasti o interruzioni

POTABILIZZAZIONE: è il processo attraverso il quale la risorsa, non direttamente utilizzabile per usi civili,
viene trattata per poter essere assunta senza pericoli per la salute umana

 DISTRIBUZIONE E VENDITA

Si riferisce alle attività di trasporto agli utenti finali e di vendita. Ciò attraverso la rete di distribuzione,
costituita dal complesso di manufatti, impianti e tubazioni che si sviluppano nei centri abitati per rifornire e
alimentare i singoli clienti

 FOGNATURA

Consiste nella raccolta di acque meteoriche e degli scarichi idrici e si caratterizza per una certa complessità
tecnologica sia in fase di progettazione, sia in fase di gestione e di manutenzione degli impianti. Il sistema
fognario è costituito da un sottoinsieme di opere di drenaggio e di convogliamento delle acque nere e delle
acque bianche dalle aree servite agli impianti di depurazione

 DEPURAZIONE E SMALTIMENTO

Le acque raccolte dalle reti fognarie sono trattate in impianti di depurazione per essere poi restituite ai
corsi d’acqua superficiali o al mare. La fase comprende

1. gli impianti di trasporto, costituiti dalle strutture per l’allontanamento delle acque e il loro
trasferimento agli impianti di depurazione
2. gli impianti di depurazione, per il trattamento dei reflui in modo da conferire alle acque
caratteristiche compatibili con standard qualitativi di tutela dell’ambiente

Tali impianti possono essere:

1. di tipo primario, basati su griglie e sedimentatori


2. di tipo secondario, con processi di ossidazione biologica
3. di tipo terziario, per l’abbattimento di fosfati e nitrati, garantendo una maggiore capacità di
abbattimento del carico inquinante

Ognuna delle fasi descritte presenta criticità e problematiche gestionali differenti. Le principali sono:

 Eccessiva dispersione dei punti di prelievo sul territorio


 Problemi di inquinamento delle falde
 Perdite di rete, date dalla differenza tra il volume immerso in rete e il volume erogato
 Obsolescenza delle reti acquedottistiche e fognarie e cattiva manutenzione
 Carenza dei sistemi di controllo e monitoraggio degli scarichi
 Non adeguamento del servizio di depurazione alle disposizioni comunitarie
 Non copertura, in alcune zone del paese, del servizio fognario e di depurazione

CARATTERISTICHE DEL SETTORE IDRICO IN ITALIA:

 Settore regolamentato
 Domanda anelastica, caratterizzate da punte di utilizzo stagionali relativamente prevedibili ed
alta intensità di capitali
 Rilevanti economie di scala e di densità: i costi fissi sono levati mentre quelli marginali sono
ridotti
 Presenza di economie di rete e di scopo
 Alta incidenza dei costi di trasporto ed energetici, principalmente in fase di
approvvigionamento
 Influenza delle caratteristiche del territorio sui costi di fornitura del servizio
 Obsolescenza delle reti
 Elevate perdite di rete
 Sistema strutturalmente molto frammentato
 Svariate forme di gestione
 Predominanza di gestioni pubbliche, numerose gestioni in economia
 Evidenti differenze tra nord e sud del paese
 Grado di internazionalizzazione relativamente basso
 Elevati consumi
 Pochi investimenti e cattiva manutenzione
 Scarsa qualità del servizio
3.2.2 LA STRUTTURA DELLA DOMANDA E LE DOTAZIONI INFRASTRUTTURALI

Il quadro generale del settore appare critico dal punto di vista della dotazione infrastrutturale, carente o
obsoleto anche per la contrazione degli investimenti nell’ultimo decennio. Insufficienze rilevanti si
registrano soprattutto nella fognatura e nella depurazione. In Italia, il 15% dei cittadini ha abitazioni ancora
non collegate alla rete fognaria. La popolazione allacciata agli impianti di depurazione è pari al 84,7% ma
varie città non dispongono ancora di adeguati sistemi di depurazione. Gli impianti, inoltre, sono per la
maggior parte di piccole dimensioni e tecnologicamente obsoleti

La percentuale di abitanti serviti dalla rete acquedottistica è molto elevata, circa il 96%

L’Italia è un paese complessivamente ricco di risorse idriche, sia superficiali che sotterranei, ma quelli
disponibili sono concentrate in alcune regioni e sono caratterizzate da forte stagionalità. La domanda
stimata è pari al 70% della disponibilità effettiva. Tale valore risulta essere uno dei più alti in Europa

Una grande quantità di acqua si disperde a causa della scarsa efficienza delle reti di distribuzione per usi
civili. Le perdite risultano pari al 37% dell’acqua immessa in rete e il problema è più accentuato nel sud che
presenta percentuali di perdite ben sopra la media nazionale (es. Campania 46%)

RIPARTIZIONE DELLE RISORSE IDRICHE: la ripartizione delle risorse idriche in base all’area geografica
evidenzia nelle regioni del nord ovest l’uso maggiore, pari al 31% del totale nazionale, seguito dal sud con il
22% e dal nord est con il 19%. Al nord-ovest si misurano i maggiori usi di acqua per il settore irriguo,
industriale e civile, mentre gli usi energetici sono più elevati al nord est. Al nord la domanda è maggiore
(pari al 50%) a causa di una prevalente attività agricola e zootecnica a carattere intensivo e di una
accentuata concentrazione industriale

DESTINAZIONE D'USO DI ACQUA: la destinazione d'uso della risorsa idrica a livello nazionale è:

 Circa il 50% dell’acqua per elevata è impiegata in agricoltura. Oltre che dispendiosa, l’agricoltura
risulta essere anche particolarmente dannosa, a causa di prodotti chimici che si spendono con
eccessiva disinvoltura nelle coltivazioni le piante non riescono ad assorbire lì tutti, così la pioggia di
lavando il terreno li trascina nelle falde acquifere e, successivamente, nei fiumi, inquinando anche
gravemente entrambi gli elementi
 Circa il 19% dell’acqua viene usata nelle forniture per uso potabile, per usi civili e domestici. Nelle
case, l’acqua si utilizza, oltre che per bere, cucinare e pulire, anche per altri usi come l'irrigazione
dei giardini. In questa categoria rientrano anche gli usi effettuati presso attività commerciali,
turistiche, uffici e servizi pubblici (scuole, ospedali)
 Il 17% dell’acqua prelevata viene utilizzata nell’industria, la quale presenta un continuo aumento
della domanda soprattutto nelle regioni del nord. In campo industriale, l’acqua viene utilizzata per
la lavorazione delle materie prime, la produzione di manufatti, la refrigerazione, per il lavaggio e
come solvente
 Il restante 14% viene utilizzato per fini energetici soprattutto al nord

DOMANDA DI ACQUA PER USI DOMESTICI: sulla base dei dati relativi ai capoluoghi di provincia dal 2000 al
2012, si evidenzia una riduzione del consumo pro capite, misurato in termini di metri cubi all’anno, del
17,8%. Nel periodo considerato, il saldo dei consumi è negativo in tutte le regioni italiane. Si conferma un
trend di cambiamento nelle abitudini di consumo che può essere ricondotto, da un lato, alla maggior
efficienza degli elettrodomestici che utilizzano la risorsa idrica e, dall’altro, alla maggiore sensibilità delle
famiglie nei confronti del valore economico della risorsa idrica

3.3.3 LA STRUTTURA DELL'OFFERTA

In termini di offerta, il settore idrico evidenze un elevata frammentazione degli operatori dovuta sia alla
gestione separata delle diverse fasi del ciclo dell’acqua, sia al diffusissimo dimensionamento su scala
comunale della rete idrica. È idea condivisa che tale eccessiva frammentazione abbia costituito uno dei
punti dolenti dal sistema idrico nazionale, ostacolando lo sviluppo strutturale e gestionale e favorendo
l’inefficienza

A 20 anni dall’approvazione della Legge Galli, ciò che emerge è che il servizio idrico in Italia fa capo ad un
vasto numero di soggetti, molto diversificati tra loro. Sono più di 300, con una grande variabilità di
dimensioni e natura giuridica

MODALITÀ DI GESTIONE IN ITALIA:

 In house 40%
 Società quotate 14%
 Società miste 12%
 Gestione in economia 11%
 Concessione a terzi 4%
 Altre modalità di gestione 19%

TIPOLOGIA PREDOMINANTE: in house

A nord si registra il più alto numero di affidamenti, pari a 15, e di affidamenti a società quotate, pari a 12.
Anche le aree centrali fanno ricorso per la maggior parte a società in house (12 affidamenti), mentre il
numero più elevato di affidamenti a privati caratterizza il sud
DIMENSIONI DEI GESTORI: le dimensioni medie dei gestori sono più contenute nel nord ovest e nel nord est
rispetto alle altre aree del paese, anche per effetto della scelta organizzativa di allestire un'autonoma unità
aziendale per ogni ATO di operatività

RICAVI DEI GESTORI: i ricavi dei gestori sono rappresentati per quasi la metà da corrispettivi del servizio di
acquedotto, per un quarto da gli introiti della depurazione e per la quota restante da fognatura e quota
fissa

A differenza dei comparti energetici, manca un campione nazionale. In questo settore, operano sia aziende
che gestiscono solo il servizio idrico o sue parti (mono servizio), sia società attive anche in altri settori
(multiutility). I gestori focalizzati sull’idrico sono i due terzi nelle regioni del nord ovest, del centro e del
mezzogiorno. Nel nord-est prevalgono le multiutility. Nelle regioni settentrionali, le multiutility operano
quasi sempre anche nella raccolta dei rifiuti urbani mentre nelle aree del paese operano perlopiù nel
settore energetico

Le STRATEGIE DIFFUSE tra le società operanti nel settore possono essere riassunte come segue:

 Miglioramento dell'efficienza gestionale


 Riduzione delle perdite
 Rilancio degli investimenti
 Accrescimento della quota di mercato attraverso alleanze, aggregazioni e la partecipazione alle
gare per la scelta del socio privato o partner industriale
 Consolidamento delle attività tradizionali
 Ricerca di più elevati standard qualitativi

I principali player

ACEA

È il maggior operatore italiano nel settore idrico. Svolge il servizio idrico integrato nell'ATO di Roma e
provincia, Frosinone, Toscana, Umbria e Campania. L'obiettivo della società è quello di ridurre i costi e
ottimizzare gli investimenti attraverso la fusione degli ATO toscani in cui attualmente opera ed espandere la
presenza negli ATO adiacenti in Umbria, Toscana e Lazio. L’azienda ha sviluppato un know-how
all’avanguardia nella progettazione, costruzione e gestione dei sistemi idrici integrati dalle sorgenti agli
acquedotti, dalla distribuzione alla rete fognaria e alla depurazione

AQP (acquedotto pugliese)

Opera in Puglia e in alcuni comuni di regioni limitrofe. Il suo acquedotto è il più grande d'Europa e tra i
primi al mondo

GRUPPO HERA

È il secondo operatore del settore per volume di acqua venduta. Opera in varie parti del territorio tra cui
Emilia Romagna, Toscana, Marche e nelle province di Trieste e Padova

IREN

Nato dalla fusione tra Iride ed Enia, gestisce servizi idrici attraverso numerose aziende locali presenti su
buona parte del territorio nazionale. Oggi, IREN ACQUA GAS è gestore del servizio idrico nel genovese e dei
servizi idrici nei comuni delle province di Parma e Reggio Emilia

MM

Opera su tutto il territorio del comune di Milano e parte di quelli di Corsico e Peschiera Borromeo
SMAT

Gestisce le fonti di approvvigionamento idrico, gli impianti di potabilizzazione e distribuzione di acqua


potabile, le reti di raccolta, depurazione e riuso dei reflui urbani. Essa intende crescere sul territorio
nazionale mediante la costruzione di un polo idrico nel nord-ovest è in grado di competere con le realtà
italiane ed estere di maggior rilievo

A2A

Gestisce il servizio idrico integrato nel comune di Brescia, Bergamo e in 35 comuni delle due province

ARIN

È una delle più grandi aziende idriche del mezzogiorno. Fornisce il servizio alle città di Napoli e alle province
di Avellino, Benevento, Napoli e Caserta

CAP HOLDING

Gestisce il servizio idrico integrato delle province di Milano e Monza e Brianza. Ha tra i propri soci anche
diversi comuni nelle province di Lodi e Pavia. Per dimensione, questo gruppo si pone tra i più importanti
monoutility nel panorama nazionale

Multinazionali che operano in italia

ONDEO ITALIA

Holding detentrice delle partecipazioni del gruppo Suez Environment nel ciclo idrico integrato in Italia. Le
società partecipate gestiscono il ciclo idrico integrato

ACCIONA AGUA

È impresa leader nel trattamento dell’acqua in generale e nella dissalazione per osmosi inversa in
particolare. La società si occupa del trattamento, della depurazione, del riutilizzo, della dissalazione e della
gestione delle acque. In Italia, è presente soprattutto in Sardegna

3.4 IL SETTORE DEI RIFIUTI

Il problema della gestione dei rifiuti si è affermato come uno dei temi più rilevanti del XX secolo,
certamente nel nostro paese

 Da un lato, la crescita dei consumi e la progressiva industrializzazione delle regioni in via di sviluppo
pongono l’esigenza di gestire sempre maggiori quantitativi di rifiuto
 Dall’altro lato, la crisi globale e la volatilità dei prezzi delle materie prime pongono l’accento sulla
limitatezza delle risorse e sulla necessità di ripensare al ruolo del rifiuto non più come termine di un
ciclo vitale ma come nuovo inizio

Le modalità di gestione e smaltimento sono eterogenee e ogni paese ha approcci differenziati. Si


evidenziano però importanti tendenze:

 i Paesi poveri mancano di una politica dei rifiuti e ricorrono in modo massiccio alle discariche
 i Paesi con spiccata sensibilità ecologica adottano politiche forti di valorizzazione e riciclaggio
 la scelta della termovalorizzazione corrisponde a forti densità urbane e a spazi limitati
 più il paese è vasto, maggiore è il ricorso alla discarica

ITALIA: il problema della gestione dei rifiuti è particolarmente sentito. Nel nostro paese, la prima forma di
smaltimento è la discarica anche se nelle regioni del nord si sono raggiunti alti livelli di raccolta
differenziata. La termovalorizzazione è ancora marginale soprattutto nel sud e non poche tra le maggiori
città sono sprovviste di inceneritori. La valorizzazione e il recupero sono ancora minoritarie rispetto alla
discarica

Le dimensioni del mercato dei rifiuti

Il settore dei rifiuti ha dimensioni di tutto rilievo nel vasto mondo dei servizi pubblici italiani. Considerando
sia la raccolta che la gestione dei rifiuti urbani, ma anche industriali, il settore, per valore della produzione,
è secondo solo a quello energetico e supera abbondantemente sia il settore idrico che il trasporto pubblico
locale. Dimensioni importanti emergono anche guardando al numero di imprese e al numero di occupati

FIGURA 3.25: il valore della produzione è tendenzialmente cresciuto tra il 2009 e il 2013. Sono in netto calo
gli investimenti su cui pesa la riduzione della produzione dei rifiuti. In controtendenza rispetto alla
produzione dei rifiuti, sono il numero di imprese che è in continua crescita e il numero di occupati che tra il
2009 e il 2013 è aumentato

3.4.1 LA FILIERA PRODUTTIVA

La filiera dei servizi ambientali comprende una serie di attività che per specifiche tecnologiche e modalità di
organizzazione risultano differenziate tra loro e fortemente disomogenee nei contesti locali. Nel complesso,
tali servizi in Italia sono ancora oggi caratterizzati da una scarsa industrializzazione e sono fortemente
sbilanciati su attività labour intensive. Negli ultimi anni, tuttavia, si è assistito ad una crescente dinamica
tecnologica in alcune fasi del ciclo, come la termovalorizzazione e il riciclo, che hanno consentito di svolgere
tale attività in condizioni di maggiore sicurezza ed efficienza e con minori impatti ambientali

ATTIVITÀ DEL COMPARTO:

 Trattamento dei rifiuti solidi urbani


 Trattamento dei rifiuti industriali e speciali
 Attività quali la pulizia delle strade o la gestione del verde pubblico

FASI DELLA FILIERA:

 RACCOLTA

Il processo di raccolta consiste nel prelievo, cernita e raggruppamento dei rifiuti per il loro trasporto ai
centri di smaltimento e di recupero. Ci sono due tipologie di raccolta:

1. Indifferenziata, tutti i rifiuti vengono raccolti attraverso lo stesso supporto


2. Differenziata, i rifiuti sono raccolti in base alle frazioni merceologiche. Si distinguono la frazione
organica umida dalla secca, la carta, la plastica, il vetro, l'alluminio, l'acciaio, legno...

Esistono poi altre importanti filiere, come quelle dei veicoli dismessi, degli elettrodomestici, delle batterie,
delle componenti elettroniche. Tali attività hanno come obiettivo il recupero dei beni e il riciclaggio dei
materiali

 TRATTAMENTO E SELEZIONE

Consiste nelle operazioni di trasformazione del rifiuto affinché possa essere destinato in modo sicuro allo
smaltimento in discarica o alla termovalorizzazione, ovvero essere oggetto di attività di riciclo e recupero

 RICICLO E RECUPERO

Il riciclo e il recupero prevedono la realizzazione di processi produttivi, spesso complessi, destinati a dar vita
alle cosiddette materie prime seconde. Il recupero energetico può avere luogo anche attraverso la
termovalorizzazione dei rifiuti altrimenti non riutilizzabili economicamente. Circa il rifiuto organico, un
significativo sviluppo ha avuto l'attività di compostaggio, tesa a trasformare gli scarti di cibo o gli sfalci di
parchi e giardini in compost (una sorta di terriccio che può avere valido utilizzo in agricoltura)

 SMALTIMENTO

Lo smaltimento avviene tipicamente nelle discariche controllate. Tuttavia, va sottolineato come la gestione
di una discarica sia un’attività assai delicata poiché:

1. da un lato, una volta esaurito lo spazio disponibile, essa ha una vita che dura non meno di un
ventennio
2. dall'altra, errori nella gestione possono provocare gravi conseguenze e inquinamento della falda
anche a distanze notevoli

3.4.2 LA STRUTTURA DELLA DOMANDA

FIGURA 3.27: nel 2013, LA PRODUZIONE DI RIFIUTI SOLIDI URBANI è stata pari a circa 29,6 milioni di
tonnellate, confermando il trend decrescente degli ultimi 6 anni. Tale andamento costituisce una novità con
molta probabilità legata a fattori congiunturali e alla crisi economica. Infatti, la produzione di rifiuti solidi
urbani è continuamente cresciuta fino al 2008, anno di inversione della tendenza. Per ritrovare i valori della
produzione di rifiuti analoghi a quelli del 2013 si deve tornare indietro di oltre un decennio al biennio 2001-
2002. In base ai dati assoluti, le regioni con la produzione più elevata sono quelle del nord Italia, con il 46%
del totale, seguono quelle del sud con il 2% del totale mentre le regioni centrali producono il 22% del totale

Una diminuzione si rileva anche a livello di produzione pro capite. Le regioni dove è maggiore la produzione
di rifiuti pro capite sono quelle del centro nord, come l’Emilia Romagna, la Toscana e la Valle d’Aosta,
mentre quelle con la produzione più bassa sono il Molise, la Basilicata, la Calabria e la Campania

NB: il dato pro capite è calcolato considerando solo la popolazione residente

La produzione di rifiuti solidi urbani è anche influenzata da una serie di fattori socio-economici che
misurano il livello di produzione/consumo del paese. In particolare, esiste una forte correlazione con
l’andamento del PIL, la numerosità del nucleo familiare, la struttura dei consumi, la suddivisione per fasce
di età, il tasso di occupazione femminile e le abitudini socio-culturali

3.4.3 LA STRUTTURA DELL'OFFERTA

GESTIONE DEI RSU nel 2013:

 Utilizzo come fonte di energia 2%


 Incenerimento 18%
 Copertura discariche 1%
 Trattamento biologico della frazione organica 15%
 Esportazioni 1%
 Trattamenti intermedi di selezione e biostabilizzazione 2%
 Recupero di materia 24%
 Discarica 37%
 Altro 0,5%

LA RACCOLTA DIFFERENZIATA

La prima attività di gestione dei rifiuti è la raccolta, e in particolare la raccolta differenziata

Il decreto Ronchi nel 1997 stabiliva gli obiettivi minimi di raccolta differenziata, obiettivi che sono poi stati
integrati dalla legge finanziaria n. 296 del 2007
2007 – 2013: la raccolta differenziata è aumentata a fronte di una riduzione dei rifiuti prodotti. Ciò
nonostante l'obiettivo fissato per il 2012 è ancora molto lontano rispetto al livello in cui si trova il sistema
del paese

DIFFERENZE TRA LE AREE GEOGRAFICHE:

 Nelle regioni del nord Italia, la raccolta differenziata ha raggiunto il 54,4% sfiorando l’obiettivo
fissato per il 2010. Le regioni più virtuose sono state il Trentino Alto Adige e il Veneto con una
percentuale del 64,6%. Anche in Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna
registrano percentuali superiori al 50%. È in forte ritardo la Liguria con appena il 31,5%
 Le regioni del centro nel complesso raggiungono il 36,3% di raccolta differenziata. Le regioni più
virtuose sono Marche e Umbria con rispettivamente il 55,5% e il 45,9%. Il dato peggiore è quello
del Lazio con il solo 26,1% di raccolta differenziata
 Le regioni del sud sono quelle che registrano i dati più contenuti di raccolta differenziata, nel
complesso il 28,9%. Positivo è il dato della Sardegna 51%, seguono Campania (44%) e Abruzzo.
Calabria e Sicilia hanno i dati più bassi di tutta la penisola con, rispettivamente, il 14,7% e il 13,4%

LA RACCOLTA DIFFERENZIATA DEGLI IMBALLAGGI: IL SISTEMA CONAI – CONSORZI

Il sistema CONAI, Consorzio Nazionale imballaggi, è un consorzio privato senza fini di lucro, promosso
dal decreto Ronchi con l'obiettivo di garantire il recupero e il riciclo dei materiali da imballaggio
attraverso una gestione di tipo imprenditoriale e industriale, in una logica di sussidiarietà rispetto al
mercato

È formato da molte imprese produttrici e utilizzatrici di imballaggi, tenute a versare periodicamente un


contributo ambientale che costituisce la principale risorsa economica per tutte le attività del
consorzio. Tale sistema si basa sulle attività di sei consorzi rappresentativi dei materiali utilizzati per la
produzione degli imballaggi:

 CNA -> Consorzio Nazionale Acciaio


 CiAl -> Consorzio Imballaggi Alluminio
 Consorzio Nazionale Rilegno
 Comieco -> Consorzio Nazionale per la raccolta e riciclo degli imballaggi a base cellulosica
 COREPLA -> Consorzio Nazionale per la raccolta, riciclaggio e il recupero dei rifiuti di imballaggi
in plastica
 Co.Re.Ve -> Consorzio Recupero Vetro

Ogni consorzio deve occuparsi della raccolta dei rifiuti di propria pertinenza derivanti dalla raccolta
differenziata e da imprese commerciali e industriali e del conseguente avvio a recupero e riciclo. I
PRINCIPALI OBIETTIVI PERSEGUITI dal sistema sono:

 crescita della raccolta differenziata


 miglioramento della qualità della raccolta differenziata
 sostegno del mercato del riciclo
 collaborazione con gli enti locali e i gestori della raccolta

Allo scopo di dare impulso alla raccolta differenziata, il CONAI ha sottoscritto nel 2004 con
l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) un accordo di programma quadro per la raccolta e il
recupero dei rifiuti da imballaggio. Tale accordo prevedeva che, da un lato, i comuni organizzassero la
raccolta differenziata e, dall'altro, che il CONAI riconoscesse ai Comuni che avesse avessero
sottoscritto l'apposita convenzione, un corrispettivo in funzione della quantità e della qualità dei rifiuti
raccolti. Tale accordo è stato rinnovato per il periodo 2014-2019
LA DISCARICA

I dati del rapporto rifiuti urbani 2014 dell’Ispra mostrano che l’ammontare di rifiuti inviati a discarica nel
2013 è minore del 6,8% rispetto al 2012. Ciò conferma la tendenziale riduzione degli ultimi anni, anche se,
in buona parte, tale diminuzione è dovuta ad una minore produzione di rifiuti

DIFFERENZA TRA LE AREE GEOGRAFICHE:

 Nel 2013, le regioni del nord Italia hanno smaltito in discarica il 20% dei rifiuti prodotti. La
Lombardia è la regione con il minore ricorso alle discariche con un 6% sul totale di rifiuti prodotti.
Importante eccezione è la Liguria dove il medesimo dato è addirittura del 64%
 Le regioni del centro e del Sud registrano percentuali del 44% e del 56%. Le regioni più virtuose
sono la Toscana, la Campania, l’Abruzzo e la Sardegna. Le peggiori sono il Molise e la Sicilia con
percentuali superiori al 90%

ALTRI DATI: da evidenziare i due ulteriori dati significativi. Nel Lazio, il ricorso in discarica è sceso di 20 punti
percentuali tra il 2012 e il 2013, ciò a causa della chiusura della discarica della città di Roma. Alcune
tonnellate di rifiuti vengono ora smaltite fuori dalla regione, ad esempio in Molise, dove la percentuale di
discarica rispetto ai rifiuti prodotti è del 113%

In conclusione, bisogna evidenziare il problema della diffusa presenza di discariche abusive, soprattutto nel
sud. Circa il 50% delle discariche sul territorio italiano sono etichettate come non controllate, cioè non
dotati di tutti i richiesti e necessari accorgimenti tecnici

LA TERMOVALORIZZAZIONE

La quantità di rifiuti trattati in impianti di termovalorizzazione è aumentata del 70% tra il 2003 e il 2013. Nel
2013, la percentuale di rifiuti solidi urbani inviati a incenerimento è stata pari a circa il 18,2%, ben inferiore
alla media registrata in ambito europeo del 24%

I dati del 2013 evidenziano che il maggior quantitativo di rifiuti urbani è incenerito nelle regioni del nord
(68,1% del totale nazionale). La Lombardia invia ad incenerimento il 39,3% del totale di rifiuti solidi urbani,
frazione secca e combustibile solido secondario, seguono l'Emilia Romagna, la Campania, il Lazio, il Veneto,
la Toscana, il Friuli Venezia Giulia e la Sardegna

Nel 2013, gli impianti operativi presenti nel nostro paese erano 48. Il maggior numero di impianti è al nord
(28 impianti, pari al 64% del totale) e, in particolare, in Lombardia e in Emilia Romagna. Nel centro e nel
sud, gli impianti di incenerimento operativi sono rispettivamente 12 e 8

Tutti gli impianti nel 2013 producono energia. La disomogeneità nella distribuzione degli impianti sul
territorio si riflette anche nella distribuzione della capacità di recupero energetico che passa dal 65% al
nord, al 21% al centro e al 14% al sud

Nel 2013, la generazione di energia elettrica continua a essere preponderante rispetto a quella termica

IL COMPOSTAGGIO

Nel 2013, il quantitativo di rifiuti inviati a impianti di compostaggio da matrici selezionate è aumentato del
5,4% rispetto al 2011. Del quantitativo di rifiuti inviati a impianti di compostaggio, il 50,3% è rappresentato
da frazione organica, il 30,9% da frazione verde, il 10,4% da fanghi e il restante 8,4% da rifiuti. La frazione
organica e il verde hanno seguito negli anni un trend in continua crescita al contrario dei fanghi e di altri
rifiuti provenienti dal comparto agro-industriale

In particolare, al nord, dove la raccolta differenziata ha raggiunto gli ottimi livelli, il compostaggio è una
tecnica di gestione dei rifiuti affermata e in crescita. Compostaggio e raccolta differenziata sono
strettamente correlati: quanto più la raccolta differenziata dell’umido è di alto livello, tanto più il composto
che ne deriva sarà di alta qualità

Il problema più rilevante del comparto è la dotazione impiantistica

 da un lato, la capacità di trattamento del compost cresce a un ritmo lento


 dall'altra vi è la scarsa efficienza nell'utilizzo degli impianti che hanno potenzialità mai del tutto
sfruttate

Sul territorio italiano sono presenti, nel 2013, 262 impianti di cui solo 240 operativi. Queste sono localizzati
per il 60,8% al nord, per il 17,5% al centro e per il 21,7% al sud

I principali player del settore

Nel settore dei rifiuti, le prime 10 società gestiscono oltre il 51% dei rifiuti trattati mediamente ogni anno in
Italia. L’azienda con il maggior quantitativo di rifiuti gestiti è HERA (19,2% dei rifiuti italiani), seguita da A2A
e da AMA ROMA. Il tessuto industriale presenta molteplici aziende che, salvo rare eccezioni (es.
BIANCAMANO), costituiscono la naturale evoluzione di precedenti monopoli locali pubblici. Come
conseguenza dell'avvio del processo di liberalizzazione anche per questo settore, alcuni operatori hanno
ampliato significativamente i propri confini territoriali, a crescendo le quote di mercato. In termini di assetti
proprietari, la presenza di società sostanzialmente private è ancora decisamente limitata

HERA

Tale gruppo svolgere l'intero ciclo della gestione dei rifiuti: raccolta, spazzamento e lavaggio strade e
trattamento dei rifiuti. La raccolta dei rifiuti solidi urbani, indifferenziata e differenziata, è svolta nelle
province di Bologna, Modena, Ferrara, Ravenna, Forlì, Cesena, Rimini, Pesaro Urbino, Firenze e, dopo la
fusione con Acegas-Aps, anche nelle province di Padova e Trieste. HERAMBIENTE gestisce direttamente o
tramite società controllate tutte le attività di trattamento dei rifiuti solidi e liquidi, urbani, speciali,
pericolosi, attraverso impianti di separazione meccanica, selezione, termovalorizzazione, compostaggio e
biostabilizzazione, trattamento e recupero di rifiuti speciali e liquidi fangosi

A2A

Opera nel settore dei rifiuti attraverso Amsa (Milano), Ecodeco (in Italia opera in Lombardia e Piemonte,
all'estero in Inghilterra e Spagna), Aprica (Brescia, Bergamo e Mantova) e Partenope Ambiente (società
costituita per realizzare e gestire il termovalorizzatore di Acerra in provincia di Napoli). I servizi di raccolta e
spazzamento sono effettuati nelle aree di Milano, Brescia, Bergamo e Mantova

AMA ROMA

È uno dei gruppi più grandi in Italia per abitanti serviti. Gestisce i servizi di igiene urbana su tutto il territorio
del comune di Roma, curando la pulizia delle strade e tutti i servizi necessari alla gestione dell'intero ciclo
dei rifiuti: raccolta, trattamento, smaltimento, riciclo, recupero di energia. Gestisce anche i servizi di igiene
urbana presso 40 comuni della provincia di Roma, Rieti e Latina

BIANCAMANO

È una holding di partecipazioni nel campo dell’igiene ambientale. In Italia è presente in 16 regioni ed è il
maggiore operatore privato italiano. Attraverso le società operative è in grado di seguire l’intero ciclo dei
rifiuti e di fornire un servizio integrato

IREN

Nell’area di business ambiente, questo gruppo gestisce l’intero ciclo dei rifiuti raccolta, raccolta
differenziata, trattamento e smaltimento dei rifiuti. Il gruppo effettua attività di trattamento e smaltimento
dei rifiuti speciali e pericolosi. Le attività di igiene ambientale si completano con i servizi di lavaggio e pulizia
delle strade, di bonifica di aree degradate, di gestione dello sgombero neve e di cura del verde pubblico

AMIU GENOVA

Lo sviluppo nel core business aziendale ha portato Amiu a coprire l’intero ciclo della gestione dei rifiuti
erogando i propri servizi alla popolazione residente nella regione Liguria. La gestione dei servizi concernenti
il ciclo di raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani rappresenta la principale area di attività. Svolge anche
attività di spazzamento, raccolta e smaltimento di rifiuti ingombranti, speciali e pericolosi

AMIAT TORINO

Gestisce il servizio integrato di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti urbani della città. I principali
servizi svolti sono la raccolta dei rifiuti solidi urbani e dei rifiuti differenziati. La quota di raccolta
differenziata, grazie ad un sistema a porta a porta, ha prodotto risultati anche superiori al 60%. Inoltre, ha
realizzato un sistema per il trattamento, smaltimento e recupero dei rifiuti

3.5 IL SETTORE DEL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE

TPL: insieme delle modalità di trasporto pubblico di persone (autobus, filobus, metropolitana, tram, treno)
operanti in modo continuativo o periodico con itinerari, orari, frequenze, tariffe prestabilite, consentendo
l’esercizio del diritto alla mobilità dei cittadini su scala locale (urbana, provinciale, regionale), generalmente
su distanze inferiori ai 100 km

Si distingue:

 IL TRASPORTO EXTRAURBANO relativo al collegamento tra centri diversi


 IL TRASPORTO URBANO finalizzato al soddisfacimento della mobilità nei centri abitati o tra aree
suburbane e zone centrali
 IL TRASPORTO REGIONALE

Il tema del TPL si colloca nella dinamica di contrazione generale degli spostamenti che si accompagna ad
una ridefinizione dei modelli di mobilità, orientata a soluzioni più sostenibili in termini economici e
ambientali

Tra il 2007 e il 2012 gli spostamenti totali in un giorno medio feriale sono scesi del 21%

3.5.1 LA FILIERA PRODUTTIVA, LE DIMENSIONI DEL MERCATO E LE CARATTERISTICHE STRUTTURALI

ELEMENTI che caratterizzano un buon sistema TPL sono:

 La diffusione e la capillarità sul territorio


 La frequenza dei servizi
 La concorrenzialità rispetto al trasporto privato
 La convenienza economica
 La sicurezza
 La buona velocità commerciale

PUNTI DI DEBOLEZZA DEL TPL:

 La non totale autonomia nel pianificare lo spostamento


 L’assenza o la carenza dei servizi in aree a domanda debole
 La bassa velocità commerciale
LE CARATTERISTICHE DEL TPL

 Servizio fortemente regolamentato e sussidiato


 Si caratterizza come un meritgood, il cui grado di uso spontaneo da parte degli individui rispetto
ad altri mezzi di trasporto risulta non ottimale
 Produce esternalità solo locali
 L’output dei servizi si misura in passeggeri – km (passeggeri per percorso medio in km)
 La disponibilità del servizio da parte dei gestori è misurata in posti – km (numero di vetture – km
per una data capienza media dei mezzi adoperati)
 I costi sono legati più ai km complessivamente percorsi (posti – km) che al numero dei
viaggiatori trasportati (passeggeri – km)
 Forte incidenza delle spese per il personale
 Forte dipendenza di costi e ricavi da fattori di contesto e di policy locale
 La qualità del servizio è tra le determinanti della domanda di TPL
 La rete, in particolare quella su ferro, risulta un monopolio naturale il cui utilizzo comporta una
struttura dei costi tale da suggerire la presenza sul mercato di un solo operatore
 Mancanza di un approccio integrato ai problemi dell’inquinamento e della mobilità, riflessa nel
mancato raggiungimento degli obiettivi di qualità dell’aria posti dall’UE

FILIERA DEI SERVIZI DI TPL è composta da:

 Progettazione della rete di trasporto e del relativo servizio sulla base dei vincoli imposti dalle scelte
di pianificazione
 Gestione dei servizi di trasporto pubblico collettivo su gomma o su ferro
 Gestione dei servizi strumentali alla mobilità delle persone e complementari ai servizi di trasporto
pubblico di tipo collettivo quali la gestione della sosta nelle vie cittadine o nei parcheggi dedicati, la
gestione di servizi di car sharing
 Gestione dei servizi di marketing, informazione e vendita dei servizi di trasporto che prevede
l’analisi della domanda, la sua interpretazione, la messa a punto di strategie di marketing…

A differenza degli altri settori, si tratta di fasi non sempre contraddistinte da nessi di sequenzialità tecnica
ed economica

Le dimensioni e le caratteristiche strutturali del TPL

Il TPL si conferma come strategico per il nostro paese, non soltanto dal punto di vista del valore della
produzione, ma anche per le ricadute occupazionali: il TPL è strutturalmente labour intensive con un costo
del personale in media di oltre il 50% dei costi della produzione

La crisi economica, accompagnata da una drastica riduzione delle risorse pubbliche finalizzate agli
investimenti, non ha mancato di riflettersi sulla politica delle aziende del TPL

 La dinamica delle risorse investite dalle imprese ferroviarie regionali per l’acquisto del materiale
rotabile mostra un picco nel 2009, anno dal quale inizia un trend di profonda contrazione degli
investimenti che toccano il minimo nel 2011
 Anche gli investimenti effettuati da Trenitalia per i servizi di trasporto regionale passeggeri
evidenziano una forte contrazione tra il 2009 e il 2010, salvo poi intraprendere un percorso di
crescita il 2010 e il 2011, anno in cui si attesta un livello pari a quello del 2009
 Dinamiche del tutto analoghe si riscontrano anche in merito alle risorse investite delle aziende
nell'acquisto di nuovi autobus
3.5.2 LA STRUTTURA DELLA DOMANDA

Analizzando la domanda di mobilità per mezzo di trasporto utilizzato, appare evidente come la componente
principale sia ancora oggi rappresentata dal mezzo privato, in particolare dell'automobile, sia in ambito
urbano (80%) sia extraurbano (85%). Tuttavia, l’automobile tra il 2007 e il 2012 ha visto significativamente
ridursi il suo ruolo, con un numero di spostamenti che è diminuito del 19,2% nelle città e del 16,9% in
ambito extraurbano

Se fuori dalla città questa riduzione ha interessato tutti gli spostamenti, indipendentemente dal mezzo di
trasporto utilizzato, in ambito urbano si deve registrare, in netta controtendenza, una crescita significativa
degli spostamenti con mezzi pubblici. Dal lato dell’intensità di utilizzo del TPL, in media il 22% degli italiani
utilizza il mezzo pubblico rispetto al 32% della media UE27

Venezia è la città con la più alta domanda di TPL, seguita da Milano, Roma e Trieste

MISURAZIONE DELLA DOMANDA:

 Per misurare la domanda di TPL si fa riferimento all’uso del servizio e della rete in un arco di tempo
considerato, di norma, nel numero di passeggeri trasportati in un anno. Quest’ultima grandezza è
frutto di stime che variano da società a società, sia in termini metodologici che di parametri
utilizzati. Le aziende di trasporto locale non sono in grado di conteggiare tutti i passeggeri che
usufruiscono del servizio, ma rilevano dati significativi su cui operano le stime. Il numero dei titoli di
viaggio venduti, che indica quanti passeggeri acquistano direttamente il biglietto, è il parametro più
ovvio, ma la maggioranza degli utenti utilizza forme di abbonamento e ciò pone il problema di
stimare il loro effettivo uso del servizio (viaggi teorici dell'abbonato)
 Una misura alternativa è quella dei passeggeri – km, ove si introduce l'ulteriore stima del percorso
medio effettuato da ciascun viaggiatore. È questo il dato più propriamente raffrontabile all'offerta
espressa in termini di posti – km offerti per il calcolo di indicatori del rapporto tra domanda e
offerta

Le tipologie di servizio considerate per l'analisi della domanda sono per quella dell'offerta sono: le tramvie
urbane ed extraurbane, le metropolitane, le autolinee e le ferrovie

RETE TRAMVIARIA (urbana e extraurbana)

Al dicembre 2012, l’estensione della rete tranviaria è aumentata e, continua a mostrare questa tendenza.
Nel 2012, il numero dei passeggeri e dei passeggeri – km sono risultati in lieve diminuzione rispetto all'anno
precedente

METROPOLITANE

Le metropolitane rappresentano il mezzo di trasporto rapido di massima capacità e frequenza nell’ambito


degli agglomerati urbani, costituite da veicoli automotori circolanti su rotaia e completamente svincolate
da qualsiasi altro tipo di traffico. Tale modalità è presente a Milano, Roma, Napoli, Genova, Catania, Brescia
e Torino. Sono previste nuove tratte a Catania, Genova, Milano, Monza, Napoli, Perugia, Roma, Salerno e
Torino. Circa la domanda soddisfatta, dopo una tendenza all’aumento nel primo decennio degli anni 2000,
il numero di passeggeri trasportati in metropolitana ha mostrato un’inversione di tendenza e, in particolare,
tra il 2011 e il 2012 è diminuito del 6%. Negativo anche l’andamento dei passeggeri – km. Per il 2013 si è
stimato un leggero aumento dei passeggeri a fronte di un aumento del 1% di passeggeri – km rispetto al
2012
AUTOLINEE (urbane e extraurbane)

La domanda di trasporto riguardante le autolinee rileva nel 2012 una diminuzione dei passeggeri sia per il
servizio urbano sia per quello extraurbano rispetto all'anno precedente. Simili le variazioni per i passeggeri
– km che complessivamente fanno rilevare un decremento del 4,3%. Nel 2013, invece, si stima un aumento
del 7% per il servizio urbano e un aumento del 4% per quello extraurbano. Per quanto riguarda i passeggeri
km, sia un aumento complessivo nel 2013 del 4%

TRASPORTO FERROVIARIO

Riguardo al trasporto ferroviario regionale, nel 2012, i viaggiatori trasportati risultano in calo rispetto
all’anno precedente. Nel 2013, continua il calo della domanda

3.5.3 LA STRUTTURA DELL'OFFERTA

L'offerta di TPL viene di norma analizzata attraverso la misura della dotazione di impianti fissi e attrezzature
mobili

 Gli impianti fissi sono le infrastrutture di reti di cui il trasporto pubblico dispone, vale a dire linee
metropolitane, tramvie, filovie, reti ferroviarie regionali e suburbane
 Le attrezzature mobili consistono nel parco veicoli a disposizione del TPL

MISURAZIONE:

 La dotazione infrastrutturale, per sua natura influenzato dalle caratteristiche orografiche e


morfologiche del territorio, nonché dalla distribuzione dei centri abitati, viene generalmente
misurata in termini di densità della rete in rapporto alla superficie comunale
 La dotazione di attrezzature mobili si misura come densità del numero di veicoli e relativa capacità
in termini di posti offerti

RETE TPL ITALIANA: è composta dalle linee ferroviarie regionali, dalle linee metropolitane e tramviarie,
dalla rete del trasporto su gomma, urbano ed extraurbano. Non esiste una quantificazione ufficiale del
totale della rete

RETE URBANA: la densità di rete urbana appare territorialmente molto differenziata. In generale, il centro -
nord è più dotato di reti di trasporto pubblico urbano rispetto al sud. Nell’Italia settentrionale, il capoluogo
con la rete più capillare è Torino, seguito da Aosta, Trieste e Milano. Nel centro, la città con la maggiore
densità di rete e Firenze. Nel mezzogiorno, Cosenza, dove il servizio si svolge esclusivamente su gomma,
che garantisce un indice di densità elevato

RETE EXTRAURBANA: essa è composta dalla rete di RFI (rete ferroviaria italiana) usata per il trasporto
regionale, dalle ferrovie regionali, ex ferrovie in concessione, e dalle ferrovie in regime di licenza. La rete
extraurbana si distribuisce in Italia come segue:

 Nelle regioni settentrionali 41%


 Nel mezzogiorno 39%
 Al centro 20%

Il TPL italiano presenta un’elevata frammentazione dell’offerta e una forte presenza pubblica. L’offerta si
misura essenzialmente in due modi:

 Vetture – km, che corrispondono al numero complessivo di chilometri percorsi in un anno da tutte
le vetture in dotazione
 Posti – km offerti, indicatore più efficace, che si misura moltiplicando le vetture – km per la
capacità media delle stesse
Milano presenta la maggior densità di tramvie e di reti della metropolitana, mentre Cagliari è la città con la
più elevata lunghezza di filovie rapportata all’estensione del territorio comunale. Relativamente a queste
tipologie di trasporto, la rete della metropolitana si incrementa del 14,8% a Roma, la rete filoviaria di
Bologna è quasi raddoppiata grazie all'implementazione di una nuova linea, mentre Torino ha potenziato la
tramvia comunale

In quasi tutte le città sono presenti reti di autobus, mentre le modalità di trasporto urbano sono disponibili
solo in alcuni comuni. Milano, Roma e Napoli, in particolare, hanno tutte le tipologie di trasporto urbano
considerate. Napoli possiede anche linee di funicolare

Il servizio di trasporto a mezzo tram è da tempo presente a Torino, Milano, Roma, Napoli, Messina, Sassari
e, più recentemente, a Cagliari, Bergamo e Firenze. A Genova e a Trieste vi sono impianti assimilati a quelli
di tipo tranviario. Altri impianti sono previsti a Palermo, Sassari e Verona

La carenza storica di metropolitane e di reti integrate di trasporto nei bacini di traffico delle aree a
maggiore pendolarismo, distingue l’Italia dagli altri maggiori Paesi europei, con una prevalenza del servizio
su gomma rispetto a quello su ferro in termini di passeggeri – km e un’incidenza minore del servizio urbano
rispetto a quello totale su gomma in termini di vetture – km

SERVIZIO TRAMVIARIO: per il servizio tranviario urbano ed extraurbano si evidenzia, per l’anno 2012, un
decremento rispetto al 2011 sia delle vetture – km (- 4,3%) che dei posti – km (- 2,9%). Nel 2013, si registra
un aumento delle vetture - km e dei posti - km rispettivamente del 1% e del 2,5%

METROPOLITANE: per le metropolitane, invece, si osserva come sia le vetture - km che i posti - km risultino,
nell’ultimo decennio, tendenzialmente in aumento, con variazione complessiva del 40% circa rispetto al
2000. In particolare, nel 2011 e nel 2012 si rilevano incrementi tendenziali rispettivamente del 7,3% e del
6,7%. Anche nel 2013 si registra un leggero aumento sia delle vetture - km che dei posti - km

AUTOLINEE:

 Nel segmento delle autolinee, nel 2012, risultano attivi 985 operatori. Di questi, il 25,1% svolgono
esclusivamente servizio di trasporto passeggeri urbano e 52,9% esclusivamente servizio di trasporto
passeggeri extraurbano. Il 22% sono le aziende di tipo misto, che svolgono entrambe le modalità di
servizio. La distribuzione territoriale delle aziende mostra sensibili differenziazioni il 29,4% delle
aziende opera al nord Italia, il 16,3% al centro e il restante 54,2% al sud e nelle isole
 Per la misurazione dell’offerta delle autolinee urbane ed extraurbane si considerano gli autobus –
km e il numero complessivo dei posti – km. Nel 2012, l'ammontare degli autobus - km fa registrare
una diminuzione del 5%. In riduzione del 2,8% risulta anche il numero totale di posti - km. Anche
per il 2013 si stima una diminuzione del 1% circa sia degli autobus - km che dei posti - km. Nel 2012,
riguardo al numero assoluto di addetti, si può notare che la maggior parte si trovano nel
settentrione (39,2% del totale), mentre considerando il rapporto addetti ogni 1000 abitanti, questo
risulta più elevato nel centro Italia, segnando il valore di 1,68 rispetto al livello medio nazionale di
1,42. Anche il rapporto che mette in luce il numero di autobus ogni 10.000 abitanti registra il suo
valore massimo nel centro Italia 8, 49, a fronte del minimo assoluto di 7,32 riferito all’Italia
meridionale e insulare e della 7,59 calcolato a livello medio nazionale

SERVIZIO FERROVIARIO REGIONALE: nel 2012, gli utenti trasportati e le prestazioni di trasporto acquistate
dalle regioni sono entrambe in diminuzione rispetto all’anno precedente. Nel 2011, sono stati firmati i
contratti di servizio delle regioni Calabria e Piemonte, mentre gli altri erano già stati sottoscritti nel biennio
precedente. Per le regioni a statuto speciale, l’attività di negoziazione del relativo contratto con lo Stato è
ancora in essere. La formalizzazione dei contratti di servizio con iniziale durata di 6 anni, rinnovabili per
ulteriori 6, ha permesso una pianificazione delle risorse di medio-lungo periodo che consente di avviare un
piano di rinnovo del materiale rotabile funzionale al miglioramento del servizio di trasporto locale

La gestione del TPL nelle principali città italiane

Le aziende del TPL comprendono sia gli operatori del TPL in senso stretto (metropolitane, tramvie, filobus,
autolinee), sia le imprese ferroviarie regionali. Più del 90% di queste aziende eroga servizio di trasporto
collettivo su gomma (il 22% solo servizio urbano, il 54% solo extraurbano il 19% misto), mentre 28 aziende
offrono servizi di trasporto ferroviario regionale, 8 servizio su metropolitana, 14 servizio tranviario e 27
altre tipologie di trasporto urbano. Sebbene il settore sia rappresentato da aziende tanto pubbliche quanto
private, il comparto del TPL eroga il servizio urbano quasi totalmente grazie ad aziende pubbliche che
gestiscono anche circa il 75% del trasporto extraurbano. La quasi totalità delle aziende è organizzata in
società di capitali, l’80% di queste è una società per azioni. La forma di struttura è più diffusa tra le aziende
del TPL sembra ancora quella della Spa pubblica

La caratteristica distintiva del TPL è la piccola dimensione. Siamo in presenza di un settore molto
frammentato:

 Circa tre quarti delle aziende del settore non arriva a 50 milioni di euro di fatturato annuo
 Quasi la metà delle aziende a un numero di dipendenti compreso tra 1 e 5
 I primi 5 operatori del settore registrano una produzione chilometrica aggregata pari al 30%
nazionale

La frammentazione è uno dei principali elementi di debolezza dal settore poiché genera inefficienza e
gestionali e rende le società poco attraenti per gli investitori nazionali e stranieri, tendenzialmente più
orientati verso le aziende più grandi e strutturate. Un tratto distintivo del sistema imprenditoriale del TPL è
proprio la bassa presenza di operatori stranieri: a oggi sul mercato italiano sono presenti solo tre grandi
aziende europee (le francesi Transdev e RATP e l'inglese Arriva)

Solo in Bologna, Genova e Roma è avvenuta la separazione tra esercizio dell’attività e patrimonio, secondo
quanto prescritto dalla legge 448 del 2001 all’articolo 35, mediante la costituzione di società a controllo
comunale cui sono state conferite le infrastrutture. Altrove, la proprietà di queste ultime permane perlopiù
in capo agli enti locali che le assegnano in concessione d’uso agli esercenti. Le gare si sono svolte solo a
Firenze, Brescia, per alcuni lotti della provincia di Milano e per un lotto periferico della città di Roma. A
Roma, la porzione principale del servizio di TPL è stata affidata in modo diretto (in house), mentre negli altri
casi si sono avuti affidamenti in regime transitorio ai sensi della legge 422 del 1997. A Genova,
l’affidamento è avvenuto contestualmente alla cessione, mediante gara, di una quota (41%) del capitale
della AMT a un nuovo socio Transdev. Molte gare sono andate deserte e quelle concluse hanno di norma
portato alla conferma dell’operatore già esercente il servizio

ROMA

A Roma, il servizio di TPL si articola su 4 società:

 ATAC (agenzia per i trasporti autoferrotranvieri del comune di Roma)


 trambus
 Met.Ro
 Tevere TPL Scarl

(costituenti il cosiddetto SISTEMA ROMANO)

ATAC non è una società operativa ma, su delega del comune di Roma, agisce in qualità di agenzia per la
mobilità. A essa fanno capo la quasi totalità dei mezzi, delle reti e infrastrutture conferiti dal comune, la
gestione di vendita e incasso dei titoli di viaggio e l’organizzazione dell’informazione e della comunicazione
ai cittadini

NAPOLI

Il TPL è articolato su più società, ma senza la presenza di un'agenzia. In città operano tre aziende costituenti
il cosiddetto SISTEMA NAPOLETANO:

 ANM (azienda napoletana mobilità)


 CPT (compagnia trasporti pubblici e metronapoli)
 Circumvesuviana, chi serve un territorio più vasto, collegando Napoli agli altri comuni campani
attraverso una rete ferrata

ANM gestisce i servizi di mobilità pubblica nella città di Napoli e in 19 comuni limitrofi. L'erogazione del
servizio in città è regolata da un contratto di servizio ponte, ossia valido fino all'istituzione delle gare, con il
comune di Napoli, mentre nei comuni contigui l'attività è disciplinata da un contratto di servizio, anch'esso
ponte, con la regione Campania, che dal 2002 ha trasferito i poteri alla provincia di Napoli

CPT gestisci servizi di trasporto pubblico urbano ed extraurbano nelle province di Napoli e Caserta

MILANO

Opera un unico soggetto, ATM, che provvede alla fornitura dei servizi di trasporto urbano e interurbano nel
capoluogo e in 73 comuni della provincia. La rete comprende alcuni servizi di minore dimensione, quali la
metropolitana leggera di superficie a guida automatica che collega Cascina Gobba all’ospedale San Raffaele
e la funicolare Como - Brunate. La rete di superficie principalmente coperta con bus, cui si affiancano i tram
e i filobus. La rete metropolitana è la più estesa d’Italia e si articola su tre linee

Riguardo al trasporto regionale su ferrovia c’è Trenord per il servizio all’intera regione Lombardia, la più
mobile del paese, al primo posto per numero di spostamenti quotidiani e per produzione ferroviaria. Dopo
una lunga sperimentazione, avviata nell’agosto 2009 e che ha permesso di verificare sul campo la possibilità
di razionalizzare e ottimizzare il servizio ferroviario in Lombardia, Trenord è nata il 3 maggio 2011 dalla
fusione di due aziende leader nel trasporto ferroviario (Trenitalia e LeNord)

L’obiettivo di Trenord è quello di offrire una risposta sempre più adeguata alla crescente domanda di
mobilità pubblica dei cittadini lombardi

Ci sono 48 linee regionali e alcune interregionali con il Piemonte e altre fino al confine con la Svizzera.
L’attività si integra poi con linee suburbane formando una rete capillare di trasporto che collega con la
grande area metropolitana milanese

TORINO

Il gruppo torinese trasporti (GTT) è nato nel gennaio 2003 dalla fusione tra ATM e SATTI. Esso è articolato in
tre divisioni:

 una prima è operativa sulla rete urbana e suburbana di Torino attraverso una linea metropolitana
 una seconda divisione eroga il servizio extraurbano che copre le province di Torino, Alessandria,
Asti e Cuneo
 l’ultima divisione eroga il trasporto ferroviario
BOLOGNA

L'ATC, attraverso un processo di riorganizzazione che ha condotto a un sistema simile a quello romano, ha
dato origine alla società reti e mobilità (SRM) con funzioni di agenzia locale della mobilità alla quale sono
state conferite tutte le reti e gli impianti, mantenendo la proprietà del materiale rotabile in capo ad ATC.
L’ATC offre il servizio urbano a Bologna, Imola, Castel San Pietro Terme e Porretta Terme, oltre al servizio
extraurbano in tutta la provincia di Bologna

GENOVA

L’AMT, che vede tra i propri soci da francese Transdev, ha un'offerta concentrata per lo più nei trasporti su
gomma dove gestisce circa 330 linee di autobus, cui si aggiungono una linea metropolitana, due funicolari,
una ferrovia a cremagliera. Dal 2007, è attivo un servizio sperimentale via mare denominato navebus, che
collega il quartiere Pegli al centro città