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Sistemi di Produzione e Distribuzione dellEnergia Elettrica

Seminario Didattico

Ing. Fabio Zanellini


Dipartimento di Ingegneria Elettrica Universit degli Studi di Pavia

Mantova, 30-31 Marzo 2007

Programma indicativo del corso:


o Domanda di energia elettrica e modalit di copertura del fabbisogno. Sviluppo dei sistemi elettrici in Italia e nel mondo. Il passaggio da strutture monopolistiche e verticalmente integrate alla competizione nel mercato della domanda e dellofferta, la direttiva CE 96/92; struttura del mercato italiano, dati sulla situazione elettrica europea. sistema elettrico di produzione, trasmissione, subtrasmissione, distribuzione primaria e secondaria: Sistemi in CC, sistemi in CA monofase e trifase. Struttura delle reti elettriche: impianti di generazione, trasformatori, linee di trasmissione, carichi. generazione: Fonti primarie per la generazione, fabbisogni di energia elettrica, bilanci energetici, diagrammi di carico e loro copertura con i mezzi di produzione. Centrali idroelettriche ad acqua fluente, a bacino, a serbatoio e di pompaggio. Centrali termoelettriche a vapore di condensazione, a gas e con cicli combinati. Centrali eoliche e solari, centrali che utilizzano altre fonti rinnovabili, Certificati Verdi, Titoli di Efficienza Energetica, N. ore di utilizzazione della potenza e perdite. Costi di produzione. Dispacciamento: la programmazione delle generazione delle potenze attive dei gruppi generatori. La competizione nel mercato dellenergia elettrica: curve di domanda e di offerta. Il ruolo dei diversi operatori del mercato. La sicurezza dellesercizio: il ruolo del sistema elettrico di trasmissione. trasmissione: Linee elettriche aeree e in cavo: caratteristiche costruttive e di esercizio, parametri caratteristici. Coordinamento tra programmazione della produzione e sistema di trasmissione: calcolo dei flussi di potenza (Power Flow) e procedure di ottimazione (Optimal Power Flow). Cenni alla regolazione di frequenza e tensione. distribuzione: Reti a M.T. e B.T.. Reti radiali ed a maglie. Cabine di sezionamento, smistamento, trasformazione e regolazione, cenni alle regole di connessione.

Testi Consigliati F. Iliceto, Impianti elettrici, vol. I, ed. Ptron, Bologna. N. Faletti, P. Chizzolini, Trasmissione e distribuzione dell'energia elettrica, vol. I, II, ed. Ptron, Bologna. Olle Elgerd, Electric, Energy Systems Theory - An Introduction, McGraw-Hill Informazioni dai siti internet del gestore della rete di trasmissione nazionale (TERNA) e dellAutorit dellEnergia Elettrica e del Gas. Mantova, 30-31 Marzo 2007 2

Energia e unit di misura


IN PURO SENSO FISICO LENERGIA APPARE NELLE FORME DI ENERGIA MECCANICA (POTENZIALE E CINETICA), TERMICA (EN. INTERNA, ENTALPIA), CHIMICA (DEI LEGAMI), ELETTRICA E RADIAZIONE ELETTROMAGNETICA LUNIT DI MISURA DELLENERGIA E IL J (cal/Wh/tep) E SUOI MULTIPLI k, M,G, T, P, E LUNIT DI MISURA DELLA POTENZA IL W E SUOI MULTIPLI k, M,G, T, P, E
per la potenza : kW = 1.000 Watt per lenergia :1000 W. 1h = 1.000 Wattora=1 kWh

MW,MWh = migliaia di GW,GWh = milioni di TW,TWh = miliardi di


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kW,kWh

Energia e unit di misura


Il S.I. un insieme di definizioni e regole che forniscono un approccio organico e completo per ottenere le unit per ogni quantit. Si basa su 7 unit fondamentali e due addizionali, tutte le altre unit possono essere derivate da queste in funzione della seguente espressione

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Energia e unit di misura


Alcune unit di misura derivate sono: Tempo/spazio Meccanica Velocit (m/s), velocit angolare (rad/s), frequenza (1/s) Densit (kg/m3), forza (N), coppia energia lavoro calore (J), potenza (W), pressione (Pa)

Elettricit/magnetismo Potenziale elettrico (V), forza magnetomotrice (A), resistenza () Luce Volume Energia Potenza Calore specifico Energia specifica Flusso luminoso (lumen), illuminamento (lux) (m3), (l) (J), Calorie (cal), (Wh) (W), Cavallo (Hp), calorie ora (cal/h) (J/kg*K) (J/kg), (J/m3)
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Alcune relazioni importanti


Alcune relazioni di fisica, termofisica, fisica tecnica da non dimenticare:
Q = m.cp**.dT E = Pm.t Massa=densit*volume K = 273,15 + C

PCI olio combustibile=41860 kJ/kg, PCI** gas naturale 34325 kJ/Sm3, gasolio =42700 kJ/kg, carbone =29300 kJ/kg
Per potere calorifico si intende quantit di calore prodotta dalla combustione completa di una quantit unitaria (di massa o di volume) di gas a determinate condizioni, quando la pressione di reazione mantenuta costante ed i prodotti della sua combustione vengono riportati alla temperatura iniziale dei reagenti: si parla di Potere Calorifico Superiore (PCS) se si considera tutta lenergia prodotta dal combustibile (di Potere Calorifico Inferiore se, invece, si sottrae dallenergia totale prodotta lenergia impiegata per levaporazione dellacqua formatasi durante la combustione). Calore specifico: quantit di calore necessaria per aumentare di 1 K la temperatura di un'unit di massa (generalmente un grammo o un chilogrammo) del materiale.
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Rendimenti
CENTR.IDROELETTRICA CENTR.TERMOELETTRICA CENTR.NUCLEARI MOTORE DIESEL MOTORE A BENZINA CAMBIO AUTOMOBILE AUTOMOBILE (MOTORE+CAMBIO) PANNELLO FOTOVOLTAICO MOTORE ELETTRICO LAMPADINA AD INCANDESCENZA % 80-88 33-40 25-35 35 25 80-85 20 10-18 70-90 5

55 l BENZINA 30 l OLIO COMB DA 1 BARILE = 159 l 55 l GASOLIO 15 l GAS, CATRAME, ETC.


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Osservazioni
DA UN PUNTO DI VISTA FISICO OD ECONOMICO, LE FONTI PRIMARIE SONO: I COMBUSTIBILI SOLIDI, LIQUIDI, GASSOSI, LE SORGENTI IDRICHE, LEN. NUCLEARE, SOLARE, NELLE BIOMASSE, NEL VENTO, OCEANI, GEOTERMICO. LE FONTI SECONDARIE SONO: EN. ELETTRICA E CALORE. NELLA LETTERATURA TECNICA APPAIONO ALTRE DISTINZIONI TRA RINNOVABILI E NON RINNOVABILI/DEPERIBILI. IN GENERALE LINDICAZIONE RINNOVABILE PU ESSERE AMBIGUA, A MENO CHE NON SI DIA ANCHE UNA INDICAZIONE TEMPORALE (SI PENSI ALLE BIOMASSE O AL LEGNO O AL GEOTERMICO). TALVOLTA PER SOTTOLINEARE LA DIPENDENZA O MENO DALLE CONDIZIONI CLIMATICHE SI PARLA DI FLUSSO O STOCCAGGIO. OGNI VOLTA CHE SI TIENE CONTO DI UNA CONVERSIONE / MODIFICA BISOGNA ANCHE RICORDARSI DELLE PERDITE.
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Fonti rinnovabili

biomassa

Fotovoltaico + eolico eolico

geotermia

idroelettrico

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Fonti rinnovabili

maree

Solare termico

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Introduzione
Lenergia elettrica una fonte di energia SECONDARIA cio non disponibile come tale in natura ma ottenuta da altre fonti primarie operate dalluomo, passando in generale attraverso lenergia meccanica Le peculiarit dellenergia elettrica sono la notevole facilit di impiego e di trasporto (linee elettriche), la facilit di conversione, con macchine semplici e di elevatissimo rendimento, in energia meccanica, luminosa e termica ed elemento indispensabile nelle applicazioni informatiche e delle telecomunicazioni Linconveniente principale sta nel fatto che non pu essere immagazzinata in quantit industriale (solo nelle pile e nelle batterie in piccolissima quantit) e pertanto deve essere prodotta nello stesso istante in cui richiesta Fonti da cui pu essere prodotta energia elettrica:
Energia chimica dei combustibili tradizionali: solidi, liquidi e gassosi (carbone, idrocarburi, biomasse e metano) Energia nucleare (fissione e forse in futuro fusione) Energia idraulica delle cascate dacqua, delle maree, delle onde Energia eolica Energia fotovoltaica Mantova, 30-31 Marzo 2007 11

Introduzione
Le risorse idrauliche sono state in gran parte sfruttate, soprattutto nei paesi industrializzati e linstallazione di nuove centrali termoelettriche o nucleari incontra grosse difficolt autorizzative, soprattutto a livello locale La produzione di energia elettrica pu essere destinata a soddisfare i consumi locali del produttore (autoproduzione) o ad essere ceduta a terzi (utilizzatori finali o aziende elettrocommerciali); ci comporta la presenza di una estesa rete di TRASMISSIONE e di DISTRIBUZIONE dellenergia elettrica La possibilit di sostituire energia ricavata da una fonte con energia ricavata da unaltra fonte e la possibilit di trasformare un tipo di energia in un altro tipo inducono ad esprimere la domanda di energia di un sistema (ad esempio una nazione) in forma sintetica con ununica cifra, costruendo dei BILANCI ENERGETICI, in cui devono apparire tutte le fonti energetiche (meccanica, idraulica, termica, ecc), le trasformazioni intervenute (fonti di energia trasformate da primarie in secondarie, energia trasformata da meccanica in elettrica, ecc) e le perdite di energia o di fonti energetiche verificatesi nella produzione, trasformazione ed utilizzazione
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Introduzione
Lunit di misura dellenergia nel sistema MKS il Joule (J): nei bilanci energetici complessivi dei grandi sistemi di uso comune la t.e.p. (tonnellata di petrolio equivalente) ed il suo multiplo Mtep. Una t.e.p. equivale alla quantit di calore ricavabile da una tonnellata di petrolio e quindi a circa 107 calorie ovvero 11630 kWh (circa 4500 kWh elettrici se si tiene conto del rendimento della trasformazione) , mentre nei problemi elettrici di uso comune il kWh pari a 3,6 106 J ovvero 3,6 MJ Il kWh una unit molto grande: il lavoro che pu alzare una massa di 1000 kg per 360 m o essere prodotto da 1 m3 di acqua che cade da 450 m di altezza in una centrale idroelettrica o da circa 250 g di olio combustibile bruciati in uan centrale termoelettrica. Pertanto nei bilanci di energia elettrica sono spesso usati i GWh (1 milione di kWh) e il TWh (1 miliardo di kWh) Alcune definizioni:
Il consumo interno lordo di energia dato dalla somma dei quantitativi di fonti primarie prodotte, di fonti primarie e secondarie importate e della variazione delle scorte di fonti primarie e secondarie presso produttori e importatori, diminuita delle fonti primarie e secondarie esportate
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Introduzione
Il consumo finale di energia dato dal consumo interno lordo di energia diminuito del consumo del settore energetico La produzione lorda di energia elettrica di un insieme di impianti di generazione la somma delle quantit di energia prodotte in un determinato periodo, misurate ai morsetti dei generatori elettrici Il consumo dei servizi ausiliari la somma dei consumi dei servizi ausiliari degli impianti considerati, maggiorata delle perdite dei trasformatori principali Lenergia destinata ai pompaggi quella impiegata negli impianti idroelettrici di pompaggio

Il prelievo di energia del singolo utilizzatore assai variabile secondo la sua tipologia ed fissato dallutente il quale collega e scollega dalla rete i propri macchinari e apparecchi determinando la potenza assorbita e le caratteristiche del prelievo. I diagrammi di carico giornaliero hanno un andamento caratteristico tipico per ogni utenza singola o per gruppo omogeneo di utenze. In una rete che comprenda diverse categorie di utenze le differenze di prelievo e i diagrammi di carico sono meno accidentati quanto pi grande la zona di distribuzione cui di riferiscono
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Introduzione

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Introduzione
Si definisce FATTORE DI CONTEMPORANEITA per un dato complesso di carichi e per un dato intervallo di tempo il rapporto fra la potenza massima richiesta dal detto complesso di carichi e la somma delle potenze massime richieste separatamente dai singoli nellintervallo di tempo considerato Si definisce CARICO MEDIO di un carico variabile in un certo intervallo di tempo (ad esempio 24 ore) il valore del carico costante cui corrisponde, in quellintervallo di tempo la stessa energia assorbita secondo leffettivo diagramma di carico LUTILIZZAZIONE DEL CARICO MASSIMO il rapporto espresso in ore, fra lenergia assorbita in un determinato periodo e la potenza corrispondente al carico massimo. Si misura usualmente in ore e rappresenta il tempo necessario per assorbire, con carico costante e pari al massimo, lenergia corrispondente al diagramma di carico. In valore relativo pu anche essere espresso come rapporto fra il carico medio ed il carico massimo in quel determinato periodo di tempo
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Origini e evoluzione del settore elettrico italiano


Le origini dellindustria elettrica nel mondo si possono far risalire al 4 settembre 1882 quando a New York inizia a funzionare la centrale di Pearl Street realizzata da Thomas A. Edison per servire una piccola rete di distribuzione La data di nascita dellindustria elettrica italiana si pu individuare nel giugno 1883 quando, auspice il prof. Giuseppe Colombo che aveva chiamato in un comitato promotore industriali e finanzieri lombardi, entra in servizio a Milano la centrale termoelettrica di via Santa Radegonda (potenza installata pari a 400 kW) per illuminare i portici di piazza Duomo e la Galleria Vittorio Emanuele. Nel 1887 vengono realizzate le prime installazioni idroelettriche La mancanza di giacimenti combustibili, propria del nostro paese, induce assai presto lindustria elettrica, con laumento dei consumi, ad orientarsi verso la produzione di energia idroelettrica. Sorge cos il problema del trasporto dellenergia, perch gli impianti idroelettrici sono lontani dai centri di carico In Italia, il primo esempio autorevole di trasporto a distanza si ha nel 1898 con la centrale di Paderno sullAdda (con potenza di 10 MW e corrente alternata trifase) la cui energia viene trasportata a Milano su un percorso di 32 km alla tensione di 13,5 kV. Successivamente, per far fronte a nuove esigenze, si accresce notevolmente la potenzialit della rete di trasporto: la prima linea a 130 kV entra in servizio in Italia nel 1923 e la prima linea a 220 kV nel 1929
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Origini e evoluzione del settore elettrico italiano


Il secondo dopoguerra trova lindustria elettrica organizzata in numerose societ fra i quali EDISON, SADE, SIP al nord CENTRALE E UNES al centro e SME nel sud Lindustria elettrica provvede alla ricostruzione e allo sviluppo: vengono realizzati numerosi impianti idroelettrici e si sviluppa la produzione termoelettrica con la realizzazione di unit da 160 MW e lavvio di unit di potenza superiore (320 MW e 660 MW) A seguito dellincremento del carico e della realizzazione di grandi poli di produzione (La Spezia, Torrevaldaliga, Porto Tolle) ha inizio lo sviluppo della rete a 380 kV destinata a sostituire quella a 220 kV. La prima linea a tale tensione entra in servizio nel 1964 La grande innovazione del settore elettrico italiano stata la nazionalizzazione delle imprese elettrocommerciali e la creazione dellENEL, istituito nel dicembre 1962 come ente pubblico economico mediante la nazionalizzazione di circa 1250 imprese elettriche private. Come noto furono escluse dalla nazionalizzazione le Aziende Municipalizzate, gli Autoproduttori ed alcuni piccoli distributori locali. Le Aziende municipalizzate si erano costituite e rafforzate soprattutto al Nord e al Centro del paese; fra le maggiori si possono citare Milano (creata nel 1905), Torino e Roma. Gli Autoproduttori sono imprese industriali che producono energia elettrica per le proprie necessit e cedono le eccedenze al sistema nazionale: fra le principali ricordiamo Edison, ENI e FIAT. Vennero esclusi dalla nazionalizzazione perch almeno il 70 % della produzione fosse destinato ai consumi propri; tutta la produzione eccedente doveva essere ceduta allENEL
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Origini e evoluzione del settore elettrico italiano


La legge 9 del 1991 ha introdotto importanti innovazioni prevedendo che le imprese distributrici di energia elettrica potessero impiegarla anche per uso di altre societ del medesimo gruppo industriale. Inoltre la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili o assimilate (in particolare impianti combinati energia calore) non era pi soggetta alla riserva a favore di ENEL ma di fatto liberalizzata. Si consentiva anche la libera circolazione di tale energia nellinterno di consorzi fra imprese Nel luglio 1992 lENEL stato trasformato in una societ per azioni come primo passo verso la privatizzazione ed il conseguente collocamento delle azioni sul mercato Il 19 dicembre 1996 il Parlamento Europeo ha approvato la Direttiva per il Mercato dellEnergia Elettrica, che doveva essere recepita in Italia entro due anni e condurre ad una maggiore liberalizzazione del mercato. Lobiettivo dellUE la creazione di un mercato interno per lenergia elettrica, analogamente a quanto gi realizzato per altri beni e servizi, e a tale scopo la Direttiva prevede, in estrema sintesi, lintroduzione graduale della concorrenza nei mercati elettrici nazionali con la creazione di un mercato libero nel quale i consumatori idonei (a differenza di quelli vincolati) sono liberi di scegliere il proprio fornitore e i produttori hanno libert di produrre per la fornitura al mercato libero. Le imprese verticalmente integrate devono introdurre la separazione contabile fra le varie funzioni e designare un gestore indipendente della rete
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Origini e evoluzione del settore elettrico italiano


Il 19 febbraio 1999 il Consiglio dei Ministri ha approvato, su proposta del Ministro dellIndustria, il decreto legislativo che avvia la liberalizzazione e la riforma del settore elettrico, recependo le indicazioni della Comunit Europea. Mentre la Direttiva non si occupa dellassetto proprietario delle aziende, n raccomanda il frazionamento delle imprese verticalmente integrate, la riforma italiana entrata anche nelle modalit organizzative dellindustria elettrica, esprimendo la preoccupazione che la semplice privatizzazione dellex monopolista, pur nel quadro di nuove regole stabilite dallAutorit per lEnergia Elettrica e il Gas (AEEG), nel frattempo costituita, portasse alla creazione di un monopolio privato con riflessi negativi sulla effettiva liberalizzazione dei mercati e con significative incidenze sugli assetti economico finanziari del paese Il nuovo assetto del settore elettrico nazionale ha previsto che ENEL si articoli in societ separate, sotto il controllo di una holding industriale, con funzioni di indirizzo strategico e di coordinamento delle societ controllate. Sono state costituite apposite societ per la produzione, trasmissione, distribuzione e vendita dellenergia elettrica. Una apposita societ si occupa della dismissione degli impianti nucleari, restando sotto il controllo del Ministero del Tesoro La produzione di energia elettrica stata completamente liberalizzata e ci a portato a molte nuove iniziative, soprattutto nel campo delle centrale termoelettriche a ciclo combinato
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Origini e evoluzione del settore elettrico italiano


La produzione dellENEL ha dovuto cedere a terzi impianti di generazione per circa 15000 MW di potenza installata, per arrivare a coprire non pi del 50 % della somma di produzione nazionale e importazioni La Rete di Trasmissione Nazionale (RTN) rimasta di propriet della societ TERNA, a cui, dal novembre 2005, sono affidati anche i compiti di gestione, dispacciamento e programmazione dello sviluppo rete, prima di pertinenza del Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale (GRTN) Al fine di razionalizzare la distribuzione dellenergia elettrica, prevista una sola concessione di distribuzione per ambito comunale e perci, nelle citt sede di Aziende Municipali la distribuzione stata unificata, nellambito comunale, con cessione da parte dellENEL degli impianti di sua propriet a prezzi di mercato. Si preso sostanzialmente atto che la fase di trasmissione e localmente quella della distribuzione (sistemi a rete con elevati investimenti) costituiscono un monopolio naturale Le societ di distribuzione di occuperanno della vendita e della fatturazione dellenergia alla clientela vincolata, mentre apposite societ provvederanno alla vendita e alla fatturazione dellenergia alla clientela libera (in concorrenza sul mercato). La separazione impedir sussidi incrociati per le due attivit
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Sistema di distribuzione
Il sistema di distribuzione universalmente adottato quello in DERIVAZIONE A TENSIONE COSTANTE: i vari apparecchi e macchinari utilizzatori dellenergia elettrica sono collegati in PARALLELO e, per il loro corretto funzionamento, devono essere alimentati a tensione praticamente costante. Contrattualmente, le variazioni non devono essere superiori a 10 % utilizzata la corrente ALTERNATA con sistema TRIFASE La FREQUENZA generalmente adottata di 50 Hz in Europa e 60 Hz in America e Giappone La corrente alternata presenta sulla corrente continua il grande vantaggio di poter variare a piacere il valore della tensione mediante quella MACCHINA STATICA estremamente semplice che il TRASFORMATORE. Cos si pu effettuare il trasporto e la distribuzione a tensioni elevate, riducendo le perdite che sono proporzionali al quadrato della corrente, e poi nei luoghi di consumo si pu nuovamente ritrasformare la tensione a valori pi adatti agli apparecchi utilizzatori
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Sistema di distribuzione
Il sistema trifase preferito al monofase per ragioni pratiche e economiche. Creando un campo magnetico rotante, il trifase ha favorito la diffusione del motore asincrono che ha il grande pregio della semplicit, adattabilit ed elasticit di funzionamento. Rispetto al monofase, il trifase consente poi, a parit di carico, di tensione e di perdite, una economia del 25 % sul materiale conduttore. Un analogo confronto con la corrente continua risulta invece favorevole a questultima per valori di cos inferiori a 0,866. La corrente continua preferita anche dal punto di vista della caduta di tensione e della stabilit oltre che per il minor costo dellisolamento a parit di tensione efficace (la tensione massima della corrente continua uguale al valore efficace). Rimane a scapito della corrente continua lonerosit e la scarsa affidabilit della trasformazione AC/DC e viceversa, per cui, il giorno che si potesse realizzare una macchina semplice e non troppo costosa per tale trasformazione, molti sistemi di trasmissione dellenergia si farebbero in corrente continua
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Sistema di distribuzione
Il sistema in SERIE, nel quale cio gli apparecchi sono collegati in serie e quindi percorsi dalla stessa corrente mantenuta costante, praticamente limitato ad alcuni impianti di illuminazione pubblica, nei quali le lampade sono tutte accese o tutte spente Le linee ad alta e media tensione sono trifasi a tre fili. Le linee di distribuzione a bassa tensione sono a quattro fili (sistema trifase con neutro) Il sistema di distribuzione a quattro fili diventato ormai di uso generale perch permette di utilizzare tensioni concatenate elevate (380 V) e nel contempo di alimentare i carichi a tensione minore (220 V) derivandoli tra fase e neutro. Il quarto conduttore permette di garantire che la tensione applicata agli apparecchi derivati tra fase e neutro sia sicuramente la tensione di fase
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Struttura del sistema elettrico


Un sistema elettrico per la produzione, trasmissione e distribuzione dellenergia elettrica consta dei seguenti elementi:
Centrali di produzione di vario tipo (idroelettrico, termoelettrico, nucleare, eolico, ecc) Linee di trasmissione che collegano le centrali tra le stazioni e le stazioni tra di loro Stazioni primarie collocate in prossimit dei pi importanti centri di utilizzazione (grandi citt o grandi complessi industriali) che trasformano la tensione dal livello di trasporto primario a quello di trasporto secondario o di distribuzione Linee di distribuzione ad alta tensione che alimentano le grandi utenze industriali e le Cabine Primarie (CP) Cabine Primarie ovvero stazioni che trasformano lenergia dallalta alla media tensione di distribuzione Linee di distribuzione a media tensione che alimentano le Cabine Secondarie (CS) e le medie utenze industriali Cabine Secondarie che trasformano lenergia alla tensione di utilizzazione diretta (bassa tensione) Rete di distribuzione in bassa tensione irradiantesi da ciascuna CS per collegare gli utenti di zona
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Struttura del sistema elettrico


Il sistema illustrato trova completa applicazione nella copertura dei fabbisogni di un vasto territorio corrispondente ad una grande regione o una nazione. Sistemi destinati a soddisfare le esigenze di aree territoriali pi limitate e quindi con potenze in gioco assai minori, saranno ovviamente di tipo semplificato

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Produzione di energia elettrica


Definizioni relative agli impianti di generazione:
potenza nominale (in kW o kVA): la massima potenza ottenibile in regime continuo, in determinate condizioni di funzionamento. Essa caratterizza una categoria di macchinario considerata separatamente potenza nominale di una centrale elettrica: la somma delle potenze nominali (in kW o kVA) delle macchine dello stesso tipo (turbine, generatori, ..) installate in centrale massima potenza elettrica o potenza efficiente di una centrale (in kW): la massima potenza elettrica realizzabile dalla centrale, in funzionamento continuo (15 ore), per la produzione esclusiva di potenza attiva, supponendo che tutte le parti dellimpianto termoelettrico siano in perfetta efficienza, oppure che si disponga delle pi favorevoli condizioni di portata e di salto per gli impianti idroelettrici. La potenza lorda o netta a seconda che sia compresa o esclusa quella dei servizi ausiliari di centrale potenza media prodotta da una centrale o da un gruppo di centrali in un intervallo di tempo: la potenza costante a cui corrisponde, in quellintervallo di tempo, la stessa energia elettrica effettivamente prodotta dalla centrale o dal gruppo di centrali fattore di utilizzazione della massima potenza elettrica di una centrale: il rapporto tra lenergia elettrica che tale centrale ha prodotto durante lintervallo di tempo considerato e lenergia elettrica che la centrale stessa avrebbe potuto produrre nel corso di tutto il medesimo intervallo funzionando alla massima potenza elettrica Mantova, 30-31 Marzo 2007 27 (potenza efficiente)

Produzione di energia elettrica


Definizioni relative agli impianti di generazione:
durata di utilizzazione, in un dato periodo di tempo, della massima potenza elettrica o potenza efficiente di una centrale: il prodotto del fattore di utilizzazione, calcolato per il medesimo periodo, per il numero di ore di tale periodo potenza disponibile di una centrale: la massima potenza elettrica realizzabile dalla centrale nelle reali condizioni in cui si trova, prescindendo dalle possibilit di collocamento dellenergia elettrica prodotta, che sono supposte illimitate potenza indisponibile di una centrale: la differenza tra la potenza efficiente e la potenza disponibile. La potenza indisponibile la somma delle indisponibilit dovute a cause poste sotto la responsabilit dellesercente (cause interne) e delle indisponibilit dovute a cause al di fuori della sua responsabilit (cause esterne)

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Produzione di energia elettrica


Le diverse qualit di energia che entrano a formare il diagramma di carico si possono cos classificare:
energia di base continua: quella al di sotto del minimo carico festivo; energia di base feriale: quella al di sotto del minimo carico feriale; energia di modulazione a continuit diurna: quella corrispondente alla parte di carico compresa tra la minima feriale e la punta di recessione meridiana; energia di modulazione spinta: quella compresa nella residua parte sovrastante del diagramma.

In pratica le prime due voci vengono conglobate nella denominazione di energia di base e le due successive in quella di energia modulata. Il problema tecnicoeconomico fondamentale dellindustria elettrica quello di adeguare il diagramma delle disponibilit a quello dei carichi. Nel caso degli impianti termoelettrici il diagramma della produzione pu essere agevolmente coperto in qualsiasi momento, qualora la potenza installata negli impianti sia superiore, con un congruo margine di riserva, alla massima potenza richiesta dalla rete. Il costo di produzione del kWh aumenta per rapidamente con il diminuire dellutilizzazione, per cui risulta la convenienza di far funzionare le centrali termiche con la pi elevata utilizzazione possibile.
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Produzione di energia elettrica


Le disponibilit idrauliche dei fiumi e torrenti sono invece pressoch costanti nel giorno (salvo una riduzione dovuta al gelo per i torrenti alpini nelle ore notturne del periodo invernale) ma variano, anche sensibilmente, da una stagione allaltra. Un primo adattamento delle risorse idrauliche alla richiesta del carico si pu ottenere con la interconnessione di impianti di regimi idrologici differenti o addirittura complementari. Per trasferire energia dalla notte al giorno e dai giorni festivi ai feriali occorrono serbatoi di accumulo giornalieri o settimanali. Per trasferire energia da una stagione allaltra necessario costruire grandi serbatoi stagionali. In pratica lenergia corrispondente allacqua eccedente quella utilizzata nei mesi di morbida (estivi) viene accumulata nei serbatoi stagionali per essere utilizzata nei mesi di magra (invernali). Una certa portata, variabile secondo lidraulicit dellanno, non potr venire utilizzata n invasata nei serbatoi e verr pertanto sfiorata e quindi perduta ai fini della produzione dellenergia elettrica (energia di sfioro). In uneconomia elettrica mista (idraulica e termica) quale quella italiana, per una migliore utilizzazione delle fonti energetiche disponibili, nella copertura del diagramma di carico gli impianti devono essere utilizzati partendo da quelli a costi marginali pi bassi dellenergia.
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Produzione di energia elettrica


Il costo marginale o incrementale lincremento di costo sostenuto per produrre un kWh in pi in un impianto gi funzionante. Esso coincide con la quota variabile del costo del kWh ed praticamente nullo per gli impianti idroelettrici e pari alla sola quota del combustibile per gli impianti termoelettrici. Lordine di preferenza nellutilizzazione degli impianti dovr perci essere il seguente:
centrali idroelettriche ad acqua fluente: questi impianti hanno costo marginale quasi nullo e la loro mancata utilizzazione comporterebbe sfiori dacqua e una perdita di energia. centrali geotermoelettriche: esse hanno costi marginali assai modesti, poich utilizzano vapore endogeno. centrali nucleotermoelettriche: le centrali nucleari, pur avendo costi unitari di produzione abbastanza elevati, hanno costi marginali inferiori a quelli delle centrali termoelettriche convenzionali, data la modesta incidenza del costo del combustibile nucleare (uranio). centrali termoelettriche: il costo marginale di un impianto termoelettrico dipende per la massima parte dal costo del combustibile ed funzione del rendimento dei gruppi ai diversi carichi. Se ne deduce che il criterio di scelta dei gruppi termici da tenere o immettere in servizio quello di coprire la potenza necessaria con gruppi scelti in ordine decrescente di rendimento. impianti idroelettrici di regolazione con serbatoio e impianti di pompaggio: essi sono destinati alla copertura delle punte di carico nonch alla regolazione della frequenza di rete. Mantova, 30-31 Marzo 2007 31

Produzione di energia elettrica


Il costo marginale per gli impianti di pompaggio elevato, superiore a quello delle centrali termoelettriche, mentre quello degli impianti a serbatoio potrebbe sembrare assai basso: si tratta in realt di energia pregiata, disponibile ad ogni evenienza. Una volta scelti i gruppi da tenere in servizio, occorre ripartire il carico tra di essi in modo che il costo dellenergia prodotta risulti il minimo possibile. Dovranno quindi funzionare al minimo tecnico i gruppi aventi costi marginali maggiori, mentre dovranno funzionare al massimo della potenza erogabile i gruppi aventi a quel carico un costo marginale inferiore al costo marginale comune. In definitiva, lenergia di base verr prodotta dalle centrali idroelettriche ad acqua fluente, geotermoelettriche, nucleotermoelettriche e termoelettriche di grande potenza ed elevato rendimento. La produzione dellenergia modulata verr affidata alle centrali termoelettriche di minor rendimento, alle centrali idroelettriche con serbatoio giornaliero o settimanale, mentre alle centrali idroelettriche con grandi serbatoi stagionali e a quelle di pompaggio riservata la copertura delle punte del diagramma di carico.
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Produzione di energia elettrica


Si definisce interconnessione il collegamento in parallelo, tramite una o pi linee, di reti elettriche comprendenti centrali di produzione e stazioni alimentanti i centri di consumo. I principali vantaggi dellinterconnessione risiedono nella compensazione delle punte dei carichi e nella reciproca integrazione degli impianti di produzione. Linterconnessione, estendendo la rete e aumentando la potenza, permette anche di ridurre percentualmente lentit del macchinario di riserva e di aumentare le potenze unitarie dei gruppi generatori con conseguenti vantaggi tecnici ed economici. La riserva intesa come maggiore potenza generatrice disponibile in rete e pu essere rappresentata da gruppi disponibili ma non in parallelo (riserva fredda) o dal margine di potenza dei gruppi in servizio (riserva rotante). Questultima pu immediatamente far fronte alla carenza di potenza provocata dalluscita di parallelo per guasto di uno o pi gruppi, mentre la riserva fredda non pu intervenire tempestivamente che in caso di arresti programmati di macchinario. Lentit della riserva determinata con procedimenti probabilistici in base alle previsioni di indisponibilit del macchinario per guasti o manutenzione. Laumentata affidabilit dei gruppi generatori ed unaccorta programmazione della manutenzione hanno notevolmente ridotto lindisponibilit di potenza, che pu essere dellordine di pochi punti percentuali rispetto alla potenza totale disponibile in rete. Linterconnessione della rete italiana realizza un completo parallelo magliato, con una struttura che assicura automaticamente una circolazione dellenergia in tutto il territorio in modo da fronteggiare qualsiasi esigenza con le minime perdite di trasporto. La rete a 380 kV integra e man mano sostituisce la preesistente rete a 220 kV, collegando le grandi centrali termoelettriche, le grandi centrali idroelettriche e di pompaggio fra di loro e con i centri di consumo. Anche la Sicilia in parallelo con la rete nazionale attraverso lelettrodotto a 380 kV che supera lo stretto di Messina. Il collegamento con la Sardegna realizzato per mezzo di un cavo sottomarino a 200 kV in corrente continua dalla Toscana attraverso la Mantova, 30-31 Marzo 2007 33 Corsica.

Dati sullenergia elettrica in Italia


Terna - Rete Elettrica Nazionale S.p.A. la societ responsabile in Italia della trasmissione e del dispacciamento dellenergia elettrica sulla rete ad altissima e alta tensione su tutto il territorio nazionale. Lassetto attuale il risultato dellacquisizione nel mese di novembre 2005 del ramo di azienda del GRTN come definito dal DPCM 11 maggio 2004. Dati provvisori di esercizio del sistema elettrico nazionale per lanno 2006:
nel 2006 crescita complessiva dei consumi di energia elettrica pari al 2,2% rispetto al 2005 nel 2006 la richiesta di energia elettrica ha raggiunto i 337,8 miliardi di kilowattora. Tale richiesta stata soddisfatta per l86,8% con la produzione nazionale destinata al consumo, cresciuta del 4,2% rispetto al 2005, e per la restante parte (13,2%) dal saldo fra import ed export con lestero in diminuzione del 9% sul 2005. Tra i numerosi nuovi elementi di rete entrati in servizio nel corso del 2006, si evidenzia a gennaio il nuovo collegamento sottomarino a 150 kV in corrente alternata tra la Sardegna e la Corsica (SAR.CO.) ed a settembre il nuovo elettrodotto a 380 kV Turbigo - Ospiate. Landamento della domanda nel 2006 stato caratterizzato altres dalla nuova punta storica sulla rete elettrica nazionale pari a 55619 MW, registrata il 27 giugno alle ore 11, superiore del 1,1% rispetto allanno precedente.
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Bilancio dellenergia elettrica in Italia 2006 (tra parentesi i dati 2005)

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Ripartizione per aree territoriale e totale 2006 (GWh)

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Dati sullenergia elettrica in Italia - 2006


Durante lanno la richiesta di energia elettrica ha raggiunto i 337,8 miliardi di kilowattora, con un incremento del 2,2% rispetto al 2005, presentando una dinamica mensile di fabbisogno alquanto variabile. La produzione netta nazionale destinata al consumo ha fatto registrare un aumento pari al 4,2%, mentre il saldo degli scambi fisici di energia elettrica con lestero ha presentato una diminuzione rispetto allanno precedente del 9,0%. In particolare, rispetto al 2005, si registrato un aumento della produzione termoelettrica (+4,0%) e di quella da fonti rinnovabili: geotermico, eolico e fotovoltaico (+14,0%), mentre risultato assai modesto lincremento della produzione idroelettrica (+0,2%). Le importazioni di energia elettrica dallestero, hanno registrato una diminuzione del 7,8 %, mentre in netto aumento sono risultate le esportazioni. Durante il periodo estivo, condizioni meteorologiche caratterizzate da temperature particolarmente elevate, hanno comportato crescite record della domanda di energia elettrica contribuendo al raggiungimento della punta storica di fabbisogno nazionale sia in potenza che in energia. Tali picchi record non sono stati superati durante il periodo invernale, anche in relazione allandamento climatico assai mite per il periodo stesso.
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Il saldo movimenti fisici di energia evidenzia essenzialmente i flussi di energia scambiati tra le varie aree individuate sul sistema elettrico italiano. In particolare occorre notare gli elevati transiti di energia dalla Lombardia verso il Triveneto che convergono poi, parzialmente, verso il Centro del Paese. Lesportazione di energia dalla Sicilia verso il Continente, attraverso il collegamento a 380 kV, assicura la gestione in sicurezza del sistema elettrico siciliano e calabrese.

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Scambi fisici di energia tra lItalia e i Paesi confinanti

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Dati sullenergia elettrica in Italia 2005

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Lunghezza delle linee elettriche della rete italiana

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Rete 220 kV

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Punta massima invernale: il 25 gennaio 2006, alle ore 18.00, stata registrata la nuova punta invernale di potenza massima richiesta sulla rete elettrica nazionale: 55.539 MW. Il valore superiore di 524 MW rispetto al record del 2005 (20 dicembre 55.015 MW), e di 1.372 MW rispetto alla punta estiva (28 giugno 2005, 54.163 MW). Tra i fattori determinanti il picco dei consumi, londata di freddo intenso che ha attraversato lItalia, caratterizzata da un brusco abbassamento delle temperature e il massiccio ricorso agli apparecchi di riscaldamento.

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Dati sullenergia elettrica in Italia


Punta massima estiva e nuovo record storico: il 27 giugno 2006, alle ore 11.00, stata registrata la nuova punta estiva e record storico di potenza massima richiesta sulla rete elettrica nazionale: 55.619 MW. Il valore superiore di 80 MW rispetto al precedente record (55.539 MW, 26 gennaio 2006), e di 1.456 MW rispetto alla punta estiva del 2005 (28 giugno, 54.163 MW). Determinante per l'impennata dei consumi stata l'ondata di caldo torrido.

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Richiami di elettrotecnica
Le grandezze elettriche Periodiche Alternate Sinusoidali (PAS) si rappresentano graficamente con vettori che hanno per modulo il valore efficace e per argomento la fase delle grandezze stesse (valore efficace e valore massimo legati da 2). Le grandezze PAS si possono rappresentare anche con i numeri complessi I circuiti a corrente alternata sinusoidale, costituiti da linee, macchinari e apparecchiature, possono essere di tipo MONOFASE o, pi comunemente TRIFASE Un sistema TRIFASE pu essere considerato come costituito da tre circuiti monofase: ad esempio un generatore costituito da tre avvolgimenti statorici identici spostati di 120 elettrici: in questi avvolgimenti vengono indotte dalla rotazione della ruota polare tre tensioni sinusoidali Ea, Eb, Ec sfasate di 120 elettrici
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Richiami di elettrotecnica
Se questi tre avvolgimenti si chiudono su tre circuiti di impedenza Z, si avranno tre correnti Ia, Ib e Ic uguali in modulo e sfasate dellangolo - (argomento di Z) rispetto alle tensioni imposte. I tre conduttori costituiscono il ritorno delle correnti e possono essere riuniti in un solo conduttore in cui scorre la corrente Ia+Ib+Ic Schema generatore carico

Se le tre impedenze Z sono diverse le tre correnti saranno diverse tra di loro in modulo e fase
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Richiami di elettrotecnica
Il sistema trifase necessita in generale di QUATTRO fili: i tre conduttori di fase e un conduttore di NEUTRO che costituisce il ritorno comune delle correnti ed il riferimento per le tensioni di fase Se il sistema delle tre correnti puro (la somma = 0) il conduttore di NEUTRO pu essere soppresso. Il riferimento per le tensioni di fase il cosiddetto centro teorico del sistema ottenibile derivando dalle tre fase tre impedenze uguali collegate a stella Se il sistema trifase SIMMETRICO (nelle tensioni) e EQUILIBRATO (nelle correnti) il suo studio si pu ricondurre a quello di una fase, essendo identificato il comportamento delle altre due (a meno di uno sfasamento di 120). La schematizzazione monofase generalmente lecita per il funzionamento a regime normale, mentre pu non esserlo in regime perturbato (corto circuiti, ecc) Mantova, 30-31 Marzo 2007 80

Richiami di elettrotecnica
Nella maggior parte dei casi le impedenze e le ammettenze dei circuiti possono essere considerate in prima approssimazione COSTANTI (si trascurano i fenomeni di saturazione magnetica). Il sistema pertanto LINEARE e gode di tre propriet fondamentali:
Sovrapposizione degli effetti: la corrente in un punto qualsiasi di un circuito, in cui agiscono pi forze elettromotrici, la somma delle singole correnti che si avrebbero in quel punto per effetto di ciascuna delle f.e.m. ciascuna che agisce separatamente dallaltra Generatore equivalente (teorema di Thevenin): consente di sostituire al sistema un unico generatore equivalente che abbia:
I morsetti nel punto di rete desiderato Una f.e.m. Uo uguale alla tensione che si presenta a quei morsetti quando in quel punto della rete non vi passaggio di corrente (a vuoto) Una impedenza interna uguale a quella che il sistema (reso inattivo con la soppressione delle sorgenti di f.e.m. e correnti interne) presenterebbe a chi ne effettuasse la misura nel punto considerato

Reciprocit:

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Richiami di elettrotecnica
Reciprocit (o principio di Maxwell): se una f.e.m. Ep, agente in un lato p di una rete determina una corrente Iq nel lato q della rete, una f.e.m. Eq agente nel lato q determina nel lato p una corrente Ip tale che Ep/Iq = Eq/Ip. Se Eq = Ep allora Ip = Iq

In un circuito nel quale agisce la tensione U e circola la corrente I, sfasata di un angolo rispetto a U si hanno tre distinte potenze:
Potenza ATTIVA o REALE P = UIcos. il valore medio nel periodo della funzione periodica che esprime la potenza istantanea. Si misura in Watt (W) ed sempre positiva, qualunque sia il segno di . Potenza REATTIVA Q = UIsen. il valore massimo della funzione sinusoidale che rappresenta la potenza istantanea. Si misura in VAR ed positiva o negativa a seconda che sia positivo o negativo (circuito capacitivo o induttivo). Q il valore massimo della potenza che governa lo scambio di energia fra circuito elettrico e campo elettromagnetico o elettrostatico. Il valor medio sul periodo di Q nullo.
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Richiami di elettrotecnica
Potenza APPARENTE A=UI. Esprime il prodotto dei valori efficaci della tensione e della corrente. Si misura in VA. A = U I* = UI (cos+jsen ) = UIcos + jUIsen = P + jQ In un circuito INDUTTIVO la corrente in ritardo rispetto alla tensione applicata e quindi la tensione in anticipo rispetto alla corrente. Perci langolo (spostamento angolare tra i vettori U e I) positivo quando si consideri lo spostamento della tensione rispetto alla corrente (ossia quando lo si consideri come argomento di Z e rappresenta la rotazione che deve fare il vettore corrente per portarsi sulla direzione del vettore tensione) ed negativo nellaltro caso (argomento di Y) In un circuito CAPACITIVO la corrente in anticipo rispetto alla tensione applicata e quindi la tensione in ritardo rispetto alla corrente. Langolo positivo quando lo si considera come spostamento di I rispetto a U (ossia come argomento di Y) mentre negativo quando lo si considera come spostamento di U rispetto a I ossia come argomento di Z.
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Richiami di elettrotecnica
Il passaggio di un circuito elettrico, con induttanze e capacit, da uno stato di regime stazionario ad un altro, sempre accompagnato da una perturbazione, detta REGIME TRANSITORIO, poich le energie elettromagnetiche ed elettrostatiche non possono variare istantaneamente, cosicch le correnti e le tensioni dovranno passare gradualmente dal vecchio al nuovo valore di regime. Nasce cos nel circuito un regime transitorio la cui durata pi o meno lunga a seconda delle caratteristiche del circuito stesso

A regime, la tensione dovr essere uguale alla nominale o discostarsi da questa di uno scarto ( 10 %) che non pregiudichi il corretto funzionamento degli apparecchi utilizzatori. In regime perturbato si possono presentare delle tensioni anomale o SOVRATENSIONI (a frequenza di esercizio o impulsive): lisolamento dei componenti deve essere in grado di sopportarle senza danni permanenti, eventualmente con lausilio di scaricatori di sovratensione La corrente soggetta a maggiore variabilit in relazione al carico alimentato: pu andare da zero (funzionamento a vuoto) al massimo valore compatibile con le apparecchiature e le linee: le SOVRACORRENTI possono essere dovute ad un aumento incontrollato della potenza assorbita dai carichi (SOVRACCARICO) o ad un guasto di impedenza trascurabile fra due punti tra i quali esiste tensione in condizioni ordinarie di esercizio (CORTOCIRCUITO)
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Normativa
Norme tecniche: documenti emessi da Enti per regolamentare le caratteristiche tecniche di un prodotto, di una metodologia impiantistica, di una procedura di calcolo o di progetto, definendo altres le prestazioni minime e massime ottenibili nei limiti delle norme stesse fissati per il loro impiego in condizioni di sicurezza. Gli enti di maggior interesse sono:
International Electrotechnical Commitee (IEC) che emette norme utilizzate, previo accordo tra Acquirenti e Fornitori, in quei paesi che non dispongono di un proprio corpo normativo In ambito europeo il CENELEC, che emette norme HD (Harmonisation Document) e EN (European Standard). I comitati nazionali di ogni paese della comunit, membri del CENELEC, devono adottare la Norma Europea (EN) senza alcuna modifica, come norma nazionale In ambito nazionale, il CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano) che, fondato nel 1907 da parte dellAssociazione Elettrotecnica ed Elettronica Italiana (AEI) lente istituzionale riconosciuto dallo Stato Italiano e dalla Unione Europea preposto alla normazione e allunificazione del settore elettrotecnico, elettronico e delle telecomunicazioni. Finalit istituzionale del CEI la promozione e la diffusione della cultura tecnica e della sicurezza elettrica
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Norme CEI
La redazione e la revisione periodica delle Norme CEI avviene a cura di comitati tecnici in cui, su base volontaria, sono rappresentate tutte le componenti interessate del corrispondente ambiente tecnico e cio produttori, installatori, utilizzatori, funzionari degli Enti Pubblici che curano la sicurezza dei prodotti e degli impianti, operatori dei laboratori di prova, ecc Di conseguenza si pu affermare che le norme rappresentano la cosiddetta REGOLA DELLARTE, cio il modo di operare pi consono alle conoscenze tecnico-scientifiche del momento in cui le norme stesse vengono generate. Questa presunzione viene riconosciuta alle norme anche in sede giudiziaria Il riconoscimento giuridico della personalit istituzionale nazionale e internazionale del CEI e delle norme CEI sancito dal D.P.R 11 Luglio 1967, n. 822 Riconoscimento della personalit giuridica del CEI e dalla Legge 1 marzo 1968, n. 186 Disposizioni concernenti la produzione di materiali, apparecchiature, macchinari, installazioni ed impianti elettrici ed elettronici che allart. 2 recita I materiali, le apparecchiature, i macchinari, le installazioni ed gli impianti elettrici ed elettronici realizzati secondo le norme CEI si considerano costruiti a regola darte
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Comitati Tecnici del CEI

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Classificazione degli impianti


La classificazione dei sistemi elettrici in funzione della tensione nominale fornita dal CEI la seguente:
Sistemi di CATEGORIA ZERO: quelli a tensione nominale fino a 50 V compreso in corrente alternata e 120 V compreso, in corrente continua non ondulata (secondo la
norma CEI 64-8 una tensione continua ritenuta convenzionalmente non ondulata quando londulazione sinusoidale non superiore al 10 % in valore efficace)

Sistemi di PRIMA CATEGORIA: quelli con tensione nominale da oltre 50 V fino a 1000 V compreso in corrente alternata e da oltre 120 V fino a 1500 V compreso in corrente continua (Bassa Tensione o BT) Sistemi di SECONDA CATEGORIA: quelli con tensione nominale da oltre 1000 V fino a 30000 V compreso in corrente alternata e da oltre 1500 V fino a 30000 V compreso in corrente continua (Media Tensione o MT) Sistemi di TERZA CATEGORIA: quelli con tensione nominale oltre 30000 V (Alta Tensione o AT Altissima Tensione o AAT se superiore a 220 kV)

Il CEI ha fissato delle tensioni normalizzate da adottare nei nuovi impianti o negli ampliamenti degli impianti esistenti: 220 V monofase e 380 V trifase per la BT, 10 o 20 kV per la MT, 132 kV per la AT e 380 kV per la AAT
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Impianti di produzione termoelettrici


Lo stato fisico di un gas determinato quando sono note due delle seguenti variabili: pressione, temperatura, volume specifico, legate tra loro dalla relazione pv=RT denominata equazione caratteristica dei gas perfetti. Nella relazione suddetta p la pressione, v il volume specifico, T la temperatura assoluta, R la costante caratteristica dei gas. Anche altri parametri, oltre ai tre precedenti, sono caratteristici dello stato fisico di un fluido: tali sono ad esempio lentalpia e lentropia, cosicch lo stato fisico di un fluido pu essere definito anche dalla conoscenza della sua entropia e della sua temperatura assoluta oppure della sua entropia e della sua entalpia. Quando un fluido passa da uno stato fisico ad un altro, varia qualcuno dei parametri che lo definiscono: in tal caso si dice che il fluido ha subto una trasformazione. Uno stato fisico, essendo individuato da due parametri, pu essere rappresentato da un punto di un piano in un sistema di assi cartesiani ortogonali, assumendo a coordinate del punto i valori dei due parametri. Una qualsiasi trasformazione che il fluido subisce pu allora essere rappresentata nel piano da una linea, i cui punti rappresentano i successivi stati fisici assunti dal fluido e gli estremi rappresentano lo stato fisico iniziale e quello Mantova, 30-31 Marzo 2007 finale. 89

Impianti di produzione termoelettrici


Nelle centrali termoelettriche il fluido utilizzato per la conversione del calore in energia elettrica lacqua allo stato di liquido e di vapore; le trasformazioni termodinamiche interessate sono:
trasformazioni a pressione costante (isobare), trasformazioni a volume costante (isometriche o isocore), trasformazioni a temperatura costante (isotermiche), trasformazioni senza scambio di calore con lesterno (adiabatiche).

Le trasformazioni di un fluido sono rappresentate graficamente da particolari diagrammi in ciascuno dei sistemi di coordinate prescelte. Si hanno cos:
i diagrammi (p, v), se le coordinate scelte a rappresentare lo stato fisico del fluido sono la pressione (ordinate) e il volume (ascisse); i diagrammi entropici (T, s), se le coordinate sono la temperatura assoluta (ordinate) e lentropia (ascisse); il diagramma di Mollier (h, s), se le coordinate sono lentalpia (ordinate) e lentropia (ascisse).

Nei diagrammi (p,v) le trasformazioni isobariche sono rappresentate da rette parallele allasse delle ascisse, le trasformazioni isometriche da rette parallele allasse delle ordinate, le trasformazioni isotermiche per laria e il vapor dacqua surriscaldato da rami di iperbole equilatera con asintoti coincidenti con gli assi delle coordinate e che si allontanano da questi allaumentare della temperatura. Le isotermiche per il vapor saturo sono invece rette parallele allasse delle ascisse perch avvengono a pressione costante.
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Impianti di produzione termoelettrici


Infine le trasformazioni adiabatiche sono rappresentate da curve che soddisfano lequazione pvk = RT , avendo indicato con k = cp/cv il rapporto tra i calori specifici a pressione e a volume costante Nella rappresentazione (p,v) larea compresa fra le ordinate dei punti estremi del diagramma, lasse delle ascisse e la curva rappresentativa della trasformazione equivale, in scala opportuna, al lavoro esterno compiuto dal fluido durante la trasformazione: positiva, ossia si tratta di lavoro eseguito dal fluido, se la trasformazione si muove verso un aumento di volume; negativa, ossia si tratta di lavoro assorbito dal fluido, nel caso opposto Nei diagrammi entropici le trasformazioni isotermiche (e le isobariche per il vapor saturo) sono rappresentate da rette orizzontali, le adiabatiche da rette verticali, le isobariche per i gas e il vapore surriscaldato da curve di andamento prossimo allesponenziale e che salgono verso destra (perch somministrando calore aumentano lentropia e la temperatura), le isometriche da curve che salgono verso destra pi rapidamente di quelle isobariche. Nei diagrammi entropici larea compresa fra la curva di trasformazione, lasse delle ascisse e le ordinate estreme rappresenta, in opportuna scala, il calore dato o tolto allunit di peso del fluido: il calore viene dato quando la curva viene descritta nel senso delle entropie crescenti, viene tolto quando la curva viene descritta nel senso inverso.
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Impianti di produzione termoelettrici


La trasformazione dellacqua in vapore avviene a pressione e a temperatura costante ed rappresentata nel diagramma (p, v) da una retta orizzontale. Durante la fase di riscaldamento dellacqua, dalla temperatura iniziale di 0C fino alla temperatura di ebollizione t0 relativa alla pressione costante p0, il volume dellacqua aumenta pochissimo, da v0 a v0, e la trasformazione rappresentata dal segmento AB. Continuando a somministrare calore, lacqua vaporizza e la pressione rimane costante fino alla completa trasformazione dellacqua in vapore; il volume aumenta da v0 a v0. Questa fase di vaporizzazione rappresentata dal segmento BC (Nei punti B lacqua ancora tutta allo stato liquido, nei
punti C tutta allo stato di vapore saturo secco. I punti compresi tra B e C (vapore saturo umido) rappresentano stati del fluido in cui sono mescolati acqua e vapore. Si chiama titolo del vapore saturo umido il peso di vapore saturo secco contenuto in 1 kg di miscela acqua-vapore. Perci la curva limite inferiore anche curva a titolo 0, mentre la curva limite superiore anche curva a titolo 1).

Fornendo ancora calore, si ottiene vapore surriscaldato: il volume e la temperatura aumentano e il punto rappresentativo si sposta a destra di C sullorizzontale a pressione costante p0. Se la trasformazione dellacqua in vapore avviene ad unaltra pressione costante p1>p0, la sua rappresentazione sul diagramma avverr su unaltra orizzontale, al di sopra della prima. La vaporizzazione inizier ad una temperatura t1>t0 e a un volume v1>v0 e terminer ad un volume v1<v0, poich il volume specifico del vapore saturo secco diminuisce con laumentare della pressione: la nuova trasformazione sar rappresentata dal segmento ABC. Riunendo tutti i punti B, B, B, e tutti i punti C, C, C, si ottengono due curve dette rispettivamente curva limite inferiore e curva limite superiore del vapor dacqua.
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Impianti di produzione termoelettrici

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Impianti di produzione termoelettrici


Le due curve limite dividono il piano in tre regioni, cui corrisponde, da sinistra a destra, lo stato liquido, lo stato di vapore saturo umido, lo stato di vapore surriscaldato. Le due curve convergono verso lalto in un punto K detto punto critico, che rappresenta quello stato di fluido nel quale il liquido vaporizza senza aumento di volume. Il punto critico per lacqua corrisponde a una pressione4 di 225 kg/cm2 e una temperatura di 374C; il volume specifico, comune al liquido e al vapore, di 0,0031 m3/kg. Nel diagramma entropico le curve limite del vapor dacqua hanno andamento analogo a quello del diagramma (p, v) e la fase di trasformazione dellacqua in vapore pure rappresentata da un segmento orizzontale tra le due curve limite (trasformazione isobarica e isotermica); le curve a titolo costante tagliano questi segmenti orizzontali in parti proporzionali al titolo.

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Impianti di produzione termoelettrici


Nel diagramma di Mollier sono tracciate la curva limite superiore (luogo rappresentativo degli stati del vapore saturo secco), le linee a pressione e temperatura costante e le linee a titolo costante nel campo del vapore saturo (al di sotto della curva limite superiore), le linee a pressione costante (A pressione costante dh/ds = T; quindi il
coefficiente angolare della tangente ad una linea a pressione costante nel diagramma di Mollier uguale alla temperatura nel punto di tangenza. Poich ovviamente in una linea a pressione costante la temperatura varia con continuit al variare dellentropia, ne segue che le linee a pressione costante nel diagramma di Mollier non hanno cuspidi nelle intersezioni con le curve limiti, contrariamente a quanto capita per le linee a pressione costante nel diagramma entropico) e le linee a temperatura costante nel campo del

vapore surriscaldato (al di sopra della curva limite superiore). Le trasformazioni adiabatiche sono rappresentate da segmenti di retta normali allasse delle ascisse, le trasformazioni isoentalpiche da segmenti di retta paralleli allasse delle ascisse. Il diagramma di Mollier permette di determinare la diminuzione di entalpia in unespansione adiabatica, che lequivalente termico del lavoro ottenuto per unit di peso del fluido in una turbina a vapore; esso permette di effettuare rapidamente i calcoli relativi alle trasformazioni del vapor dacqua.
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Impianti di produzione termoelettrici

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Cicli Termodinamici
Un fluido che si espande produce un lavoro esterno; ma per una produzione continua di lavoro, quale richiesta ai motori termici, necessario riportare allo stato iniziale il fluido che ha subto lespansione. Occorre quindi che il fluido subisca trasformazioni la cui rappresentazione dia luogo a una linea chiusa, detta ciclo: larea racchiusa da questa linea chiusa rappresenta, nel diagramma (T,s), il lavoro utile effettuato. Per il funzionamento di un motore termico occorre che il fluido, in ossequio al secondo principio della termodinamica, descriva un ciclo ricevendo calore da una sorgente ad alta temperatura e cedendo calore a una sorgente a temperatura inferiore. Com noto, il ciclo che fra due temperature assegnate realizza il pi elevato rendimento nella trasformazione di calore in lavoro meccanico il ciclo di Carnot, costituito da due isoterme e da due adiabatiche; il suo rendimento tanto pi elevato quanto pi grande il rapporto fra le due temperature estreme. Il ciclo di Carnot nel diagramma entropico infatti rappresentato da un rettangolo (ABCD). Larea aBCd rappresenta la quantit di calore Q1 fornita al fluido dalla sorgente a temperatura T1; larea aADd rappresenta la quantit di calore Q2 ceduta dal fluido alla sorgente a temperatura T2; larea ABCD rappresenta il lavoro utile ottenuto

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Ciclo Rankine
Lo schema di principio di un normale impianto con turbina a vapore composto dai seguenti elementi essenziali al suo funzionamento: il generatore di vapore (detto comunemente caldaia), la turbina, il condensatore, la pompa alimento

Il ciclo che rappresenta il funzionamento di questo impianto il ciclo Rankine, che differisce dal ciclo ideale di Carnot soprattutto per il fatto che la somministrazione di calore al fluido non avviene tutta alla temperatura massima, secondo una isoterma. Il ciclo Rankine ha ovviamente rendimento inferiore a quello di Carnot operante tra le stesse temperature estreme.
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Ciclo Rankine
Ladiabatica 3-4 rappresenta il pompaggio del condensato (Spesso, viste le piccole variazioni di temperatura e di entalpia, si pone per semplicit 3 4), la isobara 4-C corrisponde al riscaldamento dellacqua in caldaia dalla temperatura T4 alla temperatura TC di ebollizione, la isoterma (e isobara) C-1 corrisponde alla vaporizzazione dellacqua, la isobara 1-1 corrisponde al surriscaldamento del vapore fino alla temperatura T1, la adiabatica 1-2 corrisponde allespansione del vapore in turbina, la isobara (e isoterma) 2-3 corrisponde alla condensazione del vapore nel condensatore. Il ciclo 1-2-3-4 un ciclo con vapore surriscaldato, il ciclo 1-2-3-4 il corrispondente ciclo con vapore saturo.

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Se, dopo una prima espansione adiabatica nella turbina di alta pressione AP il vapore ritorna in caldaia per risurriscaldarsi e portarsi nuovamente ad una temperatura analoga a quella del surriscaldamento iniziale, si ha un ciclo con risurriscaldamento: il vapore risurriscaldato in uscita dalla caldaia viene riammesso nella turbina di media pressione MP, da questa passa successivamente nella turbina di bassa pressione BP e si espande fino alla pressione del condensatore.

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Il diagramma entropico permette subito una comparazione visiva dei rendimenti ottenibili con cicli a vapore saturo e a vapore surriscaldato senza e con risurriscaldamento. Si nota infatti che il rendimento con vapore saturo minore del corrispondente ciclo di Carnot fra le stesse temperature di vaporizzazione e di condensazione. Si nota inoltre che il rendimento del ciclo con vapore surriscaldato superiore a quello del ciclo con vapore saturo e che il rendimento del ciclo a vapore risurriscaldato superiore a quello del ciclo a vapore con semplice surriscaldamento perch, in entrambi i casi, si aggiunge una parte di ciclo a rendimento pi elevato. Infatti, il rendimento del ciclo Rankine con vapore saturo pari al rapporto fra larea (A+A) e larea (A+A+B+B) e il rendimento del corrispondente ciclo di Carnot pari a (T1-T2)/T1 il rendimento del ciclo con vapore surriscaldato pari al rapporto fra larea (A+A+A) e larea (A+A+A+B+B+B) e il rendimento del corrispondente ciclo di Carnot pari a (T1-T2)/T1 il rendimento del ciclo con vapore risurriscaldato pari al rapporto fra larea (A+A+A+A) e larea (A+A+A+A+B+B+B+B).

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Ciclo Rankine
E opportuno anche osservare che il risurriscaldamento del ciclo diventa necessario quando la pressione in caldaia supera determinati valori. Poich il titolo del vapore a fine espansione in turbina non deve scendere al di sotto di 0,9 circa per non avere elevata umidit allo scarico, che dannosa per le pale degli ultimi stadi, una volta fissata la pressione (e quindi la temperatura) nel condensatore risulta praticamente fissata anche ladiabatica di espansione del vapore. Aumentando la pressione e la temperatura in caldaia, si deve aumentare anche la temperatura massima di surriscaldamento per raggiungere ladiabatica di lavoro: quando questa temperatura supera i limiti normalmente ammessi per i materiali dei tubi del surriscaldatore (circa 550C) occorre ricorrere al risurriscaldamento. Per migliorare il rendimento necessario ovviamente scegliere elevate temperature in caldaia (e quindi elevate pressioni) ed avere basse temperature di condensazione (che per sono legate alla temperatura ambiente). Si possono adottare pressioni in caldaia superiori a quella critica: lacqua alimento perviene al generatore di vapore e, attraversando le varie superfici di scambio, al raggiungimento della temperatura critica passa dallo stato liquido direttamente allo stato di vapore surriscaldato. Anche effettuando pi risurriscaldamenti si possono ottenere miglioramenti di rendimento. Tutto ci comporta per ladozione di impianti costruttivamente sempre pi complessi, con maggiori costi dinvestimento. Per aumentare ulteriormente il rendimento si adottano i cicli rigenerativi o a spillamento di vapore, nei quali lacqua che va alla caldaia viene preriscaldata mediante vapore spillato dalla turbina.
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Ciclo Rankine

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Ciclo Rankine
Il rendimento migliora perch le calorie contenute nel vapore spillato, che ha gi compiuto del lavoro in turbina, vengono utilizzate integralmente per innalzare la temperatura dellacqua allingresso di caldaia invece di andare perdute nel condensatore. Lo spillamento di vapore riduce lo scostamento del ciclo Rankine da quello ideale di Carnot; infatti il calore, fornito dallesterno con la combustione del combustibile, ceduto al fluido (lacqua alimento) che gi stato preriscaldato a spese di calore prelevato allinterno del ciclo. In tal modo viene evitata una parte del ciclo Rankine a minor rendimento, cio quella del riscaldamento dellacqua a bassa temperatura lungo la curva limite inferiore. Negli impianti termoelettrici vengono effettuati parecchi prelievi di vapore lungo i vari stadi di turbina. Nella figura seguente rappresentato un ciclo a 7 spillamenti, secondo lo standard ENEL per i gruppi da 320 MW.

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Ciclo Rankine
Lo scarico delle condense (drenaggi) dei riscaldatori effettuato in cascata, ossia i drenaggi del riscaldatore a pi alta pressione di spillamento si scaricano in quello a pressione immediatamente inferiore e cos via, sino a recuperare gli ultimi drenaggi al condensatore Nel diagramma entropico loperazione di preriscaldamento pu essere rappresentata in due fasi:
riscaldamento dellacqua, secondo un segmento della curva limite inferiore (AB), aggiunta del condensato corrispondente al vapore spillato, secondo un segmento orizzontale (BC).

Il rapporto fra la lunghezza del segmento BC e la lunghezza del segmento MN, compreso fra le curve limiti sullisobara corrispondente alla pressione del condensatore, d in valore relativo la quantit di vapore spillato. Il rapporto fra il segmento AN e quello MN d in valore relativo la quantit di vapore che va al condensatore.

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Ciclo Rankine
La rappresentazione del ciclo rigenerativo sul diagramma entropico conserva alle coordinate dei punti della linea di espansione il loro significato fisico, mentre ci non vero per i punti del preriscaldamento dellacqua. Valgono invece le considerazioni energetiche sulle quantit di calore scambiate e sul rendimento del ciclo. Effettuando gli spillamenti lungo i vari stadi della turbina si ha come conseguenza che, a parit di potenza generata, occorre una maggiore portata di vapore allammissione e quindi una produzione maggiore da parte della caldaia, il cui consumo di combustibile si per ridotto in quanto essa viene alimentata con acqua preriscaldata. Per quanto riguarda la turbina, gli spillamenti hanno il pregio di ridurre la portata del vapore negli ultimi stadi, nei quali si incontrano difficolt nello smaltimento di grandi portate per motivi costruttivi (pale di considerevole lunghezza, soggette ad elevate forze centrifughe). Inoltre la maggior portata negli stadi ad alta pressione consente ladozione di palette rotoriche di maggiori dimensioni e quindi di miglior rendimento.

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Ciclo Rankine
In un ciclo senza risurriscaldamento, facendo riferimento a 1 kg di vapore scaricato dalla turbina ed entrante nel condensatore, detta gi la quantit di vapore spillata in valore relativo rispetto a quella scaricata al condensatore, il lavoro utile ottenuto in turbina pari a:

Il calore fornito al fluido in caldaia pari a:

dove: hv entalpia del vapore alluscita della caldaia e allingresso in turbina hs entalpia del vapore allo scarico nel condensatore hi salto entalpico utilizzato in turbina dal vapore dello spillamento i-esimo ha entalpia dellacqua alimento allingresso in caldaia n numero degli spillamenti
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Ciclo Rankine
Il rendimento del ciclo vale dunque:

e aumenta allaumentare di a pari temperatura dellacqua alimento allingresso in caldaia e a pari quantit di vapore spillato.
Se consideriamo un solo spillamento, potremmo pensare di praticarlo alla temperatura di condensazione, non ottenendo in tal caso nessun riscaldamento e quindi nessun incremento di rendimento. Se invece riscaldassimo lacqua alimento con vapore spillato alla temperatura di ingresso turbina, avremmo in tal caso un efficace riscaldamento ma questo vapore non produrrebbe nessun lavoro in turbina e quindi non otterremmo alcun incremento di rendimento. Il massimo incremento di rendimento si avr quindi per una temperatura intermedia tra le due. Aumentando il numero degli spillamenti si aumenta sempre pi il rendimento e la temperatura ottima di preriscaldamento dellacqua. Il grado di rigenerazione ottimale coincide con quello massimo (temperatura dellacqua alimento uguale a quella di ebollizione in caldaia) solo nel caso di infiniti spillamenti. Nelle pratiche realizzazioni, poich gli spillamenti comportano un onere di impianto, si pone il problema di ottimizzare il loro numero e la superficie di scambio dei singoli riscaldatori. Le stesse considerazioni valgono anche per i cicli con risurriscaldamento. 30-31 Marzo 2007 Mantova, 109

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Impianti termoelettrici tradizionali

I progetti per aumentare lefficienza del ciclo Rankine, aumentando le pressioni e le temperature del vapore, sono stati sviluppati costantemente. Le prime unit termoelettriche, allinizio del 900, erano costruite per pressioni e temperature del vapore allingresso in turbina di circa 13 bar e 250C. Poi, allaumentare delle potenze, anche le pressioni e le temperature aumentarono. Intorno al 1950 vi fu un decisivo incremento nelle taglie degli impianti e si pass dai 35 MW fino ai 150 MW. Il ciclo adottato fu quello a semplice surriscaldamento, con vapore allammissione turbina inizialmente a 145 bar e 538C, poi a 165 bar e 538C. Negli anni 60 furono installate parecchie unit con queste caratteristiche termodinamiche (165 bar, 538C e risurriscaldamento a 538C) e si pass alla taglia 320 MW. LENEL costru negli anni successivi molti impianti con gruppi da 320 MW, che ancora oggi costituiscono lossatura del parco termoelettrico italiano (Gli impianti termoelettrici italiani, standardizzati dallENEL, hanno taglie di 320 e 660 MW e sono dotati di 7 o 8 spillamenti). Nel 1968 entrarono in servizio in Italia le prime due unit ipercritiche di taglia 600 MW con doppio risurriscaldamento (258 bar, 540C/552C/556C), dotate di turbine cross-compound. I grandi costruttori (General Electric e Westinghouse) negli anni 60-70 realizzarono impianti di potenza 3501100 MW con condizioni ipercritiche del vapore (241 bar, 538C/565C), sia a semplice che a doppio risurriscaldamento, con turbine cross-compound o tandem-compound. Dal 1980, utilizzando lesperienza maturata con le unit a semplice e a doppio risurriscaldamento, i grandi costruttori hanno sviluppato progetti con condizioni del vapore sempre pi spinte (300 bar e 600C). Questi progetti hanno trovato applicazione soprattutto in Asia e Nord Europa. Lincremento di rendimento di questi impianti mostrato nei due grafici seguenti e deve naturalmente essere considerato unitamente ai maggiori costi impiantistici di installazione e di manutenzione. Mantova, 30-31 Marzo 2007 112

Scelta del tipo di impianto termoelettrico


Gli impianti termoelettrici, in base al modo di trasformazione del calore in energia elettrica, sipossono classificare in:
impianti con turbine a vapore, impianti con turbine a gas in ciclo semplice, impianti a ciclo combinato.

Le caratteristiche tecnico-economiche essenziali per la scelta del tipo di impianto sono:


la potenza da installare, il rendimento dellimpianto, la produzione annua prevista, il costo dellinvestimento, le spese di esercizio e di manutenzione, la flessibilit dimpiego dellimpianto, il combustibile da utilizzare.

La potenza unitaria massima di circa 1.300 MW per le sezioni termoelettriche tradizionali e di 750900 MW per i moduli a ciclo combinato con turbine a gas.
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Scelta del tipo di impianto termoelettrico


Il rendimento globale della centrale con turbine a vapore, che adotta cicli standard (170 bar-538/538C) con semplice risurriscaldamento e 7-8 spillamenti, raggiunge al massimo carico il 40%. Una centrale equipaggiata con turbine a gas, con recupero del calore dei gas di scarico in un ciclo combinato, ha il rendimento pi elevato (supera il 55% e nei cicli pi moderni sfiora il 60%). Il costo unitario dimpianto (anno 2005), riferito a 2 unit convenzionali a vapore da 320 MW cadauna, di circa 900950 /kW per le unit ad olio combustibile e gas naturale e di circa 12001300 /kW per le unit a carbone. Lanalogo costo di un impianto costituito da due moduli a ciclo combinato da 380 MW cadauno funzionanti a gas naturale di circa 600 /kW. La flessibilit di impiego di un impianto determinata dalla sua rapidit di avviamento e dalla possibilit di compiere ampie e veloci variazioni di carico. I tempi di avviamento da freddo (dallaccensione di caldaia al parallelo dellalternatore con la rete) per i gruppi termoelettrici a vapore da 320 MW sono dellordine di 68 ore, mentre scendono a circa 1,5 ore dopo una fermata di 8 ore; il gradiente di carico di 35 MW/min in condizioni normali.
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Scelta del tipo di impianto termoelettrico


I tempi di avviamento di una turbina a gas da 250 MW sono di circa 30 minuti da fermo a parallelo e di circa 20 minuti da parallelo a massimo carico. I tempi richiesti dai cicli combinati da 380 MW per raggiungere il massimo carico sono di circa 6 ore da freddo e 3 ore da caldo e sono condizionati soprattutto dal ciclo a vapore (temperatura del vapore prodotto nel GVR e temperatura dei metalli della turbina a vapore). I gradienti normali dei cicli combinati sono di 56 MW/min e possono salire a 13 MW/min in caso di necessit. I combustibili fossili, normalmente impiegati negli impianti termoelettrici, sono lolio combustibile, il gasolio, il gas naturale, il carbone. I generatori di vapore possono bruciare tutti questi tipi di combustibili. Per le turbine a gas si utilizza quasi esclusivamente il gas naturale. I prezzi dei combustibili sono spesso soggetti a frequenti fluttuazioni sul mercato internazionale. Tutti questi elementi, ed altri ancora, devono essere valutati al fine di ottenere la massima economicit di un impianto, ricordando che il costo globale la somma degli oneri afferenti il capitale impiegato e degli oneri relativi allesercizio (combustibile, risorse esterne, imposte e tasse, personale). Cos, se il numero delle ore annue di utilizzazione della potenza installata elevato, sar ridotta lincidenza del costo dimpianto e converr disporre di centrali con rendimento elevato o con basso costo del combustibile
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Scelta del tipo di impianto termoelettrico

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Scelta del tipo di impianto termoelettrico


Per calcolare il costo di produzione dellenergia elettrica ci si pu riferire alla formula:

Un gruppo a carbone, avendo rilevante costo dimpianto e maggiori costi di esercizio, riesce a far prevalere il basso costo del combustibile solo funzionando per un numero elevato di ore annue. Un modulo a ciclo combinato, associando a ridotti costi dimpianto e minori spese di personale un pi elevato rendimento, ha un costo unitario dellenergia favorevole per utilizzazioni medio-basse, mentre per le alte utilizzazioni risente del maggior costo del combustibile.
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Scelta del tipo di impianto termoelettrico


Oltre alla remunerazione variabile in funzione della richiesta, devono essere tenute in conto anche altre voci di prezzo dellenergia elettrica attribuite agli impianti di produzione per i cosiddetti servizi ancillari:
servizio di riserva secondaria (consiste nel rendere disponibile una banda di capacit di produzione di energia elettrica di un gruppo di generazione asservita ad un dispositivo automatico di regolazione in grado di modulare la potenza erogata dal medesimo gruppo sulla base di un segnale di livello elaborato e inviato dal Gestore della Rete); servizio di riserva terziaria (consiste nella garanzia della disponibilit a modificare, per la quota di capacit per la quale il servizio prestato, i programmi vincolanti di immissione a seguito di un ordine di dispacciamento del Gestore della Rete a salire o a scendere entro 5 minuti, entro 15 minuti, entro 60 minuti); servizio di bilanciamento (consiste nella disponibilit a modificare i programmi vincolanti di immissione a salire o a scendere a seguito di un ordine di dispacciamento del Gestore della Rete).
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Centrali termoelettriche a vapore


I circuiti (o cicli) principali di un gruppo termoelettrico sono:
circuito condensato-alimento, circuito acqua-vapore in caldaia, circuito aria-gas, circuito acqua condensatrice, ciclo del combustibile.

Nel circuito condensato-alimento lacqua viene estratta dal pozzo caldo del condensatore per mezzo delle pompe di estrazione del condensato e, dopo aver attraversato limpianto di trattamento, incrementa la propria temperatura nei riscaldatori di bassa pressione. Perviene al degasatore e da qui, ripresa dalle pompe alimento, attraversa i riscaldatori di alta pressione ed entra nel generatore di vapore. Nel circuito acqua-vapore di caldaia lacqua alimento attraversa prima leconomizzatore, indi il vaporizzatore e poi i surriscaldatori. Il vapore surriscaldato, in uscita dal generatore di vapore, viene introdotto in turbina nel corpo di alta pressione. Dopo lespansione nella turbina di alta pressione il vapore ritorna in caldaia per risurriscaldarsi. Il vapore risurriscaldato dalla caldaia ritorna in turbina per espandersi nei restanti corpi di media e di bassa pressione. Alla fine dellespansione il vapore viene scaricato nel condensatore, dove condensa scambiando calore con lacqua condensatrice e si accumula allo stato liquido nel pozzo caldo.
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Centrali termoelettriche a vapore

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Centrali termoelettriche a vapore


Un altro circuito fondamentale il circuito aria-gas. Esso comprende i ventilatori aria, i condotti e le casse aria dei bruciatori, la camera di combustione della caldaia, i condotti dei gas, i preriscaldatori daria, i precipitatori elettrostatici, la ciminiera. Il circuito dellacqua condensatrice, a ciclo aperto con acqua di fiume o di mare, comprende lopera di presa con le griglie fisse e rotanti, le pompe acqua condensatrice, le tubazioni fino allingresso del condensatore, le tubazioni dalluscita del condensatore fino allopera di scarico. Nel caso di ciclo chiuso, quando non siano disponibili sufficienti quantit dacqua, si adottano torri di raffreddamento che provvedono al trasferimento allaria del calore scambiato nel condensatore. Il ciclo del combustibile fa capo al parco combustibili, che costituito dallinsieme di tutte le apparecchiature destinate al ricevimento, al trattamento e allimmagazzinamento dei combustibili impiegati (solidi, liquidi, gassosi). Vi sono poi le apparecchiature di invio dei combustibili ai bruciatori di caldaia.

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Rendimento delle centrali termoelettriche a vapore


Il rendimento effettivo totale di un impianto con turbina a vapore, ossia il rapporto fra lequivalente termico dellenergia elettrica ricavata ai morsetti dellalternatore e il calore sviluppato dalla combustione in caldaia, inferiore al rendimento teorico del ciclo termico impiegato per la presenza di numerose perdite di energia nei vari elementi costitutivi dellimpianto. Vi sono perdite che influiscono sul ciclo termodinamico, allontanandolo da quello teorico e diminuendone il rendimento. Cos, per esempio, lespansione del vapore in turbina non perfettamente adiabatica a causa degli attriti e delle dispersioni di calore; il calore ottenuto dal combustibile bruciato in caldaia non tutto trasferito allacqua e al vapore ma in parte viene disperso nellatmosfera con i fumi che escono dalla ciminiera. Vi sono poi perdite di calore verso lesterno attraverso le pareti della caldaia e dei condotti gas, perdite di calore nei circuiti acqua vapore per spurghi e sfiati, perdite meccaniche ed elettriche delle macchine. Si cerca di ridurre tali perdite migliorando le coibentazioni, ottimizzando la combustione con la riduzione delleccesso daria e degli incombusti, abbassando la temperatura dei gas inviati alla ciminiera, preriscaldando lacqua di alimento e laria comburente. Se si esprimono tutte le perdite in valore relativo del calore posseduto dal combustibile bruciato in caldaia per ottenere un kWh ai morsetti dellalternatore, le perdite relative totali sono la somma di tutte le perdite relative parziali
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Rendimento delle centrali termoelettriche a vapore

Se si indicano con cald, tubaz, cond, turb, alt, aux i rendimenti delle singole parti dimpianto sopra ricordate, dalla definizione di rendimento di ogni elemento (rapporto fra potenza resa e potenza assorbita) si pu scrivere: Nella pratica, invece del rendimento, si usa il consumo specifico12, ovvero le calorie spese per produrre un kWh ai morsetti del generatore:

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Rendimento delle centrali termoelettriche a vapore


Consumo specifico lordo il quoziente tra il consumo di calore e lenergia elettrica prodotta durante lintervallo di tempo considerato, misurata ai morsetti dellalternatore. Consumo specifico netto il quoziente tra il consumo di calore e lenergia elettrica prodotta durante lintervallo di tempo considerato, misurata al punto di uscita verso la rete (a valle del prelievo di energia elettrica per i servizi ausiliari di centrale e a monte del trasformatore principale). Per una sezione termoelettrica tradizionale (320 MW ai morsetti dellalternatore) il rendimento lordo (energia elettrica misurata ai morsetti dellalternatore) al massimo carico si aggira intorno al 42% (consumo specifico lordo di 2048 kcal/kWh) e il rendimento netto (energia misurata a valle del prelievo dei servizi ausiliari) pari al 40 % (consumo specifico netto di 2150 kcal/kWh). Il rendimento diminuisce al diminuire del carico (aumenta quindi il consumo specifico), poich si modifica il ciclo termico per la diminuzione delle temperature e delle pressioni rispetto ai valori nominali.

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Rendimento delle centrali termoelettriche a vapore

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Rendimento delle centrali termoelettriche a vapore

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Sistemazioni impiantistiche
Le principali parti costituenti un impianto termoelettrico a vapore di tipo tradizionale sono le seguenti:
generatore di vapore, macchinario termico ed elettrico, condensatore e relative opere idrauliche, parco combustibili, impianto di demineralizzazione, impianto di trattamento delle acque reflue, impianto di abbattimento delle emissioni inquinanti, stazione elettrica, quadri di comando, controllo, regolazione, servizi generali (uffici, officine, magazzini, ..).

La disposizione generale delle varie parti dellimpianto studiata in modo da tener conto della loro specifica funzione e della posizione prefissata di alcune opere (presa e restituzione dellacqua condensatrice, pontile per lo scarico del combustibile trasportato per via dacqua, raccordi stradali e ferroviari, stazione elettrica collegata alle linee ad alta tensione) e per rendere pi brevi i necessari collegamenti (tubazioni per lacqua, il vapore e i combustibili liquidi o gassosi; nastri trasportatori per i combustibili solidi; sbarre e cavi per i collegamenti elettrici). Daltra parte larea dellimpianto deve essere percorsa da un ampio e razionale sistema di strade e piazzali per rendere agevole laccesso a tutte le installazioni.
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Sistemazioni impiantistiche
Inoltre opportuno, per ragioni di sicurezza, che il parco combustibili sia un po discosto dalla caldaia e dalla sala macchine.

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Sistemazioni impiantistiche
Dal punto di vista costruttivo, sono stati messi a punto dallENEL progetti unificati e per i gruppi da 320 MW e 660 MW sono stati adottati gli stessi criteri di base e precisamente:
sala manovra comune a due gruppi, concentrazione della massima parte degli ausiliari del ciclo intorno alla turbina, schema monoblocco.

Lo schema monoblocco (ogni gruppo turbina-alternatore associato ad una sola caldaia e i relativi ausiliari elettrici sono alimentati da un trasformatore derivato dal montante dellalternatore) prevede una maggiore semplicit dimpianto, una riduzione del costo della centrale e nessuna interferenza tra i vari gruppi. La sala macchine comprende al suo interno le turbine, i condensatori, gli alternatori, i riscaldatori AP e BP e le pompe estrazione condensato e acqua alimento di pi gruppi termoelettrici. La sistemazione dei gruppi pu essere longitudinale o trasversale. Nella sistemazione longitudinale viene limitata la larghezza della sala macchine, con conseguente alleggerimento delle strutture di copertura del fabbricato; per contro viene aumentata notevolmente la lunghezza della sala stessa. La disposizione trasversale risponde meglio alla simmetria generale dellunit e dei suoi ausiliari e richiede un percorso minore delle tubazioni di collegamento tra la caldaia e la turbina.
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Sistemazioni impiantistiche

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Sistemazioni impiantistiche

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Sistemazioni impiantistiche

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Sistemazioni impiantistiche
Nel caso in cui la centrale termoelettrica sia destinata ad alimentare un determinato carico a s stante (stabilimento, complesso industriale concentrato, ecc.) fornendo eventualmente anche il vapore necessario, lubicazione dellimpianto strettamente vincolata a quella del centro industriale alimentato, del quale parte integrante. La scelta del sito per le centrali destinate ad alimentare reti di distribuzione di energia elettrica va effettuata in modo da rendere minimo lo sviluppo delle linee di trasporto e le perdite di energia; inoltre si cerca di realizzare la massima economia nel trasporto dei combustibili ed il facile approvvigionamento della quantit dacqua necessaria per la condensazione del vapore (100150 m3/h di acqua condensatrice per ogni MW di potenza installata). Qualora la centrale debba essere costruita lontana da sufficienti disponibilit dacqua, lacqua condensatrice viene raffreddata in ciclo chiuso in apposite torri di raffreddamento che, per grandi impianti, assumono dimensioni considerevoli. In tal caso per lacqua condensatrice ha una temperatura pi alta di quella corrispondente allacqua di mare o di fiume e quindi la pressione assoluta nel condensatore superiore e il rendimento del ciclo ne risulta peggiorato. E preferibile quindi che le centrali termoelettriche siano ubicate in riva al mare o a fiumi o canali di portata adeguata. Inoltre, a parit di altre condizioni, lubicazione della centrale determinata dal confronto fra il costo di trasporto del combustibile e il costo di trasporto dellenergia elettrica.
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Interazione con lambiente


Linterazione fra le centrali termoelettriche e lambiente si manifesta con lemissione dei prodotti della combustione nellatmosfera e con il riscaldamento dellacqua di mare o di fiume utilizzata per la condensazione del vapore nei condensatori. Per quanto riguarda linquinamento dellatmosfera, esso in prevalenza dovuto alle polveri, allanidride solforosa e agli ossidi di azoto contenuti nei fumi emessi dalle ciminiere. Le polveri sono in gran parte trattenute da precipitatori elettrostatici ad alta efficienza installati sui condotti fumi prima della ciminiera; lanidride solforosa viene contenuta utilizzando combustibili a basse percentuali di zolfo o predisponendo impianti di desolforazione; gli ossidi di azoto vengono ridotti mediante appropriate tecniche di combustione o installando impianti di denitrificazione. Vi infine il problema dellemissione di alcuni gas (detti gas serra, tra cui il pi importante lanidride carbonica) che pu influenzare la composizione dellatmosfera che circonda il pianeta, rendendola meno permeabile al passaggio in uscita dellenergia irraggiata dalla Terra: viene cos modificato quel fenomeno che va sotto il nome di effetto serra e che regola la temperatura terrestre. I gas serra non sono inquinanti e non hanno effetti locali, ma, nel lungo termine, possono alterare gli equilibri climatici. A livello mondiale questo problema affrontato nellambito dellOrganizzazione delle Nazioni Unite. La conferenza intergovernativa di Kyoto del dicembre 1997 ha per la prima volta stabilito come obiettivo per i Paesi firmatari una riduzione delle emissioni globali dei sei principali gas serra (anidride carbonica (CO2), metano (CH4), protossido di azoto (N2O), idrofluorocarburi (HFC), perfluorocarburi (PFC), esafluoruro di zolfo (SF6)) entro il 20082012 (-5,3% in media rispetto ai valori del 1990).
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Interazione con lambiente


Questo obiettivo generale viene declinato con valori specifici per singoli Paesi o aggregazioni politiche (come lUnione Europea); per lItalia il rispetto del Protocollo di Kyoto implica una riduzione delle emissioni di anidride carbonica di almeno il 6,5%. LItalia contribuisce per circa il 2% alle emissioni mondiali di CO2 e presenta valori pro-capite ed emissioni per unit di Prodotto Interno Lordo relativamente basse. I settori che incidono maggiormente sulle emissioni nazionali di gas serra sono la produzione di energia elettrica da fonte termoelettrica (poco meno del 25%) e i trasporti (poco pi del 20%): le emissioni sono quasi totalmente costituite dalla CO2 derivante dalla combustione. Per quanto riguarda il settore elettrico, tra i principali strumenti a disposizione per il contenimento delle emissioni di gas serra vi sono le azioni tese al risparmio dei combustibili fossili:
miglioramento dellefficienza di produzione, maggiore ricorso alle fonti rinnovabili, riduzione delle perdite sulla rete elettrica, gestione della domanda di energia elettrica.
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Interazione con lambiente


Per quanto riguarda il riscaldamento dellacqua condensatrice, fenomeno detto impropriamente inquinamento termico, esso consiste nellinnalzamento della temperatura (di circa 610C) dellacqua utilizzata nei condensatori. Si tratta di un problema che riguarda soprattutto le acque interne (fiumi, laghi) in quanto la capacit termica delle acque marine pressoch illimitata e la modifica di temperatura interessa solo in superficie le acque prossime alla centrale. Esistono comunque limiti di legge per le temperature dellacqua in uscita dai condensatori e per la differenza di temperatura dellacqua del corpo ricettore tra valle e monte dellimpianto termoelettrico. Per i fiumi, la differenza massima fra le temperature medie a monte e a valle della derivazione dellimpianto non deve superare i 3C, mentre la differenza massima di temperatura tra due met sezioni qualsiasi non deve essere superiore a 1C. Per i canali, la temperatura massima allo scarico non deve superare i 35C. Nel caso di acqua di mare, la temperatura massima consentita per lo scarico di 35C e il t massimo ammissibile tra la temperatura dellacqua alla presa e quella a 1000 metri dallo scarico di 3C. Sono stati effettuati molti studi degli ecosistemi interessati agli scarichi termici prima e dopo lavvio di funzionamento degli impianti. I risultati ottenuti hanno mostrato che la restituzione allambiente delle acque, utilizzate negli impianti rispettando i limiti imposti dalla legge, non modifica significativamente le caratteristiche strutturali e dinamiche delle principali componenti degli ecosistemi Mantova, 30-31 Marzo 2007 137 interessati.

Cicli delle turbine a gas


I cicli delle turbine a gas hanno come riferimento concettuale il ciclo Brayton (o Joule), composto da:
una compressione adiabatica, effettuata dal punto 1 al punto 2 nel compressore; un riscaldamento a pressione costante (dal punto 2 al punto 3); unespansione adiabatica, effettuata dal punto 3 al punto 4 in turbina; una cessione di calore a pressione costante (dal punto 4 al punto 1).

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Cicli delle turbine a gas


Perch tale ciclo possa essere considerato ideale occorre che le trasformazioni adiabatiche siano anche isentropiche e che le isobare siano rigorosamente tali, ovvero il fluido non subisca perdite di pressione allinterno degli scambiatori che provvedono agli scambi termici con le sorgenti di calore tra cui opera il ciclo. Il fluido considerato in tal caso un gas perfetto, che non subisce trasformazioni di stato e di composizione, che ha un cp costante indipendente dalla temperatura e che rispetta la nota equazione: pv = RT Denominati:
Q1 calore fornito tra il punto 2 e il punto 3 Q2 calore ceduto tra il punto 4 e il punto 1 LC lavoro di compressione tra il punto 1 e il punto 2 LT lavoro di espansione in turbina tra il punto 3 e il punto 4 LN lavoro utile

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Cicli delle turbine a gas


Nelle trasformazioni adiabatiche (1-2) e (3-4) valgono le relazioni seguenti:

avendo indicato con k il rapporto tra il calore specifico a pressione costante cp e quello a volume costante cv.

Poich nella pratica le temperature estreme del ciclo risultano fissate (la temperatura inferiore coincide con la temperatura ambiente mentre la temperatura superiore imposta dalle caratteristiche di resistenza dei materiali impiegati) il rapporto di compressione non pu aumentare oltre un certo limite poich questo significherebbe avere temperatura massima del ciclo oltre il valore ammesso.
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Cicli delle turbine a gas


Nelle macchine reali si adotta un ciclo aperto, che ha le seguenti caratteristiche rispetto al ciclo chiuso:
nella prima parte del ciclo il fluido di lavoro laria, che aspirata dal compressore alla pressione e alla temperatura ambiente; lintroduzione di calore nel ciclo avviene mediante un processo di combustione interna: laria, che stata compressa dal compressore, perviene in una camera di combustione in cui viene iniettato combustibile. I prodotti della combustione costituiscono il fluido di lavoro per la parte seguente del ciclo (lespansione in turbina); la cessione di calore allambiente esterno avviene semplicemente disperdendo nellatmosfera i gas combusti scaricati dalla turbina.

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Cicli delle turbine a gas


Nel funzionamento reale bisogna tener conto che le trasformazioni nel compressore e in turbina non sono isentropiche ma politropiche e che la combustione non isobara ma con perdita di pressione Questo comporter, a parit di temperature estreme, un lavoro reale di compressione superiore a quello ideale e viceversa un lavoro reale di espansione inferiore a quello ideale. Dunque, a parit di pressioni e temperature estreme, si avr un lavoro utile inferiore rispetto a quello ideale.

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Cicli delle turbine a gas

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Varianti dei cicli a gas


Le turbine a gas in ciclo semplice hanno oggi raggiunto prestazioni e rendimenti significativi. Tuttavia ci stato ottenuto sulla spinta di un forte sviluppo tecnologico, senza intervenire sulla qualit intrinsecamente modesta del ciclo termodinamico di base, che resta sempre caratterizzato da uno scarico di calore allambiente ad alta temperatura e da un lavoro di compressione molto elevato rispetto a quello di espansione. Per ridurre limpatto di queste caratteristiche non positive sono possibili alcuni interventi sul ciclo termodinamico, anche se, attualmente, nelle applicazioni industriali si preferisce un ciclo semplice ad alta tecnologia in luogo di un ciclo complesso con condizioni operative prudenti. Una prima variante la cosiddetta rigenerazione, ossia linserimento, tra compressore e combustore, di uno scambiatore di calore (rigeneratore) che preriscalda laria comburente prelevando calore dai gas di scarico prima di rilasciarli allambiente. Se si considerasse il ciclo ideale rigenerativo (gas perfetto e rigeneratore ideale, ossia senza perdite e con scambi di calore in ogni punto della trasformazione sotto differenze di temperatura infinitesime), si avrebbe che T2 = T6 e T4 = T5. In tali condizioni il lavoro della turbina e del compressore rimarrebbero inalterati, mentre verrebbe ridotto il calore entrante nel ciclo, poich sarebbe necessario passare da T5 a T3 anzich da T2 a T3: il rendimento del ciclo aumenterebbe. Nel caso reale, a causa delle perdite e per la irreversibilit dello scambio nel rigeneratore, il miglioramento di rendimento risulta ridotto.
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Varianti dei cicli a gas

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Varianti dei cicli a gas


Una seconda operazione atta a migliorare le prestazioni del ciclo a gas la compressione interrefrigerata. La compressione realizzata in due fasi, intercalate da uno scambiatore di calore (intercooler) che riduce la temperatura intermedia. Linterrefrigerazione pratica comune nei compressori industriali: lo scopo quello di diminuire il lavoro di compressione necessario per portare il gas da p1 a p2, operazione resa possibile dalla diminuzione del volume specifico del gas per effetto dellabbassamento di temperatura ottenuto nellintercooler. Una terza variante del ciclo a gas la ricombustione, che consiste in una espansione in turbina frazionata e intercalata da un secondo processo di combustione. Come linterrefrigerazione ha lo scopo di diminuire il lavoro del compressore, cos la ricombustione permette di aumentare il lavoro della turbina, presentando alla turbina di bassa pressione un fluido a volume specifico incrementato dal riscaldamento conseguente alla seconda combustione. E bene ricordare che leccesso daria presente nella combustione primaria delle turbine a gas tale da offrire ampia disponibilit di ossigeno per la seconda combustione. I tre interventi sul ciclo semplice possono essere utilizzati in varie combinazioni tra loro. I vantaggi ottenuti in termini di aumento di rendimento e lavoro specifico sono controbilanciati da maggiori complessit e onerosit impiantistiche. Considerando che possibile operare anche pi di una interrefrigerazione o pi di una ricombustione, si tende verso il ciclo di Ericsson, composto da due isoterme e da due isobare. Il ciclo di Ericsson verrebbe approssimato da un ciclo a gas con infinite interrefrigerazioni (compressione isoterma) ed espansioni (espansione isoterma) e uno scambio di calore rigenerativo tra le due isobare, lungo le quali non si scambia pertanto calore con lesterno. Il rendimento del ciclo sarebbe dunque pari a quello di Carnot. Mantova, 30-31 Marzo 2007 146

Varianti dei cicli a gas

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Turbine a gas
Per la produzione dellenergia elettrica, il tipo di impianto con turbina a gas (turbogas) pi semplice ad una sola linea dalbero ed costituito da un compressore multistadio (in cui laria aspirata dallesterno viene compressa), una camera di combustione (in cui avviene la combustione di combustibile addizionato allaria compressa), una turbina o espansore (in cui avviene lespansione dei gas provenienti dal combustore). La potenza sviluppata nellespansore viene in parte assorbita dal compressore e per la parte restante fornita al generatore elettrico coassiale. Una considerevole potenza termica associata ai gas di scarico. Negli anni recenti le turbine a gas hanno sempre pi incrementato la propria efficienza:
Le unit turbogas della penultima generazione (fino agli anni 90) presentavano potenze elettriche di circa 120 MW, temperature dei gas allingresso in turbina di circa 1100C, temperature dei fumi allo scarico di 530C, rapporto di compressione 12:1 14:1. Il consumo orario di gas naturale, al carico di base di 120 MW, era dellordine di 40.000 Nm3/h, corrispondente ad un rendimento netto di circa il 32%. Il corrispondente consumo unitario di combustibile, riferito al potere calorifico inferiore del gas naturale (p.c.i. medio del gas naturale = 8250 kcal/Nm3), risultava di circa 0,33 Nm3/kWh. Le attuali turbine a gas, di taglia raddoppiata (circa 250 MW), con rapporto di compressione 16:1 30:1, temperature di ingresso turbina pari a 13001400C, raggiungono valori di rendimento intorno al 38% (consumo unitario di gas naturale 0,275 Nm3/kWh).
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Turbine a gas

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Turbine a gas

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Queste macchine sono ormai esclusivamente impiegate negli impianti a ciclo combinato, che hanno trovato un notevole sviluppo grazie soprattutto agli eccellenti rendimenti globali raggiunti (5658%). Le turbine a gas ultimamente offerte sul mercato hanno temperature dei gas combusti che raggiungono i 1500C e sono impiegate in cicli combinati con valori di efficienza pari al 60%. Temperature cos elevate possono essere ammesse solo grazie alladozione di complesse ed efficaci tecniche di raffreddamento delle pale unitamente allimpiego di materiali speciali nei componenti che risultano maggiormente sollecitati. Oltre alla resistenza alla sollecitazione meccanica di origine termica, che nelle parti rotanti accompagnata dagli sforzi centrifughi, cruciale la resistenza allossidazione e alla corrosione, che sono principalmente dovute allalta reattivit dellossigeno ad elevate temperature e allerosione causata dal passaggio dei gas ad alta velocit.
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Turbine a gas
Nelle condizioni di esercizio delle turbine a gas il fenomeno dello scorrimento viscoso (creep) a determinare lo stato di sollecitazione accettabile per un determinato materiale. Tale fenomeno, che comporta a pari stato di sforzo di trazione una deformazione progressiva del materiale con il tempofino alla conseguente rottura, fa s che la vita (espressa in ore di esercizio con un dato livello di sollecitazione) e la temperatura di funzionamento siano tra loro correlate. I materiali ferrosi (ad esempio gli acciai al carbonio, gli acciai alto-legati e inossidabili) rivelano uninsufficiente resistenza a creep gi nel campo 500-600C. Risultati nettamente migliori si ottengono con leghe a base di nichel o a base di cobalto: le prime sono usate prevalentemente nelle pale rotoriche in virt di migliori propriet meccaniche, le seconde nelle pale statoriche. Rivestimenti superficiali di tipo innovativo proteggono la superficie dei componenti pi critici: tali rivestimenti consistono in strati metallici particolarmente resistenti, di spessore 0,20,3 mm, applicati utilizzando tecnologie basate sulla spruzzatura a caldo di polveri sottovuoto (vacuum plasma spray) o con sistemi accelerati (high velocity oxy fuel). Un ulteriore incremento della temperatura dei gas allingresso di turbina, ferma restando la temperatura superficiale della superlega metallica, potr essere ottenuto tramite limpiego di barriere termiche (thermal barrier coating): si tratta di rivestimenti superficiali a base ceramica, spessi 0,5 mm, che isolano termicamente il materiale base. Tenuto conto dei costi elevati di questi componenti (una paletta di turbina a gas pu costare fino a 10.000 e una ruota di primo stadio pu contare anche 100 palette), i materiali per turbine a gas non possono prescindere dalle tecnologie di riparazione, in termini sia di re-coating sia di ricostruzione del materiale base deteriorato.
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Perdite delle turbine a gas


Considerando il fluido (con le relative trasformazioni) e la macchina come reali, durante il funzionamento delle turbine a gas si hanno varie perdite di energia:
Perdite termofluidodinamiche: Il lavoro perduto per queste cause si converte in calore che generalmente rimane nel gas modificando le linee di trasformazione da adiabatiche ad altre, verso stati di maggiore entropia a seguito della degradazione dellenergia. Di queste perdite tengono conto i rendimenti interni delle macchine, definiti dal confronto tra lavori reali sulle palettature e lavori adiabatici reversibili a partire dalle stesse temperature iniziali e fra gli stessi limiti di pressione delle operazioni reali. Perdite di calore: sono dovute sia ad eventuale incompleta combustione, sia alla dispersione del calore attraverso le pareti. Per semplicit si pu supporre che tutta la perdita di calore avvenga nel focolare e quindi possa essere rappresentata dal rendimento B del combustore, definito come rapporto tra il prodotto della portata di gas per laumento di entalpia ottenuto e il prodotto della quantit di combustibile bruciato per il suo potere calorifico inferiore. Perdite di pressione: A causa delle perdite di pressione nel sistema di combustione, la relativa trasformazione non rigorosamente isobara. Il rapporto di espansione risulta quindi minore del rapporto di compressione. Per tenere conto di queste perdite occorre moltiplicare la pressione di entrata nel combustore (o dividere quella di uscita) per un coefficiente di rendimento manometrico .
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Perdite delle turbine a gas


Perdite meccaniche: sono le perdite meccaniche della turbina mt e del compressore mc (assorbimenti di potenza per ventilazione delle parti rotanti, per attriti nei cuscinetti, ecc.). Perdite per consumo di aria compressa: La resistenza termica dei materiali delle parti calde stata costantemente migliorata facendo ricorso al raffreddamento dei distributori fissi e delle palette rotanti della turbina tramite aria compressa spillata da vari stadi del compressore. Raffreddare le parti calde introduce dunque delle perdite per consumo di aria compressa spillata dal compressore e per sottrazione di calore nellespansione dei gas (a causa della fuoruscita di aria compressa dai canali di ventilazione, che lambisce le superfici esterne delle palette creando un raffreddamento a film e si miscela poi al gas della corrente principale diminuendone la temperatura). Variazione delle prestazioni delle turbine a gas: le prestazioni delle turbine a gas possono cambiare per effetto della variazione di alcuni parametri ambientali ed operativi. Per poter confrontare le prestazioni di macchine differenti ed installate in luoghi diversi, si fa riferimento a condizioni normalizzate ISO (15C e 1013 mbar) come se tutte le macchine operassero nelle stesse condizioni ambientali. Una turbina a gas, funzionante a velocit costante e ad una certa temperatura dellaria ambiente, una macchina attraversata in ciascuna sezione da una portata volumetrica costante. La sezione di ingresso compressore e la sezione di ingresso turbina sono attraversate da portate in volume diverse tra loro ma costanti nel tempo al variare delle condizioni esterne della macchina:
1. Variazione della pressione atmosferica 2. Variazione della pressione allo scarico 3. Perdite di carico allaspirazione 4. Variazione della temperatura dellaria ambiente 5. Sporcamento del compressore
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Turbine a gas
Le turbine a gas si presentano come macchine estremamente compatte, che possono essere spedite in blocco dallo stabilimento di costruzione al luogo di installazione.

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Turbine a gas
La linea dassi di un impianto con turbina a gas (TG) costituita dai seguenti macchinari (partendo da sinistra nella figura seguente):
sistema di viraggio e giunto autodisinnestante, alternatore, tronchetto di unione alternatore-turbina a gas, turbina a gas.

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Turbine a gas

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Turbine a gas

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Turbine a gas

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Centrali ripotenziate con turbine a gas


Il progetto di ripotenziamento (repowering) di alcune centrali termoelettriche italiane con turbine a gas da 120 MW fu sviluppato negli anni 80-90 sulla base dei seguenti criteri:
aumentare la potenza installata degli impianti, migliorandone il rendimento; minimizzare lindisponibilit dei gruppi a vapore per leffettuazione delle modifiche e dei collegamenti necessari. Questo implicava che le modifiche da apportare allimpianto fossero ridotte il pi possibile e caratterizzate da un alto livello di prefabbricazione e di standardizzazione dei principali componenti. poter esercire i turbogas e i gruppi a vapore in modo indipendente al fine di mantenere elevate flessibilit e disponibilit di esercizio. Ci richiedeva anche un sistema diretto di scarico in atmosfera dei gas provenienti dalla turbina a gas. ridurre le emissioni specifiche di polveri, ossidi di zolfo e ossidi di azoto.

Il programma di repowering fu realizzato solo su alcune centrali (Turbigo, Montalto di Castro, Rossano Calabro, Termini Imerese) e fu poi abbandonato per il sopravvento dei cicli combinati e la decisione di trasformare molte centrali esistenti in impianti a ciclo combinato. La scelta dello schema ottimale di repowering fa riferimento a tre alternative principali:
schema fully fired, in cui i gas scaricati dal turbogas sono inviati direttamente al generatore di vapore sostituendo, in tutto o in parte, laria comburente; schema unfired con preriscaldamento dellacqua di alimento, in cui si utilizza il calore dei gas scaricati dal turbogas per il riscaldamento della linea di alimento della caldaia; schema unfired con produzione di vapore di media pressione, in cui il contenuto termico dei gas di scarico del turbogas utilizzato per generare vapore surriscaldato a media pressione, alle stesse Mantova, 30-31 Marzo 2007 159 condizioni del vapore risurriscaldato del ciclo a vapore

Centrali a ciclo combinato


In un impianto a ciclo combinato lenergia elettrica viene prodotta da alternatori mossi da turbine a gas e da turbine a vapore, tra loro combinate per il fatto che i gas di scarico della turbina a gas, per mezzo di un generatore di vapore a recupero (GVR), generano il vapore necessario per alimentare la turbina a vapore. Questo tipo di impianto ha trovato recentemente un grande sviluppo per i suoi alti rendimenti. In effetti lefficienza di un qualsiasi processo di trasformazione di energia termica in energia meccanica tanto migliore quanto maggiore la differenza delle temperature estreme fra cui opera il processo stesso, cio quanto pi alta la temperatura della fase in cui il calore fornito al sistema e quanto pi bassa la temperatura della fase in cui il calore ceduto dal sistema allesterno. I cicli sfruttati industrialmente, quello a vapore (di Rankine) e quello a gas (di Brayton), possiedono in realt solo una delle propriet richiamate e non riescono perci a raggiungere, se presi singolarmente, dei rendimenti molto elevati. Infatti il ciclo a vapore opera con una temperatura media relativamente bassa durante la fase di apporto di calore (circa 420C, per temperature massime di circa 550C) e per converso presenta una temperatura bassa, assai vicina a quella ambientale, nella fase di cessione del calore residuo allambiente esterno. Ci comporta da un lato rendimenti massimi che non superano normalmente il 40% (un po di pi nei cicli ultrasupercritici con doppio risurriscaldamento e un numero maggiore di spillamenti) e dallaltro il trasferimento allambiente esterno di una notevolissima quota di energia termica ad una temperatura cos bassa da non consentirne praticamente il recupero. Il ciclo della turbina a gas presenta invece una situazione inversa e complementare: la temperatura media durante la fase di apporto del calore ben pi alta che nel caso precedente, ma anche quella di cessione del calore residuo molto elevata. Nello stesso tempo, per, lenergia che viene ceduta allesterno con i gas di scarico (pari, nei turbogas pi efficienti, a circa i tre quinti di quella fornitacon il combustibile) proprio per la sua elevata temperatura pu essere riutilizzata per produrre vapore da far operare in un ciclo Rankine, realizzando cos la combinazione fra i due cicli.
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Centrali a ciclo combinato


Il processo complessivo impiega dunque il calore alla temperatura elevata della turbina a gas e cede il calore alla temperatura bassa del condensatore della turbina a vapore, realizzando in definitiva le condizioni ottimali per rendimenti eccellenti, nettamente superiori al 50%. Il processo di produzione dellimpianto a ciclo combinato si basa perci sullaccoppiamento in cascata di due cicli termodinamici, per cui il calore scaricato dal primo ciclo costituisce il calore dingresso del secondo ciclo. Nel primo ciclo termodinamico a gas (di Brayton), il calore viene fornito in camera di combustione (trasformazione 2-3) e i gas prodotti si espandono nella turbina (trasformazione 34) permettendo la conversione parziale del calore in energia meccanica. Nel secondo ciclo termodinamico a vapore (di Rankine), lacqua subisce cambiamenti di stato da liquido (punto 6) a vapore surriscaldato (punto 9), a spese del calore posseduto dai gas di scarico del turbogas; il vapore si espande in turbina da 9 a 10, fornendo energia meccanica, e viene successivamente condensato (da 10 a 6) cedendo calore nel condensatore. Il primo ciclo costituito da quello classico delle centrali turbogas, con i fumi che, prima di essere inviati al camino, vengono convogliati in un generatore di vapore a recupero (GVR). La turbina a gas converte in energia elettrica pi di un terzo dellenergia termica prodotta nella combustione; la restante energia termica rilasciata come calore residuo nei gas di scarico. Nel GVR tale calore produce vapore che, operando in una turbina a condensazione, genera una ulteriore quantit di energia elettrica, pari a circa la met di quella prodotta dal turbogas.
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Centrali a ciclo combinato

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Per quanto riguarda le configurazioni impiantistiche, fermo restando che il numero dei generatori di vapore a recupero normalmente uguale a quello delle turbine a gas, un modulo a ciclo combinato pu essere formato da una turbina a gas, una caldaia a recupero, una turbina a vapore, un alternatore: questa configurazione dimpianto denominata single-shaft. La turbina a gas e la turbina a vapore sono accoppiate allalternatore su un unico asse. A parit di potenza installata, i vantaggi della configurazione single-shaft comprendono:
minori costi dimpianto, unico alternatore e montante di macchina, sistema di controllo e supervisione semplificato, ridotte superfici occupate, con ottimizzazione degli spazi.

Configurazioni impiantistiche delle centrali a ciclo combinato

La configurazione single-shaft particolarmente adatta per i moderni impianti a ciclo combinato con risurriscaldamento. Ci semplifica i sistemi di avviamento e bypass del vapore associati con pi GVR e ununica turbina a vapore. Le dimensioni di un modulo a ciclo combinato in configurazione single-shaft sono estremamente ridotte, soprattutto se paragonate alle dimensioni di una sezione termoelettrica tradizionale di pari potenza.
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Configurazioni impiantistiche delle centrali a ciclo combinato

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Configurazioni impiantistiche delle centrali a ciclo combinato

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Configurazioni impiantistiche delle centrali a ciclo combinato


Altre configurazioni presentano due o pi turbine a gas accoppiate ad alternatori e generatori di vapore a recupero che forniscono vapore, tramite un unico collettore, a una turbina a vapore separata e accoppiata al proprio alternatore. Le macchine sono su pi assi e pertanto tali configurazioni sono denominate multishaft. Esse permettono di installare limpianto a ciclo combinato in fasi successive, tenendo conto, per esempio, delle disponibilit finanziarie, dei costi del combustibile, della domanda di carico. A parit di potenza installata rispetto alla configurazione single-shaft, in un impianto multi-shaft gli alternatori sono pi piccoli e la presenza di ununica turbina a vapore la rende adatta anche per impianti di cogenerazione e teleriscaldamento. I vantaggi delle configurazioni multi-shaft prevedono:
installazione per fasi successive, possibilit di operare con il solo ciclo a gas, flessibilit progettuale.

Per le centrali pi recenti con configurazione multi-shaft sono previsti per ogni modulo due turbine a gas da 250 MW ciascuna, i cui GVR alimentano in parallelo una turbina a vapore da 260 MW. La potenza di un modulo risulta quindi pari a circa 760 MW.
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Configurazioni impiantistiche delle centrali a ciclo combinato

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Configurazioni impiantistiche delle centrali a ciclo combinato

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Confronto tra centrali termoelettriche tradizionali e centrali a ciclo combinato


Rispetto agli altri impianti di generazione le centrali a ciclo combinato presentano le caratteristiche principali seguenti:
I costi di investimento risultano inferiori: Il costo di realizzazione di un impianto a ciclo combinato infatti sensibilmente minore rispetto a quello di un corrispondente impianto a vapore. Con riferimento ad una taglia di circa 380 MW per modulo, si ha che il costo per kW installato di un ciclo combinato () pu scendere fino al 50% dellanalogo costo di un impianto policombustibile con desolforazione e a circa il 65% di quello di un impianto a vapore che utilizza gas naturale. Inoltre il costo per variazione prezzi ed interessi intercalari , a pari taglia, molto minore di quello relativo al ciclo a vapore convenzionale, poich il tempo di costruzione nettamente inferiore e la potenza pu essere avviata modularmente via via che si completa la centrale, autofinanziando parte dellinvestimento in corso dopera. I costi di produzione risultano competitivi: Il costo del kWh prodotto risulta inferiore per minori costi di esercizio (spese per il combustibile e per il personale). Il consumo specifico nettamente migliore rispetto a quello degli impianti termoelettrici classici.

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Confronto tra centrali termoelettriche tradizionali e centrali a ciclo combinato


I prodotti di combustione possono essere rilasciati a temperature relativamente pi basse, poich il combustibile impiegato il gas naturale. Gli sviluppi tecnologici attuali sembrano consentire rendimenti globali massimi fino al 60%. La tecnologia delle turbine a gas ha ottenuto grandi miglioramenti con limpiego di materiali resistenti alle altissime temperature e con sofisticati sistemi di raffreddamento delle parti pi sollecitate termicamente. Le caratteristiche termodinamiche sono ottime anche nelle taglie minori. I tempi di avviamento sono molto ridotti. La turbina a gas eroga gi i 2/3 della potenza della centrale in circa 30 minuti. La restante parte del ciclo raggiunge la piena potenza dopo tempi dellordine di unora o al massimo di alcune ore, a seconda che si tratti di avviamenti da caldo o da freddo. Le variazioni di carico possono essere eseguite con gradienti circa 4 volte superiori rispetto a quelli di un impianto termoelettrico convenzionale. Poich inoltre gli impianti a ciclo combinato sono costituiti generalmente da pi moduli, agevole eseguire le variazioni di carico facendo entrare in funzione un numero diverso di macchine con rendimento sempre vicino a quello nominale.
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Confronto tra centrali termoelettriche tradizionali e centrali a ciclo combinato


Le prestazioni ambientali risultano eccellenti. Infatti gli impianti a ciclo combinato occupano superfici limitate (circa 450 m2/MW) e con uno sviluppo verticale ridotto. Il fabbisogno di raffreddamento pari a circa la met rispetto ai gruppi tradizionali di pari potenza: questo significa un carico termico dimezzato sullacqua condensatrice. Questi impianti sfruttano inoltre i vantaggi del gas naturale: i fumi sono virtualmente privi di polvere e di composti solforati, mentre gli ossidi di azoto, inevitabilmente prodotti, possono essere ridotti a valori del tutto compatibili con le necessit di rispetto e di difesa dellambiente utilizzando idonee tecniche nelle camere di combustione delle turbine a gas. La centrale a ciclo combinato un impianto relativamente semplice. Esso costituito da componenti per la maggior parte standard. Ci consente, grazie ad uningegneria ormai normalizzata e al fatto che i sottosistemi pi importanti vengono preassiemati in officina, termini di consegna estremamente ridotti. Oltre a ci possibile disporre della potenza della parte relativa alla turbina a gas in tempi dellordine dei 24 mesi, mentre il completamento dellintero impianto pu avvenire entro circa 30 mesi. Questo un vantaggio essenziale per un programma di realizzazione di centrali, perch esse possono essere costruite gradualmente in funzione delle effettive necessit prevedibili a breve termine, anzich sulla base di previsioni a medio-lungo termine, soggette a un certo grado di incertezza.
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Trasformazione di centrali termoelettriche tradizionali in cicli combinati

Prendiamo quindi in esame una centrale termoelettrica tradizionale composta da quattro sezioni da 320 MW. La trasformazione di tali gruppi in cicli combinati pu essere attuata partendo, ad esempio, dallipotesi di ridurre di circa il 10% la potenza termica totale della centrale e di lasciare nellattuale assetto di esercizio una sezione tradizionale, che permetta cos di effettuare le variazioni di carico richieste dal Dispacciatore e consenta inoltre una diversificazione dei combustibili impiegati. Si potranno quindi trasformare in cicli combinati tre delle sezioni termoelettriche esistenti, utilizzando per ognuna un turbogas della potenza di circa 250 MW, con relativo generatore di vapore a recupero accoppiato alla turbina esistente ( Il progetto di
trasformazione in cicli combinati pu anche riguardare tutte e quattro le sezioni poich, pur in presenza di un incremento della potenza elettrica di centrale, la potenza termica totale subisce una diminuzione a causa dellelevato rendimento raggiunto) Infatti lo sviluppo tecnologico che si verificato nel campo delle turbine a gas, attraverso

unapplicazione sempre pi estesa delle tecnologie consolidate in campo aeronautico e trasferite nel campo industriale, consente oggi di avere disponibili macchine di taglia unitaria notevole con rendimenti di sezioni trasformate in cicli combinati pari a circa il 56%.
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Trasformazione di centrali termoelettriche tradizionali in cicli combinati

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Trasformazione di centrali termoelettriche tradizionali in cicli combinati

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Cogenerazione
La cogenerazione definita come produzione combinata di elettricit e di calore, entrambi intesi come effetti utili, con un processo in cascata. La precisazione concernente lutilit del calore necessaria in quanto qualsiasi motore termodinamico produce calore, come risultato dellincompleta conversione in potenza meccanica della potenza termica entrante nel ciclo. Il processo in cascata comprende essenzialmente due casistiche:
quella topping, in cui la produzione elettrica effettuata con un ciclo termodinamico ad alta temperatura che in genere utilizza combustibile come fonte energetica, e la produzione termica conseguente al rilascio di calore dal ciclo; quella bottoming, in cui il calore entrante nel ciclo termodinamico di produzione di energia elettrica il cascame di un utilizzatore di calore ad alta temperatura.

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Cogenerazione
Il Decreto Legislativo n. 79/99 ha indicato la priorit di utilizzazione dellenergia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili e di quella prodotta mediante impianti di cogenerazione. LAutorit per lEnergia Elettrica e il Gas, responsabile insieme al GRTN dellapplicazione di tale indicazione, ha emanato il 19 marzo 2002 una delibera che stabilisce che un impianto pu essere chiamato di cogenerazione se il suo indice di risparmio energetico IRE superiore al 5%. Tale indice esprime il risparmio percentuale di combustibile primario realizzato in un anno solare da un impianto cogenerativo rispetto a due ipotetici impianti, uno dei quali produce esclusivamente energia elettrica e laltro soltanto energia termica. Il consumo di combustibile di questi due impianti confrontato, a parit di energia elettrica e energia termica prodotte, con il consumo effettivo dellimpianto di cogenerazione. La delibera stabilisce anche un valore minimo (15%) dellincidenza percentuale della produzione termica rispetto allenergia totale prodotta dallimpianto, rispetto cio alla somma dellenergia elettrica e di quella termica. La legislazione attuale riconosce alla cogenerazione alcuni benefici, i principali dei quali sono:
esenzione dallobbligo di acquisto di Certificati Verdi relativi alla quota di energia elettrica prodotta da fonti non rinnovabili; diritto allutilizzazione prioritaria dellenergia elettrica prodotta da impianti di cogenerazione, dopo quella prodotta da fonti rinnovabili; qualifica di Cliente Idoneo per il mercato libero del gas naturale; possibile ottenimento di titoli di efficienza energetica commerciabili.
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Cogenerazione
Nel sistema cogenerativo esistono quattro flussi energetici rilevanti che attraversano la frontiera tra il sistema e lambiente:
la potenza termica Qin sviluppata dalla combustione completa del combustibile immesso nellimpianto (di norma con riferimento al suo potere calorifico inferiore); la potenza elettrica netta W, primo effetto utile; la potenza termica utile netta Qu, secondo effetto utile; la potenza termica dispersa Qdiss, che chiude il bilancio di primo principio del sistema, somma di varie dispersioni che possono essere allocate in diversi processi presenti nel sistema.

La definizione di un rendimento di un sistema cogenerativo non operazione univoca, poich, a fronte di una spesa energetica rappresentata da Qin, vi sono due effetti utili W e Qu, che hanno diverso valore termodinamico ed economico e possono essere pesati in modo diverso (il problema non si pone invece in una centrale elettrica, essendo presente un unico e ben determinato effetto utile, ovvero W). Anzitutto, bisogna dire che indici che tengono conto di solo due dei tre flussi energetici W, Qu e Qin non possono essere considerati rendimenti in senso proprio: sono solo indici utili per stabilire certe caratteristiche dellimpianto, ma non sono certo in grado di attribuirgli un merito 30-31 Marzo 2007 Mantova,
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Cogenerazione
Tali indici sono:

Per tener conto di entrambi gli effetti utili naturale definire un rendimento di primo principio:

Questo rendimento, sicuramente utile in termini quantitativi, ha per il difetto di attribuire lo stesso valore ad elettricit e calore, approccio lacunoso sia dal punto di vista energetico che da quello economico. E allora possibile riferirsi ad un rendimento di secondo principio, definito come: in cui il calore pesato con il suo equivalente meccanico, intendendo come Tx la temperatura media a cui reso disponibile il calore e T0 la temperatura dellambiente di riferimento. Tuttavia anche questo rendimento II, seppure ineccepibile dal punto di vista termodinamico, ha in genere il difetto opposto a I, cio quello di attribuire un valore in genere troppo basso al calore utile (soprattutto per valori di Tx medio-bassi) e di dare conseguentemente una valutazione riduttiva allopportunit di effettuare la cogenerazione.
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Cogenerazione
Conseguentemente, per esprimere con un unico indice la qualit termodinamica di unoperazione di cogenerazione, conviene operare un confronto tra i consumi energetici del nostro impianto e quelli che si avrebbero producendo gli stessi effetti utili in assenza di cogenerazione.

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Cogenerazione
F il combustibile necessario nellimpianto cogenerativo, FWC il combustibile necessario a produrre W in una normale centrale elettrica con rendimento elC, FQC il combustibile necessario a produrre Qu in una caldaia convenzionale con rendimento thC. Chiamando FC la somma FWC+FQC, allora possibile definire un indice di risparmio energetico:

Questo indice esprime chiaramente quanto combustibile abbiamo risparmiato utilizzando la cogenerazione rispetto alla produzione separata degli stessi beni: quindi il riferimento pi opportuno per valutare la convenienza energetica in termini globali di un processo cogenerativo.
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Centrali a recupero
Nelle industrie chimiche, cartarie, tessili, alimentari si ha sovente la necessit di avere disponibile, oltre allenergia elettrica, una notevole quantit di vapore, a pressione relativamente bassa, per le lavorazioni. Viene allora prodotto vapore con temperatura e pressione superiori a quelle di utilizzazione e si sfrutta in un turbogruppo, per la produzione dellenergia elettrica necessaria per lo stabilimento, il maggior salto entalpico disponibile. Se le caratteristiche del vapore sono ammissibili per un impianto razionale, si costruir un impianto a recupero totale. Se pressione e temperatura sono un po troppo basse, si potr ancora costruire un impianto a recupero totale partendo da vapore a temperatura e pressione pi elevate ed immettendo nella rete di distribuzione esterna la maggior potenza elettrica prodotta. Se al contrario temperatura e pressione sono troppo elevate, per la convenienza economica si dovr aumentare la portata vapore praticando il recupero parziale, che consiste nel far espandere una parte di vapore fino alla pressione adeguata per le utilizzazioni ed una parte fino alla pressione di un condensatore tradizionale. Uninteressante applicazione delle centrali a recupero quella del riscaldamento centralizzato di vaste aree urbane, con funzione di integrazione invernale per quanto riguarda la produzione di energia elettrica.
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Centrali a recupero
Negli ultimi anni, in concomitanza con un progressivo aumento della richiesta di climatizzazione estiva degli ambienti, si sono cominciati a diffondere impianti di raffreddamento ad assorbimento, ovvero dispositivi che producono freddo utilizzando come energia primaria una fonte di calore a media o ad alta temperatura. La possibilit di utilizzare tali dispositivi nei settori in cui il numero di ore equivalenti di impiego del calore limitato (tipicamente i settori non industriali) consente di recuperare lenergia termica anche nei mesi estivi, aumentando cos la convenienza energetica e, di conseguenza, anche quella economica e ambientale. Si passa cos dagli impianti di cogenerazione (CHP, Combined Heat and Power) a quelli di trigenerazione (CHCP, Combined Heat Cool and Power). Per un impianto a recupero totale pu essere impiegato il sistema con turbina a contropressione, nel quale il vapore allo scarico dalla turbina va direttamente alle utilizzazioni

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Centrali a recupero
Per un impianto a recupero totale pu essere impiegato il sistema con turbina a contropressione, nel quale il vapore allo scarico dalla turbina va direttamente alle utilizzazioni o quello con turbina a condensatore caldo, nel quale il vapore condensa in uno scambiatore per generare acqua calda. Nel primo caso, se il vapore viene consumato nelle lavorazioni, si ha un ciclo aperto e lacqua deve essere sempre integrata. Nel secondo caso, il ciclo chiuso e si pu usare acqua con alto grado di demineralizzazione. In entrambi i casi la produzione di energia elettrica rigidamente asservita alla produzione di vapore per usi interni allazienda. Per rendere indipendenti le due produzioni (energia elettrica e vapore per le lavorazioni) e nei cicli a recupero parziale viene impiegato il sistema con turbina a spillamento regolato che consiste in una turbina a due corpi (AP e BP); alluscita del corpo AP si spilla il vapore per le utilizzazioni, mentre la restante quantit di vapore va nel corpo di BP e quindi al condensatore.

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Centrali a recupero

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Centrali a recupero
I casi finora esaminati prevedono lutilizzazione del vapore ad una sola pressione. Talvolta invece necessaria una certa quantit di vapore ad una pressione intermedia fra quella di ammissione e quella di scarico: ci si ottiene praticando uno spillamento in posizione opportuna. Rispetto agli schemi di principio riportati nelle figure precedenti, quelli adottati negli impianti industriali prevedono linstallazione del degasatore con funzione anche di preriscaldamento dellacqua di alimento, nonch, per gli impianti a ciclo aperto, di un impianto di trattamento dellacqua di integrazione. Nella figura seguente riportato lo schema di un impianto per la produzione di energia elettrica e di vapore a due diverse pressioni, il cui ciclo prevede anche un riscaldatore di alta pressione.

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Centrali a recupero
Nei moderni impianti a contropressione, la pressione e la temperatura allammissione in turbina sono rispettivamente dellordine di 5070 bar e di 400450C. La turbina, del tipo ad azione o con il primo stadio ad azione, sfrutta un salto entalpico di 100200 kcal/kg ed ha perci un numero di stadi non molto elevato (1020) anche perch la velocit di rotazione si tiene assai pi elevata della macchina sincrona (8.00015.000 giri/min). Laccoppiamento al turboalternatore perci realizzato per mezzo di un riduttore ad ingranaggi. La regolazione delle turbine a contropressione pu essere effettuata da un regolatore di velocit, se il gruppo destinato ad alimentare una rete elettrica indipendente; in tal caso la produzione di vapore variabile con il carico elettrico. Se il gruppo funziona in parallelo con una rete di distribuzione o con altri gruppi generatori di maggior potenza, si adotta, a regime raggiunto, un regolatore di contropressione che mantiene costanti le caratteristiche del vapore allo scarico della turbina. In tal caso la produzione di energia elettrica determinata dalla utilizzazione del vapore. Le turbine a spillamento regolato svincolano le due produzioni e necessitano di entrambe le regolazioni; se la richiesta di vapore dallo stabilimento aumenta, diminuisce la quantit di vapore che va nel corpo BP della turbina e quindi la potenza elettrica resa; il regolatore di velocit della turbina interviene ed apre lammissione del vapore di quanto necessario per ristabilire lequilibrio fra potenza richiesta e potenza generata.
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Generazione distribuita
La quota di produzione combinata di energia elettrica e calore (cogenerazione) rispetto al totale termoelettrico attualmente in crescita e il potenziale di penetrazione nel 2010 si pu stimare superiore al 30%. Il raggiungimento di questi livelli condizionato da fattori di mercato quali:
un rapporto prezzo gas/elettricit favorevole, la crescita della domanda di trigenerazione (raffrescamento, calore, elettricit), un elevato grado di liberalizzazione del mercato energetico, la disponibilit di sussidi e di tecnologie pi efficienti, affidabili e meno costose.

Questi fattori sono particolarmente influenti per gli impianti cogenerativi di taglia mediopiccola. Si parla, in questo caso, di generazione distribuita (GD), la quale consiste in unit di generazione elettrica, combinate spesso con generazione di calore, di potenza fino a poche decine di MW e localizzate vicino ai consumatori, come allinterno di un impianto industriale o di un edificio commerciale o residenziale. Queste unit possono essere interconnesse al sistema di trasmissione e distribuzione oppure essere isolate. Una penetrazione molto significativa della GD in grado di modificare sensibilmente lassetto del sistema elettrico italiano, che dalla sua attuale struttura fortemente centralizzata centrali rete di trasmissione rete di distribuzione utenza potrebbe evolversi verso un modello a struttura mista centrali rete di trasmissione generazione distribuita rete di distribuzione utenza.
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Generazione distribuita
Infatti la progressiva liberalizzazione del mercato elettrico, unitamente allincentivazione allimpiego di fonti di energia rinnovabile, allimpiego di cogenerazione in impianti civili e industriali, al progresso tecnologico associato agli impianti di generazione di taglia mediopiccola, potr favorire, nel medio termine, la nascita di siti di generazione pi o meno dispersi sul territorio e comportare di conseguenza richieste crescenti di allacciamento alle reti pubbliche di media e bassa tensione. E ragionevole prevedere che nel breve-medio termine dovr essere la GD ad adeguarsi alla rete e non viceversa, sebbene la sempre pi pressante richiesta di connessione alla rete di nuovi impianti di generazione privati potrebbe richiedere ladozione, nel lungo periodo, di nuovi schemi di rete MT non convenzionali. Il passaggio da una gestione radiale ad una gestione di rete MT interconnessa, pur comportando consistenti problematiche tecniche (ridimensionamento dei componenti, aumento delle correnti di corto circuito, radicale modifica al sistema delle protezioni), appare la soluzione che pu avere maggiore probabilit di essere adottata. Esistono diverse tecnologie attualmente candidate ad un ruolo nella generazione distribuita. Tecnologie commerciali, come piccole turbine a gas e motori a combustione interna, sono gi utilizzate in diverse applicazioni; altre, come quella delle microturbine, sono nella prima fase di commercializzazione; altre ancora sono in fase di sviluppo e prova di prototipi, come le celle a combustibile di tipo PEM, MCFC e SOFC.
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Generazione distribuita
Tra le possibili classificazioni per le tecnologie da GD, una pu essere quella che distingue le tecnologie tradizionali da quelle innovative:
tecnologie tradizionali: motori alternativi, turbine a gas, turbine a vapore tecnologie innovative: Microturbine
Le microturbine realizzano un ciclo Brayton semplice, con compressore centrifugo monostadio, turbina radiale centripeta ad uno o due stadi e palette non raffreddate, rigenerazione molto spinta. Altre caratteristiche sono il rapporto di compressione alto per il singolo stadio ma relativamente basso in assoluto, velocit di rotazione elevate e variabili, presenza di un inverter che trasforma la corrente alternata ad elevata frequenza in corrente continua e successivamente in alternata alla frequenza nominale di 50 Hz. La velocit di rotazione intorno al centinaio di migliaia di giri al minuto; le potenze sono tra le decine e poche centinaia di kW; il rendimento elettrico si aggira intorno al 30%. Le microturbine si prestano egregiamente a cedere il proprio calore di scarico a unutenza termica in loco. La taglia delle microturbine particolarmente adatta per impieghi nel settore terziario (alberghi, ospedali, ristoranti, centri commerciali, serre, essiccatoi, ecc.) o in piccole industrie. Le maggiori barriere allaffermazione delle microturbine risiedono nei costi dimpianto ancora elevati (9001300 /kW).

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Generazione distribuita

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Generazione distribuita
I motori Stirling prendono il nome dal ciclo termodinamico cui fanno teoricamente riferimento (due isoterme e due isocore). La realizzazione pratica un motore a doppio pistone e circuito chiuso, con un rigeneratore e una fonte di calore esterna (camera di combustione esterna o collettore solare). Un pistone libero (displacer) e un pistone di potenza (power piston) si muovono alternativamente in un cilindro riempito con gas, in genere elio. Il displacer muove alternativamente il gas attraverso il rigeneratore tra la zona calda e la zona fredda. La pressione che si crea con la variazione di temperatura del gas applicata al pistone di potenza che produce lavoro meccanico. Il rigeneratore assorbe calore dal gas che passa attraverso di esso andando dalla zona calda alla zona fredda e restituisce il calore immagazzinato al gas che ritorna dalla zona fredda alla zona calda. Il ciclo realizzato nella pratica si discosta significativamente da quello teorico.

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Generazione distribuita
Celle a combustibile: dispositivi elettrochimici che convertono direttamente lenergia chimica di una reazione in energia elettrica. Schematicamente sono costituite da uno strato di elettrolita che separa un catodo e un anodo porosi. Le reazioni elettrochimiche che generano energia elettrica avvengono agli elettrodi e continuano fino a che anodo e catodo sono alimentati dallesterno, rispettivamente da un combustibile (idrogeno o gas arricchito di idrogeno tramite processi di reforming) e da un ossidante (ossigeno contenuto nellaria). La scelta dellelettrolita definisce la temperatura di esercizio ottimale di una cella a combustibile, da cui discendono modalit operative, caratteristiche costruttive e problematiche ben distinte per ciascun tipo di cella. Il calore prodotto nella reazione elettrochimica pu essere poi recuperato sotto forma di acqua calda o vapore per riscaldamento e/o usi industriali, portando il rendimento complessivo termico ed elettrico a valori superiori all80%. I prezzi sono ancora molto elevati e non competitivi; tuttavia i costruttori ritengono di raggiungere nellarco di alcuni anni lobiettivo posto tra 1000 e 1500 /kW. Per aumentare lefficienza delle unit destinate alla generazione distribuita sono realizzati anche sistemi ibridi che accoppiano celle a combustibile, operanti a temperature superiori a 600C, con microturbine. Tali sistemi offrono modularit, rendimenti elevati, basse emissioni. Ununit combinata Fuel Cell/Micro-Turbine (CFCMT) composta da una cella a combustibile ad alta temperatura con reformer, un compressore daria, una piccola turbina a gas ad alta velocit e un generatore sincrono a magnete permanente. Nel modo topping lo scarico della cella a combustibile utilizzato per alimentare la turbina a gas. Nel modo bottoming lo scarico della cella a combustibile cede calore allaria compressa della turbina a gas. Le celle a combustibile SOFC sono adatte per essere impiegate nel modo topping per le alte temperature raggiunte (intorno ai 1000C), mentre le celle MCFC, che operano a 650C, sono pi adatte per il modo bottoming.
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Generazione distribuita
Gli impianti geotermoelettrici sono quelli che utilizzano il vapore naturale del sottosuolo (ad esempio il vapore dei soffioni boraciferi) per generare energia elettrica. Il soffione un getto, naturale o ottenuto artificialmente per trivellazione, di vapore mescolato ad altre sostanze (acido borico, anidride carbonica, ecc.); esso si sprigiona da grandi profondit del sottosuolo (oltre 1000 metri). La produzione di energia elettrica utilizzando vapore endogeno fu sperimentata, per la prima volta al mondo, nel 1904 a Larderello in Toscana; nel 1913 fu installato, sempre a Larderello, il primo gruppo di generazione geotermoelettrico da 250 kW, segnando linizio di questa nuova attivit industriale. La produzione elettrica si mantenne a livelli modesti fino al 1938, ma successivamente ebbe un rapido e costante incremento. Lesperienza italiana ha rappresentato lunico esempio nel mondo fino al 1958, quando fu installato un gruppo di generazione in Nuova Zelanda; in quello stesso anno la produzione a Larderello aveva raggiunto i 2 miliardi di kWh, con una potenza installata di circa 300 MW. A partire dagli anni 50 furono sviluppati i campi geotermici di Bagnore e Piancastagnaio, localizzati sul Monte Amiata, e quindi il campo di Travale-Radicondoli, che si trova a circa 20 km a est di Larderello. Successivamente lesplorazione geotermica fu estesa anche nel Lazio, in Campania e nelle Isole Eolie. Tutte queste aree sono caratterizzate da elevate temperature nel sottosuolo, ma i modesti valori di permeabilit riscontrati, le caratteristiche dei fluidi reperiti e le problematiche ambientali ed autorizzative hanno reso possibile lo sviluppo per la produzione elettrica del solo campo di Latera, ubicato nel Lazio settentrionale in prossimit del Mantova, 30-31 Marzo 2007 198 lago di Bolsena.

Generazione distribuita
Per mantenere e addirittura incrementare la produzione di fluido endogeno sono state da tempo avviate due differenti strategie:
lesplorazione profonda (30004000 metri) per verificare la presenza di nuovi orizzonti produttivi allinterno del basamento metamorfico sottostante il serbatoio carbonatico, la reiniezione di vapore condensato ed acqua allinterno del serbatoio, per incrementare la produzione di vapore dai pozzi gi in esercizio.

Ambedue le strategie hanno avuto successo e hanno permesso di incrementare significativamente la produzione di fluido e quindi di energia elettrica. La perforazione di pozzi profondi ha permesso di reperire fluido a maggiori temperature e pressioni e di estendere le aree produttive. La reiniezione nel campo di Larderello, avviata verso la fine degli anni 70, ha permesso di verificare che le acque immesse in alcuni pozzi vengono vaporizzate allinterno del serbatoio a spese dellenorme quantit di energia termica immagazzinata nelle rocce e il vapore cos generato incrementa la produzione dei pozzi circostanti. Il fluido erogato dai pozzi costituito da una miscela di vapor dacqua e di gas, la cui percentuale in peso mediamente del 5%. Fra i gas prevalente lanidride carbonica (CO2) che ne rappresenta il 95% circa in peso; altri componenti sono lidrogeno solforato (H2S), lidrogeno, il metano (CH4) e lazoto. Sono inoltre presenti lacido borico (H3BO3) e lammoniaca (NH3).
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Generazione distribuita
La temperatura del fluido erogato variabile da un minimo di 150C ad un massimo di 260C; in ogni caso il vapore risulta surriscaldato. La pressione alla bocca del pozzo varia con la portata utilizzata, diminuendo dalla portata minima alla massima. La portata massima di un singolo pozzo pu superare le 300 t/h, ma normalmente compresa tra 50 e 100 t/h. Prefissata una certa pressione di esercizio alla bocca del pozzo, la portata diminuisce sensibilmente nel primo periodo di erogazione, tendendo a raggiungere un valore asintotico sul quale si stabilizza. La tecnica di perforazione dei pozzi analoga a quella petrolifera; alla bocca dei pozzi vengono raccordati i vapordotti che trasportano il vapore alla centrale termica. Si tratta di tubazioni di diametro notevole, rivestite di uno strato di materiale isolante, alle quali si assegna un andamento a zig-zag per assorbire le dilatazioni termiche. Le prime centrali costruite nella zona di Larderello hanno utilizzato direttamente il vapore endogeno in turbine a contropressione, con vapore in entrata a circa 200C e 5 bar e in uscita a 105C e poco pi di 1 bar. Questo sistema pu richiedere la preventiva depurazione chimica del vapore per evitare un troppo rapido logorio delle palette delle turbine (oppure le palette devono essere costruite con materiali resistenti allazione dei sali disciolti). Ha il vantaggio di un basso costo dimpianto, ma presenta un consumo di vapore (a 4,8 bar e 185C) piuttosto elevato (20 kg/kWh). E particolarmente indicato per lutilizzazione di un fluido endogeno ad alto contenuto di gas incondensabili.
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Generazione distribuita
Si sono anche costruiti impianti nei quali il vapore endogeno cede il suo calore allacqua, in appositi scambiatori detti trasformatori di vapore, per ottenere vapor dacqua puro da inviare in turbina. Il vapore entra in turbina alla pressione di circa unatmosfera e alla temperatura di 120C; la turbina a condensazione, con condensatore a superficie raffreddato con acqua di circolazione fornita da una torre di raffreddamento. Questo sistema ha il vantaggio di una minore usura delle turbine e di un consumo di vapore abbastanza contenuto (14 kg/kWh), ma pi complesso e costoso sia come installazione che come esercizio.

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Generazione distribuita
Un terzo sistema consiste nellinviare direttamente il vapore endogeno in turbine a condensazione, con condensatori a miscela raffreddati con acqua di circolazione fornita da grandi torri di raffreddamento a tiraggio naturale. Con questo impianto si ha il problema dellestrazione dei gas incondensabili dal condensatore: dati i volumi presenti, lestrazione deve essere effettuata con compressori a pi stadi che assorbono il 1020% dellenergia prodotta; nonostante ci si pu ridurre il consumo di vapore a meno di 10 kg/kWh. I compressori estrattori del gas possono essere azionati da un motore elettrico o essere coassiali al gruppo turbina-alternatore. Questo tipo di impianto quello attualmente pi adottato in Italia.

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Generazione distribuita
Centrali con motori diesel: il ciclo teorico dei motori Diesel comprende quattro fasi:
1. 2. 3. 4.

compressione dellaria lungo ladiabatica 1-2, combustione lungo la isobara 2-3, espansione lungo ladiabatica 3-4, scarico lungo la isobara 4-1. Rispetto al ciclo Diesel teorico, quello effettivo presenta una minor potenza resa per effetto della perdita triangolare, dovuta al fatto che per limitare la corsa del pistone lo scarico avviene secondo la isocora 4-1. Il rapporto di compressione del motore di 1:15 1:20; si raggiungono pressioni di 2030 bar e la pressione media della fase di espansione di 56 bar. La temperatura dopo la combustione raggiunge i 1500C. Il rendimento effettivo inferiore a quello del ciclo teorico di Carnot-Ericsson (composto da due isoterme e due isobare) evolvente fra le stesse temperature.

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Generazione distribuita
Come noto, i motori Diesel possono essere a 2 o a 4 tempi, a seconda che il ciclo venga completato con 2 o 4 corse di stantuffo, ovvero uno o due giri dellalbero. Il tipo a due tempi a pari potenza ha minor peso e ingombro e maggiore uniformit della coppia motrice. Nel primo tempo si ha lespansione ed il lavaggio con aria; nel secondo tempo compressione, iniezione del combustibile ed accensione. Per grandi potenze (>800 CV per cilindro) i motori Diesel vengono costruiti a doppio effetto, cio con camere di combustione da entrambe le parti del pistone. La velocit di rotazione varia fra i 150 e i 750 giri/min; il numero dei cilindri compreso fra 6 e 18 e la potenza massima di una unit pu raggiungere 10 MW. I servizi ausiliari del motore possono essere azionati direttamente dallalbero oppure da motori elettrici. I compressori e le pompe dellacqua, dellolio lubrificante e della nafta assorbono complessivamente circa il 2% della potenza del motore. Il raffreddamento dei cilindri effettuato in circuito chiuso con acqua servizi refrigerata da acqua di mare o di fiume; le necessit di acqua di raffreddamento sono notevolmente inferiori a quelle delle centrali a vapore. Lacqua pu anche essere raffreddata in ciclo chiuso con apposite torri di raffreddamento. Il deposito combustibile consta di appositi serbatoi sistemati allesterno delledificio della centrale. Per lavviamento necessario un impianto ad aria compressa, che deve avere una riserva daria in serbatoio sufficiente per garantire lavviamento anche dopo un lungo periodo di fermata. Laccoppiamento col generatore sempre rigido. Per ridurre le irregolarit di tensione dovute alla coppia variabile del Diesel, se in servizio separato, e per ridurre le oscillazioni della potenza erogata in parallelo con la rete, si deve richiedere per il gruppo elettrodiesel un piccolo grado di irregolarit (rapporto fra la differenza della velocit massima e minima in un giro e la velocit minima).
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Generazione distribuita
Se il momento dinerzia delle masse rotanti (compresa quella del generatore elettrico) non sufficiente a ridurre il grado di irregolarit al valore desiderato, occorre aumentarlo artificialmente dotando il gruppo di volano. I generatori diesel sono in genere utilizzati per alimentare servizi elettrici privilegiati, intervenendo in presenza di black-out. Sono altres molto impiegati per lelettrificazione di aree rurali lontane dalla rete principale, soprattutto nei paesi del terzo mondo e in quelli in via di sviluppo. Negli ultimi anni il progressivo calo dei costi degli impianti a fonti rinnovabili ha portato ad un ricorso sempre pi frequente a queste tecnologie per alimentare gruppi dutenze o piccole reti locali situate in aree remote. Data laleatoriet delle fonti rinnovabili, poi opportuno associare ad esse impianti in grado di garantire la continuit del servizio, quali i generatori diesel, realizzando in tal modo sistemi ibridi. La pi generale configurazione di un sistema ibrido comprende una o pi unit di generazione a fonte rinnovabile (generatore fotovoltaico, eolico, idroelettrico), una o pi unit di generazione convenzionale (diesel), un sistema di accumulo (meccanico, elettrochimico, idraulico), sistemi di condizionamento della potenza (inverter, raddrizzatori, regolatori di carica), un sistema di regolazione e controllo. Rispetto ai sistemi isolati che impiegano solo fonti rinnovabili, i sistemi ibridi consentono di realizzare impianti di taglia maggiore, riducendo le dimensioni del sistema di accumulo e il rischio di fuori servizio. Fino ad ora il modo pi comune per esercire gli impianti ibridi stato quello di considerarli come un accrescimento della potenzialit dellimpianto diesel. Recentemente si sta diffondendo anche la tendenza a progettare sistemi ibridi nei quali le fonti rinnovabili e laccumulo forniscono fino all80-90% dei fabbisogni energetici, lasciando al diesel la funzione di soccorso. Naturalmente un impianto con queste caratteristiche richiede maggiori costi di investimento e pu essere conveniente laddove lapprovvigionamento dei combustibili oneroso o inaffidabile
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Generazione distribuita

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Generazione distribuita
I generatori diesel possono essere impiegati in impianti di cogenerazione. Ad esempio, Mitsubishi propone varie configurazioni che impiegano motori da 12, 14, 16, 18 cilindri e potenze rispettivamente di 3800, 4450, 5100, 5750 kW. Il rendimento di generazione elettrica dichiarato pari al 42,5%. Si pu ottenere vapore, recuperando il calore posseduto dai gas di scarico, e acqua calda tramite il raffreddamento dei cilindri del motore.

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Apparecchi di manovra
Gli elementi di impianto deputati ad eseguire manovre per stabilire o interrompere la corrente in un circuito devono essere in grado di:
Sopportare indefinitamente la tensione massima di esercizio del sistema Resistere alle sovratensioni che hanno una predeterminata probabilit di presentarsi in relazione al coordinamento dellisolamento del sistema Trasmettere senza danni sia la corrente nominale che le eventuali sovracorrenti (queste ultime per il tempo necessario alla loro eliminazione)

Sezionatore: apparecchiatura idonea a interrompere o stabilire correnti di entit trascurabile (ad es. <0,5 A) quali quelle assorbite da brevi tratti di sbarre o linee a vuoto, da riduttori di misura, ecc. Il sezionatore garantisce la separazione metallica del circuito e non consente assolutamente la scarica sul sezionamento. Sono infatti previste prove di tensione sulla distanza di sezionamento con tensioni del 15-20 % superiori a quelle di tenuta verso massa. Una sovratensione incidente avrebbe quindi pi probabilit di provocare una scarica verso massa che non sul sezionamento

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Caratteristiche di un sezionatore orizzontale per alta tensione


Tensione nominale Tensione massima Corrente nominale Corrente massima di breve durata Tensione di prova a frequenza di esercizio kV efficaci ad impulso atmosferico kV cresta kV efficaci kV efficaci A kA efficaci Verso massa 275 650 132 145 2000 31,5 Sul sezionamento 315 750
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Apparecchi di manovra
Interruttori di Manovra e Contattori: apparecchi ai quali pu venire richiesto di stabilire ed interrompere le correnti nominale. Frequentemente anche richiesta la idoneit a stabilire senza danni (eventualmente per un limitato numero di volte) le sovracorrenti previste nel sistema (fino alla corrente di ctocto). Linterruttore di manovra sezionatore presenta assoluta sicurezza della funzione di sezionamento e quindi opportuno dimensionamento delle distanze di isolamento entrata-uscita sulla stessa fase. spesso prescritto, per ragioni di sicurezza, che lapparecchio sia installato in modo che il sezionamento, cio la separazione dei contatti, sia ben visibile dalloperatore. Il contattore risponde allesigenza di un elevato numero di manovre sottocarico; equipaggiato con opportuni fusibili pu garantire anche la funzione di protezione contro il ctocto Lapparecchio pi completo, linterruttore, deve essere in grado di stabilire ed interrompere anche le massime correnti di cortocircuito previste nel sistema. Linterruttore dotato di comando indipendente, ossia in grado di raggiungere le posizioni di aperto e chiuso senza arresto in posizioni intermedie e deve avere velocit di apertura indipendente dalla velocit di manovra delloperatore
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Linee elettriche
Le linee elettriche servono alla TRASMISSIONE e DISTRIBUZIONE dellenergia elettrica e si dividono in LINEE AEREE e LINEE in CAVO Le grandezze di una linea elettrica che influenzano i valori della tensione e della corrente a monte e a valle della linea stessa sono:
La resistenza ohmica R e la reattanza X dei conduttori percorsi dalla corrente PRINCIPALE che determinano delle cadute di tensione, cosicch la tensione varia da un punto allaltro della linea. Nel loro insieme costituiscono limpedenza della linea Z = R + jX La conduttanza G e la suscettanza B in derivazione fra i conduttori della linea, che, sotto lazione della tensione esistente fra i conduttori e fra i conduttori e la terra, assorbono una corrente trasversale, cosicch la corrente principale nei conduttori varia da un punto allaltro della linea Y = G + jB

Queste grandezze sono uniformemente distribuite lungo la linea: i valori di esse riferiti a 1 km si definiscono COSTANTI FONDAMENTALI DELLA LINEA e si indicano con le lettere minuscole r,x,g,b, z, y
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Linee elettriche
Trascurando lammettenza Y e indicando con 1 e 2 le grandezze rispettivamente a inizio e fine linea si ha:
U1= U2 + ZI2= U2 + (R +jX) (I2cos + j I2sen ) I1 = I2 Le perdite attive nelle linee corte si riducono a quelle dovute alla resistenza longitudinale della linea e valgono: P = RI2 (per una linea monofase o per una fase del sistema
trifase)

Lassorbimento di potenza reattiva Q = XI2 In fase di progetto di una linea elettrica, le grandezze solitamente note sono la lunghezza L, la potenza P che deve essere trasmessa ed il fattore di potenza cos. Occorre innanzitutto scegliere tra linea aerea e cavo. Effettuate le opportune valutazioni ambientali, si devono considerare i costi: una linea interrata MT costa 1,8 2 volte una linea aerea di pari capacit di trasporto, mentre una linea in cavo interrato in AT pu costare fino a 10 volte la corrispondente linea aerea. La scelta della tensione di funzionamento U da assegnare alla linea generalmente legata allo schema di impianto in cui inserita, previa verifica dellammissibilit e quindi delle perdite. Una regola empirica usata un tempo assegnava 1 kV ad ogni km di linea. In ogni caso si devono adottare i valori unificati raccomandati dal CEI
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Linee elettriche
Una volta scelta la tensione, la sezione del conduttore viene scelta sulla base della potenza (e quindi della corrente) da trasmettere e deve rispondere alle seguenti condizioni:
Caduta di tensione inferiore ad un valore prefissato, compatibile con il regolare esercizio Riscaldamento a regime inferiore ai limiti consentiti (corrente di impiego inferiore alla portata del conduttore) Perdite di potenza inferiori ad un valore prefissato: in questo caso si pu impostare anche un calcolo di massimo tornaconto economico che tenga conto del costo di impianto della linea (conduttori e sostegni) che aumenta allaumentare della sezione e del valore dellenergia dissipata nellanno per le perdite di trasmissione, il cui onere diminuisce allaumentare della sezione stessa Resistenza alle sollecitazione termiche e meccaniche dovute alle correnti di corto circuito Nel caso di linee aeree, resistenza meccanica tale da consentire di resistere senza inconvenienti (rottura dei conduttori) agli eventi pi gravosi di origine atmosferica

Lunificazione delle sezioni rende abbastanza teorica lapplicazione di alcuni dei criteri sopra indicati; importanza prevalente hanno il criterio della caduta di tensione per lunghe linee aeree e quello della portata al limite termico del conduttore per le linee corte e per i cavi
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Linee elettriche
Tipi di conduttori per linee aeree: si usano normalmente in Italia le CORDE DI RAME, le CORDE IN LEGA DI ALLUMINIO (ALDREY) e le CORDE BIMETALLICHE ALLUMINIO ACCIAIO (soprattutto per le alte tensioni).
Queste ultime sono composte da unanima in corda di acciaio, avente essenzialmente funzione di resistenza meccanica e da un mantello esterno conduttore, costituito da uno o pi strati di fili di alluminio avvolti a spirale. Le corde bimetalliche, rispetto ai conduttori in rame di pari conducibilit elettrica hanno un pi elevato carico di rottura (circa 1,7 volte maggiore), un minor peso per kilometro (circa il 70 %) ed un maggiore diametro esterno (circa 1,4 volte), condizione favorevole alla diminuzione delle perdite per effetto corona Nelle linee AAT, allo scopo di diminuire linduttanza e leffetto corona, si utilizzano frequentemente conduttori multipli per fase (BINATI o TRINATI) o pi raramente conduttori cavi o ingrossati con riempitivi leggeri ed inerti Anche per MT e BT si usano conduttori in alluminio-acciaio o in lega di alluminio (Aldrey, che ha caratteristiche poco diverse da quelle dellalluminio, a parte una resistenza meccanica circa doppia) Limpiego dellalluminio richiede particolari precauzioni nella posa e nellesecuzione dei giunti
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Linee elettriche
Sostegni:
Per la trasmissione TRALICCIO IN ACCIAIO Distribuzione MT e BT SOSTEGNI DI CEMENTO ARMATO (centrifugati o vibrati) O TUBOLARI METALLICI (nelle nazioni ricche di legname a fusto alto e dritto
come Stati Uniti, Germania, Svezia, ecc si usano anche sostegni di legno)

Le principali forme di sostegno:


A stelo: pali di legno, cemento armato, tubolari rastremati in acciaio A fusto: normalmente in traliccio di acciaio, piramidali con i conduttori ai lati del palo o con la parte superiore aperta a forma di Y, portante una traversa orizzontale per lattacco dei conduttori A cavalletto o a portale: con due stilate verticali (fusto in traliccio di acciaio o pali in c.a.) ed una traversa orizzontale Strallati: con una traversa orizzontale sostenuta da uno o due puntoni che lavorano esclusivamente a compressione; la stabilit assicurata dai tiranti (stralli) opportunamente disposti

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Linee elettriche

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Il dimensionamento dellisolamento delle linee aeree deve essere effettuato considerando tre tipi:
Isolamento tra conduttore e sostegno costituito da spazi daria e dalle catene di isolatori Isolamento fra conduttore e terreno costituito da spazi daria Isolamento fra le fasi costituito da spazi daria

Limpiego di isolatori rigidi normalmente limitato a BT e MT, mentre anche per le linee MT diffuso luso di isolatori a catena, formati da due o tre elementi Per AT e AAT si usano catene composte da elementi collegati fra loro a mezzo di un particolare accoppiamento snodato (orbita o bottone). Per le diverse tensioni di esercizio si usano catene formate con diverso numero di elementi:
8 10 elementi per 132 kV 14 18 elementi per il 220 kV 20 24 elementi per il 380 kV Per particolari tipi di impiego, quando la catena potrebbe essere sollecitata a compressione, si adottano anche catene rigide o particolari tipi di isolatori in porcellana o materiali compositi, detti a bastone
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Linee elettriche
Costanti fondamentali delle linee aeree:
Resistenza: R = L/S () oppure r = /S (/km) dove L la lunghezza del conduttore in km, S la sua sezione in mm2 e la resistivit del materiale conduttore in ( mm2/km) (si ricorda che Cu = 17,8 mm2/km e Al = 28,4 mm2/km entrambe a 20 C). La resistenza di un conduttore per chilometro di sviluppo topografico della linea lievemente superiore a quella data dalla formula in quanto la lunghezza effettiva del conduttore maggiore per lo sviluppo della catenaria, per la presenza di giunti e colli morti e per la cordatura. Un ulteriore aumento della resistenza si ha nei conduttori di grande sezione per effetto della disuniforme distribuzione della corrente nella sezione (effetto pelle). Laumento della resistenza per le cause suddette del 1 3 %. La resistenza dei conduttori normalmente riferita a 20 C. Per riportarla alla temperatura effettiva di funzionamento si utilizza la formula: R = R20C [1+(-20)] dove = 0,0039 per il rame e dove = 0,0040 per lalluminio
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Linee elettriche
Costanti fondamentali delle linee aeree:
Per il calcolo della reattanza di una linea trifase necessario definire il concetto di INDUTTANZA DI SERVIZIO del conduttore che quella induttanza fittizia lS che, percorsa dalla corrente della fase, darebbe luogo ad una f.e.m. autoindotta uguale a quella prodotta per auto e mutua induzione dalle correnti delle tre fasi. La seguente espressione valida per un sistema di correnti diretto e nella ipotesi che i tre conduttori siano tra di loro alla stessa distanza D, ai vertici di un triangolo equilatero:

lS =

D ln 2

in mH/km, dove D la distanza tra i conduttori e il raggio medio geometrico del conduttore (vale 0,7788 r con r pari al raggio del conduttore se esso singolo e a sezione piena. La reattanza di servizio diviene, in /km:

X S = l S = 0,1446 log

Se i conduttori hanno distanze diverse tra di loro si assume per D la media geometrica delle tre distanze Come ordine di grandezza la reattanza di esercizio, per la frequenza di 50 Hz, assume il valore:

xs = 0,3 0,4 /km


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Linee elettriche
Costanti fondamentali delle linee aeree:
Analogamente si pu definire la CAPACITA DI SERVIZIO come quella grandezza che moltiplicata per E (dove E la tensione di fase) da in valore numerico la totale corrente capacitiva derivata lungo un chilometro di linea per effetto sia della capacit del conduttore verso terra che di quella degli altri conduttori. Si ricava in F/km: 0,024 6

C=

log D /

10

valida per i conduttori ai vertici di un triangolo equilatero di lato D e dove il raggio medio geometrico della sezione del conduttore che vale r se il conduttore singolo Se i conduttori non sono posti ai vertici di un triangolo equilatero, purch essi siano convenientemente trasposti lungo il loro percorso, la formula vale ancora con buona approssimazione se a D si sostituisce la media geometrica delle distanze dei conduttori. La presenza di una seconda terna o della fune di guardia porta ad una leggera variazione del valore della capacit di servizio I valori della capacit di servizio delle linee ad alta tensione variano da 0,008 a 0,013 F/km e di conseguenza la suscettanza b = C varia da 2,5 a 4 10-6 S/km
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Costanti fondamentali delle linee aeree:
Per il calcolo della conduttanza trasversale g occorre tenere presente che lungo tutto il percorso del conduttore di linea si irradia verso lo spazio circostante una corrente la cui componente attiva imputabile alle perdite nel dielettrico:
Perdite lungo la superficie degli isolatori Perdite per effetto corona

Le perdite lungo la superficie degli isolatori dipendono dalle condizioni metereologiche e dalla tensione e possono variare da 1 a 3 W per isolatore con tempo asciutto a 5 20 W per isolatore con tempo piovoso. Si pu nel complesso arrivare ad un massimo di 1 kW per km e data la modesta entit non si commette praticamente errore considerando uniformemente distribuite queste perdite che in realt sono concentrate in corrispondenza dei sostegni
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Linee elettriche
Costanti fondamentali delle linee aeree:
Le perdite per effetto corona si verificano quando il campo elettrico sulla superficie dei conduttori (ove raggiunge il valore massimo) supera la rigidit dielettrica dellaria. Il valore del gradiente di tensione sulla superficie dei conduttori dipende pi dal diametro dei conduttori che dalla loro distanza. Ne segue che il valore della tensione critica pu essere aumentato innanzitutto aumentando il raggio del conduttore; risulta pertanto che, per ogni valore della tensione di esercizio esiste un limite inferiore per il diametro dei conduttori sotto il quale non possibile scendere se non si vuole incorrere in eccessive perdite per effetto corona. Per questo motivo nelle linee AT e AAT si impiegano normalmente conduttori di alluminio acciaio, il cui diametro, superiore a quello dei conduttori di rame elettricamente equivalenti, risulta in generale sufficiente. In casi eccezionali, per le linee a 220 kV, 380 kV e oltre, si ricorre ai conduttori speciali (conduttori cavi, ingrossati con riempitivi inerti, conduttori multipli per fase) i quali consentono oltre alla riduzione delleffetto corona, anche la riduzione della reattanza e dei disturbi alle radiotrasmissioni
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Linee elettriche
Costanti fondamentali delle linee aeree:
Nellipotesi che il conduttore sia dimensionato per evitare leffetto corona (ossia la tensione di esercizio, in condizioni normali, sia inferiore alla tensione critica per effetto corona), il calcolo della conduttanza chilometrica per fase g si conduce stabilendo il numero di isolatori per fase e per km e determinando le perdite corrispondenti con la seguente formula:

g = p / E 10
dove:
E la tensione di fase in kV La conduttanza espressa in S/km

p sono le perdite in kW per km di conduttore

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Linee in cavo: limpiego dei cavi nelle reti di trasporto e distribuzione pubblica si va sempre pi estendendo ed acquista una crescente importanza sul piano economico e della qualit del servizio
Nei cavi vengono impiegati conduttori di rame e alluminio. Il conduttore generalmente cordato mentre, per ridurre gli effetti di aumento della resistenza prodotto dalleffetto pelle, i conduttori di grande sezione (> 1000 mm2) possono essere realizzati a settori fra loro isolati (tecnica Milliken) Lisolamento dei conduttori tra di loro e verso massa pu essere realizzato con carta impregnata in olio o miscele isolanti o pi frequentemente per mezzo di isolanti estrusi (gomma sintetica, materiali termoplastici) I cavi per sistemi di categoria 2 e 3 (MT e AT) devono avere uno schermo metallico continuo connesso a terra. Poich per i cavi in carta occorre anche assicurare il contenimento dellimpregnante, previsto un tubo di piombo o alluminio che ha in generale anche funzione di schermo; per i cavi ad isolante estruso lo schermo pu essere in nastro o calza di rame
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I cavi per sistemi trifasi possono essere ottenuti affiancando tre (o quattro) cavi UNIPOLARI oppure impiegando appositi cavi TRIPOLARI (QUADRIPOLARI per reti di bassa tensione con neutro o PENTAPOLARI se presente anche il conduttore di terra) Il cavo tripolare schermato pu essere realizzato con un solo schermo oppure con uno schermo per ciascuna fase. In questo caso il cavo elettricamente equivalente a tre cavi unipolari ed il campo elettrico nel dielettrico ha un andamento radiale, cio le linee di forza sono dirette perpendicolarmente agli strati di isolante. Il cavo tripolare ad un solo schermo presenta costruttivamente un certo strato isolante avvolto sul conduttore (i conduttori possono essere a sezione circolare o settorale) ed una cintura isolante sullinsieme dei tre conduttori isolati (anime), prende perci il nome di cavo con cintura o BELTATO. Il campo elettrico non radiale e le linee di forza presentano delle componenti tangenziali agli strati di isolante. Il cavo beltato normalmente impiegato per tensioni di esercizio modeste, raramente superiori ai 15 kV. Per tensioni superiori si impiegano solo cavi unipolari a campo radiale
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Nelle reti di trasmissione AT e AAT i cavi impiegati sono generalmente del tipo cosiddetto a OLIO FLUIDO e cio con isolamento in carta impregnata con olio a bassa viscosit ed elevate caratteristiche elettriche. Si peraltro recentemente diffuso limpiego di un cavo ad isolante estruso a base di politene reticolato (XLPE o cross linked polyethylene) (lattuale tecnologia consiglia di non superare come gradiente massimo di esercizio 15 kV/mm) sotto guaina metallica (piombo o alluminio) e rivestimento protettivo in PVC o polietilene. Nella rete di distribuzione a 132 150 kV, limpiego del cavo ad olio fluido stato praticamente abbandonato a favore di un nuovo tipo di cavo derivato dallo sviluppo della tecnologia degli isolanti estrusi (politene reticolato o gomma etilenpropilenica o EPR) Nella rete di distribuzione pubblica il tipo di cavo largamente prevalente quello isolato in carta impregnata con miscela isolante ad alta viscosit non migrante; il cavo normalizzato ENEL per tensione unificata 20 kV costituito da tre cavi unipolari avvolti ad elica visibile con sezioni unificate:
95, 150 240 mm2 per il rame 50, 95, 150 mm2 per lalluminio
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Nella rete di distribuzione industriale invece principalmente usato il tipo di cavo isolato in mescola di gomma EPR, privo di guaina metallica ma dotato di schermo a nastri o fili di rame su ogni fase. Le sezioni del conduttore, scelte nella serie standard, vengono determinate di volta in volta in funzione delle esigenze di progetto ed il conduttore quasi esclusivamente usato il rame Nella rete di distribuzione pubblica BT ormai praticamente sparito il cavo isolato con carta impregnata mentre di uso comune il cavo con conduttori di fase in rame o alluminio isolati in gomma EPR e neutro concentrico sotto guaina in polivinilcloruro (PVC); tale cavo impiegato sia come cavo per le linee dorsali (nella versione tripolare pi neutro) che come cavo per la derivazione dellutente (sia nella versione tripolare pi neutro che unipolare pi neutro). Il motivo della scelta del neutro concentrico sta sia nella possibilit di interrare direttamente il cavo senza protezione meccanica addizionale sia nella protezione che si ottiene da prelievi abusivi di energia Nella rete di distribuzione pubblica anche molto diffuso, in sostituzione delle linee aeree, limpiego di cavi unipolari isolati in gomma EPR con guaina PVC avvolti ad elica visibile (precordati) e posati su palificazione o sulla facciata delle case Mantova, 30-31 Marzo 2007 231

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Costanti fondamentali delle linee in cavo: la resistenza e la reattanza di
servizio si calcolano con formule analoghe a quelle delle linee aeree: una importante influenza ha, nei cavi schermati, la condizione degli schermi nelle tre fasi. Infatti, la f.e.m. indotta su un conduttore di una linea trifase in cavo legata al flusso magnetico concatenato , risultante dallautoinduzione del conduttore stesso e dalla mutua induzione degli altri conduttori, nonch da quella dei tre schermi se percorsi da corrente (Gli schermi aperti ad una estremit e messi a terra e in c.c.
allaltra sono sede di f.e.m. indotta dalle correnti dei conduttori, ma non essendo percorsi da corrente non influenzano il valore delle costanti. La chiusura in corto circuito alle estremit degli schermi annulla la tensione, ma provoca la circolazione di correnti, che dipendono dalla resistenza degli schermi; tali correnti riducono la reattanza dei conduttori del 30 50 % ma incrementano le perdite per effetto Joule e quindi la resistenza apparente degli stessi fino quasi a raddoppiarla).

Trascurando linfluenza degli schermi, possibile se questi non sono chiusi in corto circuito a entrambe le estremit, la formula della reattanza identica a quella delle linee aeree. Per cavi unipolari posati a trifoglio a contatto, D il diametro esterno del cavo mentre per cavi posati in piano D = 3 2 A dove A la distanza di posa fra i cavi

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Costanti fondamentali delle linee in cavo: il calcolo della capacit del
conduttore semplice e rigoroso solo per i cavi unipolari schermati, nei quali il campo elettrico radiale e si pu scrivere:

0,024 r 6 C= 10 log R / r

dove:
r la costante dielettrica relativa dellisolante che vale circa 4 sia per la carta impregnata che per la gomma butilica e 2,5 per il politene R il raggio interno dello schermo r il raggio del conduttore La conduttanza trasversale dipende dalle caratteristiche del dielettrico, definite dalla tangente dellangolo di perdita tg (varia tra 0,004 e 0,01 secondo il tipo di isolante): g = btg = ctg
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Esercizio: calcolare le costanti fondamentali della linea avente le seguenti caratteristiche:
Tensione nominale: 380 kV Frequenza: 50 Hz Conduttore: AA1866 (Sezione alluminio 1657 mm2, Sezione acciaio 208,7 mm2, diametro esterno 56,26 mm) Distanza conduttori: 7,4 m - 7,4 m 14,8 m (altezza del conduttore centrale rispetto ai due laterali 1 m)

Resistenza chilometrica a 20C (assumendo k = 1,05): r = 1,05 x 28,4/1657 = 0,0180 /km Induttanza chilometrica:
D = 3 D12 D23 D31 = 3 7,46 7,46 14,8 = 9,38m

= 0,7788 d/2 = 21,9 mm


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Linee elettriche
l = (0,4606 log 938/2,19) 10-3 = 1,22 10-3 H/km La reattanza chilometrica vale quindi x = 2f l = 314 1,22 10-3 = 0,383 /km Per la conduttanza, le due catene di isolatori disposte a V sono composte da 21 elementi ciascuna. Poich la campata media della linea di 400 m, risulta una media di 105 elementi per chilometro di conduttore. Con tempo asciutto, assunto per le perdite lungo la superficie degli isolatori il valor medio di 2 W si ha: pi = 0,002 105 = 0,21 kW/km La tensione critica per il conduttore unico con tempo asciutto, 25C e 760 mmHg risulta pari a 260 kV (formula di Peek) cui corrisponde una tensione concatenata di 449 kV, superiore alla tensione nominale. Non si ha pertanto effetto corona. La conduttanza chilometrica risulta: g = pi/E2 = 0,21/2302 10-3 = 0,004 10-6 S/km

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La capacit chilometrica la seguente:
c = 0,024/log(938/2,813) 10-6 = 9,51 10-9 F/km

La suscettanza chilometrica la seguente:


b = 2f c = 314 9,51 10-9 = 2,987 10-6 S/km

Si ipotizzi ora che i conduttori siano TRINATI:


Conduttore: 3 x AA585 (Sezione alluminio 519,5 mm2, Sezione acciaio 65,80 mm2, diametro esterno 31,5 mm). I conduttori di ciascuna fase sono disposti ai vertici di un triangolo equilatero di lato pari a 400 mm Distanza centri dei fasci dei conduttori: 7,4 m - 7,4 m 14,8 m (altezza del conduttore centrale rispetto ai due laterali 1 m)

Resistenza chilometrica a 20C (assumendo k = 1,03): r = 1,03 x 28,4/(3 x 519,5) = 0,0188 /km
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Linee elettriche
Induttanza chilometrica

D = 3 D12 D23 D31 = 3 7,46 7,46 14,8 = 9,38m

= 3 0,7788 r B 2 = 3 0,7788 1,575 40 2 = 12,52cm


l = 0,863 10-3 H/km La reattanza chilometrica vale quindi x = 2f l = 314 0,863 10-3 = 0,271 /km Per la conduttanza, le due catene di isolatori disposte a V sono composte da 21 elementi ciascuna. Poich la campata media della linea di 400 m, risulta una media di 105 elementi per chilometro di conduttore. Con tempo asciutto, assunto per le perdite lungo la superficie degli isolatori il valor medio di 2 W si ha: pi = 0,002 105 = 0,21 kW/km La tensione critica per il conduttore unico con tempo asciutto, 25C e 760 mmHg risulta pari a 277 kV (formula di Peek) cui corrisponde una tensione concatenata di 480 kV, superiore alla tensione nominale. Non si ha pertanto effetto corona. La conduttanza chilometrica risulta: g = pi/E2 = 0,21/2302 10-3 = 0,004 10-6 S/km
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Linee elettriche
La capacit chilometrica la seguente: c = 0,024/log(938/13,6) 10-6 = 0,013 10-6 F/km La suscettanza chilometrica la seguente: b = 2f c = 314 0,013 10-6 = 4,1 10-6 S/km Cavo ad olio fluido 380 kV (tre cavi unipolari disposti su un piano a distanza D = 300 mm)
Sezione nominale del conduttore di rame 350 mm2 Diametro interno del canale dolio 14 mm Diametro esterno del conduttore 30 mm Diametro esterno del conduttore compreso lo schermo semiconduttore 32 mm Spessore nominale dellisolante (carta impregnata) 26,5 mm Spessore della guaina di alluminio 2 mm Diametro esterno del cavo 110 mm
r = 0,0518 /km x = 0,214 /km b = 70,96 10-6 S/km g = b tg = 0,1987 10-6 S/km
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Rete di trasmissione e distribuzione


La produzione di energia elettrica pu essere destinata a soddisfare i consumi locali del produttore (autoproduzione) o ad essere ceduta a terzi (utilizzatori finali o aziende elettrocommerciali) La rete di trasmissione, costituita da linee AT e stazioni di smistamento e trasformazione, ha la funzione di trasferire ai punti di prelievo tutta lenergia immessa in rete dagli impianti di produzione e dalle linee di interconnessione con lestero (1951 creazione dellUCPTE oggi UCTE) Gli impianti direttamente connessi alla rete di trasmissione appartengono alle seguenti categorie:
Impianti di generazione Reti di distribuzione dellenergia elettrica Circuiti di interconnessione della Rete di Trasmissione Nazionale (RTN) con altre reti Impianti utilizzatori di grande potenza

Nella situazione italiana, con la liberalizzazione del mercato dellenergia elettrica, tutte le centrali di produzione sono allacciate alla RTN come fornitori di energia e SERVIZI CONNESSI e sono sottoposti alle regole di DISPACCIAMENTO
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Rete di trasmissione e distribuzione


Le nuove iniziative dei Produttori comportano lallacciamento alla rete dei gruppi generatori, secondo le direttive TERNA, che prevedono in linea di massima linserimento della centrale sulla rete a 220 kV o 380 kV per potenze complessive maggiori di 250 MVA, valutando la possibilit di inserimento sulla rete 132 150 kV per potenze inferiori. Solo centrali di potenza inferiore ai 10 MVA possono essere collegate alla rete di distribuzione MT Di norma gli impianti di distribuzione sono connessi alla rete di trasmissione alla tensione di 132 150 kV. Gli impianti utilizzatori di potenza superiore a 50 60 MW possono essere inseriti sulla rete di trasmissione (220 kV o 380 kV) Linserimento sulla rete AT pu essere effettuato in corrispondenza a stazioni esistenti o direttamente su linee esistenti. In tal caso prevista la realizzazione di un entra esce sulla linea, mentre la derivazione a T riservata agli impianti di minor potenza Gli impianti idroelettrici sono localizzati nei luoghi dove esistono le condizioni naturali per lutilizzazione (bacino imbrifero che assicura una rilevante portata del corso dacqua e possibilit di creare un rilevante salto motore). Gli impianti termoelettrici e nucleari non hanno vincoli cos rigidi per la localizzazione, ma i problemi dellimpatto ambientale, della disponibilit di acqua di raffreddamento e della movimentazione del combustibile ne possono vincolare i siti lontano dai nodi di utilizzazione
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Rete di trasmissione e distribuzione


Il sistema di trasmissione assume quindi una notevole importanza ed il suo sviluppo legato allincremento delle potenze da trasportare
Tensione Conduttore Sezione Materiale Portata A mm2 kV 20 Linea aerea cavo 150 Alluminio Acciaio 350 240 132 Linea aerea cavo 585 630 380 Linea aerea cavo 3 x 585 1600 Rame 1200 790

Alluminio Alluminio Acciaio 360 12,4 700 160

Rame Alluminio Acciaio 700 160 1500 986

Potenza MVA 12 Trasmissibile

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Rete di trasmissione e distribuzione


Due o tre terne a 380 kV sono pertanto idonee a trasportare la potenza generata da una grande centrale termoelettrica (1200 2000 MW). Con il futuro aumento dei flussi di potenza in rete possibile che si presenti la necessit di un nuovo livello a 750 kV, gi presente in altri paesi. Lorientamento attuale in Italia di continuare a sviluppare la rete a 380 kV, infatti la realizzazione di impianti a ciclo combinato (CCGT) con potenze di alcune centinaia di MW (400 MW o 800 MW) situate in prossimit dei centri di consumo, consente di limitare lespansione della rete di trasmissione, per la quale dovranno soprattutto essere potenziati i collegamenti con lestero Stante limpossibilit di accumulare lenergia elettrica, ad ogni maggior richiesta delle utenze deve corrispondere una risposta istantanea del sistema. La rete di trasmissione deve quindi essere in grado, in ogni istante, di far fronte alle naturali aleatoriet dei centri di generazione (indisponibilit accidentale dei gruppi generatori) sia dei centri di consumo (richieste di potenza elettrica transitoriamente superiori ai valori previsti) Come noto il flusso di energia elettrica lungo le linee comporta perdite tanto pi elevate quanto pi lungo il percorso dellenergia e quanto pi elevata lutilizzazione delle linee stesse. Il dimensionamento degli impianti obbedisce a regole che tendono, oltre a rendere il sistema elettrico sicuro e affidabile, a minimizzare i costi in gioco (investimenti, esercizio, manutenzione e perdite). La razionalizzazione della rete, la pi omogenea distribuzione delle centrali e dei nodi di utilizzazione consente di ridurre sensibilmente il percorso medio dellenergia sulla rete di trasmissione con conseguente riduzione delle perdite e miglioramento della qualit del servizio
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Stazioni primarie
Le stazioni inserite nella rete AAT possono svolgere una o pi delle seguenti funzioni fondamentali:
Smistamento delle linee AAT e di interconnessione con reti a diversa tensione Collegamento alla rete di gruppi idro e termoelettrici (stazione annessa alla centrale) Trasformazione dellenergia elettrica alla tensione di distribuzione in AT

Il macchinario installato nelle stazioni possono essere di tre tipi:


Autotrasformatori di interconnessione 380/220 kV da 400 MVA Trasformatori elevatori di centrale (si tratta di macchine di potenza anche superiore ai 1000 MVA che nelle realizzazioni italiane si preferisce suddividere su due unit in parallelo mentre in Francia si arriva a potenze unitarie di 1650 MVA) Trasformatori di alimentazione della rete di distribuzione AT (in Italia si impiegano autotrasformatori 380/150 132 kV da 250 MVA)

Considerazioni di sicurezza e di elasticit di esercizio inducono ad utilizzare un DOPPIO SISTEMA DI SBARRE, eventualmente sezionabili. In casi eccezionali di impianti con numerosi montanti per linee AAT, trasformatori AAT/AT e gruppi generatori possono essere previsti anche sistemi pi complessi (sbarre ad anello, triplo gioco di sbarre)
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Stazioni primarie

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Stazioni primarie
Per poter definire alcuni dei dati nominali delle apparecchiature (interruttori, sezionatori) da installare in una stazione indispensabile conoscere le caratteristiche del sistema elettrico al quale la stazione verr collegata. Oltre alla tensione nominale e alla corrente di impiego (le sbarre devono essere dimensionate per 4000 A sul 380 kV e 2000 A sul 132 kV) essenziale la conoscenza delle correnti di corto circuito, i cui valori massimi nelle reti italiane sono 50 kA per il 380 kV e 20 kA o 31,5 kA per la tensione di esercizio 132 kV e 150 kV. In alcune stazioni primarie potr essere installata una batteria di condensatori collegata alle sbarre AT Al fine di garantire il funzionamento dei dispositivi di protezione, degli automatismi ne la manovra degli interruttori, dovr essere assicurata la continuit dellalimentazione dei servizi ausiliari anche in condizioni di funzionamento anomalo della stazione (black out). Lalimentazione in corrente continua riservata alle protezioni elettriche e ai dispositivi di comando e controllo delle apparecchiature e del macchinario principale; viene realizzata mediante una batteria a 110 V caricata in tampone da gruppi raddrizzatori caricabatteria
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Stazioni primarie
I servizi ausiliari in cc sono normalmente alimentati da trasformatori MT/BT allacciati a linee MT esterne allimpianto (Data la modesta potenza richiesta dai servizi ausiliari non conveniente derivare un trasformatore dalla AT). Alcune utenze privilegiate in corrente alternata dovranno essere alimentate tramite un gruppo elettrogeno in caso di blackout totale. Si tratta dei raddrizzatori carica batterie, raddrizzatori per la batteria a 24 V delle teletrasmissioni, dei motori per il comando degli interruttori, della illuminazione e f.m. indispensabili In base al tipo di isolamento le stazioni elettriche AT possono essere classificate in stazioni con isolamento in aria e stazioni blindate con isolamento in gas esafluoruro di zolfo (SF6). Nelle prime le sbarre sono isolate fra di loro e verso terra tramite
aria mentre nelle seconde le sbarre sono contenute in involucri metallici elettricamente collegati a terra riempiti con gas isolante in pressione. Nel caso di stazioni in aria il collegamento meccanico dei diversi organi assicurato da tubi o corde in alluminio, mentre nel caso di stazioni con isolamento in gas, i componenti sono completamente integrati e racchiusi in involucri metallici messi a terra

Normalmente si preferisce adottare stazioni con isolamento in aria, per particolari vincoli ambientali possibile ricorrere a stazioni blindate, notoriamente pi compatte
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Stazioni primarie
Una stazione AT con apparecchiatura blindata pu essere realizzata con involucro monofase o trifase. Il primo presenta i seguenti vantaggi:
Non sono possibili guasti trifasi Gli stress elettrodinamici sono minori Lisolamento sottoposto alle sole sollecitazioni dielettriche fase massa I pesi e i volumi dei singoli componenti sono minori I danni in caso di guasto interno sono limitati alla sole fase guasta

Dalle tecnologie utilizzate per le stazioni in SF6 stato di recente proposto e sperimentato limpiego di ELETTRODOTTI BLINDATI detti GIL (Gas Insulated Lines). Dal punto di vista costruttivo i GIL sono costituiti da un involucro esterno cilindrico in alluminio e da un conduttore interno di sezione tubolare. Linvolucro assolve due distinti compiti:
Meccanico per il contenimento del gas isolante (SF6 puro o miscelato con N2 alla pressione di qualche atmosfera (limpiego di elettrodotti blindati di MT, isolati in aria, di
impiego comune nelle centrali idro e termoelettriche per i collegamenti di potenza fra alternatore e trasformatore. Limpiego come isolante SF6 consente di realizzarli anche in AT con dimensioni contenute)

Elettrico, svolgendo il ruolo di schermatura del campo elettrico


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Stazioni primarie
I tre involucri dellelettrodotto hanno la stessa funzione e presentano gli stessi problemi degli schermi dei cavi. Se vengono cortocircuitati fra loro e connessi a terra alle estremit danno luogo alla circolazione di correnti che tendono ad annullare allesterno i campi magnetici prodotti dalle sole correnti di fase Si possono in tal modo realizzare sistemi di trasmissione sotterranei di grande capacit (fino a 2000 3000 MVA per terna). Confrontati con i cavi XLPE a pari tensione, i GIL presentano, dal punto di vista elettrico, una capacit verso terra molto inferiore e offrono una maggiore capacit di trasporto. Per il loro costo (comprese le infrastrutture necessarie) sono finora considerati solo per il trasporto di grande potenze a breve distanza

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Rete di distribuzione primaria


Nel nostro paese impiegata la tensione nominale di 132 kV nellItalia Settentrionale e di 150 kV nellItalia Centrale e Meridionale. La consistenza degli impianti della sola ENEL Distribuzione di circa 20100 km di linee AT. A tale consistenza vanno sommati circa 20300 k m appartenenti alla RTN gestita da TERNA e la consistenza delle reti AT degli altri distributori La struttura tipica della rete di distribuzione primaria a ISOLA DI CARICO, costituita da linee che alimentano in entra - esce le cabine primarie e che collegano in parallelo tra loro due nodi di alimentazione

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Rete di distribuzione primaria


I nodi di alimentazione delle isole sono sezioni di sbarra delle stazioni 380/132 150 kV: ogni nodo di alimentazione quindi collegabile ad uno dei nodi di alimentazione di unaltra isola adiacente, attraverso il congiuntore di sbarra ed alimentato da un autotrasformatore unificato da 250 MVA della rete di trasmissione a 380 kV. I due nodi di alimentazione della stessa stazione sono di norma NON collegati ma possono essere collegati quando in uno dei due nodi venga a mancare il trasformatore di alimentazione Oltre alle linee sopra indicate, dette ARTERIE, nellisola si possono presentare linee RADIALI e linee a PETALO che nascono e terminano nello stesso nodo di alimentazione, collegando in entra esce pi cabine primarie La struttura della rete effettiva pu differire da quella di riferimento tipica a causa delladattamento di una rete esistente che nel passato rivestiva funzioni di trasporto; pertanto possono esistere linee trasversali e le alimentazioni dellisola posso essere effettuate in pi punti Nelle reti esistenti si verifica anche il caso di cabine primarie o utenti derivati a T da tronchi di arteria; questo sistema di allacciamento comporta un livello pi basso di affidabilit di alimentazione
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Rete di distribuzione primaria

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Cabine Primarie
Le Cabine Primarie (CP) sono gli impianti che trasformano lenergia dallAT (132 150 kV) alla MT (15 20 kV) per lalimentazione della rete MT. La tendenza moderna di semplificarle al massimo, adottando un solo sistema di sbarre AT ed uno solo MT eventualmente completato con un sistema di sbarre ausiliarie (le sbarre ausiliarie o di traslazione permettono, tramite linterruttore di collegamento
fra sbarre principali e di traslazione, di alimentare qualunque linea il cui interruttore sia fuori servizio, con una serie di manovre) Il funzionamento della cabina primaria reso quanto pi possibile automatico, con richiusura automatica degli interruttori delle linee MT; la segnalazione di eventuali guasti e inconvenienti e dellapertura permanente di interruttori fa capo ad un centro operativo, dal quale si possono effettuare gli eventuali comandi a distanza degli interruttori onde consentire che la cabina non sia presidiata dal personale Gli stalli AT in relazione alla loro destinazione possono essere suddivisi in stalli di linea e stalli di trasformatore. Gli stalli di linea AT hanno la stessa struttura delle stazioni AAT/AT e sono usualmente costituiti da:
Trasformatori di tensione TV, utilizzati per alimentare i circuiti ausiliari di protezione, controllo e misura Sezionatore di linea destinato ad operare in assenza di corrente per interrompere e ripristinare visivamente il collegamento tra stallo di linea e linea stessa; il sezionatore dotato di lame di terra tramite le quali collegare in assenza di tensione la linea direttamente a terra Trasformatori di corrente TA utilizzati per alimentare i circuiti ausiliari di protezione, controllo e misura Interruttore, utilizzato per stabilire e interrompere la corrente nel circuito Sezionatore di sbarra (due disposti a forchetta nel caso di doppio sistema di sbarre) destinato ad operare in assenza di corrente per interrompere visivamente il collegamento tra stallo di linea e sistema di sbarre
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Cabine Primarie

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Cabine Primarie
Gli stalli dei trasformatori sono usualmente costituiti da:
Sezionatore di sbarra (due nel caso di doppio sistema di sbarre) Scaricatori, utilizzati per proteggere il trasformatore dalle sovratensioni Trasformatore di corrente Interruttore Sezionatore di collegamento al trasformatore (solo nel caso di trasformatore a tre avvolgimenti)

In Italia, nelle reti elettriche con tensioni di esercizio maggiori di 132 kV sono normalmente previsti cicli di richiusura rapida (automatica unipolare o tripolare) e lenta Circa i trasformatori (taglie normalizzate da 25, 40 e 63 MVA) il sistema di raffreddamento normale ONAN ed presente la regolazione di rapporto sotto carico sul lato AT per mantenere costante la tensione ai morsetti secondari al variare della tensione sulla rete AT e al variare del carico Nelle CP, gli interruttori MT vengono installati:
Sulle partenze delle linee di distribuzione (feeder) Come interruttore generale posto sul secondario dei trasformatori AT/MT Per la manovra delle batterie di condensatori

previsto che i due trasformatori non funzionino in parallelo se non per brevi tempi destinati alle manovre che espressamente lo richiedono e perci le due sbarre rimangono collegate tra loro solo quando uno dei due trasformatori fuori servizio Tutti gli interruttori di linea sono sempre predisposti per leliminazione dei guasti mediante protezione di massima corrente e direzionale di terra e per la richiusura rapida e lenta (gli interruttori dei trasformatori sono predisposti per leliminazione del guasto di sbarra (o di linea in caso di mancato intervento della protezione di linea) mediante protezione di massima corrente e Mantova, 30-31 Marzo 2007 257 massima tensione omopolare

Correnti di normale impiego su linee MT aeree ed in cavo interrato


Sezione del conduttore mm2 LINEE AEREE 70 Aldrey 160 Alluminio - Acciaio 220 Alluminio - Acciaio LINEE IN CAVO 150 Al carta impregn. 150 Cu EPR 240 Cu EPR 240 390 515
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Corrente a regime termico Corrente a regime termico A A 200 320 400 150 200 250

200 300 400


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Reti di distribuzione a media tensione


Le linee di distribuzione MT coprono il territorio da servire in modo tanto pi fitto quanto pi elevata la densit dei carichi La tensione adottata 20 kV in Francia e 15 kV o 20 kV in Italia. La tensione pi
elevata consente, con costi di isolamento abbastanza contenuti, una capacit di trasporto 1,3 1,8 volte superiore al 15 kV, a seconda che il limite di utilizzazione del conduttore sia rispettivamente termico o dovuto alla caduta di tensione

La lunghezza massima delle linee a 20 kV pu raggiungere e superare i 30 km in zone a bassa densit di carico, mentre in zone industriali e urbane la loro lunghezza tanto ridotta che la distanza tra una CP e unaltra pu essere dellordine di 2 3 km Le linee sono aeree in conduttori nudi nelle zone rurali e in cavo sotterraneo nelle zone urbanizzate Sul territorio nazionale le sole reti ENEL hanno uno sviluppo di 330000 km con 400000 cabine MT/BT allacciate La struttura pi opportuna quella ad ANELLO, in cui ogni cabina pu essere alimentata almeno da due parti. In servizio normale di potr avere un funzionamento RADIALE, preferibile a quello in anello chiuso quando non si disponga di sistemi di protezione perfezionati e selettivi
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Reti di distribuzione a media tensione

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Reti di distribuzione a media tensione


Ciascuna CP deve alimentare una sua propria rete MT, separata e indipendente da quelle alimentate dalle altre; per opportuno che le CP vicine siano collegabili sulla MT con linee che gi servono lutenza: questi collegamenti, in servizio normale devono essere tenuti aperti per conservare alla rete una struttura radiale Il razionale sviluppo della rete MT condizionato dalla conoscenza della dinamica dei carichi alimentati la quale a sua volta legata alla destinazione urbanistica del territorio

Cabine Secondarie (CS)


Sono gli impianti che servono a trasformare lenergia elettrica da MT a BT. Si costruiscono in muratura, in elevazione alte o basse a seconda che siano allacciate a linee aeree o in cavo. Per modeste potenze (fino a 100 kVA) si usano posti di trasformazione su palo. Le cabine contengono di norma un solo trasformatore
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Cabine Secondarie (CS)


I trasformatori di distribuzione, in Italia, sono normalizzati nella scala delle potenze e delle principali caratteristiche elettriche (perdite nel ferro e nel rame, tensione di ctocto, prove di isolamento a frequenza industriale e a impulso, prove di ctocto). Il collegamento degli avvolgimenti triangolo/stella (Dyn) con neutro del secondario portato allesterno Le cabine importanti vengono preferibilmente inserite in entraesce per garantire una riserva di alimentazione; le cabine di modesta entit sono semplicemente derivate Si tende alla massima semplificazione dello schema: sulle linee MT si installano sezionatori (eventualmente di manovra sottocarico) mentre sulla partenza delle linee di bassa tensione si inseriscono interruttori automatici quadripolari con protezione termica e magnetica delle fasi Ai fini del coordinamento dellisolamento opportuno installare allentrata delle linee aeree MT adeguati apparecchi di protezione contro le sovratensioni (scaricatori) Lapparecchiatura MT impiegata pu essere a giorno o di tipo in scomparti protetti Mantova, 30-31 Marzo 2007 262

Cabine Secondarie (CS)

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Cabine Secondarie (CS)

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Reti di distribuzione in bassa tensione


Il sistema di distribuzione pubblica in BT trifase con neutro, alla tensione 380/220 V. Le utenze monofasi sono derivate tra fase e neutro con distribuzione il pi possibile equilibrata sulle tre fasi. Il conduttore di neutro, per gli inevitabili squilibri dei carichi, risulta normalmente percorso da corrente. Per contenere le tensioni verso terra delle fasi, il neutro messo direttamente a terra. Le modalit di tale collegamento non escludono che possa assumere in condizioni anomale tensioni di qualche rilievo verso terra; pertanto il neutro deve essere considerato alla pari degli altri conduttori e quindi sezionato in tutti gli apparecchi di manovra Le reti di distribuzione BT possono essere eseguite in linea aerea oppure in cavo sotterraneo. Le prime sono assai meno costose delle seconde. Nei grandi centri urbani le reti MT e BT sono eseguite in cavo sotterraneo, mentre i piccoli e medi centri urbani hanno di regola la rete BT aerea, disposta lungo la facciata delle case, alimentata da una o pi CS poste in periferia e servite a loro volta da linee MT che si sviluppano in campagna. Si assai diffuso limpiego di linee aeree in cavo isolato, pi costose di quelle in conduttore nudo, ma con pregi notevoli di sicurezza e compattezza
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Reti di distribuzione in bassa tensione


Alle linee BT sono allacciate le derivazioni per il collegamento al punto di consegna dellenergia allutilizzatore, dove installato il gruppo di misura (contatore), che comprende sempre un misuratore di energia attiva al quale sono integrati, secondo le caratteristiche della fornitura:
Piccoli interruttori automatici con funzione di protezione e LIMITAZIONE della potenza a disposizione Misuratore della potenza Misuratore di energia reattiva

Le reti BT possono essere RADIALI o MAGLIATE (In Italia e in Francia si usano


prevalentemente reti radiali, in Germania e USA reti magliate. In Germania anche la rete MT magliata e provvista di protezioni selettive). Nella struttura radiale la rete di ciascuna

cabina separata e indipendente da quella delle altre cabine e, in servizio normale, ciascun circuito alimentato da una sola parte, anche se sono previsti, in caso di guasti, collegamenti di emergenza tra un circuito e laltro. Le reti magliate consentono la massima continuit di esercizio, una migliore utilizzazione della potenza dei trasformatori e della sezione dei conduttori, riducono le perdite di energia e le variazioni di tensione, ma sono pi costose ed aumentano le correnti di ctocto oltre a richiedere protezioni selettive
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Reti di distribuzione in bassa tensione


Il dimensionamento della rete di bassa tensione viene effettuato partendo dalla conoscenza dei carichi e del loro presumibile sviluppo. Note le potenze prelevate da ogni singolo utente possibile ottenere la potenza massima richiesta alla rete attraverso lutilizzo del fattore di contemporaneit che, in caso di numerosi carichi di tipo domestico, pu scendere fino a 0,2 Dalla potenza massima assorbita nella zona considerata, si potr determinare, noto il cos corrispondente, il numero, la posizione e la potenza delle cabine che verranno disposte in generale vicino ai carichi concentrati di notevole importanza e nelle immediate vicinanze dei centri abitati Il raggio di azione di una cabina dipende in primo luogo dal valore della tensione ed direttamente proporzionale al quadrato di questa. Esso dipende inoltre dalla densit del carico e si riduce allaumentare di questa. La sua definitiva determinazione si fa in base a considerazioni economiche Il complesso delle linee BT alimentate da una CS mediamente di 1,75 km. La rete ENEL ha una estensione di oltre 700000 km ed alimentata da circa 400000 cabine
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Grazie per lattenzione !


fabio.zanellini@unipv.it

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