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ESERCIZIO FISIC O ED APPARATO RESPIRA TORIO

Introduzione

Tutte le cellule viventi hanno necessità di attingere ossigeno dal liquido che le circonda, e di riversare in
questo l’anidride carbonica. Questo scambio dei due gas tra cellule e loro ambiente liquido si chiama
respirazione interna. Il sangue trasporta i gas respiratori ai liquidi tessutali e li asporta da questi. Invece la
respirazione esterna è lo scambio dei due gas tra il corpo e l’ambiente esterno, l’aria. Il torace ed i suoi
muscoli agiscono come un mantice per portare aria ad intimo contatto con il sangue circolante.
Nel corpo non c’è un magazzino in cui tenere riserve di ossigeno: ecco perché la respirazione polmonare
deve avvenire in continuazione, e non possiamo sopravvivere per più di qualche minuto in apnea, cioè
senza respirare. Questa è anche la ragione per cui i muscoli che provvedono alla respirazione polmonare
sono muscoli involontari.
La funzione principale del sistema respiratorio è, quindi, quella di garantire la corretta ossigenazione del
nostro sangue e l’eliminazione della CO2 che possediamo in eccesso. Poiché questi gas devono entrare nel
circolo ematico o da questo devono essere espulsi le vie respiratorie necessariamente accoppiano
ventilazione e perfusione. Il processo meccanico definito comunemente respirazione prende il nome di
ventilazione polmonare, mentre il termine respirazione indica l’intero processo che va dall’immissione di
ossigeno alla sua utilizzazione per l’ossidazione dei substrati e la conseguente produzione di energia. Le vie
aeree hanno lo scopo di distribuire il flusso d’aria su una superficie di 70 m2 circa per un uomo di 70kg.
Durante lo svolgimento di un esercizio fisico entrano in gioco due organi importanti del corpo: il cuore e i
polmoni. L’implicazione del sistema respiratorio con quello cardio-circolatorio è strettissima ma, più
specificatamente per il compito svolto dal cuore, vi rimandiamo all’articolo su Cuore ed esercizio fisico che
abbiamo già trattato lo scorso anno scolastico ( vedi appunti sul sito dell’Istituto ).
I polmoni, dunque, portano ossigeno al corpo per fornire energia ed eliminare l’anidride carbonica, il
prodotto di scarto che si crea quando si produce energia. Il cuore pompa l’ossigeno ai muscoli che stanno
svolgendo l’esercizio. Nel corso dell’attività fisica, quando i muscoli lavorano di più, l’organismo consuma
più ossigeno e produce una maggiore quantità di anidride carbonica. Per soddisfare questa richiesta
supplementare, la respirazione deve aumentare da 15 volte al minuto ( 12 litri d’aria ) a riposo, fino a circa
40–60 volte al minuto ( 100 litri d’aria ) in fase di esercizio. Anche la circolazione accelera per portare
l’ossigeno ai muscoli, permettendo loro di continuare a muoversi.
Quando i polmoni sono sani, si dispone di un’ampia riserva respiratoria. Ci si può sentire “mancare il fiato”
dopo l’attività fisica, ma il fiato non viene a mancare. Quando la funzione polmonare è ridotta, può
succedere di utilizzare gran parte della riserva respiratoria e di sentirsi così “mancare il fiato”, una
sensazione talvolta spiacevole, ma che generalmente non è pericolosa. Rimanere senza fiato durante
l’esercizio è normale.
Un’attività regolare può tuttavia aumentare la forza e la funzionalità dei muscoli, rendendoli più efficienti. I
muscoli avranno bisogno di meno ossigeno per muoversi e produrranno meno anidride carbonica. Questo
ridurrà automaticamente la quantità d’aria da inspirare ed espirare per un dato esercizio. Inoltre
l’allenamento migliora anche la circolazione e rafforza il cuore.

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Nello specifico, la cosa più importante da fare per mantenere i polmoni sani è prendersene cura. Il fumo
comprometterà invece la capacità di svolgere attività fisica e di raggiungere il proprio vero potenziale. Se si
smette di fumare, sarà più facile riuscire a praticare attività fisica più a lungo già a due settimane di distanza
dall’ultima sigaretta.

Il percorso dell'aria
L'aria arriva all'interno dei polmoni passando attraverso una serie di organi che garantiscono un percorso
ininterrotto al suo cammino. Entra dalle narici o dalla bocca ( ndr: è possibile inspirare con la bocca, azione
che si compie normalmente quando si è molto raffreddati, ma in questo caso viene a mancare la funzione
di protezione da microbi e polvere ), percorre quindi la faringe ( il c.d.
insieme delle vie aeree superiori ), la laringe, la trachea ed i bronchi
arrivando alla fine all'interno dei polmoni ( il c.d. insieme delle vie aeree
inferiori ). Le cavità nasali e la bocca agiscono da umidificatori dell'aria.
Le pareti del naso sono tappezzate da cellule munite di ciglia che
secernono muco e che costituiscono una valida barriera contro
microrganismi e polvere. Una volta lasciate le cavità nasali e la bocca,
l'aria passa attraverso la faringe, un organo condiviso con l'apparato
digerente, per giungere nella laringe. Per evitare che durante la
deglutizione il cibo possa entrare nella laringe, l'ingresso a quest'ultimo organo viene bloccato da un lembo
di tessuto cartilagineo, l'epiglottide. All'interno della laringe vi sono le corde vocali, quattro lamine, le cui
vibrazioni determinano la fonazione, cioè l'emissione di suoni. L'aria passa quindi nella trachea, un tubo di
10-12 centimetri, le cui pareti interne sono cosparse da piccoli peli, chiamati ciglia, che servono per
espellere microrganismi e polvere. La trachea si divide in basso in due condotti, i bronchi, che entrano nei
polmoni ramificandosi in tubi sempre più sottili, i bronchioli.
All'estremità dei bronchioli ci sono gli alveoli polmonari, delle vescichette cave e sottili ricoperte da una
fitta rete di vasi sanguigni e riunite insieme come in un grappolo d'uva, in cui avvengono gli scambi gassosi
tra l'aria ed il sangue. Sulle pareti di ogni alveolo c'è un sottile strato d'acqua dove l'ossigeno, portato dai
bronchi, si discioglie per entrare all'interno del corpo. Gli alveoli, all'incirca 750.000.000, attraversati da una
superficie di 90 metri quadrati di capillari sanguigni, costituiscono nel loro insieme una massa spugnosa ed
elastica: i polmoni. Una doppia e sottilissima membrana, la pleura, impedisce l'attrito dei polmoni contro le
pareti del torace. I due polmoni non sono uguali: il destro è diviso in tre lobi, mentre il sinistro ne possiede
solo due, perché nella parte posteriore presenta una grande cavità per ospitare il cuore.

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La respirazione dello sportivo

Una buona respirazione è fondamentale per tutti gli esseri viventi, ma diventa indispensabile per chiunque
pratichi motoria. La respirazione è infatti fondamentale per la riuscita in qualsiasi disciplina, ma serve anche
per controllare tutte quelle emozioni, quali la paura, la collera o la timidezza, che possono creare problemi
agli sportivi.
Tutti gli atleti, che si tratti del cestista che sta per eseguire un tiro libero, del calciatore in procinto di tirare
un calcio di rigore o del tuffatore che si sta per lanciare dal trampolino, consci della particolare
responsabilità del momento sportivo, respirano in un certo modo, come è stato loro insegnato dai
preparatori atletici. Sono alla ricerca della propria sicurezza, tentando di scacciare ogni tipo di emozione
negativa.

Quindi, non dimentichiamoci che una buona respirazione serve anche a:


• aumentare l'autostima;
• incrementare la resistenza agli sforzi fisici;
• incoraggiare e rendere più calmi interiormente.

Ma esaminiamo meglio il nesso fra attività motoria e funzione respiratoria ( ndr., la funzione circolatoria
l’abbiamo trattata in altro articolo).

Durante la contrazione muscolare avvengono dei


processi chimici che richiedono una quantità di ossigeno
che è in rapporto al tipo di processo necessario per la
liberazione di energia, che a sua volta è legato al tipo di
attività motoria.
Poiché l'ossigeno necessario per questi processi viene
fornito dall'apparato respiratorio e trasportato dal
sistema circolatorio, è facile intuire che, come
conseguenza, ci sono degli adattamenti anche a carico
di queste funzioni.
Se poi si tiene conto che i ritmi di lavoro dei due sistemi
aumentano con l'aumentare del lavoro muscolare, si
deve altresì dedurre che una qualsiasi attività motoria
provoca un maggior consumo di ossigeno anche da
parte degli apparati che fanno capo a queste due
funzioni.
VENTILAZIONE POLMONARE
La ventilazione polmonare è il meccanismo fisiologico
che permette di far arrivare ai polmoni l'aria necessaria
per gli scambi gassosi. La quantità d’aria ventilata dai
polmoni è detta ventilazione minuto ( VE = V Volume, E espirato ).
Allo scopo si avvale dell'atto respiratorio che consta di tre momenti: l'inspirazione, l'apnea e l'espirazione.
L’inspirazione, l’espirazione e la breve pausa che si verifica fra i due movimenti costituiscono un atto
respiratorio. Ogni atto respiratorio comporta una serie di cambiamenti nella gabbia toracica dove sono
alloggiati i polmoni e nella posizione del diaframma, un muscolo piatto che separa il torace e l’addome.
Durante l’inspirazione il diaframma si abbassa appiattendosi e la gabbia toracica si espande anche con la
partecipazione dei muscoli intercostali esterni; il volume all’interno del torace aumenta e quindi l’aria ricca
di ossigeno entra nei polmoni per depressione.

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L'espirazione si ha per adeguamento del polmone alla riduzione della gabbia toracica che avviene quasi
passivamente per effetto della pressione atmosferica sulla gabbia toracica, del rilassamento, dei muscoli
intercostali e del diaframma e del ripristino della tensione naturale del polmone: così l’aria povera di
ossigeno è espulsa passivamente. Se continuiamo ad espirare volontariamente entreranno in funzione i
muscoli del torchio addominale che effettueranno un’espirazione completa.

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Le cose si complicano notevolmente durante una attività motoria di una certa intensità e durata, quando
cioè il fabbisogno di ossigeno diventa maggiore. In questo caso gli interventi muscolari aumentano per
assicurare atti respiratori più efficaci e profondi. Partecipano così all'inspirazione oltre i muscoli intercostali
esterni, gli scaleni, lo sternocleidomastoideo, il dentato anteriore, il grande e piccolo pettorale, etc. per
quanto riguarda la cosiddetta respirazione costale toracica e, poiché la respirazione è sempre mista, il
muscolo diaframma, per quanto riguarda la cosiddetta respirazione diaframmatica o addominale.
All'espirazione partecipano i muscoli intercostali interni aiutati dai muscoli addominali, quali antagonisti del
diaframma, e parte superiore del grande dorsale.
In estrema sintesi, esistono due tipi di respirazioni: la toracica e l’addominale. In quest’ultima è
maggiormente utilizzato il diaframma, mentre la respirazione toracica coinvolge i muscoli intercostali ed è
utilizzata quando vi è una richiesta maggiore di ossigeno per esempio sotto sforzo o dai soggetti che a
riposo respirano in maniera sbagliata.
La comprensione di talune variabili respiratorie passa dalla definizione di alcuni termini. La capacità vitale è
uno di questi, e rappresenta il massimo volume d'aria espirabile a seguito di una inspirazione profonda.
Tale valore si attesta, a livelli massimi, intorno ai 3500 ml per un soggetto adulto di sesso maschile, e circa
3000 ml per un soggetto adulto di sesso femminile.
La capacità funzionale residua rappresenta, invece, il volume di gas che resta nei polmoni alla fine di una
espirazione, ed è pari a circa 2 litri ovvero il 40% del volume polmonare massimo.
VENTILAZIONE MINUTO
La VE = VC ( volume corrente ) x f ( frequenza ). Se si espirano 0,5 litri di aria per atto respiratorio e si
effettuano 15 respiri al minuto, la VE sarà pari a 0,5 x 15 = 7,5 litri al minuto.
Questo può essere un valore normale in condizioni di riposo. Durante l’attività fisica aumenta la
ventilazione ed i valori salgono, giungendo nei fondisti fino a 180 litri al minuto.
VENTILAZIONE DURANTE L’ESERCIZIO
La ventilazione si modifica prima ( innalzamento anticipato ), durante e dopo l’esercizio. Con l’inizio
dell’esercizio si ha un immediato e notevole aumento della ventilazione. Dopo diversi minuti di esercizio
submassimale, la ventilazione continua ad aumentare, ma ad un ritmo minore, per appiattirsi
definitivamente fino alla fine dell’esercizio. Se l’esercizio è massimale, la ventilazione continua ad
aumentare fino all’insorgere della fatica. Una volta finito l’esercizio, la ventilazione ritorna ai valori di
riposo, con una rapida caduta iniziale seguita da una lenta diminuzione.

ESERCIZIO E MODIFICAZIONI DELLA VENTILAZIONE


Fig. a sn.: Prima dell’esercizio si ha innalzamento anticipato della ventilazione; durante l’esercizio si ha un ulteriore
innalzamento ( prima rapido, poi man mano più lento ) fino al raggiungimento dello steady-state; dopo l’esercizio si ha
diminuzione della ventilazione ( prima rapida, poi man mano più lenta ).
Fig. a dx.: l’area ombreggiata nel grafico indica che la ventilazione aumenta in maniera sproporzionata
( iperventilazione ) durante il lavoro con carichi moderati o pesanti.
VENTILAZIONE COME FATTORE LIMITANTE LA PERFORMANCE
Generalmente si ritiene che negli individui sani la prestazione fisica non venga limitata dalla ventilazione
polmonare. Si osservi ( vedi fig. soprastante a dx ) come la ventilazione aumenta in maniera sproporzionata

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durante il lavoro con carichi moderati o pesanti ( area ombreggiata ). Ciò significa che con tali carichi di
lavoro la ventilazione è maggiore di quanto richiesto dall’effettivo bisogno di ossigeno. Tale fenomeno
prende il nome di iperventilazione e la causa che lo determina è da attribuire ai grossi aumenti di anidride
carbonica e di acido lattico che si accompagnano agli esercizi pesanti.

AGGIUSTAMENTI RESPIRATORI DURANTE L’ESERCIZIO FISICO


GENERALITÀ
▪ Durante l’esercizio fisico
o aumento consumo O2 e produzione CO2 e calore
▪ è necessario portare più O2 ai tessuti e rimuovere più CO2
o aggiustamenti circolatori
- aumento gettata cardiaca
- aumento flusso relativo nei muscoli
o aumenta la frazione di estrazione dell’O2 nei muscoli
o aumenta la ventilazione
▪ entra più O2 nel circolo
o aumento della differenza di pressione O2 tra sangue venoso ed aria alveolare
o aumento del flusso di sangue nei capillari alveolari da aumento gettata cardiaca

VENTILAZIONE ALVEOLARE E SPAZIO MORTO


Allo scopo di rifornire di una quantità adeguata di ossigeno e rimuovere l’anidride carbonica, una gran
parte dell’aria ventilata deve raggiungere gli alveoli. Questi sono dei sottili sacchi d’aria che si trovano a
stretto contatto con il sangue che passa per i capillari polmonari. Qui ha luogo lo scambio gassoso fra aria e
sangue. La ventilazione degli alveoli è detta ventilazione alveolare. L’aria che non arriva agli alveoli rimane
nel cosiddetto spazio morto, così chiamato perché in esso non si verificano scambi gassosi con il sangue. Di
questo spazio fanno parte il naso, la bocca, la trachea, i bronchi, etc.
In un individuo a riposo, lo spazio morto respiratorio ha normalmente un volume di circa 150 ml. Pertanto,
dei 500 ml di volume corrente di cui si è scritto in precedenza, solo 350 ml raggiungono gli alveoli. Di
conseguenza, è importante respirare piuttosto profondamente per assicurare una adeguata ventilazione
alveolare. Se gli atti respiratori sono poco profondi, malgrado la loro rapidità, la maggior parte dell’aria
rimarrà nello spazio morto e sarà inutilizzabile ai fini dello scambio gassoso. Un esempio tipico di
ventilazione inadeguata ( anche se utile sotto altri aspetti ) è quello del cane che ansima nelle giornate
calde. Invece di ventilare gli alveoli, l’aria si muove rapidamente soltanto nello spazio morto delle vie
respiratorie, contribuendo in tal modo alla termoregolazione attraverso il raffreddamento dovuto
all’evaporazione. Fortunatamente, il giusto ritmo e la profondità del respiro umano sono regolati
automaticamente, sia a riposo che durante l’esercizio, senza che sia necessario uno sforzo cosciente da
parte nostra.
SCAMBI GASSOSI E CAPACITÀ DI DIFFUSIONE NEGLI ATLETI
Nel corso dei processi respiratori, il sangue ossigenato viene trasportato dalle vene polmonari verso l'atrio
sinistro del cuore, il ventricolo sinistro lo pompa, mediante le arterie, verso i capillari dell'intero organismo,
le vene sistemiche raccolgono il sangue ricco di CO2 riportandolo al cuore e, da qui, ai polmoni per
l'eliminazione.
Questo tipo di gestione del circolo sanguigno consente di individuare una circolazione polmonare ( o
piccola circolazione ) ed una circolazione sistemica ( o grande circolazione ). La prima col ruolo di trasporto
di sangue dai polmoni verso il cuore e dal cuore ai polmoni, la seconda col ruolo di trasporto del sangue dal
cuore agli altri distretti corporei e, da questi, verso il cuore.
Il trasporto dell'ossigeno ( poco idrosolubile ) è mediato dall'emoglobina contenuta negli eritrociti ( globuli
rossi ), dotata di notevole capacità di fissaggio reversibile dell'ossigeno. Sempre all'emoglobina compete il
legame e trasporto della CO2.

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Se in condizioni di riposo l'emoglobina cede ai tessuti solo il 25% dell'O2 trasportato in caso di forte lavoro,
e quindi anche nel corso di impegni sportivi, la percentuale può salire sino al 50% e, il flusso sanguigno, può
triplicare.
Questo non è che uno degli adattamenti dell'apparato respiratorio alle mutate esigenze dell'organismo
durante un'intensa attività fisica. Il sistema respiratorio è infatti fra i comparti maggiormente deputati ad
un grande lavoro di compensazione, per fronteggiare le variazioni della pressione di ossigeno e anidride
carbonica nel sangue.
In un soggetto adulto, a riposo, possiamo rilevare un consumo medio di ossigeno pari a 250ml/minuto. Gli
stimoli allenanti aumentano notevolmente la ventilazione polmonare ed il consumo di ossigeno. Pertanto,
durante l'attività sportiva di massima intensità, i valori medi possono subire incrementi sino a 20 volte.
La ventilazione polmonare può giungere ai 100/110 litri/minuto, il che significa quasi la massima capacità
respiratoria, che si attesta intorno ai 150/170 litri al
minuto.
Migliorare la capacità respiratoria massimale
consente di intraprendere attività sportive in situazioni
difficoltose ( es. in altitudine ) e comunque agevola la
pratica sportiva in situazioni normali.
La captazione di ossigeno a livello polmonare in situazioni
di metabolismo aerobico massimale ( VO2Max ), tende
a migliorare di circa il 10% con l'allenamento, con picchi
del 45% nei fondisti. Anche la capacità di diffusione
dell'ossigeno dagli alveoli al circolo ematico migliora con
la pratica sportiva, passando dai 23 ml/min di un
sedentario a riposo, agli 80 ml/min di un maratoneta.
La capacità di diffusione a livello della membrana alveolo-capillare, durante un esercizio massimale, è maggiore negli
atleti ( in particolare nei fondisti ) rispetto ai non-atleti ( Dati tratti da Magel e Lange-Anderson [1969], Maksud e coll.
[1971], e Reuschlein e coll. [1968] )
Tale maggiore capacità di diffusione degli atleti/e pare sia da porre parzialmente in relazione con la
maggiore area della superficie alveolo-capillare da essi/e presentata. L’area è perciò in rapporto con il peso
corporeo e ciò spiegherebbe anche la differenza fra i due sessi oltre che per la stazza fisica tipica di alcuni
atleti ( vedi figura ad es., canottieri ).
SECONDO FIATO
Ognuno di noi ha senz'altro sentito parlare, o direttamente provato, un fenomeno chiamato secondo fiato.
Esso si verifica durante la prima parte di un'attività prolungata e consiste in un improvviso passaggio da un
vago senso di disagio o di fatica ad una successiva sensazione di maggior conforto e maggior fiato. Come
suggerisce lo stesso termine, il secondo fiato è spesso associato ad una respirazione più agevole, sebbene
altri fattori, come il sollievo dalla fatica muscolare, possano avere la loro influenza.
Al secondo fiato si attribuiscono le seguenti possibili ragioni:

• La scomparsa dell'affanno respiratorio provocato dalla lentezza nell'adeguamento della ventilazione all'inizio
dell'attività fisica.
• L'ossidazione dell'acido lattico accumulato nella prima parte dell'esercizio in seguito al ritardo delle
modificazioni circolatorie nei muscoli in attività.
• Il raggiungimento di un adeguato riscaldamento.
• Il sollievo dalla fatica muscolare locale, in particolare del diaframma.
• I fattori psicologici.

FITTA AL FIANCO
Questo fenomeno è molto familiare a parecchi atleti. Una fitta al fianco è generalmente descritta come un
dolore acuto al fianco od alla gabbia toracica. Come avviene per il secondo fiato, anche questo fenomeno si
verifica durante la prima parte dell'esercizio ( generalmente durante la corsa od il nuoto ) per cessare poi

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con la prosecuzione dell'attività. Ad ogni modo, per alcuni individui, il dolore è così acuto da obbligarli a
rallentare o a cessare del tutto l'esercizio.
Le ragioni di tale disturbo non sono chiare e si pensa che, a causa della insufficienza del flusso sanguigno, si
determini una carenza di ossigeno ( ipossia ) nel diaframma e nei muscoli intercostali. Non esiste
sfortunatamente alcun rimedio per questo disturbo.
VENTILAZIONE E FUMO
Per molti di noi che hanno praticato un'attività fisica o sportiva, suona familiare la frase il fumo ti accorcia il
fiato; in questa affermazione c'è molto di vero. Il fumo abituale di sigarette provoca, tra le altre cose, un
aumento della resistenza al flusso dell'aria, rendendo in tal modo più difficile l’immissione e l'emissione di
aria dai polmoni.
In altre parole, i muscoli respiratori ( il diaframma, gli intercostali, gli scaleni, lo sternocleidomastoideo e gli
addominali ) devono lavorare più duramente per ventilare un certo volume di aria. Ciò significa che i
muscoli respiratori richiederanno, a loro volta, più ossigeno, lasciandone così una quantità minore per il
lavoro dei muscoli scheletrici. Durante un esercizio pesante, la resistenza delle vie aere può essere doppia
nei fumatori cronici rispetto ai non fumatori. È da osservare che gli individui che si astengono dal fumo per
24 ore prima dell'esercizio, riducono la resistenza delle loro vie aeree, resistenza che sarà comunque
sempre maggiore di quella dei non fumatori. Vanno qui ricordate alcune ricerche in cui, provocando
sperimentalmente una resistenza al flusso respiratorio simile a quella che si ha nei fumatori cronici, si
manifestavano diminuzioni significative della ventilazione, del consumo massimale di ossigeno e del tempo
di lavoro durante un'attività fisica di lunga durata. Analizzando il rapporto tra fumo e prestazione sportiva
possiamo trarre le seguenti conclusioni:

• Una maggior resistenza alla ventilazione, provocata dal fumo abituale di sigarette, può portare a
diminuzioni significative dell'ossigeno disponibile per i muscoli che lavorano. Di conseguenza, le
prestazioni di lunga durata, la ventilazione polmonare ed il consumo massimale di ossigeno possono
diminuire notevolmente.
• Tale maggior resistenza alla ventilazione può essere notevolmente ridotta astenendosi dal fumare per
almeno 24 ore prima della prestazione sportiva. In tal modo, gli atleti i quali non possono o non vogliono
«dare un calcio al vizio» potranno salvaguardare la loro performance non fumando il giorno della gara.

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ATTIVITÀ FISICA E FUMO
Dammi retta butta le sigarette e inizia a correre …..
EFFETTI DEL FUMO NEGLI SPORT AEROBICI
Jogging Modificazione della resa muscolare. Minore resistenza, minore durata
Corsa Diminuzione potenza muscolare. Maggiore fatica e lentezza
Sci di fondo Diminuzione potenza muscolare. Maggiore fatica e lentezza
Nuoto(lento) Maggiore fatica e lentezza
Ciclismo Minore resistenza, minore durata
Pattinaggio Minore resistenza, minore durata
Danza Aerobica Maggiore fatica e lentezza

È opportuno operare una distinzione fra gli effetti a breve termine e quelli a lungo
termine delle sigarette. Nel primo caso si tratta, infatti, di sintomi reversibili già
dopo alcune settimane dal momento in cui si smette di fumare, mentre nel
secondo caso gli effetti possono essere ben più duraturi.

Gli effetti negativi del fumo a breve termine possono essere così sintetizzati:
➢ Maggiore affaticamento. Si riduce il tempo di esaurimento delle energie fisiche in esercizi a sforzo
continuato.
➢ L’ossigeno non riesce a raggiungere i diversi distretti muscolari. Si verifica un’intossicazione da
monossido di carbonio ( CO ) ed un blocco parziale dell’emoglobina.
➢ Diminuisce l’afflusso di sangue ai muscoli, ma anche al cervello ed all’apparato cardiovascolare.
➢ Si riduce la ventilazione polmonare, ossia il volume complessivo di aria immessa nei polmoni.
➢ Sfruttando meno il metabolismo aerobico si deve ricorrere a quello anaerobico: da qui la precoce
formazione di acido lattico, che diventa una sorta di “scoria” in grado di intossicare i muscoli.
➢ Alterazione del sistema nervoso centrale. La nicotina agisce come una sostanza antistress, ma
altera consensualmente le normali risposte biologiche dell’organismo.

Gli effetti negativi del fumo a lungo termine possono essere così sintetizzati:
➢ Riduzione cronica della funzione respiratoria
➢ Infezioni dell’apparato respiratorio, asma e/o ostruzioni bronchiali causati da un’alterazione dei
processi di rimozione ed espulsione di muco, virus ed altri agenti inquinanti
➢ Riduzione della capacità di “diffusione” del polmone, ovvero del processo fondamentale della
respirazione: il passaggio dei gas respiratori dall’aria al sangue e viceversa.
➢ Aumento del battito cardiaco sia a riposo che sotto sforzo, con aumento della frequenza cardiaca.
➢ Aumento del rischio cardiovascolare.
➢ Aumento del rischio di cancro del polmone e degli organi dell’apparato cardiovascolare.
➢ Incremento della tosse, dell’escreato, del respiro ansimante.

Gli effetti del fumo sulla prestazione sportiva sono sempre in agguato e
sono stati calcolati in uno studio pubblicato su Preventive Medicine
da Marti, Abelin e Vader ( 2008 ). Secondo gli autori, la resistenza
alla corsa negli atleti non fumatori rispetto ai fumatori ha un
incremento di oltre il 34%. Studiando la corsa di 6500 diciannovenni iscritti
al servizio di leva, è stato possibile inoltre stimare che in uno stesso
tempo ( 12 minuti ) i fumatori riuscivano a percorrere solo un terzo circa
dell’intero tragitto coperto dai non fumatori.

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Nello stesso studio, inoltre, tra 4100 joggers che avevano preso parte ad
una gara che si correva su una distanza di oltre 16 km, è risultato
che i fumatori correvano percentualmente il 18,8 % in meno
rispetto ai non fumatori in tempo medio di percorrenza. Gli autori
hanno calcolato, infatti, che per ogni sigaretta fumata il tempo per
completare la corsa aumentava di 40 secondi e che fumare 20 sigarette
ogni giorno rendeva questi atleti più vecchi di 12 anni. In altre parole chi
fuma ed ha 30 anni corre come una persona che ne ha 42. Il fumo quindi
altera negativamente la performance sportiva, perché
provoca un decremento della capacità polmonare e della forza
muscolare.
Concludendo: ricordate che gli effetti negativi del tabagismo
provocano una significativa riduzione della prestazione sportiva nel breve e medio periodo e non si
esauriscono immediatamente dopo la sospensione del fumo.

RIASSUMENDO E COMPLETANDO

L’aria ( comburente ) ed il cibo ( combustibile ), acqua compresa, sono gli unici due elementi che l’uomo
introduce per garantire lo svolgimento delle funzioni vitali dell’organismo. Solo il cervello umano dell’adulto
consuma circa il 25% di ossigeno del fabbisogno totale e addirittura, nel bambino, arriva anche al 50%.
L’aria inspirata contiene circa il 21% di ossigeno, il 78% di azoto ed una dose irrilevante di anidride
carbonica. In uscita la stessa diventa rispettivamente ossigeno per il 14%, anidride carbonica per il 5,6% e
azoto nella stessa percentuale di entrata.
L’importanza del respiro trova profonde radici sia nelle culture orientali che nulle tecniche di respirazione
che hanno elaborato una vera e propria filosofia di benessere fisico e psichico.
Tipico aspetto dell’ansia, atteggiamento molto diffuso nel dinamismo esasperato della moderna società, è il
ritmo respiratorio accelerato, orale e superficiale. Le tecniche rivolte ad abbassare il livello ansioso tendono
a decelerare e rendere più profondi gli atti respiratori.
La respirazione è anche utilizzata nella ginnastica correttiva per agevolare il ritorno degli atteggiamenti
viziati e dei paramorfismi entro i limiti della norma.
L’educazione respiratoria è quindi un aspetto importantissimo, soprattutto nella formazione fisica di base,
in quanto ci permette di:
❖ migliorare l’elasticità della gabbia toracica e aumentare la funzionalità e l’efficienza dell’apparato
respiratorio
❖ migliorare i processi metabolici dell’intero organismo. Quindi maggiore efficienza fisica generale
❖ mantenere la corretta postura
❖ far acquisire un più facile controllo degli stati di ansia e di emotività, favorendo la concentrazione
ed il rilassamento generale.
La respirazione nelle ATTIVITÀ SPORTIVE CICLICHE a forte impegno organico ( es.: corsa a piedi, ciclismo,
canottaggio, nuoto, etc. ), è più conveniente se effettuata anche attraverso la bocca in quanto permette di
raggiungere i massimi valori di ventilazione polmonare e, quindi, di rendimento.
Nelle ATTIVITÀ SPORTIVE ACICLICHE ( pesistica, sport di combattimento, lanci, salti, etc. ), la fase di sforzo
muscolare avviene in apnea. Infatti, una normale inspirazione e successiva apnea consente di coordinare
meglio i movimenti del corpo, di controllare adeguatamente lo spostamento del carico ( bloccaggio della
gabbia toracica e posizione di partenza in maggiore allungamento dei muscoli che vi sono inseriti ) e
scaricare parte del peso gravante sulla colonna vertebrale sulla fascia addominale ( circa il 40% ).
Inoltre ( V.S. Farfel e J.M. Frejdberg ) l’apnea determina un più alto valore di forza muscolare, l’espirazione
uno minore e l’inspirazione uno più basso.
Va evitata l’apnea assoluta ( inspirazione forzata e successiva apnea e sforzo fisico ) in quanto provoca:
❖ iperpressione del sistema venoso intracranico
❖ diminuzione del ritorno venoso al cuore
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❖ nei polmoni, riduzione della quantità del sangue alveolare e aumento della resistenza del piccolo
circolo ( cuore-polmoni ).
Negli atleti allenati è una situazione fisiologica alla quale l’organismo tende ad adattarsi. Va evitata
soprattutto in presenza di disfunzioni cardiocircolatorie.

CONCLUSIONI

Ti chiederai a questo punto: «ma, insomma come devo respirare?». Non è forse una cosa normale
respirare, visto che tutti lo fanno quotidianamente?
C'è invece una gran varietà nel modo di respirare e possiamo addirittura controllare noi stessi attraverso il
respiro.
Gli stati d'animo, per mezzo delle onde cerebrali, influenzano le condizioni di salute. La respirazione
dipende quindi anche dal corso dei pensieri. Di conseguenza la stessa salute è influenzata dalla
respirazione. Nel momento in cui respiriamo con ritmo lento e profondo tutto dentro di noi tende a
rallentare. In questo modo possiamo vivere una condizione di benessere. Il ritmo veloce e superficiale ci fa
invece avvertire in maniera minore una sensazione che a noi appare spiacevole.
SCHEMI RIASSUNTIVI

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GLOSSARIO E NOMENCLATURA
Un adulto, in normali condizioni fisiche ed a riposo, compie circa 15-20 atti respiratori al minuto ed inala ad ogni atto circa 500 cc. di aria ( VOLUME
CORRENTE ) e somma, con la ventilazione forzata ulteriori 2000-2500 cc ( VOLUME DI RISERVA INSPIRATORIA ). Nella espirazione forzata, dopo una
normale espirazione di circa 500 cc di aria, riesce ad espellerne altri 1000-1500 cc. ( VOLUME DI RISERVA ESPIRATORIA ).
La somma di questi due volumi, compresi i 500 cc. di ogni atto respiratorio normale, dà un totale di 4000-5000 cc. ( CAPACITÀ VITALE ). I
polmoni non possono, comunque, essere svuotati completamente per cui rimangono sempre circa 1500 cc. ( VOLUME RESIDUO ) che occupa
sempre lo spazio che comprende la gabbia toracica fino alle prime vie aeree.
M F
Volume polmonare Definizione Nomencl. note
ml ml

SUPERFICIE POLMONARE Area di contatto fra aria e sangue 70-90m2

NUMERO DI ALVEOLI Quantità di alveoli nei polmoni Circa 300 milioni

FREQUENZA RESPIRATORIA Numero di atti respiratori al minuto 12-16 ( durante lo sforzo


può arrivare a 50 atti/min )
Volume d’aria mosso in un minuto durante sforzo può arrivare a
VENTILAZIONE MINUTO VE 140-160 l/m in F e M
7200 6000
VC x f
INSPIRAZIONE- Volume corrente d’aria mosso durante lo sforzo può
VC arrivare a 2-3 l
600 500
ESPIRAZIONE in un atto respiratorio
Volume di riserva inspiratoria,
INSPIRAZIONE FORZATA Massimo volume inspirabile dalla fine VRI 3000 1900
della normale inspirazione
Volume di riserva espiratoria, massimo
ESPIRAZIONE FORZATA volume espirabile dalla fine della VRE 1200 800
normale inspirazione
Aria che rimane sempre nei polmoni
VOLUME RESIDUO VR 1200 1000
anche dopo una massima espirazione
CAPACITÀ INSPIRATORIA VC+VRI somma di 1 e 2 CI 3600 2400
Massimo volume d’aria spostato
CAPACITÀ VITALE somma di 1, 2 e 3 CV 4800 3200
con un atto respiratorio forzato
CAPACITÀ FUNZIONALE Volume di aria rimanente nei polmoni
somma di 3 e 4 CFR 2400 1800
RESIDUA al termine di un'espirazione normale
Volume massimo che può essere somma di 1, 2, 3 e 4
CAPACITÀ POLMONARE
contenuto nei polmoni dopo CPT 6000 4200
TOTALE un'inspirazione massimale ( CV + VR )

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LA SPIROMETRIA

La spirometria è un esame fondamentale per gli atleti che


si sottopongono alla visita medico sportiva Tipo B - Sport
con impegno fisico elevato - e permette di controllare il
corretto passaggio dell'aria attraverso le vie respiratorie.
Durante una normale respirazione a riposo è possibile
volontariamente aumentare il volume di aria inspirata od
espirata e, con l’aiuto di uno spirometro ( ndr: in figura,
quello a campana, ma se ne utilizzano anche di altro tipo),
misurare questi diversi volumi.
Quando un soggetto soffia aria nel boccaglio, la campana
dello spirometro si solleva, mentre nell’espirazione
scende. Questi spostamenti muovono un pennino che
traccerà una linea su un foglio di carta millimetrata che
ruota a velocità costante. È così possibile rilevare il
volume corrente ( VC ), i volumi della riserva inspiratoria
( VRI ) e della riserva espiratoria ( VRE ) e la capacità vitale
( CV ). Moltiplicando, inoltre, il volume corrente per la
frequenza respiratoria si otterrà la ventilazione polmonare
in litri al minuto.

CURIOSITÀ
APNEA
L’arresto degli atti respiratori prende il nome di apnea e
può essere mantenuto volontariamente al massimo per
qualche minuto.
L’arresto degli atti respiratori prende il nome di apnea e
può essere mantenuto volontariamente al massimo per
qualche minuto.
Atti respiratori atipici
TOSSE
La tosse, inspirazione,  espirazione forzata iniziata a
glottide chiusa.
Essa porta ad un violento movimento verso l’esterno
dell’aria presente nelle vie aeree, che facilita l’espulsione
di corpi estranei o di catarro.
Anche la tosse è sotto controllo nervoso: lo stimolo nasce
dall’epitelio che riveste le vie aeree e funziona come un
riflesso, spesso difficilmente controllabile in modo
volontario, che porta al colpo di tosse.
SBADIGLIO
Lo sbadiglio è una profonda inspirazione che si verifica per
stimoli che hanno origine nel sistema nervoso centrale
( ad es.: bisogno di sonno ).
Significato biologico dello sbadiglio: il corpo ha bisogno di
più ossigeno per mantenere l’attenzione o completare
qualche funzione ( per esempio, la digestione ). Il corpo
ordina più ossigeno e spalanchiamo la bocca e facciamo un gran bel respiro: se non è sufficiente, sbadiglieremo ancora.

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