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Limiti di funzioni reali

Prof.ssa Filippa Luana Squatrito

13/02/2019
Definizione di limite
Iniziamo col dare una definizione intuitiva del concetto di limite attraverso un
esempio concreto.
Esempio
Consideriamo la funzione:

ricordiamo che é il dominio di questa funzione che per comodità


indichiamo con e studiamo il suo comportamento in un intorno di in
cui non é definita. Si noti che é un punto di accumulazione di .

Se assegnassimo a valori sempre più prossimi a sinistra (per difetto) di e


a destra (per eccesso) di , potremmo notare che i valori della funzione si
indirizzano verso il valore . Si osservino i valori riportati in tabella

Quindi, intuitivamente si può comprendere che per valori della che si avvicinano al
punto di accumulazione la funzione si avvicina al valore .
Pertanto, possiamo concludere dicendo che, dall’osservazione fatta, il limite per
che tende a della funzione vale e scriveremo:

Diamo ora la definizione formale di limite.


Definizione
Sia , con incluso in , e ed due numeri reali. Il limite di ,

per é , oppure che tende ad quando tende a e scriviamo:

quando, fissato un intorno di , é sempre possibile trovare in corrispondenza ad


esso, un intorno di tale che

Visualizziamo ora questa definizione attraverso tre immagini che ci aiutano a chiarire
la precedente definizione, introdotta da Weiestrass, che appare poco semplice e non
intuitiva.
Introduciamo ora il “Teorema sulla unicità del limite”.
Teorema
Se una funzione ammette per tendente a un limite , questo é unico.
Passiamo ora alla definizione fondamentale che verrà utilizzata per la verifica del

limite. Indicando con un intorno di e con un intorno di ,


possiamo sintetizzare come segue

se fissato un esiste un numero reale tale che

Quindi significa dire che appartiene a un intorno di e appartiene a un

intorno di , dove e assumono il significato di intorno. Volendo chiarire,


operativamente abbiamo:

NOTA: si può cercare il limite di una funzione in un solo punto tale che in un
intorno di esso cadano infiniti punti del dominio, ciò si esplicita dicendo che deve
essere un punto di accumulazione del dominio della funzione.
Limite infinito di una funzione finita
Prendiamo ora, in esame un particolare tipo di limite, partendo sempre dalla
definizione formale di limite, che riportiamo qui per comodità:

Definizione
Sia , con incluso in ,e ed due numeri reali. Il limite
di , per é , oppure che tende ad quando tende
a e scriviamo:

quando, fissato un intorno di , é sempre possibile trovare in corrispondenza


ad esso, un intorno di tale che

Consideriamo il caso in cui la funzione tende verso l’infinito al tendere della variabile
ad un punto finito . In questo caso dobbiamo considerare una funzione illimitata
superiormente (inferiormente), per la quale scriveremo

cioè

quando

dove é il dominio della funzione con un intorno


di ed un numero grande a piacere.

Nel primo caso, quando , si ha:

La figura seguente mostra un tipico esempio di funzione che ha un limite a in


un punto finito .
nel secondo caso, quando , si ha invece:

Ancora, la figura seguente mostra un tipico esempio di funzione che ha un limite


a in un punto finito .

NOTA:

Quando una funzione in un punto ha limite ( ) allora la retta


é un asintoto verticale della funzione. Per fare alcuni esempi, consideriamo che hanno
asintoti verticali le seguenti funzioni:
le funzioni razionali in cui il denominatore si annulla in un punto hanno il limite
infinito in tale punto
Esempio

Consideriamo la funzione , definita e verifichiamo che

Prendiamo un numero a piacere e poniamo

ora dobbiamo cercare se esiste un δ per cui preso un intorno di 0 del tipo , si
verifichi sempre la (1). Riscriviamo la disequazione come

da cui ricaviamo

poiché , abbiamo individuato il come

e quindi possiamo scrivere

Concludendo così che il limite è verificato. Visualizziamo il grafico della funzione


Limite finito di una funzione all'infinito
Esaminiamo qui il caso di limiti di funzioni che hanno un dominio di esistenza
illimitato, per cui ci interessa sapere come si comporta la funzione per valori via via
più grandi (più piccoli). Ovviamente non ha senso tentare di
calcolare oppure per cui possiamo cercare il comportamento al
limite di che tende a tali valori infiniti.

Data una funzione con , diremo che é illimitato


superiormente (inferiormente) se fissato un numero reale , esiste
un . Dunque, se é illimitato superiormente (inferiormente)
é possibile calcolare la in corrispondenza di valori sempre più grandi (piccoli). In
altre parole possiamo calcolare i limiti:

In particolare qui siamo interessati al caso in cui questi limiti sono finiti.
Possiamo dare pertanto la seguente definizione:

Data una funzione con illimitato superiormente (inferiormente),

diciamo che:

se, fissato un , é possibile, in corrispondenza ad esso, determinare un


numero tale che e si abbia:
Per semplificare la comprensione del concetto di limite finito di una funzione
all’infinito, ci aiuta molto la rappresentazione grafica di quanto precedentemente
scritto in formule.
NOTA:

Quando accade che una funzione ammette limite finito per allora la
retta é un asintoto orizzontale della funzione.
Da quanto fin qui detto, possiamo affermare che

Le funzioni del tipo con per hanno limite


finito per , ossia hanno un asintoto orizzontale di equazione
;
Esempio 1
Consideriamo la funzione

che risulta definita per .


Vogliamo verificare che vale

Scelto un valore a piacere, possiamo considerare

da cui, semplificando

ora sappiamo anche che la funzione è definita per , ma poiché


dobbiamo verificare il limite per , dobbiamo considerare la
condizione , per cui la (2) diventa

questo ci consente di dire che

Analogo discorso lo si può fare per , per cui possiamo concludere


che la ha all’infinito il limite finito , quindi la retta è un
asintoto orizzontale per la funzione. Il grafico ci conferma questo risultato.
Esaminiamo qui il caso di limiti di funzioni che hanno un dominio di esistenza
illimitato, per cui ci interessa sapere come si comporta la funzione per valori via
via più grandi (più piccoli). Ovviamente non ha senso tentare di
calcolare oppure per cui possiamo cercare il comportamento
al limite di che tende a tali valori infiniti.

Data una funzione con , diremo che é illimitato


superiormente (inferiormente) se fissato un numero reale , esiste
un . Dunque, se é illimitato superiormente
(inferiormente) é possibile calcolare la in corrispondenza di valori sempre
più grandi (piccoli). In altre parole possiamo calcolare i limiti:

In particolare qui siamo interessati al caso in cui questi limiti sono finiti.
Limite infinito di una funzione all'infinito
Esaminiamo qui il caso di limiti di funzioni che hanno un dominio di esistenza
illimitato, per cui ci interessa sapere come si comporta la funzione per valori via
via più grandi (più piccoli). Ovviamente non ha senso tentare di
calcolare oppure per cui possiamo cercare il
comportamento al limite di che tende a tali valori infiniti.

Data una funzione con , diremo che é illimitato


superiormente (inferiormente) se fissato un numero reale , esiste
un . Dunque, se é illimitato superiormente
(inferiormente) é possibile calcolare la f in corrispondenza di valori sempre più
grandi (piccoli). In altre parole possiamo calcolare i limiti:

In particolare qui siamo interessati al caso in cui questi limiti assumono valori
infiniti.
Possiamo dare pertanto la seguente definizione.
Definizione 1
Data una funzione illimitata superiormente con illimitato
superiormente (inferiormente), possiamo dire che:

se, comunque preso un numero , che verifica la


condizione , si ha
Definizione 2
Data una funzione illimitata inferiormente con illimitato
superiormente (inferiormente), possiamo dire che:
se, preso un numero , che verifica la
condizione , si ha:

Vediamo ora le rappresentazioni grafiche delle due definizioni che portano a


raffigurare quattro casi:
NOTA:
I polinomi di grado superiore o uguale ad 1 hanno limite infinito con le funzioni
all’infinito. Attenzione però a distinguere fra quelli di grado pari e grado
dispari, nel primo caso hanno lo stesso limite nel secondo i limiti sono opposti e
ciò vale sia per che per .
Esempio
Consideriamo adesso la funzione
dobbiamo verificare che

Anche in questo caso, applicando la definzione 1, dobbiamo dimostrare che

Consideriamo un generico a piacere, e imponiamo la condizione

da cui ricaviamo

da cui la soluzione

Confermiamo il risultato trovato visualizzando il grafico della funzione


Limite destro e sinistro
Quando si considera la variabile che tende ad un valore e
scriviamo , si assume che può avvicinarsi a sia con valori
minori di via via crescenti (quindi da sinistra verso destra) sia con valori
maggiori di e via via decrescenti (quindi da destra verso sinistra).
Intuitivamente, dunque, si comprende che possiamo avere un limite destro ed
un limite sinistro.
Per indicare che tende ad da sinistra e da destra si usano,
rispettivamente, le due notazioni

Graficamente si può rappresentare come in figura

Pertanto, possiamo distinguere due limiti per che tende al punto


1

2
e leggeremo: limite di per tende a da sinistra e per tende
a da destra, rispettivamente.
Quando i valori della funzione si fissano su numeri differenti se ci si avvicina
da sinistra o da destra i valori si dicono limite sinistro e limite destro.
Per la definizione di Weiestrass, alla condizione

sostituiremo le seguenti:

Possiamo dare ora il seguente teorema.

Teorema
Una funzione ha in un limite se e soltanto se esistono il limite sinistro
e destro ed entrambi sono uguali ad , cioè

Se parliamo di intorni sinistro e destro di allora possiamo parlare di intorni


di cioé limite per
difetto e
limite per eccesso .

Ricordiamo che un intorno sinistro e destro di un punto privati


eventualmente di , si scrivono rispettivamente nel seguente modo:

Ritornando quindi alle due relazioni (1) e (2), vediamo come riscrivere la
definizione di limite (sinistro e destro, rispettivamente).
Nel primo caso, quando parliamo di limite sinistro, possiamo dire che

se comunque preso

si ha

Graficamente possiamo rappresentare questa situazione con la figura

Nel secondo caso (limite destro), possiamo dire che

se comunque preso

si ha
In questo caso il grafico é il seguente

Completiamo ora con la seguente definizione in cui parleremo di limite per


difetto e per eccesso di cioé ed :

Sia , con , si ha che


se comunque preso

tale che risulti

Analogamente per il limite destro possiamo dire che si ha

se comunque preso
tale che risulti

Facciamo adesso un esempio che ci aiuterà a comprendere meglio il concetto di


limite sinistro e destro.

Esempio 1
Data la funzione

Verificare che si hanno i due limiti:

La funzione non é definita nel punto per cui possiamo scriverla così:

Per verificare il limite sinistro dobbiamo fissare un qualsiasi ϵ>0 ed impostare


la condizione

ossia
Considerando che e stiamo calcolando il limite sinistro, possiamo
considerare il sistema

da cui ricaviamo

la cui soluzione è

Quindi, prendendo abbiamo individuato un intorno sinistro di 0.


Procediamo in modo analogo per verificare l’altra relazione ossia
che scrivendo il sistema:

da cui ricaviamo la soluzione

Il grafico ci conferma i due risultati appena riscontrati


Teoremi sui limiti
In questa sezione illustriamo alcuni importanti teoremi sui limiti, senza darne
la dimostrazione.

Teorema 1
Questo teorema prende anche il nome di “Teorema sulla permanenza del
segno”.

Data una funzione , con se

esiste un intorno di : , assume lo stesso


segno di
Possiamo anche invertire il teorema precedente, ossia possiamo dire

Teorema 2
Se esiste un intorno di , privato di , in cui risulta (
), allora se esiste il limite

avremo ( ).

Teorema 3
Questo teorema prende anche il nome di “Teorema dell’unicità del limite”.

Una funzione , con non può avere due limiti distinti


in uno stesso punto . In altre parole si può anche dire che se una funzione
ammette limite per tale limite é unico.
Se vogliamo chiarire il teorema dell’unicità del limite, possiamo semplificarlo
in questo modo: quando una funzione si “avvicina ad un valore limite”
l’intervallo tra il limite ed un punto ad esso vicinissimo non può scindersi e
formare due intervalli distinti, rimane unico.
Non diamo una dimostrazione formale di tale teorema ma ci limitiamo a
descrivere un metodo, usato frequentemente in matematica, cioè la
“dimostrazione per assurdo”: se non vale la tesi (il limite non é unico) allora
implica ( ) che l’ipotesi non è valida (la funzione non ammette limite
in ).
Supponiamo per assurdo, contro l'ipotesi del teorema (la funzione ammette un
solo limite in ) che esistano due limiti e dimostriamo che in tal caso non può
esistere nessun limite.
Siano i due limiti

con . Poichè abbiamo ipotizzato , la loro differenza in valore


assoluto sarà la distanza . Allora poniamo se

cioè prendiamo pari alla metà della distanza, abbiamo risolto il teorema
avendo creato un intervallo troppo corto che non può risolvere i due limiti in
quanto è impossibile avere contemporaneamente

Perchè l'intervallo non può risolvere contemporaneamente i due


limiti ed in quanto la loro distanza è maggiore di quindi
non può esistere il limite.
Teorema 4
Questo teorema prende anche il nome di “Teorema del confronto”.

Siano , , , tre funzioni di , con , se

se ∃ di per cui risulta, con

Teorema 5
Questo teorema prende anche il nome di “Teorema del confronto per il limite
infinito”.

Siano , , due funzioni di , con , se

se ∃ di per cui risulta, con

allora si ha

Infine, enunciamo un altro teorema importante per i suoi aspetti applicativi.

Teorema 6
Sia una funzione di , con , se
ed , allora esiste un intorno di per
cui si ha

con dove e sono due opportuni numeri positivi.


Operazioni con i limiti
Spesso può capitare che bisogna calcolare il limite di una funzione che appare
complessa ma che ad un esame più attento può essere vista come la
composizione, tramite operazioni aritmetiche, di espressioni più semplici. In tali
casi, risulta molto utile la conoscenza di come si comportano i limiti in presenza
di operazioni sulle funzioni. Parliamo, appunto, di alcune operazione
fondamentali che si possono effettuare con i limiti.

Date due funzioni e definite in un intorno , escluso al


più .
Se

con ( è il simbolo con cui si indica la retta estesa ossia


l’insieme , si ricorda che non sono numeri)
ed , vediamo cosa accade per le funzioni ottenute con le seguenti
operazioni:

1.

2.

3.

4.
Introduciamo ora alcuni teoremi che forniscono indicazioni proprio su cosa
accade nei quattro punti sopra riportati.
Teorema 1
Il limite della somma di due funzioni è uguale alla somma dei limiti delle
funzioni se i limiti sono finiti. Pertanto, se e sono due funzioni che
verificano le condizioni (1) e (2) otteniamo:

Teorema 2
Il limite del prodotto di due funzioni è uguale al prodotto dei limiti delle
funzioni se i limiti sono finiti. Pertanto, se e sono due funzioni che
verificano le condizioni (1) e (2) otteniamo:

Teorema 3
Il limite del rapporto di due funzioni è uguale al rapporto dei limiti delle
funzioni se i limiti sono finiti e se il limite della funzione al denominatore

è . Pertanto, se e sono due funzioni che verificano le condizioni


(1) e (2) otteniamo:

Conseguenza diretta del precedente teorema è il seguente


Teorema 4
Data una funzione che ha limite in , se

allora si ha:

e se
si ha quindi

Teorema 5
Data una funzione che ha limite in , e dato un numero reale , si
ha:

Teorema 6
Data due funzioni e che hanno limiti e in e dati due
numeri reali e si ha

Teorema 7
Data una funzione che ha limite in e dato un numero naturale ,
si ha

Da questo risultato possiamo anche dedurre che se la funzione si presenta


nella forma

ed ha limite in allora vale

Teorema 8
Data una funzione tale che si ha

ed esiste un intorno sia ( ), si


ha:
allora la retta è un asintoto verticale per la funzione
Facciamo un esempio in merito a questo ultimo teorema.

Esempio 1
Consideriamo una funzione che ha un limite zero in un punto . Ad esempio la
funzione definita in ℝ, ha

e poiché si verifica che , possiamo considerare

Quindi, per il Teorema 8, la retta è un asintoto verticale per la funzione

Vediamo il grafico
Diamo ancora una serie di brevi e semplici risultati sotto forma di teoremi sulle
proprietà dei limiti, molto utili nella risoluzione di esercizi e quesiti, ricordando
comunque che stiamo esaminando solo i limiti finiti.

1.

2.

3.

4.

5.

6.

Esempio 2
Data la funzione definita , calcolare il seguente limite

dal Teorema 5, possiamo scrivere


LE FORME INDETERMINATE
Il calcolo dei limiti e’ complesso solo nel caso delle forme indeterminate, forme
in cui si rende necessario ricorrere ad artifici per giungere a un risultato.

Tutti i vari metodi e procedimenti sono finalizzati a trasformare il limite in uno


equivalente che non risulti indeterminato.

I metodi che prendiamo in esame in questa trattazione sono solo quelli


elementari mentre successivamente si vedranno altri procedimenti che
richiedono un livello di conoscenza dell'analisi matematica più elevato.

LA FORMA INDETERMINATA 


IL LIMITE DI UN POLINOMIO PER X 

Il limite di un polinomio per x che tende all'infinito da spesso luogo


alla forma indeterminata  - :

Per eliminare l'indeterminazione si deve :

 raccogliere la x di grado massimo


 ricordare che nel calcolo dei limiti numero/infinito tende a
0
 calcolare il limite che, a questo punto, non si presenta piu'
nella forma indeterminata

Calcolare il seguente limite


Anche qui si deduce subito che il limite porta ad una forma indeterminata del
tipo +∞-∞. In questo caso pur non essendoci un radicale al denominatore si
prosegue con la stessa tecnica della razionalizzazione, ossia si moltiplica e

divide per ottenendo così

e ritornando al limite si ricava facilmente il risultato

LE FORMA INDETERMINATA  /
IL LIMITE DEL RAPPORTO DI DUE POLINOMI QUANDO X 

Calcolando il limite per X  , di una frazione algebrica avente sia la


numeratore che al denominatore un polinomio si verifica sempre la
forma indeterminata  / .

L'indeterminazione si elimina :

 considerando sia al numeratore che al denominatore le x


di grado massimo
 semplificando la frazione ottenuta
 calcolando il limite che non si presentera' piu' in una
forma indeterminata
La regola di considerare , al numeratore e al denominatore, gli addendi con
esponente piu' elevato vale anche quando la frazione non è algebrica:

ATTENZIONE: tale regola deve essere applicata solo nella


forma indeterminata  /

LA FORMA INDETERMINATA 0/0


PRIMO CASO: LA FUNZIONE E’ ALGEBRICA RAZIONALE FRATTA

In questo caso il numeratore e il denominatore sono dei polinomi.

L'indeterminazione si elimina:

 scomponendo numeratore e denominatore


 semplificando la frazione algebrica