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Strutture algebriche

Adesso cominciamo davvero a fare sul serio: tutto quello che avete visto finora si è dimostrato utile perché
quasi tutti i concetti che abbiamo appreso sono stati sviluppati almeno una volta: ma è adesso che li
utilizzeremo nella loro totalità per costruire appieno l'ambiene in cui staranno i numeri: una volta che l'avremo
fatto, la loro definizione non sarà più lunga di una ventina di parole! E, come sempre, iniziamo con il dare dei
nomi alle cose: finora abbiamo solo parlato di "ambiente dei numeri": ma cosa intendiamo? Una piscina
riscaldata? Un giardino inglese? Equestria? È meglio cominciare ad addentrarci anche in questo campo. Così,
per prima cosa, chiariamo un concetto fondamentale che già più volte abbiamo incontrato, ma che adesso sarà
definito per bene: una volta fatto ciò, giusto sotto potremo cominciare a descrivere questo... "ambiente" in cui
nasceranno i numeri.

Operazione

Si definisce operazione binaria interna ad A ovunque definita, essendo A un insieme, una funzione da A2 ad
A. Ora... eh, so che a volte le definizioni sembrano ostiche! Ma io sono qui proprio per spiegare, no? Quindi...
facciamo un esempio banale, ovvero questo. Consideriamo l'insieme A = {rosso, rosa, fucsia, bianco}, e
vogliamo definire un'operazione che sia chiamata somma tra colori, che indicheremo con un simbolo
qualunque. Uhm... possiamo indicarla così: §. Adesso... come la definiamo, questa operazione? La somma di
colori è un qualcosa che si può fare fra DUE colori: ne prendiamo due, li mischiamo sulla tavolozza e uscirà
fuori il terzo. Nello specifico, cosa succederà? Se mischio un colore con sé stesso otterrò il colore stesso. Se
mischio rosso con rosa ottengo rosso, rosso con fucsia ottengo ancora rosso, rosa con fucsia ottengo fucsia.
Infine, sappiamo tutti che mischiare un colore con il bianco vuol dire abbassarne la tonalità: quindi rosso con
bianco dà fucsia, fucsia con bianco dà rosa... e possiamo ammettere che rosa con bianco dia bianco, perché il
rosa si schiarisce al punto da poter quasi essere considerato bianco. Notiamo appunto che ogni volta che
effettuiamo l'operazione prendiamo in considerazione due soli elementi: due alla volta li uniamo e otteniamo un
risultato; quindi l'operazione è binaria, proprio perché ciò che arriva in ingresso sono DUE e soli due valori;
inoltre, ogni volta che otteniamo un risultato questo risultato è ancora un elemento dell'insieme: infatti i possibili
risultati sono "rosso", "fucsia", "rosa" o "bianco", non uscirà mai, ad esempio... "nero", o "blu". Per questi motivi
si dice che l'operazione è interna ad A; infine, ogni coppia di elementi ci dà sempre un risultato... ovvero, non
esistono due colori di quell'insieme tali che, se li mettiamo insieme, non sappiamo che colore esce fuori: ecco
perché l'operazione è ovunque definita. Adesso resta da capire il cuore della definizione: cosa c'entra la
2
funzione da A verso A?

Riflettiamo... cos'era A2? Era A A. E da cosa è formato un prodotto cartesiano? Da coppie ordinate di
elementi di A. Quindi già cominciamo a capire il senso: cos'è che fa, un operazione? Prende una coppia di
elementi (es. rosso e bianco) e ci restituisce un solo elemento in uscita (ad es. fucsia). Quindi lavora come una
funzione, perché accetta degli elementi in entrata da un insieme (che qui sarebbe appunto A 2, e perciò accetta
coppie ordinate di elementi), e restituisce in uscita un solo valore per ogni coppia che inseriamo (che sarebbe
il risultato dell'operazione). Ecco perché le operazioni sono definite in quel modo: un'operazione, in fondo, è
una funzione. Infatti, ricordiamo che il prodotto cartesiano è composto da coppie ordinate, e quindi l'ordine degli
elementi è importante: (a; b) NON è uguale a (b; a), e quindi sono trattati come elementi diversi: nella
fattispecie del nostro esempio l'ordine non conta, perché mischiare rosso con rosa o mischiare rosa con rosso
è la stessa cosa: ma pensate alla sottrazione: dire che 5 - 3 fa 2 equivale a dire che la funzione "sottrazione"
accetta in entrata la coppia ordinata (5; 3) e restituisce in uscita "2". Ma se invece gli dessimo la coppia (3; 5)
NON otterremmo "2", perché palesemente 3 - 5 NON fa 2!

Una volta che abbiamo definito la nostra operazione in questo modo, e ricordandoci quale simbolo avevamo
scelto, le varie operazioni le possiamo indicare così:

rosso § rosso = rosso

rosso § rosa = rosso

fucsia § bianco = rosa

ecc.
A questo punto è facile renderci conto di come tutte le operazioni che abbiamo studiato finora funzionino in
questo modo: anche l'intersezione e l'unione, che accettano in entrata una coppia ordinata di insiemi e
restituiscono come risultato rispettivamente l'insieme intersezione e l'insieme unione di quei due.

Struttura algebrica

A questo punto, questa definizione è una passeggiata: una struttura algebrica è un insieme dotato di una o
più operazioni.

Infatti, banalmente, sullo stesso insieme possono essere definite più operazioni: ad esempio in N esistono
l'addizione e la moltiplicazione, e nel nostro A = {rosso, rosa, bianco, fucsia}, allo stesso modo, potremmo
definirne altre, oltre a §.

Siete incuriositi dalle strutture algebriche? Se sì non vi resta che andare alla prossima lezione... perché sono
proprio queste strutture l'ambiente che conterrà i numeri! Una volta studiate le loro proprietà, non resterà altro
da fare che crearli: finalmente, direte voi!

Semigruppi, monoidi, gruppi


Come dicevo giusto poco fa, cominciamo adesso con il parlare delle strutture algebriche. Ce ne sono davvero
tante, sapete! Perché anche voi ne conoscete: noi stiamo facendo cominciare la matematica da zero, ma tutti
voi avete sentito parlare almeno una volta... dei numeri naturali e dei numeri con il segno, no? Sono sempre
numeri, ma sono due cose diverse: stessa cosa se poi consideriamo i numeri frazionari; be', ad ognuno di
questi corrisponde una diversa struttura algebrica, e noi le studieremo proprio per far nascere in ciascuna di
esse i numeri che vorremo!

Semigruppi

Definiamo la seguente proprietà, che già qualche volta avrete sentito in queste pagine, ma di cui, fino ad ora,
non è mai stata data una definizione rigorosa: un'operazione • gode della proprietà associativa se:

(a • b) • c = a • (b • c)

Un insieme dotato di un'operazione, interna all'insieme stesso e ovunque definita, che gode della proprietà
associativa viene chiamato semigruppo e, come tutte le strutture algebriche, lo indichiamo in questo modo: o
mettendo fra parentesi sia il nome dell'insieme che il simbolo dell'operazione, cioè così: (A; •); oppure scrivendo
il nome dell'insieme e, accanto, il simbolo dell'operazione tra parentesi, ovvero così: A(•). Le due simbologie
sono indifferenti: uno dei rari casi in cui due scritture diverse vogliono dire la stessa cosa!

Definiamo inoltre anche la seguente proprietà, la proprietà commutativa: un'operazione gode della proprietà
commutativa se:
a•b=b•a

Ovviamente una proprietà è tale solo se vale per tutti gli elementi dell'insieme: se c'è anche una sola coppia per
cui non vale questa proprietà, allora l'operazione NON gode di quella proprietà. Se l'operazione del semigruppo
gode anche della proprietà commutativa, si dice che il semigruppo è un semigruppo abeliano. Per fare un
esempio, N(+) è un semigruppo abeliano: infatti l'operazione di addizione è associativa [(a + b) + c = a + (b +
c)] e anche commutativa (a + b = b + a). Anche A = {rosso, rosa, bianco, fucsia} è un semigruppo abeliano
rispetto a §: infatti è facile verificare che per ogni coppia vale sia (a § b) § c = a § (b § c), sia a § b = b § a.

Monoidi

Definiamo elemento neutro di


un'operazione, se esiste, quell'elemento
e tale che:

a•e=e•a=a

Insomma, un elemento che "non


cambia il risultato", quando lo operiamo
con un altro elemento a. Un monoide è
un semigruppo particolare la cui
operazione sia anche dotata di
elemento neutro. N(+) NON è un
monoide perché non ha elemento
neutro... ma [N {0}](+) sì: infatti lo 0 è
l'elemento neutro per l'addizione
perché, per qualsiasi a, è sempre vero
che a + 0 = 0 + a = a. Se l'operazione è
anche commutativa, si dice che il
monoide è un monoide abeliano.
Com'è logico, essendo +
commutativa, (N {0}; +) è un Sono le 0:00 o le 12:00?
monoide abeliano. Anche A(§) è un
monoide abeliano, perché come è facile
verificare rosa = e, ovvero rosa è
l'elemento neutro; infatti rosa più rosa fa
rosa (somma di rosa con sé stesso), "Vi state chiedendo quale sia l'utilità delle strutture algebriche? Be', principalmente
rosso con rosa e fucsia con rosa dà servono per definire per bene l'ambiente in cui creeremo i numeri, ma... hanno
rispettivamente rosso e fucsia, e anche anche degli altri risvolti, molto interessanti!
con il bianco resta immutato "bianco",
ovvero rosa più bianco dà bianco. Considerate l'insieme A = {0, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11}: è l'insieme delle ore di
Invece la divisione in N non è un una giornata, che infatti sono 12. Definiamo un'operazione •, chiamata "somma tra
monoide: infatti per la definizione non ore", che funziona così: somma due numeri normalmente se la loro somma è minore
di 12, altrimenti dopo aver fatto la somma la abbassa di 12 unità. Esempio? Capirete
solo a•e = a, ma anche e•a = a. E per la
subito che è così che funzionano i nostri orologi: se sono le 9 e passano 2 ore,
divisione vale solo la prima delle due: saranno le 11: questo perché 9 + 2 = 11, e siccome 11 < 12 lo lasciamo immutato.
infatti è vero che, per qualsiasi naturale Ma se sono le 8 di sera e passano 5 ore? Sarà l'una di notte... perché, infatti, 8 + 5 =
n, abbiamo n : 1 = n; però NON è 13 che è più grande di 12, quindi secondo la regola fissata lo abbassiamo di 12
sempre vero che 1 : n = n. Quindi (N, :) unità, e 13 - 12 fa appunto 1. È facile verificare che • è associativa e dotata di
elemento neutro, ovvero lo 0: quindi A(•) è un monoide. Ma cosa succede se io ora
NON è un monoide. nell'insieme inserisco... il 12? Anche il 12, è facile provarlo, funziona come elemento
neutro! Infatti se sommo 5 + 12 = 17, che è maggiore di 12; per la regola fissata
L'elemento neutro, in un monoide, è devo abbassarlo di 12, e riottengo 5: quindi il 12 è davvero elemento neutro perché,
come per lo 0, quando è sommato con gli elementi dell'insieme non modifica mai il
unico:
risultato.

Algebra | Unicità dell'elemento Tuttavia il teorema ci assicura che nei monoidi l'elemento neutro è unico; il teorema
è stato dimostrato e non può essere falso, quindi qual è l'unica chance? Che,
neutro all'interno di quell'insieme, 0 e 12 sono espressioni della stessa cosa e dunque
coincidono.
 Ipotesi: (A; •) monoide.
 Tesi: e è unico. Per questi motivi quando arriva la mezzanotte possiamo indifferentemente dire che
sono le 0:00 o le 12:00: visto quanto è versatile la matematica? Conti e calcoli ne
costituiscono solo una minima parte!"

—Empty Set
Infatti, dimostriamo questa proposizione
per assurdo. Poniamo infatti il caso che
esistano due elementi neutri, ovvero e'
ed e''. Dal momento che sono entrambi
elementi neutri, per definizione, si ha:

a • e' = e' • a = a

a • e'' = e'' • a = a

Ma queste definizioni valgono PER


OGNI a. Uhm... allora che succede se
gli elementi neutri si trovano nella
stessa operazione?

e' • e''

Dal momento che e' è elemento neutro


PER OGNI a, allora è elemento neutro
pure per e'': il che vuol dire che e' • e'' =
e'' perché e' è elemento neutro. Ma
anche e'' è elemento neutro PER OGNI
a, e quindi pure per e'! Il che vorrebbe
dire che e' • e'' = e', perché e'' è
elemento neutro. Arriviamo quindi alla
conclusione assurda che la stessa
operazione ha due risultati, contro il
fatto che le operazioni sono funzioni e
quindi possono restituire uno e un solo
risultato quando inseriamo una coppia
ordinata di elementi.

Poiché tutto il problema nasce dal fatto


che avevamo supposto che ci fossero
due elementi neutri, l'unica soluzione è
che l'elemento neutro e, quando esiste,
è unico.

c.v.d.

Gruppi

La struttura in questione è la più importante fra le tre di questa pagina: definiamo quindi innanzitutto l'elemento
-1
simmetrico (o elemento opposto, o inverso, o reciproco): un elemento a si dice essere "il simmetrico di a"
se:

a-1 • a = a • a-1 = e

Ovvero un elemento è il simmetrico di un altro se, messi insieme in un'operazione, danno come risultato
l'elemento neutro di quell'operazione. Un gruppo è un monoide particolare in cui TUTTI gli elementi hanno un
proprio simmetrico. Ad esempio N(+) NON è un gruppo, perché non esiste nessun naturale che, ad esempio,
sommato a 2 mi dia 0 (l'elemento neutro della somma). Invece nell'insieme dei numeri con il segno ogni
elemento ha un proprio simmetrico: infatti il simmetrico di 2 sarebbe -2, perché 2 + (-2) = (-2) + 2 = 0. Questo
vale per ogni elemento dell'insieme e quindi se indichiamo con Z l'insieme dei numeri con il segno, (Z; +) è un
gruppo. Se l'operazione è anche commutativa allora si dice che il gruppo è un gruppo abeliano; quindi Z(+) è
un gruppo abeliano, perché sappiamo e abbiamo già ripetuto più volte che + è commutativa.
Il simmetrico di un elemento rispetto all'operazione •, in un gruppo, è unico:

Algebra | Unicità del simmetrico di un elemento rispetto all'operazione •

 Ipotesi: (A; •) gruppo.


 -1
Tesi: a è unico.

Infatti notiamo che i gruppi sono particolari monoidi, e i monoidi sono particolari semigruppi: quindi i gruppi
sono anche semigruppi, perciò • è associativa. Inoltre, poiché un gruppo è un particolare monoide, • è dotata
di elemento neutro e. Allora... dimostriamo ancora per assurdo: supponiamo che gli elementi simmetrici di a
siano due, e li indichiamo con a' e a''. Ricordiamoci che anche i simmetrici sono elementi dell'insieme, quindi
non cambiano se li mettiamo nella stessa operazione con l'elemento neutro. Quindi, partendo ad esempio da
a', abbiamo che:

a' = e • a'

Ma per definizione di elementi simmetrico, l'elemento neutro è uguale ad un qualsiasi elemento dell'insieme
operato con il proprio simmetrico. Essendo che avevamo ipotizzato che anche a'' era simmetrico di a, abbiamo
che e = a''•a. Quindi l'uguaglianza di prima diventa:

a' = e • a' = (a'' • a) • a'

Ma noi abbiamo detto all'inizio che • è associativa, quindi (a''•a)•a' = a''•(a•a'):

a' = e • a' = (a'' • a) • a' = a'' • (a • a')

Dentro la parentesi ora abbiamo a•a'. Essendo a' per ipotesi il simmetrico di a, a•a' = e. Quindi possiamo
sostituire e ad a•a':

a' = e • a' = (a'' • a) • a' = a'' • (a • a') = a'' • e

Adesso è fatta, perché resta a''•e. Sapendo che e è elemento neutro, allora a''•e = a''. Quindi in totale si ottiene
la seguente formula... e leggete il primo e il secondo termine che ho evidenziato in grassetto, ricordando che è
tutta una catena di uguaglianze!

a' = e • a' = (a'' • a) • a' = a'' • (a • a') = a'' • e = a''

Abbiamo ottenuto che a' = a'', nonostante avessimo assunto che erano diversi! Questa conclusione assurda
deriva proprio dal fatto che avevamo presupposto l'esistenza di due simmetrici per a rispetto a •: quindi non ci
resta che concludere che il simmetrico di un elemento, in un gruppo, è unico.

c.v.d.

Vedete? Questa è la vera matematica, che non è fatta di conti e calcolatrici! La matematica che sta alla base di
tutti quei conti meccanici in realtà è questa, fatta di costruzione mentale, dimostrazioni, scoperte. Chi l'avrebbe
mai detto a primo acchito che eleenti neutri e simmetrici sarebbero stati unici, una volta definiti? Eppure con
delle dimostrazioni si è riusciti a provare anche questo. Per cui altri due bicchieri di spumante per tutti! In
preparazione per la prossima lezione, ovviamente, nella quale ci espanderemo in strutture algebriche ancora
più grandi...
Esercizi

Dire se le seguenti strutture algebriche sono semigruppi, semigruppi abeliani, monoidi, monoidi
abeliani, gruppi o gruppi abeliani:

- L'insieme dei naturali pari rispetto all'operazione di somma.

- L'insieme di tutte le funzioni rispetto all'operazione di composizione tra funzioni.

- L'insieme di tutti gli insiemi rispetto all'operazione di prodotto cartesiano.

Anelli, corpi, campi


Abbiamo già accennato al fatto che in un insieme possano essere
definite più di un'operazione: ebbene... le strutture algebriche che
studieremo da qui in avanti saranno strutture algebriche con due
operazioni. Dopotutto, una volta capito come funzionano quelle ad
operazione singola, perché fermarsi lì quando si può andare ancora
oltre a studiare strutture più sofisticate? E, nello specifico,
cominciamo con la più semplice struttura algebrica con due
operazioni che per ora possiamo considerare.
Il signore degli anelli, dei corpi e dei campi
Sia A un insieme. In quest'insieme definiamo due operazioni,
che chiamiamo addizione e moltiplicazione. Il fatto che le
chiamiamo così non vuol dire che stiamo parlando proprio
dell'addizione e della moltiplicazione che conosciamo! È vero che
"Battuta orribile a parte, il succo è questo: l'algebra
funzionano comunque allo stesso modo, ma è convenzione comune è una parte di matematica che pullula di nomi
quando si studiano le strutture algebriche con due operazioni strani e particolari; di certo i ricercatori inglesi che
chiamare queste ultime "addizione" e "moltiplicazione", e indicarle, per primi hanno dato il nome a queste strutture
rispettivamente, con il simbolo + e il simbolo ·. Ma comunque, algebriche non hanno tenuto freno alla fantasia,
dato che anche nella loro lingua i matematici
anche con ciò, dobbiamo immaginarle come astrazioni: noi le
discutono di rings, bodies e fields!"
chiamiamo "addizione" e "moltiplicazione" e diciamo come
funzionano, ma in realtà possono rappresentare qualsiasi
—Empty Set
operazione che funzioni al loro stesso modo! Detto ciò, precisazione
ovvia da fare per evitare ambiguità, possiamo proseguire. Abbiamo
detto che in A definivamo queste due operazioni, no? Ricordando
2
che un'operazione è una funzione da A ad A, possiamo scrivere le
due operazioni come:

Il che vuol dire che + e · sono due funzioni (perché di fatto le operazioni sono funzioni) definite nell'insieme che
lavorano su due elementi a e b (perché sono operazioni binarie); il risultato restituito dall'addizione lo
chiamiamo somma tra a e b e lo indichiamo con a + b, mentre il risultato restituito dalla moltiplicazione lo
chiamiamo prodotto di a e b e lo indichiamo o con a · b, o con ab.

Inoltre supponiamo che le operazioni soddisfino le seguenti proprietà:

1.
1. L'addizione è associativa: (a + b) + c = a + (b + c).
2. L'addizione è dotata di elemento neutro, che indichiamo con "0", tale
che, per definizione di elemento neutro, sia: a + 0 = 0 + a = a.
3. Ogni elemento ha un proprio simmetrico rispetto all'addizione,
elemento che noi chiameremo "opposto" e che indichiamo con "-a". Il che
vuol dire, per definizione di elemento simmetrico: a + (-a) = (-a) + a = 0.
4. L'addizione è commutativa: a + b = b + a.
2. La moltiplicazione è associativa: (a · b) · c = a · (b · c).
3. Valgono le proprietà distributive: a · (b + c) = ab + ac; (a + b) · c = ac + ab.

Com'è possibile vedere, il punto uno contiene quattro sottopunti, ciascuno dei quali tratta una diversa proprietà
relativa all'addizione; il punto due parla dell'unica proprietàè che è richiesta per la moltiplicazione
(l'associatività), mentre il punto tre chiarisce quale proprietà deve legare fra di loro le due operazioni, nella
fattispecie le proprietà distributive: infatti vedete che è l'unica formula nella quale le due operazioni compaiono
insieme... e d'altronde che gusto ci sarebbe a studiare un insieme con due operazioni, se poi dovessi
fronteggiare insiemi le cui operazioni non hanno niente in comune?

Ebbene, come già immaginate... se in un insieme A definiamo due operazioni che abbiano queste proprietà,
allora A(+, ·) si chiama anello. Se la moltiplicazione è anche commutativa, allora l'anello si dice anello
commutativo. Riguardanti gli anelli esistono due importantissimi teoremi, che già cominciano a definire le
proprietà dei "numeri" con cui abbiamo a che fare tutti i giorni; sapete che "un numero per zero dà zero", no? Vi
siete mai chiesti il perché? La dimostrazione di questo, e altro, viene data proprio durante la trattazione degli
anelli!

Algebra | Proprietà annullatrice dello 0

 Ipotesi: (A; +; ·) anello.


 Tesi: a · 0 = 0 · a = 0

La dimostrazione è molto semplice... e per questo amata dai matematici: ciò che sembra complicato a prima
vista in realtà è la strada più semplice per arrivare alla soluzione; nella scienza del risparmio è logico che venga
preferito il semplice al difficile! E nella fattispecie... sappiamo che 0 è elemento neutro additivo, quindi sommato
a qualsiasi cosa non cambia il risultato; il che vuole dire che non cambia il risultato neanche se è sommato a sé
stesso, 0 = 0 + 0. Quindi possiamo sostituire "0 + 0" al posto di 0, e perciò:

a · 0 = a · (0 + 0)

Per le proprietà distributive, a · (0 + 0) = a · 0 + a · 0:

a·0=a·0+a·0

A primo membro abbiamo solo a · 0. Dal momento che lo 0 è neutro additivo, possiamo sommare 0 a primo
membro e l'uguaglianza resterebbe uguale, perché tanto sommare 0 equivale a non cambiare niente!
0+a·0=a·0+a·0

Quindi otteniamo che 0 + a·0 = a·0 + a·0. Ma appunto... nota i termini sottolineati: sono uguali, c'è un a · 0 sia a
destra che a sinistra dell'uguale! Dal momento che sono identici, se da due cose uguali togliamo due cose
uguali i rimanenti resteranno uguali, e se invece erano diversi rimarranno diversi. Insomma, se togliamo sia a
primo membro che a secondo membro la stessa quantità non modificheremo l'uguaglianza, e quindi è possibile
sopprimere i due termini: questa si chiama regola di cancellazione e vale in ogni anello. Quindi, togliendo i
due termini, otteniamo 0 = a·0. Ricordando che l'uguaglianza è una relazione d'equivalenza, questa gode della
proprietà simmetrica e perciò a = b è la stessa cosa di b = a; possiamo quindi invertire i due membri e scrivere
dunque che:

a·0=0

Abbiamo quindi dimostrato che a·0 = 0. Dimostrare che 0·a = 0 è facilissimo perché si procede allo stesso
modo: quindi provaci tu per esercizio!

c.v.d.

Ma come già detto, i teoremi importanti sono due! Quindi:

Algebra | Regole dei segni

 Ipotesi: (A; +; ·) anello.


 Tesi:
o (-a) · b = -(ab)
o (-a) · (-b) = ab

Anche qui la dimostrazione è relativamente semplice: abbiamo appena dimostrato che a·0 = 0, no? Ma per
definizione di elemento opposto, se b è un elemento dell'anello, allora -b è un elemento tale che b + (-b) = 0.
Quindi nella moltiplicazione a·0 al posto dello 0 possiamo sostituire b + (-b). Così al posto di a·0 = 0
otteniamo...

a · [b + (-b)] = 0

Ma adesso abbiamo una moltiplicazione fra un elemento dell'anello (a) e una somma [b + (-b)]; quindi
possiamo applicare le proprietà distributive perché per ipotersi A è un anello, e quindi otteniamo:

ab + a(-b) = 0

Ma ora... state attenti. Ricordiamoci che le operazioni che abbiamo definito sono interne ad A, quindi anche ab,
che è la moltiplicazione di a per b, è un elemento dell'anello. Stessa cosa per a(-b). E nella fattispecie... se noi
vediamo che la somma di questi due elementi è 0, che conclusione ne traiamo? Be'... significa che gli elementi
sono l'uno l'opposto dell'altro, per definizione di elemento opposto! E noi come abbiamo detto che lo
indicavamo l'elemento opposto di un altro? Mettendo un piccolo "-" accanto all'elemento: ad esempio quindi
l'opposto di a era -a. Ma allora visto che a(-b) è l'opposto di ab, come lo possiamo indicare, allo stesso modo?
Mettendo un trattino davanti a tutto ab, e quindi -(ab)! Il che vuol dire quindi, che se possiamo scrivere a(-b)
come -(ab)... che sono uguali:

a(-b) = -(ab)

La seconda proprietà, ovvero (-a) · (-b) = ab, è di facile dimostrazione una volta dimostrata questa. Infatti,
prendiamo l'elemento -b, e chiamiamolo... uhm, x. È una cosa che possiamo fare, gli stiamo temporaneamente
dando un altro nome. Quindi otteniamo:
(-a) · x

Per la proprietà che abbiamo dimostrato cinque secondi fa, questo equivale a:

-(ax)

Dal momento che era x = -b, otteniamo:

-(a · (-b))

Dentro la parentesi abbiamo a · (-b), da cui, applicando ancora il teorema dimostrato, possiamo scrivere
direttamente -(ab). Quindi otteniamo infine:

-(-(ab))

Quella scrittura cosa rappresenta? Rappresenta l'opposto dell'opposto di ab. Ma l'opposto di ab è -(ab), perché
abbiamo detto che gli opposti li avremmo indicati così. E qual è l'opposto di -(ab)? È ab, ovviamente.
Quindi, poiché l'opposto dell'opposto di ab è ab stesso, possiamo scrivere che -(-(ab)) = ab. Ricordando che
eravamo partiti da (-a) · (-b):

(-a) · (-b) = ab

c.v.d.

Si vede che ci stiamo avvicinando ai numeri, eh? Sono spuntate due operazioni che assomigliano a quelle che
conosciamo tutti fin da piccoli, è spuntato lo 0 con la sua proprietà annullatrice del prodotto, sono spuntate le
regole dei segni. Ma come sempre... alta l'attenzione! Per essere un anello, A deve contenere il neutro
additivo... ma non è scritto da nessuna parte che deve contenere il neutro moltiplicativo. Il che significa che se
anche la moltiplicazione fosse sprovvista di elemento neutro, se le altre condizioni sono soddisfatte A è
comunque un anello. Se però la moltiplicazione è dotata di elemento neutro, che noi chiameremo "1", allora si
dice che l'anello è un anello con unità.

Definiamo inoltre la seguente legge, che chiamiamo legge di annullamento del prodotto: in un anello vale la
legge di annullamento del prodotto se:

Notate l'operatore di disgiunzione! Sappiamo che la proposizione composta è vera quando è vera almeno una
delle due, o sono vere entrambe. Nello specifico, quindi, la legge ci dice che il prodotto di a e b è 0 o quando a
è 0, o quando b è 0, o quando sia a che b sono 0. Insomma, non esistono due numeri a 0eb 0 tali che il
loro prodotto è 0, se in un anello vale la legge di annullamento del prodotto; un anello in cui vale questa legge
si chiama dominio di integrità. Viceversa, un anello in cui non vale la legge... eh, non ha un nome specifico,
però se non vale la legge vuol dire che lì esistono un "a" e un "b", contemporaneamente diversi da 0, tali che il
loro prodotto sia comunque 0. Se ciò avviene, i due elementi a e b si dicono divisori dello 0. Logicamente, in
un dominio di integrità non esistono divisori dello 0.

Corpi e campi

Gli anelli sono bell'e passati: o meglio... resta ancora una patata bollente. Rileggiamo meglio le proprietà
dell'addizione in un anello: deve essere ovviamente ovunque definita ed interna ad A, ma soprattutto... è
associativa, commutativa, dotata di elemento neutro e di simmetrico per ogni elemento; insomma, vi ricorda
niente tutto ciò? Ma sì! Sono le stesse proprietà che deve avere un'operazione per rendere un insieme un
gruppo abeliano! Il che vuol dire che se A(+, ·) è un anello, allora A(+) è un gruppo abeliano. Il che vuol dire
che se prendiamo un anello, e "lasciamo perdere" la moltiplicazione, la struttura algebrica dell'insieme è quella
di gruppo abeliano se guardiamo alla sola addizione. Ma questo può succedere anche per la moltiplicazione?
Ovvero, possiamo "lasciar perdere" l'addizione di un anello, guardare solo alla moltiplicazione e vedere che A(·)
è un gruppo (magari anche non necessariamente abeliano)? Uhm... ripassiamo: quali dovevano essere le
proprietà che deve possedere un'operazione per rendere il proprio insieme un gruppo?

 Associatività: ok, fin qui ci siamo perché in un anello la moltiplicazione è associativa.


 Dotata di elemento neutro: se ci troviamo un un anello con unità allora la moltiplicazione è dotata di
elemento neutro, che avevamo chiamato "1".
 Dotata di simmetrico per ogni proprio elemento: ...e qui ci impantaniamo! Infatti NON potrà mai
esistere un elemento smmetrico moltiplicativo per ogni elemento dell'insieme, perché vorrebbe dire
-1 -1
che, per ogni a, esiste un a tale che a · a = 1, ovvero l'elemento neutro della moltiplicazione. Ma se
-
questo deve valere per ogni a, cosa succede se prendo come a... lo 0? Dovrebbe esistere uno 0
1
tale che, moltiplicato per 0, dia 1: ma il teorema che abbiamo dimostrato giusto ora mostra che ogni
elemento di un anello, moltiplicato per 0, dà 0... e quindi non potrà mai dare 1! Insomma, in un anello
lo 0 deve esserci perché l'addizione deve avere un elemento neutro, ma lo 0 è allo stesso tempo
anche l'unico elemento dell'anello che non potrà mai avere un simmetrico moltiplicativo. Per questo
A(·) non potrà mai essere un gruppo.

Però è qui che si aguzza l'ingegno matematico: alla fine come vediamo l'unico problema è lo 0, quindi... cosa
succede se considero A - {0}? Può essere un gruppo abeliano rispetto alla moltiplicazione? Certo che sì, come
abbiamo appena fatto vedere: negli anelli commutativi dotati di unità tutte le condizioni sono soddisfatte e se
escludiamo lo 0 allora è soddisfatta anche la condizione di simmetrico moltiplicativo per ogni elemento. Tuttavia
ci sono anelli in cui anche escludendo lo 0 non otteniamo un gruppo: ad esempio un anello senza unità non
può costituire un gruppo moltiplicativo anche togliendo lo 0, perché mancherebbe l'elemento neutro della
moltiplicazione. Diamo quindi la seguente definizione.

Sia A(+, ·) un anello; se A - {0} è un gruppo rispetto alla moltiplicazione, allora si dice che A è un corpo; se la
moltiplicazione è anche commutativa, ovvero A - {0} è un gruppo abeliano, allora A si dice campo.

Ogni campo è dominio di integrità:

Algebra | Ogni campo è un dominio di integrità

 Ipotesi: (K; +; ·) campo.


 Tesi: in K non esistono divisori dello 0.

Infatti, ci basterà dimostrare che ogni volta che un prodotto è 0, allora almeno uno dei fattori è 0. Supponiamo
dunque che ab = 0. Se a = 0 allora è ovvio che il prodotto sia 0 per la sua proprietà annullatrice; tuttavia,
vediamo che succede se a è diverso da 0: se mostriamo che necessariamente b deve essere 0, allora avremo
fatto vedere che ogni volta che un prodotto è nullo allora è nullo almeno uno dei due fattori e dunque avremo
-1
provato che il campo K è un dominio di integrità. Ebbene, b può essere scritto come 1 · b. Ma 1 = a · a , dove
-1 -1 -1
a è appunto l'inverso moltiplicativo di a. Per l'associatività della moltiplicazione (a · a )b = a · (a b), e per la
commutatività moltiplicativa questo diviene a-1(ab). Ma per ipotesi ab = 0, dunque si ottiene a-1 · 0 = 0, per la
proprietà annullatrice dello 0. Riscrivendo la catena di uguaglianze:

b = 1 · b = (a · a-1)b = (a-1 · a)b = a-1(ab) = a-1 · 0 = 0

Da qui si deduce che ogni volta che un prodotto è nullo (ab = 0) allora almeno uno dei fattori deve essere
uguale a 0, e perciò è così provato che ogni campo è un dominio di integrità.