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Mario Tronti

Mundus pulcherrimus nihil (Silesius) Una lettera

Mondo: che cos’è? chi è? E’ l’altro da noi. Non l’Altro, con la maiuscola, che tanto appassiona le
filosofie dell’amicizia e che come tutte le cose di cui parlano i filosofi, non esiste. Non l’Aperto, no.
Non la radura, con i chiari del bosco. E’ il chiuso, il piccolo, il ristretto, il limitato. Quella cosa lì,
ostile all’infinito che potenzialmente noi siamo. Ricordi, simpatica Diana? “Per quanto lontano
potrai andare, non raggiungerai mai i confini della tua anima”. Ma la tua anima non è il mondo, è
l’antimondo. In altri tempi – altre epoche! – c’erano più mondi. Tu appartenevi a un mondo, contro
un altro, che apparteneva ad altri. Allora consideravi anche gli altri, perché li combattevi. Quasi li
amavi, perché li potevi sconfiggere, e dunque ti davano la possibilità della lotta. L’unica ragione di
vita è il conflitto. La lotta di classe era amore per la vita. Si diceva: per una vita migliore. Non era
quello il fine. In realtà era l’hegeliano riconoscimento di te nella risposta a una dichiarazione di
guerra, reciproca, tra te e l’altro. Per decenni, nel nostro amato Novecento, ci sono stati il primo, il
secondo e poi il terzo mondo. Era la belle époque delle guerre civili mondiali. La guerra “messa in
forma” dal diritto internazionale, di origine naturale, e quindi divina, rispettato da potenze
demoniache. Mi è stato dato di vivere la parte minore di quell’epoca. L’ho amata, limitatamente.
L’avrei immensamente amata, se avessi potuto viverne l’età aurea, 1914-1945. Mi sono preparato a
vivere a quel livello. Poi, mentre crescevo, vedevo che il mondo si inabissava., si rimpiccioliva, si
involgariva. Una china inarrestabile. Gli anni sessanta e settanta, i nostri e i vostri anni, è sembrato
per un momento che invertissero la marcia. Un’illusione ottica e alla fine, per contrappasso, un
contributo al peggio. Adesso, c’è un solo mondo. La mondializzazione, in fondo, è questo: la
reductio ad unum di tempo e spazio umano, compresa tutta la sua interna “differenza”. C’è pensiero
unico, perché c’è un mondo unico. Anche chi ne è fuori, ed è tanta parte, vuole solo andarci dentro.
Ecco perché chi vuole andarci contro, usa mezzi a dir poco disperati. E il movimento
altermondialista è solo un contrasto debole a un potere immane. Peggiore di questa
mondializzazione è solo la chiacchiera che si fa su di essa. C’è un solo mondo. O questo, o niente. A
questo punto io dico: va bene, allora niente. Ma che cos’hanno tutti contro il nichilismo? E’ la
risposta giusta a quella domanda sbagliata che ci chiede di vivere come se stessimo nel migliore dei
mondi possibili. Ha ragione Severino: il bambino vede tutto in un nulla, l’essere adulto, nel senso di
Bonhoeffer, vede il nulla nel tutto. E’ l’unicità, non del mondo ma di questo mondo, che rende
ormai indicibile il motto marxiano-plautiano: nulla di ciò che è umano mi è estraneo. Rimarrebbe la
fuga mundi dei Padri del deserto, se il deserto non fosse quasi tutto occupato da pozzi di petrolio,
alcuni tra l’altro in fiamme. Pier Damiani inizia il racconto della vita di S. Romualdo con
l’esclamazione di questi: mondo immondo, non mi avrai! Parole anch’esse oggi impronunciabili.
L’invettiva è ridicola davanti alle cose soprattutto futili di questo mondo. L’indignazione è fuori
luogo, fuori tempo rispetto alla fatua leggerezza di ogni relazione, malgrado il noto privilegio
femminile per essa. L’odio per il mondo non è perché esso è cattivo, ma perché è stupido. Magari
fosse il male ad armare la mano degli uomini. Ci sarebbe di che combattere. E’ invece
l’insensatezza a inaridire il loro cuore. Non la follia, che è cosa santa. Ma l’insipienza, questa laica
condizione umana. Da rileggere ogni mattina, appena svegli, il saggio musiliano sulla stupidità. La
bellezza salverà il mondo? Lo diceva quel tale. Ma lo prendevano appunto per pazzo. Ammesso che
valga la pena di salvarlo questo mondo, penso che, in esso, malgrado tutto, sì, “la bellezza, o mio
Fedro, solo la bellezza è insieme divina e visibile”. Allora: amor pulchritudinis, e odio per chi non
sa vedere, non sa sentire, non sa contemplare, non sa stupire. Il mondo di oggi è tutto intero questo
non sapere. Nessuna indulgenza. Ma anche nessuna durezza, o spietatezza. Guerra al mondo, senza
violenza. E’ facile amare con furore. Il difficile è odiare con tenerezza.