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Tesi di storia della vocalità

Candidato:Roberto Calamo
Docente: Massimiliano Chiarolla

Analisi della vocalità di baritono, nascita,storia, timbro,interpreti


e interpretazioni.
Con il termine baritono, si indica una tipologia di vocalità maschile,
inserita in mezzo tra la voce di basso e quella di tenore.
Questa vocalità, si estende per circa due ottave, partendo per massima da
un La grave (la1) fino ad un Sol acuto (sol3), l’estensione può variare sia
verso l’acuto che verso il grave, estendendosi ancora di più, ad esempio in
acuto può raggiungere un SI bemolle,e nella zona grave anche fino ad un
FA, ma questa diversità di estensione vocale è molto soggettiva; per citare
un baritono che nell’ aria di “Attila” (G.Verdi) eseguiva la puntatura di SI
bemolle, possiamo fare il nome di Piero Cappuccilli.
In questo tipo di vocalità, la zona comoda e congeniale si estende da un
RE2 ad un RE3, e a seconda del colore che si ha in questa zona, possiamo
definire le diverse tipologie di baritono.
Questa vocalità possiamo dire che non ha una lunga storia, perché
precedentemente a Gaetano Donizetti, la voce di baritono non esisteva.
Questa esigenza di avere una voce in mezzo tra basso e tenore, nasce
quando il tenore, non saliva più ai suoni acuti con il “falsettone”, ma
iniziava ad utilizzare la voce piena, e di pari passo però veniva svuotata la
zona centrale, così intorno al diciannovesimo secolo insieme alla voce di
basso e di tenore si inserisce la voce di baritono,che inizialmente però era
chiamato basso cantabile. Il primo baritono per il quale composero
Gaetano Donizetti e Giuseppe Verdi fu Giorgio Ronconi.
Con il termine baritono intendiamo un'unica vocalità, però dobbiamo
precisare che esistono diverse tipologie di baritono, a seconda del colore,
dell’ agilità, del tonnellaggio vocale, questo perchè a seconda di queste
caratteristiche possiamo suddividere la voce del baritono in:
- Baritono Leggero
- Baritono lirico
- Baritono lirico spinto o baritono drammatico
- Bass-baritone

Dopo aver elencato le diverse tipologie di baritono, andremo a guardare


più nel dettaglio le differenze tra di loro.
Per baritono leggero, o baritono chiaro, intendiamo una vocalità molto
chiara, di volume non eccessivo ma con una grande facilità nelle agilità,
che si muove comodamente nella zona acuta e ha grandi capacità
virtuosistiche.
Per citare alcuni ruoli che richiedono questo tipo di vocalità, possiamo
menzionare dal “Barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini, il ruolo di
Figaro, che oltre a cantare l’intera opera quasi sempre nella zona di
passaggio, richiede una grande facilità nelle agilità; altro ruolo Rossiniano,
con questo tipo di prerogative è il ruolo di Dandini ne “La Cenerentola”.
Per citare un altro ruolo cambiando però autore questa volta, possiamo
parlare del ruolo del Conte d’Almaviva da “Le nozze di Figaro” di W.A.
Mozart, in questo caso però, oltre a cantare molto spesso nella zona acuta,
viene richiesta una facilità anche a scendere nella zona centro grave.
Il Baritono lirico ha come caratteristica una voce calda, ricca di armonici,
ed è molto adatta a una cantabilità spiegata, ha un eleganza naturale e
quindi è spesso richiesta per rappresentare ruoli prettamente tipici del
periodo romantico.
Per citare delle opere appunto precedenti al periodo romantico, e autori che
hanno scritto per questa tipologia di baritono, possiamo menzionare G.
Donizetti, in due opere: la prima è il “Don Pasquale” nella figura di
Malatesta, che pur presentandosi drammaturgicamente come un
personaggio buffo, ha una tessitura prettamente lirica, soprattutto se
pensiamo all’aria “bella siccome un angelo”, dove viene richiesta una
grande facilità nel legato e morbidezza vocale.
Altro ruolo Donizettiano è il ruolo di Belcore ne “L’ elisir d’amore”: in
questo caso, il ruolo per caratteristiche non si discosta molto dal
precedente, la differenza è che in quest’ultimo la scrittura prevede oltre
alla cantabilità anche una facilità nell’agilità.
Per citare un ruolo con una grande cantabilità spiegata, ma che prevede
anche uno spessore vocale più ampio rispetto ai precedenti, possiamo
citare come autore Giacomo Puccini, l’opera che vede impiegata questa
vocalità è “La Bohème” nel personaggio di Marcello (pittore).
Drammaturgicamente, Marcello è uno dei protagonisti fondamentali di
questa meravigliosa opera tratta dal romanzo di Henri Murger “Vie de
Bohème”: nell’ opera lirica, Marcello è un pittore povero che vive insieme
ai suoi tre amici, Rodolfo(tenore lirico, poeta) Colline (basso, filosofo),
Schaunard (baritono, musicista), in una soffitta, spoglia, senza la
possibilità di riscaldarsi e senza un soldo per trascorrere dignitosamente la
vigilia di Natale.
La trama dell’opera parla di diversi argomenti, la povertà degli artisti di
quel periodo, il sapersi arrangiare con quello che si ha, e che si riesce a
guadagnare, il dover sorridere anche quando non c’è nulla che te lo
permetta.
Ma il fulcro dell’ opera è l’amore, quel sentimento che unisce il mondo:
che qui lo troviamo in due coppie, la prima, storica coppia Marcello e
Musetta, un amore fatto di tira e molla, ma che alla fine trionfa puro e
acceso come sempre; dall’altra parte Rodolfo e Mimì, due innamorati che
conoscono la fiamma dell’ amore, proprio mentre una fiamma di candela si
spegne, cosi come purtroppo si spegnerà la vita di Mimì gravemente
malata e impossibilitata a curarsi.
Il personaggio di Marcello, drammaturgicamente, lo ritengo al pari di un
protagonista, perché è la colla che tiene uniti i personaggi e la colonna che
sostiene le difficoltà.
Tornando però all’aspetto vocale, con questo ruolo riusciamo a percepire
tutte le peculiarità di questa voce, che per scrittura viene impegnata spesso
a tenere delle frasi lunghe, molto spesso nella zona del passaggio e nella
zona acuta, contraddistinta da timbro caldo, ma con uno spessore lirico
importante, anche perché con Puccini è cambiata anche la scrittura e la
sonorità orchestrale,più forte e presente, e quindi per far si che il cantante
possa superare con la voce l’orchestra va da se che i volumi vocali siano
importanti come grandezza.
Il baritono lirico spinto o baritono drammatico: Questa sfumatura vocale è
molto simile a quella del baritono lirico; essa però è dotata di un maggior
volume, ed ha una grande facilità nella zona acuta, spingendosi a cantare
tessiture più drammatiche. E’ una voce ricca, piena, nobile,dotata anche di
gravi notevoli, portata molto spesso ad accenti forti.
Molto spesso, per indicare questa tipologia vocale, sentiremo dire, il
“Baritono Verdiano”: questo perche l’ autore Giuseppe Verdi, in tutta la
sua composizione operistica ha utilizzato molto questo tipo di scrittura
destinata appunto ad un baritono che si spingesse a cantare tessiture più
drammatiche, anche se con Verdi inizia il periodo dell’importanza della
parola, l’importanza della parola scenica, e quindi veniva data maggiore
importanza al libretto, alla trama alla drammaturgia e all’ intrecciarsi di
musica e parola.
Ma tornando alla vocalità, citerò alcune opere e personaggi che richiedono
questa specifiche qualità.
Come già detto, il baritono drammatico è tipico del repertorio verdiano:
troviamo ne “la Traviata” il personaggio di Giorgio Germont (padre di
Alfredo Germont); in “Un Ballo in Maschera” il ruolo di Renato; in
“Machbet” il personaggio al quale è affidata la voce è appunto Machbet.
Una delle più rappresentate e famose opere di Verdi, dove il titolo è anche
il ruolo protagonista dell’opera è “Rigoletto”.
Mi soffermerò su quest’opera riportando anche la trama, perché essa è
stata cantata da diversi baritoni i quali hanno dato al ruolo di Rigoletto una
diversa lettura sia sull’ aspetto drammaturgico che su quello musicale.
Personaggi:
RIGOLETTO, buffone di corte (baritono)
IL DUCA DI MANTOVA (tenore)
GILDA, figlia di Rigoletto (soprano)
SPARAFUCILE, bravo (basso)
MADDALENA, sorella di Sparafucile (mezzosoprano)
GIOVANNA, custode di Gilda (mezzosoprano)
IL CONTE DI MONTERONE(baritono)
MARULLO, cavaliere (baritono)
MATTEO BORSA, cortigiano (tenore)
IL CONTE DI CEPRANO (basso)
LA CONTESSA DI CEPRANO (mezzosoprano)
UN USCERE DI CORTE (tenore)
PAGGIO DELLA DUCHESSA (mezzosoprano)
cavalieri, dame, paggi, alabardieri

Trama:
Il Duca corteggia la contessa di Ceprano, ma è attratto anche da una
fanciulla che vede ogni domenica in chiesa; tuttavia egli stesso dichiara
alla sua Corte che le donne avvenenti sono, per lui, tutte da conquistare.
Rigoletto, buffone di corte gobbo e maligno, irride il conte di Ceprano, e i
cortigiani decidono di punire la sua insolenza. Sopraggiunge il vecchio
Conte di Monterone, al quale il duca ha sedotto la figlia, a chiedere
ragione dell'onta subita; Rigoletto lo deride sarcasticamente ed il Duca lo
fa arrestare: sui due piomba allora la maledizione del vecchio nobile.
La scena successiva si apre sulla casa, molto appartata, di Rigoletto.
È notte e Rigoletto è avvicinato dal borgognone Sparafucile, che mette la
propria spada di sicario a disposizione del gobbo in caso di necessità.
Rigoletto ricusa ma, rimasto solo, paragona la propria lingua beffarda alla
tagliente arma di Sparafucile, ma la maledizione di Monterone l'ha turbato.
Nella sua casa vive, nascosta, la figlia Gilda vigilata dalla domestica
Giovanna; il loro incontro è tenerissimo, e quando la giovane chiede
notizie della madre, Rigoletto la descrive simile ad un angelo
prematuramente scomparso. Rigoletto raccomanda alle due donne di non
fidarsi degli sconosciuti e di tener sempre chiusa la porta ma appena
s'allontana, Giovanna consente ad un giovane, di entrare in casa e di
presentarsi a Gilda come Gualtier Maldé, lo studente povero che la segue
in chiesa ogni domenica e di cui la fanciulla si è perdutamente innamorata.
Rimasta sola, Gilda manifesta il proprio amore per Gualtier Maldè.
Frattanto il gruppetto di cortigiani, che si propone di rapirla credendola
l'amante di Rigoletto, è sorpreso dall'arrivo del gobbo; nel buio, Borsa fa
credere a Rigoletto di voler rapire la moglie del conte di Ceprano, il cui
palazzo si trova nelle vicinanze e lo benda poiché anche gli altri, gli viene
assicurato, sono mascherati.
I cortigiani rapiscono così Gilda con la complicità inconsapevole del
padre. Rigoletto, rimasto solo, si avvede della crudele beffa: la
maledizione di Monterone sta per avverarsi.

ATTO SECONDO
Salotto nel Palazzo Ducale.
Il Duca, turbato perché tornato di notte nella casa di Rigoletto non ha più
trovato Gilda, medita vendetta ma pensa soprattutto al dolore della
fanciulla. Giungono i cortigiani, e gli raccontano d'aver rapito l'amante di
Rigoletto.
Appreso che Gilda è stata condotta nel suo palazzo, il duca corre esultante
a raggiungerla.
Sopraggiunge Rigoletto: simulando dapprima indifferenza, inveisce poi
contro gli astanti invocando infine la loro pietà, ma quando Gilda irrompe
in scena, li allontana per permetterle di narrare la vicenda, di come abbia
conosciuto il duca e come da lui sia stata ingannata ed ora oltraggiata.
Rigoletto cerca di confortarla ma, alla vista di Monterone che è condotto al
patibolo, decide di vendicare l'onore del vecchio conte e di se stesso,
mentre Gilda invoca il perdono per l'uomo che l'ha sedotta.

ATTO TERZO
Rigoletto ha assoldato il borgognone per uccidere il Duca.
In riva al Mincio, nottetempo, nella locanda di Sparafucile, ove
Maddalena, sorella del sicario, ha attirato il duca, del quale si incapriccia,
giungono anche Rigoletto e Gilda, in abiti maschili, che verrà fatta partire
per Verona; prima dovrà però constatare quali siano i veri sentimenti del
Duca libertino, che travestito da ufficiale di cavalleria, canta un'aria sulla
volubilità delle donne.
Mentre Maddalena si beffa delle proposte del suo corteggiatore, Gilda
ricorda con amarezza le lusinghe che il duca le aveva rivolto; Rigoletto la
esorta a partire e dimenticare.
Rigoletto anticipa a Sparafucile dieci scudi, promettendone altrettanti
quando gli sarà consegnato, chiuso in un sacco, il cadavere del
corteggiatore di Maddalena.
Maddalena, invaghita, chiede al fratello di non uccidere il bel giovane (il
Duca) e lo convince a risparmiare l'ufficiale sostituendo il suo cadavere
con quello del primo viandante che chiederà ospitalità per la notte.
Gilda, spinta dall'amore per il Duca, torna alla locanda e dopo aver
ascoltato quanto Sparafucile e Maddalena hanno convenuto, decide di
sacrificarsi per salvargli la vita, fingendosi un mendicante di passaggio.
Viene infatti pugnalata durante la notte tempestosa e quando Rigoletto
aprirà, fuori dell'osteria, il sacco consegnatogli da Sparafucile, troverà il
corpo dell'agonizzante figlia mentre in lontananza si udrà la beffarda
melodia di “La donna è mobile”.
Gilda spira, dopo aver chiesto al disperato padre il perdono per sé e per il
suo seduttore.

Due tra i maggiori interpreti viventi di questo ruolo che mi piace citare
sono Renato Bruson e Leo Nucci.
Il primo, grande baritono drammatico, che ha avuto una strepitosa carriera
spaziando in tutto il repertorio verdiano e non solo, ha interpretato tutti i
ruoli drammatici possibili.
Voce calda, non troppo estesa per tessitura, ma di grande eleganza e
fraseggio, Bruson ha sempre interpretato il ruolo di Rigololetto con grande
stile, eseguendo sempre ogni singola nota dello spartito, senza però
eseguire le famose puntature, e leggendo sempre il ruolo più sul lato della
tristezza del personaggio, e meno sul lato malvagio e infimo, pur restando
sempre coerente alle intenzioni dell’autore.
Leo Nucci, baritono ancora in carriera vanta numerose recite del Rigoletto,
interpretandolo sempre in maniera magistrale, e rendendolo sempre più
suo; tra i melomani, Nucci è il Rigoletto per antonomasia.
Vocalmente Nucci ha una voce molto estesa, una grande facilità nella zona
acuta,e infatti a differenza del precedente, ha sempre cantato questo ruolo
eseguendo tutte le puntature e dando una lettura drammaturgica più infima,
di un uomo tenebroso, che teme sempre di essere attaccato e che quindi fa
per primo la prima mossa, ma è anche un padre premuroso che cerca di
proteggere sua figlia da un mondo che non lascia scampo, cosi come
purtroppo si avvererà nella storia.
Entrambe le interpretazioni sono giuste, corrette su entrambi i fronti, ma il
Rigoletto di Nucci sembra essere più vicino all’ idea che il compositore
aveva di questo buffone di corte.
Per concludere con la vocalità del baritono drammatico possiamo citare
anche un grande compositore, sempre italiano: parliamo di Giacomo
Puccini.
Due ruoli, ai quali l’autore affida questo timbro vocale sono: dalla
“Tosca” il ruolo del Barone Scarpia, e da “La fanciulla del West” nel
personaggio di Jack Rance.
Infine parliamo della vocalità di bass-baritone: già la dicitura stessa ci fa
capire che è una voce che si trova a cavallo tra basso e baritono. La
caratteristica principale che subito possiamo citare è quella di avere, oltre
una facilità in acuto, l’abilità di riuscire a scendere fino a note gravi con un
colore scuro tipico del basso ma con una brillantezza maggiore. Un basso
baritono italiano, grande interprete soprattutto del repertorio Mozartiano, è
Ildebrando d’ Arcangelo; sue sono numerose recite nei maggiori teatri d’
Europa e del mondo nel ruolo di Don Giovanni.
Questa tipologia di vocalità è tipica del repertorio mozartiano, di fatti
alcuni ruoli vengono spesso interpretati da questa tipologia vocale, essendo
a cavallo tra entrambe le voci, proprio perché nel periodo in cui
componeva Mozart (1756-1791) , per quanto riguarda le voci maschili
c’erano solo la voce di basso e di tenore.
Per citare alcuni ruoli, possiamo menzionare:
-Don Giovanni da “Don Giovanni” W.A.Mozart
- Leporello da “Don Giovanni” W.A.Mozart, anche se molto spesso per
scelte stilistiche , Leporello viene interpretato da una voce di basso, e don
Giovanni da un baritono, per differenziazione e per i toni più romantici del
personaggio di don Giovanni.
- Figaro da “Le nozze di Figaro” di W.A.Mozart
Come voce di bass-baritone troviamo anche il ruolo di Escamillo nella
“Carmen” di G. Bizet e addirittura, cambiando periodo storico, questa
vocalità la troviamo anche con R. Wagner nel “Parsifal” con il ruolo di
Amfortas, e in una delle opere più conosciute “L’olandese volante” nel
ruolo de L’olandese volante.