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La classificazione delle voci e le

tecniche del bel canto.


Il principio più semplice di classificazione delle voci è basato sulla seguente distinzione:
voci femminili;
voci maschili;
voci dei bambini, o voci bianche.

Nel corso dei secoli, in particolare nel Seicento in poi, si sono andate perfezionando delle
tecniche che permettessero alle voci, sia maschili, sia femminili, di raggiungere le grandi
estensioni vocali e le grandi sonorità necessarie per il ​“bel canto” ​della musica lirica.
Per ottenere tali risultati infatti la voce deve essere educata con tecniche appropriate e con
esercizio costante, fini ad divenire ​voce impostata​, che è assai diversa dalla voce naturale.

Il registro vocale.

Il Soprano
Dalla fine dell'Ottocento, con il termine soprano si identifica la voce femminile più ​acuta.
Si possono evidenziare tre tipi di vocalità sopranile:

● Soprano leggero​, di coloratura o d'agilità (indicativamente,


dal Re centrale al Fa sovracuto, Re​3 - Fa​5​): voce a cui
vengono affidati di solito repertori virtuosistici, che richiedono
una voce leggera, agile.

In foto Diana Damrau

● Soprano lirico (dal Do centrale al Mi


bemolle sovracuto, Do​3 - Mi♭​5​); esegue parti
solitamente cantabili ed espressive.
In foto Anna Netrebko.
● Soprano drammatico (dal La grave al Mi bemolle
sovracuto, La​2 - Mi♭​5​); voce spesso utilizzata, nel
melodramma, per ruoli forti e drammatici.
In foto Maria Callas.

Nel corso dell'evoluzione del ​melodramma​, la mescolanza di questi tipi e l'affermarsi di


nuove tendenze ha dato luogo a ulteriori sottocategorie:
● Soprano soubrette
● Soprano lirico-leggero
● Soprano lirico-drammatico​ (o ​lirico-spinto​)
● Soprano drammatico d'agilità
● Soprano Falcon
● Soprano wagneriano

Il Mezzosprano

In ​musica​, il termine ​mezzosoprano designa sia la voce


femminile intermedia tra quelle di ​contralto e ​soprano​, sia la
cantante​ che la possiede, sia il suo registro peculiare.
L'​estensione vocale tipica del mezzosoprano è di oltre due
ottave​, dal la grave al si bemolle acuto (la​2 – si♭​4​), tuttavia
in casi eccezionali può giungere al do sovracuto (do​5​)​[1]​.
L'individuazione specifica del registro di mezzosoprano
ebbe luogo in ​epoca ​romantica​, quando i compositori
adottarono per le parti di ​contralto tessiture più elevate, di
fatto maggiormente vicine a quelle ​sopranili​, richiedendo
l'impiego di voci meno profonde e più scattanti ma,
soprattutto, più estese nel ​registro acuto​; al giorno d'oggi,
essendo piuttosto rare le donne dal timbro puro di ​contralto​,
è spesso il mezzosoprano a ricoprirne i ruoli.
Nell'​opera lirica il mezzosoprano si configurò per lo più come ​antagonista ​del soprano, ma
grazie alla varietà di estensione e ​timbro arrivò a ricoprire anche ruoli da protagonista,
soprattutto nel repertorio francese (Leonora nella ​Favorite,​ opera parigina di ​Donizetti​,
Carmen​ di ​Bizet​, ​Mignon​ di ​Thomas​, Dalila nel ​Samson et Dalila​ di ​Saint-Saëns​).
Talora al mezzosoprano sono affidati ​ruoli maschili​, come ne ​Le Comte Ory (il paggio
Isoliero), ne ​I Capuleti e i Montecchi (Romeo), nel ​Boris Godunov (lo zarevic Fëdor), nel
Faust​ (Siebel), nell'​Amico Fritz​ (Beppe) e nella ​Mignon​ (Frédéric).
in foto ​Anita Rachvelishvili.

Tipologie di mezzosoprano:
● Mezzosoprano leggero o ​acuto o ​di
coloratura​: voce ricca, piena, di volume limitato
ma molto duttile e agile; spazia dalla zona grave
a quella acuta ed è dotato di ​capacità
virtuosistiche​. Sa salire anche fino al do
sovracuto (do​5​). Il mezzosoprano leggero, grazie
alle analogie vocali, può cantare anche ruoli
affidati tradizionalmente al ​soprano soubrette​.
Inoltre, questo tipo di mezzosoprano spesso
sostiene i ruoli rossiniani scritti originariamente
per il cosiddetto ​mezzocontralto,​ ossia un
contralto dalla voce chiara, agile ed estesa a cui
è richiesta una maggiore tenuta nel registro
acuto e una padronanza assoluta della
coloratura. In foto Teresa Berganza.

● Mezzosoprano lirico o ​centrale​: voce calda, piena,


ricca e graziosa; spazia dalla zona centrale a quella acuta ed è
adatto ad una vocalità ​legata​ e cantabile. In foto Elina Garanca.

● Mezzosoprano drammatico o ​grave​: voce ricca, piena, di


timbro scuro e intenso volume; spazia nella zona centrale ed è
portato agli accenti forti. Sa scendere fino al fa​2​.
In foto Luciana d’Intino
Il Contralto

In ​musica​, il termine contralto designa sia la più ​grave delle voci


femminili, sia la cantante che la possiede, sia il suo registro
peculiare. In altri tempi, lo stesso termine veniva usato, in alternativa
a quello di ​contraltista​, per indicare il ​cantante ​castrato che
cantava nel medesimo registro.
Tipo vocale molto raro, il contralto ha subito, dal ​Seicento a metà
dell'​Ottocento​, molti mutamenti, sia dal punto di vista dell'​estensione
che della ​tessitura​. Secondo il più autorevole didatta dell'Ottocento,
Manuel García figlio​, la normale estensione del contralto operistico
è convenzionalmente da individuarsi nelle due ​ottave abbondanti,
comprese tra il ​fa​2 e il ​sol​4​, ​ma tale estensione ha carattere puramente indicativo, non
mancando certamente le incursioni sia verso la zona più acuta del pentagramma, sia,
soprattutto in epoca ​barocca​, verso quella più grave.

Le caratteristiche principali sono un timbro profondo e scuro proposto con un volume


profondo e sostenuto. In foto la cagliaritana Bernadette Manca di Nissa.

Il Tenore

In ​musica il termine ​tenore definisce un ​registro vocale


e il cantante che lo possiede.
Quello di tenore è il più ​acuto ​dei ​registri maschili e la
sua ​estensione viene convenzionalmente fissata, per il
repertorio solistico, nelle due ​ottave comprese tra il ​do
della seconda riga (do​2​) e il do della quarta (do​4​), che
viene impropriamente detto ​do di petto se eseguito di
forza, come nella prassi del 'tenorismo' moderno, e che
rimane comunque una nota estrema eseguita piuttosto
raramente, e soltanto da alcune categorie di tenori,
tant'è che spesso l'estensione delle voci non supera il
la​3​.​[1] La ​tessitura più congeniale è infatti compresa,
grosso modo, nel tratto sol​2​-sol​3​.​[2]
Storicamente, l'estensione effettiva della voce del
tenore ha subito variazioni significative, con riferimento
sia ai momenti storici differenti (cfr. ​baritenore​), sia ai
diversi tipi tenorili affermatisi, nel corso del tempo, nei vari paesi (cfr. ​haute-contre​). In foto
Luciano Pavarotti.
A partire dalla fine del XIX secolo, la voce di tenore è stata tradizionalmente suddivisa in
diverse categorie talora riferite, più propriamente, alle caratteristiche vocali dei vari interpreti
talora, molto più arbitrariamente, alle caratteristiche delle varie parti tenorili, spesso scritte (e
create in teatro) decenni e secoli prima che la moderna tipologizzazione entrasse in uso.
Le categorie principali, sono comunque le seguenti:

● Tenore leggero o ​di grazia​: voce dal timbro chiaro e


limpido, di limitato volume ma agile; spazia nella zona
acuta del ​registro​ ed è fornito di capacità ​virtuosistiche​.
in foto Juan Diego Florez

● Tenore lirico​: voce calda, piena e ricca; spazia


dalla zona centrale a quella acuta ed è adatto ad una spiegata
cantabilità. Il tenore lirico si suddivide a sua volta in due
categorie, il ​tenore lirico vero e proprio e il ​tenore lirico di
mezzo carattere​ o ​lirico-leggero.​
In foto Alfredo Kraus


● Tenore lirico spinto o ​lirico drammatico​: è un tenore
lirico la cui voce è dotata in natura di maggior volume;
spazia dalla zona centrale a quella acuta.
All'occorrenza, può spingersi fino a tonalità
drammatiche.
In foto Placido Domingo
● Tenore drammatico o ​di forza​: voce ricca, piena,
di timbro scuro e intenso volume; spazia nella zona centrale del
registro ed è portato agli accenti forti. Questo tipo di tenore è
caratterizzato da una grande somiglianza alla voce di baritono
nei registri centrale e grave, il che porta spesso a
classificazioni errate. Nel repertorio tedesco ma non solo,
prende il nome di ​Heldentenor.​
In foto Mario Del Monaco

Il Baritono
Il termine ​baritono​, in ​musica​, designa sia la ​voce maschile intermedia tra quelle di ​basso
e ​tenore​, sia il ​cantante​ che la possiede, sia il suo registro peculiare.
Convenzionalmente, l'​estensione vocale del baritono viene indicativamente fissata nelle due
ottave comprese tra il ​la grave e il ​sol acuto (la​1 - sol​3​), ma spesso può salire al ​la acuto (e
perfino al ​si bemolle​) o scendere al ​sol grave (sol​1 - la/si 3​). La ​tessitura più congeniale è
comunque compresa, grosso modo, nel tratto re​2​-re​3​.
L'identità della corda di baritono si definì solo nel ​XIX secolo come conseguenza della
trasformazione della voce di ​tenore​, il cui registro grave perse di sonorità e d'importanza
man mano che i cantanti si abituarono a cantare ​in voce​, cioè senza ricorrere al ​falsettone
nel registro acuto. A quel punto si creò uno spazio intermedio tra tenore e ​basso​, e il
cosiddetto ​basso-cantante dei primi decenni del secolo si trasformò in baritono. Il primo
grande baritono fu ​Giorgio Ronconi​, per la cui voce ​Gaetano Donizetti e ​Giuseppe Verdi
composero ​Il furioso all'isola di San Domingo (1833), ​Torquato Tasso (1833) e ​Nabucco
(1842), assegnandogli il ruolo di protagonista.
Tipi di baritono:
● Baritono leggero o, qual
dir si voglia, ​Baritono chiaro​, oppure
ancora ​baryton-martin​: voce dal
timbro chiaro e limpido, di limitato
volume ma agile; spazia nella zona
acuta del ​registro ed è fornito di
capacità ​virtuosistiche​. Affronta con
molta disinvoltura i ruoli più buffi
dell'opera. Condivide i passaggi di
registro con quelli del tenore, il primo
circa sul do​3 e il secondo circa sul fa​3​.
In foto Thomas Hampson.
● Baritono lirico o ​cantabile​: voce calda, piena e
ricca; spazia dalla zona centrale a quella acuta ed è
adatto ad una spiegata cantabilità. Possiede un
ineccepibile ed elegante cantabilità e che ben
rappresenta i toni romantici più del baritono
drammatico. I due passaggi di registro di questa
voce si trovano attorno al si​2 e al mi​3​. In foto Leo
Nucci.

● Baritono lirico spinto o ​lirico-drammatico​: è


un baritono lirico la cui voce è dotata in natura di maggior
volume o un baritono drammatico con più facilità di
emissione nel registro acuto; spazia dalla zona centrale a
quella acuta. All'occorrenza, si spinge fino a tonalità
puramente drammatiche. È un tipo di baritono proprio
dell'opera di ​Verdi​, tale da essere definito ​baritono
verdiano​. Il primo e secondo passaggio di registro di
questa voce si trovano rispettivamente al si 2 e al mi 3​. In
foto Renato Bruson.

● Baritono drammatico​: voce ricca, piena, di timbro


scuro e intenso volume; spazia nella zona centrale
del registro, è dotato di gravi notevoli ed è portato
agli accenti forti. Ha gli stessi passaggi di registro
del baritono lirico-drammatico, quindi la differenza
tra i due è essenzialmente una differenza di timbro e
tessitura​. I ruoli appartenenti a questa categoria
hanno difatti una tessitura più pesante e grave
rispetto agli altri tipi di baritono (superano il fa acuto
solo eccezionalmente).
In foto Ettore Bastianini.
● Baritono-basso​: è la categoria di voci di basso o
di baritono che si pone a cavallo tra la tessitura del ​basso e
quella del baritono. Caratteristiche della voce del
basso-baritono, parlando da un punto di vista baritonale,
sono la facilità d'emissione nel registro grave e il timbro
abbastanza scuro ma più brillante e chiaro di quello del
basso. I due passaggi di registro possono essere gli stessi
del baritono drammatico, ma si avvicinano leggermente a
quelli del basso (attorno al la​2 per il primo e al re​3 per il
secondo). In questa categoria possono rientrare tutti i
personaggi ​mozartiani di vocalità ambigua fra basso e
baritono nonché il baritono ​wagneriano​. In foto Bryn Terfel.

Il Basso
Nel canto, il termine ​basso designa sia la più grave tra le voci maschili, sia il ​cantante che la
possiede, sia il suo registro peculiare.
La voce di un basso tipico si estende dal ​Fa grave al Fa acuto (Fa​1 - Fa​3​). È tipico di tutti i
tipi di voci di basso estendersi con grande diversità di soggetto in soggetto nei gravi
(dall'indispensabile ​Fa grave fino al ​Do grave)​ , mentre spesso mantengono lo stesso valore
verso gli acuti (dal ​Fa acuto​ e spesso oltre.).
Nella ​musica classica​, in particolare nell'​opera​, esistono i seguenti tipi:
● Basso buffo o leggero​, specializzato nel repertorio
comico; dotato di una voce agile e, all'occorrenza,
più chiara. Un ruolo tipico è quello del Dottor Bartolo
nel ​Barbiere di Siviglia e di Don Profondo nel ​Viaggio
a Reims​, entrambe di ​Rossini o quello di Dulcamara
ne ​L'elisir d'amore di ​Donizetti o ancora Don
Annibale Pistacchio in ​Il campanello sempre di
Donizetti. In foto Alfonso Antoniozzi.
● Basso-baritono​, è la categoria di voci di basso che si
pone a cavallo tra la tessitura del basso e quella del baritono.
Caratteristiche della voce del basso-baritono sono la facilità
d'emissione nel registro acuto e il timbro abbastanza scuro ma più
brillante e chiaro di quello del basso cantante.
In foto Cesare Siepi.

● Basso-cantante​, è la categoria nella quale


rientra la gran parte delle voci e dei ruoli di
basso. La sua linea di canto si muove in una
tessitura più acuta rispetto a quella del basso
profondo ma il suo timbro mantiene
l'irrinunciabile colore scuro proprio della voce di
basso. Nel corso della storia dell'​opera​, questa
definizione ha abbracciato tipi molto diversi,
alcuni dei quali, oggigiorno, verrebbero forse
ascritti alla voce di ​basso-baritono​: si va dai ruoli
d'agilità rossiniani (ad esempio il Podestà ne ​La
gazza ladra)​ , ai ruoli lirici del teatro francese
(Don Quichotte nell'opera omonima di
Massenet​), fino a quelli drammatici, sia pure con
rilevanti momenti di cantabilità, dell'opera verdiana (Filippo II nel ​Don Carlos​). Il
basso cantante necessita della piena efficienza dell'estensione tipica da Fa grave
a Fa acuto. In foto Ferruccio Furlanetto.

● Basso profondo​, caratterizzato da una


voce estremamente grave e molto scura. La sua
vocalità, come suggerito dal nome stesso, si estende
nella regione più grave del pentagramma. Se
l'estensione vocale del basso abbraccia,
tradizionalmente, due ottave di Fa (da Fa grave a Fa
acuto), il basso profondo, che mantiene lo stesso
valore verso l'acuto, deve poter scendere fino al Do
grave, dovendo quindi perlomeno toccare l'ottava
ultragrave. Un ruolo tipico è quello di Sarastro ne ​Il
flauto magico di ​Mozart o del Grande Inquisitore nel
Don Carlos​ di Verdi. In foto Giulio Neri
La voce bianca
La voce bianca è la voce dei bambini e ha un’estensione piuttosto limitata che tende all’
acuto, senza differenze tra maschi e femmine.
Inoltre, ha un timbro molto delicato dovuto alle dimensioni ancora poco sviluppate delle parti
del corpo che hanno la funzione di cassa di risonanza.

La muta vocale è più evidente sui maschi che subiscono un vero e proprio cambiamento di
voce: durante il periodo dello sviluppo la voce diventa più grave, passando da “bianca a
virile”.
Questo cambiamento è dovuto alla trasformazione delle corde vocali che crescono,
raddoppiando quasi le loro dimensioni.