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Sonate e partite per violino solo BWV 1001-1006 di Johann Sebastian Bach il titolo entrato nell'uso

comune di sei composizioni denominate, sulla partitura autografa del 1720, Sei Solo a Violino senza
Basso accompagnato. La raccolta fu composta mentre l'autore era Capellmeister presso la corte
di Cthen; comprende tre composizioni definite sull'autografo con il termine musicale italiano Sonata,
ciascuna composta di quattro movimenti, e tre definite Partia (arcaico per partita,[2] con lo stesso
significato del francese suite).
Approntate in manoscritto autografo in versione definitiva, rimasero inedite per tutta la vita dell'autore,
probabilmente per mancanza di un editore interessato a stamparle.[1]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]


La progressione di tonalit delle Sonate (sol minore, la minore, do maggiore) e delle Partite (si minore,
re minore, mi maggiore) non rispettata nell'autografo, dove le opere sono ordinate in coppie: Sonata
in sol minore e Partita in si minore, Sonata in la minore e Partita in re minore, Sonata in do e Partita in
mi.

Sonata n. 1 in sol minore BWV 1001

1. Adagio.

2. Fuga (Allegro).

3. Siciliana.

4. Presto.
Le prime battute del quarto movimento:

Il secondo movimento, trascritto dallo stesso Bach in re minore, divenne la fuga del preludio e fuga per
organo BWV 539, e poi la fuga in sol minore BWV 1000 per liuto.

Partita n. 1 in si minore BWV 1002

1. Allemande.

2. Double.

3. Courante.

4. Double (Presto).

5. Sarabande.

6. Double.
7. Tempo di Borea.

8. Double.

Sonata n. 2 in la minore, BWV 1003

1. Grave.

2. Fuga.

3. Andante.

4. Allegro.
Il secondo movimento un sorprendente esempio di come si possa costruire con otto note un
contrappunto di elevata complessit, in una delle fughe pi vaste mai scritte da Bach. [3]
Nel terzo movimento le note del basso creano l'illusione di un colonnato senza fine. [1] Dell'intera sonata
esiste una versione in re minore per clavicembalo, forse realizzata da Johann Gottfried Mthel, un
allievo di Bach.

Partita n. 2 in re minore BWV 1004

1. Allemanda

2. Corrente

3. Sarabanda

4. Giga

5. Ciaccona
Come gli altri movimenti delle tre Partite, anche il quinto movimento della n. 2 la rielaborazione
stilizzata di una danza; ma la ciaccona diventata nel tempo talmente celebre da annullare un intero
genere. Su una conosciuta musica per danza, Bach compie uno sforzo di stilizzazione enorme, senza
precedenti. Il compositore britannico Kaikhosru Shapurji Sorabji defin i Soli di Bach Ghignanti e
spaventosi scheletri[4]
Nel 1840 Felix Mendelssohn dot la ciaccona di un accompagnamento pianistico; egli stesso
accompagn il violinista Ferdinand David in un concerto che Schumann trov meraviglioso.[1]

Sonata n. 3 in Do maggiore BWV 1005

1. Adagio.

2. Fuga.

3. Largo.

4. Allegro assai.
Del primo movimento esiste una trascrizione in sol maggiore contenuta nel Clavier-Bchlein per
Wilhelm Friedemann Bach, catalogata come BWV 968, forse realizzata dal figlio stesso.

Partita n. 3 in Mi maggiore BWV 1006

1. Preludio.
2. Loure.

3. Gavotte en Rondeau.

4. Menuet I.

5. Menuet II.

6. Bourre.

7. Gigue.
Bach riutilizzer il primo movimento trasformandolo in sinfonia nella Cantata Wir danken dir, Gott, wir
danken dir BWV 29, eseguita il 27 agosto 1731, ma trasportato nella tonalit di re maggiore. L'intera
partita esiste anche nella versione BWV 1006a per liuto (in realt eseguibile solo con lautenwerk, un
tipo di clavicembalo con corde di budello che imita il suono del liuto).

Critica[modifica | modifica wikitesto]


Da punto di vista della tecnica violinistica, i sei Soli a violino rappresentano un conflitto tra intenzione e
realizzazione, la cui traduzione necessaria una sensazione di sforzo sia per l'esecutore che per
l'ascoltatore.[1] Al violino, considerato fino a questo momento come uno strumento solista, Bach impone
una funzione musicale completa, senza accompagnamento, con fughe a tre e persino quattro voci, che
dovettero porre problemi di composizione trascendentali, i quali ancora oggi si ripropongono
all'esecutore.[1]
Uno dei maggiori violinisti mi disse una volta che non aveva mai visto nulla di pi perfetto per diventare un buon vi
(Carl Philipp Emanuel Bach, lettera a Johann Nikolaus Forkel, 1774.)

Considerando le sonate e partite insieme alle sei suite per violoncello solo ci troviamo di fronte non solo
a una vera e propria summa della musica barocca, ma a una delle pi auguste concezioni
organizzative e architettoniche del pensiero umano.[1]
L'elaborazione concettuale di Bach in questi Soli, come nei contemporanei per violoncello, era
evidentemente cos innovativa da sconcertare anche i musicisti pi validi, che vi percepivano qualcosa
di incompiuto; eppure gi il suo contemporaneo Forkel aveva intuito quale fosse il senso nuovo delle
voci che si rincorrono, suonate da un unico strumento: I sei Soli per violino e i sei per violoncello [...],
privi di accompagnamento, non ammettono assolutamente l'aggiunta di un'altra voce cantabile. Bach
seppe combinare tutte le note necessarie all'autonomia della modulazione, in una sola parte,
rendendone una seconda non solo superflua, ma addirittura impossibile. [5]
La struttura del violino non permette di suonare pi di due note contemporaneamente perch l'archetto
appoggia al massimo su due corde; tuttavia, nelle Sonate e Partite, Bach riesce a garantire la
persistenza di pi voci, linee armoniche indipendenti e continue, tramite arpeggi di 3 o 4 note
successive, e anche con l'espediente di un ostinato sulla medesima corda. [1] In questo modo, anche
senza base armonica, Bach crea il messaggio musicale pi complesso che esista: pur disponendo
fisicamente di un'unica voce, costruisce una polifonia a 2, 3, perfino 4 voci, suggerendola in maniera
cos potente che l'ascoltatore non pu fare a meno di compensarne l'assenza materiale. [6]

La fortuna nel tempo[modifica | modifica wikitesto]


La copertina dell'autografo, predisposta da Bach in bella copia, sembra suggerire non solo l'intenzione
di trovare un editore, ma anche quella di una possibilit di continuazione: Sei solo / / Violino /
senza / Basso / accompagnato. /Libro primo / da Joh.Seb.Bach / ao. 1720.
Bench rimasta inedita durante la vita di Bach, la raccolta circol in numerose copie manoscritte; una di
questa fu ritenuta per lungo tempo il testo autografo, salvo poi rivelarsi una copia di pugno della
moglie Anna Magdalena. Il vero autografo, dopo vari passaggi in mani private, giunse alla Biblioteca di
Stato di Berlino nel 1917, dopo essere stato giudicato di dubbia autenticit da Johannes Brahms al
quale fu offerto per l'acquisto.[7]
La struttura troppo innovativa dovette sconcertare i contemporanei, che tentarono di smussare l'effetto
con l'inserimento di pi voci e di un accompagnamento: il caso delle Sechs Sonaten fr die Violine
von J.S. Bach mit hinzugefgter Begleitung des Pianoforte, che Robert Schumann pubblic a Lipsia nel
1854, abbandonando poco dopo un lavoro analogo sulle suite per violoncello.
Oggi nessun violinista pu evitare di confrontarsi con queste composizioni, banco di prova delle
capacit interpretative degli esecutori del nostro tempo; le loro straordinarie difficolt hanno addirittura
favorito lo sviluppo di una speciale fase della tecnica violinistica. [8] Il risultato del lavoro di Bach sulla
musica per violino fu tale che nessuno dopo di lui pens di imitarne l'esempio.

Partita n. 2 in re minore per violino solo, BWV 1004


Musica: Johann Sebastian Bach

1. Allemande

2. Courante

3. Sarabande

4. Gigue

5. Chaconne

Organico: violino
Composizione: 1720
Edizione: Simrock, Bonn, 1802

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Bach ( noto anche questo aspetto della sua poliedrica personalit) aveva studiato il violino
sin da giovane e prima di diventare clavicembalista e organista fu un ottimo e apprezzato
violinista. Fra gli strumenti ad arco quello che prediligeva era la viola che nelle esecuzioni
cameristiche egli amava suonare perch si sentiva quasi al centro dell'esecuzione e,
percependo tutte le altre parti sopra e sotto la sua, gustava meglio il fascino della polifonia
(Schweitzer). Non era soltanto un abile esecutore, ma anche un perfetto teorico di tutte le
risorse tecniche di questi strumenti sui quali trasfer quello stile polifonico che egli usava per le
sue composizioni vocali e orchestrali. N va dimenticato che la tradizione della musica per
violino solo era radicata nella cultura tedesca dalla fine del XVII secolo. Mattheson riferisce che
Nikolaus Bruhns sedeva a volte con il violino sulla panca dell'organo e con i piedi premeva il
pedale, realizzando le successioni armoniche ch'egli otteneva con il suo violino. Nikolaus
Strungk avrebbe destato !'ammirazione di Corelli con il suo elegante stile violinistico e inoltre
Johann Jakob Walther era divenuto famoso per il suo "Hortulus Chelicus", una raccolta di
composizioni per violino pubblicata nel 1694. Naturalmente Bach nello scrivere le Sonate e
Partite per violino solo (il titolo autografo suona cos: "Sei Solo a violino senza Basso
accompagnato. Libro primo da Joh. Seb. Bach. an. 1720") ha tenuto presente la tecnica usata
dai suoi predecessori e non escluso che abbia immaginato un modello ideale di strumentista
che, secondo alcuni studiosi dell'opera del musicista di Eisenach, potrebbe essere Johann
Georg Pisendel oppure Josephus Spiess. Il primo, allievo di Torelli ad Ansbach e di Vivaldi a
Venezia, fu Konzertmeister alla corte di Dresda dal 1712 sino alla morte avvenuta nel 1755:
per lui scrissero concerti e sonate diversi autori di valore, fra cui Vivaldi, Albinoni e Telemann.
Il secondo, Spiess fu membro della cappella di Federico Guglielmo I a Berlino e stimato
Kammermusicus della corte di Kthen. Proprio in quest'ultima citt Bach avrebbe composto o
finito di comporre nel 1720 le sei composizioni per violino solo, il cui autografo pass per molte
mani, rischiando di finire anche come carta da macero. I sei brani furono stampati per la prima
volta nel 1802 da Simrock a Bonn e poi nuovamente nel 1854 da Breitkopf a cura di Robert
Schumann, che volle arricchirli aggiungendovi un accompagnamento di pianoforte. Il titolo
di Sonaten und Partiten, destinato poi a rimanere in tutte le catalogazioni delle opere bachiane,
comparve solo nel 1908 nell'edizione curata da Joseph Joachim e Andreas Moser per Bote &
Bock di Berlino.

Capolavori indiscussi di cui i pi grandi virtuosi dell'archetto si sono impadroniti saggiando


su tali lavori le proprie forze e confrontandosi l'un l'altro, le Sonate bachiane (ma il discorso
vale anche per le Partite) hanno suscitato sempre diverse riflessioni e considerazioni da parte
degli esecutori e dei musicologi. Infatti, come afferma Alberto Basso nel suo monumentale
studio sull'opera di Bach, si molto dissertato sulla singolarit della tecnica virtuosistica usata
da Bach in queste pagine per scavare dentro il suono e conferirgli una continuit e unitariet di
discorso musicale. La verit che la interpretazione di questi pezzi, che sarebbe incosciente o
sciocco considerare come fatti musicali puri e astratti, oggetti da contemplare e venerare senza
trame il suono - osserva Basso - pi di tante altre condizionata da questioni di ritmo, di
dinamica, di tempo, di ornamentazione, diteggiatura, intonazione, legatura, colpi d'arco, di
"scioglimento" delle polifonie, di forma infine. E dove vi problema facile che severit e
austerit, sacralit persino, prevalgano sui reali contenuti musicali. Non per un esercizio
cerebrale, non per una manifestazione di abilit strumentale e compositiva furono create
queste pagine prive di quel basso che anche Tartini spesso scriveva solo "per cerimonia", per
obbedire ad una convenzione pur desiderando che fossero eseguite senza di quello; il loro
scopo era di rinchiudere in un "unicum vasum electionis" due manifestazioni del gusto
contemporaneo: la sonata da chiesa, severa e ornata di giuochi contrappuntistici, e la partita o
suite di danze, spogliando il primo attore, il violino, di tutti i comprimari e avviandolo al
monologo. Ci che nella prassi era concesso ad un gruppo di strumenti, qui riservato ad un
solo strumento e, di conseguenza, a questo si affida una funzione riassuntiva e riepilogativa.
In sintesi, si pu dire che ci che conta in queste come in altre opere bachiane il risultato
musicale raggiunto con un senso speculativo e una capacit inventiva senza confronti, tali da
suscitare la massima concentrazione non solo nell'esecutore, ma anche nell'ascoltatore.

Bisogna aggiungere che sotto il profilo formale le tre Sonate per violino sono costruite sui
quattro movimenti della Sonata da chiesa (lento, veloce, lento, veloce), con una fuga come un
secondo numero e il movimento lento interno come solo pezzo in una tonalit diversa. Le
Partite, invece, seguono nella struttura il classico schema della Suite: allemanda, corrente,
sarabanda, giga (con occasionali inserzioni di altri pezzi dopo la sarabanda).

***

La Partita n. 2 in re minore BWV 1004 si apre con una Allemanda, danza di origine tedesca
e dal ritmo moderato. Segue la Corrente, che, invece, una danza di origine francese e trae il
nome dalla vivacit del suo movimento. Viene poi la Sarabanda, di origine arabo-moresca o
turco-iraniana, anche se la leggenda vuole che abbia avuto il nome da una donna sivigliana
chiamata Sara, mentre pi probabile che si richiami alla parola Saras, che significa appunto
danza, di tono grave e solenne, ballata nel XVI secolo dalle donne fastosamente vestite. Ed
eccoci alla celeberrima Ciaccona che chiude la Partita in re minore. Si ritiene che la ciaccona sia
di provenienza spagnola, ma in effetti ritenuta una danza di meticci importata dall'America
centrale verso la fine del Cinquecento. La Ciacconabachiana prende avvo da un tema di otto
battute e prosegue con un corale di trentadue variazioni, in una entusiasmante progressione
ritmica. una delle pagine pi universalmente esaltate della musica strumentale, ricca delle
pi ardite figurazioni del virtuosismo violinistico. Va ricordato che della Ciaccona per violino
solo esistono trascrizioni per pianoforte fatte da Brahms e da Busoni, il quale impresse alla sua
rivisitazione bachiana un respiro possente e di grande tensione trascendentale.

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Le sei Sonate e Partite per violino solo furono scritte da Giovanni Sebastiano Bach nel
periodo di Kthen (1717-1723). Videro la stampa soltanto nel 1802 presso Simrock di Bonn,
presumibilmente basata su una copia lasciata da Anna Maddalena; una nuova edizione fu
curata nel 1854 da Schumann che vi aggiunse un accompagnamento per pianoforte. Il curioso
che il manoscritto originale di queste Sonate sarebbe andato incontro a una sorte ben
prosaica - quella di involgere il burro - se ai primi dell'Ottocento un grande collezionista di
autografi bachiani non avesse scovato le preziose pagine in uno stock di vecchie carte cedute a
un piccolo droghiere.

Se i violinisti tedeschi non eguagliavano per tecnica e virtuosismo quelli italiani, coltivavano
per con particolare predilezione il gioco polifonico. Soprattutto nella Germania del Nord non
era raro il caso di organisti che, seduti davanti al loro strumento, traevano dal violino le parti
melodiche, al tempo stesso eseguendo il basso sulla pedaliera dell'organo.

Su questa tradizione e da questo gusto prese avvio l'arte bachiana di moltipllcare


polifonicamente, espandendole fino ai limiti di uno strumentalismo quasi astratto, le possibilit
monodiche del violino come della viola da gamba o del violoncello.

La Partita in re minore si apre con una Allemanda, forma di musica strumentale gi entrata
nella suite fin dal '600, perdendovi, insieme al carattere di danza vera e prpria, alcuni
lineamenti metrici e agogici. In tempo pari e di movimento moderato, essa inizia con un
caratteristico in levare. Alla Allemanda, sempre nella suite strumentale, seguiva di norma la
pi vivace Corrente, di origine franco-italiana, sostituita in tempi posteriori dalla Gavotta o
anche dalla Sarabanda che invece nella presente Partita, segue la Corrente come terzo
movimento, anch'esso ternario e, contrariamente alla sua origine di danza sfrenata (donde
l'uso, anche oggi, di indicare un gran rumore e una gran confusione con il termine di
sarabanda), si trasform in un pezzo dall'andamento grave e solenne. Anche la
successiva Giga un esempio di danza popolare, di origine probabilmente inglese, passata a
musica d'arte gi alla fine del secolo XVI; di movimento veloce, in 6/8, 6/4 o, come questa,
in 12/8.

A coronamento della Partita in re minore, sta la famosa Ciaccona, una delle vette di tutta
l'arte strumentale di Giovanni Sebastiano Bach. Tralasciando le numerose questioni riguardanti
l'antichissima forma musicale della Ciaccona (a cominciare dall'origine incertissima del nome
per finire alle sottili differenze che si cercato di addurre per distinguerla dalla Passacaglia), a
intendere meglio la presente pagina bachiana basti ricordare che tutta la composizione si
rinnova di continuo ora nella linea melodico-polifonica, ora in quella armonica, ora nelle figure
ritmiche, ora in pi d'una insieme di queste componenti; ci pur non derogando una sola volta
dallo schema d'impianto iniziale di otto battute, che obbliga lo strumento a rientrare nella
tonalit di re all'inizio di ogni variazione, con l'assoluta regolarit imposta dalla forma di
ostinato tipica della ciaccona. A chi ama le statistiche del pentagramma riferiamo che tali
variazioni di otto battute ciascuna sono 15 e mezza nella prima parte (re minore), 9 e mezza
nella parte centrale in re maggiore, mentre 6 sono le variazioni nella ripresa in minore, pi una
battuta di chiusa.
S' vero che l'arte risulta dal conseguimento di una perfetta compenetrazione reciproca di
limiti e di libert, se vero che, in essa, con grande forza morale e con puntiglio si debbono
rispettare certi obblighi ma che con non minori forza e puntiglio s'ha da mettere in moto la
fantasia inventiva per tramutare quegli obblighi e quei limiti in elementi costruttivi e in fattori
di ordine, di equilibrio, di armonia, s' vero questo, la Ciaccona di Bach per violino solo
costituisce di tale estetico concetto una esemplare incarnazione.

Partita originariamente il nome per un brano musicale strumentale per uno strumento solista nel
periodo del XVI e XVII secolo, sebbene Johann Kuhnau e in seguito i compositori tedeschi (in
particolare Johann Sebastian Bach) abbiano iniziato ad usarlo per intere raccolte di brani, come
un sinonimo di suite.
Johann Sebastian Bach scrisse due raccolte di Partite per diversi strumenti. Oltre a quelle per strumenti
a tastiera, pubblicate con il nome di Clavier-bung I, ne esiste una suite in Si minore, le Ouverture alla
maniera francese (spesso chiamate semplicemente Ouverture francesi) che a volte considerata una
Partita (vedi Suites francesi). Le Partite di Bach sono a volte note anche come "Suite tedesche", in
analogia con la denominazione "nazionale" attribuita alla Suites inglesi ed alle Suites francesi.
Bach inoltre scrisse nel 1720 tre partite per violino solista, che un alle sonate.
Le Partite di Bach sono strutturate:

Pezzo di introduzione, diverso per ogni Partita (Preambolo, Fantasia, Sinfonia, Ouverture, ecc.)

Allemanda

Corrente

Sarabanda

Giga
Tra Sarabanda e Giga introduce le cosiddette galanterie, ovvero delle danze galanti,
come musette, bourre e minuetto
Il sistema di catalogazione BWV, o Bach-Werke-Verzeichnis ("Catalogo delle opere di Bach"),
permette di riferirsi con certezza, usando il relativo numero di opus, a una precisa composizione
di Johann Sebastian Bach fra le oltre mille censite da Wolfgang Schmieder, l'autore del catalogo.
I numeri BWV sono universalmente utilizzati e accettati come standard per la numerazione delle opere
di Bach.
A differenza di altri cataloghi, che sono organizzati in maniera cronologica, quello di Schmieder
ordinato per tipologia: ad esempio, i corali vengono per primi, poi le opere per organo, e cos via. Per
questo motivo un numero di BWV basso non identifica necessariamente un'opera giovanile.

BWV 1-524 - Composizioni vocali

BWV 525-771 - Composizioni per organo

BWV 772-994 - Composizioni per clavicembalo

BWV 995-1013 - Composizioni per strumenti solisti

BWV 1014-1040 - Composizioni di musica da camera per duetti e trii

BWV 1041-1071 - Suite per orchestra e concerti

BWV 1072-1080 - Composizioni contrappuntistiche

BWV 1081-1128 - Aggiunte recenti

BWV Anh. 1-212 - Appendice (Anhang)

Johann Sebastian Bach nasce il 31 marzo 1685 a Eisenach, una cittadina tedesca
che all'epoca contava circa seimila abitanti.

L'infanzia di Bach poverissima di notizie, eccezion fatta per alcuni avvenimenti


familiari. L'aneddotica tradizionale vuole Sebastian intento ad apprendere i primi
rudimenti musicali dal padre Ambrosius, che gli avrebbe insegnato a suonare il
violino e la viola, o occupato a voltare le pagine dei manoscritti mentre il secondo
cugino Johann Christoph suonava l'organo nella Georgenkirche.
Dal 1693 al 1695 frequenta la scuola di latino di Eisenach e dopo la morte dei
genitori, avvenuta proprio in quegli anni, viene accolto a Ohrdruf dal fratello
Johann Christoph, che gli impartisce con l'occasione anche lezioni di organo e
clavicembalo. Nel 1700 lascia la famiglia del fratello per recarsi a Luneburg, dove
entra a far parte del coro della Michaeliskirche e ha modo di conoscere G. Bohm,
un eminente organista, nonch compositore, del tempo.

Frequenta inoltre la biblioteca locale, che all'epoca disponeva di un nutrito archivio


con le musiche dei secoli precedenti. Dopo essere stato per poco tempo violinista
presso la corte di Sassonia-Weimar, nel 1703 diviene organista titolare di S.
Bonifacio ad Arnstadt e, in breve tempo, acquisisce una vasta rinomanza come
virtuoso. Nel 1705 intraprende un viaggio poi diventato leggendario: si reca infatti
a Lubecca per ascoltare il famoso organista D. Bextehude, che Sebastian
ammirava particolarmente per le sue composizioni e di cui aveva tanto sentito
parlare, affrontando il lungo percorso (400 km) totalmente a piedi!!!

Uno degli obiettivi si Bach, fra l'altro, era anche quello di sostituire, un giorno, il
grande e ammirato Maestro al seggio dello stesso organo. Purtroppo, tale desiderio
non ebbe mai modo di concretizzarsi. Il giovane musicista trova cos un'altra
sistemazione come organista di S. Biagio a Muhlhausen, dove in seguito si sistema
con la cugina Maria Barbara. Qui, nella solitudine e tranquillit della cittadina
tedesca, compone un gran numero di pezzi per organo e le prime Cantate (ossia
brani da eseguire durante la funzione sacra), che ci sono pervenute.

Contrariamente per a quello che ci ha tramandato la storiografia ufficiale, Bach


non aveva affatto un carattere facile e conciliante. Alcuni dissidi con i superiori,
dunque, lo inducono alle dimissioni e al trasferimento presso la corte di Sassonia-
Weimar come organista e musico di camera (violinista e violista). A Weimar
continua la composizione di musiche organistiche, particolarmente gradite al duca,
e ha modo di studiare le contemporanee musiche italiane, trascrivendo in
particolare concerti di Antonio Vivaldi (che Bach ammirava assai), A. e B. Marcello
e altri; copia fra l'altro le opere di un altro grande italiano, quel Frescobaldi che con
i "Fiori musicali" rappresentava uno dei vertici dell'arte clavicembalistica e
tastieristica in genere.

Poco valutato come compositore, la fama di Bach dilaga invece come insuperabile
organista, fama consacrata dai concerti che tiene nel 1713-17 a Dresda, Halle,
Lipsia e in altri centri. I fortunati ascoltatori rimangono di volta in volta rapiti,
commossi o sconvolti dalle capacit esibite dal genio, in grado di plasmare l'anima
dell'uditorio a seconda che voglia essere patetico o semplicemente virtuosistico.

I motivi per cui Bach abbandona il posto a Weimar, nel 1717, non sono stati ancora
definitivamente chiariti. Nello stesso anno assume la carica di maestro di cappella
alla corte riformata del principe Leopoldo di Anhalt-Cothen a Kothen, con l'incarico
di comporre Cantate d'occasione e musiche concertistiche. Il fatto che la musica
sacra non fosse praticata a Kothen (la corte era di confessione calvinista e perci
ostile all'impiego della musica nel culto) gli consente di dedicarsi con maggiore
applicazione alla musica strumentale. A quel periodo, infatti, risalgono appunto i
sei concerti detti "brandeburghesi" (perch scritti appunto alla corte del margravio
di Brandeburgo), le suites e sonate per strumenti soli o accompagnati e
soprattutto molta musica per clavicembalo, fra cui spicca il primo volume del
"Clavicembalo ben temperato".

Nel 1721, dopo la morte di Maria Barbara, Bach sposa in seconde nozze la
cantante Anna Magdalena Wulcken, figlia di un trombettista locale. Il periodo di
Kothen si conclude quindi nel 1723, quando Bach accetta il posto di Kantor nella
chiesa di S. Tommaso a Lipsia, lasciato vacante da J. Kuhnau.

Pur continuando a mantenere il titolo di Kappellmeister a Kothen, per, non


abbandona pi Lipsia, anche se i continui dissidi con i suoi superiori laici ed
ecclesiastici gli procurarono non poche amarezze. Durante i primi anni di attivit a
Lipsia compone un gran numero di cantate sacre e le celeberrime grandi Passioni,
ritornando alla musica strumentale solo verso il 1726.

Nel 1729 e fino al 1740 assume la direzione del Collegium Musicum universitario,
per il quale compone numerose cantate profane e concerti per uno o pi cembali,
nonch molta musica strumentale di vario genere. Il ventennio 1730-50 occupato
dalla composizione della Messa in si minore, alla rielaborazione di sue musiche
precedenti, alla soluzione di problemi di contrappunto (esempi illuminanti in tal
senso sono il secondo volume del "Clavicembalo ben temperato", i corali
organistici della raccolta del 1739 e le "Variazioni Goldberg").

Nel 1747 il re Federico II di Prussia lo invita a Potsdam, riservandogli grandi onori e


assistendo ammirato alle sue magistrali improvvisazioni. Tornato a Lipsia, un Bach
riconoscente invia al sovrano la cosiddetta "Offerta musicale", rigorosa costruzione
contrappuntistica di un tema scritto proprio dall'imperatore. Verso il 1749 la salute
del compositore comincia a declinare; la vista si affievolisce sempre pi e a nulla
valgono le operazioni tentate da un oculista inglese di passaggio a Lipsia.

Ormai completamente cieco, Bach detta la sua ultima, immensa composizione


(rimasta purtroppo incompiuta), l'"Arte della fuga" prima di esser colto da collasso
cardiaco, sopraggiunto poche ore dopo un prodigioso recupero delle facolt visive.

Muore il 28 luglio 1750, mentre la sua musica viene riscoperta definitivamente solo
nel 1829 grazie ad un'esecuzione di Mendelssohn della "Passione secondo Matteo".