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ANTIGONE

LE PERSONE DEL DRAMMA


ANTIGONE
ISMENE
CORO DI
VECCHI
TEBANI
CREONTE
GUARDIA
EMONE
TIRESIA
NUNZIO
EURIDICE

Creonte figlio di Meneceo, sovrano di Tebe dopo le recenti fatali


vicissitudini che gli dei ci hanno mandato

Sposa di Creonte

Davanti al palazzo reale di Tebe.


lora prima dellalba.
A: Ismene conosci sventura, fra quante hanno origine da Edipo, che a noi due
sopravvissute Zeus risparmier?
Sei al corrente delleditto che il generale ha proclamato or ora per tutta la citt? O
ignori le insidei che i nostri nemici tramano contro chi ci caro?
I: Nono so niente da quando abbiamo perso i nostri due fratelli, caduti nello stesso
giorno luno per mano dellaltro. Nientaltro so dopo che larmata argiva nel corso di
questa notte fuggita.
A: per questo ti ho fatta chiamare fuori dal palazzo.
Dei nostri due fratelli, Creonte ha deciso di concedere alluno onorata sepoltura e di
lasciare laltro indegnamente insepolto. Eteocle, ritenendo giusto di trattarlo secondo
le norme rituali, lo ha fatto seppellire, perch avesse onore tra i morti sotterranei; ma
il cadavere del misero Polinice ha ordinato che nessun cittadino lo seppellisca e lo
pianga, bens che sia lasciato illacrimato, insepolto, tesoro agognato per soddisfare la
fame degli uccelli allerta nel cielo.
Creonte sta per venire egli stesso ad annunciare apertamente il suo divieto a chi lo
ignora. A danno dei trasgressori prevista la morte per pubblica lapidazione.
Ora mostrerai se sei nata nobile o se sei la figlia degenere di nobili genitori.
I: ma se le cose stanno cos che vantaggio avrei ad agire o non agire?
(Dialogo Antigone Ismene pp. 45-47)
I: vuoi seppellirlo, infrangendo il pubblico divieto? Pensa a nostro padre, a nostra
madre, ai nostri fratelli, e ora noi considera la fine miserabile che faremo se violando
la legge trasgrediremo lautorit e i decreti dei capi. Dobbiamo ricordarci dhe siamo
donne, incapaci di tener testa a degli uomini. E nostro dovere obbedire a questi ordini.
Chiedo agli spiriti dei morti di perdonarmi in quanto subisco violenza; ma obbedir a
chi detiene il potere. Agire al di l dei propri limiti assolutamente insensato. Non
una questione di principi: non ho la forza di agire sfidando la citt.
A: Aiuterai questa mia mano a sollevare il cadavere? anche se tu rifiuti seppellir mio
fratello e tuo: nessuno dir che lho tradito. Creonte non ha il diritto di separarmi dai
miei.
Non cercher pi il tuo aiuto e anche se in futuro deciderai di agire, non gradir la tua
collaborazione. Resta quale vuoi essere: bello per me morire in questa impresa. Cara

a lui che mi caro giacer, per un santo crimine (VIOLATO UNA LEGGE UMANA PER
OSSERVARE UNA NORMA DIVINA): ben pi a lungo dovr essere cara ai vivi. Se credi
disonora ci che fra gli dei ha onore.
Non darti pena per me: metti in salvo il tuo destino.
Gridalo alto il mio piano, non tenerlo nascosto: tanto pi mi sarai odiosa col tuo
silenzion, se non lo proclamerari davanti a tutti. So di piacere a quelli a cui mio
obbligo piacere. Se tu continuerai a dire che bramo limpossibile, che non si dovrebbe
tentare limpossibile: io ti odier e giustamente sarai in odio al defunto. Almeno non mi
toccher una morte ignobile.
I: va, ma sappi che fino in fondo cara ai tuoi cari (Polinice e Ismene) sarai, anche se
folle.
(Antigone esce, Ismene entra nel palazzo. Entra il coro di vecchi tebani)
Corifeo: Creonte figlio di Meneceo, sovrano di Tebe dopo le recenti fatali vicissitudini
che gli dei ci hanno mandato ha fissato questa riunione di anziani.
Cr: vi ho convocao perch so come avete costantemente onorato lautorit regale di
Laio, e in seguito di Edipo, e poi siete rimasti leali ai loro figli. Ed ora che sono caduti
sono il che per la stretta parentela coi morti detengo il trono e potere assoluto.
Per me chi governa lo Stato senza attenersi alle decisioni pi giuste, ma tace per
qualche paura, lo stimo un essere spregevole; e parimenti non ho nessuna
considerazione per chi tiene un amico in maggior conto della propria patria. Sono
questi i principi in base ai quali far grande questa citt. In accorodo con essi leditto
che ho proclamato.
Eteocle, morto combattendo per la nostra citt, sia calato in sepolcro e riceva tutti i riti
che accompagnano sotto terra gli eroi; Polinice, ritorno dallesilio per emttere a ferro e
fuoco la terra paterna e gli altari degli dei indigeni e bram di dissetarsi del sangue
fraterno, riducendo noi altri in schiavit, si fa divieto a questa citt che alcuno gli
tributi ossequie o lamenti, sia lasciato insepolto e sfigurato, pasto di uccelli e cani.
Sorvegliate lesecuzione di questi ordini. Ho gi predisposto guardie a sorvegliare il
cadavere. Vi ordino di non mettervi dalla parte dei ribelli.
Coro: Tu hai il potere di adottare qualsiasi misura, sia verso i vivi che i morti.
Nessuno cos folle da cercare la propria morte.
(Entra una delle guardie)
Guardia:Non sono giunto di fretta. Ho avuto molte pause di meditazione e spesso per
la via mi voltavo a tornare indietro. Alla fine ha prevalso lidea di presentarmi a te. Ti
dico innanzitutto ci che mi riguarda: non sono stato io, non ho visto chi stato, non
sarebbe giusto che mi succedesse qualcosa.
Qualcuno poco fa ha seppellito il cadavere, poi sparito, dopo aver cosparso il corpo
di arida polvere e avergli tributato gli onori rituali.
Non so chi. Il colpevole non aveva lasciato segni. Non che fosse veramente sepolto:
ma appariva coperto da un lieve strato di polvere come se qualcuno avesse inteso
evitare la contaminazione (p. 61)
Allora iniziarono a volare parole grosse: una guardia accusava laltra. Alla fine visto
che la nostra indagine non era approdata a nulla intervenne uno. Afferm che
bisognava annunciarti laccaduto, in ogni particolare. La proposta ebbe successo e il
sorteggio ha condannato me.
Corifeo: ho il sospetto che il fatto sia voluto dagli dei.
Cr: Taci. Non ti permetto di affermare che gli dei si prendono cura di questo cadavere.
Quando mai hanno reso onore ai malvagi?
Ma gi da tempo uomini di questa citt, insofferenti del mio comando, levano contro di
me queste protese. Senza dubbio sono stati loro a indurre col danaro le mie guardie a
compiere il misfatto. Ma quanti per lucro si macchiano di questi crimini, ne pagano

presto il giusto prezzo. Capirai che i guadagni illeciti portano pi uomini alla rovina che
alla sua salvezza.
Guardia: il colpevole ti tormenta lanima, io lorecchio. Non ho compiuto io il fatto.
Cr: e invece s e per denaro hai venduto lanima. Se non mi troverete i colpevoli
potrete ben dire che i guadagni infami portano guai.
(La guardia esce. Creonte entra nel palazzo)
(Coro)
(Entra la guardia trascinando Antigone)
Guardia: lei la colpevole: labbiamo sorpresa a dare sepoltura al morto e a tributargli
gli onori funebri. Io ora ho il diritto di stare ormai al sicuro da tutti questi guai.
(Guardia racconta di quando ha colto in flagrante Antigone che seppelliva il fratello
pp.71-73)
Creonte: Vai guardia sei prosciolto dalla tua grave imputazione.
Antigone conoscevi leditto pubblico, eppure hai osato trasgredire questa norma?
(Dialogo Antigone Creonte pp. 73)
A: s, perch questo editto non Zeus proclam per me, n Dike, che abita con gli dei
sotterranei. Essi non hanno sancito per gli uomini queste leggi;
n avrei attribuito ai tuoi proclami tanta forza che un mortale potesse violare le LEGGI
NON SCRITTE, incrollabili degli dei, che da sempre sono in vita n alcuno sa quando
vennero alla luce.
Affrontare questa fine per me un dolore da nulla; dolore avrei sofferto invece, se
avessi lasciato insepolto il corpo di un figlio di mia madre. Forse pazzo chi di pazzia
mi accusa.
Corifeo: la ragazza ha indole fiera di un padre fiero: non sa cedere ai mali.
Cr: i temperamenti troppo duri facilmente si arrendono. Costei aveva gi dimostrato
arroganza trasgredendo le leggi in vigore; non contenta del primo ecco un altro
insulto, si vanta e ride del proprio crimine.
Ormai io non sarei pi un uomo, ma costei sarebbe luomo, se impunemente le
arrider un simile successo.
Sia pure figlia di mia sorella, n Antigone, n Ismene sfuggiranno a morte amarissima.
A: come acquistare fama pi illustre che dando sepoltura a mio fratello? Tutti costoro
mostrerebbero di apprezzare il mio gesto, se la paura non sbarrasse loro la bocca.
Cr: Tu sola, fra tutti i tebani la pensi cos.
A: no, la pensano come me, ma frenano la lingua per compiacerti.
Cr: non ti vergogni a distinguerti da loro?
A: non una vergogna onorare i consanguinei.
Cr: perch vuoi tributare a Polinice un empio onore confronto allaltro tuo fratello. I
giusti non devono ottenere li stessi onori dei criminali.
A: chi pu dire se fra i morti questa legge sante?
Io sono fatta per condividere lamore, non lodio.
Cr: e allora se vuoi amare, scendi sotto terra e ama i morti. Io, finch vivo, non
prender ordini da una donna.
(Ismene esce dal palazzo. Dialogo Antigone Ismene p.81)
Ismene: se Antigone daccordo, s ho commesso il fatto anchio e mi assumo la mia
parte di responsabilit.
A: no, Dike non te lo permetter: tu non hai partecipato. Ades e i morti sanno chi ag:
non amo chi ama a parole. Tu hai scelto di vivere, io di morire. Soffro a ridere di te.
Costoro apprezzano la tua saggezza, altri la mia. Tu sei viva, la mia vita si chiusa per
sempre al servizio dei morti.
I: no, non respingermi, lasciami venerare il morto con te.
Creonte vuoi uccidere la fidanzata di tuoo figlio?

Cr: altri solchi potr fecondare. Non voglio per mio figlio una cattiva sposa. Ades, non
io, troncher queste nozze.
Servi conducetele dentro e legatele. Anche gli audaci cercano di fuggire avvicinandosi
alla morte.
(Coro)
(Giunge Emone e avanza verso il padre. Dialogo Emone Creonte pp. 87-97)
Emone: nessun matrimonio sar per me mai pi prezioso della tua guida sicura.
Cr: Proprio questo il principio che devi tenere saldo: assecondare in tutto la volont
paterna. Non perdere la testa per il piacere che una donna ti pu dare. Lascia che trovi
un marito tra i morti. Poich l ho sorpresa in un atto di aperta ribellione, non smentir
la mia parola di fronte alla citt. Ma la uccider. Si appelli pure a Zeus protettore dei
consanguinei; se lascer crescere linsubordinazione nel seno stesso della mia
famiglia, cosa dovr tollerare dagli estranei? Chi saggio verso i propri familiari si
mostrer giusto anche verso i cittadini; ma chi presume di dare ordine ai capi non avr
mai il mio consenso. A chiunque la citt abbia affidato il potere a costui si deve
obbedienza. Bisogna sostenere le disposizioni dellautorit e a nessun costo lasciarsi
vincere da una donna. E preferibile soccombere a un uomo se necessario: almeno
nessuno dir che siamo pi deboli di una donna.
Corifeo: ci sembra che tu abbia parlato con saggezza.
Emone: In che senso tu abbia parlato rettamente, io non potrei dire. Ma mio compito
naturale osservare quanto si dice o si fa o si contesta. Io tenendomi nellombra posso
udire tutto, so quanto la citt lamenta questa fanciulla. Morire della morte pi indegna
per un atto cos nobile. Queste le voci in segreto. Non trincerarti nellidea che solo ci
che dici tu, e nientaltro, sia giusto. Concedi al tuo amico un qualche cambiamento.
Corifeo: entrambi avete parlato bene.
Cr: alla mia et dovr sentire una predica da un ragazzo?
E un bel comportamento aver riguardo per i ribelli? Costei non forse una ribelle?
Emone: Lo nega tutto il popolo di Tebe.
Cr: sar la citt a dirmi gli ordini che devo dare? Non si suol dire che una citt di chi
la comanda? Lui chiaro parteggia per quella donna. Offendo la giustizia se esercito i
miei poteri?
Emone: tu clapesti gli onori dovuti agli dei. Se tu non fossi mio padre direi che hai
perduto la ragione.
Cr: conducimi quellessere odioso, che muoia subito, davanti agli occhi del fidanzato.
Emone: lei non morir, ne mai pi potrai posare lo sguardo sulla mia faccia (esce)
(Creonte spiega che morte intende infliggere ad Antigone p. 97)
Luogo non calcato da piede umano, chiusa viva in una grotta rupestre, con quel tanto
di cibo che basti a non commettere sacrilegioe evitare che tutta la collettivit ne sia
contagiata. L pregando Ades forse otterr di non morire o capir che venerare i morti
fatica sprecata.
(Coro)
(Appare Antigone attorniata dai servi di Creonte: Antigone (canto funebre?) Coro
pp. 99-109)
Creonte: Muratela nella sua camera sepolcrale e l abbandonatela, sola, segregata da
tutti, sia che intenda morire, sia che voglia sopravvivere nella tomba.
Comunque nei riguardi di costei le noste mani sono pure: ci di cui la priviamo il
diritto a rivedere la luce del sole.
A: non avrei intrapreso questa audacia sfidando il volere della citt n per i figli, n se
avessi visto putrefarsi il corpo del mio sposo (p. 107)
(Coro)
(Tiresia: profezia a Creonte pp. 115-117)

T: cedi di fronte a un morto, non voler colpire un cadavere.


Cr: tutti voi scagliate le feecci contro di me; e non mi risparmiate neanche la
divinazione: gi in passato tu e i tuoi simili avete mercanteggiato sulla mia pelle.
avida di denaro tutta la razza degli indovini. Arricchitevi ma quelluomo no, non lo
seppellirete. Neppure se le aquile di Zeus volessero portare i brandelli del suo
cadavere fino al trono del dio: neppure allora, per paura di questo contagio permetter
che sia sepolto. Gli uomini non hanno il potere di contaminare gli dei.
Sei bravo come indovino, peccato che ti vadano a genio le ingiustizie.
T: minsulti se dici che le mie profezie sono false. Mi costringerai a rivelare segreti
sigillati nel mio animo
(II profezia di Tiresia pp.119-121)
Corifeo: tremende profezie. E ben sappiamo che non ha mai vaticinato il falso alla
nostra citt. Libera la ragazza dal carcere sotterraneo e prepara una tomba per il
cadavere insepolto. Subito, rapide le sciagure.
Cr: ne sono turbato. Mi pesa, s, ma ugualmente rinuncio alla mia decisione: non si
deve lottare contro il destino.
Via, servi andate, impugnate le asce, correte a quel poggio l in vista. Ora che ho
mutato sentenza, io stesso la liberer cos come la imprigionai. Temo sia meglio
osservare fino al termine della propria vita le leggi stabilite.
(Coro)
(Arriva un nunzio)
Nunzio: Prima Creonte appariva invidiabile: aveva salvato dai nemici questa terra
tebana, e conquistato il potere assoluto governava la citt, fiorendo della nobile
semente dei suoi figli. E ora tutto perduto. Quando un uomo ha perduto le gioie
dellesistenza si pu dire che come un morto che respira. Accumula pure ricchezze
nella tua casa: ma se la gioia si spenta si pu dire che non vive pi.
Sono morti, e la colpa dei vivi. Emone morto, di mano sua si uccise, irato col padre
per luccisione di Antigone.
Euridice: O cittadini, ho udito le vostre parole metre uscivo dal palazzo per rivolgere a
Pallade la mia supplica. Ud di una disgrazia che aveva colpito la mia famiglia. Persi i
sensi. Ripetetemi la notizia: sono una donna che ha sofferto.
(Nunzio racconta cosa successo pp. 127)
(Euridice rientra nel palazzo)
Corifeo: se n andata senza profferire parola, n buona n cattiva. Un silenzio
eccessivo mi fa tremare.
(Nunzio rientra nel palazzo)
(Entra Creonte, recando fra le braccia il figlio morto)
Corifeo: arriva il re recando fra le braccia la prova palese che non ad altri deve la
propria rovina, ma al suo cieco errore.
Ahim quanto in ritardo riconosci il giusto.
(Rientra il Nunzio)
Nunzio: la tua sposa mort, colei che veramente madre di questo cadavere. Appena
ora si trafitta con un colpo di spada.
Cr: la vedo la seconda disgrazia, quale sore ancora mi attende? Ho appena sollevato
fra le braccia mio figlio ed ecco ora mi trovo davanti agli occhi un altro cadavere.
Nunzio: ha pianto il destino illustre del figlio che per primo le mor, Megareo, e poi ha
pianto Emone, e infine sciagure orribili ha imprecato su di te, lassassino dei tuoi figli.
Cr: dallo sgomento sono travolto. Perch qualcuno non mi colpisce nel petto con la
spada affilata? Su nessun altro ricadr, solo mia questa colpa. Portatemi via non
sono pi nulla. Si mostri delle morti da me causate la suprema, a me recando il giorno
estremo.

Corifeo: questo appartiene al futuro, ora dobbiamo occuparci delle presenti


incombenze; di tutto il resto avranno cura coloro che debbono aver cura.
Cr: ma tutto ci che desidero in quella preghiera.
Corifeo: rinuncia a quelle preghiere: non c scampo per i mortali alle sventure ormai
decretate.
Cr:Me sventurato non so a chi di voi due (figlio e moglie) volgere lo sguardo n dove
cercare aiuto: tutto mi scivola tra le dita. Un destino intollerabile sul mio capo
balzato. (rientra nel palazzo)
Corifeo: La saggezza la prima condizione della felicit. Non si deve mai compiere
empiet verso gli dei. Le parole superbe degli uomini arroganti scontano colpi spietati
del destino e in vecchiaia insegnano ad essere saggi.