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IL RISORGIMENTO ITALIANO

LIDEA DI ITALIA
Come molti altri paesi europei (Polonia, Irlanda, Grecia, Ungheria) anche lItalia conobbe un
processo di graduale riscoperta e di sempre pi netta rivendicazione della propria identit
nazionale. Questo processo che avrebbe portato alla conquista dellINDIPENDENZA, fu definito
col nome di RISORGIMENTO in modo da sottolinearne il carattere di rinascita culturale e politica,
di riscatto da una condizione di servit e di decadenza morale, di ritorno ad un passato glorioso
(non importa se reale o meno).
A differenza degli altri paesi europei, lItalia non aveva mai conosciuto lesperienza di uno Stato
unitario, tranne durante limpero romano quando era unita politicamente ma allinterno di
unentit statale di tipo universalistico e sovrannazionale. In seguito, era sempre rimasta divisa
e, almeno in parte, subordinata a sovranit straniere: a partire dal 500 (in corrispondenza con
una stagione di splendore artistico indiscusso) la dipendenza politica era diventata completa.
Tuttavia, una nazione italiana nel senso di comunit linguistica, culturale, religiosa ed in parte
economica esisteva almeno fin dallet dei comuni, mentre lidea di Italia come entit ben
definita era stata viva nel pensiero degli intellettuali italiani a partire da Petrarca fino a
Macchiavelli o ad Alfieri, nel 700 con la diffusione del pensiero illuminista, questa
consapevolezza si era fatta pi viva e si era manifestata in misura crescente laspirazione ad una
rinascita, a un rinnovamento culturale e morale di tutto il popolo italiano anche se questa
aspirazione non si era tradotta immediatamente in una precisa rivendicazione politica.
Voci unitarie ed indipendentiste erano emerse, negli ultimi decenni del secolo, allinterno del
movimento giacobino, soprattutto fra le correnti pi radicali, ma erano rimaste soffocate dalla
contraddizione tipica di tutto il giacobinismo italiano: lessere portatore di idee rivoluzionarie
anche nel campo dei rapporti fra le nazioni e di dover legare la realizzazione di queste idee alle
sorti di una potenza straniera. La stessa esperienza delle repubbliche giacobine e poi del regno
dItalia, nonostante fosse stata unesperienza positiva per aver unito in un unico organismo
statale tutte le popolazioni della parte pi progredita del paese, era stata indebolita da questa
contraddizione di fondo aggravata dalla politica assolutista e nazionalista di Napoleone.
Con la restaurazione ed il consolidamento dellegemonia austriaca su tutta la penisola, la
situazione dellItalia peggior sotto molti punti di vista anche se per i patrioti molti problemi
risultarono semplificati: la lotta per gli ideali liberali e democratici poteva ora coincidere con
quella per la liberazione dal dominio straniero. Nei primi moti rivoluzionari del 1820-21 la
questione nazionale era pressoch assente o comunque subordinata alle rivendicazioni di ordine
costituzionale, alle spinte per un mutamento politico allinterno dei singoli stati. Nei moti di 10
anni dopo del centro-nord, lassenza di una visione unitaria risult ancora in maniera molto
evidente. A seguito dei fallimenti di tutte queste iniziative, nascer lidea di Mazzini che avr
come fulcro la rivendicazione dellunit e dellindipendenza nazionale.

I MOTI DEL 1820-21


Coinvolsero il REGNO DI SICILIA ed il REGNO di SARDEGNA.
1/07/1820, pochi mesi dopo linsurrezione spagnola, scoppi una rivolta a NOLA (provincia di
Napoli), per iniziativa di due giovani ufficiali carbonari Michele MORELLI e Giuseppe SILVATI
appoggiata da numerosi alti UFFICIALI ex murattiani come Guglielmo PEPE. Il re FERDINANDO I fu

costretto a concedere una COSTITUZIONE simile a quella spagnola del 1812. Questa rivoluzione
segu un decorso analogo a quella di Spagna e dovette affrontare problemi molto simili: le
divisioni tra democratici e moderati, il comportamento ambiguo del re (ostile alla costituzione) e
lavversione del governo austriaco preoccupato per la fine dellequilibrio nella penisola.
15/07/1820, PALERMO diede vita ad unaltra violenta ribellione che registr ampia partecipazione
delle MASSE POPOLARI: operai, artigiani e aristocratici delusi dalla politica accentratrice della
monarchia napoletana che aveva tolto a Palermo il ruolo di capitale. La rivolta assunse un chiaro
carattere SEPARATISTA (tendenza di una popolazione con particolari caratteristiche storiche,
linguistiche o religiose a separarsi dallo Stato di sui fa parte) a cui il governo di Napoli reag
inviando in Sicilia un corpo di spedizione. Isolata e indebolita dalle divisioni creatisi tra popolo e
aristocrazia, la rivolta fu domata in pochi giorni, verso la fine di ottobre.
Il successo della rivolta napoletana accese le speranze dei liberali italiani, attivi specialmente in
Piemonte e Lombardia, regioni in cui si era diffusa una nuova organizzazione, la FEDERAZIONE
ITALIANA, che agiva in collaborazione con la carboneria e aveva come obiettivo la cacciata degli
austriaci dal Lombardo-Veneto e la formazione di un regno costituzionale indipendente nellItalia
settentrionale. In LOMBARDIA, ogni ipotesi insurrezionale fu per stroncata dalla scoperta,
nellottobre del 1820, di unorganizzazione carbonara e dal conseguente arresto dei suoi capi
Silvio PELLICO e Pietro MARONCELLI, condannati a pesanti pene detentive.
In PIEMONTE, dopo molte esitazioni dovute ai contrasti tra democratici e moderati (che voleva
agire in accordo con il re), il moto scoppi nel marzo del 1821 quando alcuni reparti dellesercito
si ammutinarono inducendo il re VITTORIO EMANUELE I ad abdicare in favore del fratello, CARLO
FELICE; tuttavia, essendo il nuovo re lontano dal regno, la reggenza fu affidata al nipote di questi
CARLO ALBERTO che aveva manifestato qualche simpatia per la causa liberale tanto da
concedere una costituzione simile a quella spagnola, ma, dopo essere stato sconfessato e
richiamato allordine da CARLO FELICE, si un alle truppe lealiste e, insieme con contingenti
austriaci, sconfisse a NOVARA i rivoluzionari guidati dal conte SANTORRE DI SANTAROSA (inizi di
aprile).
La fine dellesperienza liberale piemontese si inquadrava nella generale sconfitta delle correnti
costituzionali e patriottiche, delineatasi gi alla fine del 1821 con la sfortunata conclusione della
rivoluzione napoletana.
Nellautunno del 1820 il cancelliere austriaco METTERNICH aveva convocato un congresso delle
potenze europee a TROPPAU (in Moravia) dove aveva sostenuto la necessit di un intervento
armato nel napoletano; in un convegno successivo (gennaio 1821), a LUBIANA, lo stesso
FERDINANDO I, nonostante si fosse impegnato a difendere la scelta costituzionale, invoc laiuto
delle potenze alleate. Cos, il 23/03/1821 gli austriaci entrano a Napoli e restaurano il potere
assoluto di FERDINANDO I che mise in atto una dura repressione contro i protagonisti della
rivoluzione.
Anche in Piemonte la fine del moto costituzionale fu seguita da una raffica di condanne contro i
militari ribelli e da un massiccio esodo allestero di patrioti, tra cui Santorre.

I MOTI DEL 1830


Le insurrezioni che scoppiarono allinizio del 1831 nei ducati di Modena e Parma e in una parte
dello stato della Chiesa, furono una diretta conseguenza della nuova situazione creatasi dopo la
rivoluzione del luglio 1830 in Francia oltre che il risultato di una precedente trama cospirativa

che aveva il suo centro nel ducato di Modena e si giovava dellambiguo sostegno del duca
FRANCESCO IV che sperava di profittare di un eventuale sommovimento politico per diventare
sovrano di un Regno dItalia centro-settentrionale, per questo entr in contatto con CIRO
MENOTTI, esponente di una societ segreta operante nel ducato, lavorava per allargare allo Stato
pontificio e alla Toscana la trama di una cospirazione destinata a porre le premesse per unItalia
unita sotto una monarchia costituzionale.
Non appena si rese conto che lAustria si sarebbe opposta a qualsiasi mutamento politico in
Italia, il duca, abbandon ogni idea di cospirazione e fece arrestare i capi della congiura riuniti in
casa Menotti (3/02/1831)
Bloccata a Modena, la rivolta scoppi a BOLOGNA (4/02/1831) e si estese immediatamente a tutti
i centri principali delle LEGAZIONI PONTIFICIE: ROMAGNA (con PESARO e URBINO) oltre che le
attuali province di BOLOGNA e FERRARA (territori amministrati tramite CARDINALI LEGATI). Dalle
legazioni il moto dilag nel DUCATO di PARMA e in quello di MODENA costringendo FRANCESCO
IV alla fuga.
Contrariamente ai moti del 1820-21, questa volta a mobilitarsi furono soprattutto i ceti
BORGHESI appoggiati dallaristocrazia liberale e in alcuni casi anche dal popolo (soprattutto nelle
legazioni, dove era diffuso il malcontento per il malgoverno pontificio). Sia a Bologna che nei
Ducati, queste mobilitazioni (che si manifestavano con dimostrazioni e tumulti di piazza) furono
sufficienti per aver ragione di un potere strutturalmente debole e poco preparato alluso
sistematico della repressione militare, nello Stato pontificio, questa debolezza era accentuata
dalla vacanza del trono papale poich lo scoppio dei moti coincise con il conclave dal quale
sarebbe poi stato eletto GREGORIO XVI.
Un'altra novit fu il tentativo di coordinare le singole insurrezioni cittadine in un moto unitario:
nelle Legislazioni fu costituito un GOVERNO delle PROVINCE UNITE con sede a BOLOGNA, fu
organizzato un corpo di volontari col compito di marciare verso Roma.
Lesito del moto fu condizionato negativamente sia dal persistere delle DIVISIONI MUNICIPALISTE
(Modena e Parma mantennero governi autonomi e non collaborarono allo sforzo militare delle
province unite) sia dal riproporsi del contrasto fra democratici (volevano assumere subito
liniziativa e portare la lotta fin nel cuore dello Stato della Chiesa) e moderati (favorevoli a una
tattica attendista, che faceva assegnamento sulla presunta opposizione della Francia a un
intervento austriaco nella penisola).
Il regime orleanista non si impegn in difesa delle rivoluzioni italiane ed il governo austriaco, una
volta accertatosi delle intenzioni di Luigi Filippo, procedette indisturbato alla repressione. Alla
fine di marzo, dopo aver occupato i Ducati senza quasi incontrare resistenza, lesercito
asburgico, entr nei territori pontifici e sconfisse a RIMINI le forze degli insorti. Il ritorno al
vecchio ordine fu accompagnato dalla repressione: MENOTTI fu condannato a morte ed
impiccato; anche il nuovo papa procedette con lunghissime pene detentive nei confronti degli
insorti emiliani e romagnoli.

MAZZINI E LA GIOVINE ITALIA


Lesito negativo delle insurrezioni nellItalia centro-settentrionale, segn la crisi irreversibile della
Carboneria e mise in evidenza i vizi di fondo dellimpostazione strategica e organizzativa che
aveva fin allora guidato il corso delle rivoluzioni italiane: la necessit di affidarsi a sovrani (che si
rivelano poi inaffidabili se non traditori), leccessiva fiducia riposta negli interventi stranieri, la

segretezza delle trame (soprattutto verso i reali obiettivi dei moti, che ostacolava una pi ampia
partecipazione nazionale) e lassenza di una direzione unitaria. Progetti unitari e repubblicani
erano gi presenti tra il 1820 ed il 1830 ma solo allinizio del 1830, lideale dellunit italiana da
conseguirsi attraverso unautentica lotta di popolo (e non grazie a cospirazioni o accordi tra i
principi) si diffuse tra i patrioti e si tradusse in dottrina organica e in concreto programma
dazione grazie allopera di GIUSEPPE MAZZINI.
MAZZINI era nato a Genova nel 1805 da una famiglia della borghesia medio-alta. Si era accostato
sin da giovane alle idee democratiche e patriottiche, aveva svolto attivit pubblicistica su alcuni
periodici romantici e nel 1827 aveva aderito alla carboneria. Arrestato nel 1830 per la delezione
di uninformazione e posto davanti alla scelta fra lesilio e il confinio in un piccolo centro del
Piemonte, era emigrato a Marsiglia, dove era entrato in contatto con i maggiori esponenti
dellemigrazione democratica (Buonarroti) ma sub anche linfluenza delle maggiori voci politiche
dellepoca (Sismondi, Lamennais, i sansimoniani). Venne cos prendendo corpi una concezione
politica personalissima, in cui loriginaria ispirazione democratica si mescolava con una forte
componente mistico-religiosa.
Quella di Mazzini era una religiosit tipicamente romantica, dove Dio si identificava con lo spirito
insisto nella storia e, in ultima analisi, con la stessa umanit. La fede nella libert e nel progresso
umano doveva dunque essere vissuta come una fede religiosa; la rivendicazione dei diritti degli
individui e delle nazioni non poteva essere separata dalla consapevolezza dei doveri delluomo e
della coscienza di una missione spettante ai popoli quali strumenti di un disegno divino, di qui la
famosa formula mazziniana DIO E POPOLO. Critico dellindividualismo settecentesco, credeva
fermamente nel principio di associazione. Al di sopra dellindividuo cera la famiglia, poi la
nazione, poi lumanit. Cos come gli individui, anche le nazioni dovevano associarsi per
cooperare al bene comune.
La NAZIONE (intesa come entit culturale e spirituale) era la cellula fondamentale attraverso cui
si sarebbe realizzato il sogno di unumanit libera e affratellata. Solo uniti in nazioni i popoli
possono assolvere la loro missione storica. AllItalia, spettava il compito di impugnare la bandiera
delle nazioni oppresse, di abbattere i pilastri principali del vecchio ordine (impero asburgico e
Stato della Chiesa) e di farsi iniziatrice di un generale moto di emancipazione. Se la Roma dei
Cesari aveva unificato politicamente lEuropa, se la Roma dei papi laveva assoggettata a
ununica autorit religiosa, la terza Roma sarebbe stata il centro di una nuova e pi alta unit
morale e sociale di tutti i popoli della terra.
In una concezione del genere, non cera spazio per le teorie materialistiche o economicistiche e
per le tematiche legate alla lotta di classe. Mazzini, tuttavia, non ignorava questi problemi ed era
favorevole anche a riforme audaci (divisione delle terre incolte e la nazionalizzazione delle
miniere) ma difendeva il diritto di propriet come base dellordine sociale, considerando
pericolosa qualsiasi teoria che tendesse a dividere la collettivit nazionale e a rompere lunit
spirituale del popolo; anche la questione sociale si sarebbe dovuta risolvere attraverso il principio
di associazione: si impegn, infatti, nella promozione di cooperative e societ di mutuo soccorso
fra gli operai.
Il programma politico di Mazzini prevedeva unITALIA INDIPENDENTE con un governo UNITARIO e
REPUBBLICANA; non ammetteva alcun compromesso con la monarchia e rifiutava ogni soluzione
di tipo federalistico pur prevedendo ampie autonomie per i comuni. Lunica via verso
lindipendenza era lINSURREZIONE di TUTTO il POPOLO. Ci sarebbe stato possibile attraverso
una nuova organizzazione che rendesse pubblici, fin da subito, membri e principi fondamentali

svolgendo cos, unopera di continua educazione politica. La nuova organizzazione nacque in


Francia (estate 31) e venne chiamata GIOVINE ITALIA, adott come vessillo la bandiera tricolore
e riun attorno a Mazzini numerosi emigrati dellultima generazione e molti giovani democratici
che ancora operavano in Italia.
Convinti della necessit di un legame strettissimo tra PENSIERO e AZIONE, questi non
aspettarono il maturare di una condizione internazionale favorevole per mettere in atto i loro
progetti ed organizzarono tra gli anni 30 e 40 diversi tentativi insurrezionali in Italia.
Nellaprile del 1833 fu scoperta una congiura in Piemonte (dove la giovine Italia era riuscita a
fare molta proseliti), vi furono diversi arresti e 27 condanne a morte (solo 12 eseguite) ed oltre
200 patrioti furono costretti allesilio.
Nel febbraio del 1834 fu bloccato sul nascere un progetto rivoluzionario basato su una spedizione
di un corpo di volontari che dalla Svizzera sarebbe entrato in Savoia e su una contemporanea
insurrezione a Genova. Ruolo importante fu svolto da GIUSEPPE GARIBALDI, marinaio di Nizza,
che sfuggito alla cattura e condannato a morte in contumacia, dovette riparare in Sud America.
Lesito fallimentare della spedizione in Savoia (seguito da una serie di arresti nel LombardoVeneto ed in Toscana) fu un duro colpo sia per il prestigio di Mazzini che per lattivit della
Giovine Italia. Privato dei suoi migliori collaboratori, Mazzini dovette affrontare notevoli difficolt
(espulso dalla Francia, poi dalla Svizzera, si trasfer in Gran Bretagna) ed una vera e propria crisi
di coscienza da lui definita la tempesta del dubbio, che, tuttavia, fu superata in breve:
anchegli era convinto che la santit della sua causa giustificasse anche i sacrifici pi dolorosi.
Nellaprile del 1834, aveva dato vita, con esuli di altre nazionalit, alla GIOVINE EUROPA,
iniziativa dal valore prettamente simbolico e che sort scarsi effetti sul piano operativo.
Nel 1840 rifonda la GIOVINE ITALIA (dissoltasi dopo il 1834-1835) e riesce a rimettersi in contatto
con numerosi gruppi clandestini italiani.
Nella prima met del 1840 vi furono numerosi tentativi insurrezionali.
Nel 1843 e nel 1845 furono soffocati due moti nelle Legazioni Pontificie.
Nel giugno-luglio 1844, fall una spedizione in Calabria organizzata da due giovani veneziani, i
fratelli ATTILIO ed EMILIO BANDIERA, ufficiali nella marina austriaca aderenti alla giovine Italia.
Questi avevano sperato di far sollevare le masse contadine contro i Borbone; furono catturati e
fucilati (con altri 6 compagni) causa indifferenza popolazione locale.
Nessuno di questi moti fu organizzato da Mazzini (che era contrario), tuttavia il ripetersi dei
fallimenti contribu ad alimentare le critiche nei confronti dei metodi mazziniani e forn nuove
argomenti alle polemiche di parte moderata contro le strategie rivoluzionarie.

LEVOLUZIONE DEGLI STATI ITALIANI


Il decennio 1830-1840 trascorse sotto il segno di una sostanziale continuit col periodo della
restaurazione.
STATO DELLA CHIESA: GREGORIO XVI blocc ogni forma razionalizzatrice ed ogni iniziativa di
progresso (ferrovia).

REGNO DELLE DUE SICILIE: FERDINANDO II si impegn molto nella repressione delle frequenti
rivolte e del sempre pi preoccupante separatismo siciliano.
REGNO DI SARDEGNA: con lavvento al trono di CARLO ALBERTO (1831), nonostante il suo
orientamento verso posizioni clericali e legittimistiche, vi furono alcune innovazioni nella
struttura istituzionale (che rest comunque assolutista) e nellarretratissima legislazione del
Regno. 1831 viene istituito un CONSIGLIO DI STATO di nomina regia, con funzioni puramente
consultative, cui segu nel 1843 un nuovo CODICE COMMERCIALE. Qualche progresso si registr
nel settore dellistruzione e in quello delle comunicazioni stradali.
GRANDUCATO DI TOSCANA: la stretta tutela dellAustria imposta al granduca LEOPOLDO II,
sovrano illuminato relativamente tollerante, determin la chiusura dellAntologia.
Importante iniziativa fu quella di convocare a Pisa nel 1839, il primo CONGRESSO degli
SCIENZIATI ITALIANI, dai congressi era esclusa qualsiasi argomentazione politica, tuttavia, il fatto
stesso che centinaia di intellettuali si incontrassero regolarmente e pubblicamente per discutere
di problemi di interesse comune (agraria, istruzione ecc) rappresent un importante contributo
alla formazione di unopinione pubblica e di una classe dirigente nazionale.
Novit ci furono anche nel settore economico che continuava ad essere caratterizzato da una
condizione di notevole arretratezza rispetto alle zone pi progredite dEuropa. Il settore agricolo
restava legato alle tecniche e ai sistemi di conduzione dellantico regime: solo in poche zone
della Lombardia e del Piemonte si erano realizzati progressi consistenti nella cerealicoltura e
nellallevamento. Lindustria era rimasta estranea alla tecnologia delle macchine: il settore
tessile si fondava sulla manifattura tradizionale e sul lavoro a domicilio. Le ferrovie ebbero un
avvio molto lento e ritardato: inizi la costruzione sistematica negli anni 40 e solo in Piemonte,
Lombardo-Veneto e Toscana. Questo avvio contribu a dare nuovo slancio alleconomia degli stati
italiani. Altri fattori di progresso furono i progressi del sistema bancario, lo sviluppo di porti e
della marina mercantile, il generale incremento del commercio internazionale.
Si trattava comunque di progressi limitati non tali da permettere la riduzione del ritardo cha
andava accumulandosi nei confronti delle altre nazioni europee, tuttavia si svilupp la riflessione
dellopinione pubblica riguardo i danni derivati dalla mancanza di un mercato nazionale e di un
efficiente sistema di comunicazioni: venne proposta lideazione di una unione doganale su
modello dello ZOLLVEREIN tedesco. Altri argomenti di discussione furono il confronto con gli altri
paesi europei e la necessit di elaborare un nuovo e pi razionale assetto politico di tutta la
penisola.

LE NUOVE CORRENTI POLITICHE: MODERNISMO, NEOGUELFISMO, FEDERALISMO


Nel corso degli anni 40 il dibattito politico italiano si ampli e si arricch di nuove voci. La
principale novit fu lemergere di un orientamento moderato il quale cercava soluzioni
gradualistiche e indolori tali da non comportare luso della violenza e lo scontro con le autorit
costituite. Fondamenti del pensiero moderato furono i tentativi di conciliare la causa liberale e
patriottica con la religione cattolica (vista come il pi importante fattore di unit nazionale) e con
magistero di Roma.
Una corrente cattolico-liberale esisteva in Italia sin dagli anni della Restaurazione e aveva i suoi
esponenti pi illustri in Alessandro Manzoni e in Antonio Rosmini, fautore di una riforma interna

alla Chiesa, ricordiamo anche alcuni intellettuali toscani come Gino CAPPONI, Raffaello
LAMBRUSCHINI e Bettino RICASOLI, questi si erano formati attorno allAntologia di Viesseux.
La condanna papale del 1832 (rivolta principalmente verso il gruppo francese dellAvenir) si
ripercosse anche sul cattolicesimo liberale italiano, limitandone gli spunti pi apertamente
riformatori; tuttavia vi furono altri strumenti per la diffusione del pensiero cattolico-moderato:
romanzi di ambientazione medioevale (Tommaso GROSSI e Cesare CANTU), opere storiche
(Carlo TROYA e Cesare BALBO) che rivalutano il ruolo della Chiesa e del papato nella storia
esaltandone il ruolo di difensori della libert dItalia.
Si form una nuova scuola di pensiero che venne definita NEOGUELFITA e che suscit per
reazione lemergere di una corrente NEOGHIBELLINA impersonata principalmente da due scrittori
toscani di orientamento repubblicano ed anticlericale: Francesco Domenico GUERRAZZI e
Giovanbattista NICCOLINI.
Il momento di maggior popolarit del NEOGUELFISMO fu dopo il 1843, in coincidenza con luscita
di un libro Del Primato morale e civile degli italiani scritto dallabate torinese Vincenzo GIOBERTI,
egli riprese e capovolse il concetto di una speciale missione del popolo italiano: la missione si va
ad identificare con il magistero della Chiesa, ed il primato di cui si parla nel titolo quello che
deriva allItalia dallessere sede del papato e dallaverne condiviso nel corso dei secoli la
missione di civilt. Per il ritorno alla gloria passata vi era bisogno di riforme politiche ed
amministrative, non vedeva il necessario bisogno di ununit politica di base. Egli proponeva una
CONFEDERAZIONE FRA GLI STATI ITALIANI fondata sullautorit superiore del PAPA (che ne
avrebbe assunto la presidenza) e sulla forza militare del Regno di Sardegna. Ipotesi alquanto
utopistica perch puntava su unevoluzione liberale e nazionale della Chiesa inimmaginabile
sotto il pontificato di Gregorio XVI. Punti di forza erano: lassenza di una rivoluzione bellicosa;
laccordo con il sentimento cattolico della borghesia e il soddisfare gli ideali patriottici poich
rivendicava allItalia un primato morale e civile fra le nazioni europee.
Lopera di GIOBERTI apr un intenso dibattito politico e fu seguita da diverse proposte che ne
riecheggiano i temi fondamentali.
1844: Le speranze dItalia di Cesare Balbo, auspica una lega (doganale e militare) fra gli stati
italiani, contrariamente a Gioberti si pone il problema della presenza dellAustria e si propone di
risolvere la questione con mezzi diplomatici sfruttando la naturale tendenza dellImpero
asburgico ad interessarsi maggiormente dellEuropa centro-orientale.
1846: Della nazione italiana di Giacomo Durando, rilancia il progetto monarchico-federalista
ipotizzando la divisione dellItalia in 3 stati retti da regimi costituzionali: uno a nord sotto i
SAVOIA, uno a SUD sotto i BORBONE ed uno al centro sotto i LORENA.
1846: Gli ultimi casi di Romagna di Massimo DAzeglio, dura critica sia del malgoverno pontificio
sia delle iniziative insurrezionali (giudicate inutili e addirittura dannose per la causa nazionale),
egli, indicava la via delle riforme graduali senza escludere, in prospettiva, una soluzione militare
affidata alle armi del Regno Sabaudo.
Anche in LOMBARDIA si svilupp contemporaneamente una corrente DEMOCRATICA,
FEDERALISTA e REPUBBLICANA.
Carlo CATTANEO, direttore della rivista Il Politecnico erede della tradizione di pragmatismo e
riformismo illuminista, uomo di immensa cultura specialmente economica e sociale, causa

formazione illuminista diffida della mistica romantica di Mazzini; la sua profonda avversione
verso il governo austriaco, tuttavia, non gli impediva di considerare con ostilit la prospettiva di
un assorbimento da parte di un Piemonte ancora assolutista e clericale. Cos come i moderati,
egli vedeva nelle riforme politiche e nello sviluppo economico allinterno dei singoli stati
(insistendo sui temi del liberismo doganale, delle vie di comunicazione e dellistruzione pubblica),
la via per la soluzione del problema italiano, tuttavia prevedeva come risultato finale una
CONFEDERAZIONE REPUBBLICANA su modello di Svizzera e Stati Uniti che lasciasse ampio spazio
di autonomia a tutte le istanze della vita locale e fosse la premessa per la costituzione degli Stati
Uniti dEuropa.
Giuseppe FERRARI critic sia il moderatismo cattolico dei neoguelfi sia il nazionalismo unitario
dei mazziniani, sostenendo la necessit di inserire il moto italiano nel contesto di una rivoluzione
europea con centro in Francia. Esiliato a Parigi, si accost alle teorie socialiste (Proudhon) e fu tra
i primi a collegare la questione nazionale ai temi della questione sociale.
FEDERALISMO: propugna lassociazione fra diversi stati e la creazione di entit sovrannazionali
capaci di assicurare la convivenza e la cooperazione fra diverse realt salvaguardandone al
tempo stesso la reciproca autonomia. Ipotesi gi presente nelle teorie illuministe trova le sue
prime applicazioni nei modelli di Svizzera e USA. Il federalismo stato fatto proprio da molteplici
teorie molto diverse tra loro: federalisti si definirono gli intellettuali americani che si schierarono
per un rafforzamento degli organi federali pur nel rispetto dellautonomia dei singoli Stati;
invocato in polemica col modello di stato accentrato sia dai liberali che dai socialisti; Mazzini,
sostenitore di uno stato nazionale unitario, ma favorevole ad una federazione tra gli stati
dEuropa. Nuovi spunti sono nati nel 900 dopo le due guerre mondiali per invocare il
superamento dello Stato nazionale e la creazione di entit sovrannazionali capaci di bloccare
linsorgere di altri conflitti: MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO attivo nel promuovere e nello
stimolare i processi di integrazione politica fra i paesi europei. Negli ultimi decenni del XX secolo,
mentre andava formandosi il progetto di Unione europea, nasceva un nuovo tipo di federalismo
di tipo INFRAZIONALE che mirava alla divisione di Stati gi accentrati in entit autonome,
individuate in base a criteri etnici, culturali o anche economici e considerate pi vicine ai bisogni
ed ai sentimenti della popolazione, questo tipo di federalismo, pu facilmente sfociare in
separatismo.

LELEZIONE DI PIO IX E IL BIENNIO DELLE RIFORME


Nel biennio 1846-1847 il moto riformatore conobbe unimprovvisa accelerazione e lopinione
pubblica italiana visse una stagione di intensa mobilitazione e di febbrile attesa di grandi
mutamenti.
Giugno 1846 viene eletto come nuovo papa, larcivescovo di IMOLA, Giovanni Maria MASTAI
FERRETTI, che assunse il nome di PIO IX. Noto soprattutto come pastore di anime dalla religiosit
sincera e profonda, non aveva un personalit politica molto spiccata, ma, lessere stato scelto in
alternativa al cardinale Pietro Lambruschini, segretario di Gregorio XVI e capofila dei
conservatori, gli guadagn le simpatie dei liberali.
I primi atti, in particolare la concessione di unampia AMNISTIA per i detenuti pubblici,
tramutarono le simpatie in un vero e proprio entusiasmo. Liberali e moderati credettero di aver
trovato in Pio IX il loro eroe. Anche i democratici iniziarono ad elogiarlo e le principali piazze
italiane si riempirono di manifestazioni inneggianti al pontefice. Questo clima spinse lo stesso
papa ad una serie di concessioni: primavera-estate 1847 fu convocata una CONSULTA di STATO,

formata dai rappresentati delle province scelti dallautorit centrale; venne istituita una GUARDIA
CIVICA e fu attenuata la censura sulla stampa. Questi provvedimenti ebbero un effetto superiore
al loro valore intrinseco e diedero un ulteriore stimolo allagitazione per le riforme e alla
propaganda patriottica in tutti gli stati italiani.

Fra lestate e lautunno del 1847 il moto riformatore dilag in tutta Italia, accompagnandosi
spesso da tumulti popolari a sfondo sociale, dovuti anche alle ripercussioni delle generale crisi
economica europea che determinarono un aumento dei prezzi dei generi alimentari. Sovrani e
governi furono indotti a concessioni: settembre, il granduca di Toscana istituisce una CONSULTA
di STATO ed una GUARDIA CIVICA; ottobre, Carlo Alberto vara un nuovo ordinamento
amministrativo che rende elettivi i consigli comunali e provinciali ed allenta la pressione sulla
stampa; novembre, Piemonte, Toscana e Stato della Chiesa sottoscrivono gli accordi per una
LEGA DOGANALE ITALIANA. Estraneo sia alla lega che al moto riformatore rimase il REGNO delle
DUE SICILIE.

LE RIVOLUZIONI DEL 1848 E LA PRIMA GUERRA DI INDIPENDENZA


In Italia la rivoluzione del 1848 ebbe uno sviluppo autonomo rispetto agli altri paesi europei. Gi
allinizio dellanno tutti gli Stati italiani erano percorsi da un generale fermento. Obiettivo
comune a tutte le correnti politiche era la concessione di COSTITUZIONI o STATUTI fondati sul
sistema rappresentativo.
12/01/1848, rivolta a PALERMO (legata alle rivendicazioni autonomistiche), FERDINANDO II di
BORBONE concede la COSTITUZIONE.
Seguirono CARLO ALBERTO di SAVOIA, LEOPOLDO II di TOSCANA ed infine PIO IX. Tutte le
costituzioni del 48 hanno un carattere fortemente MODERATO ed erano ispirate al modello della
costituzione francese del 1830. La pi importante fra queste fu lo STATUTO ALBERTINO,
promosso l8/02, sarebbe poi diventato la legge fondamentale del Regno dItalia: prevede una
CAMERA dei DEPUTATI (elettiva, solo le persone ad un censo pi alto), un SENATO (nomina regia)
ed una stretta dipendenza del governo dal sovrano.
17/03 VENEZIA: una grande rivolta popolare aveva imposto al governatore austriaco la
liberazione dei detenuti politici, fra cui il capo dei democratici avv. Daniele MANIN. Segu una
rivolta degli operai dellArsenale militare cui si unirono numerosi marinai ed ufficiali, costrinse i
reparti austriaci a capitolare. 23/03 un governo presieduto da MANIN proclamava la
COSTITUZIONE della REPUBBLICA VENETA.
18/03 MILANO: linsurrezione inizia con lassalto al PALAZZO del GOVERNO e si protrae per 5
giorni, le celebri CINQUE GIORNATE milanesi cui presero parte borghesi, popolani, operai e
artigiani. Questi combatterono sulle barricate contro il contingente austriaco guidato dal
maresciallo Joseph Radetzky, i pi umili furono i pi colpiti (circa 400 morti). La direzione delle
azioni fu assunta da un CONSIGLIO di GUERRA composto da democratici e guidato da CARLO
CATTANEO. Con lappoggio dellaristocrazia liberale, il 22/03 nacque un governo provvisorio; lo
stesso giorno gli austriaci si ritirarono allinterno del quadrilatero formato dalle fortezze di
Verona, Legnano, Mantova e Peschiera.
23/03 il PIEMONTE dichiara guerra allAustria per vari motivi: pressione congiunta di liberali e
democratici che vedevano nella crisi dellImpero loccasione per liberare lItalia dagli austriaci; la

tradizionale aspirazione sabauda ad ampliare i confini del regno verso est ed il timore che il
Lombardo-Veneto diventasse un centro di agitazione repubblicana. Preoccupati dal diffondersi
dellagitazione democratica e patriottica che minacciava la stabilit dei loro troni, FERDINANDO
II, LEOPOLDO II e PIO IX decisero di unirsi alla guerra antiaustriaca ed inviarono contingenti di
militari che partirono, accompagnati da numerosi volontari. La guerra piemontese diventava cos
la PRIMA GUERRA DI INDIPENDENZA ITALIANA, benedetta dal papa e combattuta da tutte le forze
patriottiche.
Carlo Alberto mostr scarsa risolutezza nel condurre le operazioni militari e si preoccup
soprattutto di preparare lannessione del Lombardo-Veneto al Piemonte suscitando lirritazione
dei democratici e la diffidenza degli altri sovrani gi poco entusiasti del conflitto, imbarazzante
era la posizione del PAPA, in guerra contro una grande potenza cattolica, tanto che il 29/04 egli,
ordin il ritiro delle proprie truppe, seguito dal granduca di Toscana e, infine, verso fine maggio
da Ferdinando II che si decise a seguito ad una rivolta scoppiata a Napoli e violentemente
repressa dalle truppe regie e dai sanfedisti.
Rimasero a combattere solo alcuni contingenti regolari, disobbedendo agli ordini dei sovrani, ed i
volontari toscani, guidati da Giuseppe MONTANELLI, protagonisti in maggio, di un glorioso fatto
darmi a CURTATONE e MONTANARA. Accorse anche Giuseppe GARIBALDI che si mise subito a
servizio del governo provvisorio. Tuttavia il contributo dei volontari fu male utilizzato da Carlo
Alberto e, dopo alcuni modesti successi iniziali, mentre nei vari territori venivano frettolosamente
indetti plebisciti per sancire lannessione al Piemonte, liniziativa torn nelle mani degli austriaci:
23-25 luglio a CUSTOZA, si combatt la prima grande battaglia campale: lAustria vinse
nettamente e le truppe italiane si ritirarono oltre il TICINO. Il 9/08 fu firmato lARMISTIZIO con gli
austriaci.

LOTTE DEMOCRATICHE E RESTAURAZIONE CONSERVATRICE


Dopo la sconfitta del Piemonte a combattere con gli Asburgo rimanevano solo i democratici
italiani ed ungheresi, ma, se in Ungheria lo scontro assunse le caratteristiche di una vera e
propria guerra nazionale, in Italia, i patrioti democratici dovettero combattere una serie di
battaglie locali, senza riuscire a coordinare i diversi fronti e senza poter dare alla loro lotta una
dimensione autenticamente popolare: il loro ideale di una guerra di popolo che unisse la
prospettiva della liberazione nazionale a quella dellemancipazione politica e del rinnovamento
sociale, contrastava con la ristrettezza della base su cui effettivamente potevano contare:
borghesi e artigiani; le masse contadine rimasero estranee.
Autunno 48, la situazione era abbastanza fluida:

SICILIA controllata dai SEPARATISTI dotatisi di un governo e di una costituzione


VENEZIA controllata dagli INSORTI, MANIN ha proclamato nuovamente la REPUBBLICA
TOSCANA, il Granduca forma un MINISTERO DEMOCRATICO guidato da MONTANELLI e
GUERRAZZI, repubblicani
ROMA (novembre), il primo ministro pontificio, liberal-moderato, Pellegrino ROSSI, muore
in un attentato; il papa costretto ad abbandonare la citt e si rifugia a GAETA protetto
dai Borbone. Prendono il sopravvento i DEMOCRATICI.

Nel gennaio 1849 in tutti i territori dellex Stato della Chiesa, si tennero le elezioni a suffragio
UNIVERSALE per lASSEMBLEA COSTITUENTE. Fra gli eletti, specialmente democratici, cerano
anche MAZZINI e GARIBALDI. Il 9/02 lassemblea proclama la decadenza del potere temporale dei
papi e annunci il nuovo nome dello stato della Chiesa, REPUBBLICA ROMANA e la nuova forma

di governo, DEMOCRAZIA PURA e che avrebbe stabilito col resto dItalia le relazioni che esige la
nazionalit comune in vista dellunit nazionale.
Febbraio 1849, il granduca Leopoldo II abbandona il paese, viene convocata unAssemblea
costituente: i poteri passarono a un TRIUMVIRATO, composto da MONTANELLI, GUERRAZZI e
MAZZONI.
20/03/1849 Carlo Alberto, schiacciato tra la pressione dei democratici e lintransigenza degli
austriaci che ponevano condizioni molto pesanti per la firma della pace, decide di tentare la via
delle armi, ma, le truppe di Radetzky affrontarono lesercito sabaudo il 22-23 marzo nei pressi di
NOVARA infliggendogli una pesante sconfitta. La sera stessa del 23/03, Carlo Alberto, abdica in
favore del figlio VITTORIO EMANUELE II che il giorno seguente firma un nuovo armistizio con
lAustria. Una rivolta democratica a Genova fu duramente repressa dallesercito.
Alla fine di marzo uninsurrezione a BRESCIA fu schiacciata dopo durissimi combattimenti, le 10
GIORNATE DI BRESCIA. In aprile le truppe imperiali assediarono VENEZIA, che si arrese ad agosto
dopo aver eroicamente resistito per 5 mesi.
In maggio mentre i Borbone riconquistavano la
SICILIA, gli austriaci occupavano il territorio delle LEGAZIONI PONTIFICIE (BOLOGNA, FERRARA,
ROMAGNA, MARCHE SETTENTRIONALI) e contemporaneamente posero fine alla REPUBBLICA
TOSCANA.
Pi lunga e gloriosa fu la resistenza della Repubblica ROMANA dove erano affluiti esuli e
cospiratori da tutta Italia. Il governo, sotto la guida di MAZZINI cerc di portare avanti unopera di
LAICIZZAZIONE dello STATO e di rinnovamento politico e sociale: aboliti i tribunali ecclesiastici;
decretata da confisca dei beni del clero; concessione secondo affitto perpetuo alle famiglie pi
povere, delle terre confiscate dal clero.
Intanto PIO IX cercava appoggio nelle grandi potenze cattoliche europee per essere ristabilito nei
suoi territori, allappello avevano risposto non solo AUSTRIA, SPAGNA e REGNO di NAPOLI, ma
anche la REPUBBLICA FRANCESE, ormai dominata da forze clerico-conservatrici.
Il presidente Bonaparte si riserv il ruolo principale nella restaurazione pontificia, inviando nel
Lazio un corpo di spedizione che allinizio di giugno attacc la capitale. I repubblicani, che
avevano affidato i pieni poteri a un triumvirato (composto da MAZZINI, SAFFI e Carlo ARMELLINI),
organizzarono una difesa accorta ed efficace che, pur non avendo alcuna possibilit di successo,
ebbe un forte valore di testimonianza politica e morale.
4/07 fu promulgata la COSTITUZIONE della REPUBBLICA ROMANA, mai entrata in vigore, divenne
il documento-simbolo degli ideali democratici e un modello alternativo rispetto alle costituzioni
liberal-moderate.
Mentre i francesi entrano a Roma, Garibaldi lascia la citt e, con devi volontari tenta di
raggiungere VENEZIA.
26/08, sconfitti gli ungheresi, gli austriaci riuscirono anche a far cadere la resistenza della citt
veneta.