Partito Socialista Italiano
Partito Socialista Italiano
Legato ad una visione socialista marxista, dapprima pi tradizionale e poi revisionista (con una componente
massimalista a lungo rilevante e poi distaccatasi per formare il Partito Socialista Italiano di Unit Proletaria), il partito
si poi sempre pi avvicinato alle evoluzioni della socialdemocrazia europea degli anni sessanta, soprattutto con le
ridefinizioni successive all'affermazione della linea autonomista dopo i fatti d'Ungheria ed anche con quelle dovute
all'ultimo segretario nella Prima Repubblica[10], contribuendo alla creazione di un'alleanza tra il centro rappresentato
dalla DC e la sinistra rappresentata dal PSI detta centro-sinistra organico, che sorresse molti governi della cosiddetta
Prima Repubblica.
stato il pi antico partito politico in senso moderno e la prima formazione organizzata della sinistra in Italia. Ha
rappresentato anche il prototipo del partito di massa[11]. Alla sua fondazione, nel 1892 nella sala Sivori di Genova,
ebbe il nome di Partito dei Lavoratori Italiani; successivamente a Reggio Emilia il nome venne cambiato in Partito
Socialista dei Lavoratori Italiani; al congresso di Parma del 1895 assunse il nome di Partito Socialista Italiano.
Durante il regime fascista e, in particolare, dopo la messa al bando di tutti i partiti ad eccezione del Partito Nazionale
Fascista, il PSI continu la sua attivit nella clandestinit, mentre la direzione del partito tentava d'informarsi sulla
vita politica del Paese e d'influire sulla stessa dall'esilio francese.
Dal 2009, a seguito della Costituente Socialista promossa dai Socialisti Democratici Italiani nel 2007 insieme ad altre
forze politiche a vario titolo collegate con la storia del socialismo italiano ed europeo, il nuovo partito che ne
scaturito (inizialmente chiamato Partito Socialista) ha ripreso l'originaria denominazione di Partito Socialista Italiano,
accordata insieme al simbolo dall'ultimo liquidatore del PSI.
Indice
1 Storia
1.1 Le origini del movimento socialista in Italia
1.2 Dalla nascita all'avvento della Repubblica
1.2.1 La fondazione del partito (1892)
1.2.2 L'uscita dei sindacalisti rivoluzionari (1907)
1.2.3 Crescenti divisioni, la presenza di Mussolini (1910)
1.2.4 La scissione del PSRI di Bissolati (1912)
1.2.5 La crisi dell'interventismo, Mussolini e il socialismo nazionale (1914-1919)
1.2.6 La scissione comunista, quella riformista e la clandestinit
1.2.7 La rinascita: tra la Resistenza e la Repubblica
1.3 Dalla Costituente al centro-sinistra
1.3.1 La scissione socialdemocratica
1.3.2 I primi governi di centro-sinistra: il centro-sinistra organico
1.4 La scissione della sinistra socialista
Morandi (1945-1946),
Ivan Matteo
Lombardo (19461947), Lelio Basso
(1947-1948), Alberto
Jacometti (1948-1949),
Francesco De
Martino (19631966/1969-1970/19721976), Mauro Ferri
(1968-1969), Giacomo
Mancini (1970-1972),
Bettino Craxi (19761993), Giorgio
Benvenuto (1993),
Ottaviano Del Turco
(1993-1994), Valdo
Spini (1994)
Stato
Italia
7 Iscritti
8 Nelle istituzioni
1976-1994[2]
8.1 Governi
Socialdemocrazia[3]
Socialismo liberale[4]
Terza via[5][6]
Liberalismo sociale[7]
(minoranza)
Collocazione 1892-1976
Sinistra[8]
1976-1994
Centro-sinistra
9 Giornali e riviste
10 Note
11 Bibliografia
Centro-sinistra (19631980)
12 Voci correlate
Pentapartito (1980-
13 Altri progetti
14 Collegamenti esterni
1991)
Quadripartito (19911994)
14.1 Loghi
Storia
Le origini del movimento socialista in Italia
In Italia la crescita del movimento operaio si delinea sulla fine del XIX secolo. Le prime organizzazioni di lavoratori
sono le societ di mutuo soccorso e le cooperative di tradizione mazziniana e a fine solidaristico. La presenza in Italia
di Bakunin dal 1864 al 1867 d impulso alla prima organizzazione socialista-anarchica, ma aperta anche ad istanze
pi generalmente democratiche e anche autonomiste: la Lega Internazionale dei Lavoratori (opposta all'Associazione
internazionale dei lavoratori di Karl Marx). L'episodio anarco-socialista di propaganda pi noto quello del 1877 (un
gruppo di anarchici tent di far sollevare i contadini del Matese). La strategia insurrezionale fallisce mentre riscuote
molto successo il partito Socialdemocratico nelle elezioni del 1877.
In merito alla formazione dei socialisti in Italia (che a tutti gli effetti si configuravano come prima realt partitica
moderna) interessante notare l'eredit mazziniana e della struttura di "partito" che, decenni addietro, si era data la
Giovane Italia di Mazzini. Essa infatti, pur scevra da costrutti dottrinali ideologici per come li intendiamo noi, basava
la propria attivit su tre punti fondamentali: proselitismo, coordinamento centrale ed autofinanziamento del
movimento. I socialisti, volontariamente o meno, si strutturarono quindi in maniera simile, poggiando le basi su una
concettualit ideologica, e formando cos il primo partito moderno italiano.[12]
Intanto la Lega Internazionale dei Lavoratori nel 1874 si era sciolta e l'anima pi moderata, guidata da Andrea Costa,
sosteneva la necessit di incanalare le energie rivoluzionarie in un'organizzazione partitica disposta a competere alle
elezioni. Tra i pi convinti sostenitori di questa linea troviamo Enrico Bignami e Osvaldo Gnocchi-Viani con la
rivista " La Plebe" (di Lodi), alla quale poi si affiancano altre pubblicazioni come le "Lettere aperte agli amici di
Romagna", dove si denuncia il carattere settario di certi esponenti del movimento anarchico-democratico e
l'astensionismo elettorale.
Progressisti (1994)
Partito europeo Partito del Socialismo
Europeo
Gruppo parlamentare Gruppo del Partito
europeo del Socialismo
Europeo
Affiliazione Internazionale
internazionale Socialista
Seggi massimi
156 / 508
Camera dei Deputati (1919)
Seggi massimi Senato
49 / 315
(1992)
Seggi massimi
12 / 81
Parlamento europeo (1989)
Testata Avanti!,
Mondoperaio
Organizzazione Federazione dei
giovanile Giovani Socialisti
Italiani (FGSI)
Colori
Rosso[9]
Nel 1881 Andrea Costa organizz il Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna, che sosteneva, fra l'altro, le lotte dei lavoratori, l'agitazione per riforme economiche
e politiche, la partecipazione alle elezioni amministrative e politiche. Il partito di Costa incontr grandi difficolt anche se riusc ad essere eletto alla Camera come
primo deputato socialista. Alle elezioni del 1882 si present il Partito Operaio Italiano ma senza successo. Frattanto il movimento operaio si organizzava in forme pi
complesse: Federazioni di mestiere, Camere di lavoro, ecc. Le Camere di Lavoro si trasformano in organizzazioni autonome e divengono il punto di aggregazione a
livello cittadino di tutti i lavoratori.
Filippo Turati
La scelta di Genova come citt in cui svolgere il congresso il 14 e 15 agosto del 1892, tra le altre cose, fu dovuta alla contemporanea
presenza delle manifestazioni Colombiane per il quattrocentenario della scoperta delle Americhe: le ferrovie infatti in tale occasione
avevano concesso degli sconti sui biglietti per il capoluogo ligure, che vennero sfruttati dai convenuti al congresso (la maggior parte dei
quali provenivano dalle regioni del nord)[14]. La decisione gener attriti con i rappresentanti della locale Confederazione operaia genovese,
inizialmente tenuti fuori dall'organizzazione dell'evento, e mediaticamente si riveler controproducente, essendo in quei giorni l'interesse
dei quotidiani e delle riviste concentrato proprio sugli eventi (gare ginniche e regate) correlati alla grande esposizione colombiana, che
finiranno per mettere in ombra il congresso.[14]
Al congresso si presenteranno circa 400 delegati, rappresentanti di interessi e posizioni non sempre allineate tra di loro[15]. I fondatori ufficiali della nuova formazione
politica furono Filippo Turati e Guido Albertelli. Altri promotori furono Claudio Treves, Leonida Bissolati, Ghisleri, Ferri, che erano provenienti dall'esperienza del
Positivismo.
Turati ed altri (Prampolini, Kuliscioff, Bosco, ecc..) furono a Genova fin dal 13 e proprio la sera di quel giorno si riunirono per discutere delle proposte da presentare
nel congresso dei giorni seguenti. Gli esponenti anarchici, commentando al tempo questa riunione preparatoria, la descrissero come una riunione che aveva come
tematiche le decisioni da prendere contro la corrente anarchica stessa. Gli attriti tra le due anime proseguirono il giorno successivo, nella sala Sivori, con la richiesta
della parte anarchica (Pellaco, Galleani e Gori) di sospendere i lavori e la posizione di Turati e Prampolini che invece chiesero ed auspicarono una netta separazione tra
le due correnti del movimento.[14] Turati decise quindi di riunire i congressisti che erano fedeli alla sua linea non pi alla sala Sivori, ma nella sede dell'associazione
garibaldina "Carabinieri Genovesi".
Il 15 agosto si ebbero quindi due incontri, quello degli appartenenti alla linea di Turati (circa i 2/3 dei rappresentanti convenuti a Genova[15]), che, dopo alcuni
infruttuosi tentativi di mediazione tra le due correnti portati avanti da Andrea Costa, fonder il Partito dei Lavoratori Italiani, e quella nella sala Sivori dove l'ala
anarchica ed operaista (circa 80 delegati) dar vita ad un omonimo partito, la cui esistenza, di fatto, terminer con la fine del congresso.[14][15] Turati erede del
radicalismo democratico; nel 1885 si era unito con la rivoluzionaria Anna Kuliscioff; conosce le opere di Marx ed Engels, fu attratto dalla socialdemocrazia tedesca e
dalle associazioni operaie lombarde.
Turati considera il socialismo non dal punto di vista insurrezionale, ma come un ideale da calare nelle specifiche situazioni storiche. nel 1893, nel Congresso di
Reggio Emilia, che il partito si d un'autonomia e un nome ufficiale come Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, inglobando anche il Partito Socialista
Rivoluzionario Italiano. Nell'ottobre del 1894 il partito venne sciolto per decreto a causa della repressione crispina. In contrapposizione alla repressione vi fu
un'alleanza democratico-socialista alle elezioni del 1895, mentre gli attivisti si riorganizzavano come Partito Socialista Italiano.
L'uscita dei sindacalisti rivoluzionari (1907)
La repressione dei moti popolari del 1898 affievolisce il partito, che decide di promuovere l'alleanza di tutti partiti dell'estrema sinistra (socialista, repubblicano e
radicale). La direzione turatiana vede di buon occhio l'apertura liberale di Giovanni Giolitti nel 1901 ma, in reazione alla politica dei blocchi popolari e al
ministerialismo dei riformisti, dal 1902 appare una corrente rivoluzionaria - guidata da Arturo Labriola - che condivide con l'intransigente Enrico Ferri la direzione del
partito dal 1904 al 1906.
Dopo lo sciopero generale del settembre 1904 - il primo di questa ampiezza in Italia - questa corrente propugna i metodi del sindacalismo rivoluzionario mentre i suoi
rapporti con il resto del partito vanno peggiorando a tal punto che in un suo congresso, avvenuto a Ferrara nel 1907, decisa l'uscita dal partito e l'incremento
dell'azione autonoma sindacale. Nel 1906, Ferri, a capo della corrente "integralista" e in accordo con i riformisti di Turati, riusc a conservare la direzione del partito,
nonostante la rottura con Labriola, tenendo anche la direzione dell'Avanti!, e nominando segretario del partito Oddino Morgari che terr la segreteria nel 1908, quando
ceder la segreteria al turatiano e riformista Pompeo Ciotti.
Crescenti divisioni, la presenza di Mussolini (1910)
Il congresso tenuto a Milano nel 1910 mette in luce crescenti insoddisfazioni e nuove divisioni: Leonida Bissolati e Ivanoe Bonomi criticano Turati da destra, Giuseppe
Emanuele Modigliani e Gaetano Salvemini da sinistra. All'estrema sinistra si schiera invece Benito Mussolini che, in qualit di rappresentante della federazione di
Forl, partecipa per la prima volta ad un congresso nazionale del partito.
La scissione del PSRI di Bissolati (1912)
Il congresso straordinario, convocato a Reggio Emilia, inasprisce le divisioni che attraversano il Partito riguardo all'impresa di Libia.
Trionfa la corrente massimalista e si sancisce l'espulsione di una delle aree riformiste, capeggiata da Bonomi e Bissolati: quest'ultimo, nel
1911 si era recato al Quirinale per le consultazioni susseguenti la crisi del Governo Luzzatti, causando il malcontento del resto del partito,
compreso quello di Turati, esponente di spicco dell'altra corrente riformista[16]. In merito all'espulsione dei tre esponenti, deve essere
ricordato un fatto importante. Chi, prendendo la parola al congresso, vi si scagli ferocemente contro, aizzando la folla contro di loro, fu
un delegato politico della Romagna allora poco conosciuto: Mussolini, esponente nella corrente massimalista. In virt di quell'arringa,
Mussolini si guadagner una certa fama all'interno del PSI; una fama che, da l a poco, gli consentir anche di diventare direttore
dell'Avanti!. Bissolati e i suoi, cacciati dal partito, daranno vita al Partito Socialista Riformista Italiano (PSRI).
La crisi dell'interventismo, Mussolini e il socialismo nazionale (1914-1919)
Allo scoppio della Prima guerra mondiale il partito svilupp un forte impegno per la neutralit dell'Italia, ma con forti spaccature al suo
Ivanoe Bonomi
interno che troveranno un punto di mediazione nella formula "n aderire n sabotare" di Costantino Lazzari. Allo stesso tempo con
l'espulsione di Mussolini, dichiaratosi interventista, i nuovi socialisti nazionali da lui guidati e racchiusi intorno al giornale Il Popolo
d'Italia daranno vita nel marzo 1919 ai Fasci italiani di combattimento, movimento di ispirazione - almeno inizialmente - socialrivoluzionaria e nazionalista. A partire
dagli anni venti, con l'emergere del Partito Nazionale Fascista, le diverse anime del movimento socialista si mossero separatamente dando vita a tre differenti partiti.
La scissione socialdemocratica
Il 10 gennaio 1947 il PSIUP riprende la denominazione di Partito Socialista Italiano. Il cambio di nome avviene nel contesto della
scissione della corrente socialdemocratica guidata da Giuseppe Saragat, detta scissione di palazzo Barberini, il quale rimproverava al
Partito Socialista di mantenere dei forti legami con l'Unione Sovietica e di essere pressoch schiacciato sulle posizioni del Partito
Comunista, a differenza della collocazione assai pi autonoma degli altri partiti socialisti europei; per questo egli dar vita al Partito
Socialista dei Lavoratori Italiani (in seguito Partito Socialista Democratico Italiano), in cui entreranno quasi la met dei parlamentari
socialisti alla Costituente, detti appunto autonomisti[18].
Il PSI proseguir invece sulla strada delle intese con il PCI, e con quest'ultimo decider anche di fare un fronte comune, il Fronte
Democratico Popolare, in vista delle elezioni dell'aprile 1948. Questa posizione unitaria dei due partiti della sinistra italiana si rivel
tuttavia perdente; l'anno successivo la corrente autonomista della nuova destra del partito socialista, capeggiata da Giuseppe Romita, si
stacc per unirsi nel dicembre 1949 a una parte dei socialisti democratici a loro volta usciti dal PSLI, perch in polemica con il suo
eccessivo "centrismo", dando vita a un nuovo partito che prender il nome di Partito Socialista Unitario.
Giuseppe Saragat
Nel maggio 1951 il PSLI e il PSU si riunificheranno nel Partito Socialista - Sezione Italiana dell'Internazionale Socialista (PS-SIIS), che
nel gennaio 1952 diventer Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI). Dopo la sconfitta elettorale del 1948, la lista del Fronte
Democratico Popolare non verr pi riproposta, ma il PSI rest alleato col PCI, all'opposizione, per ancora molti anni, e insieme condussero la battaglia contro la
cosiddetta legge truffa.
I primi governi di centro-sinistra: il centro-sinistra organico
Preannunciata da Pietro Nenni al congresso di Torino[19], la svolta nella storia del PSI costituita dal Congresso di Venezia del 1957, quando anche a causa
dell'invasione sovietica dell'Ungheria, che porta ad una rottura col PCI il partito comincia a guardare favorevolmente all'alleanza con i moderati della Democrazia
Cristiana: si rafforza il nesso socialismo-democrazia e il PSI abbandona i legami con il blocco sovietico.
Il PSI condurr comunque una forte battaglia al fianco del PCI contro il Governo Tambroni. Nel 1963 il PSI entra definitivamente al Governo, con l'esecutivo guidato
da Aldo Moro, dopo aver gi dato appoggio esterno al precedente governo Fanfani
Le differenze idoeologiche
Nel luglio 1972 aderiscono al PSI molti esponenti del Movimento Politico dei Lavoratori, tra cui Livio Labor, Gennaro Acquaviva e Marco Biagi (la corrente di
sinistra dell'MPL, invece, promuove la nascita di Alternativa Socialista, poi confluita nel PdUP).
Tutti questi passaggi e queste scissioni danno un'idea del travaglio politico del PSI di quegli anni, periodo nel quale convivono nel partito due anime: una tendente a
una maggiore coesione con il PCI (con l'idea che il PSI non sarebbe mai pi andato al governo senza il PCI) ed un'altra tendente a perseguire una politica di riforme
progressive sulla scia dei partiti socialisti democratici europei.
All'epoca tra le file socialiste si fronteggiavano le posizioni di Francesco De Martino, tendente ad intensificare i legami con i comunisti nella prospettiva dell'alternativa
di sinistra, quelle di Giacomo Mancini, incline a ritagliare un ruolo autonomo del PSI tra democristiani e comunisti, quelle di Riccardo Lombardi, che auspicava un
governo con un PCI socialdemocratizzato e quelle degli autonomisti, sostenitori delle riforme progressive e quindi pi vicini ad un'idea di tipo socialdemocratico in
senso saragattiano (questi ultimi in minoranza quando Craxi venne eletto segretario)[20].
Craxi ed il craxismo
Nel marzo 1976 si tenne il XL congresso del PSI. Le correnti erano cinque:
area Francesco De Martino (42,7%);
area Giacomo Mancini (19,8%);
area Riccardo Lombardi (17,8%);
area Pietro Nenni (14%);
area Gino Bertoldi (5,7%).
La maggioranza venne costituita da un'alleanza fra De Martino e Mancini e prevedeva il primo alla carica di segretario.
Bettino Craxi
L'alternativa di sinistra
Sotto la guida di De Martino il PSI ritira l'appoggio ai governi dello Scudo Crociato[21], con l'obiettivo di supportare la crescita elettorale del PCI al fine di arrivare ad
un esecutivo guidato dalle sinistre. De Martino scrisse che il PSI aveva una funzione politica a termine: permettere la completa maturazione del PCI fino alla sua
partecipazione diretta al governo. Una volta raggiunta tale maturazione, di fatto, il PSI avrebbe esaurito le proprie funzioni.
Alle elezioni politiche del 1976 il partito socialista - dopo una campagna elettorale svolta all'insegna dell'"alternativa di sinistra" alla DC - ottiene gli stessi risultati
elettorali del 1972, il punto pi basso di sempre mai raggiunto dal PSI, con un'imprevista flessione negativa rispetto al precedente turno di elezioni amministrative: lo
squilibrio elettorale col PCI sfiora il 25%. In ogni caso, dopo le elezioni politiche, proprio dal PSI la sopraddetta alternativa era stata resa possibile: vi fu il non
dissenso di PSDI, PRI e DP, ma non l'assenso del PCI.
Dopo il No del PCI all'alternativa di sinistra
In questo contesto, nel comitato centrale del luglio 1976 il PSI ritira la fiducia a De Martino, eleggendo segretario nazionale l'allora quarantenne Benedetto Craxi detto
Bettino, in quel momento vicesegretario e membro di punta della corrente autonomista di Pietro Nenni. Nuovo vicesegretario sar il dirigente siciliano Salvatore
Lauricella, della corrente demartiniana. Nel 1978 si tiene il XLI congresso che vede riconfermato Craxi alla segreteria col 65% di voti, cifra mai raggiunta da un
segretario socialista, grazie a un'alleanza con Claudio Signorile ed alla benedizione dell'ex segretario Giacomo Mancini; l'opposizione guidata da Enrico Manca.
Il partito si rinnova nell'immagine e nell'ideologia: nuovo simbolo del partito diventa (accanto alla tradizionale falce e martello) il garofano rosso in omaggio alla
portoghese Rivoluzione dei garofani del 1974, mentre, con un lungo articolo su L'Espresso dell'agosto 1978, intitolato Il Vangelo Socialista, si sancisce la svolta
ideologica, con lo smarcamento dal marxismo, appannaggio di un percorso culturale distinto da quello del PCI e che prende le mosse da Proudhon evolvendosi col
socialismo liberale di Carlo Rosselli.
Il simbolo del garofano rosso
Sotto la segreteria Craxi avviene un mutamento estetico dei simboli del partito. Il logo del partito ha subito molti mutamenti nel corso della sua
storia. Un primo mutamento avvenne alla fine degli anni quaranta e uno, successivo, nel 1970, senza per pregiudicare il simbolo della falce e
martello.
In occasione del 1 maggio 1973 Ettore Vitale, rifacendosi alla tradizione ottocentesca, realizza per la festa dei lavoratori l'immagine di un pugno
chiuso che stringe un garofano rosso in orizzontale: la stessa foto verr utilizzata come logo del XL Congresso socialista (febbraio 1976). Nel
frattempo, c'era stata la Rivoluzione dei garofani in Portogallo (1974) e i socialisti francesi avevano adottato un nuovo simbolo che vede un
pugno stringere una rosa rossa (1975). Fu cos che, nel 1978 al XLI Congresso socialista viene presentato il nuovo simbolo del PSI dove
campeggia enorme un garofano rosso a danno di falce, martello e libro, rimpiccioliti in basso. Il simbolo divenne ufficiale, con alcune modifiche.
Il simbolo muter nuovamente nel 1985, quando il sancito allontanamento del marxismo comport l'abbandono del libro e della falce e martello,
che erano rimasti alla base dell'emblema di partito. Il garofano rosso rester l'emblema del partito fino al 1994, quando verr accantonato a
favore di una rosa rossa la quale, con molte variazioni, tuttora il simbolo del rinnovato PSI.
Il garofano nella
forma utilizzata
come logo tra il
1985 e il 1994.
Pietro Nenni
Nel 1985 il PSI di Craxi rimuove la falce e il martello dal proprio simbolo per rimarcare la sua intenzione di costruire una sinistra
alternativa e profondamente riformista guidata dal PSI e non pi egemonizzata dal PCI. L'elettorato premia questa scelta: la percentuale di
consensi infatti sale dal 9,8% ottenuto nel 1979 al 14,3% nel 1987. Il PSI per ancora ben lontano dal rappresentare una guida alternativa
al PCI, il quale ottiene il 26,6% dei voti nel 1987. Con la caduta del muro di Berlino avvenuta nel 1989, reputando imminente una
conseguente crisi del Partito Comunista, Craxi inaugura l'idea della Unit Socialista, da costruire insieme con il fidato PSDI e nella quale
coinvolgere anche ci che nascer dalle ceneri del PCI.
Craxi dimostrer cos una certa lungimiranza: come previsto, infatti, il PCI viene sciolto e gli ex comunisti confluiranno nel pi moderato e riformista Partito
Democratico della Sinistra. Anche i primi riscontri elettorali da parte del PSI paiono incoraggianti, poich alle elezioni regionali del 1990 i socialisti si portano al 18%
come media nazionale. In questo periodo l'immagine del partito viene quasi a coincidere con quella del suo leader tanto che molti politici, scrittori e giornalisti
parleranno di "craxismo"[22][23][24].
La vita interna al partito registra una dialettica sempre pi asfittica e la gestione amministrativa - nella quale Rino Formica aveva abbandonato il suo ruolo di tesoriere
a favore di Vincenzo Balzamo - vede una preponderanza del segretario politico, riflesso della sua stragrande maggioranza all'interno del congresso: il ruolo di "garante"
tra le correnti del segretario amministrativo[25] viene meno con la totalitariet del consenso craxiano e il segretario amministrativo si riduce a mero esecutore delle
direttive che sempre pi puntualmente gli rivolge il segretario politico.
l'emarginazione dei craxiani e l'ancoramento definitivo del partito al nascente polo progressista. Il PSI si schiera con Del Turco con 156 voti contro i 116 pro Craxi.
Nell'agosto 1993 il partito, per cause di morosit, deve lasciare la sede storica di Via del Corso, simbolo del potere craxiano.
Il Garofano, gi nel mirino delle inchieste giudiziarie, deve anche affrontare un deficit pari a 70 miliardi e una galassia di debiti circa pari a 240 miliardi. La crisi
finanziaria spinge il PSI a liquidare le riviste storiche di MondOperaio e Critica Sociale. Anche il quotidiano l'Avanti! chiude i battenti e la direzione nazionale del
partito si trasferisce nei locali di Via Tomaselli a Roma, gi sede dell'Avanti.
Politiche con PDS e scioglimento (1994)
Molti craxiani, come Ugo Intini, Margherita Boniver e Franco Piro, non condividono tuttavia le scelte di Del Turco: criticano l'assemblea nazionale del 16 dicembre
1993, a loro parere convocata senza il numero legale; la convocazione degli Stati Generali per la Costituente Socialista, riunione non prevista dallo statuto; la
sostituzione del garofano con la rosa e l'apertura al PDS. Questi lasciano il partito ed il 28 gennaio 1994 danno vita alla Federazione dei Socialisti, che alle successive
elezioni politiche si presenter congiuntamente con il PSDI dando luogo alla lista Socialdemocrazia per le Libert[28].
Il 29 gennaio 1994 Del Turco celebra quindi gli Stati Generali per la Costituente Socialista, con ospite il presidente dell'Internazionale Socialista Pierre Mauroy, e
afferma che il partito rimarr a sinistra alleandosi con il Partito Democratico della Sinistra di Achille Occhetto[29]. In occasione delle elezioni politiche del 1994
l'Alleanza dei Progressisti perde le elezioni.
Il partito spera di passare il 4% di sbarramento, ma il PSI di Del Turco raccoglie il 2,5% dei consensi, pari a circa 800.000 voti. I socialisti riescono cos a eleggere nei
collegi uninominali 14 deputati, contro i 92 eletti col proporzionale nel 1992. Alle elezioni europee del 1994 il partito crea invece una lista unica con Alleanza
Democratica detta Democratici per l'Europa, che raccoglie l'1,8% ed elegge al Parlamento europeo Riccardo Nencini e Elena Marinucci. A seguito delle europee, Del
Turco rassegna le dimissioni da segretario. Il 21 giugno 1994 il Comitato direttivo del partito prende atto delle sue dimissioni e nomina, col voto di tutti tranne quelli di
Manca e Cicchitto, Valdo Spini coordinatore nazionale con il compito di organizzare il congresso straordinario entro settembre[30].
Spini, convinto della necessit che il Partito debba cambiare completamente la propria identit, eliminando anche il nome di "socialisti", che nell'immaginario
collettivo, a causa anche del continuo insistere dei media e della satira politica sul ruolo del PSI nelle vicende di Tangentopoli ormai diventato sinonimo di corruzione
(un esempio tra tutti la copertina di Cuore "Scatta l'ora legale, panico tra i socialisti"[31]), convoca il 26 luglio 1994 una riunione per promuovere la Costituente
laburista. Il 5 novembre 1994 a Firenze viene costituita la Federazione Laburista, alla quale aderisce la grande maggioranza dei parlamentari eletti nelle liste socialiste,
che escono quindi dal PSI. Il 13 novembre 1994 presso la Fiera di Roma si riuniscono i delegati socialisti che hanno deciso di non seguire Spini nel nuovo tentativo
laburista.
Preso atto della gravissima crisi politica e dell'insostenibile situazione finanziaria l'Assemblea decide lo scioglimento e la messa in liquidazione del PSI. una scelta
dovuta principalmente a motivi economici. L'enorme situazione debitoria del Partito e lo sfaldamento del gruppo dirigente dell'epoca craxiana, il venir meno del
finanziamento interno dal tesseramento e dalle contribuzioni di parlamentari e amministratori locali, fa s che le sezioni e le sedi del PSI vengano pignorate da banche e
creditori. Lo stesso Segretario Del Turco subisce il pignoramento di alcune sue propriet immobiliari ereditate dai genitori in Abruzzo. Si decide pertanto lo
scioglimento e la messa in liquidazione del PSI, il cui nome ed i cui simboli vengono per mantenuti nella disponibilit del gruppo dirigente della nuova formazione
politica che viene costituita poche ore dopo, quella dei Socialisti Italiani.
La diaspora socialista
Il giorno dello scioglimento del partito ha inizio ufficialmente la diaspora socialista in Italia.
Il 13 novembre 1994 nascono due diverse formazioni socialiste distinte:
i Socialisti Italiani, con segretario Enrico Boselli e presidente Gino Giugni, che auspicano di creare una coalizione democratica di sinistra;
il Partito Socialista Riformista, con segretario Fabrizio Cicchitto e presidente Enrico Manca, che decide di rimanere a sinistra, ma in una posizione autonoma.
Altre formazioni attorno alle quali si coagulano le istanze socialiste sono inoltre:
Federazione Laburista;
Alleanza Democratica.
Oltre che nelle formazioni politiche sopra elencate, importanti esponenti del disciolto Partito Socialista Italiano sono anche confluiti attraverso varie esperienze in:
Forza Italia / Il Popolo della Libert
Democratici di Sinistra-La Margherita / Partito Democratico
Collaterali a questi partiti vi sono infatti spesso vere e proprie associazioni politico-culturali d'ispirazione socialista: con Forza Italia Noi Riformatori Azzurri,
Fondazione Free e Giovane Italia, con il Partito Democratico l'associazione politico-culturale Socialisti Democratici per il Partito Democratico e l'ex corrente diessina
dei Socialisti Liberali.
Nella XV legislatura la pattuglia di ex-socialisti del PSI eletti nei due rami del Parlamento e al Parlamento Europeo fu molto ridotta, solo 63 su 1030 provenivano dal
PSI: 33 sono di Forza Italia, 13 PS, 12 PD, 2 del MpA, 1 del Nuovo PSI, 1 dell'UDC e 1 non aderisce a nessun partito (Giovanni Ricevuto)[32].
Attualmente nel panorama politico vi sono diversi gruppi d'ispirazione socialista, a differenza di quanto si riscontra generalmente in altri Paesi, dove esiste di norma un
unico partito di ispirazione socialista e/o socialdemocratica. I due gruppi autonomi principali sono il Nuovo PSI e la formazione e di Riccardo Nencini.
della Toscana e forte esponente della linea continuatrice alla visione di Enrico Boselli che punta all'alleanza con il Partito Democratico, Pia Locatelli, eurodeputata e
sostenitrice della tesi lanciata all'assemblea di Chianciano Terme per un soggetto politico liberale, radicale, socialista e laico e Angelo Sollazzo che auspicava
un'apertura con i partiti della sinistra radicale. La vittoria va a Riccardo Nencini. Il 7 ottobre 2009 il PS ha ripreso lo storico nome di Partito Socialista Italiano.
Correnti
Dagli anni Sessanta, il PSI era diviso in 4 correnti, ognuna ispirata da principi diversi:
Autonomisti/Craxiani - Con a capo lo storico leader socialista Pietro Nenni, succeduto dal suo delfino Bettino Craxi, in diversi periodi fu la corrente
predominante[34]. Composta inizialmente da "Socialisti autonomisti" avversi al comunismo, essa costituiva la destra interna,
legata ai valori del socialismo liberale. Le sue posizioni sui temi etico/sociali erano equilibrate (nonostante la ferma opposizione
alla droga) e keynesiane sui temi economici, in linea con la socialdemocrazia europea[35]. Particolarmente attenta ai temi legati
all'identit nazionale, era favorevole all'alleanza con la DC. Il suo interesse si manifest inoltre per un'"alternativa di sinistra"
frutto della collaborazione con il PSDI, il PRI, porzioni del cristianesimo sociale e i dialoganti miglioristi del PCI.
Riscossa socialista - Nata dalla diarchia tra Giacomo Mancini e Francesco De Martino, essa rappresentava il centro. Alleata
affidabile agli occhi di Nenni, si distinse talvolta per delle critiche rivolte a Craxi. I suoi esponenti avevano un punto di
riferimento nelle posizioni di Federico Caff.
Giolittiani - Guidata da Antonio Giolitti e, dopo il suo addio al PSI per il PCI, da Giuliano Amato, fu l'area moderata del
Partito. Se da un lato si opponeva ai comunisti (in particolare in seguito alle vicende ungheresi del '56), avvers anche la DC, di
cui criticava l'opportunismo e la corruzione di alcuni suoi membri. Distante dal marxismo, in economia guardava con attenzione
al keynesismo.
Il simbolo del PSI rifondato
Sinistra Lombardiana - La corrente marcatamente di sinistra, fu in minoranza sia rispetto a Pietro Nenni (nonostante un iniziale
nel 2007.
appoggio) che a Bettino Craxi (anch'egli inizialmente sostenuto dai lombardiani, che furono determinanti per la sua elezione a
segretario). Prendendo il nome dello storico leader Riccardo Lombardi, essa si ispirava al socialismo classico e al sindacalismo
[36]
. Non manc mai di auspicare un'evoluzione in senso socialdemocratico del PCI, a cui proponeva la prospettiva dell'alternativa di sinistra[37], rispetto alla
quale i comunisti si espressero sfavorevolmente. La corrente teorizzava una linea di "acomunismo" (Lombardi, proveniente del Partito d'Azione, negli anni
Quaranta si era opposto alla partecipazione dei socialisti al Fronte Democratico Popolare), che rese spesso altalenanti i rapporti con il PCI[38]. Prima degli anni
Sessanta, la sinistra socialista era stata invece rappresentata dal gruppo dei "carristi", che si distinguevano dai lombardiani in quanto nettamente filo-comunisti:
sar proprio l'uscita di questo gruppo, che form il PSIUP in dissenso al centro-sinistra, a consentire ai riformisti lombardiani di occupare lo spazio della sinistra
socialista dentro il PSI.
Correnti ai congressi
1959
Mozione Nenni - 273.271 voti - 47 seggi
Mozione Basso - 40.933 voti - 7 seggi
Mozione Vecchietti - 153.060 - 27 seggi
1965
Mozione Nenni-De Martino - 345.907 voti - 80 seggi
Mozione Giolitti-Lombardi - 80.923 voti - 19 seggi
Mozioni locali - 6.660 voti - 2 seggi
1976
Mozione De Martino 42,7%
Mozione Mancini 19,8%
Mozione Lombardi 17,8%
Mozione Nenni 14%
Mozione Bertoldi 5,7%
1994
Mozione Del Turco - 63,26%
Mozione Manca-Cicchitto - 11,81%
Mozioni locali (Biscardini e Nencini) - 24,93%
Scissioni
1912 - Partito Socialista Riformista Italiano.
1921 - Partito Comunista d'Italia.
1922 - Partito Socialista Unitario.
1947 - Partito Socialista dei Lavoratori Italiani.
1948 - Unione dei Socialisti.
1949 - Movimento Socialista Autonomista.
1964 - Partito Socialista Italiano di Unit Proletaria.
1981 - Lega dei Socialisti.
1993 - Rinascita Socialista.
1994 - Federazione dei Socialisti.
1994 - Federazione Laburista.
Simbologia
Storia dei simboli
La storia del PSI si lega a filo doppio e non pu prescindere dalle icone socialiste e il loro valore simbolico, ed evolve con esse. Il sole nascente, simboleggiante il sol
dell'avvenire e quindi il progetto ideale e il futuro radioso presente fino dai primordi nella propaganda e negli scritti. In occasione dalle elezioni del 16 novembre
1919, nel simbolo del partito compaiono falce e martello, mutuati dal simbolo della repubblica dei Soviet russi[39].
La scissione di Livorno del 1921, che aveva gemmato il PCI, implic una diversificazione delle simbologie. Mentre i comunisti aggiunsero una stella rossa, nel nuovo
simbolo del Partito Socialista, oltre alla falce ed al martello, comparvero dietro di essi il sole che sorge e davanti un libro aperto, a rappresentare la cultura laica e
razionale. Scissioni e ricomposizioni successive, portarono spesso le componenti di ispirazione socialdemocratica ad utilizzare nei loro loghi il solo sole nascente.
Dopo gli anni del fascismo, durante le elezioni per la costituente del 1946, i simboli erano la sola falce e martello sul libro aperto. Nel 1971 il simbolo che compare
sulla tessera socialista disegnato da Sergio Ruffolo. Libro, falce e martello sono chiusi nella semisfera del sole che sorge, i cui raggi occupano la parte centrale del
cerchio[39].
Nel 1978 al congresso di Torino viene approvata la proposta di Craxi di aggiungere un garofano rosso ai simboli precedenti[39], libro, falce e martello e sole, che
saranno rimpiccioliti. Il garofano era uno storico simbolo socialista ed omaggiava la rivoluzione dei garofani portoghese. Nel 1985 il garofano rosso soppianta tutti i
simboli. Nel nuovo simbolo disegnato da Filippo Panseca falce e martello sono scomparsi e rimane solo il garofano[39].
Nel 1990 l'esecutivo del PSI cambia il nome all'interno del simbolo: il grafico Ettore Vitale sostituisce la scritta Partito Socialista con Unit Socialista[39], con il quale
si presenter alle elezioni del 1992. Nel 1993 all'assemblea nazionale del 16 dicembre viene approvata la proposta del segretario Del Turco di togliere il garofano e di
mettere una rosa rossa, simbolo del Partito Socialista francese e dell'Internazionale Socialista[40], con la quale si presenter alle elezioni del 1994.
Simboli storici
Partito Socialista
Italiano
dal 1970 al 1978.
Partito Socialista
Italiano
dal 1985 al 1990.
Risultati elettorali
Elezioni
Lista
Voti
Seggi
Politiche 1895
Camera
2,95
15
Politiche 1897
Camera
2,95
15
Politiche 1900
Camera
97.368
6,5
33
Politiche 1904
Camera
108.510
5,7
29
Politiche 1909
Camera
170.000
8,1
41
Politiche 1913
Camera
902.809
17,7
52
Politiche 1919
Camera
1.834.792
32,3
156
Politiche 1921
Camera
1.569.559
24,7
123
Politiche 1924
Camera
341.528
4,9
22
Politiche 1946
Assemblea Costituente
4.758.129
20,7
115
Camera
8.136.637
31
57
Senato
7.015.092
31,1
30[41]
Camera
3.441.305
12,6
75
Senato
2.893.148
11,9
30
Camera
4.208.111
14,2
84
Senato
3.682.806
14,1
36
Camera
4.257.300
13,8
87
Senato
3.849.878
14,0
44
Camera
PSI-PSDI Unificati
4.605.832
14,4
91
Senato
PSI-PSDI Unificati
4.355.506
15,2
46
Camera
3.210.427
9,6
61
Senato
3.225.804
10,7
33
Camera
3.542.998
9,6
57
Senato
3.209.987
10,3
29
Camera
3.596.802
9,8
62
Senato
3.255.104
10,3
32
3.858.295
11,3
Camera
4.223.362
11,4
73
Senato
3.541.101
11,3
38
3.932.812
11,2
Camera
5.505.690
14,2
94
Senato
4.497.672
13,9
45
5.154.515
14,8
12
Camera
5.343.930
13,6
92
Senato
4.513.354
13,5
49
Camera
849.429
2,1
14
Senato
600.106
1,8
Politiche 1948
Politiche 1953
Politiche 1958
Politiche 1963
Politiche 1968
Politiche 1972
Politiche 1976
Politiche 1979
Europee 1979
Politiche 1983
Europee 1984
Politiche 1987
Europee 1989
Politiche 1992
Politiche 1994
Europee 1994
Congressi
I Congresso - Genova, 14-15 agosto 1892
Fondato un nuovo partito che unisce diverse associazioni a due partiti nati pochi anni prima nominato Partito dei Lavoratori Italiani, che assume le idee
socialiste come linee guida.
II Congresso - Reggio Emilia, 8-10 settembre 1893
Il partito muta il suo nome in Partito Socialista dei Lavoratori Italiani.
III Congresso - Parma, 13 gennaio 1895
Tenuto in clandestinit a causa dello scioglimento per decreto voluto da Crispi, il partito assume la denominazione di Partito Socialista Italiano.
IV Congresso - Firenze, 11-13 luglio 1896
Nasce il quotidiano socialista Avanti!.
V Congresso - Bologna, 18-20 settembre 1897
VI Congresso - Roma, 8-11 settembre 1900
Formazione di una corrente del socialismo riformista all'interno del partito.
VII Congresso - Imola, 6-9 settembre 1902
Il Tempo di Milano diventa quotidiano della corrente socialista riformista.
VIII Congresso - Bologna, 8-11 aprile 1904
Prevalgono le istanze intransigenti e rivoluzionarie del partito.
IX Congresso - Roma, 7-10 ottobre 1906
Prevalgono le istanze integraliste del partito.
X Congresso - Firenze, 19-22 settembre 1908
Prevalgono le istanze integraliste e riformiste del partito. proclamata l'incompatibilit dei sindacalisti rivoluzionari con il partito.
XI Congresso - Milano, 21-25 ottobre 1910
Prevalgono le istanze riformiste del partito.
XII Congresso (straordinario) - Modena, 15-18 ottobre 1911
Prevalgono le istanze riformiste del partito.
XIII Congresso - Reggio Emilia, 7-10 luglio 1912
Prevalgono le istanze rivoluzionarie del partito. Espulsione di alcuni componenti della frazione riformista che andranno a fondare il Partito Socialista
Riformista Italiano.
XIV Congresso - Ancona, 26-29 aprile 1914
Prevalgono le istanze rivoluzionarie del partito. Dichiarazione di opposizione alla prima guerra mondiale.
XV Congresso - Roma, 1-5 settembre 1918
Prevalgono le istanze massimaliste del partito, legate al marxismo.
XVI Congresso - Bologna, 5-8 ottobre 1919
Prevalgono le istanze massimaliste del partito. Formazione di un nuovo programma per il partito, sull'onda della rivoluzione d'ottobre in Russia e sul
successo elettorale in Italia. Lotta e conquista delle 8 ore lavorative.
XVII Congresso - Livorno, 15-21 gennaio 1921
Il congresso si apre con forti discussioni sulla linea strategica e programmatica. La frazione rivoluzionaria si scinde e forma il Partito Comunista d'Italia.
XVIII Congresso - Milano, 10-15 ottobre 1921
XIX Congresso - Roma, 1-4 ottobre 1922
Il congresso si apre con forti discussioni sulla linea strategica e programmatica. Vi l'espulsione dell'ala riformista del movimento che fonder il Partito
Socialista Unitario.
XX Congresso - Milano, 15-17 aprile 1923
XXI Congresso - Parigi, 19-20 luglio 1930
In esilio
XXII Congresso - Marsiglia, 17-18 aprile 1933
In esilio
XXIII Congresso - Parigi, 26-28 giugno 1937
In esilio
XXIV Congresso - Firenze, 11-17 aprile 1946
XXV Congresso - Roma, 9-13 gennaio 1947
Il congresso si conclude con la scissione della componente riformista di Giuseppe Saragat che fonder il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, che
assumer poi il nome di Partito Socialista Democratico Italiano. Lelio Basso eletto segretario.
XXVI Congresso - Roma, 19-22 gennaio 1948.
Il Congresso si esprime su proposta di Nenni in maniera favorevole alle liste unitarie con PCI per le elezioni politiche del 1948, nonostante il voto
contrario della mozione sostenuta da Sandro Pertini. Lelio Basso confermato segretario.
XXVII Congresso - Genova, 27 giugno - 1 luglio 1948.
La sconfitta del Fronte Popolare porta all'affermazione al congresso della corrente autonomista di Alberto Jacometti, Riccardo Lombardi, Vittorio Foa e
Fernando Santi. Jacometti eletto segretario, Lombardi nominato direttore dell'Avanti!.
XXVIII Congresso - Firenze, 11-16 maggio 1949.
Il congresso si conclude con una sconfitta della uscente Direzione autonomista e con la vittoria della sinistra di Nenni e Morandi con il 51% dei voti. La
destra di Giuseppe Romita esce dal partito. Nenni eletto segretario, Morandi vicesegretario e Pertini direttore dell'Avanti!.
XXIX Congresso - Bologna, 17-20 gennaio 1951
XXX Congresso - Milano, 8-11 gennaio 1953
XXXI Congresso - Torino, 31 marzo - 3 aprile 1955
XXXII Congresso - Venezia, 6-10 febbraio 1957
XXXIII Congresso - Napoli, 15-18 gennaio 1959
XXXIV Congresso - Milano, 16-18 marzo 1961
XXXV Congresso - Roma, 25-29 ottobre 1963
XXXVI Congresso - Roma, 10-14 novembre 1965
XXXVII Congresso - Roma, 27-29 ottobre 1966
XXXVIII Congresso - Roma, 23-28 ottobre 1968
XXXIX Congresso - Genova, 9-14 novembre 1972
XL Congresso - Roma, 3-7 marzo 1976
XLI Congresso - Torino, 30 marzo - 2 aprile 1978
XLII Congresso - Palermo, 22-26 aprile 1981
XLIII Congresso - Verona, 11-15 maggio 1984
XLIV Congresso - Rimini, 31 marzo - 5 aprile 1987
XLV Congresso - Milano, 13-16 maggio 1989
XLVI Congresso - Bari, 27-30 giugno 1991
Congresso straordinario.
XLVII Congresso - Roma, 11-12 novembre 1994.
Scioglimento del partito e nominato Michele Zoppo commissario liquidatore.
Iscritti
1945 - 700.000
1946 - 860.300
1947 - 822.000
1948 - 531.031
1949 - 430.258
1950 - 700.000
1951 - 720.000
1952 - 750.000
1953 - 780.000
1954 - 754.000
1955 - 770.000
1956 - 710.000
1957 - 477.000
1958 - 486.652
1959 - 484.652
1960 - 489.837
1961 - 465.259
Nelle istituzioni
1962 - 491.216
1963 - 491.676
1964 - 446.250
1965 - 437.458
1966 - 700.964[43]
1967 - 633.573[43]
1968 -
1969 -
1970 - 506.533
1971 - 592.586
1972 - 560.187
1973 - 465.183
1974 - 511.741
1975 - 539.339
1976 - 509.388
1977 - 482.916
1978 - 479.769
1979 - 472.544
1980 - 514.918
1981 - 527.460
1982 - 555.956
1983 - 566.612
1984 - 571.821
1985 - 583.282
1986 - 593.231
1987 - 620.557
1988 - 630.692
1989 - 635.504
1990 - 660.195
1991 - 674.057
1992 - 51.224
1993 - 1994 - 43.052
Governi
Regno d'Italia
Governo Badoglio II
Governo Bonomi II
Governo Bonomi III
Governo Parri
Governo De Gasperi I
Repubblica Italiana
Governo De Gasperi II
Governo De Gasperi III
Governo Moro I
Governo Moro II
Governo Moro III
Governo Rumor I
Governo Rumor III
Governo Colombo
Governo Rumor IV
Governo Rumor V
Governo Cossiga II
Governo Forlani
Governo Spadolini I
Governo Spadolini II
Governo Fanfani V
Governo Craxi I
Governo Craxi II
Governo Goria
Governo De Mita
Governo Andreotti VI
Governo Andreotti VII
Governo Amato I
Governo Ciampi
Giornali e riviste
Avanti!
Avanti! della domenica
Avanti Europa
Azione Socialista
Critica Sociale
Mondoperaio
Il compagno
Note
1. ^ Giacinto Menotti Serrati e la sua area politica avevano come obiettivo immediato la creazione di una "repubblica socialista" su modello sovietico: G. Sabbatucci e V. Vidotto, Storia
contemporanea, il novecento, Bari, Edizioni Laterza, 2008, p. 70: "I massimalisti (...) si ponevano come obiettivo immediato l'instaurazione della repubblica socialista fondata sulla
dittatura del proletariato e si dichiaravano ammiratori entusiasti della rivoluzione bolscevica".
2. ^ Il Vangelo socialista. Craxi e Berlinguer 30 anni fa ([Link]
3. ^ Frederic Spotts e Theodor Wieser, Italy: A Difficult Democracy: A Survey of Italian Politics, Cambridge University Press, 30 aprile 1986, pp. 68, 80, ISBN 978-0-521-31511-1. URL
consultato il 24 agosto 2012.
4. ^ IL SOCIALISMO LIBERALE DI CRAXI - VENT'ANNI DI ANTICIPO SUL NEW LABOUR ([Link]
5. ^ La Repubblica - Storia d'Italia dal '45 ad oggi ([Link]
6. ^ [Link]
7. ^ Liberalismo sociale ([Link]
8. ^ La "rivoluzione" degli anni '60: l'Italia si sposta a sinistra ([Link]
9. ^ Elezioni:Rosso socialista, con crisi torna su mappa d'Europa - News Analysis - [Link] ([Link]
10. ^ Bettino Craxi, Il vangelo socialista, in L'Espresso, 27 agosto 1978, poi ripubblicato in: Bettino Craxi, Pluralismo o leninismo, Milano, Sugarco, 1978.
11. ^ [Link]
12. ^ Storia del PSI, La Feltrinelli, P. Mattera
13. ^ Gaetano Salvemini nota in I partiti politici milanesi del XIX secolo Mursia ISBN 978-88-425-4842-3 che Milano tende ad anticipare i fenomeni politici italiani
14. ^ a b c d Luca Borzani, Alla scoperta della nuova Italia, in a cura di Mario Bottaro, Festa di fine secolo. 1892 Genova & Colombo, Pirella editore Genova, ISBN 88-85514-15-4 ,
15.
16.
17.
18.
19.
20.
21.
22.
23.
24.
25.
26.
27.
28.
29.
30.
31.
32.
33.
34.
35.
36.
37.
38.
39.
40.
41.
42.
43.
Bibliografia
U. Finetti, Il socialismo di Craxi, Milano, M&B Publishing, 2003.
Andrea Spiri, Socialismo italiano. Cento anni di storia. Il PSI 1892 1992, Milano, M&B Publishing, 2003.
Bettino Craxi, Il socialismo europeo e il sistema internazionale, Venezia, Marsilio, 2006.
Giorgio Galli, Storia del socialismo italiano: da Turati al dopo Craxi, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2007.
Andrea Spiri, Bettino Craxi, il riformismo e la sinistra italiana, Venezia, Marsilio, 2011.
Maurizio Punzo, L'esercizio e le riforme, Milano, L'ornitorinco, 2012.
Andrea Spiri, La svolta socialista. Il PSI e la leadership di Craxi dal Midas a Palermo (1976-1981), Soveria Mannelli: Rubbettino, 2012.
Voci correlate
Socialismo
Comitato di Liberazione Nazionale
Partiti e movimenti politici italiani di ispirazione socialista
Sistema politico della Repubblica Italiana
Storia del sistema politico italiano
Lega Internazionale dei Lavoratori
Altri progetti
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([Link]
Collegamenti esterni
Tutte le tessere del Partito Socialista Italiano 1905-1992, [Link].
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