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INDICE

Introduzione

Parlamento europeo e Parlamento italiano a confronto

MATERIALI Commissione INTA (Commercio internazionale)


Trade for all: la strategia commerciale della Commissione europea

Gli accordi tra Unione Europea e gli Stati terzi

Conoscere il TTIP (Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti)

Risoluzione delle controversie tra Stato e Investitore: una proposta di riforma


TTIP: qualche informazione sul Rapporto Lange (voto previsto il 10 giugno 2015)
TTIP: chiarimenti e aggiornamenti sul negoziato (18 maggio 2015)
Aggiornamenti sui negoziati sul Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (17 marzo 2015)
Informazioni e dettagli sul TTIP (21 ottobre 2014)

Il TPP (TransPacific Partnership)

Market Economy Status (MES) alla Cina


Laccordo di libero scambio fra Unione Europea e Corea del Sud
Conclusione dellaccordo di libero scambio tra Unione Europea e Vietnam
Laccordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada
Il negoziato commerciale con il Giappone

TransPacific Partnership: la conclusione dei negoziati (6 ottobre 2015)

Altri ambiti di interesse della Commissione INTA

Accordi di Parternariato Economico (EPA)


Il commercio internazionale nel settore vinicolo
EGA (Environmental Goods Agreement): per labbassamento delle tariffe doganali per i prodotti ambientali
I conflict minerals (minerali estratti in terre di guerra) e lEuropa
Iindicazioni Geografiche (IG): perch sono importanti
Gli IPR (diritti di propriet intellettuale) negli accordi tra Paesi europei e Stati terzi

MATERIALI Commissione ECON (problemi economici e monetari)


CMU: Lunione dei Mercati dei Capitali

Il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS o EFSI)

Il Rapporto Giegold

Il Semestre europeo

Cosa si intende per flessibilit

Schede di approfondimento
La strategia europea per un mercato unico digitale (Digital Single Market)

LUnione Energetica Europea
COP21
Immigrazione

Equit di genere in Europa


2015The Digital Single Market: a rvolution en rose?, Milano, 5 novembre 2015: Convegno 5 novembre 2015: ATTI

Europe: feminine plural, Bruxelles, 9 dicembre 2014: ATTI

Women & Digital (scheda)

INTRODUZIONE

Parlamento europeo e Parlamento italiano a confronto


Bruxelles, 25 giugno 2015

Poteri e strumenti

Il Parlamento europeo
1. non ha potere di iniziativa legislativa;
2. ha dei limiti sulle materie di competenza;
3. non esprime, con una sua maggioranza, un esecutivo di governo.

Queste le principali differenze tra le due istituzioni, e questi anche i motivi per cui si
considera generalmente il Parlamento europeo un parlamento di serie B.
La questione , per, pi articolata. Intanto, le evoluzioni delle istituzioni comunitarie sono
rapidissime e il PE sta continuamente accrescendo il proprio ruolo.
In secondo luogo, i margini di esercizio effettivo dei poteri possono essere larghissimi, sia
in positivo sia in negativo.
Andando in ordine per fare chiarezza, dunque:
1. vero che il PE non ha potere di iniziativa legislativa, ma ha alcuni strumenti, come
i rapporti di iniziativa e le risoluzioni parlamentari, con cui indirizzare le azioni della
Commissione. In pi, questo limite non va sovrastimato: sapete, infatti, quante delle
leggi italiane sono effettivamente di iniziativa parlamentare? Nel mio caso, sono
riuscita a portarne ad approvazione ben due (la legge n. 120/2011, che istituisce
quote di genere nei cda, e la legge n. 238/2010, chiamata anche Controesodo) ma
come potrete vedere dai numeri non un fenomeno tanto frequente.
2. Sulle materie di competenza, vero che sono limitate. Ad esempio, su alcuni
argomenti di forte attualit, come le migrazioni, la politica estera, loccupazione
e il fisco non abbiamo poteri effettivi. Possiamo, tuttavia, svolgere unazione di
pressione e sensibilizzazione sulla Commissione - ad esempio con lo strumento
della risoluzione parlamentare, cos come abbiamo recentemente fatto proprio in
merito alla risposta europea alle tragedie del Mediterraneo.
3. Il Parlamento europeo, secondo i trattati, non nomina un esecutivo (che nel sistema
comunitario la Commissione) attraverso lespressione di una maggioranza. Tuttavia,
in occasione delle scorse elezioni europee, con una scelta politica si deciso che
i gruppi politici maggiori individuassero un candidato (Spitzenkandidaten), che
sarebbe stato il Presidente della Commissione. Il PPE (Partito Popolare Europeo)
propose Jean-Claude Juncker, S&D (Socialisti & Democratici) Martin Schulz.
Anche se nessun gruppo ha ottenuto una maggioranza e si dovuta creare una
grande coalizione tra i maggiori gruppi (S&D, PPE, ALDE - Alleanza dei Liberali
e dei Democratici per lEuropa) il principio rimasto valido e il Presidente della
Commissione diventato Juncker, perch candidato del partito che ha ottenuto
la maggioranza relativa dei voti in tutta Europa. Questo rende la Commissione pi
politica e meno tecnica perch deve rispondere a una maggioranza parlamentare.
Il risultato che il Parlamento europeo ha un potere maggiore di influenza sulle
scelte del governo, anche se non ha modificato formalmente i suoi poteri.

Composizione e organizzazione

La pi grande differenza tra il Parlamento europeo e il Parlamento nazionale relativa


allorganizzazione del lavoro, aspetto che sembra di forma ma che, in realt, diventa di
sostanza, perch determina la qualit e la rapidit delle decisioni.
Per prima cosa, abbiamo un calendario con indicate le settimane di lavoro di commissione
a Bruxelles, di voto in plenaria a Strasburgo e di rapporti col collegio. Un calendario cos
preciso crea diversi vantaggi: in primo luogo, la possibilit di prepararsi con anticipo
sulle questioni che verranno affrontate. In pi, c una regola che trovo particolarmente
giusta (un principio che stato alla base anche di alcune mie battaglie, come quella sullo
smartworking): oltre allorario di inizio delle riunioni sempre previsto e rispettato anche
lorario di fine. Questo banale accorgimento consente una migliore conciliazione tra vita
professionale e familiare e migliora notevolmente la produttivit.
Altri due aspetti di efficienza: in primo luogo, le plenarie sono solo una piccola parte del
nostro impegno. Gran parte delle decisioni viene discussa e presa nelle commissioni e nei
gruppi di lavoro e questo consente una minore dispersione di attenzione e di energie. Il
secondo punto che i dossier sono allocati ai gruppi proporzionalmente. Il gruppo che
ottiene il dossier designa il relatore (e questo avviene anche nel Parlamento italiano) ma
anche tutti gli altri gruppi nominano un proprio responsabile per quello stesso dossier,
chiamato relatore ombra, formalmente incaricato di seguire tutto il procedimento. Questo
rende chiari i ruoli e le responsabilit.
Ovviamente, non tutto rose e fiori e sono molti i margini di miglioramento.
Il mio messaggio complessivo , per, un invito ad avere il coraggio di non fermarsi alla
superficie di ci che viene spesso raccontato sullEuropa. Sono convinta che, se la si
conoscesse un po di pi, la si criticherebbe un po di meno.

Alessia Mosca, MEP


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MATERIALI

Commissione INTA (Commercio internazionale)

TRADE FOR ALL

Verso una politica per il commercio e gli investimenti pi responsabile


Il 14 ottobre 2015, la Commissaria al commercio, Cecilia Malmstrom, ha presentato il documento
strategico su cui dovr basarsi la politica commerciale dellUE. Questo testo, che prende le mosse
dal dibattito suscitato attorno al tema del TTIP, disegna una politica commerciale meno orientata al
business e pi attenta ai temi della trasparenza, della sostenibilit.
Negli ultimi anni linteresse per le politiche commerciali si intensificato. Un pubblico sempre pi
ampio guarda con attenzione alla politica commerciale e si preoccupa dellimpatto che questa pu
avere sulle regole in materia di protezione dei consumatori o sul mercato del lavoro.
Va considerato inoltre che il commercio uno dei pochi strumenti disponibili per stimolare leconomia
senza aumento della spesa pubblica. LUnione Europea il principale partner commerciale di circa
80 paesi al mondo ed il secondo di altri 40. Il sistema economico attuale, che sempre pi globale
e digitale, si basa su catene sovranazionali di produzione, che prevedono lo svolgersi delle fasi
dideazione, progettazione, fabbricazione, assemblaggio, confezionamento e vendita attraverso
diversi paesi nel mondo. Per questo motivo limpatto delle politiche commerciali ha ripercussioni sul
panorama geopolitico, e viceversa. Inoltre, la politica commerciale, abbinata alla cooperazione allo
sviluppo, un importante strumento per stimolare crescita e riforme nei paesi meno sviluppati o in
via di sviluppo. Infine, la politica commerciale ha un ruolo anche nel rafforzare il funzionamento del
mercato interno, favorendo il collegamento tra questo e le regole del sistema globale del commercio
e degli investimenti.
Circa il 90% della crescita economica globale nei prossimi 15 anni verr generata al di fuori
della UE; allo stesso tempo, in Europa, 30 milioni di posti di lavoro (1 su 7) sono legati al commercio
internazionale. Proprio per queste due ragioni la politica commerciale vitale per mantenere e
migliorare il ruolo dellEuropa nel panorama internazionale.
Per stimolare la capacit dellUE di beneficiare dal commercio e dagli investimenti, la Commissione
Europea ha sviluppato unambiziosa agenda di negoziati bilaterali, contemporaneamente al suo
impegno in seno allOrganizzazione Mondiale del Commercio, WTO. LAccordo di Libero Scambio,
FTA, con la Corea del Sud il primo esempio di accordo di nuova generazione che lUE ha scelto
di negoziare. Eliminando circa il 99% delle barriere tariffarie e occupandosi anche di barriere nontariffarie, in quattro anni, le esportazioni europee sono cresciute del 55%. Quelle di automobili sono
addirittura triplicate. E, nonostante la quota di importazioni dalla Corea sia cresciuta dal 9 al 13%, il
tradizionale segno meno sulla bilancia dei pagamenti si trasformato in un surplus commerciale.
La politica commerciale ha dunque allargato il suo campo di applicazione. Al settore esclusivamente
tariffario ha aggiunto un approccio olistico che include intese, tra le tante, sul settore degli appalti
pubblici, sulla concorrenza, sui sussidi statali, e sulle barriere sanitarie e fitosanitarie, sul commercio
in servizi e su quello digitale, sulla mobilit dei lavoratori qualificati, sullaccesso alle materie prime,
sullinnovazione e sulla gestione delle dogane.
Il settore dei servizi rappresenta il 70% del PIL europeo. Per questa ragione sempre pi importante
migliorare laccesso a questo settore nei mercati internazionali, cos come lattrazione di investimenti
esteri. LUE , infatti, uno dei 25 membri del WTO che sta negoziando il TiSA, un accordo sul commercio
di servizi. Nonostante ci, la posizione europea sui servizi pubblici resta quella secondo cui nessun
accordo internazionale pu restringere il diritto degli stati di legiferare nellinteresse dei propri cittadini.
Per quanto riguarda leconomia digitale, si registra la formazione di nuove tipologie di ostacoli agli
scambi. La strategia per il Digital Single Market affronta molte di queste frammentazioni allinterno
dellUE. Quello che, invece, la politica commerciale pu fare la creazione di una parit di condizioni
al livello globale.

LUnione Europea ha concluso o sta negoziando il maggior numero al mondo di FTA, la sfida dunque
di fare in modo che questi siano efficaci e portino benefici per tutti. LUE dovr assicurarsi che i propri
partner rispettino gli impegni presi, che tutti gli Stati membri siano in grado di beneficiare delle
opportunit create, infine, che le aziende si impegnino ad evitare pratiche scorrette, dal punto di vista
sociale e ambientale, quando operano al di fuori dalla UE.La riduzione delle asimmetrie informative,
specialmente per le PMI, un altro degli obiettivi che la Commissione si posta. Sono, infatti, gli attori
economici pi piccoli quelli che incontrano maggiori difficolt ad accedere ai mercati internazionali.
Seguendo la stessa filosofia, si provveder ad una revisione del funzionamento del Fondo Europeo
di Adeguamento alla Globalizzazione per offrire soluzioni efficaci per i lavoratori di quei settori che
potrebbero risentire negativamente dellapertura dei mercati.
Trasparenza e partecipazione sono altri due temi che la Commissione ha voluto ribadire nella sua
strategia per il 2016. Lobiettivo dunque quello di aumentare i momenti di confronto con il Parlamento
Europeo, gli Stati membri e la societ civile in ogni fase dei negoziati commerciali. Inoltre, si stabilisce
che per ogni nuova iniziativa di una certa rilevanza si effettuino valutazioni dimpatto.
Questo nuovo spirito di partecipazione e trasparenza dovrebbe portare maggiore fiducia tra i cittadini
rispetto allimpegno che non si modifichino in negativo gli standard di protezione dei consumatori,
dei lavoratori e dellambiente, che nessun meccanismo di protezione degli investimenti possa
danneggiare il diritto degli Stati di legiferare nel pubblico interesse e che si promuovano nei paesi
terzi politiche concrete per lo sviluppo sostenibile, il rispetto dei diritti umani, il buon governo e una
crescita inclusiva.
Infine, lidea di proseguire nella fitta attivit di negoziati internazionali seguendo due direttrici
parallele. Da un lato, rilanciare il sistema multilaterale, proponendo alla conferenza di Nairobi che in
ambito WTO si possano creare dei gruppi ristretti che vadano avanti nellintegrazione su specifiche
materie; dallaltro, proseguire nei negoziati bilaterali di nuova generazione, prevedendo che possano
essere estesi ad altri partner a livello regionale.
Di seguito lagenda dei negoziati bilaterali previsti nella strategia commerciale.

Negoziati FTA da aprire

Negoziati FTA da rilanciare

Australia

EU-india

Nuova Zelanda

EU-Malesia

Filippine

EU-Tailandia

Indonesia

Negoziati FTA e investimenti da concludere


FTA da modernizzare

TTIP

Messico

EU-Giappone

Cile

EU-Cina (solo investimenti)

Turchia (Unione doganale)

Mercosur

FTA da modificare

Negoziati e investimenti da aprire

Corea del Sud

Hong Kong

(inserimento di un capitolo sugli investimenti)

Taiwan

Conclusione delle procedure di approvazione


CETA
EU-Singapore
EU-Vietnam

Alessia Mosca
Commissione per il Commercio Internazionale - Parlamento Europeo
Bruxelles, 27 novembre 2015

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Gli accordi tra UE e stati terzi

Market Economy Status


Il riconoscimento del Market Economy Status alla Cina (MES): le eventuali conseguenze
sulla difesa commerciale e i possibili rischi per leconomia dellUE
Che cos il MES?
Dal 2001 la Repubblica Popolare Cinese membro del WTO, Organizzazione Mondiale del Commercio,
con lo status di economia in fase di transizione e, dunque, non ancora avente diritto allo status di
economia di mercato (MES, market economy status).
Nello specifico di quanto richiesto dallUnione europea per il riconoscimento del MES, devono essere
soddisfatti cinque criteri. Secondo lultima analisi condotta dalla Commissione nel 2008, la Repubblica
Popolare ne soddisfa solo uno, ossia lassenza di distorsioni da parte dello Stato sullallocazione delle
risorse e le decisioni delle imprese. Gli altri criteri richiesti sono:
scarsa ingerenza del governo, specie in termini di discriminazione fiscale;
adeguati sistemi per la corporate governance;
regolamentazione chiara a garanzia dei diritti di propriet e dellapplicazione di un regime
fallimentare;
un settore fiscale che operi indipendentemente dallo Stato.
Tali criteri, tuttavia, non rilevano a livello normativo poich il riconoscimento del MES regolato
allinterno del WTO, organismo multilaterale. In caso, quindi, di lettera di questultimo che riconosce lo
status di economia di mercato a Pechino, lUnione europea non potrebbe far valere il mancato rispetto
dei criteri di cui sopra per contestare tale decisione.
Dal punto di vista della difesa commerciale, il sistema cinese in generale inadeguato al riconoscimento
del MES. Il governo centrale dirige leconomia con lintento di creare dei campioni nazionali. I piani
quinquennali garantiscono a imprese, spesso sotto controllo statale, materie prime e capitali a basso
costo, oltre ad alterare i flussi commerciali e lambiente competitivo.
Pratiche sleali sono condotte a supporto delle aziende cinesi e delle loro esportazioni, a cui concesso
laccesso privilegiato a fattori produttivi e a finanziamenti.
Il riconoscimento dello status di economia di mercato (MES) influisce in modo rilevante sullapplicabilit
degli strumenti di TDI, modificando i criteri delle misure anti-dumping.

Cosa sono e a cosa servono gli strumenti di difesa commerciale (TDI)


Gli strumenti di difesa commerciale (TDI) contrastano pratiche di concorrenza sleale provate e
identificate, garantendo la parit di condizioni competitive tra le aziende di Paesi terzi e quelle europee.
In particolare, i TDI giocano un ruolo cruciale nella tutela di settori chiave dellindustria manifatturiera
che contribuiscono in maniera fondamentale alla crescita, allinnovazione e alloccupazione negli Stati
Membri.
Si parla di dumping di un prodotto quando il suo prezzo di esportazione pi basso rispetto al normal
value, il prezzo di vendita appropriato sul mercato domestico. Le norme anti-dumping prevedono
limposizione di dazi che vadano a compensare il vantaggio competitivo cos ingiustamente creato.
Per le nazioni a cui riconosciuto il MES, il normal value viene calcolato a partire dai costi di
produzione e dal prezzo reale di vendita del paese stesso, prezzo che soggetto a dinamiche di
mercato. Lutilizzo di un simile approccio si rivela ovviamente fallimentare con economie non di
mercato (NME), caratterizzate da uningerenza statale massiccia e dove pertanto i prezzi risultano
distorti e non soggetti alle dinamiche tipiche della domanda e dellofferta. In questo caso, il normal
value ottenuto partendo dal prezzo di vendita del prodotto in uno stato terzo dotato di uneconomia
di mercato funzionante.

Qual la controversia?
Negli ultimi anni, la Cina ha ripetutamente dichiarato che il Protocollo daccesso al WTO le garantirebbe
il riconoscimento automatico del MES da parte degli Stati membri allo scattare dei 15 anni dallingresso
nellorganizzazione, l11 dicembre 2016.
Lultima consultazione con la Cina riguardo allargomento del riconoscimento risale al giugno 2012 e
la Repubblica Popolare non ha fornito prove, confidando nella propria interpretazione del protocollo.
Linterpretazione cinese non per condivisa da tutti i membri del WTO. Coloro che credono che non
sussista un obbligo legale a concedere il MES alla Cina, partendo dalla lettera del protocollo daccesso,
giudicano la posizione cinese in contrasto con i dettami interpretativi applicati solitamente dal WTO e
con gli interessi degli Stati membri al momento della stesura dellaccordo.
Lart. 15 (d) del protocollo daccesso, infatti, recita:
Una volta che la Cina avr dimostrato, secondo le leggi degli stati importatori membri del WTO,
che uneconomia di mercato, le previsioni del comma (a) (cio lutilizzo di prezzi non cinesi per
determinare il normal value NdA) smetteranno di essere in vigore.
LUnione Europea lunico partner a dover adottare un atto formale prima della scadenza del
dicembre 2016, per esplicitare il nuovo status che intende riconoscere alla Cina. Questo significa che
nei prossimi mesi Commissione, Parlamento e Consiglio dovranno decidere che posizione prendere,
per poi tradurla in un atto legislativo.
Gli USA hanno gi dichiarato che non riconosceranno lo status di economia di mercato alla Cina nel
2016 e sembra chiaro che Brasile, India, Messico, Canada e molti altri saranno sulla stessa linea.
Sarebbe opportuno che il riconoscimento avvenisse soltanto previo coordinamento con i
maggiori partner commerciali, in primis gli USA. Se lUnione Europea fosse lunica grande realt
economica a garantire il MES, le esportazioni cinesi verso gli altri partner commerciali sarebbero
deviate verso lUE, con effetti ancora non prevedibili per la nostra economia.
Si tratta di una faccenda estremamente delicata, dove la nostra priorit la tutela delle imprese e
dei lavoratori europei. La Cina, infatti, non operando in condizioni di libero mercato, ha una politica
di prezzi alla vendita molto aggressiva, con la quale i nostri produttori, che rispettano una serie di
standard e regole, non potrebbero competere.

Questo la prima e pi importante conseguenza negativa che dobbiamo scongiurare. Allo stesso
tempo, non si pu ignorare la fortissima presenza cinese nei maggiori fondi di investimento europei
e, dunque, necessario scongiurare anche un eventuale loro ritiro che potrebbe accadere in caso di
chiusura totale alle loro richieste.
I prossimi mesi vedranno un grande lavoro su questo tema, che ci auguriamo possa vedere una stretta
collaborazione di Commissione, Parlamento e, soprattutto, i Governi degli Stati membri.

Alessia Mosca

Commissione per il Commercio Internazionale - Parlamento Europeo

Bruxelles, 27 novembre 2015

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Laccordo di libero scambio (FTA) fra UE e Corea del Sud


A 5 anni dalla firma del trattato di libero scambio con la Repubblica di Corea, il primo ottobre scorso,
lUnione Europea ha concluso, in seguito allapprovazione dei diversi parlamenti nazionali, la procedura
di ratifica dellaccordo, nonostante il regime previsto dallaccordo fosse stato applicato in maniera
provvisoria dal 2011. Con un piano di attuazione particolarmente rapido, laccordo ha determinato
leliminazione di tutte le barriere tariffarie sui prodotti industriali e parzialmente rimosso quelle sui beni
agricoli. Con beneficio dei settori automobilistico, farmaceutico, elettronico e medico, si provveduto
anche alla cancellazione dimportanti barriere non tariffarie. Il trattato ha, infine, migliorato laccesso
al mercato dei servizi e agli investimenti andando anche a coprire diritto alla propriet intellettuale,
appalti pubblici e politiche di garanzia alla competizione.
LFTA con la Corea del Sud, essendo molto esteso per scopo e portata, il primo accordo commerciale
di nuova generazione siglato dallUnione Europea ed il primo con un partner asiatico. La Corea del Sud,
dopo uno sviluppo ventennale che lha posizionata al quinto posto a livello mondiale per esportazioni
ed importazioni, si attestata come una delle maggiori economie orientali. I flussi commerciali europei
e coreani sono molto simili per le categorie di prodotti scambiati. Con circa l80% sul totale, a dominare
le transazioni internazionali di entrambi sono, infatti, i prodotti industriali. I settori prevalenti sono
quelli della produzione di veicoli ed equipaggiamenti per i traporti ed il comparto chimico.

I risultati dei primi 4 anni


La Commissaria al Commercio UE, Cecilia Malmstrom, ha definito laccordo come un esempio da
seguire, una storia di successo che possibile replicare con gli accordi attualmente in cantiere. Il
rapporto di Marzo della Commissione Europea mostra, infatti, un aumento delle esportazioni verso
la Corea del 35% rispetto al 2011, determinando un aumento del 3% della quota europea sul totale
delle importazioni Coreane (JAP -3%, USA +0%). Nel 2013, lUnione ha, per la prima volta, registrato
un surplus della bilancia commerciale con il partner asiatico. Se, infatti, le esportazioni sono cresciute
velocemente, le importazioni dalla Corea sono rimaste stabili. Sebbene nellultimo anno, complice
linizio della ripresa economica europea, limport dalla Corea abbia conosciuto un aumento del
6%, il dato rimane comunque inferiore alla crescita media annua del 9% registrata dallexport
nostrano. Nonostante gli iniziali scetticismi da parte dei rappresentanti del settore, lindustria ad aver
maggiormente beneficiato dellaccordo, con un aumento del 90% delle esportazioni negli ultimi tre
anni, stata quella automobilistica. Questultima, infatti, ha potuto, tramite le equiparazioni degli
standard europei a quelli coreani, godere delleliminazione di importanti barriere non tariffare. Seguono
gli equipaggiamenti del settore dei trasporti con un aumento del 56%, i servizi che, con un incremento
del 20%, confermano lUE come esportatore netto, ed i prodotti chimici (+10%). Anche il settore degli
investimenti ha beneficiato di una crescita relativamente stabile classificando lUE come la maggiore
fonte di FDIs (Foreign Direct Investments) per la Corea del Sud.

La revisione dellaccordo
In ottobre, la Commissione Europa ha ufficialmente proposto una revisione dellaccordo alla controparte
sudcoreana. In particolare, lipotesi di modifica riguarderebbe lestensione del regime di non tassazione
a tutti quei beni che rientrano in Corea dopo un periodo di manutenzione in Europa. I negoziatori
europei proporranno, poi, un emendamento alla clausola di trasporto diretto. Infatti, il trattamento
preferenziale , al momento, riservato alle sole merci che giungono direttamente dallUE escludendo,
quindi, tutti i prodotti che transitano attraverso i porti del sud est asiatico. I nuovi negoziati dovranno,
inoltre, predisporre labbattimento delle barriere non tariffarie emerse durante gli anni di applicazione
dellaccordo. Infine, la controparte coreana ha proposto linserimento di norme volte alla protezione
degli investimenti. Al momento delle negoziazioni, infatti, la Commissione Europea non disponeva del
mandato, ottenuto con il Trattato di Lisbona, necessario per disporre di questa questione.

Alessia Mosca

Commissione per il Commercio Internazionale - Parlamento Europeo

Bruxelles, 14 dicembre 2015

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Conclusione del FTA UE-Vietnam


Il 2 dicembre 2015, lUnione Europea e il Vietnam hanno annunciato di aver concluso un accordo di
libero scambio. I negoziati per un FTA, che fosse ambizioso e a vasto raggio, sono stati lanciati nel
giugno 2012, al fine di creare un clima favorevole allo sviluppo di relazioni commerciali e di flussi
dinvestimenti.
I prossimi passi che lUnione europea e il Vietnam dovranno intraprendere sono la finalizzazione
del testo giuridico, nella prima met del 2016, e la traduzione dellaccordo in tutte le lingue ufficiali
dellUE, nella seconda met. Una volta concluse queste operazioni, laccordo dovr essere approvato
dal Consiglio e dal Parlamento.
Laccordo conterr una correlazione giuridicamente vincolante con il dettato dellAccordo di Partenariato
e Cooperazione (APC), che attualmente regola le relazioni generali tra lUnione Europea e il Vietnam.
Questo accordo rimuover quasi tutte le tariffe sui beni oggetto di scambi tra le due economie. Si parla,
infatti, di una cifra vicina al 99% di tutti beni in commercio, con un periodo di transizione di 10 anni per
i vietnamiti e di 7 per lUE. Per quanto riguarda il settore delle auto, il periodo di transizione sar per
entrambi di 10 anni.
Laccordo prevede anche un meccanismo di risoluzione delle controversie tra Stato e investitore
straniero. A seguito delle pressioni della societ civile e del Parlamento europeo, la Commissione ha
ridisegnato questo meccanismo, migliorando quello che si era utilizzato in quasi tutti i precedenti
accordi commerciali, lInvestor-to-State Dispute Settlement, ISDS.
LInvestment Court System, ICS, si differenzia dallISDS prevedendo la creazione di una corte permanente
formata da giudici professionisti e iscritti ad un albo. Inoltre, gli atti processuali saranno pubblici, vi sar
la possibilit di adire ad una corte dappello. Infine, vi esplicita menzione del diritto assoluto degli
Stati di legiferare nellinteresse dei cittadini e sono inserite misure particolari per permettere anche alle
piccole e medie imprese di chiedere con facilit il giudizio dellICS.
Per quanto riguarda le regole per definire lorigine dei prodotti del settore tessile il Vietnam ha
accettato il principio della doppia trasformazione. Questo eviter che prodotti essenzialmente cinesi
entrino in Europa con letichetta made in Vietnam avendo subito in quel paese solo una trasformazione.
Per essere ancora pi chiari, i vietnamiti potranno comprare filati cinesi ma poi dovranno loro stessi
provvedere alla tessitura e al confezionamento del capo. Prima bastava solo il confezionamento per il
riconoscimento dellorigine vietnamita del capo.
In materia di Indicazioni Geografiche per gli alimenti e le bevande, ci si accordati per un
riconoscimento in generale del sistema delle IG europee, compresa la possibilit dellinserimento di

nuove denominazioni, anche se la protezione verr accordata, inizialmente, solo a 171 (nellaccordo
con il Canada si era ottenuta protezione solo per 145 IG). Le IG, i cui nomi sono marchi dimpresa
precedentemente registrati nel paese, potranno mantenere la propria denominazione, cos come gli
omonimi marchi dimpresa. Per quanto riguarda i nomi di alcuni formaggi (ad es. Asiago, Gorgonzola e
Fontina) che nel lessico vietnamita sono diventati nomi comuni, questi potranno continuare ad essere
usati ma in buona fede, in altre parole senza aggiungere riferimenti fuorvianti al presunto paese
dorigine (bandiere italiane, immagini del Colosseo o associarli a localit italiane, tipo Gorgonzola
Milano).
Sembra inoltre che a proposito delle importazioni europee di riso ci sar solo un lieve aumento delle
attuali quote, ma non una liberalizzazione dellaccesso del riso vietnamita in Europa. Il problema per
potrebbe riproporsi con gli accordi di partenariato economico (gli EPA sono molto simili a forme di
assistenza alle economie meno sviluppate) con Cambogia e Myanmar.
A proposito dellaccesso al mercato degli appalti pubblici vietnamiti, sono stati fatti importanti passi
avanti per quanto riguarda gli appalti gestiti dal governo centrale e dalle municipalit di Hanoi e Ho
Chi Minh City (circa il 50% del totale). Ma gli ultimi dettagli tecnici sono ancora da limare. Si riusciti,
inoltre, ad assicurare un livello di concorrenza accettabile con le aziende pubbliche locali.
Per quanto riguarda il capitolo su Commercio e Sviluppo Sostenibile, TSD, ci si impegna al rispetto dei
principi dellOrganizzazione Internazionale del Lavoro sui diritti fondamentali dei lavoratori. Saranno
presenti, inoltre, impegni per quanto riguarda la protezione e lutilizzo sostenibile delle risorse naturali.
Altri accenni interessanti sono quelli alla Responsabilit Sociale dImpresa e al commercio equo ed
etico.
Nel testo dellaccordo saranno descritte anche le strutture dedicate a garantire la piena attuazione
del capitolo TSD, compresi i meccanismi per garantire la partecipazione della societ civile. Infine, la
clausola di collegamento con il PCA servir a garantire che i diritti umani, la democrazia e lo Stato di
diritto rappresentino elementi essenziali delle relazioni commerciali tra UE e Vietnam.
Infine, nei primi mesi del 2017, il testo dellaccordo verr inviato al Parlamento Europeo e al Consiglio
che dovranno esprimere con una procedura legislativa lapprovazione o il rifiuto dellaccordo.

Alessia Mosca

Commissione per il Commercio Internazionale - Parlamento Europeo

Bruxelles, 04 dicembre 2015

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Laccordo UE-Canada
In queste settimane si parla sempre pi spesso di TTIP, in particolare dopo la proposta della Commissaria
Malmstrom di una corte permanente per la risoluzione delle controversie nel settore degli investimenti
esteri, ma soprattutto dopo che i governi di USA, Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia,
Messico, Nuova Zelanda, Per, Singapore e Vietnam hanno raggiunto uno storico accordo per la
conclusione della Trans-Pacific Partnership.
LUE impegnata in ben 18 negoziati commerciali. Uno dei pi importanti il Comprehensive Economic
Trade Agreement (CETA) tra UE e Canada, firmato il 26 settembre 2014, a Ottawa. Sar il primo accordo
dellUE per facilitare lacceso al mercato per beni, servizi e investimenti con un altro paese altamente
industrializzato, il primo con un ambizioso capitolo sulla protezione degli investimenti, infine, il primo
che includa la protezione di 145 alimenti a Indicazione Geografica (IG).
Le elezioni politiche canadesi del 19-20 ottobre 2015 hanno dato la maggioranza al Liberal Party di
Justin Trudeau, convinto sostenitore degli accordi di libero scambio. Trudeau, pur essendo molto
favorevole al CETA, ha espresso in campagna elettorale alcune preoccupazioni sulla mancanza di
un dibattito pubblico sia in Europa sia in Canada sullargomento. Il neo Primo Ministro si era inoltre
schierato a favore delle province, contro il governo federale, per chiedere maggiori fondi per fare fronte
alle perdite che potrebbe dover affrontare il settore della pesca.

Principali benefici del CETA


Dal 1994 il Canada accorda un trattamento preferenziale alle aziende dei paesi firmatari del NAFTA
(laccordo di libero scambio tra USA, Messico e il Canada). Il CETA ridar parit di trattamento alle
aziende europee. Il capitolo sulla riduzione dei dazi doganali il pi importante che lEuropa abbia mai
raggiunto. Per quanto riguarda servizi e investimenti, il CETA da alle aziende europee un trattamento
addirittura migliore di quelle dei partner del NAFTA. Inoltre, le PMI beneficeranno del reciproco
riconoscimento delle valutazioni di conformit.
Ecco i principali benefici per le imprese:
Quasi il 92% dei prodotti agricoli e alimentari dellUE verr esportato in Canada senza dazi
doganali. Per i beni industriali gli esportatori europei risparmieranno circa 470 milioni
allanno. Dopo sette anni, infatti, non vi saranno pi dazi tra lUE e il Canada su questi ultimi.
Nel mercato degli appalti pubblici, per la prima volta viene liberalizzato laccesso anche
alle gare bandite dagli enti locali canadesi. Ad esempio, nel 2011 gli appalti aggiudicati dalle
amministrazioni comunali canadesi ammontavano a circa 82 miliardi. Il Canada creer
inoltre un sito web unico sugli appalti per garantire che le imprese dellUE possano trarre
vantaggio da queste nuove opportunit.

Il reciproco riconoscimento delle valutazioni di conformit eviter di testare sia in


Europa sia in Canada la conformit di un prodotto agli standard di legge. Questa misura,
permettendo di ridurre i costi, potrebbe generare un aumento del PIL fino a 2,9 miliardi
lanno per lUE.
Infine, le PMI potranno beneficiare della protezione accordata dal Canada a una lista di 145
alimenti a Indicazione Geografica, di cui 41 italiani, tra questi la Bresaola della Valtellina, il
Taleggio e il Grana Padano. Laccordo prevede anche la possibilit di aggiungere in futuro
altre denominazioni di prodotti allelenco. Inoltre, alcune IG famose dellUE, come prosciutto
di Parma, saranno autorizzate a utilizzare la propria denominazione, anche se questa gi
registrata in Canada come marchio dimpresa.

Effetti economici del CETA


Ci si attende che il CETA possa aumentare i flussi commerciali in beni e servizi tra Europa e Canada di
quasi il 25%. Inoltre ci si aspetta che la produzione europea possa crescere di 12 miliardi lanno. Uno
studio, europeo e canadese, prevede un generale guadagno in termini di benessere, PIL, esportazioni
e salari, nel lungo periodo. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, la maggior parte dei settori
potrebbe avvantaggiarsene, mentre una minoranza risentir delle maggiori pressioni competitive. Per
questo sar importante istituire meccanismi adeguati di aggiustamento, come, per esempio, il Fondo
Europeo per la Globalizzazione, che mira a ridurre limpatto negativo dei cambiamenti di produzione.

Servizi Pubblici
Nel CETA, come negli altri accordi commerciali, lUE non ha preso nessun impegno sulla gestione dei
beni e dei servizi pubblici. Gli Stati membri potranno continuare a gestire in piena autonomia, ed
eventualmente anche in monopolio, la fornitura di beni e servizi pubblici ai propri cittadini. Il CETA,
quindi, non impone nessun obbligo di privatizzare o liberalizzare i servizi di fornitura dellacqua,
listruzione o il servizio sanitario nazionale.

Rispetto degli standard europei e sviluppo sostenibile


Gli standard europei non saranno modificati dallentrata in vigore del CETA. Questo significa che ogni
importazione proveniente dal Canada dovr soddisfare le regole stabilite dallUE. Non esiste quindi il
rischio che arrivino sulle nostre tavole polli alla clorina o bistecche di manzo trattato con gli ormoni.
Al contrario, in previsione dellentrata in vigore del trattato, il Canada ha iniziato a produrre manzo
hormones-free, dal momento che per i suoi allevatori lUE un mercato molto interessante.
Come negli altri accordi commerciali di nuova generazione che lUE ha sottoscritto (con Corea del Sud,
Colombia e Per), anche il CETA ha un capitolo sullo sviluppo sostenibile. Inoltre, il Canada, di solito
restio a questo genere di discussioni, si impegnato ad applicare le convezioni dellOrganizzazione
Internazionale del Lavoro sui diritti dei lavoratori.

Meccanismo di risoluzione delle controversie tra Stato e investitore straniero


Il CETA prevede al suo interno anche un meccanismo per risolvere le dispute tra Stato e investitore
(investor-to-state dispute settlement, ISDS), basato sul sistema dellarbitrato. Non esiste un modello
unico di ISDS; dal 1959 a oggi, gli Stati dellUE hanno gi firmato circa 1400 accordi con linclusione di
un ISDS. Questo meccanismo era nato, nel contesto della decolonizzazione, per tutelare linvestitore
straniero in caso di atti discriminatori o arbitrari dello Stato. Il sistema mancava, per, di legittimit
democratica e di trasparenza e gli arbitri si trovavano spesso in posizioni di conflitto dinteressi.
Oggi non potremmo pi accettare questo tipo di sistema. LISDS del CETA rappresenta un passo avanti
e, diversamente dagli accordi precedenti, prevede: un codice etico e di condotta per gli arbitri e gli

avvocati; una lista predefinita di arbitri qualificati; la trasparenza degli atti processuali; il rispetto dei
principi del chi perde paga e dellimpossibilit di rivolgersi ad un tribunale nazionale se il processo
in corso con lISDS, e viceversa; infine, il diritto esclusivo degli Stati di legiferare nellinteresse dei
cittadini, dellambiente e dei diritti dei lavoratori.
Bisogner, inoltre, capire se la Commissione Europea riuscir a convincere i partner canadesi a riaprire
questo capitolo per sostituire lISDS con lICS. LInvestment Court System, proposto dalla Commissaria
Malmstrom come strumento per la risoluzione delle controversie nel TTIP, una vera e propria corte
permanente per gli investimenti, con giudici di carriera, esplicita menzione del right to regulate degli
Stati e un meccanismo dappello, maggiormente in grado di soddisfare quel bisogno di trasparenza e
legittimit richiesta dal Parlamento e dallopinione pubblica.

Prossimi passi e giudizio complessivo


Il Parlamento Europeo sar chiamato, entro due anni dalla firma dellaccordo, ad approvare il CETA. In
questo momento gli esperti legali della Commissione Europea stanno eseguendo il legal scrubbing,
uno studio approfondito per eliminare ogni possibile incongruenza tra laccordo e i trattati europei.
Terminata questa fase, i servizi di traduzione renderanno disponibile il testo in tutte le 24 lingue ufficiali
dellUE e inizier la fase dei lavori parlamentari.
Nel caso in cui i negoziatori europei volessero tentare una riapertura dei negoziati per sostituire lISDS
con lICS, bisogner attendere lesito delle elezioni politiche in Canada del 19 Ottobre.
Il CETA ha la possibilit di creare benefici concreti per entrambe le economie. Anche se gli effetti
saranno limitati, viste le dimensioni tutto sommato ridotte degli scambi fra UE e Canda, laccordo ci
da la possibilit di creare un modello per altre trattative commerciali. Infine, gli importanti risultati
ottenuti su IG e appalti pubblici rafforzeranno la nostra posizione nei negoziati ancora in corso.

Alessia Mosca

Commissione per il Commercio Internazionale - Parlamento Europeo

Strasburgo, 26 novembre 2015

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La trattativa commerciale con il Giappone: la pi


avanzata tra i 17 negoziati aperti dallUE
QUADRO GENERALE
Fra le 17 trattative commerciali aperte dallUnione Europea, quella con il Giappone una
fra le pi avanzate, nonostante i negoziati siano cominciati ufficialmente solo nel marzo
del 2013.
Sono gi stati condotti sette round negoziali, lottavo in programma per la met di
dicembre e altri cinque sono gi stati previsti per il 2015. A contribuire alla velocit delle
trattative sono una convergenza di vedute che va oltre le aspettative iniziali e la forte volont del
Primo Ministro giapponese Shinzo Abe di chiudere entro la fine del suo mandato, prevista per la
met del 2016, almeno uno dei due grandi dossier (laltro il TransPacific Partnership con gli Stati Uniti)
di politica commerciale, elemento chiave della cosiddetta Abenomics.
Lobiettivo della Commissione di fare entrare in vigore il trattato prima della fine del periodo legislativo
dellattuale Parlamento Europeo, che scade nel 2019.
Ci nonostante questo non implica che i negoziatori europei si accontenteranno di un accordo
veloce. Infatti, come recentemente sottolineato dal capo negoziatore Mauro Petriccione, lUnione
Europea non cambier la propria posizione per chiudere le trattative in tempi brevi sacrificando la
sostanza a discapito della rapidit.
evidente per che si aperta una nuova fase negoziale in cui la forte volont politica delle due parti
sta accelerando notevolmente le trattative.
Il principale nodo al momento legato alle barriere tariffarie e non tariffarie, con il Giappone che tende
a spingere per evitare una piena liberalizzazione prendendo cos le distanze dalla posizione europea.

LE OPPORTUNIT PER LEUROPA E PER LITALIA


Dal punto di vista economico, laccordo permetterebbe ai produttori europei di accedere
per la prima volta a un mercato chiuso come quello giapponese, privilegiando peraltro
alcuni tra i settori, in primis quello agroalimentare, fra i pi sviluppati in Italia.
Sfruttando latmosfera costruttiva, i negoziatori europei hanno insistito sulla necessit
di abbassare le barriere al momento esistenti per alcuni prodotti agricoli, piuttosto sensibili per i
giapponesi, fra i quali carne di maiale e manzo, prodotti lattiero-caseari, amido, frumento e riso.
Per il nostro settore agro-alimentare il mercato giapponese decisamente interessante, e sono state
avanzate richieste da parte europea per aprire il negoziato a prodotti agricoli trasformati, come
vino e salumi e per ridurre il periodo di transizione che porterebbe in un futuro alleliminazione di
barriere tariffarie sulle importazioni di vini e liquori.

Per quanto riguarda le Indicazioni Geografiche, al momento la legislazione giapponese


prevede protezione solo nel settore vini e liquori (il cosiddetto Liquor Act), mentre
un provvedimento pi comprensivo legato a cibo e prodotti agricoli attualmente in
preparazione al Parlamento giapponese, dove si prevede che la regolamentazione veda
la luce entro i primi sei mesi del 2015.
Per questa ragione, i negoziatori giapponesi preferiscono attendere il termine delliter legislativo
interno prima di includere il tema nelle trattative.

LE CRITICIT
Da parte giapponese le spinte maggiori verso un abbassamento delle tariffe si registrano
nel settore automobilistico, con i negoziatori comunitari decisamente chiusi su questo
punto, soprattutto per una mancata reciprocit nei regolamenti relativi alla messa
in circolazione (molto pi stringenti in Giappone). Di fatto, una riduzione delle tariffe
comporterebbe un aumento delle importazioni di auto giapponesi in Europa senza reciprocit, in virt
dei blocchi in entrata al mercato giapponese causati dalle barriere di natura non tariffaria.
Per quanto riguarda laccesso al mercato, il Giappone ha criticato leccessivo numero
di categorie di merci che lUE vorrebbe introdurre nelle trattative; di contro per i
negoziatori comunitari sono troppe le categorie di prodotto fuori dallaccordo
(intorno al 12%) ed eccessiva la durata del periodo transitorio che anticipa lentrata in
vigore dellabbassamento tariffario, come proposto dalla controparte giapponese.
Inoltre, poich le negoziazioni stanno procedendo parallelamente a quelle del Trans Pacific
Partnership, sar importante mantenere alta la pressione sul Giappone per quanto riguarda le
Indicazioni Geografiche. Su questo punto infatti gli Stati Uniti stanno premendo per arrivare ad una
loro esclusione dallaccordo, influenzando cos in maniera indiretta anche gli altri trattati commerciali
al momento negoziati dal Giappone.

CONCLUSIONI
Il negoziato fra Unione Europea e Giappone ad oggi una delle trattative cruciali, sia economicamente
che politicamente.
Nonostante le trattative stiano procedendo piuttosto velocemente, si pu ancora lavorare per
cercare di influenzare il negoziato. Proprio per questo motivo necessario che le preoccupazioni e
le esperienze concrete vengano espresse in modo chiaro e deciso in tempi brevi.
Daltra parte sar mio impegno come parlamentare cercare di individuare forme di promozione e
sostegno soprattutto nei confronti dei settori che hanno potenzialmente pi opportunit di entrare
nel mercato giapponese.
necessario infatti non solo essere coscienti delle opportunit che si potrebbero aprire, ma anche
essere attrezzati per quando queste opportunit si saranno effettivamente aperte.
forte la richiesta e la voglia di prodotti italiani, non solo nellagro-alimentare, ed
fondamentale che il nostro Paese agisca sistematicamente per lanciare i prodotti pi
richiesti e dare sostegno a quelli in difficolt.
Il Sistema Italia ha le potenzialit per aiutare le imprese e il supporto alla promozione
dei nostri prodotti deve essere una delle principali priorit.

Alessia Mosca

Commissione per il Commercio Internazionale - Parlamento Europeo

Bruxelles, 14 novembre 2014

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Conoscere il TTIP (Trattato


Transatlantico sul Commercio e gli
Investimenti con gli Stati Uniti)

RisoluzionedellecontroversietraStatoeInvestitore:
una proposta di riforma
Il 16 settembre la Commissione Europea ha reso pubblico un documento molto dettagliato che esprime
le idee, venute fuori dal dibattito nella societ civile e al Parlamento Europeo, su come riformare il
meccanismo di risoluzione delle controversie tra Stato e investitore straniero. Il meccanismo, noto
come ISDS, era il punto pi critico delle discussioni sul trattato transatlantico sul commercio e gli
investimenti, TTIP.

Un nome nuovo per lISDS


Per allontanare anche il minimo ricordo del tanto criticato ISDS, la Commissione ha dato un nuovo
nome al meccanismo di risoluzione delle controversie: Sistema Giudiziario per gli Investimenti
(Investment Court System, ICS), composto da un tribunale di prima istanza e una corte dappello.

Una struttura permanente con veri giudici


Si parla, quindi, di una corte permanente, piuttosto che di arbitri convocati ad hoc per ogni controversia,
dedicata al trattato transatlantico. Nello specifico la proposta prevede una corte con 15 giudici (5
europei, 5 statunitensi e 5 da paesi terzi) con un mandato di 6 anni. I giudici verrebbero pagati da
una cassa comune tra UE e USA, quindi non dalle parti in causa. La nomina a giudice di questa nuova
corte sarebbe subordinata al possesso del titolo di giudice nel paese di provenienza e/o allessere un
giurista di fama comprovata in materia di diritto internazionale privato e del commercio. Con queste
accortezze si potr evitare che avvocati daffari facciano da arbitri in cause in cui potrebbero avere dei
conflitti dinteresse.
Allinsorgere di ogni nuova controversia si costituir una corte giudicante di tre giudici (uno europeo,
uno americano e uno terzo) estratti a sorte tra i quindici. In questo modo si prova a mantenere al
massimo il livello dimparzialit del tribunale.

Un meccanismo dappello
La proposta della Commissione permetterebbe, inoltre, al TTIP di essere il primo accordo commerciale
della storia ad avere anche un meccanismo dappello in secondo grado.
La corte dappello ricalcherebbe perfettamente il tribunale di prima istanza, ma con sei giudici (2 USA,
2 UE e 2 terzi), piuttosto che quindici. Potr adire alla corte ognuna delle parti e la sentenza di primo
grado potr essere modificata o completamente ribaltata dal giudizio di secondo.

Alcune precisazioni
Nel preambolo, inoltre, la Commissione accoglie una preoccupazione molto forte venuta dal
Parlamento Europeo e dalla societ civile ed inserisce un passo che ribadisce il diritto degli Stati di
legiferare per attuare obiettivi legittimi di politica pubblica.
La formulazione seppur vaga comunque unimportante vittoria di chi temeva che le multinazionali
potessero piegare le legislazioni nazionali ai propri interessi, attraverso lISDS. Si precisa, inoltre, che
non pu considerarsi legittima alcuna pretesa degli investitori che le legislazioni restino immutate nel
tempo.

Altre due importanti disposizioni prevedrebbero che eventuali ristrutturazioni del debito pubblico
non possano essere contestate e che gli Stati mantengano il loro diritto di sospendere o eliminare gli
aiuti di Stato per le aziende.
Infine, sono state previste alcune clausole per favorire lutilizzo di questo nuovo sistema anche da parte
delle PMI. Nello specifico, tempi certi per la conclusione dei procedimenti (18 mesi per il primo grado
e 6 mesi per lappello), un meccanismo volontario di mediazione per risolvere la disputa prima che si
apra il procedimento presso la corte e la previsione che alcune categorie di PMI, in caso di giudizio
avverso dei giudici, non siano costrette a pagare tutte le spese processuali, ma soltanto una quota.

Cosa manca ancora


Il documento pubblicato solo la posizione della Commissione Europea e prima di diventare realt
dovr essere approvato dal Consiglio e negoziato con gli americani, nel contesto di tutto il TTIP. Superati
tutti questi scogli il trattato nel suo complesso dovr essere firmato e ratificato da tutte le parti.
Nonostante ci la proposta della Commissione, seppure in ritardo e su pressioni non indifferenti del
Parlamento Europeo e della societ civile, rappresenta un progresso incontestabile e una rivoluzione
copernicana nellapproccio europeo alla politica commerciale.
Manca soltanto un meccanismo di dissuasione, ad esempio un disincentivo finanziario, dalladire alla
corte per controversie palesemente infondate.
La Commissione, inoltre, non ha ritenuto di accogliere la proposta di introdurre anche un periodo di
quarantena di 5 anni prima e dopo il mandato di giudice per evitare commistioni di carriera con gli
avvocati daffari internazionali.
Infine restano ancora due interrogativi. Il sistema ICS verr integrato nellaccordo gi concluso con il
Canada e a che condizioni? La Commissione lavorer attivamente perch il sistema ICS possa diventare
la prassi anche negli altri trattati bilaterali e multilaterali, invece che soltanto tra USA e UE?

Alessia Mosca

Commissione per il Commercio Internazionale - Parlamento Europeo

Bruxelles, 16 novembre 2015

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TTIP (Trattato Transatlantico sul Commercio


e gli Investimenti con gli Stati Uniti): qualche
informazione su Rapporto Lange, al voto il 10/06
Il 28 maggio scorso la Commissione Commercio internazionale (INTA) del Parlamento europeo ha
approvato, con 28 voti a favore e 13 contrari, il progetto di relazione sul Trattato sul Commercio e gli
Investimenti tra Unione europea e Stati Uniti (TTIP), di cui relatore Bernd Lange (S&D, Germania).
Con questa risoluzione il Parlamento, che sar chiamato a votare in sessione plenaria la settimana
dell8 giugno, fornisce delle indicazioni riguardanti il proseguimento dei negoziati: cosa, per
lassemblea eletta dai cittadini europei, auspicabile e cosa considerato inaccettabile.
Si tratta di uno strumento molto importante perch rappresenta un segnale politico forte di cui la
Commissione dovr tenere conto nel proseguimento dei negoziati: una sorta di avvertimento che,
se rimarr disatteso, potrebbe portare anche alla conseguenza estrema della bocciatura dellintero
accordo.
Il Gruppo S&D ha fortemente voluto questa risoluzione proprio perch espressione concreta del
potere di controllo che detiene il Parlamento e dunque, attraverso di esso, i cittadini.
Mi preme, prima di tutto, chiarire la situazione riguardo un argomento molto dibattuto, il cosiddetto
ISDS (sistema di risoluzione delle controversie tra Stato e Investitore). Lattuale struttura di questo
tribunale privato che risale al periodo post-coloniale presenta, infatti, numerose falle dal punto di
vista della trasparenza e della garanzia democratica del sistema. Nonostante questo, si tratta di uno
strumento presente nella stragrande maggioranza degli accordi commerciali tuttoggi negoziati e
firmati ed per questo che la decisione sulla sua esclusione o il suo inserimento stata, da subito, la
leva su cui da diverse parti e con diverse motivazioni in molti hanno insistito, spesso nel tentativo
di far saltare lintero accordo.
Il Gruppo dei Socialisti & Democratici ha avuto, in questo caso in modo particolare, un ruolo centrale:
ha, infatti, svolto una profonda azione di mediazione, ascoltando le preoccupazioni e le richieste di
cittadini da una parte e cercando, dallaltra, di trovare una soluzione che non compromettesse la
realizzazione di un trattato con grandi potenzialit di crescita e sviluppo, in primo luogo per gli Stati
europei.
Il compromesso trovato prevede ed importante che questo sia chiaro labbandono dell
ISDS cos come conosciuto finora: il Parlamento, infatti, chiede alla Commissione di proporre una
soluzione permanente per la risoluzione delle controversie tra investitori e Stati, soggetta al controllo
e ai princpi democratici, in cui i casi siano trattati in modo trasparente da giudici indipendenti
e nominati pubblicamente, in audizioni, anchesse, pubbliche. Dovr, inoltre, essere previsto un
meccanismo di appello, dove sia garantita la coerenza delle decisioni giudiziarie e dove sia rispettata
la giurisdizione dei tribunali europei e degli Stati membri. Una proposta, avanzata in maniera esplicita
nel documento, per affrontare nel medio termine le controversie aventi oggetto gli investimenti, la
creazione di una Corte Internazionale degli Investimenti, i cui lavori abbiano garanzia di pubblicit.
Tra le altre indicazioni che, con questo testo, il Parlamento presenta alla Commissione, rivestono
particolare importanza le seguenti:
Trasparenza: pur riconoscendo la necessit di un certo livello di riservatezza, vengono
richieste trasparenza e accesso ai documenti dei negoziati.
Servizi Pubblici: viene richiesta una esplicita esclusione dei servizi pubblici dalle materie
del negoziato.

Mantenimento degli standard: non negoziabilit degli standard relativi a sicurezza degli
alimenti, benessere, salute degli animali, protezione dei lavoratori, dellambiente, dei dati
personali e delle diversit culturali.
Sostegno alla crescita: creazione di nuove opportunit di sviluppo per le aziende europee,
in particolare le PMI, e creazione di nuovi posti di lavoro qualificati.
Globalizzazione 2.0: viene chiesto che il TTIP sia unopportunit per dare una forma pi
democratica e inclusiva alla globalizzazione.
Piena sovranit degli Stati: deve essere salvaguardato il diritto degli stati, della pubblica
amministrazione e degli enti locali di introdurre, adottare, mantenere o abrogare qualsiasi
misura nellinteresse del bene pubblico.
Piena mobilit dei lavoratori: il TTIP dovrebbe accelerare il mutuo riconoscimento delle
qualifiche professionali e una piena reciprocit nella politica di concessione dei visti, in
modo da facilitare la mobilit di investitori, professionisti, tecnici e lavoratori qualificati tra
le due sponde dellAtlantico.
Appalti pubblici: questi devono avere un pari livello di apertura in Europa e negli Stati
Uniti.
Protezione dati personali: il riferimento indicato a questo riguardo larticolo XIV del
GATS, che corrisponde pienamente allattuale sistema di tutela previsto dallUnione
europea.
Diversit culturale: il Parlamento chiede che vengano garantite la protezione e la
promozione della diversit culturale, riconoscendo alle parti di adottare qualsiasi misura
necessaria alla promozione della diversit linguistica e culturale.
Energia: con le minacce che lEuropa ha subito questanno, in merito alla fornitura di
energia, non sorprende che la relazione chieda specificamente che i negoziati si occupino
anche di trovare soluzioni per facilitare la diversificazione degli approvvigionamenti
energetici.
Propriet intellettuale e certificazioni alimentari: laccordo dovr assicurare unadeguata
protezione dei diritti di propriet intellettuale, includendo un pieno riconoscimento del
sistema europeo delle Indicazioni Geografiche degli alimenti e dellIndicazione di Origine
dei prodotti.
Lavoro e diritti: il Parlamento chiede un impegno, da parte degli Stati Uniti, a ratificare e
applicare le convenzioni ILO sui diritti e la sicurezza dei lavoratori.

Alessia Mosca

Commissione per il Commercio Internazionale - Parlamento Europeo

Bruxelles, 1 giugno 2015

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TTIP (Trattato Transatlantico sul Commercio e gli


Investimenti con gli Stati Uniti): chiarimenti e
aggiornamenti sul negoziato
LUnione Europea deve affrontare grandi sfide, tra le quali far ripartire leconomia e ripensarsi
sforzandosi di migliorare i livelli di diritti e benessere di tutti i cittadini. Il TTIP, cos come tutti gli altri
accordi commerciali che si stanno negoziando in questo momento tra cui quelli con il Canada, il
Giappone, Singapore e il Vietnam, pu essere uno strumento utile per affrontare pi efficacemente
queste sfide.
In Europa, laccordo con gli USA potrebbe generare crescita e nuovi posti di lavoro, nonch un calo dei
prezzi per i consumatori, legato allaumento della concorrenza e della possibilit di scegliere fra pi
prodotti e servizi. Il TTIP potrebbe inoltre aumentare linfluenza europea nel mondo, attraendo una
quota maggiore di investimenti e creando nuovi standard nel commercio mondiale, che siano ispirati
ai nostri valori. Il trattato transatlantico darebbe inoltre la possibilit alle PMI di accedere al mercato
statunitense, eliminando doppi, e non necessari, controlli e creando regole pi semplici e giuste per
importare ed esportare tra le due sponde dellAtlantico.
Questi sviluppi rilevanti per leconomia e per il ruolo dellUE nel nuovo scenario della globalizzazione
non devono, per, essere raggiunti ad ogni costo e senza considerare quali sono le nostre priorit.
Il TTIP, pertanto, dovr salvaguardare i nostri alti standard di sicurezza dei prodotti e dei lavoratori,
proteggere e rafforzare la potest legislativa e regolamentare dello Stato e della P.A., tutelare il
patrimonio delle diversit culturali dellUE e assicurare trasparenza, sostenibilit e crescita in Europa,
negli USA e nel resto del mondo.
Il negoziato sul TTIP ancora in corso e, grazie alle pressioni del Parlamento Europeo e di molti
Governi e ONG, pi trasparente rispetto agli accordi del passato. Tutti i cittadini hanno il diritto/
dovere di informarsi e farsi unopinione, ma la decisione finale andr presa quando avremo a
disposizione il testo definitivo del trattato e i nuovi studi di impatto, che verranno fatti proprio sulla
lettera dellaccordo definitivo.
Gi oggi, per, in base alla declassificazione del mandato negoziale e di molti documenti su cui si sta
negoziando, oltre alle posizioni ripetutamente espresse dal Parlamento Europeo, dai negoziatori del
TTIP e dalla Commissaria al Commercio, Cecilia Malmstrm, alcuni chiarimenti e rassicurazioni sono
gi disponibili.
Il TTIP indebolir gli stringenti standard europei che proteggono i lavoratori e lambiente?
Secondo il mandato negoziale, gli standard non fanno parte delle materie del negoziato. Sia
lUE che gli Stati uniti hanno regole che impongono determinati livelli di sicurezza dei lavoratori
e ambientale. Questo significa che il TTIP dovr aiutare a ridurre i costi per le esportazioni
quando, a parit di standard, si potranno armonizzare le regole. Tutto ci senza intaccare il
diritto di legiferare degli Stati e il principio di precauzione tipico dellapproccio europeo. Inoltre,
il TTIP avr un capitolo dedicato allo sviluppo sostenibile che dovrebbe includere impegni a
ratificare e implementare le convenzioni dellOrganizzazione Internazionale del Lavoro e delle
competenti agenzie dellONU in materia di diritti dei lavoratori, salvaguardia della flora e della
fauna e dellutilizzo di tecnologie verdi e delle rinnovabili. La precarizzazione del mercato
del lavoro , purtroppo, un fenomeno che ha cause molteplici, a cui si sta cercando di porre
rimedio. Non si pu pensare che sar, quindi, il TTIP la causa della precariet.
Il TTIP abbasser gli standard di sicurezza alimentare?
Sia in Europa sia negli USA c una domanda crescente di cibo di qualit. I cittadini europei, cos
come quelli americani peraltro, non accetterebbero di compromettere gli standard raggiunti
in questo senso. Il modo in cui ci occupiamo di sicurezza alimentare o OGM rester uguale. Il
TTIP non imporr allUE di modificare la propria normativa in materia, o riguardo al manzo agli
ormoni o alle carni di animali clonate o trattati con la clorina. Il trattato per punter a migliorare
la collaborazione tra le due sponde dellAtlantico. In passato, per affrontare lemergenza mucca

pazza gli USA hanno bandito le importazioni della carne europea per molti anni e oggi ancora
molti salumi e insaccati non possono penetrare il suolo statunitense. In questo senso il TTIP
aiuter a gestire in maniera scientificamente pi razionale questioni di questo genere, a tutto
vantaggio dei nostri produttori di qualit.
Il TTIP solo un pretesto per affievolire le norme europee, dato che i dazi doganali tra UE
e USA sono gi molto bassi.
vero che i dazi sono gi bassi, ma questo non vuol dire che non abbiano un effetto. La media
delle tariffe si aggira attorno al 4%, ma alcuni settori come lalimentare e il tessile - strategici per
le esportazioni italiane - sono gravati da dazi ben pi alti, con picchi rispettivamente del 35% e
del 27%. Questa situazione rende i prodotti europei meno competitivi sul mercato americano.
Il TTIP ridurr sensibilmente quasi tutti i dazi rimasti producendo risparmi per i produttori e
ampliando il potere di scelta dei consumatori.
Il TTIP permetter alle grandi multinazionali di citare in giudizio gli Stati?
La questione dellISDS (il meccanismo arbitrale di garanzia per gli investimenti) di certo La
questione dellISDS, il meccanismo arbitrale di garanzia per gli investimenti, di certo la pi
dibattuta. I paesi dellUE hanno gi firmato oltre 1400 accordi commerciali che prevedono
un meccanismo di ISDS, in modo da incoraggiare gli investimenti diretti dallestero. vero
che questi accordi nascevano in un contesto completamente diverso, ed vero anche che
lISDS ha in alcuni casi (ad onor del vero una esigua minoranza) portato ad abusi. Per questa
ragione, si sta studiando un meccanismo che possa tutelare gli investimenti, ma al tempo
stesso eliminare ogni possibilit di trattamento iniquo. Intanto limitando i casi per i quali si
possa adire a tale corte ai soli episodi di esproprio, rendendo pi trasparente tutto il processo,
predisponendo un registro di arbitri che non possono contemporaneamente esercitare come
avvocati, e aggiungendo la possibilit di un meccanismo di appello. Questo sistema non potr
inoltre in alcun modo influenzare la potest legislativa dello Stato. Nella ultima proposta della
Commissione si individua anche un percorso di medio periodo, con lobiettivo di costituire una
corte permanente.
Il TTIP obbligher i governi europei a privatizzare i servizi pubblici?
In ogni accordo commerciale lUE lascia in capo agli Stati membri di decidere come gestire al
meglio per i propri cittadini i servizi pubblici, come scuole, ospedali, distribuzione dellacqua.
Questa garanzia espressamente prevista nei testi dei vari accordi e noi stiamo chiedendo
che lo sia anche nel TTIP. Dopo la firma del trattato, gli Stati saranno titolati senza limitazione a
decidere la definizione di servizi pubblici, a mantenere pubblico il monopolio della fornitura di
un determinato servizio, a rinazionalizzare un servizio precedentemente privatizzato o a non
rinnovare, senza pericolo di essere citato in giudizio, i contratti stipulati con societ private per
lesternalizzazione di determinati servizi pubblici.
Il TTIP stato chiesto dalle multinazionali e i cittadini e i governi non sanno nulla di
quanto stanno discutendo i negoziatori.
I negoziati sul TTIP sono i pi trasparenti di sempre e i Parlamenti nazionali e il Parlamento
Europeo sono attori cruciali in questa partita poich dovranno approvare o respingere la
ratifica dellaccordo. La Commissione Europea ha reso pubblico il mandato negoziale (votato
allunanimit dei ventotto Stati membri dellUE), divulga regolarmente un resoconto dei round
negoziali e i testi delle proprie proposte, produce documenti esplicativi e infografiche sui vari
capitoli dellaccordo, infine rende disponibili per tutti i membri del Parlamento Europeo, in
apposite reading room, i documenti considerati riservati. Inoltre la Commissione organizza
innumerevoli incontri con i rappresentati delle aziende, delle associazioni dei consumatori, i
sindacati, le ONG, governi e parlamenti nazionali e gli eurodeputati per discutere degli ultimi
sviluppi e ascoltare il punto di vista di ognuno.

Alessia Mosca

Commissione per il Commercio Internazionale - Parlamento Europeo

Strasburgo, 18 maggio 2015

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Aggiornamenti sui negoziati sul Trattato


Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti
(TTIP)

Le novit dopo lottavo round negoziale


Il 6 febbraio si concluso lottavo round negoziale del TTIP, alla presenza del capo negoziatore europeo,
Ignacio Garcia-Bercero, e della controparte americana, Dan Mullaney. Ecco alcuni aggiornamenti
rispetto alla trattativa che si sta tenendo in Europa e negli USA. Le discussioni hanno fatto perno sulla
cooperazione regolamentare, elemento fondamentale per semplificare gli scambi tra le due sponde
dellAtlantico. Una cooperazione in questo settore permetterebbe, per esempio, che le automobili non
debbano superare due volte, in Europa e negli USA, la prova del crash test o essere prodotte con le
frecce arancioni per il mercato americano e con le frecce rosse per circolare nellUE.
Queste le principali novit:
Le parti hanno rimarcato lintenzione di eliminare ogni tipologia di barriera tariffaria al
momento esistente tra le due sponde dellAtlantico.
In merito ai servizi, come ad esempio i trasporti e le telecomunicazioni, le delegazioni
hanno continuato la discussione ma senza ancora giungere a una conclusione.
Sullaccesso alle gare per gli appalti pubblici americani vi stato un dialogo approfondito,
anche se le distanze rimangono consistenti.
Per quanto concerne gli aspetti regolamentari, i negoziati hanno riguardato i seguenti
settori: chimico, farmaceutico, automobile, motoristica, facilitazioni commerciali, diritti di
propriet intellettuale (tra cui indicazioni geografiche), energia e materie prime, PMI. LUE
ha dunque presentato un suo testo generale sulla cooperazione regolamentare.
Sulle questioni sanitarie e fitosanitarie le parti hanno discusso il testo americano gi
presentato allo scorso round negoziale e inizieranno a lavorare su un testo di compromesso.
Riguardo le barriere tecniche al commercio, ovvero i differenti sistemi di omologazione,
di etichettatura o di collaudo, la discussione andata avanti nei settori chimico e delle
automobili, ma esistono ancora divergenze da colmare.
I negoziatori si rincontreranno altre due volte prima della pausa estiva per portare avanti le discussioni
in corso.

Altri aggiornamenti: il contesto


La vittoria dei Repubblicani al Senato degli Stati Uniti non sembra avere influito sulla
previsione di concludere laccordo nella seconda met del 2016.
La Commissaria Malmstrm ha gi incontrato a dicembre e a gennaio la sua controparte
americana, lambasciatore Mike Fromann, e i due si rincontreranno nella seconda met di
marzo. Inoltre i presidenti, repubblicani, delle commissioni Commercio delle due Camere statunitensi
considerano il TTIP una priorit bipartisan per gli USA. La Commissione Europea, al momento, ritiene
la prospettiva di siglare laccordo prima delle presidenziali americane realistica, seppur ambiziosa.

A seguito della pubblicazione del mandato negoziale e delliniziativa sulla trasparenza,


imposta dalla Commissaria Malmstrm, certo che OGM, misure relative al sostegno
del settore culturale, diritti dei lavoratori, regole ambientali e gestioni dei beni e servizi
pubblici non saranno oggetto dei negoziati. importante, su questo punto, essere chiari
per non alimentare paure infondate. Dopo la puntata di Report del 19 ottobre, infatti, ancora il 10
marzo un servizio di Ballar faceva riferimento a una possibile uninvasione di coltivazioni OGM a
seguito della conclusione del TTIP.
Resta la questione spinosa del meccanismo di risoluzione delle controversie tra
investitore straniero e Stato, meglio noto come ISDS. La consultazione pubblica lanciata
dalla Commissione ha visto la partecipazione di 150.000 soggetti ed un 88% di pareri
contrari allISDS. Inoltre, il 92% delle opinioni arrivato da Gran Bretagna, Austria,
Germania Francia e Belgio (dallItalia solo 222). Negli ultimi 50 anni i governi europei hanno gi firmato
pi di 1400 accordi con meccanismi di ISDS. La posizione della delegazione italiana ha riconosciuto
fin dallinizio dei negoziati la necessit di prevedere un sistema quanto pi trasparente e democratico
possibile, la riduzione al minimo della possibilit di adire a tale organo e la creazione di un meccanismo
di appello, sulla scia dei miglioramenti gi raggiunti nellaccordo con il Canada. Tuttavia, la delegazione
contraria ad assumere una posizione intransigentemente contraria allISDS, poich diminuirebbe la
forza negoziale del Parlamento nei confronti della Commissione e dellUE nei confronti degli USA.
Infine, il 9 Febbraio, il presidente della commissione Commercio Internazionale
del Parlamento Europeo e relatore sul TTIP, il socialista Bernd Lange, ha pubblicato
un documento di lavoro in vista dellelaborazione di raccomandazioni da fare alla
Commissione sul negoziato TTIP. Definendo il trattato uno strumento potenziale di
sviluppo e ribadendo a gran voce la necessit di trasparenza nei negoziati, Lange sottolinea nel suo
testo limportanza della tutela delle indicazioni geografiche, dellinclusione dei livelli sub-federali
nelle previsioni sugli appalti pubblici, del rispetto del principio di precauzione e della ratifica e piena
applicazione, da parte degli Stati Uniti, dei trattati internazionali in materia di ambiente e diritti dei
lavoratori.

Alessia Mosca

Commissione per il Commercio Internazionale - Parlamento Europeo

Bruxelles, 17 marzo 2015

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Informazioni e dettagli sul Trattato Transatlantico


sul Commercio e gli Investimenti con gli Stati Uniti
(TTIP)
Il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) un accordo commerciale attualmente in
corso di negoziato tra lUnione Europea e gli Stati Uniti. Ha lobiettivo primario di rimuovere le barriere
commerciali, tariffarie e non tariffarie, in un ampio numero di settori economici per facilitare lacquisto
e la vendita di beni e servizi tra Europa e Stati Uniti. Il dibattito, molto articolato in altri Paesi, sta
iniziando a svilupparsi anche in Italia, sebbene poco ancora si conosca nel merito.
La puntata di Report di domenica scorsa ha raccolto alcune testimonianze e dato inizio a un dibattito
pi ampio, il che molto positivo e ci dovrebbe portare a raccogliere quanti pi elementi possibili per
potervi partecipare nel merito, anche vista la scarsit di informazioni facilmente reperibili, specialmente
in italiano.
Laccordo ancora lontano dallessere concluso. Per una volta dovremmo tentare di non farci
costringere dalla modalit comunicativa semplificatoria di schierarci, come tifosi, pro o contro
in modo acritico. Abbiamo tempo e modi per sviluppare il dibattito e per costruire una posizione
motivata. Questo mio documento vuole essere un contributo a tale scopo.

Le criticit
Intanto, i tempi. Al momento non esiste un testo dellaccordo, in quanto i negoziati sono ancora in
corso. Infatti, nonostante i sette round negoziali alle spalle, il TTIP non ancora concluso, come
anticipato, e le posizioni delle controparti sono ancora relativamente distanti. In pi, due prossimi
avvenimenti rappresentano unincognita sul proseguimento dei negoziati: da parte europea, lentrata
in carica della nuova Commissione e, da parte statunitense, le imminenti elezioni per il rinnovo del
Senato (4 novembre) - che potrebbero portare a una Camera Alta a maggioranza repubblicana.
Verosimilmente, la prima finestra per un eventuale raggiungimento di un accordo potrebbe aprirsi
dopo le elezioni statunitensi per poi chiudersi nella seconda met del 2016, con la campagna elettorale
per le Presidenziali USA.
Ci che si conosce per certo il contenuto del mandato negoziale della Commissione europea, reso
pubblico grazie alle pressioni del nostro vice-ministro allo Sviluppo Economico, Carlo Calenda. Il
mandato negoziale rappresenta i confini allinterno dei quali si pu muovere la stessa Commissione
durante i negoziati: cosa pu accettare e cosa no, innanzitutto. Quando il testo stato messo a
disposizione di tutti, dunque, stato possibile accertare, senza timore di fraintendimento, che non
saranno oggetto dei negoziati gli OGM, le misure relative al sostegno del settore culturale, il
livello di diritti dei lavoratori e delle regole ambientali, la gestione dei beni pubblici (pp. 4, 6, 8,
11).
Il mandato, quindi, prevede:
la riduzione a zero delle barriere tariffarie;
lallineamento delle regolamentazioni tecniche (come per esempio i crash test per le autovetture:
nonostante gli standard di sicurezza siano elevati e simili nei due Paesi, per poter esportare le
loro macchine i produttori devono rifare i test per soddisfare gli standard di misurazione del
Paese importatore. Se USA e UE riconoscessero i crash test e i relativi standard gli uni degli altri,
le stime dicono che il risparmio sul prezzo finale dellauto potrebbe arrivare sino al 7 per cento);
lapertura del mercato degli appalti pubblici, superando cos il Buy American Act (una
legge risalente alla presidenza Roosevelt e ancora in vigore, volta a proteggere le imprese
manifatturiere nazionali limitando lacquisto di prodotti finiti stranieri per commesse pubbliche
allinterno del territorio nazionale);

la promozione di uno sviluppo sostenibile;


il sostegno alle piccole e medie imprese, fino ad oggi troppo deboli per poter affrontare il
commercio internazionale;
la creazione di un mercato unico dellenergia.
La parte pi delicata riguarda le barriere non tariffarie in materia di produzione agroalimentare. Su
questo punto fondamentale porre la massima attenzione per non ridurre in alcun modo gli standard
qualitativi. In particolare, il riconoscimento delle indicazioni geografiche, punto su cui gli Stati Uniti
hanno una posizione piuttosto negativa, rappresenta uno dei principali obiettivi italiani, date le
evidenti ricadute positive che queste comporterebbero per i produttori nostrani.

Il nostro impegno sulle IG

Come pi volte ricordato, non c ancora niente di chiuso, per cui sar nostro impegno
insistere con grande forza sul punto del riconoscimento delle indicazioni geografiche. La
nostra speranza quella di poter ottenere un risultato simile a quello raggiunto nellaccordo
recentemente concluso (e in corso di verifica) con il Canada, dove lUnione europea ha ottenuto
il riconoscimento di quasi 200 prodotti con indicazione geografica.
Il nostro lavoro sar focalizzato anche sul contrasto al fenomeno dellItalian sounding,
ossia lutilizzo di denominazioni geografiche, immagini e marchi che evocano lItalia per la
promozione e la commercializzazione di prodotti in realt per niente riconducibili al nostro
Paese.
Infine, fra le questioni pi spinose resta la presenza nellaccordo dellISDS (Investor-State Dispute
Settlement), un meccanismo di risoluzione delle controversie su investimenti distinto rispetto alle
Corti dei Paesi coinvolti, da alcuni accusato di essere uno strumento in mano alle multinazionali. La
posizione italiana ha riconosciuto fin dallinizio dei negoziati la necessit di prevedere un sistema
quanto pi trasparente e democratico possibile, la riduzione al minimo dei casi in cui sia possibile
adire a tale organo e altre disposizioni che stanno emergendo da unampia consultazione pubblica,
proprio su questo tema, che la Commissione ha recentemente lanciato. Anche su questo punto, gli
avanzamenti ottenuti nellaccordo con il Canada potrebbero essere una strada perseguibile.

I possibili vantaggi
Il TTIP rappresenta allo stesso tempo unopportunit economica e una sfida per la politica
commerciale dellUnione Europea, con evidenti implicazioni geopolitiche,
la creazione di un mercato unico fra UE e USA porterebbe a un aumento del PIL comunitario
stimato intorno allo 0.5% circa (media fra le previsioni di impatto di Bertelsmann Foundation,
CEPR e ECIPE), con punte particolarmente positive per i settori meccanico e manifatturiero, fra
le eccellenze del sistema produttivo del nostro Paese.
LItalia al momento uno dei Paesi maggiormente colpiti dalle barriere tariffarie e non
tariffarie degli Stati Uniti sarebbe, sempre secondo studi di impatto, uno dei Paesi europei
maggiormente favoriti da un accordo che darebbe alle piccole e medie imprese la possibilit
di accedere al mercato statunitense, al momento caratterizzato da alte barriere tariffarie e,
specialmente, non tariffarie (basti pensare che nonostante gli evidenti ostacoli rappresentati
dalle divergenti disposizioni regolamentari, lItalia il 13 fornitore e il 23 cliente degli USA,
mentre gli USA sono l8 fornitore e il 3cliente del nostro Paese - Osservatorio Economico Mise).

Alcuni esempi pratici

I prodotti italiani di tecnologia avanzata (ATP) nel 2012 hanno coperto il 10% delle importazioni
USA con un valore di 3,9 miliardi di dollari (+17% rispetto al 2011) ma ancora con grandi
potenzialit di crescita; per il comparto italiano della nautica da diporto gli USA rappresentano
un mercato ben pi rilevante di quello domestico (lItalia il secondo fornitore dopo il Canada,
con esportazioni per 271 milioni di dollari nel 2012, in crescita del 38% su base annua).
Per quanto riguarda le barriere tariffarie, al momento sono alte nel settore delle infrastrutture
e in particolare delle ferrovie, dellacciaio di elevata qualit, ma anche dove le PMI italiane sono
forti come nel settore tessile, abbigliamento e calzature, alcuni tipi di veicoli, delle turbine e
alimenti come le marmellate, il cioccolato e i prodotti caseari.
Lincremento di costo dovuto allesistenza di barriere non tariffarie ha valori significativi:
oltre ai macchinari e alle biotecnologie, alledilizia, ai prodotti chimici (+19,1%), farmaceutici
e cosmetici, anche in settori come laeronautico/aerospaziale che per noi particolarmente
importante.
La crisi ucraina ha comportato un danno ingente, specialmente ai produttori italiani, che, con
lapertura di nuovi sbocchi commerciali, potrebbero avere un bilanciamento delle perdite
subite.
Il Meeting ASEM che si svolto a Milano la scorsa settimana ha dimostrato che siamo in una fase in cui
c spazio per nuove opportunit di scambio e confronto con Paesi che nella percezione tradizionale
erano finora visti come lontani o pericolosi per il nostro sistema commerciale e che, oggi, invece
rappresentano una risorsa importante.

Conclusioni
Resta prioritario lavorare perch non venga in alcun modo indebolita la politica commerciale comune
dellUnione Europea, che alcuni vorrebbero addirittura smantellare per tornare ad accordi bilaterali dei
singoli Paesi membri: uno scenario in cui lItalia si troverebbe ad affrontare, sola, la Cina o gli Stati Uniti
in un tavolo negoziale. I nostri produttori sanno bene che non possiamo permetterci di rinunciare
allexport come canale di crescita, ancora non completamente sviluppato se consideriamo quanto
forte sia la domanda di Made in Italy in tutto il mondo.
Per questo dobbiamo adoperarci per contribuire a rendere quanto pi concrete possibili e prive di
rischi le opportunit che ci si presentano in questi anni e nel prossimo futuro, preservando ovviamente
il controllo costante sul fatto che le premesse di un buon accordo per lEuropa e gli europei vengano
mantenute. Dallentrata in vigore del Trattato di Lisbona, che ha dato vita alla politica commerciale
comune rendendola di competenza dellUnione europea e non pi dei singoli Stati membri, la
Commissione porta avanti i negoziati commerciali ma il Parlamento europeo ha il potere di confermare
o rifiutare il testo dellaccordo: potere che intendiamo esercitare pienamente.
Per esempio, uno degli sforzi che ancora non sono stati compiuti sino in fondo, e su cui il Parlamento
europeo potrebbe fare la differenza, quello di raccogliere dati utili a ottenere valutazioni di impatto
occupazionale e sulla competitivit relativamente ai diversi settori merceologici, che siano quanto pi
accurate possibile, in modo da poter prevedere aggiustamenti e sostegni mirati ai settori o alle regioni
pi deboli, attraverso una nuova e pi adeguata allocazione delle risorse.

Alessia Mosca

Commissione per il Commercio Internazionale - Parlamento Europeo

Strasburgo, 21 ottobre 2014

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TPP (TransPacific
Partnership)

TransPacific Partnership (TPP): la conclusione dei


negoziati
Ieri, luned 5 ottobre 2015, stato annunciato laccordo fra le dodici parti contraenti del TransPacific
Partnership (TPP).
I 12 paesi che hanno preso parte ai negoziati, durati cinque anni, sono Australia, Brunei, Canada,
Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Per, Singapore, Vietnam e Stati Uniti, e valgono
complessivamente il 40% del PIL globale.
La portata dellaccordo straordinaria e avr importanti ricadute sia sullo scena commerciale che su
quella geo-politica.
Il TPP un trattato commerciale che punta alleliminazione o allabbassamento delle tariffe doganali fra
i paesi partecipanti, a stabilire una regolamentazione comune sul diritto di propriet intellettuale, ad
aumentare gli standard in materia ambientale e del lavoro, e ad istituire un meccanismo di risoluzione
delle controversie fra stato ed investitori.
Oltre a rispondere alle esigenze di crescita economica e aumento delloccupazione, laccordo
riconosce la centralit assunta dai mercati dei paesi affacciati sul Pacifico rispetto ai pi tradizionali
scambi transatlantici. Il trattato commerciale, includendo norme in materia ambientale e di diritti
umani e regolando i pi moderni comparti dellindustria globale come telecomunicazioni, commercio
elettronico e trattamento dei dati, costituisce uninnovazione rispetto agli accordi gi in essere e
contribuir in maniera sostanziale a rimodellare le dinamiche e i canoni del commercio globale.
Laccordo costituisce un importante tentativo di regolamentare la globalizzazione mondiale ponendo
le basi per il rispetto di alcuni principi, anticipando e catalizzando la crescita degli scambi fra le due
sponde del Pacifico.

TPP ed effetti per le parti contraenti


La portata dellaccordo notevole: oltre allabbattimento di pi di 18000 dazi doganali e allinclusione
di prodotti industriali tradizionali, come quelli dei settori automobilistico, chimico, farmaceutico e
cinematografico, vengono inclusi i servizi e nuove norme regolamentari. Oltre agli standard ambientali
e lavorativi, la cui violazione provocher sanzioni commerciali, il trattato promuover e protegger la
competizione. Il testo sar disponibile a breve, di conseguenza la formulazione di numeri e previsioni
sugli effetti dellaccordo potrebbe essere illusoria. LIstituto Peterson per lEconomia Internazionale
stima, tuttavia, che il trattato, a regime, sosterr annualmente le esportazioni americane per quasi $
125 miliardi. Leffetto immediato pi prevedibile sar una maggiore complementarit ed integrazione
delle diverse catene di produzione. Lagevolazione al commercio avr anche ripercussioni sui rapporti
geo-politici nella regione.
A questo scopo utile ricordare che la Cina non ha partecipato ai negoziati e che il dichiarato scopo
delliniziativa commerciale da parte delle amministrazioni Bush e Obama rientra nella pi ampia
strategia di re-focalizzazione della politica estera americana.
Laccordo, oltre che incontrare lentusiasmo di Obama, un pilastro dellampio progetto politico
del primo ministro giapponese Shinzo Abe: dalle riforme atte alla crescita (Abenomics) alla nuova
disciplina in materia di difesa adottata dal parlamento giapponese in settembre. , infine, il primo
accordo ampio e profondo che include sia il Giappone che gli Stati Uniti in materia commerciale.

Prossimi passi del TPP


Con alcuni dei pi importanti attori dellaccordo alla vigilia delle elezioni, Canada e Stati Uniti in
particolare, la ratifica del trattato potrebbe incontrare alcune difficolt. Negli Stati Uniti, laccordo dovr
passare al vaglio di un congresso molto diviso e polarizzato. Obama, che si definito molto soddisfatto

dellesito dei negoziati, dovr, inoltre, affrontare lo scetticismo da parte di alcuni democratici, Hillary
Clinton compresa. In ogni caso, per la portata dellaccordo e il numero dei paesi partecipanti la pi
ottimistica delle previsioni indica gennaio 2017 come mese di probabile entra in vigore del trattato.

LUnione Europea e il TPP


La Commissione ha accolto favorevolmente la conclusione dellaccordo. Cecilia Malmstrom,
commissaria europeo al commercio internazionale, ha sottolineato che il raggiungimento dellaccordo
favorir le trattative europee. LUnione sta, infatti, negoziando accordi di libero scambio con molti
parti contraenti del TPP, fra cui Stati Uniti, Giappone e Vietnam, che, ora, potranno concentrarsi pi
attivamente sulla definizione di unintesa.
Daltra parte il TPP, garantendo un migliore accesso alle piazze asiatiche, modificher lequilibrio
competitivo fra le aziende europee e quelle americane. Questa considerazione appare particolarmente
importante considerando che lAsia sar nei prossimi anni il mercato che crescer pi velocemente e
che una fetta sempre maggiore della produzione globale si concentrer in questa regione.
Laccordo, secondo un recente studio di Kawasaki, potrebbe causare una perdita pari allo 0,1%
del PIL europeo. Il trattato, per le sue enormi dimensioni, sar, infatti, il primo ad avere un effetto
considerevolmente negativo sulleconomia comunitaria. Per effetto dei diminuiti costi di transazione e
per la maggiore integrazione delle economie coperte dal TTP, la regione attirer nuovi investimenti. Le
aziende europee presenti su questi mercati, inoltre, saranno incoraggiate da questa nuova competitivit
del mercato a subappaltare in loco la produzione di beni e la prestazione di servizi, andando quindi ad
incrementare i propri investimenti nella regione.

Alcune considerazioni
Alla luce di questi elementi, necessario riconsiderare le politiche commerciali dellUnione.
Diventa anzitutto urgente chiarire come poter proseguire il negoziato con gli USA (TTIP). Parallelamente
si deve rafforzare limpegno nelle trattative con quei paesi con cui gli accordi commerciali sono
gi conclusi ma non ancora ratificati (Canada, Singapore) o molto vicini alla conclusione (Vietnam,
Giappone). Solo cos sar possibile recuperare la centralit europea riducendo limpatto economico
negativo che lentrata in vigore del TPP potrebbe determinare.

Alessia Mosca

Commissione per il Commercio Internazionale - Parlamento Europeo

Bruxelles, 06 ottobre 2015

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Altri ambiti di interesse della


Commissione INTA

Accordi di Partenariato Economico


Gli Accordi di Partenariato Economico (APE) sono accordi commerciali, miranti allo sviluppo, negoziati
dallUnione Europea e i paesi delle regioni africana, caraibica e pacifica (ACP). Gli accordi hanno
lobiettivo di promuovere un modello di crescita sostenibile e di ridurre il livello di povert tramite lo
sviluppo dei flussi commerciali e laumento degli investimenti.
Il volume delle importazioni e delle esportazioni con i paesi ACP rappresenta il 5% del totale degli
scambi europei. LEuropa la principale destinazione dei prodotti manifatturieri e agricoli dei partner
ACP. LUE , infatti, lunico mercato che garantisce lassenza di dazi su tutti i prodotti provenienti da
questi paesi. Gli accordi mirano a una diversificazione delle importazioni dagli ACP, tradizionalmente
dipendenti dalle esportazioni di materie prime, che promuova, quindi, lo scambio di beni e servizi con
un valore aggiunto superiore. Lobiettivo finale , dunque, quello di favorire gli individui e le imprese,
facilitando le esportazioni e incentivando i flussi dinvestimenti. Per promuovere lintegrazione
regionale dei partner, gli APE sono conclusi o negoziati dallUE e dalle comunit economiche regionali,
come ECOWAS e CARIFORUM.

La Convenzione di Cotonou
La Convenzione di Cotonou lultimo e il pi comprensivo trattato di sviluppo siglato dallUE e da
78 paesi provenienti dalle regioni di Africa, Caraibi e Pacifico (ACP), nonch il pi ampio accordo
quadro a disciplina dei rapporti fra sud e nord del mondo. La convenzione figlia del Trattato di Roma
del 1957 e dei successivi accordi di sviluppo e, in particolare, sostituisce il regime impostato dalla
Convenzione di Lom. La collaborazione e il sostegno ai paesi ACP sono, infatti, uno dei principali
e pi vecchi pilastri dellazione esterna dellUnione Europea. Nata come forma di partenariato post
coloniale, la collaborazione si , sin da principio, basata su una nuova forma di parit delle parti e
sulla commistione di aiuti economici e forme di cooperazione commerciale, finanziaria e politica con
lobiettivo di ridurre il livello di povert. La Convenzione di Cotonou, in accordo con gli obiettivi di
sviluppo del Millennio, stata firmata nel 2000 e regoler i rapporti fra UE e ACP fino al 2020. Il tratto,
prevedendo un meccanismo si revisione quinquennale, da considerarsi vivente.

Ambito politico
La forte dimensione politica degli accordi, spesso tramite lapplicazione della Convenzione di Cotonou,
si traduce nella cooperazione su un ampio spettro di questioni e nella previsione di procedure
sanzionatorie, fino alla completa sospensione degli accordi, nel caso di gravi violazioni in materia
di diritti umani e buon governo, termine che definisce chiaramente le linee rosse sulla conduzione
degli affari pubblici. Un grave caso di corruzione pu, ad esempio, determinare linterruzione del
trattato. Laccordo promuove, inoltre, un regolare dialogo politico volto a rafforzare il multilateralismo
e la concertazione con le parti sociali. Attraverso il coinvolgimento delle organizzazioni regionali e
internazionali, come lUnione Africana e la Corte Penale Internazionale, Cotonou promuove la pace e
la stabilit dei paesi ACP.

OMS (Organizzazione Mondiale del Commercio) e reciprocit commerciale


La riforma del regime disegnato dalla Convenzione di Lom si resa necessaria a causa dei
modesti risultati economici e per lincompatibilit del regime commerciale con i regolamenti,
momentaneamente derogati, dellOMS, che prevedono una maggiore reciprocit delle liberalizzazioni.
Fino al varo dei nuovi EPA, infatti, lazzeramento dei dazi doganali era unilaterale e favoriva unicamente
limport dai paesi ACP. Gli EPA, quindi, predispongono una maggiore reciprocit nello smantellamento
delle barriere tariffarie e, essendo aperti per ulteriori adesioni, non sono discriminatori. Il processo
di abbassamento tariffario prevede la tutela dei settori sensibili dei partner ACP e punta a rendere
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la tecnologia europea maggiormente accessibile per il settore industriale. Le temute perdite fiscali,
dovute allabbassamento dei dazi, sono state molto contenute e hanno determinato una maggiore
disponibilit economica da parte dei consumatori e dei produttori. Infine, linvasione dei beni europei
non si , ad oggi, verificata a causa della bassissima elasticit di questi mercati.

Accordi asimmetrici
Al fine di garantire accordi su misura rispetto alle diverse esigenze e ai vari contesti dei partner, non
esiste un modello unico di partenariato economico. Tutti gli accordi, tuttavia, sono rigorosamente
asimmetrici e prevedono pacchetti di aiuti finanziari che ne facilitino limplementazione, per esempio
migliorando le infrastrutture e fornendo consulenza alle imprese. Fra il 2008 e il 2013, i fondi destinati
agli ACP hanno raggiunto i 20 miliardi di euro. In primo luogo, gli accordi favoriscono, infatti, lo
sviluppo economico-sociale della controparte. Gli accordi prevedono unapertura immediata ed
integrale del mercato unico ma, al contrario, stabiliscono una parziale e graduale liberalizzazione
delle economie ACP, che provveda unadeguata protezione ai settori sensibili. Gli accordi prevedono,
inoltre, la creazione di istituzioni comuni che ne monitorino limplementazione, che stabiliscano una
cooperazione di ampia portata sullarmonizzazione di standard, ad esempio sanitari e qualitativi, e
che promuovano una governance economico-giuridica che favorisca lafflusso di investimenti esteri
e la crescita interna. Gli APE prevedono, infatti, specifiche clausole su protezione della propriet
intellettuale, assicurazione degli investimenti ed equa competizione.

Alessia Mosca

Commissione per il Commercio Internazionale - Parlamento Europeo

Bruxelles, 2 novembre 2015

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Vino e commercio
Il vino, un interesse offensivo per lUnione Europea
Rappresentando il 45% delle coltivazioni di vite, il 65% della produzione, il 57% del consumo e il 70% del
totale delle esportazioni, lUnione Europea il leader mondiale nel settore vinicolo. La viticoltura, come
pilastro delleconomia agricola europea e come custode di valori e tecniche produttive tradizionali,
svolge un ruolo socioeconomico importante.
Nel 2014, il peso del settore vitivinicolo sul totale della produzione agricola europea si attestato al
5,4%. In Italia, il settore contribuisce con il 10% circa al totale realizzato dallindustria agroalimentare.
Con una bilancia commerciale nettamente positiva, le esportazioni di vino rappresentano il 16% circa
delle esportazioni del settore agro.
In Europa, la coltivazione e la produzione coinvolgono tre milioni di persone, pari al 20% della forza
lavoro impiegata nel comparto agricolo. Il settore, soprattutto nel nostro paese, appare particolarmente
frammentato. Le microimprese, quelle aziende con meno di nove dipendenti, rappresentano, infatti,
l87% del totale. La struttura delle microimprese, spesso a gestione familiare, favorisce la valorizzazione
delle tradizioni e dei metodi produttivi locali, ma costituisce un ostacolo per le esportazioni. Le stesse
realizzano, infatti, solo il 7% del loro fatturato grazie alle esportazioni contro il 26% delle grandi imprese
e il 23% delle piccole e medie imprese (PMI).
In questottica, i principali ostacoli al commercio sono rappresentati dalle barriere non tariffarie e dalla
struttura della grande distribuzione. Lincertezza, le lungaggini burocratiche e laggravio dei costi dovuti
alle diverse certificazioni e procedure doganali richieste, rappresentano, infatti, un grande deterrente,
spesso decisivo, per le piccole aziende che dispongono di ridotte risorse umane e personale non
qualificato a livello amministrativo-internazionale.
Un ulteriore svantaggio competitivo causato dalle dimensioni delle aziende, spesso anglosassoni, del
settore distributivo. La macrostruttura nella quale operano le spinge, infatti, a un rapporto privilegiato
con i grandi gruppi agroindustriali dei nuovi paesi produttori, come Cile, California e Australia. Gli stessi,
poi, realizzando imponenti economie di scala godono di una maggiore disponibilit per le campagne
marketing. Inoltre, la protezione dei grandi marchi risulta, a livello legale, di pi facile applicazione
rispetto a quella delle indicazioni geografiche. La frammentazione del settore garantisce, per, unalta
differenziazione dei prodotti, che, forte di una qualit in grado di resistere al susseguirsi delle mode, si
rivolge ad una clientela ad alta capacit di spesa. In questo contesto, emerge, quindi, limportanza di
una politica commerciale orientata alla protezione della micro, piccola e media impresa. La tutela delle
indicazioni geografiche e labbattimento delle barriere non tariffarie sono, quindi, i principali obbiettivi
della strategia commerciale europea in materia.

Le Indicazioni Geografiche e gli accordi internazionali


Le indicazioni geografiche identificano il legame fra un prodotto e la sua area di produzione. Il legame
abbraccia uno spettro molto ampio di aspetti che non si limita alla mera indicazione del luogo di
origine. Le identificazioni geografiche richiamano, infatti, alla storia, al valore, alla tradizione e al
metodo produttivo di un bene agroalimentare rappresentando, quindi, un marchio dindisputata
qualit. A livello commerciale, le IG proteggono la reputazione e le fasce di mercato che i prodotti
protetti si sono guadagnati nella storia.
Le ricadute di questa tutela sono molto importanti anche a livello sociale. Esse, infatti, garantiscono
il sostentamento e la continuit culturale delle comunit rurali. Le ricadute, enormemente positive,
dellistituzione e della protezione delle indicazioni geografiche a livello europeo, hanno indicato la
strada per una loro internazionalizzazione. Nel 2010 le esportazioni europee di prodotti a indicazione
geografica protetta si sono attestate a 11,5 miliardi di euro. Il settore vinicolo ha contribuito alla met
di questa cifra.
LUE mira, quindi, a estendere, tramite trattative bilaterali e multilaterali, con una o pi controparti,
la protezione delle indicazioni al resto del mondo. Laccordo multilaterale di maggiore rilevanza per
le indicazioni geografiche laccordo sugli aspetti commerciali dei diritti di propriet intellettuale,
noto con lacronimo inglese TRIPS. Laccordo, oltre che dare una definizione del termine indicazione
geografica, impone ai produttori dei paesi firmatari il divieto delluso di etichette ingannevoli, che, cio,
identificano unarea di produzione non veritiera, come, ad esempio, un vino rosso della Napa Valley
etichettato come Barbera dAsti. Oltre a essere una pratica ingannevole e permettere lo sfruttamento
illecito delle attivit di promozione svolte dai consorzi delle IG, luso improprio delle indicazioni
pu arrecare un grave danno reputazionale al prodotto ed eroderne la fascia di mercato. Laccordo
prevede, poi, unulteriore garanzia per il settore vinicolo. In particolare, esso istituisce degli strumenti
giuridici, utilizzabili dalle parti interessate, per prevenire, rifiutare o invalidare la registrazione di marchi
e indicazioni geografiche fallaci. Il costo di eventuali azioni legali , tuttavia, insostenibile per le PMI.
Gli ulteriori accordi in materia mirano, quindi, a un maggior coinvolgimento delle autorit pubbliche,
in modo che prevengano, tramite i controlli doganali e un maggiore controllo sulle registrazione dei
marchi, le azioni di tutela di iniziativa privata. Unulteriore sfida legata alla protezione delle indicazioni
geografiche riguarda internet. Se, infatti, i marchi registrati godono della necessaria tutela, lutilizzo
delle indicazioni geografiche non disciplinato da alcun accordo o norma internazionale. Questa
mancanza appare particolarmente grave considerata la grande potenzialit delle-commerce, che
fornendo un rapporto diretto produttore-consumatore garantisce una grande ottimizzazione dei costi
per le piccole imprese. Solo lanno scorso, infatti, le vendite di vino online sono cresciute del 30%. LUE
dovr, quindi, battersi affinch una norma internazionale definisca le basi per un commercio virtuale
equo e rispettoso nei confronti di consumatori e produttori.
LUnione Europea continua a essere la pi strenua sostenitrice delle trattative sulle IG nella cornice
dellAgenda di Doha, lattuale round negoziale fra i membri del WTO. Nonostante gli scarsi progressi,
causati dalla riluttanza dei partner internazionali, i negoziatori europei spingono per listituzione di
una lista multilaterale che garantisca un ampio riconoscimento delle indicazioni in essa inserite.
Il Parlamento Europeo ha supportato linclusione di un capitolo sulle indicazioni geografiche in ogni
trattato commerciale, dalle negoziazioni sul TTIP, il trattato in fase di trattativa con gli USA, e CETA,
con il Canada, a quelle con Vietnam e Singapore. Al momento lUnione Europea ha allattivo 17 trattati
commerciali, oltre ai molti in fase di negoziazione, che includono paragrafi o capitoli sulle indicazioni
geografiche.

Corea del Sud


Laccordo di libero scambio con la Corea del Sud ha permesso, dal primo giorno
dimplementazione, labbattimento di tutti i dazi applicati sui prodotti vinicoli e la
protezione di 60 indicazioni geografiche europee, come lo Champagne e il Prosciutto di
Parma. Le esportazioni dei prodotti, la cui tariffazione stata eliminata, vino compreso,

sono cresciute, nel primo anno di implementazione (2011-2012), del 46%. Rimangono
alcune barriere non tariffarie. In particolare, le procedure doganali coreane comportano
un alto dispendio temporale per gli esportatori europei.

Singapore
Laccordo di libero scambio con Singapore, principale porto dingresso per le esportazioni
verso i paesi ASEAN, come Malesia, Indonesia o Vietnam, particolarmente importante
per la protezione delle indicazioni. Singapore dopo gli Stati Uniti, il primo mercato,
soprattutto a causa dei transiti, dei prodotti a indicazione geografica protetta. I controlli
doganali garantiranno la protezione di 196 indicazioni, come Chianti, Asti e Barolo, su
tutta la merce in ingresso e in transito.

Vietman
Il Vietnam, con cui lUE ha raggiunto un accordo di massima sul lancio di una area di libero
scambio, applica una tariffazione del 50% sul vino. Laccordo commerciale, avendo come
obiettivo labbattimento del 50% del livello dei dazi sui prodotti vinicoli, aumenterebbe
la competitivit europea rispetto ai concorrenti di Cile e Australia, che, avendo ottenuto
riduzioni tariffarie, godono di un accesso privilegiato al mercato. Laccordo prevede,
inoltre, il riconoscimento e la protezione di 169 indicazioni geografiche europee, come
Prosecco di Valdobbiadene, Franciacorta o Barbaresco. In aggiunta, un meccanismo di
revisione permetter linclusione di ulteriori indicazioni.

Canada
Con grande soddisfazione da parte dei gruppi dinteresse, il CETA, laccordo commerciale
fra UE e Canada che consolida i risultati, ottenuti con laccordo sul Vino del 2004, eliminer
tutti i dazi sulle importazioni di vino, smanteller le principali barriere non tariffarie e
confermer il riconoscimento di tutte le indicazioni geografiche vinicole. Considerando
i volumi coinvolti, laccordo sar particolarmente benefico. Quello canadese , infatti, il
quarto mercato desportazione per i vini europei. Nel 2013 il giro di affari si attestato a
768 milioni di euro registrando una crescita del 27% rispetto al 2007.

Stati Uniti
Oggi, i riflettori sono puntati sul TTIP. Per i prodotti vinicoli europei, gli Stati Uniti sono il
primo mercato di esportazione, il 28% del totale. Il vino , infatti, al secondo posto, dopo
i superalcolici, fra i prodotti agroalimentari pi esportati, e il suo consumo, negli USA, in
continua crescita.
Nel 2005, Stati Uniti e UE hanno firmato un accordo sul commercio di vino. stato il primo
passo verso lottenimento di maggiori garanzie, come il riconoscimento dei rispettivi
metodi produttivi, per gli esportatori europei. Lo stesso, tuttavia, presenta evidenti difetti,
in particolare riguardo al riconoscimento delle indicazioni geografiche. Le denominazioni
europee sono, infatti, considerate dai legislatori americani come semi-generiche. Il
risultato che, oggi, un produttore della Napa Valley pu produrre e commercializzare vini
come lo Champagne Californiano o il Chianti di Napa, arrecando un evidente pregiudizio
agli interessi dei produttori europei.
Unazione che pu essere intrapresa dai consorzi produttori la registrazione di un

marchio, omonimo rispetto allindicazione, presso le autorit americane. La misura, oltre


che essere molto costosa, non garantisce un livello di effettivit e protezione sufficiente.
Inoltre, mentre la tariffazione media sulla totalit dei prodotti scambiati fra le due sponde
dellatlantico relativamente bassa, i dazi sui prodotti agroalimentari sono nettamente
pi alti. La tariffazione su questa gamma di prodotti, variabile per paese di provenienza e
tipologia, raggiunge, infatti, il 25%.
Tuttavia, sono le barriere non tariffarie, come le diverse licenze dimportazione richieste,
a ostacolare maggiormente gli scambi. La complicata architettura delle autorizzazioni,
richieste a ogni livello di distribuzione e diverse fra stato e stato, favorisce la grande
distribuzione, che sostanzialmente inaccessibile alla piccola e media impresa. Le grosse
catene chiedono, infatti, allimportatore un contributo minimo per le spese di promozione
alla vendita, che possono arrivare, per una distribuzione nazionale, anche a novantamila
dollari annui.
Per via della grande quantit di punti vendita, le grandi aziende del settore trattano
enormi quantitativi di vino, la cui soglia minima, che varia attorno alle quattrocentomila
bottiglie lanno, non , spesso, raggiunta dai piccoli produttori. Il settore pi svantaggiato
, quindi, quello delle piccole e medie imprese, che predominante nel settore produttivo
nostrano e che, a causa della piccola scala, fatica ad adeguarsi ad ulteriori standard
produttivi. Il TTIP, il tratto di libero scambio con la controparte americana, ancora in fase
di trattativa. Lo scopo dei negoziatori europei , tuttavia, proprio quello di intensificare
la protezione delle indicazioni geografiche e labbassamento delle barriere commerciali.

Alessia Mosca

Commissione per il Commercio Internazionale - Parlamento Europeo

Bruxelles, 03 dicembre 2015

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EGA Environmental Goods Agreement:


un accordo commerciale per labbassamento delle
tariffe doganali per i prodotti ambientali.
Introduzione e Contesto
Commercio e Ambiente sono strettamente collegati: il rapporto fra i due ambiti non , per, univoco.
Si potrebbe, per esempio, argomentare che lespansione degli scambi internazionali e la crescita dei
paesi in via di sviluppo sia causa fondamentale del riscaldamento globale. , tuttavia, necessario
riconoscere alla globalizzazione il merito di aver favorito la diffusione delle tecnologie a basso impatto
ambientale e ad averne conseguentemente abbassato il prezzo. Lurgenza di unazione concreta contro
il cambiamento climatico non pu, quindi, non coinvolgere il settore del commercio.
In vista della conferenza del clima di Parigi, lEuropa, insieme a sedici partner internazionali, si sta
muovendo per promuovere un accordo internazionale che punti alleliminazione, o per lo meno
allabbassamento, dei dazi doganali sui prodotti e servizi che possano contribuire alla guerra contro
il riscaldamento globale, alla protezione ambientale e alle misure di adattamento al cambiamento
climatico orientate alla difesa della popolazione.
Largomento stato inizialmente trattato alla conferenza del WTO a Doha nel 2001, ma solo nel 2014, al
forum di Davos, sono state gettate le fondamenta per linizio della fase negoziale. Le trattative, con un
gruppo pi ristretto, sono effettivamente iniziate nel luglio dello stesso anno. Ai negoziati partecipano,
tra gli altri, Unione Europea, Stati Uniti e Cina. Il commercio fra i diciassette partecipanti, essendo i
maggiori esportatori e importatori mondiali, rappresenta una percentuale dei flussi che si attesterebbe
intorno al 70% sul totale. Lobiettivo , per, quello di coinvolgere lintera comunit del WTO, India,
Brasile e Sud-Africa in testa.

Unopportunit per lEuropa, unopportunit per lItalia


Le stime indicano che il mercato dei prodotti ambientali nel 2011 abbia raggiunto un giro di affari pari
a 777 miliardi. Le previsioni per il 2020 indicano una forte crescita che determinerebbe un volume
commerciale pari a 1700 miliardi. Nel 2013 le esportazioni europee del settore, raggiungendo 146
miliardi, hanno rappresentato il 9% dellexport comunitario. LEuropa, con 70 miliardi dimportazioni
nello stesso periodo leader tecnologico ed esportatore netto. Nonostante la recessione, il settore, con
unevidente ricaduta occupazionale positiva, registra tassi di crescita annui pari al 10%. Essendo uno
dei cinque maggiori esportatori a livello globale, lItalia sortirebbe importanti effetti nel caso laccordo
entrasse in vigore.
Nonostante il regime di tassazione doganale, in Europa e Stati Uniti, sia gi a un livello tendenzialmente
basso, circa l1,5% del valore del bene importato, sullo scenario globale la tariffazione dei green good

mediamente tre volte superiore a quella applicata agli altri beni. In Cina, per esempio, la tassazione
doganale si attesta al 5,3%. Un accordo, quindi, andrebbe nella direzione di aumentare la competitivit
delle aziende nostrane rendendo allo stesso tempo pi accessibili ed economiche le tecnologie e i
prodotti pi avanzati.
Tuttavia, i dazi non costituiscono lunico ostacolo alla diffusione di tecnologie pulite. Le cosiddette
barriere non tariffarie potrebbero costituire un fortissimo disincentivo alle importazioni anche in
assenza di tassazione sullimport. Ad esempio, la percentuale della tariffa doganale indiana sul valore
di una lampadina a bassi consumi rappresenta circa il 30% del suo prezzo, la stessa percentuale riferita
alle barriere non tariffarie corrisponde al 106%. Questo tipo di ostacolo pu assumere diverse forme,
come sussidi allindustria nazionale, differenze normative, diversi regolamenti riguardanti limballaggio
o misure di protezione come lantidumping. Al momento i negoziati si sono limitati allaspetto tariffario
e, in particolare, alla redazione di una lista dei beni da includere nel trattato. , tuttavia, necessario
che laccordo, affinch ne sia garantita leffettivit, anche con riferimento al risultato ambientale,
preveda un impegno relativo alleliminazione di queste ostruzioni e allinclusione dei servizi. Questi
ultimi, infatti, costituiscono una larga percentuale del costo effettivo dei beni ambientali. Ad esempio,
i costi di manutenzione di un impianto eolico corrispondono al 40% del suo costo effettivo. LUE, sin
dallinizio dei negoziati, si battuta affinch questi venissero inclusi gi nella prima bozza. Purtroppo,
non ottenendo il sostegno delle controparti, largomento sar discusso nella seconda fase delle
negoziazioni.

Cos un bene ambientale?


Purtroppo manca una definizione generalmente accettata anche a livello normativo. Le incognite sono
innumerevoli. Ad esempio una tubatura potrebbe essere utilizzata sia per la gestione consapevole dei
liquami sia per un oleodotto. Fino a che punto, poi, la lista dei prodotti deve essere inclusiva?
La definizione data dallorganizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OECD), per
lindividuazione del settore industriale di riferimento, postula che il comparto ambientale comprenda
quelle aziende che forniscono beni e servizi che misurino, prevengano, limitino, o correggano i rischi
connessi allambiente, riducano linquinamento e lo sfruttamento di risorse naturali. La parte iniziale
delle trattative proprio volta a rispondere al quesito. Al momento, infatti, le parti hanno deciso di
includere nel trattato esclusivamente i prodotti connessi alle seguenti categorie:
Gestione dei rifiuti.
Controllo dellinquinamento aereo.
Gestione e trattamento delle acque.
Energia pulita e rinnovabile.
Prodotti e tecnologie energeticamente efficienti.
Abbattimento dellinquinamento rumoroso.
Bonifica dei terreni e delle acque.
Strumenti di monitoraggio ambientali.

Criticit
Al loro sesto incontro, le parti hanno contribuito alla definizione della bozza di un elenco di oltre 650
prodotti la cui inclusione sar oggetto di discussione e mediazione. A destare alcune preoccupazioni
la presenza di diversi beni di disputato interesse ambientale fra cui: turbine a gas, bacchette di bamb,
reattori nucleari e condizionatori. La categoria prodotti e tecnologie energeticamente efficienti ,
infatti, ambigua. Oltre a incorporare quei beni volti a un miglioramento dellefficienza energetica,
include, invero, articoli preferibili ad altri perch pi efficienti (la turbina di un jet rispetto a unaltra).
Linserimento a cascata di questi elementi costituisce una fonte di forte preoccupazione per le industrie
pesanti, tradizionalmente sensibili al problema della delocalizzazione. Come gi citato in precedenza,

affinch i mercati si aprano effettivamente al commercio dei beni ambientali, necessario che siano
presi seri impegni circa labbattimento delle barriere non tariffarie. LEuropa non pu, infatti, permettersi
di aumentare la propria esposizione alla competizione internazionale sul mercato domestico se non
ottenendo eguale accesso ai mercati esteri. Le varie proposte saranno oggetto delle negoziazioni, ed
, quindi, troppo presto per formulare un giudizio a riguardo. A tal scopo, per, sarebbe sicuramente
utile coinvolgere attori non governativi come rappresentanti del comparto industriale e ONG.

Stato dei negoziati


Nellultimo round dei negoziati, tenutosi fra il 16 e il 22 settembre, le parti hanno analizzato la
lista dei 460 prodotti la cui inclusione gode di un supporto diffuso. Una seconda lista di 190-200
articoli, comprendente beni il cui scopo ambientale maggiormente dibattuto, probabilmente
non sar considerata nella prima fase dellaccordo. Il progetto prevede, infatti, un meccanismo
di revisione periodica, che dia allaccordo la necessaria dinamicit per linclusione di ulteriori beni,
servizi e labrogazione di barriere non tariffarie. Per quanto il clima dei negoziati sia pervaso da un
forte entusiasmo e da un clima di concordanza circa gli estremi dellaccordo, mancano, ad oggi, i
dettagli. Non si , per esempio, ancora parlato delle tempistiche relative alleliminazione dei dazi, che
probabilmente, come lo stato per la gran parte di accordi simili, sar graduale.
La tabella di marcia , tuttavia, serrata. Lobiettivo , infatti, raggiungere limplementazione nel 2017
ottenendo significativi progressi in tempo utile per la Conferenza di Parigi e lincontro ministeriale del
WTO a Nairobi. Di seguito i prossimi appuntamenti:

29-4 novembre: prossimo round di negoziazione

30-11 dicembre: Conferenza di Parigi - COP 21

15-18 dicembre: Incontro Ministeriale WTO a Nairobi

1 gennaio 2017: obbiettivo per lentrata in vigore di EGA.

Obiettivo ambiente
Lattuale contesto ambientale indica limperativo categorico di unazione concreta e globale contro
il cambiamento climatico. Nellottica di un accordo alla conferenza di Parigi, lEGA si pone come un
tassello di una pi grande presa di coscienza globale. I due ambiti sono strettamente legati e spesso
convergenti. Gli obiettivi sono molto ambiziosi e il percorso ancora lungo ma il messaggio che
laccordo deve rappresentare che gli accordi commerciali possano avere un impatto positivo anche
sotto una lente ambientale.

Alessia Mosca

Commissione per il Commercio Internazionale - Parlamento Europeo

Bruxelles, 21 ottobre 2015

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I conflict minerals (minerali estratti in terre di


guerra) e lEuropa
Cosa sono i conflict minerals
Sapete che lo smartphone che utilizzate tutti i giorni potrebbe essere costruito con minerali estratti con
modalit di gravi violazioni dei pi basilari diritti umani? E che i proventi del commercio di quegli stessi
minerali finanziano miliziani e gruppi para-militari? Soggetti che spesso coincidono, o collaborano, con
le organizzazioni terroristiche che minacciano i nostri Paesi quotidianamente.
Tutto si tiene e tutto , purtroppo, legato: i nostri prodotti tecnologici a un estremo del filo e i gruppi
armati e il terrorismo, dallaltra. Per questo importante, per i cittadini, essere informati e, per gli organi
legislativi ed esecutivi mondiali, intervenire per spezzare questa catena di finanziamento.
I minerali a cui si fa comunemente riferimento sono 4: la cassiterite (da cui viene estratto lo stagno), la
wolframite (da cui deriva il tungsteno), la columbo-tantalite, o ColTan, (da cui deriva il tantalio) e loro.

La legislazione internazionale attualmente esistente in materia


Ben prima che lUnione europea decidesse di agire in questo settore, altri soggetti nel mondo hanno
preso una posizione chiara in materia: lONU e lOCSE hanno sviluppato delle linee guida per le imprese
coinvolte nellestrazione di minerali provenienti da zone di conflitto e persino gli Stati Uniti hanno
prodotto una legislazione specifica.
Le linee guida ONU sulla due diligence1
Sulla base di un mandato del 2004, il Gruppo di Esperti nella Repubblica Democratica del
Congo delle Nazioni Unite (UNGoE) ha proposto un modello di due diligence in 5 fasi.
Nella risoluzione vincolante 1952(2010) sulla Repubblica Democratica del Congo, il Consiglio
di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato questo modello e ha invitato tutti gli Stati a
sollecitare gli importatori, le industrie di trasformazione e i consumatori di prodotti minerali
congolesi a esercitare la due diligence, attraverso lapplicazione delle linee guida.
1
In questo caso, il termine due diligence identifica un sistema di gestione e monitoraggio della propria catena di
fornitura volto a identificare e valutare i rischi legati alla possibilit di finanziamento dei gruppi armati tramite il commercio
di alcuni minerali.

Le linee guida OCSE sulla due diligence


LOCSE ha incorporato il modello in cinque fasi delle Nazioni Unite nelle sue Linee guida
sulle catene responsabili di approvvigionamento di minerali in zone colpite da conflitti e
ad alto rischio, pubblicate nel 2011. La principale differenza rispetto alla risoluzione del
Consiglio di sicurezza che questultima include anche il legname e il carbone, mentre
lOCSE copre solo i minerali citati, cio tantalio, stagno, tungsteno e oro.
Le raccomandazioni sono volontarie e non vincolanti e hanno vocazione globale: non sono
- dunque - limitate alla Repubblica Democratica del Congo e ai Paesi limitrofi.
Il Dodd-Frank Act statunitense
Nel luglio 2010, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato il Dodd-Frank Act. Anche in
questo caso si fa riferimento ai soli tantalio, tungsteno, stagno e oro.
La legge statunitense prevede obblighi di informazione per tutte le societ americane
quotate che estraggono questi minerali nella Repubblica Democratica del Congo o nei
nove Paesi confinanti.
La procedura articolata nelle seguenti tre fasi.
1. Lesposizione ai minerali di conflitto: le aziende devono stabilire se il material scope,
ossia i materiali interessati dalla normativa, fanno parte del loro business.
2. Ricerca ragionevole del Paese dorigine e modulo di divulgazione specializzata
(SD): se i minerali identificati nella normativa sono presenti e necessari nella catena
di fornitura aziendale, le aziende devono identificare la loro origine e rendere nota
questa informazione attraverso un modulo di divulgazione specializzata. Se non vi
alcuna prova che i minerali utilizzati provengano dai Paesi coperti dalla normativa,
il processo si conclude in questa fase.
3. Se lindagine rivela che i minerali sono stati estratti in Paesi coperti dalla normativa,
viene richiesta la presentazione di un rapporto sui minerali stessi. Questo deve
includere le misure di due diligence effettuate, sia in riferimento allestrazione dei
minerali che alla relativa catena di custodia (le varie fasi della lavorazione del
materiale). Tale report deve essere accompagnato dalla relazione di un revisore
indipendente e dalla descrizione dei prodotti che sono non conflict-free, il loro
Paese dorigine e le strutture (fonderie/raffinerie) utilizzate per trasformare i minerali.

La proposta della Commissione europea


Il 5 marzo 2014 la Commissione europea ha presentato una proposta che prevede un approccio
integrato per bloccare limpiego dei profitti derivanti dal commercio di minerali per finanziare conflitti
armati.
Questo pacchetto prevede, in primo luogo, un progetto di regolamento che istituisce un sistema UE di
autocertificazione volontario per gli importatori di stagno, tantalio, tungsteno e oro. Lautocertificazione
richiede agli importatori dellUnione di tali metalli e dei loro minerali di osservare la due diligence,
garantendo che la gestione e il monitoraggio della catena di approvvigionamento e delle vendite
rispettino le cinque tappe previste dalla guida OCSE.
La proposta di regolamento accompagnata da una Comunicazione, un documento che delinea una
strategia globale di politica estera volta a spezzare il collegamento tra i conflitti armati e il commercio
di minerali e che invita a prendere provvedimenti concreti di vario tipo - dal sostegno al dialogo sulle
politiche allimpegno diplomatico nei Paesi in cui si realizza la fusione di tali risorse.
Queste le caratteristiche della proposta della Commissione:

su base volontaria. Si tratta di un regime di certificazione a partecipazione volontaria,


aperto alle aziende (da 300 a 400 allincirca) che importano in Europa i 3TG.
Campo di applicazione alle aziende assai limitato. Sebbene la proposta riconosca
limportante legame esistente fra il comparto a monte (tutte le aziende che operano dalla
miniera alle fonderie e alle raffinerie) e quello a valle (tutti gli importatori, i produttori, i
fabbricanti ecc., che operano fra la fonderia/raffineria e lutilizzatore finale), la Commissione
si rivolge unicamente alle fonderie e raffinerie e agli importatori di materie prime. Di
conseguenza, questa proposta concerne soltanto 419 aziende dellUE che rappresentano lo
0,05% delle aziende europee che commerciano o lavorano i suddetti minerali.
Quali sono le criticit di questa proposta?
Un passo indietro: un regime su base volontaria e ristretto ai soli importatori, fonderie e
raffinerie un passo indietro rispetto alle norme internazionali sullacquisto responsabile
gi esistenti (come il Dodd-Frank Act e le iniziative regionali nella regione dei Grandi Laghi).
Gli effetti negativi per le PMI: le norme volontarie creano situazioni di inefficienza del
mercato, in quanto i costi di conformit saranno sempre minori per le grandi aziende
rispetto a quelle piccole. Conseguentemente, gli incentivi proposti dalla Commissione
come i requisiti di conformit degli appalti pubblici porteranno gravi svantaggi alle piccole
aziende (specialmente alle micro-imprese).

La proposta del gruppo S&D


Il Gruppo dei Socialisti e Democratici sostiene la proposta di un regolamento obbligatorio che si
applichi a tutta la catena di produzione (agli operatori tanto a monte quanto a valle), ma che tenga
anche conto delle loro dimensioni e della loro posizione nella catena di approvvigionamento.
Questo si traduce in:
un obbligo vincolante di due diligence lungo tutta la catena di approvvigionamento
per tutte le aziende che fabbrichino (o appaltino la fabbricazione) utilizzando tantalio,
tungsteno, stagno e oro: si tratta di un obbligo proporzionato in base alla dimensione e
alla posizione nella catena di produzione;
un meccanismo per allargare il campo di applicazione in futuro in modo che, nel caso
si dimostri che un nuovo minerale o un nuovo metallo finanzi un conflitto, questo possa
essere regolamentato nello stesso modo;
un riferimento esplicito alle linee guida dellOCSE, volto a creare condizioni di autentica
parit a livello mondiale: persino la Cina sta elaborando il proprio regolamento avvalendosi
di queste stesse linee guida;
un periodo supplementare di introduzione progressiva per le aziende a valle;
unopzione di esclusione per le micro-imprese (cio aziende con 10 o meno dipendenti e
un fatturato inferiore ai 2 milioni di euro).

Il dossier in Parlamento
In Parlamento, la Commissione responsabile di questo progetto di regolamento la Commissione
Commercio Internazionale (INTA) e il relatore Iuliu Wincler, deputato del Partito Popolare Europeo.
La persona responsabile per il Gruppo dei Socialisti&Democratici Marie Arena.
La relazione di Wincler ha, di fatto, accettato in toto la proposta della Commissione apportando
modifiche marginali.

Il 14 aprile la Commissione INTA ha votato la relazione e gli emendamenti a essa presentati: il testo
risultante sostanzialmente vicino alla proposta originaria di Wincler.
Si mantiene ampiamente il carattere volontario della proposta. Viene, infatti, introdotto un obbligo di
trasparenza solo per le fonderie e raffinerie dellUnione europea (in tutto, 20).
Su scala mondiale, queste sono responsabili solo del 5% del commercio mondiale.
Regolamentare soltanto 20 fonderie e raffinerie dellUE (sulle 450 mondiali) comporterebbe gravi
risvolti negativi per leconomia europea.
Un obbligo unicamente a carico degli attori a monte (fonderie e raffinerie) rischia di:
innescare una concorrenza sleale a danno delle fonderie e raffinerie dellUE che subiranno
una concorrenza non regolamentata, principalmente dalla Cina e dal Sud Est asiatico;
delocalizzare alcune attivit economiche a valore aggiunto, collegate alla realizzazione di
componenti di produzione, a causa della pressione sullindustria metallurgica europea;
aumentare la dipendenza dagli importatori extra-UE. La proposta creer una maggior
domanda di prodotti semilavorati, componenti e prodotti finiti esterna allUnione europea;
penalizzare le PMI, che si trovano tutte a valle della catena di approvvigionamento e
che sarebbero, di conseguenza, colpite dalla maggior domanda di componentistica e
prodotti semilavorati esteri. Inoltre, le PMI intenzionate a conformarsi su base volontaria
incontreranno difficolt maggiori rispetto alle grandi aziende. Questo a causa del fatto che
la due diligence funziona quando coinvolta una massa critica di attori lungo tutta la catena
di approvvigionamento. Gli attori non conformi sarebbero esclusi di fatto dai meccanismi
degli incentivi.

Il voto in plenaria
Il Parlamento riunito in seduta plenaria ha approvato, mercoled 20 maggio, un emendamento alla
proposta della Commissione, con il quale si istituisce lobbligo di due diligence per le imprese a valle
della catena di produzione: in questo modo la proposta della Commissione stata radicalmente
trasformata grazie a una forte presa di posizione che il Parlamento riuscito ad assumere mostrando
non solo la sua forza ma anche la volont di affrontare seriamente e nella maniera pi efficace le gravi
violazioni dei diritti umani che lestrazione di questi minerali comporta. Ora si avvieranno i negoziati
con il Consiglio: per lesito di questi ultimi sar fondamentale la posizione che ogni singolo Stato
membro decider di assumere e difendere.

Alessia Mosca

Commissione per il Commercio Internazionale - Parlamento Europeo

Strasburgo, 22 maggio 2015

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Le Indicazioni geografiche
Perch sono importanti le indicazioni Geografiche
Le Indicazioni Geografiche sono state regolamentate dallUnione europea per la prima volta nel 1970:
si iniziato con i vini per poi includere, nel 1992, tutti i prodotti agricoli e alimentari.
Una Indicazione Geografica (IG) un nome utilizzato nei casi di beni con una determinata provenienza
geografica e che possiedono delle qualit, caratteristiche o la reputazione essenzialmente attribuibili a
quel luogo di origine. , insomma, quella certificazione che ci fa essere sicuri della bont e delleccellenza
di un prodotto al momento dellacquisto, come nel caso del Prosciutto di Parma o del Barbera dAsti.
Attraverso questo sistema, i prodotti con Indicazione Geografica godono di unampia protezione
unitaria in tutta lUnione europea. Per dare unidea della portata di questo settore, basta ricordare che
il valore delle Indicazioni Geografiche europee nel 2010 stato pari a 54,3 miliardi, compresi 11,5
miliardi di prodotti esportati.
Non sorprende, evidentemente, che il sistema di protezione delle IG per i prodotti agricoli UE sia
generalmente considerato un successo. Ha portato benefici tangibili per i consumatori (come ad
esempio informazioni dettagliate e garanzia di qualit) e per i produttori (margini di profitto pi stabili,
una migliore visibilit, laccesso a nuovi mercati, un pi efficace accesso ai fondi di promozione e aiuti
agli investimenti).

Differenti quadri giuridici nazionali per i prodotti non agricoli


Perch un consumatore che acquista un oggetto in vetro di Murano non deve essere tutelato allo
stesso modo di chi acquista il Prosciutto di Parma? E allo stesso modo, perch un produttore di mobili
della Brianza non ha strumenti sufficientemente efficaci per difendersi dalla contraffazione e poter
valorizzare il proprio prodotto di eccellenza?
Al momento, infatti, per le IG non agroalimentari non vi una legislazione europea. Le leggi degli
Stati membri in materia non sono armonizzate e i quadri nazionali variano notevolmente da uno Stato
allaltro. Come risultato, le IG non agricole sono soggette a diversi livelli di protezione, a seconda del
loro Paese di produzione.

Sono 14, attualmente, gli Stati membri che hanno introdotto sistemi specifici volti a fornire la protezione
delle IG per prodotti non agricoli: di conseguenza oggi, per proteggere le IG non agricole della UE, le
uniche possibilit sono la registrazione del prodotto in ogni Stato membro in cui esiste tale possibilit
o fare affidamento su altri strumenti come le azioni legali attraverso le autorit amministrative in caso
di pratica commerciale sleale o inganno del consumatore.

La proposta del Parlamento europeo


La Commissione europea ha pubblicato, nel luglio 2014, un Libro Verde in cui pone a soggetti
istituzionali e stakeholders la questione delleventuale allargamento del sistema di protezione delle
IG anche a prodotti non agricoli.
Il Parlamento europeo, in seguito, ha presentato un rapporto di iniziativa legislativa, assegnato
alla commissione giuridica ma la mia commissione, commercio internazionale, stata chiamata a
esprimere unopinione, di cui sono relatrice: ecco il video della mia relazione.
Sostengo questa posizione perch fortemente convinta che riconoscere limmenso patrimonio
di cui lItalia dispone nella produzione di eccellenze non solo agroalimentari darebbe uno stimolo
importante alla nostra economia, aiutando e valorizzando il nostro sistema di piccole e medie imprese.

Alessia Mosca

Commissione per il Commercio Internazionale - Parlamento Europeo

Bruxelles, 06 maggio 2015

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I diritti di propriet intellettuale negli accordi tra


Paesi europei e Stati terzi
La Commissione europea, nel luglio 2014, ha pubblicato una Comunicazione sulla Strategia per la
protezione e il rafforzamento dei diritti di propriet intellettuale nei Paesi terzi. Con questo documento
lEsecutivo comunitario ha voluto riprendere le fila del discorso sulla propriet intellettuale cominciato
con la direttiva del 2004, rilanciando con una nuova Strategia che prendesse in considerazione tutti i
cambiamenti intercorsi negli ultimi dieci anni.
Inoltre, la Comunicazione il primo tentativo comunitario di intervento in materia dopo il fallimento
di ACTA (Anti Counter Feiting Agreement), un accordo multinazionale sulla contraffazione bocciato dal
Parlamento europeo nel luglio 2012.
Tra i principali obiettivi della nuova strategia: migliorare la collaborazione fra gli Stati e i vari soggetti
coinvolti, rafforzare gli strumenti sia bilaterali sia multilaterali per migliorare la protezione dei diritti di
propriet intellettuale in Paesi terzi.
In seguito alla pubblicazione della Comunicazione, il Parlamento ha deciso di commentare il
documento attraverso un procedimento di iniziativa legislativa, di cui sono relatrice, per individuare
azioni specifiche di salvaguardia nei confronti sia dei titolari dei diritti di propriet intellettuale sia dei
consumatori.

Che cos in concreto la propriet intellettuale


Per propriet intellettuale si intendono linsieme di diritti che tutelano le creazioni e le invenzioni.
Queste possono essere suddivise in tre grandi aree:
opere dellingegno creativo, appartenenti al mondo dellarte e della cultura (diritto dautore
o copyright);
segni distintivi, come il marchio e la denominazione dorigine, la cui forma di tutela la
registrazione;
innovazioni tecniche e di design, che hanno ad oggetto invenzioni, modelli industriali,
variet vegetali (brevetti).
Per ci che concerne lazione dellUnione europea in merito alla propriet intellettuale negli
accordi bilaterali (settore di cui mi occupo nello specifico, lavorando nella commissione Commercio
Internazionale), possiamo individuare i seguenti tratti fondamentali:
1_ Per quanto riguarda il copyright, o diritto dautore, lo scopo delle clausole difese dallUE
di garantire che i cittadini europei ricevano un adeguato riconoscimento economico per le
loro produzioni creative (che vanno dai brani musicali ai software agli spettacoli dal vivo),
senza limitare la libert despressione o ostacolare il diritto allinformazione.

2_ Allinterno dellarea dei marchi sono ricomprese anche le Indicazioni Geografiche (IIGG),
tema particolarmente sentito nel nostro Paese considerando la quantit di eccellenze
agroalimentari che annoveriamo nella nostra produzione. La protezione e la valorizzazione
delle IIGG da sempre una delle priorit italiane nella definizione delle politiche europee e
risultati rilevanti in materia sono gi stati raggiunti negli accordi bilaterali con la Corea del
Sud e con il Canada. Attualmente, il lavoro che stiamo facendo su questo tema finalizzato
allinserimento della protezione delle IIGG nei prossimi accordi commerciali (in particolare
quelli con USA, Vietnam e Giappone) e alla continuazione delle trattative specifiche sul
tema con la Cina, interrotte nel 2014 dopo tre round negoziali.
3_ Nellambito dei medicinali lUnione europea da sempre molto attenta a bilanciare la
necessit di garantire ai produttori un ritorno sugli investimenti e tutelare un ampio accesso
ai medicinali stessi. La Commissione europea ha promosso laccesso ai medicinali nei Paesi
in via di sviluppo attraverso linclusione di una prospettiva legata alla salute in tutte le
politiche e supporto finanziario.

Cosa contiene la Comunicazione della Commissione europea


La strategia della Commissione ha una struttura lineare e costruttiva ed stata largamente
apprezzata dai soggetti direttamente interessati, nonostante alcuni problemi dovuti a una mancata
regolamentazione complessiva interna alla UE. Questi i punti principali di forza e debolezza del testo:
1_ Elemento interessante della Strategia il richiamo allimportanza della moral suasion nei
confronti degli Stati con i quali lUnione europea intrattiene rapporti commerciali, affinch
ratifichino le principali convenzioni internazionali sul tema (come il Trademark Law Treaty
sui marchi o il Protocollo di Lisbona sulle IIGG).
2_ Uno dei principali problemi della Comunicazione la mancata differenziazione fra beni
digitali e beni fisici e, conseguentemente, fra vendita fisica e vendita digitale. E necessario,
invece, disegnare una regolamentazione diversa per entrambi i settori, fornendo in entrambi
i casi adeguate garanzie ai proprietari di marchi di propriet intellettuale.
3_ La Strategia promuove una coerenza maggiore tra i diritti di propriet intellettuale e le altre
politiche.
4_ La Comunicazione stabilisce una relazione pi forte tra Commissione, Stati membri e le
imprese per supportare direttamente gli operatori economici in caso questi affrontino
difficolt concrete su questioni legati alla propriet intellettuale.
5_ Nel testo manca un riferimento alle misure da adottare nei confronti Stati che si dimostrano
meno attenti alla tutela dei diritti di propriet intellettuale. Servono azioni maggiormente
incisive, volte non solo alla protezione della propriet intellettuale ma anche alla promozione
di beni tutelati da diritti di propriet intellettuale. A tal fine, unidea utile potrebbe essere
la creazione di uno sportello per le PMI in ogni Paese, insieme alla presenza di un delegato
dellUnione europea su questo tema. Oltre a questo, la Commissione potrebbe stimolare una
legislazione avanzata sul tema nei singoli Stati membri, offrendo consulenza e mettendo a
disposizione degli esperti.

La mia proposta
Come gi accennato, il Parlamento europeo ha deciso di promuovere una relazione di iniziativa
legislativa, di cui sono relatrice, per commentare la Comunicazione della Commissione. Riassumo qui
i punti principali:
Il dibattito sui diritti di propriet intellettuale deve necessariamente partire da una

riflessione sulle esperienze passate, mantenendo una necessaria coerenza tra aspetti interni
ed esterni, distinguendo tra ambienti fisici e digitali, tenendo conto delle preoccupazioni di
tutte le parti interessate, comprese le PMI e le associazioni dei consumatori. Lo scopo finale
di questo mio lavoro dovrebbe essere quello di poter garantire un giusto equilibrio tra gli
interessi dei titolari dei diritti e quelli degli utilizzatori finali;
Sono anche partita dalla considerazione di alcuni fenomeni molto diffusi nella societ
attuale: prendiamo, ad esempio, la contraffazione. Un tempo era circoscritta ai soli prodotti
di lusso, oggi interessa invece anche beni di uso corrente quali giocattoli, medicinali,
cosmetici e prodotti alimentari con pericolose ricadute, in termini di rischio, per la salute e
la sicurezza di tutti i cittadini e consumatori europei e per la tutela dellambiente;
Considerando poi il crescente coinvolgimento della criminalit organizzata nel commercio
di beni e merci contraffatte, ritengo sia necessario adottare una nuova strategia europea in
materia di tutela dei diritti di propriet, che sia capace di svolgere un ruolo importante nella
lotta contro la criminalit organizzata, il riciclaggio di denaro e levasione fiscale. A questo
scopo, auspico una stretta collaborazione tra le autorit doganali nellottica di garantire
politiche coerenti di controllo alle frontiere UE;
Con lo sviluppo e la diffusione del mercato digitale, risulta quanto mai necessaria una
distinzione tra la contraffazione fisica di marchi e brevetti e le violazioni dei diritti di autore;
Ritengo fondamentale lanciare un dibattito pubblico su questo tema, allo scopo di
sensibilizzare i consumatori, garantire il pieno coinvolgimento di tutte le parti interessate
ed ottenere il massino sostegno alle nostre proposte;
Quanto alla tutela delle indicazioni geografiche in internet, ritengo sia necessario proporre
obiettivi concreti e un sistema di tutela specifico. Questo sar possibile solo chiedendo
alla Commissione Europea di collaborare con lICANN (Internet Corporation for Assigned
Names and Numbers) e con lOrganizzazione mondiale della propriet intellettuale
(OMPI). Si potrebbe pensare allintroduzione di un obbligo per le banche di sanzionare
automaticamente le frodi in Internet;
Credo sia fondamentale favorire una convergenza tra gli interessi degli Stati membri e quelli
dei Paesi terzi, favorendo la definizione di standard sempre pi elevati. Per questa ragione,
il testo invita la Commissione a prestare assistenza tecnica sotto forma di programmi di
sensibilizzazione, assistenza sul piano legislativo e formazione dei funzionari;
Sar necessario affrontare anche il problema complesso e multidimensionale dellaccesso ai
medicinali. La relazione chiede che venga instaurato un dialogo costruttivo che coinvolga
tutti i soggetti interessati: le imprese dovranno essere incoraggiate a cooperare con le
autorit pubbliche. Vorrei porre laccento sulla questione irrisolta dei medicinali generici e
della difesa della ricerca farmaceutica: sar fondamentale tutelare le imprese dellUnione,
adeguando i prezzi dei medicinali al livello economico del Paese in cui sono commercializzati
e tenendo altres conto delle distorsioni del mercato generate dalla rivendita di medicinali
nei Paesi terzi;
LOsservatorio europeo sulle violazioni dei diritti di propriet intellettuale dovr essere dotato
delle risorse necessarie a garantire il suo pieno funzionamento e la totale indipendenza di
gestione;
Per garantire una tutela internazionale dei diritti di propriet, chiediamo alla Commissione
di adoperarsi affinch nel sistema dellOrganizzazione Mondiale del Commercio siano
inclusi gli accordi internazionali in materia di diritti di propriet intellettuale che non ne
sono ancora parte. Chiediamo, inoltre, che nei negoziati per gli accordi bilaterali di libero
scambio sia conferita priorit ai capitoli sulla propriet intellettuale e che le parti negoziali
debbano riconoscere che la libert dimpresa deve presupporre il rispetto dei diritti di
propriet intellettuale. Sarebbe opportuno, quindi, istituire un centro di assistenza e di
contatto che permetta, in qualsiasi Paese terzo, agli operatori economici e ai consumatori
europei di ottenere unassistenza tecnica e una protezione specifica in caso di violazione.

Alessia Mosca

Commissione per il Commercio Internazionale - Parlamento Europeo

Bruxelles, 16 marzo 2015

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MATERIALI

Commissione ECON (problemi economici e


monetari)

LUnione dei Mercati dei Capitali


Questa settimana la Commissione europea ha presentato, davanti al Parlamento europeo riunito
in sessione plenaria, il proprio piano dazione per lUnione dei mercati di capitali, che era stato reso
pubblico la scorsa settimana. Ne hanno parlato molti giornali di settore: il tema molto tecnico
e si presta a fatica a una dibattito molto ampio. Che, tuttavia, dobbiamo cercare di stimolare il pi
possibile, perch questa sigla, CMU, identifica la strategia con la quale lUnione europea conta di
trovare gli investimenti necessari per leconomia reale e, dunque, per sostenere e potenziare la ripresa.
E importante, quindi, che tutti sappiano di cosa si tratta.

Che cos la Capital Market Union?


LUnione dei Mercati dei Capitali comprende una serie di iniziative che vogliono sviluppare il prestito
non bancario (fondi assicurativi, fondi pensione, fondi speculativi...) e il finanziamento del mercato dei
capitali in Europa per aiutare lo sviluppo di infrastrutture e piccole e medie imprese.

Perch utile la sua creazione?


Gli obiettivi principali sono due: il primo quello di ridurre il ruolo delle banche nellerogazione di
liquidit. In Europa, infatti, storicamente gli istituti bancari tradizionali hanno un ruolo preponderante
nella concessione di credito e prestiti, creando di fatto uno squilibrio del sistema. Anche per questa
ragione le reazioni di Stati Uniti ed Europa dopo la tremenda crisi del 2008 sono state tanto diverse:
se i primi hanno potuto contare su un sistema finanziario di ampie dimensioni e fluidit, la seconda
ha scontato uneccessiva dipendenza dal sistema bancario (epicentro della crisi) che ha reso molto pi
difficile e lenta luscita dal momento di difficolt e la creazione di una ripresa economica. Diversificare
le fonti di credito aiuter, oltre a immettere pi liquidit nel sistema, anche a evitare che una situazione
simile si presenti ancora.
Il secondo obiettivo il contributo allintegrazione europea: la piena attuazione della CMU comporta
leliminazione delle barriere nazionali e larmonizzazione delle regole relative alla libera circolazione
dei capitali. Durante questi lunghi anni di crisi abbiamo potuto toccare con mano come gli investitori
e le banche stesse tendano a chiudersi allinterno dei confini nazionali, riducendo sensibilmente le
possibilit di accesso al credito per cittadini e imprese. Con un Mercato Unico dei Capitali queste
possibilit vengono, invece, ampliate, e in maniera stabile.
In questo video, fatto sempre dalla Commissione europea, Elena, giovane imprenditrice italiana,
racconta la storia della sua startup e della necessit di finanziamenti per crearla e farla crescere.

Il piano dazione della Commissione Europea


Il 30 settembre la Commissione ha presentato il piano dazione per la CMU, dopo una partecipata
consultazione su questo tema chiusasi pochi mesi fa. Questi sono i principi fondamentali:
ampliare le opportunit per gli investitori: lUnione dei mercati dei capitali dovrebbe
mobilitare capitali in Europa e convogliarli verso le imprese, tra cui le PMI, e verso i
progetti infrastrutturali, che ne hanno bisogno per espandersi e creare posti di lavoro.
Dovrebbe offrire alle famiglie migliori soluzioni per realizzare i loro obiettivi pensionistici;
collegare i finanziamenti alleconomia reale: lUnione dei mercati dei capitali un
classico progetto del mercato unico a beneficio di tutti i 28 Stati membri. Gli Stati
membri hanno molto da guadagnare da un migliore convogliamento dei capitali e
degli investimenti verso i loro progetti;
promuovere un sistema finanziario pi forte e resiliente: ampliare la gamma di fonti
di finanziamento e accrescere gli investimenti a lungo termine, per far s che i cittadini e
le imprese dellUE non siano pi cos vulnerabili agli shock finanziari come lo sono stati
durante la crisi;
approfondire lintegrazione finanziaria e aumentare la concorrenza: lUnione dei
mercati dei capitali dovrebbe consentire una migliore ripartizione transfrontaliera dei
rischi e mercati pi liquidi, che approfondiscano lintegrazione finanziaria, riducano i
costi e aumentino la competitivit europea.

I rischi
Come, tra gli altri, il Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi ha sottolineato, lintegrazione
dei mercati dei capitali comporta, in s, anche un maggior rischio di contagio. Rischio di cui lUnione
europea dovr tenere conto e immaginare meccanismi di tutela, come la creazione di unautorit di
supervisione con poteri adeguati.
Su questo e su altri nodi fondamentali relativi alla creazione e allimplementazione della CMU si
pronunciato il Parlamento europeo con una risoluzione nel luglio di questanno.

Alessia Mosca

Commissione ECON - Problemi economici e monetari - Parlamento Europeo


Bruxelles, 08 ottobre 2015

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Il Fondo europeo per gli investimenti strategici


(FEIS o EFSI)
Il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS o EFSI), che sar istituito in stretto partenariato
con la Banca europea per gli investimenti (BEI), rappresenta lo strumento principale del Piano
Juncker. Nato da una proposta della Commissione dello scorso 13 gennaio, entrer in vigore gi nei
prossimi mesi. Accertata una generale mancanza di investimenti negli Stati Membri in seguito alla
crisi economica e finanziaria degli ultimi anni, si deciso di creare questo nuovo fondo allo scopo di
rilanciare la domanda e la fiducia degli investitori privati in Europa.

Obiettivi
Saranno sostenuti soprattutto:
gli investimenti strategici, ad esempio nella banda larga e nelle reti energetiche.
le imprese di dimensioni pi piccole che contano un massimo di 3.000 dipendenti.
Il Fondo, che avr una durata di tre anni (rinnovabile), finanzier progetti dal profilo di rischio pi
elevato, in modo da massimizzare limpatto della spesa pubblica e da sbloccare gli investimenti privati
(ci a differenza dei Fondi della BEI gi esistenti). Saranno finanziati, quindi, progetti infrastrutturali,
progetti pilota ad alta tecnologia, sovvenzioni simili a titoli, raccolta di fondi pubblici e privati (jointventures), integrazione dei prestiti gi forniti dalla BEI.
Strategia per progetti/piattaforma di assistenza tecnica: verr creato un nuovo organo di assistenza
tecnica che indicher i progetti migliori da finanziare, in modo da fornire la necessaria assistenza
tecnica ad enti ed autorit locali.
Approfondimento/completamento del mercato interno: i nuovi investimenti dovranno essere
accompagnati da un spinta verso lintegrazione del mercato interno nel digitale, nellenergia, nella
cooperazione inter-istituzionale.

La proposta relativa al Fondo si basa su tre pilastri:


1. Effetto moltiplicatore: la dotazione del fondo sar di circa 21 miliardi, di cui 16 provenienti
dallUnione europea e 5 dalla Banca Europea per gli Investimenti. Attraverso questo
investimento iniziale la Commissione calcola di poter raggiungere un effetto moltiplicatore
di 1 a 15 grazie allattivazione di investimenti privati, per un totale di 315 miliardi (di cui
circa 240 impiegati in investimenti a lungo termine e 75 nel finanziamento alle PMI). Sotto
il profilo delle risorse il Fondo sar basato su 16 miliardi di garanzie prese dal bilancio
comunitario e da 5 miliardi della Bei, per un totale di 21 miliardi. Il denaro europeo sar
preso dal Connecting Europe facility e da Horizon 2020, i due programmi destinati alle
infrastrutture e alla ricerca. Ma, per venire incontro alle richieste del Parlamento europeo,
sar integrato dai residui non spesi del bilancio annuale Ue. Questa quota avr un peso
maggiore rispetto alle attese della vigilia.
2. Il collegamento con leconomia reale: necessario superare il problema della
disinformazione e agevolare la presentazione di progetti adeguati per la richiesta di
finanziamento da parte del Fondo. A questo servir il Polo europeo di consulenza. Verr,
inoltre, istituita una riserva di progetti europei trasparente, che informer gli investitori
dei progetti esistenti disponibili e dei potenziali progetti futuri. La riserva sar aggiornata
periodicamente in modo che gli investitori dispongano di informazioni attendibili e attuali
su cui basare le decisioni dinvestimento. La task force congiunta Commissione-BEI per gli
investimenti ha gi individuato circa 2.000 potenziali progetti per un valore di 1.300 miliardi
di euro;
3. Rimozione delle barriere agli investimenti: per massimizzare leffetto del Fondo
necessario migliorare il sistema di regolazione, a tutti i livelli, e renderlo pi chiaro e certo.
A tal fine, indispensabile avanzare nel processo di integrazione europea, con la piena
realizzazione dellUnione energetica, del Mercato Unico Digitale, del Mercato dei Servizi. A
questo si aggiungono le riforme strutturali da attuare negli Stati membri.

Governance del fondo


Il comitato direttivo decider lindirizzo generale, le linee guida dinvestimento, il profilo di rischio, le
politiche strategiche e lallocazione strategica delle attivit del Fondo, nel rispetto degli orientamenti
politici della Commissione. Finch la BEI e la Commissione resteranno gli unici contributori al FEIS,
il numero dei membri e dei voti sar assegnato in base allentit del rispettivo contributo e tutte le
decisioni saranno adottate per consenso. Una volta che al Fondo avranno aderito altri contributori,
sar mantenuta la proporzionalit tra contributo versato e numero dei membri e dei voti e, qualora
risulti impossibile raggiungere un consenso, le decisioni saranno adottate a maggioranza semplice.
Nessuna decisione pu essere adottata con il voto contrario della Commissione o della BEI.
Il comitato per gli investimenti, che risponder al comitato direttivo, vaglier i singoli progetti
scegliendo quelli che otterranno il sostegno del FEIS, senza essere vincolato a contingenti geografici
o settoriali. Il comitato sar composto da sei esperti del mercato indipendenti e dallamministratore
delegato, che sar responsabile della gestione quotidiana del FEIS. Lamministratore delegato e il suo
vice saranno nominati dal comitato direttivo su proposta congiunta della Commissione e della BEI.

Bei e Commissione al centro


LEFSI sar istituito sotto il cappello della Banca europea per gli investimenti. Per i primi tre anni
supporter progetti in un ventaglio molto ampio di settori: trasporti, energia, Tlc, educazione, salute,
ricerca, finanza, Pmi. Le sue garanzie saranno destinate a interventi dallimpatto positivo in termini
economici e sociali, senza particolari vincoli predefiniti sulla distribuzione. Alla fine dei tre anni la
Commissione sottoporr agli altri organi una valutazione indipendente dei risultati raggiunti dal
fondo. A quel punto, si decider se confermare il suo funzionamento o eliminarlo.

Protezione dai rischi


Il Fondo avr una grande capacit di protezione dal rischio: il suo obiettivo sar consentire ai privati
di partecipare a operazioni che, altrimenti, sarebbero risultate finanziariamente insostenibili. In questo
modo sar raggiunto il famigerato moltiplicatore di quindici volte, che consentir di mobilitare risorse
per oltre 300 miliardi di euro.

Modalit di contribuzione
Gli Stati membri potranno contribuire al fondo in garanzie o in denaro liquido, mentre altri soggetti
potranno investire solo denaro liquido. Qualsiasi forma di contribuzione non potr influire sulle
scelte dei due comitati, che resteranno completamente indipendenti. In questo contesto, potranno
intervenire anche terze parti, come le banche di investimento nazionali. Importante la decisione di
escludere dal Patto di Stabilit la contabilizzazione dei contributi al piano versati dagli Stati e dalle
loro banche pubbliche di sviluppo, anche nel caso questi vadano non al fondo di garanzia ma alle
piattaforme di investimento settoriali e nazionali.

Alessia Mosca

Commissione ECON - Problemi economici e monetari - Parlamento Europeo


Bruxelles, 17 giugno 2015

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Il rapporto GIEGOLD

Il Regolamento (CE) n.184/2005 relativo alle statistiche inerenti alla bilancia dei pagamenti (BdP), agli
scambi internazionali di servizi (SIS) e agli investimenti diretti all'estero (IDE) fa parte del quadro generale
dell'UE volto a monitorare gli sviluppi economici in ciascuno Stato membro e nell'Unione nel suo
complesso. L'elaborazione di statistiche affidabili in tali ambiti essenziale soprattutto per verificare
aspetti chiave, quali gli sviluppi in materia di conti correnti e flussi finanziari all'interno e all'esterno
dell'UE. Pertanto, esse contribuiscono a garantire la coerenza delle politiche economiche degli Stati
membri con gli ampi orientamenti dell'Unione, come pure con gli obblighi giuridici derivanti dal
quadro di governance economica dell'UE. Pi in particolare, la disponibilit di statistiche attendibili
essenziale ai fini del processo di monitoraggio istituito nell'ambito delle procedure per gli squilibri
macroeconomici.
Dopo l'adozione del regolamento iniziale e i successivi aggiornamenti, i flussi finanziari internazionali si
sono intensificati e sono diventati pi complessi. Nello specifico, il maggiore utilizzo di societ veicolo e
di costruzioni giuridiche per il trasferimento di flussi di capitali sia in entrata che in uscita ha reso pi
difficile monitorare questi flussi per garantire una loro adeguata tracciabilit ed evitare una
contabilizzazione doppia o multipla, rendendo pertanto pi complicata la lotta all'evasione fiscale e alla
pianificazione fiscale aggressiva.
In questo contesto, opportuno riesaminare le disposizioni del regolamento (CE) n.184/2005 in modo
che soddisfino un duplice obiettivo.
In primo luogo, la revisione del regolamento (CE) n.184/2005 rappresenta un'autentica occasione per
aumentare la trasparenza e la granularit delle statistiche per quanto riguarda la BdP, il SIS e gli IDE,
nonch per trarre vantaggio dalle recenti innovazioni giuridiche e rendere tali statistiche uno strumento
pi affidabile ai fini delle decisioni in materia di politica economica.
In secondo luogo, come sottolineato in effetti dalla Commissione, il regolamento (CE) n.184/2005 deve
essere aggiornato per garantirne l'allineamento alle norme contenute nel TFUE, conferendo alla
Commissione i poteri necessari per adottare atti delegati e/o di esecuzione.
Occorre, quindi, garantire:
un'adeguata tracciabilit,
evitare una doppia o multipla contabilizzazione,
lottare contro l'evasione fiscale e la pianificazione fiscale aggressiva.

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SEMESTRE EUROPEO

_ settembre 2015

Non il semestre di Presidenza dell'Unione europea, diventato famoso sui giornali italiani lo scorso anno
quando toccato al nostro Paese, ma uno strumento di coordinamento economico, nato in seguito alla
recente crisi economica che ha trovato l'Europa incapace di reazioni efficaci e tempestive, a causa
dello stato tuttora "incompiuto" del processo di integrazione europea. Gli Stati Membri hanno, dunque,
concordato di aver bisogno di una pi forte governance economica e di un migliore coordinamento
delle proprie politiche, per sostenere l'uscita dalla crisi e la ripresa.
Una volta condiviso l'impegno alla realizzazione degli obiettivi della "Strategia Europa 2020", gli Stati
membri hanno tradotto questi ultimi in obiettivi nazionali. Tuttavia, per raggiungere la massima efficacia,
gli sforzi individuali di tutti i Paesi dovevano essere inseriti in un quadro comune ed proprio per
questo che l'Unione europea ha istituito un ciclo annuale di coordinamento delle politiche economiche, il
semestre europeo appunto.
La base giuridica del processo il cosiddetto "Six-Pack" - ovvero sei atti legislativi che hanno riformato
l'esistente "Patto di Stabilit e Crescita". Il primo ciclo del Semestre Europeo si svolto nel 2011. Da allora,
ogni anno, la Commissione Europea compie un'analisi dettagliata dei programmi di riforma finanziaria,
macroeconomica e strutturale degli Stati membri dell'UE e rivolge a ciascuno di essi delle
raccomandazioni per i successivi 12-18 mesi.

Quali politiche sono oggetto di coordinamento durante il Semestre Europeo?


le riforme strutturali, con un'attenzione particolare sulla promozione della crescita e
dell'occupazione in linea con la strategia Europa 2020;
le politiche di bilancio, con l'obiettivo di garantire la sostenibilit delle finanze pubbliche
in linea con il patto di stabilit e crescita;
la prevenzione degli squilibri macroeconomici eccessivi.

Quali sono gli obiettivi principali?


contribuire ad assicurare convergenza e stabilit nell'UE;
contribuire ad assicurare finanze pubbliche sane;
promuovere la crescita economica;
prevenire squilibri macroeconomici eccessivi nell'UE;
attuare la strategia Europa 2020.

Come funziona? Il calendario nel dettaglio


Il Semestre Europeo inizia di solito verso la fine dell'anno con l'adozione da parte della
Commissione dell'Analisi Annuale della Crescita. Questo documento definisce le priorit
dellUE per stimolare la creazione di posti di lavoro e la crescita.
Nello stesso periodo, nell'ambito della procedura per gli squilibri macroeconomici, la
Commissione pubblica una relazione in cui identifica gli Stati membri che richiedono
un'ulteriore analisi per verificare l'eventuale esistenza di squilibri e la loro natura.
Ad ottobre gli Stati membri presentano i documenti programmatici di bilancio per l'anno
successivo. A novembre la Commissione formula un parere su ciascuno di essi e valuta se sono
conformi ai requisiti del patto di stabilit e crescita.
A febbraio la Commissione pubblica una singola valutazione economica analitica per Stato
membro. In questo testo vengono esaminati la situazione economica, i programmi di riforma e
gli eventuali squilibri da affrontare.
A marzo il Consiglio europeo fa il punto della situazione macroeconomica generale e dei
progressi realizzati nei confronti degli obiettivi della strategia Europa 2020 ed elabora
orientamenti strategici sulle riforme finanziarie, macroeconomiche e strutturali.
Ad aprile gli Stati membri presentano i loro piani per il risanamento dei conti pubblici e le
riforme e misure che intendono adottare per conseguire una crescita intelligente, sostenibile e
solidale in settori come l'occupazione, l'istruzione, la ricerca, l'innovazione, l'energia o
l'integrazione sociale.
A maggio la Commissione propone delle raccomandazioni specifiche per Paese che forniscono
agli Stati membri indicazioni strategiche su misura in settori considerati prioritari per i successivi
12-18 mesi.
Infine, alla fine di giugno o all'inizio di luglio il Consiglio adotta formalmente le raccomandazioni
specifiche per Paese. Ai Paesi che non vi danno seguito entro i tempi stabiliti possono essere
rivolti degli avvertimenti. In caso di squilibri macroeconomici e di bilancio eccessivi, entra in
gioco un sistema di incentivi e sanzioni.

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Per attuare le necessarie politiche e garantire un'ampia partecipazione, viene mantenuta una
stretta collaborazione con il Parlamento Europeo, gli organi consultivi dell'UE (Comitato delle
regioni, Comitato economico e sociale europeo) e gli Stati membri.

Cosa si intende per FLESSIBILIT


Il 13 gennaio la Commissione europea ha rilasciato una Comunicazione dal titolo "Making the best use of the
flexibility within the existing rules of the stability and growth pact": si tratta di un chiarimento - o, meglio,
un'interpretazione - di testi legislativi gi esistenti e, in quanto tale, immediatamente efficace senza necessit di
approvazione da parte di Consiglio e Parlamento.
Per poter comprendere il contenuto della Comunicazione bisogna ricordare, da una parte, che il Trattato prevede
due parametri fondamentali che gli Stati membri appartenenti all'Unione Economica e Monetaria devono
rispettare (un rapporto deficit/Pil non superiore al 3% e un rapporto debito pubblico/Pil non superiore al
60%) e, dall'altra, che il Patto di Stabilit e crescita ha previsto due diverse procedure per il controllo della finanza
pubblica degli Stati membri:
Il braccio preventivo prevede la fissazione di un obiettivo di bilancio a medio termine (OMT): gli Stati membri
devono non solo raggiungere quest'ultimo ma anche muoversi in un appropriato percorso di avvicinamento
(miglioramento annuo del saldo strutturale dello 0,5%).
Il braccio correttivo, invece, riguarda i Paesi che non rispettano i parametri del 3% e del 60% e non mostrano una
riduzione sufficiente dell'indebitamento verso di essi. Questi Paesi devono seguire un percorso di risanamento pi
gravoso, contenuto in una raccomandazione del Consiglio.

TRE DIVERSE FORME di flessibilit


prima novit sta nel fatto che l'aggiustamento fiscale richiesto a ciascun Paese verso l'obiettivo a
1 Lamedio
termine dovr tenere conto della situazione economica: in generale, il calcolo
dell'aggiustamento verr valutato su due parametri, il quantitativo di debito pubblico accumulato
(maggiore il debito, maggiore sar l'aggiustamento) e il raggiungimento o meno del livello di Pil
previsto. Se un Paese raggiunge un Pil inferiore al suo potenziale, potr usufruire di una correzione
inferiore (al contrario, se un Paese presenta un Pil superiore al suo potenziale, dovr fare una correzione
superiore). Nel caso italiano, questo ha significato un dimezzamento dello sforzo strutturale di
bilancio: dallo 0,5% annuo allo 0,25%.

Il secondo punto preso in esame dalla nuova Comunicazione sulla flessibilit sono i contributi al Fondo
Europeo per gli Investimenti Strategici (il cosiddetto Piano Juncker) e ai progetti co-finanziati
dall'Unione europea. Per quanto riguarda i Paesi compresi nella procedura del braccio preventivo, infatti:

I contributi nazionali ai progetti co-finanziati dall'Unione europea (politiche di coesione,


politiche relative ai fondi strutturali, Garanzia Giovani...) non saranno esclusi dal computo del
deficit ma i Paesi che sostengono queste spese potranno godere di una deviazione dal percorso
di risanamento verso l'obiettivo di medio termine se il Paese membro registra un tasso di crescita
negativo o se il suo Pil inferiore al suo livello potenziale di almeno l'1,5%.

Anche nel caso di Paesi che si trovano in un processo di attuazione di riforme strutturali, stata
prevista una forma di flessibilit: la Commissione pu, infatti, concedere una deviazione dal percorso di
risanamento verso l'obiettivo a medio termine (che non deve, comunque, superare lo 0,5% del Pil n
comportare il superamento del limite del 3% nel rapporto deficit/Pil). Le riforme a cui si fa riferimento
devono essere rilevanti, portate a termine entro i termini previsti e avere un impatto positivo sul bilancio
pubblico di lungo periodo.

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I contributi che essi verseranno al Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici saranno
esclusi dal calcolo del deficit: se, dunque, a causa di questi contributi un Paese supera il limite del
3%, esso non sar tuttavia sottoposto alla procedura di deficit eccessivo da parte della
Commissione;

SCHEDE DI
APPROFONDIMENTO

La strategia europea per un


mercato unico digitale

_ ottobre 2015

L'economia globale sta rapidamente diventando digitale. L'Information and Communications Technology
(ICT) non rappresenta pi un settore specifico ma il fondamento di ogni moderno e innovativo sistema
economico. Questo cambiamento sta avvenendo con un ritmo tale da offrire enormi opportunit per
l'innovazione, la crescita e l'occupazione. Allo stesso modo, questo cambiamento rappresenta anche una
sfida per le istituzioni pubbliche e richiede un approccio coordinato al livello di Unione Europea.
Il Digital Single Market (DSM) un mercato in cui il libero movimento dei beni, dei servizi, dei dati e dei
capitali assicurato, per gli individui e le aziende, in condizioni di concorrenza, di protezione dei
consumatori e della privacy, a prescindere dalla loro nazionalit o dal luogo in cui si trovano.
Barriere e frammentazioni che sono state superate dal mercato unico europeo si ripropongono in quello
digitale. Eliminando questi ostacoli l'Europa potrebbe accrescere il proprio PIL di 415 miliardi, ampliando i
mercati per le nostre aziende, fornendo migliori e pi convenienti servizi per i consumatori e creando
nuovi posti di lavoro.
La strategia per il DSM, che la Commissione Europea ha presentato a maggio 2015 (facendo seguito al
discorso di insediamento del Presidente Juncker, che indicava il DSM come la seconda priorit della sua
Commissione), costruita su tre pilastri:
Migliore accesso per consumatori e aziende all'acquisto/utilizzo di beni e servizi online in
ogni angolo d'Europa.
Creazione di condizioni ottimali per lo sviluppo di reti e servizi digitali.
Massimizzazione del potenziale di crescita dell'economia digitale in Europa.
La strategia e la relazione incardinata nelle commissioni parlamentari IMCO e ITRE serviranno da
inquadramento generale per 16 azioni concrete che la Commissione intende portare avanti per realizzare
il DSM.
Ricadono all'interno del primo pilastro, Better access for consumers and businesses to digital goods and
services across Europe, 8 azioni.
Una delle ragioni per cui i consumatori o le PMI evitano di acquistare o vendere su internet in altri paesi
la complessit e la variet delle legislazioni nazionali in materia. Alcune forme di armonizzazione esistono
gi, ma per alcuni beni prettamente digitali, come gli e-book, non esiste ancora nessuna normativa. Entro
la fine del 2015, la Commissione presenter delle proposte per rendere pi semplici, certe e
armonizzate le normative sull'e-commerce.
Allo stesso modo, e negli stessi termini, per rendere la protezione dei consumatori sempre pi efficace,
anche nel mercato digitale, la Commissione proporr delle modifiche all'attuale Regolamento in
materia di Cooperazione per la Protezione del consumatore.
Inoltre, spesso l'e-commerce visto con sospetto a causa di costi di spedizione relativamente alti a fronte
di ordini di piccola entit e della mancanza di trasparenza sulle condizioni e i tempi del servizio di
spedizione. Nella prima met del 2016, la Commissione attuer delle misure per rendere pi
trasparente il mercato dei servizi di spedizione e avvier delle consultazioni con le aziende del settore
per vedere come poter arrivare ad offrire dei prezzi pi competitivi.

Altre volte invece gli utenti non riescono neanche ad effettuare acquisti su siti stranieri o vengono
reindirizzati su siti con prodotti o prezzi diversi. Questa pratica, spesso ingiustificata, si chiama
geo-blocking ed una forma di discriminazione, sulla base del paese in cui ci si trova, e serve a
segmentare il mercato. La Commissione far, nella prima met del 2016, delle proposte legislative per
porre fine al geo-blocking ingiustificato. Il 56% degli Europei usa internet anche per fini culturali e per
il proprio intrattenimento. Purtroppo, per, vista la natura fortemente territoriale delle normative sui
diritti d'autore e di riproduzione, molto spesso non possibile usufruire di contenuti on-demand o
legalmente acquistati e scaricati al di fuori del proprio Paese. Anche questi sono considerati fenomeni di
geo-blocking, legati alle normative sul copyright. La Commissione lavorer su alcune proposte
legislative per assicurare l'accessibilit e la portabilit dei contenuti legalmente acquistati.
Sempre per facilitare l'accesso a contenuti digitali online la Commissione proporr delle modifiche alla
Direttiva in materia di Cavi e Satelliti per allargarne le definizioni e gli scopi alle trasmissioni
on-line.
Altrettanto gravoso, pi per le aziende che per i cittadini, l'obbligo di ottemperare agli obblighi legati
alle imposte sul valore aggiunto in ognuno dei paesi in cui stata effettuata una vendita. A questo
proposito la Commissione studier e proporr nel 2016 delle misure per ridurre il carico di burocrazia
riguardo al pagamento delle imposte sul valore aggiunto per le imprese che fanno e-commerce.
Infine verr lanciata un'indagine di settore per valutare se nel mondo dell'e-commerce viga un'equa
concorrenza.
Per quanto riguarda il pilastro Creating the right conditions for digital networks and services to flourish la
Commissione Europea metter in campo 5 azioni concrete.
Le infrastrutture, o reti, che permettono la trasmissione dei dati sono la spina dorsale dell'economia
digitale. Questo settore, che necessit di continui e cospicui investimenti, soffre a causa della
frammentazione del mercato, della poca prevedibilit e coerenza delle legislazioni nazionali e a causa
dell'arretratezza delle aree periferiche. Per porre rimedio a questa situazione la Commissione proporr
l'adozione di un pacchetto sul mercato unico delle telecomunicazioni, in modo da armonizzare le
legislazioni vigenti, garantire la neutralit della rete, eliminare le tariffe di roaming per il traffico
dati e favorire gli investimenti attraverso partenariati pubblico-privati.
Inoltre, dall'inizio del ventunesimo secolo ad oggi, abbiamo assistito ad un profondo mutamento del
settore dei media e della distribuzione di contenuti audiovisivi (tv on-demand e accessibilit da
smartphone e tablet). Per garantire i consumatori e le aziende nate da questi mutamenti la Commissione
rivedr la Direttiva sui Servizi di Media Audivisivi, concentrandosi su attori, scopo della norma,
protezione dei minori e regole sulla pubblicit.
Oltre ai media, altri grandi attori del panorama digitale contemporaneo suono le piattaforme online
(motori di ricerca, social media, piattaforme di e-commerce, app stores, piattaforme per la comparazione
dei prezzi). Queste piattaforme acquisiscono e processano ogni giorno miliardi di dati, acquisendo un
potere di mercato sempre pi incisivo. Allo stesso tempo queste piattaforme sono uno dei motori
principali della sharing economy. Per capire come regolamentare il settore, la Commissione inizier
un'analisi approfondita sul ruolo delle piattaforme online e la gestione dei contenuti illegali.
Inoltre l'enorme mole di dati sensibili trasmessi attraverso la rete rende piattaforme e database dei target
molto sensibili per ragioni di sicurezza. Nella prima met del 2016 la Commissione avvier la creazione di
partenariati pubblico-privati in materia soluzioni tecnologiche per la sicurezza informatica.
Contemporaneamente alla ricerca di sicurezza dalle minacce esterne si lavorer per rendere sicuri i nostri
dati anche sul fronte interno, ovvero per quanto riguarda l'acquisizione, il trattamento e la cessione. A
questo proposito verr aggiornata la Direttiva 'ePrivacy' sulla protezione della privacy nel settore
delle comunicazioni elettroniche.
Infine, a proposito del pilastro Maximising the growth potential of the Digital Economy, la Commissione
Europea proporr 3 azioni.

Come gi stato detto, un mercato europeo frammentato in 28 piccoli mercati nazionali, cos come in 28
differenti sistemi legali, non un contesto favorevole agli investimenti, in particolare per quanto riguarda
le tecnologie di cloud computing (che consentono di usufruire, tramite server remoto, di risorse software
e hardware), i Big Data (raccolte di dati cos estese in termini di volume, velocit e variet da richiedere
tecnologie e metodi analitici specifici per l'estrazione) e Internet of Things (possibile evoluzione dell'uso
della Rete in cui gli oggetti si rendono riconoscibili e acquisiscono intelligenza grazie al fatto di poter
comunicare dati su se stessi e accedere ad informazioni aggregate da parte di altri. Es. Le sveglie suonano
prima in caso di traffico, le scarpe da ginnastica trasmettono tempi, velocit e distanza per gareggiare in
tempo reale con persone dall'altra parte del globo). Proprio per favorire lo sviluppo di queste applicazioni
la Commissione lancer nel 2016 un'iniziativa sulla libera circolazione dei dati ed un'iniziativa europea
sui cloud, in modo da poter studiare e affrontare le sfide del settore.
Le comunicazioni tra diversi dispositivi digitali, ovvero l'interoperabilit, e l'utilizzo di standard condivisi
sono elementi imprescindibili per l'ulteriore sviluppo dell'economia digitale, in particolare per quanto
riguarda lo sviluppo delle connessioni 5G, della sicurezza informatica, dei rapporti con la pubblica
amministrazione e dei pagamenti online. Proprio per questo la Commissione sta lavorando a un piano
integrato per la standardizzazione e alla revisione dello European Interoperability Framework del
2010.
Sempre a proposito del rapporto con la pubblica amministrazione, seguendo il principio 'Once-only'
(principio secondo cui se un documento stato fornito gi una volta ad un qualsiasi ufficio della P.A., il
cittadino non pi tenuto a presentarlo ed la P.A. a doverselo procurare dal proprio data base) la
Commissione presenter un nuovo piano d'azione per l'e-Government 2016-2020.

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Tutte le 16 azioni saranno accompagnata da misure che rendano il Digital Single Market una realt
inclusiva, in cui i cittadini e le aziende possiedano le necessarie competenze per godere dei benefici che
ne deriveranno. Pertanto un'attenzione costante sar riservata anche all'adattamento dei sistemi di
istruzione e apprendistato alla rivoluzione digitale.

LUnione Energetica Europea


novembre 2015
Introduzione

LUnione Energetica Europea la strategia presentata dalla Commissione, nel 2015, che mira a ridisegnare
lo scenario energetico comunitario. Il risultato dovrebbe garantire agli stati membri unenergia pulita,
competitiva, conveniente e sicura da interruzioni.
Lazione dellorgano esecutivo dellUnione Europea si concerter su cinque diverse aree dintervento:
sicurezza nellapprovvigionamento, integrazione dei mercati nazionali, efficienza energetica,
abbattimento delle emissioni e ricerca e innovazione.

Sicurezza: armonizzazione strategica e diversificazione

Con 420 miliardi di euro dimportazioni complessive annue, lEuropa, parlando con una sola voce ed
esercitando un fortissimo potere negoziale congiunto, sarebbe in grado di ottenere migliori condizioni
dai paesi esportatori. Considerando che le strategie energetiche di un paese condizionano in modo
rilevante quelle dei partner confinanti, una migliore armonizzazione delle stesse rappresenta un evidente
vantaggio sia in fase di pianificazione sia a livello negoziale. Listituzione di riserve energetiche comuni
garantir, nel caso occorrano shock geopolitici, una maggiore efficienza e un incremento del livello di
garanzia della fornitura agli utenti europei.
Un altro obiettivo fondamentale del piano si basa sulla diversificazione delle fonti di
approvvigionamento. LEuropa soffre, infatti, di unelevata dipendenza dalle importazioni da paesi ad alto
rischio geopolitico. Le recenti turbolenze diplomatiche con la Russia hanno, per esempio, evidenziato il
rischio connesso alla sostanziale dipendenza dal gas siberiano. La strada proposta indica un aumento
sostanziale della produzione di energia da fonti rinnovabili, una maggiore integrazione dei network
distributivi europei e investimenti mirati allaumento dellefficienza energetica. Tassello fondamentale
nella diversificazione il potenziamento della rete distributiva domestica. A livello intraeuropeo si
registra, infatti, la presenza di colli di bottiglia infrastrutturali che inibiscono le potenzialit di una
gestione europea degli approvvigionamenti. In un recente incontro presso il Parlamento Europeo,
Claudio Descalzi, AD di ENI, illustrando le potenzialit energetiche del continente africano come fonte
alternativa al gas russo per i paesi dellEuropa Centrale, ha rimarcato la necessit di connettere i vari
gasdotti europei.

Abbattimento delle emissioni , efficienza energetica, ricerca ed innovazione

Per il 2030, i target ambientali europei fissano al 45% il consumo di energia rinnovabile sul totale
prodotto. Lambizioso traguardo, da sostenere tramite politiche che orientino gli investimenti nel settore
della green technology, vuole conciliarsi con le strategie di re-industrializzazione catalizzando la notevole
crescita, nonostante la crisi, registrata dal settore.
Lenergia pi pulita quella che non si consuma, un miglioramento sostanziale dellefficienza
garantirebbe unottimizzazione di costi e consumi generando ricadute positive in ambito sia ambientale
che sociale. Investimenti pubblici volti allisolamento termico delledilizia popolare sinserirebbero, infatti,
anche nella guerra alla povert energetica.

Integrazione dei mercati nazionali

In questo contesto si inserisce la necessit di creare uno spazio energetico unico anche a livello
economico. La frammentazione dei mercati energetici europei causa grandi differenze fra prezzi offerti ai
diversi consumatori e industrie nazionali. La riforma si rende altres necessaria di fronte allinelasticit dei
prezzi che riflette i diversi regimi fiscali. La creazione di un mercato energetico unico rappresenta
unottima opportunit anche in materia di diritti dei consumatori. Laccesso a unofferta pi ampia
assicurerebbe, infatti, un miglioramento dei prezzi e della trasparenza.

La posizione del gruppo S&D

Il gruppo dei Socialisti e dei Democratici ha accolto con entusiasmo i progetti presentati dalla
commissione rimarcando i propri valori in materia di occupazione, ambiente, crescita e armonizzazione
europea. Il piano dovr rappresentare un nuovo modello energetico a livello globale.

Priorit a efficienza e abbattimento delle emissioni

Dinteresse prioritario per il gruppo, nellottica di abbassare fabbisogno e importazioni, sono gli obbiettivi
riguardanti le fonti rinnovabili e il miglioramento dellefficienza energetica. Gli impegni ambientali
andrebbero, infatti, rafforzati con lobiettivo di transitare verso uneconomia carbon-light nel 2050. La
strategia suggerita da S&D approva listituzione di target dinterconnessione energetica fra stati membri,
nella direzione di unottimizzazione della gestione di scorte e approvvigionamenti.
Gli obiettivi, comportando forti investimenti infrastrutturali in smart grid1, ricerca e investimenti nel
settore green, per essere credibili necessitano di immediati finanziamenti. Questi ultimi sarebbero
ottenibili tramite laggiornamento della lista delle opere chiave e apportando una riforma alla procedura
di selezione/erogazione dei progetti. Il concetto chiave che i costi che sosterremmo oggi rappresentano
un quarto di quelli che ci si presenterebbero fra 20 anni. Considerando questi aspetti, il piano
dinvestimenti da 315 miliardi di euro proposto dalla Commissione appare non sufficiente. Come da
precedente proposta, i socialisti e democratici auspicano la creazione di un nuovo meccanismo,
lEuropean Investment Instrument, dotato di una capacit finanziaria di 400 miliardi di euro da
raggiungere attraverso un piano di sei anni. In questo scenario gli stati membri dovrebbero contribuire
con 100 miliardi di euro, da escludere dal calcolo di deficit e debito pubblico, e i restanti 300 miliardi
potrebbero essere reperiti sui mercati attraverso lemissione di bond.

Centralit del consumatore

Nel processo di omogeneizzazione dei mercati il consumatore deve essere al centro della prospettiva:
bisogner assicurare una maggiore elasticit dei prezzi al dettaglio e un accesso trasparente alle offerte
che assicuri agli utenti la migliore tariffa disponibile. In questottica la sconfitta della povert energetica
deve essere elevata a massima priorit. Recenti studi, infatti, indicano che, nei paesi membri, le fasce pi
vulnerabili sostengono prezzi energetici proporzionalmente pi alti.

Commercio, protezione da pratiche di concorrenza sleale e condivisione

A livello industriale la posizione dei socialisti e democratici chiara nel sostenere un rafforzamento del
segnale di prezzo del mercato ETS2. Un innalzamento in tal senso, insieme allabolizione dei sussidi alla
produzione di combustibili fossili, darebbe una chiara indicazione agli investitori andando a guidare i
flussi verso i comparti delle industrie green. Il sistema, delegando al mercato la definizione dei prezzi dei
titoli di emissione di CO2, rappresenta la soluzione pi efficiente in materia di costi per il taglio delle
emanazioni e per lincoraggiamento al risparmio energetico.
, tuttavia, innegabile che lindustria pesante possa inizialmente soffrire della concorrenza proveniente da
industrie operanti in paesi con regolamentazioni pi blande. A tal scopo, il gruppo, nellattesa che i
partner internazionali simpegnino ad adottare a loro volta politiche ambientali vincolanti, raccomanda
alla commissione lo studio un meccanismo doganale di adeguamento del prezzo dei prodotti importati a
protezione della concorrenza sleale, una sorta di anti-dumping ambientale.
Infine, il gruppo propone una riforma dellimpianto informativo che vada nella direzione di una maggiore
condivisione strategica che rafforzi il ruolo della commissione e indebolisca la capacit di minaccia dei
paesi esportatori. In questo contesto di condivisione, lS&D guarda ad una modifica del regolamento del
2010 in materia di riserve di gas, con lobbiettivo di aumentare le riserve e istituire scorte comuni.

1. Network distributivi.
2. ETS: Emission Trading Scheme. il sistema di controllo delle emissioni: definisce un tetto massimo e predispone aste e piattaforme finanziarie
per la compravendita di permessi di emissione di CO2

Lo stato dellUnione Energetica e i prossimi passi

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A nove mesi dalladozione della strategia sullUnione Energetica, la transizione energetica,


larmonizzazione dei mercati e dellapprovvigionamento hanno iniziato a sortire una sempre maggiore
influenza sulle vite dei cittadini europei. A questo scopo, la Commissione Europea, in concerto con le
autorit nazionali, dovr coordinare il cambiamento avendo riguardo degli aspetti sociali. Molti lavoratori,
infatti, dovranno attraversare un percorso di riqualificazione professionale e sar, quindi, fondamentale
assicurare loro unefficace ricollocazione sul mercato del lavoro. A questo scopo, gi stata avviata una
fase di concertazione con le parti sociali. Per quanto riguarda la povert energetica, la Commissione
Europea fornir una pi ampia consulenza ai governi centrali e alle autorit locali, soprattutto nel campo
dellefficienza. La Commissione ha, infatti, preparato un piano europeo, denominato Smart Financing for
Smart Buildings, che fornir finanziamenti capillari e assistenza operativa a livello locale. Una migliore
efficienza energetica nelledilizia popolare garantir, infatti, labbassamento delle bollette per le fasce pi
deboli. Sono, inoltre, in fase di studio ulteriori misure operative.
Nellimmediato, il lavoro della Commissione Europea si focalizzer sullapprontamento di una riforma
dellETS, il meccanismo di limitazione delle emissioni di anidride carbonica guidato da dinamiche di
mercato. Infatti, nelle prime fasi di implementazione, il sistema, non avendo garantito un segnale di
prezzo adeguato, non ha catalizzato sufficientemente gli investimenti verso il settore green e la sua
performance, a livello ambientale, stata mediocre . Le riforme, come listituzione di un fondo di stabilit
di mercato, stanno, per dando i loro frutti.
Infine, a riprova che un meccanismo di mercato sia pi efficiente rispetto alla mera tassazione,
lesperienza dellETS europeo stata replicata in diversi angoli del pianeta. La fase di sperimentazione di
un sistema simile in Cina stata, infatti, condotta insieme agli esperti europei. La prossima sfida,
seguendo lesempio dato dalla connessione dei mercati di Qubec e California, sar collegare i diversi
mercati dei titoli di emissione.
Altro obiettivo a breve-medio termine la progettazione del mercato unico dellenergia elettrica, e, a
questo riguardo, lattenzione rivolta alla tutela dei consumatori. Il prossimo anno saranno implementati
tre importanti pacchetti di riforme. In primavera si proceder con il varo di misure che incrementeranno
la sicurezza energetica. Sar, infatti, approntata una strategia comune per il riscaldamento, una per i
processi di liquefazione e distribuzione del gas e verr richiesta una maggiore trasparenza ai governi
nazionali sui contratti di approvvigionamento energetico. In estate seguiranno le misure di limitazione
delle emissioni non coperte dallETS che, quindi, coinvolgeranno i settori edilizio, agricolo e dei trasporti.
In Ottobre vi saranno, infine, novit in materia di rinnovabili e unificazione dei mercati nazionali.
Allintroduzione di queste riforme, vista anche lalta differenziazione dei target, dovr seguire un impegno
particolarmente serio dei governi nazionali. A questo scopo, le strategie e le difficolt sono state studiate
ed affrontate congiuntamente dalla Commissione Europea e dai diversi organi regolatori nazionali a
livello centrale e locale. Particolarmente importanti, in questa strategia, sono gli obiettivi
dinterconnessione dei vari sistemi nazionali. Ogni stato membro dovr, ad esempio, disporre di tre
diversi fornitori di gas, in modo da aumentare la sicurezza dellapprovvigionamento e diminuire la propria
dipendenza da un unico produttore. Il progetto, che garantir benefici anche a livello di prezzi, si basa
sulla costruzione dinter-connettori intraeuropei. I due nuovi gasdotti, che collegheranno il Portogallo alla
Francia e la Polonia ai Balcani, sono il caposaldo della strategia. Da questo mese, la Russia, grazie
allattracco a Gdansk della prima nave cisterna di gas liquefatto saudita, non pi lunico fornitore di gas
della Polonia. Il nuovo gasdotto che collegher la Polonia ai Balcani sinserisce in questo scenario di
differenziazione dei fornitori Lo stesso Ministro dellEnergia russo ha espresso preoccupazione per la
possibilit di unaccresciuta competizione.

Verso Parigi - COP 21

_ ottobre 2015

Introduzione

Il punto di partenza levidenza scientifica del riscaldamento globale e la responsabilit predominante


dellattivit umana nel determinarlo. Mantenendo invariati gli impegni e le politiche ambientali attuali,
recenti studi paventano il superamento della soglia limite dellaumento di 2 della temperatura globale,
considerato il punto di non ritorno1. Nellattuale scenario si palesa, quindi, la necessit di un accordo
ambizioso, legalmente vincolante e globale. Lobiettivo che i governi dovranno porsi a Parigi sar
leliminazione graduale delle emissioni di carbonio entro la fine del secolo, lEuropa si impegner a ridurle
almeno del 40% entro il 2030.
Per raggiungere un tale risultato fondamentale listituzione di un programma di lavori a partire dal 2016.

UNFC e Protocollo di Kyoto

La convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) il trattato
internazionale avente ad oggetto lambiente ad avere maggiore legittimit essendo ladesione
virtualmente globale. Ufficialmente adottato nel 1992, laccordo, prevedendo un incontro annuale fra le
parti (COP-Conference of the Parties), ha funto da cornice per ogni successiva negoziazione o trattato.
Come estensione dellUNFCCC, il protocollo di Kyoto, adottato nel 1997, pone limiti vincolanti
allemissione di CO2 da parte dei firmatari (alcuni paesi occidentali). La prima fase del protocollo si
conclusa nel 2012. La seconda fase dimpegni (2013-2020), concordata alla conferenza di Doha, non
entrata in vigore a causa del mancato raggiungimento della soglia minima di ratifiche. Alla conferenza
COP21 sar, quindi, necessario che lUE, gli stati membri e i partner internazionali simpegnino a una pi
rapida diminuzione delle emissioni di gas serra rispetto a quella prevista dalle attuali politiche ambientali.

Punti Chiave

Gigattonne/Emissions GAP: rappresenta lo scarto fra gli impegni, le norme attualmente in


vigore e la regolamentazione necessaria per scongiurare un aumento della temperatura
superiore ai 2 C. Nella relazione Pargneux2 viene sollecitata ladozione a Parigi di nuove e pi
ambiziose misure prima del 2016. Nello scenario corrente, infatti, si prevede un
innalzamento della temperatura attorno ai 3,6-4,2 C raggiungibili anche prima del termine
della seconda fase di Kyoto.
Divergenza fra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo: i paesi in via di sviluppo
attribuiscono la responsabilit storica dellinquinamento alloccidente. Nonostante i paesi in
via di sviluppo determinino, oggi, la maggiore quota di emissioni di CO2, essi guardano con
scetticismo a impegni vincolanti che possano in qualche modo limitare la loro crescita
industriale. Molti di questi condizionano un loro eventuale sforzo in senso ambientale a un
pacchetto di sostegno finanziario e alla garanzia di un maggiore accesso tecnologico.
Flessibilit: laccordo dovr predisporre un organismo di revisione e controllo che
garantisca allo stesso la necessaria dinamicit. Gli impegni assunti dovranno, infatti, essere
suscettibili di modifica nel caso le evidenze scientifiche ne richiedano un innalzamento.
G7: per la prima volta i leader del G7 hanno riconosciuto, questanno, limpegno ad eliminare
il consumo di energia fossile entro la fine di questo secolo. Gli stessi si sono, inoltre,
impegnati nel finanziamento di 100 miliardi di dollari annui del Green Climate Fund (GCF)
predisposto per favorire progetti di mitigazione e adattamento3 nei paesi in via di sviluppo.

1. Un aumento superiore innescherebbe un processo irreversibile.


2. Gilles Pargneaux il rappresentante del parlamento alla conferenza, qui troverete la sua relazione.
3. Mitigazione=misure che limitano lemissione di CO2. Adattamento=misure che limatino gli effetti del riscaldamento globale.

Lima COP-20 Lima call for climate action

Pur fallendo nel realizzare un accordo globale e legalmente vincolante, la conferenza di Lima stata utile
nellelaborare una serie di punti accettati da tutte le parti che indirizzeranno la conferenza di Parigi.
CBDR: common but differentiated responsibilities and respective capabilities. Laccordo dovr
riconoscere le differenti capacit nazionali e le diverse responsabilit nei confronti del
riscaldamento globale. Laccordo avr il compito di porre un piano vincolate di lungo
periodo in modo da rispondere alla tardiva responsivit delle politiche di mitigazione. Lo
stesso dovr, altres, riconoscere le diverse esigenze evolutive e le differenti capacit di ogni
parte con il fine ultimo di assicurare il raggiungimento dei target posti.
Pacchetto Finanziario: particolarmente caro ai Small Island Developing States(SIDS), la cui
responsabilit nei confronti del cambiamento climatico nulla ed i primi a doverne
affrontare gli effetti, il fondo sar una pietra miliare dellaccordo. Basato in Corea del Sud il
fondo ha gi ricevuto diversi finanziamenti anche da 8 paesi emergenti (assente la Cina che
sostiene che il fondo debba ricevere liquidit esclusivamente dalle potenze occidentali). La
pi grande contirbutrice stata lUnione attraverso investimenti operati da 12 stati membri.
INDCs: intended national determined contributions. Rappresentano le misure che i governi
intendono adottare per limitare il cambiamento climatico. Impegni che devono essere pi
ambiziosi di quelli attuali e da sottoporre allUNFCCC prima dellinizio di COP 21.

Ostacoli

Tutti gli ostacoli incontrati a Lima dipendono dalla distanza di vedute fra paesi in via di sviluppo e quelli
sviluppati.
INDCs: il testo finale della conferenza di Lima non ne chiarisce lo scopo, non fissa una deadline
formale4, non ne definisce la forma tecnica (sta ai singoli governi decidere cosa e come pubblicare),
non predispone alcun organismo di analisi degli stessi in grado di garantire che lo sforzo globale sia
sufficiente (come richiesto dal blocco dei paesi sviluppati). I paesi occidentali chiedono che gli sforzi
determinati negli INDCs si riferiscano alle sole politiche di mitigazione, al contrario quelli in via di
sviluppo chiedono che comprendano le politiche di adattamento e definiscano i contributi al Green
Climate Fund (GCF).
Pacchetto Finanziario: I partner occidentali chiedono risultati nellambito della mitigazione prima
di predisporre i flussi. Questa posizione ha minato la fiducia dei paesi in via di sviluppo su una
effettiva erogazione degli stessi.

La posizione europea una sola voce

Potenziamento Attivit Diplomatica:


Durante i negoziati di basilare importanza che lEuropa parli con una sola voce. LUnione deve rafforzare
gli impegni gi assunti per rinvigorire la propria posizione negoziale. I contatti diplomatici con i partner
internazionali dovrebbero intensificarsi per rendere partecipi le controparti del successo Europeo: nel
segmento 1990-2012 si registrata una diminuzione del 19% delle emissioni a fronte di aumento del PIL
del 40%. Questo risultato evidenzia il parallelismo fra crescita economica e miglioramento della
performance ambientale.
4. 57 piani presentati (70% delle emissioni coperte).
5. Il Consiglio Europeo dellAmbiente, sostiene che lobbiettivo per i paesi occidentali dovr essere una riduzione fra l80% e il 95% entro il 2050.

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Target UE 2030/Relazione Pargneaux:


Riduzione delle emissioni di CO2 del 40% rispetto ai livelli del 19905.
Aumento del 40% dellefficienza energetica (anche a livello globale).
Aumento del 30% della produzione del consumo finale complessivo di energia da fonti rinnovabili.
Riduzione del 79% dellutilizzo di idro-fluorocarburi.

Laccordo di Parigi - COP21

_ dicembre 2015

Un fatto storico

Dopo ventanni di logoranti trattive, il 12 dicembre abbiamo assistito a un momento storico che
determiner il futuro delle prossime generazioni. Per la prima volta, infatti, i leader di 195 paesi si sono
impegnati congiuntamente a contenere il cambiamento climatico, tramite il rispetto dei piani di
contribuzione nazionale, e a porre le basi per la transizione delleconomia globale verso un modello pi
sostenibile. Laccordo rafforza il sistema delle Nazioni Unite la cui credibilit, dopo tanti accordi falliti, era
a rischio. Daltra parte, una sfida mondiale non poteva prescindere da un impegno condiviso e ambizioso.
A questo scopo, le parole di Mandela, gi citate dal Presidente della Conferenza, sono particolarmente
significative: Nessuno di noi agendo da solo pu raggiungere il successo, il successo portato da tutte le
nostre mani riunite.
I negoziatori sono riusciti a superare e ricucire le distanze e le differenze fra paesi sviluppati, in via di
sviluppo e meno sviluppati. Il conflitto Nord-Sud era stato, infatti, determinante nel fallimento della
Conferenza di Copenaghen, la cui conclusione stata dominata da una profonda e amara delusione. Al
contrario, i rappresentanti presenti a Parigi sono stati protagonisti di lunghi applausi, frutto di un accordo
che lancia un messaggio di vita, particolarmente importante se raffrontato allorrore e al senso di morte
che ha pervaso la stessa citt a novembre 2015.

I dettagli

Laccordo raggiunto sancisce limpegno dellintera comunit globale a contenere laumento della
temperatura globale entro la soglia limite di 1,5, obiettivo molto pi ambizioso rispetto ai
precedentemente previsti 2. Il testo finale pone, poi, le basi per un modello economico, a partire dal
2050, non pi dipendente dai combustibili fossili, particolarmente inquinanti e principale fonte di energia
per giganti economici come Cina e India. Il superamento dei dissidi fra le parti stato possibile, anche
grazie allistituzione di un fondo Nord-Sud per la lotta al cambiamento climatico. Il fondo, che sosterr la
battaglia al riscaldamento globale nei paesi in via di sviluppo, sar dotato annualmente di una cifra di 100
miliardi di dollari. La cifra al momento stipulata sar, in realt, la base per un obiettivo finanziario ancora
pi ambizioso. La convenzione sar, infatti, dotata della dinamicit necessaria per rispondere al
mutamento delle condizioni ambientali tramite un meccanismo di revisione quinquennale. Lo stesso
permetter, quindi, un confronto sui risultati raggiunti e, qualora le evidenze scientifiche lo richiedano, un
eventuale innalzamento del livello di ambizione. Laccordo, molto importante per la definizione degli
obiettivi e per gli strumenti materiali forniti alle nazioni pi povere, vincolante ma non prevede misure
sanzionatorie nel caso i singoli target nazionali non siano rispettati. La mancanza di pene risponde, in
parte, alla necessit dellamministrazione Obama di evitare lapprovazione del Senato, a maggioranza
repubblicana, necessaria per un trattato provvisto di strumenti di esecuzione forzata.

In questo contesto, lUE ha giocato un ruolo di primissimo piano, ottenendo una grande vittoria
diplomatica e favorendo linserimento della proprie priorit, come la clausola di revisione quinquennale,
nel testo finale. Il conseguimento degli obiettivi stato raggiunto grazie, anche, al fronte unico costituito
assieme a 79 paesi delle aree africana, caraibica e del pacifico. .

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LUnione Europea alla Conferenza di Parigi

IMMIGRAZIONE

_ scheda, settembre 2015

Negli ultimi 5 mesi sul fronte immigrazione e crisi dei rifugiati in Europa si sono susseguite numerose
azioni, prese dalle tre istituzioni principali (Parlamento, Commissione e Consiglio), e non sempre stato
facile capire cosa stesse succedendo e cosa fosse effettivamente, definitivamente approvato.
Ci sono state due risoluzioni parlamentari, due proposte della Commissione (l'Agenda sulla migrazione di
maggio e la proposta annunciata nel Discorso sullo Stato dell'Unione di Juncker a settembre) ma il luogo
politico dove le cose si sono complicate (con un susseguirsi di passi avanti e indietro) stato il Consiglio
europeo, ossia il vertice di Capi di Stato e di Governo.
L'ultimo si tenuto dopo che, durante il mese di settembre, per ben due volte si riunito il Consiglio dei
Ministri della Giustizia e Affari Interni dell'Unione (in occasione delle quali sono state prese, di fatto, le
decisioni sui ricollocamenti).
Ecco, per cercare di fare un po' di chiarezza, le decisioni prese fino a questo momento:

Trasferimento dei rifugiati

"Chi non condivide i valori europei e non vuole rispettare questi principi deve porsi la questione della
sua presenza in seno all'Ue" - Franois Hollande
A inizio settembre c' stato l'accordo per un primo trasferimento di 40.000 migranti da Italia e
Grecia verso gli altri Stati europei, a cui, due settimane dopo, seguito il via libera per
un'ulteriore quota di 120.000 ricollocamenti (in entrambi i casi senza obbligatoriet per gli Stati
chiamati ad accogliere i rifugiati trasferiti). Quest'ultima decisione stata presa non all'unanimit
ma a maggioranza qualificata, con il voto contrario di Romania, Ungheria, Repubblica Ceca e
Slovacchia. Condizione necessaria per l'inizio di questi trasferimenti la creazione, negli Stati
coinvolti, di hotspot di identificazione dei migranti.

I fondi

"Sarebbe completamente sbagliato per l'Unione europea dire che non possiamo farcela. Dobbiamo
impegnarci di pi sul fronte esterno" - Angela Merkel
La Commissione europea ha presentato una serie di azioni prioritarie, da adottarsi nei prossimi
sei mesi, che interessano sia il livello operativo sia quello finanziario. Per quanto riguarda
quest'ultimo, la Commissione ha proposto una serie di aumenti nei contributi, sia per il 2015 sia
per il 2016, che dovranno essere approvati da Parlamento e Consiglio. In particolare:
l'allocazione di 1,8 miliardi di euro come capitale iniziale per la creazione di un "Fondo
fiduciario di emergenza per l'Africa", volto ad affrontare alle radici le cause della migrazione
irregolare proveniente da questo continente;
l'aumento di ulteriori 100 milioni del finanziamento di emergenza per gli Stati membri pi
colpiti, finanziamento che era stato gi raddoppiato per l'anno 2015, rispetto alle previsioni
iniziali;

l'aumento di ulteriori 200 milioni per gli aiuti umanitari (destinati a World Food Programme,
Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite e altre organizzazioni impegnate
nell'aiuto immediato dei rifugiati) nel 2015 e di 300 milioni nel 2016;
l'aumento del finanziamento per tre agenzie europee (Frontex, Ufficio europeo di sostegno
per l'asilo - EASO, Europol) di 1,3 milioni di euro per il 2015 e di 600 milioni per il 2016;
il rafforzamento dello European Neighbourhood Instrument (ENI) attraverso un nuovo
contributo di 300 milioni per il 2015;
lo stanziamento di 1 miliardo di euro per la Turchia e di 17 milioni per Serbia e Macedonia
come aiuto ai Paesi confinanti con l'Unione europea nella gestione della crisi dei rifugiati.

Le politiche di medio e lungo periodo

"Nonostante la nostra fragilit e la nostra percezione di molte debolezze, oggi all'Europa che si
guarda come un luogo di rifugio e di esilio. Questo qualcosa di cui andare fieri, anche se non privo
di sfide" - Jean-Claude Juncker
evidente a tutti come, parallelamente alla previsione di aiuti e stanziamenti immediati, sia
necessaria una riforma profonda del sistema di asilo europeo, che preveda regole comuni e
condivise. Anche su questo fronte la Commissione europea ha avanzato delle proposte
concrete:
un rafforzamento di Frontex e la creazione di una Guardia Costiera Europea (una proposta
su questo sar presentata a dicembre di quest'anno);
una proposta, che vedr luce a marzo 2016, di un sistema permanente di ricollocamento
dei migranti e di una riforma del Regolamento di Dublino;
la piena attuazione delle misure contenute nel recente piano presentato dalla
Commissione in materia di rimpatrio;

www.alessiamosca.it - email@alessiamosca.it

l'apertura di canali legali di immigrazione, tema sul quale la Commissione prevede di


avanzare una proposta (che includer la revisione del sistema della "Blue Card") a marzo del
prossimo anno.

Equit di genere in
Europa

MILAN

NOVEMBER 5, 2015

The Digital Single Market:


a revolution en rose?
How digital tools can boost women empowerment

Saluti istituzionali

Valeria Fedeli
(Vice Presidente del Senato)

La Vice Presidente del Senato della Repubblica


Sen. Valeria Fedeli

Roma, 5 novembre 2015

IL MERCATO UNICO DIGITALE - UNA RIVOLUZIONE ROSA?


COME GLI STRUMENTI DIGITALI POSSONO SPINGERE
L'EMPOWERMENT FEMMINILE
Milano, 5 novembre 2015
Messaggio della Vice Presidente del Senato Valeria Fedeli

Grazie,
sono onorata di portare il mio saluto a questa importante iniziativa.
L'adozione della strategia per la costruzione del digital single market e'
un'ottima notizia per tutta l'Unione Europea, ha un potenziale di sviluppo
incredibile e a ragione rappresenta una delle priorit del mandato di junker
come presidente della commissione.
Il lavoro da fare per l'implementazione e' molto lungo, le azioni descritte
nella strategia, che intervengono sui tre pilastri sono azioni che necessitano
di un lasso di tempo abbastanza ampio, e prevedono una serie di interventi
degli stati membri a supporto della costruzione sia della rete su cui il
mercato dovr innestarsi, che del mercato stesso per adeguare normative e
creare un contesto legislativo adeguato.
E' un'urgenza lavorare su questo, l'Europa come unit politica ha
accumulato un ritardo troppo grande sugli Stati Uniti e sta diventando una

La Vice Presidente del Senato della Repubblica


Sen. Valeria Fedeli

zavorra per le tante imprese che potrebbero beneficiare di questo ma si


trovano in condizione di non poterlo fare e quindi perdono competitivit.
ed e' una risorsa specie per le PMI, perch le grandi aziende riescono a
sopportare i costi di stare sul mercato del digitale anche oggi, mentre per le
altre questi rappresentano muri difficilmente sormontabili come dimostra
il dato per cui solo il 7% delle PMI europee esporta oltrefrontiera grazie al
mercato digitale.
Siamo all'assurdo per cui abbiamo il mercato unico delle merci, dei servizi,
dei capitali, ma non del digitale.
Per un'Europa in cui la disoccupazione continua ad essere un problema
gigantesco, specie per le giovani generazioni, questa sfida e' oggi strategica
e deve vederci impegnati a coglierla costruendo gli strumenti pi adeguati
per farlo.
Il titolo del Convegno di oggi affronta per tempo un tema, quello della
parit di genere, che mi sta molto a cuore e che determinante per
l'effettivo e concreto risultato della strategia del digital single market.
Il fatto che lo si affronti in maniera preventiva cercando di lavorare verso la
parit di genere in mezzo ad cambiamento cos grande, e non a posteriori,
rende onore a chi ha organizzato la discussione, e di questo e del suo
impegno quotidiano vorrei ringraziare alessia mosca.
Il mercato unico digitale sar senz'altro una rivoluzione, dobbiamo
lavorare perch sia anche una rivoluzione rosa. Per aprire nuovi spazi di
occupazione, management e impegno femminile, perch non succeda come
altre volte che questi spazi verranno occupati in modo squilibrato pi da
uomini che da donne.
Diciamo che la partenza non e' incoraggiante: i dati sulle giovani donne e il
loro rapporto col mondo dell'ICT, sia per quello che riguarda lo studio che
per quello che riguarda il lavoro, non sono rosei.
Poche ragazze si laureano in questi ambiti, poche ci lavorano e troppo alti
sono i tassi di abbandono del lavoro col procedere degli anni (lo dicono i
dati).
Ma siamo ancora in tempo per metterci al lavoro su questo e per costruire
le condizioni perch si inverta la tendenza.

La Vice Presidente del Senato della Repubblica


Sen. Valeria Fedeli

Sono due i settori su cui intervenire ma va fatto rapidamente perch i


tempi di realizzazione del mercato unico lasciano poco spazio alle
incertezze.
Uno quello dello smart working, tema che so essere molto caro ad alessia,
prima firmataria di una legge su questo depositata lo scorso anno alla
camera e che sta a cuore anche a me, da sempre impegnata sui temi della
conciliazione, che vorrei oggi diventasse condivisione in tutti i campi come
propone il mio DDL sulla genitorialit condivisa.
Quello del digitale e ICT infatti un settore che potenzialmente sembra in
grado di attrarre le donne in misura molto maggiore rispetto ad altri
perch e' proprio nei mestieri digitali che ci sono spazi maggiori per la
conciliazione/condivisione tra lavoro e famiglia anche grazie allo smartworking, su cui il governo sta intervenendo proprio in questi giorni. un
tema affrontato nel titolo 2 del ddl sul lavoro autonomo che dovr
completare il jobs act attraverso il quale si mira a offrire tutele, strumenti e
incentivi per la diffusione di queste forme di lavoro che possono essere
davvero importanti per incentivare l'occupazione femminile
l'altro tema e' quello dell'educazione di genere e della rimozione degli
stereotipi sedimentati, che vanno invece ad incidere sulla propensione
delle ragazze a studiare queste materie ed a costruirsi gli skill per
inventarsi un'opportunit di lavoro e crescita nel settore.
Secondo l'indagine PISA dell'Oecd, i motivi per cui le ragazze non si
avvicinano alle lauree e alle materie STEM non sono antropologici, ma,
come sottolineato nelle conclusioni del Rapporto, dal fatto che i genitori
siano pi propensi a pensare che i figli maschi, piuttosto che le figlie,
lavoreranno in campo scientifico, tecnologico, ingegneristico, informatico, e
questi pregiudizi, assieme a quelli simili degli insegnanti, ed a un contesto
sociale ancora troppo segnato da stereotipi di genere per cui esisterebbero
mestieri da uomo e mestieri da donna, producono effetti dannosi sulle
potenzialit occupazionali e di libero sviluppo delle ragazze. il rapporto
PISA conclude affermando che: "l'azione concertata di genitori, insegnanti,
responsabili delle politiche dell'istruzione e dei leader di opinione necessaria per
consentire ai ragazzi e alle ragazze di sviluppare pienamente il loro potenziale e di

La Vice Presidente del Senato della Repubblica


Sen. Valeria Fedeli

contribuire alla crescita economica e al benessere delle societ in cui vivono. si


chiama educazione di genere, ed e' quella che stiamo portando nelle scuole".
Quanto le donne siano un fattore centrale per la crescita del Paese,
dell'Europa e del mondo e' ormai sottolineato da una serie di istituti, studi,
e sembra che se ne stia acquisendo consapevolezza anche in buona parte
del mondo politico. non si possono che leggere cos le iniziative del
Governo, dal jobs act con le politiche per la conciliazione, al lavoro sullo
smart working, all'attenzione costante al tema della parit di genere.
Siamo oggi davanti ad un settore con prospettive certe e dimensioni
enormi, quello del mercato unico digitale, nel quale mostrare una mutata
consapevolezza della politica, se esiste, che pu spostare l'asse del suo
agire dal porre rimedio a errori gi fatti a impostare le condizioni perch le
cose vadano diversamente.
Questa e' la sfida del Mercato Unico Digitale oggi, ed e' una partita da
giocare assieme a tutti i livelli.
Grazie e buon lavoro.

Introduzione ai lavori

Alessia Mosca
(Membro del Parlamento europeo)

Buongiorno a tutti,
vi ringrazio molto di essere qui oggi e in modo particolare vorrei ringraziare tutti i nostri
relatori, venuti da diverse parti dEuropa e non solo, e il Centro Congressi Stelline, che ci
ospita.
Internet una tecnologia general purpose, come lelettricit e il vapore: vengono chiamate
cos le tecnologie strumentali utilizzabili in tutti i diversi settori della produzione. Questo, a
mio modo di vedere, lelemento che pi di ogni altro ci fa parlare oggi di rivoluzione
digitale. La nascita di Internet e del digitale, in senso pi ampio, e, via via, la loro sempre
maggiore capillarit nelle quotidianit delle nostre vite cos come nelle metodologie
produttive, ci impongono una riflessione, a cui dobbiamo fare seguire azioni concrete,
coerenti e soprattutto lungimiranti.
Una rivoluzione, per definizione, un avvenimento che cambia paradigmi e dinamiche di
funzionamento di un dato sistema, per modificarlo profondamente, innovarlo. Pu essere una
grande opportunit, cos come un grande rischio. La differenza tra questi due esiti antitetici
sta in noi: nelle nostre capacit di interpretazione dellesistente e di immaginazione delle sue
potenzialit ancora inespresse e, soprattutto, nella nostra capacit di regolazione. Tutte cose,
del resto, strettamente legate: non si pu regolare efficacemente un fenomeno se prima non lo
si compreso profondamente.
Durante questa giornata vi verranno presentati molti dati, ricerche, testimonianze dirette
legate al mondo del digitale e, soprattutto, allesperienza delle donne al suo interno.
Mi permetto di metterne sul tavolo qualcuno anche io, da offrire alla discussione: oggi, in
Italia, solo il 49 per cento delle donne lavora. E una cifra tristemente nota, che ciclicamente
ricompare in un servizio al telegiornale, causata da una serie di problemi che sappiamo, di cui
abbiamo discusso molte volte.
Allo stesso tempo, e forse questa cifra la si conosce meno, attualmente nel nostro Paese il 22
per cento delle posizioni aperte legate alle ICT Information & Communications Technologies
non trova candidati allaltezza.
Nel 2020 in tutta Europa potrebbero esserci, a seconda degli scenari economici, da 730.000 a
oltre 1,3 milioni di posti di lavoro vacanti.
Abbiamo un disperato bisogno di formazione, e formazione digitale in modo particolare,
proprio perch questa presenza orizzontale di Internet nel prossimo futuro render
necessarie le competenze digitali non solo in settori legati alle ICT ma in tutti gli ambiti di
lavoro. Ecco la prima occasione che abbiamo per trasformare la rivoluzione digitale in una
rivoluzione in rosa.
La seconda occasione, importante tanto quanto laumento dei posti di lavoro per le donne,
riguarda quale tipo di lavoro vogliamo avere in futuro.
Fino a questo momento, gli strumenti digitali sono stati un vincolo pi spesso che una risorsa:
le email ci raggiungono ovunque, accade sempre pi spesso che ci portiamo il lavoro a casa

eppure, allo stesso tempo, troviamo mille ostacoli se chiediamo una giornata di lavoro da casa
per esigenze personali. O si fa formale richiesta di telelavoro, con tutti gli oneri che
questultimo comporta, oppure si deve prendere un giorno, o mezza giornata, di ferie. Pur
lavorando.
E notizia recente la presentazione da parte del Governo di un ddl sullo smartworking.
Leggendo il testo, ho notato con piacere che riprende in gran parte quello presentato da me
insieme alle colleghe Saltamartini e Tinagli nel gennaio del 2014 quasi due anni fa. Fa
piacere sapere che, alla fine, le buone idee trovano sempre unoccasione di diventare
concrete!
Non solo il contenuto ma anche il metodo di quella proposta era stato innovativo. Abbiamo
organizzato dei gruppi di consultazione delle parti interessate: lavoratori, dirigenti dazienda,
avvocati di diritto del lavoro, e cos via. Abbiamo ascoltato necessit e perplessit, analizzato
opportunit e rischi, per poi tradurre questo lavoro durato circa tre mesi in una proposta di
legge. Sono felice di rivedere oggi in sala alcuni dei partecipanti a questo percorso.
Lopportunit del digitale rivoluzionaria perch ci permette, invece di cambiare singoli
elementi allinterno del quadro, di modificarne la cornice, di creare regole nuove che diano
spazio a esigenze nuove.
Lobiettivo deve essere una societ sostenibile e soprattutto inclusiva: se il digitale pu essere
lo strumento chiave di questa rivoluzione, non ho dubbi sul fatto che debbano essere le donne,
che nellinclusivit sono maestre e dellesclusivit le prime vittime, a guidarla.

The Long Way to a Digital Single


Market
Panel #1

Fabrizio Spada
(Head of Milan Representation, European Commission)

Milano, 5 Novembre 2015

The Digital Single Market: a revoluton en rose?

The long way to a Digital Single Market


Spunt per intervento: Fabrizio Spada

PREMESSA
L'ICT rappresenta oggi il pilastro di qualunque sistema
economico moderno e le opportunit da esso oferte in termini
di innovazione, crescita e occupazione sono enormi.

Tutavia, le barriere atualmente esistent:


o limitano le possibilit dei citadini di accedere a beni e
servizi online
o si traducono in orizzont limitat per lo sviluppo delle
imprese e start-up
o comportano mancat benefci anche per i governi
mancato sfrutamento del pieno potenziale degli
strument tecnologici.

Necessit di adeguare il mercato unico europeo allet digitale


Come?
Tramite la creazione di un mercato unico digitale, una delle 10
priorit dellatuale Commissione. Un mercato unifcato a livello
UE, con condizioni favorevoli allo sviluppo delle tecnologie
digitali e a un loro utlizzo maggiore da parte di imprese e
consumatori.

Il Mercato Unico Digitale punta ad eliminare la molteplicit di


regolamentazioni vigent nellEU (uno dei principali ostacoli alla
digitalizzazione), passando dai 28 mercat nazionali atuali ad
uno solo comune.

OBIETTIVO GENERALE DEL DSM: abbatere le barriere per sbloccare


nuove opportunit favorire una crescita economica intelligente,
sostenibile e inclusiva dellarea EU.
BENEFICI OTTENIBILI:

innovazione

aumento investment

aumento efcienza

diminuzione cost

concorrenza leale

modelli di business e amministratvi migliori

aumento soddisfazione consumatori (es. prezzi inferiori,


maggior variet, semplifcazione)

creazione nuovi post di lavoro

crescita economica

PRINCIPALI OSTACOLI
Molteplicit normatve
Disparit nelle opportunit a disposizione dei consumatori
online (v.geo-blocking, accesso a internet ecc.)

Scarsa fducia sia da parte delle imprese sia dei consumatori


verso le piataforme di e-commerce, sopratuto
transfrontaliero
Limitata difusione della banda larga e delle ret di navigazione
4G e 5G
Accesso al credito poco agevole
Barriere di inefcienza: geoblocking, ritardi di consegna,
burocrazia

FACTS&FIGURES:

Solo il 15% dei citadini europei acquista online da un altro


Stato membro

Solo il 7% delle PMI vende allestero

11,7 miliardi di euro il risparmio per i citadini UE se fossero


liberi di acquistare da qualunque Stato Membro

Tra i 415 e i 500 miliardi di euro lanno generabili da un


mercato digitale unico pienamente funzionante

Quasi la met della popolazione UE manca di competenze


digitali adeguate

La strategia per il mercato unico digitale defnisce 16 azioni chiave,


suddivise in 3 pilastri, che la Commissione atuer entro la fne del
2016:

PILASTRO 1: Migliorare laccesso ai beni e servizi digitali in


tuta Europa per i consumatori e le imprese

1.

Norme per agevolare commercio eletronico transfrontaliero


una pi vasta gamma di dirit e di oferte per i consumatori,
maggior facilit nelle vendite oltre frontera

2.

Atuazione pi rapida ed omogenea delle norme di protezione


dei consumatori maggior fducia dei consumatori, aumento
volume scambi

3.

Servizi di consegna dei pacchi pi efcient e a prezzi accessibili

4.

Eliminare il geoblocco ingiustfcato (= i venditori online che


impediscono ai consumatori di un determinato Stato di
accedere al loro sito Internet sulla base della loro ubicazione
oppure li reindirizzano verso un sito di vendite locale che
pratca prezzi diversi.
ES: Amazon, che reindirizza verso il sito nazionale oppure
applica tarife di consegna partcolarmente alte per ordini
efetuat sul sito di un Paese diverso dal proprio; Sky o Netlix,
che impediscono la fruizione del proprio servizio in Stat diversi
da quelli di stpula del contrato)

5.

Norme in materia di anttrust individuare eventuali


problemi di concorrenza

6.

Modernizzazione legislazione sul dirito dautore

7.

Revisione diretva sulla trasmissione via satellite e via cavo

8.

Semplifcazione del regime IVA

PILASTRO 2: Un contesto favorevole in cui i network e i servizi


digitali possano prosperare
9. Revisione regolamentazione europea in materia di
telecomunicazioni (banda larga, fne roaming ecc.)
10. Adatare la normatva sui servizi di media audiovisivi ai
nuovi modelli commerciali

11. Analisi detagliata ruolo piataforme online (modo di


utlizzo, scarsa trasparenza informazioni, contenut illecit ecc.)
12. Raforzare norme su tutela dat personali (negoziazioni in
corso su un regolamento unico per lUE)
13. Investre nella tecnologie ICT (es. cloud computng, big data)

PILASTRO 3: Massimizzare il potenziale di crescita


delleconomia digitale
14. Promuovere il libero fusso dei dat per facilitare gli scambi
commerciali
15. Individuare le priorit normatve nei setori digitali
16. Promuovere una societ digitale inclusiva eGovernment,
occasioni di formazione digitale per i citadini.

La realizzazione pratca di queste azioni richieder un costante


impegno a livello UE e dei singoli Stat membri (nonch a livello
regionale). Latuazione coordinata da un gruppo di commissari,
incaricat di coinvolgere gli Stat membri e il Parlamento europeo
nellavanzamento dei lavori.
A CHE PUNTO SIAMO? ALCUNI ESEMPI:
Geo-blocking: la Commissione ha lanciato una consultazione
pubblica, aperta fno al 28 dicembre, per analizzare le
restrizioni ingiustfcate che imprese e consumatori incontrano
nellacquisto e vendita di prodot e servizi nellarea Ue.
IVA: la Commissione ha lanciato anche qui una
consultazione, per individuare metodi che semplifchino i
pagament dell'IVA sulle operazioni di e-commerce

transfrontaliero nell'Ue, prima di elaborare le sue proposte


legislatve sul tema, che verranno presentate nel 201.6
Cost di Roaming (= aumento delle tarife applicate a sms,
chiamate e navigazione web per chi si trova allestero): il
Parlamento europeo ha appena votato a favore dela proposta
sulla fne dei cost di roaming allinterno dellarea EU entro
giugno 2017.
Due passaggi:
- riduzione dei cost nel 2016
- cancellazione totale nel 2017

Josephine Wood
(Political Advisor, S&D Group, European Parliament)

S&D

Group of the Progressive Alliance of


Socialists & Democrats
in the European Parliament

MAY 2015
TOWARDS A DIGITAL UNION - OUR PROGRESSIVE VISION
The European Union is undergoing a digital revolution that impacts on our daily, political, social, economic
and cultural lives. As European Socialists and Democrats we welcome the opportunities this revolution offers
for all European citizens and want to tackle head on any potential challenges. New technological
developments must help tackle social inequalities and discrimination, create jobs, and promote openness,
fairness, transparency, sustainability and accountability in our society.
The internet allows more open communication and better access to information - contributing to a growing
global participative community. It is no longer a mere technical platform: it drives social, cultural and
technological innovation. Internet and digital policy must serve to benefit us all, increase societal and civic
participation and improve our quality of life. For this reason, EU digital policies need to be reviewed
carefully so that all Europeans can benefit from the growing digital economy. The European Union's ability to
recover from the economic crisis and its future competitiveness will depend largely on its capacity to
promote and implement an ambitious Digital Strategy and lead in the development of digital content.
For most European citizens, using this form of communication and accessing new sources of information
from across Europe and beyond is already an integral part of everyday life. It changes the way we live, learn,
work and communicate. It is important to acknowledge positively the speed of digital and technological
change, develop a better understanding about the potential risks associated with digitization, and ensure
that this revolution truly serves our citizens and our economy so that everyone can benefit from it.
The S&D Group wants to ensure that digitization is a tool that complies with and respects our fundamental
values and in particular the protection of freedom, justice, pluralism, accessibility, and solidarity. It must
develop in ways that will help communities prosper, and promote human dignity, self-determination, the
rule of law, privacy, ethnic and cultural diversity, free speech and democracy.
We believe that Europe needs a balanced digital policy to ensure that basic values are respected. Because of
the modernising and potentially disruptive nature of digitization, digital policies need to be shaped in order
to achieve Europe's true potential and ensure that the digital opportunity is accessible to all and not only
reserved for the powerful and wealthy. The benefits of the digital economy must benefit all our communities
collectively both in Europe and globally. We need to support weaker and non-digitally literate disadvantaged
citizens in our society and increase access to digital public services in remote locations and ensure that
citizens (including people with disabilities), who cannot access the internet are not left behind.
Digitization is also a tool to help implement sustainability and sustainable growth. Smart Information and
Communications Technology (ICT) solutions will connect countries, regions, cities, rural communities,
businesses and citizens across Europe to improve the quality of lives of our citizens in resource efficient
ways. As digital policies are cross-cutting and touch many policy fields, including single market and industrial
policies, our Group calls on all policy makers, trade unions, social and cultural partners, civil society and
entrepreneurs to work together to address the different aspects of the digital economy in line with our
social democratic values and our vision. Europe's policies must reflect the latest innovations and ensure that
they create the foundations to build a properly functioning, inclusive, digital society both in Europe and
across the world.
1|P age

TOWARDS A DIGITAL UNION: MORE THAN JUST A MARKET OR AN AGENDA


Digitization will bring new opportunities for European citizens in the form of new skills, jobs and economic
growth. It could help Europe's long awaited sustainable economic recovery and enhance the EU's internal
and external competitiveness. At the same time, digitization is disrupting traditional policy processes and
business models. As policymakers, our Group recognises this and will fight to ensure that digitization is a
tool that reinforces our values and policy priorities in order to build a fairer, more inclusive and dynamic
society, where individual rights are protected.
We want to see the growth of the European digital society lead to more European research and innovation,
greater investment in job creation, and more creativity and businesses across the EU. Europe must use this
opportunity to develop state of the art educational systems, better labour protection standards, better
resource and energy efficiency, to support the Energy Union, and to promote gender equality and equal
access for the marginalised and for people living with disabilities. We want to see proper support for
technology developments which enable citizens to cooperate and share resources intelligently in order to
build ICT tools for a better and more sustainable society.
In contrast to its earlier "Digital Agenda", the Commission should not only aim at setting ambitious goals.
Our Group favours a digital strategy which proposes clear legislative and financial ways and means to reach
those goals to achieve a Digital Union
As the digital world evolves and as policy needs updating, the S&D Group will keep its priorities and strategy
under review. For now, we highlight four areas:
1.
2.
3.
4.

Adapting Digital Europe's changing industrial and innovative base


Digital jobs for all
Investing in a Digital Union: infrastructure, e-government, and e-skills
Making EU law digital, trusted, fair and responsible

1. Adapting Digital Europe's changing industrial and innovative base


Europe must improve the framework conditions for innovative industries and businesses, by supporting
entrepreneurship in Europe, developing the digital economy and increasing investments in enabling fixed
and mobile broadband infrastructures.
The changes that the digital era brings are disrupting some traditional industries, and at the same time
developing new ones. Because of this, new laws will need to be developed primarily at EU level, in order to
deal with the cross border nature of the digital ecosystem and economy. The European Union need to
develop industrial policy measures which support new and established European digital innovation and
manufacturing. Being able to produce individualised high quality and sustainable products could be one of
the keys to unlocking re-industrialisation, and in turn create jobs in Europe.
Digitization is shaking up traditional value chains and changing interactions between production and
services. In order for our European players to lead in this transformation, the S&D Group would like to see
additional support provided to help the digitization of traditional industries, preparing them for the tasks
and demands of the future (so-called "Industry 4.0"). This support should also be focused on micro, small
and medium sized enterprises (SMEs), as many of those companies are still in the adaptation phase and may
need additional support.

2|P age

More digital start-ups should be created and retained in Europe, which implies creating favourable
framework conditions, with new sources of financing, business support, fairer taxation, pan-European
interoperability standards, strong digital competences and a wider-reaching entrepreneurial culture. Our
Group will work for a closer cooperation between already established companies and new start-ups that
could promote an integrated and competitive new model of "digital manufacturing". To support new startups, the Commission and Member States should support the development of innovative hubs, geographical
locations with a rich presence of skills and businesses to create new jobs and opportunities. We must also
ensure that we create the best business environment to allow start-ups and micro enterprises to scale up
their businesses. Developing start-up accelerator programmes to allow start-ups the time and space to grow
their business models is vital to ensuring this.
We need to turn the EU's high-level industrial and end-user protection into a real comparative advantage.
Europe needs to overcome the innovation gap and promote new European industrial digital champions.
Europe's businesses need to develop their knowledge base in cutting edge technologies such as the Internet
of Things (IoT), big data, cloud computing and 3D printing and in game changing digital opportunities such as
the digitization of our cultural heritage, media and education; e-health, and games technologies. Europe
must also play a role in determining its own approach, by combining excellence in manufacturing with digital
solutions that take into account data security and protection of personal data, and more generally the
potential impact (positive and negative) on society of these digital innovations and industrial applications. In
the ICT manufacturing sector, Europe should support innovative digital manufacturing sectors, such as the
production of cable (be they copper or fibre, including the huge submarine cables), network equipment and
'chip and pin' cards, microchips which are major components of future digital machinery.
Digitization is also helping to reduce the environmental footprint of what we do. It is facilitating the
networks, partnerships and actions we need to work things out in a complex and connected world.
Industries are developing business models that are no longer only based on physical products but also
towards business models based on services. Smart solutions must be found to address the challenge of
climate change, environment, and transport and energy policies to improve environmental performance,
enhance energy efficiency, eradicate energy poverty and improve sustainable resource management. ICTenabled applications for sustainable management of natural resources and materials in production, use and
end-of-life phases should be actively encouraged. This principle should also apply to the footprint of ICT
related materials and hardware such as data centres and smartphones.
The Commission should also continue to work on creating a functioning and trusted environment for crossborder research and development (R&D) co-operation between businesses, research institutions and public
bodies. European measures such as the state aid regime and the research programme "Horizon 2020"
should be used carefully. Funding should be targeted to support innovative ICT solutions, especially for
SMEs. Regions have to focus on their productive strengths and strengthen developments by smart
specialisation, smart chains and cluster. European cooperation has to be enhanced in order to stabilize the
EU-wide value chain.
In addition, since industry and research is globally connected, it will require the development of new value
chains between companies. Cross border industrial and intellectual property protection will need to be
clarified. European companies will also need to be protected against digital industrial espionage, theft, and
sabotage more than ever. Standardization of components, including strict standardisation of the data
streams and processing technologies, will be also key.

3|P age

The S&D Group calls on Commission and Member States to:

seek closer cooperation between already established companies and new start-ups in Europe that
could promote an integrated, sustainable and competitive new industrial model of "digital
manufacturing"
promote start-up accelerator programmes to help start-ups to grow and develop
support the development of innovative cross-border European hubs, geographical locations with a
rich presence of skills and businesses to create new jobs and opportunities.
create technology centres in less industrialised European regions in order to reduce regional
disparities, to support the wide diffusion of innovation, and to guarantee access to information for
start-ups and SMEs from regions all over Europe.
support open standards, in order to help collective work on innovation. Open source and open
access accelerate innovation processes and improve research and development. Interoperability,
openness, independence, technology neutrality and portability should be promoted in the
development of new ideas, products or services, as a sponsor and an innovation driver.
prioritize the development of European interoperability solutions and frameworks and ensure that
pan-European interoperability standards are agreed.
speed up efforts in Europe to digitize its immense capital in terms of cultural heritage and make it
available to all. It is essential for the cultural sector to make use of every opportunity offered by
new technologies, especially in the development of cultural products, and by using funding
provided by the Creative Europe Programme (2014-2020).
ensure that ICTs promote sustainable growth, enhance quality of life, tackle climate change and
energy efficiency, promote coherent environment-friendly and sustainable R&D, design,
production, use and disposal of ICTs, and extend their working life wherever environmentally
efficient.

2. Digital jobs for all


In the workplace, digitization is an opportunity for many new jobs and growth through innovation. Europe
must become a world leader in the development of new smart and attractive workplaces where people
collaborate seamlessly with ICT technologies.
But not every employee will be able to adapt quickly enough. The EU is facing continuous shifts in
technology that are bringing major changes to the labour market. There is a great need for a proactive
industrial policy to meet the necessary adjustments and challenges facing our labour market, in line with
increasing complexity, continuing automation and robotization. Ongoing automation and robotization is
impacting on our workforces directly. We must invest more in the knowledge of how automation and
robotics can be used to improve quality of life and quality of employment. We should also consider how
these other ICT technologies can be used to do the job better and more safely, increase productivity, and
provide opportunities to replace repetitive tasks with better quality and more challenging ones both in large
companies and SMEs.
The increase in new forms of employment such as information and technology (ICT) based mobile work and
crowdsourcing provide an opportunity for workers since it can lead to a higher level of autonomy and
flexibility to coordinate private life and work.
At the same time, the digital economy is seen by some as posing a threat to traditional jobs in the industrial
and services sectors. It also makes it easier to transform secure employment into more precarious forms of
4|P age

employment and poses serious challenges for the occupational health and safety of workers. This also
presents an additional new challenge for older women and men re-entering the work force in later life. We
must ensure that any future policy framework takes this into account and seeks to mitigate, or at least
manage, this challenge.
Because our Group wants to ensure that these technologies can help develop sustainable, quality jobs, we
call on the Commission to assess the qualitative and quantitative effects of the digital economy on
employment, and to take steps to shape it in a way that is beneficial for workers. In particular we call for
more research on new forms of employment arrangements and how to safeguard job quality in such
processes of change. We also propose a debate between Member States concerning necessary adjustments
in social security systems as well as the extension of labour law to new and growing forms of employment in
order to ensure high levels of protection for employees in new forms of employment. This must also involve
discussions between social partners on how to modernise social dialogue and collective bargaining and
adapt it to new employment arrangements.

In the long term, unless Europe's leads the way in the development of innovative employment
arrangements, all these developments may put welfare systems and the quality of employment in Europe
under strain by undermining existing collective bargaining practices, eroding revenues in tax and social
security systems, and hollowing out worker's rights and mechanisms of worker participation.
By 2020, it is estimated that 90% of jobs will require digital skills in the EU. We call on the Commission to
support and prepare our workforce, through financing training and retraining actions, to take on this new
opportunity. The Commission and Member States must work to raise skill levels and increase the interest of
our young people to use their new knowledge to adapt in the new workplace. Training must also include
entrepreneurial skills in order encourage creative and innovative application of these skills. The revenue or
'digital dividend' created by the gains in digital productivity should be fairly shared along the value chain and
reinvested and used to provide public and private investment to create employment, especially in social,
health and other public services where more capacity is needed.
The S&D Group calls for Commission and Member States to:

provide ongoing assessments of the qualitative and quantitative effects of the digital economy on
employment - the digital dividend from gains in digital productivity should benefit all, not just the
employers.
support and prepare our workforce, through financing training, retraining and life-long learning ,
to take on this new opportunity.
undertake more research on new forms of employment arrangements and how to safeguard job
quality in such processes of change.
encourage social partners to become a bridge in this digital transformation of the economy and
the workplaces, in particular by providing basic assistance and support to workers and people in
need
ensure that a transition towards a digital working environment does not undermine European
working and employment standards
discuss, along with social partners, appropriate ways to address new and growing forms of
employment, possible adjustments to modernise social security systems, labour law, social
dialogue and collective bargaining, whilst continuing to ensure high levels of protection for
employees.
promote a stronger and more resilient EURES: Encourage and assist intra-EU fair mobility of
workers and its benefits.

5|P age

3. Investing in a Digital Union: infrastructure, e-government, e-skills


Europe needs to invest if it is to compete at the same level as other global players in the digital economy.
The Commission should connect digital policies to other strategies such as the Energy Union and European
Strategic Investment Fund (EFSI). It should also require policies to support the modernisation of the
infrastructure to guarantee connectivity, the modernisation of public administration and provision of digital
skills.
3.1

Broadband Infrastructure deployment and investment

Our Group continues to support the goal of achieving fast broadband connections for all citizens and ultrafast connections for at least the half of all European citizens by 2020. In particular, by 2020, 30 Mbps should
be available to all Europeans regardless of where they live, and particularly in our rural and peripheral
communities. More than half of European households should have access to at least 100 Mbps. Europe also
needs to establish EU standards for state of the art 4G+ and 5G, and make sure that the EU leads the way.
The S&D Group urgently calls on the Commission to review state aid rules to allow further funds to be
invested into fixed and mobile broadband and 4G deployments. We also call for more investments at EU and
national level in research and development in the area of IT security, as well as modern encoding
technologies. The EU must help to develop public and private investment strategies to bring coherence
between national investment plans, ICT research excellence and generate a new wave of growth and jobs
connected to the new digital investments.

The European Strategic Investment Fund plan is an opportunity for coordinated investments across Europe,
developing a new role for Europe in digital innovation and in the market for products, operating systems
(OS) and services.
Investment in connectivity is potentially an instrument for convergence. It needs to be inclusive and fair and
also include full coverage of rural, remote, outermost and disadvantaged areas, to ensure that high speed
connectivity can be enjoyed by all EU citizens, businesses, public administrations, schools and other
organisations. Where there is market failure, public support and funding should be made available via all EU
instruments such as the European Strategic Investment Fund (EFSI) and the Cohesion and Investments Funds
(Cohesion Fund, ERDF, EARDF, ESF).
The S&D Group calls for Commission and Member States to:

3.2

prioritise the use of public and private financing for inclusive digital infrastructure allowing high
speed connectivity for all, covering all parts of the European Union including rural and remote
areas.

Digitally inclusive modern public administrations

Our Group will push for the modernisation of national and European public administrations, starting with egovernment and e-democracy, but also focusing on areas such as digital public procurement, digital
healthcare, digital civil registry, public transport, electronic invoicing and digital justice at EU and Member
State level. The public sector needs to develop fully open e-public administrations that should also be made
available to citizens living in remote areas, and those living with disabilities. Digitization should help make
government procedures and legislation more efficient, and contribute to further reducing administrative

6|P age

costs without losses for the quality of services for citizens and business. Governments and the Commission
should also consider if legislation is 'digitally modern' and assess the impact if it is not. Our Group will
continue to push to make e-public administration services available for citizens travelling or residing in
another EU country than their own by ensuring the cross-border interoperability of electronic identification.
The S&D Group calls for Commission and Member States to:

3.3

promote and encourage the re-use of public sector information


allow all European citizens to have easy and broader access to online administrative procedures
and to ensure cross border interoperability of electronic identification schemes.
use the opportunities of big data technology to improve public data sources, and allow the
possibility for citizens to connect with public administrations and develop smart and sustainable
solutions in areas such as public transport, smart cities, agriculture and maritime policy.
encourage the use of digitization in EU and national public administrations to render them most
cost-effective and digitally modern.

From school to skills - ICT life skills are for all.

Our Group favours measures to combat the steadily widening digital divide in access to the internet, e-skills,
and literacy, in order to include all citizens and give them the right to information, regardless of income,
social situation, disability, geographical location, health, age, gender or sexual orientation. In the digital era,
European citizens need to adopt 'digital worklife balance' strategies where they are able to work and live
with digital technologies in a balanced and a beneficial way.
The Commission and Member States should in particular set out measures and share best practice to
support digital skills training for micro, small and medium sized enterprises (SMEs) and citizens (particularly
for children, people with disabilities, and the elderly) and to improve e-learning models and educational
platforms (with special emphasis on tools that will engage girls at an early age) .
At school, digital skills and coding must be taught to all children and should be introduced into national
education curricula. These skills will allow our children to be creative and be ready to operate in our digital
society. And crucially, these skills will help children to protect themselves.
To support access to digital skills, we want all people to have open access to digital educational media
without barriers. Open educational resources and the further development of digital learning and teaching
materials under free licences, could contribute decisively towards achieving equal opportunities in
education. This is also strongly supported by the European Programme for Education, training, youth and
sport - Erasmus+ Programme.
In addition, all generations should be enabled to use the possibilities of the digital world independently,
critically and responsibly and be able to protect themselves from abuses or associated risks. EU citizens have
to be made aware of their digital rights. Advanced training and continuing education have become crucial
because of digitization's quicker innovation cycles. Cyberbullying, fraud, online grooming, hate speech and
hate crimes, and harassment present growing threats to vulnerable citizens in the online community, and in
particular have made the internet an increasingly unsafe space.
Online communication platforms and the wider internet should be encouraged in any future policy
framework to address these issues and respond to legitimate complaints of online behaviour which
threatens, bullies, or harasses.
7|P age

Finally, globally, digitization is a tool that could help developing countries out of poverty. The S&D group like
to see a digital literacy development target.
The S&D Group calls for Commission and Member States to:

support micro, small and medium enterprises and citizens, the elderly and people with disabilities
to have access to digital services across borders
develop digital educational IT courses adapted to girls and boys
include digital skills in the school curriculum from primary level upwards
promote STEM (Science, Technology, Education and Mathematics) subjects in higher education
guarantee open access to digital education and ICT tools
work with digital companies to prevent cyberbullying and promote 'online best behaviour'
promote digital literacy development targets at global level
guarantee online protection of the vulnerable - children in particular must be a priority, especially
when it comes to abuse online. An open and free Internet for all does not mean an Internet
without rules. We also call for more funding to go into this aspect of digital work and more
analysis of the cultural and societal impact of a digitised society on our citizens.

4. Making EU law digital, trusted, fair and responsible


Europe can add value by ensuring that digitization and the internet are allowed to develop in a space where
the internet is open and safe for citizens and where companies and SMEs can use the internet to create,
innovate, communicate and trade and can operate as or more effectively in the digital economy as they do
in the physical world.
4.1

Establishing a trusted Digital Union

It is essential to establish trust in digital solutions for citizens, consumers and companies. Europe's digital
strategy must balance ICT innovation with the need to protect citizens' personal data, and privacy. We want
to work with Member States to conclude negotiations on the Data Protection Package so that a final
agreement with high protection standards is reached soon. All new digital technologies that collect, store
and use big data (including algorithm development) must respect personal privacy,
The security of electronic communications and networks is fundamental if they are to ensure that this
technology is fully trusted by citizens and companies, especially SMEs. More EU coordination and
operational cooperation (and swift adoption of the "cybersecurity" Directive) and European industrial
leadership is also needed to prevent and counter growing cyber-attacks and to ensure high and
homogeneous levels of security across the whole European territory.
The S&D Group calls for Commission and Member States to:

agree the Data Protection Package which must include a high level of protection for citizens.
ensure that the use of digital technologies that enable to collect, store and use big data (including
algorithm development) respects personal privacy.
build trust by guaranteeing the security of electronic communications and networks technologies,
especially SMEs and micro businesses.
agree the Network Information Security (cybersecurity) directive, in order to ensure better
cooperation to prevent and deal with unwanted cyber-attacks.

8|P age

4.2

Accessing an affordable open internet:

Our Group wants an electronic communication network to provide services to businesses and customers
that are fair, accessible (including across borders), affordable, connected and coordinated. The regulatory
framework for electronic communications needs to be updated take into account digital innovation, evolving
customer digital needs, updated consumer protection, cross border competition, and support Europe's
digital needs.
The S&D Group calls for Commission and Member States to:

4.3

put an end to retail roaming charges inside the EU including data


guarantee legal certainty for genuine net neutrality. All internet traffic should be treated equally,
without discrimination, restriction or interference, irrespective of its sender, receiver, type,
content, device, service or application. Traffic management should be allowed in exceptional
circumstances only, and within clear limits provided by law.
improve consumer protection (including universal service provision) which must be included in
electronic telecommunications framework rules.
ensure a more coordinated spectrum policy in Europe.

A fairer Digital Single Market for consumers and citizens:

Consumer rules and fundamental rights for online digital provision of goods and services must be promoted,
respected and defended. There should be a fair and transparent digital environment. It is crucial to combat
geographical discrimination against consumers, different conditions of access based on the nationality or the
place of residence of goods and service recipients within the Digital Single Market.
The S&D Group calls for Commission to:

consider reviewing the e-commerce directive and its impact on consumer protection and ensure a
fairer and innovation friendly online environment.
consider introducing an e-commerce trustmark, update the enforcement directive and monitor
closely the functioning of the recently implemented Consumer Rights Directive in the digital
economy.
strengthen the rules on "cookies" to give consumers actual information of the possible risks so
that they can provide informed consent
establish a European-wide labelling scheme to inform consumers about receiver-performance in
mobile phones.
ensure that the Alternative Dispute Resolution Directive is implemented correctly by the Member
States, taking into account language diversity, and set up the Online Dispute Resolution Platform
as soon as possible.
propose an e-delivery services driven towards innovative and interoperable solutions for a truly
European delivery market and ensure that a more transparent calculation of delivery costs while
online purchasing is undertaken.
enforce EU competition rules in order to prevent excessive market concentration and abuse of
dominant position, to monitor competition with regard to bundled content and services, and if
necessary consider establishing a legislative framework for unbundling search engines from other
commercial services.

9|P age

4.4

The online world must respect 'offline' rules:

The EU needs a regulatory framework which promotes a fair, open and transparent competitive
environment for all economic actors in Europe.
The S&D Group calls for Commission and Member States to:

4.5

review business practices of platforms in the so-called "sharing economy," and consider the
possibility of a framework for the operation of platforms in the digital economy.
insist on the application and enforcement of existing regulation in the areas of labour law, health
and safety regulations, data protection and consumer protection standards.
consider that so called 'Over The Top (OTT)' providers should be subject to the same regulation
when it comes to content, access or privacy and data protection, and when they provide
comparable telecoms services to those currently covered by the electronic telecommunications
frameworks.
ensure a coordinated, fair and sustainable taxation policy in the digital economy
align tax rates for digital content and similar physical goods such as e-books.
Adapting legal rules to the digital world:

Europe's creative and cultural industries play an essential role in promoting cultural diversity, and are a
major factor of growth and job creation: they are an important player in the EU's economic recovery. The
S&D Group will push for the right balance to be found between authors, artists, producers, distributors
(online and offline), and users with regard to the tension between access/circulation and protection of
creative content online.
Whilst EU copyright rules are central to the promotion of creativity and innovation, they also regulate access
to knowledge and information to protected content. Digitization has opened up access to protected content
without proper remuneration, and our Group believes that any new proposal must properly recognise the
critical importance of creators' rights in guaranteeing cultural diversity and fair remuneration and in
encouraging investment in the creative industries.
In addition, geo-blocking in itself hampers the digital economy, but even more importantly it incites EU
consumers to use circumvention tools which may push them into criminality. At the same time, exclusivity
and territoriality are a fundamental part of each Member State's cultural policy, allowing equitable
remuneration of right holders.
The S&D Group calls for Commission to:

review European copyright laws at EU level to ensure that they will support public access to
cultural goods while finding balanced solutions to guarantee creators' rights and user access, fair
remuneration and promote investment in the cultural sectors.
ensure that creative workers and artists keep hold on their intellectual property with the
advancing commodification of art and culture.
review market practices that abuse dominant positions to distributing content without proper
remuneration to the creators.
Solve the problem of geo-blocking fairly, a business practice which prevents access to paid content
or information in another EU country. Geo-blocking in itself hampers the digital economy, but
even more importantly it incites EU consumers to use circumvention tools which may push them
into criminality.

10 | P a g e

4.6

Promoting a sustainable, inclusive global digital policies

The Internet is by definition global and can benefit all its citizens. Digitization is a tool that could help
developing countries out of poverty. The European Union must ensure that its internal policies also reflect
on global actors and partners. The issue of standards is also a key issue in global competition.
The Commission and Member States should:

promote at all levels and strengthen a more inclusive, open, transparent model of global internet
governance which is multi-stakeholder and accountable. The ICANN system must be more
accountable and transparent and ensure that it operates in the overall public interest and is not
influenced by private or national interests.
develop a coordinated strategy to promote European standards in international standardization
committees
ensure that affordable access to broadband infrastructure, access to the open internet and the
provision of digital skills should be part of the UN Millennium Sustainable Development goals.

11 | P a g e

CONCLUSIONS
Digitization will bring new opportunities and challenges for European citizens in the form of new skills,
jobs and economic growth, and could help Europe's long awaited economic recovery, enhance EU internal
and external competitiveness, and ensure that the digital revolution promotes social cohesion and
inclusion. As policymakers, our Group recognises this and will fight to ensure that digitization is a tool that
can reinforce our values and policy priorities.

The S&D Group calls on the Commission and Member States to include the following points in upcoming
legislative and funding proposals to ensure the completion of a Digital Union:
1. Support to adapt the EU's changing industrial and innovative base.
2. Invest in digital infrastructure, e-government, and e-skills.
3. Commit to creating jobs for all - building on the existing social and employment rules to adapt to
the new ways of working and promote funding for training and retraining.
4. Make EU law digital, trusted, fair and responsible by agreeing the data protection regulation.
5. Build trust by ensuring that citizens are protected online and there is security of electronic
communications and networks technology, especially SMEs and micro businesses.
6. Review European copyright laws at EU level to ensure that they will support public access to
cultural goods while finding balanced solutions to guarantee creators' rights and user access, fair
remuneration and promote investment in the cultural sectors.
7. Find a fair EU level solution to geoblocking.
8. Propose a fair competitive and consumer friendly framework for all businesses who operate in the
European digital market.
9. Affordable and accessible connectivity for all across the whole of the European Union
10. Ensure a coordinated, fair and sustainable taxation policy in the digital economy

12 | P a g e

Gianna Martinengo
(Entrepreneur Didael KTS; Chairperson
Women&Technologies)

2015 Didael KTS S.r.l. Gianna Martinengo All rights reserved

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EU and Innovation: how can


Europe increase its global
competitiveness?
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DIGITAL ECOSYST EM OF T HE FUT URE


Consumers and companies need CONSIST ENT STANDARDS
Homes and Business are served by an array of
telecommunications Technologies that ar CONVERGING to
make high speed access available
New applications demand higher quality SERVICES
PRIVACY by design
T he need for CONTINUOUS investiments
SMART Peolple for Smart cities
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INNOVATION
With innovation activities we mean all steps (scientific,
technological, organizational, financial and commercial )
enabling the implementation of innovation.
Some innovation activities are themselves innovative, others
are not new, but they are necessary for the implementation
of innovation, such as R & D.
We know the importance that innovation plays in
competitiveness of firms and nations. States should
undertake policies to stimulate innovation processes in
companies with incentives to research funding and
improvement of human capital.
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CULT URE OF INNOVATION


First, one has to adopt a culture of innovation and then
possibly think of tools of technological innovation.
Sometimes, the opposite occurs: positive opportunities for
innovation emerge from the introduction of new
technologies .
Inclusion, sustainable development, labor flexibility are
words that identify different contexts, sometimes
overlapping, each of which is essential to the
development of new organizational processes appropriate
to a society radically changed
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SOCIAL INNOVATION: new economy of the future


New ideas (products, services and models ) that simultaneously meet social
needs and create new social relationships or collaborations .
A new solution to a social problem that is more effective , efficient ,
sustainable , or just than existing solutions and for which the value
created accrues primarily to society as a whole rather than private
individuals
A complex process of introducing new products, processes or programs that
change the basic routines, resource and authority flows, or beliefs of the
social system in which the innovation occurs
Ethics is the Engine of Innovation
Organize altruism & Philantropy

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Innovation technology and Social


Innovation
In my professional experience, innovation is both technological and social.
T he concept of innovation includes principles of ethical behavior.
Innovation is social when it meets the social needs of a community. T he
process requires agreements, collaboration, sharing, dialogue and innovative
behavior on behalf of all actors.
Communities can also be virtual places where people with similar interests
can exchange ideas and plan, collaborate and pursue common goals.
Web and information technologies have proven so far to be an antidote to
the oligarchies. We must guard against possible monopolies of information
exactly as we have to watch over against the misuse of any scientific
discovery or new technology .

No separation between economics and ethics


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What are the new trends for


DIGITAL JOBS ?

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Digital Inclusion

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Women, Technologies, Work:


Stereotypes
One of the most common clich is that women are less
"technical" than men ; this opinion almost automatically is
redefined as a lack of professionalism in general.
Another stereotype is that they are more easily
influenced, more emotional, sentimental, humanly fragile.
A third one is that they are less reliable on the job
because if some unforeseen event occurs, always gives
priority to the family.

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Women and technologies: a winning pair


It is not true that women are less technical than
men, but even if so, this does not mean that they
are less professional.
T he jobs of the future will increasingly be linked to
services and less to the products, and services are
based more on "soft skills than on technical skills.
the lack of technical vocation was considered a
handicap for women only (!!!), well, the facts show
that it is not true.
2015 Didael KTS S.r.l. Gianna Martinengo All rights reserved

A holistic view of solutions


Relational and not only technical skill, a flexible and not rigid
attitude; a creative and intuitive , not only logical and rational
expertise. A persistent, non-volatile mastery ; an integrated
rather than sectoral professionalism .
A"holistic" approach to solutions. One has to consider the
psychological, linguistic and anthropological (the human
component) with the same seriousness with which one
considers the technological aspects (the technical component).
It is essential for the economy and the competitiveness to
use talents, skills and abilities of men and women without
prejudice or bias
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Women and technologies: a winning pair


Women design, create, "invent" the technology,
T he opinion that HighTech is a skill
predominantly male and that women are
just using technologies as it were ancillary is
false.

ST EAM Vs ST EM
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Barbara Bontempi
(CEO & partner DigitalBees)

The long way


to a Digital Single Market
Centro Congressi Stelline - Milan
5th November 2015
Barbara Bontempi

Connectivity:
an index of ecosystem health
Transilvanian
WiFi

Connectivity:
an index of ecosystem health
Milan
countryside
WiFi

Italy's performance in the DESI 2015


Italy ranks 25 among EU countries.
It falls in the Low performance group of countries.

Digital Agenda Scoreboard 2015

Digital advertising:
another index of ecosystem health

Italy is #4 in top ten online advertising markets


Adex Benchmark 2014

Digital advertising:
another index of ecosystem health

Online ad spend per capita


-Italy = 34
-Europe = 42
- France = 58
- Germany = 65
- Nordics & UK = > 100

Per capita online adv spending is very different by


country. Italy is quite far from best in class markets
Adex Benchmark 2014

(only) Italian founded ItaliaOnline and Banzai Media are


among the big 10 online properties in Italy

Rank by unique visitors

Source: ComScore MMX, December 2014

(only) Italian founded ItaliaOnline and Banzai Media are


among the big 10 online properties in Italy

Rank by unique visitors


All other big italian
editors/publishers are
quite in the long tail

Source: ComScore MMX, December 2014

Italian e-commerce shows ballance between local and


global strategies

Ecommerce in Italy 2015

Casaleggio e Associati

Italian e-commerce shows ballance between local and


global strategies

BUT
Italian local market is
dominated by international
marketplaces

Ecommerce in Italy 2015

Casaleggio e Associati

Digital Single Market

Local rules = local biz

Fragmented fund raising, inefficient start up processes


Geo-block applies to consumers as well as publishers
Publishers deal advertising, which is the key to unlock the
market
Publishers depends on content, which rights are locally
managed
Copyright and such norms, need proper tracking further
than cross-national agreements

Big businesses /
markeplaces
Small boundaries

Small businesses
Big boundaries

Women and Digital: Where are


We?
Panel #2

Michele Colajanni
(Responsible for "Ragazze Digitali")

Progetto Ragazze Digitali


Prof. Michele Colajanni
Dipartimento di Ingegneria Enzo Ferrari
Centro di Ricerca Interdipartimentale sulla Sicurezza (CRIS)

Universit di Modena e Reggio Emilia

Una delle tante motivazioni


(Migliori lavori 2014 in US )

Numero 1
Creatore software

Numero 2
Commercialista e revisore

Numero 3
Analista di mercato e
specialista di marketing

Numero 4
Analista di sistemi
informatici

Numero 5
Specialista in risorse umane
e in relazioni del lavoro

Numero 6
Amministratore di
reti e di sistemi

Summer Camp Ragazze Digitali


Offerta: Informatica come CREATIVITA DIGITALE
(learn by doing)
Percorso
Holly (Web
communication)

Percorso
Ada (coding)

Percorso Lisbeth
(autodifesa)

Richiesta: FORTE IMPEGNO

4 settimane (6 ore/giorno) da met giugno

Scuole di provenienza
2015

Provenienza:
Terzo e quarto anno superiori
Area Modena e Reggio Emilia

9% 7%
42%

42%

Liceo Classico
Liceo Scientifico
Istituti Tecnici indirizzo informatico

2014

11% 5% 8%

76%

Istituti Tecnici altri indirizzi

Le ragazze hanno creato

Videogiochi per PC in Python e per smartphone


Siti Web con Wordpress

Video tutorial sulla privacy nei Social Network


Logo per ciascuna edizione riprodotto sulle maglie

2014

2015

Le ragazze hanno ottenuto anche

Networking tra ragazze attive e volitive


Esperienza di vita universitaria dallinterno
Possibilit di chiarire le proprie inclinazioni e di verificare la
realizzabilit (o meno) mediante linformatica

Edizione 2015

Edizione 2014

Presente

Estensione del format ad altri Atenei (contatti con Torino,


Bologna) Concediamo tutto il materiale, ma servono
insegnati e tutor motivati
Applicazione a progetti europei (EQUAL-IST: Gender
Equality Plans for Information Sciences and Technology
Research Institutions)

Futuro
Garantito dal cofinanziamento della Regione Emilia
Romagna per il periodo 2016-2018
Realizzare un vero camp
Estensione del camp a ragazze provenienti da altri Paesi
europei

Contatti

http://www.ragazzedigitali.it
http://www.ragazzedigitali.it/digital-girls-2015-edition/

michele.colajanni@unimore.it

Antonella Ninni
(Coordinator "Eccellenze in Digitale", Chamber of
Commerce Florence)

The Digital Single Market: a revolution en rose?


How digital tools can boost women empowerment
MILANO, 5 NOVEMBRE 2015
Antonella Ninni
Coordinatrice Eccellenze in Digitale
Camera di Commercio di Firenze

Chi sono
Da Studi Internazionali al
made in Italy, ho scoperto
la bellezza delle piccole
aziende italiane

Esperta in promozione del Made in


Italy e innovazione locale
(Laurea Magistrale, Firenze)
University College of Dublin
ISCTE-IUL Lisbona
Comune di Firenze, Tss, Monash
University
Consulenza e Formazione alle
imprese
Digitalizzatrice per Eccellenze in
Digitale 2014
Coordinatrice Eccellenze in Digitale
Camera di Commercio di Firenze

132 digitalizzatori / 64 citt


Chi siamo

Cosa fa un
digitalizzatore?

Studia
Ricerca le aziende deccellenza
Concorda un primo incontro in bottega
Semplifica (niente sigle e inglesismi)
Crea un piano di lavoro graduale e
sostenibile nel lungo termine
Fa da tutor con incontri 1:1
Misura e confronta i risultati
Realizza workshop tematici e
formazione di gruppo
Collabora con gli stakeholder locali
Racconta le storie degli artigiani e le
best practice via blog e social

Artigiani e web? Altro che !

La storia di Filippo, Florentine Touch

La
storia
di
Silvia
e
Daniela
La storia di Silvia e Daniela, Nerdi Orafi Firenze

La
storia
di
Chiara
La storia di Chiara, Sbigoli Terrecotte

Grazie per lattenzione

Anna Puccio
(Secretary General, Fondazione Italiana Accenture)

Anna Puccio
Segretario Generale

67% donne
occupate nel terzo settore

The Digital Single Market: a revolution en rose? | Anna Puccio | Segretario Generale Fondazione Italiana Accenture | 5 novembre 2015

60% non profit


impegnato nella digital trasformation: uso dellICT

The Digital Single Market: a revolution en rose? | Anna Puccio | Segretario Generale Fondazione Italiana Accenture | 5 novembre 2015

Focus Fondazione Italiana Accenture

The Digital Single Market: a revolution en rose? | Anna Puccio | Segretario Generale Fondazione Italiana Accenture | 5 novembre 2015

Pi del 50% Donne


nella nostra community (su 18.000 utenti registrati)

The Digital Single Market: a revolution en rose? | Anna Puccio | Segretario Generale Fondazione Italiana Accenture | 5 novembre 2015

e
ai concorsi VideomakARS & Share in Action

The Digital Single Market: a revolution en rose? | Anna Puccio | Segretario Generale Fondazione Italiana Accenture | 5 novembre 2015

900 partecipanti
concorso WE-Women for Expo

The Digital Single Market: a revolution en rose? | Anna Puccio | Segretario Generale Fondazione Italiana Accenture | 5 novembre 2015

In Accenture

The Digital Single Market: a revolution en rose? | Anna Puccio | Segretario Generale Fondazione Italiana Accenture | 5 novembre 2015

100.000 donne
su un totale di 358.000 dipendenti

The Digital Single Market: a revolution en rose? | Anna Puccio | Segretario Generale Fondazione Italiana Accenture | 5 novembre 2015

Gender mix 37,2 %


in crescita dal 2012

The Digital Single Market: a revolution en rose? | Anna Puccio | Segretario Generale Fondazione Italiana Accenture | 5 novembre 2015

Best practices: What are Big Digital


Companies doing for Women
Panel #3

Mina Pirovano
(President of Lombardy Committee for Female
Entrepreneurship)

The Digital Single


Market: a revolution
en rose?
How digital tools can boost
women empowerment

Mina Pirovano, President of


Lombardy Commitee for
Female Enterpreneurship
MILAN | NOVEMBER 5, 2015

Donne, imprese e ICT: lo scenario


Settore ICT in Italia
117.341 imprese: 2,3% del totale delle attive
Settore ICT in Lombardia
25.402 imprese: 3,1% del totale delle attive
Come sono coinvolte in questo settore le donne?
In Italia 20.304 imprese femminili : 17,3% del totale
In Lombardia circa 4mila imprese : 15,7% del totale
Trend e potenzialit di sviluppo

Imprese femminili
+0,6% in Italia e +1,4% in Lombardia in un anno

LICT rosa
+2,3% in un anno (dato nazionale)
+3,2% (dato lombardo)

Best performer digitali femminili in Italia

Commercio all'ingrosso di
apparecchiature elettroniche per
telecomunicazioni e componenti
elettronici +21,3%

Portali web +21,8%

Consulenza nel settore delle


tecnologie dell'informatica +11,6%

Riparazione di apparecchiature per


le comunicazioni +14,4%

Fonte: elaborazione dellUfficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza (dati settembre 2015)

Livello di diffusione degli strumenti


digitali nelle PMI lombarde
Strumenti utilizzati per comunicare, scambiare o condividere informazioni con
l'esterno nel 2011

Posta elettronica
Microblog e blog aziendali
Social network
Wiki, siti web per condividere contenuti multimediali tra
gli utenti che lo utilizzano
Blog, canali social
Sito web
Nessuno

Fonte: Elaborazione Unioncamere Lombardia su dati Istat

Lombardia
77,4%
1,7%
9,0%
2,7%
11,6%
38,1%
3,2%

Il digital divide in Italia


Focus Lombardia
43mila lombardi in digital
divide
195 comuni su 1530 (12,7%)
Digital Friends
Milano Monza e Brianza
(superato il divario digitale)
Varese (2,9%)
Como (3,2%)
%comuni da digitalizzare
Mantova (46,4%)
Pavia (28,6%)
Sondrio(20,5%)

Fonte: elaborazioni dellUfficio Studi della Camera di Commercio di Monza e Brianza su dati Ministero dello Sviluppo economicoe Infratel Italia

ICT e PIL in Italia. Quale valore aggiunto?


Valore aggiunto del settore ICT per Paese, dati OCSE 2013

1.Corea 10,70%

%
12

2.Giappone 7,02%

3. Irlanda 6,99%

Computer, electronic and optical products


Telecommunications

Software publishing
IT and other information services

10
8
6
4
2

Italia 3,72%

Quali possibilit di sviluppo per il futuro?

La rivoluzione digitale
Quali opportunit per le donne?
1.

Creazione di nuove
professionalit nel
mercato
2. Miglior qualit del
lavoro e realizzazione
professionale
3. Strumento di work-life
balance

Professioniste digitali
Donne occupate nel settore ICT
36,1% in Italia
35% in Lombardia
Occupati nelle imprese dei settori ICT in Italia
TOTALE Occupati
Fabbricazione di computer e prodotti di
elettronica e ottica, apparecchi
elettromedicali, apparecchi di misurazione e di
orologi
Edizione di software
Telecomunicazioni
Produzione di software, consulenza informatica
e attivit connesse
Attivit dei servizi d'informazione e altri servizi
informatici
Riparazione di computer e di beni per uso
personale e per la casa
TOTALE

Donne

Totale

% donne

36.633
762
33.880

116.951
2.742
98.763

31,3%
27,8%
34,3%

73.383

256.007

28,7%

79.403

126.705

62,7%

10.143
234.204

48.012
649.180

21,1%
36,1%

Fonte: Elaborazione Ufficio Studi della Camera di Commercio di Monza e Brianza su dati Istat - ASIA 2011

Ricerca di personale nell ICT


Il divide di genere riguarda solo il 6,4% dei nuovi assunti ICT nelle grandi imprese
Il fenomeno riguarda il 40,8% per le imprese con meno di 10 addetti
Assunzioni previste dalle imprese dellICT
di cui (in %)
Genere ritenuto pi adatto allo svolgimento della
professione

Assunzioni
previste

TOTALE ICT
Fabbricazione di computer, unit periferiche,
componenti e schede elettroniche
Servizi informatici e delle telecomunicazioni
RIPARTIZIONE TERRITORIALE
Nord Ovest
Nord Est
Centro
Sud e Isole
CLASSE DIMENSIONALE
1-9 dipendenti
10-49 dipendenti
50-249 dipendenti
250 dipendenti e oltre
Fonte: Unioncamere - Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 2014

uomini

ugualment
e adatti

donne

16.010

12,8

7,8

79,5

1.090
14.920

38,5
10,9

6,1
7,9

55,4
81,2

6.050
3.030
4.180
2.750

10,7
14,3
18,1
7,6

7,2
11,4
5,3
8,8

82,1
74,4
76,6
83,7

4.870
2.410
2.740
5.990

23,9
19,1
6,5
4,0

16,8
9,1
2,2
2,4

59,2
71,8
91,3
93,6

Smart working
Nuove
tecnologie

Cambiamenti
sociali

Ripensamento
delle politiche
e dei modelli
di
organizzazione
del lavoro

Miglioramento
della vita e
benessere
collettivo

Circolo virtuoso di
comportamento
nelle imprese e
nelle persone

Donne ICT and empowerment


Best practice

Amadeus Italia S.P.A.


IT PROVIDER di riferimento per il mercato
viaggi e turismo in Italia
Nata nel 1987 da Lufthansa e Scandinavian
Airlines per creare un nuovo sistema di
distribuzione globale della filiera turistica,
oggi il pi grande provider europeo,
impegnata nella distribuzione e nella fornitura
di tecnologie avanzate per lindustria globale
dei viaggi e del turismo.

Dal 2013 il numero1 della societ una


donna: Francesca Benati
Tra i senior manager 1 su 5 donna

Donne ICT and empowerment


Best practice
Maga Animation Studio
Nata nel 1996 con lo scopo di sviluppare
nuovi linguaggi nellanimazione per Tv e
Cinema. Collabora con Disney e i maggiori
broadcast italiani.
La componente femminile, in un primo
tempo una minoranza, oggi la parte
preponderante della compagine produttiva
della societ.
Le donne allinterno della societ ricoprono
ruoli chiave per lazienda:
Production
Manager,
Art director,
Supervisor dellanimazione/regia,
Licensing manager,
Administration.
Ricerca software e dimmagine

Perch limitarsi a giocare ad Angry Birds


quando lo si pu progettare?
Neelie Kroes
Vice Presidente della Commissione Europea
Girls in ICT day

Roberta Cocco
(National Plan Director, Microsoft Western Europe)

Nuvola Rosa
Donne, Scienza e Tecnologia

Roberta Cocco
National Plan Director
Microsoft Western Europe
@robi_cocco

Nuvola Rosa
Iniziativa socio-culturale ideata da Microsoft Italia nel 2013
Obiettivo
Colmare il digital gender gap nei campi della scienza,
tecnologia, matematica e ingegneria
Target
Ragazze italiane e straniere tra i 17 e i 24 anni

Scenario

Entro il 2018 il settore IT potr occupare solo la


met dei posti di lavoro esistenti
Entro il 2020 ci saranno 2 milioni di posti vacanti
nel settore IT
Le donne sono solo il 30% della forza lavoro nellIT
Solo il 15% dei dirigenti nel settore ICT sono donne
rispetto al 45% di donne dirigenti iin altri settori
Solo il 19% di imprenditori nellICT sono donne
rispetto al 40% di donne imprenditrici in altri
settori
Solo il 6% di Ministri dellInnovazione, Legislatori
in ambito IT e CEO delle top 100 aziende di settore
sono donne

Il percorso
Firenze
2013
Roma 2014

Milano 2015

I Partner
Sinergie tra settore privato
e settore pubblico
Endorsement internazionale
grazie al sostegno
delle principali
organizzazioni internazionali

UNWomen | ITU |
UNRIC | UNESCO

Il format

Conferenza stampa
di lancio

In concomitanza con
il GIRLS in ICT Day
promosso da ITU, per
presentare liniziativa alla
stampa, influencer, istituzioni

3 giorni di
formazione gratuita
sulle digital skills

Cloud computing, Big Data,


IoT, coding, social media,
digital marketing

Eventi collaterali

Conferenze, talk show,


hackathon, incontri
con role-model e ospiti
internazionali

Piattaforma digitale
e campagna social
Notizie sugli eventi
in programma,
approfondimenti, video
e molto altro
www.nuvolarosa.eu

La formazione

La formazione
Oltre 150 workshop, tenuti da volontari Microsoft e dei partner,
oltre a numerosi collaboratori e speaker internazionali

3 programmi specifici per target

Pink Teens

Pink Academics
International Pink
Coinvolgimento delle Universit
sia per ospitalit che per recruiting delle ragazze

I risultati
Roma 2014
+ 700 ragazze
Firenze 2013
+ 400 ragazze
+ 1500 tweet
+ 40 corsi

+ 7500 tweet
+ 50 corsi

Milano 2015
+ 1900
ragazze
# 18
nazionalit
+ 11500 tweet
+ 150 corsi
+160 articoli

Verso il futuro
Computer Science
can unlock
the best opportunities
in the World
Satya Nadella

Grazie!

Smartworking & Co-working: Digital


Solutions to Live Easier + Work better
Panel #4

Chiara Bisconti
(City councilor)

Aviva Italy - Private and confidential

12

Aviva Italy - Private and confidential

13

Aviva Italy - Private and confidential

14

18 Febbraio 2016

Luisa De Vita
(Research fellow, Sapienza University)

Verso un nuovo modo di lavorare? Sfide e


prospettive
Luisa De Vita
luisa.devita@uniroma1.it

The Digital Single Market: a revolution en rose?


How digital tools can boost women empowerment
Milano, 5 Novembre 2015

Nuove esigenze: le imprese

Flessibilit
Innovazione
Internazionalizzazione
Cambiamento dei modi e dei mondi della
produzione
Ridefinizione dei tempi e dei ritmi

Nuovi bisogni: i dipendenti

Complessi e multifattoriali
Aumento et media
Aumento instabilit lavorativa
Aumento della vulnerabilit e delle situazioni di dipendenza
Maggiori necessit legata alla conciliazione
In cambiamento rispetto
Alla situazione economica, sociale, politica
Alle caratteristiche personali e familiari
Al momento del ciclo di vita
Al ruolo ricoperto

Le risposte

1. Il welfare da costo a investimento: il cosiddetto


welfare dellinvestimento sociale
2. Il sostegno alla capacitazione e attivazione dei
soggetti

3. Il nuovo protagonismo delle imprese che a fronte:


di una forte contrazione delle risorse pubbliche
e di salari mediamente pi bassi rispetto allUe

diventano strategiche
nella erogazione di servizi e/o dispositivi
nella predisposizione di interventi di riorganizzazione
lavorativa: smart working e co-working

Obiettivo: coniugare competitivit e solidariet

Elementi di innovazione

Possibilit di ragionare:
sul tema della qualit del lavoro
sullimportanza di attivare politiche per il complesso dei
dipendenti
riducendo:
Lottica quantitativa e strumentale:
Es. politiche di pari opportunit che hanno promosso loccupazione femminile
senza pero domandarsi pi donne ma dove? Con quali condizioni lavorative?
Supportate da chi?

Le implicazioni di genere e lenfasi sulla sola responsabilit


individuale:
Es. politiche di conciliazione

Opportunit

Inquadrati in questa logica i meccanismi di


riorganizzazione dei tempi di lavoro possono
favorire:
La definizione di politiche per il complesso dei
dipendenti
Una maggiore flessibilit e contenimento dei costi
legati a periodi pi o meno prolungati di assenza
Nuovi meccanismi di valutazione
Ridisegno delle prassi organizzative

Rischi

I rischi sono invece connessi:


Alle differenze gi esistenti tra i lavoratori
(istruzione, ruolo, tipologia di azienda.)
Alle differenze tra territori pi o meno virtuosi
Alla tendenza a privilegiare logiche di breve periodo
A privilegiare aspetti legati allimmagine e alla
reputazione
Isolamento delle imprese
Ottenimento del consenso vs qualit del lavoro

Prospettive future

Regolazione anche normative (in corso)


Il coinvolgimento delle parti sociali e dei dipendenti
analisi dei fabbisogni, attuazione, monitoraggio)
Predisposizione di una governance istituzionale
forte

Grazie per lattenzione!!

luisa.devita@uniroma1.it

Riccarda Zezza
(Social Entrepreneur, founder PianoC)

Investigating (three)
words
Riccarda Zezza, Piano C

October 2012

December 2012

June 2013

Today we speak about


digital solutions to live
easier
and work better
We have them all (already).

So, what are we missing?

Word number 1
Culture = (?)

Culture: noun
the beliefs, customs, arts, etc., of a particular society,
group, place, or time
a way of thinking, behaving, or working that exists in a
place or organization (such as a business)

Culture = (?)

Culture has three divergent meanings:


theres culture as a process of individual enrichment, as when we
say that someone is cultured (in 1605, Francis Bacon wrote about
the culture and manurance of minds);
culture as a groups particular way of life, as when we talk about
French culture, company culture, or multiculturalism;
and culture as an activity, pursued by means of the museums,
concerts, books, and movies that might be encouraged by a
Ministry of Culture (or covered on a blog like this one).
Each time we use the word culture, we incline toward one or another of its
aspects:
toward the culture thats imbibed through osmosis
or the culture thats learned at museums,
toward the culture that makes you a better a person
or the culture that just inducts you into a group.

Critic Raymond Williams, Keywords,

Word number 2
Innovation = technology

Innovation: noun
1: the introduction of something new
2: a new idea, method, or device

Innovation = technology??

Word number 3
Technology = ?

Many women are driven by the desire to do


work that benefits their communities.
Fewer women are pursuing careers in artificial intelligence because
the field tends to de-emphasize humanistic goals.
Men tend to be more interested in questions about
algorithms and mathematical properties.

Since men have come to dominate Artificial Intelligence,


research has become very narrowly focused on solving
technical problems and not on the big questions

Quartz, Inside the surprisingly sexist world of artificial intelligence,


October 25th 2015

One more reason why


technology needs
women

1. We have a lot of technology already


2. We need to invest in culture

for the mindsets and the behaviours to be


able to properly and happily USE what we
have

3. And we need diversity in technology

to be less algorithm focused and more


directed to solving real life, humanitarian
problems
Riccarda Zezza, Piano C

Perch quella digitale pu


essere una revolution en rose

Un aumento del PIL europeo del 5 per cento e oltre 3,8 milioni di nuovi posti di lavoro: questi i benefici previsti, nei
prossimi 8 anni, se saranno raggiunti gli obiettivi dellAgenda Digitale europea.
Una grande opportunit, dalla quale, se non cambiamo qualcosa ora, rimarr ancora una volta esclusa la met della
popolazione mondiale: le donne.
Tra i dati relativi alla sotto-rappresentazione delle donne nel settore ICT (Information & Communication
Technologies), vale la pena citare:
su 1.000 donne laureate in Europa, solo 29 hanno fatto un percorso di studi in ICT e di queste solo 4
lavorano poi effettivamente nel settore;
le donne lasciano il lavoro a met della loro carriera: se, infatti, il 20 per cento delle donne di trent'anni
con una laurea ICT lavora nel settore, la percentuale crolla al 9 per cento per le loro colleghe sopra i 45
anni;
questa scarsa presenza di donne nel campo ICT si rileva anche, e a maggior ragione, nei ruoli manageriali:
solo il 19 per cento dei lavoratori ICT ha un capo donna.
Quali sono le cause? Tre le pi rilevanti:
Tradizioni e stereotipi culturali riguardo il ruolo delle donne nella societ e riguardo l'area delle nuove
tecnologie.
Fattori sociopsicologici che respingono le donne dall'ambito ICT e soprattutto dalle sue posizioni apicali
(barriere interne). Ad esempio: mancanza di fiducia in se stesse, di abilit di negoziazione, avversione al
rischio e un atteggiamento negativo verso la competizione.
Elementi intrinsechi al settore ICT che rafforzano il gap di genere (barriere esterne). Ad esempio: un
ambiente fortemente maschile, una difficile conciliazione tra la vita professionale e quella privata,
mancanza di modelli di ruolo nel settore.
Una piena partecipazione delle donne nel mondo delle tecnologie e del digitale, tuttavia, porterebbe significativi
benefici anche per l'economia dei nostri Paesi e delle aziende. Infatti:
se le donne occupate nell'ambito ICT fossero lo stesso numero degli uomini, il PIL europeo ne
guadagnerebbe 9 miliardi all'anno;
le aziende con un pi alto numero di donne nel proprio livello di management raggiungono il 35 per
cento in pi di redditivit sul capitale proprio e il 34 per cento in pi del reddito totale per gli azionisti;

Oggi, in Italia il 22% delle posizioni aperte legate alle ICT non trova candidati allaltezza. Nel 2020 in tutta Europa
potrebbero esserci, a seconda degli scenari economici, da 730.000 a oltre 1,3 milioni di posti di lavoro vacanti:
un'occasione unica per aggredire concretamente il fenomeno della disoccupazione femminile (ricordiamo che in
Italia quasi una donna su due senza lavoro). Dobbiamo agire ora: serve soprattutto formazione adeguata, una
politica ragionata riguardo la diffusione di e-skills. Ma serve anche un sostegno all'imprenditoria femminile con
linee di finanziamento dedicate e, infine, sono prioritarie misure volte a cambiare la cultura e ad avvicinare le
ragazze alle materie STEM, ad appassionarle al digitale e all'informatica e, soprattutto, a dimostrare loro che
possono affrontare questo mondo senza mai dover avere la paura di sentirsi inadeguate.

www.alessiamosca.it - email@alessiamosca.it

le donne che lavorano nelle ICT guadagnano circa il 9 per cento in pi delle donne che ricoprono ruoli
simili in altri settori.

EUROPA:
FEMMINILE PLURALE
Women on Board in Italia e in Europa
9.12.2014 | Parlamento europeo

Evento organizzato da Alessia Mosca, MEP - coautrice della legge italiana n. 120/2011

www.alessiamosca.it - email@alessiamosca.it

Saluti istituzionali
On. Patrizia Toia - MEP
On. Sylvie Goulard - MEP
On. Lella Golfo - Presidente Fondazione Marisa Bellisario
On. Viviane Reding - MEP

Introduzione
On. Alessia Mosca - MEP

Legge italiana e proposta europea: stato dell'arte


Monica Parrella - Dirigente, Dipartimento Pari Opportunit, Presidenza del Consiglio
Paola Profeta - Professore Associato di Scienza delle Finanze, Universit Bocconi

Un nuovo modello di leadership: esempi pratici su cosa fare col potere,


una volta conquistato
Tommaso Arenare - Egon Zehnder
Monica Pesce - Presidente PWA Milan and Associate Director VVA Europe
Riccarda Zezza - Piano C, MAAM - Maternity as a master
Ciro Imparato - Communication Advisor
Joanna Maycock - Segretario generale European Women Lobby
Cristina Rossello - Avvocato, Progetto Donne e Futuro
Maria Silvia Sacchi - Giornalista, Corriere della Sera, co-fondatrice de: La 27esima Ora
Patrizia Ravaioli - Direttore generale CRI - Croce Rossa Italiana
Modera: Maria Latella - Giornalista SKY
EXTRA:
Quelle forzature che aiutano a realizzare (davvero) la parit,
CorriereEconomia, di Maria Silvia Sacchi, 8 dic. 2014
Quote rosa, in Italia pi del 24% di donne nei vertici aziendali, ma attenti alleffetto Norvegia,
EuNews, di Giuseppe Vargas, 10 dic. 2014

ALESSIA MOSCA

ALESSIA MOSCA

Buonasera a tutti, vedo tanti volti familiari qui, di


donne che ho avuto al mio fianco in questi anni
quando cera qualche obiettivo da raggiungere e
qualche tappa da conquistare.
Vedo per anche degli uomini, professionisti che
hanno lasciato i loro impegni per essere con noi, e
parlarci della loro esperienza nel campo del diversity
management e della differenza di genere nel work-life,
e questo mi sembra un fatto particolarmente bello.
Oggi quindi sono particolarmente felice di condividere
con tutti voi qualche ora proprio qui a Bruxelles, in
questa grande istituzione: una casa costruita con
i mattoni della giustizia, una macchina che ha nella
crescita dei diritti il suo vero carburante.
Faremo insieme un bilancio dei risultati ottenuti sul
fronte dei diritti femminili, ma anche un rilancio delle
future tappe, verso un mercato davvero europeo delle
professionalit femminili e soprattutto in direzione
di un cambiamento nel modello di governance pi
moderno e umano, che d spazio alle tante diversit
di genere, di et, di provenienza geografica - di cui le
donne siano promotrici e interpreti.
Iniziamo subito, allora, perch le cose da ascoltare
sono tante.

Ringrazio Patrizia. Vorrei dare il benvenuto e dare


la parola a Sylvie, unamica con la quale abbiamo
iniziato a condividere un percorso di lavoro. una
donna che stimo molto per il coraggio e la forza non
solo per la battaglia che lha resa nota, ma per come
conduce il suo lavoro e per la passione con cui porta
avanti, in Commissione ECON e negli altri luoghi del
parlamento, il suo impegno.
Quella che abbiamo condotto in Italia stata una
battaglia portata avanti con una trasversalit che
stata la cifra del lavoro svolto e mi faceva piacere dare
un senso simbolico di come sia questa una battaglia
che ci accomuna e che vogliamo portare avanti
insieme.

PATRIZIA TOIA

SYLVIE GOULARD
Grazie Alessia. Inizio dicendo che non possiamo
fare questa battaglia senza gli uomini. Ci sono due
livelli. La prima ragione per cercare di raggiungere
pi uguaglianza proprio il tema dei diritti, quelli
della carta dei diritti fondamentali - ma non voglio
sottolienarlo troppo perch conosciuto. Non
accettabile dal punto di vista dei valori che ci siano
ancora tante differenze.
Non stiamo parlando di una battaglia teorica, gi
nella legge europea e nazionale. Cerchiamo ora di
mettere davvero la realt su un piano legale.
La seconda cosa molto importante che sottolinerei
che non una battaglia dei diritti, ma una battaglia per
la crescita e per la competitivit. E questo mi sembra
molto importante ripeterlo, perch se a un governo
europeo dite: Ti do una soluzione per fare crescere
il tuo PIL, ognuno dir che sar molto interessato:
Dimmi, come si fa? Quale piano di investimento?
No, non un piano, sono gli studi OCSE sulla mancanza
di uguaglianze! Ecco cosa significa (la disuguaglianza)
per la crescita, lo spreco della met delle risorse umane
in paesi europei dove queste stesse ormai sono pi
difficili da trovare per ragioni anche demografiche.
Non dobbiamo esitare a usare questo argomento.
So che in Italia c Valore D, organizzazione molto
attiva con le imprese. Per dire in modo provocatorio:
non chiediamo lelemosina per le donne, chiediamo
solo il riconoscimento del contributo possibile nella
societ.

Vogliamo entrare in tutti i luoghi, ma allo stesso tempo


in unottica di battaglie che riguardano posizioni di
punta, non possiamo distogliere lo sguardo da realt
invece, molto diverse. Le contrarie, se cos possiamo
dire, che sono in mezzo a noi. Tutta la presenza delle
donne immigrate rivela campi di sofferenza, a volte
quasi di schiavit, di arretratezza inimmaginabili
ormai per la nostra societ. Il nostro sguardo deve
essere apparentemente strabico e andare in due
direzioni molto diverse - ma molto utili per conciliare
le cose. Sempre pi battaglie avanzate, senza per
dimenticarci delle grandi situazioni ancora proprie,
e molto, dei diritti basilari che mancano anche
nella nostra societ. Due battaglie che trovo molto
interessanti se fatte insieme.
Apprezzo molto e trovo importante la seconda parte
di questo incontro, accanto al tema specifico ci si
chiede: cosa fanno le donne che sono arrivate? Che
strategie si pongono per ricordarsi da dove sono
partite? E quanta strada c da fare?
Anche qui lo sguardo su pi piani e su tutti questi Per concludere: le ragioni per essere fieri della Francia
piani dobbiamo lavorare.
in questo momento non sono tante, ma almeno su un
piano evidente un cambiamento culturale che non

tanto successo in Germania e in Italia. Spesso mi si


chiede: Ah ma lei ha tre figli, come fa a farcela con
tre figli? Io trovo pi facile educare tre figli rispetto
a uno!
Ricordo unesponente di un partito di opposizione,
affermare: Noi per la BCE non vogliamo un esperto.
Vogliamo una mamma di tre figli. E mi domando:
perch non ci sono donne competenti e che possono
avere tre figli? Per me vanno bene i due modi e non
vedo niente di contraddittorio.
Senza portare la Francia come modello - ci sono
ancora molte cose da fare - tutto anche nella mente
delle donne, come vedono il futuro. Io non mi sento
meno competente n mi sento una pessima madre di
tre figlie perch ho fatto quello che ho fatto!
Allora: forza ragazze!

LELLA GOLFO

(Presidente Fondazione Marisa Bellisario_messaggio)

CdA delle societ quotate le donne sono pi che


triplicate, superando il 22% mentre nelle oltre 4 mila
aziende controllate, sono il 21% nei Cda rinnovati.
Alessandra Ghisleri ha realizzato per noi una ricerca e
i risultati sono incoraggianti perch oltre il 36% degli
intervistati, uomini e donne, giudica con piacere il
primato italiano sulle quote mentre quasi il 31% ne
orgoglioso! In Italia, restano due temi aperti e sui
quali siamo gi allopera.
Il primo il monitoraggio sulle societ controllate, a
cui lavora la Presidenza del Consiglio dei Ministri e una
Commissione di garanzia istituita dalla Fondazione.
Il secondo, sono le posizioni di comando perch nelle
quotate solo il 3,2% delle donne Amministratore
Delegato e meno del 3% Presidente. Questo vuol
dire che finalmente siamo in tante ed il momento
di andare oltredi assumere il potere di decidere e
dincidere, nelle imprese e nel Paese, di contribuire alla
crescita e dimprimere un cambiamento necessario.
Non una sfida facile e noi dobbiamo impegnarci
per vincerla. Prima di tutto, scegliendo le donne pi
competenti e meritevoli per guadagnare in credibilit
e autorevolezza. In secondo luogo, dobbiamo
assumere consapevolezza del nostro valore e liberarci
da ogni insicurezza, lanciarci nelle opportunit e
dimostrare che abbiamo le carte in regola, non solo
per partecipare ma per condurre il gioco. Il terzo passo
la condivisione, lunica che render il nostro potere
saldo e ci trasformer in una vera classe dirigente.
Essere pi numerose non servir se ognuna di noi
si attarder a coltivare il proprio orticello, piccolo o
grande che sia. Dobbiamo imparare a mettere a fattor
comune saperi e poteri con un sano spirito corporativo,
fare rete. La Fondazione dal suo Seminario ha lanciato
la Rete delle Leadership: con le donne entrate nei CdA,
quotati, pubblici e privati; le Amministratrici Delegate
e Presidenti di grandi e piccole aziende; le donne ai
vertici di Istituzioni e Pubblica Amministrazione. Tutte
insieme per confrontarci su idee e progetti in sintonia
con il Paese. Spero che anche voi tutte presenti oggi
vorrete unirvi a noi perch chi vuole andare veloce,
proceder da solo ma chi vuole andare lontano deve
camminare con gli altri. E noi tutte vogliamo andare
lontano. Vi ringrazio per lattenzione e vi auguro buon
lavoro.

Buongiorno a tutti, mi dispiace molto non poter


essere l con voi ma oggi sono a Verona per un
importante convegno promosso dalla Fondazione
dal titolo Lascensore di cristallo. Quote di genere
e corporate governance nelle societ partecipate
dalle pubbliche amministrazioni a Verona. Ci
tenevo comunque a rivolgere un mio breve saluto a
uniniziativa cos importante promossa dalla collega
Alessia Mosca. I temi che affronterete oggi sono
quelli che hanno ispirato la XV edizione del nostro
Seminario Internazionale Donna Economia & Potere
e di cui potrete leggere nellinserto della Fondazione
Bellisario in edicola il 22 dicembre in allegato a Il Sole 24
Ore. Mentre il resto del mondo ha imboccato la strada
delle pari opportunit, lEuropa fuori dal tempo e
inizia a correre ai ripari con le quote, soprattutto grazie
allottimo e faticoso lavoro compiuto dal Commissario
Reding che saluto e ringrazio per laiuto che ci ha dato
anche per la nostra battaglia sulle quote. La Banca
centrale europea ha stabilito lobbligo entro il 2019 del
28% di donne nelle posizioni di vertice (attualmente
sono il 14%). La Francia ha introdotto le quote per i
vertici della Pubblica Amministrazione. Noi, per una
volta, abbiamo fatto da apripista e il Presidente Renzi
sta proseguendo il cammino intrapreso con la legge
sulle quote, dando il giusto peso alla componente
femminile nel Governo, istituzioni e aziende.

VIVIANE REDING

Sappiamo tutte che la legge sulle quote di genere


per la quale io e Alessia Mosca abbiamo tanto
lottato, ha contribuito in maniera determinante
alla nascita di una nuova classe dirigente. Oggi nei

Ho un problema, non parlo italiano come Sylvie,


comprendo tutto e preferisco parlare unaltra lingua
meno bella, ma pi efficiente per me per dirvi quello
che voglio dirvi.

I still remember this very interesting moment when


you, Alessia, and Lella came to Brussels saying you
had a fantastic project the project to create a law in
Italy - IN ITALY! - for the equilibrium between men and
women in decision making. And I saw that the image
that you projected - a younger women from the
socialist and one not so young anymore, from a center,
conservative group doing it together, and not trying
to get the political benefit to one party or another --and these two wonderful women they got the whole
Parliament with them, in Italy. And I thought that it
was symbolically strong the way it was done. Not only
the fact that you created the quote rosa, but also the
way it was done. A young women and an older one
doing it together.
I was in that moment in an extraordinary battle
because with many other women of my age, and
we are not quota women, we have done all the
political or economic or social career on our own, we
saw that at the end of our career, when we reached
the top, things hasnt changed. Unfortunately. And
those women who were not really willing to fight
their life in order to go ahed, were not able to do
it. It was not enough to be talented. Not enough to
have the courage to do it. It was not enough to have
made the studies - 60% of university graduates are
female in Europe, and then.where are they? They
are lost...somewhere. So I started by deciding that
we should first put the economic development up
front. And try a voluntary model. I was very lucky
at that time. Even if I had not asked for it, some
companies were presenting scientific analysis of what
was happening at the economic private level. It was
Ernst & Young, McKinsey, Deutcshe Bank, and other
banking institutions - and we know that in banking
women are not typically at the top. They all came
to the same conclusion, with different words, and
with different angles, they said: We have analyzed
companies which were led by men and women, and
companies that are only lead by men. And we have
seen that the companies with a mixed leadership
have extraordinary better financial results. And that
was exactly the element that we needed in order to
go out and looking only to the right to be recognized,
not being discriminated. And that is also what I tried
and why I developed the directive on the equilibrium
in the boards.
What I wanted to put in the directive, was not a strict
order; i.e. not You have to chose the woman because
she is a woman But: You have to give the chance to
the women to compete! Women and men have to be
allowed to compete, and may the best win.
I am persuaded that the women are able to win if you

give them the chance to compete.


Then, there was also the theme if we shall do it for all
the companies. I came to the conclusion to do it only
for the listed companies, the big listed companies
(roughly 5000 would be concerned.)
In my view, even if it is not a strict quota, a quota is
only an instrument in order to break through the
glass ceiling. Not a goal per se. That is why I did
what you really never do, I put a suspension clause
in the directive saying that this directive lasts until
a certain time and it is not renewed. Because we do
not want to have quota for the sake of quota but in
order to break the glass ceiling so that the women
can do it by themselves in a natural way. All this make
sense. Doesnt It? It was the biggest ever fight in the
Commission. This one was the bigger fight I had to
fight.
If it had not been for the sake of Jos Manuel Barroso,
the president of the Commission, who has been
in my back like a rock and has helped me to push
throughI know that many things are said about the
previous President of the Commission, but I can tell
to all the women that it was thanks to him that we
managed in the end, after a deadly fight, to get this
as a Commission, to get it out as a proposal. Then two
things happened.
First, in the Council there was a huge opposition
agains, lead mainly by Germany and Great Britain.
Whereas in the Parliament happened the same
thing that happened in italy, all the parties joined
their forces and voted for this directive with a huge
majority. Very incredible! And not only the women of
course. The man in the Parliament as well. And that I
absolutely agree, you cannot change the world if only
the women want to change it. We need the men as
our best allies.
You know that in the Council there are still problem
for this law to pass, but things have changed.
Since the moment on the 14 of November of 2012,
when I put this on the agenda, until now in 22 out of
28 member states, with or without law, the number
of women in board position has steadily been rising.
After the directive the number is growing. It was
growing exponentially in those member states where
there was a national law promoted --- the example
of Italy where you are now at 22% when you were
starting from nothing.
But in the other countries where there was no law,
the number went up too. The discussion about
it, even in Germany, where the discussion was
absolutely controversial, in the last years it went up
10%. That means that the psychological factor played

an extraordinary role. And there was something


else, which changed in the major way; that was the
networking of the women. Women were not used to
create clubs, networks, but at a certain moment they
became upset. And I give you the example of what
happened in Germany where most of parties were
agains the quota.
All the women parliamentarians went to Berlin and
signed the Berlin declaration. Even if their party had
said that nobody has the right to go there and sign
this declaration. It was an extraordinary cross party
solidarity of the women. Something happened.
The journalists, the female journalists, also made an
analysis. They too joined forces and they created a very
strong movement. The pressure was very, very strong.
And this happened also in other domains. There was,
for instance, another very strong gathering of the
women in middle professions who also exercised
a pressure on the society wherever they could and
every women in her own capacity.
That was one of the reason why in the end the quota
solution was even forced into the CDU election. There
was a very strong movement going ahed, which let
to results.
There was also something else that I thought was very
important. Here in Brussels, just when I was working
on the new legislation, I had a dinner with leaders of
business schools in Europe, mainly from British and
from the French business schools. They told me: I
meet many CEOs and presidents, and they all tell me
the same story: we would love to have women, but
we do not find them.
I said : Then, do your homework! Look out at what
your women in MBA are doing after the MBA:
Three weeks later they came back to me. There is a real
problem, you are right. There are not enough women
in MBAs to start with. But the women are doing the
best MBAs. And after the MBAs the men are getting
the best positions. So business school decided to
help me change this. To make the story short, from
this came the movement Board ready women. In
the beginning some European schools joined forces.
Today it has become a world wide movement, and
there are roughly 8000 cvs of board-ready women.
So, you see along the fact that we have started
something that has provoked a very strong
movement. I believe you cannot stop this movement
anymore. Now it is to us, women, to show that we are
able to get it done to show that when we have the
responsibility we care things out. And yes, we are able
to be professionals and mothers at the same time.
There is something going on. We have to persuade

young women that it is necessary to fight. Because


I have seen women of my age who have done it all
and who have come to the conclusion that we need
to help. But younger women think that things come
automatically andit does no! We have also to show
by experience. Young women understand only when
they arrive at the middle management position that
things are not automatic at all! And when they start
to be mothers also --- it is no always easy to combine
the parental responsibilities with a career. I think that
we will have obtained a quality if the fathers play the
fathers roles. If more men play the fathers role, than
it will be possible for all this talented young girls to
arrive where they should, according to their talent, to
their engagement, and to their wishes.
[Mi ricordo ancora quellinteressante momento quando
tu, Alessia, e Lella siete venute a Bruxelles dicendo che
avevate il progetto fantastico di creare una legge in
Italia - IN ITALIA! - per lequilibrio tra uomini e donne
nelle posizioni di potere. E ho visto limmagine che
proiettavate, una donna pi giovane del PD e una
non pi tanto giovane donna, del centro destra che
lavoravano insieme. E non cercavano di portare del
beneficio politico a un partito o allaltro. Queste due
stupende donne hanno portato tutto il parlamento dalla
loro parte in Italia. E ho pensato che era simbolicamente
forte il modo in cui lo avevano fatto. Non solo il fatto
che avete creato le quote rosa, ma anche il modo in
cui lo avete ottenuto. Una donna giovane e una non
pi cos tanto giovane che lo hanno ottenuto insieme.
Ero, in quel momento, nel mezzo di una straordinaria
battaglia; con molte altre donne della mia et, e non
siamo donne delle quote, avendo fatto tutta la carriera
politica o economica o sociale da sole, ci trovavamo che
alla fine della nostra carriera, avendo raggiunto lapice,
le cose non erano cambiate. Sfortunatamente. E quelle
donne che non avevano linclinazione a combattere
battaglie mortali per andare avanti non potevano
farlo. Non bastava, cio avere talento. Non bastava
avere il coraggio di provarci. Non bastava avere fatto
tutti gli studi necessari - il 60% dei laureati in Europa
sono donne e poidove sono? Si perdono da qualche
parte.
Quindi sono partita decidendo che dovevamo
prima di tutto portare avanti un tema di sviluppo
economico e sperimenttare un modello volontario. Fui
molto fortunata: senza averlo chiesto, molte societ
presentavano analisi scientifiche su quello che stava
succedendo a livello economico nel settore privato. Ernst
& Young, McKinsey, Deutsche Bank, e altri istituti bancari
- e sappiamo che nel settore bancario le donne non
sono tipicamente ai vertici! Tutti arrivavano alla stessa
conclusione, con parole diverse e con diverse prospettive.

Analizzando societ a guida mista di uomini e donne


e societ che sono guidate solo da uomini abbiamo
notato che le compagnie con una leadership mista
hanno risultati finanziari straordinariamente migliori.
Quello stato lelemento di cui avevamo bisogno per
cercare il diritto di essere riconosciute e non essere
discriminate. Questo quello che ho provato ed il perch
ho sviluppato la direttiva sullequilibrio di genere nei cda.
Non volevo una direttiva che imponesse un ordine
rigido, non Devi scegliere le donne perch sono
donne, piuttosto: Devi dare la possibilit alle donne
di competere. Uomini e donne devono essere messi
nella possibilit di competere. Sono certa che le donne
possono vincere se si d loro la possibilit di gareggiare.
In seguito si sollevato anche il quesito sul se dovessimo
farlo per tutte le compagnie. Sono arrivata alla
conclusione di proporlo solo per le societ quotate, le
grandi compagnie (sono circa 5000).
Dal mio punto di vista, anche se non si tratta di una quota
rigida, comunque una quota solo uno strumento per
rompere il soffitto di cristallo, non un obiettivo di per s.
Per questo ho fatto quello che normalmente non si fa,
ho inserito una clausola di temporaneit della direttiva,
dura solo un certo periodo e non rinnovata. Questo
perch non vogliamo le quote di per s, ma per rompere
il tetto di cristallo cos che le donne possono fare da s,
in maniera naturale.
stata questa la pi grande battaglia della Commissione,
la pi grande che io abbia dovuto combattere.
Se non fosse stato per Jos Manuel Barroso, il presidente
della Commissione, che stato sempre una roccia
accanto a me e mi ha aiutato a portare avanti il
progetto So che molto si dice del suo operato, ma io
posso dire che grazie a lui se potremo alla fine, dopo
una battaglia allultimo sangue, ottenere e proporre
questa direttiva come Commissione. Poi sono successe
due cose.
Primo, nel Consiglio si verificata una forte opposizione,
guidata principalmente da Germania e Gran Bretagna.
Mentre al Parlamento successo quello che successo
in Italia: tutti i partiti hanno unito le loro forze e hanno
votato questa direttiva con grande maggioranza.
Davvero incredibile! E non solo le donne, ovviamente. I
parlamentari uomini anche. Concordo assolutamente
sul fatto che non si pu cambiare il mondo se solo le
donne lo vogliono cambiare.
Come sapete al Consiglio ci sono ancora problemi
per far passare questa direttiva. Ma le cose sono
cambiate. Dal momento, il 14 novembre 2012, quando
ho messo in agenda questa proposta fino a oggi,
in 22 dei 28 stati membri, che abbiano o meno una
legge nazionale, il numero delle donne nei cda sta
crescendo continuamente. Dopo la direttiva il numero

sta crescendo. cresciuto esponenzialmente in quei


paesi dove stata promossa una legge ad esempio
in Italia ora siete al 22% di donne quando partivate
praticamente da nulla. Ma anche in altri paesi dove non
c una legge i numeri sono saliti. La (sola) discussione
sul tema, anche in Germania, dove un problema molto
controverso, negli ultimi anni ha portato a un +10%.
Questo significa che il fattore psicologico ha giocato un
ruolo straordinario. E c un altro aspetto che cambiato
in modo importante: il networking tra le donne. Le
donne non avevano labitudine di creare club, network,
ma a un certo momento hanno iniziato a seccarsi. E vi
porto lesempio di quello che successo in Germania
dove la maggior parte dei partiti contrastava le quote.
Tutte le parlamentari donne andarono a Berlino e
firmarono la Dichiarazione di Berlino, nonostante i
loro partiti avessero detto di non andare e firmare
questa dichiarazione. Si trattato di una straordinaria
solidariet tra tutti i partiti e tra le donne.
Successe qualcosa. Molte giornaliste analizzarono la
situazione e anche loro unirono le forze e crearono un
movimento molto forte. La pressione fu davvero forte.
E questo successe in altri ambiti. Ci fu per esempio un
altro grande compattamento tra le donne nel middle
management ed esercitarono una pressione sulle
societ dovunque potevano, ciascuna donna secondo
le sue possibilit. Questa stata una delle ragioni per
le quali la soluzione delle quote stata forzata nelle
elezioni della CDU: un forte movimento che ha portato
a risultati.
C stato anche qualcosaltro che penso sia molto
importante (ricordare). Qui a Bruxelles, proprio mentre
stavo lavorando sulla nuova legislazione, mi trovai
a cena con i capi delle scuole di business europee,
soprattutto provenienti dallInghilterra e dalla Francia.
Mi dissero: Incontriamo molti CEO e presidenti e tutti
raccontano la stessa storia: vorrebbero pi donne, ma
non le trovano! E io dissi loro: Beh allora fate il vostro
lavoro! Guardate cosa fanno le vostre diplomate durante
i loro MBA e dopo. Settimane dopo tornano da me: C
un problema. Non ci sono abbastanza donne negli
MBA tanto per iniziare. Ma le donne sono le migliori
studenti MBA! E dopo il master gli uomini sono quelli che
ottengono le posizioni migliori. Quindi queste scuole
decisero di aiutarmi a cambiare la situazione. In breve,
da questo nacque il movimento Board ready women.
Allinizio alcune scuole europee unirono le forze e
oggi diventato un movimento a livello mondiale che
comprende i cv di circa 8000 donne pronte per i cda.
Vedete, allora, aver iniziato qualcosa ha provocato
un movimento molto forte, che credo non si possa pi
fermare. Ora sta a noi, donne, dimostrare che siamo
capaci, mostrare che abbiamo la responsabilit e che ci

interessiamo. E s, essere capaci anche di essere buone


professioniste e brave madri a un tempo.
Qualcosa si muove. Dobbiamo convincere le donne pi
giovani che necessario lottare. Ho visto donne della
mia et che hanno fatto tutto da sole e sono arrivate
alla conclusione che necessario aiutare (le pi giovani).
Ma le donne pi giovani pensano che arrivi tutto in
automatico beh non succede! Dobbiamo dare la
nostra esperienza. Queste giovani capiscono le difficolt
quando arrivano alle posizioni di middle management
che le cose non sono automatiche per niente! Quando
poi diventano madri non sempre facile conciliare
le responsabilit di genitore con la carriera. Penso che
otterremo un ulteriore successo se i padri giocheranno il
loro ruolo. Se pi uomini incarneranno il ruolo di padri,
allora sar possibile per tutte queste giovani donne di
talento arrivare dove dovrebbero in base al loro talento,
al loro impegno, e ai loro desideri.]

ALESSIA MOSCA
Grazie per il racconto di una storia che abbiamo,
come avete sentito, condiviso perch tanti di questi
passaggi li abbiamo vissuti in Italia, in Europa,
contemporaneamente, segno che stata davvero,
e continua a essere una battaglia da compiere a tutti
i livelli.
Uso questi due minuti prima di dare la parola a tutti
gli altri speaker che sono previsti, per dire qualche
cosa di pi sul motivo che mi ha spinto a organizzare
questa chiacchierata di oggi, che viene proprio da
questi racconti di introduzione a questa nostra serata.

consigli di amministrazione. E con questo passo alla


seconda considerazione che voglio fare: noi oggi,
anche in questa serata, dobbiamo evitare il rischio
di replicare in negativo quello che stato per tanto
tempo il boys club. Non vogliamo fare un - passatemi
il termine - girls club. Non lo stiamo facendo, lo dico
in anticipo per evitare di cadere in questa trappola.
Non dobbiamo essere un gruppo autoreferenziale di
quanti hanno avuto o potrebbero avere lopportunit
di accedere a luoghi di presa di decisione e rimangono
chiusi dentro questa opportunit. Uno dei motivi
per il quale abbiamo deciso di organizzare questa
serata con questo programma, perch mi piaceva
lidea di farvi sentire, raccontato dalla viva voce di
chi si sta impegnando in singoli progetti concreti
che a loro modo evitano il rischio di creare un club
chiuso. Lidea di lavorare perch davvero la presenza
di donne significhi anche aprire opportunit per altre,
modificare la societ per tutti e non solo per una
fascia elitaria e fare s quindi che ci sia un ascensore
includente, che dia lopportunit anche ad altre, e
permetta quindi che il cambiamento, la diversit di
genere possa essere veicolo di altre diversit, a mio
avviso questo la vera forza. Non la donna in quanto
donna il valore, ma un valore la diversit, la capacit
di mettere insieme competenze e capacit differenti.
In Europa, abbiamo una piattaforma per poter fare
altro ancora, per poter spingere nella direzione di
unaltra e nuova diversit, di una apertura alla capacit
di complementariet che viene anche da tradizione,
da culture, da lingue e da formazioni diverse. Io
credo che questa debba essere la nostra nuova sfida,
derivante anche dal fatto che noi oggi siamo molto
contente di raccontare uneccellenza, possiamo infatti
davvero dire che su questo lItalia uneccellenza.
Ma un paese che si racconta solo per le eccellenze
e non guarda alle statistiche, un paese che non
ha grande futuro davanti. Noi dobbiamo fare s che
questa eccellenza sappia contaminare anche quello
che eccellenza non , sappia far s che ci sia una
contaminazione positiva, una capacit di sollevare
anche le non eccellenze e fare in modo che anche le
statistiche raccontino un paese migliore rispetto a
quello in cui siamo oggi. Lo dico perch penso che ci
sia per chi ha ruoli di presa di decisione, chiamatela
come volete, responsabilit, impegno, restituzione
- ci sia comunque una necessit se vogliamo dare
ciascuno il nostro contributo, impegnarci perch
davvero lagenda cambi, perch ci sia una capacit di
migliorare complessivamente il nostro paese.

Ci troviamo adesso in un momento cruciale nel quale


la direttiva europea bloccata al Consiglio e potrebbe
essere il nostro di oggi un incontro che contribuisce
a portare un esempio, in questo caso di successo, di
come la legge abbia avuto un effetto non solo nella
percentuale di donne che sono velocemente arrivate
nei luoghi di decisione, ma anche per aver impattato
la governance complessiva.
La nostra pi grande scommessa, e labbiamo sempre
detto, era non solo e non tanto che si arrivasse a una
percentuale diversa da quella umiliante dalla quale
partivamo, ma che ci fosse anche una dimostrazione
pratica del fatto che la governance delle societ e dei
luoghi di decisione potessero influire a migliorare le
performance aziendali; oggi ci pare di poter dire che
questa sfida labbiamo non dico vinta, ma iniziata
ad approcciare. Abbiamo quindi dimostrato che le di qualche giorno fa una fotografia che inchioda il
quote - che non sono un fine in s! - hanno un valore nostro paese su tanti capitoli e ne cito uno. Abbiamo
sociale, economico e di sistema, non sono solo legate un divario educativo, un divario scolastico --- le nostre
a quello che significa il numero di donne presenti nei

scuole sono in uno stato di arretratezza rispetto


anche solo a una media europea. Penso questa sia
una delle questioni che dobbiamo affrontare, perch
se noi vogliamo che questa legge sia sostenibile e
abbia la capacit quindi di cambiare la cultura, non
possiamo farlo se non alimentiamo dalle radici questo
cambiamento. E se non abbiamo una scuola che in
grado di sradicare degli stereotipi che vengono spesso
rinforzati nelle famiglie, noi non riusciremo a far s che
questa legge abbia tutti i frutti e possa sviluppare al
massimo tutte le sue potenzialit. Quindi io credo che
questo davvero debba essere il nostro impegno.

mese di luglio di questanno).

Quali sono stati i modelli utilizzati nei paesi europei


per riuscire a fare in modo che le donne riuscissero
a entrare nei luoghi decisionali e in quelle che sono
considerate le stanze dei bottoni, cio i consigli di
amministrazione delle principali societ?
Sono sostanzialmente tre:
1) il modello basato sulle quote di genere (il modello
gi sperimentato in Norvegia dal 2003, il modello
italiano, francese e spagnolo);
2) un secondo modello basato invece sui codici di
autoregolamentazione (il modello anglosassone);
3) un terzo modello, quello seguito dalla proposta
di direttiva che prende il nome dalla ex commissaria
[slides di presentazione]
Reding, fissa un obiettivo, un target del 40% o 33% del
genere meno rappresentato tra i direttori esecutivi e
Ho il compito gradito di parlare dello stato dellarte non esecutivi, ma soprattutto individua una modalit
di una legge che sicuramente ha avuto una per raggiungere questa percentuale, cio lutilizzo di
applicazione felice fino a questo momento e anche criteri meritocratici basati sulla trasparenza.
dare informazioni sullo stato dellarte della proposta
di direttiva che porta il nome della ex commissaria 1) Cosa dire del modello delle quote... Non uguale
Viviane Reding, attualmente in discussione al in tutta Europa, sono presenti infatti modelli diversi.
Consiglio.
Quello che ho potuto registrare anche da parte degli
Mi interessa innanzitutto dare i dati di contesto per poi altri stati europei stato un grandissimo interesse per
sviluppare un ragionamento sui modelli di equilibrio il modello italiano, modello graduale particolarmente
di genere cos come si sono inseriti negli ordinamenti apprezzato per come consente un ingresso non
europei e poi specificamente tratter della legge che di rottura e una pi facile adesione volontaria a
porta il nome della nostra ospite, Alessia Mosca, e di questo cambiamento culturale e organizzativo e di
Lella Golfo. Infine vi parler degli aspetti pi critici o governance di tante societ. Ricordo che in Italia la
su quelle che sono le nuove sfide che da una legge legge si applica non solo alle societ quotate come
come quella delle quote potranno derivare in futuro. in altri paesi, ma anche alle societ controllate dalle

MONICA PARRELLA

Il problema della sotto rappresentazione delle donne


nei luoghi decisionali delleconomia un tema non
soltanto italiano. Molti paesi sono in ritardo. LItalia
nelle ultime statistiche del World Economic Forum si
colloca purtroppo ancora in posizioni poco positive,
cio al 69esimo posto di graduatoria generale,
ma soprattutto 114esimo posto, su 136 paesi, per
opportunit economiche e si colloca al 129esimo
posto per il problema del livello salariale.
I paesi nordici sono ai vertici di questa classifica, la
stessa Germania al 12esimo posto e la Francia ha
registrato dei passi avanti molto significativi. In Italia i
passi avanti pi significativi si sono registrati in materia
di opportunit nel campo politico, di empowerment
politico (siamo al 37esimo posto) e, soprattutto per
effetto della legge sulle quote, abbiamo registrato un
incremento sostanziale nella presenza di donne nei
consigli di amministrazione delle societ quotate pi
grandi. Lincremento maggiore lha registrato negli
ultimi 6 mesi la Francia con un +18%, ma lItalia viene
subito dopo con +14% (sono statistiche queste che
sono state diffuse dalla Commissione europea nel

pubbliche amministrazioni - pi di 4000.

2) Il modello basato sullautoregolamentazione


(modello anglosassone) era stato abbracciato anche
dalla Germania, che per verificati i risultati limitati,
si appresta a presentare una proposta di legge
federale che prevede una quota del 30% entro il
2016. La presentazione prevista per l11 dicembre
(2014). Ci sono state tante polemiche, ma si dovrebbe
essere giunti al momento in cui anche la Germania,
dopo le buone esperienze in particolare francesi e
italiane, sta abbracciando lidea che sia necessaria
una rottura normativa con una quota di genere per
poter superare il gap nelle presenze delle donne dei
consigli di amministrazione.
3) Il modello della proposta di direttiva al vaglio del
Consiglio. Anche in quella sede ci sono state tantissime
discussioni soprattutto da parte di quei paesi che non
accettano lidea che una direttiva europea si occupi
di questo tema. LItalia si impegnata fortemente per
cercare di superare le resistenze dei paesi in bilico e

ha fatto della direttiva sulle quote una priorit della


propria agenda del semestre di presidenza.
L11 dicembre si discute proprio della direttiva sulle
quote, ma le negoziazioni sono ancora in corso: lo
snodo rappresentato dalla Germania che proprio lo
stesso giorno presenter la sua legge federale.
C da augurarsi che questa coincidenza sia positiva
e che allora si possa sbloccare il negoziato e lItalia
quindi possa raggiungere il risultato di avere la
direttiva quote approvata dal Consiglio entro il suo
semestre. Diversamente, proporr alla prossima
presidenza un dossier molto ben analizzato nei paesi
membri e ci auguriamo che la direttiva diventi legge
anche perch avendo un arco temporale che va oltre
quello della nostra 120/2011, avr un effetto positivo
anche in Italia, pur avendo gi noi una normativa
sulle quote. Avendo un orizzonte temporale pi
lungo permetter infatti al risultato delle quote di
consolidarsi attraverso il metodo della trasparenza che poi quello che noi tutti ci auguriamo.
I dati precisi sulla presenza femminile nelle societ
saranno presentati il prossimo anno, ma ci sono gi
risultati interessanti in termini di miglioramento della
governance aziendale a seguito dellintroduzione
della legge sulle quote.
Per quanto riguarda la societ pubbliche un piccolo
appunto sulla nostra applicazione e soprattutto sul
monitoraggio che spetta alla Presidenza del Consiglio
dei ministri proprio sullapplicazione delle quote di
genere - per le societ quotate lautorit di vigilanza
la Consob.
I risultati sono molto buoni. Non soltanto perch nei
cda che hanno rinnovato la percentuale femminile
ben oltre il 20% - siamo adesso al 23,8% -, buono
soprattutto perch il sistema di enforcement della
legge - questo un altro dei complimenti che viene
fatto a livello europeo - sta funzionando. Dopo lavvio
del procedimento, spesso le societ si adeguano.
Dopo la prima diffida abbiamo tantissime societ
che si adeguano. Non siamo mai giunti a dichiarare
la decadenza di cda e collegi sindacali. Il che vuol dire
che le societ che non hanno adempiuto una volta
diffidati, rientrano, ritornano sui loro passi e quindi
si adeguano spontaneamente e non fanno ricorso.
Questo per noi il risultato pi positivo perch
quello che si vuole ladesione spontanea non certo
combinare le sanzioni.
Infine rispetto al tema degli effetti sul sistema paese.
Nel nostro paese abbiamo per la prima volta un
governo paritario in questo momento. Abbiamo una
percentuale di parlamentari del parlamento italiano
e del parlamento europeo assolutamente non

paragonabili a quelli precedenti. 5 anni fa, ma anche 4


o 3 anni fa, avere un parlamento in cui le donne sono
pi del 30% era impensabile, inimmaginabile avendo
delle percentuali di partenza del 6%, per essere chiari!
Non dobbiamo nasconderci i rischi di un approccio
troppo positivo e forse ottimista rispetto agli effetti
delle quote, perch le quote non possono essere
una soluzione per tutto e per tutti i problemi di
scarsa rappresentazione delle donne nei luoghi
decisionali. Vi ricordo soltanto che molti dei consigli
di amministrazione rinnovati, in particolare delle
societ pubbliche, sono passati dal modello collegiale
al modello dellamministratore unico. E in questo caso
le donne sono state rappresentate per un misero 4%.
evidente che ci sono dei meccanismi di ritorsione
in atto. Dallaltra parte c lesperienza norvegese che
qualche cosa ci deve insegnare.
In Norvegia le quote che sono state introdotte 10 anni
fa, non hanno prodotto pi donne amministratore
delegato. La quota di donne nei cda nelle societ
quotate del 40%, ma abbiamo solo il 6% di
donne amministratori delegati. Non si prodotto,
purtroppo, un aumento di percentuale di donne
nel senior management, non ci sono state modifiche
strutturali nellorganizzazione del lavoro. Sono lezioni
queste importanti e significative che dobbiamo trarre
per renderci conto che c una responsabilit in capo
a chi ha adesso, come donna, allinterno dei consigli
un ruolo decisionale, di portare avanti politiche per
il miglioramento dellorganizzazione del lavoro e per
lempowerment femminile allinterno dellazienda
proprio per fare in modo che ci sia sempre una base
che pu poi passare al consiglio di amministrazione e
comunque un management fatto anche di donne e
non prevalentemente di uomini.
Per concludere, sicuramente c bisogno di una
modifica nellorganizzazione del lavoro; se non ci
saranno cambiamenti in questo senso e se non
verranno adottati strumenti nuovi di gestire il tempo
e lo spazio - la conciliazione, si dice -, se continuer a
essere il carico familiare prevalentemente sulle spalle
delle donne e non si modificher qualcosa, ma anche
le stesse donne nei cda non faranno in modo che si
modifichi lorganizzazione del lavoro, il rischio che
avremo tra 9 anni una situazione in cui il ricambio non
sar pronto. Quindi unoccasione che potrebbe essere
definitivamente sprecata.
Naturalmente siamo qui per ribadire limportanza
che uomini e donne insieme fanno crescere il paese.
importante che siano tanti gli uomini che parlano
di questi temi e che siano consapevoli che insieme,
donne e uomini, possono rendere il paese non

soltanto pi inclusivo, ma anche un paese che cresce, Il secondo elemento questa interazione tra pubblico
un paese migliore.
e privato. importante che la legge si applichi non
solo alle quotate, ma anche alle societ controllate
pubbliche. C poi un elemento di gradualismo perch il primo target il 20% e poi si arriva a un terzo
- e, ancora, lelemento delle sanzioni, anche questo
importante perch una legge forte che va rispettata
Continuiamo anche oggi nella mappatura e come per non arrivare alla decadenza.
viene implementata la legge. Lo diciamo spesso, in
Italia e anche in Europa purtroppo, non viene seguito Per quanto riguarda i primi risultati. Fino
liter di una legge, non si segue limpatto che ha. In allapplicazione della legge, c un trend di crescita
questo caso stiamo invece assistendo a un buon lentissima, quando poi invece viene introdotta c un
esempio anche in questo senso di come si possa salto in avanti considerevole.
studiare limpatto per vedere che aggiustamenti, in Per quanto riguarda le analisi pi specifiche che
caso, possano essere fatti.
abbiamo condotto come universit e anche in

ALESSIA MOSCA

PAOLA PROFETA [slides di presentazione]


Abbiamo lavorato da tanti anni sulla legge per veder
soprattutto quali sono gli effetti, anche da un punto
di vista dei dati, un punto di vista scientifico. Io sono
un ricercatore per cui la legge rappresenta una
opportunit unica per studiare questi cambiamenti
e questi effetti e per vedere limportanza che
pu avere una politica come quella delle quote
di genere. Una politica che noi sappiamo essere
controversa accompagnata sempre da argomenti
a favore e contrari. Nel momento in cui viene
inquadrata allinterno di un discorso economico, non
semplicemente di diritti, ma appunto di convenienza
economica --- sappiamo che le donne sono un valore
positivo per la nostra economia e questo fa cambiare
immediatamente il piano. Chiaramente quello che
possiamo fare studiando lItalia vederla come un
laboratorio di analisi, a partire dallapplicazione della
legge 120/2011 che si installata in un ambiente
poco favorevole - sia per loccupazione femminile, sia
rispetto alle carriere delle donne con ampi differenziali
di genere.
Le tre caratteristiche proprie di questa legge sono
particolarmente importanti per studiarne gli effetti.
La legge temporanea - vista come una rottura
di un equilibro che possiamo definire di monopolio
maschile. Sappiamo che i monopoli non si rompono
da soli, c bisogno di una spinta esterna. Ma
probabilmente solo una spinta quella che serve
perch poi il mercato ricomincer a funzionare, a
ristabilire la competizione su delle basi pi eque.
come se ci fosse un equilibrio di non perfetta
concorrenza allinizio tra uomini e donne, perch
partivamo da una situazione in cui solo gli uomini
erano rappresentati. Con la legge sulle quote si rompe
questo equilibrio.

collaborazione con il Dipartimento pari opportunit,


vediamo alcuni effetti, ovviamente non si possono
vedere subito tutti - ci vuole del tempo. Ma la situazione
che abbiamo rappresenta un laboratorio ideale dal
punto di vista del ricercatore, perch abbiamo un
momento, elemento preciso che identifica quello
che succedeva prima dellintroduzione della legge
e un dopo con un elemento di rottura preciso.
Comparando una situazione di pre e post possiamo
vedere se questa misura ha avuto degli effetti. - E non
facile per un ricercatore avere esempi di questo tipo!
Quello che abbiamo fatto con il progetto Progress,
stato quello di fissare un punto, che era il giugno del
2013, fissare una fotografia (del momento): avevamo
a quel punto 3 gruppi di societ quotate in Italia. Le
societ che si erano rinnovate con la legge delle quote
gi in atto; quelle che si erano rinnovate in una fase
che chiamiamo di transizione, cio da quando la legge
era stata approvata ma non implementata - questo ci
sporca un pochino lesperimento da un punto di vista
scientifico, perch appunto una fase di transizione,
ma comunque possiamo controllare lo stesso questo
gruppo e vedere gli effetti; e per finire il gruppo delle
aziende che avevano rinnovato precedentemente
alla implementazione e approvazione della legge e
quindi avevano board di una situazione antecedente.
I gruppi sono pi o meno bilanciati, nel senso
che prendendo la fotografia al 2013 abbiamo una
percentuale di 34, 24 e 41 per cento tra i tre gruppi.
Confrontando questi tre gruppi, abbiamo visto, cosa
succedeva, cosa cambiava passando da un gruppo
allaltro.
Quello che possiamo dire che le donne nei tre gruppi
sono aumentate passando da un circa 12% come
presenza femminile del gruppo che aveva rinnovato
precedentemente, al 15% della fase di transizione e al
24,9% della fase con lapplicazione della legge.
Questo interessante perch guardando solo le

aziende che dovevano rinnovare con la legge, si


addirittura superata la soglia imposta. Questo
aumento numerico lo vediamo sia per i cda che per
i collegi sindacali, ma si tratta di uno degli elementi
che ci interessa (e contavamo di ottenere). Gli altri,
quegli effetti, diciamo, collaterali, sono ancora pi
interessanti.
-> C un ringiovanimento del board. Le donne
sono mediamente pi giovani, ma anche gli uomini
mediamente hanno unet inferiore.
-> Le quote sono associate con un aumento del livello
di istruzione di tutti i membri. - Per fare queste analisi
abbiamo analizzato 3600 cv, uno per uno, di consiglieri
di amministrazione e sindaci in questi consigli di
questi tre gruppi, quindi sappiamo tutto tutte le
caratteristiche. E il livello di istruzione si innalzato
non solo per le donne ma anche per gli uomini. Vuol
dire che si innesca quindi un processo di selezione che
non riguarda solo la migliore candidata da inserire
nel board, ma anche per migliorare, forse, la qualifica
degli uomini esistenti o che rimangono allinterno
del board. Insomma, c in atto un meccanismo di
selezione positivo.
-> Si riducono i membri che hanno pi di un board
(questo vale per il gruppo dopo la quota. Non vale nel
gruppo del periodo di transizione)
-> Le quote non sono associate a una maggiore
presenza di donne legate da legami famigliari. Questa
era unaltra preoccupazione che si aveva: si temeva
che dovendo inserire pi donne, si attivasse la caccia
ai parenti, ma non sembra questo un risultato, per lo
meno in questo momento.
Se andiamo un po pi nel dettaglio facendo delle
analisi un po pi sofisticate, il risultato che noi stiamo
verificando, cio la storia che possiamo raccontare,
che c stato un aumento numerico, prevalente
gi nel periodo di transizione; poi per quando la
legge diventa matura e le societ sono obbligate
a rispettarla, allora l si innesca anche il processo di
selezione positivo, cio pensare, veramente ai migliori
candidati, uomini e donne. Il processo di selezione
quindi ha bisogno proprio della legge enforced, non
basta la transizione.
Ora stiamo studiando il passaggio successivo, cio
come questi meccanismi si possano poi tradurre in
outcome della performance aziendale, nei rendimenti,
nei prezzi anche dal punto di vista dei valori di
mercato (stiamo parlando di societ quotate!) e
possibilmente anche di effetti di feedback anche a
livello manageriale.

abbastanza controversa perch i risultati che abbiamo


molto evidenti, non sono robusti, nel senso che sono
basati su quelle che noi in economia chiamiamo
correlazioni, ma non casualit. Invece avendo una
legge sulle quote che ci permette di identificare i
vari gruppi e di fare quindi un esperimento naturale,
controllato, noi saremo in grado anche di dire se c
un impatto causale. Se la legge ci permette questo,
vuol dire che noi riusciamo a passare da una semplice
correlazione dove ci sono pi donne e quindi c
pi performance - che non significa una relazione
di causalit perch potrebbe anche segnalare che le
aziende pi inclini che vanno meglio, sono quelle che
prendono pi donne - a identificare questo effetto.
Chiaramente le quote sono una parte. Cio leffetto
finale la promozione di politiche di genere che
comportino una migliore uguaglianza a tutti i
livelli. Quindi dalle quote scendere verso i processi
manageriali e poi verso il basso. Questo stato
fatto anche, per esempio, in Norvegia. Studi pi
recenti basati sulla legge norvegese cercano
proprio di capire se c un feedback effect a livello
manageriale. Ed interessante notare che la maggior
parte delle evidenze trovano che gli effetti positivi
sulla performance, per esempio, sono quelli che si
innescano nel momento in cui c questa interazione:
quote, quindi pi donne nelle posizione di vertice, ma
anche una maggiore presenza a livello manageriale.
Allora questa interazione che comporta una
migliore performance. Quindi se noi riusciamo a
innescare questo processo possiamo avere anche
leffetto positivo sugli outcome e sulle performance.

ALESSIA MOSCA

Non mi lascio sfuggire loccasione di ringraziare Maria


Latella per essere qui stasera, ma anche perch
stata accanto a questa battaglia e ha portato avanti,
insieme a tanti e a tante di noi che sono qui questa
sera la battaglia con grande forza. --- Viviane Reding
prima parlava proprio del ruolo fondamentale che
hanno avuto le giornaliste. Questo anche un modo
per dire che stata questa una battaglia portata
avanti insieme, in tante, tante categorie. E se ci sono i
risultati che ci raccontava Paola perch ci sono stati
questi sforzi comuni.
Abbiamo pensato a questa serata, ricordo, non come
una celebrazione di un successo, bens come un
rilancio perch pensiamo che non possiamo chiuderci
Noi sappiamo che la relazione tra presenza femminile in un girls club, ma dobbiamo avere in mente che c
e performance aziendale una relazione critica, un rilancio da fare e una nuova sfida da intraprendere.
Ti lascio la parola per iniziare questa carrellata di

esempi concreti che sono una sorta di spin off e stanno


cercando di portare la legge in tanti diversi ambiti. Vi
ricordo che siamo in questa casa che la casa di tutti i
cittadini europei, sono quindi doppiamente contenta
di aver organizzato qui la serata e che condividiate
il fatto che da qui possono partire nuove azioni e si
possono lanciare nuove iniziative.
Ringrazio ancora tutti di essere venuti e di aver
partecipato e per quello che avete fatto e che potremo
fare da qui al futuro.
Grazie.

MARIA LATELLA
Intanto grazie ad Alessia Mosca perch il motore
di questo incontro e ci vogliono le persone che
diventano motore delle cose.
Siccome abbiamo i tempi stretti e ci sono tante cose
da dire, vorrei iniziare subito con Tommaso Arenare,
di Egon Zhender. Dal mio punto di vista mi preme
dire che le cose si fanno perch ci sono le persone che
le fanno, Tommaso uno che ha fatto s che le cose
succedessero.
Quando sento dire che ci sono delle separazioni
tra il modo di pensare di uomini e di donne e che
sono mondi che non comunicano, io sorrido perch
da 4 anni tutte noi con Tommaso comunichiamo
benissimo!

TOMMASO ARENARE
La prima cosa che vorrei sottolineare che per tutti
noi fondamentale imparare a scegliere le persone
superando pregiudizi inconsapevoli. Lo dico sempre,
ma fondamentale: lessere umano ha un cervello
che sceglie male, inconsapevolmente sceglie persone
simili. Guarda prima di tutto a questo e lo fa perch
lo stesso cervello di quando vivevamo nelle savane in
piccoli gruppi familiari ed era una questione di vita o
di morte capire se avevamo di fronte una persona e se
questa persona era simile a noi, o se era un animale o
unaltra persona pericolosa da cui scappare.
Questo quello che ha frenato il ricorso alla diversit
di genere che oggi, per fortuna, si riusciti a cambiare.
Dico per fortuna perch c voluta tanta fortuna.
LItalia era distratta e in un momento di distrazione
ha fatto una legge che un capolavoro. Ricordo che
quando stata fatta questa legge la Confindustria
e lAbi, lassociazione delle banche italiane, due
grandissime istituzioni, si sono pronunciate insieme
contro di essa. Non era mai successo nemmeno

col fascismo. La 120/2011 stata promossa in Italia


con lapplicazione differita di un anno, non ce ne
sono altre di leggi dove questo accaduto. Quindi
c voluta tanta fortuna e, come ha ricordato la
commissaria Reding prima, due donne diversissime
altro esempio di cosa fa la diversit: ha fatto s che
lItalia abbia avuto una legge che senza il contributo di
ciascuna delle due madri non sarebbe stata possibile.
Quando la legge stata proposta e presentata si
iniziato a scegliere con cura, per paura, la stessa paura
che fa s che si scelgano i propri simili. Mi si obbliga
a scegliere le donnemeglio che le scelga brave!.
E quando si cominciato a scegliere delle donne
brave, ci si accorti che forse chi era stato scelto
prima non era stato scelto con lo stesso criterio che si
chiama merito. Quindi, lItalia ha scoperto il merito e
quando si scopre il merito e la competenzanon ci si
ferma pi. Poi questo si trasmette nel fatto che lItalia
ha oggi il parlamento nazionale che ha di gran lunga
il maggior numero di donne (oltre il 30%) del mondo
cosiddetto occidentale, una delegazione europea
che conta il 40% di donne. Stiamo parlando di numeri
assoluti e incredibili fino a poco tempo fa.
LEuropa ha beneficiato di questo fatto che le ha
permesso, anche grazie a paesi come lItalia, di
diventare la guida al mondo di un fenomeno: nel
mondo oggi le donne nei cda sono finalmente oltre
la barriera che hanno fatto fatica a superare per
anni grazie al fatto che lEuropa unita ha prodotto
grandi cambiamenti. E dico unita perch anche
paesi straordinari che non hanno leggi sulle quote,
hanno per manifestato un fenomeno di emulazione
molto forte - parlo per esempio del Regno Unito -;
miracolosamente si rimessa in cammino di nuovo
la crescita.
Pi donne vuol dire pi merito, cambiamento
positivo e nella vita dei cittadini ci si accorge che
lEuropa anche questo. Adesso la sfida per tutti
noi trasportare questo cambiamento positivo dai
consigli di amministrazione ai ruoli di guida operativi
delle aziende. Anche qui lItalia per varie fortune,
con numeri per quanto bassi un po pi avanti - ci
sono casi di presidenti di grandi aziende italiane che
sono donne e non era obbligatorio per nessuna legge
sceglierle!
Io sono ottimista sempre e sono contento di essere
nella casa europea di tutti, in un processo che
lEuropa sta guidando nel mondo. Per una volta - ma
non sar lultima! - lItalia guida e la Germania segue.
Stabiliamo un esempio del quale possiamo essere
molto orgogliosi.

MARIA LATELLA

RICCARDA ZEZZA [slides di presentazione]

Vorrei che Monica Pesce ci presentasse il progetto di Il tema della tavola rotonda mi piaciuto molto
PWA che ha ottenuto un finanziamento importante. perch cosa fare con il potere una volta conquistato
un tema molto ottimista. E allora mi sono posta
la domanda: cosa vuol dire potere? Sono andata a
vedere il significato di potere e sono andata a vedere
[slides di presentazione]
letimologia della parola. Nasce dal verbo potere dal latino -, da lidea della possibilit, potere come
Vi parlo di questo progetto: ME-TOTEM - MEntoring as capacit. Poi da capacit si trasformato in forza, in
TOol Towards Empowerment, che si muove su 3 livelli e dominio, e poi un po alla volta diventato privilegio.
va nella direzione di quello che stato discusso oggi. Quindi in realt la parola potere per noi oggi vuol dire
Si verificato quello di cui tutti noi eravamo convinti pi privilegio che non possibilit. Siamo passati dalla
a tutti i livelli: cambiare i numeri nei board avrebbe possibilit di far qualcosa alla possibilit di imporsi
generato un impatto sugli executive allinterno delle sugli altri. Mi sono domandata se noi donne arrivando
aziende, o quantomeno che lo avrebbe generato al potere non possiamo fare ritorno a quella che
pi velocemente. Ci siamo resi conto a partire dalla lorigine etimologica del potere, che proprio il senso
Norvegia, ma ci aspettiamo che un risultato simile di possibilit. Un ritorno indietro.
si verifichi in Italia e in altri paesi europei e questo Con la mia societ abbiamo iniziato una ricerca 2 anni
non sta accadendo perch non c una cinghia di fa e abbiamo trovato uno studio su donne leader
trasmissione tra quello che avviene a livello di board e americane, un nutrito numero di donne in altissime
quello che avviene a livello di aziende. Men che meno posizioni di leadership. Si investigava il tema della
quello che avviene a livello di ingresso delle donne leadership al femminile.
nel mondo del lavoro.
Non era ricercato il tema della genitorialit per le
Si laurea il 60% di donne, entra il 60% di donne nel donne hanno iniziato a parlare di leadership in un
mondo del lavoro, quando poi saliamo i numeri modo che non si era mai sentito prima.
crollano. C bisogno di fare cultura, di fare role model Vi riporto un po di virgolettati dove si vede per
(un tema di cui parliamo tantissimo) c bisogno di esempio che per loro la leadership la capacit di
fare cultura nel senso di awareness affinch le cose abilitare gli altri a fare cose. Quindi vediamo che si
cambino.
sente un po come un genitore che non ti trattiene ma
Come PWA insieme al nostro network di Bruxelles e ti lascia libero e ti mette nelle condizioni di fare, che ti
alla federazione europea, abbiamo deciso di lavorare dice: Tu puoi.
con lo strumento del mentoring partendo dal livello
dei board, cio uomini e donne che oggi siedono in Altro concetto che emerso e che prima non era
un board che si faranno sponsor di donne ready for mai emerso associato alla leadership, stato quello
board but not yet in a board e a cascata queste donne della creazione. Quindi la leadership come guida,
saranno mentor allinterno delle aziende per lavorare come il potere di avere cura. Abbiamo allora iniziato
sul middle management; ancora, a loro volta queste a sviluppare il tema della leadership generativa,
ultime saranno mentor/sponsor delle neo laureate. completamente diverso dal senso di potere come
Lo scopo di cominciare a creare una cultura del dominio che quello che normalmente troviamo.
percorso professionale. Altro aspetto che abbiamo Il terzo tema interessantissimo che uscito da questa
verificato che le donne non hanno labitudine di ricerca che questo tipo di leadership queste donne
pianificare, di costruire un percorso professionale che americane si trovavano a praticarlo quotidianamente.
punti verso una posizione di executive, una posizione Per loro la maternit, cio trovarsi a casa, gestire i
di vertice, una posizione di board.
figli, marito, baby sitter eccetera, era una palestra
Lelemento cardine che sfruttando linternazionalit quotidiana di leadership. Loro dicevano appunto: se
oggi, ma soprattutto limprinting europeo della nostra sei una brava madre riesci assolutamente a gestire
associazione, tutto questo lo si faccia e lo vogliamo bene anche un gruppo di burocrati.
fare a livello europeo.
Hanno quindi dovuto fare una seconda ricerca in
Abbiamo lavorato tanto per la legge in Italia e per cui sono andati a investigare proprio la maternit
le donne nei board. Vogliamo portare quello che come palestra di leadership - non se laspettavano. Si
abbiamo imparato e stiamo imparando anche a sono accorti che quando le donne sono abbastanza
un livello europeo. Vogliamo che questa diventi importanti da permetterselo, cambiano le parole.
unesperienza europea.
Quindi proprio una questione di definizione. Il potere

MONICA PESCE

diventa possibilit. Quindi la maternit diventata


per loro da una parte una palestra quotidiana, una
opportunit unica di sviluppare alcune competenze
che poi servono nella leadership, ma anche, ed
ancora pi interessante, una metafora. Si cambia il
linguaggio, il concetto di potere.
Quando cambi le parole cambi anche limmaginario e
riesci a cambiare il mondo.
Lultimo pensiero ci porta sui pap. Se noi proviamo
a girare il concetto di potere e lo facciamo diventare
una responsabilit, se proviamo a definire il potere
come una attitudine alla generazione e se diciamo
che la leadership un senso della possibilit, allora un
giorno forse si dir anche degli uomini: un leader
bravo come un padre. In grado di mettere gli altri
nelle condizioni di lavorare perch crea.
sullonda di questo sogno che nato Maternity as a
Master (MAAM) che esiste da un anno ed tre cose al
momento:
-> un progetto formativo che molte grandi aziende
stanno acquistando per trasformare le competenze
della genitorialit in aula non abbiamo mai
solo donne. Oggi ne abbiamo parlato poco, ma
la cosa buffa che di maternit si parla poco in
questi contesti, mentre in realt la maternit uno
dei grandi problemi. Tanto vero che quando si
diventa genitori avvengono due discriminazioni
contemporaneamente: alle madri si chiede di
diventare lavoratrici part time e ai padri si chiede di
diventare padri part time.
-> MAAM un libro. Uscito 2 mesi fa gi in ristampa
perch qui c una cultura da cambiare e va a toccare
le persone.
->Il terzo un sogno nel cassetto: un campus che
possa permettere alle donne in congedo di maternit
di fare formazione anche durante la maternit!

MARIA LATELLA
Vorrei aggiungere una cosa, sul tema del potere. Sono
stata qualche giorno fa a un convegno e quando
una delle manager ha parlato di potere c stata
una sollevazione nella platea perch tutte le donne
presenti rifiutavano lidea dellassociazione tra donne
e potere. Io credo che invece, come Riccarda abbia
dimostrato, il potere abbia una etimologia e una
chiave proprio nella nostra natura.
Proporrei a Ciro Imparato di darci una delle sue
chiavia sorpresa! Credo sia curioso vedere come
un comunicatore professionale veda la leadership
femminile.

CIRO IMPARATO
La leadership femminile una nuova frontiera che pu
portare a una perfezione evidentemente superiore.
Nella leadership femminile esiste lintelligenza. Ho
capito veramente questo aspetto quando insieme a
Giampiero Quaglino ebbi la possibilit di creare un
corso che si chiamava La voce della leadership.
Che cos la voce della leadership? Significa che
esistono dei tratti distintivi che caratterizzano uomini
e donne e questi tratti distintivi una volta applicati,
una volta utilizzati, sono in grado di far s che in due
maniere completamente differenti si possano guidare
le persone. Perch poi al di l del potere, parliamo di
leadership come guida, come gestione, come idea di
far s che le persone seguano qualcuno perch questo
qualcuno in grado di fare in modo che tutti possano
credere in lui/lei.
Che cos la leadership al femminile? un modo
diverso di ottenere lassertivit. Un modo pi gentile,
se vogliamo, pi democratico, che tenga conto di
ci che si vuole dire e che tenga conto anche delle
altre persone oltre che di quelle che guidano, perch
la cosa pi importante fare in modo che si capisca
laltro. Se di diversit bisogna parlare, bisogna parlare
dellaltro. Non si pu far nientaltro che capire laltra
persona. Quindi prima lempatia, la conoscenza
dellaltro. Quando abbiamo negoziato le nostre
specifiche diversit, allora s che possiamo fare in
modo che si possa creare qualcosa di comune.
Apparentemente quindi la leadership al femminile
rappresenta un lavoro in pi. Ovvero tener conto non
solo di chi parla ma anche di chi ci ascolta. In realt
alla lunga si tratta di un lavoro risparmiato perch
consente di eliminare ogni forma di resistenza,
di conflitto, di incomprensione. Quante riunioni,
quanti consigli di amministrazione si fondano su un
conflitto? Quanto viene perso tutti i giorni in tutta
Europa perch manager uomini e donne confliggono
costantemente?
Entriamo meglio in cosa possa essere questo senso
di leadership al femminile. Intanto la leadership
al femminile la leadership di ogni donna?
Incredibilmente e forse anche inspiegabilmente la
risposta no.
Perch la leadership al femminile non la leadership
di ogni donna? Perch il modello quello maschile.
E perch per lungo tempo per tantissime occasioni il
modello di riferimento non ha potuto essere altro che
quello con il quale e contro il quale combattere. Non
perch le donne non abbiano il desiderio di esprimere
questi tratti caratteriali e di personalit. Al contrario.

Esistono purtroppo alcuni modelli di leadership


al femminile che non sono in grado di esprimere
la femminilit, ma al contrario esistono invece dei
modelli maschili che esprimono perfettamente la
leadership femminile, cio questi tratti empatici e
autorevoli. Tutte le possibilit che noi abbiamo avuto
di poter vedere persone, uomini che hanno potuto
parlare attraverso la negoziazione, rivestivano una
parte che era non solo maschile ma anche femminile.
Cos il senso di questa leadership al femminile?
Capire chi laltro, capire cosa si pu fare con laltro,
come non andare a scontrarsi con laltro, e dopo aver
compreso negoziare e fare qualcosa insieme.
La leadership al femminile non solo qualcosa
che pu essere vista, ma qualcosa che pu esser
insegnata a uomini e donne. La capacit di parlare
con il cuore, con emozione, di parlare facendo s che
laltra persona venga veramente compresa, lunica
possibilit che abbiamo realmente per poterci capire.
Perch anche in Europa i conflitti sono accesi e le
difficolt possono essere anche insormontabili, ma
non nel momento in cui possiamo essere in grado
di negoziare con empatia e autorevolezza.Cuore e
concretezza, quindi, sono i due tratti fondamentali
della leadership al femminile che auspichiamo
possano essere in un futuro prossimo acquisiti da
ogni leader del mondo.

MARIA LATELLA
La differenza rispetto al passato, rispetto agli anni
80 per esempio, che negli anni 80 nessuno ci
avrebbe detto che nella leadership c anche il cuore.
Sicuramente la concretezza che viene riconosciuta ai
leader di tutti i sessi. Ma che ci voglia anche il cuore
qualcosa di nuovo ed molto bello diventi una cosa
condivisa perch fa la differenza anche rispetto a una
concezione che io trovo vecchia della leadership,
quella tutta narcisismo per intenderci.
Vorremmo ora sentire Joanna Maycock.

JOANNA MAYCOCK
I am the Secretary General of the European Womens
Lobby, which is a pan-european network of women
organization representing about 2500 women
organizations in civil society.
We work on women in leadership.
First of all we need to get more women into power, but
the question is what do we do when we get in power?
What kind of new leadership we want to bring?
I want to talk about feminist leadership - we havent

mentioned that word yet.


I want to be quite practical. I was asked to give some
practical ideas on how do we model, and promote
and support feminist leadership. It is true that women
are very uncomfortable about the idea of power. And
often very uncomfortable even about the idea of
leadership.
I was recently at a meeting of women leader in
civil society in Johannesburg and we were talking
about how do we promote feminist leadership. In
broad terms the first thing we said was that feminist
leadership means that you think that my success is
your success. And that your success is my success. It is
not a competitive leadership, it is a caring ad inclusive
leadership.
We need to broad and strengthen the pipeline of
women in leadership. We need to create space and
opportunities for new generation of leaders. And
we need to do it in a way that it is intentional and
conscious.
Viviane Reding talked about the fact that young
women say they do not need all of this support
and this quotas. It is not what I hear. What I hear is a
fantastic new generation of feminists who are pretty
angry they are not getting the equality that they were
promised and who are asking for support and help
but are finding that older women are holding on to
the limited space there is in leadership. So we need
an intergenerational conversation about how we fill
more leadership.
I disagree with Alessia here. I think we do need to
create some girls club and we do not need to do it in
exclusion of men but we absolutely do need to create
some women-only space.
If you are in a leadership position I say, create a
women only space in your organization, in your
office, and allow women to speak to each other about
the challenges they face. And you will be amazed and
surprised. Let that happen first.
Strengthen the networking of women within sectors,
political parties, within organizations. And then
network across them. We had some really powerful
stories about networking between politicians and
media and civil society.
Another thing you can do is give younger women
challenging jobs to do, challenging tasks to do and
support them to succeed in doing so. I think this is
underestimated and we still over stereotype the roles
we give younger women as assistants. Give young
women really challenging jobs but crucially help
them succeed in what you have given them to do.
We need also to name the issues of sexism, sexual
harassment, patriarchy. We need a zero tolerance

policy in every work place on those issues, we need


to name-and-shame it.
We have talked in the European Womens Lobby
about having a campaign in Brussels of zero tolerance
on sexism. We have done lot of work on women in
politics, and the issues around sexual harassment
and sexism that women face in politics, absolutely
creates a limit on women going into politics or even
considering it as a career.
One last thing, this does matter because it also means
that when you have got a critical mass of women in
leadership raising the critical issues of gender equality
and women rights, the work become easier.
This is not a fluffy issue, it is a hard issue that we need
to take very seriously.

spazi di leadership.
Non sono daccordo con Alessia, io credo che abbiamo
invece bisogno di creare qualche club delle ragazze
e non dobbiamo farlo escludendo gli uomini, ma
assolutamente abbiamo bisogno di creare qualche
spazio solo per le donne.
Se siete in una posizione di leadership vi dico di creare
degli spazi solo per le donne nella vostra organizzazione,
nel vostro ufficio per permettere alle donne di parlare tra
di loro sulle sfide che affrontano. Resterete sorprese.
Bisogna rafforzare il networking tra le donne tra i diversi
settori, partiti politici, le organizzazioni. Abbiamo
ascoltato storie davvero importanti sul networking tra
la politica, i media e la societ civile.
Unaltra cosa che si pu fare dare alle giovani donne
dei lavori impegnativi, compiti onerosi da fare e
supportiamole affinch abbiano successo nel compierli.
Penso che questo sia un tema sottovalutato e ancora
troppo stereotipate le figure delle assistenti giovani.
Diamo alle giovani donne lavori davvero impegnativi,
ma aiutiamole in modo determinante a completare con
successo quello che gli abbiamo dato da fare.
Abbiamo poi bisogno di sollevare il tema del sessismo,
delle molestie sessuali, del patriarcato. Abbiamo
bisogno di una politica di tolleranza zero in ogni posto
di lavoro su questi temi.
Abbiamo parlato nella Lobby del fare una campagna
a Bruxelles di tolleranza zero al sessismo. Abbiamo
fatto molto lavoro sulle donne nella politica e il tema
delle molestie sessuali e del sessismo che le donne
sperimentano in politica si rivelato cruciale come
limite nel farle accedere alla politica o addirittura farle
considerare questa come una possibile carriera.

[Sono il Segretario generale della European Women


Lobby, che un network paneuropeo di organizzazioni
di donne che rappresenta circa 2500 organizzazioni
della societ civile.
Prima di tutto, abbiamo bisogno di pi donne al potere,
ma la questione cosa facciamo quando abbiamo quel
potere? Che tipo di nuova leadership vogliamo portare?
Voglio parlare di una leadership femminista - non
abbiamo ancora menzionato questa parola.
Voglio essere molto concreta, mi stato chiesto di dare
alcune idee su come si modella e promuove e supporta
la leadership femminista. molto vero che le donne
sono a disagio parlando del potere. E spesso sono molto
a disagio anche riguardo allidea di leadership.
Recentemente ero a un incontro di leader della societ
civile a Johannesburg e parlavano di come promuovere
la leadership femminista. In termini ampi, la prima cosa
che ci siamo dette come la leadership femminista
significhi pensare che il mio successo il tuo successo. E Unultima cosa, questo importante perch vuole anche
che il tuo successo il mio successo. Non una leadership dire che quando una massa critica di donne al potere
competitiva, ma premurosa, inclusiva.
che sollevano temi cruciali di parit di genere e di diritti
delle donne, il lavoro diventa pi facile. Non si tratta di
Abbiamo bisogno di allargare e rinforzare i canali un tema morbido, ma di una questione importante che
che portano le donne alla leadership. Dobbiamo dobbiamo prendere molto seriamente.]
creare spazi e opportunit per nuove generazioni di
leader. E abbiamo bisogno di farlo in un modo che sia
intenzionale e cosciente.
Viviane Reding ha parlato del fatto che donne pi
giovani dicono di non avere bisogno di questo supporto
e delle quote. Non quello che ho sentito io. Io sento di Volevo focalizzare subito il tema della leadership e il
fantastiche nuove generazioni di femministe che sono tema della formazione e il nostro ruolo. Amo definirmi
molto arrabbiate di non avere la parit che gli era stata dopo i 50. Raggiunti i 50 magari se non hai figli ti
promessa e che stanno chiedendo aiuto e supporto, viene ancora questa maggiore voglia di trasmettere
ma stanno anche riscontrando che donne pi anziane qualcosa a chi pi giovane e anche a fartene
mantengono e occupano quel poco spazio che c. carico. Da 5 anni ho creato questa associazione di cui
Quindi abbiamo bisogno di un tipo di conversazione Alessia sempre stata una forte sostenitrice ed una
intergenerazionale su come possiamo occupare pi madrina di eccellenza perch fa tutoraggio alle nuove
generazioni.

CRISTINA ROSSELLO

Sul discorso della leadership femminile, alla luce di


quello che anche hanno gi detto gli altri qui stasera,
evidenzierei alcuni aspetti. Non si tratta solo di
guardare ormai a quello che stato raggiunto grazie
a questo magistrale apporto di Alessia e di Lella e
poi ancora di Alessia che ha seguito anche in Europa
la coltivazione di questo progetto. Adesso bisogna
andare oltre. Il discorso dei commissariamenti, non
da perdere. Il commissariamento proprio la tappa
di eccellenza per noi perch siamo le uniche ad avere
cos tanti requisiti di professionalit e di onorabilit
- anche per il fatto forse che non abbiamo ancora
avuto tante opportunit di inserimento nellambito
lavorativo - tali da poter incidere su questi temi.
Il tema del commissariamento e della presenza
femminile sui temi dellantimafia, della corruzione
con lapplicazione del decreto anti-corruzione, sono
sicuramente temi che ci devono vedere impegnate.
Altro tema sul quale posso portare una testimonianza
quello dellUnione europea. Il tema della difficolt
della concessione del credito alle imprese, il tema
della crescita. Sono temi che ci danno un peso e
una responsabilit a cui non possiamo sottrarci. Ad
esempio volevo fare una carrellata su alcuni esempi
di leadership femminile che non sono solo le quotate
o le partecipate pubbliche. La presenza nel private
equity - avevamo fatto uno studio con Monica Pesce
su questo e sullapporto che le donne danno sia a
livello di leadership, ma anche come concepiscono
il sistema bancario, quindi linvestimento, che
visto per la crescita dei figli, per il pensionamento
futuro, linvestimento al risparmio, lattitudine a un
investimento diverso, cio lobbligazionario anzich,
ad esempio lazionario. Ci sono una serie di attitudini
alle quali non possiamo sottrarci anzi, questo discorso
di tenere il genere, la complementariet dei nostri
ruoli ci d una maturit e una importanza diversa.
Un altro tema di cui non si parla mai sono i patti di
famiglia. Ad esempio, nel patto di famiglia e nel trust
si regolano non soltanto i patti successori per cui si
ha un passaggio generazionale del potere, ma si
determinano anche degli assetti - e soprattutto in
un tempo moderno in cui inevitabile parlare di due
o tre matrimoni, perch la vita si allunga e perch i
matrimoni sono sempre di pi a breve. Anche un
assetto - soprattutto parliamo di leadership e di
famiglie importanti -, una distribuzione successoria
e di poteri e di esercizio di potere di gruppi, non si
vede soltanto negli USA con alcuni casi clamorosi, ma
si vede anche in Europa e si vede nella pianificazione
familiare. Sono tutti temi questi sociali, giuridici, di
potere, che si assommano a quel concetto che Zezza
aveva accennato prima.

MARIA LATELLA
Mi veniva da riflettere e citare Viviane Reding e una
delle cose che ha detto: non diamo per garantito che
le nostre conquiste vengano percepite dalle nuove
generazioni. Forse le ragazze danno per scontato
cose che vanno difese. Ed esattamente lo stesso
concetto che ho sentito oggi enunciare anche da
Cristine Lagarde...
Passo la parola a Maria Silvia Sacchi.

MARIA SILVIA SACCHI


27esima ora... perch si dice appunto che la giornata
delle donne sia di 27 ore tra quello che devono lavorare
fuori casa e dentro casa. Prima Reding ricordava il
ruolo della stampa. Credo che la stampa abbia auto
un ruolo importante nellapprovazione della legge
sulle quote di genere e il Corriere in particolare, che
ha appoggiato questa legge in tempi non sospetti
quando ancora cio non si pensava che sarebbe
passata. Il Corriere non ha esercitato un potere, ha
fatto il suo mestiere: quello di capire quando c un
problema, di capire perch c quel problema e di
cercare le soluzione. Ha esercitato un potere ma allo
stesso tempo ha fatto il suo mestiere.
Il Corriere dal 2009 ha una donna come vicedirettrice
e questo non casuale. Sono stati gli anni dal 2007
in poi, gli anni importanti in Italia perch il discorso
della questione femminile arrivasse a maturazione.
Nel 2007 si avuto per la prima volta il superamento
del 5% delle donne nei cda. Quale stato il modo in
cui il Corriere ha affrontato queste tematiche Direi
che la cosa pi importante che le ha affrontate da un
punto di vista economico e non di pari opportunit e
credo che questo si stato un po il cambiamento che
c stato in Italia.
Abbiamo creato il blog, che appunto si chiama
27esima ora, che ha circa 850mila utenti unici e ha a
sua volta generato una nuova iniziativa: Il tempo delle
donne - tre giorni in Triennale a Milano, che ha riunito
10mila persone.
Noi abbiamo tanto sostenuto la legge sulle quote
per i motivi che sono stati sottolineati prima e cio
perch ciascuna persona deve poter perseguire i
proprio sogni e obiettivi. Perch non possono esistere
monopoli che sono negativi e perch non si deve
sprecare il talento.
Noi siamo partiti dalleconomia e poi abbiamo parlato
di altro. Solo poi ci siamo occupati di femminicidio e

di tutti i temi legati alle donne.


Uno dei cambiamenti importanti che c stato dopo
questo lavoro stato direttamente sul Corriere
della sera, ovvero cambiato il modo di lavorare
interno. C un modo di lavorare pi orizzontale e
non pi verticale che dimostra, come diceva prima
Parrella, che il tema dellorganizzazione del lavoro
il tema futuro e le riflessioni interne che portano
a questi dibattiti possono effettivamente cambiare
lorganizzazione del lavoro. Sono cambiamenti lenti,
perch sul Corriere trovate ancora la foto per attirare
i click, la differenza rispetto al passato che adesso
magari qualcuno dallinterno dice: dobbiamo tirarla
via. Ecco, tutto questo prima non succedeva.

PATRIZIA RAVAIOLI [slides di presentazione]


Due parole veloci. Innanzitutto sono contenta di
esser qui e ho imparato molto. Ed molto importante
per quello che si diceva prima, ci sono certi valori che
vanno difesi.
Io, per esempio sono molto impegnata nel lavoro
e per un periodo mi sono occupata un po meno di
queste battaglie, in cui credo moltissimo ma un
nuovo motivo nel farlo mi venuto proprio da questi
movimenti che mi hanno dato limpressione del
fatto che proprio importante esserci. Non diamo
per scontato che le conquiste che abbiamo avuto in
questi anni sono acquisite! Secondo me c ancora
tanto lavoro da fare. Anche perch certe conquiste
sono economiche, e non parlo del salario - per quello
c ancora da fare -, ma ancora non sono conquiste
sociali. In questo senso c molto da lavorare.
Un flash sullorganizzazione che rappresento, che
Croce Rossa Italiana. Come CRI facciamo parte della
federazione internazionale di Croce rossa e di Mezza
luna rossa che lavora in paesi in cui la questione
femminile ancora molto forte e cerchiamo di fare
il possibile anche allinterno dellorganizzazione.
Abbiamo creato un gruppo di donne che cerca
di portare avanti politiche positive perch anche
unorganizzazione umanitaria che dovrebbe avere
una grandissima sensibilit di fronte a questi temi,
purtroppo invece si ritrova ad avere una presenza
femminile in tutto il mondo (stiamo parlando di 198
paesi al mondo) del 23% di donne presidente e del
36% di segretari generali.
Anche allinterno di realt come questa il lavoro da
fare tanto. Stiamo cercando di inserire nello statuto
della federazione delle quote, ma vi assicuro che
molto difficile.

Chiudo con due pensieri. Donne e potere: credo che


il potere faccia impressione alle donne perch come
la parola patto viene considerato un valore negativo
e il temine potere si considera nella sua accezione
solo negativa. Invece penso che il potere venga
gestito dalle donne che ne sono consapevoli, con
grandissima competenza, anche se interpretarlo fino
in fondo in certe dinamiche organizzative molto
difficile perch il potere in certi momenti ti fa essere
solo. A un certo punto tu devi decidere e decidere non
significa che tu sia popolare e che tu sia amato dagli
altri. In questo senso nella dinamica organizzativa
dellazienda delle volte non facile.
Mi piace pensare per che tutti uomini donne
lavoriamo per un potere che porti a migliorare il
mondo in cui viviamo. In questo senso, anche in una
logica egoistica, se noi pensiamo sul lungo periodo,
non possiamo che pensare alla necessit di usare
questo potere per migliorare il mondo che ci circonda.
Altrimenti vediamo una logica e unottica soltanto di
breve periodo. E con quello non facciamo un favore a
noi o ai nostri figli o comunque delle persone che ci
stanno accanto.
Ultimissima nota: leadership al femminile o al maschile.
Devo confessare che ho avuto molti dubbi pensando
se esista o non esista una leadership al femminile. A
me fa un po venire le bolle il fatto di dire la leadership
al femminile. Nel senso che leadership leadership,
alla fine. Ci sono delle caratteristiche delle persone
che sono diverse e ciascuno esercita la leadership in
maniera diversa. Per mi piacerebbe pensare, ma non
ne sono sicura quindi condivido con voi il dubbio, che
ci siano delle caratteristiche che sono extra genere,
sopra il genere, oltre il genere. Non penso che sia un
favore che facciamo a noi stesse dire che noi siamo
pi sensibili, pi dolci, eccetera eccetera. Quando
c da essere dure lo possiamo essere. Pensare a una
sorta di leadership dei generi.ecco forse possiamo
andare oltre questo concetto. Grazie.

MARIA LATELLA
Stavo facendo una riflessione. Sono le nove di sera,
molti di noi hanno preso un aereo, son venuti qui,
sono rimasti fino ad ora qui. Questa cosa secondo
me ha un significato, un peso. Siamo qui tutti perch
siamo consapevoli che non pi come prima.
Occuparsi e riflettere delle cose di cui abbiamo
parlato oggi qui, non pi una questione marginale
o secondaria. una Questione e quindi un altro
motivo per il quale sono molto contenta di aver preso
laereo e di essere qui oggi.
Grazie a tutte e grazie a tutti.

Settimanale

Data
Pagina

Codice abbonamento:

045689

Foglio

08-12-2014
6
1

Eurodeputati

Women Directors

The Italian Way and Beyond


Paola Profeta, Livia Amidani Aliberti, Alessandra Casarico,
Marilisa D'Amico and Anna Puccio
Special Offer - 30% off with this flyer
Paola Profeta is Associate Professor of Public Economics at Universit Bocconi, Italy, where she
also coordinates the area of 'Gender' in the Dondena Research Center. She is a member of the
monitoring team for Law 120/2011 at the Department of Equal Opportunities (Italian
Presidency of Council of Ministries), coordinator of the Bocconi unit for the 'Call of Action'
launched by Viviane Reding, scientific advisor of Unicredit and Universities Foundation, and
associate editor of CESifo Economic Studies.
Livia Amidani Aliberti is Founder of Aliberti Governance Advisors. She supports her clients as
Corporate Governance consultant, and serves on listed and charity boards in Italy and the UK.
Engaged in gender diversity research since 2004, Livia holds a postgraduate Level 7 Certificate
of the FT, is a certified Accountant and holds a BA in Economics and Business.
Alessandra Casarico is Associate Professor of Public Economics at Universit Bocconi, Italy, and
Director of Econpubblica, Center of Research on the Economics of the Public Sector at
Universit Bocconi. She is a Research Fellow of CESifo, Munich, Germany.
Hardback 9781137427465
Jul 2014 62.50 44.00
$105.00 $73.50
224 pp

216 mm x 138 mm

CONTENTS
1. Introduction
2. The International Scenario on Gender
Gaps
3. Quotas in Boards: Evidence from the
Literature
4. Gender Quotas in Boards across Countries
5. The law 120/2011
6. Key Actions and Actors leading to the Law
Implementation
7. First Evidence
8. A comparative Evaluation of the Italian
Experience
9. Key Learnings from Italy to Other
Countries
10. What is Next?

Marilisa D'Amico is Full Professor of Constitutional Law and Constitutional Justice at the
University of Milan, School of Law, Department of Public Italian and Supranational Law. She is
Director of the Division of Constitutional Law. She is also Vice-President of the Council of
Presidency of Administrative Justice and barrister before the Supreme Court. She is scientific
coordinator of two Specialization courses at the Faculty of Law of the University of Milan:
'Equal Opportunities and Discrimination', 'Women and Corporate governance' ('Corporate
governance, rules, meritocracy', Academic Year 2013/2014). Together with Professor Bianca
Beccalli, she is also scientific coordinator of the course, 'Women, politics and Institutions.
Marilisa was President of the Equal Opportunities Committee at the University of Milan and
delegate of the Dean of the University of Milan for Disability.
Anna Puccio is Senior Executive Director for multinational corporations - Microsoft, Procter and
Gamble, Sony Ericsson, Accenture - internationally, in countries including the US, Italy,
Germany, the UK and Switzerland. She is Secretary General of Accenture Italian Foundation,
director of the board of Luxottica Group listed in Italy and Nasdaq, and director of the board of
WWF Italy. She is Professor Adjunct in Women's Participation and Leadership in Economic and
Political Affairs at the University of Milan, Italy.
About the book
A recent Italian law mandates a temporary increased representation of women on boards of publiclylisted and state-owned companies. While traditionally a poor performer on gender issues, this new law
has the potential to make Italy a prominent world player in equality between the sexes.

Women Directors analyzes the Italian law on gender quotas in boards as a vital opportunity for the
country and a key international case. It provides a broad perspective of the new Italian experience,
which has the potential to influence the way of addressing gender quota issues worldwide. The key
elements of the Italian approach, which include the interaction between public and private spheres,
the prompting of an intense debate, the promotion of meritocracy consistently with the emergence of
female talents, contribute to spread the impact of the Italian law beyond the country, beyond the
period of implementation of the law and beyond the mere increase of the number of women in
boards.

*Special offer with this flyer valid until 31/12/2014


This price is available to individuals only. This offer is not available to our trade and library
customers. Offer only valid outside Australasia & Canada. Orders must be placed direct with
Palgrave Macmillan.

To order your copy at this special price, visit www.palgrave.com and quote discount
code PM14THIRTY, or email your order to the address below
UK, Europe, & ROW (excl. Australia & Canada):
Direct Customer Services,
Palgrave Macmillan,
Publishing Building,
Brunel Road, Houndmills,
Basingstoke, RG21 6XS, UK
Tel: +44 (0)1256 302866
Fax: +44 (0)1256 330688
Email: orders@palgrave.com

USA:
Palgrave Macmillan, VHPS,
16365 James Madison Highway
(US route 15), Gordonsville,
VA 22942, USA
Tel: 888-330-8477
Fax: 800-672-2054
Email: sales@palgrave-usa.com

Australia:
Customer Services,
Palgrave Macmillan,
Level 1, 15-19 Claremont St,
South Yarra
VIC 3141, Australia
Tel +61 3 9811 2555 (free call)
Email: orders@unitedbookdistributors.com.au

Women on corporate boards in Italy and Europe


Italian law and EU Proposal: the state-of-the-art

Monica Parrella

Director General
Department for Equal Opportunities
Presidency of the Council of Ministers
Italy
December, 9 2014
Brussels

Women on corporate boards in Italy and Europe

The context
Gender balance models
Law Golfo-Mosca: the impact on
the Italian context

Indirect effects
Critical issues
Challenges
Monica Parrella Director General, Department for Equal Opportunities
http://www.pariopportunita.gov.it/

Women on corporate boards in Italy and Europe


1. The context
Women in economic decision making

Women are under-represented in economic decision-making throughout Europe

According to the 2014 Global Gender Gap index of the World Economic Forum
(WEF), Italy ranks 69th out of 136 countries and, specifically:

37th for political empowerment

114th for economic opportunities

129th for gender pay gap

Monica Parrella Director General, Department for Equal Opportunities


http://www.pariopportunita.gov.it/

Women on corporate boards in Italy and Europe


1. The context
Gender balance on company boards
According to recent figures published by the European Commission, the presence of
women on the boards of the largest listed companies is increasing throughout Europe.
The European average is 18.6%
Representation of women and men on the boards of larged listed companies in the EU

Source: European Commission (April 2014)

In 2014 the Italian performance corresponds exactly to the European average


2nd position for Italy among the countries that have registered an increase in the last six months
Monica Parrella Director General, Department for Equal Opportunities
http://www.pariopportunita.gov.it/

Women on corporate boards in Italy and Europe


2. Gender balance Models

The main models used to deal with the women's under-representation in economic
decision making can be classified in three types:
A. Model based on gender quotas (for example: Norway Italy France Spain )
B. Model based on self-regulation (for example: Sweden U.K. Finland Germany*)
C. Model based on transparency and merit in the selection process (no quotas) - (for example the
Proposal for European Directive Women on boards)
* Gender quotas will be
introduced by 2016
Monica Parrella Director General, Department for Equal Opportunities
http://www.pariopportunita.gov.it/

Women on corporate boards in Italy and Europe


2. Gender balance Models

A. Model based on gender quotas (for example: Norway Italy France Spain )
Binding regulation that provide the inclusion of gender quotas on boards

Different percentages of
gender quotas

- Spain

40%

- Italy

20% first renewal

- France

Application context

- Warning mechanism

- Norway 40%

and third

Enforcement
measures and
sanctions

- Administrative monetary penalty


33% second
renewal

- Dissolution of the boards


-Dissolution of the company

20% by 2014
40% by 2017
Monica Parrella Director General, Department for Equal Opportunities
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- Listed companies
- State-owned companies
(in Italy both)

Women on corporate boards in Italy and Europe


2. Gender balance Models
B. Model based on self- regulation (For example: Sweden, United Kingdom, Finland )
Appropriate "recommendations" in their respective codes of corporate
governance
Assessed the ineffectiveness of self-regulatory codes launched years ago, on December
11, 2014, Germany government will present to the Parliament a draft bill for the
introduction of 30% gender quotas by 2016

Monica Parrella Director General, Department for Equal Opportunities


http://www.pariopportunita.gov.it/

Women on corporate boards in Italy and Europe


2. Gender balance Models
C. Model based on transparency and merit in the selection process (no quotas)
Proposal for European Directive Women on boards
(adopted by EU Commission on November 14 2012)
The proposal sets a minimum target of 40% of the presence of the under-represented sex
among non-executive directors of listed companies, to be achieved by 2020, or, alternatively, a
target of 33% applicable both to the executive directors and non-executive directors
Listed companies would be obliged to work towards that objective, inter alia, by introducing
procedural rules on the selection and appointment of non-executive board members.
The question of the presence of women on the boards of listed companies and the consequent
continuation of the work of negotiation on the proposed Directive "Women on company boards"
have been identified as one of the priorities of the activities of the Italian Presidency of the EU
Council

The compromise proposal presented by the Italian Presidency introduces the conditions for
which a Member State may suspend the provisions of the Directive, being able to show that
nationally there are measures or factual conditions for as the objectives of the Directive may be,
however, achieved
The EPSCO Council could adopt the Proposal at the next 11 December European Council.
Otherwise Italian Presidency will deliver a progressive report to the incoming Presidency.
Monica Parrella Director General, Department for Equal Opportunities
http://www.pariopportunita.gov.it/

Women on corporate boards in Italy and Europe


3. The impact of Golfo Mosca law on the Italian context in terms of numbers
Until 2010, Italy compared to the main European countries, was characterized by a lower
number of women on the boards of listed companies, with a share of only 6%.
Female presence on boards of listed companies in Europe
(2010)

Source: Consob
The Introduction of Law 120/2011 (or Golfo-Mosca law) h as led to a significante
increase in the percentage of female positions on listed companies and state - owned
companies
Monica Parrella Director General, Department for Equal Opportunities
http://www.pariopportunita.gov.it/

Women on corporate boards in Italy and Europe


3. The impact of Golfo Mosca law on the Italian context: in terms of numbers
Representation of women and men on the boards of larged listed companies in the EU

Source: European Commission (April 2014)

In 2014 the Italian performance corresponds exactly to the European average


2nd position for Italy among the countries that have registered an increase in the last six months
Monica Parrella Director General, Department for Equal Opportunities
http://www.pariopportunita.gov.it/

Women on corporate boards in Italy and Europe


3. The impact of Golfo-Mosca Law on the Italian context: in terms of numbers
The effects on Italian listed companies

The share of women on corporate boards of listed


companies now is 22,67% against the 20% required
by Golfo-Mosca law for the first renewal.

The effects on the listed companies performance is one


of the study subjects of the research project Women
Mean Business and Economic Growth - Promoting Gender
Balance in Company Boards.
coordinated by the Department for Equal Opportunities in
collaboration with the Dondena Center of the University Luigi
Bocconi, Milan.

Project website:
www.womenmeanbusiness.it

@WMeanBusiness

Monica Parrella Director General, Department for Equal Opportunities


http://www.pariopportunita.gov.it/

Women Mean Business Project

Women on corporate boards in Italy and Europe


3. The impact of Golfo-Mosca Law on the Italian context
The effects on Italian state-owned companies
After the Golfo-Mosca Law the female presence on company
boards has increased

The share of women on boards of directors now is 19,54% out of 4.000 public companies
The share of women on new boards of directors after the first renewal is 23,8%
The share of women on boards of directors that havent had the first renewal is 13.3%

In order to reach the target of 20% of women on corporate boards that will raise to 33% by
the third renewal the state-owned companies will recruit about 2.700 more women in their
boards (boards of directors and boards of auditors) in the next years.

Monica Parrella Director General, Department for Equal Opportunities


http://www.pariopportunita.gov.it/

Women on corporate boards in Italy and Europe


3. The impact of Golfo-Mosca Law on the Italian context
Monitoring and Supervision on the law enforcement
The oversight on the observance of the national provisions on state-owned
companies is in charge of the Department for Equal Opportunities. This activity is
based on:
- spontaneous reports
- a database of the companies (built in partnership with Cerved Group)
Supervision based on the database

Supervision based on reports

(April 2014-October 2014)

(February 2013 - October 2014)

69 proceedings started

38 proceedings started

49 first formal notice (1warning)


21 second formal notice (2 warning)

Results
Compliance: almost every warned company
A few companies currently under scrutiny
No cases of dissolution of the board

30 first formal notice (1 warning)


7 second formal notice (2warning)

Results
Compliance : almost every warned company
A few companies currently under scrutiny
No cases dissolution of the board

Monica Parrella Director General, Department for Equal Opportunities


http://www.pariopportunita.gov.it/

Women on corporate boards in Italy and Europe


4. Indirect effects, critical issues, challenges
Indirect effects
For the first time a perfect gender
equality (50-50) in the Italian Government
For the first time, two women appointed
to the Constitutional Court
For the first time, two women appointed
to the High Council of the Judiciary
In the Italian Parliament, the share of women is now 33% in the
Chamber of Deputies and 30% in the Senate

Monica Parrella Director General, Department for Equal Opportunities


http://www.pariopportunita.gov.it/

Women on corporate boards in Italy and Europe


4. Indirect effects, critical issues, challenges
Critical issues
Gender quotas are the
solution?

Lessons from the Norways


experience
No spillovers for other women
The senior managers are still mostly men
Only 6% of Norwegian listed firms had a
female chief executive
in 2013

Challenges

Female leadership doesnt change the


management system
The women appointed through gender quotas should increase the female presence in top decisonmaking positions

Actions to promote women in top positions:


- A new workplace organization (smartworkig and informal flexibility)
- Combination of gender quotas with a cultural change
Monica Parrella Director General, Department for Equal Opportunities
http://www.pariopportunita.gov.it/

Women on corporate boards in Italy and Europe

Monica Parrella
Director General
Department for Equal Opportunities
Presidency of the Council of Ministers
m.parrella@governo.it

Gender quotas on boards:


The economic perspective
Paola Profeta
Universit Bocconi
Bruxelles, 9 December 2014

Gender equality and gender quotas:


The economic perspective
Gender equality is not only a matter of rights, but a key
economic issue as well
Women represent a crucial positive value for the
economy and they contribute substantially to business
and economic growth (womenomics)
A virtuous circle may begin when more women work and
are promoted to top positions
How to promote the presence of women in top
positions?
Quotas are a natural, though very controversial policy

Pro and cons of Quotas:


What the studies say
Pros:
Equal representation. Break down mens monopoly. A fair
competition. Temporary.
They were successful in several countries: example in firms
boards. Always needed.
It is in the interest of firms to shortlist the best candidates
The array of talents is wider:
Men are more overconfident and competitive than women,
especially in mixed environments. The hesitation of women
to join the competition might be reduced through the
use of affirmative action (Sapienza et al. 2009; Niederle e
Vesterlund, 2010, Spencer et al. 1999 sui math test). Quotas
may create incentives. All talents compete.
We need role models
Spillover effects on the share of female managers (Bell, 2005,
Matsa e Miller, 2013). But Bertrand et al. (2014).

Cons:
They harm women: it is the proof that women would never
make it on their own. Negative externality on women (Coate
and Loury, 1993)
They are not based on merit, but they are just a present
to the underrepresented. The average quality could be
undermined. This has never been proved empirically.
On the contrary, in the context of politics Baltrunaite,
Bello, Casarico and Profeta (2014) showed that gender
quotas may be associated with an increase of the quality of
representatives, due to more qualified men
Its a matter of time
Negative reactions on the market if women are not experienced
(Ahern and Dittmar, 2012).

Female Leadership and performance


A crucial relation: is there a relationship between more
women on boards and the companys performance?
Evidence are not uncontroversial (Adams and Ferreira, 2009)
Causality direction is difficult to identify

Diversity is beneficial: heterogeneous context matters:


decisions are different, perspectives are enlarged, innovation
(Hoogendoorn et al. 2013)
Women are more risk averse: the Lehman Sisters hypothesis
(Adams e Ragunathan, 2013)
A critical mass is needed (Schwartz-Ziv, 2012)
Interactions matter: more women on boards AND more
female managers support a better performance (Gagliarducci
and Paserman, 2014; Schivardi et al., 2014)

Italy is a new laboratory of analysis in


Europe after law 120/2011
Women are under-represented in economic decision-making throughout
Europe. Italy ranks among the worst performers, with wide gender gaps in
employment, wages and careers
Law 120/2011 is a great opportunity and a true revolution
Temporary gender quota law for boards and statutory audit
committees
Private and public Listed and state-owned companies
Gradualism
Sanctions
Italy is a new laboratory of analysis in Europe. We can study rigorously the
impact of gender quotas:
On female leadership
Diversity
Selection
Further effects on performance, governance, leadership, culture

Women on boards, listed companies,


Italy (1934-today)
25.00%

November 2014

20.00%

15.00%

Law 120/2011

10.00%

5.00%

0.00%

1934 1951 1962 1970 1978 1986 1987 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014

Source:
From 1934 to 1998: Gamba,M. & Goldstein,A. (2009). The gender dimension of business elites:
Italian women directors since 1934, Journal of Modern Italian Studies, 14(2),199-225.
From 1998: Authors elaboration on Consob

Palgrave
MacMillan

Women mean business and economic


growth
Progress project, EC DG-Justice. Italian Department
of Equal Opportunities in partnership with Dondena

Research Center on Social Dynamics at Bocconi


University
A picture of the boards of directors and boards of
statutory auditors of the 240 companies listed on the
Italian stock exchange as of 30 June 2013 (Consob)
Information on all members, men and women, by
company. We have analyzed 3170 CV.
Information is collected and codified in a complete
dataset.
To be merged with data on each company.

Step 1: Selection

0.242
0.346

0.412

Main findings
Not only the number, not only the women
Women are increasingly represented in boards (and audit
committees): More than the quota threshold!
GROUP 1: 24,9%, GROUP 2: 15%, GROUP 3: 12,6%
Board members are younger after the reform, especially women
Quotas are associated with more educated members: more
educated women AND more educated men (with post-graduate
degrees)
Members in more than one board decrease after quotas (not in
group 2)
Quotas are not associated with more female members belonging
to the family (yes in group 2)

In group 2 it is important to increase the NUMBER of women, after


the reform the SELECTION mechanism takes place

Conclusions
The Italian gender quota law increases female
presence in boards, and starts a new selection process
Next steps: The relation between selection and
outcomes

Performance of the company


Returns
Market prices
Feedback effects at the managerial level?

Quotas should be part of a broad picture. The final


goal of policies is to promote gender equality at all
levels.
Economic arguments matter.

This project is co-funded by the


European Union

PWA Milan

ME-TOTEM - MEntoring as a TOol Towards


EMpowermen

Project structure and goals


1

MENTORING TOOLKIT

Awareness and
dissemination through:

Website and social


media

2 conferences in
Milan and Brussels
to present the
initiative and collect
feedback

6 half day events in


France, Portugal and
Romania and 1 EUwide conference to
disseminate the
toolkit and results of
the pilot

Lack of mentoring, exclusion from networks, and absence of women role models are
continually cited as key barriers to career advancement for women.

ME-TOTEM proposes to develop three parallel and interconnected Mentoring Toolkits based
on the core concept that top level mentees (from WS 1 and WS 2) will be engaged as
mentors under WS 3.

WS 1 - Ready-for-board Women
mentoring and sponsoring tool
The core objective of this workstream is to create a toolkit, to be spread among EuropeanPWN
City Networks, that supports the process of engaging top men around the need to increase the
% of women represented on European boards
Related goals are listed below:

implement awareness raising actions on listed companies across Europe

generate a virtuous sponsoring cycle, where board men start proactively promoting

board-ready women

create a culture that looks into not only gender diversity but also cultural diversity by
promoting cross-country mentoring

increase a gender-supportive culture that will flow backwards into the pipeline

disseminate information and knowledge about existing databases of board-ready


women profiles

Create a toolkit to be spread initially within PWN and associations and


networks that wish to leverage on our experience

Needs we want to address and


objectives we want to attain
Our project aims to address the following needs in a European context:
Overcome the extension to women of the old boys club approach to board
positions
Increase awareness and accountability among board members and top executives
on the need to increase the number of women in executive positions
Provide role models for women both in middle management and more junior positions
Foster the diffusion of cross-generation dialogue and support
Our project wants to attain the following objectives:
Create a direct professional relationship between qualified women and board
members through mentoring and sponsorship
Mobilize board members and top executives around the need to support womens
career paths and to always include women in recruiting processes to increase the
number of women in executive positions
Make corporate diversity programs more effective through woman to woman
mentoring and a higher engagement of top executives (usually men)

Make junior professional women aware of the importance of career planning and of
finding a mentor and sponsor as soon as they start their career path and support them
through role models

What is the etymology of power?


power (n.) c.1300: ability; ability to act or do;
strength, vigor, might, especially in batle;
efcacy; control, mastery, lordship, dominion;
legal power or authority; authorizaton;
noun use of the infnitve, "to be able," earlier podir (9c.), from
Vulgar Latn *potere
1. The possibility to do something.: having the power to change
a situaton;
2. The possibility of imposing ones will on others, to infuence
other peoples behaviour, SIN of authority

Source: Wellesley
(2006) Paper No. 425

A training
model
A book
A campus

Background slides

"Women bring a collaborative


leadership style that benefits
boardroom dynamics by
increasing the amount of

listening, social support,


and win-win problem-

solving".
Source: Wellesley report on
critcal mass, 2006 USA

Women are more likely than men


to ask tough questions and
demand direct and detailed
answers.
Difficult issues
are considerably
to be ignored or
aside,
which results in

and problems
less likely
brushed
better

Source: Wellesley report on


critcal mass, 2006 USA

The
r
e
d
a
e
L
is..
Passion, creativity,
flexibility and
humilty are the
secret ingredients
for a female
leadership?
Patrizia Ravaioli EUROPE:FEMALE AT PLURAL
Woman on Board in Italy and Europe
European Parlament Bruxelles 9th December 2014

SAMANTHA CRISTOFANETTI
THE FIRST ITALIAN ASTRONAUT

ELINA CHAUVET
THE FIRST MEXICAN
ARTIST TELLING
THROUGHT THE
INVASION OF RED
SHOES THE
PHENOMENO OF
FEMINICIDE

MY HISTORY
It's

my birthday...I am at home with my two twins, Sofia and


Adriano, and somebody rings at the door. The girl who helps me at
home goes to open and then comes to me saying: There are two
people looking for the director.. My mind goes straight to my
housband- director of a newspaper- and I say Tell them Antonio is
not here. Then a little bit curios I add No worries, I will take care of
it and who do I see waiting at the door?Two of my collaborators!
Now it is all clear...There are looking for me I am also a general
Director.

THE GENERAL DIRECTOR OF THE ITALIAN RED CROSS!!!


Italian Red Cross National Society is a public enthity based on public
duty with international purposes and with the aim of health and social
assistance both in peace time both in case of confilct. Institute of high
relevance, it is under the High patronage of President of the Republic
and under the survellaince of the Health Ministry, the Economic Ministry
and the Defense one.The ItRC, after a process of reorganization, is
composed by a national Headquarter and 22 Regional Branchs which
have a public asset, 640 Provincial and Local Branches which strating
from January 2014 are private associations. The closed budget
approved in 2013 has a total amount of income of 749.344.461.

ITALIAN RED CROSS


From the 1st January 2015 the activities carried out by
the Italian Red Cross will be moved to the new Red
Cross, an Association of the Italian Red Cross under
establishment, promoted by its members and it will
have a private consituted asset.ItRC is also a Member
of the Internazional Federaztion of Red Cross and Red
Crescent NS with whom cooperate in international
disaster responses, commitment for the entire
International Movement and fundamental historical and
strategic activity.
Capillary Present on the national territory with 661 Branches, ItRC operates thanks to the commitment of
150,000 volunteers and around 3200 employees.

In particular:
Take care and protect health and life
Support vulnerable people to facilitate social inclusion
Community Emergency and Disaster preparedness
IHL Dissemination and promoting International Cooperation
Youth Commitment in activities and initiatives aimed to facilitate social and cultural
changes within their communities

WOMEN ROLE IN THE ItRC


SINCE 1985 TO THIS DAY IN TOTAL WE
PRESIDENTS/EXTRAORDINARY COMMISSIONER OF

HAD 32
WHICH

ONLY ONE WOMAN


SINCE 1985 TO THIS DAY IN TOTAL 23 GENERAL
DIRECTOR/SECRETARY GENERAL OF WHICH ONLY THREE

WOMEN (duration:1- 2 years; 2 - 2 MONTHS; 3 - 6 YEARS)

TODAY
N 1 GENERAL DIRECTOR
N. 1 HEAD OF DEPARTMENT
N. 10 HEADS OF UNITS
N. 6 HEALTH DIRECOTRS
N. 1 PRESIDENT OF THE AUDIT COMMITEE
N. 1 MEMBER OF THE AUDIT COMMITEE
N. 2 (for the frst tme in 2013) VICEPRESIDENTS
N. 5 REGIONAL PRESIDENTS

FEMALE PRESENCE IN IFRC AND ICRC


Based on a research made in the 5 Zones
(Africa, Americas, Asia/Pacific, Europe and
Central Asia, Middle East and North Afica)

only the 23% of Presidents of National


Societies are women and General
directors are a little more than the half.
The international Federation of Red Cross
and Red Crescent approved a pledge with
the Guide Lines on the issue of Gender
Balance for the next years..
years.

RED VIWO is a network aimed


to guarantee gender balance at all
management levels of IFRC and NSs
with an high stratecical relevance.It is a
goup of womenwho, united by a common
thought, are engaged in middle and senior
level management job positions within
IFRC and Nss.
Our Vision is to act as agent of
behavioural change with the intention to
reach a balanced representation at
every level.

Zone

Zone

President

Maschi Femmin No info


e
Africa
81
17
2
Americas
60
32
8
Asia/Pacifc
80
20

Europe and
69
31

Central Asia
Middle East
88
6
6
and North
Africa
Totale

74

23

Segretari
Generali

Maschi Femmi No info


ne
Africa
68
28
4
Americas
51
49

Asia/Pacifc 66
34

Europe and 50
46
4
Central Asia
Middle East 94
6

and North
Africa
Totale

62

In volunteering women are more


active then men from 14 to 17 and 25
to 44 years old.
In the Third Sector the women
percentage participation as members or
volunteers is 51,2%.
In Italy at all age ranges women
presidents of volunteer association are
35,4% representing the 51,2% of the
overall universe of active volunteersi.
Source: Fondazione Roma Terzo
Settore

36

VOLUNTEERING
Volunteers most commitmed?Students and well-of
Figures raised up by a Research ISTAT, CSVnet- Natonal Coordinaton of
Services and Volunteers centers and Volunteers and partcipaton
Foundaton (year 2013):
6,63 millions Italian Volunteers
4,14 millions those who are actve in organized organizatons
3 millions individual volunteers
From the research a strong relaton between volunteering, educaton and
economic situaton raised up
Students are most commiteed in volunteering (9,5%) and the level of
educaton most common among volunteers is the degreee (13,6).
35,6% of volunteers trust others more than the 20,9% of common citzens.
The same trend in optmism toward the future: 30,3% optmistc volunteers
compared to 24% of the overall populaton.

European volunteer identkit: adult, educated, well-of


Outcome research Partcipaton in volunteering and unpaid work (2011)
made by Eurofound,European Union Agency for work and life conditon
improvement:

Medium profle of European volunteer involved in volunteering actvites: del


volontario europeo coinvolto in atvit di volontariato: middle aged, educated,
with high income, while not relevant seem gender diversites.
Highest level of partcipaton in Denmark, Finland, Sweden, Austria e Netherland,
where on the avarage more than 40 % of people older than 18 usually partcipate
to volunteer actvites or charity.
Lowest percentages of partcipaton in Romania, Bulgary, Poland, Portugal and
Soain, where the percentage of people usually dedicated to volunteer actvites or
charity is lower than 15%. Italy is at 14th place in the rank,
rank so around the
european avarage 23%.
Further the material wellness, also the general satsfacton for one's own life plays
a relevant role. Volunteering contributes to generally make more satsfying life
quality of volunteers and their relatonship with neighbour and local community.

Some fgures from the ItRC


Military Corp 12,986

Volunteer Nurses
11,829

The frst reserch on the ItRC- Censis on ItRC volunteers


Research:
Questonnaires were given in hardcopy and electonic version between June 2011 and January 2012, around 3,300 answers and dates collected were
analyzed by Censis Research Insttute on Social Investements which accepted to cooperate with the ItRCconsidering a common interest on the issue..
Results:
The reasearch raised up how the community of the ItRC volunteers is cohesive, in which volunteers fnd satsfacton and confrmaton of their choice.. The
commitment signifcant:the avarage among those who answered is about 40 hous per month. The 80% in 10 years see themselves stll commited with the
ItRC. The frst approach with the ItRC is throught territory, relatves and friend.
For the 18,4% of interviewed volunteering is a way toprovide for lacks from the Governnement. The volunteer identkit raised up is the one of a ordinary
person ( noneed of superheroes) commited to support communites and taking from the family solidarity values.

A LONG WAY
WILL BE REACHED IN:
2037 equality of presence of head of units in Ministries;
2052 equality of presence in universities;
1968 Dagenham . Sciopero delle 187 operaie alla macchina da
2087 equality of presence in health system;
cucire della Ford.
2138 equality of presence of male and female ordinary professors;

2143 equality of presence in


Governing Boards;
2425 equality of presence at high levels of magistrature;.
2660 eaqiality of presence at high levels of diplomacy.
Source: if how the demografst Rossella Plomba afrms in her book Dreaming parityit will tale 125 years to
reach it in universites and 4 centuries to reach a balance at high levelas of magistrature..

KEY WORD

AWARNESS

LACK OF AWARENESS make me think that at home there can be only one general
director: my housband
WE NEED DO BE AWARE
only deeply knowin ourselves we can hope to give the correct value to our job keeping as polar starthe merit, without a cold and
sterile egalitarianism

the biggest inequality is the equality of unequal things Alcide De Gasperi.

And above all:

Today to recall JF Kennedy :


We have to wonder what we as women can do for the Country and not what the Country can do for
equality

TO.. BE MORE AND NOT AN EXCEPTION


In Italy women rank of employment is 46,5% (around 12 points less of the avarage of
the 28 countries of the European Union) In 5 years (2008-2013) womwn employes
dicreased of 11,000 units (-0,1%) compared to the high dicreasing of male
employment (-6,9%).
Increasing of families with BREADWINNER Women, where woman is the only
employed.
In Italy the inactvity rank beteen 15 and 64 years old is 46,1% among women,whiale is
26,7% for males. The fgures doubles becasue there is not a system which supports
properly conciliaton work/family (in italy only 18% of kids has a place in public
kindergartens)

FAR AWAY FROM THE GOAL OF LISBON:


reach in 2010 the emplyment rank of people between 15 and 64 years old of 70% and
generally 60% of women.
AND FROM THE EUROPEAN STRATEGY 2020:
which provides to reach by 2020 an employment rank for men and women between
20-65 years old of 75%

To.. BE AWARE
I we do not deal some battles, nobody will!
RASHIDA MANJOO, special speaker at United natons on violence against
women recalled:
Feminicide is a crime of State proteced by public insititutions for incapacity to
prevent and protect life of women who live different types of discrimination and
violence in their lives. In Italy efforts have been done from the Governement adopting
laws and policies, including a national Plan of Action against violence, recognizing this
results have not takennto a dicreasing of feminicides or have been translated in
improvement of child and women life conditions impromevent.
INSTANBUL CONVENTION (LAW N. 77 OF 27 JUNE 2013) RATIFICTION AND ESECUTION OF THE CONVENTION
ON PREVENTION AND FIGHT AGAINST VIOLENCE AGAINST WOMEN AND DOMESTIC VIOLENCE, ISTANBUL 11TH MAY
2011:

RECOGNIZE VIOLENCE AGAINST WOMEN AS A VIOLATION OF HUMAN RIGHTS AND


DISCRIMINATION.
Protecton and support for child witness of violence is also providedand penalizaton for forced weddings, genital
mutlatons, aborton and forced sterilizaton.

To.. BE AWARE
THAT WE CAN CONCILIATE FAMILY
AND WORK..
WORK
On the basis of the last Global Gender Gap of the
World economic Forum, Italy jumped from the 71 to
69 position among 142 countries for gender balance.

LEADERSHIP EVOLUTION: FROM PREHISTORY TO THIS DAY


IN PREHISTORY
FIRST FACTOR

PHISICAL CAPACITY, MUSCLES

THEN
TRIBALISM, BELONGING TO A CLAN
MOVING FROM HUNTING TO AGRICOLTURE
FIRST FACTOR
RICHNESS
ULISSE: CLEVER MAN, GREAT COMMUNICATOR AND ABLE TO TOUCH
INTELLIGENCE

Fonte: Mark Vsn Vugt e Anjana Ahuja, Docent di Psicologia allUniversit Di Amsterdam

LEADER PERSONALITY
LEADER INVESTITURE CAN BE ANALIZED:
BOTTOM

FROM THE POINT OF VIEW OF FOLLOWERS, WHO RECOGNIZE HIM/HER

COLLECTIVE MOVEMENTS IN WHICH EMERGES AND BECOMES

SPOKESPERSON

UP

CONSIDERING PERSONAL SKILLS, BEHAVIOURAL, PHYCOLOGICAL, ETNOGRAFIC

WHO WILL LEAD US TOWARD THE CHANGE?

PACK LEADER LEADERSHIP


Testosterone Kingdom
Dr ERLANDSON AND DR LUDEMAN IN THE ESSAY LA LEADERSHIP DEL CAPOBRANCO DRAFT THE IDENTIKIT
OF THE ALFA MALE.
MALE
ALFA INDICATES PACK LEADER DOMINANT.
DOMINANT A STRONG PERSON, AGGRESSIVE, AUTHORITATIVE.
75% OF MANAGERS ARE AFFECTED BY THIS SYNDROME
ALFA MALES ARE HALF SPLITTED:
POSITIVE
BRAVE, TRUST IN THEMSELVES, AMBITION AND BRILLANCY IN IDEAS
NEGATIVE
ARROGANT, BELLIGERANCE, COMPETION E BATTLE NO HOLDS BARRED.
4 TYPES OF ALFA MALE:
COMMANDER: CARISMATIC
VISIONARY: ISTINTIVE
STRATEGIST: ANALIZZATOR
ESECUTORE:DISCIPLINATED

ALFA MALE
IS A ADRENALINE ADDICTEDAND SUFFERS OFTEN OF HIGH PRESSURE AND INCONVENIENCE
RELATED TO STRESS.

WHO WILL BE THE LEADER OF THE FUTURE?


Contaminaton
A WOMAN AFLA WHO HAS THE SAME POWER ROLE CAN STOP ALFA MALE.
ALFA WOMEN GET ANGRY , BUT ARE LESS AGGRESSIVE
ARE ATTRACTED BY POWER POSTITIONS
but are more inclined in fnding way to COOPERATE
THEY FIND SOLUTIONS WIN WIN
MEN ARE ATTRACTED BY COMPETITION AND ARE INCLINED TO CONSIDER THEMSELVES EXTRAORDINARY
COMPETENT
WOMEN GIVE MORE RELEVANCE TO COOPERATIVE RELATIONSHIPS

OGM
IS TRANSGENDER

FUTURE LEADER IS A

+ FEMALE SKILLS
- MALE SKILLS

CASE STUDY IN ItRC:


Governance
structure

Administrative Structure

STRATEGy

MANAGEM
ENT

CRITICISM
DISPERSIVE CHAIN OF COMMAND
BUDGET AUTHONOMY OF EACH PRESIDENT
BALKANIZATION RISK
LIMITED RESOURCES
LOW PROFESSIONALITY

HIGH DIFFICULTY IN IMPOSING A AUTHORITARY


LEADERSHIP

CASE STUDY IN ItRC:


Governance
Structure

STRATEGY

Administrative structure

MANAGEMENT

FACILITATE ORGANIZATION
DEVELOPMENT?
FEMALE LEADERSHIP FACILITATE
THE CHANGE PROCESS?

VOLUNTEER SECTIONS IN ITALIAN RED CROSS:


2009

2010

TERRITOR STRUCTURE:
Regional Branches

21

(including Trento and bolzan with regional asset)

Provincial Branches
Local Branches

103
536

TOWARD THE CHANGE

1 JANUARY 2013

ALL CONSOLIDATED BUDGET APPROVED (they


were not from 2005)
BUDGET NOT APPROVED FROM 32 YEARS IN
TIMES PROVIDED BY LAW.

1 JANUARY 2014

A MULTIDISCIPLINARY AND INTERSECTOR


NETWORK OF WOMEN (AND NOT NLY) WITH
THE SAME MOOD REPRESENTS A GREAT
RESOURCE WHICH HAS TO BE SUPPORTED
AND VALUED

FEMINISM 2.0

WOMEN AGAINST
FEMINISM

NINA AND WOMEN RIGHTS IS A BOOK WHICH LINKS


HISTORY TO A LITTLE HSISTORY OF A CHILD, NINA AND
TTHREE FEMALE GENERATIONS OF HER FAMILY.
NO TODAY RIGHT HAS TO BE GIVEN FOR GRANT
BECAUSE OFTEN GREAT BATTLES STAY
BEYOND..

Thanks for your atenton,

Patrizia Ravaioli
Italian Red Cross
General Director
patrizia.ravaioli@cri.it