Sei sulla pagina 1di 61

Wyler, William (propr.

Willy)
Regista
cinematografico
tedesco, di famiglia
ebrea, naturalizzato
statunitense, nato a
Mulhouse (Alsazia) il
1 luglio 1902 e
morto a Los Angeles il

29 luglio 1981. Fra i


pi importanti autori
del cinema
americano, stato
definito quintessential
director (Herman,
1995), il regista per
eccellenza dell'et
d'oro di Hollywod,
grazie al suo lavoro

non privo di contrasti


e di difficili
negoziazioni con
grandi produttori e
attori di talento. Per
tre volte vinse il
premio Oscar per la
migliore regia, nel
1943 per Mrs. Miniver
(1942; La signora

Miniver), nel 1947 per


The best years of our
lives (1946; I migliori
anni della nostra vita)
e nel 1960 per Ben
Hur (1959). Forse per
la natura
inguaribilmente colta
e raffinata del suo
cinema, spesso

desunto da lavori
teatrali o da classici
della narrativa, negli
ultimi anni della sua
vita venne quasi
dimenticato, o
considerato
l'emblema di un gusto
sorpassato e di
eleganti operazioni

mid-cult; nel corso


degli anni Settanta
ricevette tuttavia gli
omaggi di grandi
registi allora agli inizi,
quali Steven
Spielberg, Clint
Eastwood e Mike
Nichols, oltre al
premio alla carriera

dell'American Film
Institute conferitogli
nel 1976.
Della sua origine
europea e della sua
nascita in una zona di
confine W. non si
sarebbe mai
dimenticato; figlio di

Leopold,
commerciante
svizzero, e di Melanie
Auberbach ricevette
una raffinata
educazione francese.
Dopo essersi
dimostrato mediocre
allievo di una scuola
commerciale e

commesso poco
zelante in un negozio
parigino, nel 1920 fu
mandato a New York
dalla famiglia, presso
la Universal dello zio
Carl Laemmle, dove si
limit inizialmente a
modeste funzioni,
lavorando soltanto

occasionalmente in
produzioni pi
impegnative. W. si
fece subito
un'esperienza con i
two-reelers, western
a due rulli,
dirigendone almeno
una ventina tra il
1925 e il 1927; dal

1926 gli vennero


assegnati anche otto
western di metraggio
superiore, i cosiddetti
blue streakers, di
circa un'ora ciascuno,
gli uni e gli altri per la
maggior parte
perduti. Nel 1930
ottenne il suo primo

successo personale
con il western Hell's
heroes (Gli eroi del
deserto), da un
fortunato racconto di
P.B. Kyne, The three
godfathers, storia di
banditi in fuga nel
deserto dopo un colpo
in banca, che fra i

resti di una carovana


sterminata dagli
indiani trovano una
donna morente e
raccolgono il suo
bambino. Destinata a
innumerevoli e
lacrimevoli versioni,
questa vicenda nella
realizzazione di W.

suscit notevole
interesse. Il finale, in
cui un solo bandito
superstite si trascina
stancamente, venne
ripreso dal regista in
modo ellittico, in una
panoramica sulla
sabbia del deserto:
del protagonista si

vedono solo le
impronte lasciate sul
terreno (soluzione
felice per una scelta
obbligata in quanto
l'interprete, Charles
Bickford, aveva
abbandonato il set
insofferente al
perfezionismo del

director). Spesso
etichettato come
regista di
melodrammi borghesi
di gusto europeo e di
women's films, W. in
realt appare a suo
agio nel western,
tanto che uno dei suoi
film pi belli anche

uno dei pi suggestivi


nella storia del
genere: The
Westerner (1940;
L'uomo del West). Ma
perch emergesse il
suo vero talento fu
necessario l'avvento
dei talkies, e quindi di
un rapporto del tutto

nuovo fra teatro e


cinema che il regista
esplor
magistralmente a
partire da
Counsellor-at-law
(1933; Ritorno alla
vita) e These three
(1936; La calunnia),
tratti rispettivamente

da un lavoro teatrale
di E. Rice e, sia pure
in modo cauto ed
edulcorato, da una
commedia, audace
per quegli anni, di L.
Hellman. Anche in
questi film le
immagini appaiono in
modo parziale,

angoscioso ed
ellittico: W. utilizz lo
schermo
cinematografico come
anticipazione e
possibile rivelazione
di quanto si nasconde
al di l di esso, inteso
come soglia rispetto a
un'altra scena

nascosta e segreta.
Nello studio degli
avvocati Simon &
Tedesco, dove si
svolge tutta l'azione
del primo film, si
avverte in modo via
via pi preciso il
dramma dell'America
del 1929 colpita dalla

crisi, fra scioperi,


violenze della polizia
e suicidi; nel secondo,
che racconta di due
insegnanti di una
scuola privata per
ragazze sospettate
ingiustamente di
condotta immorale, si
intuisce che il film

vorrebbe dire di pi,


che 'qualcosa' viene
solo suggerito; il pi
fedele ed esplicito
remake che W.
avrebbe realizzato nei
permissivi anni
Sessanta (The
children's hour, 1961,

Quelle due) suscit


minore interesse.
Nel corso degli anni
Trenta i rapporti fra il
regista e Samuel
Goldwyn, con cui
aveva firmato un
contratto nel 1926,
divennero sempre pi

problematici: fra il
1936 e il 1939, il
produttore, oltre a
obbligarlo a terminare
(e a firmare) un film
di Howard Hawks di
cui W. era
insoddisfatto, Come
and get it (1936;
Ambizione), e a

impedirgli di sfiorare
il tema omoerotico in
These three, gli
impose di girare in
studio, invece che sui
luoghi dell'azione
come il regista
avrebbe voluto, sia la
versione
cinematografica di

una commedia aspra


e realistica di S.
Kingsley ambientata
negli slums di New
York (Dead end,
1937, Strada
sbarrata), sia
Wuthering heights
(1939; La voce nella
tempesta), riduzione

del grande romanzo


di E. Bront. In
questo film fu inoltre
inserito per volont di
Goldwyn un finale che
fece inutilmente
protestare il regista,
con i fantasmi di
Heathcliff (Laurence
Olivier) e di Catherine

(Merle Oberon) che si


allontanano fra
musiche celestiali. Pi
proficua fu la
collaborazione di W.
con il grande
operatore Gregg
Toland, da cui
sarebbero nate
inedite suggestioni

panfocali e una nuova


teoria di "etica della
messa in scena"
(Bazin 1958; trad. it.
1986, p. 93). Da
ricordare inoltre la
collaborazione fra W.
e Bette Davis, la
quale, dopo aver
interpretato due

ammirevoli film del


regista, in cui l'uso
dello spazio scenico
risulta forse pi
suggestivo e originale
che mai (Jezebel,
1938, La figlia del
vento; The letter,
1940, Ombre malesi),
nel 1941 pass

temporaneamente
dalla Warner Bros.
agli studi di Goldwyn
per interpretare la
spietata Regina in The
little foxes (Piccole
volpi), fedele
riduzione di un
polemico dramma
della Hellman.La

Seconda guerra
mondiale, cui pure W.
partecip
combattendo, non
interruppe la sua
carriera, anzi gli offr
l'occasione di
ottenere i suoi
massimi successi di
pubblico e di critica.

Oltre a due notevoli


documentari realizzati
per la sezione
fotografica della U.S.
Air Force, Memphis
Belle (1944) e
Thunderbolt (1945),
diretto insieme a John
Sturges, firm infatti
per la Metro Goldwyn

Mayer uno dei film pi


amati di quegli anni,
Mrs. Miniver,
commosso e
commovente omaggio
alla Gran Bretagna in
guerra e alle sue
eroiche 'donne in
attesa', non senza
dover combattere con

la produzione, troppo
preoccupata del
mercato europeo per
poter inserire nel film
un perfido aviatore
nazista catturato
dall'indomita eroina e
un discorso finale del
parrocco del villaggio
che incita alla

resistenza contro il
nemico, e che
sarebbe divenuto
magna pars della
propaganda
americana per
l'apertura del
'secondo fronte'.
Subito dopo la fine
della guerra, W.

realizz il suo film pi


celebrato e premiato,
The best years of our
lives, tratto da un
breve romanzo in
versi di MacK. Kantor
sul disagio dei reduci
di guerra ritornati in
famiglia e alla vita
prebellica, e ispirato a

una poetica che si


potrebbe definire
vagamente
'neorealista'. Fra il
1949 e il 1952,
lavorando alla
Paramount per un
produttore meno
invadente di Goldwyn,
Lester Koenig, W.

torn ai classici e
all'epoca fine
Ottocento-primo
Novecento con The
heiress (1949;
L'ereditiera), dal
romanzo Washington
Square di H. James,
con Olivia de
Havilland, Ralph

Richardson e
Montgomery Clift, e
Carrie (1952; Gli
occhi che non
sorrisero), ispirato al
romanzo di Th.
Dreiser Sister Carrie:
fra l'uno e l'altro
diresse il meno
impegnativo

Detective story
(1951; Piet per i
giusti), da una
commedia di
Kingsley, ambientato
con unit di tempo e
di luogo in una
stazione di polizia e
centrato sulla figura
di un funzionario

troppo rigido (Kirk


Douglas) di fronte a
un doloroso dramma
familiare. The heiress
un film perfetto, sul
piano
dell'ambientazione,
della progressione
drammatica, di una
fluida narrazione

realizzata quasi tutta


in interni, e
soprattutto della
recitazione,
nonostante la
realizzazione
problematica. Carrie,
invece, sebbene ricco
di risvolti inediti e
interessanti, risent

del clima di sospetto


in cui si svolse la
lavorazione: la
protagonista Ginger
Rogers (poi sostituita
da Jennifer Jones) si
ritir dichiarando che
si trattava di un film
comunista. La
Paramount cos ne

blocc a lungo la
distribuzione e la
consent solo dopo
aver eliminato alcune
scene relative al
degrado economico
del protagonista
(Laurence Olivier) e al
suo suicidio finale,
approfittando del

fatto che il regista si


trovava in Italia per
girare Roman holiday
(1953; Vacanze
romane), una vera e
felice 'vacanza' nel
mondo della
commedia che gli
consent di
allontanarsi dai

dettami della
produzione (tanto da
poter offrire una
collaborazione sia
pure ufficiosa a
Dalton Trumbo e ad
altri sceneggiatori al
bando perch accusati
di comunismo: un
gesto coerente con la

coraggiosa battaglia
che W. aveva
personalmente
combattuto per
difendere, fin
dall'inizio, i colleghi
finiti sulle liste nere).
Con la sola eccezione
di The collector

(1965; Il
collezionista),
inquietante vicenda di
un sequestro di
persona tratta da un
romanzo di J. Fowles,
che a W. concesse
inedite variazioni sullo
spazio e si tradusse in
una moderna e

ossessiva metafora
del cinema come
impotenza
dell'erotismo visivo,
gli ultimi film del
regista, realizzati fra
il 1955 e il 1970,
spaziano in aree e
generi diversi e
vengono per lo pi

considerati
rivisitazioni tardive di
formule risapute. The
desperate hours
(1955; Ore disperate)
un bel poliziesco
che diede vita a una
serie di imitazioni
televisive; Friendly
persuasion (1956; La

legge del Signore o


L'uomo senza fucile)
una piacevole
rievocazione del
mondo dei quaccheri
e del loro pacifismo
messo a dura prova
dalla guerra di
Secessione; The big
country (1958; Il

grande paese) un
western che contiene
una metaforica
apologia della non
violenza. Del 1959 il
colossale remake di
Ben Hur le cui scene
migliori non sono
per firmate da W.
ma appartengono alle

seconde unit, dirette


da Andrew Marton,
Mario Soldati e
Yakima Canutt.
Seguirono una
commedia sulle
falsificazioni nel
mondo dell'arte (How
to steal a million,
1966, Come rubare

un milione di dollari e
vivere felici) e
addirittura un
musical, che lanci
Barbra Streisand
(Funny girl, 1968).
Anche se W. si
conged dal suo
pubblico con un film
tutt'altro che

compiacente sul
razzismo nel Sud (The
liberation of L.B.
Jones, 1970, Il
silenzio si paga con la
vita), le incursioni nei
generi pi collaudati
non gli furono
perdonate dalla
critica, che cancell o

quasi il suo nome


dalla storia del
cinema. Solo dopo la
morte del regista, per
iniziativa della figlia
Catherine, nel 1986
stato presentato un
bel documentario
sulla sua vita e la sua
opera firmato da

Aviva Slesin (Directed


by William Wyler),
mentre nel 2002, per
il centenario della sua
nascita, l'Academy of
Motion Pictures, a Los
Angeles, gli ha
dedicato una
commovente serata
con la partecipazione

dei suoi collaboratori


pi famosi.