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LETTERATURA INGLESE

Fino al 1400 la lingua inglese non ha una forma comune, e non l'avrà acquisita
definitivamente ancora per tutto il '500. Dopo la guerra delle due rose il popolo
inglese può tirare il fiato e si rafforza il potere di Stato. Tudor: Enrico VII e poi
Enrico VIII, noi leggiamo la letteratura prodotta sotto Elisabetta I e Giacomo I. La
diffusione culturale è sintomatica della pace politica: la corte opera mecenatismo
(diviene centro culturale in particolare sotto il lungo regno di Elisabetta e di
Giacomo I); cresce il mercato internazionale, soprattutto con la scoperta
dell'America, tra il 1500 e il 1600 la flotta inglese diviene la potenza mondiale e
avvengono le grandi colonizzazioni. Londra vede una fioritura eccezionale grazie
alla corte pacifica dei Tudor, crescono le città, aumenta il fenomeno letterario ed è il
periodo della Riforma protestante. Assume prestigio il possesso di libri e il mercato
librario è meno caro grazie alla diffusione della stampa.
Doctor Faustus, probabilmente rappresentato nel 1592/93, mentre Macbeth nel 1606.
1485: al potere Enrico VII Tudor di Lancaster, che diplomaticamente sposa una
York, riappacificando le famiglie.
Enrico VIII: applica la Riforma protestante (tesi di Lutero: 1517), ottenendo molto
più potere grazie all'espropriazione dei territori della Chiesa cattolica. Il figlio
maschio di Enrico VIII muore molto giovane, ma i suoi tutori che portano avanti il
protestantesimo. Va poi al potere Maria Tudor, figlia di Enrico VIII e Caterina
d'Aragona, che sposa Filippo II e riporta il cattolicesimo.
Successivamente va al potere Elisabetta, figlia di Enrico VIII e Anna Bolena, che
non ha eredi, e nomina successore il figlio di Maria Stuarda (cattolica che Elisabetta
aveva fatto decapitare per cospirazione), Giacomo I, che era stato allevato come
protestante (scozzese, la Scozia è presbiteriana dal 1560), il quale unisce le due
corone di Scozia e Inghilterra. Gli succede Carlo I, che sarà decapitato da Cromwell,
e successivamente si instaura un regime parlamentare puritano, e quando torna al
potere un reale, Carlo II, ormai il potere monarchico è intaccato.
Termini successivi che utilizziamo per definire questo periodo e la sua tendenza in
ambito culturale: Humanism: utilizzato per la prima volta in testi poetici del
diciannovesimo secolo; Renaissance; Early modern: prima età moderna.
L'Umanesimo/Rinascimento inglese arriva successivamente a quello italiano, tra la
prima e la seconda metà del 1500, ed è portato dalla stabilità politica sempre
maggiore Con Enrico VII viene importata la cultura umanistica, che fiorisce sotto
Enrico VIII ed Elisabetta (studia humanitatis: studi considerati formativi e
disinteressati, non strettamente legati ad un'applicazione professionale) Questione
dell'educazione: come entrare nel panorama europeo? Con che lingua?

21 settembre

(1453: caduta di Costantinopoli, arrivo di persone e testi in Europa, tra cui la Bibbia
e la cultura greco-latina) > attenzione filologica ai testi in lingua originale anche in
Inghilterra con l'impulso alla traduzione dei testi sacri, che veicola anche la
conoscenza della cultura classica.
Europa: università di Bologna, poi Parigi, poi Oxford, poi Cambridge, etc. Si
studiano trivio e quadrivio (il Doctor Faustus di Marlowe è un sapiente, e nella
prima scena passa in rassegna queste discipline, che ha studiato ma rifiuta in favore
della negromanzia).
Lingua inglese: non ancora standard, non ha un centro preciso (le varie invasioni di
latini, celti, anglosassoni, normanni hanno prodotto strati linguistici molto
differenti) --> lingua che funziona tramite le radici delle parole per veicolare la
propria semantica, più che attraverso desinenze tanto diverse nelle varie lingue
presenti sul territorio, in modo da inglobare più facilmente le diverse tradizioni. Nel
periodo in cui si stanno creando i diversi Stati nazionali, il fatto di non avere una
lingua forte è un problema; la dinastia Tudor può permettersi di dare spazio alla
cultura e ad un progetto educativo.
Il latino è utilizzato come lingua franca per avere un dialogo con l'Europa; ma il
nazionalismo emergente viene convogliato da una tradizione in lingua inglese. Le
dispute linguistiche del 1500: VS inglese: se la cultura non puntasse sul latino ci
sarebbe un conseguente declino della conoscenza (e di degenerazione morale per la
mancanza delle letture classiche modelli di virtus); forma di snobismo che ci vede
una volgarizzazione della conoscenza; l'inglese è povero di termini “scientifici” e
manca di forza espressiva/capacità retorica; è una lingua instabile (soprattutto dal
punto di vista della scrittura); l'inglese è sconosciuto sul continente; PRO inglese:
stabilire una forma di scambio di conoscenza in inglese permette di non spendere
tempo ed energia nell'apprendimento del latino; allargare la conoscenza ad altri
strati sociali; la mancanza di lessico specifico può essere risolta con prestiti e
neologismi; la traduzione e produzione di testi in inglese ne rafforza lo statuto e il
prestigio; sarebbe troppo artificiale scrivere in un'altra lingua (esattamente come i
latini scrivevano in latino e non in greco).

Nota: Thomas Moore scrive nel giro di 40 anni Utopia in latino e la traduzione in
inglese; Francis Bacon scrive Advancement of Learning nel 1605, che traduce in latino
del 1620; Thomas Hobbes scrive nel 1651 il Leviatano in inglese

Nota: con l'istituzione della Royale Society si punta molto di più sull'inglese come
lingua della conoscenza La Riforma inglese Jerome's Bible: la Bibbia di Gerolamo,
edizione ufficiale della Bibbia in latino, lingua misteriosa e incomprensibile ai fedeli
durante l'officiazione della messa.

Whitecliffe: critica forte alla Chiesa cattolica ma senza proporre un ribaltamento


totale, dottrina che è stata seguita da una buona parte della popolazione, portando
persino a rivolte contadine. Professava un ritorno alla forma evangelica,
interpretando più filologicamente il messaggio cristiano, auspica la traduzione delle
sacre scritture.

Lutero: professore agostiniano, dottore in teologia, pubblica le 95 tesi con un atto


simbolico e provocatorio, nega l'infallibilità del Papa (e viene scomunicato nel
1520). Traduzione del Nuovo Testamento in tedesco, dà avvio ad una lunga serie di
traduzioni Lutero è quindi protetto dal potere politico dei principi tedeschi per la
sua posizione avversa alla Chiesa. Concilio di Trento (1545-63): anche la Chiesa
cattolica si riorganizza attuando la Controriforma. In questo quadro è enorme
l'importanza dell'alfabetizzazione, che è veicolata dal protestantesimo e dalla lettura
delle scritture.
Sola fide: soltanto il fedele può avere un rapporto con Dio, e nessuna istituzione è
mediatrice. Sola scriptura: solo la scrittura ha valore teologico.
The priesthood of all believers: universalizza il sacerdozio a tutti i credenti, il pastore è
semplicemente un responsabilizzatore degli altri credenti, non esiste gerarchia.
Riforma inglese: attuata da Enrico VIII (che regna nella prima metà del 1500), che
da defensor fidei nel 1521 di Leone X viene scomunicato quando annulla il proprio
matrimonio con Caterina d'Aragona, vedendo in questo atto l'allontanamento dalla
soffocante alleanza con la Spagna e l'affrancamento dalla Chiesa cattolica; nel giro
di un anno si istituisce come capo della Chiesa d'Inghilterra, riappropriandosi dei
ricchi terreni ecclesiastici inglesi.
1534: Act of Supremacy, il capo della Chiesa d'Inghilterra è il re (si mantiene intatta
la verticalità del potere ecclesiastico, dal punto di vista dottrinale-teologico non sarà
sotto Enrico VIII che cambieranno le cose).
Nel 1536-39 vengono chiusi ed espropriati i conventi e monasteri. Questione della
traduzione della Bibbia e della sua legittimità (es. Tyndale e Coverdale, uno
censurato e uno non nella traduzione della Bibbia), per cui Enrico è ancora
altalenante nel concedere libertà di traduzione.
King James' bible/authorized version: solo nel '600 (bestseller fino ai primi del
'900).
--Centri culturali: le università, gli Inns of Court (associazioni professionali di
avvocati, scuole di giurisprudenza, fiorente attività teatrale anche prima
dell'istituzione dei teatri ufficiali).
--Educazione femminile: diversa e meno approfondita e solo per quanto riguarda
dame altolocate (ad eccezione di Elisabetta I, istruita accanto al fratello Edoardo VI
da precettori protestanti, era in grado di corrispondere ai principi europei nella loro
rispettiva lingua). Scrivere non era una professione, non esisteva il copyright,
appena venduta allo stampatore l'opera gli apparteneva e poteva anche decidere di
modificarla e, cosa molto comune, di censurarla (es: i copioni teatrali). Tuttavia
esplode il mercato dei testi a stampa, e si produce una forma di snobismo e sospetto
sulla stampa (es. Sir Philip Sidney, cortigiano di cui ricordiamo il canzoniere
petrarchesco e un testo neoplatonico in difesa della poesia, era contrario alla
stampa in favore di una certa antidemocratizzazione).
Gusto in età elisabettiana: l'ornatus in ogni ambito, l'eleganza formale basata
sull'ordine (raffinatezza non barocca, che evita l'eccesso e la stravaganza), ma c'è
anche un certo impulso a trasgredire questo ordine con maggiore originalità
(sempre inserendosi però nelle forme note, es. Shakespeare e John Donne). Es:
importazione del sonetto filosofico, che però gli inglesi tendono a prosaicizzare.
Modelli italiani: la terza rima dantesca (ciò nonostante il grande poema epico
Paradise Lost del '600 è in verso sciolto, pentametro giambico non rimato non in
terza rima), l'ottava rima di Boiardo, Tasso, Ariosto, Pulci (abababcc) (Wyatt e
Surrey si cimentano nella traduzione di questa poesia rinascimentale italiana e di
produzione di letteratura inglese modellata su questa); la canzone petrarchesca in
endecasillabi e settenari, adattandola alla prosodia inglese; il sonetto di Dante,
Cavalcanti, Petrarca, Bembo (Wyatt e Surrey cercano di adattare anche l'andamento
ritmico dell'inglese alla forma del sonetto, contando gli accenti tonici più che la
quantità sillabica). Nessun autore inglese avrebbe potuto scrivere ciò che ha scritto
senza un'istruzione tipica del Rinascimento inglese che riprende la retorica classica.
Prosodia inglese: accentuativa, si contano le stressed syllables (tipi di piede identici
a quelli classici, il giambo [˘ ˉ] è il più utilizzato perché segue il naturale ritmo
dell'inglese) Dei tipi di metro si trovano nella ballata l'alternanza di trimetri e
tetrametro, mentre il pentametro nel sonetto.
Blank verse: il metro teatrale di Marlowe e Shakespeare: pentametro giambico non
rimato (unrhymed iambic pentametre), utilizzato anche da Milton nel Paradise Lost
(riprendendo allitterazioni più che rime finali, come nel Beowulf).

22 settembre

Il teatro rinascimentale Teatri stabili costruiti alla fine degli anni '60 del 1500: The
Red Lion ('67), The Theatre ('76), The Curtain ('77), The Globe ('99), prima
bruciato, poi ricostruito e demolito durate la guerra civile del '44 dovuta ai conflitti
tra re Carlo I e parlamento, e ricostruito poi negli anni '90 del 1900. I teatri erano
spesso costruiti fuori dall'amministrazione cittadina in modo da soggiacere meno al
controllo della municipalità, mentre le compagnie itineranti si spostavano
velocemente di luogo in luogo per evitare le persecuzioni delle autorità.
Il regime puritano di Oliver Cromwell, successivo alla guerra civile, considera il
teatro come un luogo di degenerazione (si temeva anche il grande successo che
aveva), quindi tutti i teatri londinesi vengono chiusi dai primi anni '40 fino al
ritorno alla monarchia con Carlo II.
Il teatro in Europa era un fenomeno principalmente itinerante, poi veniva praticato
a corte, nelle università (Oxford, Cambridge) e negli Inns of Court, nelle case
aristocratiche in qualità di teatro privato (molto meno minaccioso perché
facilmente controllabile), nelle strade tramite rappresentazioni pubbliche/popolari,
sempre nelle strade sulle “pageants”.
Si trattava di un teatro di parola con pochissimi oggetti di scena, che presupponeva
molta immaginazione nello spettatore, cosa che ne ha determinato l'innovatività
linguistica.
Tipi di rappresentazioni: Mystery plays: festival annuali che seguivano le festività
religiose con misteri, cicli di rappresentazioni liturgiche stagionali, o altri momenti
topici dell'Antico Testamento, si tratta di tipi di rappresentazione inizialmente mute
e praticate durante la liturgia, ma che mano a mano escono dalle porte delle chiese
e abbandonano il latino, diventando appannaggio delle corporazioni di arti e
mestieri. Questo genere si sviluppa tra il X e il XVI secolo, ed è reso gradualmente
obsoleto dal sorgere di associazioni teatrali professionali. Interludes: potevano essere
presenti all'interno della rappresentazione come pausa, o costituire brevi spettacoli
indipendenti. Morality plays: altro genere complesso come i drammi misterici che
mette in scena allegorie della battaglia tra il Bene e il Male nell'uomo (Everyman, la
più famosa del periodo medievale), impianto che ritroviamo molto più sofisticato
nel Doctor Faustus. Possono essere considerati interludi se particolarmente brevi.
Questo genere accompagna il teatro verso la modernità, dal momento che al centro
di queste rappresentazioni non era più la figura divina ma l'uomo.
Farsa/pantomima: brevi rappresentazioni con o senza parole. Combattimenti tra
animali Musica e danza erano pervasive, si ballava e cantava in scena in tutto il
teatro medievale e rinascimentale Esecuzioni pubbliche di condannati a morte
molto spettacolarizzate. Periodo di esplosione di stampa e giornalismo: fenomeno
delle biografie criminali distribuite sotto il patibolo dell'esecuzione, come un
libretto per seguire lo spettacolo (che poi confluiscono nelle tradizioni letterarie
successive come l'autobiografia e il romanzo).
Le compagnie teatrali di una certa grandezza cercavano sempre la protezione di un
potente (ad esempio a Londra durante il periodo dei teatri stabili), dal momento
che le municipalità li mettevano sempre in pericolo; il mestiere dell'attore era
considerato al limite tra la professione e il vagabondaggio. (Esempio: la compagnia
di Shakespeare è inizialmente sotto la protezione del ciambellano e successivamente
sotto la protezione del re Giacomo I,e sono conosciuti come the King's Men).
Il nucleo centrale degli attori della compagnia investiva nella stessa e quindi la
possedeva “per azioni”; questi attori fondatori ed erano affiancati da altri attori
spesso giovani (per i ruoli femminili) che potevano far parte di più compagnie. Gli
azionisti della compagnia, se non avevano un drammaturgo tra loro,
commissionavano i copioni ad esterni e ne divenivano padroni. C'era sempre
grande domanda di opere nuove, cosa che porta al biforcarsi dei gruppi attoriali tra
compagnie itineranti e povere e compagnie stabili che avevano maggiore successo.
La struttura dei teatri stabili riprende quella delle pageants, alle quali aggiunge i
posti per terra sotto il palco e dei palchetti. Il teatro era un elemento disturbatore
dal punto di vista dell'ordine pubblico, anche dal momento che le rappresentazioni
avvenivano di pomeriggio e distraevano la popolazione dal lavoro, poi per motivi
sanitari (perché aggregavano persone e favorivano contagi), la criminalità
approfittava delle folle tra borseggiatori e prostituzione, il travestimento e il trucco
erano considerati immorali. Il teatro rinascimentale è molto poco illusionistico (a
differenza di come sarà quello ottocentesco) e lascia spazio all'immaginazione,
utilizzando pochi effetti speciali (la musica era quello più importante) ed oggetti di
scena evocativi. Non si cercava realismo nella rappresentazione neanche nei
costumi, le scene erano cambiate davanti allo spettatore, non esisteva il sipario. Era
svelato il carattere fittizio del teatro stesso.

27 settembre ’17

Morality nello spettacolo c’è una lotta tra bene e male per accaparrarsi anima
del protagonista. Diavolo cattivo e angelo buono.
Compagnie: società con pochi componenti, investivano sulla compagnia e
alcuno lavoravano a spettacolo o stagione. La professione dell’attore non era
tanto considerata, erano mendicanti o gente di strada. Piano piano qualcuno
riusciva a raggiungere livelli sociali più alti. Nei palchi c’era sempre un sotto per
l’inferno e un sopra per il paradiso. In mezzo la parte dell’umano. (slides)
“The Globe” tipico teatro, anche di Shakespeare.
Ricostruito di nuovo a Londra, in quanto era bruciato (fatto di legno), ricostruito
identico ai documenti e gli spettacoli li fanno li di gionro. Si può stare in piedi o
sulle balconate: costava poco per chi rimaneva in piedi. Teatro di musica, danza,
della parola, non c’erano grandi meccanismi illusionistici. Tutto avveniva in
scena, nessuna attenzione alla mimesi del periodo, si poteva recitare un periodo
romano con vestiti rinascimentali; se si voleva un re bastava la corna tutto
simbolico. Era fuori dal centro di Londra, perché poteva portare epidemie e
perché spesso raccoglievano gente di strada.
Perché erano contro i teatri? Portavano disordine, traffico ,rumore,
prostituzione, poca salute, stress… le donne non potevano recitare, venivano
interpretati da ragazzini con una voce ancora non maschile, in modo che ben
truccati e vestiti potessero passare come fanciulle.
L’aspetto simbolico del Renaissance Theater, che ha una raffinatezza notevole.
Tutto il teatro era considerato un segno, tutto doveva ricordare al pubblico certe
cose, le scene si cambiavano a mano durante il play.

Actor’s role un attore doveva saper fare un personaggio individuale e


complesso, ma anche a fare la parte di uno stereotipo, delle parti simboliche,
fisse. Dal momento che dovevano recitare tante parti nello stesso spettacolo
(non potevano permettersi tanti attori) e dal momento che le compagnie teatrali
portavano avanti molti spettacoli alla volta, dovevano avere una sorta di
canavaccio in testa, fisso, le battute si ripetevano ma c’era anche molta
improvvisazione. Il pubblico era molto presente e attraverso le loro
provocazioni si inventavano le battute. Il coro ( viene da quello greco) e il suo
ruolo cambierà: non è più corale ma spesso è un solo attore che lo presiede. Gli
attori dovevano essere capaci di danzare, cantare, combattere in scena, uomini
dovevano avere delle buone a abilità oratorie, studiando quel poco che
potevano, e si può notare dall’ uso di figure retoriche e dalla loro abilità oratoria
sicuramente apprezzata e bisognava essere in grado di formulare un discorso. Ù
Players must have ottima memoria, perché bisogna tenere a mente più parti e
perchè porta avanti più spettacoli alla volta. Deve avere capacità di
improvvisazione e interagire con audience provocatoria e violenta, verbalmente
ma anche fisicamente (lanciando oggetti o trascinando giù gli attori che si
avvicinavano).
Performances/actors: How many?  Dal momento che circa ogni tre settimane
si cambiava spettacolo, perché dopo un po’ si esauriva la vendita dei biglietti, le
compagnie erano composte da poche persone, come delle società per azioni.
Gestivano gli investimenti e gli utili , per questo molti attori portavano avanti
una doppia parte se non di più.
Potevano discutere e fare satira sulla politica del momento con estrema
attenzione poiché la censura era sempre attiva. C’ era un responsabile che si
assicurava che gli spettacoli fossero accettabili da punto di vista morale;
gravissimo era offendere la corona o la chiesa. Se doveva esserco un commento
politico negativo doveva essere spostato: ad esempio molti spettacoli sono
ambientati in epoche/periodi o nazioni diverse. Shakespeare ci porta in Italia, al
tempo dei romani, e nel 1000 con Macbeth. Li poteva essere una critica al potere
che cercava di aggirare in un qualche modo la censura. Anche per questo c’era
bisogno della protezione dei potenti, e spesso per ingraziarli, l’argomento del
play era a loro favore, se li ingraziava. Vedremo che in qualche modo era anche
un omaggio al sovrano del momento (Nel tempo di Macbeth era Giacomo I).
CHRISTOPHER MARLOWE (1564-1593)

La sua opera più famosa è il “Dottor Faust”, ma un altro è “Tamburlain the


Great”, il suo primo lavoro teatrale (date di rappresentazione 1592-93, un po’
confuse a causa della differenza dei calendari: l’Inghilterra passa al sistema
attuale nel 1751).  the massacre of Paris (1572, notte di San Bartolomeo)
 non era un uomo nato in una famiglia agiata (suo padre ciabattino)
 Presa borsa di studio per frequentare l’università di Cambridge , dove studia
teologia, filosofia, astrologia , cosmologia e medicina.
Nel 1582: Londra è devastata dalla peste
Nel 1534 c’era stata la riforma protestante
Was Marlowe a catholic? A spy? An atheist? Era una figura molto misteriosa.
Per Elisabetta I essere cattolico a quei tempi poteva essere un fatto privato ma
non pubblico. Per laurearsi, per ricoprire cariche pubbliche era necessrio essere
protestante. Nel 1587 le autorità di Cambridge furono informati che Marlowe
aveva dei collegamenti con i disastri cattolici. Informarono il Concilio Privato
della regina Elisabetta, che risposte che Marlowe non era un ribelle perché in
tutte le sue azioni si era comportato ordinatamente e aveva prestato ottimo
servizio alla corona. --- da qui capiamo che probabilmente era un agente
segreto, che lavorava per la regina e si infiltrava nelle comunità cattoliche.
Magari era un cattolico, magari faceva il doppio gioco. La sua vita è molto
confusa, fu incriminato molte volte per blasfemia.
Sempre nel 1587 Marlowe sta già lavorando come drammaturgo.

Tra ’87 e ’88 produce e rappresenta il “TAMBURLAIN THE GREAT” -->


Condottiero mongolo che conquistò terre tra Mongolia e Mar Nero nel 14esimo
secolo. Per la prima volta abbiamo un personaggio che non è un re inglese, è un
personaggio di un altro mondo, che conquista terre in maniera amorale, e infatti
lo chiamano “flagello di Dio”. Lo andavano a vedere così tante persone che
Marlowe dovette scriverne un sequel.
- è un play of excess, dell’eccesso umano, siamo alla massima espressione del
potere politico, è un personaggio eccessivo, iperbolico. E’ piena di violenza
questa tragedia di sangue, di orgoglio, i personaggi sono consumati dalle
passione travolgenti.
- il verse è iperbolico, anch’esso eccessivo. C’è anche il progresso del ritmo, il
BLANK VERSE, un verso sciolto, è la cosa più vicina all’endecasillabo sciolto. E’
un pentametro giambico non rimato.

Passo del Tamburlaine, act II scene 7, vv. 18-19 - la beatitudine dell’ anima
diventa in maniera esplicita il possesso del potere.

PLAYS ON EXCESSIVE DESIRE:


Tamburlaine = greed for power
The Jew of Malta= greed for money (power)
Doctor Faustus = greed for knowledge (power)

28 settembre ’17

Vediamo come funziona la metrica inglese. Spesso i segni che si utilizzano per
contare i piedi della metrica classica vengono utilizzati anche nella metrica
moderna, questo è un retaggio, così come i nomi della successione dei piedi così
come i piedi stessi vengono dalla metrica classica.
Quello italiano è un sistema sillabico (semplice), il blank verse è simile
all’endecasillabo, nel senso che è un decametro, il blank verse è normalmente
costituito da dieci sillabe.
In italiano, però, si contano felicemente le sillabe, mentre in inglese si chiama
metro sillabico accentuativo, perché servono sia le sillabe che gli accenti,
quindi quanto si va a contare un verso ci si basa sulle sillabe toniche (con
accento tonico). Si tratta di trovare le sillabe toniche e contarle. ritmico.
Ci sono stressed syllabes (toniche) e unstressed syllabes (atone).
Il piede è l’unità di misura del verso.
Il pentametro (pentameter) è diviso in cinque piedi . Il pentametro è la misura
del verso che viene utilizzato sia importando il sonetto (anche se in quel caso
sarà un pentametro rimato, quindi con uno schema di rime), sia nei grandi
poemi come Paradise Lost e nelle grandi tragedie come Doctor Faustus e
Macbeth. E’ Il metro più consono alla lunghezza naturale della frase inglese
prima di avere una cesura, così come l’endecasillabo è stato un po’ visto come il
metro più consono nel verso italiano prima di doverlo spezzare o di avere un
verso più breve. La ballata inglese è un alternanza di petrametri e trimetri. Se ho
un esametro o un settenario tendo a fare una cesura, perché è un verso troppo
lungo per esaurire la frase prima di andare a capo. Quindi il pentametro è la
lunghezza del verso che meglio riusciva a seguire la musicalità della lingua
inglese.
Vi sono diversi tipi di piede:
1. il giambo (iamb) è formato da un’atona e una tonica più usato
2. trocheo (tonica e atona) difficilmente si trova un verso tutto in trocheo
perché difficilmente si trova l’accento dell’andamento del verso inglese
3. dattilo (tonica, atona e atona)
4. anapesto (atona, atona e tonica)
5. spondeo (tonica e tonica).

Nei nostri testi vedremo il pentametro giambico e il pentametro trocheo.


Il blank verse (verso sciolto, vuoto, non ornato) ed è un pentametro giambico
non rimato (atona-tonica x5volte) battere-levare<3.
E’ il verso usato da Marlowe e Shakespeare, blank è una parola polisemica che
vuol dire vuoto, squallido, non ornato. Il blank verse è quindi un verso non
ornato dalla rima. Il pentametro giambico è il blank verse. Si utilizza il piede
trocheo per creare enfasi.

Náture, that frám’d us óf four éleménts


Wárring withín our bréasts for regiment

Torniamo alla vita di Marlowe.


Nel 1587 Marlowe prende il suo Master of Arts, viene rappresentato per la
prima volta Tamburlaine e viene pubblicato The German Faust-Book: è la prima
leggenda scritta del Dottor Faust, una leggenda tedesca che viene tramandata
oralmente per tutto il secolo XVI e, verso la fine del secolo, ne viene fatta una
prima versione scritta, che poi viaggerà.
Nel 1589 viene rappresentato The Jew of Malta. Marlowe viene imprigionato a
Newgate (famose prigione di Londra) perché coinvolto in una rissa di strada, fa
un po’ dentro e fuori da questo prigione perché viene accusato continuamente,
però viene anche rilasciato perché evidentemente era utile (forse al governo).
Nel 1592 ma con molta approssimazione probabilmente c’è stata la prima
rappresentazione del Doctor Faustus. Nell’ultimo periodo della sua vita, Marlowe
viene accusato di ateismo, blasfemia e di vari crimini. Nel 1592 Londra è di
nuovo colpita dalla peste e i teatri vengono chiusi.
Nel 1593 viene rappresentato The Massacre of Paris,(massacro notte di San
Bartolomeo a Parigi). Nello stesso anno Londra è ancora colpita dalla peste.
Il 12 maggio 1593 Thomas Kyd (drammaturgo rinascimentale) viene arrestato e,
sotto tortura, afferma la presenza di alcuni documenti ereticali che negavano la
divinità di Cristo, che erano stati trovati a casa di Kyd, ma in realtà
appartenevano a Marlowe, col quale Kyd era stato compagno di stanza due anni
prima e quindi questi documenti eretici in possesso di Marlowe erano rimasti a
casa di Kyd. Kyd quindi cerca di scaricarsi la coscienza perché gli hanno trovato
in mano dei docuamenti eretici accusando Marlowe. Il 18 maggio viene fatto un
mandato di arresto nei confronti di Marlowe, non fanno però in tempo ad
arrestarlo, perché il 30 maggio Marlowe muore in una taverna, litigando con un
altro avventore per il pagamento di un conto e dicono che Marlowe sia morto
con un pugnale nell’occhio.
-- Forse era stato un omicidio mandato per togliere di mezzo Marlowe, che stava
diventando un personaggio scomodo?
-- Stavano davvero litigando per il conto oppure stavano regolando dei conti di
diverso genere?
Marlowe è stato assassinato, probabilmente farlo sparire dalla circolazione più
semplicemente era più comodo e semplice che fargli un processo. Un’altra
possibilità è che Marlowe sia stato fatto fuori veramente per una stupidata come
un litigio per il pagamento di un conto.

Abbiamo le prime due edizioni del Doctor Faustus nel 1604 e nel 1616, che
evidentemente non sono curate da Marlowe, in qauntomorto nel 1593. Sono
persone del circolo di Marlowe a far pubblicare l’opera. L’edizione del 1604 è
stato definito testo A, mentre l’edizione del 1616 è stato definito testo B, quindi
abbiamo due matrici. I due testi sono diversi: il testo B è più lungo di circa
seicento versi. Non è però solo questione di lunghezza. Il Doctor Faustus è un
bellissimo esempio della precarietà del testo rinascimentale: non l’aveva fatto
pubblicare Marlowe, il testo teatrale serviva molto praticamente alla compagnia,
era sua proprietà.
Il testo del Doctor Faustus è estremamente controverso, poiché non esiste un
manoscritto, bisogna basarsi sullo stile, sul lessico, sulla corrispondenza di
diversi termini in diverse scene e tentare di capire quali siano le parti scritte da
Marlowe e quali no. Il testo B è quello più rappresentato nella storia, perché era
un testo più teatrale, più spettacolare, più pensato per l’intrattenimento, più
estroflesso, si scava di meno nell’anima del Doctor Faustus, ci sono più
personaggi e meno introspezione. Il testo A è più apprezzato dai critici perché
permette di scavare nell’anima del Doctor Faustus, soprattutto si crede che sia
più vicino potenzialmente alla produzione originale di Marlowe.
In 1593 Marlowe muore e nello stesso anno Shakespeare aveva già prodotto
le sue prime opere, come The Comedy of Errors, Titus Andronicus, Two Gentlemen
of Verona, Henry VI, forse anche The Taming of the Shrew. Entrambi nati nel
1564 e mentre Marlowe muore, Shakespeare inizia la sua carriera.
Alla fine del secolo XVI, Marlowe era più famoso di Shakespeare, era il
drammaturgo ad aver fatto veramente il salto di qualità nel teatro inglese.
Marlowe e Shakespeare hanno la stessa età, ma Marlowe muore molto prima.

Doctor Faustus “B”

Vediamo il prologo, come viene introdotto l’argomento e come viene presentato


il personaggio di Doctor Faustus.
Wagner è il discepolo di Faust che ricopre il ruolo del coro. Marlowe, che
conosce molto bene la tragedia greca, utilizza il coro per introdurre l’argomento,
ma in questo caso si tratta di una persona sola. Si mantiene l’idea di avere il coro
come introduzione e commento. Questa è una presentazione che già pone una
serie di problemi e ci fa capire una serie di cose.
Si parla prima di ciò di cui non si parlerà e poi di ciò di cui si parla, è una
presentazione al negativo. Di fatto si dice che non si parlerà di imprese militare,
portando l’esempio della seconda guerra punica. Non si parla nemmeno di
amore né di politica o dei grandi re della terra. Non si tratta di imprese eroiche
in generale. Questi sono i grandi topoi della tragedia. Vi sono anafore e
allitterazioni (the form of Faustus fortunes). Inizialmente la poesia inglese era
allitterativa (ad esempio Beowolf), è Chaucer a introdurre le rime a fine verso. Si
cerca di avvicinare l’azione al pubblico, si usa now come deittico per
presentificare l’azione. Abbiamo un protagonista che è un uomo comune, i suoi
genitori provenivano da una classe bassa, né particolarmente abbiente né
acculturata. Questo è importante e innovativo per l’eroe tragico. Con Wittenberg
si spiega il legame con Lutero e la riforma. Faustus è diventato presto un grande
teologo e un grande erudito. In breve tempo gli è stato conferito il nome di
dottore, è diventato il più bravo teologo di Wittenberg. C’è un paragone con le ali
di cera di Icaro, è un volersi spingere al limite. Il cielo ha sciolto le ali di Faustus
e ha causato la sua caduta. Faustus, caduto in una pratica diabolica e saturo dei
doni dorati della conoscenza, si è nutrito all’eccesso della maledetta
necromanzia. Faustus mette la magia nera al di sopra della sua beatitudine più
importante, che sarebbe la salvezza dell’anima. Il prologo si conclude con una
battuta estremamente pragmatica: il coro è di fronte al pubblico, dietro sta già il
Doctor Faustus, seduto nel suo studio.
È un linguaggio già molto raffinato e soprattutto all’inizio è un linguaggio anche
elegante. Vi è una serie di parole raffinate, il respiro è quello del blank verse. Il
registro vuole essere aulico, è il registro della tragedia. Il registro poi in qualche
modo cade: si sta parlando di un uomo comune che eccelle nella sua materia,
anche qui il registro è ancora alto, però pian piano arriviamo agli ultimi versi,
dove il campo semantico dominante è quello del mangiare in maniera eccessiva,
quasi animalesca, perché i termini che vengono utilizzati sono anzitutto swoln,
che significa ‘rigonfio’, poi cunning significa un tipo di conoscenza che ha a che
fare con l’astuzia e l’inganno, si è rigonfiato come un cadavere quando muore;
self-conceit è un giudizio lapidario, perché indica l’hybris, l’orgoglio smisurato
che è causa della caduta degli eroi classici, di Lucifero e poi dell’uomo, in questo
il mito e la storia biblica vanno insieme: quando si cerca di andare verso
l’eccesso e superare i limiti, succede qualcosa di tragico. Questo prologo ci dà
un’apertura molto ampia a livello tragico, ci fa vedere molto bene la caduta: si
apre con un sapiente assolutamente eccezionale, che ha già raggiunto tutto
quanto è possibile raggiungere per un uomo, però mette a frutto malamente
tutto ciò e gli ultimi versi del prologo ci mostrano anticipatamente tutto questo.
Il termine gluttony indica la golosità, il vizio capitale; Glottony era anche un
personaggio stereotipato delle morality plays. Abbiamo uno iato tra ciò che
dovrebbe essere sapere il sapiente e il glutton. Faustus si è nutrito in maniera
animalesca dei doni dorati della conoscenza e si ingozza fino alla nausea della
necromanzia maledetta. A questo punto, la fotografia della caduta del sapiente è
già presente. È tradizionale la caduta del grande, che dall’alto per suo orgoglio
smisurato cade verso il basso, ma allo stesso tempo è un grande che non era
grande di nascita.
Quindi è un coinvolgere sempre di più il pubblico – così come fa la religione
protestante – mostrando come sia possibile che succeda loro la stessa cosa, è un
monito. La bellezza di questo dramma è che questo non sia l’unico messaggio.

4\10\2017

Prologo.
Linguaggio raffinato e alto, soprattutto nei momenti in cui ci sono personaggi
importanti che parlano, mentre quelli di bassa estrazione sociale sono in prosa.
 PROTAGONISTA: Qui si parla di un personaggio di bassa estrazione sociale
ma di alto livello culturale, quindi parla in versi.
Questo linguaggio così raffinato più difficilmente viene dal teatro di strada.
Abbiamo un autore che è stato all’università (tutti gli anni) e che sicuramente ha
ereditato la struttura del teatro medioevale (15\16 secolo) per i testi scritti. Si
hanno però anche altri tipi di teatro, come quelli all’interno delle università.
Quindi anche durante il periodo medioevale, il teatro stabile che si conosce, non
esisteva più, si era persa la tradizione teatrale greco-latina, ma il Teatro era vivo
con anche spettacoli raffinati, con linguaggio aulico in latino, all’interno appunto
di scuole ed università.
Quindi questo prologo raccoglie anche una tradizione di alto valore letterario; in
Inghilterra all’interno sia delle università di Oxford e Cambridge, sia all’ interno
delle Inns of Court (scuole di legge); ma anche in Europa, ad esempio nella
grande attività teatrale dei gesuiti, all’ interno delle scuole e delle università per
i loro studenti, mettendo in scena dei drammi spesso con intento moralistico,
didattico, per far capire la retta via (lotte interiori del personaggio).
I grandi temi folklorici della fine del medioevo e dell’inizio del rinascimento,
come ad esempio il discorso del patto con il diavolo ( tematica non nuova), sono
anche “il Don Giovanni” di Tirso de Molina che però andrà avanti in Italia,
Inghilterra, Francia..mma è un motivo folklorico precedente, non è nato in
Spagna.
Quindi una tematica molto frequente è quella del personaggio che incontra se
stesso, il proprio funerale ( messa in scena della propria morte) che sono un
“topos”, oppure come anche la scena dell’invito a cena, che significa (a livello
antropologico) “condividere”, condividere qualcosa di davvero importante, la
vita, mi lego a qualcosa ( in quel caso alla morte).
Questa premessa per dire che il tipo di linguaggio, alto, che viene da un teatro
chiuso, privato, colto, accoglie una storia che nasce proprio da un motivo
popolare folklorico della storia di Faust (che nasce in Germania).

Edizioni: “a text” del 1604 ; “text b” del 1616

Frontespizio libro del 1620 “ La strategica storia della vita e la morte del Dr.
Faust” written by Marlowe. (slide)
Faustus nel suo studio, il cerchio magico con cui si può invocare il demonio, si
vedono i caratteri magici presi dai linguaggi criptati, lettere…
Questi testi teatrali venivano venduti allo stampatore, che aveva il possesso
perchè non esistevano i copyright, forme di diritti d’autore, e stampava. Su
quell’opera poteva fare interventi, modifiche , aggiunte e li vendeva in certi
luoghi di Londra come la Saint Paul Cathedral. La corporazione dei librai,
stampatori aveva acquisito quei cortili. Qui siamo però a Newgate, prigione di
Londra nello spiazzo fuori.
“At the sign of the bible”  riconoscimento del negozio dello stampatore in
questo caso. (eye catching)
I commentatori di questo testo dicono che questo è il più fedele alle copie, bozze
di Marlowe, la versione A (authorial) è più attenta a personaggio di Faustus,
essendo personaggio a tutto tondo, con una sua psicologia. La versione B è più
lunga ma anche più esteriorizzante, teatrale(la più rappresentata).(theatrical)

(slides)

Le due versioni del dramma tracciano due traiettorie tragiche differenti, il “testo
B” esternalizza ciò che il “testo A” tende a rendere una cosa privata e personale.
Nel “ testo A” le scelte sono sue personali, fatti con la sua testa, nel “testo B”
Faustus esiste più in un mondo diretto dall’ esterno, da queste forze maligne, e
ha una sofferenza visibilmente fisica.
Le scene comiche sono molto meglio percepibili nel “testo B”, in quanto nell’
altro testo risultano più difficili linguisticamente da captare.

C’è stato probabilmente qualcuno che si chiamava o Johanne o George (o


entrambi) che poi sono stati messi insieme in un'unica figura, che era un
itinerante, un maestro, un sapiente e un divinatore. Lo menzionano in maniera
dispregiativa, nominato come ciarlatano, miscredente ( condannato
moralmente). Le storie parlano di una associazione con i poteri del male e anche
dei documenti che raccontano della morta straziante di questo personaggio 18
min

Di Diffusione scritta, sono state trovate anche delle ballate, opere di poesia
narrative (di diverse versioni), ci sono menzioni in opere teologiche, menzioni in
lettere e poi delle narrazioni, Fiction, Volkbucherer( libri popolari- etichetta
romantica 800esca). E’ proprio da uno di questi Volkbuch che la storia di Faust
dalla Germania arriva in Inghilterra.
 Volkbucherer : Etichetta data nell’800 per definire tutta una serie di
pubblicazioni (anche un foglio solo) , in prosa, di contenuto narrativo che
mirano ad un pubblico di medio livello. Racconti brevi per un pubblico
alfabetizzato( non scontato) e che fosse capace di leggere. Per raggiungere la
dimensione di un libro, queste pagine venivano messe in una raccolta, e
potevano anche essere eterogenee ma spesso con lo stesso titolo. Gli Studi sono
iniziati nel 19esimo secolo, secolo che ha a livello ideologico- filosofico rivalutato
lo spirito intrinseco delle nazioni, e le radici genuine e forti del popolo tedesco
anche attraverso i tipi di letteratura che venivano dal popolo e quindi la poesia
popolare (come le ballate) i racconti in prosa (poesia o fiabe) come quelle dei
Fratelli Grimm.

Non è vero che il primo documento in assoluto nel quale ci viene narrata in
forma narrativa sia questo, ma è la prima narrazione di una certa lunghezza che
ha un inizio ed ha una fine, un andamento narrativo riconoscibile e che sia una
raccolta completa ( non frammenti o riassunti) . Quindi nel 1587 circola in
maniera del tutto anonima uno di questi “volkbucher” che sarebbe dedicato alla
vita e alla morte di questo personaggio ormai già leggendario.
E’ il lavoro di un luterano protestante anonimo, pubblicato da Johanne spis,
editore/stampatore di Francoforte, ma non conosciamo il nome dell’ autore.
Dirà di aver messo insieme la storia prendendola dal racconto dello stesso Faust
circa la propria vita e biografie, per dare veridicità alla storia.
Questo è chiamato “The German Faustbuch”, testo del 1587
 Vuole portare il lettore a conoscere il male, la depravazione, per poi
condurlo alla consapevolezza della punizione, della morte
terribile,straziante e particolarmente cruenta di Faust
 Ha una forte connotazione per la sua presa di posizione anti-cattolica,
anti-chiesa. Testo prodotto in ambiente protestante.
Faust in questo racconto viaggia, sotto forma di spirito, con il suo “amico”
Mefistofele, andando anche a Roma e inserendosi nella corte papale, facendo
molte critiche, mettendo in cattiva luce il Papa, e proprio per questo non c’è
alcun dubbio che si tratti di un testo protestante.

Frontespizio che parla molto e convince il lettore a comprare il libro.


Citazione da Giacomo, Nuovo Testamento.
Il Faustbuch si diffonde in Germania, e varca la manica con la traduzione in
inglese, fatta da qualcuno che ci ha lasciato solo le iniziali P.F. (1592) lavoro
molto intenso da parte di Marlowe, in quanto pubblicato nel 92,93.
I traduttori elisabettiani non avevano forme di aderenza o fedeltà al testo
originale, potevano manipolarlo (aggiungendo o togliendo dettagli); nella
traduzione sono presenti elementi che nel Faustbuch non c’erano, ma che
Marlowe conosceva e che ha utilizzato. Si sa che questo testo è passato in
Inghilterra in forma narrativa, con Marlowe che lo porta sulle scene londinesi,
ed è stato modificato (censura inglese) dove c’erano materie non buone, a cui
il pubblico non poteva accedere.
Torna però in seguito nel continente, tornando però sotto forma teatrale, grazie
agli attori itineranti, che portano in giro i vari pezzi di teatro, e una conseguente
semplificazione e volgarizzazione del linguaggio, che diventa popolare, e
addirittura viene riprodotto anche come spettacolo di marionette.
Infatti questa storia la riprenderà Goethe dicendola di averla vista quando era
piccolo durante uno spettacolo di marionette, che è ciò che l’ha colpito. Anche
compagnie locali iniziano a riprodurlo (tedesche, svedesi) che si rendono conto
delle storie affascinanti e iniziano a portarle in giro.
Entrambe le forme (narrativa e teatrale) arriveranno fino a qui.

LIBRO.
Prima ed ultima scena sono le più famose. Si ha già un personaggio molto
diverso da quello di cui si crede abbia dato origine la leggenda. E’ un professore
eccelso dell’ università, che ha concluso tutto il ciclo di studi. Sta a metà della sua
vita e deve decidere cosa fare della sua vita. Nella prima scena c’è una sorta di
crisi, momento in cui si chiede che cosa deve fare dopo tutti i suoi studi della sua
vita.

TRADUZIONE: Sistema i tuoi studi, scegli cosa fare, e comincia a capire che cosa
veramente vuoi fare di tutto questo studio, Essendo laureato, sii/mostrati anche
teologo, ma tuttavia tu comunque mira al fine di ogni arte e vivi e muori nelle
opere di Aristotele.
E’ spesso a inizio battuta, a inizio soliloquio importante che va l’accento tonico
(sulla prima sillaba).
Dolce analitica, sei tu che mi hai rapito?
Bene disserere est finis logices.
Disputare bene è davvero il fine ultimo della logica?
Quest’arte non ci concede un miracolo più grande?
E allora non leggere più perché hai già raggiunto quel fine.
Congeda la filosofia perché ritiene che abbia già avuto il massimo della tecnica
che l’arte del parlare gli ha portato.
Una materia, soggetto più grande vuole l’intelligenza/ingegno di Faust.
Alle speculazioni filosofiche sull’essere o non essere (principi di contraddizione di
Aristotele) addio, vieni Galeno, ti aspetto.
Dal momento in cui lascia il filosofo arriva il medico.
Galeno medico di origine greca che ha operato molto a Roma (secondo secolo
dopo cristo) , sistematizzatore(riprendendo da Ippocrate); Galeno è l’autorità
che passa tutto il medioevo, che approda al rinascimento (anche inglese) quindi
si parla del 16simo secolo: massima autorità nel campo medico. Il latino faceva
comodo, poiché faceva sapiente, erudito.
Sii un medico Faustus, ammucchia denaro,(arti fatte per portare soldi)
E sii reso eterno da qualche cura meravigliosa:
Il fine della medicina è la sanità del corpo.
Come Faustus, non hai già raggiunto quel fine? (sta congedando la medicina)
Il tuo parlar comune non sono già per caso degli aforismi sensati?
Le tue ricette/ le tue prescrizioni, non sono forse appese come monumenti per tutte
le città, attraverso le quali intere città sono riuscite a sfuggire alla peste?
Siamo davanti si ad uno studioso, ma anche ad un praticantore delle varie
discipline. Qualcuno che ha raggiunto il massimo del riconoscimento terreno.
E tuttavia tu sei ancora soltanto un uomo, Faustus. (Lucifero che parla)
(es Ulisse di Dante che vuole superare i confini) Questo è tipico dei personaggi
Marloweiani, ovvero personaggi rinascimentali che esaltano i limiti dell’uomo ed
anelano a superarli, e che però incappano in un problema teologico grave; non
siamo in un mondo ateo, non siamo alla fine del 600/700; siamo in un periodo
che vede il peccato, che vede il non essere dalla parte di Dio, come qualcosa che
non è previsto (la pena è la condanna con la morte eterna) , nel disegno
provvidenziale. Faustus crede di essere al di fuori di un paradigma religioso dal
quale invece è inserito fino in fondo.
La ribellione è considerato un peccato, secondo il paradigma cristiano.

Se tu potessi far si che gli uomini vivano eternamente, o essendo morti tu potessi
riportarli alla vita
Allora questa professione di medico sarebbe da stimare/considerare, (altrimenti
non serve a nulla)
Addio fisica: dov’è Giustiniano? (corpus iuris civilis, dell’ Impero Romano
d’Oriente, grande risistematizzazione del diritto romano)
Ah un caso futile( poco importante) di eredità meschina.
Il padre non può diseredare un figlio a meno che…
Ah questo è l’argomento delle Istituzioni e del corpo universale della legge, ma
questo tutto studio è adatto ad uno sgobbone mercenario,
che non mira a nulla se non della spazzatura, troppo servile e illiberale per me.
Tutto sommato è meglio la teologia.
Contempla bene La bibbia di Girolamo, Faust:
Quella è la versione ufficiale della bibbia (scritta nel quarto secolo) fino al
concilio vaticano secondo (anni 60 del 900).
Lo stipendio/ricompensa del peccato è la morte, questa è dura!
Se neghiamo il peccato, ci sbagliamo/ci inganniamo, e non c’è alcuna verità in noi.
Ma allora noi dobbiamo peccare e di conseguenza dobbiamo morir.
Dobbiamo subire una condanna a morte e morte eterna.
(ragionamento che sembra non possa dare una evoluzione umana)
Che razza di dottrina è questa? Ciò che sarà, sarà:
Addio teologia.
Queste metafisiche dei maghi e dei Libri di negromanzia sono celesti (ossimoro)
Le linee, i cerchi, i segni ed i caratteri di tutti i segni simbolici, sono le cose che
Faustus desidera più di ogni altra.
Attraverso la strada per la conoscenza e attraverso la strada della conquista
militare, tutti questi sono dei titani che tendono a potere.
Oh che mondo di profitto e di delizia,
di potere, onore ed onnipotenza,
è promesso ad un artefice d’ingegno.
Tutte le cose che si muovono tra i poli fermi della terra saranno ai miei ordini.
Imperatori e Re vengono obbediti si, ma soltanto nelle loro province
specifiche/confini del suo regno (Lui pensa di ottnere un potere più universale)
Non possono alzare i venti, o squarciare le nuvole, ma il dominio di colui che
eccelle in quest’ arte si espande tanto quanto si può espandere la mente dell’uomo
Un bravo mago è un semidio.
Devo sforzare la mia mente per guadagnarmi la mia dignità.
(Espansione dell’ ego)
Ha preso una decisione, dopo aver passato in rassegna tutto.
Non sarà mai una decisione tranquilla, anzi, non avrà mai pace, sarà sempre una
lotta ( morality tra bene e male, percepibile da subito). Wagner suo
servitore/allievo; lo serve perché problemi economici.
Abbandonerà in seguito Valdes (storicamente uno scrittore religioso
importante)e Cornelius (figura paracensiana, umanista, medico alchimista che
veniva associato con pratiche magiche) sono due maghi inventati (non figure
storiche) che in seguito lui abbandonerà in quanto li supera di livello.
Sceglie quindi due nomi che hanno corrispettivi storici, così che potessero
essere riconosciuti dagli eruditi a teatro.

05/10/2017

verso 100 e seguenti

105-> che ebbrezza mi da questa idea (presente un certo registro linguistico:


deve colpire nell’immediato gli spettatori)
In molta prosa e poesia si hanno molti riferimenti di questo “ nuovo mondo”
(immaginario fisso, fantastico).

( Visione della prima scena)


Angeli: due donne, non possibili all’ epoca. Ruolo adatto per due ragazzi giovani.
Quelle donne fanno altre parti, come succede anche nelle compagnie
contemporanee. Compagnie abituate a parlare a tutti, in grado di renderlo
comprensibile a chiunque nonostante la complessità del testo (utilizzata anche
la comicità).Spettacolo che deve combaciare la filologia del tempo con le
esigenze del momento.
Lotta tra bene e male resa visibile attraverso lotta fisica tra i due angeli.

(Questa versione cerca di tenere un bilanciamento tra le parti tragiche e quelle


comiche. Qualsiasi spunto dove era possibile coinvolgere tutto il pubblico veniva
utilizzato.)

V127 Arrivano Valdes e Cornelius che lo spingono a invocare gli spiriti.

SCENA SECONDA in prosa(scene più basse o di minore importanza)


Wagner incontra due studiosi, si ha una piccola scena comica
SCENA TERZA Monologo di Faust in cui decide di invocare gli spiriti.
Linguaggio alto, immagini dirette( così che il pubblico possa capirle).
L’invocazione del demonio è interamente in latino.

Il demonio arriva sotto forma di drago, bruttissimo. Faust chiede a Mefistofele di


presentarsi sotto un'altra veste (frate francescano), altra “frecciata” verso la
religione cattolica.
Pag 64.  M. Si rifà alla cosmografia aristotelica  terra al centro
dell’universo, protetta da nove sfere.
Mefistofele tende sempre a dire la verità a Faustus , e nonostante questo lui non
lo ascolta e arriva alla dannazione. Questo rende la sua figura come quella di un
uomo che ha la consapevolezza e la responsabilità delle sue scelte.
Gli fa capire che le vere decisioni verranno prese al di fuori di lui, da un ente
superiore e a quel punto non potrà più fare nulla.

Pag 66 Gli spiega a livello tecnico come stanno le cose. Quando sentiamo
abiurare Cristo o le sacre scritture noi accorriamo perché ci sono delle
possibilità di “vittoria”. La scorciatoia quindi per evocare gli spiriti è abiurare e
pregare il demonio. Gli ricorda che l’atto di rinuncia della propria anima deve
essere formale. C’è una parte ironica in quanto si utilizzano le parole della legge,
di giurisprudenza, scrivendolo e firmandolo con il suo sangue. Faustus non sta
prendendo per niente seriamente la rinuncia della propria anima, non sta
rifiutando Dio e scegliendo l’inferno in maniera così consapevole. Vuole spostare
il paradigma, sostenendo che non sia vero l’inferno e la dannazione eterna. Lui
vede la morte come una sorta di riposo ( campi elisi) come nella tradizione
greca, pagana.
Difronte alla curiosità di Faustus(fa domande in maniera provocatoria), che non
trova nelle sacre scritture, Mefistofele non fa altro che ripetere tutto quello che
già sa.
Lo stesso Mefistofele è “annoiato” da quello che dice, in quanto sembra una
spiegazione catechistica.

Pag 68-69 Faustus cerca di incastrarlo dal punto di vista teologico, vuole che
gli dica qualcosa che le scritture non dicono.
E’ lo stesso demonio ad essere terrorizzato dalla situazione in cui si trova e da
quello che ha dentro (inferno che dura per sempre, un tormento psicologico)
Faustus si fa beffe di questo demonio terrorizzato.
Soliloquio di Faustus Iperbole di anime che si moltiplicano, che donerebbe
tutte. Adesso vi è una espansione e poi una concentrazione e gli ultimi minuti
prima della narrazione vorrebbe non esistere più, vuole scomparire ed essere
senza anima.

(VISIONE SCENA DEMONIO)


In questo caso Mefistofele non è vestito da frate francescano, ma ricorda molto
un cardinale sempre riferimenti alla chiesa cattolica

11/10/17

Prima scena comica (scena IV) con Wagner con il Clown.


Si può immaginare che sia comica per lo scopo di attrarre l’audience popolare
diciamo, e non solo le persone culturalmente più sapienti, con una preparazione
universitaria, che potessero capire allusioni alla cosmografia, teologia, latino…
(Più scene comiche nel testo B che nel testo A)
Questa scena è stata modificata e semplificata dal punto di vista teatrale, ma
ricchissima dal punto di vista linguistico, presenti molti giochi di parole,
parolomasie.
Il clown intelligente e svelto è comunque parte dello spettacolo di strada e viene
integrato nel teatro ufficiale (anche da Shakespeare). Qui è rilegato a moventi
dello spettacolo paralleli e quindi le scene alte, di alto valore morale ( di grande
pathos) sono sostanzialmente presidiate da Faust, Mefistofele, ecc.. mentre ci
sono altre scene che sfruttano argomento alto per riproporlo poi in forma più
bassa, per coinvolgere lo spettatore di cultura più bassa, proponendogli lo stesso
play ma in modo più semplificato, scherzoso, ridicolo, e si sottolinea anche la
stupidità dell’eroe, nella sua incapacità di focalizzarsi sulle cose più importanti
della vita.
In inglese è un po’ più difficile in quanto ha più giochi di parole e fa riferimento
ad un ambito più teologico/filosofico.
Altra cosa, le scene comiche venivano eseguite per fare in modo di coinvolgere
tutti i membri della compagnia teatrale.

Testo p. 70:
Wagner, collocato a metà tra sfera alta e bassa, in quanto studente di alto livello,
serve anche per introdurre scene comiche. Faust vuole un servitore, e lui vuole
seguire le orme di Faust, vuole acquisire le doti della magia nera.
Sirra senso dispregiativo per dire Sir.
Zounds esclamazione, vuol dire for gods wounds, Per le ferite di cristo.
Imprecazione, bestemmia.
Vv 345Wagner inizia a giocare un po’sul fattore economico, dicendo che dato
che non ha entrate può stare a suo servizio.
Nella maniera più educata mostrerà i suoi indumenti con i buchi, per indicare
che le cose entrano, ed escono, i soldi ad esempio, o fa altre mosse comiche. In
questo modo la platea ride.
Jests scherzare, prendersi gioco di  lui scherza di se stesso
Villain( vv.4 348) inteso non come cattivo ma come villano, zotico.
Vv 350  si introduce una sorta di vendita al diavolo dell’anima (metaforica, non
letterale) vinee riproposto a livello bassa il dramma del vendere o meno
l’anima al diavolo.
Siamo nella posizione dove il Clown, personaggio basso che non dovrebbe dare
l’esempio, e invece è quello che è capace di valutare : se devo vendere qualcosa
di così caro, almeno la carne deve essere ben arrostita e con una buona salsa.
Nello scherzo si ha però una reale saggezza del clown, che però fa riflettere
l’Audience sul tipo di azioni che sta portando avanti il personaggio più alto
(Faust) che però dovrebbe avere anche più capacità ed argomenti per fare scelte
e prendere decisioni.
Vv 355 uso del latino vuole ricordare all’ audience che è la lingua di coloro che
sanno, che studiano. L’altro in questo caso non ha i mezzi per capire e infatti
risponderà “come in versi?”, come se non capisse che quello è latino, ma pensa
che sia poesia.  Audience ride, tutti sanno che è latino.
Vv 357 Stafisaria, pianta i cui semi sembrava tenessero lontani pulci e
pidocchi; insetticida che si metteva nei vestiti. (soprattutto anche nelle
parrucche, nel 700)
Vv 358-359 Ribalta la frittata : se io vi servo vuol dire che sarò pidocchioso.
Nel testo A è più difficile, in quanto fa molte più allusioni (come ad esempio ad
una strada di Londra) e son presenti più giochi di parole.
vv. 361 “seven” numero simbolico, biblico.
Familiars diavoletti, demoni che attaccano nelle situazioni quotidiane.
“…tare thee in peeces”  grafia arcaica
vv. 364 gioco di parole: ha cambiato “familiars” inteso come diavoletti con
“familiars” inteso come familiari, parenti.
A livello retorico è particolarmente “witty”, ingegnoso utilizzando questi giochi
di parole, a cui l’audience era particolarmente abituata.

Questa scena risulta più curata nel testo A che nel testo B , in quanto risulta più
accorciata del testo B, dove invece sono state aggiunte più parti, e nella A è
semplificata, dato che evidentemente il pubblico non riusciva a stare a dietro a
tutti i giochi di parole.

Vv 371 gli rilancia i soldi indietro, perché se legarsi a lui vuol dire essere
minacciato dai diavoli allora non va bene.
Vv 377 I= ay=si

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------
Guardata pagina 202 con l’estratto del testo A,(più lunga e complessa)
Vv 59 ci sono due aspetti di questa risposta: uno teologico- filosofico e l’altro
più basso-comico.
Un cristiano mutato in un gatto, topo, ecc…? No grazie. Di nuovo una catena degli
esseri che era uno dei modi in cui le persone si rappresentavano la vita nel
rinascimento, e che ci fosse un senso all’ ordinamento delle cose nel mondo, per
cui si passasse da cose inanimate a quelle che avevano sensazione e nutrimento
ma non movimento (piante), e poi uomini che si distinguono dagli animali per
avere la ragione ( dono di Dio).
Tutte le trasformazioni sono degradazioni per l’essere umano, dal momento che
non può trasformarsi in un angelo. Quindi qui il personaggio più basso (Clown)
dice che non soltanto bisogna mantenere il nostro posto nel mondo ma bisogna
anche mantenere la nostra dignità, la bellezza di essere “esseri umani”, cosa che
Faust non sta assolutamente facendo; se non lo faccio, come Faust, vendo la mia
anima, la parte più divina.
Pretie piccola pulce
Plackets gonne con lo spacco
Wenche Ragazza, giovincella

Audience ride perché immaginava che la pulce potesse entrare nello spacco del
vestito spacco inteso anche al genitale femminile
Combinate comicità bassa e aspetti teologici.

Scena V (p.74)

E’ un soliloquio, si ha l’idea che Faustus discuta con se stesso ; dibattito tra bene
e male ( esteriorizzate nella morality), e in questo gli si da uno spessore
interiore. Per incarare la dose, perché avevano gli attori per farlo, perché
sapevano che avrebbe fatto apprezzare il testo a più fasce di pubblico,
entreranno in scena il diavolo buono e il diavolo cattivo.
Questa tragedia ci fa capire come elementi di teatro che si stavano perdendo si
possono anche mantenere e possono convivere con un tipo di teatro che sta
dando sempre più importanza anche all’interiorità del personaggio principale.

Si presentano le tesi e le antitesi all’interno di Faust: da un lato una forma di


coscienza che lo porta verso il bene e poi lo stesso pensiero, la stessa interiorità
che lo porta verso il male.

Vv 389 ora Faust devi essere per forza dannato idea fatalistica, non ci sono vie
di scampo, non puoi essere salvato (predestinazione).
(Ci sono forme di pensiero che tendono di più al protestante che al cattolico.)
Bootes sprono del cavallo: cosa sprona, cosa giova pensare a Dio?
Vv 392 la disperazione è il peccato più grave del credente, perché dimostra
mancanza di fiducia (es. togliersi la vita), sfiduciare Dio.
vv. 397 sembra che ci sia l’idea di tornare a Dio, quindi a pentirsi
vv 399 Frase in cui Faust riconosce.
Appetito (qualcuno che mangiava troppo, stava male, di negromanzia)
Appetite appetito a tutti i livelli
vv. 401-2 esteriorizzazione; a livello semplice il protestantesimo, si è portato
dietro diverse forme di iconoclastia. Il fatto di ricostruirsi forme e divinità
visibili è per qualcosa che rimane a livello spirituale. Questo libro parla in
maniera ortodossa, a livello morale, ed è questo il messaggio di questo libro, non
è univoco.
Possiamo dire che vogliamo ricondurre questo personaggio a una coerenza
psicologica: Faust (elemento testuale) crede a paradiso/inferno ma che si
autoinganni inconsciamente, in cui si autoconvinca che l’inferno sia
corrispondente ai campi elisi. Spesso Faust non è coerente a livello psicologico
(forse all’epoca non era richiesta questa coerenza).
vv. 409 La parte dell’arricchirsi dell’ avidità terrena non è mai dimenticata, e
Faust ci fa anche una battuta nel verso 411 in poi.
Embden porto molto importante per anche le telecomunicazioni. Si augura una
forma di ricchezza molto terrena dicendo che lo possiederà.
Errore tipico di Faust immagina di poter combattere, di avere un alleato che
può contrastare Dio, cosa che non è. Ricondotto nello stesso paradigma
teologico.
vv. 422 Faust si sta ingannando, perché pensa di aver già fatto, di essersi già
impegnato con il demonio avendo messo a rischio la sua fede in Dio.
Bequeath lasciare in eredità (linguaggio legale, tipico per un contratto)
Deed of gift atto di donazione
Solamen miseris socios habuisse doloris è confortante avere compagnia nel
dolore
Il fatto di soffrire all’inferno è stata già manifestata da Mefistofele nelle scene
precedenti ma Faust sembra non voler capire.
Vv 443 E’ un po’ la stessa tentazione che aveva avuto l’uomo nel paradiso
terrestre , fai un atto per ottenere la grandezza nel mondo
Congeales coaugula. Siamo nel mondo del sangue, Mefistofele è immerso nel
fuoco, uno dei quattro elementi.
vv. 454 Faust si fa qualche domanda. Che cosa può far presagire il fatto che il
sangue si sia fermato? Perché non scorre? C’è una forma di rifiuto nel fatto di
cedere l’anima al demonio. C’è qualcosa che vede innaturale questo fatto di
staccare l’anima da sé.
Chafer of fire braciere di fuoco
Consummatum est parole di Cristo in croce pronunce queste parole “è tutto
finito”, quindi doppia bestemmia., atto contro quello compiuto da Cristo, il
contrario.
Vv 473 occasione di intrattenimento per il pubblico, per una scena difficile.
Scena distensiva che distende l’ audience forse un po’ scossa, perché ormai il
danno irreparabile è stato fatto.

Quattro elementi : Fuoco, aria, acqua, terra.


Pensiero che risale all’ età ellenistica (si parla di prima di Empedocle, 450 a.c)
Siamo alle origini della filosofia greca. Elementi costitutivi della materia e del
cosmo. Elementi di base che però si possono combinare in certi modi per
formare ciò che noi abbiamo sott’ occhio. Possono combinarsi in quantità
diverse. L’acqua è fredda e umida, la terra è secca e fredda, il fuoco è caldo e
frddo e l’aria è calda e umida. A seconda di questo si costituisce il corpo umano.
Ippocrate è colui che utilizza questa idea della costituzione del cosmo e dei
quattro elementi anche in Medicina: dal momento che noi siamo costituiti
all’origine dai quattro elementi, questi corrispondenti i a fluidi all’interno del
nostro corpo, che sono Sangue, bile gialla, bile nera (escrementi) e il flemma
(muco). Se c’è disequilibrio tra questi fluidi si crea la malattia. Tuto questo è
giunto a tutti i medici greci e da loro, rivisitati, sono passati al medioevo e poi al
rinascimento. Nella seconda metà ‘500 si hanno i primi dati anatomici, le prime
dissezioni, teorie sulla circolazione del sangue. A livello di immaginario
collettivo, parlare dei fluidi era una cosa comune. A questi quattro elementi
corrispondono anche fattori psicologici, inerenti all’ umore.

12/10/17

video scena comica (IV Scena)

Verosimiglianza non importante, deve essere comico, quindi basta una bassa
forma di potere su quello che non è controllabile dagli uomini. Fa riflettere che
però la brama di potere non è solo dei grandi, ma anche dei più “piccoli”, che a
loro modo cercano di ottenerla (vedi Wagner).

“Paradise Lost”
 Satana di John Milton, pubblicata 50-60 anni dopo. Satana che si interroga
sul peccato, sulla possibilità di pentirsi, e sul significato e senso di pentimento. Si
interroga anche sulla gerarchia Satana è alla base di tutto ciò, dei peccati, come
l’ambizione, l’orgoglio, il voler superare Dio e i limiti dell’umano e naturalmente
parte dell’ interrogarsi è proprio quella sul “ero in una posizione alta? Ero
l’angelo più splendido del paradiso? E’ stata la mia posizione elevata a farmi
cadere?” La risposta è no, avrei potuto essere un angelo di schiere più modeste e
tuttavia peccare anche individualmente e farmi traviare da qualcuno più grande
di me. E’ vero che l’esempio dei grandi dovrebbe essere di virtù, moralità, di
rettitudine, e qui entriamo anche in questa aura protestante che parte già dal
Faustbuch, testo riformato, luterano, che critica il papato cattolico, che non
perde occasione per smantellare quella forma di corruzione del potere
temporale di Roma, ma certamente quello che è il protestantesimo: che tu sia
grande, piccolo, buono o cattivo, tu sei responsabile delle tue azioni, non vale il
fatto di mandare la propria assoluzione di peccati a qualcuno al di fuori di te; il
rapporto è individuale tra soggetto e Dio, ci si confessa a Dio, si confida sulla
grazia divina. Era tipico della commedia riprodurre argomenti alti in modo
basso, perché comunque anche le persone basse devono avere consapevolezza e
responsabilità per le proprie azioni.

(registrazione)

Scena V
vv 510 struttura a chiasmo

Figura di un Faust di bassa estrazione sociale, anche se sapiente, ma varie


versioni raccontano di un ciarlatano, che molestava ragazze nelle università,
nelle scuole, ed ecco che qui viene integrata anche questa figura.

vv.533 Mefistofele non inganna mai Faust dal punto di vista della dannazione.
Nel testo A è ancora più sincero, dicendo che non può procurare una moglie
(matrimonio sacramento ), ma può solo procurare cortigiane. Lui però insiste su
una moglie e per questo gli procura dei diavoli travestiti. In questo testo, per
essere più spettacolare per l’audience arriva direttamente un diavolo travestito
(ridicolo che diverte)

scena VI

Clima culturale umanista Pone attenzione sull’ individuo, sull’ uomo, sulla
bellezza fisica e intellettuale ( si pensi all’arte del 400/500).
Mefistofele sta cercando di continuare a mantenere Faust legato a se stesso, in
quanto per la teologia cristiana ci si può pentire fino all’ ultimo; per evitarlo
quindi c’è l’esaltazione. (teoria predestinazione: essere umano tendente ad ogni
modo al pentimento)

Vv. 565 Di nuovo un dialogo con se stesso, esteriorizzato il suo conflitto


interiore.
Nel momento in cui si avvicina al pentimento, gli vengono in mente immagini
che suggeriscono il suicidio (pistole, veleni, un cappio, ovvero un peccato
mortale) a causa del diavolo, che cerca di distrarlo. Faust che ha passato tanto
tempo nel male, e che ci sono molti vantaggi, ma la possibilità di pentirsi sarebbe
unica.

Con una prospettiva letteraria (non filosofica) si deve inquadrare cosa


succedeva in Europa in quel periodo, in quanto gli echi di questo si sentono
molto dell’ opera di Marlowe.
Le 95 tesi (contro abusi e corruzioni della chiesa cattolica, nel 1517), hanno dato
inizio ad una serie di moti contro l’ortodossia cattolica, che hanno avuto sfogo
soprattutto nel 1200 e 1300 in Europa, con movimenti ereticali, come anche in
Inghilterra, che ha trovato poi un terreno fertile nella Germania dell’ inizio del
500 a cui è stato dato l’avvio con un monaco agostiniano. Lutero era un monaco
agostiniano e la grande enfasi di Lutero nella grande riforma è sulla
 Giustificazione per sola fede
 sacerdozio universale del credente
 Sacre Scritture in volgare, o in una lingua comprensibile da tutti  come
fonte della verità

Questo perché vi era una lotta contro l’intermediazione ecclesiastica molto


pratica, che stava da millenni determinando la politica Europea, un ritorno alle
scritture, alla purezza del messaggio cristiano e proprio per questo un rifiuto per
l’intermediazione ecclesiastica, rifiutare quindi un doppio standard di salvezza:
ovvero chi si dava all’ordine monastico, all’ascetismo era più gradito a Dio e che
quindi il distacco dal mondo era una sorta di elevazione e che ci fosse tutta una
struttura ecclesiastica, che l’impero vede come una struttura di potere politico
senza troppe differenze che di fatto si pone come colei che può accettare o meno
la salvezza, far passare l’anima dell’uomo alla condizione di peccato a quella di
salvezza. Per Lutero non vi è alcun parametro oggettivo, qualcosa che l’uomo
possa fare per passare a uno stato di grazia.
Il discorso della giustificazione per fede diventa problematico per la gestione
dell’ anima, ovvero per come si sente il credente riguardo la sua salvazione,
soprattutto chi segue il paradigma cattolico. E’ difficile per il credente, non
capisce se ha la disposizione d’anima per essere salvato.
Dopo Lutero, la riforma in Europa si espande, a Zurigo, Calvino a Ginevra, che
scrive le “istituzioni della religione cristiana” che pubblica in latino nel 1536, e in
francese nel 1541 (come accade anche in Inghilterra: latino poi inglese
bisogna lavorare su entrambe le lingue). 1559 anno della edizione definitiva
delle istituzioni di Lutero (in latino) e nel 1960 vengono ripubblicate in francese.

Calvino si interroga sul credente, e sul perché effettivamente esistano dei


cristiani che accolgono il messaggio di Dio e altri no, basandosi da una serie di
studi. E’ il primo a sistematizzare la situazione (non a parlarne); si parla quindi
di predestinazione: Dio sa già chi sarà salvato e chi sarà condannato decreto
immutabile, difficile da accettare per il credente.
I calvinisti, dopo il concilio di Trento, in cui i cattolici stanno lavorando su delle
teoria che vadano conto questo discorso stretto e rigoroso ma con la fine del
‘500, la sistematizzazione del pensiero di Calvino, prevede la teoria della
predestinazione. C’è quindi un decreto all’inizio di ogni tempo per cui un Dio
onnipotente e onnisciente ha predisposto, conosce in anticipo, il destino di tutti
gli uomini; chi non sarà salvato non ha nessuna importanza che tipo di vita
conduce, così come chi sarà salvato, non ha nemmeno bisogno di comportarsi
bene.  problema di gestione politica-sociale di qualunque popolo.
Succede che velocemente l’enfasi si sposta su un autoanalisi pre-freudiana che il
fedele deve farsi su se stesso, e cogliere se sono presenti i segnali di Dio dentro
di sé. Molta responsabilità nell’interpretare il decreto di Dio dentro di me.
Diventa molto importante la manifestazione dell’elezione, della grazie divina,
attraverso i successi della vita (lavoro e comune) e il compimento delle opere
buone, in cui sono un esempio negli altri, non lo si fa per guadagnarmi la
salvezza (come la prospettiva cattolica) ma lo faccio per dimostrare il fatto che
sono salvo, e il lavoro diventa importante. Facendo ciò il fedele esprime la sua
salvezza. Enfasi sul mondo, sull’entrare nel mondo e migliorare, enfasi sulla
responsabilità personale e sulla propria storia di successo in quanto individuo. I
pellegrini che sono andati dall’Inghilterra al New England nei primi anni del 600
che hanno esportato la riforma, hanno esportato anche questo impulso: se vivo
una vita di successo che può essere una espressione della grazia divina in me, è
una cosa che mi aiuta a vivere meglio.
Discorsi di questo tipo erano molto chiari, i riformatori vanno a fare lezioni a
Cambridge, portano queste teorie e Marlowe ha sicuramente assimilato queste
nozioni.
Nel Faustus troviamo sia forme di impedimento che sembrano venire da
un’incapacità strutturale di Faust di pentirsi, sembra quasi un predestinato
(“non posso pentirmi, non riesco a pentirmi, non riesco ad andare aldilà della
mia cupidigia”) è come se ci fosse una grandissima volontà di pentirsi ma
qualcosa lo impedisce. C’è anche il messaggio che in ogni momento l’uomo può
pentirsi (ogni volta che Faust sembra sul punto di farlo, il demonio cerca di
distrarlo e impedire che il pentimento avvenga). C’è un epilogo che può essere
visto come tradizionale, ovvero che riprende in breve la vicenda, concludendo,
ma con un linguaggio abbastanza ambiguo, e a leggere fra le righe non è così
chiaro se l’esempio si fermi li o se ci siano delle considerazioni che vadano oltre
e che possono essere di ortodossia calvinista o contro.
La figura di Faust è talmente bella e tormentata , poco coerente, che alla fine
l’effetto sullo spettatore del 21esimo secolo è di apertura di domande, non
fornisce risposte.
A leggerlo Si coglie il messaggio riformato e calvinista, ma anche di ortodossia
cattolica. Si coglie una sottile ribellione verso un decreto che appare in parte
ingiusto contro un Faust che si vorrebbe pentire ma non ce la fa. Ci sono
entrambi i filoni di pensiero.
Sembra quasi che Faust vada verso il decreto del dannato, ma c’è sempre
qualcuno che gli ricorda che il pentimento è ancora possibile. (angelo buono e
cattivo). Ciò che è in contraddizione è il fatto letterario di questa opera e un
Faust moderno, non schiacciato, estremamente tormentato considerato vittima
di un decreto e di una condanna incomprensibile.
Le opere letterarie che vivono di più sono infatti quelle che pongono domande e
dubbi, oppure quelle con una forma splendida.

Entrano i tre demoni—> momento critico, dove credono di rischiare di perdere


l’anima di Faust.

Dost does
vv. 646 e alla sua signora sempre presente la battutina comica
vv 655 gli offrono qualcosa per sviarlo dalla salvazione. Gli fanno vedere i sette
peccati capitali (sempre in forma comica), che parleranno di se.

(Visione scena VI)


Lucifero:
 può essere una parodia (anche blasfema se si parla di Cristo crocefisso)
 ricorda un angelo quindi si sottolinea il fatto che sia caduto e dannato
 Punito, zoppica e ha segni in faccia, aspetto di sofferenza, appoggiandosi
anche a due demoni, supporto.  anche lui vittima

N.B. Nell’ Inghilterra del 500. All’ epoca non esisteva il razzismo come lo si
conosce oggi. Vi era il sospetto del diverso, ed era temuta la minaccia sociale ed
economica (ebrei)

18/10/17

Uscita dei sette peccati capitali: ognuno di presenta a Faust. Alludevano ad


attività, vizi, che potevano capire anche i contemporanei.
Questo intermezzo comico era stato per distrarre Faust dalle sue pulsioni di
bene.
Perriwig parrucca
Avarizia Cupidigia
Tema morality uomo deve prendere una decisione e gli vengono fatti vedere,
gli vengono presentati tutti i vizi del lato umano, la parte negativa. Alla fine lui
manda via tutti.
Ci sono personaggi che fanno due parti si risparmia sugli attori ed era solito
delle compagnie.

Scena VII altra scena comica.


Coro (p. 102) Narrazione di quello che succede: Faust e Mefistofele salgono
sulla cima dell’Olimpo (non a caso ovviamente vengono utilizzati tutti i
riferimenti pagani che potevano aiutare a far capire che si arriva in cima a un
vertice di un monte sacro, sacro però a livello pagano, può essere utile a far
capire che l’impresa di Faust è un impresa non cristiana, ecc..) e visitano il cosmo
e il firmamento impresa interessante, vede le varie sfere, alle soglie anche dell’
empireo. Tornano e riprendono il viaggio intorno alla terra sulla schiena dei
draghi, e Faust vede quindi anche tutto il cosmo dall’alto vedendo anche come è
fatta. Alla fine del coro arriva a Roma, per vedere la corte del Papa e dell’
imperatore: siamo nella prima metà del 500, epoca in cui si crede sia esistito
veramente questo Faust, e quindi sotto l’imperatore Carlo V (prima metà 16simo
secolo)
Scena VIII Le città sono scritte in corsivo. Faust sta parlando con Mefistofele e
sta facendo un riassunto (proprio perché è un teatro della parola, quindi è più
quello che si dice che quello che si mostra), e dice che sono passati da Trier, città
tedesca (Germania occidentale) poi fino a Parigi; in seguito dalla Francia a
Napoli; poi da Napoli a Venezia e da Venezia a Padova.
Volano, e poi non c’è da aspettarsi una grande accuratezza dal punto di vista
geografico, perché Marlowe non è mai stato in Italia: è stato nei paesi bassi,
come spia della regina, e c’era già qualche resoconto di viaggio, ma non esisteva
ancora come genere letterario. Succedeva che c’erano persone che o dovevano
allontanarsi dalla corte per motivi diplomatici, o andavano all’estero o comincia
anche (anche se più all’inizio del ‘600) il viaggio per piacere. Non siamo ancora
in questo periodo, in cui i rampolli dell’alta classe (alta borghesia) potevano
permettersi come completamento dei loro studi; si andava in Francia, Germania,
Svizzera, Italia e chi aveva i mezzi andava addirittura in Grecia, cuore della
civiltà occidentale. Marlowe ha sicuramente preso dai pochi resoconti di viaggio
esistenti, soprattutto da persone politiche, che andavano nei vari
principati/ducati stranieri e cercavano di capire come funzionava a livello
politico, prende do eventualmente contatti diplomatici e venivano un po’
raccontate sempre le stesse cose. E’ un po’ standard la descrizione.

(lettura dal verso 800) si parla di Roma. Questo testo è molto più stringato, ci
racconta tante cose.
Si trovano nella residenza del papa. Il demonio abita già felicemente all’interno
di San Pietro.
Mefistofele fa da guida turistica, e racconta anche al pubblico com’è fatta Roma e
quali sono le sue bellezze: Tevere con sponde sinuose, sopra il Tevere 4 ponti
che si appoggiano così da rendere il passaggio sicuro in ogni parte di Londra.
Sta dando un’idea complessiva, standard, perché tanto in pochi vi erano stati.
vv. 826 Faust ha imparato a bestemmiare, invocando anche luoghi della
letteratura classica (Acheronte, Flegetonte…)
vv.830 siamo nel pieno delle lotte tra Papa e imperatore (guarda note). Le note
spiegano che di fatto il Papa non poteva essere al seggio pontificio ecc.. per il
fatto che non c’era interesse per l’accuratezza, ci sono passaggi non plausibili.
Quello che interessa è l’ottica con la quale le cose vengono viste: il papato come
sede di ogni male, mentre si cerca di salvare la figura dell’imperatore, il tedesco
Carlo V, cattolico. Non è mai diventato protestante. Invece qui attraverso la faida
tra Papa e imperatore , al di sotto di tutto questo, c’è un papa che si considera
legittimo, e che invece ha accanto questo Bruno, che è un anti-papa, nominato da
Carlo V, quindi c’è la parte germanica vista a maggior favore e la parte romana a
minor favore. Faust e Mefistofele si mettono dalla parte dell’imperatore contro il
papa. (tutto questo è nel testo B, poiché qualcuno pensava che fosse necessario
descrivere il contesto, e mettersi con qualcuno contro il Papa). Il testo A vuole
sol presentarci un papato corrotto, che si dedica ai vizi.
Cloyd essere saziato in eccesso, sinonimo di Self-eated, uno che mangia fino a
non riuscire più, fino al limite, strafogato.

Ogni tanto c’è la rima baciata. Noi parliamo di Blank Verse, ma ci sono dei
momenti in cui viene data enfasi e si utilizza il couplet. Questo serve anche
presto quando si suggeriscono insegnamenti morali che vogliono essere passati
immediatamente all’audience messi in rima baciata. Fanno parte del retaggio
della morality, sottolineare come se fosse la sentenza di quello che si vuole dire.

(p.110) Faust vuole non solo guardare, ma chiede di poter essere un attore.
Siamo alla fine della prima battuta.
Sarà sempre così, quando parleremo anche del teatro di Shakespeare (e di quello
seicentesco), considerare il teatro come “il teatro del mondo”, luogo in cui si
mette in scena lo spettacolo del mondo. Si sottolinea quindi l’antefatto, non ci
sono grandi strategie mimetiche ma ci si Vuole sempre ricordare che quella è
una rappresentazione.
ES. Quando si parla di politica, bisogna tare attenti a parlare di religione, anche
se le gandi tragedie ne parlano sempre. Bisogna sempre fare un po’ la tara di
quello che si mette sul palco, anche perché è chiaro che in un teatro non
mimetico, catalizza l’attenzione dello spettatore sullo spettacolo, gli intighi, gli
inganni che riescono a capire il pubblico( e non ancora i personaggi) è tutto un
coinvolgere, ovvero il portare lo spettatore all’ interno di una scena.
L’attore Faust, vuole essere attore anche nella vicenda interessante
Sembrerebbe che però Faust voglia dirci che vuole essere l’attore nella storia.
Salva l’anti-papa dalle grinfie del Papa, che voleva condannarlo. Faust lo porta in
salvo in Germania, e lo porta alla corte di Carlo V. Però in reltà quello che
succede , che vediamo e che fa in scena Faust sono di bassissimo conto: fa
sparire delle portate, il vino, è invisibile a tutti i cardinali, da una sberla al Papa…
sono scherzi in cui si diverte moltissimo, ma di fatto non vi è alcuna azione
incisiva. magia e azione di basso profilo, che ricorda molto il sotto testo
comico. Ridicolizza le pratiche della chiesa cattolica e della scomunica, perché ad
un certo punto alla fine c’è un rituale (in parte recitato in latino) in cui si
scomunicano le persone e questo viene ridicolizzato.
(Gli scherzetti di Faust sono riportati anche sul testo A.) azione frivola. Perché
frivole?
Il FaustBuch ci porta la tradizione di un Faust di estrazione sociale medio-bassa,
considerato ciarlatano ,anche un disturbator sociale, qualcuno che non era
nemmeno affidabile come insegnante… questa tradizione di un Faust storico
come un ciarlatano e non di gande importanza. Quello che non fa questa tragedia
è darci una versione unica, e quindi ci da un po’ una frammentazione. Di fatto ci
troviamo di fronte la figura di Faust che sa essere sublime nel desiderio della
lotta per raggiungere il massimo, per arrivare al confine del possibile, per
l’impegno, per la bravura, per l ‘intelligenza e la cultura; un Faust sublime anche
nell’autoanalizzarsi e riconoscere il male, ma anche figura di Faust come una
marionetta guidata dal demonio, figura di poco conto, che viene dal basso.
Ci sono tante scene di frivolezza che fanno contrasto con l’inizio e la fine, scene
molto potenti.

Scena X altra scena comica con il clown, e un altro personaggio basso, Dick.
(Non sono scelti a caso) che ruba una cassa ad un oste. Mefistofele dice che lo
hanno disturbato (lui era in Turchia con Faust) e si vendica trasformandoli in un
cane e una scimmia, quindi degradandoli.
Com’è possibile che due personaggi così “stupidi” possano evocare il diavolo?
Uno studio non è stato fatto.

Coro III (p.130) racconta queste funzioni narrative di legame.


Il coro ci racconta che Faust torna, la sua fama si espande a macchia d’olio, anche
alla corte di Enrico V (corte presso la quale si reca). Fa molte cose, però quelle
più notevoli sono andare dal Papa e dall’Imperatore.

Scena XI Ci sono diversi personaggi della corte, anche comici, che discutono la
grande fama di Faust. L’imperatore è molto grato a Faust per aver liberato Bruno
dal Papa, che gli augura di diventare presto papa (suo alleato, quindi
conveniente). Chiede poi a Faust di invocare Alessandro Magno e la sua amata,
come aveva promesso. Lui evoca la sua ombra (tutto quello che può fare) , e
chiede all’ imperatore di essere solo uno spettatore, quindi di non toccarlo, di
non fare domande ecc… Durante tutta la scena, c’è una sorta di contrappunto
basso, in quanto vi sono personaggi comici (come quelli che all’inizio avevano
introdotto la vicenda) che la commentano. C’è questo Benvolio , molto scettico e
critico, che non crede alla grandezza di questo mago, Faust, e mentre sta
invocando l’ombra, da dietro la finestra lui commenta negativamente. Ad un
certo punto afferma di non vedere niente di magico in tutto ciò, facendo
infuriare Faust, che ovviamente si vendica e gli fa crescere le corna sulla testa
(attinto dal racconto di Ovidio Diana). Naturalmente queste corna hanno i
significato dell’incapacità dell’uomo di tenersi la sua donna ecc.
Faust, che per un momento evoca l’immagine di uno dei più grandi uomini della
storia, è presente in una scena con poche parole rispetto ad altre parti.
Ovviamente poi si dedica ad altre frivolezze come far crescere le corna a
Benvolio.
vv.1311-1320
Finita la scena Benvolio ha le sue corna che poi Faust toglierà, a richiesta
dell’imperatore.
Battuta del perdente (Benvolio) vv.1315 commento del perdente se tutto
quello che fa il sapiente è punire(frivolezza) allora non bisogna onorarli
Critica solo ai sapienti, a Faust, che utilizzano il loro potere (non politico come
l’imperatore) ma culturale per fare il male (corna) e non il bene.
19/10/17

Scena XII Benvolio, al quale sono state messe le corna, vuole vendicarsi
vendetta contro il sapiente e vuole uccidere Faust mentre esce dal castello (di
notte) dell’imperatore pieno di doni e onori. Faust indossa una “testa finta”: i
cospiratori credono di avergliela staccata ma non è così. Faust poi si vendica
evocando una serie di demoni tutto questo per vendicarsi di poveracci  non
contribuisce all’onore di Faust, vendette esagerate.
Scena XIII Cospiratori ancora vivi, ma li lascia in condizioni igieniche pessime
e con le corna sulla testa.  scena grottesca e di comicità un po’ crassa che
sicuramente era funzionale.
Scena XIV Scena del mercante di cavalli. Faust inganna un mercante: lui vuole
comprargli il cavallo, lui vuole un certo prezzo ma il mercante ne offre di meno.
Alla fine Faust glielo vende ad un prezzo basso (40 denari) però dice a questo di
non portare mai il cavallo in acqua. Ovviamente il mercante pensa che ci sia
sotto una sorta di magia, e che quindi se lo porta in acqua immagina che
succedano cose meravigliose, quindi non fidandosi di Faust lo porta in acqua e il
cavallo si decompone in un mucchio di paglia. Quindi ha pagato 40 denari per
nulla. Sono tutti scherzetti che fa Faust, ha venduto un incantesimo. 
tradizione del sapiente ciarlatano povero di spirito: raccoglie quindi la
tradizione del ciarlatano e del grande mago.
Scena XV Robin, Dick e il mercante di cavalli si uniscono alla schiera di
personaggi ingannati e vogliono rubare la magia a Faust. Si raccontano le loro
esperienze con Faust, che li ha ingannati e puniti, e vogliono la vendetta. Queste
scene di mezzo sono scene in cui il popolo, i poveracci ingannati da Faust
cercano di vendicarsi.
Scena XVI Si hanno personaggi altolocati  scena che mette insieme il basso
mondo e l’alto mondo. (Nel castello) Duca chiede di costruire un castello in aria,
una cosa quindi inconsistente, aerea, che sparisce dopo poco tempo. Lo
costruisce e chiede che cosa può fare per la Duchessa incinta  ha le voglie e gli
chiede di poter mangiare dell’uva matura (gennaio). Faust fa quindi andare
Mefistofele dall’altro capo della terra per procurarsi dell’ uva per la compagna
incinta. A quel punto irrompono i personaggi clawneschi della scena precedente
(Robin, Dick e il mercante) che vogliono vendicarsi su Faust. Ordinano della
birra (trasformano il palazzo del duca in un osteria) e se la prendono con Faust.
Lui li punisce facendoli diventare tutti muti toglie la parole e spiega al Duca e
alla duchessa che aveva accettato di fare entrare questa gente per farli mangiare
e bere per poi punirli davanti a loro per fare divertire. Scena che parte come
altolocata, finisce in modo basso.
Dalla scena XVII ci si avvicina alla fine di questi 24 anni di godimento che tutto
sommato non valevano la pena di dannarsi). Si ritrova Wagner, da solo, e spiega
che Faust gli ha lasciato in eredità praticamente tutto e quindi si immagina che
Faust sa che deve morire. Faust in quel momento è ad un banchetto, con i suoi
colleghi di università, sta mangiando e bevendo a crepapelle  di nuovo
permane il tema dell’ingozzarsi, del mangiare e bere senza ritegno, metafora
della ricerca dei piaceri bassi, del ventre, che non hanno nulla a che vedere con
l’anelito alla massima conoscenza. Nel banchetto i sapienti gli chiedono di
invocare Elena di Troia, figura mitica, emblema della donna più bella del mondo.
Entra in scena e tutti la ammirano ( un po’ come è successo con Alessandro
Magno).
In questa scena rientra un personaggio con le funzioni del personaggio della
morality old man, un eremita, un saggio, che conosce la retta via e le vie del
signore  viene in un ultimo momento per salvare l’anima di Faust. Figura
amorevole, di padre buono (forse un po’ meno della morality, ma sicuramente
un personaggio del teatro moderno, con una personalità a tutto tondo). Faust si
dispera, è diviso tra bene e male, Mefistofele quindi gli offre un pugnale,
preferendo che si suicidi (la sua anima andrebbe così all’inferno). Faust all’inizio
sembra dare ascolto all’eremita, sembra cedere alle forze del bene, ma quando si
allontana ha la meglio Mefistofele. Addirittura Faust chiede di vendicarsi sul
vecchio, di tormentarlo, ma Mefistofele non può toccarlo, perché la sua anima è
ormai nella grazia di Dio. Può solo tormentare il suo corpo ma non servirebbe a
nulla: una volta entrati nella sfera della grazie il dolore del corpo non ha nessun
effetto.
Elena torna in scena  sazia le voglie di Faust.
Nella fonte inglese (Faustbuch) Faust invocava Elena, riusciva a farla sua
compagna, avendo addirittura un figlio, ma essi avevano la consistenza degli
spiriti, e alla morte di Faust si dissolvono. Qui Elena ritorna (anche per la
curiosità del pubblico) interpretata da un bel giovanotto. Le note ricordano che
Elena costituisce, in se stessa , per il fatto di essere evocata, una sorta di
licotomia: da un lato è la forma, la gioia dell’umanista, che incarna una bellezza
che trascende quella umana, è la perfezione: bellezza non solo fisica, ma di
un’intera tradizione, di una cultura. Allo stesso tema la sua figura era stata
stigmatizzata (da parte della Chiesa) come colei che porta l’uomo al peccato e la
perdizioneuna sorta di prostituta; Elena in scena si porta dietro quindi
entrambe le tradizioni.

Scena XVIII  Il testo “A” è molto più tragico. Tornano i demoni (nel testo A non
tornano) e la dannazione di Faust è preparata da una serie di cose, interventi, tra
cui altro episodio di morality (angelo buono e cattivo) serviva per inculcare
l’insegnamento morale, che non si sa se sia voluta da Marlowe o se abbiano
voluto esplicitarlo coloro che hanno preparato la versione del 1616. <e’ possibile
cha abbiano giudicato il testo A troppo poco esplicito, pericoloso, ortodosso:
troppo ambiguo per gli spettatori dell’epoca.

Pag.186  Prima scena del lungo finale, dell’epilogo. Finalmente si ha un


confronto tra umani, una disperazione di un uomo tra gli uomini (nel testo A è
l’ultima scena collettiva, dopo Faust è solo, si fa carico del pericolo che potrebbe
costituire per i suoi colleghi grande gesto da parte di Faust, che prende
consapevolezza che potrebbe essere pericoloso per gli altri.)
C’è anche tutto l’apporto tradizionale secondo cui l’uomo davanti alla morte è di
fatto solo. Sempre.
vv. 1832 Accennano ad una indigestione volere troppo, troppa fame porta a
stare male.
vv. 1836 Lunga battuta di Faust in prosa, che ha un ritmo sintattico
frammentato. Il fatto che sia in prosa ci fa capire le che la mente di Faust è
scomposta, non è nelle sue piene capacità razionali, mentali, nobili. E’ già una
corruzione del linguaggio, una dissoluzione della coerenza e della bellezza
dell’eloquio che prelude alla dissoluzione del corpo e dell’anima. Faust dimostra
quindi in tutti i modi di stare andando verso la dannazione eterna.
Si ha tutta la disperazione e il terrore umano; queste frasi sono interrotte, si
hanno esclamazioni continue e la disperazione. Se anche dovesse pentirsi il
peccato sarebbe così grande che non potrebbe essere perdonato. Faust, figura
ortodossa di peccatore, non è sulla strada giusta, non mette i suoi èeccati nelle
mani di Dio, non si fida. Si sente sempre come qualcuno che trascende i limiti di
quello che realmente è il peccato.

Crisi di interpretazione psicologica  “io piangerei ma il diavolo me lo


impedisce, mi tira indietro le lacrime. Sgorga fuori sangue anziché lacrime. Il
demonio ferma la mia lingua, vorrebbe alzare le braccia per invocare dio ma
loro le tengono giù” Non bisogna dimenticarsi che alla fine del 16 secolo la
presenza del demonio era considerata reale e concreta. Il fatto che esistesse il
demonio e che avesse una vita pratica e che passeggiasse per il mondo, era
assolutamente “normale”. Si dice che persino Giacomo I, quello che succede
Elisabetta, abbia scritto un trattato di demologia, come tanti altri in quel secolo.
Questa cosa si può quindi interpretare come letterale e non metaforica i
diavoli che non lasciano stare, che trattengono. Si può leggere anche come lotta
interiore e va ricordato che questa impossibilità di pentirsi può essere letta in
modo ortodosso-cattolico, quindi che non si salva perché in effetti non è pentito
all’ interno, non ha quella voglia di tornare a Dio come invece dovrebbe avere,
oppure era predestinato alla dannazione (non è libero arbitrio).
La tragedia non scioglie nessuna di queste possibilità, erano tutte li e lo sono
ancora. Non sono state aggiunte. L’unica cosa moderna è la lavorazione della
psicologia dei personaggi (che spesso fa Freud). A livello storico le
interpretazioni sono tutte li e rimangono nel testo, ma ovviamente non tutti le
colgono.

p.190 rientra Mefistofele (nel testo A non accade), il diavolo si gloria della
propria azione e di quello che è riuscito a fare. E’ stato lui ad ostacolare il suo
desiderio di guardare verso i cielo. Responsabilità che Faust rivendica per se,
perché altrimenti sarebbe una figura meno bella e meno interessante; resta li il
dubbio se sia esterno, se sia deciso da forze esterne o se sia all’interno
dell’uomo libero arbitrio, responsabilità.
Gli ultimi due versi sono una sentenza, un proverbio. E’ tardi ormai piangere: chi
ride in terra piange all’inferno. Insegnamento morale, trasmesso in maniera
breve, aforistica, ed enfatizzato da una rima baciata. Lo si trova anche a pagina
191, dove entrano Good and Bad angels.  Couplet, in rima baciata, tono della
sentenza, molto facile da capire.

p.194. Ultimo soliloquio, lungo. (nel testo A arriva subito dopo il banchetto con i
colleghi). Insieme alla prima parte, dove nomina tutte le discipline, è la più
famosa.

The clock segna le 11, probabilmente verrà dannato dopo un ‘ora. Suonerà
dopo mezz’ ora e poi a mezzanotte  grande trovata scenica, per creare ansia
tra gli spettatori. Molti studiosi, storici, che hanno studiato la società del tempo,
hanno fatto delle considerazioni sul cambiamento della concezione della misura
del tempo. E’ tra la fine del 16esimo secolo e inizio 17esimo nel quale sia per le
innovazioni tecnologiche che rendono gli orologi sempre più precisi e se ne
vedono circolare di più prima si utilizzavano le campane per scandire il tempo
e l’idea dell’ orologio privato, che potesse essere di una casa privata, che potesse
essere a disposizione non della comunità ma del singolo signore, era un po’
difficile da immaginare. In questo periodo però stanno un po’ cambiando
appunto gli apparecchi che segnano le ore anche la percezione del tempo, delle
attività umane durante il giorno, l’orologio umano che cambia anche a seconda
del paese cattolico o protestante: l’ultimo con l’enfasi sulle attività diurne,
sull’approfittare del tempo del giorno per riuscire a fare tutto quello che si può
fare, hanno un attenzione maggiore al rispetto dell’ ora fai della tua
permanenza in terra una cosa utile, per glorificare Dio anche attraverso le
attività umili. L’attenzione a ottimizzare il tempo è proprio una cosa che
attualmente, in quel periodo, sta cambiando. Per questo non sentiamo delle
campane, ma un orologio, forse pubblico, o forse anche privato, ma comunque
qualcosa di moto preciso.
Faust vorrebbe rendere questa ora infinita, e rendere l’infinito niente. Gioco tra
macro e micro, tra una visione eterna macroscopica del tempo, e quindi dove si
annulla, e una visione in cui il tempo assume sempre più importanza al punto
tale da essere reso una eternità.

I primi due versi di apertura mettono in dialogo l’eternità con la singola ora, con
il tempo umano, cronologico, finito, il tempo del peccato.
vv.1931 Preferisce appellarsi a madre natura, si rifugia nella terra diverse
volte (poi in seguito al mare e alle nuvole, i 4 elementi) cerca a livello
letterario di cercare rifugio nella terra, in una forma quasi pagana, che possa
salvarlo dal Dio vendicativo che si percepisce in questa tragedia, che è però
anche allo stesso tempo un Dio giusto.
Faust in qualche modo (nonostante l’ortodossia cristiana dica che basta un
attimo per pentirsi veramente) cerca salvezza da un'altra parte o in un altro
modo, espandendo il tempo a disposizione, come se potesse cambiare qualcosa,
ma non ha nessun effetto. non è in grado di pentirsi.

vv.1935 “Amores” di Ovidio, dove però il poeta invoca il ritardo del giorno per
giacere di più con la sua amata Utilizzandolo Faust rende tragico un verso che
era inserito in un contesto amoroso.

Recitato bene era un vero e proprio thriller, che riesce a comunicare l’angoscia,
l’ansia dell’ essere, il grande subbio sulla sua dissoluzione, che però non è una
dissoluzione totale. Alla fine Faust dirà “ se la terra non mi accoglie, se non mi
accolgono gli elementi e se non c’è niente in cui io possa trovare salvezza, perché
mi hai dato un’anima immortale? Perchè essere immortale se alla fine la mia
anima deve essere dannata in eterno?”
Alla fine grida che avrebbe preferito non aver avuto l’anima immortale  grido
(forte e umano) dell’uomo davanti a un decreto che non appare giusto, si sente.

vv.1938 “Chi mi trattiene in basso?” possiamo rispondere che sia il demonio,


mentre in realtà è solo la sua incapacità di pentirsi, che più o meno è la stessa
cosa.
vv. 1939-40  “ Sangue di Cristo che scorre nel firmamento” come se vedesse
un tramonto ad esempio, “il rosso del tramonto”, oppure il sangue che Cristo ha
pagato per la salvezza dell’uomo, e che lui ha rifiutato e lo vede lì, nel
firmamento.
Vv. 1940 Immagine del macro cosmo, difronte al firmamento infinito ( si
sapeva già di questo, grazie Giordano Bruno, che a quel tempo parlava di mondi
infiniti) che inizia a dare ansia, perché non è più controllato, perché forse queste
nove sfere non ci sono, forse non ci sono dei confini, e Marlowe sapeva quelle
cose dato che vi era a quel tempo anche Galileo Galilei (500-600). Questa visione
del firmamento infinito, pieno di stelle, dove scorre la Via Lattea, dove scorre il
sangue di Cristo e la riduzione al minimo, una specie di contrazione spaziale
immediata, come si ci fosse uno zoom su una goccia del sangue di Cristo che
potrebbe salvarlo. Vertigine dell’uomo rinascimentale che si trova ad
immaginare un cosmo totalmente diverso. Inizia a diventare un luogo molto
importante, non solo come transito per un aldilà.
Sangue catena lessicale. E’ stato presente per tutta la tragedia; c’è da ricordare
che il suo sangue si rifiutava alla dannazione (coagulandosi), al peccato, perché
appartenente a Dio. Il peccato di Faust sta proprio nell’ aver rinnegato questa
appartenenza. In seguito, attraverso il fuoco dell’inferno (di Mefistofele) è
riuscito a proseguire con la dannazione decoaugulando il sangue di Faust.

In questo monologo gli Elementi della morality ben visibili ora dentro Faust. Si
ha l’Anelito a Cristo, di nominare a Cristo, e qualcosa che allo stesso tempo gli
strappa il cuore dall’ interno (senza bisogno di angelo buono o cattivo) e lo
punisce per il solo fatto di stare nominando Cristo. Il demonio quindi in quel
momento ha paura che Faust si penta, e quindi lo strazia, intervenendo in
maniera non presente ma silenziosa, “psicologica”.

vv. 1944 E’ come se lui vedesse Dio che lo guarda irato dall’altro se lo
immagina arrabbiato, non disposto a perdonarlo.

La conversazione di Faust è sempre con il demonio. La percezione che ha di Dio


è molto lontana, se lo immagina come irato, si sente lontano dal perdono. E’
come se lui avesse percepito dall’inizio che sarebbe stato dannato, come
sostenevano le teorie calviniste. Dio molto giudicante, assoluto, lontano e non è
mai l’interlocutore di Faust, al contrario del demonio vicino. Chiede aiuto al
demonio al posto che Dio.

vv.1946 Si appella agli elementi, in particolare alla terra. Vorrebbe che la terra
lo finisse in maniera molto più naturale, meno crudele. Vuole che la terra si
spalanchi per precipitare in mezzo. La terra e le montagne lo rifiutano, non gli
cadono addosso, non vogliono nasconderlo. E’ tutto molto umano, ma secondo
l’ortodossia cristiana però non sta facendo la cosa giusta, non si sta pentendo.

vv. 1950 Visione molto poetica, non realisitca Ha cercato rifugio nella terra,
ma non gliel’ha dato, ora cerca rifugio nell’aria, negli elementi.
Predestinato dagli astri alla morte e alla dannazione? In qualche modo c’è stato
un decreto divino attraverso il decreto astrologico.
Chiede al firmamento e alle costellazioni di salvarlo. Vorrebbe essere risucchiato
tra le nuvole sotto forma di nebbia.  sublimato dallo stato solido a quello
gassoso. Vuole che le sue membra mortali vengano espulse insieme alla
tempesta rilasciata dalle nuvole, ma che la sua anima, di aria inconsistente all’
interno della nuvola così che possa tramite l’evaporazione, salire al cielo. Quindi
una sorta di ascesa del tutto naturale che comporta anche una forma di
trasmigrazione dell’anima in una forma diversa. Passa quindi da
terraariaacqua.

vv. 1966 Quasi una bestemmia, ma del tutto normale, umana, di disperazione,
come se maledicesse dio per quello che n realtà la teologia cristiana considera il
dono più grande, ovvero l’anima immortale. Questo perché anche la sofferenza
di conseguenza è immortale.
Arriva al concetto della trasmigrazione delle anime. Desidera la dissoluzione
rispetto al permanere dell’anima.

Faust maledice subito i suoi genitori, in quanto l’hanno generato. Ma poi si


correggere maledicendo se stesso e poi Lucifero, che l’ha privato delle gioie del
cielo.

Orologio batte l’ora, mezzanotte vuole che il suo corpo e la sua anima si
trasformino in acqua o in aria, chiede di nuovo rifugio alla natura, con un
desiderio di dissoluzione, ma anche di riduzione al minimo, al minimo, a tante
piccole gocce d’acqua, il contrario dell’inizio, quando ancora prima di essere
dannato diceva “se avessi mille anime, le dannerei tutte per Mefistofele” una
sorte di moltiplicazione, di iperbole di anime. Qui si ha il movimento inverso.

p.198 entrano anche i diavoli. Si apre qualcosa, non la terra per proteggerlo,
ma l’inferno per accoglierlo e chiede a Lucifero di non venire e pronuncia di
bruciare i suoi libri (negromanzia)  censura applicata dalla chiesa e dalla
società. Frase generica, come se l’essere sapiente, cercare, di volere sempre di
più, si pone un pericolo. (FINE TESTO A)

Il teatro rinascimentale inglese prende molto da Seneca, per le scene di sangue,


orrore, vendetta, morte… Qui non ci viene mostrata la morte di Faust, non ci
sono indicazioni specifiche sulla modalità. Il Faustbuch la traduzione in inglese
(dalla quale Marlowe prende) raccontano la morte di Faust con una crudeltà
incredibile, membra staccate, cervello schiacciato, sangue ovunque. Marlowe ha
deciso di fare una cosa a livello teatrale più sobria e rappresentabile.

-Scena in cui rientrano i colleghi-

Coro IV Alla fine esce Wagner e ci da la morale (un classico del racconto
didattico), che lascia però perplessi. “Tagliato il ramo che avrebbe potuto
crescere dritto(…)”.
Metafora del ramo associata all’anima di Faust, storto perché deviato dalla retta
via. (sometime precedentemente)
Rima baciata (couplet) che conclude tutta la tragedia.

“Guardate” Sta parlando direttamente all’audience “guardate la sua caduta”,


intesa come la caduta dei grandi, di chi avrebbe potuto dare un esempio. Coloro
che sono saggi guardano le cose non permesse da Dio, la cui complessità alletta
le menti FORWARD a praticare più di ciò che permette il potere divino.
Forward (polisemico) avanti, menti avanzate, precoci, che guardano aldilà
 Insolente. Quell’accezione dell’andare avanti, che è “troppo” avanti,
una indigestione dell’andare avanti.
Questo dramma ci dice che quindi ci sono cose proibite, che devono essere
rispettate, e il vero saggio non le tocca, non le guarda, come invece le menti
insolenti, precoci fanno.

25/10/17

WILLIAM SHAKESPEARE
Nato a Stratford- Upon- Avon nel 1564 (stesso anno di Marlowe, Cervantes e
Galileo). Suo padre era un uomo della classe media, e aveva una carica in
comune, a contatto con il sindaco, commerciante di guanti e prestava denaro. La
famiglia ha però in seguito una serie di problemi economici. Non aveva grandi
vantaggi ma non era nemmeno un poveretto, infatti ha avuto la possibilità di
studiare alla scuola più importante del suo paese: in una sorta di liceo classico
con molta enfasi sul latino. Non conosceva il greco in quanto veniva destinato a
studi universitari, che lui non ha frequentato a differenza di Marlowe e di molti
altri drammaturghi del secolo. Conosceva il latino, molte figure retoriche. Nel
1582 sposa Anne Hathaway, con tre figli, abbandonata in quanto lui va a Londra.
Gli lascerà in testamento un letto. Va a Londra. Si sa da lettere e comunicazioni
che lui ha iniziato come attore nei primi anni ’90, quindi quando Marlowe sta per
finire, Shakespeare inizia, nei King’s man. Grande protezione dal punto di vista
politico, ma fondamentale per essere protetti d tutto quello di cui potevano
essere preda, come eventuali furti, disturbi di censura…Nel ’99 si sono costruiti
il loro teatro a Londra, The globe, l’occhio attraverso la quale guardare il mondo.
Shakespeare è stato anche poeta: ha iniziato nei primi anni ’90 e ha scritto due
poemi narrativi, di tradizione e mitologia non li ha pubblicati, sono stati
pubblicati nel 1609. La maggior parte dei sonetti sarà stata composta nei primi
anni in cui faceva teatro (prima metà anni ’90). Il sonetto arriva dall’ Italia nella
prima metà del ‘500, accolto, ammirato e rielaborato. Sonetto tosto da imitare
perché suddiviso in due terzine e due quartine, e il gioco è quello tematico, c’è
un’antitesi e una sintesi di due argomenti. Era più difficile da indicare come
forma, quindi l’hanno trasformato in due terzine e un distico, sempre 14 versi
ma in modo più narrativo. Avere il distico finale e una couplet con la rima
baciata da un tocco finale e un’enfasi (come detto anche nel dt. Faust).
Non si hanno manoscritti, quindi bisogna lavorare sulle varie edizioni per
ottenere informazioni pratiche. Sappiamo che soni stati pubblicati 18 plays, in
cui il foglio A3, può essere piegato una sola volta (8 pagine in un foglio). Nel
1623 è stata pubblicata la prima collezione di drammi Shakesperiani. Macbeth
appare per la prima volta su carta nel 1623, quindi non si hanno edizioni
precedenti (postuma alla sua morte 1616).
Nel 1616 ben Jonson ha fatto pubblicare le proprie opere: le ha raccolte e ha
fatto un edizione autorizzata, rispetto ad altri drammaturghi che volevano
evitare che le opere venissero messe in scena da altre compagnie o che venisse
manipolato il testo, come Shakespeare.
I problemi di attribuzione in termini di teatro, e di misura, erano numerosi.

Non si sa nulla di certo esatto, solo “più o meno”.


Tra le “histories” della storia nazionale inglese, si trova
 (1590-95) Richard III uno dei tanti drammi che torna alla storia inglese,
per la precisione tredicesimo secolo, perché siamo nel mezzo della guerra
delle due rose e Richard è l’ultimo re York prima della dinastia Tudor.
Prima che arrivi Enrico VII Tudor, che porti la pace c’è Richard III: si
pensava che fosse un re storpio, e che avesse contribuito alla carneficina di
case inglesi intorno alla monarchia che potevano usurpare il trono e il
potere. E’ una personalità a tutto tondo, come attore è marcato a livello
fisico ma anche linguistico, che coinvolge. Ma ha ancora elementi di
Morality, lui è l’incarnazione di tutto ciò che è demoniaco, infernale.
Abbiamo da un lato il massimo carattere del vizio e dall’altro scene
abituali con maledizioni da parte di mogli, madri. Bene e male che si
fronteggiano e non vi è grande pietà.
Tra le commedie
 La bisbetica domata Ambientata a Padova, una delle prime commedie,
dove utilizza fonti popolari e immette uno di quei meccanismi drammatici
di cui è maestro. Vedremo che le sue commedie diventano più complesse,
ovvero maneggiano delle licotomie, delle contrapposizioni morali dalle
quali però non si esce. La commeida sempre meno riesce a ricomporre gli
opposti ma il meccanismo comico si. Il fatto che poi i fili restino non
annodati e che ci siano finali aperti, il meccanismo comico fa vede bene lo
iato che c’è tra finzione e realtà  architettura perfetta che apre però
problemi etici che lascia al pubblico, che deve prendersene carico, deve
elaborarlo. Proprio questo ha tenuto vivo e presente il suo teatro nei
secoli.
Tra le tragedie
 Romeo e Giulietta  ‘95
 Generale romano che combatte contro i goti durante le invasioni
barbariche. Tragedia manchevole e rozza per tanto tempo ma poi
rivalutata, anche se non tra le più affascinanti ma di origine senechiana
per le immagini di orrore e crudeltà , sanguinose dove tutti muoiono.

Nella seconda metà degli anni ’90


 Commedia Notte di una mezza estate
 Mercante di Venezia Da più l’idea di quello che è la Dark comedy. Questa
è la Venezia del 16esimo secolo, Venezia ricca di scambi, commerci, in cui
sono figure della classe media, alta e nobiliare. Trama tra città e campagna.
I soldi, chi li ha e chi no. Si parla di Antonio che è colui che è ricco di
famiglia che ha anche investito molto in una spedizione navale. E chi
invece di soldi ne ha molto meno o chi invece li presta (usurai). Succede
che le navi di Antonio non tornano, non può pagare perché è in usura… gli
viene tirata via una libbra di carne al posto del carcere  cattiveria
dell’ebreo, il non cristiano, che maneggiano i soldi, odiati dai cristiani.
Tutte le ingiustizie colpivano tutti quanti, e c’è anche un monologo. Il
meccanismo di questa commedia si mette a posto attraverso degli artifici.
Finale dove tutto va a posto, ma restano aperti molti problemi morali e
sociali  non si chiude con una riconciliazione degli opposti
La commedia diventa sempre più godibile e sofisticata, ma ci sono già anche
delle commedie come “Il mercante di Venezia” considerate dark commedies ( o
tragicommedie) ovvero commedie con problematiche, dove le tensioni tra i
personaggi si sentono molto bene e dove c’è una riconciliazione finale che
funziona bene in quanto chiusura della commedia.
“La dodicesima notte” capolavoro, ma tutte le insoddisfazioni all’interno non
vengono risolti anche se però la commedia finisce bene rimane però il
problema della vita dell’uomo.
Enrico IV ed Enrico V si è alla fine della guerra dei cent’ anni, e sono due poemi
storici molto ben riusciti. Tra tutto quello che va nella direzione delle cronache
di Inghilterra ci sono anche drammi di diverso tipo, come i Drammi di Giulio
Cesare. Ci sono molte più parti che riguardano Bruto e Cassio, Cesare appare alla
fine quando poi muore.

Quindi le commedie a livello di struttura funzionano perfettamente ma non si


chiudono con un riconciliazione degli opposti.

From 1600 to 1604  Dark commedies


 Mercant of Venice  storia completa
 Measure for measure
 Trolius and Cressida
 All’s well that ends Well

1601-1608 periodo delle grandi tragedie


 Hamlet
 Othello
 Macbeth (1606 rappresentato per la prima vota forse)
 Anthony and Cleopatra

Nessuna trama di Shakespeare è originale, è sempre una rielaborazione di


qualcos’altro. Nell’ Amleto è ripresa da un a tragedia Thomas Kyd, (coinvolto
nell’accusa e condanna di Marlowe) che scrisse The Spanish tragedy, tragedia di
vendetta, e che come impianto ricorda la tragedia senechiana. Fratello
dell’Amleto: dove Amleto ha un figlio che si vendica per la morte del padre, nella
Spanish tragedy c’è il padre che si vendica per una morte ingiusta del figlio
E lo fa attraverso il fantasma del figlio che insiste per avere venetta, così come in
Amleto c’è il fantasma del padre che insiste per avere vendetta. Shakespeare
però complica, perché ci ha creato uno dei personaggi più emblematici della
storia, un eterno indeciso che si interroga sui fondamenti dell’ esistenza umana,
del senso della vita umana sulla terra e della responsabilità del singolo nei
confronti della comunità. C’è tutto un sotto testo religioso. Non è giocata nelle 24
ore, e nemmeno nello stesso luogo, ma tuttavia è congeniata in modo tale da
dare un’idea di una forte unità d’azione e riferimento continuo.

26/10/17

From 1608 to 1613

THE ROMANCES (“drammi romanzeschi”) categoria nostra.


 Pericles
 Cymbeline
 The winter’s Tale
 The tempest (1611) quella più conosciuta. Era stata messa nelle
commedie, in quanto tende alla possibile tragedia ma poi non ci arriva e
c’è una conciliazione. Segue il pattern, lo schema della commedia
problematica: il duca viene spodestato per tradimento, finisce su un isola
deserta, congiura re di Napoli, magicamente arrivano tutti sull’ isola
luogo pentimento e riassunzione responsabilità del Duca e il re. Finale da
commedia in cui tutti i fili si riannodano. Finale che però lascia aperti tanti
interrogativi. Presente la magia ritorni elemento fantastico.
Romances si torna al filone medioevale, del racconto in versi o in prosa
(o entrambi) su gesta di cavalieri con irruzione dell’ elemento fantastico.
( es Ciclo Carolingio, Carlo Magno e Ciclo Bretone e Artù tipici romances
medioevali tramandati oralmente, e proprio per questo è sempre una
versione diversa.).
Drammi romanzeschi riprendono molto del fantastico e della magia e
quest’ arte per ricomporre i contrasti, che è sostanzialmente artificiale, non
sono gli uomini che trovano dentro di sé le risorse, ma piuttosto per qualcosa
che trascende le abilità dell’uomo. Shakespeare enfatizza il ruolo
metateatrale del teatro come palcoscenico del mondo in cui si gioca con un
dramma che rispecchia la realtà e mette le cose a posto con artifici scenici allo
stesso tempo parla di se stesso, della propria artificialità e anche della
propria inconsistenza. ( es. “siamo della stessa sostanza dei sogni”).
Drammi senili, non aveva più voglia di tragedie dove tutti si uccidevano.

INTERTWINED THEATRICAL SUBGENRES


Comedy, history plays, tragedy, tragicomedy, romance. Anche combinati tra
loro:
 Historical drama with tragic dimension
 Tragedy with comic elements
 Comedy threatens to end up in tragedy  dark commedies
Pratica del teatro inglese di questo periodo ma non che non si stia andando
verso una pratica neoclassica del fine ‘600- inizio ‘700. Molti contemporanei di
Shakespeare criticavano il suo lavoro come “pasticcio”, confusione di generi, in
nome di un rispetto di regole formali, di decoro e di corrispondenza tra il genere
e il plot . Ad esempio …. Ha parlato molto del teatro e ha criticato questo modo di
mettere in scena degli spettacoli che non rispettassero le unità aristoteliche.
Questa è una vecchia storia. Come in tutta la diffusione dell’ umanesimo, in Nord
Europa nel 16 secolo, di testi conosciuti in traduzione latina, abbiamo una
lettura più attenta e una introduzione del curriculum universitario di testi greci,
come quello di Aristotele, tra cui la poetica.
Nella poetica Aristotele ha parlato del teatro in maniera più o meno prescrittiva,
nel senso che non ha dettato le tre regole, ma ha descritto la situazione del
teatro. Quello che è passato è una sorta di sistematizzazione del pensiero e si è
arrivati a considerare uno spettacolo sia ben fatto quando si porta in scena una
sola azione, perchè deve essere molto concentrata in modo da non disperdere
l’attenzione e la partecipazione emotiva, così che possa smuovere gli animi, che
scateni il pathos, che faccia identificare lo spettatore nel dramma; una catarsi
quindi  unità d’azione deve essere quindi molto concentrata da non
disperdere attenzione. Da questa derivano anche unità di tempo e luogo. Se si
viaggia nel tempo è difficile tenere l’unità d’azione perché sarebbero azioni
diverse, luoghi diversi. Quindi quello di Shakespeare era considerato “barbaro”.

 Citazione di Marenco La parola in scena pag.90, 2000.


 Aristotele, Poetica (IV secolo A.C.)  Definizione della tragedia.  parla
della lunghezza della tragedia, che cerca sempre di essere non più lunga di
un giro di sole, all’interno delle 24 ore, perché la cosa più importante è la
potenza e la forza dell’unità di azione che avviene. Da Qui sono nate
appunto le tre unità. All’interno è presenta la sola unità di azione che serve
all’effetto che la tragedia deve avere sul pubblico: la catarsi.

FONTI DEL TEATRO ELISABETTIANO


 Commedia Plauto, III sec. a.C. commediografo romano. Linguaggio a
volte volgare. Comicità molto viva, coinvolgente, vivace, con un linguaggio
volgare e popolare (dal punto di gusti del popolo) ed estremamente ben
congeniata. Vena Plautina va a riprendersi la vena comica del teatro greco,
quindi il rapporto tra teatro romano e greco è sempre più stretto.
 Commedia Terenzio, II sec. a.C (Cartagine). Commediografo berbero di
lingua latina. Commedie più raffinate, eleganti e meno volgare dal punto di
vista linguistico.
 Tragedia (latina) Seneca, I sec. d.C (Cordova 4 a,C; Roma 65 d.C).
riprende anche la tragedia greca e molte storie mitologiche alla base di
esso. Filosofo, poeta, drammaturgo romano e precettore di Nerone.
L’elemento forte delle tragedie, che torna sia nel teatro di Marlowe e di
Shakespeare, è il non poter controllare, contenere le passioni umane;
l’uomo è diviso e incitato da una serie di passioni, come quella del potere
(come in Macbeth), e difficilmente la ragione riesce ad avere il
sopravvento su queste passioni. Si scatenano quindi delle tragedie sociali
in cui l’individuo è chiuso nelle sue passioni e non riesce a controllare se
stesso. Non sono tragedie che funzionano molto bene dal punto di vista
teatrale, ma il mettere a nudo l’essere umano, gli effetti tragici, violenti,
grotteschi, invece si.

TRAGEDIA RINASCIMENTALE (italiano)

 Gianbattista GIRALDI CINZIO Ferrara, 1504-1573), tragedia italiana


“Teatro orroroso”, alla Seneca. Scrittore di teatro e novelle. Shakespeare
riprende anche qualche trama dei suoi racconti (es. trama Othello)
 Commedia Ludovico Ariosto  commedie, imitazioni dei classici latini
con variazioni di trama e personaggi. Un po’ come se il rinascimento
italiano fosse un ponte che permetta alla cultura latina di arrivare in
Inghilterra.

REPERTORIO DI PLOT PER I DRAMMI


 Novella rinascimentale italiana (Boccaccio poi Cinzio)
 Racconti di Chaucer e di altri
 Romanzi cavallereschi
 Ballate  in origine nella storia del Faust. Poemi narrativi
 Liriche amorose
 Raccolte di racconti medievali ad exempla  storie brevi tipiche
dell’epoca, aforismi, proverbi che servivano appunto come exempla,
spesso erano storie di santi oppure storie di caduta nel peccato del
male. (es. Faust exempla in malo)
 Leggende nordiche (Dr. Faustus)
 Leggende “esotiche” (es. Tamburlain , racconto di un condottiero
della Mongolia, la cui storia è stata poi mitizzata e portata in
Europa)
 Cronache nazionali e locali  per noi sono importanti; ogni opera di
Shakespeare ha le sue fonti particolari. Il Macbeth è un dramma
strico, una tragedia, prò e bastao sulla storia di Scoazia all’età
dell’anno 1000. Ci riporta indietro tra il 1040 e il 1050 prima
dell’invasione normanna. Ci sono i regni anglosassoni dal quinto
all’undicesimo secolo, e nel 1066 arrivano i normanni e chiaramente
si innestano su una cultura germanica, in luogo che però fa molta
fatica ad assimilare le novità.

DRAMMI STORICI
Cronache delle Isole Britanniche:
 Edward Hall, The union of the two Nobles and Illustre Families of Lancaster
and Yorke, 1547  si occupa in particolare della guerra delle due rose,
quindi nel periodo dal quale Shakespeare trae moltissimo.
 Raphael Holinshed, Chronicles of England, Scotland and Ireland, 1577
(Macbeth)
Infarciti di fatti storici e interpretazioni più o meno probabili, ma con anche
elementi fantastici, come ad esempio le streghe, demonio e aldilà.

FONTI DI DRAMMI STORICI

 PLUTARCO, Vite ParalleleScrittore e filosofo greco, vissuto sotto


l’Impero romano (tra I e II sec. d.C)
Shakespeare lo legge nella traduzione in inglese di Thomas North, in quanto non
conosceva il greco.

“MACBETH”

FONTI:
 Raphael Holinshed (1529-1580)
 George Buchanan  storico scozzese
Trama veloce
Siamo nella Scozia di metà anno 1000, la quale è invasa ad intervalli regolari
dalla popolazioni scandinave. In particolare quando si apre la tragedia, si
apre proprio durante una battaglia contro il re di Norvegia, che ha invaso la
Scozia e corrotto, ha reso traditori alcuni dei fedelissimi del re scozzese,
Duncan. Il re Duncan ci viene presentato come un re anziano, molto pacato,
buono, mite, che tende ad unire, “fair”( parola importante in quanto significa
buono, giusto, corretto). E’ il re padre che si porta dietro la concezione del
diritto divino del re: è posto sul trono per essere non solo sovrano ma anche
come padre confessore del suo popolo. Immagine mitizzata che però nella
realtà era molto meno. Si vede subito che ci sono dei traditori all’interno del
regno di Duncan; al contrario invece, Macbeth è un grande guerriero che
combatte per il suo re, molto violento ed efferato contro i suoi nemici, ed è
uno dei campioni di Duncan. Sarà lui a sconfiggere il traditore che stava
lavorando per introdurre il re norvegese all’interno del regno scozzese. Alla
fine della battaglia (vinta), riceve delle onorificenze, che gli erano però già
state predette. Incontra infatti per caso nella brughiera scozzese tre streghe,
che gli predicono che diventerà Conte e poi re di scozia. La predizione è
l’impulso narrativo, ciò che da impulso ad una narrazione. Quando c’è una
profezia si catalizzano gli interessi degli spettatori e del personaggio e si
struttura una trama che risponda alla profezia. Questa profezia lavora
nell’anima di Macbeth. Lui spera che si avveri anche la seconda profezia, (dal
momento che anche la prima ha avuto modo di avverarsi) ovvero di
diventare re. I germi della brama di potere massimo cominciano a lavorare
all’interno dell’ animo umano. Si vede come Macbeth lotterà tra rimanere un
suddito fedele e giusto e tra l’impulso a prendere in mano le armi e
liberarsene. C’è anche l’incontro con la moglie, ovvero quando lui torna al
castello e racconta del premio, lei lo incita a prendersi prima che succeda
qualcos’altro il posto di re; lo incita quindi ad aiutare la profezia. Lotta tra
prendere in mano la propria vita, responsabilizzarsi o essere in balia di un
destino cieco e irresponsabile. Di fatto Macbeth ucciderà re Duncan, e lo fa nel
suo castello, e da li parte una serie lunga di delitti, come ad esempio Banquo,
testimone dell’incontro con le streghe, potrebbe parlare. Cerca di uccidere
anche altre persone. Finisce tragicamente.

RAPPORTO CON HOLINSHED


 Due storie diverse, quella di Donwald e di Macbeth, che vanno in due
direzioni diverse, che però Shakespeare concentra in una storia unica.
Sono due diversi cospiratori che sobillati dalle mogli uccidono il loro re.
 Macbeth viene reso molto più colpevole, uccide un re anziano e buono e
giusto. Nelle cronache di Holinshed Duncan era un re molto più debole,
non così giusto. Aveva fatto uno sgarbo alla legge scozzese, ovvero dare
il titolo di duca-re a suo figlio ancora di minore età; secondo la legge
non poteva essere conferito un figlio non di maggiore età); inoltre era
un re poco efficace. Perchè viene reso molto più colpevole? Per
l’efficacia teatrale, essendo la più breve tragedia e concentrata, dove si
può più parlare di unità d’azione. Renderlo unico responsabile
problematizzava di più l’individuo davanti al fato.
 Le varie campagne contro cospiratori interni e invasori dalla Norvegia
sono condensate in una sola.
 Omessi i lunghi anni (dieci) di buon governo del Macbeth storico, che
solo dopo dieci anni ucciderà Banquo e poi regnerà per altri 7. La
tragedia invece deve precipitare verso la fine. La compattezza
drammatica vuole che tutto vada più velocemente.
 Banquo nelle cronache era complice dell’assassinio del re. James I,
inizia a regnare in Inghilterra nel 1603 (nipote di Elisabetta I); principe
protestante, già re di Scozia come Giacomo VI e prende la corona
inglese come Giacomo I d’Inghilterra. Accolto in parte molto bene dagli
inglesi, preoccupati per la discendenza di Elisabetta. In parte però non
molto, in quanto re allevato nel presbiterianesimo scozzese
(presbiteriani dal 1560), quindi re protestante però figlio di una regina
cattolica, Mary Stuart (tenuta in carcere da Elisabetta e poi giustiziata.
Voleva far tornare cattolica l’Inghilterra), quindi la fiducia in parte
scarseggiava. Nel 1605 ci fu la congiura delle polveri sotto il
parlamento per farlo saltare in aria quando dentro c’era anche il re (si
voleva una politica tollerante per i cattolici). Questa fu scoperta e
l’unico colpevole, Guy Fawkes, fu giustiziato.
James rivendicava la discendenza della propria casata regnante da
Banquo; è importante che non sia colpevole, ma puro, la parte buona
del dramma, colui che non avrebbe mai tradito Duncan, il quale figlio
sfuggisce alle grinfie di Macbeth e riesce a portare Giacomo I sul trono
(Shakespeare era un King’s man, del re Giacomo I), quindi omaggio al
re. Macbeth, il villain, così risulta solo.
 Questione delle streghe: presenti in Holinshed , cosiderate “un’illusione
del demonio”, forma di tentazione; qui sono chiamate “Weird Sisters”,
sorella del fato, del destino. Il loro status è più ambiguo e resta aperto.

RAPPORTO CON BUCHANAN


Buchanan da un ritratto di Macbeth più accurato dal punto di vista
psicologico (Holinshed lo descrive solo come un “valiant gentleman”) che
forse Shakespeare riprende.

 cit. “He was a man of penetrating genius, a high spirit, unbounded


ambition, and, if he had possessed moderation, was worthy of any comman
however great; but in punishing crimes he exercised a severity, which,
exceeding the bounds of the laws, appeared oft to degenerate into cruelty.”

Caratterizzazione della personalità di Macbeth.


Holinshed non è interessato a raccontarci che tipo di persona è Macbeth,
mentre Buchanan da qualche informazione in più.

 James I, Daemonologie, 1597. Parla dell’ elemento demoniaco e


sovrannaturale come qualcosa di molto presente nella vita dell’ uomo .
Anche questo (importanza elemento sovrannaturale) come omaggio o per
entrare negli interessi del sovrano.
 “WEIRD SISTERS” (ACT I, SCENE 3)
Weird, n.
 The principle, power, or acency by which events are predetermined; fate,
destiny.
 Pl. The fates, the three goddessses supposed to determine the course of
human life.

Weird, adj.
 Having the power to control the fate or destiny of human beings, etc;
later, claiming the supernatural power of dealing with fate or destiny.

2/11/17

Scena I
Streghe che parlano in metrica, versi. Sono TRE: trinità cristiana, e cultura
orientale delle moire greche e parche latine che erano appunto tre.
 richiami tutti legati alla natura.
Gatto e rospo immagini legate alle streghe.
Hurly-burly  tumulto, baraonda
Fair vocabolo polisemico: bello, chiaro, giusto, corretto (sfera semantica del
bene)
Foul brutto, putrido...(sfera semantica del male).
 anafora del “When”
 allitterazione della “f” soprattutto negli ultimi due versi (anche chiasmo,) è
come se fosse una sorta di conclusione aforistica dell’intera battuta collettiva.
 ritmo cantilenante all’inizio e alla fine
In “Faust” c’era il pentametro giambico. Qui ci sono versi più brevi, con una
irregolarità metrica accentuata. Potrebbe essere un tetrametro.
Questa prima parte sconfina, ma non è detto che tutto il dramma sia cos’. Infatti
anche Shakespeare usava il blank verse, il pentametro giambico non rimato.

ACT I SCENE I A desert place.

[Thunder and lightning. Enter three Witches]

First Witch Whèn shall we thrèe mèet agàin

In thùnder, lightning, òr in ràin?

Second Witch Whèn the hùrlybùrly's dòne,

Whèn the bàttle's lòst and wòn.

Third Witch Thàt will bè ere the sèt of sùn. 5


First Witch Whère the plàce?

Second Witch Upòn the hèath.

Third Witch Thère to mèet wìth Macbèth.

First Witch I còme, graymàlkin!

Second Witch Pàddock càlls. 10

Third Witch Anòn!

ALL Fàir is fòul, and fòul is fàir:

Hòver thròugh the fòg and filthy àir.

LA FORMA BREVE ci sono dei componimenti poetici che la prediligono; si


trova negli epitaffi, nelle ballate.. Quest’ultime sono musicali, originata da
composizioni orali, per questo aveva bisogno di una forma facile da
memorizzare: verso più breve e rima finale. Il sonetto al contrario è più
complesso da memorizzare. La ballata è un metro popolare pensato, inventato e
tramandato attraverso il racconto orale. Rime e assonanze sono elementi
incantatori, che aiutano (come le lullabies o le favole per bambini) a incantare.
La ballata inglese ha come metro l’alternanza di petrametri e trimetri: molto
spesso sono quartine o si alternano.
Presente anche l’anafora, con la ripetizione di parole simili e assonanti, tutti
indicatori di luogo o di tempo (When, Where).
Allitterazione (Penultimo verso ad esempio)
A livello del sotto testo, sibillino, si torna alla forma espressiva degli oracoli,
con un messaggio ambiguo, da codificare, polisemico.
Scena dirompente, che attira l’attenzione dello spettatore. Linguaggio
cantilenante, poetico, ossessivo ,incantatorio, che aggancia il pubblico dall’inizio
ed è una scena che, parlando di futuro, proietta in avanti.
 nebbia, metafora dell’incertezza, del non poter vedere
 non è una scena introduttiva o corale, non ha questa funzione di anticipare il
brano.

Scena II
Sembra più una scena introduttiva: Duncan con i suoi figli e i pari del regno. Si
parla di cosa sia successo e quali siano le conseguenze di questa battaglia.
Malcom (figlio maggiore di Duncan) ringrazia qualcuno di avergli salvato la
vita. Si piò immaginare che sia un ragazzo giovane, che abbia avuto bisogno di
aiuto sul campo di battaglia.
Doubtful sorti della battaglia, che messa in questa posizione da una situazione
dubbia appunto, come la scena delle tre streghe.
 il fato sembrava essere dalla parte del ribelle. Ma il valoroso Macbeth non era
interessato il fato, lo sfida.  indicazione del legame tra lui e la fortuna. Anche
ironico: sembra di poter non dar retta ai segni del destino, mentre poi invece
verrà sconfitto dall’incarnazione del fato ovvero delle “weird sisters” ne è
soggiogato
 “Fortune” nominata due volte all’interno del rimo racconto: una è legata al
ribelle e una al nome di Macbeth. Nessuna delle due è però completamente nel
giusto.
Battuta Captain battuta interessante dal punto di vista linguistico e della
caratterizzazione di Macbeth. (Fa paragone con il prologo del Faust): anche lui
presentato come valoroso per le sue capacità intellettuali, ma allo sesso tempo
soggetto con passioni basse che lo sovrastavano; così anche Macbeth è
presentato come colui che non ha paura, un eroe, ma con delle parole che
connotano un Macbeth, qualcuno che è violento, truce. Conoscendo l’opera si sa
che la violenza ci sarà ancora (infatti diventerà l’acerrimo nemico di Duncan: chi
è il traditore?).
E’ possibile riconoscere il male dalle azioni di una persona, dal suo nome?
In Macbeth viene recuperata all’interno del suo NOME, elemento profondamente
ambiguo. Lui cambierà nome, e questo lo fa sia avanzando nella scala sociale
(riconoscimento del suo valore) e sia come perdita progressiva d’identità che
muta in una maniera irrecuperabile.

08/11/17
Introduzione composta da due attori di Shakespeare (lui era morto).
Evidentemente a memoria nelle recitazioni, piuttosto che consultare il copione
hanno deciso di renderlo in questo modo  manipolazione dell’ in folio a livello
metrico, giustificata, perché le edizioni successive stanno “manipolando la
manipolazione”.
(es. poco improbabile che tutte e tre le streghe si rivolgano al rospo/rana,
questo perché ogni strega ha il proprio animale). Fino all’anno mille “anon”
voleva dire “insieme”; quindi potrebbe essere parte di una battuta comune,
peccato però che nel significato etimologico attuale ci sia scritto che è attestato
dall’anno mille, ma appena scritto si era già oltre il mille, e quindi c’è il caso che
il significato fosse sconosciuto, e cambiato con “subito”. Oppure come hanno
deciso i commentatori, si prendeva in considerazione la terza accezione di
“anon”, ovvero “tra un momento” (inglese moderno).
Questo se vuol dire “tra un momento” vuole dire che è una strega che risponde, e
in seguito tutte insieme diranno “fair is foul and foul is fair”
Tutto ipotetico non si può conoscere e comprendere al cento per centro la
filologia shakesperiana (ipotetica) dal momento che non abbiamo i manoscritti o
indicazione di parte di Shakespeare stesso.
Per voler lavorare sul ritmo, bisogna basarsi sul ritmo del detto, perché non
sappiamo con certezza le scelte fini: sappiamo che c’è il pentametro giambico,
sappiamo che è un metro più breve e un ritmo più breve vuole riprendere una
versificazione più popolare, una ballata, che in qualche modo è più breve, ritmica
e più legata alle ballate e ai racconti popolari (ritmo frammentato e metro
breve).

Atto I, Scena II
Capitano sanguinante che arriva dal re e dai suoi figli e ai Lord l’esito della
battaglia. C’è stata una sorta di rivincita da parte del re di Norvegia.
Vv 36 similitudine per dire che Macbeth e Banquo non sono stati affatto
spaventati da questo conflitto.
Vv 39 battuta che ci aiuta di nuovo a vedere come ci sia una forma di
“ritornello”, parole che ritornano, catena lessicale di eccesso, iperbole,
esagerazione, quando ci si riferisce a Macbeth, e in questo caso anche a Banquo.
“Overcharged” qualcosa che non si contiene. Indica un eroe con eccesso di
forza, energia, violenza.

N.B Nemi d’Agostino è affezionato all’idea di Shakespeare ai greci. Agostino


Lombardo è molto più interessato al discorso retorico e linguistico del testo.

I tessuto linguistico ci dice che non soltanto il Golgotha è legato a una immagine
di Cristo, e quindi in qualche modo ci suggerisce che questa violenza possa
essere eccessiva; è quasi come se il nemico fosse visto come una vittima. Ma
soprattutto ci da l’idea di un Macbeth traditore, uno che si avventa contro i
nemici come se si stesse rivoltando contro Cristo? Se si vede il re Duncan come
figura divina, è quasi una prolessi, anticipazione: andrà a tradire il suo re, tradirà
qualcosa di sacro. A livello d tessuto linguistica già anticipa qualcosa di
disturbante rispetto alla violenza di Macbeth. Questa non è una tragedia che poi
mette a posto: pone tanti problemi.
-entra Ross-
Si ha l’informazione che c’è un traditore, il barone di Cawdor, che ha preso le
parti dei norvegesi.
Alla fine della scena  Re di Norvegia chiede l’armistizio.
Vv 66 Couplet, distico, rima baciata. Sottolineato il fatto che il titolo di barone
di Cawdor passa da lui a Macbeth (Thane of Cawdor). Molto importante, perché
è un nome che passa da uno all’altra. Quando tu dai un titolo a qualcuno, veniva
a livello formale chiamata con quel titolo. Prende il titolo ma anche il nome del
traditore, viene riconosciuto con il nome di un traditore altra prolessi.
vv.70Paradosso. E’ quasi come se fosse un morbo linguistico che inizia con le
streghe, che dilaga. Il re stesso sta ripetendo la battuta delle streghe, anche se
non è dannato. Perché è in bocca al re la stessa parole delle streghe? Si vuole
sottolineare che Macbeth dove vince perde? Ovvero guadagna un titolo ma poi
perde la sua identità? Si anche. Il re sta usando le parole delle streghe
importante a livello connotativo. La tragedia ci da anticipazioni “occulte”.
ATTO I, SCENA III
Dopo versi più estesi abbiamo il verso breve incantatorio, tipico delle streghe.
Nel seicento, nei movimenti ereticali, si pensava che le vecchie o le persone
senza protezione sociale, potessero diventare molto vendicative, e prendersela
anche solo per uno sguardo o parola di troppo.
Vv 10  indefinito, che lascia suspance in mezzo al pubblico, fa effetto, li lascia a
bocca aperta. Fa parte del tessuto indeterminato, ambiguo, indecidibile, difficile
da interpretare (a volte anche oracolare).
C’è sempre alternanza di pentametro (4 accenti tonici) e trimetri (3 accenti
tonici).
Vv 16 prolessi, anticipazione. Il marito non riuscirà mai più a dormire e
diventerà un uomo dannato. Non lo distrugge a livello fisico, ma gli rovina la sua
costituzione di uomo: mangiare, bere, e anche dormire è importante. Anticipa
perché anche Macbeth dirà di non poter più godere del beneficio del sonno.

Macbeth ha combattuto la battaglia e tra poco andrà verso casa  è li che decide
il suo destino, o il suo destino è deciso (dilemma, domanda ancora aperta). Si
potrebbe pensare che questa scena possa essere non originaria di Shakespeare,
ma all’interno del tessuto linguistico e metaforico, è perfettamente sua, e
anticipatoria di punizioni che vengono assegnate in maniera incomprensibile,
perché questo uomo è costretto a punizioni senza sapere che sono a causa della
moglie che ha rifiutato di dare una castagna a una strega quasi come
accanimento di un fato provvidenziale del quale l’uomo non è consapevole e non
capisce.  Macbeth può esser qualcuno che ha in mano un destino che decide, o
può essere letto in chiave “greca” ovvero come qualcuno in balia di un destino
che non può decidere, gestire, cambiare, comprendere.

 Thunder: introduce le streghe


 Drum: introduce i guerrieri. Infatti arriva Macbeth, il quale è immediatamente
nominato dopo tutto il racconto e quindi viene collegato a quanto detto prima.
Streghe in cerchio per manoCerchio del male (visto anche nel Faust), cerchio
all’interno del quale si possono invocare gli spiriti
 numerologia: tre.
Che incantesimo? Loro hanno fatto un incantesimo per la quale Macbeth dopo è
obbligato a comportarsi in un certo modo.
vv. 37  Frase pronunciata anche dalle streghe; seconda delle frasi incantatorie
delle streghe, con un chiasmo e allitterazione. Lui ha in bocca la lingua delle
streghe (come anche Duncan prima). E’ a causa dell’incantesimo fatto dalle
streghe? E’ già legato a loro? Le streghe sono le manifestazione esteriore di un
male che è in realtà dentro all’uomo? Se lo vediamo come il prodotto di una
psicologia umana è una interpretazione umana, però così si annulla il contesto
storico e quello che erano credenze e valori, le cose che importavano alle
persone (come la salvezza dell’anima piuttosto del corpo).
Il primo che parla delle streghe (e con le streghe) è Banquo, non Macbeth
(questo ha posto dei problemi a chi interpretava l’opera solo in chiave
psicologica apparentemente sembra quello che abbia più contatto con loro).
Streghe con la barba c’è da ricordare che si è in un teatro, certa gente è vicina,
altra lontana; quelli più importanti sono seduti sulle balconate e la visuale è
quella che è, magari si vedeva poco. Molte battute sono fatte per raccontare agli
spettatori ciò che devono vedere nella scena teatro della parola, mi fa vedere
ciò che c’è in scena.
Vv 48 profezia: lui non sa ancora di essere barone di Cawdor (ironia
drammatica: sappiamo più di quanto sappia il personaggio sulla scena).
Vv 49 altra profezia sarà un futuro re.
Banquo ci descrive come reagisce Macbeth: deve rimanere molto colpito e
magari non tutti lo vedevano. Grazie alle parole di Banquo riusciamo a capire
che ha una reazione inaspettata ed è quasi spaventato.--> profondità umana e
dignità di personaggio molto importante. Continua anche il tessuto linguistico
ambiguo e paradossale. E’ come un morbo linguistico che si sta espandendo su
tutti i personaggi (usa fear per dire spaventato, come le streghe).
Dobbaimo continuamente notare che è profondamente colpito da quello che
dicono le streghe, sembra quasi rapito. Possiamo pensare che questa sia
l’entrata del male in Macbeth (se vogliamo cederlo come uomo prima innocente
e poi caduto), oppure è come se avesse colpito un tessuto già corrotto del quale
lui era portatore. In tutti i modi questo saluto delle streghe va a rapire un
terreno propenso alla corruzione.
Vv 57-59  pentametro
Vv 60  trimetro
C’è un parlare più esteso di Banquo  sottolinea la probabile natura oracolar, di
predizione, di queste streghe, ma sta anche prendendo parte a tutta
l’architettura della tradizione. Banquo nelle fonti era complice di Macbeth,
quindi uno che compie il male con lui. Qui invece non è così, anche perché a
livello di riuscita della tragedia era meglio se il male era tutto concentrato su una
persona. Ha come complice la moglie (motore dell’ azione) ma dura poco, poi si
ritirerà, sarà tutto in solitudine (anche significativo) uomo solo davanti alla
morte, alle proprie responsabilità e al proprio destino.
Il fatto che Banquo, veda le streghe e chieda una previsione per se ha due scopi:
 di non darci un assoluto: cosa vuole Banquo?
 -- consente alle streghe di dire la seconda parte della profezia, molto
enigmatica, che va interpretato
vv 65. Profezia oracolare equivoca.
Arriva profezia nei confronti sia di Macbeth che Banquo. La profezia è il motore,
aggancia il lettore, lo spettatore (il fruitore dell’opera) a qualcosa, a una
aspettativa che si può verificare o meno, si può lasciar cadere e tuttavia nel
momento della profezia sto dando forma all’opera d’arte che presento. Non si
può più ignorare questa profezia. E’ più Macbeth che sente questo, e infatti
agisce in lui, non in Banquo.
Vv 69 finalmente parla di nuovo Macbeth. Alla fine poi le streghe svaniscono.
Ricorda lo spettro in Amleto: dopo una serie di esortazioni a parlare svanisce.
Vv 78 Banquo fa una battuta Faustiana, poiché gioca sugli elementi. In tre
versi si trovano tre elementi. Sono svanite ma c’è il desiderio di saperne di più.
Banquo si chiede se siano delle visioni, se abbiano avuto allucinazioni.
 si punzecchiano, c’è ironia, proiettano sull’altro le proprie ambizioni. Qui c’è
ancor auna forma di complicità tra i due, ridono di se, delle proprie visioni e
ambizioni. Sono ancora “insieme”; Macbeth ha ancora legami sociali, umani.
 diavolo: incarnazione del male.
Vv 106 La metafora degli abiti, come quella del nome, è ricorrente nel
dramma. Ci fa visualizzare il dramma identitario di questo personaggio: chi è ?
che cos’è? Un personaggio che si veste con abiti non suoi e che gli stanno
addosso male; oppure è un personaggio negativo che aumenta la sua negatività
man mano che cambia la sua identità progredendo verso il male. Questo mettere
addosso il nome o le vesti del traditore, sottolinea che la natura umana non è
univoca, che forse è molto più complessa.  Shakespeare è un finissimo
indagatore dell’animo umano, e dei suoi desideri inconsci (“es” freudiano).
Angus non sa bene quale sia il crimine, e il pubblico non saprà mai bene di
cosa è condannato. Si dice che muoia però come un vero uomo. Si sa solo che è
stato considerato traditore.
Vv 114  Macbeth fa le proprie considerazioni, i propri piani. Punzecchia anche
Banquo. Questa forma di “enkindle” ci da l’idea della fiammella del male, del
progetto, del futuro.
Forse questo titolo di Cawdor è come un esca e tu stai abboccando. E’ possibile
che l’altra profezia sia un tradimento  cosa che infatti si verifica.

9/11/17

atto I, scena II, verso 127 Primo monologo di Macbeth

Two truths raddoppiamento, il doppio della tragedia, avere sempre un


equivoco, impreciso, e queste due verità dette non necessariamente sono in
antitesi. Si apre la possibilità di un bivio, enigmatico e confuso, polisemico.. sono
molti i messaggi di questo testo. Va ad accompagnarsi a tutto quello che è
raddoppiato, che in qualche modo eccede e non ci porta verso una strada ma ce
ne apre tante.
Incipit meta teatrale. Queste due verità è come se fossero il prologo di una
dramma dove l’atto grandioso è quello che incorona, assurgere quindi alla più
grande carica di potere.
Swelling Act atto imperiale, importante. Utilizza anche Prologue abitudine
nell’ utilizzare il teatro.
Vv 130  antitesi “ill” “good”; il messaggio non può essere ne buono e ne
cattivo, oracolare. La strada che può prendere il destino umano. E’ la tragedia
dell’equivoco, sfida di una parola indecidibile. Il Faust era una bella tragedia
perché aveva un bel messaggio; qui i messaggi sono tanti, interpretabili in tanti
modi. Qui bisogna districarsi tra la giungla del linguaggio, difficili da
interpretare, che vanno tutti nel verso indecidibile.
Fine pag 20Uno degli esempi della capacità di immaginazione di Macbeth. E’
un eroe estremamente ricco a livello linguistico, e anche a livello di immagini,
metafore, similitudini. Immagina il futuro e le sue forme e prova a trasmetterlo
con immagini diverse. Qui da un lato (razionalmente) pensa che il suggerimento
delle streghe sia buono, perché comincia con due verità: perché la terza non
dovrebbe essere vera? Però allo stesso tempo è il suo corpo che reagisce, in
maniera forte e inorridita, alla supposizione dell’assassinio del re Duncan.
Questa forza non è un “Villain macchiavellico” Macbeth non è un calcolatore, è
un uomo che immagina, che condivide con le persone i valori, non è contro la
monarchia, non è un ribelle che ideologicamente o politicamente (come Bruto
per Cesare) ha un'altra idea di società; lui è inserito benissimo a livello etico
all’interno della società, non la contesta. E’ perfettamente lucido per capire che è
solo un questione di ambizione. E’ un eroe che ha orrore dell’ immagine di morte
che si sta creando dentro (proprio per questo non è macchiavellico).
E’ molto “Faustiano” questo corpo la fabbrica dell’ uomo, l’architettura umana
rifiuta la violenza e il sangue sparso per i propri simili (coaugulazione sangue).
Se tutti ci comportassimo così la società si disintegrerebbe senza struttura
morale. Questa sua capacità di immaginare lo frena: immagina conseguenze su
di se e anche sulla comunità umana della quale lui fa parte.
Lui è un uomo d’armi, un combattente, uno dei più risoluti, capace di contrastare
invasori e traditori. E’ molto coraggioso, non ha paura, tranne che delle sue
visioni, immagini di disturbo e distruzione di una comunità di uomini della quale
lui fa parte.
Vv. 141 uno dei versi chiave (ultima frase del monologo): antitetico e
paradossale, figure retoriche che si incontrano continuamente. Parla di
immaginare, di pensare, di una realtà che non è quella del presente con la quale
lui è assolutamente in grado di fare i conti (come in battaglia o nella sua normale
vita di barone ad esempio) ma è qualcosa che trascende il momento, che
trascende il futuro. Le parole chiave che riprendono la sua qualità di immaginare
sono “suggestion”, “Horrid image”, “ horrible imaginings”, “thought”, “fantastical”.
 all’interno del monologo si ha una catena semantica, che fa riferimento
all’immaginazione e alla fantasia (capacità di immaginare), al presentimento.
Il paradosso (tipico dell’ultima frase del monologo, che riprende dalla cultura
greca e latina) è un modo di scardinare le aspettative che le persone hanno
rispetto a certe verità ricevute, certe convenzioni. Non si ferma all’assurdo e
quando però viene analizzato suggerisce delle verità. Bisogna solo avere la
capacità di andare nel profondo.
Concetto di catena dell’essere. L’uomo non vive solo nel presente: tutta la parte
spirituale, è presente nell’ uomo, che da un lato è la sua bellezza ma dall’ altro
lato procura disperazione. Faust e Macbeth diranno la stessa cosa.
E’ dentro l’uomo che c’è il paradosso: bellezza dell’ uomo che vive attraverso lo
spirito e immaginazione, ma allo stesso tempo è la sua condanno, poiché è quello
che gli fa compiere il male.
In questo primo monologo si hanno già i “semi”, i “germi”, di qualche cosa che si
svilupperà compitamente all’interno della tragedia. Ci sono diversi monologhi
che sono tutti collegati l’uno con l’altro.

Banquo serve come specchio. Battaglia che si svolge solo ora con Macbeth, nel
primo atto, quando si parlano, sono amici, specchio reciproco. Solo nel primo
atto perché dopo Macbeth si allontanerà da tutti, si isola.
Banquo descrive ciò che sta facendo Macbeth; è un tramite per gli spettatori e
aiuta a decodificare il modo, l’atteggiamento con le quali Macbeth le dice (al
pubblico).  Macbeth è rapito in un altro posto, come se fosse altrove, nelle sue
orribili immaginazioni. Non sarà ai felice: ne quando progetta il crimine, ne
quando ottiene il potere; non sarà mai sereno.
Vv 143Si immagina già l’orrore che potrebbe fare, e parla di caso, non di Dio e
del demonio, ma di un destino cieco, che se vuole portarlo alla corona lo farà. Il
dramma di Macbeth è che poi prende in mano (o pensa) il suo destino. Pensa di
prendere in mano il proprio destino e di scegliere, oppure si può vedere come
tragedia in stile greco con profezia oracolare, che sembra avere vie di scelta
mentre in realtà è intercambiabile dall’ inizio. Entrambe le ipotesi da sole non
sarebbero così forti, ma il testo ci permette di tenerle unite  (Interpretazione
aberrante di Umberto eco) la tragedia ci permette di tenerle insieme perché il
testo parla di demonio, di caso, di desiderio, volontà , di prendere in mano la
situazione ma alla fine parla poi del niente. Nessuna delle due cose alla fine ha
valore.
Vv 144 Banquo usa il linguaggio delle vesti. Gli è stato conferito un titolo
(Thane of Cawdor) che non si aspettava e a cui di deve abituarsi Banquo
dicendo così ancora lo giustifica. Leggendolo metaforicamente vediamo
qualcuno a cui è stata conferita una identità che non è la propria, sopra alla sua,
e a cui deve adattarsi. Questi “nuovi abiti” vogliono dire sia un titolo nobiliare,
sia un passo avanti nella profezia. e una sia nuova identità, di traditore, prima
nell’ anima poi nei fatti. Questo sforzo di pensare a se stesso come traditore e
non come campione del re, è quello che gli sconquassa l’anima, l’immaginazione,
dato che è uomo fino in fondo.

Scena IV  scena con Re Duncan, figli e altri grandi del regno


Squillo di tromba simbolo dell’ entrata del re anche a teatro; spesso l’attore
indossava solo una corona, non sempre gli attori rispettavano il costume o i
dettagli dell’epoca rappresentata; lo spettatore non riusciva a vedere bene certe
volte. La tromba aiutava a capire questo.
Duncan sarà un re buono e giusto, che ama il suo popolo e che conferisce onori,
ma ogni volta che apre bocca parla di “sangue” o “esecuzione di condannati”.
Questo traditore è leggermente diverso: si è appena detto che è orribile e che il
suo titolo è stato strappato, e adesso il figlio del re dice che ha confessato
apertamente i suoi tradimenti implorando il perdono del re, pentendosi.
Vv 9 il momento più adatto e appropriato della sua vita è stato quando l’ha
lasciata (battuta antitetica). Ha lasciato la terra pentendosi e confessando, come
se avesse studiato il modo migliore per la propria morte e avesse buttato via la
sua vita come se fosse qualcosa di poca importanza. Ha lasciato la terra
pentendosi e confessando.
Vv 13  non è possibile leggere nel volto dell’ uomo cosa pensa (impossibile
basarsi sulle apparenze). A livello linguistico fa capire che è un re che ha aspetti
di giustizialismo molto spicci: questo gentiluomo in cui aveva riposto una grande
fiducia, a cui poi ha strappato il titolo e che ha fatto giustiziare, fa arrivare l’idea
di un re spiccio, sanguinario, di qualcuno che a fronte di qualcuno che da
informazioni sulla morte del suo carissimo amico di cui si fidava, non prende
neanche in considerazione altre idee. Duncan in qualche modo non riconosce
nemmeno il valore nella morte, che per l’eroe classico era molto importante.
Inoltre è un sovrano che dice una cosa e ne fa un’altra: da un lato dice che non ci
si fida delle apparenze, dall’ altro mi fido delle apparenze facendo quindi errori
nella strategia politica, e poi agisco senza una considerazione approfondita della
situazione  Anche nella figura di Duncan non si legge quindi una univocità.
Pag. 24 gente che non parla mai chiaro Utilizzano un linguaggio che è
eccessivamente aggrovigliato (leggilo)  indecidibile, incomprensibile.
Pag.26 parla il Re.
Wanton in fulness ribelle, che non si può governare, infantile, insolente, non ha
considerazione per la giustizia (parola polisemica). Persone che cercano di
nascondersi nelle lacrime di dolore.  Se piango perché sono felice do un
immagine di Re tenero, umano, ma è lui stesso a dire che non si può cancellare,
perché vuole anche dire che non ah considerazione della giustizia e dei
sentimenti degli altri.

A fronte di una battaglia sanguinosa, in cui il figlio Malcom sembra non aver
fatto nulla in battaglia, alla fine a questo figlio giovane viene conferito il titolo di
principe di Cumberland, ovvero titolo previo a quello di re. La linea non era così
discendente: il figlio doveva raggiungere la maggiore età, altrimenti erano i
congiunti più vicini a prendere la reggenza.
Duncan ha quindi sorpassato la discendenza, promettendogli il trono prima del
tempo dovuto, che avrebbe anche potuto non acquisire. Questo fa reagire
Macbeth, che era quello più vicino alla successione risentimento nel Macbeth
storico, almeno.
 Duncan si autoinvita nel castello di Macbeth in quanto di strada per un altro
luogo (come tutti i re feudali).
Vv 48 Riconosce la potenza e la sua incapacità di contenere il potere, che inizia
a diventare prepotente. Lui stesso cerca di censurare con il “buio”, utilizzando
metafore. “l’occhio si chiuda difronte alla mano” qualunque mezzo per
raggiungere il fine. Forma di antitesi che gioca però sull’apparenza e non sulla
sostanza. L’adattamento all’idea di crimine dovrà essere formale; è troppo eroe
per capire che quello che sente è sbagliato. L’unico modo è non guardare mentre
sta compiendo l’atto. Sta lavorando con se stesso per mettere da parte la sua
qualità di visionario (occhio chiuso davanti alla mano). Se non avesse questa
capacità di immaginario non dovrebbe guardare altrove.
Vv 55-> ironia drammatica fortissima; è il modo in cui Duncan giudica colui che
da li a poco lo farà a pezzi Immagine di un re che non si prende il tempo di
valutare chi ha davanti, che si fida ciecamente. E’ un banchetto lodare
MacbethMetafora del banchetto. Sarà una scena importante del terzo atto in
cui Banquo arriva sotto forma di spirito. Gioco di parole: Banquo-Banchett.
ATTO I, SCENA V
Dialogo tra Macbeth e moglie interpretata da un giovanotto. Il fatto di dare
importanza alla psicologia della Lady, è stato frutto i una serie di alcune rivolte
femministe. Da li ci sono stati recuperi nei testi, valorizzazione di autrici. Sono
stati scritti in seguito libri anche solo su Lady Macbeth.
Importante il suo ruolo figura che sostituisce un po’ Banquo: prima di avere
un Macbeth solo, la moglie è per lui lo sprone all’assassinio, ma anche lo
specchio e il traduttore di Macbeth presso il pubblico, dando un immagine ddi
lui, per caratterizzarlo.
Macbeth prima manda una lettera, un messo che lo porta alla Lady. Lui arri verrà
subito dopo, seguito da Banquo e dalla corte.
Tutti a cavallo verso il castello, che sarà quello della morte.
Nella scena lei commenta la lettera che lui le ha scritto. Si ha un personaggio che
mette in parole chiarissime tutto quello che sta ribollendo in maniera molto
meno diretta nell’animo del protagonista, che però nel mentre ci da
un’immagine di Macbeth come un uomo dolce, gentile, eroe complesso e duplice.
Eroe positivo che eccede, non è capace di contenersi Teme quindi che non sia
capace di agire (Ricorda la figura di Amleto).
Linguaggio più articolato  Sta iniziando ad utilizzare anche lei un linguaggio da
streghe, quando precedentemente era invece lucidissimo: sta facendo uscire la
sua pulsione aggressiva, la corruzione, il morbo che piano piano si espande.
All’inizio molto diretta, inizialmente lucida e dice di fare ciò che deve fare.
Dopo diventa contorta linguisticamente.
Vv 25 richiamo all’Amleto e all’avvelenamento attraverso l’orecchio.
Vv28 da un lato può essere il destino cieco, o provvidenza, che si interessa e
interagisce con l’umano: in questo sta la visione cristiana ma anche demonio.
15/11/17

Soliloquio Lady Macbeth


Vv 36 Corvo: animale che insieme alla rana, rospo, gatto, gallo… funziona per
le forze demoniache. E’ nero, si nutre di resti di animali morti.. animale molto
comune. Servivano animali che potessero essere trovate nelle campagne ma
anche nelle città medievali. Ha anche un verso sgradevole, e il suo verso si diceva
che predicesse brutti eventi.  Anticipazione, dal momento che quando passa
Duncan lui fa il verso, come se preludesse alla sua morte.
Vv 39  chiede di togliere tutto ciò che lo rende donna, sensibile, per non
ostacolare la sua crudeltà.
Vv 41  Sangue, concetto che porta a Faust (sangue che si coaugula) umano
che si rifiuta davanti al male e al demonio.
Vv 49 immagine di nebbia, fumo, che impedisce la vista. Paesaggio scozzese
tipico, suggestivo, fortissima relazione anche con le streghe: immerse nella
nebbia; battaglia immersa nella nebbia. A linguaggio semantico si intende come
un velo, linguaggio equivoco, non certo.
Tentativo di isolare l’azione da colui che la compie coltello personificato, in
realtà. Devo compiere un’azione crudele, staccata da quella che è la natura, ma
devo compierla in modo che sia staccata dal pugnale (metonimia), quindi dalla
mano (sineddoche).
Coscienza azione  si cerca disperatamente di tenerle separate.
Macbeth viene accolto con i tre diversi titoli, tre diversi nomi, tre diverse
identità/personalità, staccarsi da un ruolo per accoglierne un altro.
Lady Macbeth le dice che ha pensato di uccidere Duncan lo propone

SCENA VI
Arrivo di Duncan al castello di Macbeth.
Ironia drammatica Duncan non vede l’aspetto minaccioso del castello di
Macbeth; è un leggere un po’ al contrario i segni. Forse un sovrano più accorto se
ne sarebbe potuto accorgere.  giudizio di nuovo lanciato con troppa fretta. Il
pubblico capisce che è un po’ in balia del destino, e c’è la possibilità di
interpretarlo come re non molto attento.
Vv 15  linguaggio molto fiorito, da cerimonia, che però nell’ essere sottile
ricorda questa iperbole, duplicazione del capitano quando descriveva il
raddoppiare delle forze che Macbeth e Banquo ci avevano messo nella violenza.
Progressione geometrica. Retorica della cerimonia, un eccesso, una maschera
che si indossa, che si ammanta dell’eccesso per portare avanti il doppio gioco.

SCENA VII
Monologo secondo di Macbeth.
E’ conscio che se vuole finirla deve mettere in atto un’ azione. Dopo aver saputo
che il re ha promesso la successione al figlio maggiore si è reso conto della
necessità dell’azione, non può farlo il destino. lui è un immaginativo, metaforico,
immagina e concretizza a livello visivo l’orrore e la tragedia; proprio per questa
sua capacità di trasferire un significato è anche più consapevole.
Vv 7  immagine di una vita estremamente precaria; non è una visione moderna
del tempo, molto ampio, visto anche eterno. Secca, punto molto temuto.
Percezione già di una vita breve, precaria
Vv 8  ci giochiamo l’eternità. Se in questa vita terrena breve, riesco a
terminare un atto, e che non ci siano cattive conseguenze, al limite mi sono
giocato la vita successiva. Ma il dubbio è che mi goda male anche questa vita.
L’idea del jump. Lui stesso nel primo monologo parlava di un cavaliera che
saltava oltre, più in là. Questa opinione è supportata dal resto della tragedia.
Che Macbeth possa essere interessato dopo la morte, dei legami umani, di una
società, tutto questo è chiarissimo. Si può mettere in relazione con Faust, che si è
giocato la vita terna. L’unica differenza è che non era neanche troppo
consapevole, non ci credeva  tentativo di ingannare se stesso.
Qui si ha un eroe vero e proprio, ha già raggiunto una consapevolezza, e sa cosa
vuol dire tradire il suo mondo. Faust se la gioca molto tra quello che lo fa
diventare Marlowe e il fatto che ci sia tutta questa parte meschina, di un
personaggio che raggiunge un altro grado di consapevolezza.
Vv 10  noi avveleniamo il calice pensando di somministrarlo ad altrui, ma in
realtà le conseguenze malvagie si ritorgono contro di noi, ci avveleniamo noi.
(simile ad Amleto)
 Dante mette nel 33esimo canto del nono girone i traditori, degli amici, degli
ospiti e della patria  coloro per la quale tu hai un dovere e un forte legame
(traditori peggiori)
vv. 16  non solo non dovrei comportarmi così per i doveri che ho verso questa
persona, ma anche perché appartiene alla sponda del bene. E’ compito contro
qualcuno onesto e puro  inizio della proliferazioni delle immagini virtù
come angeli che abbiano però anche voci che denunciano.
Immagini molto inserite in tutto un immaginario cristiano  angeli e pietà.
Vv 21  immagini di assoluta innocenza e purezza (neonato senza peccato e il
cherubino)  e inoltre in una situazione di totale invulnerabilità, sono anche
nudi  nudità: simbolo potentissimo, onesto, chiaro e pulito, non mi copro con
dei veli che possono ostacolare la vista. Se sono nudo sono ancora più
vulnerabile. Il fatto che Macbeth si stia comportando da violento, tiranno,
omicida nei confronti della giustizia universale; ha trasportato, attraverso la sua
immaginazione, il suo stesso crimine da essere così spietato da vedere la rottura
del legame umano. La seconda chiarisce che Duncan è nelle sue mani come un
neonato nudo: sa dove sarà a dormire… c’è d dire che questa metafora del
neonato nudo totalmente alla mercè, è anche una metafora di potere estremo 
neonato nudo è come il Bambino Gesù, il più potente della terra, il figlio di Dio.
L’immagine del bambino nudo nel paradigma cristiano è quindi molto potente,
polisemico, e in questo momento è estremamente adatta: Macbeth compie l’atto
come se avesse tutto il potere, ma poi lui stesso non potrà averlo. Si troverà
anche in un’altra visione suggerita dalle streghe  Macbeth ha una potenza tale
di immaginazione che arriva sempre infondo e sa trasmettere tutte le
implicazioni. Denuncia, ma allo stesso tempo è una metafora, quella neonato
nudo, molto più potente di Macbeth, guerriero adulto  ambiguità,
indecidibilità.
Vv 27 si parla di eccesso. Si condanna da solo a causa della sua eccessiva
voglia di potere. Sconterà tutte le conseguenze di ciò che ha fatto.

Nelle battute successive entra Lady Macbeth e lui le dice che ha deciso di non
voler compiere l’assassinio. Non vuole tradire
Vv 30  metafora degli abiti: mi hanno rivestito di onori e se compio assassinio
è come se io mi denudassi.
In seguito lei fa un’opera di convincimento.
Vv 44 questa forma di riflessione è antitetica. In una tragedia che esplora i
desideri umani, ma anche fedeltà e amicizia, cosa sia o no umano è tutta una
domanda. Macbeth sembra voler dar voce a quelli che si ritengono i limiti
dell’umano. Oso fare tutto ciò che è adeguato per un uomo: chi osa fare di più
non lo è.
C’è una sorta di gioco sul linguaggio per dare un immagine epica e letteraria ed
eroica di un uomo, iperbolica, che vede l’individuo e non il tessuto sociale. Prima
eri uomo per aver pensato di fare assassinio, se ora lo compi sei ancora più
uomo di prima, che tiene fede ai propri propositi. Cos’è uomo? Cos’è eroe? Cos’è
codardo?
Dal vv 50  gioco di parole, linguaggio equivocation, qualcosa che fa e disfa allo
stesso tempo, è un modo di esprimersi, un gioco di parole, per sottolineare la
retorica che si veste di retorica giusta, corretta che in realtà è persuasiva. Si fa
passare per un’affermazione ovvia, per un dato di fatto, qualche cosa che è una
interpretazione della realtà. Riveste la propria retorica di artificio, che dal
momento che è forte, funziona, è automaticamente persuasivo.
Vv 54  Sta facendo colpo sull’immaginazione di Macbeth, utilizzando una
similitudine. Che sia un immagine congruente a quello del bambino nudo si. E’
una provocazione: io sono più uomo di te nonostante sia donna.
Lei è il regista dell’omicidio, colei che architetta.

ATTO II, SCENA I


Parlano delle streghe.
Soliloqui del pugnale (pag 45)  Macbeth deve ammazzare Duncan e in
qualche modo Lady Macbeth sta drogando le guardie e suonare la campana
quando sarà il momento giusto. Lui mentre aspetta fa un monologo. Scena
recitata ovunque senza pugnale  ci fa veramente vedere il teatro della parola,
grazie all’abilità dell’attore. In alcune si immagina che il pugnale sia la macchina
da presa, quindi il pubblico, che diventa il pugnale.
16/11/17

MONOLOGO DEL PUGNALE


Interpretabile in modo demoniaco. Da un lato è Macbeth si che compie
l’assassinio ma magari è il demonio che lo istiga, all’ordine del giorno. Nella
visione più moderna, che però ci sta anche nel contesto del ‘600, è il fatto do
aver avuto allucinazione, e quindi una materializzazione del pugnale per
l’eccessiva ambizione per il potere.

Pagina 46 verso la fine


Si riferisce alla terra  terra non ascoltare, non guardare dove vado. Se
qualcuno si accorge del mio atto potrebbe rimanere confinato nel tempo
presente, se invece le pietre non raccontano quello che faccio, sarà solo materia
di futuro. Portar via l’orrore presente del tempo..
Auspicio: che il presente possa isolare l’azione malvagia e tenerla per sé.
Vv 63, pag 46 Couplet, Rima baciata che conclude. Ultimo momento in cui si
parla di Duncan come perso a viva. Sempre questa ansia del tempo, prima in
Faust con The clock e qui con The Bell, ma è sempre la Scansione del tempo
moderno che trascina le azioni ai loro non riesce a mantenerli nel presente; il
futuro è inesorabile, ha radici molto radicate nel presente e nel passato.

SCENA II, ATTO II


Scena all’insegna del cromatismo ci sono colori di base, come il nero (notte,
inferno, buio, non vedere, assassinio..) e il rosso (colore del sangue, che grida
orrore).
Lady Macbeth non è andata ad uccidere Duncan.
Racconta al pubblico cosa ha fatto lei, con un linguaggio scomposto,
frammentato  E’ come se traspiri l’ansia dell’azione compiuta.
Immagine del fuoco, quarto elemento-
vv 3 Gufo: animale demoniaco, poiché animale notturno, predatore di altri
animali.
Vv 7 antitesi: morte/natura, live/die, fair/foul; Si è nella sfera dell’indecidibile,
tra due regni diversamente organizzati; Macbeth ha un modo diverso di regnare
e anche chi lo succederà, meno religioso, meno basato sul feudalesimo, meno
basato su una struttura della società che sta scricchiolando…
Tra le varie antitesi c’è anche quella della concezione della storia: storia
teologica, dove l’uomo guida il proprio destino, oppure guidata da una
provvidenza, dove c’è un percorso da fare per arrivare ad un certo punto oppure
una visione meno programmatica in cui si torna inevitabilmente al punto di
partenza poiché è la natura umana che è fatta così: alla fine torna sempre su i
suoi passi.
Vv 9 parola “Murder” non più pronunciata, ma sempre allusiva, mai detta in
modo diretto. Il tentativo, e non l’azione ci tradisce.
 Lady Macbeth è meno complessa; ha una certa forma di semplicità, di fragilità
(assomigliava a suo padre altrimenti l’avrebbe ucciso); in seguito lei impazzisce,
non riesce a reggere il delitto e le sue conseguenze, la sua malvagità  non è
macchiavellica. Sprona Macbeth, fa da specchio, ma che poi trattiene una sua
umanità. La pietà di non riuscire ad uccidere crollo psicologico della Lady, non
riesce a reggere. Non riesce ad arrivare al fondo di se stessa, non capisce se
stessa.

Da quando hanno pianificato il delitto, non sono più in pace. Il destino ti porta a
soffrire delle tue azioni.
Da Vv 11 in poi battute brevi e concitate per dare suspance.
Vv 20 il sangue inizia ad avere una presenza fisica, anche simbolica. Prima
c’era il sangue della battaglia, con immagini eccessive, di dolore, di crudeltà, ma
stava nella retorica della fedeltà e lealtà (tipiche di una battaglia). E’ comunque
una retorica che viene accettata sangue sparso per difendere la patria. Il
tradimento invece non lo è, è un sangue che non si lava via, poiché quello che
non si lava è sangue di tradimento, vergogna, orrore.
La lady cerca di ridurre l’azione alla lettera, alla metafora. A livello letterale “si
lava le mani” dal sangue. E’ referenziale, rifiuta tutti i significati retorici e
connotativi.
Vv 23 le due guardie (che moriranno per mano di Macbeth per non farle
parlare), si svegliano, dicono le loro preghiere e si riaddormentano. Assassinio
meno importante ma c’è anche quello.
Vv 28  Macbeth è nel peccato e non riesce a pronunciare parole sacre come
“Amen”.
Vv 34 Prolessi: non bisogna riflettere u queste azioni, perché ci fanno
diventare matti.  E’ quello che di fatto accadrà
 Macbeth non perde ancora il sonno ma lo perderà. Sonno importante, poiché
è il momento in cui io mi affido. Non riuscire più a dormire vuol dire che avrà un
giudizio forte sulle sue azioni e non avrà controllo di sé.  non vivere più.
Contrappasso dantesco: lui ha messo a dormire qualcuno fuori dal corso della
natura, e la natura prima ancora di Dio lo punisce allo stesso modo, negandogli il
sonno.
Vv 42 nomi della colpa: Glamis, campione del re diventa traditore  uccide il
sonno, quindi Cawdor/Macbeth non dormirà più.
Proliferare di nomi, di identità sovrapposte con il quale Macbeth si batte ancora,
con una coscienza che grida “cos hai fatto”.
Vv 50  occhio non vuole vedere ciò che la mano ha fatto. Coscienza che cerca di
proteggersi dallo stesso crimine che la mano ha compiuto.
Morte e sonno: sorelle. morti e dormienti sono solo immagini. E’ l’occhio
dell’infanzia, del bambino, che teme un diavolo dipinto. Riduce il tutto alla sua
dimensione superficiale e infantile gli sta dando del bambino perché Macbeth
ha questa qualità di immaginare, di capire le conseguenze delle cose, di
immaginare, e quindi si fa del male. Non impazzisce però, perchè la sua
coscienza aveva già accolto e compreso il crimine dentro di se. Lady Macbeth
invece impazzisce.

Hamlet, Act II, Scene I


Rapporto tra coscienza e azione.
Diverse prospettive, ma problema di coscienza simile.

To be, or not to be that is the question:


Whether 'tis nobler in the mind to suffer
The slings and arrows of outrageous fortune
Or to take arms against a sea of troubles
And by opposing end them?
(…)
Who would bear the whips and scorns of time,
Th' oppressor's wrong, the proud man's contumely
The pangs of despised love, the law's delay,
The insolence of office, and the spurns
That patient merit of th' unworthy takes,
When he himself might his quietus make
With a bare bodkin? Who would fardels bear,
To grunt and sweat under a weary life,
But that the dread of something after death,  terrore dopo la morte
The undiscovered country, from whose bourn
No traveller returns, puzzles the will,
And makes us rather bear those ills we have
Than fly to others that we know not of?
Thus conscience does make cowards of us all,  la coscienza ci rende tutti codardi, vili.
And thus the native hue of resolution Amleto si accusava di codardia poichè non
Is sicklied o'er with the pale cast of thought, riusciva a pugnalare suo zio. Macbeth invece
And enterprise of great pitch and moment non considera atto di coraggio pugnalare
With this regard their currents turn awry qualcuno a cui è leale, Invece sua moglie dice
si
And lose the name of action…

Periodo tra 1600- 1608 in cui Shakespeare sta lavorando sulla psicologia dell’uomo.
Coscienza da un lato e azione dall’altro.
Il fatto che noi riflettiamo sulle nostre azioni, rende la spinta nativa debole, indebolisce la
forza del nostro impeto e conseguentemente deviano le loro correnti (quello che
accade ad Amleto).
Si ha questo gioco tra occhio e mano: Shakespeare voleva parlare per figure,
metafore, e ci da questo concetto facendo si che l’occhio si giri rispetto alla
mano, perché l’uomo d’azione, che voglia strappare al destino la propria tirannia
e prendere il destino tra le mani, deve scollegare il proprio auto giudizio da
quello che fa.
C’è tutto un discorso proiettato nell’aldilà: la coscienza ci ferma, ma nella prima
parte noi non prendiamo risoluzioni per quale notte, quale sogni possono
capitarci dopo la morte. Amleto si può vedere come un Macbeth giovane, che
filtri le proprie azioni. Giovane nel senso che in questo modo si proietta su
qualcosa che è al di fuori di noi…
il giudizio sulla propria mancanza morale se lo dà da solo e quello che teme sono
le conseguenze terrene. Lo si vede come un personaggio che ha già passato
molte fasi della vita. ha paura della sua posizione nel mondo, dal momento che si
è giocato la sua vita già sulla terra.

Scena “comica” del dramma


Bussare  molto ansiogeno. Mentre si lavano le mani dal sangue sentono
bussare.
 di nuovo rapporto tra occhi e mani.
Vv 53  immagine della marea. Sangue di colpa, dell’assassino, che diventa
magicamente un’ondata di piena che rende rossi tutti i mali. Tragedia cruda ma
che utilizza molte immagini e figure.
Vv 61  colore bianco  polisemico. Purezza, oppure in certe culture è il bianco
della morte, dell’inferno, del male… Mani sporche di sangue si vergogna
perché la sua concezione di nobile è di saper perseguire i propri obiettivi. Crede
di poter credere che questo sia essere uomini  si vergogna di indossare
Catena lessicale dell’ indossare, come forma di nascondere.
Cuore così bianco perché ancora puro? Cuore con coordinate morali a posto? Lei
intende cuore sbiancato dalla paura, dalla mancanza di coraggio.
Insieme alla campana, qui c’è il bussare, che indica il tempo che passa, il destino,
la colpa che viene a bussare sulle porte del castello. C’è qualcosa/qualcuno che
insistentemente chiede ragione di quello che è successo.
Vv 73  lui ha accettato e previsto, fatto entrare nella coscienza le conseguenze,
la condanna morale. Lei no.
Vv 75  rimorso Macbeth

SCENA III
Scena considerata spuria, che rompe il ritmo tragico del dramma. Non c’è mai
stata una scena superflua. Questo è l’unico momento che si poteva non mettere.
E’ stata anche definita originale, perché il tipico personaggio di bassa estrazione
sociale, estremamente “witty” che pur parlando in volgare, e rivolgendosi a
pensieri bassi, dice grandi verità. Porter parla con le parole del dramma, e anche
con le parole del demonio.
 Teatro nel teatro: il Porter sta mettendo in scena qualcosa che non c’è  si
finge portiere dell’inferno, immaginando quali potrebbero essere i personaggi
che entrano (dantesco). Dice delle verità per il dramma attraverso il teatro del
teatro. Non è una scena superflua, in quanto gli altri attori devono avere tempo
per cambiarsi, per poi uscire e fare la parte di coloro che sono stati a dormire. Ci
deve quindi essere tempo, e se aprisse la porta dovrebbe innescare già la scena
successiva.
Farmer calcolatore a livello macchiavellico. Il destino però gli ha cambiato le
carte.

MacDuff è quello che ucciderà Macbeth. E’ il suo destino.


Fa un discorso comico con il Portiere Duff scende al livello del Porter.
Vv 27 E’ tutta una antitesi: molto sottile, in quanto viene detta una parola e poi
immediatamente il suo contrario.

22/11/17

Si era analizzata l’unica scena comica.


Relief di Shakespeare, qualche cosa che però non abbandona i temi importanti
della tragedia, anche se magari cambia il linguaggio o i personaggi (più bassi),
con allusioni magari anche… ma i temi principali del dramma sono comunque
presenti nella scena del porter.
Viene scoperto, nella scena dopo l’entrata di Mcduff, il cadavere di Duncan.
Macbeth deve eliminare le guardie. Quindi una volta che tutti hanno scoperto
il cadavere del re, finge esser preso da uno sdegno incontrollabile e uccide le due
guardie.
Macbeth continua a parlare per metafore, per immagini  trasla in altri luoghi
con le immagini.
Malcom e Donalbain , figli di Duncan, fuggono, perché si rendono conto che
non è un momento molto buono per stare al castello di Macbeth. Capiscono che è
successo qualcosa che non ha nulla a che vedere con le guardie. E’ abbastanza
facile incolparli del delitto in questo modo, anche se non si potrebbe capire il
motivo.

SCENA IV (non letta)


Scena di passaggio che ha corrispondenze molto forti con il paesaggio naturale e
umano.
C’è un old man, che ricorda molto il vecchio del Dottor Faustus. E’ un vecchio che
sta dalla parte del bene e da voce da tutti gli orrori accaduti in maniera non
naturale. Parla di ciò che è accaduto da poco, ma anche della natura  notte
terribile in cui sembra che il giorno non arrivi mai. Letto in chiave simbolica:
castello=porte inferno. Tutto calato nell’oscurità. Anche nel mondo animale: un
falco viene ucciso da un gufo, evento innaturale, poiché il falco è più veloce e
potente; i cavalli di Duncan sono molto irrequieti e si sbranano a vicenda.
Arriva Mcduff che riporta informazioni: Malcom e Donalbain sono scappati; di
fatto Malcom andrà in Inghilterra e Donalbain in Irlanda, da colui che radunerà
l’esercito che sconfiggerà in futuro Macbeth.
In fuori scena c’è l’incoronazione di Macbeth (nel film si mostra) e la fuga di
Macbeth da parte dei suoi baroni e fedeli si vede già: Mcduff decide infatti di non
essere presente questa incoronazione, così come altri. Piano piano tutti quanti
con un ritmo scandito lo abbandonano (verrà anche chiamato “Il tiranno”) e
iniziano a sorgere dubbi su quello che è successo, ma nessuno da una voce
chiara.

ATTO III, SCENA I (non letta)


Banquo mostra di aver capito tutto, ma si chiede se la parte della profezia che lo
riguarda (figli che daranno vita a un regno), sia ancora valida  Banquo
ambizioso.
Macbeth arriva e gli chiede di essere presente a questo banchetto per la sua
incoronazione. Banquo risponde che ci sarà.
Macbeth ha intenzione di assassinare Banquo ma anche il figlio proprio per
fermare questa parte di profezia.
Dopo il soliloquio Macbeth convoca immediatamente i sicari che dovranno fare
questo.
 Quarto soliloquio di Macbeth (p.70)
Incipit molto importante: non è un granchè essere arrivati al vertice al potere,
poichè non si è al sicuro e non serve niente se non si fa il passo successivo. Ansia
rispetto al futuro.
Vv 47 Nothing. In tutti i soliloqui, nel primo ancora più evidente, c’è questa
parola. Nothing come la cifra della tragedia. La forma di tragedia che ci colpisce
più di tutte è quella della bestialità umana, della mancanza di empatia, di
capacità sociale, ma con questo nothing, è al nulla che si giunge alla fine. Passa da
colui che indossa vestiti non suoi, a qualcuno che cerca di adattarsi. E’ sempre
più macchiavellico e immagina quale sia l’atto politico più giusto da fare in
questo momento. In questo monologo c’è anche una sorta di adulazione nei
confronti di quella che la famiglia reale degli Stuart aveva riconosciuto come
propria linea di sangue, per cui Banquo è un uomo che ha della mentalità ed è
una figura non regale nei titoli e nella pratica ma nell’anima e spirito, e questo va
temuto, perché essendo una persona regale, è moralmente non corruttibile 
deve essere eliminata.
Vv 51-53 “Pennellata a Giacomo I Stuart  Lui osa molto e nella sua mente ha
una saggezza che guida il suo valore ad agire in sicurezza. Tutte le positività nel
mondo risuonano all’unisono nella sua figura. E’ evidente anche una forma di
adulazione, ma anche importante per la tragedia perchè su convince di doverlo
uccidere.
Vv 55-56 si sente in inferiorità rispetto a Banquo e questo è un altro motivo
per cui deve eliminarlo.
 negli ultimi versi si nota una insistenza: vengono pronunciate tutte parole
negativa, di sterilità, (evidenziati in azzurro) rispetto alla quale non c’è
promessa: se non riesco ad avere dei figli non ho quella possibilità di avere u
futuro. L’essere umano è finito, poiché la progenie era l’unico modo per
mantenere la discendenza. Il futuro è ciò che resta da vivere. Questa catena
continuerà, si vedrà fino al quinto atto.
Vv 69-70  ricorda in un qualche modo il Faust, che aveva dato la sua anima
(gioiello) al demonio (nemico di ogni uomo) per i sui 24 anni di godimento;
Macbeth non li ha nemmeno quegli anni, l’ha data per la discendenza di Banquo,
perché lui non ha discendenza.
Vv 71  Champion me combattiamo contro, uno contro l’altro, oppure scendi
e combattiamo insieme contro… (es profezie, fato).

Arrivano i due servitori (scena non letta)


Scena molto lunga. In qualche modo pone dei problemi: perché così lunga?
Macbeth non ordina loro di uccidere, ma li convince. Scena argomentativa, con
una retorica della persuasione in cui Macbeth spende tanto tempo a convincere
I due sicari che è opportuno che uccidano Banquo perché nel passato li ha
sfavoriti. Perché un re deve fare questo? In questo caso non vi era nemmeno una
necessità scenica del perché dovesse essere così lunga; forse voleva sottolineare
che le azioni da re che fa Macbeth sono meno istintive; è meglio avere dei sicari
convinti di quello che fanno così che possano portare a termine il compito con
maggior sicurezza, piuttosto che semplicemente due a caso semplicemente
pagati. Senza la moglie sta andando nella direzione del re calcolatore e del
tiranno consapevole.
Polanski ha un’altra interpretazione muta di questa lunga scena: questi sicari,
che sono due tontoloni, dicono si a tutto quello che vuole e dopo di che riescono
d uccidere Banquo ma non il figlio che poi fugge. Tornano, Macbeth dice che va
bene così, l’importante era lui per il momento, il figlio “ non ha ancora i denti”. I
sicari vengono poi portati fuori, in una catacomba, dove vengono poi fatti fuori,
in quanto testimoni di quello che ha fatto Macbeth. Shakespeare questo non ce lo
dice.

SCENA II
Dialogo tra Macbeth e Lady Macbeth (non letto)
Ci sono diversi simboli; l’immaginario diventa sempre più cupo: bui nel mondo
ma anche nella coppia. Non parlano veramente l’uno con l’altro. Lui sta per
uccidere Banquo ma non la mette in mezzo ai suoi piani, vuole che non sappia.
Inizia a tenerla fuori dai suoi piani.
Macbeth sta diventando il sovrano sempre più insensibile e macchiavellico,
preda delle sue visioni e immaginazioni. Sta riuscendo a mettere a tacere questa
parte. Ha una forma di fiducia sulle sue azioni sul destino: crede di poter fare
tutto per raggiungere uno scopo, una situazione.

SCENA III
Sicari che fanno fuori Banquo. Scena molto d’azione.

SCENA IV
Scena del banchetto. Quando qualcuno non c’è ma dovrebbe esserci, o si parla di
qualcuno in particolare  fantasma di Banquo.
La scena si apre con delle formalità, rendono tutti onori a Macbeth, anche se non
c’è tutto questo entusiasmo. Il re finge delle forme di umiltà e i condensali delle
forme di fedeltà.
Arrivano i sicari che gli dicono del loro atto.  lo turbano.
Vv 39 entra il fantasma di Banquo. Mette le mani avanti calcolando cosa dire.
Così però osa troppo, perché è ancora un novellino nella politica macchiavellico.
Vv 43 “The table is full”  è già preda all’allucinazione, alle visioni. Vede
occupato dal fantasma di Banquo ed è come se volesse dire che non c’è posto per
lui, non più umano, ma una sorta di mostro, che non può più far parte del mondo
umano e non può sedersi ad un tavolo, dove lo scopo è condividere. Questo
banchetto è per coloro che partecipano nell’umano.
Vv 56 Are you a man?  leitmotive. Domandarsi cosa voglia dire veramente
essere un uomo. In altri momenti con altri personaggi la tragedia si interroga
molto su cosa voglia dire essere uomo e su quale sia il destino dell’uomo nel
mondo, se ci sia un ciclicità della storia che sempre i porta verso quella parte
animalesca e senechiana dell’uomo.
Lei non vede questo fantasma, lo vede solo Macbeth, che è la sua paura dipinta.
Momento in cui lui diventa solo. Lei capisce cosa sta facendo ma continua a
giudicarlo.
Vv 74 Battuta di Macbeth che spiega il perché non regga queste visioni. E’
nostalgico di tempi (mai esistiti) nel quale l’azione si concludeva in se stessa.
Vv 99 lei continua a dire che lui non è abbastanza uomo.
Questo insistere su cosa viene considerato uomo o meno si vede dall’ inizio della
tragedia. A un certo punto escono tutti e c’è un dialogo tra i due.
Film- Il tavolo che hanno in mezzo li divide in tutti i sensi, si vede che non sono
più insieme. Polanski fa vedere che lei propone di andare a dormire, lui accetta
porgendole la mano per andare insieme, ma lei rifiuta. Inizio di solitudine per lui
ma anche per lei.
Si chiede anche perché Mcduff non sia venuto al banchetto. Ha un servo pagato
in ognuno di quei baroni. Dice inoltre che andrà a trovare le streghe.
Metafora: ormai è in mezzo, dovunque voglia andare ormai il suo destino è
segnato, quindi l’unico senso è andare avanti.
Vv 139-138 versi in rima baciata. Sentenza dove dice una verità, che
effettivamente è la sua: io ho strane cose nella testa che devono passare alla
mano, dal pensiero all’azione, da quello che io posso immaginare, all’atto. Prima
che la coscienza capisce ciò che si vuole fare. La testa e la mano non devono
dialogare, la coscienza deve starne fuori, altrimenti si arriva alla pazzia.

SCENA film  scena dell’orso che non c’è nella tragedia. Prima del banchetto
quando si fanno i festeggiamenti. Siamo nell’Europa dell’età moderna e i
divertimenti sono di qualsiasi genere. Ci sono anche le lotte tra orsi e cani, o altri
animali. Questa è un aggiunta di Polanski, non c’è nella tragedia. Si parla di orsi
adesso e si parlerà di orsi alla fine.

SCENA V (non letta)


Ci sono le streghe. Scena che ha dato problemi di attribuzione. Di fato rientrano
le tre streghe con una quarta, chiamata Hecate, indica una specie di figura tra
demoniaco e divino che presiedeva nel mito greco e latino, il mondo degli spiriti
e poteva trovarsi nel mondo terreno, dei morti o degli dei. Qui ha il ruolo del
capo delle streghe, che da ordini e direzioni. In realtà non c’entra nulla, non
mette e non toglie nulla all’ opera rimprovera solo le streghe di non essere
andate a una convocazione. Si vede che il lessico, le parole, il registro e la metrica
non collimano. Non si ha più lo stampo delle vecchie streghe. E’ stato rilevato
che l’andamento è un po’ più lungo, c’è alternanza tra pentametri e petrametri,
molto spesso giambi. Ritmo meno martellante e più disteso. Potrebbe essere la
mano di Thomas Middelton, altro drammaturgo inglese. Alla fine di questa scena
le streghe danzano: si era in un periodo in cui i balli iniziavano già ad essere
favoriti nel periodo sotto Giacomo I, essendo raffinato. C’è questa interpolazione
di uno spettacolo diverso e si conclude con una canzone che è già presente in un
altro dramma coevo di Middelton.

SCENA VI
Di per sé, è una scena secondaria.
Scena in cui si raccontano delle cose  cerniera tra una scena e l’altra per far
capire cosa sta succedendo.
Si lavora a livello di ambiguità del senso, si suggerisce sempre un significato
diverso da quello del testo.
Scena analizzata all’insegna dell’ironia.
Lennox racconta quello che è successo, racconta i fatti, e li racconta con ironia. E’
la prima volta che viene fatto un giudizio negativo su Macbeth esplicitamente.
Viene resa ambigua dall’ ironia, quindi si ha di nuovo una “Equivocation”.
Vv 3 parola strange: utilizzata parecchie volte.
Lennox racconta tutto in chiave ironica.
Questo Lord risponde utilizzando un registro della bontà, della santità, della
giustezza, della giustizia che è la prima volta che sentiamo e che verrà reiterato
sempre più. Si aveva un re buono all’inizio, poi c’è un precipitare in una
situazione infernale/demoniaca nella quale il bene sembra non apparire, fino a
quando i baroni iniziano a rendersi conto che Macbeth è un tiranno, e allora
inizierà a tornare verso la superficie tutta la parte del fair.
PAROLE EVIDENZIATE PAG 98 Termini che sembrano creare un’antinomia tra
regno del male-regno del bene, regno della perdizione-regno della rinascita, che
in qualche modo è legato a Malcom (legittimo erede al trono) e poi c’è questo vv
27“pious Edward”, che storicamente è un confessore, uno degli ultimissimi re
anglosassoni inglesi, contemporaneo a Macbeth, perché nasce nel 1009. Muore
nel 1066 di morte naturale. Viene chiamato confessore perché era un re molto
religioso, molto pio, ed era uno dei re inglesi che riusciva a curare i suoi sudditi
di diverse malattie. Re di Francia e re d’Inghilterra tra l’anno 100 e l’anno 1000..
venivano chiamati re taumaturgici. Ecco perché chiamati Re santi. Questo serve
a Shakespeare soprattutto a creare un inizio di polo del bene, che sembrava
morto con la morte di Duncan, ma riaffiora per poi arrivare fino alla fine, anche
se lascerà comunque qualche zona d’ombra.
Vv 44 ultimo verso di Lennox. Tutti termini in cui il figlio del re di Scozia,
legato al confessore d’Inghilterra, legato all’Inghilterra, riportano la luce.

ATTO IV, SCENA I


Si apre con le streghe. Momento importante, ultima scena in cui compaiono le
streghe, ultima scena di profezie.
Tre streghe, tre profezie. Di nuovo si ha fortissima Equivocation, profezie
sibilline, oracolari, dell’equivoco.
C’è anche Ecate.
Vv 10 ritornello. Consonanze, assonanze, allitterazioni. Di nuovo si ha il
concetto di doppio. Il linguaggio dell’eccesso, della duplicazione. Nel calderone
finiscono pezzi di animali, come serpenti, rane, ecc., ma anche pezzi di uomini,
che già si erano trovati nella prima scena delle streghe (marinaio…). Sono pezzi
di persone pagane, non cristiane. Si ha un ebreo che dice delle bestemmie, un
turco, il tartaro e un bambino strangolato alla nascita (non ha fatto in tempo ad
essere battezzato). Si mettono in cerchio e fanno musica, danze… scene messe in
seguito probabilmente.
Pag 106 Entra Macbeth.
Vv 48 deed campo semantico dell’azione. Questa azione non ha nome, non sta
all’interno delle azioni dell’umano. Piano piano l’essere sulla stessa lunghezza
d’onda di Macbeth con le streghe diventa sempre più difficile. Si hanno una serie
di visioni apocalittiche si va verso il nichilismo. Piuttosto che cedere a un
destino di re senza futuro, è meglio essere inghiottiti nel buco nero.
Vv 49 ci sono numerose secondarie prima della principale. Dice che
addirittura i semi della natura, il tesoro contenuto in essi, sia contenuto nello
stesso calderone finchè la distruzione stessa si nausei.  massimo
dell’apocalisse. Si perde il senso stesso della distruzione. Nichilismo inteso
totale. Distruzione così efferata che si nausea di se stessa. E’ fine a se stessa, non
ha fini macchiavellici  decostruzione del senso della vita umana; perde il senso
il ruolo dell’uomo.

Scena interessante del film. Ci sono tre visioni.


Polanski mette molte streghe tutte nude. Qui c’è un legame con lady Macbeth,
perché quando impazzisce sarà tutta nuda. Parallelismo: gregarie del mondo,
innescano qualcosa ma poi non sono in grado di controllarlo.
Li siamo negli anni 70, c’era la voglia anche di mostrare i corpi nudi.
23/11/17
Nel film le streghe sono nelle catacombe, mentre nella tragedia si parla di una
brughiera. Macbeth va da loro, vuole sapere cosa succederà in futuro.
Ultime 3 profezie che forniscono a Macbeth.
E’ come se evocassero direttamente il demonio e farlo portavoce della visione.
Questa insistenza sull’azione e indeterminatezza, non ha nome, non si sa cosa
sia, sta al di la della nostra iperbole, de nostro andare oltre i confini dell’ umano
e del linguaggio, di ciò che è possibile dire.
Vv 70  rima baciata. Prima apparizione è questa testa, frammento di uomo con
l’armatura suggerimento a temere Mcduff, uno dei baroni, che si era accorto,
oltre a Banquo, che c’era qualcosa di strano in questa uccisione del re. Min.8
Vv 75 Seconda apparizione, Bloody child. Macbeth viene chiamato tre volte.
Sarà invincibile davanti a tutti coloro nati da donna. Ritiene quindi di essere
invincibile, o almeno questa è la parte di profezia a cui sceglie di credere  si ha
ancora un messaggio sibillino, oracolare, ambiguo. Ma questo messaggio viene
interpretato, e questo è il momento in cui assume un valore anziché un altro. La
tradizione greca dell’oracolo, dell’eroe tragico che non conosce il destino e lotta
fino alla fine. Lui sceglie di leggerlo come una sorta di invincibilità.
Di nuovo il raddoppiare (iperbole) e la doppiezza dei messaggi. La seconda
profezia annulla la prima. Ha in mente di far fuori Mcduff per stare ancora più al
sicuro. Non si affida totalmente alle profezie: azione umana e responsabilità
individuale che non si può non vedere ( vuole uccidere Mcduff per sicurezza
anche se nato da donna e quindi “innocuo”)
Vv 83  Terza apparizione. Bambino incoronato. Gli dice che sarà invincibile
nonostante i cospiratori  vede già che la gente intorno non è totalmente fedele,
stanno intorno a lui solo per non essere uccisi. Macbeth sceglie di vederla come
una rassicurazione. Ancora messaggio sibillino.
Immagine del CHILD uno è un bambino sanguinante perché strappato dal
ventre della madre, appena nato; l’altro non è sanguinante, ha una corona ed è il
simbolo della forza  vita forte, all’inizio, non ha la vecchiaia in atto e ha in
mano una pianta. Doppia metafora: vita biologica e vegetale insieme che si
pongono come inizio, futuro dell’umanità; è come se fosse il simbolo di bene per
eccellenza che è delicatissimo ma fortissimo.
Atto III, quello più buio per eccellenza, nel quarto iniziano a farsi vedere segni
del bene.

Macbeth pensa quindi che le profezie lo sostengano, ma in realtà giocano contro


di lui.
Per la critica, la testa armata sarebbe la sua, che verrà ucciso da Mcduff (anche
se Macbeth lo legge al contrario). Il secondo bambino sarebbe Mcduff strappato
dal ventre della madre, e il bambino con la testa coronata e l’albero sarebbe
Malcom, ovvero il figlio legittimo e maggiore di Duncan.
Vv 103 (scena non letta)Macbeth vuole inoltre sapere quale sarà la stirpe che
governerà dopo di lui, insiste per saperlo.
Si vede la schiera di re con lo specchio che ne moltiplica la visione, per indicare
che la stirpe di Banquo continui ancora avanti per molto tempo  farà molto
piacere a Giacomo I, il re. Stirpe che andrà avanti fino al giorno del giudizio 
destino ingombrante, che non lascia alcuna possibilità.
 Macbeth “sazio” (parola Marloweiana) sazio di visioni, di futuro, di
predizioni, non vuole più andare avanti con questo gioco. Ha già visto le tre
profezie e il futuro della linea. Non vuole giocare il gioco delle streghe, del male.
Vuole continuare ad essere un uomo d’azione, sul piano però del tiranno, un
massacratore, che non apre più la porta quella compassione umana, segnale
della coscienza. Si forza a fare ciò che Lady Macbeth, ingenua, suggeriva
all’inizio, ovvero che l’occhio non guardi ciò che fa la mano.
Vv 143  Macbeth capisce da subito che l’azione è necessaria (Amleto ci aveva
messo un po’ per capirlo). Non appena gli verrà un’ idea, la compirà. Vuole
pensiero e azioni coincidenti, non vuole più vagare nel pensiero. Si mette in
bocca le parole di Lady Macbeth “non devo più promettere azioni che poi non
compirò”.
Modalità un po’ vile: se la prende con i più deboli, come la moglie e i figli  atto
più crudo, senechiano di tutta la tragedia. Lo fa per dimostrare a se stesso che è
in grado di congelare il pensiero all’azione, la sua coscienza.
 valore dell’azione. Le streghe hanno in bocca questa parola “fare” spesso in
maniera indecidibile. Macbeth ora riprende in bocca le parole che le streghe
avevano detto all’inizio, I’ll do.

SCENA II (non letta)


Scena all’ interno del castello di Macduff.
Ha molti legami dal punto di vista immaginifico/visivo e linguistico. L’immagine
che dialoga moltissimo con il resto della tragedia è quello del bambino ucciso. E’
un bambino che ragiona bene, ha un buon linguaggio.
All’inizio Lady Mcduff brontola per la partenza del marito, che è andato in
Inghilterra. Forma di tradimento. E’ andato via anziché andare dal suo re. Ha
paura, si sente in pericolo, pensa che abbia abbandonato il suo nido famigliare.
Pagina 116, vv 45 circa  Il figlio gli chiede se è un traditore, e lei conferma.
Fragilità e relatività delle leggi umane, e il concetto stesso di giustizia, falsità, di
chi sia un traditore e chi no  tutto molto relativo. Chi è “onesto” giustizia chi è
“disonesto”, anche se di fatto è il contrario. La tragedia vuole dire tramite il
bambino che è Macbeth a decidere chi è onesto e chi no.
Vengono in seguito trucidati dalle guardie, il figlio, la madre e tutti gli altri. +
Tutto è messo in discussione; grandi domande dell’animo umano che ci si
pongono da quando l’uomo è nella società. Questa scena serve per infiammare
l’animo di Mcduff, che vuole vendicarsi. E’ lo sprone per far si che si compia
l’assoluta vendetta per i crimini di Macbeth.

SCENA III
Malcom nel frattempo si è messo in contatto con Re Edward (vissuto a metà
dell’anno mille). Edward il confessore era l’ultimo dei re anglosassoni, morto
non a causa dei normanni, ma di morte naturale. Inizia con lui l‘epoca dei re
guaritori. Re molto pio, vivace; ma a Shakespeare serviva l’9mmagine del bene
,della purezza, perché in quel momento la Scozia è nera e l’Inghilterra è bianca,
dove c’è un re santo che scaccia gli spiriti demoniaci (tubercolosi polmonare) dai
suoi sudditi.
Malcom cerca aiuto da lui, che gli concede aiuti armati. Alcuni baroni lo
raggiungono, in quanto re diretto. Arriva un Mcduff che vuole riprenderselo,
come tutti gli altri baroni, perché re legittimo, contro Macbeth. Scena molto
lunga, che fa tenere il piano sospeso, dialogo lungo, che dura parecchio. Scena
che toglie Malcom da una figura bidimensionale, facendola diventare a tre
dimensioni, e si rivela per contrasto. Dialogo che ci dice molto sulla natura del
nuovo potere. Non è in re tale e quale a suo padre, ma è un re molto iù attento
alla politica, a fondare il suo potere su basi politiche che reggono. Quindi là dove
c’era un re vendicativo, di morte, era anche un re superficiale dal punto di vista
di organizzazione del potere, tanto che si è fidato di un traditore e di Macbeth, e
superficiale anche quando ha affidato il potere successivo al figlio, senza
preoccuparsi delle conseguenze della società. Malcom invece non si fida di
Mcduff, perché dalla Scozia continuano ad arrivare persone, e alcune di loro
potrebbero essere mandate da Macbeth per ucciderlo o fare la spia. Ancora non
si sa della tragedia della famiglia di Mcduff; Malcom vuole conoscerlo, poiché
non si può conoscere una persona solo dal volto, infatti lo mette alla prova. All’
inizio Malcom di definisce un “povero innocente agnello”, si pone dalla parte del
bianco e del bene contro il nero, il male (Macbeth). Gli chiede perché ha
abbandonato moglie e figlio, del perché si è fidato nel lasciare tutti soli in mano
di Macbeth (sospetta, magari è sicuro che non succederà nulla). Capisce che però
non gli porta a nulla dipingersi come un puro. Cambia strategia e dal verso 50
mette in piedi un discorso con una retorica che mette in luce se stesso come
peggiore rispetto a Macbeth. Vuole vedere le reazioni di Mcduff davanti a questa
sua equivocation  mettere una maschera, teatro nel teatro, fa l’attore che
cambia maschera. Indossa anche abiti che non sono suoi (dialoga tutto con il
resto della tragedia). E’ un re che per mettere alla prova è capace anche di
mentire.
Vv 50 battuta significativa. Ribalta tutto l’immaginario che la tragedia aveva
portato avanti fin ora. Il bianco diventa nero e il nero diventa bianco (fair is foul
and foul is fair).
Vv 57 Catalogo di vizi di Macbeth. Si ha di nuovo un’iperbole, una
esagerazione. Uno che fino a prima era totalmente normale, e ora si dipinge
come un peccatore.
Vv 76 vizio della morality. Shakespeare si diverte a mettergli in bocca la parola
del vizio, gli stessi del dottor Faustus.
Vv 90 uomo privo di virtù. Simile alla visione che Macbeth si era augurato in
caso il suo futuro non fosse sicuro. Visione atomistica. Minuto 1.01.08
Iperbole ben studiata da Malcom. Peggio di un Tiranno che desidera il male, è
peggio qualcuno che non desidera niente.
Malcom in seguito si riprende, vede che è fedele.
Vv125  inizia a ridipingersi come agnello, segno di forza e bene, bianco. Di
nuovo Macbeth torna nero. Questa alternanza che c’è dall’ inizio della scena
indica una sorta relatività del tutto. E’ così evidente nel tessuto linguistico, e nei
suggerimenti connotativi, suggeriscono maschere, una ginnastica continua.
Dice di non essere lussurioso come dice, ma che ancora non conosce donna, non
è mai stato con nessuna. La sua prima menzogna è stata quella che ha appena
detto su di sé, dicendo di essere cattivo. Minuto 1.07.00
Che valore di verità hanno le parole pronunciate  tutta a scena ci aiuta a
leggere la tragedia con una forma di scetticismo verso quello che potrebbe
essere il vero.
 giungerà poi la notizia della sua famiglia e Mcduff giurerà di ucciderlo.

ATTO V, SCENA I
Scena in prosa. Si apre con la follia di Lady Macbeth, che non dorme tranquilla, è
sonnambula e gira nuda, dicendo ciò che non dovrebbe dire. Si lava sempre le
ma i cercando di lavar via la sua complicità nell’assassinio. Diventa impossibile
ciò che prima per lei era un atto così superficiale. E’ investita incoscientemente
di tutto ciò che lei ha negato o rimosso. Il dottore e una donna vengono a sapere
ciò che non dovevano conoscere. Pericoloso il fatto che vengano a saperlo due
personaggi bassi, cassa di ridondanza di tutto il regno.
Non vede più nulla, vede solo le forme terribili che ha nella sua mente.
Contrappasso dantesco prima negava tutto, non voleva vedere le mie azioni, e
ora vede solo quelle. Macbeth non riesce più a dormire e lei invece non si sveglia
più, vive di immaginazione. Si sono violate le “regole” secondo cui di giorno si
agisce e di notte c’è “il balsamo del riposo”. Turbamento della natura.
Vv 41  si può leggere anche come una sorta di lullaby, cantilenante. Qui fa
rifermento all’eccidio più gratuito di tutta la tragedia. Importantissimo però. Filo
rosso che lega tutte donne fragili, anche se non sono tutti personaggi importanti,
ma fanno vedere tutta le loro debolezza e fragilità.
In Polanski  Lady Macbeth paragonata alle streghe. A livello di immagini sono
legate da un filo, tutte donne vittime, senza voce in capitolo. Entrambe sono
state motore dell’azione, ma poi non le dirigono, le subiscono e basta.
Shakespeare non è un femminista, semplicemente analista della figura umana.
30/11/17  ultima lezione.

SCENA II  non tutta letta


Stato malato  man mano che ci si avvicina alla fine, ci si trova difronte a una
contrapposizione tra bene-male, bianco-nero, ma anche allo stato sano e allo
stato malato. Non è solo una corruzione dell’individuo ma è tutto lo stato ormai
corrotto che ha bisogno di essere sanato. Il risanatore è rappresentato da
Malcom. Lo stato sano rappresentato da Malcom, e da questo stato inglese che il
presente come re taumaturgo, capace di risanare  colui che aiuta il regno di
Scozia a ritrovare la salute.
Presenza del medico personale di lady Macbeth. 5.00
Malcom  diverso da suo padre, non si fida, ha una abilità e prospettiva politica
diversa  estremamente positivo.

Inizio scena  nobili che progettano di fuggire e di andare da Malcom


Vv 5  Birnan wood  profezia delle streghe: bambino con la corona.
Viene menzionato Donalbain, ma non verrà più citato fino alla fine. E’ uno dei fili
che non verrà mai riannodato. Alla fine Malcom vuole fare entrare tutti in patria
ma suo fratello non tornerà.
Vv 12  Macbeth viene chiamato tiranno
Vv 16  ultima metafora degli abiti. Analessi di queste mani insanguinate.
Anafora di Now, anafora, ripetizione significativa  si parla del presente.
Vv 22  Idea del nano, colui che non è degno. Non ha la “statura” metaforica per
essere re.  si ritorna all’inizio del dramma, quando faceva fatica ad adattarsi a
nuovi titoli, così come si fa fatica ad adattarsi a nuove vesti. Qui è di nuovo il
tessuto sociale intorno a Macbeth che fa la metafora. Macbeth non ha mai
rivestito il suo ruolo in maniera degna.
Vv 25  Malcom visto come risanatore. Metafora del sangue come elemento più
forte, vivido e più necessario, perché porta la vita in corpo. Nel momento in cui
esce in battaglia contro il re illegittimo allora è purificatore.
Non c’è mai un giudizio che va oltre a quello dei personaggi: sono loro che danno
giudizi, mai fissi, sono fluttuanti a seconda delle circostanze in cui si trovano.

SCENA III
Scene sempre più brevi e concitate.
Monologo di Macbeth  sempre più nichilismo e totale sfiducia della presenza
umana nel mondo. È sempre più solo e la moglie vive sempre più nel lavoro della
mente, che è quella entro la quale viveva Macbeth all’inizio del dramma e che lei
con contrappassi rimproverava.
Stanno arrivando tantissimi soldati.
Bianco colore della paura che attribuisce al messaggero. L’eroe è colui che
vince la paura, mentre Macbeth arriva a una situazione di totale indifferenza nei
confronti della sua sorte.
Vv 20  preludio all’ultimo soliloquio in cui dice di aver vissuto abbastanza. È
arrivato al momento dell’autunno (metafora alberi con foglie che cadono).
Si rende conto di avere il vuoto accanto a se.
Battuta che restituisce un Macbeth tutt’altro che inumano: a Macbeth non
interessa rimanere re, ha raggiunto una consapevolezza più profonda. Questa
malattia è costitutiva della tradizione medievale, del rapporto del re con la sua
terra. La comunità umana prospera quando il leader di questa è in sintonia.
Quando Artù si ammala, dal momento che non si cura più della sua terra, anche
questa si ammala. Collegamento a livello antropologico. Legami tra il re e la
terra, con il ciclo delle stagioni. Questa corrispondenza tra il re e il suo stato, è
molto presente e cosa combatte Macbeth a livello simbolico? Alla foresta, è la
terra, la Scozia che si rivolta. Laddove si ha l’elemento faustiano dello stesso
corpo di Macbeth che non vuole più vivere, da momento che qui si tratta di un
re, si parla della stessa terra che non vuole più un re.
P 148  idea dell’oblio.
Vv 47  battuta faustiana 30 min.
C’è sempre il tema del doppio, il linguaggio si raddoppia.
Vv 59  couplet, rime baciate. Da un lato eroico-malvagio Macbeth che dice di
non avere paura. Dall’altro il dottore  fuga desiderata, tutti stanno fuggendo.

SCENA IV  non letta.


A Malcom torna in mente una strategia di guerra  tagliare rami di alberi da
mettere davanti a se, in quanto sarebbe stato difficile calcolare il numero di
soldati per Macbeth. Pensano di arrivare a una battaglia.
I combattenti più valorosi a fianco di Macbeth non ci sono più, il castello è vuoto.

SCENA V
Culmine, che raccoglie le fila di tutto il dramma dal punto di vista linguistico e di
immagini con il soliloquio di Macbeth.
Vv 9  ricorda di aver avuto paura  ricordi di quando era un eroe sano. Min
38.
Essere uomo è avere paura, e soffrire con gli altri uomini reagendo a ciò che è
male nei loro confronti.
“mi sono saziato di orrori”  riempirsi troppo ,andare oltre i limiti, che essendo
negativa come cosa, viene utilizzata con un immagine bassa come quella del
cibo.
Vv 16  regina muore. Ecco perché l’urlo inziale. Polanski la fa vedere suicida,
caduta. Si può capire anche dalla tragedia che si sia tolta la vita  peccato
mortale e ancora più demoniaca per come lo dice Malcom stridente nei
confronti dell’umanità che si prova nei confronti della tragedia. Con questo la
tragedia può non considerarsi completamente finita “bene”, con un re sano che
sanifica il regno. Rec
Vv 17  doveva morire più avanti (hereafter) non era il suo momento. Per
questo si può parlare di suicidio, e si può capire che era una donna giovane.
Il domani è come se arrivasse con un passo di poca importanza, giorno dopo
giorno fino all’ultima sillaba del tempo di cui ci sia traccia (tempo della storia,
della scrittura del tempo, tempo umano). Questo tempo, che mette insieme
presente, passato e futuro, futuro che improvvisamente diventa qualcosa senza
senso, che striscia  pancia per terra, che con un passo “petty”, misero 
promessa di un futuro insignificante.
Si ha qualcuno, l’artefice, che dice che il futuro è un inganno, causa delle
ambiguità di questo dramma. Il futuro ha portato avanti il tempo fino a quando
gli uomini si dibattono.
“Yesterday” , il passato non ha più senso nel guidare gli uomini del presente per
arrivare a un futuro  nichilismo profondo , del posto dell’uomo nel mondo
stesso. Crediamo di imparare dal passato, ma in realtà ci porta solo alla morte.
“candle”  metafora vita umana, accesa con un piccolo fuoco che può essere
spenta col vento. La vita non è altro che un’ombra che cammina realtà e verità
non saltano mai fuori.  meta-teatralità: teatro della vita, teatro come
fondamentale proprio perché metafora della vita; allo stesso tempo la vita è
effimera come una rappresentazione a teatro. Una cosa da luce all’altra, si
illuminano di senso o non-senso. Immagine di un attore che ha messo tutta la
sua formazione per diventare un bravo attore, e alla fine nessuno lo ascolta più.
Come Macbeth: è salito sul teatro della politica, ha ucciso, urlando come un
povero attore ma finendo per non essere ascoltato da nessuno. Racconto pieno
di rumore e furia che non significa nulla  da un lato la vita come racconto, da
un lato la storia come racconto, ma sono tutti raccontati da sciocchi pieni di
regalità, potere, brutalità, ma queste parole non significano nulla.
“signifiyng nothing!  tutti i nothing incontrati in questa tragedia. Progresso da
un nulla. Accettazione del vuoto, della propria morte, del percorso del regno di
Scozia e della vita umana.
Vv 27 E’ anche questa tragedia che nega se stessa, piena di tutto quello che i
nostri attori, che non significa niente  di nuovo un far vedere che la vita si
rispecchia nel teatro.
Vv 41  “i care not”  piano piano non gli importa più di nulla.
Vv 47  iniziano le couplet , sono tre. Inizia ad essere stanco del sole, della vita,
e vorrebbe che il mondo fosse disfatto  nichilismo totale. Ultima couplet 
eroe tragico che davanti alla caduta delle ultime certezze, è coraggioso, e
affronta il suo destino come ha sempre fatto, anche da eroe.

SCENA VI
Immagine dell’orso  utilizzata da Polanski. Prolessi
Arriva Seyword, figlio di un generale inglese, che muore combattendo contro
Macbeth.
Vv 16  dice il suo nome, unico nome che si sente di pronunciare, la sua unica
identità che riconosce come corrispondente a se stesso, non pronuncia titoli.

Arriva Mcduff

Vv 40  accenna combattenti romani, Giulio cesare, dove molti si suicidano.


Meta-teatralità  “perché dovrei recitare la parte di..?”
Combatte. Cerca di convincere Mcduff a non combattere contro lui, pensa di
vincere. Scopre che però era nato con un cesareo e quindi “non nato da donna”.
La sua coscienza ha quindi equivocato con l’ultima profezia che diceva che non
sarebbe stato ucciso. Nel momento in cui lo scopre praticamente muore, perché
non si fida più di se stesso, non è più audace come quella profezia lo rendeva 
combatte peggio.
Rec
Combatte e muore contro Mcduff
Le sue ultime battute sono eroiche, chiude con una couplet.

Figlio di Seyword come muore?


Discussione tra i vincitori. Viene portata la testa tagliata del tiranno al nuovo re
e si discute della morte del figlio di Seyword, di quanto sia stato uomo perché ha
combattuto da prode. Questo dialogo tra i vincitori di quanto sia nobile la morte
del mostro, appare semplicistica. Non è all’altezza della profondità alla quale ci
ha portato. Ha voluto chiudere in maniera non che metta tutto a posto o che
riannodi tutti i fili.
P 164  E’ possibile leggere un pessimismo storico. Di fronte a immagini di un
popolo che si raccoglie davanti a un legittimo erede al trono, con queste perle
del regno che sono quei baroni che fuggivano o stavano zitti quando faceva
comodo. Lo stesso Malcom è fuggito alla morte del padre. Nessuno è tiranno da
solo, bisogna che ci siano persone disposte ad accettare la tirannia, l’usurpazione
e la violenza. Questi baroni lo hanno permesso, è impossibile che possano essere
considerati innocenti  ironico quindi

Ultima battuta di Malcom  ricompenserà l’affetto ricevuto dai suoi baroni.


Battuta da re calcolatore. Utilizza molte frasi secondarie, quindi discorso molto
ampolloso. Assunzione di un discorso elaborato, pieno di specifiche, che non ha
più la qualità di essere chiaro e diretto che aveva assunto Macbeth, e che muore
con lui.
Liquida in maniera estremamente sommario e superficiale quello che è successo.
Le parole finali potevano essere più profonde, più risananti e meno violente.
Rima baciata per chiudere il dramma. Ringrazia tutti, quindi anche il pubblico
per aver seguito.
Battuta che lascia freddi. Non è una battuta che ci fa vedere un re che ha
intenzione di comprendere. Si piantano i semi del futuro su un passato che non
viene analizzato e curato abbastanza.

CONCLUSIONI
Il dramma è pervaso da:
 Ambiguità- doppiezza
 Antitesi, paradosso, “equivocation” che si nutre del paradosso
discorso doppio che diventa paradossale, assurdo, che viene sciolto
solo alla fine

Il tessuto linguistico del dramma incarna dall’inizio alla fine la grande ambiguità
della tragedia.
Significato del dramma  non univoco.
Si può leggere come
 Parabola morale: frattura di un ordine per colpa di un individuo e sua
ricomposizione finale. Brama di potere del “villain” e del “mostro” che
esercita la propria libera volontà e viene punito.
 Insensata azione di forze incontrollabili: sconvolgono gli uomini e
ripropongono ciclicamente gli stessi eventi.
1. Imperscrutabili forze di un destino inconoscibile e inesorabile = il
fato indifferente ( e quindi amorale) che usa l’individuo come suo
strumento
2. Forze provvidenziali ( cristiane e quindi “morali”) ma di stampo
calvinista: predestinazione della sorte dell’individuo che sceglie ma
non sceglie.

Rec

Tragedie che non si chiudono con unico messaggio. Noi entriamo nel “buco nero”
dell’animo umano. Ci regalano qualcosa di grande valore, ovvero la possibilità di
cogliere la complessità , ci danno questa visione dell’uomo e del mondo. uno dei
grossi pericoli in assoluto è la semplificazione dei motivi, anziché andare fino in
fondo e di affrontare, come Macbeth, la vita, la battaglia, e non pensando sempre
di semplificare le cose.