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POLITECNICO DI MILANO
Dipartimento di Ingegneria Strutturale

Scuola Master F.lli Pesenti


Master in
Progettazione sismica delle strutture sostenibili in calcestruzzo
Analisi dinamica di un edificio alto con smorzatori meccanici soggetto ad azioni dinamiche
sismiche e vento: la Torre Isozaki a Milano


Relatore
Chiar.mo Prof. Ing. Francesco Iorio
Correlatore
Chiar.mo Prof.Ing. Alberto Franchi

Allievo
Ing. Stanislao Giovenco

Tutor
Ing. Diego Bruciafreddo
a.a. 2012/2013
1

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Indice
Premessa
CAPITOLO I:
1. Cenni di dinamica delle strutture

1.1 Sistemi lineari

1.2 Oscillazioni libere in assenza di smorzamento

1.3 Oscillazione libere in presenza di smorzamento

1.4 Oscillazioni forzate a seguito dello scuotimento

1.5 Lo smorzamento strutturale

1.6 I meccanismi di smorzamento

1.7 Stima sperimentale

1.8 Dati disponibili
CAPITOLO II:
2. La torre Isozaki

2.1 La torre Isozaki

2.1.1 La concezione strutturale

2.1.2 Progettazione per Azioni Sismiche

2.1.3 Spettro di progetto

2.1.4 Spettro allo SLD

2.1.5 Valutazione delle sezioni critiche

2.1.6 Sollecitazione cores ed ascensori

2.1.7 Calcestruzzo confinato: legame costitutivo


2.3 Cores: verifica a taglio SLU

2.4 Controventi: verifica a pressoflessione

2.5 Controventi: verifica duttilit

2.6 Cores: verifica travi di accoppiamento

2.7 I materiali

2.7.1 Calcestruzzo C40/50

2.7.2 Calcestruzzo C50/60

2.7.3 Calcestruzzo C70/80

2.7.4 Acciaio per armature

2.7.5 Acciaio da carpenteria classe S355

2.7.6 Bulloni

2.8 I carichi

2.8.1 Combinazioni di carico SLU

2.8.2 Combinazioni di carico SLE

2.8.3 Vita nominale dell'edificio, classe d'uso


e periodo di riferimento

2.9 Carichi sugli impalcati

2.9.1 Carichi verticali su PI3

2.9.2 Carichi verticali su PI2

2.9.3 Carichi verticali su PI1

2.9.4 Carichi verticali su PS2

2.9.5 Carichi verticali su PS1

2.9.6 Carichi verticali su P00
5


2.9.7 Carichi verticali su Piani Low Rise and

High Rise

2.9.8 Carichi verticali su P24

2.9.9 Carichi verticali su P48

2.9.10 Carichi verticali su P49

2.9.11 Carichi verticali su P50

2.10 Carichi da neve
CAPITOLO III: 3. Fenomeni dinamici

3.1 Il sisma

3.1.1 Equazioni del moto

3.1.2 Spettro di risposta

3.1.3 Spettro di risposta elastico

3.1.4 Spettri di progetto

3.1.5 Azioni sismiche di progetto

3.1.5.1 Perfezionamento e integrazione del mo

dello di riferimento per l'azione sismica

di spostamento

3.1.6 Azione sismica in spostamento nelle verifiche

strutturali: linearizzazione equivalente o

modifica dello smorzamento

3.1.7 Risultati salienti

3.2 Il vento

3.3 Azione del vento

3.3.1 Velocit media

3.3.2 Pressione cinetica di picco

3.3.3 Azioni statiche equivalenti

3.3.4 Calcolo delle azioni agenti sull'edificio e confronto

coi dati della galleria del vento

3.3.5 Calcolo delle azioni torsionali per vento

ortogonale alla faccia di 24 metri

3.3.6 Calcolo delle azioni torsionali per vento

ortogonale alla faccia di 60 metri

3.4 Verifica del confort per azioni di vento

3.5 Masse partecipanti per le verifiche del confort

3.6 Soglie di percezione dell'accelerazione
CAPITOLO IV:
4 Belt Trusses e Travi di accoppiamento

4.1 Elementi di accoppiamento degli elementi strutturali

4.1.1 Le Belt Trusses

4.1.1.1 Calcolo delle sollecitazioni

4.1.1.2 Verifiche SLE

4.1.1.3 SLE comb.rara - Verifiche confort

4.2 Le travi di accoppiamento

4.2.1 Dettaglio armatura

4.2.3 Sollecitazioni

4.2.3.1 Verifica a flessione SLU
6


4.2.3.2 Verifica a flessione SLE rara

4.2.3.3 Verifica a flessione frequente

4.2.3.4 Verifica a SLE quasi permanente
CAPITOLO V:
5. Progetto dello smorzatore

5.1 I sistemi di controllo passivi

5.2 Propriet meccaniche dei Damper Fluido Viscosi

5.3 Determinazione del modello meccanico: Il modello di

Maxwell

5.4 Modellazione puntone
CAPITOLO VI:
6. Sperimentazione analisi dinamiche

6.1 Simulazione Monte Carlo

6.2 Modellazione spettrale della turbolenza in un punto

6.3 Generazione di storie di vento

6.4 Simulazione di processi multivariati

6.5 Weighted Amplitude Wave Superposition (W.A.W.S.)

6.6 Algoritmo di generazione 'storie di vento'

6.6.1 Variazione della risposta al variare dello smorza

mento

6.7. Risultati salienti

6.8 Modellazione spettrale della turbolenza per coppia di punti

6.8.1 Modellazione del processo
Ringraziamenti
Bibliografia

PREMESSA

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Premessa
'Osare' sempre stata una delle pi grandi aspirazioni dell'uomo, fin dai primi tempi si cercato
di raggiungere il limite costruttivo che la tecnica permetteva.
Lo sviluppo delle tecniche come l'arco e l'architrave, dei materiali come il ferro ed il calcestruzzo armato, hanno permesso di ampliare gli orizzonti di ricerca, gli sviluppi delle strutture, le
dimensioni globali delle opere, fino al punto da poter raggiungere lo stesso risultato con diverse
tecniche e con la sola differenza del costo finale delle costruzioni.
Per ogni edificio e per ogni tecnica, nascono problemi di diversa natura (oneri computazionali,
realizzazione, fenomeni fisici particolari, distacco dei vortici, risonanza, gallopping, divergenza, flutter, gallopping torsionale, interazioni suolo/struttura, interazioni edificio/atmosfera).
L'avvento dell'elaborazione elettronica dei dati ha permesso di velocizzare moltissimo la computazione dei calcoli strutturali e delle interazioni composte tra la struttura e l'atmosfera e tra la
struttura ed il terreno.
Nonostante l'enorme vantaggio della velocit, nasce un nuovo problema: il controllo dei risultati. I cicli iterativi del calcolatore portano ad approssimazioni di risultati spesso non corretti.
Da qui, i progettisti sono partiti per affinare schemi di controllo semplificati (calcolabili a mano)
che servono a calibrare i modelli numerici molto pi complessi.
Potrebbe anche succedere che i programmi di calcolo non riescano a simulare perfettamente
il fenomeno fisico espresso in natura ma riescano solo ad approssimarlo. Questa tipologia di
calcolo porta al suo interno innumerevoli errori per cui, oltre alla necessit del controllo dei
risultati, diviene necessario il controllo dell'errore.
Per le strutture di enorme valore artistico, monumentale e rappresentativo, si cercato di
approfondire il rapporto tra il terreno e la struttura. L'importanza di questo ambito ha portato
a definire una nuova concezione della progettazione del 'nuovo' e del 'assessment', vedendo
l'edificio come una costruzione in grado di resistere ad un input sismico e non pi destinata
all'inesorabile crollo.
Fattore di struttura, capacit di plasticizzazione e isolamento sismico, sono tutti concetti cardine
di una ingegneria civile che, seppur temendo il sisma, cerca di controllarne gli effetti (in passato
spesso disastrosi) che ha sulla struttura e sulla salute dei fruitori.
Tale attenzione si concentrata anche sui fenomeni di turbolenza aerea e d' interazione con
l'edificio soprattutto per costruzioni molto snelle. In realt, tale nuova area di studio nasce decisamente multidisciplinare e spinta dal fabbisogno delle societ moderne di edificare e pianificare infrastrutture sempre pi ardite. I materiali sempre pi leggeri e le dimensioni pi imponenti
hanno reso molte delle opere dell'uomo decisamente sensibili all'azione del vento. Inoltre, in
seguito di numerosi e clamorosi insuccessi, l'approfondimento delle tematiche della fluido dinamica applicata, della aerodinamica dei corpi tozzi, e della aeroelastica divenuto necessario
anche nel settore classico dell'ingegneria civile.
La progettazione del Palazzo Isozaki rappresenta fedelmente tutte le problematiche manifestate
e la soluzione progettuale esaudisce i criteri di sicurezza per l'affidabilit antisismica e per la
vivibilit e confort dovuti agli effetti del vento.
11

12

CAPITOLO I:

Cenni di dinamica delle strutture

13

14

1. Dinamica delle strutture


1.1

Sistemi lineari

I sistemi lineari sono sistemi composti da elementi con legame costitutivo linearmente elastico
e per i quali valida l'ipotesi di piccoli spostamenti.
L'analisi lineare dei sistemi elastici, agli scopi della pratica professionale, serve in maniera
diretta per la determinazione della risposta agli stati limite di esercizio,
ossia la risposta sotto sismi di modesta entit rispetto alle quali richiesto che la struttura mantenga inalterata la sua funzionalit ed integrit.
In maniera indiretta l'analisi lineare, per i concetti sui quali si fonda, la chiave di lettura e di
interpretazione dell'intero comportamento dinamico, restando, comunque, lo strumento principe per una valutazione rapida ed efficace degli schemi strutturali.
Il punto di partenza tradizionale di ogni trattazione della Dinamica delle Strutture il cosiddetto oscillatore semplice, cio un sistema ad un solo grado di libert, SDOF, Single Degree of
Freedom.
E' un sistema ideale costituito da una massa concentrata m che pu spostarsi in una direzione
'', vincolata da una molla di rigidezza costante k e dotato di un dispositivo linearmente viscoso
con costante di proporzionalit c.
L'importanza dello studio dell'oscillatore a un grado di libert non prettamente legata alle sue
potenzialit di rappresentare schematicamente le strutture, difatti sono ben poche quelle aderenti al modello dell'oscillatore semplice.
Tuttavia, mediante l'oscillatore semplice possibile definire i concetti cardine dell'analisi dinamica, come il periodo naturale di vibrazione, ampiezza delle oscillazioni, spettro di risposta,
etc. Inoltre, le tecniche consuete di analisi sono tutte per lo pi basate sulla scomposizione di
sistemi complessi in un numero finito di oscillatori semplici.
1.2

Oscillazioni libere in assenza di smorzamento

Si considera il sistema ad un grado di libert, in accordo con il principio di d'Alembert,


le forze di inerzia sono inserite tra le forze attive e si ottiene l'equazione di equilibrio dinamico,
la quale sancisce l'uguaglianza tra la forza di inerzia, direttamente proporzionale all'accelerazione mediante la massa, e la forza di richiamo elastico, proporzionale agli spostamenti mediante la rigidezza k.
Il moto, in vibrazioni libere, ha inizio per allontanamento del sistema dalla sua configurazione
di equilibrio statico mediante applicazione di uno spostamento u(0) e di una velocit (0) alla
massa ad un istante di tempo che si fa coincidere col moto allistante zero.

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L'equazione del moto una equazione differenziale ordinaria del secondo ordine a coefficienti
costanti che, risolta con le usuali tecniche dell'analisi matematica, fornisce l'andamento nel
tempo delle oscillazioni.

dove wn=(k/m)^1/2
prende il nome di frequenza angolare di vibrazione o pulsazione angolare.
Equazione risolutiva la relazione spostamento-tempo che descrive le vibrazioni libere in
assenza di smorzamento; essa una equazione, nota dalla fisica con il nome di funzione armonica, che descrive un moto di allontanamento e avvicinamento dalla posizione di equilibrio.
La funzione armonica caratterizzata da unampiezza (massimo spostamento) e dalla pulsazione angolare wn. A quest ultima legato il periodo naturale Tn, cio il tempo necessario per
compiere una oscillazione completa, e la frequenza naturale fn, ovvero il numero di oscillazioni
compiute nellunit di tempo, mediante la seguente relazione.

Le propriet naturali di vibrazione dipendono solo dalla massa e dalla rigidezza della struttura,
quindi sono propriet intrinseche delloscillatore. Periodo naturale, frequenza angolare naturale
e frequenza naturale sintetizzano la riposta dinamica attesa su di un sistema:
- Un sistema dinamicamente rigido se il rapporto tra la rigidezza e massa alto; esso sar
caratterizzato da un relativamente basso valore del periodo;
- Un sistema dinamicamente poco rigido se il rapporto in oggetto basso; il sistema sar
caratterizzato da un periodo alto.
1.3

Oscillazioni libere in presenza di smorzamento

Lo smorzamento il responsabile del decadimento del moto ossia, in altre parole, in assenza
di smorzamento loscillatore persevererebbe, allinfinito nel suo moto attorno alla posizione
di equilibrio, mentre, in presenza di smorzamento, si assiste ad una graduale diminuzione
dellampiezza del moto che porta loscillatore a fermarsi.
Il fenomeno dissipativo, in se abbastanza complesso, schematizzato considerando presenti
azioni linearmente viscose, proporzionali alla velocit. Il coefficiente di proporzionalit c
detto coefficiente di smorzamento viscoso; la sua determinazione su base teorica complessa,
se non impossibile, dato il gran numero di fattori che lo influenzano, una stima realistica pu
essere compiuta interpretando la registrazione di una prova in vibrazioni libere con le equazioni
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che saranno ricavate in questo paragrafo.

che pu essere riscritta in funzione della frequenza angolare naturale, propriet dinamica del
sistema come
il denominatore prende il nome di coefficiente di smorzamento critico ccr.
avendo posto =c/(2m*wn).

La soluzione dellequazione dipende dal valore di .


Il rapporto tra lo smorzamento strutturale e lo smorzamento critico pu essere:
- Maggiore di 1
- Uguale a 1
- Minore di 1
Le strutture di interesse dellingegneria civile sono tutte sottosmorzate e, specificatamente,
hanno rapporto di smorzamento compreso tra = 0 e = 0.2.
Imponendo le condizioni iniziali in termino di spostamento, velocit si ottiene la legge oraria
del moto:

Questo moto armonico possiede una ampiezza decrescente nel tempo e una pulsazione angolare
minore rispetto al caso non smorzato; come conseguenza si ha un aumento del periodo
Td=Tn/(1-^2)^0.5
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Nelle strutture in Calcestruzzo Armato lo smorzamento originato principalmente da elementi


non strutturali, come i tramezzi e le tamponature; in misura minore vi contribuisce anche la non
linearit insita nel comportamento del calcestruzzo al crescere delle deformazioni.
Il valore normalmente assunto per il rapporto di smorzamento pari al 5%. Il periodo quindi
molto vicino a quello in assenza di smorzamento e la riduzione dell'ampiezza del moto in cicli
successivi non molto forte.
1.4

Oscillazioni forzate a seguito dello scuotimento del suolo.

Le oscillazioni libere del sistema possono riferirsi al moto della struttura al termine di una azione sismica, ma il fenomeno dinamico pi complesso si ha nella fase iniziale, quando il sistema
eccitato dal moto del suolo. In queste condizioni la forza dinerzia dipende dallaccelerazione
assoluta, somma algebrica dellaccelerazione del sistema e dellaccelerazione del suolo.

La quale pu essere riscritta in modo che compaiano le propriet dinamiche del sistema
il segno meno pu essere omesso dato che leccitazione sismica caratterizzata da un continuo
cambiamento di segno. La soluzione esiste in forma chiusa solo quando la forzante ha una
equazione ben precisa; nei casi reali, in cui lazione sismica descritta da accelerogrammi,
lintegrazione dellequazione del moto viene fatta al passo, ovvero integrando su intervalli di
tempo sufficientemente piccoli che si possa supporre la funzione continua.
Chiari indizi sul comportamento dinamico della struttura possono, per derivarsi dalla risposta
della struttura ad un moto armonico del suolo. Le motivazioni di questa affermazione provengono
dallanalisi matematica: noto che un qualsiasi segnale pu essere espresso come somma di
pi funzioni armoniche, ciascuna con una propria ampiezza e pulsazione angolare. Una mera
applicazione del principio di sovrapposizione degli effetti permette, poi, lanalisi della risposta
per ogni singola armonica della serie e lottenimento della risposta totale come somma delle
risposte parziali.
Non si vuole qui indagare sugli aspetti matematici di questo modo di procedere, limitandosi
a cogliere qualitativamente come la risposta strutturale sia fortemente influenzata anche
dal cosiddetto contenuto in frequenza dellazione sismica, ossia limportanza relativa che,
allinterno della serie, alcuni termini hanno rispetto agli altri. Si considera quindi un moto del
suolo di tipo sinusoidale

La soluzione dipende dalle costanti C e D

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Dato che =wf/wn, la legge oraria diviene:


Con A e B da ricavare imponendo le condizioni iniziali.
Si pu notare che limportanza relativa del primo addendo sia influenzata dal rapporto di
smorzamento : allaumentare di esso, tale addendo tende a perdere importanza nel tempo a
vantaggio del secondo.
Si pu ancora notare come la prima parte, detta transitoria, abbia periodo di oscillazione pari
a quello proprio del sistema, mentre la seconda parte, detta stazionaria, sia caratterizzata dal
periodo di oscillazione della forzante Tf.
Il sistema quindi sintonizza le proprie oscillazioni alla frequenza della forzante, e quindi
generalmente lecito, nel quantificare la risposta, considerare solo il contributo stazionario.
In assenza di smorzamento, se il periodo strutturale coincide con quello della forzante,
lamplificazione infinita; la presenza e lintensit dello smorzamento attenuano il valore
dellamplificazione, che, comunque, si registra per valori molto prossimi alluguaglianza tra
periodo naturale e quello della forzante, questo fenomeno in letteratura conosciuto come
risonanza.

La figura riporta landamento del Rd e Ra al variare di , da essa si evince come la struttura


risenta di forte amplificazione quando la frequenza della forzante prossima a quella naturale
delloscillatore e di una sostanziale riduzione sia in caso di smorzamento elevato e comunque
quando il periodo proprio molto maggiore di quello della forzante.

19

1.5

Lo smorzamento naturale

Le equazioni del moto che regolano la dinamica delle strutture sono state approfonditamente
studiate da vari ricercatori nel corso degli anni, tenendo conto anche delleffetto dello
smorzamento sul comportamento dinamico delle strutture. Nonostante lampia letteratura
disponibile sullargomento, tuttavia, lo smorzamento rimane uno degli aspetti pi complessi
del comportamento strutturale, anche a causa dellassenza di un modello matematico universale
per la schematizzazione delle forze dissipative. Linfluenza esercitata dallo smorzamento sulla
risposta strutturale ad azioni dinamiche richiede un approfondimento della conoscenza, in
ragione anche di unottimizzazione della progettazione strutturale in condizioni di stato limite
di servizio e di stato limite ultimo. I maggiori ostacoli al raggiungimento di un quadro esaustivo
sul tema sono rappresentati, da un lato,
dallimpossibilit di definire un modello per lo smorzamento analogo a quelli per la
determinazione delle propriet di massa e rigidezza delle strutture, per cui una stima dello
smorzamento non pu che essere basata su correlazioni di natura empirica, dallaltro lato dalla
difficolt di fornire misure accurate di smorzamento a partire da test dinamici. In generale,
infatti, gli errori nella stima sono certamente maggiori che per le frequenze naturali e le forme
modali, e sono condizionati anche dalle procedure di prova, dalla quantit di dati disponibili e
da fattori strutturali e ambientali.
I risultati di questo paragrafo convergono in un database di valori sperimentali relativo a
diverse tipologie strutturali e sono analizzati con lo scopo di individuare i principali fattori che
influenzano la stima dello smorzamento, nonch i valori tipici per ciascuna classe di strutture.
Linfluenza delle metodologie di prova e delle tecniche di elaborazione dati sulla stima dello
smorzamento discussa con lobiettivo di definire dei criteri per una stima affidabile sulla base
di tecniche di identificazione dinamica in condizioni operative ampiamente diffuse. Tali criteri
saranno applicati, a titolo di esempio, a un caso studio, al fine di evidenziare lampia variabilit
della stima dello smorzamento derivante da unanalisi dei dati parziale.
Lequazione fondamentale del moto, che governa la dinamica delle strutture, stata
approfonditamente studiata nel corso degli anni.
In particolare, numerosi studi si sono concentrati sulla valutazione delleffetto dello smorzamento
sul comportamento dinamico delle strutture e sulle modalit con le quali esso pu essere incluso
nei modelli numerici.
Nondimeno, lo smorzamento rappresenta ancora uno degli aspetti pi complessi del
comportamento strutturale, anche a causa dellassenza di un modello matematico universale
per la schematizzazione delle forze dissipative (Woodhouse 1998). Linfluenza esercitata
dallo smorzamento sulla risposta delle strutture alle azioni dinamiche richiede, dunque, un
approfondimento della conoscenza, anche per ottimizzare la progettazione strutturale sia in
condizioni di stato limite di servizio che di stato limite ultimo.
Linfluenza esercitata dallo smorzamento sulla risposta delle strutture alle azioni dinamiche
richiede, dunque, un approfondimento della conoscenza, anche per ottimizzare la progettazione
strutturale sia in condizioni di stato limite di servizio che di stato limite ultimo. La valutazione
della risposta strutturale ad azioni da vento o alleccitazione sismica, infatti, rappresentano
aspetti fondamentali della progettazione strutturale. Nel caso degli edifici alti, ad esempio, le
vibrazioni indotte dal vento rappresentano un elemento fondamentale di valutazione in sede di
progettazione per le immediate ricadute sul comfort degli occupanti.
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Tali vibrazioni possono essere ridotte incrementando, ad esempio, lo smorzamento strutturale.


I livelli di vibrazione in condizioni di servizio rappresentano, pertanto, un elemento di
fondamentale importanza di cui tener conto per unefficace progettazione strutturale e
una crescente attenzione viene dedicata alla corretta stima dello smorzamento ai fini della
progettazione di dispositivi di controllo delle vibrazioni. Daltro canto, poich, in presenza di
azioni sismiche, spostamenti, deformazioni e sollecitazioni in una struttura sono influenzati in
maniera rilevante dallo smorzamento, una valutazione accurata dei rapporti di smorzamento
pu condurre a una pi efficiente progettazione delle strutture in condizioni di stato limite
ultimo.
Le prove dinamiche, allo stato attuale, consentono in maniera semplice di pervenire a una
valutazione sufficientemente accurata di frequenze naturali e forme modali. La stima
sperimentale dello smorzamento, invece, mostra ancora problemi di affidabilit e accuratezza. I
modelli matematici, daltronde, consentono una predizione di frequenze naturali e forme modali:
lo smorzamento, invece, non pu essere valutato in maniera analitica. I valori utilizzati nelle
analisi dinamiche, pertanto, sono essenzialmente di natura empirica, e assegnati per analogia.
Le strutture reali, tuttavia, sono solo allapparenza simili, poich in realt possono essere
caratterizzate da sostanziali differenze in termini, ad esempio, di organizzazione strutturale,
dimensione degli elementi e uso dei materiali.
Nellesecuzione delle analisi dinamiche, la risposta della struttura ottenuta per sovrapposizione
delle risposte di sistemi indipendenti ad un grado di libert con smorzamento viscoso: in tal caso,
le ampiezze delle risposte risultano inversamente proporzionali ai coefficienti di smorzamento.
Luso di bassi valori di smorzamento, pertanto, certamente conservativo ma pu determinare
unsovradimensionamento della struttura.
Allopposto, se il valore dello smorzamento usato per le analisi eccessivamente elevato, le
effettive sollecitazioni nella struttura soggetta a carichi dinamici risultano sottostimate. Risulta,
quindi, di fondamentale importanza la possibilit di effettuare una stima preventiva affidabile
dellacapacit di smorzamento della struttura, nellottica di una progettazione strutturale che sia
allo stesso tempo sicura ed economica.
Tale obiettivo pu essere raggiunto, ad esempio, esaminando con attenzione i valori smorzamento
ottenuti sperimentalmente, in modo da poter definire delle possibili correlazioni che consentano
una stima dello smorzamento per differenti tipologie strutturali su una base empirica. ,
pertanto, necessario definire delle classi omogenee di strutture e i corrispondenti valori attesi
dello smorzamento: a tal fine ovviamente necessario avere una stima caratterizzata da limiti
di errore il pi possibile contenuti.
Il presente articolo mira a dare un contributo nellambito delle problematiche esposte con la
definizione di criteri per la stima dello smorzamento, entro i limiti degli stimatori adottati, in
maniera da ridurre la variabilit della stima legata a unelaborazione dati non corretta.
stata, inoltre, condotta unestesa ricerca bibliografica per cercare di definire valori tipici di
smorzamento per differenti tipologie di strutture.
Sono stati raccolti valori delle propriet modali desunti dalla letteratura nonch dai dati
sperimentali disponibili attraverso le attivit sperimentali del Laboratorio di Dinamica
Strutturale e Geotecnica dellUniversit del Molise. Le informazioni allo stato disponibili non
appaiono esaustive e non possono condurre alla definizione di correlazioni empiriche. Ci non
solo in relazione alla numerosit del campione, ma anche per la complessit dei meccanismi di
smorzamento nelle strutture.
21

Per quanto riguarda, infine, linfluenza delle metodologie di prova e delle tecniche di
elaborazione dati sulla stima dello smorzamento, esse saranno discusse con lobiettivo di
definire dei criteri per una stima affidabile sulla base di tecniche di identificazione dinamica
output-only ampiamente diffuse. Tali criteri sono applicati, a titolo di esempio, a un caso studio,
al fine di evidenziare lampia variabilit della stima dello smorzamento derivante da unanalisi
dei dati parziale.
1.6

I meccanismi di smorzamento

In una struttura possono coesistere diversi meccanismi di smorzamento. Essi possono essere
classificati come segue (Lagomarsino 1993):
- Smorzamento intrinseco al materiale strutturale;
- Smorzamento dovuto allattrito nei nodi strutturali e tra elementi strutturali e elementi non
strutturali;
- Energia dissipata nel terreno di fondazione;
- Smorzamento aerodinamico;
- Smorzamento introdotto da dispositivi di dissipazione attivi e passivi.
La funzione dello smorzamento quella di dissipare energia e limitare lampiezza delle
vibrazioni forzate in una struttura: in tal caso, la capacit di smorzamento specifica di una
struttura pu essere definita come la percentuale dellenergia totale di vibrazione persa in un
ciclo.
Lo smorzamento strutturale solitamente modellato matematicamente come una combinazione
dei seguenti tipi di smorzamento: smorzamento viscoso, smorzamento isteretico, smorzamento
attritivo (o di Coulomb), smorzamento aerodinamico (o atmosferico).
Lo smorzamento viscoso definito come smorzamento proporzionale alla velocit del moto
oscillatorio: in tal caso, il moto vibratorio del sistema a singolo grado di libert descritto dalla
seguente equazione differenziale:

dove m la massa, c lo smorzamento viscoso e k la rigidezza del sistema a singolo grado di


libert; F la forzante dinamica agente sul sistema;
rappresentano,
rispettivamente, la risposta del sistema in termini di accelerazione, velocit e spostamento.
Quando lo smorzamento c supera il valore critico ccr:
il sistema, perturbato dalla sua configurazione iniziale, non osciller rispetto a questa ma torner
semplicemente nella sua posizione di equilibrio.
Lo smorzamento critico, pertanto, pu essere definito anche come il pi piccolo valore di
smorzamento per il quale non si verificano oscillazioni nella risposta libera del sistema (Clough
& Penzien 1975). Tale condizione di solito non si verifica in pratica (Fertis 1995): le strutture
reali, infatti, mostrano solitamente uno smorzamento molto inferiore rispetto al valore critico
(di solito, inferiore al 10%): in questi casi la frequenza di vibrazione del sistema (la sua
frequenza smorzata) sostanzialmente uguale alla sua frequenza naturale (non smorzata) (Paz

22

1997). Per un sistema caratterizzato da uno smorzamento inferiore a quello critico, la risposta
libera rappresentata da un moto oscillatorio caratterizzato da unampiezza di vibrazione che
decade esponenzialmente nel tempo. Un sistema a singolo grado di libert caratterizzato da
smorzamento isteretico , invece, descritto dalla seguente equazione differenziale:
dove j rappresenta lunit immaginaria, mentre h il fattore di smorzamento isteretico. Essendo listeresi essenzialmente legata a un comportamento anelastico del sistema, un rapporto di
smorzamento equivalente pu essere ottenuto a partire dallarea allinterno del ciclo di isteresi.
Lo smorzamento isteretico una funzione della frequenza ma, a meno che non risulti una funzione fortemente variabile con la frequenza stessa, la risposta attorno alla frequenza naturale
sar simile a quella del sistema con smorzamento viscoso: ci rende, di fatto, i due tipi di smorzamento praticamente indistinguibili.
Le prove condotte su sistemi isteretici mostrano che c anche una dipendenza dello smorzamento dallampiezza del moto, in particolar modo per i terreni. Lo smorzamento intrinseco dei
materiali rappresenta un altro esempio di smorzamento isteretico. Nel caso del calcestruzzo o
dei terreni, lo smorzamento intrinseco al materiale pu essere rilevante (0.05 il valore tipico
per il calcestruzzo). Per i metalli ad uso strutturale, invece, la capacit di smorzamento assai
ridotta (solitamente inferiore a 0.005): nel caso delle strutture metalliche, pertanto, questo meccanismo di smorzamento praticamente trascurabile.
Un sistema a singolo grado di libert caratterizzato da smorzamento attritivo risulta, invece,
descritto dalla seguente equazione differenziale:
Lo smorzamento attritivo il risultato di sfregamento e scivolamento tra superfici vibranti
contigue. Esso proporzionale allampiezza del moto vibratorio e cambia il suo segno sulla
base del segno del moto. Un sistema oscillante liberamente soggetto a smorzamento puramente
attritivo mostra un decadimento lineare dellampiezza del moto in funzione del tempo.
Gran parte dellenergia dissipata da una struttura vibrante dovuta allattrito. Tuttavia, solitamente le strutture esibiscono una combinazione di smorzamento isteretico e attritivo che
definita smorzamento strutturale.
In presenza di tale combinazione tra i suddetti meccanismi di smorzamento, la capacit di
smorzamento risulta caratterizzata da un iniziale incremento e da una successiva riduzione in
funzione dellampiezza del moto (Brownjohn 1988).
Lo smorzamento aerodinamico, invece, il risultato delle azioni su un oggetto in movimento
nellaria: tali forze risultano proporzionali al quadrato della velocit delloggetto rispetto al
flusso dellaria. In letteratura possibile trovare alcune relazioni per la previsione dello smorzamento aerodinamico (Brownjohn 1988).
Anche se tale smorzamento in generale inferiore ai precedenti, esso d un contributo rilevante
allo smorzamento globale per particolari tipologie di strutture, quali edifici alti o alcune tipologie di ponti.
I sistemi dinamici reali mostrano, in generale, una combinazione di meccanismi di smorzamento lineari (per i quali, cio, lo smorzamento indipendente dallampiezza del moto) e non lineari (per i quali, invece, lo smorzamento dipende dallampiezza del moto). Di conseguenza, non
esiste un unico modo per descrivere matematicamente tutte le strutture vibranti. Nella pratica
ingegneristico, a causa della difficolt di definire le reali caratteristiche dello smorzamento di
sistemi strutturali tipici, lo smorzamento solitamente modellato come viscoso, anche perch
23

tale modello conduce a equazioni del moto lineari. Anche se in realt una data struttura non
soggetta a smorzamento viscoso, solitamente si assume un modello di smorzamento viscoso
equivalente: ci determina, tra laltro, la mancanza di informazioni complete dato che, solitamente, in letteratura non viene specificato se si tratti effettivamente di smorzamento viscoso
puro o se, invece, si assunto uno smorzamento viscoso equivalente.
Le normative per la progettazione strutturale spesso assegnano il valore dello smorzamento da
adottare sulla base del materiale da costruzione.
Ad esempio, le nuove Norme Tecniche per le Costruzioni (Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici 2008) forniscono uno spettro calcolato sulla base di un valore dello smorzamento del 5% e
suggeriscono poi una formulazione per modificare lo spettro quando lo smorzamento effettivo
assume valori differenti. Tuttavia, la norma non riporta alcun metodo per definire leffettivo valore dello smorzamento, ma si limita ad affermare che la sua valutazione deve essere basata sui
materiali da costruzione, sulla tipologia strutturale e sul tipo di suolo di fondazione. Per la progettazione delle strutture rispetto alle azioni da vento, la relativa norma ISO (ISO 4354:1997)
suggerisce ladozione di rapporti di smorzamento pari all1% e all1.5% per strutture in acciaio
e in cemento armato, rispettivamente.
importante sottolineare, inoltre, come le sperimentazioni condotte su strutture a scala reale
abbiano mostrato un generale incremento dello smorzamento con lampiezza del moto. Tale
incremento motivabile come conseguenza delladozione del modello di smorzamento viscoso
equivalente nelle equazioni del moto per rappresentare tutti i differenti meccanismi di smorzamento: tale modello, infatti, risulta essere non ideale per un ampio intervallo di ampiezze
del moto e la sua assunzione fa s che le strutture reali esibiscano, in certi casi, non linearit o
uno smorzamento che varia con lampiezza del moto.

Per tener conto di ci, stato proposto in letteratura (Jeary 1986) un modello per lo smorzamento totale in funzione dellampiezza del moto (Figura 1), assumendo che le dissipazioni di natura
attritiva diano un rilevante contributo alla dissipazione energetica in una struttura. In tal caso,
si pu osservare che per bassi livelli di moto non si verificano significativi fenomeni di scorrimento nella struttura ma, allaumentare dellampiezza del moto, una volta che un numero sufficiente di interfacce sia stato attivato, si verificher una dissipazione di energia proporzionale
agli spostamenti relativi tra le interfacce, che giustifica lincremento lineare dello smorzamento
con lampiezza del moto. Per elevati livelli di ampiezza del moto, tuttavia, tutte
24

le interfacce risulteranno attivate e le forze attritive da cui dipende la dissipazione di energia


risulteranno costanti al crescere dellampiezza del moto, definendo cos un livello massimo di
smorzamento che non dovrebbe essere superato in una struttura a meno che non si verifichino
fenomeni di danneggiamento allinterno della stessa. Per elevate ampiezze del moto, infatti, lo
smorzamento pu aumentare solo se ci sono sorgenti addizionali di forze dissipative: ad esempio, lo smorzamento potrebbe aumentare a seguito del danneggiamento di elementi secondari;
diverse normative, tuttavia, non ammettono questo genere di danno, almeno fino a certi livelli
di eccitazione. In tali casi, pertanto, valori pi elevati dei rapporti di smorzamento non possono
essere attesi per strutture oscillanti in campo elastico. Se, invece, lampiezza delle Ampiezza
vibrazioni Smorzamento oscillazioni supera il limite di comportamento elastico, il contributo
dello smorzamento isteretico diventa predominante, determinando un ulteriore incremento dello smorzamento strutturale complessivo.
1.7

Stima sperimentale

Esistono diversi metodi per la stima dello smorzamento a partire da misure della risposta
strutturale a vibrazioni forzate, transienti o vibrazioni ambientali. Le tecniche ad input noto
(Ewins 1984) sono ampiamente utilizzate in laboratorio per prove dinamiche su componenti
meccanici. I metodi curve fitting forniscono probabilmente la stima pi accurata dello
smorzamento per una data struttura. Le tecniche ad input noto, tuttavia, non possono essere
applicate altrettanto semplicemente a grandi strutture civili quali edifici alti, ponti o dighe, per la
necessit di indurre artificialmente in esse dei livelli di vibrazione sufficientemente elevati, tali
da superare il rumore ambientale di fondo, ma non eccessivamente elevati per evitare linnesco
di importanti non-linearit.
Nel caso di test ad input noto basati su vibrazioni forzate o transienti, shakers o martelli
strumentati sono solitamente impiegati per eccitare la struttura. Talvolta vengono effettuate
nche prove di rilascio (o snap-back), deformando elasticamente la struttura e poi rilasciandola
improvvisamente e misurando lo smorzamento a partire dalle oscillazioni libere registrate della
struttura. Mentre, per, le prove con martello strumentato consentono di misurare una risposta
della struttura consistente nella sovrapposizione delle risposte di diversi modi, nel caso delle
prove di rilascio la risposta strutturale dipende essenzialmente da un unico modo (solitamente
il modo fondamentale della struttura), quello la cui forma modale meglio approssima la
configurazione deformata della struttura.
Luso di uno shaker consente lesecuzione di prove di run-down: dopo aver identificato una
frequenza di risonanza della struttura e aver raggiunto una condizione di vibrazioni forzate
stazionarie, lo shaker viene spento e si misurano le risultanti oscillazioni libere della struttura. Lo
smorzamento viene poi ricavato applicando il metodo del decremento logaritmico. possibile
applicare eventualmente anche il metodo della semiampiezza di banda ma esso richiede modi
ben separati ed stato dimostrato che in alcuni casi pu produrre stime di smorzamento inaccurate,
in particolare nel caso di prove di vibrazione ambientale (Brownjohn 1988). Le tecniche di
curve fitting sembrano, in generale, fornire una stima pi affidabile dello smorzamento poich
vengono usati tutti i punti disponibili per linterpolazione, e non appena tre punti come nel caso
del metodo della semiampiezza di banda (Brownjohn 1988).
I recenti progressi nel campo dellelaborazione dati e in termini di prestazioni dellhardware di
misura hanno fatto in modo che le prove di vibrazione ambientale fossero preferite rispetto
25

a quelle di vibrazione forzata nel caso di strutture civili di grandi dimensioni, anche perch
leccitazione di tali strutture a bassissima frequenza difficile o addirittura impossibile essendo
le loro frequenze fondamentali ben al di sotto dellintervallo operativo dello shaker.
Nel caso delle prove di vibrazione ambientale, la mancanza di controllo dellinput si traduce in
una mancanza di conoscenza sulla distribuzione spettrale della sua energia. In questi casi la
stima dello smorzamento viene effettuata mediante tecniche di identificazione nel dominio del
tempo, oppure nel dominio della frequenza applicando tecniche di curve fitting o il metodo
della semiampiezza di banda allo spettro della risposta della struttura. Poich, per, nel caso
delle prove di vibrazione ambientale le ipotesi sullinput non sono sempre soddisfatte n
possibile verificarne la validit, le stime dello smorzamento risultano inevitabilmente affette da
errori causati non solo da rumore nel segnale o, eventualmente, da errori causati dallimpiego di
finestre nellanalisi spettrale, ma anche da tali erronee assunzioni sullinput.
Il rumore di misura inficia la qualit delle interpolazioni nelle procedure di curve fitting e, di
conseguenza, laffidabilit della stima dello smorzamento. Luso della finestra di Hanning per
la riduzione degli effetti del leakage nellanalisi spettrale di registrazioni di vibrazioni ambientali,
invece, determina un errore sistematico rispetto al vero valore dello smorzamento. Per
minimizzare tale effetto, necessario impiegare una fitta spaziatura in frequenza. Inoltre, una
buona stima dello spettro di risposta pu essere ottenuta solo mediante un elevato numero
di medie (Brincker et al. 2003): stato dimostrato (Brownjohn 1988) che, incrementando il
numero di medie, le stime di smorzamento convergono a un valore dipendente dal tipo di
interpolazione; inoltre, se il numero di medie inferiore a 10-15, le stime di smorzamento
risultano significativamente pi basse rispetto al valore a convergenza. La risoluzione in
frequenza ha, invece, effetti sul numero di punti usati nelle procedure di interpolazione.
I risultati di una serie di simulazioni numeriche (Brownjohn 1988) evidenziano la necessit di
utilizzare almeno 16 punti per linterpolazione. Sulla base delle considerazioni fin qui esposte
si deduce la necessit di utilizzare lunghe registrazioni della risposta strutturale per ricavare una
stima affidabile dello smorzamento nel dominio della frequenza basata su spettri caratterizzati
da un elevato numero di medie e unadeguata risoluzione in frequenza. Una lunghezza totale
delle registrazioni pari a 1000-2000 volte il primo periodo naturale della struttura solitamente
adeguata. Valutazioni pi precise possono essere effettuate sulla base di una formulazione
semplificata (Brincker et al. 2003) che consente di stimare la lunghezza delle registrazioni da
impiegare in funzione dei valori attesi per la prima frequenza naturale e il relativo rapporto di
smorzamento. Tale formula definita in maniera tale da ottenere un elevato numero di medie
nella stima dello spettro. Per quanto riguarda lerrore sistematico introdotto dalla finestratura,
stata proposta una procedura per correggere la stima dello smorzamento (Brownjohn 1988),
ma essa richiede un processo di calibrazione.
Nellambito delle prove di vibrazione ambientale, le tecniche note come Enhanced Frequency
Domain Decomposition (EFDD) e Stochastic Subspace Identification (SSI) sono ampiamente
impiegate per la stima dei parametri modali. Anche per tali tecniche necessario definire delle
indicazioni per le procedure di prova e per lelaborazione dati che consentano di ottenere una
stima affidabile dei parametri modali e, in particolare, dei rapporti di smorzamento.
Poich la EFDD basata sul calcolo degli spettri di risposta a partire dai dati registrati, anche
in questo caso sono necessarie registrazioni di lunga durata al fine di contenere lerrore nella
stima degli spettri (Bendat & Piersol 1986) e, quindi, per estrarre i parametri modali in maniera
affidabile. Come descritto in precedenza, necessario assicurare un elevato numero di medie e
26

una fine risoluzione in frequenza per una buona stima dei rapporti di smorzamento, sebbene nei
limiti dellerrore sistematico introdotto dalla finestratura.
Leffetto della risoluzione in frequenza sulle stime di smorzamento prodotte dalla EFDD
stato ampiamente studiato (Tamura et al. 2005): in particolare, stato dimostrato che i rapporti
di smorzamento stimati per i diversi modi identificati convergono al valore effettivo per
valori della risoluzione in frequenza pari a 0.01 Hz o migliori. Inoltre, lerrore sistematico
viene contenuto attraverso la trasformata inversa di Fourier applicata alla campana spettrale
del sistema a singolo grado di libert identificata per ciascun modo e linterpolazione limitata
ai primi cicli delle funzioni di correlazione cos ottenute per i modi identificati. Sebbene, in
linea di principio, lEFDD sia in grado di identificare modi vicini, in tali casi la stima dello
smorzamento sembra non essere del tutto affidabile. Lidentificazione parziale delle campane
spettrali dei sistemi a singolo grado di libert ricavate per ciascun modo, infatti, determina in
s un errore di stima; inoltre, fenomeni di battimento e errori dovuti alla finestratura possono
determinare significativi errori sistematici nella stima dei rapporti di smorzamento relativi.
Una stima pi accurata dello smorzamento in presenza di modi vicini pu essere ottenuta
mediante la SSI. La capacit dei metodi di identificazione dinamica di operare correttamente
in presenza di modi vicini risulta cruciale soprattutto nel caso di strutture molto flessibili,
caratterizzate solitamente da basse frequenze e bassi rapporti di smorzamento e da diversi modi
vicini. LSSI spesso usata per ottenere stime dei parametri modali in presenza di limitate
quantit di dati, poich non necessario effettuare operazioni di media. Va tuttavia sottolineato
come, in linea di principio, una stima dei parametri modali priva di errori sistematici possa
essere ottenuta solo a partire da registrazioni di durata infinita. Nonostante ci, stime affidabili
delle frequenze naturali possono essere ottenute mediante lSSI anche nel caso di registrazioni
di durata limitata. Anche se in questo caso la lunghezza delle registrazioni sembra essere meno
rilevante, lunghe durate garantiscono unidentificazione pi stabile e affidabile dei parametri
modali e, in particolare, dei rapporti di smorzamento. Alcuni studi numerici (Pridham &
Wilson 2003) hanno evidenziato come almeno 4000 punti siano necessari per unadeguata
identificazione di frequenze naturali inferiori a 1 Hz e rapporti di smorzamento inferiori all1%.
1.8

Dati disponibili

Nel corso degli anni, diversi gruppi di ricerca hanno raccolto stime dello smorzamento a partire
dalle prove da essi svolte o dai dati pubblicati in letteratura: ad esempio, sono stati raccolti dati
relativi allo smorzamento di edifici alti (Jeary 1986) e di ponti (Davenport 1981, Eyre & Tilly
1977). Sulla base di tali dati sono state proposte delle correlazioni empiriche per la stima dello
smorzamento: la pi semplice produce una stima dello smorzamento in funzione dellampiezza
delle vibrazioni e dellaltezza delledificio (Davenport & Hill-Caroll 1986), mentre un modello
pi complesso (Jeary 1986) esprime lo smorzamento in funzione della frequenza fondamentale
delledificio e tiene conto, attraverso le dimensioni di base dello stesso, anche del contributo
allo smorzamento legato alle dissipazioni attraverso il terreno di fondazione. Analoghe correlazioni sono state proposte anche per alcune tipologie di ponti (Davenport 1981). Tuttavia, solo
recentemente sono stati sistematicamente organizzati dei database di valori dello smorzamento:
in particolare, il Database Giapponese sullo Smorzamento raccoglie le propriet dinamiche di
pi di 200 edifici in acciaio o cemento armato (si tratta prevalentemente di edifici alti pi di 100
m). Un secondo database (Lagomarsino & Pagnini 1995) raccoglie, invece, le propriet dinamiche di 185 edifici variamente collocati in Asia, Europa e Nord America.
27

Tale database include anche informazioni sugli edifici (localizzazione, uso, forma, altezza, dimensioni, numero di piani, tipologia strutturale e caratteristiche delle fondazioni) e sulle propriet dinamiche (frequenze naturali e rapporti di smorzamento, tipo di eccitazione, metodologie di prova, procedure di elaborazione dati e ampiezza delle vibrazioni).
Dallanalisi delle informazioni contenute nei database descritti possono essere ricavate alcune
importanti informazioni sui fattori che influenzano lo smorzamento strutturale. Si osserva, innanzitutto, una dipendenza dallaltezza delledificio: in particolare, lo smorzamento decresce
allaumentare dellaltezza. Inoltre, lo smorzamento in strutture in cemento armato molto pi
elevato che in strutture in acciaio. Si osservato anche un incremento dello smorzamento con
la prima frequenza naturale delledificio. Tale dipendenza pi elevata nel caso di fondazioni
su pali: lo smorzamento da radiazione attraverso il terreno di fondazione, pertanto, sembra dare
un elevato contributo allo smorzamento globale per edifici con fondazione su pali. Linfluenza
dellinterazione suolostruttura sullo smorzamento complessivo degli edifici testimoniata anche dalla pi ampia variabilit dei valori di smorzamento per gli edifici bassi (per i quali questi
effetti sono pi importanti) rispetto agli edifici alti. Gli elementi non strutturali contribuiscono
anchessi a incrementare lo smorzamento strutturale. Sebbene siano state proposte anche alcune
correlazioni sulla base dei dati raccolti, tali correlazioni consentono, tuttavia, solo una valutazione preliminare dello smorzamento di una struttura, che in realt pu risultare significativamente diverso: la causa di ci va ricercata soprattutto nella considerevole variabilit dei dati.
La qualit delle correlazioni, pertanto, pu essere migliorata solo definendo una procedura standard efficace per la stima dello smorzamento. Un aggiornamento del database di valori sperimentali attualmente in fase di implementazione, per diverse tipologie strutturali, al fine di
evidenziare i principali fattori che influenzano la stima dello smorzamento e di individuare dei
valori tipici per classi di strutture.
Allo stato attuale, per le difficolt connesse al reperimento e alla significativit dei dati (legata,
ad esempio, a procedure di prova o elaborazione dati incompleti), nonch allelevata incertezza
e lampia variabilit delle stime, non possibile definire delle correlazioni. Lanalisi preliminare dei dati raccolti evidenzia, comunque, maggiori capacit di smorzamento per gli edifici in
cemento armato rispetto a quelli in acciaio; inoltre, lo smorzamento negli edifici in cemento armato tende ad assumere valori tipicamente pi elevati in caso di sisma (o, comunque, per livelli
di vibrazione pi elevati rispetto alle condizioni operative) ma comunque spesso inferiori al
5%.
Nel caso delle torri in muratura, lo smorzamento sembra variare in maniera quasi proporzionale
allaltezza.

28

CAPITOLO II:

La torre Isozaki

29

30

2.1

La Torre Isozaki

Il progetto nasce nell'ambito di riqualificazione urbana nellambito dellintervento di riqualificazione dellex quartiere fieristico di Milano, denominato Citylife.
Il sito di CityLife copre unarea di circa 500 m in direzione Nord-Sud e circa 600 m in direzione
Est-Ovest., ubicato nellarea della vecchia Fiera Campionaria.
Le coordinate geografiche del sito (Torre) sono:
o
Longitudine: E 9 09 25
o
Latitudine: N 45 28 40
L'edificio occupa un lotto baricentrico al Sito, di fronte alledificio che ospitava il vecchio Palazzetto dello Sport che si affaccia su viale Cassiodoro.
La quota originaria del piano di campagna (p.c.) di circa +124.00 m sul livello medio del mare
(s.l.m.).
La torre Isozaki si sviluppa, nella parte fuori terra, per complessivi 48 moduli da 3.90m e 3 moduli da 5.00m ed unaltezza di circa 207.2m sul piano della piazza principale (a quota +129.0m
slm) ovvero di 207.2m slm rispetto al piano stradale. Al di sotto della torre si sviluppa un piano
di collegamento alla piazza commerciale ipogea (a quota +122.0m slm) e due livelli interrati
prevalentemente destinati ad aree tecniche (livelli alle quote +117.0m slm, +113.2m slm con
quote rustiche a +110.7/+111.7m slm).
La torre prevalentemente destinata ad uffici (46 livelli complessivi) con alcune eccezioni
secondo la seguente scansione:
o
Livello terra Lobby a doppia altezza (i.e. due moduli, di cui uno da 5.0m e uno da
3.90m);
o
Livello 24
Locale impianti (i.e. un modulo da 5.0m);
o
Livelli 48 e 49 Locali impianti (i.e. un modulo da 3.90m ed un modulo da 5.0m).
Laccesso alledificio avviene da due livelli alternativi: da quota +122.0m slm dove si trova
anche il collegamento alla stazione della metropolitana M5 e da quota +129.0m slm.

31

La torre si presenta nel suo complesso come un parallelepipedo vetrato molto snello, dalla superficie regolarizzata da un gioco di vetrate che abbraccia ledificio in tutta la sua altezza.
La struttura invece, in calcestruzzo armato schematizzata con quattro core posti alle estremit e pilastrate interne ed esterne al profilo delledificio.
Il concept strutturale
La struttura, macroscopicamente, si presenta come un sistema ad un grado di libert incastrato
alla base con massa distribuita per tutta la sua altezza.
Il primo periodo fondamentale si avvicinerebbe ad un valore, approssimativo, pari a 0.1 s per
ogni piano. La struttura ha un interpiano tra i solaio di circa 3.5 m ed una altezza complessiva
di 207 m; risulta, allora, facile calcolare, orientativamente, il periodo del primo modo di vibrare
pari a:
207/3.5= 59.14
59.14 x 0.1= 5.91 secondi.
Il modello agli elementi finiti dovrebbe avere un periodo simile a 5.19 s. affnch rappresenti,
quanto pi fedelmente, la realt.
Sapendo che la rigidezza influenzata dalla massa e dalla sua distribuzione, utile analizzare la
struttura sviscerando il sistema strutturale, proprio analizzando il concept design.
La fondazione:
Platea su pali

32

La fondazione della Torre Isozaki costituita da


- Una platea in c.a. di spessore variabile (2.5
m e 3,5 m) impostata a quota 108,2 metri
slm.
- 52 Pali trivellati del diametro di 1.2 metri,
riduttori di cedimento
-10 Pali di trivellati del diamtro di 1.5metri,
riduttori di cedimento.
Parametri di progetto del calcestruzzo e
dellacciaio sono stati validati seguendo le
istruzioni descritte nelle NTC08, utilizzando
il metodo semiprobabilistico agli stati limite
Le azioni sono state combinate secondo le
condizioni di carico tali da risultare pi sfavorevoli ai fini delle singole verifiche, tenendo conto della ridotta probabilit ridotta di
intervento simultaneo di tutte le azioni con i
rispettivi valori pi sfavorevoli.
Sono stati analizzati e resi disponibili relativamente alle attivit di costruzione dei pali
di fondazione e delleffettuazione delle prove di collaudo.
Dallinterpretazione numerica dei dati messi
a disposizione e dalla definizione delle nuove curve Carico-cedimento di lower-dound
compatibili con i dati sperimentali di sito, si
sono effettuate nuovamente le analisi geotecniche-strutturali al fine della verifica del
sistema terreno-pali-platea-struttura utilizzando degli scenari pi rappresentativi della
peggiore condizione riscontrata dalle prove
di collaudo, con laggiunta di un ulteriore
margine di sicurezza agli stati di sollecitazione laddove il contributo della base del
palo aumente di importanza.

33

Il sistema strutturale della sovrastruttura:


Cores, Pilastri e Belt Trusses

34

Sforzi generalizzati in direzione Z per la sezione pi sollecitata del core

Schizzo assonometrico del sistema di irrigidimento attraverso Belt Trusses

35

2.1.1 La concezione strutturale


Ledificio, nella sua semplicit strutturale, ha la necessit di ricevere alcune accortezze in fase
di design.
In particolare, per la struttura in esame, la progettazione delle strutture fino a piano P00 stata
svolta con coefficiente di struttura q=1, che fonisce alledificio sollecitazioni analoghe alle
azioni del vento in SLU.
Poich gli elementi di controvento (cores ed ascensori) hanno spessori e rigidezze pi elevate
ai piani interrati, la zona critica di tali elementi stata identificata al di sopra del piano P00.

36

Azione assiale normalizzata


Lazione assiale normalizzata per i carichi verticali in SLV inferiore a 0.4 8NTC08), sia per i
cores sia per gli ascensori:
Zon e critiche: dimensioni
Le dimensioni della zona critica sono state calcolate secondo Eurocodice 8 (che coincide con
NTC08):

37

38

2.1.2 Progettazione per Azioni Sismiche


Spettro di progetto allo SLV
- Calcolo del fattore di struttura

39

2.1.3 Spettro di progetto

Di seguito, lo spettro in SLV per la torre Isozaki (per azioni orizzontali). Si noti come il limite
minimo imposto dalla normativa (Sd(T) non inferiore a 0.2 ag; NTC08, par. 3.2.3.5) sia tale da
fornire un valore costante, indipendentemente dal periodo di risposta, proprio in prossimit dei
periodi propri di vibrazione della torre Isozaki.

40

2.1.4 Spettro allo SLD

41

2.1.5 Valutazione della duttilit delle sezioni critiche


La duttilit di cores ed ascensori stata valutata analiticamente, secondo quanto riportato
nellEurocodice 8 (si veda qui sotto):

Poich il coefficiente di struttura q0 pari a 3.6 (3 x 1.2), la duttilit in curvatura minima delle
sezioni critiche di cores ed ascensori deve essere pari a:
mf = 2 q0 -1 = 2 3.6 -1 = 6.2
IL calcolo esplicito della duttilit inj ncurvatura p stato svolto secondo Eurocodice 8, integrando i legami costitutivi di cls (confinato) ed acciaio

42

Elementi secondari e principali

43

2.1.6 Sollecitazioni in cores ed ascensori


Si riporta quanto indicato nellEurocodice 8. Le indicazioni evidenziate in rosso sono state utilizzate per le verifiche degli elementi di controvento di questo edificio.

44

45

2.1.7 Calcestruzzo confinato: legame costitutivo


Per il calcestruzzo compresso si utilizza il legame elasto-fragile o parabola-rettangolo; in
questultimo caso si considerano due opzioni:

Legame costitutivo per calcestruzzo non confinato

Legame costitutivo per calcestruzzo confinato

I legami costitutivi del calcestruzzo confinato sono utilizzati per disegnare i diagrammi momento-curvatura in zona critica di cores ed ascensori, per la verifica esplicita di duttilit. Per
ciascun elemento di controvento (e per ciascuna direzione di provenienza dellazione sismica)
si utilizza il legame costitutivo del calcestruzzo compresso in tale condizione di carico.
Nel caso in esame, i legami costitutivi (che dipendono dalla geometria delloggetto e dalla staffatura in entrambe el direzioni) sono i seguenti:

46

Cores
spessore elemento
lunghezza elemento (la minore; minimizza aww)
spessore al netto del copriferro
lunghezza al netto del copriferro
staffe esterne
diametro staffe
passo staffe
numero bracci
legature interne (parallele alla lunghezza)
diametro staffe
passo staffe (in verticale)
numero bracci
percentuale geometrica armatura
rapporto resistenze
rapporto meccanico di confinamento lungo l'elemento secondo NTC08
rapporto meccanico confinamento minimo da NTC08 (CD "B")
legature interne (attraverso lo spessore)
diametro staffe
passo medio staffe in verticale
passo staffe in pianta
numero spazi
percentuale geometrica armatura
rapporto resistenze
rapporto meccanico di confinamento lungo l'elemento secondo NTC08
rapporto meccanico confinamento minimo da NTC08 (CD "B")
Rapporto meccanico d'armatura (EC8)
s ws1+ws2[EC8]
n
s

s [EC8]
Cls confinato
Rck
fck
fcd
2/fck
ec2
ecu
aumento resistenza
fckc
fcdc
ec2c
ecuc

bc
hc
b0
h0
st

leg1
s
s
s1
s NTC08 (CD "B")

leg2
s
n
s
s2
s NTC08 (CD "B")

Cls base
250
0
170
-80

300
4550
220
4470

Cores
800
810
720
730

900
6100
820
6020

mm

14
100
0

14
100
2

14
100
2

14
100
2

mm
mm

10
100
0
0.00%
16.64
0.080
0%

10
100
0
1.03%
16.64
0.171
0.080
213%

14
100
2
0.77%
16.64
0.128
0.080
160%

mm
14
100
mm
3
0.86%
16.64
0.142
0.080
178%

0
100
200
0
0.00%
16.64
0.080
0%

12
100
200
46
0.57%
16.64
0.094
0.080
118%

12
100
200
14
0.57%
16.64
0.094
0.080
118%

mm
12
100
mm
200
mm
68
0.57%
16.64
0.094
0.080
118%

1.000
1.147
1.147
-

0.265
0.688
0.764
0.526
0.139

0.222
0.822
0.867
0.713
0.158

0.236
0.908
0.931
0.846
0.200

50
41.50
23.52
0.070
0.20%
0.35%
130%
53.91
30.55
3.4
17.4

50
41.50
23.52
0.079
0.20%
0.35%
132%
54.90
31.11
3.5
19.3

50
41.50
23.52
0.100
0.20%
0.35%
137%
57.06
32.33
3.8
23.5

50
41.50
23.52
0.20%
0.35%
0%
41.50
23.52
2.0
3.5

N/mm2
N/mm2
N/mm2

N/mm2
N/mm2

47

Ascensori
spessore elemento
lunghezza elemento (la minore; minimizza aww)
spessore al netto del copriferro
lunghezza al netto del copriferro
staffe esterne
diametro staffe
passo staffe
numero bracci
legature interne (parallele alla lunghezza)
diametro staffe
passo staffe (in verticale)
numero bracci
percentuale geometrica armatura
rapporto resistenze
rapporto meccanico di confinamento lungo l'elemento secondo NTC08
rapporto meccanico confinamento minimo da NTC08 (CD "B")
legature interne (attraverso lo spessore)
diametro staffe
passo medio staffe in verticale
passo staffe in pianta
numero spazi
percentuale geometrica armatura
rapporto resistenze
rapporto meccanico di confinamento lungo l'elemento secondo NTC08
rapporto meccanico confinamento minimo da NTC08 (CD "B")
Rapporto meccanico d'armatura (EC8)
s ws1+ws2[EC8]
n
s

s [EC8]
Cls confinato
Rck
fck
fcd
2/fck
ec2
ecu
aumento resistenza
fckc
fcdc
ec2c
ecuc

48

bc
hc
b0
h0
st

leg1
s
s
s1
s NTC08 (CD "B")

leg2
s
n
s
s2
s NTC08 (CD "B")

Cls base
250
0
170
-80

300
4550
220
4470

Cores
800
810
720
730

900
6100
820
6020

mm

14
100
0

14
100
2

14
100
2

14
100
2

mm
mm

10
100
0
0.00%
16.64
0.080
0%

10
100
0
1.03%
16.64
0.171
0.080
213%

14
100
2
0.77%
16.64
0.128
0.080
160%

14
mm
100
mm
3
0.86%
16.64
0.142
0.080
178%

0
100
200
0
0.00%
16.64
0.080
0%

12
100
200
46
0.57%
16.64
0.094
0.080
118%

12
100
200
14
0.57%
16.64
0.094
0.080
118%

12
mm
100
mm
200
mm
68
0.57%
16.64
0.094
0.080
118%

1.000
1.147
1.147
-

0.265
0.688
0.764
0.526
0.139

0.222
0.822
0.867
0.713
0.158

0.236
0.908
0.931
0.846
0.200

50
41.50
23.52
0.070
0.20%
0.35%
130%
53.91
30.55
3.4
17.4

50
41.50
23.52
0.079
0.20%
0.35%
132%
54.90
31.11
3.5
19.3

50
41.50
23.52
0.100
0.20%
0.35%
137%
57.06
32.33
3.8
23.5

50
41.50
23.52
0.20%
0.35%
0%
41.50
23.52
2.0
3.5

N/mm2
N/mm2
N/mm2

N/mm2
N/mm2

2.3

Cores: verifica a taglio SLU

Si riporta, a titolo di esempio, la verifica a taglio dei cores 1-3. I diagramma delle azioni interne
di taglio (a titolo di esempio, il taglio in direzione Y) stato regolarizzato secondo le indicaioni
presenti nellEuricodice 8.
Cores 1-3

49

50

51

Direzione X

52

2.4

Controventi: Verifica a pressoflessione

Si riporta la verifica a pressoflessione del core 1-3, per azioni di sisma e vento. Diagramma di
interazione e sollecitazione degli altri cores sono ad esso assimilabili; lazione di vento sempre maggiore di quella dovuta al sisma.
CORE 1-3

53

54

2.5

Controventi: Verifica duttilit

La verifica di duttilit di cores e contrventi avviene per le due direzioni principali delledificio
(X ed Y), con sisma in due versi (positivo e negativo). La duttilit in curvatura, come scritto in
precedenza, deve essere superiore a 6.2.
A titolo di esempio si riportano sempre le duttilit in curvatura in due casi:

Sezione di progetto senza effetto del confinamento (sezione lorda cls)

Sezione di progetto senza copri ferro (espulso per spalling) ed effetto del confinamento
sul legame costitutivo del calcestruzzo
Core 1-3: sisma Y (perpendicolare al lato lungo delledificio)

55

Momento positivo: Senza confinamento

Momento positivo: Con onfinamento

56

Momento negativo: Senza confinamento

Momento negativo: Con confinamento

57

Cores 1-3 sisma X (parallelo al lato lungo delledificio)

58

Momento positivo: senza confinamento

Momento positivo: Con confinamento

59

Momento negativo: Senza confinamento

Momento negativo: Con confinamento

60

Core 2-4: sisma Y (perpendicolare al lato lungo delledificio)

61

Momento positivo: Senza confinamento

Momento positivo: Con confinamento

62

Momento negativo: Senza confinamento

Momento negativo: Con confinamento

63

Core 2-4: sisma X (parallelo al lato lungo delledificio)

64

Momento positivo: Senza confinamento

Momento positivo: Con confinamento

65

Momento negativo: Senza confinamento

Momento negativo: Con confinamento

66

Ascensori: sisma Y (perpendicolare al lato lungo delledificio)

67

Momento x positivo: Senza confinamento

Momento x positivo: Con confinamento

68

Momento x negativo: Senza confinamento

Momento x negativo: Con confinamento

69

Ascensori: sisma X (parallelo al lato lungo delledificio)

70

Momento x positivo: Senza confinamento

Momento x positivo: Con confinamento

71

Momento x negativo: Senza confinamento

Momento x negativo: Con confinamento

72

2.6

Cores: Verifica travi di accoppiamento

Taglio sollecitante massimo (NTC08, 7.4.4.6)


Come da indicazioni presenti in EC8 ed NTC08. per garantire adeguata duttilit alle travi di accoppiamento, se la snellezza inferiore a 3 ed possibile la fessurazione per taglio, necessario
armare con due ordini di armature diagonali:

Considerando un taglio ottenuto tramite gerarchia delle resistenze (2M/L), si nota come quasi
tutte le travi di accoppiamento devono essere armate con armature diagonali.

73

74

2.6

Trave di accoppiamento interna (assi X04-X10)

Azioni interne

75

Sollecitazione a Taglio
Le sollecitazioni a taglio in SLU

Seguono le verifiche per carichi statici e vento in SLU e negli SLE, con i quali non si attiva il
meccanismo puntone-tirante degli elementi diagonali.
Le verifiche sono svolte in:

SLU

SLE rara (limitazione tensioni cls ed acciaio per evitare danneggiamento materiali)

SLE frequente (verifica apertura di fessure e verifica per fatica con azioni del vento in
SLE frequente 20% del vento in SLE rara)

SLE quasi permanene (verifica apertura di fessure)
Le verifiche sono tutte soddisfatte.
In particolare, la tensione nelle armature in SLE frequente (45.64 N/mm2) inferiore al limite
di 70 N/mm2 indicto neEurocodice 2 come limite indiretto di verifica a fatica. La medesima
tensione, inoltre, garantisce aperture di fessure certamene inferiori a 0.2 mm.

76

Verifica Flessione SLU

Verifica Flessione SLE RARA

77

Verifica Flessione SLE FREQUENTE

Verifica Flessione SLE QUASI PERMANENTE

78

2.7

I materiali

Calcestruzzo
2.7.1 CALCESTRUZZO C40/50
Il calcestruzzo strutturale di classe C40/50 viene adottato per implacati in genere, muri, setti e
controventi, pilastri in c.a.
o
Classe di resistenza:
C 40/50
o
Resistenza caratteristica cubica a 28gg:
Rck 50 N/mm
o
Resistenza cilindrica cubica a 28gg:
fck 40 N/mm
o
Coefficiente parziale di sicurezza sul materiale
g = 1.50
o
Resistenza di progetto a compressione
fcd = 22.7 N/mm
o
Modulo elastico
Ec = 33 346 N/mm
o
Caratteristiche relative agli effetti differiti (viscosit, rilassamento, ritiro): come da normativa e letteratura di riferimento (NTC08, EC2, Model Code 90 e Model Code 2010)
o
Coefficiente parziale di sicurezza sul materiale
g = 1.50
o
Altre caratteristiche: secondo UNI-EN 206-1-2006, UNI 11104:2004 e NTC08.
2.7.2 CALCESTRUZZO C50/60
Il calcestruzzo strutturale di classe C50/60 viene adottato per pilastri in c.a. e misti acciaio/cls
o
Classe di resistenza:
C 50/60
o
Resistenza caratteristica cubica a 28gg:
Rck 60 N/mm
o
Resistenza cilindrica cubica a 28gg:
fck 50 N/mm
o
Coefficiente parziale di sicurezza sul materiale
g = 1.50
o
Resistenza di progetto a compressione
fcd = 28.3 N/mm
o
Modulo elastico
Ec = 37 278 N/mm
o
Caratteristiche relative agli effetti differiti (viscosit, rilassamento, ritiro): come da normativa e letteraturi di riferimento (NTC08, EC2, Model Code 90 e Model Code 2010)
o
Altre caratteristiche: secondo UNI-EN 206-1-2006, UNI 11104:2004 e NTC08.
2.7.3 CALCESTRUZZO C70/85
Il calcestruzzo strutturale di classe C70/85 viene adottato per pilastri in c.a.
o
o
o
o
o
o

Classe di resistenza:
Resistenza caratteristica cubica a 28gg:
Resistenza cilindrica cubica a 28gg:
Coefficiente parziale di sicurezza sul materiale
Resistenza di progetto a compressione
Modulo elastico

C 70/85
Rck 85 N/mm
fck 70 N/mm
g = 1.56
fcd = 38.14 N/mm
Ec = 40 743 N/mm

79

o
Caratteristiche relative agli effetti differiti (viscosit, rilassamento, ritiro): come da normativa e letteraturi di riferimento (NTC08, EC2, Model Code 90 e Model Code 2010)
o
Coefficiente parziale di sicurezza sul materiale
g- = 1.56
o
Altre caratteristiche: secondo UNI-EN 206-1-2006, UNI 11104:2004, NTC08 e Linee
Guida sul calcestruzzo strutturale ad alta resistenza (Consilgio superiore dei Lavori pubblici).
Acciaio
2.7.4 ACCIAIO PER ARMATURE
Barre ad aderenza migliorata in acciaio tipo B450C laminato a caldo, caratteristiche secondo
D.M. 14.1.2008 e UNI EN 1992-1-1:2005.
- Tensione caratteristica di snervamento:
fyk 450 MPa
- Tensione caratteristica di rottura:
ftk 540 MPa
- Valore minimo di k= (ft/fy)k :
1,15 k <1,35
- Tensione di snervamento nominale:
(fy/fy,nom)k 1,25
- Deformazione caratteristica al carico massimo:
uk 7.5%
- Modulo di elasticit medio:
Esm = 200 GPa
2.7.5 ACCIAIO DA CARPENTERIA CLASSE S355
Per le strutture in carpenteria metallica si prescrive luso di acciaio S355 secondo UNI EN
10025-2 e NTC Sezione 11.3.4, relativamente alle caratteristiche meccaniche e di saldabilit.
Si assumono a base del calcolo:
Tensione caratteristica di rottura
t <= 40mm ftk 510 N/mm2
t > 40mm
ftk 470 N/mm2
Resistenza caratteristica di snervamento
t <= 40mm ftk 355N/mm2
t > 40mm
ftk 335N/mm2
Modulo di elasticit
Es = 210GPa
Coefficiente di Poisson
0.3
Coefficiente di espansione termica lineare
= 1.2 x 10-6 C-1
Coefficiente parziale di sicurezza sul materiale:
o
per resistenza g = 1.05
o
per instabilit g = 1.05
o
per resistenza delle sezioni tese indebolite da fori g = 1.25
2.7.6 BULLONI
Bulloni ad alta resistenza aventi viti di classe 8.8 e dadi di tipo 8
(rif. NTC, 11.3.4.6.1, Tab. 11.3.XII.a e Tab. 11.3.XII.b).
Si assumono a base del calcolo:
Tensione di snervamento
Tensione di rottura
Tensione di snervamento a taglio
Coefficiente parziale di sicurezza sulla connessione
80

fyb = 649N/mm
ftb = 800N/mm
fvyb = 390N/mm
M2 = 1.25 (alta resistenza)

Setti, pareti, nuclei di controvento

81

Pilastri

82

Impalcati

83

84

Acciaio da carpenteria S460M/ML HI-STAR (R) o EQ


Tensioni caratteristiche di snervamento e rottura secondo UNI EN 10025-4
Resistenza di snervamento a trazione (min) per spessore nominale:
Fino a 83 mm, inclusi: 460 MPa
Tra 83 mm e 125 mm, inclusi: 450 MPa
Resistenza di rottura a trazione: 540-720 MPa
Modulo di elasticit
Es = 210GPa
Coefficiente di Poisson


0.3
Coefficiente di espansione termica lineare
= 1.2 x 10-6 C-1
Coefficiente parziale di sicurezza sul materiale: resistenza e instabilit = 1.05
per resistenza delle sezioni tese indebolite da fori
= 1.25
Saldature
Le saldature sono eseguite secondo quanto previsto dalla normativa vigente (cfr. NTC08,
11.3.4.5).
Coefficiente parziale di sicurezza sulla saldatura M2 = 1.25 (saldature a parziale
penetrazione o a cordoni dangolo, per saldature a completa penetrazione si fa riferimento al
coefficiente di sicurezza sulla sezione).
Procedimenti di saldatura: si applicano le disposizioni di cui al cap. 11.3.4.5 del D.M. 14.01.08.
Acciaio per armature
Barre ad aderenza migliorata in acciaio tipo B450C laminato a caldo, caratteristiche secondo
D.M. 14.1.2008 e UNI EN 1992-1-1:2005.
- Tensione caratteristica di snervamento: fyk 450 MPa
- Tensione caratteristica di rottura: ftk 540 MPa
- Valore minimo di k= (ft/fy)k : 1,15 k <1,35
- Tensione di snervamento nominale: (fy/fy,nom)k 1,25
- Deformazione caratteristica al carico massimo: uk 7.5%
- Modulo di elasticit medio: Esm = 200 GPa

85

2.8

I carichi

2.8.1

Combinazioni di carico allo stato limite ultimo - SLU

2.8.2 Combinazioni di carico allo stato limite di esercizio

86

2.8.3 Vita nominale, classe duso e periodo di riferimento


Il Decreto Ministeriale 14/01/2008 adegua le normative italiane alle pi recenti ed innovative
normative europee in materia di costruzioni, gli Eurocodici Strutturali, ed introduce i principi
di vita nominale e classe d'uso dellopera.
La vita nominale di un'opera strutturale intesa come il numero di anni nel quale la struttura,
purch soggetta alla manutenzione ordinaria, deve poter essere utilizzata per lo scopo al quale
destinata.
La torre Isozaki appartiene alla Tipologia 3, (grandi opere), per le quali la vita nominale :
VN 100 anni.
La classe duso dellopera individua il grado di prestazione atteso dalla struttura in presenza di azione sismica, in riferimento alle conseguenze di un'interruzione di operativit o di un
eventuale collasso. Nella fase di progetto questo concetto si traduce nellapplicazione di azioni
tanto pi gravose, quanto pi la struttura importante in termini di sicurezza collettiva
e pubblico interesse. La Normativa suddivide gli edifici in quattro categorie e le strutture della
Torre Isozaki si allineano alla Classe II:
Costruzioni il cui uso preveda normali affollamenti.
Il periodo di riferimento per il calcolo delle azioni dunque 100 anni per lintervento in oggetto.
2.3.4 PESI PROPRI STRUTTURALI
I pesi propri degli elementi componenti le nuove strutture sono valutati in base alle sezioni geometriche ed ai pesi specifici corrispondenti qui di seguito riportati.
Pesi specifici materiali utilizzati (cfr. NTC, 3.1.3.1, Tab. 3.1.I)
acciaio 78.5 kN/m
calcestruzzo armato 25.0 kN/m
calcestruzzo non armato 24.0 kN/m
87

Saldature
Le saldature sono eseguite secondo quanto previsto dalla normativa vigente
(cfr.NTC, 11.3.4.5)
Si assumono a base del calcolo:
o
Resistenza di progetto per giunti testa a testa, a T od a completa
penetrazione:
o
fd = 355 N/mm per verifiche di 2
o
Resistenza di progetto per giunti a cordoni dangolo:

0.70 fd = 248 N/mm per verifiche di 2
o
0.85 fd = 302 N/mm per verifiche
o
Coefficiente parziale di sicurezza sulla saldatura M2 = 1.25 (saldature a
parziale penetrazione o a cordoni dangolo, per saldature a completa penetrazione si fa riferimento al coefficiente di sicurezza sulla sezione).
o
Procedimenti di saldatura
Saldature realizzate con elettrodi del tipo E52 di classe di qualit 4B.
o
Classi di saldatura
Per giunti testa a testa, a croce, a T o a completa penetrazione si adottano giunti di I Classe
effettuati secondo UNI 5132.
Giunti con cordoni dangolo effettuati secondo UNI 5132.
2.3.4 REQUISITI AGGIUNTIVI PER ACCIAI DA CARPENTERIA IN ZONA SISMICA
Per luso in zona sismica, si integrano i requisiti dellacciaio da carpenteria con i seguenti requisiti aggiuntivi per le zone dissipative (cfr. NTC, 11.3.4.9):
Rapporto di resistenza ftk / fyk 1.20
Allungamento a rottura A5 20%
Tensione di snervamento massima fy,max 1.20 fyk
2.3.5 ACCIAIO DA CARPENTERIA STRUTTURE SECONDARIE
Per le strutture in carpenteria metallica si prescrive luso di acciaio S275 secondo UNI EN
10025-2 e NTC Sezione 11.3.4, relativamente alle caratteristiche meccaniche e di saldabilit.
Si assumono a base del calcolo:
Tensione caratteristica di rottura t 40mm ftk 430N/mm2
t x 40mm ftk 410N/mm2
Resistenza caratteristica di snervamento t 40mm ftk 275N/mm2
t 40mm ftk 255N/mm2
Modulo di elasticit normale o di Young Es = 210Gpa
Coefficiente di Poisson x = 0.3
Coefficiente di espansione termica lineare = 12 10-6 C-1
Coefficiente parziale di sicurezza sul materiale per resistenza s = 1.05
per instabilit s = 1.05
per resistenza delle sezioni tese indebolite da fori s = 1.25

88

2.9
Carichi sugli impalcati


2.9.1 Carichi verticali PI3

89

2.9.2 Carichi verticali PI2

90

2.9.3 Carichi verticali PI1

91

92

2.9.4 Carichi verticali PS2

93

94

2.9.5 Carichi verticali PS1

95

96

2.9.6 Carichi verticali P00

97

98

2.9.7 Carichi Verticali Piano tipo LR e HR

99

100

2.9.8 Carichi verticali P24

101

102

2.9.9 Carichi verticali P48

103

104

2.9.10 Carichi verticali P49

105

106

2.9.11 Carichi verticali P50

107

108

2.10

Carichi da neve

(Rif. NTC, 3.4)


Milano, Zona I Mediterranea (cfr. elenco NTC, 3.4.2)

Mappa nazionale di macrozonazione per carico di neve al suolo (NTC, Figura 3.4.1).
o
Carico neve al suolo qsk = 1.50kN/m
o
Coefficiente di forma 1 = 0.8
o
Coefficiente di esposizione CE = 1.0
o
Coefficiente termico Ct = 1.0
o
Carico neve qs = qsk 1 CE Ct = 1.20kN/m
2.6
Variazioni termiche
(Rif. NTC, 3.5)
o
Strutture in c.a. e c.a.p. esposte 15C
o
Strutture in c.a. e c.a.p. protette 10C
o
Strutture in acciaio esposte 25C
o
Strutture in acciaio protette 15C

109

110

CAPITOLO III:

Fenomeni dinamici

111

112

3.1

Il Sisma

La storia dellanalisi strutturale sempre stata correlata a quella della normativa tecnica. Per
tutto il XX secolo il quadro normativo italiano si evoluto con molta lentezza ma con continuit. molte innovazioni proposte dal mondo scientifico, come il metodo agli stati limite, sono state
man mano inserite nelle norme, ma presentate come facoltative. Il mondo professionale ha per
preferito, in genere, la via pi facile ed ha continuato a seguire la prassi progettuale tradizionale, basata sul calcolo elastico alle tensioni ammissibili, accentuando cos progressivamente il
distacco rispetto allevoluzione della ricerca scientifica.
Il quadro normativo attuale il punto di arrivo di un percorso culturale che vede il concetto di
sicurezza strutturale svilupparsi e tradursi in prescrizioni normative.
La scienza, intesa nel senso moderno o Galileiano, ha cercato di sostituire le cosidette regole
dellarte, basate unicamente sullesperienza, con prescrizioni operative motivate da modelli
fisico matematici. La prima prescrizione in senso moderno pu forse ritrovarsi nelle lezioni di
Navier quando si afferma che il proporzionamento delle sezioni resistenti deve essere tale che
che i materiali restino in campo elastico nelle condizioni di servizio in modo da evitare deformazioni permanenti.
Una delle pi importanti applicazioni della teoria della dinamica delle strutture lanalisi la
risposta delle strutture sottoposte ad eccitazione sismica causata da un terremoto.
La prima parte del capitolo focalizza la attenzione sulla risposta allevento sismico in termini
di deformazioni, sforzi interni degli elementi, forze. Successivamente si introdurr il concetto dello spettro di risposta, che il parametro centrale della ingegneria sismica, cos da poter
introdurre una procedura che porti alla determinazione dei parametri di picco della risposta
direttamente dallo spettro di risposta.
La variazione dellaccelerazione nel tempo, in ingegneria, la maniera pi comune per identificare lo scuotimento del terreno durante un evento sismico.
Laccelerazione del terreno, , appare alla destra dellequazione differenziale che governa la
risposta delle strutture durante una eccitazione sismica.
Dunque, fornendo laccelerazione del terreno il problema pu essere definito completo per un
sistema a singolo grado di libert con propriet di massa, smorzamento e rigidezza note.
Lo strumento di registrazione di un evento sismico laccelerografo (digitale od analogico),
che rappresenta il pi semplice sistema ad un grado di libert, dotato di una frequenza propria
fn ed uno smorzamento viscoso z noti, e registra lo scuotimento nelle tre direzioni senza che
vengano applicate eccessive distorsioni al segnale dato che la natura del sisma contiene contenuti in frequenza sia molto bassi che fin sopra le 30 Hz.

113

3.1.1 Equazione del moto


Lequazione che governa il movimento del sistema lineare SDOF soggetto ad una vibrazione
g(t) :

Dividendo questa equazione per m (massa):

chiaro che per dati valori di g(t), la risposta deformata (t) del sistema dipende solamente
dalla frequenza naturale wn o dal periodo naturale Tn del medesimo sistema e dal suo
smorzamento, z.
Quindi due sistemi che hanno gli stessi valori di Tn e z avranno la stessa risposta, anche se i
sistemi differissero in ordini di massa rigidezza.
Dato che laccelerazione del terreno durante un terremoto varia irregolarmente necessario
utilizzare metodi numerici per determinare la risposta strutturale.
Un altro grande interesse nellingegneria strutturale la deformazione del sistema, o lo
spostamento della massa relativo al moto del terreno, grazie al quale possibile correlare
linearmente le tensioni interne del sistema trami te la matrice di rigidezza.
3.1.2 Spettro di risposta
Lo spettro di risposta di un sisma rappresenta uno significato ch quantizza il moto del sistema
e il suo effetto sulla struttura. Questo sistema serve ad evidenziare i picchi di tutte le possibili
risposte di tutti i sistemi lineari a un grado di libert per una particolare componente di
movimento del terreno.
Inoltre detta un approccio pratico da applicare alla conoscenza della dinamica delle strutture al
fine di progettare edifici resistenti a forze laterali richieste nei codici di costruzione.
La serie di valori di picco di una risposta una funzione delle vibrazioni naturali, ed ogni serie
di picchi ha uno smorzamento noto. La variazione di smorzamento serve a coprire il range di
valori incontrati nelle strutture attuali.

114

3.1.3 Spettro di risposta elastico


Il pi semplice modello di struttura nell'analisi simica delle costruzioni l'oscillatore ad un solo
grado di libert la cui dinamica stata studiata con riferimento alla risposta del sismometro
inerziale. Il movimento dell'oscillatore, dovuto all'accelerazione del terreno, ha la seguente
espressione generale, valida nel caso di smorzamento inferiore al critico (fattore z<1):

essendo wd=wn(1-z^2)^0.5, la pulsazione smorzata delloscillatore. Si noti che per le condizioni


iniziali di quiete, y(0)=0 e (0)=0 allora:

dove lintegrale di convoluzione a 2 membro rappresenta il contributo della forzante esterna ed


noto come integrale di Duhamel. Va sottolineato che i valori del fattore di spostamento che si
incontrano comunemente nella pratica dinamica delle strutture non superano il 10%.
La relazione appena mostrata descrive dunque la risposta delloscillatore ad ogni istante di tempo
per un accelerogramma eccitante arbitrario applicato al piede. Nella progettazione strutturale
interessa il valore massimo della risposta, dal quale si possono poi ricavare le sollecitazioni
massime agenti sulla struttura. Per un assegnato accelerogramma quindi utile costruire delle
curve che rappresentino il luogo dei massimi della risposta delloscillatore al variare di wn e z.
Generalmente tali curve, chiamate spettri di risposta, vengono costruite in funzione del periodo
naturale delloscillatore, per un assegnato valore di z.
3.1.4 Spettri di progetto
Lo spettro di risposta di un singolo accelerogramma, soprattutto per i valori pi bassi di
smorzamento, si presenta come una funzione oscillante del periodo proprio, pi marcatamente
irregolare per i valori pi bassi di questultimo.
Luso di una funzione siffatta non conveniente in pratica e si impiegano perci rappresentazioni
semplificate, ovvero spettri inviluppo ricavati da analisi statistiche.
Particolarmente utili a questo scopo sono le relazioni di attenuazioni per le ordinate spettrali di
risposta in accelerazione. Grazie a queste si pu studiare in che modo la forma dello spettro di
risposta dipenda dalla magnitudo e dalla distanza della sorgente del terremoto.
Come illustrato sotto in figura si pu in prima approssimazione dedurre che la magnitudo
ha influenza significativa sulla forma dello spettro elastico di risposta, nel senso che la banda
significativa sulla forma dello spettro si allarga al crescere di M (in accordo con il modello di
Brune della radiazione sismica nel campo lontano), mentre la distanza appare poco influente,
almeno fino a varie decine di km.

115

Spettro di risposta dipendente dalla magnitudo

Spettro di risposta dipendente dalla distanza


Per le applicazioni pratiche, soprattutto a fini normativi, le curve spettrali risultanti da inviluppi
statistici di un campione di spettri o dall'applicazione di relazioni di attenuazione sogliono essere a loro volta inviluppate mediante espressioni semplici, (es: formule presenti Eurocodice 8).
dove:
Se (Tn)
ordinata dello spettro elastico di accelerazione
Tn
Periodo proprio di vibrazione dell'oscillatore ad un grado di libert
ag=Se(0)
accelerazione di progetto
su suolo rigido
Tb, Tc
limiti del tratto ad accelerazione costante
Td
valore che definisce l'inizio del tratto a spostamento spettrale costante
S
fattore di sito
h
fattore per lo smorzamento; h=1 per smorzamento 5%.

116

3.1.5 Azioni sismiche di progetto


Solo per particolari tipi di costruzioni, particolarmente importanti come centrali energetiche,
dighe, ponti esigono che nel terremoto di progetto ciascun elemento strutturale permanga nel
campo elastico. Si vuole in tal modo evitare che, poniamo per effetto della fessurazione di un
materiale come il calcestruzzo, intervenga la bench minima alterazione nell'integrit e nelle
funzioni di servizio della struttura.
Facendo riferimento per semplicit al semplice oscillatore dinamico di peso W, ad a uno spettro
di risposta elastico di progetto Se (Tn), immediato vedere che la forza dinamica di taglio che
il sostegno elastico chiamato a sopportare pari a (W/g)Se(Tn). Se si adottasse come forma
spettrale una delle curve (del paragrafo precedente) relativa alla magnitudo pi elevata, con un
valore applicabile di amax pari a 0.27g, per Tn compreso tra 0.10 e 0.40 s la forza orizzontale massima di origine elastica che nasce per effetto del moto pari a circa 0.27 x 2.5 xW/
g=0.68 W, che rappresenta una frazione molto significativa del peso. Si chiama taglio alla base
di progetto, o pi convenzionalmente coefficiente sismico, l'aliquota del peso totale che viene
applicata alla base della costruzione come azione orizzontale per mettere in conto l'effetto del
sisma, in generale funzione del periodo di vibrazione della struttura.
Poich dunque le strutture correttemente progettate hanno notevoli capacit di resistenza in
eccesso rispetto al livello per cui le forze di progetto causano plasticizzazione significativa, si
possono diminuire le forze che nascerebbero per risposta puramente elastica (dividendole per
un fattore m denominato 'q' (fattore di struttura). In pratica, l'azione sismica di progetto pu
dunque ottenersi dividendo le ordinate spettrali elastiche per 'q'. I valori di 'q' sono dati in funzione del materiale e del tipo di sistema strutturale adottato.
3.1.5.1 Perfezionamento e integrazione del modello di riferimento per lazione sismica in
spostamento
Spettri di progetto di spostamento parametrizzati a fini di normativa sismica.
Tra i principali risultati, il progetto pervenuto a formulare, oltre alle mappe della pericolosit
del territorio nazionale in termini di spostamento spettrale, gli SRS (Spettro Risposta Elastico
di Spostamento) a PU (pericolosit uniforme) su suolo rigido per tutti i comuni italiani. Inoltre,
conformemente al mandato ricevuto, il progetto propone un modello spettrale di azione sismica
in spostamento adatto allinserimento in una normativa tecnica. Lanalisi statistica delle forme
degli spettri probabilistici a probabilit uniforme, ha indicato chiaramente che la forma pi
semplice con cui approssimare uno spettro di progetto in spostamento quella bilineare, definita dalle espressioni:

Entrano in tale definizione l ordinata spettrale, D10, rappresentativa del ramo costante a lungo
periodo dello SRS, gi introdotta sopra, e il periodo dangolo TD, calcolato su suolo tipo A
come

117

dove il denominatore denota il massimo dello spettro di pseudo-velocit, ricavato dallo SRS
a PU al sito tramite la relazione pseudospettrale PSV = (2/T)SRS. Il termine F(T;Vs30) che
compare nelle relazioni il fattore di amplificazione spettrale, che per siti rigidi (classe A) pari
a 1. La mappa con la distribuzione di D10 gi stata presentata in Fig. 3, mentre quella per TD,
sempre su suolo A per il periodo di ritorno 475 anni.
I valori di D10 e TD su suolo tipo A per ciascun comune sono forniti nel Deliverable D23.

Modello bilineare semplificato per la definizione dell DRS elastico di progetto.

118

Nel modello spettrale il fattore di riduzione dello smorzamento definito dallespressione:

Lo spettro bilineare definisce, a meno del fattore , lazione sismica per lapproccio di progetto
agli spostamenti: in quanto tale, la relazione

non va adottata a ritroso per calcolare lazione sismica in termini di accelerazione, ed in generale non fornisce ordinate spettrali in accordo con quelle definite nelle Norme Tecniche per le
Costruzioni.
Lapparente discrepanza spiegabile se si considera che gli spettri ottenuti sono stati calibrati
su una base di dati molto diversa, enormemente pi ricca ed aggiornata, rispetto a quella usata
per gli spettri elastici in accelerazione delle Norme Tecniche.
Una rappresentazione alternativa (sempre per suolo di classe A), scritta in termini di spettro
di accelerazione Se, che ha il pregio di raccordare i valori dellazione sismica a corto periodo
prescritti
dalle Norme Tecniche con quelli ottenuti a lungo periodo in questo progetto la seguente:

Da queste relazioni i valori delle ordinate dello SRS si ottengono moltiplicando per (T
2/42). I valori del coefficiente riscontrati sul territorio italiano variano tipicamente tra 1.0
e 1.3, a testimonianza del fatto che gli spettri delle norme vigenti, per i quali =1, tendono a
sottostimare il decadimento delle ordinate spettrali per periodi superiori a Tc, ovvero a fornire
una rappresentazione cautelativa di quelle osservate.

119

Il confronto tra lo spettro di spostamento definito daIl confronto tra lo spettro di spostamento
definito da

con quello definito dalle

riportato nella figura precedente applicato alle provincie di Udine e Brianza, a titolo di esempio,
per due localit rappresentative. Come si vede, le due rappresentazioni forniscono spettri molto
simili, circostanza che si verifica ovunque.
Fattori di amplificazione per classi di suolo B, C e D
Per ricondurre le caratteristiche dellamplificazione spettrale osservata sui diversi suoli a una
forma che ne agevoli lapplicazione, si parametrizzata nella forma seguente la rappresentazione
del fattore moltiplicativo F(T; Vs30) che permette di passare dallo spettro di riferimento su
suolo A a quello su suoli B, C, D ed E.

dove VS30 in m/s.


Le fasce di variazione di F(T; Vs30 ) dettate dai valori limite di Vs30 per i diversi suoli appaiono
in tabella, insieme ai periodi di controllo T1, T2, T3 degli inviluppi, riportati in tabella.
Luso delle due rappresentazioni dello SRS, moltiplicate per i fattori di sito dati rispettivamente
dalle F(T;Vs30) e dalle Norme Tecniche (i fattori S indipendenti da T) conduce ai risultati
120

esemplificati, che mostra i confronti per tre localit a diverso livello di sismicit (D10) e valore
di TD. Mentre il fattore di suolo S delle norme appare compatibile con la base di dati mondiale
per suoli di tipo B, esso sottostima la risposta di sito per i suoli D, per i quali occorrerebbe S=1.9
circa. La classe C si colloca in una situazione intermedia, vicina al limite inferiore con Vs30 =
360 m/s; un incremento di S fino al valore 1.5 circa porterebbe cos a una stima pi congruente
lamplificazione per questa classe di suoli.

Spettri di risposta per lazione verticale


Al fine di includere nel modello spettrale di riferimento anche la componente verticale, si mostrano in Fig. 18 i rapporti tra gli spettri mediani delle componenti verticali rispetto a quelli
orizzontali, per ciascuna delle classi di magnitudo e per distanza ipocentrale sino a 100 km.
Sullo stesso grafico sono inoltre riportati:
il corrispondente rapporto tra gli spettri di
normativa relativi alle componenti verticale (Sve) ed orizzontale (Se), avendo considerato sia suolo tipo A, che suoli di tipo
B-C (preponderanti nella base dati mondiale) e la proposta di stima semplificata
del rapporto V/H che consente di ottenere un migliore adattamento con i rapporti
V/H osservati, almeno nellambito di ipotesi semplici, compatibili con gli spettri
elastici di normativa. Il modello proposto
di spettro di risposta del moto verticale
definito dalle seguenti relazioni rispetto
allo spettro orizzontale Se (in accelerazione, ma valide ovviamente anche in spostamento):

Poich i rapporti V/H indicano uninfluenza moderata dal tipo di suolo, per non complicare il
modello di riferimento, si mantenuta la di Sve indipendente dalle condizioni di sito, risultando
121

in genere cautelativa per qualunque tipo di suolo.


A fini di validazione, si sono confrontati i rapporti V/H ottenuti dalla base di dati del progetto
con le stime fornite da diverse relazioni di attenuazione , nellipotesi M 6.15 e R 15 km. Il rapporto V/H osservato dai nostri dati per M 6.0-6.3 e distanza 10-30 km, in buon accordo sia
con la relazione di Ambraseys e Douglas (2003) che con quella di Sabetta e Pugliese (1996). La
stima di Ambraseys e Simpson (1996) eccede la fascia nellintervallo di periodi 0.03-0.2 s. Le
cause di queste differenze sono riconducibili alla composizione delle basi dati di taratura delle
relazioni, e dalla differenza di numerosit del campione.
La Fig. 20, a ulteriore validazione dei valori ottenuti, mostra che le curve mediane V/H ricavate
dalle registrazioni del terremoto di Parkfield del 28/09/2004 (M6.0), non incluse nella presente
base di dati, sono in ottimo accordo con le curve mediane ricavate dallintera base in questione.

3.1.6 Azione sismica in spostamento nelle verifiche strutturali: linearizzazione



equivalente o modifica dello spostamento?
Nellambito della progettazione sismica oggi ampiamente riconosciuta linadeguatezza dei
metodi per il controllo del danno basati esclusivamente sulle forze, a causa sia della scarsa
correlazione tra le accelerazioni di risposta e il danno strutturale, sia del fatto che nella risposta
postsnervamento le forze sono essenzialmente costanti e sono le deformazioni a controllare
il livello di degrado strutturale e la stabilit. Di conseguenza, a partire dal lavoro di Moehle
(1992), negli ultimi anni molti lavori hanno proposto metodi per la progettazione e verifica
sismica incentrati sul controllo degli spostamenti e delle deformazioni, che sono importanti
almeno quanto la verifica che sia soddisfatta una certa capacit in termini di forze/sforzi. Come
proposto da Bommer e Pinho (2006), questi metodi sono qui classificati come del tipo prestazionale (performance-based design), poich un gran parte di loro presenta caratteristiche
ibride forza-spostamento.
La grande maggioranza dei metodi di tipo prestazionale recentemente sviluppati possono essere
suddivisi in:
1) linearizzazione equivalente,
oppure
2) modifica dello spostamento
come descritto nel rapporto FEMA-440 pubblicato (ATC 2005). In sostanza, le tecniche di linearizzazione equivalente sono basate sullassunzione che lo spostamento massimo totale (spostamento elastico sommato allo spostamento anelastico) di un oscillatore ad un grado di libert
122

(1-gdl), che rappresenta la risposta di una data struttura, pu essere stimato tramite la risposta
elastica di un oscillatore con un periodo effettivo e uno smorzamento equivalente calcolati in
funzione della domanda di duttilit.
In alternativa, le procedure di modifica dello spostamento stimano lo spostamento anelastico
di risposta delloscillatore moltiplicando le ordinate spettrali elastiche (ottenute assumendo le
propriet e lo smorzamento iniziale lineare) per uno o pi coefficienti, i pi recenti dei quali
sono stati derivati in modo empirico da una serie di analisi non lineari nel dominio del tempo
svolte per oscillatori con vari periodi e intensit (v. ATC 2005).
Anche se molti approcci del tipo prestazionale presentano ancora diverse limitazioni, alcune
delle quali possono essere facilmente superabili tramite i miglioramenti proposti in FEMA-440,
essi costituiscono ciononostante un chiaro passo in avanti rispetto a quelli basati esclusivamente sulle forze; per questa ragione negli scorsi anni sono stati gradualmente introdotti in diversi
documenti di guida per la progettazione sismica. Poich finora non c stato alcun indirizzo
generale riguardo a quale dei due possibili metodi di progetto (linearizzazione equivalente o
modifica dello postamento) deve essere preferito, vi al momento la tendenza a prenderli in
considerazione entrambi.
Questo porta alla necessit di definire lazione sismica in maniera da soddisfare le esigenze di
entrambi gli approcci.
Il punto di partenza per definire l azione sismica in ogni caso lo SRS elastico smorzato al 5%,
quindi lo sviluppo di versioni accurate e rappresentative di questultimo soddisfa le esigenze di
entrambi i metodi. Perci il maggiore sforzo stato dedicato allo sviluppo di un modello di SRS
il pi realistico possibile e rappresentativo quindi della pericolosit sismica in Italia.
I metodi di progetto e verifica basati sulla linearizzazione equivalente, quali il Direct Displacement- Based Design (DDBD, Priestley et al. 2007) o il Capacity Spectrum Method (Freeman
1998), usano uno spettro di risposta che deve essere definito per un ampio intervallo di periodi
(poich si utilizza il periodo di vibrazione effettivo, anzich quello iniziale) e per un ampio
intervallo di livelli di smorzamento (in quanto si utilizza lo smorzamento effettivo per rappresentare la capacit di dissipare energia della struttura per diversi livelli di domanda di duttilit).
Quindi, la rappresentazione migliore dellazione sismica basata sullo spostamento deve in questi casi considerare anche luso di relazioni aggiornate tra la duttilit e lo smorzamento equivalente. Inoltre, vi la necessit di verificare e migliorare le espressioni utilizzate per scalare
gli spettri di risposta in funzione dello smorzamento equivalente, prendendo in considerazione
anche la possibilit di una dipendenza dalle caratteristiche del moto (Bommer e Mendis, 2005),
o quantomeno dal periodo.
Come gi menzionato, i metodi basati sulla modifica dello spostamento, come il Displacement
Coefficient Method (FEMA, 1997) o il metodo N2 (Fajfar, 1988, 1999), fanno invece uso di
uno spettro elastico di risposta in spostamento le cui ordinate sono poi moltiplicate per opportuni coefficienti, in modo che la domanda di spostamento anelastico atteso pu essere ricavata
dal suo omologo elastico.
A questo proposito, nel recente passato sono stati svolti approfonditi studi parametrici (ad es.
Ruiz-Garcia e Miranda, 2003) per analizzare come e quanto alcuni fattori (ad es. la risposta
anelastica di strutture con breve periodo, certe forme particolari di ciclo isteretico, il degrado
di rigidezza/resistenza e gli effetti dinamici P-) possono influenzare le ordinate spettrali della
risposta anelastica. Si ritiene che le regole di trasformazione spettrale da elastico ad anelastico
descritte in FEMA-440 (ATC, 2005) attualmente costituiscano la guida
123

pi aggiornata su questo argomento, e quindi si raccomanda di utilizzare tali regole congiuntamente agli spettri di risposta elastici in spostamento con smorzamento 0.05 sviluppati allinterno di questo progetto.
Considerazioni dinsieme
Il progetto ha raggiunto tutti i principali obiettivi fissati, confermando cos anche la bont
dellimpostazione iniziale; in particolare, per gli aspetti di sismologia applicata allingegneria
(engineering seismology), esso pervenuto a:
Formulare un modello di SRS semplificato ai lunghi periodi (T) di vibrazione, ancorato a due
soli parametri (D10 = ordinata a 10 s, e TD = periodo dangolo), in alternativa agli SRS a pericolosit uniforme (PU);
Migliorare sostanzialmente il modello iniziale di riferimento (FPR04), mediante: a. allargamento e miglior trattamento della base di dati mondiale, come sostegno al modello semplificato
di cui sopra, e introduzione dello spettro verticale, prima mancante;
Mettere realisticamente a fuoco lincidenza degli effetti di meccanismo di sorgente e di campo
vicino (near field), verificando anche la rappresentativit statistica della citata base di dati sotto
questo profilo;
Parametrizzare attraverso i fattori di amplificazione di suolo, funzione di T, gli effetti di amplificazione su valli e bacini sedimentari legati alla generazione di onde di superficie;
Per gli aspetti maggiormente legati al modello ingegneristico di azione sismica in spostamento,
si :
Verificata lapplicabilit al caso italiano delle pi recenti equazioni di smorzamento equivalente
esistenti in letteratura, tramite un esteso studio parametrico con analisi dinamiche non lineari su
sistemi ad 1-gdl, e su strutture a molti gradi di libert a comportamento degradante;
Svolta unanalisi delle soglie inferiori significative (per lapplicazione alla progettazione
strutturale) dello SRS proposto in questo progetto;
3.1.7 Risultati salienti
Perfezionamento del modello di riferimento per lo SRS, relazioni di attenuazione per la risposta
spettrale fino ai lunghi periodi.
In attuazione delle modifiche di indirizzo , stata costituita e consolidata una base di dati
mondiale strong motion (SM) di calibrazione per le relazioni di attenuazione, pervenendo a
una totale di 1160 accelerogrammi triassiali digitali, registrati in stazioni su suoli tipo A, B, C
e D dellEurocodice 8 (CEN 2004), per distanze ipocentrali 0< R 150 km e magnitudo 5.0
Mw7.2; tali intervalli furono definiti fin dalla prima fase in base ad analisi preliminari di pericolosit per disaggregazione su alcune regioni italiane.
Rispetto al punto di partenza (FPR04), si sono aggiunte registrazioni di terremoti significativi
recenti (Mw5.0), in gran parte giapponesi, dal 1996 fino al 2005, usando uniformemente la
magnitudo Mw.
Dopo che sono state parimenti consolidate e applicate le tecniche di correzione di linea base e
filtraggio di tutti i dati, e calcolati gli SRS, si sono calibrate sui dati stessi relazioni di attenuazione per 400 ordinate dello SRS per periodi 0.05 <T <20 s , e i valori 0.05, 0.10, 0.20 e 0.30 del
fattore di smorzamento . Per ogni periodo stato preso come valore dellordianata spettrale la
124

media geometrica delle due componenti orizzontali SRSx e SRSy, ovvero


Avendo verificato che lordinata D10 = SRS(10s; 0.05) approssima bene, negli spettri
probabilistici a PU, il valore circa costante dello SRS a lungo periodo, significativo confrontare
la relazione empirica ottenuta senza distinzioni di tipo di suolo
con quella teorica per lo spostamento di picco del suolo, dmax, secondo il modello di Brune (v.
FPR04)
per caduta di sforzo media =3 MPa. Il confronto comprova la qualit e stabilit della
stima empirica delle ordinate SRS a lungo periodo, mostrando come, almeno fino a Mw 7.0
circa, esse si attenuino con la distanza con legge molto prossima a quella delle onde di volume
e crescano quasi linearmente con la magnitudo.
Per quanto riguarda lattenuazione delle ordinate spettrali osservata nei terremoti italiani, sono
state analizzate 322 registrazioni digitali di componenti orizzontali relative a 21 terremoti con
4.1 Mw 6.0, costituite per l83% da accelerogrammi della RAN (Dipartimento Protezione
Civile) ed il 17% da velocigrammi (registrati da sismometri a banda larga Trillium 40 s) della
rete nazionale dello INGV.
Considerando le basse magnitudo analizzate, linfluenza delle tecniche di processamento dei
segnali diventa pi critica rispetto ai dati della base mondiale poich il rapporto segnale/rumore
tende a diminuire. Si pertanto verificata con particolare attenzione ogni singola registrazione
con un criterio oggettivo di selezione basato sul livello del rumore a bassa frequenza presente
nel dato, in modo da mantenere lerrore al di sotto del 15%. Per quantificare poi la variabilit
introdotta dal processamento si sono applicati tre diversi metodi di correzione della linea base
e successiva integrazione (doppia o semplice) del segnale, che hanno permesso di stimare una
variabilit dei valori di D10 calcolati con le diverse metodologie dellordine del 14%; questo va
confrontato con una dispersione intrinseca di D10 pari al 40% circa derivante soprattutto dalla
differenza dei valori nelle due componenti orizzontali di una stessa registrazione.
Si sottolinea che anche per i dati mondiali la variabilit dovuta al metodo di correzione rimane
al di sotto del 15% poich stato adottato lo stesso criterio di selezione basato sulla rumorosit
del dato.
La dipendenza da distanza focale e Mw dei valori di SRS, e specie di D10, desunta dalle
registrazioni digitali italiane, per quanto queste siano limitate, risulta ben rappresentata dalle
relazioni illustrate al paragrafo precedente, queste sono state pertanto scelte come strumento
base per i calcoli di pericolosit sul territorio nazionale nel prodotto finale del progetto.
Sono state anche analizzate 80 registrazioni di terremoti dellEtna con 3.0 < Mw < 4.9, che
mostrano forme donda molto diverse tra terremoti vulcano-tettonici e terremoti vulcanici LP
(ovvero con forte componente a lungo periodo). I primi (70 registrazioni) mostrano relazioni
di scala molto simili ai terremoti tettonici delle altre regioni italiane. Per gli eventi vulcanici
LP, invece, le ampiezze in bassa frequenza (0.1 1 Hz) sono significativamente maggiori e, per
magnitudo > 4, ci genera incrementi significativi nei valori di spostamento spettrale rispetto
alla (2), applicabile per il resto dellItalia. I dati analizzati, nonostante la limitata disponibilit
di forme donda di questo tipo di eventi (10 registrazioni), evidenziano la necessit di una
correzione del tipo
formula dove, se si esegue una regressione sugli eventi con Mw > 4, m risulta pari a 0. 7. Gli
eventi con Mw < 4 confermano la validit di (4) per piccole distanze (R < 10 km), mentre
125

questa risulta di poco conservativa a distanze maggiori.


Pericolosit a lungo periodo per il territorio nazionale; modello semplificato di azione sismica
in spostamento spettrale.
Mediante le nuove equazioni di attenuazione per le ordinate SRS e i calcoli probabilistici
di pericolosit sul territorio nazionale, condotti con il modello di zone sismogenetiche ZS9,
sono stati ottenuti gli SRS a PU (fino a T = 10 s) per tutti i comuni italiani e prodotte mappe
di pericolosit per singole ordinate spettrali e per il periodo TD su suolo tipo A. Il confonto
evidenzia come le mappe di pericolosit per SRS a lungo periodo (5-10 s) differiscano fortemente
da quelle a corto periodo (0-2s) prodotte: a causa della dipendenza SRS
M, con prossimo
a 1, risulta in particolare dominante linfluenza delle zone sismogenetiche con i pi alti valori
di Mmax. Cos, mentre per T= 0 il rapporto Calabria/Friuli dellaccelerazione spettrale circa
1, per D10 esso sale a 2.5.

La forma caratteristica predominante degli SRS a PU ha condotto a proporre un modello di


azione sismica aggiornato e semplificato (rispetto a NTC08), adatto alluso in un contesto normativo, avente un andamento crescente (grosso modo linearmente) a corto periodo e a valore
costante pari a D10 a lungo periodo.
Il periodo dangolo allincrocio dei due tratti, TD , ha il significato datogli nellEurocodice 8;
tuttavia, anzich essere costante e pari a 2s (per moto orizzontale), esso viene determinato dallo
stesso D10 e dal massimo dello spettro di pseudo-velocit PSV, e varia quindi da sito a sito.
La scelta dellordinata SRS a 10 s come valore rappresentativo dello spettro a lungo periodo
supportata dalle forme spettrali osservate, che mostrano TD < 10 s per Mw 7+, ma ha un
significato puramente pratico.
In regioni con magnitudo superiori, che danno luogo a SRS crescenti fino a periodi > 10s, la
scelta di D10 dovrebbe evidentemente essere modificata. Per rappresentare lo SRS ai periodi
pi corti possibile usare un ramo linearmente crescente dallorigine fino a D10 per T = TD.
Per quanto riguarda gli spettri cosiddetti sovrasmorzati ( > 0.05), stata tarata su un ampio
campione degli spettri a PU una nuova espressione del fattore di riduzione che permette di stimarne con buona approssimazione le ordinate a partire da quelle per = 0.05.
3.2.7 Dati applicati alla progettazione
Riferimenti per il calcolo dellazione sismica
La valutazione della pericolosit sismica nel Sito interessato dallintervento viene stimata sulla
base dei seguenti documenti:

126

[MPS04] Gruppo di Lavoro (2004). Redazione della mappa di pericolosit sismica

prevista dallOrdinanza PCM 3274 del 20 marzo 2003. Rapporto conclusivo per il Dipartimento della Protezione Civile, INGV, Milano-Roma, aprile 2004.

[S1] Progetto DPC-INGV S1: Proseguimento della assistenza a DPC per il completamento e la gestione della mappa di pericolosit sismica prevista dall'Ordinanza PCM 3274 e
progettazione di ulteriori sviluppi. Coordinatori: G.M. Calvi, M. Stucchi, C. Meletti.

[S5] Progetto DPC-INGV S5: Definizione dell'input sismico sulla base degli spostamenti attesi. Coordinatori: E. Faccioli, A. Rovelli.

[DBMI04] Stucchi et alii. (2007). DBMI04, il database delle osservazioni macrosismiche dei terremoti italiani utilizzate per la compilazione del catalogo parametrico CPTI04.
http://emidius.mi.ingv.it/DBMI04/. Quaderni di Geofisica, Vol. 49, pp. 38.

[PGT2010] Componenti geologica, idrogeologica e sismica del piano di governo del
territorio Relazione illustrativa, Comune di Milano, Ottobre 2009 (Delibera di adozione n. 25,
13-14 luglio 2010).
La valutazione delle pericolosit sismica del sito viene valutata sulla base di tre parametri principali: (a) la massima accelerazione attesa al sito amax, (b) la massima richiesta in spostamento
a lungo periodo D10, (c) la massima intensit attesa al sito IS.
Inquadramento sismo-tettonico
Larea milanese non direttamente interessata da sorgenti sismiche e risulta quindi soggetta ad
una sismicit indiretta derivante dai risentimenti sismici provenienti da zone limitrofe. In particolare, Milano si trova a Sud della Linea Insubrica e quindi del Sudalpino e a Nord dellAppennino settentrionale.
La catena alpina caratterizzata, nella porzione orientale (zone sorgenti ZS 904, 905 e 906, cfr.
Figura), da strutture a pieghe sud-vergenti del Sudalpino orientale e faglie inverse associate.
Queste zone sono anche caratterizzate dalla massima magnitudo attesa con valori di magnitudo
momento MW > 6.5 nellItalia settentrionale a causa della subduzione esercitata dalla microplacca adriatica sulla placca euro-asiatica. La zona ZS 907 include la parte pi bassa delle
province di Bergamo e Brescia ed caratterizzata da una sismicit di energia normalmente
medio-bassa con la sola eccezione del terremoto di Soncino del 1802, a cui viene assegnata una
magnitudo intorno a 5.9.

Zonazione sismogenetica ZS9; da MPS04


Larco delle Alpi occidentali non caratterizzato da sismicit particolarmente elevata ed
delimitato, a Nord ed a Sud da due zone (ZS 902 e 910) che, dal punto di vista strutturale, sono
127

considerate zone di svincolo che consentono larretramento dellarco alpino occidentale e sono
state interessate da eventi di intensit medio-alta (magnitudo massima MW > 6).
LAppennino settentrionale delimitato a Nord-Ovest da una zona (ZS 911) che comprende
il cosiddetto arco di Pavia caratterizzato da strutture di svincolo cinematico del sistema
supposto in migrazione. La magnitudo massima caratteristica dellarea viene stimata in MW >
5.5. Le zone successive dellarco appenninico settentrionale (ZS 913 e 914) sono caratterizzate
da fagliazione attiva con terremoti prevalentemente compressivi e probabilmente distensivi
nella porzione pi sud-orientale; in queste aree si possono comunque verificare eventi con
meccanismo trascorrente. La profondit degli eventi altres piuttosto elevata rispetto alla
porzione nord-orientale dellarco appenninico (ZS 912) in cui la sismicit sembra evidenziare
landamento del fronte compressivo sepolto pi avanzato tra la micro-placca adriatica e la
placca africana. La massima magnitudo in queste aree MW > 5.9.
Riassumendo si pu concludere che, in ragione della relativa distanza da zone sismogenetiche
di valore rilevante e dallassenza di sorgenti, oltre che nellarea stessa anche nel tratto alpino
immediatamente a Nord della citt, Milano si trova nellarea geodinamicamente pi stabile
dellItalia settentrionale.
Calcolo della velocit equivalente delle onde di taglio
Profilo dell Vs

Risulta un velocit equivalente delle onde di taglio nei primi 30 m, calcolata come da NTC08,
pari a 407 m/s.

128

Calcolo dello spettro per lunghi periodi

Metodo di costruzione dello spettro di risposta per lunghi periodi da progetto S5 - INGV

Equazione dello spettro di risposta da progetto S5 - INGV


129

Spettro elastico allo SLV


Valutazione dei parametri da NTC08

130

131

132

Spettro da progetto S5

133

3.2

Il Vento

Lavvento di tecniche e materiali innovativi, levoluzione dei metodi numerici e sperimentali, la


volont di attribuire alle strutture connotazioni formali di notevole impatto ed eleganza, hanno
portato progressivamente alla ribalta una nuova generazione di opere caratterizzate da crescente arditezza e complessit (edifici bassi e alti, torri, pali dilluminazione, ponti e passerelle
pedonali, coperture e pensiline, ciminiere e serbatoi, costruzioni industriali o singoli elementi
strutturali, apparecchi di movimentazione e sollevamento, cavi e sistemi di cavi, elementi di
rivestimento o di finitura, ).
Queste costruzioni sono spesso caratterizzate da notevole altezza, lunghezza, snellezza, flessibilit e leggerezza, abbinate a forme e dimensioni non usuali. Come tali sono esposte allazione
aerodinamica del vento che acquisisce pertanto il ruolo di azione primaria di cui si devono
valutare gli effetti per conseguire la sicurezza voluta.
Queste opere singolari, sempre pi numerose in ogni paese del mondo, compresa lItalia, sorgono spesso a fianco di costruzioni pi tradizionali, regolari, rigide e massicce, dove il ruolo del
vento meno importante, ancorch mai trascurabile. Questa situazione d luogo a un panorama
di costruzioni sempre pi articolato ed eterogeneo, nei riguardi del quale necessario disporre
di principi e regole di progetto e di verifica, con i quali spaziare da metodi semplici e immediati
per le situazioni ordinarie, a metodi dettagliati per le costruzioni particolari, sino a criteri che
indirizzino il progettista verso tecniche numeriche, analitiche e/o sperimentali, sempre pi specialistiche, specie nei casi che implicano fenomeni fisicamente complessi e ingegneristicamente
impegnativi.
Lingegneria del vento, ufficialmente definita come la trattazione razionale delle interazioni fra
il vento nello strato limite atmosferico e luomo e le sue attivit sulla superficie della terra,
una disciplina scientifica nata negli anni 60 e cresciuta in misura notevolissima con il passare
del tempo.
Fra vari aspetti di sua competenza, essa ha seguito levoluzione delle costruzioni civili e industriali, sviluppando soluzioni appropriate ai fenomeni indotti dal vento sulle opere delluomo.
Essa coordinata dallInternational Association for Wind Engineering (IAWE) (www.iawe.
org), un organismo le cui molteplici attivit sono ormai diffuse in ogni parte del mondo.
LItalia ha partecipato in modo decisivo al progresso della IAWE, e pi in generale delle conoscenze nel campo dellingegneria del vento, attraverso numerose iniziative coordinate dallAssociazione Nazionale per lIngegneria del Vento (ANIV) (www.aniv.org). Queste iniziative
hanno contribuito ad una crescita sostanziale del livello scientifico e tecnico nella disciplina,
alla divulgazione delle conoscenze sulle azioni e sugli effetti del vento attraverso corsi universitari, post-universitari e di specializzazione sempre pi numerosi, alla realizzazione di laboratori
davanguardia, a numerosi progetti di ricerca strategici in campo nazionale e internazionale, a
una vasta attivit di supporto specialistica alla progettazione e alla verifica delle costruzioni nei
riguardi del vento.
Alla luce di questo stato di cose, lavvento degli Eurocodici negli anni 90 ha creato in Italia una
situazione conflittuale. Da un lato, esso introduceva principi allineati con lo stato dellarte ed
anzi davanguardia nel panorama internazionale; dallaltro, poneva lingegnere italiano, quasi
senza preavviso, di fronte a un documento vasto, articolato e complesso, molto diverso dalle
prescrizioni normative applicate per anni. Lingegnere italiano, non reso partecipe di questo
processo attraverso unevoluzione normativa sistematica e progressiva, ne quindi rimasto in
gran parte estraneo. La recente emanazione della nuova normativa italiana, che unifica il pa134

norama delle prescrizioni sulle costruzioni, favorisce un avvicinamento fra lassetto normativo
italiano e quello europeo; peraltro non sufficiente a colmare lenorme divario esistente fra due
documenti tuttora su piani molto diversi per complessit e articolazione; soprattutto lascia lingegnere, dinnanzi a costruzioni aerodinamicamente complesse o dinamicamente suscettibili al
vento, nella necessit di ricorrere agli Eurocodici o ad altre istruzioni di pari o maggiore qualit
e approfondimento, comunque ponendolo
nella necessit di compendiare pi documenti.
Di fronte a tale situazione, il Consiglio Nazionale delle Ricerche ha ravvisato lopportunit, e
anzi il dovere istituzionale, di compiere un passo importante verso gli ingegneri e la comunit
tecnicoscientifica nazionale, predisponendo, attraverso lattivit di un Gruppo di Lavoro aperto
a qualunque tipo di contributo, il Documento CNR-DT 207/2008. Esso risponde al concetto
generale di Istruzioni, in senso tanto normativo quanto istruttivo.
Sotto laspetto normativo, il Documento CNR-DT 207/2008 coerente con le Norme Tecniche per le Costruzioni (D.M. 14.1.2008) e complessivamente coerente con gli Eurocodici.
Da questi si scosta, in taluni casi, sulla base di evidenze ampiamente giustificate dalle recenti
conoscenze maturate in campo nazionale e internazionale. Si apre inoltre a diversi argomenti,
non contemplati dalla Circolare e dallEurocodice 1, recependo aspetti del progresso scientifico
e normativo che lEurodice non ha colto fra le sue emanazioni in forma di ENV (1994) prima
e di EN (2005) dopo. Soprattutto raccoglie, in un testo unitario e omogeneo, linsieme di tutti
i principi e delle regole di cui lingegnere pu avere bisogno per lanalisi del comportamento
delle costruzioni e dei loro elementi allazione del vento.
Sotto laspetto istruttivo, il Documento CNR-DT 207/2008 compie uno sforzo importante perch non si limita a fornire principi e regole di dubbia comprensione e difficile applicazione, ma
aiuta il lettore volenteroso a interpretare e applicare i contenuti del testo. La guida allinterpretazione del testo si esplica tramite il Capitolo 2, dove sono riassunti i fondamenti delle azioni e
degli effetti del vento sulle costruzioni, e nella forma del Capitolo 3, rivolta a chiarire gli aspetti
concettuali. La guida allapplicazione del testo si esplica nel Capitolo 4, che illustra numerosi
esempi inerenti i principali tipi costruttivi, e nella forma del Capitolo 3, ricca di schemi e formule abbinate a grafici; le prime sono introdotte per automatizzare i procedimenti di calcolo, i
secondi offrono la possibilit dinterpretare le diverse tendenze e verificare i risultati ottenuti.
Le Istruzioni contenute nel documento CNR-DT 207/2008, per loro genesi e natura, non sono
quindi norme cogenti ma un aiuto per i tecnici a filtrare la letteratura nazionale ed internazionale, lasciando comunque ad essi la libert e la responsabilit finale delle scelte operate.
La Commissione di Studio del CNR per la predisposizione e lanalisi di norme tecniche relative
alle costruzioni, ed il Gruppo di Studio sulle azioni e sugli effetti del vento, che ha curato la
stesura del presente documento, esprimono apprezzamento e soddisfazione nei riguardi della
comunit tecnicoscientifica italiana che con grande spirito di collaborazione ha partecipato alla
stesura del documento ed alla fase dinchiesta pubblica.

135

3.3

Azione del vento

Per il calcolo dellazione del vento e le relative verifiche di comfort si fa riferimento alle indicazioni presenti nella CNR-DT 207/2008 Istruzioni per la valutazione delle azioni e degli effetti
del vento sulle costruzioni. Di seguito si riportano le azioni del vento sulla Torre Isozaki, cos
come ricavate dalle indicazioni della suddetta CNR:

136

Velocit di riferimento di progetto (TR=100 anni)

137

Categoria di esposizione

138

139

140

3.3.1 Velocit media

141

3.3.2 Pressione cinetica di picco

142

143

Fenomeni dinamici

3.3.3 Azioni statiche equivalenti

144

3.3.4 Calcolo del coefficiente dinamico nel caso di vento ortogonale alla faccia di 24 m:
metodo dettagliato

145

Passo 2: Assegnazione dei parametri geometrici b, h, ze


b = 24 m
h = 202 m,
ze= 0.6 h = 121.2 m
Passo 3: Valutazione della velocit media del vento vm (ze)

146

Passo 4: Valutazione dellintensit della turbolenza Iv (ze)

147

Passo 5: Valutazione della scala integrale della turbolenza Iv (ze)

148

149

Passo 6: Assegnazione dei parametri dinamici nD e


Periodo di vibrazione della struttura nella direzione parallela alla direzione del vento
nD = 0.17

s = 0.01

150

Passo 7: Valutazione del fattore di risposta quasi-statica B2

151

Passo 8: Valutazione del parametro SD

152

153

154

155

156

157

Calcolo del coefficiente dinamico nel caso di vento ortogonale alla faccia di 60 m: metodo
dettagliato

158

Passo 2: Assegnazione dei parametri geometrici b, h, ze


b = 60 m
h = 202 m,
ze= 0.6 h = 121.2 m
Passo 3: Valutazione della velocit media del vento vm (ze)

159

Passo 4: Valutazione dellintensit della turbolenza Iv (ze)

160

161

Passo 5: Valutazione della scala integrale della turbolenza Iv (ze)

162

163

Passo 6: Assegnazione dei parametri dinamici nD e


Periodo di vibrazione della struttura nella direzione parallela alla direzione del vento
nD = 0.19

164

Passo 7: Valutazione del fattore di risposta quasi-statica B2

165

Passo 8: Valutazione del parametro SD

166

Passo 9: Valutazione dei parametri hh hb

Passo 10: Valutazione dei parametri Rh Rb

167

168

Passo 11: Valutazione del fattore di risposta risonante RD

Passo 12: Valutazione della frequenza attesa nD

169

Passo 13: Valutazione del fattore di picco gD

170

Passo 14: Valutazione del coefficiente di raffica GD

Passo 15: Valutazione del coefficiente dinamico cdD

171

Calcolo del coefficiente dinamico al variare del coefficiente di smorzamento strutturale


In questa sezione si riportano i risultati del coefficiente dinamico longitudinale al variare dello
smorzamento strutturale. In particolare lo smorzamento strutturale stato fatto variare tra 0.001
e 0.01.

172

Azioni aerodinamiche di picco

173

Vento ortogonale alla faccia di 24 metri

174

175

Pressioni sulla faccia sopravento

176

177

Pressioni sulla faccia sottovento

178

Vento ortogonale alla faccia di 60 metro

179

180

181

182

Fattore di riduzione relativo alla snellezza: Confronto con lEurocodice 1

183

184

Profilo delle pressioni complessive agenti sulledificio

185

Calcolo delle azioni agenti sulledificio e confronto coi dati della galleria del vento
Azioni derivanti dalle prove in galleria del vento

CPP FINAL REPORT WIND TUNNEL TEST FOR TORRE A (PAG. 90)

186

Azioni calcolate secondo CNR


Azione del vento ortogonale alla faccia con b=24 m

187

Azione del vento ortogonale alla faccia con b=60 m

188

Calcolo delle azioni torsionali

3.3.5 Calcolo delle azioni torsionali per il vento ortogonale alla faccia b=24 m
Calcolo del coefficiente aerodinamico di momento - Metodo dettagliato

189

Assegnazione dei parametri geometrici

190

191

192

Calcolo dellazione torcente


Calcolo del coefficiente aerodinamico di momento

193

194

195

3.3.6 Calcolo dell azioni torsionali per vento ortogonale alla faccia di 60 m
Calcolo del coefficiente dinamico torsionale - Metodo dettaglaito

196

197

198

Calcolo dellazione torcente


Calcolo del coefficiente aerodinamico di momento

199

200

201

3.4

Verifica del confort per azioni di vento

Per la verifica di comfort si fa riferimento alla CNR DT 207-2008, Appendice N, accelerazione


e abitabilita. Tali indicazioni saranno confrontate con normative internazionali di comprovata
validit.
3.5

Masse partecipanti per le verifiche di comfort

Per le verifiche di comfort si considerano le masse relative ai carichi strutturali, permanenti portati ed una frazione dei carichi variabili cos come indicato nelle NTC08 (condizione di carico
frequente). Per quanto riguarda i carichi variabili da uffici, si considera applicabile anche in
questo caso la riduzione del valore caratteristico in funzione del numero di piani (Eurocodice
UNI EN 1991-1-1:2004, Sezione 6.3.1.2, punti (10) e (11)).
3.6

Soglie di percezione dellaccelerazione

La Figura N.1 riporta alcune stime della soglia di percezione dellaccelerazione di picco, ap, in
funzione della frequenza dominante n0 con cui avviene loscillazione.
I diagrammi contraddistinti in Figura N.1 dalle sigle H-10, H-30, H-50, H-70 e H-90
corrispondono ai valori di picco dellaccelerazione percepiti, statisticamente, dal 10 %, 30 %,
50 %, 70 % e 90 % degli abitanti della costruzione.

202

Soglie di percezione dellaccelerazione


Al fine di garantire una corretta abitabilit della costruzione in esame, si verificare che ciascuno
dei valori di picco dellaccelerazione longitudinale e trasversale nel centro di torsione, non
superi il valore limite dellaccelerazione fornito dalla relazione (Figura N.2; le abitazioni fanno
riferimento al grafico B, gli uffici al grafico A).
Il periodo di ritorno considerato pari ad 1 anno.

203

204

CAPITOLO IV:

Belt Trusses e Travi di accoppiamento

205

206

4.1

Elementi di accopiamento degli elementi strutturali

I cores e gli ascensori sono elementi strutturali di natura meccanica vibrazionale indipendenti
tra loro.
I loro sistemi devono essere meccanicamente accoppiati tramite le travi di accoppiamento tra i
cores e le belt trusses al 24 piano ed al 50 piano al fine di definire il comportamento strutturale
atteso in fase di progetto.
Le travi sono principalemente sottoposte a fatica e devono fornire un comportamento duttile al
collegamento tra i cores.
Le Belt Trusses invece forniscono un collegamento rigido tra il core Nord ed il core Sud.
Sicuramente anche le 50 piastre che formano i solai forniscono un irrigidimento notevole alla
struttura ma il collegamento strutturale dinamico tra solaio e cores sarebbe opportuno esaminarlo in altra sede dato che si tratta proprio di uno studio nel dettaglio del collegamento piastra/
cores.

207

4.1.1 La Belt Truss


La soluzione progettuale con Belt Trusses in acciaio consiste nelladozione di profili in acciaio
che si intersecano per realizzare un trave reticolare le cui estremit sono rinforzate dalla presenza di elementi diagonali.

La Belt Truss superiore

La Belt Truss inferiore

208

Gli elementi sono connessi mediante saldature a completa penetrazione che garantiscono il
ripristino completo di resistenza e rigidezza.
Le belt trusses sono connesse ai Cores in c.a. mediante due tipi di collegamento:
- a barre post-tese tipo Diwydag per i collegamenti dei correnti;
- mediante una connessione con piastre con pioli Nelson annegate nel calcestruzzo per quanto
riguarda gli elementi diagonali;
I profili sono realizzati in maniera tale da avere lo stesso spessore dellanima. Tali profili sono
realizzati mediante lutilizzo di piatti saldati; il loro dettaglio riportato nellimmagine a seguire.

209

4.1.1.1

Calcolo delle sollecitazioni

La soluzione proposta stata implementata in un modello agli elementi finiti dellintera Torre
Isozaki. La prima fase di analisi consistita nella determinazione del comportamento dinamico
della struttura mediante analisi modale. Sulla base di questi risultati stata tarata lazione statica equivalente del vento per portare in conto gli effetti aerodinamici.
Sono state considerate le combinazioni in stato limite ultimo e le condizioni di esercizio.
Lanalisi stata eseguita considerando due condizioni di vincolo alla base: incastro e suolo alla
Winkler con molle puntuali per tenere in conto la rigidezza dei pali di fondazione.
Analisi modale con vincolo di incastro alla base
Modo 1

Modo 2

Modo 3

210

Analisi modale con vincolo di incastro alla base


Modo 1

Modo 2

Modo 3

211

4.1.1.2

Verifiche SLE

Le verifiche allo stato limite di esercizio sono relative a spostamento massimo in sommit e
verifiche di abitabilit.
Lo smorzamento aggiuntivo dovuto ai dispositivi fluidoviscosi tenuto in conto nella sola verifica di comfort.
SLE comb.rara - Verifica massimo spostamento in sommit
Si ritiene valido il valore di spostamento massimo in sommit pari a 1/500 dellaltezza delledificio, valore massimo riportato in normativa per gli edifici multipiano in acciaio.

Spostamenti in sommita del modello rigido


Lo spostamento massimo sotto lazione dellazione del vento riportato nella immagine successiva.

212

Spostamenti in sommit calcolati nel modello con vincolo elastico alla base
Lo spostamento massimo sotto lazione dellazione del vento riportato nella immagine successiva.

213

4.1.1.3

SLE comb. rara - Verifiche di comfort

Le verifiche di comfort sono eseguite in accordo con la CNR-DT207 appendice M. La stessa


normativa prevede che, per le verifiche di abitabilit, il valore massimo tra i valori di picco di
accelerazione longitudinale e trasversale rispetto al centro di torsione delledificio non superi
un valore limite di accelerazione.
Si riporta un estratto del documento con riportate le indicazioni sulla verifica di comfort.

214

La valutazione dellaccelerazione in punti lontani dal centro di torsione non classificata come
operazione necessaria dalla CNR. Tuttavia, stato svolta la verifica anche per laccelerazione
in corrispondenza degli spigoli delledificio calcolando e combinando gli effetti come indicato
da CNR-DT207

Soluzione con vincolo elastico alla base


Si riportano i dettagli di calcolo della soluzione con vincolo elastico alla base.

215

216

Si riporta la verifica nel dominio CNR dei valori riscontrati.

Soluzione con vincolo di incastro alla base

217

218

Si riporta la verifica di comfort nel dominio proposto dalla CNR-DT207

Le verifiche in SLU sono svolte sul valore massimo delle azioni ottenute tra il modello con
incastro alla base e il modello con vincolo elastico alla base

219

4.2

Le travi di accoppiamento

Queste travi sono i primi elementi disipativi che permettono laccoppiamento tra le due unit
che compongono ciascun core.
Sono elementi duttili che devono essere verificati a taglio e sono meccanicamente composti da
una armatura a x volta a compiere lavoro a fatica del tipo tirante/puntone.
Taglio sollecitante massimo (NTC08, 7.4.4.6)
Come da indicazioni presenti in EC8 ed NTC08. per garantire adeguata duttilit alle travi di accoppiamento, se la snellezza inferiore a 3 ed possibile la fessurazione per taglio, necessario
armare con due ordini di armature diagonali:

Considerando un taglio ottenuto tramite gerarchia delle resistenze (2M/L), si nota come quasi
tutte le travi di accoppiamento devono essere armate con armature diagonali.

220

4.2.1

Dettaglio armatura di una trave tipica

4.2.3

Sollecitazioni

221

Larmatura con diagonali offre resistenza alla sollecitazione di taglio mediante il formarsi di
puntoni e tiranti. In questo schema statico la presenza di eventuali forometrie che non interferiscano con gli elementi del meccanismo resistente, puntoni e tiranti, da considerarsi non
influente nei confronti della resistenza strutturale.

222

Seguono le verifiche per carichi statici e vento in SLU e negli SLE, con i quali non si attiva il
meccanismo puntone-tirante degli elementi diagonali.
Le verifiche sono svolte in:

SLU

SLE rara (limitazione tensioni cls ed acciaio per evitare danneggiamento materiali)

SLE frequente (verifica apertura di fessure e verifica per fatica con azioni del vento in
SLE frequente 20% del vento in SLE rara)

SLE quasi permanene (verifica apertura di fessure)
Le verifiche sono tutte soddisfatte.
In particolare, la tensione nelle armature in SLE frequente (45.64 N/mm2) inferiore al limite
di 70 N/mm2 indicto neEurocodice 2 come limite indiretto di verifica a fatica. La medesima
tensione, inoltre, garantisce aperture di fessure certamene inferiori a 0.2 mm.

223

224

4.2.3.1

Verifica a flessione SLU

4.2.3.2

Verifica a flessione SLE rara

4.2.3.3

Verifica a flessione SLE frequente

4.2.3.4

Verifica a flessione SLE quasi permanente

225

226

CAPITOLO V:

Progetto dello smorzatore

227

228

5.1

I sistemi di controllo passivi

I carichi da sisma devono essere considerati quando si progetta strutture in aree sismicamente
attive e devono aggiunti ai carichi dovuti alla gravit. La filosofia nel design convenzionale antisimico che la struttura sia progettata per resistere ai carichi laterali corrispondeti al vento ed
a leggeri terremoti con le relative azioni elastiche, e la struttura concepita per danneggiarsi ma
non collassare quando soggetta a carichi laterali associati a moderati o severi eventi sismici.
Come conseguenza, le cerniere plastiche, nelle strutture, devono essere sviluppate nellidea di
dissipare energia sismica quando la struttura sotto forte scuotimento.
Ovviamente il metodo di progetto basato sulla filosofia che siano soddisfatti sia i bisogni della
salvaguardia della vita sia le considerazioni economiche nellottica del risparmio.
Comunque, lo sviluppo delle cerniere plastiche permette grandi deformazioni e quindi grandi
doti di duttilit della struttura. Infine, pi la duttilit maggiore la possibilit di danneggiarsi
senza collassare. Chiaramente le strutture strategiche come i ponti di grandi vie di comunicazione, gli ospedali, gli aeroporti non possono essere progetttati sulla base della salvaguardia della
vita ma, invece, devono rimanere efficienti anche sotto eventi sismici pi severi.
I sistemi di controllo passivi sono stati sviluppati con una filosofia differente allo standard design method. Questi sistemi primariamente includono lisolamento sismico e la dissipazione di
energia.
Una variet di sistemi di dissipazione sono stati sviluppati nei due decenni passati, come i friction dampers, metallic dampers, visco-elastic dampers and viscous dampers.
Le strutture nelle quali sono stati istallati questi elementi non sfruttano le cerniere plastiche per
dissipare energia, ma al contrario, lenergia dissipata concentrata nei dispositivi cos facendo
il danneggiamento risemantizzato in un semplice funzionamento di questultimi.
Levento in cui una struttura risponda ad un sisma pu essere illustrata attraverso delle considerazioni energetiche. Usando lequazione assoluta di energia (Uang and Bertero, 1998):
E1= Ek + Es + Eh + Ed
Dove
E1 lenergia di imput,
Ek lenergia cinetica,
Es lenergia elastica
Eh lenergia isteretica
Ed lenergia dissipata
A destra si trova lintera capacit di immagazzinamento dellenergia a sinistra si trova tutta
lenergia sismica immessa nel sistema della struttura.
Per una struttura convenzionale la sopravvivenza al sisma dipende dalla grandezza del ciclo
isteretico, invece per una struttura dotata di dissipatori visco-elastici, dipende dalla quantit di
energia addizionata al sistema (Ed) tramite i dispositivi. Da precisare che il sistema strutturale
globale progettato per permettere lentrata in funzione del dispositivo prima del danneggiamento della struttura.
In altre parole, il sistema protetto meglio e le perfomance della struttura soggetta al movimen229

to sismico pu essere migliorata.


Nel settembre del 1996, the Federal Emergency Management Agency of U.S.A pubblicarono le
NEHRP, Linee Guida per la reabilitazione degli edifici, che sono conosciute come FEMA 273
e FEMA 274.
Questa documentazione completa di guide per la progettazione dei dispositivi di dissipazione.
5.2

Propriet meccaniche dei Damper Fluido Viscosi

Un comportamento puramente viscoso pu essere realizzato forzando un fluido viscoso a passare attraverso degli orefizi (Soong and Constantinou, 1994), i damper fluido viscosi sono stati
largamenti utilizzati nel design della protezione sismica di strutture molto importanto. Questi
fuorono sviluppati per numerevoli applicazioni militari e dellindustria pesante. Pi recentemente hanno giocato un ruolo importante nel controllo antisismico dopo la guerra fredda.
I damper viscosi sono stati usati per assorbire lenergia non solo nei sistemi di isolamento sismico ma anche per ridurre gli effetti dovuti a carichi ciclici di grande rilevanza come il vento.

La figura contiene una tipica sezione di un damper viscoso. La struttura in acciaio e la camenra centrale contiene olio siliconico. Il pistone, dotato di una serie di orifizi, scorre allinterno
della camera.la differenza di pressione tra i due lati della testa del pistone risulta allinterno
della forza di smorzamento, la costante di smorzamento pu essere determinata dalla modifica
del diametro degli orefizi.
Quando si arriva ad un comportamento puramente viscoso, la forza smorzante e la velocit
rimangono in fase. Comunque, il volume per laccumulo del fluido cambia mentre il pistone
inizia a muoversi.
Quindi la forza ricentrante, in fase con lo spostamento piuttosto che con la velocit
La configurazione con un accumulatore spesso usata per risolvere il problema della differenza
di forza tra le due camere soprattutto per sollecitazioni con frequenze alte.
La forza ideale di risposta del damper

dove Fd la forza del damper, C la costante di smorzamento ed la veloict tra i due punti
morti del cilindro, a lesponente tra 0 ed 1. Lo smorzatore con a=1 chiamato lineare nel
quale la forza direttamente proporzionale alla velocit. Dispositivi con a maggiore di uno
non hanno trovato molte applicazioni pratiche.
Quando a<1 lo smorzatore chiamato non lineare.
230

La figura sotto mostra il legame Forza-Velocit al variare di a.


Questa dimostra lefficienza del non-lineare nel minimizare gli shock ad alta velocit, per piccole velocit relative, lo smorzatore con a<1 possiede una pi grande capacit di esprimere una
forza smorzante maggiore degli altri due.

La figura sotto mostra i cicli di isteresi appartenenti ad un comportamento puramente viscoso


lineare; il ciclo una ellissi perfetta.
Lassenza di un immagazzinamento di rigidezza permette alla frequenza naturale di rimanere la
stessa. Questo vantaggio semplifica il progetto della struttura con dispositivi aggiuntivi.
Comunque, se lo smorzatore sviluppasse forze di ricentraggio, il ciclo cambier forma (dalla
figura a alla figura b). In altre parole, diventerebbe un comportamento viscoelastico.

231

5.3

Determinazione del modello meccanico: Il modello di Maxwell

Partendo dalla determinazione sperimentale della curva di Creep Compliace e ricorrendo ad un


modello meccanico generalizzato, si pu definire in modo puntuale limpiego della metodologia e dei successivi residuali al fine di determinare le costanti viscoelastiche che caratterizzano
il modello stesso.
Di indubbio interesse risulta la possibilit di risalire al modulo complesso e allangolo di fase,
quando siano stati determinato i parametri del modello meccanico, in tale ottica l ametodologia
proposta fornisce un valido strumento per la determinazione del modulo complesso a partire dal
tradizionali prove di creep statico.
Il comportamento viscoelastico uno degli aspetti salienti della risposta allazione dei carichi
esterni ed descrivibile attraverso la combinazione di caratteristiche elastiche e di smorzamento.
Il modello di Maxwell descrive bene i materiali viscoelastici che si comportano in modo elastico su intervalli di tempo brevi e in modo viscoso su intervalli di tempo lunghi. In genere il
modello di Maxwell viene impiegato per prevedere il comportamento dei materiali viscoelastici
liquidi.
Tale modello rappresentato da un dissipatore viscoso collegato in serie a una molla e lequazione costitutiva ad esso associata la seguente

in cui:
lo sforzo;
la deformazione;
la deformazione totale;
il contributo viscoso;
il contributo elastico;
E il modulo di Young;
t il tempo.
Un materiale elastico caratterizzato da una molla ed obbedisce alla legge di Hooke, mentre un
materiale viscoso segue il comportamento di un dissipatore ed obbedisce alla legge di Newton.
(1)
dove
l- il coefficiente di viscosit
t - il tempo
A tensione costante la (1) pu essere facilmente integrata fornendo:

232

Il modello di Maxwell una combinazione di una molla e smorzatore in serie. A tensione costante la deformazione totale la somma delle deformazioni relative alla molla ed al dissipatore:

Dove:

Se una tensione s0 applicata istantaneamente al modello, la molla subit una deformazione


istantanea s0/e e se questa deformazione mantenuta costante, la tensione andr gradualmente rilassando e dopo un periodo di tempo abbastanza lungo tender a zero.
Ci pu essere dimostrato risolvendo lequazione differenziale:

E se la deformazione mantenuta costante

e quindi:

Quest ultima osservazione permette di definire To, per il modello di Maxwell, come il tempo
richiesto affinch la tensione si riduca al 36,8% del valore iniziale.
Conseguentemente conveniente definire il tempo di rilassamento piuttosto che l, proprio per
il semplice significato fisico che possibile associare a To.

233

5.4

Il puntone
Ledificio caratterizzato nelle facciate maggiori dalla presenza di due coppie di
puntoni di contrasto in acciaio connessi ai nuclei a circa un quarto dellaltezza totale
della torre. Il sistema di dissipazione viscosa
collegato, per tramite dei puntoni,
alledificio ha la funzione di incrementare lo
smorzamento e le capacit dissipative
della struttura rispetto allasse minore delledificio comportando, di conseguenza, una
riduzione del momento sollecitante alla base
dovuto alle azioni orizzontali.

234

La geometria
Il puntone consta di tre parti fondamentali pi la piastra di appoggio.
La parte centrale consta dellaccopiamento di tre profili tubolari cavi in acciaio connessi tra loro
ogni metro un sistema di manicotti e piastra.
Le parti terminali sono, invece a geometria variabile, inizialmente un unico profilo circolare
fino al raccordamento con i 3 profili separati (vd. figura sotto)

235

La funzione dei dissipatori viscosi, e quindi dei puntoni, si


esplica sia agli stati limite di esercizio sia agli stati limite ultimi:
In condizioni desercizio, i dissipatori hanno lo scopo di contenere le accelerazioni percepite dagli occupanti;
In condizioni di sollecitazioni estreme, i dissipatori operano
una funzione di filtro e controllo dellintensit della componente risonante del vento e riducono le sollecitazioni ultime sui
nuclei delledificio;
Sia in condizioni di esercizio sia in condizioni ultime, i dissipatori contribuiscono alla riduzione degli spostamenti massimi
della struttura per azioni orizzontali e, di conseguenza, riducono il danno agli elementi strutturali e a quelli non-strutturali in
condizioni estreme.
Per questa ragione, il programma dinstallazione dei puntoni
e del sistema di dissipazione viscosa dovr essere valutato, in
fase di Progetto Esecutivo, per assicurare che il contributo
smorzante sia operante nel momento in cui linstallazione
delle facciate avr raggiunto un avanzamento tale da rendere
incompatibile la resistenza delle strutture con le azioni del
vento, allo stato limite ultimo, se non con il contributo dei
puntoni e degli smorzatori ad essi collegati.

236

Particolare della connessione in testa

Particolare della connessione dei profili


tubolari trami te manicotto
237

Particolare della connessione a terra prima del profilo di raccordo con la coppia di dissipatori

Particolari della giunzione puntone/dissipatori


238

Fattore di smorzamento e rigidezza assiale richiesta dal sistema


Il grafico sottostante riporta il contributo di smorzamento del singolo puntone (della facciata
Nord/Ovest) nellasse minore delledificio rispetto alla sua rigidezza assiale. La curva presenta
una cuspide intorno ad un valore di smorzamento del 5% dopo il quale il contributo aggiuntivo
di rigidezza assiale del puntone diventa non sensibile al sistema. La rigidezza in corrispondenza
della cuspide rappresenta il target di progetto per dimensionamento dei puntoni stessi.

Geometria del puntone e sistema di connessioni


I puntoni sono connessi in testa alla struttura dei nuclei attraverso una cerniera cilindrica, mentre alla base sono collegati agli smorzatori viscosi (posizionati lungo lasse longitudinale del
puntone) attraverso cerniere di tipo sferico, parte del sistema di connessione dei dispositivi. Il
peso proprio dei puntoni trasferito alla base ad un cavalletto strutturale in acciaio costituito
da aste che stabilizzano il puntone lungo il suo piano ortogonale permettendo il movimento
lungo lasse longitudinale.
Si osserva che il cavalletto di sostegno deve essere posizionato, in configurazione ideale iniziale, sul piano ortogonale allasse del puntone, affinch sia teoricamente nulla la componente di
carico assiale sul puntone attratta dal cavalletto (componente che andrebbe a sottrarre carico e,
quindi, efficacia, al sistema di smorzamento viscoso).
Le due coppie di puntoni hanno una lunghezza, al netto dei sistemi di connessione, pari a circa
55-60m (puntoni nella facciata nord/ovest) e 40-45m (puntoni nella facciata sud/est).
Per informazioni di dettaglio e schemi di costruzione dei puntoni si rimanda ai disegni strutturali rilevanti.
In particolare possibile distinguere le seguenti sezioni strutturali:
Concio di punta:
il concio di punta, che costituisce la testa del puntone contenente il perno cilindrico di sommit,
sar realizzato per fusione ovvero per fresatura a formare la geometria di progetto.

239

Concio D:
il concio D viene formato mediante un elemento interno dirrigidimento composto da tre piatti
piani dello spessore di 70mm saldati a formare un elemento a stella; tre dei quattro lati dei
piatti saranno rettilinei mentre il terzo lato avr un andamento curvo da tagliare a controllo
numerico;

Tre piatti da 40mm calandrati su una superficie conica ottenuta per raccordo di una direttrice
rappresentata da una porzione di
circonferenza di diametro 610mm e di una direttrice rappresentata da una porzione di circonferenza di diametro 800mm; i tre piatti conici cos ottenuti saranno saldati a completa penetrazione lungo il lato curvo degli irrigidimenti interni.
Concio E:
il concio E rappresenta la porzione centrale del puntone ed costituito da tre tubolari cavi di
diametro 610mm e spessore di parete di 40mm.
I tubolari sono collegati trasversalmente da tre elementi puntuali disposti al 25%, 50% e 75%
della lunghezza del concio.
I tubolari saranno riempiti di calcestruzzo per garantire la necessaria stabilit aeroelastica della
struttura.
Tra i tre tubolari verr disposta una pannellatura senza requisiti strutturali, fissata per mezzo di
viti o bulloni per consentirne la rimozione e la necessaria ispezione della cavit retrostante per
il ripristino della protezione alla corrosione. La pannellatura dovr essere forata con fori del
diametro minimo di 30mm e disegno architettonico ed una permeabilit minima del 50% per
garantire la necessaria stabilit aeroelastica della struttura.
Il raccordo tra il concio E ed i conci D avviene tramite un piatto piano sagomato dello spessore
di 60mm.
Concio C: il concio C costituisce il raccordo di base tra il puntone e gli smorzatori viscosi;
costituito da un tubolare di diametro 800mm e spessore di parete 60mm irrigidito internamente da un elemento a stella che costituisce il proseguimento dellirrigidimento contenuto nel
concio D.
La connessione in testa del puntone caratterizzata da una piastra dancoraggio in acciaio con
irrigidimenti trasversali, sagomata sia per minimizzare limpatto visivo in facciata sia per diffondere uniformemente su tutta laltezza dinterpiano gli sforzi assiali scambiati mutuamente
240

tra il puntone ed il nucleo. La piastra viene connessa rigidamente ad una lesena in calcestruzzo
con funzione dirrigidimento e di ripartizione dei carichi trasmessi al nucleo.

Come anticipato, il vincolo di connessione considerato in testa una cerniera cilindrica, questo
principalmente per facilitare il posizionamento ed il serraggio del puntone alla piastra di ancoraggio.
La connessione di base del puntone costituita da un cavalletto di base composto da due smorzatori viscosi (posti lungo lasse longitudinale) e da due aste che hanno la funzione di stabilizzare e supportare il peso proprio del puntone. Il sistema di connessione stato ideato per
permettere al puntone di ruotare (compatibilmente ai moventi ammissibili della torre soggetta
alle forze orizzontali) e di traslare lungo il suo asse (soggetto a dilatazioni/contrazioni termiche
e movimenti differenziali delledificio).
Per il sistema di vincoli e lo schema statico, il singolo puntone ed i suoi supporti formano un
treppiede isostatico dove il puntone rappresenta una delle gambe, molto pi grande delle restanti due. Per questo schema, la sequenza di montaggio ipotizzata la seguente:
Assemblaggio del puntone a pie dopera con contestuale riempimento dei tubolari di calcestruzzo;
Sollevamento del puntone mediante una o pi autogru di grande portata e connessione alla
cerniera di sommit;
Rotazione attorno alla cerniera di sommit fino allappoggio sul cavalletto di base (al serraggio dei perni del cavalletto di base al puntone, il sistema risulta auto-stabile e non ha pi bisogno di supporti esterni temporanei o del sostegno di unautogru);
Posizionamento e collegamento finale dei dissipatori viscosi alla base del puntone.

241

Stabilit e fenomeni aeroelastici sui puntoni


manifestano quando gli spostamenti e/o le velocit della struttura o dellelemento considerato
sono tali da alterare, in modo non trascurabile, il campo di flusso e di pressione indotto dal vento sulla costruzione. Sono quindi suscettibili a tali fenomeni le strutture leggere, molto flessibili
e con smorzamento limitato come i puntoni della torre Isozaki.
I fenomeni aeroelastici possono essere schematizzati attraverso lintroduzione di azioni aeroelastiche (o auto-eccitate), in generale non lineari, che dipendono dagli spostamenti e dalle
velocit della struttura, oltre che dalla velocit media del vento e dai parametri aerodinamici
del corpo investito.
I fenomeni aerolelastici rilevanti per i puntoni sono il distacco dei vortici (Vortex Shedding) ed
il galoppo (Galloping).
In generale e in prima approssimazione, la condizione di stabilit di una struttura soggetta a
fenomeni aeroelastici pu venire rappresentata dal cosiddetto numero di Scruton:

Dove
mie

xi
r
b

la massa equivalente per unit di lunghezza relativa alli-esimo modo di vibrazione


trasversale;
il rapporto di smorzamento relativo al critico delli-esimo modo;
la densit dellaria, il cui valore raccomandato 1.25 kg/m3;
la dimensione di riferimento della sezione trasversale, valutata nella posizione in cui
avviene il fenomeno critico.

Distacco dei vortici


Un elemento snello immerso in una corrente fluida produce una scia formata da treni di vortici
(la scia di Von Karman) che si staccano alternativamente dallelemento, con una frequenza ns,
fornita dalla relazione di Strouhal:

Dove St il numero di Strouhal, vm la velocit media del vento, b la dimensione trasversale


della sezione.

Il distacco alternato dei vortici genera pressioni istantanee oscillanti sulla superficie dellelemento, la cui integrazione d luogo, in prevalenza, a una forza trasversale alla direzione del
flusso, FL, con frequenza prevalente pari alla frequenza del distacco dei vortici ns.

242

Se lelemento possiede una frequenza naturale ni, associata ad un modo trasversale di vibrazione, prossima alla frequenza di distacco ns, la forza trasversale FL diventa risonante con il
distacco dei vortici. Si definisce velocit critica per li-esimo modo di vibrazione dellelemento,
la velocit media del vento che causa la condizione di risonanza, ns = ni. Essa data dallespressione:

Secondo quanto prescritto dallEurocodice 1 (UNI EN 1991-1-4: 2005) e dalle CNR DT


207/2008, la valutazione degli effetti dovuti al distacco dei vortici deve essere eseguita per tutte
le velocit critiche non inferiori alla velocit media del vento. corrispondente a un periodo di
ritorno pario a 10 volte quello di progetto (i.e. circa vm,500 = 40 m/s).
Galoppo
Il galoppo una forma dinstabilit aeroelastica caratterizzata dallannullamento dello smorzamento dellelemento considerato. Sono molto sensibili al galoppo gli elementi snelli, flessibili,
leggeri e poco smorzati, con sezione non circolare. Appartengono quindi a questa famiglia le
sezioni che caratterizzano i puntoni.
Il fenomeno del galoppo dovuto allazione combinata delle forze aerodinamiche trasversali
(di portanza) e longitudinali (di resistenza) che agiscono sulla sezione dellelemento strutturale.

Quando la sezione libera di muoversi, langolo di attacco (apparente) diventa funzione della
velocit del moto trasversale; ci d origine, in termini equivalenti, ad uno smorzamento aerodinamico che si somma allo smorzamento strutturale. Il fenomeno del galoppo si verifica quando
lo smorzamento complessivo si riduce fino ad annullarsi e a diventare negativo. La condizione
necessaria di instabilit per galoppo in direzione trasversale al flusso fornita dalla relazione:
243

Linstabilit per galoppo si verifica quando si annulla lo smorzamento complessivo del sistema,
come detto, che si realizza quando la velocit media del vento vm uguale alla velocit critica
di galoppo vG,i:

Allo scopo di evidenziare la presenza di fenomeni dinstabilit aeroelastica, sono state eseguite
prove sezionali in galleria del vento sui puntoni. Le prove hanno evidenziato, per la configurazione prescelta tra quelle risultate stabili, la necessit di raggiungere un numero di Scruton
minimo pari a 12.
Si assume uno smorzamento strutturale pari a xi = 2.5 e, prevedendo di riempire i tre tubolari
del concio E di calcestruzzo con densit di circa 2400 kg/m, si ottiene:
Affinch sia garantita la stabilit aeroelastica dei puntoni, lo spazio tra i tre tubolari che formano il concio E deve avere una permeabilit di almeno il 50% e fori della lamiera permeabile di
diametro non inferiore a 30mm.
Dissipatori viscosi
Come precedentemente anticipato, alla base dei puntoni sono stati introdotti dei dissipatori viscosi. Questi hanno una duplice funzione:
La disconnessione longitudinale operata dai dissipatori consente ai puntoni di dilatarsi e contrarsi per fenomeni lenti (variazioni termiche ma anche eventuali cedimenti differenziali tra la
torre e quindi la connessione di sommit e la base dei puntoni) senza indurre stati di sollecitazione sui puntoni stessi e sulla struttura della torre.
Lo smorzamento viscoso fornito dai dissipatori contribuisce allo smorzamento complessivo
delledificio inducendo una riduzione della componente risonante del vento e delle sollecitazioni sulla struttura Il dimensionamento dei dissipatori stato fatto mediante unanalisi dinamica
modale nel campo complesso e sono stati estratti, tra laltro, i diagrammi riportati di seguito
che rappresentano la variazione del rapporto di smorzamento e della rigidezza in funzione della
variazione dello smorzamento complessivo.

244

Ogni puntone sar dotato di due smorzatori viscosi con le seguenti caratteristiche

Si osserva che il contributo dei dissipatori viscosi avr un effetto benefco anche durante un
evento sismico; questo contributo non stato cautelativamente considerato nel Progetto Definitivo e costituisce quindi una risorsa fuori calcolo per la struttura.
Si evidenzia infine che la corsa dei dissipatori stata calcolata per tener conto di:
Escursione di esercizio dei dispositivi
Escursione dovuta allallungamento / accorciamento dei puntoni per le variazioni termiche
ambientali;
Erosione della corsa per labbassamento, nel lungo periodo, della connessione di sommit per:
(i) accorciamento per creep delledificio; (ii) cedimenti differenziali in fondazione tra torre e
piastra.

245

Eccentricit del carico Fx, e = 0 mm

Eccentricit del carico Fx, e = 20 mm

Eccentricit del carico Fx, e = - 20 mm

246

CAPITOLO VI:

Sperimentazione analisi dinamiche

247

248

6.1

Simulazione Monte Carlo

La simulazione numerica di una famiglia di realizzazioni spazio-temporali di un campo di vento generalmente eseguita applicando il metodo Monte Carlo. Schematizzando il campo di
vento come un processo aleatorio stazionario gaussiano, esistono varie tecniche sviluppate per
tale obiettivo.
Esse possono essere divise in due classi principali. La prima comprende i metodi basati sulla
rappresentazione spettrale dei processi; usando tali metodi, le funzioni campione sono simulate, nel loro insieme, per tutti gli istanti temporali richiesti; normalmente sono espresse come
la somma di onde armoniche con angolo di fase aleatorio, e talvolta con ampiezza aleatoria.
La seconda comprende i metodi basati sulla realizzazione di modelli ricorsivi; essi simulano le
funzioni campione, in istanti successivi, mediante filtri lineari di rumori bianchi a banda limitata - usando ad esempio i metodi autro-regressivi (AR), a media mobile (MA) e di tipo misto
(ARMA) - oppure attraverso simulazioni condizionate di vettori aleatori.
La simulazione numerica dei campi di vento comporta la discretizzazione del dominio del tempo e dello spazio. Luso dei metodi basati sulla rappresentazione spettrale dei processi richiede
inoltre la discretizzazione del dominio della frequenza. In questo caso, applicando un algoritmo
FFT (Fast Fourier Transform, o trasformata rapida di Fourier), le due discretizzazioni non sono
indipendenti, bens univocamente legate dalla scelta dei parametri Nt e t che rappresentano,
rispettivamente, il numero degli istanti temporali nei quali simulato il processo e il passo di
campionamento;
Tp=Ntt
la durata del segnale campionato. Il valore nc=1/(2t) il limite superiore della frequenza
delle armoniche riprodotte nella simulazione (frequenza di cut-off); n=1/Tp la distanza minima tra le frequenze di armoniche distinte. Attribuire ai parametri t e Tp valori finiti, come
necessario nelle applicazioni, conduce ad elidere, rispettivamente, contenuti spettrali ad alta
e bassa frequenza della turbolenza. La Figura E.2 pone in luce che la scelta dei parametri pi
adatti a simulare una componente della turbolenza pu essere inefficace nei riguardi di unaltra.
La discretizzazione del dominio spaziale dove simulato il campo di vento richiede luso di
passi spaziali s abbastanza piccoli per rappresentare, con il dettaglio voluto, la correlazione
parziale della turbolenza in coppie di punti distinti.
Lapplicazione dei principi sopra esposti fornisce i requisiti basilari per rappresentare la turbolenza in modo appropriato. E inoltre sufficiente, partendo dalle simulazioni prodotte, per
analizzare le azioni statiche e quasi-statiche esercitate dal vento sulle costruzioni e sui loro
elementi. Limpiego delle simulazioni dei campi di vento nella prospettiva di svolgere lanalisi
della risposta dinamica
delle strutture (paragrafo 3.4.2) esige ulteriori avvertenze.
Nel caso delle strutture con comportamento lineare, necessario che il passo temporale t sia
abbastanza piccolo da non escludere contenuti spettrali in grado di eccitare, in misura apprezzabile, i modi di vibrazione rilevanti per la risposta dinamica della struttura; quindi, ad esempio,
1/t deve essere almeno doppio della frequenza propria del modo maggiore eccitato dal vento.
E inoltre necessario che la durata Tp del segnale sia molto maggiore del periodo proprio del
primo modo di vibrazione, e tanto pi grande quanto pi piccolo il fattore di smorzamento dei
modi eccitati dal vento. E infine necessario che il passo spaziale s sia sufficientemente minore
della lunghezza donda spaziale dei modi rilevanti per la risposta dinamica.
249

La simulazione di campi di vento finalizzati allanalisi della risposta dinamica delle strutture
con comportamento non lineare richiede particolari cautele e la collaborazione di esperti della
materia.In ogni caso, necessario simulare un numero di scenari di vento abbastanza grande da
ricavare statistiche sufficientemente rappresentative delle azioni e della risposta.
6.2

Modellazione spettrale della turbolenza in un punto

La turbolenza atmosferica in un punto M normalmente schematizzata mediante un vettore le


cuitre componenti sono chiamate, rispettivamente, longitudinale ( v1 , orizzontale, nella direzione x della velocit media del vento), laterale ( 2 v , orizzontale, nella direzione y perpendicolare alla velocit media del vento) e verticale ( 3 v , nella direzione verticale z) (Figura E.1).
Ogni componente della turbolenza generalmente trattata come un processo aleatorio stazionario gaussiano a media nulla, le cui propriet statistiche sono definite mediante il relativo spettro
di potenza. E lecito ammettere, in prima approssimazione, che le tre componenti della turbolenza siano fra loro non correlate (nella realt questa ipotesi cade in difetto relativamente alla
correlazione della componente longitudinale e della componente trasversale della turbolenza).

In mancanza di analisi specifiche, gli spettri di potenza della turbolenza longitudinale, laterale
e verticale, S1, S2, S3 (normalizzati in modo tale che la varianza sia lintegrale dello spettro di
potenza al variare della frequenza n fra zero e infinito), sono dati dalle relazioni:

vm
la velocit media del vento, definita al paragrafo 3.2.5 o valutata mediante

analisi specifiche del tipo illustrate in Appendice C;
1, 2, 3 sono le deviazioni standard della turbolenza longitudinale, laterale e verticale;
I1, I2, I3
sono le intensit della turbolenza longitudinale, laterale e verticale, definite

come il rapporto fra le deviazioni standard della turbolenza 1, 2, 3 e la velo

cit media del vento vm;
L1, L2, L3 le scale integrali della turbolenza longitudinale, laterale e verticale nella direzio

ne della velocit media del vento.
In mancanza di analisi specifiche, le deviazioni standard della componente longitudinale, laterale e verticale della turbolenza sono fornite dalle relazioni:
250

dove:
vr
la velocit di riferimento di progetto (paragrafo 3.2.2);
kr
il fattore di terreno (paragrafo 3.2.3).
Coerentemente con lEq. (E.2), in mancanza di analisi specifiche, le intensit della componente
longitudinale, laterale e verticale della turbolenza sono fornite dalle relazioni:

dove Iv
lintensit della turbolenza definita al paragrafo 3.2.6.
Le scale integrali della turbolenza esprimono la dimensione media dei vortici, associati a ciascuna delle tre componenti della turbolenza, nella direzione del vento. In mancanza di analisi
specifiche, esse sono fornite dalle relazioni:

dove Lv la scala integrale della turbolenza definita al paragrafo 3.2.6.


La Figura E.2 mostra gli spettri di potenza della turbolenza longitudinale, laterale e verticale,
forniti dallapplicazione delle Eqq. (E.1)-(E.4). Si noti che lordinata normalizzata mediante
la varianza 2 1 per le tre componenti della turbolenza.

251

6.3

Generazione di storie di vento

In questo capito verr proposta una delle pi comuni tecniche per la generazione di storie di
vento a partire dalla matrice di densit spettrale associata alla turbolenza atmosferica o, pi in
generale, alle forzanti acquisite in galleria del vento oppure mediante sperimentazione al vero.
In questa sede, faremo riferimento alla componente fluttuante longitudinale della velocit del
vento, u = u(t), intesa come un processo stocastico stazionario, gaussiano, a media nulla. Chiaramente le tecniche di simulazione che verranno proposte, sono estendibili a qualsiasi processo
stocastico con le stesse propiet statistiche.
6.4

Simulazione di processi multivariati

Generalmente il campo di vento un processo stocastico multidimensionale e multicorralato


nello spazio e nel tempo. Si procede, pertanto, allestensione dei precedenti metodi al caso pi
generale e dinteresse per le strutture.
6.5

Weighted AmplitudeWave Superposition (W.A.W.S)

Un vettore di velocit eoliche fluttuanti, definite nello spazio:

pu essere simulato mediante la seguente relazione:


dove:
sono i vettori delle frequenze centrali degli N intervalli di frequenza, con nk << n=2;

il vettore delle fasi random coprese tra 0 e .


Considerando, ad esempio, M = 2, si ha in forma esplicita:

In maniera analoga a quanto visto per i singoli processi, si pu dimostrare che:


ossia che la matrice H(nk) il fattore di Cholesky di 2nSu(nk) dove Su(nk) la matrice di
densit spettrale della turbolenza atmosferica, intesa ora come processo stocastico multivariato
nello spazio e nel tempo.
Per tenere in conto della correlazione del vento possibile simulare li-esima componente fluttuante del vento nel seguente modo:

Dove:

252

Pertanto, calcolato il profilo di vento per il sito in questione, si sceglie la durata della storia di
vento, T, il passo di campionamento, t, la frequenza massima dello spettro, il numero di intervalli di frequenza, N, e si calcola la matrice delle densit spettrali Su(nk). Successivamente, si
opera la fattorizzazione di Cholesky di 2nSu(nk), si generano i vettori enk e k e si calcolano
le storie di vento associate alle k-esime frequenze enk. A questo punto si itera per tutte le N
bande di frequenza scelte, e di volta in volta si sommano le componenti armoniche ottenute.
6.6

Algoritmo di generazione storie di vento

La sperimentazione, partendo dal presupposto che sul fatto che i modelli di calcolo siano stati
caricati con pressioni derivanti da calcolo CNR207/98, si propone di generare delle storie di
vento spettro compatibili avendo come caratteristiche le stesse della CNR, intendendo:
La vm Velocit media
=35.08
La I Intensit della turbolenza
=0.167
La L Scala della turbolenza
=221.02
La s Deviazione standard
=35.08*0.167=5.8583

Lalgoritimo fornisce le fluttuazioni, dato che il vento definito come velocit media pi la
sua fluttuazione (negativa o positiva), possibile sommare la velocit media (35.08) con la sua
fluttuazione punto per punto.
Questa storia di parametri verra inserita come table time/factor allinterno del programma di
calcolo destinandola ad una analisi dinamica del singolo caso di carico di vento.
Cos facendo si potr far fluttuare le pressioni CNR in maniera spettro compatibile e cos calcoleranno le accelerazioni dellultimo piano uffici ai fini del confort da CNR (destinazione duso:
Uffici; Acc max: 22 mg)

253

Vm + F(Vm, Lv, I)
Vm + F(Vm, Lv, I)

254

Carichi di drag sulla facciata lunga 60 m

Carichi di drag sulla facciata lunga 22 m

Carichi di torsione sulla facciata lunga 60 m

Carichi di torsione sulla facciata lunga 22 m

Variazione della sollecitazione

Variazione della risposta (x=5%)

255

256

6.6.1 Variazione della risposta al variare dello smorzamento


La risposta della struttura, la sua oscillazione fortemente legata al suo smorzamento
In pirmo luogo si dato uno smorzamento pari a 0% dello smorzamento critico, e via via, aumentandolo fino a 20% dello smorzamento critico.
Ci si aspetta, gi alla calibrazione del modello, che la funzione della risposta sia soggetto ad una
ridzione delle creste del grafico, sia come numero che come intensit.
Infatti:

o meglio (considerando i primi 100 secondi)

chiaramente visibile che la curva rossa (x=0%) ha molti pi picchi considerevoli rispetto alla
curva blu (x=20%) che rimane sempre al di sotto del valore massimo della curva allo 0% di
smorzamento.
A
c
c
e
l
e
r
a
z
i
o
n
e
Smorzamento %
257

E necessario fare commentare i risultati ottenuti al fine di aver chiaro il fenomento dinamico
in questione.
Tenendo conto che il modello caricato da uno schema di pressioni che derivano da una ipotesi di vento con un periodo di ritorno di 100 anni (vm=35.08m/s), e che in prima analisi non si
considera lo smorzamento, corretto pensare che le sollecitazioni sono molto inferiori e quindi
sono inferiori anche le accelerazioni considerando un tempo di ritorno pari ad 1 anno (Verifica
confort CNR207/08), il fattore che lega la variazione di velocit media tra il periodo di ritorno
100 anni e periodo di ritorno 1 anno circa 0,5, quindi, in prima analisi sarebbe opportuno
scalare i risultati ottenuti di tale valore. Questo procedimento se non analiticamente esatto
fisicamente verosimile facendo allora rientrare lanalisi del confort allinterno del un target di
accettabilit richiesto dalla norma (20 mg)
A
c
c
e
l
e
r
a
z
i
o
n
e

Tr=100 anni

Tr=1anno

Smorzamento %

258

Modello di calcolo per le Analisi Dinamiche

Mappatura delle accelerazioni sulle facciate per


lo studio del confort
259

Risultati salienti
Lo studio delle accelerazioni si basato sullipotesi che la struttura si comportasse come una
mensola incastrata alla base e se ne calcolava laccelerazione dei punti baricentrici dellultimo
piano uffici (il 47), il limite di normativa (CNR207/08) propone come limite massimo 20mg di
accelerazione per il confort, ma utilizza un periodo di ritorno del vento pari ad un anno (brezze
leggere). Nel modello di calcolo per imputata una azione statica del vento pari ad un evento
che ha un perido di ritorno di 100 anni, quindi includerebbe anche le tempeste ed uragani con
velocit di riferimento di circa 35,08 m/s= 122,8 km/h.
Quindi probabile che i risltati non coincidano perfettamente con il calcolo delle accelerazioni
effettuato con il metodo analitico, ma con opportune riflessioni possibile credere che in presenza di uno smorzamento pari all 1% dello smorzamento critico, ledificio non abbia problemi
di confort neppure con gravosi eventi eolici ed in assenza di smorzatori.
L1% di smorzamento quello che in letteratura viene dato agli hi-rise building .
Lo smorzamento aggiunto meccanicamente servirebbe a fornire un ulteriore sicurezza al confort.

Smorzamento 0%*c

260

Smorzamento 1%*c

Smorzamento 2%*c

Smorzamento 5%*c

Smorzamento 3%*c

Smorzamento 10%*c
261

6.7

Considerazioni

Dal calcolo della normativa x il confort con periodo di ritorno del vento di 100 anni e smorzamento dell 1% rispetto al critico.

262

263

6.8

Modellazione spettrale della turbolenza in una coppia di punti

Come si visto nel percorso attuato sulla generazione delle turbolenze e la fluttuazione dellintero carico da vento, il modello di calcolo stato fatto variare con un fattore dinamico dipendente dal tempo (simulante la turbolenza) per lintero carico da vento. Ma in reat non avviene
questo, dato che per ogni porzione della superficie esister una velocit media ed una storia
di turbolenze.
Le propriet spettrali della turbolenza atmosferica in una coppia di punti sono generalmente
assegnate
mediante gli spettri di potenza delle singole componenti della turbolenza (paragrafo E.1) e le
rispettive funzioni di coerenza.
In mancanza di analisi specifiche, le funzioni di coerenza della turbolenza longitudinale, laterale e verticale (definite come il rapporto fra lo spettro incrociato di potenza e la radice del
prodotto degli spettri di potenza puntuali), sono fornite dalla relazione:

dove:
M e M
sono due punti di coordinate (x, y, z) e (x, y, z) (Figura E.3);
Cjr
sono i coefficienti di decadimento esponenziale della componente j = 1,2,3 della
turbolenza, nella direzione r = x, y, z. In mancanza di analisi specifiche essi sono forniti dalla
Tabella E.I.

264

Le funzioni di coerenza definite dallEq. (E.5) sono ragionevolmente ben approssimate per
quanto riguarda la componente longitudinale e laterale della turbolenza. Diversamente dai risultati ai quali conduce lEq. (E.5), la funzione di coerenza della componente verticale della
turbolenza manifesta invece, alla frequenza n = 0, valori di norma minori di 1; valutazioni pi
accurate della funzione di coerenza della componente verticale della turbolenza richiedono
specifici metodi analitici, numerici e/o sperimentali adeguatamente comprovati.
6.8.1 Modellazione del processo
Si proceduto ad imputare le pressioni sulla superficie delledificio suddividendo la facciata in
porzioni fittizie, ed applicando ad ogni gruppo di pressioni una storia di vento dipendente dalla
velocit massima relativa alla singola porzione ed infine scalandola per un fattore che permetteva di passare da pressioni dipendenti da vento con periodo di ritorno di 100 anni a pressioni
di vento con periodo di ritorno di 1 anno.
Questo processo stato applicato inizialmente con la facciata divisa in 4 parti e infine in 8 parti.
Si riportano i risultati relativi a questi due esempi significativi al fine di provare che la relazione
di coerenza tra punti appartenti a superfici molto vaste significativa ed i suoi effetti sono molto
apprezzabili in termini di accelerazioni finali calcolate post processo di calcolo.

265

Esempio chiarificatore di divisione facciata e di carico multivariato ad quattro porzioni

Accelerazione max calcoalta al baricentro dellultimo piano uffici.


a(max)=12.71 mg

266

Esempio chiarificatore di divisione facciata e di carico multivariato ad otto porzioni

Accelerazione max calcoalta al baricentro dellultimo piano uffici.


a(max)=8.15 mg

267

Questi due esempi sono stati riportati al fine di intuire la rilevanza della funzione di coerenza
per calcoli dinamici dovuti al vento su superfici molto vaste.
Lo stesso fenomeno studiato in 3 modi differenti (unica storia di vento, profilo multivairato
a 4 storie, profili multivariato ad 8 storie )con le stesse modalit di calcolo d risultati molto
differenti tra loro ma solamente lultimo quello che fornisce i risulta ti come quelli ottenuti
semplicemente con la trattazione analitica.

268

Special Thanks

269

270

Ringraziamenti
Il ringraziamento speciale , ovviamente, per i miei genitori, mio fratello e mia sorella, i quali
hanno creduto in questa strada che ho intrapreso pi di un anno fa, o meglio ancora, hanno creduto e credono in ogni strada che intendo percorrere sostenedomi e consigliandomi in tutte le
mie scelte anche quando io, ancora, non ho ben chiara la destinazione.
Dal punto di vista professionale doveroso ringraziare in primis il professore ing. Francesco
Iorio per la disponibilit ad insegnare a qualsiasi ora del giorno e della notte, per il metodo di
lavoro nel quale ho riscontrato altissima professionalit, pur non padroneggiandone, ancora,
tutti i segreti; per i commenti positivi e le correzioni immediate, per avermi fatto toccare con
mano la differenza tra lo studio universitario e la professione lavorativa.
Vorrei dedicare un ringraziamento professore ing. Alberto Franchi, verso il quale nutro una
profonda stima umana e professionale, per la sua disponibilit, per le sue revisioni senza orario,
per la risoluzione di dubbi relativi alla tesi, per i consigli sulla carriera professionale.
Dedico qualche riga in particolare allamico Ing. Diego Bruciafreddo, nel quale nutro una enorme stima professionale e umana, perch ho trovato in lui una guida professionale sempre pronta
al consiglio disinteressato, un ingegnere sempre corretto e sincero, pronto a studiare soluzioni
di calcolo di punta anche oltre quelle proposte dai programmi di calcolo pi completi.
Un grazie particolare va a Giuseppe Min ed Andrea Lo Presti perch mi hanno sostenuto e
consigliato sotto il profilo umano e tecnico ogni giorno, tutto il giorno, inoltre sono sempre
riusciti a sdrammatizzare le mie reazioni esagerate ed a stemperare le mie paure.
Sar sempre grato, e mi sembra il luogo per dichiararlo, al gruppo degli ingegneri, colleghi del
master, Fabrizio Leggio, Francesco La Fortezza, Simona Regina e Rosa Ianniello con i quali
si creato un solido legame di amicizia e stima professionale ancor pi consolidato durante la
scuola estiva dellAquila e le partite di calcio.
Un grazie a Claudia e Carla per la loro amicizia, per la loro pasienza, per la loro determinazione
a credere in me anche quando io lo facevo.
Ringrazio tutte le persone che hanno incrociato questo cammino perch lhanno reso speciale
ed unico.

271

272

Bibliografia

273

274

Bibliografia

Normativa italiana
La normativa di riferimento in materia di strutture utilizzata e rappresentata dalle Norme Tecniche per le Costruzioni di cui al Decreto del Ministero delle Infrastrutture del 14 Gennaio 2008.

Legge 5 Novembre 1971, n. 1086 Norme per la disciplina delle opere di conglomerato
cementizio armato normale e precompresso ed a struttura metallica

Legge 2 Febbraio 1974, n. 64 Provvedimenti per le costruzioni con particolari prescrizioni per le zone sismiche

Decreto del Presidente della Repubblica 6 Giugno 2001, n. 380 Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia

Legge 27 Luglio 2004, n. 186 Conversione in legge, con modificazioni, del Decreto
Legge 28 Maggio 2004, n. 136, recante disposizioni urgenti per garantire la funzionalit di
taluni settori della pubblica amministrazione. Disposizioni per la rideterminazione di deleghe
legislative e altre disposizioni connesse (art. 5: Normative tecniche in materia di costruzioni)

Decreto del Ministero delle Infrastrutture 14 Gennaio 2008 Approvazione delle nuove
Norme Tecniche per le Costruzioni (di seguito NTC)

Circolare del Ministero delle Infrastrutture 2 Febbraio 2009, n. 617 Istruzioni per lapplicazione delle Nuove norme tecniche per le costruzioni di cui al D.M. 14 Gennaio 2008 (di
seguito Circ. NTC)

UNI EN 206-1:2006 Calcestruzzo Specificazione, prestazione, produzione e conformit.

UNI EN 10025-2:2005 Prodotti laminati a caldo di acciai per impieghi strutturali Parte 2: Condizioni tecniche di fornitura di acciai non legati per impieghi strutturali

UNI EN 10025-4:2005 Prodotti laminati a caldo di acciai per impieghi strutturali
Parte 4: Condizioni tecniche di fornitura di acciai per impieghi strutturali saldabili a grano fine
ottenuti mediante laminazione termo meccanica.
Laddove la norma non riporti indicazioni applicative per lottenimento delle prestazioni prescritte, cosi come indicato nelle NTC08 (cap. 12), che riporta (in corsivo), sar possibile utilizzare:

Eurocodici strutturali pubblicati dal CEN, con le precisazioni riportate nelle Appendici
Nazionali o, in mancanza di esse, nella forma internazionale EN;

Norme UNI EN armonizzate i cui riferimenti siano pubblicati su Gazzetta Ufficiale
dellUnione Europea;

Norme per prove, materiali e prodotti pubblicate da UNI.
Inoltre, in mancanza di specifiche indicazioni, a integrazione delle presenti norme e per quanto
con esse non in contrasto, possono essere utilizzati i documenti di seguito indicati che costituiscono riferimenti di comprovata validit:

Istruzioni del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici;

Linee Guida del Servizio Tecnico Centrale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici;

Linee Guida per la valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale
e successive modificazioni del Ministero per i Beni e le Attivit Culturali, come licenziate dal
Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e ss. mm. ii.;

Istruzioni e documenti tecnici del Consiglio Nazionale delle Ricerche (C.N.R.). Possono essere utilizzati anche altri codici internazionali, purch sia dimostrato che garantiscano
livelli di sicurezza non inferiori a quelli delle presenti Norme tecniche.
275

Documenti nazionali utilizzabili secondo NTC08, cap. 12



Linee guida sui calcestruzzi strutturali ad alta resistenza, Consiglio Superiore LL.PP.,
Servizio Tecnico Centrale;

Linee guida per la messa in opera del calcestruzzo strutturale e per la valutazione delle
caratteristiche meccaniche del calcestruzzo indurito mediante prove non distruttive, Consiglio
Superiore LL:PP., Servizio Tecnico Centrale;

CNR-DT 207/2008 Istruzioni per la valutazione delle azioni e degli effetti del vento
sulle costruzioni
3.3 Documenti internazionali utilizzabili secondo NTC08, cap. 12

UNI EN 1990:2004 Eurocodice Criteri generali di progettazione strutturale

UNI EN 1991-1-1:2004 Eurocodice 1 Azioni sulle strutture Parte 1-1: Azioni in
generale Pesi per unita di volume, pesi propri e sovraccarichi per gli edifici

UNI EN 1991-1-3:2004 Eurocodice 1: Azioni sulle strutture Parte 1-3: Azioni in generale Carichi da neve

UNI EN 1991-1-4:2005 Eurocodice 1: Azioni sulle strutture Parte 1-4: Azioni in generale Azioni del vento

UNI EN 1992-1-1:2005 Eurocodice 2: Progettazione delle strutture di calcestruzzo
Parte 1-1: Regole generali e regole per gli edifici

UNI EN 1993-1-1:2005 Eurocodice 3: Progettazione delle strutture di acciaio Parte
1- 1: Regole generali e regole per gli edifici

UNI EN 1994-1-1: 2005 Eurocodice 4 - Progettazione delle strutture composte Acciaio/
calcestruzzo - Parte 1-1: Regole generali e regole per gli edifici

UNI EN 1997-1:2005 Eurocodice 7: Progettazione geotecnica Parte 1: Regole generali

UNI EN 1998-1:2005 Eurocodice 8: Progettazione delle strutture per la resistenza sismica Parte 1: Regole generali, azioni sismiche e regole per gli edifici
Normativa comunale, regionale e nazionale in materia di classificazione e pericolosit sismica
La pericolosit sismica e quella indicata dalle Norme Tecniche per le Costruzioni (D.M. Infrastrutture 14 Gennaio 2008) agli Allegati A e B.

Ordinanza del PCM n. 3519 del 28 Aprile 2006 Criteri generali per lindividuazione
delle zone sismiche e per la formazione e laggiornamento degli elenchi nelle medesime zone e
dati di riferimento elaborate dallIstituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia in riferimento
allallegato 1b.

Lombardia Decreto no. 19904 del 21 Novembre 2003

Lombardia Delibera Giunta Regionale no.14964 del 7 Novembre 2003

Lombardia Delibera Giunta Regionale no. 8/1566 del 22 Dicembre 2005 Criteri ed
indirizzi per la definizione della componente geologica, idrogeologica e sismica del P.G.T. (art.
57, comma 1, L.R. 12/05)

Comune di Milano Piano di Governo del Territorio 2010
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CEB/FIP Model Code 90

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