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Appunti del corso di

FISICA NUCLEARE DELLE AL TE


ENERGIE (Parte I)

del Pro' Giuliano Preparata


curati e redatti da Achille Stocchi - Renato Turchetta

cusl

LA DISPE NSA CUSL


Quesla dispens a intende essere lo strume nto di un piu. efficace
apprendim ento. Essa raccoglie il conten uto di corsi regolar mente svolti
nelle nostre Universita.. Fin qui niente di nuovo.
La novita riguard a la sua genesi: la dispens a nasce cio dalla cooperazione volonta ria e gratuit a di gruppi di student i, che si avvalgo
no
della collabo razione e della guida di docent i.
Il movent e di tale iniziati va non innanz itutto di caratte re "assistenziali stico": piu ttosto ed in primo luogo una viva esigenza
di
apertur a alla realta, che ha suggeri to l'ipotes i di parteci pazione
piu
attiva allo svolgimento dei corsi e di un interve nto diretto , entro
i
limiti che come sludent i ci sono propri, nella elabora zione del contenuto didattic o-cultu rale .

OLTR E IL TEST O
Il lavoro ha richiesto, da una parte, un piu serrato confron to con
i
docenti interess ati e,dall'a ltra, una relazione costant e tra quanti
si
sono assunti l'impeg no di collabo rare.
Tutto ci6, oltre che consen tire la pubblic azione del present e e di altri
testi, ha condot to chi ne stato coinvolto, ad esiti che stimiam o
rilevanti, primo fra tutti la trasform azione della routine univers itaria
in una effettiva esperie nza umana e cultura le.

UNA PROP OSTA


I caratte ri che abbiam o brevem ente descrit to vogliono infine evidenziare che la "dispe nsa CUSL " non rappres enta una nuova istituzione editoria le ma una propos ta di collabo razione rivolta a tutti.

INDICE
1. INTEGRALE SUI CAMMINI
Note & Bibliografia

2. LA MATRICE S. IL FORMALISMO LSZ


Note & Bibliografia

3. CENNI DI ANALISI FUNZIONALE


Note & Bibliografia

4. TEORIA PERTURBA TI VA e INTEGRALE SUI CAMMINI

1l

l7
27

3O
39

Note & Bibliografia

40
51

5. TEORIA f/J4

55

5.1 LA FUNZIONE DI GREEN A 2 PUNTI: IL PROPAGA TORE


5.2 LA FUNZIONE DI GREEN A 4 PUNTI: IL VERTICE DIAGRAMMI
DIVERGENTI: IL POWER COUNTING
5.4 LAGRANGIANA RINORMALIZZA TA E CONTRO TERMINI
5.5 REGOLE DI FEYNMANN PER LA TEORIA 4'4
Note & Bibliografia

6. CAMPI FERMIONICI
6. 1 EQUAZIONE DI DIRAC
6.2 SOLUZIONI LIBERE DEL L'EQUAZIONE DI DIRAC
6.3 ELICITA'.PARITA'.DENSITA' DI PROBABILlTA'.QUANTlTA'
BILINEARI
6.4 SECONDA QUANTIZZAZIONE DELL 'EQUAZIONE DI DIRAC
Note & Bibliografia

7. TEORIE DI GAUGE
7.1 ELEMENTI DI TEORIA DEI GRUPPI
7.2 LA DINAMICA DELLE SIMMETRIE: LE TEORIE DI GAUGE
7.3 ROTTURA SPONTANEA DELLA SIMMETRIA: IL MECCANISMO
DI
HIGGS
7.4 QUANTIZZAZIONE DELLE TEORIE DI GAUGE
Note & Bibliografia

59

67
75
77
81
83

92
92
97

98

105
113
119

119
123

131
138
147

1. INTEGRALE SUI CAMMINI.

L'idea dell'integrale sui cammini fu contemplata per la prima volta da P. A.


M. Dirac (nel 1935), ma la sua formulazione corretta, oggi in uso, e' dovuta a R.

P. Feynman, che, in una serie di lavori magistrali apparsi alla fine degli anni
quaranta, segno' una nuova importante via della meccanica quantistica.
Consideriamo un sistema meccanico semplice con un solo grado di li berta'
descritto da un'hamiltoniana classica
H(p,q)
ove p e q sono le usuali variabili coniugate classiche.
In meccanica quantistica vale la corrispondenza

e si richiede che
[P,O] .. -in

(in analogia con la regola {p,q} '" -1

valida per le parentesi di Poisson

classiche).
Sviluppando la corrispondenza tra sistema classico e sistema quantistico, si
trova che le equazioni di moto classiche

q = {q,H}

p={p,H}

2
diventano

cO
i
di
= - 41
dP

di

[Q,H)

i
= - ~ [P, H)

Si introducono gli autostati dei due operatori


Q Iq>

= qlq>

P Ip>

= plp>

ove, ricordando la corrispondenza


P ~ .j1' d

idq
si ha
Nota l

<plq> ! =
(1 .1)

Dalla relazione di completezza per gli autovettori Iq>

si ottiene

3
Per introdu rre il formali smo dell'int egrale funzionale o
Path
proponiamo di calcolare l'ampiezza di transizione:

Integra I. ci

(1.2)

supposto, cioe', che il sistema sia in una posizione q, al tempo


t, (iL,jtE!~~.@J.e.
cioe' P!~~r,lJ9.jQ.YQ9,~~J!;\tQ.[_<]J,..m~91~D,l!t/-C;>_~~Jya.~i9P~.r,IJJft.
~$.Jqu~), vogliam o
calcolare la probabilita' che il sistema si trovi in una posizio
ne qF al tempo tF.
Osserviamo che
Nota 2
J,
(1 .3)

ove exp[( -i/J1)H(tF-t,)) e' l'operatore evoluzione temporale

qF

qj+l
qj

...
q

Si "affetti" l'intervallo temporale in n intervallini di ampiezza uguale di. in


modo che sia n dt ... tF -t,.
In questo modo si puo' ricondurre il calcolo
dell'elemento di matrice tra gli stati qF e q, al calcolo di elementi di matrice
del tipo

poiche' alla fine si considerera' il limite per dt -+

O possiamo fin d'ora

trascurare (per semplicita' di scrittura) termini in dt di ordine superiore al


primo.
Scriviamo (sfruttando la relazione di completezza)

e, nell'ipotesi che sia H .. H(P,Q) e che valga l'ordine normale (vd. Nota 3), posso
scrivere

<qjIHlq}-l> =

(1.1)

dpj <qjIPj> H (Pj,q}-l) <Pjlq}-l> =

dp exp [ -i p. (q.-q. 1)
...:!J...
2Jcli
.Ii J J J-

H (p' q. 1)
l' J-

Dunque

dPi
[ -p.
i
id t
--'-exp
2ro1i
.tI J (q'-q'1)--H(pql)
J J,ft
J' J-

l
(1.4)

Formal mente la possibi lita' di ricondu rre il calcolo dell'ele


mento di matrice
(1.3) al calcolo di elementi di matrice del tipo (1.4) si basa
sulla relazione di
completezza ad ogni istante tj'

(1.5)
Usando (1.4), (1.5) e ponendo tj '" j l1t + ti ho

f
f

<qF,tFlql,t l> = dql <qF,t Flqlo t l ><ql,t 1 Iq.,tl > =


=

dql d q2 <qF,tFlq2,t 2><q2,t2Iql,t 1><ql,td q.,t, > = ...

I[ dq~:(I)

l ! (,~
exp

< I-'

(pq - H(p,q)) dI

[-i'f J); L (/=', q)J.

dove il simbolo [dq(t) dp(t)) e' una notazione compatta


per indicar e il limite
indicato che viene chiamato integrale funzionale sullo spazio
delle fasi.
Si osservi che classicamente

L(q,p) = P q - H(p,q)

e
tF

J,r
t,

(pq - H) dt

tF

L(q,p) dt

= S[q,p]

6
che e' l'azione.
In definitiva

(1.6)

q(t) e p(t) danno una generica traiettoria (nello spazio delle fasi) che passi per
i punti generici (qj' p j) al tempo t e che colleghi gli stati ql e qF'

Nel

formalismo del "Path Integrai" (che e' un formalismo per descrivere il sistema
quantistico) 1:!I!!JRiezza di transizione e'

~ressa

p-.Qsibili camminLfra uno stato iniziale e

unosta1~Lfinal~_~R~S!tLqJ:l.

con l'integrale su tuttiJ


una fase.

Questa fase e' un'esponenziale del tipo ex p [(i111) S), quindi l'esponenziale di i
volte l'azione in unita' di h, costante di Planck.

AI limite classico (per h

l'integrando

un

oscilla

rapidamente

rendendo

contributo

O)

trascurabile

all'integrale (una sorta d'interferenza distruttiva tra cammini vicini), eccetto


lungo il cammino stazionario, selezionato dal principio di minima azione oS = O,
in cui i contributi da cammini vicini, avendo la stessa fase, si sommano.

In

questo senso, nel limite classico si puo' definire un concetto di traiettoria


determinata, che e' l'unica a dare un contributo non nullo alla probabilita' di
transizione.
Risulta cosi' chiaro che una trattazione con il "Path Integrai" ha il vantaggio di
presentare una piu' stretta relazione fra un sistema quantistico e una
descrizione dinamica classica.

Un caso semplice: hamiltoniana guadratica nei momenti:

Consideriamo nel caso discreto

= -1

2m

P + V(q)

= (ponendO.1q = qj - qj_le sostituendo H) =

(1.7)

A questo punto consideriamo solo l'integrazione sui Pj'

Ponendo

.1t
2.tlm

a= - -

.1q
Il = -2m
.1t

si avra' a che fare con un integrale del tipo

i.1t [ Pj2 - 2m M
dpj exp - 2flm
.1q Pj

II

dpj exp {-la [Pj2 -

Il Pj]} =

Ritornando alla (1.7)

xrr[-~
2hm)112
.
J

~t

Chiamiamo

e riscriviamo

Cioe'

(1.8)

ove L e' la funzione di Lagrange.


In generale, come si e' 'listo, la probabilita' di transizione si puo' esprimere
mediante un integrale sui cammini, inteso nello spazio delle fasi, cioe' in dq dp.

l'JJlLcas1__l!l~'Hamiltoniana sia

g~adr<iticlnei!!!()_meIlH (che sono i casi .di


nostro interesse) llP~rt~_i~~p diventa un integrale di tipo
gaussiano (che si sa
integrare) e si riduC~_;LfQrnire ~~~ostante di normalizzazi()J1
~_ (e' una costante
diverge nte per .1t--+ 0, tuttavia n~pr~~~upa poiche
' a noi interessano
rappor ti di probab ilita' di transizione).
In questo modo l'ampie zza di
transizione diventa un integrale sui cammini della stessa
forma che nel caso
genera le, ove pero' i cammini sono ora da intendere
nello spazio delle
coordin ate.

Elementi di matrice di operatori di posizione.


E' facil e vede re ch e iI R:;-;.rr..0d;yo;yt:yt0Vv'vv'VVY'V'V"'~:,-y-v-'V-'>'-V"'" e' introdotto in
modo
natura le nel formali smo dell'int egrale funzionale.
Ricond ucendo si alla
divisione temporale in intervallini si vede che
Nota 5

J.

(1.9)

ove ad esempio

o anche

ave

10

se t >0
se t < O

11

NOTE
NOTA 1
Ricordiamo che QF = FP ove F e' l'operatore di

1a) Q/q> .. q /q>; P/p> '" p /p>.


Fourier.

Quindi
QF /p> = FP /p> = pF /p>

FP /p> .. pF /p>

cioe' F /p> e' autostato di Q con autovalore p, quindi si puo' scrivere


F /p> .. /q>
Da cio' segue

Ip>

eipq

Iq>

dq
(2n) 112

Da cui

ipq

<qlp> = - - (2n) 112

1b)

/p>

Altro modo per ottenere questo risultato senza ricorrere all'operatore F e'

(2n) 112

e ipx

/q> = o(x-q)

<q/p>

dx o(x-q)

=:)

1
(2n) 1/2

12
NOTA 2

Ricordiamo

che

in

meccanica quantistica posso

introdurre

gli

autostati

dell'operatore Q nei due modi seguenti


~

(t) Iq,t> = q Iq,t>

Qlq> = q Iq>

descrizione di Heisenberg
descrizione di Schroedinger

dove vale la relazione

NOTA 3

Consideriamo l'elemento di matrice <PjIHlqj.l>'

Bisogna definire un ordine in

cui vengono scritti P e Q nella hamiltoniana.

Il "normal ordering" consiste

nello scrivere prima tutti i P e poi tutti i Q (cioe' (PQ)n=pnQn e non (PQ) .....
(PQ)).

In questo modo tutti i P e i Q nell'elemento di matrice sopra considerato

sono dati dalla parte giusta per far "saltare fuori" i rispettivi autovalori, cioe'

Evidentemente il problema di definire un "normal ordering" nasce dal fatto che


p e Q sono operatori che non commutano.

13

NOTA 4

Consideriamo l'integrale del tipo

Ora 1,,0 per la teoria dei residui perche' ho funzioni analitiche.


danno contributo nullo se vado all'infinito.
Quindi

Inoltre 11 e 12

14
Cioe'

J
_

dx

e-I<lK

-Jrr dx .

e-I<lX

Ora se si scrive

e-I-y
4
.lt

X=

ove y

9t, si ha

=e

-i2!.
4

~
Yrrc
il =y -I il

(1 .10)

NOTA 5
Limitiamoci al caso di avere il prodotto di due operatori X(td e X(t2). ove t1>t2.
Supponiamo che si,a tl .. tk e t2 .. th per qualche h e k.

Iql,tl> =

<qF,l,:1 T(X(tl)X(t2

I[

<qF,l,:1 X(t 1)X(t2) Iql,tl> =

V <qF,IFlq"-"I~,>
d ql ]

Allora

... <q,.,,..,1 XII,I Iqk,lk> ...

.. <qh+l,th+d X(t2) Iqh,th> .. <ql,tdql,tl>

15

e, analogamente a quanto visto prima si trova che

16

BIBLIOGRAFIA
1) R.

P.

Feynman:

Space- Time Approach

to Non-Relativistic Quantum

Mechanics, Reviews of Modern Physics, VoI. 2, N. 2, Aprii 1948, pgg. 367 e


sgg.
2) T. - P. Cheng e L. F. Li:

Gauge Theory of Elementary Particle Physics,

Clarendon Press, Oxford, 1984, Cap. 1


3) S. Pokorski: Gauge Field Theories, Cambridge University Press, 1987, Cap. 2

17

2. LA MATRICE S: IL FORMALISMO LSZ.

Prima di deriva re la formul a di riduzio ne per l'eleme


nto di matric e S
nell'ap procci o di Lehmann, Syman zic e Zimme rmann
(LSZ), e' necess ario
introdu rre alcuni dei concet ti delle teorie di campo classic
o e tratteg giare
brevem ente il formal ismo canonic o di quantiz zazione .
Consid eriamo un Eampo scalare Cl~:~~ come, ad esemp
io, un campo di
tempe rature oppure l'ampie zza di vibrazi one in una direzio
ne ortogon ale di una
corda.
Se consid eriamo lo spazio come un reticol o discre to, definit
o da un
passo reticol are a uguale in tutte le direzio ni, le grande
zze che descriv ono la
dinami ca del campo sono i suoi valori in ogni punto del reticol
o, le sue derivat e
tempo rali e le variazi oni del campo fra due punti limitro
fi:

ove XI e' il vettore posizio ne dell'i-e simo punto del reticol


o. In questo caso le
funzio ni q,(XI,t ), una per ogni punto del reticol o,
sono le coordi '(9te
genera lizzate del sistem a.
Per passar e ad una descriz ione continu a dello
spazio , e' suffici ente far tendere il passo a del reticol o a
zero. Cosi' facendo il
sistem a viene ad avere infinit i gradi di liberta ', uno per
ogni punto dello spazio
x, e la sua dinami ca sara' descri tta dalle funzion i

X ,t), V<II( X ,t)


<II( X ,t), <II(
In termin i di queste funzion i sara' scritta la densita ' lagrang
iana
L

L (<II,di\ <II)

18

il cui legame con la funzione di Lagrange L e' dato da

Definita l'azione come

(21 )
d,fl principio di minima azione

05

ricavo le equazioni di moto di Eulero - Lagrange

aL

aL

----=0
l'aal'<1> a<1>

ove gli indici ~

(22)

0, 1,2,3 indicano, rispettivamente, la derivata\temporale e

le tre derivate spazlal\.


In vista di un passaggio a teorie relativistiche di campo si noti che se L e'
uno scalare anche

e' Lorentz-invarlante.
Consideriamo ora un campo scalare reale <1>, la cui densita' lagrangiana e'
data da

L=

.!.. [(al' <1


2

Lof(CI\lTz'

(al' <1

m6 <1>2 l
(23)

IMV'/'{<'I!\f<lir

19

Osserv iamo che L. e' una quantit a' Lorent z-invar iante (da
qui in avanti
I) L'equa zione di moto (22) e' l'equaz ione di Klein-G ordon

[a. .a'" + m ] <l> (x) = O

K =

(24)

LO,+ 1YYl(}~] cP(x) '" O


le cui soluzio ni indipen denti sono date dalle funzion i
fp(x)=

~ 2rop (21t)3

e- ip ' X

( t
e sue coniug ate f*p Qui p, x indica il prodot to scalare
p. x = Po X o - p. x, La
soluzio ne piu' genera le di (2.4) e' rappre sentata da una sovrap
posizio ne di tutte
le sue soluzio ni indipen denti e possiam o scriver la come

(25)

La norma l izzazio ne delle funzion i f p e' scelta in modo


che, definit o un
prodot to interno da

(26)

ove

valga la relazio ne

In questo modo si ha

cp) = {Jf/~) (~J J[o.(r)+~(X)

i '{' .t,
20

Q (

pr)

d~p)f/c><)]::
~

r;' -f)

tJ LQ(r) +r(X) :r f~(x)


r

x
tL

.::

(r )

a(p) = (f p, <1 = i

t-I
f d 3 X f p(X) a
o <l>(x)

(27)

La necessita' di considerare sistemi con piu' particelle, ove queste vengo.n9


~r~<lte .~ .. <:!i~utt~'. ci sJ)i.ng~.<lconsiderare i I campo <1> non piu' come una
Ll!0zJQQ~.1rnacome

un operatore.

Il passaggio alla seconda quantlzzazione e'

dunque effettuato considerando a e a* come due operatori a e a+ coniugat i


hermitiani e soddisfacenti le

regol~

di commutazione

[a(p), a(p') 1= /)3 (P - P')

1 [a(p), a(p') 1= [a (p), a(p') l = O


<rl (l' )

>:

" \\

Definito il momento coniugato a <1> come

DENStTf\' lJ\ IiOI1SflfiO


c2. ON tUG ftTO

si ha

[ n(x, t), <1>(X', t) 1=- i /)3 (X -X')


[ n(x, t), n(x' ,t) ] = [ <1>(X, t), <1>(X' , t) l = O
e possiamo definire un'hamiltoniana

GI i operatori

a+ e a si

interpretano come operatori di creazione e

distruzione, per cui lo stato di particella singola puo' essere SCritto come

21

con la norma lizzazi one


< k' / k > = (2Jt)3 2~ /)3 (k' - k)

/0> e' il "ground state" cioe' lo stato di energia minima ,


o brevem ente il vuoto.
Dunque 9+(k) crea da 1\fl!()~g_~n~lJ?~Co~i~~LLahgD .. r:n9ro~D!()_~
Abbiam o ora gli Ingred ienti neces sari per dedurr
e la Formu la di
riduzio ne per la matric e S.
In proble mi di scatte ring, siamo intere ssati princip
almen te ad una
descriz ione sempli ce del sistem a per t ~:too cioe' per tempi
sufficie nteme nte
lontani dal momen to dell'int erazion e.
Si assume che "in qualche modo" esistan o i limiti asinto tici
(vd. piu' sotto)

:2.

eosl::uill::;. .etdM.o
d&e I l'n ~\"'l~O'Wi..-,
(28)

ove

~IN

~OUT

sono scritti come


~IN

(x) =

QUT

d 3k [aiN (k)
aUT

(k) rtk (x) l


rk (x) + alN

ovr

(29)

ove

fkC x) =

J (2Jt)3 2~

e- ikX

Osserv a che l'opera tore a+IN(k), ad esemp io, crea uno


stato di partice lla
singola dal vuoto con la massa fisica m. mo, infatti , non
e' la massa che noi
misuria mo! Comunque la distinz ione tra massa fisica
m e massa "nuda" ma

22
verra'

chiarito

rinormallzzazione,

in

seguito

quando

si

artrontera'

il

problema

della

Osserviamo che la (2,8) va intesa nel senso di limite debole

di operatori, cioe' il limite vale quando si considerano elementi di matrice ben


definiti degli operatori.

La costante Z rappresenta un residuo dell'interazione

e si dimostra che (Lehmann)


O~Z~1

In analogia con la (2,7) si ha

(l'''' l,H \
\ 1':\1 ,I. ,\ p{>

C[{\'VO {

al,N (k)

=i

;\'\r; ('() :

'

d 3 x f k (x) o IN (x)

11>,

i i' (>Z)

J ecl

(210)
\)

Possiamo ora considerare l'elemento di matrice S fra uno stato iniziale la


in>

IPI '" Pn in> ed uno stato finale IP out>

I p,

Iql '" qm out>, ove

... Pn IN> = a;N(p,) ... a;N(P n) IO>

l q1 ,.' 9m g~t> ~ if~r(91) _"b\ftQ~UT\Cj1"') IO>

(211 )

L'elemento di matrice S per una transizione tra i due stati e'


S~(l =

< POUT I a IN )

(212)

Se assumiamo la completezza degli stati IN ed OUT, possiamo scrivere

< P IN I S = < POUT I

< P OUT I S- I = < P I N I

ed S e' unitario
S S

S S

Inoltre S e' invariante per traslazioni e per trasformazioni di Lorentz, e vale


la stabilita' del vuoto

23
IO in>

IO out>

cloe
5 00

Nello stato iniziale selezioniamo una particella con momento p e scriviamo


la IN> = la' p IN>.

Usando la formula (211) e la sua analoga per gli stati aUT

ricaviamo
Spa = <13 aUTla'p IN> = <13 aUTla;N(p) I a' IN> =
<13 aUTla~uT(p) I a' IN> + <13 aUTla;N(p)-a~ur<P) I a' IN>
<j3-p aUTla' IN> + <P aUTla;N(p)-a~uT(p) I a' IN>
\\

()

Lo stato <p-p aUTI rappresenta lo stato P privato di una particella con


momento p.

Se nessuna particella con momento p e' presente nello stato p,

avremmo <p-p aUTI = O.

Per semplicita' --"_._----_._-----_.


supponiamo
che nessuna particella
__
--._~

nell()sta~o

ab~ia

lo stesso

mom~nto

~-

di una particella in 13.

Possiamo dunque

scrivere, sfruttando la relazione (2 lO)

Spa

=-

l < POUT I

e usando la relazione asintotica (2.8) si ha

e, poiche'

d x f p (X) dO [<I>IN (x) - <I>OUT (X)] I alN >

24

+00

d x

9 I (x)

a2 g2 (x)

a x~

00

a2 9 I (x)

g2

a x~

(x)

si ha

Spa

,Jz f

d x [f p (x)

a~ <13 aUT I <l>(x) I n

IN > -

a~ f p (x) <13 OUT I <l> (x) I n

Poiche' fp e' soluzione dell'equazione di Klein-Gordon,

(.'\

(}o

IN ) l

\7'21.)('_"

-'I
-

+(JYl

l-o

possiamo scrivere, dopo aver~nte)!~~_~~~.PCl~ti.il termine contenente V 2


(trascur:~il.cJ9..ll

c()ntr.it)uJo d~l.tel"mine .di superficie all'i0finito, nell'ipotesi

usuale Ch~_iJ_sl~~~rna.sLllQca Il ZZlt0rie Ilo spazio)


~

i---.------

\.S~a = ~~

d x f P (X) Kx <13

O~T~<l>(X).I~~~j

--------------~.._~---_.--

ove Kx e' l'operatore di Klein-Gordon Kx

(x

m2 )

:::: ( , .

'1i.'

Procedendo analogamente per lo stato 13, poniamo <13 OUTI

<13' p' OUTI ed

abbiamo

< 13 OUT I n' I N > = < 13' p' OUT I <l>(X) I n' I N > =

= <13'

aUT I aOUT (P') <l>(x) I n'IN)

< 13' OUT I aOUT (P') <l>(x) - <l>(X)

+ < 13' aUT I <l>(x) I n' - p' I N )

aIN(p')

I n' I N )

25
ed, analog amente a quanto fatto prima, si trova

< /3 aUT I ll(X) I a' IN> =

)z Jd y </3' aUT I T( ll(x) ll(y I al IN> ;y f~,


4

(y)

cioe'

t-

*< O I T( ll(YI)'" ll(Ym) ll(x 1)


\ . ~~~......

.. ,

> ~

ll(xn

I O > Ky f~
J

(YJ)

(213)
,

La formul a di riduzio ne perme tte quindi di ricond urre


il calcolo degli
eleme nti di matric e S al calcolo , a meno di quadra ture,
degli eleme nti di
matric e <01 T(cp(YI ) ... ljl(xn)IO>: questi rappre sentan o le
funzion i di Green o
funzion i t a (n+m) partice lle:

(214)

Abbiam o visto che per quanti zzare un. sistem a si posson


o seguire due
approc ci distint i.
Il forma) jsmo canonj co, come visto, consid era i l sistem
a come descri tto
dalla d~~~~~f~\)~~~~~ngiana L(1jl,a ljl) ove il campo Ijl soddis
fa l'equaz ione di moto
l1
data da (2.2), per ottene re un sistem a quantiz zato si fa
uso delle relazio ni di
commu tazione canonic a [n,cp) =il. Questa e' stato l'ambit
o in cui si e' operat o
per la riduzio ne della matric e (forma lismo LSZ).
Il (ocmal jsmo del oath integra ) e' un formal ismo alterna
tivo per descriv ere
un sistem a quanti stico.
Come visto, in questo formal ismo si esprim e

26
in termini di Integrale funzionale, cioe' di un integrale sui cammini pesato da
un esponenziale di i volte l'azione, cioe' da una fase.
AI di la' di una piu' stretta relazione con la dinamica classi}(ca (come
abbiamo gia' osservato), il path integraI comporta solamente l'uso di funzioni
ordinarie (non di operatori) e risulta particolarmente adatto nel caso di
c:.2n vincolo, come ad esempio le teorie di gauge (vd. cap. 7).
d'ora in avanti faremo uso di questo formalismo.

~istemi

Per queste ragioni

27

NOTE
NOTA I
Scriviamo

e osserviamo che, passando allo spazio dei momenti

Dunque

* G(rttm) (q I, ... , qm' -p I, ... , -Pn>


Se, vd. cap. 5, introduciamo le funzioni di Green rinormal izzate

(rttm)
_
GI1
(x I ""xn+m) -

abbiamo

(Z)

-~
2

(rttm)
G

(X I " X rttm )

28

I fattori

eliminano i propagatori sulle gambe esterne.

Osserviamo che si puo

dimostrare che l'unitarieta' della matrice 5 implica che il propagatore abbia un


polo per p2

m2

29
BIBLIOGRAFIA
I) J. D. Bjorken - S. Drell:

Relativistic Quantum Fields, McGraw-Hill Book

(ompany, 1965, capp. 12 e 16


2) S. Pokorski: op. cit., (app. 2 e 4

I
I

30

3. ALCUNE CONSIDERAZIONI SULL'ANALISI


FUNZIONALE.

Diamo

in

questo capitolo

alcuni

cenni

di analisi

funzionale:

cio' ci

permettera' nel seguito di sviluppare il formalismo di seconda quantizzazione a


partire da un dato funzionale generatore.
Consideriamo su una retta un intervallo, e dividiamolo in N intervallini di
ampiezza a.

X 2 ............................. Xi

II III III III


Xl

I I

.................... ..

Consideriamo una funzione f definita sull'intervallo (XO,XN) e associamole un


vettore
[f(xo), f(x 1),,,,, f(xN) l
Possiamo, allora, introdurre una funzione F di N+ 1 variabili

ove fi :; f(xi)'

Nel limite a

O (N --+ 00), F et un funzionale


F"" F[ij

Utilizzando la rappresentazione discreta, dedurremo alcune regole di analisi


funzionale.

31

Derivata funzionale: considero la derivata


1

aF

a ti

ove l'introduzione della costante a nel denominatore verra' chiarita in seguito.


Vale la definizione
a-+ o

1 aF ~ aF[f]
a f(x)
a a fi

(x

Esempio: sia y .. xk e F[f] .. t(y).

a a ti

Si osservi che nel discreto l'integrale di una tunzione g(x) e'


continuo

La

gi

dx g(X)

Allora,

cioe'

dx O(x-y) g(x)

aik/a e' l'analogo nel discreto di o(x-y).

= g(y)

Quindi

Xi)

32

8(}(-~)

I
l

BF[~\

- - = o(x-y)

o f(x)

Spesso si indica F[f] .. f(y) (y e' un punto fisso!).


Funzio nali lineari: data una funzione I(x), posso definire un
funzionale lineare
l[f] =

dx f(x) Rx)
(3.1 )

Si vede facilmente che


ol[f] =ftX)
of(x)
Chaio- rule: sia data una funzione 1" del funzionale lineare
L.
dice che

_0_ 1" l
of(x)

()

(3.2)

la chain-rule ci

= f"~
of(x)

(3.3)

ove 1" ' .. df'/dL.


Esempio: sia 1"0 .. exp il; allora 1" o' .. i 1" o e
01"0

- - = i I(x) 1"0

o t(x)

Integra ziooe: come abbiamo gia' visto il passaggio dal discrelo


al continuo s'
dato da

33
Cambio di yariabili: siano introdotte delle funzioni

che si suppongono non singolari.

Allora, se e'

ho

~ continuo

[df] F[f] =

J Il: Il
[dg)

G[g)

Si osservi che g e' un funzionale lineare di f dato in ogni punto x.


Caso particolare: sia valida la relazione lineare

cioe'
g(x) =

da cui ricavo

dy G(x,y) f(y)

CL,."o

~~~~~>

S ~ (x)
S f (Y)

.~~-

Og(x) = G(x,y)

of(y)

34
Se

,n

sono gli autovalori dell'operatore G, che si suppongono semplici, ho

det G =

II Ai = II e

ln

~ = e 11 In ~ = eTr In G

Integrale gaussiano: poiche' nel seguito giochera' un ruolo centrale, deriviamo


la formula dell'integrale gaussiano

[df] exp i{ ~

=
Nel discreto ho

dx dy f(x) G(x,y) f(y) +

dx B(x) f(x) }

JL. M't' [ -L fdxdy


I Gr I\/~

/>;(x) G,-lM) B(y) ]

Z .

ove G e' un operatore simmetrico che considero diagonalizzato dalla matrice


ortogonale R

Scrivo allora

e se Ak sono gli autovalori di G

Da qui

xt G x =

Xi

Gij

Xj

= l

Ril

Gij

Rkj k

l AI

li lk l

L ~ cl
k

35

Bt x =

~ Xk

Rik i =

L Bi i
i

ove

e
Quindi

ove

Cioe', poiche'

\'\
f

';'

'.

36

ho

I =

(rr

2 i :)N exp [ - -2
i
Lk

"K

"1<

= _ _1'1_ _ e
(det G) 1/2

-+

BI G- B

che e' l'equivalente nel discreto della formula

[df] exp {i [

dx dy f(x) G(X,y) f(y) +

(det

exp [ -

dx B(x) f(x)

~
2

G)1/2

J}

dx dy B(x) G- 1(X,y) B(Y)]


(3.4)

L'integrale funzionale e le yariabili di Grassman: per comodita' espositiva


tratteremo in questo capitolo il concetto di variabile di Grassmann: esso sara'
sfruttato quando bisognera' introdurre la quantizzazione del campo fermionico
mediante l'integrale funzionale.
Introduciamo, dunque, delle variabili anticommutanti a e a", ove valgono le
seguenti relazioni

Jt Cl*J.,,1
-#lLO-' D-) ~ Jo.- ~
Q

.-

/
.
aa" +a" a= a2 = a"2 = O

~ J~

(3.5)

Seguendo Berezin, si danno le seguenti regole di integrazione:

J J
da =

da" = O
(3.6)

da a =

da" a* = 1

E' ovvio che in generale una funzione analitica di a e a* sara' data da

(3.7)

37

f(a,a") = A + S a + C a

+ D a a"

Vogliamo ora calcolare l'integrale gaussiano con variabili di Grassmann ak, ak 6:

Supponiamo di poter diagonalizzare M'j hermitiana con una matrice unitaria U ij


in modo che sia

con ~autovalori di

M~

Si ottiene

ove

Jk =

d<Xf< d<Xf<* exp (-l1k <Xf<. IXJ< - (S* U)k IXJ< - Uk (U+ S)k )
\.....y---'

'-V----'

JK

il"
Poniamo (S*U)k" tt e (U+S)k .. 'Yk ed espandiamo l'esponenziale

Jk =

dlXJ<

d~ *

{1 -l1k <Xf< 6 IXJ< - (S* U)k IXJ< - IXJ<' (U+ S)k +

+ 1. [f.Ik IXJ<. IXJ< + (S* U)k IXJ< + IXJ<* (u+ S)k1 2 }


2

d<Xf< dlXJ< [1 -l1k IXJ<' IXJ< - i< IXJ< - IXJ< *'Yk +

+ IXJ< Th
6

(tt IXJ< IXJ< *'k +

IXJ<) l

ave si e' fatto uso delle formule (3.5).

Usando (3.6) e (3.7) si ha

38

Da qui si ricava che:


J = N det M exp (B* M-l B)
Si osservi l'analogia tra le formule che esprimono I e J: nel caso dell'integrale
sulle variabili di Grassmann, il determinante della matrice che definisce la
forma quadratica compare, pero', a numeratore.

Passando al continuo si ha

f [d'V d'V"] exp { i [ f dx dy 'V" (x) S(x,y) 'V(Y) + fdX J(x) 'V(X) +

+ f dx 'V*(X) J(x)]}

=:NdetSexp [ -i fdXdYJ*(X)S-lJ(y)]

che e' appunto l'analogo di (3.4).

(3.8)

39
BIBLIOGRAFIA
1) C. Itzykson e J.-B. Zuber:
Company, 1980, Cap. 9
2) S. Pokorski: op. cit., Cap. 2

Quantum Field Theory, Mc Graw - Hill Book

40

4. TEORIA PERTURBATIVA E INTEGRALE SUI


CAMMINI.

Prima di cominciare a sviluppare la teoria delle funzioni di Green, dobbiamo


considerare il formalismo dell'integrale funzionale nel caso di un campo.
La normale procedura per passare da un sistema a 2 gradi di liberta' (caso
analizzato) ad un campo (sistema ad infiniti gradi di liberta') e' mediante la
generalizzazione intermedia ad N gradi di liberta'.
Se consideriamo N variabili (ed i loro momenti associati)
con hamiltoniana H Eii H (ql '" qN Pl ... PN)

Pl ... PN

la generalizzazione che ci permette di scrivere l'ampiezza di transizione e'


banale e risulta

e quindi facendo tendere N ~

00

passo al caso del campo e la formula che si

ottiene e'

<<<1>( J( ,t)I1>( Y ,l

=N

[d1>] exp

I l
.~ ~ItF L dt

(4.1 )

Anche le allre formule calcolate nel caso di 2 gradi di liberla' sono derivate
per analogia nel caso del campo.
che per il campo da'

Di particolare interesse e' la formula (1.9)

41

<<!l(x ,t)1 T(<!l(Xl) .. <!l(XNI<!l(Y

,t

[d<!l]<!l(Xl) .. <!l(XN)exp

I~

J.'\dt)
I

(4.2)

A questo punto si postula

(4.3)
Definiamo ora

Z[O]

= <0,+0010,-00> =
1, :: .i.
2.

[d<!l] exp i

?J/A

J~d 4x L(x)

(4.4)

~ lr' cp _m2. ~!l.


2
s"- \""o"o-\f\t.e

ti"

+-

Z[J]

= <O,+ooIO,-OO>J

[d<!l] exp i

f_

<hre,\'f\ l\

d x (L(x) + J(x) <!l(X

(4.5)
La

(4.4)

la

(4.5)

sono

rispettivamente

proporzionali

all'ampiezza

di

pe~sistenza del vuoto in assenza ed irLJ2~~~~!!~I!"Qi,9r~.lentEl; J(x) indica una

sorgente esterna.
Dalle definizioni (4.4) e (4.5) e da (4.3) segue

42

Consideriamo una densita' lagrangiana

(4.7)

come abbiamo visto questa e' la densita' lagra!!9ian~~un~P!"Jl~lI~t SQillI~


che si propaga. nel-"'.lJ~!~~~~~!I1.tera.~i().n.e..
Calcoliamo l'azione
8 0[$]

J f
= .!. Jd
d4x

2
[(al1 $) (aI1$) - m $2]

4
2
x [al1 ($aI1$) - $al1a11$ - m $2]
~

=-

fJ

=-

tns\.lA\'<.iw!1t

4
2
d x $(x) [al1a11 + m ] $(x)

Jx
d

d y $(X)

lD x + ~] 14(x:r> $(y)
~~I('!<.I ~)

ove il termine f d 4x aJ.l($a ll $) e' stato trascurato in quanto si suppone che il


nostro campo sia localizzato.
Definiamo

8i ottiene

Abbiamo ottenuto cioe' un'azione quadratica nei campi e questo permettera' di


integrare il funzionale Z[J] perche' gaussiano.

Z[.1J ~d (f)]

(0)(

Il legame fra G(x,y) e il suo inverso G-l(X,y) e' dato da


-f ]

43

(4.10)

cioe'

(4.11)

Notiamo che
G(x,y) .. G(x-y)
Ora se si scrive la relazione fra G e G1 nello spazio dei momenti, osservando
che l'integrale (4.10) e' un integrale di convoluzione, abbiamo

(4.12)

Consideriamo /e re/azioni

Go(X-z) =

Go(x) =

d4p

- - exp {--IP(X-Z)}
(21t)4

d4
-p- exp {-ipx} Go(p)
(21t)4

Ora

Go\P)

Quindi

f
=f 4
=

d 4x exp {ipx} GQ\X) (4;8)

2
d x exp {ipx} [dJ.lif + m ]

o\X)

d4x exp {ipx} [D x + m2] 04(X)


2
per parti - (p2 - m )

44

- Go(p) (p2 - m2) = 1

(4.13)

Quindi

(4.14)

cioe'

(4.1 5)

Se si effettua l'integrazione in Po ci sono dei problemi per la presenza di due


poli

Una wescrizione per poter effettuare l'integrazione e' "rendere" Po complesso e


spostare i poli aggiungendo un fattore iE al denominatore di Go(p) (in questo
modo si puo' usare il teorema dei residui) (vd. NOTA 1).

Vr;') i

45
1m po

1m po

Re

sposto +ie

sposto -ie

Mostriamo perche' scegliamo di spostare il polo con + ie.


a) condizione di convergenza:

.~1m PoX'o - -L (R.e

Il

Gxp {-i (PoXo -

pxn
. 1(.

t')) >< a
~VY\

eKAY

~------4--~

{ Jo/VI

(/j()

n,xo- f?x)

1m po >0 e Xo

<o

(p o )( o

1m Po

~~( tJe X" )

<o

e Xo >0

X" )

o
(l,-.
l,.

b) richiesta fisica di causalita' (Feynman, Stueckelberg):


(Po xo) > O scelta equivalente a soluzioni anticipate nell'ele
ttromagnetismo
Re Po > O

46
Re Po < O

in modo che solo i termini del tipo e,iA con A > O contribuiscono all'integrale
(4,14)
Quindi da a) + b) segue

cioe' richiesta del tipo +ie,


Quindi

(4.16)

( ) -GoX

d P

-(21t)4

p2 _

-1
-ipx
e
m 2 + ie

(4,1 7)

E' opportuno notare che (4.16) e' un modo compatto per indicare le prescrizioni
sui poli e sul contorno di integrazione nell'integrale che compare in (4.17).

JL

vllore_assoluto di e non ha significato fisico e non deve influenzare i risultati


fisici: una volta fatti i calcoli si deve far tendere e a 0+.
TEORIA LIBERA: IL TEOREMA DI WICK.
f'

Z[J:I:

Ritorniamo alla forma del funzionale generatore


Zo[J]

[d<I>] exp i { So[<I>] +

tr

d x J(X) <I>(x) }

SJcpJ :; <111.>< d'y CP(X) ~~\(i y)


4 ~,'I (x, ~) ~ [C:L +' tm 2 J d 4(X - y)

cP(1f J

:!

,/ u

l'I
.l .

47
Se usiamo la forma di So[<1I] ottenuta in (4.9) si ha

Zo[Jj =

[d<1l) exp i

j--} J

d x d y <1I(x) G- (x-y) <1I(y) +

d x J(X) <1I(x)

(4.18)

Si puo' dunque effettuare l'integrazione gaussiana e si ottiene

(4.19)
Quindi

(4.20)

" teorema di Wick afferma che:

ove la somma si calcola su tutti i possibili accoppiamenti per gli N punti.


formula (4.21) e' valida per N pari.
Per N dispari

o
La (4.6) con il teorema di Wick da'

La

48
11

"

c[m,(><1 ... ~:: <01 T (II>(Xl) .. , II>(XN

IO> =

(-i Go (X P1 - XP2)]

coppie

...

(-i Go (X pN-l - X )]
PN
4.22)

TEORIA PERTURBATIVA.
Se introdu ciamo il potenzi ale la lagrang iana pUO' essere
scritta
L

= Lo -

A ~4

VC<P):: 4! 'f

V(II

Suppo niamo che ,Y~('!>l sia un ~~lil1()f!1ioMcliw~E<icl~~l!P~ri


()E~ al 2 (fl"1l~ 4
altrime nti la teoria non e' rino~f!1l!i.~~wl,~.!L~.! vd. cap. 5).
" funzion ale genera tore

Z(J] = J (dII exp i { J d 4 x L(x) + d 4 x J(X) II>(X)}

(dII exp i { J d 4 x (Lo(x) - V(II) + J d 4 x J(x) II>(X)}


(4.23)

Si pUO' dimostr are che I,ler qualsia si polinom io,


f(lI che ammet ta sviluppo di Taylor, vale

J (dII>] f(lI exp i {J d 4 x

!3 _Cjuindi per Cjualsiasi funzion e

~(X) + J d x J(X) II> (x) }


4

= 1[-iOJ~x)lJ [dll>]expi

Jd Xfo(X)+ Jd XJ(X)II>(X)}
(4.24)

Se definia mo

1(<1 = exp -i

d x V(<1

49

usando la (4.24),la (4.23) diventa (Formula di Wick)

Z[J] = exp -i

d x V[_i_O_] Zo[J]
oJ(X)

(4.25)

La teoria perturbativa consiste nell'espandere l'esponenziale contenente V

Z[J]

[1 - f
i

d 4 x V[_i_O_] + (_i)2 d 4 x d 4 y V[_i_O_] V[_i_O_] + ... Zo[J]


oJ(X)
2! o J ( x )
oJ(y)
(4.26)

Riassunto.
Tramite il meccanismo di riduzione della matrice S (formalismo LSZ) abbiamo
ottenuto che il calcolo degli elementi di matrice si pud; considerare risolto una
volta che si conoscano le funzioni di Green G(n).
Il primo passo consiste nel definire Z[J] funzionale generatore e nel considerare
che si puo' scrivere

Si comincia con il considerare una teoria libera (L = Lo). In questo ambito il


funzionale generatore puo' essere scritto esplicitamente in forma gaussiana
mediante l'uso dei propagatori, e si puo' dimostrare il teorema di Wick. Quindi
se consideriamo la Lagrangiana con potenziale L", Lo -\1(<1
sviluppo perturbativo si ottiene

e consideriamo uno

1 ... xn)

= (-I)
n -O
- ... -O
- [1 - I.
&J(X1)

+ (_i)2
2!

In

d4 x d 4

&J(x n)

V[

_i_O_]
&J(x)

f V[
d

V[

-1O- ]

&J(X)

_i_O_] + ... ] Zo[J]


Z[O]

&J(y)

J=O

fattore di I}ormalizzazione Zo[O], in questa formula puo' essere

;eorema di Wick: in questo modo si e' arrivati a dimostrare che


perturbativa

il

calcolo

delle

funzioni

di

Green

si

riduce

Ite al calcolo dei propagatori o integrali di questi, calcolo che


'egole di Feynman.

2. lo J

-e><f t~

dIx d) Ji><J G(x-y) J(1) ]

~<eIT(#1)f""~ 4><><101)1 0

>

NOTE
NQTA 1
Con l'aggiunta del termine iE, i poli sono dati da

ave

tg <p

Estraggo la radice quadrata ed ho:


caso ie

Po = Ip2+m2_ iEl l12 e-i'P, Po = Ip2+m2_ iE1 1/2

caso -ie

Po = 1p2 + m2 + iE 1112 e+i'P, Po = 1p2 + m2 + iE 11/2

ed e' facile rendersi conto che cio' e' esattamente quanto indicai
1);1

ci ('('/

,L'

i/ )'

po
~1)

(\

~.

:F L

O..

..

e-

:'~

\:

"

t'

~ ~,
.

'f

~-~-

Cf>

rJ ~

" \< 7(

"

(';

1<

/"

i! () ...

~I

E'

,;

,/

j'

-=

\t

(O

\ [.

l2

1(:;

,(

I 1/1
i

(\l

,\

.2,

c'
(

. .,

rL
.')

C'

", V

'"

, , 11

(,i

I .

\ ,'tJ -~~

:;

.'

,'.

c-

l';''

'.

Dimostrazione del teorema di Wick,

( LI

I fll")

(i

lli!1.:

n_'>
.I.E.b,:

appl'ICO

- ,c'>
1--:

c'>J(X2)

- i Go(x ,-x,) exp

d'y

=-

~ [f d'x d'y J(X) Go(X-y) J(y)

Go(X,-y) J(y)

i GO(X1-X2)

n=3: applico _i_c'>_:


c'>J(x3)

l ~

2 exp [

~ f d'x d'y

J(X) G,,(x-y) J(y)

II Lo

y)

53
- i { G,(,,-,,) .

(f

d'y G,(,,-y) J(y)

- iG,(',-',) .

+(f
(f

e,p

~ [f d', d'y J(,) G,('-y) J(y)

d'y G,(X2-y) J(y)

d'y G,(,,-y) J(y)

l-

d y GO(Xl-Y) J(y)-

. exp [

e cosi' via.

(J

exp [

G'(X2-X,) . ex p [

(if

l
l

~ f d'x d'y J(X) G,(,-y) J(y)

~ f d', d'y J(X) G,(X-y) J(y)

d y GO(X2-Y) J(y) J .

~ fd'x d'y J(X) G,(X-y) J(y)

li Lo

(f

d y GO(X3-Y) J(y) )-

54
BIBLIOGRAFIA
1) S. Pokorski: op. ci t. , Cap. 2
2) J. O. Bjorken - S. O. Orell: Relativistic Quantum Mechanics, McGraw-Hi/l
Book Company, 1965, cap. 6

JJJ
[1'

J.~

:2. Lo]

ex

e.;,.p) -

l.{- JJ'y d"x

J' J4 x

V[-- L

J(x)

~(x-~) J(y) J

~~,_]1lJJJ}
J

S.J (x)

55

In questo capitolo ci proponiamo di elaborare una teoria particolarmente


semplice : $4, che ci servira' come esempio per il calcolo dettagliato dei
diagrammi di Feynman e ci permettera'anche di illustrare la procedura della
rinormalizzabilita' ( vedi NOTA 1 per la rinormalizzabilita' delle teorie $4)
DIAGRAMMI di VUOTO
Riprendiamo le formule (4.27.)

,[

-e;(

. [)

J'

P(-t, d':t V - i 5j(j) )

,~~ ------=-~~-=~'~

L", ( X1-" X'!\) ~

(-i)"

&J~XI) ... OJ~") ( 1- iJ d4zv[ -i ~H~z)] + ... ) ~~]] 11=0

Nel nostro caso con 1..$4diventa

o oJ(x")
o
(-I.)" OJ(XI)'"

lA

{l 'Jd
- 1

o ( .

4!

0)4

-I oJ(z)

0)2(.-1ID(i)
~ (1..4T
o )4(.-I &J(w)
0)4
} Zo[I]
+...
Z[O]

dzdw

(_i)2

+ 2! x

1=0

10(0]
-- -"._--70['0.1 (5.1.)

~-

Per applicare il teorema di Wick moltiplichiamo e dividiamo per Zo[O) : quindi


nella formula precedente avremo un pezzo del tipo

." M(x,)
o ... [ ... ] (2[0])
Zo[Jl 1
1=0

[o

(-I)

su cui e' possibile applicare il teorema di Wick moltiplicato per Zo[O)/Z[O)


Consideriamo il suo inverso

56

1 ( , o )2Jd 4 4 ( , O )4(, 0)4


} 20[1]
-1 41
zd w -1 o1(z)
-I 01(w)
+'"
~[Ol

+ 2!

J;()

Consideriamo il primo termine (all'ordine 1)

io J d4z [-iGo(O)] [-iGo(O)]


= -41

Vediamo ora come questi contributi siano rappresentabili come diagrammi.


Consideraimo le 4 derivate in z come derivate in 4 punti

ZI'

che faremo poi

"collassare" in un unico punto

faccio 'collassare'

----------)
i punti z

2co(fii! 2

Consideriamo il 2 termine

8 ',bt'

1 ( , o )2Jd4 4 (, o )4(, 0)4


} 20[1]
-1 41
zd w -1 SJ(z)
-1 o1(w)
+'"
~O]

+ 2!

== + 21! (-i

-:-;7

4 coppie (,2wppie w

IJ=O ==

~~ )2J d4zd4w {[-iGo(O)]2[-iGo(O)]2 + [-iGo(z-w)]2[-iGo(O)]f[-iGo(z-w)]4}

Diagrammaticamente

(J)~

Wloef; ~~ l:~ \ 4e,{

'/)

57

z,

l'D ~3\~ILI
CO ~\I'If.S~IO J./I

----~

faccio 'collassare'

----------)
i punii w

_ _ _ _ _ W2
W3 - - - - - W4

Zl-----

z ___ __
faccio 'collassa re'

------- ----- ---->


i punti z e w

~~

"-j')

~~=---

w 2, _~a..~~o_ ~~~~:sare' __ >


3

i punti z e w

E cosi' via per ordini superiori.


Questi diagrammi sono detti DIAGRAMMI DI VUOTO
e rappresentano le
fluUazione quantistiche del vuoto.
Dimostriamo ora che

58

! (QJ
c<;~
~

(lo!

( parte connessa) x ( parte diagrammi di vuoto)


= parte connessa
( arte diagramnu' di vuoto)

()

5.2.

Infatti il numeratore si fattorizza in una parte connessa e in diagrammi di


vuoto che si semplificanp cqsi' con il denominatore
Espandiamo l'esponenziale al numeratore

<Jv( <o \,4

Zo[J]

exp 1-1m-;U x Zo[O]

(i)O [J 4 (. o )]0 Zo[J]


=~
~ or
d x V -1mZo[O]

(5<3.)

0=0

nell'eseguire le derivate funzionali possimo dividere gli n fattori

in due

categorie: mc: fattori che sono connessi alle linee esterne xl'x 2 .<o.x n e m-mc ..
m,di fattori che sono sconnessi dalle linee esterne. Il numero di modi in cui si
puo' effettuare questa scomposizione e' ovviamente

(u:)
quindi si ha

<Jv(-1m-;U
<o 't,4 x

eltp I

Zo[]]
~ (i)ffi,
Zo[O] = ~ mc'

[J d4x v( -I.o]o )]m, Zo[O]


Zo[J]

m,=O

~ ~ [Jd4

~ rns'

m.:::;()

v(_.l..)]m.
Zo[J]
ZolO]
01
1

(5A.)

che implica che la parte sconnessa de numeratore si compensa esattamente con


la normalizzazione eh: ~~pare al denominatore dell equazione (5<3) <

Y fatto

che le funzioni di Green non dipendano dai diagrammi di vuoto ci

59
g~r~ntisce che le grandezze fisiche da essi dipendenti ( sezioni d'urto e vite
o

. med_iEjt non dipndanodalle fluitazionI quantistiche del vuoto

5.1. FUNZIONE DI GREEN A 2 PUNTI: IL PROPAGATORE


Nel caso con due campi ( 2 particlle ) la (5.1.) diventa
l': ' (\'1

(2) (

x,y )

o
= (-I. 51(x)

. O

+ F(-1 41 )

CXI;;T

X'

o)
-I WV)(
y

A, o.l

l-I'fd4Z 41
o ( . o )4
-I OJ(z)

4.

d zd w ( -I 01(Z) ( -I 51(W) +...

C2o~~

(20[1]),20[0,]
'Z,. [O]
11=0

Ordine O

X'

o ) 20[1] Teodi Wic~


. o
(-I ol(x) -I ol(y) 20[0] 11=0 = -IGO(X-y) =
=passando nello spazio dei momenti = 2 i 2 .
P - m +Ie

diagrammi si rappresenta

4} /";{/

Consideriamo la parte connessa

con

terv".1 \\1

(5.1.1.)

60
~t

Ordine

'.~.-~.~

'\

.~" 'j~

,~i'4

o
(-I. 5J(x)

X.

-I

o ) (-1. o )fd4z (-I. OJ(z)


o )4 ~[Ol
~[11'1 1=0 = Teo di WIC. k

Sl(y)

solo parle conne... (

41

O )

Q<'"i")

-i4! 4x3 [-iG o{)lm-iG o(y-z)][-iG o(O)]d z

f (

= passando nello spazio dei momenti

NOfA2

. )2
-fio +IE

d p4 ( 2 i 2 . )
(2Jt)
P -fio +IE

(5.1.3)
Diagrammaticamenta

x
faccio 'collassare

-----------

Zl-----

_o>

i punti x,y,z

ovviamente si avra' la presenza anche di diagrammi sconnessi del tipo

Zl

Z3

Z4

faccio 'collassare

-----------

- ->

i punti x,y,z

che sono l'esempio all'ordine piu' basso dei diagrammi che fattorizzano per
dare ( parte connessa )x(diagrammi di vuoto )
In definitiva per la parte connessa avremo ( vista nello spazio dei momenti )
due propagatori associati alle gambe esterne e un integrale in d 4p associato al
loop

61

osserviamo che

e' una costante divergente. La divergenza deriva dal fatto che l'integrale e'
fatto su uno spazio dei momenti .illimitato. In re alta' noi non possiamo garantire
che

in

natura

si

possono

avere

momenti

infinitamente

grandi

equivalentemente,distanze piccole a piacere: nulla ci vieta di pensare lo


spazio-tempo come un reticolo discreto, con un passo che sia al di sotto delle
distanze attualmente esplorabili: ad esempio potremo prendere come energia
caratteristica la massa di Planck, pari a 1.22 1Q19 GeV/c 2

corrispondente ad

una distanza di 2 _10. 20 fm.


l....

Se si introduce un cut-off A, cioe', se si integra su una ipersfera di raggio A,


l'integr~e sicomportera' come ,A 2e cioe' un~_guantit~firlltl ( vedremo in
seguito, paragrafo 5.4., che le quantita' osservabili risulteranno indipendenti da
A,

una

volta che vengono determinati dall'esperienza

i parametri che

determinano la teoria, come la massa m e la costante di accoppiamento .).


Un metodo rapido per valutare il grado di divergenza di oggetti del tipo -iGo(Q)
e' il "POWER COUNTING", cioe', il ,conteggio della differenza delle potenze che
in!~!~.~!1!:!.~r1~

al numeratore e al,. denominato..~e. Nel caso precedente, al


numeratore il momento compare con esponente 4 e al denominatore con
esponente 2, quindi la divergenza e' dell'ordine D .. 4 - 2 .. 2, cioe', si tratta di
una divergenza quadratica ( il paragrafo 5.3. e' interamente dedicato al "power
counting")

ilJ-> 1.~.~-~

62

Wj

'-'j

tAl

QQ)

Ordine 2
, li
( -I 8I(x)

X.

= ;, (-i

~~

-I

li ) l ( . o

8I(y)

y{

2f

-1

41

)2.fd4

d4 ( , li )4(, li )4
Z w -I gI(z)
-I gI(w)

. .

= Teo di Wlck

l PEZW (come' precedentemenJe)


(

IJ~

4x4x3x3 d4zd4w[-iGo(x-z))[-iGo(z-w))[-iGo(O))[-iGo(Y-w)) +

+ 4x4x3x2 d4zd4W[-iGO(X-Z))[-iGO(Y-W)][-iGO(Z-W))3}

= -} (-io)2

Zo[I)
Z[O)

passando neUo spazio dei momenti

. ) [-iGo(O) (

P -1110 +11:

2 i 2 . )[-iGo(O)l( 2 i 2 . )
p -1110 +IE
P -1110 +IE

(5.

1.3.)
corrispondente ad un diagramma

-----z 1
-----w1

w -----y

faccio 'collassare

-----------

_o>

I punti x,y,z,w

00

63

= pas~sando nello spazio dei momenti

(5.1.4.)
con il power counting presenta una divergenza 0 .. 0, ed e' una quantita'

n 2(p2).
Questo pezzo e' corrispondente ad un diagramma

dipendente da p2 che abbiamo quindi definito

t1:~~L..:L2

x-----

Z2-----

Il
laccio 'collassare

-----------

-->

i punti x,y,z,w

Z4-----

'" ~l2~.

@9
I

y-----

RINORMALIZZAZIONE DELLA MASSA E DELLA FUNZIONE D'ONDA NELLO SCHEMA


CONVENZIONALE

Sommiamo tutti
momenti)

contributi per la Go (2)(X,y) ( o Go (2)(p) nello spazio dei

64

1:::'0
+

4'-2,

'~"'"

=?J
1= 8-?,
.2.
O O +

1::.8-2_3

2..

I", !6.----~
""t
2.
~

O,~

~()
~

I~ ~;1! =.;-

08

diagrammi ordine > 4

( p

i 2.

-mo +IE

)D

22 + 3(
(n 2(p)]

i 2.

-mo +IE

)4 (nt(o)] 2n (p)
2 + .........
2

Lo schema per costruire i contributi alla

Go(2)(X,y) nello spazio dei momenti ~

come detto quello di ~s~sogj21~aQ()g~ni_ga/l1bi~~!ern_a un propagatore del tipo

2.

P -lllo + lE

--->

n ( O)

cioe' un termine quadralicamente divergente

--->

n (p 2 )
2

cioe' un termine logaritmicamente divergente

65

(5.1.5.)
Consideriamo ora che n 2(p2).e' dipendente da p2 e puo' essere sviluppato in serie.
Sviluppiamo il termine sulla massa fisica m (capiremo dopo il perche')

Evidentemente
~(m2)diverge quadraticamente

n'2(m 2)diverge logaritmicamente


n"2(m~ e derivate sup non divergono ( termini finiti T.F.)

Scriviamo, usando l'espansione, il denominatore di (5.1.5.)


i ~.f"r O

t~ IIP} - '1"\1 (o) 2 \' (C-~2- -.

2--

f"- N'ilo 111~) ~ n 2(p ) =\J[n 2(m ) + (p


1.

~j
2

'2

- m )n 2(m ) -

(p2 -

m2)2

=l- (~+ n\(O) + n 2(m2_(p2 _ m2)n~(m2) _

(T.F.) + .... J =
2

22

(p ~ m) (T.F.)

66

se definiamo
m

= ~ + TIt(O)

p - m -

=l~-m.

'2

(2

(1 - TI'
2 m

(p2 -

si ha

(p - m )TI 2(m) -

2)

12

+ TI 2(m2)

(p

m2)2

(T.F.)

22

~ m) (T.F.)
(5.1.6.)

se definiamo

(5.1.7.)

si ha

= (p - m

tJ r t -

2
(p2 _ m )2

(T.F.) + (T.F.)

il propagatore vicino al polo p2 .. m2 si comporla come

G2)(p) =

-2:--Z~2
p - m

Come si vede in NOTA 1 CAp 2, iLp!()Rl9l!tgre ( cioe' GO(2)(PJ


sulla massa fisica,

e' la

r~gi()~e

dev avere un p()lo

per _(;ui __l~bi~fTl() deciso di fare

"es~~~i()~~c:!iI,~~I_()r. su m2_~ non per esempio in. O

Se definiamo

(5.1.8.)

67
(5.1.9.)

si nota che al polo

d 2)(p)

= --2
2
P - m

(5.1.10.)

Con questo procedimento, RINORMALIZZAZIONE CONVENZIONALE, si e'


riusciti ad elimiare le divergenze dall'espressione del propagatore G(2)(p)
assorbendole nel 'camgo fisico ljI e nella massa fisica m

(5.1.11.)

Ragioniamo sul primo termine. Dato che

,
1

dipendono dal cut-oH A, che

e' servito per regolarizzare le divergenze, ne segue che anche mo2 dipende
dai parametri del reticolo spazio-temporale, non sarebbe accettabile
avere una teoria in cui le grandezze osservabili dipendessero dalla nostra
conoscenza del passo reticolare spazio-temporale, cioe'

()~n_"I~gi~~rgE!DZ~

po()~~i![11_().!!rEt quello che viene chiamato "fiflElJ\JDi"g:" dell~rn~!)sa,_.LJsarE}

cioe' . Ie cl i..,e rgElnz e _cl Q\I ut E:) ad autPll1! E:) r a zi ()1')E:)__ fl er__.I!I{E!rt!._LJIL.PEL!rn et ro.
finito e non dipendente dal passo reticolare spazio-temporale

5.2. LA fUNZIONE DI GREEN A 4 PUNTI: IL VERTICE


Prima di introdurre il calcolo del diagramma di Feynman con 4 linee esterne e'
opportuno introdurre alcune definzioni. E' infatti conveniente distinguere fra
tre tipi base di funzioni di Green.
1) La funzione di Green completa e' data da

o _ ... _ o _
- <O/T(.h(x ) .. .h(x /0> _ (.l.)n_
G(n)(x I '''x)
n 'l'
I
'l' n
i
oJ(xl)
oJ(x n)

Z(J]
Z(O)

I1=0

68

I\!~B!J~(>ria delle perturbazioni le funzioni di Green complete sono date


9~~!~_somma di tutti i diagrammi con

n gambe esterne, inclul)_iq~_E}lli

~cor,n~ssi,rnll esclu~L i diaOilrJll11icji. VLJ()to, che,c_()rnelll:>l:>ill11()c:1~tt()_s()l1o

cancellati dal fattore di normalizzazione


2) Le funzioni di Green connesse

Gconn(n)!Al~~Lsono definite come la

parte connessa di G(n). Sono ottenute come somma dei diagrammi di


Feynman connessi.
3) Le funzioni connesse proprie di vertice r(n)~~~L anche chiamate

le

funzioni

di

Green

irriducibili

ad

una

particelle

( one-particle

irriducible,abbreviato con 1PI ), sono date dai diagrammi di Feynman che


sono

irriducilbili

rimangono

ad

una particella.

connessi

dopo

il

Questi

taglio

sono

arbitrario

i diagrammi che
di

una

linea

esterna.AII'ordine piu' basso (nessun loop, corrispondente ai cosidetti


diagrammi ad albero [tree diagrams)) le funzioni 1PI corrispondono ai
vertici della lagrangiana originaria.

L'importanza delle funzioni

1 PI

risiede nel fatto che qualsiasi diagramma riducibile ad una particella puo'
essere decomposto in diagrammi 1PI senza ulteriori integrazioni di loop,
e se sappiamo "prenderei cura delle divergenze nei diagrammi 1PI, siamo
anche in grado di maneggiare i diagrammi riducilbili.
Consideriamo la funzione 1PI a 4 particelle. AI primo ordine ho, con ovvia
notazione:;(l"'k,~_,
.,
,'ti/ ". XI.

Xl

Zl

X2

Z2

X3

Z3

X4

Z4

(i~'
X;}

i~
){I,

X
3

faccio 'collassare'

----------)
i punti z

X
2

AI secondo ordine ho tre possibili diagrammi connessi:

'" - i . O

X4

K~

-'

~ l,
;(

Xl

l
l

Wl

IN2

X4

W4

i)

w.~

b'

il.

il

II

~,

l!>,

r/

69
.,<~

Y/1.

BO/..LA

>0<

-->

X4

X
I

.1

X3

l2

Wl

BOLLA .t;

>
l

W2

X4

W4

70

Questi 3 diagrammi danno contributi di forma simile, ma dipendenti da


3 diverse variabili, rispettivamente:
s = (Pl + P1)2
t = (Pl - P3

~ (P3 +'P-4)t

"'o'

CQ, ECM)2

l ::::: (1'2, - p*)1. =- -2 pl (1-~ff)

u = (Pl - P4)2

ove s,t,u sono dette variabili di Mandelstam

::c

(J'3 -

'P2.)

(5.2.1.)

2-

e sono legate fra loro

dalla relazione
s+t+u=4mJ

Consideriamo il primo dei 3 diagrammi: il suo contributo a r(4) e' dato


da

ove il fattore 1/2 e' detto fattora di simmetria e dipende dalia


combinatoria dei diagrammi di Feynman.
Per calcolare r(s) introduciamo i parametri di Feynman
formula

(XI

tramite

la

71

(5.2.3.)

(per il calcolo vedi NOTA 3)


Dunque

introduciamo la variabile
L=!-e x(PI-I P2)

dC -

d~,

~) L?o 1-"+(/ 8 -2oCt(F'1+/~)

e, ricordando la (5.2.1.), ho

ave
a2 =

mJ - ex( ! - ex) s

Vogliamo ora trasformare, mediante rotazione di Wick, l'integra


le r(s)
in d 4 l .. d4lod4l1d4L2d4L3' in cui compare un quadrim
omento di
Minkow ski L 2 .. L20 - L2 , in uno in cui compare il quadrim
omento
euclideo L2E"" L2_ L24 Osserviamo inanzittutlo la funzione
jlCfI!ot'l.

d.,

(~/

(P

'1.1,

J _

l'm~

)(c

c'

'!

-\

;r) -\

,,';':y

('
- ,-1-

p/ ?

(r'i l l',' /I
(

{
I

72

ha poli per

se considero il piano complesso -Lo h o

JdLo
e

f(L) = O

1m l

1\

L (L+a
o

1/2

+iEl

---1----~----~--->
fii

L (

cioe'

Pongo

si ha

C+ a

ReL O

i t) 1/2

73

(5.2.3.)
cioe'

Passo a coordinate polari nello spazio euclideo quadrimensionale


LI = LE sin\!, sin9 cos<p
~

= LEsin", sin9 sin<p

L:J

= LE sin", cos9

L4 = LE COS'"
ove

Li

-2

= L + L4 , O ~ 9,,,, ~ lt

O ~ <p < 2Jt

d~E = ~ sin2", <JI.id<pd(cos9)d9


(5,2,4,)
Integro sulle variabili angolari

Osserviamo che
2

a -

lE

Il primo termine ha grado di divergenza D.O (divergenza logaritmica) il


secondo Da-2, cio; non ~;divergente, poiche' noi siamo interessati alla
parte divergente , lo trascuriamo, e scriviamo

74

i~

l2
r(s) == - - 2 il da dx
2(21t) o
X+ a - iE

A questo punto dobbiamo introdurre il cut-off in A 2

i~il

A2

i~il
r(s) == - - da dx
= -daln
321t 2 o
o
x + a2 - iE
321t2 o
i

i~
-

321t2 In

A2+m~-a(a-l)s-iE
m~ - a ( a - l ) s - iE

A2

ave l'ultimo passaggio e' ottenuto ricordando che siamo interes


sati al
comportamento di r(s) per valori di A 2 .
AI secondo ordine della teorie perturbativa, ottengo
2

....(4)(
)
l'
S,I,U

'1
.,
In A2 + lemum
. . ti10111
.. = .~
= -111.0
+ 3- 1"0
- 2 -2
-1

321t

fio

r<4)(S,I,u )

2 ]
l - -31..
o In 2
- 2 -A
+ T .F .
321t
l110

-il..oZil + lermini [miti

(5.

2.5.)

75

ove

(5.2.6.)

e'

una costante di

rinormalizzazione,

introdotta

per "curare"

le

divergenze logaritmiche della funzione r(4).


Considerando il legame tra funzioni 1PI rinormalizzate e non

riRn)( x ., ...... 'n


x )

= zn/2r<n)( x ., ...... 'n


x )

(5.2.7.)

posso introdurre la costante di accoppiamento rinormalizzata.

5.3. DIAGRAMMI DIVERGENTI: IL " POWER COUNTING "


Fino a questo punto abbiamo calcolato, nella teoria

jl4,due diagrammi,

rispettivamente con 2 e 4 gambe esterrie, fermandoci agl'ordini piu' bassi.


Abbiamo visto che comparivano dei diagrammi divergenti e, essenzialmente,
abbiamo "nascosto queste divergenze rinormalizzando la massa e la
costante di accoppiamento e introducendo una costante di rinormalizzazione
della funzione d'onda. E' naturale chiedersi se, procedendo nel calcolo dei
diagrammi, compaiano altre divergenze.
Apparentemente solo il calcolo diretto potrebbe darci una risposta,

invece, vedremo come si possa facilmente dimostrare che i due diagrammi


visti sono gli unici diagrammi divergenti.
Consideriamo in dettaglio il "power counting" nella teoria A.p4. In ogni
diagramma abbiamo
N vertici
L loops
i linee interne
e linee esterne

il suo grado di divergenza superficiale D e' dato da


(5.3.1.)

D '" 4L - 2i

in quanto ogni loop introduce 4 potenze a numeratore, mentre ogni propagatore


su una linea interna, ne porta 2 a denominatore.
Poiche' ogni vertice ha 4 linee e entrambe le estremita' di una linea interna
devono terminare su di un vertice, mentre una sola estremita' di una linea

,~

esterna e' connessa ad un vertice, abbiamo

:J/'L.=

.2

4N .. 2i + e

(5.3.2.)

(IJ)
Ogni vertice introduce una legge di conservazione del momento, ma di queste
solo
N-1 sono indipendenti, in quanto vale la conservazione del quadri momento
complessivo, conservazione che non dipende dai momenti interni. Ad esempio
nel grafico
P

~O~

P~
2

~P

77
i due vertici introdu cono due funzion i 1\: 1\4(P +P -1 -1
1
2 1 2) e 1\4(1 1 +1 2-P3-P4)' e
queste posson o essere riscritte come 1\4(Pl+P2-P3-P4)1\4(P
l+P2-ll-12)' Poiche ',
come abbiam o visto in alcuni casi, nei diag.i~f!!mi ~LEeynm
!!LQ9bbilf!1()
i!1t~~r1,,-e _~uCl~nil'110lT1~nt()

conservazion~, abbiamo

interno che none' bloccat o da. una legge di

L::: ,I- __ (N ~ 1 )
(5.3.3.)

Combinando le due relazioni (5.3.2) e (5.3.3) abbiamo


D .. 4( i-N+ 1) - 2i '" 2i - 4N + 4 = (4N - e) - 4N + 4 = 4...:::.JL

(5.3.4.)

Quindi D dip.ende solo dal numero di linee esterne. Poiche


la teoria $4 gode
della proprieta' di riflessione $~ - $, solo i diagrammi con
e pari sono non nulli.
Dalla (5.3.4) si ricava che gli unici diagrammi divergenti sono:

e .. 2

D = 2

divergenza quadratica

O divergenza logaritmica

5.4. LAGRANGIANA RINORMALIZZATA E CONTROTERMINI


Ricordiamo brevemente il cammino fin qui seguito.
Siamo partiti da una densita' lagrangiana

(5.4.1.)

78
dipendente dal campo q,o e in cui compaiono i termini mo e o'
Con il formalismo del path integrai abbiamo calcolato le funzioni di Green.
In questo calcolo compaiono degli integrali divergenti: per poterli trattare in
modo amtematiamente accettabile, dobbiamo regolarizzarli. Questo e' quanto e'
stato fatto introducendo una cut-oH A per momenti molto alti (vedi NOTA 4)
Successivamente tut!i

termini ( potenzialmente ) divergenti sono stati

ingloba.tinella ridefinizione della massa e della costante di accoppiamento


(che d'ora in avanti indicheremo con m e con ) e in una costnte che
rinormalizza la funzione d'onda:
((l.

'\0

~. ~ Sl)'r~2,

~llll2~

(I> V
(5.4.2.)

Riscriviamo la lagrangiana (5.4.1.) in termini delle grandezze fisiche

71

l
"\Ii
2
2 2
ZI 4
Lo = TZ[(dJlq,)(u q,) - (m -om )q, ]q, =
4f

=~+[(dJlq,)(ifq,) _m2q,2]_ ~ q,4}+ +(Z -1)[(dJlq,)(ifq,) _m2q,l] + +Z om2q,2 +

- 4f(Z

1-

l)q,

= L + 6L

(5.4.3.)

ove

(5.4.4.)

che ha la stessa forma della lagrangaina di partenza Lo, ma dove compaiono le


quantita' rinormalizzate, e' detta derla' lagrangiana rjnormalizzata

(5.4.5.)

79
d Lo

che

contiene

le

costanti

di

rinormalizzazione

divergenti

e'

delta

lagranaiana dei controtermini


Qual'e' il significato dei controtermini?
Se

sviluppiamo

la

teoria

peturbativa

rinormalizzata L, avremo che diagrammi con

a
O~

partire

dalla

lagrangiana

O svilupperanno delle

pary~

divergenti : cio' che vorremmo e' che i controtermini siano esattamente del tipo
necessario a cancellare le divergenze e a lasciare la teoria " libera da infiniti".
Vediamo ora qualitativamente come i controtermini dL abbiano proprio la
struttura adatta. Sappiamo dal power counting che la funzione di Green a 2
punti ha 0=2; cio' richiede che i controtermini abbiano una struttura del tipo

ove B corrisponde ad una divergenza quadratica ed A ad una divergenza


logaritmica. IL controtermine pm e' proibito dalla invarianza relativistica:
tutti i controtermini devono essere scalari. Possiamo riconoscere in questi i
primi due termini della (5.4.5.) (p2
e' equivalente
a -52)...- che rinormalizzano
/-. "-'
-" ,,/"" -"
~- /~

'-

/-

rispettivamente la funzione d'onda e la massa. Graficamente cio' puo' essere


rappresentato dai diagrammi

----"*---

Analogamente, la funzione di Green a 4 punti ha O=O,e, quindi avra' un solo


controtermine (non dipendente da p). che corrisponde al controtermine della
costante di acco~)(piamento (vedi 3 addendo delia (5.4.5.) ed e' graficamente
rappresentato da

f->-t'{

80
Osserviamo che

controtermini equivalgono ad un termini di interazione, per

cui scriviamo

Lo =Llibera +

(5.4.6.)

Linterazione

ove

Lliber.

l
'\II
= T[(a~<I(u <1

Linterazione

Cio' ci permette di usare


perturbativo.

=-

A.

TI <I>

m <I>

+ ~L

l
(5.4.7.)

controtermini ordine per ordine nello sviluppo

81

5.5. REGOLE DI FEYNMAN PER LA TEORIA Np 4


4
Concludiamo la trattazione della teoria $ con un sommario delle regole di
Feyn)fman.
1) per ogni linea bosonica consideriamo un propagatore

2) per ogni vertice consideriamo un fattore (-i). Osserva che


vertici e' dell'ordine di N

un~J:I!311o_con

.f\l

3) per ogni vertice abbiamo una conservazione del quadrimomento


4)per ogni momento interno I non fissato dalla conservazione dei vertici,
considero un integrale di loop

5) per alcuni diagrammi bisogna considerare un fattore di simmetria S


derivante dalia combinatoria; ecco la lista dei diagrammi con S

cF 1

82

o
e
)c(

S = 1/2

1/6

1
, I

S '" 1/2
!:

1/4

L,2. ,\:

'I",

l,l,

L.

83

NOTE
NOTA 1
Consideriamo il problema del power counting ( vedi paragrafo 5.3.) in un ambito
piu' grande.
Sia, infatti, il potenziale della forma

$ n ,ove

n>2 ( n=2 teoria libera!)

E facile rendersi conto che le formule

D .. 4L - 2i

(5.3.1.)

L=i-N+l

(5.3.3.)

rimangono invariate, mentre la (5.3.2.) viene modificata e si scrive


nN .. 2i + e

(5.6.1.)

ricavo dunque
D ., 4(i - N + 1) - 2i .. 2i - 4N + 4 .. (nN - e ) - 4N + 4 --+
--+ D .. 4 - e + (n -4)N

(5.6.2.)

Nella teoria 1..<I>4(n .. 4) non compare il termine (n-4)N. Nella (5.6.2.) possiamo
distinguere tre casi:
1) n<4 : l'unico esempio e' n",3. In questo caso
D '" 4-e-N

e la teoria e'

$n detta

superrinormalizzabile: presa una funzione di Green

qualsiasi con e gambe esterne, solo un numero finito di grafici da' contributi
divergenti, cioe' aggiungendo vertici ( cioe' andando ad ordini superiori della
teoria perturbativa). diminuisce il grado di divergenza del diagramma. Ad
esempio per e .. 2

84

-o-

D "" O ( Logartitmicamente divergente ) ( N.. 2)

D .. -2 ( non divergente) ( N .. 4)

2) n.. 4 : la teoria e' rjnormalizzabile Qui

D =4-e
~olo U[UJLJm~ro fiDit()

~~l?l~!ono

difLJoziQni cji green presenta cjivergenza, e per queste


cfiagrgmmi divergenti ad ogni orgjlJ~uc:l~"a teoria. perturbatiya.

3) n>4: poniamo 0=(n-4). 0>0 la teoria e' non rino(maljzzabjle


In qualsia si funzione di Green ho grafici divergenti a partire
da un certo
ordine della teoria perturbativa: aumentando il numero dei
vertici N, aumento D
. Ad esempio, nella teoria p 5 , per e=8, ho

D '" -2

(non divergente)

(N",2)

D = O (divergente logarilmicamente) (N = 4)

Cos'e' o?
Consideriamo il calcolo naive delle dimensioni di un operato
re in unita' di
massa. Poiche' l'azione e' adimensionale (ti=>1!!). L ha la dimens
ione 4 e tutti i
termini che compongono L devono avere dimensione 4. In partico
lare m2P2 nella
lagrangiana libera ha dimensione 4, quindi ha dimensione 1.
Inoltre da

85
dim(A$4) = 4

dim($)" 1

(5.6.3.)

(5.6.4.)

ho
dim(A) = 4-n '" -

Possiamo, dunque, stabilire dalla dimensione di A (dimA) la rinormalizzabilta'


di una teoria:
1) dim(A) > O ~ teoria superrinormalizzabile
2) dim(A) = O ~ teoria rinormalizzabile
3) dim(A) < O ~ teoria non rinormalizzabile

NOIA 2

Ricordando che questa espressione e' una funzione del tipo -iGo(x-y) cioe'
funzione solo di (x-y) e ricordando la relazione fra Go nello spazio dei momenti
e delle coordinate, si ha

GoV<-i;)

1 - {. (K ~f)P .
4
)(211)4 e
~cC?) (;l P

Gt p) ": 4~~~~~~- .
'P _1ffi2 +'" ~
) (

86
dPI dP2 e tiPt(x-z) i e+ip:!(z-y) i +ip(x-y)
4
4 2
2
2
2
e
d(x-y)
(2lt) (2lt) PI - !Ilo + ie P2 - mo + ie

o(x)

= ~e +ipx
(2lt)4

ricordando che
O(x)=

_dx
_ e''ipx
(27t)4

dpI dP2
i
i
+iP(x-Y)d() d iZ(Pt- p:!) -iPt x + iPV'
--4--4 2
2. 2
2. e
x-y
ze 0'0 .I e
=
(2lt) (27t) PI -!Ilo + le P2 - mo + le
I v " ('0
'\
(21\)" d l'I \'1 I

x
dP2
i
i
"(
) (2 )4
=
-dPI
-e +ip(x-Y)d()
x-ye-iPt + in..v
rv U P,-P2lt
( .) (2lt)4 (2lt)4 p~ - ~ + ie p~ - m~ + ie

f ~(
4

(27t)

f
f

dPI
-(
(2lt)4

i
)2 +ip(x-Y)d( _ ) -iPt(x -y)
2
2
e
xye
PI -!Ilo + ie
i
)2e+i(x-y)(P - Pt) d( x-y ) =
p~ - ~ + ie '~.oV/----~
0.11) ,

~ (Io.

FII)

)2 (2lt)4 O(P-PI) = (2i )


-dPI
-4( 2 i 2
2 2
PI-mo+ie
(27t) PI-!Ilo+ie

In questo modo si e' dimostrato (nel caso particolare, ma e' vero in generale)
che .nello spazio dei momenti le gambe esterne contribuiscono con
propagatore

'l
p@p
IV

;L

,
2

!J

un

87

sono 2, ma solo 1di queste e'sfruttabile:NON SONO INDIPENDENTI

dpt (

(21t)4

dP4

pi -

i)

~-

ie (Pt - P3 -P4 )2 -

m~ + ie

ei(. - y)(P -PI) d(x-y)

(21t)4 p~ - m~ + ie

i
.
= ( Pt2 - mo2-le

)2

dPJ dP4
(2)4
(21t)4
1t

-p~-----=m-~-+-i-e

i
2

dP3
(21t)4

i
2.

P3 - fio + le P4 - mo2+le

Nelle variabili di loop risulta

Come si vede e' una funzione di p2~n(p2)

.
Pt - P3 -P4 )2 - mo2 + le

88
NOTA 3
Dimostriamo che

Osserviamo che

J,-o dI'e"
Il

-AA

I n fa tti

(n - l )!

An

Allora

89

NOTA 4

Esistono vari modi per ottenere la regolarizzione dei diagrammi divergenti.


Indichiamo qui i principali metodi senza entrare nei dettagli tecnici.
Begolarizzazione alla Paulj-Yillars : consiste nel modificare il propagatore
secondo

ave L2i m2 e gli

ai

sono scelti in modo tale da assicurare un comportamento

asintotico del propagatore sufficentemente buono, in modo da eliminare le


divergenze. Osserviamo che il propagatore viene modificato aggiungendogli dei
termini corrispondenti a particelle di massa molto grande. Per momenti piccoli

il comportamento del propagatore non e' modificato. I risultati che si ottengono


non dipendono dal cut-off A, ove tutte le masse AI' vengono genericamente

90
indicate con A.
Begolarjzzazione

dimensionale

('t

Hooft-Veltman,1972):

nasce

dall'osservazione che integrando su di uno spazio con un numero minore (4-E)


dimensioni,

integrali

con

divergenze

ultraviolette

possono

essere

resi

convergenti. Le divergenze si manifestano nei risultati regolarizzati come


singolarita' per E--+O.
Altri sistemi di regolarizzazione sono 1)dopo la~ rotazione di Wick taglio gli
integrali per alti valori dei quadrimomenti euclidei, questo metodo non e'
relativisticamente invariante e viene usato in argomentazioni euristiche. 2)
discretizzare lo spazio-tempo: in questo modo si perde pero'anche l'invarianza
rotazionale.

91

BIBLIOGRAFIA
1) S. Pokorski: op. cit., Capp. 2,4
2) T.P. Cheng & L.F.Li: op cit.,Cap 2
3) C. Itzykson e J.-B. Zuber: op. ci t. , Capp. 2,8

92

6. CAMPI FERMIONICI.

6.1. l'EQU AZION E DI DIRAC.


Si consideri il passaggio dalla meccanica classica alla meccan
ica relativistica.
Definite le corrispondenze

(6.1.1)

dall'equazione classica per una particella isolata

p2

H=2m
si ricava l'equazione di Schroedinger non relativistica

. IL

iJ
I
,!,(x. )
iJI

l.fl -

= - -if2

2m

V2 '!'(x. t

Il passaggio alla teoria relativistica potrebbe essere realizza


to seguendo la
corrispondenza (6.1.1) e osservando che. posto
(p o p 1. p 2 . p3) =

e ricordato che

(E Px. Py. pz )
~.

93

si ha per una particella libera relativistica

il cui analogo quantistico e'

(6.1.2)
L'equazione (6.1.2) e' difficile da trattare matematicamente ed e' asimmetrica
nelle coordinate spaziali e temporali.

Per renderla simmetrica e nello stesso

tempo semplificarla, si osserva che

(6.1.3)
cioe'

e, per analogia,

cioe'

(6.1.4)
ave

94

(X , X , X , X ) ==

L'eq. (6.1.4) e' l'equazione di Klein-Gordon.

(ct,

X,

y, z)

(6.1.4) pone dei problemi di

interpretazione: 1) introduce stati di energia negativa

2) ris_l!lta impossibile introdurre, in analogia con quanto fatto per l'equazione

di Schroedinger non relativistica, una densita' di probabilita' p,


positiva.

definita

Nel tentativo di superare questi problemi, Dirac cerco' un'equazione

relativisticamente covariante e lineare nella derivata temporale.

Cio' lo

porto' (1928) a formulare l'equazione (detta di Dirac), che si scrive come:


(i-tla'-mc)'I' = O

(6.1.5)

I (i~-m)f::::O

Qui:

( SI..Ac-e)
ove le yI1 sono matrici che agiscono in uno spazio di dimensione N; 'l' e' un
vettore in questo spazio.

Da (6.1.5) vogliamo essere in grado di ricavare l'eq.

di Klein-Gordon, che e' il corrispondente quantistico di (6.1.3) (d'ora in poi 4f = c


'" 1).

Scriviamo allora
Ci

da cui segue

a' + m) (i a' - m) 'l'

= O

95

(6.1.6)
ove

o O
-1 O
O -1

O O

(6.1.7)

Piu' esplicitamente (6.1.6) da':


Il ==

("l)2 ==

(1)2=-1

+1

{"l/h = O
c/,'h = O

11==0, v=k

Il == k, v = i, i

Se scegliamo

l'

;t

(k= 1,2,3)

(6.1.8)

hermitiano (1' ~ yo+). la prima delle (6.1.8) ci dice che

avera coma autovalori solo +1 o -1.

l'

puo'

Dalla seconda dalle (6.1.8) si ricava che

'yO=_yO,

Usando la prima della (6.1 .8)

(6.1.9)
Passando alla traccia e ricordando che Tr(AB) = Tr(BA): si ha
Tr (yo) = Tr (, yO ,) == Tr ("

l)

= - Tr (yO)
.,

U
Tr (l) = O
Da quanto detto prima sugli autovalori di
Le scelte piu' semplici sono: N",2 e N=4.

l'

pr4

T(O~)'=

e da Tr(1') '" O, segue che N e' pari.


Nel primo caso osservo che le matrici

di Pauli e l'identita' formano una base nello spazio 2x2, ma non possono

96
soddisfare le relazioni di anticommutazione (6.1.6).
Vedremo adesso che N.. 4 e' lo spazio di dimensione piu' piccola in cui e'
p()~~sibile

ambientare l'equazione di Dirac. Cerchiamo una rappresentazione

esplicita delle matrici y.


Richiediamo che

sia diagonale:

Yo=(*l=(~X+~J~r)

fi=
l>e.,t-

rO .,:.

+4

ove abbiamo adottato la rappresentazione a blocchi: quindi 1 rappresenta la


matrice identita' nello spazio 2x2.

Se scriviamo

=.

_.<c....+.... M<._

\\

+
e'

facile dimostrare che (vd.

scegliElndo

ove le

Irr//

Nota 1) e'. possibile soddisfare la (6.1.6)

(Jk sono le matrici di Pauli


~ = (~ ~i)

(J3=G~J

97

6.2. SOLUZIONI LIBERE DELL'EQUAZIONE DI DIRAC.


Cerchiamo delle soluzioni dell'equazione di Dirac della forma
r=1, 2, 3, 4

(6.2.1)

ov~

r = 1,2

+1
er

(6.2.2)

=o

r", 3, 4

-1

r Er = +i

t=r

t"'

fC ssa.Co .

Si osservi che E .. + Po per r .. 1, 2 ed E=<- Po per r '" 3, 4.


dii

(i,
e (6.1.5) diventa ;

~r Pr

0/

= - i er Pii

([ -

1j1r

r _

(YYL )

41 -

(p'-erm)wr(p) = O

Scriviamo

l'l:= Ptt tr~


w'(Pl

ove Xf e
scrive

<pf

(6.2.3)

~ (::j

sono due spinori bidimensionali.

(6.2.4)
In termini di questi, (6.2.3) si

98
(pO _ Er m)xr _ p'

(J

- (pO + Er ni) q>r + p'

q>r
(J

=O

''l

= O

(6.2.5)

da cui

r = 1, 2:

E=+p

r = 3,4:

wr(P)

= [~
q>rj
E+m
q>r

D'ora in poi useremo le notazioni (vd. anche Nota 3)

(P) = u (p,+1)

vl(p) = u (p,-1)
W

(P) =

(p,+ 1)

w\P) = v (p,-1)

l'

<=>
<=>

particella di energia E = + po > O e spin DONN


particella di energia E= - po < O e spin lJP

J" (iC
t (~

ot",-1<=>

particella di energia E = - po < O e spin DONN

J,

(j'l'",-1

lf

:.~1

(6.2.6)
e si pone:

6.3.

particella di energia E = + po > O e spin lJP

6':i '" + 1 <=>

EliCITA'. PARITA'. DENSITA' DI PROBABILITA'. QUANTITA'

BILINEARI.
Per introdurre il concetto di elicita', consideriamo il caso di un fermione di

Ci

99

'r."'.' ".""

t:.
j-

massa nulla (il neulrino?), e poniamo

1 - 15
1 (
PH- = -2- = 2" ~ 1

(6.3.2)
ave

. o

1 _2 3

15 = I 1 1 r 1 =

Consideriamo (m=O)

t.

r-=
t=. -

PHU (p, ) = -1 (1
2 1

ave n .. p/ipi.
r;:;1 t t

c\
J '"

vR+P'I ~Pt f

(6.3.3)

/:)0

1 ),[
1

(0-1-10\1)

l ) [l
= -1

a' n Xr

a . n xr )
r
X + a . n Xr

Se si pone p diretto lungo l'asse z, si ha

'=~,
a . n xr = az xr =

r=2

da cui

P H- u(p,+)

=O

100
Cerchiamo di dare un significato fisico ai risultati trovati.

Osserviamo che

H=<J'P=<J'n

Ipi

(6.3.4)

rappresenta la proiezione dello spin <J nella direzione n del' moto della
particella: questa grandezza e' detta

e..I.i.!.Li..ta

della particella.

Gli operatori PH
rappresentano gli operatori !Le.roiE)zi().!1~_su!ut()~p_azi con elicita' definita":

~ (b)'
il (~)
t
-1

i n f a Il i .

,~

'<J

[~:) = +[~:l

cioe' (::) ha elicita'

H[~~ l -[~:2l
.. n (t) ~ (.~)

cioe'

[~:2) ha

+1

elicita' -1

Osserviamo che .I~~,!~!~ta' e' un buon numero quantico solo per particelle con
massa nulla.

Per cercare di capire questa affermazione in maniera formale,

consideriamo una funzione 'l' e introduciamo


componente destrorsa

(6.3.5a)

componente sinistrorsa

(6.3.5b)

e supponiamo che 'l' sia soluzione dell'eq. di Dirac

Poiche' vale la relazione di anticommutazione

(t ~-"YI )(1 Ys)tp

"

'fl+'l'f=o
::t(4. ot' l' -ml) Ys 4' ~

:4:

inSi"
\ ;y14 r L

fr(IJ)

lf

(6.3.6)

.~ o

PH$non e' soluzione dell'eq. di Dirac.


In modo piu' intuitivo, consideriamo una particella con massa: questa viaggia

101
con velocita' v < c.

Ad esempio, una particella destrorsa ha s e p diretti nella

stessa direzione.

=======1[:>

-G-----~p

()

<.Jt===
p

Poiche' v < c esiste un sistema di riferimento in cui il vettore


orientato in direzione opposta.
sinistrorsa.

appare

In ques9 sistema di riferimento la particella e'

Chiaramente se la massa della particella fosse stata nulla,

questa sarebbe apparsa destrorsa in qualsiasi sistema di riferimento.


Sviluppiamo alcuni concetti della teoria di Dirac che ci saranno utili in seguito.
Introduciamo lo spinore aggiunto
) I)

I
ove

1jI+

e' il coniugato hermitiano di


(i

1jI,

Se

ljI

ii - m) ljI

-1

e' soluzione di
=

si ha, prendendo il coniugato hermitiano ed osservando che

(6.3.8)

si trova che
+
ljI = ljI 10

e' soluzione di

102
~

\ji(id'+m)=O

(6.3.9)

ove, ovviamente, si intende che le derivate sono applicate a 'l' barra.

Se sotto

trasformazione di Lorentz si ha (vd. Nota 2)


'l"(X') = S(A)'l'(X)
:

risulta

'~1. I
tp(x)

"'"

(6.3.10)

lUi

+ v'f.
Ov

: ;: WT ,Jc.. +

-~

Lf 0" . -

"" tpex )

'"
5'~0)

(6.3.11 )
Consideriamo l'inversione spaziale:

x' '" - x

Je.t I\.~ ~ ~1

t' '" t

~ TR,As F. II1f'Rof'fl-IA

Questa e' una trasformazione impropria di Lorentz.

Indicando con P l'operatore

S di qui sopra nel caso di inversione spaziale, la richiesta di invarianza dell'eq.


di Dirac ci dice che

se
(id' - m) 'l'(t,X) = O

(i-oo"Osservando che

()o'

r(t,x)

~()I<6'J< -m) ljI(k,


~

00

1f(c, -)()

dk' 'l'(t,X) = - dk 'l'(t,-x)

da (6.3.12) segue che

(6.3.12)

x)

=:0

103
Moltiplichiamo a destra per

e ricordando la (6.1.6):

cioe'

(iii - m) 10 ljI(t,-X) = O
Quindi l'operazione di parita' e' data da

(6.3.13)
ove q>

9l.

In forma covariante, l'equazione di continuita' di una corrente J~ e' data da

(6.3.14)
Verifichiamo che

(6.3.15)
soddisfa l'equazione (6.3.14), se ljI e' soluzione dell'eq. di Dirac.
Infatti

<-I

->1

='ii (a )(+ m) ljI + 'ii (a

- m) ljI = O

b\rc
l)tr~e b0\,Gtl..
per le equazioni (6.1.5) e (6.3.9) .

.ilH E'
~

facile verificare che possiamo interpretare JO come densita' di probabilita' e

che questa risulta definita positiva (quindi almeno uno dei problemi di
interpretazione sollevati dall'eq. (6.1.4) e' stato risolto!); infatti

104

~II.IN Ef\ (\$


~I1U\RE:

(6.3.16 )

ed e' possibile normalizzare le soluzioni u e v in modo che


risulti

d x '1/(t,X) \jf(t,X)

=1

jl"(if or 1f')'"

Si osservi che, per l'eq. (6.3.14), la quantita'

<* tp'(l"lf ~

(6.3.17 )
e' conservata.
Conclu diamo questo paragr afo introdu cendo i possib ili
covaria nti bilinea ri
della teoria di Dirac. Osserviamo che in uno spazio 4x4 una
base e' formata da
16 matrici indipendenti r.
Una scelta particolare di questa base e' data da:

rs = 1
r=

scAL.ARE
f"::t;. u/)o.s cA L/\Rl;

"(5

(~
lt )

r l1v = "(11
r l1A = "(5 "(11
T
r l1v
= O'I1V
U<AP .:;-

i [r<x

TE. t\l $,0 ('l.. I (ILG


i

O;3J

( G ). ti n \'.
(6.3.18 )

Ci chiedia mo quali siano le proprieta' di trasformazioni


di Lorentz dei 16
bilinea ri

ijf(x) r \jf(X)

Osservando che

(~ ti~

(6.3.19 )

('vI"' V

1(),()~(

Jr'tbJ/ii'"

105

e, quindi,

P 15

= - 15 P

si ricava che

scalare
pseudoscalare

v.
r 11'

vettore

r::

'ii' "t5 "t11 'l'' =

( det A) ~ 'ii 15 "tv ljI

pseudovettore

r I1TV .'

tensore
CoVAR,I/ltJT8

C&L 2 oRDINI;,

6.4. SECONDA QUANTIZZAZIONE DELL'EQUAZIONE DI DIRAC.


In

questo

paragrafo

tratteremo

punti

fondamentali

della

seconda

quantizzazione del campo di Dirac, prima con l'approccio canonico e poi


introducendo il

formalismo

dell'integrale funzionale per campi

fermionici.

Vedremo come la seconda quantizzazione del campo fermionico sia fatta in


modo analogo a quanto visto per il caso scalare (vd. cap. 2), con alcune
importanti ~ifferenze, dovute essenzialmente alle richieste del principio di
Pauli.
Consideriamo la densita' lagrangiana
L

= o/(i al - m)1jI

Tramite le equazioni di Eulero - Lagrange per i due campi

(6.4.1)
ljI

ljI

barra ottengo

106
l'equazione di Dirac (6.1.5) e la sua aggiunta (6.3.9)

.k-rtlf~ ri.i~-'
i< 'lf r,"\\W"'" 9
... LI'

all~-~=o

(i

(;I -

m) '" =

aallo/ aiii

(6.4.2)

0/ Ci al + m)

O
(6.4.3)

Il momento canonico coniugato a '" e':

aL = I",
. +

il= -

ao/

(6.4.4)

La densita' hamiltoniana risultante e'

(6.4.5)
Consideriamo la soluzione generale dell'eq. di Dirac libera (6.4.2); ricordando i
risultati del 6.2 possiamo scrivere

~f

",ex) == ~
s

d p
(21t)3/2

~
. + d\p,s) V(p,S) e1PXj
.
- [b(p,s) u(p,S) e- 1Px
Ep

(6.4.6)
ove

Il passaggio alla seconda quantizzazione e' ottenuto interpretando b(p,s).

107
b+(p,s). d(p,s) e d+(p,s) come operatori che creano e distruggono particelle.
Richiediamo che questi operatori soddisfino le regole di anticommutazione

(6.4.7)
ove si intende che in tutte le altre combinazioni l'anticommutatore di due
operatori sia nullo.

Mentre nella teoria scalare si erano introdotte delle

regole di commutazione (vd. cap.2), qui la necessita' di soddisfare il principio


di Pauli ci forza ad usare l'anticommutatore. Questa affermazione si chiarira'
in seguito.

Dalle (6.4.7) segue che


{\jI(X,t),\jI+(X',t)} = o3(X - X')
3
{\jI(X,t),n(x',t)} = io (x - x')

(6.4.8)

Inserendo (6.4.6) in (6.4.5) e usando (6.4.7) si ottiene:

H=

d3x K =

L fd p Ep [b+(p,s) b(p,s) - d(p,s) d+(p,s)]


3

(6.4.9)

Cerchiamo di interpretare la formula (6.4.9).

L'operatore b+(p,s) crea una

particella di energia positiva Ep e momento p, mentre l'operatore d(p,s) crea


uno stato di energia negativa -Ep e momento -p.

Ricordiamo, pero', che

nell'interpretazione di Dirac, la creazione di una particella con energia


negativa corrisponde alla distruzione di una anti-particella.

Infatti, se

consideriamo il "mare" di stati ad energia negativa, il portare una particella


negli stati ad energia negativa e' equivalente alla scomparsa di una buca
(antiparticella).

Riassumendo, si ha (riferendosi all'elettrone)


b+(p,s) crea un elettrone
b(p,s) distrugge un elettrone
d+(p,s) crea un positrone
d(p,s) distrugge un positrone

108
In

analogia

con

quanto

viene

fatto

per

l'oscillatore

non

relativistico,

interpretiamo
(6.4.10)
come l'operatore che mi da' il numero di occupazione per gli elettroni; l'analogo
per i positroni e'
Njp,s) = d+(p,s) d(p,s)

(6.4.11)

Abbiamo detto che il principio di Pauli ci forza a

usare gli anticommutatori

invece

un

dei

commutatori.

Consideriamo,

infatti,

oscillatore

armonico

fermionico, ove gli operatori di creazione e distruzione b e b+ soddisfano le


regole di anticommutazione
{b,b+} .. 1

bb;l-: 1-

b+b

Se

mi da' il numero di occupazione, abbiamo


N2

= (b+b)

(b+b)

= b+ (1

- b+ b) b

= b+ b = N

br(bbt)b
cioe'

Quindi N ha come autovalori O ed 1: non e' possibile avere due particelle nello
c1q~ ;;~d+d

Se

nella

(6.4.9)

usiamo

",,(.~.

d.+cl,

(6.4.7)

ed

<l d+

stesso livello quantistico.


le

regole

di

anticommutazione

introduciamo la procedura dell'ordinamento normale (vd. anche nota 3 al cap.


1), possiamo scrivere

109

H=

L fd p Ep [b+(p,s) b(p,S) + d+(p,s) d(p,s)] ~


3

L fd p ~ [N+(p,S) + N_(p,s)]

af'll;;;Rcqlri DtP(l~rtf)
p()~ litVf\

(6.4.10)

Questa formula ci dice ancora una volta che e' necessario quantizzare il campo
fermionico per mezzo di (6.4.7).

Avessimo invece usato delle regole di

commutazione, avremmo ottenuto una formula del tipo

H =

L f d p Ep [N+(p,s) - N_(p,s)]
3

e l'energia non sarebbe piu' stata definita positiva.

Detto in modo meno

formale sarebbe stato possibile avere stati con energie negative e grandi a
piacere: non esisterebbe uno stato di vuoto stabile.

Con (6.4.10), il vuoto, ove

non ci sono particelle, e' effettivamente lo stato con energia minima.


Ricordiamo la formula (6.4.6): per quanto e' stato detto risulta
ipx uscente e

'l'(X) crea un positrone con funzione d'onda v(P,S) e

distrugge un elettrone con funzione d'onda u(p,S) e-ipx entrante;


ipx uscente e

iJi(x) crea un elettrone con funzione d'onda U(P,S) e

distrugge un positrone con funzione d'onda V(P,S) e-ipx entrante


I

Vedremo
traiettorie

ora come

sia possibile

fermioniche.

introdurre

Osserviamo

che

l'integrale
il

sui

formalismo

cammini

per

dell'integrale

funzionale usa solo variabili numeriche e non richiede di saper manipolare


operatori.

Nel caso di campi scalari abbiamo visto che si usano funzioni <p(x) a

valori complessi: cio e' strettamente legato al falto che nella quantizzazione
canonica si richiede che il campo <p soddisfi la regola di commutazione

110
[rp(X,t),rp(y,t)) = O

(6.4.11 )

E' evidente che la regola (6.4.11) e' soddisfatta anche se rp(x,t) e' una funzione
numerica!

Nel caso fermionico, pero', abbiamo

(6.4.12)
ed e' allettanto evidente che le (6.4.12) non possono essere soddisfatte da
usuali funzioni numeriche.
Grassmannn

Nel cap. 3, pero', avevamo introdotto le varaibilj di

avevamo

visto

che

per

esse

valevano

le

regole

di

anticommutazione (3.5): e' con

le variablili di Grassmann che bisogna

quantizzare il campo fermionico!

Analogamente a quanto fatto per la teoria

scalare, introduciamo un funzionale generatore

(6.4.13)
ove J e J barra sono i campi sorgente (vd. Nota 4).

Cosi', definito un prodotto

cronologicamente ordinato fra due campi fermionici a e b


T(a(x),b(y = a(x) b(y) 8(Xo - Yo) - b(y) a(x) 8(yo - Xo) ==
= - T(b(y),a(x

(6.4.14)

(nota il segno -), possiamo introdurre le funzioni di Green per la teoria di


Dirac.

Ad esempio, il propagatore di Feynmann SF(x-y) e' dato da

<-

l>
l>
== (-i) - - Wo[J,J]-_
I>J(y)
l> J(x)
2

IJ=J=o

Wo[O,O]
(6.4.15)

~ [TJ

~[oJ j~o

111

f
=f

d 4x \jI(X) (i al - m) ",(x) =

4 4
d x d y\jJ(x) (i

a~ - m) 04(X-Y) ",(y)

4
d 4x d y \jI(x) S-l (X-y) ",(y)

(6.4.16)

ove

Passiamo nello spazio dei momenti

S-l(p)

=-

d 4(x-y) eiP(x- y) S-l(X-y)

=-

d 4z e ipz (i

il - m) 04(Z) =

(pl - m)

quindi

(6.4.17)
Con la prescrizione di Feynman

S(x-y) = -

d4p
--

p/+m

(2n)4 p2 _ m 2 + i E

Usando (3.8) e (6.4.16), si puo' scrivere

exp [ - i P (x - y)
(6.4.18)

112

WolJ,J]

= Ndet

S-l eXP[i fd 4Xd 4yJ(X)S (X-y)J( y)]

= WolO,O] exp [i

d x d 4 y J(X) S(x-y) J(Y)]

(6.4.19 )

e con (6.4.15) si ha

SF(X-Y) = - i S(X-Y)

(6.4.20

cioe'

(6.4.21 )

e
d4
SF(X-Y) = f-P-

exp l - i P (x - V)]

(2lt)4 p/-m+ i

(6.4.22 )

113

NOTE
NOTA 1

Scriviamo

Ricordando che

(6.5.1 )
si pUO' scrivere:

Si possono soddisfare le (6.5.1) se EJl

-1.

Scegliamo

E '"

+1

Jl = - 1

Riassumendo

o=

(10-1O)

114
NaTA 2
Si consideri una trasformazione di Lorentz fra un sistema
di riferimento a
ed un altro sistema a'.
Le coordinate nei due riferimenti sono legati dalla
relazio ne

(6.5.2)
ove l'invarianza dell'intervallo di tempo proprio

implica

(6.5.3)
Se det I\. =- + 1, la trasformazione di Lorentz e' delta propria
; se det I\. = - 1, la
trasformazione di Lorentz e' delta impropria.
La covarianza di Lor~ntz
richiede che ci sia una prescrizione esplicita che permetta,
data la funzione
",(x) soluzione dell'eq. di Dirac

di calcolare la funzione ",'(x'), a sua volta soluzione di


(i a,1 - m) \jf'(X') = O

Si vuole che il legame tra", e ",' sia lineare: si scrive allora

e si puo' dimostrare che

/1

ff

:)'.

115

Con calcoli diretti si trova che la matrice S deve soddisfare:


S-l(A)

S(A) = A~

"l

(6.5.4)

Si trova che, per una trasformazione infinitesima propria, si ha

ove

e
e le matrici

crfLV

sono

(6.5.5)
Si dimostra che, per trasformazioni proprie finite, vale
S-l = 10 S+ 10

(6.5.6)

116
NOTA 3

Da (6.2.3) e (6.2.6) si ricava


(P' - m) u(p,) = O

(6.5.7)

(P' + m) V(P,) = O

(6.5.8)

e, per gli spinori aggiunti,

e
si ha

U(P,) (P' - m) = O

(6.5.9)

V(P,) (P' + m) = O

(6.5.10)

A queste equazioni ci si riferisce anche come equazioni di Dirac nello spazio


dei momenti.

Il fattore di normalizzazione N che compare in (6.2.1) e'

(6.5.11)

per una particella di massa m ed energia lE

I.

mentre

N-)
1
21EI

(2n)3

per una particella di massa nulla.

(6.5.12)

117
NOTA 4

Si osservi che le traiettorie fermioniche sono non solo nello spazio-tempo,


ma anche nello spazio astratto dello spin: infatti, gli spinori '" e '" barra, su cui
viene calcolato l'integrale sui cammini descrivono particelle di spin 1/2.

118
BIBLIOGRAFIA
1) J. O. Bjorken - S. O. Orell: op. cit. (R. Q. M.), capp. 1, 2, 3, 5
2) J. O. Bjorken - S. O. Orell: op. cit. (R. Q. F.), cap. 13
3) S. Pokorski: op. cit., Cap. 2
4) L. O. Landau - E. M. Lifsits: Teoria quantistica relativistica, Editori Riuniti,
cap. 2
5) C. Itzykson - J. B. Zuber: op. cit., cap. 9

119

7. TEORIE DI GAUGE.

7.1. ELEMENTI DI TEORIA DEI GRUPPI.,


Un gruppo G e' un insieme di elementi con una legge di moltipli
cazione aventi le
seguenti proprieta':
i)

Chiusura, Se 9 ed t e G, t'g e G
ii)
Associativa,
t(gh) .. (tg)h
iii) Identita'. Esiste un elemento e tale che et '" te = t, V'te
G
iv)
Inverso.
Esiste un elemento t-l tale che ff-l = t-l t '" e , V'te G
Inoltre se la moltiplicazione e' commutativa, cioe' tg ,. gt
V'f,g e G, G e' detto
gruppo abelia no.
Se il numero di elementi in G e' finito, si dice che G e' un
gruppo fi.o..i.t2. Un sottog rypoo e' un sottoinsieme di G che
abbia la struttura di
gruppo.
RAPPRESENTAZIONE DI UN GRUPPO. Dato un gruppo G ed
uno spazio vettoriale
H, la rappresentazione e' una applicazione
G ----------> {op. limitati su H } '" L(H)
9 ----------> T(g) e L(H)
che conserva le proprieta' di gruppo:
V'f,geG

T(fg}

sa

T(f) T(g}

T(g-l} '" T(g}-l

T(e} ,. 1e L(H}
Delto in maniera meno formale la rappresentazione e'
una realizz azione
specifica delle proprieta' di un gruppo astratto per mezzo
di operato ri (o

120

matrici).
Diciamo inoltre che se una rappresentazione T(f) puo' essere messa in forma di
blocchi diagonali, cioe' esiste una matrice non singolare M, indipendente dagli
elementi del gruppo, tale che

Tl(f)

T2(f)

M T(f) M-l =

'v'f e G

O
T(f) e' chiamata rappresentazione riduci bile, questa sara' indicata da una
somma diretta T l (f) E9 T 2(f) E9...

Se questo non puo' essere fatto T(f) e' detta

irriducibile.
Noi possiamo considerare le matrici T(f) come trasformazioni lineari su
insieme di basi.

La dimensione di una rappresentazione

dello spazio vettoriale sul quale essa agisce.

~'

quindi la dimensione

Questo comporta che per una

rappresentazione riducibile un sottoinsieme di stati non e' connesso agli altri


stati, per una rappresentazione irriducibile tutti gli stati sono connessi con
ciascun altro attraverso la trasformazione del gruppo (la rappresentazione
stessa).
GRUPPI DI LlE.

Un gruppo si dice di Lie se esiste un isomorfismo (applicazione

lineare biiettiva) locale con :R. n.


In base alla definizione possiamo
coordinatizzazione

</l

stabilire nell'intorno di

ogni ge G la

t.c.

geG

A questo punto si pUO' dimostrare che esiste una rappresentazione infinitesima

121
del gruppo di Lie (dove per infinitesima si intende definita da parametri della
coordinatizzazione in un intorno di O di :R. n ovvero di 1 della rappresentazione)
e si puo' scrivere
(7.1 .1)

I '" 1...... n

ove Il '" generatori della rappresentazione infinitesima; costituiscono un'algebra chiusa rispetto al commutatore

ove

Cj /k

sono

dette

costanti

di

struttura

sono

indipendenti

dalla

rappresentazione
Il gruppo di Lie quindi ci permette di individuare l'elemento di un gruppo
mediante un numero di parametri pari alla dimensione dello spazio :R. n. La
dimostrazione che la rappresentazione puo' essere espressa mediante la (7.1.1.)
ci indica che il numero dei generatori e' pari alla dimensione n di :R. n cioe' al
numero dei parametri.
GRUPPO UNITARIO U(n).

E' un insieme di nxn matrici unitarie:


U+ U,. U u+ '" 1

Questo gruppo e' non abeliano per n > 1.


U(1) consiste di matrici unitarie1 x 1, cioe' di trasformazioni di fase e eiS
(numeri complessi di modulo 1).
GRUPPO SPECIALE UNITARIO SU(n).
determinante +1.
.. +1).
:R. n

20

1,

E' un insieme di matrici unitarie nxn con

Questo gruppo non e' abeliano per n> 1 (U+ U .. U U+ ,. 1; det U

Si puo' inoltre dimostrare che questo gruppo e' localmente isomorfo a


in questo modo ogni elemento del gruppo e' individuabile assegnando n2 -1

parametri, cioe' SU(n) e' un gruppo di Lie.

122

SU(2).
tre

Localmente isomorfo a R 3 , avremo un gruppo a tre parametri e quindi

generatori

per la

rappresentazione

infinitesima.

Consideriamo

una

rappresentazione infinitesima generica

aj parametri reali
,J' :::. i, f'l,u / ~):z

deve essere

det U = 1

~ exp (~ ~ ai Tr (Ji ) = 1 ~ Tr (Ji =o


i

del U = exp (Tr In li)

inoltre

Qu indi se vogliamo una rappresentazione fondamentale 1 (n .. 2) si richiede di


avere tre matrici 2x 2 hermitiane a traccia nulla: queste proprieta' sono
verificate da:

(Jl =

(~ ~)

~=(~~i)
(J3 =

(~ ~J

1 La rappresentazione ag,gj,ynIa e' la rappresentazione nello spazio della stessa

dimensione del numero del parametrI.

La rappresentazione fondamentale e' la

rappr. nello spazio di dimensione n di SU(n).

123

che sono le matrici di Pauli.

(E ijk

Si ha

e' il tensore di Ricci)

Nel caso di rappresentazione aggiunta risulta

7.1. LA DINAMICA DELLE SIMMETRIE: LE TEORIE DI GAUGE.


Abbiamo cominciato il capitolo delle. teorie di gauge facendo un breve
accenno alla teoria dei gruppi.
metodo

matematico

che

Come visto la teoria dei gruppi e' un potente

permette

di

concentrarsi

sul

problema

delle

simmetrie, ed e' proprio il concetto di simmetria che e' alla base delle teorie
di gauge nel senso che queste teorie hanno la caratteristica fondamentale di
instaurare un naturale legame fra simmetrie e campi, consentendo cioe' una
naturale introduzione del concetto di interazione.
Analizziamo in maggior dettaglio il concetto di simmetria.

Il concetto di

simmetria, pur avendo avuto origine in geometria, e' abbastanza generale da


comprendere invarianza rispetto a trasformazioni di altri tipi.
esempio

e'

l'invarianza

di

spin

isotopico:

questa

simmetria

Un tipico
si

basa

sull'osservazione che il protone e il neutrone sono particelle molto simili con


piccola differenza di massa; eccezion fatta per la carica sono identiche in
tutte le altre proprieta'.

In questo modo se si scambiano i protoni con i

neutroni le interazioni forti non vengono modificate.

Da un punto di vista

formale si dice che SU(2) e' un gruppo di simmetria per l'hamiltoniana di


interazione forte, cioe' gli stati che vengono alterati per trasformazioni di
SU(2) risultano indistinguibili per l'hamiltoniana; in altre parole le interazioni
forti sono invarianti rispetto alla carica.

124

Un

altro

esempio

dell'elettromagnetismo.

di

simmetria

e'

la

simmetria

di

carica

Supponiamo che siano state ordinate in una definita

configurazione un certo numero di particelle cariche e che siano state misurate


le forze agenti fra le coppie di particelle.

Se si inverte la polarita' di tutte le

cariche le forze rimangono invariate.


Le simmetrie di cui si e' parlato sono simmetrie cosidette "globali", nel
senso che le trasformazioni devono essere fatte in tutti i punti nello stesso
istante.

Oltre alle simmetrie globali e' possibile avere simmetrie "lru<.ali.",

nelle quali si puo' stabilire una convenzione indipendente per ogni punto dello
spazio e per ogni istante di tempo.

Se il termine locale puo' far pensare ad una

richiesta piu' debole, ci si accorgera' che al contrario il requisito di simmetria


globale fissa un vincolo ben piu' rigoroso nella costruzione di una teoria.
Le teorie di gauge si possono costruire sia con una simmetria globale che
con una simmetria locale che con entrambe (vedremo che questo significhera'
l'invarianza di una lagrangiana sotto trasformazioni "globali, locali").

Si

vedra' che usando simmetrie locali, richiedendo cioe' l'invarianza della teoria
rispetto ad una trasformazione locale, si dovra' aggiungere qualcosa di nuovo:
la forza.
In questo senso le affermazioni iniziali acquistano un significato.

Il

concetto di simmetria permette (mediante l'uso della teoria dei gruppi) di


comprendere alcuni fenomeni connessi con il problema del'interazione; le
teorie di gauge tuttavia utilizzando il concetto di simmetria permettono di
introdurre in modo naturale il concetto di interazione ed e' in questo senso che
si puo' dire che le teorie di gauge sono la dinamica delle simmetrie.

TRASPORTO PARALLELO.

L'idea centrale delle teorie di gauge e' la nozione di

"eichinvarianz" introdotta da Weyl nel tentativo infruttuoso di generalizzare la


relativita' generale di Einstein per includere i fenomeni elettromagnetici.
Un ruolo cruciale nella teoria dello spazio-tempo curvo e' giocato dal concetto
di trasporto parallelo di un vettore.

125

3
v

46'

Dalla figura si vede che il trasporto parallelo trasforma il vettore v in A in un


vettore

v' con un angolo MJ rispetto al vettore di partenza v.

La non

coincidenza di v e v' e' un tipico segnale della curvatura dello spazio.

Se

cosideriamo un circuito infinitesimo si puo' scrivere

dove A e' correlato alla curvatura locale dello spazio-tempo e

~(J

e' l'area del

circuito (solo se lo spazio e' piatto, AmO, il vettore trasportato coincide con il
vettore iniziale).
In una geometria riemanniana il trasporto parallelo cambia solo la direzione
del vettore ma non la sua lunghezza e neppure il prodotto scalare con unK altro
vettore.
Weyl penso' che in uno spazio-tempo reale anche la lunghezza del vettore v
cambiasse per trasporto parallelo e si accorse che se cio' succedeva avveniva
in maniera completamente analoga a

e si poteva scrivere

126

dove FIlV era proprio il tensore emisimmetrico di Maxwell.

In questo senso

anche l'elettromagnetismo rifletteva come la gravita' una proprieta' inerente


dello geometria dello spazio-tempo e questo faceva pensare ad una possibile
unificazione delle due forze. Nello stesso modo in cui la gravita' di Einstein
puo' essere descritta da una lagrangiana che e' invariante sotto una locale
ridefinizione delle coordinate del sistema, cosi' Weyl richiese l'invarianza
della

lagrangiana sollo locale ridefinizione della lunghezza del vettore.

Sperimentalmente questa teoria doveva fornire risultati, che non sono pero'
mai stati osservati.
Il concetto era comunque giusto e l'idea di generare la teoria di Maxwell con
una richiesta di

invarianza ( chiamata storicamente gauge invarianza o

eichinvariantz ) risulto' esatta se questa veniva fatta con la fase quantistica


6(x) di un campo carico 1jI(x) piuttosto che con la lunghezza (x) di un evento
fisico.
La scelta della fase quantistica risulta quanto mai in accordo con il criterio
generale che alla base di ogni simmetria (principio di simmetria) in fisica c'e'
un'assunzione che qualche quantita' non sia misurabile ( ad esempio, per
l'invarianza sollo traslazione che la posizione assoluta non possa essere
osservata).

Come ben sappiamo la fase quantistica

e' una grandezza non

osservabile.
SIMMETRIE DI GAUGE U(1) ABELIANE.

Lo = iji (x)

Consideriamo la Lagrangiana

(iii - m) 1jI (x)

127
IjI(X) -) eiGIjI(X)
l'G

a~ IjI(X) -) e a~ IjI(X)(7.2.1)
Consideriamo cioe' una trasformazione di fase con 8 non dipendente da x:
trasformazione globale. Osserviamo inoltre che la

a~

e' una derivazione

normale.
Si dimostra facilmente (vedi nota 1) che

cioe' la Lagrangiana non risulta modificata sotto trasformazioni del tipo e iG .


Consideriamo ora una trasformazione

abbiamo che

ave 8 :; 8(x) cioe' e' una trasformazione locale.


Si dimostra facilmente (vedi nota 1) che

Nell'ambito

della

geometria

differenziale

c'e'

un

metodo

standard

per

ripristinare l'invarianza della Lo sotto (7.2.2). Dal momento che i problemi


derivano dall'operatore derivata noi possiamo introdurre una nuova derivazione
D~

chiamata derivata covariante che ha la propri eta' che si trasforma come il

campo stesso.

(7.2.3)

128

AI fine di trovare una

D~

con questa proprieta' noi dobbiamo introdurre la

connessione affine che nel nostro linguaggio e' correlata al campo di gauge
A~ (x)

e che per definizione si trasforma come

A~ (X) -+ A~ (x) - -

a~ 9(x)

(7.2.4)

Se a questo punto definiamo


D~ == a~ + i

e A~

(7.2.5)

e' facile dimostrare (vedi nota 1) che DI!IjI(x) si trasforma sotto (7.2.2) e (7.2.4)
come indicato nella (7.2.3).

A questo punto l'invarianza

di gauge e' ristabilita rimpiazzando

al! con

sotto trasformazioni

DI!0vunque in Lo.

(7.2.6)
Nel senso che la Lagrangiana del tipo (7.2.6) e' invariante sotto trasformazione
del tipo

(7.2.7)
Notiamo che si richiede anche la legge di trasformazione del campo perche' un
campo e' stato introdotto nella Lagrangiana dalla D' (derivata covariante), cioa'
la richiesta che la Lagrangiana sia invariante sotto trasformazioni locali di
gauge introduce naturalmente un campo AI! (x) nella Lagrangiana stessa (vedi
7.2.6.)

129
Se noi vogliamo interpretare questo campo A~ come il S~8-ev@BR"~~AAD\~~,
!l~~~,

noi dobbiamo aggiungere alla (7.2.6) un termine di energia cinetica.

Questo termine deve essere gauge invariante e sara' del tipo (nota 2)

(7.2.8)
ove

la Lagrangiana con termine cinetici invarante sotto 7.2.7 e'

(7.2.9)
notiamo che la lagrangiana (7.2.9) non contiene termine AIlAIl dal momento che
termini del genere non sarebbero gauge invarianti., quindi se si richiede
camno di gauge non abbia massa.!
invarianza sotto (7.2.7) si fa in modo che il .r-y:..v-:v-V--V--~--v~rV--V-V)"'---"~
(che e' la costante moltiplicativa di termini AIlAIl).
SIMMETRIE DI GAUGE NON ABELIANE.

Abbiamo finora considerato

trasformazioni di tipo U(1), eia, ed abbiamo considerato i due casi: 1) caso con

non dipendente da x; 2) caso con e:; e(x) e abbiamo visto che nel caso di
trasformazioni

locali

la

richiesta di

gauge

invarianza della

lagrangiana

introduce naturalmente un campo nella lagrangiana stessa e come questo campo


sia privo di massa.
Consideriamo ora le trasformazioni non abeliane (come ad esempio SU(2)) e
concentriamoci sul caso di maggiore interesse, cioe' sulle trasformazioni
locali.
IJI(X) ~ U(X) IJI(X)

IJI(X)

sara' un vettore in Cn

130
U(x) sara' della forma

U(X) = exp

(~

i !XJX) Tk )

Anche in questo caso si introdurranno dei campi

(7.2.10)
ave

campi in questo caso sono dei vettori AI! a e sono in numero pari ai

generatori; questo risulta chiaro se si scrive la trasformazione (con U(x)) del


tipo (7.2.4)

(7.2.11)
Si pUO' dimostrare che (vd. nota 3)

(7.2.12)
e che sotto trasformazioni del tipo
'l'(x) --+ U(X) 'l'(X)

(7.2.13)
La lagrangiana
Lo --+ LI = iji(x) (i

P-

m) 'l'(X) =

131

e' invariante.
La parte -(1/4) FJ.1v FJ.1V deve essere generalizzata nel caso non abeliano (vd. nota
3)

(7.2.14)

ove

(7.2.15)

in modo che FJ.1v sia gauge invariante.


La lagrangiana piu' generale invariante sotto trasformazioni del tipo (7.2.13) e'

Si puo' notare che nel caso di trasformazioni di gauge non abeliane compaiono
dei campi accoppiati fra di loro (vd. 7.2.14 e 7.2.15) per la presenza di termini
(AJ.1)3 e (AJ.1) 4 , ma ancora una volta privi di massa per l'assenza di termini del
tipo AJ.1 AJ.1.

7.3.

ROTTURA SPONTANEA DELLA SIMMETRIA: IL MECCANISMO

DI HIGGS.
Abbiamo visto finora che la richiesta di una simmetria di gauge locale
implica l'esistenza di particelle vetloriali senza massa.

Se vogliamo evitare

questa caratteristica delle teorie di gauge ed ottenere particelle massive,


dobbiamo rompere la simmetria di gauge; questa rottura di simmetria puo'

132

essere fatta in diversi modi.

Si puo' introdurre esplicitamente un termine non

gauge invariante che fornisca in modo diretto la massa al campo (termine del
tipo AI! AI!); in questo modo pero' cadrebbe la rinormalizzabilita' della teoria.
Un modo alternativo e' quello di una rottura spontanea della simmetria, che
puo' essere vista come una simmetria nascosta nel senso che pur essendo la
lagrangiana invariante. la scelta di un particolare stato di vuoto rompe la
simmetria fissando la fase del campo.

Si potrebbe dimostrare che dopo che il

sistema e' "scivolato in uno specifico stato di vuoto non puo' spostarsi in una
altro.
ROTTURA SPONTANEA DI UNA SIMMETRIA DISCRETA

Prendiamo un campo

scalare ordinario

dove m e' la massa del campo <p,


accoppiamento.
Consideriamo la funzione

una

costante

adimensionale

di

133

v (q:)

Ha un minimo a <p-O.
la

lagrangiana

e'

Si nota inoltre dalla lagrangiana e dalla forma di V(<p) che


simmetrica

rispetto

ad

una

trasformazione

<p

~ -<p.

Consideriamo ora la lagrangiana con il segno cambiato per il termine m2 e


scriviamo la funzione V(<p)

,
I

v(q:)

134

cp ..

o diventa

punto di massimo e ci sono due punti di minimo cp .. m/.. che sono

degeneri per il fatto che hanno la stessa energia.

Con l'aggiunta di una

costante possiamo scrivere V(cp) in modo che abbia valore O nei minimi.

v (Cf)

.. (cp 2 - T] 2)

V(cp) = -

La scelta di uno dei due possibili stati di vuoto rompe la simmetria nel senso
che abbiamo una lagrangiana speculare rispetto a trasformazioni cp
vuoto cp '"

T]

-cp ed un

che non presenta tale simmetria: questo e' un tipico esempio di

quella che si chiama rottyra spootanea della simmetria.

m2 ~ o: soluzione simmetrica => e' stabile


m2 ~ o: avviene la rottura spontanea di simmetria

Se avessimo considerato uo campo complesso la cosa sarebbe stata ancora piu'


chiara

135

v(<)

v (<)

~--

----.---- _.. r = (_m/2)1/2

Per m2 ~ O il minimo e' per q> .. O (soluzione simmetrica), ma per m2


cerchio di minimi nel piano q> complesso con raggio r '"
sul cerchio corrisponde ad una rottura spontanea.
potenziale

V(q

(-m 2 /2A.) 1/2.

:::;

O vi e' un
Un punto

La forma superficiale del

assomiglia al fondo di una bottiglia, tutti gli stati di vuoto

soddisfano la condizione

kp I '"'

11'' 2 e stanno

sul fondo; se scegliamo il valore

della fase della funzione q> rompiamo l'invarianza rispetto a trasformazioni del
tipo q> -+ q> eiO.

Il caso appena descritto e' il caso utile per simmetrie U(1).

RODURA SPONTANEA DELLA SIMMETRIA GLOBALE U(1).

Lagrangiana invariante sotto trasformazioni U(1) globali.

Abbiamo visto quali

sono gli stati di vuoto e cosa significa rompere la simmetria.

Il passo

136
successivo consiste nello scrivere il campo q> nella forma
1
q>(x) = {2 (TI + X(x

dove X descrive la fluttuazione quantistica del campo (le particelle) rispetto


allo stato di vuoto stabile <P = TI / "2.

Scriviamo la lagrangiana nelle nuove

variabili

(ax)2 - -? (X2+ 2T1 X)2

L = -1 2 dXI!

Notiamo che questa lagrangiana contiene un campo scalare X con massa Tl 2 .


Una rottura spontanea nel caso non abeliano globale comporterebbe qualcosa
di completamente analoga, un campo scalare dotato di massa e tre campi di
Goldstone a massa nulla tutti scalari reali.
RonURA SPONTANEA DI UNA SIMMETRIA LOCALE U(1).
Vediamo

l'effetto dell'inserimento di un campo scalare tipo V(ep) in una

lagrangiana invariante per trasformazioni di gauge abeliane

Dopo la rottura spontanea della simmetria, come e' facile verificare, si ha


2

=.!.2 (S)
_.!.8 2X2(2T1 + X)2 + .!.2 e2Al!2(TI + X)2 - .!.4 FI!V FI-Iv
dX
l!

i) il campo X ha massa TI
ii) il campo vettoriale di gauge AI! acquista una massa e la sua massa e'
2 Se si scrivesse il campo come 4> = 1 1";2 (TI

en

+ X + hl') si trova che X ha massa

mentre IJI, dello campo di Goldstone, non ha massa; X descriverebbe oscillazioni


radiali, IJI tangenziali (di solito TlN2 e' scello sull'asse reale del piano complesso).

137

In simmetrie di gauge locali non solo i campi scalari X hanno una massa, ma
anche i campi di gauge vettoriale All acquistano una massa ed inoltre esiste un
accoppiamento tra i campi di gauge ed i campi X.

E' interessante notare che il

campo di gauge acquista una massa a spese dei bosoni di Goldstone, che
vengono

"fagocitati" dalle componenti

massivo.

longitudinali del campo di gauge

Nella teoria dei campi questo meccanismo e' detto meccanismo di

Higgs e le particelle scalari descritte dal campo X sono dette bosoni di Higgs.

RonURA SPONTANEA DI UNA SIMMETRIA GLOBALE SU(2) NON ABELIANA


2

L=

1DIl <il 12-

rl.IY
-1 2( 1<il 12 - -1']2 ) - -1 Tr F r'
2
2
2
IlY

Se scriviamo la lagrangiana nelle nuove variabili si ha (vd. nota 4)

anche in questo caso X ha massa T\ e si e' data massa ai tre campi di gauge
(quanti sono in SU(2)) pari a 9T\.
Rivediamo schematicamente il modello di Higgs
1) scegliere un gruppo di gauge (trasformazioni locali)
2) scrivere la piu' generale lagrangiana invariante sotto trasformazioni U
(nella quale i

campi non hanno massa)

3) aggiungere il termine di potenziale scalare in modo da romperne la


simmetria
4) traslare gli scalari e riscrivere la lagrangiana in termini dei campi traslati
5) esprimere i campi come perturbazioni intorno ad uno stato di vuoto
Da cio'

138

1) camoi di Higgs dotati di massa


2) campi di gauge acquistano una massa
Si potrebbe concludere osservando che nell'ambito delle teorie di gauge la
classe delle teorie di gauge locali permettono la naturale introduzione dei
campi nella lagrangiana (e quindi dell'interazione).

Questi campi, tuttavia, per

la struttura stessa del gauge non possono essere dotati di massa in quanto il
termine AI! AI! non e' gauge invariante; il meccanismo di Higgs fornisce un
metodo che mantenendo la rinormalizzabilita' della teoria permette di fornire
massa ai campi di gauge a patto di introdurre un ulteriore campo scalare
anch'esso dotato di massa detto campo di Higgs.

7.4. QUANTIZZAZIONE DEllE TEORIE DI GAUGE.


Nei paragrafi precedenti abbiamo visto come si possa costruire una
lagrangiana gauge invariante.

A partire da questa vogliamo sviluppare il

formalismo dell'integrale dei cammini con campi di gauge AI! a.

Consideriamo

un integrale funzionale

(7.4.1)
ave [dAI!] rappresenta una misura gauge invariante ed L e' l'usuale lagrangiana
gauge invariante.

Introducendo la notazione

(7.4.2)
per il trasformato di AI! sotto un'arbitraria trasformazione U del gruppo di
gauge posso riscrivere le affermazioni di qui sopra in forma compatta:

139

}
(7.4 .3)

Osserviamo

che

l'integrale

(7.4.1)

e'

calcolato

su

tutte

le

possibili

configurazioni AI!' e quindi configurazioni uguali a meno di una trasformazione


di gauge e quindi fisicamente equivalenti sono "contate" separatamente.

Noi,

invece, vorremmo un oggetto in cui campi diversi corrispondono a situazioni


Per far cio' e' necessario, definita la condizione di gauge con

fisiche diverse.
l'equazione

(7.4.4)

introdurre il funzionale B[AI!]' analogo alla delta di Dirac (anche F e' un


funzionale).
Consideriamo

una

data

configurazione

AI!

e, partendo da questa,

applichiamogli un qualsiasi elemento U del gruppo di gauge: l'insieme {AI! U}UE G


si dice

ru:..b.i.1a.

del gruppo ed e' l'insieme di tutte le configurazioni fisicamente

equivalenti tra di loro.

L'insieme di tutte le configurazioni risulta dunque

suddiviso in classi di equivalenza: classi d'equivalenza diverse corrispondono a


situazioni fisiche diverse.
Si osservi che l'equazione (7.4.4). che assumiamo avere una ed una sola
soluzione in ogni orbita (AI! U}U E G'

mi seleziona esattamente un campo

rappresentativo di ciascuna classe d'equivalenza.

Inotre, il funzionale F[AI!] e'

della forma generale PX(x,[AI!J) in quanto per fissare il gauge abbiamo bisogno di
un'equazione (in ogni punto dello spazio-tempo) per ogni parametro del gruppo.
Ad esempio, nell'elettrodinamica (GmU(1 )), il gauge di Lorentz e' fissato
dall'equazione aIlAI!(X)mO.
Per ottenere che l'integrale (7.4.1) sia calcolato sui campi che soddisfano la
condizione di gauge (7.4.4). introduciamo il funzionale Il[A Il ] definito con
l'equazione

140

(7.4.5)
Qui /)[F[A .... (x)ll rappresenta il prodotto di funzioni /) di Dirac usuali:

e la misura [dU] e' una misura invariante sul gruppo G:


[d(UU')] '" [dU]

(7.4.6)

Usando queste proprieta' e' facile dimostrare che MA . . ] e' gauge-invariante:


il-l [A~)

=
=

f
f

[dU'] /)[F[A~u'])

[d(UU')] /)[F[A~u'll

[dUO] /)[F[~'JJ = il- l [A . . ]

(7.4.7)

Integrare su un gruppo e' equivalente, per un gruppo discreto, ad una somma sui
vari elementi del gruppo.

Ad esempio, la quantita'
VG

'"

f [dU]

,. "volume" del gruppo

(7.4 .8)

non e' nient'altro , per un gruppo discreto, che il numero di elementi di gruppo.
Vedremo adesso che l'integrale (7.4.1) e' proporzionale a VG'
prodotto

(7.4.5)

(e' uguale ad

1!) in

(7.4.1)

ed

invertiamo

integrazione:

[dA. . ] exp(iS[A....D . il[A. . ] [dU) /)[F[A~ll =


=

f f

[dU) [dA....J MA....J exp(iS[A....J

l'integrale piu' interno e' indipendente da U: infatti

/)[F[A~ll

Scriviamo il
l'ordine di

141

f [d~] 6[A~
f[dA~]
f M~J

exp (iS[AIl])
U

MAlll exp

o[F[A~]]

[dAIl]

exp

(iS[A~]) o[F[A~ll =

(iS[A~) o[F[~ll

dove il primo passaggio e' ottenuto usando (7.4.3) e (7.4.7).

Quindi posso

fattorizzare l'integrazione in [dUl ed ho

(7.4.9)
che rappresenta il punto di partenza della teoria con la condizione di gauge
F[Alll .. O.

Siamo riusciti a ricondurre l'integrale (7.4.1) ad un'integrazione

sulle configurazioni fisicamente distinte attraverso la fattorizzazione di una


costante infinita VG (come al solito, non entrera' nella definizone di queste
quantita' fisiche).

Il prezzo da pagare per questo passaggio e' rappresentato

dall'introduzione di un nuovo funzionale MAlll.

Nelle teorie non abeliane cio'

richiede la presenza di campi non fisici ("ghost fields") e la formulazione di


regole di Feynman che tengano conto di questi "ghost states".
Valutiamo ~ -1 [Alll: formalmente ho, con un cambio di variabili,

~-1[~ = f[dUJo[FA~]] = f[dFl( det OF~~~J)

-1

o[F]

cioe'

(7.4.10)
6[A ll l e' detto determinante di Faddeev - Popov.

Scegliendo AI! in modo che

soddisfi gia' la condizione di gauge F[Alll=O, posso riscrivere (7.4.10) come

142
U

MA.,)
..

oF[A li )
= det-OU -

U=1

=det

M;

F[A,,)
..

=O
(7.4.11)

Nel caso delle teorie non abeliane il calcolo di detM viene fatto introducendo
dei campi ausiliari complessi che sono variabili di Grassmann (ma non sono
degli spinori!)

(7.4.12)
I campi "fantasma" TI (x) entrano solo nel calcolo di loop interni e, pur se l'eq.
(7.4.12) e' analoga alla (6.4.13) per i campi fermionici, i campi TI
caratteristiche dei campi scalari.

hanno

Ad esempio, il "propagatore" dei campi TI ha

la forma -i/(k 2 +ie), analoga (ma con il segno sbagliato!) a quella di un campo
scalare con massa nulla.

Viceversa, nelle teorie abeliane, non e' necessario

introdurre i "ghost fields".

Consideriamo, infatti, un gauge particolare:


(gauge di Lorentz)

e immaginiamo di scegliere i campi Ali in modo da soddisfare (7.4.13).

(7.4.13)
Allora

nell'eq. (7.4.5). possiamo considerare solo trasformazioni infinitesime della


forma
U(s) '" ,1 + i T" s<X(x)
ave Ta sono i generatori del gruppo G e Sa(x) 1.

(7.4.14)
Ottengo (vd. nota 5):

(7.4.15)
ave S(x) '" T" Sa(x).

Poiche' vale (7.4.13) ho

143

(7.4.16)
ove

M9(x)

d y M(x,y) 9(y)

(7.4.17)
Per calcolare

6L~rentz[A~]

f II(M
[d9]

9(x

faccio una trasformazione di variabili


(X) =

M9(x)

[d] = det M [de]

ed ho

6- 1
[A ] lorenlz Il -

[d]
det M

II l):(.,(x -_det
_
1_ I
M

M 8= O

(7.4.18)

Osserviamo in (7.4.17) che il primo termine in Me (x) da' un contributo


proporzionale

a [T

, T~l

(vd. nota 6).

Nel caso di teorie abeliane questo

contributo e' nullo e quindi detM risulta indipendente dal campo AJl'

Possiamo

fattorizzarlo in (7.4.9) ed entrera' in un faltore di normalizzazione che e'


irrilevante.

Nel caso delle teorie non abeliane, introducendo (7.4.11) e (7.4.12)

144
in (7.4.9), ottengo

f [dA~]

S[A~])

exp (i

= VG

f [dA~]
+ f
i

[dTJ dii]

8[F[A~]] exp (i S[A~] +

4
4
Tj(X) M(x,y) TJ(y) d x d

y)

(7.4.19)

Completiamo il calcolo del propagatore nel gauge di lorentz, nel caso G=U(1).
Scriviamo l'azione del campo elettromagnetico libero

f
~f

= +~

d x

A" (a~if'Av - a~avA~) = (condizione dlgauge)

=+

d x

A" a2 Av = + ~

-l
D~v
(x,y) = D-l
~v (x-y) =

e, passando allo spazio dei momenti:

d x A~ a
4

a2x g~y

",4

g~v A =

u (x-y)

145

OI1

I1 Y

(k) = - - g -

k2 + i e

(7.4.20)

usando come al solito la condizione di Feynman.


" funzionale generatore per il campo elettromagnetico libero e'

(3,i4)

- - - - exp - ~Jd4x d 4y JI1 (X)


(detO- 1)1/2
2

= Zam[O] exp [ -

OI1

Y(X-y) Jy(y) =

~J d 4x d 4y JI1 (X) oI1Y(X-y) Jy(y) ]

(7.

4.21 )
e il propagatore e'

(7.4.22)
In realta', poiche' si puo' porre uguale a zero la parte longitudinale di Ali (vd,
nota 7), otteniamo che anche il propagatore deve essere trasversale (k"G"y,Bm""O)
e scriviamo

(7.4.23)

Ai fini dei calcoli l'uso di G"Yem(k) come definito da (7.4.22) o da (7.4.23) e'

146
equivalente; nel seguito, dunque, considereremo il propagatore espresso da

(7.4.22).

147

NOTE
NOIA 1

= \ji(X) (ifdll - m) 'V(X)

= Lo

= e-iO(X) \ji(X) (ifeiO(X)dll'V(X) + ie iO (X)'V(X)d 9(X) - meiO(X)'V(X


Il
~Lo

= eiO(X)dll'V(X) +
= eiO(X)dll'l'(X) +

ie iO (X)'V(X)d 9(X)
Il
ie iO(X)'V(X)d 9(X)
Il

+ ieAIl'eiO(X)'V(X)
+ ie~eiO(X)'V(X) - ieiO(X)'V(X)d 9(X)
Il

= eiO(X)DIl'V(x)

NOIA 2
a) F IlY e' gauge invarian te.
Flly -t FIlY' = dll ( Av -.; dy 9(x) ) - dv(AIl -.; d 9(X) =
Il

= dllAv - -

dlldy 9(X) - dvAIl + - dydIl9(x) =

148

b) (1/4) FliyFIlV e' un termine di energia cinetica in quanto non e' altro che
la

familiare densita' di energia del campo elettromagnetico

Ey Ez
Bz -By
O

Bx

-B x O
ma

- 4"1 Fliyr' = - 4"1 Tr FFT = - 4"1 (2E 2 + 28 2) =


rliY

=_

2.. (E 2 + 8 2)
2

NOTA 3

Notiamo che nel caso U '" eiO(X) abbiamo

149

DI1Ijf(X)

DI1 (U(x)Ijf(X

= dl1 (U(XIjf(X)

= dl1 (U(X)Ijf(X

+ igA I1'U(x)Ijf(X)

+ U(X)dl1(Ijf(X + i 9 [ U(x)AI1 (x)U+(X) + ~dI1U(X)U+(X)]U(X)Ijf(X)

= U(X)(dl1ljf(X) + igA I1 (x)Ijf(X =


= U(x) (DI1Ijf(x

otteniamo

- ..!. Tr (Fl1v'F"-v,) = _..!. Tr (UFl1y u+UFI1 u+) =


Y

= _..!. Tr (UFl1v Fl1 u+) = _..!.


Y

Tr (Fl1y FI1Y)

cioe' FI1 V sopra definita si trasforma in modo che la lagrangiana definita


con la tracccia risulti gauge invariante.

150
NOTA 4
2

L=

1D

/1

cP 12 -

..!.2 2 ( 1cP 12 - ..!.2 112) _..!.2 Tr (F/1V ptv)

D/1cp = (a/1 - ie rA~)

cP

poniamo

1 ( O )
cP - - ..J2 11+X
con la scelta CPl .. O, 1m CP2 .. O

Ora

ave si definisce (le

t.

sono le matrici di Pauli)

Consideriamo il secondo termine

151

In definitiva

NOTA 5

Uso la formula (7.2.11) e trascuro

contributi di ordine superiore al

secondo in S:

o, mettendo in evidenza gli indici del gruppo di gauge:

152
NOTA 6

Da quanto visto nella nota precedente

NOTA?

Infatti, trascurando

termini che non danno contributo quando integro per

parti nell'azione, ho

_..!. Fl1y ptv = _..!. al1 Av (aI1AY- a AI1) =


V

..!. Av (al1a11Av 2

..!. Av (il-Av 2

al1av AI1)

al1avAI1 )

..!. Av a2(gl1v _ aI1aY)~


2
2

e si osservi che, posto

si ha

153

cioe' N\ e' la parte trasversale del campo Afl.

Allora

in quanto, detta Afl L la parte longitudinale, prodotti del tipo

A~.A~

non danno contributi all'integrale.

Si osservi che

Quindi posso porre Afl L' in quanto l'azione del campo elettromagnetico
libero dipende solo dalla parte trasversale di Afl.

Si osservi che per Afl T

la condizione di Lorentz e' automaticamente soddisfatta.

154
BIBLIOGRAFIA
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Hadronic

Physics

at

Intermediate

Energy,

Eisevier

Science

Publishers B. V., 1986, pgg. 3-48


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3) G.'t Hooft: Le teorie di gauge, Le Scienze, Agosto 1980, n. 144, pgg. 3855
4) S. Pokorski: op. cit., Cap. 3
5) J. lIiopoulos: An Introduction to Gauge Theories, CERN 76-11, 15 June
1976, capp. 3e 4
6) V. N. Popov: Introduction to gauge fields, CERN 86-03, voI. 1, pgg. 1-34
7) L. B. Okun: Leptoni e quark, Editori Riuniti, capp. 19 e 20