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Universit Telematica Pegaso I concetti chiave della geografia



Attenzione! Questo materiale didattico per uso personale dello studente ed coperto da copyright. Ne severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto dautore
(L. 22.04.1941/n. 633)

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Indice
1 PREMESSA --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 3
2 AMBIENTE --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 4
3 PAESAGGIO -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 6
4 REGIONE ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 10
4.1. ALCUNE CARATTERISTICHE DELLE REGIONI ---------------------------------------------------------------------------- 12
4.2. LE REGIONI DAL PUNTO DI VISTA AMMINISTRATIVO E POLITICO ----------------------------------------------------- 14
4.3. LE REGIONI ITALIANE ------------------------------------------------------------------------------------------------------- 15
5 TERRITORIO ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 17
6 SPAZIO ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 18
7 I CONCETTI DI UBICAZIONE, LOCALIZZAZIONE, SCALA -------------------------------------------------- 20
BIBLIOGRAFIA --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 21
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1 Premessa

Ogni disciplina focalizza l attenzione su alcuni concetti fondamentali, in relazione ai quali
gli studiosi elaborano teorie e modelli. Uno studio in tale direzione non solo aiuta a comprendere in
modo chiaro la disciplina, ma anche permette di non utilizzare in modo generico termini che invece
per la geografia sono significativi. Si tratteranno perci alcuni temi fondanti del sapere geografico
come ambiente, paesaggio, regione, spazio, territorio. Poi saranno affrontati altri concetti, come
ubicazione, localizzazione, scala, utili dal punto di vista metodologico.























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2 Ambiente

Il concetto di ambiente deriva dal latino ambiens-ambientis e significa ci che circonda. In
tal senso utilizzato nel linguaggio comune per indicare il contesto nel quale siamo
1
. Il concetto ha
ricevuto particolare attenzione dallecologia dove definito come il sistema di condizioni in cui un
organismo vive. Per tale concezione lambiente composto da elementi abiotici (inanimati) e biotici
(viventi). Linteresse dellecologia ha sollecitato gli studi geografici sul concetto di ambiente, come
ambito dove sussistono interrelazioni tra luomo, il mondo vegetale e quello animale. Quindi, esso
pu essere inteso come linsieme dei processi di interazione ecologica fra elementi naturali ed
umani ubicati in un determinato luogo o regione geografica
2
.
Questo concetto ha acquisito particolare importanza in geografia in relazione a due
tematiche importanti: lo sviluppo sostenibile e leducazione ambientale. Lo sviluppo socio-
economico sostenibile quando in grado di non degradare o inquinare il patrimonio ambientale e
le risorse naturali a nostra disposizione. Il tema dello sviluppo sostenibile chiede un attento studio
dellambiente per verificare il rapporto tra i bisogni delluomo e le risorse, la loro distribuzione, lo
sfruttamento equo della terra e il superamento dellegoismo dei paesi ricchi. La relazione,
ambiente/sviluppo, laddove sia nitidamente precisata, educa non tanto ad un generico rispetto,
quanto a nuove strategie di riorganizzazione territoriale. Per un tale percorso diventa importante
esaminare le relazioni che si realizzano in un indeterminato luogo, cio le connessioni che si
vengono a stabilire tra i gruppi umani e le connotazioni geo-fisiche l presenti. In relazione a questo
concetto chiave e al problema ambientale si sono sviluppati molteplici studi sullimpatto ambientale
e sulla valutazione dellimpatto ambientale. Limpatto ambientale linsieme degli effetti prodotti
sullambiente derivante dalle opere costruite dall'uomo, dalle sue attivit, dai prodotti e dai servizi.
Dal momento che lambiente un sistema complesso di risorse naturali e umane, un fattore che
interviene nell'ambiente pu avere un effetto, anche negativo, su organismi viventi (uomo, fauna e
flora), su suolo, atmosfera, acqua, clima, paesaggio e sulle interazioni tra questi. In tal senso si pu
realizzare la valutazione dell'impatto ambientale (VIA) quando si voglia realizzare unopera (ad
esempio una diga), al fine di raggiungere un elevato grado di protezione ambientale.

1
Per il concetto di ambiente si vedano Dematteis, 1988; Muzi, 1983; Rocca, 2008.
2
Rocca, op. cit., p. 17.

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Dal momento che recenti orientamenti ampliano la sfera concettuale del termine ambiente,
questultimo finisce per racchiudere anche componenti di ordine economico, sociale, culturale con
le quali luomo si confronta. In tal modo viene utilizzato quando si tratta un argomento di geografia
sociale o culturale.




























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3 Paesaggio

E un concetto complesso e controverso nel pensiero geografico, tuttavia una categoria di
grande rilevanza
3
. Deriva dal termine francese paysage con il significato di distesa che si offre allo
sguardo e ha ricevuto molta attenzione dai geografi a cominciare dagli inizi degli anni Venti del
secolo scorso. Un paesaggio richiede innanzi tutto un osservatore che compia il tour dhorizon [il
giro dellorizzonte], il che sta indicare un osservatore che guardi un tratto della superficie terrestre.
Il paesaggio dunque una porzione di territorio vista da un osservatore, nella quale si iscrive una
combinazione di fatti e di interazioni
4
. Insomma il paesaggio si percepisce al suolo, in relazione ad
una determinata visione. Per questi motivi la visione paesaggistica la visione umana per
eccellenza.
Lazione del vedere valorizza, grazie ai sensi, innanzi tutto il paesaggio sensibile. Se tutti
possono ammirare un paesaggio, esso si imposto in geografia come un oggetto di studio e per
questi motivi opportuno prima di tutto soffermarsi sul concetto di paesaggio geografico. Il
paesaggio geografico rappresenta lesito dei caratteri pi frequenti - dal punto di vista climatico,
della vegetazione, di tutte le componenti geo-fisiche - presenti in uno spazio abbastanza ampio.
Come chiarisce Renato Biasutti
5
(1947) quattro sono le categorie fondamentali per descrivere la
fisionomia della superficie terrestre: il clima, la morfologia, lidrografia, la vegetazione.
Fin qui attenzione per gli aspetti naturali, ma un altro geografo italiano Aldo Sestini nel
1947 pubblica due saggi sul paesaggio antropogeografico
6
, per cui egli prende in considerazione
sia i dati naturali sia culturali. Egli poi opera la distinzione tra quadro antropogeografico e
paesaggio antropogeografico. Pi analiticamente con quadri antropogeografici intende linsieme di
tutti i fatti pertinenti alla geografia umana che si presentano in un luogo o in una regione e la
caratterizzano. Questi quadri risultano da un contenuto umano assai vario di ricchezza e di forme:
contenuto che si pu schematizzare in tre elementi, sempre coesistenti, anzi intimamente legati fra
loro: popolazione, nei suoi caratteri qualitativi e quantitativi, lattivit economica e la circolazione,
e come terzo elemento il paesaggio antropogeografico. Questultimo per noi il pi interessante,

3
Per il concetto di paesaggio si vedano Corna Pellegrini, 2004; Muzi, 1983; Rocca, 2008; Zerbi, 1993; Quaini, 2008;
Rombai, 2002.
4
La citazione di Toschi, 1962, e riportata da Zerbi, 1993, p. 58.
5
Lopera fondamentale di Biasutti Il paesaggio terrestre del 1947.
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anche per il fatto di compendiare, in un certo modo, gli altri due elementi, come pure perch
conserva pi a lungo e con maggior evidenza le tracce del passato
7
. Secondo Sestini quindi in ogni
quadro antropogeografico si viene a costituire un particolare paesaggio sempre antropogeografico
con caratteri durevoli.
Con Sestini vi dunque il riconoscimento della presenza umana nel modellamento del
paesaggio, ma per diversi anni continua a predominare la visione che il paesaggio sia
principalmente unespressione naturale e se ne debbano classificare le diverse tipologie.
Sar Lucio Gambi
8
a mettere in discussione lanalisi del paesaggio solo nelle sue
componenti geo-fisiche, perch egli pone in evidenza le modificazioni apportate dalluomo. Il
geografo invita a non fermarsi agli elementi visibili del paesaggio come il rilievo, il clima, la natura
del suolo, ma a scoprire gli elementi non visibili, voluti dalluomo - decisioni economiche, scelte
politiche, fattori storici - che hanno modificato un determinato paesaggio. Infatti egli chiarisce che
tradizioni, abitudini, ma anche fattori economici o politici influenzano gli ambiti rurali, come
possono trasformare il paesaggio di una citt.
In tal senso, particolare attenzione al paesaggio venuta dalla geografia storica
9
proprio
perch lo considera prodotto della storia e come testimonianza di civilt. Tale visione anche
richiamata dei legislatori nei programmi scolastici, che invitare i docenti ad educare gli allievi alla
lettura del paesaggio, inteso come costruzione di sintesi controllabili dei modi utilizzati dagli
uomini per interagire con la natura e dei rapporti culturali, economici e sociali operanti nelle societ
stesse e fra societ diverse (De Vecchis, Staluppi,1997, p.250).
Altre applicazioni metodologiche danno particolare rilevanza alla dimensione sociale e
culturale, perch esse rappresentano la motivazione della specificit di un paesaggio rispetto ad
altri, nonch aprono la strada allinterpretazione delle sue forme come risultato dellimpegno, della
mentalit, delle intenzioni di un determinato gruppo sociale. Non a caso Cosgrove definisce il
paesaggio un concetto ideologico, (Cosgrove, 1990, p.44) con una peculiare valenza educativa, se

6
I due saggi fondamentali di Sestini sono: Le fasi regressive nello sviluppo antropogeografico , 1947a, e Il paesaggio
antropogeografico come forma dequilibrio, 1947b.
7
Sestini, 1947a, pp.154-155.
8
Sono significative diverse opere di Gambi come Geografia fisica e Geografia umana di fronte ai concetti di valore,
1964; Critica ai concetti geografici di paesaggio umano, 1964.
9
La geografia storica studia la storia dellorganizzazione sociale dello spazio e la storia delle strutture territoriali. Si
veda Rombai, 2002.
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si considera che la fisionomia di un paesaggio il risultato del modellamento umano di una parte
della superficie terrestre.
Ancora lindirizzo della geografia della percezione ha valorizzato proprio la percezione del
paesaggio e il significato che a questultimo d losservatore. Losservatore circoscrive uno spazio
entro cui convergono elementi costitutivi diversi, riunendoli insieme. Questa convergenza fa del
paesaggio ununit di senso per chi lo guarda
10
. Losservatore elabora una sua percezione e quindi
una sua ricostruzione cognitiva di ci che guarda. Si viene cos ad istaurare una continua interazione
per cui losservatore non solo individua le diverse componenti del paesaggio ma ne definisce il
senso, latmosfera, dal punto di vista estetico, sociale, culturale (fig. 1).









E molto importante oggi considerare la valutazione dei paesaggi; studi di tal genere sono stati
effettuati dagli anni Sessanta del secolo scorso in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Sono state cos
messe a punto delle tecniche per valutare la qualit di un paesaggio e per verificarne leventuale
degrado o abbandono. Il problema non semplicemente estetico ma mira a considerare come debba
essere gestito e conservato il paesaggio. Le diverse tecniche mirano a valutare il punto di vista
dellosservatore, poi ne analizzano le diverse componenti: le acque, le linee di costa, luso del
suolo, la presenza umana. Si va cos ad individuare limpatto ambientale, causato da qualsiasi
azione umana per modificare lambiente. La valutazione di impatto ambientale (VIA) lanalisi
delle conseguenze delle azioni e delle attivit umane.

10
Zerbi, 1993, p. 104.
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Per la salvaguardia paesaggistica, il Comitato dei Ministri della Cultura e dellAmbiente del
Consiglio dEuropa nel 2000 ha adottato la Convenzione Europea del Paesaggio
11
. Questultima
propone un diverso modo di gestire la dimensione paesaggistica del territorio e ha assegnato al
paesaggio la qualit di un concetto giuridico autonomo. Secondo la Convenzione il paesaggio un
elemento chiave del benessere individuale e sociale. Ogni comunit si deve preoccupare della sua
gestione e progettazione, per cui il paesaggio un bene culturale.
Inoltre, la Convenzione fornisce una definizione condivisa di paesaggio: Paesaggio designa una
determinata parte di territorio, cos come percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dallazione
di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni
12
. Essa prevede la salvaguardia di tutti i paesaggi
e non solo di quelli di particolare bellezza a testimonianza della loro peculiarit.





















11
Per il documento della convenzione si veda il seguente sito:
http://it.wikipedia.org/wiki/Convenzione_europea_del_paesaggio
12
Per il documento della convenzione si veda il seguente sito:
http://it.wikipedia.org/wiki/Convenzione_europea_del_paesaggio.
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4 Regione

Il concetto di regione un altro tema fondamentale della geografia
13
. Gi nellet moderna
lo studio della corografia valorizzava lanalisi di ambiti territoriali ben definiti
14
. Nel periodo
positivista elaborata lidea di regione naturale, dal momento che lambiente fisico era considerato
preponderante. Le regioni naturali sono riconosciute in relazione alle componenti fisiche presenti,
come quella idrografica o morfologica o geologica. Gi Platone vedeva ad esempio nei bacini
idrografici i confini possibili tra un territorio e un altro. Tuttavia, pur impegnandosi i geografi a
suddividere la superficie terrestre in tante regioni naturali, anche in base ad elementi geologici o
botanici, tale operazione poi apparsa complessa non potendosi sempre distinguere un carattere
predominante in ogni area. Lomogeneit fisica di diverse regioni naturali, individuata ad esempio
nella presenza delle foreste o del delta di un fiume o delle rocce silicee, non affatto semplice.
Questa impostazione viene rivisitata dal possibilismo vidaliano e quindi da Vidal de La Brache
15
.
La regione in tal caso circoscritta ad un paesaggio o un insieme di paesaggi la cui omogeneit
data dai comportamenti umani e non solo dagli elementi fisici. La regione vidaliana o umanizzata si
concretizza nel rapporto di una comunit con il suo ambiente e diventa espressione del genere di
vita che la stessa comunit conduce. Questa visione ha prodotto molte monografie regionali che
hanno cercato di porre in evidenza i caratteri originali di ciascuna regione. Inoltre, sono evidenziati
i caratteri di omogeneit, dovuti alla predominanza di unattivit, di un determinata produzione o di
unappartenenza etnica o religiosa. Ecco perch lesistenza di definizioni come la regione del
cotone, del riso, del grano, della foresta, del carbone, del petrolio, ma anche regione basca, curda,
musulmana, etc.
Intorno agli anni Sessanta del secolo scorso il concetto di regione stato poi ridefinito in
unottica innovativa e si messa a punto la concezione della regione funzionale. Tale concezione
generata nellambito delle ricerche urbanistiche ed economiche ed concomitante allutilizzo del
concetto di polarizzazione. La regione individuata in quanto centro o area di polarizzazione, ossia
come entit che eroga beni e servizi e per questo rappresenta un polo dattrazione. Il centro
generalmente coincide con una citt che ha una funzione trainante rispetto allarea di appartenenza,

13
Per lo studio del concetto di regione sono di riferimento: Mainardi, 1994; Pinchemel, Pinchemel,1996; Vallega, 1995;
Rocca, 2008.
14
Si veda lopuscolo Definizione e evoluzione della geografia.
15
Si veda lopuscolo Definizione e evoluzione della geografia.
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cio la regione. In tal senso la regione polarizzata si presenta come unorganizzazione incentrata su
ununica citt
16
. Cos la regione si distingue non per i suoi caratteri naturali o per un elemento
prevalente, ma per le funzioni che svolge e per lorganizzazione economica. Secondo lindirizzo
funzionalista la regione viene paragonata ad un campo di forza, governato da un magnete (il
capoluogo regionale) e quindi lo spazio geografico viene infatti concepito come un intricato
mosaico di aree, governate da un polo (citt con un elevato livello funzionale) che si contrappone ad
una periferia, ossia ad uno spazio ad essa subordinato
17
.
Questa visione apparsa molto utile dal punto di vista economico ma anche riduttiva, per
cui in tempi recenti prevalsa unulteriore elaborazione: quella della regione sistemica.
Questultima si pu cos sintetizzare: la regione il prodotto dellinterazione tra una comunit
umana e un ecosistema o pi ecosistemi contigui
18
. Il concetto di regione sistemica si basa su una
visione dinamica e orientata ad un traguardo. Mentre la regione funzionale una struttura statica
che considera fondamentale lindustrializzazione, la regione sistemica si fonda su molteplici
processi da alimentare continuamente. Questa concezione si fonda sulla visione sistemica, che
costituita da principi come pertinenza, olismo, teleologia, aggregativit. La logica sistemica
19

studia un oggetto nel suo complesso unitariamente e quindi olisticamente, ne considera i fini
(appunto secondo unimpostazione teleologica), seleziona degli argomenti (aggregativit), tiene
conto del punto di vista dellosservatore (pertinenza).
Un tale approccio consente di considerare la regione come un sistema aperto, che si
relaziona con lesterno e nel quale sono importanti tutti i fattori non solo quelli economici. Come
sostiene Vallega, un tale modello favorisce i meccanismi di trasformazione di un assetto territoriale.
Ancora chiarisce lo stesso Vallega, la regione un sistema bimodulare, nel quale i due moduli
sono altrettanti sottoinsiemi, costituiti dalla comunit umana e da ecosistemi. I due moduli
compongono un sistema territoriale la regione perch sono legati tra loro da uninterazione
continua. La coesione regionale plasmata dal comportamento sociale e deriva dalla presenza di un
progetto regionale attraverso il quale si esprime lobiettivo della regione
20
.

16
Pinchemel, Pinchemel,1996, p. 56,
17
Rocca, 2008, p. 27.
18
Vallega, 1995, p. 62.
19
Lo logica sistemica si oppone a quella cartesiana poggia su alcuni principi, quali: evidenza, riduzionismo, causalit,
esaustivit. La realt ha dunque una sua evidenza, che pu essere studiata tramite scomposizione (riduzionismo),
tramite il principio di causalit e facendone una completa rassegna (esaustivit).
20
Vallega, 1995, pp. 364-365.
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La visione attuale della regione dunque quella di un sistema territoriale aperto. Essa un
insieme di elementi umani, fisici, connessi e collegati che devono promuovere unadeguata
progettualit per lo sviluppo e la crescita della comunit (fig. 2).




4.1. Alcune caratteristiche delle regioni

Collegato al concetto di regione vi quello di regionalizzazione
21
. Si denomina appunto
regionalizzazione lo studio di come si formino le regioni. Infatti, le regioni non sono entit
autonome, autosufficienti e quindi astratte, per cui bisogna conoscere le logiche della
regionalizzazione: una regione non un atto spontaneo, ma il risultato di un processo naturale o
storico. Le logiche di formazione di una regione sono diverse, sono collegate alle caratteristiche
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geologiche e botaniche, o alle attivit socio-economiche esistenti; ancora si pu analizzare come in
una regione si sia formata una determinata polarizzazione, cio come un centro sia diventato
predominante in una struttura spaziale, o come si siano affermate complesse reti economiche o
sociali. Se si coglie questo passaggio, si comprende come una regione sia unentit che venga
formandosi in base a determinati criteri e come essa possa variare nel tempo in relazione a scelte e a
condizionamenti politici.
Per tali motivi le regioni hanno le seguenti caratteristiche: dimensioni, forma, associazioni,
limiti, dinamiche.
Le dimensioni variano dagli Stati Uniti che hanno una dimensione continentale a Stati che
coincidono con una sola citt, dalle estese regioni del cotone sempre negli USA a piccole regioni
rurali.
Le logiche regionali generano forme. Vi sono forme spontanee, altre imposte. Una regione
politica pu presentare una forma razionale, ma essa anche alterata da vincoli naturali o ragioni
storiche.
Si stabiliscono associazioni tra regioni (poste luna prossima allaltra) e alcune hanno una
posizione centrale, altre periferica; si stabilisce generalmente tra regioni confinanti una relazione
non sempre alla pari, poich alcune sono pi ampie e pi sviluppate, altre deboli e limitate nella
loro estensione.
Le regioni hanno limiti e confini, che stabiliscono lappartenenza delle comunit. I confini non sono
mai neutrali e astratti, ma sono definiti a tavolino e sono sempre stati motivo di conflitto.
Le regioni evolvono dinamicamente. Ci significa che le regioni non sono entit statiche ma
possono trasformarsi nella loro forma, i confini possono essere ampliati o ridotti, possono perdere
uneventuale posizione centrale o acquisirla. Eopportuno, quindi, considerare la regione come
unentit dinamica, per evidenziarne le evoluzioni umane e politiche, tenendo presente che la
problematica regionale si presenta a pi livelli:
- allinterno degli Stati, i cui territori sono un assemblaggio di regioni;
- fra gli stati stessi, considerati come regioni, a causa delle loro differenze di posizione, di risorse, di
sviluppo, ... (Pinchemel, Pinchemel,1996, p.75).


21
Come illustra Rocca, 2008, p. 30: questo termine sta ad indicare un processo finalizzato alla suddivisione dello
spazio geografico in regioni ed diventato ufficiale soltanto a partire dal 1970, anno in cui Pierre George e Fernand
Verger hanno inserito nel loro Dictionnaire de la gographie anche la voce Rgionalisation.
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4.2. Le regioni dal punto di vista amministrativo e politico

Il termine regione utilizzato per indicare suddivisioni amministrative allinterno di uno
Stato o per indicare uno stato stesso.
La vita delle societ comporta la creazione e/o il riconoscimento di insiemi territoriali a tutte le
scale (). Queste regionalizzazioni si inscrivono su uninterfaccia terrestre che ha di per s
regioni e limiti propri () ai quali gli uomini possono appoggiarsi per realizzare le loro divisioni
(P. Pinchemel, G. Pinchemel, 1997, p. 43).
Questo processo segue una precisa gerarchia che riconosce le seguenti entit:
Lo Stato ( con capitale politica)
Il grande spazio continentale
Lo spazio planetario.
Questa gerarchia degli spazi appare come una piramide e, bench sempre in evoluzione, cos
costituita:
10 aree di civilt
Circa 200 stati
2.000 regioni polarizzate da una grande citt
12.000 province polarizzate da una citt media
80.000 distretti rurali
1.000.000 di comunit rurali
22
.

Uno Stato unentit autonoma ma inserita in un pi ampio sistema territoriale. La carta
politica del mondo un mosaico multicolore. Si contano oltre 224 tra stati sovrani e territori dotati
di individualit geografica e di ampie autonomie, ma dipendenti da uno stato sovrano spesso
distante migliaia di chilometri
23
. La disgregazione della Russia, della Jugoslavia e della
Cecoslovacchia ha generato la formazione di altre unit politiche che hanno proclamato la propria
indipendenza.

22
Si veda per queste informazioni Mainardi, 1994; chiaro che in circa 20 vi sono stati cambiamenti politici che hanno
fatto formare nuovi stati, quindi i dati sono orientativi, ma utili per comprendere la situazione mondiale.
23
Mainardi, 1994, pp. 197-198.
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Inoltre, la dimensione demografica degli spazi politici varia da poche migliaia di abitanti ai
1. 341. 900. 000 milioni della Cina nel 2011. La Cina e LUnione Indiana
24
, che insieme
contengono circa il 40% della popolazione mondiale, si suddividono in regioni. Gli Stati pi
popolosi hanno in comune un elemento fondamentale: una complessa organizzazione regionale, per
cui vi sono molte macroregioni come ad esempio accade negli Stati Uniti. Ma anche Stati di piccola
o media dimensione hanno articolazioni interne come accade in Italia in cui sono presenti comuni,
province, regioni. Tra le diverse articolazioni amministrative di uno Stato vi per un continua
relazione e allinterno di queste suddivisioni i cardini sono rappresentati dalle citt, principalmente
le grandi citt e le capitali. Queste suddivisioni interne sono favorite dalla volont di decentramento
o anche dal federalismo. Uno Stato federale deve la sua formazione ad un patto fra regioni e si
comporta come un grande contenitore in cui singole societ conservano la loro autonomia.

4.3. Le regioni italiane

La Costituzione della Repubblica Italiana, dal 1 gennaio 1948, ha previsto lordinamento
dello Stato fondato su autonomie locali. Inizialmente vennero stabilite le cinque regioni a statuto
speciale: Sicilia, Sardegna, Valle dAosta, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige. Le regioni a
statuto ordinario sono definite pi tardi, nel 1970. Questa divisione geografica dellItalia in realt
disomogenea e non razionale e deriva dalla suddivisione operata dopo lUnit dItalia e poi negli
anni successivi. La configurazione della penisola italiana operata dopo lUnit il risultato di
unoperazione statistica, che ben poco tiene conto di altri fattori: attraverso la neutralit duso
del mero utensile statistico che la suddivisione territoriale delle Regioni amministrative (uguali a
quelle attuali e non altre) viene mantenuta viva e vitale (). Lidea di Pietro Maestri fu cos forte
che i suoi Compartimenti/Regioni, passando indenni attraverso i vari mutamenti politici intervenuti
in Italia, furono tranquillamente trasformati nelle attuali regioni amministrative italiane (Lando,
2011, pp. 26-27).
Lucio Gambi
25
, il quale ha dedicato molte energie al tema, ha chiarito che la storia delle
regioni italiane muove da Augusto, si snoda nel corso dei secoli, poi negli anni decisivi

24
Mainardi, 1994, p. 198.
25
Gambi ha trattato con continuit e puntualit il tema della questione regionale e le diverse scale del governo del territorio; si
citano alcuni lavori fondamentali: cfr. Gambi, 1964; Gambi, 1976; Gambi, 1980; Gambi, 1990; Gambi, 1998. Si veda anche
Castelnuovi, 2011.
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dellunificazione nazionale, questi diversi concetti di regione () vengono miscelati in un unico
fascio nello sforzo di individuare le aree regionali pi consolidate sopra cui avrebbe dovuto
foggiarsi ledificazione del nuovo stato italiano
26
(Gambi, 1998, p. 90). Avviene cos quella che
Gambi definisce uninvenzione che solo qualche volta poteva tenere in considerazione - per il
fatto di ricalcare i perimetri provinciali - le realt economiche, demografiche, insediative, e poco si
adeguava a elementi discriminatori, fisici, culturali (ibidem).
Lesempio italiano chiarisce come le suddivisioni interne di uno Stato non seguano criteri di
carattere ambientale o culturale e non siano rispondenti sempre alle esigenze delle comunit.






















26
Gambi (1998, p. 90) cos tratteggia le decisioni prese dopo lUnit e poi dopo la seconda guerra mondiale: E poich la
ripartizione in compartimenti di Maestri [autore con il Correnti dellinvenzione dellarticolazione post-unitaria] stata fatta propria
dalla costituzione repubblicana del 1948 col solo cambio di denominazione () anche la regionalizzazione sopra cui si fonda la
Repubblica italiana leredit di uninvenzione risorgimentale.
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5 Territorio

Il concetto di territorio
27
stato evidenziato dallindirizzo storicistico-marxista dal momento
che esso rimanda al rapporto con i gruppi umani: il territorio costruito dagli uomini come prodotto
del loro lavoro. Lambiente naturale insomma sottoposto alle trasformazioni che le diverse
comunit vengono realizzando. Questo concetto ha la sua origine negli studi etologici, disciplina
che studia il comportamento animale. Gli etologi dimostrano come sia forte il rapporto tra animali e
territorio, da qui poi questo concetto stato preso in esame anche dalla geografia.
La riflessione geografica andata ampliandosi puntando ad analizzare le relazioni spaziali
tra gli uomini e il territorio considerato dal punto di vista politico o amministrativo. Il territorio
pu essere inteso come quella porzione dello spazio geografico in cui una determinata comunit si
riconosce e a cui si relaziona nel suo agire individuale e collettivo (Pollice, 2004, p. 106).
In relazione a questo concetto sono significativi in geografia termini come territorialit e
territorializzazione. Territorialit indica il rapporto stretto tra uomo e territorio, coinvolgendo non
solo le relazioni con lo spazio fisico ma anche con la cultura del luogo. Territorializzazione rimanda
alla presenza delluomo, al suo continuo agire e deve tener conto di un insieme di fattori: valori
affettivi, economici, giuridici, politici, linguistici, ideologici, religiosi e etc.
Se si tengono presenti le diverse componenti ora citate si comprende anche lutilizzazione
dellespressione sistema territorio dal momento che i diversi elementi finiscono per comporsi ed
intrecciarsi dando vita ad interazioni e a sinergie.
Si pu infine anche chiarire il rapporto tra paesaggio e territorio riprendendo le parole di Poli: il
paesaggio pu essere inteso come manifestazione concreta, percepibile attraverso una sensibilit
culturale particolare, dello stato di un sistema territoriale in evoluzione
28
.
Insomma, gli uomini si adattano e si inseriscono nellambiente naturale trasformandolo con la loro
azione (territorializzazione) in territorio. Le trasformazioni realizzate diventano poi manifestazione
concreta e quindi paesaggio (rurale, urbano, etc).
Il sistema territorio nel suo complesso deve per non essere lasciato a s stesso, ma soggetto
alla pianificazione territoriale, cio alla programmazione di azioni atte a proteggere, conservare,
progettare un territorio e le sue componenti paesaggistiche.

27
Per il concetto di territorio si vedano Poli, 2012; Rocca, 2008; Sereno, Turco,
28
Poli, 2012, p. 28.
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6 Spazio

Il concetto di spazio
29
interdisciplinare ed utilizzato nel linguaggio comune di frequente.
Anche la geografia ha riconosciuto la valenza di questo termine e difatti Hartshorne cos ha scritto:
La storia della geografia pu essere considerata come storia del concetto di spazio poich lo spazio
un concetto organizzativo fondamentale nella metodologia geografica
30
.
Lo spazio geografico un concetto mutuato da quello di spazio geometrico e indica un campo
dazione costituito di distanze, superfici e energia; esso pu essere tanto unarea desertica come
unarea poi territorializzata dalluomo
31
. Esso rappresenta il punto di partenza dellagire delluomo.
Infatti, come chiarisce Raffestin, lo spazio in posizione di anteriorit rispetto al territorio. Il
territorio generato a partire dallo spazio
32
.
I geografi hanno analizzato questo tema e hanno operato tre distinzioni: lo spazio assoluto,
lo spazio relativo, lo spazio relazionale.
Lo spazio assoluto, che stato valorizzato da Hartshorne
33
, come una sorta di contenitore
in cui si collocano fenomeni geografici. Diventa in tal caso fondamentale la distanza tra gli oggetti
o i fenomeni.
Lo spazio considerato relativo (concetto utilizzato nelle teorie neogeografiche o
funzionaliste
34
) quando deriva le sue propriet e caratteristiche dai fenomeni presi in
considerazione.
Lo spazio relazionale quando il risultato dellinterazione tra un comunit e il suo spazio.
In base a queste tre visioni, se una citt definita in base alla latitudine e longitudine si ragiona in
termini di spazio assoluto, se si fa riferimento alle sue funzioni urbane (economiche,
amministrative, etc) si ragiona in termini di spazio relativo, se invece si fa riferimento alle
trasformazioni prodotte da una comunit si ragiona in termini di spazio relazionale.
Daltra parte la geografia umanistica e la geografia della percezione ha poi riutilizzato il termine
spazio per indicare le percezioni e le esperienze di ogni individuo, dando cos origine ai concetti di
spazio percepito (focalizzando lattenzione sulle immagini e sulle percezioni), di spazio sociale (

29
Per questo concetto si vedano Muzi, 1983; Rocca, 2008; Fremont
30
Hartshorne, 1939.
31
Rocca, 2008, pp. 20-23.
32
Raffestin, 1981, p. 149.
33
Si veda lopuscolo Definizione e evoluzione della geografia
34
Si veda lopuscolo Definizione e evoluzione della geografia.
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che lo spazio nel quale si vive e nel quale si intrattengono relazioni sociali), o di spazio vissuto
(nel quale si riflettono valori e significati).






























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7 I concetti di ubicazione, localizzazione, scala

Lubicazione indica la posizione assoluta di un oggetto ed definita tramite la latitudine, la
longitudine e laltitudine
35
, mentre la localizzazione fa riferimento alla posizione relativa, chiarita
dalle funzioni e dal ruolo svolti dal luogo preso in esame. Ad esempio, posso indicare lubicazione
(o posizione assoluta) di una citt attraverso le coordinate prima citate, ma se poi passo ad
analizzarne il sito, le funzioni svolte (turistiche, culturali, etc.), le relazioni con larea di
appartenenza si opera la localizzazione
36
.
Comunque, la geografia non si limita a studiare la posizione di luoghi o oggetti, ma studia
anche come i fenomeni si distribuiscano sul territorio e si diffondano, per quali ragioni e con quali
relazioni, in modo da non essere solo una scienza descrittiva ma interpretativa
37
.
In conclusione, concetto particolarmente importante in geografia quello di scala; si pu far
riferimento al concetto di scala come estensione, cio lambito spaziale di riferimento per lo studio
di un fenomeno: scala locale, regionale, nazionale, internazionale, etc. Le diverse scale (locale,
regionale, continentale, mondiale) richiedano approcci coerenti. Lo stesso fenomeno, secondo la
scala, acquista un significato diverso; ma soprattutto ogni scala implica unottica di studio specifica
e finalit educative proprie. Ogni dimensione ha una sua identit che va ricostruita non solo dal
punto di vista della geografia fisica, ma di quella umana; se dellambiente locale si colgono la
vivibilit, la qualit dei servizi e dei beni messi a disposizione della comunit, la mondializzazione
pu essere studiata attraverso specifiche linee di studio: sviluppo e sottosviluppo, globalizzazione,
protocolli dintesa per lambiente.
Nel senso cartografico
38
la scala indica il rapporto tra la misura sul terreno e la corrispondente
misura scelta convenzionalmente per la rappresentazione (ad esempio 1 KM sul terreno = 1 cm
sulla carta).





35
Si veda lopuscolo La cartografia: concetti basilari
36
Questi concetti sono trattati da Rocca, 2008, pp. 15-17.
37
Si veda lopuscolo Definizione e evoluzione della geografia
38
Si veda lopuscolo sulla cartografia.
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