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Laurea Magistrale in Ingegneria per lAmbiente e il Territorio

Qanat: le vene del deserto

Corso di Gestione delle risorse idriche nei contesti in via di sviluppo A.A. 2010/2011
Docente: Prof. Guido Zolezzi Studente: Francesca Villa

Indice
1. Introduzione................................................................................................................................3 1.1. Panorama dei programmi di ricerca....................................................................................4 1.2. Drylands, la nuova frontiera................................................................................................6 Un territorio ad alta rilevanza sociale....................................................................................7 2. Qanat: le vene del deserto..........................................................................................................8 2.1. Cosa sono le qanat?............................................................................................................8 Cenni storici............................................................................................................................9 Diffusione.............................................................................................................................10 Nomi.....................................................................................................................................10 Aspetti tecnici.......................................................................................................................11 Dimensioni.......................................................................................................................11 I tunnel wells dell'India....................................................................................................12 Localizzazione.......................................................................................................................12 Costruzione...........................................................................................................................12 Scavo del pozzo madre....................................................................................................13 Condotti verticali.............................................................................................................13 Scelta di allineamento e pendenza..................................................................................13 Scavo del tunnel...............................................................................................................14 Manutenzione..................................................................................................................14 2.2. Aspetti ambientali.............................................................................................................15 Vantaggi................................................................................................................................15 Una preziosa fonte d'acqua..................................................................................................15 Le qanat e la desertificazione...............................................................................................16 2.3. Aspetti sociali....................................................................................................................17 L'importanta delle qanat nel passato...................................................................................17 Qanat, acqua e beni comuni................................................................................................17 L'accesso all'acqua................................................................................................................18 3. La valorizzazione delle qanat....................................................................................................20 3.1. Ostacoli al recupero delle tecnologie tradizionali [B1:.....................................................20 Il conflitto tra qanat e tubewells..........................................................................................22 3.2. Fattibilit............................................................................................................................23 3.3. Casi studio.........................................................................................................................25 Hassi Labiad: un caso studio tecnico....................................................................................25 Contesto ambientale.......................................................................................................25 Contesto sociale...............................................................................................................27 Progetto...........................................................................................................................28 Shallalah Saghirah: un caso studio di progettazione partecipata........................................29 Contesto ambientale.......................................................................................................29 Contesto sociale...............................................................................................................29 Progetto...........................................................................................................................30 Conclusioni.......................................................................................................................30 Bibliografia.....................................................................................................................................32

1.

Introduzione

La ricerca di tecnologie appropriate per la gestione e la tutela dell'ambiente nei contesti a basso reddito deve necessariamente attingere ad un patrimonio millenario di conoscenze tradizionali, che hanno sempre regolato i rapporti tra l'uomo e l'ambiente. Ne sono un esempio i metodi tradizionali di gestione ed approvvigionamento della risorsa idrica, che hanno per secoli garantito un utilizzo sostenibile sul lungo periodo della stessa. La necessit di convivere con la scarsit d'acqua ha permesso lo sviluppo di conoscenze che godono di due principali caratteristiche [B1]: essere socialmente accettabili, da una parte, e avere un forte collegamento con la sostenibilit ambientale, che spesso questione di vita o di morte (emblematico, appunto, il caso dell'acqua), dall'altra. Intorno all'accesso alla risorsa idrica si sono strutturate societ ed approcci, messi oggi in crisi da forzanti esterne e nuove sfide, che hanno portato ad un progressivo abbandono di scelte tecnologiche efficienti e convenienti sotto diversi aspetti. Il caso che viene affrontato in questa relazione emblematico: le qanat, o khettara, o kariz, sono strutture utilizzate per l'approvvigionamento idrico, captano l'acqua di falda e la trasportano nel punto di utilizzo attraverso un tunnel a lieve pendenza, approfittando della gravit. Il loro utilizzo ha permesso l'insediamento dell'uomo in zone altrimenti ostili, le cosiddette drylands, e la fioritura di vere e proprie civilt. Oggi per queste strutture sono messe in pericolo dall'incuria, da una parte, e dall'avvento delle nuove tecnologie: la diffusione dei pozzi profondi con pompaggio ha provocato in molte zone l'abbassamento della superficie piezometrica, ed il conseguente prosciugamento delle qanat. Se da una parte il pompaggio ha consentito di soddisfare una maggiore richiesta idrica, dall'altra si presenta come insostenibile sul lungo periodo, prelevando dalla falda un quantitativo superiore alla ricarica. La mancanza d'acqua, e soprattutto il saccheggio delle risorse sotterranee, potrebbero condannare per sempre le drylands e le persone che vi abitano, oltre il 35% della popolazione mondiale. Esistono soluzioni alternative, che attraverso la valorizzazione e il ripristino di queste (come d'altre) antiche strutture, potrebbero aiutare a proteggere e ripristinare la capacit delle drylands di offrire servizi ecosistemici, ma la loro fattibilit di questi approcci si basa su un forte supporto istituzionale, tecnologico, finanziario, e soprattutto sulla partecipazione delle comunit interessate.

Per questo motivo, questa relazione intende affrontare sia l'aspetto ambientale che l'aspetto sociale, infatti qualsiasi intervento tecnico risulterebbe inutile senza un processo di appropriazione, o riappropriazione, come in questo caso, dello strumento. In una sezione introduttiva, verranno presentati i programmi di ricerca incentrati sulla valorizzazione delle tecnologie tradizionali, e saranno inquadrate le drylands, evidenziandone aspetti ambientali ed importanza sociale. Verranno quindi descritte le qanat, partendo da quella che la storia della loro diffusione e approdando poi ai dettagli tecnici e costruttivi. Verranno inquadrati anche gli aspetti ambientali e sociali. Da ultimo, verr affrontato il tema della valorizzazione di queste strutture, evidenziandone gli ostacoli e discutendone la fattibilit, e portando ad esempio due casi studio, quello della khettara di Hassi Labiad, in Marocco, e quello della qanat di Shallalah Saghirah, in Siria.

1.1.

Panorama dei programmi di ricerca

Il riconoscimento del valore delle conoscenze tradizionali ormai trasversale, e catalizza gli sforzi e gli investimenti di molti enti internazionali. Nonostante questa relazione si focalizzi su una tipologia d'opera ben definita, le qanat, si ritiene necessario fornire al lettore i riferimenti utili per approfondire questa ed altre tecnologie. Di seguito, quindi, vengono elencati le iniziative ed i programmi sponsorizzati dall'ONU e non solo. FAO Globally Important Agricoltural Heritage Systems GIAHS

I GIAHS (Globally Important Agricultural Heritage Systems) sono definiti come "sistemi di uso del suolo e paesaggi notevoli, ricchi a livello globalmente significativo di diversit biologica, nati dal co-adattamento di una comunit al proprio ambiente, ai propri bisogni ed alle aspirazioni per uno sviluppo sostenibile". Si parla di sistemi che si sono evoluti nei secoli, come risultato di errori e successivi mutamenti del modo di relazionarsi delle popolazioni con l'ambiente, e sono emblematici di una possibile armonia con la natura: non solo sono portatori sani di bellezza, biodiversit agricola, resilienza ed eredit culturale, ma garantiscono la sussistenza grazie ad una continuit nei servizi ecosistemici, ed un conseguente mantenimento della qualit della vita. Il GIAHS Project un'iniziativa della FAO, che nasce nel 2002. La sua fase preparatoria si conclusa nel 2006 con l'identificazione di oltre 200 sistemi agricoli, che si distinguono dall'idea classica di paesaggio da proteggere perch caratterizzati da vitalit: si parla quindi di un dynamic conservation approach, dove quanto si vuole conservare non una situazione statica bens la capacit di evolversi in sinergia con l'ambiente. Tra la molteplicit di sistemi proposti, sono stati selezionati 8 sistemi pilota, nei confronti dei quali portare avanti politiche di riconoscimento, tutela, valorizzazione nelle scelte di pianificazione, ricerca scientifica e coniugazione di nuove tecnologie e metodi tradizionali. Le qanat dell'Iran sono tra i sistemi candidati ad entrare nel GIAHS Project. Sito: http://www.fao.org/nr/giahs/giahs-home/en/ UNU-INWEH United Nation University, Institute for Water, Environment and Health

Quattro sono gli obiettivi principali di questa branca dell'Universit delle Nazioni Unite: comprendere e dimostrare l'importanza dei sistemi tradizionali di gestione dell'acqua analizzare scientificamente le relazioni tra comunit locali e sistemi di gestione delle risorse comuni formare, indirettamente, i ricercatori locali, potenziando la collaborazione Sud-Sud rendere fruibili le conoscenze su un settore come quello dell'acqua, di estremo interesse pubblico

Le tematiche affrontate dall'INWEH sono principalmente quattro, tre collegate ad ecosistemi minacciati (bacini fluviali, zone costiere, drylands), la quarta relativa alla connessione tra acqua e salute. Sito: http://www.inweh.unu.edu/ UNESCO International Center on Qanats & Historical Hydraulic Structures

Il Centro Internazionale sulle qanat e sulle strutture idrauliche storiche (International Center on Qanats and Historic Hydraulic Structures o ICQHS) nasce nel 2005 a Yazd, in Iran, sulla base di un accordo tra l'UNESCO e il Ministero dell'energia iraniano. Gli obiettivi di questa iniziativa, delineati gi cinque anni prima, erano la creazione di un 6

organizzazione internazionale per la preservazione delle qanat e degli altri sistemi analoghi. L'ICQHS ha portato avanti diverse attivit, tra workshop e pubblicazioni, volte a riportare in auge la tecnologia delle qanat, anche nel contesto del UNESCO-IHP (International Hydrological Programme), dando vita anche ad un training center per tecnici. Ad oggi (giugno 2011) il sito non in funzione, e non sono quindi accessibili i documenti prodotti. Pubblicazioni: "Proceedings of regional workshop on management of aquifer recharge and water harvesting in arid and semi-arid regions of asia" "Qanat from practitioners' point of view" "A survey on the qanats of bam from engineering point of view"

Sito: http://www.icqhs.org/index.php?option=com_content&view=featured&Itemid=101

International Center for Agricoltural Research in Dry Areas (ICARDA)

ICARDA una branca del CGIAR (Consultative group on international agricultural research) e viene promosso nel 1975, sull'onda delle diverse crisi alimentari, dal Canada's International Development Research Centre in partenariato con tre grandi agenzie delle Nazioni Unite: Banca Mondiale, FAO e UNDP. Questo centro, con sede in Siria, ha come obiettivo lo studio della potenziali minacce alla sicurezza alimentare e alla conservazione delle risorse, in particolare nelle aree aride. Sito: http://www.icarda.cgiar.org/Facelift.htm

1.2.

Drylands, la nuova frontiera

Esistono vari criteri per definire un deserto, il pi importante dei quali l'aridit, ovvero la mancanza d'acqua, che influisce pesantemente sui processi biologici. L'approccio pi comune per misurare l'aridit (UNEP) un indicatore chiamato Indice di Aridit (Aridity Index).

Indice di aridit=
dove P : precipitazione annuale media

P PET

PET: evapotraspirazione potenziale annuale media (perdita d'acqua di un suolo saturo per traspirazione della vegetazione ed evaporazione diretta, secondo la definizione di Thornthwaite, 1948) Per le zone aride, l'indice di aridit arriva ad un massimo di 0.20; questo significa che l'apporto di acqua legato alla precipitazione ammonta al 20% dell'acqua richiesta dalla pianta per una crescita ottimale. Esistono anche altri due metodi per identificare il bioma deserto: bio-ecologico: vengono considerate tali tutte le aree che hanno una vegetazione arborea di tipo xerofila o comunque vegetazione dominante fisiognomicamente adattata al deserto; analitico: studiando le immagini del satellite AVHRR ed applicando un indice di copertura del suolo (NDVI Normalized Difference Vegetation Index) per classificare le diverse aree. Si tratta quindi di regioni geografiche con un'aridit estremamente alta, una grande proporzione di suolo nudo, colonizzate da piante ed animali con forti caratteristiche di adattamento. Le cosiddette terre secche o drylands, per, non includono solo i deserti, ma potrebbero essere definite come tutte le regioni terrestri dove la produzione di cereali, foraggio, legno e altri servizi ecosistemici sono limitati dall'acqua [B1]: rientrano nel conteggio anche ambienti come la steppa e la savana, arrivando a coprire il 41% delle terre emerse ed imponendosi come uno dei pi grandi biomi terrestri (Tabella 1). Oltre il 35% della popolazione mondiale abita questi territori, sotto la perenne minaccia di carestie e siccit. Sottotipo Iperarido Arido Semiarido Dry subhumid Totale Tabella 1: Il sistema arido (UNDP, 2009) Le regioni di drylands sono affette da fenomeni di degradazione, dalla perdita di nutrienti nel suolo all'erosione, dalla salinizzazione alla diminuzione della produttivit primaria (net primary productivity, NPP). Anche le foreste tipiche dei biomi tropicale e subtropicale, che si trovano in larga parte nelle drylands, sono minacciate da desertificazione. Questo fenomeno viene definito come degradazione della terra come risultato di diversi fattori, dalle variazioni climatiche alle attivit antropiche; si concretizza come una riduzione o perdita totale della produttivit biologica ed economica della Aridity Index <0.05 0.05-0.20 0.20-0.50 0.50-0.65 Area (% sulle terre emerse) 6.6 10.6 15.2 8.7 41.3 Popolazione (% sulla mondiale) 1.7 4.1 14.4 15.3 35.5 Rangeland 97 87 54 34 65 Cultivated 0.6 7 35 47 25 Other 3 6 10 20 10

terra1. La desertificazione strettamente collegata alla gestione dell'acqua e dei terreni agricoli, al cambiamento climatico e alla biodiversit, e anche se questo fenomeno viene in parte attutito dalla ripiantumazione nelle terre agricole, il sovrasfruttamento agricolo e per pascolo sono causa di perdita di biodiversit. Tuttavia, questi fenomeni generalizzati di perdita di qualit e di resilienza del suolo non affliggono solo le drylands, anzi, queste costituiscono solo il 22% dei territori in via di degradazione dal 1982 al 2006; la correlazione tra indice di aridit e degradazione sembrerebbe quindi molto piccola, anche se i processi intercorsi prima del 1982 (che pure hanno portato a drastici cambiamenti nella copertura del suolo) non vengono contemplati in questo discorso. [B8] Le drylands non sono ecosistemi in equilibrio statico, ma sono ecologicamente descrivibili come instabili e resilienti: la loro produttivit in termini di biomassa legata fortemente alle precipitazioni, ma in caso di siccit il suolo si trasforma in una "banca delle sementi", che permetter una ripresa in condizioni maggiormente propizie. I sistemi socioeconomici che si sviluppano in queste regioni possono essere descritti allo stesso modo, basandosi su principi di coevoluzione e coadattamento tra uomo ed ecosistema, e questo rende necessaria la valorizzazione di una altrimenti misconosciuta saggezza tradizionale.

Un territorio ad alta rilevanza sociale


Lo UNDP sottolinea come sia necessario, per il raggiungimento dei Millennium Development Goals, e in particolare per l'Obiettivo N.1 (sconfiggere la pover estrema e la fame) e l'Obiettivo N.7 (assicurare la sostenibilit ambientale), focalizzare la maggior parte degli interventi appunto sulle drylands. [B8] Se pure fino ad oggi l'attenzione politica e scientifica si rivolta altrove, i successi ed i fallimenti delle politiche avviate in queste aree sono destinati ad influenzare l'intero sistema globale. Le drylands saranno quelle maggiormente interessate dagli impatti del cambiamento climatico, che, rendendo impossibile il sostentamento alimentare di una popolazione in continua crescita (molti di questi territori hanno avuto una crescita demografica del 100% negli ultimi 30 anni, a fronte di una transizione ad una situazione di minore fertilit lenta), esaspera il processo di urbanizzazione. La popolazione rurale e di conseguenza chi assicura la produzione di cibo verr presto superata dai consumatori urbani[B8], con conseguenze drammatiche sulla sicurezza alimentare. Altro aspetto da tenere in considerazione la gestione dell'ambiente e degli ecosistemi, collegata a doppio filo ad una povert ampiamente diffusa e radicata nelle drylands. Il cambiamento nell'uso del suolo di queste enormi estensioni di territorio, e quindi le variazioni nella copertura forestale, possono addirittura influenzare la circolazione atmosferica di queste aree ed interferire sui flussi di carbonio; dal 1980 (coi primi dati satellitari) ad oggi, i mutamenti sono stati inaspettatamente profondi. E non sono solo le scelte di macroscala a determinarne l'entit e la dimensione: milioni di agricoltori, pastori, anche raccoglitori, piccoli soggetti con poche risorse, modificano quotidianamente l'aspetto del proprio territorio. in un contesto come questo che assumono rilevanza le iniziative portate avanti dai vari enti come UNESCO, UNU, ecc., per affiancare la ricerca scientifica ad una valorizzazione delle conoscenze tradizionali, ed per questo che si deciso di focalizzare l'attenzione su una tipologia di approvvigionamento idrico, retaggio di un passato remoto ma ancora oggi indispensabile.

Millennium Ecosystem Assessment 9

2.
2.1.

Qanat: le vene del deserto


Cosa sono le qanat?

Le qanat sono tunnel caratterizzati da una leggera pendenza, solitamente scavati in un deposito alluvionale fino ad incontrare la superficie piezometrica della falda. In questo modo, l'acqua sotterranea filtra all'interno del canale e raggiunge la superficie come un flusso. Per permettere la circolazione d'aria e la rimozione dei detriti, pozzi verticali dislocati ad intervalli tra i 50 e i 150 metri congiungono il tunnel con la superficie. Qui, le imboccature sono segnalate con cumuli di pietre o di materiale di scavo, formando una caratteristica "catena di pozzi".

Fig. 1: L'influenza delle qanat sul paesaggio, Iran (Foto: Georg Gerster) Le qanat, salvo qualche eccezione accennata in seguito, attingono alle acque sotterranee, che sono fonte di approvvigionamento per oltre un miliardo e mezzo di persone nelle aree urbane, e presentano, rispetto alle acque superficiali, diversi vantaggi[B9]. Prima di tutto, le acque sotterranee hanno una qualit generalmente alta, legata ad una bassa vulnerabilit all'inquinamento; la contaminazione avviene soprattutto per cause antropiche, come conseguenza diretta della presenza nell'ambiente di inquinanti (solfati, cloruri, composti azotati, idrocarburi, metalli pesanti...). Un altro rischio quello della salinizzazione, dovuto all'infiltrazione di acqua salmastra nelle falde, fenomeno talvolta naturale, talvolta dipendente da fattori antropici. In secondo luogo, le acque sotterranee godono di una maggiore disponibilit, meno soggetta a variazioni stagionali o perenni, quindi disponibile anche nelle regioni aride e semiaride, o nei casi di siccit o di ricarica dell'acquifero discontinua. Lo sfruttamento intensivo pu per portare ad un abbassamento della falda, provocare fenomeni di subsidenza e una diminuzione della copertura vegetale; questo argomento sar trattato al momento di confrontare la tecnologia delle qanat con i pozzi profondi di nuova tecnologia. Il ricorso alle qanat[B7] permette quindi l'approvvigionamento di acqua di buona qualit per l'agricoltura e il consumo nelle zone aride, consentendo l'insediamento anche in aree altrimenti deserte; questo aiuta a rendere pi omogenea 10

la distribuzione della popolazione nelle cosiddette drylands. Inoltre, rende possibile lo sviluppo di terre ad elevata salinit ed alcalinit. Occasionalmente, queste strutture di canalizzazione possono anche contribuire alla produzione energetica, in presenza di mulini ad acqua installati lungo il loro corso.

Cenni storici
Si suppone che l'origine delle qanat sia stata nell'area tra Iran, Iraq e Turchia, circa 2500 anni fa. Alcune citt assire sul fiume Tigri dipendevano dalle qanat per l'approvvigionamento di acqua potabile gi nel settimo secolo a.c. L'altipiano iraniano era particolarmente favorevole per la costruzione di queste strutture, per la molteplicit di piani alluvionali che lo contornavano. Nei tempi moderni, molte citt Iraniane (tra cui la stessa Tehran) si sono basate sulle qanat per l'acqua domestica e d'irrigazione, e dalle loro strutture si irraggiano decine di catene di pozzi. Una stima[B2], risalente al 1958, affermava che un terzo o addirittura la met dei 15 milioni di acri di terra coltivata in Iran fossero irrigati grazie ad una rete di 37500 qanat, per uno sviluppo totale di 160000 km e una portata totale di 20000 m3/s. La diffusione sulle sponde del Mediterraneo avvenuta solo in un secondo momento, degno di nota l'esempio di Marrakech, fontata praticamente sulle khettara, il nome arabo delle qanat, che hanno visto la propria nascita all'epoca del Califfo almoravida Ali Ibn Ysuf (1106-1143). [B13] Nel 1918 esistevano ancora 350 khettara, ad oggi pi dell'80% di questo patrimonio andato perduto. In Marocco l'esistenza di molte oasi legato all'esistenza delle khettara. L'espansione araba ha portato alla presenza di qanat anche in Spagna, in Italia e in altre regioni europee. Un esempio quello della citt di Palermo, dove le prime qanat di origine persiana (risalenti all'epoca della dinastia Aghlabide) sono datate tra il IX e il XI secolo, ma altre sono state costruite nei secoli, fino alla dominazione normanna. In Cina invece abbiamo l'esempio dei karez dell'oasi di Turpan, luogo di strategica importanza lungo la Via della Seta. Le stime fanno risalire la loro costruzione all'opera della Dinastia Han, che ha regnato tra il 206 a.C. e il 220 d.C. Per quanto riguarda il Sud America, e di conseguenza il Messico, il Cile ed il Per, si fa risalire l'esistenza delle qanat alla colonizzazione spagnola, con date intorno al (1520 d.C.), anche se le qanat della regione desertica di Atacama potrebbero essere antecedenti al loro arrivo, in base alla controversa questione sulla diffusione trans-Pacifica preColombiana.

Fig. 2:

Schema della probabile diffusione delle qanat (Wikipedia)

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Diffusione
Nonostante gli elevati costi di costruzione e mantenimento, le qanat hanno goduto di una diffusione globale perch uno dei pi economici mezzi di approvvigionamento di acqua in regioni aride e semiaride. [B2][B7] Sono presenti diffusamente in: Asia, nell'area della mezzaluna fertile e non solo: Iran, Giordania, Siria, Afghanistan, United Arab Emirates, Bahrain, Pakistan, Cina (dal 120 a.C. in Sinkiang), Oman, Palestina, Cambogia, India, Yemen e Giappone (dal 280 d.C.) Africa (Algeria, Tunisia, Sahara, Libia, Marocco ed Egitto) Europa (Germania, Inghilterra, Spagna ed isole Canarie, Italia (Sicilia), Cecoslovacchia, Cipro, Francia) Sud America: Messico, Per, Cile

Fig. 3: Presenza delle qanat nel mondo[B9]

Nomi
Ci sono poco meno di una trentina di nomi relativi alle qanat [B7], a seconda della lingua e del paese in cui ci si trova. Nell'Asia sud-occidentale troveremo quindi Ghunat, Kanant, Kunut, Khanat, Khad, Kanait, Ghanat, Karez, Kariz (persiano), Kah-riz, Kah-Zar, Koroz, Kohriz, Aflaj (Oman), Felledj (Yemen) e Chin-oloz. In Europa centrale abbiamo Water tunnel e Galleria. Galria viene utilizzato anche in Sud America e, insieme a Filteranteh, nell'Africa centrale e meridionale. Nel nord dell'Africa abbiamo invece Fugara (Faghrah), Faghareh, Fagareh, Mayun, ifly, Negula, Khatara, Khutara, Retara e Kharija. L'ortografia cambia a seconda della translitterazione dalle diverse lingue.

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Aspetti tecnici
I principali componenti di una qanat[B2] sono: pozzo madre, il primo ad essere scavato e il pi profondo, intacca l'acquifero; condotti verticali, scavati ad intervalli regolari per collegare la galleria alla superficie galleria, connette il pozzo madre allo sbocco sbocco, dove la galleria arrivava finalmente alla luce

Si identificano inoltre due zone, la zona umida (wet zone), che alimenta la qanat attraverso il gocciolamento dall'acquifero nella galleria, e la zona asciutta (dry zone), che separa la fine dell'acquifero dallo sbocco della qanat.

Fig. 4: Diagramma schematico di una qanat.[B3]


Dimensioni

A seconda dell'area dove sono state costruite, le qanat possono assumere dimensioni molto diverse. In aree montuose, sono brevi, nell'ordine di qualche decina di metri, e piccoli, e possono drenare l'acqua superficiale dei depositi alluvionali. Un esempio legato a questa tipologia sono i tunnel wells dell'India, che vengono abbandonati se la falda non raggiunta nel giro di una sessantina di metri di lunghezza. Ci sono per esempi di opere mastodontiche, giunte a noi attraverso i secoli [B2]: la qanat di Kirman lunga pi di 50 km, interrotta da migliaia di pozzi verticali (profondi fino a 125 m), mentre a Yazd (in Iran, sede oltretutto dell'ICQHS) troviamo oltre 70 qanat, per 45 km complessivi di lunghezza. Il pozzo madre pi profondo quello di Gunabad (Birjand), che raggiunge i 300 m di profondit. Questa differenza di dimensioni legata soprattutto alle diverse necessit: nel primo caso, si tratta di zone con elevate 13

pendenze e un regime pluviometrico non scarso, mentre le qanat pi lunghe vengono costruite con l'intendo di alimentare la rete idrica di intere aree aride. Contemporaneamente, avremo pozzi madre meno o pi profondi. La sezione del tunnel generalmente di modeste dimensioni, raggiungendo un'altezza di circa un metro e mezzo e una larghezza inferiore al metro. Questo perch in epoca antica rispondevano alla necessit non di convogliare elevate portate, bens di permettere ad un manovale di portare avanti l'opera di scavo.
I tunnel wells dell'India

In India, nel distretto Kasargod (stato di Kerala) [B5] abbiamo una forma di tunnel wells, chiamati surangams o thurangams, che rientra tra le opere di dimensioni minori a cui si accennava in precedenza. Si parla di lunghezze di massimo 60 m (se l'acqua non viene raggiunta, si abbandona lo scavo), per cui sono coinvolti al pi cinque operai specializzati. La zona fortemente collinosa, ed il 75% del suolo in laterite, per cui lo scavo di pozzi estremamente complesso. I tunnel wells sono una buona alternativa perch sono scavati ai piedi delle colline, seguendo eventualmente vene d'acqua. Anche in questo caso abbiamo rischi di crolli (talvolta si usano blocchi di laterizio per contenere il terreno) e di presenza di gas malsani (per cui i condotti verticali). I tunnel wells possono essere indipendenti o interconnessi; nel secondo caso, si sviluppano su pi piani, e l'acqua pu passare dall'uno all'altro oppure confluire, seguendo i differenti tunnell, in un collettore e successivamente in un serbatorio. All'esterno dei tunnel, l'acqua captata per mezzo di tubi di plastica o bamb oppure canali interrati, che per sono caratterizzati da perdite d'acqua (legati alla percolazione) molto maggiori. Anche i serbatoi possono essere di terra o di cemento, anche se il secondo materiale si sta affermando, nonostante i costi maggiori, perch ovviamente minimizza manutenzione e perdite per gocciolamento.

Localizzazione
Il ricorso ad un sistema di qanat legittimato innanzitutto dal clima della regione interessata, di norma arida o semiarida, e quindi caratterizzata da precipitazioni molto scarse: si parla di un massimo di 250 mm annui, con valori estremi di 50 o 100 mm annui. La presenza di qanat riscontrata spesso in mancanza di fiumi permanenti, e in luoghi ad elevata distanza da mari ed oceani.[B7] Oltre ai fattori che rendono necessario il ricorso alle qanat (o a metodi analoghi di approvvigionamento dell'acqua), esistono anche condizioni che garantiscono l'ottimalit della scelta: la presenza di un altipiano (come in Iran) o di una cantena montuosa (come l'Atlante, in Marocco) che digrada lentamente in pianura (quindi, pendenze non eccessive); l'esistenza di acquiferi consistenti, con una buona qualit dell'acqua; la presenza di terre fertili con un elevato potenziale agricolo, limitato esclusivamente dalla carenza di acqua; infine, la vicinanza ad un insediamento, gi esistente o in via di pianificazione[B2]. curioso sottolineare che Mootie et al. evidenziano anche l'importanza dell'indole delle popolazioni interessate, descritte come diligenti, per garantire la necessaria manutenzione di queste strutture.

Costruzione
In Iran[B2], la costruzione delle qanat era affidata a veri e propri ordini professionali: i muqannis in Iran formavano una comunit di artigiani itineranti, che si spostavano di posto in posto per porre rimedio ai disastri provocati dalle alluvioni o all'abbassamento della falda. Il lavoro di scavo era molto pericoloso, ed era portato avanti con strumenti 14

primitivi, tra pale, picconi e lanterne; anche nella prima met del Novecento l'approccio non era cambiato molto, gli strumenti rimanevano gli stessi, anche se pi raffinati. Le fasi della costruzione possono essere brevemente identificate in: scavo del pozzo madre, dopo l'identificazione di un luogo appropriato (anche mediante sondaggi preliminari) scelta di allineamento e pendenza scavo della galleria e dei condotti verticali completamento della perforazione, inizio del flusso d'acqua

Scavo del pozzo madre

Una delle cose pi importanti la determinazione del luogo dove scavare il pozzo madre, punto di partenza del tunnel, per il quale necessario intercettare la falda. Per la scelta del sito [B5] possono essere diversi i fattori utilizzati, e l'esperienza e la conoscenza del territorio sono aspetti non trascurabili: vengono valutate la presenza di piante idrofile, la pendenza locale, l'elevazione e la distanza rispetto al punto di uscita (anche in vista di una sostenibilit economica). buona cosa conoscere le caratteristiche idrogeologiche della zona, infatti la superficie piezometrica incontrata deve essere permanente. La tessitura e la stratigrafia del suolo hanno una discreta rilevanza perch terreni troppo duri o troppo morbidi causano grossi problemi nello scavo sia del pozzo madre che dei tunnel. In India[B5], per essere sicuri della presenza di acque sotterranee, il pozzo madre (madari chah) veniva scavato in prossimit della bocca di uno uadi, anche se, dove la falda era profonda, venivano usate come in altri casi le variazioni di vegetazione e la topografia. L'esperienza moderna suggerisce un altro modo per identificare il sito per il pozzo madre: l'ascolto in notturno del flusso d'acqua, in modo da dedurrne, in base al rumore, la direzione. [B2]
Condotti verticali

La presenza di condotti verticali era necessaria soprattutto per le operazioni di scavo [B11]; raramente o quasi mai questi venivano poi utilizzati per attingere acqua, e anzi, potremmo dire, rappresentano una possibile fonte di contaminazione dell'acqua. Gli scopi con cui venivano scavati erano essenzialmente il rifornimento d'aria, la rimozione di sabbia e detriti, la possibilit di lavorare su tratti brevi e non in tunnel lunghi anche diversi chilometri. La lanterna era uno strumento fondamentale non solo per l'illuminazione ma anche come presidio di sicurezza: quando la ventilazione diventava troppo scarsa, la fiamma smetteva di ardere, e si riscontrava la necessit di costruire altri pozzi (quindi l'intervallo non era necessariamente costante). Se la qanat era molto profonda, veniva addirittura costruito un doppio condotto, che si snodava dai due lati della galleria.
Scelta di allineamento e pendenza

Uno degli aspetti positivi legati all'interramento della galleria, nelle zone aride in particolar modo, il mantenimento del flusso d'acqua a temperature basse; per questo motivo, l'allineamento deve essere tale che il tunnel emerga in prossimit dei campi irrigati; se raggiunge la superficie prima, i problemi di evaporazione ed infiltrazione diventano rilevanti. La pendenza non deve essere troppo elevata, perch c' un rischio concreto che l'acqua eroda i muri, distruggendoli, 15

oppure scavi pozze sul fondo: necessario evitare il passaggio da corrente supercritica a corrente subcritica. D'altra parte, una pendenza troppo bassa porta il rischio di ristagno e fangosit. La pendenza delle qanat si pu quindi collocare in un intervallo compreso tra 0.001 e 0.0007.
Scavo del tunnel

Lo scavo comincia dal punto in cui prevista l'emersione del tunnel, risalendo verso il pozzo madre. Con il procedere dello scavo, la galleria viene progressivamente collegata alla superficie con pozzi verticali ad intervalli di massimo 150 m. Alcune volte, questi pozzi erano costruiti prima, e la galleria ne congiungeva il fondo. Nei condotti verticali venivano poi installati argani per rimuovere i detriti. Da un punto di vista geomatico, sarebbe pi facile procedere in senso opposto, da monte a valle (i margini di errore sono molto minori), ma questo porta ad Fig. 5: insormontabili problemi tecnici: i lavoratori sarebbero costantemente incalzati dall'acqua fluente dal pozzo madre, e l'umidit potrebbe essere causa di pericolosi crolli. Anche partendo da valle e risalendo verso monte, il problema insorge quando il tunnel raggiunge l'acquifero: oltre alla possibilit di riempimento anzitempo dei condotti verticali (che renderebbe impossibile il procedere nello scavo), diventa chiaro il rischio di morte per affogamento per i muqannis. Attraverso livelle, fili a piombo e altri strumenti, erano garantite le corrette direzione e pendenza del tunnel. In relazione alla consistenza del suolo, venivano previsti anelli di terracotta a sostegno del terreno in caso di bassa coerenza (es. sabbia). Inoltre, il fondo del canale veniva spesso rivestito di materiali poco permeabili, per minimizzare l'infiltrazione. Nonostante ci siano state diverse innovazioni, come l'uso di cemento per i tunnel o il ricorso a mezzi meccanici per lo scavo, i problemi tecnici permangono, per esempio nella predisposizione dei condotti verticali. Una ulteriore meccanizzazione (a mezzo robot) risolverebbe il problema a fronte per di un notevole investimento. [B15]
Manutenzione

Alcune sezioni di qanat, provincia di Kerman (Iran) (Anthony Smith,Blind White Fish in Persia, New York: E.P. Dutton, 1953)

I lavori di manutenzione vengono fatti prima inizi la stagione dell'irrigazione, tra novembre e dicembre nel caso indiano: a seconda del terreno, variano sia la frequenza dell'intervento (anche 5 anni in terreni molto duri) che il costo per la pulizia (de-silting). La manutenzione ha una grande incidenza sulla sostenibilit economica del sistema, perch per i piccoli proprietari le spese diventano insostenibili; si richiama quindi l'importanza di un sussidio statale. [B5] In Iran, invece, si parla di un intervento di manutenzione ad ogni primavera [B2], di solito eseguito dai ragazzi oppure da corve.

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2.2.
Vantaggi

Aspetti ambientali

In generale, si pu dire che i sistemi tradizionali di appovvigionamento dell'acqua abbiano dimostrato di essere pi stabili dei sistemi di irrigazione a grande scala (Christensen, 1998), in quanto adatti all'ambiente fisico e socioeconomico.[B5] Il ricorso alle qanat come strumento di approvvigionamento idrico porta diversi vantaggi [B2], che letti in chiave ambientale ne enfatizzano la sostenibilit. Prima di tutto, il flusso sempre proporzionale alla disponibilit dell'acquifero, quindi non si rischia di creare un deficit idrico che a lungo andare pu portare ad un abbassamento della falda (con conseguenze ambientali e sociali). Questo significa che le attivit locali devono essere calibrate in base alla disponibilit d'acqua, evitando per esempio colture intensive non autoctone. In secondo luogo, non richiesto alcun fabbisogno energetico per trasportare l'acqua. Non si quindi soggetti alla disponibilit di combustibile fossile o all'erogazione di energia attraverso la rete elettrica per accedere all'acqua. L'acqua pu essere trasportata su grandi distanze, minimizzando l'evaporazione ed i rischi di inquinamento rispetto ad una canalizzazione a cielo aperto. Un ultimo vantaggio legato ad un effetto correlato, parallelo alla captazione d'acqua di falda. Il tunnel della qanat, con l'ausilio dei condotti verticali, pu funzionare come condensatore in controcorrente, aumentando in parte (non sono disponibili studi a proposito) la disponibilit idrica: l'aria calda e umida entra nel tunnel nel punto di sbocco della qanat, risale lambendo il fluido mentre l'umidit condensa sulle pareti, per poi uscire raffreddata dai condotti verticali.

Una preziosa fonte d'acqua


L'Iran[B7] ha un'altezza di precipitazione media annua di 250 mm, con zone aride caratterizzate da punte di 100 mm. Secondo un censimento del Iranian Ministry of Energy and Water (2001), esistono pi di 30.000 qanat attive in Iran (di cui solo il 26% nel piovoso nord), per un volume annuo totale di 8 miliardi di m 3, l'11% del prelievo da acque sotterranee (qanat, sorgenti, pozzi). Yazd, in Iran, ha un'altezza di precipitazione annua pari a 60 cm, ed una rete che conta 3091 qanat attive, con una portata annua di 339 milioni di m 3, il 24% del prelievo da acque sotterranee nella zona. Il rimanente 76% suddiviso tra pozzi profondi e sorgenti. L'abbassamento della falda acquifera di circa 70 cm all'anno. (Semsar & Tafti, 2000) Tehran conta sette milioni di abitanti, a cui se ne aggiungono tre insediati nelle periferie della citt. La necessit di fornire acqua a dieci milioni di abitanti ha portato a diverse crisi idriche, per esempio in coincidenza con la siccit del 2001. Le 23 qanat attive della citt hanno lunghezze variabili tra i 300 e i 13000 m, e portate tra i 0.7 e 0.0015 m 3/s. Un esempio particolarmente interessante quello della citt antica di Bam [B9], distrutta quasi completamente dal terremoto del 26 dicembre 2003, che provoc oltre 26000 vittime. La necessit di superare una logica emergenziale, dopo i primi interventi, e di dare quindi sicurezza e prospettive future alle popolazioni colpite, ha portato la comunit internazionale a concentrarsi anche sugli aspetti culturali, facendo emergere l'importanza delle qanat in quest'area. Nelle vicinanze di Bam si trovavano infatti tra le pi antiche qanat del mondo: queste fornivano, fino al giorno del terremoto, pi di met della richiesta idrica annua, quindi i pesanti danni a queste strutture non hanno avuto solo una rilevanza culturale ed archeologica.

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In Cina, nell'oasi di Turpan 2, le qanat hanno goduto della massima diffusione tra la seconda met dell'ottocento e la prima met del novecento: in questo periodo ci sono stati 1300 karez attivi, per un totale di 4000 km di estensione; il volume d'acqua fornito annualmente era intorno ai 700 milioni di m 3 e contribuiva ad irrigare 24000 ha. Oggi, sono solo 400 i karez attivi, forniscono 170 milioni di m 3 all'anno, per l'irrigazione di 8800 ha e la fornitura di acqua ad uso domentico a 60000 persone. Il caso indiano della regione di Kasargod [B5] ci permette di fare alcune cosiderazioni anche sulla portata che le qanat arrivano a fornire in una zona caratterizzata da alta stagionalit nelle precipitazioni. Stiamo parlando di un'area di 8564 ha, di cui solo 97 coperti da foresta, e il resto prevalentemente coltivato o destinato ad altro uso. Il passaggio ad una agricoltura pi commerciale, con colture perenni, ha portato ad una richiesta d'acqua per tutto l'anno, incidendo pesantemente sulle risorse sotterranee: la precipitazione media della zona 2000 mm, che per non sono distribuiti su tutto l'anno ma solo nella stagione dei Monsoni. Nonostante la diffusione di metodi moderni di estrazione d'acqua dal sottosuolo, il 67% delle fonti per l'irrigazione dell'area sono rappresentate da tunnel wells. L'acqua viene anche utilizzata in ambito domestico, e secondo alcune analisi (Nazimuddin and Kokkal, 2002) risultata potabile per il Bureau of Indian Standars. Solo il 3% dei tunnel wells hanno un adeguato afflusso d'acqua nel corso dell'anno, circa la met ha un buon afflusso durante la stagione dei primi monsoni (kharif), che diminuisce durante la stagione dei monsoni tardivi (rabi) e diventa basso in estate, mentre i rimanenti non hanno praticamente afflusso d'estate. A seconda della stagione, il livello dell'acqua nei tunnel varia stagionalmente da un massimo di 20 cm ad un minimo di 2 cm, e la portata delle qanat del caso indiano si muove tra 11.6 m3/h e 0.003 m3/h (anche se solo i tunnel wells interconnessi superano i 10 m3/h). In generale, questa portata pu essere aumentata allungando la galleria, anche se non sempre possibile. Costruire un tunnel in prossimit di uno gi esistente ne influenza il flusso, perch attinge dallo stesso acquifero; allo stesso modo, si risente della presenza di nuove alternative fonti di irrigazione, come i pozzi trivellati, che oltretutto prelevano acqua in quantit superiori al tasso di ricarica.

Le qanat e la desertificazione
Le qanat si sono sviluppate anche in Cina 3, e un esempio ne quella dell'oasi di Turpan, costruita durante la dinastia Han (200 a.C.) in una localit davvero inconsueta: siamo nella Depressione di Turpan, il secondo punto pi basso della terra, a 161 m sotto il livello del mare, e uno dei luoghi pi caldi della Cina (la temperatura media nei mesi estivi 38C, le precipitazioni annue sono di 25mm contro un'evapotraspirazione potenziale di 3000 mm). L'oasi sopravvive lussureggiante in questo ambiente ostile grazie al sistema dei karez, detti talvolta "la grande muraglia sotterranea", che attingono alle abbondanti falde sotterranee della zona, ricaricate dall'acqua di scioglimento dei ghiacciai della catena montuosa Tian Shan. Tuttavia, i karez sono stati progressivamente abbandonati, soprattutto perch il loro valore non ben compreso. La struttura dei karez cinesi ricalca quelle gi viste, con un serbatoio al termine del tunnel per raccogliere l'acqua in eccesso, durante la stagione dello scioglimento delle nevi. La costruzione parte dallo scavo dei condotti verticali, collegati dal tunnel in un secondo momento.

2 3

Case Study V: Karez in the Turpan region of China [B1] Case Study V: Karez in the Turpan region of China [B1]

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2.3.

Aspetti sociali
Il sistema delle qanat, che una volta rivoluzion le modalit di insediamento nelle terre aride del vecchio mondo, ora una forza conservativa che permette il mantenimento degli scenari e delle condizioni economico/sociali esistenti. Le qanat, attraverso leggi e costumi, sono diventate un principio organizzatore della societ tradizionale preindustriale, resistono al cambiamento e ritardano nuovi mutamenti. Sembra molto probabile che le qanat continueranno a giocare un ruolo preponderante nello sviluppo futuro degli insediamenti e dell'irrigazione in queste regioni desertiche, e che non passeranno velocemente alla storia.4[B2]

L'importanza delle qanat nel passato


Come detto in precedenza, l'Iran la regione a pi alta concentrazione di qanat, ed quindi il logico punto di partenza per approfondire il discorso gestionale ed organizzativo che si sviluppa intorno a questo complesso sistema. Nel mondo mussulmano, l'utilizzo delle qanat tutt'ora regolato all'interno della Shari'a, anche se le prime leggi risalgono all'undicesimo secolo, con il codice Kitabi Qani (Books of qanats). L'intento di questo corpus legislativo era difendere l'investimento, necessario quanto rischioso, fatto dai proprietari delle qanat, riunendo criteri ambientali e sociali: un esempio ne il divieto di costruire nuovi pozzi madre in un raggio di un chilometro da uno esistente, che port ad interdire gli insediamenti in ampie aree intorno alle grandi citt. [B2] La grande importanza delle qanat si rifletteva sulla struttura urbanistica e sulle relazioni sociali all'interno degli insediamenti. Nelle piccole citt, il flusso attraversava diverse propriet prima di raggiungere i campi, e la quantit e qualit dell'approvvigionamento idrico su ogni parcella era significativo dello stato economico e sociale della famiglia proprietaria: le elites erano infatti collocate nella sezione superiore, dove l'acqua era pulita ed abbondante. Questa differenziazione scompariva nelle citt pi grandi, dove lo sviluppo storico dell'insediamento era pi rilevante. In alcuni luoghi, la costruzione delle qanat era una dimostrazione di potere: un leader era valutato in base al numero di moschee e qanat costruite. La propriet delle qanat era diffusa, ed era divisa tra decine, centinaia o addirittura migliaia (nelle strutture pi grandi) di soggetti, sulla base di leggi e regolamenti secolari. I conflitti che insorgevano naturalmente erano regolati da un ufficiale delle acque. La manutenzione era affidata ad un sistema di corve, mentre la costruzione, estremamente rischiosa, veniva portata avanti da schiavi. [B2] Durante la Rivoluzione Bianca dello Shah Reza Palhavi, le grandi propriet terriere vennero smembrate e suddivise tra coloro che realmente le lavoravano, e questo ebbe una conseguenza involontaria sulla gestione delle qanat: da un momento all'altro, la distribuzione delle resposabilit divenne meno chiara ed evidente, e questo port molte di esse alla rovina, mentre altre furono sostituite da canali sotterranei in cemento (pi economici e facili da mantenere). Ad oggi, per, pare che almeno 20,000 di queste strutture siano ancora in uso in Iran. [B11]

The qanat system, which once revolutionized settlement patterns in the dry lands of the Old World, is now a conservative force supporting the maintenance of existing settlement patterns and social and economic conditions. They have become through custom and law an organizing principle of traditional preindustrial society and resist change and retard new developments in its fabric. It seems likely, therefore, that qanats will continue to play a major role in the future economic development of settlement and irrigation in these desert regions and that they will not pass quickly into history.

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Qanat, acqua e beni comuni


La gestione delle risorse idriche una questione chiave nelle strategie di sussistenza delle economie rurali, soprattutto nelle regioni aride e semiaride. Le qanat sono emblematiche di come l'accesso all'acqua influenzi l'organizzazione della societ, e sono un buon esempio di sviluppo di capitale sociale. [B3] Il capitale sociale, definito da Putnam come l'insieme di norme, valori (visti come attributi interni della societ, strettamente correlati a storia e cultura) e reti che aumentano l'efficienza attraverso azioni collettive coordinate, un concetto di cruciale importanza in un discorso di gestione dei beni comuni. Gli attori sociali esercitano il loro ruolo per garantire la sopravvivenza della comunit, gestire le risorse, creare soggettivit e portare il cambiamento nelle politiche economiche/ecologiche e in contesti sociali strutturati. [B3] Per quanto riguarda la fornitura di acqua potabile e l'irrigazione, ultimamente si vista la tendenza dei grandi donatori (ad esempio, la Banca Mondiale) ad imporre una privatizzazione spinta, anche se le riforme partecipative non devono necessariamente condurre ad un ingresso nel mercato. Infatti, la gestione decentrata, ad opera ad esempio delle organizzazioni di agricoltori, porterebbe ad un miglior recupero dei costi ed una maggiore efficienza rispetto alla burocrazia governativa; alcune forme di associazioni orizzontali informali sono esempi di capitale sociale sviluppato intorno alla gestione delle risorse e dell'ambiente, e non sono comunque inquadrabili in una visione privatistica. [B3] Collettivi e cooperative indigene altamente sviluppate sono nate dove lagricoltura irrigua praticata; infatti, questa richiede alti capitali e costi di lavoro, per cui necessaria una gestione comunitaria, cooperativa o gerarchicamente organizzata; d'altra parte, la manutenzione e la costruzione dei karez alla portata economica di organizzazioni noprofit. Organizzazioni partecipative di questo tipo diventano una risorsa tecnica e finanziare per la comunit, e hanno un ruolo fondamentale nel promuovere la formazione del capitale sociale e le mobilitazioni nei contesti in via di sviluppo.[B3]

L'accesso all'acqua
Nel caso dell'Iran, stato evidenziato come la propriet dei qanat sia distribuita tra diversi comproprietari, e cos le responsabilit di gestione e manutenzione ed i vantaggi collegati all'accesso all'acqua. In Balochistan5 la divisione simile: ogni clan di una trib ha il suo karez, quindi il diritto all'accesso all'acqua legato alla affiliazione; tutte le operazioni di gestione e manutenzione sono responsabilit degli utenti, gestite dal capovillaggio (malik); le quote sono distribuite tra coloro che contribuirono a costruire il karez, e sono ereditarie. In Oman6, il sistema di irrigazione basato sugli aflaj (singolare falaj), canali che si snodano sopra o sotto il terreno, e assumono nomi diversi a seconda della fonte d'acqua: i ghaily, che rappresentano il 50% del totale, attingono al flusso sotterraneo degli wadi (corsi d'acqua a regime stagionale, tipici delle aree desertiche) i daudi (25% del totale) sono analoghi alle qanat gli ainy (25% del totale) attingono invece da una sorgente

Anche in questo caso, il falaj di propriet di una comunit di agricoltori (anche se alcuni sono addirittura statali), e 5 Case Study VI: Zarh-Karez: a traditional water management system striving against modern challenges (faisal Farooq Khan) [B1] 6 Case Study VII: traditional water distribution in Aflaj irrigation systems in Oman (Abdullah S. Al-Ghafri) [B1] 20

l'acqua distribuita in base alla dimensione della terra coltivata e del contributo dato alla costruzione del falaj. Rimane il principio dell'ereditariet, regolato dalle leggi islamiche, e quindi relativamente immutabile nel tempo. La progettazione tale da soddisfare prima la richiesta domestica d'acqua, quindi quella per irrigare le terre a cereali (permanenti), e solo dopo le colture stagionali. In questo modo si possono affrontare le siccit, garantendo la sicurezza alimentare. L'acqua distribuita in base al tempo, e questa distribuzione varia molto a seconda della comunit; alcune volte esiste addirittura un comitato che analizza la portata, le sue fluttuazioni, il tipo di suolo, il numero di proprietari e il loro contributo alla costruzione, per determinare la quota d'acqua. In Oman, si definisce dawran la lunghezza del ciclo di irrigazione, suddiviso in unit base, gli athar (che corrispondono circa a mezz'ora). Per garantire l'equit, pu essere variata la lunghezza del dawran stagionalmente, oppure adottati sofisticati sistemi di rotazione. Durante la siccit, la continuit assicurata da piccoli serbatoi, il cui riempimento avviene durante il turno assegnato all'agricoltore.

21

3.

La valorizzazione delle qanat

La valorizzazione delle qanat parte prima di tutto dalla disponibilit delle informazioni sulle modalit costruttive e sull Nel caso dell'Iran, la lingua ha rappresentanto una barriera alla diffusione di informazioni relative alle qanat, fino a quando non c' stata la prima conferenza internazionale a Yazd, nel 2000. Gli incontri successivi si sono svolti a Madrid (Colloque internationale de Qanat, 2001), a Muscat (International symposium in water conveyance, 2002) e in Lussemburgo (Qanat technology, 2003). Il caso cinese ha visto un lavoro di collaborazione sino-giapponese sui karez dello Xinhiang e di Turpan, sin dal 1987, con una pubblicazione del 1993, "the Proceedings of International Conference on Karez Irrigation". Sulle foggara del Sahara esiste molto materiale, soprattutto su come queste strutture per l'approvvigionamento idrico abbiano influenzato socio-economicamente le oasi.

3.1.

Ostacoli al recupero delle tecnologie tradizionali:

Con "conoscenze tradizionali" ci si riferisce a quelle informazioni, abilit, pratiche e prodotti, spesso associati con le comunit indigene, che sono acquisite, praticate, arricchite e tramandate attraverso le generazioni. Solitamente, sono profondamente radicate nel contesto politico, culturale, religioso ed ambientale, e sono un aspetto chiave dell'interazione tra la comunit e l'ambiente naturale. (IISD, 2003) Il recupero delle tecnologie tradizionali deve scontrarsi con diversi ostacoli, legati ai cambiamenti socio-economici che rendono difficilmente perseguibile determinate strade, a pregiudizi e a mutati contesti ambientali. I cambiamenti socio-economici hanno portato prima di tutto ad una diminuzione di manodopera disponibile per la manutenzione di queste opere, a causa dell'esodo dalle campagne alle citt. Una seconda conseguenza la progressiva perdita di competenze, legata anche al fatto che gli incentivi per il recupero delle tecnologie tradizionali sono pochi: le nuove tecnologie (come i tubewells) hanno un potere d'attrazione maggiore, richiedono minore "intensit di lavoro" quindi il loro costo reale non facilmente comprensibile. Gli incentivi governativi nei contesti a basso reddito, dove sarebbe tanto pi importante valorizzare i sistemi tradizionali, non vanno in questa direzione, etichettandoli oltretutto come "obsoleti" ed "arcaici". Nonostante la nascita di enti dedicati, come evidenziato nei capitoli precedenti, ad oggi solo poche ricerche hanno avuto come oggetto le tecniche tradizionali: questo significa che i problemi tecnici, legati ad esempio all'adozione di nuovi materiali, come i tubi in cemento per le qanat, non sono stati studiati, e mancano quasi completamente analisi costi benefici. A livello internazionale, non esistono investimenti in ricerca, valutazione, manutenzione, sviluppo delle tecnologie tradizionali, nonostante l'enfatica retorica (anche se va segnalata la Traditional Knowledge World Bank 7 supportata dalla Commissione Europea). Questi ostacoli sono trasversali non solo alle qanat e alle strutture affini, ovunque queste siano diffuse, ma affliggono tutte le tecnologie tradizionali. Diverse ricerche, invece, hanno messo in evidenza le problematiche collegate alla tecnica di approvvigionamento idrico approfondita in questa relazione, al variare del contesto territoriale. In Balochistan8, gli ostacoli si manifestano sottoforma di mutamenti ambientali e demografici. Da una parte, molti karez si sono asciugati a causa della siccit durata sette anni, quindi i processi naturali possono essere una causa di declino; inoltre la modernizzazione ha portato alla diffusione di colture non adatte al clima del Balochistan, quindi le limitate risorse d'acqua sono state sovrasfruttate.
7 8 http://www.tkwb.org Case Study VI: Zarh-Karez: a traditional water management system striving against modern challenges (faisal Farooq Khan) [B1]

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Per quanto riguarda invece il discorso sociale, si sono verificati cambiamenti nella popolazione, rapida crescita e mutamenti nei modi di vita; a questo pare che abbia contribuito anche l'arrivo di un milione di rifugiati afghani, in seguito all'intervento bellico del 2001. Nel caso analizzato in India [B5], le problematiche sono tra le pi disparate. Si parla, in questo caso, non di rinnovo ma di costruzione di nuovi tunnel wells, una forma ridotta di qanat; per la collocazione dei pozzi madre, si afferma la necessit di un processo di decision making collettivo, unico modo per mitigare le esternalit negative, ma si riconosce anche l'incapacit di portarlo avanti. L'assenza di interventi governativi in programma un altro fattore limitante, ma la maggior parte degli ostacoli sono dovuti al confronto tra pubblico e privato: l'acqua propriet spesso privata, anche se sono stati riscontrati casi di condivisione tra piccoli gruppi, non esistono quasi casi in cui questa condivisione avviene in ottica solidaristica. La frammentazione della propriet terriera ha un'influenza molto negativa: l'idea di costruire tunnel wells a partecipazione comune su terreni privati non ha attecchito molto, mentre la costruzione su terreni pubblici pu dare origine a problemi di manutenzione e responsabilit. L'esodo dalla campagna alla citt (insieme ad altri fattori) ha portato ad una diminuzione nel numero dei lavoratori specializzati, per cui molti agricoltori hanno cominciato a rivolgersi ad imprese, che per si avvalgono di manodopera non specializzata. La meccanizzazione, che pure contribuisce ad abbattere i costi, possibile solo nei primi 5 metri. Un altro caso quello delle qanat o khettara di Jorf, nella regione ai margini meridionali delle montagne dell'Atlante, in Marocco9. In quest'area (dove le khettara sono il principale sistema di approvvigionamento dell'acqua, e 250 su 570 sono quelle funzionanti), gli utenti hanno cominciato a fondare delle associazioni per acquisire un'adeguata capacit finanziaria e portare avanti i lavori di riabilitazione. Si tratta di una strategia per formalizzare l'organizzazione tradizionale gi esistente, facente capo ad un leader che si occupa di portare avanti i lavori di manutenzione e riabilitazione e distribuire il carico di lavoro ed il contribuito finanziario equamente. Le forme tradizionali non rappresentano per entit legali, per cui le organizzazioni esterne sono riluttanti a dare loro il proprio supporto. Oggi, questo fenomeno di trasformazione delle organizzazioni tradizionali in associazioni formali si sta diffondendo, anche grazie al supporto della Regional Agency for Irrigation and Agricultural Development. nato anche un organo formato dai leader delle associazioni (nove, nel 2001), per sviluppare strategie comuni di difesa delle khattara e condividere informazioni. Queste associazioni hanno fronteggiato significative sfide: disponibilit di acqua sufficiente: anche se l'uso di pompe a motore ha portato ad un significativo abbassamento della falda, c' la convinzione che il livello potrebbe essere ripristinato, anche grazie all'apporto delle associazioni; comportamento degli abitanti e degli utenti: un miglioramento della situazione potrebbe portare anche ad un maggiore coinvolgimento degli utenti, che oggi manifestano soprattutto indifferenza; l'area interessata da attivit intorno ai villaggi, la cui definizione deve essere legata ad un robusto processo partecipato per evitare conflitti; l'esistenza di una forte leadership, che impedisce alle associazioni di entrare in uno stato di torpore; l'abilit dell'associazione nell'assicurare il flusso di finanziamenti, anche in una situazione di competizione; il finanziamento da parte di enti esterni conferisce prestigio alle associazioni anche agli occhi degli utenti.
9 Case Study III: Khattara and water user organizations in Morocco (Keiko Oshima) [B1]

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Il conflitto tra qanat e tubewells


Wherever a tubewell is installed next to a karez the karez shareholders lose out. The tubewell owner wins out with higher profits. But a tubewell is owned by an individual from which, two or three people are earning their living, but a karez is communally owned from which 5001000 people may be earning their living. So you figure out that when a tubewell gives an individual benefit, how many loose out. (M. Ismael, Bangi Karez, Balochistan)[B3] Una delle maggiori minacce alla diffusione delle qanat la transizione verso nuove tecnologie, prima tra tutte quella delle pompe elettriche applicate a pozzi profondi (tubewells). Questo fenomeno inizia negli anni Sessanta, ed visto in chiave positiva. Infatti, una valutazione del 1968, risalente a prima che il "conflitto" tra tubewells e tunnel si sviluppasse, elencava i diversi vantaggi dei pozzi profondi: non limitati dalla pendenza o dalle condizioni del suolo, di facile localizzazione, erano in grado di superare le variazioni stagionali attingendo all'acquifero profondo e non permettevano alcuno spreco d'acqua in assenza di richiesta. Nel Balochistan, provincia del Pakistan, la diffusione dei tubewells inizia nel 1970, in coincidenza con la massiccia elettrificazione delle aree rurali. Tuttavia, lintroduzione dei tubewells e la loro diffusione non ne stata una semplice conseguenza, ma una precisa scelta governativa, sostenuta tramite politiche e pianificazione territoriale. [B3] Come le qanat dell'Iran, anche i karez sono stati il locus dellorganizzazione sociale nellambiente semiarido del Balochistan: intorno al loro utilizzo si evoluto un sistema di regole di gestione collettiva, distribuzione dellacqua e risoluzione dei conflitti ben strutturato. Quando si sono affermati i tubewells, si tentato di utilizzare lo stesso tipo di organizzazione, che per si basava su un sistema di turnazione strutturato: mentre i karez fornivano acqua in continuo, con i tubewells questo non assicurato, a causa di sospensioni nell'erogazione di energia elettrica (che possono durare fino a sei ore) oppure dell'esaurimento del combustibile, se la pompa a motore. La discontinuit del servizio pu penalizzare alcuni degli usufruitori.[B3] Ci sono quindi almeno due motivi per cui, soprattutto nelle aree a maggioranza Pashtun, si continua ad investire nei karez: prima di tutto, l'ottima regolamentazione del sistema tradizionale permette di evitare conflitti; in secondo luogo, queste strutture permettono un'accessibilit pi equa. Infatti, il diffondersi di tubewells ha favorito i grandi utilizzatori, che possono permettersi il proprio, penalizzando i piccoli, che non possono pi avvalersi dell'acqua dei karez. Si tratta dunque di un contrasto tra sostenibilit economica e sociale (obiettivi delle politiche del Balochistan) e accumulazione, che attualmente vede vincitore il 3% di grandi agricoltori contro un grande numero di contadini e comproprietari delle karez. [B3] Il passaggio da un'estrazione basata sulla gravit al pompaggio solleva una questione di equit nell'accesso all'acqua anche nel caso dell'India[B5]: i piccoli agricoltori non possono sostenere la spesa economica di un impianto di questo tipo, e diventano dipendenti dai granti possidenti perch i tunnel wells risultano, oltretutto, prosciugati. Per quanto riguarda l'aspetto ambientale, in Balochistan la diffusione dei tubewells non ha avuto un effetto univoco sulla mitigazione o sull'inasprimento delle siccit. Il distretto di Loralai caratterizzato periodicamente da siccit, la pi pesante delle quali durata sette anni, dal 1996 al 2003. [B1] Se in determinate aree il ricorso alla tecnologia moderna ha evitato che ad una diminuzione delle precipitazioni corrispondesse un effetto pesante sulle coltivazioni , in altre ha peggiorato la situazione.
[B3]

Si pu dire, in generale, che ci sia stato un miglioramento della sicurezza alimentare, a

scapito per delle colture poco idrovore e della falda acquifera, il cui livello si abbassato pesantemente. [B1]

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Fig. 6:

Motivazioni alla base della sopravvivenza dei karez (qanat) a discapito dei tubewells, secondo un sondaggio in Balochistan, Pakistan [B3]

Un altro caso quello del Marocco, dove le qanat vengono invece chiamate khettara, la competizione tra sistemi di approvvigionamento tradizionali e moderni sempre letta in chiave ambientale e culturale. Infatti, le pompe diesel e i canali di regolazione hanno portato all'abbandono di una tecnologia sostenibile, alterando gli scenari di utilizzo del territorio che si sono evoluti attraverso la relazione storica tra i villaggi e queste opere idrauliche, e si sono imposti come sistema in grado s di provvedere ad una maggiore quantit d'acqua, ma non pi sostenibile. [B4] Nell'area di Tafilalt, le khettara sono tradizionalmente gestite e mantenute collettivamente, e i benefici sono distribuiti tra ogni comproprietario in virt di un complesso sistema di relazioni e all'apporto singolo di manodopera e disponibilit terriera, finanziaria e tecnica. Al contrario, i pozzi profondi sono spesso di propriet privata, e la loro affermazione allenta i legami sociali per due motivi: da una parte, lasciando decadere questa forte strutturazione, e dall'altra danneggiando i piccoli agricoltori e contribuendo cos alla diaspora verso la citt. La tradizionale fonte di benessere dell'oasi, le palme da dattero, alterata: solo il 60% delle palme ancora produttiva, le altre piante sono state irrimediabilmente danneggiate nel corso di periodiche morie. [B4] Oltretutto, a Tafilalt, le comunit hanno praticamente perso il controllo sulla risorsa idrica, dipendendo direttamente dal serbatoio di Errachidia, di gestione governativa.

3.2.

Fattibilit

I progetti incentrati sulle qanat possono essere di due tipi: quelli che prevedono la costruzione di una nuova struttura e quelli che invece sono incentrati sul ripristino di una qanat esistente. Nel primo caso, fattori da considerare sono senza dubbio la tipologia del suolo, le caratteristiche della falda e la possibilit che ha essa di soddisfare la richiesta idrica, il budget a disposizione e l'esistenza di soggetti competenti (quindi una funzionante trasmissione di conoscenze tradizionali). Per quanto riguarda la fattibilit economica e la durata dei lavori, ci sono alcuni esempi costruzione di qanat nel corso

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del secolo scorso, intorno al 1940: la qanat di Hujatabad (lunga un chilometro e con un pozzo madre di 45 m) e quella di Javadieh (3 km con due pozzi madre di 50 e 55 m), che hanno richiesto qualche decina di anni per il completamento. Una stima su queste due qanat porta a definire un costo di circa 10,000 $/km (poco meno di 80,000 $/km al giorno d'oggi, considerando l'inflazione). Una qanat costruita nell'area di Kirman nel 1950, lunga 40 km con un pozzo madre di 90 m, cost all'epoca 213,000 $, quasi due milioni di dollari al giorno d'oggi 10, circa 50 $/m.[B2] Un'altra stima, pi recente, quella della regione di Kasargod, dove il costo di scavo di un tunnel well (in assenza, o quasi, di condotti verticali) di 350 INR/m, circa 8 $/m. [B5] Com' facilmente comprensibile, la costruzione di una qanat che ricalchi l'antico modello delle qanat iraniane rappresenta una grande opera piuttosto che un intervento di cooperazione allo sviluppo, sia per la complessit tecnica del lavoro che per i capitali richiesti. Il secondo caso, invece, pi vicino alla realt indagata, e conta diversi esempi di interventi simili. Il caso della Siria[B6] ha permesso di sviluppare alcuni criteri, trasversali sul piano tecnico e sociale, che rappresentano un buon punto di partenza per un progetto di ripristino delle qanat: un livello della falda stabile il punto di partenza imprescindibile (evidenziato anche in altri testi [B9]); si richiede quindi l'esclusione di pompaggi in un raggio da 3,5 km; la robustezza delle costruzioni sotterranee pre-esistenti necessaria per la sicurezza dei lavoratori una coesione sociale robusta nella comunit serve perch possa esserci una gestione del bene comune la chiarezza nella propriet della qanat permette di evitare dissidi l'esistenza di un sistema di regole su cui basare la gestione anche a fronte di un aumento di risorsa la volont degli utenti (se non hanno intenzione di lavorare alla pulizia, il lavoro non sostenibile)

Le linee guida individuate dal team sono state usate per il recupero di altri siti, selezionati attraverso uno studio nazionale compiuto nel 2001 considerando gli aspetti idrogeologico, strutturale, di pendenza ed utilizzo dei tunnel. Ad esse possibile aggiungere qualche considerazione sul ricorso a GIS e RS per portare avanti gli interventi di restauro e ricostruzione delle qanats (ma necessaria la costruzione di competenze), e la necessit di modelli idrologici per lo stsudio approfondito dei processi di ricarica degli acquiferi, magari rafforzati in modo artificiale ("underground dam", come quella che alimenta le qanat di Jandaq, oppure pozzi poco profondi riempiti di pietre di grandi dimensioni).

10 http://www.dollartimes.com/calculators/inflation.htm

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3.3.

Casi studio

Hassi Labiad: un caso studio tecnico


Hassi Labiad un villaggio di circa 1500 abitanti, di etnia berbera, alla base dellErg Chebbi, il complesso dunario pi esteso nella zona nord orientale del Marocco. La ONG locale "Hassi Labiad" sta combattendo l'incipiente desertificazione che minaccia labitato, e per fare questo ha portato avanti, con Bambini nel deserto, un progetto di riattivazione [B15] di una khettara attraverso il prolungamento del tunnel, per ritrovare la falda che si era abbassata. Il contesto ambientale approfondito per mettere in risalto le analisi necessarie [B10] per progettare un intervento simile.
Contesto ambientale

Immagine satellitare

Clima: Termomediterraneo Superiore Arido Localizzazione di Hassi Labiad (USGS Data Viewer)

Litologia superficiale: silicea o metasedimentaria

Il primo studio deve essere volto alla comprensione della disposizione dell'acquifereo e del suo funzionamento. Il substrato geologico di Hassi Labiad formato prevalentemente da argilliti scistose con inclusioni di arenaria, su cui si basa il sistema dunale. La morfologia fluviale, segnata dai letti degli ouadi (fiumi stagionali) e dai loro depositi. In quest'area vediamo contrapposte due paesaggi principali: il deserto, in quest'area prevalentamente roccioso (hammada), l'erg Chebbi, alle cui pendici si trova Hassi Labiad, caratterizzato da un sistema sabbioso di dune multidirezionali di 20 km (NS) per 10 km (EO), con un'altitudine media di 750 m. Il complesso dunale dell'erg Chebbi costituisce un acquifero libero di 156 km 2 formato da arenarie eoliche, con un modello concettuale di flusso descritto da Jacobson e Jankowski, 1989. Gli apporti al sistema avvengono tramite infiltrazione diretta della precipitazione, mentre l'acqua ne fluisce tramite sorgenti, prelievi di pozzo e khettara, evaporazione diretta o infiltrazione verso l'acquifero basso roccioso. Il flusso sotterraneo radiale, dalle zone centrali del complesso verso l'esterno. La falda freatica ha una superficie piezometrica prossima al terreno, e un gradiente idraulico che varia dal 1% ad ovest al 0.5% ad est. L'hammada invece non di particolare interesse idrogeologico, presentandosi come uno zoccolo roccioso; la sua capacit idrica si basa esclusivamente sulla fratturazione. La provincia di Errachidia ha un clima desertico continentale, con temperature medie intorno ai 20C, elevata escursione termica giornaliera ed annua (da 50C in estate a 5 in inverno). La precipitazione media annua compresa 27

tra 28 e 129 mm, quindi la ricarica all'acquifero comunque scarsa.

Fig. 7: (1) Hammada. (2) Hassi Labiad. (3) Ouadi al Bayda. (4) Oasi. (5) Area non sabbiosa. (6) Sbarramento antiduna. (7) Khettara. (8) Transizione. (9) Dune dell'erg. Per quanto riguarda la valutazione del livello piezometrico si fatto riferimento ai punti di approvvigionamento d'acqua della zona, pozzi o khettara. I pozzi sono scavati manualmente, hanno profondit comprese tra 1 e 10 m, con diametri fino a 2 m e rivestimenti in pietra o cemento. Misurazioni nei sei pozzi presenti in Fig. 9 evidenziano come la profondit della falda oscilli tra i 0.30 m del P.6 e i 7.37 m del P.4 (in prossimit della khettara). Il substrato caratterizzato da una permeabilit molto alta, come dimostrano le testimonianze dei residenti sulla risposta rapida alle precipitazioni. Il condotto principale della khettara attraversa prevalentemente argille e limi, e ha una funzione di canalizzazione dell'acqua pi che di drenaggio dell'acquifero ( su questo punto che interverr il progetto illustrato in seguito), mentre sono i tre rami a svolgere questa funzione. Questa una conseguenza del fatto che le scarse precipitazioni e l'aumento della domanda d'acqua da parte delle popolazioni di Hassi Labiad e Merzouga abbiano causato un deficit idrico. L'abbassamento del livello freatico, che ha lasciato secchi alcuni pozzi e reso necessaria la costruzione di nuovi rami delle khettara. Il progetto di prolungamento proposto dalla ONG Bambini nel deserto risulta quindi giustificato ai fini di permettere nuovamente al ramo principale della khettara di drenare l'acqua dall'acquifero.

Fig. 8: Profilo idrogeologico schematico lungo la traccia A-B. Livello freatico (1) in regime naturale (2) attuale. 28

Fig. 9:

A. Mappa del Marocco B. Inquadramento regionale C. Zona di studio, in evidenza: erg, ouadis, hammada, curve di livello (20 m), pozzi (punti da 1 a 6), khettara (linea-punto), oasi e rete di drenaggio superficiale. Traccia del profilo idrogeologico (A B).

Contesto sociale

Il clan berbero dei Bourchouk rappresenta la frazione di popolazione pi vulnerabile all'esodo del deserto, insieme agli abitanti del quartiere meridionale di Hassi Labiad. Il palmeto e larea coltivabile, resi inagibili dalle dune, sono suddivisi in parcelle tra i beneficiari, la cui disposizione e richiesta dacqua per le coltivazioni regolata dal Diritto dacqua, una legge ancestrale in grado di garantire la somministrazione dacqua per un determinato numero di ore in base alla disponibilit materiale e finanziaria fornita dai beneficiari per la realizzazione, gestione e pulizia della khettara.

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Progetto

Il progetto[B12] ha richiesto l'impiego di fino a 30 operai, tra specializzati e comuni, sotto la guida di uno chef du chantier, competente nel settore (quindi figura rara da trovare). Durante la prima parte del progetto (settembre-novembre 2008) stata portata avanti la pulizia del canale, la ricostruzione dei tratti crollati, il ripristino dei pozzi esistenti e l'eventuale realizzazione di nuovi. Per prevenire l'insabbiamento, i pozzi sono stati innalzati. Inoltre, stato ricostruito il serbatoio sotterraneo finale, di dimensioni maggiori e in posizione pi arretrata (aumento della superficie coltivabile a valle), ed stata realizzata la copertura, una scelta non prevista ma col duplice scopo di evitare evaporazione ed insabbiamento. La seconda parte del progetto ha visto il prolungamento verso le aree di falda, con alcuni accorgimenti: scavo, svolto a terrazzamenti con una pendenza di 1 a 3 per evitare franamenti delle pareti (la larghezza era funzione della profondit della khettara); realizzazione delle strutture in pietra (pareti e copertura), ad opera dei massoniers, con materiale di provenienza locale (15 km) interramento del cunicolo. Fig. 10: La fila di condotti verticali della khettara di Hassi Labiad, in Marocco, dopo l'intervento di ripristino.

Il tunnel esistente, diviso in due tratti (il braccio principale lungo 414,90 m e il braccio secondario di 67,30 m), stato restaurato, con la ricostruzione di 23 e 4 pozzi rispettivamente. Il prolungamento invece stato di quasi 250 m, con 10 pozzi. Tra gennaio e marzo, hanno avuto anche luogo i lavori di ripristino dell'area da coltivare: spianamento delle dune e allontanamento della sabbia, realizzazione di canali in leggera pendenza per l'irrigazione, di cui uno principale di adduzione (112 m) e quattro di distribuzione (per un totale di 344 m, con una sezione 30x20 cm). stato realizzato il muro di protezione, e sono state successivamente predisposte le parcelle. Con l'ausilio di un serbatoio di quasi 50 m 3 di volume, la superficie potenzialmente coltivabile di 27.014 m 2; l'estensione dipende dalla stagione e dalla quantit dacqua disponibile dalla falda, riducendosi nella stagione estiva ed ampliandosi nel periodo delle piogge. Da misurazioni provvisorie, effettuate in seguito ad abbondanti precipitazioni, la disponibilit d'acqua intrno ai 530 litri/ora. Le analisi chimico-fisiche dellacqua hanno presentato valori in linea, seppur una forte presenza di nitrati probabilmente dovuta alla presenza dei lavori durante il prelievo. L'intero progetto ha richiesto un investimento di circa 56.000 , di cui 40.000 stanziati dal PNUD Maroc (Programme des Nations Unies pour le Development du Maroc), nel quadro del programma PASC-INDH (Partenariati in Appoggio alla Societ Civile in linea con lIniziativa Nazionale di Sviluppo Umano ), e i rimanenti dalla ONG Bambini nel deserto.

Foto: http://www.flickr.com/photos/bambinineldeserto/sets/72157614389663307/ Video: http://www.youtube.com/watch?v=4y06OSUWnVA

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Shallalah Saghirah: un caso studio di progettazione partecipata


"As a result a valuable cultural heritage is vanishing. Not only are qanats relics of a prosperous past, but also sustainable and environmentally friendly systems of extracting groundwater. Wessels & Hoogeveen, 2001 Un sondaggio, del 2001, ad opera di ICARDA, ha delineato la situazione delle qanat in Siria: soprattutto nelle zone intorno a Damasco e nelle aree pi aride, esistono 91 qanat, di cui 30 attive, distribuite in 42 siti. In questa regione, si verificato un processo di abbandono di queste strutture dovuto ad una maggiore attrattivit dei centri urbani. Nel 2000 stato avviato un progetto pilota di ripristino di una qanat, in un villaggio ad est di Aleppo, Shallalah Saghirah, ad opera di un team multidisciplinare, con due focus, sociale e tecnico. [B1][B6]
Contesto ambientale

Shallalah Saghirah si trova ai piedi del massiccio Jabl al Has, in un'area caratterizzata da un'altezza di precipitazione media annua di 200 mm, e con una composizione litologica prevalentemente a base calcarea, quindi con basse permeabilit e porosit. Per questo motivo, l'influenza del pompaggio sul livello della falda stata bassa, ma comunque esistente. La qanat forniva acqua di buona qualit (in base ad analisi del 1999), e lo sfruttamento era organizzato in questo modo: all'uscita dal canale sotterraneo, l'acqua confluiva in un canale a cielo aperto ( saqeh) per arrivare poi in un serbatoio (birkeh). In base ad analisi della portata risalenti al 2000, dal serbatoio il flusso aveva un picco di 1,1 L/s quanto non c'era nessun prelievo dal canale aperto, per assumere un valore medio di 0,35 L/s in caso di prelievo.
Contesto sociale

La fondazione di Shallalah Saghilah legata ad un comune antenato, Musa, che alla fine del diciannovesimo secolo ripul la qanat con l'ausilio dei suoi cinque figli. L'organizzazione attuale del villaggio ricalca ancora la discendenza per via patrilineare, infatti la propriet divisa tra cinque biout (singolare, bayt), case o famiglie, di cui tre ancora rappresentate da uomini, una da donne e l'ultima scomparsa. Sette anziani, chiamati gli haqoun, sono i detentori del diritto ad irrigare. La qanat rifornisce infatti un giardino comunitario (bustan), diviso in cinque parti e destinato in parte ad alberi da frutto e in parte alla produzione di ortaggi e orzo per il foraggio. A questo giardino e alla suddivisione tra le biout si riferisce il sistema locale di regole per l'accesso all'acqua: ogni casa ha il suo turno (dor), collegato alla terra; questo diritto ereditario, viene perduto in caso di abbandono del villaggio e riacquisito al ritorno, a meno che la terra collegata non sia stata venduta.

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Progetto

L'obiettivo del progetto era evitare il prosciugamento della qanat (che avrebbe causato l'abbandono del villaggio) attraverso interventi tecnici, con una spesa prevista di circa 8000 : pulizia dei condotti d'aria, chiusi da detriti e sassi rinforzo dei muri del condotto pulizia dei tunnel costruzione di un condotto d'aria nel motherwell per permettere i lavori di pulizia

Tuttavia, perch il progetto andasse in porto era necessario il coinvolgimento dell'intero villaggio, ma il contesto era tale da rendere difficoltoso il perseguimento di questo obiettivo. Esistevano infatti dissidi familiari, a causa dei quali inizialmente stato impossibile un incontro con tutte le famiglie coinvolte; uno dei motivi di questi dissidi era il ricorso a tubi di gomma (il cui utilizzo era concesso olo per usi domestici) per l'irrigazione, e l'assenza di un capovillaggio (mukhtar) rendeva impossibile la soluzione delle dispute in breve tempo. Un fattore a forte sostegno del progetto era comune la volont da parte di tutti di raggiungere un accordo, nata dalla consapevolezza che le opere non sarebbero state compiute senza un accordo trasversale. L'approccio utilizzato dai proponenti il progetto stata la action anthropology (Chambers, 1985)[B6], basata sul riconoscimento della capacit di un gruppo di definire un quadro di obiettivi ed attivit identificate per orientare il corso del proprio sviluppo e sul ruolo dell'antropologo come supporto tecnico per chiarire questi obiettivi. Di seguito sono riassunti i passaggi fondamentali del progetto: 1. Discussione delle priorit della comunit con l'ausilio di strumenti di partecipazione (community maps), fino al raggiungimento di un accordo. 2. 3. Accordo scritto informale per regolare i lavori di manutenzione e rinnovamento del qanat. Regolazione dell'utilizzo dei tubi, elenco dei lavoratori disponibili (calendario steso tenendo conto degli impegni di lavoro stagionale). 4. 5. 6. Creazione di un comitato (committee) formato da coloro che avevano il diritto ad irrigare (haqoun). Piano di lavoro tecnico. Pulizia, riparazione, ampliamento ad opera della comunit locale e non di lavoratori esterni.

Conclusioni

Tra le considerazioni generali, si pu mettere in evidenza come la buona riuscita di un programma di ripristino delle qanat non si scontri semplicemente con difficolt tecniche: nell'immaginario comune, e soprattutto tra i giovani, una tecnologia di questo tipo non sarebbe in grado di reggere il passo della modernizzazione ed il mantenimento di determinati stili di vita. La sfida quindi rendere "interessante" questa scelta, associandola ad esempio ad un turismo ecologico o culturale. Con questo progetto, un gruppo di giovani ha acquisito le competenze per la gestione delle qanat, elaborando inoltre una serie di linee guida per la costruzione. L'esistenza di una leadership locale forte, che permetta la creazione di processi di progettazione partecipata, fondamentale. Dal momento che l'intera operazione di pulizia stata seguita come uno scavo archeologico, trattandosi di un intervento su un sito Bizantino, si ha avuta in loco la presenza di un rappresentante del museo di Aleppo. Questa 32

figura, riconosciuta da tutti i partecipanti ed incaricata in un secondo momento di stendere il programma dei lavori, stata dirimente nella gestione dei conflitti, soprattutto in assenza di un capovillaggio. La nascita (o il ripristino) di un sistema di regole interno alla comunit garanzia di successo pi di qualsiasi cosa imposta dall'esterno. Viene anche evidenziata l'importanza della collaborazione istituzionale [B6]: in questo caso, sono stati coinvolti come partner il General Directorate of Antiquities (le qanat rientrano ufficialmente sotto la "Law of Antiquities"), il Regional Directorate of Irrigation del bacino Awaj/Barada. Perch le qanat siano una scelta sostenibile, necessario un piano a livello nazionale, che pu essere fatto con riferimento al programma IPOGEA/EU, che promuove la ricerca e i piani di sviluppo nazionali per la preservazione delle foggara/qanat (in Italia, Spagna, Marocco, Algeria e Tunisia). Riassumendo, gli aspetti sociali ed ambientali fondamentali per la buona riuscita di un progetto analogo sono [B1]: la volont della comunit di investire nel rinnovamento e in un futuro pulito l'esistenza di una conoscenza tecnica locale la coesione sociale della comunit la presenza di un sistema di gestione dei conflitti assenza di eccessivo pompaggio intorno alla sorgente della qanat possibilit per i manutentori di operare in sicurezza

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Bibliografia
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