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QUANDO SI PARLERA
P.I. Spa Spedizione in abbonamento postale, Art.1, comma 1 D.L. 353/2003 (convert. in L. 27.02.2004 N 46) Art.1, DCB Varese - ISSN 0391-3600 GENNAIO - DICEMBRE 2012

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Ferruccio BRUGNARO (da The days will come, translated by Jack Hirschmam, CC. Marimbo Berkeley 2012)
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AT TI UN IV MO ER V D DEL I SI IM I MO TA EN ME VII VI D TO DI I D CI CO DE ME N MO MI I NA NG T LI I: LA LO D RE ZI NO TT EM SS U A OC O ON N 1 E 6- PE RA NA AN DE T 18 R TI ZI LA CA ON LL ID F AL O A EB S T E DE O BR AL MO C AI UT CR ON O E AZ TR 20 IA O 12 LA

Quando si parler di un operaio si dovr dire chera un uomo diverso dagli altri nettamente diverso! Luomo non voleva assomigliargli ma egli era luomo! luomo vero un misto di montagne e mattine che ti si avvicinava ti si apriva colorito e tenero. Luomo lo riteneva uno schiavo lo accarezza un cavallo. Ma egli era luomo veramente libero! luomo che portava un fondo umano distinto. Luomo cresciuto in dolore che combatt instancabile giorno e notte per la vita per lamore.

Medicina 201-206 Democratica


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BIMESTRALE N 201-206 gennaio-dicembre-2012 Autorizzazine del Tribunale di Milano n 23 del 19 gennaio 1977 Iscritta al Registro Nazionale della Stampa (Legge 58/81 n. 416, art. 11) il 30 ottobre 1985 al n 8368317, foglio 657 ISSN 0391-3600 EDIZIONE: Cooperativa a r.l. Medicina Democratica movimento di lotta per la salute Tel. 02-4984678 Fax 02-48014680 20100 Milano REDAZIONE: e-mail: medicinademocratica@alice.it Fax 0331-501792 Via Roma, 2 21053 - Castellanza (VA) ABBONAMENTI: ordinario . 35,00 sostenitore . 55,00 estero . 70,00 Conto Corrente Postale n 12191201 intestato a Medicina Democratica Casella Postale 814 20100 Milano Spedizioni in abbonamento postale STAMPA: GRAPHITI S.r.l. Via Newton, 12 20016 Pero (MI)

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5 per 1000 E' possibile versare nella prossima dichiarazione dei redditi il 5 per mille dell'IRPEF all'Associazione Medicina Democratica - Movimento di Lotta per la Salute O.N.L.U.S., in breve Medicina Democratica O.N.L.U.S.. Come noto, si tratta di unassociazione autogestita che opera senza fini di lucro attraverso il lavoro volontario e gratuito e le sottoscrizioni dei suoi associati e simpatizzanti, che non ha mai goduto e che non gode di finanziamenti n diretti n indiretti da parte di chicchessia. Pertanto, se ne condividete loperato e intendete sostenere le sue iniziative per affermare la Salute, la Sicurezza e lAmbiente salubre in fabbrica, cos come in ogni dove della societ, nel rigoroso rispetto dei Diritti Umani e contro ogni forma di esclusione, emarginazione, discriminazione e razzismo, Vi chiediamo di indicare il numero di Codice Fiscale 97349700159 dellAssociazione Medicina Democratica - Movimento di Lotta per la Salute O.N.L.U.S.. N.B. Si ricorda che la scelta del 5 per mille non sostituisce quella dell'8 per mille (dedicata, per esempio, al culto): le opzioni 5 per mille e 8 per mille si possono esprimere entrambe.

COMITATO DI REDAZIONE: Fulvio AURORA (direttore responsabile), Lino BALZA, Angelo BARACCA, Cesare BERMANI, Gabriella BERTINI, Roberto BIANCHI, Sergio BOLOGNA, Marco CALDIROLI, Roberto CARRARA, Germano CASSINA, Carla CAVAGNA, Gianni CAVINATO, Maria Luisa CLEMENTI, Elisabetta COSANDEY, Angelo COVA, Fernando DANGELO, Rino ERMINI, Giorgio FORTI, Giorgio GALLEANO, Pietro e Sara GALLI (grafici), Maurizio LOSCHI, Luigi MARA (direttore), Dario MIEDICO, Marcello PALAGI, Barbara PERRONE, Roberto POLILLO, Maurizio PORTALURI, Chiara SASSO, Matteo SPREAFICO, Vito TOTIRE, Laura VALSECCHI, Bruno VITALE. INOLTRE COLLABORANO A QUESTA RIVISTA: Carlo ALBERGANTI, Giorgio ALBERTINALE, Beppe BANCHI, Giuseppe BLANCO, Michelangiolo BOLOGNINI, Mario BRAGA, Ferruccio BRUGNARO, Paolo BULETTI, Roberto CARMINATI,

Marco CERIANI, Massimo COZZA, Michele DE PASQUALE, Rossana DETTORI, Elisabetta DONINI, Antonino DRAGO, Giorgio DUCA, Walter FOSSATI, Cristina FRANCESCHI, Lidia FRANCESCHI, Ida GALLI, Valerio GENNARO, Patrizia GENTILINI, Liliana GHILARDI, Maria Grazia GIANNICHEDDA, Claudio GIORNO, Pietro GRILLAI, Giuseppe MARAZZINI, Maurizio MARCHI, Gilberto MARI, Gianni MATTIOLI, Bruno MEDICI, Claudio MEZZANZANICA, Alfredo MORABIA, Corrado MONTEFALCHESI, Celestino PANIZZA, Pietro PEROTTI, Agostino PIRELLA, Aris REBELLATO, Giuseppe REZZA, Franco RIGOSI, Marino RUZZENENTI, Aldo SACHERO, Nicola SCHINAIA, Anna SEGRE, Giovanni SERRAVALLE, Claudia SORLINI, Gianni TAMINO, Flavia TRIOZZI, Bruno THIEME, Enzo TIEZZI, Luca TRENTINI, Emanuele VINASSA DE REGNY, Attilio ZINELLI. IMPAGINAZIONE: Stefano DEBBIA, Andrea PRAVETTONI.

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Milano: VII Congresso Nazionale di Medicina Democratica


di Luigi MARA*
Penso che il VII Congresso nazionale di Medicina Democratica sul tema Partecipazione e Promozione della Salute. Medicina fra Cura e Prevenzione, al di l dei limiti che sono stati evidenziati da alcuni costituisca un fatto culturale, sociale e politico positivo, tenuto conto dei mezzi esigui a disposizione di Medicina Democratica, mezzi che sono stati compensati dal lavoro volontario e gratuito di decine di compagne e di compagni, segnatamente delle sezioni di Castellanza (VA) e di Milano: sono Loro che hanno reso possibile, ben organizzato e fruibile a tutti i partecipanti il Congresso tenutosi presso lAula Magna dellUniversit degli Studi di Milano nei giorni 16 17 e 18 febbraio 2012. A tutti/e Loro va un pubblico ringraziamento per il prezioso lavoro svolto con rigore e competenza. In proposito, va sottolineato che stato un congresso aperto e partecipato (che ha visto anche una nutrita partecipazione ai lavori di studenti della Facolt di Medicina), nel quale nessuna voce stata compressa o esclusa, anzi (!), si dato spazio, sia nei Gruppi di Lavoro che in Assemblea plenaria, alle voci critiche, che, come noto, costituiscono lossigeno della democrazia e per la vita di un Movimento di lotta per la salute, quale Medicina Democratica. Lungi da chi scrive fare retorica. Tenuto conto del dibattito concreto che si sviluppato in questi tre giorni, nonch delle decine di contributi scritti fatti pervenire ancor prima dellapertura dei lavori e distribuiti gratuitamente ad ogni partecipante in unapposita cartellina contenente i materiali congressuali (sia detto per inciso, materiali andati letteralmente a ruba e pi volte fotocopiati e distribuiti durante il Congresso), va detto a chiare lettere che tutto questo rappresenta un risultato importante, che va ben oltre Medicina Democratica. Anche il tema congressuale stato ampiamente condiviso e arricchito: infatti, le tematiche affrontate nel corso dei lavori hanno avuto al loro centro il ruolo della partecipazione nella promozione della salute, un tema fondante di Medicina Democratica, Movimento di Lotta per la Salute, come ci ha lucidamente ricordato Piergiorgio DUCA nellapertura dei lavori (cfr. Atti pagg. 11-14); un tema introdotto e approfondito da Giulio Alfredo Maccacaro nella relazione da Lui presentata al Primo Congresso nazionale del 15 e 16 maggio 1976 a Bologna. Non va poi taciuto che il Congresso si svolto in un periodo di feroce aggressione che continua! - alle condizioni di lavoro e di vita della stragrande maggioranza della popolazione del paese. Una aggressione il cui punto focale costituito da una devastante politica di deregolazione, un mix di interventi padronal governativi tesi alla cancellazione dei diritti fondamentali della persona sanciti dalla Carta costituzionale: J) - al lavoro e allesercizio dei diritti sindacali (artt. 1, 4, 35, 37, 39, 41 Cost.); JJ) - alla salute (art. 32 Cost.) e alla sanit (pubblica, universale e gratuita); JJJ) - allo studio (in una scuola pubblica, qualificata e gratuita) e alla cultura (art. 33, Cost.); JJJJ) - allambiente salubre e alla fruizione del paesaggio e del patrimonio storico e artistico (art. 9, Cost.) e dei beni comuni; JJJJJ) - alla pace e al ripudio di ogni guerra comunque ammantata (art. 11, Cost.); JJJJJJ) - a manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, ovvero allinformazione (art. 21, Cost.);

*Medicina Democratica, Sezione di Castellanza (VA).

VII Congresso nazionale di Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute: Universit degli Studi di Milano 16 18 Febbraio 2012

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JJJJJJJ) - al diritto di ogni lavoratrice e lavoratore a una retribuzione, o pensione, o indennit di disoccupazione, o salario sociale, sufficiente ad assicurare a s e alla famiglia unesistenza libera e dignitosa (art. 36, Cost.); JJJJJJJJ) - al rigoroso rispetto dei diritti umani (artt. 2 e 3 Cost.) In altri termini, questo nostro VII Congresso nazionale si svolto in un quadro (qui solo accennato) di devastata situazione sociale, culturale e politica caratterizzata, lo si ripete, da continui attacchi alle condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari. Una situazione che si aggrava sempre pi: stanno l a ricordarcelo milioni di lavoratrici e lavoratori disoccupati, cassaintegrati, precari, il 36% dei giovani senza lavoro; tutti fatti che rappresentano il termometro di una gravissima situazione sociale. Purtroppo, tutto questo avviene in assenza di una opposizione politica e sindacale degna di questo nome. Valgano per tutto le modalit e la facilit con le quali il governo ha aumentato let pensionabile di 5 anni nel giro di una notte, senza unora di sciopero e con il voto favorevole di quasi tutti i parlamentari, nonch lo stravolgimento, la vanificazione della norma prescrittiva alla reintegra nel posto di lavoro e nel salario sancita nellart. 18 dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori e delle Lavoratrici nei casi di licenziamenti illegali, ovvero privi di giusta causa. [Per questo, si invita ogni persona a sottoscrivere presso il proprio comune, il quesito referendario per labrogazione della c.d. legge Fornero sul lavoro]. Un governo di destra (chiamato a presiederlo chi gi presiedeva la Commissione Trilateral Europa!), con il plauso del padronato e dei suoi reggicoda ha cos spalancato le porte a ogni tipo di licenziamento individuale e collettivo, in violazione dei diritti costituzionali e umani. Per questo ritengo che il VII Congresso non debba terminare con la pubblicazione dei suoi Atti, cosa pur importante e che abbiamo realizzato fra innumerevoli difficolt, data la fragile e precaria situazione economica di Medicina Democratica; proprio per questo siamo stati costretti a realizzare un volume costituito dai sei numeri della Rivista previsti per il 2012: non abbiamo avuto altra scelta e di questo ci scusiamo

con le nostre Lettrici e con i nostri Lettori, che, spero, comprenderanno le difficolt economiche che dobbiamo affrontare per continuare a pubblicare questa testata (1). Infatti, pensiamo che questi Atti, con il loro carattere plurale, con le analisi, le indicazioni e le proposte contenute, costituiscano un prezioso ed utile strumento per promuovere una informazione libera e rigorosa, premessa indispensabile per sviluppare iniziative tese ad affermare la salute, ligiene e la sicurezza del e nel lavoro, nonch i diritti umani di ogni persona segnatamente delle persone migranti - in ogni dove della societ. I problemi umani, etici, culturali, sociali e politici sollevati nel corso del Congresso, inducono a qualche ulteriore considerazione. A trentasei anni dal crimine industriale di Seveso (10 luglio 1976), e a fronte di quello causato dallILVA di Taranto (2), al centro dellodierna attenzione (luglio-novembre 2012) di mass-media, forze politiche e sindacali, Confindustria, enti locali, regione e governo - [dopo che il disastro industriale stato scoperchiato dalle sacrosante iniziative assunte dalla Procura della Repubblica e dal Giudice del Tribunale di Taranto, Dr.ssa Patrizia Todisco, tese a far cessare linquinamento nefasto dei diversi comparti dellambiente (aria, acque superficiali e di falda, suolo e sottosuolo), che, da decenni, causa malattia e morte fra i lavoratori e la popolazione tarantina e, in primis, fra gli abitanti del quartiere Tamburi] - molti, troppi, stentano ancora a prendere coscienza del fatto che uno dei problemi nodali irrisolti, da affrontare con determinazione e usando categorie culturali nuove, rappresentato dal mancato sviluppo di una cultura che ci piace definire dellecologia della formazione, della ricerca e sperimentazione, della produzione e dellinformazione scientifica e tecnica, la cui promozione non pi rinviabile, pena una regressione culturale (e non solo) e una incapacit ancor pi spiccata ad affrontare problemi ambientali, produttivi e del lavoro, per fermarci ad essi, che una societ industriale e complessa come la nostra pone. In altre parole, si tratta della necessit di affrontare temi attraverso un nuovo orizzonte culturale, ancor prima che politico.

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Questo consente di osservare la societ in profondit e di percepirne le sue domande il pi delle volte oscurate dalle nebbie e coperte da un assordante rumore di fondo, diffusi dai sacerdoti del pensiero unico, proni, ieri come oggi, a una oligarchia economica sempre pi ristretta e insofferente al rispetto dei diritti dei singoli e della collettivit, nonch a sottostare alle regole della democrazia di una societ civile. Anche per questo, necessaria una cultura con una visione nuova della societ del mondo! -, fondata su paradigmi che fuoriescano dalle aride e totalizzanti categorie economiche che permeano in modo asfissiante lattuale realt sociale, in grado, cio, di dare risposte appropriate ed efficaci alle domande, sempre pi pressanti, per restare ai temi affrontati in questo VII Congresso di Medicina Democratica, di tutela, promozione e affermazione della salute e dellambiente salubre, poste dai soggetti sociali e, in primis, dai lavoratori e dalle lavoratrici in fabbrica e dalla popolazione autoorganizzata sul territorio, che svolge un ruolo fondamentale per affermare al tempo stesso salute, ambiente salubre e democrazia, come sta l a ricordarci la popolazione tarantina che si batte contro il crimine industriale dellILVA di Taranto e per la rigorosa bonifica del sito e del territorio devastato ed inquinato. Insomma, qui si vuole sottolineare la necessit di una radicale critica ecologica delleconomia e della politica, come premessa per lo sviluppo delle culture della salute, dellambiente salubre del rispetto dei diritti umani. Una critica che contesti la logica quantitativa e della crescita fine a se stessa e ricerchi e realizzi le soluzioni ai problemi sociali e ambientali in un ambito nuovo fondato - (sui diritti di eguaglianza e fondamentali di ogni donna e di ogni uomo) sulla qualit dotandosi anche di nuovi indicatori socio-sanitari-culturali-ambientali alternativi al PIL. In questo orizzonte assumono una pregnante valenza i diritti umani della terza generazione che stanno acquistando sempre pi importanza; cos i diritti umani comprendono i diritti individuali (e dei Popoli) riguardanti lintegrit della Natura, cio dellambiente in cui vivono gli esseri umani.

Mentre la prima generazione di diritti umani riguarda quei diritti contro violazioni indirette o strutturali dellintegrit personale o sociale e il diritto a uno autonomo sviluppo culturale, economico e sociale contro tutti gli ostacoli derivanti da un ordinamento internazionale ingiusto, la terza generazione dei diritti umani comprende i diritti allintegrit ambientale. Pertanto, in aggiunta al diritto allo sviluppo, alla giustizia sociale, alla disponibilit della ricchezza naturale, lintegrit ambientale diventata una questione topica a causa proprio dellacuta crisi ambientale.

Nel dopoguerra, i diritti di prima e seconda generazione sono diventati pre-requisiti del moderno discorso democratico e in alcuni casi rivendicano la dignit di principi costituzionali. Ma recentemente i processi di globalizzazione, inclusa la dissoluzione della sovranit politica da un lato, e la crisi ecologica dallaltro (di cui figlia anche lattuale crisi economico-finanziaria), minano la rivendicazione dei diritti fondamentali. Per questo lordine democratico deve affrontare nuovi dilemmi. Si tratta di temi tuttaltro che avulsi dalle problematiche sollevate durante il dibattito congressuale, che sono stati anche richiamati nella Dichiarazione conclusiva di questo VII Congresso Nazionale di Medicina Democratica (cfr. pp. 333-337), ma lo spazio non ci consente di andare oltre. Ritornando al tema iniziale, da questi Atti congressuali le Lettrici ed i Lettori potranno trarre utili indicazioni dai contributi che seguono in tema di: Partecipazione e promozione della salute: medicina tra cura e prevenzione (cfr. P. DUCA, pp. 11-14); i

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Movimenti di lotta per laffermazione dei diritti umani, alla pace, alla salute, al lavoro, allambiente salubre, ai beni comuni (cfr. L. BALZA, L. TACCO, C. GIORNO, R. ANTONINI, Movimento NOF35; Capitolo I, pp. 15-56); Lotta allhandicap (cfr. S. VALESI e I. SALA, L. VALSECCHI e W. FOSSATI, B. BANCHI; Capitolo II, pp. 57-82); Salute, sanit, societ (cfr.V. SIRONI, G. TOGNONI, G. BACCILE, M. CAMPEDELLI, V. LEPORE, M. ROMERO, M. VALERIO, F. AURORA, D. MIEDICO, A. BIGGERI, Sportello Salute - Medicina Democratica di Savona e Firenze, G. JEAN; Capitolo III, pp. 83-141); Salute e Lavoro (cfr. L. PEPINO, F. GIANNASI, L. MARA; Capitolo IV pp. 143-191); Salute, ambiente e societ (M. BOLOGNINI, G. FORTI, E. MORICONI, G. SERRA, G. CASSINA, P. L. CAZZOLA, M. CALDIROLI, P. GENTILINI; Capitolo V, pp. 193-248); Salute mentale, lotta contro ogni forma di contenzione e per labolizione degli ospedali psichiatrici giudiziari-OPG (E. COSANDEY, L. BENEVELLI, Associazione StopOPG, C. BONDIOLI, E. DE NOTARIS, A. ZINELLI; Capitolo VI, pp. 249-298); Magistratura e periti fra i diritti della difesa e quelli degli offesi (cfr. F. CASSON, L. MASERA, P.VINEIS; Capitolo VII, pp. 299-314); Scuola e societ (cfr. R. ERMINI, Capitolo 8, pp. 317-322). In proposito, segnalo che la pregnante relazione svolta al Congresso da Vittorio AGNOLETTO sul tema Salute e Globalizzazione, sar oggetto di una prossima pubblicazione su Medicina Democratica (segnalo altres il recentissimo libro di Vittorio Agnoletto e Carlo Gnetti: AIDS: lo scandalo del vaccino italiano, di cui pubblichiamo in questi Atti la Prefazione di Robert Gallo e la prima di copertina; cfr. pp. 323-325). Qui, mi preme ricordare il contributo portato anche in questo Congresso dal compianto compagno Michelangiolo Bolognini, che dallo scorso mese di agosto non pi tra noi, medico colto e voce critica, fuori dal coro - [come si evince anche dal Suo contributo, cfr. pp.195-197 di questi Atti: Lambiente contro la salute (lideologia ambientalista contro la resistenza popolare alle nocivit)] -, da sempre impegnato a difesa dei diritti dei lavoratori, delle lavoratrici,

delle persone pi deboli, segnatamente di quelle migranti, nonch delle popolazioni esposte ai rischi industriali e ambientali. Con Lui Medicina Democratica perde un sicuro punto di riferimento. Caro Michelangiolo, cercheremo di far tesoro della Tua opera, non Ti dimenticheremo! Il dibattito congressuale non ha neppure eluso una delle domande fondamentali: Per un futuro sostenibile, quale crescita? Infatti alla generale lamentela sul lungo periodo di ristagno e contrazione a livello del PIL che connota il dibattito del Paese, come sopra accennato, si contrapposta la necessit di un diverso paradigma indicatore del benessere, che abbia al suo centro uno sviluppo senza crescita (3) di queste merci e di questi consumi (di questo PIL!), che privilegi la qualit (dellambiente e della vita) sulla quantit, finalizzando la produzione - (ed i servizi socio-sanitari-assistenziali e culturali) primariamente al soddisfacimento dei bisogni fondamentali della persona e alla qualit dellambiente naturale e sociale. Una svolta cos radicale imposta dai limiti che lambiente presenta al processo di crescita e di estensione allintero globo terrestre del modello produzione/consumo che contrassegna le societ capitalistiche occidentali. Gli osservatori pi acuti hanno da tempo individuato questo nuovo limite allorizzonte del modello di sviluppo dominante; dopo gli allarmi suscitati allinizio degli anni 70 dalla traumatica scoperta della scarsit delle materie prime energetiche (4). Questo concetto ha ottenuto una nuova formalizzazione nella seconda met degli anni 90 come limite della capacit di carico carryng capacity (5) degli ecosistemi o dello spazio ambientale del pianeta Terra. Questo criterio di determinazione del limite, riconosciuto dagli ecologisti come una crisi ambientale globale, non si ancora diffuso significativamente nella percezione della popolazione generale non per carenza di conferme ma per una ostilit dei media pi diffusi anche quelli di divulgazione scientifica che va superata, anche attraverso il nostro rinnovato impegno. La pubblicazione di questi Atti rappresenta un contributo in tale direzione.

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VII Congresso nazionale di Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute: Universit degli Studi di Milano 16 18 Febbraio 2012

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NOTE 1. Come noto, Medicina Democratica unassociazione autogestita che non ha mai avuto e che non ha finanziamenti n diretti n indiretti da parte di chicchessia e, che, dallinizio degli anni 70, opera attraverso il lavoro volontario e gratuito e le sottoscrizioni dei suoi aderenti e simpatizzanti: per questo chiediamo a coloro che ne condividono loperato il sostegno e la partecipazione sia alla produzione della omonima rivista che alle molteplici iniziative che verranno intraprese dal Movimento di lotta per la salute. E possibile versare nella prossima dichiarazione dei redditi il 5 per mille dellIRPEF allAssociazione Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute O.N.L.U.S.. Codice Fiscale 97349700159. N.B. Si ricorda che la scelta del 5 per mille non sostituisce quella dell8 per mille (dedicata, per esempio, al culto): le opzioni del 5 per mille e dell8 per mille si possono esprimere entrambe. 2.Va sottolineato che il crimine industriale reiterato per decenni dallILVA di Taranto, che ha causato un devastante inquinamento di elevata magnitudo dei diversi comparti dellambiente (aria, acque superficiali e di falda, suolo e sottosuolo), con i conseguenti gravissimi impatti sanitari che hanno colpito con malattie e morti la popolazione tarantina, e, segnatamente, gli abitanti del quartiere Tamburi limitrofo allacciaieria, stato anche al centro del VI Congresso nazionale che si tenuto a Brindisi nei giorni 17, 18 e 19 ottobre 2008. Infatti, negli Atti del VI Congresso, fra laltro, si legge: <<Raccogliamo e rilanciamo pertanto il pressante appello che Piero Mottolese, ex operaio dellILVA di Taranto, in memoria di altri operai deceduti per tumore da inquinamento in fabbrica, ha portato al VI Congresso nazionale di Medicina Democratica tenutosi a Brindisi nell ottobre 2008. E venuto il momento di esercitare tutto il nostro potere di cittadini, di dare forza e visibilit al nostro senso etico oltre che ai nostri diritti. E il momento di esercitare la nostra responsabilit verso gli altri, verso i bambini in particolare e verso chi dovr ancora nascere.

E in gioco il diritto alla salute, allambiente e alla vita stessa.>>. (Cfr. Medicina Democratica nn 180/182, pag. 67). Inoltre, in riferimento al devastante inquinamento ambientale causato dallILVA, con i conseguenti gravissimi impatti sanitari, il VI Congresso vot una mozione di adesione al Comitato di cittadine e cittadini che avevano proposto un referendum a livello locale, per la chiusura dei processi produttivi inquinanti (e tossici) delle lavorazioni a caldo, nonch per la bonifica del sito industriale e del territorio tarantino, con la garanzia occupazionale per i lavoratori da adibire alla realizzazione dei predetti interventi di bonifica. 3. Per un inquadramento di questo concetto si invitano le lettrici ed i lettori a consultare le opere di Ivan Illich La convivialit. Una proposta libertaria per una politica dei limiti allo sviluppo (Red edizioni, Como, 1993: 1 ed. it. Mondatori, Milano, 1974) e di Wolfgang Sachs (a cura di), Dizionario dello sviluppo, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 1998. 4. Il problema scoppi nel 1973 con linterruzione della fornitura di petrolio da parte dei paesi OPEC a seguito della Guerra del Kippur tra Egitto e Israele. Laffermazione della insostenibilit della crescita connessa con lestensione del modello di societ dei consumi anche ai paesi considerati in via di sviluppo era gi stata presentata dal Club di Roma (di cui Umberto Colombo era lanimatore assieme ad Aurelio Peccei) e pubblicata in Italia nel 1972 da Mondatori con il titolo I limiti dello sviluppo (pi corretto e appropriato sarebbe stato I limiti della crescita traduzione letterale del titolo originale Limits to Growth). 5. Basato a sua volta sul concetto di impronta ecologica (Footprint) introdotta da M. Wackernagel e W. Rees, Limpronta ecologica, Edizioni Ambiente, Milano 1996: limpronta ecologica di qualsiasi popolazione (dal livello individuale, fino al livello di citt o di nazione) il totale della terra e del mare ecologicamente produttivi occupati esclusivamente per produrre tutte le risorse consumate e per assimilare i rifiuti generati da una popolazione.

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note a margine 5

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Sommario

Note a margine di Luigi MARA

CAPITOLO II LOTTA ALLHANDICAP Il manifesto della vita indipendente di Stefania VALESI e Ida SALA

INTRODUZIONE Partecipazione e promozione della salute: medicina tra cura e prevenzione. Relazione introduttiva al VII Congresso Nazionale di Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute di Piergiorgio DUCA

59

Disabilit: bisogno o diritti di Laura VALSECCHI e Walter FOSSATI 11 Il progetto di nuove residenzialit: la Casa di Gabriella di Beppe BANCHI

63

CAPITOLO I I MOVIMENTI DI LOTTA PER LAFFERMAZIONE DEI DIRITTI UMANI, ALLA PACE, ALLA SALUTE, AL LAVORO, ALLAMBIENTE SALUBRE, AI BENI COMUNI

71

CAPITOLO III SALUTE, SANITA, SOCIETA

Dopo la vittoria dei referendum: una sconfitta epocale dei movimenti? di Lino BALZA

17

Responsabilit sociale del medico e della medicina di Vittorio A. SIRONI

85

Movimento NO TAV: promuoviamo la partecipazione, la salute, la sicurezza, i diritti umani, la democrazia Claudio GIORNO

25

Una epidemiologia plurale per una medicina democratica di Gianni TOGNONI, Gianni BACCILE, Massimo CAMPEDELLI, Vito LEPORE, Marilena ROMERO, Marta VALERIO

91

Amianto: testimonianza di un massacro operaio di Lorena TACCO

41

La sanit bene comune: difendere e affermare la sanit pubblica di Fulvio AURORA

97

La strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009 di Riccardo ANTONINI

45

Cosa sono e cosa si propone con gli sportelli salute di Medicina Democratica di Dario MIEDICO

109

La lotta contro i cacciabombardieri F-35 nel territorio novarese a cura del Movimento NO F-35 di Novara

51

Lo Sportello della salute a cura di Medicina Democratica di Firenze

112

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Medicina Democratica numeri 201- 206 gennaio / dicembre 2012

Evoluzione del profilo di mortalit 30 74 anni per le coorti di nascita dal 1889 al 1968 nelle Regioni italiane di Annibale BIGGERI 113

OGM di Giorgio FORTI Allevamenti intensivi, conseguenze ambientali, sociali, sanitarie etc. di Enrico MORICONI, Giorgio SERRA, Germano CASSINA, Pietro Luigi CAZZOLA La contaminazione della filiera alimentare di Enrico MORICONI, Giorgio SERRA, Germano CASSINA, Pietro Luigi CAZZOLA Le norme ambientali sono uno strumento di tutela dellambiente e di promozione della partecipazione delle popolazioni a rischio? di Marco CALDIROLI Incenerimento di rifiuti e rischi per la salute infantile di Patrizia GENTILINI CAPITOLO VI SALUTE MENTALE, LOTTA CONTRO OGNI FORMA DI CONTENZIONE E PER LABOLIZIONE DEGLI OSPEDALI PSICHIATRICI GIUDIZIARI (OPG) La salute mentale di Elisabeth COSANDEY

199

INAIL: ente previdenziale o ricco serbatoio per padroni e governo? a cura dello Sportello Salute di Medicina Democratica di Savona

206

115

Alcol, alcolizzati ed unit dItalia di Gaspare JEAN

213

121

CAPITOLO IV SALUTE e LAVORO

224

Salute e lavoro nella Costituzione della Repubblica di Livio PEPINO

145

229

Stephan Schmidheiny: il Bill Gates svizzero o il padrino dellasbesto? La mirabolante storia di un uomo daffari di Fernanda GIANNASI

151

Il lavoro continua ... ad uccidere di Luigi MARA

251

157 Societ e disagio mentale: la campagna per la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari e contro la contenzione di Luigi BENEVELLI

CAPITOLO V SALUTE, AMBIENTE, SOCIETA Lambiente contro la salute (lideologia ambientalista contro la resistenza popolare alle nocivit) di Michelangiolo BOLOGNINI

257

195

Napoli: una buona pratica di salute mentale di Enrico DE NOTARIS

272

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sommario 7

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Per labolizione degli ospedali psichiatrici stopOPG a cura dellAssociazione StopOPG

275

CAPITOLO VIII SCUOLA E SOCIETA, LETTURE, DOCUMENTI Le riflessioni di un insegnante di italiano e storia di Rino ERMINI LETTURE AIDS: lo scandalo del vaccino italiano di Vittorio AGNOLETTO e Carlo GNETTI MOZIONE votata allunanimit dal VII Congresso nazionale di Medicina Democratica - Movimento di Lotta per la Salute contro il licenziamento del ferroviere Riccardo Antonini RELAZIONE DEL GRUPPO DI LAVORO SICUREZZA ED ENERGIA RELAZIONE DEL GRUPPO DI LAVORO I MOVIMENTI DICHIARAZIONE CONCLUSIVA DEL VII CONGRESSO NAZIONALE DI MEDICINA DEMOCRATICA

Lettera aperta sul Decreto di chiusura degli OPG di Cesare BONDIOLI

277

317

Lio come identit personale Lio come orizzonte del senso di Attilio ZINELLI

279

323

CAPITOLO VII MAGISTRATURA E PERITI FRA I DIRITTI DELLA DIFESA E QUELLI DEGLI OFFESI

326

La Costituzione il nostro faro e il nostro punto di riferimento di Felice CASSON

301

328

Il diritto ed il danno alla popolazione: alcune suggestioni dopo la sentenza Eternit di Luca MASERA

307

331

Causalit e conflitti di interesse di Paolo VINEIS

312

333

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Introduzione

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Partecipazione e promozione della salute: medicina tra cura e prevenzione


di Piergiorgio DUCA*
RELAZIONE INTRODUTTIVA AL VII CONGRESSO DI MEDICINA DEMOCRATICA - MOVIMENTO DI LOTTA PER LA SALUTE Tenere il congresso nazionale di Medicina Democratica nellaula magna dellUniversit degli Studi di Milano ha il duplice significato di consentire il coinvolgimento nelle riflessioni e nei dibattiti che svolgeremo in queste giornate i giovani, in particolare gli studenti delle varie lauree sanitarie che fanno capo alla facolt di medicina, e di riportare il dibattito su medicina, classe e salute in una delle sedi storiche della sua nascita, se si pensa al ruolo che ebbe nella facolt di medicina e chirurgia di Milano e in generale nelluniversit italiana una personalit come quella di Giulio Alfredo Maccacaro, al cui pensiero Medicina Democratica si rif largamente. MEDICINA DEMOCRATICA HA LE SUE RADICI: - nelle lotte operaie degli anni 60 per il diritto alla salute, da affermare allinterno delle fabbriche con indagini operaie e lotte contro la nocivit del lavoro; - nelle lotte studentesche del 68 per il diritto allo studio, che mettono in discussione contenuti e modi della formazione del medico e il ruolo della medicina e della ricerca in una societ divisa in classi; - nel dibattito fra professionisti, ricercatori, scienziati e docenti universitari, sul ruolo e sulle responsabilit che scienza, formazione e ricerca hanno nei confronti dei protagonisti di tali lotte. Medicina Democratica nasce dallincontro fra Giulio Alfredo Maccacaro, medico, scienziato e docente universitario, fondatore nel 1966 dellIstituto di Biometria e Statistica medica, che sa mobilitare intelligenze intorno alle applicazioni della statistica e del calcolo elettronico alla ricerca, alla riflessione critica sulla pratica e la ricerca pratica clinica e sul ruolo dellepidemiologia nel promuovere la prevenzione primaria, e il Gruppo di Prevenzione e Igiene Ambientale del Consiglio di Fabbrica della Montedison di Castellanza, che si dato strumenti e metodi per lanalisi delle condizioni di lavoro e dei cicli produttivi allo scopo di identificare e rimuovere, anche con la lotta, le condizioni e le esposizioni che mettono a rischio la salute dei lavoratori e delle lavoratrici nel breve, medio e lungo periodo. Questa convergenza di visioni e di interessi fra uno scienziato, critico nei confronti di una medicina e di una ricerca asservite al potere e al profitto, e un gruppo operaio pensante e attivo, nel promuovere il cambiamento con la ricerca e la lotta, produce il discorso fondativo del maggio 1976 (1) a cui ancora oggi il movimento si rif come ad una dichiarazione di intenti attuale e, purtroppo, ad un testamento scientifico e politico: Maccacaro infatti morir, per infarto, pochi mesi dopo, nel gennaio 1977. Molte delle idee che Maccacaro ha diffuso in Italia trovano oggi largo consenso: la medicina e la ricerca biomedica hanno riconosciuto la necessit di fondarsi su principi etici condivisi, il paese si dato unorganizzazione sanitaria fondata sui principi di Universalit, Equit, Solidariet, la Prevenzione stata riconosciuta come una priorit che pu realizzarsi solo con il concorso delle forze sociali, economiche, culturali e politiche e non per effetto esclusivo delliniziativa sanitaria, i diritti del malato vengono fatti valere anche in tribu-

*Presidente di
Medicina Democratica, Movimento di Lotta per la Salute -Onlus; docente di Statistica medica e Biometria presso la Facolt di Medicina e Chirurgia dellUniversit degli Studi di Milano.

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nale, la formazione del medico si mossa nella direzione della umanizzazione della pratica professionale, dellattenzione alla valutazione critica dellefficacia delle terapie e delle procedure diagnostiche ed anche dei loro effetti avversi, della valutazione e promozione continua della qualit delle prestazioni sanitarie. NON HA QUINDI PI RAGIONE DI ESISTERE UN MOVIMENTO DI LOTTA PER LA SALUTE ? Ovviamente non cos e per almeno due ordini di ragioni: 1. - come sar esemplificato soprattutto nei lavori di gruppo, laffermazione dei diritti sulla carta non corrisponde alla loro immediata realizzazione nella pratica: solo limpegno continuo e gli sforzi dei diretti interessati e delle loro organizzazioni ottiene, talora, che ci che scritto venga realizzato; 2. - come illustreranno le relazioni che seguiranno, neppure il formale riconoscimento dei diritti pu darsi per acquisito una volta per tutte, se una coscienza vigile e unorganizzazione attenta pronta a mobilitarsi non se ne assume la difesa ogni volta che occorre (e in questi periodi occorre sempre pi frequentemente). C sempre in agguato un qualche amministratore delegato, un qualche tecnico, un qualche politico che tentano di spiegarci come non di diritti si tratti, conquistati con lotte e sacrifici, talora sanciti dalla Carta costituzionale stessa, ma di lussi che non possiamo pi permetterci. UN ESEMPIO DATTUALIT FRA TANTI: LA LOTTA ALLA TOSSI-CANCEROGENICITA DELLAMIANTO Che lamianto fosse causa di malattie polmonari era noto fin dagli anni 20 del 1900 e la prima segnalazione di tumori della pleura in lavoratori affetti da asbestosi del 1943. Nel 1955 la sua cancerogenicit trova evidenze epidemiologiche prodotte da quello stesso Richard Doll che document anche il rischio cancerogeno del fumo di sigaretta, evidenze rinforzate dai risultati di Wagner del 1960 e di Selikoff del1968, che segnala leffetto sinergico di esposizione ad asbesto e fumo: evidenze tanto numerose e

cogenti da escludere che i medici che lavoravano per lEternit potessero ignorarle, evidenze che per, di per s, risultarono del tutto insufficienti a proteggere i lavoratori e le lavoratrici. Come sostiene Benedetto Terracini, epidemiologo dellUniversit di Torino, direttore della rivista scientifica Epidemiologia e Prevenzione, fondata da Maccacaro, perito in numerosi processi a difesa della salute dei lavoratori dai rischi da cancerogeni professionali e ambientali: La sottovalutazione dei rischi, la reticenza sulle acquisizioni dei risultati della ricerca, labilit nel mettere in dubbio le nozioni che depongono per lesistenza di rischi per la salute dei lavoratori sono una costante della storia della societ industriale, tanto che studi finanziati dalle aziende forniscono regolarmente risultati pi rassicuranti per la salute di quelli forniti da studi finanziati da enti pubblici. NON BASTA LA SCIENZA A REALIZZARE LA PREVENZIONE, NON BASTA LA COSTITUZIONE PER VEDER REALIZZATO UN DIRITTO (MA AIUTA) Poter fare riferimento alla nostra Carta Costituzionale per ribadire che la salute un diritto da difendere e promuovere, se di per s non garantisce la realizzazione nella pratica del diritto sancito, almeno lo rende esigibile con pi forza, anche grazie alla centralit che da essa viene assegnata al lavoro ed ai lavoratori, centralit non a caso oggi sempre pi fortemente messa sotto attacco, centralit che pi che mai necessario oggi difendere e ribadire. Art 1: LItalia una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Art 3: Tutti i cittadini hanno pari dignit sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libert e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e leffettiva partecipazione di tutti i lavoratori allorganizzazione politica, economica e sociale del Paese. Art 32: La Repubblica tutela la salute come

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fondamentale diritto dellindividuo e interesse della collettivit. Art 41: Liniziativa economica privata libera. Non pu svolgersi in contrasto con lutilit sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libert, alla dignit umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perch lattivit economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. PER PROMUOVERE DEMOCRAZIA E SALUTE OCCORRE ISTRUZIONE (PUBBLICA) E PARTECIPAZIONE Benjamin Barber, nel libro Consumati. Da cittadini a clienti, afferma: In assenza di cittadini competenti le dichiarazioni dei diritti sono solo meri pezzi di carta. Perch la democrazia possa esistere, al di fuori della dimensione scritta della carta costituzionale, necessaria la presenza di cittadini formati in scuole e universit pubbliche. Siamo indotti a credere che il diritto di scegliere da un men sia lessenza della libert, ma se si considerano i risultati il vero potere e dunque la vera libert consiste nel decidere che cosa mettere nel men. E a proposito dellinsufficienza del mercato e dello sviluppo economico nella promozione dei diritti di cittadinanza e dellimportanza della scuola pubblica nel promuovere una reale democrazia Martha Nussbaum in Non per profitto ci ricorda come: I sostenitori dellattuale modello di sviluppo amano dire che la crescita economica porter automaticamente salute, istruzione, equit. Ma alla luce dei fatti non sembra che ci si realizzi. Le conquiste nella sanit e nellistruzione e la libert politica sono scarsamente correlate alla crescita economica. Produrre crescita economica non significa produrre democrazia, n significa produrre una popolazione sana, impegnata ed istruita in seno alla quale le opportunit di una buona vita siano alla portata di tutte le classi sociali. Per questo essenziale mantenere ed estendere laccesso a quella conoscenza che nutre la libert di pensiero e di parola, lautonomia di giudizio, la forza dellimmaginazione: precondizioni per una umanit matura e responsabile.

ATTENZIONE A COME SI SVILUPPA IL SAPERE A questo proposito, nel segnalare il libro di Gianni Tognoni e altri Epidemiologia di cittadinanza, mi piace riferire questo pensiero di Paolo Prodi l riportato La specializzazione del sapere stato il fenomeno pi importante nella ricerca universitaria degli ultimi decenni con una prima conseguenza di parcellizzare il sapere e favorire, con la prevalenza della tecnica, luso strumentale della ricerca agli scopi del potere e con la seconda conseguenza di rendere sterile una ricerca che procede per compartimenti sta-

gni mentre le vere scoperte nascono sempre negli interstizi delle varie specializzazioni. E A COME SI PROMUOVE LA SALUTE DELLE POPOLAZIONI Per concludere la serie delle citazioni, rimando al volumetto di Geoffrey Rose Le strategie della medicina preventiva in cui troviamo una appassionata difesa della specificit, della rilevanza e delle responsabilit dellepidemiologia e della medicina preventiva: La principale preoccupazione del pensiero medico stata quella di rispondere ai bisogni di singoli malati. Se cos si aiutano gli individui non si risolve il problema della popolazione, pi di quanto gli aiuti alimentari nel corso di una carestia, pur doverosi, possano servire a risolvere il problema della fame nel mondo. I determinanti principali della malattia sono di natura economica e sociale e quindi anche i rimedi devono essere economici e sociali. Medicina e politica non possono essere tenute separate se quella che si intende promuovere la salute attraverso la prevenzione.

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CONCLUSIONE Nellinvitare i relatori a svolgere ora i loro interventi, e in attesa che i lavori di gruppo ed il dibattito generale sviluppino, se lo ritengono, le riflessioni sopra abbozzate, vorrei concludere con alcune domande finali. Possiamo considerare la sanit pubblica (tutto ci che serve alla promozione della salute, la prevenzione della malattia e della disabilit, la cura e lassistenza sanitaria) un bene comune, qualcosa di cui tutti possiamo e dobbiamo occuparci e gestire senza concessioni a privatizzazioni e a ingerenze di mercati e mercanti ? Possiamo considerare laicamente il benessere fisico, psichico e sociale, in una parola la salute cos come estensivamente fu stabilita dallOrganizzazione Mondiale della Sanit, valore non negoziabile ? E da uneventuale risposta positiva ad entrambi i quesiti, quali conseguenze dovremmo trarne in tema di indirizzi per lorganizzazione sanitaria, la ricerca clinica e biomedica, la formazione universitaria delle professioni sanitarie? Nostro compito, in queste giornate, sar di approfondire e articolare le premesse, formulare ed argomentare le risposte, delineare ed elaborare proposte di attivit e iniziative che mobilitino nuove energie. La salute e la sua difesa, ci ha insegnato Maccacaro, si basano su e si sostanziano di partecipazione, per la cui attivazione dobbiamo definire luoghi, tempi, metodi e strumenti, identificando alleati ed avversari, risultati da conseguire, campagne da promuovere: A) per la difesa e lo sviluppo del Sistema Sanitario Pubblico, per cui occorre discutere i modi del finanziamento e quelli della
NOTE 1. Qui si fa riferimento alla Relazione introduttiva svolta da Giulio A. Maccacaro al 1 Congresso nazionale di Medicina

promozione della qualit di funzionamento (efficienza e sostenibilit) e di funzione (efficacia ed equit); B) per la promozione della Prevenzione, per cui occorre affrontare i temi della sicurezza, dellambiente, dellinquinamento e dei rifiuti, dellacqua bene comune, dellenergia; C) per lelaborazione di una nuova Cultura di Cittadinanza, per cui occorre confrontare e mescolare saperi, stabilire alleanze, animare e promuovere movimenti, associazioni, istituzioni che si oppongano ad ogni autorit priva di autorevolezza, contestino il mero perseguimento dellefficienza priva di efficacia, non si adeguino alle decisioni prese altrove ma affermino in ogni contesto che riguarda la collettivit il diritto a contribuire a definire gli obiettivi da perseguire e i valori da promuovere, rifuggendo da qualsiasi paternalismo e provvidenzialismo. Da queste premesse, che verranno sviluppate e integrate dai relatori oggi, dai lavori di gruppo di domani, e dagli interventi nella Tavola Rotonda di sabato, inizia il VII Congresso Nazionale di Medicina Democratica, non prima per di avere rivolto un particolare ringraziamento, oltre che ai relatori e a tutti i presenti, alla Facolt di Medicina e Chirurgia che ha accolto la richiesta di patrocinio testimoniando cos il riconoscimento della validit delle idee di Maccacaro, che hanno fatto un lungo cammino anche grazie alle gambe che Medicina Democratica ha loro offerto, e limpegno a formare medici e operatori sanitari ad una medicina pi umana, centrata sul paziente, basata su di una ricerca che abbia al centro luomo come soggetto, non come semplice oggetto di studio.
Democratica Movimento di Lotta per la Salute tenutosi a Bologna il 15 e 16 maggio 1976 presso il Salone del Podest.

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Capitolo I
I MOVIMENTI DI LOTTA PER LAFFERMAZIONE DEI DIRITTI UMANI, ALLA PACE, ALLA SALUTE, AL LAVORO, ALLAMBIENTE SALUBRE, AI BENI COMUNI

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Dopo la vittoria dei referendum: una sconfitta epocale dei movimenti?


di Lino BALZA*
A oltre 3 anni di distanza dal Congresso di Brindisi dobbiamo riconsiderare, in termini pessimisti, la riflessione che svolgemmo sullo stato dei movimenti in Italia? E ammissibile un ulteriore pessimismo rispetto ad allora, quando addirittura sopravvenuta la vittoria referendaria del 2011? Personalmente ritengo di s. Gi nella relazione del gruppo di lavoro Il ruolo fondamentale dei movimenti che svolsi a Brindisi erano presenti forti preoccupazioni: <<Esiste un immenso ma disperso patrimonio civile composto da mille vertenze sul territorio che si stanno scontrando sia con il potere economico sia con il potere politico in simbiosi, un patrimonio di movimenti che per non hanno spiccato il salto di qualit. Sono s innervati in una serie di formidabili reti nazionali (acqua pubblica, rifiuti, inceneritori, ogm, elettrosmog, nucleare, tav, grandi opere, pace, grillo, amianto, Medicina Democratica, ecc.) tutte di fatto convergenti su un comune modello di sviluppo alternativo, per senza una esplicita piattaforma comune, per senza la spina dorsale di un coordinamento, per senza mezzi di comunicazione unitari, per con difficolt e resistenze al collegamento e allunit, dunque sempre sullorlo della sconfitta epocale. Insomma: una forza politica straordinaria e inespressa. I contenuti non violenti e pacifisti e ambientalisti e civici delle mille vertenze territoriali aperte dai movimenti in Italia sono, di fatto, convergenti su un modello alternativo di sviluppo e - nel contempo - su un modello alternativo di politica, cio formano, di fatto, un programma nazionale. Ciascuna vertenza si scontra con i poteri economico e politico in simbiosi. Loccupazione del potere da parte della partitocrazia speculare allesercizio del potere economico, indifferente alla pace, allambiente e alla giustizia sociale. E la crisi della democrazia. Le mille vertenze sul territorio spostano il baricentro, dalla democrazia delegata occupata dai partiti, alla democrazia partecipata esercitata dai movimenti. Per in questi anni mancato il salto di qualit. >> IL FALLIMENTO DEL PATTO NAZIONALE DI SOLIDARIETA E MUTUO SOCCORSO Per superare i suddetti limiti, negli anni precedenti il congresso di Brindisi, si era scommesso sul Patto nazionale di solidariet e mutuo soccorso. Era il 14 luglio 2006 quando a Roma si sigl il documento di fondazione del Patto: basato su due discriminanti (non essere il partito dei movimenti, garantire lautonomia decisionale delle singole realt) ma proiettato su ambiziose finalit nazionali. Purtroppo non si realizz quanto previsto nel Documento fondativo, e cio: a) - il Coordinamento nazionale (con sito web ed e-mail) costituito da un rappresentante di ogni organizzazione partecipante, b) - lallargamento a tutti gli altri Comitati, Reti, Movimenti e Gruppi. Ne deriv un mini patto che escludeva la pi grossa parte del movimento ambientalista: teneva fuori tutti i coordinamenti nazionali delle Reti, come a dire centinaia di comitati, migliaia di persone. Si continu cos, ad ogni appuntamento, ad interrogarsi su come condurre a unit questo potenziale patrimonio di democrazia partecipata, come costruire il coordinamento unitario, gli strumenti unitari, la piattaforma unitaria, ma senza risultati convincenti (1).

*Medicina Democratica, Sezione di Alessandria e provincia.

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Malgrado tanto discutere, malgrado gli incoraggiamenti entusiastici di piccoli e medi comitati da ogni angolo dItalia, manc il punto di fusione, che non procurarono quelle che erano allora le bandiere nazionali dei movimenti: No Tav e No Dal Molin. Cos non si produsse lauspicato salto di qualit per costruire una Rete dei movimenti dei beni comuni che riconoscesse ciascuna vertenza territoriale come lotta di tutti/e, rafforzandone la capacit specifica e facendola risuonare come parte di una mobilitazione pi generale, che costruisse una ancora pi forte capacit vertenziale, mettendo in comune i saperi, le pratiche di democrazia sperimentata, le proposte alternative prodotte che si possono sintetizzare nel concetto di modello di sviluppo alternativo. Eppure sembrava chiaro come realizzare il salto. <<Come? Innanzi tutto cercando uno strumento comune di comunicazione fra le Reti, che consenta e unifichi il dialogo tra gli attuali e numerosissimi siti web e mailinglist che quotidianamente ma separatamente mettono in contatto migliaia di italiani, e che potrebbero diventare milioni. Sarebbe la controinformazione che manca, anzi una rivoluzione nella democrazia. Contemporaneamente, costruendo una Piattaforma comune dei movimenti italiani per un modello alternativo di sviluppo e fondato sulla partecipazione dal basso, nelle linee guida per lantagonismo e il protagonismo sociale, che intraprenda incisivi percorsi di trasformazione sociale e di rifondazione della democrazia. La Piattaforma come confronto collettivo per far avanzare lavviato percorso comune verso il cambiamento generale della societ, nel rispetto delle forme e dei modi che ciascuna realt di base riterr pi consoni alla propria specifica esperienza da rafforzare. Nella Piattaforma troveremmo le lotte quotidiane (insieme conflittuali e progettuali) di un universo di realt e persone radicate e autoorganizzate nel territorio. Troveremmo dunque intrecciate le lotte presenti e sempre pi future riferite in sintonia alla questione globale pubblico/privato-beni comuni e servizi pubblici, alla guerra globale permanente, allerosione della biodiversit nel pianeta, alla salute, allenergia, allacqua, ai rifiuti

urbani e industriali, alle infrastrutture, ai trasporti locali e nazionali, alle produzioni nocive, alla militarizzazione dei territori e delle relazioni sociali, alla pace, al sistema dellinformazione, alla democrazia non delegata ma partecipata ecc. >>. Insomma, nel 2008 al Congresso di Brindisi, con lottimismo della volont, si auspicava una Rete delle Reti e una Piattaforma rivendicativa con una pi forte capacit vertenziale, capaci di incidere, attraverso il conflitto sociale generalizzato, sullagenda politica nazionale. La nostra rivista (nn. 177/179 ) ospit oltre venti pagine dedicate allanalisi delle vertenze aperte sui territori: acqua pubblica, Val Susa, No tav Terzo valico dei Giovi, Mugello, corridoio 5, Brennero, No Dal Molin, No Mose, Ponte sullo Stretto, amianto, Casale Monferrato. Val Cecina, nucleare, Saluggia, Trino, Bosco Marengo, No F35, elettrosmog, rifiuti zero, rigassificatori, inceneritori, centrali, Marghera, Bussi, Spinetta Marengo, Rosignano eccetera. UN SUCCESSO LAUTOORGANIZZAZIONE DEI MOVIMENTI ANTINUCLEARI NEL 2010. CON LAUTOCONVOCAZIONE SI VA VERSO I REFERENDUM DEL 2011 Lauspicio del 2008 al Congresso di Brindisi rimase tale. Fino a quando, nel 2010, in particolare per impulso di Medicina Democratica, lanniversario (8-9 novembre) del vittorioso referendum antinucleare del 1987 fu loccasione per risvegliare e stimolare la nascita di comitati antinucleari in ogni citt e valorizzarli per la costruzione di un fronte nazionale in prossimit del previsto (e probabilmente perdente) scontro referendario acqua-nucleare, proprio mentre il governo stava rilanciando lopzione atomica. Fu un successo dellautoorganizzazione dei movimenti. Dal Trentino al Piemonte, al Lazio, alla Lombardia, al Veneto, alla Liguria, al Friuli, allEmilia Romagna alla Toscana, alla Basilicata, le giornate di lotta contro la follia nucleare civile e militare e a favore delle sue alternative ambientali ed economiche, furono caratterizzate da iniziative decise regione per regione, citt per citt. Tam tam su internet. Iniziative, tutte costruite dal basso da centinaia di movimenti, che coinvolsero

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tutta Italia. (2) Iniziative nelle strade, nelle piazze, nei mercati, alle fiere paesane, nelle parrocchie, presso dopolavori ferroviari, sale consiliari, universit, case del popolo, teatri, davanti alla villa di Berlusconi, alle basi militari, sedi amministrative ecc. Protesta e proposta. (3) Sullonda del successo dellautoorganizzazione di novembre, passammo a Cremona il 5 febbraio 2011, con ladesione di oltre cento comitati e movimenti di base, alla autoconvocazione dei Comitati antinucleari, con presenze da 17 province. La prima decisione operativa riguard limpegno dei Comitati, costituitisi in Coordinamento nazionale, ad avviare immediatamente nei rispettivi territori la promozione di iniziative per una unica campagna referendaria su entrambi i temi: vota S per lacqua pubblica e contro il nucleare. Nel contempo si decise di inviare a ciascun comitato elettorale nazionale gi costituitosi un formale invito ad un incontro per verificare lassoluta necessit di dar vita ad ununica Campagna referendaria nazionale che comprendesse i temi dellenergia e dellacqua, senza la quale con la sussistente dispersione di forze - i referendum sarebbero stati sicuramente perdenti. Con il Forum di Cremona riuscimmo a far comprendere, non senza accesi contrasti (anche dentro Medicina Democratica), che non potevamo fermarci alla campagna per il s antinucleare perch i nostri avversari erano sostenuti da mezzi finanziari sproporzionati: << Non faranno campagna per i no, gli baster giocare sugli opposti schieramenti partitici, sul silenzio e la complicit mediatica. Noi invece dovremo battere le strade, fare il porta a porta, volantini e banchetti e assemblee paese per paese, quartiere per quartiere. Con le forze esigue che abbiamo, non possiamo dividerci tra chi fa propaganda per lacqua e chi contro il nucleare. Saremmo perdenti su entrambi i fronti. Perci dobbiamo dare vita, sui territori, a campagne unitarie (volantini, banchetti, assemblee ecc.) che comprendano i temi dellenergia e dellacqua: tre s referendari per la difesa dei beni comuni, per un modello alternativo di societ>>. Questo obiettivo strategico fu fortemente perseguito anche dopo che dovemmo pren-

dere atto dellopposizione degli apparati elettorali nazionali che erano corsi a ritagliarsi ognuno un proprio spazio politico e che facevano barriera alla nostra proposta iniziale di costituire un Comitato referendario nazionale unico per i s ai 3 referendum acqua e nucleare e di fare una Campagna nazionale referendaria unica. Anzi, nel frattempo, oltre al Comitato referendario 2 s per lacqua bene comune, si erano costituite almeno tre organizzazioni nazionali sul referendum antinucleare. Questa inconciliabile deleteria divisione in steccati, a livello nazionale, era un fatto negativo ma non

ci ha smontato. Perci proponemmo - in alternativa al Comitato unico nazionale - di dare vita, sui territori, alle campagne unitarie. Non fu facile convincere il Forum acqua pubblica che lo straordinario un milione e mezzo di firme per promuovere il referendum per il s allacqua pubblica era ben lontano dal garantire 25 milioni di voti, il quorum irraggiungibile da tempo immemorabile: << Pu garantire il quorum solo labbinamento dellacqua con il referendum per il s contro il ritorno al nucleare. Voi Comitati per lacqua siete pi organizzati, attivi da anni, per il nucleare tema pi sensibile nellelettorato. Dovete considerare che, improvvisato da semplice tam tam, il novembre scorso abbiamo coperto un vuoto di 23 anni autoorganizzando una sorprendente grande giornata di lotta nazionale dei movimenti antinucleari e pacifisti (un centinaio) in occasione dellanniversario del vittorioso referendum del 1987. Sulla scorta del successo ci siamo autoconvocati a Cremona ampliando le adesioni e costruen-

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do un fronte nazionale contro il nucleare civile e militare e a favore delle fonti rinnovabili e pulite>>. Infine lobbiettivo strategico fortemente perseguito a Cremona ebbe successo. Possiamo dirlo con orgoglio. Per effetto delle pressioni prodotte dai Comitati, tutte le organizzazioni nazionali, con le quali avevamo promosso contatti, si espressero - magari obtorto collo - favorevolmente per concordare e avviare iniziative territoriali unitarie acquanucleare tramite coordinamenti locali e anche regionali. Questa fu la svolta per traguardare i quorum, altrimenti irraggiungibili sia per lacqua sia contro il nucleare (e anche il quarto referendum, sul legittimo impedimento, aument tali probabilit). CONVOCHIAMO GLI STATI GENERALI DEI BENI COMUNI E PROPONIAMO IL MANIFESTO AD UNAMPIA ALLEANZA FRA LE FORZE SOCIALI Fu scritto da tutti: Con lo straordinario avvenimento politico del referendum ha trionfato un nuovo modello di fare politica la fine di un ciclo politico e culturale nato un nuovo laboratorio politico il conflitto, la partecipazione e i beni comuni sono le nuove categorie per la nascita di nuove soggettivit politiche fuori e oltre il sistema dei partiti. E noi, con una ormai petulante insistenza, gi allindomani della vittoria referendaria ri-proponemmo lurgente esigenza di una organizzazione stabile di tutti i movimenti. Petrella ne coni la denominazione: Stati generali per il governo dei beni comuni. Siano convocati: chiedemmo sulle mailing list. Ma le settimane passavano. Limmenso ma disperso patrimonio di democrazia partecipata si era finalmente espresso con i referendum, la sua straordinaria forza politica si era finalmente espressa. E si era subito fermata! <<Siamo fermi.>> scrivemmo ad agosto su Il Manifesto << Dobbiamo ripartire. Come movimenti, dobbiamo farci unautocritica se il governo, con la complicit delle opposizioni e dei sindacati, si sta facendo beffe dellesito referendario tramite la riproposizione tale e quale della messa in gara dei servizi pubblici locali (rifiuti, trasporti, energia, eccezione apparente lacqua), e svendendo il nostro patrimonio col-

lettivo i beni pubblici sociali - che la sovrana volont popolare, con 27 milioni di voti, ha invece sancito debba essere governato in termini ecologici, sociali e sostenibili, nellinteresse comune, e non espropriato. Ferme le responsabilit bipartisan di inaudita gravit politica giuridica e costituzionale, che vanno denunciate in tutte le forme di lotta possibili, i movimenti dei beni comuni dovrebbero per interrogarsi sui propri limiti che hanno favorito in pochi mesi il tentativo di svuotamento dellesito epocale dei referendum. E porvi rimedio. Tramite due strumenti: organizzazione e programma>>. Fermo non stava invece il governo Berlusconi. E fermo non rester, come vedremo, il governo Monti. Eppure, dopo il referendum, nessuno, nessun partito o sindacato, se non il movimento dei movimenti sarebbe stato in grado credibilmente di opporre alla manovra di macelleria sociale una Contromanovra di alternativa economica e democratica: tasse sui patrimoni e le rendite, tagli alle spese militari, alle grandi opere e Tav, sviluppo della green economy, energie rinnovabili, riciclo rifiuti, mobilit sostenibile, agricoltura biologica, lotta al precariato, sostegno alle pensioni pi basse, recupero del fiscal drag, reddito di cittadinanza, diritto alla salute ecc. Gli Stati generali, se convocati, avrebbero potuto scrivere questa contromanovra dentro il Manifesto dei beni comuni. Eppure niente. Laffermazione a giugno dei referendum aveva illuso molti di noi che fosse finalmente giunto il momento di costruire una organizzazione nazionale stabile, sapendo che nessun partito in grado di rappresentare le istanze del movimento o solo di contrastare i prevedibili stravolgimenti post referendari. Proponemmo la Val Susa come roccaforte dei movimenti, proprio mentre stava per essere attaccata militarmente. <<Usciamo subito da Roma>> proponemmo << facciamo della Valsusa la sede ufficiale dei comitati dei beni comuni, per un modello alternativo di sviluppo e democrazia>>. Se non lo si fa subito, mai pi. Sapevamo infatti che esiste una enorme potenzialit propositiva dentro i movimenti ma purtroppo ci sono prudenze esagerate, paure, anche resistenze culturali a capire la valenza strategica di darsi una organizzazio-

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ne stabile a livello nazionale, addirittura negli apparati nazionali si sedimentano resistenze miopi impastate di autosufficienza e separatezza, orticelli, oltre alle ostilit ideologiche. Avevano perfino stentato ad ammettere che ciascun quesito referendario sarebbe stato perdente se scollegato dagli altri. Scrivemmo (Il Manifesto): <<Abbiamo i programmi alternativi e gli uomini e le donne, ci manca lorganizzazione. Con lorganizzazione poniamo le basi per la creazione dal basso di una nuova classe dirigente che faccia fuori linsopportabile occupazione del potere a tutti i livelli amministrativi e statali. Non siamo velleitari: proponiamoci solo di porre le basi. Nessuno vorrebbe abolire i partiti. Rivoltarli come un calzino, s. Pensare globalmente e agire localmente: abbiamo sempre detto, per pi che mai tempo che la dimensione locale diventi quella nazionale. Come indirizza lesito dei referendum. Se invece continuiamo a ragionare per compartimenti stagni, ognuno curando il proprio bene comune, non faremo molta strada, n globalmente n localmente. Saremo perdenti se non difendiamo, conquistiamo tutti i beni comuni. Beni comuni sono lacqua, i servizi pubblici, laria, le energie, zero rifiuti, ma anche la salute, la sanit pubblica, i saperi, listruzione, ma anche il territorio, le fonti non rinnovabili, la vita del pianeta, gli ecosistemi, la biodiversit, ma anche il lavoro, la casa, il cibo, la sociodiversit, le relazioni sociali. Gli strumenti di conquista sono, dal basso, la partecipazione e la democrazia. Complessivamente, la difesa e la conquista, la riappropriazione e la messa in comune di questi beni comuni significano la conquista e la costruzione di un modello alternativo di politica e di sviluppo, alternativo allespropriazione-privatizzazione capitalistica dei beni e dei luoghi comuni materiali e immateriali che si avvale (la manovra) della stessa provocata crisi economica e sociale per accrescere precariet, povert e profitti. Se tale il progetto che ereditiamo dai referendum, non dobbiamo perdere tempo in compartimenti stagni, a lavorare separatamente chi per lacqua, chi per le fonti rinnovabili, chi per i rifiuti ecc. Organizziamo la partecipazione,

la democrazia. Organizziamoci, senza fonderci, conservando la propria specificit. Ma organizziamoci.>>. Autoconvochiamoci: fu la parola dordine che rimbalz in rete su tutte le mailing list. Non attendiamo pi i comitati elettorali nazionali impegnati a gestire i rimborsi elettorali e (Forum acqua) a spaccarsi, autoconvochiamoci come comitati e associazioni locali, come abbiamo gi fatto con successo, autorganizziamo gli Stati generali del governo dei beni comuni quale primo e rapido atto costituente del popolo dei beni comuni e sulla base di un Manifesto dei

beni comuni. Di l, in piena autonomia, tenteremo di costruire una Alleanza per i beni comuni cercando di coalizzare in un patto forze sociali, sindacali e politiche, centri sociali, circoli culturali, associazioni civiche, studentesche, reti, imprese sociali ecc. Lautonvocazione non fu realizzata. Personalmente a settembre dovetti rinunciare: <<Esco di scena. Mi obbligano impedimenti personali. Per resto convinto che non verr meno tanto presto la spinta, raccolta da ogni parte della penisola, ad una organizzazione finalmente nazionale e stabile dei movimenti, si chiami Stati generali per il governo dei beni comuni o Alleanza dei beni comuni o altro. La semina dar i suoi frutti. Certo, la strada dellautoconvocazione del millepiedi (i comitati delle migliaia di vertenze aperte sui territori) pi complicata, ma diventer indispensabile perch i piedi pi robusti (acqua, nucleare, rifiuti, no tav) dopo il referendum non si sono messi in moto in quella direzione. E evidente che dentro i movimenti c anche una vocazione rinun-

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ciataria. E visto come un ostacolo insormontabile che limmenso patrimonio di democrazia partecipata sia spezzettato. In effetti frantumato in spezzoni non solo monotematici, ma addirittura sottomonotematici (o peggio: il piccolo arcipelago pacifista non violento sparso in almeno sei liste). Pensiamo che ci sono liste che si occupano separatamente chi di riciclo risorse e rifiuti, chi di energie rinnovabili, chi di nucleare, inceneritori ecc. mentre tutte andrebbero ricondotte ad un capitolo unico energia e a ununica regia dei beni comuni. Altro esempio: per acqua pubblica i pi si riferiscono prevalentemente alla questione della gestione di acquedotti e tariffe, mentre pochi insistono che a maggior ragione vanno compresi nel concetto di beni comuni lemergenza dei fiumi inquinati e dellassetto idrogeologico e della manutenzione e rinaturalizzazione del territorio, le fonti di energia idrica rinnovabile ecc.. Il tutto dunque fattibile di una unica regia. E gli esempi possono andare avanti a lungo: agricoltura e mobilit sostenibili, trasporti, grandi opere, no tav, ecc. che ci riportano al tema dellenergia, in un circolo ininterrotto di beni comuni. Solo che dovremmo affrettarci. Dobbiamo imporre il cambiamento di modello, ora. Gestirlo. E macroscopico il nesso tra crisi economica e impossibilit di una crescita illimitata del pianeta. La terza rivoluzione industriale gi cominciata e la crisi economica dovrebbe convincerci. La gestione dellenergia ha sempre formato la natura della civilt, sia nella prima che nella seconda rivoluzione (dominata dal petrolio). La Terra era concepita come contenitore di risorse da sfruttare: uno sviluppo non sostenibile innanzitutto come disastro ambientale. Ora si tratta di spostare la gestione lungo linee di pensiero ecologico: dalle gigantesche campagne centralizzate basate sui combustibili fossili a milioni di piccoli produttori di energie rinnovabili (democratizzazione dellenergia). Condividere le energie
NOTE 1. Ci hanno provato Medicina Democratica da Alessandria, la Rete nazionale Rifiuti zero che aderisce alla Rete mondiale GAIA (Global Alliance Incinerators Alternatives). Se ne discusso in occasione del Controvertice al 20

rinnovabili della Terra, ovvero il governo dei beni comuni, creer una nuova identit della specie umana, un nuovo segno di qualit della vita. La terza rivoluzione industriale, cambiando il business, cambier anche la politica. Per bisogna, come movimenti, essere preparati, organizzati, e non spettatori. E allora speriamo che la spinta ai movimenti italiani venga anche dalla preparazione della Costituzione europea di una rete contro la privatizzazione (svendita incentivata) dei beni comuni, e in vista del Forum mondiale alternativo dellacqua di Marsiglia 2012. Infine un accenno alla paura che c in molti fra noi che una organizzazione nazionale stabile dei movimenti sia fagocitabile dai partiti o si trasformi in partito. La paura un sentimento utile fino a quando non paralizza. Dove sta in effetti il pericolo? La politica ormai impermeabile ai movimenti e alle lotte sociali, governata dal pensiero unico, partiti e sindacati non sono pi motori di cambiamento, la democrazia negata. Dunque lautonomia dei movimenti, oggi, pi facile per affermarsi e conservarsi. Oggi la spinta dal basso per organizzarci: c. Non perdiamola. Buona fortuna a chi continuer nellimpresa>>. Una postilla a quanto scrissi in autunno. Gli Stati generali non sono convocati. Il governo Monti, il peggiore della Repubblica, invece ha accelerato il processo tempestivamente avviato da Berlusconi di liberalizzazioni ovvero privatizzazioni forzate dei servizi pubblici di rilevanza economica (acqua compresa), in palese dispregio della democrazia partecipata rivendicata da 27 milioni di cittadini, e in violazione dei principi costituzionali e comunitari. Ci avvenuto nel vuoto politico senza incontrare resistenza, quella resistenza che i movimenti dis-organizzati non hanno saputo o voluto contrapporre, buttando allaria loccasione storica conquistata con i referendum. Una sconfitta epocale.
Congresso dellenergia (Roma, novembre 2007), in occasione della Mobilitazione europea contro le basi militari (Vicenza, ottobre 2007), in occasione dellAssemblee nazionali di ATTAC (Firenze, maggio 2007 e Verona, giugno 2008), in

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occasione della Manifestazione delle reti dei Comitati campani (Serre, maggio 2007), in occasione dellAssemblea della Rete nazionale No elettrosmog (Firenze, aprile 2007), in occasione dellAssemblea nazionale del Movimento per lacqua (Roma, giugno 2007, marzo 2008), eccetera. Hanno prodotto documenti la Rete per la decrescita al Festival della decrescita felice (Colorno, ottobre 2006), la Rete Lilliput alla 5 Assemblea nazionale (Napoli, maggio 2007), la Rete econ.solidale al seminario La Rete di Reti (Milano, aprile 2007), lassociazione Legittima difesa (Perugia, giugno 2007), nonch ATTAC, Rifiuti zero, Medicina Democratica, Rete No Inc., eccetera. 2. Tam tam su internet. Iniziative tutte costruite dal basso che coinvolgono tutta Italia: Livorno, Mantova, Cremona, Viadana, Brescello, Casalmaggiore, Dosolo, Guastalla, Poviglio, Suzzara, Pontina, Latina, Arcore, Cecina, Montaldo di Castro, Tarquinia, Viterbo, Bologna, Saluggia, Crescentino, Trino, Vercelli, Cameri, Novara, Buccinasco, Corsico, Cesano Boscone, Trezzano sul Naviglio, Milano, Mortara, Pavia, Sanremo, Chieri, Pinerolo, Moncalieri,Torino, Legnago,Verona, Bellano, Merate, Colico, Lecco, Roma, Pallanza Verbano Cusio Ossola, Vangadizza, Villastrada, Verbania, Intra, Cesara, Fondotoce, Alessandria, Ferrara, Trento, Frascati eccetera. Un anniversario di lotta tutto costruito dal basso: Comitato Aiutiamo lambiente, Comitato Noi ambiente e salute, Circolo culturale AmbienteScienze, Crea Futuro, Comitato Energia e democrazia, Comitato s alle rinnovabili no al nucleare, Circolo Il fontanile, Circolo Abete rosso, Mille citt del sole, Buon mercato salvambiente, Coordinamento toscano per il no al nucleare, Assemblea permanente No F35, Circolo Il colibr, Ecologisti del Piemonte, Gruppo cinque terre, Movimento per lalternativa al nucleare, Coordinamento antinucleare salute ambiente energia, Ecologisti di Pinerolo, Medicina Democratica, Coordinamento comitati antinucleari piemontesi, Rete antinucleare Piemonte, Rete vercellese antinucleare, Comitato VCO-Alto novarese, Comitato antinucleare Alessandria, Coordinamento Energia felice, Comitato antinucleare Legnago e Basso veronese, Circolo Noi di Vangadizza, Comitato civico Per Correggio verde, Associazione naturalistica pinerolese, Arci, Comitato docenti e studenti Novara, Circolo XXV aprile, Collettivo autonomo di Fisica, Comitato no dighe Patagonia, Rete noinc Roma, Comitato di quartiere Alberoni, Contropiano, Cittadini ecologisti, Vertenza Livorno, Centro documentazione Cubo, Comitato no tangest, Associazione per la pace Novara, Bilanci di giustizia, Idee di futuro,

Laboratorio per la pace di Galliate, Novaresi attivi, Associazione cristiana casagrande, Comitato 3 ottobre, Commissione diocesana giustizia e pace, Emergency, Cub, Pax Christi, Rete Lilliput, Libera Ferrara, Emmaus, Grilli estensi, Comitato citt sostenibile, Cittadini della nuova resistenza, Amici di Borsellino, Cinquestelle Roma eccetera. Rinascono di conseguenza coordinamenti territoriali che condussero a suo tempo battaglie epiche culminate con la vittoria al referendum. Come il Coordinamento dei comitati piemontesi che sta chiamando in Rete associazioni, partiti, sindacati, amministrazioni. O, assemblea marted a Viadana, come il Coordinamento territoriale antinucleare con i presidenti delle province di Mantova e Cremona, i sindaci di Viadana, Brescello, Casalmaggiore, Dosolo, Guastalla, Poviglio, Suzzara e altri 16 Comuni. 3. - Iniziative in tutta Italia. Protesta e proposta. Tanta informazione e dunque materiali illustrativi e volantinaggi dappertutto. In molti territori anche la possibilit di firmare la proposta di legge di iniziativa popolare S alle rinnovabili, no al nucleare. E dunque assemblee aperte, conferenze dibattito e serate di approfondimento e di lotta, come sabato a Livorno, marted a Cecina, domenica a Trento, venerd a Vangadizza di Legnago, gioved a Verbania, venerd a Dosolo, marted a Roma alla Facolt di Fisica. O, sempre sullinnovazione scientifica e tecnologica alternativa al nucleare, luned a Cremona con un ricercatore CNR precursore del greennew deal. Ma non solo comunicazione tecnica: venerd a Trino si entra anche in una dimensione etico morale con il teologo don Bignami che sfida il mondo cattolico. In parrocchia luned a Novara ma con uno scrittore laico. Pax Christi a Pallanza eccetera.Tanti saperi intellettuali, pochi mezzi economici e tanta fantasia: vestiti e bidoni gialli e tute bianche, cappelli, maschere, biciclette, ciclostili, presidi, cortei, musica, firme, brindisi, attori, gazebo, striscioni, mostre, poesie, video, happening, assemblee, spettacoli, giochi, catene umane, uomini sandwich, centrali in miniatura, mimi, concerti, bandiere ai balconi, flash mob per di tipo freeze e chi pi ne ha ne metta. Ad esempio, banchetti e presidi di protesta con tute e vestiti da bidoni sabato a Livorno e a Pontinia anche con concerto, domenica a Latina davanti allex centrale, domenica a Sanremo con gruppo itinerante in bicicletta, sabato a Lecco e a Bellano e Merate, e domenica a Colico, a Roma domenica, sabato e domenica in ogni capoluogo di provincia in Lombardia, bandiere ai balconi a Legnago con raccolta di foto, a Mantova sabato, a Intra gioved, sabato e domenica a Trino, marted a Roma con sit in allAcea, domenica a Ferrara,

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aperitivo gioved a Frascati una delle tappe della Carovana antinucleare ecc. Si brinda alla vittoria del nuovo referendum, si canta e si balla luned a Bologna: scalda il clima la favolosa Banda Roncati, cioccolata calda per addolcire il clima domenica allo stand a Mortara ma leggendo anche poesie, si pranza domenica a Crescentino ma con pranzo rigorosamente antinucleare. Venerd a Dosolo zampogna e ghironda e degustazione prodotti tipici di Scanzano Jonico, la cui rivolta imped di diventare deposito nazionale di scorie nucleari. Insolita creativit con flash mob sabato a Sanremo. Se ad Arcore, davanti al cancello della villa, si edifica una pseudo centrale atomica di cemento, sabato a Corsico si costruisce con i bambini un fornetto solare. Il Piemonte, che detiene l85% delle scorie nucleari italiane, in prima linea. Legambiente, Pronatura, WWF, LAV, Lipu domenica a Saluggia, Crescentino e Trino. Sabato a Torino 10 azioni dimostrative degli Ecologisti del Piemonte in 10 punti della citt,

compresa la RAI. Domenica a Torino catena umana del MANu nelle piazze del centro con flash mob, distribuzione scatoline con finte pastiglie di iodio, uomini e donne sandwich, tute bianche e bidoni gialli. Sabato a Chieri banchetti e proiezione video del PRC, domenica tutti alla fiera di S.Martino. A Pinerolo due giorni di spettacoli e mostre di pannelli solari. Sabato a Moncalieri concerto no nuke del magnifico gruppo musicale Esagono. Sabato a Pinerolo si esibisce in uno spettacolo teatrale il Gruppo Interezza. Venerd a Pallanza dibattito con Pax Christi. Sabato e domenica ad Alessandria ecc. Nucleare civile e nucleare militare. La lotta antinucleare si salda con quella pacifista. Sabato davanti alla base di Cameri Novara con gazebo, striscioni, pannelli, panini e sandwich, mostre, poesie, canzoni contro la guerra. Sempre sabato, presidio No F35 davanti alla prefettura di Novara. Gioved, per un 4 novembre antimilitarista, ad Alessandria, Milano, Trieste, Pisa, Spoleto, Catania ecc.

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Movimento NO TAV: promuoviamo la partecipazione, la salute, la sicurezza, i diritti umani, la democrazia


di Claudio GIORNO*
Prima di tutto permettetemi un ringraziamento non rituale, anche se Vi coster una introduzione inevitabilmente biografica. In una vita precedente ho militato in un sindacato che (anche se dalla involuzione doggi si stenterebbe a crederlo) stato tra i protagonisti delle conquiste dei lavoratori e dei cittadini proprio in tema di diritto alla salute, alla sicurezza, di diritti umani, e di democrazia e partecipazione. E proprio grazie a questa un tempo assidua frequentazione ho avuto modo di conoscere Luigi Mara parecchi anni fa (gli anni in cui erano in compimento quelle conquiste). Fu in occasione di una serata organizzata a Torino per promuovervi non tanto lo sbarco di una associazione fiancheggiatrice della confederazione, ma il concetto stesso - forse la sfida di immaginarsi uno spazio in cui si potesse provare a parlare di AMBIENTE E LAVORO in termini certo problematici ma non inevitabilmente conflittuali. Ma nonostante si fosse in un periodo straordinariamente favorevole alle conquiste di cui sopra e nonostante ci si trovasse in sede di dibattito interno al movimento operaio, e non nel corso di una dura vertenza contro un padrone ricordo come fosse adesso quanta fatica dovette fare Luigi per convincere alcuni ottusi burocrati (credo di partito prestati al sindacato) che tra i doveri di un delegato sindacale rispettabile e in particolare di un delegato che avesse accettato di occuparsi di ambiente di lavoro non ci fosse solo quello di tutelare i propri compagni dai rischi di certe lavorazioni industriali ma anche i cittadini residenti attorno allimpianto. Ricordo che dovette insistere per far capire come nessuno meglio di un sindacalista di una fabbrica chimica potesse dare una dimensione al rischio che - ad esempio - la cattiva manutenzione di un impianto poteva determinare per la popolazione residente e come si dovesse quindi denunciarne il pericolo a costo di venir definito uno che sputa nel piatto dove mangia. Certo, si era a pochissimi anni dallincidente dellIcmesa di Severo, ma ancora non era stata percepita nella sua devastante dimensione la vicenda della Eternit di Casale Monferrato. E personaggi come Marcegaglia e Marchionne frequentavano forse la scuola materna e nessuno avrebbe potuto immaginare che quei bimbetti col grembiulino a quadrettini bianchi e blu che solo molti anni dopo avrebbero indossato altri grembiuli con cui avrebbero imposto anche in Italia (terrorizzandoci con la prospettiva della perdita del lavoro e del reddito) - la religione liberista di importazione americana che fa di un sindacalista un eretico e della inquisizione la pratica sostitutiva del contratto di lavoro. Fui molto colpito dalle affermazioni di Luigi (su cui francamente non avevo mai fatto una riflessione profonda nonostante si fosse negli anni in cui i compagni della FIOM - fin da allora un po estremisti- teorizzavano con un certo entusiasmo e malcelato ortgoglio la necessit che il sindacato uscisse dalla fabbrica). Nel mio piccolo ho provato a comportarmi con coerenza nelle successive occasioni di lavoro sindacale che mi sono capitate (anche se ho sempre rifiutato - e ben me ne incolse - di fare il sindacalista di mestiere). Lavoravo nel settore di quelle che oggi vengono enfaticamente definite Grandi Opere, (cui lultimo governotecnico e il suo sponsor che dimora pro-tempore al Quirinale pare voler consegnare ogni speranza taumaturgica di crescita): una con-

*Movimento di cittadine/i NO TAV della Valle di Susa.

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cessionaria autostradale e mi rendevo inevitabilmente conto come le scelte di tracciato e le modalit costruttive di molte tratte della grande viabilit avessero pi a che fare con i bisogni della politica (anzi dei politici) che con reali esigenze di mobilit. Mi rendevo anche conto delle ripercussioni ambientali che tali scelte comportavano e pi tardi - cominciai anche ad avvertire le storture dellistituto stesso della concessione, come attraverso il suo uso spregiudicato venissero sottratte risorse della collettivit a beneficio delle lobby. E avrei infine dovuto anche accorgermi di come le privatizzazio-

ni (di cui il settore e la mia societ sono stati pionieri) si sarebbe tramutato nellultima delle aberrazioni sia per la sua evidente funzione di monopolio naturale, ma soprattutto per la cessione a prezzi di favore ai gruppi imprenditoriali che grazie a ci hanno poco a poco abbandonato la competizione industriale per investire nel terziario e soprattutto accollandone alle stesse societ acquisite lindebitamento necessario alla comoda scalata. ... Voglio aggiungere che nei primi anni fui anche oggetto di una certa ammirazione dei compagni ferrovieri che attraverso le mie rivelazioni anticorporative percepivano la possibilit di difendere la propria azienda e la stessa funzione del treno dal declino inarrestabile in cui in quegli anni parevano inesorabilmente avviati. ... Peccato che dopo la nascita di Tav SpA, e lavvento al vertice di Lorenzo Necci prima e del compagno Moretti poi sia diventato molto difficile (anche in tempi in cui non era necessario sfiorare leroismo) trovare uomini in divisa verde&blu disponibili a

mettere in discussione la politica del trasporto ferroviario (per quel poco che ancora esiste visto che FS dopo aver abolito centinaia di stazioni merci e passeggeri diventata la pi grande stazione appaltante del paese). Mi fermo qui con lalbo dei ricordi per venire brevemente al cuore del tema che mi stato chiesto di svolgere ma che credo lintroduzione abbia contribuito a contestualizzare un po meglio. Il Movimento No Tav della Valle di Susa non nasce ovviante come un coniglio dalla mia esperienza personale anche se io credo di potermi considerare (nel bene e nel male) un sociofondatore: ma nasce dalla convinzione che (alla fine degli anni 70 e dopo che era stata appena terminata la costruzione dellultima grande opera che ha fatto della nostra la vallata alpina gi oggi probabilmente la pi infrastrutturata dEuropa) per salvaguardarne la residua vivibilit occorresse opporsi alla realizzazione di altre Grandi Opere. Quali che fossero. E talmente vero che il Comitato Habitat che fu fondato da molti cittadini impegnati e residenti in valle tra cui numerosi docenti universitari, ricercatori e tecnici, non dovette immediatamente fare i conti con la nuova velleit costruttiva del partito del tondino e del cemento, ma si dedic ai postumi della realizzazione autostradale, alla speculazione edilizia in alta valle (che di li a qualche anno avrebbero figliato campionati e olimpiadi invernali nel cui indebitamento sta sprofondando oggi la citt di Torino), linquinamento da diossina e pcb delle acciaierie di seconda fusione, ai megaelettrodotti e alla realizzazione della seconda grande centrale idroelettrica in caverna e della rete di canali di adduzione destinati a drenare quasi tutta lacqua ancora disponibile dopo che negli anni 60 era stata realizzata la prima e con essa il bacino idroelettrico in quota pi vasto dEuropa. Insomma le varie emergenze gia in essere. Ma con la trasformazione della campagna promozionale (ad opera dei vari Rotary, Lyons e massonerie assortite) dei primi progetti di fattibilit (e prime commesse affidate alle lobby degli studi di ingegneria e architettura) agli inizi degli anni 90 che si diffonde capillarmente la consapevolezza

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della non sostenibilit di unaltra opera invasiva. La memoria della sconfitta della lotta contro il traforo e lautostrada del Frejus di una elite di ambientalisti e attivisti induce a coinvolgere cittadini e amministratori locali dapprima in riunioni di approccio poi in assemblee e finalmente in manifestazioni di massa che ormai caratterizzano la vita della nostra comunit da oltre 20 anni! E un processo che ha fatto della Valle di Susa un luogo un po speciale dove in una panetteria o in un ufficio postale pu capitare di ascoltare - durante lattesa - informazioni tecniche di dettaglio di un livello di competenza che nelle aule dei parlamentino regionali, provinciali e cittadini (della capitale sabauda) si sognano. ... Ragazzi che oggi si trovano a fare i conti con la ferocia della Professoressa Fornero sono cresciuti frequentando in passeggino le prime manifestazioni di protesta per poi passare a organizzare seminari e assemblee studentesche sul tema mentre oggi nei socialforum si confrontano coi ragazzi di altri luoghi del paese alle prese con problemi ambientali forti delle loro competenze o sono andati a spalare fango nelle Cinque terre alluvionate col foulard No Tav al collo. ... E a fronte di metri cubi di scartoffie prodotte con un costo di centinaia di milioni di euro (per la collettivit) dai progettisti un tanto al kilo arruolati come cococo da un manipolo di massoni che si scambiano le commesse di Commissioni intergovernative, Osservatori tecnici e Team associati sono state prodotte miglia di pagine di osservazioni tecniche, ricorsi amministrativi, appelli di accademici, giornate di studio presso le pi prestigiose sedi universitarie a costo zero per gli italiani che solo da questo lavoro collettivo volontario potranno forse trarre il beneficio di evitare un fattore moltiplicativo di debito pubblico e interessi usurai in cui pascolano banchieri senza scrupoli prestati alla politica e criminalit organizzata prestata allimpresa. ... Quella criminalit che proprio qui, alle porte di Milano, ha sotterrato ogni sorta di veleni in moltissime delle cave di prestito aperte per alimentare uno dei business con cui si riciclano i soldi provenienti dal narcotraffico e dalle estorsioni peggiorando in modo devastante un

bilancio ambientale gi insostenibile se si fa riferimento alla rigorosa analisi del ciclo di vita delle Grandi Opere che fa a pezzi la facile e falsa propaganda stampigliata sui biglietti del frecciarossa di Moretti - (prossimamente degli Italo di Montezemolo, Della Valle & Punzo) - circa labbattimento di CO2 realizzabile col trasporto ferroviario. (Si confrontino tra gli altri gli studi del compianto Mirko Federici dellUniversit di Siena e del Professor Sergio Ulgiati dellUniversit Partenope (Allegato 1). Dati che sono alla base di un recente appello di professori al governo dei professori che chiede un ripen-

samento sulla opportunit dellopera che tutti gli esecutivi che si sono sin qui succeduti hanno negato tentando irresponsabilmente di trasformare il caso in una mera questione di ordine pubblico (o nel migliore dei casi, nella liceit istituzionale di portare avanti delle scelte assunte ai vari livelli dagli esecutivi a prescindere da una verifica di validit non fosse altro per i due decenni intercorsi tra il varo dellidea e lultimo progetto). Dati che sono stati sicuramente pi attentamente studiati da decine di medici e operatori sanitari operanti in Valle e nella cintura torinese per redigere un appello - esposto in tutti gli ambulatori e diffuso a cura della Comunit Montana (Allegato 2) in cui si denuncia lintollerabile rischio per la salute che deriverebbe sia dagli interminabili lavori di costruzione che dalla gestione di una nuova linea e in particolare dalle sue caratteristiche che (una superficiale e fraudolenta cultura ambientalista) vorrebbe collocare prevalentemente in galleria (non solo sotto le montagne del massiccio dAmbin ma

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anche sotto il piano di fondovalle e addirittura la Pianura Padana per la cosiddetta bretella di shuntaggio tra la futuribile Torino-Lione e la esistente e sotto-utilizzata Torino-Milano sulla cui antieconomicit persino una ricerca pubblicata recentemente dal Sole24ore ha emesso un verdetto senza appello! Ma. Tornando ai problemi di ambiente e salute pi in tema col congresso di Medicina Democratica (anche se la ulteriore e ingente distrazione di denaro pubbliche avrebbe tra le altre conseguenze anche quella di impoverire i bilanci sanitari) va aggiunto che bastano e avanzano i pur avari dati di progetto per fare definire inaccettabile leffetto-cantiere previsto per le popolazioni residenti in termine di aumento previsto in misura del 10% delle malattie cardiovascolari per la sola emissione delle polveri connesse agli impianti di estrazione e stoccaggio dei materiali di scavo e non quantificabile per lalta probabilit - ammessa - di impattare vene di amianto e addirittura di pechblenda in zone dove questo rischio geologicamente conclamato! Senza contare quanto affermato in uno dei pochissimi (forse lunico) studio indipendente finanziato dalla UE e redatto da una societ di ingegneria nord-europea (la COWI_ estratto, Allegato 3) in cui si afferma che la quantit di acqua potabile che verr persa o resa inutilizzabile per sempre dal solo scavo della galleria di base e di valico pari al fabbisogno di una citt di un milione di abitanti! Dovrebbe bastare ed avanzare questo dato in una societ delle nazioni consapevole del rischio che i conflitti pi gravi di questo millennio potrebbero riguardare il crollo di disponibilit di acqua potabile per abbandonare un progetto che sarebbe gi scellerato continuare a perseguire per il solo fatto che per gli scopi dichiarati - del tutto inu-

tile! Permettetemi infine un cenno alle difficolt di gestione (il cosiddetto modello di esercizio) e ai rischi per la sicurezza degli addetti e dei cittadini che la realizzazione di una linea promiscua (merci/passeggeri) comporterebbe se disgraziatamente un domani dovesse essere stata comunque realizzata e dovesse ospitare i volumi di traffico (per fortuna - bisogna dire in questo caso) che la giustificherebbero): Sono qui presenti i familiari delle vittime del terribile incidente di Viareggio, e limmagine di quel rogo non si spegner mai nei loro occhi come in quelli di tutti coloro che hanno una sensibilit responsabile verso la riduzione (se non la eliminazione) dei rischi derivanti dal trasporto di merci pericolose. Sappiamo che quasi sempre lassenza di manutenzione (giustificata dai costi insostenibili per le aziende che questa comporta) alla base di incidenti che poi - per una serie di circostanze - possono determinare conseguenze devastanti come quelle. Ma per onest intellettuale va detto che le pur terribili conseguenze di un simile disastro avrebbero potuto essere incomparabilmente pi alte se fosse accaduto invece che allaperto in una galleria e ovviamente - soprattutto in una galleria artificiale scavata sotto le abitazioni di una citt! Il professor Claudio Cancelli del Politecnico di Torino (che stato spesso nominato perito dai tribunali che sono stati chiamati a chiarire le vere cause e individuare i colpevoli di incidenti che hanno avuto anche una grande eco (come labbattimento dellaereo Itavia ad Ustica) afferma senza temere confronti che immaginare di far transitare un convoglio di cisterne in lunghissime tratte sotterranee in presenza di viaggiatori sulle banchine o su convogli passeggeri che possono incrociarlo un atto semplicemente criminale (Allegato 4).

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Amianto: testimonianza di un massacro operaio

di Lorena TACCO*
Sono una figlia di una vittima dellamianto, mio padre morto 5 anni fa di mesotelioma pleurico e faccio parte dellAssociazione Italiana Esposti Amianto di Paderno Dugnano. Desidero portare anche in questa sede la mia testimonianza di operaia metalmeccanica. Lavoro in fabbrica da trentanni. Si tratta della testimonianza di chi ha assistito al decadimento dei diritti ottenuti con enormi sacrifici e lotte operaie, e che ora vengono considerati privilegi. Con la scusa della crisi del lavoro gli operai subiscono attacchi vergognosi alla loro dignit umana e lavorativa, sono sempre sotto ricatto perch senza lavoro non si sopravvive e non si pagano i mutui, ecc. ecc. Il mercato diventato lunico obiettivo su cui tutto deve ruotare: siamo veramente stufi di vivere per lavorare, vogliamo vivere una dimensione umana del lavoro, e non solo di esso! Ci sentiamo abbandonati, scollegati dalla politica spesso anche dai sindacati. Quando non ci sono pi diritti difficile pretendere che lorganizzazione del lavoro e della produzione risultino rispettose della salute e della dignit delluomo e della donna: sempre pi difficile affrontare il problema della sicurezza. Una delle difficolt che si incontra la c.d. guerra dei poveri, quella che divide i lavoratori, quella del forse se abbasso la testa io me la cavo: difficile convincere i compagni di lavoro (soprattutto i giovani) che non si deve aumentare il ritmo di lavoro e la produzione senza intervenire sulle macchine e sullorganizzazione del lavoro in modo che il peso non ricada sulle lavoratrici e sui lavoratori; purtroppo, sempre pi frequente il fatto che i lavoratori si adeguino al comando padronale, pensando di essere fortunati perch hanno ancora un lavoro, e questo diventa quasi una vergogna nei confronti di chi il lavoro non ce lha pi o non lo ha mai avuto: se tu protesti significa che non hai cos bisogno di lavorare! Questo rende difficile stabilire adeguati rapporti di forza nei confronti del padrone. Come al solito le pi colpite sono le donne, perch nelle fabbriche le lavoratrici sono quelle che non hanno responsabilit di comando, non hanno specializzazioni e svolgono la maggior parte del lavoro manuale. Tutte hanno problemi di tendiniti, periartriti, epicondiliti, ernie al disco, spalle doloranti, tunnel carpali, dita a scatto, cisti tendinee, ecc. La sicurezza in mano allazienda che paga la consulenza di un Servizio di medicina del lavoro di un ospedale che, in realt, svolge solo un carente monitoraggio, intervenendo poco o nulla sullorganizzazione del lavoro. I lavoratori di fronte ai problemi di usura del proprio organismo, segnatamente degli arti superiori non denunciano le malattie professionali per paura di essere licenziati. Questo avviene nelle aziende sindacalizzate, figuriamoci in quelle ove non entra neppure il sindacato! Qui, mi collego alla tragedia accaduta allEureco di Paderno Dugnano, una fabbrica che stoccava rifiuti industriali ai bordi della superstrada Milano Meda e a fianco del canale Villloresi, dove il 4 novembre del 2010 si sviluppato uno spaventoso incendio che ha causato la morte di quattro operai, ed il ferimento di altri cinque, di cui due in modo grave, tuttora in cura.

*Associazione Esposti Amianto di Paderno Dugnano (MI).

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In questa fabbrica il sindacato non esisteva, non cerano controlli; il proprietario stato incriminato per omicidio colposo plurimo ed in galera (al momento nel quale si svolge questo congresso) perch secondo lAutorit giudiziaria sussiste il pericolo di reiterazione del reato. Infatti il Sig. Merlino (cos si chiama) accusato anche di traffico illecito di rifiuti e violazioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. Un paio danni fa in unaltra fabbrica di stoccaggio rifiuti (sempre di propriet di Merlino), in provincia di Pavia, unaltro operaio deceduto sul lavoro, e pochi mesi prima della tragedia di Paderno Dugnano era scoppiato un altro incendio, per fortuna senza vittime. I lavoratori dellEureco di Paderno Dugnano (per la maggior parte immigrati albanesi) erano quasi tutti dipendenti di cooperative, senza alcun tipo di formazione e informazione sui rischi ai quali erano esposti e come prevenire gli stessi, nonch privi degli indispensabili (DPI) mezzi di protezione personale: nonostante tutto questo dovevano maneggiare svariati prodotti altamente tossici e pericolosi, con la conseguente esposizione quotidiana agli stessi: tuttora i lavoratori che sono stati esposti a tali esalazioni tossiche accusano molteplici malanni, ivi compresi i conati di vomito al mattino; inoltre, in questa fabbrica venivano persino manipolati e stoccati rifiuti e residui di amianto. Nonostante ci a questa azienda stato consentito di operare per anni, ricevendo tutti i relativi permessi da parte di Regione Lombardia e della provincia di Milano, e questo avvenuto nonostante lopposizione dellamministrazione comunale di Paderno Dugnano. Dal giorno della tragedia i lavoratori superstiti e le famiglie delle vittime sono senza lavoro, e senza reddito: sono privati anche degli ammortizzatori sociali, sono abbandonati al loro destino dalle istituzioni: nessun sindacato si occupato della loro condizione famigliare e sociale, solo un gruppo di cittadini/e si sono costituiti in Comitato organizzando svariate iniziative per raccogliere fondi a loro favore, fra molteplici difficolt, poche centinaia di euro... (in proposito segnalo che, stato aperto un conto corrente postale per rac-

cogliere fondi a loro favore, e precisamente: Conto di solidariet per i Lavoratori Eureco IBAN n. IT 71p0760101600000009791656). Abbiamo scritto anche al Presidente della Repubblica Napolitano per informarlo della situazione di questi lavoratori; gli abbiamo scritto a fine dicembre e non ci ha ancora risposto! Comunque siamo fiduciosi e rimaniamo in attesa confidando nella Sua sensibilit nei confronti delle vittime operaie del lavoro. In proposito, abbiamo realizzato un dvd sulla societ Eureco, in modo di documentare le condizioni di lavoro che hanno causato questa strage operaia; il dvd lo presenteremo a Paderno Dugnano, nelle fabbriche e nelle scuole, ed in ogni altro dove della societ. Nelle fabbriche le condizioni di lavoro sono caratterizzate dallaumento dei ritmi e dello sfruttamento della manodopera, il tutto segnato da un aumento dei rischi e delle nocivit. Per cambiare in positivo questa pesante realt, la classe operaia deve riscoprire le lotte per affermare la salute, la sicurezza e lambiente salubre allinterno e allesterno dei luoghi di lavoro. Il lavoro da svolgere enorme: va battuta la politica sindacale fondata sulla cosiddetta concertazione: inaccettabile scambiare i diritti con futuribili impegni padronalgovernativi per uno sviluppo economico sociale improbabile, o meglio impossibile nellattuale sistema economico-finanziario. Pertanto, fondamentale la formazione delle lavoratrici e dei lavoratori, ovvero la promozione della cultura e dellinformazione ovunque e in ogni occasione, segnatamente nelle scuole, coinvolgendo gli studenti, che sono i lavoratori del domani, anche attraverso la collaborazione di associazioni come, per esempio, Medicina Democratica, stabilendo pure contatti con i delegati per la sicurezza sui rischi lavorativi (RLS). In altri termini, bisogna ricollegare la fabbrica al territorio coinvolgendo anche le associazioni ambientaliste. Bisognerebbe aprire gli sportelli sicurezza e qualit della vita in ogni comune dove qualsiasi cittadino/a o lavoratore/trice possa rivolgersi per denunciare irregolarit o chiedere informazioni. Nellimmediato bisogna

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realizzare controlli a tappeto da parte delle istituzioni preposte in tutte le fabbriche del territorio, prevedendo sanzioni pesanti laddove si riscontrino delle mancanze, denunciando le violazioni di legge alle competenti procure della Repubblica per ottenere verit e giustizia (come quella che finalmente abbiamo ottenuto lo scorso 13 febbraio nel c.d. processo Eternit di Torino); condanne che costituiscono il deterrente pi efficace per costringere i datori di lavoro a rispettare le norme sulla sicurezza e ligiene del lavoro. Chiedo, soprattutto in questa sede, davanti a tanti studenti che saranno i medici del domani, che si avvicinino ai loro pazienti e alle loro famiglie prima di ogni altra cosa con tanta umanit ed umilt, soprattutto nei confronti di chi ha contratto una malattia professionale. Ci sono molti medici che hanno una sensibilit speciale, straordinaria, che aiutano questi malati considerandoli prima di tutto come persone, aiutandoli anche psicologicamente ad affrontare questa malattia terribile, il mesotelioma, che porta inesorabilmente alla morte, ma purtroppo si incontra anche cinismo, freddezza, scortesia e insensibilit. E successo a tanti dei nostri malati. Vi porto ad esempio come non deve essere un medico, me lo chiede Chiara che la figlia di Oscar Misin, un lavoratore della centrale termoelettrica ENEL di Turbigo dove ha lavorato per anni, e dove stato esposto allamianto, cos come i suoi compagni. Oscar stato uno dei fondatori dellAssociazione Italiana Esposti Amianto (A.I.E.A.), ha lottato da sempre con i suoi compagni per avere giustizia e ha seguito quelli che si ammalavano e poi morivano a causa dellesposizione lavorativa allamianto: Li aiutava e stava a loro vicino. Ha aiutato anche noi a costituire la sezione dellA.I.E.A. a Paderno Dugnano e insieme a Lui abbiamo organizzato tante iniziative per informare sui rischi derivanti dallesposizione alle fibre killer di amianto. Purtroppo, nel luglio del 2011 si ammalato anche Lui di mesotelioma e qualche giorno fa ci ha lasciati. Mentre si svolgevano i suoi funerali, il 13-02-2012, i giudici del Tribunale di Torino leggevano la sentenza

on la quale condannavano i vertici della multinazionale Eternit. Non neppure riuscito ad assistere a quellatto di giustizia tanto atteso. Ebbene Sua figlia Chiara vuole raccontare lincontro suo e di sua madre con il professore che allinizio della malattia ha preso in cura suo padre. Prof.: Buon giorno. Dunque voi siete i familiari di Misin, moglie e figlia. Bene. Accomodatevi. Ci offre due sedie posizionate davanti ad una cattedra nettamente rialzata rispetto alle nostre postazioni, dietro la quale si siede lui. Io alla sua destra, mia

madre di fronte. Lui un uomo molto alto, quasi statuario. Lo salutiamo di rimando. Prof.: Allora, ditemi, giusto perch io possa sapere a quale livello mantenere questa conversazione e come rivolgermi a voi, qual la vostra formazione? Prego E si rivolge a me. Gli rispondo: Sono assistente alla poltrona in uno studio dentistico. Eh! Certo che lo fa in uno studio dentistico! Dove altro vorrebbe fare lassistente alla poltrona?! S, ha ragione - rispondo imbarazzata Chiss perch viene sempre spontaneo speci S s, va bene, va bene! mi tronca lui E lei, signora? Che BACKGROUND ha? Cos giusto per capire che tono devo mantenere. Mia madre si fa piccola piccola e comincia a rispondergli di essere in pensione. Bh, OVVIAMENTE casalinga suppongo Va bh ho capito che potete capirmi. Comincia a spiegarci la situazione in modo normalmente chiaro, senza particolari inflessioni. Mia madre ha un cedimento e comincia a piangere e confessa: Adesso

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comincia il calvario, sar dura. Non sar pi vita. Lui interrompe i suoi singhiozzi un po seccamente dicendole: Su su signora! Il calvario lha fatto solo Uno morto tanto tempo fa! Se deve ragionare cos, allora la vita una malattia mortale. Intervengo io preoccupata per la sensibilit di mia madre e con il pensiero in testa di ci che conosce mio padre su questa malattia e dei colleghi morti prima di lui, dicendo: Adesso sar difficoltoso per lui affrontare le implicazioni psicologiche Scusi scusi?! mi interrompe lui - Che paroloni! Implicazioni psicologiche!! Ha per caso studiato psicologia, lei??!. No! Solo mio padre ha seguito passo a passo i casi e visto morire di mesotelioma tredici colleghi prima di lui!. Ah!... Va bh ora che la situazione vi stata spiegata, voglio capire se voi avete il sentore che il paziente sia favorevole alloperazione chirurgica (nel qual caso i risultati della biopsia attesi per il 17/08 rivelino che sia una scelta sostenibile); gi spiegataci in precedenza come difficile, periocolosa, con infinite implicazioni, ecc ecc. E per questo che vi ho convocate. Devo sapere se mettere in moto tutta la macchina necessaria per questo tipo di scelta. Avete tempo fino a luned (n.b. era venerd nella tarda mattinata). Andate e indagate. Parlatene e fatemi sapere. E ci congeda. Non ha aspettato il luned, la domenica mattina era gi al capezzale di Oscar, e brutalmente lo ha messo di fronte ai rischi anche mortali dellintervento in una maniera tale da prostrarLo. Lui poi ha deciso per la chemioterapia e per fortuna ha poi incontrato anche bravi medici soprattutto allospedale

di Gallarate dove ha trovato tanta umanit e dove si spento una settimana fa. Chiara insieme a me e alle vittime del lavoro e ai loro famigliari, chiede a voi studenti di medicina di non diventare come quel medico. Immaginate cosa possa provare una persona che sa che sta per morire perch qualcuno in cambio di denaro ha negato la pericolosit dellesposizione allamianto, pensate quale rabbia abbia dentro di s, quanta paura; ha visto morire tanti Suoi compagni di lavoro! Una persona in queste condizioni terribili si aspetterebbe almeno di essere curata decentemente, seguita anche psicologicamente, insieme alla sua famiglia che, vi assicuro, viene devastata, e invece non riesce ad avere neppure questo. I malati sono lasciati soli insieme alle loro famiglie e questo non accettabile oltre che essere immorale e disumano. Esiste anche unaltra triste e cinica verit: purtroppo molti medici non curano pi di tanto questi malati perch sono senza speranza .... Capisco che ormai la sanit pubblica allo sfascio, perch continuamente sottoposta a tagli di spesa e a chiusure di reparti ed ospedali, per facilitare la privatizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, il tutto a favore della sanit privata. Tutto questo non pu giustificare in alcun modo comportamenti che non rispettino, fino in fondo, la persona ammalata: se non si ha la sensibilit e la indispensabile umanit per prendere in considerazione luomo, la donna, e non solo la malattia non si pu n diventare n essere dei buoni medici.

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La strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009

di Riccardo ANTONINI*
Non sono n un magistrato, n un medico, n un tecnico specializzato della salute, sono stato ferroviere fino al 7 di novembre dello scorso anno, giorno in cui sono stato licenziato dalle ferrovie per essermi schierato a fianco dei familiari nella strage di Viareggio del 29 giugno 2009. Quindi, mi sforzer, come militante, politico e sindacale, di dare un contributo rispetto alla nostra esperienza che ci vede impegnati quotidianamente da 32 mesi, in termini di mobilitazione, di approfondimento e di studio per sviluppare un movimento di lotta su sicurezza e salute per quanto avvenuto a Viareggio. Il 29 giugno 2009 vi stato un terrificante incidente di lavoro in ambito ferroviario, un incidente trasformatosi in un disastro ferroviario che ha provocato una strage: 32 (Trentadue!) vittime, tra cui bambini e ragazze, decine di feriti, alcuni gravissimi, che rimarranno ustionati a vita nel fisico e nella mente. Voglio sottolineare due singolari aspetti di questa strage: - il primo, un disastro ferroviario nel quale, a differenza degli altri, non sono deceduti ferrovieri e viaggiatori, bens cittadini che stavano riposando nelle proprie abitazioni. Questa la tragica novit rispetto agli incidenti precedenti, avvenuti anche a livello europeo; - il secondo, delle 32 vittime 10 (dieci!) sono immigrati: 7 di nazionalit marocchina, due ragazze ecuadoregne e una rumena. Famiglie di immigrati e lavoratrici extracomunitarie. Dico questo per ricordare quanto gli immigrati siano integrati nel dolore, nella sofferenza, nello sfruttamento, nei disastri, nelle stragi di questo paese. Come ferrovieri impegnati sulla sicurezza, come cittadini e lavoratori mobilitati, abbiamo fin da subito definito questa tragedia, una strage annunciata, in quanto prevista, prevedibile ed evitabile. Nei 40 giorni precedenti il 29 giugno, vi erano stati quattro incidenti analoghi a treni merci di cui due in Toscana: il 6 giugno 2009 a Pisa San Rossore e il 22 giugno a Vaiano (PO). Quello di Vaiano trasportava materiale altamente pericoloso e tossico come il treno di Viareggio, che trasportava Gpl (Gas di petrolio liquefatto), e solo per buona sorte non era avvenuto un disastro, perch il treno transitato in senso opposto, sul quale viaggiavano passeggeri, lo aveva solo sfiorato. In qualche modo, avevamo dato il giusto allarme su questi mancati incidenti (o meglio disastri), che in ferrovia sono definiti inconvenienti - la parola incidente si usa per fatti che producono morti e/o feriti (!) -; sembrava che i treni avessero unanima che avvertiva: Attenzione, pu accadere qualcosa di tragico, che poi purtroppo avvenuto. Da anni, sosteniamo che i disastri ferroviari come quelli avvenuti a Piacenza, Crevalcore, Viareggio , sono figli di determinate scelte politiche aziendali tanto da definire questi, incidenti organizzativo/ politici; scelte politiche che hanno avviato e sviluppato processi di liberalizzazione, deregolamentazione e ristrutturazione. In ferrovia, negli ultimi 20 anni, i ferrovieri sono passati da 224.000 a 68.000 unit. Solo nel personale di macchina - una qualifica significativa della categoria - dal 1955 al 1985 erano deceduti sette macchinisti, dall85 ad oggi, da quando sono stati avviati i processi a cui ho accennato, sono deceduti 56 (cinquantasei) macchinisti!

*Intervento svolto il 16 febbraio 2012 a nome dellAssemblea 29 giugno di Viareggio. [Si tratta della trascrizione della registrazione dellintervento parlato, pertanto il linguaggio scritto ne risente. Inoltre, per mantenere spirito e senso dellintervento parlato, non sempre possibile riportare, nello scritto, quei significati che il complessivo atteggiamento di chi parla d alle parole].

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Negli ultimi 4 anni in ferrovia sono morti 33 (trentatre!) lavoratori: una statistica impressionante che significa che ogni 50 giorni sui binari muore un lavoratore! Nellesercitare il diritto di critica e di cronaca, di critica delle scelte aziendali, che penalizzano le ferrovie non solo come servizio pubblico e sociale (e questo sotto gli occhi di tutti, in primis dei pendolari), e di cronaca, cio di informazione, abbiamo sempre denunciato la gravit della situazione, ovvero del degrado della sicurezza, della salute e dellambiente. Queste stragi e questi incidenti sono figli di quella politica, di quel contesto politicoorganizzativo, nonch della palese violazione delle norme vigenti e/o della omissione delle norme atte a garantire la sicurezza nel trasporto delle merci pericolose. Allindomani della strage ci siamo organizzati nellAssemblea 29 giugno, composta di ferrovieri, lavoratori, lavoratrici, cittadine/i perch quanto avvenuto a Viareggio, come per tante altre stragi di questo paese, non sia n dimenticato, n impunito. LAssemblea 29 giugno come forma organizzata in modo che chiunque avesse la possibilit di partecipare, discutere e decidere, per essere indipendenti da ogni quadro politico, partitico, istituzionale e sindacale, ed affermare concretamente il principio della non delega. Non possiamo e non intendiamo delegare la nostra condizione di lavoratori e di cittadini, tanto pi su questioni fondamentali per la vita come la sicurezza, la salute e lambiente salubre. LAssemblea 29 giugno ha determinati contenuti come la sicurezza, in quanto interesse collettivo, nonch per affermare verit e giustizia per la strage di Viareggio, in primis nellinteresse dei familiari delle vittime, dei feriti, dei sopravvissuti, dei superstiti della stessa citt di Viareggio. Problemi immediati sono stati la ricostruzione delle case, la ripresa di ogni attivit, lassistenza, le donazioni, la legge Viareggio e, come Assemblea, ci siamo impegnati a sostenere abitanti e familiari per questi interessi legittimi e particolari. A differenza di una battaglia generale come la sicurezza, sulla quale era principalmente nostro il compito di questa responsabilit attraverso

lelaborazione di proposte e promuovendo iniziative assieme ai familiari ad altri lavoratori e cittadini/e. E proprio su sicurezza, verit, giustizia ci siamo posti il problema di sviluppare elementi utili per conseguire tali obiettivi. Innanzitutto, la solidariet come valore indispensabile, dato che siamo convinti che chi la nega ammette la propria sconfitta, nonch il sostegno attivo e militante contestualmente allunit, ovvero lavorare per (ri)unire le forze interessate e disponibili alla mobilitazione ed alla lotta, senza le quali non sarebbe stato possibile imporre la visibilit per non dimenticare e per conseguire significativi risultati; infine lorganizzazione, nel senso di essere organizzati per costruire la nostra autonomia attraverso un percorso (di studio e di lotta) consapevole e collettivo. E stata unesperienza positiva vedere ferrovieri, familiari, giovani e cittadini/e, riuniti in assemblee e seminari, leggere, documentarsi, confrontarsi, approfondire e per capire cosa era avvenuto il 29 giugno 2009 e, soprattutto, per condurre la lotta affinch i responsabili di questa immane tragedia siedano sul banco degli imputati, siano processati e condannati. Unesperienza nella quale abbiamo, tutti e tutte, imparato a studiare e lottare collettivamente. Quando anche i familiari si sono organizzati, nellAssociazione Il mondo che vorrei, abbiamo capito limportanza e la necessit di questa loro scelta ed abbiamo fatto di tutto per favorirla e per unire le nostre forze alle loro. I familiari organizzati ed attivi rappresentano la spina dorsale di una battaglia come questa, ed assieme abbiamo capito limportanza e la necessit di confrontare ed unire la nostra esperienza con quella di familiari di altre stragi. Siamo cos entrati in contatto con altre realt: il Comitato sopravvissuti del Vajont (del 1963!), i Familiari delle Vittime delle stragi di Casalecchio di Reno (BO), del Moby Prince (LI), della Casa dello studente de LAquila, della scuola di San Giuliano di Puglia, di Casale Monferrato, con le madri della degli operai deceduti nellincendio presso la ThyssenKrupp di Torino, ed altre

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realt, con le quali abbiamo costituito una sorta di Coordinamento di Associazioni e Comitati per dare pi forza alle rispettive battaglie. Con la consapevolezza che lunit d pi forza e che da ogni esperienza si pu (e si deve) imparare, perch ognuna di esse ha le sue specificit ed ha maturato proprie esperienze, una invalutabile ricchezza di conoscenze collettive alla quale attingere per affrontare concretamente i problemi di una data realt. Tanto pi studiamo le esperienze passate meglio costruiamo il nostro futuro. Per comprendere appieno la dimensione e la determinazione di questa permanente mobilitazione vi do due dati: il primo, quando si avvi liniziativa per accelerare i tempi dellinchiesta giudiziaria ed individuare gli indagati, abbiamo manifestato ininterrottamente (giorno e notte) per 32 ore di fronte al Tribunale di Lucca, unora per ogni vittima; il secondo: alle manifestazioni dei due anniversari hanno partecipato migliaia e migliaia di persone. Il fatto particolare e positivo che al 2 anniversario vi erano 20mila persone in piazza rispetto al 1 al quale avevano preso parte in 15mila. Questo per dire che lattivit dei familiari organizzati, dellAssemblea 29 giugno e di tanti altri/e cittadini/e ha prodotto risultati sul piano della visibilit e della partecipazione. Prima ho accennato alla legge Viareggio. Per questa legge ci siamo battuti fino in fondo affinch fosse garantita per i familiari di ogni vittima unelargizione da parte dello Stato un immediato sostegno economico, indipendentemente da donazioni o risarcimenti, e per non sottostare ai ricatti delle assicurazioni e potersi, quindi, costituire parte civile nel processo. E indiscutibile limportanza che anche un piccolo gruppo di familiari si costituisca parte civile al processo. Ad oggi, vi sono familiari che hanno rifiutato cospicui risarcimenti dalle assicurazioni per mantenere questo impegno. Abbiamo capito chiaramente che le nostre proposte sulla sicurezza del trasporto merci non sono compatibili con gli interessi dei proprietari e delle imprese. Siamo stati per tre volte in delegazione a Bruxelles al Parlamento europeo, per convegni, semina-

ri, incontri. Questi signori hanno detto a chiare lettere che loro sono partigiani delle liberalizzazioni e noi abbiamo risposto che anche noi siamo altrettanto partigiani, ma della sicurezza e della salute! Visto che le scelte politiche sono subordinate a logiche di mercato e quindi ai loro profitti, questi hanno la consapevolezza che gli incidenti o per meglio dire i disastri, anche gravissimi, come quello avvenuto il 29 giugno 2009 a Viareggio, possono essere allordine del giorno. Cos, in questi anni, sono stati costretti a dotarsi di c.d. ammortizzatori politici come le Agenzie nazionali

per la sicurezza ferroviaria, sia in Italia che negli altri paesi europei, nonch ad istituire Commissioni investigative per ogni incidente fino, addirittura, a teorizzare di dotarsi di buone assicurazioni, per con costi inferiori alla messa in sicurezza. Anche a Bruxelles ci siamo sentiti dire che esistono cisterne non perforabili come quelle del trasporto di materiale radioattivo, ma che sono troppo costose oppure che se lo spessore del rivestimento della cisterna fosse superiore a quello attuale, questa avrebbe minore capienza nel trasporto di Gpl (sic!). Abbiamo il dovere di informare e denunciare la gravit della situazione oltre a simili aberrazioni. Denunce forti per far s che un numero sempre maggiore di cittadini/e acquisiscano consapevolezza e coscienza di questa pericolosa realt. Per alcuni, lesperienza di Viareggio stata una conferma di questa tragica realt (anche le conferme insegnano), per altri stata una tremenda rivelazione. Le persone indagate sono 38 ed otto le

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societ coinvolte; tra gli indagati vi sono proprietari, presidenti e amministratori delegati di queste societ e questo, ad oggi, un dato che non possiamo sottovalutare, anchesso il frutto della mobilitazione. Gli indagati stanno facendo di tutto, anche carte false, per uscire dal processo. Non essere rinviati a giudizio , ovviamente, laspettativa di ogni indagato di qualsiasi processo, ma per chi si vanta di essere stato imputato in vari processi e di esserne sempre uscito assolto, Viareggio rappresenta unincognita rispetto ad altri processi relativi a disastri ferroviari come quello di Crevalcore (BO) del 7 gennaio 2005: 17 (diciassette!) vittime e decine di feriti. A Crevalcore la responsabilit fu addossata ai macchinisti con lassurda formula dellerrore umano. Anche il c.d. errore umano il prodotto di una specifica organizzazione del lavoro e quindi figlio di un incidente organizzativo o, meglio, politico/organizzativo. A Viareggio i macchinisti sono vivi a differenza di Crevalcore dove sono morti e giudicati responsabili del disastro; a Viareggio i consulenti di parte dellAmministratore Delegato Moretti non sono i consulenti tecnici della Procura come lo sono stati per Crevalcore ed in altri disastri ferroviari; a Viareggio i Familiari delle Vittime sono organizzati ed insieme ad Assemblea 29 Giugno sono permanentemente mobilitati; a Viareggio vi sono i Familiari che si costituiranno parte civile nel processo. Quindi, lesperienza Viareggio rappresenta unaltra storia, una storia pi scomoda e rischiosa. E stata la nostra mobilitazione ed organizzazione a metter loro queste preoccupazioni. Uno dei periti del GIP (Giudice delle Indagini Preliminari) ha un contratto di programma con il ministero dei Trasporti, retribuito da RFI (Rete Ferroviaria Italiana) societ indagata! Il giudice non ha riconosciuto in questo alcuna sudditanza psicologica e men che meno un conflitto di interessi, pur in presenza di tale contratto con i relativi risvolti economici! Questo signore non ha avuto neppure la decenza di informare (una volta ricevuto lincarico di consulente tecnico del GIP) dei

suoi rapporti con RFI e con altre societ F.S. indagate: solo quando stato messo alle strette, a conclusione dellincidente probatorio, ha ammesso tali fatti SUL MIO LICENZIAMENTO Sono stato licenziato per essere consulente tecnico di parte nellincidente probatorio di Familiari prima e del sindacato poi e quindi di essermi posto in una situazione di evidente conflitto di interessi (dalla diffida inviata dalla direzione F.S. il 1 luglio 2011). Dopo 20 anni, finalmente, abbiamo scoperto il vero conflitto di interessi ! Alla diffida di cessare immediatamente ho risposto che non avrei abbandonato limpegno con i Familiari, ovviamente a titolo gratuito, e lo avrei esercitato fino alla conclusione dellincidente probatorio avvenuta il 4 novembre 2011, tra laltro, sfavorevole alle ragionevoli aspettative dei Familiari. Prima sono stato sospeso 10 giorni (il 10 agosto 2011), poi licenziato in tronco (il 7 novembre 2011). Oltre al fatto di essere consulente di parte delle persone offese, mi si contesta anche di avere ingiuriato lAmministratore delegato (AD) delle ferrovie dello stato durante un mancato dibattito alla festa del PD sullAlta velocit il 9 settembre 2011 a Genova. Si tratta di un addebito pretestuoso e falso. I Familiari delle Vittime si sono mobilitati pi volte nei confronti di questo AD delle F.S.: lanno prima, a Livorno, un dibattito simile fu annullato, a Genova non si tenuto a causa della contestazione. Il 28 novembre scorso a Roma Tiburtina, da Viareggio stato organizzato un pullman per essere presenti allinaugurazione della stazione. Ma quel pullman nella stazione di Tiburtina non mai arrivato perch bloccato a debita distanza da blindati e cordoni di poliziotti. Al Presidente della Repubblica, al Ministro dei Trasporti e dello Sviluppo e allAmministratore delegato delle ferrovie, le foto dei volti delle Vittime della strage di Viareggio non sarebbero state di gradimento. Una pagina nera per oscurare Vittime, Loro familiari e cittadini/e di Viareggio impegnati/e e mobilitati/e per accertare cause e le responsabilit della strage ferroviaria del 29 giugno 2009.

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Una considerazione. Si parla molto di omicidi esecrabili, come quello di Sara, Yara, Melania, ecc. ma non si fanno trasmissioni, dibattiti, tavole rotonde su stragi come quella di Viareggio: perch i primi sono omicidi tra privati, mentre quella di Viareggio (come altre stragi) un terrificante disastro e crimine industriale sul quale debbono essere accertate le responsabilit di Amministratori delegati, alti funzionari, dirigenti, manager di stato. Questa la nuda e cruda realt di una informazione asservita al palazzo! Le intimidazioni nei miei confronti sono state respinte al mittente ma nellincidente probatorio era presente anche un altro ferroviere, un macchinista, Rappresentante dei Lavoratori alla Sicurezza (RLS), che per la diffida notificataGli dallazienda stato costretto a ritirarsi. Il fatto di aver impedito a un consulente di parte (attivit che anchEgli svolgeva gratuitamente) di mettere a disposizione le sue competenze nella ricerca della verit rappresenta un fatto ancora pi grave del mio licenziamento. E unaggressione alla verit di fronte ad una immane tragedia umana! Sul licenziamento, ampia stata la solidariet e la mobilitazione: comunicati delle OO.SS. e di partiti, interrogazioni parlamentari, prese di posizione di Consigli comunali e provinciali, ivi compresa quella di Medicina Democratica, assemblee, presidi, scioperi, cortei, manifestazioni, blocco di treni, Dopo il licenziamento ho dichiarato che si trattava di unoffesa ai Familiari delle Vittime ed alla citt di Viareggio, e di unintimidazione gravissima nei confronti dei lavoratori impegnati concretamente per il miglioramento della sicurezza nelle ferrovie

e, segnatamente, sia nel trasporto passeggeri che in quello delle merci pericolose. A differenza dellAmministratore delegato delle ferrovie, che nellaudizione del 2 febbraio 2010 in Senato, alla Commissione Lavori, defin la strage di Viareggio uno spiacevolissimo episodio, mi sono permesso di dire che stato il licenziamento uno spiacevole episodio, perch risolvibile e, anche se non lo fosse, non la fine del mondo; la strage di Viareggio non uno spiacevole episodio, primo perch non rimediabile, e secondo perch per i Familiari delle Vittime di Viareggio stata la fine del mondo. Questo signore non ha neppure il coraggio di pronunciare la parola incidente, non dico disastro ferroviario o strage. Da questa esperienza abbiamo rafforzato la convinzione che la salute: - non si delega; - non si monetizza; - non si subordina ad alcuna norma, contratto o legge, perch rappresenta un bene indisponibile, inviolabile, irrinunciabile e ineludibile. Per sostenere meglio i nostri compagni di lavoro colpiti da qualsiasi rappresaglia (multe, sospensioni, licenziamenti) e forma di intimidazione, da alcuni anni abbiamo costituito la Cassa di solidariet tra ferrovieri come struttura di auto-difesa. Un risultato significativo e concreto che deve essere sostenuto e rafforzato da ferrovieri, lavoratori, lavoratrici, cittadini/e perch rappresenta anche una tangibile tutela per lattivit che debbono svolgere gli Rls, i delegati ed i ferrovieri attivi sul fronte dellaffermazione della sicurezza, della salute e dellambiente salubre. Questi compagni di lavoro e di lotta sono un bene prezioso che dobbiamo assolutamente preservare e tutelare.

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IL LORO ODIO VERSO LAMORE Sono schiavi della morte. Vogliono colpire distruggere. Non ascoltarli, non sentirli. Predicano ossessivamente da lunghi tempi che lamore ha le ali troppo grandi che vola troppo in alto che pretende troppa libert. Tappati le orecchie la bocca il cuore. Cercano di ammazzarcelo nelle vene. Il loro isterismo, il loro odio verso lamore spietato. Il loro vizio abbruttire le gioie pi belle. Vogliono ucciderlo, ucciderlo con le nostre mani con i nostri occhi con i nostri pensieri. Non stare a sentirli. Non hanno niente da dire. Lamore ha rotto ogni argine ogni vincolo irrompe dalle crepe aspre della morte, della distruzione sfugge a ogni mano di controllo fiorisce dovunque intenso e felice. Ferruccio BRUGNARO

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La lotta contro i cacciabombardieri F-35 nel territorio novarese


a cura del Movimento NO F-35 di Novara*
Si pu dire senza tema di smentita che finalmente, dopo pi di cinque anni di movimento contro la costruzione e lacquisto dei cacciabombardieri F-35, il tema delle spese militari abbia acquistato un minimo di rilievo nella discussione pubblica. Dobbiamo ringraziare una crisi economica devastante, che ha provocato laccresciuta consapevolezza di parte della popolazione italiana: una parte non pi insignificante dal punto di vista statistico, ma che anzi rischia di diventare maggioranza, seppure ancora poco rumorosa e piuttosto inerte di fronte al problema percepito. I gruppi e le associazioni, che a Novara e dintorni hanno avviato una critica attiva dei modelli di difesa del nostro paese, hanno percepito il problema a partire da una questione apparentemente singolare e di portata ridotta: lacquisto di un nuovo sistema darma intrapreso per avvicendare e rammodernare macchine obsolete. Quante volte nel passato remoto o prossimo si sono verificate evenienze di questo genere? Quante volte i movimenti pacifisti hanno concentrato lattenzione su questo aspetto della politica statale? Forse, nel caso del movimento che si opposto, a partire dal 2006, agli F-35, si pu dire che si tratti di unoccasione piuttosto nuova e di modalit originali di critica dei rapporti di forza esistenti allinterno della comunit statale nella quale siamo inseriti. Infatti, per lo pi, i movimenti dazione pacifisti ed antimilitaristi si sono concentrati, nel passato, su pratiche di contrasto di questo o di quel conflitto, oppure su temi generalisti, come, per esempio, lobiezione fiscale riguardo alla spesa pubblica destinata al funzionamento della macchina militare nel suo complesso. Molti di noi hanno fatto parte dei movimenti che negli anni 90 del secolo scorso e nel decennio 2000 hanno lottato contro le politiche della guerra permanente: dallinvasione dellIraq nel 1991, alla guerra in Kosovo nel 1999, alla guerra infinita di Bush in Afghanistan ed in Iraq. Molti hanno costruito azioni di lotta e di solidariet con il popolo palestinese, con quello curdo e con altri popoli oppressi. Molti hanno collaborato con i movimenti della provincia di Varese, che ospita diverse importanti fabbriche belliche (come AugustaWestland e Aermacchi, che producono e vendono elicotteri ed aerei da guerra), un Comando di reazione rapida della NATO (a Solbiate Olona) pronto a condurre operazioni difensive ed offensive anche fuori dallarea di tradizionale responsabilit della NATO. A pochi chilometri da questi luoghi, non casualmente, si trova Malpensa, aeroporto civile che per, alla bisogna, si trasforma, come gi accaduto, in utile supporto logistico per interventi militari. Grazie a queste e ad altre esperienze, abbiamo capito che non possibile opporsi alle guerre ed operare per la pace e per la giustizia se non si guarda al territorio in cui si vive, per verificare se in esso si svolgono opere a sostegno della costruzione della pace oppure complici della guerra permanente. Abbiamo dunque capito che anche Novara era, e diventava sempre pi, territorio militarizzato, abbellito da aiuole spartitraffico che, invece di contenere fiori, contengono aerei da guerra. Certamente, in questa ultima occasione, la singolarit dellaccadimento, cio della focalizzazione dellattenzione su una singola macchina da guerra, pu essere dipesa da

*Contributo presentato da Carla CAVAGNA del Movimento NO F-35, e della Sezione di Novara e Verbania di Medicina Democratica.

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varie circostanze. Per noi che stiamo a Novara stato naturale concentrarci sulla questione F-35, dal momento che, proprio a pochi chilometri da noi, allinterno dellaeroporto militare di Cameri, stanno costruendo lo stabilimento che servir per lopera di assemblaggio del nuovo cacciabombardiere, ma pure per la costruzione di alcuni pezzi di ali e di fusoliere. Avremo unenorme fabbrica di morte a pochi chilometri da casa nostra: questo il punto. La mobilitazione locale ha faticato molto a riflettersi a livello nazionale: lopposizione su scala pi ampia cosa relativamente recente. A parte liniziale interessamento della rete Disarmiamoli, a parte lopera continua della Rete Italiana Disarmo, che ha incominciato una campagna di raccolta firme gi nel 2009, solo negli ultimi mesi lopinione pubblica nazionale si sentita interpellata davvero dalla questione. Solo da pochi mesi i mezzi di comunicazione di massa hanno dato un rilievo discreto al tema della problematicit dellacquisto di 131 cacciabombardieri piuttosto costosi in tempi di crisi economica. Forse il prodursi di questi avvenimenti e di queste pratiche dazione politica e sociale da attribuirsi alla percezione, non sempre consapevole, della marginalit dei soggetti coinvolti rispetto ai veri centri di potere politico-militare. I gruppi e le associazioni che a Novara e dintorni hanno cominciato ad occuparsi di F-35 sono stati subito ben consci della loro debolezza e della loro marginalit geografica, ma anche psicologica. Subito hanno quindi cercato di trasferire il problema a livello nazionale, rifiutando, ovviamente, di lasciarsi identificare secondo il risaputo schema nimby (not in my backyard). Nessuno di noi ha mai pensato, infatti, che la costruzione di una fabbrica di cacciabombardieri potesse essere effettuata bellamente altrove piuttosto che dalle nostre parti. Non si mai trattato di una semplice battaglia ambientalista, volta a sottrarre il parco del Ticino allattacco delle emissioni di supercaccia in volo di collaudo; non si trattato neppure di sottrarre lespropriazione di un qualche territorio, dal momento che la costruzione dello stabilimento si sta verificando tutta allinterno di uninstallazione militare, che gi da tempo

ha rubato alla comunit locale spazi che si sarebbero potuti utilizzare altrimenti. Anche se pu sembrare strano, considerando appunto la marginalit territoriale e culturale dei luoghi in cui il destino ci ha posti, la nostra opera di contrasto ha sempre avuto una motivazione essenzialmente etica e politica, prima ancora che economica o ambientalista. La questione di fondo sempre stata la seguente: i cacciabombardieri servono per fare la guerra, servono per attaccare territori e popolazioni a grande distanza dal nostro paese; noi aborriamo la guerra in tutte le sue manifestazioni; quindi non vogliamo prepararci a fare la guerra e non vogliamo che si costruiscano ordigni di morte. un ragionamento molto semplice, che magari, ai pi raffinati analisti della politica internazionale e della difesa, pu apparire semplicistico. Ma proprio questo stato il nostro punto di avvio e continua ad essere la sorgente di ogni nostra motivazione attuale. Veder costruire una fabbrica di morte, una fabbrica darmi, proprio mentre lItalia partecipa ad alcune guerre qua e l nel mondo, ci ha fatto percepire la concretezza terribile di conflitti apparentemente distanti. Gi laeroporto militare di Cameri da tempo impegnato nella manutenzione di aerei da guerra di vario tipo, per esempio dei Tornado; gi avevamo limbarazzante percezione di vivere in una sorta di retrovia attiva per le missioni di guerra lontane dalle nostre terre. Quando poi ci si prospettata la notizia che, proprio a poca distanza da casa nostra, ci sarebbe stato uno stabilimento che avrebbe partecipato alla pi grande impresa di costruzioni aeronautiche militari di tutti i tempi, ecco, allora molti di noi hanno vissuto con intensit la percezione di uningiustizia insopportabile e da contrastare con tutte le nostre forze. Gi nel 2007 siamo riusciti ad organizzare un paio di manifestazioni di respiro nazionale, alle quali hanno partecipato persone provenienti anche da centinaia di chilometri di distanza. Certo si trattato di iniziative di nicchia, che hanno coinvolto allora qualche migliaio di militanti molto motivati, informati, schierati su posizioni politiche radicali e tendenzialmente antistituzionali. Tanto pi che ci si trovava ai tempi del secondo

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governo Prodi, coperto a sinistra dalle formazioni post o neocomuniste. E tuttavia, gi da subito, abbiamo capito che, pur se ignorato dai media nazionali, il tema della fabbricazione e dellacquisto degli F-35 avrebbe potuto acquistare un rilievo simbolico di primo piano nelle pratiche di contrasto delle spese militari e delle politiche guerrafondaie poste in atto dal nostro paese da oramai pi di una ventina danni, cio dallinizio della partecipazione delle forze armate italiane alle cosiddette missioni di pace istituite dalla comunit internazionale (questa entit quasi metafisica, che poi altro non se non laggregazione dei poteri pi forti e degli sfruttatori pi efficaci). Per alcuni anni, tuttavia, il dibattito si sviluppato soprattutto a livello locale. Le forze politiche e sindacali locali si sono sentite interpellate dal problema. I partiti del centro-destra hanno subito sposato limpresa, cercando di sottolineare limpatto positivo sulleconomia locale: ne sarebbero derivati migliaia di posti di lavoro per i giovani delle nostre contrade. I partiti del centro sinistra si sono posti dapprima in atteggiamento ambivalente: da un lato si trovavano appiattiti sulle decisioni nazionali di condivisione e di promozione del progetto (ideato da Andreatta nel corso del primo governo Prodi e poi proseguito con convinzione pure dal governo DAlema, quello dei bombardamenti sullex Jugoslavia), ma dallaltro lato dovevano fare i conti con linquietudine di un certo numero di militanti orientati su posizioni pacifiste. Una cosa simile accadeva in campo sindacale, con laggravante che, per questi soggetti, la ventilata opportunit del moltiplicarsi dei posti di lavoro (indotto compreso) sul territorio riusciva ad essere un efficace silenziatore di critiche che potessero sorgere al loro interno. Chi ha davvero agito, in definitiva, lha fatto per mera iniziativa individuale, a prescindere dagli indirizzi espressi dalle organizzazioni di cui era membro. Alcuni si sono trovati pi agevolmente sostenuti da soggetti collettivi antistituzionali, o comunque radicali, ed impegnati nel residuo attivo del cosiddetto movimento noglobal e dei gruppi pacifisti anche appartenenti al mondo cattolico. Altri

invece hanno dovuto scontare la possibilit di scontrarsi con le gerarchie delle loro organizzazioni inserite organicamente nel gioco neocorporativo ed istituzionale dello Stato sociale in sui viviamo. Si pu forse dire che il movimento locale No F-35, con le sue lievi diramazioni nazionali, sia stato un vero e proprio movimento di cittadini, di individui motivati da valori, che si sono mossi in completa autonomia rispetto alle appartenenze politiche, sindacali, religiose, ideologiche: una novit nel panorama sociale del nostro paese. In questa singolarit sta sia lopportunit di

innovare le tradizionali pratiche pacifiste ed antimilitariste, sia la difficolt di farsi ascoltare, inizialmente, da tutti coloro che erano, ad ancora sono, abituati a rigide appartenenze e a semplificazioni rassicuranti. Ma ora il paesaggio stato stravolto dalla crisi economica; il terremoto della finanza e delleconomia reale ha portato diversi individui (anche economisti, giornalisti, eccetera) e gruppi organizzati (anche partiti politici) a riflettere sullopportunit di una spesa esorbitante, che ormai si pu considerare anche superiore ai venti miliardi di euro. In tal senso, anche la CGIL di Novara, che non era tra i promotori originari del movimento, ha aderito allultima manifestazione del 12 novembre 2011. Alcuni sindacati di base sono invece stati sempre presenti nel movimento, seppure con qualche incertezza operativa, fin dai suoi inizi: il caso di USB (nata da poco), di CUB, di USI-AIT, di Confederazione COBAS. Sul versante strettamente istituzionale bisogna invece ricordare che alcuni enti locali, gi quattro anni fa, hanno votato documenti

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contrari ai nuovi cacciabombardieri. Da ultimo, nello scorcio finale dellanno appena trascorso, il consiglio comunale di Novara, con maggioranza di centro-sinistra dopo le ultime elezioni amministrative del giugno 2011, ha votato pure una mozione contraria agli F-35. Ora siamo in una compagnia pi affollata: ci si sente meglio, si meno isolati, si vedono traballare le fondamenta delle certezze su cui si fondava ledificio dellapparato militare di Stato. Da parte nostra, restiamo sempre fermamente ancorati ai nostri principi e proseguiamo senza alcuna deviazione dallobiettivo principale, che quello di impedire la costruzione della fabbrica e non solo lacquisto (o la riduzione del numero dei pezzi acquistati) di cacciabombardieri F-35. La prima e fondamentale motivazione che ci ha portato ad impegnarci in questo senso , come si gi evidenziato, senzaltro etica: noi riteniamo la guerra un male assoluto e quindi ogni strumento per condurre conflitti armati in s malvagio e produttore di morte. Non si pu immaginare un cacciabombardiere come strumento di pace: non esistono impieghi alternativi di un tale tipo di velivolo. E questa motivazione morale sarebbe gi ampiamente sufficiente per giustificarci, senza la necessit di ulteriori specificazioni. E tuttavia sappiamo di vivere nel mondo e sappiamo usare il linguaggio comune che declina non solo valori, ma anche interessi pi o meno egoistici o collettivi. Da questo punto di vista abbiamo sempre rilevato che ci sono ampie motivazioni politiche per opporsi alla costruzione di una fabbrica di cacciabombardieri: si tratta infatti di armi di attacco, pure in grado di trasportare ordigni nucleari, che servono a condurre guerre di conquista ben distanti dal nostro territorio, si tratta di armi necessarie allespressione della prepotenza delle nazioni aggressive. C dunque da chiedersi: opportuno che lItalia resti nel gruppo dei gendarmi internazionali che insistono nel tentativo di imporre il loro potere di controllo su gran parte del pianeta? A noi sembra che ci sia non solo ingiusto e contrario alla costituzione vigente ed al nostro istintivo desiderio di vivere in pace, ma pure inopportuno politicamente, in quanto manterrebbe lItalia nella posizione scomoda e perico-

losa in cui si messa partecipando, negli ultimi ventanni, a numerose guerre spesso contrabbandate come missioni umanitarie. Il ragionamento economico potrebbe apparire pi complesso, ma, in realt, mantiene unevidenza almeno pari a quelli condotti appena sopra. Soprattutto a Novara e dintorni, diversi politici ed imprenditori hanno propagandato limpresa di costruzione degli F-35 come utile occasione di creazione di nuovi posti di lavoro. Senza la necessit di fare tutte le opportune citazioni di giornalisti, ricercatori, sindacalisti, che si sono occupati della faccenda, innegabile che si tratti di promesse temerarie o volutamente ingannevoli. Dai diecimila posti di lavoro strombazzati dagli onorevoli locali del PdL e della Lega Nord si passati, da quel che si sa fino ad oggi, a un massimo di seicento persone che saranno impiegate nei momenti di attivit a pieno regime, ma che saranno per lo pi trasferite da altri siti, mentre centinaia di domande di assunzione sono impropriamente stipate negli uffici del comune di Cameri. Se si pensa ai costi enormi gi sostenuti (pi di due miliardi di euro) per partecipare alle fasi preparatorie e per costruire gli hangar nuovi dentro laeroporto di Cameri, se si pensa poi al prezzo degli aerei che lItalia dovrebbe acquistare (ormai anche lex sottosegretario alla difesa, Cossiga junior, ha citato la cifra di duecento milioni di euro per ogni pezzo), allora del tutto evidente che ogni posto di lavoro generato da questo progetto davvero costosissimo. Qualunque altra attivit economica che ricevesse un investimento pari a quello previsto per gli F35 genererebbe un numero di posti di lavoro immensamente superiore. Fatto sta (potrebbero dire i sostenitori del progetto) che non c in piedi n in fase di allestimento altra attivit economica con pari investimento nel nostro territorio. E proprio in ci sta il problema: la volont politica ed imprenditoriale di dirigere gli investimenti in questo o in quel settore sicuramente condizionata da chi pu agire in forma di lobby organizzata. E gli industriali armieri e tutti i padroni di fabbriche di morte sono in ci insuperabili maestri. Per dare ragione dellopposizione al progetto relativo agli F-35, potremmo pure far ricorso alla nostra sensibilit ambientalista:

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lo stabilimento si trova praticamente in mezzo al parco del Ticino; certo laeroporto fuori dal parco, ma immediatamente confinante. Si pu immaginare quale sar limpatto ambientale della produzione e dei voli di collaudo (ammesso che ve ne siano)? Allinterno del demanio militare non valgono le regole del diritto comune e noi non abbiamo ad oggi notizia di alcuna procedura di valutazione dellimpatto ambientale della produzione di F-35. Certo, anche in assenza di simili remore di carattere ambientalista, noi resteremmo contrari al progetto. Tuttavia utile ricordare questo aspetto relativo allimpatto sul territorio, anche riguardo al necessario sviluppo di una nuova viabilit, con la conseguente distruzione dei terreni agricoli che verrebbero espropriati, provocando un ulteriore consumo di suolo fertile in zone che gi stanno vivendo unepocale trasformazione in nome della prevalenza del cemento e dellasfalto. In definitiva: non mancano certo le motivazioni che possono sostenere in modo saldo la nostra campagna di opposizione agli F-35. Noi restiamo fermi nelle nostre posizioni ed evitiamo di gioire di fronte alla ventilata possibilit di ridurre il numero di pezzi che lo Stato italiano decider di acquistare. Le nostre motivazioni non ci portano a gioire per nulla di fronte a dichiarazioni o indiscrezioni che ventilano la riduzione dellacquisto da 131 a 100 pezzi o poco meno. Saluteremmo un taglio al progetto F-35 solo come primo passo verso la riconversione delle spese militari in spese sociali, come riconoscimento delle priorit civili; ma la sostanza del nostro ragionamento non cambia di una virgola. Il senso del nostro operare non sta nella richiesta di razionalizzare le spese militari e di risparmiare risorse finanziarie sempre pi scarse, cos da rendere sostenibile, per le istituzioni pubbliche, la prosecuzione di una politica della difesa e della guerra fondata sullaggressione, sullespansione del modello occidentale, sul controllo mondiale delle fonti di energia e delle materie prime da parte di un ristretto club di decisori ben selezionati. La nostra opposizione al progetto F-35 (o JSF, come stato denominato nel suo complesso, ancor prima che il velivolo venisse individuato con la sigla oggi adoperata) solo una

parte del nostro impegno pacifista ed antimilitarista. Essere contro gli F-35 non significa essere a favore degli Eurofighter, n delle nuove fregate o del rammodernamento di altre unit navali. La nostra una critica radicale e decisa rivolta contro lattuale modello di difesa, che subordinato agli interessi del nostro principale alleato (gli USA) e di una vaga entit europea ancora tutta da definire. Essere contro la guerra e contro la violenza militare e terroristica comporta la necessit di essere coerenti. Chi vuole la pace non prepara la

guerra. Chi vuole la pace prepara la pace e si adopera perch le risorse economiche vengano indirizzate verso spese che incrementano la vita e non la morte. Chi vuole la pace chiede con forza il taglio netto delle spese militari e laccrescimento della spesa sociale, per esempio in campo sanitario, scolastico, pensionistico, assistenziale, di tutela dellambiente e del territorio. Assistiamo con soddisfazione allaccresciuta consapevolezza pubblica riguardo alla insostenibilit del nostro modello di sviluppo. Le spese militari, la costituzione di forze armate ipertrofiche, la produzione di armi sono uno dei fondamenti di un modo di vita (e di morte) che sta conducendo il nostro pianeta verso esiti catastrofici. Noi, in questo angolino della pianura padana, continueremo con le nostre pratiche pacifiche e radicali di contrasto del progetto di costruzione degli F-35, cercando di sviluppare un movimento sociale plurale ed unitario negli intenti. Si cominciano a vedere i frutti, ma il tempo del raccolto lontano: dobbiamo ancora impegnarci molto per coltivare bene il campo che la sorte ci ha affidato.

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Riassumendo per punti, possiamo evidenziare quanto segue: - Costruire cacciabombardieri dattacco anticostituzionale. - Consumare risorse pubbliche in tempo di crisi per preparare guerre di proiezione strategica stupido e autolesionista. - Comprare con promesse falsate la speranza di occupazione immorale. - Chiamare missioni di difesa aerea i bombardamenti sulle citt vergognoso. - Si stanno moltiplicando le voci critiche, tra la cittadinanza, tra gli enti locali, sui mezzi di comunicazione. - Il caso F-35 un esempio illuminante della distorsione militarista delle nostre societ: si produce per distruggere e uccidere, si ricerca per avere armi pi potenti,

si investe DENARO PUBBLICO in sistemi darma sempre pi costosi e sempre meno generatori di occupazione. Mentre intorno la societ civile, indifesa, si impoverisce e perde sicurezza. - La crisi che travolge diritti, sicurezza sociale, futuro per i giovani, prevenzione ambientale, pu essere loccasione per una grande RICONVERSIONE dal militare al sociale: nella ricerca, nella produzione, nei consumi, nelle scelte politiche nazionali, nelle strategie internazionali, nella cultura. - Noi civili siamo il 99 % della societ. CHIEDIAMO LA PRECEDENZA. - No agli F-35 il primo passo di riconversione civile: tagliare uningente spesa militare per rivolgerla a scopi sociali e culturali.

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Capitolo II
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IL Manifesto della vita indipendente

di Stefania VALESI e Ida SALA*


VITA INDIPENDENTE Recentemente molte persone, soprattutto professionisti e operatori della riabilitazione, hanno scoperto il termine Vita Indipendente, che usano liberamente ma spesso non del tutto consapevoli delle sue implicazioni. Vita Indipendente , fondamentalmente, poter vivere proprio come chiunque altro: avere la possibilit di prendere decisioni riguardanti la propria vita e la capacit di svolgere attivit di propria scelta, con le sole limitazioni che hanno le persone senza disabilit. Vita Indipendente vuol dire affrontare tutte le questioni che riguardano specificatamente le persone con disabilit secondo una particolare filosofia che potremmo chiamare della libert nonostante la disabilit. Vita Indipendente non dovrebbe essere definita in termini di vita per conto proprio, magari con un lavoro adatto alle proprie capacit ed ai propri interessi, o con una intensa vita sociale. Vita Indipendente non coincide neppure con il fare da s le cose, con lessere autonomi. Questi sono, o meglio possono essere solo alcuni aspetti del vivere in maniera indipendente. Vita Indipendente ha a che fare con lautodeterminazione. il diritto e lopportunit di perseguire una linea di azione ed la libert di sbagliare e di imparare dai propri errori, esattamente come le persone che non hanno disabilit. Vita Indipendente riguarda soprattutto le persone con disabilit, tuttavia chi la persegue sa che attorno a ogni persona con disabilit che sia libera, si aprono spazi di libert per madri, padri, fratelli, sorelle, figli, figlie, mogli, mariti, compagne, compagni, amiche, amici con esse in relazione. Vita Indipendente non facile, e pu essere rischiosa, ma milioni di persone con disabilit considerano questo obiettivo ben pi elevato rispetto ad una vita di dipendenza, di delega, con limitate possibilit ed aspettative mancate. LINIZIO Le origini del movimento per la Vita Indipendente risalgono alla prima met degli anni 60 quando alcuni studenti delluniversit di Berkeley, in California, a causa delle loro notevolissime disabilit venivano alloggiati nellospedale del campus universitario, seppur in unala separata delledificio e con notevoli rapporti con lambiente studentesco circostante. Furono proprio i collegamenti con il fervido e poliedrico universo del movimento per i diritti civili legato alle maggiori universit statunitensi, verso la fine degli anni 60, a far maturare in quegli studenti la determinazione a non vivere pi in ospedale. IL MOVIMENTO PER LA VITA INDIPENDENTE Le prime elaborazioni e i primi tentativi di affermazione di queste nuove idee spinsero molte persone con disabilit che vivevano negli Stati Uniti a decidere prima e a tentare poi di prendere parte attiva a livello locale, statale e nazionale alle decisioni su questioni concernenti la loro vita. Una gran parte delle attivit implicava la formazione di gruppi di persone con diversi tipi di disabilit, che operavano insieme per identificare ed abbattere barriere e per colmare le lacune nellorganizzazione dei servizi. Per abbattere queste barriere (non solo fisiche, architettoniche, ma anche discrimina-

*Rappresentanti del
Movimento per la Vita Indipendente. Per altre informazioni possibile consultare lo Statuto di ENIL Italia e le modalit per aderire e iscriversi ad ENIL Italia. Documento elaborato da John Fischetti, in parte basato su testi di Raffaello Belli, Miriam Massari e Ida Sala. 1996 ENIL Italia.

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zioni) furono messi a punto piani per educare la collettivit e per influenzare i responsabili a tutti i livelli, affinch cambiassero i regolamenti ed introducessero una legislazione migliore. Per colmare le lacune nellambito dei servizi fu concepito un nuovo metodo di organizzazione degli stessi, secondo cui spettava alle persone con disabilit determinare quali tipi di prestazioni fossero essenziali per la loro vita, ed a dirigerne in prima persona lerogazione. Il primo nucleo operativo fu organizzato nel 1972 a Berkeley, subito seguito da gruppi che operavano a Boston e Houston. Oggi il movimento per la Vita Indipendente, presente in quasi ogni parte della Terra, opera politicamente affinch la Vita Indipendente venga riconosciuta e garantita come un diritto umano e civile e si batte contro ogni forma di discriminazione delle persone con disabilit. CENTRI PER LA VITA INDIPENDENTE In seguito ad una efficace azione legale da parte delle persone con disabilit, nel 1978 fu approvata una legge federale che stanziava fondi per istituire i Centri per la Vita Indipendente. Negli USA questi Centri sono ormai oltre 200, e si trovano in tutti gli Stati. Centri del genere sono stati fondati anche in Nord Europa, in Germania, in Sud Africa, in Brasile, e cos via. Quei Centri non sono altro che delle Agenzie, dirette soltanto da persone con disabilit, che erogano servizi essenziali per la Vita Indipendente: consigli pratici e legali, sostegni per trovare finanziamenti e assistenti personali, servizi per la mobilit e altro ancora. Quindi quando si parla di Centri per la Vita Indipendente, questi non vanno intesi come strutture residenziali. Raccogliere e rendere disponibili preziose esperienze una delle principali attivit di questi centri. Grazie allesperienza di persone con disabilit che sono riuscite a superare taluni ostacoli, infatti, altri possono sentirsi incoraggiati a fare altrettanto, magari ricevendo anche dei buoni suggerimenti per sprecare meno energie. Quelli che danno queste informazioni e questi supporti vengono chiamati consiglieri alla

pari. GLI ISTITUTI E I SERVIZI Il movimento per la Vita Indipendente si oppone con tutte le sue forze agli istituti, anche a quelli cosiddetti moderni. Le strutture nelle quali ancora oggi vengono relegate le persone con disabilit hanno per lungo tempo costituito lunica risposta che lo Stato o le organizzazioni caritatevoli sono riusciti ad immaginare per consentire a queste persone di rimanere in vita, spesso delegando e finanziando a questo scopo enti religiosi. Lalternativa era ed vivere in famiglia, il che a volte impossibile, e alle condizioni attuali comporta sempre il prezzo altissimo della schiavit imposta ad un altro componente della famiglia, delegato a provvedere alle necessit della persona con disabilit. Altre soluzioni intermedie sono comunque insoddisfacenti, infatti convivere con altre persone non per scelta ma a causa della mancanza di servizi (ad esempio case famiglia, comunit, etc.) equivale a stare in istituto, cos come parlare di istituzionalizzazione ancora appropriato quando, pur stando a casa propria, si deve subire un servizio di assistenza domiciliare che costringe di fatto ad alzarsi, uscire, andare a letto, etc. ad orari stabiliti dal Comune o dalla USL, o comunque da altri. Infatti il movimento per la Vita Indipendente fa osservare che, anche laddove esistono servizi pubblici molto sviluppati per le persone con disabilit (ad esempio Svezia, Olanda, etc.), questi servizi vengono organizzati secondo le esigenze funzionali interne degli enti stessi, e non secondo le esigenze degli utenti. CHI DECIDE CHE COSA evidente che la realt potr cambiare solo se le persone con disabilit riusciranno ad imporre le loro esigenze, sottraendosi alle strumentalizzazioni e al dominio da parte di altri. Perci, secondo il movimento per la Vita Indipendente, le persone senza disabilit che danno una mano sono davvero benvenute, per le decisioni che riguardano le persone con disabilit devono venir prese da loro stesse. Questo importante soprattutto sul piano delle decisioni personali, ma

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vale anche a livello delle regole organizzative del movimento per la Vita Indipendente, che al suo interno riserva alle persone con disabilit il diritto di voto. Alle persone senza disabilit non deve essere consentito di prendere alcuna decisione che riguarda le persone con disabilit, perch queste persone non possono davvero essere libere se altri decidono per loro. Naturalmente questo non vuol dire creare uno Stato separato o una societ separata. Le scelte di cui si parla sono quelle che in una societ ad ordinamento democratico vengono normalmente fatte dalle persone senza disabilit: quando alzarsi e coricarsi, quando e cosa mangiare, quale scuola seguire, quali amici ed amiche frequentare, quale occupazione o lavoro cercare, come e dove divertirsi, a quali argomenti interessarsi, e cos via. LASSISTENZA PERSONALE Il primo e pi importante ausilio di cui le persone con disabilit necessitano per la loro libert e per uscire dalla condizione di subalternit lAssistente Personale. In moltissimi casi lAssistente Personale rappresenta la condizione senza la quale impossibile parlare di uguali diritti e di autodeterminazione e grazie alla quale istituti, luoghi speciali e segregazione domestica diverrebbero inutili. una figura professionale nettamente diversa da quel che oggi in Italia lassistente domiciliare, sia per formazione che per metodi di assunzione e di gestione. Si parla infatti di persone preparate a rispettare i principi della Vita Indipendente, tutelate da contratti dignitosi ed equi, assunte in forma diretta o consociata dalle persone con disabilit, addestrate dalle stesse persone con disabilit a svolgere le funzioni con esse pattuite. Soltanto rispettando queste indicazioni possibile organizzare lassistenza personale in modo da consentire la massima libert di scelta, e quindi a rendere possibile ad ogni singolo utilizzatore di questi servizi il poter scegliere: DA CHI farsi aiutare COME farsi aiutare QUANDO farsi aiutare. Ogni compromesso in questo campo signi-

fica fallire, e per una persona con disabilit che non si veda riconosciuto questo diritto come stare in istituto o in prigione. GLI AUSILI Lassistenza personale non lunico settore nel quale necessaria la massima libert di scelta: un altro importante campo nel quale attualmente le persone con disabilit sono sottoposte al dominio dei cosiddetti esperti quello degli ausili tecnici. Oggi occorre farsi prescrivere un ausilio: scelto da un medico in base a elenchi, tabelle e a nomenclatori, per definizione incom-

pleti e che comunque non possono essere aggiornati agli ultimi sviluppi della tecnologia. Questo ausilio viene poi venduto ad un prezzo massimo fissato da altre tabelle, e quindi senza la fondamentale possibilit di scelta di un prodotto in base al rapporto fra qualit e prezzo. Inoltre i prezzi vengono contrattati o lappalto viene indetto fra le aziende fornitrici e lente pagatore, togliendo ogni possibilit reale e concreta di intervento e di controllo alle persone con disabilit che quei prodotti dovranno usare. Infine lausilio potr essere sostituito dopo un numero fisso di anni a prescindere dalla sua usura, togliendo responsabilit a chi lo usa e generando comunque sprechi o difficolt a tutti i livelli. fondamentale quindi riformare profondamente anche le norme riguardanti gli ausili, da una parte dando facolt di scelta sui prodotti alle persone con disabilit, e rendendole responsabili di questi acquisti, dallaltra controllando che le aziende che producono ausili si conformino agli standard di

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qualit prescritti dalle normative internazionali vigenti e che anche in questo settore siano pienamente operanti le norme che tutelano i diritti dei consumatori. LA LEGISLAZIONE Le persone con disabilit non hanno necessit di leggi speciali o di speciali privilegi; molto pi importante, invece, che i princip generali di eguaglianza e di pari opportunit sanciti nei solenni documenti che sono gi stati approvati dai Parlamenti, dalle Conferenze internazionali, e che sono presenti anche nella Costituzione della Repubblica italiana, divengano materia concreta del diritto. Le risposte legislative sul piano dellaffermazione dei diritti e su quello della loro effettiva realizzazione devono essere ordinarie, differenziate, flessibili, nellambito di normative antidiscriminatorie che le contemplino, e non speciali capitoli per una categoria sociale separata e lontana. inoltre necessario che queste leggi siano semplici e che non si prestino a letture ambigue o addirittura contraddittorie, che siano adeguatamente finanziate e che sia possibile farle rispettare, cio che prevedano sanzioni nei confronti di chi le viola. infine fondamentale che le persone con disabilit divengano soggetti attivi del diritto e non soltanto oggetti di cura e di tutela. A tal fine necessario che in ogni aspetto della legislazione che riguarda queste persone venga prevista e regolamentata la possibilit della espressione di un loro esplicito parere sul procedimento in atto, che questo parere sia reso il pi possibile vincolante, e che comunque siano rese pi agevoli le procedure di ricorso e opposizione in via giurisdizionale. ENIL ED ENIL ITALIA Affinch le idee e le proposte descritte in questo manifesto abbiano qualche possibilit di realizzazione necessario che le persone con disabilit divengano pi abili e pi determinate. necessario che queste persone costituiscano una vasta rete di interessi e idealit comuni, evitando di dividersi fra chi ha diverse disabilit. Costruire confini ha sino ad oggi comportato lessere deboli e

spesso in lotta gli uni contro gli altri, nellillusione di riuscire ad afferrare una briciola in pi. Per riuscire a realizzare questo cambiamento della realt occorre invece trovare la forza e lintelligenza per divenire una voce ineludibile per chi detiene il potere. Occorre essere, tutti e ciascuno, operosi costruttori del proprio destino e nello stesso tempo, tutti e ciascuno, operosi costruttori del destino di tutti. Grazie al lavoro dei consiglieri alla pari, ciascuno pu essere messo in grado di raggiungere alcuni risultati. Inoltre un efficace coordinamento delle attivit di gestione dei servizi pu essere raggiunto con lautoorganizzazione e proponendosi, rispetto agli enti pubblici e alle istituzioni, quali pi oculati e pi interessati imprenditori poich un utilizzo ottimale del pubblico denaro speso per i servizi che sono indispensabili alle persone con disabilit non pu che rendere a queste persone la vita pi semplice. Queste sono le tre scommesse che hanno portato alla nascita di ENIL: la prima sul fatto che le persone con disabilit siano consapevoli di non essere libere, e che siano desiderose di esserlo; la seconda sulle capacit attuali o anche solo latenti che ciascuna persona con disabilit ha; la terza sulla disponibilit ad usare ed affinare queste capacit per una lotta comune. Tutto questo si pu sintetizzare in una grande esigenza di libert mutuata in un grande movimento di affermazione della libert. ENIL nata nellaprile del 1989 a Strasburgo. Nel suo ambito, nel 1991, stata costituita ENIL Italia. Idee in divenire: ENIL propone idee che devono poi concretizzarsi nelle diverse realt europee, ciascuna con la sua specificit, la sua cultura, il suo particolare modello di societ. Quindi ENIL non impone scelte e modelli validi per tutti, ma favorisce il dibattito e diffonde soluzioni ed esperienze gi consolidate al fine di consentirne ladattabilit alle diverse situazioni. ENIL intende essere strumento per costruire insieme gli strumenti grazie ai quali ogni persona con disabilit potr cercare la sua particolare via alla felicit, e costruire in libert la propria vita.

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Disabilit: bisogno o diritti

di Laura VALSECCHI* e Walter FOSSATI*


Qualunque persona in qualunque momento della vita pu avere una condizione di salute che determina una pi o meno grave disabilit, aggravata da un ambiente inaccessibile diventa emarginazione, solitudine, diventa grave disagio. E ormai concezione abbastanza sviluppata, ma sicuramente non diffusa, che la disabilit sia insita nella nostra organizzazione sociale, riguardi tutta la popolazione e sia dipendente da numerosi fattori sociali, ambientali che determinano le condizioni di vita e di disagio. Una discreta parte di cittadini/e coinvolta nella disabilit, con conseguenze gravi sia sulla propria salute che nelle condizioni generali di vita. Laumento delle malattie a carattere vascolare, tumorale e neurologico incide sia sulla popolazione giovane-adulta sia su quella anziana. Gli infortuni sul lavoro e gli incidenti ambientali (della strada, domestici, ecc.) sono aumentati causando gravi condizioni di dipendenza e di disabilit fisica e cognitiva. Allinterno degli infortuni sul lavoro vengono colpite fasce di popolazione straniera che partono gi da condizioni di povert e di emarginazione. Linnalzamento dellet crea una presenza numericamente alta di persone anziane sole e con diversi problemi dello stato di salute, fino alla condizione di non autosufficienza. Disagio giovanile, povert, mancanza di lavoro sono fonte di ulteriori difficolt che si manifestano nelle persone in modo diverso e problematico. La presa in carico di queste persone e di tutti i bisogni espressi entra in un contesto che non pu non vedere una molteplicit di risposte sanitarie e sociali. Esse devono essere unitarie e si devono avvalere di pi risorse, di pi strutture e soprattutto di professionisti con competenze specifiche, adeguatamente preparati, capaci di svolgere un lavoro in equipe. Prima di entrare in ulteriori approfondimenti doveroso fare un richiamo alla prevenzione, perch proprio attraverso una ricerca delle cause delle malattie e degli infortuni, che si pu ridurre linsorgenza delle differenti disabilit. E necessario quindi investire sulla prevenzione e organizzare una serie di servizi e interventi. Come la ormai molto vecchia Riforma Sanitaria, la Legge n 833 del 1978, andata nel dimenticatoio generale, cos gli articoli che riguardavano lattivazione di servizi allinterno dei luoghi di lavoro e nel territorio, preposti alla prevenzione di rischi e danni legati a quei luoghi e allambiente, sono dimenticati e persi completamente. PREVENZIONE PRIMARIA-A LIVELLO COLLETTIVO La legge 833/78, Art.20, precisava che le attivit di prevenzione comprendono la individuazione, laccertamento e il controllo dei fattori di nocivit, pericolosit e deterioramento negli ambienti di vita e di lavoro. Gli interventi a questo livello devono essere attivati dagli enti pubblici, competenti, coinvolgendo tutte le forze sociali. Con la Legge n 833/1978 era stata introdotta la medicina preventiva: passaggio dalla cosiddetta medicina di attesa ad una medicina di iniziativa con check-up mirati

*Medicina Democratica, Sezione di Milano e provincia.

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a) GRUPPI A RISCHIO b) INDIVIDUI SINGOLI (visite al paziente asintomatico). Oltre naturalmente alla realizzazione di servizi territoriali, quali i consultori e di medicina nei luoghi di lavoro i quali avevano il compito di sviluppare anche campagne di informazione e di educazione. Oggi, allinterno delle ASL, nel territorio, nella medicina di base, nei luoghi di lavoro, questi concetti si sono molto modificati e, nonostante che le capacit professionali siano molto migliorate, non vi una organizzazione adeguata che possa rispondere alla definizione di medicina preventiva, come la si intendeva con la Riforma Sanitaria del 1978. I DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILIT Il riconoscimento dei bisogni e delle difficolt delle persone che si trovano in condizioni di disabilit devono essere riconosciuti come diritti. Diritto alle cure sanitarie Diritto allassistenza sociale Diritto allo studio Diritto al lavoro Diritto allautodeterminazione Diritto di partecipazione alla vita Diritto alla comunicazione Diritto allaccessibilit dalla Dichiarazione di Madrid NIENTE SU DI NOI SENZA DI NOI Lanno 2003, attraverso la Dichiarazione di Madrid, d alle persone disabili, alle loro famiglie, ai loro rappresentanti e alle loro associazioni, lopportunit di stabilire un obiettivo politico e sociale nuovo ed esteso a tutti i livelli, per coinvolgere i governi ed impegnarli al dialogo, a prendere decisioni e a proseguire nella parit e nellintegrazione. La partecipazione non deve essere limitata allo scambio di informazioni o allaccettazione di decisioni gi prese. A tutti i livelli del processo, invece, i Governi dovranno stabilire dei meccanismi precisi per la concertazione ed il dialogo, che permettano alle

persone disabili attraverso le loro organizzazioni di contribuire alla pianificazione, applicazione, supervisione e valutazione di tutte le attivit. LA DICHIARAZIONE DI MADRID Il pensiero delle Associazioni delle Persone con Disabilit pu essere descritto come una contrapposizione tra nuova e vecchia concenzione: a) Non pi persone disabili come oggetto di compassione - ma persone aventi dei diritti. b) Non pi persone disabili come ammalati - ma cittadini e consumatori indipendenti. c) Non pi professionisti che prendono le decisioni per conto delle persone disabili ma decisioni e responsabilit prese autonomamente dalle persone disabili e dalle loro organizzazioni. d) Non pi attenzione alle minorazioni meramente individuali - ma leliminazione delle barriere, la revisione delle norme sociali, delle politiche, delle culture e la promozione di un ambiente accessibile capace di dare sostegno. e) Non pi labitudine di etichettare le persone disabili come dipendenti dagli altri o inoccupabili - ma enfasi sulle loro capacit e inserimento di misure attive di sostegno. f) Non pi scelte politiche ed economiche concepite per il beneficio di pochi - ma un mondo flessibile progettato ad uso di molti. g) Non pi segregazioni inutili nellambito educativo, lavorativo e nelle altre sfere della vita - ma integrazione delle persone disabili nelle strutture normali. h) Non pi la politica per le persone disabili come materia di competenza soltanto dei ministeri speciali - ma una politica per le persone disabili che sia responsabilit di tutto il governo. Una forte collaborazione tra Governi nazionali, regionali, comunali e le organizzazioni delle persone con disabilit il requisito fondamentale per progredire nel modo pi efficace verso luguaglianza e le pari opportunit nella partecipazione sociale. MANIFESTO PER LA VITA INDIPENDENTE Vita Indipendente poter vivere come

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chiunque altro: avere la possibilit di prendere decisioni riguardanti la propria vita e la capacit di svolgere attivit di propria scelta, con le limitazioni che hanno le persone senza disabilit. Vita Indipendente ha a che fare con lautodeterminazione. il diritto e lopportunit di perseguire libere scelte ed la libert di sbagliare e di imparare dai propri errori, esattamente come le persone che non hanno disabilit. Vita Indipendente riguarda soprattutto le persone con disabilit, tuttavia chi la persegue sa che attorno a ogni persona con disabilit che sia libera, si aprono spazi di libert per madri, padri, fratelli, sorelle, figli, figlie, mogli, mariti, compagne, compagni, amiche, amici con esse in relazione. CONVENZIONE ONU La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilit, adottata da 192 paesi, firmata da 126 e ratificata da 49, entrata in vigore il 3 maggio 2008. Quattro anni di trattative, scritta insieme alle associazioni e organizzazioni del settore, la Convenzione colma una lacuna del diritto internazionale e tratteggia nel dettaglio i diritti di cui godono le persone disabili, chiedendo quel cambiamento di atteggiamento da parte della societ, indispensabile per garantire ad essi il raggiungimento della piena uguaglianza. LUnione Europea ha ufficialmente ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilit: questo atto rappresenta un importante cambiamento di politica al fine di far rispettare i diritti umani a tutti gli europei e porre la disabilit in cima allagenda dei diritti umani. Yannis Vardakastanis, Presidente del Forum Europeo sulla Disabilit, ha sottolineato che: LUnione Europea non solo ha fatto un importante passo nella sua storia, ma sta anche inviando un segnale positivo ai suoi Stati membri che non hanno ancora ratificato la Convenzione: giunto il momento di impegnarsi per i diritti delle persone con disabilit. NellUnione Europea, pi di 80 milioni di persone hanno una disabilit, rappresentando il 15% dei residenti provenienti da 27

paesi. Tutte le istituzioni dellUnione Europea dovranno sostenere i valori della Convenzione ONU in tutte le politiche di loro competenza: dal trasporto al lavoro e dallinformazione e tecnologie per la comunicazione alla cooperazione allo sviluppo. Questo significa anche che dovranno rendere accessibili a tutti i propri edifici, gli impieghi e la politica di comunicazione. Il Forum Europeo sulla Disabilit (EDF) lorganizzazione ombrello che rappresenta gli interessi di 80 milioni di persone con disabilit in Europa. La missione di EDF quella di garantire alle persone disabili il

pieno accesso ai diritti fondamentali e umani attraverso il loro coinvolgimento attivo nello sviluppo e nellattuazione della politica in Europa. EDF membro della Piattaforma Sociale e lavora a stretto contatto per le istituzioni europee, il Consiglio dEuropa e le Nazioni Unite. LA CONVENZIONE ONU RATIFICATA IN ITALIA La legge 3 marzo 2009, n. 18 ha ratificato la Convenzione di New York del 13 dicembre 2006 sui diritti delle persone con disabilit. La giurisprudenza ha gi sottolineato che la Convenzione si basa sulla valorizzazione della dignit intrinseca, dellautonomia individuale e dellindipendenza della persona disabile. Sul punto sufficiente ricordare che lart. 3 della Convenzione, dopo avere considerato nel preambolo, tra laltro, che la maggior parte delle persone con disabilit vive in condizioni di povert, con conseguente necessit di affrontare limpatto negativo

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sulle persone con disabilit, individua come principi generali il rispetto per la dignit intrinseca, lautonomia individuale, compresa la libert di compiere le proprie scelte, e lindipendenza delle persone con disabilit. In tale contesto significativo che, in relazione al diritto alla salute delle persone disabili, lart. 25 stabilisca che gli stati membri adottano tutte le misure adeguate a garantire loro laccesso a servizi sanitari che tengano conto delle specifiche differenze di genere, inclusi i servizi di riabilitazione. In particolare, gli Stati Parti devono fornire alle persone con disabilit servizi sanitari gratuiti o a costi accessibili, che coprano la stessa variet e che siano della stessa qualit dei servizi e programmi sanitari forniti alle altre persone, compresi i servizi sanitari nella sfera della salute sessuale e riproduttiva e i programmi di salute pubblica destinati alla popolazione. Quindi, la Convenzione impone di tutelare i diritti del soggetto disabile, anche in ambito sanitario, valorizzando la sua dignit intrinseca, la sua autonomia individuale ed indipendenza, anche quando egli individualmente considerato versa in precarie condizioni economiche. Insomma, la disciplina internazionale impone agli Stati aderenti un dovere di solidariet nei confronti delle persone con disabilit, in linea con i principi costituzionali di uguaglianza e di tutela della dignit della persona, che nel settore specifico rendono doveroso valorizzare la persona disabile di per s, come soggetto autonomo, a prescinFigura 1.

dere dal contesto familiare in cui collocato, anche se ci pu comportare un aggravio economico per gli enti pubblici. (Cfr. TAR per la Lombardia, sentenza n.01487/2010, del 21 gennaio 2010). ANALISI DELLA SITUAZIONE ATTUALE I provvedimenti del Governo Monti, come i precedenti, sono stati socialmente iniqui, colpendo le classi a basso e medio reddito e non toccando i privilegi e le ricchezze. Sono state tolte risorse alle politiche sociali, rendendo il paese ancora pi indifeso, aggravando le condizioni dovute alla crisi. Inoltre, misure come la social card, il bonus beb, il credito per i nuovi nati, le una tantum per i precari licenziati evidenziano lidea compassionevole e residuale che questo governo ha del welfare. In proposito si veda il grafico di Figura 1. che segue. Come possibile osservare la riduzione degli stanziamenti davvero notevole e in alcuni casi come quello del fondo per la non autosufficienza assistiamo ad un vero e proprio azzeramento di risorse. Molte le misure approvate per diminuire le prestazioni economico-sociali a favore delle persone con disabilit, e per contenere al massimo laumento della spesa assistenziale. LINPS, infatti, ha voluto incidere pesantemente e negativamente anche sulle indennit di invalidit, di frequenza e di accompagnamento, che oggi, alla luce dei tagli sopra riportati, avrebbero potuto ancora rap-

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presentare una forma di sostegno economico da parte dello Stato per quella categoria di soggetti che versano in condizione di fragilit. Laspetto che desta maggiore preoccupazione che, con la scusa della lotta ai falsi invalidi, lINPS sta di fatto procedendo al taglio indiscriminato delle pensioni dinvalidit, delle indennit mensili di frequenza e delle indennit di accompagnamento, anche nei confronti di coloro che sono nel pieno diritto di goderne. Moltissimi cittadini devono attendere tempi insostenibili per il riconoscimento della invalidit civile e delle indennit correlate, a causa dellinefficienza delle procedure informatiche e della moltiplicazione dei passaggi burocratici; sono obbligati ad ulteriori accertamenti in contrasto con gli obiettivi di semplificazione e di rispetto della dignit della persona, sono costretti ad attendere a lungo i verbali degli accertamenti sanitari e a fare i conti con procedure di pagamento bloccate da tempo e, in generale, incontrano numerosi ostacoli allesercizio del diritto di accesso alle indennit. Questioni queste sollevate e riconosciute anche dallAssociazione Nazionale Medici INPS, con una lettera indirizzata ai vertici dellIstituto. In ambito locale sono i comuni i principali attori del welfare, considerato che proprio a questo livello di governo sono riconosciute le principali competenze organizzative e gestionali dei servizi di carattere sociale. Ci che caratterizza lintervento dei municipi rispetto al resto degli interventi di welfare che lassistenza a livello locale si esplica prevalentemente attraverso lerogazione di servizi, piuttosto che tramite trasferimenti monetari. I servizi sociali dei comuni includono un ampio ventaglio di interventi che si rivolgono a varie categoria di utenza, tra i quali, le voci pi rilevanti in termini di assorbimento di risorse sono i servizi per la famiglia e minori (40,3% delle risorse, prevalentemente dedicate a servizi socio-educativi per la prima infanzia) seguiti da quelli per gli anziani (21,2%) e per le persone con disabilit (21,1%). Limpegno dei comuni si estende anche agli interventi di sostegno alla povert e alle-

sclusione sociale, al disagio degli adulti e ai senza fissa dimora, voci che complessivamente pesano il 7,7% sulla spesa sociale (Elaborazione su dati Istat, 2011a). Gli interventi dei comuni in campo sociale hanno origini antiche ma hanno trovato un riordino e una sistematizzazione concettuale nella riforma del settore di inizio secolo (L.328/2000). Per dare unidea delle dimensioni del comparto in oggetto, osserviamone lincidenza sul Pil: oggi, il welfare municipale costituisce una variabile modesta rispetto alleconomia nazionale (0,42% del Pil). Il peso

rispetto al reddito nazionale lievemente aumentato rispetto a qualche anno fa (0,39% nel 2003), proseguendo una lenta tendenza allespansione gi in corso alla fine degli anni 90 (La Commissione Onofri stimava per il 1995 unincidenza di meno dello 0,3% del Pil). (Tratto dal Libro nero sul welfare italiano a cura di Sbilanciamoci e I diritti alzano la voce- Come il governo italiano - con le manovre economico-finanziarie e la legge delega fiscale e assistenziale - sta distruggendo le politiche sociali e azzerando la spesa per i diritti). LA FASE ATTUALE Il biennio 2010-2011 si contraddistingue innanzi tutto per una netta riduzione del finanziamento statale alle politiche sociali. Le risorse distribuite alle regioni dal FNPS (Fondo Nazionale per le Politiche Sociali) nel 2011 sono solo un terzo di quelle del 2009 e, per di pi, le leggi di stabilit scelgono di non rifinanziare quelle politiche settoriali avviate a fine decennio (Fondo

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Famiglia-Nidi, Fondo Non Autosufficienza). Le persone con grave disabilit e le persone anziane non autosufficienti spendono di tasca propria per garantire lassistenza di cui necessitano. I Comuni provvedono con una scarsissima risorsa che il S.A.D. (Servizio Assistenza Domiciliare), dedicandovi scarsissime risorse. Mentre lA.D.I. (Assistenza Domiciliare Integrata) erogata dalle A.S.L.. In linea generale, quel poco di ci che viene erogato a domicilio dai Comuni rivolto alla logistica ambientale: pulizia dellam-

(Residenze Sanitarie per Disabili), strutture che garantiscono la sopravvivenza con rette a carico della persona e con minimi contributi comunali, valutati sempre sullISEE della persona e del nucleo familiare; per le persone anziane non autosufficienti: lassistenza quasi sempre a carico della famiglia, con lintroduzione di caregiver a pagamento privato, inserimento in centri diurni, a pagamento, oltre allassistenza di un caregiver privato spesso viene condizionato il ricovero in strutture, quali le RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali), dove la persona paga tantissimo, con scarsi contributi comunali (solo per redditi bassissimi) per avere una assistenza di minima. Il quadro che si evidenzia quello di una gestione privata ed autonoma dei bisogni, non certo di avere una garanzia di risposte adeguate, nel rispetto della persona e nel rispetto dei Diritti della Persona. MEDICINA RIABILITATIVA Il capitolo della Riabilitazione nel nostro Paese un capitolo ancora molto dolente. Lorganizzazione sulla quale essa poggia soprattutto unorganizzazione privata, al pi privata-convenzionata. Inoltre il concetto di riabilitazione ancora molto legato allespletamento di cicli di fisioterapia con obiettivi di rieducazione motoria molto limitati. La riabilitazione intesa come recupero della persona in senso globale (risposta ai bisogni assistenziali e sanitari, riorganizzazione del domicilio attraverso modifiche ambientali e introduzione di ausili tecnici e tecnologici, ricerca delle possibilit professionali e lavorative, inclusione sociale e familiare, trasporti e mobilit, ecc.) non ancora molto diffusa e quindi ancora meno supportata da servizi riabilitativi con questa complessit di intervento. Anche nel recente Piano di Indirizzo sulla Riabilitazione del Ministero della Salute (approvato nel Febbraio 2011) sono stati dimenticati alcuni obiettivi riabilitativi importanti, quali: - la condivisione del progetto riabilitativo, sin dal momento della sua definizione, con la persona coinvolta, la sua famiglia e il caregiver; - la necessit di un progetto riabilitativo condiviso da una equipe multiprofessionale;

biente, pasti a domicilio, servizio di lavanderia con limpiego di personale con qualifica di A.S.A. (Assistente Socio Assistenziale). Il servizio comunale, con limpiego dellO.S.S. (Operatore Socio Sanitario) interviene anche per aiutare la persona a lavarsi, vestirsi, a mangiare. Negli ultimi anni questi Servizi hanno subito delle riduzioni (v. Grafico di Figura 1 sul finanziamento della spesa sociale) e spesso le persone con disabilit o anziane non autosufficienti sono state lasciate senza laiuto necessario, senza riuscire a sviluppare un adeguato progetto di vita. La conseguenza stata ed la seguente: per le persone con gravi disabilit: la maggior parte degli aiuti grava sulla famiglia e il livello di integrazione molto basso, linserimento professionale quasi azzerato alcuni, con molte difficolt, si pagano un caregiver che si affianca alla persona nelle 24 ore garantendo la possibilit di svolgere attivit professionale e di socializzazione altri sono costretti allinserimento in RSD

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- un adeguato sviluppo di servizi territoriali atti a rispondere alle diverse esigenze curative-assistenziali-riabilitative, ivi compresi gli aspetti sociali e psicologici, di molta parte della popolazione che oggi vive condizioni di disabilit temporanea, permanente, degenerativa e legata allinvecchiamento e allallungamento della vita; - lo sviluppo di una rete assistenziale-riabilitativa per le persone anziane; - lo sviluppo omogeneo del progetto riabilitativo in tutto il Paese. Questi sono solo alcuni punti importanti che sono stati riportati da diverse associazioni nazionali, chiedendo di ridiscutere il Piano di Indirizzo (senza ottenere ascolto) e richiamando le vecchie, e ancora valide, Linee Guida per la Riabilitazione del 1998, allinterno delle quali si trovano alcuni capisaldi fondamentali. Infatti nelle Linee Guida del 1998 viene espresso che la riabilitazione un processo di soluzione dei problemi e di educazione nel corso del quale si porta una persona a raggiungere il miglior livello di vita possibile sul piano fisico, funzionale, sociale ed emozionale. Il processo riabilitativo coinvolge anche la famiglia del soggetto e quanti sono a lui vicini. Di conseguenza, il processo riabilitativo riguarda, oltre che aspetti strettamente clinici anche aspetti psicologici e sociali. Per raggiungere un buon livello di efficacia qualsiasi progetto di riabilitazione, per ogni individuo, deve essere mirato su obiettivi plurimi, programmati in maniera ordinata, perch lautonomia raggiungibile nei diversi ambiti possa tradursi in autonomia della persona e nella miglior qualit di vita. Allinterno delle Linee Guida del 1998 vengono introdotti due strumenti organizzativi definiti Progetto Riabilitativo Individuale e Programma Riabilitativo. Il Progetto Riabilitativo Individuale considera in maniera globale i bisogni, le preferenze del paziente (e/o dei suoi familiari), le abilit residue e recuperabili, i fattori ambientali e personali. Riconosce limportanza dellequipe multiprofessionale e definisce attraverso lequipe stessa, gli obiettivi a breve, medio e lungo termine, i tempi previsti, le azioni da predisporre per ottenere i risultati soprattutto in termini di inclusione sociale.

La situazione attuale e futura (salvo ripensamenti) oggi pu essere letta nelle Regole di Sistema regionali, allinterno delle quali le indicazioni per la realizzazione di strutture riabilitative adeguate subordinata al contenimento della spesa, alla riduzione della degenza e alla trasformazione dei reparti riabilitativi (acuti e sub-acuti), allinterno dei quali poco o nulla verr garantito come Progetto Riabilitativo Individuale. Attualmente la riabilitazione per le persone con disabilit e per le persone anziane viene svolta allinterno delle seguenti strutture: - in acuto nelle strutture sanitarie ospedalie-

re (Medicina, Ortopedia, Neurologia, Reparto Cure Intensive, Unit Comi, Stroke Unit, Oncologica, Cardiologia, Unit Spinale); - in sub acuto nelle strutture sanitarie ospedaliere pubbliche e private/convenzionate con reparti di lungodegenza riabilitativa (Medicina Riabilitativa, General Geriatrica, Reparto di Cure Intermedie, Unit Comi, Unit Spinale, Cardiologia Riabilitativa); - ambulatori territoriali dellASL per fasi successive alle dimissioni. Allo stato attuale la riabilitazione viene svolta da: - Aziende ospedaliere; - ASL; - Case di cura convenzionate; - Fondazioni/Associazioni (Don Gnocchi, Don Orione, La Nostra Famiglia, Fondazione Maugeri, San Raffaele, ecc.). La maggior parte dei posti letto e dei servizi riabilitativi privata, spesso convenzionata, ma privata. Attualmente sono stati realizzati diversi reparti definiti general geriatrica e cure intermedie, spesso gestiti da coopera-

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tive private, deputate ad una riabilitazione di minima per persone (per lo pi anziane) che hanno bisogno di cure riabilitative importanti. In questi reparti infatti vi un DRG minimo che permette un periodo di ricovero di 30-40 giorni e un minimo di cure riabilitative, senza alcun lavoro in equipe multiprofessionale e senza alcun Progetto Riabilitativo Individuale per la persona, nonostante la grave condizione di disabilit. CHE FARE? Ricreare un movimento tra le associazioni e gli operatori della sanit e del territorio per rivedere i seguenti temi: - Invalidit; - Meccanismi per il riconoscimento dello stato di invalidit; - Falsi invalidi e controlli; - Mantenimento dellindennit di accompagnamento;

- ISEE individuale; - Diritti per gli anziani; - Fornitura degli ausili; - Medicina preventiva; - Studi epidemiologici e registri regionali e nazionali delle principali cause della disabilit; - Educazione e formazione; Medicina riabilitativa: - Linee Guida Nazionali per la Medicina Riabilitativa, ivi compreso il Progetto Riabilitativo Individuale e lEquipe multiprofessionale; - Mappatura delle realt riabilitative esistenti e dei principali DRG in uso; - Ruolo del territorio; - Inclusione sociale e professionale; - Vita indipendente e autodeterminazione; - Assistenza domiciliare; - Progetto Individuale (L.162/92 e L 328/00); - Il diritto al lavoro e la L. 68/99.

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Il progetto di nuove residenzialit: la Casa di Gabriella


di Beppe BANCHI*
INTERVENTO SVOLTO DURANTE LA CONSULTAZIONE SUL NUOVO PIANO SOCIO-SANITARIO PRESSO LA COMPETENTE COMMISSIONE DELLA REGIONE TOSCANA Buongiorno, sono Beppe Banchi, parlo a nome di Medicina Democratica e dellAssociazione Toscana Paraplegici onlus. Per questa consultazione sul nuovo piano sociosanitario regionale integrato cercher di essere pi conciso possibile e di limitare il mio intervento ad un unico punto specifico che riguarda le persone para e tetraplegiche divenute tali a seguito di lesioni midollari. La Regione Toscana si gi dotata, presso lAOU di Careggi di una struttura come lUnit Spinale Unipolare, che una delle poche realt rivolte alla cura e riabilitazione delle persone con lesione midollare presenti nel nostro Paese. La realizzazione di queste Unit Spinali Unipolari ha consentito che la vita media delle persone con lesione midollare sia aumentata fino ad avvicinarsi a quella media dei cittadini italiani. Nel Piano Sociosanitario Regionale sono per ancora carenti, a nostro avviso, strutture che possano sopperire ai loro bisogni quando, con il sopraggiungere dellet segnata spesso dallinsorgere di patologie, non sono pi in grado di far fronte alle esigenze della vita quotidiana ed a cui la famiglia non pi in grado di dare adeguato sostegno a causa della sua evoluzione e dispersione dei vari componenti con la sua progressiva riduzione numerica. I rischi che si pongono attualmente sono quelli di dover rimanere sole o a carico dei partners, che a loro volta non sono pi in grado, per le stesse ragioni, di sostenerle. Queste esigenze e bisogni richiedono lintervento di personale sanitario specializzato che pu essere fornito dallUnit Spinale Uniplare soltanto, per quanto attiene laspetto sanitario e deve poter essere disponibile al bisogno per tutto il corso delle 24 ore e per tutti i giorni della settimana. Si ritiene quindi necessario realizzare residenzialit nuove che consentano a questi soggetti, da soli o insieme ai loro partners, di poter disporre di quanto necessita per il mantenimento delle migliori condizioni fisiche, realizzabili soltanto come si detto, con la stretta vicinanza dellUnit Spinale Unipolare di riferimento ed al contempo fornite di una adeguata condizione di socialit. Firenze caratterizzata da una situazione peculiare ed eccezionale legata alla stretta vicinanza dellUnit Spinale Unipolare dellAOU di Careggi ad un terreno di propriet INAIL, in cui pu essere data adeguata risposta alle diverse esigenze e bisogni, costituendo in tal modo un progetto pilota che altre realt regionali possono assumere come utile riferimento. La cosa quindi che richiediamo come Associazioni che la programmazione regionale, a partire da questo stesso piano regionale sociosanitario integrato, dia una risposta, anche in termini iniziali di un progetto pilota, a questo specifico bisogno assistenziale. In questo senso esiste gi un lavoro progettuale, elaborato dalle nostre associazioni in collaborazione con uno specifico Gruppo di lavoro multidisciplinare, basato anche su esperienze simili gi realizzate

*Medicina Democratica, Sezione di Firenze e Associazione Toscana Paraplegici onlus. FOTO: Adrian Sajko 2011, Fanny Di Cara 1978

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(Passirana di Rho, Spilimbergo, Monte Catone, Nottwill, altre realt), che gi stato presentato allAssessorato alla Sanit regionale, alla Direzione Generale dellAOU di Careggi, alla dirigenza della Agenzia Regionale per il medulloleso, allINAIL regionale, denominato Casa Gabriella, di cui consegnamo copia alla vostra Commissione. In sintesi il progetto per ora elaborato, prevede essenzialmente: la realizzazione di miniappartamenti per le persone para o tetraplegiche, da sole o con la/il proprio partner, non del tutto in grado di accudire le proprie necessit e quelle dallaltra/o per sopraggiunta anzianit e/o patologie, di cui si valuta per Firenze e Provincia un numero di 8-10 unit abitative; 2-3 nuclei residenziali per presenze temporanee, per la durata di due/tre mesi; 1-2 stanze attrezzate per il life-bridge per chi vicino alle dimissioni dallUnit Spinale (U.S.) e deve acquisire autonomia, da soli o con i propri partners; 2- 3 stanze tipo alloggio per pazienti in day hospital con accompagnatori; spazi comuni come mensa, per incontri e ricreativi per i pazienti ospiti e per il personale di assistenza; centro studi, incontri e scambio di esperienze e documentazione per le persone con para e tetraplegia, anche a livello internazionale, riprendendo anche lesperienza maturata con il CIVIC di Marina di Grosseto. Figura 1. La casa attuale di Gabriella

Tutto questo deve potersi caratterizzare pi con laspetto di un villaggio che di una istituzione ed essere inserito in un contesto che preveda la possibile realizzazione di strutture e servizi attualmente assenti o carenti nellattuale area limitata dellU.S, e deve potersi caratterizzare con spazi esterni nel verde per attivit ludiche ed utili allo sviluppo e mantenimento dei propri livelli di autonomia. Questo progetto, potr, tra laltro, sicuramente contribuire al risparmio della spesa sanitaria regionale perch eviter tutti quei ricoveri (impropri) che si sono resi e si rendono necessari per la mancanza di queste strutture e servizi di supporto. Infine grazie per lopportunit che ci stata fornita. CASA GABRIELLA A FIRENZE, UNOPPORTUNIT INTERNAZIONALE PER IL SUPERAMENTO DELLE BARRIERE Firenze per lItalia ha il vanto di aver visto realizzare la prima Unit Spinale Unipolare. Unit Spinale ed Unipolare denota gi una realt importante. Nel nostro caso parte integrante dellAgenzia Regionale per le Lesioni Midollari. La Casa di Gabriella, attuale, si trova proprio prospiciente questa Unit Spinale. Questo non avvenuto per caso. Era proprio andando a fare le riunioni al CTO con i suoi compagni para e tetraplegici per la realizzazione di questa Unit Spinale che Gabriella, donna che ha convissuto fino

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dallet infantile con la sua paraplegia, vedeva questa casa colonica, allora inutilizzata e semidiroccata, con il terreno intorno incolto e abbandonato, attraverso un cancello arrugginito sempre chiuso da una catena con lucchetto.(V. Figura 2) Questa casa, di propriet INAIL, come si venne a sapere, era stata acquisita negli anni 50 per farne un convalescenziario del CTO, poi abbandonata e allepoca, 1978, messa in vendita cos comera (v. Nota A). LUnit Spinale per cui lottavano avrebbe potuto curare e mantenere in vita, poi per ci voleva una casa adatta in cui poterci vivere, e fino ad allora Gabriella case adatte non ne aveva trovate, neanche dopo il Figura 2. Comera nel 1978

suo matrimonio. In questa casa abbandonata, forse, si potevano abbattere le barriere e raggiungere lautonomia. Fu richiesta in affitto perch i mutui bancari dovevano servire per ricostruirla, dal tetto in gi. Altre risorse economiche non erano disponibili perch esaurite per la lunga permanenza per cure e studio in Inghilterra. Questa casa rappresentava molto soprattutto per Gabriella, come lei stessa descrive in un articolo in un libro, pubblicato nel 1978 da Medicina Democratica (v. Nota B). Nel tempo questo si realizzato, la casa stata tutta ristrutturata ed adattata ed il terreno circostante bonificato, da parte di Gabriella e la sua famiglia senza alcun con-

Nota A

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tributo da parte dellEnte proprietario ne di altri Enti ed ha ospitato molte riunioni ed incontri poich il progetto della realizzazione dellUnit Spinale andava avanti. Viene fondata lAssociazione Toscana Paraplegici e ne ospita le prime riunioni (v. Figura 3), sede di riunioni per la Vita Indipendente, per lAssociazione Autismo e psicosi, per Medicina Democratica di cui ospita obiettori di coscienza, anche medici, impegnati nelle ricerche per le Unit Spinali, per le barriere architettoniche ed altro e per costituire un centro di documentazione su queste tematiche. E anche la sede di Firenze del CIVIC, Centro Internazionale vacanze ed Incontri Culturali sullHandicap, oltre ad essere stata ed essere, appunto, labitazione di Gabriella, Beppe, e fino a poco tempo fa di Adalberto, supportati da tanti amici che ne hanno consentito e consentono la migliore conNota B

duzione, sia della casa che del terreno circostante La vicinanza dellUnit spinale ha permesso in questi anni di affrontare con tempestivit anche situazioni critiche di salute che, in una persona come Gabriella, che ha dovuto affrontare i problemi della paraplegia in et precoce e in periodi in cui la patologia era meno conosciuta, si sono verificati in questi anni. Torniamo al tempo attuale ed alla cosiddetta Casa Gabriella futura, come opportunit futura di cui mi stato dato lincarico di trattare e le premesse da cui scaturisce questa richiesta. A oltre ventanni dalla realizzazione delle prime Unit Spinali la vita media delle persone con para e tetraplegia aumentata fino ad avvicinarsi a quella della media dei cittadini italiani. Il problema attuale e specifico quello

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della qualit della vita legato ai necessari servizi specialistici e sociali per lottenimento delle migliori condizioni per le necessit della vita quotidiana e per le relazioni sociali. Per le persone giovani il problema principale quello del reinserimento scolastico e lavorativo, attuato nellambito della famiglia e della propria abitazione mentre, con il sopraggiungere dellinvecchiamento la famiglia non pu pi dare adeguato sostegno a causa della sua evoluzione e dispersione dei vari componenti con la sua progressiva riduzione numerica. I rischi che si pongono per le persone anziane con para e tetraplegia sono soprattutto di rimanere sole, o dover ricorrere al ricovero in RSA, strutture assolutamente inadeguate ai bisogni particolari di queste persone, o di rimanere a carico dei partners, che a loro volta non sono pi in grado di sostenerle. Si presenta quindi la necessit di individuare esperienze di residenzialit nuove che consentano a questi soggetti, da soli o insieme ai loro partners di poter disporre di quanto necessita per il mantenimento delle migliori condizioni fisiche per una adeguata qualit di vita, condizioni che si possono attuare con maggiore sicurezza potendo avere facilitato il rapporto ed il Figura 3. Vita sociale in via Incontri

contatto con lUnit Spinale di riferimento nel proprio territorio. Tutto questo diventa ancora pi necessario quando, insieme allanzianit ed alla diminuzione delle capacit psico-fisiche che essa comporta od anche indipendentemente da questo, sopraggiungano patologie pi o meno gravi che vengano ad aggiungersi allo stato fisico dovuto alla lesione midollare stessa. La vicinanza con lUnit Spinale Unipolare, dove non si abbia soltanto la riabilitazione motoria ma invece tutto un insieme di disponibilit specialistiche (urologiche, neurologiche, internistiche, chirurgiche, ortopediche) diventa indispensabile (v. Nota C). Per quanto riguarda larea fiorentina, esiste una situazione di assoluta particolarit e per certi versi anche di eccezionalit, per realizzare tutto questo, presso, appunto, la casa attuale di Gabriella ed il terreno circostante, di propriet INAIL tuttora, che si trova, come detto prima adiacente all U.S: U. di Firenze, separato da essa da una strada secondaria di 5m. di larghezza e quindi collegabile tramite un breve sottopasso (v. Figure 4 e 5). Si ritiene quindi necessario, come Associazione Toscana Paraplegici Onlus la concreta realizzazione, in questa area adiacen-

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te allUnit Spinale, di residenzialit per persone anziane con para e tetraplegia, che possano usufruire con continuit delle prestazioni dell U.S. stessa. Oltre a questo altre strutture necessarie per il miglior funzionamento dell U.S. stessa e per favorire il miglior reinserimento sociale e lavorativo e di qualit della vita delle suddette persone, nonch un Centro Studi che favorisca incontri, scambio di esperienze, accesso alla documentazione, ricerca orientata

anche a confronti a livello internazionale, lo studio e la sperimentazione di ausili per lautonomia e per il collocamento lavorativo e un centro per la mobilit (modifiche auto, patente). Medicina Democratica onlus, organizzazione di cui, insieme a Gabriella, faccio parte, si era gi fatta portatrice di analoga proposta a livello nazionale presentandola al Convegno CNOPUS dello scorso Novembre tenutosi a Roma. Per la Toscana si

Figura 4. La unit spinale ed il muro di Via Incontri

Figura 5. Il terreno corrispondente

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costituito un gruppo di lavoro coordinato dallAssociazione Toscana Paraplegici di cui hanno fatto parte in prima persona i soggetti para e tetraplegici, i loro partners insieme ad operatori sanitari in particolare dellUnit Spinale, esperti di demotica e di ausili, architetti che gi hano lavorato su progetti affini (Fanny Di Cara, Gloria Romoli). Si ripreso anche contatto con lArch. Inglese Stephen Thorpe, da molti anni collaboratore di Medicina Democratica, esperto e consulente di numerose associazioni di persone disabili a livello internazionale e autore di numerose pubblicazioni su come rendere adatti vari ambienti di vita delle persone disabili, con il quale si sono avuti incontri diretti, che ha gi elaborato per noi uno studio di massima, attualmente allattenzione del Gruppo di Lavoro, che cercher qui di illustrare. Per poter dimensionare la consistenza del bisogno per i soggetti suddetti ci basiamo sui dati di incidenza di nuove lesioni midollari in Toscana e di presenza di persone gi stabilizzate facendo riferimento alle indagini epidemiologiche finora reaNota C

lizzate e cio indagine epidemiologica sulle lesioni midollari in Toscana a cura del dott. Sergio Aito, Firenze 1999 ed alla pi recente ricerca prodotta da ISTUD, finanziata da INAIL La composizione dellofferta socio-sanitaria per le persone con lesione midollare, 2009 (v. Nota D). Altre ricerche sono in fase di completamento e quindi torneremo sullargomento successivamente. Dalla prima ricerca sono risultate presenti in Toscana, allanno 1998, 1056 persone con lesione midollare registrate. Di queste ben 215 sono risultate di et superiore ai 65 anni. Lincidenza di nuovi casi valutata di 60-70 ogni anno per cui il numero totale sensibilmente pi alto. Attualmente, principalmente per il prolungamento in atto della durata della vita, si assiste anche al ricovero di nuovi casi di lesioni midollari in persone di et superiore agli anni 80 per le quali il livello di autonomia raggiungibile risulta inferiore e richiede sia tempi di degenza maggiori, sia maggiore bisogno di dover ricorrere alle prestazioni specialistiche nel tempo che

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soltanto lUnit Spinale Unipolare in grado di offrire facendo salvo il principio per loro, come per tutte le altre persone con lesioni pi o meno recenti che ogni medulloleso deve essere seguito presso lUnit Spinale di riferimento per tutta la durata della vita, con la possibilit di effettuare una cura in clinica e/o un controllo ed una assistenza in ambulatorio, qualunque sia la causa di origine se si verificano delle complicazioni o nel caso in cui si rendesse necessario un trattamento continuativo. (da V.Paeslack struttura e organizzazione di un centro per paraplegici). Gi la prima pubblicazione prodotta dal dott. Giulio Del Popolo nel 1988 per conto dellAssociazione Toscana Paraplegici e Medicina Democratica Unit Spinale, Storia e modelli organizzativi alla pag.10 si soffermava sullo spazio che deve essere predisposto per larea ambulatoriale e per il follow up e le visite di controllo per i pazienti esterni dove vengono eseguiti controlli semestrali e/o annuali. Partendo quindi dai problemi pi gravi ed irrisolti, come questo suddetto di persone con para e tetraplegia diventate anziane a cui possono aggiungersi situazioni di patologia, per le quali si rende necessario il rapporto con lUnit Spinale Unipolare e quindi una residenzialit adiacente ad essa che possa usufruire di una vigilanza ospedaliera continuativa pur mantenendo tutta Nota D

lautonomia possibile si richiede anche lampliamento o la realizzazione dei servizi accessori che lU.S. di Firenze, la prima realizzata in Italia, che gode prestigio anche a livello europeo, anche per lo spazio limitato di cui disponeva al suo insediamento e tutt ora, confinata tra il corpo principale del CTO, la villa Lemmi e le due vie che la circoscrivono, non ha potuto finora veder realizzato. Tutto questo confermato anche nella pubblicazione prima citata del dott. Aito dove si dice. Anche il Rapporto ISTUD gi citato riporta gi nelle pagg. iniziali (pag.15) e successivamente enfatizza la necessit che lUnit spinale Unipolare sia dotata di aree per le attivit volte al reinserimento sociale della persona con lesione midollare, devono essere predisposte stanze per la riqualificazione professionale contenenti computer, attrezzatura per laboratori di ceramica, grafica, cucina o altro, una zona a disposizione per lAssociazione di rappresentanza e supporto dellUnit Spinale, unaula cinema, la biblioteca, unarea mensa comunitaria ed una zona di soggiorno per i famigliari dei pazienti. Per quanto riguarda le attivit sportive, deve essere presente unampia palestra, una piscina, dei percorsi di addestramento alla carrozzina, un campo di pallacanestro, una pista di atletica per la corsa in carrozzina, un poligono di tiro con

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larco o altro. LUnit Spinale Unipolare rappresenta anche la struttura nella quale la persona incomincia a reimpostare e riorganizzare la propria vita famigliare, sociale e lavorativa; per questo, allinterno della stessa struttura si deve fornire anche una consulenza e un supporto relativamente alla fornitura degli ausili, alliter burocratico per la richiesta della pensione dinvalidit e di esenzione dai ticket sanitari, alladeguamento architettonico dellabitazione. Infine, allinterno delle Unit Spinali Unipolari deve essere svolta attivit di ricerca e studio, oltre che di aggiornamento per il personale medico-sanitario. In altre parti il rapporto indica che sono proprio questi servizi che fanno la differenza per determinare la qualit del perFigura 6.

corso riabilitativo offerto. La carenza di prestazioni di follow up e di visite di controllo periodiche pu comportare complicanze che, oltre a provocare danni materiali e psicologici difficilmente quantificabili ai soggetti para e tetraplegici portatori di questi diritti, pu far lievitare i tempi di durata, e quindi anche i costi, per riparare danni che verrebbero invece a ridursi con una accurata prevenzione. Pertanto, a seguito di quanto potuto emergere, sia dallesperienza dei soggetti direttamente interessati, sia dal riesame della letteratura, che riafferma la necessit di completamento dellintervento riabilitativo in senso lato durante la permanenza nellU.S.U, il Gruppo di lavoro ha formulato le proposte seguenti: - Realizzazione dei miniappartamenti per

F servizi - deposito, e per ricaricare carrozzine ecc G appartamenti - tutti i quattro tipi seguendo lo stesso modello in gruppi di tre H ascensore e sottopassaggio all'Unit Spinale J sala multi uso - tennis ecc K basket L pista per corsa e tiro con l'arco M orto, campeggio ecc N aree conservate per la natura e la vista P entrata esistente - modificata?

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le persone para o tetraplegiche da sole o con il/la proprio partner non del tutto in grado di accudire le proprie necessit e quelle dellaltro/a per sopraggiunta anzianit e/o patologie, di cui si valuta per Firenze e provincia un numero di 8-10 miniappartamenti; - 2-3 nuclei residenziali per presenze temporanee, per la durata di due/tre mesi; - 1 2 stanze attrezzate per life-bridge per chi vicino alle dimissioni dallU.S. e deve acquisire autonomia, da solo o con i propri partners; - 2 3 stanze tipo alloggio per pazienti in day hospital con accompagnatori; - Spazi comuni come mensa, spazio per incontri e ricreativi per i pazienti ospiti e per il personale di assistenza; - Allesterno dovrebbero essere realizzate le strutture per il completamento della fase riabilitativa ed il mantenimento, a carattere sportivo (tiro con larco, pista per corsa,

basket, tennis, eventualmente piscina ed il centro ausili e per la mobilit per la guida; - Centro studi, incontri e scambio di esperienze e documentazione per le persone con para e tetraplegia, anche a livello internazionale, riprendendo anche lesperienza maturata con il CIVIC di Marina di Grosseto. A questo tipo di formulazione siamo arrivati anche dopo visite ed incontri come quello di Passirana di Rho insieme a Laura Valsecchi, Pres. CNOPUS e di Spilimbergo di Manuela Cappellini. Sulla base di questo illustrer il primo progetto di massima elaborato da Stephen Thorpe e le aree su cui possa essere realizzato. Lo spazio occupato dai miniappartamenti rilevante avendo optato per configurazioni soltanto di piano terreno (v. figure 6,7,8,9 e 10). PROGETTO VIA INCONTRI Ho conosciuto la casa e il terreno da quan-

Figura 7. Parte bassa del campo spazi: E,F ,G,N

Figura 8. Spazi : M,N,L,P

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do abbiamo fatto la nostra prima visita nel 1980. E un ambiente speciale e mi sembra molto importante di conservare le sue qualit pi che sia possibile. Per me il posto di incontro al fronte della casa molto importante e lho tenuto come un elemento essenziale e centrale allo sviluppo proposto. Lo sviluppo dovrebbe essere un buon esempio di autosufficienza con tetti disegnati per installare pannelli per produrre energia solare, per attuare il riciclaggio dellacqua e la coltivazione di prodotti alimentari. Tutti i mezzi di trasporto dentro lo sviluppo dovrebbero essere azionati dallelettricit. Latmosfera dello sviluppo dovrebbe essere come un villaggio in contrasto dellistituzione che lospedale. Ho lavorato di pi dopo la mia visita e le nostre discussioni e ti mando i disegni nuovi. Come concordato, gli appartamenti dovrebbero seguire lo stesso modello, ma con la capacit e la flessibilit secondo l'abilit degli occupanti. Mostro 7 gruppi di tre appartamenti, 8 sarebbero possibili ma non di pi, quindi per un totale di 24. Quanto a spazi per lattivit sportiva mostro una sala multiuso per tennis, basket ecc. La sala deve essere coperta? Nella posizione mostrata allo stesso livello della casa esistente sar meno invadente che altrove. Ci vuole anche spazio per docce e il cambio dei vestiti. Lo spazio per la pista della corsa e il tiro con l'arco la parte piu in alto dove il terreno e' gia quasi piatto. PROGETTO VIA INCONTRI DISEGNI A002.11.03 il sito completo A002.11.04 la parte pi bassa A002.11.05 un gruppo residenziale tipico ELENCO DI ELEMENTI PRINCIPALI: A - entrata esistente di Via Incontri tenuta come entrata principale, ma allargata; B - parcheggio per tutte le macchine non elettriche; C - posto di incontro per tutti; D -la casa esistente; E - spazi comuni: mensa, cucina e incontri.

CONDUZIONE E GESTIONE Gli 8-10 mini appartamenti, (a residenza stabile e a residenza temporanea), dovrebbero essere gestiti dallAssociazione o Fondazione da costituire ad hoc, attraverso forme di vita indipendente oppure tramite cooperative di servizi secondo un protocollo definito con le persone che vi risiedono. La parte medica e infermieristica specialistica dovrebbe essere fornita dallUnit Spinale direttamente o tramite convenzione. Le 2 3 stanze, tipo alloggio, per i pazienti in day hospital con accompagnatori, insieme agli spazi e servizi relativi alle attivit ludico-sportive, costituenti la fase finale del trattamento di riabilitazione, dovrebbero essere gestiti dallUnit Spinale. Il Centro Studi e incontri opportuno che sia gestito dai para e tetraplegici tramite le proprie associazioni. Quanto detto e illustrato ci sembra possa trovare sinergie positive con gli interessi istituzionali con lente proprietario di questa area cio lINAIL a cui competono gli interventi in favore degli infortunati sul lavoro, che gi costituiscono il 18-20% delle persone con lesione midollare. Risulta che lINAIL stia riprogettando interventi a questo riguardo. Noi intanto formuleremo proposte per un progetto pilota da inserire nella rielaborazione del Piano dei Servizi Socio-Sanitari della Regione Toscana, come gi discusso nel nostro gruppo di lavoro. Alla domanda ricorrente di Gabriella ma allora, si fanno questi alberghi si spera di poter rispondere positivamente, sapendo bene cosa Lei intenda con questa definizione. GRUPPI RESIDENZIALI 1. piccolo cortile come entrata comune ai tre appartamenti; 2. entrata con spazio flessibile - carrozzina, computer, letto in emergenza ecc; 3. camera da letto con un letto matrimoniale o due singoli; 4. cortile per fornire luce naturale; 5. bagni - due, ognuno con vasca o doccia, o uno singolo per occupanti disabili pi

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gravi con bisogno di pi assistenza, personale o meccanica; 6. soggiorno; Figura 9.

7. spazio flessibile: cucina, zona pranzo, computer, personale di assistenza (camera con letto e bagno).

Figura 10.

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Capitolo III
SALUTE, SANITA, SOCIETA

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Responsabilit sociale del medico e della medicina

di Vittorio A. SIRONI*
UNA MEDICINA NON NEUTRA E UN MEDICO SOCIALMENTE IMPEGNATO Sin dalle sue origini la medicina ha messo in evidenza lesistenza di uno stretto rapporto, oltre che con la condizione umana individuale, con la dimensione collettiva sociale. Ne discendeva la necessit per il medico di tenere in debito conto, nellespletamento della pratica sanitaria, questa componente della sua arte. Lantico insegnamento di Ippocrate (460370 a.C.), fondatore di quella interpretazione razionale della medicina destinata a superare la concezione magico-religiosa allora dominante, proponeva una visione della malattia non come un episodio isolato e accidentale, ma tendeva a inquadrarlo nel contesto ambientale e sociale. Egli considerava luomo sano o malato in funzione anche del suo ambiente di vita e di lavoro: laria, il clima, le acque, elementi fondamentali delle terre mediterranee (Grecia e Italia) dove era nata e poi si era diffusa la medicina ippocratica. Era nota da tempo, per esempio, la facilit con cui chi abitava o lavorava nelle zone dove acqua e terra, mescolandosi, formavano paludi, che originavano una cattiva aria (malaria), andava incontro a malattie febbrili sovente letali. Nel trattato De aere, aquis et locis si pu leggere che un medico che conoscesse a fondo queste condizioni [clima e temperatura, posizione e natura del terreno, condizioni sociali, ambiente di vita e di lavoro] non ignorerebbe n la malattie endemiche n quelle comuni a tutti, cosicch potrebbe curare le malattie senza incertezze ed errori, esercitando con successo larte medica. Ecco dunque esplicitamente affermata limportanza della componente geosociale nella genesi di numerose patologie e implicitamente gi evidenziato il ruolo di responsabilit sociale spettante al medico nellespletamento del suo mestiere. Furono per le calamitose pestilenze tipiche del periodo medioevale che fecero prendere coscienza che le pesti minacciavano di morte i singoli individui in quanto incombenti su tutto il popolo (cio in quanto epidemie) e che pertanto il mezzo pi efficace per difendere la salute individuale, salvando la propria vita, era quello di organizzare la difesa sanitaria di tutti, creando istituzioni e strutture di sanit pubblica. Deputati a questo compito nascevano i rinascimentali uffici di sanit, affiancati poi da altre strutture di pubblica utilit, come gli ospedali e le condotte mediche. Tra Seicento e Settecento lattenzione sanitaria si spostava sugli ambienti di lavoro: Bernardino Ramazzini (1633-1714) il primo a evidenziare le malattie legate alle condizioni e alle attivit del lavoro, sottolineando limportanza di modificare le condizioni pi pericolose per prevenire le patologie professionali. Poich nelle societ ben regolate sono state fissate delle leggi a vantaggio dei lavoratori scrive nel suo De morbis artificum diatriba altrettanto giusto che anche la medicina apporti il proprio contributo in favore e a sollievo di coloro che lo Stato si preoccupa di aiutare e che abbia cura della loro salute in modo che, per quanto possibile, possano esercitare senza pericolo lattivit a cui si sono dedicati. E la prima esplicita affermazione riguardante la responsabilit etica della medicina nei confronti delle condizioni lavorative patologiche e dalla quale emerge il

*Professore di Storia della Medicina e della Sanit. Direttore del Centro studi sulla storia del pensiero biomedico Universit degli Studi di Milano Bicocca.

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ruolo attivo che il medico deve svolgere per rimuovere queste cause sociali fonte di malattia. Tra Settecento e Ottocento sono le condizioni socio-economiche (miseria, madre delle malattie) che vengono individuate come causa o concausa di molte condizioni patologiche e perci, come tali, da rimuovere per combattere le malattie e favorire la salute. La salute diventa cos un grande problema sociale: un problema che nella seconda met dellOttocento non pu non investire, con tutta la sua drammaticit, la classe medica e la classe politica, unite insieme e attese alla prova del risorgimento sanitario del paese appena unificato. Una visione cos ideale ma, al tempo stesso, cos reale del ruolo e della responsabilit sociale delle medicina (che non mai neutra) emerge con forza dagli scritti di un modesto medico (ma grande idealista) dellalto milanese. Luigi Ripa (1820-1884) esercita la sua professione di medico condotto e ufficiale sanitario nel comune di Seregno, in Brianza, negli anni travagliati e speranzosi del dopo Unit. La microstoria di questo homo novus diventa un prisma in grado di meglio illustrare, illuminandola nei suoi dettagli, la macrostoria della sanit italiana. In tal modo la sua vicenda personale diventa monito e insegnamento per il presente. Egli fu insieme medico curante, attento ai problemi e alle esigenze dei suoi assistiti, medico sociale, convinto che la redenzione dalla miseria, dalla fame e dalla fatica fosse il primo compito della medicina comunale (questo il nome della rivista medica da lui fondata) e medico politico, persuaso che compito del medico fosse anche quello di essere la coscienza sanitaria della popolazione presso linerte mondo politico. Interprete convinto di quellutopia igienista che nellItalia delle seconda met dellOttocento mirava a realizzare una nuova civilt medica, protagonista di quel risorgimento sanitario che si prefiggeva di completare il risorgimento politico migliorando la salute della popolazione, egli dedic tutta la sua vita per dare concretezza allaspirazione di larga parte della

classe medica del tempo: Fatta lItalia bisogna fare gli italiani attraverso la loro tutela sanitaria. La sua idea di medicina sociale coincideva con lespressione delle due vocazioni intrinseche del mestiere di medico: cura degli ammalati e salvaguardia dei sani luna, necessit di incidere sulla societ per rimuovere le cause esterne delle malattie e migliorare la qualit della vita laltra. Questa socialit medica si trasformava in medicina politica con due modalit di realizzazione: individuale, attraverso la solidariet umana verso il malato, e collettiva, mediante lattuazione di un impegno civile in favore della comunit. Un insegnamento ancora pienamente moderno e attuale. Perch da tanti anni cospiravamo la cacciata dello straniero?, si chiede Luigi Ripa. E risponde: Per conquistare la indipendenza nazionale e la libert di governo. In ultima analisi per venire in possesso del benessere sociale [scacciando] la miseria, lavvilimento, la fame mai saziata, le infermit che un incongruo lavoro e la mancanza di savie previdenze igieniche procurano. Lazione politica si lega cos inevitabilmente alla pratica sanitaria: il medico non deve solo cercare di dare, curando le malattie, un benessere fisico (la salute) alluomo, ma anche, eliminando le ingiustizie, un benessere sociale (la vivibilit) allindividuo. La sanit e ligiene sono, secondo Luigi Ripa, i mezzi indispensabili per raggiungere questi fini. La sua pratica medica e la sua carica etica si completano con un grande impegno sociale: egli deve combattere non solo medicalmente contro leffetto-malattia, ma anche socialmente contro la causa-miseria. Il medico dei poveri si trasforma in medico per i poveri: risanatore del corpo, consolatore dello spirito, paladino della giustizia, attore del riscatto sociale e politico dei suoi assistiti. Il medico comunale ribadisce non che il lume della intelligenza in mezzo al buio della maggior parte dei comuni [] quegli che conosce profondamente i bisogni delle popolazioni e ha definita la sua fede politica scrivendo sulla sua bandiera: prosperamento fisico e morale delle popo-

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lazioni. Provvedere ai bisogni delle moltitudini, con pubblico e generale provvedimento, subordinato al governo delle leggi civili della vita comunitaria e della scienza afferma con convinzione , un migliorare le sorti delle classi popolari, il cui primo bisogno la salute. Sha da lavorare a migliorare quelle sorti, a correggere le ingiustizie delle condizioni sociali con istituzioni che abbiano per base la salute, la redenzione fisica e intellettuale. Contestualizzando il significato e il senso di queste parole emerge in modo evidente il richiamo allimportanza di una medicina che non solo non pu essere neutra, ma si deve addirittura schierare: non basta limpegno sociale; necessaria lazione politica. La salute dellindividuo non pu prescindere dal cambiamento della societ. Il medico nel suo ruolo pratico che lo porta a essere agente attivo di tutela della salute non pu esimersi da questa globalit dintervento: unazione in favore e in difesa delluomo che deve essere anche lelemento costitutivo primo della stessa scienza medica. Quasi un secolo dopo le affermazioni di Luigi Ripa sulla medicina del risorgimento sanitario, superati i decenni di anestesia sociale e di stasi politica causate dai totalitarismi protomesonovecenteschi, un altro medico contestatore, Giulio Alfredo Maccacaro (1924-1977), analizzando con acutezza lo stato dellarte medica, non esita a proclamare limportanza di una medicina democratica, che fondi il suo primato ponendo al centro del suo agire luomo malato. UNA MEDICINA SCHIERATA E UN MEDICO POLITICAMENTE DETERMINATO Maccacaro pensa che la medicina debba essere rinnovata. Di formazione biologo, ma diventato poi di fatto epidemiologo (dal 1966 professore di Biometria e Statistica medica nellUniversit statale di Milano), lanalisi dei dati statistici relativi alle condizioni patologiche, alla loro insorgenza e al loro trattamento che lo porta al convincimento che occorre lavorare Per una medicina da rinnovare, come

intitola una raccolta di scritti (1966-1976) su questo tema. La svolta epidemiologica di met Novecento ha evidenziato la diminuzione progressiva della patologia acuta-infettiva e la prevalenza emergente della patologia cronico-degenerativa, producendo un aumento della vita media che non un aumento della capacit di vita come egli sottolinea , ma semplicemente un aumento della sopravvivenza. In questa societ quindi per i cronici, i vecchi, gli handicappati, i sub-normali non c che il rifiuto, indice esplicito del malessere sociale

attuale, cos come lo sono le patologie emarginanti dei malati mentali e la crescente incidenza delle malattie professionali e degli infortuni sul lavoro. Lantica piaga della mortalit infantile, che aveva dominato per secoli e che restava appannaggio delle regioni economicamente pi arretrate, specularmente sostituita, nei tempi recenti dellindustrializzazione e nelle regioni economicamente avanzate, dalle morti che avvengono sul lavoro. Commenta in proposito lo storico della medicina Giorgio Cosmacini: La desolante infortunistica, ulteriormente appesantita dalla patologia da incidenti legati alla motorizzazione e al traffico, si presta a rafforzare, sul piano ideologico, uno degli stereotipi del senso comune: che la malattia e un accidente che tocca ai meno fortunati e quindi una malasorte, una vera sfortuna. Lo stereotipo viene fatto proprio dalla ideologia medica dominante ed elaborato, dice Maccacaro, in un qualche cosa che in qualche modo esonera, assolve il sistema [] La stessa ideologia crea la-

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libi della fatalit, del destino, della predestinazione, della predisposizione genetica, cio il mito del gene, cos come in passato ha creato il mito del germe. Questi cambiamenti storico-sociali ed epidemiologici impongono un rinnovamento dellassistenza, che deve essere preventiva oltre che terapeutica e riabilitativa oltre che curativa. La lotta alle malattie che pi colpiscono luomo della societ industriale scrive Maccacaro non si pu fare restando sul fondo clinico del gradiente, ma solo risalendo, quantunque faticosamente, verso la prevenzione [e] se prevenzione promozione e tutela della salute, essa non pu concludersi nellambito individuale, ma deve compiersi e muoversi in quello sociale: cio lambito di vita e di lavoro delluomo. Il problema allora quello di ribaltare le priorit delle medicina in modo che anche il medico agisca in modo diverso. Il tradizionale assetto della medicina, che prevede la priorit dei prestatori dopera (medici e docenti universitari), i quali utilizzano le strutture (ospedali, mutue) e gli strumenti (farmaci, interventi chirurgici) come fossero mezzi di loro esclusivo dominio per intervenire sugli assistiti (i malati), deve essere capovolto. La priorit non pu che essere luomo malato. Chi luomo malato? Nellideologia dominante scrive ancora al riguardo Giorgio Cosmacini la realt la malattia, non il malato. Per usare le categorie aristoteliche la malattia lessenza e il malato laccidente. Lincontro tra lui e il medico, punto focale in cui convergono tutti gli altri elementi, dovrebbe essere lincontro tra due soggetti; invece diventa quello tra un soggetto, il medico, che oggettiva laltro, il malato. La scienza medica diventa cos una scienza che rifiuta la soggettivit del malato, una scienza che cerca sempre il segno, lesame di laboratorio, il dato, la lastra radiografica, che produce quasi sempre una diagnosi anatomica o funzionale, di organo o di apparato, e quasi mai una diagnosi eziologica unificante, risalente il pi a monte possibile nella scala delle causalit e delle cure. Afferma con forza Maccacaro nel 1972 che

lunico modo di autenticare la scienza che questa corrisponda allinteresse delluomo: luomo individuale e luomo collettivo. Non pu, quindi, la scienza, operare mai contro luomo. Nel momento in cui la necessit scientifica diventa una necessit disumana, la scienza si ferma. E non me ne importa assolutamente niente se si blocca proprio secca, l per l, e non fa un passo pi avanti. Perch non ha diritto di fare un passo avanti contro luomo. Occorre dunque passare dalla malattia al malato: dallincontro tra un soggetto (medico) e un oggetto (il corpo affetto dalla malattia) allincontro tra due soggetti (un uomo in grado di aiutare con le sue conoscenze e le sue competenze tecniche un altro uomo che soffre). Bisogna transitare da una frammentazione oggettivante a ununificazione umanizzante. Maccacaro ritiene necessario modificare le mutue e gli ospedali, che svolgono solo funzioni riparative e non di prevenzione. Le une e gli altri commenta Cosmacini sono lontani dalla loro matrice originaria ideale, rispettivamente quella del mutuo soccorso operaio e dellassistenza ospitale per gli aventi bisogno. Lospedale oggi detto una fabbrica (domani sar detto azienda), e lo davvero, sia perch la logica della sua gestione come fabbrica, con gerarchia e divisione del lavoro al suo interno, prevale sulla logica di assistenza al malato [e] separa dalla societ e quindi dalla vita. Come dimostrano drammaticamente lospedale pediatrico (che separa la madre dal bambino) e lospedale psichiatrico (che esclude il malato dalla societ civile). Bisogna evitare anche il feticismo farmacologico che fa apparire i medicamenti come rimedi miracolosi delle malattie, per cui se cera un tempo in cui si diceva che un buon medico era il migliore dei farmaci, oggi si dice che un buon farmaco il migliore dei medici. Bisogna intervenire sulle cause delle malattie per rimuoverle, quando possibile. Di fronte a questa situazione occorre modificare la formazione del medico, ribaltare la logica naturalistica della Facolt di Medicina, che vede luomo come un caso particolare della natura e non come un

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caso particolare della societ, mettendo lo studente medico in contatto sin da subito con un uomo vivo (il malato) e non con un corpo morto (il cadavere) come avviene allinizio del corso di laurea in Medicina. Ci non soltanto un errore metodologico, perch oggi la morfologia non ha pi limportanza di un tempo, ma anche un errore antropologico, poich il cadavere luomo pi cosa che ci sia [] Allopposto lo studente dovrebbe poter operare medicalmente mettendosi al servizio del malato, assistendolo, parlando con lui, e percorrere in questo modo tutto larco delle esperienze della medicina. Solo agendo secondo questa logica si potr realizzare una medicina democratica, cio al servizio delluomo e del popolo, che superi la crisi della medicina capitalistica, posta solo al servizio di una economia opprimente. Una tale medicina non pu essere che schierata (dalla parte delluomo) e il medico non pu che operare in modo politicamente determinato. GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DEL MESTIERE DI MEDICO E DELLA CULTURA DELLA MEDICINA Lanalisi che attraversa due millenni di evoluzione medica e di prassi sanitaria mette bene in evidenza come la dimensione sociale e la responsabilit politica rappresentino una costante del mestiere di medico e della cultura della medicina. Anche se con fasi alternanti, questa responsabilit sociale emerge esplicitamente nei cosiddetti momenti di rottura epistemologica della medicina e durante i cambiamenti epocali della storia umana. Appaiono quando la medicina magicoreligiosa si trasforma in medicina razionale e la cultura greca contamina il mondo; si evidenziano quando da una concezione individuale della patologia si passa a una percezione collettiva della malattia correlata alle condizioni sociali e lavorative; vengono ribadite allorch la Rivoluzione Francese esalta luguaglianza degli uomini anche sul piano sanitario, intesa come possibilit per il malato alla cura e come dovere per il potere pubblico allassistenza; emergono nel processo storico risorgimentale, quando insieme allistanza politica di

riunificazione territoriale nazionale si proclama la necessit di un miglioramento medico collettivo con lo scopo di completare il risorgimento politico con un analogo risorgimento sanitario teso a migliorare la salute del popolo; riappaiono durante la contestazione studentesca (Marcuse e il movimento del 1968) e le lotte sindacali che portano allo Statuto dei lavoratori (1970) con la presa di coscienza del proprio diritto alla salute inteso come legittima opportunit di accesso alle migliori cure disponibili. Responsabilit sociale, ruolo politico, pras-

si medica centrata sul malato sono quindi condizioni intrinseche del mestiere di medico, elementi costitutivi della sua pratica sanitaria e aspetti connaturali e fondanti della sua cultura medica. Questo implica la capacit di riconoscere che la medicina, secondo le stesse parole di Maccacaro, deve essere: a) umana, nella misura in cui recuperato il colloquio perduto tra una medicina sempre pi oggettivante e una sofferenza pi soggettiva, ricomposti i frammenti di un atto medico denaturato dalla mercificazione ed dalla oblazione al potere restituisca al malato e al medico la loro integrit che li faccia essere finalmente dalla stessa parte: quella delluomo contro il potere, quella del lavoro contro il capitale; b) sociale, nel senso che sappia rivolgere e portare il suo intervento nella comunit reale in cui luomo vive, opera e realizza se stesso, senza strappare o ignorare [] queste sue radici ma riconoscendovi, anzi, la testimonianza dellassoluta inseparabilit della salute collettiva da quella individuale; c)

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collettiva, nel senso che, superando qualsiasi forma presente o imminente del sistema mutualistico burocratico, parassitario e inefficace, dichiari e realizzi lassunzione integrale da parte della collettivit partecipante del diritto di porsi con soggetto non solo di salute ma anche di sanit; d) preventiva, nel senso pi genuino e intrepido, non esaurendosi nella diagnosi precoce di malattie gi accettate nel momento in cui sono accertate, [ma] promuovendo e difendendo la salute umana da tutte le offese dellambiente di lavoro e di vita fino a piegare queste a quella e non viceversa.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI - M. L. Clementi, Limpegno di Giulio A. Maccacaro per una nuova medicina, Medicina Democratica, Milano 1997; - G. Cosmacini, Storia delle medicina e della sanit nellItalia contemporanea, Laterza, Roma-Bari 1994, pp. 215-224; - E. Ferrara, Lumanit di uno scienziato. Antologia di Giulio Alfredo Maccacaro, Edizioni dellasino, Roma 2010; - Ippocrate, Sulle arie, acque e luoghi in Ippocrate, Testi di medicina greca, Rizzoli, Milano 1988;

E questa dunque una medicina che sta dalla parte delluomo, ma che come ricorda Giorgio Cosmacini deve, per Maccacaro, dire con chiarezza dalla parte di quale uomo essa stia. Una medicina democratica che non pu che schierarsi dalla parte delluomo subalterno, che viene ingiustamente sfruttato e che soffre per colpe non sue. Una medicina libera che deve saper forgiare medici eticamente, socialmente e spesso anche politicamente impegnati. Una medicina rinnovata in grado di incidere realmente e globalmente sulle insane condizioni di vita e di lavoro dellumanit.
- G.A Maccacaro, Luso di classe in medicina, relazione di apertura al dibattito sullo stesso tema svoltosi a Modena il 25 febbraio 1972, pubblicazione a cura del Centro culturale S. Carlo, Milano 1977. - B. Ramazzini, De morbis artificum diatriba, Padova 1700 (trad. it. Le malattie dei lavoratori, Carocci, Roma 1982); - V. A. Sironi, La medicina comunale. Vita e opere di Luigi Ripa in Brianza tra sanit e societ, Seregn de la memoria, Seregno 2006.

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Una epidemiologia plurale per una medicina democratica


di Gianni TOGNONI*, Gianni BACCILE*, Massimo CAMPEDELLI*, Vito LEPORE*, Marilena ROMERO*, Marta VALERIO*
QUADRO DI RIFERIMENTO 1. - Lipotesi di fondo di Medicina Democratica pu essere sintetizzata (con tutti i limiti ovvi nelle pretese di riassumere-rappresentare un movimento culturale e politico tanto variegato, per aree di interessi, per modalit e progettualit di interventi, per lo spettro di attori che si sono avvicendati lungo decenni che hanno visto cambiare sostanzialmente anche tutte le categorie di riferimento sociali, politiche, culturali) nei seguenti termini: 1.1 - Immaginare, e vivere, la medicina non come un insieme di professioni-discipline preoccupate anzitutto della propria identit istituzionale-tecnica, ma come un modo di indicare-sperimentare-promuovere il ruolo del sapere-agire di coloro (non solo, n prevalentemente medici) che sono portatori di ruoli-saperi che toccano larea della salutemalattia, come indicatore e protagonista di una societ che ha come criterio di riferimento, ed obiettivo, lo sviluppo di una democrazia sostanziale, e non solo formalmente rappresentativa; 1,2 - Essere coscienti che la credibilit e la crescita di questa democrazia sono strettamente dipendenti dalla capacit di rendere visibile e documentabile la fruibilit dei diritti fondamentali (senza distinzione, ed in stretta continuit-articolazione tra quelli di prima o seconda generazione) nelle realt estremamente eterogenee, e spesso dialetticamente contrapposte, dei tanti contesti di vita delle persone-popolazioni reali: con una specifica attenzione a quelle che sono a rischio, e/o di fatto vittime, delle tante criticit e marginalit: dagli operai ai malati psichiatrici a tutte/i coloro che sono socioeconomicamente discriminate/i ai non-capaci/non-titolari di autonomia nelle scelte di vita; 1.3 - Ricondurre il ruolo (crescente) di potere economico e di immaginario delluniverso della salute-medicina ad essere struttura, o strumento, indicatore della necessit-praticabilit della scienza della vita come laboratorio privilegiato, e sperimentale, di una cultura-pratica del bene comune delluguaglianza, attraverso la ricerca di risposte ai bisogni-ancora-inevasi, coerente con il diritto universalmente fruibile alla dignit umana. 2. In questo scenario il ruolo centrale e specifico della epidemiologia diventa concettualmente ed operativamente ovvio se si d della epidemiologia una definizione che non mira a circoscrivere competenze, metodi, risultati di una disciplina-tecnica, ma che ne descrive la logica di fondo, che quella di essere una progettualit permanente e flessibile, al di l delle competenze tecniche (che sono, altrettanto ovviamente, imprescindibili). Lepidemiologia in questo senso il progetto di: 2.1 - Assicurare una visibilit chiara e comprensibile del come e quanto lesperienza (collettiva e personale) di salute-malattia incrocia, causata, determina la storia concreta complessiva della societ; 2.2 - Fornire strumenti e metodi per scegliere in modo informato, tra strategia di raccolta, analisi, interpretazione, utilizzazione dei dati che descrivono e contrappongono storia e potenzialit di futuro di popolazioni (e nel loro ambito di individui e sottogruppi concreti di minoranze o maggioranze) che oscillano sempre di pi tra diverse identitdestini: Indicatori di bisogni corrispondenti a diritti universali esigibili, o allopposto di

*Laboratorio Epidemiologia di Cittadinanza Consorzio Mario Negri Sud.

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carichi assistenziali economicamente compatibili con risorse assegnate con criteri predefiniti di sostenibilit politica e finanziaria; Soggetti e protagoniste di strategie assistenziali di servizi, oppure obiettivi-oggetti di prestazioni da parte di aziende che hanno come criterio di priorit la sostenibilit dei loro bilanci; 2.3 - Valutare, a livello di pianificazione e di monitoraggio prospettico, la congruenza di interventi che abbiano come misure di esito non la erogazione quantitativa di prestazioni, ma lefficacia attribuibile (preventiva, curativa, riabilitativa) di strategie. 3. Lincontro tra queste definizioni, che non sono mai date in modo rigido, in quanto devono ri-formularsi concettualmente ed operativamente secondo i contesti con i quali ci si confronta, mira a: 3.1 Ricostruire-sviluppare un linguaggio capace di tradurre e far coincidere le denominazioni mediche dei bisogni, e la loro qualificazione in termini di diritti di persone-popolazioni; 3.2 Creare reti collaborative di persone-istituzioni-competenze che appartengono ad ambiti che si muovono e si organizzano, nella stragrande maggioranza di casi, come separati-contrapposti. Basta pensare alla distinzione-dissociazione tra ruoli e pratiche di comuni e di Asl, di istituzioni pubbliche e del volontariato, di personale sanitario e sociale. 4. - La proposta di riflessione, di metodologia, di operativit quella di passare da una concezione unitaria di epidemiologia,

ad una sua accezione-pratica plurale: la progettualit di un approccio-contributo epidemiologico ad una politica sanitariaassistenziale centrata sui diritti universali e di cittadinanza si traduce in questo senso come articolazione di tante epidemiologie, nella logica e secondo la sinossi riassunta nella Tabella 1. 5. - Le brevi notazioni che seguono hanno come obiettivo comune quello di rendere pi esplicita la specificit e la complementariet delle diverse epidemiologie, che dovrebbero corrispondere non tanto ad un esercizio di definizioni, quanto a progetti concreti e contestualizzati da sviluppare secondo strategie prevalentemente multicentriche: a patto di intendere questo termine secondo una logica ed una operativit che facciano di ogni centro il rappresentante reale di una collettivit che partecipa allo sviluppo di conoscenze che siano nello stesso tempo di possibile interesse generale e produttrici di una coscienza-cultura localmente ben radicate e perci [anche] localmente gestibili. UN LABORATORIO DI EPIDEMIOLOGIA PER UNA SANIT COME DIRITTO NON SOLO AFFERMATO MA FRUIBILE 1. - EPIDEMIOLOGIA DELLE MALATTIE VS DELLE POPOLAZIONI-PERSONE Il primo e pi comprensivo dei progetti elencati nella Tabella 1. risponde alla sfida che centrale per la situazione attuale della sanit. La epidemiologia del Global Burden of Disease proposta da Banca

Tabella 1. - Tante epidemiologie per una progettualit della sanit come laboratorio di diritto 1. E. delle malattie vs delle popolazioni-persone 2. E. delle cause vs della evitabilit 3. E. della descrizione vs della progettualit 4. E. della sostenibilit economica vs diritti inevasi 5. E. delle quantificazioni probabili vs delle narrazioni comprensibili 6. E. dei rischi vs della gestione condivisa 7. E delle stime vs della visibilit e della presa in carico 8. E. come linguaggio specialistico vs linguaggio di dialogo-democrazia 9. E. Sanitaria vs di cittadinanza

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Mondiale ed OMS (1; 2) e dominante ormai nella letteratura clinica e di sanit pubblica negli ultimi ventanni coincide con il progetto, perseguito con sistematicit, di sostituire: alla storia concreta, individuale e collettiva, della possibilit o meno di fare dellindicatore-salute una componente essenziale della progettualit-ricerca del diritto alla vita nelle diverse societ, la descrizione-quantificazione-sorveglianza della disponibilit o meno della societ globale ad allocare risorse (tecnologiche, farmacologiche, organizzative) per gestire (prevenire, controllare, cronicizzare) malattie. Questa epidemiologia, che di fatto una ideologia, riconduce sistematicamente la medicina (le sue pratiche, ed i suoi valori di riferimento) ad essere una espressionedisciplina separata da una cultura-logicaprogettualit di diritto. Il progetto che si propone come primo e complessivo nella Tabella 1 quello di ridare alla sanit-salute, attraverso la epidemiologia, il suo carattere di linguaggio ed indicatore del dove, quanto, come, se il diritto ad una vita degna-autonoma rispettato o violato, quando, per le ragioni pi diverse, la vita incrocia variabili riconducibili a rischi-esperienze-conseguenze di malattie. Lepidemiologia delle prestazioni e dei loro costi (che dominante nella realt delle pianificazioni e nelle gestioni della sanit, dal livello pi globale al pi locale) nasconde sistematicamente le persone e la variabilit delle loro storie. totalmente diverso fare un rapporto su frequenze (incidenze, prevalenze, ecc.) delle malattie, e rendere visibili (in un territorio, nazionale o regionale o locale) le storie di vita e assistenziali di persone-popolazioni in modo tale da renderle adottabili nelle loro variabilit di diritti-bisogni pi o meno inevasi. Quali-quantificare, indicare, rendere riconoscibili quanti e dove e quanto gravi sono le persone con problemi psichiatrici, o con disabilit, o con non-autonomia di vita (per complessit o gravosit di patologie e di condizioni di vita) in una Asl, o in uno o laltro dei contesti assistenziali diverso dal fornire quanti-qualificazioni generali di pre-

stazioni erogate o meno in un certo spazio o tempo da parte di strutture e/o operatori. Lepidemiologia delle persone-popolazioni si fa carico di descrivere, qualificare se e quanto le storie delle persone-popolazioni sono state adottate in modo adeguato, e come vanno a finire. Una epidemiologia del destino (outcome) di pazienti con ictus, o psichiatrici, o complessi, o , mette in evidenza e colloca nei loro contesti di vitaassistenza persone-pazienti con destini diversi: non li mette in trappola in rapporti fatti di tabelle, percentuali, stime di ci che si fatto, o si promette di fare, ma in

tempo reale, apre la programmazione su quanto ancora non stato fatto, e non compreso, o non soddisfacente. una epidemiologia non soddisfatta (nei metodi, nelle misure, nei criteri di analisi dei dati) di arrivare a formulare valutazioniraccomandazioni, ma che si traduce in indicazioni concrete su come farsi carico dei prossimi passi da parte di operatori-strutture che si sentono confrontati e responsabili rispetto alla vita di persone-popolazioni al di l della intensit-appropriatezza o meno delle proprie prestazioni. I progetti che seguono non sono altro che esplicitazioni-esemplificazioni di questa/e epidemiologia/e, che non produce/ono una conoscenza da fuori delle realt descritte, ma da dentro, con un orientamento-pratica di dialogo permanente, con le personepopolazioni di cui si parla attraverso i dati: questi sono sempre e solo indicatore e strumento di accompagnamento (in tutte le sue forme: che includono conflitti e dialettica; produzione scientifica hard, e reciproca alfabetizzazione, ) per mettere in evi-

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denza-interazione le possibilit-volontcapacit o meno di relazioni e di ricerca condivisa di soluzioni.(4; 5) 2. - EPIDEMIOLOGIA DELLE CAUSE VS DELLA EVITABILIT Un lavoro recente, pubblicato in modo molto autorevole su Lancet nel giugno 2012 (6) sulla epidemiologia-epidemia dei suicidi in India pu servire da modello perfetto del senso e della necessit di questo progetto. Il lavoro esplora e conferma lipotesi di un eccesso di suicidi, che si concentrano nella popolazione contadina. Il lavoro

estremamente dettagliato: stratifica i gruppi a rischio, delinea i trend temporali, esplora le cause accertabili e non, per esposizione e/o ingestione volontaria di pesticidi, le morti accidentali, le distribuzioni territoriali, le appartenenze sociali; le differenze statisticamente significative o meno, le attribuibilit per OR/HR; con la bibliografia a supporto sterminata. Ma c un (non marginale!) bias di omissione: nella metodologia, nellanalisi, nella discussione, nelle conclusioni delle variabili da considerare non compaiono le politiche agricole delle multinazionali, le connivenze governative e regionali, il quadro macro e microeconomico, la storia di quelle popolazioni(peraltro infinitamente ben narrata in una letteratura altrettanto ricca, ma non epidemiologicamente orientata). Non ci sono responsabili. Solo le vittime, che sono colpevoli di usare male i pesticidi, fino ad ingerirli: per un mal-uso, da cui devono essere protetti: non per disperazione, protesta, impossibilit di sopravvivere ad un mercato che li rende schiavi e impossibilitati a garan-

tire da mangiare-vivere per le famiglie mentre usano-coltivano prodotti tecnologicamente avanzati. Evidentemente questa storia non epidemiologicamente raccontabile su riviste ufficiali, e con referee, ma che appartengono allo stesso mercato delle multinazionali, anche se di un altro settore. Lepidemiologia narra della morbi-mortalit: le persone-popolazioni sono sostituite, non rappresentate, dal loro soffrire-morire. Non sono soggetti-umani i cui diritti sono violati. La loro storia appartiene senza responsabili alla storia della medicina, non a quella della disuguaglianza, repressione, lotta per la dignit. E se ovviamente con tutto un taglio ed una rispettabilit diversa questa fosse anche, per certi versi, la epidemiologia (per altro importantissima) del rapporto sui Social determinants of health (7) che perfetta nel dettagliare il peso delle cause, nei diversi paesi, ma altrettanto attenta a dare a fattorideterminanti di rischio rigorosamente quantificati nomi generali, che attribuiscono le responsabilit a variabili socioeconomiche, che non hanno responsabilit attribuibili (che sarebbero il primo passo della evitabilit!) ad attori che hanno nomi, incarichi, ruoli, localizzazioni, appartenenze molto specifiche e riconoscibili? (8) 3. - EPIDEMIOLOGIA DELLA DESCRIZIONE VS DELLA PROGETTUALIT un altro modo di porsi di fronte alle domande sollevate nei due punti precedenti. Quella della descrizione (pi o meno arricchita-espressa in termini analitici) la epidemiologia prevalente nei rapporti, che occupano spazi sempre pi importanti anche nelle riviste scientifiche maggiori, oltre che nei rapporti ufficiali delle agenzie internazionali. Si monitorizza e documenta accuratamente landamento di mortalitmorbidit di tutte le popolazioni sfortunate, perch appartengono al mondo delle LIC (low income countries), o a quello delle diseguaglianze crescenti anche nei paesi affluenti o sviluppati. Ma una epidemiologia della constatazione da fuori, con un linguaggio ed una logica che rendono le informazioni non restituibili-gestibili, per farne progetti di cambiamento, alle comu-

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nit delle vittime. Queste popolazioni sono protagoniste come permanenti oggetti di studio, non come soggetti cui la conoscenza deve restituire potere contrattuale autonomo, e con diritti di democrazia reale. Sono destinate ( il loro outcome) ad essere descrittori-indicatori di ci che succede: e che cambier in tempi e secondo scadenze decise-valutate-giudicate compatibili da parte degli attori globali. Ci pu essere spazio per una epidemiologia comunitaria che parte dal basso e da dentro, e che rende i dati interpretabili-comprensibili per le popolazioni nelle quali le vittime sono anzitutto cittadini che apprendono via via, e vengono messi in condizione di farsi carico di futuro? (9; 10). 4. - EPIDEMIOLOGIA DELLA SOSTENIBILIT ECONOMICA VS DEI DIRITTI VIOLATI/INEVASI Epidemiologia della ... vs narrazioni comprensibili Epidemiologia ...vs gestione condivisa Epidemiologia ... vs presa in carico Epidemiologia ...vs linguaggio di democrazia Epidemiologia ... vs di cittadinanza. 5. - Sarebbe troppo lungo (e sostanzialmente irrilevante in questa sede) sviluppare nel dettaglio gli scenari delle tante epidemiologie che si sono proposte. Gli spezzoni dei titoli della Tabella 1 ripresi al punto 4 dicono tuttavia ci che essenziale in quanto mettono in evidenza alcune delle parole chiave che riportano a quanto sviluppato nel quadro di riferimento iniziale, e perci alla logica di progettualit cui mira questo contributo. (v. per alcuni sviluppi pi collegati da una parte alla situazione italiana, e dallaltra agli aspetti pi metodologici delle tante epidemiologie la mini-bibliografia). Proviamo a riassumere: la epidemiologia il linguaggio e lo sguardo di interfaccia tra medicina e societ; come tutte le scienze hard (almeno nelle loro pretese di essere in grado di produrre conoscenze evidenti e normative), la medicina partecipa progressivamente al processo di rimozione della vita delle persone-popolazioni, che vengono riassunte-ridotte a variabili in modelli che si

dichiarano esenti dal bisogno di verifiche per quanto riguarda i loro risultati; questo processo di esenzione dal controllo democratico (N.B.: questa una delle traduzioni pi fedeli di accountability) coincide, nel linguaggio, e nella pratica, del dirittogiurisdizione, alla impunit per tutto ci che produce diseguaglianza, marginalit, violazione di diritti ogni volta che ci possa essere ricondotto a cause. ragioni, ipotesi, proiezioni economiche; necessario-urgente procedere alla produzione di conoscenze concettuali ed empiriche che siano lincrocio (non

importa quanto dialettico e variabile) tra epidemiologia dei diritti alla salute e pratiche-qualificazioni del grado di universalit (=obbligatoriet-esigibilit) della salute da parte del diritto; sono imprescindibili reti permanenti di produzione di progetti secondo le tante epidemiologie indicate nella Tabella 1, per garantire la disponibilit di dati sufficienti (per qualit e rappresentativit) alla creazione di linguaggi, metodi, culture normalmente meticce: al di l dellambito relativamente gi frequentato della epidemiologia dei danni occupazionali: per occupare tutte le aree, e perci le contraddizioni e gli indicatori della societ. Unultima nota sul perch, ed il peso dei tanti vs: occorre ritrovare la fisiologia della dialettica, anche in epidemiologia, come metodo esplicitamente contrapposto a quello della concertazione. Lesigenza imprescindibile, per la medicina-salute pubblica, come, per il diritto. Lalternativa quella di ritrovarsi a fare i ragionieri, statisticamente qualificati, e

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pi o meno conniventi, di violazioni (per commissione od omissione) ragionevolBIBLIOGRAFIA 1. Tognoni G. GBD ovvero: acronimi e dizionari di fine-inizio millennio. Ricerca & Pratica. 1997; (76): 133-137. 2. Tognoni G, Valerio M, Romero M. Salute e Diritto. Pensieri per una progettualit di ricerca. In A caro prezzo. Le diseguaglianze nella salute. Osservatorio Italiano sulla Salute Globale. Edizioni ETS, Pisa 2006. 3. Valerio M, Baccile G, Romero M, Tognoni G. La morti-malattie evitabili come espressione moderna del genocidio. Giorn Ital Farm Clin 2009; 23(1): 49-53. 4. Tognoni G. I dati, ovvero lambivalenza. In Il sistema socio-sanitario in Italia. La Rivista delle Politiche Sociali N.1. Edizioni Ediesse, Roma 2007. 5. Tognoni G, Baccile G, Valerio M. La salute-sanit e servizi come indicatori e misura delleffettivit dei diritti. In Welfare, Diritti,

mente certe, ma certamente non attribuibili ed impunibili. Cittadinanze. Edizioni Il Mulino, Bologna 2010. 6. Patel V. et. Al. Suicide mortality in India: a nationally representative survey. Lancet. 2012; (379): 2343-2351. 7. Marmot M. Social determinants of health inequalities. Lancet. 2005; (365):1099-104. 8. Navarro V. What We Mean by Social Determinants of Health. International Journal of Health Services. 2009; 39(3): 423-441. 9. Tognoni G. (Ed) Manual de Epidemiologa Comunitaria. Esmeraldas, Ecuador. Cecomet 1997. 10. Tognoni G, Anselmi M, Moreira J. Why Community Epidemiology (EPICOM) and what is it? Italian Journal of Tropical Medicine. 2008; 13(4): 1-9.

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La sanit bene comune: difendere e affermare la sanit pubblica


di Fulvio AURORA*
E uno degli obiettivi del VII Congresso nazionale di Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute: questo obiettivo parte integrante di quello pi ampio della difesa e affermazione del diritto alla salute. Diritto difeso e/o affermato deve significare diritto realizzato o che si sta realizzando come diritto universale di tutte/i. Purtroppo, lodierna realt ben altra cosa, dato che i cittadini dispongono solo di una risposta parziale al loro bisogno di salute. In Italia, lorganizzazione sanitaria pubblica, pur con tutti i suoi limiti, risulta essere pi efficace rispetto a quella di altri Paesi occidentali. Si tratta di un dato riconosciuto dallOrganizzazione Mondiale della Sanit (OMS), sulla base di numerosi studi pubblicati sulle riviste internazionali pi accreditate. (In proposito, si veda in particolare larticolo di Carlo Romagnoli: Dal servizio sanitario pubblico a quello comune, pubblicato nel n. 197/199 della rivista Medicina Democratica a pag. 67 e seguenti). Questo non significa che a livello internazionale ogni governo opera in questa direzione, anzi! Anche chi, come lInghilterra, ha realizzato il sistema sanitario pubblico fin dal primo secondo guerra, pu rimetterlo in discussione e cambiarlo in peggio (come in parte sta avvenendo; sul punto si veda larticolo riportato nella nota 1.) Il mondo non dominato dalla logica o dalla democrazia, men che meno dalla partecipazione di chi lo abita, ma dallinteresse economico dei gruppi economici dominanti e dal potere. Per esempio, stato dimostrato che la TAV in Val Susa unopera non solo inutile, ma anche dannosa, eppure lapparato italiano industrial-governativo si ostina a voler realizzare questopera, militarizzando la Valle con la polizia in pianta stabile. La sanit un grande apparato, si tratta come stato detto - del secondo grande business (dopo le armi). Lorganizzazione sanitaria diventata pubblica in Italia come in Inghilterra, cos come in altri stati, a seguito di una grande discussione, di lotte e di iniziative sindacali e politiche, ma non garantito che resti sempre tale. Attualmente in Italia il 30% della sanit privata, ed elementi di privatizzazione sono stati inseriti nel sistema pubblico. Infatti, dire che la sanit gratuita significa fare unaffermazione gratuita. Il nostro ragionamento ci porta ad affermare che una privatizzazione totale del Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N.), ovvero il passaggio ad un sistema di assicurazioni private, sia difficile in Italia proprio per gli interessi privati insiti nellattuale sistema: erogazioni di denaro pubblico per farmaci, macchinari sanitari, edilizia sanitaria, prestazioni sanitarie, strutture sanitarie, etc.; in altri termini si tratta una corposa e sicura fonte di profitto per i privati, a spese della collettivit. Va da s che un sistema siffatto e costoso per i cittadini non risponda pi alle domande di salute che erano alla base delle lotte operaie e popolari per la conquista della Riforma Sanitaria, poi promulgata nel dicembre 1978: purtroppo, i principi sanciti dalla legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale sono stati in gran parte vanificati. I BENI COMUNI Con i referendum che hanno sancito il No al Nucleare e il Si allAcqua pubblica e pulita, 27 milioni di cittadine/i italiani hanno sancito la volont di tutelare e affermare i BENI

*Medicina Democratica, Sezione di Milano e provincia.

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COMUNI. Questa nuova formulazione e conquista socio-culturale si sta allargando. Infatti, sono gi alcune decine i Comuni che stanno perseguendo tali obiettivi approfondendo lanalisi e avanzando tangibili proposte su questa tematica, per costruire soluzioni positive in tale direzione. Un importante incontro nazionale si tenuto il 28 gennaio 2012 per iniziativa del Comune di Napoli, con lobiettivo di definire una piattaforma di iniziative tese allaffermazione dei beni comuni, che, come noto, ricomprendono anche la salute ed il sistema sanitario (per restare alla tematiche qui affrontate). In quelloccasione non si parlato di Sanit perch altri erano i temi allordine del giorno, perch occorreva difendersi dallincedere di iniziative del governo e di multinazionali che cercano di aggirare il risultato del referendum in tema di acqua pubblica. O forse perch da anni i comuni sono stati esautorati dalla gestione della sanit pubblica. La Sanit un problema o un affare delle Regioni, delle aziende sanitarie locali, dei direttori generali. Come dire: la Sanit, fuori dal Comune, non pi un bene comune. Allora proviamo a rimettercela, facciamo un percorso a ritroso, partiamo dallattuale sistema sanitario, che strumentale agli interessi di chi ha centrato ogni intervento sulla erogazione di prestazioni, utili o inutili, indipendenti dal loro significato e dalle cause che le renderebbero necessarie. Quindi sorge per noi un primo compito importante: fare nascere la consapevolezza che lorganizzazione sanitaria un BENE COMUNE che non pu essere privatizzato, come lAcqua, non pu essere erogata per fare profitti. Si pu entrare nel merito di una piattaforma, e lo si far nel seguito. IL MOVIMENTO DI LOTTA PER LA SALUTE Dopo avere chiarito il Perch (la privatizzazione strisciante della sanit), prima del Che Cosa (la Piattaforma), occorre stabilire anche il Con Chi. Il percorso quello dei movimenti che si unificano per difendere un diritto e per affermare un sistema pubblico, assolutamente messo in crisi.

Un compito pi difficile rispetto a quello dellacqua, perch la Sanit un organismo grande e complesso con centinaia di migliaia di addetti, con ospedali, universit, con grandissimi interessi industriali e corporativi che vogliono sempre pi allargarsi e insediarsi dentro e fuori dal Servizio Sanitario pubblico. E un compito difficile perch oggi si creata una divaricazione fra loggetto e il soggetto. Gli operatori della sanit sono volti a salvaguardare la loro condizione professionale e contrattuale, solo marginalmente sono interessati a come si evolve (o si involve) il sistema. E se ne sono coscienti non si vede quali iniziative ne consegnano. (2) In molte aziende si firmano accordi di sanit integrativa. Si stabilisce che i lavoratori possono accedere a polizze assicurative (stipulate dai datori di lavoro) che danno la possibilit di usufruire di visite ed esami gratuiti, saltando cos i tempi di attesa cui normalmente si va incontro nel pubblico. I soggetti contraenti non si chiedono a che cosa servano tali accordi ove sono previsti esami ed indagini mirati come indicato nel decreto legislativo 81/2008 (sulla salute e sicurezza sul lavoro). Anche se i lavoratori non li pagano direttamente (ma si tratta pur sempre del loro salario differito), sono privi di senso. Invece che occuparsi delle condizioni di lavoro, di ricostruire il ciclo produttivo e conoscere le caratteristiche tossicologiche delle sostanze alle quali sono esposti (nonch le caratteristiche chimico-fisiche e la loro classificazione di rischio) - e che vengono da loro manipolate, nonch indagare la nocivit insita nellorganizzazione del lavoro, si veicola lidea errata ed infondata! che i tanti esami garantiscano le proprie condizioni di salute. La libera professione, anche quella svolta allinterno delle struttura sanitarie pubbliche, acquista sempre maggiore spazio, pur costituendo una contraddizione sempre pi marcata: si tratta di uno dei modi di taglieggiare i cittadini. Anche i sindacati sono sempre meno interessati ad intervenire sulle misure legislative e amministrative che vengono prese. Ai cittadini non resta che difendersi individualmente dalla malasanit rivolgendosi sempre pi frequentemente alla Magistratura. Questa vertenzialit diffu-

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sa per non produce movimento o organizzazione; produce forse qualche risarcimento, riconoscendo palesi ingiustizie e, al tempo stesso, fa prosperare le assicurazioni. Di partecipazione nemmeno pi si parla, men che meno la si pratica. Ci dobbiamo guardare intorno e vedere se fra i movimenti, gli operatori, gli esperti, realt sindacali e altro si pu riprendere un percorso, che oggi possiamo riattualizzare: la sanit come bene comune. Una piattaforma da promuovere previa, unampia e partecipata discussione, dovrebbe riguardare: 1. Il fondo sanitario nazionale va adeguatamente finanziato Se vero che un sistema sanitario nazionale pi efficace e meno dispendioso di qualsiasi altro sistema privato pure vero che non pu essere sottofinanziato, soprattutto nel momento in cui si spendono miliardi in armi (si pensi ai 15 miliardi ed oltre stanziati per comperare gli aerei da guerra F 35), oppure, come gi ricordato, ci si appresta a imporre con la forza unopera dannosa e inutile come la TAV in Val Susa, cos come in altri territori (es. terzo valico). Ci viene detto che la spesa sanitaria aumenta pi velocemente del PIL (certamente in una situazione in cui il PIL non cresce), sottintendendo, ancora una volta, che la sanit un peso del quale se non ci si pu liberare debba essere almeno fortemente ridimensionato. Ovviamente, si evita di parlare degli sprechi (uso distorto dei farmaci, mancanza di educazione sanitaria e alla salute, consulenze, visite, esami e certificazioni inutili, non utilizzo adeguato dei macchinari, ecc.) nei quali sguazzano le clientele con relativa corruzione. Pertanto, va riaffermato che diritto alla salute deve essere pieno e libero da ogni compatibilit economica. In questo contesto, si pu stimare che un finanziamento del fondo sanitario del 9% del PIL (corrispondente allattuale finanziamento pubblico pi le spese private dei cittadini) sia un obiettivo da perseguire, considerando che occorre intervenire soprattutto al sud per superare le differenze esistenti con il nord del paese, sia in termini di strutture che di organizzazione sanitaria, questo anche per evitare la cosid-

detta migrazione sanitaria verso il nord. Al 9% del PIL per finanziare la sanit si pu giungere progressivamente agendo da un lato con nuovi investimenti e dallaltro tagliando gli sprechi ovvero risparmiando. In molte situazioni stato sperimentato ed attuato il bilancio partecipativo. Infatti, i cittadini debbono poter conoscere le entrate sanitarie ed intervenire sulle modalit di spesa. Devono poter partecipare, ovvero decidere sulle scelte da operare nella sanit. 2. Lideologia e la pratica dellazienda deve

essere abbandonata Il sistema deve essere in grado di autoregolarsi in quanto fondato su una solida base etica, con previsione di sanzioni per gli inadempienti. Deve essere ripreso come valido, storicamente e culturalmente fondato, il concetto di Unit Sanitaria Locale (USL). Lesperienza ha mostrato linadeguatezza dei comitati di gestione delle USL (fatte salve le lodevoli eccezioni); il modello aziendale con a capo un direttore generale monocratico con compiti economici, prima che di salute, non solo si dimostrato inadeguato, ma concettualmente sbagliato. La necessit del contenimento della spesa ha eliminato qualsiasi tipo di controllo democratico, non solo, la dipendenza politica, particolarmente nelle regioni di centro destra (a volte non solo in queste) ha fatto scegliere persone in modo clientelare, prive di competenza e di storia, senza alcuna idea di prevenzione e di salute. Cos proprio non va. E difficile, ma non impossibile, anzi c la necessit di superare lattuale sistema aziendalistico fondato sul direttore generale.

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In proposito si possono stabilire dei principi: a) - Il primo obiettivo da perseguire quello di affermare la salute. Chi dirige deve operare per migliorare le condizioni di salute della popolazione di un dato territorio. In altri termini si tratta del principio dellepidemiologia e della prevenzione: occorre sapere dove si e dove si vuole andare; certo vi la programmazione regionale e nazionale, ma non basta, occorre avere una conoscenza territoriale dalla quale partire per raggiungere determinati obiettivi di salute. b) - Il secondo e fondamentale principio quello dellaffermazione della democrazia che si fonda sulla partecipazione (ovvero della possibilit dei cittadini organizzati di verificare e fare proposte sul funzionamento delle strutture e dei servizi sanitari) sulla gestione sociale del servizio sanitario. Il tutto governato da una direzione collegiale, costituita da persone competenti a cui non toccano denari in pi rispetto a quanto percepivano dal loro precedente lavoro, e comunque non oltre uno stipendio definito preventivamente dalla collettivit interessata. (A suo tempo, si sono sperimentati e insediati dei comitati di garanti delle USL, perch non ristabilirli eleggendoli direttamente da parte della popolazione interessata con il preciso compito di controllare e di verificare il raggiungimento degli obiettivi di salute? Avremmo quindi in ogni USL (la A di azienda che deve essere eliminata) un Comitato di Partecipazione ed un Comitato di Garanti, cui affidare la direzione della USL, con un territorio delimitato e riconoscibile con allinterno anche lospedale. c) - Oggi siamo arrivati allazienda e al direttore generale i cui compiti sono prevalentemente economici, di bilancio, un sistema voluto dagli organismi internazionali con la complicit dei governi liberisti nazionali. Viceversa, va sottolineato, che i Comuni, con il sindaco garante del diritto alla salute, avrebbero dovuto essere i gestori della sanit territoriale. La sanit avrebbe dovuto costituire un impegno prioritario, essenziale, si sarebbe dovuto rivisitare la storia degli inizi del 900 quando nelle citt i consigli comunali capirono che per salvaguardare la

salute delle popolazioni si doveva intervenire sullambiente, sulligiene territoriale e abitativa non meno che sulle condizioni di lavoro. Non solo ma che occorreva coinvolgere la popolazione. Cos il sindaco di Milano del biennio rosso (1920/21), Angelo Filippetti, medico e socialista aveva fondato i circoli rionali fate largo alla povera gente, che operavano particolarmente nel campo della difesa della salute. Unesperienza che venne stroncata dallavvento del fascismo dove i comuni divennero strumenti di controllo sociale e dove lintervento sulla salute era limitato a pagare le spese ospedaliere e manicomiali salvo rivalersi sui parenti abbienti (legge n. 1580/1931 abrogata solo da pochi anni). I comuni non seppero trarre il massimo vantaggio dalla legge 833/78, infatti delegarono la gestione della sanit territoriale (salvo lodevoli eccezioni) a figure di secondo piano, si esposero (i Comitati di gestione delle USL) alle critiche di clientelismo, spensieratezza nella gestione dei fondi della sanit, politicizzazione nelle scelte dei commissari, ecc. I comuni contribuirono ad aprire la strada al movimento controriformatore che oper per indebolire e poi distruggere la riforma sanitaria. Difficile oggi sostenere, come sarebbe giusto, la necessit per i comuni di riprendere la sanit nelle loro mani. Ma un percorso va pure fatto, una responsabilit va pure data e non pu essere quella di vedere i comuni partecipi di fondazioni cui si affidano, probabilmente senza ritorno settori di sanit, siano essi residenze sanitarie assistenziali (RSA) o piccoli ospedali. Il ruolo dei comuni potrebbe essere quello di promuovere la conoscenza delle condizioni igieniche e ambientali esistenti nel territorio (gli effetti del traffico e delle altre fonti inquinanti), gli infortuni stradali, domestici e del lavoro, nonch interloquire con le USL sulle misure programmatorie da prendere, non meno di conoscere quale sia la condizione degli anziani malati, degli immigrati, dei tossicodipendenti, dei malati mentali, dei sieropositivi e dei malati di AIDS, relazionandosi con gli altri enti cui spetta la programmazione sanitaria per ladozione delle misure preventive (es. la prevenzione della non autosufficienza), gli interventi concreti

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contro la povert e il degrado. I Comuni potrebbero essere i primi propositori, possibilmente mettendo a disposizione i locali, per la costruzione delle Case della Salute. 3. Deve cessare il finanziamento delle strutture (e degli operatori) cosiddette a prestazione E stato dimostrato (Alberto Donzelli) il sistema di pagamento a prestazione (i famosi DRG) ha fallito gli stessi obiettivi che si era posto. Non riuscito a contenere i costi della sanit, non riuscito a trasferire risorse dallospedale al territorio, nemmeno riuscito ad attuare misure di appropriatezza delle prestazioni, anzi proprio su questo terreno si misurato leffetto contrario. La spesa sanitaria si ridotta nei primi anni dopo ladozione del decreto legislativo 502/92 per effetto del blocco del personale e della progressiva riduzione dei servizi, successivamente, verso la fine degli anni 90, in connessione con la piena applicazione dei DRG, la spesa ha ripreso a crescere, pur rimanendo costante il blocco del personale. Al contrario di quanto preventivato (ma nella realt non vi era alcuna intenzione seria in proposito) i servizi territoriali hanno subito un arresto e la spesa ospedaliera rimasta costante o aumentata; solo alcune regioni, in questi ultimi anni, sono riuscite a ridurre la spesa ospedaliera a favore di quella territoriale, nonostante i DRG. Il peggio si avuto nellincremento delle prestazioni ospedaliere. Le analisi fatte in Lombardia hanno mostrato, per esempio: un aumento di 2,65 volte per linsieme delle tracheotomie; le craniotomie sono aumentate del 50%; i DRG riferiti ad altri interventi chirurgici per traumatismo sono aumentati del 75%; i due DRG che riguardano gli interventi al ginocchio sono aumentati di 3 volte, ecc. Si tratta di dati che sono stati confermati a livello internazionale: il sistema che prevede il pagamento a prestazione spende di pi di quello che utilizza il pagamento a quota capitaria. Altro esempio, pu essere quello della modifica della iscrizione di diagnosi diverse rispetto a quelle reali allo scopo di usufruire di DRG pi remunerativi; soprattutto non deve sfuggire la relazione che esiste fra limpiego dei DRG e la libera professione intramoenia. La libera

professione che costituisce una forma di pagamento a prestazione per eccellenza, pesa tradizionalmente molto nella formazione del reddito dei medici pubblici dipendenti con una buona progressione di carriera, ed destinata a pesare molto anche per il futuro, con lenfasi politica e normativa che stata posta sullo sviluppo della libera professione intramuraria e dellarea a pagamento nelle aziende sanitarie pubbliche. Si aggiunga che la pletora medica e la crescente competizione per risorse che il sistema sociale destina alla sanit con limiti sempre maggiori, fa si che per molti medici

la libera professione costituisca lunica via duscita per integrare un reddito considerato insufficiente. Lincentivo finanziario legato alla libera professione forte soprattutto nei professionisti pubblici pi qualificati e/o titolati, il cui valore di mercato sale proporzionalmente. Ma i medici pi brillanti e titolati sono in genere anche quelli che acquistano maggiore peso nelle societ scientifiche. Pertanto alta la probabilit che ai vertici associativi nelle diverse discipline salgano professionisti che hanno molto da guadagnare da un sistema di finanziamento basato sulla quantit di prestazioni effettuate, e che essi comunque tendano ad interpretare in tal senso gli interessi oggettivi di categoria che rappresentano. Inoltre il medico che effettua una significativa attivit libero-professionale tende in buona fede a trasferire anche nella sua attivit istituzionale comportamenti volti ad accettare passivamente qualunque richiesta del paziente o a incentivare lutilizzo di tecnologie sofisticate, tipiche della libera professione. (Alberto Donzelli, Consiglio

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Superiore di Sanit, in ASI n. 17/ 29 aprile 1999). E dunque possibile costruire un sistema di finanziamento che possa fare a meno del pagamento a prestazione e della libera professione intramuraria? La risposta non pu che essere positiva. Un sistema che, sempre come dice Donzelli, paga la salute e non la malattia, deve essere fondato sulla quota capitaria estesa dal medico di medicina generale, allospedale, al distretto alle altre strutture sanitarie. Nella legge che ha definito i LEA sono stati spartiti i finanziamenti fra i diversi erogatori: tanto alla prevenzione negli ambienti di lavoro e di vita, tanto alla medicina di base, tanto alla medicina specialistica e ospedaliera, ecc. Non si tratta altro che attribuire per ogni territorio una quota capitaria relativa ad ogni livello e di distribuirla fra i diversi erogatori. La quota capitaria deve essere ponderata, ovvero deve tenere conto della composizione demografica della popolazione, della situazione geografica territoriale, della situazione epidemiologica ed ambientale territoriale. In questo modo si evita la rincorsa alla moltiplicazione delle prestazioni e si incitano i diversi livelli organizzativi sanitari alla programmazione per obiettivi, particolarmente lultimo, quello territoriale. Infatti, qualcuno potrebbe obiettare che, senza lincentivo DRG i diversi erogatori potrebbero operare in modo routinario e burocratico, lavorando al minimo, a maggior ragione se si elimina la libera professione. Prima di pensare ad incentivi occorre rifarsi alla coscienza e alle conoscenze degli operatori, alle motivazioni che li hanno spinti (per qualcuno costretti) ad intraprendere quella scelta. Coscienza, conoscenza e motivazione che possono venire da un lavoro di formazione permanente, non meno ad una possibilit di partecipazione alle scelte che riguardano il loro lavoro. La stessa partecipazione che hanno i cittadini utenti, ma che gli operatori, causa la loro permanenza e conoscenze, possono meglio applicare. Gli incentivi devono essere anche economici. Il patto di solidariet deve riguardare anche gli operatori cui deve corrispondere uno stipendio adeguato questa una delle ragioni dellaumento all8% del fondo sanitario nazionale. In particolare per i medici e

per tutti coloro che possono allo stato attuale svolgere la libera professione deve essere previsto un consistente aumento salariale di fronte alla eliminazione di qualsiasi forma di libera professione dentro o fuori le mura: chi lavora nel pubblico non pu lavorare ne nel privato ne in forma privata dentro il pubblico. E naturalmente libero di lavorare nel privato, anche se, con un sistema pubblico cos previsto non gli converrebbe. 4. - La centralit della prevenzione deve essere fermamente voluta Sappiamo che la migliore condizione di salute non dipende prevalentemente dal sistema sanitario, ma dalla condizione di vita nel suo insieme (lavoro, ambiente, trasporti, abitazione, cultura, relazioni sociali ed altro); sappiamo anche che un sistema sanitario in grado di conoscere e rilevare, oltre che di denunciare, le fonti di rischio diventa essenziale per lo scopo che si vuole raggiungere. Fondamentalmente un sistema preventivo deve essere indipendente dai soggetti che producono o possono produrre rischi e danni. 5. - IL Servizio sanitario Nazionale deve comprendere al suo interno per le attivit di prevenzione cura e riabilitazione tutti i soggetti qualunque siano le cause, la fenomenologia e la durata della malattia (articolo 2 legge 833/78) Non pi accettabile lemarginazione dal SSN e dalle sue strutture delle persone malate croniche non autosufficienti, di malati di AIDS, di persone affette da gravi disabilit, di persone con disagi e malattie mentali, di immigrati malati. 6. - La relazione medico-paziente, struttura sanitaria-cittadino utente, deve essere ripristinata Allorigine, molte volte, della cosiddetta malasanit vi la non personalizzazione degli interventi, la non considerazione della condizione umana, lavorativa, famigliare, sociale, culturale delle persone. Chi pi povero e pi disagiato ha bisogno di maggiore attenzione, non viceversa. 7. - Il testo unico delle leggi sulla salute nei luoghi di lavoro (previsto dalla riforma

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sanitaria) deve essere applicato Non solo contro le vecchie situazioni, pur esistenti, di nocivit, fra le quali finalmente deve essere stabilito la messa al bando delle produzioni di morte e definito anche in via legislativa il rischio zero per i cancerogeni, ma vanno comprese tutte quelle forme di nocivit determinate dallintroduzione delle nuove tecnologie, e soprattutto quelle della precariet del lavoro (che va combattuta in ogni caso) e delle violenze morali (mobbing). Non ultimo occorre realizzare quanto stabilito ancora dalla legge 833 in termini di riconoscimento degli infortuni e delle malattie professionali, e cio il loro passaggio dallINAIL alle USL. In particolare lINAIL, ente di assicurazione sociale delle malattie deve essere totalmente riformato. In primis lISPESL deve ritornate alla sua autonomia o essere integrato nellIstituto Superiore di Sanit. 8. - I cittadini devono essere sollevati dal pagamento dei ticket e di altre contribuzioNOTE 1. Nerina Dirindin, Universit di Torino, Gavino Maciocco, Universit di Firenze. Quello che sta accadendo in Gran Bretagna pu insegnare qualcosa al resto dellEuropa? E allItalia? Dove Il quadro estremamente preoccupante. La crisi economico-finanziaria sta imponendo al nostro welfare revisioni e ridimensionamenti che rischiano di andare oltre il pur necessario contenimento delle inefficienze e il doveroso contributo al risanamento della finanza pubblica. possibile che la Gran Bretagna, la culla del welfare state, sia teatro di un assalto senza precedenti alluniversalismo? Per rispondere a questa domanda si legge in un recente articolo del BMJ [1] - necessario tornare indietro agli anni 40, quando in Gran Bretagna fu istituito un robusto sistema di welfare universalistico, quello che partor il Servizio Sanitario Nazionale. Il suo ideatore, Sir William Beveridge, era un parlamentare liberale, ma il progetto fu attuato dal Partito Laburista e continuato dal Partito Conservatore. Le ragioni di un cos ampio consenso sono numerose ma la

ni che si configurano come una tassa sulla malattia Inoltre, la pratica della libera professione intramoenia deve essere abbandonata, chiarendo una volte per tutte che chi lavora nel pubblico non pu lavorare anche nel privato. Certamente le retribuzioni dei dipendenti pubblici sanitari devono essere adeguate, come deve essere eliminata la precarizzazione del lavoro in sanit. 9. - La ricerca scientifica deve essere parte integrante del servizio sanitario nazionale Tutte le forme di privatizzazione dirette o indirette della ricerca scientifica a partire dallultima che stabilisce il passaggio a fondazioni degli Istituti di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS), devono essere abbandonate. Allo scopo la politica farmaceutica deve essere ricondotta al pubblico nelle varie forme che si sono rivelate utili, come il ricorso ai farmaci generici, leducazione sanitaria e lutilizzo dei farmaci da parte dei medici di medicina generale.

pi importante quella di aver fornito alla gente comune la sicurezza nel caso che il mondo intorno gli dovesse crollare. Cerano buone ragioni per ricercare la sicurezza. Il popolo britannico era uscito da una guerra che aveva mostrato che chiunque, indipendentemente da quanto fosse in alto nella scala sociale, poteva in un istante trovarsi a terra. La morte e la distruzione della guerra non erano le uniche minacce; una malattia seria poteva mandare in rovina una famiglia. La guerra insegn alla popolazione la virt del razionamento del cibo e del combustibile, cosicch in un momento di grave carenza tutti potessero avere accesso ai beni essenziali. Tutto ci prepar lopinione pubblica a sostenere con convinzione un sistema di welfare che, finanziato attraverso la fiscalit generale, garantiva a tutti la sicurezza sociale. La situazione post-bellica negli Stati Uniti fu molto differente per diversi motivi. Mentre in Europa il sistema industriale fu devastato dalla guerra, le imprese americane si rafforzarono proprio grazie alle spese militari e quindi la popolazione americana non

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speriment le condizioni di ristrettezza che in Inghilterra avevano favorito il forte senso di coesione sociale. Tuttavia la differenza cruciale fu nel ruolo della questione razziale nella societ americana. In America il ricco (bianco) non pu mai cadere in fondo alla scala sociale perch quella posizione gi occupata. Occupata dai neri che soffrono di una ampia e diffusa condizione di discriminazione. Gli Europei sanno che possono andare a letto ricchi e svegliarsi poveri, ma i ricchi americani, bianchi, sanno che non potranno mai svegliarsi neri. Le conseguenze di ci sono evidenti a tutti i livelli nella societ americana. Nelle indagini di popolazione il supporto per il welfare tra gli americani bianchi fortemente influenzato dalla razza della popolazione povera che vive intorno a loro: pi generosi se i loro vicini poveri sono bianchi. Le divisioni razziali continuano a minare la propensione a sostenere il welfare. Negli Stati con pi alta proporzione di afro-americani i contributi al welfare sono molto meno abbondanti. La resistenza degli americani a finanziare il welfare dovuta al fatto che questo non visto come uno strumento per assicurare la propria famiglia contro un evento catastrofico, ma piuttosto come il pagamento di una tassa a favore di persone di cui non si condivide lidentit. In questo modo i poveri si trovano divisi in due gruppi: da una parte i meritevoli (di assistenza) (deserving) e dallaltra i non meritevoli (undeserving). Una seconda differenza che gli americani tendono, molto pi degli europei, ad attribuire la condizione di povert alla pigrizia piuttosto che alla sfortuna. Se i ricchi vogliono aiutare i poveri possono usare la filantropia che incoraggiata dal sistema fiscale e facilitata da una forte cultura religiosa e da un altrettanto forte avversione per lo Stato. Tuttavia, il contributo volontario significa che i donatori possono selezionare i beneficiari della loro generosit, piuttosto che lasciare la scelta al sistema democratico. Negli USA pi di un terzo della spesa sociale viene dai contributi volontari, mentre in Europa questi rappresentano meno di un decimo. Un terzo fattore di differenza la debolezza in USA dei sindacati e dei movimenti di

sinistra. In Europa i sistemi di welfare si sono sviluppati in presenza di sindacati forti e di partiti progressisti al governo. Capire da dove viene il denaro per finanziare il sistema di welfare solo la met del quadro delle differenze tra USA e Europa. Laltro aspetto riguarda ci che lo Stato restituisce in cambio delle tasse: molto meno in USA rispetto allEuropa. In ogni campo gli Stati Uniti sono meno generosi: dallistruzione allassistenza sanitaria, ai sussidi di disoccupazione. E i ricchi beneficiano molto poco e sempre meno, dopo che lo Stato, ad esempio, ha ridotto gli investimenti nelle universit pubbliche. Il vantaggio del sistema americano, se sei ricco, che paghi molte meno in tasse. Non solo: il sistema basse tasse/basso welfare cos distorto che un miliardario paga in proporzione molto meno in tasse rispetto ai lavoratori con basso reddito, cos avviene che i poveri sussidiano i ricchi. Allinverso, in Scandinavia le tasse sono alte ma di ritorno i ricchi ricevono, gratis o a costo minimo un pacchetto di benefici di alta qualit: dallassistenza sanitaria alla cura dei bambini, dallassistenza sociale alleducazione universitaria. C un chiaro trade-off : tu paghi le tasse ma ottieni molto in cambio (oltre a vivere in una societ pi armoniosa e sicura). Cos per coloro che vogliono distruggere il modello europeo di welfare, la strutturale debolezza del welfare americano offre un modello attraente. Primo: creare un ben identificabile gruppo di poveri non meritevoli. Secondo: creare un sistema in cui i ricchi ricevono pochi benefici in cambio dei tributi che pagano. Terzo: diminuire linfluenza dei sindacati, rappresentandoli come difensori di interessi ristretti e egoistici, dimenticando che storicamente alti tassi di adesione ai sindacati hanno prodotto benefici per lintera popolazione. Infine, come fece Reagan quando tagli il welfare negli anni80, agire in modo da attirare meno attenzione possibile, mettendo in atto politiche le cui implicazioni sono poco chiare e i cui effetti si vedranno solo nel futuro. Tutte queste strategie possono essere osservate nella Gran Bretagna di oggi. La stampa inglese, gran parte in mano di editori ricchissimi, in prima linea nel

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sostenere il primo approccio. Ogni giorno riempiono pagine e pagine di casi di persone che spremono in maniera ingiustificata il sistema (people milking the system) e lo fanno in maniera costante e sistematica con lobiettivo di creare una nuova forma di associazione di parole: welfare = scroungers (scrocconi). Essi accettano che ci sia un gruppo di poveri meritevoli, la cui condizione deriva da una genuina sfortuna, ma quando questi gruppi appaiono nelle loro pagine per denunciare che essi sono stati abbandonati dallo Stato, che invece concentra i suoi sforzi a favore dei poveri non meritevoli. Una crescente massa di ricerche dimostra che questa continua dieta di odio riesce a fare la differenza. Provocare disgusto nei confronti dei poveri non meritevoli non nuovo. Ci che sta cambiando in Gran Bretagna la progressiva esclusione delle classi medie dal welfare attraverso la progressiva erosione dei benefici universali. La logica attraente, ma estremamente divisiva: perch lo Stato dovrebbe pagare per coloro che si possono permettere di pagare da s? Perch operai e impiegati (ordinary working people) dovrebbero pagare per benefici goduti dalla classe media? La crisi economica ha offerto al governo lopportunit che capita una sola volta nella vita. Come Naomi Klein ha descritto in molte differenti situazioni, quelli che si oppongono al welfare state non sprecano mai una buona crisi. Il deficit deve essere ridotto e cos, uno a uno, i benefici vengono rimossi e i gruppi vengono messi luno contro laltro e alla fine linteresse della classe media per il welfare svanisce. Lesperienza della Gran Bretagna pu aiutarci a capire quanto sta accadendo in Italia? Il quadro estremamente preoccupante. La crisi economico-finanziaria sta imponendo al nostro welfare revisioni e ridimensionamenti che rischiano di andare oltre il pur necessario contenimento delle inefficienze e il doveroso contributo al risanamento della finanza pubblica. Per quanto riguarda la sanit, le recenti manovre hanno previsto tagli ai fondi per il Servizio Sanitario Nazionale che arriverebbero a raggiungere nel 2014 un valore pari a circa mezzo punto di Pil (poco meno di 8 miliardi di euro, su un Pil che purtroppo

cresce molto lentamente). Ai tagli nel settore sanitario, si aggiunge il quasi totale azzeramento dei fondi statali per gli interventi sociali che nel 2013 saranno pari a circa un decimo di quelli stanziati nel 2008. Pi in generale, la riduzione delle entrate delle Regioni e degli Enti locali (conseguente alle manovre del 2011) e le incertezze legate al processo di attuazione del federalismo fiscale rendono impraticabile qualunque intervento da parte dei livelli decentrati di governo. Leffetto complessivo di tali pesanti restrizioni non potr che gravare sulle persone pi fragili. A questo si aggiunge il rischio di una progressiva demotivazione degli operatori, del sociale e del sanitario, sui quali ricadono condizioni di lavoro sempre pi pesanti e la responsabilit di negare i servizi alle persone. Di fronte a tali difficolt, il rischio che siano sacrificati i principi di fondo che il nostro sistema di tutela della salute ha da tempo adottato. pi semplice infatti tagliare intere aree di intervento, superare luniversalismo, rinviare a complesse riorganizzazioni dei servizi piuttosto che intervenire pi semplicemente sulle tante, piccole e grandi inefficienze e inadeguatezze che si celano allinterno di un sistema le cui fondamenta e la cui funzionalit vanno invece riconosciute e preservate. La crisi NON pu diventare la giustificazione di un rovesciamento dei principi. I segnali di assalto alluniversalismo non mancano neanche in Italia. Il tentativo di sostituire le politiche sociali con la beneficienza (voluto dal governo Berlusconi e sintetizzato nel disegno di legge delega per la riforma fiscale e assistenziale in discussione in Parlamento), lintroduzione di un superticket che rende pi conveniente rivolgersi alla sanit privata piuttosto che alle strutture pubbliche (un provvedimento assurdo e autolesionista, deciso da chi responsabile del sistema che ne viene danneggiato), la previsione di un ulteriore forte aumento dei ticket (2 miliardi dal 2014, un onere per gli assistiti quasi doppio rispetto allattuale), le ipotesi di abolizione delle esenzioni per patologie alle classi medio-alte (con la conseguente riduzione dei benefici loro garantiti al momento del bisogno, nonostante il

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prelievo fiscale che sopportano), le campagne contro i falsi invalidi e i falsi poveri (sulla base di pochi casi, biasimevoli ma che continuano ad essere una eccezione), la distrazione dei fondi per gli investimenti in sanit (riallocati a favore di altre finalit, mentre gli ospedali sono sempre pi obsoleti), la continua proroga dellintramoenia allargata (una diffusa e odiosa pratica selettiva), lespansione delle forme integrative di assistenza (che si avvantaggiano delle agevolazioni fiscali), non sono che alcuni esempi della tendenza a favorire da un lato il depauperamento del sistema universalistico e dallaltro lo sviluppo di forme alternative di tutela. Eppure, nonostante la pesante crisi economica e il conseguente sensibile aumento del rapporto spesa/Pil, in Italia la spesa sanitaria totale (pubblica e privata) ancora nettamente inferiore a quella dei paesi con livello di sviluppo simile al nostro: 9,5% del Pil nel 2009 (11,8% in Francia, 11,6% in Germania, 10% in Svezia, 9,8% nel Regno Unito). Anche la spesa sanitaria pubblica si assesta su livelli inferiori rispetto sia a quelli dei paesi con sistemi di sicurezza sociale (per lo pi di tipo categoriale, come Francia, Germania, Austria) sia a quelli dei paesi scandinavi con sistemi universalistici. Anche le stime delle morti evitabili attraverso interventi sanitari tempestivi e appropriati (Oecd 2010) vedono lItalia fra i paesi pi avanzati: su 27 paesi, il nostro occupa il terzo posto (dopo Francia e Islanda) per il minor numero di morti evitabili. E ci nonostante il basso tasso di ospedalizzazione (il 24% in meno della media europea) e la bassa spesa sanitaria pubblica. Per questo, necessario uno straordinario e prolungato impegno da parte di ogni persona affinch il sistema di tutela della salute non venga travolto ma, al contrario, venga migliorato e consolidato. 2. - Dalla sanit low cost al rilancio del servizio pubblico per tutti Stefano Cecconi, responsabile Politiche della Salute CGIL nazionale; Cecilia Taranto, segretaria nazionale FPCCGIL; Massimo Cozza, segretario nazionale FPCGIL Medici. Il fenomeno della sanit low cost esploso

sul web in particolare per la diffusione di siti che offrono visite specialistiche ed esami diagnostici a prezzi molto bassi va analizzato nella sua complessit senza giudizi sommari. Il punto di partenza non pu che essere lofferta calante delle prestazioni sanitarie pubbliche per le minori risorse a fronte della domanda crescente da parte dei cittadini. Ticket, superticket, tagli dei fondi sanitari, blocchi dei contratti e delle retribuzioni, blocco del turn over, stanno sempre di pi impoverendo i servizi pubblici e svilendo la professionalit di chi vi opera. Basti pensare al taglio di ben 18 miliardi dal 2010 al 2014 dei fondi destinati al Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N.). Si negano risorse perfino per ledilizia sanitaria, come accaduto con lultima legge di stabilit nella quale stato sottratto il miliardo necessario a rinnovare gli ospedali e i presidi territoriali. A fronte della crisi sta passando lidea che non pi possibile garantire la salute per tutti e luniversalit del servizio in pericolo, con un crinale pericoloso dove lasticella di chi ha titolo alle prestazioni pubbliche si abbassa sempre di pi. Cos diminuiscono le risorse assegnate al pubblico in un circolo vizioso che se non fermato subito rischia di far saltare il banco. I numeri sono chiari anche per la componente sociale, dove il fondo nazionale ormai ridotto a pochi milioni e destinato allestinzione, come gi accaduto per il fondo della non autosufficienza. Gli enti locali stanno subendo tagli devastanti che inevitabilmente ricadranno anche sulle prestazioni sociali. Prestazioni pubbliche sempre pi costose per i cittadini (con una spirale che se non arrestata sta per arrivare anche ad una tassa sui ricoveri ospedalieri), liste di attesa sempre pi lunghe anche per la carenza di risorse umane e strutturali, oltre che per accessi inappropriati dettati da un debole filtro del territorio (da riorganizzare) e da un consumismo ingravescente. Inoltre troppo spesso invece di tagliare gli sprechi si tagliano i servizi. E a meno ospedale si accompagna anche meno sanit territoriale. Cos si rischia di far crollare un sistema

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sanitario nazionale, anche se costa meno della media europea e con un servizio di qualit riconosciuta. Eppure la domanda di prestazioni sanitarie in aumento, determinata da diversi fattori tra i quali linvecchiamento, la cronicit, le novit scientifiche e biotecnologiche e maggiori informazioni, oltre che una prevalenza della cultura dello star sempre bene e meglio, dettata anche da big pharma. Il cittadino che pu permetterselo (ma quando si sta male si fanno i maggiori sacrifici economici) confronta la prestazione pubblica con quella privata, e se questa ultima pi conveniente (per tempi e per costi) si rivolge a questa ultima. Fino ad oggi in questo mondo della sanit privata cerano solo due concorrenti: il sistema accreditato, costituito in gran parte dalle cliniche convenzionate con il SSN, e il privato puro per i cittadini pi abbienti. Adesso con le prestazioni low cost il sistema viene modificato con sempre pi cittadini che scoprono di poter avere prestazioni sanitarie a basso prezzo, almeno per una prima volta. Nella Regione Lombardia hanno istituito i cosiddetti Creg (Cronic related group), cio budget destinati a soggetti anche privati che dovrebbero seguire cittadini con patologie croniche, in pratica al posto dei medici di famiglia. Il non profit come Welfare Italia (societ che fa capo al consorzio Cgm (cooperative sociali), Intesa San Paolo e Banco Popolare) ha in progetto lapertura di 135 ambulatori specialistici a prezzi bassi e le stesse assicurazioni, come Unipol attraverso Unipol Salute, stanno aprendo centri medici che offrono visite specialistiche ed esami diagnostici con tariffe concorrenziali. La cosiddetta sanit leggera. La terza via tra pubblico e privato. E anche i fondi sanitari integrativi previsti in alcuni CCNL e in accordi aziendali rischiano di produrre su questo tema pericolosi effetti. Il disegno strategico del Governo Berlusconi, ben spiegato nei libri bianco e verde del Ministro Sacconi, vedeva un welfare pubblico sempre pi residuale accompagnato dalla crescita del pilastro del privato. Il Governo Monti ha ereditato la programmazione di ulteriori pesantissimi tagli alla sanit ed ha avviato un processo di libera-

lizzazioni accompagnate dalla proposta di project financing nei settori pubblici con il rischio di continuare la strada di un progressivo disimpegno nella sanit pubblica con una corrispondente crescita della spesa sanitaria privata per i cittadini. Se questo disegno si avverasse, il danno pi evidente sarebbe per le persone pi deboli. Perch il fallimento principale del mercato nel welfare consiste nel fatto che, considerando la salute, listruzione e lassistenza come merci (e quindi la sanit e la scuola, come mercati), produce disuguaglianze: laccesso alle prestazioni del welfare (e quindi potenzialmente il soddisfacimento dei diritti sociali) condizionato dal reddito disponibile e dal livello di salute o di istruzione degli individui. Cos vincono i pi ricchi e i pi sani. Non bisogna dimenticare poi che il produttore, nel mercato, non tende spontaneamente, se non costretto da vincoli prestabiliti, a produrre le prestazioni pi appropriate. Le prestazioni pi efficaci e a minor costo, anche per il cliente, vengono offerte solo se economicamente vantaggiose. Il fenomeno del consumismo sanitario tipico nei sistemi di mercato. E con lavvento di una sanit di mercato, paradossalmente, anche i conti pubblici sono a rischio. LItalia, insieme ai paesi che hanno una percentuale di spesa sanitaria pubblica su quella totale pi alta della media OCSE, dimostra che il modello pubblico universale capace di controllare meglio le stesse dinamiche di spesa. Invece nei paesi dove la copertura pubblica pi debole (vedi gli USA) la spesa sanitaria complessiva sul PIL il doppio di quella italiana. Per questo bisogna fermare lidea che la salute sia una merce. Mentre negli USA Obama cerca di dare garanzia di prestazioni al maggior numero di americani, noi stiamo andando esattamente nella direzione opposta e rischiamo di cadere nel baratro. Soprattutto in una situazione di crisi dove le persona senza lavoro aumentano e i redditi diminuiscono lo stato deve riconoscere ai cittadini almeno alcuni diritti fondamentali, e tra questi in primo luogo la sanit e listruzione. Se ho un infarto o un ictus (due delle cause

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principali di morte) non accendo il computer per cercare offerte (low cost o meno) e non mi reco al centro polispecialistico a basso costo. La mia vita legata ai minuti che passano finch non si attiva il sistema di emergenza-urgenza che mi porta alla terapia intensiva o in sala operatoria di un ospedale pubblico. Ma fino a quando troveremo lambulanza e lospedale senza dovere far vedere prima la carta di credito ? Lo stesso discorso pu essere fatto per altri campi come ad esempio la tutela dellambiente e degli alimenti. Chi controller linquinamento, ligiene, il ciclo dellalimentazione se non avr pi i dipartimenti pubblici di prevenzione ? E in questa situazione che va giudicata la presenza e la crescita non solo della sanit low cost ma di tutta lofferta privata. Innanzitutto, la sanit privata - low cost o meno - non pu sfuggire al rispetto di precisi standard quali-quantitativi, e quindi a rigorosi meccanismi di autorizzazione, accreditamento e controllo, a garanzia dei cittadini. Certamente nella sanit low cost c un pro-

blema di chiarezza del messaggio e di trasparenza (e di concorrenza leale) ma il cittadino ha il diritto di rivolgersi verso chi crede. E dietro ad una tariffa bassa pu esserci anche un professionista preparato che vuole conquistarsi un suo spazio. Ma lo ripetiamo, il cuore del problema la deriva privatistica che rischia di colpire lo stesso Servizio Sanitario Nazionale, che se non fermata porter alla perdita del principio universalistico della tutela della salute. Allora la vera scommessa non fermare il low cost, ma nella battaglia per una politica sanitaria che investa nel servizio pubblico di qualit, colmando il divario tra nord e sud. Solo con un S.S.N. forte e di qualit nel garantire il diritto alla salute e alle cure, la presenza della sanit privata nelle varie forme: accreditata, pura, low cost o integrativa pu svolgere una utile funzione di integrazione e completamento e rispondere alla domanda di consumi sanitari senza produrre i danni tipicamente connessi al mercato nel welfare.

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Cosa sono e cosa si propone con gli sportelli salute di Medicina Democratica
di Dario MIEDICO*
COSA E UNO SPORTELLO SALUTE Medicina Democratica un movimento di lotta per la salute che ha sempre privilegiato interventi concreti con tutti/e coloro che si organizzano per tutelare la salute propria e della collettivit e per ottenere, a chi la salute lha ormai perduta, i risarcimenti adeguati per i danni patiti dalla persona, nonch appropriati servizi previsti anche dalla Costituzione Italiana. Gli sportelli salute sono la risposta di Medicina Democratica ai bisogni di salute avanzati dalle persone singole ed organizzate, nonch dalle persone lese e dai loro familiari, in tutte quelle occasioni in cui questi non trovano una adeguata risposta istituzionale, o peggio, quando questi sacrosanti bisogni e diritti vengono loro negati. Tutto questo genera nelle vittime frustrazione, senso di isolamento e di impotenza, lopposto di quanto noi perseguiamo e cio partecipazione e impegno, che pu partire da un problema individuale ma che deve tradursi nella presa di coscienza della necessit di un impegno collettivo ed organizzato da contrapporre a chi sulla salute si arricchisce direttamente o indirettamente. LA CENTRALITA DELLA PREVENZIONE Medicina Democratica ha scelto da sempre di privilegiare gli interventi di prevenzione primaria, ma questo non esclude, anzi impone, di far pagare ai responsabili dei danni causati - (crimini contro la persona, la comunit e lambiente) - i relativi risarcimenti, questo anche come monito affinch costoro, cos come altri, non provochino futuri danni alle persone e, viceversa, scelgano di attuare appropriati e rigorosi interventi preventivi tesi ad eliminare ogni rischio e nocivit lavorativa ed extra-lavorativa. Non va poi taciuto che una politica della prevenzione, oltre ad evitare danni alle persone e allambiente, rappresenta la scelta migliore sul piano etico e culturale, ma anche a livello economico (non fosse altro per evitare i costi relativi ai risarcimenti dei danni causati, alla persona e/o allambiente). Oggi i servizi di salute, sia pubblici che privati, non si occupano di prevenzione primaria (se non di quella falsa, si leggano diagnosi precoce, ecc.) e neppure dei bisogni di salute delle persone in modo globale e cio a 360, limitandosi ad attuare interventi generici o specialistici o ultraspecialistici, generalmente un approccio inadeguato e con scarsi risultati per la persona. Lesempio pi evidente constatabile negli ospedali (cio le strutture sanitarie privilegiate dal Sistema Sanitario anche in termini di spesa) dove, ad esempio, ben difficilmente viene ricostruita la storia lavorativa del paziente e quasi mai la sua esposizione agli inquinanti presenti negli ambienti di lavoro e/o di vita (polveri sottili, diossine, amianto, altri agenti tossico-nocivi). Un altro esempio evidente quello che ha portato anni fa Medicina Democratica a dar vita allo Sportello mobbing di Firenze, a causa della totale assenza di interventi pubblici su questo gravissimo problema di nocivit, che causa danni alla salute, segnatamente, alle lavoratrici ed ai lavoratori. Di qui la necessit di uno Sportello salute che sappia rispondere in modo assolutamente non oneroso (1) a tutte le esigenze di salute delle persone; inoltre, che sappia raccogliere le esperienze maturate e le conoscenze per la costruzione di una nuova scienza che parta dai soggetti portatori di tali bisogni, e che si ponga lobiettivo di cam-

*Medicina Democratica, Sezione di Milano e provincia.

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biare la realt attraverso la presa coscienza dei problemi da parte delle persone singole o associate, nonch delle aberrazioni (a tacer daltro) del vigente sistema che, nei fatti, priva le persone della salute per garantire i privilegi a pochi. LA METODOLOGIA DI LAVORO La metodologia di lavoro quella teorizzata e praticata da Medicina Democratica, che ha al centro del proprio impegno la persona, rifiutando qualunque forma di delega. Si tratta di realizzare una nuova medicina che parta dalle pi avanzate conquiste della scienza della salute nella sua accezione pi vasta per andare verso la costruzione di una nuova medicina che sappia andare nella direzione lucididamente descritta da Giulio Macaccaro: medico o padrone non fa differenza se la scienza del medico quella del padrone. In questo senso lo Sportello salute deve saper rispondere a tutte le esigenze di chi vi si rivolge, raccogliendo la disponibilit di tutti/e coloro che, medici e non medici, intendono fornire laiuto attraverso la loro professionalit, mettendola anche costantemente in discussione durante il loro operare. Questo significa che lo Sportello salute un momento di unione tra bisogni e risposte tecniche senza tralasciarne alcuno, rifiutando la delega e utilizzando tutte le capacit e conoscenze di coloro che allo Sportello si rivolgono. Gli operatori dello sportello, non respingono ne rifiutano di intervenire nei confronti di alcuno, senza porre limiti nei confronti di chiccessia (n di razza, n di religione, n sociale, n culturale ). il bisogno di salute della persona che d diritto alla stessa, ovvero ad un intervento a ci finalizzato. Lunico criterio che d diritto alle persone singole o associate di disporre di tutti i possibili interventi dello Sportello salute di Medicina Democratica, quello che si fonda sulla reale partecipazione degli interessati ai vari momenti dellattivit svolta presso lo Sportello, almeno per quanto attiene lintervento che li riguarda. Quindi partecipazione e non delega sono momenti indispensabili nei limiti delle

capacit delle singole persone. Va chiarito e sottolineato che pi facile intervenire ed avere risultati positivi se si coinvolgono nellintervento, anche individuale, pi persone direttamente interessate a determinati problemi, che, bene ricordare, non sono quasi mai individuali, ma originati dal sistema dominante di questa societ. DI CHE COSA CI OCCUPIAMO Gli sportelli salute cercano di rispondere ad ogni richiesta di salute, dalla prevenzione al risarcimento del danno patito, che viene posta dalle lavoratrici, dai lavoratori, dai cittadini, nonch dagli eredi delle vittime. Per esempio, gli Sportelli salute affrontano casi relativi a: patologie e danni conseguenti causati da lavoro; patologie e danni conseguenti causati da inquinamenti; patologie e danni conseguenti causati da esposizione ad Amianto e ad alt ri/e agenti e sostanze tossi-cancerogene; laffermazione e la tutela dei diritti dei soggetti portatori di handicap di qualunque origine (natale, incidentale, degenerativa) e sotto ogni aspetto (terapie riabilitazione sostegni economici e ausiliari, ecc.); patologie ed i danni causati da mancata o errata assistenza (anziani, invalidi, handicappati) tenendo conto anche di quanto previsto per le specifiche provvidenze economiche; tutti i danni patiti e le patologie causate da malasanit; tutte le patologie e danni causati da vaccinazioni; tutte le patologie e i danni causati da lesioni personali. A questo scopo ogni Sportello salute operer affinch vengano garantiti tutti i diritti della persona e, segnatamente, quelli conquistati dai lavoratori e dalle lavoratrici, nonch previsti dalle leggi vigenti (ivi compresi i servizi per la loro tutela, e, quando necessario, coordinandosi anche con i patronati, le associazioni, categoria, etc.) tra i quali, per esempio, lo svolgimento delle attivit tese al riconoscimento di: invalidit civili; lindennit di accompagnamento;

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quanto previsto dalla Legge 104; della inabilit; dei danni per cause di servizio; del patrocinio gratuito in Tribunale. Lo Sportello fra i suoi obiettivi ricomprende anche il riconoscimento dei danni patiti con il conseguente risarcimento degli stessi, anche attraverso liniziativa legale. A CHI CI RIVOLGIAMO PER AFFERMARE IL DIRITTO ALLA SALUTE Ai singoli cittadini, italiani e stranieri, di ogni sesso ed et, studenti, lavoratori e pensionati; alle associazioni di disabili, invalidi, alle fondazioni di rappresentanza di categoria; alle associazioni di volontariato; alle associazione di protezione civile; ai gruppi di lavoro interistituzionali per lintegrazione lavorativa e per lintegrazione pi in generale; ai sindacati ed ai loro patronati; ai tecnici, medici e paramedici, nonch a tutti gli specialisti di ogni branca della scienza che sono disponibili ad intervenire secondo la metodologia di Medicina Democratica. Con tutte queste realt vogliamo realizzare momenti di cooperazione finalizzati allattuazione dei diritti alla salute delle persone singole ed associate, a partire da tutti coloro che di questi diritti, in un modo o nellaltro, sono o si sentono privati. CHE COSA FANNO CONCRETAMENTE GLI OPERATORI DELLO SPORTELLO SALUTE Raccolgono i primi dati e la documentazione esibita dal soggetto richiedente lintervento;
NOTE 1. Il finanziamento dello sportello salute, volto soprattutto a coprire le spese vive sostenute dagli operatori dello sportello e le specifiche competenze dei professionisti, avviene come ultimo momento dellintervento e soltanto allorch i singoli o i gruppi hanno ottenuto il risarcimento

Suggeriscono la produzione di ulteriore documentazione; Ricostruiscono con i diretti interessati la storia lavorativa o ambientale o cronologica dei fatti, a partire dalla centralit della soggettivit individuale e/o del gruppo omogeneo di lavorazione, e/o di popolazione a rischio; Ricostruiscono con i diretti interessati la descrizione del ciclo produttivo, dellesposizione alle sostanze nocive, dellanamnesi soggettiva; Individuano, insieme ai diretti interessati, tutte le possibili fonti di documentazione sia generica che specifica riguardanti la situazione in esame e costruiscono un archivio dati da utilizzare nella vertenza; Individuano le professionalit e gli specialisti da coinvolgere per garantire la massima precisione e scientificit a tutto lintervento; Individuano le norme aggiornate di ogni livello che riguardano il caso affrontato; Stimolano in tutti i modi lallargamento del problema ed il coinvolgimento di altri membri della comunit interessata affinch la soluzione del problema vada il pi possibile ad incidere sulle cause che lo hanno originato; inoltre, promuovono, se necessario, una discussione per realizzare eventuali regolamenti, norme contrattuali, leggi ecc. che tendano a superare il problema stesso; Perseguono in tutti i modi e realizzano iniziative pubbliche di dibattito, di informazione e di socializzazione dei risultati, al fine di far conoscere le tematiche, le metodologie ed i risultati conseguiti dagli sportelli salute, secondo la nuova scienza che Medicina Democratica intende realizzare a vantaggio delle persone in quanto membri della collettivit che si impegna a cambiare positivamente la realt.
o lindennizzo per il danno patito ed il diritto violato, tramite una sottoscrizione. ovvio quindi che gli eventuali interventi conclusi negativamente restano comunque a costo zero per le/i cittadine/i che si rivolgono allo sportello, nonostante lattivit svolta a loro favore.

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Lo Sportello della Salute di Medicina Democratica

a cura dello Sportello Salute di Firenze*


Da circa 10 anni presso la sede di Firenze di Medicina Democratica aperto uno sportello per i casi di mobbing e disagio lavorativo con supporto del medico del lavoro, del medico legale, del legale, dello psicologo/ psicoterapeuta e dello psichiatra. Alla fine del 2009 lo sportello assume un nuovo nome, SPORTELLO SALUTE, per comprendere tutte le risposte ai bisogni di salute della persona e delle varie organizzazioni che si rivolgono alla nostra sede. Le problematiche strettamente lavorative sono le prevalenti, ma lo Sportello Salute ora mira anche ad offrire azioni in difesa della salute che possono nascere dai bisogni rilevati dai comitati cittadini e da ogni altra realt sorta in difesa della salute. Problematiche inerenti la salute delle quali si occupa lo sportello sono: Patologie e danni: - da lavoro ( mobbing, amianto e altre cause); - da inquinamento ambientale; - da malasanit. IL GRUPPO DI LAVORO Gli operatori che compongono il Gruppo sono: medico del lavoro, medico legale, medico di base, psichiatra, psicologo, psicoterapeuta, OPD Assistente Sanitario, pedagogista, avvocato. Essi sono iscritti o simpatizzanti di Medicina Democratica e offrono le loro prestazioni in forma di volontariato. (Chi si rivolge allo Sportello fa sottoscrizioni volontarie e spartane per contribuire alla copertura delle spese vive). Le riunioni del gruppo di lavoro sono quindicinali e hanno lo scopo di discutere i casi attraverso lanalisi dei dati a disposizione, il confronto fra le diverse competenze e opinioni e i bisogni avanzati dai richiedenti lassistenza. Lo Sportello Salute aperto allutenza settimanalmente previo appuntamento. Laccoglienza alla persona che si rivolge per la prima volta a Medicina Democratica avviene da parte del pedagogista o dellassistente sanitario che, dopo aver ascoltato le richieste e le problematiche esposte, compila una scheda di accoglienza che presenta al Gruppo e che diventa un biglietto da visita dellassistito per le tappe successive. Dopo questo primo incontro e dopo lanalisi del caso da parte del Gruppo di lavoro, la persona viene informata delle possibili vie che nel suo caso possono essere seguite e dei vantaggi cos come degli svantaggi correlati ad ognuna di esse. I principali percorsi che vengono avviati sono: - Anamnestico lavorativo e clinico; - Psicodiagnostica; Al termine di questi si pu giungere a: - relazione medico legale (per ottenere risarcimenti civili e per azioni penali); - certificazione di malattia professionale INAIL; - azione legale; - consulenza tecnica di parte. Laccoglienza dei rappresentanti di comitati o di altre realt avviene normalmente nel gruppo dove ha luogo una prima valutazione e una conseguente assunzione di impegni da parte del gruppo medesimo. Le persone che si rivolgono a Medicina Democratica instaurano con essa un rapporto positivo determinato non solo dal possibile esito favorevole delliniziativa intrapresa, ma principalmente per lattenzione e la cura che gli operatori dedicano ad ogni singola persona e alla sua causa. Una significativa percentuale degli assistiti diventa socio e/o partecipa alla vita della sezione.

*Presentato da
Liliana LEALI a nome del Gruppo di Lavoro dello Sportello Salute. Medicina Democratica, Sezione Pietro Mirabelli Firenze.

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Evoluzione del profilo di mortalit 30-74 anni per le coorti di nascita dal 1889 al 1968 nelle regioni italiane
di Annibale BIGGERI*
La mortalit considerata come lindicatore pi importante del bisogno di salute di una popolazione. Se ci voltiamo indietro e consideriamo levoluzione del profilo di salute della popolazione italiana dallunit ad oggi troviamo conferme e sorprese. Come tutti i paesi dellEuropa occidentale c stato un grande guadagno in termini di speranza di vita alla nascita, per il primo secolo dalla nascita del nostro paese legato alla diminuzione della mortalit alla nascita e nei primi anni di vita, successivamente per effetto delle migliori condizioni di vita e della nutrizione. Su questi rilievi si possono poi inserire considerazioni relative al differenziale regionale, alla velocit con cui questi miglioramenti si sono verificati, alla convergenza delle regioni svantaggiate del meridione verso la media nazionale. Fin le conferme. Lasciando per da parte la mortalit precoce, prima dei trentanni di vita, e considerando le malattie cronicoFigura 1 degenerative (prevalentemente le malattie cardio-vascolari e tumorali) le regioni italiane allinizio del novecento mostravano notevoli differenze con il Sud in condizioni migliori del settentrione. Del resto molti studi di epidemiologia nutrizionale hanno tratto spunto da queste osservazioni e oggi si sanno molte cose sul ruolo protettivo di micronutrienti caratteristici della dieta mediterraneo. Come abbiamo detto allinizio, per, le differenze tra le regioni si riducono progressivamente, per il generale miglioramento della mortalit. Tale omogeneizzazione si verifica per le malattie cardiovascolari e tumorali grazie a miglioramenti molto marcati nelle popolazioni del Nord Italia. Il Sud perde il vantaggio che mostrava allinizio del novecento. Nella figura 1 riportata per il complesso dei tumori maligni la differenza relativa del rischio cumulativo di morte tra 30-74 anni coorti di nati negli anni 1944-69 rispetto ai

*Epidemiologo,
Firenze. Larticolo per esteso di Annibale Buggeri et Al. si pu leggere su Epidemiologia Prevenzione 2011; 35 (5 6) suppl. 2: 1 - 136, Salute e Sanit a 150 anni dallUnit dItalia, pagg. 50 67.

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nati negli anni 1889-1913. Come si vede negli uomini le regioni del nord e nord-est hanno una riduzione del 48% della mortalit per tumori maligni contro invece un aumento del 3% per le regioni meridionali. Nelle donne si registra un generale miglioramento della mortalit ma di nuovo nel nord sfiora il 40% mentre nelle regioni del sud si attesta sul 20%. Se vogliamo cogliere i primi segnali di ci che ci aspetta nel futuro dobbiamo studiare il profilo di mortalit per le generazioni nate dopo la seconda guerra mondiale. Il risultato sorprendente: lItalia si disunisce e si osservano profili di mortalit divergenti per regione. Tutte le regioni occidentali e tirreniche mostrano una situazione in evoluzione negativa rispetto alle migliori condizioni delle regioni nord-orientali e adriatiche. In particolare la Campania e il Lazio emergono come le regioni pi critiche, anche se vi sono evoluzioni positive per le donne campane.

Lombardia, Liguria, Emilia Romagna ormai hanno terminato quella spinta a migliori condizioni di salute e compare una tendenza al peggioramento per le coorti di nati negli anni del boom economico. La Sicilia mostra una tendenza in crescita della mortalit che la porter a breve sopra la media nazionale. Queste tendenze di lungo periodo dipendono da fenomeni largamente subiti e poco governati: lo sviluppo economico e le migrazioni interne del secondo dopoguerra hanno portato ad una maggiore omogeneit dei profili di rischio delle generazioni allora in et adulta. questo anche lunico periodo in cui si registra una convergenza del prodotto interno lordo per abitante tra le varie macroaree italiane (vedi Vecchi fig. 6.3 pag. 221 di Epidemiologia e Prevenzione cit.). Dopo i profili di salute divergono di nuovo e appaiono al nostro orizzonte delle grandi criticit Roma, Napoli, la Sicilia e lesaurimento della spinta al benessere delle popolazioni lombarde, emiliane e liguri.

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INAIL: ente previdenziale o ricco serbatoio di denaro per padroni e governo?


a cura dello Sportello Salute di Savona*
PREMESSA I lavoratori italiani da quasi 80 anni sono coperti da una forma assicurativa, il cui premio grava sia sulle loro spalle che su quelle dei datori di lavoro (questo nonostante il fatto che i primi siano le vittime ed i secondi i responsabili degli infortuni e delle malattie professionali che colpiscono quotidianamente lavoratrici e lavoratori). Questa assicurazione nata con lo scopo di risarcirli - (quando hanno subito un danno temporaneo o permanente alla loro salute e integrit psico-fisica) - nei casi di infortunio sul lavoro e/o di malattia professionale determinati dalle condizioni di lavoro, ovvero da esposizione ad agenti od a sostanze tossico-nocive e/o cancerogene, oppure dal tipo di organizzazione del lavoro e dalle modalit con le quali lattivit lavorativa si svolge. Questo sulla carta. In realt, le difficolt che si incontrano come operatori di Medicina Democratica (e non solo di essi!) nel seguire i lavoratori e le lavoratrici che hanno subito un infortunio o contratto una malattia professionale, che si rivolgono agli Sportelli Salute presenti sul territorio, sono dovute a comportamenti da parte dellINAIL di insensibilit, poca disponibilit, quando non di chiusura, di fronte a casi evidenti di infortuni sul lavoro e/o di malattie professionali causate dallesposizione ad agenti e/o a sostanze tossiconocive e cancerogene. Si tratta di una inaccettabile e palese negazione dei diritti fondamentali delle lavoratrici e dei lavoratori: un atteggiamento che si manifesta a volte apertamente, a volte per ignoranza, incompetenza, superficialit o subdolamente: sempre con lintento di negare levidenza dei fatti, un comportamento tipico di una S.p.A. assicurativa. Questa situazione andata progressivamente peggiorando in modo direttamente proporzionale al disimpegno dei lavoratori e dei sindacati anche in questo settore. Di seguito si attira lattenzione su alcune delle modalit attraverso - (comportamenti superficiali di medici, a tacer daltro!) - le quali lINAIL nega i diritti alla lavoratrice e al lavoratore che hanno subito un infortunio sul lavoro e/o che hanno contratto una malattia professionale. CON IL CONCORSO DEI MEDICI DEI PRONTO SOCCORSO Questo accade (purtroppo frequentemente) quando i medici dei Pronto Soccorso nel visitare il lavoratore o la lavoratrice infortunati, non verificano, e quindi non rilevano, tutti i danni causati dallinfortunio, ma solo quelli pi evidenti, riportando solo questi ultimi nella cartella sanitaria. Di conseguenza altri eventuali danni, pur concomitanti, denunciati dal paziente e (poi) riscontrati attraverso rigorosi accertamenti medici, in modo sistematico Non vengono riconosciuti dallINAIL come infortunio. Inoltre, i medici del Pronto Soccorso tendono a riconoscere pochi giorni come prognosi per linfortunio subito dal lavoratore, in genere con la superficiale motivazione: tanto poi li dar lINAIL. E questo avviene soprattutto in presenza di infortuni gravi per i quali viene rilasciata una prognosi inferiore ai 40 giorni, questo per evitare lautomatica indagine giudiziaria. CON IL CONCORSO DEI MEDICI DI FAMIGLIA Questi non si preoccupano quasi mai di conoscere il lavoro svolto dal proprio

*Sezione di Savona e Provincia di Medicina Democratica.

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paziente e, men che meno, dellambiente di lavoro e delle nocivit ivi presenti; viceversa, con un corretto approccio, il medico scoprirebbe che il 90% delle malattie contratte dai lavoratori e dalle lavoratrici causato dal lavoro. Lo scorretto comportamento del medico poi segnato dal fatto che il medesimo non attiva le procedure per il riconoscimento delle malattie professionali, limitandosi a rilasciare prognosi per malattia, invece di quella corretta di malattia professionale/infortunio, tutto questo con gravi danni per il lavoratore, sia sul piano economico (lINPS versa una indennit per malattia inferiore a quella INAIL) sia a livello contrattuale (lassenza per malattia, a differenza di quella per infortunio, incide negativamente sul cosiddetto periodo di comporto che, quando viene superato, autorizza lazienda ad infliggere il licenziamento al lavoratore per giusta causa, nonch su altri istituti contrattuali. Ancora, lassenza per malattia, a differenza di quella per infortunio, costringe il lavoratore al rispetto delle cosiddette fasce orarie). A tacere del fatto, che generalmente, questi medici hanno scarsa conoscenza nel campo Medicina del Lavoro e della Medicina Legale. Inoltre, tali comportamenti violano anche la Legge: ogni medico tenuto a denunciare allINAIL anche il semplice sospetto che il lavoratore abbia contratto una malattia professionale. CON IL CONCORSO DELLINPS E DEI SUOI MEDICI Questo avviene quando, nel rivalutare la patologia contratta dal lavoratore, i medici dellINPS si guardano bene dallapprofondire le sue cause, rinunciando cos a pretendere che sia lINAIL a risarcire il lavoratore per infortunio e/o malattia professionale. Inoltre, questi comportamenti nel caso di ricaduta e/o di postumi invalidanti permanenti, impediranno al lavoratore di poter chiedere il dovuto risarcimento economico. CON IL CONCORSO DEI PATRONATI E DEI SUOI MEDICI Questi medici di solito sono saturi di incarichi e di lavoro, spesso sono mal pagati (non infrequente che quelli assunti dallINAIL precedentemente lavorassero per qualche

patronato) e nel poco tempo che dedicano a questa attivit (proporzionale al percepito) ricevono un gran numero di lavoratori. Finiscono cos per visitare superficialmente il lavoratore infortunato che di fronte a loro diventa un semplice paziente che, come gli altri, deve aver pazienza e subire, tanto pi che per questo servizio non spende nulla. Anche in questo caso la visita medica, generalmente superficiale, si limita a rilevare il danno pi evidente (ed una frattura di polso, ad esempio, resta senza verifica se stato coinvolto il gomito, la spalla, o altro). I patronati poi, essendo pagati dallo Stato per ogni lavoratore che assistono, indipendentemente dallesito della pratica, non sono incentivati ad approfondire (i pur lodevoli casi esistenti confermano la regola) oltre una certa misura i diversi casi (a volte anche per mancanza di personale specializzato e mezzi appropriati), dato che il loro primo obiettivo e quello di poter assistere il maggior numero di lavoratori e lavoratrici; situazione che inevitabilmente li porta a sostenere i casi di contenzioso con lINAIL di pi facile soluzione. CON IL CONCORSO DEI MEDICI AZIENDALI Questi, come noto, sono pagati dalle aziende e, al di l di ogni altra considerazione, a queste rispondono (come facilmente intuibile, il rapporto professionale del medico sottoposto a pesanti condizionamenti da parte dellazienda, quando non intercorrono addirittura disposizioni verbali, che se non verrebbero seguite difficilmente tale rapporto continuerebbe. Le lodevoli eccezioni di medici che rifiutano tali condizionamenti, purtroppo confermano la regola.). Di qui le scarse denunce per infortuni e malattie professionali da parte dei medici c.d. competenti - aziendali; a tacere dei casi nei quali essi si limitano a suggerire ai lavoratori e alle lavoratrici, specie se precari, di non segnalare linfortunio (soprattutto se lo ritengono non grave), di non andare al Pronto Soccorso e di farsi medicare nellinfermeria di fabbrica, accettando che il periodo di assenza, invece che per infortunio, venga considerato come malattia a carico dellINPS. Purtroppo, si tratta di un fenomeno molto

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diffuso sul quale molti, troppi, girano la testa dallaltra parte. Non solo, a volte capita che si nascondano ai lavoratori le malattie professionali rilevate in occasione delle visite periodiche di legge, che, viceversa, vengono segnalate al datore di lavoro che sposter il lavoratore in altro reparto dove, quando la malattia si manifester in modo evidente, questultimo non sar portato a riconoscerne lorigine professionale poich esposto successivamente a rischi e nocivit non direttamente correlabili con la patologia professionale contratta. Purtroppo la storia della Medicina del Lavoro non esente da fenomeni aberranti di falsa informazione sui rischi e le nocivit presenti nei processi produttivi. Per esempio, la bronchite quasi sempre viene imputata al fumo di sigaretta o allinquinamento cittadino - (sia chiaro si tratta di fattori di rischio, ci mancherebbe altro!) -, ma solo raramente essa viene correlata con le nocivit presenti negli ambienti di lavoro alle quali il paziente stato esposto. CON IL CONCORSO OVVIO E SCONTATO DI PERSONALE E MEDICI DELLINAIL Al momento della prima visita, quando vengono raccolte le informazioni relative alla storia lavorativa, alla descrizione dellambiente di lavoro, ai rischi e alle nocivit presenti e, segnatamente, a quelli specifici insiti nella mansione espletata, o alla descrizione sulla dinamica dellinfortunio, ci che il lavoratore riferisce, viene arbitrariamente considerato di parte e poco attendibile, nonch verbalizzato in modo superficiale, se non omissivo; viceversa, linformazione fornita dallazienda viene considerata, a priori, oggettiva e non sottoposta a verifiche. In questo modo, alla fine, la ricostruzione dellinfortunio (o quella dei rischi e dei danni derivanti dallesposizione ad agenti e/o sostanze tossico-nocive) fornita dal padrone allINAIL sar quella tenuta in considerazione dallIstituto. In realt lIstituto abdica scientemente al suo compito istituzionale di accertare e valutare autonomamente i rischi presenti negli ambienti di lavoro relazionandosi con i lavoratori e le lavoratrici esposti (cosa che richiede tempo e professionalit), optando, viceversa, di acquisirli dalle

direzioni aziendali. In questo modo inaccettabile avviene uninversione delle responsabilit: la dirigenza aziendale responsabile dellinfortunio (o della malattia professionale) diviene per lINAIL la fonte principale per la sua negazione, alla faccia delloperaio che ne rimasto vittima! Va pure denunciato il rifiuto immotivato dellIstituto a far effettuare da parte dei suoi medici fiduciari le visite medico-legali collegiali - [fenomeno sempre pi frequente teso ad evitare il confronto di merito da parte del medico dellINAIL con il medico di fiducia del lavoratore, evidentemente perch non in grado

di contraddire scientificamente, e a norma di Legge, le reali cause della malattia professionale contratta - (o dellinfortunio subito) dal lavoratore]. Tutto questo condiziona pesantemente il diritto dei lavoratori, che vengono scoraggiati dai patronati ad intraprendere cause legali, anche per i tempi lunghi e per costi delle stesse (soprattutto quelli derivanti dalle CTU, nonch dalle parcelle dei Legali di controparte che, in caso di sconfitta, vengono sempre pi addebitate ai lavoratori). Tutti questi soggetti, e segnatamente i medici, dimostrano di non tenere nella dovuta considerazione i diritti alla Salute delle lavoratrici e dei lavoratori, adducendo a pseudo-giustificazione di non voler coprire simulatori e falsi invalidi, con il risultato finale di negare, in modo indiscriminato, a tutti/e i diritti conquistati con anni di lotte, e pure pagati con i contributi trattenuti sulle buste paga dai lavoratori, mentre cos facendo, anno dopo anno, assicurano laumento dellattivo (enorme) del bilancio economico dellINAIL, e non infrequentemente quello

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proprio (piccolo e squallido). Straordinario il fatto che nessuno si stupisca del fatto che lINAIL restituisca ufficialmente ai datori di lavoro buona parte di quanto dagli stessi versato, sotto forma di contributi finalizzati a migliorare lambiente di lavoro e la prevenzione, come se questo fosse un optional e non un loro preciso dovere e obbligo di legge. Eclatante, infine, il palese conflitto di interesse per quei medici che svolgono al tempo stesso la funzione privata di Medico Competente per le Aziende, e quella pubblica di Medico dellUfficio dellASL preposto al Controllo delle condizioni degli Ambienti di Lavoro. CON IL CONCORSO DI ENTI CHE DOVREBBERO TUTELARE LA SALUTE E LINTEGRIT PSICO-FISICA DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI, NONCH LAMBIENTE (CONTARP ARPA ALTRI) I tecnici che lavorano in queste strutture sono spesso soggetti a direttive politiche, poich i loro dirigenti sono di nomina politica. Stanno l a ricordarcelo i frequenti interventi della Magistratura nei loro confronti, per aver manomesso i risultati di importanti indagini ambientali; fatti che hanno minato la fiducia nel loro operato da parte di lavoratori e popolazioni a rischio. Valga per tutti linattendibile operato della Contarp che, in merito allaccertamento dellesposizione lavorativa alle fibre/polveri di amianto, stata sconfessata con centinaia di sentenze emesse dalla Magistratura (quando non inquisita dalla stessa!). CON LESCLUSIONE, DI FATTO, IN MOLTI CASI DEGLI RLS (RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI PER LA SICUREZZA) Per comprendere questo basta leggere i Registri di Valutazione dei Rischi. La maggior parte di questi documenti sono compilati senza la partecipazione dei RLS e quindi di fatto quasi sempre realizzati solo dai tecnici del padrone. In questi documenti i rischi spariscono o vengono talmente minimizzati che sembra che la maggior parte dei lavoratori operi in ambienti pi sani e puliti di casa propria. Gli RLS (dove ci sono, perch in moltissime

piccole aziende non esistono), quasi sempre Non sono votati dai lavoratori ma nominati e imposti dalle dirigenze sindacali tra i loro fedelissimi, ma, soprattutto, non sono espressione dei lavoratori e delle lavoratrici, per questo inevitabilmente (non sono in grado!) non svolgono il proprio compito. In questo contesto lINAIL ha buon gioco nel negare il riconoscimento delle malattie professionali contratte dai lavoratori (es. affermando che nel Registro di Valutazione dei Rischi non risultano quelli correlabili con quella data malattia professionale). Subentra qui un momento perverso della logica corporativa alla quale sono stati portati alcuni Enti, tra i quali lINAIL, laddove le somme risparmiate fungono da incentivo (in passato proprio in maniera diretta), per costruire un fondo di incentivazione da suddividere tra i propri dipendenti, in maniera proporzionale al loro ruolo, che premier laumento di produttivit, da leggere in verit come soldi risparmiati dallEnte. Per questo anche nel caso in cui riconoscano lorigine professionale della patologia o dellinfortunio, gli impiegati ed i medici dellINAIL, nellottica di contenere le spese nellattuale situazione di crisi hanno la precisa indicazione, specie quelli assunti con contratti a termine, di valutare il danno da infortunio o malattia professionale il pi basso possibile, fino a negarne lesistenza. Questo costringer i lavoratori a fare ricorso, e gi qui, per scoraggiamento, se ne perderanno molti che riterranno inutile impugnare la decisione dellIstituto. Quandanche nella visita medico-legale collegiale fra il medico dellIstituto e quello del lavoratore, sempre che venga fatta, si giunger ad una valutazione discorde, unaltra buona fetta di lavoratori, per paura dei possibili costi dei legali, non far ricorso alla Magistratura per le ragioni gi dette, rinunciando cos, loro malgrado, a far valere i loro sacrosanti diritti. Altrettanto importante la valutazione del periodo di malattia temporaneo. Unaltra prassi invalsa per negare i diritti dei lavoratori, infatti, rappresentata dallabitudine di chiudere linfortunio dopo pochissimo tempo, anche a fronte di una non completa guarigione e della necessit di ulteriori tera-

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pie suggerendo ai lavoratori, se necessario, di recarsi dal proprio medico di famiglia, che, sistematicamente derubrica linfortunio e/o la malattia professionale, a patologia generica ponendola a carico dellInps, chiudendo cos il cerchio! CON IL CONCORSO DEI GOVERNI E PER LASSENZA DELLE OPPOSIZIONI Il continuo peggioramento delle Leggi riguardanti i diritti dei lavoratori in campo previdenziale e delle relative tabelle delle malattie di origine lavorativa; queste anche quando riconoscono un numero maggiore di patologie professionali, non va mai dimenticato che ne negano un numero ancor maggiore determinato dalla continua introduzione di nuove sostanze tossiconocive nei processi produttivi. Non vanno poi taciuti i mancati riconoscimenti determinati, in molti casi, dai brevi tempi di prescrizione, che vanificano la possibilit del lavoratore e della lavoratrice di esercitare i propri diritti. CON IL CONCORSO DEI SINDACATI E DELLE RSU Questo avviene quando le organizzazioni sindacali, anche a livello di fabbrica, siglano e accettano accordi che prevedono il ricorso obbligatorio allarbitrato invece che alla Magistratura ordinaria per le vertenze di lavoro, ivi compresi infortuni e/o malattie professionali. La responsabilit pi grande, per, consiste nellaver condiviso, o quantomeno accettato tali accordi senza aver messo in campo tutta la forza sindacale necessaria per opporsi a una miriade inaccettabile di contratti di lavoro precario che, di fatto, sottopongono il lavoratore a un costante ricatto che gli impedisce di tutelare la propria salute, e men che meno gli consentono di poter esercitare liberamente il diritto per ottenere il risarcimento del danno patito alla propria salute ed integrit psico-fisica. Infatti, frequentissimo il caso di lavoratori precari, delle ditte in appalto o interinali, che rinunciano a denunciare linfortunio perch pressati dal padrone. Impossibile quantificare poi il danno creato dalla precariet e quindi dal continuo variare di mestiere e di ambiente di lavoro per milioni di lavoratori e lavoratrici che, se,

malauguratamente, in futuro verranno colpiti da una patologia professionale, saranno impossibilitati a disporre dei dati epidemiologici per dimostrarne lorigine professionale. Alcune forme di lavoro precario, infine, come, per esempio, il lavoro a progetto, non prevedono neppure il pagamento in caso di assenza per malattia. Molto semplicemente il lavoro considerato autonomo (e vale il becero principio: chi non lavora non mangia!). Per questi/e lavoratori e lavoratrici non vi alcun pagamento nei casi di assenze per malattia o infortunio.

CON IL CONCORSO DI LUMINARI DELLA SCIENZA E DELLA MEDICINA Non si contano pi i processi (esemplare quello del petrolchimico di Porto Marghera) che vedono i padroni nelle cause promosse dai lavoratori o dai loro famigliari, nominare come propri consulenti Luminari della scienza e della medicina, nonch docenti universitari che, di fronte a somme da capogiro per la loro prestazione professionale, sono capaci di sostenere posizioni antiscientifiche, a volte anche in aperto contrasto con quanto hanno sempre insegnato ai loro studenti. Questi Luminari non disdegnano in seguito di testimoniare e di fornire le loro Perizie anche allINAIL, nelle cause per il riconoscimento delle malattie professionali e quindi contro i lavoratori; questo avviene soprattutto nei casi che coinvolgono grandi aziende o settori economici, dove il numero di esposti enorme e le aziende sono disposte anche a notevoli esborsi pur di non vedere riconosciuti i diritti dei lavoratori, che, successivamente, potrebbero richiedere e

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imporre alle aziende bonifiche degli ambienti di lavoro, nonch il risarcimento per i danni patiti. CON IL CONCORSO DEI LAVORATORI STESSI Labitudine a delegare (alle RSU, agli RLS, ai sindacati, agli ispettori, ai medici, ai partiti ecc. ecc.) ha condizionato talmente i lavoratori che loro stessi sono diventati corresponsabili della perdita dei loro diritti, per non averli difesi a sufficienza, non preoccupandosi di acquisire informazioni in modo diretto, non ragionando pi in modo collettivo, rinunciando a costruire il gruppo omogeneo, inteso non solo come aggregazione fisica ma anche momento politico di individuazione e presa di coscienza dei propri problemi e diritti, in primis quello alla salute. Pur avendo lasciato allultimo posto dellelenco il ruolo negativo giocato dagli stessi lavoratori per non aver tutelato abbastanza la propria salute, ma anche per non aver esercitato il giusto diritto ad ottenere un adeguato risarcimento quando questa stata lesa, riteniamo che questo sia il punto pi importante sul quale dovrebbe svilupparsi la discussione. Ci non significa ovviamente nascondere o sottovalutare le responsabilit di tutti i soggetti sopra elencati. La differenza fondamentale fra i lavoratori e gli altri sta nel fatto che frequentemente gli interessi in gioco sono diversi, quando non contrapposti; pertanto, quando sono gli altri a sba-

gliare non si tratta di errori ma di precise scelte legate ad interessi pi o meno legittimi. Pensare di convincere gli altri a modificare il proprio modo di agire pu risultare illusorio, se non a livello di singoli soggetti, mentre in unottica di costruzione e imposizione di scelte diverse, operata da una classe che riprende coscienza del proprio ruolo sociale, dei propri diritti e della propria forza, lidea di costringere gli altri a modificare i propri comportamenti, verificando poi che effettivamente questo avvenga, pu essere un obiettivo non solo giusto ma anche realmente perseguibile. ovvio che per poter imporre le proprie giuste esigenze collettive il mondo del lavoro dovr prima liberarsi degli schemi mentali che gli impediscono di esprimere compiutamente la propria soggettivit e forza, rifiutando la pratica della delega. Per questo riteniamo che la discussione sulle responsabilit dei lavoratori vada approfondita e sostenuta in ogni momento, perch senza la loro partecipazione ai processi di modifica e trasformazione positiva della societ, questa non pu che peggiorare le loro condizioni di lavoro e di vita. Al contrario, una partecipazione consapevole e metodica potr davvero costringere, di volta in volta, i soggetti sopra elencati, a svolgere il proprio ruolo, non per assecondare i propri piccoli o grandi interessi, ma, viceversa, al servizio delle lavoratrici, dei lavoratori e della collettivit.

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Alcol, alcolizzati ed unit dItalia

di Gaspare JEAN*
... Lei non ha idea di quanti ne ho visti iniziare la giornata sulle impalcature al quinto o sesto piano di un cantiere attaccati alla bottiglia della grappa. Mica solo noi cispadani! B si sa.Noi del Nord beviamo un po di pi, ma che vuol dire? Noi beviamo per poter lavorare. Antonio Pennacchi CANALE MUSSOLINI VITICOLTURA: PILASTRO DELLA ECONOMIA AGRICOLA ED IDENTITA UNIFICANTE IL PAESAGGIO RURALE ITALIANO La vite d i migliori raccolti tra il 41 e 46 grado di latitudine; quindi tutta lItalia presenta un clima estremamente favorevole alla sua coltivazione. In genere pu essere coltivata fino a 500-600 m di altitudine nel sud-Italia, mentre nel nord-Italia i vigneti pi produttivi non sono oltre i 400 m sul livello del mare. Infatti la maturazione ottimale delluva avviene quando per almeno 4 mesi estivi la temperatura media non inferiore ai 19C per le uve rosse e 17C per le uve bianche. Grande la variet di terreni su cui la vite cresce purch sciolti: dai calcarei agli argillosi ai vulcanici. Data la variet di vitigni coltivati in Italia spesso uguali ma con nomi spesso differenti da zona a zona, si rinunciato dopo il 1860 ad una classificazione precisa dei vari cultivar (1); a differenza del cibo che ha trovato nel classico libro dellArtusi un momento di unit mettendo insieme le ricette di piatti tipici italiani provenienti da varie regioni, si preferito adottare denominazioni locali di vini e viti malgrado lo sforzo di alcuni agronomi di classificare i diversi cultivar di vite della Penisola; non possiamo quindi sapere quanti cultivar esistevano al momento dellunificazione n se cultivar uguali fossero allevati sia nel meridione che nel settentrione dItalia. Varie malattie della vite, oidio e soprattutto filossera, a cavallo del XX secolo hanno obbligato i vignaiuoli a selezionare alcune qualit di vite, innestate su viti americane con sistema radicale resistente alla filossera; quindi solo dopo il 900 che abbiamo la possibilit di sapere il nome dei pi importanti vitigni che producono qualit di vini anche molto differenti a seconda del terreno e del clima. Allepoca dellunit dItalia i modi di allevare le viti erano diversissimi da zona a zona anche allinterno della stessa Regione: vigne a paletto semplice, vigne a tralcio curvo, vigne a spalliera, vigne a ceppata bassa, ecc.. Solo con lavvento della meccanizzazione agricola, dopo la II guerra mondiale, le vigne hanno assunto aspetti pi uniformi. Nelle zone collinari i filari disposti perpendicolarmente hanno il pregio di ostacolare le frane del terreno, ma rendono pi difficile luso del trattore che pi facilmente si ribalta (i morti sul lavoro in agricoltura sono solo inferiori a quelli delledilizia). Lepoca della vendemmia ovviamente varia molto a seconda della qualit delle uve e della zona; a met 800 era lasciata totalmente alla volont del singolo vignaiuolo; colla diffusione dopo la II guerra mondiale delle cantine sociali e di disciplinari per la vinificazione sempre pi precisi, anche imposti dalla Comunit europea, lepoca

*Medico internista,
gi Primario ospedaliero. Medicina Democratica, sezione di Milano e provincia.

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della vendemmia stabilita da analisi agronomiche e chimiche anche in rapporto alle caratteristiche organolettiche del vino che si vuole ottenere. Le statistiche attuali valutano la produzione di vino in hl/anno; non cos era allepoca dellunit dItalia quando si usavano misure diverse da Regione a Regione: brenta bergamasca di 70 l, brenta piemontese di 50 l, soma marchigiana di 69 l, barile romano di 57 l, mastello vicentino di 113 l, ecc.. Le prime statistiche del Regno dItalia citano oltre al vino (considerato insieme ad altri consumi alimentari) il vinello ottenuto facendo rifermentare vinacce con altri frutti (es. more, bacche di sambuco) ed anche con cortecce di albero; il vino era destinato alla alimentazione delle classi pi ricche, mentre il vinello era consumato prevalentemente dai braccianti agricoli e conteggiato nella loro paga giornaliera. A met 800 il consumo di vino avveniva nella zona di produzione anche perch era preponderante una agricoltura di sussistenza e non industriale-commerciale; verso il 900 inizia in alcune zone dItalia una agricoltura intensiva (specie in pianura padana); questo porta alla diffusione di vini provenienti da altre regioni. Il Chianti (miscuglio di uve diverse: sangiovese, trebbiano e conaiolo) diviene il vino italiano pi tipico allestero; tipica la sua commercializzazione in fiasco. I vini pugliesi, soprattutto di Trani, venivano commercializzati in Lombardia dove le osterie incominciarono ad essere chiamate trani. Tuttavia la legislazione proteggeva le produzioni locali attraverso lo strumento del dazio, che perdurato in Italia fino a met del 900. A parte va considerata la diffusione del marsala, fatto conoscere dai rivoluzionari mazziniani esiliati in Inghilterra dove si era imposto nei confronti del porto prevalentemente bevuto dalla aristocrazia inglese; questa occasione favor lespansione delle prime aziende vitivinicole in Sicilia di cui la pi nota Florio fondata nel 1831, quindi ben prima di quelle del nord- Italia. Fervidi garibaldini furono i Santi, produttori di Brunello di Montalcino; il nome risale al 1842 ed dovuto al fatto che il Sangiovese coltivato in quella zona produ-

ce un vino scuro s ma con sfumature violacee; lo stesso vitigno, coltivato in Sicilia, d un vino pi scuro: Nero di Avola. Il consumo di birra da parte degli italiani stato modesto fino alla seconda met del 900; va per sottolineato che la presenza di truppe austro-ungariche in Lombardia e Veneto obbligava i contadini a produrre orzo meno adatto alla alimentazione umana rispetto al frumento. A questo va aggiunto che il nutrimento dei numerosi cavalli dellesercito necessitava fieno e biada cos che il terreno per coltivazioni pi pregiate era limitato, con conseguenti gravi carenze nutrizionali, malattie e morte precoce. Dopo lunit dItalia le speranze dei contadini lombardi e veneti di veder migliorare il loro livello nutrizionale sono andate deluse; infatti allagricoltura si sono chieste quelle risorse per costituire quella accumulazione primaria di capitali necessaria a far decollare la nascente industria italiana; il processo stato quanto mai difficoltoso, in presenza di un enorme indebitamento piemontese non compensato dalle finanze degli altri staterelli italiani. Fulcro del processo di industrializzazione stata Milano (2) che rivendicava gi da allora di essere la capitale morale; si rinuncia al federalismo di Cattaneo perch meno funzionale allo sviluppo soprattutto di una serie di infrastrutture necessarie sia alla creazione di un mercato interno (ferrovie), sia alla formazione (Politecnici); la contemporanea apertura della galleria del Cenisio ed in seguito del Gottardo facilitavano lesportazione di prodotti agricoli (specie cereali e vino) contribuendo a rendere positiva la bilancia commerciale (3). Lintenso sfruttamento delle masse contadine del Nord connesso col diffondersi della pellagra tanto da rendere necessaria la costruzione di due ospedali per pellagrosi (a Inzago e a Legnano); la cura della pellagra consisteva nellalimentare questi malati; per quale era la dieta? Tartari (4) riporta uno stralcio della rivista Igiene e beneficienza del 1910 in cui si legge che 32 pellagrosi in un semestre hanno consumato 2617 kg di pane, 203 kg di pasta, 255 kg di riso, 707 kg di carne, 32 polli, 1714 uova, 77 kg di formaggio, 110 kg di salame, 509 l di latte e 2215 l di vino!

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Se ne deduce quindi che il vino era considerato un alimento da somministrare in dosi superiori a quelle del latte con dignit uguale a quella di un farmaco. Se analizziamo i bilanci patrimoniali di vari ospedali italiani prima del 1920 vediamo elencati nel patrimonio le botti di vino e le bottiglie di marsala e di cordiale medicinale presenti in magazzino. E quindi solo in epoca relativamente recente che in Italia si affermato il concetto della pericolosit dellalcol per la salute: le tabelle dietetiche dei sanatori (chiusi in Italia tra il 1960 e il 1970) prevedevano sempre il vino malgrado che negli ultimi anni venisse usata lisoniazide, farmaco epatotossico. Nel 1860 in tutta Italia cera una netta divisione di classe per quanto concerne il consumo di bevande alcoliche: il vino ottenuto da spillatura era consumato dagli aristocratici e dai ricchi borghesi, quello da torchiatura ed il vinello dai poveri; questa diversit si mantenuta, anche se progressivamente attenuata, fino alla prima guerra mondiale. E difficile calcolare la superficie delle varie regioni italiane coltivate a vigneto allepoca dellunificazione. La tendenza generale pu essere cos riassunta: 1) - I terreni a vigneto occupano una superficie tra i 700.000 e 1 milione di ettari; nel 2010 sono 818.000 ettari; quindi non ci sono sensibili variazioni anche se nellultimo decennio la quantit di hl di vino prodotti sensibilmente diminuita; 2) - La rendita fondiaria (cio la differenza tra valore del terreno non coltivato e quello coltivato a vigneto) in media pi elevata rispetto ad altre coltivazioni; gli espropri dei terreni per costruire lautostrada AstiCuneo (con vigneti di barolo) raggiungevano negli anni 80 1 miliardo/ettaro. La rendita fondiaria dei terreni coltivati o coltivabili a vigneto ha subito le stesse vicissitudini della rendita delle aree edificabili; mentre nei primi anni dellunit dItalia la rendita del terreno aumentava solo se il proprietario impiantava le viti, oggi con la finanziarizzazione delleconomia, basta avere il terreno coltivabile a vigneto secondo le normative nazionali e della C.E., per far salire il prezzo del terreno. La valorizzazione dei vigneti si ulteriormente rafforzata dopo il 1960 con la legge

116/1963 e col DPR 930/1963, che hanno portato ad una classificazione dei vini, in accordo con le direttive delle Politiche Agricole Comunitarie (PAC): -Vini da tavola; -Vini da tavola con indicazione geografica; -Vini da tavola con indicazione geografica e del vitigno; -Vini di qualit prodotti in regione denominata (VQPRD); -Vini di origine controllata (DOC) e garantita (DOCG). I vini DOC sono 260 da cui discendono 1500 denominazioni (es. Barbera dAsti,

Barbera del Monferrato, ecc). I vini DOCG sono 22 in buona parte presenti in Piemonte e Toscana; solo 1 in Campania (Tauroni) e 1 in Sardegna (Vermentino). Come si nota stata molto tardiva in Italia la valorizzazione dei vini, circa 50 anni dopo altri paesi europei. I disciplinari italiani sono molto rigidi; basti pensare che in Francia ammesso aggiungere glucosio durante le fermentazione del mosto per innalzare la gradazione alcolica. Malgrado questo le frodi sono sempre state numerose; lintroduzione del DPR 162/1965 secondo le direttive delle PAC non ha evitato la produzione di vino al metanolo tanto che si reso necessario il DM 29.12.1986 per avere il limite delle sostanze tossiche ammesso per la commercializzazione (residui di pesticidi e anticrittogamici, antifermentativi, correttivi). Negli ultimi anni del 900 anche in Italia si provato a produrre vini novelli sullesempio francese; le uve italiane non si prestano per a questa produzione di qualit; sono cos consumati in manifestazioni particolari

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(fiere del vino novello) con scopi prevalentemente promozionali e non vengono in genere esportati. La produzione di vino ha raggiunto il massimo nel decennio 1965-1975 con 98 milioni di hl prodotti; c poi stata una lenta diminuzione fino a raggiungere nellultimo decennio i 45-55 milioni di hl prodotti soprattutto in Puglia, Sicilia, Veneto, seguite Emilia-Romagna, Abruzzo, Piemonte, Lazio, Toscana. Il calo di produzione va ricercato nei limiti posti dalla Unione Europea e nei gusti degli italiani che prediligono vini pi raffinati, meno pigmentati, meno corposi e densi che esigono sia produzioni ridotte per ettaro (da qui la pratica di togliere parte dei grappoli prima della maturazione) sia una torchiatura leggera o assente. Dallanalisi fatta possiamo concludere che la viticoltura ha rappresentato in tutte le Regioni italiane uno dei canali privilegiati per la penetrazione del capitalismo nelle campagne, dato che la moderna filiera vitivinicola concepibile solo in unazienda di vaste dimensioni, dotata di capitali, capace di orientare i consumi (5); questo ha accentuato la proletarizzazione dei vignaiuoli che dipendono sempre pi dal credito bancario (acquisto di macchine agricole, antiparassitari, concimi) e dal mercato a cui sottoposta la filiera agro-alimentare. Infatti su un giro daffari di 13,5 mld (2010) (+ 2 mld dindotto) i produttori di uva ricavano meno del 15% (6). I CONSUMI Nelle prime statistiche del Regno dItalia i consumi di bevande alcoliche erano consiTabella 1.
REGIONE Piemonte Lombardia Veneto Emilia, Marche, Umbria Liguria, Toscana, Roma Abruzzo, Molise, Campania Basilicata, Calabria, Puglia Sicilia, Sardegna

derati unitamente ai consumi alimentari; va inoltre considerato che le notizie riguardanti il salario dei braccianti agricoli in parecchie regioni includevano vino e vinello nella retribuzione giornaliera; ad esempio nel 1855 si cita che un bracciante pugliese veniva retribuito con 1 kg di pane nero e 1 litro di vinello che saliva a 2 litri nel periodo della mietitura. Ad ogni modo il consumo di vino pro capite era basso in rapporto alla scarsit della alimentazione delle masse bracciantili ed operaie; Gramsci riporta nel 7 Quaderno uno studio del fisiologo Fo che calcolava che gli italiani avevano a disposizione in media 910.000 cal/anno, a differenza degli altri Paesi europei in cui le calorie a disposizione erano 1.300.000 -1.500.000. In pratica la popolazione pi povera non raggiungeva le 400.000 calorie /anno cio 2/5 della media stabilita dai fisiologi come sufficiente per un lavoratore. Allepoca della riunificazione delle Regioni italiane, i consumi erano superiori al Sud rispetto al Nord Italia: ad esempio una rilevazione fatta nel 1885 segnala che in una famiglia operaia il consumo settimanale di vino era 6 litri al Sud, 5,5 litri al Centro e 3 litri al Nord Italia (riportato da Somogyi, 7). Forse al Nord si consumava pi vinello che vino come appare dai dati della statistica del 1872 presentati nella Tabella 1 che segue. Dai dati sui consumi alimentari citati da Somogyi si pu dedurre che nellultimo decennio del secolo XIX si ha una inversione di tendenza con aumento del consumo di vino in Italia settentrionale rispetto al Meridione; ad ogni modo il consumo maggiore nellambito delle famiglie pi agiate e

VINELLO 37 litri/anno 22 litri/anno 27 litri/anno 33 litri/anno 12 litri/anno 13 litri/anno 5 litri/anno 5 litri/anno

VINO 33 litri/anno 29 litri/anno 30 litri/anno 27 litri/anno 53 litri/anno 48 litri/anno 66 litri/anno 67 litri/anno

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con impieghi stabili. In buona sostanza si pu dire che il consumo di vino in tutta Italia aumenta con laumento del reddito; essendo questo aumentato maggiormente nellItalia settentrionale rispetto al Mezzogiorno si nota questa inversione del consumo. La Tabella 2 riporta i consumi annui /capite del vino in alcune citt italiane nel 1911 a dimostrazione che non solo le citt del sud sono pi povere e consumano meno vino ma anche alcune aree del Nord (Mantova) in cui sta nascendo una agricoltura di tipo imprenditoriale che necessita di una accumulazione primaria ottenuta col massiccio sfruttamento delle classi subalterne. A dimostrazione di quanto affermato interessante analizzare la relazione del Prof. Lussana (citato da Zamagni, 8) fatta nel 1906 al I Congresso internazionale per le malattie del lavoro; si affermava che il vino poteva fornire una buona parte delle calorie necessarie ad un organismo in attivit; di conseTabella 2. Citt
Asti Cosenza Ferrara Genova Livorno Mantova Milano Napoli Palermo Taranto

guenza gli imprenditori agricoli largheggiavano nel vino (richiesto anche in alcune vertenze bracciantili) che poi rappresentava buona parte del salario giornaliero. Altre volte i braccianti e mezzadri venivano retribuiti con semplici vinacce, che facevano ribollire con aggiunta dacqua per ottenere il vinello. Daltra parte i proprietari agricoli conteggiando il vino nella paga giornaliera, avevano la possibilit di smaltire le scorte risparmiando denaro e/o altri generi alimentari. Questo spiegherebbe perch in alcune Regioni (Sardegna, Marche, Lazio) si hanno punte di ricoveri per psicopatie alcoliche negli anni in cui si verifica una iperproduzione di uva. Nella successiva Tabella 3 (tratta da Casacchia, 9) si riportano i consumi di alcolici in Italia dal 1881 al 1970 (in litri/capite); si nota: a) - il consumo di vino sempre predominante; Vino in litri /capite/anno
99,9 59,0 105,0 166,0 132,0 53,1 142,0 85,0 72,1 62,0

Tabella 3.
Anno 1881-1890 1891-1895 1896-1900 1901-1905 1906-1910 1911-1915 1916-1920 1921-1925 1926-1930 1931-1935 1936-1949 1950-1955 1956-1960 1961-1965 1966-1970 Vino 95,2 93,5 91,8 114,2 128,6 127,0 93,5 111,1 109,9 90,7 84,2 90,3 107,0 108,0 98,0 Birra 0,8 0,5 0,6 0,8 1,6 2,1 1,9 3,6 2,9 1,1 1,4 3,2 4,0 8,5 9,2 Superalcolici 1,74 1,22 1,15 1,34 1,02 0,32 0,63 0,72 0,55 0,24 0,25 0,85 1,40 1,50 1,60 Alcol totale 13,28 12,77 12,53 15,55 17,29 15,44 11,59 13,79 13,58 11,76 10,28 13,63 16,64 19,58 20,56

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b) - il consumo totale di bevande alcoliche aumenta durante i periodi di maggior benessere (belle poque, dopo le guerre) e diminuisce durante i periodi di crisi (fine 800, guerre, crisi del 1928); c) - il consumo di birra diviene consistente dopo la seconda guerra mondiale; d) - il consumo di superalcolici ancora pi legato al benessere economico, ma non subisce notevoli variazioni negli anni considerati. Dopo il 1970, anche per opera dellOsservatorio Permanente sui Giovani e lAlcol (9) - le statistiche sono molto pi accurate (es. cfr. Tabella 4) - presentando dati disaggregati per regione e non considerando solo quantitativamente il fenomeno ma dando dati sulla percentuale di soggetti astemi, di bevitori occasionali, di forti bevitori e di veri e propri alcol dipendenti. Inoltre laccuratezza delle statistiche aumentata in quanto non si prende in considerazione la totalit della popolazione ma soggetti al di sopra di 10 o 15 anni di et, il genere, le condizioni socioeconomiche. Nella Tabella 5 che segue si illustra landamento dellevoluzione del consumo di vino nelle macroaree italiane. Si nota che in tutte le regioni italiane c una diminuzione del consumo di vino che tende a uniformare i consumi nel centronord; nel sud i consumi sono pi bassi in rapporto alla minor disponibilit in denaro e ad una maggiore percentuale di donne Tabella 4
Anno 1970 1975 1980 1985 1990 1995 2000 2005 Vino in litri 113,7 104.0 92,9 75,0 62,5 55,7 57,1 50,5

astemie (32% contro una media nazionale di 25,4%). Possiamo concludere sottolineando che queste statistiche evidenziano una stretta correlazione tra consumi di vino - liquori e livello economico fino agli anni 70; in seguito aumentano solo i consumi di birra, che peraltro non compensa le quantit di alcol totale ingerite. Questa riduzione dei consumi di alcol non legata a leggi particolari; anzi i paesi che hanno in passato adottato legislazioni proibizioniste, hanno osservato un aumento del consumo di alcol fuori pasto a scopo ricreazionale; in Italia la diminuzione avviene prima della introduzione del Codice della strada (1988) che definiva guida in stato di ebbrezza il bevitore con un tasso alcolemico di 0,8 g/l (in seguito ridotto a 0,5 g/l) e della legge quadro in materia di alcol e di problemi alcol-correlati (legge 125/2001). Avrebbero invece particolare importanza i mutamenti sociali: a) - La riduzione delle persone occupate in agricoltura non solo per abolizione della pratica di considerare il vino come parte integrante del salario, ma anche per la meccanizzazione agricola; infatti la pericolosit dei mezzi utilizzati presuppone un loro utilizzo da parte di persone in buone condizioni fisico-psichiche. b) - La crescita della popolazione occupata nellindustria e nel terziario, a cui richiesto un elevato grado di vigilanza; il fenomeno

Birra in litri 11,3 12,8 16,7 21,9 25,1 25,4 26,0 30,1

Liquori in litri etanolo 1,8 1,8 1,9 1,3 1,0 0,8 0,9 0,8

Alcol in litri etanolo 15,9 14,8 13,7 11,2 9,5 9,2 10,0 7,4

Tabella 5
Vino dl/mese Nord Ovest Nord Est Centro Sud - Isole 1973-1977 103,9 92,6 105,5 69,4 1982-1986 70,9 69,2 76,0 54,4 1992-1996 41,15 40,2 43,9 30,6 % variazioni -60,4 -56,5 -56,7 -55,8

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poi delle mense aziendali o del consumare un pasto fuori casa, frettolosamente, un fattore di controllo sia individuale che sociale. c) - Levoluzione dei consumi alimentari (pi proteine, meno grassi e cereali ) stata accompagnata sia dallutilizzo di bevande non alcoliche sia dalla ricerca di vino aperitivi o liquori pi pregiati. d) - Si sono diffusi stili di vita salutistici con una cultura pi critica nei confronti delluso di alcolici. Contemporaneamente per si diffondono consumi legati pi allapparire per cui si ricercano liquori esteri, vini rari ecc; la pressione pubblicitaria si rivolge recentemente alle donne in carriera che costituiscono una nicchia particolarmente redditizia. GLI ALCOLIZZATI Lalcolismo non era identificato come malattia o condizione patologica allepoca della unit dItalia; solo nella seconda met del XIX secolo gli psichiatri europei (in Italia con una decina di anni di ritardo) hanno individuato lalcolismo come malattia caratterizzata dalla perdita della capacit di astenersi e dalla ricerca ossessivo-compulsiva di bevande alcoliche; in conseguenza degli effetti tossici delletanolo comparivano varie patologie alcol-correlate (etilismo acuto e cronico, cirrosi epatica, pancreatite, ecc.) e problemi alcol-correlati (deresponsabilizzazione sul lavoro e in famiglia, incidenti, violenze, suicidi, ecc). Lombroso (10) tuttavia in quegli anni aveva ben presente lalcolismo come causa di devianza sociale e disegnava lalcolista con le caratteristiche somatiche di un italiano del sud; indirettamente questo era un aiuto alle truppe italiane che reprimevano il banditismo meridionale. Lindividuazione clinica dellalcolismo quindi appare storicamente legata alle modificazioni socio-economiche e socioculturali di unepoca: quella della rivoluzione industriale. Anzi possiamo affermare che questo legame pi evidente rispetto ad altre malattie la cui frequenza e caratteristiche nosografiche sono tipiche di un determinato periodo storico (sifilide, tbc, isteria, anoressia, ecc). Da millenni e nei contesti socio-culturali

pi diversi gli uomini hanno fatto uso di bevande inebrianti; nel 1861 il vino era bevuto tutti i giorni come energizzante, tranne che in occasioni particolari in cui ne era ammesso luso inebriante con regole e rituali precisi simili in ogni parte dItalia. Colla industrializzazione del Paese, le nuove condizioni di lavoro e di produzione, un nuovo modo di aggregazione sociale legato specialmente allinurbamento generano unetica sociale nuova che identifica non tanto il consumo eccessivo di alcol ma il non reggere lalcol come un vizio; lalcolizzato allora etichettato come un essere depravato e passibile di internamento in prigione o in manicomio. Infatti la legge italiana non puniva lalcolista come tale ma solo lubriacatura molesta. Con la scusa di moderare luso di alcolici si introducevano le accise sulla produzione di liquori e si rafforzavano le imposte daziarie sul commercio di vino; daltra parte se il vino un alimento perch considerarlo diversamente rispetto alla introduzione della tassa sul macinato! Fino al 1950-60, lintemperanza nei confronti dellalcol considerata pi un problema morale, che non un problema medico, psicologico e sociale; infatti, viene sottolineata in particolare la condotta dellalcolizzato in rapporto allattivit lavorativa: giornate di lavoro perse, incapacit di utilizzare macchinari, inaffidabilit, lavori mal fatti. In rapporto alleconomia domestica la contessa Maria Pasolini (citata da Sorcinelli, 11) descriveva come famiglia senza previdenza quella in cui il capofamiglia beve e gioca e non manca di frequentare le osterie ogni giorno di festa e fa festa allosteria i giorni che non ha lavoro. Documenti dellepoca sottolineavano la differenza di opinione degli imprenditori agricoli nei confronti degli imprenditori industriali; i primi sono pi tolleranti e considerano il vino capace di far rendere di pi il lavoratore tanto che veniva considerato nel contratto di lavoro; i secondi sottolineano la diminuzione di attenzione, limprecisione del lavoro, il calo della vigilanza operato dalletanolo e invitano alla sobriet. Nellultimo decennio del sec. XIX nascono i primi movimenti di temperanza spesso

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dalla collaborazione imprenditori e parroci e vengono rafforzate le misure di repressione nei confronti di quelle persone che si trovano in stato di ubriachezza molesta, nel tentativo di arginare il fenomeno specie nelle citt. Le bevute in citt avvenivano principalmente allosteria che, peraltro, svolgeva un importante compito di socializzazione nei confronti di quei lavoratori che, abbandonata la campagna, venivano a lavorare in fabbrica. Il Partito Socialista apprezzava in un primo tempo questo luogo di aggregazione che, tra laltro, era anche luogo di discussione politica e di organizzazione di scioperi. A cavallo del 900 il Partito socialista cambia opinione e si fa promotore di movimenti di temperanza; anche Gramsci biasima losteria di citt il cui ruolo viene paragonato a quello delle parrocchie in campagna: luoghi che indirettamente reprimevano il dibattito politico-sindacale sulle cause della povert delle classi lavoratrici. Il biasimo morale nei confronti dellosteria era poi sfruttato nelle argomentazioni del padronato tanto agricolo che industriale: inutile aumentare i salari, tanto vengono spesi allosteria o al gioco. Con la I guerra mondiale i consumi di bevande alcoliche diminuiscono col calo parallelo del potere dacquisto di salari e stipendi; vino e acquavite sono per impiegati in abbondanza in prima linea e i soldati venivano inviati al macello spesso ubriachi. La stessa cosa capitava nella II guerra mondiale, tanto che quando si vedevano arrivare le botti al fronte si prevedevano tempi difficili. Ecco quindi unaltra falsa concezione dellalcol come bevanda capace di procurare un coraggio artificiale per affrontare gli orrori del combattimento. Nel periodo fascista si tende ad accentuare le differenze tra luso del vino e dei liquori; un sano ruralismo utilizza il vino come bevanda energizzante legata al folclore locale, da utilizzare nelle sagre delluva e nei canti popolari; i liquori invece sono considerati un vezzo cittadino di persone poco virili, dedite alla pigrizia. Questo modo di considerare luso delle bevande alcoliche, bene si interfaccia con la modalit del bere cosidetta mediterranea

che ha dominato fino quasi allinizio di questo millennio; il vino parte integrante dellalimentazione, viene consumato ai pasti, viene biasimato il suo uso fuori pasto, viene considerato essenziale per migliorare il sapore degli alimenti (abbinamenti tra qualit di vini e di cibi); si ammette per luso di vino o di liquori a stomaco vuoto se uno fa lavori particolarmente faticosi o al freddo; lubriacatura (sempre solo dei maschi) tollerata come contributo alla convivialit e socialit in alcune rare circostanze festive. Queste regole erano osservate grazie ad uno stretto controllo sociale esercitato capillarmente dato lelevato consenso che riscuotevano; interessante notare che vari studiosi, interessati al ruolo che i fattori sociali hanno nella genesi dellalcolismo, le hanno riproposte (11); va tuttavia sottolineato che, in questo contesto, i divieti riguardavano soprattutto chi non reggeva lalcol; chi lo reggeva poteva berne quantit importanti. Questa modalit del bere favoriva linstaurarsi di patologie alcol-correlate legate principalmente agli effetti tossici delletanolo su vari organi: principalmente fegato, cervello, nervi periferici, pancreas, miocardio. Negli anni a cavallo tra il 1970 ed 80, i morti per cirrosi epatica oscillavano tra 51/100.000 residenti in Friuli e 18/100.000 residenti in Sicilia (13). Gli etilisti che non reggevano lalcol (soggetti ad episodi di ubriacatura molesta pericolosa a s o, sopratutto agli altri) venivano internati in manicomio per periodi variabili; dopo la seconda guerra mondiale era venuto in auge un trattamento consistente nella inserzione sottocute di alcune compresse di disulfiram (antabuse); questo farmaco impediva la metabolizzazione completa delletanolo provocando un temporaneo grave malessere (cefalea, sensazione di soffocamento, cardiopalmo, nausea) che doveva scoraggiare la persona a riprendere il potus. Questa terapia, che a volte veniva anche somministrata con intenti punitivi, era peraltro poco efficace, data la variabilit di assorbimento delle compresse di disulfiram. A parte va considerato luso di alcolici nellinfanzia e in et adolescenziale; infatti questo non deve essere ritenuto un fenomeno del XXI secolo (vedi allarme attualmente

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evidenziato da media e medici dei SerT) ma ampiamente diffuso anche nel XIX secolo. Nella Tabella 6 si riporta uno studio di Seppilli (14) riferentesi a statistiche raccolte tra il 1894 e 1908 presso maschi che frequentavano varie scuole di Milano, disaggregate tra scuole di quartieri agiati e poveri. Si nota che gli adolescenti astemi prevalgono nelle famiglie meno agiate, verosimilmente in rapporto alla minore disponibilit di vino, che viene riservato a chi fa lavori pesanti; anche gli episodi di ubriachezza sono pi frequenti nelle famiglie povere dove il controllo scarso per le numerose ore di lavoro passate fuori casa; questo si deduce anche dallelevata percentuale di adolescenti che beve fuori pasto nelle famiglie povere. LA DOCUMENTAZIONE QUALI-QUANTITATIVA DEL FENOMENO Dal punto di vista qualitativo le modalit di presentazione dellalcolismo evidenziano numerose zone dombra, chiarite solo negli ultimi due decenni del 1900; infatti, nel 1800, le osservazioni venivano fatte su persone adibite a lavori umili; sfugge del tutto la descrizione di come si presentava lAlcolismo nelle classi agiate che bevevano vino schietto, ad elevata gradazione alcolica mentre il popolo minuto beveva prevalentemente vinello o vino anacquato. Il controllo sociale era molto stretto ed efficace; dato che veniva esercitato soprattutto sulle donne risulta che lalcolismo era appannaggio solo esclusivo degli uomini; lalcolismo femminile appariva correlato soprattutto alla prostituzione. E interessante notare che Lombroso stilava degli alberi genealogici di famiglie con alcolismo in cui apparivano mescolati casi di alcolismo, di prostituzione, di donne definite dissolute, di idiozia. La cultura medica di fine 800 quindi non faceva distinzione tra alcolismo femminile, prostituzione e dissolutezza Tabella 6
Scuole Famiglie operaie Semicampagnoli Impiegati Famiglie agiate Presenti 6787 1297 4051 1131 % Astemi 17,56 16,90 15,50 12,11

sessuale. Ben differente era la concezione dellalcolismo nelluomo; chi non reggeva lalcol era poco virile. Le osservazioni cliniche per facevano risaltare che lintossicazione alcolica favoriva una generale debilitazione dellorganismo; si spiegava cos la frequenza di alcolismo tra chi era affetto da tubercolosi (altra malattia diffusasi endemicamente colla rivoluzione industriale); anche la cultura popolare considerava la malattia tubercolare infamante per chi ne era colpito e la legava agli stessi ambienti degradati in cui si sviluppava lalcolismo. Il legame tra alcolismo e tubercolosi preso in considerazione anche negli ultimi decenni del 900 tanto che la stima della mortalit alcol-correlata valuta che un terzo dei morti di tubercolosi sono alcolisti. Altra correlazione fatta dopo lunit dItalia tra alcolismo e pellagra (15); la patogenesi della pellagra va ascritta alla cattiva alimentazione dei braccianti e mezzadri del nord-Italia, soprattutto costituita da polenta, cibo povero di vitamine del gruppo B e proteine; inoltre era comune luso di farina di granoturco avariata, tanto che medici dellepoca avevano avanzato lipotesi della presenza di una tossina, la zeina, come agente della malattia. Inoltre questi lavoratori bevevano vino o vinello male confezionati e con livelli elevati di alcol metilico proveniente dalla fermentazione dei raspi. Oggi sappiamo che la metabolizzazione delletanolo impoverisce lorganismo soprattutto di vitamina B1 e quindi concorreva con la povert della dieta alla genesi della malattia; questo fatto sfuggiva ai medici di fine 800 tanto vero che (come gi citato) nel pellagrosario di Inzago veniva considerato il vino come un aiuto alla dieta. Denutrizione, lavoro agricolo fortemente usurante, degrado delle abitazioni rurali, oltre alle malattie degli adulti, favorivano

% bevitori ai pasti 82,44 83,11 84,50 87,89

% bevitori fuori pasti 33,14 38,20 21,12 9,16

% Ubriachezza 26,56 24,56 12,00 1,89

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nascite di bambini malati con gravi turbe dello sviluppo del cervello (epilessia e cretinismo); per di pi si dava da bere precocemente a questi bambini vino considerato un ricostituente ed utilizzato anche come sedativo per i bambini che piangevano in culla mentre la madre lavorava nei campi. Questo rafforzava lidea dei medici dellepoca che lalcolismo fosse ereditario con descrizione di alberi genealogici in cui la tara alcolismo era fonte sia di malattie fisiche e psichiche che di criminalit. In una situazione del genere mancano ovviamente stime accurate sulla diffusione dellalcolismo; solo dopo il 1880 si ritrovano segnalazioni del numero di alcolisti ricoverati nei manicomi; mancano invece le segnalazioni degli etilisti ricoverati negli ospedali generali; nella seconda met dell800 tra le cause di morte figurava lidropisia, condizione che raccoglieva sicuramente morti per cirrosi epatica ascitogena. Nella stessa epoca erano presenti ronde notturne che raccoglievano gli ubriachi per strada e li portavano indifferentemente allospedale generale o in questura; i medici mal sopportavano la loro presenza, tanto che il Dr.Verga (Direttore dellOspedale Maggiore di Milano) invitava a portare questi emarginati in carcere. Dopo il 1861 quindi la stima dellentit del fenomeno alcolismo non pu che essere Tabella 7
Anno Numeri di ricoveri / anno

molto approssimativa sia per la parzialit dei ricoveri in manicomio sia perch la diagnosi era di frenosi alcolica senza distinzione dei casi di etilismo cronico vero da quelli in cui letilismo anche occasionale si assommava ad altre malattie psichiatriche. Nella Tabella 7 si riportano i ricoveri/anno per psicopatie alcoliche nei manicomi del Regno (Media nel quinquennio). Dalla tabella 7 si pu vedere che c un tendenziale aumento delle psicopatie alcoliche in questi 25 anni considerati; il ricovero in manicomio per condizionato da una minore tolleranza sociale del fenomeno e da una pi diffusa cultura custodialistica. Nella Tabella 8 che considera lincidenza di ricoveri in rapporto alla popolazione, disaggregata per regioni, dimostra che dove si sono sviluppate industrie o una agricoltura intensiva la crescita dei ricoveri manicomiali pi accentuata; il fenomeno naturalmente complesso e dipende anche dalla produzione locale di vino; vendemmie particolarmente abbondanti sono quelle del 1905 e del 1909; il che potrebbe essere responsabile del raddoppio in questo quinquennio dei ricoveri (cfr. Tabella 7). Nella Tabella 8 si riportano i ricoveri manicomiali per Psicopatie alcoliche / 100.000 abitanti. Studi frammentati su singoli manicomi fanno risaltare che la maggior parte degli
1900-1904 1178 1905-1909 2047

1883-1887 1890-1894 1895-1899 435 589 844

Tabella 8
Regione Piemonte Liguria Lombardia Veneto Emilia Romagna Toscana Marche Umbria Lazio Meridione Continentale Sicilia Sardegna Italia 1890 2,10 4,12 1,86 2,11 1,06 1,80 2,60 0,84 8,18 0,14 0,25 1,20 2,49 1895 3,10 7,39 5,14 2,93 3,27 2,81 5,75 3,14 6,79 0,21 0,25 1,20 2,49 1900 3,74 8,21 4,97 3,96 4,02 4,25 5,10 4,51 6,14 0,34 0,11 0,25 2,92 1905 6,49 12,96 5,88 9,15 5,13 8,85 8,94 6,45 6,30 0,85 0,02 1,69 4,82 1909 9,37 11,30 11,10 22,15 11,57 14,47 25,57 11,10 7,63 1,71 0,13 3,01 9,09

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alcolisti ricoverati proviene dalla citt; questo sta a significare sia che la tolleranza nei confronti delletilista era maggiore nelle campagne sia che lo stress dovuto allinurbamento di contadini era un fattore di rischio per lalcolismo. Pur tenendo conto di variabili difficilmente valutabili possiamo vedere che nel 1890 i ricoveri per psicopatie alcoliche erano pressoch uguali in tutte le Regioni, nel 1909 lincidenza di questi differiva notevolmente per cause che, come detto, possiamo intuire ma non confermare, legate alle conseguenze sociali della tipologia della produzione e alla organizzazione del lavoro salariato. Interessanti sono i dati delle Marche che evidenziano nel 1909 una punta di ricoveri per psicopatie alcoliche di ben 25,57/100.000 abitanti; il contadino marchigiano arriva per a bere fino a 20-25 bicchieri di vino quando i lavori sono pi intensi; evidentemente era molto diffusa la ricordata abitudine di sostituire nellalimentazione il pane con il vino. Nel 1904 c la prima legge italiana sulla organizzazione dei manicomi; gli scopi curativi erano secondari rispetto alle preoccupazioni per lordine pubblico; si stabiliva chiaramente che non solo i manicomi erano luoghi di esclusione sociale ma anche il loro valore simbolico; in altre parole lo Stato assumeva il ruolo di castigamatti nei confronti di chi non si uniformava alle regole del gioco; da qui linterdipendenza manicomio-carcere tanto che gli alcolisti sia cronici sia quelli sorpresi in stato di ubriachezza molesta potevano essere rinchiusi indifferentemente in entrambe le istituzioni. Negli anni 30-40 anche gli alcolisti, come altri malati psichiatrici, erano sottoposti a Tabella 9
Causa di morte Spicosi alcoliche Cirrosi epatica Tumori ORL ed asofago Tubercolosi Omicidi Suicidi Incidenti stradali Altri incidenti Stati morbosi mai definiti

terapie di schok con insulina e poi con elettroschok. I ricoveri psichiatrici danno, come detto, una idea molto grossolana della diffusione dellalcolismo; infatti lalcol un tossico per tutti i tessuti dellorganismo; necessario quindi considerare il peso che lalcol ha nel causare tutta una serie di patologie e di condizioni psicosociali alterate. E solo dopo la seconda guerra mondiale che in Italia si conferma questa linea di pensiero. Nella Tabella 9 sono indicate le morti per cause mediche e condizioni psicosociali in cui si dimostrato che lalcolismo incide per una percentuale variabile (formula di Perrin consigliata dal Ministero della Sanit). La Relazione del Ministero della Salute al Parlamento del 2007 sottolinea che la mortalit alcol-correlata in Italia costante negli ultimi 30-40 anni e si aggira intorno ai 30.000 morti (con grande variabilit a seconda delle formule usate: da 17.000 a 42.000 morti); appaiono peraltro in diminuzione le morti dovute a cirrosi epatica in rapporto al minor uso alimentare dellalcol (da 22,6 ogni 100.000 abitanti nel 1990 a 10,73 nel 2004) mentre appaiono in aumento le morti per intossicazione acuta causa di circa la met degli incidenti stradali. Bisogna quindi concludere che la diminuzione segnalata dei consumi di alcol non si accompagna a diminuzioni proporzionali di mortalit; questa osservazione valorizza lipotesi, gi citata, che le modalit del bere non sono pi quelle tipiche mediterranee, ma ci si avviati verso stili di consumo che sono stati sempre presenti nei popoli nordici (16). Per una stima dei danni provocati dallalcol non ci si avvale solo dei dati forniti dalla

Quota % attribuibile allalcol 100 % 80 % 80 % 33 % 50 % 25 % 44 % 10 % 10 %

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mortalit ma anche dei ricoveri ospedalieri: il numero delle diagnosi per patologie totalmente attribuibili allalcol (Korsakoff, delirium tremens, demenza alcolica, ecc) di 108.000 nel 2004 in diminuzione rispetto agli anni 90; prevalgono sempre i maschi (77,6%) sulle femmine (22,4%). Si mantiene una netta differenza regionale con tassi di ospedalizzazione pi alti nella PA Bolzano, Valle dAosta, PA Trento, Friuli V. Giulia e pi bassi in Sicilia, Campania, Puglia, tutte regioni in cui si nota un numero di consumatori giornalieri inferiore alla media nazionale. Bisogna peraltro sottolineare che solo i consumatori giornalieri (generalmente persone oltre i 55 anni di et) in diminuzione, non quello dei consumatori occasionali a significare che in atto una omologazione degli stili di consumo alcolico con il resto perlomeno dellEuropa. Anche le diagnosi sono differenti: tra gli over 55 prevalgono le epatopatie alcoliche, la miocardiopatia alcolica, le gastriti alcoliche; tra i soggetti under 35 la ospedalizzazione invece causata da tossicit acuta di alcol . Un altro parametro che viene utilizzato per una stima della diffusione dellalcolismo il numero di soggetti presi in carico dai servizi territoriali per le alcol dipendenze; questi sono notevolmente aumentati in questi ultimi anni passando da 21.509 nel 1996 a 56.234 nel 2005. Questo aumento appare dovuto ad una maggior sensibilit per cui si rivolgono ai servizi per le dipendenze soggetti che precedentemente non lo facevano per vergogna, alla frequenza con cui lalcol viene associato a diverse droghe pesanti di cui ne modula gli effetti (in particolare cocaina), alla diffusione dellalcolismo tra i giovani; infatti gli utenti per i servizi per le alcol dipendenze ha unet media inferiore ai 45 anni ed il 17% dei nuovi utenti una et inferiore ai 30 anni. In conclusione possiamo affermare che fino alla seconda guerra mondiale le patologie alcol correlate non sono valutabili essendo ricoverati negli ospedali psichiatrici (di cui disponiamo di statistiche attendibili) solo persone provenienti tanto dal proletariato urbano che dai braccianti agricoli o, tra le donne, prostitute. Dopo la seconda guerra

mondiale si avuto un aumento della mortalit e della morbosit alcol-correlate specie nelle regioni pi ricche e in cui i consumi, in particolare di vino, erano una abitudine alimentare diffusa e radicata nelle tradizioni popolari; il picco si avuto negli anni 70 in parallelo collaumento del benessere e degli altri consumi alimentari pregiati (carni, pane bianco, dolci, ecc). A partire dal 1990 i consumi sono diminuiti ma non c stato un parallelo calo della mortalit e della morbosit alcol-correlate, anche se cambiata la tipologia con patologie prevalentemente legate alla intossicazione acuta. NORMATIVE E LEGGI Il mondo agricolo italiano non ha dedicato particolare attenzione allalcolismo considerato unitariamente ad altre forme di devianza; in Italia non sono nate leghe per la temperanza, tipo Esercito della Salvezza, ed era comunemente biasimato non chi beveva eccessivamente ma chi non reggeva il vino. Questo anche dovuto al fatto che la rivoluzione industriale in Italia avvenuta con anni di ritardo rispetto agli altri paesi europei; infatti lalcolismo anche in Italia diviene un problema sia di salute pubblica sia di ordine sociale nella seconda met dell800 quando iniziano sia lindustrializzazione sia si afferma una agricoltura intensiva legata al mercato dei prodotti agricoli, ma esportati. Le prime normative riguardanti il fenomeno riguardano le modalit di ricovero nei manicomi, negli ospedali e nelle carceri, dove venivano isolati dal resto della societ persone appartenenti al popolo minuto, non persone ricche che bevevano vini e liquori pi pregiati, con contenuto alcolico maggiore, ma che non manifestavano in pubblico quei segni di ubriachezza molesta e ripugnante ritenuta la sola passibile di sanzione (17). Nel 1890 entrava in vigore il Codice Zanardelli che affermava: a) Lubriachezza molesta e ripugnante un reato; b) I reati compiuti in stato di ubriachezza potevano giovarsi di una riduzione di pena con possibilit di rinchiudere lubriaco in stabilimenti appositi (manicomi giudiziari). Si nota pertanto un pensiero giuridico che

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ben si accorda con la filosofia positivista, che daltra parte informava anche la medicina e la criminologia dellepoca con massima autorit nella scuola di Lombroso; il pensiero positivista che ha ispirato la nascita in quegli anni dei manicomi criminali in cui erano internati molti alcolisti, anche occasionali, che commettevano reati in stato di ubriachezza. Nello stesso periodo i medici rilevavano come lalcolismo cronico fosse causa di malattie mentali e/o le aggravasse, per cui sempre pi alcolisti erano ricoverati nei manicomi come appare dalla Tabella 8. I medici positivisti, pur proponendo nei confronti degli alcolisti misure vessatorie ora inimmaginabili, hanno avuto il merito di stabilire che queste persone dovevano essere viste come malati, suscettibili quindi anche di cure, e non come criminali. I medici italiani (ed europei) erano invece del tutto impreparati a collegare il diffondersi dellalcolismo tra gli operai ed i braccianti agricoli ad altri fenomeni: scarsa nutrizione con conseguente minore tolleranza agli effetti tossici dellalcol, inurbamento delle masse contadine, lavoro nellindustria; questo non era sfuggito a Marx (Il Capitale L I, cap.13). Le osterie erano, a cavallo del sec. XX molto diffuse tanto che un deputato socialista, Adolfo Zerbaglio allievo di Lombroso e studioso di diritto penale, faceva una interpellanza alla Camera in cui lamentava che ogni 20-25 m di strada cera una osteria in attivit. Le inchieste della Societ Umanitaria parlavano delle Osterie di Milano (le pi malfamate erano al ticinese in via Arena) come centri di infezione sociale, punto di ritrovo di vagabondi, piccoli delinquenti, prostitute. Anche nelle campagne i numerosi punti di mescita non godevano di buona fama tanto che le forze dellordine in presenza di un reato cercavano nelle osterie notizie sui colpevoli. Daltra parte losteria era lunico punto di socialit che la classe operaia poteva permettersi; anche la letteratura scapigliata ne descriveva un certo fascino equivoco. Lo stretto legame esistente tra struttura produttiva e aumento del numero delle osterie ben riportato nel biellese; quando i telai

erano nelle case e la famiglia si divideva tra il lavoro dei campi e il lavoro al telaio il consumo di vino era limitato sotto il controllo dei familiari. Con la nascita delle fabbriche tessili non solo cessa questo controllo ma il bere incentivato dalla necessit di socializzazione che braccianti e montanari hanno una volta allontanati dal loro mondo tipicamente rurale. Anche lemigrazione stagionale in Svizzera, Austria, Francia, tra il 1880 e il 1915 favoriva la frequentazione dellosteria nei mesi invernali forzatamente oziosi. Il padronato sia agricolo che industriale

giocava su questi fenomeni affermando chiaramente che se aumentavano le paghe queste non avrebbero che fatto arricchire gli osti; questa convinzione era rafforzata sia dalle Dame di S. Vincenzo sia dai parroci che contrapponevano le condizioni delle famiglie con capo-famiglia che non beveva n giocava al disagio di chi aveva a che fare con un familiare alcolista. Questo legame tra situazione socio-economica delle classi subalterne e alcolismo non poteva non lasciare indifferente il Partito Socialista. Gi allora cera la tendenza dei socialisti a dividersi (17). a) - Colaianni interpretava i fenomeni di devianza sociale, e quindi lalcolismo, come causati dalla miseria, da salari di mera sussistenza, dalla scarsit della alimentazione, dal degrado delle abitazioni, dalla organizzazione del lavoro; erano quindi questi determinanti che portavano allalcolismo e non era lalcolismo che produceva il peggioramento critico delle condizioni sociali. Si opponeva quindi agli inasprimenti delle

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pene ed a metodi proibizionisti. b) - Il citato Zerboglio come tutti i medici positivisti, oscillava tra posizioni decisamente conservatrici (basso senso morale delle famiglie con alcolizzati) ed aperture sociali dando importanza alla usura non solo fisica ma anche mentale legata al rumore della fabbrica, allattenzione ossessiva verso macchine in movimento prive di sistemi di sicurezza, allo scarso riposo per il lavoro notturno; questi fattori producevano una bancarotta del sistema nervoso che portava anche allalcolismo. Quindi prevedeva soluzioni basate essenzialmente sulla custodia in appositi asili, pur auspicando la riduzione della giornata lavorativa, la limitazione del lavoro minorile e delle donne, una migliore scolarizzazione. E inoltre importante notare che Zerboglio anticipava i tempi, individuando che la cura dellalcolismo non poteva esaurirsi nei trattamenti fatti nelle fasi acute (intossicazione acuta e sindrome di astinenza) ma doveva continuare con interventi che oggi noi chiameremmo riabilitativi-risocializzanti. La maggior parte dei ricoveri in manicomio durava pochi giorni; un 20-30 % degli alcolisti moriva (polmoniti, ipotermia, delirium tremens?) mentre solo una piccola percentuale era ricoverata parecchi mesi; sono i malati in cui persisteva quello stato di alienazione mentale che la legge manicomiale del 1904 riteneva indispensabile perch lautorit di pubblica sicurezza ne permettesse linternamento. Ai medici tuttavia non sfuggiva il fatto che gli alcolizzati dimessi precocemente dopo poco tempo fossero di nuovo ricoverati. Da qui la citata proposta di Zerboglio di reparti di lungodegenza; questi dovevano essere fatti in luoghi separati dai manicomi individuando gli alcolisti che potevano essere ricuperati da quelli incapaci di guarigione e che dovevano essere messi nella condizione di non danneggiare i vicini. I medici erano favorevoli a questa soluzione che offriva anche la possibilit di sperimentare metodi riabilitativi innovativi, che gi allora si progettavano non limitati ai soli aspetti somatici ma anche psicosociali. Questa complessa azione condotta in Parlamento, nellambiente medico e nella

societ ad opera soprattutto del Partito Socialista ha portato alla formulazione di un disegno di legge presentato nel 1911 dal Presidente del Senato Luzzatti (relatore Sen. Socialista Garofalo). Giolitti per non lasci proseguire liter legislativo di questo disegno sia perch costoso sia perch non riteneva opportuno che gli alcolizzati mangiassero a sbaffo della collettivit in questi ricoveri. Veniva cos affossata tutta la parte del disegno di legge che riguardava il trattamento degli alcolizzati; rimanevano in piedi alcune norme particolari che normavano le modalit di distribuzione dei superalcolici nonch il divieto di conteggiare il valore degli alcolici dati con il salario; questi divieti non riguardavano per il vino collevidente intento di salvaguardare la bevanda nazionale. Inoltre i recidivi di ubriachezza molesta venivano cancellati dalle liste elettorali. Il Partito socialista in ogni caso era lunica formazione politica che allinizio del 900 era chiaramente schierata contro lalcolismo anche se alla fine dell800 cercava di reclutare masse operaie con riunioni in cui si offriva vino; ben presto si accorse per che il bere eccessivo diminuiva la passione di impegnarsi politicamente, di approfondire i problemi della fabbrica e della societ nonch di leggere un buon libro; in altre parole il bere in modo smodato favoriva il qualunquismo; vale poi la pena di notare che il Partito Socialista durante le elezioni del 1913 denunciava lo schieramento moderato che comperava voti offrendo da bere. In quegli stessi anni si produssero varie circolari interpretative che precisavano misure sempre pi drastiche contro lubriachezza molesta e ripugnante ma daltra parte cercavano di tutelare il consumo di vino per non scontentare i viticoltori. Questi indirizzi sono perdurati durante gli anni del regime fascista caratterizzati da un aumento del consumo di bevande alcoliche in rapporto allestendersi di redditi migliori, allinvito a bere piuttosto vino e non superalcolici (il cui uso veniva descritto come tipico di borghesi debosciati), a stigmatizzare con pi disprezzo chi non reggeva il vino espressione di scarsa virilit. Non si metteva in dubbio la credenza che il vino

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fosse una bevanda nutriente, curativa in determinate circostanze e che dava coraggio. Le persone con alcolismo ripugnante e molesto continuavano ad essere mandate in manicomio, la cui macchina funzionava senza far rumore e quindi contribuiva a dare lillusione di una societ sana. Dopo la caduta del fascismo la situazione permaneva inalterata; la scoperta degli psicofarmaci ha portato a sperimentarli nellalcolismo nonch ad alcuni timidi tentativi di cure ambulatoriali; anche le psicoterapie diffusesi dagli anni del dopoguerra sono state impiegate; questo ha portato che gli alcolisti in condizioni agiate venivano curati in cliniche private con psicofarmaci e psicoterapie mentre quelli pi poveri in manicomio. Intanto il consumo pro capite di alcol aumentava fino a 15 litri/anno; le complicanze medico-internistiche dellalcolismo erano predominanti tanto che gli alcolisti ricoverati nei reparti di medicina generale superavano quelli manicomializzati; il vino era sempre nettamente predominante ma si diffondeva luso di aperitivi e digestivi e soprattutto prendevano piede le sofisticazioni alimentari con aggiunta di metanolo; nel 1983 alcune imprese ne aumentavano la percentuale aggiunta, provocando gravi malattie (pancreatiti e turbe della visione fino alla cecit). Come gi detto questo inaspriva le pene e produceva disciplinari molto precisi che, se strettamente seguiti, potevano mettere in difficolt alcune imprese rispetto a quelle francesi o spagnole. Si diffondevano intanto vini a buon mercato confezionati in cartoccio. Negli anni 70 lalcoldipendenza si teneva nettamente distinta dalle dipendenze da eroina e cocaina che andavano diffondendosi; iniziava tra gli eroinomani e tra i cocainomani un altro uso delle bevande alcoliche come modulatrici dellazione delle altre droghe (sinergismo con eroina, eliminazione del molesto stato di agitazione provocato dalla cocaina, aumento del piacere provocato dai cannabinoidi). La legge 685/1975 (poi modificata nel 1990 da Jervolino e Vassallo) sulla prevenzione, cura e riabilitazione delle tossicodipendenze distingueva nettamente lalcolismo dalle altre tossicodipendenze e stabiliva che le

dipendenze non dovevano essere trattate in manicomio ma negli ospedali generali (in pratica nei reparti di medicina interna); in questi reparti era abituale il ricovero degli alcolisti, ma venivano trattate le complicanze dellalcolismo (cirrosi epatica, neuropatie, pancreatiti, miocardiopatie, ecc) ma non lalcoldipendenza in quanto tale. Con la legge 180/1978 si iniziava un graduale chiusura dei manicomi, lapertura negli ospedali generali dei reparti di diagnosi e cura psichiatrici e nel territorio dei centri psicosociali (in alcune regioni chiamati centri di igiene mentale); questi servizi per tende-

vano a non curare gli alcolisti. Si viene cos a determinare un fatto paradossale: i reparti di medicina interna (e di neurologia) trattavano solo le complicanze dellalcolismo, i servizi psichiatrici non prendevano pi in carico gli alcolisti, cos che lalcoldipendenza veniva gestita da alcune cliniche private con costi che pochi potevano permettersi. Nascono cos a livello regionale alcune leggi sullalcolismo e progetti obiettivo che portano alla costituzione di nuclei pluridisciplinari per labuso di alcol a volte coincidenti coi servizi per le tossicodipendenze a volte autonomi (Nuclei operativi per lalcologia in Lombardia). Con D.lgs 3.8.1993 sono state emanati gli indirizzi che le Regioni dovevano attuare per la prevenzione, cura e reinserimento sociale degli alcolisti. Entra per la prima volta il problema della prevenzione dellalcolismo; al posto di interventi proibizionisti si prospettano interventi che mirano a modificare il rapporto tra societ ed alcol e tra alcoldipendente e suo contesto di vita e

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lavoro; la cura, la riabilitazione e linserimento sociale dellalcolista sono affrontati con metodiche multidisciplinari medicopsico-sociali. A questo si giunti anche per le pressioni esercitate dal Parlamento Europeo e per la risoluzione CEE del 1986 che pone in risalto gli stretti legami esistenti tra cittadino consumatore con o senza problemi alcolcorrelati e la societ in cui vive e quindi la necessit di un coinvolgimento locale di tutte le istituzioni che regolano la convivenza sociale (sanitarie, sociali, educative, sportive religiose). In tale direzione va la legge 125/2001 che stata approvata dal parlamento dopo un iter legislativo durato 9 anni (le pressioni dellindustria agroalimentare sono indubbiamente forti!). Questa recepisce la risoluzione della CEE e obbliga ogni ASL a fare un progetto obiettivo alcolismo modulato in rapporto alla situazione locale centrato su interventi integrati medico-psico-sociali e globali che, partendo dalla prevenzione preveda il reinserimento sociale dellalcoldipendente anche attraverso servizi di riabilitazione lungodegenziali, cos come intuito dal PSI allinizio del 900. Purtroppo questa legge non stata quasi mai finanziata in questi 10 anni di esistenza! E invece entrato in vigore, come previsto da questa legge, il divieto di vendere alcolici sulle autostrade e questo si accorda colle norme del codice della strada che stabiliscono sanzioni per chi guida con un tasso alcolemico superiore a 0,5 mg/dl. Data la gravit del problema, accanto alle azioni previste da parte dei servizi sanitari e sociali, sorgono gruppi di auto-aiuto: Alcolisti Anonimi. I primi gruppi nascono a Roma e Firenze nel 1972 e poi si espandono principalmente in Italia settentrionale e centrale; oggi sono circa 500; nel 2004 Alcolisti Anonimi ha assunto la forma giuridica di Associazione di Promozione Sociale, normata in Italia da legge diversa rispetto allassociazionismo ed al volontariato. La nascita di questi gruppi ben si inquadra colle azioni che le OO.SS portavano avanti negli anni 70 riguardanti la sicurezza sul lavoro, basata principalmente sulla autotutela della salute: omogeneit del gruppo for-

mato da persone che desiderano di smettere di bere (in fabbrica il gruppo omogeneo comprendeva operai con la stessa mansione lavorativa), valorizzazione della soggettivit, non delega della propria salute a tecnici, validazione degli interventi allinterno del gruppo omogeneo. Medici e psicologi non vedevano per di buon occhio questi gruppi (che non costavano nulla al SSN) e negli anni 80 hanno preferito costruire i Club degli alcolisti in trattamento meno autonomi e pi legati ai servizi per le dipendenze. INTERPRETAZIONE DEI FENOMENI DESCRITTI LO STILE DEL POTUS E UN FATTORE IDENTITARIO DELLUNITA DITALIA? Tutta lItalia presenta caratteristiche geo-climatiche favorevoli alla crescita della vite, la cui coltivazione, anche se fatta con modalit differenti, rappresenta un fattore caratterizzante lagricoltura italiana; , daltra parte, intuitivo che lunificazione non poteva trasformare un coacervo di vignaiuoli piemontesi, veneti, toscani, marchigiani, sardi, pugliesi, siciliani in un popolo di italiani. In pi ogni regione aveva vini particolari (denominati col nome della localit di produzione) suoi strumenti di misura per il vino (brente di varie dimensioni, mastelli ecc), il suo modo di vinificazione; una torre di babele! Tanto che gli agronomi non riuscirono a classificare i vitigni coltivati. Caratteristica comune invece il fatto che il vino in tutta Italia, fa parte integrante della alimentazione. Si pu affermare che considerare le bevande un alimento precede di secoli lunificazione e pu essere preso come simbolo di italianit cos come la letteratura o un cattolicesimo costruito sulla rigida ortodossia della controriforma (18). Inoltre nel 1861 era evidente in tutte le regioni dItalia una netta differenza di classe nella tipologia del potus: le classi abbienti bevevano vino schietto, spillato; il vinello (ogni regione lo denomina diversamente) era bevuto dai braccianti agricoli e dal popolo minuto inurbatosi e che viveva in condizioni miserrime; il vinello sostituiva altri nutrienti pi sani, in particolare cereali, con effetti deleteri sullo stato di salute tanto che la vita media era intorno ai 40 anni.

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Era poi diffuso tanto al nord che al sud-Italia luso di conteggiare il vinello nella paga giornaliera dei braccianti e dei muratori, pratica interrotta colla emanazione della citata legge Garofalo. Particolarmente importante era (ed tuttora) il ruolo che il controllo sociale e familiare esercitava nel regolare lassunzione di bevande alcoliche: si beveva ai pasti, era ammesso un abuso in particolari ricorrenze dellanno, era netta la distinzione tra il bere allinterno delle mura domestiche o nellosteria dove il potus era in genere legato al gioco dazzardo o colla possibilit di incontrare prostitute. Dopo il 1880 i consumi di bevande alcoliche aumentano maggiormente nelle regioni toccate dalla industrializzazione e dalle modificazioni dellagricoltura da estensiva in intensiva; inoltre cominciano ad arrivare le commesse degli emigrati specie stagionali (Piemonte, Valtellina, Friuli in particolare); il Sud-Italia, che fino allora consumava pi vino del Nord, ora ne consuma meno. Con lo sviluppo delle ferrovie (3) al consumo di vino locale si aggiunge quello importato dalle zone del Sud; qui per, la produzione di vino diviene maggiore della domanda a causa della guerra commerciale tra Francia e Italia; grosse quantit di uve prima esportate in Francia rimangono giacenti ed i prezzi diminuiscono. Questo andamento dei consumi legato direttamente e prevalentemente allaumento dei salari bene evidente dalle tabelle; anche i consumi di pane e carne aumentano nel Nord collaumento della popolazione che gode di un certo benessere; durante la prima e la seconda guerra mondiale il consumo di alcol/capite/anno diminuisce; dopo la seconda guerra mondiale i consumi aumentano progressivamente fino a raggiungere i 15 litri/capite/anno di alcol puro negli anni 70 (solo la Francia pari a noi nel mondo!). In seguito i consumi pro capite/anno diminuiscono, non tanto per norme sanzionatorie (codice della strada) ma per profonde modificazioni sociali (mense aziendali ad es.) ed il diffondersi di una cultura salutistica; infatti lalcol etilico apporta 7 Kcal/g ed incompatibile con diete caloricamente ristrette. Nellultimo decennio del XX secolo muta anche lo stile

del potus: mentre prima era evidente una netta distinzione tra il bere mediterraneo (giornaliero e legato alla alimentazione) e bere nordico (ai fine settimana e voluttuario), ora queste differenze tendono a scomparire specie tra i giovani. Bisogna notare che, malgrado la diminuzione notevole del consumo (attualmente 8 litri/capite/anno di alcol puro) il numero dei morti per patologie e problemi alcol-correlati resta stabile intorno ai 30.000 morti; quindi diminuito il numero dei bevitori sociali non quello degli abusatori o degli alcol dipendenti.

E importante sottolineare che si sono perse quelle particolari modalit che potevano caratterizzare uno stile del bere italiano e che facevano parte di una identit nazionale; anche nel bere si assiste a fenomeni di internazionalizzazione dei consumi. Quindi se lo stile del potus poteva in passato essere preso come un fattore di identit nazionale ora non lo pi. ALCOLISMO: MALATTIA DELLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE In Europa si inizia a parlare di alcolismo come entit nosografica a s stante solo in coincidenza colla rivoluzione industriale; infatti luso di macchinari e la necessit di essere pi precisi nel lavoro presupponevano lavoratori in migliori condizioni psicofisiche rispetto ai lavoratori agricoli. Dato il ritardo della crescita dellindustria in Italia, lentit nosografica alcolismo inizia a comparire nelle statistiche dei regi manicomi solo dopo il 1880; in effetti non tutti i casi di alcolismo venivano emarginati in manicomio ma solo i casi di ubriachezza

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molesta e scandalosa; come detto questi malati appartenevano alle classi sociali pi basse ed erano rappresentati soprattutto da proletariato inurbato. Pi rari, in rapporto alla popolazione (prevalentemente agricola), erano i braccianti agricoli, a testimoniare che lalcolismo era pi tollerato in ambiente rurale. Solo dopo la seconda guerra mondiale, colla meccanizzazione dellagricoltura, si esigono braccianti agricoli in buone condizioni psicofisiche; vengono quindi anche manicomializzati agricoltori che appaiono per in numero sempre pi esiguo dato il calo degli italiani occupati nei lavori agricoli. Nelle statistiche manicomiali della prima met del 900 (15 e 22) non compaiono mai alcolisti appartenenti alle classi agiate che, come detto, bevevano vini migliori e con maggiori concentrazioni di etanolo; questi in genere non bevevano in luoghi pubblici (osterie e mescite) e quindi la loro ubriachezza non era molesta se non per i familiari. Bisogna attendere gli ultimi decenni del XX secolo per considerare lalcolismo una malattia e non un vizio: lalcolismo primario una malattia cronica, progressiva e potenzialmente mortale, caratterizzata dalla continuazione del potus malgrado la consapevolezza che questo provochi danni fisici, psichici e sociali; si distingue un abuso e una alcoldipedenza se compaiono fenomeni di tolleranza o astinenenza nonch si descrivono i quadri clinici legati alla intossicazione acuta, alla intossicazione cronica e allastinenza; inoltre si approfondiscono nella loro patogenesi le patologie alcol-correlate (in primis la cirrosi epatica) ed si elencano minuziosamente i problemi alcol-correlati (violenze contro s o gli altri, divorzi, incidenti stradali e sul lavoro, danni economici e legali). Progressi nel settore della genetica e del biochimismo cerebrale hanno permesso di stabilire che alcuni tipi di alcoldipendenza hanno basi genetiche, mentre le scoperte nel settore delle neuroscienze hanno potuto stabilire che la compulsione verso le bevande alcoliche nasce da uno scarso controllo cognitivo della emotivit con esagerata impulsivit, incapacit a governare situazioni stressanti o frustrazioni. Anche questo corpo di osservazioni e sco-

perte ha contribuito a cancellare listituzione manicomiale come spazio tipicamente deputato alla segregazione di quanti turbavano lordine pubblico o non erano produttivi; la lotta di Basaglia ha portato cos lo Stato a non arrogarsi pi la funzione di essere il castigamatti di persone non gradite e la psichiatria alla dignit delle altre specialit medico-chirurgiche ospedaliere (22). Queste nuove idee portano sia alla creazione di servizi extraospedalieri per il trattamento degli alcolizzati, sia alla valorizzazione di quelle associazioni di promozione sociale impegnate nellaiuto a questi malati, sia ad azioni di prevenzione. A questo proposito ho ricordato che la diminuzione del consumo di alcol /capite/anno diminuito non tanto per norme repressive contenute specialmente nel codice della strada, ma per una nuova cultura riguardante la sana alimentazione; a questo risultato non quindi estranea la tipologia italiana del bere che vede il vino come un alimento strettamente collegato con gli altri cibi; infatti la diminuzione del consumo di alcol dal 1970 al 2010 in Italia stata pi netta rispetto agli altri paesi europei. Questo fenomeno riguarda tanto il nord che il sud-Italia a conferma che la tipologia del bere pu essere considerato uno dei caratteri unificanti lidentit della nazione italiana. Sar interessante notare se nei prossimi anni anche in Italia si verificher quello che sta verificandosi in questi giorni in Grecia e tra i disoccupati statunitensi (19): un aumento dellalcolismo (unitamente ai suicidi) legato al peggioramento delle condizioni sociali. La diminuzione del consumo di bevande alcoliche ha portato a profonde modificazioni del quadro epidemiologico; soprattutto le patologie alcol-correlate, dovute ad intossicazione etilica cronica, sono diminuite; non cos i problemi alcol-correlati, legati prevalentemente ad episodi di intossicazione acuta (violenze, incidenti stradali). Attualmente (Ministero Salute 2010) vengono descritte tre modalit di assunzione rischiosa di bevande alcoliche: a) - uso di alcolici in et inferiore ai 15 anni, in un cervello ancora in via di sviluppo; a differenza di quanto avveniva nell800 e primi anni del 900 lassunzione di alcolici

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avviene fuori dal controllo dei genitori, con scopi ludici e non per immaginari obiettivi prima perseguiti (vino come ricostituente, antianemico, digestivo,ecc); nel 2006 il 2,4 % dei ragazzi tra 11 e 15 anni beveva fuori pasto pi volte allanno; b) - binge drinking, cio uso di alcolici (pi di 5 bicchieri in poco tempo) fuori pasto per far baldoria; questa modalit del bere interessa soprattutto giovani tra i 18 e 24 anni (21,6% dei ragazzi e 7,9% delle ragazze) ed causa di danni cerebrali con diminuzione della memoria e dellattenzione; c) - luso prevalente di vino ai pasti e fuori, fino a raggiungere una bottiglia o oltre al d, interessa persone in genere superiori ai 55 anni in ragione del 12-13% . Questa modalit di bere fattore di rischio per patologie croniche alcol-correlate soprattutto epatopatie croniche. I prossimi anni ci potranno dire se nellet adulta-anziana i giovani che oggi praticano il binge drinking avranno pi probabilit di divenire classici alcolizzati nellet adulta-anziana. Bisogna inoltre ricordare che tra i giovani in netto aumento la pratica di associare alcolici a droghe o a psicofarmaci che si potenziano a vicenda. Anche tra le italiane sono comparse modalit di potus nuove: rispetto ai maschi sono soprattutto donne colte che badano pi alla qualit del vino che non alla quantit (tra laltro le donne someillers in Italia sono in aumento), hanno maggiore attenzione alla rappresentazione di s, hanno legami di complicit allinterno di un gruppo amicale. LA PRODUZIONE VITIVINICOLA (AGRICOLA) SUBORDINATA ALLO SVILUPPO INDUSTRIALE DEL NORD ITALIA In uno studio del 2011, Amin (20) esamina storicamente le modalit di accumulazione capitalistica che hanno permesso il decollo dellindustria; sono soprattutto i contadini a pagare le conseguenze della industrializzazione sia perch le derrate alimentari vengono loro pagate con prezzi da strozzinaggio e poi vendute a prezzi 10-20 volte superiori sia perch costituiscono mano dopera poco esigente e disponibile a sacrifici col miraggio di migliorare la propria condizio-

ne sociale lavorando in fabbrica. Tutto questo si verificato in Italia dopo lunit utilizzata dalla nascente borghesia italiana per una lenta trasformazione da paese prevalentemente agricolo in paese manifatturiero. Cera inoltre la necessit di sanare il bilancio specie del Piemonte disastrato dalle spese di guerra. Le campagne del Sud rappresentano una risorsa per la possibilit di esportare vino olio e cereali; si crea cos unalleanza tra latifondisti meridionali e borghesia industriale; si lasciano cos immutati i privilegi dei primi collaccordo che le loro campagne producano per le-

sportazione. Ma lo sfruttamento riguarda anche i contadini del nord, considerati popolo della periferia rispetto alla citt che si avvia ad industrializzarsi. Le produzioni vitivinicole erano facilmente esportabili e fonte di facile guadagno. Le vigne sono state cos coltivate anche in quei terreni marginali che non permettevano elevate produzioni cerealicole fino a raggiungere 900.000 ettari. I vignaiuoli, come tutti i contadini soffrivano di malnutrizione che favoriva la comparsa di tubercolosi e alcolismo; al sud inoltre la malaria aggravava notevolmente le condizioni di vita mentre al nord era presente la pellagra, dovuta a carenze di vitamine dato che lalimentazione era basata sulla polenta che, una volta cotta, perdeva tutto il contenuto vitaminico del mais. Come riportato precedentemente, Gramsci (21) sottolinea la scarsit di calorie del nascente proletariato rispetto ad altri paesi europei, che avevano a disposizione un numero di calorie /capite/ anno maggiore. Il salario era inoltre costituito in parte da

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vino o, pi spesso vinello, che dati a persone denutrite esercitavano notevoli effetti tossici; non escluso poi che i braccianti agricoli sopportavano meglio condizioni di vita e lavoro disumane se leggermente ebbri e quindi lalcolismo era favorito dai proprietari. Queste condizioni sociali miserrime spingono i contadini ad inurbarsi per lavorare in fabbrica. Sradicati dalle loro abitudini e privi di amicizie trovano nelle osterie un luogo di aggregazione e socializzazione. Dato che il salario era molto basso la bevuta coi compagni lunico svago che possono permettersi. Il prezzo del litro di vino rimane stabile dal 1861 al 1880 (intorno a 0,65/l); colla guerra commerciale con la Francia nel ventennio 1880-1900 il vino costa intorno ai 0,50/l e poi sempre meno fino al 1910 ( 0,45/l) data la sovraproduzione. Solitudine, emarginazione sociale, povert, alcolismo sono tutti fattori di rischio per la comparsa di malattie mentali; infatti i contadini inurbati sono lo strato della popolazione italiana pi frequentemente rinchiuso nei manicomi; le risse che scoppiavano frequentemente nelle osterie avevano come esito sia il carcere sia il manicomio. La rivoluzione culturale portata da Basaglia nella psichiatria ha indotto molti psichiatri a rivedere storicamente il funzionamento dei manicomi; nel 1980 De Bernardi e coll. ( 15) scrivono: il manicomio appare come scelta consapevole della borghesia in ascesa per rispondere alla riproduzione dellalienazione mentale, allinterno delle classi che pi pesantemente stavano subendo gli effetti sociali della penetrazione del capitalismo nelle campagne e nellindustrializzazione.Mentre la fabbrica capitalista si andava affermando come progetto totalizzante a livello economico e sociale quelle che Marx definisce come strutture ancillari (manicomi) chiamate a riparare i danni sociali prodotti dalla industrializzazione si rivelano solo come violenza. Questa violenza sociale esercitata con le classiche strutture emarginanti, il manicomio e il carcere, poco valutata rispetto alle pi spettacolari stragi di Bronte o di Milano ad opera di Bava Beccaris, ma aiuta a spiegare il fatto come lunit nazionale dellItalia

sia quanto mai fragile. Infatti la alleanza tra latifondisti del Sud e nascente borghesia industriale ha portato ad un massivo sfruttamento delle classi subalterne che non sono state incluse nel processo di unificazione. Parlo di classi subalterne e non solo di Meridione dItalia in quanto anche i contadini del Nord hanno pagato pesantemente (vedi pellagra) lo sforzo di accumulazione capitalista necessario a far decollare lindustria. Tuttavia esiste una differenza rilevata da Gramsci: mentre nel nord-Italia lindustrialismo ha avuto la capacit di espandersi gradualmente rendendo cos pi accettabili storicamente i sacrifici fatti, nel sud-Italia questa lotta tra il vecchio e il nuovo, tra il progressivo e larretrato, tra il pi produttivo e il meno produttivo non si verificata; si sarebbe avuta una rivoluzione economica di carattere nazionale, anche se il suo motore fosse stato temporaneamente e funzionalmente regionale (citato da Rea 18). Nellultimo congresso della Associazione italiana di Epidemiologia (Torino novembre 2011, 23), viene evidenziato che lItalia ora si colloca tra i paesi con pi lunga aspettativa di vita; questo contrasta colla situazione del 1861 quando lItalia si collocava agli ultimi posti tra i paesi europei per quanto riguardava aspettativa di vita, mortalit infantile, analfabetismo, denutrizione. Queste condizioni colpivano in modo uguale sia il Nord che il Sud-Italia; col miglioramento delle condizioni socioeconomiche e collaccelerazione impressa da un Servizio Sanitario Pubblico universale ed esigibile la situazione sanitaria totalmente cambiata; tuttavia la aspettativa di vita di chi vive nel Trentino superiore di 4 anni rispetto a chi vive in Sicilia. Al sud si consuma meno alcol, laria meno inquinata, i fattori stressanti meno accentuati, per si fuma di pi, la rimozione dei rifiuti meno efficiente, si accumulano nel terreno tossici provenienti da altre regioni; al nord gli immigrati dal sud-Italia sono stati sottoposti ad enormi sacrifici allepoca dellimmigrazione, che potrebbero favorire oggi un aumento delle malattie croniche. I determinanti sociali di salute sono cos complessi che, allo stato attuale delle nostre conoscenze, non possiamo stabilire il ruolo

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che il diminuito consumo di alcol ha sulle


NOTE 1) - CANTONI G. Trattato completo, teorico pratico di agricoltura Ed. Vallardi, Milano 1866. Il trattato prevede la trasformazione da agricoltura estensiva in agricoltura intensiva e profondi mutamenti legati alla nascente industria agroalimentare. 2) - VITALI M. La nascita di Milano industriale www.arcipelagomilano.org 21.3.2011. 3) - SERENI E. Storia del paesaggio agrario italiano Ed. Laterza, Bari 1989. 4) - TARTARI C. M. Dalla fame allabbondanza Ed. Provincia di Milano 2007. Storia della alimentazione nel milanese e delle pessime condizioni dei contadini, denutriti, pellagrosi, alienati, vessati prima dagli austriaci e poi sfruttati per il decollo della industria italiana. 5) - DATTORRE P. P., DE BERNARDI A. Studi sullagricoltura italiana. Societ rurale e modernizzazione. Ed. Feltrinelli, Milano 1994. 6) - FORUM NAZIONALE VITIVINICOLO 2011. www.agronotizie.it 10.12.2011. 7) SOMOGYI S. Lalimentazione nellItalia unita Storia dItalia Einaudi, Documenti 5. Torino 1973. 8) - ZAMAGNI V. Levoluzione dei consumi tra tradizione ed innovazione. Storia dItalia Einaudi. Annali 13, Torino, 1988. 9) - CASACCHIA M. Urgenze in Psichiatria Ed. Masson Milano, 1985. - OSSERVATORIO PERMANENTE SUI GIOVANI ED ALCOL. - Sesta analisi DOXA gennaio 2011. Dati statistici dal 1881 al 2009. 10) - LOMBROSO C. Il vino nel delitto, nel suicidio e nella pazzia. AA.VV. Il vino, Torino 1880. 11) - SORCINELLI P. Dalla polenta ai crackers Storia dItalia Einaudi. Annali 13. Torino 1988. 12) - MC ALANEY ed altri www.droganews.it 25.3.2011; LANDBERG J. www.cordiseuropa.eu 8.11.2011. Le popolazioni con forte controllo sociale con ritualit del potus (a stomaco pieno, possibili abusi in determinate circostanze, ecc) hanno meno problemi alcol-correlati rispetto a comunit proibizionistiche. Inoltre lo stile mediterraneo del bere causa meno disagio sociale rispetto allo stile nordico.

condizioni generali di salute degli italiani.


13) - ALLAMANI A. ed altri Il Libro italiano di alcologia. Vol I Alcol: Problemi e Patologie correlate. Vol. II Alcol e Societ Ed. SEE, Firenze, 2000 e 2004. Trattazione epidemiologica, descrizione dei fattori di rischio per alcolismo biologici, psicologici e sociali, interventi preventivi, curativi e riabilitativi; evoluzione del quadro legislativo italiano. 14) - SEPPILLI E. Note statistico-cliniche sulle psicosi alcoliche nella Provincia di Brescia dal 1894 al 1908 Brescia 1909. Analisi dellalcolismo nella adolescenza basata sullosservazione degli adolescenti bevitori in numerose scuole di Milano, disaggregando i dati per quartieri abitati prevalentemente da famiglie povere e agiate. 15) - DE BERNARDI A., DE PERI F., PANZERI L. Tempo e catene. Manicomi, psichiatria e classi subalterne Ed F. Angeli, Milano 1980. Analisi della istituzione manicomiale (con cenni sullalcolismo) alla luce delle intuizioni di Basaglia. 16) - BECCARIA F. Alcol e generazioni Ed. Caracci, Roma 2011. 17) - FIGURELLI M. Lalcol e la Classe. Cenni per una storia dellalcolismo in Italia La Classe, vol V, pag 93, 1978. 18) - NESARC www.fondazioneserono.org 5.12.2011. 19) - REA E. La fabbrica dellobbedienza. Il lato oscuro e complice degli italiani. Ed. Feltrinelli, Milano 2011. 20) - AMIN S. La traiettoria del Capitalismo storico e la vocazione tricontinentale del Marxismo. Traduzione italiana: www.resistenze.org 8.3.2011 e 16.3.2011. 21) - GRAMSCI A. Quaderni del Carcere Ed. Einaudi, Torino, 1977. Oltre alla famosa interpretazione del Risorgimento italiano e analisi critica dei protagonisti, numerose sono le annotazioni riguardanti lagricoltura italiana, lalimentazione delle classi subalterne, il ruolo dellosteria. 22) - DE BERNARDI A. Follia, Psichiatria e Societ Ed. F. Angeli, Milano 1982. 23) - COSTA G. Diseguaglianze nella salute Nord-Sud in Italia. Rapporto XXXV Congr. Associazione it. Epidemiologia. Torino, novembre 2011. www.saluteinternazionale.info.

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BRAVI E BRAVI Bravo presidente bravi ministri bravi segretari sottosegretari partiti sindacati bravi bravi tutti quanti. Mano nella mano cantate gli operai sono tramortiti di botte gli operai lavorano e tacciono abbiamo trovato gli alleati giusti. Evviva evviva siamo gli unici in libert intelligenti intelligenti. Bravo governo bravi ministri bravi bravi tutti quanti evviva evviva i ladri sono stati premiati gli operai hanno avuto una lezione severa evviva evviva cantate bravo il nostro presidente del consiglio bravi i nostri ministri i nostri tecnici bravi bravi cantate pi forte pi forte cantate evviva evviva. Ferruccio BRUGNARO

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Capitolo IV
SALUTE E LAVORO

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Salute e lavoro nella Costituzione della Repubblica

di Livio PEPINO*
1. Nell'epoca della privatizzazione anche la salute sembra diventata un lusso, assicurato a chi se lo pu permettere da strutture private fondate sul verbo della produttivit e del profitto, mentre sullo sfondo si staglia in attuazione del principio di sussidiariet, tanto caro alla destra cattolica e laica - una sanit pubblica relegata a moderna edizione dell'antico ospedale dei poveri (nella migliore delle ipotesi, ch l'immancabile modello americano dimostra come anche questo possa essere un lusso eccessivo). Inutile dire che ci accade in un quadro in cui sembrano essere diventati un optional i diritti sociali in genere e, tra questi, il lavoro (e le sue condizioni), lassistenza e via elencando. C chi lo rivendica: il progresso, bellezza!. E c chi, tra i giuristi, inscrive questo assetto in una nuova costituzione materiale, lontana le mille miglia dalla Carta fondamentale del 1948, nella quale sanit e assistenza sono diritti subordinati alle risorse, cio non diritti. La mia impostazione diametralmente opposta: il diritto alla salute e i diritti sociali in genere sono il nucleo forte della civilt dei moderni e il loro accantonamento propone scenari propri di societ premoderne, se non addirittura di barbarie. La cittadinanza ha subito, nei secoli, trasformazioni profonde. Originariamente, era semplicemente un elemento di collegamento di una persona con un territorio (e, soprattutto, con un sovrano); poi, nelle democrazie moderne, diventata la fonte del diritto di voto, ovvero del diritto di partecipare alla vita politica del paese; infine, nelle democrazie contemporanee successive alla seconda guerra mondiale, si verificata una ulteriore evoluzione che l'ha trasformata in uno status di cui fanno parte, oltre al diritto elettorale, un reddito decoroso e il diritto a condurre una vita civile, anche quando si ammalati, o vecchi, o disoccupati. o, comunque, in difficolt. Questa evoluzione , dal punto di vista soggettivo, laffiancarsi ai classici diritti di libert (di riunione, di associazione, di manifestazione del pensiero, di stampa, di religione, ecc.) dei diritti sociali; dal punto di vista oggettivo la trasformazione dello Stato liberale in Stato sociale o welfare. Secondo questa impostazione, i diritti sociali (ancorch troppo spesso deboli nei fatti) hanno la stessa dignit, e dunque devono avere la stessa tutela, dei diritti classici. 2. In questo solco si colloca la Costituzione italiana che dedica ai diritti sociali disposizioni inequivoche. In particolare: a) l'art. 36, ricollegandosi all'art. 4 (che riconosce in via generale il diritto al lavoro), prevede che il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantit e qualit del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a s e alla famiglia una esistenza libera e dignitosa; b) l'art. 38 introduce un vero e proprio diritto all'assistenza, prevedendo che ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e allassistenza sociale e aggiungendo che ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi e istituti predisposti o integrati dallo Stato; c) l'art. 34, dopo aver affermato che la scuola aperta a tutti e che l'istruzione inferiore obbligatoria e gratuita, prevede per i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, il diritto di raggiungere i gradi pi alti degli studi (assicurato mediante borse

*Tra i fondatori di Magistratura Democratica, di cui stato presidente; poi Sostituto Procuratore generale a Torino, Consigliere di Cassazione e fino al 2010 membro del Csm.

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di studio, assegni alle famiglie e altre provvidenze). d) in forza dell'art. 32, poi, la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dellindividuo e interesse della collettivit, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Il riconoscimento dei diritti sociali non potrebbe essere maggiormente esplicito. Ma diventa ancor pi chiaro alla luce dell'art. 3 capoverso: norma in qualche modo anomala tesa com' a denunciare l'ineffettivit di tali diritti e a proclamare che compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libert e luguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e leffettiva partecipazione di tutti i lavoratori allorganizzazione politica, economica e sociale del paese. Il quadro, dunque, non solo descrittivo ma altres impegnativo, nel senso che indica anche la strada per superare le difficolt e passare dalla proclamazione astratta dei diritti alla loro realizzazione in concreto. 3. Questo il quadro costituzionale, che subisce non da oggi, ma oggi pi di prima incrinature e ferite non solo sul piano culturale, ma anche su quello normativo. Alcuni esempi possono essere utili. Il primo riguarda la stessa Costituzione e le modifiche ad essa apportate con la legge costituzionale n. 3/2001 (approvata con il referendum popolare del successivo 7 ottobre), che ha modificato lart. 117 della Carta fondamentale, dando al sistema una curvatura federalista. Orbene, la norma citata, attribuendo allo Stato il potere di stabilire i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale riconosce la legittimit, fatti salvi standard minimi, di diritti sociali diseguali sul territorio. Non che oggi lassistenza sanitaria o quella sociale siano uguali a Caltanissetta e a Bolzano: ma attribuire legittimit giuridica a una situazione di fatto diseguale (che, secondo lart. 3 cpv sopra citato sarebbe piuttosto da rimuovere) significa operare un salto di qualit (negativo) di entit tale che solo una diffusa superficialit ha consentito di non cogliere in maniera diffusa. Altri esempi si trovano in recenti modifiche

(o proposte di modifica) della legislazione ordinaria: a) la legge 28 marzo 2001 n. 149 in tema di adozione e affidamento, dopo aver precisato che le condizioni di indigenza non possono essere di ostacolo allesercizio del diritto del minore di crescere ed essere educato nella propria famiglia e avere previsto lattuazione di misure di aiuto economico alle famiglie a rischio, precisa che lo Stato e gli enti locali interverranno a tal fine nei limiti delle loro risorse finanziarie (sic!). Come stupirsi se l'impostazione si trasferisce ai piani sanitari regionali? Inutile aggiungere che un diritto subordinato alle risorse semplicemente come ha gi ricordato un non diritto (ch le risorse possono incidere sulle modalit di attuazione di un diritto, ma non sulla sua esistenza); b) la legge Bossi-Fini sullimmigrazione ha introdotto nel nostro sistema una cittadinanza diseguale, attribuendo a una quota di persone che vivono sul territorio nazionale diritti sociali condizionati alla esistenza di un rapporto di lavoro, in situazione di permanente provvisoriet e precariet. Ci nega luniversalit dei diritti sociali e riporta a situazioni premoderne (come quelle dei meteci dellantica Grecia o dei peregrini della antica Roma); c) la proposta di modifica dellart.18 dello statuto lavoratori, poi, un attacco al cuore del diritto sociale oggi pi tutelato, e cio il diritto al lavoro. Labrogazione di tale norma, esplicita o di fatto (grazie a formulazioni che ne azzerano il carattere vincolante), significa degradare il lavoro da diritto a situazione di fatto priva di tutela. Non altrimenti pu essere definito il fatto che laccertamento della mancanza di giusta causa o giustificato motivo per il licenziamento comporti non gi la reintegrazione del diritto violato (e dunque il ripristino del rapporto di lavoro ingiustamente interrotto), ma semplicemente un risarcimento in denaro. 4. La risposta alla erosione delle tutele in atto non pu che essere una strategia che parta dai diritti, escludendo, sul punto, ogni possibilit di trattativa o di compromesso. In ogni prospettiva di riforma, in altri termini, la variabile indipendente, il valore intorno a cui costruire il sistema, sta nei diritti e

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non nel mercato. I diritti sociali (lo Stato sociale) non sono, nel nostro sistema costituzionale, una opzione politica variabile a seconda della maggioranza parlamentare, ma sono un principio giuridico vincolante. I princpi di giustizia distributiva sono diventati diritti e le politiche per realizzarli atti dovuti, sottratti una volta per tutte alla negoziazione politica. Alle maggioranze politiche rimesso il modo di realizzarli non il se realizzarli. Conosco le obiezioni: le norme costituzionali richiamate indicano dei progetti e delle aspirazioni (come il diritto alla felicit degli illuministi), non dei diritti in senso stretto con corrispondenti obblighi esigibili; il problema delle risorse non esorcizzabile (se non ci sono, le prestazioni dello Stato sociale sono inevitabilmente destinate a restare sulla carta); e, poi, la Costituzione in crisi, superata dai fatti, e sarebbe tempo di pensare alla sua riscrittura piuttosto che alla sua celebrazione. Si tratta di obiezioni note, nessuna delle quali, peraltro, coglie nel segno. Primo. La distinzione in Costituzione tra norme programmatiche (poco pi che un libro dei sogni insuscettibile di applicazione diretta) e norme precettive fu uno dei cavalli di battaglia delle forze conservatrici negli anni Cinquanta (la stagione della inadempienza costituzionale), ma almeno nel dibattito giuridico da decenni inesorabilmente superata anche nella giurisprudenza della Corte di cassazione (oltre che della Corte costituzionale). Secondo. Il vincolo delle risorse un fatto reale ma richiamato a sproposito. Non esistono diritti che non costano: la tutela dei diritti pi classici (dalla propriet alle libert individuali) ha determinato nei secoli, senza obiezioni di carattere economico, la predisposizione di apparati costosissimi (i pi costosi, comparativamente, di ogni Stato), che vanno dalla polizia, alla magistratura, alle prigioni e via seguitando. La questione non , dunque, l'esistenza delle risorse ma la loro dislocazione, che, per la soglia minima di ogni servizio costituzionalmente previsto, vincolata (mentre sul di pi - e sul come - che si esercita la discrezionalit politica). Terzo. Che una politica miope e compro-

missoria abbia indebolito la Costituzione certamente vero, ma la Carta del 1948 resta tuttora la nostra legge fondamentale e, soprattutto, le sue scelte in tema di diritti sociali sono oggi recepite e confermate in una molteplicit di testi internazionali dotati di rilevanza giuridica anche interna (dalla Dichiarazione universale dei diritti delluomo alla Carta dei diritti fondamentali dellUnione europea). 5. Ci posto, occorre aggiungere subito che il primo garante dei diritti sociali non pu che essere il potere politico (legislativo e

amministrativo), cui spetta il compito di approntare un sistema sanitario, un sistema assistenziale, un sistema scolastico adeguati. Non ci sono scorciatoie: il motore della realizzazione di una societ giusta la politica, non la tecnica e neppure la giustizia. Con l'ovvio corollario che la politica ha vincoli solo di risultato, non di modalit. Dunque la politica libera nella scelta dei mezzi per garantire in maniera diffusa i diritti sociali (e in ci stanno le divergenze tra la destra e la sinistra, o comunque tra gli schieramenti), ma vincolata nell'obiettivo. Pu, peraltro verificarsi (si verifica) linadempienza della politica. Che fare, in questo caso, oltre a sollecitarne lattivazione? Si pone qui il tema, in gran parte da costruire, delle vie alternative, e tra esse in particolare della via giudiziaria, alla tutela dei diritti sociali. Il diritto soggettivo si differenzia dal semplice interesse o dalla semplice aspettativa per il fatto di essere esigibile, cio per l'esistenza nell'ordinamento di mezzi che ne garantiscono l'attuazione. Se dunque, per es., la

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salute un diritto, il cittadino deve poter ottenere le prestazioni necessarie a garantirla, cos come al creditore sono attribuiti strumenti per ottenere l'adempimento della obbligazione. L'intervento giudiziario (quello civile, assai pi di quello penale) pu essere uno strumento, un rimedio all'inerzia o all'inadempienza di chi deve provvedere. Esso residuale, ma pu essere fondamentale: come quello richiesto dal mugnaio prussiano che, non rassegnandosi alle prevaricazioni del suo re, opponeva ad esse il celebre ci sar pure un giudice a Berlino!. Il sistema giudiziario affronta le patologie, ma ci sono epoche o situazioni in cui esso non per protagonismo, ma per necessit assume un ruolo di particolare rilevanza. ci che sta accadendo in questo periodo. Dappertutto lintervento giudiziario a tutela di diritti fondamentali, anche non patrimoniali, cresce in modo esponenziale: impressionanti sono i dati quantitativi e qualitativi degli Stati Uniti. Questa tendenza - facile prevederlo - si incrementer anche nel nostro Paese, ulteriormente alimentata dal sistema maggioritario, che canalizza inevitabilmente verso la giurisdizione le richieste di tutela dei gruppi minoritari che nei sistemi proporzionali (o consociativi) trovano, invece, spazio nella mediazione politica. Per essere pi espliciti, e per tornare allo specifico: verosimile che la maggioranza sia meno attenta ai diritti di tutti; se ci accade il rimedio (lo strumento di tutela) previsto dall'ordinamento il ricorso alla giurisdizione. - lo ripeto - un dato di sistema, non la forzatura di una visione pangiudiziaria. 6. Acquisito che la giurisdizione uno strumento attivabile a tutela dei diritti sociali, occorre soffermarsi sul come esso attivabile. Anche perch se l'approccio politico ai diritti sociali pu provocare molte delusioni, non detto che quello giudiziario riservi sempre esiti favorevoli Tra i diritti sociali diversi dal lavoro quello in relazione al quale ci sono state, nel nostro paese, esperienze significative di attivazione dellintervento giudiziario proprio il diritto alla salute. Tre i profili fondamentali in cui ci avvenuto: due tradizionali e uno

innovativo (il pi delicato, e il pi interessante). Ci sono, anzitutto, misure inibitorie o autorizzative richiedibili al giudice e dallo stesso (sussistendone i presupposti) applicabili: il sequestro e la chiusura di una fabbrica o di un impianto dove si svolgono lavorazioni comportanti danni alla salute; il sequestro di un farmaco o di un alimento nocivo; lautorizzazione alla esecuzione su un minore di un intervento chirurgico o di una trasfusione necessaria e non autorizzata dai genitori e via seguitando. un settore ormai classico e ampiamente esplorato su cui l'esperienza e la casistica offrono riferimenti sicuri (anche se non sempre mettono al riparo da errori). Un secondo profilo, anch'esso tradizionale, quello degli interventi repressivi o risarcitori, conseguenti a omissioni, sottovalutazioni, errori (e, dunque, a colpa o, addirittura come di recente ritenuto nel cosiddetto processo Thyssen a dolo eventuale) nella attivit di tutela della salute (basti pensare ai due filoni delle malattie professionali e della responsabilit professionale medica). Il profilo riguarda amministratori, tecnici, professionisti ed ha avuto di recente manifestazioni di grande impatto mediatico ed emotivo nelle sentenze di condanna in primo grado, da parte della Corte dassise e del Tribunale di Torino, dei responsabili della Thyssen e di Eternit S.p.A. Ci sono, infine, gli interventi di diretta attuazione del diritto o promozionali, per costringere lamministrazione ad attuare interventi di tutela omessi. , ovviamente, il settore pi delicato. Questa tipologia di interventi si misura con la domanda del cittadino il quale, a torto o a ragione, chiede un intervento o una prestazione che lamministrazione non gli accorda (perch non vuole, perch assume di non potere, perch il sistema non lo prevede, perch non condivide la richiesta, ecc.). Gli esempi sono potenzialmente infiniti e spesso offerti dalla cronaca: c' l'appello dei genitori di un bambino che ha necessit di un farmaco tolto dalla produzione; c' la richiesta del malato che vuole la somministrazione gratuita di una terapia pacificamente utile (o necessaria) ma costosissima e non coperta dal servizio sanitario ovvero di una terapia

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sperimentale e controversa; c' chi sollecita il rimborso per cure ricevute allestero o in struttura privata assumendo che i tempi della struttura pubblica gli sarebbero stati gravemente pregiudizievoli; c' il malato cronico (o i suoi congiunti) che lamentano l'indisponibilit di ogni struttura ad accoglierlo; ecc. Si potrebbe continuare a lungo, ma gli esempi sono sufficientemente indicativi di una casistica destinata ad allungarsi (potenzialmente in grado di arricchire il catalogo dei diritti ma non priva di rischi di sostituzione del giudice allamministratore o al tecnico in ambiti che non sono di sua specifica competenza). 7. In conclusione, anche nel settore dei diritti sociali ci sono ambiti tutelabili: in particolare il diritto alla salute (art. 32 Costituzione) e il diritto alla inclusione (art. 3 Costituzione). Rientrano tra questi diritti non solo lassistenza sanitaria (in una prospettiva di medicalizzazione degli interventi) ma anche lassistenza tout cout, senza dimenticare gli interventi di riduzione del danno che, lungi dallesserne estranei, sono riportabili a

entrambi i settori. Non esistono bacchette magiche e la via giudiziaria alla tutela dei diritti sociali anch'essa scivolosa (con possibili effetti boomerang). Ma ci significa solo che occorre prudenza, attenzione e lungimiranza nell'attivarla. In questa prospettiva indico due linee di approfondimento e di impegno multidisciplinare: a) la redazione di uno statuto dei diritti degli esclusi, da usare come base per una pluralit di interventi: dalla contrattazione con la politica e lamministrazione alla sollecitazione dellopinione pubblica sino alla proposta di interventi normativi. Non una strada nuova (carte dei diritti sono state realizzate o sono in via di realizzazione, per esempio, per gli immigrati o per i detenuti), ma forse tempo di percorrerla in maniera sistematica; b) la proposizione di azioni giudiziarie pilota su questioni di particolare rilievo, promosse da associazioni rifacendosi allesperienza di associazioni dei consumatori e a un modello usato con esiti significativi negli Stati Uniti.

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SONO SEMPRE STATO DA UNA PARTE SOLA Non vero, non vero che sono contro tutto e tutti. Questo falso. E una misera giustificazione per colpire. Sono sempre stato da una parte sola questo s sono sempre stato con i minatori la gente pi sfruttata della terra di cui nessuno parla pi sono sempre stato con i contadini pi poveri schiaffeggiati e uccisi mille volte al giorno, sono sempre stato con i miei compagni operai turnisti, i compagni operai delle imprese dappalto, sono sempre stato per un mondo che capovolga questo triste e senza amore. Ferruccio BRUGNARO

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Stephan Schmidheiny: il Bill Gates svizzero o il padrino dellasbesto? La mirabolante storia di un uomo daffari
di Fernanda GIANNASI*
Ecco come Stephan Schmidheiny, il miliardario svizzero erede dellimpero Eternit, si difende pubblicamente dallaccusa di aver permesso per quasi un secolo luso dellamianto nelle imprese familiari sparse per il mondo. Lo fa tramite il suo sito internet, tradotto in varie lingue. Lamianto noto per essere cancerogeno, ed responsabile della maggior catastrofe sanitaria di cui si abbia notizia nella storia contemporanea. La polemica sui potenziali effetti nocivi della polvere di amianto stata uno shock per me sotto molti aspetti. Io stesso sono stato esposto alle fibre di questo materiale durante il mio stage in Brasile. Caricavo sacchi di amianto e gettavo le fibre nel miscelatore, aspirandole profondamente a causa dello sforzo fisico. Alla fine della giornata ero coperto di polvere bianca (1). La famiglia Schmidheiny ha vissuto sempre in modo discreto, lontana dai riflettori. Allimprovviso, mi sono visto catapultato sulle prime pagine dei giornali a causa degli effetti nocivi prodotti dallamianto, gli stessi dai quali tentavo di proteggere i miei dipendenti e tutto il gruppo. E stato un momento molto difficile, non solo per me, ma per tutta la mia famiglia, per i miei amici (2). Nel tentativo di sfuggire ad una possibile condanna a 20 anni per disastro ambientale doloso permanente e omissione volontaria delle misure di sicurezza antinfortunistiche - la sentenza del Tribunale di Torino prevista per il 13 febbraio 2012 - laccusato si difende con storie mirabolanti. In quel momento capii che non mi sarebbe stato possibile calcolare il rischio reale che comportava la fabbricazione di prodotti in fibrocemento. I nostri esperti credevano che gli studi scientifici sugli effetti nocivi di questo materiale fossero pieni di contraddizioni. Percepivo che la mancanza di consenso scientifico e tecnico in relazione allamianto e sullimprevedibilit dei suoi effetti non avrebbe permesso alcun tipo di pianificazione o gestione del rischio. E concludevo perci che non si trattava di una prospettiva promettente nella quale impegnarmi.(3) Allo stesso tempo presi una decisione radicale. Senza aver la minima idea di come avremmo introdotto il cambiamento, annunciai pubblicamente che il gruppo avrebbe interrotto la fabbricazione dei prodotti contenenti amianto, molto prima che lUnione Europea lo bandisse. Ricordo bene le parole di uno dei manager del settore tecnico dopo il mio annuncio: Il giovane Schmidheiny impazzito! Vuole fabbricare prodotti Eternit senza amianto. E come trovare lacqua asciutta... (4). Presi la decisione di non utilizzare pi lamianto per i danni ambientali e alla salute causati dal minerale. Ma avevo anche limpressione che in unepoca di crescente trasparenza e attenzione per i rischi sanitari, sarebbe stato impossibile sviluppare e mantenere unimpresa di successo continuando ad usare lamianto. Questa intuizione mi fece pensare al nesso tra impresa e societ. E stato un periodo duro, ma allo stesso tempo anche un momento di valore inestimabile per il mio futuro impegno nelle questioni relative a imprenditoria e societ. (5) Furono momenti estremamente difficili, per col passar del tempo mi convincevo sempre di pi di aver preso la decisione giusta. (6)

*Ingegnere civile e Ispettrice del Ministero del Lavoro e delloccupazione dal 1983. Responsabile del Programma Amianto dello Stato di San Paolo, della Sovrintendenza Regionale del Lavoro e dellOccupazione di San Paolo. Coordinatrice della Rede Virtual-Cidad per la proibizione dellamianto in Amrica Latina e fondatrice della ABREA Associazione Brasiliana dei lavoratori esposti allamianto.

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Quando guardo indietro e valuto il nostro attuale livello di conoscenza sulle molte vittime dellamianto, mi sento sollevato per la fermezza con cui ho deciso di non usare pi questo materiale, nonostante le incertezze e le resistenze dellindustria, del mio gruppo e di molti dei miei dipendenti. Come sappiamo oggi, le malattie causate dallamianto si manifestano solo dopo molti anni a volte decenni dopo lesposizione alle fibre. Ci deplorevole, soprattutto perch per molto tempo n i governi n lindustria hanno ammesso le conseguenze del problema e preso le misure di tutela necessarie (7). Il settimanale Epoca del 30/10/2003 (8) presentava la vicenda in questi termini: Lo scandalo dellamianto stato decisivo perch Schmidheney rivedesse le sue pratiche aziendali e si trasformasse in un apostolo della gestione consapevole, come in una sorta di espiazione dei peccati. Ed ancora: Schmidheney ha annunciato pubblicamente che avrebbe abbandonato la fabbricazione di prodotti contenenti amianto, ma solo agli inizi degli anni Novanta ha venduto la Eternit, e con essa tutte le sue cause di lavoro, ad un gruppo francese (9). La rivista Forbes nelledizione del 5/10/2009 (10) riporta la spiegazione data da Schmidheiny per questo cambiamento: La mia impresa stava fallendo a causa delleffetto combinato dei problemi relativi allamianto e della grande crisi del settore edilizio. Ho ricostruito la mia impresa ripartendo come da zero. La rivista conclude cos: Ritiene che la vendita di unimpresa fondata dal nonno lo abbia agevolato nella distribuzione di parte della sua ricchezza quando era ancora giovane (11). La decisione di ritirarsi dalle attivit legate allamianto allinizio degli anni 90 in Brasile non stato un mero caso, n stata determinata da ragioni cos umanitarie, come suggeriscono le affermazioni sopra riportate. Coincise con linvito fattogli da Maurice Strong, segretario generale della Conferenza delle Nazioni Unite per lAmbiente e lo Sviluppo (UNCED), cio il futuro Earth Summit previsto a Rio de Janeiro nel giugno del 1992. Strong sollecit Stephan Schmidheiny, suo consigliere per lindustria e il commercio, a presentare le prospettive del mondo imprenditoriale sul

tema. In quelloccasione furono convocati circa 50 imprenditori, che organizzarono il Consiglio Imprenditoriale per lo Sviluppo Sostenibile (BCSD) (12), il quale dal 1995 si chiamer WBCSD (World Business Council for Sustainable Development). Nel 2000 Schmidheiny ne fu nominato presidente onorario. Pi avanti vedremo come il suo ritiro sia stato piuttosto una delle strategie di greenwashing promossa dai suoi abili addetti alle pubbliche relazioni. [Il termine greenwashing, entrato nel dizionario Oxford nel 1990, indica la disinformazione creata da una corporazione per presentare una immagine pubblica di responsabilit ambientale, Ndr.]. A partire dalliniziativa guidata da Schmidheiny compaiono neologismi rapidamente incorporati da mezzi di comunicazione, ambientalisti e pubblici amministratori. Termini come eco-efficienza, responsabilit sociale e sviluppo sostenibile rappresentarono uno spartiacque per imprese con scarsa o nulla eco-efficienza, che inquinavano lambiente e gli esseri umani, ed erano facilmente imputabili di mancanza di responsabilit sociale. Tra queste emblematico il caso della Eternit del signor Schmidheiny, che non ha mai pagato alcun indennizzo decente alle vittime brasiliane dellamianto, tanto meno per i danni ambientali provocati dalla imprese del suo impero. Il suo ritiro dal business dellamianto ha lasciato in Brasile un immenso passivo socioambientale, dato che non ha versato neanche un centesimo e ha lasciato la pesante eredit ai suoi successori, prima al gruppo francese Saint Gobain e poi alla ETERNIT S.A., che venne rifondata e nazionalizzata. Per tutto il periodo nel quale ha diretto limpresa, non ha mai riconosciuto o comunicato ufficialmente alle autorit sanitarie un solo caso di malattia professionale causata dallamianto. Ne esistono le prove. Nel 1987 durante un controllo che realizzammo nella fabbrica di Osasco per conto del GIA (Gruppo Interistituzionale dellAsbesto coordinato dal Ministero del Lavoro di San Paolo) il medico responsabile dellimpresa confess di essere a conoscenza di sei casi di malattia provocati dallamianto. Questi casi non

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furono comunicati alle autorit sanitarie e alla previdenza sociale per decisione del vertice della multinazionale. Nel 1996 lo stesso medico, gi in pensione, confess che furono esaminati da lui stesso molti altri casi, tutti comunicati regolarmente in Svizzera, e che lordine ricevuto fu di mantenere il silenzio; e chi avesse scoperto di essere malato facesse pure causa allimpresa. Questa era la politica di responsabilit sociale della Eternit! Prima della nostra ispezione gi la relazione di Daniel Berman e Ingrid Hoppe (1985) (13) riportava che Il medico responsabile della Eternit aveva trovato solo 3 casi di asbestosi durante tutta la sua permanenza nella fabbrica di Osasco, ma ammetteva anche che cerano altri 32 casi sospetti di fibrosi polmonare. Neg lesistenza di casi di mesotelioma e di cancro al polmone, e giustific il fatto in base allalto turnover dei lavoratori, ai quali sarebbe stata evitata unesposizione prolungata a contatto con lamianto. Allo stesso tempo per ammetteva che lETERNIT aveva cominciato a dotarsi di registri medici accurati solo a partire dal 1978; perci la maggior parte dei danni alla salute antecedenti (cio dal 1939 in poi) sono rimasti sconosciuti. RESPONSABILIT DIMPRESA O GREENWASHING? Leggendo lammirevole autobiografia di Schmidheiny, viene da chiedersi se la crescente trasparenza di cui parla si sia tradotta in atti concreti o sia un puro esercizio di retorica. E la risposta emerge dalla relazione (14) della Commissione Speciale della Camera Federale dei Deputati, che esaminava il Progetto di Legge 2186/96 sulla sostituzione progressiva della produzione e commercializzazione dei prodotti contenenti amianto in Brasile. Nel maggio 2001, cio dieci anni dopo lannunciata rinuncia alluso dellamianto da parte del gruppo elvetico, Elio Martins presidente della ETERNIT S.A., impresa nazionalizzata che controlla anche la terza maggior miniera di amianto nel mondo, la SAMA S.A. spieg alla Commissione la composizione azionaria del gruppo. La Eternit unimpresa nazionale a capitale

aperto, quotata in Borsa, e non ha un azionista di maggioranza che la controlla. I suoi maggiori azionisti sono la DINAMO - Fundo de Investimentos em Aes (25,17%); il Fundo de penso do Banco Central (previdenza privata) CENTRUS con il 17,49%; la Saint Gobain (Brasilit) con il 9,11%; il Fundo de Participao Social del BNDES (Banco Nacional de Desenvolvimento Econmico e social) con l8,41%; lAMINDUS HOLDING AG con il 6,81%, e la Empreendimentos e Participaes HOLPAR con il 4,31%. Una ricerca approfondita sullorigine

della AMINDUS HOLDING AG ha mostrato il legame con imprese dellimpero Schmidheiny come la Nueva AG, Amanco AG con sede nel canton Glarona. Una pagina del sito personale di Schmidheiny ce ne d conferma: Quando nel 1994 Stephan Schmidheiny decise di vendere tutte le sue attivit in Svizzera e concentrare le sue attivit in America Latina, fond il GrupoNueva, che comprendeva tutte le attivit imprenditoriali in America Latina. Le sue divisioni Amanco, Masisa and The Plycem Company svolgevano un ruolo di guida. Sempre dal suo sito veniamo a conoscenza che tra marzo e dicembre 2007 sono state vendute, rispettivamente, la Amanco e la Plycem Company. Oggi il GrupoNueva controlla la Masisa. Il GrupoNueva un gruppo che fa investimenti e occupa una posizione leader nelle Americhe, che produce valore per i suoi azionisti e per la societ. Che cosa si deduce da questa miscellanea di imprese e da queste storie sempre pi fantasiose? Che pur avendo rinunciato nei primi

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anni 90 alluso dellamianto come recita la sua propaganda ufficiale, tutto lascia credere che Schmidheiny abbia continuato indirettamente, tramite sue imprese camuffate, a partecipare al business dellamianto in Brasile almeno fino al 2001. Ci si deduce dalla testimoniansa del presidente della Eternit, Elio Martins, che svela lipocrisia dell uscita eroica dallamianto raccontata dallennesima leggenda sul grande imprenditore. Quando gli stato chiesto di dar conto delle contraddizioni di questa grave accusa, il portavoce di Schmidheiny Peter Schuermann ha risposto cos alleditore della SonntagsBlick: Stephan Schmidheiny ha venduto le azioni della Eternit in Brasile nel 1998; da allora n lui n altri delle sue holdings hanno avuto o hanno azioni dellimpresa. Per decenni sono esistite varie imprese sotto il nome di Amindus. Nel documento che mi stato presentato (fa riferimento alla relazione della Camera dei Deputati), non c nessuna evidenza che si tratti della Amindus Holding di Glarona alla quale voi state pensando, dato che si fa riferimento solo alla Amindus Holding e alla Amindus Holding AG(messaggio del dicembre 2004). FILANTROPIA O FURFANTERIA? Sul suo ruolo di filantropo, abbiamo trovato alcune dichirazioni su Internet, e ce ne sono alcune che sembrano bravate uscite dalla bocca di un Don Chisciotte: Da molto tempo volevo riunire tutti i lati del mio carattere: sono imprenditore, cittadino, padre, escursionista, collezionatore darte e filantropo. Mi sforzo quotidianamente perch tutte le mie attivit abbiano la stessa visione dinsieme, gli stessi valori e le stesse convinzioni (15). Ho dedicato una percentuale considerevole del mio patrimonio e del mio tempo allo sviluppo di una nuova forma di filantropia. Come imprenditore ho voluto creare ricchezza economica e sociale, cercando allo stesso tempo di salvaguardare e migliorare lambiente. Come filantropo ho voluto sostenere un cambiamento sociale positivo, aiutando soprattutto chi ne avesse pi bisogno, salvaguardando le generazioni future e la loro possibilit di scelta

nel miglior modo possibile (16). La rivista Epoca nelledizione del 30.10.2003 lo celebr: Ha donato 2,2 miliardi di dollari. Il magnate svizzero passa il controllo azionario delle sue compagnie ad una fondazione filantropica in America Latina. (17) La donazione della holding non lha lasciato povero, al contrario. Dopo aver annunciato la creazione della Viva, ha lasciato il mondo degli affari con un patrimonio personale di oltre un miliardo di dollari. Lex patron ha voluto scherzare con i presidenti delle imprese del GrupoNueva, distribuendo loro un nuovo biglietto da visita senza numero di telefono, dove si legge solo Stephan Schmidheiny, pilota di elicottero e sub. Da allora, il miliardario si divide tra gli appartamenti in Svizzera, la casa in Spagna e le fazendas in Argentina e Costa Rica. Prima di togliere lancora ha creato la fondazione Mar Viva per la protezione dellarcipelago cileno delle Galapagos, insieme a Greenpeace. Sono cresciuto nelle terre della mia famiglia, passeggiando per sentieri di montagna. Con mio padre passavo le vacanze nel Mediterraneo, dove ho imparato a fare immersioni subacquee spiega Da qui nasce il mio interesse per lambiente. (18) Secondo la rivista Forbes il miliardario svizzero pu essere paragonato a Bill Gates e a Warren Buffett. Nonostante fugga la stampa, ha accettato di scambiare con la giornalista Tatiana Serafin alcune email nelle quali si definisce: pi di un imprenditore che si fatto da solo. La giornalista conclude: Pu darsi, ma lui anche la quarta generazione di una dinastia industriale svizzera. Pensava di fare il missionario, ma poi studi giurisprudenza e lavor in varie parti del mondo per limpresa di famiglia Eternit, che produceva prodotti per ledilizia e che debutt nel 1903 usando il cemento rinforzato con fibre di amianto. DEBITO SOCIALE Nonostante le attivit ostentate dalla Fondazione Avina, il finanziamento di progetti sociali e ambientali in 12 paesi latinoamericani, linvestimento di circa 280 milioni di dollari a sostegno di 130 progetti

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brasiliani (i dati sono della rivista Epoca), le associazioni delle vittime brasiliane dellamianto non hanno mai ricevuto alcun appoggio per le loro campagne. Lo prova un messaggio che ci ha mandato nellaprile 2004 Geraldinho Vieira, rappresentante della Fondazione Avina in Brasile: Abbiamo ricevuto la sua richiesta a sostegno di una campagna pubblicitaria di sensibilizzazione per labbandono delluso dellamianto e per la creazione di un centro specializzato per il trattamento delle vittime del suddetto materiale. E mio dovere informarla che questa possibilit non rientra tra le finalit e gli obiettivi della Fondazione AVINA. Ma sempre Epoca (19), nonostante lapologia riservata al fondatore dellAvina, nel numero del 30/10/2003 non riesce a nascondere il danno ambientale e leredit nefasta lasciata in Brasile dal gruppo Eternit. Larticolo dice: Si lasciata alle spalle operai come Joo Francisco Grabenweger. A 77 anni, 38 dei quali passati alla Eternit, non ha pi fiato per camminare. In cambio dei polmoni devastati dallamianto, riceve una pensione di 2.400 Reais [poco pi di mille euro, Ndr.]. Grabenweger di San Paolo ma ha origini austriache. Si ricorda di uno Schmidheiny giovane, che conversava con lui in tedesco. Nel dicembre 2003 Grabenweger gli scrisse una lettera in tedesco esprimendogli tutta la sua angoscia. Ne riportiamo i passaggi pi toccanti: Ricorda il suo stage nella fabbrica di Osasco in Brasile negli anni 60? Pass in tutti i reparti di produzione, fece lo stesso lavoro degli operai. Io fui scelto per accompagnarLa perch parlavo tedesco. Sono di origine austriaca, mi chiamo Joo Francisco Grabenweger. Non so se ancora ricorda questo umile operaio al quale Lei raccontava della sua passione per le immersioni subacquee, soprattutto nel Mediterraneo. La accompagnai personalmente, anche per una visita allIstituto Butanta, famoso nel mondo per il serpentario e per la produzione di siero antiveleno. La mia vita di operaio Eternit ad Osasco cominciata nel 1951 ed terminata nel 1989 ( durata quasi 38 anni) Devo essere lunico sopravvissuto di quel periodo, mal-

grado mi trovi oggi con una progressiva e irreversibile asbestosi, indurimento pleurico bilaterale diffuso e placche diafragmatiche bilaterali. Faccio parte di un gruppo di ex dipendenti Eternit, circa 1200 vittime dellamianto ancora in vita, uniti oggi nella Associazione degli Esposti allamianto (ABREA), diretta dallingegnere Fernanda Giannasi, che con molto coraggio e impegno lotta a livello nazionale e internazionale perch lamianto sia bandito e perch alle vittime sia riconosciuto il diritto allindennizzo. Mi permetta di farLe una domanda: Lei ha

gi visto i servizi sulle vittime dei campi di concentramento della Germania nazista? I sopravvissuti ricevono consistenti indennizzi e vengono riconosciuti loro tutti i diritti del mondo. E noi, ex dipendenti dellEternit di Osasco, che abbiamo lavorato completamente ignari in un campo di concentramento dellamianto, aiutando con molta dedizione e orgoglio a costruire limpero di fibrocemento della Famiglia Schmidheiny, cosa abbiamo avuto dalla nostra Mamma Eternit? Una bomba a effetto ritardato piazzata nei polmoni. Le allego una foto dei sopravvissuti di Osasco, chiss che non si commuova nel vedere le carcasse umane alle quali sono ridotti oggi gli antichi dipendenti dei tempi doro della Eternit. Forse Lei non lo sa, ma noi, vittime di Osasco ancora vive, siamo la garanzia di impiego per quelli che difendono contro i suoi ex-dipendenti lattuale ETERNIT, umiliandoci quotidianamente con offerte di indennizzo irrisorie, veramente offensive per le nostre condizioni di salute e i

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nostri capelli bianchi. Mi auguro di ricevere in breve una Sua risposta, perch ho sempre avuto limpressione che molto di quel che accadeva nelle fabbriche veniva passato sotto silenzio dalla Sua famiglia, e perch confido sullimpressione positiva che Lei mi ha trasmesso, di grande sensibilit e rispetto, ora corroborata anche dallarticolo di Alex Mansur della Rivista Epoca. E per questo che mi rivolgo a Lei, in nome delle vittime di Osasco, perch promuova la tanto agognata giustizia per quelli che hanno dato la vita per Lei, per la Sua famiglia e per la Sua impresa. Joo Francisco Grabenweger morto il 16 gennaio 2008, aspettando fino allultimo giorno la risposta di Schmidheiny, che non mai arrivata. La Eternit gli aveva offerto 27 mila dollari perch desistesse dallazione giudiziaria. IUSTITIA QUAE SERA TAMEN (GIUSTIZIA, ANCHE SE TARDIVA) NOTE 1.In http://www.stephanschmidheiny.net/ business-career/?lid=1. 2. Idem. 3. In http://www.stephanschmidheiny.net/ business-career/?lid=1. 4. Idem. 5. Idem. 6. Idem. 7. Idem. 8.In http://revistaepoca.globo.com/Revista/ Epoca/0,,EDG60937-6014-285,00.html. 9. In http://revistaepoca.globo.com/Revista/ Epoca/0,,EDG60937-6014-285,00.html. 10. In http://www.forbes.com/forbes/2009/ 1005/creative-giving-philanthrophy-billgates-of-switzerland.html. 11. Idem. 12.In http://cerradoemcrise.blogspot.com/ 2009/01/desenvolvimento-sustentveldiscursos-e.html.

E questo che ci si aspetta dalla sentenza di primo grado prevista per il 13 febbraio 2012 al Tribunale di Torino. Speriamo nella condanna dei responsabili del maggior disastro ambientale doloso permanente di tutti i tempi e dellomissione volontaria delle misure di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. In previsione di una condanna che, poi, il 13 febbraio 2012 si concretizzata con una condanna a sedici anni di reclusione emessa dal Tribunale di Torino, il magnate svizzero dellamianto, dieci anni fa, ha fatto una dichiarazione al Wall Street Journal, in un articolo pubblicato il 12 settembre 2002 (20). Con la sua abituale arroganza ha detto: Prometto che non finir mai in una prigione italiana. Ogni tanto mi guardo allo specchio, e mi posso guardare dritto negli occhi e sentire tutto il bene che ho fatto. E chiaro che nessuno perfetto, e guardando indietro ci si rende conto che si sarebbe potuto fare di pi. 13. In Berman, D. e Hoppe, I. 1985 Book Review: Der Eternit-Report: (Stephan Schmidheinys Scheres Erbe) by Werner Catrina, Orell Fuessli, Zuerich, Switzerland, 240 p. 14. In http://www.camara.gov.br/Internet/ comissao/index/esp/asbestont0 80501.pdf 15. In http://www.stephanschmidheiny.net /biography/?lid=1 16. Idem. 17. In http://revistaepoca.globo.com/ Revista/Epoca/0,,EDG60937-6014285,00.html. 18. Idem. 19. Idem. 20. In WST Moral Fiber: Billionaire Activist On Environment Faces His Own Past. An Eco-Efficiency Advocate, Swiss Magnate Confronts Questions on Asbestos. Mr. Schmidheinys Conscience by David Bank.

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Il lavoro continua ... ad uccidere

di Luigi MARA*
IN RICORDO DI - Pietro MIRABELLI, minatore calabrese ucciso sul lavoro il 22.09.2010, nona vittima nel cantiere svizzero ove era () in costruzione la galleria del San Gottardo. - Oscar MISIN, operaio della Centrale termoelettrica ENEL di Turbigo (MI), ucciso fra indicibili sofferenze l11.02.2012 dal mesotelioma pleurico, causato dallesposizione lavorativa alle fibre killer di amianto. Bisogna lottare contro la malattia come perdita di partecipazione e rifiutare la perdita di partecipazione come malattia La soggettivit () costituisce, quindi, la base di quel ritiro della delega lungamente rilasciata al tecnico quale verificatore e falsificatore di una sofferenza soggettivamente patita e dunque reale ma che poteva essere negata, in conto della pretesa obiettivit di una scienza che non retorico chiamare padronale Giulio A. Maccacaro Per una medicina da rinnovare, Feltrinelli Editore 1979 VERIT E GIUSTIZIA PER TUTTE LE VITTIME OPERAIE. PROMUOVIAMO LA PREVENZIONE DEI RISCHI E DELLE NOCIVIT CON LA PARTECIPAZIONE E LA LOTTA IN FABBRICA, NEL TERRITORIO E IN OGNI DOVE Nel denunciare con forza limmane tragedia che colpisce con quotidiana ed inflessibile cadenza la Classe Operaia sui luoghi di lavoro con infortuni, malattie professionali e morte, per Tutti/e voglio ricordare Pietro MIRABELLI e Oscar MISIN, due Operai che ho conosciuto e stimato, che hanno sempre profuso il massimo impegno e lottato per affermare la prevenzione dei rischi e delle nocivit, la sicurezza, la salute e lambiente salubre, i diritti umani, ovvero la democrazia nella sua pi estesa accezione sui luoghi di lavoro, e in ogni dove della societ. IL LAVORO UCCIDE... LINFORMAZIONE, LA PARTECIPAZIONE E LA LOTTA SONO LE PREMESSE INDISPENSABILI PER AFFERMARE LA PREVENZIONE Un titolo duro, che purtroppo esprime la tragicit che segna in modo indelebile la vita della classe operaia. La realt delle morti operaie che si susseguono sui luoghi di lavoro con una implacabile cadenza quotidiana sta l a ricordarci che questo lavoro continua ad uccidere, nella totale indifferenza dei pi. Per questo, va ribadito (che necessario scuotere in profondit la pubblica opinione, gridando anche la nostra rabbia e il nostro dolore per le persone uccise giorno dopo giorno sui luoghi di lavoro, mettendo padroni e pubblici poteri di fronte alle loro gravi responsabilit) - e concretamente affermato attraverso la partecipazione, la mobilitazione e la lotta dei diretti interessati che La vita e la salute non sono merci e vanno dife-

*Medicina Democratica, Sezione di Castellanza (VA).


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se sempre e comunque! Lo strumento legale di elezione per condurre sui luoghi di lavoro questa lotta di lunga lena lapplicazione dellart. 9 dello Statuto dei Diritti delle Lavoratrici e dei Lavoratori (cfr. Legge 20 maggio 1970, n. 300), e precisamente: <<I lavoratori, mediante loro rappresentanze, hanno diritto di controllare lapplicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, lelaborazione e lattuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrit fisica.>> Una norma dello Statuto, frutto di vaste e incisive lotte di massa delle lavoratrici e dei lavoratori, dentro e fuori le fabbriche, per affermare la salute, la sicurezza, lambiente salubre. Lotte che, soprattutto dalla fine degli anni 60, hanno determinato radicali e positivi cambiamenti dellorganizzazione del lavoro e dei cicli produttivi imponendo interventi a ci finalizzati, tesi ad eliminare ogni rischio lavorativo ed a conquistare, pur fra molteplici difficolt e in un gran numero di realt, anche i Servizi di Prevenzione, di Igiene e Medicina del Lavoro, e questo ben prima della promulgazione della Legge di Riforma Sanitaria del 23 dicembre 1978, peraltro, frutto anchessa di quelle lotte. Lungi da chi scrive fare un discorso agiografico di quelle lotte, dei suoi protagonisti e delle organizzazioni sindacali (per limitarci a queste), anzi! In questa sede, senza fare la storia dellart. 9 dello Statuto - (ovvero sulla sua applicazione e sulla sua mancata applicazione nella conduzione delle lotte per la salute in fabbrica; peraltro, unindagine che sarebbe utile fare) - va sottolineato a chiare lettere che tale norma, alla quale hanno fatto ricorso molteplici realt di fabbrica con diversi risultati - qui non indagati - stata da subito disattesa e fortemente contrastata dalle direzioni aziendali, ma anche dalle organizzazioni sindacali; risultato: oggi essa sconosciuta ai pi, e non solo dentro le fabbriche. Viceversa, lart. 9 dello Statuto va (ri)scoperto, sia per la sua enorme portata culturale, ancor prima che politico-sindacale, sia per la sua dirompente proiezione sociale: infatti, il fulcro di questa norma costituito dal-

lintervento diretto delle lavoratrici e dei lavoratori sul ciclo produttivo e sullorganizzazione del lavoro, affermando cos il loro diritto (e la loro capacit collettiva) - a trasformare la realt, senza rilasciare deleghe ad altri, ovvero affermando la propria soggettivit, che non soggettivismo [lo ricordo a chi digiuno di quelle lotte e di quel dibattito sulla Non neutralit della scienza e della tecnica e del ciclo produttivo da esse derivato, con al centro: laffermazione della soggettivit del Gruppo Operaio Omogeneo di Lavorazione; la rivendicazione del Rischio Zero e la non accettazione dei limiti di esposizione agli agenti e alle sostanze tossico-nocive e cancerogene (i cosiddetti valori MAC e TLV proposti dalle agenzie nazionali e internazionali), con la contestuale denuncia della loro inattendibilit scientifica e del loro uso padronale teso alla perpetuazione del rischio; il No alla monetizzazione della nocivit e del rischio e la lotta per la loro eliminazione; la non delega della salute ai tecnici e la validazione dei dati tecnici da parte del Gruppo Omogeneo di Lavorazione; il ruolo fondamentale dellinchiesta operaia sulle proprie condizioni di lavoro e di vita, segnatamente nella ricostruzione del ciclo produttivo e nella rilevazione delle nocivit e dei rischi presenti negli ambienti di lavoro, con incisive proposte di bonifica ambientale elaborate ed approvate dalle assemblee di Gruppo Omogeneo di Lavorazione, con la presentazione di puntuali piattaforme rivendicative aziendali per realizzare interventi sugli impianti e sullorganizzazione del lavoro tesi ad eliminare ogni rischio e nocivit, ... etc. etc.]. Ho accennato a tutto questo non per stolide nostalgie del passato o per ignorare i pesanti attacchi subiti dal movimento operaio di questo Paese, soprattutto a partire dalla seconda met degli anni 70 - (chi era in fabbrica in quegli anni si ricorda quanto avvenuto a partire dallassemblea nazionale dei delegati CGIL-CISL-UIL del 1977, tenutasi a Roma allEUR) e, men che meno, per rimuovere la devastante realt che oggi la classe operaia nelle sue molteplici articolazioni sociali vive sulla propria pelle (sul punto, si legga: frammentazione del ciclo produttivo e della forza lavoro, bassi salari,

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una miriade di contratti di lavoro che, nei fatti, sanciscono il lavoro precario a tempo indeterminato, il lavoro in nero, la cassa integrazione ed i licenziamenti dilaganti, sia per chi - indigeno o straniero - ha un rapporto di lavoro a tempo determinato che a tempo indeterminato; il tutto in presenza della promulgazione di leggi liberticide tese ad impedire il diritto inalienabile di sciopero, a svuotare lo Statuto dei Diritti delle Lavoratrici e dei Lavoratori con la cancellazione dei loro diritti fondamentali; leggi e leggine che altro non sono che il recepimento delle richieste di un padronato vorace, becero e reazionario, intrinsecamente incapace di concepire rapporti di lavoro rispettosi dei diritti umani, ovvero della dignit e personalit di ogni uomo e donna, nonch una societ democratica). Senza tacere che il tutto avviene in assenza di una opposizione politica: non v chi non veda che lopposizione sociale di questo Paese priva di una rappresentanza politica degna di questo nome. Infatti, in questo devastato panorama sociale e culturale, come se nulla fosse, c chi ha fatto da battistrada al precedente e allodierno governo sorretto dalle destre - come il senatore Ichino e lonorevole Bersani (e molti/e altri/e!), non ancora sazio dei milioni di lavoratrici e lavoratori costrette/i a una cronica precariet del lavoro (e dellesistenza!), afferma che in Italia serve la flexsecurity che, se applicata, risolverebbe gran parte dei problemi connessi alla mancanza di garanzie per il lavoratore, allimmobilismo generato dallapplicazione non corretta degli ammortizzatori sociali, alla scarsa flessibilit del mercato e a tutti quegli aspetti che caratterizzano le Politiche del Lavoro nella nostra Nazione. E, proseguono - in un comunicato del 15.05.2009 - gli estimatori delle inaccettabili proposte dei due parlamentari: Il Convegno si tenuto nella splendida cornice del Palazzo Bologna - (Roma, 14.05.2009, Senato della Repubblica, ndr.) - in unelegante sala tutta esaurita da uditori interessati e partecipi. Molti gli spunti di riflessione.... Il PD deve caratterizzarsi come il partito del lavoro, favorendo una specie di patto tra i lavoratori e gli imprenditori, in uno scambio reciproco di diritti e doveri. Uno scambio basa-

to sui seguenti...punti salienti: ladozione per i rapporti dipendenti di un unico contratto a tempo indeterminato; periodo di prova di 6 mesi; dopo il periodo di prova si applica la protezione dellart. 18 con lunica eccezione dei licenziamenti per motivi economici ed organizzativi; in caso di licenziamento per motivi economici ed organizzativi il lavoratore riceve un congruo indennizzo; si attiva la cosiddetta assicurazione di disoccupazione , nonch il servizio di riqualificazione affidato agli enti preposti con lintento di ottenere

una rapida ricollocazione del lavoratore; applicabilit del nuovo modello solo ai nuovi contratti.(1) Non v chi non veda che proposte cos oscene sono finalizzate a cancellare del tutto ogni protezione e diritto della lavoratrice e del lavoratore e, segnatamente, quelli sanciti dallart. 18 dello Statuto dei Diritti delle Lavoratrici e dei Lavoratori (L. 20 maggio 1970, n 300): chi sar mai quel padrone che licenzier senza invocare i motivi economici ed organizzativi? (!). Non a caso si tratta di proposte inaccettabili per chi lavora, che trovano il plauso della Confindustria e del governo cosiddetto tecnico espressione delle destre, e, non a caso, il relatore di una simile proposta di legge il senatore Ichino che, gi tre legislature fa, aveva presentato una proposta di legge, assieme ai suoi colleghi di partito, Michele Salvati e Franco Debenedetti, per monetizzare i licenziamenti e abolire le garanzie dellart. 18 dello Statuto. Ogni ulteriore commento ci appare superfluo.

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Fermo quanto precede, per restare al tema che qui ci occupa, va detto a chiare lettere che, oggi come ieri, per promuovere lotte per la salute, ligiene, la sicurezza del lavoro e per il rigoroso rispetto dei diritti umani fondamentale conoscere la realt nella quale si interviene ed essere consapevoli delle odierne difficolt, sottolineando che fondamentale Non smarrire la propria memoria facendo tesoro delle passate esperienze non per una loro meccanica riproposizione (ci mancherebbe altro!), ma per disporre di un pi vasto orizzonte conoscitivo nel quale analizzare meglio lodierna realt per non incorrere nei medesimi errori: senza memoria non c n presente n futuro. Infatti, nellodierna realt socio-culturale, ancor prima che politica, le passate esperienze possono costituire una preziosa bussola con la quale intraprendere un percorso sicuramente irto, ma possibile, di ricerca ed elaborazione di proposte e piattaforme rivendicative, tese a cancellare concretamente attraverso la partecipazione e la lotta dei diretti interessati - le lavoratrici ed i lavoratori - la sofferenza, la malattia e la morte dai luoghi di lavoro, in ogni dove. 1. VECCHIA E NUOVA ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO: LA MORTE OPERAIA CONTINUA, STANNO L A RICORDARCELO LA MORTE DEI COMPIANTI PIETRO MIRABELLI E OSCAR MISIN, NONCH LE STRAGI TERRIFICANTI ALLA THYSSENKRUPP DI TORINO, ALLA FONDERIA ANSELMI DI CAMPOSAMPIERO (PD), QUELLE NEI PORTI DI VENEZIA E DI GENOVA, ALLA TRUK CENTER DI MOLFETTA (FG), AL DEPURATORE DI MINEO (CT), ALLA RAFFINERIA SARAS DI SARROCH (CA), ALLA EURECO HOLDING DI PADERNO DUGNANO (MI), E, ANCOR PRIMA, ALLA UMBRIA OLII DI CAMPELLO SUL CLITUNNO (PG), AL MOLINO CORDERO DI FOSSANO (CN), AI CANTIERI NAVALI MECNAVI DI RAVENNA Nella storia del Movimento Operaio italiano il dicembre 2007 verr ricordato per la terrificante strage operaia consumatasi nella notte fra il mercoled 5 e il gioved 6 nello stabilimento torinese della multinazionale

tedesca Thyssen-Krupp: nellincendio sette operai (Antonio Schiavone, 36 anni; Roberto Scola, 23 anni; Angelo Laurino, 43 anni; Bruno Santino, 26 anni; Rocco Marzo, 54 anni; Rosario Rodin, 26 anni; Giuseppe Demasi, 26 anni) perivano, arsi vivi, mentre alcuni di Loro erano in fabbrica alla dodicesima ora di lavoro. Antonio Schiavone, la prima vittima, padre di tre figli, due bimbe di 4 e 6 anni e di un bimbo di appena due mesi risiedeva in provincia di Cuneo e, ogni giorno, per recarsi al lavoro impiegava unora e mezza di strada (altrettanto il tempo per il ritorno a casa); dopo 12 ore di lavoro era ancora l, in fabbrica, sulla Linea 5, quando in piena notte, per lo scoppio di una tubazione ove circolava olio caldo per il funzionamento dei sistemi oleodinamici del ciclo di lavorazione, si sprigionava un terrificante incendio che Lo investiva uccidendolo; gli altri Suoi Compagni di lavoro riportavano gravissime ustioni sul 90% del corpo, cui seguir la morte dopo giorni di straziante agonia fra indicibili sofferenze. Molti, troppi: governanti, amministratori, tecnici, sindacalisti, politici, giornalisti, padroni (termine, per chi scrive, ancora appropriato) portano la loro pelosa solidariet alle Famiglie delle Vittime e agli operai della Thyssen-Krupp, per dimenticarsi subito di Loro (e degli altri operai uccisi ogni giorno sui luoghi di lavoro!) appena i riflettori si sono spenti su questa ennesima strage di operai sul lavoro. Un comportamento ignobile, quotidianamente reiterato di fronte a ogni morte operaia. Infatti, nessuna rigorosa inchiesta viene condotta sulle cause delle migliaia di omicidi sul lavoro che si verificano ogni anno in Italia. [Purtroppo, le lodevoli eccezioni confermano la regola; ovviamente, le stesse non vanno assolutamente taciute, anzi! Qui ricordiamo, fra i (pochi) Magistrati impegnati su questo cruciale terreno, lesemplare impegno profuso da decenni dal Procuratore della Repubblica di Torino, Dr. Raffaele Guariniello, nellaccertare e perseguire i responsabili delle malattie e delle morti operaie sul e del lavoro: per tutte valgano le indagini condotte con tempestivit e rigore professionale per accertare cause e respon-

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sabilit della strage operaia alla ThyssenKrupp che ha portato (verit e un p di giustizia per le Famiglie delle Vittime operaie) - alla sentenza emessa il 15 aprile 2011 dalla Corte di Assise del Tribunale di Torino di condanna degli imputati della multinazionale tedesca, nonch il 13.02.2012 alla sentenza di condanna, da parte del Tribunale di Torino, dei vertici della multinazionale Eternit per aver causato unimmane strage di migliaia di persone, lavoratrici, lavoratori, cittadine/i colpiti a morte perch, Loro malgrado, esposti alle fibre killer di amianto allinterno ed allesterno degli stabilimenti Eternit. Due sentenze storiche importantissime che, fanno giurisprudenza, e che debbono rappresentare un monito per padronato e governi a livello nazionale e internazionale]. Non va comunque taciuta lattuale realt: per lor signori la morte operaia rappresenta un dato a priori, ineluttabile, e, come tale, viene giudicato attraverso un inaccettabile codice materiale nei tribunali della Repubblica: qui lomicidio di lavoratrici e lavoratori non costituisce n grave reato penale e, men che meno, reato da estirpare secondo il dettato costituzionale: La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni (cfr. Art. 35 Cost.). Quanti sono i magistrati italiani che si recano sui luoghi, in fabbrica o sul cantiere, quando si verifica un omicidio sul e da lavoro? Praticamente nessuno! (Le eccezioni pur meritevoli confermano la regola). Eppure, per limitarci alle statistiche ufficiali INAIL, si tratta di 1300 persone che ogni anno perdono la vita, a tacere delle decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici colpiti da gravi invalidit a seguito di infortuni sul lavoro. (Per non dire delle decine di migliaia di lavoratori che, loro malgrado, ogni anno contraggono malattie professionali - neoplastiche e non neoplastiche amianto-correlate, come si dir oltre - molte delle quali con esito mortale perch esposti inconsapevolmente a sostanze tossiche e cancerogene). Quanti sono i giornalisti della carta stampata e/o dei media radio-televisivi che conducono inchieste, degne di questo nome, sulle cause di quelle morti sul e da lavoro?

Per non smarrire la memoria ricordiamo alcune terrificanti stragi di operai sul e da lavoro avvenute prima e dopo limmane tragedia che ha ucciso i Sette Operai alla ThyssenKrupp di Torino, e precisamente: Il 25 novembre 2006, un anno prima della strage dei sette operai alla ThyssenKrupp, quattro operai (Tullio Mocchini, Giuseppe Coletti, Wladimir Toder, Maurizio Manili) dipendenti da una ditta appaltatrice, venivano mandati presso la societ Umbria Olii di Campello sul Clitunno per effettuare delle operazioni di

saldatura per linstallazione di passerelle sulla sommit di serbatoi colmi di oli. La ditta, per ridurre i tempi e i costi dellintervento non faceva svuotare e bonificare preventivamente i serbatoi ripieni di olio (come impone(va) la legge e le pi elementari norme di sicurezza antincendio) - che, in presenza di fonti di innesco, quali sono le scintille e le scorie incandescenti originate dalle operazioni di saldatura, prendevano fuoco, sviluppando un immane rogo nel quale venivano uccisi, arsi vivi, i quattro operai, che erano stati mandati inconsapevolmente, senza alcuna informazione, a svolgere un lavoro ad altissimo ed inaccettabile rischio che li aveva condotti a morte. Per tutta risposta, lamministratore delegato della societ Umbria Olii, tale Del Papa, promuoveva unazione legale nella quale chiedeva alle Famiglie delle vittime e a un quinto operaio sopravvissuto, Klaudio Demiri, un risarcimento di 35 milioni di euro sulla base di una perizia di parte dellazienda che, nel novembre 2008, veniva dichiarata nulla dal giudice. A seguito di questa decisione il

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giudice veniva ricusato dai legali della societ Umbria Olii. Nel febbraio 2009 la Corte di Cassazione, VII Sezione penale, ha dichiarato inammissibile tale istanza presentata dai legali dellamministratore delegato Del Papa. Di ricusazione in ricusazione - (fino al 2009) - il processo stato bloccato, mentre nel frattempo lamministratore delegato si dimesso dopo aver messo in liquidazione la societ e passato la mano a un suo uomo di fiducia. Il 12 marzo 2007, nove mesi prima della strage dei sette operai alla ThyssenKrupp, due operai romeni, Bala Gheorghe Gigi e Barbascu Costantin, venivano uccisi mentre eseguivano lavori in appalto presso la Fonderia Anselmi di Camposampiero (Padova), nel silenzio tombale dei media. I due operai lavoravano allinterno della fonderia alle dipendenze di una ditta appaltatrice, per effettuare una generica manutenzione straordinaria. Viceversa, senza alcuna informazione sui rischi cui venivano esposti e come prevenire i medesimi, senza possedere alcuna competenza e specifica esperienza venivano mandati ad intervenire su un forno di fusione della ghisa per risolvere un mal funzionamento dellimpianto. Lazienda, senza far predisporre n un idoneo ponteggio con relativo piano di lavoro, n verificando preventivamente i luoghi ove i due operai dovevano intervenire e, segnatamente, senza analizzare laria ambiente per escludere la presenza di miscele gassose esplosive, faceva salire i due operai su un pianale azionato da un carrello elevatore che non avrebbe dovuto movimentare delle persone, per attuare interventi con una lancia termica al fine di eliminare le scorie che si erano formate nel forno: loperazione provocava unesplosione con la conseguente fuoriuscita dal forno della ghisa fusa a 1400 gradi che uccideva immediatamente il primo dei due lavoratori, quello pi esposto, cui purtroppo seguiva in ospedale la morte anche del secondo operaio, per le notevoli ustioni che aveva riportato su tutto il corpo. Come si vede, le analogie con gli operai uccisi alla ThyssenKrupp di Torino sono evidenti. Eppure i mass-media non ne parlano, n allora n oggi. Il Processo penale

iniziato il 29 aprile 2009 avanti al Giudice monocratico del Tribunale di Cittadella (sezione distaccata del Tribunale di Padova). Purtroppo, oltre ai Famigliari delle vittime e allINAIL, lunica costituzione di parte civile nel processo - per chiedere verit e giustizia - stata quella di Medicina Democratica, costituzione che stata accolta dal Giudice con propria ordinanza del 15.05.2009. Il 16 luglio 2007, a meno di quattro mesi dalla strage dei sette operai alla ThyssenKrupp, cinque operai vengono uccisi da una terrificante esplosione/incendio verificatasi presso la Molino Cordero di Fossano (CN), nel silenzio assordante dei mass media. Sono morti uno dopo laltro fra immani sofferenze i lavoratori rimasti feriti nellesplosione. Domenica 29 luglio morto Marino Barale, loperaio 38enne che era ricoverato da due settimane al centro grandi ustionati dellospedale di Genova Sampierdarena, mentre prima di Lui era morto carbonizzato sotto le macerie dello stabilimento Mario Ricca di 44 anni il 16 luglio, poi deceduto Massimiliano Manuello di 43 anni venerd 27 luglio, al Cto di Torino, e gioved 26 luglio a Sampierdarena Valerio Anchino di 44 anni, cui seguir purtroppo anche la morte di Antonio Cavicchioli di 51 anni, anchEgli ricoverato con gravi ustioni allospedale Cto di Torino: una vera e propria ecatombe avvenuta nel silenzio e nellindifferenza di istituzioni, sindacati, mass media e degli stessi lavoratori. il 18 dicembre 2007, dopo una straziante e dolorosissima agonia durata 14 giorni, moriva allet di 26 anni Rosario Rodin, la sesta vittima dellincendio alla Thyssen Krupp e, nello stesso giorno, altri cinque operai venivano uccisi sul lavoro. I mezzi dinformazione (verrebbe da dire di disinformazione) ci hanno negato anche i loro nomi: si sono limitati a dirci le citt ove erano avvenute quelle morti (Melfi, alla Fiat, Roma, Modena, Venezia e in provincia di Alessandria). E, dopo un mese, il 18 gennaio 2008, ennesima strage a Porto Marghera: Paolo Ferrara, 47 anni, e Denis Zanon, 40 anni, rispettivamente dipendenti

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delle societ ICCO Logistica e della Nuova compagnia lavoratori portuali venivano mandati a pulire la stiva della nave battente bandiera panamense, la World Trader, dalla quale era stata scaricata la soia, senza che la stiva venisse preventivamente bonificata, senza controllare laria ambiente per rilevare leventuale presenza di gas e/o vapori e polveri tossiche e senza dotare i lavoratori dei mezzi di protezione, in primis idonea maschera antigas e/o autorespiratore. Risultato: due lavoratori uccisi per asfissia: Paolo Ferrara lascia tre figli e la moglie, mentre Denis Zanon lascia un fratello invalido. Il 29 febbraio 2008, questa volta nel Porto di Genova perde la vita Fabrizio Canonero, 39 anni, camallo della Compagnia Unica Lavoratori merci varie, di notte mentre scarica i container sulla nave Mol Renaissance, con bandiera liberiana e armatore giapponese, viene colpito da un cavo in movimento che lo fa cadere dalla nave, quindici metri sotto, in banchina, uccidendolo; lascia un figlio di 4 anni e la Sua compagna. Si tratta di un lavoro in serie. Continuo. Pochi minuti per ogni container. Due aste di acciaio da infilare nei buchi alti e bassi del container per fissarlo ad un arganetto e poi gestirne laccompagnamento. Togli i ferri, ti allontani e poi ci pensa la gru. Tira su lasta, piegati, aggancia, rialzati, sgancia, spostati e via dallaltra parte. Gesti mille volte ripetuti. Il tutto su un corridoio del ponte stretto. A filo dello strapiombo. Si rischia di inciampare, mentre con un occhio guardi dove metti i piedi e con laltro ti guardi attorno, e se ti gira la testa? Pu capitare. Per capire si dovrebbe lavorare di notte, mentre pioviggina, sui camminamenti di una nave tra cavi dacciaio, gru, container in movimento, senza aver un attimo di respiro. Il compagno di lavoro non se n nemmeno accorto di quanto accaduto. Si girato e Fabrizio non cera pi. Stessa tragica morte era toccata a Suo padre! I portuali, giustamente, sono scesi subito in sciopero, hanno fermato tutto, come, purtroppo, era gi avvenuto il 13 aprile 2007 quando Enrico Formenti moriva schiacciato da una balla di cellulosa di due tonnellate. Il 3 marzo 2008, cinque lavoratori

(Guglielmo Mangano, 44 anni, Biagio Sciancalepore, 26 anni, Luigi Farinola, 37 anni, Vincenzo Altomare, 64 anni e Michele Tasca, 19 anni) vengono uccisi, per asfissia, allinterno di unautocisterna della societ Cargo Chemical presso la ditta Truk Center di Molfetta che doveva essere pulita. Anche qui, nessuna bonifica preventiva dellautocisterna, nessuna maschera antigas e/o autorespiratore ai lavoratori che, come in una catena della morte sono entrati nellautocisterna e, uno dopo laltro, nel vano tentativo di soccorrere il proprio compagno di lavoro sono tutti periti per asfissia. L11 giugno 2008, sei operai, come era avvenuto tre mesi prima a Molfetta vengono uccisi per asfissia mentre effettuavano la pulizia di un filtro in una vasca del depuratore delle acque installato nel Comune di Mineo (CT). Anche questa volta, nessuna informazione era stata data agli operai sui gravi rischi cui erano esposti e come prevenire gli stessi, nessuna bonifica preventiva della vasca era stata effettuata prima dellintervento manutentivo, nessuna maschera antigas e/o autorespiratore era stato dato e, come in una catena della morte gli operai sono entrati nella vasca e, uno dopo laltro, nel vano tentativo di soccorrere il proprio compagno di lavoro sono tutti periti per asfissia. I sei operai lavoravano nella struttura consortile di Mineo, a 35 km da Catania. Quattro erano dipendenti comunali (uno era un precario dei Lavori socialmente utiliLsu) e gli altri due erano dipendenti di una impresa appaltatrice. I quattro dipendenti del Comune di Mineo morti nella tragedia sono Giuseppe Zaccaria, Giovanni Sofia, Giuseppe Palermo e Salvatore Pulici, questultimo un lavoratore precario ex art. 23, mentre degli altri due operai morti nel depuratore di Mineo non si conoscono i nomi, si sa solo che lavoravano per limpresa appaltatrice Carf di Ragusa, lo hanno confermato fonti della stessa azienda, aggiungendo per di non conoscere ancora i nomi delle vittime! Il 26 maggio 2009, nella pi grande raffineria del Mediterraneo, la SARAS di Sarroch (CA), di propriet della famiglia Moratti, tre operai dellimpresa appaltatrice

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Comesa Srl, Daniele Melis, di 26 anni, Luigi Solinas, di 27, e Bruno Muntoni, di 52 [Questultimo era sposato e padre di tre figli. Le vittime sono tutte di Villa San Pietro (CA), piccolo paese confinante con Sarroch dove si trovano gli impianti della Saras] vengono mandati allinterno di un serbatoio non bonificato, senza ricevere le indispensabili e dovute (per legge!) informazioni sui possibili e specifici rischi insiti in simili interventi manutentivi e come prevenire i rischi medesimi; risultato: i tre operai vengono uccisi per asfissia dallidrogeno solforato presente nel serbatoio, la stessa sostanza tossica che, con analoghe modalit, aveva causato la morte per asfissia degli operai di Molfetta (FG) e di Mineo (CT). Per la strage dei tre operai sul lavoro, il 16 maggio 2011 comparso davanti al Giudice per il rito abbreviato il legale rappresentante della societ SARAS, Gian Marco Moratti. A 34 giorni da questa udienza, il 12 aprile 2011, loperaio Pierpaolo Pulvirenti, 23 anni, di San Giovanni Galerno frazione di Catania, dipendente con contratto a termine (il Suo primo contratto, della durata di 20 giorni!) dellimpresa Star Service Srl, con sede legale a San Giovanni La Punta Catania, con altri due compagni di lavoro della stessa impresa, Gabriele Serrano, 23 anni, di Augusta (SR), e Luigi Catania, 42 anni, di Siracusa, viene mandato allinterno di una colonna, non bonificata, dellunit Dea3 della raffineria SARAS per effettuare lavori gravosi e pericolosi di manutenzione (tant che questi operai, in gergo, vengono chiamati colonnari): come nella strage dei tre operai avvenuta il 26 maggio 2009 nella stessa raffineria, lacido solfidrico presente nella colonna ha causato la morte per asfissia del giovane Pierpaolo Pulvirenti (deceduto allalba del 13 aprile 2011 presso lospedale Ss. Trinit di Cagliari dove era stato ricoverato in fin di vita dopo una difficilissima rianimazione dei medici del 118) e il ricovero con prognosi riservata di Gabriele Serrano presso lospedale Brotzu dello stesso capoluogo, mentre veniva dichiarato fuori pericolo, anche se fortemente provato, Luigi Catania, che, nel tentativo di aiutare i compagni di lavoro, cadeva riportando un trauma cranico e la frattura di una gamba.

Il 4 novembre 2010, presso la societ Eureco Holding di Paderno Dugnano (MI), unazienda che svolge attivit di stoccaggio e smaltimento di rifiuti tossici industriali, verso le ore 15, a seguito di unesplosione si sviluppa un devastante incendio che - (vede lintervento di 13 squadre di Vigili del Fuoco, quello degli specialisti del Nucleo chimico-batteriologico, nonch la chiusura dellautostrada Milano-Meda) - causa lennesima strage sul lavoro: sei operai vengono investiti dallincendio e riportano gravissime ustioni su tutto il corpo, cinque di Loro vengono intubati sul posto e trasferiti con eli-ambulanze negli ospedali Milano, rispettivamente di Niguarda Ca Granda, San Carlo, San Paolo, Fatebenefratelli, San Raffaele, mentre il sesto operaio viene portato presso lospedale San Gerardo di Monza; successivamente vengono trasferiti presso i reparti di Terapia Intensiva dei Centri Grandi Ustionati di Milano (Niguarda) e di Genova. Fra indicibili sofferenze il 13 novenbre 2010 muore Sergio Scapolan di anni 63, cui seguono le morti di altri tre Suoi compagni di lavoro: Arum Zeqiri di anni 44, di nazionalit albanese, il 20 novembre 2010; Salvatore Catalano di anni 55, il 17 gennaio 2011; Leonard Shepu di anni 38 di nazionalit romena, il 3 febbraio 2011. Superfluo ricordare che gli omicidi di questi quattro operai - (cos come il ferimento degli altri due Loro compagni di lavoro, i cui nomi non sono stati resi noti!) sono stati causati dalla violazione da parte dellazienda delle pi elementari norme di buona tecnica, di sicurezza e di prevenzione degli incendi; fatti gravissimi che hanno trovato conferma nella Relazione Tecnica dei Consulenti del Pubblico Ministero depositata il 4 maggio 2011 presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Monza. 13 marzo 1987, 25 anni fa, durante lavori di manutenzione su una nave presso i cantieri Mecnavi di Ravenna, in violazione delle pi elementari norme di sicurezza e antincendio, venivano fatti eseguire lavori di saldatura in quota, mentre altri lavoratori venivano fatti operare nella sottostante stiva: a seguito della caduta di scintille e scorie incandescenti originate da tali operazio-

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ni di saldatura si sprigionava un incendio (analogamente a quanto avvenuto il 25.11.2006 presso la societ Umbria Olii) - e Tredici Operai mandati nelle sentine (la parte interna e pi bassa del fondo della nave) per effettuare la pulizia manuale, con soli stracci e spazzola, privi di qualsiasi mezzo di sicurezza e di protezione personale - (in primis, lautorespiratore e/o la maschera antigas: nelle sentine vi era ancora una consistente presenza di oli ed altri residui infiammabili con le relative emissioni gassose) - morivano per asfissia e arsi vivi. Dei Tredici operai, tre avevano meno di ventanni e otto erano costretti a lavorare, in nero, senza libretto di lavoro, e per alcuni di Loro era il primo giorno di lavoro. In provincia di Ravenna, dopo questa immane strage di operai le condizioni di lavoro non sono sostanzialmente mutate: dal 1987 al 1997 si sono verificate almeno altre 79 morti di operai/e, e i fenomeni come il lavoro in nero, il caporalato e la mancanza di sicurezza sui luoghi di lavoro sono in costante aumento. Queste tragedie operaie hanno un comune denominatore che lega la multinazionale, la piccola azienda, la cooperativa, lagenzia interinale, la compagnia armatrice, la societ di cantieristica navale, la grande raffineria e le imprese di appalto e sub-appalto, la societ di smaltimento dei rifiuti: la violazione delle pi elementari norme a tutela della vita e limpunit per lomicidio sul e da lavoro: j) - alla ThyssenKrupp gli impianti erano privi di sistema antincendio, dei pi elementari sistemi di sicurezza e della indispensabile manutenzione, i cinque estintori della Linea 5 erano vuoti, il telefono di reparto per le emergenze era guasto da un mese; jj) - alla fonderia di Camposampiero nessuna rigorosa bonifica degli impianti e analisi dellaria ambiente era stata predisposta dallazienda, prima di far intervenire i due operai con la lancia termica, per poter cos escludere con certezza la presenza di miscele gassose e, quindi, evitare linevitabile innesco della miscela esplosiva durante luso della lancia termica, a tacere delle altre violazioni di legge, oltre che delle pi elementari norme di buona tecnica; jjj) - alla Molini Cordero di Fossano gli impianti erano privi degli indispensabili

sistemi di sicurezza e, segnatamente, della loro polmonazione con atmosfera di azoto per prevenire la formazione di miscele esplosive dellaria con le polveri di cereali; jjjj) - a Genova non cera un piano di lavoro con idonei parapetti e il lavoratore era stato mandato a lavorare in quota senza corpetto e cintura di sicurezza; jjjjj) - a Porto Marghera come a Molfetta, cos come a Mineo e a Sarroch, gli operai sono stati mandati a morire senza effettuare le bonifiche e le analisi preventive dellaria ambiente per poter escludere con certezza la presenza di gas e sostanze tossiche e senza dotarli di ido-

neo autorespiratore e/o maschera antigas, l in una stiva satura di gas emessi dalla fermentazione della soia, qui in una autocisterna (che in precedenza aveva scaricato zolfo e altre sostanze tossiche) satura di idrogeno solforato, in una vasca di un depuratore anchessa satura del medesimo veleno, cos come il serbatoio e la colonna non bonificati di una grande raffineria, ove gli operai hanno trovato identica e inumana morte per asfissia da idrogeno solforato, sia nel 2009 che nel 2011; jjjjjj) -alla Umbria Olii di Campello sul Clitunno, cos come nei cantieri navali Mecnavi di Ravenna e alla Eureco Holding di Paderno Dugnano, gli operai sono stati mandati a morire eseguire lavori pericolosissimi, anchessi senza alcuna informazione sui rischi mortali cui venivano esposti e come prevenire gli stessi, in violazione delle pi elementari norme di sicurezza e, segnatamente, quelle di prevenzione incendi. Il valore umano, sociale, morale, culturale,

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costituzionale - (art. 1 Cost.: LItalia una Repubblica democratica, fondata sul lavoro; art. 35 Cost.: La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni; art. 41 Cost.: Liniziativa economica privata libera. Non pu svolgersi in contrasto con lutilit sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libert, alla dignit umana.) e politico del lavoro, cos come i diritti umani qui trovano la loro totale negazione. Lo si ribadisce con forza: per prevenire morti, infortuni e malattie da lavoro indispensabile promuovere da parte dei diretti interessati, le lavoratrici ed i lavoratori (e la popolazione a rischio: la strage ferroviaria del 29 giugno 2009 a Viareggio sta l a ricordarcelo), iniziative e lotte conseguenti per affermare il rischio zero in ogni luogo di lavoro e di vita. Di fronte a questo panorama di nauseante e inaccettabile criminalit industriale (a tacer daltro!), nel 2009 il ministro Sacconi e il governo delle destre, che lo esprime(va), non hanno trovato di meglio che proporre un intervento legislativo salva-manager nei casi di infortunio sul lavoro e di malattie professionali. Contro questo virulento attacco (che prosegue con altre simili iniziative) (2) - ai diritti fondamentali della persona e, segnatamente, della lavoratrice e del lavoratore, che calpesta le pi elementari norme poste a base dello stato di diritto, nonch in palese violazione del dettato costituzionale, dobbiamo sviluppare la pi ampia mobilitazione e contro-informazione chiedendo esplicitamente, sia le dimissioni di tali ministri e Presidenti del Consiglio, sia lintervento del Presidente della Repubblica affinch non firmi simili proposte di legge liberticide, nel caso venissero riproposte e approvate da un Parlamento di nominati (e non di eletti dal popolo!). Al riguardo, propongo che i partecipanti a questo Congresso approvino una mozione contro i continui attacchi ai diritti fondamentali della persona e, segnatamente, delle lavoratrici e dei lavoratori (in primis, si legga lodierno attacco allart. 18 dello Statuto dei Diritti delle Lavoratrici e dei

Lavoratori), che faccia proprie anche le richieste contenute nella lettera inviata a suo tempo al Presidente della Repubblica dai Famigliari delle vittime operaie della ThyssenKrupp - (affinch intervenga nella Sua veste di garante della Costituzione non sottoscrivendo norme nefaste e lesive dei diritti fondamentali di uno stato di diritto e del dettato costituzionale) nonch contenute nellAppello lanciato a suo tempo dai professori di diritto penale e di altre discipline giuridiche con la richiesta a suo tempo avanzata di cancellazione della suddetta norma salva manager, una pregnante iniziativa - che bene conoscere - tesa a impedire lo stravolgimento di punti nevralgici del d.lgs. 81/08 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.(3) Attiro lattenzione di tutti/e su questi pregressi tentativi di stravolgimento delle regole dello stato di diritto e della Costituzione Repubblicana da parte di un governo delle destre, perch in questi tempi bui e in presenza di un Parlamento imbelle - (lo si ripete, costituito da nominati e non da eletti dal Popolo!) - purtroppo, pu accadere di tutto, dato che quotidianamente c chi si propone e opera per distruggere la Costituzione, a partire dal suo Articolo 1, per non dire di chi propone di autorizzare la ricostituzione del partito fascista, di abolire la Festa della Liberazione il 25 Aprile e quella del Primo Maggio, di sospendere da 1 a 3 mesi gli insegnanti che, a giudizio del preside, fanno propaganda politica o ideologica,(4) e si potrebbe continuare. 2. DEVASTAZIONE SOCIALE E PERDITA DELLA COSCIENZA DI CLASSE Sul punto sono emblematiche e inducono a profonde riflessioni le parole di tre donne, tre vedove, che ci raccontano con umanit e dignit le Loro tragedie famigliari (5) e ci fanno toccare con mano quale , ancora oggi, la condizione lavorativa in questo paese: una nefasta realt, lo ripetiamo, che ogni anno colpisce migliaia di persone e famiglie. Una realt inaccettabile, indegna di un paese civile, che viene nitidamente focalizzata - pi di tante analisi sociologiche - dalle toccanti ed emblematiche parole di tre donne che chiedono con determinazione

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verit e giustizia: la Signora Franca Mulas affinch vengano accertate le cause e le responsabilit di una criminale organizzazione del lavoro nei cantieri edili che, nellarco di 15 mesi, Le ha ucciso prima il figlio Luciano di 22 anni e poi il marito Gianfranco di 41 anni; le Signore Rita Tilocca e Maria Antonietta Sardu per la morte del marito, il Signor Natalino Deriu e il Signor Davide Solinas, due operai del Petrolchimico di Porto Torres uccisi dal cancro, perch, Loro malgrado, esposti per decenni a sostanze tossiche e cancerogene: per tutte valga il cloruro di vinile monomero (CVM)! [Sul punto, fanno riflettere per la loro attualit le lucide parole con le quali Giulio A. Maccacaro demistificava la campagna nixoniana contro il cancro (cfr. Per una medicina da rinnovare, Feltrinelli Editore, 1979): <<La circolarit illogica della campagna nixoniana, ndr. di Conquista del cancro perfettamente conclusa e incastona limmagine sconcertante di una scienza e di una tecnica che da una parte cercano inutilmente sostanze per combattere il cancro e dallaltra propongono e diffondono continuamente altre sostanze che lo producono. Ci dimostra, una volta di pi, come la scienza ripete le ispirazioni e le contraddizioni del comando politico che la esprime>>)]. Tre donne determinate, che chiedono giustizia alle quali Medicina Democratica esprime vicinanza e totale solidariet. Esse, con i Loro struggenti racconti, sollevano problemi nodali ed individuano le cause delle Loro tragedie, simili a quelle che quotidianamente colpiscono altre famiglie, ovvero lassenza sui luoghi di lavoro di sicurezza e di igiene ambientale nonch di appropriati sistemi di prevenzione dei rischi e delle nocivit; di informazione e formazione dei lavoratori e delle lavoratrici sui rischi specifici cui sono esposti/e e come prevenire i medesimi; di controlli adeguati sulle condizioni di lavoro e sullapplicazione da parte delle aziende della normativa contro gli infortuni/malattie professionali; nonch di giustizia per le vittime operaie. Il tutto poi aggravato dalla sordit delle istituzioni, delle forze politiche e sindacali, che, davanti alle stragi da e sul lavoro, in un rito divenuto oramai nauseante, esprimono

una solidariet pelosa alle famiglie colpite, declamando futuribili impegni in tema di sicurezza e prevenzione dei rischi e delle nocivit nei luoghi di lavoro che, puntualmente, vengono disattesi il giorno successivo al funerale. Superfluo ricordare che questi crimini industriali sono stati e sono accuratamente occultati dalle anime belle del mercato e dai loro mass-media. Di pi, come se nulla fosse, essi (ri)chiedono con sempre maggiore determinazione meno lacci e laccioli per limpresa (6) invocando un liberismo per sua natura intrinsecamente zotico e deva-

stante per il proletariato (e non solo per esso!), quando non letteralmente causa di immani lutti e devastazioni ambientali come accaduto, per limitarci ad alcune note e tristi realt industriali, negli stabilimenti di Casale Monferrato, Bagnoli, Rubiera, Cavagnolo della multinazionale Eternit, allICMESA/Hoffmann La Roche di Seveso (MI), ai petrolchimici gi Montedison e/o ENI di Porto Marghera, Brindisi, Priolo, Gela, Ferrara, Ravenna, Mantova, presso le industrie chimiche Caffaro di Brescia, Solvay di Rosignano (LI), Spinetta Marengo (AL), ACNA di Cengio (SV) e Cesano Maderno (MI), Stoppani di Genova, Farmoplant di Massa, ANIC di Carrara, Solvay (gi Montedison) di Bussi (PE) e ancora ai cantieri navali di Monfalcone (GO), di Marghera (VE), di Palermo, agli stabilimenti Montefibre di Porto Marghera, Pallanza (VB) e Acerra (NA), alle acciaierie Riva (ILVA, gi Italsider) di Taranto, al petrolchimico Enichem di Manfredonia . Senza tacere che anche la crisi ecologi-

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ca sta assumendo sempre pi il carattere di una definitiva resa dei conti della civilt termoindustriale ma, come se nulla fosse, i potenti e interessati artefici del grande esperimento si ostinano a dirci che questi costi vanno accettati, come uno scotto necessario da pagare al progresso delle condizioni di vita e allo sviluppo della nostra civilt. (7) Affermazioni becere e inaccettabili che respingiamo al mittente, il padronato e i suoi cortigiani. Che dire poi delle affermazioni di compagni di lavoro (Del resto bisogna scegliere: se morire di fame o di cancro, la risposta data da un compagno di lavoro di Natalino Deriu alla vedova che chiedeva aiuto e solidariet) e di sventura - (Non sputo sul piatto che per tanti anni ci ha dato da mangiare; sono le parole terribili della vedova di un operaio del petrolchimico di Porto Torres ucciso dal cancro, che - per una malriposta riconoscenza verso lazienda - vorrebbe cos giustificare la sua mancata denuncia della morte del marito) - di Natalino Deriu? Oppure delle dichiarazioni televisive rilasciate dalloperaio Pietro Ennio (8) (ora pensionato), gi delegato sindacale presso lo stabilimento Stoppani di Cogoleto (GE), e precisamente: Io difendo la Stoppani perch mi ha dato tanto da lavorare e non sputo nel piatto di chi mi ha dato tanto da mangiare? Ancora, alla Fincantieri Cantieri Navali Italiani S.p.A. di Marghera (VE) che, a fronte di quattro indagini aperte dalla Procura della Repubblica di Venezia nei confronti di quattro persone delle ditte appaltatrici, Rocx ed Eurotecnica, indagate per sfruttamento di operai extracomunitari costretti ad accettare paghe inferiori rispetto a quelle dovute, nonch a sostenere orari di lavoro pesantissimi e a firmare lettere di licenziamento in bianco al momento dellassunzione per ottenere un lavoro, vede 38 operai di una ditta che opera in sub-appalto nei medesimi cantieri navali, sottoscrivere una lettera (pubblicata il 6 maggio 2009 da Il Gazzettino di Venezia) -nella quale affermano: di non aver subito ingiustizie nel

posto di lavoro (sic!). Superfluo ricordare che si tratta di alcuni fra i molteplici esempi possibili. E duro ammetterlo, ma simili affermazioni costituiscono la punta di un iceberg di un imbarbarimento che da tempo dilaga fra le fila della classe operaia: esse sono la spia di un enorme problema culturale e sociale, ancor prima che politico, che va affrontato alla radice con un lavoro di lunga lena e dando vita a un nuovo movimento di lotta per affermare la salute, lambiente salubre, i diritti umani e sindacali nei luoghi di lavoro e in ogni dove della societ. Un obiettivo non eludibile: da questa sede si attendono risposte appropriate per le future iniziative da promuovere anche da parte degli odierni promotori e partecipanti a questo Congresso, che dovrebbe costituire una tappa di un ben pi lungo e impegnativo percorso nel quale coinvolgere e rendere partecipi le lavoratrici ed i lavoratori in ogni dove. I temi al centro di questo Congresso, che verranno arricchiti dallodierno dibattito, andranno poi calati concretamente nelle diverse realt di fabbrica e sociali per promuovere lotte per la salute, la sicurezza del lavoro e per lambiente salubre coinvolgendo le lavoratrici, i lavoratori e le popolazioni a rischio, dando cos voce ai soggetti dellesperienza e conducendo con essi, sul campo, indagini ambientali, sanitarie ed epidemiologiche, elaborazioni e proposte per leliminazione dei rischi e delle nocivit dalla fabbrica al quartiere, dalla scuola allospedale, a ogni dove della societ. 3. AMIANTO: LEUROPA HA RINNOVATO LA LICENZA AL MINERALE KILLER In Italia, fino al 1992 questo minerale killer aveva licenza per uccidere. (9) Anzi, chi ha memoria sa quante energie sono state profuse dallindustria del settore e da una pletora di tecnici ad essa asserviti per celare e negare quanto essi sapevano, e cio che da fine 800 le micidiali fibre di amianto (10) tutti i tipi! uccidevano le persone esposte, soprattutto operaie ed operai. Ora, quella stessa industria, nel silenzio generale dei mass-media, delle istituzioni e delle forze politiche e sindacali, il

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07.05.2009, riuscita a strappare dal ventre molle di un Parlamento europeo oramai scaduto, una Risoluzione con deroghe al divieto di impiego di alcuni manufatti di amianto (per esempio: diaframmi di amianto installati nelle celle di elettrolisi degli impianti per la produzione di Cloro-soda, guarnizioni, etc.). Sul punto, si sottolinea che la Commissione europea ha prolungato tali deroghe che autorizzano limpiego dellamianto nelle aziende chimiche, soprattutto a seguito delle pressioni esercitate dai gruppi multinazionali Solvay e Dow Chemical. (11) Purtroppo, contro la Risoluzione del Parlamento europeo che autorizza tali deroghe solo un gruppo politico di sinistra, il GUE, (12) ha espresso voto contrario. Si tratta di un grave cedimento allindustria del Parlamento europeo che, pur proclamando a parole che il modo pi efficace per tutelare la salute umana consisterebbe in effetti nel vietare lutilizzo di fibre di amianto crisotilo e di prodotti che le contengono, senza prevedere alcuna deroga e che lamianto continua a causare un considerevole numero di malattie legate allesposizione a fibre di amianto (cfr. nota 9, Risoluzione, lettere L e G), ignora poi scientemente le decine di migliaia di persone che ogni anno vengono colpite mortalmente nei paesi della UE (e non solo in essi!) a seguito dellesposizione lavorativa ed extra-lavorativa alle fibre killer e, come se nulla fosse, non si oppone alladozione del progetto di regolamento della Commissione, ovvero approva le deroghe al divieto dellimpiego di manufatti di amianto (o che lo contengono ): considerando che il punto 2, voce n. 6 dellallegato al progetto di regolamento della Commissione mantiene le deroghe al divieto concernente le fibre damianto, vale a dire: per gli articoli contenenti fibre damianto gi installati o immessi in servizio prima del 1 gennaio 2005, in base a condizioni specifiche che garantiscono un elevato livello di protezione della salute umana; e per diaframmi contenenti crisolito installati presso impianti di elettrolisi esistenti (cfr. nota 9, Risoluzione, lettere E). E, ancora: 6. deplora il fatto che finora non sia stato possibile stilare un elenco europeo

degli articoli per cui prevista una deroga al divieto conformemente al punto 2, voce n. 6 dellallegato al progetto di regolamento della Commissione che modifica lallegato XVII del regolamento (CE) n. 1907/2006; 7. invita la Commissione a stilare immediatamente tale elenco, previa comunicazione delle pertinenti misure nazionali, e comunque al pi tardi entro il 1 gennaio 2012; OMISSIS 9. sollecita inoltre la Commissione a mettere a punto una strategia tesa a vietare tutti i tipi di amianto e le forme di utilizzo delle fibre di amianto entro il 2015, compresi ade-

guati requisiti in materia di esportazione. (cfr. nota 9, Risoluzione, paragrafi 6, 7 e 9 ). Quando mi stato chiesto di far parte del Collegio dei consulenti tecnici delle parti civili costituite Medicina Democratica e sindacato dei chimici A.LL.C.A., aderente alla Confederazione Unitaria di Base (C.U.B.) - nel procedimento penale conclusosi il 13 febbraio 2012 con la sentenza di condanna degli imputati (i vertici della mutinazionale Eternit), emessa dal Tribunale di Torino (le conclusioni di questo storico processo sono iniziate il 14.06.2011 con le arringhe dei Pubblici Ministeri) per le morti e le malattie causate a migliaia di operai/e e cittadini/e perch, loro malgrado, sono stati esposti per decenni alle fibre/polveri killer dellamianto, ho avuto un momento di smarrimento, una forte emozione, come se avessi rivisto passare, avanti a me, i volti delle mamme, delle mogli e dei figli di operai ed operaie uccisi dallamianto, ma anche dal cloruro di vinile, dallarsenico, dallo stirene, dal benzene, dai PCB, dalle diossine e da altri tossici;

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tutte persone che ho incontrato e conosciuto in questi ultimi ventanni nelle aule giudiziarie, impegnandomi al loro fianco, per cercare di avere verit e giustizia per le vittime, da Porto Marghera a Manfredonia, da Mantova a Gorizia, da Verbania a Genova, a Massa Carrara, a Ravenna, a Bergamo, a Brescia, a Voghera, a Milano Unesperienza umana struggente e invalutabile. Nei colloqui che ho avuto con Loro ritorna(va) sempre una domanda martellante, un bruciante e disperato atto di accusa: Perch non Li hanno informati dei gravi rischi per la Loro vita? Mio marito, mio figlio, mio fratello, non sapevain fabbrica gli operai non sapevano. Nessuno Li ha informati! Per le lavoratrici e i lavoratori della Eternit, cos come per i lavoratori delle altre fabbriche, lamianto non era altro che polvere [questo anche il titolo del libro di Alessandro Morena: Polvere Storia e conseguenze delluso dellamianto ai cantieri navali di Monfalcone, Edizioni Kappa Vu, Udine, Novembre 2000], nella pressoch totale ignoranza dei rischi che comportava la sua manipolazione ed esposizione, ma sta anche ad indicare la cortina di silenzio che ha coperto per decenni quanto la comunit scientifica e lindustria sapevano sulla tossicit e cancerogenicit dellamianto. Di qui la scelta di far ruotare queste note sullamianto sul tema dellinformazione negata alle operaie e agli operai (e non solo ad essi), che, viceversa, era loro dovuta anche per legge. (13) Non v dubbio che di questa mancata informazione, cos come dellassenza di azioni per prevenire i rischi insiti nella estrazione, lavorazione e manipolazione del minerale cancerogeno portano totale e grave responsabilit le aziende, ma anche le istituzioni ad ogni livello, i medici, soprattutto quelli di fabbrica e i tecnici (le eccezioni, pur lodevoli, confermano la regola). Non so se la trattazione anche di questa problematica risponda, almeno in parte, alle attese dei partecipanti a questo prezioso VII Congresso: lintento quello di contribuire a (ri)dare la parola ai protagonisti dellesperienza, riportando cos lattenzione sulla

condizione operaia, pi che mai necessaria in tempi bui caratterizzati da un diffuso analfabetismo sociale. 3.1 BREVE CRONISTORIA SULLEVOLUZIONE DELLE CONOSCENZE RELATIVE ALLA TOSSICIT E CANCEROGENICIT DELLAMIANTO Lo sviluppo dellindustria dellAmianto (mineraria e manifatturiera) ha preso avvio nella seconda met dell800; la Societ Italo-Russa dellAmianto (S.I.A.) apre i suoi battenti a Grugliasco (TO) nel 1857. Dopo circa venti anni dallavvio di tale produzione si evidenziano i rischi per la salute nelle persone esposte: nel 1890 in una manifattura francese di tessuti di Amianto si registrano le morti di 17 operai; nel 1899 in una manifattura inglese si verificano le morti di 11 lavoratori trentenni adibiti alla lavorazione del filato di Amianto (trecce isolanti). (14) Nel 1898, Montague Murray H. pubblica in Annual Report of Her Majestys Chief Inspector on Factories la prima segnalazione di un caso di patologia polmonare riconducibile allinalazione di polvere di Amianto in una donna che svolgeva, in Gran Bretagna, mansioni non meglio specificate di ispettrice di fabbrica. Nel 1902, Loriga e Devoto, nel corso dei lavori della Commissione istituita nel 1901 dal Ministro italiano Baccelli per lo studio delle cause e dei provvedimenti preventivi delle malattie professionali delle industrie, propongono che le malattie (cutanee, oculari, bronchiali e bronco-polmonari) predominanti nelle lavorazioni dellAmianto diventino oggetto di indagine. (15) In Francia, nel 1926 Auribault, un ispettore del lavoro francese, riferisce di 50 morti nel periodo 1890 - 1895 tra i lavoratori e le lavoratrici di una filatura e tessitura di Amianto di Calvados. (16) Insomma, fin dallora, non vera alcun dubbio che si aveva a che fare con un materiale tossico, le cui propriet mutagene e cancerogene verranno documentate nelle prime decadi dello scorso secolo, ma la cui informazione stata scientemente nascosta ai

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diretti interessati, le lavoratrici ed i lavoratori e, segnatamente, a coloro che erano adibiti allestrazione del minerale e alla sua lavorazione per produrre una miriade di manufatti per le pi diverse applicazioni. (17) Nel 1918 furono descritte per la prima volta alterazioni radiologiche del torace in lavoratori dellAmianto. (18) Sempre nel 1918, negli Stati Uniti, Hoffmann, della Prudential Insurance Company, era tanto convinto della pericolosit dellAmianto da proporre di non stipulare contratti di assicurazione sulla vita con i lavoratori e le lavoratrici dellAmianto. (19) Nel 1924 Cooke segnal, su di una rivista scientifica, il caso di una donna deceduta per fibrosi polmonare dopo venti anni di lavoro in una tessitura di Amianto. (20) La prima indagine negli Stati Uniti in fabbriche che impiegavano lAmianto fu pubblicata nel 1935: Lanza e collaboratori effettuarono lindagine per conto della Metropolitan Life Insurance Company ed arrivarono alla conclusione che due terzi dei 126 radiogrammi (effettuati pi o meno in modo randomizzato in un pi ampio numero di lavoratori dellAmianto con una anzianit lavorativa maggiore di tre anni) risultavano patologici. (21) Negli USA, allinizio degli anni 1990, a seguito di procedimenti giudiziari stato evidenziato che quello stesso Lanza, esperto di pneumoconiosi, svolse un ruolo chiave negli anni 30, ai danni dei lavoratori e delle lavoratrici e a favore degli interessi delle industrie dellAmianto, nel processo di riconoscimento dei casi di asbestosi. Egli, tra laltro, a un medico di una industria dellAmianto che gli chiedeva se non fosse il caso di informare i lavoratori esposti dei rischi legati alla loro attivit lavorativa, rispose che tale rischio non era sufficiente da giustificare una tale attivit informativa. (22) Come si vede, pur tenendo conto delle peculiarit dei tempi, nulla di nuovo sotto il cielo. Fin dallora non mancano neppure le intimidazioni dellindustria nei confronti di chi fa libera informazione.

Nel 1906 - 1907 viene pubblicata e poi confermata in successivo grado di giudizio una sentenza del Tribunale Penale di Torino Sezione Seconda nella causa per diffamazione promossa dalla The British Asbestos Company Limited, proprietaria di uno dei due stabilimenti di filatura e tessitura dellAmianto allepoca esistenti in Nole Canavese (TO), contro il direttore del periodico locale Il Progresso del Canavese, che in un articolo aveva scritto, tra laltro, che lindustria dellamianto pi nociva delle altre e fa annualmente un considerevole numero di vittime. In una sua memoria

difensiva il direttore de Il Progresso del Canavese aveva precisato che chiunque consulti le statistiche mortuarie di Nole trover spesso queste parole: tisi, anemia, gastroenterite e che se poi si va a cercare la professione si trover con triste frequenza: operai ed operaie dellamianto. Nel corso del procedimento vennero prodotti tre certificati medici rispettivamente a firma dei dott.ri Bellono, Borgogno e Borla dai quali sostanzialmente si evince che gli operai lavoranti a Nole nelle fabbriche per la lavorazione dellamianto vanno soggetti a bronco-polmoniti dovute alle aspirazioni della polvere di quel minerale, la qual bronchite dice il dr. Bellono offre terreno favorevole allo sviluppo del bacillo della tubercolosi (non si parlava ancora di asbestosi). Il Tribunale, riconoscendo le argomentazioni de Il Progresso del Canavese, concluse per linfondatezza dellistanza della The British Asbestos Company, che fu condannata a pagare le spese processuali. In merito alla capacit dellamianto di indurre tumori nelle persone esposte, si

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ricorda che le prime forme di cancro, il mesotelioma, associate allesposizione allamianto o asbesto che dir si voglia, sono segnalate prima degli anni 50. Infatti, nel 1934 viene descritto per la prima volta un particolare carcinoma primitivo della pleura, che fu denominato mesotelioma e in seguito riscontrato anche nel peritoneo. (23) Nel 1956 stato studiato un importante gruppo di lavoratori colpiti da cancro (mesotelioma) in Sudafrica, questi casi sono stati segnalati nel 1959 come causati da esposizione allamianto e, in particolare, al tipo di Amianto denominato crocidolite. Una ricostruzione puntuale delle conoscenze scientifiche maturate sulle propriet tossiche e cancerogene dellAmianto in particolare, dagli inizi del 1900 fino alla met degli anni 60, sintetizzata nei paragrafi che seguono. (24) I primi resoconti ufficiali sugli effetti nocivi dellamianto affiorano in Inghilterra dove lamianto viene incluso nel 1902 fra le polveri note per essere dannose alluomo, (25) in Francia dove nel 1906 viene segnalato un eccesso di morti fra i filatori e i tessitori di amianto, (26) e in Italia dove nel 1908 vengono descritti trenta casi di morte di lavoratori delle cave di amianto per malattia polmonare grave, diagnosticata come tubercolosi di tipo particolarmente severo e rapidamente progressiva. (27) Per lungo tempo lattenzione dei patologi e medici sar puntata sullabbinamento tubercolosi asbestosi, interpretando lasbestosi principalmente come fattore aggravante della tubercolosi. Nel 1924 viene descritto un tipo particolare di fibrosi polmonare dovuta alle fibre di amianto alla quale nel 1927 fu per la prima volta attribuita il nome di asbestosis, (28) e il Medical Inspector of Factories in Inghilterra presenta nel 1930 al Parlamento un rapporto nel quale viene denunciato che linalazione di amianto allorigine di un grave tipo di fibrosi. La soppressione della polvere viene riconosciuta a livello ufficiale come il miglior rimedio ai danni causati dallAmianto, (29) ma produzione e uso delle fibre continuano indisturbati senza che vengano prese misure di protezione per gli esposti. Da parte ita-

liana una serie di casi di asbestosi venne descritta da Lovisetto e da Mussa (30) e poi presentata al Congresso Internazionale di Johannesburg del 1930, (31) mentre nel 1939 Mottura pubblica uno studio approfondito sulla patogenesi dellasbestosi. (32) (Nel nostro Paese nel 1943 viene promulgata la Legge n. 455 contro lasbestosi e la silicosi). Lassociazione con il carcinoma polmonare viene descritta per la prima volta nel 1935 negli Stati Uniti (33) e in Inghilterra. (34) Il carcinoma polmonare negli esposti allamianto viene descritto per la prima volta come malattia professionale in Germania nel 1938, (35) e nel 1941 viene pubblicata la prima parziale conferma sperimentale dellinduzione di tumori polmonari con amianto, (36) ed infine in Germania che nel 1942 il carcinoma polmonare associato ad asbestosi viene riconosciuto ufficialmente come malattia professionale indennizzabile. (37) Rapporti isolati di casi di tumore della pleura comparvero negli anni30 e 40, e nel 1931 venne proposto il termine mesotelioma. Lassociazione fra asbestosi e mesotelioma della pleura e del peritoneo viene menzionata ripetutamente in diverse pubblicazioni alla fine degli anni40 e inizio degli anni 50, sulla base delle quali si sarebbe gi potuto stabilire come definitivamente provata la relazione causale fra esposizione ad amianto e mesotelioma. Generalmente si ascrive per a Chris Wagner il merito di averne fornito la prova inoppugnabile. Wagner descrive 33 casi di mesotelioma, confermati istologicamente, dei quali 28 si erano manifestati in minatori esposti a crocidolite e 5 in lavoratori esposti nellindustria manifatturiera dellAmianto. (38) Egli, nel 1962, pubblica i dati sullinduzione sperimentale di mesoteliomi nei ratti (39) e nel 1965 descrive 87 casi di mesoteliomi osservati a partire dal 1953. (40) Solo una parte di questi si era manifestata in lavoratori con documentata esposizione professionale, mentre pi della met dei casi riguardava individui che vivevano nelle vicinanze delle miniere o dellindustria manifatturiera dellamianto. Lamianto quindi, oltre a rappresentare un

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grave pericolo nellambiente di lavoro, costituiva un pericolo anche nellambiente generale, dove la concentrazione di fibre del cancerogeno molto pi bassa che nellambiente di lavoro. [(Lo sa bene la popolazione di Casale Monferrato che vive sulla propria pelle la tragedia che, ogni anno, vede 40 - 50 persone colpite dal mesotelioma, un tumore della pleura (e del peritoneo) ad esito infausto, e questo per i lunghi tempi di latenza della malattia neoplastica, nonostante la fabbrica della morte, la Eternit, sia stata chiusa nel lontano 1986)]. La relazione causale che esiste per la grande maggioranza dei mesoteliomi maligni non quindi obbligatoriamente legata a unasbestosi di origine occupazionale, ma pu essere determinata sia da unesposizione a concentrazioni relativamente basse di amianto che da unesposizione allamianto anche al di fuori dellambiente di lavoro. [Nel processo penale conclusosi il 22 luglio 2008 con una sentenza di condanna di tutti gli imputati emessa dal Tribunale di Venezia per le morti operaie causate dallesposizione ad amianto presso i cantieri navali Fincantieri di Marghera(41) - (sentenza confermata dalla Corte di Appello di Venezia il 13 gennaio/24 marzo 2011, nonch dalla Corte Suprema di Cassazione, Quarta Sezione Penale, con Sentenza N 33311 del 24 maggio 27 agosto 2012) -, stanno l a ricordarcelo le morti per mesotelioma delle mogli di tre operai che, alloscuro di qualsiasi rischio, cos come i loro mariti, lavavano gli indumenti di lavoro dei medesimi, entrando cos in contatto ed inalando fibre/polveri di amianto. Altri casi analoghi sono presenti fra le migliaia di vittime operaie indicate nel capo di accusa del procedimento penale contro i vertici della multinazionale Eternit, condannati il 13 febbraio 14 maggio 2012 dal Tribunale di Torino, Prima Sezione Penale, che ora pende avanti la Corte dAppello di Torino]. Vigliani, Mottura e Maranzana pubblicano nel 1965 uno studio su 879 casi di asbestosi in Piemonte e Lombardia. Fra i 172 deceduti di questo gruppo, vengono identificati 15 casi di carcinoma polmonare e 3 casi mesotelioma, ai quali si devono aggiungere un

caso di carcinoma polmonare e 2 casi di mesotelioma ancora viventi. (42) In altri termini, per ogni caso di mesotelioma fra i lavoratori esposti allamianto si riscontrano circa tre casi di lavoratori colpiti da carcinoma polmonare. Al riguardo, va ancora sottolineato che le prime pubblicazioni scientifiche a larga diffusione sul possibile ruolo cancerogenetico delle esposizioni allamianto appaiono a livello di letteratura internazionale dalla met degli anni 30, e vengono pubblicate in Italia in numerosi ed autorevoli scritti di

medicina del lavoro, a partire dal periodo compreso tra la fine degli anni 30 e linizio degli anni 40 (attraverso le pubblicazioni ENPI, le riviste specializzate di medicina del lavoro e gli atti dei convegni dedicati alla materia, i trattati di anatomia patologica, i manuali di medicina del lavoro, i trattati sul cancro, le pubblicazioni I.N.A.M. e I.N.A.I.L.). (43) Con tali pubblicazioni veniva riconosciuta a livello ufficiale la natura cancerogena delle fibre/polveri di amianto inalate, da ritenersi, pertanto, del tutto pacifica in Italia, per lo meno dalla met degli anni 50 inizi anni 60, periodo in cui appaiono nuove e concordanti segnalazioni sul nesso di causalit tra esposizione allamianto e induzione di tumori in diverse sedi dellorganismo. In proposito, si vedano in particolare gli studi dedicati dal Prof. Vigliani nel 1964 ad alcuni casi in Italia di mesotelioma della pleura in lavoratori dellasbesto (Vigliani stato fino al 1977 direttore della Clinica del Lavoro dellUniversit degli Studi di Milano).

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Lennesima autorevole conferma delle propriet cancerogene dellamianto offerta dalla pubblicazione nel 1965 degli Atti della conferenza sugli effetti biologici dellasbesto, organizzata nel 1964 dalla New York Academy of Sciences, (44) a seguito degli studi del Wagner e del Vigliani; essa costituisce la data in cui la comunit scientifica internazionale, riconosceva - al di l di ogni ragionevole dubbio - e ribadiva ufficialmente gli effetti cancerogeni dellamianto e lassociazione asbesto-mesotelioma della pleura, avvalorando in tal modo gli studi gi da tempo pubblicati. Ancora, le dispense del Prof. Vigliani del corso di Medicina del Lavoro (Appunti di Medicina del Lavoro) per lanno accademico 1968/1969, a proposito della cancerogenicit dellamianto, a pag. 105, riportano ... Linalazione di fibre di amianto pu determinare linsorgenza di carcinomi polmonari o di mesoteliomi della pleura . Nonostante questa messe di studi e pubblicazioni sulla tossicit e la cancerogenicit dellamianto, qui solo accennata, (45) le lavoratrici ed i lavoratori, alla Eternit come altrove, sono stati rigorosamente esclusi da tali informazioni. Enormi sono state (e sono!) le pressioni dellindustria dellamianto in tale direzione: esse hanno rappresentato una poderosa minaccia per lobiettivit delle organizzazioni scientifiche internazionali. In special modo tutto questo avveniva ancora alla fine degli anni 80 e negli anni 90 - (minaccia che perdura, si veda la suddetta Risoluzione 07.05.2009 del Parlamento europeo). A tal fine lindustria dellamianto ha compiuto ingenti pressioni per fare in modo che documenti favorevoli ai propri interessi fossero pubblicati come rapporti ufficiali dallInternational Program on Chemical Safety (IPCS), dallOrganizzazione Mondiale della Sanit (OMS) e dallInternational Labor Office (OIL). Infatti, per ottenere una nuova e imparziale valutazione sulle propriet tossiche e cancerogene dellamianto da parte delle organizzazioni scientifiche internazionali e, pi recentemente, per impedire la distribuzione di materiale fuorviante e non scientificamente fondato sono stati necessari strenui sforzi congiunti di scienziati indipendenti, orga-

nizzazioni sindacali e organizzazioni ambientaliste non governative. Non va poi taciuto che la poderosa azione di lobbyism compiuta dallindustria dellamianto, guidata dal governo canadese, approdata formalmente nel 1999 al tavolo della World Trade Organization (W.T.O.). E in questa sede che il Canada, noto esportatore di amianto, ha impugnato i bandi nazionali contro lamianto, sostenendo la tesi aberrante (a tacer daltro!) che la sua messa al bando costituiva un impedimento alla libera circolazione delle merci. Lanalisi dei documenti portati a sostegno delle proprie tesi da parte del governo canadese mette in luce il potere di condizionamento che lindustria dellamianto riuscita ad esercitare sullelaborazione dei documenti relativi allamianto da parte delle diverse organizzazioni internazionali. Valga per tutti quanto riportato nel primo rapporto del 1986 elaborato dagli esperti dellIPCS (46) sullamianto che si intitola: Amianto e altre fibre minerali naturali. Il rapporto stato preceduto da due bozze, la seconda delle quali stata messa a punto dai canadesi ME Meek e JC McDonald, da F. Valic, segretario del Gruppo di lavoro dellIPCS, e da altri due esperti. Di questo Gruppo incaricato di scrivere il rapporto facevano parte anche ME Meek e AM Langer, due funzionari del governo canadese che nel 1986 avevano preso la parola a favore dellindustria dellamianto durante le audizioni organizzate dal governo canadese sulla messa al bando del cancerogeno proposta negli Stati Uniti. Senza fare la storia, qui ci si limita a richiamare alcune affermazioni contenute nellanzidetto rapporto e in un successivo resoconto dellIPCS (47) del 1988, ove per le esposizioni ad amianto derivanti da contatto domestico o da vicinanza, venivano date le seguenti rassicurazioni: Questi rischi sono destinati a diminuire ulteriormente grazie a tecniche di controllo migliorate, tacendo che da quando in Europa e in Nord America il commercio dellamianto era crollato, lindustria dellamianto si era rapidamente indirizzata verso i paesi in via di sviluppo; mentre il documento del 1988, a proposito delle frizioni in amianto concludeva: una volta assicurato il rispetto della buona pratica di lavoro non si attendono

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rischi rilevabili per i lavoratori impegnati nella manutenzione delle automobili. Mentre i pericoli derivanti dai materiali da costruzione in cemento-amianto (C-A) venivano cos liquidati: Prodotti contenenti amianto ad alta densit come il cemento amianto e i pannelli antincendio, in condizioni di uso normali non creano pericoli inaccettabili, ma necessario preoccuparsi di contenere le polveri durante le fasi di installazione e manutenzione dei prodotti. (48) Superfluo dire che nel documento non veniva espressa nessuna preoccupazione per il fatto che l85% della produzione mondiale di amianto viene utilizzata nella fabbricazione dei manufatti edili in C-A. Al riguardo, si ricorda che il Canada esporta il 97% di tutto lamianto estratto. Il pi ampio mercato continentale per lamianto canadese rappresentato dallAsia, dove molte persone sono destinate a morire perch il Canada non intende pensionare 1600 minatori attualmente impiegati nellestrazione del minerale, n chiudere le miniere. La salvaguardia della memoria non mai unazione che riguardi solo il passato. Inoltre, nel caso dellamianto la memoria si proietta potentemente nel presente e nel futuro, sia perch continua limpatto sanitario dellamianto con il suo portato di sofferenze e morte, sia perch, stante i lunghi tempi di latenza del cancro, si prevede raggiunger in Italia e negli altri paesi industrializzati il suo picco massimo verso il 2020 - 2025, sia per la lezione che scaturisce dalla storia dellamianto. Una immane strage di operaie e di operai (e non solo di essi), tuttora in corso.(49), (50) Per questo linformazione fondamentale per promuovere rigorose iniziative tese ad affermare i diritti umani eliminando alla fonte ogni rischio, ben sapendo che per conseguire questo obiettivo indispensabile la partecipazione e la lotta dei diretti interessati, le lavoratrici ed i lavoratori in fabbrica e la popolazione auto-organizzata sul territorio: senza partecipazione non data prevenzione dei rischi e delle nocivit, in ogni dove. Queste note vogliono essere un contributo

in tale direzione. 4. - QUALCHE INDICAZIONE E PROPOSTA DI LAVORO In proposito, bene ricordare che Medicina Democratica, cos come le associazioni, i movimenti e i comitati che partecipano allodierno VII Congresso nazionale, hanno promosso negli anni significative iniziative sui temi della salute, della prevenzione dei rischi e delle nocivit, delligiene e della sicurezza del lavoro, della protezione ambientale e del rispetto dei diritti umani; per esempio, per limitarci a una delle mol-

teplici iniziative fiorentine, ricordiamo che il 23 maggio 2009 si svolto un importante seminario promosso da Medicina Democratica su Lavoro e dignit lesa - Le modifiche al Testo Unico: fine della via giudiziaria alla Prevenzione sul Lavoro?, che ha visto la partecipazione di lavoratrici, lavoratori, delegati sindacali, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, medici, tecnici, magistrati, avvocati, rappresentanti di associazioni. (51) In questa sede non va neppure sottaciuta lemblematica e partecipata manifestazione pubblica promossa dallAssociazione Legami di Acciaio a Torino il 06.12.2008 nellanniversario della strage dei Sette Operai alla ThyssenKrupp. Manifestazione con relativo corteo - cui hanno partecipato rappresentanze operaie, studentesche, cittadini e associazioni da tutta Italia e, fra esse, Medicina Democratica ed i Sindacati di Base - per le strade della citt, dalla fabbrica della morte al Tribunale, con la richiesta di verit e giustizia per le vittime operaie: una

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importante iniziativa di mobilitazione e lotta contro la sofferenza, la malattia e la morte nei luoghi di lavoro, scuole comprese, che ha posto al centro dellagenda sociale - contro la sordit del padronato, delle istituzioni ad ogni livello e del governo - la necessit inderogabile di realizzare concreti interventi preventivi per eliminare i rischi e le nocivit del e sul lavoro. Sordit che perdura, per usare un eufemismo come sopra evidenziato. Al riguardo, valgano per tutti le dichiarazioni della Dr.ssa Marcegaglia, Presidente della Confindustria, che, chiudendo lassise del 7 maggio 2011 a Bergamo, alla presenza di migliaia di industriali e della stampa, a fronte della sentenza di condanna degli imputati per la strage di operai avvenuta il 6 dicembre 2007 alla ThyssenKrupp, emessa dalla Corte di Assise del Tribunale di Torino il 15 aprile 2011, ha preso le difese dellamministratore delegato della societ Harald Espenhahn - (presente allincontro sapientemente organizzato dai vertici della Confindustria, dato che, ovviamente, non passava di l per caso) - fra gli applausi della platea, affermando: Con queste sentenze si allontanano gli investimenti! Ancora una volta, un padronato incapace di concepire i fondamentali principi dello stato di diritto, il rispetto dei diritti umani e, in primis, quello inalienabile alla incolumit e alla vita della persona, lavoratore e lavoratrice; e cio incapace di concepire e di operare nel rispetto della legalit e delle norme pi elementari della convivenza civile, ha mostrato il suo volto vorace e antidemocratico, capace solo di invocare la propria impunit in nome di un potere economico e degli interessi (privati!) dellimpresa, ai quali pretenderebbe di subordinare ogni altro diritto, ivi compreso quello alla vita, facendo cos strame della Costituzione Repubblicana. Da qui le rozze e reazionarie proposte di un governo delle destre espressione di tali richieste e interessi confindustriali tese continuamente a stravolgere ed a svuotare la Carta Fondamentale della Repubblica, a partire dalla cancellazione dei suoi artt. 1 e 41. (52) Che dire poi del direttore generale della Confindustria, Giampaolo Galli, che inter-

venendo alla trasmissione Coffee Break sulla rete televisiva La7, dopo 4 giorni, l11 maggio 2011, ha dichiarato: Lapplauso allamministratore delegato di Thyssen (sabato scorso alle assise generali svoltesi a Bergamo) stato sbagliato, inopportuno, e colgo loccasione per chiedere scusa a nome di Confindustria ai familiari delle vittime e allopinione pubblica che si sentita colpita e offesa, aggiungendo subito dopo: Ma quellapplauso va capito perch spontaneo in una platea di imprenditori. Perch c stato? Perch le imprese si trovano preoccupate per lestrema incertezza del diritto in Italia. (53) Non v chi non veda che si tratta di scuse evanescenti, ad usum delphini, subito cancellate dalla successiva nauseante pseudogiustificazione: Ma quellapplauso va capito perch spontaneo in una platea di imprenditori. La cruda verit che lamministratore delegato della multinazionale ThyssenKrupp stato accolto con empito solidale, da un mondo padronale da sempre abituato a non rendere conto della colossale catena di omicidi sul lavoro che si consumano, con ossessiva, quotidiana cadenza, in Italia. Che dire delle parole della Presidente della Confindustria che richiama le stesse argomentazioni di Berlusconi sulla magistratura che sarebbe responsabile di allontanare gli investitori stranieri? Ma non si vergogna la Presidente Marcegaglia di quanto andata dicendo? La sentenza di una Corte di Assise di un Tribunale italiano contro i responsabili di una fabbrica multinazionale nella quale sono stati arsi vivi Sette Operai sarebbe la causa dello scarso interesse per il nostro tessuto economico. E allora cosa si dovrebbe dire di Callisto Tanzi, che finanziava le Assise di Parma della Confindustria, del crac Cirio, del Banco Ambrosiano, delle gestioni di certi gruppi privati come Ferruzzi, Montedison, delle schedature degli operai alla FIAT, delle oltre tremila morti di operai e cittadini/e causate dallinquinamento da fibre di amianto emesse nellambiente dagli stabilimenti della multinazionale Eternit a Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli, nonch delle

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centinaia di operai uccisi dalla stesse fibre killer presso gli stabilimenti Fibronit di Broni (PV), di Bari e presso i cantieri navali Fincantieri di Monfalcone, Marghera, Palermo, e si potrebbe continuare? Per questo, la Confindustria, come Berlusconi, vorrebbe cancellare larticolo 41 della nostra Costituzione. Da qui, lo si ripete, la necessit che i lavoratori e le lavoratrici (cos come la popolazione autoorganizzata) debbono (ri)scoprire la partecipazione e la lotta per affermare la salute, la sicurezza e lambiente salubre in ogni luogo di lavoro, cos come in ogni altro dove della societ. Non va mai dimenticato - lo si ripete - che senza la partecipazione e la lotta dei diretti interessati, le lavoratrici ed i lavoratori in fabbrica e la popolazione autoorganizzata sul territorio, non data n prevenzione dei rischi n salute n ambiente salubre.

diritti umani di ogni lavoratrice e lavoratore. Medicina Democratica, ha tenuto - con una lucida scelta politica - il suo VI Congresso nazionale al Sud, in Puglia, a Brindisi (17 19 ottobre 2008), uno dei luoghi ove, da decenni, gli attentati alla salute e alla vita dei lavoratori e dei cittadini sono una tragica realt quotidiana. Infatti, anche questa Regione martoriata dagli infortuni e dalle malattie da lavoro, che hanno colpito e che colpiscono soprattutto i lavoratori e le lavoratrici - (e i loro famigliari) - dei suoi poli industriali: stanno l a ricordarcelo lacciaieria ILVA di Taranto e i petrolchimici di

4.1 CENNI SU ALCUNE INIZIATIVE E PROPOSTE DI LAVORO DI MEDICINA DEMOCRATICA Nel promuovere iniziative sui temi al centro del presente congresso, bisogna tenere ben presente le specificit delle realt nelle quali si interviene e, che, in Italia, lattuale fase storica caratterizzata da un arretramento, ancor prima che politico, culturale e materiale che determina un peggioramento delle condizioni di salute e di vita delle lavoratrici e dei lavoratori (e non solo di essi!). Inoltre, come gi evidenziato, la realt lavorativa segnata quotidianamente da gravissimi attentati alla salute e alla vita stessa. Va detto chiaramente che gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (di cui poco si parla) sono veri e propri crimini contro la persona che richiedono di essere giudicati come tali, con i conseguenti risarcimenti dei danni patiti; si tratta di una elementare forma di giustizia in uno stato di diritto: una giustizia che deve costituire un reale deterrente nei confronti dei vertici aziendali, affinch in ogni luogo di lavoro siano adottati i pi rigorosi sistemi di prevenzione dei rischi e delle nocivit, atti a garantire la sicurezza, ligiene del lavoro, lambiente salubre e, quindi, la salute e i

Brindisi e Manfredonia. Al riguardo, non va taciuto che il VI Congresso nazionale di Medicina Democratica, alla luce del fatto che un Comitato, allo scopo costituitosi, ha promosso un referendum popolare con il quale chiedeva ai cittadini di Taranto se fossero favorevoli (o contrari) alla chiusura dello stabilimento dellILVA, si espresso a favore delliniziativa referendaria, o quantomeno per il ridimensionamento del sito produttivo, a partire dalla chiusura delle produzioni di morte e, in particolare, quelle delle lavorazioni a caldo e tossico nocive. Sul punto, lAssemblea congressuale afferm chiaramente che si doveva contestualmente tutelare il diritto al lavoro di ogni lavoratore e di ogni lavoratrice, senza soluzione di continuit, attraverso il loro reimpiego nelle molteplici e rilevanti attivit di bonifica e qualificazione dellarea inquinata, nonch nelle nuove attivit economiche non inquinanti, a basso rapporto capitale addetto, da sviluppare con investi-

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menti a ci finalizzati, nei servizi, nelle attivit che la citt e la Provincia di Taranto offrono nei loro settori tradizionali (turismo, terziario, agricoltura). In altri termini, fu sottolineato che si trattava di avviare un poderoso e qualificato progetto di riconversione produttiva e ambientale, con le relative e positive ricadute occupazionali. Per questo, il Congresso chiese allora e oggi ribadisce che gli interventi economici statali a favore dellILVA siano destinati per la realizzazione delle nuove e qualificate attivit economiche e, quindi, per loccupazione, a partire dalle impegnative attivit di bonifica dei luoghi in questione fortemente ed estesamente inquinati da tale industria. Se da Taranto passiamo a Brindisi ove si svolto il predetto Congresso, troviamo una citt colpita dai ben noti attentati alla salute e allambiente causati dal petrolchimico Enichem (ex Montedison) e dalla centrale termoelettrica a carbone. Nel 2008, i lavoratori del Petrolchimico colpiti a morte perch, loro malgrado, esposti nel corso degli anni agli agenti tossici e cancerogeni erano 238, una immane tragedia! Davanti a questo spaventoso e inaccettabile bilancio umano, che ha colpito in modo indelebile la classe operaia e la popolazione brindisina, il VI Congresso nazionale di Medicina Democratica espresse la sua ferma denuncia e lindignazione poich questi lavoratori, per la magistratura inquirente e giudicante sembr essere morti per caso: ancora una volta alle vittime e ai loro famigliari sono state negate verit e giustizia! [E stata negata la sussistenza del nesso di causalit fra lesposizione alle sostanze tossiche e cancerogene che inquinavano gli ambienti di lavoro della fabbrica (Amianto, CVM/PVC ed altri tossici) e le patologie che hanno condotto a morte centinaia di lavoratori]. Sempre in Puglia, discorso analogo vale per le morti operaie da Arsenico presso il petrolchimico - ora chiuso - Enichem di Manfredonia (FG), ove, il 26.09.1976, a seguito dellesplosione di una colonna di decarbonatazione dei gas di processo dellimpianto per la produzione di ammoniaca furono sprigionate allatmosfera decine di tonnellate del cancerogeno, sia nella-

rea dello stabilimento, che su un vasto territorio con il loro portato di inquinamento e di morte. Anche questa volta, il Tribunale ha mandato assolti tutti gli imputati con una nefasta sentenza: Perch il fatto non sussiste (sic!). Sentenza impugnata da Medicina Democratica e dalla Confederazione Unitaria di Base (C.U.B.) avanti la Corte dAppello Penale di Bari, che, contro levidenza dei fatti, la documentazione agli atti e la richiesta di rinnovazione della consulenza tecnica di ufficio, come se nulla fosse, il 15 marzo 2011 ha confermato la nefasta sentenza di primo grado. Del lungo elenco dei crimini industriali perpetrati nel nostro Paese, con il loro portato di inquinamento ambientale, sofferenza, malattia e morte operaia, ricordiamo per tutti quelli consumati al petrolchimico e alla Montefibre di Porto Marghera: ancora una volta i responsabili si trovano tra i vertici della chimica italiana (Montedison S.p.A., ora Edison S.p.A., Montefibre S.p.A., ENI S.p.A., Enichem S.p.A., ora Syndial S.p.A.). Come ben noto, in questa realt centinaia di lavoratori sono stati uccisi perch, Loro malgrado, sono stati inconsapevolmente esposti alle sostanze tossiche e cancerogene CVM/PVC, i cui impianti hanno causato anche uno spaventoso inquinamento, un ecocidio, della Laguna di Venezia. Uno storico processo - (attivato nel 1994 dallesposto-denuncia di Medicina Democratica con il fondamentale contributo del responsabile della sezione veneziana, il compianto Gabriele Bortolozzo) - celebrato avanti il Tribunale di Venezia che, come se nulla fosse, mand assolti, come a Manfredonia, tutti gli imputati con una inaccettabile e totalmente infondata sentenza: Perch il fatto non sussiste! Sentenza impugnata avanti la Corte dAppello Penale di Venezia e, ancora, avanti la Suprema Corte di Cassazione da Medicina Democratica e da altri soggetti (C.U.B., A.LL.C.A., CGIL, CISL, altre associazioni, persone fisiche, Procura della Repubblica). Iniziative legali da parte del Movimento di Lotta per la Salute che hanno portato alla condanna definitiva di cinque degli originari 27 imputati dato che, nel mentre, dopo 12 anni di processi, diver-

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si reati sono divenuti prescritti e alcuni degli imputati sono deceduti. (Per inciso, le cause civili in forza di tale condanna definitiva sono tuttora in corso avanti la Corte dAppello di Venezia e la Corte di Cassazione Civile). Una realt e un processo ove stato enorme ed invalutabile il contributo di Medicina Democratica, dei suoi legali qui mi preme ricordare il qualificato e disinteressato contributo dato dal compianto Avv. Luigi Scatturin - e consulenti tecnici, ed ove stata fatta storia del Diritto, anche a livello internazionale. Recentemente, due sentenze hanno portato un p di giustizia postuma per le Vittime e i Loro Famigliari: il 15.04.2011, come sopra ricordato, la Corte di Assise del Tribunale di Torino ha condannato gli imputati della ThyssenKrupp per la strage dei Sette Operai avvenuta il 06.12.2007 presso lo stabilimento torinese della multinazionale tedesca; il 24.03.2011 la Corte di Appello di Venezia ha confermato la sentenza emessa il 22.07.2008 dal Tribunale di Venezia con la quale sono stati condannati i vertici della societ Fincantieri Cantieri Navali Italiani S.p.A. per le morti operaie da Amianto presso i cantieri navali di Marghera (al momento della pubblicazione di questi Atti, come gi detto, la Corte di Cassazione il 24 maggio 27 agosto 2012 ha confermato definitivamente la predetta sentenza emessa dalla Corte dAppello di Venezia). Speriamo che queste sentenze rappresentino un monito per le aziende e siano preludio per ottenere verit e giustizia per le migliaia di persone, purtroppo tuttora colpite sul lavoro da infortuni invalidanti e mortali, nonch da malattie professionali. A questultimo riguardo si ricordano in particolare le lavoratrici, i lavoratori e le popolazioni esposte, loro malgrado, alle fibre/polveri di amianto, che sono state (e sono!) colpite a migliaia da gravi malattie, quasi sempre con esito mortale, presso gli ex stabilimenti della multinazionale Eternit (a Casale Monferrato, Bagnoli, Rubiera e Cavagnolo) e presso quelli della societ Fibronit di Broni (PV) e Bari; si tratta letteralmente di stragi di operai, cui procedimento penale pendono rispettivamente avanti la Corte dAppello di Torino e il

Tribunale di Voghera (PV). Tutto questo a tacere delle migliaia di vittime operaie uccise dallasbestosi, dal mesotelioma e dal carcinoma polmonare in numerose altre realt e, segnatamente, presso ggli stabilimenti Montefibre di Pallanza (VB) e Pirelli di Milano, Fibronit di Bari e di Broni e i cantieri navali Fincantieri di Palermo e Monfalcone, questultima, una delle realt industriali pi inquinate dallamianto al mondo. Da anni le vedove degli operai di questultima realt si battono per avere giustizia, ma, finora, questa giunta a gocce solo in alcuni casi, dopo tempi inaccettabil-

mente lunghi. In queste realt - cos come in quelle sopra riportate e, purtroppo, in molte altre qui non richiamate - le responsabilit aziendali per le malattie professionali e gli omicidi sul e da lavoro sono risultate schiaccianti: assenza dei pi elementari sistemi di prevenzione e sicurezza, violazione delle pi elementari norme di buona tecnica e delle leggi, mancanza di idonei interventi manutentivi sugli impianti, mancata informazione dei lavoratori e delle lavoratrici sui rischi cui erano esposti/e e come prevenire i medesimi. In merito alle iniziative legali promosse da Medicina Democratica, dai Sindacati di Base, cos come dallAssociazione Italiana Esposti Amianto (AIEA) e da altri soggetti collettivi, va detto a chiare lettere: liniziativa sul terreno giudiziario, pur necessaria e da praticare con sempre maggiore rigore e determinazione, non pu mai surrogare il ruolo fondamentale che svolgono la mobilitazione e la lotta dei diretti interessati - le

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lavoratrici ed i lavoratori in fabbrica e la popolazione autoorganizzata sul territorio per eliminare alla fonte ogni rischio e nocivit, e per affermare la salute ed i diritti umani. 4.2 - PER LA LORO ATTUALITA SI RICHIAMANO ALCUNI IMPEGNI SCATURITI DAL VI CONGRESSO NAZIONALE DI MEDICINA DEMOCRATICA In particolare, nellambito delle lotte e delle iniziative da promuovere contro gli infortuni e le malattie professionali e per affermare in ogni dove la prevenzione dei rischi e la sicurezza sul e nel lavoro, il Congresso si espresso a favore della proposta del Procuratore della Repubblica di Torino, Dr. Raffaele Guariniello, di istituire una Procura nazionale specializzata nella lotta contro gli infortuni e le malattie professionali, con le caratteristiche proposte dal Procuratore Generale della Repubblica di Torino Dr. Gian Carlo Caselli: una Procura nazionale con funzioni di semplice coordinamento fra le varie Procure territoriali potrebbe utilmente contribuire (secondo i parametri fissati dal CSM) alla diffusione di una migliore cultura della sicurezza, alla proposizione di modelli organizzativi gi efficacemente sperimentati, alla costituzione di una banca dati cui potrebbero attingere tutte le istituzioni interessate. Soprattutto la Procura nazionale potrebbe curare la progressiva specializzazione dei magistrati chiamati a occuparsi (nelle varie sedi) di sicurezza sui posti di lavoro, specializzazione che assolutamente indispensabile. Non solo per i PM, ma anche per i magistrati giudicanti (dalla Prefazione al libro: ThyssenKrupp linferno della classe operaia, di Diego Novelli e Altri). Il Congresso ha altres denunciato la grave situazione di deregolamentazione (oggi ancor pi acuita) nella quale versa il mondo del lavoro, una condizione inaccettabile che deve essere superata con appropriate iniziative di lotta, dalla fabbrica sin dentro le istituzioni ad ogni livello. Infatti, tale deregolamentazione costituisce uno dei principali strumenti con cui le aziende violano i pi elementari diritti della lavoratrice e del lavoratore e, in primis, quelli alla salute, alla sicurezza, alligiene ed allambiente salubre

in ogni luogo di lavoro. Non solo, tale deregolamentazione che precarizza in modo odioso ed inaccettabile i rapporti di lavoro, costituisce anche uno strumento padronale attraverso il quale mantenere bassi salari che non consentono di condurre una vita dignitosa, in violazione del dettato sancito dallArt. 36 della Costituzione. Una situazione, se possibile, ancor pi grave quella che vivono sulla propria pelle le lavoratrici ed i lavoratori migranti; in molti casi essi vengono trattati letteralmente come schiavi nellagricoltura e nelledilizia, ma non solo, al sud come al nord della penisola. (Che dire poi delle donne migranti, denominate in modo un p dispregiativo badanti, cui stata tolta la dignit con un orario di lavoro giornaliero praticamente continuativo, che generalmente raggiunge le 65 ore settimanali a fronte di contratti per 48 ore?). Non si possono quindi accettare tali vergognose e inumane condizioni di lavoro, che costituiscono una palese violazione dei diritti umani: se si oppone un lavoratore straniero viene licenziato e, quindi, espulso dal paese, mentre se un lavoratore indigeno viene intimidito e punito, quando non licenziato. Valgano per tutti due casi emblematici affrontati anche nel dibattito di questo VII Congresso, quello del lavoratore Dante De Angelis, macchinista delle FS, licenziato per - la seconda volta (poi giustamente reintegrato dal Magistrato del Lavoro) - avere svolto compiutamente la Sua attivit di Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), cos come prescrive lart. 9 dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori. Che dire poi dellaltro licenziamento in tronco, quello inflitto per rappresaglia, al ferroviere Riccardo Antonini la cui unica colpa stata ed quella di svolgere lattivit di consulente tecnico delle Parti Civili, i Famigliari delle Vittime nel procedimento penale avanti il Tribunale di Lucca per la strage ferroviaria del 29 giugno 2009 a Viareggio, nella quale 32 (trentadue) persone sono state uccise ed altre decine sono rimaste gravemente ferite! Sul punto, si veda lintervento svolto da Antonini al VII Congresso di Medicina Democratatica e la mozione votata dallAssemblea congressuale contro tale odioso, inaccettabile ed illega-

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le licenziamento. (cfr. rispettivamente pagg. 45 e seg. e pagg. 326 e 327 di questi Atti). Lavoratori ai quali va tutta la nostra solidariet e un rinnovato grazie per la Loro preziosa attivit tesa ad affermare la prevenzione dei rischi e i diritti umani nei luoghi di lavoro (e non solo in essi!). In proposito, si sottolinea e ribadisce: Che in ogni realt lavorativa i RLS debbono essere eletti su scheda bianca direttamente da tutte le lavoratrici e da tutti i lavoratori, iscritti e non iscritti a un sindacato; Che in questa fase storica caratterizzata anche dalla negazione del diritto alla salute, Medicina Democratica e gli altri soggetti collettivi - (Associazioni, Comitati, Gruppi di popolazione autoorganizzata, Sindacati di Base, FIOM e le realt CGIL CISL UIL disponibili ad operare concretamente su questo terreno) - si debbono impegnare per promuovere iniziative unitarie, le pi estese e partecipate possibili, in grado di costruire attraverso indicazioni di lotta e proposte socio-culturali-scientifiche un lavoro che, nellopporsi allo stato di cose presenti, sappia concretamente affermare tale inalienabile diritto, contestualmente al rigoroso rispetto di tutti i diritti umani nella loro pi estesa accezione, contro ogni forma di esclusione, emarginazione, discriminazione e razzismo; Che per perseguire e conseguire tali obiettivi indispensabile la partecipazione dei diretti interessati, le lavoratrici ed i lavoratori in fabbrica e la popolazione autoorganizzata sul territorio, con i tecnici disponibili ad operare ed a lottare in tale direzione. Infatti, per affermare tali diritti, i tecnici, gli esperti, gli operatori della prevenzione e quelli istituzionali, gli operatori del diritto e la magistratura, sono necessari, ma non sufficienti; essi non possono surrogare limpegno e la lotta dei diretti interessati, sia dentro che fuori la fabbrica; Che nei luoghi di lavoro larticolo 9 dello Statuto dei Diritti delle Lavoratrici e dei Lavoratori (L. n. 300/1970) costituisce il punto di riferimento fondamentale, sia legislativo che pratico, per promuovere la prevenzione dei rischi e delle nocivit, la sicurezza, la salute e lambiente salubre. In questo orizzonte i lavoratori, nellaffermare la

loro soggettivit debbono saper costruire un corretto e dialettico rapporto con i tecnici per acquisire maggiori conoscenze, un sapere critico in grado di affrontare con cognizione di causa i temi della nocivit e del rischio per eliminarli con puntuali proposte di intervento a livello impiantistico, di processo produttivo e di organizzazione del lavoro; Che, per le lavoratrici e i lavoratori, quanto precede costituisce una fondamentale premessa per affermare la propria dignit, personalit e autodeterminazione nei luoghi di lavoro, ovvero per affermare la propria soggettivit (la capacit), individuale e colletti-

va, di riappropriarsi del proprio destino, senza delegare ad altri la propria salute; Che nei luoghi di lavoro le lavoratrici ed i lavoratori debbono affermare il proprio diritto a manifestare ed esercitare lobiezione di coscienza, ovvero a rifiutare di svolgere attivit lavorative che li espongano al rischio e, segnatamente, quello alle sostanze e/o agli agenti cancerogeni, mutageni, teratogeni. In questo ambito risulta fondamentale che i promotori (e i partecipanti) di questo VII Congresso nazionale si impegnino nel portare - qui, e soprattutto dopo - il loro tangibile contributo sui temi di seguito brevemente richiamati, come risposta alle caratteristiche peculiari di una data realt lavorativa, e precisamente: - Formazione e informazione delle lavoratrici e dei lavoratori, nonch dei RLS; - Apertura di uno sportello salute e/o anti Mobbing nelle proprie realt ove le condizioni operative lo consentiranno, presso il quale le lavoratrici ed i lavoratori potranno rivolgersi direttamente per ricevere assisten-

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za, cos come, per esempio, avviene da anni presso le sezioni di Firenze e Savona di Medicina Democratica (si tratta di uniniziativa concreta, segnatamente, contro il fenomeno dilagante della violenza morale e psicologica nei luoghi di lavoro, sia nel settore privato che in quello pubblico); - Ricostruzione del ciclo produttivo con lindividuazione dei rischi e delle nocivit in esso presenti (realizzazione del Registro dei dati ambientali), ed elaborazione della tipologia degli interventi per la loro eliminazione (manutenzioni preventive e conservative degli impianti, proposte per la bonifica dei cicli produttivi e/o la modifica dei processi e delle lavorazioni); - Proposte per il risanamento ambientale, il recupero ed il risparmio energetico, ivi compresi il riciclo delle acque di processo e gli interventi per il riutilizzo delle materie seconde presenti nelle matrici dei residui/rifiuti industriali, nonch per il trattamento di questi ultimi, escludendo tassativamente il ricorso ad ogni forma di combustione-incenerimento; Promozione di iniziative per il controllo delloperato delle strutture del sistema sanitario come, per esempio, quelle di epidemiologia e di prevenzione, con specifiche richieste ai dipartimenti di prevenzione e, in particolare, alle unit operative (U.O.) per la salute e sicurezza del lavoro, affinch organizzino conferenze pubbliche e periodiche di bilancio dei loro programmi di intervento e dei risultati conseguiti; - Disponibilit ad effettuare, da subito, con i gruppi di lavoratrici e di lavoratori interessati interventi mirati per verificare il reale funzionamento di una data struttura preposta alla prevenzione dei rischi lavorativi; - Promozione e costituzione presso le proprie sezioni, come gi avviene da decenni presso la sede di Castellanza (VA) di Medicina Democratica, ed ora anche presso la sede di Vado Ligure-Savona, di un servizio multidisciplinare in grado di supportare le richieste delle lavoratrici e dei lavoratori colpiti da infortuni e malattie professionali per ottenere il riconoscimento e lindennizzo dei danni subiti da parte dellINAIL e dalle aziende; - Promozione, assieme alle lavoratrici e ai lavoratori (e alla popolazione autoorganiz-

zata), di indagini conoscitive ambientali e socio-sanitarie a livello di fabbrica e/o di territorio; - Promozione a livello nazionale e regionale di proposte di legge di iniziativa popolare a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori che nei luoghi di lavoro esercitano il loro diritto alla obiezione di coscienza, rifiutandosi conseguentemente di effettuare attivit che li espongano ai rischi e, segnatamente, quelli alle sostanze cancerogene, mutagene, teratogene; - Promozione di incisive iniziative nei confronti degli operatori della prevenzione (cos come di tutti gli altri operatori preposti che intervengono con ruoli di controllo ed ispettivi nei luoghi di lavoro) - che operano in presenza di conflitto di interesse; fenomeno pi diffuso di quel che appare, come il caso di coloro che sono contemporaneamente dipendenti pubblici e consulenti delle aziende sottoposte al loro stesso controllo, o che, addirittura, svolgono per queste ultime la funzione di medico competente! Fenomeni da perseguire e sradicare, perch minano in radice ogni intervento preventivo sui luoghi di lavoro, per questo va perseguito con determinazione anche lobiettivo del superamento della dipendenza del medico competente dalle direzioni aziendali. In tale direzione si propone di aprire un pubblico dibattito, con il contributo di tutte le forze disponibili - (movimenti di lotta per la salute, sindacati, associazioni, comitati, forze culturali e politiche) - che sfoci in un testo di legge regionale caratterizzato da due elementi discriminanti: il medico competente deve dipendere funzionalmente dalle A-Unit Sanitarie Locali e le sue prestazioni debbono continuare ad essere pagate dallazienda; - Promozione dellinformazione a favore delle lavoratrici e dei lavoratori (e delle popolazioni a rischio) che intendono ricorrere allautorit giudiziaria per affermare i loro diritti, per dare efficacia al loro intervento, richiedendo per i reati da lavoro il gratuito patrocinio, cos come stato riconosciuto in alcune leggi regionali a proposito delle lesioni subite da esposizione allamianto. Un obiettivo da generalizzare in tutte le regioni e non solo per i rischi da Amianto.

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Inoltre, ferme le carenze e le inadeguatezze del decreto legislativo n. 81 del 2008 (impropriamente considerato il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro previsto dalla lontana Legge di riforma sanitaria n. 833 del 23 dicembre del 1978), va battuta liniziativa ieri del ministro Sacconi ed ora del governo delle destre tesa continuamente a svuotare i pur timidi positivi contenuti di tale decreto (iniziativa reazionaria e antioperaia, come sta l emblematicamente a ricordarci il tentativo a suo tempo teso ad azzerare il tutto con la nefanda proposta di legge, cosiddetta salva manager, di cui si gi detto). Per tutto quanto precede, si sottolinea che va perseguito anche lobiettivo di lunga lena dellabrogazione della Legge n. 30 e, pi in generale, della legislazione sulla flessibilit e precariet del lavoro. In proposito, al di l della prosopopea quotidiana della Confindustria, del Governo e dei loro sacerdoti su una presunta necessit e sulla bont della flessibilit del lavoro, va messo con determinazione allordine del giorno lobiettivo della rigidit della forza lavoro da perseguire in modo permanente: si tratta di una leva indispensabile per spostare i rapporti di forza a favore delle lavoratrici e dei lavoratori, e quindi per migliorare le loro condizioni di lavoro e di vita. Da ultimo, in questo devastato panorama socio-culturale e politico, si propone di promuovere una articolata campagna di informazione, allinterno ed allesterno dei luoghi di lavoro, ponendo al suo centro gli obiettivi dello sviluppo di una reale politica della prevenzione dei rischi e delle nocivit con il conseguente stanziamento delle risorse pubbliche a ci finalizzate, da reperire attraverso il drastico taglio delle spese militari: inaccettabile che mentre i servizi di prevenzione e sicurezza dei luoghi di lavoro delle USL (per limitarci al tema che ci occupa) languono, privi di personale, apparecchiature, strutture appropriate e mezzi, le forze governative ad ogni livello, come se nulla fosse, attingano al pubblico erario per costruire e/o acquistare navi e aerei da guerra, per realizzare e/o ampliare nuove basi militari (a Vicenza, a Cameri, ad Aviano, a

Sigonella e non solo) e per sostenere missioni di guerra in violazione dellart. 11 della Costituzione. In proposito, si ribadisce che le produzioni militari devono essere dismesse e sostituite con produzioni civili non inquinanti e rispettose della salute degli addetti e dellambiente: il rischio zero deve caratterizzare ogni processo produttivo. CONCLUSIVAMENTE Fare prevenzione dei rischi e delle nocivit significa:

Promuovere linformazione (e la formazione) delle lavoratrici e dei lavoratori sui rischi e le nocivit cui sono esposti negli ambienti di lavoro, e come prevenire i medesimi; Promuovere e realizzare ricerche, progettazioni, sperimentazioni, costruzioni di macchine e impianti, manutenzioni (preventive, conservative e straordinarie), produzioni e attivit a coefficiente di rischio zero, sia dentro che fuori la fabbrica; Eliminare allorigine tutti i fattori, anche potenziali, di rischio, di tossicit e nocivit, dalle attivit di ricerca e sperimentazione a quelle di produzione e consumo, che alterano o che possono alterare lo stato di salute (inteso come benessere psico-fisico-sociale, individuale e collettivo) e la salubrit ambientale. Mi piace pensare che queste note sarebbero state condivise anche dai compianti Pietro Mirabelli, Oscar Misin e Michelangiolo Bolognini, che tanto impegno hanno profuso nella Loro vita per affermare la preven-

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zione dei rischi e delle nocivit sui luoghi di lavoro, nonch in ogni dove, per affermare la salute, la sicurezza, ligiene del lavoro,
NOTE (1). UnIdea di Paese: un Mercato del Lavoro Riformista Roma 14.05.2009, Convegno organizzato dal Circolo On Line Pd Communitas 2002 dal titolo QUALE LAVORO NELLA GRANDE CRISI, Flessibilit e Garanzie per sconfiggere la Precariet (www.pd.communitas2002.org ; www.pd.communitas2002.org). (2). In proposito sono illuminanti le lucide parole del Giudice del Lavoro Dr. Roberto Riverso, e precisamente: <<Senza suscitare grandi clamori, in una stagione di decadenza del diritto che forse passer alla storia per le c.d. norme ad personam, ritagliate in base alle esigenze processuali del Presidente del Consiglio, unaltra categoria patologica di norme si va facendo strada; sono norme che potrebbero chiamarsi ad processum; destinate ad affossare singoli procedimenti. Sotto lapparente etichetta di legge di interpretazione autentica vengono emanate norme che in realt costituiscono un evidente abuso della funzione legislativa; commesso da un legislatore che reputandosi onnipotente vorrebbe violare anche il principio di realt (per far dire retroattivamente ad un medesimo enunciato linguistico quello che esso non potr mai dire). Nella materia dellamianto, ne troviamo un esempio nel campo penale e civile, grazie allo specialissimo art. 20 del c.d. collegato lavoro. AMIANTO ED AMMIRAGLI NEL COLLEGATO LAVORO Se si vuole impedire che si concluda un processo pendente ad es. presso il Tribunale di Padova che vede imputati alti ufficiali della Marina militare per omicidio colposo di lavoratori (militari) esposti allamianto; che si fa? ovvio: una norma ad processum>>. Per una completa visione della problematica, cfr. Roberto Riverso: Norme ad processum e morti da amianto vittime del dovere in Medicina Democratica nn. 191 194, pagg. 167 170. (3). Cancellare la norma salva manager Appello dei professori di diritto penale Noi sottoscritti, professori di diritto penale e di altre discipline giuridiche, richiamiamo lattenzione sullo schema di decreto legislativo, approvato il 27 marzo dal Governo, che stravolge punti nevralgici del d. lgs. 81/08 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. In particolare lo schema di decreto esonera da responsabilit i soggetti (datore di lavoro e dirigenti) che rivestono posizioni apicali nellimpresa: non sarebbero pi obbligati ad impedire

lambiente salubre, i diritti umani, in una parola la democrazia nella sua pi estesa accezione.

eventi lesivi o mortali nei luoghi di lavoro quando a concausare gli eventi siano condotte colpose di altri soggetti. Lart. 10 bis dello schema di decreto, che introdurrebbe nel d. lgs. 81/08 un nuovo art. 15 bis, apporta infatti una profonda deroga alla disciplina generale della responsabilit omissiva, disciplinata dallart. 40 comma 2 del codice penale, stabilendo che nei reati commessi mediante violazione delle norme relative alla prevenzione degli infortuni ed alligiene sul lavoro i vertici dellimpresa non sono pi responsabili, quando levento morte o lesioni personali sia imputabile al fatto colposo del preposto, dei progettisti, dei fabbricanti, dei fornitori, degli installatori, del medico competente o del lavoratore. Si stravolgerebbero cos i principi consacrati nel codice penale, spogliando i soggetti che rivestono posizioni al vertice dellimpresa del loro indiscusso ruolo di garanti della vita e dellincolumit fisica dei lavoratori: cesserebbero i loro doveri di controllare le eventuali negligenze dei preposti e dei medici aziendali, e di scegliere con oculatezza e diligenza i soggetti esterni allazienda (progettisti, fabbricanti, fornitori, installatori), doveri finalizzati proprio ad evitare le morti o le lesioni dei lavoratori. Inoltre, il venir meno del dovere di controllare ed evitare le negligenze dei preposti scaricherebbe esclusivamente sulle spalle del lavoratore la responsabilit della sua morte. Nellattuale disciplina, lindiscusso dovere di controllo in capo ai vertici dellimpresa degli eventuali comportamenti negligenti dei preposti legittima appieno il concorso di colpa dei soggetti apicali e degli stessi preposti per lomesso controllo delle condotte colpose dei lavoratori, la cui assuefazione al rischio li conduce spesso a trascurare ladozione delle misure di protezione della propria integrit fisica. Luscita di scena dei vertici dellimpresa, progettata dallo schema di decreto, rivoluzionerebbe questo assetto normativo, costantemente applicato dalla giurisprudenza della Cassazione, lasciando il lavoratore nella sua solitudine di vittima predestinata di un meccanismo normativo, che fatalmente lo stritolerebbe, e al contempo lasciando impuniti i primi responsabili delle offese alla sua vita o alla sua integrit fisica. E non inutile aggiungere che la progettata modifica normativa si applicherebbe non solo per il futuro, ma anche per il passato, trattando-

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si di una disciplina pi favorevole, e dunque coinvolgendo anche tutti i procedimenti penali in corso, ivi compresi quelli pi clamorosi come quelli relativi ai fatti della Thyssen e della Eternit. Molteplici sono daltra parte i profili di illegittimit costituzionale di questa progettata nuova disciplina. In primo luogo per contrasto con lart. 76 della Costituzione, dal momento che la legge delega non faceva alcun riferimento ad una tale forma di limitazione di responsabilit per datori di lavoro e dirigenti, con conseguente eccesso di delega da parte del Governo. In secondo luogo per contrasto con lart. 117 comma 1 della Costituzione, in quanto la disposizione viola gli obblighi comunitari, di cui allart. 5 della direttiva 89/391/CEE, che limita lesclusione della responsabilit del datore di lavoro alle sole ipotesi di intervento di fattori eccezionali ed imprevedibili. In terzo luogo per contrasto con lart. 3 della Costituzione, per aver irragionevolmente dato la prevalenza agli interessi del datore di lavoro rispetto a quelli dei lavoratori in un quadro costituzionale nel quale liniziativa economica libera, a condizione per che non si svolga in modo da recare danno alla sicurezza, alla libert, alla dignit umana (art. 41 della Costituzione). Si tratta, in definitiva, di una norma che non pu essere riscritta, ma che va completamente cancellata. Giorgio Marinucci (Univ. Milano); Valerio Onida (Univ. Milano); Antonio Pagliaro (Univ. Palermo); Carlo Federico Grosso (Univ. Torino); Ferrando Mantovani (Univ. Firenze); Carlo Fiore (Univ. Napoli Federico II); Mario Romano (Univ. Cattolica Milano); Emilio Dolcini (Univ. Milano); Domenico Pulitan (Univ. Milano Bicocca); Alberto Alessandri (Univ. Bocconi); Ferdinando Albeggiani (Univ. Palermo); Francesco Angioni (Univ. Sassari); David Brunelli (Univ. Perugia); Stefano Canestrari (Univ. Bologna); Giuseppe Casuscelli (Univ. Milano); Mauro Catenacci (Univ. Roma Tre); Giovanni Cocco (Univ. Cagliari); Cristina de Maglie (Univ. Pavia); Giancarlo de Vero (Univ. Messina); Luigi Foffani (Univ. Modena e Reggio Emilia); Gabriele Fornasari (Univ. Trento); Gabrio Forti (Univ. Cattolica Milano); Giovanni Grasso (Univ. Catania); Roberto Guerrini (Univ. Siena); Silvia Larizza (Univ. Pavia); Adelmo Manna (Univ. Foggia); Grazia Mannozzi (Univ. Insubria); Guglielmo Marconi (Univ. Teramo); Enrico Mezzetti (Univ. Roma Tre); Vincenzo Militello (Univ. Palermo); Sergio Moccia (Univ. Napoli Federico II); Vito Mormando (Univ. Bari); Carlo Enrico Paliero (Univ. Milano); Vincenzo Patalano (Univ. Napoli Federico II); Paolo

Patrono (Univ. Verona); Massimo Pavarini (Univ. Bologna); Marco Pelissero (Univ. Genova); Lorenzo Picotti (Univ. Verona); Carlo Piergallini (Univ. Macerata); Paolo Pisa (Univ. Genova); Salvatore Prosdocimi (Univ. Brescia); Roberto Rampioni (Univ. Roma Tor Vergata); Vincenzo Scordamaglia (Univ. Roma Tor Vergata); Sergio Seminara (Univ. Pavia); Placido Siracusano (Univ. Messina); Lucia Risicato (Univ. Messina); Paolo Veneziani (Univ. Parma); Francesco Vigan (Univ. Milano); Laura Castelvetri (Univ. Insubria); Giammarco Azzali (Univ. LUM Jean Monnet Bari); Fabio Basile (Univ. Milano); Carlo Benussi (Univ. Milano); Antonio Cavaliere (Univ. Napoli Federico II); Gian Paolo Demuro (Univ. Sassari); Stefano Fiore (Univ. Molise); Giuseppe Losappio (Univ. Bari); Vincenzo Maiello (Univ. Napoli Federico II); Stefano Manacorda (Univ. Seconda Napoli); Gabriele Marra (Univ. Urbino); Claudia Pecorella (Univ. Milano Bicocca); Davide Petrini (Univ. Torino); Nicola Pisani (Univ. Teramo); Alessandra Rossi (Univ. Torino); Silvio Riondato (Univ. Padova); Carlo Ruga Riva (Univ. Milano Bicocca); Francesco Schiaffo (Univ. Salerno); Carlo Sotis (Univ. Macerata); Costantino Visconti (Univ. Palermo); Tiziana Vitarelli (Univ. Messina). (28 aprile 2009) (4). Questa nefanda proposta di legge delle destre stata presentata il 10.05.2011 dallex DC Fabio Garagnani. A questo signore, come ai suoi accoliti di governo sfugge che la Costituzione Repubblicana nel suo Art. 33 sancisce la libert di insegnamento (<<Larte e la scienza sono libere e libero ne linsegnamento.>>), proprio per impedire la riedizione dellinsegnamento di regime, come avveniva nel ventennio con linsegnamento della mistica fascista. (5). Si veda in Medicina Democratica, fascicolo 177-179, 2008, Franca Mulas: Cos mi hanno ucciso Luciano e Gianfranco, pagg. 7 - 9; Maria Francesca Fantato: Ci hanno dato un pezzo di pane imbottito di veleni, pagg. 10 - 15. (6). Sul punto, per brevit, si veda la proposta di legge Ichino (Bersani) richiamata nella nota 1; non v chi non veda che si tratta di una proposta gravemente lesiva dei diritti sindacali di ogni lavoratrice e lavoratore. Inoltre, tale proposta (come altre avanzate da una imbelle pseudoopposizione), nei fatti, ha aperto ancor pi la strada a ulteriori richieste di cancellazione di diritti fondamentali del mondo del lavoro, che vengono sempre pi avanzate da un padronato antidemocratico, becero e insaziabile, incapace di concepire rapporti di lavoro rispettosi della dignit della persona, lavoratrice e lavoratore, ovvero di rispettare i diritti umani. Tutto questo, se possibile, ancor pi aggravato da un gover-

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no delle destre prono agli interessi di tale padronato e, pi in generale, a quelli delle classi dominanti e parassitarie, che, anchesse, chiedono continue deregolazioni che vengono introdotte dal governo, in spregio del diritto del lavoro, della prevenzione dei rischi e delle nocivit, nonch di tutela dellambiente, del paesaggio e del territorio. In proposito, che dire dei 10 articoli contenuti nel decreto Tremonti varato nel Consiglio dei Ministri del 5 maggio 2011, con il quale scatta lennesima deregulation promessa dal ministro alle imprese e ai commercianti, ovvero meno controlli fiscali, nessun vincolo per costruire ancor pi, appalti senza gare, diritti di occupazione delle coste, maggiori facilitazioni per noleggiare yacht e costruire posti barca, etc etc.? (7). Marino Ruzzenenti: <<Crisi ecologica e crisi sociale: due facce della stessa medaglia>>, in Medicina Democratica, fascicolo 177 179, pagg. 27 30. (8). Pietro Ennio, intervista trasmessa il giorno 08 marzo 2009, alle ore 23,30, dal canale televisivo La7 nellambito di un programma con al centro le morti operaie per cancro causate dallesposizione lavorativa a cromo e suoi derivati, nonch per il gravissimo inquinamento provocato dagli scarichi industriali dello stesso stabilimento e, segnatamente, quello delle acque superficiali e di falda, mare compreso. (9). Infatti, la legge n 257 del 27.03.1992 di messa al bando dellamianto era di l da venire, le cui finalit si leggono di seguito: <<Art. 1. Finalit 1. La presente legge concerne lestrazione, limportazione, la lavorazione, lutilizzazione, la commercializzazione, il trattamento e lo smaltimento, nel territorio nazionale, nonch lesportazione dellamianto e dei prodotti che lo contengono e detta norme per la dismissione dalla produzione e dal commercio, per la cessazione dellestrazione, dellimportazione, dellesportazione e dellutilizzazione dellamianto e dei prodotti che lo contengono, per la realizzazione di misure di decontaminazione e di bonifica delle aree interessate dallinquinamento da amianto, per la ricerca finalizzata alla individuazione di materiali sostitutivi e alla riconversione produttiva e per il controllo sullinquinamento da amianto. 2. Sono vietate lestrazione, limportazione, lesportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, di prodotti di amianto o di prodotti contenenti amianto. Previa autorizzazione espressa dintesa fra i Ministri dellambiente, dellindustria, del commercio e dellartigianato e della sanit, ammessa la deroga ai divieti di cui al presente articolo per una quan-

tit massima di 800 chilogrammi e non oltre il 31 ottobre 2000, per amianto sotto forma di treccia o di materiale per guarnizioni non sostituibile con prodotti equivalenti disponibili. Le imprese interessate presentano istanza al Ministero dellindustria, del commercio e dellartigianato che dispone, con proprio provvedimento, la ripartizione pro-quota delle quantita sopra indicate, nonche determina le modalit operative conformandosi alle indicazioni della commissione di cui allarticolo 4>>. (10). Con il termine Amianto o Asbesto si designa una serie di minerali della famiglia dei silicati a struttura cristallina e fibrosa, con intrinseche propriet fisiche di resistenza al calore e allazione di sostanze corrosive; la prima dizione utilizzata maggiormente nei paesi di lingua neolatina e dellEuropa meridionale, mentre la seconda nei paesi dellEuropa settentrionale e del nord America. Secondo Kiviluoto lantofillite era utilizzata, nel terzo millennio a.C., per rinforzare le stoviglie di terracotta. Si ha notizia di un uso similare, del crisotilo, in Corsica, a giudicare dai reperti conservati nel Museo Etnografico di Canari, ove presente un sito estrattivo di crisotilo, la cui coltivazione terminata nel 1965. La possibilit dellAmianto di essere filato e tessuto nota da circa 3000 anni. Plinio il vecchio, vissuto nel I secolo d.C., descrive un lino che non brucia, utilizzato, fra laltro, per produrre tuniche funerarie. Plutarco, vissuto nel I II secolo d.C., racconta di un lino incombustibile, impiegato per la produzione di reti, cuffie e altri manufatti. Nel 1752 Beniamino Franklin offr in vendita, a sir Hans Sloane, una borsa fatta di Stone asbestos. La borsa in tessuto di crisotilo si trova al Museo di Storia Naturale di Londra. Lo sfruttamento, la lavorazione e limpiego dellAmianto iniziano e si diffondono praticamente in era moderna con la coibentazione delle macchine a vapore effettuata per la prima volta nel 1879 da John Bell e subito adottata dalla marina di diversi paesi, in primis quelle inglese e tedesca. Si tratta di materiali che hanno avuto un imponente impiego come isolanti termici e acustici; a parte lAmianto - cemento utilizzato nel settore delledilizia, dalle coperture tipo eternit alle tubazioni, dalle canne fumarie alle vasche o cisterne per lacqua, ai pannelli etc. Senza inoltre tacere molteplici altri impieghi dellAmianto: dalluso come carica minerale nelle matrici plastiche (per esempio, nelle mattonelle e nelle matrici di PVC contenenti Amianto impiegate nella pavimentazione nelledilizia pubblica e privata, nei dei diversi

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ambienti delle navi etc.) alle guarnizioni, dalle pastiglie per freni ai dischi per le frizioni di motocicli e autoveicoli, nonch nei ferodi delle gru utilizzate nei diversi comparti economici, dalle coperte ai teli per ferro da stiro agli indumenti, dai tessuti e cuscini alle reticelle per i bunsen di laboratorio, dai feltri alle carte dAsbesto, dai filtri ai prodotti additivati con Asbesto (vernici, rivestimenti, mastici, stucchi, riempitivi, polveri per riparazioni, intonaci) etc. In base alla struttura chimica, i diversi tipi di amianto si suddivono in serpentini e anfiboli. (11). Cfr. Amianto tragedia senza confini. Postfazione di Diego Alhaique, Fulvio Cavarian, Laurent Vogel, pag. 137, in Casale Monferrato: la polvere che uccide, di Guido Iocca . (12). Al GUE appartengono i parlamentari che nella precedente legislatura erano stati eletti nella lista di Rifondazione Comunista. Di seguito si riporta la risoluzione approvata dal Parlamento europeo: <<Progetto di regolamento della Commissione su REACH per quanto riguarda lallegato XVII - Risoluzione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sul progetto di regolamento della Commissione recante modifica del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la registrazione, la valutazione, lautorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH) relativamente allallegato XVII Il Parlamento europeo, - visto il regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, concernente la registrazione, la valutazione, lautorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH) e che istituisce unAgenzia europea per le sostanze chimiche, in particolare larticolo 131, - vista la direttiva 83/477/CEE del Consiglio, del 19 settembre 1983, sulla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con unesposizione allamianto durante il lavoro (seconda direttiva particolare ai sensi dellarticolo 8 della direttiva 80/1107/CEE), - vista la direttiva 96/59/CE del Consiglio, del 16 settembre 1996, concernente lo smaltimento dei policlorodifenili e dei policlorotrifenili (PCB/PCT), - visto il progetto di regolamento della Commissione, recante modifica del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la registrazione, la valutazione, lautorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH) relativamente allallegato XVII (il progetto di regolamento della Commissione), - visto il parere del comitato di cui allarticolo

133 del regolamento (CE) n. 1907/2006, - visto larticolo 5 bis, paragrafo 3, lettera b), della decisione 1999/468/CE del Consiglio del 28 giugno 1999 recante modalit per lesercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione; visto larticolo 108, paragrafo 5, del suo regolamento, A. considerando che il regolamento (CE) n. 1907/2006 abroga e sostituisce la direttiva 76/769/CEE del Consiglio, del 27 luglio 1976, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati Membri relative alle restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi, a decorrere dal 1 giugno 2009, B. considerando che lallegato XVII del regolamento (CE) n. 1907/2006 (REACH), come modificato dallallegato al progetto di regolamento della Commissione, dovrebbe sostituire lallegato I della direttiva 76/769/CEE che stabilisce restrizioni riguardo a talune sostanze e preparati pericolosi, C. considerando che larticolo 67 del regolamento (CE) n. 1907/2006 stabilisce che sostanze, preparati o articoli non possono essere fabbricati, immessi sul mercato o utilizzati se non ottemperano alle condizioni di eventuali restrizioni di cui allallegato XVII, D. considerando che il punto 2.6 dellallegato al progetto di regolamento della Commissione mira ad estendere lattuale divieto concernente limmissione sul mercato e lutilizzo di fibre damianto e di prodotti contenenti tali fibre alla fabbricazione di queste ultime e di articoli che le contengono, E. considerando che il punto 2, voce n. 6 dellallegato al progetto di regolamento della Commissione mantiene le deroghe al divieto concernente le fibre damianto, vale a dire: per gli articoli contenenti fibre damianto gi installati o immessi in servizio prima del 1 gennaio 2005, in base a condizioni specifiche che garantiscono un elevato livello di protezione della salute umana; e per diaframmi contenenti crisolito installati presso impianti di elettrolisi esistenti, F. considerando che non consentito immettere sul mercato comunitario altro amianto, ad eccezione dei diaframmi per elettrolisi, che esistono specifiche disposizioni comunitarie in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con unesposizione allamianto durante il lavoro e la rimozione dellamianto stesso e che purtroppo non esistono disposizioni comunitarie concernenti la decontaminazione degli articoli contenenti amianto, per cui tale materia

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lasciata alla competenza degli Stati membri, G. considerando che lamianto continua a causare un considerevole numero di malattie legate allesposizione a fibre di amianto, H. considerando che la direttiva 96/59/CE impone agli Stati membri obblighi in materia di decontaminazione o smaltimento degli apparecchi contenenti PCB e/o di smaltimento di PCB usati, in vista della loro eliminazione completa, e che la Comunit dovrebbe adottare misure simili riguardo alle fibre di amianto, I. considerando che la legislazione comunitaria disciplina sei minerali di amianto (crocidolite, amosite, antofillite, actinolite, tremolite e crisotilo), ma non ancora minerali asbestiformi come la richterite e la winchite, bench queste possano essere considerate non meno dannose della tremolite, dellamosite o della crocidolite e possano essere utilizzate anchesse in materiali isolanti, J. considerando che, a seguito della ricezione delle relazioni degli Stati membri che fanno ricorso alla deroga concernente i diaframmi, la Commissione riesamina tale deroga e chiede allAgenzia di predisporre un fascicolo ai sensi dellarticolo 69 del regolamento (CE) n. 1907/2006 al fine di vietare limmissione sul mercato e lutilizzo di diaframmi contenenti crisolito, K. considerando che, secondo alcuni operatori del settore, opportuno porre fine ora a tale deroga, in quanto gi esistono tecnologie sostitutive (membrane non contenenti amianto), utilizzate dalla maggior parte dei produttori europei di sostanze chimiche, L. considerando che il modo pi efficace per tutelare la salute umana consisterebbe in effetti nel vietare lutilizzo di fibre di amianto crisotilo e di prodotti che le contengono, senza prevedere alcuna deroga, M. considerando che, per la maggior parte delle restanti forme di utilizzo dellamianto crisotilo, sono ora disponibili sostituti o alternative non classificati come cancerogeni e considerati meno pericolosi, N. considerando che, nel riesame della deroga concernente i diaframmi contenenti amianto crisotilo svolto conformemente alla direttiva 76/769/CEE, sono stati valutati e considerati sia limpatto economico sia quello sulla salute nellapproccio differenziato adottato dalla Commissione, nel progetto di regolamento della Commissione sostenuto dalla maggior parte degli Stati membri, 1. sulla scorta dellapproccio adottato dal progetto di regolamento della Commissione in vista della graduale eliminazione delle fibre di amianto nel medio termine,

del riesame della deroga concernente i diaframmi contenenti amianto crisotilo svolto conformemente alla direttiva 1999/77/CE della Commissione e della dichiarazione resa dalla Commissione in occasione delladozione del progetto di regolamento della Commissione in seno al comitato di cui allarticolo 133 del regolamento (CE) n. 1907/2006 il 20 febbraio 2008, non si oppone alladozione del progetto di regolamento della Commissione; 2. prende atto del riesame della deroga concernente i diaframmi contenenti amianto crisotilo e sottolinea che gli impianti ad alta tensione possono funzionare senza problemi con materiali sostitutivi e che alcuni di tali impianti nellUnione europea sono stati convertiti; 3. evidenzia che attualmente quattro Stati membri utilizzano ancora diaframmi contenenti amianto crisotilo in impianti a bassa tensione per i quali non sono disponibili materiali sostitutivi, nonostante le aziende interessate abbiano realizzato un importante programma di ricerca al riguardo; 4. sottolinea che, in base al riesame della deroga concernente i diaframmi contenenti amianto crisotilo, il rischio di esposizione per i lavoratori esiste soltanto laddove necessaria la sostituzione dei diaframmi (la cui durata di vita massima di dieci anni), in quanto le cellule di elettrolisi contenenti il gas cloro sono sigillate ermeticamente durante il funzionamento e, secondo quanto riferito dal settore, i limiti previsti per lesposizione dei lavoratori al crisotilo sono pienamente rispettati; 5. invita gli Stati membri e la Commissione a garantire la rigorosa applicazione della direttiva 83/477/CEE; 6. deplora il fatto che finora non sia stato possibile stilare un elenco europeo degli articoli per cui prevista una deroga al divieto conformemente al punto 2, voce n. 6 dellallegato al progetto di regolamento della Commissione che modifica lallegato XVII del regolamento (CE) n. 1907/2006; 7. invita la Commissione a stilare immediatamente tale elenco, previa comunicazione delle pertinenti misure nazionali, e comunque al pi tardi entro il 1 gennaio 2012; 8. invita la Commissione a elaborare, entro la fine del 2009, una proposta legislativa sul controllo dello smaltimento delle fibre di amianto e sulla decontaminazione o lo smaltimento degli apparecchi contenenti fibre di amianto in vista della loro eliminazione completa; 9. sollecita inoltre la Commissione a mettere a punto una strategia tesa a vietare tutti i tipi di amianto e le forme di utilizzo delle fibre di

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amianto entro il 2015, compresi adeguati requisiti in materia di esportazione, nel rispetto del regolamento (CE) n. 1013/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2006, relativo alle spedizioni di rifiuti e del principio di prossimit sancito dalla direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti, dal momento che lamianto continua a causare un considerevole numero di malattie legate allesposizione a fibre di amianto; 10. invita la Commissione a riferire periodicamente al Parlamento sullapplicazione del progetto di regolamento della Commissione; 11. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonch ai governi e ai parlamenti degli Stati membri. (13). Lart. 4 del D.P.R. n 547/1955 e lart. 4 del D.P.R. n 303/1956 prescrivono tassativamente che il datore di lavoro deve informare le lavoratrici ed i lavoratori dei rischi specifici cui sono esposti e come prevenire i danni derivanti dagli stessi. (14). In riferimento a queste ultime morti, va segnalato che le stesse sono state registrate dal Departmental Committee for Compensation for Industrial Diseases (UK) nel 1906 per la prima volta come asbestosi. Ma questa malattia solo nel 1927 verr completamente descritta. Invero, il BIT - Mdicine Hygiene et Sicuret du Travail (Vol. 1, 1973), riporta le seguenti notizie: - La prima descrizione di asbestosi del 1899 a Londra. - Dal 1930 lasbestosi riconosciuta come principale malattia invalidante nei lavoratori addetti alla tessitura dellAmianto nel Regno Unito (UK), negli USA e successivamente in altri paesi. (15). Annali del Credito e della Previdenza, 49: 53-54. (16). M. Auribault : Note sur lhigiene et la scurit des ouvriers dans le filatures et tissages damiante (Note sulligiene e la sicurezza dei lavoratori tessili di amianto); Bullettin de lInspection du Travail, Vol. 14, 1926, pp. 126132. (17). Il Federal Register USA ha censito oltre 3.000 prodotti contenenti asbesto presenti sul mercato, notizia riportata in : A come Amianto - Lavorazioni, rischi, inquinamento. Cosa si fa, cosa bisogna fare, p. 171, Edizioni Ediesse, Roma 1986, analoga informazione riportata in IARC Monographs on the Evaluation of Carcinogenic Risk. Vol. 14. Asbestos, IARC, Lyon, 1977. (18). H. K. Pacoast, T.G. Miller, H.R.M. Landis : A roentgenologic study of the effects of dust inhalation upon the lungs. (Si tratta di uno stu-

dio radiografico sugli effetti polmonari da inalazione di polveri); Am. J. of Roentgenology; Vol. 5, 1918, pp. 129-138. (19). F.L. Hoffmann: Mortality from respiratory disease in dusty trades. Inorganic dusts (Mortalit per malattie respiratorie in aziende caratterizzate da elevata polverosit ambientale. Polveri inorganiche). Bullettin United States Bureau Labor Statistics n. 231 - Industrial Accident and Hygiene, n. 17 - Washington D.C., U.S. Bureau of Labor, 1918. (20). W. E. Cooke : Fibrosis of the lung due to the inhalation of asbestos dust. (Fibrosi polmonare da inalazione di polveri di asbesto); British Medical Journal, Vol. 2, 1924, p. 147. (21). A. J. Lanza, W.J. Mc Connell et al. : Effects of the inhalation of asbestos dust on the lungs of asbestos workers (Effetti polmonari da inalazione di polvere di Amianto nei lavoratori dellAmianto); Public Health Report, Vol. 50, 1935, p. 1. (22). D.E. Lilienfeld, M.S. Engin : The silence : The asbestos industry and early occupational cancer research. A case study. (Il silenzio : lindustria dellAmianto e le prime ricerche sui tumori occupazionali. Un caso); American Journal of Public Health, Vol. 81, 1991, pp. 791800. (23). Laura Conti in A come Amianto Lavorazioni, rischi, inquinamento. Cosa si fa, cosa bisogna fare, pp. 8-9, Edizioni Ediesse, Roma 1986. (24). In proposito, si fa riferimento anche a una relazione inedita del compianto ex Direttore della I.A.R.C. Lorenzo Tomatis del 2003. (25). Selikoff, I.J., Lee, D.H.K. Asbestos and Disease. Academic Press.New York,1978. (26). Auribault, M. Note sur lhygiene et la securite des ouvriers dans les filateurs et tissages damiante. Bull. Insp.Trav. Paris, 1906,14:120. (27). Scarpa, M. Industria dellamianto e tubercolosi. Atti 17.mo Congr. Soc. It. Medicina Interna: 128. (28). W.E. Cooke. Fibrosis of the lungs due to inhalation of asbestos. Brit.med.J.,1924,2:147; W.E.Cooke. Pulmonary asbestosis. Brit. J. Cancer, 1927, 2:1024-1025. (29). Merewheter, E.R.A. and Price, C.W. Report of the effects of asbestos dust on the lungs and dust suppression in the asbestos industry. .H.M.Stationery Office, London, 1930. (30). Lovisetto, D. Asbestosi. In: Studi sulla pneumoconiosi in Italia.Istituto Poligrafico dello Stato, Roma, 1930; Mussa, G. Note cliniche e radiologiche sulla pneumoconiosi da amianto. In: Studi sulla pneumoconiosi in Italia, Istituto Poligrafico dello Stato, Roma, 1930. (31). ILO (International Labour Office). Records

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of the International Conference Held at Johannesburg, 12-13 August 1930. Stud. Rep. Ser. F., no.13, ILO, Geneve, 1930. (32). Mottura, G. Linterpretazione patogenetica dellasbestosi polmonare sulla base del reperto linfoghiandiolare. Rass. Med. Industr. 1939,10:321-330. (33). Lynch, K.M. and Smith, W.A. Pulmonary asbestosis. III. Carcinoma of lung in asbestos-silicosis. Amer. J. Cancer, 1935, 24:56-64. (34). Gloyne, S.R. Two cases of squamous carcinoma of the lung occurring in asbestosis. Tubercle. 1935, 17:5-10. (35). Nordman, M. Der Berufskrebs der Asbestarbeiter. Z.Krebsforsch., 1938, 47:288-302. (36). Nordman, M., und Sorge, A. Lungenkrebs durch Asbeststaub in Tierversuch. Z. Krebsforsch., 1941, 51:168-182. (37). Proktor, R.N. The Nazi War on Cancer. Princeton University Press,Princeton, NJ,1999. (38). Wagner, J.C., Sleggs, C.A., and Marchand, P. Diffuse pleural mesothelioma and asbestos exposure in the north western Cape Province. Brit. J. Ind. Med,1960,17:260-271. (39). Wagner, J.C. Experimental production of mesothelial tumors of the pleura by implantation of dusts in laboratory animals. Nature, 1962,196:180-183. (40). Wagner, J.C. Epidemiology of diffuse mesothelial tumors: Evidence of an association from studies in South Africa and the United Kingdom. Ann. N.Y. Acad. Sci,1965,132:575578. (41). Nella sera del 22 luglio 2008, il Tribunale di Venezia, II Sezione Penale, Giudice monocratico Dr.ssa Barbara Lancieri, ha emesso sentenza di condanna dei sette imputati - (il vertice della societ Fincantieri: dal presidente agli amministratori delegati, al direttore generale) - che dal 1971 al 1992 hanno gestito i Cantieri Navali Italiani Fincantieri S.p.A. di Marghera-VE, causando la morte di undici Operai per patologie neoplastiche amianto-correlate (nove casi di mesotelioma della pleura e due casi di carcinoma del polmone) perch, Loro malgrado, esposti negli anzidetti cantieri alle fibre/polveri cancerogene di amianto, nonch per le morti, per mesotelioma della pleura, causate alle mogli di altri tre lavoratori che, per anni, inconsapevolmente, avevano lavato le tute dei rispettivi mariti. Dopo quattro anni di processo, la sentenza di condanna dei sette imputati alla pena di reclusione da anni due e mesi otto ad anni tre anni e mesi otto, stata letta nellaula bunker di Mestre gremita dai famigliari delle Vittime, da lavoratori, lavoratrici, popolazione, nonch da rappresentanti di Medicina Democratica, dellAssociazione Esposti Amianto, della

FIOM e da una folta delegazione della Confederazione Unitaria di Base (C.U.B.) con il Coordinatore nazionale Piergiorgio Tiboni. Una sentenza che ha fatto verit sulle cause di queste morti operaie portando anche un po di giustizia - purtroppo postuma - per le Vittime e per i Loro cari. (42). Vigliani,E.C., Mottura, G., Maranzana, P. Association of pulmonary tumors with asbestosis in Piedmont and Lombardy. Ann. N.Y. Acad. Sci.,1965,132: 558-574. (43). Per una approfondita disamina della letteratura del tempo, si veda Pretura Civile di Torino, 9 30 aprile 1998, procedimento n. 3308/98. (44). Annals of New York Academy of Sciences, 1965; 132. (45). Nella letteratura scientifica e tecnica sono state censite oltre dodicimila pubblicazioni relative allamianto alla data del gennaio 2007. (46). Linternational Program on Chemical Safety (IPCS) finanziato congiuntamente dallOrganizzazione Mondiale della Sanit (OMS), dallUfficio Internazionale del Lavoro (OIL) e dal Programma per lambiente delle Nazioni Unite (UNEP), ed ha sede presso gli uffici direttivi dellOMS a Ginevra e i suoi documenti sono pubblicati dallOMS. (47). Qui si fa riferimento al citato primo rapporto del 1986 dellIPCS, nonch al Resoconto dellincontro del Gruppo di lavoro dellIPCS sulla riduzione dellamianto nellambiente, 12 16 dicembre 1988, del Gruppo facevano parte, come sopraddetto, ME Meek e lepidemiologo JC MacDonald, entrambi canadesi. (48). Barry Castleman. Linfluenza dellindustria dellamianto e le controversie nelle organizzazioni internazionali, Epidemiologia & Prevenzione, pp. 7 -11, gennaio-febbraio 2000. (49). Al convegno di Taormina sullamianto del 2009, si stimato che in Italia 4000 persone perdono la vita ogni anno a causa di esposizioni lavorative ed extra-lavorative allamianto. (50). NellEuropa occidentale le proiezioni relative alla mortalit da amianto prevedono 500.000 decessi nei primi 30 anni del 2000. E nel mondo, secondo le stime dellOMS, pi di 107.000 persone muoiono ogni anno a causa di cancro al polmone, di mesotelioma o di asbestosi a causa di unesposizione lavorativa, mentre sono oltre 125 milioni le persone ancora esposte allamianto nei luoghi di lavoro; cfr. World Health Organization, Fact sheet n. 343, luglio 2010. (51). Il seminario nazionale di Medicina Democratica si tenuto il 23.05.2009 presso la sala del Dopolavoro Lavoratori Ferrovieri,- Via Alamanni, Firenze. (52). Articoli che bene ricordare, anche in questa sede, e precisamente: Art. 1 LItalia una

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Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranit appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Art. 41 Liniziativa economica privata libera. Non pu svolgersi in contrasto con lutilit sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libert, alla dignit umana. (53). Forse quando il direttore generale della Confindustria parla dellestrema incertezza del diritto in Italia si riferisce, in modo particolare, alla sentenza emessa 12 febbraio 2009 dalla IV Sezione Penale della Corte di Cassazione? Sentenza nella quale stato condannato in modo definitivo Antonio Zagaglia, direttore dello stabilimento Marcegaglia di Ravenna, per lesioni personali colpose gravissime ai danni di un giovane operaio Catiello Esposito, rimasto vittima di un terribile infortunio che gli cost lamputazione del piede destro e quindi della gamba fino al terzo medio per il sopraggiungere di necrosi cutanea, nonch una ferita da scoppio alla mano sinistra. Il lavoratore, da poco

assunto con contratto di formazione, era addetto al controllo di una macchina cesoia che srotola la lamiera, ne taglia i bordi e poi la riavvolge. Quel giorno la lamiera si aggrovigli: Esposito sal su una pedana per controllare e precipit sulla lamiera in movimento. Il piede destro e la mano sinistra, risucchiati dai rulli, vennero maciullati. Colpa sua, ha sostenuto al processo il direttore Zagaglia, dandogli dellimprudente e del negligente. Colpa di Zagaglia, hanno invece stabilito i giudici: era delegato aziendale alle norme di sicurezza e ha violato in diversi punti la legge 626/1994. Di qui la condanna alla pena detentiva, senzattenuanti n sospensione condizionale per i numerosi precedenti penali specifici; e la condanna per lui e per il responsabile civile, cio il gruppo Marcegaglia, a risarcire i danni alloperaio mutilato (in attesa della causa civile, loperaio ha avuto una provvisionale di 80 mila euro). Per una estesa visione di quanto precede, si veda larticolo di Marco Travaglio pubblicato il 10.05.2011 su Il Fatto Quotidiano.

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VERSO LALBA Seguo la folaga che salza tremante di freddo a cercare lalba. Seguo il passero sulle lamiere tra rse erbe che chiede del sole. Il gabbiano infelice col suo grande amore per il cielo e il mare. Luccello notturno amo amo la sua angoscia il suo grande cuore il coraggio e la morte su cui si trascina irriducibile Ferruccio BRUGNARO

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Capitolo V
SALUTE, AMBIENTE, SOCIETA

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Lambiente contro la salute (lideologia ambientalista contro la resistenza popolare alle nocivit)
di Michelangiolo BOLOGNINI*

*Medico di Igiene
Pubblica, della Sezione di Medicina Democratica di Pistoia e provincia. Il caro Michelangiolo non pi tra noi, ci ha lasciati il 25 agosto 2012. Uomo colto e voce critica, da sempre impegnato a difesa dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, delle persone pi deboli, nonch delle popolazioni esposte ai rischi industriali e ambientali, per affermare il loro diritto inalienabile alla salute e a un ambiente salubre. Con Lui Medicina Democratica perde un sicuro punto di riferimento. Caro Michelangiolo, faremo tesoro della Tua opera, non Ti dimenticheremo!

Per merito della esemplare sentenza Eternit anche la comune opinione pubblica, e non solo una ristettissima minoranza di specialisti, ha potuto finalmente conoscere lesistenza di Stephan Ernest Schmidheiny, miliardario svizzero, uno dei 50 uomini pi ricchi del mondo con interessi nella multinazionale elettromeccanica ABB Asea Brown Boveri, in quella alimentare Nestl, negli orologi Swatch, e nell UBS AG la famosa Unione delle Banche Svizzere, e quindi non solo nellEternit. Meno nota invece ancora la sua attivit culturale e filantropica come promotore

dellambientalismo egemone e pi alla moda, gi a partire dallincontro ONU di Rio de Janeiro del 1990, il famoso Vertice della Terra, autentico vangelo per tanti volenterosi ed ignoranti ambientalisti che non sanno che lavvelenatore dellamianto stato soprattutto il promotore dellideologia dello Sviluppo Sostenibile, prima come indispensabile partner di Maurice Strong, da sempre vice segretario dellONU per gli affari ambientali, e poi con la sua potentissima associazione benefica (venefica) Business Council for Sustainable Devolopment (WBCSD).

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Bisognerebbe anche considerare come lattuale ideologia ambientalista egemone, (potente ed inconsapevole religione per tanti orfani sinistri bisognosi di fedi consolatorie) si connette, come residuo Malthusiano, allideologia nazionalsocialista, che pur stata una moderna risposta, fondata sulla bio- e geopolitica, ad una gravissima crisi di tipo finanziario, economico e sociale in uno stato altamente industrializzato, come allora era la Repubblica di Weimar. Una ideologia fatta da impronte ecologiche (un tempo definite come spazi vitali, di tipo geopolitico), specie sul versante delle risorse energetiche ed alimentari (non a caso la prima teorizzazione del picco petrolifero tedesca, del 1938...). A cui si aggiunge la naturalizzazione del sociale, col dare cause naturali a problemi economici e sociali, con limporre ad esempio catastrofismi innocui (o immaginati) come quello climatico, per occultare le autentiche catastrofi sanitarie, vere e proprie strategie di sterminio biopolitico, imposte da poteri sempre pi emergenziali, a partire dallavvelenamento, con veleni autentici e micidiali, dei cuccioli delle specie viventi, compreso lumana, (con danni epigenetici trasmissibili alle future generazioni), cosi come emblematicamente avviene con limporre tecnologie e produzioni nocive ... catastrofismi funzionali anche per ristrutturazioni economiche da shock, sul modello identificato da Naomi Klein. Lambientalismo egemone, in Europa ed in Italia, si muove allinterno della disastrosa (in termini sanitari) e fuorviante (in termini politico-culturali) strategia energetica del 20-20-20, acriticamente sposata come toccasana da tanti. Una strategia che si realizza concretamente con le centrali nucleari (rilanciate negli USA ed in Italia prima dello spiacevole incidente giapponese, che lha bloccata in Italia), la geotermia inquinante dellAmiata (il sacro monte degli Etruschi), gli inceneritori scandinavi e tedeschi, gli stessi tedeschi che si avvelenano di diossina, da sempre ignorata a favore della profittevole CO2, volano della bolla speculativa della greeneconomy che mercifica, finalmente, dopo terra ed acqua, anche laria, in ossequio alle

idee vincenti del grande, ma poco conosciuto per questi aspetti, Milton Friedman. Pochi infatti conoscono lambientalismo di Milton Friedman. Riassumo alcuni principi: Laria pulita ha un certo costo, esattamente come ha un costo ottenere tutti gli altri beni che desideriamo. Le nostre risorse sono limitate e noi dobbiamo mettere sulla bilancia da una parte i vantaggi derivanti dalla riduzione dellinquinamento e dallaltra i costi.... Il problema reale non <<eliminare linquinamento>>, ma cercare di istituire degli accomodamenti che diano il <<giusto>> ammontare di inquinamento... Nel caso dellinquinamento, il diavolo vituperato tipicamente l<<industria>>, cio le imprese che producono beni e servizi. In realt, i responsabili non sono i produttori ma i consumatori. Essi creano, per cos dire, una domanda di inquinamento ... In definitiva, il costo per ottenere aria pulita, acqua pulita e tutto il resto deve essere sostenuto dal consumatore. Non c nessun altro che possa pagare.... Nei tentativi di controllare linquinamento si (istituito) un ente pubblico di vigilanza e controllo (lUS EPA) .... questo sistema non fornisce nessun meccanismo efficace per assicurare lequilibrio dei costi e dei benefici. Ponendo lintera questione in termini di ordinanze da far applicare, esso crea una situazione che fa pensare a delitto e castigo e non ad acquisto e vendita... come sempre nel sistema burocratico ... gli interessi concentrati prevalgono ... gruppi ben organizzati che si autodefiniscono di <<interesse pubblico>> e che sostengono di parlare a nome di una <base> che forse del tutto alloscuro della loro esistenza.... La maggior parte degli economisti concorda sul fatto che un modo per controllare linquinamento, di gran lunga migliore di quello basato su normative e controlli specifici, consiste nellintrodurre la disciplina di mercato, imponendo dei pagamenti sugli scarichi.... Le imprese private possono contare sulla appropriazione dei benefici solo se hanno la certezza che i prezzi futuri non saranno controllati ... ( e ) ... sosterranno lintero costo solo se saranno costrette a pagare i danni

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arrecati allambiente... Tutto questo stato scritto nel 1979 in Liberi di Scegliere, dove lideologo del nostro triste presente teorizzava anche il tetto del 3% del debito pubblico. Riassumendo: Lambiente deve avere un costo ( per poter mercificare tutto) Le responsabilit sono dei consumatori (promuovere il moralistismo per nascondere le vere cause economiche e politiche) Non si deve applicare il comando-controllo pubblico (per rendere impossibile qualsiasi potere democratico) Le regolamentazioni devono avvenire tramite mercato (ovvero decise dai monopolisti) Il principio da applicare chi inquina paga (poco, e intanto pu inquinare) I Comitati dei cittadini prevaricano la politica (che deve essere a supporto del potere economico). Questi principi ideologici, promossi da Milton Friedman e Stephan Ernest Schmidheiny, sono diventati il patrimonio dellattuale ideologia ambientalista, che ha avuto i suoi leader in coloro che venivano efficacemente definiti Ecolocrati dai compagni francesi della Enciclopedia delle Nocivit, come coloro che vogliono gestire le nocivit e non eliminarle... gli esempi di ecolocrati, nostrani o meno, si sprecano... In alternativa allambientalismo egemone, cosmetico e funzionale allideologia capita-

lista, bisognerebbe cominciare da dove si : - Ricordare che la nostra terra contaminata dai veleni voluti e difesi dai politicanti che inquinano i nostri corpi e le nostre menti, e che questo accade in Italia, e nella ecologica Europa, come in Africa ed in Asia - Ricordare che chi non capace di difendere la terra che lo sostiene difficile che possa pretendere di difendere altra terra... e che esistono cose non negoziabili... non sono negoziabili malattie, sofferenze e morti evitabili. Il fatto che esistono cose non negoziabili oramai incomprensibile per il mondo della politica professionale, la politica sollecita alla mediazione (anche quella fatta con le migliori intenzioni, magari in buonafede ed a partire dal massimo ottenibile, e non quella dellaffarismo ampiamente maggioritaria), ma che per ha perso di vista le cose non negoziabili (in altri tempi si definivano valori o principi) e, per questo, destinata sempre a fallimenti/frustrazioni. E se in questi luoghi ed in questi tempi questa analisi viene definita da alcuni/molti integralista, se ne prenda atto senza scandali o offese, ricordando magari le parole di un padre della Costituzione della Repubblica italiana, Giuseppe Dossetti : quando i poteri pubblici violano le libert fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza alloppressione un diritto e un dovere del cittadino>>.

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OGM

di Giorgio FORTI*
INTRODUZIONE Lintroduzione degli Organismi Geneticamente Modificati (OGM) nella pratica agricola ha tre controindicazioni distinte: i) - quella dei possibili danni ecologici; ii) - eventuali pericoli per la salute umana; iii) - quella dellessere un potente strumento di oppressione sociale e di imperialismo coloniale. A mio avviso, questultimo di gran lunga il pi importante e reale, perch rende i lavoratori della terra ed in generale gli agricoltori, qualsiasi ruolo essi abbiano nella divisione del lavoro agricolo, dipendenti dalle multinazionali che producono e commercializzano le sementi di OGM, e che sono spesso le stesse che producono concimi, diserbanti, insetticidi ed altri prodotti per lagricoltura, o strettamente collegate con esse. Siccome la produzione di sementi geneticamente modificate richiede costosi laboratori dotati del personale competente a valutare ed utilizzare le continue acquisizioni scientifiche in genetica e biologia molecolare, e delle attrezzature per questo tipo di ricerca, evidente che la produzione di OGM non tra le possibilit degli agricoltori, neppure in aziende agricole di grandi dimensioni. Le sementi OGM vengono brevettate dai loro produttori, che ne impongono di fatto lacquisto nei Paesi i cui governi abbiano legalizzato il loro uso. Tradizionalmente, gli agricoltori producono le sementi necessarie alle semine per il raccolto successivo scegliendo la piccola parte del loro raccolto che essi considerano la migliore, con criteri a volte incerti, comunque i loro criteri. Se ora anche per le sementi, come per i concimi minerali e gli altri prodotti industriali per lagricoltura e per le moderne macchine agricole essi dipenderanno da grandi societ industriali, gli agricoltori diventeranno sempre pi indifesi e sfruttabili, costretti ad acquistare strumenti e servizi ai prezzi loro imposti senza reale possibilit di contrattazione, ed a vendere i loro prodotti a prezzi imposti da chi gestisce il commercio dei prodotti alimentari. Questo tragicamente vero nei paesi del terzo mondo, ma si verifica anche nei paesi ricchi dove lagricoltore, anche se padrone della propria terra, ricava dal capitale investito profitti molto inferiori a quelli che compensano il capitale in altri tipi di investimento. COSA SONO E COME SI OTTENGONO GLI OGM La produzione di OGM unapplicazione delle conoscenze sulla genetica molecolare acquisite nella seconda met del XX secolo, su cui occorre qui dare alcune notizie. Oggi si sa che tutti i caratteri morfologici e le funzioni fisiologiche, e quindi le prestazioni (crescita, dimensioni corporee e dei singoli organi, capacit di reagire a stimoli, etc) di un organismo vivente sono determinati dai geni, ereditati dai genitori e trasmessi ai figli. I geni vengono espressi o repressi in risposta al loro programma interno ed agli stimoli dellambiente in cui lorganismo si trova a vivere. Essi sono collocati linearmente sui cromosomi, corpuscoli che si trovano nel nucleo di ogni cellula, e si riproducono fedelmente quando la cellula si riproduce. Negli organismi superiori, piante e animali, il numero dei cromosomi caratteristico di ogni specie, ed formato da N coppie, quindi i cromosomi sono presenti in numero 2N in ogni cellula del corpo (le cellule somatiche) ad eccezione che nei gameti, le cellule addette alla riproduzione

*Docente
dellUniversit degli Studi di Milano e membro dellAccademia dei Lincei. Medicina Democratica, sezione di Milano e provincia.

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sessuale dellindividuo, che contengono la met dei cromosomi: uno di ogni coppia, quindi N cromosomi. Con la riproduzione sessuale, che avviene quando nellorgano specificamente addetto, il gamete maschile (spermatozoo negli animali o granulo pollinico nelle piante) inietta il suo nucleo (quindi tutti i suoi cromosomi), nel gamete femminile (lovulo), la cellula che cos si produce ripristina il numero 2N di cromosomi caratteristico della specie. Da questa cellula, lovo fecondato o zigote, che il nuovo individuo prodotto dalla fecondazione, si formano tutte le cellule dellorganismo adulto (nella specie umana un adulto fatto di circa 5000 miliardi di cellule), differenziate nella forma e nelle funzioni. Durante la vita embrionale avviene il differenziamento delle cellule, che tutte contengono gli stessi cromosomi e quindi gli stessi geni, ma alcune esprimono certi gruppi di geni, altre altri gruppi, per cui si differenziano cellule, tessuti ed organi tanto diversi quanto lo sono foglie, fusto e radici nelle piante; ossa, pelle, vasi sanguigni, sistema nervoso etc. negli animali. Oggi si sta solo cominciando a capire il meccanismo chimico e fisico di questo differenziamento, determinato dalla espressione differenziata e sequenziale dei geni, per interazione con lambiente interno ed esterno. Si conoscono, nelle linee essenziali, gli eventi chimici e fisici dellattivit di geni, e grazie a queste conoscenze si sa come avvengono le modificazioni, normali e patologiche, delle strutture e funzioni delle cellule viventi e come si possono produrre OGM. Nei geni una macromolecola, il DNA, la struttura chimica che presiede alla sintesi e trasmette linformazione per la struttura delle proteine, le quali sono gli effettori di tutte le strutture e funzioni dei viventi: tutte, compresa la riproduzione del DNA e di s stesse. Questo vero in tutti i tipi di organismi: animali, piante, microorganismi e virus. Sono oggi noti anche i meccanismi chimico-fisici di molte funzioni specializzate, in animali (contrazione muscolare, trasmissione dello stimolo nervoso, digestione del cibo, termoregolazione, etc) e nelle piante (fotosintesi, fioritura, formazione del legno, assorbimento di minerali dal terreno,

etc) e come la attivit delle proteine le determinino. I biologi molecolari hanno scoperto, dagli anni 50 in poi, i dettagli della struttura del DNA, la molecola che costituisce i geni ed responsabile della trasmissione dei caratteri ereditari. Oggi si conosce la corrispondenza tra la struttura chimica del DNA e quella delle proteine: si dimostrata la corrispondenza lineare tra sequenza delle 4 basi (milioni di volte ripetute) nel DNA, A,T,G, e C, e la sequenza dei 20 aminoacidi legati linearmente tra loro nelle proteine, e si scoperto che questa corrispondenza di sequenze (una sequenza di tre basi del DNA /aminoacido nelle proteine), il cosiddetto codice genetico, identico in tutti i viventi, dai virus alle piante ed animali, compresa la specie umana. Quando la cellula si prepara a riprodursi, il DNA si duplica fedelmente riproducendo la propria struttura (con meno di un errore per miliardo di basi), ad opera di un complesso di numerose proteine enzimatiche. Quindi, il DNA dirige la propria fedele duplicazione, e d linformazione per la sintesi delle proteine. Analogamente a quanto avviene nel linguaggio parlato, esiste nei viventi corrispondenza tra il significante, il DNA, ed il significato, la struttura della proteina e quindi tutte le strutture e funzioni del vivente. Come si detto, perch si esplichi la funzione occorre che il gene ( il DNA) si esprima, cio dia luogo alla sintesi della corrispondente proteina: questo avviene per interazione con diversi fattori dellambiente, che possono indurre o reprimere lattivit dei geni, ed anche questo fenomeno determinato dalla presenza di geni regolatori, che danno luogo alla formazione di proteine necessarie alla recezione di segnali ambientali, cio alladattamento dellorganismo allambiente. Come si detto, il DNA dirige la propria duplicazione, determinando la struttura di una propria copia che viene trasferita alla nuova cellula che nasce. La duplicazione del DNA molto fedele e precisa, tuttavia avviene con un piccolo errore intrinseco (circa un errore per miliardo di basi). Questo livello di errore d ragione della variabilit biologica entro ogni specie, e dellevoluzione delle specie quale Darwin la ha intuita osservando le differen-

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ze appariscenti (fenotipiche) tra organismi viventi, anche della stessa specie, in ambienti diversi. Oggi sappiamo che le differenze che Darwin ha osservato ed interpretato come adattamenti degli organismi allambiente, per variazione e selezione naturale, sono dovute a mutazioni della struttura del DNA, quindi delle proteine da esso codificate, quindi delle funzioni e forme degli organismi. Il DNA pu essere modificato chimicamente, oltre che dallerrore intrinseco nel meccanismo della sua duplicazione di cui si detto (e che conosciuta oggi nei suoi dettagli chimici), anche da agenti esterni: radiazioni ad alta energia (come quelle che si sprigionano dalla fissione di atomi), o sostanze chimiche dette perci mutagene (ad esempio, il cloruro di vinile, la diossina, i coloranti diazotati e molte altre sostanze, naturali o prodotte dalle attivit industriali). Inoltre, il DNA di una cellula pu essere modificato dallingresso in essa di DNA dallesterno: quanto avviene in natura, con la riproduzione sessuale, durante la fecondazione del gamete femminile (ovulo negli animali, oosfera nelle piante) da parte del gamete maschile (spermatozoo negli animali, granulo pollinico nelle piante). Altre invasioni da parte di DNA estraneo avvengono in natura, negli animali come nelle piante: per esempio, nelle infezioni virali. Il virus che infetta una cellula vi inietta il suo DNA (o RNA, nel caso dei retrovirus come quello dellAIDS), che pu incorporarsi nel DNA della cellula, e venire con esso riprodotto fedelmente e trasmesso alla discendenza. Il DNA virale contiene propri geni che vengono cos incorporati nel patrimonio genetico della cellula e trasmessi alla discendenza: a volte questo un evento disastroso per la cellula che viene uccisa dallattivit dei geni del virus, ma a volte lacquisizione di questi nuovi geni innocua o addirittura vantaggiosa, perch lorganismo, pianta o animale, acquista funzioni utili per ladattamento ad un ambiente che cambia pi o meno velocemente. I biologi evoluzionisti tendono oggi a dare maggior importanza quantitativa che nel passato, per lEvoluzione, allintroduzione negli organismi di DNA estraneo per

effetto di virus o plasmidi. La introduzione di DNA estraneo e quindi di geni estranei nei modi sopra descritti richiede che il DNA invasore abbia una particolare affinit per il DNA della cellula recipiente: un tratto di una certa lunghezza della sequenza di basi deve essere complementare chimicamente, in modo che sia rispettata la corrispondenza A-T e G-C. La incorporazione del DNA estraneo, quando questa condizione sia realizzata, avviene con lo stesso meccanismo, e ad opera delle stesse proteine enzimatiche, che catalizzano la ricombinazione del DNA durante la for-

mazione dei gameti, maschili e femminili. Si tratta quindi di un processo naturale, che avviene con una certa frequenza in natura. Il vantaggio ovviamente ricercato e voluto nella terapia genica, nei casi in cui il paziente ha un gene difettoso che causa la mancanza o la inefficienza di una proteina, e si vuole trasferire nelle sue cellule il gene sano prelevato dalle cellule di un individuo sano. Si trasferisce cio solo un gene ritagliato dal DNA sano, che viene incorporato nel DNA delle cellule isolate del paziente; queste vengono poi fatte moltiplicare in vitro e reintrodotte nel paziente. Queste procedure di ingegneria genetica, che utilizzano le conoscenze sui meccanismi della ricombinazione del DNA, hanno avuto successo in alcuni casi di malattie ereditarie di cellule del sangue, e saranno, si pensa e si spera, sempre pi utilizzate nel futuro. Si tratta esattamente della creazione di un OGM con le cellule del paziente, che vengono modificate artificialmente per rimediare ad un grave, spesso mortale, difetto.

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La produzione di OGM di piante coltivate utilizza esattamente le stesse conoscenze e le stesse tecniche, trasferendo geni (di solito un solo gene) da una pianta che abbia una caratteristica desiderata (come la resistente ad un parassita, insetto, o fungo o virus oppure una caratteristica fisiologica) ad altra pianta, anche di specie diversa. Loperazione ha successo solo se un tratto del DNA estraneo complementare a quello della pianta che lo deve ricevere nel modo detto sopra. Si usa di solito trasferire il DNA estraneo nei gameti delle piante, maschili e/o femminili. I mezzi usati sono: a) - linserimento del gene desiderato sul tratto promotore del DNA di un virus vegetale, con il quale si infetta poi la pianta recipiente; b) - linfezione con batteri (lAgrobacter tumefaciens) portatori del DNA da trasferire; c) - lassorbimento del DNA da trasferire sulla superficie di minuscole sferette, che vengono poi sparate nelle cellule da modificare geneticamente. Il primo metodo pi efficiente, perch si affida alla grande capacit del virus di infettare le piante da trasformare. A differenza del trasferimento genico con il normale processo della riproduzione sessuale, che avviene solo tra organismi della stessa specie e trasferisce tutto il genoma maschile nel gamete femminile, nel caso degli OGM lo sperimentatore trasferisce un solo gene (o pochi geni), anche superando la barriera della specie. MIGLIORAMENTO GENETICO DI PIANTE ED ANIMALI: CONFRONTO TRA INCROCIO NATURALE, MUTAGENESI, OGM Recentemente, il miglioramento della produttivit agricola ha determinato il grande miglioramento delle condizioni di vita di chi lavora la terra, ed stato ottenuto con le selezioni di piante ed animali, con la motorizzazione agricola e con i fertilizzanti minerali. Una svolta epocale, a questo riguardo, iniziata con il XX secolo nei Paesi ad alto sviluppo scientifico-tecnologico, si protratta per tutto il 900 e dura tuttora, anche se i progressi sono oggi pi lenti nei Paesi avanzati. La diffusione di questi progressi (la cosid-

detta rivoluzione verde) nei Paesi del terzo mondo stata enormemente pi lenta, ed in molti Paesi, soprattutto dellAfrica, dellAmerica Meridionale ed alcuni dellAsia il progresso appena o non ancora iniziato. La selezione delle sementi, resa possibile dalle conoscenze delle genetica mendeliana ben prima delle nuove conoscenze sul DNA ricombinante e dellavvento degli OGM, ha aumentato talmente la produzione da consentire di triplicare i raccolti per ettaro, nel caso del mais, e di arrivare a medie di 60-70 quintali/anno di latte per capo nei bovini selezionati per questa produzione. Con le sementi selezionate e lintroduzione delle moderne macchine agricole, si passati dalle 300 ore di lavoro/30 qli di grano (in Italia, negli anni 30), alle 30 ore/300 qli. Anche luso della mutagenesi applicata alle piante di interesse agrario ha dato un contributo notevole: si sono ottenute per mutagenesi e poi selezionate, piante a maggior rendimento o pi resistenti a malattie. In Italia, ad esempio, lunico vero successo economico dellEnte Nazionale Energia Atomica (ENEA, creato per tuttaltri scopi), stato la produzione di mutanti di grano di grande produttivit (il Creso ed il Mida) nel campo sperimentale della Casaccia (Roma), ottenuti per irradiazione di piante nel cosiddetto campo gamma. Oggi si impiegano metodi diversi, e molto meno costosi, per la mutagenesi: mutageni chimici con cui si trattano i gameti di piante per poi fare la fecondazione in vitro e selezionare tra le piante cresciute quelle che abbiano caratteristiche utili. Comunque siano avvenute le mutazioni, per opera di radiazioni ionizzanti o di mutageni chimici, nella mutagenesi cos utilizzata il risultato affidato al caso della ricombinazione e alla scelta casuale dei gameti al momento della fecondazione: si opera cio nello stesso modo in cui avviene il processo evolutivo in natura, per mutazione a caso e selezione naturale, con la differenza che si aumentano di molto le mutazioni, e la selezione dei mutanti quella desiderata dallo sperimentatore, e non dal piano imprevedibile e misterioso del caso, che coincida o meno con quello intelligente (ma misterioso) del Creatore. Non cos nel caso degli OGM: qui il ricerca-

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tore sceglie precisamente il gene da trasferire, che sa gi essere il responsabile del carattere desiderato nellorganismo da cui lo preleva, dovuto alla proteina codificata da quel gene. La difficolt principale sta nel fatto che il gene estraneo trasferito si inserisce in un tratto del DNA ospite che pu essere inadatto ad ospitarlo in modo che permanga stabilmente nel genoma delle successive generazioni. Succede infatti che il gene trapiantato venga perduto gi alla successiva generazione o dopo poche generazioni. IL BILANCIO NEGATIVO DEGLI OGM IN AGRICOLTURA Gli obiettivi per la produzione di OGM per lagricoltura - (non si discuter qui, per brevit, degli OGM costruiti per lindustria farmaceutica o altre industrie) - sono stati e sono di varia natura, sempre finalizzati tuttavia al profitto delloperatore: 1) - resistenza a stress ambientali (temperature estreme ed eccessiva intensit della luce, salinit, siccit, etc); 2) - resistenza a malattie da funghi, batteri e virus; 3) - resistenza ad erbicidi (usati contro le erbe infestanti); 4) - resistenza ad insetti parassiti; 5) - produzione di farmaci e vaccini; 6) - miglioramento del raccolto in qualit e/o quantit, ottenuto con il miglioramento genetico e quindi le prestazioni della pianta coltivata. Circa lultimo punto, il pi importante che tutti li riassume, i risultati sinora ottenuti sono pressoch nulli. Il miglioramento del raccolto pu essere, in linea di principio, ottenuto con ognuno dei precedenti 5 obbiettivi. Tuttavia, i risultati ottenuti sono estremamente modesti, ed in nessun caso si potuto dimostrare, con i metodi rigorosi della sperimentazione agraria, un reale aumento della produzione degli OGM rispetto alle migliori variet ottenute con la selezione mendeliana per incrocio di variet o per mutagenesi. Un beneficio certamente stato ottenuto, per s, dalla multinazionale americana Monsanto, detentrice di circa l80% degli OGM coltivati, che essa ha brevettato e messo in commercio nei Paesi che hanno accettato la introduzione di queste piante sul territorio nazionale. Un exploit certamente redditizio stato la produzione di un

OGM di soia resistente allerbicida glifosato, prodotto e brevettato dalla stessa Monsanto, che cos vende lerbicida che consiglia di usare in dosi massicce contro le piante infestanti nei campi in cui cresce la soia GM Monsanto! Nonostante la mediocrit dei risultati utili per lagricoltura ottenuti con gli OGM, i sostenitori di questa pratica non sono solo le grandi compagnie del biotec, che promettono risultati grandiosi per il futuro, e li propagandano con gran dispiego di mezzi. In attesa dei futuri successi, i danni sono gi sin troppo evidenti.

Occorre purtroppo osservare che c stato, dilagante, un molto consistente appoggio agli OGM da parte di molti ricercatori di universit ed istituti di ricerca, pubblici e privati. Allettati dal miraggio di diventare ricchi con la brevettazione di OGM di successo, e/o di rendersi utili ai propri simili e salvare lumanit dalla fame, come alcuni insigni genetisti vegetali si sono espressi, molti hanno abbandonato uno dei requisiti fondamentali della ricerca scientifica, la collaborazione con tutti gli altri ricercatori, per abbracciare lideologia della concorrenza che, ammesso che possa esser benefica per le attivit economiche e commerciali, certamente deleteria per la ricerca, che ha per oggetto il conoscere come fatto lUniverso e come funzioni. Laltro ingrediente essenziale per lattivit scientifica, in tutti i campi, la curiosit, la tensione verso il capire la struttura delle cose: questo incompatibile con lo scopo di produrre il pi presto possibile qualcosa da vendere. Siccome diventato costume dei governi di incoraggiare e finanziare la ricerca scientifica solo se pro-

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duce dividendi a breve, vengono finanziati ricercatori che scrivano progetti magniloquenti sui prodigiosi vantaggi economici attesi dal loro lavoro. Questa politica della ricerca, adottata sconsideratamente per banale e semplicistica applicazione delle teorie liberiste e per fenomeni di degenerazione nei rapporti tra ricercatori, istituzioni politiche e gruppi dellindustria biotec, ha portato ad un netto peggioramento della qualit della ricerca scientifica in USA ed in Europa, ed il peggioramento non sembra aver fine, alimentato dalla dominante ideologia capitalista del mercato. Chi scrive pensa che la ricerca abbia intrinsecamente, ed inevitabilmente, applicazioni utili alla vita della societ, per il bene e per il male: le conoscenze sulla struttura del nucleo atomico hanno portato alla bomba atomica ed allinsana idea di costruire dei reattori nucleari per produrre elettricit, ma anche ad una lunga serie di utili strumenti per la vita di tutti i giorni. Le scoperte sui fenomeni biologici sono alla base dello sviluppo della medicina moderna che ha certo avuto ripercussioni sulla vita umana, migliorandone la qualit e diminuendo le sofferenze: si pensi alla cura e prevenzione delle malattie. Non si pu invece attribuire a queste scoperte la formazione della struttura gerarchica ed autoritaria delle istituzioni mediche, che legata alla struttura sociale generale prevalente nelle nostre societ. Il sapere, prima di essere applicabile, deve essere raggiunto: quando Mendel ha scoperto le leggi della trasmissione ereditaria dei caratteri era spinto dalla curiosit del capire perch i figli assomigliano ai genitori in certi caratteri, pur differendo da essi in altri: non aveva certo in mente di migliorare la produzione dei piselli che usava per i suoi esperimenti, n avrebbe potuto, perch una simile applicazione di un fatto del tutto ignoto era, letteralmente, impensabile. Quando Einstein ha scoperto leffetto fotoelettrico stava cercando di capire le relazioni materia-energia-radiazioni, ed ha dato un contributo fondamentale in questo campo, a favore della teoria dei quanti. Ma non aveva certo in mente di inventare aggeggi utilissimi, sviluppati dopo anni e decenni, come i semiconduttori, e col tempo, arrivare alla

televisione, ai telefonini, ai computers ed ai tanti altri aggeggi che oggi adoperiamo (e neppure alla bomba atomica che abbiamo adoperato): se avesse avuto in mente di applicarsi a far qualcosa di immediatamente utile per leconomia non avrebbe scoperto leffetto fotoelettrico. La corruzione (mentale e forse non solo) della ricerca sugli OGM asservita, pi o meno coscientemente, agli interessi dei signori del biotec e della finanza mondiale dunque un grave danno prodotto dalluso di questa tecnologia. Ed simmetrico allasservimento degli agricoltori, ai quali viene imposto luso di sementi brevettate, che sono costretti ad acquistare dalle multinazionali del biotec, insieme a concimi, diserbanti e quantaltro. Questa servit dura negli anni, perch le sementi sono brevettate, e gli agricoltori non possono per contratto produrre la propria semente, come hanno sempre fatto, perch il brevetto propriet della Compagnia che lo ha prodotto. Oltre al danno economico immediato, gli agricoltori sono privati della caratteristica loro propria di creare e accumulare attraverso le generazioni una sapiente conoscenza della vita propria e delle piante ed animali che coltivano ed allevano, e di cui hanno imparato a conoscere le caratteristiche di adattamento al terreno ed al clima. Questi saperi scompariranno quando gli agricoltori saranno ridotti a dipendenti, precari e non pagati, delle multinazionali del biotec. Vi sono anche altri aspetti negativi delluso di OGM in agricoltura, di cui molto si parlato, e che tuttavia sono meno importanti di quello discusso qui sopra. Li riassumo qui brevemente: A - Danni alla salute umana per ingestione di vegetali contenenti OGM o di carni di animali nutriti con OGM. Occorre qui osservare che i geni ingeriti non vengono assorbiti intatti: tutte le macromolecole ingerite vengono degradate nel tubo digerente, fino ai componenti monomerici ed oltre. Il DNA degradato dagli enzimi della digestione e vengono assorbite le singole basi, o i prodotti della loro ulteriore degradazione. Le proteine vengono degradate ad aminoacidi, e questi vengono assorbiti. Nelle cellule del nostro organismo le basi azotate del DNA

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ingerito e digerito vengono utilizzate per la sintesi dei nucleotidi, poi adoperati per la duplicazione del DNA, su informazione del nostro DNA, quello ereditato dai genitori e presente in ogni nostra cellula. Se il DNA di animali e piante ingerito venisse a far parte del nostro patrimonio genetico, mangiando labbacchio alla romana ci spunterebbero le corna da ariete, e mangiando linsalata formeremmo foglie e radici. Lo stesso dicasi per le proteine ingerite, che vengono degradate ad aminoacidi, e questi utilizzati per la sintesi delle nostre proteine, sintetizzate su informazione del nostro DNA. Si parlato di reazioni allergiche contro proteine o altre molecole degli OGM: le reazioni allergiche di certe persone contro varie sostanze presenti in cibi specifici sono note, ma non risulta che siano state dimostrate in particolare per sostanze presenti in cibi contenenti OGM. Se si volesse applicare il principio di precauzione, lo si dovrebbe dunque applicare prima di ingerire qualsiasi nuovo cibo, appena cessata lalimentazione col latte materno. Per fortuna, gli esseri umani non seguono questo comportamento. B - Contaminazione da OGM delle coltivazioni adiacenti a quelle degli agricoltori che hanno scelto le sementi OGM: questa unevenienza molto reale. Infatti il polline trasportato dal vento (per le piante anemofile) o dagli insetti (per le piante impollinate da insetti) pu certo impollinare le piante del vicino, senza che questi possa difendersi: sono ridicole le leggi adottate in certi Paesi (USA, Canada) che prescrivono distanze da 50 a 250 metri dal confine di propriet come limite da osservarsi per la semina di OGM: stato dimostrato che non bastano 4 km! Questo sopruso fa parte della imposizione praticata dalle multinazionali del biotec, con la complicit dei governi, per imporre il loro volere. C - La coltivazione di OGM resistenti ai diserbanti stata accusata, nel caso in cui il gene responsabile della resistenza si diffonda alle piante infestanti, di rendere queste resistenti ai diserbanti, con grave danno per gli agricoltori, e per i loro vicini che usano gli erbicidi e non gli OGM. Si tratterebbe di

trasferimento del gene ad una specie diversa, cosa non impossibile tra specie vegetali considerate distinte ma vicine, per il fatto che certe distinzioni di specie nelle piante sono piuttosto distinzioni di variet della stessa specie. D - Un argomento contro gli OGM che essi diminuiscono la biodiversit, cio la variet genetica delle specie coltivate, ed indirettamente anche di quelle non coltivate ma presenti, allo stato selvatico, nello stesso ambiente. Infatti, la coltivazione esclusiva di OGM in una regione certamente elimina o riduce le variet precedentemente quivi coltivate, anche se queste ultime erano ben adattate allambiente, e produttive: il risultato del lavoro, per generazioni, degli agricoltori locali. Il guaio dovuto al potere oppressivo dei signori del biotec, e dei governi che li favoriscono o sono loro soggetti. Per quanto riguarda le piante della stessa specie, o comunque interfertili con essa, presenti nellambiente allo stato selvatico, la contaminazione da OGM dovrebbe essere temibile solo se lOGM fosse meglio adattato allambiente naturale delle piante selvatiche autoctone: se questo avvenisse, i produttori di OGM avrebbero contribuito positivamente allEvoluzione darwiniana! Per la preservazione della grande variet delle specie viventi in natura (ce ne sono molte centinaia di milioni, probabilmente miliardi), dato che molto poche specie sono utilizzate per lalimentazione umana (si pensi che riso, mais e grano forniscono circa l80% dellalimentazione umana, ed un centinaio di altre specie vegetali provvedono al resto; un centinaio di specie foraggere nutrono gli animali terrestri che mangiamo, ed un certo numero di specie di alghe nutrono i pesci commestibili), occorre che la produttivit della terra coltivata sia la pi alta possibile, in modo da limitare la superficie coltivata al minimo indispensabile, e lasciare il resto alla foresta e comunque allo stato di naturale incoltura. Laltro ovvio ed indispensabile provvedimento, la limitazione del numero di esseri umani. Sembra oggi che il traguardo dei 10 miliardi sia inarrestabile: non dovrebbe per essere superato, per evitare il disastro.

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Allevamenti intensivi: conseguenze ambientali, sociali, sanitarie ...


a cura di Enrico MORICONI*, Giorgio SERRA*, Germano CASSINA*, Pietro Luigi CAZZOLA**
PREMESSE Le trasformazioni avvenute nel secolo passato, nellambito delle attivit produttive e in quello zootecnico in particolare, sono state enormi. Si passati da un societ prevalentemente contadina caratterizzata da uneconomia semplice di tipo familiare ad una societ industriale e post-industriale. Vi stata una forte avanzata del benessere delle popolazioni occidentali nel dopoguerra e anche la zootecnia ha dovuto adattarsi. Al crescere delle domande di prodotti sono state applicate le nuove regole dellattivit industriale: strategie di sfruttamento degli animali sempre pi elevate ed utilizzo del modello dellallevamento intensivo quale unica possibilit per produrre elevati quantitativi di derrate alimentari, riducendo i costi. Gli allevatori, cos facendo, hanno modificato il loro naturale rapporto con il contesto ambientale e inseguendo le logiche del profitto hanno sfruttato gli animali a livelli antifisiologici. Questo modello di sviluppo agricolo tumultuoso ha cambiato il territorio, imponendo una coltivazione praticamente unica in pianura padana, trasformandola cos in un immenso campo di mais necessario a sostenere lalimentazione di animali adatti a mantenere elevato il livello produttivo. Le aziende per sopravvivere ad una competizione di mercato forte hanno dovuto adattarsi, aumentando il numero di animali presenti in azienda, utilizzando a fondo le riserve di lavoro presenti in famiglia e indebitandosi per aumentare le propria penetrazione sul mercato. Gli investimenti nelle strutture, nei macchinari pi moderni, nella genetica per produrre di pi con un numero eguale di animali, hanno dovuto essere comunque supportate da sostegni comunitari rilevanti, per produrre un latte che vedeva diminuire il prezzo alla stalla mentre aumentavano i costi. I territori hanno subito trasformazioni importanti, in quanto le centinaia di allevamenti familiari presenti nellimmediato dopoguerra ed ancorati a piccole unit territoriali, dove il fine era unicamente il soddisfacimento delle esigenze primarie di una famiglia o poco pi, non hanno potuto reggere ad una societ che richiedeva un tenore di vita pi elevato. stato necessario trasformare le unit produttive per renderle adeguate alle regole del mercato, diminuendo esponenzialmente il numero di allevamenti e concentrandoli. In questo contesto si perduta la cultura contadina che utilizzava lanimale per un ciclo vitale pi lungo, fino a 20 anni e talvolta fin quasi alla fine della vita biologica, lutilizzo quotidiano degli animali per il lavoro e per le ridotte produzioni di quel tipo di allevamento, si avvicinava al loro ciclo vitale, anche perch lanimale rappresentava spesso lunica fonte di reddito e non vi erano modelli imprenditoriali pi aggressivi. La costruzione di contenitori di animali, vuoi per le produzione di latte vuoi per la produzione di carne, dettata dalla necessit di sostenere lallevamento intensivo, ha dovuto fare i conti con altri problemi tra i quali merita citare la medicalizzazione degli allevamenti ed il benessere degli animali. Animali che sono costretti in spazi ridotti e stressati per le forti produzioni, pi facilmente si ammalano e lallevatore costretto ad utilizzare il farmaco, che stato adoperato spesso anche fraudolentemente per incrementare le produzioni stesse. Lutilizzo corretto dei farmaci, da un lato rappresenta un aggravio di costi necessario per lazienda e dallaltro impone metodiche

*Medico Veterinario
del Servizio Sanitario Nazionale; Medicina Democratica Regione Piemonte. **Biologo, Servizio Sanitario Nazionale; Medicina Democratica Regione Piemonte.

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di attenzione e controllo sul suo utilizzo per non creare situazioni di pericolo sulla salute pubblica, ma con ulteriori costi sulla collettivit. I problemi connessi agli allevamenti intensivi, per, non sono stati immediatamente individuati e sono occorsi anni prima che gli effetti del nuovo sistema fossero compresi. Gi negli anni ottanta per si erano sollevate le voci che analizzavano il sistema degli allevamenti industrializzati sottolineandone le criticit collegate. Alle voci indipendenti e non schierate aprioristicamente che negli anni avevano richiamato lattenzione sulla diverse conseguenze ambientali connesse agli allevamenti intensivi si sono poi aggiunte le posizioni ufficiali. Ad esempio un articolo pubblicato su La Repubblica del 28 gennaio 2003 riassumeva efficacemente il problema: La bistecca fa male alla Terra leffetto serra ci cambia la dieta - di MARK BITTMAN - 28 gennaio 2003 New York - Queste vere e proprie catene di montaggio della carne, che partono dalle fattorie, consumano quantit smisurate di energia, inquinano lacqua e i pozzi, generano significative quantit di gas serra, e richiedono sempre pi montagne di mais, soia e altri cereali, un fatto che ha portato alla distruzione di vaste aree delle foreste pluviali tropicali. In seguito anche la FAO ha focalizzato il tema con il documento Livestocks Long Shadow del 2006. Di seguito si propone una descrizione riassuntiva delle criticit degli allevamenti industrializzati relativamente agli aspetti ambientali, sociali e anche alle conseguenze per la salute umana. CONSUMO DI SUOLO E INQUINAMENTO. LA CATENA ENERGIVORA La produzione di mais, frumento, soia e riso ammonta a circa 2 miliardi di tonnellate allanno, con variazioni inevitabili a seconda delle condizioni atmosferiche, e di questi una parte, tra il 40 per cento e la met, serve unicamente per alimentare gli animali degli allevamenti intensivi, che sono stati trasformati in mangiatori di cereali mentre in natura le varie specie avevano diete diverse. Poich la maggior parte delle proteine animali (carne e derivati) viene destinata ad

una minima parte della popolazione mondiale che ne fa uso in abbondanza, circa 1,5 miliardi appartenenti alla parte ricca della popolazione, ne discende che questi consumano una quantit esorbitante di cereali che potrebbero servire direttamente per lalimentazione umana. In Italia la superficie cerealicola non sarebbe sufficiente, se seminata solo a mais, neanche ad alimentare gli animali allevati, ed infatti si importa pi della met del fabbisogno. Poich, inoltre, la domanda in crescita continua, questo stimola la deforestazione in quanto si trasformano le foreste tropi-

cali, uniche rimaste nel mondo, in pascoli e seminativi: Gli allevamenti sono fra i principali responsabili della deforestazione, ad esempio in America Latina dove il 70 per cento delle ex foreste in Amazzonia sono state rase al suolo e sostituite da pascoli. (Rapporto Livestocks Long Shadow della FAO del 2006). Il consumo di cereali elevato perch nel passaggio cereali-animali-uomo si perdono quote importanti di alimento; un bovino, ad esempio, per crescere di un chilo ha bisogno fino a 20 chili di cibo. INARIDIMENTO La produzione di fertilizzanti nel mondo passata da 15 milioni di tonnellate negli anni 50 a 140 nel 2000. Le concimazioni chimiche dei cereali (ed anche degli altri seminativi in verit) riducono la presenza dellhumus, pertanto la terra perde sostanza organica e si inaridisce: il 40% della pianura padana a rischio presentando una quantit di materia organica inferiore al 2%. Il processo comune in

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tutte le zone agricole sottoposte ad un intensa richiesta produttiva sostenuta dalle concimazioni chimiche. La responsabilit degli allevamenti intensivi chiaramente dovuta al fatto che la zootecnia uno dei maggiori clienti in tema di acquisti di cereali. INQUINAMENTO Le monoculture, indispensabili per produrre i cereali richiesti dal mercato, necessitano di un elevato aiuto chimico. I pesticidi rappresentavano un Pil di 2 milioni di dollari nel 50 salito a 140 milioni nel 99 e a 150 milioni nel 2007 (Raj Patel I padroni del cibo). Queste sostanze vengono in parte assunte dagli animali, in parte rimangono nei terreni e nelle acque dove contribuiscono ad alterare lecosistema. CONSUMO E INQUINAMENTO DELLE ACQUE. I NITRATI NELLAMBIENTE La filiera zootecnica poi uno dei settori che pi pesano sulla crescente scarsit di risorse idriche, contribuendo sia al loro prelievo che al loro inquinamento, soprattutto per le deiezioni animali, con i residui di antibiotici e ormoni, le sostanze chimiche provenienti dalle concerie, e, a monte, i fertilizzanti e i pesticidi utilizzati per irrorare le colture da mangime. Gli allevamenti intensivi concentrano anche le deiezioni in poche aree dove linquinamento diventa altissimo. Si calcola che gli animali allevati in pianura padana scarichino un quantitativo di inquinanti equivalente ad una popolazione aggiuntiva di circa 126 milioni di persone! In altre parole un suino inquina da 4 a 6 metri cubi di acqua al giorno! Un tempo si usava il letame che era un buon concime e meno inquinante, oggi le deiezioni si presentano in forma liquida, addizionate di acqua che aumenta il potere inquinante e diminuisce leffetto concimante. La presenza di azoto e fosforo nelle falde, nonch gli scarichi nei corsi dacqua dove determinano il fenomeno delleutrofizzazione, cio di un accumulo di elementi nutrienti che attaccano la biodiversit in quanto fanno prosperare alcune specie di alghe a detrimento di altre per cui diminui-

sce il numero delle specie e di fatto la biodiversit si riduce fino a scomparire quasi del tutto. Si arriva cos ad una condizione che viene definita di morte biologica, e come succede gi in diverse parti del globo, ad esempio nel Mar Giallo ma anche lAdriatico non sta bene. CONSUMO DI ACQUA Le coltivazioni cerealicole devono essere irrigate: un tonnellata di mais necessita di almeno mille tonnellate di acqua. Produrre un chilo di carne bovina significa consumare circa 13.000 litri dacqua, ma il prof. Veronesi alza la quota a 35.000!, e un chilo di carne suina circa 4.300. Lirrigazione intensa per le coltivazioni lascia nel terreno sali minerali che non riescono ad essere asportati dai vegetali, il loro accumulo porta alla salinizzazione e al deterioramento delle terre, si calcola cos che: la salinizzazione colpisce 20-30 milioni degli attuali 260 milioni di ettari di terre irrigate. INQUINAMENTO DELLARIA Il bestiame produce globalmente pi gas serra del settore dei trasporti: il 18 per cento del totale, in termini di CO2 equivalente. Se si includono le emissioni legate alluso dei suoli e al cambiamento nelluso dei suoli, il settore zootecnico responsabile del 9 percento della CO2 imputabile alle attivit umane, e di una percentuale molto maggiore di altri gas serra: il letame esala infatti il 65 percento degli ossidi di azoto, il cui potenziale climalterante 265 volte maggiore di quello della CO2. Inoltre, responsabile del 37% del metano da attivit umane, in gran parte prodotto dal sistema digestivo dei ruminanti, e del 64 percento dellammoniaca, che contribuisce significativamente alle piogge acide. (Rapporto Livestocks Long Shadow della FAO del 2006 ). I gas del rumine sono formati da CO2, CH4 e N2, e vi possono essere tracce di ossigeno, idrogeno, H2S, e CO. La produzione di gas aumenta considerevolmente dopo il pasto e pu raggiungere, nel bovino adulto, da 25 a 35 litri allora (Erich Kolb, Fisiologia animali domestici). CONSUMO DI ENERGIA (PETROLIO) E stato calcolato che un chilo di carne bovi-

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na richieda la quantit di 9 chili di petrolio per essere prodotta. I carburanti servono per produrre i concimi e i pesticidi necessari per i cereali di cui si nutrono gli animali, per la coltivazione dei seminativi, per lenergia necessaria alla macellazione e per la movimentazione dei bovini e dei prodotti da loro derivati. Calcolando la quantit media di carne consumata, circa 35 kg pro capite allanno, nel mondo si pu stimare un consumo di 300 milioni di barili pari ad un sesto del consumo totale di petrolio nel mondo cio circa il 16%. OGM IN AGRICOLTURA La spinta produttiva facilita lintroduzione delle coltivazioni geneticamente modificate. In Italia nel 2003 sono stati individuati migliaia di ettari di mais geneticamente modificato. Gi ora, mais e soia modificati possono essere usati nellalimentazione degli animali. Chi mangia carne non biologica deve sapere che consuma anche semi di cereali modificati CONSEGUENZE SOCIALI Unaltra conseguenza la chiusura dei piccoli allevatori in quanto diminuendo il margine di guadagno, tra spese crescenti e ricavi in diminuzione, le aziende di dimensioni ridotte sono costrette a chiudere, fenomeno inarrestabile da alcuni anni a questa parte. Inserita nei temi della globalizzazione, anche la zootecnia intensiva soggetta alla delocalizzazione degli allevamenti che, infatti, gi vengono spostati dai paesi occidentali a quelli orientali o del terzo mondo, dove i costi sono inferiori e le normative che regolano la produzione sono pi carenti; questo determina problemi di inquinamento, ma anche di maggior sfruttamento degli animali che normalmente in questi paesi non sono soggetti a tutela. Da quei paesi poi le carni e i derivati vengono importati in occidente. CHI CI GUADAGNA: LE MULTINAZIONALI Se non si analizza con attenzione non si riesce a comprendere il meccanismo che sostiene il sistema e chi ci guadagna. Con i dati per si capisce che il vero interesse

tutto delle multinazionali. Cinque societ (State of the Word del 2002) controllano il 65% del mercato globale dei pesticidi; cinque societ controllano il 75% del mercato globale delle sementi in genere, ma 2 cartelli Cargill/Monsato e Archer Daniel Midlands/Novartis ne controllano il 60%, cinque imprese leader di commercio di cereali controllano oltre il 75% del mercato globale. Sono la Cargill (Usa), Archer Daniel Midlands (Usa), Louis Dreyfuss (Francia, Usa), Bunge (Usa), Andr (Svizzera). (la Repubblica 23.8.2002). Limportanza del settore rappresentato da

alcune cifre, ad esempio il valore globale dellagrochimica: 2 miliardi di dollari nel 1950, 30 miliardi nel 1999 (State of the word) e 35 nel 2004 (Raj Patel ); 2 cartelli Cargill/Monsato e Archer Daniels Midlands /Novartis controllano il 75% del mercato globale (la Repubblica 23.08.2002). Nel mondo: le prime quattro aziende nella lavorazione della carne di manzo nel mondo nel 1990 detenevano il 70% del commercio e sono arrivate a poco pi dell80 per cento nel 2002. Per la carne di maiale sempre le prime quattro aziende commerciavano nel 1982 circa il 38% del totale per arrivare nel 2004 a circa il 61%. Per i polli in batteria si passati dal circa il 38% nel 1987 al 62 % nel 2003. Per i tacchini si passati dal 30% nel 1986 l 50%nel 2003. Infine le prime quattro aziende di supermercati gestivano il 2% delle vendite nel 1997 e sono arrivate al 43% nel 2004. ( Raj

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Patel I padroni del cibo). Ancora, State of the Word del 2002 riporta questi dati: Una azienda controlla pi del 60% degli acquisti di pollame in Centro America. Negli Usa 4 societ controllano il confezionamento dell 80% della produzione di carne bovina e 5 societ il 75% di quella suina. DIMINUZIONE DELLE AZIENDE E AUMENTO DELLE SUPERFICI AGRICOLE Poich il sistema determina una forbice nella quale sono inseriti i contadini, tra prezzi crescenti delle materie di utilizzo, dai semi ai fitofarmaci agli stessi beni di consumo come i carburanti, e la diminuzione del valore dei prodotti da loro venduti, le aziende che meglio riescono a sopravvivere sono quelle che fanno economie di scala. Come detto in precedenza le piccole aziende sono penalizzate maggiormente e o riescono a coltivare prodotti speciali o a realizzare sistemi produttivi particolarmente efficienti ed efficaci o sono costrette a chiudere. I dati relativi agli Usa dicono che negli anni 40 vi erano circa 6,3 milioni di fattorie che avevano una estensione media 200 acri (un acro circa 4046 metri quadri), mentre nel 2000 le aziende erano diminuite a circa 2 milioni e lestensione passata 450 acri circa. (Raj Patel I padroni del cibo). Il sistema porta anche ad uno sfruttamento dei salariati che operano nel settore, cos negli Usa, in California, la paga dei salariati agricoli di 7,69 dollari allora se sono in regola gli irregolari guadagnano anche meno. (Raj Patel, idem). UN ESEMPIO: LA CONCENTRAZIONE DELLE AZIENDE IN PIEMONTE Il processo di concentrazione delle aziende comunemente diffuso, daltronde il Ministro Usa allAgricoltura negli anni 60 lanciava la parola dordine Ingrandirsi o sparire. In Piemonte si visto diminuire in pochi anni il numero di aziende agricole del 20,5% e parimenti crescere lincidenza delle aziende con almeno 20 ettari di Sau, una soglia in media con quella europea. Sempre in Piemonte, nel settore zootecnico,

negli anni dal 2005 al 2007 le aziende di allevamento bovino sono diminuite di 1033 unit, da 18874 a 17841 con un calo percentuale del 5,5 % e il numero dei capi allevati aumentato di circa il 3% nello stesso periodo. Cio i dati dimostrano che anche in questa regione presente il fenomeno della penalizzazione delle piccole aziende che sono assorbite da altre pi grandi. SALUTE UMANA Gli allevamenti intensivi vivono sulla somministrazione di farmaci, sopratutto antibiotici (che sono consentiti) e anabolizzanti (vietati). Gli antibiotici prodotti in Europa sono circa 13000 tonnellate allanno e di questi la met, circa 6.500 tonnellate, viene data agli animali. Un bovino mangia, in 18 mesi circa, una quantit di sostanze chimiche pari a circa 5 chili. Antibiotici e sostanze chimiche finiscono nei piatti dei consumatori oltre che nellambiente. Coloro che mangiano i prodotti derivati da questi animali possono andare incontro a fenomeni di antibiotico resistenza, un problema in crescita negli ultimi anni. Altri rischi, legati allalimentazione carnea di allevamento intensivo sono connessi alla presenza di ormoni anabolizzanti, beta agonisti e alla possibilit di sviluppare forme tumorali, cardiopatie e intossicazioni (in particolare da parte degli addetti). I problemi legati alla salute sono quelli che allarmano maggiormente lopinione pubblica, che viene costantemente tranquillizzata, dalle autorit e dai produttori, con il richiamo ai numerosi e qualificati controlli ai quali sarebbero sottoposti gli animali e i prodotti da essi derivati. In realt la strada dei controlli totalmente inefficace di fronte a consumi e produzioni sempre crescenti e allo strapotere delle multinazionali della chimica. Il problema dei controlli la quantit da controllare; solo per fare qualche piccola cifra, si tratta, nel settore zootecnico, di analizzare pi di 700 milioni di animali macellati ogni anno in Italia e 18 milioni di tonnellate di mangimi per animali. Inoltre i produttori di sostanze proibite sono in

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grado, cambiando semplicemente una molecola o un legame chimico di rendere totalmente vani i controlli di laboratorio. Se una sostanza sconosciuta non pu essere rintracciata. Basti pensare che attualmente esistono in commercio decine di molecole somministrate agli animali per aumentare la loro crescita, ma solo una quindicina di queste sono conosciute e dunque cercate nei laboratori degli istituti zooprofilattici. Il mercato ha risolto il problema con lautocontrollo ad opera delle stesse industrie. Questo per totalmente legato alla responsabilit dei produttori e non garantisce affatto i consumatori. CONSEGUENZE SOCIALI A LIVELLO MONDIALE La crescita della produzione sia di vegetali, sia di prodotti a base di proteine animali non riesce a combattere il problema della fame del mondo e, anzi, invece di vedere diminuire il numero degli affamati, questo aumenta continuamente. In ultimo, nei primi giorni del 2012, di fronte al temuto prolungarsi e aggravarsi della crisi economica mondiale, stato lanciato lallarme sulla possibilit che questa faccia risentire le sue conseguenze in misura pi grave sulla parte povera della popolazione mondiale e che aumentino ancora, nel prossimo futuro, le persone che non riescono a raggiungere la sicurezza alimentare di poter mangiare (mentre nei paesi ricchi per sicurezza alimentare si pensa solo alla salubrit dei cibi). CONCLUSIONI La crescita degli allevamenti intensivi stato un evento importantissimo nella storia dellagricoltura, di fatto una rivoluzione epocale che ha contribuito a industrializzare il settore, infatti la richiesta di cereali anche per gli animali ha sicuramente accelerato la rivoluzione verde degli anni sessanta basata sulle concimazioni chimiche. Un altro segnale di innovazione stata la globalizzazione del settore che, nonostante i dazi sulle merci, quando ancora esistevano, faceva gi circolare gli alimenti per tutto il mondo. Lagroindustria e la zootecnia industrializzata hanno ugualmente seguito levoluzione

neoliberista delleconomia mondiale che ha portato non gi a maggiore giustizia ed equit ma ad un maggiore disuguaglianza tra le parti ricche e povere della popolazione mondiale, segnando il passaggio per moltissime persone dalla povert, a volte decorosa, alla miseria pi indicibile. Oggi il settore lancia segnali di un futuro preoccupante per coloro che li vogliono cogliere, in particolare denuncia un allarmante avvicinamento al limite produttivo mondiale, parallelamente a quanto avviene per altre materie prime. Lallargamento delle coltivazioni in nuovi terreni sta ormai coinvolgendo le foreste pluviali tropicali, vera fonte di sopravvivenza per il pianeta intero, ma la fame di terra, stimolata dal mercato e non governata a livello amministrativo da politici troppo poco indipendenti dalle lobbies economiche e finanziarie per dettare norme di salvaguardia, non riesce a individuare soluzioni ambientalmente e socialmente pi eque e sostenibili. Certamente, nella natura umana proporre sempre nuove soluzioni produttive, innovazioni, cambiamenti, e di comprendere i problemi solo quando questi si presentano effettivamente, per il consumo di suolo da parte dellagricoltura e dellallevamento un dato di fatto reale e molto pi evidente di quello che accade in altri settori. Si deve aggiungere che laumento futuro della popolazione terrestre (prevista fino a 9 miliardi di individui) e della domanda di proteine animali impone delle riflessioni su quale possano essere le scelte per rispondere ai problemi che inevitabilmente a tale processo sono collegate. Non si pu dimenticare che, accanto alle ipotesi di aumento produttivo ricorrendo a tecnologie quali lutilizzo di organismi geneticamente modificati per incrementare le rese, ancorch i tentativi fin qui fatti non abbiano dati risultati incoraggianti (sul punto si veda anche larticolo di Giorgio Forti, pp. 199-205), da parte di studiosi e ricercatori il problema affrontato anche con approcci diversi, essendovi chi propone carne ottenuta sinteticamente con il lavoro di batteri oppure altri che ipotizzano nel futuro, per soddisfare la richiesta di protei-

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ne animali, un consumo di insetti in Europa e Nord America, come gi avviene praticamente in tutto il restante pianeta. Su La Repubblica del 24 gennaio 2012 si legge A tavola nel 2050 tra alghe e locuste - cos nutriremo 9 miliardi di persone. Dopo la rivoluzione verde per moltiplicare la produzione agricola ecco una nuova emergenza per il pianeta. Gli scienziati puntano a soluzioni insolite e la Ue ha stanziato un fondo di 3 milioni per ogni paese europeo che usi insetti in cucinapoich non verosimile aumentare gli allevamenti di carne naturale (le mucche occupano gi un quarto di tutte le terre coltivabili e creano un micidiale quantitativo di gas nocivi).

Se si ragiona quindi sulle necessit e sulle prospettive, le criticit del sistema zootecnico intensivo devono avere maggiore attenzione di quella fin qui ottenuta a livello di decisioni politiche poich, se nella natura umana proiettarsi nel futuro con innovazioni produttive, altres vero che i problemi attuali di limitatezza delle risorse sono un argomento che per la prima volta nella storia dellumanit assume una importanza cos grande. Sarebbe pertanto indispensabile che a livello decisionale le scelte mirassero a coniugare il sistema produttivo nellagrozootecnia con le problematiche ambientali e sociali evidenziate.

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La contaminazione della filiera alimentare


a cura di Enrico MORICONI*, Giorgio SERRA*, Germano CASSINA*, Pietro Luigi CAZZOLA**
La crescita della popolazione mondiale e del consumo di alimenti, pur se rimane una larghissima parte di popolazione mondiale che soffre la fame per mancanza di cibo fino a morirne, provoca una spinta nella produzione e suscita preoccupazioni per le possibili contaminazioni. ovvio che con una enorme quantit di alimento che circola per il pianeta, in quanto con la globalizzazione qualsiasi elemento, quindi anche il cibo, non conosce frontiere, aumentano le preoccupazioni relative alleffettivo contenuto e conseguentemente alla salubrit. La mescolanza di provenienze diverse, che significano sistemi di coltivazione e di allevamento degli animali variati, aumenta la possibilit che sostanze pericolose o nocive entrino nella catena alimentare. Le autorit sanitarie mondiali hanno considerato il problema e la soluzione accettata che ogni Stato garantisce per i suoi prodotti e quindi le garanzie che valgono sul mercato interno sono ritenute soddisfacenti anche per il commercio verso lesterno. Fatta salva la possibilit degli stati importatori di verificare leffettiva rispondenza degli alimenti alle garanzie dichiarate. In Europa e in Nord America il controllo si basa essenzialmente sul sistema HACCP e sullanalisi del rischio. Lanalisi del rischio serve a determinare quale sia il livello massimo delle molecole pericolose ammesso negli alimenti mentre lHACCP, ovvero analisi dei punti critici di rischio, un autocontrollo per cui si devono registrare tutte le attivit (dalla provenienza delle materie prime al modo di trattamento e trasformazione, alle condizioni di vendita) per dar modo di focalizzare i punti della filiera dove pi facilmente potrebbero presentarsi delle criticit e serve anche alle autorit sanitarie ufficiali per verificare che siano rispettate le norme vigenti. evidente che eventuali illeciti non vengano autodenunciati da chi li commette ed infatti esiste un sistema di allerta mondiale per cui i problemi sanitari pi gravi sono segnalati al pi presto per dar modo ai singoli Stati di prendere misure di sicurezza. Le possibilit di contaminazione acute sono molto elevate e per rendersene conto basta consultare lelenco delle allerte regolarmente pubblicato dagli organi di vigilanza. Come elementi di rischio o di pericolo, si devono considerare due ordini di situazioni a loro volta determinate da cause diverse. Vi possono essere infatti episodi acuti che si manifestano improvvisamente con la presenza di una forte quantit della sostanza pericolosa oppure episodi cronici caratterizzati da una presenza di basse quantit continue nel tempo. Le origini possono essere evidentemente o da agenti infettivi (soprattutto batteri) o da sostanze chimiche. Il sistema alimentare estremamente diffuso e ormai coinvolge tutto il pianeta sia a livello produttivo sia a livello di commercializzazione e conseguentemente le problematiche sono assai complesse cos come le criticit. Per evidenti motivi di concisione, si esamineranno solo gli elementi che pi frequentemente sono chiamati in causa per le conseguenze che generano. Con il termine di residuo si comprendono le sostanze utilizzate per il trattamento terapeutico degli animali (antibiotici, antiparassitari, ecc.); le sostanze ad azione ormonale e antiormonale (anabolizzanti pi o meno leciti, prostaglandine, beta agonisti, ecc.); i contaminanti chimici quali insetticidi, pesticidi usati in agricoltura; i residui di ori-

*Medico Veterinario del Servizio Sanitario Nazionale; Medicina Democratica Regione Piemonte. **Biologo, Servizio Sanitario Nazionale; Medicina Democratica Regione Piemonte.

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gine industriale (PCB, metalli pesanti, ecc.); le micotossine; gli additivi (comprese le radiazioni ionizzanti dove impiegate per la conservazione). Sono oltre 2000 i residui che si possono riscontrare negli alimenti. In particolare il massicio uso del farmaco nellallevamento intensivo pone una continua attenzione verso la problematica dei residui, infatti anche se vengono fissati standard igienico sanitari e limiti di tolleranza basati sulla assunzione giornaliera media di determinati alimenti (sia di origine vegetale che animale), la tossicologia del farmaco veterinario si distingue molto da quella degli additivi alimentari, e per es. la farmacocinetica gioca un ruolo essenziale. Per questo i criteri quali il No effect level per stabilire i livelli di tolleranza residuali, dovrebbero essere affiancati da protocolli tossicologici che tengano conto anche dei metaboliti. Un ulteriore problema rappresentato dal mercato nero dei farmaci. Gli effetti tossici riscontrabili nelle persone sono vari: - effetti di tossicit acuta e di tossicit cronica, allergia, farmaco resistenza, disturbi a carattere sessuale (estrogeni), effetti teratogeni. PERICOLI PI FREQUENTI Se molte molecole o batteri possono essere pericolosi si considereranno i casi che statisticamente sono ricorrenti, da questo punto di vista si devono considerare: mercurio - nitrati e nitriti - antibiotici e loro cataboliti - diossine e pcb - isotopi radioattivi - aflatossine - listeria - salmonella - E coli VTEC Campylobacter - metalli pesanti - pesticidi e fitofarmaci - molecole aggiunte nella preparazione/trasformazione (coloranti, conservanti, appetizzanti, ecc.) residui di imballaggi. Mercurio E nota la sua pericolosit e la sua azione sul sistema nervoso. Come tutti i metalli pesanti caratterizzato da bioaccumulo per cui si concentra lungo la filiera alimentare, dagli organismi pi piccoli a quelli pi grandi. Limpiego industriale del mercurio viene progressivamente ridotto nelle nazioni pi

ricche ma periste in quelle in via di sviluppo. In ogni caso la sua presenza non sembra ridursi con la rapidit attesa e la sua presenza nella catena alimentare sar ancora lunga. Il problema molto alto nei pesci, tanto che lUnione Europea sconsiglia alle gestanti il pesce di grossa mole, invitando a preferire i pesci piccoli (quindi con minore bioaccumulo). La sua origine, come detto, risiede nelle produzioni industriali e i prodotti pi a rischio sono i pesci. Nitrati e nitriti I nitrati entrano nella catena alimentare dal terreno. Lazoto contenuto nel concime usatissimo per la crescita dei cereali ed anche tra le molecole pi abbondanti negli effluenti degli allevamenti intensivi e nel letame. Unaltra fonte sono i derivati come i nitriti che sono usati come conservanti nelle composte alimentari soprattutto in quelle a base di carne (insaccati, carni in scatola, ecc.). Arrivano alle persone o con le verdure, e soprattutto con le carni conservate. Anche lacqua, se proviene da una falda inquinata, pu essere una fonte. Nello stomaco i nitriti si combinano con le ammine aromatiche e formano nitrosammine che sono fortemente cancerogene. Rappresentano uno di problemi maggiori per la salute. Ad esempio il documentato aumento di forme cancerose intestinali dovute a carni rosse e insaccate, ammesso da tutti i maggiori centri di studio e ricerca sul cancro, si attribuisce proprio a queste molecole. La loro presenza tuttavia in aumento nellambiente, non solo per la crescita fisiologica delle preparazioni per la conservazione degli alimenti ma anche come conseguenza del numero di allevamenti intensivi. Infatti, rispetto al letame, i liquami, cio le feci e le urine mescolate alle acque di lavaggio, sono estremamente inquinanti perch penetrano facilmente nel terreno, fino alle falde acquifere, contaminandole. Un problema anche dovuto al fatto che le coltivazioni orticole, come le verdure a pronta crescita, quali linsalata, sono concimate a dismisura per ottenere quantit ele-

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vatissime di prodotto. Purtroppo le ragioni commerciali prevalgono sempre sulle considerazioni di salute, recentemente la stessa Unione europea ha concesso alle quattro regioni del nord Italia (Piemonte, Lombardi, Emilia Romagna e Veneto) di derogare alla sua stessa direttiva permettendo uno spargimento di 250 kg di azoto per ettaro di terreno e questo in seguito proprio ad una richiesta delle regioni. LUnione europea in verit ha chiesto di subordinare la deroga a un preciso protocollo di trattamento dei reflui, ma il dubbio giustificato che nessuno si sia poi interessato a verificare che il sistema funzioni correttamente per paura di danneggiare gli agricoltori. Il sospetto giustificato dal fatto che le regioni in questione da anni attuano una politica relativamente lassista ed infatti il monitoraggio delle fonti acquifere sotterranee, per verificare che non si superi la quantit di 50 mg di azoto per litro, viene effettuato non capillarmente e, quindi, nelle zone a pi intensa zootecnia, causa principale del problema, scegliendo per la valutazione i siti meno a rischio. Si deve ricordare che le norme prevedono livelli massimi di presenza dei nitriti e dei nitrati nei diversi prodotti alimentari, per punti critici permangono non solo limpossibilit di controllare il rispetto dei livelli ma anche il bioaccumulo di queste sostanze nel corpo delle persone quando il consumo di certi alimenti molto intenso o elevato. Antibiotici La presenza di antibiotici nella catena alimentare un dato di fatto ammesso universalmente. Le stesse norme che ne regolano lutilizzo fissano limiti massimi di presenza delle molecole chemioterapiche a livelli molto bassi. Quindi si pu dire che nella carne che arriva in tavola la presenza bassa. Il problema per viene tutto e completamente concentrato in altre parti della filiera con conseguenze per la salute umana non indifferenti. Sia a livello di Unione europea sia a livello Nord Americano si ammette che la

met, in Europa, e fino all80, negli Usa, degli antibiotici prodotti sia somministrata agli animali dallevamento. Se, come detto, rimangono pochi residui nei muscoli, il problema per non viene meno. Gli antibiotici somministrati agli animali vengono in contatto con i batteri intestinali degli stessi e, con il tempo, possono creare le condizioni per lo sviluppo di batteri resistenti agli antibiotici utilizzati. Nellambiente gli antibiotici e i loro cataboliti vengono in contatto con i batteri ubiquitari ambientali e anche in questa ipote-

si favorisce la crescita di agenti infettanti antibiotico resistenti. Se poi uno dei batteri resistenti provoca malattia nelle persone diventa difficile la cura. In Europa si calcola che circa 25.000 persone possano morire ogni anno per questo motivo, mentre negli Usa la cifra sale a 90.000. Lantibiotico resistenza una delle maggiore problematiche in tema di salute a livello mondiale. Particolare preoccupante che le bassi dosi individuali favoriscono il processo, in quanto le dosi forti agiscono pi facilmente uccidendo lagente infettante; le bassi dosi sono quelle pi utilizzate negli animali per favorire la crescita ponderale e per i trattamenti preventivi. Nel terreno invece pressoch inevitabile che la dose inquinante sia bassa in quanto mescolata con le deiezioni e lacqua di lavaggio. Anche grave il fatto che gli antibiotici pi nuovi, di ultima generazione, come i fluorochinoloni, sono gi soggetti a fenomeni di resistenza, proprio perch gi usati con

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gli animali. Diossine e pcb La diffusione della diossina o meglio delle diossine nellambiente inarrestabile, con tutte le conseguenze del caso per la salute umana, evento collegato alla tipologia produttiva della societ attuale e come tale difficilmente controllabile. Quando si parla di diossina, si intende in verit unampia gamma di molecole che comprende le diossine propriamente dette e i PCB. Il termine generico di diossine indica le Dibenzo-p-diossine policlorurate (PCDD) e i benzofurani (PCDF). A seconda del numero di atomi di cloro (1-8) e dalle loro posizioni negli anelli, si possono trovare 75 PCDD e 135 PCDF, definiti congeneri. Sono molecole scarsamente solubili in acqua ma altamente solubili nei lipidi e pertanto quando sono assorbite dagli organismi si fissano nelle parti adipose. Altamente tossiche, permangono attive per molto tempo nellambiente. Non sono prodotte volontariamente ma si generano in una lunga serie di produzioni industriali e sono originate in ogni attivit di combustione, dalla stufa a legna ai motori delle automobili e, soprattutto, degli inceneritori. A partire dal 1980 si cercato di porre dei limiti alle emissioni, imponendo dei range di accettabilit alle possibili fonti, ma non si pone un freno al crescere delle fonti, cio il singolo inceneritore pi o meno controllato, ma si lascia che gli impianti crescano di numero. I PCB sono un gruppo di composti organoclorurati; a seconda del numero di atomi di cloro (1-10) e della loro posizione nei due anelli, sono possibili 209 composti diversi, chiamati anche congeneri. A differenza delle diossine, i PCB avevano un diffuso utilizzo in numerose applicazioni industriali, in genere sotto forma di miscele tecniche con diverso contenuto di cloro (in particolare venivano impiegati come fluidi dielettrici nei trasomatori dellenergia elettrica). Erano prodotti in maniera massiccia dal 1929 fino a quando furono banditi, con una produzione mondiale totale stimata di 1,2-1,5 milioni di tonnellate (in Italia sono stati prodotti, sino alla met degli anni 80, dalle industrie Caffaro di Brescia ed hanno causato un gravissimo inquinamento ambientale della

stessa citt e dei territori limitrofi).Grazie alle loro propriet fisico-chimiche, i PCB erano ampiamente utilizzati in una serie di applicazioni industriali e commerciali. Sulla base delle caratteristiche strutturali e degli effetti tossicologici, i PCB possono essere suddivisi in due gruppi. Un gruppo composto da 12 congeneri, che mostrano propriet tossicologiche analoghe alle diossine, chiamato PCB diossina-simili (DLPCB). Gli altri PCB, che non mostrano una tossicit diossina-simile e hanno un diverso profilo tossicologico, sono definiti PCB non diossina-simile (NDL-PCB). Da tempo noto che diossine e PCB permangono nellambiente dove si depositano, grazie al loro elevato peso molecolare, sui terreni e, tramite i vegetali, entrano nella filiera alimentare. Nel corso del 2011, lUnione europea ha pubblicato i dati relativi ad unindagine fatta, tra il 2008 e il 2009, su fegati e carne di ovini e fegato di cervi in 8 stati membri. Gli ovini sono stati scelti perch brucano lerba pi vicino al suolo rispetto ai bovini e cos facendo introducono anche piccole porzioni di terreno. Sono state cos trovate alte percentuali di presenza di queste molecole nel fegato degli ovini, in quantit significativamente pi elevata rispetto alla carne, e la causa stata attribuita alla contaminazione ambientale. LEFSA (Autorit Europea per la Sicurezza Alimentare) che ha commissionato lo studio ha anche valutato leventuale consumo di fegato di ovino, rilevando che si tratta di un alimento utilizzato in una parte proporzionalmente piccola della popolazione. Utilizzando il sistema dellanalisi del rischio, si valutata la possibilit di esposizione delle persone che si cibano di tale alimento, pervenendo come era attendibile ad un giudizio di non pericolosit. Il problema pi significativo che lindagine ha rilevato, tuttavia, lulteriore conferma del continuo aumento delle presenze di diossine e PCB diossina-simili nellambiente e della possibilit che essi entrino nella catena alimentare umana portandovi la loro tossicit, infatti si tratta di molecole conosciute come teratogene (che cio inducono feti deformi, come si visto a Seveso), mutagene e cancerogene.

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I DATI EUROPEI E DELLITALIA LUnione europea monitora il fenomeno e i dati pubblicati sono quelli che seguono. Dati ufficiali anni 1999-2008 - PCDD/F, DL-PCB Dati presentati (dai paesi membri UE a 17): - 26.600 campioni; - Dati utilizzabili per lelaborazione: 8446; - Dati Italiani: molto limitati, la maggior parte scartati perch con informazioni incomplete. NDL-PCB relativamente agli anni 19952008 - Dati presentati: 21.713 campioni. - Dati utilizzabili per lelaborazione: 15.723. - Dati italiani: 417 (2,65%). I valori pi elevati per carne di maiale, anguille, grassi animali. Il commento necessario che il sistema di rilevamento si fida molto della possibilit di avere risultati affidabili pur con un basso numero di campionamenti. LItalia non brilla certo per la sua attivit e il fatto che la maggior parte dei campioni fossero inadatti perch mal prelevati segnala una sottovalutazione del problema che arriva fino agli operatori sul territorio. Anche per diossine e pcb si hanno due tipologie per linsorgenza dei problemi di salute per gli animali e le persone, in quanto, oltre allinquinamento cronico (e crescente), vi possono essere dei casi acuti che, purtroppo, si ripetono poich la speculazione delle imprese ripropone periodicamente lintroduzione di grassi sintetici nei mangimi per animali, con levidente fine di guadagnare di pi utilizzano materie prime di scarso valore, o meglio rifiuti veri e propri. Dopo lo scandalo del 1999, quando i mangimi di polli e suini furono ritrovati avvelenati dalla molecola, altri episodi si sono avuti tra i quali si ricordano i riscontri della molecola nel 2000 di nuovo nei polli, 2003 nei pesci, 2004 nei polli e nei pesci, 2006 nei maiali in Belgio, 2007 in Campania, 2008 in Irlanda, nel Casertano e a Taranto (emissioni ILVA ex Italsider), 2009 riscontri di laboratorio nei polli in Italia, gennaio 2011 in mangime per polli in Germania. Il problema pertanto ha un duplice aspetto: da un lato vi

sono comportamenti illegali e fraudolenti di chi vuole speculare mettendo a rischio anche la salute delle persone mentre dallaltro si evidenzia una lezione importante rappresentata dal fatto che si deve mettere sotto controllo il numero delle fonti di combustione, a partire dagli inceneritori e dalle acciaierie, se si vuole diminuire la presenza delle molecola nella filiera alimentare mentre questa segnalazione si pu dire che venga del tutto ignorata dalle autorit sanitarie. Isotopi radioattivi I radionuclidi sparsi sul territorio nei disa-

stri nucleari, come quello occorso a Chernobyl nel 1986 (o a Fukushima nel 2011), rappresentano un rischio per la salute non solo per lirraggiamento di cui sono fonte ma, soprattutto, per la patogenesi espletata per ingestione a seguito del loro ingresso nella catena alimentare. In queste condizioni, infatti, la loro azione particolarmente rilevante e subdola agendo soprattutto a livello endocellulare. Per quanto riguarda i problemi sanitari legati allirraggiamento a seguito di eventi di grande intensit (es. esplosioni nucleari) comportanti danni somatici e genetici specifici gravi, il cosiddetto effetto deterministico o a soglia (ustioni da radiazione, malattia da raggi, ecc.), esistono studi approfonditi degli effetti su uomo ed animali effettuati dopo limpiego bellico delle armi atomiche in Giappone ed in occasione degli esperimenti nucleari in atmosfera. Poco invece si sa sugli effetti stocastici, cio probabilistici, che si hanno a seguito di esposizioni modeste (es. contaminazioni attraverso gli alimenti). Questi ultimi non

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determinano patologie specifiche da raggi ma modificano la percentuale di incidenza di malattie normalmente diffuse quali le diverse neoplasie, le patologie dovute allabbassamento delle difese immunitarie e, secondo recenti studi ancora in corso, anche delle malattie cardiovascolari. La situazione, nelle nostre regioni, caratterizzata da livelli generalmente molto bassi di Cesio 137 e, in misura ancora inferiore, di Stronzio 90 tali da non destare preoccupazioni per le patologie specifiche, ma che, con la presenza di rari picchi distribuiti sul territorio, in grado di influire sulla salute con effetti appunto stocastici. Le vie di ingresso nella catena alimentare, con conseguente compromissione della salute umana, possono essere identificate essenzialmente in tre: lassunzione dei radioisotopi da parte dei vegetali che vengono direttamente consumati dalluomo; lassunzione dei radioisotopi da parte dei vegetali che vengono poi utilizzati come foraggi per il bestiame, il che conduce alla produzione di alimenti di origine animale contaminati; la contaminazione dellacqua tellurica con conseguente trasporto dei radionuclidi alluomo sia attraverso il consumo diretto, sia con lingresso nei vegetali come precedentemente descritto. Questi radioisotopi sono sostanzialmente elementi metallici che, negli organismi viventi, vanno a sostituire, rispettivamente, il Potassio ed il Calcio; per questo, sia nei vegetali, primo anello della catena alimentare, sia negli animali che li consumano, si localizzeranno in distretti anatomici specifici. La loro assunzione proporzionale non solo alla loro concentrazione relativa rispetto allelemento stabile ma anche, legandosi a nutrienti di diversa natura e funzione biochimica, alla richiesta alimentare esplicata per queste molecole, in quel particolare momento metabolico, dai consumatori del secondo anello della catena alimentare con effetti sanitari alquanto diversi. Ad esempio facile comprendere che ben diverso se un atomo di Cesio 137 si lega a molecole vegetali non assimilabili a livello intestinale, come la cellulosa o la lignina, che attraversano solo lapparato digerente

in un tempo relativamente breve, o se lo si trova legato ad un aminoacido essenziale, sicuramente ed avidamente assorbito a livello intestinale, che diventer costituente di una proteina cellulare. Per questi motivi non si pu determinare una concentrazione-soglia di sicurezza; anche a dosi dellordine di grandezza della radioattivit naturale questi vi si sommano accelerando i fenomeni biologici che questultima determina. Va ricordato che i radionuclidi naturali, normalmente presenti in tutti i materiali, sono responsabili comunque di parte dellincidenza delle malattie degenerative e genetiche presenti prima dellEra Atomica ma, per contro, anche delle mutazioni puntiformi che hanno determinato levoluzione darwiniana che ha portato fino alluomo. La somma a questi di radionuclidi contaminanti, indipendentemente dalla loro natura, non fa che aumentare lincidenza della cosiddetta mutazione spontanea con aumento della frequenza delle alterazioni genetiche e delle malattie associate. Inoltre, laumentata velocit di mutazione in organismi gi naturalmente facilmente modificabili come virus o batteri significa anche un aumento della velocit con cui si presentano nuove forme patologiche per luomo o modificazioni della resistenza ai farmaci. E in questa ottica che possono essere lette le insorgenze di fenomeni patologici come quelli legati a E. coli, cio linsorgenza dei ceppi O157 ed il pi recente O104, in cui, oltre a modifiche dellazione patogena nei confronti dellorganismo ospite, s avuta una generalizzata antibiotico resistenza legata a piccole mutazioni dei sistemi di controllo di attivit enzimatiche specifiche ed a una fortissima pressione selettiva ad opera dello sconsiderato uso di antibiotici e della loro dispersione nellambiente. Aflatossine Lalterazione dei sistemi di allevamento alla base non solo della sindrome della mucca pazza ma la si pu giustamente chiamare in causa per una forma patologica che ha suscitato un notevole interesse negli ultimi tempi, legata allo sviluppo di muffe che producono tossine conosciute come aflatos-

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sine, la cui presenza nel latte sempre pi frequente. Come ha ricordato Pierluigi Grande su Medicina Democratica, si tratta di una famiglia costituita da pi di 330 composti, prodotte da diverse muffe, perlopi appartenenti ai generi Aspergillus, Penicillum e Fusarium. Sono sostanze sia ad azione tossica sia con possibili azioni mutagene, che cio inducono cambiamenti nel patrimonio genetico. Hanno dato anche vita ad episodi di intossicazione acuta, come in Russia negli anni 40 e in Inghilterra dove, negli anni 60, furono interessati circa 100.000 tacchini e fu descritto come malattia X. E stata dimostrata una correlazione tra la contaminazione da aflatossine delle derrate alimentari e lelevata incidenza di epatocarcinomi e cirrosi epatiche. Si possono inoltre manifestare effetti immunodepressivi, teratogeni e mutageni, e tale ampio spettro di effetti da far risalire alla loro capacit di intergire con gli acidi nucleici cellulari. Non sempre facile diagnosticare negli animali produttori di latte il verificarsi dellintossicazione, in quanto i sintomi di solito sono piuttosto generici e a volte lintossicazione quasi asintomatica, cio gli animali non presentano sintomi di malattia o alterazione e non possibile sospettare la contaminazione del latte, che diventa pertanto veicolo delle aflatossine per i consumatori. Le tossine appaiono scarsamente sensibili allazione dei trattamenti termici subiti dal latte e neanche la pastorizzazione costituisce un efficace strumento di protezione. Come spesso avviene lUnione europea non stabilisce un divieto assoluto ma fissa, con il Regolamento 1525/98, un limite massimo per laflatossina M1 nel latte alimentare di 50 ppt (50 miliardesimi di grammo per ogni chilogrammo di latte). A proposito ricordiamo che negli Usa il limite, molto pi permissivo, di 500 ppt, cio 10 volte pi alto di quello fissato dalla Ue. Nei prodotti derivati vi una concentrazione delle tossine, come dimostrano studi sul grana che hanno evidenziato un aumento di percentuale di aflatossina dal 3,3 al 3,7 dopo un anno di stagionatura. Laumento progressivo delle problematiche, stato calcolato che in Lombardia il 20 % del latte sia scartato per la loro presenza,

richiede che si faccia opera di prevenzione sullalimentazione del bestiame, considerando per principalmente il motivo per cui si scatenano: una alimentazione eccessivamente ricca di cereali, specialmente di mais, che ne la fonte primaria. Si deve dire che la prima causa di questa crescita dovuta proprio al cambio di alimentazione che si avuto nel corso del tempo, quando si sono trasformati i ruminanti da mangiatori di erba a mangiatori di cereali. La vera prevenzione sarebbe una profonda ridiscussione del sistema di alimentazione attuale per aumentare la somministrazione di erba e fieno. Anche questa forma patologica segnala che i cambiamenti indotti, per quanto possano sembrare innocui, possono generare conseguenze non prevedibili e gravi e dovrebbe suggerire attenzione prima di proporre nuovi e pi gravi sconvolgimenti ai quali si pensa come mais e soia geneticamente modificati. Listeria La listeria, agente patogeno che causa la listeriosi, un batterio sempre pi presente nei cibi di tutto il mondo. Ultimamente stata segnalata in confezioni di insalate in California, con 30 morti, e in tonno inscatolato messicano. In Europa, lEFSA denuncia una statistica di 1554 casi nel 2007 (1,6 casi ogni 100.000 persone), con un tasso di mortalit del 20%, che ha colpito in particolar modo gli anziani. Livelli superiori ai limiti di sicurezza previsti per legge per la Listeria sono stati raramente riscontrati nei cibi pronti, mentre pi spesso tali limiti sono stati superati nel pesce affumicato e in altri tipi di prodotti della pesca pronti per il consumo, seguiti da carni pronte e formaggi. Le nozioni sulla sua origine non sono ancora standardizzate del tutto, anche se patologia propria degli animali, si tende a considerare le forme umane come conseguenza di contaminazioni lungo la filiera della preparazione (come nelle insalate) e della trasformazione (caso del tonno) degli alimenti. Il fatto che non ci sia certezza sullorigine rende problematiche le azioni di contrasto, per significativo il fatto che la patologia sia in aumento, seppure lento e contenuto, a dimostrazione della difficolt, in filiere

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molto lunghe, di tenere sotto controllo tutti gli elementi critici. Salmonella e Campylobacter Si possono considerare insieme in quanto le problematiche sono condivise. Sono batteri molto presenti negli allevamenti intensivi dai quali possono entrare nella catena alimentare. Due caratteristiche comuni sono piuttosto preoccupanti: - sono la principale causa di tossinfezioni alimentari in Europa e sono caratterizzati dalla presenza di molti ceppi antibiotico resistenti. Le statistiche epidemiologiche segnalano una presenza costante delle patologie nella popolazione umana. In Italia sono pi numerose le segnalazioni relative alla Salmonellosi mentre in Europa lo sono quelle per Campylobatteriosi, nel nostro paese lattenzione verso la Salmonellosi confermata dal fatto che sono previsti piani di monitoraggio e di controllo. Nel 2007, nellUnione europea la campilobatteriosi stata ancora la malattia zoonotica registrata con maggiore frequenza nelluomo, con 200.507 casi denunciati e confermati (80 casi ogni 100.000 persone); gran parte degli Stati membri ha denunciato un incremento nel numero dei casi. La salmonellosi era ancora al secondo posto, con 151.995 casi confermati di zoonosi umana. (58 ogni 100.000 persone). Negli ultimi quattro anni, tuttavia, lincidenza della salmonellosi ha continuato a decrescere nellUnione europea con una tendenza statisticamente significativa. Per quanto riguarda i prodotti alimentari, i campioni positivi al Campylobacter, ancora una volta, erano in gran parte costituiti da carne fresca di pollo; in media il 26% di tali campioni risultato positivo. Il Campylobacter stato riscontrato frequentemente anche in esemplari vivi di bovini, suini e pollame. Le proporzioni denunciate dei campioni positivi di Campylobacter sono rimaste ad alti livelli, senza che si evidenziasse alcuna riduzione generale. La Salmonella stata trovata pi frequentemente nella carne fresca di pollo e maiale, con percentuali di campioni positivi che, in media, erano pari rispettivamente al 5,5% e

all1,1%. Alcuni Stati membri hanno denunciato lo 0,8% di uova da consumo positive alla Salmonella, mentre pi raramente il batterio stato riscontrato in prodotti lattiero-caseari, verdura e frutta. Nella popolazione animale, la Salmonella stata osservata con particolare frequenza nel pollame. Il 2007 stato il primo anno in cui gli Stati membri hanno attuato i nuovi programmi di controllo della Salmonella sul pollame da riproduzione della specie Gallus gallus su base obbligatoria, e gi 15 Stati membri hanno dichiarato una frequenza inferiore allobiettivo di riduzione della Salmonella dell1% sancito dalla legislazione comunitaria. Relativamente allantibiotico resistenza, sempre lEFSA propone i seguenti dati statistici: - per la Salmonella stata frequentemente segnalata resistenza ad antimicrobici comuni (tetraciclina, ampicillina e sulfonamide), con una percentuale di campioni resistenti negli animali dal 13% al 47% tra gli Stati che hanno fornito i dati. I livelli di resistenza erano maggiori nei suini e bovini rispetto al pollame. Per la resistenza a ciprofloxacina e acido nalidissico risultata pi alta per Salmonella da Gallus gallus, con percentuali del 18-19% tra i dati pervenuti. - Per il Campylobacter la resistenza risultata pi frequente rispetto alla Salmonella da alimenti e animali. La resistenza alla ciprofloxacina e allacido nalidissico variava tra il 34% e il 62%, raggiungendo i valori massimi per il Campylobacter in Gallus gallus e carne di pollo. Gli elevati livelli di resistenza alla ciprofloxacina osservati negli isolati di Salmonella, Campylobacter e lindicatore E. coli costituiscono motivo di preoccupazione, in quanto i fluorochinoloni sono antimicrobici di fondamentale importanza in medicina umana. Negli isolati esaminati di Salmonella, Campylobacter, E. coli ed enterococco sono stati registrati livelli di resistenza anche verso macrolidi e cefalosporine di terza generazione, anchessi molto importanti in medicina umana (07 07 2010). Si deve ricordare come in una Risoluzione del Parlamento europeo del settembre 2011 si ammette che quasi la met degli antibioti-

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ci prodotti somministrata agli animali. E coli VTEC I dati Efsa rilevano una presenza delle tossinfezioni da E coli Vtec molto inferiore in Europa rispetto agli Usa, i dati europei segnalavano nel 2007 2.905 infezioni (l1 per cento di quelle da campylobacter) quindi 0,8 casi ogni 100.000 persone, anche se nel 2011 vi stato un episodio con pi di 30 morti che si manifestato in Germania. Relativamente alla resistenza del batterio, lEFSA denuncia una frequente resistenza a tetraciclina, ampicillina e sulfonamide, con livelli di resistenza tra il 18% e il 55%. I livelli di resistenza pi bassi sono stati registrati nei bovini. La resistenza a ciprofloxacina e acido nalidissico andava dal 3% al 46%, raggiungendo il livello pi alto nel pollame. Metalli pesanti (rame, zinco, ferro, cadmio, altri) I metalli pesanti entrano nella catena alimentare indirettamente e direttamente. Indirettamente in quanto le molecole sono utilizzate nelle formulazioni dei fitofarmaci a integrare lazione della sostanza principale perch aiutano ladesione del presidio chimico alle pareti dei vegetali Direttamente perch sono somministrate agli animali come auxinici sfruttando la loro propriet di favorire una crescita di peso pi veloce quando sono aggiunti agli alimenti degli animali, probabilmente per lazione sviluppata a livello intestinale. Come logica comanda la prassi prevede una somministrazione a dosaggi massicci e il ricorso a sostanze chimiche non sempre raccomandabili. In Italia (La Stampa, 14 dicembre 1996) sono stati rinvenuti allevamenti nei quali venivano usate sostanze sospette di esser cancerogene per stimolare la crescita dei conigli, tra cui dimetridazolo e cloramfenicolo, questultimo ritirato dalluso umano perch cancerogeno. Il NAS ha rinvenuto animali cui erano stati somministrati cadmio e cromo in quantit eccessiva, per ottenere un ingrassamento pi veloce e per nascondere eventuali somministrazioni di sostanze ormonali vietate. I metalli pesanti non vengono distrutti in

alcun modo dagli animali, ma in parte si accumulano negli organi bersaglio, reni, fegato, intestino, muscoli e in parte passano nei terreni e con la carne ai consumatori. LUnione europea ha preso atto del problema ed ha emanato il regolamento Ce 1334/2003 in vigore dal 26.01.2004, che impone un limite massimo allutilizzo di tale presidi. Naturalmente le attivit di controllo sono pressoch inesistenti. Paolo Mantovi e Giuseppe Bonazzi, su Linformatore agrario, n. 4 del 2004, presentano dati per cui nei terreni sono risultati valori estremamente alti di rame e di zinco.

I metalli pesanti con i vegetali possono ritornare nel corpo degli animali e creare un circolo vizioso, a cui si sommano le ulteriori aggiunte con i mangimi. Tipico il caso del cadmio, rilevato in quantit crescenti a livello ambientale, che, notoriamente, una molecola molto utilizzata in campo zootecnico, anche perch ne stato proposto lutilizzo come auxinico, cio per favorire la crescita, in sostituzione degli antibiotici. Pure il rame d origine ad un simile circuito. Quando il mangime dei suini viene integrato nella razione alimentare passa nelle deiezioni, se queste sono sparse abbondantemente come fertilizzante rimangono nel mais e in altri seminativi dai quali, con i mangimi, ritornano negli animali. Lelevata presenza di metalli pesanti nei mangimi si pu rilevare con estrema facilit: basta verificare sui cartellini che accompagnano i mangimi la presenza delle ceneri, cio di quelle molecole che resistono a 600 gradi centigradi. La percentuale residuante un indicatore della loro presenza. I metalli pesanti sono tossici e, ancor pi,

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quando raggiungono concentrazioni elevate, come quasi tutte le sostanze chimiche di sintesi, coloranti, conservanti, ecc. Sostanze coloranti, conservanti, appetizzanti Sono prodotti chimici utilizzati per migliorare, in modo apparente, gli alimenti ed i mangimi e pertanto entrano direttamente nella catena alimentare sia in quella umana sia in quella animale. I coloranti si utilizzano, come dice il loro nome, per colorare i prodotti di origine animale; ad esempio i caroteni e le xantofille per far diventare pi rosso il tuorlo delluovo; i conservanti servono per migliorare la conservabilit del mangime anche - e soprattutto - quando questo fatto con sostanze scadenti che renderebbero pi difficile la conservazione; gli appetizzanti servono a migliorare artificialmente il gusto dei mangimi per spingere gli animali a sovra alimentarsi, quindi per farli crescere pi velocemente. Queste sostanze non sono indispensabili. Possono essere inseriti in quantit regolare o sovrabbondante. Lultima ipotesi chiaramente illegale e presuppone un comportamento fraudolento, perseguito per speculare maggiori vantaggi e sicuramente pericoloso per le ricadute indotte. La probabilit che accada tuttavia molto alta perch i controlli sui mangimi sono numericamente scarsi e il guadagno permesso da tale operazione molto alto. Anche luso controllato, e rispettoso dei livelli stabiliti, non tuttavia scevro da pericoli in quanto si deve ricordare leffetto accumulo: la continua introduzione di quantit ridotte ma ripetute quotidianamente determina comunque una pericolosa concentrazione delle sostanze nel corpo animale. Negli alimenti ad uso umano, lintroduzione del principio attivo avviene direttamente da parte delle persone e le eventuali conseguenze sono pi immediate. Nel tempo le autorit sanitarie hanno dovuto emettere decreti per vietare alcune sostanze perch pericolose per la salute; per il problema pu essere solo spostato nel tempo: una molecola oggi giudicata innocua pu dimostrarsi con luso, al con-

trario, causa di problemi di salute. Pesticidi, fitofarmaci Le molecole chimiche, usate per la protezione dei raccolti, rimangono sui vegetali ed entrano nellalimentazione sia delle persone sia degli animali. Il problema da solo richiederebbe una trattazione lunghissima, in sintesi si pu dire che le autorit sanitarie si preoccupano di stabilire limiti massimi di presenza per senza imporre un valore complessivo da non superare; i test ufficiali eseguiti regolarmente rilevano molto spesso valori nella norma per le singole sostanze, che per diventano di molto superiori sommando tutti quelli che hanno effetti e conseguenze uguali. La motivazione sempre quella di non danneggiare il mondo produttivo e il settore nel suo complesso. A riprova vi lennesimo scandalo che ha coinvolto lEFSA Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare e la sua sede operativa di Parma. Nel marzo 2011, con una lettera al Commissario Ue per la salute e i consumatori, John Dalli e alla direttrice Efsa, Catherine Geslain-Lanelle, lorganizzazione Corporate Europe Observatory denuncia che almeno quattro esperti del Consiglio damministrazione dellagenzia avevano legami con organismi di lobby dellindustria alimentare. Legami utili perch lagenzia delibera la possibilit di commercializzare i prodotti alimentari e i loro composti. Da notare che sul sito dellagenzia si legge: I membri del comitato scientifico, dei gruppi di esperti scientifici e dei gruppi di lavoro, nonch gli altri esperti esterni che contribuiscono allattivit dellEfsa, sono selezionati sulla base della loro esperienza e competenza scientifica e di criteri oggettivi e trasparenti. Molecole chimiche derivate dagli imballaggi Sempre pi frequentemente arrivano segnalazioni che lanciano allerta in quanto, con luso, si constata che le pellicole con cui si avvolgono i cibi possono rilasciare sostanze estremamente dannose per la salute. Ad esempio da qualche tempo a questa parte si rilevata la pericolosit del Bisfenolo A come cancerogeno, e la molecola entra nella

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composizione di alcune plastiche tra le quali le pellicole aderenti che avvolgono i cibi. La situazione, come si pu immaginare, oltremodo complessa in quanto i moderni sistemi di preparazione e commercializzazione dei cibi richiedono confezioni gi pronte e i materiali impiegati denunciano la loro eventuale pericolosit solo in seguito alluso per cui si determina una realt ben nota per cui le necessit produttive spingono verso un certo tipo di realizzazione le cui conseguenze saranno pagate da tutti i cittadini in un tempo per che non noto nel momento in cui si introduce una nuova metodologia o tecnologia o materiale CONCLUSIONI Il controllo dei residui nei prodotti di origine animale campo di intervento della Veterinaria pubblica, la quale impegnata a garantire gli interessi del consumatore, piuttosto che gli interessi delleconomia di mercato e dellindustria zootecnica, alimentare, farmaceutica. Le specificit dellattivit sono soprattutto indirizzate al controllo della filiera degli alimenti di origine animale, dalla produzione in allevamento alla macellazione, lavorazione, trasformazione, conservazione e somministrazione; vigilanza sullutilizzo del farmaco veterinario; controllo dellinquinamento ambientale da reflui zootecnici e scarti di origine animale; controllo degli agenti nocivi di origine ambientale e non attraverso luso di animali sentinella (domestici e selvatici). Il sistema attuale di controllo della filiera basato sul principio dellanalisi del rischio probabilmente lunico possibile vista lenorme massa di alimento circolante in ogni parte del pianeta. Ciononostante non si pos-

sono ignorare i punti critici e soprattutto il fatto che laspetto pi preoccupante non sono i casi acuti che esplodono di tanto in tanto. Non un caso se proprio le forme improvvise danno luogo a messaggi tranquillizzanti ai consumatori, perch questi, anche se gravi per un certo numero di persone, sono circoscritti e soprattutto sporadici e pertanto si prestano bene, nella loro drammaticit, a diffondere un senso tutto sommato di sicurezza. Al contrario sono le contaminazioni di basso livello, sovente non rilevate o addirittura permesse dalle norme, quelle che invece devono preoccupare maggiormente. La presenza ricorrente di molecole che si accumulano nellorganismo un motivo di insorgenza di patologie a lunga incubazione e non sar un caso che sempre pi si chiama in causa lalimentazione per le forme tumorali. per un problema difficile da affrontare in quanto le contaminazioni sono il pi delle volte collegate proprio ai sistemi produttivi i quali, a loro volta, sono resi necessari dallenorme richiesta di cibo di 7 miliardi di persone che si avviano a diventare 9 miliardi. La ridefinizione dovrebbe passare attraverso una rivisitazione di tutto il sistema, ad iniziare dalla tipologia degli alimenti che si producono e si consumano ma non trascurando le grandi quantit di cibo che vanno sprecate. Se non si ridiscute la filiera nel suo complesso, nel futuro si protrarr una sorta di competizione tra il sistema produttivo, che incentiver le quantit e far aumentare conseguentemente i problemi di residui, le contaminazioni e le autorit sanitarie, tese a limitare i danni sanitari collegati.

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Le norme ambientali, sono uno strumento di tutela dellambiente e di partecipazione delle popolazioni?
di Marco CALDIROLI*
Quando, nel personale cammino politicoculturale, incrociai i compagni del Coordinamento dei Lavoratori e delle Lavoratrici della Montedison di Castellanza conobbi anche Medicina Democratica; questo abbinamento lo sentii come parte dell ordine naturale delle cose. Vivendo la realt di fabbrica (sicurezza sul lavoro) e occupandomi anche di tutela dellambiente trovai in quel consorzio la conferma che le esigenze di tutela dellambiente e della salute, fuori e dentro la fabbrica, costituissero un unico e inscindibile obiettivo. Ma non era solo questo a convincermi della bont della impostazione. La parola che oggi definisce un movimento, lindignazione era (ed ) un principio a fondamento di quellagire: impossibile non reagire di fronte alla sofferenza e alla ingiustizia sociale (e ai crimini ambientali). La compromissione (ingiustizia) ambientale cominciava ad avere una platea pi ampia e montava in diverse forme ma ci che avevo di fronte era pi vicino alla mia sensibilit: non solo indignazione, se non collera, contro lingiustizia ma conoscenza e metodo per affrontare e modificare le condizioni date. E il metodo era (ed ) fondato sulla non delega. Medicina Democratica non ha solo enunciato questo principio ma, per quanto gli stato possibile, lo ha sempre praticato nei confronti di tutte le realt autoorganizzate contribuendo a farle crescere affinch fossero in grado di meglio comprendere sia gli obiettivi immediati ma anche quelli, pi nascosti e generali, che vanno oltre le peculiarit locali. In questa cornice le normative in genere ma in particolare quelle con valenza sociale, ambientale e di sicurezza (sul lavoro e nel territorio) rappresentano lo stato storico dei rapporti di forza tra opposti interessi e non sono certo n verit rivelate n rappresentano o si adeguano alle conoscenze scientifiche. Ancor meno sono esclusivamente progressive ovvero non si evolvono, per forza propria, verso un miglioramento delle condizioni ambientali (per usare un termine europeo verso un elevato livello di tutela della salute umana e di protezione dellambiente). Lintervento su questa materia non secondario, ottenere un riconoscimento normativo su un obiettivo di tutela significa rendere comune un risultato, per dirla come un tempo, dimostrare che la lotta paga. E lelenco dei provvedimenti necessari ancora lungo e mai definitivamente acquisito. Un esempio tra i tanti: la formaldeide da tempo classificata dallAgenzia Interna-zionale per la Ricerca sul Cancro dellOMS (IARC) una sostanza cancerogena al pari di altre che sono riconosciute come tali nelle norme europee sulle sostanze pericolose. Per la formaldeide questo riconoscimento non ancora prossimo, grazie alla resistenza delle lobbies industriali. Eppure la sua corretta classificazione significherebbe lestensione di obblighi di tutela e prevenzione nei confronti di migliaia di lavoratori e lavoratrici (ma anche di consumatori) che risparmierebbero malattie e sofferenze. Si tratta di una palese dimostrazione del peso del profitto. Come non essere indignati di fronte a tutto ci e come reagire concretamente ed efficacemente?

*Medicina Democratica, Sezione di Castellanza Comprensorio Ticino Olona Provincia di Varese.

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Il ruolo del legislatore ondivago in particolare per quanto riguarda i diritti di partecipazione, di conoscenza e gli strumenti di non delega in genere, in una parola di democrazia. Per parafrasare un considerando che introduce diverse direttive europee, la normativa in materia ambientale contiene disposizioni che consentono alle autorit pubbliche e altri organismi di adottare delle decisioni che possono avere effetti significativi sullambiente oltre che sulla salute e sul benessere delle persone. Nonostante i principi contenuti nelle norme la partecipazione spesso prevista solo in modo formale. Un pieno utilizzo delle opportunit contenute nelle norme (ad esempio nelle procedure di Valutazione di impatto ambientale, preventivamente e in quelle per il rilascio delle autorizzazioni integrate ambientali anche dopo lesito) se svolto in modo continuo e rigoroso pu determinare importanti e positivi risultati. Nello stesso momento, ogni piccola deviazione, anche quando si tratta di modifiche apparentemente marginali, risuona come uno scricchiolio funesto, anticipa la regressione a situazioni che si credevano superate e a obiettivi apparentemente acquisiti (lo stiamo vivendo con passaggi nelle pieghe delle recenti norme anticrisi). Per questo importante che i portatori di interessi intervengano nella fase di redazione delle norme, cos come per difendere i risultati raggiunti. Nellaprile 2011 ho avuto loccasione e il privilegio di rappresentare Medicina Democratica e in generale gli ambientalisti europei nellambito di un seminario svoltosi a Bruxelles avente ad oggetto il testo della nuova direttiva Seveso. Ho potuto vedere lazione di lobby delle aziende chimiche europee fortemente trincerate nella richiesta di non cambiare nulla della preesistente direttiva per evitare costi aggiuntivi per le aziende proprie affiliate. Dallaltra parte vi la realt di sostanze, impianti e attivit non ancora soggetti alla direttiva anche se a rischio elevato. Per esempio, non tutte le sostanze cancerogene n tutte quelle persistenti nellambiente sono incluse nella direttiva, cos come non lo sono alcune attivit di gestione rifiuti - (ove, purtroppo, si verificano cri-

mini industriali di analoga magnitudo rispetto a quelli che avvengono in altri comparti e impianti industriali, come sta l a ricordarci la strage del 4 novembre 2010 allEureco di Paderno Dugnano nella quale sono periti quattro operai, e altri sono rimasti feriti), come pure sono escluse le attivit di movimentazione fuori dagli stabilimenti (e qui il monito ci giunge dalla strage ferroviaria di Viareggio: 32 persone uccise ed altre gravemente ferite!). Liniziativa non ha riguardato la sola partecipazione allesame - una rassegna - delle diverse posizioni nella sede istituzionale a

Bruxelles, ma si poi anche concretizzata nella formulazione degli emendamenti al testo della nuova direttiva, che sono stati fatti propri dal gruppo dei Grnen al Parlamento europeo e attualmente sono oggetto di discussione. Le norme, in questo ambito, se ben comprese e utilizzate, sono uno strumento per far leva, ovvero per conseguire migliori condizioni ambientali e di salute. Un esempio recente. Medicina Democratica (assieme a ISDE e a comitati locali) ha presentato una denuncia alla Commissione UE relativamente alla mancata applicazione del regolamento che fissa i limiti massimi di emissioni per le diossine (policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani) nelle filiere produttive relative alla fusione dei metalli con utilizzo dei rifiuti. Nonostante che il regolamento (n. 304/2009) stabilisca un limite di 0,1 ng/Nmc per le emissioni di PCCD/F (in pratica lo stesso limite vigente per gli inceneritori) da tali impianti, nelle autorizzazioni integrate ambientali (AIA) la Regione Lombardia non

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ha introdotto e non applica questa prescrizione, consentendo cos alle aziende una rendita aggiuntiva, che determina un inquinamento legale. Non solo. Uno degli aspetti dirimenti per lefficacia normativa il tema delle competenze. Lo spezzettamento delle competenze come pure la separazione dellintervento tecnico dagli organi politici produce invariabilmente un appesantimento burocratico, una attenuazione dei controlli se non una maggiore facilit di deviazione (dei politici, cos come dei tecnici), il politico si nasconde dietro il tecnico e viceversa, i conflitti di interesse poi montano e falsano il confronto con le popolazioni esposte al rischio. Un esempio lampante costituito dallintroduzione delle Agenzie di protezione ambientale (una proposta sconsiderata fatta a suo tempo dagli Amici della Terra, purtroppo un errore confermato dal voto popolare nel referendum, che ha sancito la separazione delle competenze ambientali da quelle delle Unit Sociosanitarie Locali). Infatti, questa scelta non ha prodotto un miglioramento del sistema dei controlli ambientali, ma il suo contrario. E stato uno degli elementi attraverso il quale si proceduto, con in testa la Regione Lombardia formigoniana, a spezzettare il disegno unitario della riforma sanitaria del 1978: le USSL divenute aziende, con la separazione dagli Ospedali e dalle altre attivit di cura, con la sottrazione di competenze socio-sanitarie ridotte a poco pi di uffici adibiti allo svolgimento di prestazioni per conto ed a favore di strutture private. Inoltre, le capacit e attivit di prevenzione sono andate via via in caduta libera (resistono a malapena quelle in materia di sicurezza sul lavoro); tutto questo si aggravato ancor pi con lintroduzione (in tutta Italia) di formule come la Segnalazione certificata di inizio di attivit produttiva (SCIAP): ove non vi alcun vincolo o verifica preventiva per gran parte delle attivit produttive, tutto viene autocertificato! Ridurre la capacit complessiva degli organi preposti a partire da quelli tecnici, resi incapaci di coordinarsi tra loro e di rispondere alle esigenze delle popolazioni stato un obiettivo perseguito con perseveranza da

enti come la regione Lombardia (es. anche per effetto del regime diverso dellAgenzie ARPAL - ente di diritto pubblico, autonomo; cos autonomo che cerca di riempire il suo bilancio con prestazioni aperte al mercato: attivit che frequentemente rappresentano consulenze per soggetti che, poi, si trovano sottoposti al controllo dello stesso ente che hanno finanziato! Alla faccia della trasparenza e della terziet dellente!). La distanza delle Agenzie dalle popolazioni a rischio pu essere evidenziata dal rifiuto delle stesse di prendere in considerazione le segnalazioni effettuate direttamente da parte dei cittadini, prendendo in esame solo quelle fatte - (indirettamente) - dagli enti locali (es., quante sono state le segnalazioni per lEureco di Paderno Dugnano prima della strage operaia del 4 novembre 2010?). Di che sorprendersi se poi si registrano casi di pony express della mazzetta ambientale, o se molti, troppi, diventano i fidi interpreti delle norme a favore degli inquinatori e non della tutela della popolazione a rischio? Daltronde questa tendenza spesso norma scritta. Ad esempio, vi sono diverse forme autorizzative (mi riferisco in particolare alla gestione dei rifiuti) in cui lautorizzazione sancisce la pubblica utilit del progetto (anche quando la stessa non riguarda il ciclo dei rifiuti urbani) (1) e surrettiziamente diviene una variante automatica degli strumenti urbanistici. Si tratta di una norma introdotta per impedire che le decisioni degli enti locali sulla programmazione (e tutela) del proprio territorio possano costituire un ostacolo alla realizzazione di un impianto, che, quindi, potr cos essere pi agevolmente imposto dallalto. Si arrivati filosoficamente anche oltre: nella valutazione di un progetto ove in contrasto con la destinazione territoriale determinata dallente locale, tale criticit non viene neppure presa in considerazione, in quanto latto autorizzativo, provinciale, regionale o statale, costituirebbe variante automatica dello strumento urbanistico locale. Alla faccia dellautonomia degli enti locali! A tacere del fatto che un ente chiamato alla Conferenza dei servizi, se intende

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esprimere un parere contrario non deve solo motivarlo (ci mancherebbe!), ma deve recare le specifiche indicazioni delle modifiche progettuali necessarie ai fini dellassenso (art. 14 quater Legge 241/1990 come modificato nel 2010). Quello che vorrei evidenziare che tra il contenuto normativo, la prassi politico/ amministrativa e le esigenze di tutela territoriale si , poco per volta, realizzato un corto circuito sbilanciato verso gli interessi di chi propone unopera, anche quando non necessaria, o ancor peggio dannosa per la comunit. Questa situazione ha anche un risvolto paradossale: spesso si riesce ad evitare la realizzazione di un progetto facendo leva soprattutto su aspetti procedurali non correttamente attuati (anche per lintrico di norme tra loro contrastanti accumulatesi nel tempo), che sulla intrinseca incompatibilit dellopera con i relativi impatti ambientali e sanitari. Inoltre, il contenuto reale delle norme spesso ben diverso da quello dichiarato; norme sulla produzione di energia da fonti rinnovabili o sulla gestione dei rifiuti, per restare in questi settori, spesso rivelano il loro reale obiettivo attraverso postille che favoriscono scelte opposte a quella della tutela ambientale, garantendo i profitti (anche illeciti), a scapito di scelte rispettose dei limiti oggettivi delle risorse disponibili sul pianeta. Un esempio tra i molti. Da anni si contesta la strumentale denominazione di termovalorizzatore (e simili) per gli impianti di incenerimento rifiuti. Il termine improprio anche sotto il profilo normativo ed stato introdotto sia per motivi psicologici per sminuire la portata dei suoi negativi impatti ambientali e sanitari (ma anche economici!), sia per enfatizzare una presunta vocazione di tali impianti, non allo smaltimento di rifiuti, ma alla produzione di energia elettrica e/o termica. Linconsistenza di tale enfasi conosciuta: i dati sulla produzione di energia e sul costo di smaltimento complessivo dei rifiuti anche se riguardano impianti moderni vengono arbitrariamente corretti anzi letteralmente drogati con incentivi pubblici variabili nel tempo, nonch da norme

che favoriscono il recupero energetico rispetto a quello di materia, in barba alla nota gerarchia europea, che prevede il suo contrario. Nella nuova direttiva sui rifiuti (n. 98/2008 recepita con Dlgs 104/2010 e integrata nel testo unico ambientale, il Dlgs 152/2006) linganno pi sottile. Un impianto di incenerimento viene considerato di recupero energetico (R1 Utilizzazione principalmente come combustibile o come altro mezzo per produrre energia) ove i rendimenti di trasformazione in energia termica ed elettrica, rispetto al

potere calorifico dei rifiuti introdotti, supera un valore (0,60) ricavato da una formula ivi indicata. La formula per anchessa aggiustata con modalit prive di motivazioni tecniche, ma rappresentano, ancora una volta, una scelta a favore dellincenerimento oltre a nascondere il dato del reale del basso rendimento di questi impianti. Il fattore moltiplicativo di 2,6 per la energia elettrica, contenuto nella formula, incrementa surrettiziamente il dato reale della produzione di elettricit per gonfiare il valore numerico di questo fattore. Sulla stessa falsariga non viene considerata lenergia introdotta con combustibili non finalizzati alla produzione di vapore. Ancora, viene escluso dal conto lelevato consumo di combustibili fossili necessari per garantire le temperature nella zona di post-combustione e negli avviamenti degli impianti. Nonostante siano ben pochi gli impianti, anche di recente tecnologia, che riescono a rientrare nel range minimo di rendimento

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previsto, a conferma che non pi possibile coprire le nudit del Re. Non sempre agevole individuare questi trucchi e Medicina Democratica su questi e altri argomenti si sempre sforzata di analizzare le norme durante la loro formazione e successivamente - e denunciarne non solo i limiti ma gli stratagemmi e le doppiezze. Se levoluzione normativa ambientale (per effetto quasi esclusivo delle decisioni europee) si comunque evoluta e ha ridotto gli spazi di abuso e di arbitrario sfruttamento, decisioni e norme locali, prassi e interpretazioni strumentali condizionano la effettiva attuazione degli obiettivi e riducono la valenza degli strumenti di autotutela e di proposta da parte delle popolazioni locali. Non sono meno ingannevoli i decreti denominati salva Italia e cresci Italia (quello in fase di definizione sulle liberalizzazioni e diversi passaggi dellultimo decreto cosiddetto mille proroghe). Contengono decisioni che smantellano o riducono tutele e diritti, ivi comprese le decisioni sancite da 27 milioni di cittadine/i italiani con il vittorioso referendum popolare sulla ripubblicizzazione dei servizi pubblici, per la tutela dei beni comuni. Loperato di Medicina Democratica si caratterizza per la capacit di stimolo, come mente collettiva, e per il contributo che fornisce nella produzione di conoscenza e scienza, mettendola a disposizione dei portatori di interessi primari, le popolazioni a rischio, le lavoratrici, i lavoratori, nonch tutte le persone con esigenze di
NOTE 1. Sia chiaro, con questo non si vuole rivendicare una valenza di bene pubblico (o "comune") dei rifiuti urbani e neppure che gli inceneritori e le discariche siano di pubblica utilita. Gli unici rifiuti pubblici sono quelli alimentari e pochi altri. Non ci si stancher mai di evidenziare che la produzione dei rifiuti direttamente connessa alla produzione delle merci e del profitto come pure che la corretta gestione della intiera filiera materie-merci-rifiuti costituita dalla responsabilit estesa dei produttori e dalle norme di prodotto (peraltro oramai oggetto di norme europee, come quelle sugli olii, i pneumatici, le automobili, i rifiuti da apparecchiature

salute, ambiente salubre e cultura, e per affermare concretamente i diritti umani. Per restare ai temi qui richiamati, sono oramai numerosi gli studi svolti da questo o quel Politecnico con lintento di contrastare le rigorose osservazioni tecno-ambientali e socio-sanitarie portate da Medicina Democratica su determinati progetti e impianti caratterizzati da impatti negativi per il territorio e la popolazione a rischio. Infatti, in questi casi, si ammanta come scienza con il sostegno autorevole di enti pubblici quali sono le Universit, studi inattendibili per la loro impostazione che palesano gli interessi dei finanziatori. Pertanto, non sorprende che tali risultati siano poi utilizzati per favorire questo o quella associazione imprenditoriale, tacciando le popolazioni a rischio e i loro tecnici (fra essi anche quelli di Medicina Democratica) di posizioni anti-scientifiche e di timori infondati. Nonostante tutto questo, laddove la popolazione a rischio si autoorganizza, tali progetti mostrano i loro limiti intrinseci e gli impatti ambientali e socio-sanitari negati, il pi delle volte, dallaccoppiata padronalistituzionale, vengono svelati. Per quanto sin qui detto concludo affermando: che Medicina Democratica non debba essere tanto rilanciata, non una griffe da far risplendere/vendere, ma va invece rafforzata perch le sue radici sociali e culturali, il corpo delle sue ragioni costituiscono un elemento irrinunciabile per chiunque, ancora oggi, vuole cambiare positivamente lo stato presente delle cose.
elettriche ed elettroniche). Fare in modo che le norme contengano concretamente tale indirizzo un efficace modo per modificare lintera filiera di produzione e introdurre cicli dalla culla alla culla a partire dalla societ del riciclaggio, cercando di evitare la produzione dei rifiuti e di utilizzare i rifiuti come risorse invocata dalla direttiva 98/2008 ove, comunque, il termine risorse si presta a interpretazioni strumentali pur se la stessa norma precisa che gli obiettivi della direttiva non dovrebbero promuovere, laddove possibile, lo smaltimento in discarica o lincenerimento di detti materiali riciclati.

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Incenerimento di rifiuti e rischi per la salute infantile

di Patrizia GENTILINI*
PREMESSA Numerosi studi epidemiologici, anche recenti (1-14), hanno dimostrato importanti rischi per la salute a carico delle popolazioni esposte allinquinamento prodotto da impianti di incenerimento di rifiuti. Qualunque processo di combustione (compreso quello delle biomasse) genera, indipendentemente dalla tecnologia adottata, la produzione e lemissione di migliaia di sostanze inquinanti, di cui solo una piccola parte conosciuta e sottoposta a monitoraggio. La formazione di tali inquinanti dipende, oltre che dai materiali combusti, dalla loro mescolanza del tutto casuale nei forni, dalle temperature di combustione e soprattutto dalle variazioni di temperatura nei diversi comparti degli impianti (15). Alcune forme di inquinamento, inoltre, si formano a valle dei camini (ad esempio il particolato secondario) per reazioni fotochimiche di precursori emessi dallimpianto di incenerimento con inquinanti atmosferici derivanti da altre fonti (traffico veicolare, insediamenti industriali) e presenti nella stessa area. Fra le principali categorie di inquinanti emessi possiamo distinguere: Inquinanti gassosi: ossidi di azoto (NOx) e di zolfo (SOx), monossido di carbonio (CO), diossido di carbonio (CO2), ozono; Particolato di diverse dimensioni (inalabile PM10, fine PM2,5; <2,5 m, ultrafine < 0,1 m); Microinquinanti persistenti e accumulabili, composti di nuova generazione: metalli pesanti (Arsenico, Berillio, Cadmio, Cromo, Mercurio, Nichel, Piombo), diossine, Furani, Policlorobifenili (PCB), Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), composti organici volatili, Benzene. Gli inquinanti emessi penetrano nellorganismo umano (dove generano diversi effetti tossici) per inalazione, per contatto cutaneo o per ingestione (in seguito a contaminazione della catena alimentare). Si trasmettono per via transplacentare e bambini, neonati, feti rappresentano le categorie maggiormente vulnerabili. Rispetto agli adulti, i bambini assumono maggiori quantit di inquinanti per unit di peso corporeo, poich hanno una maggiore frequenza respiratoria e passano in media maggior tempo allaria aperta. Inoltre, poich l80% degli alveoli polmonari si formano in epoca post-natale, il polmone infantile (in fase di sviluppo e formazione) possiede una limitata capacit di limitare i danni derivati dallinquinamento atmosferico. Molti degli inquinanti emessi dagli impianti di incenerimento (ad es. alcuni metalli pesanti e la TCDD, diossina di Seveso), sono classificati dalla IARC come cancerogeni certi, altri come probabili per luomo (gruppo 1 e 2a IARC). Molti, inoltre, a causa della loro tossicit, persistenza e bioaccumulabilit, esplicano azione di interferenti endocrini, in quanto in grado di alterare funzioni delicatissime quali quelle ormonali, riproduttive, metaboliche, immunitarie, neuropsichiche. Questi effetti sono particolarmente gravi in organismi in accrescimento anche per dosaggi di norma ritenuti sicuri o legali per gli adulti e, soprattutto, se lesposizione avviene in determinate finestre espositive durante la vita intrauterina, in alcune delicate fasi dello sviluppo fetale. Nellottobre 2009 la IARC ha incluso nella classe 1 (cancerogeni certi per luomo) ad azione multiorgano, come la TCDD, anche un furano (2,3, 4,7,8-pentachlorodibenzofurano) ed il PCB 126 (3,3,4,4,5,-pentacloro-

*Medico, oncologa ed ematologa. ISDE e Medicina Democratica della Regione Toscana (patrizia.gentilini@vi llapacinotti.it).

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bifenile). Sono note ormai da tempo le conseguenze del particolato sulla salute umana, tanto pi gravi quanto minore il diametro delle particelle (16, 17). Linquinamento da particolato genera nel breve termine soprattutto malattie cardiocircolatorie (infarti, aritmie cardiache, scompenso cardiocircolatorio, trombosi, ictus etc.) e respiratorie (asma, riduzione della capacit respiratoria, riacutizzazione di malattie broncopolmonari croniche) e, nel lungo termine, tumore maligno del polmone. Gli inceneritori sono fonte non trascurabile di particolato: uno studio condotto in una citt Svedese ha stimato che un moderno impianto di incenerimento produce dal 17 al 32% del PM2,5 urbano (18) ed un altro ha dimostrato come a Parigi le tre maggiori fonti di particolato siano rappresentate dal locale inceneritore, dal traffico veicolare e dal riscaldamento (19). Sempre pi attenzione desta poi il rischio rappresentato dal particolato ultrafine - UFP (20), prodotto in misura del tutto ragguardevole dai moderni inceneritori a causa delle elevate temperature di esercizio (21). Le particelle di dimensioni <0.1m (UFP) non vengono trattenute efficacemente neppure dai pi moderni filtri e sistemi di abbattimento delle polveri e non sono soggette ad alcun tipo di monitoraggio n a limiti di emissione. Grazie alle loro dimensioni le UFP sono in grado di attraversare molto rapidamente la parete alveolare, entrare nel circolo sanguigno e giungere in ogni distretto dellorganismo, dove generano pesanti conseguenze mediante stress ossidativo (anche con danno al DNA), stato di infiammazione generalizzato, aumento della viscosit del sangue, alterazioni delle pi delicate funzioni cellulari (22). Numerosi studi internazionali hanno dimostrato nelle popolazioni adulte esposte alle emissioni degli inceneritori un aumentato rischio di patologie tumorali maligne: linfomi non-Hodgkin, sarcomi dei tessuti molli, neoplasie polmonari, ma anche tumori a fegato, stomaco, colon, mammella e a tutti i tumori nel loro complesso (1-13). Gli studi che hanno indagato sui rischi per la salute infantile (sia effetti non tumorali che tumorali) sono relativamente meno numerosi di quelli condotti nellet adulta. La relativa rarit dei tumori in et infantile e limpor-

tanza delle esposizioni genitoriali (anche occupazionali) rende di difficile realizzazione studi epidemiologici in grado di evidenziare con sufficiente potenza statistica la correlazione di tumori nellinfanzia con le emissioni degli impianti di incenerimento. Nonostante questi limiti metodologici, importanti studi condotti a questo riguardo specie nel Regno Unito possono comunque fornire rilevanti spunti di riflessione. Scopo di questo lavoro pertanto passare in rassegna i principali rischi tumorali e non tumorali evidenziati nellinfanzia esposta allinquinamento da inceneritori. 1. - INFANZIA E INCENERITORI: I RISCHI NON TUMORALI A differenza di quanto si registra nella popolazione adulta, in cui gli effetti di maggior rilievo per esposizione a lungo termine alle emissioni degli inceneritori sono riferiti al cancro, nellinfanzia sono stati maggiormente indagati i rischi non tumorali a breve e lungo termine, in particolare: - problemi respiratori - danni neuropsichici - danni ormonali o dello sviluppo sessuale - esiti infausti della gravidanza, malformazioni. In un recente studio condotto a Seoul (14) sono state prese in esame le emissioni di quattro inquinanti di solito considerati di minor rilievo (PM10, NOx, NO2, CO) da parte di quattro impianti funzionanti nel rispetto dei limiti di legge. stato calcolato il carico complessivo di patologie (burden of disease) sia in termini di anni vissuti con disabilit (YLDs) che di anni di vita persi per mortalit prematura (AYLL), per patologie cardiovascolari e respiratorie. Nel grafico di Figura 1. (Figura 4 nello studio considerato) sono riportati i risultati suddivisi per fasce di et e, specie nella fascia da 09 anni, il carico complessivo di morbilit e mortalit non affatto trascurabile. Gli Autori stimano che il rischio complessivo per malattie respiratorie e cardiovascolari attribuibile ai quattro inquinanti presi in considerazione sia rispettivamente dello 0.2% e dello 0,1%. Tale rischio, che potrebbe apparire trascurabile, proiettato sullintera popolazione interessa ben 297 persone/anno. La considera-

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zione conclusiva degli Autori significativa: nessun rischio aggiuntivo alla salute pubblica proveniente dallincenerimento dei rifiuti pu essere considerato accettabile e questo, a nostro avviso, tanto pi vero se si pensa alla popolazione infantile, ben sapendo come linquinamento incide sulla funzione respiratoria dei bambini e sulla loro salute in generale. In un studio condotto in Giappone (23) stata indagata una coorte di 450.807 bambini da 6 a 12 anni della Prefettura di Osaka, dove sono attivi 37 inceneritori.

Lindagine stata condotta con questionario ai genitori sulla presenza di patologie allergiche e sintomi specifici (respirazione ansimante, cefalea, disturbi di stomaco, stanchezza), ponendoli in relazione con la prossimit della scuola frequentata dai bambini ad impianti di incenerimento. I risultati dimostrano unassociazione statisticamente significativa per cefalea, disturbi di stomaco e stanchezza in bambini che frequentavano scuole collocate in prossimit di inceneritori [cfr. la Tabella 1 che segue (Table 3 nello stu-

Figura 1. - Carico complessivo di morbilit e mortalit per classi di et

Fonte:

Tabella 1. Associazione statisticamente significativa per cefalea, disturbi di stomaco e stanchezza nei bambini che hanno frequentato scuole collocate in prossimit di inceneritori (Fonte: Miyake Y et al - Relation between distance of school from the nearst municipal waste incineration plant anh child health in Japan- Europ. Jour. of Epidemiology (2005) 20 : 1023-1029)

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dio in questione)]. Nellambito dello studio Enhance Health, unindagine condotta presso un inceneritore di rifiuti tossici a Dorog [Ungheria (24)], ha pure indagato sui rischi per la salute infantile (media settimanale delle patologie respiratorie) in relazione

ai livelli di monossido di carbonio (CO) e PM10, dimostrando un incremento statisticamente significativo delle patologie di carattere respiratorio con il crescere dellesposizione, come risulta dai grafici sotto riportati nella Figura 2 (figure 2 e 1 nello studio citato).

Figura 2. - Incremento statisticamente significativo delle patologie di carattere respiratorio al crescere dellesposizione a monossido di carbonio (CO) e a PM10 (Fonte: Report finale Progetto Europeo Enhance Health Interreg IIIC East Program, consultabile http:/www.alessandroronchi.net/files/relazione_enhance_health.pdf e www.arpa. emr.it/moniter)

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Sono ormai ampiamente noti e documentati da una imponente letteratura i danni allo sviluppo cognitivo e neuropsichico dellinfanzia per esposizione a metalli pesanti, in particolare Piombo e Mercurio che comportano difficolt dellapprendimento, riduzione del quoziente intellettivo (QI), iperattivit (25-26). Si calcola che ogni anno nascano negli U.S.A. da 316.000 a 637.000 bambini con un livello di Mercurio nel sangue ombelicale superiore a 5,8 g/litro, livello che determina diminuzione significativa del Quoziente Intellettivo (Q.I.); la perdita di produttivit negli U.S.A. conseguente allaumento di popolazione con minor Q.I. calcolato in 8.7 miliardi di $ (27). Si calcolato che nel 1997 il costo per i danni causati dal Piombo sui bambini sia ammontato a ben 43.4 miliardi di dollari (28). Gli inceneritori sono una fonte emissiva assolutamente non trascurabile di metalli pesanti, che sono anzi considerati, al pari delle diossine, un tracciante specifico dellinquinamento di tali impianti (29). Lo studio i (30) della regione Toscana che ha raccolto e tipizzato il particolato atmosferico di diverse centraline dislocate nel territorio - attribuisce la maggior variabilit di metalli pesanti riscontrata a

Montale, territorio rurale, proprio alla presenza dellimpianto di incenerimento presente in quellarea. E curioso che nel recentissimo studio Moniter della regione Emilia Romagna condotto sugli 8 inceneritori della regione, il Mercurio non sia stato preso in considerazione mentre il Piombo, stato riscontrato in livelli elevatissimi ed abbastanza omogenei fra i vari territori. Va anche ricordato che nellelenco, pubblicato da Lancet nel 2006 (31), delle 201 sostanze note per essere dannose per il cervello umano (in particolare per quello in accrescimento!) moltissime si ritrovano fra quelle emesse da inceneritori. Si rammenta infine un recente studio del 2010 (32) che ha indagato sulla comparsa di autismo in relazione ad esposizioni ambientali (v. Tabella 2; tabella 3 nellarticolo citato), ha dimostrato un rischio statisticamente significativo (p<0.003) per esposizioni a questo genere di impianti. Altri studi hanno esplorato i rischi per linfanzia provenienti da esposizione ad inquinanti aventi azione di interferenti endocrini emessi da inceneritori. Nella Tabella 3. viene riportato un elenco di sostanze organiche identificate nelle emissioni di inceneritori (33) molte delle quali dotate potenzialmente - della

Tabella 2. - Rischio di autismo statisticamente significativo (p<0.003) per esposizioni alle emissioni tossiche nellambiente da questa tipologia di impianti (Fonte: Sun Mi Kim et al. Exposure to environmental toxins in mothers of children with autism spectrum disorder Psychiatric Investig 2010 June;7(2) : 122-127)

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suddetta azione. Secondo la definizione dellIstituto Superiore di Sanit (I.S.S.), viene definito Interferente Endocrino una sostanza esogena, o una miscela, che altera la funzionalit del sistema endocrino, causando effetti avversi sulla salute di un organismo, oppure della sua progenie o di una (sotto)popolazione. Si tratta quindi di composti in grado non solo di esplicare una azione tossica diretta sullorga-

nismo esposto, ma di agire, al pari di altri inquinanti ambientali, sulle cellule germinali (34) alterando, attraverso modificazioni epigenetiche, i meccanismi di trascrizione del nostro stesso patrimonio genetico. Le conseguenze sulle generazioni a venire e la conseguente amplificazione del danno non pu non generare la pi profonda preoccupazione in chi si occupa di tali problemi (cfr. Figura 3.).

Tabella 3. - Elenco di sostanze organiche identificate nelle emissioni di inceneritori (33) molte delle quali dotate potenzialmente- della suddetta azione (Fonte: Jay K. et al. Identification and quantification of volatile organic compound components in emissions of waste incineration plants. Chemosphere (1995) 30(7) 1249-1260)

Figura 3.

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Fra gli interferenti endocrini rientrano: Pesticidi, Erbicidi (Atrazina), Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), Policlorobifenili (PCBs), Policlorodibenzofurani (PCDFs), Policlorodibenzodiossine (PCDDs), Metalli Pesanti, Ritardanti di fiamma, Ftalati, Composti perfluorinati, farmaci e molti, molti altri agenti non ancora compiutamente identificati. Le principali patologie ascrivibili allesposizione ad interferenti endocrini (vedi Tabella 4.) sono in molti casi patologie in drammatica espansione epidemiologica anche nella popolazione infantile. Tornando agli studi epidemiologici che hanno valutato tali rischi per la salute infantile derivanti dallesposizione alle emissioni nellambiente degli inceneritori da segnalare uno studio tedesco del 1998 (35) condotto con 671 bambini di et compresa fra 7 e 10 anni in cui veniva comparata la funzionalit tiroidea negli esposti alle emissioni di un inceneritore per rifiuti tossici, rispetto a quelli provenienti da altre due aree di confronto. Il gruppo di bambini esposto allinquinamento da inceneritore present nel 7,7% dei casi una riduzione statisticamente significativa (p < or = 0.05) di FT3 and FT4 rispetto ai due gruppi di controllo non esposti e la conclusione degli autori fu che lesposizione ad emissioni di inceneritore di rifiuti tossici comporta pi bassi livelli di tiroxina ed ormoni tiroidei. Un altro studio (36) pubblicato nel 2001 su Lancet ha preso in esame la funzionalit renale e lo sviluppo sessuale in 200 adolescenti (di cui 120 ragazze) in relazione a specifiche fonti di inquinamento ambientale: a) - unarea con due inceneritori di rifiuti, b) -

una con presenza di fonderia di piombo, c) - una di controllo. In particolare i giovani maschi provenienti dallarea ove si trovavano i due inceneritori presentavano ritardo nella maturit sessuale e ipotrofia testicolare. Relativamente pi numerose sono poi le segnalazioni che riguardano malformazioni ed esiti infausti della gravidanza per esposizione ambientale della madre ad emissioni di inceneritori. Gi dagli anni 90 era stato segnalato un incremento di parti gemellari ed una inversione del rapporto maschi/femmine alla nascita (37, 38). Successivamente sono stati segnalati rischi di malformazioni congenite (39) ed incremento di labbro leporino (40). Ulteriori studi condotti dal 2000 in poi hanno confermato la condizione di aumentato rischio sia per labbro leporino che per malformazioni dorgano, specie a livello renale e cardiaco (41-43). In particolare uno studio del 2004 condotto in Giappone (41) ha preso in esame gli esiti riproduttivi entro 10 km da 63 inceneritori di RSU caratterizzati da alti livelli emissivi di diossine. In particolare sono stati considerati: 225.215 nati vivi 3.387 morti fetali 835 morti infantili Lo studio ha rilevato un picco di rischio a circa 1-2 km dagli impianti, con declino statisticamente significativo con la distanza da tale picco per: morti infantili (p=0,023) e morti infantili associate a malformazioni (p=0,047).

Tabella 4. - Rischi noti per la salute umana da esposizione ad Interferenti Endocrini disfunzioni ormonali (specie alla tiroide) sviluppo puberale precoce nelle femmine diminuzione fertilit, endometriosi, aumento abortivit spontanea, parto pre termine gravidanza extrauterina malformazioni immunosoppressione aumentato rischio di criptorchidismo, infertilit e ipospadia diabete/alcune forme di obesit deficit cognitivi e disturbi comportamentali patologie neurodegenerative aumentato rischio di contrarre tumori.
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Appare significativo il fatto che il picco identificato coincideva con larea distante circa 2 km dagli impianti dove si era riscontrato il massimo livello di diossina nel suolo. Tali risultati confermavano quelli di un precedente lavoro del 2003 condotto nel Nord Ovest dellInghilterra (42) in prossimit di 4 inceneritori e 3 crematori. Gli Autori descrivevano in prossimit degli inceneritori un aumento statisticamente significativo di anomalie congenite letali e, in prossimit dei crematori, un aumento statisticamente significativo di anencefalia e di bambini nati morti. Significativa anche la mappa relativa al tasso di mortalit infantile in prossimit dellinceneritore di Kirkless (UK) che passa da 1.1 /1000 nati nelle aree sopravento rispetto allimpianto a 9.5/1000 nelle aree sottovento (cfr. Figura 4.). (http://www.ukhr.org/incineration/kirklees.pdf) Uno studio recente condotto in Francia (44) dopo gli esiti di una indagine preliminare (45) condotta dal medesimo gruppo, ha portato ulteriori interessanti segnalazioni. In questo ultimo studio caso-controllo sono state indagate solo le malformazioni uroge-

nitali (v. tabella 5; tabella 4 nello studio) individuando 304 neonati con malformazioni del tratto urogenitale diagnosticati nella regione Rhne-Alpes nel periodo 2001-2003 (popolazione controllo: 226 neonati appaiati per sesso, anno di nascita e distretto alla nascita). Lesposizione dal 1- 4 mese prima del concepimento fino alla fine del 3 mese di gestazione veniva messa in relazione alle emissioni di diossine da parte di 21 inceneritori, secondo un modello matematico (ADMS3 software) di dispersione calcolato entro 10 km per ogni singolo impianto. Lindagine ha dimostrato un rischio statisticamente significativo quasi triplo (OR = 2.95, CI 1.47 - 5.92) per i soggetti esposti. Lo studio Moniter (www.arpa.emr.it/moniter/) stato recentemente condotto dalla Regione Emilia Romagna per indagare sugli effetti avversi sulla salute nella popolazione residente entro 4 km dagli 8 inceneritori presenti nel territorio regionale, secondo il modello di ricaduta gaussiano ADMS Urban. Lo studio ha permesso di raggiungere risultati di particolare rilievo. Si infatti registrato:

Figura 4. - Tasso di mortalit infantile in prossimit dellinceneritore di Kirkless (UK), che passa da 1,1 /1000 nati nelle aree sopravento rispetto allimpianto a 9,5/1000 nelle aree sottovento

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aumentato rischio di aborti spontanei; andamento crescente del rischio di malformazioni nel loro complesso; aumentato rischio di bambini di basso peso per et gestazionale; aumento del numero di nati pretermine, del tutto coerente con laumento dellesposizione. Lo studio Moniter attribuisce scarsa impor-

tanza al dato relativo alle malformazioni nel loro complesso ed attribuisce solo una relativa importanza al dato dei nati pre termine, gi in precedenza segnalato in letteratura (46), che appare viceversa di assoluto rilievo in quanto coerente con ci che emerge da studi in laboratorio sullesposizione a diossine (47). Nello studio Moniter si evidenziato quanto riportato nella Tabella 6.

Tabella 5. - Malformazioni del tratto urogenitali diagnosticate a 304 neonati nella regione Rhne-Alpes nel periodo 2001-2003 (Fonte: Cordier S. Chevrier C et al. Risk of congenital anomalies in the vicinity of municipal solid waste incinerators Occuip Environ Med 2004 ; 61:8-15)

Tabella 6. Incremento significativo di rischio per il parto pretermine (32 36 settimane) in corrispondenza del livello pi elevato di esposizione a diossine

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Riteniamo che limitare la considerazione del problema come appare dalla lettura del rapporto conclusivo dello studio Moniter - a questo solo esito sia estremamente riduttivo, anche a causa dei limiti metodologici esposti dagli stessi estensori dello studio che riconoscono difficolt a utilizzare le SDO per lindividuazione dei nati malformati, a causa della presenza di errori di compilazione in una materia molto complessa come la diagnosi di malformazione e [...] la copertura non omogenea sul territorio regionale del Registro IMER. A maggior ragione pertanto il dato dellaumento delle malformazioni nel loro complesso non pu - a nostro avviso - essere sottovalutato. Inoltre, per quanto riguarda gli esiti avversi della gravidanza, desta sconcerto il fatto che su un totale di 1656 nati nel raggio di 4 km dai 2 inceneritori di Ferrara (uno attivo durante lintero periodo di indagine 2003-2006, laltro chiuso nel 2005) siano stati esclusi i 1311 nati entro i 4 km dallimpianto di incenerimento chiuso nel 2005, con la motivazione che: le valutazioni e analisi ambientali sono state effettuate solo sullinceneritore attualmente operante, per cui non siamo stati in grado di includere una parte delle nascite a Ferrara nella nostra analisi (a pag. 27 del rapporto finale della Linea Progettuale 3-azione 2).

Con oltre 3 milioni e 400.000 euro tanto costato il progetto Moniter per il complesso delle indagini - ci risulta incomprensibile come sia stato possibile non completare lindagine in modo adeguato, tanto pi che proprio a Ferrara ci risulta essere il centro di riferimento regionale per le malformazioni. 2. - INFANZIA E INCENERITORI: I RISCHI TUMORALI Come accennato in precedenza, la valutazione epidemiologica dei rischi tumorali nellinfanzia metodologicamente complessa per i seguenti motivi: patologia relativamente rara nellinfanzia difficile valutazione della esposizione importanza delle esposizioni genitoriali e degli stessi gameti cancerogenesi transplacentare. Il problema tuttavia di estremo interesse sia per limportanza della diagnosi, sia per il particolare incremento di tumori nellinfanzia che si registra nel nostro paese (48). Ricordiamo che lItalia ai vertici mondiali per incidenza di cancro nellinfanzia, con un incremento annuo del 2,2% rispetto ad un incremento dell1,1% in Europa e dello 0,6% negli U.S.A.; mediamente si registrano oltre 30 casi/anno in eccesso in Italia per ogni milione di bambini rispetto a quanto si

Tabella 7. - Tasso di incidenza tumori pediatrici (0-14 anni) / milione bambini (Fonte: Registri Tumori (AIRTUM): I tumori infantili Rapporto 2008)

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registra in altri paesi parimenti industrializzati. Nonostante le suddette difficolt alcuni ricercatori hanno comunque affrontato il problema. Knox EG nel Regno Unito ha pubblicato numerosi studi dal 1992 al 2006 (49-52) per indagare sul rischio di morte per cancro da 0 a 15 anni in relazione a rischi ambientali ed in particolare a fonti emissive. In particolare ha esaminato una coorte di 22.458 bambini morti per cancro nel Regno Unito (leucemie e tumori solidi) fra il 1953 e il 1980, riscontrando cluster geografici in relazione alla localit di nascita. Knox osserv che i cluster si presentavano pi frequentemente attorno a siti industriali con combustioni su larga scala ed in presenza di composti organici volatili o di incenerimento di rifiuti (50). In uno studio pubblicato nel 2005 (52) Knox si avvalso, per la valutazione delle esposizioni, delle mappe pubblicate dal National Atmospheric Emissions Inventory, relative alle emissioni di diversi inquinanti. Ci gli permise di analizzare lassociazione tra il rischio di morte per tutti i tumori infantili (solidi e leucemie) e lesposizione alla nascita a numerose sostanze chimiche (cfr. Tabella 8; tabella 2 nello studio) emesse da sorgenti puntuali ad alta intensit (hotspot), tra cui gli inceneritori. Sono stati evidenziati rischi relativi (RR) statisticamente significativi per distanze alla nascita entro 1 km da sorgenti emissive di: Monossido di carbonio, Particolato PM10, Composti Organici Volatili, Ossidi di azoto, Benzene, ed inoltre 1,3 - Butadiene, Diossine e Benzo(a)pirene. I

rischi relativi (RR) variano da 1,92 per il Benzo(a)pirene a 2,21 per le Diossine, fino a 3,78 per l1,3 - Butadiene. Si noti che le emissioni degli inceneritori sono caratterizzate dalla presenza di tutte quelle sostanze a cui questo studio ha associato RR >1 in modo statisticamente significativo. La principale e pi importante osservazione di Knox riguarda il ruolo determinante dellesposizione alla nascita o in utero rispetto ad esposizioni successive. Esaminando i bambini che hanno cambiato residenza fra lindirizzo di nascita e quello di morte, Knox riscontr che il rischio era pi elevato per le migrazioni in allontanamento dalla fonte emissiva (indirizzo di nascita pi vicino alla fonte emissiva rispetto allindirizzo di morte) che viceversa. Questo suggeriva che il rischio maggiore rappresentato da esposizioni precoci, e che la malattia inizia spesso prima della nascita. Questa ultima considerazione del tutto coerente con la possibilit di passaggio di cancerogeni dalla madre al feto (cancerogenesi transplacentare) come gi aveva intuito negli anni 70 Lorenzo Tomatis (53). La possibilit che si abbia il passaggio di centinaia di molecole, in particolare metalli pesanti e composti organici persistenti (diossine e similari) gi segnalato da decenni (54-56) e si dimostrato come in feti nati da donne esposte a diossina aumenti la frequenza di anomalie cromosomiche e di aborti (57). Nella letteratura scientifica pi recente sta emergendo con sempre maggior evidenza limportanza delle esposizioni che avvengo-

Tabella 8. Rischi relativi (RR): da 1,92 per il Benzo(a)pirene a 2,21 per le Diossine, fino a 3,81 per l1,3 - Butadiene (Fonte: Knox EG Childhood cancers and atmosferic carcinogens Jour of Epidemiology and Community Health 2005; 59: 101-105)

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no nelle prima fasi della vita, fasi che appaiono cruciali per determinare lo stato complessivo di salute non solo nellinfanzia, ma anche in et adulta e non solo per quanto riguarda la cancerogenesi (58-60) . Il problema dei tumori nellinfanzia ed in particolare modo il drammatico incremento che si registra nel nostro paese in cui addirittura nei primi 12 mesi di vita lincremento del 3.2% allanno (48) deve spingere la comunit scientifica e lintera societ ad interrogarsi sui motivi di questo triste primato e a porre in essere ogni sforzo per indagarne le cause e rimuoverle. Per quanto ci riguarda, gi in una lettera aperta del 18 luglio 2008 scrivevamo : i tumori nellinfanzia e gli incidenti sul lavoro, di cui ogni giorno le cronache ci parlano, unitamente alle malattie professionali, ampiamente sottostimate in Italia, sono due facce di una stessa medaglia, ovvero le logiche, inevitabili conseguenze di uno sviluppo industriale per gran parte dissennato, radicatosi in un sistema di corruzione e malaffare generalizzato che affligge ormai cronicamente il nostro paese. Potremmo, sintetizzando, affermare che lo stato di salute di una popolazione inversamente proporzionale al livello di corruzione e quanto pi questo elevato tanto pi le conseguenze si riversano sulle sue componenti pi fragili, in primis linfanzia, come Tomatis gi oltre 20 anni fa anticipava. Le sostanze tossiche e nocive non sono meno pericolose una volta uscite dalle fabbriche o dai luoghi di produzione e la ricerca esasperata del profitto e dello sviluppo industriale - a scapito della qualit di vita -, non pu che avere queste tragiche conseguenze. 3. - ULTERIORI RIFLESSIONI ED IPOTESI DI LAVORO: RABDOMIOSARCOMA EMBRIONARIO PATOLOGIA SENTINELLA NELLINFANZIA DELLESPOSIZIONE AD INCENERITORI? Queste ulteriori riflessioni nascono da una personale esperienza come perito di parte in un procedimento giudiziario per il caso di un bambino affetto e poi deceduto per rabdomiosarcoma embrionario genito-urinario, esposto alle emissioni di due inceneritori di

Forl. La vicenda giudiziaria si conclusa con larchiviazione, ma stata loccasione per uno studio approfondito di questa particolare e rarissima patologia, il RABDOMIOSARCOMA EMBRIONARIO che - come vedremo potrebbe essere considerata (al pari dei sarcomi nelladulto) una patologia sentinella dellesposizione al cocktail di inquinanti (in particolare diossine) emessi da questi impianti. I sarcomi, come i tumori del tessuto linfatico ed emopoietico, sono tumori maligni di origine mesodermica e sono di gran lunga i pi frequenti nei primi anni di vita mentre sono, nel loro complesso, tumori relativamente rari, specie negli adulti. I rabdomiosarcomi (RMS) rappresentano il tipo istologico pi frequente fra i sarcomi del tessuto connettivo e degli altri tessuti molli in et pediatrica. Il Rabdomiosarcoma trae il suo nome dal fatto che le cellule di origine mesenchimale che lo compongono hanno caratteristiche di differenziazione del tessuto muscolare scheletrico e possono insorgere anche in sedi anatomiche dove il tessuto muscolare striato assente come nei dotti biliari e nella vescica. Nel gruppo dei rabdomiosarcomi rientrano, a loro volta, vari sottotipi istologici che si differenziano per caratteristiche morfologiche cellulari e tissutali e numerose classificazioni si sono succedute nel tempo. La prima e pi seguita classificazione istologica dei rabdomiosarcomi quella dellOrganizzazione Mondiale della Sanit (OMS) in cui vengono contemplati i seguenti istotipi: embrionario, botroide, alveolare, pleomorfo, sarcoma non classificato, indeterminato a piccole cellule rotonde, sarcoma di Ewing extraosseo (61). Comunque, in tutte le varie classificazioni che si sono succedute, rientra come istotipo fra i pi frequenti, proprio quello embrionario che rappresenta circa il 50% di tutti i rabdomiosarcomi e dove il termine embrionario sta a significare, che le cellule tumorali assomigliano ai vari stadi dello sviluppo embrionale delle cellule muscolari. In un lavoro di G. Pastore, pubblicato nel 2006, viene riportata una amplissima casistica relativa a 5802 casi di sarcoma dei tes-

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suti molli diagnosticati da 0 a 14 anni in tutta Europa negli anni 1978-1997 (63), ed in cui rientrano ben 3.365 casi di rabdomiosarcomi scrupolosamente analizzati per sedi di insorgenza, sottotipi istologici, et, distribuzione geografica, andamento temporale ecc. Nella Tabella 9 sotto riportata (tabella 7 nello studio) tratta dal succitato studio di G.Pastore, i sarcomi dei tessuti molli (STM) insorti nellinfanzia vengono differenziati sia istologicamente che per sottotipi e ne viene valutata lincidenza in 4 successivi quinquenni. Si osserva che sia lincidenza complessiva dei sarcomi che quella dei rabdomiosarcomi sono cresciute progressivamente negli anni nel periodo esaminato in modo statisticamente significativo. In particolare listotipo embrionario, specie a localizzazione genito-urinaria, quello che aumenta in modo statisticamente significativo in questa grande casistica ed quello che contribuisce in modo determinante allaumento statisticamente significativo di tutti i sarcomi nellinfanzia. Per quanto attiene gli altri sottotipi si nota che lalveolare ha un tasso medio di crescita annuo molto pi basso rispetto allembrionale e, soprattutto, non statisticamente significativo (AAPC=+0,6%, con p=0,605), esso inoltre caratterizzato da presenza di trascritti di fusione quali PAX3-FKRH o PAX7-FKRH ed appare logico supporre che

questo istotipo sia da correlarsi maggiormente a fattori genetici; anche gli altri sottotipi non mostrano alcun trend significativo di crescita (AAPC= -0,03% con p=0,964). Questi dati nel loro complesso sono a favore della tesi che fattori esogeni giochino un ruolo determinante nella genesi dei RMS embrionari e che, viceversa, fattori genetici ereditari siano maggiormente correlati allistotipo alveolare e ad altri sottotipi non specificati. Del resto gli stessi Autori affermano nelle conclusioni del loro lavoro che lincremento di circa il 2% annuo dei sarcomi dei tessuti molli non pu essere spiegato solo da cambiamenti nella classificazione e che tale incremento dovuto prevalentemente ai RMS del sottotipo embrionario a livello genito-urinario. Una simile crescita non appare giustificabile sulla base dellipotesi di un ruolo prevalente dei fattori genetici/ereditari, che realisticamente non possono subire mutamenti cos rapidi nel tempo, e pertanto essa pu essere spiegata solo ipotizzando il ruolo determinante di fattori esogeni. A questo proposito appare di particolare interesse un recente studio che dimostra come lesposizione ad agenti esogeni, quali le radiazioni nel 1 e 3 trimestre di gravidanza, rappresenti un rischio statisticamente significativo solo per listotipo embrionario e non per gli altri istotipi. (63) Ci rafforza lipotesi che lincremento del sottotipo

Tabella 9. - Sarcomi dei tessuti molli (STM) insorti in bambini da 0 a 14 anni in Europa dal 1978 al 1997, differenziati istologicamente e per sottotipi con valutazione dellincidenza nei 4 quinquenni (Fonte: G. Pastore et al. Childhood soft tissue sarcomas incidence and survival in European children (19781997): Report from the Automated Childhood Cancer Information System project European Journal of Cancer 42) 2136 2149 (2006 )

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embrionario si correli al fatto che tale forma sia maggiormente legata a fattori di rischio esogeni ed ambientali piuttosto che a fattori geneticamente determinati. Il rabdomiosarcoma embrionario (specie a localizzazione genito-urinaria) potrebbe essere pertanto un indicatore di esposizione a specifici inquinanti (quali le diossine) ed essere quindi il corrispettivo nellinfanzia di quanto sono i sarcomi nelladulto. Potrebbe dunque rappresentare un evento sentinella nellinfanzia, al pari di quello rappresentato dai sarcomi nelladulto, ormai concordemente ritenuti evento sentinella dellesposizione ad inquinanti quali le diossine specie se emesse dai vecchi impianti di incenerimento. Purtroppo nel rapporto AIRTUM 2008 (48) relativo al rabdomiosarcoma nellinfanzia non viene fatta distinzione fra i due istotipi pi frequenti: embrionario ed alveolare; questa distinzione potrebbe viceversa essere utile e potrebbe permettere di verificare se anche nel nostro paese, ovviamente nel lungo periodo data la relativa rarit della patologia, si conferma quanto emerge dallampio studio di G. Pastore sopra citato.

4. - LA SITUAZIONE DELLA CITTA DI FORLI Il caso del bambino di Forl si inquadra del resto perfettamente, a nostro avviso, nel contesto del grave danno allambiente e alla salute prodotto dai due impianti di incenerimento (uno per rifiuti urbani e laltro per rifiuti ospedalieri ) presenti nella citt ed operanti dallinizio degli anni 70. Non si pu trascurare il fatto che nei 18 anni di funzionamento del Registro Tumori della Romagna, su una popolazione complessiva di 1.300.000 persone, i soli tre casi di RMS embrionario che sono stati registrati si sono verificati a Forl: uno nel 1989, uno nel 2006, uno nel 2007. In particolare il caso diagnosticato nel 2006 era residente nellarea submassimale di esposizione per ricadute di metalli pesanti emessi dai due inceneritori di Forl secondo la mappa di seguito riportata, tratta dallo studio epidemiologico Enhance Health (65) che ha riguardato la popolazione esposta alle emissioni dei due impianti in questione. In tale mappa i metalli pesanti sono stati considerati come tracciante dellinquinamento prodotto dagli inceneritori (cfr. Figura 5).

Figura 5. Mappa di dispersione dei metalli pesanti emessi dagli inceneritori di Forl (al centro) [Fonte: Report finale Progetto Europeo Enhance Health Interreg IIIC East Program, pdftp://www.arpa.emr.it/cms3/documenti/_cerca_doc/rifiuti/inceneritori/enh_relazione_fi nale]

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Da questo studio, che stato oggetto anche di recente pubblicazione (65), sono emersi numerosi effetti sulla salute, segnatamente femminile. In particolare, per lo stesso livello di esposizione in cui si registrato il caso di rabdo-

miosarcoma nel 2006 si sono registrati altri numerosi rischi per la salute di seguito riportati in Tabella 10 (in grassetto i rischi statisticamente significativi). Di particolare rilevo lincremento statisticamente significativo del 44% di abortivit spontanea, coe-

Tabella 10. Rischi emersi nel medesimo livello di esposizione del caso di rabdomiosarcoma del 2006

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rente con quanto emerso dal successivo studio Moniter e con quanto riportato in letteratura. ancora opportuno segnalare (cfr. Tabella 11) che per la Provincia di Forl, dallInventario Nazionale delle emissioni disaggregato per Provincie (http://www.sinanet.apat.it/it/inventaria), si evince che le emissioni di diossine per il settore 09 (incenerimento di rifiuti) nei 10 anni che vanno dal 1990 al 2000 possono essere stimate in circa 60 grammi (circa 6 grammi /anno), ovvero la dose massima tollerabile annua per circa 100 milioni di persone. Dallanno 2000 tali emissioni scompaiono dal settore 09 e si ritrovano nel settore 02 (combustioni non industriali): grazie ad una diversa classificazione di questi impianti che, se dotati di recupero energetico, a partire dal 1999 vengono inseriti nel macrosettore 02. Nellanno 2000 infatti nel macrosettore (02) - alla voce caldaie con potenza termica < 50MW (rifiuti) - le emissioni di diossine e furani risultano, per la Provincia di Forl, pari a 5,70 gTEQ contro gli 0.046 dello stesso settore nel 1995 ed esattamente uguali a quelle del settore 09 del 1995. Ci risulta difficile supporre che tutto ci non abbia comportato gravissimi rischi per la salute umana, come del resto lo studio sopra citato ci pare abbia ampiamente dimostrato. 6. - CONCLUSIONI Crediamo che a conclusione di questa lunga rassegna non ci possano essere parole pi efficaci di quelle con cui Lorenzo Tomatis esord il 24 novembre 2005 nel corso di una pubblica audizione sui rischi derivanti dallincenerimento dei rifiuti presso il Con-

siglio Comunale di Forl: le generazioni a venire non ci perdoneranno i danni che noi stiamo loro facendo, parole che i giornali locali ripresero con grande rilievo e che sono riportate negli allegati finali. Quanto Tomatis pronunci - ormai 7 anni orsono - era del resto perfettamente coerente con quanto scrisse ancora nel 1987 in un articolo ristampato nel 2004 sulla rivista Epidemiologia & Prevenzione (66) e dedicato a Giulio Maccacaro: la deliberata spietatezza con la quale la popolazione operaia stata usata per aumentare la produzione di beni di consumo e dei profitti che ne derivano, si ora estesa su tutta la popolazione del pianeta, coinvolgendone anche la componente pi fragile che sono i bambini, sia con lesposizione diretta alla pletora di cancerogeni, mutageni e sostanze tossiche presenti nellacqua, aria, suolo, cibo, sia con le conseguenze della sistematica e accanita distruzione del nostro habitat. Se vero che le parole sono pietre, queste pi che pietre ci appaiono macigni, specie se le correliamo ai rischi assolutamente superflui e totalmente evitabili - derivanti dallincenerimento dei rifiuti. Questi rischi sono ben chiari a buona parte della comunit medica e scientifica e sono stati a pi riprese chiaramente espressi anche a livello internazionale. Nel nostro paese ricordiamo gli appelli o le lettere aperte sottoscritte da migliaia di medici in ogni parte del paese (409 solo a Forl), larticolo comparso su Epidemiologia & Prevenzione e sottoscritto anche da Lorenzo Tomatis (67), la richiesta di moratoria promossa da Medicina Democratica allinizio degli anni 90 (sottoscritta da deci-

Tabella 11. Emissione di diossine dai vari comparti produttivi per la provincia di Forl, anni 1990 - 2005 (Fonte: http://www.sinanet.apat.it/it/inventaria)
Provincia Macrosettore Forl Forl Forl Forl Forl 020000 030000 070000 090000 110000 Descrizione Contaminante UM 1990 1995 2000 2005 Macrosettore 02-Combustione Diossine e g non industriale Furani (teq) 0,2464558 0,299632 5,9181936 0,1925191 03-Combustione nell'industria 07-Trasporto su strada 09-Trattamento e smaltimento rifiuti 11-Altre sorgenti e assorbimenti Diossine e Furani Diossine e Furani Diossine e Furani Diossine e Furani g (teq) 0,0928895 0,0618345 0,0216377 0,0126855 g (teq) 0,0713433 0,0776859 0,0256519 0,0163661 g (teq) 5,7134345 6,4894185 0,3002994 0,3096491 g (teq) 0,0010031 0,0004919 0,0003834 4,615E-05

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ne di migliaia di persone e notificata alle istituzioni preposte, con la richiesta di chiusura degli inceneritori esistenti!), nonch quella relativa ai nuovi inceneritori e/o sui loro ampliamenti indirizzata dal Dott. Giancarlo Pizza, Presidente della Federazione degli Ordini dei Medici dellEmilia Romagna, a tutti i Sindaci, Presidenti di Provincia e Regione Emilia Romagna nel 2007, richiesta di recente ribadita dopo la pubblicazione dello studio Moniter; la Posizione della FNOMCeO (68); la monografia dellISDE (69) testo di 280 pagine in cui vengono affrontati tutti gli aspetti (legislativi, ambientali, sanitari ecc.) connessi con la gestione dei rifiuti fino alla recentissima richiesta del 13 gennaio 2012 di moratoria dellOrdine dei Medici di Pistoia. Anche in altri paesi dEuropa una decisa presa di posizione di Medici