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Fisco e Diritto

Corte di Cassazione, sez. trib., sentenza


9 ottobre 2009, n. 21454

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L’INTESTAZIONE FITTIZIA DEL CONTO CORRENTE BANCARIO SI BATTE ANCHE
CON LA PRESUNZIONE (CASSAZIONE N. 21454 DEL 9 OTTOBRE 2009)

Al Fisco compete il potere di determinare il reddito e di imputarne il possesso al soggetto che ne sia
il reale percettore anche nel caso in cui ciò avvenga per interposizione fittizia. E però necessaria la
dimostrazione di un grave quadro indiziario, oltre che preciso e concordante. Onere del
contribuente, nel proprio diritto di difesa, invertire tale quadro predisponendo una idonea
documentazione probatoria. In particolare, la Cassazione precisa che "…in sede di rettifica o di
accertamento d'ufficio sono imputati al contribuente i redditi di cui appaiono titolari altri soggetti,
quando sia dimostrato, anche sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti, che egli ne è
l'effettivo possessore". Inoltre, "…occorre comunque che risulti provata dall'Amministrazione
finanziaria, anche tramite presunzioni, la natura fittizia dell'intestazione o, comunque, la
sostanziale riferibilità all'ente dei conti medesimi o di alcuni loro singoli dati (Cass. n. 13391/03),
ad onta della formale intestazione al terzo, (Cass. n. 4423/03)". Infine, i giudici della Suprema
Corte, alla luce di un consolidato orientamento giurisprudenziale, affermano altresì che si tratta
di"…una presunzione legale di carattere relativo, essendo ammessa la prova liberatoria da parte
del contribuente, a cui resta garantito il diritto di difesa, potendo egli far valere le sue ragioni in
sede contenziosa…depositando documenti e memorie fino alla data di trattazione del ricorso in
primo grado…".

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Corte di Cassazione, sez. trib., sentenza 9 ottobre 2009, n. 21454


Svolgimento del processo

A carico della società ABC Spa, esercente l’attività di commercio all’ingrosso di articoli casalinghi e
ferramenta, edilizia, agricoltura e giardinaggio, l’Ufficio II.DD. di Pesaro notificava avviso di
accertamento con cui contestava un maggior reddito omesso nella dichiarazione presentata per il 1994
pari ad Euro 440,227,00.
Detto avviso di accertamento derivava da p.v.c. del 29 giugno 1999 della G. di F. di Pesaro, a sua volta
susseguente ad un’indagine eseguita nei confronti della Banca Popolare. Nel corso dell’indagine la G. di
F. aveva rilevato numerose movimentazioni di notevole importo effettuate sul c/c […] acceso dalla
fiduciaria XY Srl a favore di G.S.. Essendo quest’ultimo presidente della ABC Spa, la G. di F. aveva
ritenuto di poter ricondurre alla società le operazioni di versamento e prelevamento quantificate in Euro
416.986,00 nonchè tre libretti ordinari di risparmio al portatore, riportanti operazione per complessivi
Euro 23.240,00, anch’essi nella disponibilità di G.S..
G.S. in proprio e la ABC Spa presentavano ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Pesaro, la
quale accoglieva il ricorso. Proponeva appello l’Amministrazione e la Commissione tributaria regionale
delle Marche rigettava il gravame.
Avverso la detta sentenza hanno quindi proposto ricorso per Cassazione articolato in un unico motivo il
Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate.
G.S. in proprio e la ABC Spa resistono con controricorso e propongono a loro volta ricorso incidentale
condizionato. Entrambe le parti hanno quindi depositato memoria difensiva ex art. 378 c.p.c..

Motivi della decisione

In via preliminare, vanno riuniti il ricorso principale e quello incidentale condizionato, in quanto
proposti avverso la stessa sentenza. Sempre, in via preliminare, va dichiarata l’inammissibilità del
ricorso proposto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, posto che lo stesso deve essere ritenuto
privo della necessaria legittimazione ad impugnare la sentenza di secondo grado in quanto il giudizio di
appello, al quale non aveva partecipato, è stato introdotto dopo il primo gennaio del 2001 nei confronti
della sola Agenzia delle Entrate. A riguardo, è appena il caso di osservare che la data indicata coincide
con quella in cui è divenuta operativa l’istituzione dell’Agenzia delle entrate, con conseguente
successione a titolo particolare della stessa nei poteri e nei rapporti giuridici strumentali
all’adempimento dell’obbligazione tributaria, per effetto della quale deve ritenersi che la legittimazione
"ad causam" e "ad processum" nei procedimenti introdotti successivamente alla predetta data spetti
esclusivamente all’Agenzia (Sez. Un. n. 3118/06). Giova aggiungere, con riferimento ai procedimenti
introdotti precedentemente alla detta data come nel caso di specie, che questa Corte ha avuto modo di
affermare il principio secondo cui, pronunciata la sentenza di primo grado nei confronti del dante causa,
il giudizio di appello da quest’ultimo consapevolmente disertato e celebrato senza che alcuna delle parti
reclamasse l’integrazione del contraddittorio, con successiva sentenza nei confronti del solo successore
— così come è avvenuto nella vicenda processuale in esame - consente di ritenere integrati i presupposti
per l’estromissione dell’alienante pur in assenza di un provvedimento formale (cfr. Cass. 10955/07).
Alla luce di tali considerazioni, risulta pertanto evidente come nella vicenda processuale in esame il
Ministero, il quale non aveva partecipato al procedimento di appello, introdotto con atto depositato il
24.5.02, non era legittimato a ricorrere in Cassazione avverso la sentenza impugnata, onde la
declaratoria di inammissibilità del ricorso proposto. In considerazione del sopravvenuto orientamento
giurisprudenziale, vanno compensate le spese tra il Ministero ed i controricorrenti. Passando alla
doglianza, svolta dall’Agenzia, deve premettersi che la stessa articolata sotto il profilo della violazione e
falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32 e del D.P.R. n. 633 del 1972, art 51 e segg. e
dell’art. 2697 c.c. nonchè dell’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, si fonda
essenzialmente sulla considerazione che i tre libretti al portatore ed il conto corrente accesi e gestiti
presso la Banca Popolare dalla fiduciaria XY Srl. rappresentavano operazioni effettuate per conto del
rappresentante legale della società, all’epoca la ABC s.r.l., i cui soci erano appartenenti alla medesima
famiglia. Del resto, i libretti ed i conti, intestati a nomi di fantasia, erano gestiti dal rappresentante legale
della società contribuente e movimentati dallo stesso. Tale circostanza avrebbe dovuto pertanto far
presumere l’ascrivibilità alla società dei conti utilizzati dal singolo ed, in presenza di indizi di evasione e
di elementi di carattere presuntivo atti a comprovare il carattere fittizio e/o formale dell’intestazione, la
CTR non avrebbe dovuto negare il potere dell’Ufficio di estendere l’ambito delle indagini ai conti
dell’amministratore, che era anche socio di maggioranza.
La doglianza merita di essere condivisa.
Ed invero, questa Corte ha già avuto modo di statuire che"ai fini dell’accertamento delle imposte sui
redditi, gli uffici finanziari, previa autorizzazione della direzione regionale delle entrate, possono
acquisire, a norma del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, n. 7, copia dei conti correnti bancari intrattenuti
con il contribuente, con la specificazione di tutti i rapporti inerenti o connessi a tali conti, comprese le
garanzie prestate da terzi, nonchè ulteriori dati, notizie e documenti di carattere specifico relativi a tali
conti (Cass. 17 giugno 2002, n. 8683).
Inoltre il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 73, comma 3, stabilisce che in sede di rettifica o di accertamento
d’ufficio sono imputati al contribuente i redditi di cui appaiono titolari altri soggetti, quando sia
dimostrato, anche sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti, che egli ne è l’effettivo
possessore. In forza di tali disposizioni deve ritenersi che l’acquisizione dagli istituti di credito di copia
dei conti bancari intrattenuti con il contribuente e l’utilizzazione dei dati da questi risultanti ai fini delle
rettifiche e degli accertamenti non possono ritenersi limitate, in caso di società di capitali, ai conti
formalmente intestati alla società, ma riguardano anche quelli intestati ai soci e agli amministratori. (in
senso conforme, ai fini degli accertamenti e delle rettifiche in tema di IVA, ai sensi del D.P.R. 26
ottobre 1972, n. 633, art. 51, comma 2, nn. 2 e 7, (v. Cass. 1 marzo 2002, n. 2980)". In tal caso, occorre
comunque che risulti provata dall’Amministrazione finanziaria, anche tramite presunzioni, la natura
fittizia dell’intestazione o, comunque, la sostanziale riferibilità all’ente dei conti medesimi o di alcuni
loro singoli dati (Cass. n. 13391/03), ad onta della formale intestazione al terzo (Cass. n. 4423/03).
Come ha recentemente statuito questa Corte, si tratta di una presunzione legale di carattere relativo,
essendo ammessa la prova liberatoria da parte del contribuente, a cui resta garantito il diritto di difesa,
potendo egli far valere le sue ragioni in sede contenziosa a norma del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546,
art. 32, depositando documenti e memorie fino alla data di trattazione del ricorso in primo grado (v.
Cass. n. 18421 del 2005). Nè la legittimità della ricostruzione della base imponibile mediante l’utilizzo
delle movimentazioni bancarie acquisite è subordinata al contraddittorio con il contribuente, anticipato
alla fase amministrativa, in quanto l’invito rivolto a quest’ultimo a fornire dati, notizie e chiarimenti in
ordine alle operazioni annotate nei conti bancari, costituisce, infatti, una mera facoltà, da esercitarsi in
piena discrezionalità, e non un obbligo, con la conseguenza che dal mancato esercizio di tale facoltà non
deriva alcuna illegittimità della rettifica operata in base ai relativi accertamenti, nè scade a presunzione
semplice la presunzione legale posta, che consente di riferire i movimenti bancari all’attività svolta dal
contribuente, gravando su quest’ultimo l’onere di fornire la prova contraria (vedi Cass. n. 11572/09, che
ha a sua volta richiamato Cass. n. 18421 del 2005 e n 27032 del 2007). Ciò premesso, deve osservarsi
che nel caso di specie l’Amministrazione aveva fornito un imponente quadro indiziario, idoneo a riferire
i conti correnti ed i relativi movimenti bancari alla società, comprensivo di vari elementi tra i quali
vanno richiamati il fatto che il rappresentante legale della società in questione ricorresse ad una mera
società fiduciaria, la XY, nonchè l’utilizzo di nomi di fantasia per l’intestazione dei libretti e dei conti,
accesi dalla fiduciaria, nonchè il fatto che libretti e conti furono poi restituiti, per la gestione, allo stesso
rappresentante legale della società in parola. Ne deriva che, nel caso di specie, contrariamente a quanto
affermato nella sentenza impugnata, erano emersi sufficienti elementi idonei a costituire il fondamento
di una presunzione legale, avverso la quale non è stato invece fornito alcun utile elemento contrario da
parte dei contribuenti. Il ricorso principale deve essere pertanto accolto nei limiti di quanto sopra
esposto con la conseguenza che, entro tali limiti, la sentenza impugnata deve essere cassata, con rinvio
ad altro giudice che provvederà a decidere la controversia facendo applicazione dei principi sopra
esposti ed altresì a liquidare le spese del presente giudizio di legittimità, mentre deve invece dichiarato
inammissibile il ricorso incidentale sia per la carenza di interesse ad impugnare da parte dei
controricorrenti, non essendo stati soccombenti in secondo grado, sia perchè il ricorso incidentale non
risulta minimamente motivato.
P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi, dichiara inammissibili il ricorso del Ministero e quello incidentale
condizionato. Compensa le spese tra il Ministero ed i controricorrenti. Accoglie il ricorso dell’Agenzia e
cassa la sentenza impugnata in relazione al ricorso accolto con rinvio anche per le spese ad altra sezione
della CTR Marche.