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SIMON MONTEFIORE SASHENKA Titolo originale: Sashenka Indice. Personaggi 7 Prima parte San Pietroburgo, 1916.....

15 Seconda parte Mosca, 1939..... 223 Terza parte Il Caucaso, Londra, Mosca, 1994..... 449 Ringraziamenti..... 619 Nota sui nomi e sulla lingua..... 623 I giudizi dei librai..... 625 Questo libro un'opera di fantasia e, con l'eccezione dei fatti storicamente avvenuti, ogni rassomiglianza con persone reali, vive o morte, puramente casuale. 1916: a San Pietroburgo nevica in un paese sull'orlo della rivoluzione. Ai cancelli dell'Istituto Smol'nyj per nobili fanciulle, una governante inglese aspetta una ragazza, attesa per anche dalla polizia segreta dello zar: Sasenka Zejtlin ha solo sedici anni, un padre ricchissimo, una madre devota di Rasputin, e uno zio bolscevico che la converte alla causa rivoluzionaria. 1936: sposata con un compagno che ha fatto carriera, madre di due figli e direttrice di un mensile rosso, Sasenka conduce una vita agiata all'interno dell'elite vicina a Stalin. Sopravvive alle purghe, ma alla vigilia della guerra commette un imperdonabile errore: per la prima volta in vita sua si innamora veramente, con conseguenze impensabili per lei e per la sua intera famiglia. 1994: pi di mezzo secolo trascorso, di Sasenka Zejtlin e dei suoi familiari, dei colleghi e conoscenti, dello stesso Paese in cui hanno vissuto si sono perse le tracce... finch Katinka, una giovane storica, viene incaricata di compiere una ricerca da un misterioso inglese, che a sua volta vuole accontentare la madre. Destreggiandosi nei meandri degli archivi di partito, da poco aperti, Katinka mette insieme i pezzi di un puzzle drammatico che viene da un passato lontano e dimenticato, ma che riaffiora coinvolgendola ben pi di quanto non potesse immaginare... Dalla Russia zarista al tracollo dell'Unione Sovietica un romanzo di passioni, tradimenti, crudelt ed eroismo. Simon Sebag Montefiore, inglese, nato nel 1965. I suoi libri, pubblicati in trentacinque lingue, sono bestseller internazionali. Catherine the Great; & Potemkin stato selezionato per il Samuel Johnson Prize e il Marsh Biography Prize. Stalin: The Court of the Red Tsar nel 2004 ha ottenuto il riconoscimento di History Book of the Year. Young Stalin ha vinto il LA Times Book Prize for Biography, il Costa Biography Award, il Kreisky Prize for Political Literature, Le Grand Prix de la Biographie Politique e Miramax Films e Ruby Films ne hanno acquisito i diritti cinematografici. Attualmente Montefiore sta

lavorando a una storia del Medio Oriente, Jerusalem: The Biography. Membro della Royal Society of Literature, vive a Londra. Per ulteriori informazioni i lettori possono contattarlo su Facebook o visitare il sito: www.simonsebagmontefiore.com In copertina: illustrazione Larry Rostant Grafica Elena Leoni / BooK Stoodio Personaggi I nomi dei personaggi storici sono contrassegnati con un asterisco. La famiglia Zejtlin Sasenka (Aleksandra Samuilovna) Zejtlina, studentessa dell'istituto Smol'nyj Il barone Samuil Moiseevic Zejtlin, banchiere di San Pietroburgo e padre di Sasenka La baronessa Ariadna (Finkel Abramovna) Zejtlina, nata Barmakid, madre di Sasenka Gideon Moiseevic Zejtlin, fratello di sASENKA Samuil, giornalista/romanziere Vera Zejtlina, moglie di Gideon, e le loro due figlie, Vika (Viktorija) Zejtlina e Mouche (Sofija) Zejtlina, attrice La famiglia Barmakid Abram Barmakid, rabbino di Turbin, padre di Ariadna, Mendel' e Avigdor Miriam Barmakid, madre di Ariadna, Mendel' e Avigdor Avigdor Abramovic Arthur Barmakid, fratello di Ariadna e di Mendel', trasferitosi in Inghilterra Mendel' Abramovic Barmakid, fratello di Ariadna e di Avigdor, leader bolscevico Natasa, Jacuta, moglie di Mendel' e bolscevica Lena (Vladlena), unica figlia di Mendel' e Natasa Domestici di casa Zejtlin Lala (Audrey Lewis), governante inglese di Sasenka Pantameilion, autista Leonid, maggiordomo Delphine, cuoca francese

Luda e Njuna, domestiche Sifra, vecchia governante di Samuil San Pietroburgo, 1916 Peter de Sagan, capitano dei gendarmi, agente dell'Ochrana, nobile baltico squattrinato Rasputin,* Grigorij il Vecchio, contadino guaritore e amico dell'imperatrice Anja Vyrubova,* amica intima dell'imperatrice e sostenitrice di Rasputin Julija Lili von Dehn,* amica intima dell'imperatrice e sostenitrice di Rasputin Il principe Michail Andronnikov,* faccendiere ben introdotto La contessa Missy Loris, amica americana di Ariadna, sposata al conte Loris, aristocratico di Pietrogrado Boris Sturmer,* primo ministro della Russia zarista, 1916 D. F. Trepov,* penultimo primo ministro della Russia zarista, 1916 Il principe Dmitrij Golitsyn,* ultimo primo ministro della Russia zarista, 1916-17 Aleksander Protopopov,* politico malato di sifilide e ultimo ministro degli Interni zarista Ivan Manujlov-Manesevic,* spia, impostore, giornalista e intrallazzatore al servizio di Sturmer Max Flek, avvocato del barone Zejtlin Il dottor Mathias Gemp, medico alla moda I bolscevichi e altri personaggi Vladimir Il'ic Lenin,* leader bolscevico Grigorij Zinov'ev, * leader bolscevico Josif Vissarionovic Stalin,* nato Dzugasvili, soprannominato Koba, bolscevico georgiano, in seguito segretario generale del Partito comunista, primo ministro e dittatore Vjaceslav Molotov,* nato Scrjabin, soprannominato Veca, bolscevico, in seguito primo ministro e ministro degli Esteri sovietico Aleksander Sljapnikov,* operaio e bolscevico di grado intermedio, rappresentante del Partito durante la Rivoluzione del febbraio 1917 Hercules (Erakle Aleksandrovic) Satinov, bolscevico georgiano Tamara, moglie di Satinov Mariko, figlia di Satinov Ivan Vanja Palitsyn, operaio, attivista bolscevico

Nikolaj e Marfa Palitsyn, genitori di Vanja Razum, autista di Vanja Nikolaj Ezov,* il nano sanguinario, capo della polizia segreta (Commissario del popolo per gli Affari interni - NKVD), 1936-38 Lavrentij Pavlovic Berija,* georgiano, capo della polizia segreta (Commissario del popolo per gli Affari interni - NKVD) dal 1938 Bogdan Kobylov,* il Toro, agente segreto georgiano, principale scagnozzo di Berija Pavel Mogil'cuk, agente investigativo dell'NKVD, sezione Casi importanti, Sicurezza di Stato, e autore di libri polizieschi Boris Rodos,* agente investigativo dell'NKVD, sezione Casi importanti, Sicurezza di Stato Vasilij Blochin,* boia dell'NKVD, maggiore, Sicurezza di Stato Leonid Golecev, comandante dell'NKVD dell'Oggetto speciale 110, la prigione di Suchanovka Il conte Aleksej Tolstoj,* scrittore Il'ja Erenburg,* scrittore Isaak Babel',* scrittore Klavdija Klimov, vicedirettrice di La moglie sovietica e l'economia domestica proletaria Misa Kalman, redattore servizi speciali di La moglie sovietica e l'economia domestica proletaria Benjamin (Benja) Golden, scrittore La famiglia Vinskij, del Caucaso settentrionale Valentin Vinskij, russo, medico del villaggio di Beznadeznaija Tat'jana Vinskij, sua moglie Katinka (Ekaterina Valentinovna) Vinskij, loro figlia Sergej Vinskij, Cimice, padre di Valentin, contadino Irina Vinskij, bab, madre di Valentin, contadina La famiglia Getman, di Odessa Roza Getman, nata Liberhart, vedova, di Odessa Pasa (Pavel) Getman, figlio di Roza, oligarca miliardario Enoch Liberhart, padre di Roza, professore di musicologia al conservatorio di Odessa Perla Liberhart, madre di Roza, insegnante di letteratura all'universit di Odessa Mosca, anni Novanta

???? Subin, storico dell'epoca del Terrore staliniano Il colonnello Lentin, Marmosetta, agente della polizia segreta russa KGB/FSB Il colonnello Trofimskij, il Mago, agente della polizia segreta russa KGB/FSB Kuzma, archivista per il KGB/FSB Agrippina Begbulatova, funzionario archivista Apostollon Segol, archivista ***** Dove il mare eternamente I deserti scogli lambe, E Nella dolce ora serale, Dove, in arem deliziandosi mussulmano, Vezzeggiante incantatrice, L mi dette disse vezzeggiando Serba questo talismano: Ha una Dall'amore esso ti dato. la luna brilla tepida Passa i giorni il un talismano. E mi forza misteriosa!

Aleksandr Puskin, Il talismano (traduzione italiana di Tommaso Landolfi, in Poemi e liriche, Milano, Adelphi Edizioni 2001) Capitano, a volte, dalle nostre parti certi tipi, ai quali non si pu pensare senza un vero terrore anche se il giorno in cui li abbiamo conosciuti lontano. Nikolaj Leskov, Una Lady Macbeth del distretto di Mitsensk (traduzione italiana di Vittoria de Gavardo, Firenze, Passigli Editori 1987) Sono un orfano, abbandonato, nessuno si prender cura di me. Presto morir e sulla mia tomba nessuno pregher per me. Soltanto l'usignolo verr qualche volta, qui sull'albero, a cantare per me. Canto dei bambini di strada, Pietrogrado 1917 UNIVERSITA' DI MOSCA BOLLETTINO DELLA FACOLTA' DI STUDI UMANISTICI. MARZO 1994 ANNUNCI PERSONALI CERCASI! CERCHIAMO GIOVANE STORICO, ESPERTO IN RICERCHE NEGLI ARCHIVI DI STATO RUSSI. PROGETTO: STORIA DI UNA FAMIGLIA, RICERCA DI PERSONE SCOMPARSE, ECC. SEI MESI. SI RICHIEDE ASSOLUTA DISCREZIONE. RETRIBUZIONE IN DOLLARI USA, PIU' RIMBORSO SPESE. DOCUMENTO D'IDENTITA' PASSAPORTO VALIDO PER L'ESPATRIO. SARANNO ACCETTATE SOLO LE DOMANDE DI LAUREATI CON IL MASSIMO DEI VOTI. DISPONIBILITA' IMMEDIATA. CONTATTARE: PROF. BORIS BELJAKOV DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DI STORIA MODERNA E CONTEMPORANEA FACOLTA' DI STUDI UMANISTICI. PRIMA PARTE: San Pietroburgo, 1916 CAPITOLO 1. Quando tre gendarmi dello zar si appostarono davanti ai cancelli dello

Smol'nyj, l'istituto per nobili fanciulle, era solo l'ora del t, ma il sole era gi tramontato. Il collegio femminile pi prestigioso di San Pietroburgo, alla fine del trimestre, non era luogo da poliziotti, eppure i tre gendarmi stavano l, inconfondibili nelle loro eleganti giubbe blu navy, con le mostrine bianche, le spade scintillanti, gli elmetti in cuoio con la punta alla ottomana. Uno schioccava le dita con impazienza, l'altro apriva e chiudeva la fondina della Mauser e un terzo stava immobile, le gambe divaricate, i pollici infilati nella cintura. Alle loro spalle c'era una folla caotica di slitte trainate da cavalli, decorate con stemmi e blasoni di famiglia color oro e cremisi. Un paio di luccicanti limousine sostavano in attesa. La neve cadeva lenta e obliqua, visibile solo nell'alone di luce tremula dei lampioni e dei fari ambrati delle auto che passavano. Il terzo inverno della Grande guerra sembrava pi lungo e pi buio dei precedenti. Attraverso i cancelli neri, lungo il viale lastricato in pietra, il bianco splendore dell'istituto, con le colonne della facciata, spiccava nel tenue bagliore del crepuscolo, come un transatlantico alla deriva nella foschia. Persino lo Smol'nyj, patrocinato dalla stessa imperatrice e frequentato dalle figlie degli aristocratici e dei borghesi arricchitisi con la guerra, non poteva pi fornire i pasti alle allieve o riscaldare i dormitori. Il trimestre finiva in anticipo. Le ristrettezze avevano colpito anche i benestanti. Ormai erano in pochi a potersi permettere il carburante per far funzionare un'automobile e il trasporto a cavallo era tornato di moda. In tempo di guerra, l'oscurit invernale a San Pietroburgo era di una peculiare, ostinata caligine artica. La neve, soffice come uno strato di piume, attutiva i rumori dei cavalli e dei motori, ma il freddo tagliente rendeva gli odori pi intensi: petrolio, sterco, alcol nel fiato dei cocchieri che russavano, colonia acre e fumo di sigaretta intorno agli autisti dalle uniformi ornate di giallo e rosso, e fragranze floreali sul collo delle donne in attesa. Nell'abitacolo della landaulet Delaunay-Belleville, rivestito in pelle bordeaux, era seduta una giovane donna dall'espressione seria e il viso a forma di cuore. Aveva un romanzo inglese sulle ginocchia, illuminato da una lampada a olio. Audrey Lewis, signora Lewis per i suoi datori di lavoro e Lala per l'adorata creatura affidata alle sue cure, aveva freddo. Adagi la folta coperta di pelliccia d'agnello sulle gambe. Nonostante avesse le mani avvolte nei guanti, un cappello di pelo di lupo e un cappotto pesante, rabbrividiva ancora. Ignor l'autista, Pantameilion, quando risal al posto di guida, gettando la sigaretta nella neve. I suoi occhi castani non perdevano mai di vista il portone della scuola. Sbrigati, Sasenka! brontol Lala tra s in inglese. Controll l'orologio di ottone, collocato nel divisorio di vetro che la separava dallo chauffeur. Ormai non manca molto! Un senso di materna trepidazione le attravers il petto: immagin la figura slanciata di Sasenka che le correva incontro nella neve. Poche madri, e quasi nessun padre, andavano a prendere le loro figlie all'istituto Smol'nyj. Per Sasenka c'era sempre Lala, la governante. Solo qualche minuto, bambina mia, pensava, mia adorabile, intelligente, seria bambina. Il luccichio dei fanali, attraverso il delicato merletto di ghiaccio dei finestrini appannati, la riport alla casa della sua infanzia, a Pegsdon, un villaggio dell'Hertfordshire. Da sei anni era lontana dall'Inghilterra e si chiedeva se avrebbe mai pi rivisto la sua famiglia. Tuttavia, se fosse rimasta l, non avrebbe mai conosciuto l'adorata Sasenka. Da quando aveva accettato l'impiego al servizio del barone e della baronessa Zejtlin e una nuova vita nella capitale russa, San Pietroburgo, erano passati gi sei anni. Allora, una ragazzina vestita alla marinara aveva salutato con freddezza e scrutato attentamente la signora inglese, prima di porgerle la mano come se stesse offrendo un bouquet. La nuova governante conosceva a malapena qualche parola di

russo, ma si era inchinata e aveva racchiuso quella manina calda tra i palmi. La bambina, dapprima esitante, poi sempre pi sicura, si era appoggiata a Lala e, alla fine, aveva posato il capo sulla sua spalla. Mne zavout signora Lewis, aveva detto la governante inglese in un pessimo russo. I miei omaggi all'attesa ospite, Lala! Io sono-mi-chiamo Sasenka, aveva risposto la bambina in un inglese spaventoso. Fu amore reciproco a prima vista. Mancano due minuti alle cinque, disse lo chauffeur con voce metallica attraverso l'interfono. La governante si raddrizz sul sedile, sganci la sua estremit dell'interfono e parl nel trasmettitore d'ottone in ottimo russo, con cadenza inglese. Grazie Pantameilion. Che cosa ci fanno qui i faraoni? disse l'autista. Tutti usavano quel termine in gergo per indicare la polizia politica, la Gendarmeria. Sogghign. Le educande nascondono forse codici segreti tedeschi nelle pieghe delle sottovesti? Lala non aveva intenzione di trattare simili argomenti con uno chauffeur. Pantameilion, devi entrare a prendere il baule, ordin con fermezza. Ma perch i gendarmi erano l? si domand anche lei. Le ragazze uscivano sempre puntuali. Madame Buxhoeven, la preside, conosciuta dalle ragazze come Grand-maman, dirigeva l'istituto come una caserma prussiana, ma in francese. Lala sapeva che Grand-maman era una protetta dell'imperatrice madre Marija Fjodorovna e della zarina Aleksandra. Un ufficiale di cavalleria e frotte di studenti universitari e liceali, con i berretti e le divise dai bottoni dorati, attraversarono i cancelli per incontrare le loro innamorate. In Russia anche gli studenti pi giovani indossavano l'uniforme. Quando videro i tre gendarmi si bloccarono, poi proseguirono sbirciandosi alle spalle: che cosa ci faceva la polizia politica davanti a un collegio per nobili fanciulle? In attesa di accompagnare a casa le figlie dei padroni, i cocchieri, infagottati nei cappotti lunghi fino alle caviglie, bordati da una spessa pelliccia d'agnello bianco, con cinture rosse e cappelli a bombetta, pestavano i piedi e si occupavano dei cavalli. Anche loro osservavano i gendarmi. Le cinque in punto. Il portone a doppio battente dello Smol'nyj si spalanc, gettando un fascio di luce giallo canarino lungo i gradini che scendevano verso la cancellata. Ecco che arrivano! esclam Lala, posando il libro. Madame Buxhoeven, solenne nella sua cappa nera, l'abito di lana rasata con un alto colletto bianco, apparve nel triangolo illuminato in cima alla scala, avanzando come se avesse avuto le ruote, simile alla donnina meccanica di un orologio a cuc. Grand-maman aveva il petto chiazzato, sporgente come un balcone, visibile persino a quella distanza, e il suo timbro di voce da soprano avrebbe potuto incrinare il ghiaccio a cento passi. Lala abbass il vetro del finestrino, anche se era semicongelato, e si sporse, sempre pi eccitata. Pensava al t preferito di Sasenka, che la aspettava in salotto, e ai biscotti che aveva comprato per l'occasione all'English Shop sul lungofiume. La scatola di latta di Huntley & Palmers era l accanto a lei, sul sedile di pelle bordeaux. I cocchieri si arrampicarono sulle slitte cigolanti e si misero a cassetta, frustino in mano. Pantameilion indossava il berretto da autista con il nastro rosso e la giacca gallonata in oro e scarlatto. Lisciandosi i baffi impomatati, fece l'occhiolino a Lala. Perch gli uomini credono di farci innamorare solo in virt del fatto che sanno mettere in moto un'automobile? si domand Lala, mentre il motore si avviava scoppiettando e crepitando. Pantameilion sorrise, rivelando una serie di denti malconci. La sua voce ansim attraverso il tubo dell'interfono. Allora, dov' la nostra piccola volpe? Tra poco avr con me in macchina due belle signore. Lala scosse il capo. Adesso sbrigati, Pantameilion. Devi ritirare un baule e una valigia, entrambi firmati Asprey di Londra.

Bystro! Svelto! CAPITOLO 2. Era l'ultima ora di lezione: cucito per lo zar e la patria. Sasenka fingeva di imbastire i pantaloni color cachi, ma non riusciva a concentrarsi e continuava a pungersi il pollice. Stava per suonare la campana che avrebbe liberato lei e le sue compagne da quella prigione del diciottesimo secolo, con i suoi dormitori pieni di spifferi, i refettori rimbombanti e le sale da ballo di alabastro. Sasenka decise di fare per prima l'inchino all'insegnante, cos da lasciare l'aula immediatamente. Voleva sempre distinguersi dalle altre: essere la prima o l'ultima, mai nel mezzo. Perci si sedette in prima fila, pi vicino alla porta. Sentiva di essere ormai troppo grande per lo Smol'nyj. Aveva in mente questioni molto pi serie di quelle insulsaggini e frivolezze che costituivano i principali argomenti di conversazione tra le alunne di quello che lei chiamava l'istituto per nobili imbecilli. Non parlavano d'altro che di passi di danze sconosciute, il cotillon, il pas d'espagne, il pas de patineur, la trignonne e la chiconne, delle ultime lettere d'amore di Misa o Nikolasa, che prestavano servizio militare nelle Guardie imperiali, di abiti da sera all'ultima moda e soprattutto di come mettere in mostra il proprio dcollet. Dopo il coprifuoco, discutevano per ore con Sasenka di questi argomenti, perch lei aveva il petto pi prosperoso della classe. La loro superficialit non solo la disgustava, ma la metteva a disagio perch, a differenza delle altre, non desiderava affatto mettere in mostra il seno. Sasenka aveva sedici anni e, come diceva a se stessa, non era pi una bambina. Detestava l'uniforme della scuola: il semplice abito bianco in cotone e organza, il grembiule lezioso e la mantellina inamidata la facevano sembrare giovane e innocente. Ormai era una donna, una donna con una missione. Eppure, nonostante i suoi segreti, non poteva fare a meno di desiderare ardentemente che l'adorata Lala fosse l fuori ad attenderla, nella landaulet di suo padre, con la scatola di biscotti inglesi sul sedile posteriore. Con un battito di mani intermittente, Maman Sokolov (ci si doveva rivolgere a tutte le insegnanti chiamandole Maman) irruppe nei sogni a occhi aperti di Sasenka. Piccola e bitorzoluta, con i capelli crespi, Maman tuon con il suo vocione da basso: Signorine, ora di raccogliere il vostro cucito! Spero che abbiate fatto un buon lavoro per i nostri valorosi soldati, che sacrificano la vita per la patria e per Sua Maest l'imperatore! Quel giorno, lavorare per lo zar e per la patria aveva significato cucire una nuova sciccheria, la cerniera lampo, ai calzoni degli infinitamente pazienti contadini coscritti, destinati a farsi massacrare, a migliaia, al comando di Nicola II. Questo compito suscitava una grande ilarit tra le allieve. Abbiate un occhio di riguardo, si raccomandava Maman Sokolov, in questo lavoro delicato. Una cerniera cucita male pu costituire di per s un rischio per il soldato russo, gi assediato dal pericolo. E' dove tiene il fucile? aveva sussurrato Sasenka alla compagna di banco. Le altre ragazze avevano sentito ed erano scoppiate a ridere. Nessuna prestava molta attenzione al cucito. La giornata sembrava interminabile: erano trascorse ore pesanti come piombo dalla colazione nella sala principale e dall'inchino obbligatorio davanti agli enormi ritratti della madre dell'imperatore, Marija Fjodorovna, sguardo penetrante e bocca da bisbetica. Dopo che i pantaloni con le cerniere mal cucite furono raccolti, Maman Sokolov batt di nuovo le mani. Manca un minuto alla campanella. Prima che andiate, mes enfants, desidero che facciate il migliore inchino di tutto il trimestre! E un buon inchino un... PROFONDO inchino! gridarono le ragazze, ridendo. Oh, s, mie nobili signorine. Un PROFONDO inchino, mes enfants, sinonimo di NOBILTA' per una ragazza. Avrete notato che, quando una signora viene presentata alle

Loro Maest imperiali, pi occupa una posizione elevata nella Tavola dei ranghi, istituita dal primo imperatore Pietro il Grande, pi PROFONDO il suo inchino. Toccate il pavimento! Quando Maman Sokolov pronunciava la parola profondo, la sua voce raggiungeva tonalit abissali. Le commesse dei negozi fanno piccoli inchini comme a, disse con una leggera riverenza, mentre Sasenka lanciava uno sguardo d'intesa alle altre e cercava di reprimere un sorriso, ma le VERE SIGNORE SI ABBASSANOOOOO! Scendete fino a terra con le ginocchia, ragazze, comme-a, e Maman Sokolov si inchin con sorprendente energia, cos in basso che le sue ginocchia incrociate quasi toccarono il pavimento di legno. Chi la prima? Io! Sasenka era gi in piedi, con la sua cartella di pelle di vitello e la borsa di tela con i libri. Era talmente desiderosa di andarsene che fece l'inchino pi profondo e aristocratico che le fosse mai riuscito, ancora pi profondo di quello che aveva esibito davanti all'imperatrice madre, alla festa di santa Caterina. Merci, Maman! disse. Sent le ragazze mormorare di stupore alle sue spalle perch, di solito, lei era la ribelle della classe. Ma non le importava pi. Dall'estate precedente. I segreti di quelle notti estive calde e nebbiose avevano infranto e ricreato tutto. Al suono della campanella, Sasenka era gi in corridoio. Si guard intorno, osservando gli alti soffitti decorati da stucchi, il parquet scintillante e il bagliore elettrico dei lampadari. Era completamente sola. Portava sulle spalle la cartella, con il nome scritto per intero, stampato in oro: baronessa Aleksandra Zejtlina. Ma il tesoro pi prezioso lo teneva in mano: una brutta borsa di tela con alcuni libri, che stringeva amorosamente al petto. Conteneva volumi pregiati: i romanzi del naturalismo di Zola, le opere della poesia realistica di Nekrasov e dell'appassionata sfida di Majakovskij. Cominci a correre lungo il corridoio, verso Grand-maman, che si stagliava contro le luci delle limousine e la calca di governanti e cocchieri, tutti in attesa delle nobili fanciulle dello Smol'nyj, per ricondurle a casa. Ma era troppo tardi. Le porte si aprirono di colpo e improvvisamente il corridoio fu inondato da un fiume di ragazze che ridevano euforiche, nei loro abiti bianchi, i grembiuli di pizzo bianco, le calze bianche e le delicate scarpette bianche. Come una valanga di neve farinosa, si riversarono nel corridoio verso il guardaroba. Dalla parte opposta, una folla di cocchieri con gli stivaloni, le lunghe barbe imbiancate dal ghiaccio, il gelo della notte nordica nei mantelli, avanzava arrancando per ritirare i bauli delle ragazze. Splendente nella sua vistosa uniforme con berretto a visiera, Pantameilion stava l in mezzo, fissando Sasenka come in trance. Pantameilion! Oh, mademoiselle Zejtlina! Si scosse, avvampando in viso. Che cosa poteva avere suscitato un simile imbarazzo nel rubacuori della servit? si chiese Sasenka sorridendo. S, sono io. Il baule e la valigia sono nella camerata numero dodici, vicino alla finestra. Aspetta un minuto, quella una nuova uniforme? S, mademoiselle. Chi l'ha disegnata? Vostra madre, la baronessa Zejtlina, le grid voltandosi a guardarla al di sopra della spalla mentre saliva goffamente le scale verso i dormitori. Che cosa aveva da fissare? si domand Sasenka, il suo petto orribile, o la bocca spalancata? Svolt turbata verso il guardaroba. Dopotutto, che cos'era l'apparenza? Il futile reame delle educande! L'apparenza non contava niente in confronto alla storia, all'arte, al progresso, al Fato. Sorrise a se stessa, deridendo il gusto di sua madre per l'oro e lo scarlatto: l'uniforme sgargiante di Pantameilion dimostrava in maniera lampante che gli Zejtlin erano dei nuovi ricchi. Sasenka entr per prima nel guardaroba. La stanza era talmente stipata di morbide pellicce bianche, marroni, dorate, cappotti, sapki, stole con musetti di volpe e di visone, che sembrava emanare l'odore delle foreste siberiane. Prese il suo cappotto di pelliccia, avvolse la stola di volpe bianca intorno al collo e copr il capo con il candido scialle in lana di

Orenburg. Quando le altre ragazze si riversarono all'interno, i volti arrossati e sorridenti, ansiose di tornare a casa, lei stava gi avanzando in direzione della porta. Tutte si tolsero le scarpe e indossarono stivaletti e galosce, si sfilarono le cartelle di cuoio e s'infagottarono nelle pellicce, chiacchierando incessantemente. Il capitano de Pahlen di ritorno dal fronte. Far visita a mamma e pap, ma so che verr per vedere me, disse la contessina Elena alle compagne, che la guardavano con gli occhi spalancati. Mi ha scritto una lettera. Sasenka era quasi uscita dalla stanza, quando ud alcune compagne che la chiamavano. Dove stava correndo cos in fretta, non poteva aspettarle, che cosa avrebbe fatto pi tardi? Possiamo venire da te a leggere libri di poesia? Per favore, Sasenka! La folla di fine trimestre ormai si accalcava, spingendo attraverso il portone. Un'allieva imprec contro un anziano autista, tutto sudato, che trasportando un baule le aveva calpestato un piede. Se all'esterno si gelava, nell'atrio faceva un caldo terribile. Persino l dentro, mentre caricava sulle spalle la borsa di tela, ruvida contro la voluttuosa morbidezza delle pellicce, Sasenka si sentiva completamente sola, circondata da una barriera invisibile che nessuno poteva oltrepassare. Stava pensando che, anche chiusi dentro la borsa, i suoi libri li avrebbe riconosciuti tutti, anche solo al tatto: le antologie di Blok e Balmont, i romanzi di Anatole France e Victor Hugo. Buone vacanze, mademoiselle Zejtlina! pronunci con voce affettata Grand-maman, bloccando il passaggio. Sasenka se la cav con un merci e un inchino, non abbastanza profondo, non di quelli che avrebbero impressionato favorevolmente Maman Sokolov. Finalmente, usc all'esterno. L'aria pungente la rinfresc e la purific, bruciando gradevolmente i polmoni, mentre la neve di sbieco le pizzicava le guance. I fanali delle auto e delle carrozze illuminavano la scena fino a un'altezza di sei metri, non oltre. Pi su, il cielo, crudele, sconfinato, era color nero Pietrogrado, diluito da macchioline bianche. La landaulet laggi! indic Pantameilion al di l della strada, portando un baule da viaggio di Asprey sulla spalla e una valigia di coccodrillo in mano. Sasenka sgomit tra la folla, verso l'auto. Sapeva che, qualunque cosa fosse accaduta, la guerra, la rivoluzione, l'apocalisse, la sua Lala sarebbe stata comunque l ad aspettarla, con i biscotti di Huntley & Palmers, e forse anche un dolce inglese allo zenzero. E tra poco avrebbe visto anche pap. Un garzone lasci cadere le borse che trasportava, Sasenka le scavalc. Quando una Rolls mastodontica, con uno stemma granducale sulla fiancata lucida, blocc la strada, lei apr semplicemente la portiera, salt all'interno e scese dall'altra parte. I motori gracchiavano e rombavano, i clacson strombazzavano, i cavalli nitrivano e battevano gli zoccoli, i domestici barcollavano sotto piramidi di bauli e valigie, cocchieri e autisti imprecavano cercando di aprirsi un varco nel traffico, evitando pedoni e cumuli di ghiaccio infangato. Era come un esercito che stesse levando le tende, ma si trattava di truppe comandate da generali in grembiule bianco, stola di cincill e pelliccia di visone. Sasenka! Sono qui! Lala era in piedi sul predellino dell'auto e agitava le braccia freneticamente. Lala! Torno a casa! Sono libera! Per un momento Sasenka dimentic di essere una donna seria con una missione nella vita e senza tempo per pensare a quisquilie o romanticherie. Si gett tra le braccia di Lala, poi sal in macchina, aspirando il profumo rassicurante della pelle lavorata e della fragranza floreale della governante inglese. Dove sono i biscotti? Sul sedile, cara! Sei sopravvissuta al trimestre! disse Lala, stringendola teneramente. Come sei cresciuta! Non vedo l'ora di portarti a casa. Nel salottino tutto pronto: pasticcini, torta allo zenzero e t. Adesso puoi prendere gli Huntley & Palmers. Ma come riapr le braccia per lasciare andare Sasenka un'ombra si stagli contro il suo viso.

Aleksandra Samuilovna Zejtlina? Su entrambi i lati dell'automobile c'era un gendarme. S, conferm Sasenka. Improvvisamente, si sent un po' confusa. Dovete venire con noi, disse uno dei gendarmi. Lei not i segni della pelle butterata e i peli rossicci dei baffi, tanto quello le stava vicino. Ora! CAPITOLO 3. Mi state arrestando? chiese Sasenka lentamente, guardandosi intorno. Siamo noi a fare le domande, signorina, ribatt l'altro gendarme, con l'alito di latte acido e la barba biforcuta alla Poincar. Aspettate, supplic Lala. E' una studentessa del liceo. Che cosa potete volere da lei? Vi siete sbagliati, vero? Ma ormai stavano portando Sasenka verso una slitta accostata di lato. Chiedetelo a lei se volete saperlo, sbrait il gendarme sopra la spalla, afferrando Sasenka con forza. Avanti, diglielo, stupida puttanella. Tu lo sai perch. Non lo so, Lala! Mi dispiace tanto! Dillo a pap! grid Sasenka prima che la spingessero sul sedile posteriore della slitta. Il cocchiere, anche lui in uniforme militare, schiocc la frusta. I gendarmi salirono dopo di lei. Fuori dalla visuale della sua governante, Sasenka si rivolse al poliziotto con la barba. Come mai ci avete messo tanto? domand. E' da un po' che vi aspettavo. Aveva preparato queste frasi per il momento inevitabile del suo arresto, ma s'infastid perch il poliziotto sembrava non averla sentita, mentre i cavalli procedevano arrancando. Sasenka sent il cuore che le martellava, durante il percorso a bordo della slitta lungo le vie innevate, oltre il palazzo di Tauride, verso il centro della citt. D'inverno le strade erano silenziose, coperte dalla neve. Schiacciata tra le spalline imbottite dei due gendarmi, sedeva immobile, avvolta nel calore di quei servi dell'Autocrate. Davanti a lei, la prospettiva Nevskij era affollata di slitte e cavalli, qualche automobile, e tram che sferragliavano in mezzo alla strada sprigionando scintille. I lampioni a gas, che d'inverno stavano accesi giorno e notte, splendevano come aureole rosa nella neve che cadeva. Sasenka guard oltre i poliziotti: voleva essere vista da qualcuno che la conosceva! Qualche amica di sua madre l'avrebbe intravista di sicuro uscendo dai negozi sotto i portici di Gostinyj Dvor, il bazar di botteghe e bancarelle dove si vendeva la tradizionale paccottiglia russa: icone, orsacchiotti di pezza, samovar. Lungo il tragitto, Sasenka vide scorrere le grandi facciate dei ministeri, illuminate dai lampioni oscillanti con lampadine elettriche, i palazzi giallo ocra e le vetrine scintillanti della citt dello zar Pietro il Grande. Pass davanti al Passaz, la galleria con i negozi preferiti di sua madre: l'English Shop con i saponi Pears e le giacche di tweed, Druce con gli arredi inglesi, Brocard con le acque di colonia francesi. I fiocchi di neve si divertivano a formare un piccolo mulinello, mentre lei si stringeva tra le braccia. Era nervosa, pens, non spaventata. Era nata per vivere quell'avventura: la sua vocazione. Dove mi stanno portando? si domand. Al comando di polizia sulla Fontanka? Ma la slitta svolt velocemente verso i Giardini, accanto al castello Michajlovskij, dove i nobili avevano assassinato Paolo I, lo zar pazzo. Vide le torri della fortezza di Pietro e Paolo che si stagliavano nell'oscurit. Doveva finire sepolta viva nel bastione Trubetskoj?... Ma poi la slitta prese la direzione del ponte Litejnyj. Il fiume era buio, a parte i tratti illuminati dalle luci sui ponti e dai lampioni sul lungofiume. Mentre lo attraversavano, Sasenka si sporse verso sinistra per riuscire a guardare la sua amata San Pietroburgo, proprio come lo zar Pietro il Grande l'aveva costruita: il Palazzo d'inverno, l'Ammiragliato, il palazzo del principe Mensikov e, da

qualche parte nell'oscurit, il Cavaliere di bronzo. Ti voglio bene, Piter, pens. Lo zar aveva appena cambiato il nome della citt in Pietrogrado, perch San Pietroburgo era troppo tedesco, ma per gli abitanti era sempre San Pietroburgo o, semplicemente, Piter. Piter, potrei non rivederti pi, mai pi. Adieu, citt natale, adieu pap, adieu Lala! Cit uno degli eroi di Ibsen: O tutto o niente! Era il suo motto, e lo sarebbe sempre stato. Infine, eccolo l. Lo squallido edificio di mattoni rossi della prigione di Krestj si deline davanti a lei, finch le sue ombre la inghiottirono. Per un momento, le grandi mura sovrastarono la piccola slitta, mentre i cancelli si spalancavano e si richiudevano fragorosamente alle sue spalle. Pi che un palazzo, a Sasenka parve una tomba. CAPITOLO 4. La Delaunay-Belleville, con Pantameilion al volante, corse lungo le prospettive Suvorovskij e Nevskij e si ferm davanti alla casa degli Zejtlin, con una facciata di granito finlandese color ocra, in stile gotico, sulla Bol'saja Morskaja, nel distretto dell'Ammiragliato. Piangendo, Lala apr il portone che dava su un atrio con il pavimento a scacchi, e per poco non cadde addosso alle tre ragazze che a carponi lucidavano il marmo, con degli stracci legati alle mani e alle ginocchia. Avete gli stivali sporchi! ulul Luda, una delle cameriere. Le calzature di Lala lasciarono impronte fangose sul pavimento scintillante, ma lei non se ne cur. Il barone in casa? chiese. Una delle ragazze annu imbronciata. E la baronessa? La ragazza guard verso il piano superiore e rote gli occhi, mentre Lala, cercando di non scivolare sul marmo bagnato, corse verso la porta dello studio. Era aperta. Dall'interno proveniva un suono meccanico, come quello di una locomotiva sugli scambi dei binari. Delphine, l'anziana e scontrosa cuoca francese, stava facendo approvare il menu. Di simili faccende, in genere, si occupavano le mogli. Ma Lala sapeva che in quella casa sconclusionata non si usava cos. Pallida come una candela di cera, secca come un manico di scopa, Delphine aveva sempre una goccia sulla punta del lungo naso che pendeva pericolosamente sui piatti. Lala ricord che Sasenka ne era affascinata. Che cosa succede se cade nel hors? chiedeva, gli occhi grigi scintillanti. Loro non vi aiutano, mon baron, stava dicendo la cuoca allampanata nella sua uniforme marrone gualcita. Parler con loro se lo desiderate, li sistemer io. Grazie, Delphine rispose il barone Zejtlin. Entrate, signora Lewis! La cuoca si alz, dritta come una betulla, si irrigid altezzosa e pass accanto alla governante senza degnarla d'uno sguardo. Nello studio del barone, Lala riusc ad assaporare l'aroma di cuoio e sigari persino tra le lacrime. Scura e profilata in legno di noce, illuminata da lampade elettriche con i paralumi verdi, la stanza era un caos di costosi oggetti ammassati ovunque. Le palme sembravano spuntare da ogni parete. Ritratti appesi con catenelle al soffitto fissavano busti di marmo, statuette di personaggi in frac e cilindro, e fotografie color seppia autografate dell'imperatore e di vari granduchi. Ventagli d'avorio, statuine di cammelli ed elefanti e cammei ovali erano allineati su un tavolino da gioco coperto da un panno. Il barone Samuil Zejtlin era seduto su uno strano trabiccolo che lo faceva dondolare ritmicamente, come un cavallo al trotto, mentre manovrava i lucidi braccioli d'acciaio, le mani sulle maniglie di legno. Aveva le guance leggermente colorite e un mozzicone di un sigaro tra i denti. La Sedia trottante era stata creata appositamente per mettere in movimento l'intestino baronale dopo i pasti.

Che cosa c', signora Lewis? Cosa successo? Cercando di non singhiozzare, lei raccont l'accaduto, e il barone balz immediatamente dalla Sedia trottante. Lala not che le sue mani tremavano leggermente, mentre accendeva il sigaro che non aveva mai tolto dalla bocca. La interrog in modo scrupoloso e sbrigativo al tempo stesso. Solo Zejtlin decideva se il tono delle loro conversazioni dovesse essere amichevole o formale. Non era la prima volta che Lala si ritrovava a commiserare i rampolli delle famiglie di rango, che i genitori non riuscivano ad amare, al contrario di quanto accadeva tra la gente delle classi sociali pi modeste. Inspirando a fondo, Lala fiss il suo padrone, lo sguardo intenso di quell'uomo snello, attraente, con i baffi biondi e la barba alla Edoardo VII, e cap che l'unico su cui poter contare per riportare a casa la sua Sasenka era lui. Vi prego, smettete di piangere, signora Lewis, disse il barone Zejtlin, proprietario della anglo-russa Naphtha-Oil Bank di Baku e San Pietroburgo, porgendole un fazzoletto di seta dalla sua redingote. La calma nei momenti di crisi per lui non era solo una necessit vitale e un segno di civilt, ma un'arte, quasi una religione. Piangere non servir a tirarla fuori. Ora sedetevi. Riprendetevi. Zejtlin vide Lala prender respiro, aggiustarsi i capelli e lisciarsi il vestito. Poi la governante si accomod sulla sedia, tenendo le braccia strette al corpo e le mani giunte, e cerc di calmarsi. Ne avete parlato con qualcuno in casa? No, rispose Lala. Il suo viso a forma di cuore, ora decorato con lacrime di cristallo, a Zejtlin sembr attraente in maniera insopportabile. Solo la voce stonava. Ma Pantameilion lo sa. Zejtlin torn alla scrivania e suon un campanello tirando il cordone di velluto. Apparve la cameriera, una ragazza di campagna agile e svelta, con il naso camuso, che indicava inequivocabilmente la sua provenienza dalle propriet di famiglia in Ucraina. Luda, chiedi a Pantameilion di mettere in moto la Pierce-Arrow in garage, ordin Zejtlin. S, signore, obbed la ragazza, con un leggero inchino: la servit che veniva dalla profonda campagna usava ancora inchinarsi davanti ai padroni, riflett Zejtlin, mentre quella di citt ormai si limitava a sogghignare. Appena Luda chiuse la porta, Zejtlin sprofond nella sua poltrona, prese una scatola di cuoio verde con il monogramma d'oro, e tir fuori un sigaro. Accarezzando le foglie di tabacco arrotolate, tolse con delicatezza la fascetta di carta e annus il sigaro, passandolo per tutta la sua lunghezza sotto il naso e contro i baffi in modo che sfiorasse le labbra. Poi, con un gesto che fece luccicare i gemelli d'oro massiccio, prese il taglierino d'argento e recise la punta. Muovendosi lentamente e sensualmente, fece ruotare il sigaro tra il pollice e le altre dita, come il bastone del direttore di una banda in marcia. Poi lo mise in bocca e sollev l'accendino d'argento intarsiato a forma di fucile (un regalo del ministro della Guerra, per il quale aveva prodotto i calci di legno dei fucili per la fanteria russa), dal quale si sprigion odore di cherosene. Calme-toi, signora Lewis, disse a Lala. Tutto possibile. Basteranno un paio di telefonate e sar di nuovo a casa. Eppure, dietro la sua ostentazione di sicurezza, il cuore di Zejtlin palpitava: la sua unica figlia, la sua Sasenka, stava chiss dove, rinchiusa in una cella. L'idea che un poliziotto o, peggio, un criminale, persino un assassino potessero toccarla gli faceva sentire un dolore bruciante nel petto, misto a vergogna, a un pizzico d'imbarazzo e a un vago senso di colpa. Allontan subito quel pensiero. L'arresto poteva essere sia un errore sia il frutto di un intrigo, ordito da qualche impresario geloso dei suoi appalti ottenuti grazie alla guerra, ma la calma e il buon senso, le conoscenze senza pari e qualche generosa bustarella avrebbero

sistemato la faccenda. Aveva risolto questioni pi gravi della scarcerazione di una ragazzina innocente: la sua scalata dalla provincia all'attuale posizione a San Pietroburgo, il posto che occupava nella Tavola dei ranghi, la sua fiorente ricchezza, persino la presenza di Sasenka all'istituto Smol'nyj erano testimonianze di un rigoroso calcolo delle probabilit e di una preparazione meticolosa, di una sorte favorevole e dell'aver sempre saputo accettare senza problemi le dovute ricompense. Signora Lewis, sapete qualcosa dell'arresto? chiese con aria leggermente impacciata. Un uomo cos forte in molte situazioni nell'ambiente domestico era vulnerabile. Se sapete qualcosa, qualsiasi cosa che possa aiutare Sasenka... Gli occhi di Lala incontrarono i suoi e sostennero lo sguardo attraverso il fumo grigio. Forse dovreste chiederlo a suo zio. Mendel'? Ma non era in esilio? O tornato? E' possibile. Lui colse la punta di acredine in una voce che sembrava sempre cantare una ninnananna a una bambina, la sua bambina, e riconobbe lo sguardo che gli rivelava quanto poco conoscesse sua figlia. Ma prima del suo arresto, continu lei, mi disse che questa casa per lui non era pi un posto sicuro. Non era pi un posto sicuro... mormor Zejtlin. Lei intendeva dire che la polizia segreta teneva sotto controllo casa sua. Cos Mendel' fuggito dalla Siberia? E Sasenka in contatto con lui? Che bastardo quel Mendel'! Perch nessuno mi dice niente? Mendel', il fratello di sua moglie, lo zio di Sasenka, era stato arrestato di recente e condannato a cinque anni di esilio amministrativo per cospirazione rivoluzionaria. Ma adesso era fuggito e forse in qualche maniera aveva coinvolto Sasenka nelle sue sporche attivit sovversive. Lala si alz in piedi, scuotendo il capo. Barone, so che non spetta a me... esit lei, lisciando le pieghe del vestito a fiori, evidenziando senza volere le sue curve. Zejtlin la osservava, giocherellando con un rosario di giada, l'unico articolo di fattura non russa presente in quello studio rigorosamente e fedelmente russo. All'improvviso, qualcosa si mosse alle loro spalle. Shalom aleichem! irruppe a voce alta un uomo con la barba e le spalle larghe. Indossava un lungo cappotto di zibellino, un copricapo di astrakan e degli stivaloni da ussaro. Non chiedermi di ieri sera! Ho perso fino all'ultimo copeco che avevo in tasca, ma chi li conta? La porta del santuario del barone si era spalancata, mentre l'aura di colonia, vodka e sudore animale di Gideon Zejtlin invadeva lo studio. Il barone trasal, sapendo che suo fratello aveva l'abitudine di passare a casa sua solo quando aveva bisogno di recuperare soldi. La ragazza di ieri sera mi costata un'intera fortuna, dichiar Gideon. Prima le carte. Poi la cena da Donan. Un cognac all'Europa. Musica zigana all'Orso. Ma ne valsa la pena. E' questo il paradiso in terra, no? Vi porgo le mie scuse, signora Lewis! Fece un inchino teatrale, grandi occhi neri luccicarono sotto folte sopracciglia nere. Ma che altro c' nella vita se non una pelle e delle labbra fresche? Al diavolo il domani. Mi sento meravigliosamente bene! Quando Gideon Zejtlin le tocc il collo e annus i suoi capelli raccolti con le forcine, la signora Lewis balz di scatto. Adorabile! mormor, girando intorno alla scrivania per andare a salutare il fratello maggiore con due umidi baci sulle guance e un terzo sulle labbra. Gett in un angolo la pelliccia bagnata, che si adagi come un animale vivo, poi si accomod su un divano. Gideon, Sasenka nei guai... esord Zejtlin stancamente. Ho sentito, Samojlo. Che razza di idioti! tuon Gideon, che imputava tutti gli errori dell'umanit a un'accozzaglia di imbecilli di cui tutti facevano parte, tranne lui. Ero al giornale, quando ho ricevuto una chiamata da un informatore. Non chiudo occhio da ieri sera. Ma sono contento che la mamma non sia pi qui a vedere anche questa. Ti senti

bene, Samojlo? Il cuore? La tua cattiva digestione? I polmoni? Fammi vedere la lingua. Tiro avanti, ribatt Zejtlin. Fammi vedere la tua. Per quanto i due fratelli fossero totalmente diversi nell'aspetto e nel carattere, il minore, giornalista spiantato, e il maggiore, riccone pignolo, avevano in comune la convinzione tipicamente ebraica di essere sempre con un piede nella fossa, a causa dell'angina pectoris, dei polmoni deboli (con predisposizione alla tubercolosi), della digestione difficoltosa e dell'ulcera gastrica, aggravata da nevralgie, stitichezza ed emorroidi. I migliori medici di San Pietroburgo si contendevano il diritto di curare questi invalidi con gli specialisti di Berlino e di Londra e con gli stabilimenti termali di Biarritz, Bad Ems, Carlsbad, disputandosi quindi pazienti che per la professione medica costituivano delle autentiche miniere d'oro. Morir da un momento all'altro, probabilmente facendo di nuovo l'amore con la ragazza del generale, ma al diavolo la Geenna, l'inferno, il Libro della vita e tutte quelle baggianate ebraiche! Conta solo vivere, qui e ora. Di l non c' niente! Il comandante in capo e lo Stato maggiore mi maledicono. Perch proprio me? Tra tutti? Be', non posso sopportarlo. Gideon si riferiva alla moglie Vera, sempre ammalata, e alle due figlie. Non ho pi molti anni davanti, non dovr continuare a chiedere ancora per molto. I miei debiti di gioco sono... Sussurr qualcosa all'orecchio del fratello. Consegnami ci che mi spetta, il regalo di bar mitzvah, Samojlo. Dammi il mazuma e andr in cerca di Sasenka. Dove? Zejtlin prese una cassetta di legno che teneva sulla scrivania e l'apr con la chiave appesa alla catenella dell'orologio d'oro da tasca. Consegn al fratello pi di duecento rubli, una bella somma. Zejtlin parlava russo come un cerimoniere di corte, senza accento ebraico, e pensava che Gideon disseminasse la sua conversazione di frasi in ebraico e in yiddish solo per denigrare la sua scalata sociale, rammentandogli le loro origini. Dal punto di vista del barone, suo fratello minore aveva ancora appiccicato addosso l'odore del cortile paterno, nella Zona di residenza, dove gli ebrei dell'impero zarista erano costretti a vivere. Gideon afferr le banconote e le apr a ventaglio. Questo per me, disse, ora mi serve altrettanto per ungere le ruote di certi idioooooti. Zejtlin, che raramente rifiutava le richieste di Gideon, sentendosi in colpa per l'inettitudine del fratello, apr di nuovo la cassetta. Prender della frutta candita di Londra all'English Shop, scoprir dove si trova Sasenka, getter addosso ai poliziotti e agli imbrattacarte un po' del tuo vile mazuma e, se ci riuscir, la tirer fuori. Telefona al giornale se hai bisogno di me. Signora Lewis, vi porgo i miei saluti! Dopo un altro inchino insolente, Gideon se ne and, sbattendo la porta alle sue spalle. Un secondo pi tardi, tornava ad aprirla. Lo sai che Mendel' bazzica di nuovo qui intorno? E' uscito di galera. Se vedo in giro quello shmendrik, gli tiro un pugno talmente forte da far piombare il suo scarpone rinforzato sull'addome di Lenin. Quei bolscevichi sono degli idiooooti! La porta sbatt un'altra volta. Dimenticando che Lala era ancora l, Zejtlin tenne il viso tra le mani per qualche istante. Poi, con un profondo sospiro, si avvicin al telefono, installato di recente: una cassa di cuoio con un dispositivo per l'ascolto agganciato su un lato. Premette sopra tre volte e parl nel microfono: Pronto, centralino? Passatemi il ministro degli Interni, Protopopov, Pietrogrado 234. S, ora per favore! Zejtlin riaccese il sigaro mentre aspettava che il centralino lo mettesse in comunicazione con l'ultimo ministro degli Interni. La baronessa in casa? chiese. Lala annu. E i due vecchi del circo ambulante? Con questo soprannome indicava i suoceri, che vivevano sopra il garage. Lala annu di nuovo. Lasciate a me la baronessa. Grazie, signora Lewis. Dopo che Lala ebbe chiuso la porta,

disse parlando da solo: Che diavolo ha combinato Sasenka? Poi cambi tono di voce: S, pronto, ministro, sono Zejtlin. Vi siete ripreso dalle perdite al poker? Chiamo per una delicata questione di famiglia. Ricordate mia figlia? S, lei. Dunque... CAPITOLO 5. Alla Casa di detenzione temporanea della Gendarmeria, tra le mura rosse della prigione di Krestj, Sasenka aspettava con addosso ancora il cappotto di zibellino e la stola di volpe artica. Il vestito e il grembiule dello Smol'nyj ormai erano macchiati di polvere nera e tracce di unto. L'avevano lasciata in una sala d'attesa con il pavimento di cemento e le pareti rivestite di truciolato. Per terra c'era un tratto pi liscio, consumato dal passaggio dei prigionieri, dalle porte alle panche e al bancone, il quale mostrava piccoli solchi, nei punti in cui si appoggiavano i gomiti durante le operazioni di schedatura. Tutto l dentro recava i segni delle migliaia di persone che vi erano passate nel corso degli anni. Prostitute, scassinatori, assassini, rivoluzionari aspettavano insieme a Sasenka. Lei era affascinata dalle donne: la pi vicina, gonfia come un tricheco, con la pelle ruvida di un rosa tendente al bronzo, un cappotto militare che copriva qualcosa di simile a un tut da ballerina, aveva il fiato che puzzava di alcol. Che cosa vuoi, stronzetta? ringhi. Che hai da guardare? Sasenka, mortificata, improvvisamente ebbe timore che quel mostro volesse colpirla. Invece, la donna si sporse, orribilmente vicino. Sono una persona istruita, non una battona come potrei sembrare. E' stato quel bastardo a ridurmi cos, mi ha picchiato e... Chiamarono il suo nome, ma lei continu a parlare finch il gendarme apr il bancone e la trascin via. Quando la porta metallica si chiuse dietro di lei, stava ancora gridando: Farabutti, io sono una donna istruita, stato quel bastardo a spezzarmi... Quando la donna si allontan, Sasenka si sent sollevata, provava vergogna, ma poi ramment a se stessa che la vecchia prostituta non era una proletaria, ma solo una borghese degenerata. I corridoi della Casa di detenzione erano affollati: uomini e donne venivano consegnati alle loro celle, portati agli interrogatori, altri erano in partenza per un lungo viaggio verso l'esilio siberiano. Alcuni singhiozzavano, altri dormivano; c'era di tutto. Il gendarme dietro il bancone continuava a fissarla come se lei fosse un pavone dentro un porcile. Sasenka prese il suo libro di poesie dalla borsa. Sfogli le pagine fingendo di leggere. Quando trov una cartina di sigaretta con sopra la minuscola scritta, si guard intorno, poi la infil in bocca di colpo. Zio Mendel' le aveva insegnato che cosa fare. Le cartine non erano tanto disgustose n troppo dure da inghiottire. Quando giunse il suo turno di andare al bancone per essere schedata, aveva ormai consumato la prova che poteva incriminarla. Chiese un bicchiere d'acqua. Stai scherzando, obiett il poliziotto, che aveva registrato il suo nome, l'et e la nazionalit, ma si era rifiutato di fare solo il minimo cenno alle accuse di cui doveva rispondere. Qui non siamo all'hotel Europa, ragazza. Lei alz gli occhi grigi e lo guard. Per favore, disse. Il poliziotto sbatt sul bancone una tazza sbeccata con dell'acqua, gracchiando una risata. Mentre Sasenka beveva, un gendarme chiam il suo nome. Un altro, con un mazzo di chiavi, apr una porta blindata in acciaio e lei pass alla seconda fase della sua permanenza a Krestj. Le ordinarono di entrare in una stanzetta e di spogliarsi, poi fu perquisita da una guardia, una donna elefantiaca, con un grembiule bianco tutto sporco. Nessuno, eccetto la cara Lala, l'aveva vista nuda

(la governante l'assisteva ancora tutte le sere durante il bagno), ma disse a se stessa che non le importava. Nulla aveva importanza, a parte la sua causa, il suo santo Graal, e il fatto di trovarsi finalmente l, dove ogni persona rispettabile doveva essere. La donna le restitu i vestiti tranne il cappotto, la stola e la borsa con i libri. Sasenka firm per ritirarli e le fu dato un bigliettino come ricevuta. Poi le fecero delle fotografie. Aspett in fila con altre donne, che si grattavano in continuazione. Puzzavano di sudore, urina e sangue mestruale. Il fotografo, un vecchio con un vestito marrone e il papillon, sdentato e con occhi simili a buchi in una zucca vuota, la trascin sgarbatamente di fronte a un cavalletto con un'enorme macchina fotografica che sembrava una fisarmonica. Spar sotto un panno, gridando con voce rauca: Va bene, mettiti davanti. Raddrizzati. Guarda a destra, guarda a sinistra. Una ragazza dello Smol'nyj, eh, una ricca figlia di pap? Non resterai qui a lungo. Io sono stato uno dei primi fotografi a Piter. Faccio anche ritratti di famiglia, se vuoi fare il mio nome al tuo pap... Ecco fatto! Sasenka si rese conto che il suo arresto ora era registrato per sempre, e fece un ampio sorriso che incoraggi le chiacchiere del fotografo che tentava di vendere i suoi servizi. Un sorriso! Che avvenimento! La maggior parte degli animali che passano da questo posto non si preoccupano del proprio aspetto, ma tu sarai splendida. Te lo prometto. Poi, un secondino dalla pelle giallastra, non molto pi grande di Sasenka, la condusse verso una cella di detenzione temporanea. Nel preciso istante in cui stava per varcare la soglia, un ufficiale in uniforme grigia con cintura sbuc da chiss dove. Lascia fare a me, ragazzo. Me ne occupo io. Sembrava che quel bellimbusto con i gradi sulle spalline della divisa fosse il comandante. Sasenka era delusa: voleva essere trattata allo stesso modo degli altri, come una contadina o un'operaia. Tuttavia, la ragazza dello Smol'nyj che era in lei si sent sollevata, quando lui la prese per il braccio con gentilezza. La fredda pietra che la circondava riecheggiava di urli, brontolii, tintinnii di chiavi, di porte che sbattevano e serrature che giravano. Qualcuno gridava: Andate al diavolo, voi e quel fottuto dello zar, siete tutti spie tedesche! Ma il comandante delle guardie, in giubba e stivali, non vi bad. La sua mano era ancora sul braccio di Sasenka, mentre parlava molto velocemente. Abbiamo avuto qualche studente universitario, qualche liceale, ma voi siete la prima dello Smol'nyj. Bene, mi piacciono i 'politici. Non i criminali. Quelli sono feccia. Ma i 'politici, gente istruita, rendono il mio compito piacevole. Potrei sorprendervi: io non sono il tipico secondino. Leggo, ho letto persino un po' del vostro Marx e del vostro Plechanov. Davvero. Altre due cose: adoro il cioccolato svizzero e l'acqua di colonia di Brocard. Il mio senso dell'odorato assai sensibile e sofisticato: vedete il mio naso? Sasenka guard obbediente, mentre lui dilatava le narici. Ho i bulbi olfattivi di un esteta, eppure sono qui, bloccato in questa fogna. Avete a che fare col barone Zejtlin? Ecco! Assicuratevi che lui conosca il mio nome, mi chiamo Volkov, sergente S.P. Volkov. Lo far, sergente Volkov, rispose Sasenka, cercando di reprimere il conato di vomito causato dal soffocante aroma di colonia alla lavanda. Non sono il tipico secondino, vero? Ne siete sorpresa? Oh, s, sergente. E' quello che dicono tutti. Ora, mademoiselle Zejtlina, questa la vostra cella. Non dimenticatelo, il sergente Volkov il vostro caro amico. Non il vostro tipico secondino! Per niente tipico. Tra un minuto sentirete la mancanza della mia colonia, preannunci. Un secondino apr la porta di una cella e spinse Sasenka all'interno. Lei si gir per rivolgersi al comandante, sollev anche una mano per chiamarlo, ma lui era gi andato via. L'odore delle donne accalcate in uno spazio chiuso le urt le narici. Questa la vera Russia! disse tra s, avvertendo il lezzo di marciume strisciare nei suoi indumenti. La

porta della cella sbatt alle sue spalle. La serratura gir. Sasenka stava in piedi, le spalle curve, consapevole dello spazio angusto dietro di lei, brulicante di vita che si muoveva nell'ombra. Scoregge, borbottii, starnuti, cantilene, colpi di tosse gareggiavano con i sussurri e il rumore delle carte da gioco che venivano distribuite. Sasenka si volt lentamente. Percepiva il fiato rancido di una ventina o una trentina di donne, caldo, poi freddo, sul viso. Una sola lampada a olio illuminava le tenebre. Le detenute erano allineate lungo le pareti, sdraiate su luridi materassi appoggiati su un pavimento freddo e sporco, dormivano, giocavano a carte, alcune si sbaciucchiavano persino. Due vecchiacce mezze nude si spidocchiavano a vicenda i peli del pube come le scimmie. Un basso divisorio separava la latrina, da cui provenivano gemiti e liquide esplosioni. Sbrigati! grid la prima che stava in coda. Una donna robusta con occhi a mandorla da orientale leggeva, sdraiata, le Confessioni di Tolstoj, mentre un'altra, cadaverica, avvolta in un pesante pastrano militare sotto il quale indossava una blusa da contadino, declamava un pamphlet pornografico sull'imperatrice, Rasputin e la loro comune amica madame Vyrubova. In tre meglio', diceva il monaco. 'Anja Vyrubova, le tue tette sono succose come una foca siberiana, ma niente supera la tua viziosa fica imperiale, mia zarina!' Ci fu una risata generale. La donna smise di leggere. Chi questa? La contessa Vyrubova che viene direttamente dalla corte a visitare i bassifondi? La creatura con il pastrano si alz in piedi. Scavalc una sagoma addormentata, che protest con un ululato, e si avvent su Sasenka afferrandola per i capelli. Ricca sgualdrinella, non guardarmi in questo modo! Per la prima volta dal suo arresto, Sasenka ebbe paura, una paura vera, che procurava crampi al ventre e bruciava in gola. Prima di riuscire a pensare, fu colpita da un pugno sulla bocca e stramazz al suolo, mentre la creatura la aggrediva. Lott per respirare. Temendo di morire, pens a Lala, a Grand-maman a scuola, al suo pony in campagna... Ma improvvisamente la donna che l'aveva assalita fu sollevata di peso e scaraventata di lato. Vacci piano, sgualdrina. Non toccarla! Credo che sia una dei nostri. La donna robusta, con il libro di Tolstoj aperto in mano, si ergeva sopra di lei. Sasenka? Le veterane della cella ti danno il benvenuto. Incontrerai il comitato domani mattina. Adesso dormiamo un po'. Puoi dividere con me il materasso. Sono la compagna Natasa. Non mi conosci, ma io so bene chi sei tu. CAPITOLO 6. Il capitano Sagan della Gendarmeria sprofond nella sua poltrona preferita allo Yacht Club imperiale sulla Bol'saja Morskaja. Si stava strofinando una dose di cocaina sulle gengive, quando il suo attendente apparve sulla porta. Vostra Eccellenza, posso fare rapporto? Sagan vide l'attendente dalla pelle lentigginosa lanciare una rapida occhiata all'enorme stanza vuota, con le sue poltrone in pelle, i quotidiani in inglese, francese e russo. Sulla parete, oltre il tavolo da biliardo, erano appesi i ritratti dei presidenti pluridecorati del Club e all'estremit opposta della stanza, sopra un caminetto dove ardeva la legna profumata di mele, spiccavano gli acquosi occhi azzurri dell'imperatore Nicola II. Procedi, Ivanov. Vostra Eccellenza, abbiamo arrestato i terroristi rivoluzionari, trovato dinamite, caricatori, pistole Mauser, volantini. C' anche una studentessa tra loro. Il generale vuole che cominci con lei prima che quel pezzo grosso di suo padre la faccia uscire. C' un phaeton che vi aspetta qui fuori. Il capitano Sagan si alz in piedi con un sospiro. Vuoi qualcosa da bere, Ivanov, o preferisci un pizzico di questa? Porse la scatola

d'argento. E' il nuovo tonico del dottor Gemp contro spossatezza e mal di testa. Il generale ha detto che dovreste affrettarvi. Sono stanco, disse Sagan, nonostante il cuore gli battesse velocemente. Era il terzo inverno di guerra e il sovraccarico di lavoro l'aveva sfinito. Non era solo un gendarme, ma anche un alto funzionario dell'Ochrana, la polizia segreta dello zar. Spie tedesche, bolscevichi, socialisti rivoluzionari, traditori di ogni genere. E poi c' Rasputin. Siediti almeno per un momento. Va bene. Cognac, disse Ivanov, un po' troppo restio per i gusti di Sagan. Cognac? Le tue preferenze stanno diventando piuttosto costose, Ivanov. Sagan fece squillare un campanello d'argento. Un cameriere secco e allampanato come un flauto entr con passo da ubriaco, strisciando i piedi come se fosse sugli sci. Portaci due cognac, in fretta, ordin Sagan, assaporando l'aroma di sigari, colonia e lucido da scarpe, le essenze di tutti i circoli per ufficiali e di tutti i club per gentiluomini dell'impero. Quando arrivarono i bicchieri, i due uomini si alzarono e brindarono alla salute dello zar, poi bevvero il brandy d'un fiato e si affrettarono verso l'ingresso. Indossarono i cappotti e i colbacchi dell'uniforme e uscirono nel freddo che intorpidiva. I fiocchi di neve danzavano intorno a loro, senza forma, senza direzione. Era gi mezzanotte e la luna piena creava un misterioso fulgore blu sulla neve fresca. La cocaina, decise Sagan, era il tonico segreto ideale per il poliziotto, intensificava la capacit di osservazione, rendendo la vista pi acuta. Il suo phaeton era l, una carrozza pubblica con un cavallo che sbuffava geyser dalle narici, e un vetturino infagottato che russava. Ivanov gli diede uno spintone e la testa del conducente sbuc dal copricapo di pelliccia, calva, rosa, lucida, gli occhi cisposi, come un grottesco lattante, nato cieco e ubriaco. Sagan, con il cuore ancora martellante, scrut la strada. A sinistra, la cupola dorata della cattedrale di Sant'Isacco incombeva minacciosa sulle case, come se stesse per schiacciarle. Sulla destra si vedeva l'ingresso della residenza di Zejtlin. Esamin il personale di vigilanza. S, la sagoma con i baffi, un cappotto verde e un cappello a bombetta appostata un po' prima dell'angolo era Batko, un ex sottufficiale dei cosacchi, che stava fumando una sigaretta sul portone dell'edificio di fronte (cosacchi ed ex sottufficiali erano i migliori agenti esterni, quelli che lavoravano alla vigilanza). Pi in gi, nella via, c'era il vetturino addormentato di un droski: Sagan sperava che non dormisse per davvero. Pass una Rolls-Royce slittando, con le catene sulle ruote e lo stemma dei Romanov sulle portiere. Sagan sapeva che apparteneva al granduca Sergej. Stava tornando a casa con una famosa ballerina, l'amante che divideva con suo cugino, il granduca Andrej. Dal Ponte blu sulla Mojka echeggiavano urla, colpi di pugni e lo scricchiolio degli stivali e dei corpi sulla neve compatta. Alcuni marinai della base navale di Kronstadt lottavano contro dei soldati, blu scuro contro cachi. Come Sagan mise piede sul predellino del phaeton, una limousine Benz giunse rombando. Il conducente in uniforme balz fuori e apr la portiera internamente rivestita in cuoio del passeggero. Un uomo anziano, impellicciato, con le guance paonazze, spunt dall'auto. Maunilov-Manesevic, spia, profittatore di guerra, amico di Rasputin, nato ebreo, convertito alla fede ortodossa, pass di fretta accanto a Sagan e si infil nello Yacht Club imperiale. Dentro la limousine, Sagan intravide raso scarlatto spiegazzato e visone su un collo pallido. Una zaffata di odor di sigaro e di sudore lo disgust. Sal in carrozza. Ecco che cosa diventato l'impero, disse a Ivanov, spie giudee e faccendieri. Ogni giorno uno scandalo! Iaaaa! sbrait il vetturino, schioccando la frusta un po' troppo vicino al naso di Sagan. Il phaeton part traballando. Sagan si appoggi allo schienale, mentre le luci della citt di Pietro il Grande scorrevano alle sue spalle. Il brandy

era una pallottola di oro fuso che si muoveva qua e l nel ventre. Ecco che cos'era la sua vita, nella capitale dell'impero pi grande della terra, governato dalla sua gente pi stupida, nel mezzo della guerra pi terribile che il mondo avesse mai conosciuto. L'imperatore era fortunato se Sagan e i suoi colleghi credevano ancora in lui e nel suo diritto di governare, pens, fortunato che fossero cos attenti, fortunato perch non si sarebbero fermati davanti a niente per salvare quello zar insensato e la sua isterica moglie, chiunque fossero gli amici di lei... Volete sapere cosa penso, barin? disse il conducente, il naso da facocero illuminato dalla lanterna oscillante del phaeton. Il prezzo dell'avena aumentato di nuovo! Se aumenta ancora non riusciremo a nutrire i cavalli. Una volta, me lo ricordo bene, l'avena costava solo... L'avena, l'avena, l'avena, era tutto quello che Sagan sentiva dire ai dannati vetturini di slitte e carrozze. Respir profondamente, mentre il sangue, saturo di cocaina, scorreva impetuoso nelle tempie come un torrente di montagna. CAPITOLO 7. Dove vai stasera? chiese Zejtlin alla moglie. Non lo so, sospir Ariadna sognante. Era adagiata sul divano del suo boudoir color carne, con indosso soltanto le calze e una sottoveste. Teneva gli occhi chiusi, mentre la cameriera personale le sistemava l'acconciatura con l'arricciacapelli. Aveva la voce bassa e rauca, parlava in modo concitato come se fosse gi un po' brilla. Vuoi venire a fare il giro con noi? E' importante, cara, ho bisogno di saperlo. Prese una sedia accanto al divano. Bene, forse andremo dalla baronessa Rozen per il cocktail, poi a cena da Donan e a ballare all'Aquarium, adoro quel posto, be', non sono sicura che... Ah, Njuna, vediamo, stasera mi piacerebbe qualcosa con il broccato. Due cameriere uscirono dalla stanza del guardaroba, Njuna teneva in mano un cofanetto con i gioielli, l'altra ragazza portava una pila di vestiti sul braccio. Avanti, Ariadna. Devo sapere dove vai, sbott Zejtlin. Ariadna si alz a sedere bruscamente. Che cosa c'? Sembri molto preoccupato. E' crollata la Borsa o... disse con un sorriso dai denti bianchissimi, o stai imparando a diventare geloso? Non mai troppo tardi, sai? A una ragazza piace essere corteggiata. Zejtlin aspir il sigaro. Il loro matrimonio era ridotto a quei brevi scambi, prima che, ognuno per conto suo, si tuffassero entrambi nella notte di San Pietroburgo. Insieme frequentavano solo i balli e le cene formali. Guard il letto disfatto, dove sua moglie durante il giorno trascorreva cos tanto tempo a dormire. Osserv gli abiti di batista, chiffon e seta, le bottiglie di farmaci e di profumi, le sigarette fumate a met, i cristalli curativi e tutti gli altri capricci e ammennicoli di lusso, ma il suo sguardo si sofferm pi a lungo su Ariadna, con la sua pelle candida come la neve, le spalle tornite e le iridi viola. Era ancora bellissima, anche se aveva gli occhi arrossati e le vene gonfie sulle tempie. Lei apr le mani e le allung verso di lui, la fragranza di tuberosa si mescol deliziosamente al profumo della sua pelle, ma lui era troppo in ansia per abbandonarsi ai giochi abituali. Sasenka stata arrestata dai gendarmi, le disse. Proprio ai cancelli della scuola. Passer la notte a Krestj. Hai idea di che cosa sono le celle l dentro? Ariadna sbatt le palpebre. Un'espressione leggermente accigliata comparve sul suo viso pallido. Deve essere un malinteso. E' cos studiosa, non posso immaginare che abbia commesso qualche sciocchezza, disse fissandolo. La farai uscire stasera, vero Samuil? Telefona al ministro degli Interni. Non ti deve del denaro? Ho appena chiamato Protopopov e mi ha detto che la faccenda seria. Njuna? Ariadna fece un cenno alla

cameriera personale. Credo che indosser l'abito di madame Chanceau, in broccato color malva con la foglia d'oro e le balze, e metter il girocollo di perle e la spilla di zaffiri... Zejtlin stava perdendo la pazienza. Basta cos, Ariadna. Pass all'yiddish per non farsi capire dalle domestiche. Dannazione, smettila di comportarti come una stupida soubrette! Stiamo parlando di Sasenka. Torn a parlare in russo, lanciando un'occhiataccia al disordine della stanza: Ragazze! Lasciateci soli! Zejtlin sapeva che i propri eccessi di collera erano rari quanto temibili e le tre cameriere abbandonarono vestiti, gioielli e arricciacapelli e si precipitarono fuori. Era proprio necessario? chiese Ariadna, la voce tremante, le lacrime che scorrevano dagli occhi insieme a nero del kohl. Ma Zejtlin non si lasci commuovere. Vedi Rasputin stasera? S, vado a trovare il vecchio Grigorij. Dopo mezzanotte. Non parlare di lui con quel tono di scherno, Samuil. Quando il Lama della Mongolia del dottor Badmaev mi ha ipnotizzato, alla Casa degli spiriti, ha detto che avevo bisogno di un maestro speciale. Aveva ragione. Il vecchio Grigorij mi aiuta, mi nutre spiritualmente. Dice che sono un dolce agnellino in un mondo di metallo e che tu mi opprimi. Credi che io sia felice in questa casa? Ora stiamo parlando di Sasenka, protest lui, ma Ariadna alz la voce. Samuil, ricordi che quando andavamo a vedere i balletti ogni binocolo era puntato su di me, non sul palcoscenico? 'Cosa indossa la baronessa Zejtlina? Guardate che occhi, che gioielli, che belle spalle...' Quando gli ufficiali mi guardavano, pensavano: proprio un bel cavallo da corsa, un purosangue, vale la pena di sporcarsi la coscienza per averlo! Non eri orgoglioso di me allora, Samuil? E adesso... guardami! Zejtlin si alz in piedi furioso. Tu non c'entri, Ariadna. Cerca di ricordare che stiamo parlando di nostra figlia. Scusami. Ti ascolto... Mendel' tornato dall'esilio. La vide scrollare le spalle. Oh, cos lo sapevi? Bene, probabilmente lui ha a che fare con l'arresto di nostra figlia. Lui si inginocchi di fianco al sof e le prese le mani. Protopopov non ha alcun controllo sulla situazione. Anche il primo ministro Sturmer non ha alcun ascendente, sta per essere sostituito. Tutto nelle mani dell'imperatrice e di Rasputin. Perci, questa volta voglio che tu vada da lui, necessario! Mi fa piacere che tu abbia la possibilit di vederlo e non mi importa quanto il sacro bifolco ti terr le mani addosso. Digli che la sua serata fortunata. Solo tu puoi farlo, Ariadna. Vai l a supplicare tutti quanti: Rasputin, gli amici dell'imperatrice, chiunque, pur di tirare fuori Sasenka! Mi stai mandando in missione? Ariadna si dimen come un gatto che si scrolla di dosso la pioggia. S. Io in missione politica? Mi piace l'idea. Fece una pausa e Zejtlin riusc quasi a percepire le rotelline del suo cervello che giravano, mentre meditava sulla decisione da prendere. Ti mostrer che brava mamma sono. Si alz dal divano e tir il cordone di passamaneria che pendeva l accanto. Ragazze, tornate qui! Devo apparire in tutto il mio splendore. Le cameriere tornarono, guardando Zejtlin con diffidenza. E tu cosa farai Samuil? Andr a casa del principe Andronnikov, tappandomi il naso. Saranno tutti l. Ariadna afferr il viso di Zejtlin tra le mani. Il suo alito speziato e il profumo di tuberosa gli fecero salire le lacrime agli occhi. Tu e io in missione, Samuil! Nonostante la pelle sfiorita, segno della sua dedizione all'alcol e all'oppio, Ariadna aveva ancora un viso magnifico, pensava lui, le labbra tumide, la dentatura e il lungo labbro superiore estremamente, egoisticamente voluttuosi; le spalle e le gambe ancora splendide, nonostante la pancia prominente. Qualunque difetto avesse, il suo aspetto era quello di una donna a cui il rude piacere giunge quasi troppo facilmente, tanto facilmente quanto le ammaccature a una pesca matura. Ora, con il kohl sugli occhi, mescolato alle lacrime, sembrava una Cleopatra sotto l'effetto di una droga. Samuil, posso prendere la Russo-Balt? Certamente, rispose Zejtlin, contento che lei usasse la

limousine. Si alz in piedi e la baci. Ariadna prov un leggero brivido di piacere, apr il coperchietto dell'orologio d'oro e diamanti, prese una sigaretta egiziana dallo scompartimento nascosto e guard Zejtlin con occhi che avevano l'eco di stanze vuote. Rimproverando se stesso al pensiero di come la moglie fosse diventata simile a una bambina smarrita, Zejtlin accese la sigaretta e poi il sigaro spento che aveva tra le dita. Allora vado, disse, osservandola aspirare e poi aprire le labbra per far uscire la nuvola danzante del fumo azzurrino. Buona fortuna, Samuil, gli disse mentre lui lasciava la stanza. Prima di chiudere la porta, Zejtlin si ferm a guardare indietro, anche se non voleva arrivare in ritardo dal principe Andronnikov. Il benessere di Sasenka dipendeva da lui. Come mi sta questo? E quest'altro? Guarda come ondeggia quando cammino. Vedi, Galja? Ariadna rideva mentre le cameriere si affaccendavano intorno a lei. Non sei d'accordo, Njuna? Gli abiti di monsieur Worth fanno vergognare tutti gli altri! Non vedo l'ora di mostrare questo all'Aquarium... Con il cuore a pezzi, Zejtlin si rese conto che, nel momento stesso in cui fosse uscita di casa, sua moglie si sarebbe dimenticata completamente di lui e di Sasenka. CAPITOLO 8. Per tutta la notte, Sasenka rimase appiccicata alla mole da balena di Natasa. La donna pi anziana russava e, quando si girava, spingeva Sasenka, che aveva quasi paura di muoversi, fuori dal materasso. Sasenka era l sdraiata, i fianchi inchiodati al gelido pavimento di pietra, ma grata semplicemente di stare accanto a Natasa, al sicuro. Sentiva la bocca gonfia come un pallone, l dove era stata colpita, e le tremavano le mani. Temeva ancora che il mostro la picchiasse di nuovo, o che nella notte sarebbe tornata per accoltellarla in un eccesso di follia. Tutte possedevano dei coltelli. Sasenka sent aumentare il caldo e il fetore intorno a s. Scrut nel groviglio dei corpi femminili dentro la semioscurit. Una era mezzo nuda, il seno raggrinzito e scoperto, con lunghi capezzoli come tappi di bottiglia. Preg che qualcuno venisse presto a soccorrerla. Fuori dalla cella, la luce tremolante di una lanterna annunci il passaggio di un secondino che chiudeva le porte a doppia mandata. Un inserviente puliva il pavimento del corridoio. L'odore di nafta e disinfettante neutralizz per un momento quello di urina e feci, ma non dur a lungo. Sasenka sperava che ogni brontolio, scricchiolio o rumore di porta che sbatteva fossero il segnale della sua liberazione, ma non venne nessuno. Davanti a lei si prospettava una nottata interminabile, fredda, spaventosa, ostile. E' arrivato un messaggio al telegrafo della cella che annunciava il tuo arrivo, aveva sussurrato Natasa a Sasenka. Siamo quasi una famiglia, io e te. Sono la moglie di tuo zio Mendel'. Ci siamo conosciuti in esilio. Scommetto che non sapevi che si fosse sposato con una jacuta! S, un'autentica siberiana. Oh, ho capito, non sapevi affatto che fosse sposato. Bene, ora sai chi Mendel', un cospiratore nato. Nemmeno io, fino a oggi, sapevo che avesse una nipote. Comunque, si fida di te. Stai in campana: c' sempre qualche occasione... Ora Natasa farfugliava e ansimava nel sonno, diceva qualcosa nella sua lingua madre. Sasenka ricord che gli jacuti credevano negli sciamani e negli spiriti. Una donna grid: Ti taglier la gola! Un'altra piagnucol: Perduta... perduta... perduta. Nella attigua cella degli uomini era in corso una rissa: qualcuno era stato ferito e si lamentava, mentre i secondini lo trascinavano via e portavano uno spazzolone per pulire. Le porte si aprivano e si

richiudevano fragorosamente. Sasenka ud una tosse tisica, un'evacuazione diarroica, i passi dei secondini e il gorgoglio dello stomaco di Natasa. Non riusciva a credere che tutto questo stesse accadendo proprio a lei. Anche se Sasenka era orgogliosa di trovarsi l, la paura, il fetore e la notte interminabile la gettavano nella disperazione. Eppure non glielo aveva detto lo zio Mendel' che la prigione era un rito di passaggio? E cosa aveva sussurrato Natasa la jacuta, prima di addormentarsi? S: Mendel' si fida di te! Era a causa di Mendel' se si trovava l, a causa dei loro incontri durante l'estate precedente. La famiglia trascorreva sempre le vacanze estive a Zemblisino, una tenuta a sud della citt, vicina alla strada che da San Pietroburgo conduceva a Varsavia. Agli ebrei era proibito vivere nella capitale o avere delle propriet, a meno che non fossero commercianti ricchissimi, come il barone Zejtlin. Il padre di Sasenka non possedeva solo il palazzo di citt, ma anche la villa di campagna con le colonne bianche, con il parco e i boschi intorno. Sasenka sapeva che suo padre non era l'unico magnate ebreo di San Pietroburgo. Un altro barone ebreo, Poljakov, il re delle ferrovie, viveva nel vecchio palazzo di mattoni rossi del principe Mensikov, la prima casa costruita nella nuova citt di Pietro il Grande, sul lungofiume nuovo quasi di fronte al Palazzo d'inverno. Ogni estate, in campagna, Sasenka e Lala erano libere di stare per conto proprio, anche se a volte Zejtlin le convinceva a giocare a tennis o a fare delle gite in bicicletta. Ariadna, di solito in preda a qualche crisi nevralgica, a un rapimento mistico o a un'afflizione sentimentale, lasciava raramente la sua stanza, per rientrare quasi subito in citt. Lala trascorreva le giornate raccogliendo funghi e more o cavalcando Almaz, il pony chestnut. Sasenka leggeva per conto suo, le piaceva stare da sola. Quell'estate anche lo zio Mendel' aveva soggiornato l. Era un uomo minuto e storto, con il piede equino e i pince-nez sul nasone curvo. Lavorava tutta notte nella biblioteca, fumando sigarette di machorka, che rollava da s, e preparando del caff turco che riempiva la casa con il suo fumante aroma di nocciola. Dormiva sopra le stalle per l'intera mattinata, e si alzava solo dopo pranzo. Sembrava incapace di adattarsi all'estate, indossava sempre lo stesso sudicio abito scuro, una camicia spiegazzata con il colletto sporco e delle scarpe bucate. Accanto al padre di Sasenka, di un'eleganza impeccabile, e a sua madre, vestita alla moda, lui sembrava un forestiero venuto da un altro pianeta. Se incontrava gli occhi di Sasenka, la fissava in cagnesco, poi volgeva lo sguardo altrove. Sembrava terribilmente malato, pensava lei, con quella pelle pallida e pustolosa e il respiro asmatico, frutto degli anni trascorsi in prigione e dell'esilio in Siberia. La famiglia disprezzava Mendel'. Anche la madre di Sasenka, sua sorella, lo detestava, ma lo ospitava in casa. E sempre tutto solo, povera triste creatura, diceva con disgusto. Una notte, Sasenka non riusciva a prendere sonno. Erano le tre del mattino. L'estate era calda e la sua stanza sotto il tetto sembrava un forno. Scese per bere della limonata, passando davanti al ritratto del conte Orlov-Cesmenskij, un precedente proprietario della villa, allo scaffale con i quindici pavoni di cristallo, alla pendola inglese del nonno, fino all'ingresso deliziosamente fresco con il pavimento di piastrelle bianche e nere. Vide la luce ancora accesa in biblioteca e aspir gli aromi di fumo e caff che si mescolavano nella notte calda e rosata. Mendel' apr la porta della biblioteca e Sasenka corse a nascondersi nello stanzino del guardaroba, da dove vide lo zio zoppo uscire con un bagliore negli occhi arrossati e un fascio di documenti preziosi, stretti tra le mani adunche. Un miasma intrappolato di un'intera notte di fumo si rivers dalla stanza come un'ondata fantasma di marea. Sasenka aspett che lo zio se ne fosse andato, poi sgattaiol nella biblioteca per scoprire quali fossero i libri che l'avevano

catturato al punto da renderlo felice di andare in prigione a causa di quelle letture. Il tavolo era vuoto. Sei curiosa, Sasenka? Mendel' era sulla porta, la voce profonda e potente, in contrasto con l'aspetto dimesso, gli indumenti spudoratamente rosi dalle tarme. Lei sobbalz. Ero solo interessata, disse. Ai miei libri? S. Li nascondo quando ho finito. Non mi piace che la gente sia a conoscenza di quello che faccio, e neppure quello che penso. Esit. Ma tu sei una persona seria. L'unica intellettuale di questa famiglia. Come fai a saperlo, zio, se non ti sei mai preso la briga di parlare con me? Sasenka era sorpresa e compiaciuta. Gli altri sono solo capitalisti decadenti e il nostro rabbino di famiglia appartiene al medioevo. Io ti giudico in base a ci che leggi. Majakovskij. Nekrasov. Blok. Jack London. Dunque mi hai osservato? I pince-nez di Mendel' erano cos unti che le lenti erano a malapena trasparenti. Lo zio zoppic verso lo scaffale della collezione inglese, si ferm davanti alla collana di tutte le opere di Dickens, rilegate in pelle di capretto con lo stemma dorato degli Zejtlin. Estrasse uno dei volumi e gliene porse un altro, nascosto dietro, vecchio e consumato dall'uso: il romanzo Che fare? di Cernysevskij. Leggilo. Quando l'avrai finito, troverai qui il prossimo libro, dietro David Copperfield. Hai capito? Lo prenderemo da l. Prenderemo che cosa? Da dove? Ma Mendel' se n'era gi andato, lasciandola sola nella biblioteca. Fu cos che tutto ebbe inizio. La sera dopo, Sasenka non vedeva l'ora che tutti andassero a dormire per scendere in punta di piedi, assaporando l'aroma del caff e l'odore acre del tabacco machorka, mentre si avvicinava alla collana delle opere di Dickens. Sei pronta per il prossimo? L'analisi di quello che hai letto? aveva chiesto Mendel' senza sollevare lo sguardo. Rachmetov l'eroe pi avvincente che io abbia mai conosciuto, rispose lei, restituendogli il libro. E' altruista, onesto. Nulla pu fermarlo nella lotta per la sua causa. E 'l'uomo eccezionale' toccato dalla storia. Voglio essere come lui. Tutti vogliamo esserlo, replic lui. Conosco molti Rachmetov. E' stato il primo libro anche per me, ma non solo. Lo stato anche per Lenin. Raccontami di Lenin. Che cosa vuol dire bolscevico? Tu sei un bolscevico, un menscevico, un socialista rivoluzionario, un anarchico? Mendel' la osservava come se fosse stata un esemplare zoologico, stringendo gli occhi, aspirando il fumo della machorka rollata male, che gli irrit la gola provocando un attacco di tosse. E a te che importa? Che cosa pensi della Russia di oggi, degli operai, dei contadini, della guerra? Non so. Sembra come se... Lei s'interruppe, consapevole dello sguardo acuto che la fissava. Vai avanti. Parla. E' tutto sbagliato. Regna l'ingiustizia. Gli operai sono come schiavi. Stiamo perdendo la guerra. C' del marcio ovunque. Sono una rivoluzionaria? Una bolscevica? Mendel' roll un'altra sigaretta, lentamente e con inaspettata delicatezza, lecc la cartina, e la accese. Non ne sai ancora abbastanza per essere qualcosa, disse. Dobbiamo prenderci il tempo necessario. Adesso tu sei l'unica studentessa del mio corso estivo. Eccoti il prossimo libro. Le diede il romanzo di Victor Hugo Novantatr, sulla Rivoluzione francese. La notte successiva, Sasenka era ancora pi eccitata. Pronta per un altro? La tua analisi? Nessuno mai aveva visto piangere Cimourdain, rispose lei citando la descrizione dell'eroe di Hugo. Gelida e inaccessibile virt, egli era lo spaventevole uomo giusto. Nessuna via di mezzo, per un prete, nella Rivoluzione. Un prete non poteva concedersi alla prodigiosa avventura in atto che per i pi ignobili o i

pi eccelsi motivi: bisognava che egli fosse infame o sublime. Cimourdain era sublime; ma sublime nell'isolamento, nell'inaccessibilit, nell'inospitale lividore; sublime dentro una cerchia di precipizi. Bene. Se Cimourdain fosse ancora vivo, sarebbe un bolscevico. Hai la tua opinione; ora ti serve la scienza. Il marxismo una scienza. Adesso leggi questo. Le porse un romanzo intitolato: Lady Cynthia de Fortescue and the Love of the Cruel Colonel. Sulla copertina spiccava una dama dalle labbra vermiglie e le guance che ricordavano le fattezze di una vipera soffiante, mentre alle sue spalle ammiccava un ufficiale dalla bellezza diabolica, con i baffi impomatati e lo sguardo penetrante. Che cos'? domand lei. Leggi quello che ti do e basta, replic Mendel', tornato alla sua scrivania per scribacchiare qualcosa. Quando Sasenka apr il libro, nella sua stanza, vi trov nascosto all'interno il Manifesto del Partito comunista di Marx. Presto seguirono testi di Plechanov, Engels, Vassalle, ancora Marx, Lenin. Nessuno aveva mai parlato a Sasenka come Mendel'. Sua madre desiderava che fosse una stupida ragazzina che si preparava a una vita di balli appassionati, matrimoni infelici e squallidi adulteri. Lei adorava suo padre, ma lui notava a malapena la sua piccola volpe, considerandola nient'altro che una mascotte di pelouche. E la cara Lala da tempo si era arresa al ruolo che aveva assunto nella vita, leggendo soltanto romanzi come Lady Cynthia de Fortescue and the Love of the Cruel Colonel. Quanto allo zio Gideon, era solo un seduttore degenerato, che aveva cercato di flirtare con lei e una volta l'aveva addirittura palpeggiata sul didietro. Ai pranzi e alle feste Sasenka parlava a malapena, rapita com'era dal suo corso accelerato sul marxismo, e impaziente di porre altre domande a Mendel'. La sua mente era con lui, nella biblioteca piena di fumo, lontana da sua madre, e da suo padre. Lala, che a volte la trovava addormentata con la lampada accesa e qualche romanzo dozzinale accanto, si preoccupava che facesse troppo tardi la sera leggendo. Fu Mendel' a svelarle la grottesca ingiustizia della societ capitalista, l'oppressione che gravava su operai e contadini, a mostrarle come Zejtlin, s, proprio suo padre, fosse uno sfruttatore dei lavoratori. Ma una soluzione c'era, apprese Sasenka: una lotta di classe che si sarebbe realizzata attraverso varie fasi, per offrire ai lavoratori un paradiso di uguaglianza e dignit. La teoria marxista era utopica e universale e tutta l'esistenza umana si inquadrava perfettamente nella sua meravigliosa simmetria di storia e giustizia. Sasenka non riusciva a capire perch gli operai delle industrie, specialmente quelli di San Pietroburgo e Mosca, i contadini dei villaggi russi e ucraini, i domestici e le cameriere di suo padre non si ribellassero e non uccidessero immediatamente i padroni. Si era innamorata dei concetti di materialismo dialettico e dittatura del proletariato. Mendel' trattava Sasenka come un'adulta. Pi che una donna, la considerava un uomo adulto, un compagno di cospirazione all'interno dell'organizzazione segreta pi dignitosa e pi esclusiva del mondo. Non pass molto tempo che cominciarono a incontrarsi come due amanti, al tramonto, all'alba e nelle notti luminose, nelle stalle, nel folto dei boschi di rovi e betulle, durante le spedizioni in cerca di funghi, parlando sottovoce persino nella sala da pranzo, di sera, al chiuso fra le pareti tappezzate in seta gialla, fragranti di garofani e lill. S, pensava ora Sasenka, il viaggio verso questa fetida prigione, nell'oscuro inverno di San Pietroburgo, era cominciato durante quelle notti estive, nella villa fatata che suo padre possedeva in campagna, quando gli usignoli cantavano e il crepuscolo si tingeva di rosa. Ma lei costituiva davvero una tale minaccia al trono dell'imperatore da essere arrestata

ai cancelli dello Smol'nyj e gettata in quell'inferno? Una donna alle sue spalle si alz barcollando per raggiungere il vaso da notte. Inciamp su Sasenka e cadde insultandola. Questa volta Sasenka afferr la donna per il collo, pronta a lottare, ma l'altra si scus e, di colpo, Sasenka, sent che non le importava. Stava gustando la vera miseria della Russia. Ora poteva affermare di sapere che, oltre alle belle case e alle limousine, c'era dell'altro. Ora era una donna, adulta e responsabile, indipendente dalla sua famiglia. Cerc di dormire, ma non ci riusc. Nelle fogne dell'impero, si sent viva per la prima volta. CAPITOLO 9. Per la sua incursione nella notte di San Pietroburgo, Zejtlin indoss un nuovo colletto rigido e un frac su cui appunt la stella dell'Ordine di san Vladimir, seconda classe, un'onorificenza di cui pochissimi godevano tra gli industriali ebrei. In fondo alla scala, si ferm un istante nell'atrio, pos una mano sulle deliziose maioliche turchesi della stufa di fattura olandese, e decise di raccontare ai suoceri ci che era accaduto a Sasenka. Sapeva che a sua moglie non sarebbe dispiaciuto. Attravers il salotto vuoto e la sala da pranzo tappezzata di seta damascata giallo canarino, poi apr la porta rivestita di panno verde che conduceva al cosiddetto Passaggio nero, l'oscuro ventre della casa. L dentro, l'odore era molto diverso, l'aria densa sapeva di burro, di grasso, di cavolo bollito e sudore. Era il sentore dell'altra Russia, pens Zejtlin, quella del passato. Sotto, vivevano la cuoca e l'autista, ma non era da loro che stava andando. Zejtlin cominci invece a salire lungo il Passaggio nero. A met strada, si appoggi contro lo stipite di una porta, esausto e stordito. Era il cuore? La digestione faticosa? Un attacco di nevrastenia? Sto per morire? si chiese. Gideon aveva ragione, avrebbe dovuto chiamare di nuovo il dottor Gemp. Quando una mano gli tocc la spalla, fece un balzo. Era Sifra, la sua vecchia bambinaia, un pallido spettro in vestaglia arancione e ciabatte pelose, che si era occupata di Sasenka prima dell'arrivo di Lala. Approvi il menu di oggi? gracchi. I domestici continuavano a fingere con la vecchia Sifra che fosse ancora lei a dirigere le cucine, anche se ormai era subentrata Delphine. Sifra era stata mandata in pensione gradatamente, senza che nessuno glielo avesse detto. Ho consultato i poteri, caro ragazzo, aggiunse sottovoce. Ho guardato nel Libro della vita. Tutto si sistemer per Sasenka. Vuoi una cioccolata calda, Samojlo? Come ai vecchi tempi? Zejtlin approv il menu che Delphine gli aveva gi mostrato, ma rifiut la cioccolata. L'anziana donna scomparve, simile a una ragnatela portata via dal vento, silenziosamente come era apparsa. Rimasto nuovamente solo, Zejtlin scopr con grande stupore di avere le lacrime agli occhi: il voluttuoso richiamo dell'infanzia gli prendeva le viscere. Improvvisamente, la sua casa gli parve un luogo alieno, troppo grande, troppo pieno di gente estranea. Dov'era la sua adorata Sasenka? In un lampo di panico accecante, si rese conto che sua figlia era l'unica cosa di cui gli importasse veramente. Ma poi le migliaia di fili che lo legavano alla vita mondana e alla ricchezza tornarono a fluttuare attorno. Come era possibile che lui, Zejtlin, non riuscisse a sistemare le cose? Nessuno avrebbe osato trattare duramente la ragazza: ma era proprio sicuro che tutti fossero al corrente del suo stretto rapporto con le Loro Maest imperiali? Flek, il suo avvocato, stava per arrivare, il ministro degli Interni stava chiamando il capo della Polizia, il quale a sua volta avrebbe telefonato al comandante del distaccamento del Corpo di gendarmeria, che avrebbe contattato il responsabile dell'Ochrana, il Dipartimento di sicurezza. Zejtlin non poteva sopportare l'idea che Sasenka trascorresse la notte in una

stazione di polizia, figurarsi in una cella della prigione. Ma che cosa aveva fatto? Sembrava cos tranquilla, cos perbene, quasi troppo seria per la sua et. Cameriere e domestici vivevano di sopra, oltre il Passaggio nero, ma lui si ferm al secondo piano e apr la porta profilata in metallo che conduceva all'appartamento sopra il garage. L, gli odori diventavano pi estranei, eppure familiari a Samuil: grasso di pollo, pesce ripieno, patate fritte babke, visniak forte. Notando la mezuzah appesa di recente allo stipite, Zejtlin apr la porta di quello che chiamava il circo ambulante. In una grande stanza, piena di libri impilati in equilibrio precario, candelabri, valigie di tela e scatoloni mezzi aperti, un uomo anziano, alto di statura, con la barba bianca e i boccoli ai lati della testa, con indosso una palandrana nera e la yarmulka sul capo, stava dritto immobile, rivolto verso Gerusalemme, intento a recitare le Diciotto benedizioni. Una bacchetta d'argento, con un dito indice puntato, segnava la riga che stava leggendo nel Talmud aperto. Il libro era rivestito di seta, perch la sacra scrittura non poteva restare senza copertina. L'uomo, Rabbi Abram Barmakid, non era il padre di Zejtlin, ma era comunque legato alla sua infanzia: questo, pens Zejtlin, il mondo da cui provengo. Rabbi Barmakid, un tempo famoso saggio di Turbin con la sua corte e i suoi discepoli, adesso era circondato dalle tristi vestigia delle suppellettili d'argento che precedentemente ornavano le sue case di preghiera e le case di studio. C'era l'Arca con i rotoli ricoperti di velluto, chiusi da catenelle d'argento: a guardia stavano leoni dorati, con gli occhi di perline rosse e le criniere di lapislazzuli. Si diceva che il rabbino potesse operare miracoli. Le sue labbra si muovevano velocemente, il volto catturava la gioia e la bellezza delle sacre scritture in tempi di disordine e decadenza. Aveva appena celebrato lo Yom Kippur e i Giorni di timore reverenziale, alloggiato precariamente in quella casa senza Dio. L'unico uomo felice che vi abitava aveva perso tutto, ma gli era rimasta la fede. Nel 1915 il granduca Nikolaj Nikolaevic, comandante in capo, aveva dichiarato tutti gli ebrei potenziali spie tedesche e li aveva scacciati dai villaggi dove abitavano. Erano state concesse loro poche ore per caricare secoli di vita sui carri. Zejtlin aveva aiutato il rabbino e sua moglie, ospitandoli illegalmente a San Pietroburgo perch non avevano i permessi. Ma, pur disapprovando la figlia Ariadna per il fatto di essere atea, i due erano orgogliosi, loro malgrado, che avesse sposato Zejtlin, proprietario di giacimenti petroliferi a Baku, navi a Odessa, foreste in Ucraina... Sei tu, Samuil? chiam una voce rauca. Nella cucina attigua, delle dimensioni di una dispensa, Zejtlin trov Miriam, la moglie del rabbino, con indosso una parrucca e una vestaglia di seta. Mescolava la zuppa in un pentolone che bolliva su una vecchia cucina a gas, con un ripiano su ogni lato per tenere separati il latte e la carne, come imponeva la Legge, in mezzo al disordine delle stoviglie da risciacquare. Sasenka stata arrestata, disse Samuil. Per mia sventura! grid Miriam con la sua voce profonda. Prima della luce, sar una grande tenebra! Questo il nostro castigo, la nostra Geenna sulla terra. I nostri figli si sono allontanati da Dio, per questo diventiamo tutti dei rinnegati. Noi siamo morti molto tempo fa, grazie a Dio si pu morire solo una volta. Mio figlio Mendel' un ateo anarchico; Ariadna ha abbandonato il Signore: una figlia che, Dio la protegga, esce tutte le sere mezza nuda! Anche il pi giovane dei miei ragazzi, Avigdor, il cui nome per noi morto e sepolto, ci ha lasciato da molto tempo. Dov'? Si trova ancora a Londra? E adesso anche la nostra adorata Riccioli d'oro nei guai. Da bambina, Sasenka era bionda e i suoi nonni la chiamavano ancora Riccioli d'oro. Be', non abbiamo tempo da perdere, l'anziana donna cominci a versare

del miele in un piatto vuoto. Che cosa cucini? Biscotti al miele e brodo di pollo per Sasenka. In prigione. Lo sapevano gi, l'avevano sentito dai domestici. Zejtlin era commosso: mentre lui chiamava i ministri, la moglie del vecchio rabbino cucinava biscotti al miele per sua nipote. Stentava a credere che fossero i genitori di Ariadna. Come avevano fatto a produrre quel fiore di serra nel loro cortile yiddish? Rimase a guardare Miriam come faceva una volta con sua madre, in cucina, nel villaggio di casupole in legno all'interno della Zona di residenza. Non so nemmeno perch l'hanno arrestata, mormor Zejtlin. Era orgoglioso di non essersi mai veramente convertito all'ortodossia. Non ne aveva avuto bisogno. Come mercante della Prima corporazione, aveva diritto a risiedere a San Pietroburgo bench fosse ebreo, e poco prima della guerra era stato elevato al grado di Consigliere segreto dell'imperatore, l'equivalente di generale di Corpo d'armata alla Tavola dei ranghi. Eppure, nonostante tutto ci, era ancora un ebreo, un ebreo riservato, ma pur sempre un ebreo. Non aveva dimenticato la melodia del Kol Nidre e l'emozione che provava nel pronunciare le Quattro domande durante la cena di Pasqua. Sei bianco come un lenzuolo, Samuil, gli disse Miriam. Siediti qui! Bevi! Gli allung un bicchiere di visniak, che lui trangugi in un sorso. Scuotendo leggermente il capo, Zejtlin restitu il bicchiere vuoto alla suocera e, senza dire una parola, le baci la mano solcata di vene bluastre, poi scese di corsa le scale, prese il cappotto di pelliccia di castoro e il cappello che gli porgeva Pantameilion, in attesa sul portone. Era pronto per cominciare. CAPITOLO 10. La superficie di ghiaccio ruvido del canale brillava alla luce della luna, quando la slitta del capitano Sagan si ferm davanti al quartier generale del Dipartimento di polizia, al numero 16 del lungofiume Fontanka. Prendendo l'ascensore per salire all'ultimo piano, Sagan pass i due controlli, ognuno dei quali presidiato dai due gendarmi di turno, per entrare nel cuore della guerra segreta dell'impero contro terroristi e traditori: l'Ochrana, il Dipartimento di sicurezza dello zar. Anche a notte tarda, l'elite del servizio di sicurezza era al lavoro lass, giovani impiegati con i pince-nez e le uniformi blu mettevano in ordine gli schedari, blu per i bolscevichi, rossi per i socialisti rivoluzionari, e aggiungevano nomi a mappe labirintiche di sette e cellule rivoluzionarie. Sagan era una figura emergente dell'organizzazione. Avrebbe potuto disegnare l'intero organigramma dei bolscevichi a occhi chiusi, con Lenin al centro, con gli ultimi nomi e tanto di frecce direzionali. Esit un istante davanti alla mappa, solo per gustare il proprio successo. Eccolo: l'arresto del Comitato centrale al completo, esclusi Lenin e Zinov'ev, pi sei membri della Duma; con l'intero gruppo esiliato in Siberia, quelli rimasti in libert erano troppo pochi per innescare una rivoluzione. Allo stesso modo, i menscevichi: castrati come gruppo. Il Partito socialista rivoluzionario: sbaragliato. C'era solo qualche cellula bolscevica ancora da eliminare. Negli altri uffici, lungo il corridoio, gli addetti alla decifrazione dei codici segreti, con i capelli unti e la pelle squamosa, erano concentrati su colonne di geroglifici, mentre dei funzionari di provincia con un aspetto all'antica, con gli stivali e le basette, stavano chini sulle mappe della zona di Vyborg, pianificando delle incursioni. Il servizio di sicurezza aveva bisogno di gente d'ogni genere, disse Sagan tra s, intravvedendo un collega che era stato un rivoluzionario, ma recentemente era passato dall'altra parte. Attraverso la stanza, not l'ex scassinatore attualmente specializzato in violazioni di domicilio su commissione dell'Ochrana, e salut l'aristocratico italiano omosessuale, in realt un ebreo, figlio di un lattaio di Mariupol', addetto agli interrogatori delicati... Quanto a

me, pens Sagan, anch'io ho la mia specializzazione: trasformare i rivoluzionari in infiltrati. Sarei capace di mettere il papa contro Dio. Ordin a un impiegato di portargli i fascicoli dei raid di quella notte e i rapporti dei suoi agenti, i filjory, sui movimenti dell'ebreo Mendel' Barmakid, e di sua nipote, la giovane Zejtlina. CAPITOLO 11. Nel salone del principe Andronnikov, la fragranza di acqua di rose e di candele profumate era cos intensa che Zejtlin cominci ad avvertire un capogiro e un dolore al petto. Prese una coppa di champagne e bevve tutto d'un fiato: aveva bisogno di farsi coraggio. Cominci a scrutare nella moltitudine degli invitati, ma non doveva apparire troppo disperato. Qualcuno sa perch mi trovo qui? La notizia di Sasenka si gi diffusa? si domand. Sperava di no. La sala era affollata di postulanti con i colletti inamidati, frac decorati di medaglie, floridi uomini d'affari che fumavano sigari, ma erano superati in gran numero dalle signore con le spalle nude, e da giovani dalle guance luminose e le labbra rosa, imbellettate, con abiti di velluto, che aspiravano le profumate sigarette egiziane attraverso bocchini dorati. Zejtlin fu preso in disparte dall'obeso ex ministro Chvostov, che cominci a dire: Ormai solo questione di tempo e l'imperatore nominer un governo rappresentativo, questo non pu continuare, vero Samuil? Perch no? E' andato avanti per trecento anni. Forse non perfetto, ma il sistema pi forte di quanto crediamo. Nel corso della sua vita, per quanto si fossero mescolate le carte, la combinazione che ne era uscita non era mai stata del tutto sfavorevole agli interessi di Zejtlin. Era il suo futuro, la sua sorte scritta nel Libro della vita. Cerc di rassicurare se stesso che le cose sarebbero andate bene, per lui e per Sasenka. Hai saputo qualcosa? insistette Chvostov, afferrando Zejtlin per un braccio. Chi sta per convocare? Non si pu andare avanti cos, vero, Samuil? So che sei d'accordo con me. Zejtlin si liber con uno strattone. Dov' Andronnikov? Proprio qui dietro... non lo raggiungerai mai! C' troppa gente. E un'altra cosa... Zejtlin si gett tra la folla. Il caldo e i profumi erano insopportabili. Le mani degli uomini, viscide e umide di sudore, sfioravano le spalle candide delle signore. Il fumo di sigaro era talmente denso da formare un'acre foschia, ferale e squisita al tempo stesso. C'erano il governatore generale, l'anziano principe Obolenskij, alta nobilt autentica, e una coppia della famiglia Golitsyn: sprofondati nella merda, pens Zejtlin. Una bella ragazza - che il viceministro degli Interni, il nuovo ministro della Guerra e il granduca Sergej mantenevano come concubina -, approfittando della tripla relazione, baciava spudoratamente Simanovic, il segretario di Rasputin. Zejtlin non prov alcuna soddisfazione nel vederli: gli tornarono in mente il rabbino e Miriam. Non avrebbero mai creduto che la corte dell'impero russo potesse arrivare a tanto. In un varco attraverso l'intrico di braccia e colli della calca, Zejtlin scorse un piccolo occhio sporgente con delle ciglia cos folte da sembrare quasi incollate. Era sicuro che l'altro occhio e il resto del corpo appartenessero a Manujlov-Manesevic, il pericoloso trafficante, informatore della polizia, e ora, disgraziatamente, capo dei collaboratori del premier Sturmer. Zejtlin si fece strada sgomitando, ma il piccolo Manujlov-Manesevic era sempre pi avanti di lui e non riusc a raggiungerlo. Invece, si ritrov sulla porta del sancta sanctorum del principe Andronnikov. Arredato di recente come un harem turco, il salottino era tutto ghirigori di seta, abbellito da uno zampillo d'acqua che sgorgava dal pene di un giovane Pan dorato, e da un grande Budda in oro, che sembrava ancora pi fuori luogo. Un lampadario di cristallo,

con centinaia di candele che colavano cera, serviva solo ad aumentare il caldo. Probabilmente ho pagato anch'io per questo ciarpame, pens Zejtlin, entrando nella stanza stipata di postulanti che si facevano largo a spintoni per avere il posto. Andronnikov stava fumando il narghil e sbaciucchiava il collo roseo di un ragazzo in uniforme da paggio, con il ministro degli Interni appollaiato accanto. Zejtlin non si era mai umiliato davanti a nessuno: era uno dei molti vantaggi dell'essere ricco. Ma adesso non aveva tempo da perdere, doveva mettere da parte l'orgoglio. State attento, mi fate rovesciare il bicchiere! Che maniere sono? grid uno dei postulanti. Avete fretta di andare da qualche parte, barone Zejtlin? sogghign un altro. Ma Zejtlin, pensando a sua figlia, pass oltre continuando a spingere. Si ritrov accovacciato vicino ad Andronnikov e al ministro. Ah, Zejtlin, tesoro! esclam il principe Andronnikov. Il viso completamente truccato lo faceva sembrare un paffuto eunuco cinese. Bacio bacio, dolcezza! Zejtlin chiuse gli occhi e baci le labbra pitturate di Andronnikov. Per Sasenka questo e altro, pens. Splendida festa, principe! Troppo caldo, troppo caldo, comment il principe con aria seria, troppo caldo per questi vestiti, eh? aggiunse rivolto al giovane vicino a lui, che ridacchi. Le pareti rivestite di seta rossa erano ricoperte di fotografie autografate di ministri, generali e granduchi: c'era qualcuno che non dovesse qualcosa ad Andronnikov? Autorevole impresario, cronista di strada, amico del pettegolezzo potente e velenoso, Andronnikov condizionava gli alti e bassi della Borsa, e aveva appena fatto cadere il ministro della Guerra. Principe, per mia figlia... cominci Zejtlin, ma una postulante pi aggressiva, magrissima, con i capelli fulvi e le lentiggini, una piuma di struzzo che spuntava da una spilla a forma di pavone su un turbante di seta, lo interruppe. Suo figlio doveva assumere un incarico al ministero della Giustizia, ma era gi su un treno in partenza per il fronte galiziano. Protopopov, il ministro degli Interni, vide scintillare davanti agli occhi il prezzo di quel favore e si alz, prendendo la mano della signora. Zejtlin colse l'occasione per occupare il posto rimasto vuoto vicino ad Andronnikov, il quale chin leggermente il capo e pos una mano sulla sua famosa valigetta bianca, un suo modo particolare per dire: trattiamo la faccenda. Caro principe, mia figlia Sasenka... Andronnikov fece un cenno con la mano spugnosa e ingioiellata. Lo so... tua figlia allo Smol'nyj... arrestata oggi pomeriggio, e colpevole a detta di tutti. Be', non so che dire. Tu cosa consigli? Adesso si trova alla Casa di detenzione temporanea di Krestj: riusciamo a tirarla fuori stasera? Calmati, gioia! E' un po' tardi per stasera, tesoro. Ma noi non vogliamo che passi tre anni a Enisejsk, al Circolo polare artico, vero? Al solo pensiero, Zejtlin ebbe le palpitazioni: la sua adorata Sasenka non sarebbe mai sopravvissuta a una simile esperienza! Andronnikov sprofond in un lungo bacio sensuale con il giovane che aveva accanto. Quando si risollev per prendere fiato, le labbra ancora umide, Zejtlin gli indic il soffitto. Principe, mi piacerebbe acquistare il vostro... lampadario, propose. L'ho sempre ammirato... E' un oggetto che mi sta molto a cuore, barone, un regalo dell'imperatrice in persona. Davvero? Bene, allora permettetemi di farvi un'offerta. Diciamo almeno... CAPITOLO 12. Ariadna trascorse la serata prima nel salotto della baronessa Rozen poi a cena, in compagnia della contessa Missy Loris, un'allegra bionda nata in America, ma sposata con un russo. Missy aveva supplicato Ariadna di presentarla a Rasputin, che si diceva governasse virtualmente la Russia. Tenendo Missy per mano, Ariadna scese dalla limousine Russo-Balt e pass sotto l'arcata buia del 64 di via Gorochovaja, attravers un cortile

asfaltato e sal le scale di un edificio rosso a tre piani. La porta si apr come per magia. Un usciere, inequivocabilmente ex militare, senza dubbio agente dell'Ochrana, le accolse con un inchino. Secondo piano. Le donne salirono le scale verso una porta aperta rivestita di seta scarlatta. Un uomo dalla faccia rubiconda, che indossava pantaloni di spessa lana blu con le bretelle, chiaramente un poliziotto, fece bruscamente cenno di entrare. Da questa parte, signore! Una tozza contadina, con un abito a fiori, prese i loro cappotti e le condusse in una stanza dove un alto samovar d'argento ribolliva sbuffando. L accanto, sedeva il Vecchio Grigorij, conosciuto come Rasputin. Indossava una camicia lilla, infilata in una fusciacca cremisi stretta in vita, pantaloni a righe e stivali di capretto e si trastullava con una quantit di indumenti di seta, pellicce di cincill e zibellino, diamanti e piume di airone. Aveva il volto segnato dalle intemperie, pieno di rughe e di nei, il naso butterato. I capelli unti, divisi nel mezzo, formavano due archi sulla fronte e ricadevano ai lati, la barba era castano rossiccio. Due occhi gialli senza un battito di ciglia scrutarono Ariadna, le pupille vitree oscillavano da una parte all'altra come se non vedessero nulla. Ah, mia Piccola Ape, disse. Eccoti! Porse la mano alle donne. Ariadna si inginocchi barcollando e gliela baci. Poi la mano si spost verso Missy. Conosco il motivo della tua visita. Andate nella mia sala di ricevimento. Le mie colombelle sono tutte qui, cara Ape. E tu sei nuova. Strinse con forza la vita di Missy, che strill per il solletico. Falle strada tu, Piccola Ape. Piccola Ape, sussurr Ariadna a Missy, cos che lui mi chiama. Qui abbiamo tutte un soprannome. Non dimenticarti di accennare a Sasenka. Sasenka, Sasenka. Certo che mi ricordo. Entrarono nella stanza, dove una decina di ospiti, per lo pi donne, sedeva intorno a un tavolo imbandito con le vivande che avevano offerto: una terrina colma di caviale nero beluga, aspic di storione, biscotti aromatizzati alla menta e allo zenzero, uova sode, una torta al caff e una bottiglia di Cahors. Rasputin era proprio alle loro spalle. Pos una mano su un fianco di Ariadna, e la fece volteggiare conducendola verso una sedia, a tavola. Salut le ospiti una a una. Colomba Selvatica, ti presento Piccola Ape, Graziosa Dandy, La Calma... Tra le donne sedeva una bionda in carne, con il viso da luna piena, un modesto abito beige di lana grezza, stirato sommariamente, e tre giri di perle, le pi grosse che Ariadna avesse mai visto. Quella creatura dalle fulgide guance era Anna Vyrubova e la graziosa signora bruna accanto a lei, con un completo alla marinara di gran moda e un cappellino bianco e nero, era Julija, Lili von Dehn. Erano le migliori amiche dell'imperatrice, Ariadna le conosceva. La spiritualit dell'atmosfera era intensificata dallo stato di esaltazione dei presenti. Ariadna era fortemente consapevole che, con lo zar al fronte, la zarina governava l'impero tramite le persone che si trovavano in quella stanza. Sapeva che Missy non era ancora una devota del Vecchio, infatti era l solo per il party. Era annoiata dal dolce, insulso conte Loris e adorava tutto ci che era alla moda o stravagante, e l trovava entrambe le cose. Ma per Ariadna era diverso. Gi ubriaca e su di giri, in quella stanza si sentiva purificata. Chiunque lei fosse fuori di l, per quanto infelice e insicura si sentisse a casa, per quanto disperati fossero i suoi intrighi amorosi e rari i momenti in cui cercasse il significato dell'universo, l dentro trovava una semplice tranquillit che non aveva mai provato prima. Rasputin gir intorno al tavolo di modo che ognuna delle ospiti potesse baciargli la mano. Quando trov una sedia vuota, si accomod, prese un pezzo di storione e cominci a mangiare senza posate, imbrattandosi la barba. Le signore lo guardavano in silenzio, mentre si ingozzava di torta, pesce, caviale, senza il minimo ritegno per la quantit di cibo che ingurgitava masticando rumorosamente. Terminato il pasto, guard tutte le ospiti, poi pos le mani su quelle di Ariadna e le strinse forte. Tu! Dolce

amica, hai un gran bisogno di me stasera e io sono qui. Il dcollet di Ariadna cominci ad avvampare, poi il rossore sal al collo e si diffuse in tutto il corpo, come se provasse una sensazione tra la timidezza dell'adolescente, il timore reverenziale e l'eccitazione dei sensi. Gli occhi sporgenti della Vyrubova, astuti e al tempo stesso ingenui, scintillarono di gelosia. Che cosa ci trovava il nostro Amico, in questa zid di modeste origini, dissoluta moglie del banchiere ebreo? Ariadna sapeva cosa stava pensando la Vyrubova. Eppure anche lei, oltre all'imperatrice, aveva beneficiato della generosit di Zejtlin. Ariadna non vi diede importanza, anche se quel brutto rossore le imporporava il collo e le spalle nude. Non era pi una yiddishe dochte nata Finkel Barmakid alla corte del famoso rabbino di Turbin, o la nevrastenica tormentata che controllava a malapena i propri istinti. L era una donna degna d'amore e di considerazione, anche tra le stesse amiche dello zar. Rasputin parlava con imperatrici e prostitute come se fossero tutte uguali. Questa era la geniale capacit del Vecchio: trasformare le sue colombe impaurite in orgogliose leonesse, le vittime della neurosi in meravigliose trionfatrici. Questo santo contadino avrebbe salvato la Russia, gli zar, il mondo. Il respiro di Ariadna sibil tra i denti, la lingua umett le labbra secche. Nella stanza silenziosa si udiva soltanto il mormorio del Vecchio e il gorgogliare del samovar nel locale attiguo. Piccola Ape, disse lui sottovoce, col suo grezzo accento di campagna. La fece alzare e la condusse intorno al tavolo fino al divano contro la parete. La invit a sedersi poi si mise di fronte a lei su una sedia, con le gambe strette intorno alle sue. Lei fu colta da un tremito. Hai un vuoto dentro di te. Stai sempre in bilico tra la disperazione e il vuoto. Sei ebrea? Siete gente tormentata, ma anche ostinata nell'errore. Io allontaner tutti voi dalle vostre afflizioni. Baster seguire il mio santo cammino d'amore. Non date ascolto ai vostri sacerdoti e rabbini, disse, conquistando i suoi occhi lucidi con un solo sguardo, loro non conoscono il mistero nella sua totalit. Ci viene concesso di peccare, affinch possiamo pentirci e il pentimento porta gioia all'anima e forza al corpo, comprendi? S, abbiamo compreso benissimo, irruppe la Vyrubova alle spalle di Rasputin, il tono di voce alto e arrogante. Come l'uomo, abbrutito dalla bestialit dei suoi vizi, emerge dall'abisso del peccato e vive una vita che piace a Dio? Oh, tu sei il mio tesoro, la mia Dolce Ape. Aveva il viso talmente vicino al suo che Ariadna riusciva a percepire il fiato che odorava di storione e di Madeira, il profumo della barba e il sudore che sapeva di alcol. Bisogna comprendere il peccato. Senza peccato non c' vita, perch non c' il pentimento, e se non c' pentimento non pu esistere la gioia. Che cosa vedi in me, Piccola Ape? La santit, Padre. Ho peccato, rispose Ariadna, morirei senza amore. Ho bisogno di essere amata in ogni momento. Hai sete, Piccola Ape. Le baci le labbra molto lentamente. Adesso, Dolce Ape, vieni con me. Andiamo a pregare. Lasciando le altre donne, la prese per mano e la condusse oltre la tenda nel sanctum. CAPITOLO 13. All'interno della prigione, l'alba colse Sasenka in preda a un senso di vertigine dovuto alla luce accecante e alle intense esalazioni di urina della notte, dopo che tutte le donne, a turno, avevano svuotato la vescica. Il grembiule dello Smol'nyj era bagnato e macchiato di sangue e lei si sentiva tutta indolenzita. Rumore di passi sulla pietra, chiavi che giravano nella serratura. La porta della cella si spalanc. Un uomo apparve sulla porta. Uh! Che tanfo qui dentro! brontol, poi indic Sasenka. E' quella l. Portatemela. Natasa strinse forte la sua mano, mentre due secondini si facevano largo tra i corpi sdraiati per tirarla fuori dalla cella. La strattonarono per i grigi corridoi e la

depositarono in una stanza per gli interrogatori, con un'austera scrivania, una sedia di metallo e le pareti scrostate per l'umidit. Nella stanza attigua si sentiva un uomo gridare. Un tenente dei gendarmi, la testa completamente rasata, di forma quadrata come la lunga barba, apr la porta, marci verso di lei e picchi un pugno sul tavolo. Ora ci dirai tutti i nomi, uno a uno, disse, e non ti azzarderai pi a prenderci in giro in questo modo. Sasenka si ritrasse quando lui si iss sul bordo del tavolo e spinse la faccia livida vicino alla sua. Sei avvantaggiata in tutto nella vita, sbrait. Gi, non sei una autentica russa. Sei una zid, non appartieni alla nobilt. Tuo padre, l'ebreo, probabilmente saluta il kaiser tutte le sere... Mio padre un patriota russo. Lo zar gli ha dato una medaglia! Non rispondere con quel tono. Il titolo di tuo padre non russo. Gli ebrei non possono avere un titolo qui. Lo sanno tutti. L'ha comprato con i rubli che ha rubato a qualche principe tedesco di basso rango... Il re di Sassonia l'ha nominato barone. Qualsiasi opinione avesse Sasenka sulla classe di suo padre e sulla guerra capitalista, era comunque sua figlia. Lui lavora sodo per il suo paese. Chiudi il becco se non vuoi uno schiaffone. Sei nata zid e rimarrai sempre una zid. Trafficanti, rivoluzionari, zingari. Voi ebrei siete tutti della stessa pasta, vero? Ma tu sei cos carina. S, sei proprio una fragola fresca! Come osate parlarmi in questo modo! ribatt lei calma, sempre a disagio per il proprio aspetto. Sasenka non mangiava e non beveva dalla sera precedente. Dopo gli audaci momenti di sfida, il suo coraggio e l'energia si stavano esaurendo. Aveva bisogno di cibo come la caldaia di una locomotiva necessita il carbone, e desiderava terribilmente un bagno caldo. Tuttavia, mentre ascoltava quel prepotente gridarle contro, l'uomo cominciava a perdere il potere. I suoi piccoli occhi rosa e l'uniforme blu di un sistema degenerato non le facevano pi paura. Lo spruzzo della sua saliva era mostruoso, ma si puliva via facilmente. Sasenka chiuse gli occhi per un secondo, estraniandosi da quel poliziotto arrogante, quel Derzimorda. Come aveva gi fatto, prov a immaginare l'effetto del suo arresto a casa. Caro padre lontano, dove sei in questo momento? si domand. Per te sono solo un altro problema da risolvere? Che cosa staranno facendo Fanny Loris e le altre compagne di scuola? Quanto vorrei sentire le loro chiacchiere frivole ora. E la cara Lala, gentile, premurosa signora Lewis, con la sua voce cantilenante, non sa che la sua amata bambina non esiste pi... Le urla tornarono a investirla. Sasenka si sentiva debole per la fame e la stanchezza, mentre il poliziotto riempiva i moduli con i suoi rozzi scarabocchi da semianalfabeta. Nome? Et? Grado d'istruzione? Genitori? Altezza? Segni particolari? Voleva le impronte digitali e lei gli porse la mano destra. Lui premette tutti i polpastrelli su un tampone d'inchiostro e poi sui moduli. Dovrai rispondere delle accuse, in base al paragrafo uno, articolo 126, di associazione illegale al Partito operaio socialdemocratico russo, e, in base al paragrafo uno, articolo 102, di essere membro di un'organizzazione militare. S, ragazzina, i tuoi amici sono terroristi, assassini, fanatici! Sasenka sapeva che tutto ci aveva a che fare con i pamphlet che aveva distribuito per suo zio Mendel'. Chi li aveva scritti? Dove erano stati stampati? L'uomo incalzava con le domande. Hai maneggiato 'fettuccine e 'bulldog? 'Fettuccine? Non so di cosa state parlando. Non fare l'ingenua con me! Sai perfettamente che le fettuccine sono nastri di munizioni per i fucili mitragliatori, e i bulldog sono pistole, pistole Mauser. Un'altra doccia di saliva. Mi sento svenire. Credo di avere bisogno di mangiare... mormor lei. Lui si alz in piedi. Bene, principessa, abbiamo un bel capogiro, vero? Un deliquio come quella contessa di Onegin. Trascin via la sedia e afferr brutalmente Sasenka per un gomito. Adesso devi andare dal

capitano Sagan. CAPITOLO 14. Signorina baronessa, i miei rispetti, disse il funzionario in uno studio pulito che odorava di sigaro e segatura, in fondo al corridoio. Sono il capitano Sagan. Chiedo scusa per la maleducazione e l'alito cattivo di alcuni dei miei funzionari. Ecco, sedetevi qui. Si alz e guard la nuova detenuta: aveva davanti una ragazza snella, con una folta chioma castana, la divisa dello Smol'nyj spiegazzata e macchiata. Not che le sue labbra, in contrasto con il viso pallido e sciupato, erano di un rosso intenso e leggermente gonfie. Stava in piedi con aria impacciata, le braccia incrociate, strette sul petto, lo sguardo fisso al pavimento. Ben curato, giubba blu con mostrine bianche, Sagan un i tacchi degli stivali, fece un inchino, come se fossero a un ballo di gala, e porse garbatamente la mano. Gli piaceva stringere le mani dei suoi prigionieri. Era un modo per saggiare la loro temperatura e mostrare ci che il generale chiamava l'acciaio di Sagan sotto il fascino. Not che le mani della ragazza stavano tremando e che emanava l'odore malsano delle celle. Era dovuto al sangue sul grembiule? Probabilmente, qualche arpia l'aveva aggredita. Be', quello non era lo Yacht Club. Le signorine di buona famiglia dovrebbero pensare a certe eventualit prima di complottare contro il loro imperatore. Avvicin la sedia e la aiut ad accomodarsi. La sua prima impressione fu che si trattasse di una ragazza assurdamente giovane. Ma a Sagan piaceva dire che lui era un funzionario professionista della polizia segreta, non una bambinaia. Anche quelle come lei, assurdamente giovani e viziate, che si sentivano come pesci fuor d'acqua, fornivano delle opportunit per acquisire informazioni. Questa, pur essendo insignificante, doveva sapere qualcosa. Dopotutto, era la nipote di Mendel'. Lei si afflosci sulla sedia. Sagan not la spossatezza della ragazza soddisfatto e con calibrata compassione. Era davvero soltanto una bambina confusa. Eppure lasciava intravvedere interessanti possibilit. Sembrate affamata, mademoiselle. Desiderate che ordini qualcosa per colazione? Ivanov! Un gendarme, sottoufficiale dei cosacchi, apparve sulla porta. Lei accett, evitando i suoi occhi. Che cosa vi porto, maga-mozelle? Ivanov imit un cameriere francese, tirando fuori una penna e un foglio di carta immaginari. Vediamo un po' rispose il capitano Sagan per lei, ricordando i rapporti contenuti nei fascicoli della sorveglianza. Scommetto che per colazione vorrebbe della cioccolata calda, pane bianco leggermente tostato, burro senza sale e caviale. Sasenka annu muta. Be', non riusciamo ad avere il caviale, ma ci sono cacao e pane, e ho trovato anche un po' di Cooper's Fine Cut Marmalade, di Eliseev sulla prospettiva Nevskij. E' di vostro gradimento? S, grazie. Siete stata ferita a sangue. S. Qualcuno vi ha aggredito? Ieri sera, ma stata una cosa da nulla. Sapete perch siete qui? Mi hanno letto le accuse. Sono innocente. Lui le sorrise, ma lei continuava a non guardarlo. Teneva ancora le braccia incrociate e rabbrividiva. Siete colpevole, naturalmente. La domanda : in che modo? Lei scosse il capo. Sagan decise che sarebbe stato un interrogatorio molto lieve. Entr Ivanov con un grembiule stropicciato sopra l'uniforme blu, portando la colazione: pane, marmellata d'arancia e una tazza di cioccolata. Ecco, come avete ordinato, maga-mozelle, disse. Molto bene, Ivanov. Il tuo francese squisito. Sagan si rivolse alla detenuta. Ivanov vi ricorda un cameriere di Donan, il ristorante preferito di vostro padre, o del Grand hotel Pupp di Carlsbad? Non ci sono mai stata, bisbigli Sasenka, passandosi i polpastrelli sulle labbra socchiuse, un gesto, not lui, che faceva quando era assorta. Mia madre soggiorna l: manda me e la mia governante in una squallida pensione. Ma sapevate anche questo. Tacque

di nuovo. Sono tutte uguali. Infelici a casa, finiscono per frequentare delle cattive compagnie, pens lui. Doveva certo morire di fame, ma lui avrebbe aspettato che gli chiedesse il permesso di mangiare. Invece, all'improvviso, lei lo fiss dritto negli occhi, come se solo alla vista del cibo si fosse gi rifocillata. Occhi grigi, freddi come l'ardesia, osserv lui. Il bagliore di beffarda curiosit nelle iridi grigie screziate d'oro, sotto le sopracciglia arcuate, lo colse di sorpresa. Avete intenzione di restare l seduto a guardare mentre mangio? chiese lei prendendo un pezzo di pane. Primo punto a suo favore, pens Sagan. Il gentiluomo in lui, il discendente di generazioni di baroni baltici e generali russi, avrebbe voluto applaudirla. Invece, si limit a sogghignare. Lei prese un coltello, spalm il burro e la marmellata d'arancia sul pane e mangi tutto, velocemente e senza sporcarsi. Lui not che aveva delle leggere lentiggini ai lati del naso e, adesso che non teneva pi le braccia conserte, riusc a vedere che aveva un petto molto abbondante. Pi lei cercava di nascondere il seno pi diventava evidente. Noi che conduciamo gli interrogatori dovremmo capire queste cose. Ivanov sparecchi. Sagan le offr un pacchetto di sigarette con un coccodrillo che decorava l'etichetta. Egyptian Crocodiles col filtro dorato? chiese lei. Non sono il vostro unico lusso? replic lui. So che le ragazze dello Smol'nyj fumano solo in prigione, chi le controlla? Lei ne accett una e lui gliela accese. Poi ne prese una per s, la fece ruotare in aria e l'afferr con la bocca. E' una scimmia ammaestrata oltre che un aguzzino sussurr lei, con la sua voce roca simile al ronzio delle api, espirando anelli di fumo azzurrino. Grazie per la colazione. Andr a casa adesso? Ha un bel coraggio, dopotutto, riflett Sagan. La luce fece balenare una sfumatura color ramato nella sua chioma scura. Sagan si avvicin a una pila di resoconti scritti a mano. Leggete il diario di qualcuno? chiese lei sfacciatamente. Lui la fulmin con lo sguardo. Mademoiselle, la vostra vita di prima finita. Probabilmente sarete condannata dalla Commissione al massimo di cinque anni d'esilio a Enisejsk, vicino al Circolo polare artico. S, cinque anni. Potreste non tornare mai pi. La dura sentenza proporzionata al vostro tradimento in tempo di guerra, e, poich siete un'ebrea, la prossima volta sar ancora pi rigorosa. Cinque anni! Il respiro divenne pi rapido e debole. E' la vostra guerra, capitano Sagan, un massacro di lavoratori per ordini di imperatori e re, non la nostra guerra. Bene, facciamo un gioco. Questi sono i rapporti di sorveglianza dei miei agenti. Legger quello che dicono i miei fascicoli su una certa persona che chiamer madame X. Voi dovete indovinare il suo vero nome. Prese fiato, gli occhi scintillanti, poi abbass la voce in modo teatrale. Dopo aver seguito la religione erotica del romanzo Sanin di Artsybasev e aver partecipato a varie orge, abbracci gli insegnamenti 'orientali' della guaritrice nota come madame Aspasia del Balzo, che rivel attraverso un processo chiamato regressione spirituale che in una vita precedente la signora X era stata l'ancella di Maria Maddalena e in seguito la creatrice del corpetto di Giovanna d'Arco. Facilissimo! Madame X mia madre, disse Sasenka. Aveva le narici dilatate e Sagan not che le sue labbra non si chiudevano quasi mai. Torn ai suoi fascicoli. Durante una seduta spiritica, madame Aspasia present la baronessa Zejtlina a Giulio Cesare, il quale le disse di non permettere a sua figlia Sasenka di deridere le loro riunioni medianiche. Ve lo state inventando, capitano Sagan, comment Sasenka con sarcasmo. Al manicomio di Piter non abbiamo bisogno di inventare nulla. Voi figurate molto spesso in questo fascicolo, mademoiselle, o devo chiamarla compagna Zejtlina? Eccoci di nuovo. La baronessa Zejtlina continua a perseguire la felicit in qualsiasi modo le venga offerta. Le nostre indagini rivelano che madame del Balzo in precedenza era Beryl Crump, figlia illegittima di Fineas O'Hara Crump, un impresario di pompe funebri irlandese di Baltimora, nessuno sa dove sia. Dopo avere

abbracciato gli insegnamenti dello ierofante francese dottor monsieur Philippe, e poi del guaritore tibetano dottor Badmaev, la baronessa Zejtlina attualmente una seguace del contadino chiamato 'il Vecchio dai suoi adepti, a cui ha chiesto di esorcizzare gli spiriti maligni che possiedono sua figlia Sasenka, che, come lei sostiene, la disprezza e ha distrutto il suo benessere spirituale. Mi avete fatto ridere sotto interrogatorio, disse Sasenka con aria solenne. Ma non crediate di abbindolarmi tanto facilmente. Sagan fece ruotare il fascicolo sulla scrivania, torn a sedersi e alz le mani. Chiedo scusa. Non ho mai pensato di sottovalutarvi, neppure per un istante. Ho ammirato il vostro articolo sul giornale illegale Rabocij Put, La via operaia. Tir fuori un sudicio tabloid con una stella rossa sopra il titolo di testa che recitava: La scienza del materialismo dialettico, la cannibale guerra civile imperialista, e il tradimento menscevico dell'avanguardia proletaria. Io non l'ho mai scritto, protest lei. No, naturalmente. Ma molto approfondito e ho appreso da uno dei nostri agenti a Zurigo che il vostro Lenin ne stato molto colpito. Non credo che allo Smol'nyj ci sia un'altra ragazza in grado di scrivere un simile saggio, citando Plechanov, Engels, Bebel, Jack London e Lenin, ed solo la prima pagina. Non ho intenzione di essere tollerante. Ho detto che non sono stata io a scriverlo. E' firmato tovaris Pesets, compagno Volpe artica. Le spie che vi hanno pedinato dicono che indossate sempre una pelliccia di volpe artica, un regalo di un padre indulgente forse? Un frivolo nom de revolution. Non il mio. Avanti, Sasenka, se posso chiamarvi cos. Nessun uomo sceglierebbe quel nome: abbiamo il compagno Pietra, Kamenev, e il compagno Acciaio, Stalin, che ho entrambi spedito in Siberia. E il compagno Molotov, il Martello. Conoscete i loro veri nomi? No, io... La nostra Sezione speciale sa tutto del vostro Partito. E' pieno di nostri informatori. Dunque, torniamo al compagno Volpe artica. Non sono molte le donne del Partito che potrebbero cavarsela. Alessandra Kollontaj, forse, ma noi conosciamo il suo nome da rivoluzionaria in codice. Comunque, lei in esilio e voi siete qui. A proposito, avete letto il suo Amore delle api operaie? Certamente, rispose Sasenka, raddrizzandosi sulla sedia. Chi non l'ha letto? Ma immagino che tutto quell'amore libero sia pi nello stile di vostra madre, vero? Ci che fa mia madre affar suo e, per quanto riguarda la mia vita privata, io non ne ho una. Non voglio averla. Mi disgusta. Disprezzo tali banalit. Gli occhi cinerini lo trafissero di nuovo. Non c' nessuno pi moralista di un'adolescente idealista, specialmente se si tratta della preziosa figlia di un ricco banchiere, riflett Sagan. Era colpito dal suo gioco, eppure non sapeva cosa fare: doveva rilasciarla o continuare a lavorare su di lei? Avrebbe potuto essere un'esca per catturare un pesce pi grosso. Ieri sera i vostri genitori e vostro zio Gideon Zejtlin hanno cercato tutti di farvi rilasciare. Mamma? Sono sorpresa che si sia preoccupata... Sergente Ivanov! Hai preso il rapporto sui movimenti a casa di Rasputin ieri sera? Ivanov entr rumorosamente nella stanza con il fascicolo. Sagan scartabell velocemente i fogli scritti a mano. Eccolo. Rapporto dell'agente Petrovskij: l'Oscuro, questo il nome in codice di Rasputin, in caso non l'aveste capito, ha parlato con Ariadna Zejtlina, ebrea, moglie dell'industriale, e ha capito che lei aveva una questione particolare da discutere. Ma, dopo una seduta privata sull'argomento del peccato con l'Oscuro, e una scenata incresciosa all'arrivo di madame Lupkina, la Zejtlina, accompagnata dalla contessa americana Loris, ha lasciato l'appartamento dell'Oscuro alle 3.33 del mattino per recarsi al night-club Aquarium e poi all'hotel Astoria, in piazza Mariinskij, sempre a bordo dell'automobile landaulet Russo-Balt. Entrambe sembravano ubriache. Sono salite nella suite del capitano delle guardie Dvinskij, imbroglione e speculatore, dove... ordinato champagne... bla, bla... sono uscite alle 5.30. L'ebrea Zejtlina aveva le calze strappate e i

vestiti in disordine. E' stata ricondotta presso la residenza Zejtlin, sulla Bol'saja Morskaja, poi l'auto ha portato l'americana all'appartamento di suo marito sulla Millionaja, la via dei Milionari... Ma... lei non ha mai accennato a me? Sagan neg con un cenno del capo. No, anche se la sua amica americana l'ha fatto. Vostro padre stato pi efficace. Ma, disse, puntando un dito davanti al suo viso illuminato dall'aspettativa non vi muoverete da qui. Naturalmente, solo un favore a vostro vantaggio. Se vi rilasciassi troppo presto vi rovinerei la credibilit con i vostri compagni rivoluzionari. Non siate ridicolo. Se vi liberassi adesso, potrebbero pensare che siete diventata un mio agente infiltrato, e in tal caso vi butterebbero fuori. Non crediate che sarebbero pi gentili perch siete solo una studentessa. Sono freddi come il ghiaccio. Oppure penserebbero che i vostri ricchi genitori si siano precipitati da Rasputin o da Andronnikov per farvi uscire. Loro sono convinti, a mio parere, e credo di avere ragione, che siete solo una frivola dilettante. Perci, vi farei senz'altro un favore a garantirvi questi cinque anni all'Artico. Lui osserv la vampata di rossore che le strisciava su per il collo, si diffondeva sulle guance e le bruciava le tempie. E' spaventata, pens compiaciuto. Sarebbe un onore. Sono coraggiosa e non temo n il coltello, n il fuoco, disse lei citando Zemfira, del poema Gli zingari di Puskin. E poi fuggir. Lo fanno tutti. Non da l... Zemfira. Lass, pi probabile che morirete. Sareste seppellita da estranei in una squallida fossa comune nella taiga. Non guiderete nessuna rivoluzione, non vi sposerete, non avrete dei figli, la vostra stessa presenza su questa terra sarebbe stata uno spreco di tempo, denaro e affetto per la vostra famiglia. Vide un brivido percorrerla da una spalla all'altra. Lasci passare qualche istante di silenzio. Che cosa volete da me? domand lei, il tono di voce stridulo per il nervoso. Parlare. Tutto qui, rispose lui. Mi interessa sapere il vostro punto di vista, compagna Volpe artica, che cosa pensa una come voi di questo regime. Che cosa leggete. Come vedete il futuro. Il cambiamento del mondo. Voi e io, a prescindere dalle nostre convinzioni, siamo il futuro. Non potremmo essere pi diversi, esclam lei. Voi credete negli zar, nei latifondisti e negli sfruttatori. Voi siete il pugno segreto di questo impero disgustoso, mentre io credo che sia destinato a finire e presto croller. Allora sar il popolo a governare! Veramente, probabile che noi due saremmo d'accordo su molte cose, Sasenka. So anch'io che dovranno esserci dei cambiamenti. La storia cambier il mondo, ne sono sicura come vero che sorge il sole, disse lei. Le classi sociali spariranno. Regner la giustizia. Gli zar, i principi, i miei genitori e il loro mondo depravato, e i nobili come voi... Si interruppe di colpo come se avesse parlato troppo. Non strana la vita? Io non dovrei assolutamente dirlo, ma probabilmente noi due vogliamo le stesse cose, Sasenka. Forse leggiamo persino gli stessi libri. Io adoro Gor'kij e Leonid Andreev. E Majakovskij. Ma io amo Majakovskij! La sera in cui ha declamato le sue poesie in quel caff, il Podval Brodjacej Sobaki, c'ero anch'io e, sapete, ho pianto. Naturalmente non indossavo l'uniforme! Ma, s, ho pianto davanti al coraggio, all'assoluta bellezza di quelle parole. Siete stata al Podval Brodjacej Sobaki, vero? No, mai. Oh! Sagan finse di essere sorpreso e vagamente deluso. Suppongo che Mendel' non sia molto interessato alla poesia. Lui e io non abbiamo tempo per frequentare fumosi cabaret, ribatt lei con aria imbronciata. Vorrei potervi invitare qualche volta, disse Sagan. Ma avete detto che vi piace Majakovskij? Quella che preferisco veramente tra le sue poesie : Come fauni a sei piani si sono gettati nella danza Un bordello dopo l'altro...

Lei continu: Buttafuori! Prepara il catafalco! Vedove nella folla Ma sono ancora poche. E Sagan riprese a declamare: Nessuno ha chiesto che la vittoria fosse assegnata alla patria. A che diavolo serve all'avanzo senza braccia del pranzo di sangue?* Sasenka segnava il ritmo battendo le mani, infiammata di passione per quelle parole. Era lo spettacolo di una giovane spavalda. Bene, bene, e io pensavo che foste solo una sciocca liceale, disse lentamente. Bussarono alla porta. Entr Ivanov con un messaggio per Sagan. Il capitano si alz di scatto e gett i suoi fascicoli sulla scrivania sollevando del pulviscolo, che rimase sospeso nella luce del sole a formare piccoli mulinelli. Bene, disse Sagan, punto e basta. Arrivederci. Sasenka parve offesa. Mi state rimandando indietro? Ma non mi avete ancora chiesto nulla. Quando siete stata reclutata da vostro zio Mendel' Barmakid nelle fila del Partito operaio socialdemocratico russo? Maggio 1916? Com' fuggito dall'esilio? Con una slitta trainata dalle renne, a bordo di un piroscafo, in treno (biglietto di seconda classe, non di meno). Non tormentate i vostri occhi belli, compagna Volpe artica, noi sappiamo tutto. Non ho alcuna intenzione di sprecare altro tempo per cercare di interrogarvi. Sagan finse di essere leggermente esasperato, mentre in realt era oltremodo soddisfatto. Aveva ottenuto esattamente ci che voleva dal loro incontro. Comunque, mi piaciuto molto conversare con voi. Credo che dovremmo parlare ancora di poesia, a breve. NOTA: * Da Guerra e universo, traduzione italiana di Bruno Carnevali, in Vladimir Majakovskij, Poemi, Roma, Editori Riuniti 1963. CAPITOLO 15. Sasenka si avvolse nella stola di volpe artica e nello scialle di lana di Orenburg, mentre il secondino l'aiutava a mettersi il cappotto di zibellino. Infilarsi nel suo morbido tepore foderato di seta fu come sprofondare in un bagno di latte caldo. Rabbrivid di piacere, quasi ignara del brontolio del sergente Volkov su politici e criminali, il cioccolato svizzero, la colonia di Brocard (di cui si era abbondantemente cosparso per l'occasione). Sembrava che Sasenka si trovasse al Krestj da anni, non dalla sera precedente. E quando il sergente disse: Vedete, non sono il tipico secondino, improvvisamente, lei avrebbe voluto abbracciarlo. Lui le restitu la borsa di tela con i libri. Lasciando la prigione, Sasenka si sent come fluttuare nell'aria. Le guardie facevano l'inchino. Le porte si aprivano, una dopo l'altra, avvicinando sempre pi la luce. I gendarmi maneggiavano enormi chiavi che dondolavano lungo un anello, le serrature si aprivano cigolando. Il gendarme al bancone accenn sorprendentemente a un saluto militare. Tutti sembravano farle gli auguri, come se fosse una studentessa che usciva da scuola per l'ultima volta. Chi l'aspettava fuori? Pap? Flek, l'avvocato di famiglia? Lala? Ma prima di poter formulare qualsiasi previsione si trov davanti zio Gideon, le robuste braccia spalancate, che trotterellava verso di lei, quasi cadendo di lato, come se il mondo si stesse inclinando. La avvolse nella sua pelliccia e, sollevandola da terra, le sfreg il collo con la barba. Oh, mio tesoro! grid lui a squarciagola, incurante dei gendarmi. Eccoti! Vieni! Ti aspettano tutti! In quel momento, Sasenka apprezz il suo profumo di cognac e sigari e lo inal avidamente. Poi usc all'esterno, nella luce gelida dell'inverno nordico. La landaulet Russo-Balt di suo padre avanz lentamente con le catene da neve sulle ruote. Pantameilion, un lampo di

gale oro e scarlatto, corse ad aprire la portiera e Sasenka quasi croll dentro l'abitacolo rivestito di cuoio, dall'odore dolciastro, con i garofani freschi nel vaso d'argento. Le braccia di Lala la avvolsero e zio Gideon prese posto sul sedile anteriore, tracann un sorso di brandy dalla fiaschetta e afferr il tubo dell'interfono. A casa, Pantameilion, giovane sciupafemmine! Al diavolo Mendel'! Al diavolo la rivoluzione e tutti gli idioooooti! Lala sollev lo sguardo al cielo, poi entrambe scoppiarono a ridere. Attraversato il ponte, Lala diede a Sasenka la scatola di Huntley & Palmers e i biscotti yiddish al miele di nonna Miriam. Assaporando tutte quelle ghiottonerie, pensava di non avere mai amato cos tanto la guglia dell'Ammiragliato, la gloria rococ del Palazzo d'inverno e la cupola d'oro di Sant'Isacco. Tornava a casa. Era libera! Zio Gideon spalanc il portone che dava sulla Bol'saja Morskaja e Sasenka corse su per le scale, superando Leonid, l'anziano maggiordomo, che, con le lacrime agli occhi, fece un profondo inchino, come un muzik di campagna, davanti alla giovane padrona. Gideon gett le sue pellicce irsute al maggiordomo, che fu l l per ruzzolare sotto il loro peso, e chiese a un garzone di togliergli gli stivali. Sasenka, sentendosi come la bambina che di tanto in tanto aveva il permesso di fare visita al padre sempre molto occupato, corse nel suo studio. La porta era aperta. Preg che lui ci fosse. Non sapeva che cosa avrebbe fatto se non l'avesse trovato. Ma lui c'era. Zejtlin, con il colletto inamidato e le ghette, stava ascoltando Flek. Bene, Samuil, il direttore della prigione ha chiesto quattrocento diceva quel rospo dell'avvocato di famiglia. Spiccioli in confronto alla cifra per Andronnikov... Ma poi Zejtlin la vide. Grazie a Dio, sei qui, mia adorata lisicka-sestricka, sorellina piccola volpe! disse, chiamandola con un soprannome della sua infanzia. Apr le braccia. Lei si appoggi contro di lui, sfiorando i baffi curati con la guancia, baciando la pelle leggermente ruvida, immergendosi nella familiare fragranza della colonia. Togliti il cappotto, poi parliamo, disse lui liberandosi dall'abbraccio e conducendola nell'atrio. Leonid, seguendo scrupolosamente la sua scia, le tolse il cappotto, la stola e lo scialle. Lei not che suo padre la guardava disgustato da capo a piedi, le narici contratte. Sasenka aveva dimenticato completamente che indossava ancora il grembiule sporco dello Smol'nyj. Improvvisamente, riusc a sentire il fetore di prigione che aveva addosso. Oh, Sasenka, sangue quello? esclam suo padre. Oh, cara, devi fare un bagno e cambiarti, sbott Lala con la sua voce acuta e ansimante. Luda, prepara subito un bagno. Sasenka, mormor Zejtlin. Grazie a Dio, ti abbiamo fatto uscire. Lei non vedeva l'ora di lavarsi, eppure stava immobile, gustando il piacere che provava per lo shock procurato al padre e alla servit. S! proclam, il tono di voce dirompente. Sono stata in prigione, ho visto che tombe sono le galere dello zar. Ora non sono pi la ragazzina dello Smol'nyj che credevate! Durante il silenzio che segu, Lala prese Sasenka per mano e la condusse di sopra, al terzo piano, che era il loro regno. Lass, ogni buco nei tappeti, ogni crepa nelle pareti del pianerottolo, la macchia di umidit nella sua stanza, sulla tappezzeria rosa con i disegni di cavallini e coniglietti, lo smalto ingiallito del catino della toeletta inglese... tutto ricordava a Sasenka la sua infanzia con Lala, che aveva decorato la sua stanza in modo da creare un incantevole nido destinato a una figlia unica. Il pianerottolo profumava gi dell'essenza al pino Pears e dei sali di Epsom. Lala condusse Sasenka direttamente nella stanza da bagno, dotata dei pi raffinati prodotti inglesi per la cura personale, deliziose bottigliette blu, verdi e color ambra, contenenti lozioni, oli e profumi. Sulla tavoletta di legno appoggiata alla vasca, attendeva l'adorata saponetta Pears, nera e screpolata. Che essenza c' oggi? chiese Sasenka. La solita, rispose Lala. Anche se ormai Sasenka

si considerava adulta, non si oppose quando Lala la spogli e porse i suoi vestiti sudici a Luda. Bruciali, per favore, ordin Lala. A Sasenka piaceva sentire il tappeto morbido sotto i piedi e il vapore profumato che la avvolgeva. Lanci un'occhiata al suo corpo nudo nello specchio appannato, poi distolse immediatamente lo sguardo e prefer non vedere, mentre Lala l'aiutava a immergersi nel bagno. L'acqua era talmente calda, la vasca, anch'essa inglese, importata da Bond Street, cos profonda, che immediatamente Sasenka chiuse gli occhi e si rilass. Sasenka, tesoro mio, so che sei stanca, disse Lala, ma, raccontami, che cosa successo? Stai bene? Ero cos in pena... Scoppi a piangere con dei lacrimoni che sgorgavano sulle sue guance piene. Sasenka si raddrizz a sedere e le asciug le lacrime. Non preoccuparti, Lala. Stavo bene... mormor. Ma, appena fu di nuovo ben immersa nella vasca, la sua mente torn alla sua ultima conversazione con Mendel', l'estate precedente, durante le vacanze... Era stato al sumerki, il crepuscolo estivo. Nel silenzio della luce violetta si udiva solo il canto del rigogolo nelle foreste di pini. Sasenka era sdraiata sull'amaca sul retro della casa di Zemblisino, e dondolava leggermente, immersa nella lettura delle poesie di Majakovskij, quando improvvisamente il pigro ondeggiare si ferm. Mendel' aveva appoggiato una mano sull'amaca. Sei pronta, disse, aspirando una sigaretta. Quando torneremo in citt, ti occuperai di alcuni circoli operai per insegnare loro quello che conosci. Poi entrerai nel Partito. Non solo perch sono tua nipote? La famiglia e i sentimenti non significano niente per me, rispose lui. Che cosa sono queste cose in confronto al corso della storia? Ma che ne sar di mamma e pap? Che cosa ne sar di loro? Tuo padre il pi grande sfruttatore e sanguisuga della classe operaia e tua madre... s, proprio mia sorella, una depravata dell'alta borghesia. Sono nemici del materialismo storico. Non hanno pi nulla a che fare con te. Ritieniti libera da loro per sempre. Le porse un pamphlet di Lenin, con lo stesso titolo del primo libro che le aveva dato qualche settimana prima: Che fare? Problemi scottanti del nostro movimento. Leggilo. Vedrai che essere un bolscevico come essere un cavaliere di un segreto ordine religiosomilitare, un cavaliere del Graal. E infatti, nelle settimane che seguirono, Sasenka assapor la gioia di essere un austero e impietoso professionista dell'avanguardia segreta di Lenin. Quando torn in citt, cominci a insegnare a gruppi di operai. Conobbe operai comuni, proletari delle colossali fabbriche di armi di Pietrogrado, uomini, donne, persino bambini che possedevano una cruda dignit che lei non aveva mai incontrato. Lavoravano come schiavi in fabbriche pericolose, e abitavano in sudici e soffocanti dormitori, senza lenzuola, senza bagni o gabinetti, senza luce e senz'aria, vivevano come topi in un inferno sotterraneo. Sasenka conobbe gli operai che fabbricavano i fucili e gli obici che arricchivano suo padre. Ogni giorno, lavorava con i membri pi appassionati e zelanti del Partito, che rischiavano la vita per la rivoluzione. Il mondo clandestino di comitati, codici segreti, cospirazione e compagni la inebriava. Come non avrebbe potuto farlo? Era il palcoscenico della storia! Quando avrebbe dovuto essere alle lezioni di ballo o in visita a casa della contessa Loris a giocare con la sua amica Fanny, aveva cominciato ad agire come corriere di Mendel', portando dapprima volantini e pezzi di ricambio per macchine stampatrici, e passando poi a mele, ossia granate, fettuccine, nastri di munizioni, e bulldog, pistole. Mentre Fanny Loris e le altre compagne di scuola scrivevano lettere profumate, con una calligrafia tonda e infantile, a giovani tenenti delle Guardie, i bigliettini d'amore di Sasenka erano messaggi criptati con ordini del compagno Fornace, uno dei nomi in codice di Mendel'. Le polke che ballava lei erano incursioni sui tram o sulle slitte di suo padre per portare carichi segreti nascosti nella biancheria intima, o nel mantello

suba con il collo di pelliccia. Sei il corriere perfetto, diceva Mendel', perch chi sospetterebbe di una studentessa dello SmoPnyj, con la stola di volpe artica, a bordo di una slitta con lo stemma di una sanguisuga capitalista? Sasenka! Lala la scroll delicatamente nella vasca da bagno. E ora di pranzo. Dormirai nel pomeriggio. Ti stanno aspettando. Mentre Lala le strofinava la schiena, Sasenka pensava all'interrogatorio di Sagan, ai sussurri di Natasa, la donna di Mendel', ai suoi progetti e ai suoi ideali. Comprese di essere pi forte e pi matura di quanto lo fosse stata fino al giorno prima. CAPITOLO 16. Cinque minuti dopo, Sasenka era sulla porta del soggiorno. Entra, disse suo padre, che stava fumando un sigaro, in piedi, di spalle al caminetto per scaldarsi. Lo sovrastava un dipinto di un antico maestro che rappresentava la fondazione di Roma, inserito in una gigantesca cornice dorata. Sasenka rimase sorpresa nel vedere la stanza piena di gente. Nella tradizione russa, i nobili aprivano la propria casa all'ora di pranzo ogni giorno, e a Zejtlin piaceva il ruolo del nobile. Ma lei si aspettava che i suoi genitori evitassero quella beffa almeno il giorno in cui era stata rilasciata dalla prigione. Guardandosi intorno nella stanza le venne da piangere e ricord quella volta, da bambina, che i suoi genitori avevano invitato a cena il ministro della Guerra, un granduca e vari notabili. Quella sera lei aveva desiderato ardentemente l'attenzione dei suoi, ma quando aveva fatto la sua apparizione al piano di sotto suo padre era nello studio, Ho chiesto di non essere disturbato, potete farla uscire, per favore?, aveva detto. Sua madre, con un abito di velluto ricamato con perle e foglie di acanto dorate, stava disponendo i posti degli invitati, Presto! Portatela di sopra! Mentre se ne andava, Sasenka aveva sottratto un bicchiere di cristallo e, quando aveva sentito dal terzo piano il trambusto all'arrivo del cugino dell'imperatore, lo aveva fatto cadere sul corrimano e lo aveva guardato schiantarsi sul pavimento di marmo sottostante. Era seguito un battibecco in cui sua madre le aveva dato uno schiaffo, bench suo padre avesse bandito qualsiasi punizione; e anche quella volta Sasenka aveva trovato in Lala la sua unica fonte di consolazione. Sasenka riconobbe l'inevitabile Missy Loris, in broccato color avorio orlato di zibellino, che stava parlando con suo marito, il conte dall'aspetto scimmiesco, ma buono di temperamento. Gideon stava prendendo un altro bicchiere di cognac e si rivolgeva all'avvocato Flek, il cui addome debordante era schiacciato contro il tavolo rotondo. C'era anche un banchiere inglese, un amico di Avigdor, il fratello di Ariadna e Mendel', lontano da molto tempo, partito per Londra nel 1903 per fare fortuna. Tra gli altri ospiti erano presenti due membri della Duma imperiale, alcuni amici di Zejtlin, che giocavano abitualmente con lui a poker, un generale in alta uniforme, un colonnello francese e il signor Putilov, fabbricante di armi. Sasenka gli sorrise soddisfatta, ripensando alle ore che aveva trascorso a istruire i suoi operai per distruggere la sua impresa sanguisuga. Vuoi una coppa di champagne, Sasenka? chiese suo padre. Un cordiale al limone, rispose lei. Leonid lo port. Che cosa c' per pranzo? chiese al maggiordomo. I piatti preferiti del barone, mademoiselle Sasenka: crostini al pt, bliny e caviale, cotolette di vitello alla Pozarskij con panna acida, English Yorkshire pudding e kissyel, mirtilli rossi in gelatina di zucchero. Come sempre. Ma era cambiato tutto, pens Sasenka. E' possibile che non lo capiscano? Prima facciamo quattro chiacchiere nel mio studio, disse suo padre. Mi aspetta la ramanzina, riflett Sasenka, e poi mi toccher conversare con questo mucchio di manichini. Entrarono nello studio. Sasenka ricord che un tempo, quando sua madre non c'era, suo padre le permetteva di

accucciarsi nella nicchia sotto la scrivania, mentre lavorava. Adorava stargli vicina. Posso ascoltare? Gideon si butt sul divano e si abbandon sorseggiando il cognac. Sasenka era felice che ci fosse anche lui, avrebbe potuto aiutarla a contestare sua madre, che stava seduta davanti a lei, sulla sedia di Zejtlin. Leonid, chiudi la porta. Grazie, disse Zejtlin, appoggiandosi alla Sedia trottante. Siediti. Sasenka ubbid. Siamo cos contenti che tu sia a casa, cara ragazza, ma ci hai fatto passare un momento terribile. Non stato facile farti uscire. Dovresti ringraziare Flek. Sasenka promise che l'avrebbe fatto. A quest'ora avresti potuto davvero trovarti in viaggio per la Siberia. La brutta notizia che non tornerai allo Smol'nyj... Nessun funerale, pens Sasenka, per l'istituto per imbecilli! ...ma organizzeremo delle lezioni private. Be', ci hai dimostrato la tua indipendenza. Hai letto i tuoi Marx e Plechanov. L'hai scampata per miracolo. Sono stato giovane anch'io... Davvero? lo interruppe Ariadna con astio. Non che io mi ricordi, scherz Gideon. Be', forse avete ragione, ma ho frequentato le riunioni di narodniki e socialisti a Odessa, successo una volta, quando ero molto giovane. Per ci che hai fatto gravissimo, Sasenka. Non devi mai pi giocare con questi pericolosi nichilisti. Si avvicin e la baci sulla testa. Sono cos contento di riaverti a casa. Anch'io sono felice di essere qui, pap. Gli diede la mano e lui la strinse, ma Sasenka sapeva che questa scena affettuosa tra lei e suo padre avrebbe provocato sua madre. Infatti, Ariadna si schiar la gola. Be', dopotutto sembri abbastanza incolume. Ci hai annoiato a lungo con le tue opinioni su 'operai e 'sfruttatori e adesso hai creato a tutti parecchi problemi. Sono stata costretta a tirare fuori l'argomento anche con il Vecchio Grigorij. Sasenka si sent invadere dalla collera. Avrebbe voluto urlare che si vergognava che un essere come Rasputin governasse la Russia e che sua madre, dopo averle creato un grande imbarazzo con le sue tresche e i suoi capricci con truffatori e ciarlatani, ora bazzicasse il Monaco pazzo. Invece, non riusc a smettere di rispondere come la scolaretta petulante che era ancora. Cercando un bersaglio da colpire, se la prese con il vestito scelto da sua madre. Mamma, odio gli abiti alla marinara e questa l'ultima volta che ne indosser uno. Brava! sbott Gideon. Una figura come la tua sprecata in... Basta cos, Gideon. Per favore lasciaci soli, disse Ariadna. Facendo l'occhiolino a Sasenka, Gideon si alz per andarsene Tu metterai i vestiti che dico io, incalz la madre, che indossava un elegante abito in crpe de Chine con le balze di pizzo. fino a quando continuerai a comportarti come una bambina irresponsabile, vestirai alla marinara. Smettetela tutte e due, si impose Zejtlin con calma. Sar tua madre a decidere che cosa devi indossare. Grazie, Samuil. Ma ti propongo un accordo, cara bambina. Se prometti di non occuparti mai pi di nichilismo, anarchismo, marxismo e di non parlare di politica con Mendel', tua madre ti porter ad acquistare gli abiti da signora da Cernysev, mettendo tutto sul mio conto. Ti far acconciare i capelli da monsieur Troye come lei. Potrai farti stampare biglietti e carta da lettera da Treumann e tu e tua madre potrete usufruire di Pantameilion per andare a far visita alle amiche. Non dovrai mai pi vestire alla marinara. Zejtlin ha aperto le mani, pens Sasenka, come se avesse sciolto il nodo gordiano o risolto i misteri dell'oracolo di Delfi. Lei non voleva i vestiti di Cernysev e naturalmente non aveva bisogno di indossarli per andare dove doveva. Dunque il suo caro, sciocco padre ci teneva tanto che lasciasse in giro biglietti da visita e scrivesse lettere d'amore a conti e ufficiali con un cervello da gallina. Ma lei aveva gi ci che le serviva: una semplice camicetta con il colletto alto, una gonna adeguata, calze lunghe di lana e scarpe comode per camminare. D'accordo, Ariadna? Ariadna annu e accese una sigaretta Mogul. Poi si rivolsero entrambi alla figlia. Sasenka, guardami negli occhi e giura solennemente ci che ti abbiamo chiesto.

Sasenka fiss gli occhi azzurri del padre, poi guard la madre. Grazie, pap. Prometto che non parler mai pi di politica con Mendel' e non mi occuper pi del nichilismo. Zejtlin tir un cordone di broccato. S, barone, rispose Leonid aprendo la porta. Il pranzo servito. CAPITOLO 17. Sulla prospettiva Nevskij un uomo striminzito, con i pince-nez, una pelliccia di montone da cocchiere di taglia pi grande della sua, un malconcio colbacco di pelle con il paraorecchi, guardava il tram sopraggiungere sferragliando nella sua direzione. Era buio e una pungente tormenta gli frustava il viso, gi rosso e screpolato. Il colossale palazzo di Stato maggiore sovrastava alla sua sinistra. Mendel' Barmakid si guard alle spalle. Lo spik, l'agente della polizia segreta, un uomo con i baffi, il portamento da militare e un cappotto verde, era ancora l, cercava di scaldarsi. Le spie di solito lavoravano in coppia, ma l'altro non si vedeva. Mendel' era davanti al negozio illuminato di Cernysev, uno dei sarti pi a buon mercato di sua sorella. In una vetrina, dove erano esposti dei manichini con abiti di velluto e tulle alla moda, vide la sua immagine riflessa: un nano con un piede equino, labbra grosse e una barbetta curata sul mento. Non era una vista gradevole, ma lui non aveva tempo per cedere ai sentimentalismi. La prospettiva Nevskij era quasi deserta. La temperatura stava precipitando, la notte scorsa era arrivata a meno venti e le spie lo avevano scoperto di nuovo, quando il Comitato di Pietrogrado si era riunito nell'appartamento segreto a Vyborg. Erano passati solo dieci giorni dalla sua fuga dall'esilio, e ora questi sbirri stavano discutendo se arrestarlo un'altra volta o lasciarlo agire per fare in modo che li conducesse ad altri compagni. Il tram si ferm con uno scampanellio e una pioggia di scintille dai cavi elettrici soprastanti. Scese una donna. La spia batteva i guanti, mentre un raggio di luce del lampione faceva scintillare il suo orecchino da cosacco. Il tram scricchiol mentre ripartiva. All'improvviso, Mendel' corse nella sua direzione, con la sua peculiare andatura da zoppo. Il suo corpo si torceva come una parabola umana, tuttavia, per essere un invalido, riusciva a correre molto velocemente. Ormai il tram aveva preso velocit. Spostarsi in tutta fretta nella neve era difficoltoso e, anche se Mendel' non si era voltato per guardare, sapeva che l'agente segreto, giovane e robusto, l'aveva gi individuato e lo stava inseguendo. Mendel' si aggrapp alla sbarra. Il conducente gli grid: Che corsa, vecchio! gli afferr l'altro braccio e lo tir su. Sudando nella pelliccia di montone, Mendel' sbirci alle sue spalle: la spia rincorreva il tram, ma non ce l'avrebbe fatta a raggiungerlo. Mendel' lo salut con un cenno aristocratico, sfiorando con le dita il bordo del cappello. Fece due fermate, poi scese davanti alla facciata rosa di palazzo Stroganov, e di nuovo si guard indietro. Nessuno. Anche se l'avrebbero comunque ritrovato. Oltrepass i colonnati della cattedrale di Kazan, dove a volte incontrava i compagni in fuga dall'esilio. La neve scendeva tagliente, contro la luce arancione dei lampioni, e lui era costretto ad asciugare continuamente le lenti dei pincenez. Vedeva solo i negozi delle classi sanguisughe, il Passaz, con le sue sartorie inglesi e gioiellerie francesi, lo Eliseev Emporium, con pile vergognosamente alte di prosciutti, storioni, torte, ostriche, vongole, t indiani e frutta candita di Fortnum & Mason; il labirintico Gostinyj Dvor, con i suoi mercanti barbuti che indossavano il caffettano e vendevano antiche icone e samovar. Mendel' ud lo scalpiccio di uomini a cavallo, due gendarmi in perlustrazione. Chiacchieravano ad alta voce su una prostituta di Kaluga e non lo videro. Attese davanti alla vetrina di Eliseev finch non se andarono. Poi pass a tutta velocit una

Rolls-Royce e, dalla parte opposta, una Delaunay: era Zejtlin? Raggiunse l'hotel Europa, con i suoi uscieri in giacca scarlatta e cappelli a cilindro. Il suo foyer e il ristorante erano i metri quadri pi pesantemente spiati di tutto il continente e, proprio per questo, l si sentiva al sicuro. Nessuno avrebbe immaginato che un evaso dall'esilio vagabondasse in quel posto. Ma il cappotto di Mendel' era consunto e rammendato, mentre l la gente indossava pellicce di zibellino, frac e alte uniformi. L'usciere, che era un agente di polizia, lo stava gi fissando. Mendel' ud il secco fruscio di una slitta. Zoppic verso un portone per voltarsi a guardarla, cercando di cogliere i segni di spiki e filjory, agenti segreti. Ma la slitta sembrava autentica, c'era solo un vecchio cocchiere curvo. Mendel' fece un cenno e sal a bordo. Dove andiamo, signore? Al palazzo di Tauride. Mezzo rublo. Venti copechi. Il prezzo dell'avena aumentato ancora. Riesco a nutrire a malapena il cavallo con quel... L'avena, e ancora l'avena, pens Mendel'. I prezzi crescevano, la guerra era disastrosa. Ma tanto peggio tanto meglio: era il suo motto. Il cocchiere, consider Mendel', era davvero un piccolo borghese senza un ruolo nel futuro. Ma allora in Russia i proletari secondo il modello marxista erano molto pochi. Nove russi su dieci erano contadini ostinati, retrogradi, avidi e rozzi. Lenin, con cui Mendel' prima della guerra aveva diviso birra e salsicce a Cracovia, aveva pronosticato che, se i contadini non avessero accettato il progresso della storia, sarebbe stato inevitabile spezzare loro la schiena. Crudele necessit, brontol Mendel'. Mendel' era grigio per la stanchezza e la malnutrizione. Era difficile dormire, difficile mangiare in fuga, eppure questa esistenza era, in qualche modo, perfettamente adatta a lui. Niente famiglia, ma i bambini allora lo annoiavano. Matrimonio, s, ma con Natasa la jacuta, un'altra devota compagna che incontrava solo sporadicamente. Sempre in movimento, riusciva a dormire facilmente sia su una panchina del parco sia sul pavimento o su un divano. Lenin era in Svizzera e virtualmente tutto il Comitato centrale, Sverdlov, Stalin, Kamenev, si trovava in Siberia, e lui era quasi l'ultimo dei veterani del 1905 a piede libero. Ma Lenin aveva ordinato: C' bisogno di te a Piter, fuggi! Aveva spedito a Mendel' un centinaio di rubli per comprare gli stivali, i documenti falsi. Gli importava solo del Partito e della causa: sono un cavaliere del santo Graal, pensava Mendel', mentre la slitta si avvicinava al portico sormontato dalla cupola e allo splendido colonnato dorico del palazzo di Tauride, dove gli stupidi borghesi di un parlamento in cui non si decideva niente, la Duma imperiale, tenevano ora i loro assurdi dibattiti. Ma prima che la slitta vi giungesse Mendel' i pieg in avanti e diede un colpetto sulla spalla imbottita del cocchiere. Ecco! Mendel' spinse alcuni copechi nel guanto del vetturino e salt gi. Davanti alla Duma c'erano varie auto ferme con i motori accesi, ma Mendel' non si avvicin al palazzo. Invece zoppic verso l'alloggio attiguo al corpo di guardia del reggimento della Guardia a cavallo. Una vecchia limousine Adler con lo stemma di un granduca, che aveva a bordo un ufficiale delle Guardie e un lacch in livrea della corte, si ferm e suon il clacson. Usc di corsa il custode, che cerc contemporaneamente di aprire i cancelli, fare l'inchino, allacciarsi i pantaloni e trattenere il cappello. Mendel' si guard intorno e buss alla porta polverosa della guardiola. La porta si apr. Un portiere rubicondo, con una blusa da contadino russo sopra una maglia di lana ingiallita, lo introdusse in una squallida stanzetta con una stufa, un samovar e l'aria stantia di uomini addormentati e verdure bollite. Tu? fece Igor Verezin. Credevo che fossi in Kamcatka. Regione di Enisejsk. Ho camminato. Mendel' not che il portiere aveva una testa calva a punta, della forma e del colore di una pallottola rossa. Sto morendo di fame, Verezin.

Nota: Enisejsk: zuppa di cavolo, con pane nero borodinskij e salsiccia.) Il samovar bolle, compagno. Qualche messaggio per me? S, prima hanno lasciato il quotidiano sotto la porta. Stasera arriva qualcuno. Verezin scroll le spalle. Dov' il giornale? Fammi vedere. Bene. Mendel' si tolse il cappotto, controll fuori dalle finestre davanti e sul retro. Posso dormire? Sei mio ospite, compagno. Il divano tuo, anche se potrei coricarmi l tra un minuto. Nella minuscola stanza non c'era il letto e i portieri dormivano a turno sul divano. Dunque, come sei fuggito? Ma Mendel', con addosso ancora il cappello, gli scarponi e i pince-nez, era gi sdraiato sul divano. Si ud bussare, e il portiere si trov davanti una ragazza con una splendida pelliccia, senza dubbio di zibellino, e una stola di volpe, che fece per entrare nella stanza. Era magra, aveva la bocca grande e due occhi grigi enormemente luminosi. Oggi sono fortunato! scherz Verezin. Scusa se sono in mutande! Lei lo fulmin con lo sguardo. Baramjan? chiese. Entra, milady, scherz di nuovo Verezin, inchinandosi come un lacch della corte. Con quel cappotto dovresti passare dall'entrata principale, con marescialli di campo e principi. Mendel' si alz sbadigliando. Oh, sei tu, disse, consapevole che la voce fosse la sua caratteristica di maggiore effetto, profonda e sonora come una tromba di Gerico. Si rivolse a Verezin. Potresti fare un giro? Intorno all'isolato? Che cosa? Con questo tempo? Stai scherzando... Ma Mendel' non scherzava mai, tranne che su argomenti come la forca. Lanci invece un'occhiata tagliente in direzione della stufa, dietro la quale aspettava il suo bulldog, una pistola Mauser, avvolta in un panno, e Verezin si affrett a cambiare idea. Vado a comprare del pesce sotto sale. Indoss il cappotto e usc con passo pesante. Dopo che il portiere se ne fu andato, Sasenka si sedette al tavolo di vimini di fianco alla stufa. Non ti fidi di lui? chiese offrendo a Mendel' una delle sue profumate sigarette Crocodile con il filtro dorato. E' un portiere. Mendel' accese la sigaretta. Sono quasi tutti informatori dell'Ochrana, ma quando simpatizzano con noi diventano guardiani dei covi pi sicuri. Perci, finch lui sar qui, nessuno verr a cercare un bolscevico nel quartier generale della Guardia a cavallo. E' dalla nostra parte e potrebbe unirsi al Partito. Espir una lunga boccata di fumo. La casa di tuo padre sotto sorveglianza. Aspettano me. Come hai fatto a scappare? Ho aspettato che tutti fossero andati a dormire. La mamma fuori ogni sera, comunque. Poi sono uscita nel cortile dal Passaggio nero e attraverso il garage. Tram, porte di servizio, negozi con due ingressi, cortili. Nessuno si aspetta che una ragazza con la pelliccia di zibellino e gli stivali di capretto riesca a batterli in astuzia. Mi hai istruito bene. Ho imparato i codici. Sto diventando brava in quest'arte. Come un fantasma. E sono svelta come una capra delle nevi. Mendel' provava una strana sensazione e si rese conto che era contento di vederla. Lei sprizzava vita da ogni poro. Eppure non l'aveva abbracciata come avrebbe voluto. La bambina era gi abbastanza viziata. Non diventare troppo sicura di te stessa, disse con aria burbera. Compagna Volpe artica, hai consegnato il messaggio al covo? S. Hai ritirato i pamphlet dalla stamperia? S. Dove sono adesso? Nell'appartamento del quartiere Petrogradskaja. In via Sirokaja. E' necessario che domani arrivino ai compagni delle officine Putilov. Sar fatto. Soliti accordi? Mendel' annu. Stai lavorando bene, compagna. Lei sembrava cos giovane quando sorrideva e, alla luce fioca della lanterna in quella misera stanzetta, Mendel' not la piccola pioggia di lentiggini ai lati del naso. Dalle risposte rapide che gli dava intu che voleva dirgli qualcosa. Decise di farla aspettare. La sua energia lo fece sentire improvvisamente vecchio, consapevole della propria pelle grumosa, solcata di capillari rotti, delle ciocche grigie nei capelli unti, della dolorosa artrite. La prigione e l'esilio facevano questo

effetto. Caro compagno, disse lei, non potr mai ringraziarti abbastanza per i tuoi insegnamenti. Ora tutto concorda. Non avrei mai creduto che parole come 'compagno e 'comitato mi eccitassero tanto, ma cos. Davvero! Non chiacchierare troppo, disse lui risoluto. E stai attenta con i compagni. Conoscono le tue origini e cercano anche il minimo segno di filisteismo borghese. Togliti la pelliccia di zibellino e indossane una di karakul. D'accordo. Sento di essere una ruota in un ingranaggio segreto, nel movimento universale della storia. Tutti lo siamo, ma in questo momento, qui a Piter, sei pi importante di quanto tu possa rendertene conto. Abbiamo cos pochi compagni, disse Mendel' aspirando la sigaretta, gli occhi arrossati semichiusi. Continua le tue letture, compagna. Non si legge mai abbastanza. Progredire nel proprio miglioramento il metodo bolscevico. Il cibo scarseggia sempre di pi. Hai visto le code? Tutti si lamentano, dai capitalisti che vengono a pranzo da pap ai compagni nelle fabbriche. Sta per accadere qualcosa, vero? Mendel' scosse il capo. Un giorno, s, ma non adesso. In Russia manca ancora una vera classe proletaria, e senza di essa la rivoluzione non possibile. Non so se la vedremo nel corso della nostra vita. Come si possono saltare le fasi dello sviluppo marxista? Non pu essere, Sasenka. E impossibile. Naturalmente. Ma di sicuro... Neanche Lenin ha la certezza che vivremo abbastanza a lungo per vederla. Ricevi le sue lettere? Mendel' annu. Gli abbiamo raccontato della ragazza dello Smol'nyj chiamata Volpe artica. Come stanno a casa? Lei prese fiato. Ecco, ci siamo, pens lui. Compagno Mendel', disse lei, sono stata arrestata ieri e ho passato la notte al Krestj. Mendel' zoppic fino alla stufa e, prendendo un cucchiaio unto, si chin sullo sci e lo trangugi. La sigaretta gli era rimasta in qualche modo nell'angolo della bocca. Il mio primo arresto, zio Mendel'! Lui ricord il suo primo arresto, vent'anni prima, la reazione sconvolta di suo padre, il grande rabbino di Turbin, e il suo orgoglio nel ricevere quel distintivo d'onore. Congratulazioni, disse a Sasenka. Stai diventando una vera rivoluzionaria. Le compagne del comitato di cella si sono prese cura di te? La compagna Natasa mi ha protetto. Non sapevo che fossi sposato. A volte Sasenka era davvero una studentessa dello Smol'nyj. Sono sposato con il Partito. Ogni giorno vengono arrestati dei compagni, ma pochi sono rilasciati il mattino seguente. C' dell'altro. Vai avanti, disse lui, chinandosi sulla stufa, un vecchio espediente usato in esilio per alleviare i dolori dell'inverno artico. dent un pezzo di salsiccia fredda, la sigaretta miracolosamente sempre al suo posto. Sono stata interrogata per parecchie ore dal capitano Peter Sagan, della Gendarmeria. Sagan, eh? Mendel' sapeva che Sagan era il funzionario dell'Ochrana incaricato di far fuori il Partito. Torn al tavolino, trascinando il suo pesante scarpone. Come fece per sedersi, il tavolo scricchiol. Assunse un'espressione concentrata, guardando Sasenka in faccia. Credo di aver sentito questo nome. Che cosa mi dici di lui? Ha cercato di farmi parlare, ma, zio Mendel', disse lei, raggiungendolo al tavolo e afferrandolo per un braccio, di nuovo la ragazzina dello Smol'nyj, si vanta della sua umanit. E' una specie di liberale borghese. So di essere una neofita, ma voglio solo informare te, e il Comitato di Pietrogrado, che si mostrato desideroso di essermi amico. Naturalmente io non l'ho incoraggiato. Ma, alla fine, ha detto che gli piacerebbe incontrarmi di nuovo e continuare la nostra conversazione... Riguardo cosa? Poesia. Perch sorridi, zio Mendel'? Hai fatto bene, compagna, disse Mendel', riflettendo su questo nuovo sviluppo. Sagan, nobile squattrinato, era un poliziotto viscido e ambizioso, specializzato nel torchiare le rivoluzionarie. Ma

avrebbe potuto anche essere comprensivo con la sinistra, perch la polizia segreta sapeva meglio di chiunque altro quanto fosse corrotto il regime. Poteva essere un segnale, un inganno, una seduzione, un tradimento, o solo la pretesa intellettuale di un poliziotto. Si poteva interpretare in cento modi, e Sasenka non ne aveva capito nemmeno uno, pens. E se cerca davvero di avvicinarmi? domand lei. Tu cosa pensi di fare? ribatt Mendel'. Se mi avviciner per strada, gli dir di non rivolgermi mai pi la parola e lo insulter pesantemente. Tu vuoi che faccia cos, vero? Nel silenzio si avvertiva solo la vibrazione della lampada a cherosene. Mendel' la guard intensamente come un prete che praticasse un esorcismo. La bambina che conosceva dalla nascita era una creatura straordinaria, anche se acerba, riflett, immaginando che Sagan volesse farla diventare una spia per arrivare a lui. Ma c'erano due modi per condurre questo gioco e non voleva perdere la possibilit di distruggere Sagan, a qualunque costo. Ti sbagli, obiett con calma. Se il Comitato me lo chiedesse, disse lei, lo ucciderei con la Browning di pap, nella sua scrivania, o con la Mauser nascosta dietro la libreria nel covo di via Sirokaja. Permettimi di farlo! Alla fine, li metteremo tutti al muro, disse Mendel'. Adesso ascoltami. Non devi mai pi avere paura di Sagan. Ma se dovesse farsi vivo parlagli, fallo uscire allo scoperto. Potrebbe essere utile al Partito e a me. E se tenta di reclutarmi? Lo far. Lasciagli credere che sia possibile. E se un compagno mi vede con lui? incalz lei ansiosa. L'ufficio organizzativo del Comitato sar al corrente di questa operazione. Tre di noi, una troika, solo io e altri due. Hai paura? Sasenka scosse il capo. I suoi occhi quasi scintillavano nell'oscurit. Lui not che era spaventata ed eccitata per quella missione. Ma potrei essere uccisa dai miei stessi compagni come traditrice? Siamo entrambi in pericolo, in ogni momento, comment lui. Nel preciso istante in cui si diventa bolscevichi, la vita normale finisce. Si cammina sui carboni ardenti. E' come saltare su una slitta in corsa, talmente veloce da non poter mai scendere. Taglia il bosco e le schegge voleranno. Stiamo combattendo una guerra segreta, giochiamo il Gioco dei superlativi, tu e io. Il Partito contro l'Ochrana. Fai ci che ti dico, nient'altro, e riferiscimi ogni parola. Conosci i codici e le consegne? Stai in allerta. Vigilare una virt bolscevica. Sei diventata una preziosa risorsa per il Partito pi in fretta di quanto avessi previsto. Hai capito? Mendel' stava attento a moderare la voce e sperava di essere convincente. Le porse la mano e strinse la sua. La sent serica, delicata e tesa come un uccellino le cui ossa potevano facilmente essere frantumate. Buonanotte compagna. Sasenka si alz in piedi e infil il cappotto, la stola, gli stivali, la sapka e si avvolse nello scialle. Sulla porta, si volt indietro, pallida e seria. Odierei che tu mi proteggessi perch siamo parenti. Non lo farei mai, compagna. CAPITOLO 18. Vedi la puledra laggi? disse il vecchio cocchiere con la pelliccia di montone e le guance rosse come la carne di manzo al sangue. E' ancora lei. Sta curando un cuore spezzato? Va al lavoro o sta pianificando una rapina in banca? Ha prenotato una stanza all'hotel? E' finita nei bassifondi in cerca di un amante che sa come si pulisce il culo a un cavallo? Uno come me, per esempio! Ehi, ragazza, vieni a bere una vodka con noi! In mezzo a piazza Sant'Isacco, non lontano sulla BoPsaja Morskaja, da qualche parte tra palazzo Mariinskij e la cattedrale, c'era un traballante casotto di legno, dipinto di nero, coperto da un telone che lo faceva sembrare una gigantesca carrozza col tettuccio rialzato. L, nel regno nebbioso dei cavoli ribolliti e del trasudante vapore

invernale, i cocchieri delle vetture a un solo cavallo, gli izvozciki, andavano a mangiare e bere nelle prime ore del mattino, in un mondo ormai prostrato oltre lo sfinimento. Sasenka pos di lato il ruvido cappotto di karakul e il colbacco di pelliccia, si sedette per conto suo e mise alcuni copechi nel rumoroso organetto. Cominci a suonare Yankee Doodle, poi alcuni valzer di Strauss e di nuovo Yankee Doodle. Accendendo una sigaretta, si mise a fissare attraverso la finestra una Rolls-Royce che sostava davanti all'hotel Astoria. Nevicava e i cavalli battevano gli zoccoli sul ghiaccio, aspettando pazienti, il loro respiro una nuvola di vapore nell'aria fredda. Erano trascorsi due giorni dal suo incontro con Mendel'. Quella sera, alle undici, Lala era passata dalla sua camera da letto. Ora spegni la luce, tesoro, aveva detto. Mi sembri stanca. Lala si era seduta sul suo letto per darle il bacio della buonanotte, come sempre. Ti consumerai la vista sui libri. Che cosa stai leggendo? Oh, Lala... un giorno te lo dir, aveva risposto Sasenka rannicchiandosi sotto le coperte, preoccupata che la governante scoprisse che sotto la camicia da notte era vestita, pronta per uscire. Dopo essersi assicurata che Lala stesse dormendo, era sgusciata fuori, aveva preso un tram, poi un izvozcik per andare al quartiere Petrogradskaja, dov'erano le fabbriche. Aveva passato un'ora al circolo operaio delle officine Putilov, e insieme a un giovane altro intellettuale, un ragazzo del ginnasio, e a un paio di tornitori aveva consegnato i pezzi di ricambio per una stampatrice in un nuovo nascondiglio a Vyborg. Pi tardi, dato che aveva un'ora libera, aveva camminato sul lungofiume, poi lungo la Mojka, sul suo ponte preferito, il Ponte dei baci, oltre la facciata color ocra di palazzo Jusupov, che pi di ogni altro edificio rappresentava la ricchezza iniqua dei pochi. Era andata alla casupola dei cocchieri perch si trovava vicino a casa sua, pur essendo in un'altra dimensione. Ordin uriucha, la zuppa di pesce speziata, formaggio di capra pane nero borodinskij e t. Si sedette e ascolt le chiacchiere degli uomini. Quando parlavano di lei come di un bel bocconcino, capiva a malapena ci che intendevano dire. Riusc a vedere la sua immagine riflessa nella finestrella e si sent insoddisfatta come sempre. Preferiva immaginarsi fuori nel gelo, infagottata nel cappotto a collo alto, con la stola e la sapka. Bando alla vanit, disse Sasenka a se stessa. Il proprio aspetto non la interessava. Come suo zio Mendel', viveva per la rivoluzione. Dovunque guardasse nelle strade, vedeva soltanto coloro che avrebbero beneficiato della meravigliosa marcia della dialettica. Inzupp il pane e formaggio nella senape piccante e, quando il bruciore le sal per il naso, starnut. Poi spilucc una zolletta di zucchero informe e si rese conto di essere molto pi felice ora di quanto non lo fosse mai stata tutta la vita. Da bambina, i suoi genitori l'avevano portata a Turbin in visita alla corte rabbinica di suo nonno, Abram Barmakid, il santo rabbino, con i suoi sagrestani, discepoli, studenti e seguaci. Allora lei era molto giovane, suo padre non era ancora l'elegantone che era diventato in seguito e vivevano a Varsavia, che pullulava di ebrei chassidici. Ma niente aveva preparato Sasenka al reame medievale di Abram Barmakid. Il sincero fanatismo, la sobria gioiosit, persino il suono gutturale dell'yiddish, gli uomini con i boccoli lungo le tempie, gli scialli con le frange, le palandrane, le donne con le parrucche: tutto questo la intimoriva. Anche allora, aveva avuto paura dei loro incantesimi medievali, delle superstizioni. Eppure Sasenka si rendeva conto adesso che quel mondo dei nonni fatto di Golem e occhi malvagi non era peggiore del capitalismo secolare di suo padre in cui l'unico dio era il denaro. Fin dall'infanzia, si affliggeva per le ingiustizie che aveva visto a Zemblisino e nella dimora di campagna con le sue vaste terre sul Dnepr. Il lusso e la depravazione in cui vivevano i suoi genitori, il loro matrimonio infelice le sembravano il classico esempio della decadenza della Russia e della societ capitalista. Mendel' l'aveva salvata da

tutta quella iniquit, aveva cambiato la sua vita. Se ami, ama con entusiasmo; se intimorisci, fallo con buone intenzioni, aveva scritto il poeta Aleksej Tolstoj. Lei invece diceva: O tutto o niente! Sentirsi parte di un segreto, di una gigantesca cospirazione, le dava un immenso delizioso piacere. C'era qualcosa di seducente nel sacrificare il vecchio moralismo della classe borghese per la nuova moralit della rivoluzione. Era come sedersi in quel caff: proprio il suo essere privo di romanticismo lo rendeva molto romantico. Guard l'orologio. Le 4.45 del mattino. Era ora di andare. Si rimise il cappotto e il cappello, lasci qualche moneta sul tavolo. I cocchieri la guardavano e annuivano. In strada, i barrocciai consegnavano le casse con il latte, mentre il garzone del fornaio caricava il pane fresco sul suo furgoncino. I carrettieri trasportavano i sacchi di carbone. I portieri pulivano le scale. Piter si stava risvegliando. L'aria gelida era talmente rinfrescante dopo il muschio del casotto, che Sasenka inspir a pieni polmoni, fino a sentirli bruciare. Amava Piter e il suo clima unico, quasi artico nella gommosa oscurit invernale, ma luminoso come il paradiso terrestre, durante l'estate, quando non diventava mai buio. Le splendide facciate dipinte di azzurro e ocra riflettevano la maestosit imperiale. Ma dietro di esse c'erano le fabbriche, i tram elettrici, il fumo giallo degli affollati dormitori operai. La bellezza che circondava Sasenka era una menzogna. La verit poteva sembrare brutta, ma aveva anch'essa la sua bellezza. Era il futuro! Attravers piazza Sant'Isacco. Persino d'inverno si riusciva a scorgere il sopraggiungere dell'alba, perch la cupola dorata cominciava a brillare stagliandosi contro il cielo. All'Astoria stavano ancora festeggiando, Sasenka sentiva suonare, intravvedeva nell'oscurit i diamanti delle donne, i sigari accesi degli uomini. Lo Yacht Club era ancora aperto. Troike e limousine sostavano all'esterno, in attesa di finanzieri e membri della corte. Sasenka imbocc la Bol'saja Morskaja. Sent il rombo di un'automobile alle spalle e si nascose in un portone, come il fantasma che aveva descritto a Mendel'. La Delaunay si ferm davanti a casa sua. Pantameilion, con gli stivaloni lucidi, apr la portiera. Sua madre scese dall'auto. Prima apparve un grazioso piedino avvolto in un morbidissimo stivaletto di pelle. Poi il luccichio delle calze di seta e dell'abito di satin, ornato di paillette e lustrini. Una mano bianca ingioiellata si appoggi alla portiera. Sasenka era disgustata. Lei tornava a casa dopo avere servito la classe operaia mentre, in perfetta simmetria, sua madre aveva appena finito di assecondare i desideri di qualche uomo corrotto, che non era suo padre. Sasenka non aveva idea di cosa facessero gli amanti, anche se sapeva che era simile a ci che aveva visto fare dai cani nella propriet di suo padre in campagna. Ne aveva provato repulsione, e attrazione al tempo stesso. Guard sua madre scendere dall'auto barcollando. Pantameilion si chin rapidamente per prenderla per mano. Sasenka avrebbe voluto graffiare il viso di sua madre e gettarla per terra, dove doveva stare, ma sbuc dall'ombra e trov Pantameilion accovacciato nella neve che cercava di sollevare una sagoma contorta, coperta di lustrini. Era sua madre che lottava per rimettersi in piedi. Sasenka corse ad aiutarli. Ariadna era carponi, le calze smagliate e le ginocchia nude sanguinanti. Cadde di nuovo in avanti, con una mano guantata gherm la neve, con l'altra cerc di respingere il braccio che Pantameilion le porgeva. Grazie, Pantameilion, disse Sasenka. Vai a vedere se il portone aperto. E manda via l'uomo di guardia. Ma, signorina, la baronessa... Per favore, Pantameilion, mi occupo io di lei. Il viso di Pantameilion aveva l'espressione doppiamente afflitta dei servi che assistono alla caduta dei propri signori. Detestavano l'umiliazione di una padrona che si comportava indecorosamente, cos come temevano l'insicurezza di un padrone piombato in rovina. L'autista fece un inchino, entr in casa trascinando i piedi, per ricomparire un momento dopo e salire a bordo della ruggente Delaunay per rimetterla in

moto. Madre e figlia erano rimaste sole in strada, sotto il lampione del palazzo. Sasenka s'inginocchi di fianco alla madre che piagnucolava. Le lacrime nere scorrevano dagli occhi truccati di Ariadna, imbrattando la sua pelle bianca come impronte fangose su neve non pi fresca. Sasenka l'aiut a rialzarsi, le mise un braccio attorno alle spalle e la trascin su per i due gradini fino all'ingresso. All'interno, il grande atrio era quasi buio, vi era solo una lampadina elettrica accesa al pianerottolo del primo piano. Le enormi lastre di marmo bianco rilucevano, mentre quelle nere erano come buchi aperti sul centro della terra. Sasenka riusc in qualche modo a portare la madre in camera sua. La luce elettrica era troppo forte, cos mise in funzione le lampade a olio. Ariadna singhiozzava piano tra s. Sasenka le prese le mani, le port alle labbra e le baci. La collera di qualche minuto prima era svanita. Mamma, mamma, ora sei a casa. Sono io, Sasenka! Adesso ti spoglio e ti metto a letto. Ariadna si calm un poco, pur continuando a farfugliare parole senza senso, mentre Sasenka la svestiva. Cantala ancora... solitudine... le tue labbra sono stelle... case... il vino semplicemente mediocre, una cattiva annata... abbracciami ancora... sto cos male... pagalo, pago io, posso permettermelo... Amore Dio... sono a casa... sembri mia figlia... la mia bambina cattiva... un altro bicchiere, per favore... baciami come si deve... Sasenka le sfil gli stivaletti, le tolse lo zibellino e il cappello con le piume di struzzo, slacci l'abito di satin ricamato di lustrini, impregnato di una fragranza alla tuberosa ormai quasi del tutto svanita. Le slacci il corsetto, srotol le calze smagliate, sganci le spille, i tre giri di perle e gli orecchini di diamanti. Mentre le toglieva la sottoveste e la biancheria intima, infilata al rovescio, fu investita dall'effluvio animale di sudore e alcol tipico di una prostituta, aromi che la ripugnavano. Giur a se stessa che non sarebbe mai caduta cos in basso. Alla fine, scald dell'acqua e le lav il viso. Sorpresa di se stessa, cap di essere diventata la madre, e sua madre la figlia. Pieg gli abiti di Ariadna, pos i gioielli nella scatola di velluto, gett la biancheria intima nel cesto della lavanderia. Poi la aiut a mettersi a letto, sotto le coperte, e la baci sulla guancia. Le accarezz la fronte e si sedette con lei. Io e te... disse Ariadna, mentre si addormentava, girandosi e rigirandosi nei suoi sogni malinconici. Dormi, mamma. Su, su. E' tutto finito. Sasenka, tesoro, io e te... Quando Ariadna finalmente si addorment, Sasenka pianse. Non voglio avere dei figli, disse a se stessa. Mai! CAPITOLO 19. Sasenka dormiva ancora sulla poltrona nel boudoir di Ariadna, quando sent la madre che la chiamava: Sasenka! Oggi ti porto a fare acquisti, proprio come voleva tuo padre. Cernysev per gli abiti da giorno! Magari avrai anche la fortuna di farti fare un abito da sera da madame Brissac come le piccole granduchesse! Ma devo studiare, disse Sasenka, stiracchiandosi prima di entrare in camera. Non essere sciocca, mia cara, replic la madre di buonumore, come se non fosse accaduto nulla di sconvolgente. Guarda come ti vesti. Sembri una maestrina! Ariadna stava facendo colazione con un vassoio sul letto, e la stanza profumava di caff, pane tostato, caviale e uova in camicia. Siamo diventate amiche intime, non vero, sladkaja, gioia mia? Quando Leonid ebbe finito di servire e lasci la stanza, Ariadna ammicc a Sasenka, che si domandava come sua madre potesse essersi ripresa cos perfettamente, cos spudoratamente, dalla notte di bagordi. Gli

scapestrati devono avere un fisico d'acciaio, pens. Non sono sicura di poter venire. Usciamo alle undici. Lala ti sta preparando un bagno. Sasenka decise di acconsentire. Dopotutto, le sue giornate erano terribilmente noiose. Lei viveva per la notte. Un'ora pi tardi salirono a bordo della Benz bicolore, caff chiaro e scuro, la terza auto della famiglia, guidata da Pantameilion, che sfoggiava quella che Sasenka chiamava in segreto la tenuta da direttore di una banda musicale. L'autista si ferm davanti alle famose vetrine che ostentavano manichini con cappelli di svariate fogge e abiti da sera: era l'atelier d'alta moda di Cernysev, all'angolo tra la BoPsaja Morskaja e la prospettiva Nevskij. Le porte della boutique furono aperte da lacch in livrea verde. All'interno, signore in guanti bianchi, con cappellini che sembravano cestini di frutta e abiti stretti in vita, plissettati e irrigiditi da stecche di balena, si accingevano a provare decine di vestiti. L'aria era densa di profumo e odore di corpi caldi. Ariadna requis l'intero lato destro del negozio, con grande imbarazzo di Sasenka. Una febbrile profusione di sorrisi assecondava ogni capriccio di Ariadna con servile entusiasmo. In un primo momento, Sasenka pens che il personale, come lei, facesse buon viso all'arroganza di sua madre, ma poi cap che quell'atteggiamento rifletteva la soddisfazione che si provava in tutte le boutique di lusso all'arrivo di ogni ricca cliente con poco gusto e ancor meno ritegno. Un insetto stecco in abito rosso, che parlava un francese stentato, presiedeva quella baldoria, abbaiando ordini. Le commesse erano fin troppo premurose: non stavano facendo un po' le furbette? Modelle con troppo fondotinta, pens Sasenka, camminavano su e gi, indossando abiti che non le piacevano. Sua madre le mostrava questo e quello, di pizzo o broccato, con balze o lustrini, e gliene fece persino provare un paio. Lala, che accompagnava madre e figlia, aiut Sasenka a infilarsi i vestiti. Sasenka decise di godersi la spedizione alla boutique, per evitare una lite con la madre. Ma quel continuo vestirsi e svestirsi, tirare e spingere, cominciava a seccarla, per non parlare dello sguardo invadente della finta francese scheletrica, che puntava spilli dentro e fuori il tessuto, talmente veloce che i suoi gesti sembravano invisibili. Qualsiasi vestito provasse, si vedeva sempre orribile, e alla fine si ritrov incollerita e agitata. Sono cos brutta con questo, Lala. Mi rifiuto di indossarlo! Lo brucerei! Sua madre, con la gonna di velluto e un bolero con il collo di pelliccia, era un magnifico cigno, mentre Sasenka si sentiva pi grassa e bitorzoluta di un facocero. Non sopportava pi di guardarsi allo specchio. Ma, mademoiselle Zejtlina, avete una figura talmente perfetta per gli ultimi modelli, disse la sarta. Voglio andare a casa! Povera Sasenka, proprio sfinita. Vero, cara? Un altro ammiccamento. Non sei obbligata a comprarli tutti, ma solo quelli che ti piacciono, ne hai scelto qualcuno, tesoro? Non sapendo cosa rispondere, Sasenka annu impacciata. Un'ondata di sollievo invest il personale. Furono offerti bicchieri di Tocai alla baronessa Zejtlina, che rideva in modo sguaiato, gettando indietro la testa, mentre pagava con delle grosse banconote verdi. Poi, le soddisfatte commesse aiutarono le signore a infilarsi le pellicce. Pantameilion usc dal negozio carico di borse piene zeppe degli acquisti e le ripose nel bagagliaio. Ecco! esclam Ariadna accomodandosi nell'automobile. Adesso hai finalmente dei vestiti da signora. Ma, mamma, replic Sasenka, nauseata dalle spese e stupita che negozi di lusso come quello fossero ancora aperti in tempo di guerra. Io non conduco quella vita. Volevo qualcosa di semplice. Non mi servono abiti da sera, da pomeriggio o da giorno. Ti servono, invece, comment Lala. Certi giorni io mi cambio anche sei volte, dichiar Ariadna. Indosso un abito da giorno al mattino. Poi un abito da pomeriggio. Oggi andr a far visita ai Loris con il vestito nuovo di broccato e chiffon, e stasera... Sasenka riusciva a malapena a sopportare il pensiero di ci che sua madre faceva di notte. Noi donne

dobbiamo impegnarci per trovare marito, afferm Ariadna. Dove andiamo, baronessa? chiese Pantameilion attraverso l'interfono. All'English Shop, il preferito di Sasenka, rispose Ariadna. Nel negozio, dietro le vetrine che esponevano oli da bagno e profumi di Penhaligon, saponette Pears, dopobarba di Fortnum e confetture di Cooper, Ariadna e Lala acquistarono una torta allo zenzero e biscotti, senza smettere di spiegare a Sasenka la necessit di possedere molti abiti. Ciao, Sasenka! Sei tu? S, sei proprio tu! Alcuni studenti, con i cappotti e i cappelli dell'uniforme scolastica, bighellonavano davanti alla vetrina di Cernysev, ridacchiando e spintonandosi a vicenda. Cattiva Sasenka! Abbiamo saputo del tuo contrattempo con i gendarmi! gridarono. Sasenka not che gli esteti indossavano i berretti a punta da dandy. Uno di loro, erede di un qualche magnate, le aveva scritto delle poesie d'amore. Sasenka fece un sorrisino e continu a camminare davanti a Lala e a sua madre. Mademoiselle, che piacere incontrarvi di nuovo! Per un istante, Sasenka rimase impietrita, poi, mentre il capitano Sagan si faceva strada in modo brusco in mezzo agli studenti, che non accennavano ad andarsene, si rianim. Il funzionario indossava un cappotto di tweed, una cravatta in tartan e una bombetta, probabilmente tutti acquistati all'English Shop. Si inchin, con un tenue sorriso, sollev la bombetta e baci la mano a Sasenka. Stavo andando a comprare dei gemelli, disse. Perch lo stile inglese piace tanto a tutti? Perch non scegliere quello scozzese, gallese o indiano? Anche loro sono nostri alleati. Sasenka scosse il capo e cerc di ricordare ci che Mendel' le aveva ordinato di fare. Il cuore le martellava come un treno in corsa. Eccoci al dunque, compagno Mendel'! disse tra s. Credo che non vogliate vedermi mai pi, per non abbiamo finito di discutere su Majakovskij, e non abbiamo avuto modo di parlare di Achmatova, ricordate? Ora devo affrettarmi. Spero non avervi... creato imbarazzo. Avete una bella faccia tosta! esclam lei. Lui sollev di nuovo la bombetta, e Sasenka non pot fare a meno di notare che portava i capelli lunghi, pi simile a un attore che a un poliziotto. Sagan chiam una slitta in sosta l vicino, che si avvicin scampanellando e lo condusse via, lungo la prospettiva Nevskij. Ariadna e Lala raggiunsero Sasenka. Chi era? Avresti potuto essere un po' pi gentile. Ma ora Sasenka si sentiva invincibile, nonostante tutti gli stupidi vestiti che le avevano fatto provare. Adorava il segreto lavoro notturno di attivista bolscevica. Adesso, pens, sar davvero una risorsa preziosa per il Partito. La sua casa era sotto controllo. Sagan doveva avere immaginato che sarebbero andate all'English Shop, dove lui avrebbe dato meno nell'occhio che da Cernysev. Le aveva parlato in modo tale che sua madre e la governante in quel momento non potessero sentirlo, perch voleva farle sapere che le teneva gli occhi addosso. Lei non vedeva l'ora di dirlo a Mendel'. Tornando a casa, Ariadna diede un leggero pizzicotto a una guancia della figlia. Sasenka e io saremo grandi amiche, grandi amiche, vero, cara? continuava a dire la madre. Sul sedile di pelle marrone, seduta tra Ariadna e Lala, Sasenka ricord che in passato, ogni volta che correva da sua madre per farsi coccolare, Ariadna si ritraeva, dicendo: Signora Lewis, signora Lewis, questo un vestito nuovo di madame Brissac e la bambina ha la bocca sporca... La sera prima, finalmente Sasenka aveva ottenuto il suo abbraccio, ma ormai non lo desiderava pi. Quando furono a casa, Ariadna prese per mano Sasenka e la costrinse a salire con lei nel boudoir. Esci con me, stasera, indossa uno dei vestiti nuovi che mette in risalto la tua figura! sussurr rauca, annusando la tuberosa sul polso. Dalla notte scorsa, quando ti ho visto

rincasare tardi, so che hai un amante segreto! Non lo dir a pap, ma usciamo insieme. Credevo che tu fossi una tale sdegnosa, cara Sasenka, non sorridevi mai. Non c'era da stupirsi se ti mancavano i corteggiatori, ma mi sbagliavo, vero? Hai fatto le ore piccole come una gattina e sei tornata a casa di nascosto! Chi era il gatto innamorato? Quello con il cappotto di tweed e la bombetta che abbiamo appena visto? Indosseremo i nostri magnifici abiti da sera nuovi e la gente penser che siamo sorelle. Io e te siamo proprio uguali... Ma Sasenka doveva consegnare un timbro di gomma del Partito e il registro delle ricevute per le contribuzioni. Al covo, avrebbe incontrato i compagni e bollito la gelatina da usare per la stampa dei volantini sul poligrafo. Prima di tutte quelle commissioni, doveva contattare Mendel' per dirgli dell'incontro con Sagan. Desiderava ardentemente i misteri della notte come l'abbraccio di un amante. CAPITOLO 20. Sasenka usc di casa all'una di notte. Accorgendosi delle due spie in strada, cammin lungo la prospettiva Nevskij ed entr all'hotel Europa. Dall'atrio, prese l'ascensore di servizio e scese nel seminterrato, prosegu attraverso le cucine, dove alcuni fattorini, con il grembiule macchiato di sangue e la barba incolta, stavano consegnando uova, cavoli e carcasse rosa di maiali e agnelli. Usc di nuovo in strada, chiam una troika e raggiunse la prospettiva Aleksandrovskij, dove lasci un biglietto con un messaggio in codice per Mendel', alla farmacia georgiana. Stava mangiando un pirozok tiepido e ascoltando per la terza volta Yankee Doodle all'organetto, al caff dei cocchieri davanti alla stazione Finlandia, quando un giovane si sedette al tavolo di fronte a lei. Era pi grande di lei, ma aveva in comune la stessa spossatezza del nottambulo e la fede entusiasta del rivoluzionario. R-r-ritira il b-b-bulldog dal compagno alla Guardia a cavallo, balbett lo studente, che aveva piccoli occhi castani, spessi occhiali cerchiati di metallo e un berretto in pelle da operaio infilato su una testa particolarmente quadrata. Era il compagno Molotov, cap Sasenka, aveva ventisei anni. Lui, il compagno Mendel' e il compagno Sljapnikov erano gli ultimi capi bolscevichi rimasti in libert di tutto l'impero. Sotto il cappotto di pelle, Molotov indossava una giacca corta e un colletto rigido da impiegato. Una volta tolto il cappello, la fronte appariva sporgente in modo innaturale. Chiedi d compagno Palitsyn. Hai qualcosa da comunicare? Lei scosse il capo. Bu-buona fortuna, compagna. Il compagno Molotov era andato via. Sasenka sent un brivido correrle lungo la spina dorsale. Al reggimento della Guardia a cavallo, Verezin, il portiere, la fece entrare di nuovo. Che ne stato dello zibellino? E della volpe artica? domand. Attiravano troppo l'attenzione, disse lei. C' qualcuno che mi aspetta? Il compagno Ivan Palitsyn la attendeva accanto alla stufa, seduto al tavolo rotondo, sul quale si trovavano alcune bottiglie. Quando lei entr, si alz in piedi. Sono il compagno Vanja, annunci. So chi sei. Ti ho visto parlare al circolo operaio delle officine Putilov. Le porse una grossa mano rossa. Mi ricordo di te, rispose lei. Sei stato l'unico a farmi una domanda. Mi sentivo molto nervosa. Non c' da stupirsi, replic Vanja, una giovane intellettuale in mezzo a tanti operai. Parlavi in modo appassionato e noi apprezzavamo che una ragazza come te fosse l per aiutarci. Sasenka sapeva che cosa intendesse dire con ragazza come te e ne fu risentita. Lui doveva essersene accorto perch aggiunse delicatamente: Veniamo da mondi talmente diversi, ma dimmi ci che sai, e io far lo stesso. Lei gliene fu grata. Con i capelli incolti, un metro e ottanta di statura, gli zigomi alti e gli occhi a mandorla dei

suoi antenati tartari, Vanja Palitsyn era il simbolo del puro vigore russo della stirpe contadina e del fervore pratico e schietto dell'operaio. Sasenka sapeva che, a differenza di Mendel' o Molotov, lui era la realt, uno che faticava nelle officine Putilov da quando aveva otto anni, e si esprimeva nel gergo di un proletario. Era lui, pensava Sasenka, l'eroe da cui Marx aveva creato la sua ideologia, l'eroe per il quale lei si era unita al movimento. Compagna Volpe artica, ho qualcosa per te, anzi parecchie cose. Sai cosa devi fare? S. Siediti. Vuoi un goccio di cognac o di vodka? Il compagno Verezin e io stiamo facendo una festicciola, vero Igor? Mi sono iscritto al Partito, annunci Verezin. Congratulazioni, compagno Verezin, disse Sasenka. Solo i membri del Partito meritavano l'appellativo di compagno. Ma Mendel' le aveva raccomandato di non socializzare, di non chiacchierare. Gli intellettuali erano molto pi paranoici dei veri lavoratori, pens. Vanja Palitsyn, che indossava una blusa da contadino con le frange, stivali e brache, le pass un bulldog e un pacchettino. Il metallo oliato della pistola aveva un liquido bagliore. Consegnalo allo stampatore nella taverna di via Gogol', un georgiano, bello da morire. Non perdere la testa! Vanja la guard negli occhi e sorrise. Il bulldog per te. Sasenka oltrepass a piedi il palazzo di Tauride poco dopo le tre del mattino, poi prese un tram sulla prospettiva Liteinyi. Sentiva il peso nel cappotto. Aveva in tasca il bulldog, una pistola Mauser, completamente carica, e una scatola piena di pallottole di riserva. Pass le dita sopra l'arma. L'acciaio raggelava. Il Partito l'aveva armata per la prima volta. A essere sincera, non aveva mai sparato sul serio. Era forse un'altra delle piccole prove di Mendel'? Ma cos'era la rivoluzione senza dinamite? Il Partito aveva bisogno di lei per liquidare un agente segreto? Cominci a pensare a Sagan. Sapeva che lui l'avrebbe cercata di nuovo. Chiam una slitta a un solo cavallo per raggiungere il karavansaraj in via Gogol', una cantina con alcove alla maniera turca, usata dagli studenti pi poveri, dai soldati e da alcuni operai. L'ingresso era quasi invisibile, ma, una volta entrata, Sasenka trov un corridoio che conduceva sotto la strada. Sent odore di sigarette, salsicce, vino rancido e super un tavolo di studenti in abiti logori, che ammutolirono al suo passaggio. In un'alcova buia sedeva un uomo con un vistoso cappuccio caucasico bianco bordato di pelliccia e un pastrano militare. Sollev un bicchiere di vino rosso. Ti stavo aspettando, compagna Volpe artica. Sono Hercules Satinov, disse il compagno georgiano, che aveva tradotto il suo vero nome, Satinadze, in russo. Seguimi, compagna. La condusse nei recessi profondi del locale, aprendo la porta di una cantina per la birra. L'aria era umida e fetida. Lui si accovacci per aprire una botola. Una scala a chiocciola di metallo scendeva nella stamperia. Si sentiva il ritmo sordo della stampatrice che girava, come un calabrone meccanico. Alcuni uomini, vestiti con bluse da contadino, impilavano dei giornali fatti alla bell'e meglio e li legavano con della corda rossa. L'ambiente puzzava di olio e carta bruciata. Satinov si abbass il vistoso cappuccio bianco. Sono appena tornato a Piter. Da Baku. I capelli folti e dritti, nero corvino, ricadevano lunghi sulla fronte. Era alto, dal fisico asciutto e muscoloso ed emanava un'energia pura e virile. Mi hai portato l'inchiostro? Sasenka gli allung il pacchetto. Piacere di conoscerti, compagna Volpe artica, disse lui, senza la minima traccia di scherno. Le prese la mano e la baci. Proprio un cavaliere georgiano! disse lei leggermente sulla difensiva. Sai anche ballare la lezginka e cantare Suliko? Nessuno balla meglio di me. Stasera potremmo cantare insieme qualche canzone e bere un bicchiere di vino... No, compagno, rifiut Sasenka. Non ho tempo per simili frivolezze. Nemmeno tu. Satinov non sembr risentito. Invece scoppi a ridere, alzando le mani in segno di sconfitta. Perdonami, compagna, ma

noi georgiani non abbiamo il cuore gelido come i russi! Buona fortuna! La accompagn verso un'altra uscita che sbucava in un cortile deserto dietro via Gogol'. In fondo allo stretto vicolo Sasenka controll di non essere pedinata, come le aveva insegnato Mendel'. Nessuno. Aspett. In strada non c'era anima viva. Improvvisamente, Sasenka speriment una specie di esaltazione da capogiro: aveva voglia di ridere, di danzare allegramente al solo pensiero del fascino tenebroso di quei cospiratori. Palitsyn, al reggimento della Guardia a cavallo, Satinov alla stamperia, giovani che provenivano da mondi differenti, ma uniti nella loro determinazione. Sentiva in fondo al cuore che questi personaggi erano il futuro, il suo futuro. La sua convinzione illuminava intensamente l'oscura durezza dell'esistere. C'era poco da stupirsi se uomini come Mendel' ne fossero dipendenti. Normalit? Responsabilit? Famiglia, matrimonio, soldi? Pens alla soddisfazione di suo padre nel ricevere l'ultimo contratto per una fornitura di duecentomila fucili, e a sua madre, disillusa e infelice. Quello significava essere morti, disse a se stessa, una vita cupa, desolata, come la morte. Pass sotto un'arcata per entrare in un altro cortile. Era un'altra regola di Mendel': evitare se possibile di entrare dai portoni principali di qualsiasi edificio e verificare sempre che ci fossero due uscite. In Russia, i portieri e gli uscieri oziavano in strada e tendevano a non sorvegliare i cortili. Sasenka si affrett verso la porta sul retro, la apr e balz su per le scale gelide e buie, con la debole luce dei lampioni esterni che la guid fino all'ultimo piano. Era gi stata prima in quel posto, ma il compagno che doveva incontrare era mancato all'appuntamento. Forse adesso sarebbe stato l. Apr la porta, e la richiuse alle spalle. L'appartamento era avvolto nell'oscurit, ma era cupo anche durante il giorno, una caverna di stracci asiatici, vecchie lampade al cherosene, trapunte e materassi. Inspir il familiare aroma di naftalina, pesce sotto sale e libri ingialliti: l viveva un intellettuale. And in cucina e controll il samovar come Mendel' le aveva insegnato: era freddo. Le pareti in camera da letto erano ricoperte da scaffali pieni di libri, sul pavimento c'erano pile di fascicoli dell'Apollo e di altre riviste culturali Eppure c'era qualcosa che non andava. Sasenka aveva il cuore in gola. Con estrema cautela bolscevica, si mosse in silenzio, i muscoli tesi lungo la spina dorsale, pronti a scattare come saette. Entr in soggiorno. Ud il secco strofinio di un fiammifero. Una lampada cherosene si accese. Salve! Credevo che non sareste mai venuta. Era una voce conosciuta, ma perch l'aveva sconvolta in quel modo? Non osate avvicinarvi a me, disse lei con un nodo alla gola. Aveva la Mauser. Sollevate la luce. Lui si illumin in viso. Avete comperato qualche bel vestito, Zemfira? Il capitano Sagan stava seduto in poltrona. Indossava un completo nero, che non gli donava, con un cravattino. Sul pavimento aveva gettato il cappotto di pelliccia. Che cosa ci fate qui? Era consapevole che la sua voce risuonava alta e leggermente stridula. Il vostro compagno non verr. L'abbiamo arrestato. Domani la Commissione speciale lo condanner a due anni di esilio in Siberia. Niente di grave. Cos, per non farvi sprecare la serata, sono venuto al suo posto. Lei scroll le spalle, cercando di rimanere calma. Allora? Questo covo non sar pi sicuro. Se non mi arrestate, vado a casa a dormire. Buonanotte. Fece per andarsene, ma ricord l'ordine di Mendel'. Doveva cercare di conoscere meglio Sagan. Inoltre, moriva dalla curiosit di sapere perch si trovava l. O troppo tardi per dormire? Credo di s, disse lui, tirandosi indietro i capelli con un gesto che improvvisamente lo fece sembrare pi giovane. Siete nottambula come un gufo? Al mattino sono pigra, ma di notte mi sento piena di vita. La cospirazione fa per me. E cosa mi dite di voi, capitano? Se io sono un gufo nottambulo, voi siete un pipistrello. Io vivo al limite. Come voi e vostro zio Mendel'.

Dormo cos poco che, quando torno a casa e vado a letto, faccio fatica a prendere sonno. Mi alzo e leggo poesie. Siamo fatti cos. Ci piace tanto al punto da farci cambiare abitudini, e non possiamo fare nient'altro. Noi cospiratori, Sasenka, siamo come i morti viventi. I vampiri. Ci nutriamo del sangue degli operai, voi di quello dei capitalisti, che a loro volta succhiano il sangue degli operai. Alquanto darwiniano. Lei scoppi a ridere e si sedette sul bordo di un letto in metallo, dove la luce della lampada sibilante tingeva il materasso di un color giallo seppia. Noi cospiratori? Noi non abbiamo niente in comune con voi faraoni della polizia. Noi abbiamo un programma scientifico, voi siete solo dei reazionari. Alla fine noi vinceremo. Voi sarete sconfitti. State scavando per noi la fossa degli sfruttatori. Il capitano Sagan ridacchi. Non vedo alcun segno di tutto ci. Per il momento, il vostro Partito ha poco di cui vantarsi, siete solo un manipolo di esaltati: l'intellettuale Mendel' Barmakid, un operaio di nome Sljapnikov, un ragazzo della borghesia che si chiama Scrjabin, nome di battaglia Molotov, qualche circolo operaio, alcuni facinorosi al fronte. Lenin all'estero, tutti gli altri in Siberia. Rimanete solo voi, Sasenka. Non possono esserci pi di mille bolscevichi esperti in tutta la Russia. Ma voi vi state divertendo un mondo, vero? Giocate a fare la rivoluzionaria. Vi state sbagliando, Sagan, disse lei infervorata. Le code davanti ai negozi sono sempre pi lunghe, il popolo sempre pi adirato e affamato. Vuole la pace e voi gli chiedete di morire per l'ultimo zar Nicola, Nicola il sanguinario, la traditrice tedesca Aleksandra e Rasputin il pervertito... Che voi conoscete grazie a vostra madre. Vediamo se indovino quello che pensate. I vostri genitori sono l'esatta definizione di ci che intendete per corruzione del sistema in Russia. Esatto. Le aspirazioni e i diritti degli operai e dei contadini sono completamente ignorati dall'attuale sistema. Vero. E sappiamo che i contadini hanno bisogno di cibo, ma anche di far valere i propri diritti contro i capitalisti. Devono possedere la terra, e desiderano disperatamente la pace. Il sogno di vostro padre, di un gruppo progressista che prenda il potere, troppo debole, troppo in ritardo. Abbiamo bisogno di un vero cambiamento. Se siete d'accordo con me su tutto, perch non siete un bolscevico? Perch credo che molto presto ci sar la rivoluzione. Lo credo anch'io, conferm Sasenka. Non vero. Come marxista, sapete che una rivoluzione socialista non ancora attuabile. Il proletariato russo non pronto. E' in questo che la pensiamo diversamente. Voi siete convinti che la rivoluzione bolscevica non ci sar. Sasenka sospir. Le nostre idee sono cos vicine. E' un peccato che non siamo d'accordo su questo. Rimasero in silenzio per un istante, poi Sagan pass a un altro argomento. Avete sentito il nuovo Majakovskij? Potreste recitarlo? Ci provo: Voi che vi trascinate di orgia in orgia voi che pensate a come meglio abbuffarvi... A voi dare la vita per il vostro piacere? Io, piuttosto, alle puttane in un bar offrir succo d'ananas!* Declamate divinamente, mademoiselle Zejtlina. I miei complimenti! Nel nostro Paese la poesia pi potente degli obici. Avete ragione. Dovremmo dedicarci di pi alla poesia e meno alle impiccagioni.

Lei lo fiss intensamente, con l'assoluta consapevolezza che entrambi stavano rischiando la vita in quello che Mendel' chiamava il Gioco dei superlativi. Teneva la mano sul calcio gelido della Mauser. Qualche settimana prima, Mendel' aveva organizzato per lei una spedizione fuori citt, nelle foreste di betulle, per insegnarle a sparare: aveva imparato subito ed erano molti di pi i bersagli che aveva colpito di quelli che aveva mancato. Se il Partito le avesse ordinato di uccidere Sagan, lei avrebbe eseguito. Che cosa avete in mano? La sensazione della pistola sotto i polpastrelli le faceva battere forte il cuore. Ud la propria voce e le parve quella di un'altra persona, non la sua. Era pi strana, pi profonda, sorprendentemente calma. Arrestatemi pure, se volete. Poi mi farete perquisire da una poliziotta delle vostre, mostruosa come Medusa. C' una sola grande differenza tra voi e me, Sasenka. Io credo che la vita umana sia sacra. Voi credete nel terrorismo. Perch i vostri compagni hanno bisogno di uccidere? Mi domando se nella loro mentalit esista qualcosa che li renda adatti a questi principii. Sono pazzi o criminali? Lei si alz di nuovo in piedi. Avete una casa dove andare, capitano? Siete sposato? S. Figli? Non ancora. Nota: * A voi.', traduzione italiana di Maria Roncali Doria, in Vladimir Majakovskij, Poesie, Roma, Milano, Newton Compton 1973. Siete felice? Sasenka si strofin gli occhi, ormai stanchi. Esistono matrimoni felici? rispose lui. Mi dispiace per voi, ribatt lei. Io non mi sposer mai. Buonanotte. Una cosa, Zemfira: credete che ci sia un qualsiasi altro posto in cui vorrei essere piuttosto che qui? Sasenka aggrott la fronte. Questo non un complimento. Sospetto che la maggior parte degli uomini non voglia andare a casa. Soprattutto se sono vampiri come voi e io. Siamo armati tutti e due, pens quasi delirante. Stanotte potremmo morire entrambi. Di nuovo fuori, Sasenka cammin lungo le vie, con il nevischio che le accarezzava il viso e le ciglia. Sagan era davvero uno strano tipo di gendarme, riflett. Lei lo teneva sulla corda, voleva farlo uscire allo scoperto. Era pi vecchio di lei, molto di pi, e aveva reclutato molti agenti che facevano il doppio gioco, ma il suo autocompiacimento, la fiducia che nutriva nei suoi stratagemmi erano il suo tallone d'Achille. In qualche modo, lei lo avrebbe spezzato e consegnato al Partito su un vassoio, come la testa di Giovanni Battista. In lontananza, un treno pass fischiando nella notte. Il fumo nero delle fabbriche circondava la luna d'argento. Era quasi l'alba: il cielo si tingeva di rosa, la neve di un viola intenso. Una slitta si avvicin con il suo trotto ovattato, e lei la chiam con un cenno. Sentiva il bulldog in tasca, era talmente freddo da bruciarle le dita. Il prezzo dell'avena aumentato ancora, disse il cocchiere, tirandosi la barba arruffata, mentre trottavano verso la casa di Zejtlin sulla Bol'saja Morskaja. CAPITOLO 21. Zejtlin buss alla porta del boudoir di Ariadna ed entr senza attendere risposta. Era mezzogiorno, ma lei era ancora a letto. Indossava una

camicia da notte di seta con dei fiocchi blu che mettevano in risalto la pelle candida delle spalle, segnata dai lividi. La stanza odorava di caff e tuberosa. Leonid le aveva gi portato la colazione, e su un tavolino di fianco al letto c'era il vassoio di legno dipinto, con i piatti sporchi e i bicchieri vuoti. Luda, la cameriera, stava preparando gli abiti per la giornata, uno per il pranzo, uno per far visita alle amiche, uno per l'ora del drink, infine uno per la cena. Quattro completi, not Zejtlin. Erano davvero necessari cos tanti vestiti? Questo va bene per il t, baronessa? Luda apparve dal boudoir portando un abito in crpe de Chine. Oh, barone! Buongiorno, salut con un inchino. Lasciaci soli, Luda. S, barone. Siediti, Samuil, disse Ariadna stiracchiandosi. Zejtlin era certo che lei stesse provando piacere nel mostrargli il suo corpo. Che cosa c'? E' crollata la Borsa? A te importa soltanto questo, non vero? Io resister. Si accorse che stava stringendo il sigaro tra i denti. Lei s'irrigid. Che cosa successo? Di solito ti siedi. Vuoi che ti faccia portare un caff? Allung la mano per suonare la campanella, ma fu distratta dalla morbidezza del proprio braccio, che strofin con le labbra. No, grazie. Come vuoi. Mi sono cos divertita ieri sera. Ho visto di nuovo il Vecchio. Mi ha detto cose talmente affascinanti, Samuil. Tutti parlavano del nuovo primo ministro. Samuil? Io voglio il divorzio, Ariadna. Ecco, l'aveva detto. Ci fu un lungo silenzio, poi Zejtlin la vide rendersi conto delle sue parole. Ariadna scosse il capo, poi sollev una mano come per cercare di dire qualcosa. Tu? Ma perch? Abbiamo vissuto cos per anni. Non sei un uomo geloso. Hai troppa... troppa fiducia in te stesso per esserlo. Di sicuro stai scherzando, vero Samuil? Siamo stati sposati diciotto anni. Perch adesso? Zejtlin aspir una boccata di fumo dal sigaro, cercando di mostrarsi calmo e razionale. E' solo che... mi sono stancato. Ti sei stancato? Vuoi divorziare perch ti sei stancato di me? Avrai un generoso indennizzo. Non cambier niente. Andrai semplicemente ad abitare in un'altra casa. E' cos traumatico? Non puoi! Lui aveva fatto per andarsene, ma lei era balzata dal letto e si era gettata per terra ai suoi piedi, strappandogli il sigaro di mano. Zejtlin si chin per raccoglierlo e lei si aggrapp a lui con tale forza da farlo cadere di fianco. Ariadna cominci a piangere, lo sguardo sconvolto, le pupille rovesciate. Lui cerc di divincolarsi, ma nel trambusto le strapp la camicia da notte, scoprendole il seno. Lei continuava a trattenerlo cos forte che i bottoni di diamante dello sparato rigido saltarono via rotolando sul pavimento. Rimasero distesi, fianco a fianco, respirando con affanno. Lui la guard e not i lunghi capezzoli scuri fare capolino dalle trecce folte. Sembrava una danzatrice gitana. Era cos che dovevano vederla i suoi amanti, pens, meravigliandosi della sua lasciva mancanza di inibizioni. Come sono strani gli esseri umani, riflett. Il giorno oscurit, la notte luce. Nel corso degli anni, se di giorno erano diventati come due estranei, di notte condividevano ancora una grande passione. Durante il giorno, lei lo infastidiva o addirittura lo disgustava, ma poi, nel cuore della notte, andava da lui, l'alito guastato dallo champagne di qualche ora prima e dal brandy bevuto da poco, il profumo della sera precedente, l'odore del sigaro di altri uomini, e gli sussurrava avventure di un'oscenit sconvolgente. Bisbigliava nel gergo polacco dei contadini e nell'yiddish dei bassifondi, la lingua che parlavano quando si erano conosciuti alla corte di suo padre, il rabbino di Turbin, in quel villaggio ebraico vicino a Lublino. Che cose gli raccontava, che visioni deliziose! Desideri e imprese quasi incredibili per una signora rispettabile! Una notte, un amante l'aveva condotta ai Giardini d'estate, un posto di cani e donne di strada... lei non gli risparmiava i dettagli. In preda a una

febbrile eccitazione, lui si lanciava in prestazioni erotiche degne di un atleta, lui, il pi morigerato degli uomini, che considerava la passione qualcosa di pericoloso. Ma, al mattino, lui si svegliava sporco e pieno di rimorsi, come se avesse passato la notte con una prostituta in una squallida stanza, rendendosi ridicolo. Invece era stato con sua moglie! Non sono ancora stupenda? chiese lei, profumata di mandorla e tuberosa. Come puoi rinunciare a tutto questo} Facciamo l'amore. Avanti, mettimi gi. Lo sai che ne hai voglia. Ma sei cos freddo. Non c' da stupirsi se io sono tanto infelice. Hai scherzato sul divorzio, vero? Samuil? Cominci a ridere, gettando indietro la testa. Rideva con una voce rauca che saliva dal ventre. Lui percep il calore che irradiava dalla sua pelle, intenso come carbone ardente, la sua eccitazione contagiosa. Lei gli prese la mano e la spinse tra le cosce, poi indic lo specchio. Guardaci! Guardaci Samojlo! Che bella coppia! Come quando ci siamo conosciuti. Ti ricordi? Dicevi che non avevi mai incontrato una ragazza come me. Che cosa dicevi? 'Sei come i cavalli selvaggi.' Samuil aveva voluto dire tutt'altra cosa, si era chiesto persino se lei non fosse troppo imprevedibile per sposarla. Si alz in piedi, non senza difficolt, sistemandosi i vestiti. Siamo diventati ridicoli, Ariadna. I domestici avevano parlato: Pantameilion l'aveva detto a Leonid, che era angosciato perch non sapeva come raccontare al padrone che Sasenka aveva soccorso sua madre, ubriaca in strada. Il maggiordomo aveva mandato Sifra, la vecchia governante di Zejtlin, a dargli la sgradevole notizia. Zejtlin non aveva reagito, si era semplicemente limitato a ringraziare la donna con gentilezza, baciandole la mano solcata di vene bluastre e indicandole di nuovo la PORTA. Gli storici, pens Zejtlin, cercano di trovare un'unica spiegazione agli eventi, ma in realt le cose accadono per molte ragioni, non una sola. Accendendosi il sigaro Montecristo, rifletteva sull'arresto di Sasenka, sul fatto che la signora Lewis fosse convinta che lui non conoscesse minimamente sua figlia, sulla sgradita presenza di Rasputin nella sua vita, che in un modo o nell'altro era peggiore degli amanti di Ariadna. Mentre Gideon, il suo incontenibile fratello, perseguiva il proprio piacere in modo sconsiderato perch potrei schiattare da un momento all'altro e finire dritto all'inferno, Zejtlin aveva sempre creduto che una tranquilla disciplina avrebbe assicurato una lunga vita. Poi, la notte precedente, era stato visitato da sogni di morte improvvisa, incidenti ferroviari, ferite d'arma da fuoco, scontri tra automobili, incendi di case, slitte rovesciate, rivoluzione, sangue sulla neve, lui stesso disteso sul letto di morte, ucciso dalla tubercolosi intestinale e dall'angina pectoris, con Sasenka in lacrime al suo fianco, per accorgersi infine di presentarsi a mani vuote alle porte del cielo. All'alba si era recato da Sifra nella dispensa, ma la vecchia strega, accovacciata sulla poltrona come un ragno traslucido, i suoi sogni li conosceva gi. Nella tua vita hai bisogno anche dell'amore, gli aveva detto. Non vivere sempre solo per il futuro. Potrebbe non esserci un futuro. Chi sa che cosa c' scritto nel Libro della vita? Zejtlin odiava il cambiamento e temeva che il suo mondo venisse scosso dalle fondamenta. Ma qualcosa stava mutando nella Catena dell'essere e lui non poteva impedirlo. Pur sapendo di non agire per il meglio, in una sorta di trance che credeva rivelasse la presenza del Fato, era andato nella stanza di Ariadna. Guard sua moglie, ancora sdraiata sul pavimento, un groviglio di gambe e braccia nude. C' un'altra donna? chiese lei. Ti sei innamorato di una qualche ballerina del Mariinskij? Di una sgualdrina gitana dell'Orso? Se cos, non m'importa. Vedi, stupido, freddo egoista, non

m'importa affatto! Io ho intenzione di diventare buona come una suora. Il Vecchio mi sta insegnando il radioso cammino della redenzione. Abbiamo un altro appuntamento la settimana prossima, il 16 dicembre. Solo Rasputin e io. 'Ti educher, dolce Ape, mi dice. 'Hai molto peccato, trasudi l'oscurit di Satana. Ora ti insegner amore e redenzione.' Questo ci che ha detto alla sua dolce Ape. E' gentile con me. Mi ascolta per ore, anche quando ha l'anticamera piena di postulanti, generali, contesse... Zejtlin riagganci i bottoni della camicia e riannod la cravatta. Io voglio vivere una vita normale, disse lui a bassa voce. Non sono pi tanto giovane e potrei morire in qualsiasi momento. E' cos strano? Flek sistemer tutto. Con una muta tristezza e la paura del futuro, lasci la stanza chiudendo la porta alle sue spalle. CAPITOLO 22. Quel pomeriggio, sul grande schermo luminoso del cinema Piccadilly, sulla prospettiva Nevskij, proiettavano il film II suo cuore un giocattolo tra le mani di lui. Sasenka era in ritardo e perse l'inizio, ma come sollev il viso sullo schermo e accese una sigaretta dedusse subito che il gentiluomo in questione fosse presumibilmente un affascinante dandy (in realt, sembrava un manichino imbalsamato), che indossava frac e cravatta bianca su una spiaggia, mentre la donna, con un abito da sera rosso-pastello, guardava un mare di onde azzurro-pastello. Sul palcoscenico, un quartetto di studenti del Conservatorio suonava una musica scelta per rappresentare la brezza marina. Il cuore della donna era stato strapazzato a sufficienza, e lei cominciava a immergersi nell'oceano. Un uomo grasso con il frac corse sul palco e inizi a girare una ruota su un marchingegno di ottone. Il quartetto smise di suonare e la macchina produsse un rumore che assomigliava allo sciabordio e al fruscio delle onde. Nel buio del cinema Piccadilly mezzo pieno, l'aria era satura di elettricit, e il fumo delle sigarette formava spirali argentee contro il fascio di luce che proiettava le immagini. Un soldato di origine contadina, seduto accanto alla fidanzata, comment ad alta voce: E' nell'acqua! Sta entrando in mare. Una coppia in fondo alla sala si baciava appassionatamente, probabilmente erano entrambi sposati e non potevano permettersi una camera d'albergo. Un ubriaco russava. Ma la maggior parte dei presenti fissava le immagini con rapito stupore. Sasenka aveva appena consegnato un messaggio di Mendel' a Satinov, il compagno georgiano con il cappuccio, e adesso aveva un'ora libera, prima di incontrare il compagno Vanja su a Vyborg. Poi sarebbe rientrata a casa per la cena, come al solito. I caratteri ornati della parola Fine apparvero su uno sfondo nero prima dell'annuncio di un nuovo spettacolo: La pelle della sua gola era di alabastro. Sasenka sbuff. Pensate che sia una stupidaggine? domand una voce al suo fianco. Dov' il vostro senso del romanticismo? Romanticismo? Siete voi il cinico che deride, disse lei. Era Sagan. Credete che conquisteremo la Russia con lo schermo argentato? Noi dipingeremo il mondo di rosso. Pensavo che dormiste durante il giorno. Dall'arresto di Sasenka, si incontravano ogni due o tre giorni, spesso nel cuore della notte. Lei riferiva a Mendel' ogni dettaglio. Abbi pazienza, le diceva, continua a fingere. Un giorno ti proporr qualcosa. Crede di potermi irretire con la passione intellettuale che condividiamo. Lasciaglielo credere. Anche quelli dell'Ochrana sono

umani e commetteranno errori umani. Fai in modo di piacergli. Lei non sapeva mai quando avrebbe visto l'agente segreto. Nelle loro conversazioni sulla poesia, sui romanzi e sull'ideologia, lui aveva posto domande sul Partito, aveva chiesto se Mendel' fosse ancora in citt, voleva sapere chi era il nuovo compagno caucasico, dove viveva Molotov. E lei rispondeva ponendo domande, come Mendel' le aveva spiegato, chiedeva quali incursioni avevano pianificato, chi dovevano arrestare, se nel Comitato c'era qualche agente infiltrato. Sullo schermo avevano cominciato a scorrere le immagini del nuovo film. Il quartetto d'archi suonava una travolgente melodia. Non sono qui per questo, disse il capitano Sagan improvvisamente serio. C' una troika che mi aspetta fuori. Dovete venire con me. Perch dovrei? Mi state arrestando di nuovo? No, vostra madre nei guai. Sto solo facendo un favore a voi e alla vostra famiglia. Vi spiegher tutto durante il viaggio. Salirono sulla troika, si sedettero avvolti nelle pellicce, coprendosi le gambe con la pelle d'orso, mentre la slitta correva sul ghiaccio con quel suo fruscio effervescente che dava l'impressione del volo. Le strade erano gi immerse nel buio, ma le luci elettriche splendevano. Gli slittini finlandesi, decorati di nastri e campanelli tintinnanti, con studenti che strillavano a bordo, correvano per le vie formando solchi nella neve. La penuria di cibo era dilagante, i prezzi aumentavano e Sasenka scorse una lunga coda di operaie che premeva fuori da una panetteria. Tanto peggio tanto meglio, pens gioiosa. Le sirene delle fabbriche di Vyborg fischiavano. La neve, bianca cos di rado, riluceva di un arancione acceso. Mi state portando a casa? Sagan scosse il capo. No, andiamo a casa di Rasputin. E' scomparso. Morto, credo. Dunque? Peccato per noi: ha fatto pi proseliti lui del Manifesto comunista. A questo proposito, Zemfira, abbiamo un'opinione divergente. Per noi una benedizione del cielo. Il corpo deve essere sotto il ghiaccio, da qualche parte. Lo troveremo. L'imperatrice sconvolta. Rasputin non mai tornato a casa dopo una festa a palazzo Jusupov. Il giovane Feliks, il travestito principe Jusupov, ci dentro fino al collo, ma sposato con una granduchessa. E mia madre? Vostra madre stava aspettando Rasputin nel suo appartamento. Dopo l'altra notte, pensavo che voi poteste essere d'aiuto per... Poliziotti in uniforme grigia, con il collo di pelliccia d'agnello, stavano di guardia al portone del 64 di via Gorochovaja. Giovani trasandati che indossavano cappotti da studente, muniti di taccuini e di ingombranti macchine fotografiche, cercavano di convincere gli agenti a farli entrare; Sasenka e il capitano Sagan furono lasciati passare immediatamente. I gendarmi, nelle loro belle uniformi blu scuro con i bottoni argentati, si riparavano dal freddo nel cortile. Sasenka not che, nonostante fosse vestito in borghese, a Sagan fecero il saluto militare. In cima alle scale, le camicie con lo sparato, gli abiti di taglio sartoriale e le eleganti scarpe bicolori facevano balzare all'occhio i funzionari municipali dell'Ochrana, che si distinguevano dagli investigatori della squadra omicidi della polizia, con la barba brizzolata, il naso rosso e le scarpe sporche. I funzionari dell'Ochrana salutarono Sagan e lo aggiornarono nel loro gergo in codice che a Sasenka ricordava quello dei bolscevichi. Forse le organizzazioni segrete erano tutte uguali, pens. E' venuta a prendere sua madre, annunci Sagan ai colleghi, prendendola per un polso. Lei decise di non ritrarsi. Vai su, ma sbrigati, gli disse uno dei colleghi dell'Ochrana. Il direttore ha quasi finito. Il ministro andato a riferire a Sua Maest imperiale a

Tsarskoe Selo, ma sar qui a momenti. Mentre si avvicinavano all'appartamento, Sasenka ud qualcuno che singhiozzava. Erano gemiti sguaiati e senza ritegno, come quelli che erano soliti fare i contadini per esprimere dolore. Pens alle sirene delle incursioni aeree, poi a quella volta in cui aveva visto un cane con le zampe tagliate via da un'automobile. Entr nell'anticamera. A sinistra c'era una cucina in cui fumava un samovar e pi in l un tavolo disseminato di pellicce e sciarpe di seta. A destra c'era il soggiorno principale con un tavolo al centro, su cui era posato il bicchiere mezzo pieno di Madeira del Vecchio. In tutto l'ambiente si percepiva lo stesso identico odore che Sasenka rammentava di avere sentito nelle baracche dei contadini delle propriet di Zejtlin, nella campagna ucraina; tuttavia, nell'appartamento, oltre all'olezzo di cavoli bolliti, aleggiava anche una nota di profumo parigino. Tutto dava l'impressione di essere fuori luogo, pens. Quella casa sembrava una via di mezzo tra un'izba di contadini, un ufficio del governo e l'abitazione di una famiglia borghese. Ma pi di ogni altra cosa dava l'idea di essere un covo di zingari dediti ai furti. Improvvisamente, ci fu un concitato viavai alle loro spalle e un generale dei gendarmi entr nel soggiorno circondato dal suo entourage. Sagan si precipit fuori, salut, confer e ritorn. Hanno trovato il corpo. Nella Neva. E' lui. Si fece il segno della croce, poi parl pi forte. Va bene. Adesso dobbiamo portarla a casa. E' qui da ieri sera. I lamenti divennero pi forti e acuti. Sagan apr la porta a due battenti che dava su una stanzetta buia con tappeti scarlatti, cuscini, e un grande divano. Gli strilli erano talmente bestiali, le figure nella stanza cos difficili da identificare, che Sasenka indietreggi, ma Sagan la afferr per la vita e la prese di nuovo per mano. Lei si sent grata, ma soprattutto scioccata. Macchie di sangue le balenavano davanti agli occhi, mentre la vista cercava di adattarsi all'oscurit. E' qui dentro. Sarebbe meglio portarla via prima che entrino i giornalisti. C' un'auto che vi aspetta qui sotto. Andate. Non abbiate paura, disse Sagan dolcemente. E' solo rumore. Dapprima fu difficile vedere a quali corpi corrispondessero gambe e braccia. Alcune donne, aggrovigliate l'una all'altra, rannicchiate sul pavimento, si dondolavano insieme, singhiozzando istericamente e ululando come delle asiatiche. Tra loro, Sasenka scorse sua madre. Scuoteva la testa in modo convulso, lo sguardo perso nel vuoto; la bocca, una fessura scarlatta che strillava. Dove sono? url la madre, a voce alta, rauca per il pianto. Chi sei? L dentro l'aria era un brodo di sudore freddo e saponi costosi. Sasenka si chin e cerc di raggiungere Ariadna, ma sua madre rotol via. No! No! Dov' Grigorij? Arriver, lo so. Sasenka, in ginocchio, tent di trattenere la madre, ma anche questa volta Ariadna le scivol dalle dita, con una risata da demente. Una grassona a carponi si mise a urlare a squarciagola. Sasenka sent un repentino bisogno di alzarsi e fuggire, eppure si trattava di sua madre, e in quel momento si rese conto, se non l'aveva mai capito prima, che Ariadna non era solo una cattiva madre, ma era malata, quasi demente. Una giovane contadina dai capelli neri, alta e robusta come una giovenca, con una peluria scura sopra le labbra e le sopracciglia unite, colp Sasenka, sbraitando insulti. Sasenka reag, ma l'energumena, con il contorno della bocca impastato di bianco, le affond i denti nel braccio. Sasenka lanci un urlo di dolore e scaravent di lato la contadina, che, come le spieg pi tardi Sagan, era la figlia di Rasputin. Finalmente raggiunse la madre, l'afferr per un braccio e per una gamba e la trascin via dalla mischia. Le altre donne cercarono di fermarla, ma Sagan le respinse con l'aiuto di un poliziotto. La creatura che era stata sua madre giaceva ai suoi piedi, tremante e singhiozzante,

davanti allo sguardo gelido di Sagan e dell'agente, che stavano discutendo sul ritrovamento del cadavere di Rasputin e su chi potesse essere l'assassino. L'avambraccio, su cui erano ancora visibili i segni lasciati dai denti della donna che l'aveva assalita, le faceva male. Not che Ariadna era vestita con un semplice abito a fiori, diverso da tutti quelli che le aveva visto addosso fino ad allora, e cap che voleva presentarsi al Vecchio Grigorij come una povera supplicante. Sasenka le si accovacci vicina, le mani serrate. Avrebbe anche voluto piangere. Sagan le pos una mano sulla spalla. Riprendetevi, mademoiselle Zejtlina. Dovete portarla fuori di qui ora, disse Sagan, indossando la bombetta. Vi aiuter io. Sasenka e Sagan presero Ariadna per le braccia e la trascinarono alla porta. Sul pianerottolo, Ariadna ricominci a gridare. Grigorij, Grigorij, dove sei? Abbiamo bisogno di te per rasserenare le nostre anime e perdonare i nostri peccati! Grigorij! Devo aspettarlo! Lui torner da me... Lott per liberarsi dalla presa, graffiando e scalciando, cercava di divincolarsi per tornare nell'appartamento, ma, con un gesto rapido, Sagan la afferr. Signori, abbiamo bisogno di una mano! disse rivolgendosi ai due agenti della polizia municipale di guardia alla porta. Uno di loro prese il posto di Sasenka al fianco sinistro di Ariadna; Sagan la teneva per il braccio destro. L'altro poliziotto si cal il cappello sulla testa e con un movimento fluido afferr Ariadna per i piedi. I tre uomini la trasportarono gi per le scale, il vestito le sal, rivelando le smagliature delle calze e le gambe nude. Sasenka distolse lo sguardo e cammin davanti, inorridita, eppure grata per il loro aiuto. Attraversando il cortile, sentiva gli sguardi dei poliziotti puntati addosso; sperava che non sapessero che quella sciagurata era sua madre. Piet e vergogna la inghiottivano. Un'auto con un sergente dei gendarmi al volante stava varcando l'arcata dell'ingresso in retromarcia per entrare nel cortile. Fatela salire a bordo, disse Sagan senza fiato. Un altro gendarme apr la portiera posteriore e aiut a far accomodare Ariadna nell'abitacolo. Portatela a casa, Sasenka. Sagan sbatt la portiera. Buona fortuna. Si chin verso l'autista. Grazie, sergente. Bol'saja Morskaja, fate presto! Sagan colp il tetto dell'auto. Sasenka era sola con sua madre e quel momento la riport indietro nel tempo, agli anni che seguirono la Rivoluzione del 1905. Ricordava soltanto i cosacchi a cavallo, la folla disordinata e furiosa e il viaggio verso occidente, fuori dalla Russia, dove Zejtlin le aveva mandate. Avevano attraversato l'Europa in un vagone ferroviario privato. Ariadna, sempre ubriaca anche allora, indossava un abito di broccato scarlatto, riceveva gli ammiratori al Grand hotel Pupp di Carlsbad, al Carlton di Nizza, al Claridge di Londra, sempre accompagnata da qualche nuovo zio. C'era un inglese dalle guance rosee, un ufficiale delle Guardie con la corazza dorata e il colbacco nero in pelliccia d'orso; un agile diplomatico spagnolo con il frac; e il barone Mandro, che Sasenka conosceva come la Lucertola, un anziano ebreo galiziano con un occhio bendato, guance rubizze e mani pelose come scarafaggi che una volta le avevano palpeggiato il sedere. Quando lei l'aveva morso - sentiva ancora il sapore metallico del suo sangue sulla lingua -, Ariadna le aveva dato uno schiaffo. Esci di qui, cattiva bambina! E Sasenka era stata trascinata fuori dalla stanza, mentre urlava e si ribellava. E adesso, a distanza di dieci anni, era Ariadna a essere portata via, mentre scalciava e sbraitava. Sasenka sbirci dal finestrino. Aveva un gran desiderio di essere per le strade, nelle fabbriche e nei covi insieme ai compagni, lontano da quel caos familiare. I ristoranti e i night-club erano pieni di gente. Un gruppo di prostitute oltrepass Sant'Isacco, verso l'Astoria. Erano agghindate in modo talmente vistoso - oro, scarlatto, e cuoio lucido -, che attraverso la neve e il buio sembravano

un reggimento della Guardia a cavallo. San Pietroburgo era in fermento. Le poste in gioco al poker non erano mai state cos alte, non si era mai vista tanta gente in giro a divertirsi, tante limousine parcheggiate davanti all'Astoria... Era l'ultima mazurka? Con la testa di Ariadna abbandonata sulla spalla, Sasenka sent pi che mai di essere marxista e bolscevica e di non avere pi nulla a che fare con i suoi genitori. CAPITOLO 23. La vostra ospite gi qui, mon baron. Zejtlin aveva chiesto a una donna di incontrarlo da Donan, al 24 sulla Mojka. Alla sera, il ristorante era affollato di ministri, ricconi, membri della corte, affaristi e probabilmente spie, ma durante il giorno si riunivano nel foyer e nel caff dell'hotel Europa. Nel pomeriggio il Donan era deserto, per questo Zejtlin utilizzava spesso le sue stanze private per incontri in assoluta discrezione: era l, nella sua saletta da pranzo privata, conosciuta come kabinet del barone, che lui aveva parlato con il ministro della Guerra nell'agosto del 1914, per concludere l'accordo della fornitura dei calci di fucile per l'esercito. Quella mattina aveva chiamato Jean-Antoine, il maitre. Nato a Marsiglia, Jean-Antoine era famoso per la sua discrezione, per la sua abilit a ricordare tutte le persone conosciute e per il suo tatto nel gestire le situazioni pi scabrose. Mais d'accord, mon baron, rispondeva Jean-Antoine. Il vostro kabinet pronto. Champagne ghiacciato? I vostri crostacei preferiti? O solo t inglese, pasticcini inglesi e scotch whisky? Solo il t. Mander a prenderlo all'English Shop immediatamente. Di solito, Zejtlin si spostava con l'automobile, ma quel pomeriggio aveva indossato il suo colbacco con il paraorecchie, il cappotto nero con il collo di castoro e le galosce di valenki sopra le scarpe grigie di vernice di Lobb, Londra, aveva preso il bastone con la testa di lupo in argento ed era uscito di casa da solo, senza dare nell'occhio. Zejtlin amava muoversi in incognito, per le vie buie, senza autista o portaborse. Non nevicava, ma dappertutto il ghiaccio si stava di nuovo trasformando in una gelida coltre adamantina. Le fratture e le fessure sulla superficie congelata della Neva si saldavano quasi percettibilmente, formando una lastra grigia. Nelle strade si accendevano i lampioni a gas e i tram sferragliavano sulle rotaie. Ud alle sue spalle un fragore di risate e uno scampanellio. Una slitta stipata di studenti, che si tenevano stretti per non cadere, sfrecci dietro di lui e spar. Al giorno d'oggi, pens Zejtlin, i giovani fanno quel diavolo che vogliono. Non avevano valori, n disciplina. Lui era forse pi felice adesso che era ricco? Con quella pazza di sua moglie! E poi c'era l'adorata Sasenka, un enigma anche per lui, suo padre. Le voleva bene e desiderava proteggerla. Eppure lei non sembrava avere a cuore la sua famiglia. Era quasi un'estranea, e a volte pensava che lo disprezzasse. Avrebbe voluto piangere liberamente come un bambino. Come un vecchio che ricorda una canzone della scuola, si era ritrovato a canticchiare il Kol Nidre, una melodia della sua infanzia, che raccontava di un mondo ormai svanito. Allora l'aveva odiata, ma adesso si domandava: se fosse quello il modo giusto? Fece una capatina da Egorov, la banja con le pareti gotiche in mogano e le vetrate colorate, dove un inserviente in casacca bianca e calzoni neri lo fece accomodare in una cabina. Si spogli completamente nudo. Entr in una vasca ghiacciata e pass sotto il ponticello di ferro, ricoperto di fogliame lussureggiante, che formava un arco sopra l'acqua. Poi rimase un po' di tempo nel bagno turco, disteso su una panca di granito. Alcuni uomini nudi, le teste calve e le natiche curiosamente simili per la pelle rosa e lucida, si facevano strofinare con dei rametti di betulla. Zejtlin

rimase sdraiato, ignorando tutti, immerso nei suoi pensieri. Se fossi certo della Sua esistenza, pregherei Dio, disse tra s, ma, se esiste davvero, noi siamo soltanto vermi nella polvere per Lui. La mia religione il successo. Sono io l'artefice del mio destino. Eppure in cuor suo Zejtlin credeva che l fuori ci fosse qualcosa di pi grande dell'umanit. Dietro il fumo dei sigari, le camicie inamidate, i frac, i pantaloni in gessato e le ghette, era ancora un ebreo, suo malgrado, credente in Dio. Aveva studiato al cheder, la scuola ebraica, imparando lo Shulchan Aruch, le regole di vita, il Pentateuco, i cinque libri della Bibbia che formavano la Torah, la Legge ebraica e la pedante, saggia, arcaica poesia del Talmud e del Mishnah. Dopo circa un'ora si rivest, cospargendosi di colonia, e torn a piedi verso la prospettiva Nevskij. La vetrina, alta e scintillante, di Faberg brillava nell'oscurit. Buonasera, barin! Saltate su! Vi do un passaggio! grid il cocchiere di una slitta finlandese, schioccando la frusta per rallentare i pony dalle gambe tozze, mentre i campanelli tintinnavano festosamente. Zejtlin fece cenno al cocchiere di allontanarsi e continu a camminare con le ali ai piedi. Per decenni sono stato al sicuro, ma prigioniero, pens. Sto tornando alla vita dopo una lunga ibernazione. Recuperer il rapporto con mia figlia, le dimostrer che le voglio bene, mi interesser a lei, ai suoi studi e al suo futuro. Non mai troppo tardi, mai troppo tardi, vero? Da Donan, lo accolse Jean-Antoine. Zejtlin si sfil il cappotto, il cappello e le galosce. Era impaziente di salutare la sua ospite. Nel ventre scarlatto del suo kabinet privato, c'era Lala ad attenderlo. Indossava un castigato abito da pomeriggio, in shantung a fiori color malva. All'arrivo di Zejtlin, la governante si alz in piedi, un'espressione interrogativa sul viso grazioso a forma di cuore. Barone! Che cosa c' di tanto urgente? Non dite nulla, rispose lui. Prese le mani tra le sue. Sediamoci. Perch proprio qui? Ve lo spiegher. Bussarono alla porta ed entrarono i camerieri con il t, i pasticcini alla frutta, i muffin con la marmellata di fragole, la panna fresca e due bicchierini di ambra. Lala si alz per servire, ma lui la ferm e aspett che i camerieri finissero di versare il t e chiudessero la porta. Un brandy? disse. Per entrambi. Che cosa significa? domand lei. Mi preoccupate. Non sembrate pi voi. Perch mi offrite del cognac? E' il migliore. Courvoisier. Provatelo. Si studiarono reciprocamente con ansia. Zejtlin sapeva di apparire invecchiato, di avere il viso segnato dalle rughe e nuove sfumature di grigio sulle tempie. Le continue riunioni di lavoro l'avevano stremato, e la sua caratteristica affabilit era stata prosciugata da colonne di cifre. Tutti si aspettavano troppo da lui, i suoi obblighi sembravano senza fine. Persino i profitti delle sue imprese lo opprimevano. Anche Lala sembrava pi vecchia, pens lui all'improvviso. Le guance erano appesantite, la pelle rovinata dagli inverni. La paura del futuro e la solitudine, le segrete delusioni l'avevano resa un po' pi vecchia della sua et. Vergognandosi di quei pensieri, lui esit, mentre la fiamma nel caminetto si ravvivava, dipingendo i loro volti di un bagliore arancione. Lei sorseggi il cognac. Lentamente, il fuoco li riscald. Lala si alz. Non mi piace il cognac. Brucia in gola. E' meglio che vada. Questo posto mi mette a disagio. Non rispettabile... Siamo da Donan! Appunto, ribatt lei. Ho letto sui giornali che qui... Era inutile. Lui non riusc pi a trattenersi. Si gett ai suoi piedi e affond il viso nel suo grembo, inondando di lacrime il vestito di

shantung. Cosa c' che non va? Per l'amor del cielo, che cosa vi succede? Lui le prese le mani. Lei cerc di respingerlo, ma, in qualche modo, la sua naturale propensione alla gentilezza prevalse sull'abitudine alla prudenza. Gli accarezz i capelli, delicatamente, e lui riusc a sentire le sue mani, morbide e calde come quelle di una bambina. Si alz in piedi e la prese tra le braccia. Che cosa sto facendo? si chiese. Sono diventato pazzo? Mio Dio, le labbra sfuggono al controllo. Proprio come il magnesio brucia a contatto con l'ossigeno, cos pelle contro pelle scatena una sorta di reazione chimica. La baci. Lei sospir piano. Zejtlin sapeva che era un'accanita dispensatrice d'affetto, ma non ne voleva forse un po' anche per se stessa? Poi accadde qualcosa di magico. Lui la baci ancora e, improvvisamente, lei ricambi il bacio, con gli occhi chiusi. Le sue mani corsero lungo il corpo di lei. L'abito semplice, le calze a buon mercato, il banale profumo all'acqua di rose lo incantarono. Quando la tocc pi intimamente, riusc a malapena a capacitarsi di come la sua coscia fosse simile a seta. L'odore di sapone sulla pelle, il fumo del caminetto, l'aroma intenso del t indiano estasiarono entrambi. Sto facendo qualcosa di assolutamente stupido e sconsiderato, non da me, disse Zejtlin tra s. Proprio io che ho sempre il controllo di tutto ci che faccio. Fermati immediatamente, idiota. Non essere assurdo come tuo fratello! Diventer lo zimbello di tutti! Mander in frantumi il mio mondo perfetto. Ma il suo mondo era gi in frantumi, e Zejtlin scopr che non gliene importava nulla. CAPITOLO 24. A quattordici anni, Audrey Lewis aveva lasciato la scuola del villaggio di Pegsdon nell'Hertfordshire, per lavorare come aiutante bambinaia presso la famiglia di Lord Stisted, a Eaton Square a Londra. La sua storia, come lei stessa ebbe a raccontare in seguito, era tristemente prevedibile come le vicende dei romanzi d'appendice che amava leggere. Dopo la seduzione da parte dell'irresponsabile rampollo della casata, specializzato in servette, rimase incinta, e le fu combinato un matrimonio con il signor Lewis, l'autista cinquantenne, in modo da non spaventare i cavalli. L'aborto fu umiliante e doloroso e le caus un'emorragia che la port quasi alla morte. Il matrimonio non funzion, cos Audrey lasci il suo lavoro con una buonuscita di brillanti referenze. I genitori, che l'adoravano, la supplicarono di tornare a casa, al pub che possedevano a Pegsdon, il Vivi e lascia vivere, chiamato cos per esprimere la loro filosofia di vita. Fu allora che vide l'annuncio su Lady. Le era bastata una sola parola: Russia! Era piena estate a San Pietroburgo, quando la carrozza degli Zejtlin and a prendere la giovane signora inglese che sbarcava dalla nave traghetto tedesca. Samuil indossava un completo bianco con le ghette, la paglietta, un anello di opale, un fermacravatta d'argento a forma di serpente. Il suo atteggiamento di generoso ottimismo introdusse Lala nella felicit della sua famiglia sin dal primo istante. Era giovane e snello, con i capelli castano-ramati e i baffi alla moda di Parigi. Gli Zejtlin non abitavano ancora nella residenza sulla Boi saja Morskaja, ma in un ampio appartamento in via Gorochovaja. Erano ricchi, ma ancora provinciali: Ariadna, con i suoi occhi viola, i capelli corvini e un dcollet regale, era rimasta la ragazza che spopolava nei palchi privati dei teatri delle citt del Sud, dove suo marito conduceva gli affari ed era ancora occupata a stare al passo con quelle snob di provincia, mogli di vicer e ufficiali russi e petrolieri armeni e musulmani di Baku e Tiflis. Gli Zejtlin, scopr Lala, erano ebrei. Non aveva mai conosciuto degli ebrei prima di allora. Nel suo villaggio dell'Hertfordshire non ce n'erano e Lord Stisted non ne frequentava,

anche se Lady Stisted parlava con disprezzo dei milionari ebrei del Sudafrica, commercianti di diamanti senza scrupoli, e delle migliaia di sporchi ebrei russi, assassini spietati, che avevano trasformato l'East End in un rione del crimine. Audrey era stata avvertita che gli ebrei non erano brava gente con cui lavorare, ma sapeva che nella sua posizione non poteva permettersi di guardare troppo per il sottile. Da parte loro, gli Zejtlin erano entusiasti di avere trovato una ragazza che aveva avuto un impiego presso una nobile famiglia inglese. Era conveniente per tutti, tanto pi che gli Zejtlin sembravano israeliti molto raffinati. Appena arrivata a casa, ancor prima che le valigie le fossero portate in camera, Lala fu condotta da Ariadna - splendida nel suo abito di crpe de Chine turchese - nella stanza dei bambini, per conoscere la ragazzina che doveva esserle affidata. Here she is! Voila ma fille, disse Ariadna nel suo anglo-francese pretenzioso. Quando nata mi ha quasi ucciso. Mai pi. Ho detto a Samuil che d'ora in poi mi merito un po' di svago! E' una bambina disobbediente, ingrata e indisciplinata. Vedete un po' voi se riuscite a domarla, signora Linton... Lewis, Audrey Lewis, madame. S, s... d'ora in poi, vostra. Fu allora che la signora Lewis divenne Lala, e s'innamor di Sasenka. Lala non aveva ancora vent'anni, pochi di pi della bambina. Dopo l'aborto, il suo medico di Londra le aveva detto che non avrebbe mai pi potuto avere dei figli, cos di fronte a quella ragazzina sent improvvisamente e appassionatamente il desiderio di prendersene cura. La bambina e la governante avevano bisogno l'una dell'altra, cos Lala divenne la madre di Sasenka, la sua vera madre. Insieme se la spassavano: d'inverno pattinavano e facevano passeggiate con la slitta, d'estate, a Zemblisino, andavano a raccogliere funghi e mirtilli e giravano in carrozza, sempre allegre, sempre inseparabili. Gli Zejtlin erano costantemente in viaggio, tra Odessa, Baku e Tiflis, in treno, ma in uno scompartimento privato. Durante i lunghi tragitti, Lala studiava il russo. A Baku abitavano in un palazzo che il padre di Zejtlin aveva fatto costruire sul modello di un castello francese: passeggiavano sulla spiaggia, circondati da una falange di kochis, guardie del corpo armate che indossavano il fez e maneggiavano fucili Bardana. A Odessa risiedevano all'hotel Londonskaja sul lungomare, proprio sopra la scalinata Richelieu: Lala trascorreva il tempo libero nei caff sulla Deribaskaja, mangiando kebab di storione. Ma il suo cuore inglese rimase a Tiflis. Era uno splendore in primavera, Tiflis, la magica Tiflis in Georgia, Tiflis capitale del Caucaso, a met strada tra i pozzi di petrolio che Zejtlin possedeva a Baku sul mar Caspio, e le sue petroliere a Batum sul mar Nero. L gli Zejtlin affittavano il palazzo di uno squattrinato principe georgiano, in un vicolo lastricato di pietre, nascosto tra le ripide salite della Montagna Santa. Colonnelli russi e milionari armeni andavano spesso in visita a casa loro. Ariadna li riceveva, ridendo soddisfatta tra s e s, in mezzo alle viti rampicanti del balcone, con gli occhi viola che scintillavano e uno smanioso sorriso di denti bianchissimi. Nella stanza dei giochi non andava mai. La Lewis e la bambina stanno arrivando con i bagagli, era quello che diceva. Ma Zejtlin, malgrado fosse molto occupato, faceva sempre una capatina nella stanza dei giochi. Sembrava preferirlo alle riunioni mondane che Ariadna organizzava in casa, piene di ufficiali con tanto di mostrine e burocrati in frac e cilindro. Nell'alta societ, i bambini erano ammirati per qualche momento e poi allontanati, ma Zejtlin adorava la sua Sasenka e la baciava e ribaciava sulla fronte. Adesso, devo tornare al lavoro, diceva. Ma tu sei tanto dolce, cara Sasenka. La tua pelle come il raso. Ti mangerei di baci!

Una volta, durante una delle rare serate libere, Lala indoss il suo migliore abito della domenica e prese l'ombrellino per passeggiare lungo la via principale, oltre il palazzo del Vicer, dove, aveva sentito dire, Ariadna aveva scandalizzato le mogli degli ufficiali con le sue spalle nude e le danze scatenate. Le strade di Tiflis profumavano di lill e mughetto. Lungo il tratto di strada verso piazza Erevan, Lala pass davanti a teatri e palazzi imponenti. Era stata avvertita di fare attenzione in quella piazza e presto cap il perch. Le stradine adiacenti, rumorose e sporche, brulicavano di turchi, persiani, georgiani e uomini delle trib montane, con i loro costumi rustici e variopinti, i pugnali e gli archibugi. Monelli di strada o kintos scorrazzavano tra la folla. Acquaioli e facchini spingevano dei carretti. Gli ufficiali passeggiavano con le signore a braccetto, ma non si vedevano in giro donne sole. Come Lala mise piede nella piazza, si ritrov circondata da una banda di ragazzacci e venditori ambulanti, che gridavano nelle loro lingue e offrivano mercanzie, tappeti, angurie, semi di zucca e fagioli per il lobio, la tipica minestra georgiana. Un acquaiolo persiano e un monello georgiano si presero a pugni; un ceceno tir fuori il pugnale. Era sera, sul presto. Faceva molto caldo. In mezzo alla rissa e agli spintoni, il viso madido di sudore, Lala ebbe paura. Poi, quando stava per lasciarsi prendere dal panico, la folla si divise e lei si ritrov a bordo di un phaeton. Signora Lewis, disse Samuil Zejtlin, in pantaloni bianchi e blazer inglese, siete stata coraggiosa, ma sciocca ad avventurarvi qui fuori da sola. Vi piacerebbe visitare un bazar armeno? Non sicuro per una signora andarci da sola, ma molto esotico: vi andrebbe di accompagnarmi? Lei not che portava con s un bastone da passeggio con una testa di lupo. Vi ringrazio, ma dovrei tornare da Sasenka. Per me una gioia, signora Lewis, sapere che vi occupate con tanta dedizione della mia unica figlia, ma per un'ora star benissimo anche con Sifra, replic il padrone. Vi sentite bene? Allora faremo una passeggiata. Con me sarete al sicuro. Zejtlin la aiut a scendere dal phaeton, poi si tuffarono nel caos della folla. I monelli offrivano tipici spuntini georgiani, i persiani con il fez versavano l'acqua dagli otri; ufficiali russi con i pantaloni alla zuava e le giubbe dai bottoni dorati camminavano a grandi passi, uomini delle trib circasse, con le sciabole e i pastrani con le tasche per le pallottole, scendevano dai loro pony. Gli acquaioli gridavano: Acqua fresca, acqua fresca! Gli odori del pane appena sfornato, delle verdure che cuocevano e delle spezie ammucchiate erano inebrianti. Zejtlin mostr a Lala i vicoli ripidi e gli angoli bui del bazar, dove i fornai impastavano il lavasi, il pane georgiano dalla forma schiacciata, gli armeni esponevano i kinzaly, i pugnali a doppia lama, e le selle d'argento cesellato, i tartari vendevano i sorbetti alla frutta che le loro donne velate preparavano nei retrobottega, fermandosi di tanto in tanto per chinarsi sui tappeti persiani e pregare Allah, e un ebreo delle montagne suonava un organetto. Lei camminava sottobraccio a Zejtlin: sembrava semplicemente naturale. In un caff dietro a una bancarella che vendeva spezie, lui le offr un sorbetto ghiacciato e un bicchiere di vino bianco georgiano, fresco di cantina, fruttato e leggermente frizzante. Scendeva il crepuscolo. Le strade afose erano ancora affollate e misteriose. A quell'ora si diffondevano gli odori del chacapuri caldo, la torta al formaggio georgiana, e dello shashlik d'agnello cucinato dagli armeni, risuonavano delle risa di donne ai balconi e il rumore degli zoccoli dei cavalli sul lastricato. Il vino aveva fatto girare leggermente la testa a Lala. Si pass il fazzoletto sulla fronte. Credo che sia meglio tornare a casa, mormor. Ma non vi ho ancora mostrato la vecchia Tiflis, si oppose lui, mentre scendevano dalla collina percorrendo stradine strette e tortuose, fiancheggiate da case decrepite con i

balconi sgangherati, ricoperti da vecchie viti rampicanti. In quelle vie non c'era anima viva ed era come se lei e Zejtlin fossero capitati in un luogo fuori dalla realt. Lui apr un vecchio cancello con una grossa chiave. Apparve un guardiano, con una barbetta bianca a forma di paletta, e gli diede una lanterna. Si ritrovarono in un giardino incolto, avvolto dai rampicanti di folte viti e caprifogli, che diffondevano un profumo intenso e inebriante. Ho intenzione di acquistare questa casa, disse Zejtlin. Non vi ricorda un romanzo gotico? S, s, rispose lei ridendo. Mi fa pensare al fantasma di una donna con una camicia da notte bianca... Come nel libro di Wilkie Collins. Venite a vedere la biblioteca. Vi piacciono i libri, Audrey? Oh s, monsieur Zejtlin. Chiamatemi Samuil. Entrarono in un cortile lastricato, con le crepe che arrivavano fino ai balconi. Zejtlin apr delle robuste porte di legno che davano su un atrio di fredda pietra decorata con incisioni di bronzo. All'interno, si ritrovarono in una stanza dall'alto soffitto, rivestita con pannelli di legno scuro, e con spessi tendaggi di pizzo. Lui accese qua e l delle lanterne di bronzo dai riflessi verdastri e illumin tutta la biblioteca. Gli scaffali in legno di pino di Cardia erano pieni zeppi di volumi, i libri erano accatastati persino in mezzo alla stanza, formando una specie di tavolo dove ci si sarebbe persino potuti sedere. Le pareti erano coperte da oggetti bizzarri, teste di lupo e d'orso, antichi planisferi, ritratti di re e generali. Sciabole cecene, archibugi medievali, cartoline pornografiche, pamphlet socialisti, icone ortodosse, manufatti ordinari erano mescolati ad altri di grande valore. Un mondo perduto. Ma erano i libri, in molte diverse lingue, russo, inglese, francese, a piacerle pi di tutto il resto. Prendete i volumi che volete, disse Zejtlin. Dovete leggere ci che desiderate, mentre siamo qui. Lei lo segu fuori. I loro sguardi si incontrarono, si allontanarono e si incontrarono di nuovo, nella semioscurit di quel giardino dal profumo intenso, dove l'aria, satura delle fragranze di vite e di boccioli di tkemali - quel profumo cos tipicamente georgiano di mela e di mandorla -, quasi le tolse il respiro. In quel momento, nel giardino della vecchia casa di Tiflis, lei avrebbe fatto qualsiasi cosa lui le avesse chiesto di fare, tuttavia, proprio quando pensava che l'avrebbe baciata, lui si ferm di colpo e usc dal giardino. Presero un phaeton sulla prospettiva Golovinskij. Il mattino seguente, quando port Sasenka a fare colazione con Zejtlin naturalmente madame dormiva ancora, - Lala gli fu grata di non averla toccata. Dopo un sorriso distante e un Buongiorno, signora Lewis, lui baci sua figlia e torn a leggere i prezzi delle spedizioni sulla Gazzetta del mar Nero. Nessuno dei due parl mai pi di quella sera. Da allora, le giornate di Lala erano state totalmente occupate da Sasenka. Non aveva n il tempo n il desiderio di fare amicizia con qualche gentiluomo. Ma, ultimamente, Sasenka era cresciuta troppo in fretta. La bimba dai riccioli d'oro era diventata pi scura di capelli e pi slanciata, pi silenziosa e riflessiva. Noi non ci sposeremo mai, vero Lala? aveva detto una volta. No, naturalmente. Promesso? Promesso. Lala non capiva molto di politica, ma negli ultimi tempi aveva capito che Karl Marx aveva preso il suo posto nel cuore di Sasenka e sapeva anche che tutto ci era brutto e pericoloso e la rendeva molto triste. Detestava quello storpio di Mendel', con la sua voce strombazzante. Le accadeva spesso, dopo aver spento la lampada a olio nella sua stanzetta all'ultimo piano della casa sulla Bol'saja Morskaja, che il suo sonno fosse interrotto da sogni. Sogni bellissimi, in cui si trovava con il padrone all'interno di quel giardino in Georgia. Rigirandosi nel letto, la sua pelle arrossiva, e lei immaginava di respirare contro il suo petto, le labbra di lui che le sfioravano il seno, le sue mani tra le cosce. A volte si svegliava tutta tremante.

Poi, inaspettatamente, Zejtlin l'aveva invitata da Donan. Voglio davvero riprendermi mia figlia e voi la conoscete meglio di chiunque altro, le aveva detto. Vediamoci fuori per pianificare il suo futuro. E' troppo tardi per iscriverla al ginnasio di via Gagarin. Pensavo piuttosto all'Accademia del professor Raev sulla Gorochovaja... Poi era andata diversamente. Al ristorante lui non aveva mai parlato di Sasenka. Era stato come in uno dei suoi sogni inquietanti, eppure Lala sapeva che era qualcosa di sbagliato e si allarm. Aveva bisogno di stabilit. Se il padrone fosse diventato irresponsabile che cosa sarebbe accaduto alla famiglia, a lei, a Sasenka? Lala temeva i cambiamenti. L'inizio della guerra era stato eccitante: anche lei si era trovata in mezzo alla moltitudine di contadini, operai, cameriere e contesse sulla piazza del Palazzo d'inverno. Aveva visto lo zar, la zarina, le graziose granduchesse e il piccolo erede al trono che benedicevano la folla dal balcone. Lala, ormai quasi russa, aveva cantato l'inno nazionale e si era rallegrata vedendo marciare le reclute lungo la prospettiva Nevskij, che cantavano Usignolo, o mio usignolo! Adesso percepiva che qualcosa di terribile stava per accadere al suo Paese d'adozione, ma tornare a casa per lei era ormai troppo tardi; era cittadina del mondo, con il suo russo fluente, le visite a Biarritz e a Baku; troppo legata alle sue abitudini per ricominciare a lavorare in un'altra famiglia, e troppo affezionata a Sasenka per allevare un altro bambino. Aveva risparmiato molto, ma non abbastanza per viverci. Vedeva nelle strade code per il pane, e donne scostumate davanti ai casin e ai night-club. Leggeva sui giornali che le armate si ritiravano, che la Germania aveva conquistato la Polonia e molte delle foreste di Zejtlin. Doveva essere particolarmente gentile con i genitori di Ariadna, che erano accampati in casa, parlavano nel loro gutturale yiddish e cantavano in ebraico. Lo zar era al fronte. Il suo eroe, Lord Kitchener, vincitore del Mahdi e dei boeri, aveva organizzato una visita in Russia, ma la sua nave aveva urtato una mina e lui era annegato. Tuttavia, lei credeva ancora che, nonostante i tanti problemi che c'erano, il suo Samuil, il suo barone, sarebbe riuscito a superarli. In tutti quegli anni, Lala si era sempre tenuta in disparte, cosciente delle proprie responsabilit, conducendo una vita modesta, gi zitella destinata a una vecchiaia solitaria, lo spettro nella soffitta di una nobile famiglia. Proprio come Sifra. Eppure, ben celato sotto la sua deferente sobriet, come un torrente impetuoso che scenda da una montagna sotto uno spesso carapace di ghiaccio, il suo sangue ribolliva. Quella sera, mentre si accingeva a coricarsi rievoc l'incontro all'ora del t col barone. Stranamente senza pudore, erano stati insieme, nudi, nel kabinet di Donan. Divorzier da Ariadna, aveva detto lui dopo. Vuoi sposarmi? Il suo corpo era stato ignorato, non toccato, per cos tanto tempo, che ogni minima carezza, dentro e fuori, aveva lasciato dei segni, come se piccoli pungiglioni d'ape avessero scalfito la sua pelle. Ora, guardando la propria immagine nel minuscolo specchio della sua ordinarissima camera da letto, riusciva a sentire, deliziosamente, dove lui era stato. La sua pelle brillava. Muscoli non usati e sconosciuti, in luoghi delicati, vibravano come farfalle prigioniere. Continuava a sentire le gambe come se fossero state di gomma. Mentre aspettava il ritorno di Sasenka, cerc di leggere un nuovo libro arrivato dall'Inghilterra, ma fu costretta a chiuderlo. Tremava dentro e fuori, pazza di gioia. All'improvviso, nella sua stanza suon il campanello. Fatto insolito. Uscita dalla stanza, Lala ud una donna gridare e si precipit di sotto. Sasenka, pallida e sconvolta, era nell'atrio. Il portone era aperto e, reclinata su una sedia, Ariadna, gli indumenti infangati, mugugnava con la testa tra le mani. Oh, Lala, grazie a Dio sei qui. Aiutaci a salire in camera. Poi, fammi pensare... chiama le cameriere e il dottor Gemp.

Sasenka si interruppe e guard Lala. Dov' mio padre? CAPITOLO 25. Il capitano Sagan guardava stancamente dalla finestra del covo di via Gogol, accendendosi una sigaretta. Con l'inizio dell'anno nuovo, la Russia aveva subito peggiori sconfitte. Prese un pizzico di cocaina dalla tabacchiera e lo strofin sulle gengive. Di colpo, il sangue afflu nelle vene e la stanchezza si trasform in un crepitante ottimismo che gli galoppava nelle tempie. In gennaio, nelle prime ore della notte, le lanterne diffondevano un chiarore tremolante attraverso la Neva, dai bastioni della fortezza di Pietro e Paolo. A destra, sul lungofiume, anche nel Palazzo d'inverno le luci erano accese, bench gli zar non vivessero pi l dal 1905. L'imperatrice risiedeva fuori citt, a Tsarskoe Selo, e l'imperatore al quartier generale sul fronte. Ma la fortezza rappresentava il potere dell'autocrazia: nella sua chiesa erano sepolti Pietro il Grande, Caterina e tutti i loro successori, fino al padre dell'attuale imperatore. Ma era anche una prigione: le celle gelide del bastione Trubetskoj contenevano anarchici, nichilisti e socialisti che Sagan stesso aveva rinchiuso. Ud scattare la porta. Dei passi alle sue spalle. Era forse lei? O uno dei loro assassini? Un giorno, quello scatto e quella vista avrebbero potuto essere le ultime cose percepite dai suoi sensi prima dello sparo che gli spazzava via la parte posteriore della testa. Avrebbe potuto essere lei a premere il suo stupido dito sul grilletto. Ma quello era il Gioco dei superlativi, il rischio del genere di vita che conduceva, il suo lavoro in prima linea, il suo modo di servire la patria. Credeva in Dio, era convinto di andare in paradiso: se si eliminavano Dio e Ges Cristo, suo figlio, non sarebbe rimasto nulla, solo il caos e il peccato. Se lui fosse morto ora, non avrebbe pi rivisto sua moglie. Eppure erano gli incontri come quello, nella notte impenetrabile, a rendere la sua vita degna di essere vissuta. Non si gir. Emozionato alla vista del rosso palazzo Mensikov, della fortezza, del fiume ghiacciato, della citt di Pietro, stava in attesa. Sapeva che era lei la presenza dietro di lui nella stanza. Era lei che si era seduta sul divano. Riusciva quasi a sentirne il sapore. Vestita in modo semplice, con una gonna grigia e una camicetta bianca, virginale come una maestra. Sagan si era stupito di quanto fosse cambiata dal suo arresto. Aveva i capelli raccolti in un severo chignon e il viso privo di trucco, ma proprio per questo i suoi occhi grigi erano pi intensi e le lentiggini, come piccole isole, tanto pi deliziose. Quanto pi lei faceva la scontrosa, quando nascondeva le sue forme, tanto pi lui la osservava, quando lei distoglieva il suo sguardo. A lui sembrava anche pi attraente... s, bellissima persino. Dunque, compagno Petro, ora lo chiamava cos, hai qualcosa per noi, o no? Il samovar bolle? Mi offri un t? Sagan prepar il caj. Si incontravano spesso ed erano diventati piuttosto informali. Lui non avrebbe saputo dire se lei lo voleva incontrare perch cominciava a piacerle o perch il Partito le aveva ordinato di farlo. Noi uomini siamo assurdi, pens, anche se sperava che fosse vera la prima delle due eventualit. Era bello essere attratto da lei, anche se era molto giovane. Eppure lui non aveva bisogno di rammentare a se stesso che affezionarsi a lei in qualche modo, volerle bene, per non parlare di innamorarsi, metteva a repentaglio non solo la sua carriera, ma la sacra missione della sua vita. Conosceva le regole. Se a muovere le fila era Mendel', lo storpio bolscevico avrebbe voluto di sicuro che Sagan si innamorasse di lei. Questo non sarebbe mai dovuto accadere. Non sarebbe mai accaduto. Sagan aveva sempre il controllo della situazione.

Buon anno, Zemfira, disse baciandole tre volte le guance Come stato l'arrivo del 1917 a casa tua? Gioioso. Casa mia quest'anno era quasi un sanatorio. Come sta tua madre? Chiedilo alle tue spie, se vuoi proprio saperlo. Abituata com'era alla cospirazione, sembrava pi che mai sicura di s. Eppure, ne era certo, dopo la morte di Rasputin, lei aveva cominciato a fidarsi di lui, nonostante la sorveglianza dei bolscevichi. Quando si erano incontrati, la notte successiva al decesso di Rasputin, lei lo aveva ringraziato. Per un momento, lui aveva addirittura pensato che lei potesse abbracciarlo pudicamente, nel suo modo fraterno, ma non l'aveva fatto. Tuttavia, avevano continuato a vedersi. Fa effetto l'oppio alla baronessa? Sta provando l'ipnosi? So che funziona. Non mi interessa, rispose lei. Sta meglio, credo. Si sta facendo confezionare un altro vestito e continua a lamentarsi del comportamento scandaloso di zio Gideon. E il divorzio? Pap dovrebbe divorziare, ma non credo che oser farlo. Lei un'anima persa. Non crede in nient'altro che nel piacere. Io non sto quasi mai in casa. Fece una pausa. Il Partito sta crescendo. Te ne sei accorto? Hai visto le code per il pane? Non passa giorno senza qualche rissa per l'ultima pagnotta. Lui sospir. All'improvviso fu assalito dal bisogno di assumere altra cocaina. Lott contro l'ardente desiderio di parlarle di s, pi di quanto sapesse. Fu sorpreso da un'ondata di disperazione che sembrava sollevarsi dalle strade della citt fino a travolgerlo. Lo zar, l'impero, l'ortodossia erano gi perduti? Dai tuoi rapporti conosci tutta la verit, disse lei piegandosi in avanti, e so anche che simpatizzi con noi. Avanti, Petro. Mostrami un po' di te stesso, altrimenti mi annoier e non ci vedremo mai pi. Dimmi qualcosa che non so. Raccontami cosa contengono i tuoi rapporti. I penetranti occhi grigi lo studiavano senza piet, pens lui. Non disse nulla. Lei sollev le sopracciglia e mosse le mani. Poi, scatt in piedi, afferr il cappotto di karakul e il colbacco e fece per andarsene. Apr la porta. Aspetta, disse lui, la testa gli doleva come se fosse stata stretta in una morsa. Non voleva che se ne andasse. Ho l'emicrania. Lasciami prendere un tiro del mio tonico. Fai pure. Lei lo guard mentre apriva la scatolina d'argento con lo stemma, un cimelio di famiglia con diamanti. Si bagn il dito e raccolse uno spesso strato di polvere bianca per passarsela sulle gengive. Le sue arterie si rilassarono, il sangue riflu ancora alle tempie e lui si domand se lei si fosse accorta del fremente turgore delle sue labbra. I nostri rapporti, cominci lui a raccontare, informano lo zar della rivoluzione. Ne ho appena scritto uno che dice: Se i rifornimenti di cibo non saranno incrementati, sar difficile mantenere l'ordine pubblico per le strade di Pietrogrado. La guarnigione rimane fedele, ma... Perch ci preoccupiamo? Il nuovo governo una beffa. Sturmer, Trepov, ora anche quell'anticaglia del principe Golitsyn, sono mezze cartucce e criminali. L'assassinio di Rasputin non ha risolto niente. Abbiamo bisogno di ricominciare daccapo. Io non approvo tutto ci in cui credete, ma in parte ha senso... Interessante. Lei era proprio davanti a lui, cos che Sagan pens di riuscire a percepirne l'odore, era sapone Pears alla lavanda? Le sfior le labbra con le dita. Cap che era cresciuta pi in fretta di quanto si fosse reso conto. Finora abbiamo menato il can per l'aia, non vero, compagno Petro? Ma adesso stiamo perdendo la pazienza! Se credi che mi piaccia incontrarti, magari hai anche ragione. Potremmo essere quasi amici... ma lo siamo davvero? Alcuni compagni sono convinti che io non debba vederti pi. Se davvero simpatizzi per noi, devi dirci alcune cose che abbiamo bisogno di sapere. 'E' una perdita di tempo, dicono i compagni. 'Sagan darebbe il pane a chi senza denti.' In ogni caso, sai benissimo che il tuo un lavoro inutile. Il tuo mondo sta per finire. Devi darci qualcosa che ci persuada a risparmiarti. Sei troppo ottimista, Sasenka, illusa. Io non ho una grande stima sulla qualit di ci che scrivono i vostri giornali, ma, resti tra noi, dicono

la verit sulla situazione nelle fabbriche e al fronte. Questo mi angoscia molto. Ma potrei avere qualcosa per te. Davvero? Il sorriso di Sasenka valse la pena che avesse pronunciato quelle parole. Lei si tolse il cappotto e si sedette di nuovo, con il colbacco ancora in testa. Non era la prima volta che Sagan lottava con gli infiniti possibili ruoli che entrambi avevano in quel gioco. La nuova confidenza di Sasenka lo inform che lei raccontava ancora a Mendel' dei loro incontri. Sagan era deluso che lei non lo vedesse solo per amore, forse lui stava perdendo il suo fascino, ma di sicuro era un po' innamorata di lui. Quasi amici, aveva detto lei. L'agente segreto si sent leggermente ferito, suo malgrado. Eppure avevano parlato delle loro famiglie, di poesia, persino della salute. Ebbene, quanto di tutto ci aveva raccontato a Mendel'? Lui sperava che lei mantenesse la confidenza reciproca, perch era cos che funzionava: tenere il segreto su piccole cose portava a dire piccole menzogne, mentre non rivelare cose grosse portava a dire grosse menzogne, era in questo modo che lui reclutava gli agenti che facevano il doppio gioco. Lui voleva distruggere Mendel' e Sasenka era lo strumento per farlo. Doppiezza, non sincerit, era il suo mtier, ma se per una volta doveva essere sincero lei non era solo uno strumento. Era il suo piacere. Ascoltami bene, disse lui. Stanno pianificando un'incursione per domani notte alla vostra stamperia in fondo alla strada. Devi spostarla. Non ho bisogno di sapere dove. Lei cerc di nascondergli la sua eccitazione, ma il modo in cui aggrott le sopracciglia per assumere un'espressione di allerta militaresca gli fece venire voglia di ridere. Comanderai tu l'incursione? chiese lei. No, un'operazione della Gendarmeria. Per scoprire i dettagli, ho promesso di fornire alcune informazioni in cambio. Questa arroganza, compagno Petro. Lui si tast il polso con impazienza. Tutto il lavoro dei servizi segreti si basa su uno scambio, un mercato, Sasenka. E' questo che mi fa stare sveglio una notte dopo l'altra. Non posso dormire. Vivo della polvere del dottor Gemp. Voglio aiutare il tuo Partito, il popolo, la Russia, ma interiormente mi ribello contro il fatto di darti qualcosa. Sai che rischio tutto nel dirti questo? Sasenka si volt per andarsene. Se questa una menzogna, noi due abbiamo chiuso, e loro vorranno la tua testa. Se le tue spie mi seguiranno appena uscir da qui, non ci vedremo mai pi. Ci siamo capiti? E se ti ho detto la verit? grid lui. Allora ci rivedremo molto presto. CAPITOLO 26. Una tenue luce color seppia balen attraverso le nubi, riverber sulla neve e crebbe d'intensit attraversando le tende: l'oppio scorreva nelle vene di Ariadna. Il dottor Gemp era passato a farle l'iniezione. Con la testa abbandonata sul cuscino, lei naufragava tra i sogni: si trovava con Rasputin in paradiso, lui le baciava la fronte; l'imperatrice li osservava, vestita con l'uniforme grigia da infermiera. Rasputin le teneva la mano e, per la prima volta in vita sua, lei si sentiva veramente felice e protetta. Nella sua stanza, riusciva a percepire voci sommesse che parlavano in yiddish. I suoi genitori erano seduti accanto a lei. Povera figlia, mormor sua madre. E' posseduta da un dybbuk? Tutto volont di Dio, anche questo, rispose suo padre. Questo il significato del libero arbitrio. Possiamo soltanto confidare nella Sua misericordia... Ariadna sent il fruscio del laccio di cuoio, mentre il rabbino legava il filatterio al braccio e passava all'ebraico. La lettura delle Diciotto benedizioni, il canto familiare, rassicurante, la trasportarono indietro nel tempo, come su un tappeto volante...

Un giovane e affascinante Samuil Zejtlin era nel vicolo fangoso davanti alla Casa di studio del Talmud, vicino alla bottega del ciabattino Lazar, nella cittadina ebreo-polacca di Turbin, non lontana da Lublino. Era venuto a chiedere la sua mano. In un primo momento, Ariadna l'aveva snobbato: non era un principe Dolgorukij e neppure un barone Rothschild, non abbastanza nobile per lei, ma allora chi lo sarebbe stato? Suo padre gridava: Il giovane Zejtlin un gentile! Non mangia e non veste come uno di noi: rispetta il kasher? Conosce le Diciotto benedizioni? E suo padre poi, che porta il farfallino e va in vacanza a Bad Ems: sono degli apostati! Poi Ariadna sogn il giorno del matrimonio: i sette giri che fece intorno alla chuppah, il baldacchino nuziale; Samuil che ruppe il bicchiere di vino con un colpo deciso dello stivale, e infine, secondo l'usanza dei chassidici, quando lo sposo fu sollevato in aria e lanciato tra canti festosi, mentre sul suo viso aveva stampata un'espressione che diceva: prego soltanto di non dover rivedere mai pi questi zoticoni fanatici, ma intanto l'ho conquistata! Stanotte far l'amore con la ragazza pi bella di tutta la Zona di residenza! Domani saremo a Varsavia. Il giorno seguente arriveremo a Odessa. E finalmente lei fuggir da Turbin, per sempre. Nel dormiveglia, Ariadna si rivide ancora, qualche anno pi tardi, mentre accarezzava il capitano Dvinskij in una suite dell'hotel Bristol a Parigi dove, con la sua lascivia, riusc a stupire persino quel donnaiolo. Era carponi, con indosso un corpetto strappato, premeva l'inguine contro la faccia di lui, gliela sbavava, gli girava intorno come una spogliarellista, deliziata dei suoi gesti libidinosi, sibilando parole oscene in polacco e volgarit in yiddish. Persino adesso, al solo pensiero di uomini nudi che l'accarezzavano e di donne che la baciavano, fu travolta da un'ondata di desiderio. Si alz seduta nel letto, fresca e sobria. Pensava di avere visto il Vecchio: s, era l al suo capezzale, la sua barba inconfondibile, i suoi occhi scintillanti. Sei tu, Grigorij? domand a voce alta. Poi si rese conto che era soltanto l'immagine formata dalla mantovana della tenda insieme a un vestito su un attaccapanni che, in un certo qual modo, dava l'idea di un uomo alto e slanciato con la barba. Era sola, e improvvisamente lucida di mente. Rasputin, che mi ha mostrato un nuovo cammino verso la felicit, morto, pens. Samuil, il cui amore e la cui ricchezza sono stati le colonne portanti del mio palazzo vacillante, divorzier da me. Sasenka mi odia, chi potrebbe biasimarla? I miei genitori chassidici si vergognano di me e io mi vergogno della mia vergogna. Tutta la mia vita, un passo dopo l'altro, stata un fallimento. La mia felicit e stata sempre in bilico, un funambolo sospeso nel vuoto che finisce per cadere a precipizio. Anche nei piaceri mi sento come l'artista che balla sulla corda, proprio nel momento in cui oscilla e perde l'equilibrio... Ho deriso il mondo di mio padre, fatto di santit e superstizione. Forse mia madre non aveva torto: sono maledetta fin dalla nascita? Ho schernito il Fato perch non mi mancava niente. Sono posseduta dal malocchio? Ariadna si appoggi nuovamente al cuscino, sola, alla deriva in mezzo all'oceano, come una nave senza equipaggio. CAPITOLO 27. Sasenka lasci un messaggio urgente a Mendel' da Lordkipadze, la farmacia georgiana sulla prospettiva Aleksandrovskij, poi si diresse verso la Bol'saja Morskaja per andare a casa. Le nubi si sollevarono, formando cremosi cavolfiori che incombevano sulla citt. L'acqua gelida che colava dalle grondaie e dai tetti si trasform in ghiaccio. Il termometro era precipitato a meno venti. Nel distretto operaio, fischi e sirene suonavano all'impazzata. Gli scioperi avevano cominciato a diffondersi da una fabbrica all'altra. Sulla prospettiva Nevskij, proprio in centro, impiegati, operai e persino le casalinghe borghesi

facevano la coda davanti ai fornai per il pane. Due donne si rotolarono nella fanghiglia per le ultime pagnotte: un'operaia colp ripetutamente l'altra in faccia e Sasenka sent il naso rompersi con uno scricchiolio. Alla drogheria Eliseev, dove gli Zejtlin acquistavano i generi alimentari, Sasenka vide alcuni operai irrompere per far razzia di dolci e frutta. Il commesso fu tramortito con un manganello. Quella sera, Sasenka non riusc neppure a fingere di dormire. Aveva la testa che le ronzava. I tumulti della strada le rimbombavano ancora nella mente. Fuori, le sirene di Vyborg riecheggiavano attraverso la Neva, come i richiami delle balene. Si alz dal letto e, alle prime ore dell'alba, si rec all'appuntamento con il compagno Molotov, al caff dei vetturini, fuori dalla stazione Finlandia. In questo momento, il compagno Mendel' occupato. Ha mandato me. Molotov era rigido e privo di senso dell'umorismo, ma anche meticoloso e ascolt attentamente la soffiata di Sasenka. La tua f-fonte at-attendibile? balbett Molotov, la fronte sporgente. Credo di s. Gra-grazie co-compagna. Mi metter al lavoro. All'alba, i compagni Vanja e Satinov stavano gi smantellando la stamperia. Sasenka e altri portarono via i pezzi nascondendoli dentro i barili di birra, nei bidoni del latte e nei sacchi del carbone. La stampatrice stessa, ingombrante com'era, fu collocata in una bara, presa da un carro funebre rubato a un becchino e accompagnato da un seguito di parenti in lutto che piangevano (bolscevichi), verso la nuova sede a Vyborg. Il pomeriggio seguente, al crepuscolo, Mendel' e Sasenka salirono le scale di un edificio di uffici in fondo alla strada della stamperia. Per Mendel', trascinare il suo scarpone rinforzato su ogni gradino era uno sforzo. Sbucarono sul tetto e Sasenka diede a Mendel' una delle sue sigarette Crocodile, il bocchino dorato stonava accanto al berretto da operaio e al rozzo cappotto di pelle. Insieme, videro passare tre carrozze di poliziotti vestiti di grigio e due automobili cariche di gendarmi che si fermarono davanti alla cantina e buttarono gi la porta. Ottimo lavoro, compagna Volpe artica, disse Mendel'. Avevi ragione. Lei arross orgogliosa. Era diventata davvero un elemento prezioso del Partito, non era pi la bambina viziata delle classi degenerate. Devo continuare a vedere Sagan? Gli occhi di Mendel', ingigantiti dalle lenti spesse come fondi di bottiglia, ruotarono verso di lei. Suppongo che sia innamorato di te. Lei rise e contemporaneamente scosse il capo. Di me? Stai scherzando? Nessuno mi guarda in quel modo. Sagan mi parla soprattutto di poesia. Conosce davvero bene la materia. Mi ha aiutata molto con la mamma, ma con me si comporta in maniera rispettabile. Sono una bolscevica, compagno, non faccio la civetta. Poesia un accidenti! Non fare l'ingenua, ragazzina. In conclusione, lui ti desidera! No! Assolutamente no! Lei arross turbata. Ma simpatizza per noi. Per questo ha fatto la soffiata. Dicono sempre cos. A volte anche vero. Ma non fidarti di nessuno dei suoi shtik. Mendel' usava spesso l'yiddish della sua infanzia. Sasenka not che, mentre Ariadna aveva perso completamente l'accento, lo zio parlava ancora il russo con una forte cadenza ebraico-polacca. Se Sagan davvero immorale come dici, compagno, credo che non dovrei pi vederlo. Stamattina mi ha mandato un biglietto per invitarmi in campagna a fare un giro in slitta con lui. Naturalmente ho detto di no e, di sicuro, ora non lo vedr. Non essere cos shlamazel, Sasenka, ribatt lui. Non sai qual la cosa migliore da fare in questo caso, ragazza. Guardati dal moralismo borghese. Decideremo noi ci che morale e ci che non lo . Se il Partito ti chieder di sprofondare nella merda, tu lo farai. Se lui ti desidera, tanto meglio. Sasenka si sent ancora pi turbata. Intendi dire che... Vai a fare il giro in slitta, sbott lui, esasperato. Frequenta quello schifoso ogni volta che ci servir. Ma anche lui vuole qualcosa da noi. Gli daremo un boccone o due. Ma, in cambio, vogliamo una pepita d'oro. Prima di tutto, portami il nome del traditore che ha spifferato la sede della stamperia. Senza quel

nome, questa operazione un fallimento. Il Partito rimarr deluso. Stai all'erta. Tak! Ecco! La faccia di Mendel' era livida per il freddo. Scendiamo prima di congelare. Come sta affrontando il divorzio tua madre? Non la vedo mai. Il dottor Gemp dice che isterica e malinconica. E' sotto l'effetto di cloralio, bromuro e oppio. Pap vorrebbe provare a curarla con l'ipnosi. Sposer la signora Lewis? Cosa? Per Sasenka, quella domanda fu come un pugno nello stomaco. Suo padre e Lala? Di cosa parlava Mendel'? Ma ormai lui stava scendendo le scale. I fischi delle fabbriche ricominciarono a diffondersi per la citt, eppure nulla trapelava della furia che ribolliva sotto le tegole nere di ardesia dei tetti. Lei pens che il mondo fosse davvero sul punto di impazzire. CAPITOLO 28. Il giorno seguente fu pi mite. Il sole e la luna si guardavano reciprocamente con sospetto in un cielo lattiginoso. Le scarse nubi sembravano due pecore e un montone, con tanto di corna, in mezzo a un campo innevato. Le fabbriche scioperavano. Quando prese il tram per andare alla stazione Finlandia, Sasenka vide la folla attraversare i ponti: proveniva dalle fabbriche e per il terzo giorno consecutivo manifestava per il pane. Le dimostrazioni erano cominciate gioved, Giorno internazionale della donna, e da allora si era estesa. Risvegliatevi dal sonno, affamati! cantava la folla, sventolando le bandiere rosse. Abbasso l'autocrazia! Dateci pane e pace! Al ponte Aleksander, i cosacchi cercarono di respingerla, ma le decine di migliaia di persone continuarono la loro marcia. Sasenka vide delle contadine avvolte negli scialli fracassare le vetrine dell'English Shop e fare incetta di cibo: I nostri uomini muoiono al fronte! Dateci il pane! I nostri figli muoiono di fame! Per le strade, ora si vedevano dei ragazzi cenciosi, creature con il corpo di bambino, il ventre gonfio e la faccia da scimmia invecchiata. Ce n'era uno seduto all'angolo di una via, suonava una piccola fisarmonica e cantava: Sono un orfano, abbandonato, nessuno si prender cura di me. Presto morir e sulla mia tomba nessuno pregher per me. Soltanto l'usignolo verr qualche volta, qui sull'albero, a cantare per me. Sasenka diede al ragazzo un po' di denaro e un volantino rosso: Dopo la Rivoluzione, gli disse, avrete il pane, sarete i padroni; leggi Marx e capirai. Comincia con Das Kapital e poi... Ma lui era sgattaiolato via. Sasenka non aveva ordini particolari del Partito. All'alba si era incontrata con Sljapnikov, al covo di via Sirokaja. Le dimostrazioni sono una perdita di tempo, compagna, insisteva lui. Non sprecare neanche un volantino. Anche questa volta non otterremo niente, come in tutte le altre manifestazioni. Venerd, un funzionario di polizia era stato ucciso dagli operai sul ponte, e c'era stato un assalto da Filippov, la pasticceria dove Delphine, la cuoca, acquistava la millefoglie del barone Zejtlin. Adesso, le autorit reagivano con delle rappresaglie. La citt era piena di cosacchi e soldati, e a Sasenka sembrava un accampamento militare. Tutti gli incroci, tutti i ponti erano sorvegliati da nidi di mitragliatrici e automezzi corazzati; nelle piazze si radunavano gli squadroni a cavallo, lo sterco degli animali fumava sulla neve. Nei teatri gli spettacoli andavano ancora in scena e la salute di Ariadna era talmente migliorata da permetterle di recarsi con Zejtlin all'Aleksandrinskij per vedere la Masquerade di Lermontov, l'opera pi all'avanguardia del momento. I locali di Donan e Contant erano ancora affollati, e le orchestre degli hotel Europa e Astoria

continuavano a suonare il valzer e il tango. Sasenka doveva vedere Sagan. Prima si affrett al covo sulla prospettiva Nevskij al 153, ma Mendel', che era l con Sljapnikov e Molotov, le ordin di calmarsi. Baster che sparino qualche colpo di fucile sopra le teste degli operai e offrano loro qualche pagnotta e il movimento sar finito. Gli altri assentirono. Forse avevano ragione, pens Sasenka perplessa. Alla stazione Finlandia, come al solito, Sasenka controll se la polizia la stava pedinando. C'era un individuo che poteva avere l'aria di essere una spia, ma lei lo semin facilmente prima di prendere il treno. Viaggi in terza classe. Nell'aria fredda, la locomotiva sprigionava vapore formando spirali tutt'attorno che sembravano create per incanto da un mago. Sasenka aveva organizzato il suo incontro con Sagan a Beloostrov, la piccola citt pi vicina al confine finlandese. All'arrivo fu l'unica a scendere dal convoglio. Sagan, avvolto nelle pellicce, l'aspettava fumando un sigaro a bordo di una troika, la slitta trainata da tre cavalli. Lei sal e lui adagi le coperte di pelliccia sulle ginocchia di entrambi. Il cocchiere sput del catarro verdastro, schiocc la frusta e part. Sasenka si ricord delle gite con Lala sulla slitta di famiglia che aveva le rifiniture d'avorio, lo stemma della casata sugli sportelli, la coperta di zibellino. Questa slitta leggera ora volava sopra i campi, sferragliando e scricchiolando. Il cocchiere avvolto nel suo montone, col cappuccio di pelliccia che pendeva da un lato, schioccava la frusta con movimenti da ubriaco sulla groppa spelacchiata dei due scheletrici cavalli pezzati. Di quando in quando si rivolgeva alle due bestie o ai passeggeri, ma si riusciva a sentirlo a malapena sopra il sibilo della slitta e lo scalpiccio degli zoccoli. Su, forza... l'avena... costa sempre di pi... l'avena... Non dovresti essere anche tu a Piter, a combattere contro i maledetti faraoni? chiese Sagan a Sasenka. Gli operai non sono affatto dei ribelli, sono solo gente affamata. Eppure la situazione non ti preoccupa, vero? Lui conferm con un cenno del capo. Ci sar qualche tumulto, ma niente di pi. Il Partito la pensa come te. Lei osserv il viso di Sagan. Pareva esausto e ansioso. Sembrava che la fatica della doppia vita e del suo matrimonio infelice, le emicranie e l'insonnia, i subbugli sempre pi violenti in citt stessero per sopraffarlo. Al pensiero delle accuse di Mendel', Sasenka neg scuotendo la testa. Come poteva sapere ci che sentiva Sagan se non lo aveva mai conosciuto personalmente e non l'aveva mai visto quando era insieme a lei? No, Sagan era diventato una specie di amico, solo lui poteva comprendere la sofferenza che si provava ad avere una madre come Ariadna. Sasenka sapeva anche di piacergli, lui le voleva bene, ma non in quel senso! Assolutamente no! Sagan non era neppure adatto al suo mestiere nelle forze dell'ordine. Con i suoi morbidi capelli biondi, che portava troppo lunghi, eppure gli donavano, aveva pi l'aria di un vago poeta piuttosto che di un temibile poliziotto. C'erano tra di loro molte ragioni per considerarsi nemici, ma anche una grande intesa reciproca, un mutuo rispetto, una condivisione di idee e gusti. Lei aveva un'importante missione da compiere e, una volta portatala a termine, loro due avrebbero potuto non vedersi mai pi. Tuttavia, lei era contenta che Mendel' le avesse ordinato di incontrare ancora Sagan. Molto contenta. Aveva da raccontargli delle novit sulla sua famiglia. Con chi avrebbe potuto confidarsi altrimenti? A casa successo qualcosa, cominci lei. Non c'era niente di male nel raccontare un innocuo pettegolezzo. Riguarda la signora Lewis! La mia Lala! Mendel' ha una spia da Donan. E' cos che l'ho scoperto. Quando ho chiesto spiegazioni a pap, lui avvampato in viso e ha negato senza guardarmi in faccia, poi, alla fine,

ha ammesso di avere pensato di sposarla per me, per darmi una famiglia pi felice. Come se per la mia vita questo potesse fare la bench minima differenza! Ma adesso dice che non divorzier dalla mamma. Lei troppo fragile. Ho chiesto a Lala e lei mi ha abbracciato e mi ha detto di averlo respinto su due piedi. Sono tutti quanti cos infantili, compagno Petro. Il loro mondo agli sgoccioli, la dialettica inevitabile sta per schiacciarli e loro continuano a suonare come l'orchestra del Titanio. Ti fa soffrire? chiese lui, chinandosi verso di lei. Sasenka not che i suoi baffi biondi erano tagliati proprio come quelli di suo padre. No naturalmente, rispose lei con voce rauca, ma non ho mai pensato a Lala in quel senso! Le governanti hanno quella tendenza. Ho avuto la mia prima storia d'amore con la governante di mia sorella, disse Sagan. Davvero? lei prov un'improvvisa delusione nei suoi confronti. E come sta tua moglie? Lui scosse il capo. Sono spiritualmente assente da casa mia. Vado e vengo come un fantasma. Mi sono ritrovato a dubitare di tutto ci in cui credevo un tempo. Lala era la mia confidente. Con chi ti confidi tu? Con nessuno. Non con mia moglie. A volte penso che, be'... forse tu sei l'unica persona con cui posso essere me stesso, perch siamo mezzo estranei e mezzo amici, non credi? Sasenka sorrise. Che bella coppia! chiuse gli occhi e lasci che il vento, con i suoi rinfrescanti schizzi di neve, le spruzzasse il viso. Fermati l! grid Sagan. E indic una locanda proprio davanti a loro. D'accordo, capo, grid il cocchiere e frust il cavallo. Siamo quasi arrivati, disse Sagan toccandole il braccio. Un piccolo cottage di legno, con degli spioventi di legno scolpiti, si ergeva solitario in mezzo ai campi innevati, con alcune betulle su ogni lato, come guardie del corpo. Sasenka pens che un posto simile potesse trovarsi soltanto nella fiaba della Regina delle Nevi. La slitta si ferm con un fruscio, le narici del cavallo si aprirono emettendo vapore nell'aria fredda. La porta di legno si apr e usc un contadino grasso con una barba nero corvino, un caffettano di pelle d'orso e stivali di pelo, che la aiut a scendere dalla slitta. All'interno la locanda era pi simile a un'izba di campagna. Il ristorante occupava un'unica stanza, con la tipica stufa russa, sopra la quale stava completamente sdraiato un uomo molto vecchio con la barba bianca incolta, che russava rumorosamente, vibrando dalla testa ai piedi. Dentro la stufa semiaperta, Sasenka vide della selvaggina sfrigolare su uno spiedo. Il contadino con la barba nera indic un rozzo tavolo di legno e vers loro un generoso bicchiere di caca. A una strana coppia! disse Sagan. Bevvero. Lei non era mai uscita a pranzo con un uomo. Il caca bruciava nello stomaco di Sasenka come una pallottola infuocata, e quell'improbabile idillio, il fuoco che crepitava, il vecchio addormentato e la selvaggina aromatica nella stufa attutirono la sua concentrazione. Immagin che loro due fossero le uniche anime vive in mezzo all'artico ghiacciato. Poi si riscosse per tenere la coscienza all'erta. Scherzando con Sagan, che sembrava conoscere, il contadino serv loro dell'oca arrosto in una casseruola bollente, cos ben cucinata che il grasso e la carne grondavano dalle ossa per insaporire un brodo di barbabietola, aglio e patate che faceva venire l'acquolina in bocca. Gustarono cos tanto il cibo che quasi dimenticarono la rivoluzione, e chiacchierarono solo di sciocchezze. Non ci fu il dessert e il vecchio non si svegli mai. Infine se ne andarono, molto soddisfatti, dopo un altro caca. La tua soffiata ha pagato il conto, Petro disse Sasenka, mentre la slitta correva sui monotoni campi innevati. E' stato un conto salato. Non abbastanza. Vogliamo il nome dell'uomo che ci ha tradito. Forse posso fartelo sapere. Ma, se dobbiamo continuare a vederci, devo mostrare qualcosa ai miei superiori... Lei lasci cadere il silenzio,

mentre pensava cosa dire, eccitata dal pericolo di quel gioco. D'accordo, mormor. C' una novit. Gurstejn fuggito dall'esilio. Lo sappiamo. E' a Piter. Lo immaginavamo. Volete trovarlo? Lui annu. Andate a cercarlo alla pensione Kiev, stanza 12. Era la risposta che aveva provato con Mendel', il quale l'aveva avvertita che avrebbe dovuto scambiare una sola informazione. A quanto pareva Gurstejn era sacrificabile. Sagan non sembrava entusiasta. E' un menscevico, Sasenka. Io voglio un bolscevico. Gurstejn fuggito da Baku con Senka Sasjan. Il pazzo criminale che rapinava le banche per Stalin? Alloggia nella stanza numero 13. Sei in debito con me, compagno Petro. Se nel Partito verranno a sapere che ti ho dato questa informazione, mi uccideranno entro domani mattina. Adesso tira fuori il nome del traditore che ha spifferato l'indirizzo della stamperia. Nel silenzio rotto soltanto dal fruscio dei pattini della slitta che solcavano la neve ghiacciata, Sasenka riusc quasi a percepire Sagan che soppesava il prezzo della vita di un uomo contro il valore di un agente. Verezin, disse infine. Il portiere delle baracche della Guardia a cavallo? Sei sorpresa? Non mi sorprende nulla, rispose Sasenka esultante. Il cielo aveva striature scarlatte, come scie di sangue. Dei conigli sbucarono davanti ai cavalli intrecciando grandi balzi festosi. Che gioia! Sagan diede ordini al cocchiere che frust i cavalli. Sasenka si appoggi allo schienale e chiuse gli occhi. Aveva quel nome. La sua missione era riuscita. Il Partito ne sarebbe stato contento. Lei aveva ottenuto ci che voleva Mendel', niente male, consider, per una ragazza dello Smol'nyj. In qualche modo, lei e Sagan insieme avevano portato a termine la consegna. Avevano condiviso l'adrenalina che tutti gli agenti segreti provano dopo una missione compiuta con successo. Lei lo aveva abbindolato e, per qualche motivo, lui le aveva dato la sua pepita d'oro. In lontananza apparve un villino, probabilmente costruito sul confine di qualche propriet. La temperatura stava precipitando e il ghiaccio si induriva di nuovo. I pini di un boschetto sembravano fatti d'argento ossidato. Guarda l! disse Sagan, prendendole la mano inguantata tra le sue. Non meraviglioso? Lontano dai conflitti della citt. Volevo mostrarti un posticino delizioso che amo. Ecco, siamo arrivati, barin, disse il cocchiere, sollevando le sopracciglia e sputando. Proprio come avete ordinato. Potrei vivere qui per sempre, disse Sagan appassionatamente, togliendosi il colbacco. I riccioli biondo platino gli caddero sugli occhi. E se mi rifugiassi qui? Potrei essere felice in questo posto, non credi? Da un lontano camino di stagno usciva un filo di fumo. Sagan le sfil il guanto. Le loro mani, asciutte e calde, si intrecciarono, respirarono reciprocamente la pelle. Poi, lui le prese la sinistra e la fece scivolare nel proprio guanto, dove le dita rimasero a stretto contatto con le sue, seppellite nel pellame vellutato e nella morbidissima pelliccia di lapin. Le parve un gesto azzardato e, s, orribilmente intimo, ma anche delizioso. Trasal. La pelle delicata del palmo sembr diventare terribilmente sensibile, bruciava e pizzicava contro la pelle ruvida dell'uomo. Sent una vampata di rossore risalire lungo il collo e ritrasse bruscamente la mano dal guanto. Lei sentiva addosso gli occhi di lui, ma gir lo sguardo altrove. Erano andati un po' troppo oltre, pens. Pi veloce! Bystro! sbrait Sagan al cocchiere. I tre cavalli balzarono al galoppo e improvvisamente il vetturino perse il controllo. La slitta rimbalz a destra e a sinistra, il cocchiere gridava, ma la superficie innevata era irregolare e li fece inclinare da una parte, poi dall'altra e infine scaravent la slitta in un turbine farinoso di neve, finch Sasenka si ritrov a volare per aria. Atterr su un cumulo morbido a faccia in gi, e rimase immobile per un istante. Sagan era vicino a lei, ma non si muoveva. Era vivo? Che cosa sarebbe successo se fosse morto? Sasenka si sedette. I cavalli correvano ancora al galoppo, il cocchiere li inseguiva e la slitta era rovesciata sottosopra. Sagan giaceva ancora

inerte, la faccia coperta di neve. Petro, chiam lei, strisciando verso di lui. Gli tocc la fossetta sul mento. Sagan si alz ridendo e ripul l'ovale del suo viso dalla neve. Mi hai terrorizzato, esclam lei. Ho creduto che fossimo morti entrambi, replic lui. Anche lei scoppi a ridere. Guarda come siamo inzuppati... disse lei. ...e gelati, aggiunse lui, guardandosi intorno per cercare la slitta. E temo anche completamente soli! Lei vide che le sue pupille scure erano dilatate per l'eccitazione causata dall'incidente. Lei gli rimise in testa il colbacco. Come due bambini, non riuscivano a smettere di ridere. Seduti l, in mezzo ai campi innevati, il cottage ancora lontano, la slitta invisibile, lui pos il capo sulla spalla di lei per riposarsi, e lei fece altrettanto. Le teste si scontrarono e gli sguardi si incrociarono. Senza esitare un istante, lui la baci sulle labbra. Non era mai stata baciata. Pensando al Partito, assaporando il suo successo e ricordandosi che dopotutto Mendel' poteva avere ragione nel sostenere che forse Sagan la desiderava, lei gli permise di premere le labbra contro le sue. Con la lingua lui esplor dolcemente la sua bocca socchiusa. Lei avvert un leggero formicolio sulle labbra e si abbandon come in un sogno. Per un momento, un solo momento, chiuse gli occhi, appoggi la testa contro la sua e la sua mano fece ci che aveva sempre desiderato fare: accarezzare quei capelli chiari che le ricordavano lo zucchero filato. Si erano scambiati confidenze - sulla poesia, sul matrimonio e le emicranie di lui, sulla famiglia di lei -, ma niente era cos coinvolgente come il Gioco dei superlativi della cospirazione. Il mortale scambio di informazioni costituiva il culmine di una polka lenta e voluttuosa che ballavano insieme su uno strato di ghiaccio sottilissimo. Sasenka era confusa e tremante, ma al tempo stesso si sent invadere dalle scintille di una nervosa eccitazione e da uno slancio di calda sensualit. Eccoci qui, barin! grid il cocchiere, con la barba completamente ghiacciata simile a un fungo. Aveva raddrizzato la slitta e condotto la sua troika di cavalli schiumanti in un grande recinto per rimetterli in pista. Scusatemi per l'incidente, ma vedo che, be', non vi siete fatti male. Siete il ritratto della salute! ridacchi sguaiatamente. La pelle di Sagan era calda, pungente e ruvida contro le guance e il mento di Sasenka. Bruciava... e lei si ritrasse. Oho! grid il cocchiere. La slitta si ferm di fianco a loro con uno scricchiolio di neve ridotta in poltiglia, sollevando uno schizzo di cristalli ghiacciati che li colp sul viso. Sagan aiut Sasenka a salire a bordo e le spazz via la neve di dosso, poi la fece appoggiare allo schienale della slitta. Le mani e le ginocchia le tremavano. Si asciug le labbra con la manica. Si sentiva insicura, terribilmente a disagio. Qualche istante dopo, giunsero al cottage. Dalle grondaie pendevano stalattiti di ghiaccio e intricate ghirlande di brina creavano magnifici disegni sulle finestre. La porta di assi inchiodate si apr e apparve una giovane contadina sorridente, con le guance rosee e caffettano di montone. Portava un vassoio con due bicchieri di gigol'-mogol'. Il cielo imbronciato distese la sua morbida coltre sopra la neve, trasformandola in un manto blu scuro sfumato di viola. Pi tardi, Sagan e Sasenka si separarono alla stazione. Lei aveva un segno rosso sul mento. Lo tocc con i polpastrelli e, ricordando la sensazione di quelle labbra contro le sue, rabbrivid. CAPITOLO 29. Il capitano Sagan guard il trenino di Sasenka che si allontanava e

prendeva velocit, lo sbuffo di vapore simile al pennacchio di crine sull'elmetto dei gendarmi. Mostr il suo distintivo al capostazione. L'idiota rimase quasi sopraffatto dall'eccitazione, quando Sagan requis il suo ufficio confortevole. Riscaldandosi accanto alla stufa in maiolica, si vers un sorso di cognac e scrisse un rapporto al suo capo, il generale Globacev. Sagan avvert una pressione alle tempie, il solito inizio di un mal di testa pulsante. Strofin velocemente un pizzico della sua polvere terapeutica sulle gengive, poi ne sniff due prese. Le cose non stavano andando bene. Lui e il generale erano pi preoccupati per la situazione a San Pietroburgo di quanto non avesse rivelato a Sasenka. Tuttavia, entrambi concordavano che una manovra repressiva e lo scioglimento della Duma fossero necessari: per il cosacco era giunto il momento di usare la frusta, la sua nagajka, consider. L'effetto tonificante della cocaina sostitu l'ansia in un senso di soddisfatta onnipotenza che gli pulsava nelle tempie. Sagan era tra i migliori da quando frequentava la scuola militare Corps de pages. Aveva vinto il primo premio durante i due anni di corso alla Scuola di polizia. Aveva imparato le tavole antropometriche del sistema Bertillon per la descrizione delle fattezze dei ricercati, aveva conquistato il riconoscimento di migliore tiratore al corso pratico di artiglieria del capitano Glasfedt e possedeva la completa padronanza delle Regole di condotta organizzativa degli agenti interni, che aveva puntigliosamente applicato con Sasenka. Nelle attivit di spionaggio, aveva memorizzato il raffinato metodo del colonnello Zubatov, il genio dell'Ochrana, che aveva scritto: Dovreste guardare il vostro informatore come un'amante con cui siete coinvolti in una relazione adulterina. Era davvero impossibile trasformare una rivoluzionaria in una spia che facesse il doppio gioco, senza sfruttare una certa abilit di corteggiatore. In questo caso, per, l'abilit stava nel non mostrarsi affatto cavaliere, facendo credere a delle sciocche adolescenti di essere delle serie intellettuali che non si sarebbero mai minimamente lasciate abbindolare dalle smancerie, per non parlare degli approcci sessuali. Sagan aveva seguito le raccomandazioni di Zubatov con una delle sue agenti doppiogiochiste del Partito socialista rivoluzionario e con un'altra militante bolscevica. Nessuna delle due era particolarmente bella, ma a letto la commedia dello spionaggio ripagava pi di quella che spesso era solo una noiosa ginnastica. Per i suoi incontri con Sasenka, Sagan si preparava sempre meticolosamente, ascoltando il tango pi in voga, memorizzando pagine e pagine di quella ridicola poesia di Majakovskij che le aveva fatto girare la testa. La devozione della ragazza alla causa bolscevica rendeva il suo compito un gioco da bambini: quelle prive di senso dell'umorismo erano sempre le pi facili da spezzare, disse tra s. Come tanti altri rivoluzionari, lei era una zid, un'ebrea, apparteneva a quella razza di voltagabbana che sostenevano sia il marxismo ateo sia il kaiser tedesco. Sorrise al pensiero della sua ferma convinzione liberale, dell'appassionata fede nello zar, nell'ortodossia, nella patria e nel vecchio ordine. Con la penna e l'inchiostro del capostazione, si mise a scrivere un rapporto indirizzato al generale: Vostra Eccellenza, sono molto soddisfatto per quanto riguarda il caso dell'Agente 23 X (Volpe artica) che finalmente ha cominciato a rivelarsi utile. Come Vostra Eccellenza sa, ho gi avuto undici incontri clandestini, compreso il primo interrogatorio, con questo membro del Partito operaio socialdemocratico russo, fazione bolscevica. Le ore di lavoro sono state ripagate e frutteranno considerevoli guadagni anche in futuro. Con l'intervento di agenti esterni delle nostre squadre di sorveglianza che hanno spiato i movimenti di Volpe artica, siamo riusciti ad arrestare tre nichilisti di medio rango e a rintracciare la nuova stamperia. Il prezzo del reclutamento di questo agente stato: 1) filosofico: la sua convinzione che io simpatizzi per la sua causa e per

la sua persona (il salvataggio di sua madre dall'appartamento dell'Oscuro stato particolarmente proficuo allo scopo di guadagnare la sua fiducia); 2) tattico: la consegna del nome del portiere (nuovo membro del Partito, nome in codice Guardia a cavallo), che non costata nulla al nostro servizio, dal momento che prima avevamo fallito nel reclutarlo come agente esterno, nonostante l'offerta del solito incentivo finanziario (cento rubli al mese), conformemente alle Regole di condotta organizzativa degli agenti interni di P. Stolypin. All'incontro odierno, l'agente ha scucito i nomi di due rivoluzionari, un esponente dei menscevichi e un terrorista bolscevico, ricercati da molto tempo dai Dipartimenti di sicurezza di Baku, Mosca e Pietrogrado. Organizzer la sorveglianza, in conformit alle Disposizioni per la sorveglianza esterna del generale Trusevic, e l'arresto immediato. Chiedo il vostro permesso di continuare a trattare l'agente Volpe artica anche in futuro, poich credo che la sua utilit al servizio dipenda dalla mia personale strategia. E' possibile che i suoi istruttori bolscevichi le abbiano ordinato di passarmi quei nomi, tuttavia credo che la minaccia di smascherare i suoi compagni render adesso la sua resa facile da ottenere. La nostra missione primaria rimane l'arresto di Mendel' Barmakid, suo zio (nome in codice Piede equino, alias compagno Baramjan, compagno Fornace, ecc.), e del Comitato di Pietrogrado della fazione bolscevica, ma sono assolutamente sicuro che questa organizzazione sia ormai del tutto fuori combattimento e incapace di costituire una minaccia a breve e medio termine... Povera piccola Sasenka, pens Sagan compiaciuto, eppure nel profondo del cuore sentiva che lei era la stella pi splendente del suo firmamento. Non moriva affatto dalla voglia di vedere sua moglie o il generale Globacev. Se avesse potuto fare a modo suo, avrebbe preferito incontrare Sasenka tutte le notti al covo. In un primo momento, la sua diffidenza, i dubbi da ragazzina, la sua postura un po' goffa, lo stile vagamente affettato con cui indossava abiti di grisaglia, squallide calze di lana e camicette abbottonate, la folta chioma raccolta in un virginale e bolscevico chignon, la totale assenza di trucco o di profumo lo avevano tediato. Ma, nelle ultime settimane, lei aveva cominciato a piacergli e adesso non vedeva l'ora di starle vicino per sentire il buon odore della sua pelle fresca e dei suoi magnifici capelli, per guardare i suoi occhi grigi che lo penetravano cos intensamente, il piccolo labbro superiore che sfiorava con le dita quando parlava di sua madre, il suo corpo snello che andava assumendo le curve femminili che lei disprezzava e voleva nascondere a tutti i costi. E nulla era pi incantevole del modo in cui cercava di reprimere il suo senso dell'umorismo e la sua gioia di vivere, aggrottando le sopracciglia per interpretare il ruolo dell'arcigna rivoluzionaria. Lui rideva degli scherzi dell'Onnipotente, poich, per quanto lei volesse apparire austera, Dio le aveva dato quei lineamenti, - le labbra sempre socchiuse, lo sguardo imbronciato, il petto florido - che ogni volta rendevano inutili i suoi tentativi e la facevano sembrare ancora pi deliziosa. E quando lui aveva assaggiato le sue labbra le mani avevano davvero cominciato a tremargli. La riluttanza di Sasenka nel ricambiare quel bacio rendeva il piacere, che indubbiamente provava, ancora pi dolce e intenso. O l'ho solo immaginato? si domand Sagan. Qualsiasi uomo sulla quarantina perderebbe il senno avendo a che fare con quella pelle, quelle labbra, quella voce leggermente rauca che gli ricordava il ronzio delle api e che lui aveva imparato a conoscere cos bene. Sollev le mani e vagheggi di riuscire a percepire la fragranza della sua pelle, il suo collo... Malgrado tutto, lei era la sua agente. La causa, lo zar e la patria venivano

sempre prima. Era una disperata lotta per la sopravvivenza tra il bene e il male e lei stava dalla parte sbagliata. Se lui fosse stato costretto a... Be', sperava di non dover mai arrivare a tanto. L'Ochrana era speciale. La battaglia per difendere l'impero era una guerra che si doveva combattere in assoluta segretezza, come gli aveva detto il generale Batjusin, suo collega: Merita un grande onore chi disonora il proprio nome e chiude il caso con il silenzio come unica ricompensa. Inumid il dito, lo intinse nella polvere del dottor Gemp e strofin la cocaina sul naso e sulle gengive. La porta si apr. Entr il capostazione con il suo muso livido, i baffi rossicci, e il pancione coperto dall'uniforme. Avete detto qualcosa, vostra eccellenza? chiese. Posso fare qualcosa per voi? Un appunto ai miei superiori sarebbe d'aiuto. Vi sarei molto grato se... Perch no? Speriamo che riusciate ad annientare i nostri nemici, agenti tedeschi e zidi nichilisti. Assolutamente! Quand' il prossimo treno per la stazione Finlandia? Devo consegnare un resoconto. Tra cinque minuti, eccellenza. Dio salvi lo zar. CAPITOLO 30. La Benz con lo stemma del granduca era gi parcheggiata tra le carrozze davanti a palazzo Radziwill sul lungofiume Fontanka, quando la Delaunay di Pantameilion slitt nello spiazzo antistante, con le catene intorno alle ruote che a malapena facevano presa sul ghiaccio. Samuil e Ariadna Zejtlin attendevano il proprio turno, mentre l'ambasciatore Paleologue e sua moglie scendevano dalla Renault dell'Ambasciata francese. Le guardie dell'Izmajlovskij con le giubbe verdi, i gendarmi con i pennacchi alla ottomana e i cosacchi in pantaloni di pelle e folte pellicce, soliti a schioccare le loro spesse fruste, bivaccavano attorno ai fal nelle piazze e sorvegliavano gli angoli delle strade. L'aria era densa dell'olezzo di sterco e sudore dei cavalli e del fumo dolciastro della legna che bruciava. Il selciato rimbombava di migliaia di zoccoli e delle ruote dei carri con l'artiglieria pesante, a cui si aggiungeva tintinnio metallico di fucili, briglie e foderi. Le scalinate di marmo del palazzo risuonavano di risate e delle melodie dei valzer. In cima ai gradini, gli Zejtlin salutarono l'ambasciatore francese e sua moglie. Proprio mentre le due coppie stavano commentando il silenzio che regnava sulla citt, riecheggi uno sparo sopra i tetti. I cani cominciarono ad abbaiare e le sirene a ululare e da qualche parte, in direzione del quartiere Vyborg, sembrava che la citt stessa rintronasse. Come va, caro barone? State meglio baronessa? disse in un perfetto russo l'ambasciatore francese, facendo l'inchino. Sto molto meglio, grazie. Avete sentito quel rumore? rispose Ariadna, gli occhi iridescenti come vortici d'acqua. Fuochi d'artificio! Temo che quello fosse uno sparo, baronessa, ribatt l'ambasciatore, impeccabile nel suo frac, cilindro nero e cravatta bianca. Eccone un altro. Gli operai della fonderia stanno marciando a migliaia da Pietrogrado, Vyborg e Narva. Sto congelando, disse Ariadna con un brivido. Entriamo, fece la signora francese prendendola per mano. Ariadna e la moglie dell'ambasciatore, entrambe avvolte in pellicce lunghe fino ai piedi, una di ermellino l'altra di foca, si diressero all'interno, passando dal guardaroba per deporre i cappotti. Ariadna, come un angelo che si levasse da una fontana, emerse pallida e scintillante in un abito di broccato color malva, ricamato di diamanti, che accentuava il dcollet e scopriva la schiena con una profonda scollatura. Abbracci il principe e la principessa Radziwill, la coppia pi ricca della Polonia lituana. Siete stata davvero gentile ad accettare il nostro invito in una sera simile, Ariadna, e anche voi, madame Paleologue. Ci siamo chiesti se fosse il

caso di annullare il ricevimento, ma il nostro caro granduca Basil ce l'ha assolutamente proibito. Ha detto che era nostro dovere, s, nostro dovere. Abbiamo parlato con il generale Kabalov e ci ha molto rassicurato... Si udirono altri spari. Zejtlin e l'ambasciatore rimasero all'esterno sui gradini, a osservare la situazione nell'oscurit. Limousine scoppiettanti e slitte sibilanti depositarono altri ospiti. Diamanti e smeraldi pendevano come gocce di rugiada dalle orecchie delle signore che, avvolte in lunghe pellicce, si muovevano come animali. Il profumo sfidava il freddo pungente per il possesso dell'aria. Zejtlin si accese un sigaro e ne offr un altro all'ambasciatore. Tacevano entrambi. Sapendo che i prezzi stavano salendo alle stelle e che la polizia segreta avvertiva riguardo disordini imminenti, l'ambasciatore fu stupito di trovare ministri e granduchi presenti a una festa mondana in una sera come quella. Zejtlin era perso nei suoi pensieri. Aveva vissuto in mezzo a rivolte, dimostrazioni e pogrom, due guerre e la rivoluzione del 1905, uscendone ogni volta pi ricco e pi potente. A casa era tornata la calma; il suo anomalo momento di dubbio e follia si era concluso. Le iniezioni di oppio del dottor Gemp avevano ristabilito la salute di Ariadna. La questione del divorzio era chiusa. Sasenka era iscritta alle lezioni del professor Raev e Lala sembrava tranquilla e arrendevole. L'unica preoccupazione era Gideon. Cosa stava combinando quel mascalzone, quel momzer? CAPITOLO 31. Gideon Zejtlin stava tornando a casa, accompagnato da Leonid, il maggiordomo, a bordo della berlina Russo-Balt, con duecento rubli in tasca. Cosacchi e uomini della Guardia nazionale presidiavano dei posti di blocco intorno al cordone ufficiale Liteinyi che abbracciava lo Stato maggiore, il ministero della Guerra e il Palazzo d'inverno. Ma quando Gideon attravers la prospettiva Nevskij alcuni operai lanciarono pietre contro l'automobile. Luridi speculatori! gridavano. Vi insegneremo noi a spennare il popolo. I sassi martellavano sul tetto, ma Gideon, sempre un po' alterato, anche quando era sobrio, non aveva paura. Se la prendono con me? Tra tutti? E' mio fratello che volete, idioti! brontol, dandosi una pacca sulla coscia. Continua a guidare, Leonid! Non tua la macchina che stanno fracassando! Ha ha! Il maggiordomo, autista nervoso anche nel migliore dei casi, si stava divertendo molto meno. Si fermarono nella Decima Rozdestvenskaja, una strada stretta fiancheggiata da alti caseggiati di recente costruzione. Gideon balz fuori dall'auto, gettandosi sulle spalle il cappotto con il collo di castoro. Vado via, allora, disse Leonid. Mm, disse Gideon, che aveva promesso alla moglie, alle figlie e al fratello Samuil di trascorrere un po' di tempo a casa. Ma per lui era pressoch impossibile mantenere il proposito. Preferisco che mi aspetti. Perdonate, gospodin Zejtlin, ma non mi va di tenere fuori l'automobile per troppo tempo, replic il servitore. Il barone ha detto: 'Accompagnalo a casa e torna indietro subito', e io lavoro per il barone. Inoltre, la macchina potrebbe essere danneggiata dalle pietre degli operai e questa una bella vettura, gospodin Zejtlin, molto pi bella della Delaunay o della... Buonanotte, Leonid, e buon viaggio! Infame informatore dell'Ochrana, pens Gideon passando davanti al portiere e salutandolo con un gesto festoso. Attravers l'atrio di marmo e prese l'ascensore, una bella cabina art dco di lucido ottone ambrato con intagli scuri. Sal al quinto piano. Il cognac e lo champagne che aveva bevuto con Samuil gli ribollivano in corpo, bruciavano il cuore, agitavano le viscere e gli facevano girare la testa. Sua moglie Vera,

madre delle sue due figlie, era di nuovo incinta e lui aveva sperperato tutti i suoi scarsi guadagni a cena da Contant e al gioco d'azzardo. Oh, che tragedia, si rimprover, essere nato ricco e diventare povero! Suo fratello l'aveva tolto d'impiccio un'altra volta, aprendo la sua bella cassaforte di teak per passargli il mazuma, due banconote verdi fresche di zecca con l'effigie imperiale. Ma questa volta il barone aveva minacciato di non riaprire pi la cassa per un bel po' di tempo. Oh, eccolo qui! esclam Vera. Stava accanto alla stufa con indosso una logora vestaglia e le ciabatte. Una bella accoglienza per il figliol prodigo che torna, disse Gideon, baciandole la guancia smunta. Che cosa vi ho fatto? Perch proprio io? Tra tutti? Gideon aveva un pessimo comportamento, eppure continuava a stupirsi se la gente lo trattava male. Pos la mano enorme e pelosa sul ventre della moglie. Come ti senti, mio comandante in capo? Che pancia dura, tesa, bella e piena di vita, pens. E' mio, il frutto del mio seme, ma chi sono io per generare un altro figlio, dargli una vita che solo una pantomima? Il mondo ormai gira fuori controllo... La voce tesa di Vera si addolc. Sono contenta di vederti, caro. Anch'io. Anch'io! Poi il suo viso stanco si irrigid nuovamente. Mangi con noi? Da quanto tempo non ci onori della tua compagnia, Gideon? Sono qui per stare con te e le ragazze, rispose Gideon talmente allegro, che chi non lo conosceva avrebbe creduto che fosse il miglior marito di tutta Piter. A casa, nessuno lo aiutava a togliersi la pelliccia e le galosce. L'appartamento era in disordine e pervaso da un vapore di grasso e di cavoli, come una casa di contadini. Come la maggior parte delle persone trasandate, Gideon odiava la confusione e ispezionava la casa per rimproverare ferocemente se i piatti non erano stati lavati o i letti, dalle lenzuola ingiallite, non erano stati rifatti, se c'erano pile di scarpe e stivali fuori posto, impronte sui tappeti e briciole sul tavolo della cucina. L'appartamento era bello, tutto dipinto di bianco, con semplici mobili in legno di betulla finlandese, ma alle pareti non c'erano pi quadri appesi. Questa casa un porcile, Vera. Un porcile! Gideon! Non abbiamo un copeco! Dobbiamo pagare venti rubli al macellaio o perderemo il credito. Ne dobbiamo otto al portiere e... Basta, basta, mia cara. Cosa c' per cena? Kasa e formaggio. Non possiamo permetterci nient'altro. In citt non c' niente da mangiare. Viktorija! Sofija! Pap arrivato! Si ud un rimbombo di piedi svogliati, calzati in pesanti scarponcini con le stringhe. Una ragazza si ferm sulla porta osservando suo padre con occhi torbidi e imbronciati, come se fosse stato un marziano. Ciao, pap, disse Viktorija, detta Vika. Vika, tesoro! Come stai? Come va la scuola? E quel tuo ammiratore? Ti scrive ancora poesie? Spalanc le braccia, ma l'adorata figliola di quindici anni non si avvicin, n mut la sua espressione. La mamma molto stanca. Piange. E' tanto che non ti fai vedere. Abbiamo bisogno di denaro. Alta e olivastra, con i capelli sottili e un paio di occhiali dalla montatura in osso, indossava una vestaglia. Vika ricordava a Gideon una burbera bibliotecaria. Non riusc ad avvicinarsi a lei. Dove sei stato? incalz la ragazza. A ubriacarti? O a dare la caccia a donnine di facili virt? Come ti permetti di accusarmi? Perch proprio io? Tra tutti? Gideon abbass lo sguardo. Proprio lui, con la sua bocca ampia, i grandi occhi espressivi, la chioma scarmigliata e la barba, che sembravano fatti per compiere gesti grandiosi e profonde risate, adesso si vergognava e si sentiva a corto di parole. Dove aveva imparato l'espressione donnine di facili virt sua figlia? Da sua madre, naturalmente. Devo andare a fare i compiti, disse Vika, trascinandosi via. Gideon fece spallucce e pens che Vera gli stesse aizzando contro le figlie. Ci fu uno scalpiccio di passi leggeri. Sofija, una ragazzina dalla carnagione scura, i capelli crespi e gli occhi neri come l'ebano, si gett tra le sue braccia. Lui si raddrizz e la sollev facendola girare e rigirare, con la logora camicia da notte che svolazzava. Mouche! grid a squarciagola. Mia

adorata Mouche! Era quello il soprannome che lui aveva dato a Sofija, perch da piccola assomigliava a una mosca dispettosa. Adesso che era pi grande, con i riccioli neri, gli occhi neri e i lineamenti marcati, la ragazza sprigionava la stessa energia di suo padre. Dove sei stato? C' una rivoluzione? Abbiamo visto uno scontro dal fornaio! Voglio andare l fuori anch'io, pap. Portami con te! Come sono i tuoi amici rivoluzionari? Hai visto qualcosa? Io sto con gli operai! Come stai, pap? Stai scrivendo qualcosa? Mi sei mancato. Non sei stato male, vero? Speriamo di no! Noi non sappiamo mai niente di quello che succede fuori! Si attorcigli addosso a lui come una scimmia. Cosa stai scrivendo, vecchio momzer di un pap? Lui adorava il modo in cui lei lo chiamava pap mascalzone in yiddish e gli tirava la barba. Scriviamo qualcosa adesso, Mouche? Devo consegnare un breve articolo. Oh, s! Mouche lo prese per mano e lo trascin nello studio, dove era difficile non inciampare in pile di quotidiani e riviste, eppure lei, agile e svelta, le scans. Tir fuori la sedia di pelle verde, infil con mani esperte un foglio nella macchina per scrivere e lo avvolse nella giusta posizione. Pravil'no! Bene! Cosa scriviamo oggi? Un articolo sul Partito cadetto? Sui menscevichi? Sui menscevichi! rispose lui. Allora, questa settimana sei un socialdemocratico? lo prese in giro la figlia. Questa settimana s! rise di se stesso. Quante parole? Cinquecento, non di pi. C' qualcosa da bere? Mouche si precipit a prendere un bicchierino di vodka. Lui lo tracann e si sedette alla scrivania. Mouche si sistem sulle sue ginocchia, appoggi le mani sulle sue braccia e grid: Scrivi, pap, comincia! Che ne dici di iniziare con 'Le follie reazionarie del regime sono quasi finite'. Oppure 'Ho visto per strada una donna furibonda per la fame, la vedova di un operaio, scuotere il suo bambino in faccia a un ricco capitalista. Oppure... Sei proprio uguale a me, comment lui baciandola sulla fronte. Gideon era uno di quei giornalisti che, in pochi minuti, riusciva a sfornare un articolo farcito di frasi altisonanti e pungenti reportage senza il minimo sforzo. Non riuscendo mai a decidere da che parte stare, se tra i liberali costituzionalisti, i cadetti, i moderati socialdemocratici, i menscevichi. Scriveva per entrambi i quotidiani di Partito e anche per altri giornali, firmandosi con nomi diversi. Aveva viaggiato in lungo e in largo e i suoi articoli contenevano riferimenti a citt straniere e guerre dimenticate che colpivano i lettori. I suoi slogan, un po' sgrammaticati, suonavano familiari. La gente li ripeteva. Gli editori continuavano a chiederne. Lui non aveva mai rimpianto di avere lasciato che Samuil lo estromettesse dagli affari della famiglia, anche se, occupandosi della sua parte in quelle imprese, ora sarebbe stato molto ricco. Non rimpiangeva niente. Inoltre, aveva le mani bucate. Aveva promesso di consegnare entro sera all'editore menscevico un entusiasmante articolo sull'atmosfera che regnava per le strade. Adesso, con Mouche che percepiva eccitata tutta la tensione delle sue braccia vigorose, Gideon lavorava velocemente, con le dita che battevano forte i tasti, e gridava a capo! alla fine di ogni riga. Allora Mouche spingeva la levetta della macchina per scrivere per andare a capo, canticchiando di gioia, dondolando le ginocchia con energia, tutta nervi. Ecco fatto, disse lui. Con questo articolo, pap ha guadagnato qualche rublo. Che noi non vedremo mai, dichiar Vera sulla porta. Questa volta potrei sorprendervi! ribatt Gideon. Si sent un uomo virtuoso. Aveva abbastanza contanti per saldare i debiti, accontentare Vera, comprare libri e vestiti nuovi alle ragazze e qualcosa di buono da mangiare. Non vedeva l'ora di consegnare quel mazuma: Vera gli avrebbe sorriso, Mouche avrebbe ballato, persino Vika gli avrebbe voluto di nuovo bene. Quando Vera serv la kasa, la polenta di grano saraceno, condita con formaggio di capra, chiese ancora notizie dei soldi, senza

accennare al fatto che lo scoppio di una rivoluzione fosse imminente. Fuori, le sirene delle fabbriche cominciarono a gemere e a fischiare; ci fu uno sparo, poi una raffica; per le strade correvano auto rubate, le ruote slittavano e le marce stridevano, mentre i contadini se la spassavano imparando a guidare. Sasenka realmente una bolscevica, pap? Come sta zia Ariadna? E vero che il dottore le ha prescritto l'oppio? Mouche faceva domande e brontolava tra s, mentre lui cercava di darle delle risposte. Vika fulminava suo padre con lo sguardo ogni volta che quella moralista di sua madre stringeva le labbra, sospirava o tirava su col naso. Nessuno poteva rovinare un pasto a Gideon. Che si trattasse di kasa consumata nel suo disordinato appartamento o di un filetto di storione da Contant, lui era comunque una buona forchetta. A tavola, in famiglia, amava raccontare le novit, masticava rumorosamente, annusava la pietanza come un cane soddisfatto, imbrattava la barba senza il minimo imbarazzo. Tu non mangi come ci hai insegnato, diceva Vika. Ti comporti in modo disgustoso, vero mamma? Voi non fate come me, ribatteva Gideon. Fate come vi dico! Come ti permetti di parlare in questo modo alle ragazze? chiese sua moglie. E' un parlare da ipocrita, incalz Vika. Voi due insieme formate un regolare sindacato delle donne brontolone! Su con la vita! disse Gideon, posando un piede su una sedia sudicia, gi sporca delle sue impronte di altre occasioni. Smettila di scherzare, Gideon, lo rimprover Vera. Sped Vika e Mouche a fare i compiti. Nel momento in cui si trov solo con Vera, Gideon cambi atteggiamento. La sua faccia tesa e smunta e l'espressione da martire lo irritavano. Lei continuava ad asciugarsi il naso con uno straccio verde pieno di macchie. La sua affettazione lo faceva infuriare. Lui adorava le figlie, o meglio adorava Mouche, ma che cosa era successo a Vera? Era figlia di un borghese di provincia, un maestro di Mariupol'. Aveva studiato, era stata un'intellettuale che lavorava alla rivista letteraria Apollo con grande entusiasmo e vigore. Aveva avuto un seno florido, occhi azzurri e capelli biondi. Ora il seno si era afflosciato fino alla vita, gli occhi erano acquosi, spenti e pallidi, i capelli stavano diventando grigi. Gideon si chiedeva come avesse potuto essere tanto insensato da metterla incinta di nuovo. Stentava a credere di averlo fatto! Era accaduto la sera del compleanno di Mouche. Si era lasciato travolgere da una sorta di nostalgia erotica, ricordando sua moglie com'era un tempo, dimenticando la donna che era diventata adesso. Non poteva negare di essere responsabile di ci che le era successo e quanto pi si sentiva in colpa tanto meno la sopportava. Mouche era l'unica che gli dava soddisfazione e lui decise che quando sarebbe stata un po' pi grande le avrebbe chiesto di andare ad abitare con lui. In quel momento gli era quasi impossibile rimanere l ancora un attimo di pi. Per le strade stavano accadendo grandi eventi. Gli hotel brulicavano di feste; uno scrittore doveva vivere la storia in diretta, invece lui restava inchiodato l con quella megera bigotta. Vera continuava con i soliti piagnistei: le nausee erano finite, ma la schiena le doleva e non riusciva a dormire. Il portiere faceva commenti sulle scenate di Gideon. Vika aveva raccontato alle sue amiche che suo padre era un rivoluzionario e un ubriacone; Mouche era indisciplinata e arrogante, i suoi insegnanti si lamentavano, inoltre era talmente cresciuta che i vestiti e le scarpe non le andavano pi bene. Ma non c'erano soldi per comprarne di nuovi: era difficile acquistare la carne e quasi impossibile il pane. I vicini avevano sentito certe chiacchiere di quartiere in cui si diceva che Gideon era stato visto fare le ore piccole, ubriaco fradicio all'hotel Europa. Come credeva che la facesse sentire tutto questo} Quando aveva la pancia piena, Gideon non dormiva mai. La sua libido si rafforzava. Doveva dare sfogo ai suoi istinti. Per qualche motivo, la sua mente torn al pranzo in casa di suo fratello, la settimana precedente. I Loris erano famosi per il loro matrimonio

felice, ma a quel pranzo noioso il conte non era presente, cos Gideon aveva dato a Missy ci che definiva il Manifesto di Gideon: godiamo perch la vita breve e domani moriremo. (Ovviamente, il Manifesto ottenne un sorprendente successo!) Ora Gideon ricord come, mentre salutava Missy prima di andarsene, lei l'aveva guardato con i suoi occhi scintillanti, circondati da piccole rughe che si accentuavano quando rideva, e gli aveva dato una stretta di mano inequivocabile, dicendo: Sarebbe magnifico parlare ancora con voi di Mejerchol'd e del nuovo teatro. Suppongo che sarete presente al ricevimento della baronessa Rozen all'Astoria il... e nomin la data. Sta di fatto che era proprio quella sera. Gideon non si era preoccupato di confermare l'appuntamento, ma dopo il pasto gli si era rinfrescata la memoria e il suo membro virile, brillante interprete delle intenzioni femminili, si era risvegliato. Doveva recarsi immediatamente a quella festa. Missy non gli aveva mai riservato la bench minima attenzione Frequentava abbastanza la vita mondana ed essendo amica di Ariadna non poteva che essere una donna di larghe vedute. Ma non aveva mai flirtato veramente con qualcuno e di certo non con lui. Gideon riflett sul fatto che la guerra, la perdita di rispetto, il continuo cambiamento di ministri e i disordini per le strade dovevano avere fatto cadere alcuni frutti maturi che altrimenti sarebbero rimasti sugli alberi. Pens al corpo di Missy Loris, capelli biondi caschetto, magrissima e senza seno, e sent un improvviso desiderio di assaporare il puro e genuino piacere di una pelle mai esplorata, di nuove labbra, della seta all'interno delle sue cosce. Questo gigante, simile a un orso, capace di erculei festini erotici che nessuno, a parte le donne stesse, crederebbe possibili, sorrise tra s. Proponeva i pi deliziosi atti osceni dell'amore con soavi frasi in francese che accendevano anche le pi ritrose. Che fossero ballerine di fila o nobildonne non faceva alcuna differenza. Eppure non si vantava mai dei suoi successi erotici. Perch queste bubeleh, questi tesori, scelgono me? Perch proprio io? Tra tutti? Io sono un brutto zoticone, sembro un oste ebreo! Ma, al diavolo, perch dovrei lamentarmi! Non poteva proprio farne a meno: quella sera doveva trovare subito Missy. Ma se ora avesse dato i duecento rubli a Vera non avrebbe avuto niente per offrire da bere e da mangiare alle signore. Che fare? Sospir. Avrebbe fatto quello che faceva sempre. Poco dopo, mentre Vera stava lavando i piatti con la solita espressione scontrosa dipinta sul viso, Gideon usc lasciando cinquanta rubli sul tavolo dell'anticamera. Il resto lo tenne per s. Mouche lo aiut a indossare gli stivali di feltro e gli pass il nostro articolo menscevico! mentre Vika scuoteva la testa e increspava la bocca. Stai gi uscendo, pap? Lo sapevo. Lo sapevo! Lo sapevo! Faremo cambiare la serratura, farabutto! grid Vera, ma lui se n'era gi andato. Fuori in strada, Gideon non riusc a trovare una slitta. Quanto a quella brontolona di Vera, se la sarebbe cavata comunque, pens. Vera e Vika: che due scorbutiche! Io sar pure un vigliacco, un incorreggibile vergognoso edonista, ma sono cos felice! Mi gira la testa dall'eccitazione in vista della serata. Cosa c' di sbagliato nell'essere felici? Siamo padroni della nostra vita! Che cosa sono gli esseri umani? Soltanto animali. Morir giovane. Non diventer vecchio, dunque faccio semplicemente ci che fa la mia specie. E poi dovevo comunque uscire! Ho un articolo da consegnare al giornale. Annus l'aria gelida. In lontananza riecheggiavano suoni strani. Si udivano colpi di arma da fuoco, fischi dalle fabbriche, motori che andavano su di giri, ruote che stridevano, voci che cantavano, eppure tutto sembrava immerso in una quiete innaturale. Ma camminando in direzione dell'hotel Astoria, con la mente rapita dall'eccitante aspettativa delle spalle nude di Missy, del suo ventre morbido, della sua fragranza mista all'odore di femmina, Gideon sbuc in una delle vie principali. Cominci come un

mormorio, che divenne martellante fino a trasformarsi in un rombo. I grandi viali erano inondati da una massa di gente avvolta in pesanti pastrani, col capo coperto. Sembravano tutti dei fantocci imbottiti, come automi che marciavano nella stessa direzione. Gideon cammin a zig zag tra la folla, a volte lasciandosi trascinare dalla corrente, a volte fermandosi di lato a osservare il suo passaggio tumultuoso. In qualit di scrittore, era bene che fosse testimone. Ma dov'era l'esercito? E i cosacchi? Entr nell'hotel e si sent di nuovo a casa tra i pavimenti di lucido parquet, i scintillanti ascensori color oro e nero, il bancone del bar in rovere scuro. Desidera il solito, monsieur Zejtlin? chiese Roustam, il barista. L'atmosfera raffinata e formale dell'Astoria aveva lasciato il posto a un'aria pi vacanziera, spensierata e un po' folle. Gideon gett il cappotto e il cappello alla ragazza del guardaroba, ma dimentic di togliersi gli stivali. Cammin con passo felpato verso la sala privata dove la baronessa Rozen teneva il ricevimento. Una ragazza in abito arancione con scollatura posteriore, boa di struzzo e scarpe gialle, una di quelle che Vera definiva donnine di facili virt, ma che Gideon chiamava affettuosamente bubeleh, lo salut come se si fosse trattato di un vecchio amico e lui le lanci un gran sorriso. Lei gli offr da bere dal suo bicchiere. Gli impiegati della reception lo presero in giro: erano ubriachi anche loro? Un ufficiale e una donna, con l'aria da signora perbene e un doppio giro di perle al collo si stavano baciando sul sof del foyer, come se fossero stati dentro un kabinet e non in un luogo pubblico. Un usciere apr la porta a due ante della sala in cui si stava svolgendo la festa. Gideon not che quel servitore dal viso rosso non si era inchinato, ma aveva fatto solo un sorrisino compiaciuto, come se avesse saputo perfettamente ci che lui aveva in mente. Gideon ruzzol quasi nella sala, sgomitando tra uniformi e mostrine, frac e abiti da sera. In mezzo a quella piccola folla intenta a discutere sulla situazione che c'era fuori nelle strade, scorse finalmente un caschetto di capelli biondi, due spalle candide, un braccio avvolto in un lungo guanto con una sigaretta dal bocchino d'oro, circondata da una voluta di fumo, come un cobra che sbucava da una cesta. Allora sei venuto esclam Missy Loris nel suo accento americano. Non avrei dovuto? Il suo sorriso mise in risalto le affascinanti fossette che aveva sulle guance. Cosa sta accadendo l fuori, Gideon? Lui avvicin le labbra al suo piccolo orecchio. Stanotte potremmo morire tutti, bubeleh! Che cosa faremo durante i nostri ultimi istanti di vita? Era una delle sue frasi preferite tratte dal Manifesto di Gideon, e avrebbe funzionato in qualsiasi momento. CAPITOLO 32. Quando Sasenka rientr in citt, alla stazione Finlandia non c'erano taxi. Il treno era vuoto, a parte due anziane signore, probabilmente maestre in pensione, che discutevano animatamente per decidere se Trentatr mostri, un romanzo lesbico scritto prima della guerra da Lidija Zinov'eva-Annibal, fosse un classico della sensualit femminile o un disgustoso polpettone anticristiano. Lo scambio di vedute cominci in modo abbastanza garbato, ma quando il treno giunse alla stazione Finlandia le due signore stavano litigando, si insultavano persino. Olesja Michajlovna, sei un'ignorante. Quella pornografia bella e buona! Marfa Constantinovna, sei solo una serpe piena di pregiudizi, tu non hai mai vissuto, non hai mai amato, n provato niente! S, ma non ho mai perso il timor di Dio! Mi hai proprio seccato, sto per avere una crisi di nervi. Ho bisogno delle mie pillole. Non te le dar, fino a quando non ammetterai di essere stata terribilmente

insensata... Sasenka non pot fare a meno di sorridere, quando ud il rimbombo degli spari sulla citt. La stazione era spaventosamente vuota dei soliti mendicanti e ragazzini di strada. Fuori era quasi buio, ma le strade erano piene di gente che correva, alcuni erano armati. Aveva ricominciato a nevicare. Cadevano grossi fiocchi asciutti, come semi d'orzo. La falce di luna gettava una luce cupa e giallastra. Sasenka pens che la gente appariva stranamente voluminosa, ma si rese conto che molti indossavano due cappotti o erano imbottiti per difendersi dalle frustate dei cosacchi. Un operaio di una delle grandi fonderie la inform che c'era un blocco al ponte Aleksander, ma prima che lei potesse chiedergli ulteriori spiegazioni inizi una sparatoria e tutti cominciarono a correre, senza sapere dove andare. Un'operaia delle officine Putilov le disse che sul ponte Aleksander e in piazza Znamenskaja c'erano stati dei combattimenti; che alcuni cosacchi e delle guardie Volynskij erano passati all'altra parte e avevano attaccato la polizia. Un vecchio ubriacone si avvicin a Sasenka, dichiarando di essere un socialista, ma poi tent di mettere le mani sotto il suo cappotto. Le strizz un seno e lei gli diede uno schiaffo e fugg. Sul ponte Aleksander, le sembr di vedere i cadaveri dei poliziotti. I tram non passavano. Sasenka cammin lentamente verso casa, lungo le eleganti vie del centro, che ora pullulavano di sagome scure. Per le strade erano stati accesi dei fal. Dei mendicanti danzavano intorno alle fiamme come gnomi infernali. Un arsenale era stato preso d'assalto: gli operai imbracciavano i fucili. Lei prosegu, era sfinita e trepidante per la paura e l'eccitazione. Contrariamente a quanto affermava lo zio Mendel' sulla rivoluzione, il popolo non si disperdeva al primo segno di resistenza. Ci fu un nuovo crepitio di spari. Due ragazzi, due giovani operai, la baciarono su entrambe le guance, poi continuarono a correre. Sulla prospettiva Nevskij, Sasenka si imbatt in un folto gruppo di soldati. Fratelli, sorelle, figlie, madri, propongo di non sparare contro i nostri compatrioti, url un sottoufficiale al grido di Abbasso l'autocrazia! Lei cerc i suoi compagni, ma non li trov n al caff dei vetturini n al covo sulla prospettiva Nevskij. Sasenka si mise a correre. Era pazza di gioia. Allora era cos? Una rivoluzione senza capi? Dov'erano le cariche di mitragliatrice, i cosacchi e i faraoni? Ud il rombo di un motore. La gente per strada si raggel e rimase a guardare, sollevando facce bianche come lune: che cosa poteva essere? Sulla prospettiva Nevskij procedeva un carro armato Austin grigio, con un obice montato sulla torretta. Si muoveva come un dinosauro, accelerando e deviando a scatti, con i cingoli che sferragliavano. Quando sal su un marciapiede e pass sopra un fal davanti alla drogheria Eliseev, la folla si disperse; infine si ferm di fianco a un gruppo di soldati. C' qualcuno in grado di manovrare questo aggeggio? grid l'uomo alla guida. Io! Un giovane dai folti capelli neri e grandi occhi scuri salt fuori dalla massa. Ho imparato nell'esercito. Era il compagno Vanja Palitsyn, il metalmeccanico bolscevico. Sasenka gli corse incontro per chiedergli che cosa doveva fare, ma lui era gi dentro il carro armato, che fece marcia indietro e, con uno scossone, acceler sulla prospettiva. Sei una rivoluzionaria? le chiese uno sconosciuto, un ragazzo con accento ucraino, naso blu e giacca militare. Era la prima volta che qualcuno usava quel termine. Sono una bolscevica! rispose Sasenka orgogliosa. Si abbracciarono spontaneamente. Subito anche lei cominci a porre la stessa domanda. Degli sconosciuti si radunarono intorno a lei: un sergente maggiore brizzolato, uno studente polacco, una donna grassa con il grembiule sotto il cappotto di montone, un operaio metalmeccanico vestito in pelle con la cintura porta attrezzi, persino una signora elegante con la pelliccia di foca. Vicino a casa, sulla prospettiva Nevskij e lungo la Bol'saja Morskaja, sfrecciavano automobili cariche di soldati che agitavano striscioni e fucili. Frastornata dall'entusiasmo di quella

caotica serata, Sasenka non smetteva di pensare a Sagan. Era ansiosa di trasmettere il suo rapporto a Mendel'. Aveva ottenuto il nome del traditore, stabilito che Sagan era una fonte d'informazione bolscevica all'interno dell'Ochrana, e adesso poteva anche ritenersi una vera esperta nell'arte della cospirazione. Poteva passare la gestione del loro agente doppiogiochista a un altro compagno. La missione era conclusa. E lontano da Sagan e dall'effetto che aveva su di lei Sasenka si sentiva sollevata. Il Partito sarebbe stato soddisfatto. Si scervell per ricordare dov'erano altri covi del Partito. Prov al 126 della prospettiva Nevskij. Nessuno. Poi al 134. La porta era aperta. Si precipit di sopra, i sensi in allerta. La porta si stava aprendo proprio in quel momento e lei riusc a sentire la voce di Mendel', come la tromba di Gerico. Cosa facciamo? grid. Non ne ho idea, rispose Sljapnikov, infilandosi un cappotto imbottito. Andiamo a casa di G-g-Gor'kij, propose Molotov, strofinandosi la fronte sporgente. Lui forse lo sapr... Sljapnikov annu e si diresse verso la porta. E' questa, squitt Sasenka. La sua voce era alterata. La rivoluzione. Non rimproverare il Comitato, compagna, replic Sljapnikov, scendendo le scale insieme a Molotov. Sei una pivella. Mendel' indugi un istante. Chi d gli ordini? chiese Sasenka. Dov' il compagno Lenin? Chi d gli ordini? Noi! sorrise Mendel' all'improvviso. Lenin a Ginevra. La direzione del Partito siamo noi. Ho visto Sagan, mormor lei. Il traditore Verezin, il portiere della Guardia a cavallo. Ma suppongo che questo non abbia pi importanza... C-c-compagno! chiam Molotov dall'atrio. Il balbettio rimbomb su per le scale. Devo andare, disse Mendel'. Cerca i compagni negli altri appartamenti. C' un raduno al palazzo di Tauride. Di' loro di presentarsi l pi tardi. Mendel' zoppic gi per le scale, lasciando Sasenka sola. Lei torn sulla prospettiva Nevskij, verso casa. Si ferm al caff dei vetturini per mangiare una soljanka, la zuppa calda, con un pezzo di pane nero borodinskij. La baracca era affollata di operai e cocchieri, tutti raccontavano storie di tumulti, orge, stragi, fame e tradimenti, il tono di voce forte e alterato dall'alcol, senza prestare ascolto agli altri. I prezzi del carbone e dell'avena erano quadruplicati. Persino una scodella di zuppa, l al caff, costava sette volte di pi. Ovunque c'erano spie tedesche, ebrei traditori e criminali. Sulle vie della citt era calato il buio, quando Sasenka mise qualche moneta nell'organetto, che si mise a suonare Dio salvi lo zar, quanto di meno appropriato in quel momento, sollevando le risa sguaiate dei cocchieri. Nella notte, si udirono rumori lontani, come ruggiti di leone. Crescevano d'intensit, fino a diventare un boato assordante che fece tremare la baracca. Dapprima, Sasenka non cap che cosa fosse, poi si accorse che, mentre stava mangiando, il caff dei vetturini era stato circondato, invaso da una marea di gente avvolta in cappotti scuri. Stavano bloccando le strade. A una certa distanza, ci furono degli spari e nella pallida oscurit si alz del fumo rosa: la prigione di Krestj stava bruciando. Percorrendo la Bol'saja Morskaja, Sasenka vide un soldato e una ragazza che si baciavano contro un muro. Non riusc a scorgere i loro volti, ma not che l'uomo armeggiava sotto la gonna della ragazza, fino in cima alle calze, mentre lei gli slacciava i bottoni dei pantaloni. Una gamba si alz di fianco a lui, come uno dei ponti mobili sulla Neva. La ragazza miagolava e si dimenava. Sasenka ripens a Sagan, alla corsa in slitta con lui sui campi innevati e affrett il passo. Davanti all'Astoria, alcuni militari espropriavano una Rolls-Royce, dopo avere preso a pugni uno chauffeur in uniforme. Il portiere, un ufficiale e un gendarme uscirono sbraitando. I militari spararono a sangue freddo contro l'ufficiale e il gendarme, poi misero in moto e partirono strombazzando il clacson. Un uomo con la barba pass barcollando allegramente alle sue spalle, canticchiando Usignolo, o mio usignolo, in compagnia di una bionda in pelliccia. Sasenka riconobbe

Gideon e la contessa Loris. Fu sollevata nell'incontrare dei volti familiari e stava quasi per salutarli, quando Gideon afferr Missy per le natiche e la trascin fuori dalla folla, in un androne dove cominci a baciarla freneticamente. Una raffica di spari distolse Sasenka. Si vedevano sagome scalare la facciata di palazzo Mariinskij e demolire l'aquila a due teste dei Romanov. Il corpo del gendarme giaceva in mezzo alla strada, cos scomposto che l'addome bianco sporgeva dai pantaloni, come un pesce morto. Incredibilmente sfinita, Sasenka pass oltre e si affrett lungo la Bol'saja Morskaja, verso il palazzo di Tauride. CAPITOLO 33. Che cosa fate tutti quanti l impalati? chiese Ariadna. Era in cima alle scale, i capelli raccolti, elegante nel suo abito in shantung di seta a balze. Cominci a scendere mentre le facce di Leonid il maggiordomo, dei due autisti e delle cameriere si sollevarono a guardarla. Non avete sentito, baronessa? chiese Pantameilion, sempre il pi sfacciato, con i suoi baffi curati, i capelli impomatati e il mento appuntito rivolto all'ins con aria impertinente. Sentito cosa? Avanti, parlate! Hanno formato un Soviet degli operai al palazzo di Tauride, rispose infervorato l'autista, e abbiamo saputo che... Sono notizie di ieri, lo interruppe Ariadna. Per favore, tornate al vostro lavoro. E in giro dicono che... lo zar ha abdicato! concluse Pantameilion. Sciocchezze! Smettila di diffondere queste chiacchiere, Pantameilion. Vai a decarburare l'automobile, replic Ariadna. Il barone lo saprebbe di sicuro se fosse... lui si trova al Tauride! In quel momento, il portone d'ingresso si spalanc e irruppe Zejtlin con fare autoritario nel suo cappotto nero lungo fino ai piedi, con il collo di castoro, e il colbacco. Ariadna e la servit rimasero impietriti a guardarlo, come se solo lui potesse risolvere il problema pi grande dell'epoca. Zejtlin gett allegramente il cappello sull'appendiabiti. Sembrava ringiovanito di parecchi anni, sprizzava sicurezza da tutti i pori. Ecco! pens Ariadna, lo zar tornato ad avere il controllo della situazione. I domestici raccontano cose senza senso! Stupidi! Bifolchi! Zejtlin si appoggi al suo bastone da passeggio e sollev lo sguardo verso Ariadna, come un tenore in procinto di cantare un'aria italiana. Ci sono notizie, disse, la voce tremante per l'emozione. Ecco! I cosacchi sorvegliano le strade, i tedeschi si ritirano, tutto si sistemer e le cose torneranno come prima, stabil Ariadna. Lunga vita all'imperatore! Sul pi bello, Lala scese le scale, Sifra sbuc dal Passaggio nero e Delphine, la cuoca, dalla cucina, con la solita goccia che pendeva dalla punta del naso. L'imperatore ha abdicato, dichiar Zejtlin. Prima in favore dello zarevic, poi di suo fratello il granduca Michele. Il principe L'vov ha formato un nuovo governo. Tutti i partiti politici adesso sono legali. Ecco tutto! Stiamo entrando in una nuova era! Lo zar se n' andato! Leonid si fece il segno della croce e cominci a singhiozzare. Il nostro piccolo padre... ha abdicato! Pantameilion sogghign in maniera insolente, torcendosi i baffi e fischiando tra i denti. Le due cameriere impallidirono. Per mia sventura! mormor Sifra. I troni cadono come nel Libro dell'Apocalisse! Chi sar il prossimo? Giorgio V? disse Lala. Che ne sar di me qui? Delphine cominci a piagnucolare e la sua goccia perpetua si separ dall'ormeggio accogliente delle sue narici e cadde sul pavimento. I domestici attendevano quell'evento storico da vent'anni, ma adesso che era accaduto nessuno di loro se n'era accorto. Suvvia, Leonid, disse Zejtlin, porgendo al maggiordomo il suo fazzoletto di seta, un gesto che lui, not Ariadna, non avrebbe mai fatto una settimana prima.

Riprendetevi. In casa mia no cambier niente. Prendi il mio cappotto. A che ora sar servito il pranzo? Cuoca? Sono affamato. Ariadna si aggrapp al corrimano di marmo, osservando i domestici che si affrettavano a togliere gli stivali a Zejtlin. L'imperatore se n'era andato. Lei era cresciuta con Nicola II e di colpo si sent completamente sradicata. Zejtlin sal le scale di corsa, due gradini alla volta, come un giovanotto. La segu nella sua stanza, la baci sulle labbra con una tale energia da farle girare la testa, poi parlarono della nuova Russia. La folla era ancora fuori controllo. I quartieri generali della polizia bruciavano; poliziotti e informatori venivano uccisi; soldati e banditi guidavano automobili e carri armati per le strade, sparando colpi di fucile in aria. L'imperatore uscente voleva tornare a Tsarskoe Selo, ma si trovava in arresto, presto sarebbe stato riunito alla moglie e ai figli. Non sarebbe stato fatto loro alcun male. Il granduca Michele avrebbe rifiutato il trono. Zejtlin era esultante, disse a sua moglie, perch molti suoi amici, tra i cadetti e gli ottobristi, facevano parte del governo del principe L'vov. La guerra si sarebbe protratta. Il nuovo ministro della Guerra gli aveva gi commissionato ulteriori forniture di fucili e obici e, a quanto pareva, Sasenka continuava a essere una bolscevica. L'aveva vista al palazzo di Tauride con i suoi compagni, un gruppo sconclusionato di esaltati, ma la giovent pur sempre giovent. Ecco, vedi, Ariadna? Siamo una repubblica. Una specie di democrazia russa! Cosa accadr allo zar? chiese Ariadna frastornata. E a noi? Che cosa vuoi dire? ribatt Zejtlin affabilmente. Ci saranno dei cambiamenti, ovvio. Polacchi e finlandesi vogliono l'indipendenza, ma noi staremo bene. Ci sono delle opportunit in tutto ci. Infatti, quando sono stato al Tauride, ho parlato con... Ariadna se ne accorse appena, quando Zejtlin, mentre farfugliava ancora di nuovi ministri e sostanziosi contratti, controll l'orologio d'oro da taschino e si avvi verso lo studio al piano di sotto per fare alcune telefonate. Lo segu fuori dalla camera, quasi in trance, e lo guard scendere. Poi sent la Sedia trottante entrare in azione. Leonid si precipit alla porta d'ingresso. Sasenka entr nell'atrio, pallida ed esultante, con indosso la semplice camicetta e la gonna grigia, i capelli raccolti in un brutto chignon e nemmeno un filo di rossetto sulle labbra. Ariadna era delusa da sua figlia: perch si vestiva come una maestrina di provincia? Che orribile visione era! Aveva anche un cattivo odore, di fumo, di cucina povera, e di gentaglia, di quella feccia che correva per le strade senza meta. Anche una bolscevica doveva usare cipria e rossetto, ma perch lei si rifiutava di indossare i nuovi abiti di Cernysev? Un bel vestito avrebbe migliorato enormemente il suo aspetto. In ogni caso, Sasenka era al settimo cielo, risplendeva persino. Ciao, mamma! grid, poi si tolse la suba, il cappotto foderato di pelliccia, e gli stivali, e corse a rispondere alle domande di Lala e dei domestici. In preda all'eccitazione, Sasenka raccont loro che il Soviet degli operai e dei soldati si stava insediando; che lo zio Mendel' faceva parte del Comitato esecutivo. E che anche lo zio Gideon era l, scriveva articoli sull'evento, e i suoi amici, i menscevichi, dominavano il Soviet. Ariadna non prest attenzione ai discorsi sulle questioni politiche, ma not che Sasenka aveva bisogno di dormire. I suoi occhi erano arrossati, le mani le tremavano per i troppi caff e la contentezza. Eppure, osservando la faccia infervorata di sua figlia, vide in Sasenka qualcosa di nuovo. Era come se fosse diventata pi forte e pi bella, come una larva che divorava la carne di sua madre dall'interno. Ora lei splendeva di vita, mentre Ariadna era spenta e vuota. Soffocando il desiderio di piangere, Ariadna si ritir nella sua camera. Non sentendosi affatto calma quanto la bonaccia, Ariadna dos il tonico all'oppio del dottor Gemp e lo inghiott. Ma questa volta non funzion. Le membra erano pesanti, come se si muovessero nella melassa. La terra sembrava rallentare, quasi ferma sul suo asse. Il tempo divenne

insopportabile. Era sdraiata sul suo divano. Non riusciva a provare il bench minimo entusiasmo per le notizie che avevano reso pi giovane suo marito e sembrare bellissima sua figlia. Al contrario, quelle novit l'avevano fatta sentire pi vecchia. Il mondo andava in pezzi sotto i suoi piedi. Niente pi zar, Rasputin morto. Zejtlin aveva parlato di divorzio; ma forse ci che la inquietava maggiormente era la gioiosa luminosit di Sasenka. Lei aveva scelto l'impegno politico, un gioco da adulti, facendosi beffe dei suoi genitori. Nella sua vita aveva una missione, ma qual era quella di Ariadna? Perch Sasenka era felice? Perch era tanto soddisfatta di s? L'orologio ticchettava sempre pi lentamente. Lei ascoltava e attendeva. Ma ogni ticchettio ci metteva secoli ad arrivare e quando giungeva era come il rintocco lontano di una campana. Sin dalla sua infanzia a Turbin, Ariadna sapeva che gli zar non erano amici degli ebrei, i quali, tuttavia, erano convinti che senza gli zar sarebbe stato molto peggio. Lo zar era lontano e causava molte sofferenze agli ebrei e anche ai russi, nonostante le sue intenzioni non fossero troppo malvagie. Ma lo zar proteggeva gli ebrei contro i cosacchi, i proprietari terrieri, gli antisemiti e i persecutori. Adesso che lui non c'era pi, chi li avrebbe protetti? Chi si sarebbe preso cura di loro? Improvvisamente prov lo struggente desiderio di un abbraccio di sua madre. La madre che lei aveva ignorato. Miriam viveva nella stessa casa, e cos pure suo padre, ma avrebbero potuto trovarsi anche su un altro pianeta. Ci voleva un'eternit per raggiungerli. I rumori della casa erano attutiti. Ariadna non aveva niente da fare e il tempo non passava mai. Il mondo grondava sangue, proprio come Rasputin aveva profetizzato; l'anarchia regnava per le strade di Piter. Dall'esterno proveniva un suono di passi pesanti, di clacson che strombazzavano, di acclamazioni e colpi di fucile. I suoni non significavano nulla; ogni cosa aveva perso il suo sapore. Tutto appariva grigio, persino il suo abito scarlatto e gli zaffiri. Si alz dal sof con un sospiro e vag per le stanze fino a quella di Sasenka. Allora si rese conto che non ci metteva piede da anni. CAPITOLO 34. Il barone Zejtlin era nel suo studio. Con un sigaro tra i denti, manovrava energicamente la rumorosa Sedia trottante. Era sicuro di riuscire a adattarsi al nuovo mondo, a dire il vero simpatizzava quasi per i socialisti. Fremeva per i nuovi piani. Poi ud la voce di Sasenka nell'atrio e ramment come avesse fallito nel cercare di comprenderla. Ora doveva riprovarci seriamente, altrimenti l'avrebbe persa. Adorata Sasenka! Lei irruppe senza fiato, ma non si sedette. Gli ultimi giorni sono stati incredibili. Ma la vita deve continuare. Quando ricomincerai a studiare? Studiare? Siamo troppo occupati per studiare. Io ti ho mentito sulle mie idee politiche, pap, perch ho dovuto farlo. Noi bolscevichi viviamo secondo speciali regole. Io ho fatto la cosa giusta. Il suo viso era risoluto, quasi aggressivo. D'accordo, Sasenka, capisco, disse Zejtlin, ma non era vero. Si incolp per aver fatto di sua figlia un'atea vendicatrice. Lei aveva mentito e aveva rifiutato la famiglia. D'altra parte, era stato lui a insegnarle a non rispettare la fede e quello era il risultato, adesso non era il momento di mettersi a discutere. Tua madre convinta che avessi uno spasimante. Che assurdit! Non mi conosce davvero. Ora ho un lavoro quotidiano la Pravda, la mia relazione con il Comitato di Pietrogrado e il Soviet. Ma tu devi tornare a scuola. La rivoluzione quasi finita, Sasenka. Il governo... Pap, la rivoluzione appena iniziata. Ci sono sfruttatori e sfruttati. Non esiste una via di mezzo. Questo

governo rappresenta solo una fase borghese transitoria nella marcia verso il socialismo. I contadini devono possedere la loro terra, gli operai devono ottenere l'uguaglianza. I soldati adesso prendono ordini dal Soviet degli operai e dei soldati. Sasenka stava quasi urlando contro di lui, lo sfidava paonazza, afferrandogli le braccia. Ci sar un ultimo stadio della corruzione capitalistica, poi tutto questo marciume, queste sanguisughe, s, anche tu, pap, saranno spazzati via. Scorrer il sangue per le strade. Ti voglio bene, pap, ma noi bolscevichi non abbiamo famiglia e il mio amore non conta niente davanti alla storia. Zejtlin aveva smesso di trottare sul suo aggeggio. Osservava la figlia, le sue deliziose lentiggini e gli occhi screziati, ed era sbalordito. Silenzio. Si ud un piccolo scoppio da qualche altra parte della casa. Hai sentito? disse Zejtlin, posando il sigaro. Cosa stato? Forse qualcosa al piano di sopra? Padre e figlia uscirono nell'atrio e, per qualche motivo, si misero a correre. Leonid era in cima alle scale, Lala sul pianerottolo. Tutti fissavano la porta della camera di Ariadna. Zejtlin sent una mano gelida stringergli il cuore e si precipit su per le scale. Ariadna! grid, bussando alla porta. I domestici lo guardarono con gli occhi sgranati. Ariadna giaceva nuda ed esangue sul divano. Sulla pancia era adagiata la grossa Mauser scura, ancora fumante. Un rivolo purpureo di sangue scorreva sulla pelle candida del petto, e andava a formare una pozza sul pavimento. CAPITOLO 35. Sasenka era davanti alla finestra del covo di via Gogol, non lontano dal ministero della Guerra. Fumava una sigaretta scrutando fuori, oltre la Neva ghiacciata, verso la fortezza di Pietro e Paolo. Era buio. Il cielo splendeva gi di un viola innaturale, come lo schermo di un teatro con una luce accesa sul retro. La lanterna in cima alla guglia della chiesa della fortezza ondeggiava leggermente al vento. Gli operai avevano il controllo della fortezza. Tutti i prigionieri del bastione Trubetskoj, dove una volta anche Mendel' e Trotskij erano stati reclusi, erano stati liberati il giorno precedente. Era sera, sul presto, e le strade pullulavano ancora mentre la folla eccitata ma animata da buone intenzioni abbatteva le ultime aquile dei Romanov. Il quartier generale dell'Ochrana bruciava in un incendio. I sogni di Sasenka si stavano realizzando, ma ora era frastornata. Aveva camminato per le vie senza vedere n sentire ci che stava accadendo. Sua madre era riuscita a portare a termine l'impossibile: aveva distolto la sua attenzione dalla Rivoluzione russa. La gente le andava addosso. Qualcuno l'abbracciava. Vanja Palitsyn grid il suo nome da un'auto in corsa, zeppa di Guardie rosse, con lo stemma dei Romanov sulle portiere. Faceva troppo caldo nell'appartamento; sudava, perch non aveva tolto n il cappotto n il cappello. Perch era tornata proprio l? Si era ripromessa di non mettere mai pi piede in quel posto: Aveva cercato di tenere Sagan lontano dai suoi pensieri; il suo tempo con lui era ormai alle spalle e probabilmente il capitano si trova va gi a Stoccolma o al Sud. Eppure lei stava l, nell'appartamento, dove tutto le era familiare, in attesa della persona su cui contava abitualmente per i suoi problemi con la madre. Ud un rumore e lentamente si volt a guardare. Il capitano Sagan, ancora in uniforme da gendarme, ma sfatto e con lo sguardo appannato, era l, con una pistola Walther puntata contro di lei. Improvvisamente dimostrava tutta la sua et, sembrava persino pi vecchio. Tacquero entrambi per un istante. Poi lui ripose la pistola nella fondina e, senza dire una parola, si avvicin a lei. Si abbracciarono. Lei gli fu grata per essere l. Ho del brandy, disse lui, e il samovar bolle. Da quanto sei qui? Da ieri sera. Non

sapevo dove andare. Alcuni operai sono andati a casa mia e mia moglie non pi l. I treni non viaggiano. Non avevo altro posto che questo, cos sono venuto qui. Sasenka, voglio dirti qualcosa che ti sorprender. Il mio mondo... tutto quello che avevo di pi caro... svanito in una notte. Non esattamente ci che prevedevi. Sono nelle tue mani. Puoi respingermi se vuoi. Io ero un sostenitore dell'impero. Eppure ti ho detto la verit su di me. Prese una bottiglia di brandy armeno, caca a buon mercato, e ne vers due bicchierini. Bevve il suo tutto d'un fiato. Lei si tolse il cappotto e il cappello. Perch sei qui? chiese lui. Credevo che stessi festeggiando. E' cos, ma poi mi accaduto un fatto terribile. Stavo andando al palazzo di Tauride, ma mi sono fermata alle baracche del corpo di guardia e ho bussato. Era aperto. Il portiere, ricordi il portiere Verezin? Era steso sul pavimento, morto, con un colpo in testa. Allora sono andata al Soviet per incontrare i compagni. Avevi detto che era un traditore? Lei annu. E ti sei sorpresa di trovarlo morto? No, non mi sono sorpresa. Ero solo un po' scioccata, suppongo. Ma per te la rivoluzione questo. Taglia il bosco e voleranno le schegge. Hai detto che accaduto un fatto terribile? Mia madre si sparata. Sagan era atterrito. Mi dispiace tanto, Sasenka. E' morta? No, viva per miracolo. Ha colpito il petto. Sembra che le belle donne tendano a evitare di spararsi in viso. Ha trovato la mia Mauser, la Mauser del Partito, sotto il mio materasso. Come faceva a sapere che era l? Come l'ha trovata? Adesso i medici la stanno curando. Sasenka fece una pausa, lott per tenere sotto controllo il respiro. Io avrei dovuto andare al giornale, ma mi sono ritrovata qui. Perch stato... qui con te... che abbiamo parlato molto di lei. Io la odiavo. Non le ho mai detto quanto... Cominci a piangere e Sagan le mise un braccio intorno alle spalle. Lui aveva i capelli che puzzavano di fumo, il collo sapeva quasi di cognac, eppure lei scopr che parlare con Sagan di sua madre l'aveva calmata. Il suo abbraccio la confortava e, paradossalmente, le dava la forza per tirarsi indietro. Sasenka, disse, le sue mani le stringevano le spalle, devo dirti una cosa. Io svolgevo il mio lavoro, ma non ti ho mai detto che... mi sono innamorato di te. Non c' nessun'altra. Io... Lei si raggel di colpo. Sei molto pi giovane di me, ma io credo di amarti. Sasenka indietreggi. Sapeva di avere bisogno di lui, ma non dell'uomo che l'aveva baciata quel giorno in campagna sulla neve, voleva piuttosto un amico con il quale confidarsi. Ora, il suo bisogno di lei, il suo fetore di disperazione la disgustavano, e quello spettro del regime caduto la spaventava. Desider allontanarsi da lui. Non puoi lasciarmi cos, grid, dopo quello che ti ho detto. Io non ti ho mai fatto credere che... Non puoi andartene... Devo andare, ribatt Sasenka e, avvertendo in lui un cambiamento, corse verso la porta. Sagan era dietro di lei. La prese per la vita e la trascin sul divano, dove lei era stata seduta molte notti a parlare di poesia e dei genitori. Lo colp in faccia. Lasciami andare, grid. Che cosa fai? Ma lui le afferr le mani e la fece cadere. Mentre lottavano il suo viso affilato, terribilmente vicino, grondava sudore; sbavava. Spinse l'altra mano sotto la sua gonna, strappandole le calze, per risalire tra le cosce. Poi pass al petto, strapp i bottoni della camicetta, lacer la biancheria intima graffiandole il seno. Lei si contorse freneticamente, liber le mani e lo percosse violentemente sul naso. La faccia gli si riemp di sangue, ma il peso del suo corpo la teneva ancora ferma. Allora lei gli sfil la Walther dalla fondina e la us per colpirlo con forza su un lato del viso. Sent l'acciaio contro i denti, l'osso e la carne e dell'altro sangue le inond le mani. Lui la fece rotolare via e lei si alz in piedi e corse verso la porta. Mentre la scardinava per aprirla, lanci un'occhiata a Sagan rannicchiato come un bambino sul divano che singhiozzava. Sasenka non si ferm fino al piano terra, fuori dall'edificio. Si infil in una bettola piena di soldati ubriachi che,

nel vederla in quello stato, rimasero scioccati e tirarono fuori i fucili a baionetta offrendo il loro aiuto per uccidere chiunque avesse osato sfiorarla anche solo con un dito. Nel bagno si lav via il sangue dal viso e si abbotton la camicetta. Sent in bocca, nel naso, dappertutto il sapore metallico del sangue di Sagan e cerc di sciacquarlo via, ma l'odore le provoc un conato e vomit. Quando usc, prese la vodka di uno dei soldati e la bevve d'un fiato. L'alcol la ripul un po' e cominci a calmarsi. Fuori dalla bettola, le strade pullulavano ancora di gente. Sasenka ud una sparatoria sulla prospettiva Nevskij. Stavano linciando dei borseggiatori e c'erano bande di disertori ubriachi e criminali a piede libero. Sasenka intu che Sagan avrebbe voluto andarsene via dall'appartamento e si nascose in un androne per tenere d'occhio l'uscita dell'edificio. La testa le pulsava e il sapore persistente del sangue provoc nuovi conati di vomito. Tremava in tutto il corpo. Aveva sopportato tutto questo per il Partito, ma adesso era finito. Disse a se stessa che avrebbe dovuto provare un senso di trionfo, aveva vinto il Gioco dei superlativi, Sagan e i suoi padroni erano finiti, e la sua aggressione contro di lei rifletteva la sua umiliazione. Eppure riusciva a provare solo una pungente vergogna e una collera furibonda. Immagin di tornare indietro con la pistola che le aveva dato il Partito e di sparargli in quanto spia della polizia, invece si mise ad armeggiare per accendere una Crocodile. Una mezz'ora pi tardi Sagan usc in strada e lei vide, nella strana luce viola della notte, la sua faccia gonfia e sanguinante, l'andatura instabile, not quanto si fosse rattrappito. Era solo una figura deformata e dinoccolata, curva sotto un alto colbacco di astrakan, l'uniforme coperta da un pastrano color cachi. Le strade ribollivano di uomini ammassati in gruppi, armati di Berdana e di Mauser, che barcollavano intabarrati nei cappotti. Era una notte in bilico fra un tripudio gioioso di canti e un orrore smisurato, il confine era sottile. Sagan scese per via Gogol', tagliando poi per i vicoli e attraverso la prospettiva Nevskij. Lei lo segu e vide che degli operai l'avevano circondato davanti alla cattedrale di Kazan. Forse sarebbero stati loro a dargli una bella lezione punendolo per averle fatto del male, pens, ma lo lasciarono passare. Poi lui inciamp sul lastricato e gli operai si accorsero dell'uniforme. Un gendarme! Un faraone! Arrestiamolo! Feccia! Bastardo! Portiamolo al Soviet! Lo faremo rinchiudere nel bastione! Pigliati questo sul muso, faina! Lo accerchiarono, ma lui tir fuori la pistola. Spar un colpo. Ecco. Poi ne part un altro. Poi presero a calci quello che sembrava un fagotto per terra, lo schernivano, sbraitavano, sollevavano i calci dei fucili e le baionette. Sasenka guard la scena con il cuore in gola, accadeva tutto troppo velocemente per capire cosa stesse realmente accadendo. Da qualche parte, in mezzo alla cacofonia di colpi e urla, sent la voce di Sagan, poi il grido acuto di un animale sofferente. I tonfi sordi dei calci dei fucili parlavano da soli. Negli spiragli tra gli stivali e i pastrani degli operai, Sasenka vide il sangue luccicare sull'uniforme scura. Non vide la metamorfosi di un uomo in un ammasso inzaccherato sulla strada, e quando tutto fu finito, dopo il tumulto, scese il silenzio. La folla si ricompose, rassett gli indumenti e scem via. Sasenka non attese oltre. Aveva visto il potere della gente in azione, il giudizio della storia. Eppure non si sentiva una vincitrice. Fu travolta dal senso di colpa e da un'ondata di tristezza, come se le sue maledizioni contro di lui avessero causato quell'orrore. Prima il cadavere di Verezin, e ora questo. E tuttavia era proprio questo che lei aveva desiderato fino in fondo e doveva apprezzare: la rivoluzione era un nobile maestro. Molti sarebbero morti nella lotta, pens, eppure l'annientamento di un uomo era un fatto terribile. Sasenka si ritrov appoggiata a una statua fuori dalla cattedrale di Kazan, mentre le lacrime scendevano lungo il suo

viso. Era una fine, ma non quella che lei avrebbe desiderato. Avrebbe voluto non avere mai conosciuto Sagan e che lui potesse proseguire per la sua strada, verso un esilio sicuro, lontano da l. CAPITOLO 36. Un rauco borbottio ruppe il silenzio sepolcrale nella stanza dell'ammalata. Cosa dicono i giornali? chiese Ariadna. Quella voce familiare fece trasalire Sasenka. Sua madre non parlava da giorni. Dormiva sempre, respirava a fatica, l'infezione al torace si espandeva e sembrava che lei non dovesse risvegliarsi pi. Quando Ariadna si mosse, Sasenka stava leggendo la Pravda, il quotidiano del Partito. La madre aveva parlato in modo talmente comprensibile che Sasenka lasci cadere il giornale, seminando le pagine sul tappeto. Mamma, mi hai fatto prendere uno spavento! Non sono ancora morta, tesoro... o s? C' un cattivo odore qui dentro. Quasi non riesco a respirare. Cosa dice il giornale? Sasenka raccolse le pagine. Lo zio Mendel' nel Comitato centrale del Partito. Lenin torner da un giorno all'altro. Sasenka sollev lo sguardo e scopr che gli occhi vellutati di sua madre la guardavano con sorprendente tenerezza. Ne fu sorpresa e poi imbarazzata. Quando sono andata finalmente nella tua stanza... continu Ariadna. Sasenka si sforz di capire ci che stava dicendo. Mamma, mi pare che tu stia meglio. Era una bugia, ma chi dice la verit ai moribondi? Sei in via di guarigione, mamma, come ti senti? Mi sento... Strinse la mano di sua figlia. Sasenka ricambi la stretta. Lo sguardo di Ariadna si offusc di nuovo. E' da tanto che desidero chiederti una cosa, mamma. Perch l'hai fatto?... Mamma? In quel momento entr il dottor Gemp, un uomo grassoccio ed espansivo, calvo e roseo, con quel modo di fare teatrale che spesso hanno i medici dell'alta societ. Allora, tua madre si svegliata? Cosa ha detto? chiese. Ariadna, senti dolore? Sasenka lo guardava, mentre, chino su sua madre, passava un impacco freddo sulla fronte e sul collo. Il medico apr le bende che fasciavano il torace e ispezion la ferita, la disinfett e la tast. Sembrava un grumo di sangue congelato. Alle spalle di Sasenka apparve suo padre, anche lui si chin sul letto dell'ammalata. Aveva un aspetto terribile, il colletto sporco e macchie di barba grigia cominciavano a spuntare sulle guance. Le ricord un vecchio ebreo della Zona di residenza. Si sta riprendendo? Ariadna? Parlami! Ti voglio bene, Ariadna! disse Zejtlin. Lei apr gli occhi. Ariadna? Perch ti sei fatta del male? Perch? Alle sue spalle c'erano i genitori di Ariadna, Miriam, con il viso piccolo e secco, appuntito come il muso di un topo di campagna, e il rabbino di Turbin, con la palandrana e lo zucchetto, la faccia incorniciata da una barba da profeta e dai boccoli scomposti ai lati del capo. Cara Riccioli d'oro, disse Miriam nel suo forte accento polacco-yiddish. Prese le mani di Sasenka e la baci teneramente sulla spalla. Ma Sasenka si accorse di quanto l'anziana coppia si trovasse fuori posto nella stanza di Ariadna. Erano gi stati l, eppure osservavano, come dei poveri, le perle, gli abiti da sera, i tarocchi e le pozioni. Per loro quello era il tempio del Vitello d'oro e un autentico fallimento dei loro sogni di genitori. Il dottor Gemp, specializzato in tragedie segrete, aborti, suicidi e dipendenze di granduchi e conti, fiss i due vecchi ebrei come se fossero stati lebbrosi, ma riusc a terminare la medicazione di Ariadna. Ariadna si rivolse ai suoi genitori. Siete di Turbin? chiese loro. Io sono nata a Turbin. Samuil, devi raderti...

Passarono ore, giorni e notti. Seduta accanto al letto, Sasenka perse la nozione del tempo. Il respiro di Ariadna era rauco e affaticato, come un vecchio mantice. Aveva la faccia grigio-giallastra e incavata. Era crollata, invecchiata e rimpicciolita. Teneva la bocca aperta e il torace scricchiolava su e gi, con i polmoni pieni di un catarro che causava rantoli e crepitii a ogni respiro. Bellezza e vivacit l'avevano abbandonata. Quella che un tempo era una donna esuberante, una madre, la madre di Sasenka, ora era solo un povero corpo scosso da tremiti e brividi. In certi momenti, Ariadna respirava a fatica e cominciava ad annaspare. Sudava in preda al panico, inzuppando le lenzuola e graffiando il letto. Allora, Sasenka si alzava e le prendeva la mano. Improvvisamente, sent un bisogno irrefrenabile di parlare con sua madre: desiderava amarla, mostrarsi affettuosa con lei. Era troppo tardi? Mamma, sono qui con te, sono io, Sasenka! Ti voglio bene, mamma! L'amava davvero? Non ne era sicura, ma la sua voce lo diceva. Il dottor Gemp torn a visitarla. Poi prese Zejtlin e Sasenka in disparte. Non nutrite troppe speranze, Samuil, disse il medico. Ma ogni tanto si risveglia! Parla... replic Zejtlin. La ferita suppurata e l'infezione si diffusa. Potrebbe guarire, forse... insistette Sasenka. Forse, mademoiselle, ribatt il dottor Gemp con franchezza mentre una cameriera gli porgeva la cappa nera e il Fedora. Forse. A volte i miracoli possono accadere... CAPITOLO 37. Vuoi che ti legga qualcosa, mamma? si sent chiedere Ariadna dalla figlia il mattino seguente. Non necessario, rispose, posso farlo da sola. Un'altra Ariadna si sollev da quella che giaceva a letto e indugi sopra la spalla di Sasenka. Abbass lo sguardo e stent a riconoscere la creatura terrea, con una fasciatura sul torace, che respirava velocemente come un cane ammalato. La sua chioma era floscia e unta, ma non chiedeva che Luda portasse gli arricciacapelli per farle i boccoli, quindi... doveva essere in punto di morte. Ariadna si domand se fosse stata posseduta dal malocchio o infestata da un dybbuk, o se fosse stata lei stessa la causa di tutti i suoi guai. Si estrani dalla realt scivolando in sogni meravigliosi. Fluttuava leggera per la stanza. Che visioni ebbe! Lei e Samuil si trovavano insieme in un giardino con fontane zampillanti e pesche deliziose. Erano forse nel Giardino dell'Eden? No. Erano foreste di argentee e slanciate betulle: erano le foreste di Zejtlin, che presto sarebbero diventate i calci dei fucili tra le mani dei cadaveri dei soldati russi. Gli alberi divennero ballerine in tut, poi completamente nude. Apr gli occhi. Si ritrov di nuovo nella sua camera. Sasenka dormiva sul divano. Era notte. La stanza era illuminata dalla luce fioca di una lampada non elettrica. Samuil e due anziani ebrei, un uomo e una donna, stavano parlando sottovoce. Ho smarrito me stesso, Rabbi, diceva Samuil in yiddish. Non so pi chi sono. Non sono un ebreo, n un russo. Da tempo ho smesso di essere un buon marito o un buon padre. Che cosa devo fare? Dovrei indossare i filatteri e pregare come un devoto ebreo, o diventare socialista? Credevo che nella mia vita fosse tutto in ordine e adesso... Sei un uomo giusto, Samuil, rispose il saggio con la barba. Ariadna riconobbe quella voce: era suo padre. Che bella voce, cos profonda e gentile. Si chiese se avrebbe insultato Samuil chiamandolo pagano. Hai compiuto azioni buone e azioni cattive. Come tutti noi, disse suo padre. Dunque, che cosa devo fare? Agire bene. Non compiere il male. Sembra semplice. E' molto difficile, ma una gran cosa. Non fare del male n a te stesso n agli altri. Ama la tua famiglia. Invoca la piet di Dio. Ma non sono nemmeno sicuro di credere in Lui. Lo sei. Altrimenti non faresti queste domande. Siamo tutti peccatori. In questo mondo, il corpo serve per peccare. Senza la possibilit di compiere

delle scelte, il bene non avrebbe significato. L'anima il ponte tra questo mondo e il prossimo. Ma tutto appartiene a Dio. Anche per te, anche per la povera, adorata Finkel, la piet di Dio l, attende. E' tutto ci che devi capire. Chi diavolo era Finkel? si chiese Ariadna. Naturalmente, era quello il suo vero nome. A un certo momento, suo padre e sua madre, imparruccata, le sembrarono due caricature comiche; un istante dopo, invece le parvero due figure sacre come i sacerdoti del tempio di Salomone. E Ariadna? chiese Samuil. Una suicida. Suo padre scosse il capo. Sua madre cominci a piangere. E' colpa mia, mormor Samuil. Tu hai fatto pi di tutti noi, pi di chiunque altro, disse il rabbino. Noi l'abbiamo delusa; lei ci ha deluso. Ma le vogliamo bene, Dio le vuole bene. Ariadna era commossa; era affezionata ai suoi genitori, ma non li amava. Lei non amava pi nessuno. Erano personaggi della sua vita, facce e voci familiari, ma lei non amava nessuno di loro. Era leggera come una piuma d'oca, uno spiffero dalla finestra faceva volare di qua e di l. Il suo corpo giaceva inerte, agonizzava tra i rantoli. Era cosciente, ma non reagiva alle cure. Il dottor Gemp entr nella stanza e si tolse la cappa con un gesto da torero. Lei si sent sfiorare la fronte, cambiare gli indumenti, iniettare la morfina, inumidire le labbra con del t dolce e tiepido. L'addome le doleva, le viscere gemevano, la piaga congestionata del torace pulsava intorno all'unica pallottola che lei stessa vi aveva conficcato. Quella cosa sul letto, il corpo che riconosceva come suo, ormai non era pi importante di un paio di calze smagliate, un bel paio, ma che poteva essere gettato via senza darsi pena. Suo padre pregava a voce alta, leggeva i Salmi con una cantilena profonda che le suscitava una gioia disinteressata. Era la voce di un usignolo, fuori nel giardino. Ma quando lo guard in faccia lui era giovane, la barba rossiccia, lo sguardo intenso e luminoso. Anche sua madre era l, piena di vita, anche pi giovane. Non indossava una parrucca, ma aveva le sue lunghe trecce bionde e un vestito da ragazza. E c'erano anche i suoi nonni, tutti molto pi giovani di lei. E suo marito da adolescente. Sasenka, da bambina. Adesso avrebbero potuto essere fratelli e sorelle. Il canto del rabbino la condusse a Turbin, trent'anni prima. Suo padre e il sagrestano stavano uscendo dalla Casa di studio; sua madre cucinava ravioli e tagliolini conditi con zafferano, cannella e chiodi di garofano. Ariadna era tormentata anche allora: aveva rifiutato il matrimonio con il figlio del rabbino Mogilevskij, l'avevano vista parlare con un ragazzo di Litvak che non portava nemmeno i tradizionali riccioli, e aveva conosciuto un ufficiale russo nei boschi vicino alle baracche. Adorava quell'uniforme, i bottoni dorati, gli stivali, le mostrine. Nessuno sapeva che aveva baciato non solo il ragazzo di Litvak, ma anche il giovane russo, e avevano bevuto del cognac che l'aveva fatta avvampare, le loro mani su tutto il suo corpo, la sua pelle che vibrava sotto le loro carezze. Quel militare, poi, doveva essersi vantato e avere riso con gli amici alla mensa degli ufficiali: Non potete immaginare chi ho conosciuto oggi nel bosco. Una giovane ebrea fresca come la rugiada... Ero troppo bella per la corte del rabbino a Turbin, disse Ariadna tra s e s. Ero un pavone in un pollaio. E adesso era felice di ritornare a Turbin. O almeno di passarci, mentre andava da qualche altra parte. Cosa c'era scritto per lei nel Libro della vita? Quando Ariadna fece ritorno nella stanza dove era riunita la sua famiglia, e rientr nel suo corpo, si rese conto che quella non era pi la sua camera, che Sasenka non era pi sua figlia, n Miriam sua madre, e lei non era pi Ariadna Finkel Barmakid, baronessa Zejtlina. Era diventata qualcos'altro, si sentiva piena di gioia. Sasenka fu la prima ad accorgersene. Guarda, pap! disse. La mamma sorride.

CAPITOLO 38. Se n' andata, disse Miriam prendendo la mano della figlia. Che disgrazia sopravvivere ai propri figli, mormor il rabbino, poi cominci a pregare per lei. Sasenka sent di essersi riappacificata con sua madre, invece suo padre, che si era appisolato sul divano, si svegli e si gett sul cadavere piangendo. Anche lo zio Gideon, che ora scriveva sul giornale La vita nuova di Gor'kij, simpatizzando sia per i menscevichi sia per i bolscevichi, era l, in attesa nel corridoio. Si precipit nella stanza e sollev Zejtlin dal corpo di Ariadna. Con tutta la sua forza, trascin via il barone, lo port fuori e lo fece accomodare su una sedia. Il dottore fece uscire tutti. Chiuse la bocca e gli occhi di Ariadna, poi richiam la famiglia nella stanza. Adesso venite a vederla, avvis. E' di nuovo... bellissima, sussurr Sasenka. Eppure in lei non c' pi vita. Di certo, Ariadna non era pi un povero corpo percorso dai brividi, ma una donna bellissima come quando era giovane. Era serena, la pelle candida, il nasino all'ins, le labbra turgide socchiuse come in attesa del bacio di un giovane, affascinante ufficiale. E' in questo modo che la ricorder, pens Sasenka. Uno splendore. Eppure provava uno straziante senso di insoddisfazione e di malessere: non aveva mai conosciuto veramente sua madre. Per lei era sempre stata un'estranea. E qual era il suo ruolo in questo dramma? Lei non vi apparteneva pi. Mentre sua madre agonizzava, si era sentita di nuovo una figlia. Suo padre, che aveva superato indenne rivoluzioni, guerre, scioperi e abdicazioni, l'arresto di sua figlia, le malefatte di suo fratello, i tradimenti della moglie, lui che aveva affrontato gli operai di Pietrogrado, gli assassini e gli aristocratici antisemiti di Baku, era uscito distrutto da questo suicidio familiare. Aveva abbandonato gli affari, lasciato dei contratti non firmati, trascurato i rapporti di lavoro, e in poche settimane aveva perso quasi tutto il suo interesse nel denaro. A Baku, Odessa e Tiflis i suoi affari stavano gi andando a rotoli, perch azeri, ucraini e georgiani si stavano emancipando dall'impero russo. Ma i dettagli erano nella sua mente, e sembrava che quest'uomo non rasato, piegato dal dolore, fosse assalito dai dubbi su tutto. Sasenka lo ud parlottare da solo e piangere. Quel giorno le parve di avere perso entrambi i genitori. Non piangeva pi, l'aveva fatto abbastanza spesso durante le ultime notti, ma non aveva ancora capito perch sua madre aveva usato la sua pistola e desiderava saperlo. Forse Ariadna in quel modo voleva punirla? Oppure era semplicemente la prima arma che le era capitata tra le mani? Sasenka rimase a lungo accanto al letto, mentre la gente andava e veniva per porgere le condoglianze. Gideon barcoll nella stanza e baci la fronte di Ariadna. Ordin al dottore di dare un sedativo al barone. I due anziani ebrei pregavano. Sasenka rest a guardare, mentre Turbin invocava la redenzione di quell'anima dannata, demone di San Pietroburgo. Il sorriso di Ariadna rimase, ma il volto cominci gradualmente a incavarsi. Le guance affondarono e il naso delicato e perfetto, eh aveva fatto innamorare ufficiali della Guardia e aristocratici inglesi, assunse le fattezze semitiche e divenne adunco. Il nonno di Sasenka copr il corpo con un bianco sudario e accese due candele nei candelabri d'argento in fondo al letto. Miriam rivest gli specchi con dei teli e apr le finestre. Zejtlin sembrava come paralizzato, e fu il rabbino a prendere il controllo della situazione. Ebrei ortodossi, liberati dalla rivoluzione e autorizzati a recarsi nella capitale, apparvero in questa casa, una delle pi laiche, come per magia. Dei bassi sgabelli furono preparati per le donne per il rito dello shiv'ah. Tra i rabbini si svolse un dibattito su cosa fare del corpo. Una suicida

era al di l della legge di Dio e si doveva consegnarla a sepoltura sconsacrata, un'altra tragedia per il padre di Ariadna. giunsero altri due rabbini e chiesero quale fosse stata la causa effettiva della morte di Ariadna. Il dottor Gemp rispose che era stata un'infezione, non una pallottola. Con questo stratagemma pragmatico e compassionevole, il rabbino di Turbin pot seppellire sua figlia Finkel, nota come Ariadna, nel cimitero ebraico. Alla fine anche i domestici, scioccati e confusi dalla presenza di tutti quegli ebrei in palandrana e cappello nero, con i boccoli ai lati del capo, sfilarono accanto al letto. Sasenka sapeva di dover tornare al lavoro presso il quotidiano bolscevico. Come se avesse avuto un presentimento, Mendel' apparve sulla porta. Dopo lo sparo di sua sorella, si era fatto vedere solo una volta, per dieci minuti. Zoppic nella stanza, tra due giovani compagni. Uno era il giovane e aitante Vanja Palitsyn, dalla folta capigliatura, che indossava un giaccone di pelle e aveva una pistola dentro la fondina. L'altro era il georgiano Satinov, magro e virile, con la giubba da marinaio e gli stivali. In quella camera da letto, dove regnava la decadenza, portarono la gradevole ventata della nuova era. Mendel' indossava un lungo cappotto in pelle d'agnello e un berretto da operaio. Si avvicin al letto. Per un momento guard con freddezza il viso di sua sorella, scosse il capo e fece un cenno ai genitori singhiozzanti. Mamma, pap! disse, la voce profonda. Mi dispiace. Tutto qui, Mendel'? Non hai nient'altro da dirci? chiese Miriam attraverso una cortina di lacrime. Hai gi perso abbastanza tempo qui dentro, compagna Zejtlina, disse Mendel' a Sasenka in modo brusco. Il compagno Lenin arrivato ieri sera alla stazione Finlandia. Ho un lavoro per te. Prendi le tue cose. Andiamo. Aspetta, compagno Mendel', si intromise Vanja Palitsyn parlando sottovoce. Ha perso sua madre. Dalle un po' di tempo. Mendel' si ferm. C' del lavoro da fare e i bolscevichi non possono e non devono avere famiglia. Ma se lo dici tu... Esit, tornando a guardare i suoi genitori e il letto di morte. Anch'io ho perso una sorella. Aspetter io la compagna Volpe artica, si offr Vanja Palitsyn. Andate avanti voi due. Satinov baci Sasenka tre volte e l'abbracci, dopotutto era un georgiano, ricord lei. Resta pure qui a piangere tua madre finch vuoi, concluse Satinov, seguendo Mendel' che zoppic fuori. Vanja Palitsyn, muscoloso, col giubbotto di pelle e la fondina, sembrava un pesce fuor d'acqua nel sofisticato boudoir, eppure Sasenka apprezz il suo sostegno. Lo vide scrutare la stanza con i grandi occhi nocciola e immagin che cosa avrebbe fatto un contadino-operaio dei decadenti orpelli del capitalismo: di tutti quei vestiti e quei gioielli, di Zejtlin, l'industriale che singhiozzava prostrato dal dolore, del dottore dell'alta societ con la sua cappa, di Gideon, il bon viveur mezzo ubriaco, dei domestici in lacrime e del rabbino. Vanja non riusciva a distogliere lo sguardo da quei lamentosi ebrei polacchi! Sasenka era contenta di riuscire a sorridere per qualcosa. Ho letto in Cechov di situazioni come questa, mormor, ma non mi ero mai resa conto di quanto possano essere teatrali. Tutti hanno un ruolo da interpretare. Vanja si limit ad annuire, poi dette a Sasenka una leggera pacca sulla spalla. Non aver fretta, compagna, sussurr. Aspetteremo. Piangi se ne hai voglia. Poi vai a lavarti il viso, piccola volpe, continu Vanja. La tenerezza era ancora pi commovente in un uomo cos vigoroso. Tornerai per il funerale, ma adesso dobbiamo andare. Ti porter al palazzo. C' una macchina qui fuori. Ti aspetto gi. Sasenka abbracci con un ultimo, triste sguardo di addio la camera e la famiglia. Si avvicin al letto e baci la fronte di sua madre. Pianse di nuovo e not che anche Vanja aveva le lacrime agli occhi. Vanja, aspetta. Vengo subito, disse Sasenka, la voce rotta dai

singhiozzi, mentre lasciava la stanza. CAPITOLO 39. Il giorno seguente, a mezzogiorno, tra le pareti rivestite di seta al primo piano dello splendido palazzo in stile modernista dove la ballerina Matilda Ksesinskaja un tempo riceveva entrambi i suoi amanti Romanov, Sasenka era seduta a una scrivania di legno, semplice e ordinata, davanti a una macchina per scrivere Underwood. Indossava una camicetta bianca, abbottonata al collo, una lunga gonna di lana marrone, e dei pratici stivaletti, alti fino alla caviglia, chiusi con le stringhe. Non era sola in quell'anticamera. Alle altre tre scrivanie stavano sedute tre ragazze, due delle quali portavano occhiali dalla forma rotonda, e si giravano di tanto in tanto per tenere sotto controllo la porta. Il palazzo era presidiato da Guardie rosse armate, in realt operai, che indossavano uniformi raffazzonate, comandate da Vanja in persona. La sera precedente, Vanja aveva invitato Sasenka per una cena veloce e poi l'aveva accompagnata a casa. Al mattino si era recata, per la prima e ultima volta, alla sinagoga in via Lermontovskaja (che suo padre aveva pagato) e aveva visto seppellire sua madre nel cimitero ebraico, dove lei, suo padre e zio Gideon sembravano affogati in un mare di ebrei in lutto, con i loro grandi cappelli e i cappotti, completamente vestiti di nero, a parte le frange bianche degli scialli da preghiera. Vanja le aveva chiesto di restare a casa un altro giorno, ma lei aveva risposto che sua madre aveva gi consumato troppi giorni della sua vita ed era tornata di corsa all'ufficio per incontrare il suo nuovo capo. Come avrebbe potuto un giovane desiderare di trovarsi in un qualsiasi altro luogo del mondo piuttosto che nel palazzo della ballerina, la fornace della rivoluzione, il centro nevralgico della storia? Seduta alla sua scrivania, Sasenka ud un brusio di eccitazione che proveniva dal piano inferiore. La riunione nella sala da ballo, con il Comitato centrale al completo, stava per finire. Fu proprio allora che le porte si aprirono e il suono delle risa e delle voci e lo scalpiccio degli stivali sulle scale si avvicinarono. Sasenka e le altre tre ragazze si sedettero impettite, riassettarono le camicette e misero a posto un'altra volta calamai e tamponi. Le porte con i vetri fum si spalancarono. Bene, Il'ic, ecco il tuo nuovo ufficio. Le tue assistenti ti stanno aspettando, pronte a iniziare il lavoro. Mendel' entr nella stanza insieme al compagno Zinov'ev, un ebreo trasandato in giacca di tweed e con una zazzera di capelli neri e crespi, e a Stalin, un georgiano con i baffi, asciutto e basso di statura, che indossava una giacca da marinaio e dei pantaloni larghi, infilati in un paio di stivali morbidi. Si fermarono alla scrivania di Sasenka: lo sguardo nervoso di Zinov'ev scrut il suo petto e le gonne, mentre il compagno Stalin, abbozzando un sorriso, fiss il suo volto con occhi indagatori dalle iridi screziate color miele. I georgiani avevano un modo affascinante di guardare le donne, pens lei. Gli uomini sembravano cavalcare un'onda di energia ed entusiasmo. Zinov'ev puzzava di cognac; Stalin emanava odore di tabacco. Teneva una pipa spenta nella mano sinistra e una sigaretta accesa all'angolo della bocca. Si girarono a guardare l'uomo che all'improvviso era entrato nella stanza. Era tarchiato e basso di statura, aveva la fronte lucida e calva e una curata barba rossiccia. Indossava un completo molto borghese, con cravatta e orologio da taschino. Teneva in una mano un cappello a bombetta e nell'altra un fascio di giornali, e parlava con voce rauca e pacata, ma con il tono di uno che non d tregua. Ben fatto, compagno Mendel', disse Lenin, guardando Sasenka e le altre con i vividi occhi dal taglio obliquo. Mi sembra un bel posto. Dov' il mio ufficio? Ah, s, l in fondo. La scrivania era pronta, fogli di carta, calamaio,

telefono. Mendel', qual tua nipote, la ragazza che ha studiato allo Smol'nyj? Sono io, compagno! disse Sasenka, alzandosi in piedi con un mezzo inchino. La compagna Zejtlina. Una bolscevica dello Smol'nyj, eh? E' vero che dovevi inchinarti davanti all'imperatrice, tutte le mattine? Bene, bene, noi rappresentiamo i lavoratori, di tutto il mondo, ma non discriminiamo chi ha ricevuto un'istruzione borghese, vero compagni? Dirigendosi verso la doppia porta a vetri del suo ufficio, Lenin rise allegramente, poi si volt di colpo con aria seria. Bene, signore, d'ora in poi lavorerete per me. Non aspetteremo che il potere ci cada in grembo. Lo prenderemo da soli e getteremo nella polvere i nostri avversari. Dovete essere disposte a lavorare a qualsiasi ora. Spesso sar necessario fermarvi a dormire in ufficio. Organizzatevi per farlo. Qui dentro vietato fumare! Indic Sasenka. Bene, compagna Zejtlina, vieni qui. Comincer con te. Devo dettarti un articolo. Andiamo! SECONDA PARTE Mosca, 1939 CAPITOLO 1. Sasenka lo vide balzare fuori dalla limousine circondata da un alone di polvere, suo marito le sembr un divo dello spettacolo che emerge da una nube di fumo, con la luce del sole che si rifletteva sugli stivali lucidi, sull'impugnatura d'avorio della pistola e sulle mostrine scarlatte della giubba blu, stirata alla perfezione. Sono a casa, grid Vanja Palitsyn alla moglie, che si trovava sulla veranda, poi fece cenno all'autista di aprire il portabagagli. Sasenka, bambini! C' pap! Ho qualcosa per voi. E per te, tesoro! Sasenka era sdraiata sul divano nella veranda di legno della casa di campagna e stava cercando di leggere le bozze della sua rivista. La villa a un solo piano, con le colonne bianche, era stata costruita da un ricco petroliere di Baku all'inizio del secolo nei dintorni di Mosca. Una nuvola di petali leggeri come piume vortice sopra la testa di Sasenka, spinta dal vento caldo. I meli e i peschi del frutteto erano colmi di fiori color crema e nella veranda aleggiava il profumo del gelsomino, del giacinto e del caprifoglio. Al di l della recinzione, dalla dacia dei vicini, si sentiva il tenore Kozlovskij cantare l'aria di Lenskij dall'Evgenij Onegin da un fonografo crepitante, accompagnato con entusiasmo da una voce maschile. Sasenka era l da un po' e si era ritrovata a canticchiare anche lei, a bocca chiusa. Suo figlio Carlo, di tre anni e mezzo, le stava in grembo e non le lasciava leggere niente, tanto era vivace e reclamava continuamente la sua attenzione. Il suo vero nome era Karl Marks, ma all'epoca in cui muoveva i primi passi c'era la Guerra civile in Spagna, quando Sasenka indossava ogni giorno un berretto spagnolo, e allora era stato dato un tocco latino al suo nome. Carlo, devo leggere questa cosa. Vai a cercare Neve e gioca con lei oppure chiedi a Carolina di prepararti qualcosa da mangiare. No, rispose Carlo a voce alta. Era un bambino robusto, con capelli castano scuro e una faccia paffuta con le fossette, gi bello di lineamenti. La stava baciando sulle guance. Aveva la corporatura di un cucciolo d'orso, ma lui insisteva per essere un coniglietto. Voglio stare con la mia mamma. Guarda, mamocka, ti accarezzo! Sasenka guard suo figlio, i suoi begli occhi castani, e gli diede un bacio. Diventerai un rubacuori, Carlo, orsacchiotto mio! disse. Non sono un orsacchiotto, mamma, sono un coniglietto! D'accordo, tovaris Zajka, disse lei. Sei il mio compagno Coniglietto preferito di... ... tutto il mondo intero! termin lui la frase al suo posto. tu sei la mia migliore amica! Sasenka ud la macchina rimbalzare lungo il viale. E' tornato pap!

disse, raddrizzandosi. Aprite il cancello! grid l'autista. Eccomi, arrivo, rispose una voce maschile. Lei la riconobbe. Era un uomo del personale di servizio, l'anziano cosacco che prendeva cura dei cavalli. Il cancello si spalanc ruotando sui cardini. Al di l, in fondo al viale d'accesso comune, si vedeva il piccolo corpo di guardia, con gli agenti in uniforme blu. In realt non stavano sorvegliando casa sua: Vanja era piuttosto importante ora, ma nella stessa via abitavano dei pezzi grossi, Molotov e Zdanov, entrambi membri del Politburo, il maresciallo Budjonnyj e lo zio Mendel'. L'auto, una ZiS verde, simile alla Lincoln americana, con un largo cofano e il corpo lucente, varc il cancello, cigolando sulle sospensioni. Arriv sollevando nuvole di polvere, procedendo a zigzag tra le galline, le anatre e i cani che abbaiavano. Il pony dei bambini, legato al cancello, rimase impassibile a guardare. Guarda, compagno Coniglietto, pap! Voglio dare baci solo a te, mamma! insistette Carlo, ma poi salt gi e corse ad abbracciare il padre. Sasenka lo segu scendendo gli scalini di legno. Vanja, che bella sorpresa! Devi essere accaldato con quegli stivali! Sulla piana di Mosca in quel mese di maggio faceva gi caldo, ma indossare gli stivali lavorando a una scrivania, persino in piena estate, era pi una questione di machismo militare bolscevico che di comodit o di utilit. Il compagno Stalin portava gli stivali in ogni stagione. Carlo si gett tra le braccia di Vanja. Suo padre lo sollev in aria e lo fece ruotare. Carlo squitt di gioia. Com'era la parata? chiese Sasenka, guardando padre e figlio, cos somiglianti tra loro. Mancavi solo tu alla tribuna dei vip, rispose il marito. I nuovi aeroplani sono molto belli. Ho visto Mendel' e il mio nuovo capo con i suoi georgiani. Satinov aveva detto che sarebbe passato dopo... L'anno prossimo cercher di organizzare le cose meglio, promise lei. Aveva dato la mattina libera a Carolina per permetterle di andare a vedere la parata, ma la bambinaia era gi tornata. In un primo momento, Sasenka era dispiaciuta per aver perso lo spettacolo dell'esibizione del potere sovietico sulla piazza Rossa, con la sua sfilata di operai stacanovisti, di soldati e di atleti in splendide uniformi, e la parata di aeroplani e carri armati. La potenza dell'esercito la riempiva di orgoglio per tutto ci che era stato realizzato dal 1917, e le piaceva salutare i leader seduti accanto a lei nella tribuna dei vip. Ma quest'anno aveva preferito rimanere alla dacia con i bambini. Lo zio Hercules viene alla festa? chiese Carlo. Voglio giocare con lui! Papocka ha detto che viene, ma probabilmente tu gi sarai a dormire, Coniglietto. Vanja strinse la vita sottile di Sasenka, prese il suo viso tra le grosse mani e la baci. Sei deliziosa, tesoro, disse. Come stai? Lei si stacc dall'abbraccio. Sono esausta, Vanja, dopo il gruppo femminile e i piani per la scuola e l'orfanotrofio. Abbiamo avuto problemi con la tipografia, uno stupido errore di stampa... Niente di grave? Sasenka not l'incupirsi del suo sguardo e si affrett a rassicurarlo. Il Terrore era finito, ma anche un errore in fase di correzione di bozze avrebbe potuto essere pericoloso. Vanja e Sasenka non avevano dimenticato il destino del tipografo che aveva messo Solin (Uomo di sale) invece di Stalin (Uomo d'acciaio). No, no, niente del genere, e poi Carolina ha bruciato i pirozki e Carlo ha pianto... Cosa hai portato? chiese, indicando i pacchi dentro la macchina. E' un regalo per me? chiese Carlo. Aspetta e vedrai, rispose Vanja, ridendo. Sganci dal torace muscoloso la cinghia di pelle che era unita alla cintura e alla fondina della pistola e la lanci all'autista, Razum. Si liber della giubba blu facendola roteare sopra la testa e mettendo cos in mostra la camicia bianca e le bretelle che reggevano i pantaloni blu con le strisce rosse, infilati dentro gli stivali. Torn all'auto per aiutare Razum, che indossava la stessa uniforme, a tirare fuori tre grossi pacchi incartati con carta blu.

Razum era un vecchio pugile col naso rotto, un vero veterano, con una cicatrice sulla guancia destra che affermava di aver ricevuto dal generale Skuro in persona durante la Guerra civile (sebbene Vanja lo prendesse in giro dicendo che in realt se l'era procurata cadendo ubriaco sopra una lastra di vetro). Vanja e Razum posarono delicatamente i due pacchi pi piccoli accanto all'auto, mentre portarono il terzo verso la casa. Papocka! Neve, la bimba di cinque anni, con un cuscino rosa in mano e indosso solo dei pantaloncini corti, corse fuori dalla casa ad abbracciare il padre. Vanja la sollev in aria e le diede un bacio sulla fronte. Guardami! Guarda questo, pap! disse sventolando in aria il suo cuscino amico preferito. Stiamo sempre a guardarti, rispose Sasenka. Fai vedere a pap il tuo ballo del cuscino. Neve era alta per la sua et, magra e molto pallida, da qui il suo soprannome, con occhi azzurri e labbra rosa. Sasenka non riusciva a credere del tutto che lei e Vanja avessero fatto una creatura cos bella, sebbene assomigliasse un po' a suo padre, l'ex persona Samuil Zejtlin, ex barone, ex sanguisuga. Sasenka avvert una fitta improvvisa di tristezza e non pot fare a meno di domandarsi dove fosse andato a finire. Nessuno sapeva se si trovasse ancora tra i vivi, ma una bolscevica non poneva domande. Neve sgambett in alto, facendo oscillare il cuscino e saltando come un puledro. Guarda, papocka, ti piace il mio nuovo ballo del cuscino? Fece la sua danza scalmanata, che terminava sempre con un Opl, opl, opl, su su su, opl! Sasenka fece un applauso. Vanja rise. Ai suoi occhi era perfetta. Guarda! Neve indic una farfalla scarlatta e fece finta di volarle dietro, muovendo le mani come ali. Sei pronta per il Bolsoj! disse Vanja. Un'artista del popolo! Neve corse di nuovo verso il padre, saltando su e gi con un'esuberanza della quale lui era estremamente compiaciuto. La sollev di nuovo. Era talmente alto che i piedini della bimba erano lontanissimi da terra. Cosa hai fatto oggi, Neve? Non sono Neve. Facci vedere i regali, papocka! Allora Volja. Volja era il suo vero nome, significava libert, ma anche volont. Un tributo alla Volont del popolo, uno dei primi gruppi rivoluzionari. Un altro buon nome rivoluzionario, riflett Sasenka, guardando i figli con dolcezza. Sapeva di essere fortunata perch Vanja era un padre cos affettuoso, in quell'epoca di lotte dure come l'acciaio, in cui la tenerezza non era di moda tra i leader, sebbene Satinov le avesse riferito sottovoce che persino il compagno Stalin ogni sera faceva i compiti con la figlia Svetlana. Sasenka e Vanja erano una vera squadra sovietica, si dividevano i carichi di lavoro ogni volta che era possibile, perch entrambi lavoravano molto, ed entrambi erano genitori straordinariamente premurosi. Ma poi, come aveva detto il compagno Kaganovic, stretto alleato di Stalin, alla sua delegazione del Comitato delle mogli dei capi: Allevare bambini sovietici importante tanto quanto liquidare le spie o combattere i fascisti, e una moglie sovietica dovrebbe prendersi cura del marito e dei figli! Una donna ossuta, con il naso pronunciato e i capelli grigi raccolti in una cipolla, che indossava delle scarpe molto adatte, cerc di afferrare la ragazzina. Devi metterti il cappello, Neve, la rimprover Carolina, la bambinaia, una tedesca del Volga che era anche la cuoca della famiglia, o ti scotterai come Carlo! Vanja rimise Neve a terra. Giusto, ora di aprire i regali, disse. Ma, prima, questo pi grande per la vostra adorata mamma. Lui e Razum portarono di peso il grosso pacco sulla veranda. Ecco! Aprilo! Posso aprirlo io? disse Neve saltando su e gi. Posso aprirlo io? grid Carlo, divincolandosi dalle braccia della madre. Chiedete alla mamma! disse Vanja sorridendo a Sasenka. il suo regalo del Primo maggio! Certo che potete, disse Sasenka. Avanti, allora, compagni Cuscino e Coniglietto! disse il padre. Strapparono la carta, finch sotto il sole splendente non comparve un magnifico frigorifero color panna, con i profili d'acciaio sul davanti le parole General Electric cromate. Che ne dici, tesoro?

Sasenka era contentissima. Un frigorifero americano avrebbe cambiato la loro vita alla dacia, specialmente con quel caldo. Abbracci Vanja, che cerc di darle un bacio sulle labbra, ma lei si scost leggermente e cos il bacio fin sulla guancia. Grazie, Vanja. Ma dove caspita l'hai trovato? Be', da parte del Narkom, il commissario del popolo, per il nostro buon lavoro, ma ha detto che il compagno Stalin in persona ha approvato l'elenco. Alle loro spalle, il personale di servizio, Razum l'autista, Golovatyj lo stalliere cosacco con le gambe ad arco e i baffi impomatati, Carolina, la bambinaia, e il vecchio giardiniere Artjom erano intenti ad ammirare il frigo americano. Ma Neve e Carlo stavano gi scartando gli altri pacchi, da cui si intravedevano telai di metallo, ruote, manubri... Una bicicletta! grid Neve. Oh, Neve, proprio quello che speravi di ricevere il Primo maggio! disse Sasenka, catturando lo sguardo di Vanja. Sei davvero un pap adorabile, grazie per tutto questo! Prese Neve per mano. Neve, di' grazie al tuo meraviglioso papocka. Non mi chiamo Neve, mi chiamo CUSCINO! Grazie, papocka! Neve sgambett verso il padre e si rannicchi tra le sue braccia. Devi ringraziare anche il Partito e il compagno Stalin! disse Sasenka. Ma i bambini stavano gi cercando di mettersi in equilibrio sulle biciclette. Grazie, compagno St... Neve si distrasse e si mise a inseguire una farfalla, mentre Carlo cerc di pedalare e cadde, il che port lacrime, coccole e un gelato di consolazione all'aperto. Verso met pomeriggio era troppo caldo per restare fuori. Un rigogolo cantava e la foresta di abeti argentati che li circondava era affollata di ronzii primaverili, si udivano voci mormorare, bicchieri tintinnare, cavalli nitrire. Sasenka si dondolava sull'amaca, guardando Vanja, che indossava ancora gli stivali e i calzoni dell'uniforme, ma adesso era a torso nudo, con le spalle ampie e muscolose in evidenza, e lavorava con i suoi attrezzi per mettere delle rotelline alla bicicletta di Carlo, utilizzando pezzi di una vecchia carrozzina. Sasenka si meravigli della sua ingegnosit, ma naturalmente lui era un ex tornitore, un vero operaio gi dall'infanzia, e lei si ricord di averlo incontrato la prima volta nel covo di Leningrado, quando aveva sedici anni e lui era di poco pi grande. Non c'era stato un corteggiamento sentimentale o una sdolcinata proposta di matrimonio, pens Sasenka con orgoglio, nessun filisteismo borghese o liberalismo corrotto; erano troppo occupati a fare la rivoluzione. Avevano semplicemente deciso di comune accordo di sposarsi, e non si erano nemmeno registrati all'ufficio matrimoni dell'anagrafe, finch il governo non si era trasferito a Mosca. Poi c'era stata la guerra civile. Sasenka aveva lavorato per il Partito e aveva frequentato dei corsi serali alla Scuola industriale. Lei e Vanja erano partiti per la campagna, allo scopo di prendere il grano ai contadini ostinati e di collettivizzare le loro piccole aziende agricole. Condividevano con altre coppie camere ammobiliate alla Casa dei soviet e non possedevano nulla. Non riesco a credere, pensava Sasenka in quel momento, che ho gi quasi quarant'anni. L'istituto Smol'nyj per le nobili imbecilli sembrava lontano come il Medioevo. Al di l della recinzione, il vicino cambi il disco sul grammofono e cominci a canticchiare uno degli orecchiabili brani jazz di Dunaevskij, dal film Ragazzi allegri. Dunaevskij dovrebbe passare dopo, per gli zakuski, Vanja, disse lei. Insieme a Utjosov e alcuni nuovi scrittori. Li porta lo zio Gideon. Potrebbe convincere perfino Benja Golden a venire. Chi? fece lui, con la fronte corrugata mentre stringeva i bulloni di una rotellina. Lo scrittore di cui ho letto recentemente le storie sulla Guerra civile spagnola, rispose lei. Vanja scroll le spalle ancora tese per lo sforzo. Sasenka avrebbe voluto che a lui interessassero di pi i

cantanti, gli scrittori e le star del cinema. A lei interessavano, perch non avrebbero dovuto? Una volta Vanja li aveva chiamati un manipolo di gente inaffidabile dedita alle gozzoviglie, e tuo zio Gideon il peggiore. Sapeva che Vanja preferiva la gente del Partito e i militari, ma a volte questi erano talmente rigidi e aridi, ed erano peggiorati dopo il Terrore. Inoltre lei era la direttrice di una rivista molto popolare tra le mogli di tutti i lavoratori responsabili, come venivano chiamati i leader. Era il suo lavoro conoscere tutte le star affascinanti. Be', Satinov viene, e anche lo zio Mendel', se vuoi parlare di politica, rispose lei. A quanti hai detto di venire? disse lui, controllando se la bilancia stava in equilibrio. Non lo so, rispose lei trasognata. La casa grande... La dacia era un'acquisizione recente e, a volte, i suoni e gli odori ricordavano a Sasenka, suo malgrado, quelli di Zemblisino, la residenza di campagna della famiglia Zejtlin dove Mendel' l'aveva convertita al marxismo. La dacia era stata assegnata a Sasenka e Vanja l'anno prima nell'estate del 1938, quando erano stati concessi loro anche l'appartamento in via Granovskij e l'autista. L'epurazione del Partito era stata un processo brutale e sanguinoso. Molti non avevano superato la prova, ed erano caduti lungo la strada, condannati a morte, il Massimo grado della pena, nella terminologia ufficiale. Alcuni tra i pi vecchi amici e conoscenti di Sasenka erano risultati traditori, spie e trotskisti. Lei non si era mai accorta che cos tanti di loro indossassero maschere, fingendo di essere dei buoni comunisti mentre in realt erano fascisti, sabotatori e traditori. Con cos tanti compagni scomparsi nel tritacarne, come veniva chiamato, Sasenka, - come tutti i suoi amici - aveva selezionato le foto che li ritraevano dall'album di famiglia, e ne aveva cancellato i volti. Perfino lei e Vanja erano stati in pensiero, sebbene fossero totalmente votati all'estasi della rivoluzione. Il loro era stato anche un matrimonio comunista. Sasenka e Vanja condividevano la fede nel Partito; per loro la fede era tutto. Condividevano talmente tante cose... anche se, pens lei all'improvviso, invecchiando, le differenze tra i loro interessi erano diventate pi marcate. Ma adesso il Terrore era finito; potevano tornare a respirare sereni. Il Paese era pronto e unito per la guerra contro i fascisti hitleriani che stava arrivando. Vanja si alz in piedi e chiam Neve, che arriv sgambettando dall'angolo, con il piccolo Carlo che cercava di starle dietro. Le bici sono pronte. La sollev e la mise sul sellino. Ora fai le cose con calma, compagna Cuscino, calma, non troppo veloce, piedi sui pedali, comincia a pedalare... Anch'io, disse Carlo con voce stridula. Aspetta, Carlo, oh Carlo... Non ti preoccupare, orsacchiotto, ti tengo io! Sono un coniglietto, papocka! grid il bimbo furioso. I genitori risero. Non ridere, mamma sciocchina! Sasenka sorrise, con il cuore pieno d'amore per il suo bambino. Non le importava se faceva il maleducato con lei, a patto che non lo facesse col padre, che si arrabbiava. Attento, coniglietto, disse. Ma era troppo tardi. Nello sforzo disperato di raggiungere la sorella, andava troppo veloce, sterz bruscamente per evitare una gallina e cadde dalla bici. Voglio la mia mamma! disse singhiozzando. Sasenka lo rialz in piedi e lui smise all'istante di piangere, poi pretese di tornare sulla bici. Guardatemi, guardatemi, papocka e mamocka! Era gi partito. Quando mai non ti guardiamo? ribatt Sasenka con tenerezza. Si volt e vide che Neve riusciva a padroneggiare la bici. Trionfante, la ragazzina salt gi e si mise a saltellare allontanandosi, agitando il suo cuscino. Bene, fa troppo caldo e ho fame, annunci Vanja. C' un sole cocente. Adesso voglio che ve ne andiate tutti all'ombra. CAPITOLO 2.

Un'ora pi tardi, Sasenka, seduta sul pavimento a gambe incrociate, stava giocando con i figli nella stanza dei bambini accanto all'Angolo rosso, con i suoi manifesti di Lenin e di Stalin e il radiogrammofono di famiglia, alloggiato in una custodia di quercia laccata. Sentiva Razum e Vanja discutere in cucina sulla partita di calcio tra la Dinamo Mosca e lo Spartak. La Dinamo Mosca aveva giocato in maniera spaventosa. Lo Spartak aveva commesso un fallo contro l'attaccante, che era stato buttato fuori dal campo, ma l'arbitro non aveva espulso il giocatore dello Spartak. Forse un sabotatore! scherz Razum. O forse ha bisogno di un nuovo paio di occhiali! Sei mesi prima nessuno avrebbe riso della battuta sul sabotatore, riflett Sasenka, nemmeno su un sabotatore calciatore. Molta gente era stata arrestata e fucilata per cose meno gravi. Si ricord del direttore dello zoo di Mosca che era stato arrestato per aver avvelenato una giraffa sovietica, e di come un allievo della scuola 118 vicino al loro appartamento di Mosca era stato fermato per aver lanciato una freccetta finita per sbaglio sopra un manifesto di Stalin. Ogni volta che uno dei loro amici veniva arrestato, Vanja chiudeva la porta della cucina (cos che i bambini non sentissero) e ne diceva il nome a voce bassa. Se si trattava di qualcuno noto come Bucharin, scrollava semplicemente le spalle: I nemici sono ovunque. Se si trattava di un buon amico con cui avevano trascorso le vacanze a Soci, per esempio, lei rimaneva sconcertata e preoccupata. Gli Organi devono sapere qualcosa, ma... C' sempre una ragione, diceva lui. Vuol dire che era necessario. La gente indossa certe maschere! La malvagit dei nostri nemici supera la nostra capacit di crederci. Neve doveva andare a giocare con i loro figli... Annulla la visita di Neve, diceva Vanja bruscamente, e non chiamare Elena! Fai attenzione! La baciava sulla fronte e non ne parlavano pi. Non si pu fare una rivoluzione in guanti di velluto, diceva il compagno Stalin, e Sasenka se lo ripeteva ogni giorno. Ma adesso il compagno Stalin aveva detto al Diciottesimo congresso che i nemici del popolo erano stati distrutti. Ezov, il capo pazzo della polizia segreta, era stato licenziato e arrestato per i suoi eccessi, mentre il nuovo Narkom dell'NKVD, Lavrentij Berija, aveva riportato giustizia e moderazione. Gli uomini, le cui voci si facevano mano a mano pi vischiose per il susseguirsi delle birre e per il caldo, ridevano sguaiatamente su un goal che Vanja aveva segnato con la squadra amatoriale. Sasenka non riusciva a concepire che si potesse discutere di calcio. Sospir. Lei e Vanja erano agli antipodi: lui un lavoratore di origini contadine, lei un'intellettuale di educazione borghese. Ma tutti sanno che gli opposti fanno un buon matrimonio, e lei aveva un marito gentile, di successo, due bei bambini, gli autisti, le auto, quella dacia da idillio, e ora un frigorifero americano. Carolina cominci ad apparecchiare la grande tavola sulla veranda per la cena anticipata del Primo maggio. Sasenka, che il Primo maggio dava sempre una festa, stava pensando alla serata che li aspettava e ai loro ospiti. Immagin che zio Gideon avrebbe portato i suoi amici dissoluti e avrebbe fatto proposte inappropriate. Si ud uno squittio. Carlo aveva afferrato l'amato cuscino di Neve e lei lo stava rincorrendo in soggiorno e poi fuori, passando a tutta velocit intorno all'Angolo rosso, tutti e due ridendo come matti. Sasenka usc sulla veranda, canticchiando a bocca chiusa un motivo, una delle canzoni di Ljubov' Orlova. Si ferm, turbata da un incredibile attacco di gioia. Si trovava dalla parte giusta della storia. Il potere sovietico, con le sue colossali acciaierie e le migliaia di carri armati e aeroplani, era forte; il compagno Stalin era amato e ammirato. Quanti risultati aveva raggiunto il Partito! In che epoca gioiosa viveva! Che cosa avrebbe detto di quella straordinaria felicit suo nonno, il rabbino di Turbin, che probabilmente era ancora

vivo a New York? Non stuzzicare il Fato. Sarebbe stato quello il suo avvertimento... tutte quelle assurdit sul malocchio, sui dybbuk e sui Golem. Ma erano solo superstizioni da Medioevo! C'erano cos tante cose da festeggiare. Abbiamo della vodka? grid a Vanja. S, e una cassa di vino georgiano nel portabagagli dell'auto. Allora versamene un bicchiere! Metti sul grammofono il jazz-tango di Utjosov. I bambini e il marito la raggiunsero in veranda. Vanja sollev Neve da terra e fece finta di ballare un lento con lei, come se fosse stata un'adulta. Sasenka teneva in braccio Carlo e ballava con lui, cantando insieme alla musica. Lei e Vanja misero i bambini a testa in gi nello stesso istante, e poi li tirarono su di colpo. I bambini squittirono di gioia. Quanti compagni ballano con i propri figli come facciamo noi? pens Sasenka. La maggior parte davvero troppo spenta. CAPITOLO 3. Il sole tramontava inondando il giardino di una luce lilla che ai moscoviti ricordava sempre le estati passate nelle dacie. Alle sette cominci la festa e, come aveva predetto Sasenka, lo zio Gideon arriv per primo, portando alcuni amici, i famosi cantanti jazz Utjosov e Tseferman, e poi Masa, una giovane attrice imbronciata del teatro Malyj, che era la sua ultima conquista. Gideon, non pi giovane ma ancora forte e incontenibile, era sfrontato, esattamente come vent'anni prima. Indossava una camicia da contadino e un berretto blu proveniente da Parigi, un regalo, disse, del suo amico Picasso, oppure di Hemingway? Gideon sosteneva di conoscere tutti: ballerine, piloti, attori e scrittori. Sasenka contava sul fatto che lo zio portasse a casa sua questi affascinanti artisti per la serata del Primo maggio. Zio Mendel', che stava morendo di caldo in abito invernale e cravatta, e sua moglie Natasa, la grassona jacuta di cui Sasenka si ricordava dai giorni prima della Rivoluzione, arrivarono proprio all'ora indicata nell'invito, insieme alla loro graziosa figlia Lena, che aveva ereditato dalla madre gli occhi obliqui e la pelle color ambra. Mendel' cominci immediatamente a parlare con Vanja di politica estera. I giapponesi non vedono l'ora di arrivare al conflitto, disse. Per favore, non parlate di politica, disse Lena, pestando i piedi. Non so di cos'altro parlare, tesoro, ribatt suo padre con sonante voce baritonale. Proprio cos! grid la figlia. Presto il viale fu invaso dagli autisti delle ZiS, Buick e Lincoln, che cercavano di parcheggiare sul bordo del prato, e Sasenka supplic Razum di imporre un po' d'ordine. Razum, che era ubriaco fradicio, gridava, puntava il dito e dava dei pugni sui tettucci delle auto, ma poi fin per distribuire vodka agli altri autisti e per tenere un party al cancello. L'ingorgo delle auto peggior, e gli autisti si misero a cantare volgari canzonette, che Sasenka trovava divertenti. Razum sbronzo era una caratteristica delle loro feste. Dentro casa, Sasenka aveva invitato gli ospiti a servirsi al buffet. Si riempirono il piatto di zakuski, antipasti, disposti sul tavolo: pirozki, bliny, aringa e storione affumicati, cotolette di vitello. Bevvero vodka, cognac, vino e champagne della Crimea. Sasenka aveva lavorato molto, ma ne era contenta, specialmente di incontrare i nuovi amici pseudoartisti di Gideon. Quindi questa tua nipote, Gideon? disse Len Utjosov, il cantante jazz di Odessa, che non le lasciava andare la mano. Che bellezza! Sono ammaliato. Sasenka, vuoi lasciare tuo marito e venire in tourne con me in Estremo Oriente? No? Ha detto di no, Gideon. Che posso fare? Amiamo moltissimo le tue canzoni, disse Sasenka compiaciuta di quelle

attenzioni e lieta di aver indossato un vestito estivo cos grazioso. Vanja, mettiamo sul grammofono il disco di Len. Perch mettere su i suoi dischi, grid Gideon, quando pu cantare lui? Comportati bene, zio, o dovrai lavare i piatti, lo canzon Sasenka, sistemando dietro le orecchie il folto caschetto castano con ciocche ramate. Con Carolina? ribatt lui ridendo fragorosamente. Perch no? Amo tutte le forme e le taglie! Vanja fece fare silenzio e brindarono al Primo maggio e... al nostro caro compagno Stalin. Quando si fece buio, Utjosov inizi a suonare il piano, poi Tseferman si un a lui. Poco dopo stavano cantando insieme le canzoni delle prigioni di Odessa. Lo zio Gideon li accompagnava con il bajan, una specie di fisarmonica. Il pianista del Teatro dell'arte suonava il piano verticale, mentre lo scrittore Isaak Babel', robusto, con occhi allegri dietro gli occhiali rotondi e la bocca turgida e scherzosa con una punta di malizia, stava a guardare appoggiato al piano. C'era sempre festa, diceva Gideon, quando in giro c'era Babel'. A Sasenka erano molto piaciute le sue storie dell'Armata a cavallo, e ammirava il suo modo di vedere le cose. Babel' il nostro Maupassant, disse a Vanja, quando venne a vedere, ma lui fece spallucce e torn nello studio. Lei stava con i musicisti, tenendo Carlo per mano, che quella sera sarebbe rimasto in piedi fino a tardi, e cantava insieme a loro, mentre gli uomini fingevano di cantare per lei, e Neve ballava per la stanza con un vestito da festa rosa muovendo le lunghe gambe come un puledro, e sventolando il suo immancabile compagno. Mentre le canzoni della mala del mar Nero si diffondevano ne la dacia, gli ospiti di Sasenka, - scrittori in morbidi abiti color crema, membri del Partito con i baffi, le giubbe bianche, i berretti con la visiera e ampi pantaloni abbinati, un pilota in uniforme (delle Aquile di Stalin), attrici con il profumo di Coty e abiti scollati in stile Schiaparelli, parlavano e cantavano, fumavano e flirtavano. Il Primo maggio cominciava con una parata sulla piazza Rossa, e finiva con un baccanale sovietico che coinvolgeva tutti quanti. Da qualche parte anche il compagno Stalin e i suoi amici stavano brindando alla Rivoluzione. Vanja aveva detto a Sasenka che dietro al Mausoleo sulla piazza Rossa allestivano una piccola stanza per i drink e gli zakuski, poi i capi si recavano per il pranzo, - che durava tutto il pomeriggio, - dal maresciallo Vorosilov, e infine facevano baldoria fino alle prime ore dell'alba in qualche dacia nei sobborghi. Leggermente ubriaca di champagne e ancora in preda a un'inquieta esaltazione, Sasenka fece una passeggiata in giardino e si distese sull'amaca legata tra due meli nodosi. Si ascoltava canticchiare quelle canzoni, guardando i bambini e oscillando avanti e indietro, mentre anche il mondo vorticava un po' brillo. Sasenka. Era Carolina, la bambinaia. Carolina appariva arida, seria e formale, ma sotto sotto era molto affezionata e tenera con i bambini. Sasenka l'aveva scelta con cura. Non dovremmo mettere a letto i bambini? Carlo esausto. E' ancora cos piccolo. Sasenka vide Carlo con il pigiama blu, gli aeroplani sovietici ricamati sopra. Stava seduto su una sedia a guardare i musicisti, immerso nelle sue fantasticherie. Lo zio Gideon stava suonando il suo banjan per Neve, gridando: Brava, piccolo Cuscino! Urr! Il mio cuscino, cuscino, cuscino, balla con lo zio Gideon, cantava la bambina, persa nel suo mondo. Opl, opl, opl, su su su, opl! Grazie, Carolina, disse Sasenka. Mettiamo Carlo a letto tra un minuto. Si stanno divertendo cos tanto. L'ora in cui di solito andavano a dormire era gi passata da un pezzo, ma quando sarebbero stati pi grandi avrebbero potuto vantarsi: Abbiamo visto Utjosov e Tseferman suonare insieme le canzoni della mala! S, nel 1939, durante il secondo Piano quinquennale, nel festoso periodo seguito alla Grande svolta dopo la collettivizzazione e l'epoca delle lotte, nella nostra dacia! Si congratul con se stessa per il successo della serata. Perch erano venuti tutti a casa sua? Era per via del fatto che dirigeva

una rivista? Era una donna sovietica di cultura nota per la sua Partijnost', la sua totale devozione al Partito. Era perch gli uomini la trovavano attraente? Non ho mai ricevuto cos tanti complimenti, pens, ed era lieta di aver indossato il vestito estivo di lino bianco che metteva in risalto le spalle abbronzate. E poi, naturalmente, un punto d'attrazione era il potere di suo marito. Tutti gli scrittori ne erano affascinati! Proprio in quell'istante l'amaca barcoll in maniera cos impetuosa che lei quasi cadde gi. Ecco dunque la compagna direttrice della rivista La moglie sovietica e l'economia domestica proletaria, cantilen una voce beffarda alle sue spalle. Mi hai fatto prendere un colpo avvicinandoti cos furtivamente, compagno, disse lei ridendo mentre si voltava sull'amaca per vedere chi le avesse teso un'imboscata. Dovresti trattare la compagna giornalista con un po' di rispetto sovietico! Chi sei, comunque? incalz mettendosi a sedere, piacevolmente stordita dallo champagne. Non sono stato invitato, rispose l'uomo, ma sono venuto lo stesso. Ho sentito parlare delle tue feste. Vengono tutti. O quasi tutti. Vuol dire che ho sempre dimenticato di invitarti. Precisamente, ma in ogni caso difficile mettersi in contatto con me. Non mi sembri tanto timido. O tanto difficile da contattare. Era contenta di essersi messa il profumo Coty. Allora perch sei venuto? Ti do tre possibilit di indovinare chi sono. Sei un ingegnere minerario di Juzovka? No. Un eroe dell'aria, una delle Aquile di Stalin? No. Ultima possibilit. Sei un importante apparatchic di Tomsk? Mi stai tormentando, bisbigli lui. Va bene, allora, disse Sasenka. Sei Benja Golden, scrittore. Quel burlone di mio zio Gideon mi ha detto che ti aveva chiesto venire. E io adoro i tuoi racconti spagnoli. Gee, thanks, disse in inglese con accento americano. Ho davvero sempre desiderato scrivere per La moglie sovietica e l'economia domestica proletaria. E' una delle mie aspirazioni. Ora sei tu che mi stai prendendo in giro. Lei sospir, consapevole di quanto le piacesse parlare con quello strano uomo. In effetti, abbiamo bisogno di un pezzo per l'autunno su 'Come preparare le torte di cioccolato Infanzia felice e le caramelle Unione Sovietica, cibo delizioso e nutriente per la famiglia sovietica. Oppure, se questo non ti aggrada, che ne dici di un migliaio di paro le sul nuovo profumo Piazza Rossa prodotto dal Consorzio cosmetici della compagna Polina Molotova? Non ridere, sto dicendo sul serio. Non oserei farlo. Di questi tempi nessuno ride senza pensar prima, specialmente se si tratta del profumo della compagna Polina, che, come ogni donna sovietica sa, una rivoluzione nella lotta della profumeria. Ma tu, di solito, tratti di guerre, osserv Sasenka. Credi che Benja Golden potrebbe trattare un argomento veramente serio, per una volta? I tuoi sono argomenti davvero stimolanti, compagna giornalista, rispose Benja Golden, e so che non prenderesti in giro un povero scribacchino. Davvero un povero scribacchino. I tuoi racconti vanno a ruba. Ci fu un silenzio. Devo stare qui in adorazione, chiese Benja, cambiando argomento, o posso sedermi accanto a te? Naturalmente. Gli fece spazio sull'amaca. Benja indossava un abito bianco con pantaloni da marinaio molto ampi, e la guardava intensamente da sotto le sopracciglia basse, con occhi azzurri screziati di giallo. I capelli biondi si stavano diradando. Nella luce rosa del tramonto, Sasenka not che aveva le ciglia lunghe come quelle di una ragazza. Sapeva che era ebreo originario della Galizia asburgica, e ricord che sua madre sosteneva che gli ebrei galiziani sono impudenti e mascalzoni, peggio di quelli della Lituania. Probabilmente Ariadna aveva avuto esperienza personale di entrambi. Non sono sicura che mi

piaccia, disse tra s, ha qualcosa di sfacciato. Si sistem sull'amaca, rendendosi conto di non essere naturale nei movimenti, e prov irritazione per il modo in cui si era avvicinato furtivamente. Stava invadendo la sua privacy, e la sua vicinanza le fece provare un brivido, dentro. Ho un'idea per il nostro articolo, disse Benja. Che ne dici di 'L'effetto allarmante prodotto dalle operaie sugli stacanovisti delle acciaierie di Magnitogorsk, a causa del profumo Piazza Rossa e delle calze Fabbrica moscovita confezioni? Quella roba attizzer il fuoco nelle fornaci. Cominci a ridere, e Sasenka pens che dovesse essere ubriaco per pronunciare una frase cos avventata e pericolosa. Non mi piace un granch quest'idea, disse lei seria. Si alz in piedi, facendo oscillare l'amaca. Ora ti stai comportando come una solenne matrona bolscevica, comment lui accendendo una sigaretta. A casa mia sono chi mi pare. E' stata una battuta da borghese, non sovietica. Penso che te ne dovresti andare. Corse verso la dacia tremando, tanto era furiosa. Si era rilassata per un attimo, affascinata dalla celebrit di lui, da quella presenza a casa sua, ma ora la devozione al Partito stava rimettendo in riga la sua mente alterata dall'alcol. Quell'individuo volgare e beffardo era l per caso, o era stato mandato per provocarla con una battuta da borghese che avrebbe potuto portare alla rovina lei e la sua famiglia? Perch la sua arroganza da sbronzo e l'atteggiamento civettuolo e invadente l'avevano fatta infuriare cos tanto? Non sapeva che posizione occupava suo marito? L'ansia che provava per la sua fragile felicit la scombussol ancora di pi. Poi, uscendo dall'oscurit sfocata ed entrando nella luce della casa, vide Carlo addormentato sulla grande sedia accanto al piano. Era adorabile, cos innocente col suo naso all'ins e gli occhi chiusi. Neve era seduta sulle ginocchia di zio Gideon, e cercava di ficcargli in bocca gli angoli del suo cuscino rosa, mentre lui parlava a Utjosov del nuovo film di Ejzenstejn, Aleksandr Nevskij. La ragazza di Gideon, l'attrice, quasi una bambina, sedeva accanto a loro sul divano, con gli occhi spalancati, mentre ascoltava le profonde riflessioni di Gideon su scrittori famosi, belle donne e citt lontane. Zio Gideon? disse Sasenka. Sono nei guai? rispose lui fingendosi impaurito. Non mi piace granch il tuo amico Golden. Voglio che se ne vada. Sasenka prese tra le braccia Carlo e gli diede un bacio, facendo attenzione a non svegliarlo. Avanti, Neve. E' ora di andare a dormire. Carolina apparve come per magia sulla porta e la chiam con un cenno. Non voglio andare a dormire! Non voglio andare a dormire! grid Neve. Sto giocando con lo zio Gideon. Gideon le diede un colpetto sulla coscia. Anch'io da piccolo dovevo andare a dormire! Improvvisamente, Sasenka sent di averne abbastanza della festa e dei suoi ospiti. Non fare la viziata, Neve, disse. Hai ricevuto un bellissimo regalo oggi. Ti abbiamo lasciata stare sveglia fino a tardi, e ora sei stanca. NON sono stanca, sciocca che sei, e voglio un abbraccio dallo zio Hercules! Neve batt il piede, fece finta di essere molto adirata e Sasenka quasi scoppi a ridere. Il soggiorno era attiguo allo studio di Vanja. Dirigendosi verso la porta, Sasenka vide la testa riccioluta del marito, che stava diventando grigia, e il torace atletico. Indossava ancora i pantaloni blu, ma ora sfoggiava la sua camicia ricamata preferita. Vanja era seduto a una scrivania su cui erano collocati tre telefoni di bachelite, uno dei quali era la sua nuova vertuska arancione, la linea diretta con il Cremlino. Stava discutendo con lo zio Mendel', uno dei pochi Vecchi bolscevichi eletti al Comitato centrale al Congresso delle vittorie nel

1934. Gli altri erano stati trascinati dentro il tritacarne, scomparsi, e Sasenka sapeva che la maggior parte di essi era stata fucilata. Ma Mendel' era sopravvissuto. Stavano discutendo di jazz: quello sovietico contro quello americano. A Mendel' piaceva la versione sovietica di Utjosov e Tseferman, mentre Vanja preferiva Glenn Miller. Vanja, rimbomb Mendel' con quella voce di tromba che usciva dal minuscolo corpo storto, il jazz sovietico riflette la lotta del lavoratore russo. E il jazz americano, rispose Vanja, ' la musica della lotta dei negri contro i capitalisti bianchi del... Non ci vado a letto, strill Neve, gettandosi a terra. Vanja si alz con un balzo, senza alcuno sforzo prese Neve tra le braccia e le diede un bacio. A letto, prima che ti dia un ceffone! La mise a terra e le diede una piccola spinta. Adesso! S, compagno pap, disse Neve, ubbidiente. 'notte, papocka, 'notte, zio Mendel'. E se la svign. Grazie, Vanja, disse Sasenka uscendo con lei e con Carlo in braccio. Fuori si ud sbattere la portiera di un'auto, un passo leggero sulla veranda, e il beniamino della famiglia, Hercules Satinov, elegante nella sua bianca giubba estiva alla Stalin, stivali morbidi color panna e un berretto con visiera bianco, fece la sua apparizione. Dov' la mia Neve? grid. Non dite a Cuscino che sono qui! Zio Hercules! url Neve, tornando di corsa nella stanza, con le braccia aperte e dandogli un bacio. Sasenka baci il loro amico tre volte, finendo per urtare contro la figlia. Hercules, benvenuto. Neve non vedeva l'ora di vederti! Ma adesso che lo hai visto, Neve, te ne vai a letto! Di' buonanotte al compagno Satinov! Ma, mamma, io e Cuscino vogliamo giocare con Hercules, disse Neve piagnucolando. A letto! Adesso! grid Vanja, e Neve torn a razzo in corridoio verso la sua stanza. Se non altro, riflett Sasenka, con il tempo Hercules Satinov era diventato pi bello. Aveva i capelli ancora neri e lucidi, quasi nessun filo grigio. Si ricord di come lui e Vanja erano andati a prenderla, quando era morta sua madre, quanto erano stati gentili con lei. Ora guardava Satinov abbracciare il suo migliore amico, prima di notare la presenza di Mendel' e di stringergli la mano in maniera formale. Buon Primo maggio, compagni! disse con forte accento georgiano. Scusate il ritardo, dovevo dare un'occhiata ad alcuni documenti alla piazza Vecchia. Satinov aveva dato una mano a governare il Caucaso e ora lavorava alla segreteria del Partito al quartier generale di granito grigio sulla piazza Vecchia, che andava dal Cremlino verso la collina. Che compagnia, Sasenka! I jazzisti che cantano insieme? Nemmeno ai ricevimenti dei leader nella sala di San Giorgio ho mai visto qualcosa di simile prima d'ora. Spero che non ti dispiaccia, Vanja, degli amici georgiani si sono autoinvitati, e saranno qui tra poco. CAPITOLO 4. Non te ne vai? Zio Gideon si stagli sopra Benja Golden, che stava fumando una sigaretta sulla veranda. Sei un idiooota! Gideon, sst! Hai sentito cosa ha detto Satinov? Stanno arrivando dei georgiani! Chi sono? Gente importante? sussurr Benja. Come faccio a saperlo, shtnendrik! Probabilmente sono dei cantanti, dei cuochi o dei ballerini georgiani! Gideon afferr Benja per la mano e lo tir dentro il frutteto buio. Benja scrut intorno a s con aria nervosa. Qui non ci pu sentire nessuno, disse Gideon, controllando che Razum e gli autisti fossero ancora al cancello a cantare canzoni sconce. Se sono semplicemente cuochi o ballerini, perch mi hai trascinato quaggi e perch parli sottovoce, Gideon? Il cielo si tingeva di una calda luce rosata, un gufo gridava, e nel frutteto si diffondeva il dolce profumo dei fiori. A Gideon Benja piaceva enormemente, lo ammirava come

scrittore. Entrambi amavano le donne, anche se a Gideon piaceva precisare: Io sono un animale, mentre Benja un romantico. Mise il braccio intorno all'amico. Se questi georgiani sono dei pezzi grossi, disse, meglio che quelli come loro sappiano il meno possibile di quelli come noi. Si ricord di suo fratello, Samuil, il padre di Sasenka, che presumeva fosse morto ormai da lungo tempo, e all'improvviso sent un dolore al petto e gli venne voglia di piangere. Uffa, ora di andare! Guarisci dalla tua curiosit, Benja! E parlo sottovoce, gran pezzo di shtnendrik, perch hai offeso mia nipote. E allora? Ho fatto una gaffe con la compagna giornalista. Non Dusenka, disse Benja, non una svampita. Non credevo che fosse cos straordinaria. Il suo un matrimonio felice? Idiooota! In primo luogo la moglie di Vanja Palitsyn, mio caro Benja, e in secondo luogo non ha mai posato lo sguardo su un altro uomo! Lui stato il suo primo amore, e stanno insieme da allora. Che cosa hai fatto, le hai dato un pizzicotto sul sedere, o ti sei lasciato sfuggire che il maresciallo Vorosilov una testa di rapa? Benja rimase in silenzio per un attimo. Tutte e due le cose, ammise. Shlemil galiziano, zingaro! Gideon, che differenza c' tra uno shlemil e uno shlimazl? Lo shlemil versa sempre il bicchiere che ha in mano addosso allo shlimazl. E io allora quale sono dei due? Tutte e due le cose! rispose Gideon, ed entrambi scoppiarono in una fragorosa risata. Ma il guaio che ho poco lavoro, disse Benja. Sono secoli che non scrivo. Se ne sono accorti, naturalmente. Ho proprio bisogno di un lavoro su commissione da parte della sua rivista. Che cosa? Che ne dici di organizzare un ballo jazz in maschera per i lavoratori, per festeggiare gli obiettivi di produttivit? Non ti vergogni? chiese Gideon. Perch l'ho presa in giro? gemette Golden. Perch non riesco mai a resistere alla tentazione di dire le cose? Ora mi fai preoccupare, Gideon. Non mi denuncer, vero? Non ne ho idea, Benja. Gli Organi e il Partito sono ovunque intorno a noi. In queste case ti devi comportare in maniera diversa. Qui la leggerezza solo superficiale. E' per questo che dovevo venire. Volevo capire cosa induce gli uomini di potere e di violenza ad agire nel modo in cui agiscono. E quella Venere, con i suoi occhi grigi misteriosi e sprezzanti, al centro di tutto. Ah, capisco. Vuoi comprendere l'essenza della nostra epoca e scrivere la Comdie humaine o Guerra e pace sulla nostra Rivoluzione, con la principessa Sasenka come protagonista femminile dal palazzo sulla Bolsaja Morskaja? Noi scrittori siamo tutti uguali. La vita di mia nipote uno sport da spettatori, eh? Be', una storia interessante, devi ammetterlo. Ho incontrato gente di ogni tipo: marescialli, membri del Politburo, agenti della polizia segreta. Certi assassini erano delicati come mimose; mentre altri, vittime dei primi, invece erano ruvidi come catrame. A casa di Gor'kij ho conosciuto il crudele Jagoda, sai, e una volta ho suonato la chitarra con quel pazzo assassino di Ezov, in spiaggia. Benja non stava pi sorridendo. Guardava Gideon con ansia. Ma il tritacarne finito, vero? Il compagno Stalin dice che il Terrore finito, e chi sono io per non credergli? rispose Gideon, che ora stava davvero bisbigliando. Credi che sia sopravvissuto finora facendo domande stupide? Io? Tra tutti? Con la storia di famiglia che ho? Faccio quello che devo fare, sono il dissidente autorizzato, e mi consolo facendo la santa comunione con alcolici e carne. Ho trascorso gli ultimi tre anni aspettando che bussassero alla porta, ma finora mi hanno lasciato stare. Loro? Sei sicuro che il compagno Stalin non sapesse cosa stava succedendo? Sei sicuro che Ezov e i cekisti stessero agendo fuori controllo? Adesso Ezov non c' pi; quel buontempone di Berija ha fermato il tritacarne; e, grazie a Dio, il compagno Stalin ha ripreso il controllo. Gideon avvert un improvviso moto di paura. Sebbene si considerasse un semplice giornalista, anche lui, come tutti gli scrittori famosi - lo stesso Benja, Solokov, Pasternak, Babel',

perfino Mandelstam prima che sparisse -, aveva lodato Stalin e votato a favore dell'applicazione del Massimo grado della pena ai nemici del popolo. Alle assemblee dell'Unione degli scrittori aveva alzato la mano e votato per la morte di Zinov'ev, Bucharin, e del maresciallo Tuchacevskij: Fucilateli come cani rabbiosi! aveva detto, proprio come tutti gli altri, proprio come Benja Golden. Perfino in quel momento era consapevole dell'avventatezza con cui stava discutendo di questioni cos delicate con quel sovraeccitabile di Benja. Tir Benja a s, cos vicino che la barba di lui gli solletic l'orecchio. Non mai stato solo Ezov! sussurr. Gli ordini venivano da Pi in alto... Pi in alto? Cosa stai dicendo?... Non scrivere quel libro sugli Organi e non prendere in giro mia nipote per via delle torte Komsomol e le 'fornaci' delle operaie metallurgiche! E, Benja, tu devi scrivere qualcosa, qualcosa che risulti gradito. Andiamo a Peredelkino, Fadeev sta dando una festa ed lui che assegna i lavori di scrittura, perci questa volta faresti meglio a essere gentile nei suoi confronti e a smettere di bighellonare qui se vuoi continuare a lavorare in futuro! Hai ragione. Saluto Sasenka? Vuoi un calcio in mezzo alle gambe? Ti chiamo la macchina, tu vai a prendere la mia ragazza e di' a quella spiritosa civetta che togliamo il disturbo. Mentre se ne andavano, due Buick nere da citt imboccarono il viale. Sono i georgiani? sussurr Benja dal sedile posteriore dell'auto di Gideon. Masa era seduta davanti, in silenzio, e si stava accendendo una sigaretta. Non voltarti, url Gideon, o saremo trasformati in colonne di sale! Mise il piede sull'acceleratore, e part sgommando. CAPITOLO 5. La festa era finita. La mezzaluna riversava una luce lattea dentro il pozzo di calda oscurit che c'era all'aperto. Mendel', che stava fumando una sigaretta dietro l'altra, tra fragorosi colpi di tosse e sputi, e Satinov, che lavoravano entrambi in piazza Vecchia, stavano parlando di come ricostruire gli organici alle Stazioni dei trattori. Sasenka e Vanja cominciarono a riordinare. A parte l'episodio imbarazzante con Benja Golden, era stata una serata riuscita, pens Sasenka. Nella semioscurit apparve una figurina nuda bianca come l'alabastro. Mamocka, non riesco a dormire, disse Neve, agitando il cuscino in maniera cos divertente che Satinov si mise a ridere. Sasenka prov un'ondata d'amore. Non pot fare a meno di assecondare la figlia, forse ricordando quanto sua madre fosse stata fredda, ma soprattutto perch il solo vederla la rallegrava sempre. Vieni a prenderti una coccola veloce! Poi di nuovo a letto. Non fatela eccitare troppo, soprattutto tu, Hercules! Neve salt tra le braccia di Sasenka. Ma questo angioletto non va mai a dormire? brontol Vanja. Mamma, ti devo dire una cosa. Cosa, tesoro? Cuscino mi ha svegliato per dare un messaggio a Hercules! Dimmelo nell'orecchio velocemente, e poi torna a letto, altrimenti papocka si arrabbier. Mi arrabbier molto! disse Vanja, che le prese entrambe con un abbraccio e baci il viso di Sasenka, che strofin il naso sulla guancia setosa di Neve. Mamocka, cosa stanno facendo quei fantasmi in giardino? domand Neve indicando qualcosa oltre le spalle della madre. Sasenka si volt e scrut attraverso la finestra. I fantasmi, quattro giovani uomini con i capelli cortissimi e vestiti di bianco, stavano salendo sulla veranda. Saluti comunisti, compagno Palitsyn, disse uno di loro. In quel momento inizi a squillare il telefono nello studio di Vanja, quello in comunicazione con il Cremlino, dal suono acuto e caratteristico. Alcuni minuti dopo Vanja torn, la fronte corrugata, un'espressione un po' perplessa sul volto. Chiam Satinov. Hercules, era il tuo amico, il

compagno Egnatasvili. Sasenka sapeva che si trattava di un agente della polizia segreta in servizio da tempo, responsabile delle dacie e del cibo del Politburo. Dice che sta arrivando con delle persone e che dobbiamo preparare da mangiare... Cibo georgiano... Satinov, seduto sul divano, alz lo sguardo. Be', aveva detto che forse sarebbe passato. Con chi viene? Ha solo detto che sono amici georgiani. Cibo georgiano? domand Sasenka, pensando velocemente. E' solo mezzanotte. Razum! L'autista comparve, barcollando leggermente e con l'uniforme sgualcita. Sei in grado di guidare? Razum era entrato in quello stadio di ubriachezza imbalsamata conosciuto solo dalla specie degli alcolisti russi: era talmente sbronzo da essere quasi di nuovo sobrio. Assolutamente, compagna Sasenka, dichiar, poi emise un rutto rumoroso. Chiamer il ristorante Aragvi, disse Satinov, andando verso lo studio per telefonare. Il ristorante si trovava in citt, in via Gor'kij. Compagno Razum, corri a Mosca all'Aragvi e porta del cibo georgiano. Fila! Razum si precipit fuori sulla veranda, perse l'equilibrio, per poco non cadde, si raddrizz e arriv all'auto. Aspetta! grid Satinov. Egnatasvili porter qualcosa. Ha il cibo migliore di Mosca. Ci fu una pausa, in cui Vanja guard di nuovo i giovanotti vestiti di bianco a guardia del cancello, i loro vestiti sembravano risplendere come se la luna li avesse dipinti color argento. Chi sta arrivando, mamocka? chiese Neve. Silenzio, Volja! A letto ora! le disse suo padre, fulminandola con gli occhi. Non usava mai il suo vero nome, se non quando era terribilmente serio. Sasenka, dobbiamo insegnare alla bambina un po' di disciplina... Chi pensi che stia per arrivare? chiese Sasenka a Vanja, con una fitta di preoccupazione. Forse Lavrentij Pavlovic... Penso che me ne andr. E' stata una bella serata, disse Mendel', le cui moglie e figlia erano gi andate via da ore. Sasenka not che suo zio era uno dei pochi tra i capi a sfoggiare ancora un inappropriato abito borghese con tanto di cravatta, e non aveva mai accettato la giubba staliniana del Partito. Mendel' tir fuori il portapillole e mise una compressa di nitroglicerina sotto la lingua. Fatemi chiamare il mio autista, borbott tra s e s. Non posso reggere quei georgiani cafoni e tutti i loro brindisi! Uffa. E' troppo tardi! Un convoglio di auto si ferm al cancello, i fari potenti illuminarono la vegetazione rigogliosa del giardino in cui spiccavano il verde e il rosso. Una nube di polvere oscur il cielo stellato, fino alla luna. I fantasmi vestiti di bianco aprirono il cancello, lasciando intravedere alcune Lincoln nere e una ZiS nuova. Dall'interno si sentiva strimpellare il piano, una risata risuon nella dacia vicina, e Sasenka vide una sagoma bionda, atletica, in un'uniforme familiare blu con le strisce rosse, sbucare dalla macchina in prima fila. Satinov disse in georgiano: Gagimarjos! E in russo aggiunse: E' Egnatasvili, e ha portato da mangiare! Sasenka vide Egnatasvili trasportare una cassa di vino. Al cancello si materializzarono, come dal nulla, delle guardie in uniforme blu. Prego, compagni, disse Sasenka. Satinov ci ha detto che forse ci avreste raggiunti. Nel buio gli occhi del compagno Egnatasvili balenarono su di lei, occhi stretti, d'avvertimento, mentre lei si muoveva per andare incontro ai nuovi arrivati. Tese la mano, poi rimase impietrita. CAPITOLO 6. Lavrentij Berija, dal viso rotondo e la pelle olivastra, con indosso ampi pantaloni bianchi e una camicia georgiana ricamata, trasportava una scatola piena di pietanze. Come Sasenka ben sapeva, era il nuovo commissario del popolo per gli Affari interni, l'NKVD, e capo della polizia segreta. Lavrentij Pavlovic! Benvenuto! Vanja scese dalla veranda. Lascia che ti aiuti con quei... Li porto dentro io, non ti

preoccupare, disse Berija, lanciando un'occhiata dietro di s. Sasenka vide Vanja irrigidirsi e assumere un'aria vigile, poi la notte divenne silenziosa, i canti dalla casa vicina e il tintinnio dei bicchieri tacquero. Sembrava che fosse apparsa una statua in mezzo al giardino. Il compagno Stalin, dal viso felino, quasi orientale, sorrideva paonazzo, cantando una canzone georgiana, quando comparve in fondo agli scalini, con indosso una giubba bianca, estiva, ampi pantaloni e stivali marrone chiaro, ricamati con filo rosso. Sembrava che la luna dirigesse la propria luce su di lui. Abbiamo sentito che il compagno Satinov si stava recando a una festa organizzata dal compagno Palitsyn, disse Stalin con leggero accento georgiano, ridendo sotto i baffi come un satiro malizioso. Poi abbiamo sentito che aveva invitato il compagno Egnatasvili. Il compagno Berija ha detto di essere stato invitato anche lui. Quindi voleva dire che l'unico escluso era il compagno Stalin, e il compagno Stalin voleva fare due chiacchiere con il compagno Satinov. Perci ho fatto appello ai miei compagni, ammettendo di non conoscere abbastanza bene il compagno Palitsyn da intrufolarmi alla sua festa. 'Mettiamo la cosa ai voti', ho detto. Il voto andato a mio favore, e i compagni hanno deciso di invitarmi. Ma sono venuto a mio rischio e pericolo. Non me la prender con voi, compagni ospiti, se mi rimanderete a casa. Ma abbiamo portato del vino e delle prelibatezze georgiane. Compagni, dov' la tavola? Satinov fece un passo in avanti. Compagno Stalin, conosci gi un po' il compagno Palitsyn, disse Satinov, e questa sua moglie, Sasenka, di cui forse ti ricordi... Prego, accomodati, compagno Stalin, che onore, disse Sasenka, che finalmente era riuscita a recuperare la voce. Le venne l'istinto, terribile e cos poco bolscevico, di fare l'inchino, come si usava allo Smol'nyj davanti al ritratto dell'imperatrice madre. Non si era resa conto di come avesse fatto a scendere gli scalini della veranda, tuttavia, in qualche modo, era andata incontro a Stalin: pi basso, pi vecchio, pi giallognolo e molto pi affaticato di come lo ricordava, col braccio sinistro teso rigidamente in avanti. Not che aveva una leggera pancetta, e le tasche della giubba erano state rammendate in maniera approssimativa. Ma poi si disse che i giganti non badano a certe cose. Stalin parve stupirsi dell'impressione che aveva suscitato, ma allo stesso tempo ne fu compiaciuto. Le prese la mano e la baci alla vecchia maniera georgiana, guardandola con i suoi occhi color miele e oro. Compagna Volpe artica, sei vestita benissimo. Si ricorda il vecchio nome di battaglia che usavo per il Partito ai tempi in cui eravamo a San Pietroburgo! Che memoria! Imbarazzante! Lusinghiero! pens confusa. E' una fortuna che tu e la tua rivista stiate insegnando alle donne sovietiche l'arte di vestirsi. Il tuo abito molto grazioso, prosegu lui salendo gli scalini. Grazie, compagno Stalin. Si ripromise di non accennare al fatto che il suo abito era stato fatto all'estero. Per una volta, compagni, il Partito ha scelto la persona giusta Per il lavoro giusto... Stalin rise e anche gli altri risero, perfino Mendel'. Venite qui con noi, compagni Satinov e Palitsyn. E anche tu, compagno Mendel'. Sasenka not che Stalin non mostrava grande entusiasmo per l'austero Mendel'. Passandogli davanti, Berija diede a Palitsyn un colpetto amichevole sulla pancia. Che bello vederti, Vanja. Fece schioccare la lingua. Tutto tranquillo? Tutto fila liscio? Assolutamente. Benvenuto a casa mia, Lavrentij Pavlovic! Cosa ne pensi del calcio? Bisogna dare una lezione allo Spartak, e se i nostri attaccanti non giocano meglio la prossima volta li faccio saltare in aria. Berija batt le mani con allegria. Vieni a giocare a pallacanestro nella mia squadra domani? Giochiamo con le guardie di Vorosilov. Ci sar, Lavrentij Pavlovic. Sasenka sapeva che suo marito ammirava Berija, lavoratore infaticabile. Era giovane, il viso rotondo e liscio, senza rughe di espressione. Posso sedermi qui? chiese Stalin con fare modesto, indicando il tavolo. Naturalmente, compagno Stalin,

accomodati dove vuoi, disse lei. Il compagno Egnatasvili dispose il cibo sulla tavola e Sasenka si sporse per prendere la bottiglia di vino. Lascia che la apra io, disse Stalin. Riemp i bicchieri di vino rosso rubino per tutti. Poi mise del lobio di fagioli, la ricca minestra georgiana, in una zuppiera, aggiunse del pane e la copr con un piatto per lasciare che il pane si impregnasse. Si mise nel piatto dello shashlik di agnello e del satsivi, il pollo alle spezie alla georgiana, e con questo rifornimento torn verso il suo posto. Egnatasvili, biondo e bello nella sua uniforme impeccabile, con spalle muscolose da lottatore, in piedi, sovrastava Stalin. Anche lui si serv le pietanze da alcuni dei piatti, poi i due si sedettero e cominciarono a mangiare. Un istante prima di Stalin, Egnatasvili addent i fagioli. Doveva davvero essere l'assaggiatore di Stalin, pens Sasenka. Compagno Satinov, disse Stalin sottovoce, facendo cenno a Satinov di sedersi accanto a lui, con Berija dall'altro lato. Egnatasvili, Vanja e Mendel' erano seduti pi lontano. Lavrentij Pavlovic, chi fa il tamada? chiese Stalin a Berija. Il compagno Stalin dovrebbe essere il maestro di brindisi! propose Berija. Satinov si alz in piedi, tenendo in mano un bicchiere georgiano curvo, a forma di corno di bue, e fecero il primo brindisi. Al compagno Stalin, che ci ha condotto attraverso tempi cos difficili verso raggianti trionfi! Di sicuro riesci a pensare a qualcosa di pi interessante... scherz Stalin, ma tutti nella casa si alzarono in piedi e bevvero in suo onore. Al compagno Stalin! Non a lui di nuovo, protest Stalin. La sua voce era sorprendentemente tenera e squillante. Lasciatemi fare un brindisi: a Lenin! Seguirono altri brindisi: all'Armata rossa, ai loro ospiti, a Sasenka e alle donne sovietiche. Sasenka osservava ogni cosa, riempiva i bicchieri e poi tornava a tavola. Desiderava ricordare ciascun momento di quella scena. Stalin punzecchiava Satinov in georgiano, ma Sasenka ebbe la sensazione che il Capo lo stesse osservando, lo stesse valutando. Sapeva che a Stalin piacevano i giovanotti semplici e rispettabili, che fossero spietati e vigorosi, ma anche simpatici e allegri. Satinov era un gran lavoratore, competente, ma era sempre l a canticchiare tra s e s arie d'opera. Mendel' cominci a tossire. Come vanno i polmoni, Mendel'? chiese Stalin, ascoltando con pazienza Mendel' che rispondeva con profusione di particolari medici. Mendel' e io abbiamo condiviso una cella nella prigione Bajlovka a Baku nel 1908, Stalin comunic alla tavolata. Giusto, disse Mendel' accarezzando la sua modesta barba alla spagnola. E Mendel' ricevette un cesto di cose da mangiare dalla sua generosa famiglia e lo divise con me. Giusto, lo divisi con tutti i compagni della cella, disse Mendel' col suo modo di fare rigido e artificioso, mettendo in chiaro che nel suo cameratismo non faceva favoritismi. Ma solo uno dei compagni di cella contava, pens Sasenka. Mendel' fatto cos! Autore incorruttibile del volume Etica bolscevica, campione di vendite! Non sei minimamente cambiato, Mendel', disse Stalin faceto ma con un'espressione tesa. Eri vecchio allora, e sei vecchio ora! Sogghign, e gli altri si unirono. Ma siamo invecchiati tutti... Niente affatto, compagno Stalin, insistettero Egnatasvili, Vanja e Berija contemporaneamente. Hai un aspetto magnifico, compagno Stalin. Basta cos, disse Stalin. Mendel' una volta mi ha sgridato perch bevevo troppo alle riunioni, quando noi esuli dividevamo quella vecchia stalla in Siberia, e sta ancora dando del filo da torcere a tutti! Sasenka ricord che Mendel' aveva sostenuto Stalin nella Commissione di controllo sin dalla morte di Lenin, senza aver mai vacillato durante la carestia del '32, n esitato nel ridurre in frantumi i bastardi nel Plenum del '37. In effetti, disse Stalin prendendo in giro Mendel', spesso devo trattenerlo altrimenti va su tutte le furie e potrebbe prendergli un colpo! Tutti risero alla battuta su Mendel', perch il suo fanatismo pedante era notorio. Ma era anche la ragione per la quale Mendel' era ancora vivo.

Stalin sorseggi il vino, con gli occhi socchiusi che scrutavano tutti i presenti, uno dopo l'altro. Ti va di ascoltare della musica, compagno Stalin? propose Satinov. Stalin sorrise come un gatto. Quando cominci a cantare Suliko, tutti i georgiani si unirono a lui. Poi Satinov annunci Rondine nera. Stalin fece un largo sorriso e, senza perdere il tempo, prese il comando con una bella voce da tenore, accompagnato da Egnatasvili come baritono, e Berija e Satinov per gli accordi polifonici. Sasenka ascolt rapita. Vola via, rondine nera, vola lungo il fiume Alazani, portaci notizie dei fratelli andati alla guerra... Cantarono altre canzoni: inni, ballate della mala di Odessa, Murka e Dalla prigione di Odessa. Canticchiarono i brani preferiti di Stalin: Hanno sotterrato l'oro, l'oro, l'oro... Sasenka si chiese se Stalin stesse per caso scegliendo le canzoni per mettere ogni persona a suo agio: gli inni ortodossi per i russi, gli accordi per i georgiani, i numeri di Odessa per gli ebrei... S, questa era la voce profonda di Mendel' che intonava Dalla prigione di Odessa. Qui ci vogliono delle donne focose! disse Berija. Ma ho bevuto troppo. Non credo riuscirei neanche a... Compagno Berija, osserva le buone maniere! Ci sono delle signore presenti, disse Stalin, simulando seriet con un sorrisetto compiaciuto. Ascoltiamo il grammofono? Avete dei dischi? Dei balli? Sasenka tir fuori la loro collezione. Grazie a Dio, Satinov per il Primo maggio e per l'Otto novembre le regalava sempre un disco georgiano, cos che Stalin ebbe esattamente quello che voleva. And al grammofono a mettere su i dischi; qualche volta alzava le mani e muoveva i passi di un ballo caucasico, ma per lo pi dirigeva i festeggiamenti. I georgiani spinsero indietro il divano. Sasenka arrotol il tappeto, e quando si alz in piedi vide Satinov ed Egnatasvili che ballavano la lezginka per lei. Lei preferiva il tango, il foxtrot e la rumba, ma conosceva anche le danze del Caucaso e ball con destrezza, mentre Satinov prima, Berija ed Egnatasvili poi, si unirono a lei. Compagno Hercules, sei proprio bravo a ballare, disse Stalin con aria di approvazione. Non ho pi visto qualcuno ballare cos bene da quando ero ragazzo... di dov' la tua famiglia? Borzom!, rispose Hercules Satinov. Non lontano dalla mia citt natale, disse Stalin rimettendo su lo stesso disco. Era un dialogo tra georgiani, ma Sasenka era d'accordo con Stalin: Satinov ballava in maniera aggraziata. I suoi occhi neri scintillavano, i suoi passi erano flessuosi e agili, e le sue mani eleganti ed espressive. La teneva con fermezza, mentre Berija la stringeva, e poi teneva il viso troppo vicino al suo. Aveva le labbra cos turgide, eccessivamente sanguigne. Poco dopo Sasenka si sent stanca e si mise di lato a guardare. Si ritrov accanto a Stalin che stava mettendo i dischi sul grammofono. All'improvviso, Sasenka si sent felice, e a proprio agio, quasi troppo rilassata. L'attimo in cui aveva visto Stalin in giardino era rimasta terrorizzata. Ma lui li aveva tranquillizzati tutti, e ora lei stava lottando contro l'istinto di flirtare e chiacchierare. Era sovraeccitata e probabilmente ubriaca del pesante vino rosso georgiano. Parecchie volte le vennero sulla punta della lingua cose pazzesche da dire. Stai attenta, Sasenka, ordin a se stessa, questo Stalin! Ricordati degli anni del tritacarne appena trascorsi! Attenta! Prov un irresistibile senso di venerazione pensando a quell'uomo duro e allo stesso tempo modesto, cos corretto e al tempo stesso spietato verso i nemici. Ma intu che la sua devozione stucchevole lo avrebbe irritato, lo avrebbe messo a disagio. Voleva chiedergli di ballare. E se lui avesse avuto una voglia matta di ballare con lei? Ma un'offerta del genere avrebbe potuto essere considerata insolente o addirittura metterlo a disagio. Eppure lei desiderava

ballare con lui, e lui doveva averglielo letto sulle labbra. Non ballo, Sasenka, perch non posso sorreggere una donna col braccio. Aveva il braccio sinistro pi corto del destro, motivo per cui lo teneva rigido. Erano in piedi accanto al pianoforte, e lei era consapevole del silenzio pieno di tensione, del pericolo che circondava quell'uomo straordinario. Adoro questa musica, compagno Stalin. La musica distende la bestia che dentro l'uomo, disse Stalin. Si guard intorno. Tu e il compagno Palitsyn siete felici in questa dacia? Oh, s, compagno Stalin, rispose lei. Tanto felici. Lo spero. Posso dare un'occhiata in giro? Berija e gli altri rimasero a guardare senza seguirli, e Sasenka si sent immensamente orgogliosa ed eccitata che Stalin stesse parlando solo con lei. Siamo infinitamente grati per la dacia, e oggi abbiamo anche ricevuto il frigorifero. Grazie per la fiducia che ci d il Partito! Dobbiamo ricompensare i lavoratori del Partito che occupano posti di responsabilit. Stalin sbirci dentro lo studio di Vanja. E' caldo abbastanza d'inverno? Mi piace lo studio, molto arioso. Ci sono sufficienti camere da letto? Ti piace la cucina? Oh s, a Sasenka piaceva tutto di quella casa. Cerc di reprimere la sensazione di ebbrezza, di gioia e di libert, quando un pensiero potente e inesprimibile le attravers la mente. Pens a suo padre, Samuil Zejtlin. Non poteva chiedere notizie al compagno Stalin ora? In quel momento era cos in confidenza con lui: come avrebbe potuto rifiutarle qualcosa? Era sicura che lui la ammirasse come nuova donna sovietica. Compagno Stalin... cominci. Suo padre aveva perso la testa dopo il suicidio di Ariadna, e aveva perso il suo patrimonio dopo la Rivoluzione d'ottobre. Era rimasto a San Pietroburgo, aveva messo le sue conoscenze finanziarie al servizio dei bolscevichi, e durante gli anni Venti aveva servito come esperto non iscritto al Partito nei commissariati del popolo per le Finanze e il Commercio con l'estero, poi nella Banca di Stato, prima di essere epurato nel 1929 come sabotatore con tendenze trotskiste. Gli avevano permesso di ritirarsi in Georgia. Berija lo aveva arrestato l nel 1937 e da allora era scomparso. Certamente avevano ragione a tenere sotto controllo questi nemici di classe, pens Sasenka. Sulla carta, Zejtlin risultava tra i peggiori oppressori sanguisughe. Ma era stato disarmato e aveva servito il potere sovietico sinceramente, senza indossare una maschera. Stalin lo considerava ancora una minaccia? Stalin sorrideva indulgente a Sasenka. Lei lo vide come una vecchia tigre pacifica, con le rughe che gli si formavano ai lati della bocca, ed esit un istante. Il color miele dei suoi occhi si intensific verso il giallo, e un'ombra di imbarazzo gli attravers il viso. All'improvviso, lei comprese che Stalin doveva aver afferrato cosa significasse l'espressione che aveva dipinta sul viso. Colui che poteva intuire tutto cap che lei stava per chiedere qualcosa riguardo l'arresto o l'esecuzione di un parente, e non c'era cosa che lui odiasse di pi di quel genere di richieste. Compagno Stalin, posso chiedere un... Le parole si stavano di nuovo formando sulle labbra di Sasenka e non riusciva a fermarle. Aveva rimosso suo padre dalla memoria nel 1937, ma ora, nel meno adatto, nel pi fatale e tuttavia pi opportuno dei momenti, desiderava ardentemente pronunciarne il nome. Che cosa le stava succedendo? Una bolscevica non ha bisogno di una famiglia, solo del Partito, ma lei amava il suo pap! Voleva sapere... era da qualche parte ad abbattere alberi? Le sue ossa si trovavano in qualche fossa poco profonda nella taiga siberiana? Era gi trascorso tanto tempo da quando aveva subito il Massimo grado? Per favore, compagno Stalin, preg, dimmi che vivo! Liberalo! Compagno Stalin... Cuscini! Stalin e Sasenka si voltarono verso la porta, e Vanja rimase a bocca aperta dallo stupore. Mamocka, non riesco a dormire! grid Neve. C' cos tanto rumore. Mi avete svegliato. Voglio un po' di coccole. Neve indossava una camicia da notte con disegnate delle

farfalle, i lunghi riccioli dorati intorno alle guance rosee, il sorriso che lasciava intravvedere gli spazi lasciati dai denti da latte che erano caduti e gengive rosa. Si butt tra le braccia della madre. CAPITOLO 7. Neve! Vanja, che fino a un minuto prima era stato allegramente ubriaco, si alz in piedi, scuro in volto. Anche Sasenka avvertiva una situazione di pericolo reale. Aveva cercato di insegnare ai figli a non dire niente, a non ripeter niente, a non ascoltare niente, ma Neve era capace di qualsiasi cosa! Con Stalin in casa? Una parola stupida, un solo stupido scherzo, nel migliore dei casi avrebbe messo in ridicolo lei e Vanja davanti a Stalin, mentre nel peggiore li avrebbe tutti spediti davanti al plotone d'esecuzione. Cosa avrebbe detto Stalin? Cosa avrebbe detto Neve a Stalin? Chi ? chiese Stalin piano, godendo in apparenza dell'espressione di panico di Vanja. Compagno Stalin, disse Sasenka, ti presento mia figlia, Volja. Stalin fece un gran sorriso alla bambina. Tutti i georgiani amano i bambini, no? pens Sasenka, mentre lui si chinava e le faceva il solletico sul naso. Ciao, Volja, disse. E' un buon nome per una comunista. Quel rumore mi ha svegliato, brontol Neve. Stalin le diede un pizzicotto sulla guancia. Fermo! grid. Mi stai dando dei pizzichi! S, cos ti ricorderai di me, disse Stalin. Confesso la mia colpa davanti a te, compagna Volja. Sono stato io a mettere su la musica, non la tua mamma, perci con me che devi arrabbiarti. Non affatto arrabbiata. Ti chiedo scusa, compagno Stalin, disse Sasenka rapidamente. Ora, Neve, a letto! Odio dormire. Anch'io... Neve, disse Stalin in modo scherzoso. Ecco il mio cuscino! Neve spinse il suo cuscino verso la faccia di Stalin, ma Sasenka lo afferr appena in tempo. Be', che cos'? chiese Stalin, divertito, mezzo sorridente. E' la mia migliore amica, la signorina Cuscino, disse Neve. E' incaricata della produzione di cuscini per il secondo Piano quinquennale e vuole entrare a far parte dei giovani Pionieri cuscinosi, cos pu mettersi il fazzoletto rosso! Basta cos, piccola, disse Sasenka. Il compagno Stalin non vuole ascoltare queste assurdit! Fila a letto! Si era accorta che, dall'altra parte della stanza, suo marito si era portato la mano al viso. S, a letto! ripet lui a voce alta. Rilassati, compagno Palitsyn, disse Stalin scompigliando i capelli di Neve. Non pu rimanere in piedi un altro po'? Come regalo? Be'... naturalmente, compagno Stalin. Neve esegu una veloce danza del cuscino e lanci un bacio a suo padre. Dunque sei una Cuscinista? disse Stalin con solennit. Sono nel Politburo cuscinista, disse Neve con un sorriso tutto gengive. Sasenka vide com'era eccitata all'idea di trovarsi al centro dell'attenzione. Lunga vita al Cuscinismo! Nell'attesa della reazione di Stalin, Sasenka si sentiva sprofondare. Ci fu un lungo silenzio. Berija sogghignava. Mendel' era accigliato. Stalin aggrott le sopracciglia, i suoi occhi gialli guardarono intorno per la stanza con seriet. Penso che, visto che l'ho svegliata, disse Stalin lentamente, dovremmo permettere a questa piccola bellezza di rimanere in piedi a cantare con noi, ma se i tuoi genitori pensano che tu debba tornare a letto... Sasenka scosse la testa lucente e Stalin dichiar alzando un dito: Delibero che: numero uno, il Partito riconosce che il Cuscinismo non una deviazione. Numero due: se rimani alzata, dovrai sederti sulle mie ginocchia e parlarmi del Cuscinismo! Numero tre: andrai a dormire quando lo dir tua madre. Che ne dici, giovane compagna Neve Cuscino? Neve annu, poi scrut Stalin con uno sguardo azzurro molto penetrante. Sollev un braccio. Io ti conosco, disse, indicandolo con il dito. Sasenka trasal un'altra volta. Stalin rimase a guardare senza dire niente. Sei nel manifesto dell'Angolo rosso, disse Neve. E' venuto a cena il manifesto. Tutti

scoppiarono a ridere, compresi Sasenka e Vanja con sollievo. Stalin torn a sedersi a tavola e apr le braccia. Terrorizzata all'idea che sua figlia respingesse Stalin, Sasenka mise Neve sulle ginocchia del Capo, ma lei era molto pi interessata ad agitare il cuscino a ritmo di musica. Cantarono altre canzoni. Dopo la prima, Stalin fece scendere Neve, le diede un bacio in fronte, e lei corse da sua madre. Di' buonanotte e ringrazia il compagno Stalin, disse Sasenka, tenendo Neve stretta. 'notte, 'notte, compagno Stalin, disse Neve agitando il cuscino rosa. Mi dispiace, compagno Stalin... No, no. E' una novit per me! Stalin rise. Arrivederci, compagna Cuscino. Sasenka port via Neve dalla stanza. Compagno Stalin, sei cos bravo con i bambini. Se ne ricorder per tutta la vita. Non posso ringraziarti abbastanza per la gentilezza, e la pazienza con Neve. Tirando un sospiro di sollievo, infil Neve nel letto, e un momento dopo la bambina gi dormiva. Quando torn in soggiorno, teneva in mano qualcosa. Gli occhi di Stalin si girarono di scatto verso le mani di lei. Compagno Stalin, come piccolo omaggio per l'onore di averti nostro ospite, ma in effetti per ringraziarti della pazienza con nostra figlia, posso darti questo maglione per tua figlia Svetlana? Teneva in mano un maglione di cashmere che sarebbe andato bene alla figlia tredicenne Svetlana Stalin, e glielo consegn. Da dove viene? chiese Stalin con freddezza. Sasenka inghiott. Veniva da Parigi. Cosa doveva dire? Viene dall'estero, compagno Stalin. Sono molto orgogliosa dei nostri prodotti sovietici, che sono migliori di qualsiasi oggetto di lusso straniero, ma questo solo un semplice maglione. Se fosse per me, non lo accetterei, disse Stalin soffiando buffate di fumo da una sigaretta, ma dal momento che Svetlana colei che davvero dirige il Paese dovr accettarlo al posto suo. Tutti risero, e Stalin si alz in piedi. Bene! A chi va di vedere un film? Voglio rivedere Volga, Volga. Quasi tutti andarono a vedere il film, tranne Sasenka, che doveva rimanere con i bambini, e il compagno Mendel', che disse di essere troppo stanco e malato. Si stiparono nelle auto per andare al cinema nel Grande palazzo del Cremlino. Stalin fece un baciamano a Sasenka, e di nuovo si compliment per il vestito. Fuori, esamin i germogli sui cespugli. Coltivate le rose qui. E il gelsomino. Adoro le rose. Poi, circondato dai georgiani spavaldi e dai giovanotti vestiti di bianco, si allontan muovendosi con passo pesante e leggermente storto verso le auto in attesa. Egnatasvili gli apr la portiera. Salendo su una delle auto, Vanja fece un gesto di saluto a Sasenka, euforico di essere nell'entourage per la prima volta. Torno presto, tesoro! grid. Berija la baci sulla bocca con le sue labbra turgide e sanguigne. Gli piaci, disse col suo forte accento mingreliano. Non sbaglia! Ha buon gusto, il Maestro. Sei anche il mio tipo! Satinov fu l'ultimo ad andarsene, scrutandosi intorno per accertarsi che i capi fossero gi tutti dentro le auto. Le portiere sbatterono, le ruote stridettero, le nuvole di gas di scarico e di polvere si alzarono sopra il frutteto baciato dalla luce della luna, le Buick e le ZiS andarono su di giri, poi sfrecciarono via lungo il viale. Uffa, Sasenka! sbuff Satinov. Lunga vita al Cuscinismo! Dai un bacio alla mia figlioccia, la piccola incantatrice! Lei lo salut con un bacio, si sentiva esausta. Poi lui salt dentro l'ultima auto, che part di corsa. Ritrovatasi da sola sulla veranda, Sasenka guard il cielo. Ormai era l'alba. Si domand se fosse stato tutto un sogno, poi entr in casa e sbirci nella stanza dei bambini. Carlo aveva dormito per tutto il tempo, ma si era tolto il pigiama e ora giaceva nudo con la testa dalla parte sbagliata del letto. Il suo corpo presentava ancora le curve rosee e grassottelle dei bambini piccoli. Teneva stretto in mano un coniglietto di pezza. Sasenka scosse il capo per la gioia, e gli diede

un bacio sulla fronte liscia come la seta. Neve dormiva come un angelo, con le mani aperte ai lati della testa, appoggiate sul cuscino. Aveva quel dannato cuscino posato sul petto scoperto. Sasenka sorrise. Perfino il compagno Stalin voleva bene a Cuscino. Che strana notte era stata. CAPITOLO 8. Stalin era seduto nella sua nuova limousine ZiS, al centro, sul sedile a ribalta tra i sedili anteriori e quelli posteriori; Berija era dietro con Egnatasvili, e il capo delle sue guardie del corpo, Vlasik, davanti accanto al posto di guida. Gli altri viaggiavano nelle altre auto. Al Cremlino, per cortesia, compagno Salkov, disse gentilmente all'autista. Conosceva i nomi e la vita privata di tutte le sue guardie del corpo e degli autisti, era sempre gentile con loro e loro gli erano devoti. Passa dall'Arbat. Va bene, compagno Stalin, disse l'autista. Stalin si accese la pipa. Sfrecciarono lungo strade costeggiate da betulle e abeti, con i germogli che brillavano sotto i raggi della luna. Sbucarono sull'autostrada Mozajsk, e presero via Dorogomilov. E' una brava donna sovietica, Sasenka, disse dopo un po' Stalin a Berija, non pensi, Lavrentij? E Vanja Palitsyn un bravo lavoratore. Concordo, disse Berija. Il corteo era ora sul ponte Borodino, coi suoi tori di pietra, i colonnati e gli obelischi, e stava per attraversare piazza Smolensk. Quella Sasenka balla niente male, disse pensando ad alta voce Egnatasvili, che non era un politico, ma viveva per lo sport, il mangiare, i cavalli e le donne. E sa anche dirigere una rivista, scherz Stalin, anche se quella rivista non particolarmente impegnativa. Ma quella specie di spazzatura sull'economia domestica importante. Le donne sovietiche devono conoscere quella roba. Percorsero in velocit l'Arbat. Ma che famiglia! Lei porta ancora l'impronta delle sue origini borghesi straniere. Sapevate che stata allo Smol'nyj? Ma non ci tedia con stupide lezioni cattedratiche, come fa la moglie di Molotov. Governa la casa, fa torte, alleva bambini, lavora per il Partito. Si 'riforgiata, diventando una rispettabile donna sovietica. Concordo, compagno Stalin, disse Berija. Questa sar la decima volta che guardiamo Volga, Volga, disse Stalin. Ogni volta che lo guardo sempre come una vacanza! Lo conosco a memoria! Anch'io, disse Berija. Si stavano avvicinando al Cremlino percorrendo le ampie strade vuote, con le auto della sicurezza davanti, a fianco e dietro. Si ritrovarono l in alto, le torri rosso sangue della fortezza, i cancelli che si aprirono lentamente, preparandosi a inghiottirli. Le guardie fecero il saluto. Le ruote sobbalzarono sull'acciottolato. Ivan il Terribile ha camminato qui, disse Stalin piano. Da vent'anni quella era casa sua. Pi del tempo trascorso a casa di sua madre. Pi che in seminario. Stalin si volt a guardare Berija, che stava a occhi chiusi. Dimmi, Lavrentij, chiese a voce alta, puntando la pipa, e Berija si svegli di soprassalto. Dove si trova il padre di Sasenka, Zejtlin il capitalista? Ricordo che lo avevamo messo sotto controllo. E' ancora in uno dei tuoi posti, o stato fucilato? C' modo di scoprirlo? CAPITOLO 9. Mi piace l'articolo 'Come ballare il foxtrot', disse Sasenka controllando le bozze alla sua scrivania a forma di T. Per voi va compagne? Erano passati due giorni, e lei si trovava negli uffici moglie sovietica e l'economia domestica proletaria sulla Petrovka. pareti c'erano ritratti di Stalin, Puskin e Maksim Gor'kij; sulla scrivania c'era una foto di Vanja Palitsyn in uniforme alla parata bene, di La Alle del

Primo maggio, con Neve e Carlo; e su un tavolo in un angolo c'erano un telefono di bachelite grigio e una minuscola cassaforte grigia. La misura della cassaforte, il numero di telefono e la qualit dei ritratti di Stalin erano segni di potere. Quello non era un ufficio di potere. Dobbiamo intrattenere i nostri lettori, naturalmente, compagna direttrice, disse Klavdija Klimov, la vicedirettrice dal viso appuntito e gli occhi sporgenti, che si vestiva con gli orribili stracci della Fabbrica moscovita confezioni. Ma non dovremmo allo stesso tempo considerare le implicazioni di classe del foxtrot? Sasenka era una maestra in questo gioco: lei stessa era una che ci credeva e che prendeva la missione della rivista sul serio. Poteva ben essere ancora un po' frastornata per l'eccitazione della festa del Primo maggio, ma conosceva le regole: non parlare mai dei capi, e specialmente non del Maestro. Tuttavia, sperava che in qualche modo la storia trapelasse. Voleva che Klavdija e gli altri tre redattori in ufficio sapessero chi era stato a casa dei Palitsyn la sera del Primo maggio! Dopotutto, il compagno Stalin aveva appoggiato la rivista e il lavoro di lei, non avrebbe dovuto quindi condividerlo con le sue compagne? Parecchie volte l'aveva avuto sulla punta della lingua, ma poi indugiava a pronunciare quel nome e si inghiottiva tutto per tornare al foxtrot e al ballo jazz. Siamo d'accordo con la compagna vicedirettrice? Votiamo? Tutti e cinque alzarono la mano. Possiamo stabilire di commissionare un altro pezzo sul ballo jazz visto come espressione dell'oppressione esercitata dal capitalismo americano sui negri? Klavdija, lo puoi scrivere tu, oppure hai qualcuno in mente? E dei fotografi? Che ne dite di mettere una foto di ballerini professionisti o di mandare qualcuno al Metropol' una sera? I redattori furono d'accordo di mettere una foto: a volte al Metropol' c'erano degli stranieri. Alla fine ognuno torn al proprio lavoro. La riunione era terminata. Sasenka tir fuori una sigaretta Herzegovina Fior e l'accese con un accendino. Offr il pacchetto agli altri quattro, che accettarono e accesero ciascuno una sigaretta. Sapete, Utjosov e Tseferman hanno suonato a casa nostra durante le feste, disse Sasenka, incapace di esimersi da un piccolo vanto inoffensivo. Ci fu un silenzio imbarazzato, e Sasenka se ne pent all'istante. Sarebbero disposti a concedere un'intervista alla rivista? chiese Klavdija. Be', non l'ho potuto chiedere l sul momento, disse Sasenka, soffiando fuori fumo azzurro. Ma ci penser su. In quel momento bussarono alla porta. La segretaria di Sasenka, Galja, era sulla soglia. C' uno scrittore che vuole vederti. Ha un appuntamento? No, ma molto insistente. Dice che tu sai chi e che vuole scusarsi. Sasenka avvert un sussulto alla pancia, come se fosse passata sopra un dosso a troppa velocit. Dev'essere Benja Golden, disse in maniera sprezzante. Che impudenza! Un gran maleducato. Digli che non ho tempo, Galja. Benja Golden?, disse il loro unico redattore uomo, Misa Kalman. Si era alzato in piedi perch stava per uscire, ma rimise gi la cartella. Scriver per la rivista? Come fai a conoscerlo? chiese Klavdija in tono quasi accusatorio, con gli occhi di fuori dalle orbite. Lei rimase al suo posto, e quando aspir fece un rumore di risucchio. Non lo conosco. Ma venuto alla dacia nel weekend. Dev'essere stata una festa importante, disse la vicedirettrice, nel suo vestitino marrone sformato. Utjosov, Tseferman, e ora anche Golden. Sasenka avrebbe preferito non essersi vantata della lista degli ospiti. Si rivolse a Galja. Non voglio vederlo. Deve fissare un appuntamento. Inoltre, ho sentito dire che finito. Sono due anni che non scrive niente. Digli di andarsene, Galja. Va bene, compagna, disse Galja. No, aspetta, disse Misa Kalman, con la sua voce dal tono alto e scherzoso. Galja si gir per uscire dalla stanza. Diglielo, Galja, insistette Sasenka, e Galja si avvicin alla porta.

Aspetta! disse Kalman. Sono un ammiratore della sua opera. E' raro che alla rivista capitino scrittori di qualit come lui. Carpe diem! Gli occhi sporgenti di Klavdija, come quelli di un grosso granchio rosso, ruotarono verso Sasenka. Stai permettendo all'individualismo di penalizzare la collettivit? chiese. Sasenka avvert il pericolo di dare eccessivo rilievo alla sua antipatia personale. Avendo avuto diretto contatto con la maest di Stalin in persona, all'improvviso si sent generosa. Inoltre, forse aveva reagito in maniera esagerata alla festa. Benja si era comportato poi cos tanto male? Aspetta un momento, Galja, disse alla fine, e Galja, questa volta con una risatina, si ferm. Compagni, dobbiamo decidere se davvero vogliamo che scriva per La moglie sovietica e l'economia domestica proletaria. Klavdija fece notare che Golden aveva fatto parte della delegazione al Congresso degli scrittori a Parigi nel 1935 insieme a Erenburg, Babel' e altri, e che era stato coinvolto negli eventi del centenario di Puskin nel 1937. Le sue storie sono indimenticabili, disse Kalman, che, mentre tesseva le lodi degli scritti di Benja sulla Guerra civile spagnola, si arruffava i ricci grigi a forma di cavatappi. A Sasenka torn in mente che alcuni dei generali che Benja conosceva erano stati smascherati come nemici del popolo e giustiziati nel 1937-38. Il suo protettore, Gor'kij, era morto, e molti altri scrittori erano stati liquidati. Ma perch Golden non ha scritto niente negli ultimi tempi? chiese. E una protesta contro il Partito o un'indicazione della sezione Cultura della piazza Vecchia? Chiamer Fadeev all'Unione, disse Klavdija, e il funzionario culturale di Zdanov alla Commissione centrale. Indagher. Proposta accettata. Cosa vorresti che scrivesse, Klavdija? Potrebbe scrivere della Fabbrica di pasticceria bolscevica, che ha prodotto la torta di cioccolato pi grande del mondo, a forma di carro armato, per il compleanno del compagno Vorosilov. Potrebbe intervistare gli operai e descrivere come hanno impiegato l'ingegno bolscevico per fare la canna del carro armato di biscotto e cialda... La Fabbrica di pasticceria bolscevica minacciava di comparire in un numero speciale della rivista, ma Sasenka aggrott le sopracciglia immaginandosi la reazione di Benja alla storia della torta, nonostante la forma grandiosa e militaresca. Oppure che ne dite del pezzo sul ballo? sugger Klavdija. Sotto mia stretta supervisione. Compagna, tu stessa hai avuto un'idea migliore, disse Sasenka. Ricorda il lavoro del nostro Comitato femminile. Hai proposto un pezzo sull'orfanotrofio per i figli dei nemici del popolo! E' una storia confortante di redenzione di classe e di riforgiatura dell'identit, disse Klavdija. Sicuramente quello il pezzo degno di uno scrittore serio per le nostre pagine, no? Faremo le cose in grande, una storia di copertina, cinquemila parole. Ho sentito dire che quel posto incantevole, e che molti bambini vengono adottati e accolti in confortevoli case sovietiche. Perci, compagni, gli chiedo di fare il pezzo sull'orfanotrofio comunale per i figli dei traditori della patria, intitolato a Felics Dzerzinskij? Sasenka si sent stanca. Erano gi le sette di sera e Carlo quella mattina si era svegliato alle sei, arrampicandosi poi sul loro letto. Fuori, Mosca si crogiolava nella luce vermiglia di una serata di maggio. Nonostante il Piano quinquennale e i segni dei cantieri ovunque, Mosca aveva ancora qualcosa di primitivo. Le strade erano mezze vuote e non c'erano molte auto in giro. Un cavallo e una carrozza sfrecciarono lungo la Petrovka, per andare a consegnare verdura. Grazie, compagni! disse Sasenka. Mozione accolta. I compagni sfilarono fuori della stanza. Galja? Decisione finale, compagni? scherz Galja, sbucando con la testa da dietro l'angolo. Fallo entrare, e dopo puoi andartene a casa! Un attimo dopo, Benja Golden era nel suo ufficio. Non riesco a parlare in questo obitorio sputa-inchiostro, esclam con la sua voce roca. La brezza fuori cos tiepida che fa venir voglia di

cantare. Vieni con me! In seguito, molto tempo dopo, quando avrebbe avuto fin troppo tempo per ritornare con la memoria a quei momenti, Sasenka cap che tutto era cominciato l. Con il sangue che le pulsava alle tempie, cammin accanto a lui verso gli ascensori, poi si ferm. Ho dimenticato una cosa sulla scrivania, Benja. Scusami! Lo lasci nel foyer e torn di corsa in ufficio. Con le dita alle labbra, guard la sua scrivania, le foto di Vanja e dei bambini, il telefono, le bozze, ogni persona e ogni cosa che per lei erano importanti. Si disse che quell'uomo presuntuoso era una brutta novit. Era maleducato, arrogante, falso, e privo della mentalit di Partito (non era nemmeno membro del Partito), e non temeva la vita come avrebbe dovuto. Non avrebbe dovuto andare a fare una passeggiata con lui. Poi, consapevole di cosa stesse facendo e allo stesso tempo stranamente incapace di fermarsi, si volt e torn dove Benja Golden la stava aspettando. CAPITOLO 10. Questo uno dei rari momenti in cui nessuno sa dove siamo, disse Benja Golden, mentre camminavano nei giardini di Alessandro, accanto alle torri rosse merlate del Cremlino che sembravano trafiggere il cielo rosa. Sai, a volte mi sembri troppo ingenuo per essere uno scrittore, rispose Sasenka bruscamente, ripensando agli stupidi commenti che lui aveva fatto alla dacia. Siamo entrambi conosciuti, e stiamo camminando nel parco pi famoso della citt. E' vero, ma non ci sta guardando nessuno. Come fai a saperlo? Be', non ho detto a nessuno che sarei venuto nel tuo ufficio, e tu non hai detto a nessuno che stavamo andando a fare una passeggiata per Mosca. Stavo tornando a casa da mia moglie, e tu stavi tornando da tuo marito al Granosvkij. Perci non c' nessuna ragione di seguire n me n te. I tuoi colleghi immaginano che stiamo discutendo seriamente i lavori che il tuo ufficio mi vuole commissionare. Se mai se ne occupassero, gli Organi darebbero per scontato che stavamo andando a casa come facciamo sempre. Solo che non quello che abbiamo fatto. Precisamente, Sasenka, se vuoi dirla cos. In ogni caso, nessuno mi riconoscerebbe col cappello. Benja si lev il berretto con la visiera e fece un inchino. Be', sicuramente ora ti riconoscerebbero, disse lei, guardando le ciocche chiare e un po' ispide sul suo capo che si stava stempiando. Guardati intorno. Stasera tutta Mosca sta passeggiando. Non desideri mai liberarti delle tue responsabilit? Solo per un'ora. Sasenka sospir. Solo per un'ora. L'aria tiepida e riposante le accarezzava la pelle e si insinuava nel vestito bianco, gonfiando e increspando il fresco cotone, cos da farla sentire leggera e gaia come una vela al vento. Golden camminava pi veloce, e parlava altrettanto rapidamente, e lei faceva fatica a stargli dietro, tanto che quasi doveva correre sui tacchi alti. Pens alle proprie responsabilit. C'erano suo marito, convenzionale, laborioso e di successo, e i loro due cherubini volubili e vivaci, nel fiore della salute e della felicit. Avevano due dimore, la dacia e il nuovo, enorme appartamento nel roseo edificio Granosvkij, noto come la Quinta casa dei Sovietici, in quella stradina vicino al Cremlino. C'era il personale di servizio: Carolina la bambinaia e cuoca, Razum l'autista, i giardinieri, lo stalliere. Poi c'erano i genitori di Vanja, che vivevano con loro nell'appartamento, e gi di per s costituivano un lavoro a tempo pieno, specialmente la madre, che se ne stava seduta tutto il giorno in cortile a spettegolare a voce pericolosamente alta. Prese in considerazione la posizione stressante e prestigiosa di Vanja, e le proprie responsabilit al Comitato femminile e al Comitato del Partito. Tutti e due conducevano una vita frenetica; la guerra si stava avvicinando; dovevano costruire il loro mondo socialista; stavano venendo fuori da un periodo di dolori

profondi e tragedie; molti erano scomparsi, travolti dalle onde della Rivoluzione. Quella notte, come la maggior parte delle notti, Vanja avrebbe lavorato fino all'alba, tutti lo facevano, per stare dietro agli orari notturni del Maestro. Vanja le aveva detto che i capi rimanevano seduti alle proprie scrivanie, aspettando che dalle linee telefoniche della vertuska arrivassero le parole: Il Maestro ha appena lasciato l'Angolino per recarsi alla Dacia vicina. In quel momento c'era in ballo qualcosa di grosso. Dopo Monaco, Stalin stava cambiando la sua politica estera e i suoi ministri. Era importante per il futuro dell'Europa, ma significava anche che Vanja sarebbe stato occupato a lavorare ai cambiamenti al commissariato del popolo per gli Affari esteri. Come sempre, quando aveva un segreto da condividere, aveva parlato a Sasenka nel giardino alla dacia. Litvinov fuori; Molotov dentro. Sar occupato per un po' di giorni, le aveva detto poi. Sasenka sapeva che ci significava non vedere Vanja nemmeno di notte, e che non doveva farne parola con nessuno. Nel frattempo, i genitori di Vanja sarebbero stati con Neve e Carlo nell'appartamento al Granosvkij. Sentendosi improvvisamente spensierata in compagnia di Benja, Sasenka si ferm e fece una piroetta come una ragazzina. Solo per un'ora. Posso fare la dispersa solo per un'ora. Che idea deliziosa! Le sue parole suonarono indulgenti e stravaganti, in qualche modo non sembravano affatto parole sue, e desider non averle dette. Sei membro del Partito da prima della Rivoluzione, vero, compagna Volpe artica? disse Benja. Devi essere stata un'esperta nello schivare le spie dell'Ochrana. Dunque, ci stanno seguendo? Lei scosse la testa. No. I nostri Organi non sono mai stati bravi nella sorveglianza come lo era l'Ochrana. Attenta, compagna direttrice! Parole avventate! Si rese conto che lui la stava prendendo in giro. Eppure sento che posso fidarmi di te. S, te lo prometto, disse Benja. Non meraviglioso qualche volta riuscire a sfuggire ai propri doveri ed essere completamente egoisti per un po'? Noi comunisti non possiamo mai farlo, obiett lei. Neanche noi madri possiamo... Oh, per l'amor del cielo, stai zitta e provaci per una volta. Il tempo cos poco. Sasenka non disse niente, ma era turbata e la testa le girava come se avesse le vertigini. Camminarono intorno al Cremlino. Il vetro e l'oro del Grande palazzo luccicavano sotto il cielo della sera. Passarono davanti al sinistro e scuro labirinto modernista della Casa del Parlamento, sul lungofiume, dove vivevano Satinov, Mendel' e molti altri capi, e dove, nei tempi bui, molti erano stati arrestati, dove l'ascensore era andato su e gi gemendo tutta la notte, quando l'NKVD portava via la gente con i Corvi neri. Ora non c'era traffico per strada, solo un paio di cavalli e di carri, e l'anziana donna di un chiosco che vendeva piroiki unti. Mosca, una volta nota come la citt dalle mille cupole per via delle tante chiese, un luogo tetro, pens Sasenka. Il compagno Stalin la abbellir e la render una pi degna capitale per i lavoratori del mondo, ma adesso ancora in parte sontuosa e in parte una serie di modesti villaggi. Il resto non che un cantiere edile. Prov una delle sue ricorrenti ondate di nostalgia per la citt natale: San Pietroburgo, o Leningrado, come veniva chiamata ora, la culla della Rivoluzione. Ti amo, creazione di Pietro, pens, citando Puskin. Ti manca Piter, vero? disse Benja, inaspettatamente. Come fai a saperlo? Riesco a leggerti nel pensiero, non vedi? Lo vedeva, e questo la metteva molto a disagio. Rimasero sul Grande ponte di pietra a guardare il Grande palazzo e la Moscova, in cui l'intera citt si rifletteva, con i pi piccoli dettagli dilatati, come se poggiasse su uno specchio. Vuoi ballare con me? chiese lui, prendendola per mano. Qui? Le braccia e le gambe si ricoprirono di pelle d'oca. Proprio qui. Sei davvero un uomo incredibile. Si sent di nuovo girare la testa, imprudentemente

giovane, e la sua pelle scintill dove lui la toccava, quando la prese tra le braccia, sicuro di s, e la fece girare a sinistra e ancora a sinistra, e poi in avanti e indietro a passo di foxtrot, cantando per tutto il tempo una canzone di Glenn Miller con accento americano, perfettamente intonato. Quando si separarono, sembrava che l'impronta bruciante del corpo di lui le fosse rimasta sul ventre, proprio nel punto in cui aveva premuto contro di lei. Vide che c'era un'altra coppia sul ponte. Non reagirono quando videro Sasenka e Golden avvicinarsi. Erano due giovani, lui indossava un'uniforme dell'Armata rossa e lei un camice bianco sopra un vestito con uno spacco da un lato. Probabilmente era una delle ragazze delle botteghe di alimentari di via Gor'kij. Si stavano baciando esplicitamente, con intensa passione, le bocche spalancate, le lingue che si leccavano come gatti la scodella del latte, i visi lucenti, gli occhi chiusi, i folti capelli biondissimi di lei che rimanevano impigliati tra i denti di lui, le mani di lui su per la gonna di lei, le dita di lei sulla cerniera lampo di lui. Sasenka prov disgusto: ramment la coppia che si abbandonava alle effusioni sulla strada dove lei viveva all'epoca della Rivoluzione, e Gideon e la contessa Loris fuori dell'Astoria, eppure non riusciva a distogliere lo sguardo dalla coppia, e all'improvviso avvert nel suo corpo un'esplosione di selvaggia sensualit, e una tale urgenza che non riconobbe se stessa, tanto era estranea e aliena. Quello spasmo martellante era cos ostinatamente fisico che temette fossero le mestruazioni in anticipo a provocarle certi crampi interni. Benja la trascin fino al lungofiume, con noncurante arroganza, non parlava pi, cantava solo vecchie canzoni romantiche e di zingari: Occhi neri, occhi fiammanti, Appassionati e splendidi occhi, Vi amo cos tanto, vi temo cos tanto, Di sicuro vi ho visti in un'ora sfortunata. Occhi neri, occhi fiammanti Mi implorano dentro terre lontane Dove regna amore, dove regna pace... Terminata la canzone, la mano di lei rimase nella sua, prima per sbaglio, poi tesa e, quando ne divenne consapevole, non cerc di ritirarla. Lui stava flirtando in maniera audace e pericolosa, si disse Sasenka. Non sapeva chi fosse lei? Non capiva cosa faceva suo marito? Sono una comunista, una credente, pens, e sono una donna sposata con due figli. Eppure ora, nella calda sera moscovita, dopo vent'anni di sopravvivenza e disciplina, e tre anni di terrore e tragedia, mentre migliaia e migliaia di nemici venivano smascherati e liquidati, all'improvviso stava provando un tremito di pazzia in compagnia di questo ebreo galiziano sottile e stempiato che le aveva teso un'imboscata con i suoi frivoli passi di danza, gli occhi azzurri e le canzoni dissolute. Benja la condusse gi per gli scalini di pietra che portavano direttamente alla riva del fiume, a una banchina segreta. Qui non pu vederci nessuno! le disse di nuovo, e si sedettero sugli scalini, con i piedi a penzoloni sull'acqua. L'acqua avrebbe dovuto essere melmosa e coperta di schiuma, ma quella sera la Moscova era ricoperta di diamanti che riflettevano la luce sui loro volti, incidendoli in porpora e bronzo, facendoli sentire entrambi pi giovani. Una vampa si diffuse attraverso il corpo di Sasenka, la sensazione di ali che battevano. Aveva fatto l'amore con suo marito, in maniera appassionata, e aveva avuto dei figli da lui, tuttavia non aveva mai provato niente del genere.

Hai mai fatto queste cose da ragazzina? chiese lui. Continuava a leggerle la mente misteriosamente. Mai. Ero una bambina assennata, e una bolscevica molto seria... Non ti sei mai domandata di che cosa parlano le canzoni popolari? Pensavo non avessero senso. Be', allora, disse lui, ti meriti un'ora nel mondo della canzone popolare. Cosa vuoi dire? disse lei, fissando le labbra di lui, il suo collo abbronzato dal sole, gli occhi che bruciavano dentro i suoi. Le offr la sua ultima sigaretta egiziana, una Stella d'Egitto con il filtro dorato, che la riport indietro di vent'anni. La accese per lei col suo accendino d'argento a kerosene, poi le offr un sorso da una bottiglietta. Lei si aspettava della vodka; invece, qualcosa di dolce le invase i sensi. Che caspita ? E' un nuovo cocktail americano, rispose lui. Un Manhattan. Le and subito alla testa, eppure era pi sobria di quanto fosse mai stata. Un'enorme chiatta, con sopra alti mucchi di carbone o minerali grezzi come una montagna galleggiante, pass davanti a loro brontolando, fluttuando bassa e arrugginita. I marinai erano seduti in cerchio, bevendo e fumando. Uno stava suonando una chitarra, un altro una fisarmonica. Ma quando videro Sasenka con il suo cappello bianco a falde larghe e il vestito ornato di perline stretto in vita, le calze bianche lucenti che si riflettevano sull'acqua screziata, cominciarono a urlare e a indicarla. Ehi, guardate l! Una vera visione! Sasenka ricambi il saluto con la mano. Fottila, amico! Baciala per noi! Fattela, compagno! Che bastardo fortunato! esclam uno dei marinai. Benja salt in piedi, alzando il cappello come un ballerino. Chi? Io? grid. Baciala, amico! Scroll le spalle scusandosi. Non posso deludere il mio pubblico, e, prima che lei potesse protestare, la baci sulle labbra. Lott per un secondo, ma poi, stupita di se stessa, si arrese. Urr! Baciala per noi! I marinai esultarono. Lei rise dentro la bocca di lui. Lui spinse la lingua tra le sue labbra, frugando pi gi che poteva, e lei emise un gemito. Le si chiusero gli occhi. Di certo, nessuno al mondo l'aveva mai baciata in quel modo. Non lo aveva mai capito prima. Durante la Guerra civile era stata giovane, ma a quell'epoca era con Vanja, e gli uomini come Vanja non baciavano cos. E lei non aveva mai voluto che lui la baciasse cos: prima di tutto erano stati compagni. Lui si era occupato di lei dopo il suicidio di sua madre, avevano lavorato fianco a fianco durante la Rivoluzione d'ottobre nel 1917 e poi lei aveva viaggiato attraverso la Russia sui treni Agitprop e lui con l'Armata rossa nel ruolo di commissario. In seguito si erano incontrati di nuovo a Mosca. In quei giorni non c'era tempo per i romanticismi: erano andati ad abitare in un appartamento con altre giovani coppie, tutti che lavoravano giorno e notte, vivendo di t di carota e gallette. Sasenka era ancora la bolscevica puritana, e a lei piaceva essere in quel modo. Ricordava sempre con orrore e rammarico gli istinti sessuali smodati di sua madre. Invece, questo galiziano insolente, questo Benja Golden, non aveva certe inibizioni. Le leccava le labbra, le strofinava il naso contro la fronte, inspirava l'odore della sua pelle come fosse mirra, e lei era sorpresa dal piacere di queste semplici cose! Apr gli occhi come se fosse rimasta addormentata per secoli. I marinai e la chiatta non c'erano pi, ma Benja continuava a baciarla. Le zone segrete del suo corpo vibravano. Cambi posizione, imbarazzata, ma ogni volta che si muoveva sentiva i lombi liquidi e pesanti. Aveva quasi quarantanni, ed era perduta. Sai, che non faccio questo genere di cose, disse alla fine, leggermente senza fiato. Perch diavolo no? Sei molto brava. Doveva essere un po' impazzita, perch si sporse leggermente in avanti, prese tra le mani la testa di lui e cominci a baciarlo in un modo che non aveva mai fatto prima. Voglio che tu sappia, Benja, che amo le tue

storie. Quando le ho lette, ho pianto... E io amo queste lentiggini ai lati del tuo naso... E queste labbra, oddio, che non sono mai chiuse del tutto, come se tu avessi sempre fame, disse Benja, baciandola di nuovo. Allora, perch hai smesso di scrivere? Mi si congelato l'inchiostro. Non essere ridicolo. Spinse via il suo viso in maniera brusca, tenendo in mano il mento. Non ci credo che tu non stia scrivendo. Credo che tu stia scrivendo in segreto. Lui fiss il fiume, dove le luci del maestoso palazzo dell'Ambasciata britannica ardevano sull'acqua. Sono uno scrittore. Tutti gli scrittori devono scrivere, altrimenti muoiono. Se non lo facessi, avvizzirei e marcirei. Perci traduco articoli di giornali socialisti e ricevo commissioni per lavorare a sceneggiature di film. Ma non ce ne sono praticamente pi. Ora sono quasi senza un soldo, anche se ho ancora il mio appartamento nel palazzo degli scrittori. Perch non sei rimasto a Parigi? Sono russo. Senza la patria, non sarei niente. A cosa stai lavorando, dunque? A te. Stai scrivendo sulla polizia segreta e sulla dirigenza del Partito, vero? Scrivi di notte, e nascondi i fogli dentro il materasso. O forse a casa di qualche ragazza di periferia? Sono solo materiale per la tua opera segreta? Mi stai usando per guardare dentro il nostro mondo? Lui fece un sospiro e si gratt la testa. Noi scrittori abbiamo tutti qualche segreto che ci tiene in vita e che ci d speranza, anche se sappiamo che non potremo mai pubblicarlo. Isaak Babel' sta lavorando a qualcosa di segreto, Misa Bulgakov sta scrivendo un romanzo sul diavolo a Mosca. Ma nessuno li legger mai. Nessuno mi legger mai. Io lo far. Posso leggere il pezzo a cui stai lavorando? Fece di no con la testa. Non ti fidi di me, vero? Vorrei tanto fidarmi di te, Sasenka. Vorrei farti vedere il romanzo perch nessuno ne sa niente, nemmeno mia moglie, e se lo facessi vedere a te allora avrei una lettrice, una bella lettrice, invece di nessuno, e mi sentirei di nuovo un artista invece che uno scribacchino finito, in quest'epoca in cui siamo tutti diventati cannibali. Benja distolse lo sguardo da lei, e lei percep che, sebbene non le vedesse, c'erano delle lacrime nei suoi occhi. Facciamo un patto, disse lei, prendendogli le mani. Puoi fidarti di me per qualunque cosa, perfino per il romanzo. Sar il tuo lettore. E in cambio, se mi giuri di non farmi mai del male, di non rompere questa fiducia, puoi baciarmi un'altra volta dopo il tramonto lungo la Moscova. Lui annu e si tennero per mano, i volti luminosi nella sera primaverile come maschere funebri brunite di faraoni. Alle loro spalle, si ud il richiamo e poi l'ossessionante frinio delle ali di due cigni che si posavano sull'acqua, sollevando uno schizzo schiumoso sulla superficie increspata del fiume. In quel momento, Sasenka era felice, dentro di s e per s, pi di quanto riuscisse a ricordare. CAPITOLO 11. Benja condusse Sasenka per mano su per gli scalini del lungofiume, fino all'hotel Metropol'. Lei rimase indietro quando l'usciere, con un alto cappello e la giacca con le code gallonate, apr la porta, ma Benja era sicuro che lei avesse voglia di ballare tanto quanto lui. A Benja piaceva molto l'atmosfera del Metropol'. Perfino durante il Terrore, il gruppo jazz vi aveva continuato a suonare, e lui aveva potuto dimenticare i suoi guai ballando al suono di trombe e sassofoni. Prima del 1937 l'hotel era pieno di stranieri, con ragazze russe vestite in abiti francesi, ma ora gli uomini d'affari, i diplomatici, i giornalisti e le delegazioni sociali dall'estero sedevano per conto loro. Prima che cominciassero le uccisioni, Gideon lo aveva portato l qualche volta, in occasione di cene con importanti scrittori stranieri. Aveva conosciuto H.G Wells, Gide e Feuchtwanger. Aveva sentito Gor'kij, il suo protettore, tenere un discorso l di fronte agli scrittori del Partito e

a burocrati del teatro come Averbach e Kirson. Uno a uno, erano spariti tutti. Liquidati come elementi alieni! Ma lui era sopravvissuto al Terrore, e anche Sasenka, per un qualche miracolo. A Benja parve, tutto d'un tratto, che quella sera avrebbero dovuto festeggiare il fatto di essere vivi. Attraversando insieme le porte, per un istante furono cos vicini e camminarono cos all'unisono, che lui riusc a vedere il legno scuro e le cromature lucenti del banco della reception riflessi negli occhi grigi di lei. Ma, non appena furono nell'atrio, Benja osserv che Sasenka si teneva discosta da lui. Si rese conto che era preoccupata di essere riconosciuta, eppure, qualche volta, aveva intrattenuto l degli scrittori che pubblicavano sulla sua rivista, e lui era il suo nuovo scrittore. Rilassati, le sussurr. I camerieri, in completo nero, indicarono loro un tavolo art dco nero. La sala da pranzo sembrava cos diversa. Gli specchi brillanti, il fumo blu che saliva a cerchi fino al soffitto modanato come nebbia lungo una montagna, le luci sul palco, le silhouette degli uomini con i capelli a spazzola e i baffi impeccabili, i riflessi degli stivali, la curva dei pantaloni alla zuava degli ufficiali dell'Armata rossa, le permanenti delle ragazze, quella sera tutti erano infinitamente pi affascinanti. Una ragazza in camicia bianca, con una torcia e un vassoio di sigarette e cioccolato, apparve davanti a loro. Senza mai distogliere gli occhi da Sasenka, Benja compr un pacchetto di sigarette, e gliene offr una. Gliela accese, poi ne accese una per s. Non dissero niente, ma quando lei lo osserv il suo sguardo le sembr il fascio di luce di un faro che brilla verso il mare da una spiaggia amica. Il fumo le vorticava intorno in cerchi spezzati come se anch'esso volesse starle vicino. Dentro il night-club, tutto ruotava intorno a lei. Lui pens che fosse tornata calma e distaccata, la donna sovietica di cultura nel suo abito bianco, ma poi, quando tir una boccata di fumo, le sue labbra, che restavano leggermente aperte, abbastanza da fargli cogliere lo scintillio dei denti, si contrassero un poco. Per un istante le si chiusero gli occhi, e le ciglia si abbassarono come un ventaglio sulla sua pelle con quegli strani arcipelaghi di lentiggini. Le luci brillavano sul castano dei suoi folti capelli, e lui not che, sotto tutto quel contegno, lei era leggermente senza fiato. Anche lui provava la stessa sensazione. Quella sera sembrava che il mondo stesse girando un po' pi velocemente e fosse un po' pi inclinato. Stava per cominciare lo spettacolo. Le luci ruotarono e si posarono sulla fontana al centro della sala. I tamburi rullarono. Quella sera non suonava il gruppo jazz di Utjosov, ma un altro con tre trombettisti, un sassofonista e due contrabbassisti, tutti in abito nero e colletto bianco. New Orleans incontrava Odessa nell'incedere di un ritmo equivoco e fumoso. Benja ordin vino e vodka, poi si rese conto di non avere un copeco in tasca. Ordino io, paghi tu, le disse. Sono al verde come uno scarafaggio di via Millionaja! Lei prese il vino georgiano, e lui la guard, mentre lo assaggiava per poi berlo d'un fiato ed emettere un sospiro dopo aver placato la sete. Persino quel semplice gesto gli sembr qualcosa di prezioso. Alla fine la invit ad alzarsi per ballare. Solo uno, disse lei. Benja sapeva di essere un abile ballerino di foxtrot e tango, e rimasero sulla pista per pi di una canzone. Lui era snello, esile, ma la faceva girare intorno, muovendosi come se stesse camminando nell'aria. All'improvviso ebbe la sensazione che restava poco tempo. Le circostanze che avevano concesso quel momento di libert avrebbero potuto non ripetersi mai pi, e doveva spingere le cose il pi possibile. Perci la strinse a s, intuendo solo dal modo in cui respirava che anche lei era eccitata. Lei si liber velocemente e si sedette. Adesso devo andare, disse, quando lui la raggiunse. Questa una sera che non esiste nelle nostre vite, bisbigli lui. Niente di ci che accade stasera mai accaduto. E se prendessimo una stanza?

Mai! Sei pazzo! Ma immagina che bello sarebbe. E come potremmo mai prenotarla? rispose lei. Buonanotte, Benja. Afferr la borsa. Aspetta. Le prese la mano sotto il tavolo e poi, nell'assurdo azzardo che la serata finisse in un disastro o in un successo, pos la mano di lei proprio sopra la sua cerniera lampo. Che diavolo credi di fare? domand lei tirandola via. Devo andare via subito. Ma non lo fece, e lui vide nei suoi occhi grigi che effetto aveva avuto il suo gesto sfacciato. Era ubriaca, ma non di vino. Non hai gi una camera qui, Sasenka? Per la tua rivista? Lei arross. La camera 403 appartiene al Litfond ma, s, la redazione della Moglie sovietica pu usarla per gli scrittori che vengono da altre citt... sarebbe completamente fuori luogo... La sta utilizzando qualcuno ora? Gli occhi le balenarono di fredda collera e si alz in piedi. Devi pensare che io sia una sorta di... bummekeh! Si interruppe e lui si rese conto che era rimasta sorpresa di aver usato l'yiddish per dire donna malfamata, una reliquia della sua infanzia. Non una bummekeh, rispose lui svelto come un lampo, bens la pi bella bubeleh di Mosca! Lei cominci a ridere, nessuno l'aveva mai chiamata pupa, bambolina, prima d'ora, e Benja comprese che avevano in comune un passato rassicurante, quello del vecchio mondo ebraico della Zona di residenza. Stanza 403, ripet lui, come tra s. Bonsoir, Benja. Sono rimasta sorpresa perfino di me stessa, ma quando basta basta. Presenta il tuo articolo entro luned, si gir e usc dalla sala, lasciando oscillare dietro di s la porta di vetro e metallo cromato a due battenti.

CAPITOLO 12. Sasenka rise della propria stupidit. Era passata attraverso la porta sbagliata, ma dopo una simile uscita non poteva tornare nella sala da pranzo. Si sedette sugli scalini rivestiti dalla passatoia scarlatta che portavano agli ascensori sul retro dell'hotel e si accese una delle sue Herzegovina Fior. La sua presenza in quello spazio nascosto, proprio nel cuore dell'albergo, sembrava del tutto appropriata. Nessuno sapeva che si trovava l. Senza pensare veramente a ci che stava facendo, prese l'ascensore di servizio fino al quarto piano. Come una sonnambula, strisci lungo i corridoi umidi e ammuffiti, ammorbati da un'aria viziata che sapeva di candeggina, cavoli e tappeti marci, pur essendo l'hotel pi elegante di Mosca. Era perduta. Doveva andare a casa. Temeva di incontrare la solita anziana signora (in realt un'informatrice dell'NKVD) al banco del quarto piano, ma si rese conto che entrando dal passaggio sul retro aveva evitato anche la vecchia megera. Quando raggiunse la camera 403, ud dei passi alle sue spalle. Era Benja. Apr la porta con la chiave che possedeva in qualit di direttrice della rivista, e insieme caddero quasi dentro la stanzetta, che, se in quel momento l'avesse analizzata (e avrebbe ricordato quell'odore per tutta la vita), era come una capsula sigillata di naftalina e disinfettante. All'interno era buio e dalle finestre filtrava la luce brillante eppure in qualche modo cupa delle stelle rosse in cima alle otto guglie del Cremino. Si trascinarono sul letto floscio che stava in mezzo alla stanza, le lenzuola rancide di ci che in seguito lei identific come sperma secco e alcol, mescolati in un cocktail speciale per gli hotel sovietici. Avrebbe voluto opporsi, insultarlo, protestare, ma lui le afferr il viso e la baci con una tale forza da accendere dentro di lei una fiamma che bruciava fino al midollo. Lui le scopr le spalle, poi affond la faccia tra il collo e i capelli, mentre con una mano esplorava l'interno delle gambe. Le tolse il

reggiseno e cominci ad accarezzarle il seno, sospirando di gioia. Le vene blu sono divine, sussurr. E, in quel momento, quello che lei da una vita considerava con imbarazzo un difetto del suo corpo divenne motivo di soddisfazione. Lui le sfior con la lingua, girando famelico intorno ai capezzoli. Poi spar sotto la sua gonna. Lei lo allontan da l, una, due volte. Eppure lui continuava a tornarci. Gli diede uno schiaffo sulla bocca, piuttosto forte, ma lui lo ignor. No, no, non l, no ti prego, no... Lei si ritrasse, chiudendo gli occhi pudicamente. Sei bellissima, disse lui. Era vero? S, lui insisteva, continuando a strofinarla con la lingua. Nessuno le aveva mai fatto una cosa simile. Rabbrivid, mantenendo a malapena il controllo di s. Adorabile, incalz lui. Lei si vergognava talmente tanto da nascondere il viso tra le mani. Ti prego, smetti! Prova a fingere che non sia vero! sugger lui, mentre affondava il viso dentro di lei. Alla fine, quando lei os guardare, lui sollev lo sguardo e ridacchi. Ho un amante, pens lei, incredula. La sensualit travolgente di lui la estasiava. Era come la prima volta con suo marito, l'unico uomo che avesse amato, ma poi tutto era stato diverso. Infatti, riflett, adesso che ho perso la mia vera verginit, tra le mani di questo adorabile, infernale clown ebreo, tanto diverso da qualsiasi altro maschio bolscevico mai incontrato in vita mia. E' un pazzo, pens lei, mentre facevano l'amore una seconda volta. Oh, mio Dio, la pi razionale delle donne bolsceviche di Mosca dopo vent'anni era impazzita a causa di quel demonio! Di nuovo, lui usc delicatamente da lei e si mostr. Guarda! mormor e Sasenka ubbid. Era davvero lei? Ecco che lui stava di nuovo tra le sue gambe, facendo le cose pi assurde e piacevoli, dietro le ginocchia, sul muscolo proprio in cima alle cosce, alle orecchie, in mezzo alla schiena. Ma i suoi baci, solo i suoi baci, erano un paradiso. Sasenka perse completamente il senso del tempo, del luogo e del decoro. Lui le fece dimenticare di essere una comunista, le fece dimenticare se stessa, per la prima volta in vent'anni. E cos, finalmente, cominci a vivere un presente di incontenibile godimento. CAPITOLO 13. Tutto era silenzio. Sdraiata sulle lenzuola spiegazzate, Sasenka apr gli occhi come se avesse dormito di un sonno profondo, e si fosse risvegliata dopo un'inondazione o un terremoto. Le stelle del Cremlino erano ancora l, fuori dalla finestra, oppure erano state spazzate via dalla loro notte d'amore? Torn lentamente alla realt. Oh, mio Dio, mormor. Che cosa ho fatto? Ti piaciuto, vero? chiese lui. Lei scosse il capo e chiuse gli occhi di nuovo. Guardami, continu lui. Dimmi quanto ti piaciuto. Altrimenti non ti bacer pi. Non riesco a dirtelo. Fammelo capire solo con un cenno. Lei annu e si rese conto di avere la faccia pesta. Riusc a stento a credere che, dentro quella stanzetta buia in cima all'hotel Metropol, in una notte di maggio del 1939, dopo la fine del Terrore, il suo corpo palpitante potesse trovarsi in preda a un tale stato di ebbrezza. Il suo vestito e la biancheria intima giacevano sul pavimento, ma il reggiseno le era rimasto sulla pancia e una calza le avvolgeva ancora la gamba, mentre l'altra copriva la lampada, inondando le membra di entrambi di una luce color seppia con riflessi di ottone. Avevano la bocca salata. Sasenka era inebriata da un senso di assoluto piacere che la stordiva e lasciava sul suo corpo sudato dei segni inequivocabili. Benja la baci di nuovo sulle labbra, poi tra le cosce, dove la sua pelle adesso era talmente sensibile da farla rabbrividire. La baci sulla bocca, di nuovo delicatamente. Lei rabbrivid. Goccioline di sudore traspiravano dal suo ventre florido. Fece voltare Benja supino e si mise sopra. Lui entr di nuovo in lei. La loro era un'intesa

perfetta. Perch lei si sentiva cos a suo agio tra le sue braccia? Perch sembrava tutto cos naturale? L'enormit di ci che era accaduto la colp come un pugno. Aveva tradito il dolce Vanja, suo marito e amico, il padre dei suoi figli. Lo amava ancora, eppure quella febbre d'amore che l'aveva assalita come un terremoto era qualcosa di completamente estraneo, di totalmente contraddittorio in confronto all'amore consueto della sua famiglia, al calore di casa sua. Di solito non si ritiene che le donne possano amare due uomini contemporaneamente, ma ora credo che questo sia assurdo, pens Sasenka. Eppure un trepidante senso di colpa scivol gi per la gola, fino al suo cuore inquieto. Non ho mai fatto una cosa simile, mormor. Scommetto che te lo dicono tutte... Be', ridicolo che tu me lo chieda, ma, secondo la Guida all'etichetta dell'adulterio per il proletario sovietico, il tipico commento femminile a questo punto del primo incontro. E qual la corretta risposta maschile secondo questa tua guida? E' previsto che io dica: 'Oh, lo so!' come se ti credessi. Infatti, non mi credi. Ti credo, invece, davvero. E chi sarebbe l'autore di questo famoso libro della sapienza? Un certo B.Z. Golden, rispose Benja Golden. Dice anche cosa accade in seguito? Lui tacque e lei vide un'ombra attraversargli il viso. Hai paura, Sasenka? Lei rabbrivid. Un po'. Non dobbiamo vederci pi, dichiar lui. Stai scherzando, vero? chiese lei, improvvisamente terrorizzata che stesse parlando sul serio. Lui neg con un cenno del capo, gli occhi vicinissimi ai suoi. Sasenka, credo che questa sia la cosa pi bella che mi sia mai capitata. Ho avuto un sacco di ragazze, faccio sesso con tante donne... Non esaltarti, sporcaccione d'un galiziano! lo rimprover. Forse sono questi tempi. Forse ora viviamo tutto molto intensamente. Ma ci meritiamo un pizzico di egoismo, no? le prese il viso tra le mani e lei si sorprese nel vederlo diventare cos serio. Provi qualcosa per me? Sasenka lo allontan e brancol verso la finestra, il sudore le imperlava la schiena e tra le gambe sentiva ancora pulsare. Erano in un abbaino del vecchio edificio. Nella notte rischiarata dalla luna, lei guardava gi verso la Moscova, i ponti, le vistose cupole a forma di cipolla di San Basilio, il Cremlino, sessantanove acri di palazzi color ocra con i tetti smeraldo, le merlature rosso sangue, le cupole dorate e i cortili lastricati. Vide dove lavorava il compagno Stalin nell'edificio triangolare del Sovnarkom, con il tetto verde a cupola. Riusc persino a vedere la luce accesa nel suo ufficio. Era l? Cos credeva la gente, ma lei sapeva che probabilmente si trovava a Kuntsevo. Josif Vissarionovic era un suo amico... be', non proprio. Il compagno Stalin andava oltre l'amicizia, ma il Padre dei popoli, la sua nuova conoscenza e a volte suo ospite, che aveva promosso suo marito e ammirato il suo giornale, era il pi grande statista della storia della classe operaia. Lei non ne dubitava e continuava a essere bolscevica dalla testa ai piedi. Ci che era accaduto in quella stanza non aveva cambiato le sue convinzioni. Eppure qualcosa era cambiato. Benja era sdraiato sul letto e si stava accendendo una sigaretta. Guardava Sasenka senza parlare, respirava a fatica. Di sotto, probabilmente, l'orchestra stava ancora suonando, ma la stanza era silenziosa e tranquilla. Nella sua vita, lei aveva tutto tranne quello. Era una comunista, una madre, mentre Benja era uno scrittore in stallo, non in sintonia con gli ideali pi audaci del suo tempo, alienato dalla grande dialettica della storia, un relitto senza fede che osservava il compagno Stalin e la condizione degli operai con un sarcastico interesse zoologico. Tuttavia, questo galiziano vanitoso, impertinente e smodato, con la fossetta sul mento, le sopracciglia basse e folte sopra un paio di vividi occhi azzurri, con un ultimo triste ciuffo di capelli biondi sulla fronte stempiata e, s, il suo sesso, aveva risvegliato in lei una selvaggia felicit. Lui si alz e la raggiunse alle spalle. Cosa c'? chiese avvolgendola

con le braccia. Ho commesso qualcosa di peggio dell'infedelt, qualcosa che credevo non avrei mai fatto. Sono diventata mia madre. Ma lui non la stava ascoltando. Non puoi immaginare quanto sei erotica, mormor accarezzandole le cosce da dietro. E ricominciarono un altro torneo all'ultimo brivido. Quando finirono, a Sasenka sembr che entrambi fossero diventati lucenti e flessuosi come due creature marine. Pi tardi, lei pos i gomiti sul davanzale della finestra, guardando di nuovo verso il Cremlino, mentre lui, alle sue spalle, la toccava disegnando delicati ghirigori sulla sua pelle, con una tenerezza cos inebriante da farle a malapena riconoscere la geografia del proprio corpo. Sei proprio insaziabile! scherz lui e a lei parve che quel suo modo di vivere spensierato e gioioso avesse dipinto il suo mondo monocromatico con i colori dell'arcobaleno. Dunque, questa, medit lei, la cosa per cui tutti smaniano. CAPITOLO 14. Con il corpo ancora in preda a una bruciante eccitazione, Sasenka torn a casa camminando lungo il Cremlino - pi alto e splendente che mai sotto i riflettori, che mandavano strane colonne di luce a perforare il cielo -, attraversando poi il Maneggio e passando accanto all'hotel Nazionale. Quando si volt a guardare il Cremlino, le otto stelle rosse la fecero ripensare a Benja. Aveva letto su un giornale che erano fatte di cristallo, alessandrite, ametista, acquamarina, topazio e... settemila rubini! S, settemila rubini per festeggiare lei e Benja Golden. Si chiese cosa le fosse accaduto. Non riusciva a credere che la sensualit disinibita di Benja o il sudore che aveva riempito come nebbia quella stanzetta fossero veri. Oltrepassando la vecchia sede dell'universit sulla destra, gir in via Granovskij. L'edificio dove abitava, una torta nuziale rosa fine secolo, la Quinta casa dei Soviet, si trovava sulla sinistra, con le guardie all'esterno. Gli agenti la salutarono con un cenno del capo. Il portiere stava lavando il cortile con la canna. Entr nell'appartamento al primo piano. Evit di accendere le luci, ma apprezz lo splendore dei pavimenti incerati che profumavano di pulito e catturavano la poca luce che c'era. Le piacevano quei soffitti alti, meravigliosamente scolpiti, e la fragranza del legno di pino di Carelia con cui erano fatti i mobili forniti dal governo. I suoceri dormivano nella stanza d'angolo che dava sul corridoio a forma di L, ma Sasenka accese ugualmente l'abat-jour sul suo comodino, un muscoloso bicipite dorato che sorreggeva un paralume verde. Si sedette sul letto e trattenne il respiro per un istante. Aveva tradito tutte le persone che amava? Avrebbe potuto perderli? Eppure non riusciva a provare rimorso per ci che aveva fatto. Apr la porta della stanza dei bambini e li guard. Percepivano il lezzo del peccato che emanava da lei? Eppure continuavano a dormire beatamente. Non li aveva traditi, afferm mentalmente con convinzione. Aveva semplicemente scoperto una parte di se stessa. Sasenka rimase a guardarli, baci la fronte di Neve e il naso di Carlo. Il bambino teneva uno dei suoi coniglietti tra le braccia. Improvvisamente, lei prov un forte desiderio di svegliarli e coccolarli. Sono sempre la loro madre, disse tra s, sono ancora Sasenka. In quel momento, Neve, con il suo cuscino in mano, si alz a sedere sul letto. Mamma, sei tu? S, tesoro. Sono tornata. Vi ha messi a letto la nonna? Sei andata a ballare? Come fai a saperlo? Stai ancora cantando una canzone, mamma. Che cos'? Una canzoncina stupida? Sasenka chiuse gli occhi e cant sottovoce, solo per s e per Neve: Occhi neri, occhi appassionati, adorati occhi ardenti, come vi amo, come vi temo. Ho posato i miei occhi su di voi la prima volta in un triste momento...

Che canzone aveva cantato insieme a Benja Golden! pens. Lui la stava ancora cantando? Neve afferr la mano di sua madre, l'avvolse nel suo cuscino floscio, mise entrambi sotto la sua testa dorata e torn a dormire. Seduta sul letto, con la mano intrappolata sotto la guancia d'alabastro di Neve, Sasenka sent che la sua inquietudine si dissolveva. Lei non era Ariadna; non riusciva a rammentare un solo bacio della buonanotte di Ariadna. Sua madre era diventata una creatura lasciva, un animale impazzito. Ma l, seduta sul letto di Neve, Sasenka ricord la morte di sua madre. Avrebbe voluto parlare con lei. Perch Ariadna si era uccisa con la sua Mauser? Non avrebbe mai dimenticato sua madre che respirava con affanno, mentre lei, seduta sul letto, aspettava che morisse. Ora, ascoltando il respiro leggero dei figli, le torn in mente di nuovo suo padre. Ricord quanto fosse stata orgogliosa di lui, quando, invece di fuggire all'estero, aveva rinnegato il capitalismo e abbracciato il nuovo regime. Ma non lo vedeva dal 1930, quando dalla condizione di esperto esterno al Partito era passato a quella di ex persona, e infine di sabotatore, ed era stato inviato in clemente esilio a Tiflis, dove viveva in un monolocale. Durante il Terrore, Sasenka avrebbe potuto trovarsi in una posizione vulnerabile in quanto figlia di capitalista, ma era una bolscevica della prima ora, un'entusiasta persino del Terrore e si era riforgiata come una delle Nuove donne sovietiche di Stalin. Il successo di Vanja e le sue credenziali come membro della classe operaia la proteggevano, ma lei aveva dovuto accettare il fatto di non intercedere per suo padre, n di aiutarlo o di mandargli dei pacchi. Lascialo perdere, le aveva detto Vanja. E' meglio per lui e per noi. Lei era stata quasi sul punto di implorare il compagno Stalin, ma Neve l'aveva fermata appena in tempo. L'ultima volta che aveva sentito la voce affabile e aristocratica di Samuil Zejtlin, il suo tono e il suo modo di esprimersi, che profumavano ancora del loro vecchio palazzo e della vita precedente la Rivoluzione, era stato in occasione di una telefonata poco prima dell'arresto nel 1937. I suoi figli non l'avevano mai conosciuto: credevano che i suoi genitori fossero morti da molto tempo. Sasenka non aveva mai criticato il Partito per il modo in cui aveva trattato suo padre, e neppure le era mai passato per la mente di farlo, ma non per questo aveva smesso di chiedersi: ci sei ancora, pap? Fai il taglialegna a Vorkuta, nelle distese desolate di Kolyma? Oppure ti hanno dato i sette grammi di piombo, il Massimo grado della pena, anni fa? Torn lentamente nella sua stanza, fece una doccia, poi, prendendo Carlo tra le braccia, si mise a letto con lui. Carlo si svegli e la baci sulle labbra. Hai trovato un coniglietto nei boschi, sussurr e, con la bocca ancora vicina all'orecchio della madre, si riaddorment. Il mattino seguente, in ufficio, Sasenka si era appena seduta alla sua scrivania a forma di T, quando squill il telefono. Una voce profonda, briosa e dal forte accento ebreo galiziano, risuon tra le sue gambe, provocandole immediatamente un senso di imbarazzo. Sono il tuo nuovo scrittore, compagna direttrice. Volevo sapere se mi hai incaricato di scrivere quell'articolo. Non ne ero sicuro. CAPITOLO 15. Dieci giorni dopo, Benja Golden pranz come al solito con lo zio Gideon al Club degli scrittori. Pi tardi si recarono ai bagni Sandunovskij,

poi Benja prosegu per Stas, il negozietto del barbiere armeno l accanto. C'erano un ritratto di Stalin appeso alla parete, un assortimento di forbici e rasoi attaccati a una striscia magnetica e, nella vetrina, spiccava una pianta di plastica. Il radiogrammofono, che da Stas era sempre acceso, trasmetteva notizie di scontri avvenuti in Mongolia con i giapponesi. La guerra stava per scoppiare. Benja era seduto sulla morbida poltrona in pelle mentre Stas gli spalmava la schiuma da barba sul viso. Mi sembri piuttosto contento, disse Stas, un anziano caucasico con folti capelli impomatati, tinti di un artificioso nero corvino, e due vistosi baffetti. Ti hanno commissionato un lavoro? O sei innamorato? Entrambe le cose, Stas, contemporaneamente! Dall'ultima volta che ci siamo visti, la mia vita cambiata completamente. Mentre si crogiolava nel tepore delle salviette calde, avvolte intorno al viso e al collo, Benja si sent pieno di spirito. Del lavoro che gli avevano commissionato non gliene importava niente. Nei suoi pensieri c'era soltanto Sasenka. Quella voce rauca che lo faceva sciogliere, il modo in cui lei si strofinava il labbro superiore quando era concentrata; come avevano ballato, cantato, chiacchierato, fatto l'amore, e come si capivano reciprocamente. E' come se fossimo nati sotto lo stesso segno zodiacale, disse ad alta voce, scuotendo il capo lentamente. Non passava giorno, n ora n minuto in cui lui non provasse un cocente desiderio di vederla, parlarle, toccarla. Voleva bersela con gli occhi e immagazzinare ricordi, in modo da sentirla sempre accanto a s quando non era con lui. Adesso lui guardava con venerazione persino i luoghi pi familiari se avevano a che fare con lei. Quel giorno aveva passeggiato lungo via Gor'kij. Le stelle e le torri glorificavano lei, Sasenka, non Stalin o gli zar. Quando pass da via Granovskij, dove lei abitava, tutto gli parve circondato da una diafana aureola. Le guardie dell'NKVD non sorvegliavano le case dei generali o dei commissari, ma il suo cuore, che stava di casa proprio l. Tuttavia, si sa che l'amore non mai completamente privo di sofferenza: lei era sposata. E lui pure. E si erano conosciuti in un momento difficile. Lui un tempo amava sua moglie, ma la lotta della vita quotidiana aveva svilito la passione nella routine; erano diventati come fratello e sorella, o, peggio ancora, inquilini di uno stesso appartamento, che condividevano con la loro bambina. E Sasenka era... non trov frasi abbastanza romantiche e altisonanti, semplicemente la donna pi adorabile che avesse mai conosciuto. Che ore sono? E' tardi. Sbrigati, Stas! All'improvviso divenne impaziente, come se dovesse raccontare il suo bruciante segreto a qualcuno. Sono innamorato, Stas. No, pi che innamorato, sono pazzo di lei! Dall'altra parte della citt, nel Kitajgorod, il quartiere cinese di Mosca, Sasenka stava salendo la scaletta che portava all'atelier di monsieur Abram Lerner, l'ultimo sarto vecchia maniera di Mosca. Indossava l'elegante tailleur scarlatto che metteva ogni tanto per andare in ufficio. Il sarto lavorava per la sezione Servizi speciali dell'NKVD ed era stato lui a disegnare le nuove uniformi dei marescialli, quando Stalin aveva ripristinato i vecchi ranghi dell'esercito. Dicevano che fosse stato lui a confezionare le giubbe di Stalin, ma il Maestro odiava indossare nuovi indumenti e probabilmente si trattava solo di un pettegolezzo. Lerner aveva assunto Cleopatra Fishman per soddisfare le richieste delle mogli dei leader. Sasenka sapeva che Polina Molotova e le altre signore andavano tutte da lei (e alcune insistevano per pagare, mentre altre non pagavano affatto). Quel giorno, dopo il lavoro, si era recata all'atelier per ritirare un vestito nuovo. Attese con impazienza alla reception, dove erano accatastate varie copie delle riviste americane Bazaar e Vogue. Se a una cliente piaceva un certo modello presente in Vogue, bastava che indicasse la pagina a Cleo e la sua quipe di cucitrici l'avrebbe

realizzato per lei. Lerner e Cleopatra, che non erano imparentati ma lavoravano insieme da decenni, rappresentavano una specie di isola del vecchio mondo, con la sua cortesia dmod: probabilmente il loro atelier era l'unica istituzione dell'intera Unione Sovietica in cui nessuno era stato denunciato o giustiziato. Cleopatra Fishman, una donna bassa e robusta, con capelli ricci e grigi e un odore di cicoria addosso, accompagn Sasenka nello spogliatoio, dove scopr l'abito in seta blu con la gonna plissettata. Desidera provarlo o lo porta via subito? Sasenka diede un'occhiata all'orologio. Lo provo, disse, spogliandosi velocemente, un gesto che prima non avrebbe mai fatto in quel modo. Pieg gli indumenti e li ripose in una borsa, poi si infil il vestito nuovo. Il suo nuovo corpo rabbrivid a contatto con la seta. Vedo che ha una nuova pettinatura, Sasenka. Ho fatto le onde con la permanente, le piace? La donna pi anziana la squadr dalla testa ai piedi. La trovo in forma smagliante, compagna Sasenka. E incinta? Ha qualcosa da raccontare alla vecchia Cleopatra? Un quarto d'ora dopo, alle sette di sera, Sasenka era nel nido segreto in cima all'hotel Metropol'. Con la nuova pettinatura e con indosso l'abito appena ritirato, la nuova biancheria intima, le calze di seta e il nuovo profumo, stava baciando Benja Golden, anche lui tirato a lucido, lavato e rasato di fresco, bench il suo completo bianco fosse ancora pi sporco e sciupato. Fecero l'amore, chiacchierarono, risero, poi lei estrasse un pacchetto dalla borsa e lo gett sul letto. Lui balz in piedi e lo apr soppesandolo tra le mani. E' un regalino. Carta! sospir lui. Il negozio del Fondo letterario si era rifiutato di fornirgli dell'altra carta, cos l'aveva ordinata lei per lui. Il cuore di uno scrittore si conquista con la carta. Da dieci giorni si incontravano quotidianamente al Metropol e la loro relazione era andata oltre la semplice infatuazione sessuale. Sasenka gli aveva raccontato la storia della sua famiglia; lui le aveva descritto la sua infanzia a Lemberg, le sue avventure durante la Guerra civile, e le innumerevoli e scandalose vicissitudini erotiche in cui era rimasto implicato. Dopo vent'anni trascorsi nella morsa della burocrazia bolscevica, Sasenka era rimasta sconvolta al racconto di una vita avventurosa come quella di Golden: ogni disastro diventava una farsa in cui lui recitava la parte principale del buffone. I suoi incidenti con la burocrazia, che per tutti gli altri si sarebbero rivelati delle insopportabili complicazioni, diventavano scenette ridicole con personaggi grotteschi. Le sue opinioni sugli artisti del Realismo socialista, scrittori e registi, erano estremamente offensive, eppure lui parlava di poesia con le lacrime agli occhi. Le procurava dei libri in prestito, e l'accompagnava al cinema in pieno giorno; Mosca era in piena fioritura, un'esplosione di lill e magnolie, e lui le comprava addirittura delle ghirlande di mimose e bouquet di viole, che, assicurava il fiorista, venivano dalla Crimea. Mi hai fatto rivivere, le confess Benja. Che cosa mi hai combinato? replic lei. Mi sento come se stessi precipitando deliziosamente in caduta libera. Se una donna conduce una vita ordinata per vent'anni e poi, di colpo, manda in frantumi tutta la sua disciplina, facile che finisca per perdere completamente la testa. Allora ti piaccio davvero un pochino? incalz lui. Sei sempre a caccia di complimenti, tesoro. Lei sorrise, fissando i suoi occhi azzurri striati di giallo, che la penetravano cos intensamente, la fossetta sul mento, la bocca sempre pronta al riso. Per quanto Sasenka si abbandonasse a grandi risate insieme ai figli, si rese conto che, dai tempi della sua infanzia con Lala, non aveva pi riso abbastanza. C'era stata qualche piccola preziosa risata con Mendel' e Vanja, ma adesso scopr che il mondo era pieno di gente senza gioia (specialmente il Partito bolscevico). Quando lei e Benja non facevano

l'amore, ridevano di gusto e i loro occhi brillavano d'allegria. Hai sempre bisogno di elogi, non vero? Tua madre deve averti voluto molto bene da bambino. E' vero. E' cos evidente? Ero un bambino viziato. Be', non ho intenzione di dirti cosa penso di te, stupido galiziano. Sei un vero pallone gonfiato. Provare per credere... E allora prova ancora... Lei sospir. Proverei tutto il tempo... Era davanti alla finestra, con addosso solo le calze, mentre la brezza le asciugava il sudore. Lui giaceva sul letto, nudo, a braccia e gambe aperte, fumava una Belomor e aveva in testa il suo cappello bianco a punta. Lei torn a letto e si adagi contro di lui. Sostenendosi la testa con una mano, con l'altra gli prese la sigaretta e aspir formando dei cerchi di fumo blu, per poi soffiarglieli in bocca. Ma, quella volta, lui non ricominci a fare l'amore. Ho scritto il tuo articolo, disse senza guardarla. Sull'orfanotrofio comunale Felics Dzerzinskij... ...per la rieducazione dei figli dei traditori della patria. Deve essere un'istituzione piuttosto edificante, rimugin lei, la prima linea nella creazione del nuovo bambino sovietico. Non riesco a scrivere cos, Sasenka. Non potrei farlo nemmeno se dovessi trasformarmi nel pi spietato, cinico e vigliacco dei farabutti... Cosa significa? Quella che dovresti scrivere una storia di redenzione. Lei rimase colpita dalla sua improvvisa veemenza. Redenzione? Perdizione direi, come nel girone pi profondo dell'inferno di Dante! Di punto in bianco si era messo a gridare, e lei gli pass un dito sulle labbra, sbalordita dalla sua collera. Non so da dove cominciare. Da lontano sembrava cos bello, una vecchia casa aristocratica nei boschi, probabilmente simile alla Zemblisino della tua infanzia. Bambini in fila per l'adunata del mattino, tutti con l'uniforme bianca, riuniti per discutere sulla Storia del Partito bolscevico, corso abbreviato. Ma, quando ho tentato di entrare per osservare, il direttore, un brutale ucraino di nome Chanchuk, ha fatto storie, anche se, quando ha saputo chi il marito della direttrice della rivisita, ha ceduto. All'interno dell'istituto, lontano dagli sguardi del pubblico, ho scoperto che i bambini sono denutriti, sporchi e scarsamente istruiti. Ieri un bambino di sei anni morto, c'erano tagli e bruciature su tutto il corpicino. Il medico ha detto che ogni giorno veniva picchiato da Chanchuk. Gli insegnanti sono rozzi e degenerati, compiono abusi sessuali sui bambini e li trattano come schiavi. I pi piccoli sono terrorizzati dalle gang di bulli pi grandi che a loro volta hanno subito violenza. E' uno dei luoghi pi terrificanti che io abbia mai visto. Ma governato dall'NKVD... per il Partito, e loro ci tengono a riforgiare i bambini. Il compagno Stalin ha detto... No, no, non capisci! Lui stava urlando di nuovo e lei ne fu un po' intimorita. Non lo aveva mai visto in collera. La allontan, balz in piedi per prendere un foglio di carta dalla giacca, poi cominci a leggere: L'orfanotrofio comunale Felics Dzeriinskij per la rieducazione dei figli dei traditori della patria uno degli esempi pi brillanti di redenzione del nostro paradiso sovietico. Qui, in un incantevole ambiente campestre, a questi bambini innocenti, che per la crudelt del caso hanno avuto come unica colpa il fatto di avere genitori sciagurati, terroristi sanguisughe, spie omicide, serpenti, ratti, assassini trotskisti, data una nuova meravigliosa introduzione alla generosit dell'educazione sovietica. Non c' da stupirsi se all'adunata delle sei del mattino cantano con gioia l'Internazionale e Grazie compagno Stalin per la nostra infanzia felice, prima di iniziare a studiare il Corso abbreviato. Intanto, nell'Angolino rosso, una gang di adolescenti affamati, sporchi e maltrattati ha cominciato a torturare una bambina di quattro anni con un coltellino a serramanico e un accendino, sotto lo sguardo indifferente del corrotto e

depravato direttore Chanchuk. Prima di sera, la piccola sar di nuovo abusata da quei micidiali bambini ai quali sono state strappate la bont e l'innocenza dell'infanzia. Non c' da stupirsi, perch proprio stamattina due ragazzini che festeggiavano il dodicesimo compleanno sono stati arrestati come spie trotskiste e asservite ai giapponesi e portati via per essere processati e condannati a morte o ai lavori forzati... Sasenka trasal. Non possiamo pubblicarlo! Se lo consegnassi a Klavdija, la mia vice, ti porterebbe immediatamente al Comitato del Partito e loro ti denuncerebbero agli Organi. Benja tacque. Non vuoi che lo consegni, vero? disse lei. Non voglio morire, se questo ci che intendi. Ma ora non voglio nemmeno pi essere un russo. Stanotte non ho dormito. Ho visto mio figlio in quell'inferno dantesco e mi sono svegliato singhiozzando. Voglio che tu parli di quel posto a tuo marito. Suo marito. Seguendo le direttive dell'immaginario libro di Benja, Guida all'etichetta dell'adulterio per il proletario sovietico, avevano deciso di comune accordo di non menzionare mai Vanja o Katja, la moglie di Benja. Credo che sia meglio non parlare affatto di te con mio marito. Suppongo che a lui non importi un gran che, soprattutto se sta ancora lavorando con tanto entusiasmo su quei diplomatici... Nella sua voce c'era una punta di astio che a lei non piacque. Con entusiasmo? Lui lavora troppo. Be', lo sanno tutti che un lavoratore indefesso. Sasenka lo fiss a lungo. Quelle sue parole piene di acidit, che lei non riusciva a capire del tutto, le avevano messo lo stomaco in subbuglio. Avevano fatto l'amore in modo troppo frenetico e in quell'abbaino del Metropol faceva caldo. L'articolo di Benja l'aveva inorridita, le rammentava quella vecchia canzone della sua giovent a Pietroburgo: Sono un orfano, abbandonato, nessuno si prender cura di me... Soltanto l'usignolo... Benja torn a sdraiarsi vicino a lei e le accarezz la schiena, bianca e splendente, esplorando con le dita tra le cosce, ma Sasenka scost la sua mano e con l'accendino diede fuoco all'articolo che bruci e cadde. Mi disprezzi? irruppe la sua voce simile al ronzio di un'ape. Lui sospir di nuovo. La Guida all'etichetta dell'adulterio per il proletario sovietico rivela che questa la domanda pi frequente delle adultere. No. Veramente di te penso solo il meglio... Lei lo desider di nuovo e lo fece rotolare sopra di s, sognando di trascorrere un'intera notte con lui, di cantare insieme al pianoforte, di risvegliarsi al suo fianco. CAPITOLO 16. Lavrentij Berija sapeva che l'uniforme blu di commissario generale, primo grado, per la Sicurezza di Stato, non gli donava. Aveva le gambe troppo corte per i pantaloni con la piega e gli stivali, e le spalle erano troppo larghe, il collo troppo grosso, eppure ogni tanto era costretto a indossare quell'assurdo abbigliamento. La Buick nera con i vetri oscurati lo condusse attraverso la porta Spasskij nel Cremlino, pieg verso piazza Trinit e si ferm con una sterzata davanti al palazzo Sovnarkom. Le misure di sicurezza dell'Angolino, come era chiamato l'ufficio di Stalin, erano molto strette. La Divisione guardie rispondeva solo a Stalin in persona, quindi anche il commissario del popolo per gli Affari interni dovette mostrare il tesserino e consegnare la sua pistola. Berija era a Mosca solo da dieci mesi, quindi assaporava ancora la sua nuova posizione, ma aveva gi perspicacemente intuito che avrebbe dovuto combattere per mantenerla. Sapeva di essere in grado di assumere qualunque responsabilit, per elevata che fosse. Era instancabile, avrebbe saputo lavorare senza dormire. Con la sua cartella

di pelle, pass attraverso il primo filtro della sicurezza, nell'ufficio di Aleksandr Poskrjobysev, capo di gabinetto di Stalin. Qui consegn la sua Mauser. Nano pelato con la faccia da babbuino e la pelle livida, quasi bruciata, Poskrjobysev registr il suo arrivo sul libro degli appuntamenti del Capo. Salut Berija con rispetto, segno della benevolenza di Stalin. Entra! Il Maestro pronto, ed di buon umore. Poskrjobysev usava questa cortesia solo ai visitatori di riguardo: anticipava loro gli stati d'animo di Stalin. La prima porta si apr e ne usc un gruppo di comandanti militari e di intellettuali di vario genere, che portavano con s alcuni disegni tecnici. Berija credette di scorgere in quei disegni carri armati e cannoni. I soldati e i progettisti si accorsero di lui e li vide impallidire: s, lui era la crudele spada della Rivoluzione. Dovevano per forza temerlo. Altrimenti non stava facendo un buon lavoro. Quando se ne furono andati, Berija pass l'ultimo filtro della sicurezza. I giovanotti in blu gli fecero il saluto militare. La stanza era vuota. Berija sapeva che il Capo si stava occupando della situazione europea. Madrid, la capitale della Repubblica di Spagna, era appena caduta, era quindi stato rimosso l'ultimo ostacolo per dialogare con la Germania hitleriana. L'Inghilterra e la Francia erano franate sotto Hitler a Monaco, e adesso il Capo stava mettendo a punto delle drastiche innovazioni. Questo spiegava il processo contro gli ex diplomatici del commissariato per gli Affari esteri, era un segnale per Berlino che la politica sovietica stava cambiando. Poskrjobysev chiuse la porta dietro di lui. Berija attese vicino alla porta di un ampio ufficio rettangolare, con alti soffitti e molte finestre. Nel mezzo troneggiava un enorme tavolo coperto da un panno verde. Su una parete erano appesi i ritratti di Lenin e di Marx, mentre sull'altra (una novit che anticipava l'avvicinarsi della guerra) quelli dei generali Kutuzov e Suvorov. La maschera funebre di Lenin era illuminata da una lampada schermata di verde, per ricordare ai visitatori che quello era il sancta sanctorum. Dall'altra parte della stanza, dietro a una grande scrivania vuota, si apr una porticina, quasi invisibile nella boiserie. Stalin entr portando con s un bicchiere fumante in un portabicchiere d'argento. La combinazione tra grazia animale, arroganza contadina e capacit intellettuale del Maestro suscitava sempre una forte impressione in Berija. Un grande statista richiedeva tutte e tre queste qualit. Lavrentij, gamarjoba, disse Stalin in georgiano. Quando erano soli parlavano georgiano. In presenza di altri russi, Stalin preferiva non usare la lingua madre, adesso che era un capo russo e la Georgia era solo una provincia minore dell'impero; un pantano arretrato la defin un giorno. Ma quando erano insieme loro due andava bene. Stalin accolse Berija con il suo sorriso da tigre. Ah, la nuova uniforme. Non male, non male davvero. Siediti. Come sta Nina? Molto bene, grazie, compagno Stalin. Ti manda i suoi saluti. Berija sapeva che a Stalin piaceva sua moglie, la bionda Nina. E tuo figlio, il piccolo Sergo? Si sta ambientando a scuola. Si ricorda ancora di quando gli hai rimboccato le coperte, da piccolo. Gli ho anche letto la storia della buonanotte. Svetlana molto felice che adesso lui sia a Mosca. A Nina piace il palazzo che ho scelto per voi? Ha ricevuto la marmellata georgiana che vi ho mandato? Tu sei un lavoratore molto fidato e responsabile, hai bisogno di spazio. Hai bisogno di un trattamento speciale. Grazie e grazie anche al Comitato centrale, per la fiducia, la casa e la dacia. Nina entusiasta! Ma potrebbe ringraziarmi di persona, per la marmellata! Risero. Credimi, Josif Vissarionovic, Berija usava per rispetto nome e patronimico di Stalin, Nina ti sta scrivendo una lettera. Non necessario. Siediti. Berija si sedette al grande tavolo verde, apr la sua cartella e ne tir fuori dei documenti. Stalin prese posto a capotavola, mescolando il t. Vi spremette una fetta di limone. Bene. Cosa mi hai portato? Dobbiamo vedere molte cose, compagno Stalin. Il processo al

commissariato Esteri sta continuando bene e ci sono spie tedesche, polacche, francesi e giapponesi tra i vecchi diplomatici. Chi ci sta lavorando? Kobylov e Palitsyn. Conosciamo Kobylov, un toro in un negozio di porcellane, ma un buon lavoratore. Non usa guanti di velluto. Palitsyn bravo? Molto, rispose Berija, sebbene avesse ereditato Palitsyn senza averlo scelto. Qui ci sono alcune confessioni gi firmate dai prigionieri. Compagno Stalin, mi avevi chiesto informazioni sull'ex persona barone Zejtlin, padre della moglie di Palitsyn e fratello di Gideon Zejtlin, il giornalista. Sasenka Zejtlina-Palitsyna una perfetta donna sovietica, disse Stalin. Berija rilev che il Maestro non era dell'umore di scherzare sulle donne, un argomento mai assente troppo a lungo dai suoi pensieri. Not che quel giorno la mente di Stalin si trovava sul turbolento confine della Mitteleuropa. Guard il Maestro sorseggiare il t ed estrarre un pacchetto di Herzegovina Fior dalla consunta giubba gialla. Lo apr, accese una sigaretta e inizi a giocherellare con una matita sul tavolo. Palitsyn e sua moglie hanno mai cercato di mettersi in contatto con lui? No. Mettono il Partito davanti a tutto, disse Stalin, fissando Berija negli occhi. Vedi? Una brava ragazza sovietica che si 'riforgiata da sola, nonostante la sua classe sociale e le sue amicizie. Ricordo di averla vista battere a macchina nell'ufficio di Lenin. Non dimenticare che lo stesso Lenin era un nobile, cresciuto nella propriet di campagna mangiando fragole e rotolandosi nel fieno con le contadine. Berija conosceva i trucchi del Maestro: solo Stalin poteva criticare Lenin, nel modo in cui un dio pu scherzare su un altro dio. Berija assunse l'aria scioccata richiesta e gli occhi della vecchia tigre lampeggiarono. Ora Stalin era il nuovo Lenin. Berija estrasse alcune carte. Mi hai chiesto informazioni sulla sorte di Zejtlin. Ci ho messo un po' di tempo a trovarlo. Il 25 marzo del 1937 stato arrestato su mio ordine a Tiflis, dove viveva tranquillamente in esilio, con la moglie inglese, dalla sua destituzione, avvenuta nel 1930. E' stato interrogato... Con i guanti di velluto, o senza? Berija not che Stalin stava schizzando una testa di lupo con una matita verde su un blocco di carta intestato J.V. Stalin. Scarabocchi le parole Zejtlin e poi guanto. Abbastanza duramente. Non stavamo dirigendo un hotel! Ma non ha confessato niente. Che cosa? Quel vecchio arnese sopravvissuto al trattamento di Kobylov? Se non avessi sorvegliato io, Kobylov lo avrebbe polverizzato. U Toro sa esagerare. La Rivoluzione richiede che tutti facciano qualche lavoro sporco. I miei ragazzi e io non usiamo guanti di velluto. Zejtlin era stato condannato con l'articolo 58 alla Viska, cos era soprannominata dai capi l'esecuzione capitale, il Massimo grado della pena, con l'accusa di essere un terrorista trotskista che ha cospirato per assassinare i compagni Stalin, Vorosilov, Molotov e me. Anche te? Sei modesto! disse Stalin con un sorriso furbesco, ma poi sospir mestamente. A volte facciamo degli errori. Abbiamo troppi pecoroni in questo Paese. Berija era abituato a queste richieste. La memoria di Stalin era estremamente precisa, ma neanche lui riusciva a ricordare i nomi di tutti i condannati a morte. Dopotutto, aveva firmato personalmente le liste di condanna - accompagnate da album, brevi biografie con fotografia - di 38000 nemici. Dal 1937 ne erano stati giustiziati circa un milione e ancor di pi ne erano morti, andando, o restando nei gulag. Berija era incuriosito dal fatto che il Maestro fosse interessato a un'anticaglia dimenticata come Zejtlin, a meno che Stalin non fosse attratto da Sasenka, e in questo non poteva biasimarlo. Il Maestro era molto riservato circa la sua vita privata, ma Berija sapeva che aveva avuto molte relazioni in passato. C'era per anche un'altra possibilit. Zejtlin un tempo aveva interessi a Baku e a Tiflis. Stalin aveva conosciuto Zejtlin personalmente? Non importava; capitava a volte che Stalin si rammaricasse per queste esecuzioni. Cos Zejtlin andato? domand scuotendo la sua testa d lupo. No. Era

nell'album di 743 nomi, preparato per te e per il Politburo dal Narkom NKVD il 15 Aprile 1937. Tu avevi confermato tutte le esecuzioni Viska, ma vicino al nome di Zejtlin hai messo visto. Uno dei miei visti?, mormor Stalin. Berija sapeva che un piccolo segno del Maestro, anche solo u trattino su un pezzo di carta, un cambio di tono di voce o un'alzata di sopracciglio, avrebbe potuto cambiare un destino. S. Zejtlin non fu giustiziato, ma spedito a Vorkuta, dove si trova tuttora all'ospedale del gulag con la polmonite, l'angina e la dissenteria. Ha lavorato come contabile nel negozio del campo. Vedo che questi borghesi non la smettono mai con i loro trucchetti, disse Stalin. E' stato sempre ammalato. Un cancello scricchiolante spesso il pi forte. Potrebbe non sopravvivere. Stalin fece spallucce e inspir il fumo. Lavrentij Pavlovic, pensiamo veramente che l'ex persona Zejtlin sia ancora una seria minaccia? Vieni a Kuntsevo a cena stasera. Ci saranno anche il regista Ciaureli e qualche malfamato attore georgiano. So che sei molto occupato. Solo se hai tempo. Stalin spinse il fascicolo attraverso il tavolo e Berija cap che era il segno per invitarlo ad andarsene. La riunione era finita. CAPITOLO 17. Dopo che Gideon Zejtlin ebbe finito il suo solito pranzo - bor, aringa salata e cotolette di vitello -, al suo solito tavolo del Club degli scrittori, indoss il fedora e usc nelle tiepide vie di Mosca. Aveva pranzato con i suoi vecchi sodali: il Conte rosso, il duttile, concreto e pingue Aleksej Tolstoj, uno degli scrittori favoriti da Stalin; Fadeev, il segretario ubriacone dell'Unione degli scrittori; Il'ja Erenburg, il romanziere dissoluto; e infine Mouche l'avvenente figlia dello stesso Gideon, un'attrice che cominciava ad avere parti importanti nei film. Essendo sopravvissuti agli anni terribili del '37 e '38, questi leoni letterari si godevano i loro privilegi, il cibo, il vino, le dacie a Peredelkino, le vacanze a Soci. Gideon, un gigante con la barba ispida, la mascella da bue e allegri occhi neri, and a fare due passi con Mouche. La bella stagione era ormai avviata. Le ragazze passeggiavano per le strade. Mouche, hai notato che fino a poco fa tutte le donne si vestivano come suore bigotte? disse Gideon. Grazie a Dio finita! Le gonne ora sono pi corte, gli spacchi pi lunghi. Adoro l'estate! Smettila di guardare, pap momzer, lo rimprover Mouche, dandogli del mascalzone in yiddish, come ai vecchi tempi. Sei troppo vecchio. Hai ragione, sono troppo vecchio, ma sono un po' brillo e posso ancora guardare. E posso ancora fare! Sei una disgrazia. Ma tu mi ami, vero Mouche? Gideon le prese la mano. Sua figlia adesso aveva circa trent'anni, era sposata con figli e terribilmente bella, occhi neri, folti capelli neri, zigomi pronunciati. E quasi famosa per i suoi molti meriti. Ma, dannazione, Gideon era nonno! Quel maggio le ragazze in giro per Mosca erano in gran forma e il vecchio connoisseur si godeva le gambe, le spalle nude e la nuova moda dei capelli con la permanente. Oh, poteva sentire la loro pelle, le loro cosce. Pens di chiamare la sua nuova amichetta, Masa, la ragazza che si era portato dietro alla festa di Sasenka. Masa, rifletteva, era una di quelle placide, facili ragazze che sarebbero anche state noiose se non fosse stato per il loro appetito quasi insano per il sesso in tutte le sue variet. Si immaginava la scena, quando realizz che Mouche lo stava tirando per un braccio. Pap, pap! Un'Emka bianca si ferm vicino a loro. L'autista fece dei segni a Gideon, mentre il passeggero, un giovane con un vestito marrone sformato, occhialetti tondi da intellettuale e capelli alla Pompadour, salt fuori dall'auto e apr la portiera posteriore. Gideon Moiseevic,

hai tempo per quattro chiacchiere? Una cosa veloce. Mouche impallid. Le belle ragazze delle strade sparirono dalla vista di Gideon che si port le mani al petto. Se non ti senti bene possiamo fare un'altra volta, disse il giovanotto, che sfoggiava un paio di baffetti rossicci. Pap, andr tutto bene? domand Mouche. Probabilmente sono solo quattro chiacchiere, cara. Ci vediamo dopo. Era semplice routine, pens Gideon. Niente di cui preoccuparsi. In un paio d'ore sarebbe stato di ritorno da Mouche. Mentre Mouche guardava suo padre entrare nell'automobile, ebbe il terribile presentimento che avrebbe potuto non rivederlo pi. Dov'era suo zio Samuil? Svanito. Met degli amici di suo padre erano scomparsi. Prima i loro lavori venivano derisi sui giornali, poi i loro appartamenti erano perquisiti e sigillati. Quando li rincontrava, riusciva a malapena a salutarli. Si portavano dietro la piaga della morte. Alla fine venivano arrestati e poi sparivano. Ma Gideon passava sopra i loro cadaveri, e Mouche pensava che fosse un vero maestro della sopravvivenza. Faceva quello che doveva fare, sebbene la posizione della sua famiglia d'origine fosse assolutamente incriminante. Si diceva che fosse sopravvissuto soltanto perch Stalin apprezzava i suoi scritti e i suoi contatti con l'intelligentsija internazionale. Vacillando nella brezza ormai estiva, Mouche guard l'auto allontanarsi con una forte sgommata e dirigersi su per la collina, verso la Lubjanka. Mentre la macchina partiva, vide suo padre girarsi e mandarle un bacio. Mouche corse verso un telefono pubblico e chiam sua cugina. Sasenka? Pap si ammalato improvvisamente. Sapeva che bastava dire questo. In che ospedale si trova? In quello sulla collina. CAPITOLO 18. Nel suo appartamento in via Granovskij, Sasenka stava giocando con i bambini nella camera dei giochi. Carolina aveva preparato pane e marmellata di pesca per merenda e adesso stava friggendo il fegato di vitello per la cena. Vanja sarebbe arrivato a casa alle sette, ma era in ritardo e Satinov e sua moglie Tamara, ormai molto avanti nella gravidanza, erano gi arrivati. Che cosa c'? chiese Satinov appena la vide cos angosciata. Hercules, ti ho fatto vedere l'auto nuova, qui sotto? Sasenka sapeva che Hercules avrebbe capito perfettamente la frase in codice. Lasciarono Tamara, quella bambolina, con i bambini e presero l'ascensore fino al cortile, dove erano parcheggiate le limousine pi splendenti, schierate sotto lo sguardo vigile del portiere e di una guardia NKVD. Via Granovskij era diventata ormai una zona residenziale per persone importanti, tanto da avere una guardiola di legno. Un gruppo di anziani, uomini e donne, starnazzava seduto in semicerchio su sedie di tela, nella luce della sera, al tepore emanato dall'asfalto. Gli uomini, con la pelle segnata dalle macchie scure della vecchiaia, portavano in testa il trilby e indossavano maglia bianca e pantaloni corti, mettendo in mostra vecchie pance rugose e canuti petti villosi. Le donne, ormai sformate, con sandali dozzinali, vestiti estivi e cappelli flosci, avevano i fianchi larghi e la pelle bianca e flaccida. Gli uomini leggevano il giornale o giocavano a scacchi, le donne parlavano, gesticolavano, ridevano, sussurravano e ancora parlavano. In mezzo a loro c'era Marfa, la pettegola madre di Vanja, un allegro tricheco con il cappello di paglia. Ehi, ecco mia nuora, grid Marfa con voce gracchiante. Sasenka, sto raccontando della festa del Primo maggio e di chi si presentato alla dacia. Non ci possono credere. Suo suocero, Nikolaj Palitsyn, un vecchio contadino, indic con fierezza in direzione di Sasenka. Lei ha parlato con LUI! disse Nikolaj. LUI! Alz gli occhi, estasiato. LUI ha anche detto che ammira tanto il mio Vanja! aggiunse la madre. Sasenka prov a sorridere, ma i suoceri erano sempre una fonte di guai. Il cortile era,

in un certo senso, molto selezionato: tutti i presenti erano genitori di capi, eppure anche il minimo pettegolezzo sarebbe stato imprudente e avrebbe potuto essere fatale. Ciao, compagno Satinov, grid il vecchio Palitsyn. Satinov salut con un cenno, elegante con l'impeccabile giubba e gli stivali. Mostro a Hercules l'automobile nuova, disse Sasenka. Possiamo fidarci di loro? sussurr. Come facciamo a tenerli buoni? Non ti preoccupare, Vanja li terr tranquilli, rispose. Dimmi che cosa successo. Mi ha chiamato Mouche. Hanno arrestato Gideon. Pensavo fosse tutto finito, tranne che per qualche caso particolare. Pensavo che... Il peggio passato, ma adesso si tratta del sistema. Non finir mai. E' l'unico modo per tenere la nostra Russia al sicuro. Viviamo in tempi talmente pericolosi... Probabilmente non niente, Sasenka. Gideon sempre stato cos. Forse aveva bevuto, avr fatto qualche scherzo o palpeggiato quella malmostosa della moglie di Molotov. Non fare e non dire niente, ricordatelo. Arriv una Buick e l'autista apr la portiera. E' Vanja. Sasenka non fu sorpresa nel vedere suo marito esausto, sfinito e con la barba lunga, a causa delle troppe ore di lavoro e dello stress. Che cosa c'? chiese ancor prima di aver baciato Sasenka o salutato Satinov. Vado di sopra a giocare con i bambini, disse Satinov. Hai saputo dell'arresto di Gideon? chiese Sasenka al marito, mentre, per non insospettire i vecchi e le guardie, fingeva di ammirare l'automobile. Vanja prese le tenere mani di Sasenka tra le sue, grandi e forti. Tranquillizzati. Sono molto contenti di me in questo periodo. Non conosco i dettagli, ma me ne hanno accennato. Io ho solo detto: 'Lasciamo che i compagni gli diano un'occhiata'. Capisci? Ti prometto che non ci toccher in nessun modo. Sasenka esamin la rassicurante faccia proletaria di Vanja, indugiando sulle rughe della fronte, sulle tempie ingrigite e sull'uniforme sgualcita. Era sollevata nel vedere che tutto andava bene. Gideon era un caso speciale, disse tra s e s, uno scrittore di fama europea che conosceva gli stranieri, che aveva visitato i bordelli di Parigi, che era stato intervistato dai giornalisti inglesi. Ancora una volta era riconoscente alla stabilit granitica di suo marito. Poi le venne in mente il sarcasmo di Benja sull'entusiasmo che ci metteva Vanja nel lavoro. Ma quel pensiero venne subito eclissato dal dolce ricordo delle labbra di lui sul suo corpo, solo qualche ora prima. Un brivido di inquietudine le corse lungo la schiena. A casa, Neve e Carlo stavano rincorrendo Satinov per tutto l'appartamento. Sasenka arriv mentre lo catturavano e gli facevano il solletico. Dimmi, zio Hercules, chiese Neve, sedendo a cavalcioni sul suo padrino, dove vivono i cuscini? A Cuscinia, ovvio. Satinov incoraggiava Neve a far volare la fantasia. Sono Cuscini Legno, Cuscini Cielo o Cuscini Mare? Hercules, sei cos divertente, disse Sasenka. Sarai meraviglioso con i tuoi figli! Adoro questi bambini, disse Satinov arrendendosi e lasciando che Carlo gli levasse gli stivali. Carolina entr per annunciare che la cena era servita. CAPITOLO 19. Mentre l'auto attraversava la piazza Rossa e piazza della Rivoluzione, per poi risalire la collina verso piazza Lubjanka, Gideon era stordito dalla paura. Poi giunsero davanti a un edificio di cinque piani di granito grigio e tre di mattoni gialli, che incombeva come una montagna, e, attraversando un cancello laterale, entrarono nel cortile della prigione Lubjanka: in quel momento il morale di Gideon croll definitivamente. La sua mente continuava a rimuginare. Pens con rimorso a suo fratello, che non vedeva da almeno dieci anni e al quale non telefonava dal 1935. Era sicuro che Samuil avesse capito che per loro sarebbe stato troppo rischioso mettersi in contatto con lui. Ma dov'era, adesso? Gideon ricordava suo fratello nella casa sulla Bol'saja Morskaja, in quello studio stipato di vecchi bric--brac edoardiani,

seduto su quella sua rumorosa Sedia trottante. Com'era possibile che avesse cessato di esistere? Quasi soprappensiero Gideon chin il capo e sussurr il Kaddish per il fratello, stupito di riuscire addirittura a ricordare l'antica preghiera yiddish per i morti... Quando ci si trova davanti alla morte, si ripensa all'infanzia, alla famiglia. Gideon cap quanto amava sua figlia Mouche, pi di chiunque altro al mondo. Mi capir, Mouche, si ricorder di me dopo che avr avuto i miei sette grammi nella nuca? Il dolore al petto era insopportabile. Stava quasi per piangere, tanta era la paura. Siamo arrivati! Il giovane sorrise a Gideon. Non lo stava trattando come un prigioniero. Anzi, un uomo in uniforme, un cekista come erano chiamati i membri della Ceka, la polizia segreta, i cavalieri della Rivoluzione di Lenin -, gli apr la portiera e lo aiut a scendere dall'auto. Bene, io sono un famoso scrittore, pens Gideon, rianimandosi leggermente. Non c'era un tonico migliore della fama. Not le numerose Buick e ZiS parcheggiate. Quello non era il cortile dove venivano portati i nuovi prigionieri. Gideon venne condotto attraverso una porta di legno a doppio battente in un atrio di marmo e poi in un corridoio, con pareti rivestite di legno e una lunga passatoia blu in mezzo. Ufficiali in uniforme dell'NKVD e segretarie si muovevano indaffarati. Sembrava un normale ufficio statale. Gideon si sentiva sollevato che non l'avessero condotto nella Prigione interna, ma continu a domandarsi il perch di quella convocazione. Cosa aveva scritto recentemente? Che cosa aveva detto? Cosa stava succedendo in Europa che lo avrebbe potuto riguardare? Lui era ebreo, e avevano appena fatto fuori Litvinov, il commissario per gli Affari esteri, anch'egli ebreo. Gli ebrei erano di nuovo caduti in disgrazia? L'URSS si stava avvicinando a Hitler? Se vero che sto per morire, mi sar scopato abbastanza donne? pens Gideon improvvisamente. Mai abbastanza! Una fitta al cuore gli perfor il petto lasciandolo senza fiato. Ecco il mio ufficio, disse il giovane con il ciuffo alla Pompadour che formava un'onda perfetta sulla fronte rosea. Sono l'investigatore Mogil'cuk della sezione Casi importanti, Sicurezza di Stato. Va tutto bene? Ecco! E gli porse una scatolina di pastiglie. Nitroglicerina? Come vedi, cittadino Zejtlin, ti stavo aspettando. Gideon ingoi due pillole, e il dolore al petto diminu. Nell'anticamera una prosperosa segretaria con i capelli rossi, il viso coperto di lentiggini e uno spacco laterale nel vestito stava battendo a macchina. Anche in quel momento l'immaginazione di Gideon divagava su per la gonna, verso quel delizioso primo contatto con la nuova... C'erano dei fiori sulla sua scrivania. La ragazza prese il cappello di Gideon. Vieni, Gideon Moiseevic, disse l'investigatore Mogil'cuk, giovane e dai lineamenti da persona perbene. Mentre si accomodavano, la segretaria port loro del t e chiuse la porta. Ti ringrazio di essere venuto, inizi Mogil'cuk estraendo un blocco di carta e una penna. Gideon continuava a sentire il profumo dolciastro alla noce di cocco della dannata pomata nei folti capelli rossi della giovane. Prender appunti. A proposito, hai visto Lenin nel 1918, l'ultimo film di Romm? Come giovane ammiratore dei tuoi scritti, mi chiedevo che cosa ne pensi. Per un soffio Gideon non sput fuori il t. Possibile che questi idioooti lo avessero terrorizzato solo per portarlo qui a parlare di cinema? No, certo che no. Sin dagli anni Venti, la Ceka aveva usato sofisticati falsi intellettuali per tenere sotto controllo quelli veri. Questo giovane amichevole era semplicemente l'ultimo di una lunga lista. Lenin nel 1918 un bellissimo film e Stalin descritto meravigliosamente in contrasto con il feroce terrorista Bucharin, rispose Gideon. Conosci Romm, ovviamente. E cosa ne pensi dell'Aleksandr Nevskij di Ejzenstejn? Ejzenstejn un artista sublime e un amico. Il film ci spiega come il bolscevismo sia totalmente adattabile alla nazione russa e sia in contrasto con i nemici interni. Interessante, disse l'inquisitore con sincerit, lisciandosi i baffi rossicci. Devo confessarti che anch'io

sono uno scrittore. Forse hai letto la mia raccolta di polizieschi pubblicata con lo pseudonimo di M. Sluzba? Uno di questi sar presto messo in scena al teatro dell'Arte. Ah s, disse Gideon, che a stento ricordava la recensione di un banale poliziesco, scritto da uno che si faceva chiamare Sluzba, trovata su un giornale insulso. Avevo proprio pensato che quei racconti possedessero una forte carica di realismo. Mogil'cuk sorrise apertamente. Mi lusinghi! Grazie, Gideon Moiseevic, da parte tua lo considero un complimento. Anzi, ti incoraggio a fare qualsiasi commento. Pass una mano sui fogli che aveva di fronte, ma non cambi tono di voce. Adesso, lascia che ti mostri questi. Spinse un plico di documenti verso Gideon. Di cosa si tratta? La tranquillit di Gideon precipit di nuovo. Sono solo alcune delle confessioni dei tuoi amici intimi raccolte negli ultimi due anni. Gideon osserv le pagine dattiloscritte su carta intestata NKVD, ognuna firmata in un angolo. Il tuo un grosso nome che appare spesso in queste confessioni, spieg il giovanotto con entusiasmo, quasi con ammirazione. Parlano tutte di Gideon Zejtlin. Guarda qui, in questo protocollo degli interrogatori, e leggi questo. Era possibile che la megera allucinata di quella foto fosse davvero Larissa, la creatura flessuosa e piacevole della quale ricordava con gioia la risata profonda e i seni deliziosi in quell'estate alla casa di cura Muchalacka in Crimea, solo quattro anni fa? Lei l'aveva davvero denunciato di aver macchinato l'assassinio del compagno Stalin? Poi per si ricord di essere stato lui a denunciare Larissa alle assemblee dell'Unione degli scrittori, come traditrice, serpente e spia, che avrebbe dovuto essere giustiziata insieme a Zinov'ev, Kamenev e Bucharin. E non avevano nemmeno dovuto torturarlo per farglielo fare. Dov'erano i suoi amici? Erano tutti morti? Il respiro di Gideon si fece debole per la paura, macchie rosse comparvero davanti ai suoi occhi. Fuori da quel comodo e luminoso ufficio con questo ipocrita Nuovo Uomo Sovietico e i suoi capelli impomatati c'era una sfilza di corridoi e uffici dove piccoli tiranni diventavano grandi tiranni, dove bulli ambiziosi si trasformavano in sistematici aguzzini. E da qualche parte in questo nido di tormento c'era la Prigione interna con le celle dove erano morti i suoi amici, dove lui stesso avrebbe potuto morire. Gideon era impressionato dalla malvagit del mondo. E' tutto falso, disse Gideon. Nego questa assurdit. Il Ciuffo sorrise affabilmente. Non siamo qui per discutere di questo adesso. Vogliamo solo fare due chiacchiere. Sul tuo parente Mendel' Barmakid. Mendel'? E cosa c'entra Mendel'? E' un uomo importante. Lo conosci bene? E' il fratello della mia defunta cognata. Lo conosco da quando si sposarono. E ammiri il compagno Mendel'? Non siamo amici. Non siamo mai stati amici. Dal mio punto di vista lui un idiooota. Gideon prov un sollievo colpevole. Mendel' non gli era mai piaciuto, aveva bocciato due delle sue commedie al Piccolo teatro, per, no, non augurava questo destino a nessuno. D'altra parte Gideon era gi sulla cinquantina e mai come ora era affamato di vita, desideroso di trangugiarla fino in fondo. Chi ama la vita quanto me, pensava, chi pi di me merita di vivere? Ringrazi Dio che volessero Mendel' e non lui! Dove hai visto l'ultima volta il compagno Mendel'? A casa dei Palitsyn, il Primo maggio. Hai parlato con lui? No. E lui con chi parlava? Non ricordo. Non gli presto attenzione. Lui non mi approva, Non mi ha mai approvato. Gideon not che l'inquisitore chiamava ancora Mendel' compagno, il che stava a significare che questa probabilmente era solo una chiacchierata per raccogliere qualche informazione. Questi aguzzini cercavano sempre di incastrare altri grossi nomi da aggiungere alle loro fasulle cospirazioni. Ecco perch Gideon era stato denunciato dai suoi stessi vecchi amici: l'NKVD voleva solo dimostrargli che lui viveva come se stesse camminando sul ghiaccio. Ok, si arrendeva. Lo

avevano in pugno e amen! Il compagno Mendel' appare anche in molte delle confessioni che abbiamo qui. Non che il compagno Mendel' a volte si lascia andare ai ricordi della sua segreta carriera rivoluzionaria? Il suo ruolo nel 1905? In esilio? A Baku? A Pietroburgo? Nei primi tempi del 1917? Si vanta ancora di queste sue imprese? In continuazione. Ad nauseam. Tenendosi l'enorme ventre con le mani, Gideon rise cos apertamente e inaspettatamente che anche il giovane inquisitore scoppi a ridere, con uno squittio acuto e stridulo. Conosco tutte le sue storie a memoria. Non se ne vanta mai abbastanza, non la finisce pi. Vuoi dell'altro t, cittadino Zejtlin? Una fetta di torta? Della frutta? Apprezziamo molto queste chiacchiere tra amici. Avanti, raccontami di queste storie. Il giovanotto apr le mani. Gideon si sent pi coraggioso. Non ho alcun problema a raccontare delle vecchie storie, ma se volete un informatore io non sono la persona giusta... Capisco, disse Mogil'cuk gentilmente, raccogliendo i dossier. Una fotografia scivol fuori dai fogli. Gideon prov una stretta al cuore. Era Mouche, la sua adorata figlia, mentre passeggiava con Rovinskij, il regista sparito nel 1937. Quindi era Mouche la ragione delle domande sui film. Mogil'cuk raccolse in fretta la fotografia e la rimise nella sua papka, il fascicolo speciale. Quella era Mouche, esclam Gideon. Con il suo amante Rovinskij, disse Mogil'cuk. Sai dove si trova adesso Rovinskij? Gideon scosse il capo. Non sapeva niente degli intrallazzi di Mouche, lei gli assomigliava cos tanto. Doveva proteggere l'adorata figlia. Mogil'cuk si limit ad aprire le dita come per lasciar scorrere della sabbia. Volete tutte le storie su Mendel'? disse Gideon. Potrei andare avanti tutta la notte. Il nostro Stato pu mettere l'eternit a sua disposizione, se lo desideri. Stai pensando a Maia, il tuo dolce tesorino? E' troppo giovane per te e cos impegnativa! Ti far venire un infarto! No, molto meglio che pensi a tua figlia e a raccontarci quelle storie di Mendel'. CAPITOLO 20. Erano trascorsi due giorni e sugli stagni del Patriarca era quasi buio. Nel crepuscolo afoso, le coppie camminavano come ombre rosa, tenendosi per mano sotto gli alberi, intorno ai freschi specchi d'acqua. Sotto i loro passi la ghiaia scricchiolava, mentre le risate squillavano allegre e qualcuno suonava la fisarmonica. Due vecchi erano assorti davanti a una scacchiera, immobili. Sasenka, con suo cappello bianco e il vestito decorato con perline che le fasciava i fianchi, compr due gelati e ne porse uno a Benja Golden. Cam minavano un po' distanti, ma guardandoli si intuiva che erano amanti perch la simmetria tra i loro corpi era costante, come se fossero stati legati da vincoli invisibili. Stai lavorando? No, non ho praticamente niente da fare e zero soldi da spende re. Ma, sussurr, scrivo brillantemente tutto il giorno sulla tua carta deliziosa! Posso averne ancora? Sono cos felice di occuparmi di te. Non vedo l'ora di baciarti ancora, di sentire il tuo sapore. Lei sospir, gli occhi socchiusi. Vado avanti? Non posso credere di voler sentire altro, ma lo desidero. Voglio dirti qualcosa di folle. Ho intenzione di fuggire con te sul mar Nero. Voglio parlare con te sul lungomare di Batum. L, sulla passeggiata, c' un organetto che suona le nostre canzoni preferite e io potrei cantare per te, e poi, quando il sole tropicale tra monta, potremmo andare al caff di Mustaf e baciarci. Nessuno ci fermerebbe, ma a mezzanotte un vecchio tartaro di mia conoscenza ci porterebbe con la sua barca in Turchia... E i miei bambini? Non potrei mai lasciarli. Lo so, lo so. E' una delle cose che mi piacciono di te. Sei vergognosamente perverso, Benja. Cosa sto facendo io con te? Tu sei una madre meravigliosa. Io mi sono comportato male tutta la vita, tu no. Tu sei una vera donna di latte e di sangue, una matrona del Partito, una giornalista, una madre. Dimmi,

come va la rivista? Terribilmente impegnativa. Il Comitato delle donne sta organizzando un gala in dicembre per il sessantesimo del compagno Stalin. Noi stiamo preparando un numero speciale per le vacanze della Rivoluzione. Sono riuscita a mandare Neve al suo primo campeggio dei Pionieri ad Artek. Non vede l'ora di indossare la famosa sciarpa rossa. Ma la cosa pi bella che Gideon sia tornato a casa. Ma potrebbe ancora rischiare, lo sai. Probabilmente stanno solo giocando al gatto e al topo. No, Vanja dice che potrebbe andare tutto bene. Il compagno Stalin al Congresso ha detto che... Basta sproloqui sul Partito, Sasenka, incalz Benja. Non abbiamo il tempo per parlare dei congressi. Esiste solo il presente. Esistiamo solo noi. Girarono dietro un angolo, lontano dagli stagni, e all'improvviso si trovarono soli. Sasenka gli prese la mano. Non vedi l'ora di stare con me? Tutto il giorno. Ogni minuto. E allora perch ti comporti in modo cos scaltro e malizioso? Perch mi hai attirato fin qui? Si stavano avvicinando a un arco che si apriva su un cortile. Assicurandosi di non essere visti da nessuno, Benja la spinse sotto l'arco, attraverso il cortile, fino a un giardino dove c'era uno sgangherato capanno per gli attrezzi, del genere che usavano i pensionati per riporre le sementi dei gerani. Le mostr una chiave. Questa la nostra nuova dacia. Un capanno? Lui rise. Stai tirando fuori la morale borghese. Sono una comunista, Benja, ma quando si tratta di fare l'amore non potrei essere pi aristocratica, neanche se ci provassi! Immagina che sia il padiglione segreto del principe Jusupov o del conte Seremet'ev! Apr la porta di legno. Guarda! Immagina! Come puoi pensare anche solo per un momento che io... Sasenka cap che i giorni passati con Vanja nella branda spartana della loro stanzetta della Sesta casa dei Soviet erano ormai lontani. Era una bolscevica, ma aveva conquistato i suoi lussi. E' tutto marcio e puzza di letame. No, questo il nuovo profumo di Chanel. Quello a me sembra un forcone. No, baronessa Sasenka, quello un forcone incrostato di dia manti fatto apposta per l'imperatrice in persona dai famosi orafi di Dresda. E cos' quel vecchio straccio disgustoso? La coperta? Quella un vello di cincill e seta per la comodit della baronessa. Io qui non ci entro, afferm Sasenka risoluta. Golden rimase di stucco, ma persever. E come sarebbe se io dicessi, senza tante storie, che questa porta ci introduce in un mondo segreto dove nessuno ci pu vedere e dove io potrei amarti pi della mia stessa vita? Non un castello, lo so. E' solo un patetico capanno, ma anche un rifugio dove io voglio adorarti e prendermi cura di te senza sprecare un altro secondo della mia breve vita in questo mondo ostile. Sembra stupido, ma tu sei capitata nell'estate della mia vita. Non sono vecchio, ma non rester giovane ancora lungo, e mi conosco. Sei l'unica donna della mia vita, la donna che ricorder fino alla morte. Improvvisamente si fece molto serio e porse un vecchio libro tirato fuori dalla giacca, un volume di Puskin. L'ho preparato per te, cos non dimenticheremo mai questo istante. Lei apr il libro e, alla pagina della sua poesia preferita, Il talismano, vi trov una rara orchidea. Lui inizi a declamare: Serba questo talismano: Ha una forza misteriosa! Dall'amore esso ti dato. Non la finirai mai di stupirmi, sussurr Sasenka. Era cos commossa e desiderosa di baciarlo che le sue mani tremavano. Entr nel capanno e richiuse la porta dietro di s. Tutto quanto vi era l dentro, attrezzi, sementi e vecchi stivali, pareva vivo e pieno d'amore, come lei. Benja la prese tra le braccia, e in qualche modo lei cap dal suo sguardo e dalla piega delle sue labbra che era sincero, che la amava per davvero e che quell'istante, nel loro mondo privato, era uno di quegli eventi sacri che capitano solo una volta o due nella vita e per lo pi non

accadono affatto. Avrebbe voluto imbottigliarlo, immagazzinarlo, tenerlo in eterno, chiuso in un armadietto, al primo posto nella sua memoria, in modo da poterlo sempre raggiungere e rivivere ancora, ma era talmente in estasi da non essere in grado neppure di trattenere quel pensiero. Semplicemente gli si avvicin e lo baci, e ancora, e ancora, finch dovettero andare a casa. Ma anche dopo che si furono separati lei continu a ripetere tra s: Serba questo talismano: ha una forza misteriosa! Dall'amore esso ti dato. E a stento riusciva a credere di essere cos felice e talmente fortunata che qualcuno le avesse detto veramente quelle parole. CAPITOLO 21. Cosa succede? Smettetela con questo baccano! Mi lamenter con il comitato degli inquilini. Sono le tre del mattino! grid Mendel' Barmakid, membro del Comitato centrale e dell'Orgburo, vicepresidente della Commissione centrale di controllo e deputato del Soviet supremo. Anche sua figlia Lena fu svegliata da quel rumore, ma rest a letto, divertita dall'assurdo furore da operetta di suo padre, immaginandoselo con la vecchia vestaglia a coste, tarmata e macchiata. Poi sent che apriva la porta dell'appartamento della Casa del governo sul lungofiume. Che cosa c', Mendel'? chiese sua moglie Natasa. Adesso si alzata anche mia madre, pens Lena, e immagin la grassa jacuta, dai lineamenti eschimesi, nel suo ampio caftano blu. I suoi genitori stavano parlando con qualcuno. Chi poteva essere? Lena salt fuori dal letto, indoss il kimono scarlatto, mise gli occhiali e si affacci nel corridoio, avvicinandosi alla porta d'ingresso. Vide suo padre strofinarsi gli occhi arrossati e guardare sospettoso un panciuto gigante in uniforme dell'NKVD. Con gli stivali lucidi, immacolato nell'uniforme blu e rossa, le dita coperte da vistosi anelli, teneva un frustino in una mano e l'impugnatura di una Mauser tempestata di pietre preziose nell'altra. Bogdan Kobylov fissava i tre Barmakid. Non era solo. Chi sono? Che cosa vogliono, pap? Prima che Mendel' potesse rispondere, Kobylov irruppe nell'ingresso, saturandolo con l'acre odore della sua acqua di colonia turca, che bruciava gli occhi a Lena. 'sera, Mendel'. Per ordine del Comitato centrale, tu vieni con noi, disse in un rozzo e quasi incomprensibile accento georgiano. Dobbiamo perquisire il tuo appartamento e sigillare lo studio. Voi non lo toccate, grid Lena, mettendosi di mezzo. Va bene. Spostati, disse Kobylov con una voce sorprendentemente dolce. Se mi fate perdere tempo e piantate grane, vi polverizzo tutti quanti, compresa 'sta puledra. Se invece vi comportate bene, sar meglio per voi. Come potete immaginare, anch'io avrei altro da fare piuttosto che stare qui a quest'ora del mattino. Si irrigid. Lena lanci un'occhiataccia ai gioielli dell'aguzzino, ai suoi capelli crespi, ma suo padre le mise una mano sulla spalla e la spinse delicatamente lontano da Kobylov. Grazie, Vladlena, sogghign l'intruso con un sorriso istantaneo. Il vero nome di Lena, il nome rivoluzionario, era Vlad-Lena, una contrazione da Vladimir Lenin. Buona sera, compagni, disse Mendel' con l'accento yiddish-polacco di Lublino, che non aveva mai perso. Come bolscevico di vecchia data, obbedisco alla convocazione del Comitato centrale. Bene! Kobylov sfoder un beffardo sorriso raggiante. Lena, che aveva vent'anni e studiava, si rendeva conto di quanto odio provasse questo ignorante agente segreto, capitato da qualche villaggio della Georgia, nei confronti dei Vecchi Bolscevichi, nobilt sovietica, con le loro biblioteche, l'aria raffinata e l'ambizione intellettuale. Posso vestirmi, compagno Kobylov? chiese Mendel'. Fatti aiutare dalle tue donne. Uno dei miei ragazzi ti terr d'occhio. Dove sono le armi? Lena sapeva, glielo aveva detto suo padre, quanto il compagno Stalin odiasse i suicidi. C' una Nagan nel mio comodino e una Walther nello studio,

borbott Mendel', zoppicando verso la sua camera. Io devo sedermi, mormor Natasa. E si lasci cadere sul divano nel salotto. Mamma, grid Lena. Va tutto bene, Natasa? chiese Mendel'. Sto bene. Lena, per favore, aiuta pap a vestirsi. Natasa si accasci respirando affannosamente. Lena port un bicchiere d'acqua a sua madre, poi vide i cekisti aprire i cassetti e fare pile di manoscritti nello studio di Mendel'. Nel loro palazzo, durante il '37 e il '38, c'erano stati ogni notte arresti e irruzioni. Lena ricord l'ascensore che saliva e scendeva nelle prime ore del mattino e i furgoni neri dell'NKVD, i Corvi neri, parcheggiati fuori. Il giorno dopo vedeva che le porte degli appartamenti erano state sigillate. La Ceka difende la Rivoluzione, spiegava suo padre. Non parlare mai di queste cose. Ma adesso era tutto finito. Gli arresti erano cessati da un anno. Sar un errore, pens. Mendel', chiese Kobylov. Non hai lettere dal Comitato centrale? Vecchie cose? Si riferiva alle lettere del compagno Stalin. Ricordini? Nella cassaforte. E' aperta, rispose Mendel' dalla camera da letto. Lena si stup nel vedere che c'erano cartoline di Stalin dall'esilio, alcune annotazioni degli anni Venti e memoriali dattiloscritti su carta protocollo gialla, segnati dalla sottile calligrafia di Mendel'. Suo padre era cos modesto. Le aveva raccontato le storie delle sue avventure, ma non aveva mai fatto nomi. Lena! Lena segu suo padre in camera da letto. Apr il guardaroba e prese il completo nero, il cappello nero di feltro, gli stivali con il rialzo, una cravatta di pelle e l'Ordine di Lenin. Poi, sforzandosi di non far trasparire l'emozione per non peggiorare la situazione, lo aiut a vestirsi, come aveva visto fare da sua madre molte volte. Lui non disse niente finch non ebbe finito. Grazie, Lenocka. Ma che succede, pap? Tu ne sai qualcosa? domand, sperando di non disturbarlo. Suo padre scosse la testa. Forse niente. Mendel' entr in salotto e baci sua moglie sulla fronte. Ti amo, Natasa, disse con voce profonda. Lunga vita al Partito! Poi si gir verso la figlia. Ci vediamo gi, disse Lena, sentendosi stordita. Nell'ingresso aiut il padre, che zoppicava, a superare i cumuli di fotografie, carte, lettere e bozze del suo famoso libro Etica bolscevica. Il pavimento pareva il mosaico disintegrato di tutta la loro vita. Scesero con il vecchio ascensore tutto decorato. Fuori la notte era tiepida. Il Grande palazzo del Cremlino splendeva maestoso. Sebbene fosse cos tardi, c'erano due innamorati sul Grande ponte di pietra. Si udiva la musica di un tango uscire da chiss dove, nel grande caseggiato. Non c'era affollamento, solo una Packard da turismo e un Corvo nero con la scritta Uova, pane, verdure, entrambi con i motori accesi. Nella strada umida, il lucido, enorme commissario generale per la Sicurezza Kobylov in qualche modo ricordava a Lena un pupazzo di cartapesta dei carri carnevaleschi del Primo maggio. La carrozza ti aspetta, Mendel', disse accennando con il testone verso il Corvo. Lena guard suo padre, che zoppicava nel suo abito fuori moda, con la punta metallica degli stivali che risuonava sull'asfalto, mentre si avvicinava al portellone aperto del furgone nero. Lui esit e a Lena si ferm il respiro, sent il cuore in gola, ma Mendel' diede solo un'occhiata in alto, verso il caseggiato supermoderno nel quale erano cos fieri di abitare, e non disse niente, sebbene un tic nervoso gli facesse tremare la guancia. Suo padre, cos severo, laconico e molto vecchio stile, non era un uomo espansivo, ma Lena intuiva da mille cose che l'amava di un amore assoluto, era la sua unica figlia. All'improvviso Lena fece qualcosa che non aveva mai fatto prima. Prese le mani di suo padre e le tenne entrambe strette tra le sue. Lui guard da un'altra parte, e lei lo sent ansimare. Aveva sessantanni, ma sembrava molto pi vecchio. Poi si volt verso Lena e, con sua sorpresa e grande emozione, si inchin formalmente e la baci tre volte, alla

vecchia maniera, alla russa. Sii una brava comunista. Addio, Lena Mendel'evna. Addio, pap, rispose. Avrebbe voluto inalare il consueto profumo di caff, sigarette e sapone, la sua presenza, il suo amore. Prov l'impulso di attaccarsi al suo vestito, di gettarsi a terra e trattenerlo per le gambe, cos non lo avrebbero portato via, ma tutto fu troppo veloce. Mendel' non guard pi verso di lei, e lei cap perfettamente. Il gradino era troppo alto. Due cekisti presero Mendel' e lo issarono nel furgone. Dentro c'erano delle gabbie di metallo, quindi Mendel' non avrebbe potuto sedersi. Lo rinchiusero in una di esse e, mentre sbattevano il portello, Lena vide che gli occhi umidi di suo padre non erano gli unici a cercare la luce. Kobylov batt sul tetto della sua limousine e scivol sul sedile del passeggero. Lena rest in strada a guardare i due veicoli che filarono attraverso il ponte, lungo il Cremlino, e poi sparirono. Il portiere, di solito gentile e disponibile, rimase sui gradini a guardare, ma non disse niente e volse lo sguardo altrove. Poi Lena sal in casa a occuparsi di sua madre. Natasa singhiozzava cos forte da non riuscire a parlare. Lena si sedette stancamente e si domand cosa potesse fare. Ricord che sua madre si era presa cura di Sasenka durante la sua notte in prigione nel 1916. Chiam Sasenka all'alba da un telefono pubblico. Riusc a sentire il rumore delle posate e Neve che canticchiava. Sasenka stava preparando la colazione ai suoi figli, in via Granovskij. Sono Lenocka, disse. Lenocka, tutto bene? Pap si ammalato improvvisamente e lo hanno... andato a farsi curare. Lena fu sopraffatta dai cattivi presagi. Le lacrime le riempirono gli occhi e riattacc. Chi era? domand Neve. Lenocka? La zia Lenocka un bel cuscinone grasso! Cosa c' che non va, mamma? Dio mio, sospir Sasenka, afflosciandosi su una sedia, le mani sulla fronte. Ma cosa significava tutto questo? Prima Gideon, poi Mendel'. Si sent male. Mamocka, disse Carlo con la sua vocina, arrampicandosi sulle ginocchia della madre come un docile orsacchiotto. Aveva il pigiamino blu. Sei triste? Adesso ti coccolo e ti accarezzo le guance e poi ti bacio cos. Ti voglio bene, mamocka, sei la mia migliore amica! Carlo baci sua madre sul naso con una tenerezza cos dolce che Sasenka si sent sciogliere. CAPITOLO 22. Il sabato seguente, Sasenka stava aspettando che Vanja tornasse a casa. La dacia era silenziosa, vi regnava una calma quasi soffocante. I bambini stavano preparando una torta con Carolina. Le colombe tubavano nella piccionaia e le cornacchie gracchiavano tra le betulle. I cavalli nelle stalle del maresciallo Budjonnyj nitrivano e il pony dei bambini rispondeva al richiamo. Le api ronzavano, il gelsomino emanava un profumo dolce, quasi nauseante. Il vicino di casa, un personaggio importante, stava cantando una canzone del film Ragazzi allegri. Ma il telefono non suonava. Satinov non aveva chiamato per la consueta partita a tennis. Era come se tutto procedesse a rilento. Sasenka era seduta nella veranda e fingeva di leggere i quotidiani e le bozze della sua rivista. Sui giornali non c'era pi traccia della mania di un anno prima per spie e processi spettacolari. La gente veniva liberata, i casi riesaminati. Forse era lei che stava diventando paranoica. Aveva telefonato a Benja per raccontargli in codice di suo zio. I gerani stanno per sbocciare, aveva risposto lui con calma e lei aveva ricordato il capanno nel giardino e il loro talismano. Sasenka non smetteva mai di pensare a Benja. La settimana seguente avrebbero potuto vedersi. Lui l'avrebbe confortata, l'avrebbe fatta ridere in quel modo tutto suo da ebreo fatalista. Come aveva fatto a sopravvivere cos a lungo senza l'unico, irripetibile Benja? Desiderava terribilmente

chiamarlo, ma non dalla dacia. In fondo alla via c'era un telefono pubblico. Benja continuava a stuzzicarla, cercando di farle dire che lo amava. Non provi qualcosa di speciale per me? le aveva chiesto. Dopo dieci giorni? Proprio lei, membro del Partito, madre, direttrice di una rivista, bolscevica di vecchia data, doveva innamorarsi di uno scrittore sfaccendato? Era pazzo? No, la pazza era lei. Oh, Benja! Che cosa avrebbe capito lui di tutto questo? I segnali erano confusi. Gideon non era stato arrestato e Mouche aveva telefonato per riferire che loro avevano voluto semplicemente discutere con lui di cinema, cinema e storia greca e romana. Era forse un indizio per Sasenka o una frase casuale, detta cos per dire? Gideon le stava forse avvisando dell'arresto di Mendel'? Greca e romana. Mendel' conosceva la storia antica. Era la storia antica. Il suo arresto doveva derivare da qualcosa che c'entrava con il lontano passato bolscevico. Il vecchio amico georgiano di Stalin, zio Abel' Enukidze, aveva scritto una storia della stampa bolscevica a Baku, ma in essa aveva fatalmente minimizzato il ruolo del Maestro. Sasenka ricordava bene il compagno Abel', un playboy dai capelli biondo sabbia e gli occhi azzurri, con un harem di ballerine e il vizio di palpeggiare. Era stato giustiziato nel 1937. Per Mendel' non era Abel'. Lo zio Mendel' non si era mai unito all'opposizione e si era battuto ferocemente a favore di Stalin. Era la Coscienza del Partito, non uno che si perdeva in chiacchiere. Perch Mendel' e perch proprio adesso che il Terrore era davvero finito? Dal 1936 avrebbero potuto arrestare Mendel' in qualsiasi momento. Adesso non aveva senso. Oppure Gideon intendeva riferirsi alla storia antica della famiglia? Ma tutti sapevano degli Zejtlin e di lei, la figlia bolscevica del milionario, che aveva lavorato come dattilografa per Lenin, la compagna Volpe artica! Gli Organi stavano indagando su di lei e sulla sua famiglia? I suoi antenati potevano essere borghesi, ma lei era protetta dal matrimonio con Vanja Palitsyn, dal suo servizio leale, dal pedigree proletario di lui e dalla comune ortodossia al Partito. Oppure il problema era suo marito? C'era forse una rivalit all'interno degli Organi, i nuovi georgiani di Berija erano contro i vecchi moscoviti? Ma Vanja non era mai stato un vassallo del capo precedente e comunque Berija aveva fatto fuori da mesi tutti gli scagnozzi omicidi di Ezov. Quei pazzi erano spariti. Polvere. L'arresto di un familiare non doveva necessariamente ricadere su di lei, disse Sasenka tra s. Anche gli Svanidze, i cognati di Stalin, erano stati arrestati. Persino i fratelli del compagno Sergo, cos cari a Stalin, erano stati giustiziati. Anche suo padre era scomparso. Stalin aveva detto che i figli non dovevano pagare per i peccati dei padri, ma a una cena segreta al Cremino, a cui Vanja aveva preso parte, aveva anche minacciato di distruggere i nemici del popolo e tutti i loro clan! S, i loro clan! Stalin, la storia e il Partito funzionavano in modi misteriosi, lei lo sapeva. Noi, membri del Partito, siamo come adepti di un ordine militare-religioso in un momento in cui le lotte di classe si intensificano e la guerra sta per scoppiare, pens Sasenka. Quanto maggiore sar il successo del Partito tanto pi i nostri nemici combatteranno contro di noi: questa era la formula del compagno Stalin. Dobbiamo la nostra lealt al Partito e al santo Graal dell'Idea, non al sentimentalismo borghese. Mendel' un politico e, nel nostro sistema progressista ma imperfetto, questa la politica. Tutto sarebbe andato bene, disse tra s. Mendel' sarebbe tornato, proprio come Gideon. Era cominciata una nuova epoca, meno carnivora. Il momento brutto era passato. Al sopraggiungere di un'auto, le colombe si alzarono in volo dalla piccionaia spiegando le ali come ventagli. Sasenka scese a piedi nudi per aiutare l'autista ad aprire il cancello. Suo marito usc stancamente dall'abitacolo, ma nel vederlo Sasenka si sent rassicurata. Vanja era assistente aggiunto del commissario del popolo per gli Interni e, dal

Congresso di marzo, candidato a membro del Comitato centrale. La sua carriera procedeva a gonfie vele. Era solo un po' pallido, e aveva qualche capello grigio in pi nella folta zazzera... ma tornava sempre a casa stanco. Era stata una stupida a preoccuparsi. Neve e Carlo uscirono di corsa. Carlo era nudo e Neve indossava il vestitino estivo rosa: stava crescendo in fretta. Il padre li abbracci, li strinse, salut i coniglietti e i cuscini, li ascolt mentre raccontavano della torta e dei dolci che avevano preparato e infine li risped in casa. Poi guard Sasenka, come non aveva mai fatto, gli occhi nerissimi luccicavano di collera. Stava per dire qualcosa, quando Carolina annunci che il pranzo era pronto nella veranda. Vanja volse le spalle a Sasenka ed entr in casa. CAPITOLO 23. Il pranzo in veranda sembr durare pi del solito. Il profumo di lill rendeva l'atmosfera paradisiaca, ma poi Neve gett del pane addosso al fratello. Vanja sbott, balzando in piedi e spost di scatto la sedia della figlia dal tavolo. Smettila! grid. Neve si spavent e cominci a singhiozzare. Carlo sembrava terrorizzato, poi il suo faccino paffuto si riemp di lacrime. Io non ho fatto niente! url. Corse dalla madre, ma Sasenka non disse nulla. Tutti i suoi sensi erano concentrati sul marito. Vanja evitava il suo sguardo e non mangiava quasi niente. Invece di sentirsi in colpa, come si aspettava, lei era risentita. Le mancava Benja, il suo irrefrenabile senso dell'umorismo, la sua oscenit esuberante e la sua sensibilit. Vanja, hai bisogno di dormire, disse alla fine. Davvero? A cosa servir? Sasenka si alz. Porto i bambini a fare il bagno nel fiume. Erano le due e trenta del pomeriggio. Vanja si chiuse nello studio. A piedi nudi, portando con s gli asciugamani, Sasenka prese per mano i bambini e li condusse lungo il viottolo di terra battuta, attraverso le betulle d'argento, verso l'argine della Moscova. Vanja tornava sempre di cattivo umore dal lavoro notturno, riflett. Anche solo nel modo in cui ora camminava percepiva quanto Benja le avesse cambiato la vita. Non aveva le calze, e il sole sembrava leccarle le guance, le spalle e le ginocchia, come se fossero state spalmate di melassa. Le cosce sfregavano una contro l'altra, appiccicose e sudate. Anche la sabbia tra le dita dei piedi le sembrava sensuale. La giovane Sasenka della Guerra civile e degli anni Venti non avrebbe mai notato simili cose; la matrona sovietica degli anni Trenta era troppo seria, troppo impegnata nelle campagne del Partito e imbevuta di slogan. Allora si vestiva con deliberata sobriet, indossava le calze pi semplici, possibilmente color marrone, abiti dalla linea dritta e tutti abbottonati, i capelli raccolti in una stretta crocchia, legati sempre con lo stesso foulard. Ora, tutto stuzzicava i suoi sensi in un modo che la stupiva. U vestito di cotone sembrava accarezzarla sulle cosce e sul collo. Desiderava raccontare a Benja del delizioso profumo di resina di abete e ogni dettaglio di ci che faceva e sentiva. Una fresca brezza sollev la parte inferiore del vestito, non abbottonata, e le scopr le gambe. Sorrise al pensiero di Benja, delle sue mani che la toccavano dappertutto, di quando lui ballava e del suo modo di ridere, con la bocca spalancata. Parlavano di libri e di cinema, di pittura e di teatro, e, soprattutto, si divertivano un mondo. Pensando alle loro risate torn a percepire le cosce, il seno, le labbra: tutto apparteneva a lui. Raggiunsero l'argine dorato e il fiume limaccioso, delimitato dai ciliegi pieni di boccioli rosa. Neve ne prese un rametto per Sasenka. Gli altri bambini nuotavano e lei ne riconobbe alcuni delle famiglie di membri del Partito. Salut e mand dei baci, applaudendo ai bambini che si tuffavano prendendo la rincorsa. Mi guardi, mamma? gridava Carlo ogni volta che saltava nell'acqua, e ogni volta lei rispondeva: Quando

mai non vi guardiamo? Quando cominciarono ad avere freddo, li asciug e li rivest. Tornarono attraverso i boschi. Sotto gli alberi, il terreno era disseminato di campanule. Neve e Carlo cominciarono a costruire un accampamento per i Cuscini del Bosco, un mondo tutto di muschio e tronchi d'albero. Sasenka si sedette su una panchina accanto al viottolo e li osserv. Sapeva perch li aveva portati l. Il suo sguardo andava e veniva tra l'accampamento e il telefono pubblico poco lontano. Avrebbe dovuto farlo? Oppure no? No, non avrebbe chiamato. Tesorini, adesso dobbiamo tornare a casa, disse. No! grid Neve. Vogliamo giocare. Sasenka sapeva che doveva telefonare, e che avrebbe usato quel telefono. Chiuse gli occhi. Benja aveva detto che era nella sua dacia sgangherata di Peredelkino, il villaggio degli scrittori. Lei aveva il suo numero e voleva proporgli di incontrarsi in qualche modo. Nel capanno di qualche giardino, avvinghiati tra vanghe e gerani! Ma doveva aspettare fino a quando si fosse risolta la questione di Mendel'. Oltretutto, Benja era laggi con la sua famiglia. L'avrebbe comunque chiamato. Se avesse risposto la moglie, si sarebbe presentata come direttrice della rivista per cui lui lavorava. Voleva davvero commissionargli un articolo: Come organizzare un vero ballo in maschera del popolo sovietico! Come preparare i costumi, le maschere e la festa! Mentre i bambini ballavano lungo il sentiero sabbioso, lei compose il numero di Benja. Il telefono squill a lungo. Non rispose nessuno. Lei si ritrov addossata allo scudo d'alluminio della cabina telefonica, si abbandon di peso, contemplando trasognata il miracolo elettrico che avrebbe portato la voce di lui attraverso i cavi, fino al suo orecchio. Scuotendo il capo si riprese. Di colpo si sent una stupida. Dovrai aspettare, Benja Golden. Trover un modo per farti sapere, disse tra s. Volevo dirti che ti amo. CAPITOLO 24. Alle quattro, Sasenka rientr alla dacia. Le colonne bianche della facciata, il tavolo di legno, le amache che dondolavano le ricordavano le estati trascorse a Zimblisino, prima della Rivoluzione. I bambini erano stanchi e Carolina li port nella loro stanza a riposare. Vanja era seduto in giardino, con indosso la camicia da contadino ricamata di rosso scarlatto, gli stivali, sempre gli stivali, e un comodo paio di pantaloni. Tutto bene, Vanja? chiese lei. Ci sono notizie di Mendel'? Lui non si mosse. Poi si alz lentamente, si gir verso di lei e la colp in pieno viso, fino a farla cadere. Fu un pugno cos forte che lei quasi non lo sent, anche se, distesa sull'erba, completamente frastornata, riusc a percepire il sapore del sangue sulla lingua. Vanja la sovrastava, il viso contratto, le grosse mani che si serravano e si torcevano di continuo. Sasenka si alz in piedi e si rivolt contro il marito, la bocca aperta pronta a gridargli contro, ma lui l'afferr per un polso e la gett a terra di nuovo. Dove sei stata, schifosa sgualdrina? disse chinandosi sopra di lei. Anche durante la lite, erano consapevoli delle voci oltre la palizzata, del personale in casa, delle guardie: tutti ascoltavano e riferivano. Dopo che lui l'ebbe colpita, continuarono a sussurrare tra loro, invece di urlare, con il sottofondo del consueto ronzio di una giornata primaverile. Siamo andati al fiume a nuotare. Sei andata a telefonare. Be', sono passata dal telefono... E hai fatto una chiamata, vero? Non rivolgerti a me come a uno dei tuoi indagati. Che male c' se ho telefonato? A chi? Lui lo sapeva gi, ne era certa, e questo la terrorizzava. Hai chiamato quello scrittore ebreo, vero? Credi che a me no siano mai capitate delle occasioni? E non ti sono stato fedele? Non lo so. Be', lascia che te lo dica. In tutti questi anni, io non ho mai toccato un'altra donna, Sasenka. Ti adoravo. Facevo tutto per te. Ti ho forse trascurato? Poi

aggiunse sibilando contro di lei: L'hai visto in casa nostra, puttana! Hai portato i bambini nel viottolo per avere una scusa e telefonare a quel bastardo di scrittore! Che cosa sapeva? Freneticamente, Sasenka rimescol i fatti come un mazzo di carte: quella telefonata, di cui lui era a conoscenza non provava niente. Sapeva che lei aveva commissionato un artico lo a Benja? Perch non avrebbe dovuto farlo? Se invece sapeva che si vedevano nell'hotel, allora era perduta! Vanja le stava davanti e lei pens che volesse picchiarla di nuovo o prenderla a calci con gli stivali, proprio l nel giardino della loro dacia, con i bambini che dormivano in casa. Hai scopato con lui? Vanja! Non importa, Aleksandra Samuilovna. Adesso non importa. Ormai siamo oltre. Non riesci a parlare con lui semplicemente perch non si trova l. Lei si sfiorava ancora il labbro sanguinante, mentre il senso di ci che suo marito stava dicendo la travolse. Che cosa dici? La faccia era vicina a quella di lei. Sudava. Non qui, Sasenka. E' andato via. Questo il suo premio! Sasenka era furiosa, le labbra bianche per la collera incontrollabile che la colse di sorpresa. Dunque, questa la tua vendetta? cos che i cekisti costringono le loro mogli a essere fedeli, vero? Dovresti vergognarti! Credevo che tu servissi il Partito. E adesso che cosa gli farai? Lo sbatterai in un qualche scantinato e lo prenderai a manganellate? E' questo ci che fai tu ogni giorno, Vanja? Non capisci. All'improvviso, Vanja si sedette. Prese il viso tra le mani, si pass le mani tra i capelli, con gli occhi chiusi. Poi si alz e lentamente torn in casa. Sasenka si rimise in piedi tremando. Benja era stato arrestato! Non poteva essere vero. Che cosa gli sarebbe successo? Non poteva sopportare l'idea di vederlo soffrire. Dov'era? CAPITOLO 25. Mamocka! Carlo piangeva. Si svegliava sempre di cattivo umore. Perch tu e papocka parlate in quel modo? chiese Neve, ballando in giardino. Mamma, perch hai il labbro che sanguina? Oh, rispose Sasenka, vergognandosi per la prima volta. Ho sbattuto contro la porta. Voglio curarti, mamma. Posso metterti un cerotto sul taglio? disse Carlo, toccandole il labbro e baciandole le mani, mentre Neve, riposata e allegra, trotterellava per il giardino come un pony. Sasenka guard nel corridoio, verso lo studio di Vanja, la sua mente cercava di analizzare tutte le possibilit. Era quasi contenta che Vanja l'avesse picchiata e che non se la fosse presa con i bambini. Avrebbe voluto che lui l'avesse riempita di lividi, se fosse servito a non far soffrire Benja. E se Benja non era quello che sembrava? Se fosse stato arrestato non per la vendetta di un cornuto, ma perch era un elemento sporco, una specie di spia trotskista? E se invece Vanja avesse inventato tutta la storia dell'arresto solo per tormentarla? Era anche possibile che, trovandosi davvero nei guai. Mendel' avesse in qualche modo invischiato lei e i suoi amici. Mentre ognuno dei plausibili scenari maturava nella sua immaginazione, Sasenka prov un altro attacco di paura, fino a quando uno dei bambini la chiam. Mamocka mi guardi? Prima Neve, poi Carlo. Sasenka trascorse quasi come una sonnambula quel pomeriggio interminabile, il perfetto esempio di primaverili delizie tra i boschi argentati della pianura moscovita. Che cosa ho fatto, pens, che cosa ho fatto? Finalmente giunsero le otto di sera e per i bambini l'ora di andare a dormire. Mi accarezzi cos mi addormento? borbott Carlo, gli occhi castani fissi nei suoi. Ti do undici carezze sulla fronte, disse lei. S, mamocka, undici carezze. Di solito Sasenka era completamente assorbita da Carlo, ma quel giorno la sua mente si trovava altrove. Dov'era? Con Benja in uno scantinato della Lubjanka? Con Mendel' nelle prigioni sotterranee dell'inferno? E tutto questo dove avrebbe portato

lei e la sua famiglia? Preg affinch quella tensione finisse, ma al tempo stesso temeva che ci accadesse. Mamocka? Posso dirti una cosa, mamma? S, Carlo. Ti voglio bene dentro il mio cuore, mamma. Era una nuova espressione e colp Sasenka profondamente. Afferr il suo corpicino robusto da orsacchiotto e lo strinse forte a s. Che bella cosa hai detto, tesoro. Anche la mamma ti vuole bene dentro il suo cuore. Pos le mani sulla sua fronte di seta e insieme contarono ad alta voce undici carezze sul viso, finch lui chiuse gli occhi. Grazie al cielo, Neve era esausta e and a dormire senza discutere. Era una serata dolce e un po' afosa. La casa era invasa da grosse falene fluttuanti, grassi mosconi sonnacchiosi e afidi a sciami. Le ventole appese ai soffitti ronzavano. Carolina era nella sua stanza. Non aveva telefonato nessuno. Vanja and a sedersi sulla sedia a dondolo nella veranda. Si mise a bere e a fumare. Gli ebrei, riflett Sasenka, quando sono in crisi non bevono, si riempiono di sfoghi sulla pelle e hanno le palpitazioni. Si ricord di suo padre. La sedia di Vanja si muoveva avanti e indietro scricchiolando e a lei parve di tornare a sentire il cigolio della Sedia trottante di tanti anni prima. Era arrivato il momento. I corvi gracchiavano sui tigli. Sasenka si avvicin nervosamente a suo marito. Vanja? mormor. Doveva capire come avesse scoperto di Benja, e che cosa sapeva. Fino ad allora, non avrebbe confessato niente. Vanja, io non ho fatto niente, ment. Ho flirtato. Mi dispiace tanto... Si aspettava da lui una maggiore severit, ma quando si volt a guardarla aveva il viso umido e gonfio di lacrime. Vanja piangeva raramente, solo quando era molto ubriaco o quando guardava un film triste, alle rimpatriate con gli ex commilitoni o quando vedeva Neve recitare sul palcoscenico della scuola. Smettila, disse. Mi detesti? Lui scosse il capo. Per favore, dimmi che cosa sai. Vanja cerc di parlare, ma la sua bocca turgida, la mascella pronunciata e gli occhi da orsacchiotto avevano perso tutto il loro fascino, mentre lui piangeva in silenzio, nel tepore del crepuscolo. So di avere commesso un grosso sbaglio. Vanja, mi dispiace cos tanto! So tutto, disse lui. Tutto? Che cosa c' da sapere? Lui emise un forte gemito che esprimeva tutta la sua stanchezza e il suo dolore. Non ti preoccupare, Sasenka. Adesso la questione va ben oltre il nostro problema coniugale. Mi fai paura, Vanja. Le lacrime gli scorrevano lungo le guance mentre il sangue del tramonto si diffondeva nel cielo. CAPITOLO 26. Sasenka rimase vicino alla sedia a dondolo, inalando il profumo del gelsomino. Pensava a Mendel'. Pensava a Benja e ai bambini che dormivano nella loro stanza. Alla fine, Vanja si alz. Era ubriaco, gli occhi accesi e stralunati. Ubriaco nel modo in cui i forti bevitori reggono l'alcol. La trascin vicino a s, sollevandola di peso. Per la prima volta dopo molto tempo, lei fu grata di quel contatto. Vide i conigli nelle gabbie e il pony che brucava tranquillamente al di l dello steccato, ma lei e Vanja erano soli come non lo erano mai stati. Possiamo separarci, gli disse. Non necessario che si sappia. Separiamoci e tu ti sarai liberato di me. Divorziamo! Solo poche ore prima questo pensiero avrebbe potuto rappresentare una fantasia di fuga con Benja, adesso invece sembrava un rimedio dettato dalla disperazione. Ho fatto una cosa terribile! Mi dispiace. Mi dispiace tanto... Non dire cos, sussurr Vanja, stringendola pi forte. Sono arrabbiato con te, ovvio, sei una pazza. Ma adesso non abbiamo il tempo per farci del male. Per l'amor di Dio, spiegati! Chi ne al corrente? Loro sanno tutto, ed tutta colpa mia, rispose. Ti prego, dimmi cos' successo! La abbracci improvvisamente, le baci il collo, gli occhi, i capelli.

Sono stato rimosso dall'incarico al commissariato per gli Esteri. Mi mandano nel Turkestan, a occuparmi dei compagni di Stalinabad. Bene, ci vengo anch'io. Veniamo tutti con te a Stalinabad. Ma ragiona, Sasenka. Potrei essere arrestato alla stazione. Potrebbero addirittura venire stanotte. Ma perch? Sono io che ho sbagliato... Io chiedo perdono, ma cosa c'entra questo con la politica? Gideon, Mendel', adesso Benja Golden, sta succedendo qualcosa l fuori, Sasenka, ma non so cosa. Forse se la prendono con il tuo scrittore? Forse un bastardo in contatto con le spie straniere? Ma loro hanno qualcosa anche contro di me e contro di te. Non so cosa, ma so che sono in grado di distruggerci completamente. Il suo viso febbricitante era pallido nella luce tenue. Forse non abbiamo pi tempo. Cosa faremo? L'enormit della situazione annient Sasenka. Solo due settimane prima in casa loro c'era il compagno Stalin con il compagno Berija, Narkom dell'NKVD. In quella casa avevano cantato le stelle dello schermo e del palcoscenico. Vanja era appena stato promosso e godeva della loro fiducia. Il compagno Stalin ammirava il suo giornale, ammirava lei e pizzicava le guance a Neve. No, Vanja si stava sbagliando. Non poteva essere vero. Il suo cuore ebbe un tremito, macchie rosse comparvero davanti ai suoi occhi e sent un crampo allo stomaco. Vanja, sono terrorizzata. Si sedettero al tavolo della veranda. Erano molto vicini, guancia a guancia, mano nella mano, pi vicini adesso di quanto lo fossero stati durante la luna di miele, quando erano ancora giovani e innamorati. Adesso si sentivano legati in un modo in cui nessun marito e nessuna moglie avrebbero mai immaginato di essere. Vanja si riprese. Sasenka, anch'io sono spaventato. Dobbiamo preparare un piano. Credi davvero che verranno a prenderci? E' possibile. Non possiamo chiedere a qualcuno? Hai chiamato Lavrentij Pavlovic? Tu gli piaci. E' contento di te. Hai addirittura giocato nella sua squadra di pallacanestro. E Hercules? Lui sa tutto. Stalin gli vuole bene. Ci aiuter. Li ho gi cercati entrambi. il compagno Berija non pu rispondere al momento, mi dicono i suoi. E Hercules non ha richiamato, rispose Vanja. Ma questo non vuol dir niente. Berija probabilmente stava correndo dietro a qualche donnina e Hercules ci richiamer. Dobbiamo decidere cosa fare entro stanotte. Possono arrestare me o te o entrambi. Chiss cosa diamine stanno facendo dire a Mendel' in questo momento. O al tuo fottuto scrittore. Ma di sicuro non possono costringerli a inventare! Cristo salvaci! esclam Vanja. Stai scherzando, non vero? Esiste un modo di dire, tra noi degli Organi: "Dammi un uomo stasera e confesser di essere il re d'Inghilterra entro domani mattina. Hai creduto a tutte le confessioni del processo? Zinov'ev, Kamenev, Bucharin, i terroristi, gli assassini, gli sciacalli, le spie? Erano sinceri. Tu dicesti che erano sinceri, nello spirito, nell'essenza. Oh, certo, erano davvero sinceri. Erano tutti dei bastardi. Erano nemici nello spirito. Avevano perso la fede e la fede tutto. Ma... Scosse la testa. Tu hai picchiato delle persone per farle parlare, vero Vanja? Per il Partito, farei qualunque cosa. Ho fatto qualunque cosa. S, so cosa vuol dire distruggere un uomo. Ci sono quelli che crollano come uno stuzzicadenti, altri muoiono senza dire una parola. Ma meglio uccidere cento innocenti che lasciar viva una spia, meglio ucciderne mille. Dio mio, Vanja. Le tornarono in mente le parole di Benja, l'espressione di Benja, mentre diceva le stesse cose. Lui sapeva cosa faceva Vanja durante la notte quando lei, lei... Cosa credevi che facessi? Era top secret, meglio che tu non ne sapessi nulla. Il Partito fa bene a distruggere le spie. Sapevo che ci sarebbero stati degli errori, ma dicevamo tutti che gli errori erano necessari. E adesso? E se diventassimo noi stessi uno di questi errori? Io credo nel Partito e in Stalin, il lavoro di tutta una vita. Vanja, tu ci credi ancora? Dopo quello che ho fatto per il Partito, io ci

devo credere. Se mi ammazzassero adesso, io morirei comunista. E tu? Morire? Io non posso morire. Non posso sparire! Io voglio vivere. Io amo la vita. Io farei qualsiasi cosa per vivere. Abbassa la voce, cara compagna Volpe artica. Quell'aria da consumato cospiratore la riport indietro al tempo in cui lui era un giovane e ardente attivista bolscevico, a Pietrogrado nel 1916. Era una delle cose che le piacevano di lui. Stai calma! Non stiamo per morire, ma dobbiamo organizzare un piano. Se ci prendono, non confessare niente. Questo il trucco. Se non confessi, noi non possiamo toccarti. Qualsiasi cosa ci facciano, non confessare niente! Io non so se ce la faccio. Il dolore, disse Sasenka vacillando. Vanja, tu hai il tuo revolver qui, vero? Vanja sollev il berretto che era rimasto sul tavolo. Sotto c'era una pistola Nagan. Sasenka mise la mano sul freddo acciaio e si ricord dei bulldog a Pietrogrado, che aveva dovuto trasportare per il Partito, ramment l'emozione e la fierezza con cui aveva portato le pistole per la Rivoluzione. Quanto aveva ammirato Vanja, i tenace lavoratore, con quelle mani che sembravano zampe, il su viso fiero, i suoi occhi castani. Che cosa era diventato? Che cosa erano diventati entrambi? Potremmo ammazzarci stanotte, Vanja. Io potrei uccidermi e tu saresti libero. Saresti pulito. Sono pronta a farlo, se solo me lo chiedi... Questa la prima ipotesi. Abbiamo l'arma e abbiamo la notte. Ma supponi che loro non abbiano niente contro di te. Ti picchieranno e ti umilieranno. Ma, se tu non confessi, si domanderanno: 'Ha firmato qualcosa? No? Be', forse non una bastarda, dopotutto. Alla fine ti lasceranno libera. Per noi, per la vita, per i bambini. I bambini! Si erano quasi dimenticati dei bambini. La morte, la violenza e il pensiero di svanire dalla faccia della terra, di cessare di esistere, erano cos terrificanti, cos immediati, da generare la pi pura forma di egoismo. Come aveva potuto, lei, essere cos egoista? Sasenka si gir e corse in casa, Vanja dietro di lei, e irruppero nella camera dei bambini. Tenendosi per mano, guardarono Neve con angoscia, la sua pelle candida e i capelli chiari sparsi sul cuscino, che respirava cos dolcemente, con le lunghe braccia leggermente ripiegate lungo i fianchi e il suo assurdo cuscino rosa appoggiato alla guancia. E poi c'era Carlo, che giaceva nudo, prono, con i capelli in disordine, le gambe e le braccia rannicchiate come un neonato, la testa rintanata nel suo adorato coniglio di pezza. Sasenka riusciva a mala pena a respirare, con la gola secca, nella calda stanza buia che profumava di quella particolare freschezza dei bambini in estate, di fieno e vaniglia. Era come se loro due fossero i primi e gli ultimi genitori al mondo. Invece erano solo gli unici a sapere a cosa stavano andando incontro. Sasenka sent lo stomaco ribollire. Stavano per perdere i loro tesori per sempre. Neve! Carlo, oh cari! Cadde in ginocchio tra i due lettini, Vanja di fianco a lei, e all'improvviso si misero a singhiozzare silenziosamente, uno nelle braccia dell'altra. Non svegliarli, disse Vanja. No, non dobbiamo svegliarli, disse Sasenka con voce incrinata. Ma era pi forte di lei. Con le mani che le tremavano, si chin sul lettino di Carlo e lo prese in braccio, lo tenne stretto a s e una pioggia di baci cadde sulla sua fronte setosa finch lui non si mosse. Vanja teneva Neve, aveva la faccia sepolta nei suoi capelli, che aderivano come trecce dorate alle sue guance umide. Mentre si stringevano ai loro genitori, i due bambini erano teneramente assonnati, meravigliosamente ignari dell'uragano che si avvicinava, ridestato dal sonno profondo di quella notte afosa. I quattro si accoccolarono insieme nella penombra rassicurante, i genitori singhiozzando tra le lacrime, i bambini stiracchiandosi e

sospirando, rannicchiati tra le amate braccia, nel dormiveglia. Poi Vanja prese Sasenka per mano. Rimettili a letto! le disse. Rimisero i bambini nei loro letti e uscirono silenziosamente. Si sedettero vicino alle porte finestre aperte, sul bordo del divano. Udirono la portiera di un'auto sbattere nel silenzio della notte. Vanja! Ci siamo? Sono loro? si lanci tra le sue braccia. Lui cerc di calmarla con un gesto goffo, la sua ruvidezza le era cos gradita adesso, cos familiare. No, non sono loro. Non ancora, sussurr. Ma dobbiamo Pensare con calma. Smetti di piangere, ragazzina! Fatti forza. Per i bambini... Poi anche lui fu scosso da un brivido, e a lei scapp un lamento involontario. Vanja le mise una mano sulla bocca. Infine Sasenka usc dalla stanza e and a bagnarsi il viso con l'acqua fredda. Un immenso terrore si impossess di entrambi. Vanja, noi non possiamo ucciderci perch... Stalin definisce i suicidi 'sputi negli occhi del Partito. Risparmieremo il dolore a noi stessi, ma non ai bambini. Il Partito si accanir sui bambini. Ho deciso. Uccidiamo noi e i bambini. Stanotte, Vanja, adesso. Moriamo insieme e saremo sempre insieme. Per sempre! Che strano, eppure lei credeva ancora in una sorta di resurrezione. Nell'eternit. Era la fede dei suoi antenati rabbinici, che lei, la comunista, aveva sempre rifiutato. Adesso quelle vecchie parole del rabbino di Turbin le tornavano in mente: Zohar, il Libro dello Splendore e cuore della Cabala, il paradiso e la Geenna, i Golem e i dybbuk che colpivano gli sventurati col malocchio, il mondo spirituale, cos estraneo al marxismo scientifico e al materialismo dialettico. Ebbene, adesso lei immaginava la sua anima, e il suo amore, che vivevano oltre l'involucro del suo corpo. L lei avrebbe rivisto suo padre e sua madre, com'erano da giovani. Sarebbero sempre stati insieme! Estrasse la Nagan da sotto il berretto da NKVD di Vanja. Era ancora capace di usarla. Tu ci credi? le domand. Io s. Saremo sempre insieme in paradiso. Forse hai ragione. Se ci prendono, prima uccidiamo loro e poi noi. Quindi deciso. Ma quando Sasenka si volt verso la camera dei bambini lui la ferm, prese la pistola e la fece scivolare nella fondina. La abbracci stretta, sussurrando: Non ce la faccio. Davvero non ci riesco. E tu? Lei scosse la testa. Era passata la mezzanotte e i pensieri di Sasenka diventavano pi razionali. Non c' pi tempo per piangere, vero Vanja, mio caro? Hanno qualcosa contro di noi, ma non so cosa. Gideon ha accennato a 'storia greca e romana' e poi Mendel' stato arrestato. Benja Golden non sa niente di noi. Ma com' lui? Un provocatore? Una spia? E' sporco? Potrebbe. Adesso era cos tanto spaventata da accusare il suo stesso amante. Era successo proprio questo? Davvero Benja aveva distrutto la sua famiglia? Poi, come una pioggia di meteoriti, le vennero in mente le possibili alternative: Potrebbe essere un intrigo cekista alla Lubjanka? Ci deve essere una ragione per tutto questo, Vanja, non credi? Lui spalanc le mani. Ci deve essere una causa, rispose. Ma questo non significa che ci sia una ragione. In quel momento udirono il cigolio del cancello sul retro. Sono loro, Vanja. Ti amo, Vanja, e Neve, e Carlo. Se uno di noi vivr, oh Vanja... Dobbiamo porre fine a tutto? Dov' il bulldog? Si aggrapparono l'uno all'altra. Con l'arma in pugno, lui premette l'acciaio tra le loro mani, come se fosse un pegno d'amore. Non c'erano rumori. La notte avanzava con stridente lentezza. Un fischio ruppe il silenzio, e una figura con un cappuccio bianco usc dall'ombra del frutteto. Vanja alz la pistola. Chi l? Fermo o sparo. Vi porter con me all'inferno, bastardi! CAPITOLO 27.

Posso fermarmi solo pochi minuti, disse il nuovo arrivato, levandosi il cappuccio caucasico che portava da quell'inverno a Pietrogrado, tanti anni fa. Oh, Hercules, grazie a Dio, sei arrivato! Sasenka lo baci pi volte, abbracciandolo. Ci salveremo tutti, vero? Sei venuto a dirci che sistemerai ogni cosa? A chi ci dobbiamo rivolgere? Per favore, dillo! Spensero le luci della veranda, e Hercules Satinov sedette al tavolo con Vanja e Sasenka. Lei offr tre bicchierini di brandy armeno. Andr tutto bene, vero? ripet ancora una volta. Ce lo stiamo solo immaginando, eh? Oh, Hercules, cosa dobbiamo fare adesso? Ssssst, Sasenka, disse Vanja. Lascialo parlare. Satinov assent con un cenno della testa, i suoi occhi dardeggiavano nell'oscurit. Ascoltate attentamente, inizi. Non so proprio tutto, ma so che qualche cosa cambiato. Si stanno occupando di Mendel' e hanno trovato qualcosa contro di te. Contro di me? grid Sasenka. Vanja, divorziamo! Mi ammazzer da sola. Calmati, Sasenka, e ascoltiamo quello che ha da dirci, insist Vanja. Adesso il problema non pi quello, disse Satinov tagliando corto. Pensavo... riguardo ai bambini. Sasenka si sent il sangue martellare. Potrei parlare con Berija. Farei qualsiasi cosa. Qualsiasi! Potrei convincere Lavrentij Pavlovic... Satinov scosse la testa e Sasenka percep la sua tensione in modo tangibile. Ormai non avevano neppure il tempo di parlare di loro due. Solo dei bambini. Potrei scrivere al compagno Stalin. Mi conosce, mi conosce dal 1917, da quando battevo a macchina per Lenin... Mi conosce. Gli occhi di Satinov ebbero un lampo e Sasenka cap che in qualche modo tutto questo era partito dall'Instantsija, dal vertice. Ti devi concentrare solo sui bambini, adesso, le rispose semplicemente. Oh, Dio mio, sussurr Sasenka, mentre macchie rosse comparivano davanti ai suoi occhi. Verranno mandati in uno di quegli orfanatrofi. Saranno torturati, uccisi, violentati. I figli di Trotskij sono morti. E tutti i figli di Kamenev. E quelli di Zinov'ev. Io so cosa succede in quei posti... Calmati, Sasenka. Cosa possiamo fare, Hercules? chiese Vanja. Avete un parente da cui potete mandarli? domand Satinov. Ma Sasenka sapeva che Gideon e Mouche erano sull'orlo del precipizio, che l'altra sua figlia Viktorija era una fanatica del Partito che non avrebbe mai accettato di aiutare bambini cos scomodi, che Mendel' era gi tra le spire della Lubjanka e che i genitori di Vanja sarebbero stati probabilmente arrestati poco dopo di loro. Quindi Neve e Carlo dovranno essere allontanati, continu Satinov. Immediatamente. Forse addirittura domani. A sud. Ho alcuni amici laggi che mi devono dei favori. Non dimenticate che io sono stato a lungo nel ZaKavCom. Fuori dalle citt esistono persone comuni, non politicizzate. Avevo le mani pesanti all'epoca, quando lavoravo laggi, ho spezzato la schiena ai nostri nemici, ma quando potevo farlo cercavo anche di aiutare qualcuno. Chi sono? Cosa succeder a Neve e a Carlo? A Sasenka sembrava di impazzire. Non riusciva a respirare, ansimava, ma si sentiva mancare l'ossigeno. Sasenka, ti devi fidare di me. Sono il padrino di Neve. Ti fidi di me? Lei annu. Era chiaro che Satinov era l'unica sua speranza. Bene allora, devono partire verso sud in segreto. Io stesso devo andare nel Caucaso stanotte, ma non posso fare il viaggio con loro. Qualcuno di vostra totale fiducia dovr portarli 'in vacanza, non daranno nell'occhio. Da qualche parte, questa persona li consegner a un'altra persona che ho in mente. E i genitori di Vanja? S, vero, mia madre adora i bambini... disse Vanja, ansioso. No, interruppe Satinov. Stanno in via Granovskij, saranno sorvegliati di continuo. Non sarebbe una buona idea. Scusami Vanja, ma la loro visione del Partito al contempo fervente e ingenua, un binomio pericoloso. Ma tu... conosci qualcuno che potrebbe prendersi cura di loro, nel Sud, qualcuno davvero gentile, gentile abbastanza per questi due amati... questi due angeli? domand Sasenka. Satinov prese le mani di Sasenka e le strinse tra le sue. Non tormentarti. S, davvero. Te lo prometto, Sasenka, ho

in mente qualcuno che tu approveresti. Ma neanche lui sar a conoscenza della loro destinazione finale. Ma rimarranno insieme? Per favore, dimmi di s. Loro si vogliono bene, hanno bisogno l'uno dell'altra, e poi senza di noi... Hercules scosse la testa. No. Se fossero in uno di quegli orfanotrofi dell'NKVD per i figli dei traditori, verrebbero comunque divisi, verrebbero cambiati i loro nomi. Inoltre potrebbe essere ordinata una caccia all'uomo in tutta l'Unione per due fratellini, un maschio e una femmina, e alla fine li troverebbero. Saranno pi al sicuro separati. Ci sono migliaia di bambini abbandonati e perduti adesso, addirittura milioni, le stazioni sono piene di questi bambini. Ma questo significherebbe per loro perdere anche un fratello e una sorella, oltre ai propri genitori. Cesserebbero di essere parte di una famiglia. Vanja, io non posso pensarlo. Non riesco ad accettarlo. S, rispose Vanja. Vedrai che ce la farai. Saranno accolti da due famiglie diverse, continu Satinov. Ho gi in mente da chi. Sono coppie senza bambini, persone non coinvolte nella politica, ma rispettabili, buone. Se tornerete indietro, se tutto questo non porter a niente, se sarete solo mandati in esilio, per molto tempo non potrete tornare a vivere a Mosca, ma i bambini saranno pronti per voi, ve lo prometto. E verranno a raggiungervi ovunque voi siate. Altrimenti, se le cose dovessero mettersi male... Dimmi chi sono, per favore, dimmi di queste famiglie. Chi sono? lo supplic Sasenka, con la voce rotta. Nessuno oltre a me deve sapere dove si troveranno. Aiutare i figli dei nemici del popolo pu costare la testa a ognuno di noi. Ma posso farlo, Sasenka. Distruggeremo i documenti e loro scompariranno, saranno al sicuro. Non siete i soli. Molte persone hanno mandato i loro figli nelle campagne nel '37. Questo quello che posso fare. Se accettate, vi giuro che mi occuper di loro fino al mio ultimo respiro. Sar la missione della mia vita. Ma dovete decidervi adesso. Vanja guard Sasenka e lei guard lui. Poi Sasenka si gir verso Satinov. Oh, Hercules, implor, ma poi annu. Cerc di stringersi a Satinov, ma lui si ritrasse, e lei capiva il perch, essendosi trovata in passato nello stesso stato d'animo. Aveva avuto amici nel '37, i quali, una volta che la loro sorte era segnata, venivano come congelati, nell'attesa dell'arresto. Anche lei li aveva evitati come se fossero infetti, come se avessero la peste, perch in quel periodo i contatti avrebbero potuto essere fatali. Adesso lei era l'appestata, ma questo caro amico la stava aiutando. Grazie, sei un uomo leale e un vero comunista, disse teneramente. Credimi, non sono una gran meraviglia, fu tutto quello che rispose Satinov. Si alz in piedi. Va bene, disse. Per prima cosa, devo spedire i telegrammi. Preparate i bambini stanotte. Potete mandarli via a partire da domani, a qualsiasi ora. Oppure potete aspettare fino a che uno di voi non sia preso, in modo da saperne di pi. Vanja, tu partirai domani per Stalinabad, non vero? Credi che, se ti prendessero, saresti in grado di fare arrivare un messaggio? Io partir stanotte con un treno speciale del Comitato centrale e domani arriver a Tiflis. Sono a capo di una nuova missione e star nel Sud per un mese. E' una benedizione, perch cos posso darvi una mano. Vi mander i dettagli tramite un telegramma. E questo importante: se sarete arrestati, io avr bisogno di tempo per nascondere i bambini, prima che gli Organi vadano a cercarli. Vanja, tu sai cosa intendo. Non provate neanche a pensare di farvi del male da soli. Datemi la copertura, qualsiasi cosa vi costi. Ne far buon uso, avete capito? Adesso, il primo passo. Carolina potr accompagnarli nella prima parte del viaggio? Sasenka pens alla esile donna tedesca del Volga. Esit per un momento. Nel flusso della paura, Sasenka si stava domandando se la bambinaia li avrebbe traditi. Davvero non potevano pi fidarsi di nessuno. Poi rispose: S, credo che andrebbe in capo al mondo per questi bambini. Vai a chiamarla, disse Vanja, ma Sasenka stava gi bussando alla porta di Carolina. Quando vide

l'ansia sul viso di Carolina, cap che la bambinaia sapeva che c'era qualcosa di grave, non aveva quasi bisogno di spiegazioni. Furono sufficienti poche parole. Sasenka ricacci le lacrime e cap dalla severa determinazione del volto e dalle mascelle serrate di Carolina che la tata aveva osservato il loro dolore nelle ultime ore. Vieni a sederti con noi, disse Sasenka. La differenza tra padrona e domestica spar in un istante, il potere che avevano di salvarsi, o distruggersi, a vicenda le metteva sullo stesso piano. Bene, disse Satinov quando Sasenka e la bambinaia tornarono. Voi capite che, qualsiasi cosa succeda, io non sono mai stato qui. Vanja, Sasenka, l'ultima volta che ci siamo visti stata alla cena con mia moglie in via Granovskij. Non abbiamo parlato di politica. Non so niente della vostra sorte. Dovete prenotare i biglietti e i lasciapassare per Carolina il pi presto possibile. Chiama la stazione, lavora sul tempo, subito, addirittura stanotte. Pos due carte d'identit sul tavolo. Sono i documenti di due bambini dell'orfanotrofio di Dzerzinskij. Carolina viagger con i propri documenti, ma i biglietti dei bambini dovranno essere sotto falso nome. Ci sono continue ispezioni in questi giorni sui treni e nelle stazioni. Sasenka, distruggi i passaporti dei bambini, non lasciarli nella dacia! Quando deve partire Carolina? domand Sasenka. Non pu portarli con s nel suo villaggio? Possono trovarla anche l, disse Satinov. Ci sono stati molti arresti di tedeschi del Volga, fuori Rostov. Carolina, dovrai prendere il treno Mosca-Baku-Tiflis dalla stazione Saratovskij. Quando scenderai dal treno a Rostov, troverai un messaggio a tuo nome dal capostazione. Ti chiami Gunther, vero? Carolina Gunther? O trovi il messaggio oppure una persona che ti aspetta. Dopo di che, devi tornare al tuo villaggio. Tutto chiaro? Sasenka not che Satinov non li guardava negli occhi, mentre se ne andava. Le baci la mano come aveva fatto quando si erano conosciuti, vent'anni prima, e abbracci Vanja. Mise il suo cappuccio georgiano e se ne and attraverso il giardino, com'era arrivato. Il cancello cigol mentre lo chiudeva. Sasenka lo conosceva dall'inverno del 1916, da quando erano giovani. Lui l'aveva vista al capezzale di Ariadna, era stato il loro migliore amico di sempre. Adesso la loro amicizia era finita o forse stava solo subendo una metamorfosi. Da amico che era, sarebbe potuto diventare l'unica famiglia al mondo per i suoi figli. In questa nazione russa, con tutta la gentaglia e i codardi che c'erano, i camaleonti e le spie, solo lui aveva dimostrato il coraggio di rimanere un essere umano. Andiamo. Abbiamo molto da fare, disse Carolina animandosi, stringendo con una mano il braccio di Sasenka. Ma prima dobbiamo mangiare qualcosa. Si ragiona meglio con lo stomaco pieno. Port un vassoio con formaggio di capra, pomodori, pane nero borodinskij e l'acqua minerale Narzan. Non accesero la luce della veranda, ma si buttarono sul cibo come se non avessero mangiato da secoli. Il tempo scorreva lentamente. Sasenka si sent meglio. Aveva un compito da svolgere. Doveva fidarsi di Hercules Satinov. Aveva detto che i suoi bambini sarebbero stati affidati a persone gentili, ma, oh, quanto le faceva male il cuore! Le venne in mente quand'era nata Neve, e poi Carlo, al Kremlevka, l'ospedale del Cremlino, in via Granovskij. Il primo parto, quello di Neve, era stato facile: per prima cosa ricordava la sua testina bionda, e che aveva dormito tutta la notte sul suo petto... Adesso parlava sempre e solo di cuscini e farfalle (conosceva i nomi delle Brasiliane blu e le Vanesse atalanta), odiava le uova. Carlo voleva le sue undici carezze prima di dormire, si svegliava di notte e bisognava coccolarlo un po'. Odiava lo yogurt e aveva una collezione di conigli e quando gli si abbassavano gli zuccheri, tra i pasti, bisognava dargli i suoi adorati biscotti Pecene, quelli con il Cremlino sulla scatola. E voleva sempre andare nella nuova stazione del metr con gli ingressi di marmo e le cupole di vetro e gli piaceva comunque andare in metropolitana...

Avrebbe dovuto scrivere queste cose, per quelle buone persone? Sarebbe stato possibile dirle a qualcuno? Chi pu sapere tutto questo, tranne che una madre? Come avrebbe potuto essere felice senza sua madre? Sasenka ricominci a tremare. Comportati bene! Dobbiamo essere concreti! La voce di Vanja irruppe nei suoi pensieri terrificanti. Sasenka si sent raggelare, come se fosse venuta in contatto con un blocco di ghiaccio. Non avrebbe potuto scrivere niente e i bambini avrebbero portato con loro solo lo stretto necessario, soprattutto niente che li potesse legare ai genitori. Non c'era tempo adesso per i sentimenti, le lacrime, i sensi di colpa. Sasenka adesso era una madre, niente pi che una madre che protegge i suoi cuccioli. Doveva salvarli dagli orfanatrofi descritti da Benja. Quando tutto sarebbe stato pronto, se ne avessero avuto tempo, allora avrebbe potuto assaporare la presenza dei suoi tesori e parlare un poco con loro. Poi avrebbe potuto piangere tutte le sue lacrime. A Sasenka sembr che il cibo non sapesse di niente. Il giardino avrebbe potuto essere di cartone. Il gelsomino, il lill e il caprifoglio puzzavano di marcio. Il pony, i conigli, gli scoiattoli, tutto il resto dell'esistenza avrebbe anche potuto imputridire, per quel che le importava, se soltanto avesse potuto essere risparmiata per allevare i suoi figli, se loro fossero stati liberi di tornare da lei... Sono un orfano, abbandonato, nessuno si prender cura di me... Quella vecchia canzone non era mai stata cos pertinente e cos insopportabile. Vanja, dobbiamo parlare attentamente. Potrebbe essere la nostra ultima notte insieme. Ma cosa possiamo dire ai bambini? domand, con la voce che si incrinava a ogni parola. Meno diciamo e meglio , disse Vanja. Devono dimenticarsi di noi, come se non fossimo mai esistiti. Neve ricorder qualcosa, ma Carlo ha solo tre anni. Lui addirittura non... Non riusc pi a parlare. Sasenka prese Carolina per mano. Vieni Carolina, andiamo a fare le valigie. Dobbiamo prendere dei vestiti pesanti, cos non avranno freddo. Tornarono nella camera dei bambini e Sasenka inizi a passare i vestitini a Carolina. Ogni volta, mentre prendeva una camicetta o un golf, aspirava il profumo di fieno e vaniglia. Ho dato la vita ai miei figli, Sasenka disse a se stessa, ma so che non mi appartengono. Adesso dovranno continuare a vivere senza di me, come se non fossi mai esistita. CAPITOLO 28. Il vecchio autista Razum, che ancora stillava dai pori l'alcol della sera precedente, arriv all'alba per portare Vanja alla stazione di Mosca. Suon il clacson fuori dal cancello e Sasenka usc nella sua camicia da notte color malva. Era un fresco mattino di maggio, frizzante e luminoso. La rugiada scintillava sull'erba come una pioggia di diamanti e le rose stavano per sbocciare. I bambini erano gi alzati e Carlo saltava sul letto. Mamma, posso dirti una cosa?... Vanja aveva bevuto tutta la notte, e trasudava vodka. Sasenka lo guard mentre andava nella stanza dei bambini per baciarli. Sapeva che avrebbe desiderato dir loro molte cose: qualche consiglio, raccomandazioni, errori da evitare, perle di saggezza che tutti i padri desiderano comunicare ai propri figli prima di partire per un viaggio. Ma i bambini erano molto eccitati e non si sedettero neppure sulle sue ginocchia. Non mi va di baciare papocka, e a te Neve? Carlo indicava suo padre che stava l, nell'uniforme dell'NKVD completa di stivali, berretto, tre mostrine sul colletto rosso, cintura di cuoio e fondina. Noi vogliamo baciare solo la mamma e Carolina. Pap un mostro spaventoso! Pap ci sbrana e ci sputa fuori! url Neve, sgusciando via come un vivace

agnellino. Gli saltavano intorno, e Sasenka guardava, gli occhi pieni di lacrime, mentre Vanja li prese in braccio, prima uno e poi l'altra, e li strinse contro il viso, il naso le labbra, solo per un momento. Ahi, pap, mi pungi! grid Carlo. Mi fai male! Non ti voglio baciare la faccia perch punge, disse Neve. Bacia il mio bel cuscino, invece. Portalo via con te! Vuoi davvero che mi porti via il tuo preferito? chiese Vanja quasi sopraffatto. S, cos ti ricordi di me, ma prometti di rimandarmelo, papocka! Con le labbra che gli tremavano, Vanja prese quel piccolo cuscino e lo mise in tasca, poi afferr Neve e l'abbracci per un istante. Lasciami andare, papocka! Hai un odore strano! Sgattaiol via, saltando sopra le due piccole valigie di tela pronte vicino alla porta. Vanja usc, le lacrime gli scorrevano sulle guance non rasate. Carlo lo rincorse. Pap! Io ti voglio bene qui, disse, nel mio cuore. Voglio accarezzarti perch stai piangendo. Vanja si ferm per prendere in braccio suo figlio, e Carlo gli asciug le lacrime con il coniglietto di pezza. Perch sei triste, pap? chiese Neve, quando furono nella veranda. Non mi va di allontanarmi da voi e, se mai vi domanderete dove sono, guardate le stelle nel cielo come vi ho insegnato. Io sar sempre dovunque si trovi l'Orsa maggiore. Sasenka lo accompagn alla porta. Lui la prese tra le braccia, la sollev e la strinse cos forte che le pantofole le caddero. Sposarti... pronunci a malapena, ...la decisione migliore... che abbia mai preso. Non preoccuparti, passer anche questa, in caso contrario abbiamo il nostro piano. Si gir verso Carolina e le fece un profondo inchino. Carolina abbass lo sguardo, strinse le mandibole e gli porse la mano. Lui gliela strinse, rigido, come se fosse stato a una parata militare. Grazie, Carolina! esclam, poi attir a s il corpo ossuto della donna e l'abbracci. Razum aveva girato la macchina. Vanja sal e partirono. Sasenka lo guard andar via, poi corse in casa e si gett sul letto. Come tutto questo avrebbe potuto avere una fine? Non riusciva ancora a credere che fosse accaduto davvero. Cerc di immaginare dove si trovassero Benja Golden e Mendel, ma non ci riusc. Era come se nel suo spirito non ci fosse pi alcuna piet: adesso per lei esistevano solo Vanja e i bambini. Nessun altro. Avrebbe dovuto provare compassione per Benja, eh l'amava, e anche per Mendel', ma non ci riusc. Morissero pure entrambi, purch lei e i bambini potessero restare insieme. Sent arrivare qualcuno. Che cosa c'? Mamocka piange. Sei triste perch papocka andato via? chiese Neve. Mamma, mamma, posso dirti una cosa? Io ti bacer e ti accarezzer, mamma, esclam Carlo. I suoi occhioni castani si offuscarono, come quelli di un seduttore in un film, mentre le stampava un forte bacio sul naso. Tesori miei... S, mamma. Forse partirete per un viaggio, una grande avventura. Con te e pap? No, non credo, Neve. Ma volete bene a Carolina, vero? Forse andrete con lei e sappiate che non dovrete mai parlare della vostra famiglia, n di qualsiasi cosa che abbiate sentito a casa. Lo sappiamo gi, mamma, ribatt Neve, molto seria. Pap dice sempre: 'Non chiacchierate!' E tu e pap? chiese Carlo, lo sguardo ansioso. Be', Carlo, noi potremmo raggiungervi pi avanti. Se o quando potremo... Ma saremo sempre intorno a voi, sempre... Certo che ci sarete, sciocca! sbott Neve. Staremo tutti insieme per sempre. CAPITOLO 29. Sasenka li ricondusse in citt domenica pomeriggio. Fu allora che tutto ebbe inizio. Le guardie in via Granovskij erano amichevoli come sempre, ma ce n'era una nuova. Che razza di espressione c'era nei suoi occhi? Sapeva che

Vanja si trovava a Stalinabad? Sapeva anche perch? C'era un perch? Marfa e Nikolaj, i genitori di Vanja, e gli altri anziani, sedevano in cortile come sempre: perch il padre di Vanja non smetteva di leggere il giornale per parlare con lei? Lo sguardo malizioso negli occhi dell'anziano padre di Andreev, un alto esponente del Politburo, significava qualcosa? Aveva detto al figlio di stare attento a quei Palitsyn, di non lasciare giocare i suoi bambini insieme ai loro per un po'? Il portiere l'aveva salutata con un cenno, ma perch non le aveva neppure rivolto la parola per chiederle se avesse bisogno di una mano con le valigie? Per strada, un giovane con un impermeabile di gabardine e un cappello di feltro li osserv arrivare. Era un cekista? Gli uomini di guardia in portineria presero un appunto: la stavano sorvegliando. Sapevano qualcosa. Sul pianerottolo del suo appartamento, la cameriera del maresciallo Budjonnyj indugiava spolverando le scale. Un'informatrice? Era un'agonia. Era assurdo. Fiducia e disperazione si alternavano di continuo dentro di lei, come giri di una vecchia giostra. Era domenica notte e Sasenka era sdraiata a letto. Un buco le si spalanc nel ventre. Sulla lingua percep un sapore amaro come l'assenzio. Di nuovo fu in preda alla paura, al terrore di perdere i suoi bambini e di morire. Eppure non temeva il colpo finale: i giovani rivoluzionari si trovavano sempre a un passo dalla forca. Quando viaggiava sui treni Agitprop durante la Guerra civile, era preparata ad affrontare la morte in qualsiasi momento, se fosse stata catturata dai Bianchi. Essere una bolscevica significava anche questo. Ma da quando erano nati Neve e Carlo aveva sentito la morte strisciare su di lei, un ladro nella notte, il criminale che avrebbe rubato i suoi bambini. Si palpava i seni per controllare se ci fosse qualche nodulo maligno; aveva paura dell'influenza e della tubercolosi... cos'era quella tosse? Implorava il Fato: ti prego, ti prego, dammi il tempo per amarli e prendermene cura. Garantiscimi gli anni necessari per vederli felici e sposati con figli loro. Quando scoppi il Terrore, aveva visto altri genitori sparire e in seguito svanire nel nulla anche i loro bambini. Niente pi giochi nel cortile della casa sul lungofiume, o l in via Granovskij. Ma quei genitori si erano allontanati dalla linea del Partito e avevano agito in modo avventato, disonesto, impuro. Erano sembrati comunisti sinceri, ma in realt indossavano una maschera. Il Partito veniva prima di ogni altra cosa, loro avevano sbagliato. Lei aveva sempre giurato che non l'avrebbe mai fatto. Eppure, in un modo o nell'altro, uno sbaglio l'aveva decisamente commesso. Scese il buio e Sasenka cerc di dormire, solo per essere assalita da fantasmi di orrore, di torture, arresti, volti di bambini singhiozzanti. Sussult e il polso acceler: stava per avere un infarto? Vanja non aveva telefonato. Si abbandon a un dormiveglia agitato, senza mai riuscire a sprofondare nel sonno, sobbalzando invece come un ciottolo lanciato su uno stagno. Vide sua madre da morta, sua madre da viva, sua madre da giovane, suo padre che veniva ucciso co un colpo alla nuca davanti ai suoi bambini. Chi quell'uomo? chiedeva Neve. Non conosci il tuo deduska, tuo nonno? Che cosa gli succeder quando sar morto? domandava Carlo. Diventer un fantasma? Sasenka si svegli, tremante e madida di sudore, and nella stanza dei figli e si sdrai accanto a Carlo, a stento riusciva a credere che in un mondo simile potesse esistere quel bambino adorabile. Pos il viso sulla sua spalla. Lui aveva una pelle morbida e vellutata. Gli accarezz la schiena nuda e si addorment di nuovo. Quando si svegli, era Carlo che la stava accarezzando, il suo respiro dolce le sfiorava il viso. Che gioia! Mamocka, posso dirti una cosa? Bussano alla porta. Lei si alz. Tutto le torn in mente. Nausea e vertigini la assalirono. Bussavano cos forte e con una tale collera!

Sasenka abbracci i due bambini e and alla porta. Aprite! Chi ? grid Neve. Razum! disse l'autista. C' un telegramma. Sasenka esit. Inspir profondamente. Apr la porta. Buongiorno, compagna, sorrise Razum, una bella giornata! E c' un messaggio del capo. A Stalinabad. Sto bene. Saluti ai bambini. A casa mercoled. V. P. Sasenka si sent felice, improvvisamente certa che non sarebbe accaduto niente di male. Si era immaginata tutto. Perch mai l'assistente di un vicecommissario quale era Vanja non avrebbe dovuto avere un incarico temporaneo a Stalinabad? Succedeva di continuo; non tutti quelli che venivano mandati in missione nelle varie Repubbliche erano arrestati. Anche Satinov era stato inviato in Georgia per alcune settimane e nessuno aveva insinuato che si trovasse in qualche guaio. Si prepar per andare al lavoro, alla rivista. Pens freddamente ai nemici e ai traditori, come prima faceva molto spesso, quando gli Organi avevano controllato quegli amici che non erano pi tornati. Era a causa della rivista che risultava pericolosamente legata a Benja Golden? Klavdija aveva chiamato il funzionario culturale di Andrej Zdanov alla piazza Vecchia e Fadeev all'Unione degli scrittori. Entrambi lo avevano approvato, perci lei aveva le spalle coperte. Lei e Benja si erano incontrati per discutere dell'articolo commissionato. Tra loro non c'era alcuna relazione personale. Improvvisamente fu colta da un profondo disgusto verso se stessa. Amava solo i suoi figli, suo marito, se stessa e nessun altro. Satinov si era forse sbagliato? Era possibile che l'unico legame tra Benja e Mendel' fosse che entrambi avevano posizioni di rilievo ed era per questo che ora si trovavano in pericolo? Prima di andarsene, Vanja le aveva detto che recentemente erano stati arrestati altri artisti e scrittori: uno era Babel', un altro il giornalista Koltsov, e poi Mejerchol'd, il regista teatrale. Forse tra loro c'era un legame? Vanja aveva sussurrato che stavano preparando uno spettacolo che avrebbe messo in scena un quarto processo, protagonista il commissario di ferro Ezov, ora caduto in disgrazia, e stavano considerando di buttare alcuni diplomatici e intellettuali nel calderone. Forse l'incubo che stava vivendo aveva a che fare con questo? Baci i bambini, abbracci Carolina, indoss il suo tailleur preferito, quello color crema con i bottoni bianchi, e la camicetta bianca con il grande colletto, infine mise qualche goccia del profumo Mosca rossa dietro le orecchie. Dopo avere salutato il portiere e le guardie si incammin verso l'ufficio. La via Granovskij era una strada elegante, il palazzo rosa e decorato, un posto meraviglioso dove vivere. In fondo alla via, pi indietro, c'era la Kremlevka, dove i migliori specialisti avevano fatto nascere i suoi bambini. Usc da via Granovskij nei pressi dell'universit di Mosca, dove un giorno Neve e Carlo avrebbero studiato. Una brezza frizzante le danzava intorno e lei, passando accanto al Cremlino, sorrise, inviando pensieri affettuosi all'indirizzo dell'incantevole finestrella del delizioso Palazzo dei divertimenti, a ridosso del muro dei giardini di Alessandro, dove Stalin aveva abitato fino al suicidio di sua moglie Nadja. Quando attravers il Maneggio e super l'hotel Natsional', scorse il maestoso edificio del Sovnarkom, l dove Stalin lavorava e viveva e dove la luce era accesa giorno e notte. Grazie, compagno Stalin, tu sai sempre cos' giusto fare, gli comunic mentalmente attraverso l'aria ambrata di quel giorno di sole a Mosca. Hai conosciuto Neve, comprendi tutto. Salute e lunga vita a te, Josif Vissarionovic! Procedendo con il suo passo leggermente ondeggiante, Sasenka svolt a sinistra in via Gor'kij. Sulla destra c'era il caseggiato dove viveva lo zio Gideon, in un appartamento spazioso, accanto a scrittori famosi come Il'ja Erenburg. Lungo la strada passavano rumorosi i camion che trasportavano cemento per il nuovo hotel Moskva, che si innalzava come

un fiero tempio di pietra. Limousine Lincoln e ZiS sfilavano lungo il viale in direzione del Cremlino, un cavallo pomellato attaccato a un calesse era fermo davanti alla sede del municipio. Mosca era ancora in costruzione, un insieme di villaggi, ma lei vi apparteneva. Salendo la collina, Sasenka pass accanto a uomini e donne che lavoravano ai nuovi edifici, a militari che facevano roteare i manganelli, a bambini che andavano a scuola e giovani Pionieri con le loro sciarpe rosse. Prima di raggiungere la stazione Bielorussia, vide la bella statua di Puskin e svolt a destra verso la Petrovka, dove sgangherate bancarelle offrivano pirozki fritti. In ufficio, Sasenka chiam i redattori per riunirli al tavolo a forma di T. Entrate, compagni. Sedetevi! Che idee avete per il numero di dicembre sul compleanno del compagno Stalin? Trascorsero giorni sereni e leggeri come pattini nuovi su ghiaccio levigato. CAPITOLO 30. E' tornato pap! grid Neve. Cosa fai alzata? Sasenka era in camicia da notte e vestaglia. Torna a letto! E' quasi mezzanotte. Razum alla porta con pap! Pap tornato? Carlo sbuc dal letto, tutto arruffato, con il pigiamino blu, e si trascin sul parquet del corridoio. E' alla porta! Neve saltellava su e gi. Possiamo restare alzati? Per favore mamma! Certo! Apr la porta. Salve, Razum, sei andato a prenderlo? Ha fatto tardi come al solito... Stai indietro, non dire fesserie, ordin Razum, quasi gridando, con un terrificante alito di aglio e vodka. Stava dritto in piedi, a gambe divaricate, con indosso la solita logora uniforme dell'NKVD. Aveva la pistola in mano. Avanti, ragazzi, qui! Guardate come vivevano e che cosa ha dato il Partito a quel grassone del capo... e guardate come lui l'ha ripagato! Razum non era solo: alle sue spalle c'erano quattro cekisti, e dietro di loro il portiere, sudato e imbarazzato, che armeggiava con il suo barocco mazzo di chiavi. Uno dopo l'altro, i cekisti entrarono nell'appartamento. Oddio, cominciato. Sasenka sent le gambe vacillare e si appoggi alla parete. Le si par dinnanzi un ufficiale di grado elevato, dal viso oblungo, con due mostrine e l'uniforme troppo grande per la sua corporatura sottile. Ho l'ordine di perquisire l'appartamento, firmato da L.P. Berija, Narkom, NKVD. Razum spinse l'insetto stecco con una gomitata, tanto era desideroso di essere parte attiva nell'operazione. All'alba abbiamo arrestato Palitsyn alla stazione Saratovskij. Lui ha preso a pugni uno di loro, davvero. Basta cos, compagno, disse l'insetto stecco, incaricato dell'operazione. Dov' adesso? chiese Sasenka ansiosa. Dunque, il treno di Vanja era arrivato in orario. Razum (probabilmente tenuto all'oscuro di tutto, per evitare che, eventualmente, avvisasse il suo capo), lo aspettava alla stazione, ed era stato l, in quel momento, che l'avevano arrestato. Con la sua grottesca pantomima Razum tentava disperatamente di dimostrare la propria lealt e di salvare la pelle. Sasenka ne sapeva abbastanza per rendersi conto che Vanja era stato portato direttamente alla Prigione interna, quella che loro chiamavano il Centro: la Lubjanka. Non una parola di pi, compagno Razum, intim l'insetto stecco. E' affar nostro. Ho sempre avuto sospetti su questi barin, continu Razum. Ho visto di tutto qui dentro. Adesso frughiamo in giro, troveremo chiss quali documenti nascosti dal serpente. Da questa parte, ragazzi! L'insetto stecco e i cekisti erano gi nello studio. Carolina

guardava dalla porta della sua camera. Erano venuti ad arrestare anche lei? si chiese Sasenka. Smanie frenetiche e pensieri egoistici l'assalirono di nuovo: magari lei era al sicuro? Forse volevano soltanto Vanja. Che venisse pure arrestato. L'importante era che la lasciassero con i bambini. Sasenka e Carolina si guardarono in silenzio. Era troppo tardi? I bambini sarebbero stati torturati in quell'orfanotrofio? Come sapere che fare? Vanja non aveva mandato alcun segnale. Carolina avrebbe dovuto partire proprio ora con i bambini? Stanotte! O questo avrebbe aggravato le cose? Cosa succede, mamma? domand Neve, le braccia strette intorno alla vita di sua madre. Carlo percep il trambusto dallo scalpiccio degli stivali e dal tono alto delle voci, dal modo in cui i cekisti aprivano i cassetti a caso e sbattevano le ante degli armadi, gettando documenti e fotografie alla rinfusa sul pavimento. L'espressione del suo faccino precipit in tre fasi: dapprima le labbra e gli occhi si contrassero leggermente, poi spuntarono le lacrime e la fronte si corrug, alla fine divent tutto rosso e cominci a singhiozzare. Tornate in camera vostra, grid Sasenka, nascondendoli dietro il suo corpo. Andate da Carolina. Carolina apr le braccia, ma i bambini rimasero immobili accanto a Sasenka, aggrappandosi ai suoi fianchi e alle cosce con le mani, rifugiandosi sotto di lei come se fossero stati investiti da una bufera. La madre di Vanja irruppe dalla sua stanza nella sua camicia da notte color porpora, seguita dal marito. Cosa succede? grid. Cosa state facendo? Corse nello studio e cerc di allontanare i cekisti dalla scrivania di Vanja. Vanja un eroe! Dev'esserci un errore! Per che cosa stato arrestato? Articolo 58, credo! rispose l'insetto stecco. Adesso, fuori di qui. Spostate la cassaforte! Sasenka vide l'agente della polizia segreta mettere un sigillo alla porta dello studio. Quattro dei suoi uomini trasportarono di peso la cassaforte fino all'ascensore. Il custode arriv con un carrello di metallo per portarla via. Buonanotte, compagna Zejtlina-Palitsyna, disse l'insetto stecco in uniforme a Sasenka. Non manomettere il sigillo sulla porta dello studio. Torneremo domani per prendere dell'altro materiale. Aspettate! A Vanja servono degli indumenti? La spia aveva con s una valigia, grazie mille, sogghign Razum, mettendosi in posa con le mani sui fianchi. Vengo subito da voi, ragazzi! grid rivolto all'insetto stecco e agli altri che stavano caricando pile di documenti sull'ascensore. Perch provi odio verso di noi? gli chiese Sasenka sottovoce. Canter! Confesser, quella iena! rispose Razum. Voi capi vivete come la nobilt! Credete di essere meglio di quelli come noi? Siete diventati grassi e molli. Ora avrete ci che vi meritate. Silenzio, compagno Razum, o finirai anche tu nella melma! sibil l'insetto stecco, tenendo aperta la porta dell'ascensore. Il vecchio Razum si gir di scatto, ma nel farlo gli cadde qualcosa dalla tasca. Lanciando imprecazioni da ubriaco, si affrett a raggiungere i suoi compagni. La porta dell'ascensore si chiuse. Sasenka chiuse a sua volta la porta di casa, vi si appoggi e poi si afflosci sul pavimento, trascinando con s Carlo e Neve che, avvinghiati alle sue gambe, si accasciarono con lei. Pensava freddamente, cercando di pianificare con la gelida determinazione di una madre in pericolo, anche se le mani le tremavano, le macchie rosse davanti agli occhi le offuscavano la vista e le viscere si contorcevano. Cuscino! Neve si allung e si pieg per raccogliere il cuscinetto rosa. Quello sciocco di Razum ha lasciato cadere il mio bel cuscino, esclam, mostrando a Sasenka il piccolo quadrato di stoffa rosa tutto sgualcito. Sasenka lo strapp a Neve, lo esamin, lo rigir, lo annus.

No, Neve. Aspetta, disse impedendo alla bambina di riprenderselo. Voglio il mio cuscino! grid Neve disperata. Carolina! La bambinaia era gi l. I genitori di Vanja sbucarono di nuovo dalla loro stanza e rimasero a guardare la scena. Dov' Vanja? chiese la madre. Punt furiosamente il dito contro Sasenka. Gli ho sempre detto che eri una nemica di classe, per nascita e educazione. Hai fatto tutto tu, vero? Taci per una volta! sbott Sasenka. Vi spiegher tutto pi tardi. Domani voi due andrete alla dacia o al villaggio... ma per ora, vi prego, tornate nelle vostre camere. Ho bisogno di pensare! I due vecchi contadini borbottarono qualcosa contro la prepotenza della nuora, ma poi si ritirarono di nuovo. Che delinquente quel Razum! inve Carolina. D'ora in poi, sono tutti delinquenti. Siamo passati da una specie a un'altra, afferm Sasenka, con il cuscinetto rosa tra le mani. Carolina, questo era alla dacia? S. Non l'avevamo portato via, vero? No. Sta l, nella stanza dei giochi. Sasenka si rivolse a sua figlia: Da dove saltato fuori, tesoro? L'ha fatto cadere Razum. Quello stupido vecchio! Puzza! Ma chi l'ha portato via dalla dacia? Hai visto qualcuno che lo prendeva? S, l'ha preso quello sciocco di papocka. Gliel'ho dato io per curarlo e lui l'ha messo in tasca. Cos il tuo papocka si ricordato di noi, mormor Sasenka. Caro Vanja. Il cuscino di Neve: quale altro segnale avrebbe potuto essere pi appropriato? Buon vecchio Razum! aggiunse. Posso riaverlo, mamocka? S, tesoro. Sasenka guard Carolina e la bambinaia ricambi l'occhiata: fu uno scambio di assoluto amore materno, uno sguardo talmente colmo di dolore da lasciare entrambe le donne frastornate per la sua intensit. In quell'istante, Sasenka cerc di toccare, gustare, vedere, percepire tutte le sensazioni pi belle e i momenti pi preziosi della vita dei suoi figli. Ma non riusc a trattenerli. Le scivolarono tra le dita, portati via dal vento. CAPITOLO 31. Il mattino seguente Sasenka and in ufficio. Al suo posto, altri sarebbero rimasti a letto fingendosi malati, ma avrebbero destato sospetti. L'arresto di un marito non comportava necessariamente l'arresto della moglie. No, avrebbe lavorato alla sua rivista come sempre e sarebbe rimasta a vedere cosa succedeva. Prima di uscire di casa, baci i bambini, aspir la loro pelle, i loro capelli. Ne osserv i volti, prima uno poi l'altro. Baci gli occhi castani di Carlo e premette le labbra sulla fronte setosa di Neve. Vi voglio bene. Vi amer sempre. Non dimenticatelo. Mai, disse a entrambi, fermamente. Senza lacrime. Disciplina. Mamma, mamma, posso dirti una cosa? fece Carlo. Tu sei proprio una vera schifezza! e rise rumorosamente del suo piccolo scherzo. Anche Neve rise, ma prese le difese della madre. No, non vero. La mamma un tesoro di cuscino. Una lode davvero sperticata. Carolina era dietro di loro. I genitori di Vanja indossarono la giacca. Sasenka esit, poi fece un cenno con il capo. Loro le risposero allo stesso modo. Non c'era altro da aggiungere, ormai. Sasenka si riscosse. Avrebbe voluto baciare i bambini ancora, cos tanto da levar loro la pelle a forza di baci, ma, rabbrividendo, si mise la giacca e apr la porta. Mamma, ti amo con tutto il cuore, grid Carlo. Le fece una pernacchia, poi afferr il cuscino di Neve e scapp via trotterellando. Ridammelo subito, sei proprio una schifezza anche tu! Neve lo insegu, e corsero via dagli adulti. Sasenka approfitt del momento e se ne and, portando con s una valigetta di stoffa e la sua borsa. Tutto l. I bambini non se ne accorsero nemmeno. Un momento prima era una madre con i suoi figli, l'attimo seguente era andata. Era come

buttarsi da un aeroplano: un secondo che cambia tutto nella vita. Mentre scendeva l'elegante scala di legno, Sasenka aveva la vista appannata dalle lacrime salate che le riempivano gli occhi. Ma quando raggiunse l'atrio al piano terra riprese il controllo. Le guardie tacquero nel vederla arrivare e il portiere si mise a spazzare il parcheggio con incredibile entusiasmo. Incontr il compagno Andreev, segretario del Partito, e sua moglie, l'ex commissario del popolo Dora Chazan, mentre si dirigevano verso la loro ZiS. I loro sguardi incrociarono quello di lei, ma fecero come se non esistesse. Probabilmente avrebbero visto il compagno Stalin e il compagno Molotov e il compagno Voroshilov, quella mattina stessa, nei corridoi del Cremlino, nel mondo degli esseri viventi. E, probabilmente, non si sarebbero incontrati mai pi. Fece un cenno allegro alle guardie. Una delle due le rispose, ma l'altra le intim di lasciar perdere. Stava andando a lavorare. La luce, i fiori dei giardini di Alessandro, i carretti e i cavalli, la polvere e il rumore di tutti quei nuovi complessi residenziali popolari, il coccodrillo con la sciarpa rossa dei giovani Pionieri che cantava spensierato, nulla di tutto ci ormai aveva a che fare con lei. Il marciapiede non sembrava solido. Sasenka si sentiva fluttuare nell'aria, perch era come se anche le scarpe, i piedi, le ossa non fossero pi solidi. L'adrenalina scorreva dentro di lei, insieme al buon caff che aveva fatto quella notte. All'improvviso, sent il bisogno di correre a casa e baciare ancora i bambini. Era un bisogno cos prepotente che i suoi muscoli si contrassero, iniziarono a muoversi, ma riusc a trattenersi. Segui il programma! Per loro. Qualsiasi pazzia, ogni stupido sentimentalismo, potrebbe rovinare tutto. Il cuore le batteva all'impazzata, la vista si acu. Si stup nel rendersi conto di quanto i suoi sensi fossero amplificati. Dalla strada not i portieri che la guardavano, mentre spazzavano i cortili. I miliziani di via Granovskij sussurravano tra loro. Si ferm all'angolo e diede un'occhiata dietro di s. S: i suoceri erano ormai usciti. Puntuali. La madre di Vanja dondolava la sua borsa di tela, ma questa volta nessuno dei pettegoli paesani del cortile la salut. Il padre di Vanja guard nella direzione di Sasenka e fece finta di non riconoscerla. Sostenendo la moglie, che zoppicava sulle gambe gonfie e fumava una sigaretta, si allontan nella direzione opposta. Sasenka gir l'angolo e prosegu, tra il Cremlino sulla sua destra e l'hotel Natsional sulla sinistra. Poi risal via Gor'kij. Sapeva che, in quell'esatto istante, Carolina sarebbe uscita con i bambini per portarli a fare una passeggiata. Avrebbe percorso con loro la stessa strada che avevano appena fatto i nonni, uscendo dal cancello verso sinistra. Le guardie di via Granovskij li avrebbero osservati impassibili: che cosa importava? L'NKVD era interessato ai loro genitori. Inoltre, non avevano avuto ordini. Per adesso. Sasenka indugi davanti al Natsional. Si augur che Carolina e i bambini avessero incontrato i nonni Palitsyn, i quali avrebbero dovuto dare loro una valigetta di tela. Era di Neve. Il piano era quello di portare la valigia di Neve fuori casa senza insospettire le guardie. Cos avvenne, e i bambini rimasero con i nonni. Carolina pieg a destra e arriv in via Gor'kij nel momento in cui Sasenka attraversava. Si salutarono. Hai tempo per un caff, compagna? Ma certo. Entrarono nell'hotel Natsional e ordinarono un caff al bar. Sasenka cerc di restare calma in quel ruolo da agente segreto, ma si sentiva cos male, cos disperata, che le si strinse la gola. E il suo stomaco si contrasse come aveva fatto il giorno in cui, per la prima volta, Lala l'aveva lasciata al collegio e lei l'aveva inseguita. Sconvolta dal dolore, era scappata via dalla maestra ed era corsa gi per i corridoi dello Smol'nyj, travolgendo le altre ragazzine e precipitandosi fuori dal cancello, dove

Lala, vedendola, l'aveva abbracciata ancora una volta. Adesso quella stessa smania la colse di nuovo. Ma Carolina, secca e senza espressione, sorseggi il caff, baci Sasenka velocemente e usc quasi senza un saluto, portando con s la valigetta di Carlo, contenente alcuni indumenti invernali, biancheria, sapone, spazzolino e tre coniglietti. Sasenka ne riesamin mentalmente il contenuto: avevano preso tutto? I biscotti? All'uscita del bar Carolina si gir un'ultima volta. Lei e Sasenka si scambiarono un ultimo implorante sguardo colmo di emozioni, le pi intense: amore, gratitudine e pena. Poi Carolina serr le mascelle e se ne and. Il piano era ormai in azione. Vanja aveva mandato tramite Razum il segnale che era arrivato il momento. Sasenka e Carolina avevano organizzato le cose seguendo i suggerimenti di Satinov. Sasenka guard la schiena ossuta di Carolina con un'invidia disperata e violenta. Come un amputato sente la gamba monca camminare, cos lei percep il suo corpo, ridotto a un fantasma, correrle dietro, mentre in realt si trovava ancora seduta al bar. Poi si riprese, ebbe una contrazione involontaria e si ritrov in piedi. Incominci a rincorrere Carolina. Lanci qualche moneta sul tavolo per il caff. Correva, sudava, il cuore le sferzava il petto come se stesse per avere un infarto, stava quasi volando, con le lacrime che schizzavano sulla scia dei suoi passi come pioggia su un parabrezza. Era in strada. Guard a sinistra e a destra. Carolina era ormai scomparsa. Dio, lei doveva riuscire a vederli ancora! Il singhiozzo nella sua gola divenne una specie di ruggito, un suono che non aveva mai sentito prima. Corse disperatamente, ancora pi veloce. Poi li vide. Un tram si era fermato poco pi lontano sprigionando scintille. Neve era sul primo gradino, sventolava il cuscino rosa e continuava a ridere. Sasenka riusc a distinguere la sua fronte ampia e candida, i suoi riccioli biondi. Carolina, con entrambe le valigie nella mano sinistra, con l'altra teneva Carlo, che faceva lo stupidino, marciando come un soldatino e cantando una canzone. La tirava per la manica. Carolina, Carolina, posso dirti una cosa? Sasenka sapeva che stava dicendo cos. Anche Carolina era ormai sul tram. Due soldati salirono dopo di loro, entrambi fumavano. Fermi! Carolina! Carlo! Neve! Sasenka stava urlando. Carolina pag il bigliettaio. Sasenka ormai vedeva solo i capelli castani e arruffati di Carlo, e le trecce bionde di Neve, che un raggio di sole faceva sembrare d'oro filato. Stava rovinando tutto con quella corsa. L'NKVD l'avrebbe notata e avrebbe capito che stava mandando via i bambini di nascosto. L'avrebbero arrestata per spionaggio. Avrebbero rinchiuso Carlo e Neve nell'orfanatrofio di Dzerzinskij, li avrebbero uccisi. Ma Sasenka era fuori di s, procedeva senza potersi fermare, urt un'anziana le cui borse si ruppero; ne uscirono delle patate che rotolarono per strada. Sasenka continu a correre, le lacrime le scorrevano copiose sul viso. Ma il tram, con una pioggia di scintille, avanz sobbalzando. Le porte si chiusero. Prese velocit. Sasenka lo raggiunse e li vide ancora. Carolina li stava aiutando a sedersi vicino a un finestrino. Solo una vaga impressione di occhi blu e fronte candida, e occhi castani e capelli... poi pi niente. Un uomo spinton Sasenka, che cadde davanti a un portone ritrovandosi seduta sui gradini. Si sent abbandonata come lo era stata sua madre quando Rasputin fu ucciso. La gente correva indaffarata, un po' disgustata nel vederla in quello stato. Lentamente si riprese. I nonni avrebbero fatto ritorno all'appartamento e avrebbero detto alle guardie che partivano per la dacia, per trascorrervi l'estate. Le guardie

avrebbero capito, perch Vanja Palitsyn era stato arrestato, e ci sarebbero passati sopra: a chi importava? Sasenka si alz e si mise un po' in ordine. Erano tutti al sicuro. Sperando che nessun informatore dell'NKVD avesse notato la sua corsa disperata, si asciug il viso e si incammin. Attravers via Gor'kij, lanciando un'occhiata verso il Cremlino e pi su, verso la finestra di Gideon. Non c'era ragione di chiamarlo, sebbene morisse dalla voglia di farlo. Era possibile che lei avesse il telefono sotto controllo e suo zio lo avrebbe scoperto abbastanza presto. Provava un grande affetto per lui: lo avrebbe mai saputo? Ripens anche a suo padre: dov'era adesso? Lo avrebbe raggiunto in qualche tomba dimenticata? Non le era possibile, davvero non le era possibile, pensare di sparire definitivamente dalla faccia della terra. Decise di percorrere una strada diversa per raggiungere la Petrovka, non attraverso piazza Puskin ma passando da viale Stolesnikov. Cerc di assorbire ogni dettaglio, i piccoli bar della zona, il ristorante georgiano Aragvi, i baracchini dei lustrascarpe, le edicole dei giornali, il negozio del barbiere Zviad, il mingreliano, ma niente di tutto ci che guardava le si fissava in mente. Come quella notte. C'erano troppe cose da ricordare. Dove saranno adesso Neve e Carlo? Non cercare neanche di dare un'occhiata all'orologio, si disse. Supponi che ti stiano osservando: potrebbero domandarsi come mai controllo l'ora cos spesso. Ma il treno per il Sud sarebbe partito alle 10 del mattino ed erano le 9.43. I suoi bambini stavano arrivando alla stazione. CAPITOLO 32. Quando Sasenka arriv al lavoro, il portiere si irrigid. Galja, la sua segretaria, arross vedendola. Klavdija non os neanche guardarla mentre passava. Tutti sapevano che non era pi una persona reale. Era un'ex persona. Anzi, peggio: tutti loro sapevano in qualche modo che era la moglie di un Nemico e che Vanja era nei sotterranei della Prigione interna della Lubjanka, cos come Benja Golden, il nuovo scrittore che aveva detto di aver conosciuto alla dacia la sera del Primo maggio e con cui era uscita ed era stata vista passeggiare... Sasenka sedette alla scrivania. Non entr nessuno. Rimase l tutto il giorno, a parte una breve puntata alla mensa dove mangi il hors da sola. Cerc di leggere le bozze della rivista, ma non riusciva a concentrarsi. Molti dei suoi amici e compagni avevano passato quello stesso momento buio e pesante, continuando come se niente fosse, ed erano sopravvissuti. Come lo zio Gideon. Nervi saldi e salverai i tuoi figli, promise a se stessa. Verso sera torn a casa. I soffitti alti, il lucido parquet, le modanature delle pareti, il marrone screziato e laccato dei mobili di pino della Carelia, le lampade verdi sostenute da muscolose statue di bronzo appartenevano alla sua vita con i bambini. Adesso odiava quell'appartamento. Le rimandava l'eco del silenzio. Voleva entrare nella stanza dei bambini. Non farti cos male. Ti sconvolger, ti far diventare matta, disse a se stessa. Ma neanche un'occhiata? Lasciando cadere la borsa e il soprabito, corse nel corridoio, lanciandosi poi sui loro letti e annusando i loro guanciali, prima quello di Neve e poi quello di Carlo. L, finalmente, pot piangere. Imitava le loro voci e parlava alle loro fotografie. Poi le bruci, tutte, e anche i passaporti. Neve aveva lasciato la maggior parte dei suoi cuscini e Carlo quasi tutto il suo esercito di coniglietti. Sasenka li port sul suo letto, compagni delle notti insonni che la aspettavano. Poco dopo prepar la sua valigia con lo spazzolino, indumenti caldi e biancheria. Scelse la migliore. Perch no? Il giorno seguente torn al lavoro, portando con s la valigia. E il giorno seguente. E il giorno

dopo ancora. Lo stress la stava uccidendo. Aveva mal di gola, il suo viso era contratto e quasi non riusciva a mangiare. Di notte sognava Vanja e i bambini. Dove saranno adesso? Tre notti di viaggio: erano gi ospiti di una famiglia? O in qualche stazione ferroviaria abbandonati, affamati, persi? Parlava ai bambini tutto il tempo, a voce alta, come una pazza. Benja Golden venne da lei una notte, in sogno. Si svegli piena di rimorso, senso di colpa e disgusto e orribilmente in preda a un'eccitazione febbrile. All'improvviso lo odi. Avrebbe voluto ucciderlo con le sue nude mani, cavargli gli occhi. Era colpa sua, con la sua aria di sfida compiaciuta, il suo rifiuto di scrivere, la sua curiosit verso gli Organi, i suoi famosi amici di Parigi e Madrid. Erano questi contatti a uccidere lei e a rubarle i figli? S, lo aveva amato, s, lui le aveva dato la felicit pi sfrenata, ma adesso, in confronto all'amore per i suoi figli, era solo polvere! Il quarto giorno, rincasando, not qualcosa di diverso negli occhi delle guardie. Quando salut il portiere, lui guard su, verso il suo appartamento, e lei cap che stava per succedere. Sal le scale, quasi sollevata all'idea che quel limbo fosse finito. Mentre entrava nell'appartamento, vide che lo studio era aperto e sent odore di chiodi di garofano. Pass dall'Angolo rosso verso il salotto, e trov piatti con avanzi di cibo sul tavolo della sala da pranzo. Un uomo molto grosso, con l'uniforme dell'NKVD fatta su misura, stava disteso sul divano con stivali di cuoio nuovi fiammanti. Facendo scricchiolare gli stivali, si alz in piedi e scocc a Sasenka un brillante sorriso. Aveva la pelle lucida e olivastra, i capelli crespi e su ogni dito delle grasse mani scure anelli di colore diverso. La sua acqua di colonia ai chiodi di garofano era cos penetrante che a Sasenka parve di sentirne il sapore sulla lingua. Non era solo. Un paio di altri cekisti giunsero barcollando e ridacchiando, forse un po' ubriachi. Sasenka indossava un abito estivo di cotone rosa. Recentemente era andata dal parrucchiere, aveva i capelli un po' mossi sulla fronte, pettinati alla nuova moda con la permanente, e si era truccata il viso. Si present a loro con il suo massimo orgoglio. Compagni, mi dispiace di avervi fatto aspettare. E molto che siete qui? Sono Sasenka Zejtlina-Palitsyna, che il compagno Lenin chiamava Volpe artica. Bene, compagna, che bella accoglienza, disse il commissario generale per la Sicurezza di Stato, secondo grado, e vicecommissario del popolo per gli Affari interni Bogdan Toro Kobylov. Sai che il compagno Berija uno dei tuoi ammiratori? Sasenka fece un respiro profondo, con le narici dilatate, gli occhi grigi contratti. Vi aspettavo da un momento all'altro. Sono quasi contenta... Adesso capisco perch il compagno Berija parla cos bene di te, rispose Kobylov. Come molti uomini corpulenti, aveva una voce melliflua, quasi sottile. Sasenka lo disprezzava. Pens ai suoi figli lontani, erano via gi da tre notti ormai. Sapeva che entro pochi minuti avrebbe varcato i confini del mondo, ma ricord quello che doveva fare. Tranquillamente estrasse una sigaretta e la tenne come una diva del cinema. Kobylov, sfarfallando i suoi anelli con le dita ambrate, si protese verso di lei e gliela accese. Poteva sentire l'odore della sua pelle unta e di quei chiodi di garofano. Grazie compagno. Aspir, chiudendo gli occhi, espirando un fumo azzurrognolo. In un appartamento vicino qualcuno stava suonando il piano e un bambino stava cantando, una famiglia di un mondo normale. Che cosa volete? Quando si tratta di una bella donna, mi piace arrivare e prendermela da solo, disse Kobylov, arricciando il naso verso di lei.

CAPITOLO 33. Millecinquecento chilometri pi a sud, nella cittadina di Tiflis, una donna dai capelli grigi stava mettendo poche cose in una valigia. Viveva da sola in una stanza, quasi in centro, in fondo a una strada buia e affollata, nei pressi dei bagni sulfurei, della citt vecchia e della chiesa ortodossa con la torre georgiana rotonda. La sua stanzetta, dove c'erano un letto, una lampada, un armadio e vecchie fotografie di una famiglia benestante, baffi curati, bombette, completi da marinaio e splendenti limousine, faceva parte di un elegante palazzo appartenuto un tempo a una stirpe di principi georgiani, l'ultimo dei quali era stato un eccentrico antiquario, collezionista di libri nonch proprietario dei bagni sulfurei (adesso faceva il tassista a Parigi). Al tempo della rivoluzione del 1905, aveva venduto il palazzo a un magnate del petrolio, un ebreo di San Pietroburgo. Il palazzo era stato diviso in piccoli appartamenti e la biblioteca del principe al pian terreno era diventata un bar, uno sgargiante ritrovo di quel genere che non esisteva pi n a Mosca n in alcun altro posto in Russia. Ma qui in Georgia, nonostante i recenti omicidi che ne avevano decimato l'intelligentsija, quel curioso locale, con i suoi vecchi libri muffiti, i candelabri incrostati di cera e i rampicanti rigogliosi e contorti che coprivano le finestre appannate, prosperava ancora, offrendo caff turco e piatti georgiani. La donna con i capelli grigi lavorava l tutto il giorno come cameriera. Non era ben pagata, ma era un lavoro dignitoso per quei tempi. Aveva i documenti giusti, era tutto in regola. Se ne stava sulle sue, non chiacchierava mai con i clienti e neanche con gli altri camerieri, che avevano ormai smesso di spettegolare su di lei. Era chiaro che era stata una borghese e che non era di l, ma, in quei tempi, le citt di provincia erano piene di relitti come lei e la Georgia era pi tollerante di qualsiasi altro posto. Si diceva che il comunismo non si fosse allontanato tanto oltre i limiti della capitale. La donna aveva vissuto per un certo periodo con un uomo pi anziano, che poi era sparito. Non aveva mai dimostrato alcun interesse a raccontare la propria vita privata; il suo russo era eccellente e il suo georgiano pi che adeguato, ma parlava entrambi con accento straniero. Era gentile con tutti, ma si capiva che ci che aveva veramente a cuore era la biblioteca. La cucina e il bar erano stati ricavati alla meno peggio tra due librerie in fondo a una vecchia stanza buia. L'umidit dei bollitori e delle pentole stava facendo marcire il legno intarsiato, le copertine dei libri si stavano staccando e accartocciando, le illustrazioni erano ammuffite e ingiallite: ma lei faceva il possibile per salvare i volumi, spolverandoli e a volte portandoli di sopra, nella sua stanza, ad asciugare. Il giorno prima, la donna aveva chiesto un permesso per una settimana di vacanza, una richiesta mai fatta prima. Aveva anni di ferie non utilizzate, quindi Tengiz, il gestore, le aveva concesso addirittura due settimane. Quel giorno si era svegliata molto presto e aveva attraversato piazza Berija diretta al mercato armeno, dove aveva acquistato alcune provviste. Tornata nella sua stanza, aveva riempito la valigia, non solo di vestiti, ma anche con un sacchetto di pane georgiano lavasi, carne affumicata e dolci. Ora, dopo aver chiuso la valigia, tolse dal muro la fotografia di un'impacciata ragazzina con l'uniforme del collegio zarista, ne smont il retro e prese alcune banconote nascoste l dietro. Infil duecento rubli nel busto, baci la foto e la rimise al suo posto. Si diede una controllata allo specchio e borbott: le guance del suo volto a forma di cuore erano ormai sfiorite e segnate dalle rughe. Aveva le borse sotto gli occhi e i suoi vestiti erano dignitosi ma lisi sui bordi. Sembrava avesse cinquant'anni, ma in realt era pi giovane. Com' possibile, si domand, che tu sia ridotta cos? Scosse la testa e

si sorrise. Poche ore dopo prese il tram per la stazione, dove compr un biglietto per Baku e da l per Rostov-sul-Don. Cambi alla stazione di Baku, un posto brulicante di musulmani, turchi e tartari in uniforme sovietica, zucchetto e palandrana, che trasportavano polli, pecore e bambini. Una famiglia le offr un po' di plov turco, stufato di agnello freddo, che lei grad moltissimo. Aspett il suo treno. Quando finalmente arriv, sembrava che tutta la stazione volesse salirvi, ma i suoi nuovi amici turchi la aiutarono a issarsi a bordo. Si sedette vicino a loro e nuovamente prov gratitudine per quel sostegno. Sul treno cerc di dormire, ma non riusciva a smettere di pensare agli strani eventi verificatisi la settimana precedente. Quattro giorni prima, era arrivato un sudato ufficiale con la giubba del Partito con il compito di ispezionare la residenza e i permessi di lavoro degli impiegati del caff. A tutti era stato chiesto di recarsi al quartier generale del Partito, il vecchio palazzo del vicer in viale Berija, per il controllo dei passaporti. Tengiz le aveva detto di andare per prima. Era una cosa strana, ma nessuno aveva fatto commenti: controlli, epurazioni e purghe facevano pur sempre parte della vita di tutti i giorni. Suo marito se n'era gi andato, certamente morto, e lei si aspettava di essere chiamata. Sarebbe sicuramente stata arrestata e sarebbe sparita a sua volta. Be', che importanza aveva ormai? Aveva camminato su per la collina verso il magnifico palazzo bianco del vicer, da dove il primo segretario amministrava la Georgia. L'attesa l'aveva comunque resa ansiosa. C'erano molte domande che avrebbe voluto fare, ma, come tutti gli altri, era impotente davanti a quello Stato ingombrante e colossale. Domande fatte da te avrebbero potuto portare a domande fatte su di te, ed era meglio tenere la testa bassa. Aveva aspettato come gli altri, persone con il morale a terra che tossivano, si grattavano, ruttavano, vecchi e giovani, riuniti in una sudicia sala con decrepite finestre dagli infissi di legno. Quando era arrivato il suo turno, aveva consegnato i documenti allo sportello. Poi era stata chiamata in un ufficio sporco con le pareti scrostate. Si era preparata a incontrare la rude tirannia di un burocrate georgiano di grado basso. Ma il funzionario che la stava aspettando non era esattamente di quel tipo. Un bell'uomo, magro, chiaramente un leader del Partito, si era alzato al suo ingresso, le aveva offerto una sedia e poi si era seduto dietro la scrivania. Irradiava l'energia della generazione di Stalin, e sembrava ben pi sofisticato di quelli che si incontravano in quegli uffici malandati. Doveva essere un moscovita, un uomo di potere, aveva pensato lei. I suoi occhi azzurri erano luminosi, indagatori. Audrey Lewis? Lei aveva assentito. Non devi avere paura. Ho sempre saputo che eri qui a Tiflis. Ti ricordi di me? aveva domandato. Ci siamo conosciuti tanto tempo fa, a San Pietroburgo. Nella casa sulla Bol'saja Morskaja, quando mor la madre di Sasenka. Quel giorno vennero tre compagni a sostenere Sasenka. Uno era suo zio Mendel'. Il secondo era Vanja. Il terzo ero io. Ora, Lala, ti devo chiedere di fare una cosa. CAPITOLO 34. Durante il tragitto per le strade di Mosca, l'olezzo di sudore misto all'aroma di chiodi di garofano si spandeva dal collo e dalle cosce massicci del commissario Kobylov impregnando l'aria della sera estiva. Sasenka era pigiata accanto a lui, che mostrava di gradire quella prossimit, spostando il suo sedere elefantiaco e arricciando il naso verso di lei come un enorme gatto tigrato. L'auto risal la collina in direzione del cupo granito della Lubjanka, sede del commissariato del popolo per gli Affari interni, poi svolt bruscamente in una via laterale, attraversando un cancello aperto che conduceva all'interno di un cortile. Una zaffata dell'alito speziato di Kobylov raggiunse la nuca

di Sasenka, ma lei non vi fece caso. Cercava di dosare le proprie forze, di conservare le energie, come fanno tutti i prigionieri. I lampioni sopra il cortile, non visibile dall'esterno, illuminavano uno scenario che sembrava una stazione ferroviaria, dove la gente arrivava ma da cui non partiva mai. Sasenka intu che quell'edificio nascosto di nove piani fosse la temuta Prigione interna. Furgoni Corvi neri e camion Stolypin, con gli sportelli posteriori aperti che lasciavano intravvedere le gabbie metalliche all'interno, scaricavano uomini in pigiama, con lo sguardo offuscato e le labbra insanguinate, donne in abito da sera, scosse da brividi, gli occhi imbrattati di ombretto, oltre a pile di documenti legati maldestramente e valigie di cuoio malandate. Ogni nuovo arrivato aveva dipinto sul viso il pallore di una persona strappata improvvisamente alla propria normalit per essere precipitata in un abisso di paura. Un funzionario apr la portiera di Kobylov. Respirando con affanno, lui sollev goffamente le gambe strette negli stivali e si sporse in fuori finch riusc ad atterrare con tutto il suo peso. Un cekista apr la portiera di Sasenka e l'afferr per un braccio. La condusse dentro un ampio seminterrato con le volte del soffitto scrostate e le pareti rivestite di legno ormai consunto, dove altre persone, ancora pi disorientate, attendevano in coda. La stanza puzzava di minestra di cavolo, urina e disperazione. Sasenka si rese conto, con stoica rassegnazione, di essere un caso speciale, perch la fecero passare davanti alla fila. Sono una sovietica e membro del Partito, disse a un cekista annoiato. Lei aveva contribuito a costruire il sistema sovietico, riteneva che quella macchina di oppressione fosse necessaria per creare un nuovo mondo basato sulla scienza del materialismo dialettico marxista leninista stalinista. Voleva far sapere al cekista che lei ci credeva ancora, anche se quel meccanismo stava per annientarla. Ma il cekista scosse il capo e le ordin di svuotare le tasche, la borsetta e la valigia. Sventol una mano gialla per intimarle di sbrigarsi e si mise a compilare un modulo. Nome e cognome, patronimico, anno di nascita. La fiss. Colore dei capelli? Colore degli occhi? Segni particolari? Le premette le dita su un tampone di inchiostro blu e prese le impronte, poi le consegn un numero di matricola. Orologio? Anelli? Soldi? prese nota dei suoi effetti personali e della cifra dei contanti, poi le fece firmare il modulo e strapp il tagliando con la ricevuta. Le donne da quella parte, indic il cekista. Sasenka ricord il suo arresto a San Pietroburgo, quando le avevano posto identiche domande, ma adesso aveva molta pi paura. L'impero zarista era morbido in confronto all'URSS, un tritacarne alla cui creazione lei aveva collaborato. Entr in una stanzetta dove una donna in camice bianco, seduta dietro una scrivania, stava fumando un'acre machorka. Spogliati! abbai la donna. Sasenka si tolse il vestito e le scarpe. Rimase con indosso la biancheria intima e le calze, rabbrividendo leggermente nel fresco della sera, a contatto con il nudo pavimento di cemento. Si ricord che la sua biancheria era di seta. Lo notarono anche gli occhi penetranti della donna. Togli tutto! Non farmi perdere tempo e non fare la spocchiosa! La donna si ficc la sigaretta in un angolo della bocca e si sollev le maniche, scoprendo un paio di avambracci nerboruti e pelosi. Sasenka sfil il reggiseno e tenne le mani sopra il petto. Aveva ancora un bel seno, dopo due figli, pens stoicamente. Anche il resto! Si tolse il pagliaccetto e rimase timidamente immobile, con una mano a coprire il pube. Non interessa a nessuno guardare te e le tue piccole chiappe! Muoviti. Apri la bocca! La donna infil le dita nella bocca di Sasenka. Sapevano di formaggio rancido. Adesso mani appoggiate alla scrivania. Gambe aperte. Spinse in basso la testa di Sasenka. Un dito le esplor dolorosamente la vagina e poi sprofond nel retto. A quell'invasione Sasenka trasal. Fatti animo,

principessa. Non era una tortura! Rivestiti! Prese le scarpe di Sasenka. Togli le stringhe. Dammi quella cintura. Non permesso tenere delle penne. La donna misur la statura della prigioniera e l'annot. Siediti! Sasenka cadde di peso su una sedia, rincuorata dal fatto di essere nuovamente vestita. Vlad! chiam la donna. Nella stanza si present un anziano fotografo pelle e ossa, vestito di blu, con una minuscola testa di capelli neri e unti. Dal tremore, che quasi gli impediva di reggere la pesante macchina fotografica, si capiva chiaramente che era alcolizzato. Spunt fuori un flash rotondo, come un girasole giallo cromo. Guarda verso di me, disse. Sasenka guard in direzione della macchina fotografica, in un primo momento con espressione esausta, ma poi tent di ricomporsi aggiustandosi i capelli. Pensava che forse, un giorno, i suoi figli avrebbero potuto vedere quella foto? Fiss l'obbiettivo cercando di trasmettere un messaggio: Neve e Carlo, vi voglio bene, vi voglio bene! Questa vostra madre! Ricordatemi! Sognatemi! Resta ferma! Fatto. Il flash scatt con un lampo accecante. Sasenka vide stelle d'argento disperdersi attraverso un cielo nero. Una guardia la prese per un braccio e la condusse al di l di una porta di sicurezza, che si chiuse con uno scatto alle loro spalle. Le scarpe le stavano larghe senza le stringhe e il vestito penzolava informe. Ora le guardie che la scortavano erano tre: una davanti, una la teneva e l'ultima dietro. Pass davanti a gabbie di metallo, sal gradini d'acciaio e scese scale di pietra, attese in ampie sale di cemento, cammin lungo file di celle con le porte d'acciaio e gli spioncini. In sottofondo udiva il rumore ininterrotto della prigione: colpi di tosse e bestemmie, il cigolio delle serrature, porte che sbattevano e passi strascicati, mazzi di chiavi che oscillavano tintinnando. I pavimenti di consunto parquet luccicavano di detergente antisettico. Anche il fetore della prigione era lo stesso di quello sentito a Piter nel 1916, un misto di urina, sudore, feci, disinfettante, minestra di cavoli, lubrificante per pistole e serrature: ma questa volta non ci sar pap a tirarmi fuori, pens Sasenka tristemente. Sentiva che Vanja, Benja e lo zio Mendel' erano tutti l vicino, e in qualche modo ne fu confortata. In un corridoio, si avvicin un'altra prigioniera accompagnata da una guardia; Sasenka vide che era una donna giovane e graziosa, pi giovane di lei, con gli occhi neri. Sguardo basso, detenuta 778, abbai la sua guardia. Erano le prime parole che aveva pronunciato. Trascin Sasenka verso un angolo dove si trovava qualcosa che sembrava una bara di metallo messa in verticale. Il secondino ne apr lo sportello, la spinse dentro e chiuse a chiave. La porta di quella bara le premeva la schiena. Era una tortura? Faticava a respirare in quello spazio privo d'aria. Fuori stavano passando altri prigionieri accompagnati da altre guardie. Dopo che se ne furono andati, la bara fu riaperta e la condussero fino a una fila di celle dove un agente teneva aperta una porta con sopra un cartellino unto su cui era scarabocchiato il numero 778. La cella era piccola e fredda, con due cuccette e un vaso da notte in un angolo. Non c'erano finestre di alcun genere, le pareti erano in mattoni e il pavimento umido. La porta venne chiusa a chiave e lei rimase l, in piedi, sola. Lo spioncino era aperto, un paio di occhi la stavano fissando. Poi anche quello fu chiuso. Sasenka abbass le palpebre e si mise in ascolto della vita intorno a lei. I prigionieri cantavano, sputavano, tossivano, farfugliavano, e comunicavano picchiettando, usando il codice dei prigionieri, lo stesso dei tempi dello zar. L'enorme edificio pulsava come una citt segreta. I tubi gorgogliavano e vibravano. Si ud qualcuno trascinare un secchio di metallo e poi passare uno spazzolone bagnato. Un carrello si muoveva cigolando sulle ruote. Si sent un parlottare confuso, un'eco di scodelle metalliche e cucchiai. Lo spioncino si apr e si richiuse. La porta stridette di nuovo sui cardini. Cena! Due detenuti, uno con la barba, vecchio e fragile,

l'altro brizzolato, ma probabilmente della stessa et di Sasenka, stavano distribuendo la zuppa da una pentola che traballava sul carrello. Il vecchio le diede una scodella di latta, che l'altro riemp versando con un mestolo dell'acqua fumante da un bollitore. Due secondini sorvegliavano da vicino, le pistole puntate. Non doveva esserci alcun contatto tra i prigionieri. Grazie, disse lei. Non si parla! intim la guardia. Non guardare mai gli altri detenuti! Il prigioniero pi giovane le consegn una zolletta di zucchero e un pezzo di pane nero, poi la fiss per un istante, con una scintilla di sentimento su un viso delicato e piuttosto malizioso. Prima della sua relazione con Benja, Sasenka non avrebbe mai riconosciuto un sentimento simile, ma adesso conosceva quel linguaggio particolare. Mio Dio, pens, era desiderio! Sasenka ne fu compiaciuta: anche l dentro le persone provavano desiderio! Forse sopravviveva a molte altre cose. Quando la porta sbatt, lei bevve la sua zuppa annacquata di grano saraceno. Us il vaso da notte e poi si sdrai. Vanja, ovunque tu sia, pens, so cosa devo fare. Non tutto era perduto: i bambini erano andati, ma forse per lei non ci sarebbe stato un processo. Vanja lo sapeva. Forse c'era ancora la possibilit che lei tornasse. Sarebbe tornata. Che prove avrebbero potuto avere contro di lei, una comunista pi che leale? Poi, ad alta voce, disse una parola: Cuscino! Le luci restavano accese. Sasenka cerc di dormire. Parl ad alta voce ai suoi bambini, ma loro ormai appartenevano a un altro mondo. Riusciva ancora a percepire il loro odore? La consistenza della loro pelle, il suono delle loro voci, era tutto ancora cos fresco e vivido per lei. Cominci a piangere, piano, con rassegnazione. Si apr lo spioncino. Taci, detenuta! Mostraci sempre le mani e la faccia! Dorm e torn di nuovo all'infanzia, nella tenuta degli Zejtlin, a Zemblisino: suo padre, vestito di bianco, con le scarpe da barca, teneva un pony per le briglie e Lala la stava aiutando a montare in sella... CAPITOLO 35. Sasenka fu svegliata da un cigolio di carrelli, dal fruscio degli spazzoloni sui pavimenti e dal clangore delle serrature. Lo spioncino si apr e si richiuse, la porta si spalanc con uno stridio. Svuotare i vasi da notte! Porta il tuo! Una guardia la scort alle latrine, dove la candeggina le irrit gli occhi. Svuot il vaso da notte e si lav il viso con l'acqua. Poi torn in cella. Colazione! Lo stesso detenuto che le aveva lanciato uno sguardo malizioso e sensuale adesso girava con un vassoio di compensato al collo, come un'entraineuse che vendesse sigarette. L'altro prigioniero, un uomo con la barba e il corpo pieno di tatuaggi, un criminale vero, pens Sasenka, vers il t e le consegn un pezzo di pane, una zolletta di zucchero e otto sigarette con una striscia di fosforo presa da una scatola di fiammiferi. Anche questa volta, il viso lungo e magro dell'uomo con il vassoio non rivelava niente, ma i suoi occhi le percorsero il corpo e il collo, luccicando di libidine nel pi volgare dei modi. Il t e il pane avevano gi acquisito un sapore divino. Sasenka sapeva da Vanja che a volte i detenuti aspettavano settimane prima di essere interrogati, quindi sarebbero potuti passare secoli prima che lei potesse farsi sentire, difendersi come comunista e scoprire come mai fosse l. Si sdrai di nuovo sul letto. Dov'erano ora i bambini? si domand. E pronunci ad alta voce la parola che stava diventando il suo talismano, il codice segreto per comunicare il suo amore ai suoi figli lontani, attraverso le steppe sconfinate e i fiumi maestosi della Russia. Cuscino!

Detenuta 778? La porta si apr. S. Vieni! Tre secondini l'accompagnarono lungo i corridoi, su per scale di metallo, gi per gradini di cemento con grate di ferro per impedire suicidi, attraverso traballanti ponti di legno sospesi sopra canyon di granito, finch oltrepassarono due porte di sicurezza, sorvegliate da uomini di guardia, ed entrarono in un ampio corridoio su cui si affacciavano uffici anzich celle. Sasenka sussurrava mentalmente una canzone e si stup quando si accorse che si trattava di quell'aria gitana che piaceva tanto a Benja Golden, la loro canzone d'amore: Occhi neri, occhi fiammanti, Appassionati e splendidi occhi, Vi amo cos tanto, vi temo cos tanto, Di sicuro vi ho visti in un'ora sfortunata. Era un gran brutto momento per pensare all'amore, eppure quella melodia aliment un'improvvisa ondata d'ottimismo. Sasenka adesso era sicura che il terribile piano di Vanja non sarebbe stato necessario. Avrebbe facilmente smentito le accuse dei cekisti. Allora sarebbe stata rilasciata. Avrebbe aspettato un po' di tempo e poi avrebbe richiamato i bambini. Oh, che gioia rivederli! Entra qui! Il secondino la spinse in un piccolo ufficio pulito, con il pavimento di linoleum, una scrivania vuota, un telefono grigio e una lampada girata verso di lei. L'incandescenza della lampadina l'accec per qualche secondo. Perline dorate scintillarono davanti ai suoi occhi, mentre l'odore dolciastro di una pomata al cocco le invase le narici. Un giovane nell'uniforme dell'NKVD e con occhiali rotondi, i baffi rossicci e un assurdo ciuffo alla Pompadour, apr una papka, un fascicolo speciale, umettandosi il dito mentre girava le pagine. Fece con calma e quando ebbe terminato si appoggi allo schienale della sedia con uno scricchiolio degli stivali. Accarezz, quasi massaggi, il foglio di carta che aveva davanti. Detenuta, sono l'investigatore Mogil'cuk. Sei pronta a collaborare? Non la chiam compagna, ma sembrava gentile e ragionevole. Aveva la voce roca come quella di un liceale, l'accento era del Sud, di qualche parte sul mar Nero, Mariupol' forse. Sasenka immagin che fosse figlio di insegnanti, intellettuali di provincia, probabilmente laureato in legge, convocato a Mosca per sostituire uno dei vecchi cekisti, ormai deceduto. S, investigatore, sono pronta, ma vorrei risparmiarvi del tempo prezioso. Sono membro del Partito dal 1916, ho lavorato nell'apparato di Lenin e vorrei chiedere... Silenzio, detenuta! Qui sono io a fare domande. Come braccio armato del Partito, saremo noi cekisti a prendere decisioni sul tuo caso. E compito nostro. Ora, vuoi collaborare? Assolutamente. Voglio chiarire. L'investigatore Mogil'cuk allung il collo e sollev il mento. Chiarire che cosa? Be', qualsiasi cosa di cui mi si accusi. Oh, sai benissimo di che si tratta. Non riesco a immaginarlo. Oh, avanti, detenuta. La prima domanda : perch ti trovi qui? Non lo so. Sono innocente. Lo affermo in tutta sincerit. Mogil'cuk controll la superficie impomatata dell'assurda acconciatura e si lisci le sopracciglia. Questo non collaborare. Sei sincera nel tuo proposito di servire il Partito? Me lo domando. Se fossi sincera, sapresti perch ti trovi qui. Sono una comunista sincera, compagno investigatore, non ho commesso niente di male! Non ho fatto parte delle opposizioni. Mai! Ho sempre sostenuto ogni politica della linea Lenin-Stalin all'interno del Partito. Non potrei tollerare qualsiasi conversazione antisovietica. N alcun pensiero antisovietico. Ho dedicato la mia vita al Partito... Taci! disse l'investigatore, battendo un pugno sul tavolo. Fu un gesto talmente assurdo che Sasenka dovette lottare per nascondere il proprio

sdegno. Le veniva da ridere, ma era del tutto fuori luogo. Non perdiamo tempo! la aggred. Credi di essere stata portata qui per divertimento? Sono molto occupato, ho altri casi da esaminare, e ho bisogno che tu confessi subito quello che hai fatto. Sappiamo bene come trattare quelle come te. Quelle come me? Viziate principesse del Partito, convinte che lo Stato debba loro vestiti eleganti, auto e dacie. Un genere che siamo specializzati a tritare come si deve, fino a ridimensionarvi. Dunque, ripeto: cerca nella tua vita, nella tua coscienza comunista, nel tuo passato! Perch sei qui? Una confessione ti render le cose molto pi semplici. Ma non posso... io sono innocente! Come puoi conciliare il fatto di essere stata arrestata con la tua dichiarazione di innocenza? Comincia a confessare! Non aspettare che ti costringiamo noi a farlo! Sasenka era frastornata. Che cosa pretendeva quell'uomo? Sarebbe stato soddisfatto se lei avesse ammesso qualche banalit? Ripens alle precise istruzioni che Vanja le aveva dato quando erano seduti insieme sull'amaca, nel tepore del giardino, quella notte disperata: Non confessare niente. Senza una confessione, non possono toccarti! Credimi, tesoro, so quello che dico. Ho spezzato intere legioni di uomini e forse questa la loro vendetta nei miei confronti. Ma non inventarti qualche piccolo misfatto. Non attenuer la pressione! Se hanno qualcosa di specifico, dovranno sottoporti al confronto. Se vogliono sapere qualcosa di preciso, dovranno sudarselo. Mogil'cuk si allung verso di lei. L'odore nauseante della pomata al cocco divenne insopportabile. Tu vieni da una famiglia borghese, delle autentiche sanguisughe. Hai aderito sinceramente al Partito, oppure sei rimasta legata alla tua lurida classe sociale, una nemica dei lavoratori? Ho lavorato per Lenin. Credi che adesso importi a qualcuno? Se hai imbrogliato il compagno Lenin, sarai doppiamente condannata! Lui mi chiamava compagna Volpe artica. Conosceva benissimo le mie origini e mi disse che lui proveniva dalla nobilt, ma non importava perch io ero un'autentica, devota bolscevica. Come osi infangare il compagno Lenin! Non ti rendi conto di dove ti trovi? Non hai capito che cosa sei adesso? Vali quanto un mucchietto di polvere! Sei al cospetto del Tribunale rivoluzionario: la Ceka. Devi solo rispondere alle mie domande. Guard il fascicolo, massaggiando la carta, con un movimento circolare. Da quando conosci Mendel' Barmakid? Da tutta la vita. E' mio zio. Credi che sia un buon comunista? L'ho sempre pensato tale. Sembra che tu abbia qualche dubbio nell'affermarlo. So che stato arrestato. Sai anche che non arrestiamo la gente senza un valido motivo? Compagno Mogil'cuk, io credo nel braccio armato del Partito. Credo che voi cekisti, come vi chiamava Dzerzinskij, siate i cavalieri della Rivoluzione. Anche mio marito... L'imputato Palitsyn. Credi che sia un buon esempio di devozione al Partito? Davvero? Cerca nei tuoi ricordi, nelle conversazioni: mai stato realmente un cekista sincero? S, lo stato. Improvvisamente Sasenka arriv addirittura a chiedersi: e se Vanja fosse stato una spia fascista? E Mendel'? Non mai stato un vero comunista, era... Compagna Volpe artica, aggiunse con un ghigno, posso chiamarti cos? Era un sincero bolscevico che ha subito l'esilio ben cinque volte, stato in prigione nel bastione Trubetskoy, ha faticato duramente a scapito della propria salute e non ha mai avuto a che fare con una sola deviazione o opposizione... Mogil'cuk si tolse gli occhiali. Senza le lenti, era miope come una talpa. Si strofin il viso e si pass le dita tra i capelli rossi. Lei percep quanto fosse smanioso di consegnare la sua confessione al superiore. Voleva forse impressionare Berija, o addirittura l'Instantsjia? Il compagno Stalin in persona avrebbe sentito parlare di quel giovane e brillante investigatore? Lui si rimise gli occhiali. Smaschera Mendel', mostraci lo sciacallo che , disarmalo per noi! Io non so niente, disse lei.

Mendel'! Sto cercando di pensare... Pensaci e dimmelo! Mogil'cuk sollev la penna. Parla e io scriver. Mendel' ha mai nominato il diplomatico giapponese che ha conosciuto a Parigi? No. E il lord inglese che ha visitato la nostra ambasciata a Londra? No. Chi erano gli stranieri che conosceva? Ti ha mai chiesto di incontrarli? Pensaci, scandaglia la tua mente! Dunque, era lo zio Mendel' che volevano! Sasenka sapeva che non era lei. Avevano invitato Gideon alla Lubjanka per parlare di Mendel'. Allora Vanja era stato tirato dentro in questa faccenda: forse qualcuno aveva sentito Mendel' e Vanja discutere di jazz? E, tramite Vanja, erano arrivati a lei. Benja non aveva chiaramente nulla a che vedere con Mendel'. A parte lei, ma questo era un motivo troppo debole. No, Benja c'entrava con qualcos'altro, il processo contro gli intellettuali, e Mogil'cuk non l'aveva neppure nominato. Tuttavia, era chiaro che avevano bisogno di lei per denunciare Mendel'. Dunque era Mendel' che le aveva causato quella tragedia: era stato lui a portarle via i suoi figli. La madre che era in lei tra un attimo sarebbe stata contenta di sacrificare Mendel': avrebbe fatto qualsiasi cosa per rivedere i suoi bambini. Ma se si fosse inventata che Mendel' era una spia dei giapponesi avrebbero capito che lei era innocente e serviva il Partito con lealt? Ripens alle istruzioni di Vanja: se stanno creando un caso Mendel' vorranno la tua testimonianza, ma ricordati che stato lui a convertire me e te al marxismo, che ci ha presentato al Partito e ci ha anche fatto incontrare! Quella confessione ci distrugger tutti! Aspetta a parlare fino a quando non sapremo di che cosa siamo accusati. L'investigatore si sistem di nuovo la pettinatura. Allora? No, Mendel' un compagno irreprensibile. E sul tuo conto non hai nulla da dirmi? Lei scroll il capo, si sent debole ed esausta. Ma c'era una speranza, disse a se stessa. Come chi rimane sepolto sotto una frana, pensava che ci fosse uno spiraglio di luce per trovare la via d'uscita. Vanja non avrebbe confessato, ma se l'amato Vanja alla fine fosse finito nel tritacarne non c'era alcun motivo perch anche lei fosse processata. Vanja, come qualsiasi padre, sarebbe morto pi serenamente sapendo che sua moglie si trovava al sicuro con i loro bambini! Sii forte, non confessare niente... cos potrai rivedere Neve e Carlo, si disse. Dopotutto, questo investigatore l'aveva trattata abbastanza bene. Forse stavano solo sondando il terreno... D'accordo, hai intenzione di prenderci in giro? disse Mogil'cuk con molta calma. Devi capire, compagna Volpe artica, che io sono un intellettuale come te, come tuo zio Gideon. Forse hai visto le mie storie pubblicate sotto lo pseudonimo di M. Sluzba? Be', a me piace parlare con la gente. E' il mio modo di procedere. Ti ho dato ogni possibilit, ma ti ritroverai con una brutta sorpresa, se non cominci a parlare. Prese il telefono di bachelite e digit un numero. Sono Mogil'cuk... No, lei non... Va bene! Pos il ricevitore. Vieni con me. CAPITOLO 36. L'investigatore Mogil'cuk, scortato da una guardia, condusse Sasenka lungo un sotterraneo che lei non aveva ancora visto, poi su per alcuni gradini, quindi attraverso un ponte coperto, poi gi per altri gradini, e infine in un ampio corridoio con il pavimento di parquet. Era arredato da pannelli di lucido pino di Carelia alle pareti, ritratti e busti dei primi eroi cekisti e stendardi di seta. Una passatoia blu correva nel mezzo, fissata da bullette d'oro massiccio. Guardie dell'NKVD in alta uniforme presidiavano la bandiera sovietica e una statua di Dzerzinskij a grandezza naturale. Il corridoio finiva davanti a un'imponente porta di quercia a doppio battente. Una guardia la apr. Entrarono in un'anticamera dove due funzionari dell'NKVD, probabilmente

provenienti dalle Repubbliche, erano seduti con le loro valigette. Mogil'cuk si diresse verso un'altra porta a due battenti, che fu aperta da un'altra guardia. L dentro, Sasenka riconobbe subito l'indaffarato apparato di un sovrano sovietico: numerose segretarie in camicia bianca e gonna grigia, giovani zelanti con la giubba del Partito, file di telefoni in bachelite, pile di papki e verdi palme. Un giovane funzionario scatt in piedi e li accompagn verso una terza porta a doppio battente. Buss e quindi la apr. Investigatore Mogil'cuk? Entrarono in un arioso e luminoso ufficio, dalle dimensioni monumentali, luccicante di parquet e pino di Carelia, profumato di cera e foreste artiche. A sinistra c'erano alcuni divani e poltroncine e, sul pavimento, un grande tappeto persiano. Sulla cappa del camino era appeso un enorme ritratto a olio del compagno Stalin, opera di Gerasimov, mentre nell'angolo troneggiava una cassaforte d'argento pi alta di un uomo. Due busti marmorei di Lenin e Dzerzinskij si fronteggiavano sui due lati della stanza e in fondo, cos lontano che Sasenka riusciva appena a vederlo, incombeva un altro Gerasimov, questa volta di Dzerzinskij, Felics di ferro, il fondatore della Ceka, con i suoi occhi spiritati e il pizzetto nero. In mezzo alla stanza, un'enorme scrivania di lucida quercia era posizionata in modo da formare una T con un tavolo da riunione, cosa molto comune negli uffici dell'URSS. La scrivania era in perfetto ordine, con un set da scrittoio in argento, calamai con inchiostro turchese e solo un paio di fogli di carta assorbente sul tampone. Dietro di essa, un altro tavolo ostentava otto telefoni e la linea vertuska del Cremlino. A presiedere tutto quanto, su una sedia dall'alto schienale tappezzata in velluto bordeaux, sedeva il compagno Lavrentij Pavlovic Berija, Narkom del commissariato del pop lo per gli Affari interni. Berija stava mangiando qualcosa di simile a spinaci o foglie di insalata. Invit Sasenka a entrare con un gesto della mano, masticando energicamente. Mogil'cuk salut e usc dalla stanza. Oh, Lavrentij Pavlovic, sono cos felice di vederti! Adesso possiamo chiarire tutto. Berija ingoi il boccone, poi si alz cortesemente, gir intorno al tavolo e le baci la mano. Benvenuta Aleksandra Samuilovna, disse formalmente con un elegante accento mingreliano, continuando a tenere la sua mano tra le dita setose. Ti domandi cosa sto mangiando? S, rispose, sebbene non le importasse assolutamente niente. Be', io non mangio carne, come vedi. Odio uccidere qualunque animale. I poveri vitelli o gli agnelli! No, non posso sopportar lo e, inoltre, Nina dice che non devo ingrassare! Sono vegetariano, quindi mangio solo questo, anche quando sono a tavola con Josif Vissarionovic 'L'erba di Berija!', dice il compagno Stalin. 'Guardate, Lavrentij Pavlovic sta di nuovo mangiando l'erba!' Adesso, fatti vedere. Tenendola per mano la fece girare su se stessa, come s stessero ballando. Ah, sei cos pallida. Ma ancora bel-lis-si-ma. Il tuo corpo potrebbe davvero fare impazzire anche un uomo come me! Fargli rischiare qualsiasi cosa solo per una carezza. Sei come una torta di panna. Che peccato incontrarsi cos, no? I suoi occhi incolori correvano su di lei con un'avidit tanto ingorda da farla indietreggiare. Il commissario del popolo, tozzo, calvo, con i pince-nez, gir intorno a lei silenziosamente con le morbide scarpe scamosciate. Non portava l'uniforme, solo dei calzoni gialli sformati e una camicia ricamata, senza colletto, come un georgiano in vacanza. Sasenka non dimentic che suo marito aveva giocato a pallacanestro nella squadra di Berija, nella sua dacia di Sosnovka. Quando li aveva guardati giocare, aveva notato che Berija era incredibilmente agile. Sono cos felice di vederti, ripet Sasenka. Davvero lo pensava. Berija era crudele, ma abile. Vanja aveva apprezzato le sue capacit, laboriosit e

correttezza, dopo la frenesia allucinata di Ezov. Tu puoi risolvere tutto, Lavrentij Pavlovic! Benedetto! Potrei ammirare i tuoi fianchi e il tuo seno tutto il giorno, mio bel bocconcino, ma capisco che tu sia stanca. Vuoi mangiare qualcosa? Prese il telefono e ordin: Portate dei tramezzini. Su invito di Berija, Sasenka prese una delle sedie in pelle del tavolo da riunione unito alla scrivania di Berija. Anche lui si sedette. La porta si apr ed entr una donna in grembiule bianco che spingeva il carrello del t. Si mise un tovagliolo bianco sul braccio (esattamente come i camerieri dell'hotel Metropol'), serv il t, i tramezzini, gli zakuski di pesce e poi usc. Ecco! disse Berija, facendo schioccare le grosse e carnose labbra. Puoi mangiare, mentre parliamo. Avrai bisogno di energia. Sasenka esit, per paura che quelle delizie l'avrebbero in qualche modo obbligata a tradire suo marito o Mendel'. Si concentr e pens ai suoi figli. Ora toccava a lei. Non so di cosa io sia accusata, onorato compagno Berija, ma sono innocente. Io so che lo sai. Non hai idea di quanta gioia mi dia vederti. Oh, anche a me. Mangia, mio bel bocconcino. Non sono avvelenati, lo giuro. Lei cominci a mangiare i tramezzini. Sai, Sasenka, tu sei decisamente il mio tipo. Come ti ho visto, ho capito che c' qualcosa in te, forse quella leggera sporgenza delle tue labbra, che fa pensare a una potenziale attitudine al piacere. Eppure non sembravi molto interessata alle mie attenzioni, a casa tua, il Primo maggio, vero? Penso alle donne tutto il giorno, sai. Sono un vero uomo georgiano, no? Gli occhi di Berija si fecero torbidi, le palpebre si abbassarono. Sai cosa mi piacerebbe fare, Sasenka, mi piacerebbe portarti a casa mia, qui a Mosca. Nina e mio figlio vivono a Sosnovka, nella dacia. Potrei offrirti un supra georgiano, io e te nella mia banja, potremmo berci i migliori vini in quella graziosa sauna, e poi potrei farti sdraiare sul divano e alzarti la gonna e far correre in su il naso, fino a sentire il profumo delle tue fragole... Sasenka sapeva che Berija aveva potere assoluto su di lei. Le stava dimostrando che avrebbe potuto fare qualsiasi cosa, ma lei non voleva provocarlo. Le sue oscenit avrebbero potuto essere un trucco, un'esca. Oppure era vero che lui la desiderava e che per poter essere libera avrebbe dovuto pagare semplicemente quel prezzo? Ma questi era Lavrentij Berija, commissario del popolo, un uomo che lei rispettava e ammirava, un bolscevico stimato che Stalin aveva scelto personalmente. Come poteva parlare in quel modo a una compagna che aveva conosciuto Lenin e ospitato Stalin nella sua casa? Riflett in fretta e decise, su due piedi, che avrebbe fatto qualsiasi cosa, anche ignobile e umiliante, per rivedere i suoi figli. Mi imbarazzi, Lavrentij Pavlovic, sussurr con voce roca. Non sono abituata a questo genere di... Ah no? Via, Sasenka. Io stesso mi sono sorpreso. Sei cos rispettabile, una perfetta sovietica che insegna alle nostre mogli a cucinare le torte e a rammendare le camicie dei giovani Pionieri. Ma noi sappiamo che razza di sgualdrina tu sia. Che cosa gridi, che cosa vuoi, quando sei davvero su di giri. Proprio come tua madre. Anche lei aveva una bella fama, no? Una scheggia di ghiaccio le congel lo stomaco. Pens che Benja Golden avesse tradito i loro segreti, e per questo ne era venuto a conoscenza anche suo marito. Berija s'illumin di un sorriso volgare. Noi sappiamo tutto, caro il mio bocconcino, disse libidinosamente. Se hai potuto avere quello scrittore ebreo, avresti potuto avere anche me. Ma non abbandonare la speranza. Non hai confessato al mio ragazzo, Mogil'cuk. Hai letto le sue storie? Sono una merda, sai? Scrive storie di detective, gialli, sogna di diventare uno Sherlock Holmes sovietico. Ma, ahim, i miei doveri interferiscono con i miei piaceri. Il tuo caso davvero serio, Sasenka, e l'Instantsija sta seguendo il tuo caso da vicino, con tanto interesse quanto quello che ci metterei io nell'assaggiarti. Il compagno Stalin sa che io sono innocente. Piano, piano. Non pronunciare quel nome davanti a me, prigioniera Zejtlina-Palitsyna. Voglio che tu sappia che la tua unica speranza

confessare subito. Getta le armi, ammetti le tue infide attivit antisovietiche. Qui si lavora sodo. O vuoi che usiamo le maniere dure, con te? Si alz e gir intorno alla scrivania, avviluppandola nella sua colonia alla limetta. Le spettin i capelli, le accarezz un seno. Sasenka sub passivamente, cerc di non reagire. Lui le tocc le labbra, poi le spinse una nocca in bocca. Sapeva di rame. Quindi, con una vocina ridicola, disse: Non voglio essere sgarbato. Non costringermi a esserlo! Io amo le donne! Oh, il loro sapore... Non provocarmi! Si sedette, di nuovo serio. Pensaci bene. Non c' niente che io non sappia di te, il tuo passato, la famiglia, il lavoro, la tua fica... Eh? Berija tamburell le dita sulla scrivania. Parlerai? Devi! Adesso! Se non lo fai, ti ridurremo in polvere e ti fucileremo come una pernice. Fra un minuto tornerai nella tua cella e io al mio lavoro. Ferma. Aspetta. Non girarti! Chiudi gli occhi. Sasenka sent che apriva un cassetto della scrivania. La porta piccola dall'altra parte dell'ufficio si apr. Sent il respiro di un uomo e lo scricchiolio dei suoi stivali che si avvicinavano e poi passavano oltre. Non sul tappeto persiano, uno di quelli belli. Srotola quell'altro. Ecco, cos, disse Berija. Segu un tonfo sordo. Gli occhi di Sasenka lacrimarono. Ci siamo di nuovo, la pungente acqua di colonia ai chiodi di garofano, pens. Poteva sentirne il sapore sulle labbra. Grazie, compagno Toro! Era di nuovo Kobylov. Cosa era? Una specie di gioco? Improvvisamente la paura l'assal. Bene! Ora, riporta la compagna volpe Artica nella sua cella, e... uno, due, tre... girati\ Le arriv un tale colpo alla guancia destra da farla roteare su se stessa e poi cadere sul parquet, vicino ai divani. Il mondo si dissolse in una bufera di macchie rosse dentro un caleidoscopio di diamante. Era sul pavimento, rivolta verso la scrivania da dove Berija le sorrideva, in piedi, con un manganello nero in mano. Tenendosi il lato del viso che sembrava essere stato staccato dal resto, Sasenka cerc di guardare, tra gli stivali lucidi che aveva davanti, verso quel fagotto di stracci incrostato di fango secco. Realizz che quella cosa era viva, tremante, pulsante. Il suo sguardo fu calamitato dalla massa di rossa carne viva, dai lividi blu e gialli della pelle nuda: le dita sanguinavano dalle unghie, sul volto la barba era lunga e le palpebre rosse erano talmente tumefatte che a stento potevano aprirsi. Rimase a bocca aperta dallo shock. Cosa credi di fare portandolo qui? domand Berija. Non sapevi che c'era Sasenka? Non hai bussato, compagno Kobylov! Tz, tz, maleducato! Scusa, Lavrentij Pavlovic, non sapevo fossi occupato, disse il gigantesco Kobylov. Dobbiamo lavorare ancora un po' su questo vecchio sacco di merda, un altro testardo. Ma non vogliamo che lei veda qualcosa che possa spaventarla, vero? Assolutamente no, disse Berija. Aiutala ad alzarsi e riportala nella sua cella. Brutta botta! disse Kobylov, toccandole la guancia e arricciando il naso lucido. Devi essere inciampata in qualcosa. La aiut ad alzarsi. Sasenka non riusciva a togliere lo sguardo dal corpo sul ruvido tappeto macchiato. Andiamo. Dobbiamo proteggerti da questa sgradevole vista, non facile trattenere il compagno Rodos, quando ha addentato l'osso. Rodos? mormor Sasenka. Dall'altra parte della stanza, un uomo tarchiato con un neo peloso sulla guancia, la faccia a punta e la testa schiacciata come una polpetta di pollo, stava accarezzando un manganello nero. L'investigatore Rodos, che indossava una palandrana grigia, allacciata con una cintura dell'esercito, e stivali sporchi, si strinse nelle spalle con modestia e, con un'occhiata di sfida verso Sasenka, cominci a sferrare colpi allo stomaco dell'uomo sul tappeto, alzando deliberatamente il manganello con molta lentezza sopra la sua spalla, come se stesse per respingere una palla in arrivo. L'uomo a terra gemeva a ogni colpo, come Sasenka aveva sentito fare da una mucca mentre partoriva, nella tenuta degli Zejtlin in Ucraina. Non carino stare a

guardare, ma com' affascinante, vero? le disse Berija, mentre lasciava la stanza. Kobylov la prese per un braccio e la port fuori nel corridoio, dove il sorriso smagliante dell'investigatore Mogil'cuk la stava aspettando. Ci rivedremo, spero, disse Kobylov rientrando nell'ufficio di Berija e lasciando dietro di s una zaffata di chiodi di garofano. Sasenka tremava. Incapace di controllarsi, si chin e vomit il cibo appena mangiato, che le lasci uno sgradevole sapore di formaggio in bocca. I tonfi del randello contro il corpo dell'uomo a terra le pulsavano ancora nelle orecchie. Non poteva credere a quello che aveva visto. Chi era quel?... Lo conosceva, o se lo stava immaginando? Era cos che Berija trattava i vecchi bolscevichi? Era questo ci che faceva Vanja tutta notte prima di tornare a casa nella dacia dai bambini? Era questo quello che era successo ai precedenti proprietari della loro dacia e del loro appartamento? Ripens alle raccomandazioni di Vanja. Non confessare niente, qualunque cosa ti facciano, a meno che tu non sappia che loro hanno qualcosa di cos grave che... Io non ne uscir, ma tu, Sasenka, tu puoi tornare a vedere i bambini. Non dimenticarli mai! Non firmare niente, qualsiasi cosa ti facciano! Era ancora convinta che non avessero assolutamente alcuna prova contro di lei e che finora i suoi amici non l'avessero tradita. Aveva ancora possibilit di uscirne, bastava non perdere la testa. Doveva resistere, a qualsiasi prezzo. Ma dov'era Vanja? Dov'era Benja? Le tornavano in mente i momenti trascorsi insieme all'hotel, nel capanno del giardino, quando si erano baciati per strada come dei ragazzini, avevano cantato Occhi neri lungo il fiume e si erano scambiati fiori essiccati, come i momenti pi romantici della vita. I settemila rubini delle stelle del Cremlino erano ancora loro! Adesso li amava entrambi, Vanja e Benja, diversamente, insistentemente. Adesso erano la sua famiglia. Erano tutto ci che aveva in quell'incomprensibile valle di ombre. Venne di nuovo condotta su per le scale, e poi gi per altre scale, fuori dal mondo di pino di Carelia, palme e colonia ai chiodi di garofano, verso l'odore pungente di cavolo, urina e detergente, verso la Prigione interna. Dovette appoggiarsi al muro un paio di volte per cercare di non cadere. Si tocc la guancia. Sanguinava vicino all'occhio e si stava gonfiando. Neve, Carlo, Cuscino, Coniglietto! Neve, Carlo, Cuscino, Coni ghetto! ripeteva. Erano al sicuro? Sapere che Satinov avrebbe protetto i bambini cre un caldo e intoccabile medaglione di amore nel profondo del suo cuore. Eccoci qua, di nuovo a casa, disse Mogil'cuk facendola entrare in cella. Riposati. Parleremo domani mattina. Sasenka sprofond pesantemente nella cuccetta inferiore. Oh... hai riconosciuto tuo zio Mendel'? Credo fosse lui, o almeno quel che ne rimane. CAPITOLO 37. Quella notte la spostarono in una nuova cella con le luci molto forti e si rifiutarono di abbassarle. Le tubature vibrarono, si ud un boato e si accese il riscaldamento, sebbene fosse piena estate. Il caldo era gi soffocante. Sasenka batt sulla sua porta. Torna nel tuo letto, detenuta. Le serrature si aprirono, due guardie comparvero alla porta. Voglio reclamare con il compagno Berija, al Comitato centrale. Il riscaldamento acceso e siamo in estate. E, per favore, spegnete queste luci. Sono cos forti che non riesco a dormire. I secondini si scambiarono un'occhiata. Riferiremo il tuo reclamo ai nostri superiori. Sbatterono la porta. Il riscaldamento aument. Sasenka

sudava. Riusciva a malapena a respirare ed era torturata dalla sete. Si tolse il vestito e si sdrai nella branda in mutande. Le luci erano cos forti, cos calde, che non riusciva a dormire, neanche serrando le palpebre il pi possibile. Se nascondeva la faccia nel cuscino, veniva svegliata. Quando riusc a dormire almeno a sprazzi, si apr lo spioncino. Sveglia, prigioniera! Sto dormendo. E' notte. Si riaddorment. Sveglia, prigioniera. Muovi le mani in modo che possiamo vederle. Quando le urla non furono sufficienti a tenerla sveglia, la buttarono gi dal letto, la presero a calci, la schiaffeggiarono. Finalmente cap. Quello era ci che il suo Partito era diventato. Una notte senza sonno poteva passare, ma dalla seconda notte pens di cominciar a disintegrarsi. Aveva sempre la nausea, era sempre fradicia di sudore e non capiva se fosse ammalata o solo sfinita fino all'osso. Si addorment in piedi. Le guardie la trovarono che dormiva nella latrina e anche l la svegliarono. La cosa peggiore fu la paura che l'assal completamente, cresceva su di lei come una muffa. E se Vanja fosse stato davvero un nemico dall'inizio? I bambini erano spacciati e stavano gridando il suo nome, o erano gi morti. Le ore e i giorni strisciavano via. Non poteva muoversi. Niente sapone. La nutrivano tre volte al giorno, passandole un vassoio da uno sportello, ma aveva sempre fame, aveva sempre sete. Sola nella sua cella, svegliata ogni pochi minuti, sentiva le voci di Neve e Carlo. Non doveva cedere. Per loro. Ma i loro visi e il loro profumo la sopraffacevano. Erano gi spacciati, si disse. Il piano di Satinov non aveva funzionato. Erano in uno di quegli orfanotrofi, violentati, torturati, picchiati, insultati e, quando fossero stati grandi abbastanza, sarebbero stati fucilati. Avrebbe confessato qualsiasi bugia, qualsiasi cosa purch tutto finisse. Solo per poter dormire in una cella fresca. I bambini erano gi morti. Morti per lei, morti davvero. Non erano pi suoi. Erano persi per sempre. Sasenka non apparteneva pi al mondo dei vivi. CAPITOLO 38. A sud, lontano da Mosca, la tedesca del Volga, con lo scialle a fiori e il semplice abito estivo, buss di nuovo alla porta del capostazione di Rostov-sul-Don. Trascin dentro le tre valigie, una bambina bionda e un bambino con i capelli castani, che si aggrappavano alle sue braccia, gli occhi infossati ormai tristi e vuoti. L'ufficio del capostazione era vicino al caos infernale della biglietteria, dove centinaia di persone stavano in coda tutto il giorno e dove in tanti rimanevano delusi. Con le sue poltrone e i ritratti di Lenin e Stalin, quel luogo era un'oasi di calma e civilt. Anche se la tedesca del Volga era andata l per quattro giorni di seguito e non aveva trovato nessun telegramma, nessun segnale, nessun amico, continuava ugualmente ad andarci. Sembrava che le piacesse stare anche solo pochi minuti in quel posto pulito, il tranquillo occhio del ciclone. Il capostazione e il suo assistente si scambiavano un'occhiata e alzavano gli occhi al cielo. La bambinaia, con le sue tre valigie e i due bambini, era solo una dei tanti disperati, una grigia moltitudine che tutte le mattine si recava l nella speranza di ricevere un segno da lass, un telegramma da parenti che non esistevano, un bagaglio perso che non sarebbe mai stato ritrovato, i biglietti di un treno che non sarebbe mai partito. Compagno Stepanjan, disse lei il quarto giorno, salutando il capostazione, buongiorno. Mi domandavo se ci sono novit... Un telegramma forse? Stepanjan guard stancamente dentro una scatola di legno e, schioccando la lingua, cominci a frugare tra i fogli spessi e gialli della burocrazia

sovietica, muovendo le labbra nel leggere ciascun telegramma. Il primo giorno, aveva controllato i documenti di quella tedesca del Volga e dei due bambini ben vestiti che dovevano essere accompagnati a un orfanotrofio vicino a Tiflis. Ritornavano ogni giorno, con l'aria sempre pi affamata, sporca e derelitta. La bambinaia ossuta e molto pallida, era sfinita dalla stanchezza. Posso darvi una mano? Sono a posto i due ragazzini? StepanJan sorrise ai bambini. Voi due piccoli, state bene? Che cosa avete con voi? Un cuscino, rispose la bambina, avvilita. Lo usi per dormire? Non riusciamo a dormire bene qui. Siamo vicini alla mensa, ma vogliamo andare a casa. Il cuscino il mio amico. Vogliamo la mamma, disse il bambino, che aveva gi gli occhi ansiosi del ragazzino abbandonato che vive nelle stazioni ferro viarie. Quelle parole sembrarono turbare la tedesca del Volga. Stepanjan la guard e lei scosse il capo, cominciando immediatamente a raccogliere le borse per tornare alla banchina, dove una famiglia di azeri teneva occupato il posto per loro, sotto il riparo, appena fuori la mensa. Cercava di nascondere la sua ansia, ma il capostazione conosceva bene la miseria e la precariet. Grazie, compagno, disse la donna molto garbatamente. Torner a vedere domani. Stepanjan si alz e apr loro la porta. Mi dispiace di non potervi aiutare, rispose. Tornate domani. E' una mitomane? Magari non c' nessun telegramma, disse l'assistente dopo che se ne furono andati. Chi lo sa? rispose Stepanjan, scrollando le spalle. Smetteva di preoccuparsene e ritornava alla sua scrivania con uno schiocco della lingua. Il suo era un lavoro importante. Usciti dall'ufficio, i tre derelitti tornarono lentamente verso la banchina. La stazione di Rostov-sul-Don rimbombava per il fragore dello smistamento dei vagoni, mentre l'aria risuonava dei fischi <degli sbuffi delle locomotive. Anche se gli sconvolgimenti della collettivizzazione e il Terrore erano finiti, le stazioni delle maggiori citt continuavano a essere una squallida bolgia brulicante di una caotica umanit. Intere famiglie bivaccavano con tutti i bagagli, alcune erano benestanti, altre miserabili, alcune in abiti da citt, altre in stivali e casacche da contadini. I treni erano sovraffollati e non partivano mai puntuali. Era difficile acquistare i biglietti. I militari controllavano e ricontrollavano i timbri sui permessi e sui passaporti, allontanando le persone che non possedevano i documenti in regola o l'energia per schivare le loro improvvise disgrazie. Era una fortuna che quell'estate facesse caldo, perch le banchine sembravano un accampamento, affollato di soldati, operai, contadini e bambini. Bambini affamati e vestiti di stracci, bambini ben nutriti, bambini seduti su eleganti valigie di cuoio, ragazzini di strada con facce da adulti, ragazzine con le labbra dipinte e le gonne corte, che fumavano sigarette e cercavano clienti. La mensa della stazione offriva spuntini alla gente che aveva i soldi. Un vecchio tartaro gestiva un chiosco che vendeva giornali e caramelle, e dietro il binario del treno per Mosca c'era un rubinetto arrugginito, dove gli abitanti della stazione stavano in coda tutto il giorno per prendere l'acqua. I gabinetti, in fondo ai gradini del sottopassaggio, erano allagati di liquami schiumosi e maleodoranti, eppure anche l c'era sempre la coda. I bambini piangevano e si facevano la pip addosso, mentre gli adulti sgomitavano per raggiungere pi in fretta i primi posti della fila. Ormai Carolina era pi che preoccupata. Non sapeva che cosa fosse successo a Sasenka e presumeva il peggio. Era una donna molto pratica, ma accudire due bambini in quelle condizioni era uno stress che la divorava. Era orgogliosa di essere sempre pulita e in ordine, ma adesso erano tutti e tre sporchi, i vestiti dei bambini macchiati di cibo, unto e pip. Aveva con s un'abbondante scorta di rubli per mangiare, ma Neve e Carlo erano di gusti delicati, abituati al buon cibo, e odiavano le acquose zuppe di verdura, il pane nero e gli gnocchi al pomodoro, le uniche pietanze che offriva la mensa. Stavano

gi perdendo peso. Durante il giorno giocavano con altri bambini, ma Carolina non si rilassava mai, perch c'erano alcuni ragazzini di strada che erano diventati dei terribili delinquenti ed erano capaci di combinare qualsiasi cosa. Doveva anche sorvegliare le valigie. Di notte dormivano insieme, abbracciati, sul loro materassino da viaggio, sotto una coperta e alcuni cappotti. Neve e Carlo piangevano tra le sue braccia e chiedevano di mamma e pap. Quando li avrebbero rivisti? Dove stavano andando? La partenza da Mosca era stata abbastanza facile: i genitori di Vanja avevano prenotato i posti per Carolina e i bambini. Il treno era partito in orario e, sebbene il viaggio fosse durato un giorno pi del previsto, un gentile soldato dell'Armata rossa e la sua giovane moglie, in viaggio verso una nuova destinazione sul confine turco, si erano impietositi e compravano loro gelati e merendine alle stazioni in cui il treno si fermava. Ma i bambini sapevano che era accaduto qualcosa di terribile. Volevano la mamma. Carolina avrebbe voluto confortarli, ma non voleva mentire, o incoraggiarli a dire qualcosa che potesse attirare l'attenzione mettendoli in pericolo. Mentre si allontanavano dalla loro vita precedente, dai loro genitori, da Mosca, Neve e Carlo si aggrappavano a lei. Resterai con noi, Carolina? Non te ne andrai, vero? Mi manca la mamma! Dopo la visita al compagno Stepanjan, si recarono alla mensa per lo spuntino quotidiano. Si sedettero a uno dei tavoli di formica impiastricciata. Carolina si rese conto che stava tremando. Stanca e avvilita, cercava di respingere un attacco di puro panico. I Palitsyn erano andati. Forse il compagno Satinov aveva dimenticato il suo piano? Forse era stato annientato anche lui? Cont mentalmente il denaro che aveva con s: venticinque rubli in tasca e la cospicua somma di quattrocento rubli nascosta nel reggiseno, per le emergenze. Se non avesse ricevuto presto un qualche messaggio, avrebbe dovuto prendere una decisione difficile. Aveva gi deciso che era fuori questione lasciare Neve e Carlo in un orfanotrofio di qualsiasi genere, specialmente in uno di quelli gestiti dall'NKVD, ma aveva poche conoscenze tra i funzionari della burocrazia, e nessuna estranea ai Palitsyn. Avrebbe portato i bambini a casa sua, nel villaggio tedesco non lontano da Rostov. L'idea la riempiva di gioia, perch voleva molto bene a Neve e Carlo. Anche loro le volevano bene e lei sapeva che nel tempo, con le sue cure amorevoli, sarebbe riuscita a sanare le ferite per la perdita dei genitori. Ma era troppo vecchia per essere la loro madre, e quanto ci sarebbe voluto prima che l'NKVD andasse ad arrestare la bambinaia dei Palitsyn? E dove l'avrebbero cercata, se non nel suo villaggio? Quella notte, Carolina non riusc a dormire. Ascoltava gli sbuffi e i sibili di vapore delle locomotive, l'incessante rimbombo di macchine e gente all'interno della stazione. Guard i volti pallidi dei bambini, Neve che per confortarsi premeva il cuscino rosa contro le labbra, e, per la prima volta da quando aveva lasciato Mosca, si mise a piangere. CAPITOLO 39. Prigioniera 778, siediti. Allora, hai dormito bene? Sasenka, sconvolta, pallida, disidratata e a malapena in grado di parlare, scosse la testa. E' comoda la tua cella? Com' la circolazione dell'aria, in questa calda estate? Sasenka non disse niente. L'investigatore Mogil'cuk si pass una mano sul ciuffo alla Pompadour e lisci i fogli che aveva davanti. Era la stessa storia di ieri e dell'altro ieri e del giorno prima. Sasenka aveva passato tre giorni nel cosiddetto convogliatore. La mancanza di riposo nella cella surriscaldata aveva stroncato persone pi forti di lei. Dopo la prima colazione e la latrina, la portavano nella stanza degli interrogatori. Hai un bel livido sulla guancia. E' nero e blu. Sasenka si tocc cautamente il viso. Le doleva molto. Pens di avere lo zigomo fratturato. Ricominciamo. Ti ricordi di tuo zio Mendel'? Non aspettare di vederci

usare le maniere forti. Inizia a confessare! Poi ti lasceremo dormire e risolveremo quel problema al riscaldamento. La vuoi una bella notte di sonno? Non devo confessare niente. Sono innocente. Allora come concili il tuo arresto con questa dichiarazione di innocenza? Pensi che io sia un pagliaccio e che il compagno Berija stia solo perdendo tempo? Non lo capisco neanch'io. Posso solo pensare che sia un errore o il risultato di un malinteso dovuto a qualche coincidenza. Il Partito non riconosce le coincidenze, disse Mogil'cuk. Hai visto il compagno Rodos nell'ufficio del compagno Berija? E' un bel tipo, una leggenda negli Organi, pi simile a una bestia pericolosa. Dobbiamo impedirgli di ammazzare i prigionieri tutte le volte. In effetti, questa settimana ha rovinato un bel po' di gente che tu conosci. Dice che gli viene una specie di nebbia rossa davanti agli occhi e che perde il controllo di s. Lui odia la nostra classe, Sasenka. Odia gli intellettuali! Potresti incontrarlo presto, se non ti arrendi. Ma sei fortunata. Ti do un'altra possibilit. Ti presento qualcuno che potrebbe dare una spintarella alla tua memoria. Alz il telefono della sua scrivania. Consegnatemi il pacco! disse allegramente. Sorrise a Sasenka, si tolse e rimise gli occhiali e diede una controllata al ciuffo. Aspettarono in silenzio. Squill il telefono. S, s, compagno, aspetteremo. Mogil'cuk usc dalla stanza per un attimo e poi torn. Sto solo controllando che tutto sia a posto. Posso avere un bicchiere d'acqua? Sasenka si ripet mentalmente le istruzioni di Vanja e poi, senza voce, muovendo le labbra, salmodi: Neve, Carlo, Cuscino, Coniglietto. Mogil'cuk stava riempiendo il bicchiere quando si spalanc la porta ed entr Kobylov. Fingendo di essere intimidito, alz l'enorme mano sudaticcia con tutti i suoi anelli luccicanti. Fai come se non ci fossi, compagno investigatore. Mi metto qui nell'angolo! Come il preside di una scuola che osserva l'andamento di una classe, il gigante profumato si appoggi al muro e incroci gli stivali. Bussarono alla porta. Il tuo spettacolo! sussurr Kobylov arricciando il naso verso Sasenka. Lei guard da un'altra parte. Sei stanca? sibil. Avanti! interruppe Mogil'cuk. Il confronto comincia adesso. La porta si apr. Entr l'aguzzino dell'ufficio di Berija. Benvenuto, compagno Rodos, disse Mogil'cuk. Sasenka percep un fremito di terrore nello stomaco. Rodos si mosse con lentezza, come se fosse stato d'acciaio arrugginito. Fece un cenno ai compagni, poi guard Sasenka dritto negli occhi. Si sedette vicino a Mogil'cuk e cominci a giocherellare con i lunghi peli rossi del neo che aveva sulla guancia. Questa era la formazione per Sasenka: Kobylov era il responsabile di turno, con Mogil'cuk e Rodos a far la parte del buono e del cattivo. Solo per stroncare lei? No, probabilmente stavano lavorando a un caso pi grosso, pens. Qualcosa che coinvolgeva il povero Mendel'. Il suo naturale ottimismo, a stento ancora vivo dentro di lei, le disse che sarebbe sopravvissuta. Nessuno aveva ancora ceduto, questo era chiaro. E allora chi stavano portando per sorprenderla? Aveva gi visto Mendel', una visione che le aveva spezzato il cuore, tremenda. Se fosse stato Vanja, e se lui avesse mentito su di lei, avrebbe capito che, con il trattamento di Rodos, era finito all'altro mondo. Gli avrebbe ancora dedicato il suo amore. Lei non avrebbe confessato, lei sarebbe sopravvissuta. Se fosse stato Benja, il caro Benja delle otto stelle con i settemila rubini, adesso lei l'aveva gi perdonato. Gli aveva telefonato quel giorno per dirgli: Ti amo. Adesso lo amava una volta di pi, convinta che fosse innocente quanto lei. Anche se non avesse dovuto uscire mai pi dalla Lubjanka, lei gli sarebbe stata grata per sempre per averle fatto conoscere un simile amore. Ma non avrebbe confessato, qualsiasi cosa le dicessero, perch era ancora innocente. E, non confessando, un giorno sarebbe stata libera. E avrebbe potuto riavere Neve e Carlo. Tutto era per loro adesso. La porta si apr. Sasenka si guard le dita con un terribile presagio. Era il momento. Avvert, con la coda dell'occhio, la presenza

di una figura rattrappita che esitava nel vano della porta. Siediti, prigioniero, disse Rodos, indicando la sedia davanti a Sasenka, al tavolo da riunione a forma di T. L! L'uomo, un vecchio pelle e ossa con la divisa blu da prigioniero, esit ancora. S, tu! Siediti l, prigioniero. Muoviti! Un palpito di aspettativa scosse Sasenka. Era suo padre? Rimase senza fiato. Era ancora vivo? Aveva testimoniato contro di lei? Non aveva importanza, se fosse stato ancora vivo, lei ne avrebbe gioito. L'amore per suo padre, sua madre, i suoi nonni e per tutti i suoi cari esplodeva dentro di lei. Pap! Qualsiasi cosa gli avessero fatto, qualsiasi cosa lui le avesse fatto, desiderava solo abbracciarlo. Glielo avrebbero permesso? Imputata Zejtlina-Palitsyna, abbai Rodos. Guarda il prigioniero.

CAPITOLO 40. Stimato Josif Vissarionovic, carissimo Koba, ti scrivo come tuo vecchio compagno da oltre venticinque anni, durante i quali ho servito il Partito e te, sua personificazione, senza aver mai deviato una sola volta dalla sua linea politica. Credo di dovere alla tua fiducia e benevolenza il successo della mia carriera come responsabile lavoratore nel nostro nobile Partito di operai e contadini. Come ho sempre fatto, obbedir a ogni ordine del Comitato centrale, ma vorrei protestare per i metodi di investigazione usati con me dai lavoratori degli Organi. Sono in cattiva salute (c' un'ombra sul mio polmone destro, ho l'angina, insufficienza cardiaca e debolezza fisica dall'infanzia e artrite acuta dovuta al duro lavoro e al prolungato esilio in Siberia durante il regime zarista) e adesso ho sessantanove anni. Come membro del Comitato centrale, vorrei segnalarti - in quanto segretario generale e membro del Politburo - che, al mio arrivo qui, nella Prigione interna della Lubjanka, mi stato domandato di confessare di essere al servizio delle potenze straniere. Essendomi rifiutato di farlo, sono stato fatto sdraiare a forza su un tappeto e poi picchiato sui piedi e sulle gambe con un manganello di gomma da tre uomini dotati di una forza terribile. Non riesco pi a camminare e le\ mie gambe sono rosse e blu a causa delle emorragie interne. Ogni giorno, sono stato picchiato negli stessi posti con una cinghia di cuoio e un manganello di gomma. Il dolore era cos forte che sembrava mi stessero versando addosso dell'acqua bollente o che mi stessero bruciando con l'acido. Sono svenuto molte volte, ho pianto, ho gridato, li ho implorati di avvertirti, compagno Stalin, di quello che stavo soffrendo. Quando ho menzionato il tuo nome, mi hanno tirato un pugno in faccia, rompendomi il naso, lo zigomo e gli occhiali, senza i quali posso fare ben poco, e hanno cominciato a picchiarmi anche sulla spina dorsale. Il rispetto che ho per me stesso come bolscevico mi impedisce quasi di raccontarti altro, illustre compagno Stalin, e provo addirittura dolore nel dirti quanto segue: quando, ormai a terra e ridotto come un ammasso tremante, mi sono rifiutato ancora di mentire al Partito, gli inquirenti hanno urinato sul mio viso e sui miei occhi (e, cos facendo, hanno sporcato il nome del nostro sacro Partito di Lenin e Stalin). Nemmeno nel katorga, ai lavori forzati sotto lo zar, avevo sopportato un briciolo di simili sofferenze e paura. Adesso sono nella mia cella, tremo con ogni muscolo del corpo e a fatica riesco a reggere la penna. Sono sopraffatto dal terrore, io che, come rivoluzionario, per trent'anni non ho mai sofferto di paura, e dall'impulso di mentire a te, Josif Vissarionovic, incriminando me stesso e altri, inclusi onesti responsabili lavoratori, pur conscio del fatto che anche questo stesso gesto sarebbe un crimine contro il Partito. Comprendo che la nostra

grande nazione necessiti delle armi del terrore per sopravvivere e trionfare. Sostengo i nostri eroici Organi nella loro ricerca dei nemici del popolo e delle spie. Io non sono importante. Solo il Partito e la nostra nobile causa hanno importanza. Ma sono certo che tu sia all'oscuro di queste pratiche investigative e ti esorto, stimato vecchio compagno, grande Capo della Classe lavoratrice, nostro Lenin di oggi, a indagare su di essi e ad alleviare le sofferenze di un sincero e devoto servitore del Partito e tuo, compagno Stalin. Mendel' Barmakid, membro del Partito dal 1904 CAPITOLO 41. Il vecchio cadaverico con la divisa blu dei prigionieri si sedette di fronte a lei. Aveva la pelle gialla traslucida e ciuffi di capelli sbiaditi sul cranio spelacchiato e scabbioso. Si succhiava le gengive, guardandosi intorno a scatti e grattandosi nervosamente, roteava gli occhi, poi si accasciava in un'immobilit comatosa per alcuni interminabili minuti. Sasenka non aveva mai visto uno zek, ma quell'individuo totalmente annichilito faceva subito pensare che fosse un veterano dei gulag, uno zek. Ebbe la sensazione che quell'uomo avesse trascorso parecchi anni a Vorkuta o a Kolyma, condannato ai lavori forzati, in una cava di pietra o a tagliare alberi. Non emanava neanche pi l'odore delle prigioni, e non dava nemmeno l'idea di possedere quell'ambiguo, astuto e spasmodico desiderio di sopravvivere che lei stessa dimostrava ora. Era un guscio vuoto e rinsecchito, privo di qualsiasi speranza o spirito vitale. In quel momento cap il vero significato dell'espressione preferita di Berija e persino di Vanja: tritare fino a ridurre in polvere dei campi. Prima non l'aveva mai compreso. Alla fine os sbirciare quel volto, le lacrime agli occhi: era il barone Samuil Zejtlin, arrestato nel 1937? No, non poteva essere suo padre. Quell'uomo non assomigliava affatto a suo padre. Kobylov schiocc le labbra come uno sportivo esultante e Sasenka osserv che gli investigatori avevano notato la sua impazienza. Vi riconoscete a vicenda? chiese Mogil'cuk con interesse. Parla, prigioniero, disse Rodos con sorprendente calore. La riconosci? Sasenka scandagli i suoi ricordi. Chi era? Doveva avere ottantanni o anche di pi. Lui deglut rumorosamente e apr la bocca. Era senza denti e le gengive erano esangui, piene di striature ulcerate. Lei not un segno sul collo e cap che era un'ecchimosi blu scuro. E' lei! E' lei! disse la creatura con un tono di voce che colpiva per la sua delicatezza e la sua pacata signorilit. La riconosco, naturalmente. Come si chiama? chiese Rodos bruscamente. E' identica a com'era. Anzi, meglio. Rispondi alla mia domanda! Come si chiama? La larva sorrise a Rodos con fare compiaciuto. Credi che me lo sia dimenticato? Vuoi che ti aiuti a ricordarlo? minacci Rodos, continuando a giocare con i ruvidi peli del neo. Che cosa mi farete dopo? Porrete fine alle mie sofferenze? Rodos gli pass una mano sopra il cranio piagato. Se non vuoi pi provare la lotta francese... Poi si alz e sbrait con una voce che rivelava tutta la sua violenza maniacale: Come si chiama? Il prigioniero si irrigid. Sasenka sobbalz e cominci a sudare copiosamente. Hai intenzione di picchiarmi ancora? Non necessario. Quella la baronessa Aleksandra Zejtlina, Sas-en-ka, che amai un tempo. Rodos si avvi verso la porta. Ho un altro appuntamento, annunci a Kobylov. Divertiti, rispose quello. Continua tu, investigatore

Mogil'cuk. Imputata Zejtlina-Palitsyna, disse Mogil'cuk, riconosci il prigioniero? Sasenka scosse il capo, affascinata e inorridita. Prigioniero, il tuo nome? Peter Ivanovic Pavlov. Era la voce di un altro uomo, veniva da un'altra citt, da un tempo svanito. Non il tuo vero nome, no? insinu Mogil'cuk in modo suadente. E' il falso nome con il quale ti sei spacciato per insegnante a Irkutsk per pi di dieci anni, mentre in realt eri una spia della Guardia bianca. Adesso guarda l'imputata e di' il tuo vero nome. CAPITOLO 42. In un'altra stanza per gli interrogatori, Benja Golden era seduto su una sedia davanti all'investigatore Boris Rodos. Sei stato arrestato per attivit sovversive antisovietiche, dichiar Rodos. Riconosci il tuo reato? No. Per quale motivo credi che ti abbiamo arrestato? Per una catena di coincidenze, oltre alla mia impossibilit a scrivere. Rodos grugn e sbirci tra i suoi documenti, con un ghigno eh gli schiacci ulteriormente il largo naso da pugile. Dunque, sei uno scrittore, vero? Non mi stupisce il fatto che Mogil'cuk volesse interrogarti. Credevo che fossi soltanto un lurido traditore, un pezzo di merda. Scrittore, eh? Benja non riusc a contenere la sorpresa: Ho scritto un libro intitolato Storie spagnole, un grande successo due anni fa, poi... Che diavolo vuoi che me ne importi, piccolo coglione presuntuoso? sbott Rodos. Io vedo solo uno spocchioso ebreo che potrei spezzare in due come un bastone. Potrei ridurti in polvere. Benja non ne dubitava. Rodos, con la testa piatta e calva, le spalle esageratamente sviluppate e le gambe corte, gli ricordava una iena. Benja era terrorizzato di perdere ci che amava, suo figlio, e soprattutto l'adorata Sasenka. In quel momento erano le uniche cose che contavano. Ripeto: perch ti abbiamo arrestato? Sinceramente, non saprei. Vivevo a Parigi, ero in contatto con scrittori francesi e americani. Conoscevo alcuni generali arrestati con l'accusa di essere trotskisti. Quindi? Non farmi aprire il cassetto della scrivania dove tengo i manganelli con cui potrei ridurre in poltiglia il tuo naso adunco da ebreo. Mi piace la lotta francese... qui la chiamiamo cos. Confessa le tue attivit criminali e immorali e non dovr versare neanche una goccia di sudore. Raccontami tutta la storia della tua depravazione sessuale all'hotel Metropol', stanza 403. Quello? esclam Benja. Dunque, era stato arrestato per la sua relazione con Sasenka. Gideon l'aveva avvertito di non compromettersi con la moglie di un funzionario della polizia segreta. Persino in tempi cos puritani, non poteva essere un reato cos grave, o no? Forse ci significava che l'avrebbero mandato in esilio, lontano da Mosca in qualche sperduta provincia, ma almeno sarebbe sopravvissuto. Doveva proteggere Sasenka. S, quello, rispose Rodos, sollevando uno spesso fascicolo. Siamo al corrente di ogni minimo, disgustoso dettaglio. Capisco. C' dietro suo marito a tutto questo. Ma lei innocente. Lo giuro. Non ha commesso niente di male. E' una comunista onesta. Benja scrut la faccia di Rodos, ma era come cercare di leggere una grossa fetta di carne. Chi ha detto che non lo fosse? Allora, non corre alcun pericolo? Queste sono informazioni riservate, imputato Golden. Confessa semplicemente come cominciata... Benja pregava che Sasenka non venisse a sapere nulla di tutto questo. Forse sarebbe tornata a essere la brava moglie che era sempre stata. Avrebbe creduto che Benja fosse stato arrestato come una spia trotskista, lo avrebbe disprezzato e dimenticato, per continuare la sua vita di privilegi e lussi all'interno del Partito. L'amava cos tanto che avrebbe voluto soffrire per lei, risparmiarle il dolore. Non si era sorpreso quando erano andati ad arrestarlo. Era stato cos felice in quelle due settimane d'amore con

Sasenka che non credeva potesse durare, anche se sapeva che lei era il grande amore della sua vita. Era quell'amore che capita una volta sola, se non addirittura mai. Seduto nell'auto, durante il tragitto verso la prigione, guardava le strade della citt, le luci sfocate attraverso le lacrime. Era l'alba, il momento in cui le citt si rinnovano prima dello spuntare del giorno: camion che raccoglievano i rifiuti, portieri che lavavano le scale, anziane signore che spazzavano via le cartacce, un uomo in tuta da lavoro che portava un secchio di latte. Ma le stelle rosse del Cremlino, che avevano illuminato la stanzetta del Metropol', appartenevano a loro due, insieme. Adesso lui avrebbe sofferto sul patibolo: lo avrebbero fatto a pezzi, sarebbe morto di paura. Sasenka, quella donna adorabile che lui amava, avrebbe continuato la sua vita fuori. Nessuno avrebbe mai conosciuto il segreto del loro cuore, non importa quanto lo picchiassero. L'esistenza di Sasenka fuori dalla prigione, cos come quella di suo figlio significavano che anche lui avrebbe continuato a vivere, fino a quando lei fosse rimasta in vita. Sasenka non gli aveva mai detto di amarlo, ma lui sperava che fosse cos... Perch aveva aspettato tanto a dirglielo sapendo che per lui da un momento all'altro si prospettavano enormi sofferenze? Probabilmente era troppo tardi e avrebbe dovuto attendere ancora, per sentirselo dire nell'altro mondo. Ora, si domand, qual era la cosa giusta da dire? Come poteva proteggere Sasenka? O era oltre ogni possibilit di essere protetta? La curiosit dello scrittore era tale che, proprio mentre si faceva beffe della morte, speculava su quest'ultimo colpo di scena riguardo la propria eliminazione. Che cosa avrebbe raccomandato in queste circostanze la sua Guida all'etichetta dell'adulterio per il proletario sovietico} si domand, ricordando quanto avessero riso insieme lui e Sasenka su questo libro immaginario. Cedi le armi e confessa! sbrait Rodos. Improvvisamente, apr il cassetto della scrivania e colp Benja in faccia una, due volte, e poi ancora, con un manganello di gomma nero. Benja stramazz a terra, strisciando una guancia sul cemento. Rodos lo segu e lo prese a calci sul naso con lo stivale. Il sangue zampillava, mentre il manganello continuava a colpirlo in faccia, sui reni, all'inguine, e di nuovo in faccia. Vomit agonizzante, rovesciando la bile, e sputando sangue e denti. Sasenka! mugol, rendendosi conto a ogni colpo che lei non era libera, ma prigioniera l vicino, da qualche parte, e stava soffrendo. Questo pensiero lo annient ulteriormente. Ti amo! Dove sei? CAPITOLO 43. Peter Sagan, capitano dei gendarmi, disse il vecchio zek, nel tono pi garbato e aristocratico di cui era capace. Ecco, questo le ha dato uno shock. Sasenka sobbalz. Non era morto per le strade di Pietrogrado? Sent un tuffo al cuore e un paio di artigli afferrarla dentro. La conosci, vero? chiese Mogil'cuk. Un tempo l'amavo, rispose la larva con il suo accento da Yacht Club e Corps de Pages. Hai avuto con lei una relazione sessuale? S. Sta mentendo! sbott Sasenka, ripensando a quella romantica, ma casta, corsa in slitta e poi a quella orribile sera in cui Sagan aveva tentato di violentarla. Stai zitta, o ti faccio portar via, disse Mogil'cuk, toccher a te parlare tra un minuto. Era vergine? S. E' diventata la mia amante e io l'ho corrotta con indicibili perversioni. Le ho fatto assumere anche la cocaina, che io fingevo di prendere come farmaco. Non vero! grid Sasenka. Quest'uomo non Peter Sagan. Non lo riconosco. E' un impostore! Ignorala, prigioniero. Andiamo avanti. Avevate una relazione professionale? Io la usavo... odiavo i rivoluzionari, li

consideravo feccia... ma mi ero innamorato di lei. Le reminiscenze romantiche non c'interessano, prigioniero. Le relazioni professionali? Era la mia infiltrata. Quando l'hai reclutata per l'Ochrana? Nell'inverno del 1916. L'avevamo arrestata come bolscevica. Io l'ho reclutata alla prigione di Krestj. Poi ci incontravamo nei covi dei rivoluzionari e in camere d'albergo, dove lei tradiva i suoi compagni. Questo non vero. Lo sai che non vero! Chiunque tu sia, stai mentendo! Sasenka si alz in piedi. Le mani inanellate di Kobylov calarono pesantemente sulle sue spalle, costringendola a sedersi di nuovo al suo posto. Si sent raggelare e cominci a rabbrividire. Aveva reclutato altri agenti per te, dei pezzi grossi all'interno dell'alto comando bolscevico? S. Chi erano? Prima di tutto, Mendel' Barmakid. Sasenka neg scrollando la testa. Le pareva di affondare, le acque si chiudevano sopra di lei. Mendel' era un agente prezioso, prigioniero Sagan? Oh, s. Gli altri capi erano in prigione, in Siberia, o all'estero. Lui era un membro del Comitato centrale in contatto con Lenin. Per quanto tempo ha lavorato come infiltrato? Mendel' ancora un infiltrato. Menzogne! Sei un bastardo! grid lei di nuovo, mentre sentiva che le forze l'abbandonavano. Marcirai all'inferno per questo! Se tu avessi saputo quello che stavi facendo! Se soltanto l'avessi saputo... Si mise a piangere. Mantieni un contegno, imputata, ordin Mogil'cuk, altrimenti Rodos ti far a pezzi. Ci fu un momento di silenzio. Dopo la Rivoluzione, Sagan, che cosa accadde ai tuoi agenti dell'Ochrana? Entrarono in clandestinit, come me. Sotto il controllo di chi? Inizialmente delle Guardie bianche, ma poi si misero al servizio di una scellerata alleanza tra serpenti e scagnozzi dei capitalisti. Cos dicendo, Sagan fece di nuovo un sorriso compiaciuto e Sasenka percep in lui un misto di vergogna e di scherno. Dietro le sue iridi blu, inquiete e instabili, sembrava che piangesse, supplicandola di perdonarlo. L'avevano drogato? Sotto il comando di chi, Sagan? Ultimamente, sotto il comando dei servizi segreti giapponesi e britannici, ma prendendo ordini dall'Opposizione unita di Trotskij e Bucharin. Cos, in tutti questi anni, sei rimasto in contatto con l'imputata? Io ero il contatto tra lei e i nemici dei lavoratori sovietici. Vi incontravate regolarmente? S. Tutto questo ridicolo, grid Sasenka. Non ho mai sentito parlare di quest'uomo. Il poliziotto Sagan stato ucciso sulla prospettiva Nevskij nel 1917. Costui un attore. Chi sono gli altri infiltrati che ha reclutato l'imputata? Suo marito, Vanja Palitsyn. E, recentemente, lo scrittore Benja Golden, usando le stesse depravate tecniche sessuali che le ho insegnato da ragazza. Dunque, per anni, i servizi segreti giapponesi e britannici, insieme a Trotskij e Bucharin, hanno comandato il traditore Mendel' del Comitato centrale, il traditore Palitsyn dell'NKVD e il traditore scrittore Golden? S. Bastardo! Sasenka si gett di traverso sul tavolo, ma quando le sue dita giunsero a contatto con quelle dell'accusatore fu come afferrare manciate di sabbia. Non c'era niente da trattenere. Il vecchio era cos debole che cadde dalla sedia, graffiandosi la testa sul bordo del tavolo, e giacque sul pavimento come un mucchio di stracci. Attenta, tu, dobbiamo aver cura di lui, non vero, ragazzi? disse Mogil'cuk aiutando Sagan a rialzarsi dal pavimento. Lui era ancora floscio e riusc a malapena a sedersi, le gambe e le mani un groviglio di spasmi. Sasenka prov la disperazione del condannato. Questo spaventapasseri stava suonando le campane a morto su tutta la sua vita. Pens ai suoi bambini. Era accaduto l'impensabile. Niente era come lei aveva immaginato. Comprese di non essere un elemento di poca importanza in quel caso. Era il perno attorno al quale ruotavano tutti gli altri, il centro della ragnatela, e non sarebbe mai uscita viva, non avrebbe mai pi rivisto Neve e Carlo. Datemi il tempo per sistemare i bambini, aveva chiesto Satinov. Lei preg che ci fosse riuscito.

Era arrivato il momento di mettere in atto il piano di Vanja? Confessa solo quando capisci di non avere altra scelta, le aveva spiegato. Lui aveva resistito a lungo prima di farlo? Ottimo lavoro, ragazzi! Kobylov applaud e se ne and, dopo avere chiuso la porta alle sue spalle sferrandole un calcio con lo stivale lucido. Mogil'cuk prese un fascicolo intitolato Protocollo dell'interrogatorio e lo apr. Ecco la tua confessione. Hai firmato in fondo a ogni pagina, non vero? Sagan annu, scuotendo le ginocchia e grattandosi. Il cekista lo gett sotto gli occhi di Sasenka. Ecco, imputata Zejtlina-Palitsyna! Leggilo! Non riesci a ricordare tutto questo? Come puoi averlo dimenticato? CAPITOLO 44. Compagno Stepanjan, nessun segno di telegramma? Carolina entr barcollando nell'ufficio del capostazione. Era la mattina del giorno seguente, un ventilatore ronzava sopra le loro teste e nel locale, quel giorno particolarmente affollato, faceva caldo. Davanti alla scrivania stava seduto un anziano contadino in casacca e zoccoli, con due piccoli occhi indagatori sopra una lunga barba bianca. Un giovane con una barba alla Kalinin e una giubba del Partito aspettava con passaporto e biglietti, un funzionario dell'NKVD leggeva una rivista sportiva con i piedi appoggiati sopra il radiatore. Il compagno Stepanjan poggi la mano sulla pila di telegrammi e la lisci. No, no, non c' alcun telegramma... Carolina fu colta dalla disperazione. Satinov li aveva abbandonati. Era stato tutto inutile. Parto oggi, disse, sul punto di mettersi a piangere. Non posso pi aspettare. Si trascin con i bambini verso la porta, e stava cercando di aprirla quando Stepanjan improvvisamente si scroll e fece schioccare la lingua come un picchio. Un momento! Non ci sono telegrammi, ma c' una persona che vi sta aspettando presso il samovar, alla mensa. Una donna. E' qui gi da un po'. Grazie, compagno Stepanjan. Grazie! Potrei abbracciarla... e si precipit fuori. E' la mamma? chiese Carlo, mentre si affrettavano verso la caffetteria. La mamma andata via, disse Neve seria. Carolina te l'ha gi detto. Siamo in un'avventura. Avanti, disse Carolina. Correte veloci. Oh Dio, fa' che non se ne sia andata via. Dentro la mensa, un po' in disparte rispetto alla fila delle persone in coda per il t e l'acqua calda, accanto al samovar fumante, e oltre i vassoi di ravioli, pirozki e pel'meni unti, sedeva rigida una signora anziana, dall'aria solenne, con il viso a forma di cuore e riccioli grigi intorno alle orecchie. Lala, che indossava un cappello a cloche fuori moda e un tailleur, sorseggiava una tazza di t, mentre scrutava intenta la folla. Quando vide la bambinaia e i due bambini inzaccherati, si alz in piedi e li chiam con un cenno. Salve, aspettavo proprio voi. Fece un sorriso a tutti e strinse la mano a Carolina, che sembrava non interessata a simili convenevoli. Le due donne si guardarono per un istante, poi si abbracciarono come vecchie amiche. Mi dispiace che ci sia voluto cos tanto tempo. Il treno partito in ritardo, e io non sono affatto pratica di queste cose. Venite, sediamoci a questo tavolo, disse Lala, parlando con calma, mentre osservava attentamente i bambini, i figli dell'adorata Sasenka. Ho una camera all'hotel Rivoluzione a Rostov, dove possiamo andare a lavarci e dormire un po'. Possiamo anche mangiare l. Ho dei documenti vidimati per i bambini, e mi hanno dato dei soldi. Carolina barcoll, si sedette, e seppell il viso nelle mani di lei. Lala cap che doveva essere un momento doloroso per la bambinaia. Carlo corse dalla tata e le diede un bacio sui capelli. Sei la mia migliore amica in tutto il mondo! disse, accarezzandole la guancia. Lala pos la mano sulla spalla di Carolina.

Viviamo in una brutta epoca, e tu sei stata cos brava ad arrivare fin qui. Ti prego, Carolina, smetti di piangere. Non ho mai chiesto che mi venisse dato questo incarico. Come te, anch'io sto rischiando molto per farlo. Anch'io sto facendo una cosa che va oltre le mie forze. Ma hai un piano? Sai cosa fare? S, mi sono state date delle istruzioni. Carolina, far di tutto per portarli in salvo. Guard i bambini ancora una volta e loro la fissarono. Chi ? chiese Neve. Non fare la maleducata, Neve! Lala not che Carolina aveva ripreso il suo atteggiamento autorevole e rassicurante. Questa signora vi aiuter. Dov' la mamma? chiese Carlo, con il visino che di nuovo cedeva all'angoscia. Tu devi essere Carlo, disse Lala. Ho una cosa per te. Infil la mano in una borsa di tela e tir fuori una scatola di latta con un disegno del Cremlino. Carlo non riusciva a staccare gli occhi dalla scatola. Lala la apr e Carlo rimase senza fiato quando vide il magico giallo dei biscotti con il loro delizioso ripieno di panna e marmellata, ma non si mosse. Ho sentito dire che ti piacciono questi, disse, avvertendo il sorriso che Carolina le stava rivolgendo. Guarda, Carlo, disse Neve, sa che sono i tuoi preferiti. Neve ne prese uno e lo diede a Carlo, che lo mangi. Lui prese la sorella per mano. Ciao, Neve. E il tuo amico Cuscino? chiese Lala. Hai sentito parlare di Cuscino? Naturalmente, Cuscino famoso. Ciao, signorina Cuscino! Sei molto pi bionda della tua mamma, Neve, e hai gli occhi azzurri, ma la bocca identica alla sua. E tu, Carlo, assomigli al tuo pap. Conosci la mamma? chiese Neve. Conosci pap? disse Carlo. Oh s, disse Lala ricordando il giorno in cui aveva visto Sasenka per la prima volta e le aveva subito voluto bene come se fosse stata figlia sua. Rammentava le notti che aveva trascorso dormendo accanto a Sasenka nel palazzo sulla BoPsaja Morskaja, le corse in slitta sfrecciando veloci lungo i viali di San Pietroburgo, il piacere di pattinare, l'euforia di andare a cavallo sui pony nella tenuta di famiglia. Era stata la vera madre di Sasenka e, sebbene non la vedesse da quasi dieci anni in quel mondo folle e cannibalesco che Sasenka aveva abbracciato, aveva pensato a lei ogni giorno e aveva parlato con quel ritratto della studentessa dello Smol'nyj con il grembiule come se fossero ancora insieme. Sapeva anche di essere l, in quella stazione, non solo per se stessa o per Sasenka, ma anche per Samuil Zejtlin, vivo o morto che fosse. Ora Sasenka era stata inghiottita dal Partito che aveva servito in maniera cos devota e la sola maniera in cui Lala potesse esprimere il suo profondo affetto era intraprendere questa missione cos rischiosa per amore della famiglia Zejtlin. Conosco tua madre meglio di qualsiasi altra persona al mondo, disse a Carlo e Neve. Ma ora non dobbiamo pensare alla mamma. Dobbiamo fare progetti per il futuro, per la vostra prossima avventura. Ah, e dovete chiamarmi Lala! Allora tu sei Lala? disse Neve. La mamma mi ha detto che le facevi il bagno tutti i giorni. Mi piaci. Sei molto cuscinosa. Le due bambinaie si scambiarono un sorriso di condivisione della loro ammirazione per Neve, poi distolsero lo sguardo, all'improvviso. Era troppo doloroso. Voltando le spalle alla stazione, si incamminarono per la citt di Rostov-sul-Don, ciascuna tenendo per mano uno dei bambini. Fatemi fare vola vola! squitt Carlo, scalciando felice per la prima volta dopo giorni. Lala lo prese per un braccio, Carolina per l'altro. Lala non pot fare a meno di pensare che una fase della vita di Neve e Carlo stava terminando e un'altra stava per cominciare. CAPITOLO 45. Sasenka si trascin fino alla porta della cella. Portatemi da Kobylov! Lo spioncino si apr scorrendo e apparvero occhi torbidi e annoiati. Si richiuse. Sasenka torn a sdraiarsi sulla branda, oppressa dal caldo,

passando continuamente dal sonno alla veglia e viceversa. Da quanti giorni non dormiva per pi di dieci minuti? Aveva perso il conto. Non aveva pi il senso dell'alternarsi del giorno e della notte. Nella sua cella non c'erano finestre, penetrava solo una luce accecante che arrivava a bruciare perfino nelle stanze pi recondite, buie e fresche della sua anima. Il confronto con il capitano Sagan aveva cambiato tutto. Ci aveva pensato tutto il giorno, fino a notte, entrando e uscendo dal delirio. Da sveglia sognava i bambini, Vanja, Benja Golden, e analizzava questioni assurde: una donna poteva amare due uomini contemporaneamente, uno come amante, uno come marito? Oh s, era possibile. Ma ogni volta passava poi a uno stato di incoscienza senza sogni, scivolando in impenetrabili acque nere dove non vedeva nulla. Poi veniva svegliata da qualcuno che la scuoteva brutalmente. Vietato dormire! Non sapeva nemmeno se Vanja era vivo. Sapeva che non avrebbero avuto piet. Lui era uno di loro, sapeva dove tutti erano sepolti, e ora stavano torchiando lui. Avrebbe tanto voluto vederlo. Pens di chiedere di incontrarlo, per confermargli che avrebbe fatto il passo successivo, ma temeva che se avessero sospettato, anche lontanamente, che avevano coordinato i loro piani si sarebbero messi a cercare bambini. Era passata pi di una settimana da quando i cari Cuscino e Coniglietto erano partiti per la loro terribile avventura. Che odore avevano? Di fieno e di vaniglia. In che modo diceva Neve: Facciamo il ballo di Cuscino? Sasenka cercava di ripetere l'intonazione dei bambini, continuando ad abbozzare nella sua mente i loro volti, ma qualche volta la forma di un naso o la curva di una fronte (quelle fronti deliziose, i punti che preferiva baciare, proprio l dove i capelli si attaccavano alla tempia, oh, avrebbe potuto strofinarci il naso per sempre!) la disorientavano e svanivano sotto le spietate acque nere. Forse era la Natura che le stava rendendo le cose pi facili, facendole dimenticare. La mente le funzionava a malapena, s e no si rendeva conto della vita della prigione l attorno: lei esisteva solo nella tortura del convogliatore. Ma, se fosse impazzita, non avrebbe potuto aiutare Carlo e Neve. Sent che era giunto il momento di compiere il passo successivo. Quando andarono a prenderla era notte fonda. L'intero governo sovietico funzionava di notte, da Stalin in gi. Che ingenua era stata quando Vanja rientrava a casa all'alba, con addosso l'odore di un vecchio lupo, come se avesse partecipato a una rissa in un bar. La sua riservatezza che celava segreti aveva fatto comodo anche a lei, perch non aveva mai dovuto chiedergli che cosa facesse tutta la notte. Ora conosceva il compromesso che entrambi avevano fatto. Quando raggiunse la stanza degli interrogatori, che nella mente di Sasenka stava nel limbo, proprio a met strada tra gli uffici rivestiti di pannelli sul lato anteriore del complesso della Lubjanka, e le carceri della Prigione interna, si sent sollevata, allo stesso modo in cui si era stranamente sentita sollevata quando l'avevano arrestata. Entr nella stanza, e fu colpita cos forte alla schiena da un manganello di gomma, che quasi cadde a terra. La presero a calci, selvaggiamente, tanto che lei si raggomitol gemendo. Le manganellate (c'erano due uomini l dentro), cadevano sulla sua schiena, sui seni, sullo stomaco, da qualsiasi lato si girasse, ma specialmente sulle gambe e i piedi. Urlava di dolore, e il sangue le scorreva gi per il viso e le finiva negli occhi. Tent di immaginare che si trattasse di una procedura medica estremamente spiacevole che era per ne cessarla e perfino terapeutica, e che presto sarebbe finita, ma non funzion per molto. Nel tanfo intenso di sudore, vodka, colonia e salsiccia di maiale che emanava dai suoi aguzzini, nell'agonia delle botte che la colpivano sul petto, nei grugniti e nei respiri affannosi che quegli energumeni emettevano brandendo i bastoni, Sasenka si rese conto che, per i suoi torturatori, picchiarla era un divertimento sfrenato. Forse la sua richiesta aveva interrotto un banchetto del club

NKVD, o addirittura un'orgia in un rifugio da qualche parte. Gli uomini si fermarono un istante, respirando affannosamente. Asciugandosi gli occhi, tremante e ansimante per il dolore, alz lo sguardo su Kobylov e Rodos, in stivali, camicia bianca, pantaloni da cavallerizzi e bretelle. Erano l in piedi, entrambi, cos diversi ma con gli stessi occhi: iniettati di sangue, gialli e selvaggi, come lupi sorpresi dai fari. Voglio confessare, disse pi forte che pot. Tutto. Vi scongiuro. Ora basta! CAPITOLO 46. Urr! Urr! grid Kobylov, saltando su e gi come uno scolaro a una partita di calcio. Cristo risorto! Gli venne in mente sua madre, quella georgiana allegra e dal petto prosperoso che lo adorava. L'ultima volta che l'aveva vista, nel suo nuovo appartamento a Tiflis, lei lo aveva ammonito: Attento all'infelicit che procuri, Bogdan! Ricordati di Dio e di Ges Cristo! Si rimise la giubba, asciugandosi la fronte con un fazzoletto di seta gialla. Adesso basta! Falla lavare, compagno Rodos, e lasciatela dormire, raffreddate la cella e datele del caff quando si sveglia. Poi prendete carta e penna e chiamate Mogil'cuk per farla parlare. Io torno alla festa dove mi aspettano delle belle manze. Grazie al cielo, possiamo fermarci prima di rovinare completamente il suo bell'aspetto. Questo un lavoraccio, Sasenka, per un uomo a cui piacciono le donne. Non facile, una pura tortura, niente affatto facile. Salut con le dita grasse e inanellate e, richiudendo con un calcio la porta con lo stivale lucido, se ne and. CAPITOLO Sasenka dorm tutto il giorno seguente. La cella era deliziosamente fresca e buia, ma il petto le doleva terribilmente, forse le avevano spezzato una costola? Durante la notte and a visitarla un medico, uno specialista con la barba grigia e il camice bianco, caduto dal suo elegante ambulatorio di citt in quel mondo di morti viventi. Lei era semiaddormentata e sogn che lui fosse lo scomparso professor Israel Paltrovic, che aveva fatto nascere Neve all'ospedale del Cremlino. C'era qualcosa nel suo silenzioso stupore quando la vide, nel suo modo aristocratico di parlarle - bench avesse anche lui un'aria cos distrutta - e nel suo fare rassicurante nel cuore della notte che glielo rammentava. Volle parlargli di Neve. E' lei, professore?... Con un gesto pacato, lui pos la sua mano su quella di lei e la strinse forte. Riposa, disse, e pi sottovoce: Dormi, cara. Le fece un'iniezione e le spalm una pomata lenitiva sulle ferite. Quando si svegli, Sasenka non riusciva a muoversi. Il suo corpo era tumefatto, con lividi blu e neri, e l'urina era rossa. Mangi i dorm ancora un po', poi le permisero di lavarsi nel cortile, dove, zoppicando, rimase a fissare la magnifica tenda turchese sopra di lei. L'aria era fragrante, fresca e mite. Quel giorno le parve di esser come rinata. Tutto sommato, era stata fortunata, disse tra s. Aveva avuto la fortuna di essere amata da Lala e cresciuta da lei, di sposare Vanja e procreare quei bambini, di avere provato l'estasi delle carezze di Benja Golden, come settemila rubini, in quell'unica folle e azzardata relazione nella sua vita fatta di buon senso e duro lavoro. Aveva conosciuto personalmente Lenin e Stalin, i titani della storia umana. Sapendo che tutto stava per finire, ringrazi Dio per avere conosciuto tali cose.

Quante ricchezze e quali soddisfazioni aveva avuto! Le avrebbero tirato fuori tutto, lo sapeva, e lei avrebbe raccontato tutto ci che volevano e anche di pi. Le parole che avrebbe pronunciato, le confessioni che avrebbe rilasciato erano una lenta forma di suicidio, ma indispensabili al loro unico psicopatico lettore: l'Instantsija, il compagno Stalin, che avrebbe trovato nelle sue ansimanti reminiscenze tutto ci che lui aveva sempre voluto credere del mondo e delle persone che odiava. Vanja le aveva raccontato delle oscene rappresentazioni che Stalin si raffigurava e lei l'avrebbe assecondato in ciascuna di esse. Se fosse stato ancora vivo, Vanja avrebbe fatto lo stesso, in modo meno appariscente. Sasenka non sapeva, probabilmente non avrebbe mai saputo, perch lei, Mendel', Benja, e Vanja erano stati arrestati. Ormai i meccanismi di questi ragni e delle loro ragnatele erano qualcosa che andava oltre la sua comprensione. Contava solo il fatto che lei era al centro di tutta la vicenda e che aveva distrutto tutti gli altri. Lei e Peter Sagan. Avrebbero potuto congelarla per mesi, ma quando l'avrebbero giustiziata (e questa parte, questa morte, questa fine indicibile, questa conclusione violenta della cosa misteriosa, sconfinata, vibrante che si chiama Vita, per lei era ancora inimmaginabile) i bambini sarebbero gi stati sistemati da qualche parte con nomi e destini, sani e salvi nel mondo dei vivi, non nel suo mondo di morti. Invi loro tutto il suo amore, tutta la sua gratitudine a Satinov, tutto il suo affetto ai suoi cari. Doveva lasciarli andare. Era una comunista da quando aveva sedici anni. Il comunismo era stato la sua religione, la sua estasi d'assoluto, la scienza della storia. Ma ora cap, alla fine della sua vita, che quella, la sua particolare, surreale confessione suicida, era l'ultima missione. Era diventata di nuovo madre, proprio nel momento in cui aveva cessato di esserlo. Era gravida di uno scopo. Nel cortile della prigione, Sasenka vide nuvole leggere che danzavano assumendo la forma di un treno, un leone, il profilo di un rabbino. Era suo nonno, il rabbino di Turbin? O potevano essere un coniglio e un cuscino rosa, illuminati dai raggi del sole, fuori dalla visuale... Forse, dopotutto, i mistici avevano ragione, la vita era solo una chimera, un fuoco nel deserto, una trance febbrile, ma il dolore era reale. Quando giunger il momento di affrontare il Massimo grado della pena, promise a se stessa, accoglier i sette grammi di piombo e lascer un pensiero d'amore per Neve e Carlo qua fuori, alle porte dell'eternit. L'ultimo atto era arrivato. CAPITOLO 47. Ecco il tuo premio, annunci Kobylov, dandole il benvenuto nella stanza degli interrogatori. L'agente osserv la bella detenuta fiutare l'aroma forte e leggermente acre del caff tostato. Devi confessare le tue attivit criminali e sovversive, disse Mogil'ciuk, versando il caff da un bricco di ottone. Lei si sedette, bianca come la neve tra lividi ed escoriazioni, e smagrita, ma qualcosa nelle sue labbra socchiuse, negli arcipelaghi delle sue lentiggini sparse ai lati del naso, nel suo petto distrasse Kobylov, che stava seduto sul davanzale interno, oscillando le gambe dentro un paio di stivali nuovi di pelle color caff. Gli piaceva questa fase del caso. C'era un'atmosfera amichevole da fine trimestre e lui non doveva picchiarla pi, anche se un incontro di lotta francese con un vero bastardo era uno sport corroborante. Percep i suoi occhi grigi su di lui, di nuovo luminosi,

fieri e vigili. Kobylov ammicc e arricci il naso. Tir fuori un pacchetto di sigarette decorato con un coccodrillo. Le tue egiziane preferite, disse, prendendone una prima di tirarle il pacchetto. Quando diventai una bolscevica, non avrei mai potuto immaginare che sarei finita qui, gli disse. Quando si sceglie una vita rivoluzionaria, anche a sedici anni, si entra in un gioco di vita e di morte e si mette la ricerca del santo Graal al di sopra di tutto il resto, dichiar Kobylov, accendendo la sigaretta di Sasenka e poi la propria. Ma io sono cambiata, disse Sasenka, espirando anelli di fumo. Kobylov sollev lo sguardo al cielo. E' irreversibile, sentenzi. Come una corsa su una slitta da cui non puoi pi scendere... E' ora di metterci al lavoro, disse Kobylov. Mogil'cuk prese la penna e lisci il foglio di carta nuovo. Inizia la confessione. Sasenka si spost i capelli dalla fronte. Aveva un taglio su una guancia e tutto un lato della faccia era ancora gonfio, circondato da un arcobaleno blu scuro, giallo senape e rosso papavero. Kobylov si sentiva come un cacciatore che ha stanato un nobile esemplare di cervo e, mentre gli punta il fucile al cuore, non pu fare a meno di ammirarlo. Si meravigli dell'autocontrollo e del coraggio della prigioniera. Sasenka si pass le dita sulle labbra e incroci lo sguardo di Kobylov. Voglio iniziare dal giorno in cui fui arrestata dall'Ochrana, davanti all'istituto Smol'nyj a San Pietroburgo, nell'inverno del 1916. Fu allora che venni reclutata dalla polizia segreta zarista e poi dai servizi segreti britannici, tedeschi e giapponesi e dal loro mercenario, Trotskij. Posso cominciare dal giorno in cui tutto ebbe inizio? CAPITOLO 48. Carolina ud la porta della camera d'albergo richiudersi con un sommesso cigolio. La stanza era invasa dagli insetti: il soffitto, e persino il copriletto, erano coperti da una coltre di microscopici corpi neri e lucidi, come caviale vivo. I bambini ne erano affascinati. In uno dei due lettini, Carolina aveva dormito con Carlo, attorcigliato a lei. Formavano un tutt'uno come una scultura. Dopo le notti alla stazione, quella stanza sembrava la pi lussuosa della terra. Ma adesso, risvegliandosi da un sonno profondo, sapeva che il cigolio della porta poteva significare una cosa sola. Balz in piedi e corse alla finestra, pos le mani sui vetri e guard la strada sottostante con gli occhi spalancati. Tra carretti trainati da cavalli, furgoni e automobili Pobeda, vide le donne con gli abiti a fiori e gli scialli rossi, e le uniformi verde pisello della citt sovietica di provincia. Poi not i bambini oltre la piazza, che camminavano verso la stazione. Le due piccole sagome si allontanavano, tenute per mano dalla signora Lewis. Ma lei conosceva l'andatura particolare di ciascuno dei due, il loro modo di camminare: Carlo saltellava e Neve procedeva con grazia sulle sue gambe lunghe, come sua madre. Per ur momento, Carolina desider rincorrerli e afferrarli per abbracciarli ancora e ancora... Ma sapeva che quel distacco senza addii era la cosa migliore. Presto il treno avrebbe lasciato il binario, accelerando a poco a poco. Presto Neve e Carlo si sarebbero lasciati alle spalle un'altra delle persone che amavano per procedere verso una nuova esistenza. Carolina pianse a lungo, tutte le sue lacrime, singhiozzando. Maledisse quella nuova dolce governante, quella Lala che adesso aveva i bambini. Forse Lala li avrebbe tenuti con s e, anche se non li avesse accuditi

amorevolmente quanto lei (nessuno al mondo avrebbe potuto farlo), sarebbero stati meglio a casa sua, piuttosto che con degli estranei. Ma Carolina sapeva anche che Lala non avrebbe potuto tenerli a lungo. Aveva legami troppo pericolosi, e questi andavano evitati, aveva spiegato il compagno Satinov. Cos Lala li stava portando da qualche altra parte. Aveva accennato a un orfanotrofio a Tiflis, ma era stato solo per ottenere i documenti necessari. L i bambini avrebbero cambiato identit e sarebbero stati adottati ufficialmente. La sera precedente era stato difficile mettere a letto i bambini, anche se erano esausti e contenti di poter dormire in un letto. Piangevano e volevano mamma e pap. Le due bambinaie li avevano accarezzati, coccolati e rifocillati con i loro biscotti preferiti finch, dopo averle abbracciate anche loro, si erano arresi al sonno. Poi le due donne si erano sedute in bagno e Carolina aveva parlato con intensit, tutta compresa dal suo compito, comunicando a Lala tutto ci che sapeva dei bambini: ci che piaceva loro e ci che non piaceva, quali cibi, quali giochi, quali libri. Alla fine, in una specie di agonia, le aveva sussurrato: Racconta ai nuovi genitori di Cuscino e di Coniglietto. E' tutto ci che resta della loro vita di prima! E Lala aveva capito. So che sono bambini molto sensibili, Carolina. Ho accudito Sasenka per tanto tempo... Com'era? chiese Carolina. Assomigliava a?... e aveva guardato verso la stanza, ma non riusc pi a parlare. Nessun altro dettaglio. Sarebbe stato pi di quanto entrambe avrebbero potuto sopportare. Le due donne, l'inglese e la tedesca del Volga, si erano abbracciate tra le lacrime. Alla fine si erano sdraiate ognuna accanto a uno dei due bambini ed erano riuscite a dormire anche loro, in quella calda stanza dell'hotel affacciato sul Don, dove un tempo aveva navigato Pietro il Grande. Mentre preparava i bagagli e, poi, sulla corriera che la riportava al villaggio d'origine, Carolina aveva in mente le tre figurette che si allontanavano verso la stazione. I bambini tiravano Lala, che barcollava, in direzioni diverse. Dal modo in cui Carlo buttava indietro la testa e Neve scivolava, stavano ridendo, pens. Si rese conto che quella era l'ultima volta in cui aveva visto Neve e Carlo Palitsyn, per sempre. Molto presto, sarebbero stati bambini diversi, con nuovi nomi e nuove famiglie. Addio, miei adorati tesori! disse a voce alta. Dio vi benedica. Possa il mio amore seguirvi, dovunque andrete e chiunque diventerete. Non pens minimamente a quello che l'aspettava. Nell'agonia della Russia, quando anche le persone pi oneste diventavano crudeli o spostavano lo sguardo altrove, c'erano donne di buon cuore come Carolina. Erano rare, ma esistevano. Soltanto loro mantennero accese le candele dell'amore.

CAPITOLO 49. Era piena estate, la stagione in cui Tiflis diventa una citt caldissima e fragrante di aromi, con i suoi caff all'aperto e le persone a passeggio lungo i viali. Nel Caf Biblioteka, Lala Lewis stava versando del vino a uno dei clienti abituali, quando le porte si aprirono. Entr un uomo anziano, pallido come cera, con indosso un logoro completo color seppia e una valigetta di cuoio in mano; sfoggiava un paio di curatissimi baffi grigi. Avanz evidentemente dolorante a piccoli passi verso la cassa. Tengiz, il gestore, non era sicuro di riconoscere lo

spettro che si trov davanti: era forse accaduto un miracolo? Era uno dei pochi fortunati che resuscitavano dall'aldil? Per un istante la donna inglese rest a guardare in silenzio il vecchio che avanzava barcollando, gli occhi sempre pi spalancati, la bocca aperta per emettere un urlo, prima che ne uscisse qualsiasi suono. Poi strill come una ragazzina, come se avesse avuto sedici anni, e quasi scivol sul pavimento di legno per correre incontro al marito. Aveva riconosciuto l'ex persona Samuil Zejtlin, arrestato nel 1937, condannato a morte, ma in seguito graziato da un centimetro di inchiostro uscito dalla penna del compagno Stalin e spedito al gulag di Kolyma, nel Nord-est della Siberia. Poi, pochi mesi prima, a dispetto di tutte le circostanze avverse, Zejtlin, il supremo nemico di classe, era stato di nuovo graziato. Dio! Dio! disse Lala in inglese. Samuil, sei vivo! Sei VIVO! Si gett tra le sue deboli braccia, quasi facendolo cadere. Non aveva mai pensato che potesse essere ancora vivo. Gli vers immediatamente un bicchierino di brandy. Lui lo inghiott e sospir. Grazie a Dio, sei ancora qui, cara Lala, disse cadendo in ginocchio, l nel caff, baciandole le mani e persino i piedi. Lascia che ti aiuti ad alzarti, disse lei, per evitare altre scene davanti ai presenti. Sei un vero miracolo. Da quando finito il Terrore, in pochi sono riusciti a tornare... i 'pochi fortunati... li chiamano cos. Se soltanto tu sapessi, ma non ci crederesti, le cose che ho visto a Kolyma, ci che ho visto fare da uomini ad altri uomini... Lala lo fece accomodare a un tavolo, gli port un bicchiere di brandy, un piatto di lobio e una fetta calda di chacapuri. Zejtlin le raccont lo strano fatto che gli era accaduto. Una guardia dell'NKVD era arrivata nell'ufficio in cui lavorava come contabile del campo, nell'inferno sperduto di Kolyma, e lo aveva convocato dai funzionari del comandante. Una volta l, gli era stato chiesto di firmare per ritirare i suoi effetti personali e gli erano stati restituiti il suo vecchio abito e le scarpe; poi era stato invitato a pranzo dal comandante, che gli aveva offerto cotolette di vitello che, per una strana coincidenza, era lo stesso piatto che cucinava ogni giorno Delphine alla residenza sulla Bol'saja Morskaja. Lo avevano condotto dal barbiere (un ex nobile), e infine gli avevano dato una piccola somma di denaro per comprarsi da mangiare durante il lunghissimo, lento viaggio per Tiflis. Dopo che Zejtlin si fu rifocillato, Lala e Tengiz lo aiutarono a salire di sopra, nella stanza di lei. Tengiz port dell'acqua calda e, quando se ne fu andato, Lala svest suo marito e lav quel fragile corpo con una spugna calda. Samuil si sedette sul bordo del letto e la guard, interrogandola con gli occhi. Lei sapeva che voleva notizie di Sasenka, ma non riusciva a farle alcuna domanda. Si sdrai con un sospiro, chiuse gli occhi e si addorment immediatamente. Lala si sdrai al suo fianco, la testa sulla sua spalla. In quel momento, prov per lui un amore cos profondo che non rimpianse nulla del suo passato. Le sembrava che la sua nascita e la sua infanzia in Inghilterra se le fosse soltanto immaginate. Le pareva di aver vissuto la vita intera in Russia con gli Zejtlin. Erano anni che la sua famiglia nell'Hertfordshire non riceveva una lettera da lei. Probabilmente pensavano che fosse morta. E in effetti la ragazza inglese Audrey Lewis era morta. Amava Samuil da quasi trent'anni ed erano insieme da pi di venti: la famiglia di lui era la propria. Lei lo aveva pianto e aveva sofferto la sua mancanza nello stoico silenzio dei tempi. Non aveva mai rimproverato Samuil per averla fatta rimanere in Russia. Insieme erano stati felici. Ed era stata una tale benedizione che lei non fosse stata arrestata, ma avesse continuato a lavorare al caff, in buona salute e pronta, fino a quando lui era tornato. Ed ecco l, il suo Samuil, vivo, diritto dal

mondo dei morti. Gli baci il viso e le mani, annus il suo odore maschile di biscotto e di fumo. Era rimasto quasi come lei lo ricordava. Samuil apr gli occhi come se ancora non riuscisse a credere di essere l. Sorrise e si riaddorment. Lala gli accarezz la pelle, la pergamena dei gulag, e si domand come e quando raccontargli dell'eroismo di sua figlia, di ci che era accaduto alla stazione solo poche settimane prima e di come insieme, lei e Sasenka, avessero salvato Neve e Carlo. TERZA PARTE. Il Caucaso, Londra, Mosca, 1994 CAPITOLO 1. Tre ore, dodici minuti e diciotto secondi al treno per Londra! grid Katinka Vinskij correndo alla finestra con indosso la camicia da notte rosa. Aprendo con impeto le tende marroni macchiate di muffa, quasi inciamp sul tappeto giallo increspato. Nello specchio scorse la propria immagine sorridente, dietro di lei una camera da letto caotica, con vestiti ovunque, e una sacca da viaggio riempita a met. L'alba iniziava a rischiarare il villino sulla strada principale di Beznadeznaija, un villaggio sul confine russo del Caucaso settentrionale, un luogo remoto anche per la gente del posto, quanto bastava per affermare che era perso in mezzo al nulla. Mamocka, papocka! Dove siete? chiam aprendo la porta. Poi vide il dottore e sua moglie, gi vestiti, nel tinello. Sapeva che suo padre avrebbe rassicurato sua madre che il viaggio della figlia sarebbe andato bene, che sarebbero arrivati presto alla stazione, che il posto era prenotato (rivolto nella direzione giusta, perch la ragazza si sentiva male se stava seduta nel senso contrario), che il treno sarebbe arrivato in orario per permetterle di prendere l'autobus per l'aeroporto Seremet'evo di Mosca e fare il check-in per il volo Aeroflot diretto a Heathrow. La madre, da parte sua, stava rassicurando il padre che Katinka avrebbe avuto abbastanza da mangiare per il viaggio, e che aveva i vestiti adatti per Londra, dove, si dice, la pioggia incessante e la nebbia non si dirada mai. Erano molto pi nervosi di lei, pens Katinka. Katinka sapeva che i suoi genitori avevano opinioni diverse riguardo il misterioso lavoro a Londra che lei aveva accettato. Quando si era laureata con il massimo dei voti in Storia, all'universit di Mosca, erano stati molto orgogliosi, ma quando il suo professore, Beljakov, le aveva fatto vedere l'annuncio sul Bollettino della facolt di Studi umanistici suo padre l'aveva pregata di non andare. Che razza di gente viveva a Londra per essere abbastanza ricca da assumere una storica? chiese. Ma Katinka non pot resistere. Fare ricerche su una storia familiare, rintracciare il passato svanito... Si immaginava un giovane conte Vorontsor o un principe Golitsyn che vivevano a Londra in una cadente dimora di citt, piena di antichi samovar, icone e ritratti di famiglia, desiderosi di scoprire cosa ne fosse stato della loro famiglia, dei loro palazzi e delle opere d'arte risalenti al diciottesimo secolo, in cui era specializzata. Avrebbe voluto essere nata in quell'epoca pi elegante... Non era mai stata all'estero prima d'allora, sebbene avesse trascorso tre anni nella residenza universitaria nella lontana Mosca. No, l'offerta era troppo allettante per lasciarsela sfuggire: giovani storiche specializzate nella storia del diciottesimo secolo non hanno spesso l'occasione di guadagnare dollari americani, di cui hanno ben bisogno, n tantomeno di fare un viaggio a Londra. Il padre di Katinka, il dottor Valentin Vinskij,

camminava avanti e indietro per la stanza fumando una sigaretta, mentre la madre, Tat'jana, una creatura leggera e delicata dai lucenti capelli tinti di rosso, si affaccendava in cucina con babuska, bab, la suocera. Tra i fumi della cucina, bab, una contadina bassa dalle spalle larghe, con indosso un abito a fiori, uno scialle scarlatto e delle vecchie calze elastiche, si muoveva lentamente come un dinosauro nella foschia. Il vapore saliva cos denso, e aromatico, dalle pentole di brodo di verdure in ebollizione, che risultava difficile distinguere le due donne. Sembrava che l'umidit, sempre pi intensa, stesse deformando l'intera casa. Come in un milione di altre case russe, tutto quello che c'era dentro, tappeti, tende e vestiti, era ingiallito dal vapore, dall'umidit e dall'unto. Eccovi qua, esclam Katinka, irrompendo nella stanza. Da quanto siete alzati? Non ho chiuso occhio! rispose suo padre. Era alto, con pelle scura e occhi castani. Anche se i suoi capelli grigi si stavano diradando e appariva sempre pi stanco, Katinka lo paragonava a uno di quegli attori del cinema sulla quarantina ancora molto attraenti. I bagagli sono tutti pronti? Non c' fretta, papocka! Be', ti devi sbrigare... Oh, papocka! Padre e figlia si abbracciarono, tutti e due con le lacrime agli occhi. In famiglia erano tutti un po' facili al pianto, e Katinka, la minore dei tre figli, nata a molti anni di distanza dal secondogenito e la pi coccolata, era al centro degli affetti e delle attenzioni. Il padre era un uomo riflessivo. Non rideva molto; in effetti, non parlava granch e, quando lo faceva, si esprimeva in maniera impacciata e tortuosa. Eppure era venerato quasi come un dio nel quartiere, dove aveva fatto nascere due generazioni di bambini, oltre ai suoi. Non riesco a capire come sia riuscito a crescere una ragazza come te, Katinka, cos loquace e sicura di s, le disse una volta. Ma tu sei la luce della mia vita. Diversamente da me, tu riesci a fare tutto! Aveva ragione: lei sapeva di possedere tutta la sicurezza di una figlia letteralmente adorata nella pi felice delle famiglie. Il tuo cibo sar pronto fra poco, non ti preoccupare, bambina, borbott bab con le gengive quasi prive di denti. Vai a svegliare Cimice, o si perder la tua partenza! Klop, o Cimice, era Sergej Vinskij, il nonno di Katinka. Katinka saltell lungo il corridoio verso il bagno, passando davanti alla sua cameretta, arredata con letto a una piazza, lampada e comodino (prodotti sovietici standard), e i poster di Michael Jackson, che tendevano ad arricciarsi sui bordi. Mentre stava chiamando il nonno, Katinka sent i rubinetti gocciolare in bagno. La porta si apr e lei si imbatt nel ricco e dolce distillato delle viscere di Cimice e nella familiare umidit stantia degli asciugamani, altro ingrediente dell'aria viziata che regnava in casa. Cimice, un anziano contadino di bassa statura, con canottiera di rete e mutandoni grigi con la cucitura a Y sul davanti, emerse da un bagno talmente ingombro di panni stesi ad asciugare da ricordare una tenda di zingari. Masticandosi le gengive, le mani sui fianchi, il nonno si lasci sfuggire una micidiale scoreggia da trombone d'orchestra. L'hai sentita? Buongiorno e buona fortuna, cara ragazza! ridacchi rauco. Tutte le mattine a casa era la stessa storia. Katinka ci era abituata, ma da quando era tornata dall'universit osservava quelle usanze con pi distacco. Disgustoso! Peggio del cortile di una fattoria! disse allegra. Almeno in un'aia gli animali non sono tanto maleducati. Avanti, Cimice, sbrigati! La colazione pronta. Parto tra poco! E quindi? Perch dovrei sbrigarmi? Io ho i miei rituali! Accenn con il capo al gabinetto sovietico dal design speciale, simile a un lavabo (garantito per conservare il suo fetido carico il pi a lungo possibile) e fece una smorfia. S, Cimice, e nessuno ama i suoi rituali pi di te. Ma vieni ad accompagnarmi al treno? Perch dovrei disturbarmi? Che liberazione! Ridacchi ancora. Aspetta, Katinka! Alla radio ho sentito di un nuovo omicidio! C' un serial killer a Kiev che mangia le sue vittime, cervello, fegato e tutto il resto, riesci a

crederlo? Katinka torn nella stanza principale scrollando la testa. Cimice, un anziano contadino che proveniva da un kolchoz, viveva in un mondo tutto suo. Ora che il vecchio ordine non c'era pi e che l'Unione Sovietica era stata abolita, lui era in lutto per il Partito comunista e imprecava con i suoi amici di giochi d'azzardo del Vegaz-Kalifornija Klub contro i nuovi ricchi russi: Disonesti zidy i cjornyi i cinovniki, diceva, ebrei e ceceni e burocrati! Katinka pensava che nulla fosse paragonabile alla bruciante amarezza dei vecchi dei villaggi. Per Cimice, per, la recente disgregazione del paradiso dei lavoratori aveva avuto un vantaggio. In quei tempi bizzarri e instabili la Russia stava mietendo un sinistro raccolto di serial killer, un banchetto di cannibali. A parte le sue viscere, Cimice aveva trovato un nuovo passatempo per la sua tarda et: le vite degli assassini. Katinka sospir e torn in cucina a mangiare la sua ultima colazione prima della partenza per Londra. CAPITOLO 2. Quando i nonni e i genitori di Katinka sbucarono da casa per accompagnarla alla stazione, indossavano i loro abiti migliori, come per la festa della Rivoluzione. Nel villaggio, abitato da russi e caucasici, l'aria era fresca e luminosa, la giornata giusta per un nuovo inizio. Una crosta ruvida di melma ghiacciata rivestiva ancora i campi, i pascoli e i fossi lungo l'unica via asfaltata, via Suvorov, nota fino all'anno precedente come via Lenin, con i suoi villini tristi e bassi, ravvivati solo dalle imposte blu o rosse. In Russia non c' periodo dell'anno pi eccitante, perch, al di sotto di quella coltre bianca e fangosa, Katinka riusciva gi a sentire l'acqua del disgelo che scorreva. Il ghiaccio si stava sciogliendo e ruscelli schiumosi ribollivano nascosti alla vista, si univano e si dividevano, liberando i bucaneve che stavano gi spuntando attraverso la neve dai bordi anneriti. Gli alberi trasudavano linfa, allodole e fringuelli trillavano di gioia, annunciando la primavera. Katinka indossava un cappotto in pelliccia di lapin e stivali di plastica bianchi, una minigonna jeans (fabbricata in Turchia) e un maglione rosso porpora, di cui era molto fiera, su cui erano applicati degli Strass a motivi romboidali. Suo padre, avvolto in un pastrano di feltro che copriva il camice da medico, caric l'unica borsa della figlia sulla Volga bianca. L'auto era vecchia e arrugginita ma, solida e massiccia, ispirava sicurezza e rappresentava il meglio della vecchia URSS. Nel villaggio la macchina del dottore significava cambiamenti: quando era parcheggiata davanti a una casa, significava che la famiglia stava aspettando o la cicogna o... il mietitore. Cimice, con indosso un completo marrone, lucido e unto, una camicia rossa abbottonata fino in cima, senza cravatta, e le medaglie di guerra (Stalingrado, Kursk, Berlino), si un a baba e a Tat'jana sul sedile posteriore dell'auto. Katinka, la mascotte della famiglia, l'eroina del paese, si sedette davanti. Gli abitanti del villaggio uscirono a salutarla, mentre l'auto percorreva via Lenin, passando davanti all'isolato di case di cemento prefabbricate, con i loro pannelli arancioni e neri anni Settanta. Katinka fece cenni di saluto alle donne con il grembiule bianco e le guance color pesca dei Negozi latte e carne, alle dattilografe del municipio con tailleur e permanente, al sindaco stesso, che sembrava un cantante latinoamericano, con la sua capigliatura vaporosa e il completo bianco. Beso e gli inguscezi del Negozio frutta e verdura infilarono attraverso il finestrino dell'auto una borsa di pomodori georgiani; e Stenka il cosacco, il buttafuori-culturista tatuato del night-club-caff

Vegaz-Kalifornija, con il suo gilet di pelle e i jeans sbiancati, offr una lattina di birra messicana e un flacone del profumo greco Perch no? Gajdar, il gestore del chiosco, padre degli azeri, scuri di carnagione, vestiti in pelle di pecora, gett nell'auto un Twix e Katinka lo diede a suo padre, che durante il giorno soffriva spesso di cali di zuccheri e avrebbe divorato barrette di cioccolato... ma dov'era Andrej? Eccolo l, che sorrideva con quella sua espressione tenera e devota, uno sguardo amabile che sembrava fatto apposta per le partenze e i lunghi addii. La stava aspettando sugli scalini della piccola stazione con indosso i suoi jeans blu scuro. Come suo padre, Andrej non avrebbe voluto che Katinka andasse a Londra, e la notte prima l'aveva supplicata di aspettare la tarda primavera, quando sarebbero potuti andare in vacanza e abbronzarsi in Crimea. I suoi baci alternati ai ragionamenti l'avevano quasi convinta, poi lei aveva interrotto il gioco con uno scherzoso: Non cos veloce, Andrjuska. Vedremo. Lui ne fu dispiaciuto; lei lo consol, pensando a quanto le piacessero i suoi occhi verdi, ma nella sua scala delle priorit che posto occupava lui in confronto a Londra e a Mosca, alla tesi di dottorato che lei stava cominciando a scrivere, alla sua vocazione di storica? Voleva fare la scrittrice, diventare una storica della Russia di Caterina; si immaginava di vivere a Mosca, pubblicare libri di successo e forse, un giorno, guadagnarsi un posto all'Accademia... Andrej voleva portarle la piccola valigia fino al treno, e lo stesso voleva fare suo padre. Alla fine, dopo un leggero tira e molla, giunsero a un compromesso e ciascuno di loro tenne una maniglia della sacca da viaggio. Salirono tutti in treno e la sistemarono nel suo scompartimento. Il dottor Vinskij abbracci Katinka e la baci sulla fronte, allontanandosi con le lacrime agli occhi. Andrej sussurr: Ti amo. Katinka rimase in piedi davanti al finestrino, mandando baci a famiglia e fidanzato. Poi la locomotiva d'acciaio lubrificato fece un rumore metallico, sobbalz con un fischio acuto e si allontan rombando in direzione nord, verso il cuore della Russia. I treni che partono dalle stazioni di provincia possono sembrare tristi perfino nei momenti pi felici e le separazioni non lo sono mai. I familiari tacquero per un istante, poi Tat'jana si pass il fazzoletto sugli occhi, preoccupata per il lavoro di Katinka: che tipo di ricerca avrebbe svolto? Come sarebbe sopravvissuta? Perch doveva proprio partire? Cinse Andrej con le braccia. Bab, esempio vivente della compatibilit tra dogma comunista e superstizioni contadine, si fece il segno della croce. Cimice si era allontanato da Beznadeznaija solo una volta, nel giugno del 1941, per unirsi all'Armata rossa, ed era tornato una sola volta, nel maggio del 1945, ma era partito con una locomotiva con una coda di vapore bianco, che per tutto il viaggio da Berlino a Mosca lo aveva non poco infastidito... Il periodo migliore della sua vita e al tempo stesso il pi spaventoso, aveva detto a sua moglie: amici che perdi, amici che trovi. Per Stalin e la Patria! Stalin: quello s che era un uomo! Mentre gli altri si allontanavano, il dottor Vinskij rimase in piedi da solo sulla banchina. Erano solo le dieci del mattino, ma il suo ambulatorio al centro medico di via Suvorov doveva essere gi pieno di pensionati con raffreddori primaverili e risparmi in calo. Si accese una sigaretta seguendo il treno con gli occhi. Era molto orgoglioso del coraggio di Katinka: lui avrebbe fatto lo stesso? Era cresciuto con i suoi genitori, Cimice e bab, proprio l a Beznadeznaija, e a diciotto anni anche lui era partito con quel treno, per studiare medicina nella lontana Leningrado. Bab gli aveva comprato una giacca nuova, gli stivali e una valigia di chintz rossa: erano poveri, ma cos orgogliosi che lui fosse stato accettato alla scuola di Medicina di Leningrado! Era il primo della famiglia Vinskij, e sicuramente il primo del villaggio, a frequentare l'universit. Il dottor Vinskij si chiese, non per la prima

volta, perch fosse tornato, da giovane dottore, in quel luogo dimenticato da Dio, ai confini dell'impero. Avrebbe potuto studiare di pi; aveva sognato di diventare un ginecologo, un consulente, un professore, a Mosca. Ma era tornato a casa, a casa nel villino con le imposte blu, dove era nato, e dove tuttora viveva, per stare con gli anziani genitori contadini e gestire l'ambulatorio locale. Forse non avrebbe avuto successo a Leningrado, o forse, invece, era stato un codardo. Ma quella era casa sua, e lui desiderava ardentemente tornarvi. Il dottor Vinskij odiava le separazioni: odiava che qualcuno se ne andasse; i suoi figli maschi erano sposati e vivevano lontano, e ora la sua unica figlia era partita. Lui aveva quasi sessant'anni, un cuore debole, e sapeva che non se ne sarebbe mai andato. Lanci la sigaretta sui binari. Che cos'era quella ricerca familiare di Katinka? si chiese nuovamente. In Russia era sempre meglio lasciare perdere il passato. In qualche modo riusciva ad avvelenare il presente. Se il professor Beljakov non avesse insistito nel dire che Katinka sarebbe stata al sicuro, non l'avrebbe mai lasciata andare a Londra. Poi pens che Katinka era una triste gabbia: doveva il dottor Vinskij non era in cui regnavano il caos, alla stabilit. Forse era viaggio di Katinka. Stava grado di proteggerla. CAPITOLO 3. Il viaggio in treno fino a Mosca e poi il volo dall'aeroporto Seremet'evo furono cos vertiginosamente eccitanti che Katinka ne registr ogni momento in un diario comprato per l'occasione. Descrisse le persone che incontr sul treno e al check-in all'aeroporto, e i passeggeri che sedevano di fianco a lei durante il volo. Non aveva mai viaggiato in aereo prima. Annot anche ogni dettaglio del tragitto attraverso Londra, dentro la sudicia metropolitana che gli inglesi chiamano sgraziatamente the Tube, talmente buia e sordida in confronto alle cattedrali dalle volte di marmo che erano le stazioni della metropolitana di Mosca; poi la camminata, barcollando per il peso della valigia, dalla stazione di Sloane Square. Ed eccola a Cadogan Gardens, nel quartiere di Chelsea, a fissare con gli occhi sbarrati per lo stupore l'hotel lussuoso ma non pretenzioso prenotato per lei. L'addetto alla reception, un passacarte di cera con una zazzera ondulata, non sembrava granch contento di vederla. Quando si rese conto che era russa, si mostr sospettoso e studi il suo passaporto come se potesse contenere tracce di un'arma batteriologica del KGB. Quando controll la prenotazione e scopr che era stata pagata in anticipo, in contanti, Katinka not che l'uomo la rivalutava, ridimensionando la sua posizione di agente del KGB a quella di prostituta di un gangster. Cosa fa a Londra? Turismo o... chiese lui, senza sollevare lo sguardo da dietro il bancone. Sono una storica, rispose lei in un inglese esitante, cercando di non ridacchiare per la confusione di lui. Credette di vederlo scuotere un po' la testa: prostituta, spia o... una storica, non riusciva a farsene un'idea. Di sopra, in camera, Katinka rimase ammirata per il letto matrimoniale con tanto di baldacchino e la tv via cavo. La stanza da bagno in marmo le apparve come la grotta del tesoro di Aladino: con due lavandini, s proprio due, e due soffici accappatoi, oltre a una gran quantit di shampoo, saponette e bagnoschiuma in omaggio, che nascose subito in borsa per portarli a casa. Era cos diversa dalla sua casa nel Caucaso settentrionale o dalla sua stanza nel un uccello del paradiso intrappolata dentro lasciarla volare. A differenza di suo padre, un comunista, eppure in quei tempi inquieti, la corruzione e la democrazia, lui anelava per questo che si sentiva ansioso per il partendo per un mondo dove lui non era in

pensionato di Mosca, dove aveva vissuto tre anni. La scrivania era fornita di buste e carta da lettere con l'intestazione in rilievo (che finirono anch'esse dritte nella borsa!). C'erano i cuscini di piume d'oca, copriletto, tende, e mantovane, come nei palazzi nobili, e al piano di sotto un soggiorno dove il silenzio era interrotto soltanto dal tic tac di un antico orologio a pendolo. L c'erano dei comodi divani imbottiti e pile di riviste patinate come Vogue e un'altra che si intitolava Illustrated London News. Oh, era cos inglese! Che fortuna, pens, che il suo inglese fosse stato cos buono a scuola e che se ne ricordasse un po'. Dopo che ebbe dato un'occhiata in giro, l'uomo della reception le consegn un biglietto in una busta scritta a macchina: Passeranno a prenderla domani alle 9.00. Il suo autista Artjom. Il biglietto le parve cos formale, che lo infil nel diario per i posteri. Prima di fare una passeggiata intorno a Sloane Square e lungo King's Road, chiam i suoi genitori dalla camera per dire loro che era arrivata sana e salva. Le rispose suo padre, che al telefono era sempre angosciosamente timido. Katinka, non ti fidare di nessuno, la avvert lui, tra pause di silenzio. Sono terrorizzati da noi russi, pap. All'hotel pensano che io sia una gangster o una spia! Promettimi che non correrai rischi, tesoro, disse. Oh, pap. Ok, lo prometto: nessun rischio. Ti mando un bacio, pap. Salutami mamma, bab e Cimice! Rise tra s e s: come poteva capire lui? Adorava suo padre, ma poteva immaginarselo, al telefono accanto alla libreria, mentre fumava una sigaretta la notte tardi, in quel lontano villino, in un paese perso in mezzo al nulla, mentre lei si trovava a Londra. Ma quando si infil nel letto sontuosamente morbido, con la sua incredibile abbondanza di cuscini, chiuse gli occhi e si domand cosa mai ci stesse a fare l. In fondo al suo cuore martellante si insedi un'ansia pungente. CAPITOLO 4. Il mattino seguente, dopo una colazione all'inglese con toast, marmellata, pancetta e pomodori fritti, (ordin gran parte delle cose che erano sul menu), Katinka trov un russo dalla testa rasata e dal portamento militare, che la fissava con malcelato disprezzo, in piedi nell'atrio. Dunque, costui era Artjom, pens lei, quando le indic la porta e la condusse alla Mercedes nera che profumava deliziosamente di pelle nuova. Artjom prese posto tutto impettito sul sedile anteriore, e lei ud le serrature di tutte le quattro portiere chiudersi con un clic. Mentre l'autista guidava aggressivamente in mezzo al traffico, sballottandola contro la portiera, Katinka studi le sue spalle pesanti, il collo con i muscoli in rilievo, ed ebbe un cattivo presentimento. Si sent piccola e inerme, e si domand se suo padre, che lei poche ore prima aveva preso in giro per la sua prudenza, in fondo non avesse ragione. E se tutto il suo viaggio fosse stato uno scellerato stratagemma organizzato da un qualche boss russo del crimine? E se stavano per venderla come schiava nella tratta delle bianche? Ma perch un ladro per legge, come erano chiamati i padrini della mafia russa, si sarebbe preso la briga di chiedere al professor Beljakov - autore di La legislazione e la costruzione dello Stato sotto Caterina II: la commissione legislativa, un classico per gli storici, di mettere per suo conto un annuncio sul Bollettino della facolt di Studi umanistici? A Beljakov era stato chiesto di raccomandare il suo miglior laureato in storia. E perch mai un gangster avrebbe voluto una storica, quando sicuramente i villaggi di provincia e le strade moscovite ribollivano di ragazze in stivali e minigonna, ansiose di essere vendute alla tratta delle bianche a Londra o a New York? Dove stiamo andando? chiese con ansia ad Artjom. Alla casa, borbott Artjom, come se quella risposta gli stesse gi costando una certa

fatica. Chi incontrer? Il capo. Queste due parole gli costarono ancora pi fatica. Il signor Getman? domand lei. Artjom non rispose. E' molto ricco, Artjom? Artjom sbuff forte con superiorit, e regol l'aria climatizzata sul cruscotto lucente, come se stesse pilotando un caccia MIG supersonico. Come finito a lavorare per il signor Getman? Ho prestato servizio nelle Spetsnaz in Afghanistan, rispose. Katinka era divertita dal fatto che in Russia ogni teppista e buttafuori di night-club affermasse di aver combattuto con le Forze speciali in Afghanistan. Se avessero tutti detto la verit, la Russia avrebbe vinto la guerra. Il signor Getman uno degli 'oligarchi? Mentre la Mercedes, dalla cerchia interna di Regent's Park, svoltava in un vialetto appartato, l'autista rimase in silenzio, sul viso sempre la stessa espressione di scherno. Un grande cancello vibr, poi si apr lentamente. Katinka ud il rumore delle ruote della berlina sul ghiaietto, e le manc il fiato davanti alla bellezza e alla grandezza della casa, una dimora dell'epoca della regina Anna, perfettamente proporzionata, nascosta tra il verde di Regent's Park, nel bel mezzo di Londra, uno di quei posti segreti posseduti dai molti leggendari miliardari del passato, come poi le raccontarono. Artjom fece il giro dell'auto per aprire la portiera a Katinka. Da questa parte, signorina, disse senza guardarla. Si volt e sal gli scalini a lunghi balzi. Katinka lo segu nervosa in un ingresso dal pavimento bianco e nero, dove alcuni ritratti di nobili inglesi dalle guance rosse, i pantaloni a sbuffo e redingote di velluto la guardavano con occhio torvo. Un cavaliere in posizione d'attacco, con il mantello rosso e la sciabola sguainata, attir maliziosamente la sua attenzione da un'ampia tela con la cornice dorata, appesa sopra la maestosa scalinata dal corrimano in lucido rovere. Ma dov'era finito Artjom? Katinka si guard intorno ansiosa, ma la casa sembrava silenziosa e ostile. Poi, una porta nascosta nella sontuosa carta da parati in stile cinese oscill sui cardini. Katinka l'apr, e vide la schiena larga di Artjom girare dietro un angolo. Sollevata, gli corse dietro lungo un corridoio male illuminato, dove erano appese delle pagine di fumetti inglesi con tanto di cornici. L'uomo apr una porta nera. Per un istante, lei fu accecata dalla luce del sole che entrava a fiotti da una serie di finestre. Port una mano davanti agli occhi e cerc di ricomporsi. Si trovava nella cucina pi grande che avesse mai visto. Tutte le superfici erano coperte di marmo nero. Un frigorifero cromato occupava tutta l'altezza, dal pavimento al soffitto. Gli elettrodomestici - il forno, la lavastoviglie - sembravano grandi quanto automobili, con pannelli di controllo adatti a uno Sputnik, non a una cucina. Era l che doveva andare? Non sarebbe stato meglio aspettare nell'ingresso? Katinka fece per voltarsi e tornare sui suoi passi, quando una donna esile dai capelli grigi si alz da un tavolo di pino sfoderando un sorriso generoso e aperto. Katinka si ferm, mentre Artjom le passava davanti, dirigendosi verso una sedia scarlatta con lo schienale alto, quasi un trono papale, pens lei, occupata da un uomo imponente dall'aspetto trasandato, con i capelli scuri e ricci, rivolto verso una parete con vari monitor che mostravano diverse stanze e accessi della casa. Capo, disse Artjom, fermandosi davanti al trono papale. Ecco la ragazza. Dove vuole che stia? Ho commesso un terribile errore, stabil Katinka, impaziente d' fuggire, di tornare a casa, pensando al modo per ottenere un passaggio fino all'aeroporto. Ma l'uomo trasandato, che indossava una giacca di tessuto di cotone grezzo a quadretti, balz in piedi e salut con entusiasmo, le braccia tese in avanti. Lei deve essere Ekaterina Vinskij! Benvenuta, entri! Non vedevamo l'ora di incontrarla! Parlava russo con un forte accento ebreo di Odessa, che lei aveva sentito solo nei vecchi film. Grazie per essere venuta da noi. Noi? Chi erano questi noi? L'uomo guard

l'autista. Va bene, Artjom, ci vediamo alle undici. Artjom sembr deluso e se ne and con passo pesante, lasciando sbattere dietro di s la porta della cucina, ma la sua uscita risollev l'animo di Katinka. Bene, disse l'uomo trasandato, entri, si accomodi. Sono Pasa Getman. Dunque, cos che si presenta un vero oligarca, pens Katinka, un miliardario che attraversava con facilit persino i corridoi del Cremlino. Lui, intanto, le indic una sedia. Vieni, mamma, disse alla signora minuta. Porta i biscotti al miele. Sono pronti? Poi si rivolse a Katinka, Che tipo di t le piace? Che tipo di latte? Cominciamo! Pasa sembrava incapace di stare seduto e nemmeno fermo. Sprizzava energia da tutti i pori. Ma prima che potesse continuare squill un telefono che sembrava scollegato da qualsiasi filo e lui rispose in russo, passando poi all'inglese. Le parve che stesse discutendo dei prezzi del petrolio. Poi, coprendo il telefono con la mano morbida e paffuta, disse: Katinka, le presento mia madre, Roza Getman, prima di riprendere a dare ordini per telefono. Dunque, queste persone erano i suoi nuovi datori di lavoro, pens Katinka. Guard con maggior attenzione la donna che si stava avvicinando a lei con un vassoio d'argento. Da una teiera di porcellana blu usciva un ricciolo di vapore, c'erano pasticcini e strudel di mele, e graziose tazzine da t su piattini abbinati. Dopo aver appoggiato il vassoio, Roza Getman cominci a versare il t. Pasa sempre di fretta, disse a Katinka, sorridendo a suo figlio. Non c' tempo da perdere. La vita breve, e i miei nemici vorrebbero renderla ancora pi breve. Capito questo, hai capito tutto, spieg Pasa, che sembrava in grado di portare avanti diverse conversazioni contemporaneamente. Katinka non sapeva cosa pensare di questa gente di Odessa, dall'aria cos sprezzante, cos sofisticata, cos non russa (sapeva dai discorsi farneticanti di suo nonno che la maggior parte degli oligarchi erano ebrei), che la facevano sentire goffa e provinciale. Ma proprio quando stava di nuovo perdendosi d'animo Roza le porse un piatto. Prova uno dei mie