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V

ORLANDO

FDRIOSO

CJNTO

DECIMOTTAVO

ARGOMENTO Si vendica Cercando

Va Mandricardo Qrifon. il re dAlgier. Carlo combatte:

Fince. Marian

purdto e
le
con

per codardo.

Marfisaa in Jfasfiga
Et altri. H Cloridano

Norandin
Francia
s^enio
e

ahbatte. genii

Grifongagliardos
iratie
,

ha lor le vele

e Medoryfedele re

hello ^

Troyanoil

lor morio, Dardinello.

m
Ho

Lagnanimo Signore, ogoivostro

atto

laudato e laudo; sempre con ragion stil daro e mal atto Ben che col rozzo
vi defraudo. Gran parte della gloria virtdim'ha tratto, dell'altre Ma piii una

A cui col Che

core

con

la

in trova s'ognun Non vi trova perbfacilcredenza.

lingua applaudo, vol ben grata ndienza^

CANTO
n

io difesa del Spesso

biasmato

assente

ladar vi
O

sento

una

et

un'altrg scasa^

almen,fin che presente riserbargli Taltra orecchia chiusa, Sua causa dica,
sempre, prima

"

che dannar la gente,

ch'usa, ragion Differiranco e mesi et anni, e giorui Prima che giudicar altruidaDui. negli
Vederla in facciay e udir la
m

Se Norandino Fatto
a

il simil fattoavesse^ avria sempre

Grifon

nou

ch6 quel

fece.

A voi utile e
sua Denigro

onor

successej

fama
a genti

egli piu che


morle

pece.

Per lui sue

furoa messe; Ch6 fe^Grifone in dieci tagli, e in diece


trasse
ne

che Puiite, Che


trenta

piend'ira e bizzarro,
appresso al
IV

cascaro

carro.

Van

Chi

altriin rolla ove gli qua, chi la peicampie

il tiraor per le

li caccia,

stradej

E chi d'entrar nella cittaprocaccia; E

Tun

su non

Faltro nella porta cade.


fa

Grifon

minaccia ; e non parole Ma lasciando lontana ognipietade Mena tra il vulgo inerte il ferro inlorno, E gran vendetta fa d'ogni suo scorno.
,

DECIMOTTAVO

Di

alia porta quelche primigiuosero

a levarsi ebbono piante pronte, molto piuaccorta al bisogno stto Parte, alzb subito il poote: Che degli amici,

Che le

Piangendo parte,o con Fuggendoaodb senza


E nella terra Levo
e grido

la facciasmorta

per

lulte

tamalto

fronte; volger k; bande] e rumor grande


mat
"

in quella piglia Che 1 poote si levo per lor sciagura dell'uno al Sparge campo le cenreUa;
ne
"
.

Grifon

duo gagliardo

Ch^ lo percuote ad una cote dura: Prende I'altro nel petjo, e FarraQdella
In
mezzo

aliacitta sc^ra le

mura.

Scorse per Fossa ai terra2XBaDi il gelo,

Quaodo vider colui venir


vn

dal cielo."

Fur

molti die

turner

che 1 fijer Grifbod


presouo

Soprale mura
Non vi sarebbe S'a Damasco

avesse

saltx". f
,

\:
'

piii confusioae,
dwse I'atealto.

il sokkn

Un
E

muover

di

dl persone, on corner d'arme, talacimaani un gridar d'altb;


:
.

"

" di tamburi II raondo

ua

suon

mi"to

di irombei
ne

e T assorda,

cielpar

rinlboniSb.

CANTO
ym a an'altravolta differire voglio

Ma

A ricoQtar cio che di questo avvenne, Del buoQ re Carlo mi coavien seguire,

Ghe

contra

Rodomonte

ia frettavenne,

facea morire. le genii IIqaal gli


10 vi dissi ch'al re
tenne compagnia et

11 gran Danese " Avinio


e

Namo
e

Oliviero
e

Avolio

Oitone
n

Berlingiero.

Otto scontridi
Di taliotto Sostenne
a

cbe da forza lance, cacciatiforo, guerrier scorza an tempo la scagliosa


armato

Di ch*avea

il petto ilcrudo Moro" Forza il coro^

Come

si drizza, poiche legno


crescer

Lenta ilnocchier che

sente

Cosi prestorizzossiRodomonte doveano nn che gittar Dai colpi


"X

monte.

Ricardo, Salamone, Guido,Ranier, Ganelon U'aditor, fedele, Tnrpin Ivone^ Ughetto, Angiolino, Angioliero, di san Michele, Marco e Matteo dal pian " gli otto di che dianzi fei menzione, Son tnltiintomo al saracin crudele,
Arimanno
e

Odoardo

d'Inghilterra,

Ch'entrati eran

par dianzi nella terra.

DECIMOTTAVO
n

Non

cosi freme in

sa

lo

alpino sooglio

Di ben fondata rocca

aha parete, Quando il furor di borea o di garbioo

Fabete^ il saraciao, freme d'orgoglio Gome Di sdegQo e di sanguigna sete : acceso


E com*
a

Svelle dai monti ilfrassinoe

uq

tempo

k il taono

la saetta^

Cosi rira Mena

e la vendetta. delFeoipio

che gU h piii quel presso, Che gli di Dordona; h il nliisero Ughetto Lo pone in terra umno ai denti fesso,

aliatesta

che VeLooo era di tempra buona. Percosso fu tutto in an tempo anch'esso Gome Da moiti Ma
non

Si duro

in tutta la persona; colpi fan piii"cb*all*incade gli Tago: intorno ba lo scaglioso drago"
zm

Furo

fa la cittade tultii ripar,

D' intorno intorno abbandonata tutta; Ghe la gente alia piaeza, dove accade Garlo avea ridutta. biaogno, Maggior Gorre aliapiazza da tutte le strade La turba, si poco frutta. a obi il foggir La persona del re sii cori accende, Gh'ognun prend'arme^ ognuno animo prende.

CANTO

CSome

86

dentro

ben rincbiasa gabbia

leonessa usataia guerra^ D'aDtiqua il popol Perch'averae piaoere abbia^


Talvolta iltauro iodomito si serra; I leoQciQ che veggion per la sabbia Gome altiero e E veder

animoso erra^ mtigliando si gran coma noo son usi,

StaDDo da parte timidi e confasi:


X?

Ma

se

la fieramadre

si lancia, quel

" nell'oreochio attacca

ilcmdel

dente,

anch'essiinsaDgufoaf la guanoia, VoglioDO " vengoDO in soocorso arditameDte; Chi morde al taaro il dosso, e chi la pantia: Cosi
contra

il pagan fa

Da tettie da finestre e
on Sopra piove gli

qtMlla gente^ piud'appressd


^

nenibo d^arme
xn

speisso.

Dei cavalieri e delia fanteria

cb'a pena vi cafpe;^ caica, La turba che vi vien per ognivia, cormbape^ Y'abbonda ad or ad or spessa* Che
Piu disarmaxa e nuda/da quando, facile torsi o rdpe^ a tagh'arrcfae la potfia, a tnonte'a monte, legatd

Tanta k la

Non

In venti

Rodomonle giomi:^penger

DECIMOTTAVO
vm

Al pagan, ohe non Venir a capo, omai

possa incresce gioco "pie\


.

sa

come

ne

o di piu, rossa mille, La terra intorno, il popolo discresce. U fiatotuttayia se gringrosaia, piii al fin cbe, Si che comprende se non esce Or c ha vi^re e io totto il corpo h sano,

Poco, per

far di

Vorra da t"npo uscir che


xvxn

sara

ia

vano.

occhi orribiK, e pcm meate Rivolge gli chiasa Tascita; Che d'ogn'intarbo su
^

Ma

con

ruina d'infinita gente

L'aprira tosto,e la fara espedita. Ecco,vibrando la spada tagKeDte, Che vien queU'empio il fiiror lo Wta, ove Ad assalire ilnuovo stuol britannb^
" "

1
"

Che vi

trasae

Odoardo

et

Arimanno.

piazza rompere titBCCUifi A cui la foltamrba ondeggi intorno, Icnmanraeio tauro accaneggiato / f Stimulato e percossb latto T giomdj Che 1 popbl tt ne fogge T ^: ii^avematoj Et egh or qo^seo^^or quelkva stil oom:0; "(: Pensi che tale 6"piiii"terribil fosfe II crudefe Afii("tt; 5i mos9e j q^asdo
,
'

Chi ha visio in

"

lo

CANTO
n

o veDti ne a traverse^ Quindici taglib tantilascibdel capo troachi, I Altri GiascuQ d'un oolpo sol drii^o o ri verso; Che vlti o salci e tronchi: par cfaepoti

Tutto di sangue il fierpagaDO asperso^ Lasciando capi fessi e bracci monchi, E


e gam spalle

be

et

altremembra

sparte,

ilpasso volga^ al fia si parte. Ovanque


xa

si yede in guisa piazza torre, Cbe DOQ si pub notar cb'abbia paora; Ma tutta volta col peosier discorre Dove sia per uscir via piii sicura* al findove la Senna corre Capita faor delle miira" Sotto alFisola, e va La gente d'arme^ fattoandace e il popol lascia in pace. Lo stringe e tncalza, e gir noa
xzn

Delia

Qaal per
Gacciata Ch'ancor
va

le selve nomade la generosa

massile

belva,
il cor

mostra fuggendo
e

gentile,
vile.

E minacciosa Tal
Da

lenta si rinselva ;
nessun
e

in Rodomonte,
strana
e

atto

drcondato di
e spade

fieraselva

D'aste

di volanti dtirdi,

Si lira al fiume

e urdi. hioghi patai

DEGIMOTTAVO

ii

^h Tira ilsospiiise^ vi tomb in mezzo, Gb'esseQdone gi^ fbor^ Ove di saogue la spada ritinse, di oento ne lev6 di mezzo. " pi"i al fia la rabbia vinse Ma la ragione Di QOQ far alcfa'aDto n'aadasse il lezzo; " dalla ripa, consiglio. per miglior Si gittb e asd di gnm periglid.^ all'acqua,
E si tre volte e CSoQ Gome
tatte

Farme

andb per
tante

mezzo

Facqae,

s'iatoraoavesse
te

galle.
n6Q

in Africa,

pare

costai
e

Ben cbe d'Aoteo ti vaati

nacqae, d'Anniballe.

Poi cbe fiiginoto a Ghe si vide


Gitta Quella restar

gli proda, dispiacqpe


totta, acsa, d^ distmtta.
trascorsa

dopole spalle

di'avea
tutta

"

nou

Favea

v E si lo rode la superbia e Tira,

Gbe, per
E

.tornarviun'altravolta, guarda,.
e

geme chencm N^ vaoloe uscir,

sospira, la spiani et arda. mira in questafuria, ilfiame, Ma lungo Veoir chi Todio estingue e Tira tarda: Gbi fosse io vi farb bea tosto udire;. Ma primaun'altra e6|a Vho da dire*
cor profoado
w

di

IS

,C4.NT0

lo v'ho da dir delU A cui r

Discordia'^Hier^,

Miciiele avea oommcissb angel Gh'a battaglia aoceodesse e a litefiera ! iford av^a Agramante Quei che piii appresso.
Usci de' fraltila inedestna seray Avendo.altriiiI'afficio subcommesso;
Lascib la Fraudie Fid che
a

"

loco, giierrejggiare^l
xxrn

ilibcow e a maQiepervi tbrn^sse^

coo JE).k parvexh'aoflria. piu.possanwa, Se la Superbia;^ncoi! aeoameaassot E perch^ in jioa stansa^ i ,):... stavao tmte Non fu bisbgnacfa'a randassb*: \ oercar La Superl)ia che sao" ma Doa V'ahdp,.
.1
.

La Per

sua

vicariaiil iBooasftec laaciasse:' / i


,

.:.

di 'che. eredea ;starae asseMe j pochi Lascio rjpocrisiii locotAiientBkii /,'.....


f

xxnn

.' an Disoord^ L'implagabiL icompaghia Delia Bop^l^^ra si; in cammitio mtJise E ritrovb ohe(^medesn^a via al' FaoBar, perigire campo saracino^
r ^
:
-^
.

"'

L'afflitta e "

li : sconsolau^ Gelpfida; i i* veniatsecoannafisopibcdlinb,


'

II qual mandava

Doraltce bdW

"

Al

re

diSfarza/a daridbse' novella/"

DECIMOTTAVO
xxn

i3

Quando ella venne a Mandiicardo in tnano v'ho gia raccontato e come e dove) (Ch'io
TacitameDte Che Ella
Ma
De avea commesso

al naDo,
nuove.

portassea questo re le
nol in saprebbe

che sperb

vaDo,

che far si vedria mirabil prove Per riaverlacon crudel vendetta ladron quel
La Gelosia

Da

che

Tavea gli

intercetta.

nano quel

avea

trovato,

E la cagion del A camminar se

suo

venir compresa,

Pareado

messa era allato, gli d'aver luogo a quesla impresa.

A|Ja Discordia ritrovar fu grato


La La
nla piii Gelosia^ quandoebbe ch6 le potea del venir; cagion

intesa

Molto valere in

che quel

far volea.

D'inimicar Del
re

con

Rodomonte

il figiio

le pare aver suggetto: Agrican Trovera a sdegnar altri altroconsiglio; gli A sdegnar duo questo h perfetto. questi Col nano vien dove Tartiglio se ne Del fierpagano avea Parigi astretto; E' capitaro la riva^ a punto in su Quando il crudel del fiiume a nuoto usciva
.

i4

CANTO

Rodomonte, G"8tai della sua donna esser messaggio^ Estinae ogn'ira e aerenb la fronte^ " si send brillar dentro ilcoraggio. cosa conte Ogn'altra aspettache gli
Prima ch'alcuno abbia Va
contra
a

Tosto che riconobbe

lei"uo

oltraggio.

il nano^

lietogli domanda:
ove

Gh'^ della donna nostra?

ti manda?
n^ mia

il nano: n^ piutua Rispose ch'^ serva Donna dirb quella leriscontrammo


un

altrui.

Che
A

ne

la tolsee

cavalierper via, la menb con lai.


entrb la Gelosia
et

annunzio quello
come

Fredda

aspe
e

abbraccib costui.

ilnano, Seguita Un

in ch^ guisa narragli

sol rha presa, e la saa

gente uccisa.

L'acciaio allorala Discordia prese, " la pietra un e picchib focaia, poco, " Fesca " fu
sotto

la Superbia stese,
in
un

attaccato

momento

ilibco;

" si di questoranima s'accese loco: Del saracin, che non trovava


e freme Sospira con e

si orribilfaccia,
tutto

Che

elementi gli

ilcielminaccia

DECIMOTTAVO

i5

Gome Nel " i


voto
can

la

poich'in van discende, tigre, e per tutto s'aggira, albergo,

all' ultimo comprende figli di tant'ira, told, Essergli awampa A tanta rabbia, a talfuror s'esteude, Che Q^ a moQte, n^ a rio, n^ a uotte mira, N^ lunga n^ grandiue rafirena via, L'odio che dietro al predator la mena:
ZXXfl

Gosl furendo il saracin bizzarro, Si " E Ya al nano, volge


non noD COD e

dice: or I^ t'iuvia;

n^ destriern^ carro, aspetta

fa motto

alia sua

compagnia.

fretta che non va ilramarro, piti la via. a traversar Quando ilcielarde, Destrier non ha, ma il primo tor disegna di chi vuol) ch'ad incontrar lo vegna. (Sia
xxzvn

La Discordia ch'tidiquesto pensiero, la Superbia, e disse Guardb,ridendo, Che volea gire destriero a trovare un Ghe gli apportassealtrecontese e risse; " far volea sgombrar tutto il sentiero, Gh'altro che E
in man qnelio
non

venisse: gli

gia pensato avea dove trovarlo; Ma costeilascio, a dir di Garlo. e tomo

i6

CANTO
IXlTUi

del saracia si estinse Poi ch'alpanir Carlo d'intorno il periglioso iuoco,^ all'ordiaeristriose. Tutte le geDti debol loco : Lascionne parte in qaalche Addosso ilresto ai Saracini spinse,
Per dar lor scacco, "

limandb
san

per

Da

Germano

il giaoco; guadagnarsi ogoiporta fuore. ia fin a san Vittorej


e

ch'a porta san Maroello, di campagna, Dov'era gran spianata Tun I'altro e in aa drappello Aspettasse ,
Si ragunasse
tutta

" oomandb

animando Quindi Tal^che sempre "


di

la compagna: (^quqo a far maoello ricordo

Ai lor ordioi andar dar battaglia

rimagoa, fe'le bandiere,


ne
"

segno alleschiere
s.

in sella in qaestomezzo Agramante , dei cristian, rimesso s'era; Malgrado

II re

"

con

Tinnamorato

d'Isabella

Facea

e fiera battaglia perigliosa ; Col re Sobrin Lurcanio si martelia; Rinaldo incontra avea tutta una schiera,

"

con

virtude

con

fortuna molta
e

ruina L'urta, I'apre,

mette

in volta.

DECIMOTTAVO

17

in questostate, Essendo la baitaglia

assalseil retrogaardo L'imperatore Dal


canto
ove

Marsllio avea

fermato

II fiordi Con

intorao Spagna
mezzo
e

al suo

stendardo.

faotiin

cavalieri allato,

Re Carlo Con Che

il sao popol gagliardo spinse di timpani tal ru mor e di trombe,

tutto

il mondo

par che
xlh

ne

rimbombe*

Cominciavan

le schierea ritirarse

e si sarebbon volte De'saracini,

Tatte

Per mai Ma

faggir, spezzate, rotte e sparse, non piii potere esser raccolte;


e

'1 re Grandonio

Falsiron comparse,

Che statiin E E

volte , eran briga maggior piii in feroce, e Serpent Balugante


Ferraii che lor dicea
a

gran

voce:

xLin

valentuomini ah cooopagni. Ah, dicea, il luogo Ah fratelli, tenete vostro: I nimici "iranno opra di ragni,
,

Se

non

manchiamo

noi del dover

nostro.

Guardate I'aho onor,

gli ampliguadagni Che Fortnna, vincendo, oggici ha mostro:


e

Guardate la vergogna
Gh'essendo
Tomo

il danno

estrenio
avremo.
a

a patir vinti, sempre

JIL

i8

CANTO
-Axf

quel tempo una grim lancia avea E contra Berlingier di bolto, venne Che sopra TArgaliffa combattea, " Telmo Delia fronte gli rotto: avea GittolloID terra e con la spada rea fe'cader forse otto. a lui oe Appresso
Toko
ID
^

Per ogDi botta

che disserra, almanco,


un

Cader fa sempre

cavalieroin
XLV

terra.

Id altraparte ucciso
Tanti pagan
,

avea

Rinaldo

ch'io dod
stava

coDtarli, potrei ordiDe saldo:


.

DiDaDzi
Vedreste

lui dod

1 campo darli id tutto piazza Lurcanio e caldo: meD Nod meD non ZerbiD, Per modo fau^ ch'ogDUD sempre dc parli: Questodi puuta avea Balastro ucciso,

a Fioadur quello

Telmo diviso.
XLJl

L'esercito d'Alzerbe Che poco innanzi aver L'altro tenea sopra le Di Zamor Non
k
tra
e

avea

il primiero,

solea Tardocco;

imperosquadre

di Saffie di Marocco.

African! un cavaliero gli ? Che di lancia ferir sappia o di stocco dir ; ma passo passo Mi si potrebbe Nessun di gloria degnoa dietro lasso.

20

CANTO
L

State vi
^

priego per

mia

verde

etade,

In cui soleteaver

si larga speme: per fildi


seme.

Deh

noD

andar vogliate

spade,

Ch'iD Africa dod


Per Se
lotto
noQ ne

torn! di noi

saran

chiose le

strade,
fossa larga
tornar

insieme: andiam raccolti e stretti


e

Troppo alto muro,


"
il moQte
e

troppo

il mar,

che pria
XI

si possa.

Molto b

ch'ai supplici morir qui^ meglio

cani: e aliadiscrezion di questi Darsi, State saldi, per Dio,fedeliamici, altririmedi vani. Ch6 tuttiSOD gli NoQ ban di noi piii vita gli Dimici; Piu d'un'alma doq han,plhdi due mani. il giovinetto forte Cosi diceodo,
-

Al

conte

d^Otonlei diede la morte.


ui

II rimembrare

Almonte

cosi

accese

L'esercitoafricaache Glie le braccia


e

fuggia prima,
in
sne

le mani

difese

che rivoltarle spalle, estima. Meglio, da Burnich'era uno Guglielmo inglese di tutti, e Dardinello il cima, Maggior E lo pareggia e appresso taglia agli altri; di Gornovaglia. II capo ad Aramon

DECIMOTTAVO
un

ai

vallej " v'accorse il fratelper dargli aiutoj Ma DardiDel Taperse per le spalle Fio giudove lo stomaco e forcuto. da Vergalle, Poi foro il ventre a Bogio
a

Mono

cadea questo Aramone

" lo luaodb del debito assoluto: Avea promesso alia mogller fra sei
a

di toroare Mesi,vivendo,

lei.

Dardioel gagliardo luDgi Venir Lurcanio, ch'avea in terra messo e Gardo Dorchin, passatonella gola, ilcapo e in sin ai denii fesso; Per mezzo fu tardo^ " ch'Alteo fuggir ma volse^ Alteo ch'amo quanto ilsao cor istesso; mise Cb^ dietro aliacollottola gli che Tuccise. II fierLurcanio un colpo
noQ una Piglia
e va lancia,

Vide

per far

vendetta,

Dicendo al suo Cbe


se

Macon

( s'udirlo puote )
terra

morto

Lurcanio in
ne

getta,

Nella moschea

porra Tar me vote. Poi traversando la campagna in fretta,

Con Che

tanta tutto

forza il fianco gli percuote, il passa sin aU'altrabanda:

che lo "t ai suoi,

comanda. spoglino,

a2

CANTO
tti

Noo
Se
De

domandarmi,se dolere dovesse Arlodante 11 frate^


sua
man

^ da

Se desiassedi

potere
dannate:

Por Dardinel fra ranime Ma ool lascianle


men

adito avere^ genti

Nod

delle 'nfedelle battezzate.


e con veudicarsi,

Vorria pur

la

spada

Di qua, di 1^ spianando va la strada.


e fende Urta,apre, caccia, atterra, taglia lo 'mpedisce o gli contrasta. Qualunque " Dardinel che quel disire intende, ^ volerlo saziar gianon sovrasta :

Ma

la gran moltitudine contende

Con

questoancora,
uccide

i suoi

disegni guasta.
Franco
"

Se Mori

Tun, Taltro non manco Gli Scottiuccide e ilcampo loglese e 1


vna

sempre mai la via lor tolse, dl non s'accozzaro. Che per tutto quel serbar Tun volse, A piufamosa man
Fortuna

Gh^ Tuomo
Ecco

il suo
a

destin

di fugge

raro.

Rinaldo

questastrada volse,
non

Perch' alia vita d*un Ecco Per

sia riparo: il guida


'

Rinaldo vien: Fortuna


onor dargli

che Dardinello uocida.

DECIMOTTAVO
uz

a3

Ma Dei

sia per qaesta volta detto assai

fattidi poQeote. glorfosi Tempo 6 ch'io torni ove Grifbo lasciai, Che tutto d'irae di di^de^Dardente ch'a vesse maj, con Facea, piutiijoor Tumultuar 1^ stj^gotiita gentp.
.

Re Noraodjoo GoQ

"

quelrutppr
in
LX

cpr^o
ima

era

armati piu di loiile

schiera.

Re Norafidin cod

la sua.corte armata,

Vedendp
Venne

mitp

'\pppolo fuggire/

aliaporta in

haHaglia'o;*dlQata,

alia f^fie s^a ^iuota qaella aprire.


ae

Grifone iinUiMQavqndo Da

gi^qacciata la lurba $ci(^cae s^nza ardire.


io
sQa

La sprezzata arinatura
avea (Qualla si fo36Q)

difesa
presaj

di

quovo

E presso a ua tetppio ben murato e Che ciroondato ^ra d'un'alta fossa.


In capo Perch^
uo " fece forte, pontiGel

forte,

cbiuderlo in

ni(?z;zo alcon

non

possa.

e minaccia^do forte, Ecco, gridando

Fuor

della porta esce

jaaa

squadra grossa.
loco,
poco.

L'animoso E

Grifon

non ne

muta
tema

fa semhiante che

a6

CANTO

Chiedimi la

meta

di qaeato regno

Gh'io son per fartene oggipossessore; Gh^ I'alta ti fa degno tua virtii non
Di questo sol, ma "

ch'ioti doni il core:


in queato mezzo,

la

tua

mano,
e

p^o

Di fe mi dooa

di perpeiuo amore. Gosi dicendo da cdvaUo scese,


ver

Grifoa la destra mano


tsa

stese.

GrifoQ

vedeodo il re fattoheoigno

le braccia al coUo, Veoirgli per gittar Lascib la spa da e Tanimo maligno,


E sotto Tancbe
et

umile abbraccioUo.

Lo vide il re di due

piaghe saoguigoo, E tosto fe'venir cfaimedicoUo; Indi portar uella citiade adagio, E rippsar nel suo real palagio.
'

LXX

innante Dow, ferito, giorni, alquauti Ghe si potessearmar, fece soggiorno. Ma

ch'al suo lasoiofui,

frate Aquilante

Et ad Astolib ia Palest|Da torao, Ghe di

Grifon, pot
cercare

che iascio le sante

Mura,

d'un ban "sitto piik

In tuttii lochi in Solima E in molti


aacor

giorno devoti,^

dalla cittaremoii.

DECIMOTTAVO

27

Or D^ I'uiK)n^ raltro Che


Ma

si

iodovino

di Grifon possa saper che sia:


venne

quel greco peregrine, Nel ragiooare, a caso a dame spia, il cammiDO Dicendo ch'Orrigille avea
Verso D'un

lor

Aotiochia preso di Soria, nuovo loco, drudo,ch'era di quel


arsa
e

Di subito

foco. d'improvviso

se di questo Dimandogli Aquilaate, Cosi notizia avea data a Grifoue; s'awisb il resto, E come raffermo, Perch6 fosse partito, e la cagione. ha seguho manifesto e Ch'Orrigille intenzione In Antiocbia, coo
"

Di levariadi

man

del
e

sue

rivale male.

Con

gran vendetta

memorabil
Lixm

che '1fratello Aquilante Solo e senz'esso a quell' andasse, impresa E prese I'arme, dietro a quelloj e venne Ma primapregbilduca che tardasse L'andata in Francia et al paterno ostello, toUerb
Fin ch'esso d'Antiochia ritornasse.

Non

Scende "

al Zafib, e
e

ch^ gli s'imbarca, pare


mare.

piubreve

la via del miglior

a8

CANTO
Lzxnr

Ostro siloccoallorpossente Tanto Del mare, e si per lui disposto, Ebbe


no

Che la

terra

del Surro ildi segiiente

ud tosto. Vide,6 Safietto, dopo I'aliro Passa Barutti e il Zibeletto; e sente Che da man maDca gU h Ciprodiscpsto. A Torto$a da Tripoli, e alia Lizza, E al golfo di Laiazzo il cammin drizza
"

LXXT

a levaate fe' ilnocchier la fronte Quindi Del naviglio voltarsnello e yeloce; Et a sorger n'ando sopra FOroate, E colse il tempo e ne piglib la foce" io terra ilponte; Gittar fece Aquilaote E n'usci armato sul destrierferoce;

contra

ilfiume il cammio
ne

dritto teone
yenne.

Tanto

cb'in Ant'iochiase
Lxxn

Di

Martano qnel

ivi ebbe ad
se

informarse,

Et udi ch'a Damasco

n'era ito
farse giostra

Con

una ove Orrigille,

Dovea

solenne per reale invito. dietro il desir Farse, Tanto d'andargli

Certo che '1 suo Che d'Antiocbia Ma

german
anoo

I'abbia segaito,

di si toUej q^el

gia per

mar

ritornarnon piii

voile^

3o

CANTO

udi Tirata voce^ Quando Orrigille A dietro il palafren volse; per fuggir Ma di leifa Aquilante piuveloce, " fecela fermar, volae o noa volse. Martano al minacciar
taoito

feroce

Del cavaliercbe si improvviso ilcolse,

PaUido N^
sa

trema

come

al vento

fronda,

che quel

si "icciao che
LSXXI

risponda
4

" "

e fulminar non resta, Aquilante la spada gli pon drittoaliastrozza;


,

Grida

minaccia cbe la testa giurando Ad Orrigille e a lui rimarra i^ozza^ manifesta. Se tutto il fatto non gli Maruno II mal giunto ingozza alquanto ^ " tra se yolge se pub snuDuire Sua grave colpa, e poicomiucia a dire: che Sappiy sigtior, Nata di buoua
Ben
e

mia sorellah questa^

virtuosa gente,

che

tenuta

in vita disonesta

L'abbia Grifone obbrobriosamente:


" taleinfamia essendomi

molesta,

N^ per forza sentendomi possente Di torlaa si grande uom, fecidiiegno

D'averla per Astuzia e per

ingegno.

DECIMOTTATO
Luiin

3i

Id,ch'avea desire Di ritornare a piulodata vita, Gh'esseodosi Grifoa inesso a dormire,


Tenni modo
con

Chetamente

da lui fesse. partita.

Cosi fece ellaj a e perche egli

NoQ

et n'abbia,

seguire la tela ordita, torfaar


e a

Noi lo lasciammo disarmato


" qua veouti

piedi;

siam,come
somma

tu

vedi.

Poteasi dar di

astuzia vanto,

Ch^ colui "icilmente gli credea;

E,
Se

fuor che 'n

Tenesse
ooQ

e destrier arme e torgli quanto di Grifon^ noa gli nocea, volea pulir tanto saa scasa

Che la face^e di menzogna rea. Baona era ogoialtraparte,se non Che la femnuQa
Avea
a

quella
.

lui fossesorella

in Antiochia inteso Aqailante da piii Essergli concabiDa, genti; Oade gridando, di furore acceso:
tu te ne menti: ladron, Un pugno gli tirb di tanto peso, Che nella gcJa oaccib duo dend: gli E senza piucontesa, ambe le bracda Gli volge e d'una fune allaccia. dietro,

Falsissimo

5s

CANTO

fece ad Orrigille, parimente


sua scosa

Ben che in

elladicesse assai.

litrasse Qaiodi

per casalie N^ li lascibfin a Damasco

ville, mai;
e

mille volte miUe E delle miglia

avrebbe Tratti gli


Fin Per

goai. cb'avesse trovato ilsuo fratello, fame poi a quello. come piacesse
cod

pene

con

Fece

lor scadierie AqoilaDte

some

Seco toraare^ et in Damasco

venne;

E trovb di Grifon celebre il nome Per


tutta

la citta batter le penne.

Piccoli e

grandi) ognuo
che s) ben
con corse

sapea

Egliera,
Et
a

come gi^, rantenoe,

cui toltofa

falsamostra

Dal compagDO
II popol tatto L'uno

la gloria della giostra.


LUXViU

al vil Martano

infesto,
questo^

all'altro lo scuopre. additandolo,


non ^, dicean,

Non

h il ribaldo

Gbe si fa laade

con dod
e

Taltrui buooe
h

E la virtu di chi
Goo

opre? ben desto,


obbrobrio

la saa
h

iafamia

col sao

copre?

NoQ La

femmina riDgrata
e

costei,
aiuta i rei?

tradiscei buoni qaal

DECIMOTTAVO

35

Altri dicean:

come

stan

bene iusieme

ambi d'aa marchio e d'una razza! SegDati chi lor dietro freme, Chi li bestemmla, abbr ucia squarta ammazza. Chi grida : impicca si preme, La tarba per veder s'urta, alia piazza* ioDanzi alleatrade, E corre
, , ,

VeDoe

la

naova cara

D'averla

al re, cbe mostrb segoo piucb'uQ altro regno.


xc

Senza mold

scudier dietro o
in

Gome
"
venae

si mosse si ritrovb, ad incontrarsi in

davante, fretta,

Aquilante Cb'avea del sno Grifon fattoveodetU; E quello eon onora sembiaate^ gentil lo ricetta; Seco lo 'nvita, e seco
.

"
.

Di

avendo iattoporre I dao prigioni in fondo d'una torre.


sno

consenso

a.

na

Andato Grifon
non

insieme
s'era
,

ove

del lettomosso
,
"

"

Cbe, vedendo
Cb^ "

poicbe fu vferfio il fratel, divenoe rosso,


"iaso

N ;

ben stimb cb'avea ilsno

udito.

nn poicb6 motteggiando poco addosso. Gli and6 Aqnilante, messero a pariito duo ginsto Di dare a queUi martoro, Yenuti in man avversari loro. degli Tom,
UI.
3

34
Vuole
S(razi ne

CANTO
ZCII

vuole Aquilante,
sieDO faiii ; ma
osa

il re cbe mille
^

Gri"3ne

non (Percb6

dir sol

AiruDo

airaltrovuol
e

d'Orrigille) che si perdoae.


.

Disse assai cose,

molto ben ordille:

: or Fugli rispostb per coDclusione al boia^ Mariano ^ disegnato in mano

Ch'abbia

e non scoparlo,
xcm

pero che moia.

e Legarlo fanno,

non

tra'fiori e
mattina.

Terba,

" per

tutto

scopar Fahra

si riserba Orrigille captiva Fin che ritornila bella Luoioa^' Al cui saggio parerc, o lieve o acerba, la disciplina. Rinietton qnei signor a ricrearsi Quivi stetie Aquilante Fin che 1 fratel fa sano e polfc armarsi.
^

xcnr

Be

che temperato e saggio Norandin,


era non

Divenuto
Non Di

dopo on
aver

tanto

errore,

potea

sempre il coraggio
e*di

peditenzia pieno
fatto a colui

D'aver Che

dolore, danno et oltraggio^


era e

degnodi
e

mtercede
avea se

d'onore;

Si che di

nolle

il pensiero iniento
conienlo.

Per farlo riinaner di

DECIMOTTAVO

35

pubblico CQD8{"eUo di tanla iDgiuria Delia cittk, rea, ch'a perfetto Con quella maggiorgloria
E
staiui

Del

dar si potea, Di rendergli premioch'intercetto quel

Cavalier per
CoQ "

uq

re

tanto

il traditorgli avea: ingaano

paese per cio fe'bandir per quel iodi ad uu Che fariaun' altra giostra
XCVI

mese

"

fa tanto solenne, ch'apparecchio sia: Quanto a pompa real possibil Di

Onde

la Fama
nuova
e

con

veloci penne
tutta

Porto la

per

Soria;

"t in Feoicaa

in Palestina venne,

" tanto, ch*ad Astolfo ne di^ col vicer^ deliberosse II qual Cbe
senza giostra quella

spia,
fosse.

lor

non

Per La
vera

valoroso e guerrier
istoriaSansonetto

di gran
vanta
.

nome

Gli di^ battesmo Vho

e Orlando,

Carlo

(come

a govern detto)

ar

la Terra Santa.

Astolfo con

costui levb le some

Per riirovarsiove
Si che d'intorno n

la fama canta, ha piena ogniorecchta,

Ch'in Damasco

la giostra s'appareccbia.

36
/

CANTO
xcfm

Or cavaloando per
Con
non

coatrade quelle e leDti, agiati luDghi vlaggi,

Per ritrovarsifreschialia ciitade Poi di Damasco Scontraro in


una

il di
croce

de'torniamenti,
di due strade

Persona ch'al vestire e a'movimenli

d'uomo, e femmin'era, fiera. Nelle battaglie a maraviglia


Avea

sembianza

xaz

Marfisa si nomava vergiue che con la spada in mano Di tal valor, di Brava Fece piuvolte al gran signor di Montalbano; Sudar la fronte, e a quel
Lia
,

1 dl

la

notte

armata

sempre

andava

Di qua di la cercando in mobte e in piano 9 erranti riscontrarsi, Con cavalieri

"t immortale

farsi gloriosa
.

Gom'ella vide Astolfo e

le venian con Gh'appresso le parvero alFaspetto; Prodi guerrier Gh'erano ambeduo grandi e di buono osso: di provarsi avria diletto E perch^ il destriergikniosso; Per isfidarli avea Qnapdo, affissandoToQchio piuvicino,
,

Sansonetto, Farme indosso,

Conosciuto ebbe il duca

paladino.

38

CANTO
av

E Per

poi die '1 nuovo


lutto

sol lucido

chiaro

ebbe sparsi
e

i fulgent! raggi,

La bella donna

guerrier s'armaro^ Mandato avendo alia cilia messaggi Che, come tempo fu,lor rapportaro e faggi, Che, per veder spezzar frassini
,

i duo

Re Norandino

era

venuto

al loco

al fierogioco. Ch'avea constituito


cv

alia cittane vanno, indugio pii!i aliagran piazza, E per la via maestra il real segno stanno Dove aspettando di buona razza" i guerrier e quindi Quinci si daranno I premiche quel giorno Senza A chi
it uno vince,
stocco et una
mazza

Guerniti Sia

e un destrier, riccaroente, quale tale. convenevol dono a un signor


cti

Avendo

Norandin

fermo nel

core

Che, come

il secondo il primopregio, le

anco*,

" d'ambedue

il sommo onore* giostre Grifone ilbianco j Si debba guadagnar ch'uom di valore Per dargli tutto quel

Dovrebbe Posto Ha
con

aver, n^ debbe

far con

manco,

Farme
e mazza

in questo ultimo
e

pregio

stocco

destriermolto

egregio#

DECIMOTTAVO

39

L'arme
Si doveano

faltadianzi, clienella glostra


a

GrifoQ che '1tutto


con esser

viase,

" che usurpate avea Martaoo

avanzi tristi si fiose,

che Grifone

innaQzi, Quivisi face il re pendere E il ben gueraito stocco a quelle ciase,


E la
mazza

alFarcion del destrier messe,


e rallro pregio
cvm

Perch6 Grifoo Tun


Ma Vietb Che Iq

avesse.

che

sua

ioieuzion

avesse

efietto

maguanima guerriera, quella


Astolfo e col baoa
Sansonetto

COD

venuta nuovameate era. piazza vedendo rarme ch'io v'ho deito, Cosiei,
coaosceaza

Subito n'ebbe
Perb che

vera;
care

e Tebbe giasue furo,

Quanto si suol

le cose

ottime

rare;

Bea che Tavea lasciatein A

su

la strada

volta che le fur d'impaccio, quella Quando per riaver sua buona spada Correa dietro a Brunei degnodi laccio
.

Questaistorianon
Altrimenti narrar;
Da
me

credo che m'accada

vi

perbla taccio. basti intendere a che guisa


Tar me
sue

Quiviirovasse

Marfisa.

4o
iDtenderete anoor

CANTO
GX

che,come

Tebbe

RicoDosciute a manifeste note,


Per altroche sia al mondo, uon

le avrebbe
vote.

Lasciate un
Se

di di
un

sua

persona
o un

piu teoere

modo

altrodebbe

ella pensar non puote; racquistarle, Ma se gli e la manstende^ a un accosta tratto, E senz'altro rispetto se le prende:
Per
en

ch'ellan*ebbe, E per la fretta avvenne altremandonne in terra. Ch'altre ne prese, II re, che troppo offeso se ne sol le mosse Con uno sguardo Gh^ 1
tenne, guerra;

che ringiuria non sostenne. popol, afferra Per vendicarloe lance e spade innauti Non rammentando cio ch'i giorni Nocqueildar noia ai cavalierierranti.
,

cm

azzurri e gialli fiori, vermigli novella, Vago fanciuUo aliastagion

N^ fra

N^

mai si ritrovo fra suoni

e e

balli

Piu volentieri ornata

donna
e

d'arme Che fra strepito


E

di

bella, cavalli,

fra puQte di lance

di
e

quadrella,
si tljamorte,

Dove

si sparga sangue,

creder forte. oltreogni Costei si trovi,

DBGIMOTTAVO
Gxm

41

i\cavallo, e nella tarba sciocca Spinge Con Fasta bassa impetuosa fere;
" "

chi Del coUo


fa
COD

I'urto or la

chi nel petto imbrocca , cadere: questo or quel


et nu

Poi

COD

UDo spada

altro tocca^

" fa qual seDza " "


COD qual del qual

capo

rimaDere,

rotto,e braccio

qual passatoal fiaaco, o destro o maDCO. privo,


CUT

L'ardito Astolfo e ilforte SaDsonetto, Ch'aveaD


e maglia, piastra BeD che DOD.veDDer giaper tale effetto. Pur, vedeudo attaccata la battaglia, AbbassaD la visieradell'elmetto, " poila laDcia per quella cauaglia; la taglicDte "t iDdi vaD COD spada

cod

leivestitae

Di qua, di la faceudosi far strada.


err

I cavalierdi uaziou

Gh'eraDO per Vedeodo raruie iu tal furor


"

diverse, ridutti, giostrar quivi


cod

verse,
,

lutti ia gravi gli giuochi aspettati ch'avesse di dolerse (Gh^ la cagioD irata dod sapeaDO tutti, La plebe fosse fatta) N^ ch'al re tauta iugiuria

Stavau

COD

dubbfa

meute

stupefatta.

4a

CANTO
cxn

Di ch'altri a favorir la turba venne, Gbe tardi poiqoq


y

se

ae

fa

pentire ;
attenQe

Altri Che

cui la cittapiii doq


a

accorse siranieri, gli Altri piii in man saggio^

dipartire; la briglia teDoe,


.

Mirando

dove qaesto avesse a uscire Di quelli fa Grifone et Aqailante, aadaro


laQaQie.

Che per veadicar Farme


Gxm

vedendo il re Essi,
Avea

che di

veneoo

le luci inebriatee rosse, Et essendo da molti instruttia Delia

pieno

che la discordia mosse, cagion E parendo meno a Grifon che sua, non Che del re Norandin, fosse; Fingiaria S'avean le lance fattedar con fretta,

E venian fiilminando alia vendetta.


CZTIU

Astolfo d'altra parte Rabicano Yenia


Con altriinnante, a tuttigli spronando

I'incantata lancia d'oro in inano, Ch'al fiero scootro abbatte ognigiostrante.


con essa e

Feri

lascibsteso

al

piano

Prima

e poi trovo Aquilante; Grifone, a

E dello scndo toccb Torlo

pena,

Che lo

riversoin gittb

su

arena.

DEGIMOTTAVO
CZKE

43

di I cavalier
Votan

e pregio a

le selleionanzi

di gran prova Sansonetto.

il popoltrova: L'uscita della piazza II


re

n'arrabbia d'ira e di
la

dispetto.
la nuova Taltro elmetto^

God

primacorazza
,

coo
e

Marfisa intamo
Poi che si vide

Tuno

tuttidare il tergo,
verso

Vincitrice venia

I'albergo.
GXX

Astolfo e Sansonetto
A
e seco seguitarla
,

doq

fur lend

ritomarsi

Verso

la porta (ch6 tutte le

genti

Gli davan

et al rastrelfermarsi. loco), e Grifon, AquilaDte iroppo doleati


a

Di vedersi
Tenean

uno

inconlro

riversarsi,
il capo chino
a
,

per gran vergogna

Ne

ardiao venire innanzi


cxn

Norandino.

Presi

montati c'tianno i lor cavalli,


.

dielro a gF inimici in fretta Spronano Li segue ilre con molti suoi vassalli, Tutti pronti o alia morte o aliavendetta. La sciocca turba grida: dalli, dallij lontana e le novelle aspetta la fronte Grifone arriva ove volgeaa
"
sta
"

tre

et compagni,

avean

preso il ponte.

44
A

CANTO

Astolfo raffigura giunta prima Che avea quelle medesime divise, Avea il cavallo, avea armatura quella
y

Ch'ebbe dal dl ch'Orrilfatale uccise. N^ miratol nb posto gli avea


cara

si mise: a giostrar seco Quando in piazza ilconobbe, e poi e salutoUo; Quivi dellicompagni Gli domando suoi;
cxxm

tratto perch^
si

avean

a terra queirarme

Portando al re

poca riverenza. il duca d'iDghilterra Di suoi compagni


a

Diede

Grifon

non

falsacoDOScenza:
la guerra,

Deirarme
Disse che Ma

ch'attaccate avean
non

n'avea troppa

scienza;

con perch^
con

Marfisa

era

venuto,

Dar le volea

Saosonetto aiuto.
ClliV

Quivicon
Yiene

Grifon $tando il paladino^

tosto e lo conosce Aquilante, Tode vicino, Che parlar col fratel cb'era mal disposto. " il voler cangia, di Norandino^ molti di quei Giungean

Ma E

troppo
tanto

non

ardian venire accosto^

Stavano

vedendo i parlamenti, piu, e per udire intend. cheti,

46
Mie
sono

CANTO
cxxTm

Tar me,

'q

mezzo

della via

Che vien d'Armenia,uq

le lasoiai, giorao
cooveDia

Perch^
Un

mi a pie segaire

rubator che m'avea ofiesa assai:

testimon ne fia/ insegna Che quisi vede, se Dotizia n'bai;

E la mia

" la mostrb nella corazza

impressa,
corona

Ch'era ia

tre

una parti

fessa. mi fur dMe, armeoo}

Gli k
Son

ver

che il re) (rispose


ua

di,da pochi
voi
me

mercataute

"

se

Faveste domandate,
che steno; Tbo donate gi^
o no
,

L'avreste avute, o Tostre ch'a Grifoo Ch'avveoga Ho


tanta
a
,

fede in lui che

nou

di roeuo,

Accio

voi darle avessi auche potuto, Volentieri il mio don m'avria reuduto.
CIII

bisogua allegar, per farmi fede che tengan vostra insegaa: Che vostre sien, ch^ vi si crede Basti il dirmelo voi,
Piu ch'a

Nod

altrotestimonio vegoa. qual


sian vostr'arme si coucede
.
.

Che

vostre

Alia virtik di Or "

^, maggior premiodegna. si contenda; ve e piii non I'abbiate, GrifoQ maggior da me prMida/ premio

DECIMOTTAVev
CXTXI

47

GrifoD che poco a core area quell' arme, Ma gran disio che '1 re si satisfaccia
,

Gli disse: assai potete compeDsarme

Se mi fate saper ch'io vi compiacda. Tra se disse Marfisa : esser quiparme L'oQor mio
a

in

tutto:

con

faccia benigna
esser

Voile

Grifon dell^arme

cortese;

E finalmente in don da lui le prese.


cxzzn

Nella cilia con

Tornaro,ove
Poi la

pace e con amore le feste raddoppiarsi.

si fe\di che Tonore gioslra Sansonetto fece darsi; " 1 pregio Ch'Astolfo e i duo fraielli e la migliore volson provarsi, Di lor, Marfisa noa y amici e buon compagni, come Cercando, Che Sansonetto il pregio ne guadagni.
CZZXIQ

e in festa piacere Con Norandino otto giornate o diece, Perch^ Tamor di Francia gli molesta^ Che lasciar lor tanto non lece, senza che questa e Marfisa, Tolgonlicenzia: Via disiava, lor fece. compagnia Marfisa avmo disire avea lungo

Stati che

sono

in gran

Al paragon dei

venirej paladin

48

CANTO
ClXUf

E far esperienzia se I'eflfetto Si


a taDta pareggiava un

nomiaanza. loco

Lascia

altroin

sua

Sansoneuo,

Che di Gerusalem

regga la stanza. in an drappello Or quest! eletto, cinque

al mondo ban di possanza pochi pari dal re Norandino, Licenziati che v'^ vicino" Yanno a Tripoli e al mar Gbe
dXZf

una quivl

caracca

ritrovaro^

Che per ponente mercanzie raguna. cavdli s'accordaro Per loro e pel Con
un

yecchio patron ch'era da Luna.


intorno d'ogn' il tempo

Mostrava

chiaro^

Ch'avrian per molti di buona fortuna. avendo aria serena^ Sciolserdal llto, E di buon
vento

lor vela piena. ogni


cmn

L'Isola sacra Diede lor Che Ma


non

all'amorosa Dea un'aria il primoporto^

sotto

uomini sia rea, ch'a offender gli

h 1 viver corto: e quivi stempra il ferro,

n'e un stagno: e certo non dovea Cagion far quel r^aturaa Famagosta torto Gostaoza acre e maligna^ D'appressarvi k " benigna^ Quando al resto di Cipro

DECIMOTTAYO
CSStfP

49

U grave odor che la palude esala,

soggiorno. a uq greco-levante spiegb ogoiala^ Quindi destra a Ciprointomo, Yolando da man E surse a Pafo, e pose in terra scalaj nsdr nel litoadomo, E i naviganti chi per vedere Gbi per merce levar, La terra d'amor plena e di piacere.
Gmvni

far troppo NoQ lasciaal legno

Dal Si
va

mar

am

a o sette, miglia

poco

pooo

salendo in
e

verso

iloolle ameno.
e

Mini

cedri e naranci

lauri il loco,

" mille akri soavi arbori ban

e persa e rosa e SerpiUo odorifero terreno dall' Spargon

pieno* e croco gigli


sentire
terra

Tanta La h Da

eh' in suavita,
vento ogni

mar

che da

spire.

fontana tutta qaella limpida ruscel fecondo. va un rigando Piaggia Ben si pub dir che sia di Vener bella n Inogo dilettevole e giocondo; Gh^ v'^ ognidonna affiitto, ognidonzella Piacevol piii sia nel mondo: ch'altrove " fa la Dea che tutte ardon d'amore, Giovani e vecchie, infinoaU'ultime ore.
Tom.

III.

5o

CANTO
en.

odoQO Quivi
Di Lucioa
e

ilmedesimo

ch' udito

dell' Oreo hanao in ella a lAarito

Soria,

come

di
nuovo

tornare

in Nicosia. apparecchio il padrone espedito, Quindi (essendosi E spirando buoo vento aliasua via) la proda L'ancore sarpa, e fa girar vela saoda. Verso ponente, et ogni

Facea

Al

vento

di

maestro

alzo la

nave

Le vele all'orza, in alto. et allargossi

che soave ponente^libecchio, Parve ^ principio e fin che '1sol stette alto, E poisi fe' la sera grave, verso Un
Le leva incontra il mar
con

fieroassalto.

Con tantituoni Che par che 1

lampi, cielsi spezzi e tutto avvampi


e

tanto

ardor di

cxlh

Stendon le nnbi

un

tenebroso

velo,
il cielo,

Che n^ sole apparir lascian^ Stella:


Di
sotto

il mar, di sopra mngge

e la procella d'ogn'intorno, Che di pioggia oscurissima e di gelo I naviganti miseri flagella: E la notte pi"i sempre si diffonde Soprar irate e formidabil onde.

II vento

DECIMOTTAVO
oiun

5i

a dimosirare eflfetto navigaati

Vanno

delFarte in che lodati sono:

Chi discorre fischiando col

fraschetto^ allri E quaQto ban gli col saono; a far, mostra da rispetto, Chi Tancore appareccbia " cbi al mainare e cbi aliascolta h buoao} cbi Tarbore assicara, Gbi 1 litnone,
Cbi la copertadi ba sgombrare
CXttV

cura.

Crebbe il tempo crudel tdtta k nolle, cb^iaferno: e pidscura Galigiaosa Tien per Tallo ilpadrone, rotte men ove Grede I'onde trovar^ drittoil govemo;
E

volu ad
mar senza

or

ad

or

contra

le botte

Del NoQ

la proda, e deirorribil verno,


speme mai

cbe,come
catLv

aggiorni,
^

Gessi Non

torni. o piii fortuna, placabil

cessa

non

si placa, farore e piii

Mostra nel

se giorno,

pur

Gbe si conosce

al numerar

^ questo, giorno delFore,

NoQ cbe per lame

giasia manifesto. Or con minor speranza e piutimore Si da in poter del vento il padronmesto: crudele Yolta la poppa alFonde, e il mar
Scorrendo
se ne va con

umil vele.

52

CANTO
GKLYI

questi travaglia, NoQ lascia altii ia terra aaco posar qaegli Che son in Francia, s'uccide e taglia ove Coi saraciniilpopol d'Inghilterra. QuiviRiaaldo assale, apre e sbaraglia
mar
,

Meotre fortana id

Le schiere avverse,

le bandiere

atterra.

Diss! di Mosso

che 1 luiy
contra

suo a

destrierBaiardo Dardinel
GXLfn

avea

gagliardo.

qnartiero, Di che snperbo era ilfiglinol d'Almonte; E lo stimb gagliardo e buon gnerriero, Che concorrer col conte. ajrdia d'insegna Yenne piii vero, appresso, e gli parea piii
Gh'avea d'intorno nomini uccisia
monte.

Vide Rinaldo ilsegno del

che primaio svellae spenga Meglio hj gridb, mal germe, che maggior divenga Qnesto
.

GXLvni

ilviso drizza ilpaladino, Dovnnqne dk larga Levasi ognuno, e gli strada; N^


men

sgombrail fedel che


"

1 saracino:

SI reveritah la famosa

spada

fuor che Dardinel meschino, Rinaldo, Non vede alcuno, non badaj e lui seguir Grida: fanciullo, tidiede gran briga Chi ti lascib di questo scudo erede.

54
Rise S'io so

CANTO
cLn

e disse: io vo'iu senta^ Rinaldo, di te trovar la vena meglio


.

la briglia allenta SproDa ,e a an tempo aldestrier


^

"

d'uQa puDta con tal forza mena, D'una panta ch'al peito gli appresenta,
la fa apparir dietro aliaschiena gli Quella trasse^ al tortiar,Taltna col sangue:
"

Che

Di sellail corpo asci freddo


cun

et

esangue

"

muore purpureo fior languendo al passar tagliato Che 1 vomere lassa ;

Come

come

carco

di

umore superchio

II papaver neU'orto il capo abbassa:

della faccia ognicolore Cosi, giii Dardlnel di vitaj)assa; Cadendo^ Passa di vita, lui e fa passar con L'ardire
e

la vinix di tuttii sui.


CUV

ingegno QualsoglioD Tacqueper umano alcana volta e chiuse, Stare ingorgate Ibr vien poi rotto il sostegno, Che qaando
e Cascano, van

con

gran

ramor

diffbse;

Tal

African gli

Mentre

Ne

vanno

qualche ritegno, virtu lor Dardinello infuse, in questa parte e in quella^ or sparii
morto

ch'avean

Che Than veduto Uscir

di sella.

DECIMOTTAVO

55

Gbi vuol
"t attende
a

Rinaldo faggir lassa, faggir, cacciar chi vitolstar saldo


" "

Si cade ovuDque

Ariodante passa,
presso
a

Che molto

va

di quel

Rinaldo.

Zerbin altri Altri Lionetto,


A gara ognuno Carlo fa il suo
a

fracassa,

far gran prove caldo. lo fa OHviero, dover,


e

Turpinoe Guide
I Mori fur

Salamone
CLTI

Ug^ero. periglio

giomo in quel

gran

Che 'q

lie torilasse testa; non Pagania da di pigHo,. Ma 1 saggio re di Spagua " se ne va con quel che in man reBta. gli Restar in dannb den miglior consiglio^ Che tuttii denar perdere e la vesta : k ritrarsi e salVar qualche scbiera, Meglio che 4 tutto pera. esser Che, stando, cagion
'

GLVn

i segnl gli invia, alloggiamenti Ch'eran serratid'argine e di fossa, Con Stordilan, col re d'Andologia, Col Portughese in una squadra grossa
"

Verso

M anda Che
"
se

pregar il re di Barbaria

si cerchi ritrar meglio che possa;

giomo la persona quel


non salvar, avra

1 loco

Potra

fatto poco.

56

CANTO
cxTin

Quelre
Che
con

che si tenea

spacciatoal tatto^

Nh mai credea

riveder Biserta, piii

viso ^ orribilee si bratto

fortana esperta, avea non Unqaanco che Marsilio avea ri^utto S'allegrb Parte del campo ia sicarezza certa: "t a ritrarsicominoib, e a dar volta

AUe
Ma

e fe' sonar bandiere,


cux

raccolta.

la piii parte della gente rotta


n^ segno ascolta:

N^ tromba n^ tambur
Tanta fa la viltk, tanta

la dotta
y

Gh'in Senna II re

se

ne

vide

molta. affbgar

vuol ridur la frotta : Agramante scorrendo in volta; Seco ha Sobrino, e van E con lor s'affatica ognibuon daca, Che nei ripari il campo si riduca
"

CLX

n^ dnca alcuno Sobrin, affitnno Con prieghi, con con minacce, Ritrar pub illerzo, non ch'io dica ognuno, Dove rinsegne mal seguite vanno. dna per uno Morti o fuggiti ne son datino: Che ne rimane, senza non e quel h chi di dietro e chi davanti, Fe^ito

Ma

n^ il re, n^

Ma

tuttiquantl. e lassi travagliati

DEGIMOTTAYO E fin dentro alleporta

con

gran

tema

ebbon la caocia: alloggiamenti mal forte, anco Et era lor quel lu(^o che vi si faccia, Con ogni provveder nel crin la buona sorte (Gh^ben pigliar la iacoia) Carlo sapea, quando volgea Dei ford

tenebrosa, et acquetb Che stacob il fatto, ogni oosa;


Se
non

venia la notte

cLzn

Dal Creator accelerata forse, ebbe Che della sua fitttura

pietade.

ilsangne per campagna, e corse Ondeggib le strade* e dilagb Come un gran fiume, Ottantamila corpi numerorse, di messi per fildi spade. Che fur quel uscir poidelle grotte Yillanie lupi A dispogliargli e a devorar la hotte.
cxxm

Carlo Ma
contra

non

piudentro aliaterra, inimici fuor s'accampa, gl'


toma

Et in assedio le lor tende serra^ Et alti e fuochi spessi


iutorno avvampa*

II pagan si provvede, e cava Fossi


Ya
e

terra,

e bastionistampa: ripari e tien le guardie deste, rivedendo,

N^

tutta notte

mai Tarme

si sveste.

58

CANTO
cut?

gli dUoggiameoii Dei mal sicurisaracini oppress! Si versan e lamenti^ gemiti piaoti, si pub, cbeti e soppressi. piii Ma^quanto amici haDDO e i parenii Altri, gli perch^ Lasciati morti, et altri, per se stessi, Che soQ feriti, e cod disagio stanno; Ma piii del future danno. ^ la tema
Dotle

Tulta la

per

CIXV

altri si trovaro, gli D'oscura stirpe naii in Tolomitta; De' quai raro Tistoria, per esempio Di vero a more, 6 deguaesser descritta. Cloridauo
e

Duo

Mori ivi fra

Medor

si nomiuaro,
e

Ch'alla fortuna prospera


Aveano Et
or

alia afflitta

sempre

amato

Dardioello,
mar

passatoin Fraucia U
cL"n

con

quello.

cacciatortutta Cloridan,
Di robusta persona
era

sua

vita,

et

isoella:

Medoro

avea
e

la

guancia colorita,

" bianca
E

grata nella eta novella;

fra la gente a
era

Non

uscita impresa quella facciapiu gioconda e bella


:

Occhi

avea

e chibma crespa d'oro: neri,

Angelparea

di

del quei

sommo

coro.

DECIMOTTAVO
"XXTH

Sq

duo sopra i ripari qaesti Con mold altri a guardar gli alloggiamenti, Quando la notte fra distanzie pari occhi sonaolenti. Mirava ildel con gli Medoro quivi in tuttii suoi parlari rammenti Non pub far che '1signor nou suo Dardiuello d'Almonte, e che nou piagna Erano
,

Che restisenza

ouor

nella campagna.
CUVUi

Volto al compagno, lo
Don

disse:

Cloridano,

ti posso dir quanlo m'inoresca che sia riraaso al piano, Del mio signor, Per
e lupi

corbi , oim^ !troppo


come

degna^ca

"

Pensando
Mi

sempre mi fu umano,

quandoancor questa anima esca di sua fama, In oDor io non compensi lui gli immensi. N" sciolga verso obblighi
GLznc

par che

Io
In

sia insepulto non andar, voglio percb^ alia campagna, a ritrovarlo; mezzo
vorra

E forse Dio
La dove Tu
tace

ch'io vada occuko


del
re

il campo

Carlo.

ch^ quando in del sia sculto rimarrai; Ch'io vi debba morir, narrarlo: potrai Che
se

fortuna viela si beli'opra,


cor m.

Per fama almeno il mio buon

sctiopra.

6o

CANTO

Glorldan che Sta[Hsce


Tanto amor, "
cerca

tanto

core,
un

tanta

fede abbia

fanciullo:

gli assai, perch^ porta amore, irritoe qqUo; Di fargli peosiero quel si gran dolore Ma DOQ gli an val, perch'
Noa riceve coaforto nk trastullo. Medoro O
o di morire, disposto nella tomba il sao signor coprire.

era

GLXS

Yeduto che doI


Gloridaa Anch'io

e che piega

doI move,

e verrb anch'io, gli rispoode: vo' pormi a si lodevol prove,

Anch'io famosa

morte

amo

disio.

Qual cosa
S'io
reslo teco

sara seixza con

mai che

mi giove, plii

te, Medoro

mio?

Morir Che

Tarme

molto, meglio
mi siitolto.

s'avviea che poidi duol,

loco in quel messero disposti, vanno. Le successiveguardie, e se ne Lascian fosse e steccati e dopo poco Gosi
,

Tra' Qostri son, che senza cura stanno. II campo dorme,e tutto h spento il fuoco, Perch^ dei saracin poca tema hanno stan roversi, Tra I'arme e carriaggi
"

nel sonno Nel vin,

occhi immersi. insino agli

63

CANTO
GLXXn

viea dove col capo giace al barileil miser Grillo: Appoggiato

Poi

se

oe

Avealo voto, Godersi


an

avea

credato in pace

e tranquillo. placido ilcapo ilsaracino audace; TroQCogli "sce col sangue ilvia per uoo spillo^ Di che n'ha io corpo piud'aQa bigoacia; sonoo

E di ber sogoa,

Gloridan lo sconcia.
CLXzyii

E preaso a Grillo un

greco

et un

tedesco

e Gonrado, Andropono Spegoeia dui colpi, al fresco Che della notte avean godato

Gran parte ,

or

con

la tazza,
a

ora

col dado:

se vegghiar Felici, sapeano

desco

ilsol passasseil guadoi Fin che dell'Indo


Ma
non

uomini negli potria

il destino,

Se del faturo ognun

fosseindovioo.

leooe in stalla piena, impasto fame abbia smacrato e asciutto, Ghe lunga mena a strazio Uccide, scanna, mangia^ L'infermo gregge in sna baba condutto; Gome
,

Gosl ilcrudel pagan nel sonno svena La nostra gente,e fa macel per tutto.
La

di spada

Medoro

anco

non

ebe;

ferir Ma si sdegna plebe. Tignobil

DECIMOTTAVO

63

Yenato Con
"
una

era

ove sua

ildaca di Labretto dormia

dama
coQ

abbracciato;
si stretto,

TuQ
QOQ

Taltro si tenea

Che

saria tra lor Taere entrato.

Medoro Oh

ad ambi

il capo taglia

netto.

felice morire! oh dolce fato!


erano

Ch^, come

i corpi, ho cosi fede,

Ch'andar Talme abbracciate alialor sede. Malindo accise Che del


E
coDte
e

Adralico ilfratello,
erano

di Fiandra

figli;

Tuno

Faltro cavaliernovello

Fatto

aH'arine i gigli, e aggianto Carlo, Perche il giorao amendai d'ostilraacello Con gli stocchi tornar vide vermigli: E terre in Frisa avea promesso loro, E date avria, lo vietb Medoro. ma
avea
CLXDQ

GUinsidiosi ferrieran Ai

vicini

che tiraro in volta padiglioni di Carlo i paladini, Al padiglion la sua volta; Facendo ognnn la guardia Quando daU'empia strage i saracini Trasson le spade, e diero a tempo volta; lor par, tra si gran torma Ch'irapossibil Che
non

s'abbia

trovar

un

che

non

dorma

64

CANTO

di preda E ben the possan gir carcfai. {anno assaiguadagoo. Salvia pur se, ch'e crede aver stcarii varchi piii Va Gloridano, e dietro ha il suo compagno. et archi YengoQ nel campo ove fra spade Ove " scudi

vermiglio stagno Giaccion poveri e riccbi, e re e vassalli^ " sozzopra con gli uombi I cavalli.
e uq
i.

lance, ia

GLUUU

Quividei corpi Forrida mistura, Che plena la gran campagna i3lorno^ avea la fedel cura Potea far vaneggiar Dei duo compagni insino al far del giorno^
fuor d*una nube oscura, di Medor,la luna il corno. A prieghi
Se
non

traea

Medoro

in cieldivotamente fisse
e cosi disse: occhi^ gli

Verso la luna

antichi nostri Dea, che dagli Debitamente sei detta triforme; inferno mostri in terra e nell' Cb'in cieloy L'alta bellezza tua sptto piii forme, di fere e di mostri E nelle selve, Yai cacciatriceseguitando Forme, fra tanti^ Mostrami ove 1 mio re giaccia O
santa

Cbe vivendo imito tuoi studi santi.

DEClWfQTTAVO

C5

La

a quel laiia, pragar^ la nube aperse^ o

O fosse caso Bella come

ib

fede^ allorch'ellas'oflferse,
par la taota
,

E Duda ia bradcio

Endlmidii si diede*
si scoperse 1 mome

Con L' UD

lume a quel Parigi

^e campo e T aliro Si videro i duo collidi


a

sivede : piao lontaoo^


e

Mariire

e Leri destra,

all'altra mano.

GLlXSLfl

moUo piuchiaro splendor iliiglio. morto Ove d'Almonte giaoea al signor Medoro andb plangendo caro; bianco e vermiglio : Che conobbe il quartier
Rifulse lo

bagno d'amaro gli n'avea un rio sotto ogni Pianto (che ciglio)^ in si dolci lamenti/ In SI dolci atti,
"
tutto

1 viso

fermare i venti^ Che potea ad ascoltar


cixxxyn

Ma

con

sommessa

voce

pena udita;

Non

si far seniire, a non riguardi della sua viu Perch'abbia alcun pensier vorrebbe uscire); e ne tosto Fodia, (Piu sia impediia Ma per timor cbe non gli ilfe'venire; che quivi L' opera pia omeri sospeso Fu il morto re su gli ilpeso. Di tramendui, tra lor parlendo

cbe

Tomo

111.

66

CANTO
cuxxvni

YaoDO

i paasi! afirettaDdo quaoto poDoo^


soma

Sotto Famau "

cbd

griogombra*

giavenia

chi della ioce h doniK)


tor

del,di terra Tombra; a cai del petto ilsodqo Quando Zerbino, k bisogao, L'alta virtude, ove sgombra, Gacciato avendo tutu notte i Mori, albori. Al campo si traea oei primi
Le stelle a

del

cavalieri avea, alquaoti Che videro da luDge i dui compagni. Giascuno a quella parte si traea trovar Sperandovi predee guadagni. Gloridaa dicea, Frate, bisogna, E
seco
,

Gittar la soma, Gh6 sarebbe

dare opra ai calcagai;

aoh pensier iroppo accorto tnorto.

Perder duo vivi per salvar ud E

si pehsava il carco, perch6 gitlb


suo

Ghe 1
Ma

Medoro

il simil far dovesse:

meschin quel

che 1
tatto

sao

siguor piuamava,
reBse
.

su^ Soprale spalle

lo

L'altro

con

molta fretta se
a

n'andava,

Gome

Famico

paro

dietro avesse:
,

Se sapea di lasciarlo a quella sorte Mille aspettate ch'una qoq avria,

morte.

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VjOOQIC

DECIMOTTAVO

67

con Quel cavalier^

Che quest! a render Chi qua 9 chi la si spargono, Preso

diaposto s'abbino o a morire,


et

aoimo

ban

tosto

ogoi passo onde si possa uscire. Da loro il capitan poco discosto, altri Pi"i degli h sollecito a seguire; vedendoli temere, Gh'iQ talguisa
Certo h che sian delle nimiche schiere
"

GX3II

Era

quel tempo

i?i una

selva antica,

D*ombrose

Che, come

piante spessa e di virgulti, s'intrica entro labirinto,


pagan si arnica , a' suoi rami occulti.

calli Di stretti e sol da bestieculti.

Sperand'averla i duo
Ch'abbia
Ma
a

tenerli entro

chi del Canto mio

diletto, piglia

Un'altra voltaad ascoltarlo aspetio.

70

CANTO
IT

il core^ si mostrasse visOy adiri Tal faelk corte-^ e gli grande preme^

Se, come
tal h
ID

JL

poca
sorte

al suo sigDore, gratia muteriano iDsieme


tosto
"

Che la lor

3 inaggtore; infra le tarbe estreme. Staria quel graade

Questounlil diverril
torniamo
a

fedele e grato, Che 'n vitae in ildtte'baii ^Apsignoreamato. Ma Medor


m

Gercando

gianel ^fi intrteatoctHe


"

cfi infelic6 II giovine ^alvar^i^


Ma

"

il grave peso cVavea suite spalte, i parlili tqttji scarsi. faceg^,\^$cir ,! k vi^faflej cojg^Q^e il.p^^ese^^Q
,
*

Gli Non
E

'

tornar"aJe^^ipiM "9 ioTilupparsj. i('W4 5/1.,.; Luugi da lQi^tnttQ^ab3|Cttfo ch'avea la spalla L'altrOy leggiera. pii!i
.

Gloridans'^Hd^tldcte
Di chi segue lb Ma GH da quandb Metdor ^
a

'

rion sehW
'

e $1 i*Uiii"M"e) istrepifo

visde* " dS^etal^,


dlfet^ro 11 deleft
.
"

"

pare aver^ lasdaio

Deh, come Deh, come


Che
senza

si tiegUgetttBy di"iea, fur^ kl^i tt^^it^o fiidr", fitii

te, Medor, quiiWi ritrassi/ N^ sappia quandoo dove io ti Idsoiaissi!

DEGIMONONO
"

71

toita via Cosi diceDdo .nalla

Deiriotricataselva si ricaccif;
Et onde E
torna
^ra

veoutb
sua

si ravvia,

di

in ^^ 3Eiiof*te

I4traccia^

Ode i cavallie i

luttavia, gyidi

E la nimica ydce che mitia^ci^^ :

Air ultimo ode il sue Che


tra

mold

e y^de JVf^doro, a piede. C^valloh solo,


.

ioiorooj e. gU "ott totti cavallo, pl^e $ta.preso : Zerbin comand* e grida cou'un toroo, L'infelices^aggira d^ lOr difeso, E quanto puo ai tienl
Ceoio
a

Or Ne

J olr"QjOr/4ggiiO,or^rao dietroquercia,;Or si discosfa mat

d4

carQ

f|e$o^
,.

alfin^su Teffea^ .qodixdp ripoaatb ya ipU*oo err^ifido: Reggernol puole^ e g\i


L'ha
,

Gome Nella

; oi^iiieberalpestre.c^pciaiLOre abbia assalita taaa pietrost


j.

iocertocpte, con Sia sopra i figli j di piet^ e di irabbia: E freme iu suono .j


Ira la 'nvitae natural furore A
'
,

"

Fugnee spiegar

le labbia insanguinar j

Amor
A

la 'ntenerisce, e la rilira

in messzo ai figli riguardare

Vira.

72

CANTO
vm

che Gloridao^
E ch'esser vuole Ma
non

non
a

sa

comeraiuii,

morir seco'ancora,

prima il viver tnuti, Che via non trovi ov6 piii d'nn ne moraj Mette su Farco en de' suoi straliacuti^
nascoso con uno si quel

ch'in morte

ben lavora
,

Che
"

fora ad

Scotlo le

cervella,
.

senza

vitailfa cad6r di sella


it

aliri tuttigli banda^ Volgonsi aquella


Ond'era nscito il oalamo omidda
Intanto Perch^
un
.

altro il saracin
a

1 secdndb

manda, lato al prime uccida;


ne

domanda quel Chi tirato abbia FaWo, e forie grida, Lo stralearriva, ^ gli passa la gola^ la parola, E gli taglia pelmez2d
Che
mentre

ittfretta a qoesto e

Or Non

ch'era il capitano Zerbin, lore,

piA pazienza: Con ira e con furof vcnrie a Medoro^ Dicendo: ne faraitu pe^itenza. chioma d'oro/ in qaella Stese la mano
pote
a

questo aver

E Ma

strascinollo a
come ne

se

con
a

viol^nza:

occhi gli
venne

Gli

bel volto mise, quel Tuccise. e non pietade,

DECIMONONO
n

^i

si rivolsea^ prieghi^ II giovioetto

" disse: cavalier, per lo NoQ


esser

tno

Dio,

che tu mi s) cradel,

nieghi

Gh'io

il corpo del re mio. sepellisca Nod vo' ch'altrapieta per me ti pieghi, x^be di vita abbia disio: N^ pensi Ho tanta di mia vita, e non piu, cora. dia sepoltura. Quantach'al mio signor
XD

E Che

par pascer vuoi fiereet 'n te il inror sia del teban


se

angelli,
Greonte,

membri, e qnelli d*Almonte. lasciadel figliaol Sepellir Gosi dicea Medor con modi belli,
" E
con
81

Fa' lor coDvito di miei

Ghe

atte a voltare an parole monte; Zerbino avea, commosso gia d'amor tntto e di pietade ardea.
xm

In qnesto mezzo cavaliervillano, un Avendo al sno signor poco rispetto,


Feri
con una

lancia sopra

mano

Al

ildelicato suppUcante petto. a Zerbin Fatto crudele e slrano^ Spiacqae Tanto piu, che del colpo il giovinetto Vide cader si sbigottito e smorto, Ghe 'n tauo giadicb cbe fosse morto
"

74
E
se ne

CANTO
irr

in guisa e sdegnb

se

ne

dolse,

Che disse: inveDdicato


E

giknon

fia;

pleodi mal

talento si rivolse

ria: Al cavalierche fe' rimpresa Ma

iolse e se gli quel prese vaDtaggio,


un

Dioanzi in

momento,

via. fuggi

che CloridaD,

Medor
a

vede per terra,

Salta del bosco

discoperta gaerra:
xr

piendi rabbia nimici il ferro iDtorno gira, Tra gli abbia Piu per morir che per pensier ch'egli Di far vendetta che pareggi Fira. la sabbia Del proprio sangue rosseggiar Fra tante spade, e al fin venir si mira; E toltoche si sente ogni potere,
E
e getta Tarco,

tuito

Si lasciaa

canto

at

sac

Medor
XVI

cadere.

Scolti ove Seguon gli

la

loro guida

Per Talta selva alto disdegno mena, Poi che lasciaioha Tuno
e

Faltro

Moro,
a

L'un

morto

in tutto, e Taltro vivo

pena.

Giacqae gran pezzo il sangue Spicciando


Che di
Se
non sua

il giovine Medoro,

da si larga vena,

vita a) On saria venuto, aiuto"

chi gli di^ sopravvenia

DECIMONONO
xm

7S

Gil sopraweime
Avvolta in
Ma

caso

UDa

doAzella,

di

et umil veste. pastorale e in viso bella^ real presen2ia,


e noa

D'alie maniere Tanto


k ch'io

accortamente
ne

oneste.

dissipiunovella^

Gh'a pena riconoscer la dovreste:


se Questa, non

era, sapete,Angelica

altiera. Del gran Can del Gatai la figlia


XflB

Poi che '1suo

riebbe anelio Angelica

Di che Brunei I'avea tenuta In


tanto

in fasto,

tanto

privay crebbe^ orgoglio

Ch'esser

1 mondo schiva^ tutto pareadi si degnerebbe Se ne va sola, e non piufamoso viva: Compagnb aver qual amante che gia suo Si sdegna a rimembrar Abbia Orlando nomato o Sacripaote.
JXJi

E sopra c^n'aliroerror via Era dd ben che giaa Rinaldo

piupentita volse, essersi avvilita, Troppo parendole occbi volse. si basso gli Ch'a riguardar avendo Amor sentita, Tani'arroganzia Piu lungamente comportar non volse;
Dove
E

Medor giacea

si pose al varco,

Taspettb, posio lo

slraleall'arco.

76

CANTO
XX

vide il giovinetto Quando Angelica assai vicioo a moite, ferito^ Languir

Che del

suo

re

cfaegi^cea senza

tetto.

Pillche del

mal^ si dolea forte; proprio


mezzo

io Insollta pietade Si
senii entrar

al petto

porte, per jdisusate duro cor tenero e molle, Che le fe'il


E il suo qaando piu^
"
caso
xn

narrolle. egli

rivocando alia niemoria Farte di chirogia, gik iniparb

Ch'io India

(Gh^par
Nobile "
senza
e

che questo studio in quella parte degnoe di gran laude sia;

molto rivoltardi carte, ereditarioil dia) Che 1 patre ai figli Si

dispose operar Gh'a piu matara

con

succo

d'erbe,

vita lo riserbe.
xxn

che " ricordossi Veduta


Fosse

un'erba in

avea passando una amenia; piaggia

o fosse panacea, dittamo, di tal efiettopiena^ O noQ so qual Ghe stagna il sangue, e deila piaga rea, Leva ognispasmo e perigliosa pena. e quella La trovo non lontana, colta, Dove lasciato avea Medor, di^ volta.

78
che Dol Hh fiiQ

CANTO
xxn

tornasse

in

saoitade,

Volea
Tanto

cosi di partir:

lui fe'stima:

sh ioteneridelta pietade in
terra
e

Che

come n'ebbe^

il vide

prima.

Poi vistonei costumi Roder si seoti ilcor

la beltade ,

d'ascosa

lima;

Roder si send il core, e a poco a poco Tutto infiammato d'amoroso faoco.


Ufll

Stava il pastorein assaibaona

bella

nel bosco infra dao monti piatta, Stanza, Con la moglie e coi figli; et avea qnella
Tutta di
nuovo
e

poco innanzi fatta.

Quivia Medoro fu per la donzella in breve a sanit^ ritratta La piaga : Ma in minor tempo si sentl maggiore di questa aver ellanel core. Piaga
xsfm

Assai

Nel Che

e piuprofonda larga piaga piii sent!da non veduto strale, cor occbi e dalla testit da' begli bionda

Di Medoro

avventb Tarcier c'ha Tale.

Arder si sente, e sempre ilfaoco abbonda, male. " piii Taltruiche 1 proprio cura Di
se non

cura;

non

h ad altrointenta
tormenta.
.

Gh'a risanarcbi leifere e

DECIMONONO
XJOX

79

e piu incrudisce^ pius'apre piaga e salda. QuantopiuTahra si ristriuge si sana : ella lauguisce II gioviae Di nuova or calda. or agghiacciata febbre, iu lui belta fiorisce ia gioruo Di gioroo ;

La

sua

La misera si strugge, come

falda

di neve iotempestiva suole, Strugger abbia scoperta ilsole. Gh'iu loco aprico
Se di disio non

vuol

morir, bisogua
stessa

Gbe

seoza

ella ae iodugio

aiti:

ch'essa agogaa, E bea le par che di quel la nviti. Non sia tempo aspettarch'altri

Dunque,rotto ognifreno di vergogna. occhi ardlti; che gli ebbe non La lingua men domando E di quel mercede, colpo le diede. esso Ghe^ forse non sapendo,
xzaa

Orlandp,o re di Gircassia, che giova? Vostra inclita dite, virtu, in che prezzo sia? Vostro alto onor, dite,
O
conte

O che

merce

vostro
una

servir ritrova?

Mostratemi

sola cortesia,
nova,
*

o vecchia 6 v'usasse, e merto Per ricompensa e guiderdone Di quanto avete gia per lei sofferto.

Ghe mai costei

8o

CANTO

ritomar mai vivd^ Oh^ se potessi duro,o re AgricaDe! Qaanto ti parria Che gia mostrb costeisi averti a schivo crudeli et iaumane. GoQ repulse ch*io noa scrivo, 0 Ferrau, o mille altri

Ch'avete fattomille prove vaa|


Per questa ingrata^ quanto aspro vl fora in braccio vol la vedeste oral S'a costu
xzzm a Medor Angelica non Coglier lascio,

la
aocor

primarosa
tocca

innaDte:

N^ persona fu mai si awenturosa Ch'in quel giardin potesse por le


Per

piante
"

adombrar, per
con

ouestar

la
sante

cosa

Si celebrb

cerimonie
,

II matrimonio

ch'auspice ebbe

Amore,
.

del la moglie pronuba


xznv

pastore

le Fei^si Le
"

nozze

sotto

'\ all'mnil tetto

piusolenni che vi potean farsi; d'un mese poistero a diletto pill


amanti a ricrearsi. tranquilli vedea del giovinetto non lunge

1 dub Piu

La

donna,ne di lui potea saziarsi: dal colio, Ne, per mai sempre pendergli
II suo

disirsentiadi lui satollo.

DECIMONONO
XXXT

8i

Se Avea

stava

aH'ombra, o
DOtte
sera

Be

del

tetto

usciva^

di

e e

il bel
or

a latb: giovine

MattiDO

Cercando Nel

riv? qaella verde prato: o qualcbe aDdava,

questaor
aDtro

un mezzogiorno non men

li copriva,

comiiiodo e grato, quel Enea e Dido, Ch'ebber, fuggendo Tacque, Forse


testimonio fido. De'lor secreti
XZXVI
'

di

Fra

tanti, piacer ovunque


o

ua

arbor dritio

Vedesse ombrare Vavea


se Cosi,

puiro, o coltelsabitd fitto; spillo


o
;

foDte

riro

v'era alcun

sasso

men

daro.

Et
E

era cosi

fuori in mille
in
casa

scriita, luoghi

in akri tanti il muro^

e Medoro, in V4irimodi Angelica insieme di diversinodi. Legati

Poi che le parve

aver

fatto soggiorno

Quivipiuch'a baslanza^ fe'disegno, Di far in India:del Gatai ritoroo^


E

Medor

coronar

del
un

suo

bel regno

Portava al braccio Di riccbe gemme, Del ben cbe 1


conte

carcbio d'oro ; jdoraio


e

in testimonio

segno

Orlnndo
ve

le

voleaj
6

E portatogran t^mpo
Tom. UL

Favea.

8J

CANTO

Quel4on6 pk Moi^anaa ZUiante il tmine; Nel tempo che oel bgo aacoso MoDodante "t es80y poich'alpadre
Per opra e per Tirtii d'OrlaDdo veoDe^ Lx" diede a Orlando: Orlando ch*era amante^ al braccio ilcerdiio d'or aoatenne^ porsi Avendo disegnato di donarlo Alia regina di ch'io vi parlo. sua Di

Non per
Perch' era Garo Che
avnto
non pii!i

amor

dd

ricoo e

paladino, qnanto d'artliicio egr^o^


aver cosa

Tavea la donna tanto,


si pub

di

pregio.

del Se lo aerbb nell'isola Non


so

Pianto^

gikdirvi con

che

pdvilegio,
nnda

La dove

esposta al niarin mostro


e croda. inoapitale St

Fu dalla gente

Qoivinon

si trorando altra mercede,

Ch'al buon pastoreet alia moglie dessi, Che servitigli m con avea gran fede Dal di che nel
sno

Levb dal braccio Yolse per sno Indi salironverso


"

si for messt: albergo ilcerohio e gli lo diede

amor

che lo tenessi:

la montagna Che divide la Francia dalla Spagna.

DECIMONONO

83

DeDtro
Per

Valeoza

deotro

it Barcellona

^oroq avean qaalche

peasato porsi^

Fin che acoadesse alcana nave'

buona,

a sciorsi. Cbe per Levante apparecobiasM aotto a Girona Videro 11 mar acoprir

Nello
"

gihdei a man costeggiando


smontar

ttbtttanidorsi; sinistrail lito,

A Barcellona andar
vi

cammin pel

trito.

Ma

non

primach'un ginnser
in
su

nom

pazzo

Giacer

trovaro

Cbe,
Tnito

come
era

Testreme arene, porco, di loto e di guazzo e volto e petto e scbiene. brntto,


cagnazzo

Gostui si scaglib come lor, suUto forestier Cb* assalir " di^ lor
Ma

viene;

e fa per far lor scorno. noia,

di Marfisa a ricontarvi tomo.


not

Di

Di Cbe

d^Astolfo, Marfisa, d'Aqailante, altriio vi vo'dire, Grifone e degli


la morte e con travagliati, innante

Mai si poteano incontra il mar Gb^ sempre Grescea fortnna le minaccie "

scbermire, e piii superba pii!i arrogante


era

giadarato

tre

Tire; di lo sdegno,
e

N^ di

ancor placarsi

mostrava

segno.

84

CAJiTO

Gastello e ballador spezza


L'oDda nimica
e

fracassa

'1vento
pur
mar

ognor
ne

Se parte rittail verno

piufiero: lassa,
ilnocchiero.
cassa

La Chi

e dona taglla,

al

tutta

col capo chiuo in una ilsuo Sa la carta appuntando


sta

aentiero

A lume di laDterna piccolina,

E chi col torchio giunella sentioa.


ILT

poppe , nn aliro souo prora Si tiene ioDanzi Toriaol da polve; Uq


sotto

"

toma

rivedere ogni mezz'ora


et a

QuaDto h giacorso
Indi ciascuQ
A
mezza a

che via si volve.


carta

coq

la sua

fuora

nave uu

il suo

parer

risolve,

La dove
Sooo
a

tempo i mariuari tutti

dal padronridutti* coDsIglio


3U.VI

Chi dice: sopra Limissb veuuti ch'iotrovo alle seccagne; Siamo,per quel Chi: di
Dove

Tripoli appresso i sassi aculi, il mar le piii volte i legni fragne. piud'un
uocchier
e piague: sospira

Chi dice: siamo in Sataliaperduti,


Per cui

Ciascuu secondo il parer suo Ma tuttiugual timor preme

argomenta
e

sgomenta

86

CANTO

Stero ia qaesto travagfio, iq qoestapena Ben quattro avean e noa giorni, piaschermo;
E n'avria avuto Poco il mar

vittoria piena,
teoesse

pihch9 1

faror

fermo:

Ma

diede speme lor d'ariaserena La disfataluce di Santo Ermo^

Ch'in prua s*una OQCchina a por si venne; v'^^ranoarbbri n^ antenne. Gh^ piii non
u

la bellafiice, fiammeggiar i naviganti: tutti S'inginocchiaro E domandaro ilni^r tranqaillo e pace Yednto Con umidi occhi e
con

voci trenianu.

perUaaoe Fa sin allora^ andb piii iBnanli: non Maestro e trav^sia piii non iqpU${;a,
" sol del
mar

La tempesta crndel, cbe

tiran libecchio re^ta

"

Qaestorestjisol
Et h Deir Che Cbe Con
con

mar

(9pio

pos^ente^

E dalla degra bpoca in 0K"d9 esala^ lai siil ra^ndo torrent?

Qala^ ipar ch'iqfretta agitato velocemente piii porta illegqo felcoomai ^cesVala, pellpgria ch'alfin^fil d^l q^QhlAr^ mon^P t^ippr
lo
o roiiips, 9 trasporti,

Non

^f^Qi

a) fondp.

DECIMONONO
un

87

Rlmedio

qoestoilboon noochier ikrova^

Cbe comanda
E

gittar per
e

poppa

apere,

caluma la gomoDa, Di dao teraidel oorao

fa prova

riteoere.

e pH!i Fatigario giova QuestocoQsigliOy in proda le kuniere; Di chi avea acceso cbe peria salvb, fme, Qaestoillegno

E fe*ch' in alto mar Nel di gcJfo

aicaro corae.
tif

Laiazzo in

ver

Swia

Soprauna
E
81

gran citt4u txofb aorto,

cbe viciao al lito,


e

acopria
aerra

L'uQO Gome

I'akro castelcbe

ilporto"

ilpadron s'accorsedella Tia

Cbe "iUo avea, ritornbin viao amorio; Gb^ nh porto ptgliar votea, qnivi N"
stare

in alto, nh

fuggir potea*

N^ potea atare in alto, oh fuggire, Gb^ gli arbori e Tantenne avea perdnte:

pelferire Del mar macere e abauiue* adracite, E 1 pigCar porto era nn voler morire, O perpetoo l^arai in aervitntej Gh^ riman aerva ogni o morta, pensboa, Ghe qoivi o ria fortttna wrore poru.
travt

Eran tavolee

88

CANTO
^

'Istare
DOQ

in dabbio

era

cod

graa
'

perigHo piglia,.
.

Che
CoQ

salisser gemidelli terra star.aul jnar,


sa

al suo arniati," legQi


alio
re a qoq

desfiondi

Mai
Meat

cVa iaF gueilra^!

il padcion noa

Fu dofnaodatol da

cbasiglio^ pigliar d!liigtiiltwra^ quel


-

Gbi
E

raniiiio 505[^o,.!; teoeaiai I gli giaqoq avea il potto preso. percb^


vtn

"

": ;

II padroD ! narn^loiioiie.quelll'riviEi
'

Tutta Di

ADOiicid^^ ! legge quaiTantlqua ogoun iahfaririva^.'


tenean

k femmioie

la perpetuo tiea aervo^ o cbe Tuccidfe:. E quest (".;!! a sortia solataeote schlva

:i

^lu

[p
^

Chi nel ,campo dieioi ".\' uomiaiiCDaquldey


'

poila notte pdb/aissa^iar hel{leiu" Diece donze]le"ofiiD;ca^niaI diJettoJ.)^ it;


.

wiJ

"

LTIII

ivieafitta^: prima^mv^gfli E noD la seooDda.poi,! ! " :i .!. i fomisc^ \ si thatta Egliviea raorto, eichi d cptt/lni Da zappatore. ! "(*' o da guardtan ^i huolia -n
se
.

la

i.

..

Se di far Uiinote i'idtroi^ pftsooauatta^ !


"
'

!
" "

xitiiili "! libertafle iisiioi; Impetra A se Dpn gia, marilo. c'Uaidat r^star
"

li

"

Di diece

eleM""d iiiOvappttitoi/iM^) :^ donne,

DEGIMONONO

Sg
risa

Non

pote udire Aslolfo seaza


teita

Delia vicioa

il rito

straDO.

e poiMarfisa, Sansooetto, Sopravvien

il suo germano. e seco Aquilaote^ II padroQ lor divisa pafimente La causa cbe dal potto iltien lomaoo; innafoziil mar dicea,'che Yoglio, ni'dflfoghi, Ch'io seQta mai di servitude i gioghi. Indi
tx

i ittari"ari padrone " tuttigli ahri navigantl fiiro; Ma Marfisae'^compagnieran contrari, il litoavean Gb^ piucbe racqoe^ sicuro. Via piuil vedersi iotorno iratimari Cbe ceDtomila spaiie 6ra lor duro.
,

Del parer del

Parea lor questo 6 ciascan akro loco

Dov'aniie

usar

temer poteaa^da

poco.

venire Bramavano- i ^uerrier Ma


con

baldanza maggior
come

proda il doca inglese;


a
,

Cbe sa,

del

corno

il rumor

s'oda
"

Sgombrard'inforno si fara ilpaese il porio Tuna parte loda, Pigliare " I'altra il biasma,.e allecomese; sono Ma la piuforte in guisa il padron stringe^ Gb'al porio ^suomal grade, illegno 1 aplugei

90

CANTO

s'erano aliavisu Gi^,qiundo prima Delia civLk cradel sol hw

Vedato

aveano

una e

Di molta ciurma

fooperti, galea |Hrovvkta di ooechim esperti

Yenire al driitoa rilrovarla trista

iacerti; Nave^confaia di oooaigli Che, Talu prora aUe aae po|^ basae
fuor dell'empb mar Legandoy

la traaae.

Entrar od poito rimorobiaodo t a Ibrza Di remi piii cbe per fafor di vele;
Verb che ralteraardi Avea
e poggia

d'ona

levatoilvento

lor cmdele.
acoraa

IntaDto ripigliar la dara I

e ilbraiido lor "dele; cavalieri, El al padrone et a daaccm che teme, cessan

NoQ

dar

con

lor confeni apeme.


LOT

Fatto h 1 porto a sembianza d'una E gira di qnattro iotomo: piii miglia


k in Seicento passi

Inna,

et in ciasoona bocca,
corao"

Parte

una

rocca

ha nel finir del

Non

fortuna, Se non qnando vien dal mezsc^iomo. gli atende A guisa di teatro ae gli
teme
e verao

alcnno assaltodi

La cittka oerco,

ilpoggioaacende.

DECIMONONO
VPf

91

NoQ

fiiquivi s tosto iilegao sorto,


era

(GikFavyLso
Che GoQ
"

per

tutu

la terra)

for teimilafemmioe sul portQ archiin mano, in abilodi goerra; gli

ooafbrto, ogoi per tor 4eUa foga Tra Tuna rocca "f TaltraU mar si aerra:
e

Da navi Che

da tpatene fii rinobioso^


uso. a cotal aempre inatratle |.XfI

tenean

Una Pole Fe*

Guinea che d'anni alia

e aliamadre nguagliarsi e domandollo chiamare ilpadrone

d'ApoUo^ d'Ettorre,

la ?itatorre, Se si volean lasciar


O

iloollo, voleano pur al giogo Secondo la co8lum", sottoporre.


se

dua Funo Degli Tniti morire, o

aveapo

rimaner

quivi oiiptivi.
torre; a

che s'oom si ritrovaase Gli h vevy dicea^ Tra voi co^ animoso e cosi forte, Gbe
contra

dieci nostri uomini

osasse

Prender
E

e desse lor la morte, battaglia,

far con
una

diece femmioe bastasse


notta

Per

ufficiodi consorte;

nostro, Eglisi rin^afria principe al cammin vostro.;^ " gir voi ne potreate

92

CANTO
LXTm

"

sara

in

vostro

arbitrio il restar
con

aoco,

o tuttio parte;ma Vogliate

patto,

Che chi Marito


Ma Dei

vorra

sia

e restar restare, per diece femmine

franco,
atto.

il gaerrier vostro qaando fian nimici dieciche gli


non

possa
a an

manco

tratto,

O la seconda prova

fornisca;

Vogliamvoi
Dove

slate schiavi, egli perisca.

la vecchia ritrovar timore

trovb baldanza; cavalier, Ch^ ciascnn si tenea tal feritore, Credea nei Che fornir Tuno
"t
a e

Taltro
mancava

avea

speranza:

Marfisa

non

il core,

Ben che mal Ma dove


non

atta

aliaseconda

danza;

Faitassela natura,

Con la
Al Prima

stavamcura. spada sapplir

fu padron

commessa

la

risposta
,

conchiosa per comun Ch'avean chi lor potria di

consiglio:
se
a

lor posta

Nella

e nel letto far periglio. piazza Levan roflfese, et il nocchier s'accosta, Getta la fune, e le fa daV di piglio; E fa acconciare il ponte, onde i guerrieri i lor destrieri. Escono armati, e tranno

g4
Ma
COD

CANTO

aliri esser gli

folse ellasottita.
sommat
a

Or sopra leila sorte id Ella dicea:primaf^bo

^ade.

por la vita

Che v'abbiate a por voi la liberlade. Ma questaspada addita (e lor la spada

Ghe ciota

per aeeortade Gh*io yi sciorrbtatti gFiDtricbi al modo

vi db avea)

Ghe fe'AlessaDdro ilGrordiaDo Dodo.


tXtf

Nod

vo' mai

si lagoi ofaeforestier pi{l

Di questa terra fio cbe 1 moodo dura. y Gosi disse; e dod potero i compagDi cbe le dava sua aweutura. quel o lor guadagni Duuqueo cb'iu tutto perda, La liberty, le lasciaoola eura. Ella di piastre e maglia, gi^gnemita Del campo alia battaglia. S*appreseDt6
van

Torle

Gira Di

UDa

al sommo piazza seder attiiDtorao


a

della terra

a gradi

chiusa;

a simil guerra^ giostre, ad altros'usa: A cacce, a lotte, e dod oiide si serra: Quattro porte ba di brouzo, Quivila moltitudiuecoofutsa femmiDe $i tra!^; Dell'armigere E poifu detto a Marfisa ch'cDtrasse.

Gbe solamente

DECIMONONO

Entrb Marfisa s'lindeitrier leardo^ Tatto sparso di macchie


Di
e

di

ro

telle,

piccol capo e d'animoso aguardo, D'andar saperbo e di fattezzebelle Pel maggiore e piarago e pidgagliardo, Di mille che n'avea con briglie e aelle, Scelse in Damasco,e realmente oraollo,
"

"t

Marfisa NoraDdin doaollo.


e dalla porta d'Aaatro mezzogiorao vi stette guari e noa Marfisa; ,

Da Eotro

claastro e risoDar pel Ch'appropinqaare Udi di trombe acuti saoni E vide


e

chiari:

poidi verso

ilfreddo

plaostro

Eatrar nel campo i dieci saoi coDtrari^ n primocavalierch'apparve iodante, Di valer tuito il resto
avea
ixnx

sembiante"

QaelvetiDe In piazza sopra an gran deatriero Che,faor ch'in fronte e nel pi^dietro manco e nero: Era,pidche mai corbo, oacaro Nel pi^e nel capo avea alcan pelo bianco.
Del color del cavalloilcavaliero

volea dir che, come Vestiio,


Del cbiaro
era

manco

Toscnro.

era

altrettanto

U riso in lai verso

Toacuro

pianio.

96

CANTO

il segno Dato cbe fa della battaglia

Nove Ma
Si

Taste guerrier
nero

chinaro

un

tratto:
a

dal quel

ebbe il vantaggio

sdegno;

fece atto, u^ di giostrar ridrb, innaazi di quel Vuol ch'alleleggi regno, Ch'alla sua
cortesia sia contraflfalto
.

Si tra'da parte,e sta a veder le prove Gh'una sola asta fara contra a nove"
Lixn

II destrier^ ch'avea andar tritoe soaye, Portb airincontro la donzella in

frelta,

Che nel

corso

arrestb laaciasi grave,

Cbe quattrouomini avriano a pena retta. di nave Uavea pur dianzi al dismontar
Per la

piusalda in
con

molte

antenne

eletta.

II fiersembiante

si mosse, ch'ella
scossq.

mille cor Mille "acce imbiancb,


Lxxxn

si il petlo, al primoche trovb, Aperse,

Che fora assaiche fosse stato nudo: Gli

la corazza e il soprappetto, passb Ma primaun ben ferrato e grosso soudo^ braccio il fprro neito Dietro le spalle un crudo^ Si vide usdr; tanto fu il colpo

nella lancia a dietro tassa, Quelfitto " sopra gli akri a tutta briglia passa:

\
DECIMONONO
LXXXIII

97

E diede d'urio
Et
a

chi veaia

secondo,
,

chi terzo
rotto

bona si lerribil

Che

nella schena uscir del mondo


e e Tahro,

Fe* Tuno

della sellaa un'otta:


e

Si duro fa rincontro
Si stretta iDsieme Ho
ne

di tal pondo,

venia la frotta.
a

vedato bombarde
che aprir, sqaadre

guisa qaella
.

Le

fe'lo sluol Marfisa

LXXXIV

di lei piulance rotle furo; Sopra ella si mosse, Ma taato a quelli colpi Quantonel giuoco delle cacce un miiro delle palie Si maova a colpi grosse. di tempra era si duro, suo L'usbergo Che QOD gli potean contro le percosse^
E per
iDcaDto

al foco delF inferno

fa d'Averno. e temprato alFacque Colto,


Lxxxy

Al fin del campo ildestrierlenne, e volse, E fermb alquanto; e in fretta poilo spinse
e sciolse, e sbaragliolii Incontra gli altri,

E di lor sangae insin alFelsatinse. AH'ano il capo, aU'altroil braccio tolse, E


un

altroin

con gaisa

la spada cinse,
et
e

Che 1 pettoin
Tom, XII.

audo col capo il ventre era Le braccia, e in sella


terra

ambe le gamba.

'

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98
Lo Delle

CANTO
uuun

dico, parti) per


coste
e

driltamisura,

deli'aoche alleconfioe,
mezza
,

figura divine, Qaal dinanzi aU'imagiai di cera para e piii Poste d'argeoto, loDtane e da vicine, Son da genti vanno Ch'a ringraziarle, e sciorre il voto Delle domaode piech'ottenolo hanno.
rimaner " lo fe'
Lxxxyn

dietro si mise, faggia, che lo giunse; la piazza, N^ fiia mezzo divise " 1 capo e 1 coUo ia modo gli lo raggiunse. Che medico mai piii non Iq somma un uccise, dopoTaltro, tatti, O ferisi ch'ogni n'emuDse; vigor Ad
UDO

che

E fa sicara che levar di Mai

terra

piuQOQ
era

si potrian per farlegaerra^


Lzxvni

Stato

il cavaliersempre ia
avea piazza
un

an

canto,

Che la decina in
Per6 che
contra

condutta;
con

solo andar

tanto

e bratta. parve iniqua Vantaggio opra gli

Or che per
Vide

una

man

torsi da canto,

tutta. Per dimostrar che la tardanza fosse Gortesia stata


e

si tosto

la compagna

non

si mosse. timor,

DECIMONONO
L3CCX1X

99

ioDaQti volere, alcuna cosa dire; Che facesse altro, Con


man

fe'cenno di

"

QOD

Che

in si viril sembiaati peosando s'avesse una a coprire, vergiae

omai di tanti Le disse:cavaliero, Esser dei stanco,


c

hai fatto morire;

" s'iovolessi, pihdi

che sei, qnel

farei^ Slancartiancor, discortesia


XG

iasino al giorno Gbe ti riposi novo,


E doman torni ia campo,
se

ti coocedo.

Non mi fiaonor
Che

teco

oggimi

provo,

ti credo* e lasso esser travagliato II travagliar in arme m'h novo, non


81

Hk per

poco aliafaticacedo e spero ch'a tuo Marfisa); (Disse


tosto.

costo

lo tifarb di questo avveder


xa

Delia Ma

cortese

offertati ringrazio,

ancor riposare

" ci ayanza

del

bisogna ; tanto giorno spazio,


non

mi

pur vergogna. fass'iosi sazio ilcavalier: Rispose


cosa D'c^'altra

Ch'a

tutto porlo

in

ozio

agogna, vedi Come t'ho in questo da saziar; ma Che non ti manchi ildi piuche non credi

che 1 mio

core

loo

CANTO
xcn

Cosi disse egli, e fe' porlareia fretta


Due Et
a

grosse

^nzi lance,
ne

Marfisa dar

gravi aQteaae; fe'Telettaj

due

Tolse Faltra per se, ch'indietrovenae.

Gia

sono

Ch'un

in punto, et altronon s'aspetta altro siion che lor la giosiraaccenne.


terra
e

Ecco la Nel

Taria

il mar

rimbomba di tromba
.

muover

loro al

pfimosuon
xcm

bocca aprir, o battere occhi fiato, alcuno : Non si vedea de' riguardanti Tanto a mirare a chi la palmatocchi intento era ciascuno. Dei duo campioni, accib che dell'arciontrabocchi Marfisa, bruno, S),che mai non si lev! il guerrier Drizza la lancia; bruno forte e il guerrier Trar

Studia

non

men

di por Marfisa
xcnr

morte.

Le lance ambe

di

secco

sottil salce,

Non

grosso et acerbo; Cos! n'andaro in troncbi fin al calce;


cerro

di

sembrar

E Tincontro ai destrierfu si superbo,

^rimenteparve da una falce Delle gambe esser lor tronco ogninerbo. Cadero ambi ugualmentej i campioni ma Fur presti arcioni. a disbrigarsi dagli

Che

loa

CANTO
XCfSff

Le doDDe che gran pezzo mirato hanno GoQtiDuar tante percosse orrende,
E

che nei cavaliersegno d*aflfaDQO


non

E, di staDchezzaancor
Dei duo

si comprende, lor

lode guerrier miglior


tra

daDoo,

Ghe sien

braccia estende. sua mar quantoil fosserpiu che fbrti, Par lor che, se noo morti. Esser dovriaa sol del travaglio
xdx

tra Ragionando

se, dicea

Marfisa:
si roosse:

Buon

fu per me che costui dod Gh'andava a rischiodi resume


stato

accisa,

Se dianzi

coi

fosse, compagni

Quando io mi trovo a pena a questa guisa alle percosse. Di potergli star contra Cosi dice Marfisa; e tuttavolta
Non
resta

di

menar

la

in volta spada
G

"

fu per me Ghe riposar, costui


Buon Difender
me
ne

quelFaltro (dicea ancora) ho lasciato; non


a

posso

faticaora
h

Ghe della
Se fin al

primapugna

travagliato.

nuovo

di facea dimora

che saria stato? ripigliar vigor, Ventura ebbi io,quanto pii!i possa aversi, Ghe non volesse tor quel ch' io gli oflersi
A
.

DECIMONONO
a

ia3

La

durb batuglia
avesse anco

fin alia sera

N^ chi N^

il meglio era

palese:

Tod n^ Taltro piCi seaza

lumiera

avria come Saputo

scbivar rofiese.

GiuDU
Fa

la notte, all'inclita guerriera

primea dir ilcavaliercortese: fortnna Che farem, poiche con ngual la notte importuna? N'ha sopraggiunti
en

prolunghi Almeno insino a tanto che s'aggiomi. lo Don posso concederti che aggiuDghi Faor ch'una nmte ai taa giorai picciola " di ci6 che doq gli abbi aver piulunghi vo'che torni: La colpa non sopra me Tomi legge pur sopra alia spietata
mi Meglio
tuo
:

par che 1 viver

Del

sesso

femminil che 1 loco regge.


cm

Se di Lo
sa

te

duolmi

di

altri tnoi, quest' ha


oscura. tu

coloi che nalla

cosa meco

CoQ tuoi GoQ

compagnistar
avrai
a

altridoq

staDza

pnoij sicara^
te

Perch^ la turba

cu' i mariti suoi

Oggi uccisi hai, giacontra


CiascQD di Era di diece femmine

congiura.
hai la morte.

a cui dato qaesti

consorte.

io4
Del danno Dlsiao Si che
novaata
se c

CANTO

haa da

te

ricevufoggi^

femmlae ad

vendetta :

qoq albergar poggi, Questanotte assalltoesser t'aspetta. che m'alloggi Disse Marfisa: accetto sia men GoQ sicurta che doq perfetta

meco

Id

te

la fede

la boDta del core,

yalore: Che sia I'ardiree il corporal


or

Ma

che t'incresca che m'abbi ad


aDco

uccidere^

Ben ti pub increscere Fin

del coDtrario.

quinon

credo che V abbi da di


te

ridere,

Per ch'io sia men

duro avversario.

o dividere, O la pugna seguir vogli O farla alFuno o all'altro luminario,

Ad "

ognicenno prouta lu na'avrai, volta che vorrai et ogni come


"

CVI

Cos! fa differiula tenzone^ Fin che di Gange uscisse il nuovo


" si resto
senza

albore;

conclusione
.

Chi d' essi duo


Ad " "

fosse il migliore guerrier et a.Grifone, venne Aquilante illiberalsignore; altri cosi agli li prego che (inal nuovo giorno

Piacesse lor di far seco

soggiorno.

OEGIMONONO
cm

io5

Tenner

lo *nvito senza

alcnn sospetto :
,

di bianchi torch! ardent! a splendor Indi, Tutti saliroov'era in Plstinto


un

real telto
"

alloggiamenti al levarsidelFelmetto, Stupefatti i combattenti; restaro MIrandosi, Che 1 cavalier, per qnanto apparea fuora^
eccedeva i diciottoanni
cvm

molti adorn!

Nod

ancora.

Si
In Si

la donzella come maraviglia tanto arme an giovinetto vaglia; ch'allechiome maraviglia Faltro,
con

S'avvede

chi

avea con

fatto battaglia:

" si domandan " Ma


tal debito
come

Tun

Taltro il nome;
.

tosto

si ragguaglia il giovinetto,

si nomasse

Nell'altro Canto ad ascoltarv'aspetto.

L'

ORLANDO

FURIOSO

CANTO

riGESIMO

ARGOMENTO Guidon

glialtri escon dal tristo loco, E scaccia ognun corno. ilfiero dAstolfo Indi egU da tutta la terra alfocoy Erra poi sol cercando il mondo attomo. Marfisa per Gabrina in Francia a ghco Da Zerbin tolta^a ltd fa danno e scorno, E lofa guida di Gabrina fella y
con

Da

cui

prima

notizia ha di Isabella.

JLjedonne aotiqae hanno mirabil Fatto neirarme e nelle sacre Muse;

cose

E di lor opre belle e gloriose Gran lame ia tutto il moDdo si diffuse.


e Arpalice

Camilla

son

famose,

erano battaglia esperte et use: Safib e Gorinna^ furon dotte^ perch6 e mai non Splendono illustri^ veggon notte.

Perch^

in

io8

CANTO
n

Le donne

son

venule
ove

in eccellenza

hanno posto cura ; E qualunque airistorie abbia avvertenza,


Di ciascun'arte

Ne

sente

ancor

la fama

non

oscara.

Se il mondo

n'e gran tempo il maF

stato

senza,

Non E

perbsempre
il non

influsso duraj

forse ascosi ban lor debiii onori saper


m

o Uinvidia,

scriitori. degli

Ben mi par di veder ch' al secol nostro Tanta virtu fra belle donne emerga, dare opra a carta et ad inchiostro, Perch6 nei futuri anni si disperga,

Che

pub

odiose lingue, il mal perche,


vostra eterna

dir vostro

Con E

infaroiasi sommerga:

le lor lode

Che di gran

in guisa, appariranno Marfisa. avanzeran lunga


IV

Or pur toraando a lei donzella , questa Al cavalierche Tusb cortesia, DelFesser


suo non

Quando esso a tosto Sbrigossi


Tanto il nome

dar novella, niega lei voglia chi sia. contar del suo debito.ella^

di lui saper disia. Marfisa: e fu assai questo; lo son, disse, Che si s^ipeaper tutto 1 mondo ilresto^

no

CANTO

delle doozelle , Feci la prova ancor G"si n'ho diece a' miei piaceri allato; "t aliasceltamia "
soQ

son

belle^ le piii

" qaeste Di se m'hanno Cos! daranno Fortuna

di questostato. le piii gemil ch'elle reggo e tutte Faltre; goverao


a

scettro

dato:

altroarrida qualunque

^y cbe la decina ancida.


DC

I cavalierdomandano

Gom'ba

Guidoae^ maschi iltenitoro, si pocbi


a

bailiio " s'alla moglie saggezione. Gome


esse

rhan

Disse Guidon:

Udita n'ho da

lochi a loro. altri negli piuvolte la cagione poicbe quidimoro;

secondo cb'io Tbo udita, " vi sark, riferita. cbe v'aggrada, Da me, poi
z

Al tempo cbe toraar dopo anoi venti dur6 Fassedio Da Troia i Greci (cb^ da contrariventi e dieci altri Dieci, in mar Furo agitati con troppo tedio), Trovar cbe le lor donne
Di tanta absenzia avean tormenti agli

preso rimedio:

Tutte s' avean


Per
non

amanti eletti, gioveni

sole nei letti. si raffireddar

YIGBSIMO
XI

111

Lie case

lor trovaro

i Greci

pieoe

altniifigli; e per parer comnae Degli cb^ saa bene PerdoQano alle mogli; Che taoto noa potean viver digiane. adaltericonviene Ma ai figli degli Altrove procacciarsi altre fortune ; i mariti Ch^ tollerar non vogliono Che piii allespese lor sieno notriti
.

zn

Sono altri tenuti occulti altri espotti^ Dalle lor madri, in viu. e sostenati
In

ch'erano adulti squadre qnei tntti Feron,chi qua, chi la, partita
vane
"

Per altri Tarme

Gli studi e

culti per altri altrila terra trita: Tarti;


son
,

in corte, altri di gregge, k gnardian Serve altri Gome piace a coleiche qua giii regge.
xm

akri Parti fra gli Di


Di

un

figlio giovinetto

la crudel regina, Glitemnestra, diciotto anni, fresco come un giglio,


rosa

colta allordi sulla spina.


un
suo

armato Questi,

a dar di piglio legno, Si pose e a depredar per la marina In compagnia di cento giovinetti

Del tempo suo, per

tutta

Greda

eletti.

nil

CANTO
nv

in quel Gretesi, tempo che

cacciato

11 crudo Idomeneo

del regno aveano^

E per assicurarsiil nuovo stato, D^uomini e d'arme aduQazion faceano^


Fero
con

Falanto
E

lor soldato stipendlo al giovine diceano); (cbsi

buoa

lui coQ

tutu

Poser per Fra Dictea

che seco avea, quel alia cittaDictea guardia


XV

"

ceato

alme cittacb'erauo in

Greta,
,

ricca e piu piacevol era pill Di belle donne et amorose lieta, da mattioo a sera; Lieta di giochi E com' era ogai tempo coasueta D'accarezzar la gente forestiera, che molto non rimase Fe'a costor si, A fargli delle lor case. anco signor
Tn

Eran

tutti e gioveni

belliaffatto ; Falanto eletto:

Ghe 1 fiordi Grecia

avea

Si ch'allebelle donne,al primotratto

Ghe

trassero v'apparir,
non men

cor

del petto.

Poi che

in fatto ancora belli, Si dimostrar buoni e gagliardi al letto; Si fero ad esse in pochi di si grati, Ghe sopra ogn' altroben n'erano amati.

che

VIGESIMO
xra

11$

Finita cbe d^accordo d Per cui E lo


stato

Falanto

era

poila guerra condiitto^


,

'

militarsi serra stipeiidio Si che QOQ v'iianQoi gioveni jnh fmtto la terra: E per questolasciarvoglioQ Fan le doone di Greta maggior lutto, E percib versan piudtt*otti piami morti drami. Che se i lor padri avesson
,

/ .i^"

Dalle lor donne i gioveni ass^i foro, Giascan pa* se, di rimaper pregati: N6 volendo restare^esse coii loro Di ricche gemme e di gran somVnaid'oro Avendo i lor dimesticispbgliati;'
'
' "

'' \'"Wi
:

"' lasciando e padri e figli e firati, N'andar^


"

'^^'

Gh^ la pratiqa fa Ghe


non

tanto

secreta
uomo
nx

'

"^ /;7
.))

sent!la

fu^

di Gneia.

"^^^ iF venio, A fa I'ora propizio Falanto a ftiggir Gomnioda:^)che colse, ^ ii( I .vGhe molte miglie erano nseiii^fiidra/: ^^ Quando del danno sno* Greta si d^se Poi questa spiaggia, inabitataallora, : o: T/

SI fu

'

'

'

'

'

"

Trascorsi per fortnna li raccolsei.

Qui si posar^,
Tom.
nr.

quisicufitttttJ
videro^iIrottK

"
'

'j / '*
8

del funoJor Meglio

]i4

CANTO
XX

Di Ma

Questalor fu per dieci giomistanza amorosi talta pieoa. piaceri


come

spesso arvien che Tabboodaoza


cor

'

Seco in

fastidio mena giovenil


restar
sanza

/
^

Totti d'accordo fur di

di tal pena; FemmiDey e liberarsi Che non ^ soma da portarsi grave Gome
aver

donna

quandoa
zn

noia s*bavie.

Essi che di Eran

e di rapine guadagno e di dispendio bramosi, parchi^

Vider ch'a pascer tante D'altroche d'aste avean

concnbine, e d'arcliii; bisogno

Si che sole lasciar quile meschine E


se

n'andar di lor ricchezze carchi


in ripa al mar Puglia

La dove in

pcftsenio

Gb'edificap4"terra di Tarento*
Le donne che si videro tradite Dai loro amaoti in che
,

Restar per alcun di

SI

fede siveado, piii sbigottite^

Che

statue

itnmbte in litoal mar

paredno.

Visto

e da infinite poiche da grid!

Lacrime

traeano alcun.profitto.non
e

A pensar comindaro Gome io aiutarsi


tanta

ad

aver

cura^
.

lor sciagnra

VIGESIMO

ii5

in xnezz6 propoueodo

i lor pareri,

Altre diceano: ia Greta h da E


tosto pill
e

tomarsi,
!

all'arbitrio de'seven'

Padri

d'oflp^lor mariti dar^\


fame consamarai:
'

Uti e boschi fieri Che nei de$erti


Di
e di disagio

Altre dicean che lor saria pfuonesio


nel Affogarsi mar,

che mai far questo;


era

E cbe Andar

maDCO

mal

mereiHct

pelmondo, andar mendiche o schiave^' Che se stesse oSerire a glT sqpplici :, Di ch'eran d^gno Foperelor prave* e ^mil pamiile iofelici Qaesti Si proponean, cii^Qua ptiu,duro. e grave. Tra loro alfioeond OroQtea levosse^
tr^^eadal Gh^origine
re

Miaosae:

altre e la piu'bella dell' piugiovcfo E la piuaccorta^ e ch'avea mei"o errato: Amato avea Faladtp, e a luipultel)a ilpadreavea lasciato. e per Itii Datasi, La

Gostei mostrando in vise et id."ivella


II magaanimooor d'ira ibfiain^mato,

'^

di tittle akre iL detto,i Redarguendb Sao parer disae^^e fe'segutroe eSeUo"


.

'

ii6

CANTO
xm

Di quesu

terra

lei dod
e

Che coQobbe fecooda


E

parve torsi ^ d'aria sana^

discorsi, Di selve opaca^ iela piii parte piana; Con port!efody ove dal mar ricorsi
aver

di

fiami limpidi

Per ria fortuna

avea

la gente estrana,

Ch'or d'Africa portava, era: d'Egitto Cose diverse e necessarieal vitto.


xxvn

Qui parve
Del viril sesso
Vuol
A

lei fermarsi, e far vendetta cbe le avea


si

offese:

ch'ogni nav^, che da'veoti astretta pigliar veoga pprto in sao paese,

A sacco, a sangue^ a fboco al fiu si metta: N^ della vita a nn sol si sia cortese. Gosi fa
e cosi fu concloso, detto,

E fu fattala legge e Gome

messa
xxyni

in

uso.

intbariraria seDtiano/artnate
,

Le femmine' cot^rean sulla marida

Ort"ntea guidate, Dairimplacabile Che di^ lor legge, e si fe^lor regina:


E

delle navi ai Hti lor cacciate, orribili iriceiidi e

Faceano

rapiaa,
"

Uom
Dar

non

che novella lasciando vivo,


o

ne

pote^

in qaestaparteo iii quella

ii8

CANTO

Ad
Le

et a figliar iogrossare^ appresm iQComiuciaro indi a temere donne,

Che land nasoerian del viril sesso,


Che
contra

lor doq
man

avrian

poiriparo;
rimesso

" al fine ia

uomini degli

Saria ilgoverno ch'elleavrian si caro: Si


mentre ch'ordinar,
non eran

anni imbelli, gli

Far si che mai

fosson lor ribelli.


xxxm

Accib 11sesso Uno madre ogni

virll non

le soggioghi,

vuol la legge orrenda,

Che tenga seco;


O

fuor del

o li snffoghi, altri, gli o venda. regno li permuti

Ne mandano
"
a

per questoin vari luoghi; clii gli porta dicono che prenda
a

Femmine^ se
Se non, Ne
non

baratto aver
con

ne

puote;
man

torni almen
XXXIV

le

vote

uno

ancora

alieveria se ,

senza

Potesson

il gregge. e mantenere fare, Qnestah quanta piet^, quanta clemenza altri usa Piji ai suoi ch'agli legge: I'iniqua condannan con ugual Gli altri sentenza; "

solamente in questo si corregge, secondo il pripiiero Che non vuol che, uso, femmine uccidano gli
in confuso.

Le

VIGESIMO
ixz?

119

Se dieci o venti

phipersone
carcere eran

un

tratiO'

Vi fosser giaDte^ in

messe;
tratto

di piii e non era giorno^ dovesse II capo a 8orte,,cbe perir Nel tempio orrendo ch'Orontea avea Dove
an

" d'ana al

fatto,

altare aliaVendetta

eresse:

E dato air an Per


sorte
era

de'dieci ilcrndo ufficip di farne sacrilicio.


UULVI

omicide ripe di capo un giovinetto, A dar venne scendea dal buono Alcide, La cai stirpe Di gran valor neirarme, Elbanio detto. Qui preso fa,ch'a pena se d'a wide,

Dopo

molt'auDi aUe

che venia seiiza sospetto; quel E con in stretta parte chioso, gran gaardia serbato al crudel uso. Con gli altri era
xzxvn

Gome

Di viso ersl costni hello E di maniere E


e

giocondo,
oraato,

di costumi
e

di

si dolce p^rlar

si facondo,

volentierTavria Ch'un.aspe
Si

ascoltato:

che,come

di
fa

cosa

rara

al mondo,

Dell'essersao Ad Alessaodra

tosto

rapportato
vivea.

d'Orontea, figlia
anco

Che di molt'anni grave

lao

CANTO

OroDtea vivea ancora; e gik maDcate Tutt'eran Fakre ch'abitar quiprima:


E diece taote
e

piun'erano

nate, stima ; maggior

E ia fbrza N^
tra

eran

cresciutee in

diece

che faciue,
avean

serrate

Stavan par spesso,

d'una lima; pi"i


cura

E died cavalieri anco

avean

Bi dare

chi venia fieraavventura.

bramosa di yedere Alessandra^ ch'avea tante lode, II giovinetto in singolar Dalla sua matre piacere ch'Elbanio vede et ode: si, Impetra rimanere vuol partirne, " quando
Si
seme

il core

ove
non

k chi 1 puoge
sa

rode:

Legar si sente, e
E al findal
Elbanio
suo

"ir contesa;
presa.

si trova prigioa
XL

disse a lei:se di

pietade

dooDa, quiDoliziaancora, S'avesse, Come comrade, se n'ha per tutt'alire Dovunqae il vago sol luce e colora; lo vi oserei, per vostr'alma beltade, di se innamora, Ch'oguanimo gentil Ghiedervi iu dou la vita mia, che poi
Saria oguor prestoa

spenderla per voi.

VIGESIMO
xu

lai

Or

foor d'ogni ragioa, quiscmo quando, vi domanderb la vita in


so

Privi d'amaDitade i cori umani, Noa

dono,

miei Gb^ i prieghi

ben che sarian vani;

Ma

o tristo o baooo cavaliero, morir con Tarme in mani, Gh'io sia, possi dannato per giudicio, E non come

che da

come

animal bruto in sacrificio.

ch'nmidi avea gentil, del giovinetto i rai Per la pietk che piii crudele e rea ancor Rispose: Sia questaterra ch'altrafosse mai, Non concedo perbche quiMedea tu fai; come Ogni femmina sia, E quando cosi fosse ancora^ ogn'altra Alessandra
,

Me

sola di tant'altre io vo'


sun

trar

faora.

se

ben per

dietro io fossistata

come Empia e crudel,

quisono
ebbi

tante,

Dir posso che suggettoove

mostrata avante.

Per Ma

me

fosse pieta, non

arrabbiata, tigre piii " piii duro avre'il cor che di diamante, Se non m'avesse tolto ognidurezza Tua belta^ tuo toa gentilezza. valor,

ben sarei di

133

CANTO

Con Che
Come Di

noQ

fosse la legge piufi"rte,


h sutaita^ i peregrini

coDtra

io

noo

schivereicon

la mia

morte

Ma

la tua piii degnavita; ricomprar h grado noa quidi si gran sorte,

Che ti potessedar libera aita; che chiedi ancor^ beu che sia pooo. " quel fia in questo loco. Difficile otteoer
Pur io vedr6 di far che
tu

TotteDga,

Ch'abbi ianaazi al morir questocoutento; Ma mi dubito beu che te n'avvenga, Teuendo


ilmorir
tormentd. piii luogo,

incontra Elbauio: quando Soggiuuse A dieci armato, di tal cor mi seuto,

io veoga

Che la vita ho speranza di salvarme^ E uccider lor, se tutti fosserarme.


XLfl

detto nou rispose quel e dipartisse^ Se nou uu gran sospiro, mille amorose nel partir " portb Alessandra
a

Punte

nel cor, mai

nou

fisse: sanabil,

Yenne
Di
nou

aliamadre,e volunt^ le pose che 1 cavalier morisse, lasciar

Quando si dimostrasse cosi forte, avesse Che, solo, posto i died a morte.

YIGESIMO
JLwa

ia3

Orontea fece raccorre regiaa II suo consiglio, cobvieoe e disse:A ooi cbe ritroviamo^ Sempre il miglior poire A guardar nostriport! e nostre areae^ " per saper chi bea lasciar, chi torre, Prova h sempre da far, quandogU avinieQe; Per noQ patir danno a torto, nostro con Cbe regni il vile, e cbi ba valor sia morto. La
ILTBI

A Sia

me

par,

se

vol par, cbe stataito

cavalierper cb'ogQi
tratto

lo

av

venire,

lito, Prima cb'al tempio si "icciamorire, Possa egli il partito, se gli sol, piace Incontra i dieci aliabattaglia uscire;
nostro

Che fortuna abbia

al

di tutti vincerli ^ possente, il porto, e seco abbia altra gente. Guardi egli
se
*

Parlo

abbiam perch^ cosi,

quiun prigione

Cbe par cbe vincer dieci s'offerisca. tante altrepersone, Quando sol vaglia

Dignissimo ^, per Dio, cbe s'esaadisca. Cosi in contrario avrk punizione, e temerario ardisca. Qaando vaneggi
Orontea A cui

parlar quipose, delle piuantique una rispose:

fine al suo

ia4
La

CANTO
h

ch'a fkr disegoo cagioa principal Qonuiii ci mosse, Sal commercio degli Noa fa perch' a difender qaesto regoo Del loro aiato alcan bisogno fosse; Gh^ per far questoabbiatno ardire e ingegno

medesme, e a sufficienzia posse: far anco Gosi scDza sapessimo Ghe Don venisse ilpropagarci a manco"
Da noi
u

poiche senza lor qaesto non lece, in compagnia, non ma Tolti abbiam, tanti, d'ano incontra diece, Ghe mai ne sia piii Si ch'aver di noi possa signoria. di lor qaesto si fece Per conciper ,
Ma

Non

che di lor difesauopo ci sia.

La lor E

in qaesto sol ne vaglia prodezza ^ nel resto. sieno ignavi e inutili


ui

Tra noi

tenere

un

uom

che sia si forte,

Gontrario h in
Se

tutto

al principal disegno.

pab un solo a dieci aomini dar morte, al segno? Qaantedonne fara stare egli
Se i dieci nostri fosserdi tal sorte, II primodi
n

avrebbon toko il regno.


se vnoi dominar, a cbi pub piudi noi. mano

Non

h la via di

Por Far me

in

i%6

CAKTO;
L"I

Di Ma

fb coodaso. in somma pierdoBargli poicbe la deciaa aveitse, q^eoto,


uso

assaltofossead E che nell'altro Di diece donne


1

buono, e noa di cimto. fa discbinso; Di career 1! akro gioroo E avato arme e cavallo a suo talehto^ G^ntra dieci guerrier scJo si mise,
in E FuDO sippresso all'altro

uccise piazza

Fa la Qotte seguente a prora inesso' donzelle jgoodo'e Contra jiiece solo, Dove ebbe aU'ardir suo

^ baon sacoe^,.

Che fece ilsaggio di tatto la sttrolo.


tal grazia : acqaistb a{)presso questo gli Ad Orontea, che Febbe p6r figliaolo, E E

diede Alessandira, e Faltre novd gli


prove.

Con ch'avea faitole notturoe


E lo lawio con

Alessaridrabella,
a

"

!
^

Che
Con

poidi^ nome
patto ch'a

; terra, eredo^o qilesia


-

servare

egU^abbia qaella*

altroche da luisuccede: et ogbi Legge, Che ciaacuQche gi^ mai saaiiera stella Fara qaipor 1q sveoturato piede, darsi, Elegger possa o in sacriiicia O con diecignerrier solo provarsi*

VIGESIMO
uz

1^7

" La E

se

avvien gli
con

che '1di gU nomiai

uccida,

notte

si provij le fepihuae

arrida gli La sorte sua che viacitorsi trovi, Sia del femiaeo stuol priocipe e gnida/ E la decina a scelta sua rionovi, fin ch'ua altroarrivi Con la qual regui^ Che sia piuforte e lui di viu privi.
m quaodo

qoestoaocor

tanto

tx

a Appresso

dua mila auni il costume


e

empio

Si h mauteDuto^
E SOQO

si maatiene

ancora;

che nel tempio pocbi giorni Uno infelice mora non peregrin Se contra died alcun chiede, ad esempio armarsi (che n'^ talora)^ Te D'^Elbanio, la vita al primo assaltolassaj Spesso
"
^

Nh di mille

uno

alFaltra prova passa.

'

"

Par d pa^ano alcuni; ina " ran, Che su le dita annoverar si ponno. Uno di

'

fu Argilonj ma guari questi Con la dedna sua non fu quidobno; Chh cacciandbou! venti contrari^ qiii chiosi in sempitemo Cli occhi gli sonno. Cos! fosfii kiimorto 10 COD quel gtorno,
^

Prima che viver servo

in

taoia

scorno.

id8

CANTO
Lxn

Gh^

amorosi piaceri
amar

Che soole

gioco, ciascan dellamia etade,


e

riso e

e Faver loco Le porpore e le gemme^ nella sua cittade, altri Inaanzi agli

Potato

hanno^ poco per Dio,mai giovar sia di libertade: che privo Airuom E i noD poter mai piddi quilevarmi, Servltii parmi. grave e idtoilerabil
urn

II vedermi

aoni dei miglior lograr

II piubel fiore in si vile opra Tiemmi


il cor

sempre in mi tolle. "t ogui gusto di piacer i vanui La fama del mio sangde spiega Per
tutto

molle, stimulo e in afiadoi^


e

mondoy

fin al ciel s'estolle^

Gh^ forse buona parte ancb'io n'avrei, miei. coi fratelli S'esser potessi
ii mio destin mi faccia, ch'ingiuria Avendomi a. si vil servigio eletto, chi nell'armento il destrier caoda, Come abbia difetto, II qual d'occhi o di piedi

Parmi

O per altro accidentecbe dispiaccia, usb inetto: Sia fattoaU'arme e a miglior N^


noa iodise sper^ndo per morte, uscire bramo morire. Di si vil servitii^

VIGESIMp
'

139

Guidon maledi

"

quiiiae alleparole pose, gioruo quel per isdeguo,

del cavalieri e delle II qual spose iu acquistar Gli di^ vittoria quel regno. Astolfo
Tanto
stette
si a e udire, a

si nascose

che

fe' certo

d'un piCi

segno,

detto avea, questo Guidone del suo p^rente Amone. Era figliuol

Che, come

Poi n
E
tuo con

io sono ilduca inglese, gli rispose: AstolfoJ et abbraccioUo, cugino


atto

amorevole sparger

cortese

Non Garo Tua Gh'a

bacioUo. lagrime, palese parente mio, non piii madre ti potea por segno al collo; fame fede che tu sei de' nostri,
senza con

Basta ilvalor cbe

la spada mosiri
Lxvn

"

Guidon,ch'altroveavria
lyaver
trovato
un

fattogran festa

si stretto

parente,
.

QuiviFaccolse con
Se
sa vive,

la faccia mesta

Percb^ fu di vedervelo dolente. ch'Astolfoschiavo resta, N^ il termine h piti la che '1di seguentej Se fia libero Astolfo, ne
more

esso;

Siche 1 ben d'uno h il mal delFaltro espresso.


Tom.
IIL 9

i3o

CANTO
Lxtm

aUri cavalier! aacora gli a far sempre Abbia,vincendo, captivi, in quel Nd pill, contrasto esso quando mora, lor schivi; che serviiii Potra giovar Ghd se d*uQ fango ben li porta fuora, " pois'iDciampi aH'altro arrivi, come Avra lui senza pro viato Martisa; Gh'essi pur ne fiea schiavi, et ellauccisa"
uax

Gli duol che

Dairaltro

canto

avea

Facerba

La cortesiae 11 valor del D'


a more a

etade, giovinetto

intenerito e di

Tanto

Marfisa

et

pietade 11 petto, ai compagni

Che, con morte di lui lor libertade Esser dovendo, avean a dispetto : quasi E se Marfisa non pub far con manco Ch'uccider lui, vuol essa morlr anco.
US

Ella disse a Guidon:


Gon

vientene Insleme

quinci* Deh (rispose lasciaogni Guidon) speme Di mai piuuscirne, o vinci. o perdi meco
viva forza uscirem

noi,ch'a

Ella
Di

11 mio soggiunse:

cor

mai

non

teme

non

dar fine a
so

cosa

die

cominci;

Nh

trovar

la piusicura strada
mi sia guida la spada
"

Di

ove quella

VIGESUJO
LXXI

i3i

Tal nella piazza ho il tao Che s'io son


teco, ardUco ad

valor provalo,

o^u! impresa.

Quandola torba
Sark domaoi

iotorno alio steccato


teairo

ia sul

ascesa,

lo vo' che ruccidiatn per O "

ognilato, vada iu fugao cercbi far difesa; avoltoldel loco e agli ch'agii lupi
ixm

Lascianio i corpi, e la ciitadeal foco.


a leiGuidou: Soggiuose et a morirti a seguitarti

tu

ra'avraiprouto
"

A Ma

canto

vivi rimaner
ne

oon

facciam

conto:

Bastar

pub di

veDdicarci alqaanto:

Gh^ spesso dieci mila la piazza conto Del popol et ahrettanto femminile, Resta
a e porto e gaardare

rocca

mura,

N^ alcana via d'uscir trovo


UUJll

sicara.

Disse Marfisa: e molto

uomini che Serse Degli E sieno piudeiranime Gh'ascir del cielcon Se


tu

pibsieno elle ebbe gikintorno,


ribelle
scorno:

lor perpetuo
non

sei meco,

almen

sei con

uccidere in un voglio Guidon soggiunset io non ci so via alcana Gh'a valer n'abbia, val quest* se non una.

Tatte le

quelle giorno.
,

i3a

CANTO

se ne succede, pub sola salvar, ch'or rai sovviene. ch'io diro, ana Quest' si concede, Fuor ch'alledonne^.u^cir non

Ne

N6

metter

ia piede

su

le salse arepe:
alia fede

E per questocommettermi D'una delle mie doone mi Del cui


amor perfetto
ancor

conviene,
far6 al preseate.

fatta ho sovente

Piu prova

ch'io nou
LXTf

NoQ
Di

men

di

me

tormi costei disia


ne

servitji, pur che

venga meco^

Ch^ cosi spera, senza compagnia DeUe rival! sue, ch'io viva seco. Ella nel porto o fuste o saetiia Fara ordinar, I'aercieco, h ancor mentre Che i marinari vostri
Acconcia
a

troveranno

come navigar,

vi

vanno.

ristrelti, drappel mercanti e galeotti, Cavalieri, Gh'ad albergarvi tetti sotto a questi
a me un

Dielro

tuttiin

Meco, vostra
Avrete afarvi Se del
nostro

merc^, sete ridotti,

amplosender
cammin

coi

petti,

siamo interrotd:

Cosi spero, aiutandoci le spade,

Ch'io vi trarr6 della crudel cittade.

i34
Guidon
avea (Cos!

CANTO

la iioue
Dotne

coo

Aleria pnrla

piu:(ida jQioglie); itimolio ptegarla^ Nd bisogno gli Ghd la trovb di"poAta alleaae vo^lieJ
Ella tolse nm
" v'arrecb le
nave
e

la

feee armaria

aue

piuridchdfpoglie^
dbore
oorao

di volere al duovo Fiogendo.


CoQ kc compaigde uadre ia

fuore".

"

Ella ave9rf"i]U" wVpaU^fo laQaoij,


oora^Ze Spadee.Iaq^,ai!recar^
e

;i ;

/ studi,
,

Oode
E i

armar

si potesaeroi o^ercaoti

ch'^riaQ nM2iz;o nodi.. galeotti Altri dormirpy aliri 3hek* veggbiaoii^ d ozi ^ gli tra lor gli stiadi^ Gompartendc^ guardaodo^ Spesso Qipur con Tar me indossa^
,

Se Toriente aiMor

si facea roetso.

,,,/

Dal duro vblio dellaterra Jl"ole Nod tolleaaiaoora il velo


o^cuno

et

atr6;

A pena ave^la Licaonia

ptole* Per li sokhi del cielvqUq I'aratro, che ved^r fuoki sluol, Quando il fefiaioeo II fin della battagUa, ilteatro. erttpi Gome ape del soo olauslroempiela aoglja, Gbe mutar tempo voglia. r^no al nuovo
'
.

VIGESIMO

i35

di tambar,di saon di corni trombe, II popol risonar fa cielo e terra , cbe torni Gosi citaodo il auo sigaor

Di

la comiaciata guerra adorni e Grifba stavaao Aquilaoie


A
terminar
.

d'Jogbiherra^ e tutii Guidon, Marfisa/SansoQetto chi a piedi Gli altri^ e chi a cavallo iostrtitti*
e

Delle lor arme,

ilduca

Per scender dal La


.traversar piazza

al mare palazzo

al porto.

si conTeoia;

Nh v'era altro cammin Gosi Guidon


E

langod^ corto; disse alia compagnia.

poicbe di ben "ir molto conforto in via; Lor diede, entrb senza rumore " nella piazza dove il popol era, con S'appresentb piudi cento in scbiera.
LXXZT

Molto affrettando i suoi Guidone


Ma

andava compagni,

airaltraporta per nscire:


stava
a

la gran moltitudine cbe

Intorno armata,

Pensb,come
Seco "

sempre lo vide cbe

atta
menava

ferire,

cbe volea fuggire; altri, quegli arcbi suoi ricorse, tntta a un tratto agli
venne s'uscia,

" parte,onde

ad opporse.

i36

CANTO
XXDCtl

Gaidone
E sopra

Al

menar

altri cavaliergagliardi, gli tuttilor Marfisa forte, furoa tardi, delle man non
e

E molto fer pet isforzarle porte: dei dardi Ma tanta e tanta copia era

Che, COD

dei ferite

Pioveano lor di Gh'al fin temean

e morte, compagni iDtorno, sopra e d*ogii'

d'aveme
ucDcfn

danno

scorno.

era perfetto; I'tisbergo guerrier D'ogoi da temere. Ghi^se noQ era, avean piii ildestriersotto a Sansonettoj Fu mono

Quel di
Astolfo

Marfisa v'ebbe
tra
se

rimanere.

ch'aspetto valere? Che mai mi possa il corno piii lo vo' veder, poiche non giova spada,
disse:ora S'io
so

col

corno

assicurar la strada.
ULXlTlli

Gome

aiutar nelle fortune

estreme
a

Sempre

si pone il corno si suol,


e

bocca.

Par che la terra

tutto

'1 mondo

treme,

Quando Torribil suon


Si nel
cor

nell'aria scocca.

Ghe per Giu del Non che

della gente iltimor preme, si trabocca disio di fuga


teatro
e smorta, sbigottita della porta. lascila guardia

VIGESIMO

iZj

Come

talor si getta e si periglia

E da finestra e da sublime loco

famiglia, ilfuoco, Che vede appresso e d'ogn'intorno le ciglia Che, meotre le teoea gravi
sabito L'esterrefatta II pigro soQDo,

crebbe

poco

poco;

la vita in abbandono, messa Cosi, lo spavemoso suodo. OgQun fuggia


smarrita di su, di giil Di qua, di la, e di fuggir procaccia; Surgela turba,

Son

piudi
a

mille

uu

Cascano
lo Da
tauta

mouti,e

oscita; tempo ad ogni Tuna I'altra impaccia,

altrala vita^ calcaperde altrasi schiaccia: finestre


e

e da palchi

Piu d'un braccio si rompe

d'nua testa,

Di ch'altramorta, altra storpiata resta.


xa

II pianto e 1

iusiuo grido
e

al ciel saliva

D'alta ruina misto

di fracasso.

Affretta, ovunque
Se

il suon

del

corno

arriva^

La turba spaventatain

La Nou

fugail passo. udite dir che d'ardimento priva si mostri e di cor basso, vil plebe
vi

ch6 natura maravigli^te, sempre paura.

" della lepre, aver

i38

CANTO
xcn

Ma

che direte del


e

giataDto

fiero

Cor di Marfisa
Dei Che

? Selvaggio daa gioviai figli d'OHviero, il lor ligoaggio? taoto onoraro gia di Guidon
cento

Gia

mila

avean

stimato

uq

zero;

E in Gome

fugaor se ne van senza coraggio o timidi colombi conigli


,

A cui viciao alto rumor


xcm

rimbombi.

Gosi

noceva

ai snoi
,

come era

strani agli

La forza che uel

cor

no

iocantata.

Guidone e i duo germani Saasonetto, FuggoDdietro a Marfisa spaventau; Ne fuggendo ponuo ir tanlo lontani,
Glie lor non sia Toreccbia in
anco

intronata.

Scorre Astolfo la terra

Dando

via sempre al corno


xar

ogailato, fiato. maggior almonte, poggibsu


:

Ghi

scese

al mare,

chi

" chi ti^ai boschi ad occultar si venue la froote, mai volger senza Alcuna, si riteune: d) nou Fuggir per dieci

Usci ia tal panto alcuna fuor del ponte , vi rivetme: Gh'in vita sua mai piii non
in Sgombraro

modo

e e templi piazze

case,

Che

vota quasi

la cittarimase.

VIGESIMO

1S9
e

Marfisa E

4 buoQ

Guidone

i dao

fratelU

e tremanti^ Sansonetto, pallid! inverso il mare, e dielroa quelli Fuggiano i marinari e i mercatanti; Fuggiano

Ove
Loro

Aleria trovar, che fra i castelli


avea no

innanti: legno apparecchiato raccolse, Quiodi, poich'io gran frettagli Di^ i remi aH'acqua vda sciolse. et ogni
zcvi
-

Dentro Avea Fatto


scorsa avea

d'intorno iidaca la cittade


xlaicolltinsino
vote

alVonde;

rimatier le strade:

nasconde. Ognnn lo fugge, ognun se gli che per vihade Molte trovate fur, S'eran gittate m 6s"iure e immonde; parti E molte^.non ove s'andare, sappiendo Messesi a nuoto et aflbgate in mare.
xcyii

Per

trovare

il daca viene, compagni

Che si credea di riveder sul molo:


Si
e le deserte volge intorno,

areoe

Guarda
Leva

per tntto, e

noa

e oochi, pill gli

in

solo. un v'appare alto a vele piene


a

Da

se

lontani andar li vede

volo:

SI che Al
suo

convien fare altro disegno gli h illegno. cammin^ pcx cbe parlito

i4o

CANTO
xcfin

Lasciamol andar par, n^ vi rincresca Che taota strada far debba soletto
Per
terra

d'iofedeli e
non

barbaresca,
sospetto:
non

Dove mai Non


Con
k

si va

senza

oade periglio alcuno,

esca

suo e n'ha mostrato quel effetto; como, E dei compagni suoi pigliamo cura, Gh'al mar fuggian tremando di paiira.

ye|asi ca^ciaron Innge plena Dalla crudele e sa;bguiaosa spiaggia^ " poiche di grim laoga li giunge non L'orribilsuon ch'a spaventar piugli aggia, Insolita vergogna at gli punge, a tuttiilviso raggfa. Che, com'un fuoco^ L'un non ardisce a mirai^ Faltro, e stassi occhi bassi." senza con Tristo, parlar, gli
Passa il noccbiero, al suo E Da

e Rodi,e giii Cipro per isole cento se vede fuggire

inteoto, viaggio Fonda Egea

Col E

periglioso capo di Malea: et immutabil.vento con propizio


vede la gredaMorea;

Asconder

Volta

tirreno e per lo mar Sicilia, delF Italia illitoameno: Costeggia

i42
NessuQ

CANTO
Of

akri fu di quel pensiero; degli Si ch'a leisola toccb a far partita. seatiero i boschi, e per straao Per mezzo Danqueellase n^andb sola e romita. il nero Grifone ilbianco et Aquilaote duo la via pi^trita, altri coq gli Pigliar
ildi segueote^ castello a un giuQsero fur cortesemeate. Dove albergati

"

cv

Cortesemeate dico in appareoza, Ma tosto vi seatircootrario effetto; del castelbenivoleoza sigQor lor di6 ricetto; e cortesia, FiDgeudo " poila notte^ die sicuri senza uel letto; life'pigliar Timor dormiaa, che d'osservare Nd primalilascib, ria li fe' giurare Una costuma Che 1
.

en

Ma Prima

la bellicosadoQua, vo' seguir


9

che di costor pludica. Signor, ilRodaao e la Souna, Passb Drueuza^ d*uaa montagaa aprica. " venne a pi^ in oegra gonoa torreote uu Quivilungo Vide venire una femmina antica, Che stanca e lassaera di lunga via, di maleoconia. Ma via pihafilitta

VIGESIMO
CYU

143

Questah la vecchia che solea servire


Ai malaadria net
caveraoso

monte.

fe' venire La dove altagiasiizia " La dar lor morte il paladiao come. morire coote,
e

cbe timore ha di veccbia, Per le cagion cbe poivi saraa Gia mold di
va

per via

oscura

fosca,
.

Fuggeadoritrovar obi la coaosca


CVIU

Quivid'estrano cavalier sembianza L'ebbe Marfisa alFabito e alFarnese; " per ci6 noa com'avea usanza fuggi, akri ch'eran del paese; Fuggir dagli
Anzi
coQ

sicurezzae

con

baldanza

Si ferinoal guado, Tattese: e di loatiiQ

Al

guadodel torrente,ove trovoUa,


o

La veccbia le usci iacoatra


caEx

salutoUa.

cbe seco olir'aquell' pregb acqae ia groppa la portasse^ NelFaltra ripa cbe geaul fa da cbe nacque, Marfisa,
Poi la

Di la dal fiumicel seco


"

la trassej

aach'uQ pezzo qoq le spiacque, portarla la ritornasse, Fia ch'a miglior cammia Fuor d'uQ gran fango; senuero e al fia di quel Si videro airincontro uu cavaliero.

i44
II cavaliw
sa

CANTO
cs

gaemiu sella, Di lucide arme e di bei panni ornato, da uoa dobzella Verso ilfiume venia,
solo scadiero accompagnato. La doQoa ch'avea seco era assai bella.
un

ben

" da

Ma

poco grato, Tutta d'orgoglio e di "istidioplena ,


e

d'altiero sembiante

Del cavalierbea

che degna
can

la

mena.

un Pinabello,

de' conti magaozesi.

cavalierch'ellaavea seco; quel mesi Quel medesmo che dianzi a pochi Bradamante giu6Del cavo speco. cosi accesi, Queisospir, singulii quei che lo fe'gia Quel pianto cieco, quasi Tutto fu per coste^ ch'or seco avea, Che 1 negromaute allorgli ritenea. Ma

Era

poiche

fu levato di sul colle

Atlante^ E che pot6ciascuno ire ove voile, Per opra e per virtu di Bradatnaute;
disii facile Costei ch'alli e moUe
Di Pioabel sempre era stata innante, Si tomb a lui, et iu sua compaguia

L'incantato castel del vecchio

Da

un

castello ad

uu

altroor

se

ne

gia.

VIGESIMO
cxni

145
e

E si come

vezzosa

era

mal usa,

Quando vide la vecchia di NoQ si pot^tenere a bocca


Di
non

Marfisa
,

chiusa

la molteggiar

con a

beffe e risa. cui


doq

Marfisa

altiera, appresso

s'usa

si voglia in qual Sentirsi oltraggio guisa^ d'ira accesa Rispose alia doQzella,
era

Che di lei quella vecchia


CXIV

pia bella;

ch'al stio cavaliervolea

provallo^

Con patto di poitorre a lei la goDoa " il palafrea se da cavallo cb'avea, donna. Giltava il cavalierdi cli'era Pinabel cliefaria, fallo^ tacendo,
coo risponder lo scudo e Piglia

Di

Tarme Tasta
a e

non

asspnna:

il destrier gira, ira.

Poi vien Marfisa

ritrovar con
CXY

Marfisa incoDtra
E

una

gran lancia afierra^

nella vista a Pinabel


SI

Tarresla,
in terra,
testa.

storditolo ri versa
a

Che tarda un'ora

rilevarla

vincitricedella guerra, Marfisa, Fe' Et E

quella giovane la vesta, le fe*porre, ornamento ogn'altro


trarre
a

ne
Tom

fe'il tulto alia sua


JJL

vecchia

torre:
10

i46
E di

CANTO
cm

abito giovenile quel


se

volse

Che si vestissee
E fe'che 1

D*ornasse tutla;

si tolse, anco palafreno condutta. Che la giovane avea quivi lei si volse, Indi al preso cammin con Che quant' brutta, era jnii ornata, era piii strada Tre giorni se n'andar per lunga Seoza far cosa

oude

m*accada. parlar
cavalier trovaro,

cxm

11 quartogiorno un

Che veoia in frettagaloppando solo.


Se di saper cbi sia forse v'^ caro,

Dicovi ch'6

di Zerbia,

re

iigliuolo,
,

Di viriii e di bellezza raro esempio

Che
Di

se non

stesso
aver

rodea d'ira

di duolo

D'un

potuto far vendetta che gli avea gran cortesiainterdetta.


cxTin

Zerbino indarno per la selva corse


Dietro Ma
si a
a

suo quel

che

avea gli

fattooltraggio ;

tempo colui seppe via torse,

Si seppe nel Si il bosco


e

fuggir prender vantaggio,


si una

nebbia lo soccorse,

Ch'avea oflfuscato il mattulino Che di


man

raggio,

di Zerbin
e

si levb netto,

Fin che Tira

il furor gli uscl del petto.

VIGKSIMO
cnx

147

Non

pote, ancor

che Zerbio fosse irato,

il riso; Tecchia, Tener,vedeDdo quella ornato Ch^ gli parea dal giovenile viso; Troppo di verso il bratto aotiqao "t a Marfisa cbe le veDia a lato, Disse: guerrier, tu sei piend'ogni avviso, Che Ghe
di damigella
non

tal sorte

guidi
,

temi

trovar

dii
CKZ

te

la iavidi.

Avea la donna
Pub

dame

(sela crespa buccia piudella Sibilla, indicio)


una

E parea, cosi ornata,

bertaccia,

riso alcun vestilla; Quando per mover "t or piubrutta par, ehe si coruccia^ occhi Tira le sfavilla; " che dagli si fa maggiordispetto, Ch'a donna non

Che

o quando

vecchia

brutta le vien deiio.

cxn

Mosirb turbarse ribclitadonzella, si prese; come prenderne piacer h bella " rispose a Zerbin : mia donna sei cortese; che tu non Per Dio, via piii Per
,

Come Da Tu Per

ch'io creda che la


sente

tua
non

favella
scese:

che quel nou fingi


escusar

Tanimo
sua

conoscer

behade

la

tua

somma

viltade.

i48

CANTO
can

cavalier che questa E cliisaria quel


e si bella ritrovasse giovane nella foresta, Senza piii compagnia " che (Jifaria sua non si provasse? Si ben (disse teco s'assesta^ Zerbia)

Si

Che

saria mal ch'alcun


me non son

te

la levasse:

Et io per

cosi
stanne
cxxm

indiscreto,
pur lieto. far meco,

Che

te

ne

mai: privi

S'in ahro Di

conto

aver

vuoi

son quelch'io vaglio

per farti mostra; si cieco,

Mil per costei non

mi

lener

Che

solamenie
o

far

una voglia

giostra.

brulta

bella sia, reslisi teco:

Non

amicizia vostra. tanta vo'partir Ben vi seie accoppiati: io giurerei, Com'ella ^ bella, sei. tu gagliardo
cxxrr a Soggiunse

lui Marlisa: al tuo

dispetto
.

Di levarmi costei provar convienti

Non
Abbi

vo'

ch'un si leggiadro patir aspetto nol tenti. veduto,e guadagnar

a lei Zerbin: a ch*effetto so non Rispose si metta L'uom e si tormenti a periglio Per riporlarhe villoriapoi, una al vinto, Che giovi e al vincitore annoi.
,

15a

CANTO
cxxmn

Tomaodo

in sella lai la viaciirice ,

Disse ridendo: quesiat'appreseolo} la veggio e grata e bella, E piili

quanto

Taalo,ch'ellasia

piumi coalento. di quella^ Or lu in mio loco sei campion il vento, Ma la tua fe non se ne porti vada, tu non Che per sua guida e scorta
tua,

Come

hai promesso,ovunque

andar

I'aggrada.

urta Senza aspettar risposla

il destriero

Per la

e subito s'imbosca. foresta, Zerbin cbe la stimava un cavaliero^

Dice aliavecchia: fa'ch'iolo

cooosca*

"t ella non Onde


sa

tiene ascoso gli


e

il vero^

che lo 'ncende
man

che Tattosca:

II colpo fu di

d'una

Cbe t'ha fattovotar, Pel

donzella, la sella. disse,

cnx

suo

valor costei debitamente

e Usurpaa'cavalieri

scudo

lancia^

"

venuta

k pur dianzi d'Oriente

Per

di i paladin assaggiare

Fraacia.

Zerbin di questo tal vergogna seme, la guancia, di rossor Che non pur tinge
Ma Seco
resio

poco di

non

farsi rosso

ognipezzo

d'arme

ch'avea in dosso.

VIGESIMO
cxxn

f5i

Monta

e se cavallo,

stesso

rampogna

Che
Tra

noQ se

seppe

teaer
oe

strette

le cosce.

e agogna sorride^ Di stimolarlo e di piii dargli aogosce. Gli ricorda ch'andar seco bisogna : " Zerbia ch'ubligato si coaosce, vioto e slanco Uorecchie abbassa, come al Ganco. Destrierc'ha id bocca iifren gli sproni

ia vecchia

oime, Fortuna fella, sospirando:


cambio
k

Dicea,che

questo che

tu

fai?

Colei che fu sopra le belle bella, Ch'esser meco dovea,levata na'hai. Ti par ch'in luogo et in ristor di quella Si debba por cosiei ch'ora mi dai?
Stare in danao del
tutto tanto
Gzxzin

era

Che fare un

cambio

male, diseguale.
men

Golei che di bellezze e di virtuti


Doa Uoqtia

ebbe,e
e

noa

Sommessa

rotta

tra

mai pare, acuti scogli gli


avra

Hai data ai

del mare; et agli augei pesci E costei che dovria gia aver pasciuti hai tolta a preservare Sotterra i vermi, che non dovevi, Dieci o venti anai piii Per dar

pii!i peso ^li mie'affaoni grevi.

rSa

CANTO
CXXXIT

Zerbia In

cosi

ne parlava;

men

tristo parea

e in parole

sembianti
suo

esser

Di questo nuovo Che della donna La

che

acquisto^ avea. perduto

s\ odioso

vislo che non avesse aucor vecchia, ch'ora dice^^ Mai pin Zerbia, per quel

S'avvide esser
Le

colui di che notizia

diede

gikIsabelladi Galizia.
Gxxxy

Se '1vi ricorda Gostei Dove

ch'avete udlto^ quel dalla spelonca ne veniva,


d'amor

che Isabella,

ferilo

Zerbino

avea, fu molti di

captiva.

Piu volte ella le avea Come E


come

gia riferito

lasciassela paterna
rotta

iu

mar

riva; dalla procella,

Si sal vasse

di Rocella. alia spiaggia


CXXXTt

E si spesso Le
avea

di dipinto
visD
e

Zerbino

il bel

le fattezze conte,'

Ch'ora udendol Gli occhi Vide


Fu
esser

e pii vicino parlare, nella fronte, meglio alzandogli

quel per

cni sempreimeschino del


cavo

d' Isabella il cor


non

monle;

Che di
Che

veder lui

piusi lagnava,

d' esser

fatu ai malanclrini'sehrava.

VIGBSIMO
COBXTtl

iSS

dando a lieparole udienta^ veccbia, duol Zerbino versa Che con sdegno e coq S'avvede ben ch'egli ba falsacredenza La
^

Che sia Isabellain


" bea ch'elladel
non

mar

rotta

sommersa:

certo

abbta scieDza
,

rallegrar, pur la perversa gli Quel che far lietolo potria, lace, " sol gli che gli dice quel dispiace.
Per

lo

dQcwm

Odi

ta

disse elU), ta (gli

cbe sei
e
: sprezzi

Cotanto aider che s\ mi schemi Se

che nuova ho di costei sapessi mi farestivezzi: Che moria piangi, torrei Ma piu tosio che dirtelo, Che mi strozzassi o fessiio mille pezzi; Dove, s'eriver me piii mansueto,
Forse aperto I'avrei questo
secreto.

Come

il mastin che

con

furor s'avventa

Addosso al Che
O

kdro, ad acchetarsi^presto,
o

o pane quello

caoio gli appresenta ^

che fa incan^o appropriato a qnesto:


tosto

Cosi

Zerbino umil diventa ,

" vien bramoso

di sapere il resto, Ch^ la veechia gli cbe di qaella, accenna


morta sa gli piaoge,

Che

dir novella.

i54
" voltoa leicon
,

CANTO

faccia, piupiacevol La supplied la prega, la scoDgiura Per gli taccia uomiDi, gli per Dio, che qoq o buona o ria Ventura. Quanto ne sappia, Gosa noQ udirai che pro ti faccia, Disse la vecchia pertipace e dura : Non h Isabella, come credi, morta;
Ma viva

ch'a'morti invidiaporta. si,

!^capitata in questi gioroi pochi Che DOD n udisti, da piudi veoti: In man Si che, in man tua ritoroi, aoco qualora
Ye'se sperar di
corre

ilfior convienti. adorui


se

Ah vecchia
La
tua

come maladetta,

e menzogua!
man

tu

sai pur

meoti.

Se ben in

di veuti elFera stata,

Nod

Taveaalcua

perbmai

violala.

Dose

FaVea veduta domaudoUe

tna nulla n'invola; e qdaodo; Zerbino4 voile Ch^ la vecchia oslinatapiunon

ii'badetto, quel aggtungere parola. Prima Zerbiu le feca un parlar moUe; la gola Poi minaccioUe 4i tagliar A
:

Ma Ch6

tutto
non

id

van

cib che minaccia

prega;

la bratu pOb far parlar

Strega.

YIGESIMO
cxuu

i55

riposo Zerbin, gli giovb poicbe 'Iparlar poco; Per quel ch'Qdito avea, tanto geloso, Cbe DOQ trovava il cor oel peito loco; D' Isabella trovar si disioso,
Cbe saria per vederla ito oel foco: Ma Don poteva andar piu cbe volesse

airuitiinoid Lascib la liogoa

Colei, poicb'a Marfisa lo promesse.


cniy

e strano calle, quindi per soliDgo fu Zerbio condotto: Dove a lei piacqae, Ne per o poggiar moDte o sceoder valle, ia facciao si fer motto. Mai si guardaro Ma poicb'al mezzodi volse le spalle

11 vago Da
UD

fu sol,

il lor sileDzio rotio


scoDtraro.

cavalier cbe Del cammia

Quel cbe

segui neiraltro Canto h chiaro.

i58

CANTO
a

La fede unqua
O duta
a uq

noa

debbe

esser

corrotta

o data ioaieme a mllle; lolo, in una grotta, E cosi ia una selva, Lontan dalle cittadie dalle ville, ia frotta Gome diciao4a tribapali, di scritti Di testimoQ, e di postiile, SeDza giurare, o segDO altro piii espresso,

Basti

una

volta che s'abbia promesso.


m

si debbe servar come Quella servb, Zerbiao: ilcavalier Id ogp) impresa, " qnivi dimostrp cbe coiUP a ebbe" dal proprio cammino, Quando si tolse la qual Per aodar con coaiei, gViQcrebbe,

Gome

il morbo s'avtesse

si vicino,

istessa O pur la morte potea , ; ma che promesso Piu cbe 1 disioy quel
nr

avea.

Dissi di La
sua

cbe di lui,
lanto

vederla al
cor

solto

condotta

gli preme,
le fa mouoj

Gbe n'arrabbia di
"
vanno

duel,ne

mud

tacilurniinsieme:

Dissi cbe

sileozio rotto, poifa quel il sol mostro le


ruote

Gh'al moudo Da
uu

estreme,

cavalieroavveuturoso
del cammio

errante,

Gbe ^Q mezzo

lor si fe'innante.

VIGESIMOPRIMO
t

159
il cavaliero,

La Gh'era

vecchia cbe coDobbe


nomato

Ermonide

d'OlaQda,

ba nello scudo nero iosegna Auraversata una baoda, vermiglia sembiaote ahiero^ Posto Torgoglio e quel Umilmente a Zerbia si raccomanda, ch'esso promise ricorda quel E gli la mise; ch'in sua man Alia guerriera Cbe per
'VI

Percb^ di lei oimico cbe Era ilguerrier Ucciso ad


E E
un

di

sua

geute

contra

lor venia:

essa

avea

il padre innocente,

cbe solo al mondo fratello volta far del

avia;

tutta

rimanente^

iltraditordisia. aliri, degli Fin cb'allaguardia tua, donna,mi senti vo' cbe tu paventi. non Zerbin), (Dicea Gome
m

Gome
In

pill presso ilcavaliersi specchia facciacbe si in odio gli era, quella


meco

O di combatter

t'apparecchia,
e

Grido
O

con

voce

minacciosa

fiera,
pera

lasciala difesa della


man

vecchia,
.

Ghe di mia

secondo il merto

Se combatti per lei rimarrai mono; al torto. Ghe cosi awiene a cbi s^appiglia

ido

CANTO
mi

Z^rbin

cortesemeate

a e

lui rispoode^ mala sorle,

Che
"t
a

k desir di gli

bassa

cavalleria noa

corrisponde
UDa

Gbe cercbi dare ad

donna

morte:

si nasconde; non Se pur combatter vuol, Ma cbe primaconsidcri ch'importe

com' era egb\gentile, cavalier, nel sangue femminile. Voglia por man Gb'an
in vano; disse e piii parole Qaestegli al fin venire a fatti. " fa bisogno Poi cbe preso a bastanza ebbon del piano, ratti. Tornarsi incontra a tutta briglia i razzi fuor di mano, Non van si presti Ch'al tempo son delle allegrezze tratti,

Gome Ad

andaron veloci i duo destrieri


.

incontrare insieme i cavalieri


X

d'OIadda segno basso, Gbe per passare il deslro fianco attese: Ma la sua debol lancia andb in fracasso,
Ermonide " poco ilcavab'er di Scozia offese. Tallro colpo Non fu gia e casso; vano
e Buppe lo scudo,

si la spalla prese,

Ghe la forb dalFuno alFaltro lato,


"

riversarfe'"rmonide

sul prato

"

VIOESIMOPftlMO
XI

i"i

ZerbiD che si peQ06d'averib ueciso^


"

Di
"

soese vioto, pieta

io

terra

prtsto^

viso; E qael dal aontio desto, come gaerrier, Zerbioo fiso; Senza pariar guardb m'^ %\knx^sto " poigli diase: qob cb' ai sembiaoti Gh'io mt da 4e abb^ttutoy Moflri esser lior de' eavalieri ^rranti;
xn

levb Felmo dallo smorto

daol che ^eA"" per dagioae bcD nlii D'uDa feonwoa perfida m'awieDe, Ma

catnpione, Gh^ troppo al too vialor"st (fiscoavieoe; " quando la cagione tU'Sapesai di costei.niritoeiie^ Gh'a vettdicaimd iafianno or che rimembbassl, Avresti^ ogn' fattoa me danno.D'aver^ per oampar lei,
a/d come
ta
"

A culni^

sia

xni

se

bastaiftza avrb spirloia

Del petto,

Gh'io il posss^ dir (ma del oonirario Io ti faro veder ch'in ogoi effetto
k coiceipiuch'io Scelera(a
estrbmo.

temo)^

Io ebbi

on gia

fratel che

giovinetto

D'Olaoda

si parti, d'oode noi semo;

E si fece d'ElracIio cavaliero, Gh'allor


tenea

de' Greci ilsommo

impero.

ifiu

:Gti^TQvf
mr

Quividivwnd imribseoo ^ iraielloi


D'un
cort$a6

\
.^
.

baron 4i

CQrtO;, qbelia

Che Dei codGa di $eiriatii?4li bqttint^llo


Di sito an^DQ.e.di

Nomossi

bikir"glia"""pti9tj Argeo colui di xb^i" fiiyeUo^


'

Di questainiqtia femnbiaa "Moaai4e^" i La

!"""
"
..

cbe p^iab U dagoe ! sly egU^amb quale Gi'a un uom si cooveiiia, oome lut^ degn^^I/*.
\r

oboibglaar pikTokplnle d'mmr^y Quando ratriunno ^ piikptiYq costei ^


Ghe 1 freddo t^nto^ anbori
ne

Ma

"

"pa^iiaLj " " le soffi"a dioan^ alsud iiirarc;! (jc,/ I Verso il marito ;aabgib toisteTi^a^ ^ " Ghe fissoqnakhe umpo ebbe "ei cbw) " volae ogtsipeosiero/ogDi disio ^ U acqnisur mio^ { per amaiite^ il firatpi
"
-

'"

"

'

"

Ma

nh'A

rniatiiM* ^do all' '"*'/" imptto


y
^

L'Acrocerauno lol' iuiliibaco dome


N^
sta

'

[ '
""
"

"

'
r

si duro idcdniFa

Borea'il'ptiuy
=
' "

Ghe rinnovaco ha

cK oen^b ^hiDmey pijk

Ghe^ quanta apparfuor'dello acogiiaialpmb^ Tauto sotterra baleradici^^come' II mio fratello a' priegbi di oostei,
i
'

'

^ido di tnttii tizi tufandi: e rei.

VIGeStMOPRIMO

63

Or,
Che
Fa

come

avvkpe

:a an

avd{u" o"!m}i"r

cerca
ID

Molto Dove
(

d U rurolra.spesfQy briga ilmio "^1 (mW^ una iinpre"a al xMtsfel (kl ^qo cooopagiio 4ppre9fiQ"
-

imiir. aenza
qoq

iayU0 a$pet(ar

foss^o Solea,
" dentro
Tanto
a

fi)AS9 coQ .Arg^o

"6$0.^

fermoMo quel. per riposar


'

i;
ii

cheidel^uo mal iib^rofoim.


X"V11I

-^

Mentre Gh'in
Tosto

si gia^a, coDveoiie -egU "quivi aodasse Argeo. certa sua biisogaa


a teatar qQ^atfta"QCftata

veooe

II mio Ma

fratello, Qt a

-lua usaiua

feo;
.

fedel noa quel

oltrepii!i sostenue
fade

Avere

ai fiancbi uo.stimolo si reo;


sertar siia
a

Elesse, per
Di mold

pieuo,

mai

cbe gK parit^e mtao. iqubl

eli$gger ^i flarve qoesto:X lAirin^iebesza Las"$ard'Ai*geo aiHlqua \ tfidiair cbe uou sia maufeMo 8)^, Liiigi il sabin0nMi"llaienunioa iajqba. Mai piii Ben chbidttrogUiibasei era oMsto pii!i Che satisfare a queUa i?og^ia obliqtta^ O ch'accusar la oiogUe al suotsignore.
"

TfaiiDQlu mal

"

Da cui iu amataia

del propria core. paif

i"6

CANTO

En

rdn

saba

dt pieta

nuovo.

idepso
y
"

Infermo

et airusansa I'ahro,

amicb:

rit"gao Contra U compagoo nimico. faitogli Dunque Filandro di ul mrte iodegiio/ CDeiriofeliee ti dioo/ gioveoe Gosi avea nome) noii wffrebdo 11 pMb Di si fierabattaglia^ restb pneao*
poco
v

mio Si ch*ebbe il fratel

NoQ
II mio

ini oonduca a ule a Dioche ptaccia forbre e il tno demertOy giusto DiuEii sia mioidiale
tu

cbe disse Atigeo) (Gil


Di
te

ch'amaTa:

me

amivi

deno^

Ben che nel fin me Pur

riiiai mofitratp male:

fare aperto a to tie il mobdo voglto Che, come fai nel i^npo deiramore, Gosi neU'odio son di te migliore*
xxfm

Per altromodo

Ghe le mie Gosi

man

iltao "itio, pUnirb piunel tuo Mngofe porre" eavallo

fece sul dicendo,


nna

Di verdi rami "


morto quasi

bara eomporre,

in

riportallo quelia
una

Dentro al caatello m Dove

cbiusa torre,

in perpetoo per

punizione
a

Condannb rinooceme

star

prigiooe.

"""

CAWTO
mn

No,
Che
noQ

DO, diise
come sia,

Filaodro y

z^vet
vera

mat

jpene

tnU miol,

fede,

ognidebito mi avvieoe $1 dura mercede, Gh'io ne riporti cbe bene; " di me creda 11 mondo men Basta che ionanti a qael cbe 1 tutto vede^
E
mt

Se ben contra

pu6 ristorardi

grazia eterna,

Ghiara la mia imioceneia si disceraa.

Se

noQ

basta

mi ch'Argeo

tenga preso^

Tolgamiancor
Forse
doq

aoiosa viki" (fuesia

mi fia il premioin ct^lcoatesa

Delia buona opra , Forse egli, che da

quipoco gradiu.
me

si chiama

ofieao,

aoima partita^ Quando sara quest' S'avvedra poid'avermi faltolorto, " piangera ilfedcl compagno morto.
xmv

voltela s^cciata donna piii Tenta Filandro, e lorna senza frutfto; Ma il cieco suo desir, che noa assonna
Goal Del sceleratoamor Gercando
va

tra^r

QODstrutto,

dentro ch'alla pii!k gpona


ne

Suoi vizi antiqui e , Mille

discorreil tvtto
in altro nlodo,

"i d'udo pensier

ilcbiodo* Prima che fermi In aloun d'essi

VIGBSIMQPRmo

i"9

Come

prima"eicea^ Qella"prJgioae;
'

Di che il mifijer Fibindroie apera

crade

Che costei pihooa Ecco

^dGraione,. g)i,abbia diede ai inal propiua, fortufcM, male

A questascdier^ta occaaioQ9 Di metier fia coq memorabil

Al

sao

irrisiokiale. cieoo appetito maritQ


'
*

uimLeiziaaveaal Aotiqua
Goa
ttQ

baron,detto Moralido'il Belk",^


v'esMndo

Argeo, spesao eca ardalo Di correr e sin dentro a1 castello; solo^ Ma s'Argeo lo 'nvito, noa teoea V'era, N^ s'acoostavaa diecimiglia a qdello. iddor cbe ci veoiiase, Or, per poter.lo
Che, HOD
D'ire in, Gen^alem per vptot diaae.

Diaie d'atidare; e panoai ch^ogQiioo

vede,e fa di ci6 sparger k gridi: N^ il suo peofiier, fbor che la moglie, aUmno
LfO
^

PuQU3 sapar, ch^ sol di leisi fida. Toroa poiml casi^lo aU'aer brano^
N^
"

mai,se
COQ

iu"a

la noue,

s'aonida*:

Senza

alnaovo idbov^^ ipsegne, vederloalcQD, aempreesoe fuore/


mutate

1^

"AWTO

Se

ne

va

ttt

t^Mta'6 in

qoellaparMMtando,

al sap oastelfco iotoMo^ volteggiando ?"ldr ae credulo Moraddo Par per' Volesse far, ritorao* come aolea, Stava iidi tatto alla^4"retta;'" quando' Nella marina vedea ascoao il gtorfao, E
.

Yenia al casiello,ie per naaeoae


LfO

porte

dentrol'ififedel oonaorte. togliea

ftior die riniqoa ciaseoD^ mofglie^ Gbe molte tiiiglia' ArgeolootdD si trovev il tempo Doftqae

Grede

ellaai toglit) o[^)ortoiio


con

Ai frateimio Ha di Uq

va

malizie nove. le soe

"a uitte lagrime,

nembo

che

TOgUe, ocdri al aeo le plove. dagli


trovare

Dove

diced9 potc2",
totto

aiato,
da

,
'

Che in

roiK)r mno-ttpo
'ftt

pdrdotb^?

" col mio

del qu^'

mio marito ittsieme?^

II qaal se fd^e

temer^i. qMi q"ii) aai se leme, Tu'"Dikosci Morando'/e Qaando Arge" noif di eeote, oomiQi e.Dei. or mioacciaiido, or extreme pregandi),' Questi
Prove

fa tutuivia,^b aleun de^miei


ooq

Lascia dm

ccyMaroiQi; per
so

vc3itnA

'

A'suoi

n^ disiiy

aisarmu s')o potrb

yiaESIMOPBlMO
xu

171

Or c'bajht^ao il pardr del E ch'al ritorao Ha


avuta
non

iiiio^$oi|8orte^
oone
^
'

si presto, ftaiiSL

d'oatratindU m|a iirdir


sonaa 9

Seoza aUra Gb^


se 01

aebz^aitrb{ireiei^v

fosse il mio

si^or pei^sorM,

NoQisol
Ma
noQ

Doo

avria aadsda dl fiir questo,

Dio,dcm^ b qaesto niafo* a.tre miglia D'appressarsi


E

si terriaaocor, per

che gliper messi ba ricereatDi, quel Oggi me rha riohiestoa ftonte a firoote;
"
cod

tai modi, die gran dubbio k

ttato

Dello av?eoirmi

disoaore

et onte

dolce gU bo Ustto^ parlar E Goto le mie voglie aliesuft pronte, di quel a fbrza, smo Saria, rapa"M, Cbe spera aver per mie parole in pace.
se
QOQ

cbe

Promesso

bo, dob gli

gia per osserraiuli,


'

Gb^ fatto per limor nullo % il oontDatMy Ma la mia iatenzion iupervtetargli ,

Quel cbe
II caso
k

per fbrza avTebbe

aUora fatto^

qui:
ouor

tu

sol

pooiriiAedtargli}

ahrimeoti sar^ tratta, E di quel del mio Argeo, cbe gikm'bac detto Aver
o

Del mio

tanto^o

cbe piil

1 a; petto ptoprio^

i7t

CANTO
ZUT

E Gh'iQ Ma

ae

questo mi

io dtrb dunqcie niegfai,

te QOD

sia U fe di che ti tinti;

che fa sol per cnidelUiy qaalanqae i miei supfdici Volta hai apreziatt pianti; akaa d'Argeo, rispetio qoanUioqiie M'bai questoscodo ogn'ora opposto innaiiti. Saria state tra ooi la oosa occulta;
per

NoQ

Ma

di

quiaperta infamia mi

risaha

tale (disse Filandro) a me, per Argeomio disposto. Prologo che tu vooi, Narrami par quel ch^,qoale

Noo si convien

di sen^re Sempre(iii, " ben ch'a A lui noa


Per lui son
torto

essere

ho proposto;

hb

male, riporti questopeccato imposto.


ne

io

proDto aiidareanco aliamorte, ilmoado e la mia sorte. " siami contra che io voglio Rispose Tempia: Golui che 1 NoQ
temer. te ne nostro

ta

qpeoga

disonor procara. ch'alcan mal di ci6 t'avvenga;


mostrerb la via sicura*
me

Gh*io Debbe

a egli

tornar notte

come

rivenga

SuU'ora

piii scara; E fatto un segno di cb'io Tbo awertitOy che non sia sentito. Io I'bo a tor deatro,
terza

la

VIGESIMOPBIMO
xMJm

179

te ooQ
camera

primaaspettarme graverk
mia dore
non

Nella
Tanto "

laca
,

ohe

faccia Farme, gli dnpogliar

nudo in man te k" cofidaca. quasi Gosi la mogUe coadacesse parme U suo marito aliatremenda buca; Se per drittocostei moglie 8*appella, ioferoalcradele Piu che fttria
XLTBI e

fefia
.

Poi che la none Fuor "


trasse

acelerata venae

ilmio fratel con

I'arm^ in mano;

nelFoscura camera
toraaaae
era

lo tenne.

Fin cbe

il miser castellano.

iltutto avvenne, dato, del mal va raro in vano; Che 1 consiglio Gosi Filandro il bnbno Argeopercosse^ Morando'irose* Ghe $i pensb che quel G"me ordine
xut

'

Gon

esso non

on

il capo colpo

fe^e

il coiBo;^

Gh'elmo
Pervenne

vi fiiriparo. e non v'cra, senza Ai^eoy pur dare un croUd,

Delia misera vita al fine amaro;


" tal Tnccise^ cbe mai
non

pensollo,

N^ mai I'avriacreduto: "^ Ciaso raro! Gh^ cercando fece att'amieo giovar, sif fa al nimicio. non peggio

Quel di

cbe

..174
Poscia

-.-OAlfflfO-/

Reode

cb'ArgirprPOfi giacque^ iqep0""rato la: Gabrio^ ilimo ivate) apada: '.


cbe nEacqtie di 0("at"tt^

Gabrina h Ji qobq^

Sol per tradire. QgnuQ cbe 1 verfiq a Ella,

^bQ.m

roeo

k.cada.
^

^"))L'(("ra tao^^e,,.!

Vuol cbe Filaiidr"^ vada ^^rivedd^QO Col lume ip iQaooJlmontp^ E


iS reoj ood'^gli U atu) a^fDjpagQQ dimoaitra gli Arged.
.

mioaccia ppi^ji^ i/; gli Aoa "Hi8Obt0; ; Airanv?rp$o.$po lui^;df)aire^ Di palesare ! :)1. a tatt^ qiifslU iir" gmte flQiKt?|i4i*" *;D(?A ftMp, Quel cb*egU,ba |*iil" jf ?
.
.

":"-:: lofar^..]^ittippcqwff"fPJfr:.I
"

:^"

"..-

io

" i Come^^"^j^iRP(^,j^w^H""r.#at)rire;
'

U fama ! Ji : i^ : ricQrd" ^^ ^^ffLzaif gli Non de', h ^^W ^ilpppo^ma.,; ^ s^,h^^


:

"

pbe d^l "qv" ier|?(^ f aCQpi^^! FilandrOy.poi: Quasi}\ pi;imQ persia^fe. fuilprj^
: ,t

D'uccider questa,eifi^U9:^(^.pQt0cr.ia forse*; ^ E se DOQ cbe m^e ww"lb(Si"M^ ^ M ,' i ^


'

Si ritrovb

;/1 5 rag^on so"jc9rse')V (pbe |ji


/

r m :

NoQ

si trovaodo. ^(tr"r"ukr' Anne


a

Jo

maoo^
'

"

Goi deati U striiQoata'^ibraQO

braoo.

'

rj6
E jid poitb

'^

X-AH'T'O
tm
' it Mi"" coikifHigiiOy liisd
'

Qdr

Gbe cosisGtocctBncetipdw) aved;


Per far ocm D'ana
sua

grm

boih

giladdgno 'eiufrio

"d'tma M^ea. eradei, Progoe " M la fed" c il giunmeoto^ magiio ky riieAea " doro freno, non Gome al sicuro fb,mortal avrebbe; Ma, qoaolo pikii puote, id odio Tbbbe.
^

um

rider rnai' Noo Jbi dt iiidr id :qiia visto; Tatte

mitote} eraiio ieatte|Mirok osciaa dal peno triMO ; ^ git Sempre sospir Et era diye0mo:im:biiQrvb:()itekd, Pbi "}he U JMdre Dcotte " ii sacro Egiilo,

E che r ultrici Fjuim^fkbe mbleite : E


senza

^
-

mai ceanr^ Uttiiar"fl9isit

lectoil filse. ^sh^inferrao fl[l Questadolor^


LTV

mentrlce ohe st p^xm qiiQsia! Quanio a queaD'akra-^ab po"o sia^^afa^


'

Or

Muta In N^

la fiamma^^'d'abiare imed^ii,
et

in iraardimte odio,
meno

arrabfaiata':
'

^ cootrai al mio fratello a^cenaa^

'^ Argeola iieelerata; E dispone tra selevar dal tnondo, '' G)me il primomatifb/aaca il seboAdci.

Che fosse oostra

VIGESIMOPRIMO
ux

^^^

Un

medico

trovb
atto
a

d'iogaDQi pieno,
sirnil uopo,

Sufiicienteet

Che sapea meglio accider di veneno, Che risanar grinfermi di silopo; E cbe meno gli promesse iaaanzi piii che domaDdb, dooargli, Di quel dopo Ch'avesse Levatole
con

mortifero

liqnore
sigoore.

occbi dagli

il suo
Vfi

Gia
VeDia

vck

mia presenza
in
mano

d'allre pi"persone il vecchio

col tosco

ingiusto^

Dicendo Da Ma

ch'era boona

pozione
iatenzfone,
turbasse il gusto,

ritornare il mio fratel robusto.

Gabrina^connuova
ne

Pria che rinfermo

Per torsi il consapevole d*appresso,

O per
La

noQ

ch'avea dargli quel


VKk

promesso,

man

La

tazza

Dicendo: Ch'io

a punto dava gli prese, quando dove il tosco era celato, h se '1ti grava iogiastamente

tema

esser Voglio Tu noD n^ dia, gli

per costui c'ho tanto amato. che bevanda prava certa


succo

avvelenato,
"

per questo mi par che '1 beveraggio

NoQ

abbi gli

dar,se

non

ne

fai ta il saggfo.

178
Gome

CANTO
Lin

che rimaDesse, sigoor^ peosi,

II miser vecchio conturbato allora? brevita del tempo si I'oppresse, fora: Che pensar non pote che meglio elesse sospetto, Pur,per non dar maggior dimora ; II calicegQstar senza
La

tal fede^ una segaeodo Tiafermo, diede" che si gli Tutto il resto piglib

Gome

che sparvier
e

Del

grifagno piede
trame

Tenga la starna

sia per

pasto^

Dal can, che si teoea

fido compagno^

h sopraggiunto e guasto; iDgordameute al rio guadagoo, Gosi il medico iDtento ebbe contrasto. DoDde sperava aiuto, raro! aodacia esempio Odi di somma

"

cosi

avvenga

ciascun altro avaro.

Foroito questo,il vecchio s^era messo, Per ritornare aliasua stanza, in via,
El Ghe
usar

medicina qnalche

appresso,

lo salvassedalla peste ria;

Ma

da Gabrina
non

non

fu gli

concesso,

Dicendo Ghe 1
11 suo

voler ch' andasse pria


nello stomaco

succo

digesto
"

valor facessemanifesto

VIGESIMOPRIMO
Lxy

179

far di premiooflferta, noo De val^ Pregar Che lo voglia laaciar partire. qoindi

II disperato, pot cfaevede La


morte

ceita

sna^ n^ la poter faggire,


} aperta

Ai drcoDStaoti fa la cosa

Ne la seppe costei troppo coprire. " cosi quel akri spesso^ che face agli

Quelbudn
"

medico al fin fece


LIYl

se

siesso:

con segQitb

Faluia

ch'era quella
innanzi.

Gi^ del tnio iratecammioata Noi circostanticbe la cosa Del veccbio

vera

udimmo^ che

fe'pochi avanzi, fera,

Pigliammo questaabomioevol
Piiicradel di E la serramino
in qualunque ia teoebroso

selva stanzi;

loco,

Per condannarla al meritato fuoco.


Lxyn

voleva Ermonide disse, e pii!i Questo com'ella di prigion levossi; Seguir, Ma il dolor dellapiaga si Taggreya, Che Iq nelFerbe pallido duo
una

riversossi.
seco

tamo

che scudier,
avean

aveva,
: grossi

Fatto

bara

di rami

ErmoDide

si fece in

quella porre

Ch'iDdi altrimente dod

si potea torre"

i8o

CANTO
utnt

Zepbia col cavalierfece saa Che

scusa

fattooffesa; gFincrescea d^avergli Ma, come s'usa, pur tra cavalieri Golei che
venia sua seco avea

difesa :

Gh'altrimente Perche

fe saria confusa;
sua.

ia quando
a sua

Tavea guardia

presa,

Promesse

possanza di salvarla

Goutra ognun
"

che veoisse a disiurbarla


.

LUX

s'ia altropotea gratificargli,

voglia. il cavalier, che ricordargli Rispose Sol vuol che da Gabrina si discioglia

aliasua Proatissimo oflferiasi

maccbinargli, Di ch'esso indarno poisi penta e doglia. occhi bassi; Gabrina tenne sempre gli al vero dassi. Perche uoQ ben risposta
Prima
cosa
a

ch'ellaabbia

Gon la vecchia Zerbin Al


E

partisse quindi

gik promesso
tra
se

debito

tutto

ildi la

viaggio; maledisse,

Ghe far gli fece a


"t
or

che

barone oltraggio" quel disse ne pelgran mal che gli

Ghi lo sapea, di leiTu instrutto e saggio, Se primaI'avea a noia e a dispiacere, Or Todia s) che
non

la

pub vedere

"

YIGESIMOPRIMO
una

i"i

Ella che di Zerbin N^


iQ

mala
a

Un'oDcia

pieno, volonta vuole esser vinta, lui non ne riporta meno:


sa a

Fodio

La tien di quarta,e la rifadi quinta. di veneno, Nel cor era gonfiata E nel viso altrimeote era

Dunque nella concordia


Tenean

dipiota ch'io vi dico,


.

lor via per

mezzo
Lxxn

ilbosco aQtico.

il sol verso la sera, Ecco,volgendo Udiron gridi e e strepiti percosse,

fiera Che facean segno di battaglia Che, quanto era il rnmor, vicina fosse.

Zerbino, per
Verso il rumore

veder la

cosa

ch'era,
:

in gran frettasi mosse

N^ fa Gabrina lenta a Di

seguitarlo. airaltro Canto io parlo. ch'avvenne^ quel

i84
Ella Da chi
era

CANTO
n

e come talej

pub

io me,

npn

Per questo io doq oscuro D'uoa e d'uD'altrach*abbia il cor

fummi imposto il vero. preterisco summi onor gli sincero.

Quel cbe

Dummi] Diede a'Giadei non nocque a Gianni oa Piero; Ne d'Ipermestra h la fama men bella,
suo

1 Maestro
y

per treata

Se ben di

tame

era inique
Ill

sorella.

Per

una

che biasmar cantando

ardisco^

(Che I'ordinataistoriacosi vuole)


Lodarne " Ma
cento

incootra rn'oflferisco,

far lor virtii chiara

tornando al lavor

piu cb? 1 sole. cbe vario ordisco^


n

Gh'a

mold, lor mercd, grato esser suole,


,

Del cavalierdi Scozia io vi dicea

Gh'un

alto grido appresso udito


IT

avea.

Fra dae montagne entro Onde uscia il grido, e non Cbe


dove giunse
un

in

un

stretto

calle
'

fa moko

innante,

in

una

cbiasa valle davante*

Si vide

cavaliermorto

prima dar le spalle in Levante A Francia voglio, e girmene Tanto cb'io trovi Aslolfo paladiao,
Cbi sia dirb; roa

Che per Ponaote

avea

preso ilcammioo.

VIGESIMOSECONDO
T

i8"

nella cittk cradele, lo lo lasciai Oode


Avea

col

saoQ

del formidaUl

conio

cacciato il popolo ioiedele,

"

graa

loltosr dMotbrno, periglio

"t a' cotnpagQi fintoalzar le " dal litofuggir coq grave

vele^

'

scornoi

di lui, dico che prese Or, segueodo La via d'Armeaia, e usci di quel paeBci*
.

"1

"

in giorni dopo alqnaati

Natalia

e Trovossi,

ioverso Bdrsia il cammia la


sua

tdoat;
'

Onde, coDtiauando
iDiqua dal
mare,

via
se ne

ia Tracia

vemie.
'.

LuDgo
"
come

il Danubio
avesse
e

audo per

rUngaria;

il sqo

destrier le peane,. :
.

! passo in meoo Di venti giorni, e la Frtinconia e ilReno.*


i

I Moravi

i Boemi

ra

Per la aelva d'Ardenaa

in

Aquisgrana
'

Giunse

in Brabante, eia Fiaodra alfias^imbarca.

L'aura che soffia verso


La

Trajnootana^

vela ia
mezzo

Ch'a Vede
Salta

ia su la prora carca, guisa Astolfo noo lootana" giorno


^

Id ghil terra

bve nel lito varcav

'

e io acavallo,

tal modo
ancora

lo ponge,

Cb*a Loiidra

sera queUa

^iange.

i8"

CANTO
ym

Quivisentendo poicbe
Gia mold mesi ionaiizi era
E che di
nuovo

1 vecchio Oitone
in

Parigi
,

ognibarone qaasi Avea imitalo i saoi degni vestigt; D'aadar subito ia Francia si dispone: E cosi torna al porto di Tamigi,
Onde
con

le vele alteoscendo

fuora^

Verso Galesdo fe'drizzar la prora.


nc

Un

ventolin che

avea Fereiido,

all'orza leggermente adescato illegno aH'onda,

e si rinforza ; A poco a poco cresce Poi vien A^ cb'al noccbier ne soprabbonda*

voltila poppa alfinee forza; gli sotto la sponda. Se non, gli caccera tien drittoil legno Per la schena del mar " "i cammin diverse al suo disegno Che
,
.

Or
Di

corre

or destra,

sinistramano,

dove fortuna spinge, qui^ di Ut, E piglia terra alfinpresso a Roano: E come primaildolce Hto atiioge, Fa rimetter la sellaa Rabicano^ si cinge'; E tutto s'arma,e la spada Prende il cammmo', Che
et

ha

seco

corno quel

che val piii gli

milie uomini intomo*

VIGESIMDSECONDO
n

167

E
A

travorsandouaa foresta, giaase, pi^d'lm coUe ad una cblarafimte,


moatoa

Neirora cbe 1

di pascer resta^

Chiaso io capaona o sotto aa ca?o moate; E dal gran caldo e dalia sete iafesta

YiDto^si trasae Felmo dalia frome: spesse froode, Legb il destriertra le piii oode. E poivenoe per bere alia fresche
xn

Non Ch'uQ Sbaca

area

messo

aocor

le labbra in
ascoso

moUe,

che v'era vilianel


faor d'ana

e macdiia, ne va coa

ap[Mresso^ ildestriertelle,
esso.

e se Sopravi sale,

Astolfo il rumor

sente, e 1 capo estolle; E poiche 1 daono sao vede al espresso,

Lascia la fonte, e sazio sensa

Gli

va

dietro correndo
xm

bere, a.piii potere.


a

Quel ladro hod


Gh^

si stende

tatto

corso,

si saria di botto: dileguato il morso, Ma or leptando or raccogliendo Se ne va di galc^po trotto. e di:buon Escon del bosdo dopo ah gran discorsof

E Funo dove Lfa,

si hi ridotto raltro.alfin tanti nobili baroni


,

Eran

senza

che prigioni. prigion piii

i88

CANTO
nf

si caccia Deotro 11pdhgio ilyillanel

adegoa*; Forza h ch'Astolfo, il qual lo scudo impacda, lo segda. L'eloio e Takre arme^ di lontaii trac^ia Pur giuDge e tutta quella anch'egli, Che tin quiavea seg'uita si dilegua^ , Gh^ piuD^ Rabican n^ 1 ladro vede il piede: " gira e indarno afirelta occhi, gli
Con

queldestrierche

i veoti al corm

il {^ede^ AflGretta ceroando in e va E le logge e le camera

Tano

Ma
Di

per
sua

trovare

sale; ilperfido villano,


e

le

nulla si pre vale. fatica.

Non

saidove abbia aisicosp Rabicano,

Quel suo
E
senza

ognianimale; fruttoalcun tutlo quel giorno


dentro gi"^
xvt e

veloce 3opra

Gercb di su^ di

d^intwnb.

G"afii8oe lasso d^aggirarsi taoto^


S'avvide che loco quel
era

ioeantato;
a

E deliibrettock'^aTeasempre

oanto^

ia India gli avea dato, Logistilla ricadendo ia Dnovaiocanto,' Accib cbC) Potesse aitarsi/si fu ricordata: Air indice ricorse, e vide tosto
"
.

Che

A quante carte

era

ilrimedio poster*

VIGESIMOSEGONDO
x?n

189

incantato era diffbso palazzo i modi Scrittonel libroj e v'eran scrittl

Bel

Di "ire il mago

rimaDer

coofuso,
"

di aciorre i nodi tuttiquei prigioQ


era soglia uoo

Sotto la

chiuso, spirlo Gbe facea questi e logaDoi qaestefrodi: ov'^ sepolto^ E levau la pietra
Per lui sara in famo il palazzo
XTm

sdolto.

Desideroso di condarre

fine

II paladiQ si gloriosa impresa , Nod tarda jnu che 1 braccio


non

inchine

A provar qaaoto il grave marmo pesa. vede vicine Gome Atlante le mao
Per far che Tarte
ana

sia vilipesa,
av

cbe pub di quel Sospettoso


Lo
va con

venire,

nuovi incantiad assalire.


xa

Lo fa con Parer da

diabolicbe

sue

larve
.

di verso che solea quel ad altri, ad altriun villan parve, Gigante

Ad

altri un
in

cavalierdi faociarea.

Ogn' un

forma in che gli quella apparve Nel bosco il mago, il paladin vedea: che gli Si che per riaver quel tolse al paladin II mago, ogn' si volse. uno

190

CANTO
XX

Gradasso, Iroldo, Ruggier, Bradamante, altri Prasildo^ BraDdimarte^ guerrieri Iq qaesto nuovo si fero inoaate, error il duca accesi e fieri. Per distruggere Ma ricordossiil corno ia qaello istante, Che fe'loro abbassar gli aoimi altieri.
Se
ooD

si soccorrea
era

col grave saoao^

Morto

il paladin seaza
XXI

perdoao.

che si pon quel a bocca^ corno " fa sentireintorno ilsuono orrendo, Ma


tosto

dei colombi^ scocca guisa quando i cavalierfuggendo. Lo scoppio, vanno Non meno al negromante fuggir tocca
A
,

Non

men e

fuor della tana

esce

temendo

Pallido

e se ne sbigottito, sluoga Tanto,che 1 suono orribilnon lo giunga.

i suoi prigionij e dopo co Fuggiilguardian molti cavalli, Delle stalle fuggir

Gli'altro che fune E In Al

riienerli era

uopo^

i patron per seguiro


casa suon non

vari calli*

restb gatta n^ topo

cbe par che dica: dalli, dalli. Sarebbe ito con gli altriRabicano,
Se
non

cb'airuscir venne

al duca in

mano.

ij"a

CANTO
MXVf

Noa

esser polrebbe

D'altra avventura Che per Ch'avea


cercar

piagiocondo che di questa; Astolfo,


stato
e

la

terra

il mar, secondo
cercar

gli resla, il mondo, E girar tutto ia pochi giorni a sesta. Troppo venia questo Ippogrifo ben quanto a poriarlo era atto, Sapeaegli
Che I'avea altrove assai provato in fatto.
zrm

ch'a desir, quel

in Quel giorno

India lo

provb che
,

tolto

Dalla savia Melissa fu di A

mano

che travolto scellerata, quella


avea

Gli

il viso limano; in mirto silvestre


e

E ben vide Gli fu


sotto

nolo

come

raccolto

il capo vano briglia Da Logistilla insirutto e vide come di farlo andar per tuuo. Fosse Ruggier la
,

F Ippogrifo discgno torsi, La sella sua, ch'appresso messe; avea, gli E gli levando da piii morsi fece, che lo resse; Una cosa et un'altra, un Ch^ dei destrierch'in fuga erano corsi, Quiviattaccate eran le briglie spesse. Ora un pensier di Rabicano solo Fatto Lo fa tardar che
non

si leva

volo.

yiGESLMOSECOWDO
xxa

198

D^amar

Ch^

DOQ

Rabicano avea ragione, quel v'era an miglior laacta; per correr

" Tavea dalFestrema regibne cavalcato ia Deiriodia, Pensa


sin in Francia.

si dispone e in somma egli mplto, Darae piii tostb ad un suo amico mancia^ in sulla strada^ Che^ lasciandolo quivi Se Tabbia il primo ch' a passarvi accada.
1X1

Stava mirando

se

vedea venire

villano. Da cai far si potesseindi seguire


o

Pel bosco

cacciatoreo alcun

terra e trarvi Rabicano. qualche Tatto quel e sin aU'apparire giorno


,

in vano. slelle riguardando Dell'altro, Taer fosco, ch'era ancor L'altro mattin,

Yeder

gli parve
mi

nn

cavalierpelbosco.
XXXI

Ma Gh'io

s'io vo'dirvi ilresto^ bisogna, trovi Ruggier primae Bradamante.

Poi che si tacque il corno^ e cbe da questo Loco la bella coppia fa distante^

Guardb

e fu a Raggiero, avea Quel cbe fin quigli

conoscer
nascoso

presto
Ailante:

Fatto

avea

Atlante obe fin a

quelFora
ancora.

Tra lor nob s'eran conosciuti

194

CANTO

et Bradamaote, riguarda Ruggier lui coq alta meraviglia Rigaarda


,

ella

Che tanti di V abbia offascatoquella lUasioQ


SI

ranimo

le ciglia.

abbraccia la sua donna bella^ Ruggiero che rosa ne divieot Che piii vermiglia; fiori " poidi sulla bocca i primi vien dei saoi Cogliendo
ixxm

beati amori.

Tornaro Mille

ad kerar

abbracciamenti gli

et a tenersi stretti fiate^ I duo felici e si contend, amanti, i petti. lor capiano Ch'a pena i gaudi Molto lor duol che per incantamenti, Mentre che fur negli errabondi tetti Tra lor non s'eran mai riconosciuti, " tanti lieti eran perdati. giorni
xxxnr

di far tutti Bradamante, disposta I

che piaceri ad
un

far vergine saggia


suo

lutti, Senza ilsuo onore il sottraggia; offendere, Dice a Ruggierse a dar gli uhimi frutti Lei non dura e selvaggia, vuol sempre aver
,

Debbia

amator, si che di

La facciadomandar Al

per buoni

mezm

padreAmon;

ma

primaai battezzi.

VIGESIMOSECONDO
xzxv

195
noo

che Raggier^

tolto avria

solameote

Yiver cristiano di questa, per amor Com' era stato il padre e aotiquamente
,

L'avolo

stirpe onesta; Ma per farlepiacere^ immantinente Data le avria la vita che git resta j NoQ che nell'acqua, nel fuoco ma disse,
e

tutta

la saa

Per

tuo

amor

porre il capo mi fiapoco.


XXTKl

iadi per sposa Per battezzarsi duuque^

donna aver, Ruggier si messe in via, Guidando Bradamante a ValFOmbrosa^


La

fa nominaia (Gosi Ricca E "


e

una

badia

n^ bella,
a

cortese trovaro

reUgiosa, vi venia) chiunque


men

all' uscir della foresta

Donna,che

molto

era
xxxm

nel viso mesla.

che sempre uman Ruggier, sempre cortese Era a ciascun, ma piualledonne molto,
,

Gome

le belle lacrime comprese il delicato volto, Gader rigando N'ebbe


e di pietade,

disir s'accese

Di saper il suo

Dopo onesto ilviso si di pianto Pefch'avea

et a lei volto, affanno; domandolle, saluto,

molle.

i^
"t

CANTO
xxxna

amid! rai, eDa^alzando i begli UmaDissimameDte rispose; gli de'suoi penosi " la cagion gnai^ Poi che le domandb, totta gli espoae. iDtenderai disse ella^ GeDtil signor, Gbe queste guance Per la pieUch'a aa
aoa

A lacrimose

Gh'in

UQ

giovinetto porto^ fiamorto. castelquipresso (^gi


xxxut

Amando

Che di
Sotio
UQ

e bella^ giovane gentil Marsilio re di Spagnah figlia^ una

goanella^ delle ciglia^ FiQta la voce e il volger con qaella^ Egliogoinotte si giacea : Senza darae sospettoalia famiglia
vel bianco
e

ia femmiail

Ma

$a secreto

alcuno

esser

non

puote^
e

Gh'al

andar luDgo

doq

sia cbi 1 vegga

note*

Se n'accorse odo,

ne

con dui; parlb

Li dui Yenne Gbe "

con
un

insin ch'al re altri, fedel del


re

fu detto.

amanti questi ha nella rocca gli

nui, nel letto; fe*pigliar


fattoambedui

Faltr^ieri a

Divisamente chiudere in distrelto: N^ credo per


tutto
non

oggich'abbia spazio
mora

II gioven, che

in pena

in strazid.

yiGESIMOSECONOO
su

197

me Faggita

ne

son

per

non

vedere

TarderanQo; N^ cosa mi potrebbe dolere^ piii ildanno. Ghe facciadi si bel gioviae N^ potrb tanto piacere, aver giaromai subito ia affanao, Gbe DOQ si volga Cbe della crudel fiamma mi rimembri^
vivo

Tal

che crudelta,

membri. Ch'abbia arsii bellie delicati

ode,e par ch'assaile prema il cor Tannoi; e moUo novella, Questa


BradamaDte N^ par che men Ghe se fosse uno
per

dannato quel
.

tema,

dei fratelli suoi


tntto
scema

Nh

certo

la paura in

Era di catisa, come Si volse ella a

io dirb

poi.

e disse: parme Raggiero,

Gh'in favor di costui sien le nostr*arme"


xun

E disse a

mesta: quella

io ti conforto alle mura


avran

Ghe
Gh^

tu
se

vegga di pord eniro 1 giovine ancor non


stanne Fuccideran,

morto,

Piii non

sicura.

avendo Raggiero, Della Send Di


non sua

il cor
e

donna

scorto benigno la pietosa cora,

tatto

infiammarsi di de^re

ilgiovine laseiare norire*

iflS

CANTO
XLIT

Et alia donna,a cai Un


no

di

occhi cade dagli dice: or cbe s'aspetta? pianto, lacrimare accade:


metta.

Soccorrer Fa

non qui, e

ch' ove

questo tuo, pur ti ci

Di mille lance trar,di mille

spade

Tel
Ma

Non

promettiam, pur cbe ci meni in fretta: ch^ tarda sludia il passo piucbe puoi, il foco Tarda. sia Taita, e in tanto
TLf

LUlto
Di

e la fierasembianza parlare a maraviglia ardita^ coppia quella

Ebbon

di

tornar

forza la speranza

Cola dond'era

giatutta fuggita. Ma perch'ancor, cbe la lontananza, piii Temeva ritrovarla via impedita,
in
se

E cbe saria per questo indarno presa^

Stava la donna

tutta
XLTI

sospesa

"

Poi disse lor : facendo noi la via

Cbe drittae

loco^ quel Credo ch*a tempo vi si giungeria il fnoco; Cbe non sarebbe ancora acceso Ma gir coQvien per cosi torta e ria,
va piana

fin a

Cbe A

1 termine d'un

saria poco giorn6

vi saremo^ e quando Huscirne;


mono

Cbe troviam

mi il giovine

temo*

200

CANTO

11

da cavalier, perch^

leibeffato

in groppa^ va Fu d'una vecchia che porta cb'era dotato Giostrb con Plnabel, Di poca forza e di superbia troppa; oel prato Et abbattelloi e lei smoatar

Fece,e prov6s'andava driltao


Lasciolla a Di

zoppa:

e fe'deila goanella piede^ leivestirTantiqaa damigella.


u

ch'a pi^rimase, di$pettosa, Quella E di vendetta ingorda e sitibonda, a PiDabel cbe d*ogni CoDgiunta oosa, Dove sia da mal far, ben la seconda, N^ giorno mat, nk notte mai ripoaa, " dice che non Ga mai piii gioconda,
Se miiie cavalierie mille donne

Non

mette

e lor tollearme piedi,

gonne.

Ginnsero il di

medeamo, come
un 8uo

Qiiattro gran
Li di quai
a

cavalieriad

accade, loco/

rimotissime comrade
di poco;
nostra

Venuti

eran quesle parti non

Di tal valor, che

ha

.etade

Tant'altribuoni al bellicosogioco,

Grifone e Sansonetto, Aquilante, Et un Guidon Selvaggio giovinetto.

VIGESIAfOSECONDa
ua

Ptnabel con

sembiabte

asMi

corteae

cb'io v'ho Al castel


La
nolle

liraccolse. detto,

poituttinel leltoprese/ li sciobe^ " presi teoQe^ e primanon ch'ub anno Cbe lifece giurar e un me$e
fa a punto il termine cbe toUe) (Questo Stariano quivi; e spoglierebbon quanu cavalieri erranli Yi capitasson ; " le doDzdle ch'aveascm Porriano Cosi Ad Non
a

con

loro,

'

e torrian Jo^ le viesti, piedi,

cosi coustrettiforo giurar,

osservar, ben cbe turbati e mesti. par cbe fin a

quicontra costoro Alcnn possa giostrar ch'a pi^non resii: " capitati vi sono infiaiti, Gb'a pi^e senz^arme se ne son partitl.
cbe cbi per sort^ lor, "sce fuor prima vada a correr sblo : Ma se trova ilnimicd cosi forte, lui nel suolo^ Cbe restiin sella, e getti Sono nbligali infin a morte altri gli tuttiin uno stuolo. ; Pigliar Fimpresa Vedi or, se ciaacun 4'e$si h cosibuono, se \uui iosi^itie "otoo. Quel ch'esserde',
,

E ordine tra

Mt

CANTO

Poi Che Gbe

nostra aU'impoiuoBia yieta ogni dimora, De ogni indagio, giostra: puDto vi fermiate a qoella
noQ

convieBe

E presuppongo che vinciateaocora , lo dimostraj Che vostra alu prewnzia Ma


noQ

cosa

in un'ora da fiire

Et h gran dubbio che '1gioviDe s'arda, Se tutto oggi a soccorrerlo si tarda.


itn

Disse Facciam

doq Ruggier:

nai

obe qnel

a qaesto: rigaardiamo si pub far per nui;

Abbia chi regge ilciel cara O la fortuna, tocca se noa

del resto^
a

lui.

manifesto ^ Ti iia per questagiostra d^aiotar colai Se buoni stamo


si debole e si lieve^ Che per cagion Gome n'hai detto, "^gibraciar si deye.
LfSf

Senza Si
messe

di Pii!l

la doozella altro, risponder cortat per la via ch'era piii andar per quella, tre miglia non
.

Che si trovaro Dove

al ponte et aliaporta Tarme e la goDnella, si perdoQ


"

E della vita gran dubbio si porta di sa la rocca Al primoapparir lor,

i)chi dao bottila campana

tocoa.

VIGESIMOSECONDO
ux

^o3

fcetu, vecchio uacio; Trottando s'un roozino, ua E qael venia gridando: aspetta/aspetta: cbe qaisi paga ilfio: Restate ola, E se Tusanza noa v*^ stata detta,
Et
ecco con

della porta

gran

Che
E

or quisi tiene^

ve

la vo' dir io:

contar

loro inoomiDcib di
servar

quello

Costume,die
Poi

fa Pioabello.

voleudo dar cousigii, seguitb, G"m'era usato agli altricavalieri. la douna (dicea), Fate spogliar figli, " voi Tarme lasciateci e i destrieii; " noQ mettervi a perigli vogliate D'audare iocontra a tai quattro guerrieri. Per tutto vesti, arme e cavallis^bannoj ildanno. La vitasol mai noa ripara
un

Non Del

oh^iosono disseRuggier^ non piu; piu, tutto e quivenni informatissimo,

Per far prova di me, se cosi buono In fatti oel cor mi tenni. son, come

Arme, vesti e
S*aItro non
"
son

cavallo altruinon cbe minacce


e

dono,

sento certo

ceatii;

ben

ancor, cbe per

parob
vaole"

II mio compagno

le sue

dar

non

m4

canto

Ma, per Dio, fa'cfa*iovegga arme torre Queiche ne voglion


Gb'abbiamo E da passar
anco

tosto
e

ia fronte

cavallo;

quel monte,

quinon si pub far troppo ioiervallo. ilvecchio: ecooti fuor del ponte Rispose
Cbi vien per farlo: e
noa

lo disse in

fallo;

cbe sopravvesle Ch'un cavaliern'usci, Yermiglie avea, di bianchi fior cpnteste.

Bradamante

pregbmolto Ruggiero

in cortesia rassupio Cbe le lasciasse

Di

della sellail cavaliero, gittar

Gh'avea di fioriilbel vesiirtrapuuto; Ma Qon pole impetrarlo; e fu mestiero


a panto volse, Ruggier volse Timpresa tutta avere, Egli

A leifar cio cbe

"

" Bradamaute

si stesse
UQT

vedere.

al vecchio domaudb, cbi fosse Ruggiero Questoprimo cVuscia fiiordella poru* ")Sansonetto, cbe le rosse disse, Yeste coDosco, e i biancbi fiorcbe porta. di qua, Valtro di \k si mosse Uuno Seoza
e fu Tiodugia parlarsi, corta,
a

Gb^ s'aodaro

trovar

co

i ferribassi,

i pasu. i lor destrieri Molto affireitaodo

VIGESIMOSEGONDO

aoS

usdti delta rocca lo questo nMzao EraD coQ Piaabel molti pedoni Presli per levar Tarme Ai

espediti arciooi. cavalierch'uscian fuor degli


et

VeaiaQsi iocoatra i cavalieriarditiy le reate i gran lancioni, di nativo cerro^ Grossi duo palmi, FermaDdo
in
sti

Ghe

erano quasi

insino al ferro. aguali


tXfl

Di talin'avea Fatto

d*una decina piii vivi di su lor ceppi tagliar


a

Sansonetto

una

selva indi vicina

" portatoneduo per Aver scudo e corazza

giostrar quivi.
adamantina

ben, che le percosse scbivi. Bisogna Aveane fatto dar, tosto che venne, Faltro per se ritenne. L'uno a Rnggier,
ix?n

Con ben (Si


Di qua

che quest!
,

passar dovean le punte

grincudi

ferrateavean
e

di la fermandoli

estreme), agli scudi,


iusieme.

mezzo

il corso

si scontraro

che i demoni ignudi Quel di Ruggiero, Fece sudar, teme: poco del colpo Dello scudo vo' dir che fece Atlante, Delle cni forze io v'ho gia detto innante.

%o6

CANTO
JXfUi.

detto che coq tanta forza gia occbi fere, L'iDcantato splendor negli Gh'al discoprirsi ogoiveduta ammorza^ fa rimanere; " tramortito Tuom lo sforza, Per cib, s*uq gran bisogoo non D'uQ vel coperto lo aolea teoere. Si crede ch'anco

lo v'ho

foase^ impenetrabil
LUX

Poi ch*a questo incootrar nulla si mosse. ch'ebbe Farieficemen L'altro, U


non colpo gravissimo

dotto^

sofferse*

G"me

tocco

da

di botto fulmioe,

Di^ loco al ferro, e pel mezzo

s'aperse;

trovb di sotto Di^ loco al ferro, e quel

mal si ricoperse, II braccio cfa'assai Si cbe


ne

fu feritoSausonetto. al sno

" delta sellatratto

dispetto.

" questo ilprimo fu di quei compagni Cbe quivi Tusauza fella maQteueau ^ Cbe delle spoglie allruinou
"

fe'guadagni^

cb'allagiostra usci fuor della sella:


anco ride,

GoDvien chi

talorsi lagni,
.

" fortuna talortrovi ribella


11 botto, Quel dallarocca, replicando Ne fece agli altri cavalieri motto.

aoS

CANTO

II minacciare Fa Ma Cbe
tutto
a

il por
e

mano

alia spada
a

ud

tempo

lo avTentarsi
la strada
,

quello;

iananzi
non

levo gli yerso pot^fuggir


tratto

il castello.

Tolta k la speme Gome

ch'a salvar si vada^

aliatana, Pioabello, volpe mai far testa e senza Egligridaodoy si caccib nella foresta. Fuggeado
LXICT

Pallidoe

Gh^ posto L'animosa donzella di Dordona Gli ha ilferroai fiaachi


,

il miser sprona, sbigottito T ultima speme* ba nel fuggir lo percaote iepreme


doq

Vieo

coQ

lai sempre,
e

mai

rabbandona.

Grande h il ramore,

il bosco intorno geme,

Nulla al casteldi questo ancor s'intende, Perb ch'ognuno solo attende. a Ruggier
LXXVI

Gli altri tre cavalierdella fortezza Intanto "t Ghe


avean

ers^no
seco

uscitiin

su

la via ;
avvezza

v'avea

male quelia costuma postaia

ria.

A ciascun di lor ire, che 'lmorir prezza Vih cb^aver vita che con biasmo sia, Di vergogna arde ilviso, e il coir di Ghe tanti ad assalir vadano un solo.

duolo,

VIGESniOSEGONOO

cii'a?aa fttto meretrice^ Per qoelk et osserraiiai usaasa ioiqua


La cradd lor ricorda e j1 pstto II giuramento di vendicarla. Gh'essi fattorayean,

abbatto^ gli altreaocompagnarla? Per che mi vam coq Guidon Selvaggio); e s'io ne mento^ (Dioeii cb'io sod oontento. Levami il.capo poi,
co^ Aqaikntt: Griibn, Giostrar da aolo a sol volea ciaesctinoj " preao
e

Se sol con

qaestalaocia te

Gosi dicea

morto

rimana^e

innaate

d'cnw* Gh'incontra xtnaolvolere andal* piii


La donna dicea loro: a che far tante Parole
Per

quis^isa

tCHTe

Non

per

alcniio? profitto io v'lio qoitratti, a coloi Tarme "r noove e nikm leggi patti.
in
era pri^one,

Quando io T^avea
QuesteeacnM,
Voi
e mm

da finrme

ora,

ch"

soa

tarde:
'

dovete il preso ordine servarme, Non vostre lingne "r vane e bagiarde^ lor: eccovi Farme, gridava Ruggier Ecco
I

ildeatrierc'ha

nnovo

sellae

barde;

pannidella donna eccovi ancora: Se li Yolete, far dimora? a che piii


Tom,m,

14

'

2H"

'sMCAWT'O

; :

Jitt^ La doniBt idfeVaMtditdia ao ^mt^


dall'altra litobiaDia; e ra^pogna Ruggier Tanto,ch'a"for2|iiii'BpiccarQ lOttQinev Ma Del viso Jo"rmniati di mrgoglaw
' -

Dinanzi apparve F^do " Vialiny-aeme dL Borgogna;. Del toarcbc^wMKNTtto Ma ofcia Guuioii^ piii grate -^bbe iloa^U^^
eon

Yenia lordietco G)Q

pooo

iiM)efva)lo"!!

la nwUinfaasu coii("hi)atML

vieae; SansonettO'abbattQto^'Ro^gier
dallo'scadb Goperto Dico Tamo
9

obe actoa':

^nw AdaM0ial?dr^ui*inoDti:(fi Pibttie)'

itKiaiitato:obe3pfefadtai quelio
"

ch'umaiMivilta nol

awiieiie)
soda"Mo..
'""' i

cailUiggitp per rQldow Nei piugravi[pMigii avea


Bed

vieoMDa

ebe^4*e(fi9te bisoipoollfy
"
-

il.hiiDe: asarne certa'Iir"graii pei^igli, Le primedne^cpaoda dai ref^;nK"Ui Si trasse a pihlodevcde oo9iume;iul La terza, quando 1 deoli maHacoIU
j i; :

"

Lascib deU'Oria^aUe

marine

spcmte^

:*

Gbe doveaa deKirar la bellaimda Che fa


a

cbi la cauipb poicost crnda;

y IGESIMOSECONDO

a 1 1

Faor cbe questetre volte, tutto 1 resto Lo teaea solto un velo in modo ascosO| Cb'a
esser discoprirlo
sue

potea ben presto,

Cbe del

aiuto fosse bisogooso.


con
si

venia ne Quivialiagiostra Come Che


io v'ho detto ancora,

qnesto.

animoso,

qaeitre
temea

cavaKer che vedea

inoaDtiy
^

Manco

che

infanti. pargoletti
Lxxxiy

Ruggief jipQptrt Grifoae ore la penoa Dello scado ^11^ vistasi cofogiunge. Quel di cader da ciascua lato acceanay "t al fia.(^de, e resta al destrierlunge.
Mette alio scndQ Ma
a

luj Grifon Tantenna j

dritto gitinge: ^ ?^^ P^^ peltrfi,y^49, E perch^ lo troybforbito e petto, L'andb strisciai;idO| effetto. e fe'contrario
LXXXT
.

Ruppe ilvdb

che -gU squarcib, copria


.

Lo spaventosiQ et incantalo lampoi cacier si conve^ia Al cui splendor


Con

"

occbi ciechi, e non gli

vi s'ha alcunj^c;^nipp.
^ ,

cU'a par seqo venia Aquilante, Straccio I'avanzo, e fe'lo seuda vampo. feri gU pcchi Lo spteqdor at dtia fratelii Et a Guidpn^icfae correa dopo quelli.^

312

CANTO

'

Chi di qua, chi di la cade per terra : Lo scudo non occhi abbarba^lia. pur lor gli Ma fa che ogn' altro senso attonito erra" che non $a il fin delU battaglia, Ruggier, Volta il cavailo; e nel voliareafferra La spada che si ben punge e taglia sua ; E nessun vede che gli sia airincontro, Gh6 tuttieran cadud a quello scbntro. I cavalieri e insfeme Erano E
non

ch'a pi6de quel


^

e cosi le donne usciti,

anco,

nieno

i destrieri in

vede, guisa

Che par ch^'per morir battano il fianco. Prima si maraviglia, e pois'avvede Che 1 velo
ne

dal pendea

lato Aianco:
'

Dico il velo di seta, in che solea Chiuder la luce'diquel caso rea.


Lxxxyiii

Presto si volge, e nel

cercando voltar,
sua

Con
E

occhi gli

va

Taraata
era

guerriera;

vien la dove

rimasa
,

quando

cominciata s'era. La prima giostra Pensa ch'andata sia (non la trovando)


A vietar che

quel giovine

non

pera,*

'

'

Per dubbio ch'ellaha forse che nori s'arda

In questo

mezzo

si urda ch'a giostrar

'

VIGESIMQSEGONDO
LXXUX

3i3

Fra
La

altriche giaceaa vede la doDoa, gli donaa che Favea quivi guidato.
se

DinaQzi

la pon,

si come

assonna^

E via cavalca(otto conturbato: D'uQ


Poi
manto

ch'essa avea

sopra la gonna

lo scudo incantato; ricoperse

" i sensi riaver le fece tosto

Che 1 nocivo
Via

ebbe splendore
xo

nascosto.

86

ne

va

con Ru^gier

faccia rossa

Che, per vergogna^ di levar non osa. Gli par ch'ognuno improverar gli possa vittoriapoco gloriosa. Quella onde rimossa Gh'emenda poss'io fare,
Mi sia una

obbrobriosa? tanto colpa Gh^ ci6 ch'io vinsi mai, fa per favore, valore. e non Diran, d'incanti, per nuo
xo

seco giva, pensando che cercava, a dar di cozzo; Venne in quel arriva della strada sopr' Ghe 'n mezzo Dove profondo cavato era un pozzo.

Mentre cod

aliacalda ora estiva QuiviTar memo Si ritraea, il gozzo. poich'avea pieno Disse Ruggiero: or bisogna provveder Ghe non mi fiicci, o scudo, piii vei^ogna.

si4
Pih
DOQ

CANTO
xcn

starai ta meco;

qnestosia
al mondo.

L' ultimo biasmo c^ho d'aveme

Gosi diceado

smonta

nella via^

e di gran pondo^ una Piglia grossa pietra " la lega alio scudo, et ambi invia Per I'allo pozzo a ritrovarDe il fondo; statti " dice: costa giii sepalto,

"

teco

stiasempre il mio
xcm

obbrobrio occaho

II pozzo ^ cavo, e Grieve h lo scudo, e Non

pienoal sommod'acque. pietra grieve quella


.

si ferinb fin cbe nel foudo

giacque;

molle e lieve. Soprasi chiuse illiquor II Qobil atto e di splendor non tacque in breve; La vaga Fama, e divulgollo suonando il como, " di rumor n^empi, " Francia e Spagnae le provinde intorno.
xov

Poi che di
Strana
avventura

voce

in in

voce

si fe*questa il mondo

nota^ si misero alFinchiesta Molti guerrier " di parte vicina


Ma Dove
non e

tutto

di

remota:

sapean nel pozzo

fosse la foresta qual


il sacro scudo nuota^

Ch^ la donna che fe'I'atto palese,

Dir mai

non

volse il pozzo n^ il paese

di6

/.CANTO

Yoke

toniar

dove iasdatoavaa

seppe mai trovar la atrada. Or per valleor per monte s'awolgea; ccmtrada, Tmta quasi cerob qaella
n^ Raggier;

NoQ yolae mai la ana Che via trovasse

fortuna rea, si vada. onde a Raggier ascokare aapetto

altroCanto ad Qaeato mia Chi ddl'iatoria

dileua. preiide

ORLANDO

FURIOSO

CJNTO

FIGESIMOTERZQ

ARGOMENTO

AsuAfo poggia in
Per Da Orlando ad

aria.

II M

Zerbino
.

uccisor di Pinabello i liberate


.

i preso E in
su

Frontino,
asceso.

Tolto Con

i Ippalca,

Bodomonte

Mandriciwdo
e

Orlando
si

Combatte;
DiMa
sua

poscia che

paladino trwa qffeio


t si

donnaf

incomimdo
mai

grrenda

Pazzia, cValtra nvnfu

stapenda.

l^tudm ogoUD ^ovare altraiy cb" rade Volte 11 ben "ir aenza il auo premie fia;
"
se

por aenza^ almen


nh danno
n^

qod

te ne

aceade

Morte

ria. igoomioia
per tempo
ood

Chi

nuoee
a

akrui,tardi o
soootar^ che

cade

n debito

s'oblia^
A
vaono

Dice il proverbioy ch'a Gli uomini apeaao^


e

trovar

i monti

fermi

stanno.

ai8

CANTO

ch'a Pinab^lq y;e4i .cppj ayviene Per hsser" pDrfato iniqtaameiite;' ")gianto in sommaalle dovate pene^ alia sua ingiusta Dovate e giuste mente. volte non sostiene E Dio, che le piii
Or
, '

Yeder pa tire a
Salvb la donna Che

torto
e

ono

inQocente^

salverk ciascono

felloniaviva digiano. d'ogni


m

Credette Pinabel Gia d'aver morta, N^ la pensfiva mai


e

donzella quiesta

cola giusepolta;

cb'ella non veder, Gli avessa suoi la moka^ error a tor degli N^ ilritroirarsi in mezzo le caa^ell^ Del padre, in alcnn ntilgli risolta. rt^a tra monti fieri Quivi Altaripa
Yicina al tenitorio di Pontieri.
If
K^

ilveciehioeonte^ queirAltaripa Anselmo,di ch'usciquesto malVagio, la mandi Ghiaramonte,. Che, per fnggir D'amici e di toccorso ebbe disagio. La donna al tradifore a^pi^ d*nn monte Tolse Tindegna vita a suo grande agio^ Gh^ d'altro aiuto qnel si prowedci^ non Ghe d'altigridi e di chiamar mercede.
Tenea
'
'

VIGESIMOtERZO
"

19

Morto

ch'ellaebbe il falsocavaliero,
avea

Che lei voluto

gia porre

mort^,

Volse
Ma
non

toroare'ove

lascio Raggiero;
sua

lo consent!

dara sorte,

Cbe la fe*traviar per an sentiero Che la portb dov'era spesso e forte, il bosco, Dove piJi strano e piix solingo Lasciando ilsol giail mondo
vt

alFaer fosco.

N6 La

ella ove potersi altrove sappiendo notte riparar, si fermb quivi


su

Sottole frasche in
Parte dormendo

Terbette nuove,

arrivi giorno , Parte mirando ora Saturno or Giove, erranti Divij altri Venere e Marte,e gli la m6nte Ma senipre, o vegli o dorma, con come Conteinplando Ruggier preseote.

fin che 1

di cor profondo ella sospira, Spesso Di pentimento e di dolor compunta, Ch'abbia in lei, ch'Amor, piii potato Tira. L'ira (dicea) m'ha dal mio amor disgianta; Almen ci avessi io posta alcana mira, Poi ch'avea pur la mala impresa assonta Di saper ritornar donde io veniva,
'

Che bea fui d'occhi e di memoria

priva.

d90

CANTO
mi

ellanoo tacqoe, et altre parole Qaeste col core" E niolto piii ne ragioob II veDto intanto di sospiri, e I'acqae Di pianto faceaa pioggia di dolore. Dopo una luDga aspettazioo par nacqoe
Iq Orlente ildis(atoalbore:

Et ella prese il suo destrierch'intomo Giva pascendoy il giomo. et andb contra Nh Del molto

andb^che

si trovb airascita

par dianzi era ilpahgio^ Lk dove molti di Favea scheraita


ove bosco,

Goa

tanto

error

Fincantator

malvagio.

Ritrovb
La

Astolfoche foraita quivi avea a grande agio^ aU'Ippogrifo briglia di Rabicano^ in gran pensier stava
non

Per

sapere

in chi lasciarlo
z

mano.

caso

si trovb che fuor di

testa

L'elmo Si che

allors'avea tratto ilpaladino;


tosto

ch'usci della foresta,


.

Bradamante
Di Ionian

conobbe

ilsuo

cngino.
gran festa

salutollo, e con
e

Gli corse,
"

I'abbraccib poipiii vicino}

et alzb la visiera, nominossi,

E chiaramente fe'veder chi ell' era.

VI6ESIM0TERZ0
a

sai

NoQ

potea Astolfo rkrovar persona


Rabican
averne

A chi il suo

Perchi dovesse
"

lasciasse, meglio buoaa gnardia


^

renderglielo polcome toriiasse Delia figlia del duea di Dordona; la mandasse " parvegli che Dk" gli Vederla volentiersempre solea^ Ma pelbIsogQo n'aVea^ or piii oh'egli
.

Dappoicfaedoe
" si for Tuno

tre

volte ritornati

Fraternamente ad'abbracciarri foro^ alFaltrodomandaii

Con

molta affezion dell'esser loro,

Astolfo disse: ormai,se del

pemiati

'

'

'" Vo' 1 paese cercar,'troppo difnoro: "t aprendo aliidonna ilsao pensiero^

Veder le fece ilvolator destriero.


fill

"

A leinon Veder

fa di:moka

maravigtia

destrier le peane; a qnel apiegare Ch'alira volta, la briglia reggendogli Adante incantator, le v^ittie^ contra " le fece doler gli occhi e le ciglia;^

volar le tenne quel che da leiRuggier Iqntatid Quel giorno Portato fa per camrnin lango e striaiio.

SI fisse dietro a

aaa

CAHTO
np

1" Vol#a cibA lei^ Dar Rabioao 6liesi nel corao affretUy Cbe se, scoccabdo I'arcOy m movea. Si solea lasciardietroUfiaolta; Astolfo difise a
"
iQtte

r arme

ancor

tt! dvea / ,* qiJAaMi

ie rtmeuay Ch^ vuol ch'a Mou^Mh^tt, gli le serbi fin al sop gli pipOH)^ Gh^ non gli faono or 4i biac^no iqtonalol
.

"

xp

aodar pm i'ar^^i. VoleadoseQe' a vobo^ Aveasi a fsri|iialQto t"o^ pi^ijiievei^


Tieasi la spadk; Qb"|.S0lai ^ '1eortio^4f)c;"A: ; ;{

il coroo'ad ogt^I tisQOldev/e. Bastargli m

mk

Bradamante-lA.iaiici^ cbe'lij^ioplo
Porlo di

r '

;"/

G^UfiMNf^v^^O^-ff^^Ktr
inhito^ifcM*^
!*
'
.

La laocia cVfi.di "|uaQiiiii^ pef(i|"Mje


Fa le selleres^
'

Salito A6^}llb wl'def^ierrtdaDte^ Lo fa nio^er lodi lo

per Tdria leqtoleoto^ cbe;Br4damaote caccid^i^


,

! \

19 :^Q,"npcQ]Wto. Ogni vista ijiciperde Gosi si part^^cbl i|iiiiaDt0 pilb^ ; II Doccbier che gli ietne e 1 v^ato^ sbogli " poich^ '1porjUf liti e i, a dietro lassa/

"

'
.

Spiega ogw

vela e inoabti ai venti passa.

.^;

^34

CANTO

Di qua, di la a voIw^ d^ pmou la Tia: lacootrb mat da dbiiia"dUr del bbsicoin m Si trofb aaeit' Dofve ufi cm^l U
Lo "t

la nona,

poobloMan seopria,
a tia

la oiwa qaal

moodcel

CDroiia"

la par oke aia: mira,e ftioat'AlbaJQ e. in quella era oertb^I^oiic^Albatio;


et

Avea la madre Come Nel


cor

akan
an

too

fratellb.

lia9 loeo^ eoqoaohite t^ThoQ^aodire. s'^Oariata^ epiii la dottna

Sara scopertaae si f^iiDa ua pooo^ le sarailectto N^ piii a partiiie.

Se

noQ

si parte,Fanioroso fodo
:
.

Uarderdi. n cbe la fiira iBoniii


Nod Di
nd vedci'pi^ Rof^ter;

fan cbsa

'o

cb'"ira!cMPdiiiato.a ViaU'OnibrMa. quel

raolse a peiisar;.poi"ai Stetteddqwmsb Di volar dar;a KEoot^Alban le spatije : " verso la badia'por si rpvolse, Chi quiadi ban sapea qaal il oalle. era vohe trista, Che primadi^ella nsoissedella valle, de' fratelli ScoQtrasse AcaldD, no soi;
sua o boona fortana;
o

Ma

N^ tempo di oelarsi ebbe d^ loi.

yiG";SIMOTEIlZO Veniva da

da5

gli aUoggiamenti partir contado a cavaflieri Per quel e a fanti; Ch'ad inatanda di Carlo naove genti
Fatto
avea

delle terre drtionstand.

I salatie i fratemi abbracciamenti Con " andaro le grate aceoglieoze liiolte cose
a

innanti;

pare a paro in MoDt'Albaa tornaro. Tra lor parlando^


JXtf

di poi,

Entrb la bella donna Dove I'avea con

Mont'Albano^ lacrimosa gnancia


in

Beatrice molto desiata in vano, E fattone cercar per tntta Francia. Or Di


i baci e quivi
matre
e

il giunger mano

mano

di fratelli estimo
con

ciancia^

Verso

Ruggier complessi^ Qi'avr^ nelFalma eternamente impressi.


avnti gli

Non

ella andar, fece pensiero po^endo akri in


sno nome

Gh'a Yall'Ombrosa
Immantinente

andasse

ad .avviaar Ruggiero

Delia

ch'aodar lei non cagion

lasdasM;

E Ini pregar

(s'eri odestiero) ficegar


' .

Che
E

si hattezzaase, quivi per sqo amor poivenisse a farquanto eradetto,

SI che si desse al.m^trixoDDfo efftfto.


Tom.

in.

i5

2%6

C"NTO
messo

Pel medesimo Di mandar Che


a

fe'didegoa oavaUo

il mo Auggifro
esaer

solea tanto gli caro era D'essei^li Che


noQ

caro^
seawi

ben

degoo jalt6)
e

s'avriatrovato

in tatlo U r^no

Dei saraciQ^ n^ spUO iLsigoor gallo, Piu bel destrierdi qnealoo piagogliardo, Eccetti Brigliador^ aoU,a Baiardo. di che troppo audace ascese Ruggier, quel ilciellevosse^ Sa rippogrifo, e verso ilprese Lascib FrontiDO^ e Bradamaote che 1 (Frontino, destriercom

nomosse);

e a buone Mont'Albano, spese Tener lo fece, e mai non cavalcosse^ e a picciol Se DOQ passo; per breve spazio Si ch'era fihche mai lacido e grasso.

MandoUo

zxm

Ogoi sua
Pon
seco

douna
e

dottzella tosto, ogui


con

in opra,
seta

lavoro sottil

Fa sopra

Candida e morella
e sella briglia

Tesser ricamo di fiaissimo oro; E di

quel cuopre

et oma

Del buoD desurier: pd

una sceglie

di lofo,

di Calliircfia sua nutrice, Figlia fida nditrice. secreto soo D'ogni

VIGESIMOTERZO

117

i'erandl cot% impreno, Quanto Rciggier Mille volte; narrato


La
avea
a

coatti;

i loodi dtesio bdld,k virtiade,

Esaltato Tavea fia sopra i Dei. A se chiamoUa^ measo e dkse: miglior A tal bisogno noo ekgger

potrei; Gh^ di te d^ piufidb d^ piaaaggia Imbasciator, mia,dou baggio. Ippalca


la doDzelU era oomaia. I{^lca do' gire); ove Va',le dice (e I'iasegiia

pc^Tebbe infermata pienameote al sttaaignore Di qaaafoavease a dtre,


" E
a

far la

scum

ae

noa

era

andata

Al monaster; chi" fa per mentkej non Ma che Fortuna^ ehe di not pocea da imputar Piiiche p"a steasi^ a'avear Montar la fece s'un
e in roqzino,

mano
'

di Fromin La ricca briglia E


se

le meara;

akimo si paatzo

ai

vi^aoo

Trovasae cba kvar le la Per


a una fargti

vblesae,

iloeryel sano, parola Di chi foaaeil destrier sol gU dicesae; Gh^ non ardito cavaliero sapea^i

Ghe

non

tremasae

al nome

di

Ruggiero.

938

CANTO

Di raolteoose

rammoaisce abbia Ruggier

moke^
sua

Che
Le

trattar

con

in

veoe;

bea raccohe. poich'ebbe Ippalca qual dimora fece. n^ pi"i Si pose ia via, Per strade e campie selve oscure e folte, di diece, Gavalcb delle miglia piii

Gh^ N6
a

noQ

veaisse, dotnandarla por dove ne gisse*


fa
a

darle noia chi

A In
una

mezzo

il gionio, nel calard'ua moote.


e

via malagevol ad incoutrar con Rodomoute, Si veuue Gh'armato un piccol e a pi^ nano seguia. II Moro alz6 ver lei Faltierafronte,
stretta

E bestemmib Poi che s\ bel

Feterna lerarchia ,
si bene destrier,
oraaio

Non

avea

in

man

d'un cavaliertrovato.

Avea

che 1 primecavallo giurato


tra

Torria per ibrza che

via incontrasse.

hallo Or questo h stato il pnmo; e trovato che mai trovasse: Piii bello e piii per lui,
Ma

torlo a

una

donzdia

gli par fallo;

" pur agogna averlo^ e in diibbio staase. Lo mira,lo contempla, e dice speeso:

Deh

ilsuo signer noa perch^

con

etso!

VIQESIMDTERZO

929

Deh

ci jfossb gH egli!

rispose IppMcai;
/

fxse pettstero" Ghe ti fariaeabgiar

di te val cbi lo cavalca; piii Nh lo pareggia al moado akro gaerriem"'


^

Assai

disse il Moro) obe si calaa !! (le L'oDore altrai?Rispose ella:Ruggiero. E qael il destriervoglio^ snggimiser addoqae Poi eh'a Ruggier, si gran campioD, lo toglio}
e
"

Chi

to parli qolaij ;se kavk ver, come d' bga altt'O Ghe sia s\ ibrte e piii' Vaglia darli NoQ cbe il de^bier, ttia:kjvettara Gonverrammi,e id suo arbitHo fiala taglSa^
y ^
.

Ghe RodomoQte "

10

soiw,

^ da narrarli^ hfii

se pur Vbrrii meco bauaglia, che, io ^ada a sda. Mi troverk; ch'ovQoqiie

Mi fa sempre

la litcemk. apparir A

Dovuoqoe 10
Ghe

Gosi

gfaa^ vestigio resta/^ lo lacteia il fiilminemaggiore. noQ avea dicendo, tpniate in tesu
vo
'

corrid""re Le redine dorate til :


e mesta e labrimosa: gli salta; Sopra dal dolore Rimaoe Ipptilpfa, "e 'spititar Minaccia Rodomom^, e gU dice oota: Noa Tascoltaegli^ mobta. e "a pdl^pciggio

s3(y

CANTO

Per Per

^a qacfUa

dove lo
c

il naiio giiida DoraUct

trovar

Mindcicardo

Gli viene
'E

dieird di lnotano^ Ippaloa

lo bestemtnia aetupre" malediee. h piano. Gib che di qiieito arreooe, (a1ttt""8

dice^ obe txMk qdes(aiatorib TurpiD, in qu"l Fa quidigresao^ e torna paeae Dove.ia diaosi laorto tl Maganseae*
Dato La

loco le apalle quel oh^in frptta gbi, d'Anwo', figliuola


avea
a

pena

Che v'arriTh Zerbinr par akro catte Con la lyiace Tecdbk io ootnpagiiia:
.

vide il borpb.naUA valla giacer cbe nod aa giaohi aia; Del cavalier, Ma come qad ct'era .cortese e pio j
"
"

Ebbe

del pietk

caso

ncfeobo e rio"
".

Giaceva Pioabelloin ter#a apenlo^ Versando


Gh'esser il saofue per tante

feriie,
.

ae fMu di doveaDO.aafoi, sua

qeato

Spadeia

morte

si foseerouoite^

II cavalierdi Sopssia; Qoa Per Torme A

ia leHto
.

ebe'di fi'eteQ eraii

fcdpite^
I
^

in avveotura, ae ppUit porsi rotnicidio fitto avea" Sapercfai

93a

GANTO

Qiilndi presao a
Ud Dove Ghe Non
per
star

dna

gran castelcbe fu

la notte

ritravara miglia detto AkariTO, si fermaro,

giaa
vi

gran volo inverso il cielsaliva.

moltd,cfa'un lameato amaro L'orecchie d^ogni parte lor feriva; E veggon lacrimar da tattigli occhi,
ster

Gome

la cosa

tutto

il popc^ tocchi^

Zerbino Che

e gE fb detto dimandoKme, venut'era al coQt'Anselftto avviso,


,

Ghe fra duo monti in Giacea il suo

on

senti^o istretto

Pinabello ucdso. figlio

Zerbin, per non oedar di se aospmo, Di ci6 si finge nnovo, e abbassa il viso.
Ma pensa bea che s6nza

dubbio sia
in soUa via.

morto Quelch'egli.trovo

Dopo nopi iqoko U bdra iuikebre di torchi e di facelle^ a splendor GiuDse, crebre hk dove fece le strida piii allestetle; Gon un batterdi man gire faor delle palpebre E con piik vena
Le lacrime inondar per le mascelle: Ma

nnHlose piudell'altre

et

atre^

Era la faccta del misero p^tre.

VIQESIMOTERZO
suns

t3S

MeDtre Di

si "icea solwoe apparecchio e di faoebri poniqpe^ grandi e^sqoie


et

Secondo ilmode
L'asaoza

ordine che

temie

elk corrompe; e ch'ogoi antiqoa bando venue, Da parte del sigoore un Che tosto il popolar strepiio rompe, a chi dia avvim E promette gvfinpremio ucdso. Chi stato sia che gU abbia ilfiglio

Di n

voce

ia voce,

d'aoa in altraorecdiia,

e grido

1 baodo per la terra scorte,

vecdiia FiQ che Tudi la scelleriita


e Che di rabbia avan^b le Ugri

Torse;

aliaruina s'apparecchia quindi


o per Fodio Zethioii^

Di

lit forse, gli O per vanursi pur, the sola priva D'omanitade ia utoan iorpo viva; che
. .

ilpremio O fosffe , par per gujadagoarsi A ritrovar ifandb qu^l sigoor mesto;.
E
suo proenotio, dopo UQ yerisimil
"r
'
.

fatloavea Gli disse cfae-Zerbiq


E

qiiesto:
"
,

bel cinto si levb di gretmio, quel

a rico^QScer presto, mise^vpadre uffii^io il testimooioe.iristo Appresso chiaroiudizto^ veccbia, ebbe.pec Dell'empia

Che 1

^34

CANTO
Ir

" lacrimando al del leva le main, Che 1 figlimd vendetta aariisenza oon Fa circondar

"

ai terrazscaBi, Talbergo "'^ levato ia fretta. Gh^ tnito 1 popol Zerbin chegU nimici aver lootant Si crede, qoq e qaesu ingturia aspetta, cfaeai cfaiama ofieso Dal coote ADselmo, nel prima eonoo Tanto da loi^ h preso^
"I

in teaebrosa pane notte quella e in gravi messo. IncateoatOy ceppi

II sole ancor
Che

noo

ha le loci spaite,

h gi^ TiDgiuato supplicio commessoj ri aquarte,


esso.

Che Del loco medeaimo c'hanoo Dove fa il inal,

ad impotato Altra esaminaio db noa si facea^ Bastava che 1 sgoor"!od credea.

Poi cbe Faltro mattia la bellaAarora L'aer


serea

fe'bianco

rosso

gialk),

gridaodo: popol mora, mora, Yien per puoir Zerbin del non sno "iIlo. Lo scioeco vulgo ftiora, TacoMnpagna edhl a cavallo; chi a piede Senz'ordine, E 1 cavalierdi Sbozia a capocbino ronzino. In sA ^o ptccol Ne vien legato

Tutto 1

VIGESmOTERZO Ma

%K

aiutt, Dio,")ip sposso ^'iaopowiti mfX ^ in Ma bcnU "ifida^ N^ lascia

ppotrvedblt) giii s'woida. Che DOQ vh dubbk) {^i"i ch'oggi }k cut fenula/ QaiviOrlando arrivb, fa "gbidai": Alia via del sjoioiBOfinipo gli vide la gents : Orlando glhnfil pian Che traea ^ mort" U c9vaUer" 4oleolew
Tal difesa gli av^a
...
"

Era

coa

Ini qaefla jfai|ciaiU| qadlk


.

i*.;
"

Che ritrovb nella i^lfaggila groUA, Del


In
re
.

Isabella, Galegola figlia. in ^Mdottia,. poicr %ikd^'maJaedf


.

: u Poi che )fi6Giato at"a neUii prno^l;i

Del truculenU) la.^^Vie.'TQUa: i)S^i1

"

OiuiUvivea. Zerbio;,.cbeJ!aIi^a Questo


w

Vas^ f*99 compBgiwi,. Poi che djell^iCay^niK Jj",nW"5rise" vide all? Qnando costei;li iOan|p^;ba":
Orlando
se
.

DomaDdb Non
so,

chij^'torba fesse. Orlando, e pfii fnlU tnoQtigaa diss'egU:


,

"

LascioHa Gaardb Lo

yerso

si Ommm:. i(pi4n,)tattg^

et aliay^ Zerbiqo,

pioima
.

dj moltfi stima baiipn. giadic6

fi3"

CANTO
vn

E Per

fatt09dgli apprMsc^^domdndolla che cagiooe e dove il meoia presd.


il paladino ioteso,
coA ben
esser

Levb ildoleDte "avalieroilcoUo^ avendo meglio il vero; e Rispose E Che meriib dal
Bene
avea

nalroUo^
difeso/

come

il coDte

alleparble scoit6
a

Gh'era loDoceDte, e che moriva


LttI

torto^

che oommessb poicb^intjsse:

questo

Era dal coDterAn^lmo


Fa
certo

d'Alta^riva,
maQifesto;
deriva.

ch'era

torto

Ch' ahro da Et oltrea


Per Tra

tiiai felk"ti" noh quel

airaltro infesto cibr/l'tmo'eira

bolliya odio "ihfe raotiqaissiido il saDgue'di Magimzae di Chiarmontef lor eran


mdAi
d

"

tra

danai

et onte,

grid^, canaglia, ileavaUer, Slegate


II conte
io v'Q6cido" ";h' a' masattdferi^-d

tagtia? colpi slgraik ilpitt ^o: an' che parer yf6\h Rispose Se di cera noifusslmbo di paglia,
Chi k costui"h0
E di fuo"^ E
veane

asSili^lbrit grido, quel egli,

contra
contra

^ V'vtfbda : il paladin
'O k land*': lui cfaid8
I

Orlando

VIGESIMOTERZO

3137

La lueente armatara Che levatala notte


E
avea

il Maganeese,
a

Zerbino,

difese io dosso, non postasela incontrar del paladino. G)ntro I'asj^o ilferiro prese: Soprala destra gaaocia L'elmo noQ passo gili, per ch'era fino^ Ma jtanto fa della percossa tl croUo, Che la vita gU tolse, e rappe ilooUo.
.

Totto in La

xxn

corso^senza

tor

di

resta

1 petto: altrain mezzo un laocia, passb ebbe presta 9 la mano Qaivilasciolla, A DarindajQa; stretto e nel drappel piii A chi fece due della testa parti
^

A chi lev6 dal bosto il capo netto^ Forb la gola momento a molti; e in un r^'accise e Piu del E
messe

in

rotta
va

piudi
e

cento.

terzo

n'ha morto,

resto
.

oaccia

e fende e taglia

fere e fora e

trooca

Chi lo scndo

chi Felmo

che lo

'mpaccia^
spaccia ;

E chi lascialo

e chi la ronca: spiedo

chi al traverso Chi allaogo,

ilcammin

in altri in boscoy Altri s'appiatta

spelooca. di pietk Orlando^ qnestodi privo,


A
suo

poternon

vool lasdame'

un

vivo.

a38

CANTO

Dl n

cento

sottrasse venti (che Tarpin


ne

ottanta conto),

al meiio. periro il cor nel

Orlando finalmenteai ritrasae Dove


a

Zerbin

tramava

aeoo.

S'al rliornard'Orlando Non Se Ma


si potria contare
aaria gli

aUUegraase^ in vergi a pi^no.


prostrato ,

per

onorar

si trovb sopra il ronzin


x.xm

legato.

Mentre ch'Orlando, poiche lo disciolae,

L'aiutavaa

Tarme sae intorno^ ripor della sbirraglia Cb'al capiun tolse, Che per ano mal se n'era fattoadoraoj occhi ad IsabellaYolse, Zerbino gli Che sopra il colle avea fatto soggiorno, E poiche della pugna vide ilfine, vicine Porto le sue bellezze piii
.

uav

Zerbin Qnando apparir

si vide appresso

La donna che da lui fa amata

tanto,

La belladonna che per falaomesso, volte pianto; Credea sommersa, e n'ha pii!i
sia messo, nel pettogli ghiaccio e trema Sente dentro aggelarsi, alqdanto: loco Ma tosto ilfreddo inanca, et in (pi^l

Com'

un

Tutto a'avvampa

d'amoroso

"3C0.

94o
"
senza

CANtO
urrni
e seoza iodugio

altro rispetto,
e

Gorre al suo E
noQ

caro

amante,

ilcolloabbracciaj

fuor del petto pub trar parola ^ Ma di lacrime il sen bagnae la faccia. Orlando attento alFamoroso affetto, Senza che piuchiarezza se gti faccia, Vide
a

manifesto tuttigFindizi che Zerbin


JJOOL

Gh' altri esser Gome

non

potea questo.

pot"Isabella, Fumida ancor Non bene asciulta gaancia, Sol della molta cortesia favella,
la voce
aver

Gbe Favea

usata

di Francia. ilpaladin

che Zerbino, Gon la sua

tenea

questadonzella
a

vita pare

una

bilancia,

adora del conte, e quello Si geitaa'pi^ ha due vite date a on' ora. Come a chi gli
LXX

Molti
Erano Se
non

ofierte e moke ringraziamenti tra i cavalieri, per seguir udian


sonar

le vie coperte arbori di frondi oscari e neri. Dagli


Presti alleteste Posero

ch'eran scoperte, lor, e presero i destrieri: elmi, gli


un

Et Lor

ecco

cavalieroe

una

donzella
erano

ch'a pena sopravvien,

in sella^

vigesimoter;zo
LXZl

m^

Era

MaDdricardo quel guerrier qbesio


in

Che dietro Orlando

frettasi condasse
e

Per veadicar Alzirdo

Manilardo
,

Che 1

con paladin gran calor percusse: Quanlunquepoiio seguito piu tardo^ Che Doralice in suo poter ridusse,

La

avea quale a

con

un

ironcon

di

cerro

Tolta Non

cenlo

carchi di guerrier
LXXU

ferro.

sapea ilsaracin pero, che questo fosse il signor d'Anglante: Ch'egli seguia, Ben

indizio e segno manifesiQ Ch'esser dovea gran Cavaliero errante*


n' avea

A lui miro

e pr^to piuch'a ZierbiDo, occhi dal capo aliopianto; Gli andb con gli E i dati conirassegni ritrovando,

Disse: tu se' colui ch'io vo


itXxm

cercando.

Sono

omai dieci giorni^ gli soggiunse^


cercar

Che di
Tanto

non

lascioi tuo' vestigi :


e

la fama stimolommi
te venne

punse,

Che di

Parigi, Quando a faltcaun vivo sol vi giunse Di mille che mandasU ai regni stigi:
E la strage conto che da tq vean6

al campo

di

di Soprai Norizi e quei


Tom. HI.

Tremisenue,.
16

24"
NoQ

CANTO

lo seppi, lento come fai, a seguir ^ E per vederti, e per provarli appresso: E perche m'ibformai del guerniniento Chai sopra Tarme,io so che tu sei desso;
E
se noQ

Tavessi aDco,
me

che fra cento

Per celarti da 11 tao

ti fossimesso,
mi faria
ta

fierosembiante

Ghiaramente veder che


LTXV

sia. quel

Non Che
Pero

Non

dire (gli rispose Orlando) cavaliernon siid'alto valorej che si magnanimodesire in uniiil mi credo albergasse core. si pub
,

Se '1volermi veder ti fa venire Vo' che mi


come dentro, veggi

fuore:
tern

Mi leverb questo elmo Accib ch*a punto il tuo

dalle

pie, desire adempie* faccia^

Lxxn

Ma

poiche

ben m'avrai veduto in

AlFaliro desideri6 ancora

attendi:

Resta ch'allacagion tu satisfaccia, Che fa che dietro questavia mi prendij Che


A
se veggi

1 valor mio

si confaccia

sem^bianle fier che^sicommendi. quel al rimanente; ilpagano) Or su (disse Ch'al primoho satisfatto interamente.

VIGESIMOTERZO
Lixvn

243

tuitaviadal capo al piede occhi: Va cercando il pagan tulto con gli II conic
indi 1'arcion ; nh vede Mira ambi i fianchi,

Pender nh qaa nh la raazze Gli domanda di ch' arme S'avvien cbe


con

n^
si

stocchi.

provvede,

la lancia in fallotocchi.
ne

non quel: Rispose

tu cura: pigliar
ancor
ixcnn

Cos!

molt'altriho

fattopaura.

Ho

sacramenlo
non

di

non

cinger spada
,

Fin ch'io

E cercando Accib

Dnrindana al conte; lolgo lo vo per ognistrada


,

d'una posla meco sconte. pill Lo giurai (sed'iotenderlo t'aggrada) elmo alia fronte, Quando mi posi quest'
II qual con
tutte

raltr'arme ch'io porto,


h
morto.

Era

che giamiiranni d'Eltor,


LZXIX

La

spadasola
rubata

manca

alle buone ti so

armei

Gome
Or E

fu,non

dire.

che la di

il paladino, porli parme; ardire. ha si grande quivien ch'egli


se con

Ben

penso,

lui posso accozzarme,

ilmal Fargli

tollo ormai ristftuire

Gercolo ancor, ch^ vendicar disio II famoso Agrican mio". genitor

a44
Orlando
Ben
so a

CANTO
uncx

tradimento

di^ gli

morte:

che

non

potea farlo altrimentc*


forte : tacque,e grido
ne

II conle E Ma lo E tu^
e

non piii

il dice, se qualunqne che cerchi, t'6 venulo quel

mente.

in

sorte:

e uccisil Orlando, giustamente; che la cerchi, spada questa h quella sono

Che

tua

sara

se

con

la merchi. virtii
LXXXI

sia debitamente mia, Quantunque si contenda Tra noi per gentilezza N6 voglio in questa pugna ch' ella sia arbore s'appenda. Pill tua che mia;ma a un
:

Levala

tu

liberamente
tu

via,
o

S'avvien che Gosi E 'n

m'uccida

che mi

prenda. Tappese*

Durindana dicendo,
mezzo

il campo

un

prese, arbuscel

Lxxxir

Gia Tun

dalFahro
un

lunge, dipartito
tratto

Quanto sarebbe
Gia I'uno
contra

mezzo

d'arco:

Y altroil destier punge,


6 gli

N6 delle lente redine


Gia Funo
Dove
e

parco:

T altro di gran

aggiunge colpo

ha varco. per relmo.la veduta di gelo; al rompersi, Parveno Taste,


E in mille

andar schegge

volando al cielo.

VIGESIMOTERZO
LXXXIU

^45

L'una

Taltra asta 6 forza che si spezzi*,

Che
I

i cavalieri, voglion piegarsi cavalierche tornaoo coi pezzi


noQ

Che

son

restatiappresso i calci iateri.

che sempre fur ael ferro avvezzi, Quelli duo villanper sdegao fieri Or, come Nel partir acque o termini di prali. Fan crudel zoffa di duo pali armati.
Lxxnv

Non
E
mancan

stanno

Taste

salde, quattro colpi

nel furor di

Di qua e di la si fan N6 da ferirlor resta altroche pugna.

quella pugna. Tire piu calde,

e falde, e straccian maglie piastre, Pur che la man, dove s'aggraffi, giugna. Non desiderialcun, perch^ piuvaglia, Martel piugrave o piudura tanaglia. LXXXT

Schiodano

Come

pub il saracin riirovar sesto


suo

Di finircon

onore

ilfiero invito?

Pazzia sarebbe il perder tempo in questo; Che nuoce al feritor piuch*al ferito. Andb
II Lo
re

alle strelte Funo pagano

1' e presto altro,

Orlando ebbe

ghermito:

al petto;e crede far le prove stringe di Giove il ligliuol Che sopra Anteo fe'gik

246
Lo

CANTO
LXXXVI

molto impetoa traverso: coQ piglia a se lo lira; e quando Quando lo spioge, Et h Delia gran coUera si immerso, la briglla Gh'ove resti poco mira, Sta in
se

raccolto Orlando, e

ne

va

verso

II suo Gli
Del

e alia viitoria vaDtaggio, aspira: pen la cauta man sopra le ciglla fa la briglia. e cader ne cavallo, Lxxxm

II saracino

ognipoter

vi

mette

o delFarcion lo sveiia: soflfoghi Negliurli il conie ha le ginocchia slrelte, in quella N^ in questaparte vuol piegar ne tirarche fa il pagan constrette Per quel

Che lo

"

Le

son cingie

d'abbandonar
a

la sella.

Orlando h in terra, e

pena sel conosce; ha in stafTa, le cosce. Gh'i piedi e stringe ancor


Lxxxvm

Con

rumor quel

ch'un

sacco

d'arme

cade,

il campo tocca. Risuona il conte, come II destrierc'ha la testa in libertade,

di bocca a chi tolto il freno era Quello , Non piumirando i boschi che le strade, si trabocca, Con ruinoso corso di qua e di la dal timor cieco; Spinto " Mandricardo
se ne

porta seco.

a48
Al
saraciQ

CANTO
xcn

parea disoortesia di Doraiice;. La proferta accettar Ma


fren fara aver gli per altravia

Fortuna a' snoi disiimolto fautrice. Gabrina sceierataiDvia, Quivi Che,poiche di Zerbin fu traditrice, che lontaoi la lapa come Fuggia, Oda venire i cacciatorie i cani. indosso la goaoella

Ella
E

avea

aocora

ornati quelmedesmi giovenili Che furo alia vezzosa damigella Di Pinabel, levati; per lei vestir, Et
avea

il palafreoo anco

di

quella,

Dei buoQ del

mondo, e degli avvantaggiati.


"

La vecchia sopra il Tartaro trovosse, che vi fosse Ch'ancor non s'era accorta
XdT

la figlia mosse gioveail Di StordiUno, a riso, e Mandricardo Vedeodolo a colei che rassimiglia bertuccione in viso. a uq A UQ babbuiQO, il saracia torle la briglia Disegna Pel suo destriero, e riusci Tavviso. il morso, il palafren minaccia, Toltogli ilcaccia. lo spaventa, e in fuga Gli grida,
L'abito

VIGESIMOTERZO
lew

24^
porta

e seco Quelfagge per la selva, vecchia di paura La quasi morta

Per valli e

e mouti,

per via driltaetorta,

aliaventura. Per fossie per pendici Ma il parlar di costei si non m'importa, Ch'io
non
sua

debba

d' Orlando

aver

piii cura,

Gh'alla

sellacib ch'era di guasto,


senza
xcn

Tulto ben racconcib

contrasto.

Rimonto
A

sul

e ste'gran desiriero,

pezzo

che 1 saracin tornasse. riguardar Nol vedendo apparir, volse da sezzo ch'a ritrovarloandasse: Egliesser quel costumato e bene avvezzo, Ma, come Non primail paladin si trasse, quindi Che con dolce parlar grate e cortese amanti prese. Buona licenzia dagli
xcvn

Zerbin di
Di
tenerezza

molto partir quel


ne

si dolse:

Isabella : piangea
ma

Volcano ir seco,
Lor

il conte

non

volse

ben ch'era e buona e bella; compagnia, E con questaragion tie disciolse se : Gh' a guerrier h infamia sopra quella^ non cerchi un suo nimico, Che, quando prenda

Gompagnoche

I'aiuti e che 1 difenda.

25o

CANTO
icvm

Li Prima

poiche,qaandoil saraciao. pregb ch'in lui, si riscontrasse ia loro,


ire

Gli dicesserclVOrlando avria viciuo


Ancor Ma

leniioro; giorni per quel

dopo che sarebbe il suo cammioo dei bei gigli Verso le 'nsegne d'oro, Tesercito di Carlo, Per esser coq onde cbiamarlo. volendol, Accio, sappia

Quelli promiser farlo volentieri, altracosa al suo comando* questae oga'


cammia diverso i cavalieri,
"

Feron Di qua

Orlando e di la il conie Zerbino, ilconie altri Prima che pigli sentieri, il brando; Air arbor tolse, e a se ripose col pagan pensosse E dove meglio il destrier mosse" Di potersi incontrare,
c

Lo Del

strano

corso

che

lenne
senza

ilcavallo

saracin

pelbosco

via,

in fallo^ giorni N6 lo trovb, n6 potfe averne spia. Giunse ad un rivo che parea cristallo, Nelle cui sponde bel pratel un fioria^ Di nativo color vago e dipinto, Fece ch'Orlando

ando duo

E di mohi

belliarbori distinto*

VIGESIMOTERZO
a

a5i

facea gralo Forezzo II merigge Al duro


armento et

al pastoreignudo;

Si che n^ Orlando seotia alcun Che

ribrezzo,

la corazza

avea, Felmo

lo scudo.

in mezzo; entrb, Qaiviegli per riposarvi, E v'ebbe travaglioso e crudo, albergo die dir si possa, empio soggiorno, E pill, e sfortunato giorno. Queirinfelice
en

ivi (ntorno, vide Volgendosi in suirombrosa Molti arbuscelli Tosto che fermi v*ebbe

scritti riva.

occhi e fitti, gli diva.

Fu

certo

esser un

di di
con

man

delta sua

Questoera
Ove Da
sovente
casa

lochi gia descritti^ qnei Medor


veniva

del pastore indi vicina

La bella donna del Gatai


cm

regina.

nodi e Medor cento con Angelica lochi vede. e in cento Legali insieme, Quanle lettere son, tanti son chiodi Coi quali Amore il cor gli punge e fiede. Va col pensier cercando in mille modi Non creder quel ch'al suo dispetto crede: Gh'altraAngelica sia creder si sforza,

Gh'abbia scritto ilsuo

nome

in

scorza. quella

a52

CANTO
at

Poi dice: conosco


Di tal io n'ho
tante

io pur

note: qiieste
e

vedute

lette.

Finger questo Medoro


Forse ch'a
me

ella si puote:
mette.

questo cognome
ver

Con taliopinion dal

remote

Usando fraude Nella speranza


Che si seppe Ma
a

medesmo, stette. il mal contento Orlando, ir procacciando* se stesso


a se
cv

rinnova, piuraccende e piii Quanto spegner piu cerca, il rio sospetto: che si ritrova Gome I'incautoaugel
sempre In ragna
o

in visco

aver

dato di petto,

Quanto piubatte Tale e piusi prova Di disbrigar, stretto. piu\i si lega


Orlando viene
A d'arco guisa Aveano Coi
ove

s'incurva il monte
su

in

la chiara fonte.
CVI

il luogo adorno in sull'entrata

stortiedere e vitierranti. piedi Quivisoleano al piucocente giorno Stare abbracciatii duo felici amanti. Vaveano
i nomi

lor dentro

Piu che in altrodei


con Scritti, qual

d'intomo, circonstanti, luoghi


e e

carbone

con qnal

punte

con qual gesso, di coltelli impresso.

VIGESIMOTERZO
cvn

253

II mesto " vide Parole Medoro


iQ

coQte

discese; pi^quiyi
sua maa

suireQtratadella grotta distese

che di assai^

avea, che parean scritteailotta.

che oella grotta prese', Del gran piacer Questaseoteazia in versi avea ridotta
"

Che fossecnlta ia
"t
era

suo

io penso; lioguaggio

nella Dostra

tale il senso:
c"in

verdi erbe, limpide acque, piaQte, ombre grata, Spelanca opaca e di fredde che nacque Dove la bella Angelica, Di GalafroQ, da molii in vano amata, nelle mie braccia uuda giacquej Spesso Della commodita che qui m'^ data, Liete Io povero Medor ricompensarvi D'altro non posso, che d'ognor lodarvij
GIX

auiaute, ognisignore e ognuoa E cavalieri e damigelle, o paesaua o viaudante, Persona^ Che quisua voloata men! o fortuna; alle all' piaute Gh' air erbe, all! ombra, antro,alrio, abbiate e solee luoa, Dica: beniguo E di pregare

" delle niofe il coro Che


nou

che
voi

condoca

provveggia pastor mai greggia.

i54
in Era scritto

CANTO
ex

che 1 conte arabico, latino. Intendea cosi ben,come Fra molte lingue e molte ch'avea pronte, Promissima "
avea

ii paladino; queila

scbivb pidvolte e gli


tra

danni

et

onte,

Che si trovb Ma
non

il popol saracino.

si vanti, se
or

Gh'un danno

gian'ebbe frutto; iltutto" n'ha che pub scontargli


CXI

Tre volte e quattro e sei lesse lo scritto infelice e pur cercando in vano Quello ,

Che

non

vi fosse quel che v'era

scritto;

E sempre lo vedea piii chiaro e piano: Et ognivolta in mezzo il petto afflitto


il cor Siringersi
sentia
con

fredda
e

mano.

Rimase al fin con


Fissi nel sasso, al Fu SI

occhi gli
sasso
CXH

con

la
"

mente

indifFerente

alloraper uscir del


in
a

sentimento,

tutto

predadel

dolor si lassa.

Credete

chi n'ha fatto esperimento;


.

Che questo ^ '1duol che tuttigli altri passa Gaduto gli era sopra il petto il mento,
La fronte di baldanza, e bassa; priva

N6

1 duol Foccupb pot6aver (che tanto} Alle querele al pianto. voce, o umore

a56

CANTO
cxn

Laoguido smonta,
A
UD

lasciaBrigliadoro
cura.

discrete garzon cbe n'abbia

altri d'oro Altriiidisarma, gli sproni Gli altri Tarmatura. a forbir va leva^
ove

Era questa la casa Corcarsi Orlando Di dolor sazio


e

Medoro aha
ceaar

e v'ebbe ferito, Giacque e


non non

awentura.

domanda
,

d'altravivanda.
cxvn

ritrovar qufete, cerca Qaanto piti Tanto ritrova piii e pena, travaglio Ch^ dell'odiatoscrittoogniparete,^ vede pieoa. fiaestra ogni Ogni uscio, Ghieder ne vuol; poitien le labbra chete,

Gh^

teme

non

si far troppo sereaa,

Troppo chiara la cosa

che di nebbia
nuocer

Gerca offascar, men perch^


carnn

debbia"

fraude a se stessso, usar gli giova ne parla Gh^, senza domandame, h cfai
Poco U pastorche lo vede cosi oppresso, Da sua tristizia, e che vorria levarla^

che dicea spesso duo amanti a chi volea ascoltarla^ Di quei L'istorianota
a

se

Gh'a mold

fa dilettevole
senza

Grincomincib

udire,' a dire: rispetto


a
"

'

VIGESIMOTERZO
cnz

aSy

Gonoie

esso

t^oitato avea

d'Angelica bella prieghi alia sua villa; Medoro


a e

Ch'era feritogravemente,
Garb Ma Lei la
e piaga^

ch'ella

di gQarilla: pochi di qucUa che nel cor d'una maggior sciotilia feriAmor; e di pocha in
tanto
e

Uaccese

si cocenie
doq
GZX

foco,
trovava

Che n'ardea tutta,e


E

loco:

ch'ellafusse rispetto del maggior re ch'abbia il Levante, Figlia


senza aver

Da

troppo

amor

constretta

si condusse
.

povero faote AU' ultimo Tistoria si ridusse,

d' an A farsi moglie

Che '1pastorfe'portarla gemma innante, Gh'alla sua diparteaza per mercede


Del buoDO

diede. gli Angelica albergo,


CZXI

Questaconclusion fu la secure levo dal collo, Che 1 capo a un colpo gli


Poi che d'innumerabil battiture Amor Si vide il manigoldo

satollo
.

Celar si studia Orlando il duolo; e pure fa forza, e male asconder puoUo: Quel gli
Per lacrime
e

sospir da bocca

d'occhi
.

che scocchi alfin o non voglia, Gonvien, voglia


Tom. IJI. fj

a58

CANTO

iifreao aidolor puote, ch'allargare altrairlspetto) e seoza (Cheresta solo, Giu dagli occbi rigando per le gote fiume di lacrime sui petto: an Sparge e va e geme, con Sospira spesse mote Di qua di la tatto oercaodo il ietto; " piuduro ch'un sasso, e piu pangente Che 8e fosse d'urtica, se lo sente.
Poi
^

cxmi

soccorre travaglio gli Che nel medesmo lettoin che giaceva doaoa veDutasi a porre L'ingrata volte esser doveva. Col suo drudo piii NoQ altrimentior qnella piuma abborre, N^ con minor prestezzase ne leva,

In

tanto

aspro

Che dell'erbail villanchd s'era messo


Per chiuder

occhi gli

vegga ilserpe appresso

cxuv

Quel letto quella casa, quel pastore Immantinente in tant'odiogli casca, o che I'albore luna, Che, senza aspettar Che va dinanzi al nuovo giorno nasca fuore Tarme e il destriero, et esce Piglia frasca Per mezzo iibosco alia piii oscura ; " quando h avviso d'essersolo, poigli Cod gridi "t urliapre le porte al duolo.
y , ,

VJGESIMOTERZO
GXXT

269
resta;

Di

mai, mai pipger

di

noa gridar

N^ la uotte

d^ '1di si da mai pace:

e aliaforeata e borghi, Fugge cittadi Sal terren daro al discoperto giace. ch*abbia in testa Di se si markviglia

Una E

si vivace, foQtaoa d*acqaa

come

sospirar possa
a se

mai tanto;

" spesso dice

cosi nel
Gxm

pianto:

che fuore ooo son piulacrime, Qaeste occhi con A larga Stillo vena* dagli le lacrlme al dolore; NoQ suppliroQ ildolore a peoa. ch'a mezzo era Fioir, il vitale Dal fuoco spiato umore ora occbi meaa; via eh'agli Fugge per qaella Et h che quel
e

si versa;

trarra

insieme

E 1 dolore

la vita all' ore


CIUTU

estreme.

ch^iodiziofan del mio tormeoto, Questi tali. sou QOQ Sospir soDo; d^ i sospir io mai non sento ban tregaa talora; Qaelli la sua pena esali. Gbe 1 pettomio men Amor cbe m'arde il cor, fa qaestovento, intorao al fuoco Tali. Mentre dibatte

Amor,

con

cbe miracolo lo fai,

e nol consnnri mai? Gbe 'n fuoco iltengbi,

a6o

CANTO
cxxvni

NoQ

son,

Qon

sono

io

che paio in quel

viso

Quel ch'era Orlando,6 mono, el 6 sotteira; La sua donna ingratissima Tba ucciso; ba fatto guerra. Si,mancando di fe,gli da lui diviso, Io son lo spirto suo
Gk'in questo inferno tormentandosi erra, Accio con Tombra che sola avanza, sia,

Esempioa

chi in Amor
CXXIX

pone speranza. la il coniej

Pel bosco errb

tutta

nolle

" alio spuntar della d'lurna fiamma Lo slomb il suo deslin sopra la fonie.

Dove Veder

Medoro

insculse Tepigramma. nel scrilla


non

sua Tingiuria

monie

L'accese si, ch' in lui Che


non

resib dramma

fosse odio,rabbia, ira e


irasse
cxxx

fuore;
"

N^

che indugib pill


lo Taglib

il brando fuore

scriiloe 1 sasso,

sin al cielo

schegge. Infelicequell' el ognislelo anlro si legge! In cui Medoro e Angelica Cosi reslar quel di,ch'ombra nfe gelo n^ a gregge: A paslor mai non daran piu, E quella fonie, giasi chiara e pura, Da cotanta ira fu poco sicuraj
A volo alzar fe*le minuie
,

VIGESIMOTEBZO

361

Che rami Non


Fin

e tronehi e sassi e zolie ceppi nelle belFonde, cessb di gittar che da sommo ad imo si turbolle,
e non

Che
E

stanco

furo niai piu chiare ne monde: al fin e al fin dt sndor moUe,


,

Poi che la lena vinta Alio Cade

non

risponde

al grave odio, alFardente ira. sdegoo, il ciel sospira. sal prato, e verso al fin cade
non

AfHitto e

stanco

neU'erba,
fa
,

occhi al cielo, E ficca gli e


Senza cibo
e

motto.
^
"

dormir

cosi si serba
torna

Che 1 sole
Di
crescer

esce

ire volte, -e cessb la pena

sotto.

non

acerba ,'

Che fuor del

senno

al fin Tebbe

cxmdotto.

II quarto di da gran furor commosso,

si straccib di e piastre maglie

dosso.

lo scndo; e la riman i'^lmo, Lontan gli e piu lontan I'nsbergo: arnesi, L'arme sue tutte,in somma vi bonclado, Avean pelbosco difierentealbergo* E poisi squar^i) i panni, e mostrb ignudo L'ispido venire, e tntto '1petto e 1 tergo; E comincib la grau foUia, si orrenda,.

Qui

riman

"

Che della piii non

sar^ mai chi 'ntenda.

u62

CANTO
cKxmr

Id

taota

in rabbia,

tanto

furor

venae

Che rimase ofinscato id Di


tor

la

ia spada

man

ognisenao. dod gli sovveane,

Ch^ fatteavria mirabil cose, peDso. Ma Era


D^ a^ bipenae n^ scare qaella immeoso. al suo vigore bisogao

Quivife^ bea delle sue prove eccebe, Gh'ua alto piooal primo crollosvelse:
"

svelse dopoil primo altri parecchi,

ebull Cooie fosserfiaoccbi,


E fe'ilsimil di qaerce Di
e

aoeti; d'oloii vecchi,


o

e d'abeti. e d'orni e d'ilici faggi che s'apparecchi Quel ch'uD uccellator, fa per per le reti, II caaipo moado Dei giuDchi e deirurtiche, e delle stoppie aatiche. Facea de' cerri e d'altrepiaote
,

I pastor che aeatito baaao il fracasso, Lasciaado

ilgregge sparso aliaforesta, veder che

tuttia gran paaso Chi di qua, chi di Ik, Yi veagono Ma


SOD
a cosa

quetta
.

s'io passo a quel giuoto segno il qual la mia istoria Yi potria esser molesta; Et io la vo'piii tosto diflferire, a fiistidire. Che v'abbia per lunghezza
FuffB DBL TOMO TiBXO

2G4
St.
1

A N N O T A Z IO N I

3. La

turba, a chi H fuggirsi pocofrutta;

cioe^giovasi poco. St. 17. // popolodiscresce;cioe, decresce^ diminuisce* St. 19. Tauro accaneggiato; cioe attizzato da'cani. St. 32. Cacciata va la generosa belvaj ii leone, cbe
e

stretto

dai cacciatori si
va

da'cani

lento lento
^

minaccioso

rinselvando. La

Massilia

parte interna deila Mauritania.


St. Sono le 24*Come s'intomo avesse tante galle. di alcuni alberi: ed escrescenze o gallozzole galley airestremita delle essendo leggerissime, si legano reti per farle stare sospese al sommo e stare Quindi la voce gcdleggiare y St. 3i. Col
nana se
ne

artiglio per
Rodomonte

stare

delFacque. a galla* ce vien dove Vartiglio ec. Dialia metafora^ comparando


tempo de'cale

al leone. Si noti cbe al


e

valieri erranti i nani nariamenle


i

ordierano damigelle rilevasiauche dal come messaggieri^


.

Don
'

Chisciotte di Cervantes si
senti
cuore

St. 32. E

brillar dentro il coraggio Co.

raggio per
St. 38. Per
CO.

Tuso

ancbe alia Stanza

94* di

questo Canto. "l voce

antica.

dar lor scaccoy

d^l Metafora.tolta

guadagnarsiil gio* scaccbi^ove giuocodegli


e

la partita cbi guadagna

dk scaccamatto

al

re

con-

trario,
St.

radunasse 39.4$*/

gna

tui^ la compagna^ Compaper com/wgnia^.in Dante, e in altriantichi


.

scrittori

CANTO
St.

XVIII.
non

a65
si

47* D^^

re

delta Zumara

scorda; cio"
di

non

si tace^ non

si lascia per dimenticauza.


e

St.

4^* ^^ pi^ ragion di spada

piu

giostra;

cioe ha

dei saracini nel saper maggiorTantaggio la spada e nella diaciplina delmegUo adoperar
,

Farte mililare. St. 53. Mono

cadea

Aramone quest*
ruinando.
ne

cioi voile]

abbasso airingiu, St. 55. Nellxi moschea


in votive,
voto.

porra l*arme

vote; cio6

St. 65, Orazio


del Petrarca. cbe sul

sol

contra

Toscana

tutta.

fe verso

") nota

la storia d' Orazio


sostenne

Gociite,

ponte Sublicio
di Porsena '^
terra
re

solo V

impeto

deirarmata

d'Etruria.
ec.

St.

74- ^^^
o

del Surro
mare o

Surro, oggi

Sour

Sur porto di
Tiro. Barutti
costa

nella Soria.

Quivi era

Tantica

Berito antica cittk della

Fenicia sulla
St. Si. E la

del IMlediterraneo.

spada glipon dritto alia strozza; cioe alla.gola. ambi d*un marchio ec; cio6 d'un St. 89.Segn^ti
segno.
E nietafora presa dal marchio
con

cui

se*-

i cavalli per distinguecne le razae. gnansi

St.

94- Non potea non 0^r Qui coraggioper cuore.


d'indomito guerriera giero, avea, secondo
voto

ec. sempre il coraggio Vedi sopra alia St. 3a. nomava.

St. 99. La

vergine Marjisa si

Marfisa^
G. 16. fatto
non avesse

e sorella di Rug* coraggio,

il Boiardo,L.

i.

di

uon

trarsimai

rarme,

finchd

aSS

ANNOTAZIONI
re

in battaglia fatto prigiotii i tre cane,


e

Gradasso, Agridesta
ec.

Garlomagno.
sin alVora che dal
re

St. io3. E
tone

sonno

Ti-

di Laomedonte figlio
fu amato

di Troia in

sua

giofu

vento

dairAurora,e fatto vecchio


lei
.

da
St,
I

essa

to in cielo a starsi seco porta

o4-Che per seederspezzar/rassini efaggi ec"; le lance; la materia per la forma. cioe romper

St. 109.

Questa istoria
narrar ec"

non

credo che nC accada


dal Boiardo nel-

Alirimenti V Orlando St. 116. Mtri

"l narrata
2.

InnqmoratOy L.
a cut

G. 17.
non

la cittit piu

attenne

Che

imaltri che erano ciofe ugualmente stranieri\ gli straparziali per gli per queidella citt^ come
y

nieri

"

St.

35. Con

un

vecchio patron ^ cKera


o

da Luna.
era

Patrone
tica citl^

Luna quiw^lepiloto*
e

Luni

un'an-

porto di

mare

non

da Carrara, lungi
an-

il suo nome interamente distrutta; resta oggi al paese, die chiamasi Lunigiana* cora St.
1

36.

LUsola

sacra

alV

amorosa

Dea.

Parla

la Dea Venere era prinove Cipro, Lo staguo di cui tratta il onorata. cipalmente Poeta ^ quello di Costanza vicino a Famagosta che con le sue gravi esalazioni infetta Taria di e abbrevia la vita citt^, quella
, ,
.

deirisola di

187.E surse a Pafo\ oggiBaffbj cilU di Cipro St. 140.Verso PonentCy et ognivela snoda] cioe
"

St.

CANTO

XVm.

367
di k cifcU capitale

Nicosia 8cioglie" diflvUuppa, Cipro


"

St.

143.E chi ed mainwrcy


Dicesi mainare
non o

chi alia

scotta

i bu(h

no.

ammainare
.

il ritirare le
fane mari*

si die yele^
naresca,

ed ^ di

La scotta h operino attaccata la principale

alia vela.

Ancora
si r
nei
ancora

o ancora rispettOy

di speranzas dicein ogni nave^ e che riserbasi roaggiore

i pericoii. ojischieito, Fraschetto, piugrand

di quello

cui si

serve

il noccbiere per

coman-

dare alia ciurma. St.


e

148*iVbn
non

vede alcuno, e lui

seguirnon
toi Varme.

bada\
Toi

si trattiene dal
vita mi

seguirlo*
se

St. i5o. La

torrai

mi

alFimi Toscani dicono to* per togli toglii perativo. St. 169.Tantafu la viltay ta^ta la dotta. Dotta per
ed usata da Dante* Tro]pevpaura ^ voce antica^ yasi anche dottarCy e dottanza*

St. 16a. Ottantamila


della i^ima in y
rarono. vece

corpi ni^meror^e
di numerarsCy

; in

grazia

cio^ si nume-

St.

Tu rimarrai)ch^quandoin del 169.

sia scul-

determinato. to; cio^ scritto, St.


tenne. parlar Anzi che spiegare aembra la parola, m"mtenne megliointendere irattenne ofermb la parola; imitando Yirgilio^ in tntto il resto delFepi* come anche in quella al casodio^ analoga espressione tosto

174.Cosi disss egliye

io, 9ocemque

premit:Aeneid. L. 9.

ven

3d4*

268
St.

ANNOTAZIONI

178. Come

impastoleone
voce

ec;

cio^

non

pasciu-

to,
ivi
.

h digiuno: La spada di
0 non

dal poetica
anco

latino.

Medoro

non

ebe; ciofenon
Fama.
se^

,^ ottusa^ Petrarca St. 179. CK cio^ de'y

dal tagliente;
voce

Latino hebeo^ II

uso

tal

nel

della Trionfo
abbracciate

andar V alme
ai

alia lor

delle Eiisi,soggiorno caropi

anime

iunamorate,o nella sfera di Venere, ove


colioco St. i83.
ancora

il Poeta

T anime

di Zerbino

d' Isabella.

Quivi del corpiV e de'cristiani. de'pagani,


184*O
santa

orrida mistura; cio^

St.

Dea

ec.

Invocazione alia Luna^

che

antichi dagli

presentava tre
Diana St.
1

perche tergemina, rapcio^ di Luna in Gielo^ di figure,


e

fu delta

in terra,

di

nelT Proserpina

Inferno.
mano*

85. Martire due monli

destra^e Levi alV alira


tra

Sono di

Tuno Parigi:

si

k fabbricata la citt^ quali chiama oggiMontmartrey e

Taltro Montleri.

CANTO

DECIMONONO

St. 3. Non

conosce

il paescy

la

cio^ viafalle\

fallisce, sbaglia.
St. 9, Ond*era dello St.
12.

uscito il calamo

omicida. L'asta
.

strale^ per
Che*n
te

lo strale medesimo

il furorsia del teban Creonte.

Gostoiifu sio materao

d'Eteocle

di

ed Polinice^ le
mura

efl8eiidi)6i essi uccisi in duello

sotto

di
ne

Tebe, vieto

con

severissirae

che leggi

niuBo

CANTO

XIX.

369

i cadavericacci6 seppellisse

fossero dalle bestie

diTorati

"

St. 33. Si celebro

con

cerimonie

sante

ec.

Gli

an-

tichi ne' raatrimoni chiamavano che assisteva alio dposo^ assisteva alia sposa St. 35. Forse
ec. non
.

auspiceV

uomo

pronuba la

donna cbe

men

di

Allude

al racconto che Enea


e

quelcommodo nel di Virgilio

grata

IV. del-

TEneide^

Didone

nel cacciare

fug-

tempesta, si ridussero gendo da un'improvvisa dettero esecuzione all'accorin una ove spelonca^
do fatto tra Yenere St. 38.
e

Giunone.
a

Quel
C.

done
e

gia Morgana
neU' Orlando
e

Ziliante

ec.

Questo
L. St.
I.

racconto

Innamorato
la.

a4* e 25.

Lib.

2.

G. 7. 8. pur
ne

i3.
.

44*^^ pa^te

ritta il

verno

lassa

Usa

il Poeta
sta
sero

quie
a voce

altrove la pa rolai'er/io

per tempesi val-

di mare, della

imitazione dei Latini cbe hiems cosi per in verno


,

come

per

invernale percbe procella; appunto nella stagione laonde le tempeste di mare: 8ono piu frequenti nell'arte dei moderni gliantichi, meno periti le iiavigazioni del navigare, ai priterminavano mi di Novembre, e le riprendevano ai primidi Marzo.
no^ la
"

Le voci castello

balladore

prima il ponte

delle

navi, e la
o

siguificaseconda^

delta ancbe

la ballatoio,
una

corsia
nave
"

intorno spohda

intorno alia coperta d'

St.

46*Sopra Limisso

venuti

Siamo

alle

di poca acqua inseccagne, cioi secche, luoghi

270
fra mare^ di
e

ANNOTAZIONI
di percio gran da

UnUsso pericolo. Tolomec.

citU
e

Cipro,delta
mare

Curio

Satalia

porto di
St.

nella Turchia d'Asia in Natolia.

ec. " esprespcf^grino sione marinareaca voti e significa furonofatti accade nei gravi di peregrinnggi rischidi come nel suo ferzo viagnaufragio. Amerigo Vespucci giodice: la notte e V altro giornos\ n ricrebbe che vale terntanta tormenta (voce spagnuola asternpestadi mare ) che dubitammoperderciyC

48. j^l monte

Sinai fu
y

mo

di FJfiS

PEREGRINI

alt re

rn' cerimonie,co-

usanza

de* marinari
Bandini

per tali

tempi
.

Ove

Maria Angelo

dk la seguente apiegazione:
e

In occasione di gran tempesta


i marinari fragare sogliono
cora e

rischio di

nau-

tirare

sorte

i nomi

di

anpasseggieri che per pvb^ quelli

blico uoto si

a fare i obbligano

tali e tali pelle-

celebri delle lodevoti a* santuari piic grinaggi ro terrcj se scampino dal pericolo ; e questo i pellegrinaggi dicesiyfare alia Vergined^Ettino. "l un ivi. Al Sepolcroy
,

aantuario neirisola di

Candia, che dovea

easer

celebre a'tempidel Poeta. II


nes*

chiamaai luogo
santuario sopra
"

JEun

Altri dieono

essere

un

castello chiamato Utino

La voce foAquileia cade col capo air inma significa propriamente qui seroplicemente giu: per cade. Ghiamasi Ardella nave la vela maggiore timone
"

in

St* 5o. La ducono


a

disiata luce

di sant*Ermo.

riI fisici

fenomeno naturali queato cagioni

liuni-

a7a

ANNOTAZIONI
cio^ allentala godie k la fune alia quale si attacca Tancora.
la gomona ec;
non

St. 53* Ecaluma


xnona

St. 56. Che


voce

salisser

gentidelta

terra

Qui

la

salissera

St.

57. E poi la il saggio: metafora


de'metalli*

uscissero. significa notte ec. pub assaggiar

; cio^

fare

toUa da

cbe quelli

fanno pro-

va

St. 63. Intanio

la dura ripigliar

scorza;

cio6 Tar-

inatura^ per metafora.


St. 66. Una

che d\anni alia Cumea


^

ec; d'Jpollo

cio^ alia SibillaCumea descritta dai

cbe per veccbissima

viea

La voce vale costucostuma poeti. trovasi frequente anticbi scrittori. manza,e negli St. 70. JVella piazzae nel letto far perigUo ; cio6

far prova, alia roaniera latina.

74.CKio vi sciorrb tutti gV intrichi ec. Alessandro Magno non venire a capo di scippotendo il nodo Gordiano n^ volendo mostrarsi gliere la spada vinto in quella lo sciolse trat|a prova tagliandolo. St. 78.CK appropinquare ec. ; cioh approssimarsi ; latina: quiin senso voce neutro^ e al G. 39.St. j5.
, y

St.

in

senso e

stro

partedi verso ilfreddoplau^ la parte di settentrione^ h il segno ove


attivo. La ha ancbe la d^un plaustro o (igura

cbe deirorsa^
carro.

St. 79. Che


ro ec.

come

manco

"

Del chiaro
di

era

VoscU'-

O bavvi

qui error

stampa nelFedizione
doven* deirautore^

del

i532^ o

fu inavvertenza

CANTO

XIX.
manco
"

"73
era

do dire : Che
chiaro carlo
ec*
oscuro
y

come

DelVoscuro

il mai aU del-

ilcavallo era piii che imperocchi e nero, nel pU e nel capo avea il cfaiaro era minore

cunpeh

bianco;onde
secondo

e Toscuro^

Tedizione del i53a aarebbe

maggiore*
St* 63. Fe'Vuno
cioi
a

e delta Valtroy
ud

sella

un'otta;
ta-

io un'ora^

medesimo

lempo; come

lotta per

allotta talora,

per allora.

St*

84*Quanta nel giuoco delle cacce ec. Caccia della palla del palloae k il termine del giuoco , ,
e simili. calcio,

del

St.

87.Che

medico

nan maipiii

rjiQoi: emunse,
ticadal latino.
St. io3. La cioi lo Dante; St. k"5.
sa
a

cioh

raggiunse;cio" cavd^ levo via;^ voce poela


casa

sa

colui

che nulla
taito

ha
come

ascura;

IddiOyche
all' una
o a

vede, e

disse

cui tutti li tempison


a

presenti.
ossia di

Of aria
di

alValtra luminaria; cioi


,

al lume

del Sole
notte.

della Luna quello


Scrittura chiama

giomo o

La
"

luminari

due queati

Piaoeti

CANTO
St.
I.

VIGESIMO
e

ArpaUce
re

Camilla

son

famose. Arpalice
il
auo

del 6glia Neoitolemo

di

Tnicia^invaao

regno

da

d' Achille^ e disfece essa rispinse 6glio Camilla il nemico. regina con gran coraggio aMiatenza a Turno ueila guerra de'Volici, prestd
y

ccmtro
Tom,

Enea.
III.
18

374
St. 5. Ma

ANNOTAZIONI
e UfreddoPonio. Vlndia^ FEtiapia

11

Ponio
trione
"

" regno dell'Aaia minore

yerao

il Setten*

St*

f d.

Camepiaeea
"

colei che qua

gikregge;

doh

alia Fortuna St.

i4*Poser

per

guardiaalia
.

citthDictea; cio^
Idomeneo

alia cittk di Gandia


al perchi St.
1

Gbiama

ritorao da Troia sacrifice il aoo


cento

crudo, figlio.

5. Fra

alme

citth cVerano

in Creta.

Si trova
re

scritfo che Tisola di Greta ai


avesae

tempi del
Gred fa

Miooa

cento

citt^;

perddai
Tarento.

detta
St.
ai.

HecatompoUs.Yed.
CKedificar la
terra

Plin. Lib.
di

4* '^*

Oggidi

o almeno edificata, TarantOy cittk della Puglia,

ristorata da Falento co'suoi

dalle Greche
,

durante
,

nati non compagni, Taasedio di Troia, come

ilPoeta ma finge mentre Spartane,

aecondo Giustino Lib* i mariti

3, dalle

loro

gnerreggiayano
yerso

co'Messenii
di

Alcane

edizioni nel aecondo

cio^ parchiy qaeataStanza invece di dispendio


,

hanno di stipendio economicfrugali, parchiche vi ha che fare poich^ ni Falento, ni i auoi non
,

da partealcana. erano atipendiati corapagni St. a6. E dU limpidi Jiumi ai^er discorii. Discor^

si,per corai; cpme


Toci uaate

discorrei^e, per

correre^^aono

dal Poeta in

Qui, correnti piuluogfai.

d'acque.
St. 38. Ni
tra

forica, per
St.3o.

metaec. Eapr^^aione fucine cid che aveya aece.onato alia ripetere

diece

CANTO St* 6i. Con


la decina
sua

XX.

"75

nonjfuqui donno; cio^ dal latino dominus, o piattosto padrone: signore^ dalla voce latino barbara domnus e ainoopaU dette dompnus.Yedi il Gloss, del Du CangesXX^
"

Toci.
St. 63. Il i^dermi
mare* ec. lograr

cio^

consu* logorare^

St.

yZ* Degli uomini


non

eke Serse ebbe

giU intomo
che di mare^

Bench^ aal
nemero

aiano fra loro d'accordo

acrittori gli

deU'armata
re

si di

terra

che Serse

di Persia conduase

contro

la Grecia

per6tutti che fosse numerosissima. St. 76. Ella nel porto ofustao saettia ec. Saettia h una specie di naviglio e veloce. leggiero St* 8a. Non tollea ancora ec. ; cio^ non togliea ;e toUe per toglie nsato anche altrove dal Poeta. i?i.A pena awa la Licaonia prole ec; cio^ Caliato di Licaone re d'Arcadia^ che fu in orsa figliuola Arcade suo figlio e insieme con convertita, portaformano dae costellasioni ta in Gielo^ situate ove al poloboreaie, Tuna detta Orsa maggiore^ Taltra Orsa minore. L'Orsa raaggiore avendo la figura di carro h detta anche il Carro; e'percid il Poeta
si valse della
voce

a"ncordano

aratro, considerando detta

co-

stellazionein
care

il nascer

ultimo aspetto; e voile indi* quest' del giorno, quandodk volta il Garro
.

medesimo St* 8g.Come

in Gielo
talor si

ec. II verbo periglia cio^ pericolarsi^ nel k registrato non perigUarsi, vi hpmrigUoper pericolo, mentre e Yocabolario;

getta e

si

376

ANNOTAZIOPCI
la*^

" voce Esterrefatta periglioso per pericoloso. e significa tioa, spaventata. St. 99. Vorribil suon cK a gia; cio^ giiabbia. % voce scrittorianticbi negli St.
too.
"

spas^ntar fHU gU agcbe trovasi

frequente
"
ini

Col

periglioso capo
delia Laconia

di Malea.

pro-

moDtorio
causa

ai naviganti a pericoloso venti cbe vi domiDano.


ec.

e dei scogli^ degii

St.

ioi.
1

sopra

Luna

Yed.

Canto

XVIII.

St.

35.
pezzosa
era ec.

St. iiZ. E siccome


ga bene

La Crusca
y

apiesazie*

queatovocabolo per rincrescewle


mird ad
e

pole. L'Ariosto

affettati, esprimere gli


di feromina. questa
nan

aconvenevoli
St.
1 1

scortesi modi

con 4* Jf^i risponder non

Varme

assonna;

cioi

tarda ^

della principio
causa

dorme. In te non men propria stanza a provallo per provarlo^


e

della rirna*

St.

i5. Et

ognialtro

omamento

le fe* porre ee.;


ai.

cioe

come deporre,

al C. posto per deposto

St. 5. Male

qui torre, e leggono nel verso seguendo questa seguenteporre', poich^ nel coUocazione si ripeterebbe inopportunamente della Stanza seguenteci6 cbe in questa principio sarebbe gi^ stato espresso.
lao.

alcune edizioni

St.

jipea la donna

se

la crespa buccia ec;

cioe la
sa ne za

la veccbiez: e perdenotare pelle grinzosa al solitodella comparaziodi Gabrina si serve Stan* nel Canto precedente colla SibiUa " come

66"ec.

CANTO St.
iss.

XX.

^77
ec.;

Si

ben, disse Zerbin, teco ^asi^sta


i paladin di asiaggiarjs il saggio, per proyare
.

cio^ ai adatU, si conviene.

St. i3d. Per

Francia ; ciod

per "re St. i3i. Monta


cioh

e ca^alio,

jigogna rimproifcra. , avidamente brama., agugna, significa St. i33. Hoi data ai pesci et agli augep del mare. Uccelli che negli e nelle vicinaoze del mare scogli fanno il loro nido^ e di cadae vivono di pesci
^

rampogna ; che Dante disse aoche


se

stesso

daH'onde. veri galleggiaoti, o ributtati


St.
1

38. Cotanto altier che s\ mi scherni ec.; cio^


in mille pezzi, e sotto^^^^i schemisci; cio^,

mi

"cessi io mille pezsu. St. 1 44* Ji ^^g^ ^^' ^*i


senso

^i^

errante*

In queato

disse altrove legni 9aghi, 9agafama ec. CANTO VIGESIMOPRIMO eke si


rara

St.

I.

iVe

daf^i aniiqui par


.

da Orazia

et

albo

tate ec. Imidijnnga oolit Vefides

lata panno. St. 3. Come s'avesse il morbo

si vidno.

La

voce

iofermitii morbo, benchd generalmeote significhi


,

quiperdTale
St.

pestilenza.
ec.

4-Da

un

ca^aliero awenturoso
22.

; cioe awen-

cosi anche al C. turiere; St. 6. E


un

Su

fyj.
avia ; in

che fratello

solo al mcndo per


avea. e

della rima^asna grazia


St.
BOQ 10.

vano Nonfu gia Valtro colpo

casso; cioi

fa tano

ed

o senza inutiie^

effeita.

Digitiz^by

^jS
St.
1 3.

ANNOTAZIONI

O^landa

si

donde partly

nd

semoi

cioi

della rima. siamoj in grasia St.


A iminome. ttinfamato taziooe d'Orasio che disaeinfames Aeroscopulos che vi fauao Cenmniaya caaaa degli nanfragj apeaai ")promontorio i Daviganti. dell^Al^niasul mare
1

6. V Acrocerauno

lonio. St.
1

8. Ch'in certa
occorrenza.

sua

bisognaec.

} cioi in certa

sua

St. 19. Che


non

a quella ; cioi voglia obliqua satisfare


"

retta^iogiusta 7 mio
voce

St. a5. Che

fnUellodebole
"

et

egroto ; cioi

infermo: St. a8. "

latioa.
"
" "

quasimorio
la rima.

cioi riporriportaUo\

tarhf per
St. 3i. Se
non

la durezza
.

tua

prima

non

cioe mollis

ammoilisci

St.

34 Cercando
Ta

va

piu dentro ch'alia gonna

ec;

cioe

ricercando i auoi visi non dentro


ne
ae

te, ma
iutio

saperficialmen* il e steaia^ osaia nell'animo;


va

discorre , cioe
"

eaaminando

tutti i

da poterriuacire St. 43.Del mio onor altrimenti sarA


mezzi
aenso cosa non

ttaiio.
est

Nel

che

i Latini

dicevano iacta

alea, di

cio" 89^ deciao; gik fatta e irretrattabile; vi aark

piurimedio.
marito alia tremenda

St.

4?* "^^^uo

buCa;

cioi

alia aepoUura. " sopra^

aia laca, cio^ riaptenda,

lume.
St.

49*Con

esso

un

cdipoec.

ciod

con

un

colpo.

s89 hriaa
m

ANNOTAZIONI

da coiei ptr Ini ua doTere impoitogli di mo(da Isabella) che ayrebbe potatoaenrirgli virtuoae.
trenta

le donoe dcllo perdeacrirere St.


tk.

Queldie*l maestro

suo

per

nummi

ec.

laleiide di Giuda iltraditore.JVwnmi,

ce vodanari,

lattna. ivi.Ni
di
eo. itlpermestra

Una

delle cinqnanta figlie


mentre

Danao^ che aola aalvd il auo apoio,


tulte il

le

altre aorelle ucciswa


notte

la prima proprio^

delle noeze,
in s^erso
y

St. 6. E
o

Bursiailcammin

iemte;

Bursia

Bursa

cittk alle falde del monte

anOlimpo,

Ottomanno avanti dell^impero capitale la presa di Coatautioopoli St. 9. Per la schena del mar meec* Espreaaione
"

ticamente

diceai anche sul dorso del e taforica;

mare^

Yuol dire

dritto filo, e ooa

aH'orxa^come piii
cioi
^

per r avanti. St* 10. E come prima il dolce litoaitinge ec;


tocca

latiua. E dice dolce espressione dolce rieace il e perdi" era la ana percb^ patria^ terra dopouna prehder navigasione. pericobia St. i3. Escon del bosco dopo un gran discorso. cio" dopo Aocor qui t"seorso per discorrimento^ molto correre e aggirarai St* l^" IM palazzo incantato era diffuso ec.; cioi diffnaam.ettle" a luogo. St. a" Tn^po ifenia questo fypogrifo a sesta; do^ a tempo; opportimamente^ a pvopeailo. St. 33. Memre che fur neg^ emAomdi cio" tetti;
.

il lido I

CANTO
in

XXU.

181

d'errori^ed'inpieno quelpalnzoincaDtato, ganni. carta. InSt. 64*Senza parlarsi, e fu I'indugia " voce anlica. dugia,per indugiot St. 67. Quel di Ruggieroche i demoni fgnudi ec^ L'Ariosto dipinge i demoni che lavorarono igoodi
lo scudoche tazione fiscefare Ailante
a imineirinferao,

che dipioaero antichi poeti^ ignadi degli Bronte e PiracmonCi che Livoravano Sterope^
9

nella fucina di Vulcano.


St.
wea 76. Che %f*

posta la
e

costuma

ria; ciod la

costumanza iniqua

introdotta dalla donna legge

di Pinabello. St. 8a. Le


.

prime due quandodai regnimolli ec.;


.

ciod dai regno effeminato d'Alcina St. 97. Lejpalle ed bosco testimanio
siimone

PoUe, cioi

"e-

della morte CANTO

di Pinabello.

VIGESIMOTERZO
a

St. 3* Gli
la pena,

avesse

la muUa; error sum degli la condannagione ; cio^ fargli pagare. la


tor

alifierranti Divi; cio" gli distintico'nomi d^li Dei del glialtriPianeti, gentflesimo. St. I a. Astolfo disse: ornud se de'pennaii ec; cioi uccelli. degli St. 16. Cosl si parte col pilota // noeinnante chier ec. Da queataespreaaione deirArioato ai vecol liocde,che non deve coofooderai il pilota
e
*-

pena de'saoi errori. St. 6. Venere e Marte^

^a

ANNOTAZIONI

chiero. II nocchiero k

che regdala nafe ; quello sullecoste^e luoghi o mal sicurisi serve ma ignoti il Tascello; del pilota, e conduca perchi gaidi ritoma al liiogo dopoaver fattole soe parti que^ti
di
sua

rcsidenu

St.

s4" f^^f^o gU wuU

cioe Id paragone St. 36. Non

Ruggiercwiplessi; abbracciameoti di Ruggtero. degli


con ma

eke il destrier^
non

la

96ttura

darli

ec.

Mi converrk

il cavallo^ solo dargli ma

ancbe
sa-

la mercede
rk
a

sua

per avermelo presUto^ e il preszo discrezioue.


ec. qui disgresso

St. 38. Fa passa


St.
a

cioi fa

digresaione^
ec.y cioi
.

d'altro. parlar tra 4i*Come colei chefuj

Valire

note

fra le altre sue

e scelleraggini macchie^e difetti^

St.

49*E q^^lbel cinto si levo di grmiio; cioi di latioa: come voce grerobo; sopra St. 4^* patre
gia commesso;

per padre. St. 5 J. Che Vingiusto e suppUcio cio^.ordinato. ivi. Mtra St.

esamina\ cio^ esame^ proeeno.


re

Galegoec; cioe del re di Galizia. St. 66. E molto piil duel che sia in podesta; gli cioi in potere. L'usd ancfaeDante: Quando verra lor nimica podesta Jcdh dte a punto il tuo desir s^adempie St. 75" ; cio^ s'adempia^ in grazia della rima. St.. 78. Ho Sacramento di non spada ec. cinger
.

54-Del

Vedi V Orlando per

Irmamorato

Lib. III. C

a.

cramento Sa-

giuraroento.

G4NT0 St. 8o. To


duello
sono

XXIIL
j

s83

Orlando
e

II uceisil giustimkente. la
,

d' Orlando

d'Agricanee
.

morte

di

aono qaest'ultimo

narrati dal Boiardo Lib. I.C. 19.

deir Orlando St*

Innamorato
man

s^aggrqffi giugna. da aggraffiareyytencioi s'aitacchi^ ^^gf'^ffiy der col graffio^ afferrare. St. 85. Come pub il saradn rUrovar sesto; cioe
84* Pur
eke la dove
trovar

mode,

via*

ivi Che
.

di Giwe. 7 figliuol giit sopra Jnteofe* della Terra, Ercole per yiocere Anteo^ fi^ioofo

che da

quella prendeva sempre


e alto,

nnove

forze , lo

soUevd in St. 9a

lo aoffocd.

'

La bestia cKera

$pa9entosa

spaventosa vale paurosa

Qui pollra. ; ;io/^jv, pigra, qui tie

mida, che ai acuote: St. 93. Chefuro Ma della voce gnificato


St. St.
1 1

9ezzosa

damigeUaec.
ec.

Sul si*
ao.

vezzosa,

vedi aopra G.

3* Furo

alia,cio^ furono della


sentia alcun

1 01.

si che n^ Orlando

ribrezzo;
.

cioi faatidioo noia per la f roppa frescura St. 107. Che fosseculia in suo linguaggio io pen-so ec*

Alcunevedizioni
ae

mentre

m^Xzmente sculta\ leggono cosi dovease leggerai avrebbe agnon


,

aliaStanza giunto
Culia

1 10.

Era

scrittoin Jrabico

ec.

aignifica qui compoaU


verao

E elegantemente.

notiai che nel rola

aeguente si sottintende la padi


ma-

lingua, per salvare il Poeta da un errore avendo detto qui linguaggio in grammatica,

t84

ANNOTAZIONI rAriosto
avea

che per6il Pigoa^ cosi: flcrittoda principio

scolino.Anrerte

culta Chefusse

in la

sua

io pensoy lingua

"

Ed
non

era

nella

nostra

tale il senso,

"

che

in la sua Teapressione piacendogU il primo


irerso verso come ora

gua lin-

emendd
non

si

e legge^

a'avvide che nel


nostra
y

aeguenie vi.restava

nella

che

non

lina pud rispondere

guaggio.
St.
1

i5. Dando

giiil Sole

alia sorella loco. Apollo^

ossia il Sole^ ebbe

per aorella Diana, oaaia la


.

Luna St.
1

ambedue
tanto

a3. In

di Latona figli glisoccorre; aspro travaglio


"

cio^

viene gli

in mente

Vepigramma.Epiin e iscrizione^ significa propriamente gramma questoaenao deye quiintenderai cioi deila maggiore^ St. 1 33. Che deUa piii ec. o intendi della piuorrenda. St. 1 35. Come Josser o aneti. Ebulo Jinocchi , ebuliy di sambuco. AnetOy pianta simile o ehhiOy specie al finocchio^ da cui distinguesi per il sapore.
insculse
.

St. 139. Do9e

Medoro

ORLANDO
FURIOSO
DI

LODOVICO

ARIOSTO
ANNOTAZIONI

CON

TOMO

QUARTO

FIRENZE
PKBSSO LEONARDO CIARDETTI

MDCCCXXUL

4
Yari

CANTO
n

la pazzia eflfetti gli son, ma tltutt'uoa perb, che li fa uscire. Gli h


come
a

una

gran

ove selva,

la via

'

GoQvieoe

a chi vi va, fallire: forza^ Chi svLj chi gid^ chi qua^ chi la^travia. io vi vo* dire: Per coDcladere, in somma, A chi in amor sMnvecchia, oltr'ogni pena^

Si convengono

e ceppi
m

la catena.

Ben mi si potria dir: frateto Vii

L'altruimostrando^ e non Io vi Or

vedi iltuo fiJlo.

che comprendo aasai. rispondo che di mente ho lacido intervallo;

"t ho gran cura (e ^ero farloormai) Di riposarmi e d'uscir fuor di ballo;


Ma
toslo
come far,

vorrei, nolposso,
IT

Gh^ 1 male h penetratoinfin all'osso. nelFaltro Ganto Signor^


io vi dicea

Ghe 1 forsennato e furioso Orlando sparse al campo avea, il brando^ i panni, via gittato Squarciati
Trattesi Farme
e

Svelte le
I

e risonar facea piante, cavi sassie I'alte selve, cjaando

Alcun pastoral soon


Lor

trasse

in

lato quel

'

lor grave peccato. o qualcbe Stella,

VIGESIHOQUARTO
r*
"

Viste del pMeo


Poi

FiaercciilHl prow
cstraiOMi,
ore^
"

Si Si

e h posMOza d'appresscr, piii voitan per fuggir, aanno qoq ma

come

avviene in sobitaoa

tema

11 pa"o

dietro lor

ratto

si niQOve:

Udo
Con

ne

e del piglia,

eapo lb soem*.

che torria alcimo la facilita


o

DaU'arboi* pome, Per


E

fiordal pruno. vaigo

noa

gamba U grave tromx"


per
mazsa

nab queUo
terra
no

prese, adosao al resto. atese,

In

addormentato paio

Gh^al Doviasimo di foree iiadeato: rabito il paeae, Gli altri agpiiibraro Gh'ebbono ilpiede awiao e ii boono NoQ
Se
aaria non

preato.

atato

il pazzo al aeguir lento,

yolto al loro armerito. cb'eva gia


ym

accord ngU akra'eaempli, agricohmi, Laadan nd campiaratri e marre e falci;

Gli

Ghi

monta

anilecase,
noQ aoo

chi sni lemplt

(Pm
Onde

che

Torrenda

aalci,) faria si cootempli,

sicuri olmi n^

ad nrti, a morsi, Gb'apogni, a graffi, a calci, Gavalli e bnoi rompe, fracassae strngge; " ben h corridor cfai d^ lui fugge"

C^JkHTO
rm

sentir come nadbombe Gia potrasle nelle propinqae L'ako rumor villt

^^

rasticaoe trombe^ e di oarai, D'orli, ilsoon " piuspesso cfaed'dtro, di aqiiiUe;


e frombe spiedi Veder dai iDODti sdraoctolarae miUe; Et altriianti andar da baaso ad alto.

con

et spuDtooi

arehi e

"

Per fare al pazzo

ud

viilaocsco asaalto"

Qual venir snol nei


Mossa

aabo litoFonda

scbarsa, prindpio Che maggior della (Mima k la ieoooda, E con piuforza pot segae la terza; Et ognivoka piii Fumbre abbonda^ E nelF arena Mende la aferza: piii
Tal Gbe
contra

dairAastro ch'a

Orlando

Fempiaturba
e

cresee,

da baize aoende gi"i

di valli esce.

Fece morir diece persone e die^, andaro in mano: Gbe senza ordine alcnn gli
E

feo^^ qnesto chiaro esperimento

Gb'era assaipiiisicur starn6 lontano"


Trar sangue da

quel corpo

wsmn

lece^

Gbe lo fere e percuote ii ferro in vano. Al conle il Re del cieltal grazia diede^ Per di a guardia porlo
sua

santa

Fede.

VIGESIMOQUARTO
Era
a

di perigUo

momre

Orlando,

Se foase di^morir Potea E La

atato

capaee.

il braodo, ch!era a gittare imfiarar poivoler aem^arme easere aadace. turba gia s'aodava ritiraiido,
sue
^

Mhce. iisoir ccHpoi Orlaoda, poicfaepiaoeaaiin Tatteiide^ Verso an borgo di ease iioaioMnin prende.

Vedeodo ogm

'

Deotro ncD
Gbe 1 y

vi trovb

nh graiide, piccol

borgocgnon per t^ma area Jaaciato* erand^n copia povere viTande,


"

atato pattorale Senza il pane diaceroerdalle gbiande, Dal digiuno e daU'iinpeto owdato,
"

CSonvenfentia ufi

Le mani Id

il dente laaeibandar di botto troyb


o crudo prinui, o

che quel
"

cotto/

errando per totto il paede, quiodi Dava la caoda e agli oomini e atlefere; E acorrendo pei boachi taloir preae I capri e le damme isnelli, leggiere: orai e ^cbn cingiai con Spesso oootese, " con man nude li pose a giaoere; E di lor came totta la apoglia con Piu volte ilvcBtire emps^^on fieni i^Ka^ r^
* ^

'

'

CANTO

di m, di gMi discorre Di qua^ di \k^ Per iatta Fraaci a; e on gioroo a cm pome arriva
Sotio cai
eorre e pieno larga d'acqda soosoasa xiDa

Ud

fiame d'alta^e di
avea

riva
"

Edificato accaoto Che

torre

e"U Ibntan acopriTa. d'ogQ'iDtOToo Qael che U quiviaveie altrove a adtre^ Ch(^ di Siwbin mi ooovien primadira.
,

da poich'Orlaodd ZerbiD,

fu

partito,

Diqdorb alqaaoto^ e poiprese il sentierd


Che 1
"
moase

iimaDzi gli avea trito/ paladioo


a

NoQ Che

paaso kntb ilaoo deatriero. credo cbe dao miglia fbaaeiio, asoo

trar

vide legato cavaliero an


e

Sopraan piocol rooKino,


Lfa
aver guardia

lato d^ogoi

d*on

cavaliero armato*

Zerbin qoeatoprigion conobbe tosto Che gli fiiappresao e cosi fe*Isabella


j
"

Era Odorico il BiscagHb,' cbe Fu


come
a

poato' dell'agnellav lopoa goatdie


^

L'avea

tuttigli amici siioipreposio

in coofidargli la doDzella, ZerbinOy che la kde cbe nel reato Sperando Sempre avea avuta^ ave^ae aooora ia qoeato.

VIGESIMOQUARTO
zni

stata, Venia IsabellaraccontaQdo allotta:


era a

Gome

puato

cosa qtiella

Gome

nel

(a salvata. paliscbermo rotta;


-

Prima ch'avesseil marlanave


La forza che Tavea "
come

Odorico tisata)

tratta

poifi"se alia grotta.


anco

N6 Gbe

era giant'

al fio di

quel sermooe,
prigione.
preao

trarre

ilmalfattor vider
XlflU

I duo ch'ia mrazo

avean

Odorico^

D' Isabellanotiziaebbono vera; " s'avvisaroesser


" 1

dilei

Tamico,

ceku cb^appresso Fera; lor, signor cbe nello scodo il segno antico Ma pii!i, altiera: di sua stirpe Vider dipinto al viso, " trovar, poiche gaardar meglio Gbe s'era al vero Saltaro a Gorrendo
se

apposto il loro avviso. aperte braccia

e con piedi^

n'andar
ove

" rabbracciaro Gol capo Vide

Zerbino, il maggior s'abbracda,


verso

cbino. nado, e col ginoccbio in "ccia, Tuno e I'altro 2^rbin, guardando


esser

Fan

Gorebo

il Biscaglino,

Almonio Gon

avea cb^egli I'altro,

maodati

Odorico in sol navilioarmiati.

lo

CANTO
XX

Almooio disse:poiche

a place

Dio

che sia Isabella teco, (La sua mero^) lo posso bea compnoder)^ mio, signer Che nulla cosa.nuova""ira:.t'arreco9 che questo rio S'io vo' dir la cagioa vedi dmco; Fa che cosi legato Gh^ da che piii ^bti Fofiesa, costeiy

A punto avrai tutta risloriaintesa.


xs

Gome

dal traditoreio fui schernito

Quando
E
come

levommi,saper dei, poiGoreho fu ferito,


da
se

Gh'a difender s'avea toltocostei. Ma

quauto al mio ritorno sia seguko,

Ne veduto n^ inteso fa da Ghe


te

lei^
dire"

'

Fabbia poiuto riferire:

Di questa parte dunqueio ti vo


xsn

Dalla ciltadeal

mar

ratto

io veniva

Gon cavalli eh'in frettaavea


con Semptie

trovati^
restati.

occbi gli
a

intenii s'io scopriva.

Gostor che molto

dietro eras

Io veogo innanzi io vengo ia sullariva , io gli Del mare, al luogo avea lasdati; ove Io guardo, nd di loro altrp ritrovo,

Ghe nell' arena

alcan

nuovo. vestigio

12

CANTO
xxn

del re^ cfaeilloco franco giustizia Delia pugna mi diede^ e la ragione^ la fertana anco, Et, oltrealia ragion, Che spesso la vittoria^ ove vaol, pone, che di me pot"manco Mi giovar si, II traditore; onde fu mio. prigione. mi concesse II re, udito ilgran fallo,
La

Di pbterfarne quanto mi
xvm

piacesse
"

Non

rbo voluto uccider n^

lasciarlo,

Ma,

come

Perch^

in catena; trarloti vedi, vo' ch'a te stiadi gindicarlo,

Se morire Uavere

si deve in pena. intesoch'eri appressp a Carlo,


o

tener

E 1 desir di trovarti quimi Dio che mi Ringrazio Dove lo sperai meno,

mena.

fa in questaparte.
ora

trovarte.

zzthe

che la tua Isabella anco Ringraziolo lo veggo (e non hai j so. come)che teco Di novella cui, per opra del fellon,
non

Pensai che

avessiad udir mai


non

"

2^rbino ascoltaAlmonio,e

favella, Fermando gli occhi in Odorico assai; Non sj per odio, che gl'incresce, come Ch'a si mal fintanta amiciziagli esce.

VIGESIMOQUARTO
XXIZ

i5

Finlto cb'ebbe Almonio

il sue

sermone,

Zerbin riman gran pezzo sbigottito, o'avea cagioDe, Che cbi d'ognaltro men Si espressamenteil possa aver tradito. aminirazioDe Ma poicbe d'una lunga finalmente uscito, Fa, sospirando, Al prigion doraaodo se fosse vero

Quelch'avea di lui detto ilcavaliero.


in terra ginoccbia Lascib cadersi, e disse:signor mio, Ognun cbe vive al mondo, pecca et erra; in altroil buon N^ differisce Se
non

II disleal con

le

dal rio,

cbe Tuno
mossa

h vinto ad

Cbe

vien gli

da

un e

L' altro ricorre airarme

ogniguerra disio; piccol si difende,


ei si rende.

Ma

se

1 nimico h forte
,

anco

Se

tu

D'una Alzate

m'avessi posto alia difesa assalto tua rocca, e cb'al primiero

far contesa, senza avessi, le bahdiere in alto; Degrinimici Di vilta, cbe piupesa, o tradimento, occbi por mi si potria Sugli uno smalto; Ma s'iocedessi a forza, ben certo son Cbe biasmo non avrei, ma e merto. gloria
Tom, ly.

i4

CANTO

possente Sempre cbe rinimico ^ pii!i , ba la scusa. acceitabile Piu chi perde dovea non altrimente Mia fe gaardar chiusa. Gh'uoa fortezzad'ogn^iotorno e qoanta meote coa Cos\y qaaoto senno m'era infusa, Dalla somma pradenzia alfinvinto lo mi sforzaiguardaria; ma foi spinto. Da ialoUerando assalto, ne
Cosi disse Odorico, e
a (Cbe saria lango

poisoggionse,

ricontarviil tatto)

Mostraodo cbe gran stimolo lo panse, E non per Ueve sferzas'eraindatto. ira di cor si emunse, priegbi fece mai frutto, S'umilta di parlar
Se mai per

Quivifar lo dovea,cb^
Di
cor

ci6 cbe

muova

darezza

ora

Odorico trova^
xht?

aha vendetta, di tanta ingiuria Pigliar Tra il s\ 2^rbino


e

il no

resta

confuso.

II vedere ildemerito lo alletta A far cbe sia il fellondi vita escloso; II ricordarsiY amicizia
stretta

Cb'era
Con

stata tra

lor per si lungo nso.

I'accesarabbia di pieta Facqua


cor

Net

gli spegne^

vuol cbe

merce

n'abbia"

VIGESIMOQUARTO
Mentre Di
stava

i5

co^ Zerbioo in forse

o di menar liberare, captivo, occhi torse O pur il dideal dagli

pur tenerlo in pena vivo^ il palafreno Quivirignando corse,


Per morte,
o

Che Mandricardo E vi A

avea

di

briglia privo;
vicioo

portbla vecchia che


dianzi avea
tratto
XXXfl

morte

Zerbino.

II palafren, ch'udito di lontano


tra lor venuto, era quest'altriy E la vecchia portatavi, ch'in vano aiuto. Yenia piaogendo e domandando Gome 2ierbin leivide, alz6 la mano A\ cielche s) benigno era gli suto, Che datogli in arbitrio dui avea que'

Avea

Ghe

soliodiati esser dovean da lui


xxzyii

Zerbin fa ritenerla mala Tanto che

vecchia,
"

che debba fame pensi quel il naso e Tuna e Taltra orecchia Tagliarle a'mal"ttoridarne. et esempio Pensa, Poi gli s'apparecchia par assai meglio, avoltoidi quella carne pasto agli Punizfon diversatra se volve; E cosl finalmente si risolve* Un
"

i6

CANTO
XXIVIU

Si rivoltaai

e dice: io sono compagni,

Di lasciar vivo ildislealcontento;

Che s'in tutto NoQ Che merita

noo

merita si cradel

perdoQo,
tormento
.

anco

sia gli e cbe slegato viva, dono, la

Perb ch'esserd'amor " "icilmente ogniscasa

colpa seoto;
s'ammette,

Quando in
Amore SeoDO

amor

la

si riflette. colpa

ha volto sottosopra spesso saldo che noa ha costiii; piii


a

"t ha condotto

via

eccesso maggiore

Di qaesto ch' oltraggiato ba totti nai.

Ad

Odorico debbe
esser

esser

rimesso:

che cieco fiii, io, Cieco a dargliene impresa e non por mente Che 1 foco arde la paglia facilmente. Punito
, XL

debbo

Poi mirando del disse) (Gli

Odorico: io vo' che sia


tuo
error

la peaitenza,
anno

Che la vecchia abbi N^


Ma

un

in

compagoia^
o

mai ti sia liceoza ; di lasciarla


notte
e

ove gioroo,
non

ta

vada

stia,

Un'ora mai
E fin a
morte

te ne

trovi senza;
te

sia da

difesa

Contra ciascun che

farleoffesa. voglia

VIGESIMOQUARTO

17

Yo'^ se da leili sark comaodato,


Che
contra pigli

ognun

cootesa

guerra:

Vo' in questotempo che tu sia ubligato di terra in terra. Tutta Francia cercar Cosi dicea che pelpeccato Zerbin;

Meritando Odorico andar sotterra, innaQzi un altra fossa Qaestoera porgti Che fia grad
Xante
sorte

che schivarla possa.

donne,tanti uomini traditi Avea la vecchia, e tanti offesi e tanti, Che chi sara con lei, liti senza non
erranti. Potra passar de' cavalieri ambi puniti Cosi dl par saranno :

EUade'suoi

commessi

errori innanti;

la difesaa torto, N^ molto potra andar che non sia morto

Eglidi

torne

Di dover Ad Odorico

servar un

questo, Zerbin diede

forte, giuram^nto Con pattoche se mai rompe la fede, E ch'innanzi gli capiti per sorte, Senza udir prieghi e averne pin mercede,
Lo debba far morir di cruda Ad
Almonio
e a

morte.

Corebo

poi dyolto,

Fece Zerbin che fu Odorido sciolto.

18

CANTO

Corebo,consentendo Almonio,sciolfte io fretta; II traditoreal fin, dod ma


Ch'all'uQO Da
81

airaltro esser

tarbato dolse

desiderata$ua

vendetta.

ii disleale, e tolse Quindipartissi la vecchia maledetta. In compagoia NoQ si legge in Turpinche n avvenisse. Ma vidi gi^an autor che piti nescrisse: il cui Scrive rautore, Che
non

nome

mi

taccio,

giomata, Che per torsi Odorico qaello impaccio, Contra ognipatto et ognifede data, Al collo di Gabrina gittb an laccio, " che ad anolmo la lascibimpiccata; " ch'indi a un anno (ma non dice il loco)
ana

furolontani

Almonio

lui fece il medesmo


XLtl

gioco.
all'orma

Zerbin che dietro era Del

venato

la vorrebbe, n^ perder paladin,


a

Manda Che

dar di
senza

se

nuove

aliasna
ne

torma

star

Almonio Che

gran dubbio non manda, e di pih cose

debbe:

langoiltutto a Almonio manda, e a lai Gorebo appresso; ahri con esso. N^ tien, faor che Isabella,

informa, ricontar sarebbe;

ao

CANTO
L

Durindana
"

cercb per la fi^resta,


starse.

fuor la vide del fodero


in
ancor pezzi,

Trovb, ma
Ch'iQ
cento

la sopravvesU
come

lochi il miser
con non

sparse.

Isabellae Zerbin
Stanno

facciamesta
san cje

e mirando,

pensarse:

Pensar

mite potrian

le cose,

eccetto

Che fosse Orlando

fuor deirinteHettOt
u

Se di sangne

vedessino

una

goccia,

che fosse stato morto. potrian doccia Intanto lungola corrente Vider venire
un

Greder

pastorellosmorto.

Gostui pur dianzi avea di su la roccia L'alto furor deirinfelicescorto, Gome


I'arme
i panni, squarciossi gittb, danni. e fe'miiraliri uccise,
LO

Pastori

diede richiestoda Zerbin, gli Gostui,


Vera informazion di
tutto

questo.

Zerbin si maraviglia, e a pena il crede; " tuttavia n'faaindizio manifesto.


come

Sia

vuole, egU dJscende

piede,

Pien di

lacrimoso e mestoj pietade, " ricoglieudo da diversa parte Le reliquie, ne va ch'eraoo sparte.

VIGESIMOQUARTO
Del "
va

ai

Ecco

discend^anco Isabella palafren riducendo insieme. ar me quell' lor sopravviene donzella una
,

Dolente in

e di vista,

Se mi domanda

spesso geme* alcun chi sia, ella perch'

cor

la preme; e che ddor s'affligge, Id gli ch'^ Fiordiligi rispondero Che deirjamante i vestigi" suo cerca
uv

Gosi

Da

Brandimarte

senza

farlemotto

Lasciata fa nelia cittadi Dov'ella "


Da

Carlo,
od otto;

sei mesi I'aspettb

quandoal fin non


un mare
e

ritornarlo, si mise, fin sotto all'altro

vide

e per tutto a cercarlo: I'Alpe, L'ando cercando in ogoi parte, fuore d'Atlanta incantatore. Gh'al palazw

Pirene

Se fosse stata

ostel d'Adante, quell'

Yeduto

con

Gradasso andare errando

ccm L'avrebbe,

con Bradamante, Ruggier, Orlando " con Ferrait prima, e con Ma poiche caccib.Astolfoil negromante orribilee mirando, Gol suon del como Brandimarte tornb verso Parigi; Ma non questoFiordiUgi. sapea gia
"

2%

CANTO
vn

a caso dico, sc^aggiunta duo amaoti Fiordiligi A qaei bella,

Gome

io vi

CoDobbe

rimaao rarme,e Brigliador

Senza ilpatrone, e col freno aliasella.

Vide
"

COD

occhi gli

ilmiserabil caso,

n'ebbe per adita anco novella; narroUe Che similmeDte ilpastorel Aver veduto Orlando
corer
Lm

folle.

QuiviZerbin
E "
ne

tutte

fa

come

un

Tarme, bel trofeo s'un pino;


raguna
non se

volendo vietar che

n'arme

Cavalier paesan n^ peregrino, Scrive nel verde ceppo in breve carme:

Armatura d'Orlando
Come Cbe

paladino;
la maova, Orlando
LYIU a

volesse dir: neasun


star
non

possa

con

prova

"

Finito ch'ebbe la lodevol opra,


Tornava
a

rimontar sul suo

destriero;

Et

ecco

Mandricardo

arrivar sopra,

Che visto ilpin di


Lo E

che priega gli quel narra,

altieroi spoglie quelle la cosa gli discuopra


:

come

ha

Allora il re pagan lietonon leva la spada. Che viene al pino^ e ne

il vero. inteso, bada,

VIGESIMOQUARTO
ux

a3

pub riprendere: ch'io Fho"tta mia^ Non h par oggi Et il possesso giastamente prendere
Diceado: alcan
non me ne

Ne pos80 in ogni parte,ovunqae su. Orlando che temea difendere, quella

via; gittata vilta pur cosi scusi, Ma quaodo sua usi. non Non debbe far ch'io mia ragion
S'ha fintopazzo,
e uc

Tha

Zerbino O pensa
Se Tu
non

lui gridava: non Fayer


senza

la torre,

questione.

cost Tarme d'Ettorre, togliesti che di ragione. I'baidi furto piil

Senz'altrodir Tun sopra Taltro corre,


D'animo

Di N^

cento

di virt" gran paragone. gi^rimbomba ilsuono, colpi


e ancor

bene

nella battaglia sono.


ua

Di prestezza ZiCrbin pare A

una

fiamma

torsi, ovanque Durindana cada.


una

Di qua, di la saltarcome dove h Fa 1 suo destrier,

damma
.

la strada miglior E ben convien che non ne perdadramma; s'un tratto il coglie spada, quella Ch'andrk, A ritrovargrinnamorati spirti ombrosi mirti. la selva degli Gh'empion

a4
Gome
il veloce

CANTO
Lzn

eke 1 porco assalta^ Che fuor del gregge errar vegga nei campi,
can

Lo

e quindi salta; e quinci aggirando, Ma quello attende oh'una volta iDciampi: o bassa od alia se viea la spada Cosi, Sta mirando Zerbin come ne scampi;

va

Come

la vita e Tonor

salvia

uq

tempo

Tien sempre

a tempo. e feree fagge Focchio,


Lzni

Dairaltra parte,ovunqae il saracino La fieraspada vibra o piena o vota, Sembra Ch'una fra due montagne un frondosa selva il marzo
a terra a

vento

alpino

scaota;

Ch'ora la caccia
Or

capo

chiao,

rami in aria raota. gli spezzati Beoch^ Zerbin piucolpi e fugga e schivi, NoQ piib arrivi. schivareal fin ch'un doq gli
LMXf

NoQ Che
tra

pub schivare al fine uo


1 brando
e

gran fendente

lo scudo

eutra

sul petto"

e grossa parimente Tusbergo, Era la piastra, e '1panzirou perfetto: Pur QOQ gli steron coutra, et ugualineate Alia spada crudel dierou ricetto. calb tagliando cib che prese, Quella

Grosso

La

corazza

Tarcioa fin sall'arnese:

VIGESIMOQUARTO
LIV

a5

E
Per

se mezzo

noQ

che fu

scarso come
a

il colpo alquanto.
una

lo fendea

canna;

Ma

penetra Del vivo

pena tanto,
.

danna che la pelle Che poco piii gli h laoga La noQ piaga profoada quanto Nod
si misureria
cod
DDa

spaoDa.

Le lucid' arme

ilcaldo saogue irriga. Per siDO al pi^di rubicoada riga.


LXVI

Cosi taloraud Ho vedato

bel purporeo

oastro

tela d'argeDto partir biaoca mao Da quella ch'alabastro, piii ilcor spesso mi seoto. Da cui partire Qoivipoco a Z^rbiD vale esser mastro Di guerra, et aver forza e piii ardimcDto,

Gh^ di fioezza d'arme

di possaDza

II re di Tartaria troppo TavaDza.


Lxm

del pagaD maggiore Fa questo colpo In apparenza, che fosse in eflfetto;

Tal ch'Isabellase Fendere in Zerbin


Tutto
mezzo

ne

sente

il core

all' agghiacciato petto.


e

d'ardimento pien

di valore

s'iDfiamma d'ira e di

dispetto;

ferirea due man E quanto piii puote, Telmo il Tartaro percuote. In mezzo

j6

canto
umn

destrierpiegotse Per Taspra botta ilsaracin saperbo; Telmo senza incanto foase, quando acerbo" avria il colpo Partito il capo gli ben vendicosse; Con poco differir Ne disse:a un'altra volta io
" la spada alzb gli
verso te

Qaasisol collo del

la serbo:

relmetto,

iofinal petto. tagliarlo Sperandosi che Zerbin,


teoea

Tocchio

ove

la mecttey

Presto ilcavallo alia maa

destra volse;

Noa

si prestoperbche la

tagliente

che Spadafuggisse^ Da
sommo

lo scudo colse.

ad imo ellail parti ugaalmente^

E di

ilbracdal roppe e disciolse, E lui ferinel braccio; I'arnese e poi


sotto
scese. gli

e nella coscia anco Spezzogli,


laoL

Zerbin di qaa, di la cerca ognivia, che vuol, Ne mai di quel cosa awiene, gli Gh^ Farmatura sopra cui Un piccol segno par non

feria,
ne

ritieoe*

Dall'altra parte ilre di Taruria

SopraZerbino
Tolto lo

tal vantaggio vieoe,


sette
mezzo
o parti

Ghe rha ferito ia


e scudo,

in otto,
rotto.

Telmo

28

CANTO
LXXIY

cercando Fiordlligi

pure in mattina
e

vano
sera

Ya BraDdimarte
E fa
cammiQ

suo

d* lui molto lontano ,


tornato gia
n a era Parigi e
"

Da lui che

ando per monte Che giunse ove, al passar d'una


Tanto ellase

Vide Ma

cooobbe il miser

piano riviera, paladioo;


^

diciam

cU'avvenae quel
uonr

di Zerbino:

Ch^ 1 lasciarDurindana Gli par, che

si gran fallo

aitro mal gFiacresce; piud'ogn'


star

a pena Quantuoque

possa

cavallo

h uscito et esce. Pel molto sangue che gli Or, poiche doponon troppo intervallo il dolor cresce: Gessa con Tira il caldo,

Gresce il dolor si impetuosamente

Ghe maocarsi la vita se


Per debolezza

ne

sente.

LXSVI

piunon

potea gire;

Si che fermossi appresso una fontana. nh che si debba dire Non sa che far, Per aiutarlola donzella
umana.

Sol di

lo vede morire, disagio cittaloutana. Gh^ quindi h troppo ogni Dove in quel punto al medico ricorra, Ghe per
o premio spcqorra gli pietade
.

VIGESIMOQUARTO
Ella
noa

29

sa^

se

nba id

van

dolersi,
6

Ghiamar forluna e il cieioempio

crudele.

mi aommersi ahi lassa! qoq diceEi, Perch^, le vele? ocean Quando levainell'

oochi ha in lei conversi , Zerbin "cbe i langoidt


Sente

Che

ch'ellasi querele^ piudoglia della passion e forte tenace


a

Che I'ha condatto omai vicino Cos) ,

morte.

Dopo
Gome

mio ; vogliate (le diceva), cVio tsarb morto, amarmi ancora,


cor

i che solo illasciarvi


e non gaida,

Qui senza
Che
se

m'aggrevd io mora: giaperch*

in sicora parte m'accadeva


fortunato a
moro

Finir della mia vita T ultima ora, Lieto


e

contento

pieno
in
seno.

Morto sarei, poich'io vi Ma

poiche

1 mio destino

e durc^ iniquo

Vuol ch'io vi
Per

di cui; so in man e non lasci^ djchi giuro, e per qnesti questa bocca,

fui, Per questechiome onde allacciato Che


oscuro disperatonel profondo ii pensar di vui Vo dello 'nferjiOj ove ria assaipiti Ch^abbia cosl ksciata, *ltrapena che vi sia* Sara d'oga'
Tom. iK 3

3o

CANTO

A questo la mastissima Isabella j

Decliaaodo la "iccialaorimoaa^
la raa bocca a qoella congiuDgendo Di ZerbiQ, come laoguidetu rosa, si ch'elU Rosa QOQ coltam sua stagioa, in sullasiepe ombrosa, Impallidisca mia vita. Disse: DOD vi pensategia, Far seoza me partita. quest'ultima
"
cor mio, Dessan timor ti tocchi: ci6, o io cielo o oello 'oftrao. Ch'io vo' segairvi scocchi, CoQvien che Fqoo e Taltro spirto

Di

Insieme

vada^insieme stiaio
vedrb chiudervi

eterno.
,

NoQ

occhi gli O che m'uccidera ildolore iQierno, non pub tanto,io vi prometto O, se quel ilpetto* CoQ questaspada passarmi oggi
SI tosto

De*

nostriho corpi

ancor

uoo

poca sp^me^
veotura
.

Che me' morti che vivi abbiao

ch'insieme, Qui forsealciJicapitera dara lor sepoltura. Mosso a piela, le reliquie estreme G)si dicendo, che morte vital Dello spirto fura^
Va

le labbra meste. coo ricogliendo


aura ve tie reite"

Fin ch'una minima

VIGESlMOQUAflTO
Zerbin la debol
tooe

3r

rioforKando, Disse: io vi priego e SQpplicO) mia Diva,


Per
amor qaelio

che mi mostraste,quando

Per me.lasciaMela paiema "


se

riva;

comandar posao, io yel comando^

a Dio,restiaie viva, Gbe,finche piaocia io oblio, N^ mai per caso pc^niate Che,quaoto amar a! pub, v'abbia amato io"

fbrse, provvederkd'aiuto Per liberarvi atto villano, d'ogni aliaapelonca Gome fe'quando torse,
ilteoator Per iuditrarvi, Cosi Romaoo:
vi soccorse sua giii merc^) (la Nel mare, e contra ilBiacaglin profeno: " ae pure avverrk che poi ti deggia

Dio vi

ilminor mal s'eleggia. allora MorirC)


unv

ultime parole quest' Poteaae esprimer ", che foaae tnteao; " finlcome il debol lume aoole, Gui Ghi
cera

Non credo ebe

mancbi od altroin che aia ace^sso


si dnole,

"

dire a pien come potrk

Poi che si vede La

e disteso, pallido e freddo oome g|biaccio giovapeUa"9

II suo

caro

Zerbin

restare

in braccioP

34
Di condarla
id

CANTO
xcn

'

Provenea
nn

ebbe

Non
Dove

loQtaDo
di
same

Marsilia in dotme
un

pensiero oastello;

monfaacero

di edificiobollo: Ricchissimoera^e E per portaroe il morio cavaliero,

Compostoia
Cbe in
im
e

cma

cass^

aveano

quelloy

casieleb'era capace^
e

tra

si feoe via^

Lunga
PIu

ben cbiusa di pece^


xcas

di terra gioroi pii!i gran spaaio iocaki; Gercaro^.e s"fipre per lochi piit di guerra Ch^ pieno essehdo ogni cosa ^be poteaao oocohi. Voleano girpn!ie

Al fine un Che

la via lor serra, cavalier

lor fe' oltraggi e disooesti insuhi;

Di coi dirb Ma ritorno

qaandoil sno
ora
SOT

loco

fia;

aire di Tartarian

il fine Avu^o ch'ebbe la baitaglia il giovin si raccolae giav'ho detto, Alle frescbe ombre e alFonde crkialHnt, Et al destrier la sella .e 1 freno tobe^ E lo lascibper F'arbe teneriiie

Che

Del prato andar

ove paaoaiido egU vobe: Ma noQ ste' moiio,"he.vide loauno otTalitfo al ipianb Calar dal mome HA
"

VIGESIMOQUARTO
acy

35

come CoDobbely prima alzb la irootey e mostroUo a MaQdricardo, Doralice, Diceodo: ecco il saperbo Rodomoote, Se noQ di Ionian lo sguardo. m'iogamia Per far teco baiuglia cala ii moute: Or ti potra giovar Tesser gagliardo. Perdu la avermi a grande tieoey ingiuria

Ch'era

sua

sposat^ e

veodicar ai ?ieiie"
XCVI

Facceggia/ mil altro aagello Staroa o Colombo o si Venirsi incootra di loolaoo veggia, Leva la testa e si "i.lieto e bello; Tal Mandricardoy certo come deggia far sirage e iriaceito, Di Rodomonte Con letiziae baldania ii destrierpiglia, la brigUa" ai piedi, Le staflfe e da alia man
astor
o
zcm

Qual buono

cbe TaDitra

oh'udir chiare si^ Quando vicinifiir le parole Tra lor poteaosi altiere^ G)n le mani
e

ool capo

minacciare

il re d'Algierc, gridando faria tornare, Ch'a peniteoza gli Che per un tetoerario sao piaeere Non avesse xispetto a proTocarsi
"

Incomlncib

Lui ch'altameoAe

era

per Teodicarsil

26

CANTO
XCTKI

MaodricardQ: indanio tenta Kispoae Chi mi vuol iiupaurir per ininacciartne*


Gosi fancittUi o femmiiie spaventa,

die sieno arme; sappia Me Don, cui.la batiaglia taleiua piii e son D'ogniriposo; per adoprarme A pi^, armato e disarmato, a oavallo,
noa

O altri che

Sia alia campegoa,

sia nello
xax

abeecaio^

Ecco Al
trar

soDO

de
vealo

Come

air ire, al grido^ agli oliraggi, ^e' ferri; brand! al crudel sqoq eke primal pena spire,
,

Poi cominci

croUar frassai

cerri,

poWe id delo aggire^ lodi gli arbori svella, e case atierri, Sommerga in mare, e poni ria tempesta* Che 1 gregge sparso uccida alia ""r^sta
"t indi
oscora
; G

De' duo

ID seDza. pa^aoi, pari


,

terra,

Gli audacissimi cor


ParturiscoDO

le ibnze estreme
una

-guecra feroceseme* Conveoiente^asi

et colpi

:.

e or^ibil moB treoia b terra, ; grande QuaDdo le spadeson pereosse iimeme: Gettano Tarme insin al del scimiUe^

Del

Anzi

acoi^ lampadi

nuUQ aaiille.

:u.

98

CANTO
Of

RodomoDte
CoUe
a

poQto

Per questonoo
Ma NoQ

quel legno ore fb ooko, del fe Agricafie. ilfigliol al Tolto, poc^DQocergli


a

Ch'iQ difesa irovb rarme siordi ia modo

troiane} il Tartaro, eht molto


a

sapea s'era vespwo


non

dimaiie.

L'irato Rodomoote

aUrresla^
"tsta" segoaaUa
c$

Che

meoa

c raltro^

pur

II cavaUo del La

ch^ieiborre Tartaro,

cfae fiachtaadooala d*alu"^ spada Al suo sigQorooa siio gran mal, socmrre*^ Perch^ s'arretraper fuggir d'oD ^toi II braado ia meaio ii capo gli irasoohfe^ Ch'al sigDor^ ooa a liiiy"iiioTea' Vassaho.
,

II miser Come

noa

ayea

I'elflMdi Troia'
.

ilpatrone; oiide eonvien che muoia


en

Qael oade^ e Mandrteafdoia ptedi gnizo^a NoQ piiistordito^ e Ditriodioa aggira. Veder jnorto il cavaUoeptrd g^Ladizza, " fuor divampaun graireloceDdiod^frai il desdrer cUiEia^ L'Africaa^ per nrtarlb^ Ma DOD piu Mandricardb si rkira, far soglia Che scoglio sdaironde:e avtvUanp ii teqnfe. io Jpi6 Che 1 deslriet caddey^t "gli
^
'
^

:^

"

VIGESlMdQfU^ARTO

5^

itdesmer-iteiite) L'Afrioatich^ intiiiearsi


Lascia le AafitJ arcibtisi ponta, e sii glr
E
resta
lo
i
'

Gosi FuQ
La pugoa

" ^dcrftoag^volmetite: piedi ralifo p6idi ^H oflVonta. ^e mai ribptie Ardente ; piit
'

'

" Fodio "t In


era

Xme

moDta sufperbta

qaivi gmnse frettauD*n)i3iaftgg)et* che )i^giaose.


CTtn

m^ per s^guir^

'
.

Vi

del popol ^loro^ giunbeimmesiBaggier

Fr^incia 6rati i"aadati ohd f"e" l6ro stehd^rdi A richiamaM agli


Di mohi
.: ei ciiVaHer capitaiuy priVali; Perch6 rimperator dai gigli d'oro GU avea gli"iiUoggiaO)enli a^ediatt; gi^

'

li.

'

se

noQ

k il^soccors^
suO'Cooosoe

vetiirpresto

L'eccidio

inanifesttf.
cnt

H messaggio i cavalieri, RicoDobbet

Olire Al

olire alle sopras^veste, airiosegsie, delie spade, ^ti e aicolpt girar


man Aon

Gh'altre Tra lor

fa^ebbooo che quesle,

che speri perb ooiiosa encrtft,'

Che fra taot'inisicnrt^ L'esser


messo

gli pfestei

^
-

del re; d)^*sj^ oodforta Per dir, cb'iaibiisciator peoa non porW.

^
Ma

CANTO
cs

a Doralice, et a leinana yifSD^ MarsUio e Stordilano, Ch'Agramautei Con pochi deptroa mal sicuraabafra

popolcrisuaoo. Narrato ilcaso, con priegbi ne ioarfa Che facciailtuuo ai duo gueraeri piano, E che gli e accordr iiwieme, per lo acampo Del popol s^racb li meni in c"mpo,
"

Sono assediati dal

donna dl gran Tra i cavaUer la-

o("re

Si mette, e diceloro:io vi comaodv, Per quanto so che ml i)ortate anioi;^ ilbratido, Che riserbiate a migUoruso E
ne

vegnate subitoin favpre


nostro

Del Si

trova

quanda canapo saracino, nelle tende, ora assediato


cxn

E prestoaiuto o gran ruina attende. Indi il messo Dei ilgcan periglio soggiunse a pieno; e narrb ilfatto saracini,

del lectere E diede iqsiemis


Del
re

figlio

d'Uh'eno. Jroiano al figlio

Si

piglia finalineote^ per consiglio, Che i duo guerrier, ogniveneno,. deposto Facciano instemetriegua final gioroo
Che sia iqUo I'wsedio ai Mori idiomo;

VIGESIMOQUARTO
CSJHI

4i

"

senza

piddimora,come
aver

pria

Liberato d'assedio abbiaa lor gente, NoQ s^intendono

Ma crudel gaerra e sia Fin che con Tarme diffinito Chi la donna
aver

piii compagaia, inimicizia ardeate^


'

de' meritamente
man

"

nelle cui Qaella^

fue^ giarato
Gxnr

Fece la sicurta per amendue.


era Qaivi

la Discordia

Inimica di pace e v'^ che E la Superbla Nh vuol

impaziente triegaa; d'ogni


,

non

consente,
"

che tale accordo segua patir di lor pub Amor quivi Ma pill presenie Di cui Falio valor nessuno adegua; di saette, E fe'ch'in dietro, a colpi stelte. E la Discordia e la Superbia
,

cxv

Fu conclusa la irieguafra costoro, Si Vi


come mancava
a chi di piacque uno

lor potea:

del cavalli loro, Tartaro

Che

giacea: Perb vi venne a tempo Brigliadoro il rio pascea. Che le frescheerbe lungo Ma al fin del Canto io mi trovo esser giuntp; Si ch'iofarb^ vostra con grazia^ punto.
morto

del quel

ORLANDO

FUWOSO

CANTO

FlGESlMOquiNTO

ARGOMENTO

lUiggier ihdjocoBicciardetto togliej Al qualdal re Marsilio era dannaio. la cagione Quel poscia a lungosciogUe A Ruggiery perch^a morte era menaio. Jndi quegli lieto accoglie non : Aldigier
" la mattina
va

ciaseuno armato,

Per Non

far che Malagigie il buon Visnano vadan presia Bertolagi in mono


in

giovenil peii$iero Besir di laude et impeto d'amore! ai trova il vero^ N"y chi piii aocor vaglia, Ch^ resta or quesio or quel saperiore,
gran
conlrasto

\Jh

NeiroDO

ebbe

nelFahro cavaliero
e

Quivigraa
Fin che

fi"rza ildebito

rooore,

Ch^ Famoroaa litei^iotermesae,


soccorao

ileampo

lor s'aveaae^

44
Ma

CANTO

ve Tebbe Amorj che se noa era piiii Che po^ Com^ddb^ H donna Icfro, .\ ^ fiiera Non si sciogliea battaglia quella y Che Tun n'avrebbe i! iriohfale alloro; Et Agramaote in van ooo la sua schiera
^ ,

di L'aiuto avria aspettato

costoro.
noa

Dunque Amor

sempre
anco
m

rio

si ritrova;

Se spesso nuoce^

talvolia giova.

Or Funo

Faltro cavalierpagaao^'

Che tuttiha diiFeriti i $aoi

Utigi^ Va, per s^var reaefcko afncand, Con la doQDa gentil Terso Parigi; E va con essi ancora i! piccol nano Che seguitb del Tartaro i vesligi,
Fin che
Avea
coq

lui coodulto

fronte a fronte

ilgeloso Rodomonie. qoivi


TV

in Capitaro

an

prato, ove

diletto

Erano cavalier sopra un roscello, Duo disarnoiati, e duo ch'avean relmeiio,'


E
una

donna

con

lor di viso bello.

"

Chi fosserquelli, altrove vi fia detto;


Or no, ch^ di Del

Che

favello; p^iikia Ruggier buon Ruggier, di cui vi fa narrato lo scodo nel pofezo avea'giiuto.

46
Perch' era

CANT
"m

cooosciata dalla gente

donzella Quella
Fu

ch'avea io

lasciato passar

compagnia, liberamente^
"

pure onde veoia e di fuoco lucente j Giunse alia piazza , Ne domandato E la trovb piena
mezzo

di gente ria;
star
con esser
It

E vide in

vise

smorto

dannato II giovane
come Ruggier

ad

morto.

occhi alzo gli gli


e

nel

visOy

Che cbino

terra

lacrimoso stava,

Di veder Bradamante

fiiavviso, gli Tanto ilgioviae a lei rassimigliava Piu dessa gli parea, quanto piufiso Al volto e aliapersona il riguardava;
.

" O

fra se disse:o questa e Bradamante ch'io non


son

com' Ruggier
z
"

era

innante.

Per troppo ardir si sara

forse messa

Del garzon condennato aliadifesa ; E poi che mal la cosa Vh successa, Ne


sara

stata,come

io veggo, presa.
con essa

che tanta fretta, Deb, percb^


Io Ma
non

trovarmi a questa impresa? potei che ci son venuto, Dio ringrazio


ancora

Ch'a tempo

io potro darle aiulo.

VIGESIMOQUINTO
XI

47

senza

la spada piuiddugiar, stringe, la

alFaltrocastelrotta (Gh'avea

lancia) inermeil destrier spinge E addosso il vulgo fianchi e per la pancia. Per lo petto,pei Mena la spadaa cerco, et a chi cinge La fronte, a chi la guancia. a chi la gola, frotta e la gran gridando; Fugge il popol
Rests
o o con sciancata, xn

la

testa

rotta.

ch^io ripa a uo d'augei, stagno Vola sicuro e a sna pastara attende, dal cielfalcon grifagno S'improvviso Gome
stormo

Gli da nel mezzo,

et un

ne

batte o

prende,

Si sparge in fuga, ognun E dello scampo suo cura Cosi veduto


Tosto
avreste

lasciail compagno,
si prende;

far costoro,
diede Ruggier
xm

che '1bnon

fra loro.

netti A quattroo sei dai colli i capi chMndi a fuggir fur lenti: Levb Rtiggier,

infin ai Ne divise altrettanti

petti
,

Fin

occhi agli che

infiniti fin ai denti. e


non

Concederb Ma

trovasse

elmetti,
stati,

ben di ferro assai cuffie lucenti:


vi fosser poco

" s'elmi fini anco Cosi


o avrebbe, gli

men,

tagliali.

48
La forza di Or

CANTO
xnr

era noD Ruggier qaale si ritroviin cavaliermoderDo,


orso De

N^ ia Altro

ia leon n^ ia anioiale
esterno.

o nostrale od fiero, pill

uguale, dello 'nferno, Forse il gran diavoi; noa quel cbe va col fuoco, del mio Signor, Ma quel
Gh*a cielo e
a

Forse il tremuoto

le sarebbe

terra

a ST

mar

si fa dar loco.

suo D'ogni

mai colpo in
terra
,

non

cadea

maoco

D'un

uomo

le

volte un paio; piii

E quattroa un Si cbe si venne

n'uccise anco, e cinque colpo,


tosto

al centinaio

"

ilbrando cbe trasse dal fianco, Tagliava ilduro acciaio. Gome un tenero latte, ad Orlando Falerina, per dar morte il crudel brando. Fe'nel giardin d'Orgagna
,

xn

Averlo fattopoiben le Cbe 1


suo

rincrebbe,

disfarvide con esso, giardin Cbe strazio dunque, cbe ruina debbe k messo? Far,or cb'in man di tal guerriero Se mai Ruggier se mai forza ebbe^ furor,
Se mai fu Falto
suo

valore espresso,

Qui Tebbe,il pose qui, quifu veduto, dare aliasua donna aiuto. Sperando

VIGESIMOQUINTO
xvn

4^ sciolli,

coDtra Qaal fa la lepre

i cani

Facea la turba

contra

lai riparo.

Qaei che
Furo

restaro

uccisi furo

molti,

fugaandaro. Avea la doana intanto i lacci tolti, le mani al giovine Gh'ambe legaro; E, come presto armoUo, pote meglio,
Gli di^
una

infiniti queich'ia

in spada

mano
xrm

eanscadoalcollo.

Egliche
Si E
cerca

molto h

offeso, piu che puote

Vendicar di

qaella gente:

si le sue forze note, son quivi "i fa prode Che riputar e valente.
avea

Gia

attnfiatole dorate

raote

II sol nella marina

d'occidente,

e qnello vittorioso, Qaando Ruggier

Giovine
y

seco

uscir fnor del castello.


xn

Quando il garzon sicuro della vita si trov6 fuor delle porte Con Ruggier Gli rend^ molta grazia et infinita
Con

modi e con parole gentil accorte, aita a dargli Ch^, non lo conoscendo, Si fosse E
messo
a

rischiodella morte;
xkome

pregbche
a

'1 stio

dicesse, gli
^

Per sapere

chi tanto

avesse; obbligo

56

CANTO
XX

la faccia bella, Veggo, dicea Ruggier, " le belle faitezzee '1 bel sembiante; favella Ma la suavita dell^

giadella mia Bradamaote; N^ la relazfoQ di grazie e quella


Gh'ella
Ma
se

Nod

odo

usar

debba

al

suo

fedele amante.
,

b Bradamante pur qiiesta


messo

or

come

Ha

si tosto ia oblio

il mio nome?

Per ben sapeme

il certo^ accortaiuente

le disse: io v^boypduto altrQve; Ruggier

"t bo peDsato e penso, e fioalmente Nod so n^ posso ricordarmi dove. Ditemel voi^ " fateche 1
se nome

vi rlioraa a mente;
aoco

qdir mi

giove^

Accib che saper possa a cui mia aita Dal fuoco abbia salvata oiggi la vita^
xxn

Che voi m'abbiate visto esser


che quel) (Rispose Ben vo pelmondo Strane Forse Che
avventure
uua oon so

potria,
o

dove

quaado:

or

anch'io la pane mia, qua or la cercaudo.

mia sorella stata

iia,

veste

Tarme

Che nacque meco, Che Qon ne puo dfic^roer.la iamigUa^^


.

porta al lato il braado: e taotp mi somiglia

VIGESIIVIOQUINTO
apoH

5i

Ne
Sete

seoo"ido h^Iiqq (fpariiQt priiiio;"ie: in cii^'prtoQ di quel ch'et'ffore haqno:


.

Ne 1
Ci

nh i fral^lU 06 thi a uoipatto padre d saiQQo" ambi ! soernere produsse.


,

Gli ^

ver

ohe qaes(derin raccorciQ " ^parto


comia

Gh'io porto,
Et il suo

akri gli

uomiai

luDgoe

ia treccia.al capo

fanno^ avvoka^

Gi solea far giadifiereozia molta^ Ma


un poi icb'

ellaferita fa gioroo

Nel capo (.IdogosaHa a.dirvt coito6) " per sanarla ua! servo di Geau
A
mezza

le cbiouae^ le tagtio orecofaia


.

AlcuQ segno
Di

tra

noi nod

restb

piu
1
tKMne.

'1sesso.e fuor cbie^ differeima,


io. Bradamante

Ricciardetto jmn di lo fratel

elk;
,

sorellaJ Rinaldo^.essa

"

se

non

vMncrescessQ Tascoltarmi^

Gosa direi obe vi lariastnpire,


m'occorse per assimigliarmi qual A lei, al priocipio, e alfiu martire. gioia ilqoal Ruggiero piugrazaost carnsi, Piu dolce istociamem potrebbe.udire^ La

Ghe tlove alcan ricordointerreaisse Delia


sua

il ppegbsl^ che^disse: doDDa^

"t

CANTO

di^che peiviciiit qoesti la sorellamia^ Boschi passando


a

Accadde

Ferita da

uno

ataol di saracini la trovar

Ghe

senza

Telmo

Fa di scorciarsi aatretta
Se
sanar

via. i loDghi crioi,


per

volse d'una
con

Gh'avea

gran

ria piaga Delia testa; periglio

" cofii scorcia errb per la foresta.


XTfa

Errando "

ad giunse

una

ombrosa

foote;

afflitta e staoca perchi ritrovosse^ Dal destrierscese e disarmb la fronte^ " suUe lo
DOQ

tenere

erbe addormeDtosse.

credo che favela si conte^

Ghe

di questaistoriabella fosse. piii di Spagoasoprarriva Fiordispioa


,

Ghe per cacciar nel bosco


zxvm

ne

veoiva.

qaaodoritrovb la una sirbcchia d'arme,eccetto il viso, Tuttacoperta in luogo di conocchia, Gh'avea la spada
" Le fa vedere
ua

cavalieroavviso.

La "icciae le virilfattezzeadocchia

Tanto,che
La inviia a

se

ne

sente

il cor

conquiso.
froode s'aacoade.

e tra Tombrme caccia^

al fia seco Lange dagli^altri

54
Che

CAW.TO
zzsn

e Camilla^ gloiria, giaIppoliu qual Cerca neirarxaej nata e ia Africa era Id litoal mar, nellacittad'AraiUa.,
.

A scado

lanciada faQciulIa u$ata.

Per que^to non si smorza acibtilla i una Del fuoco della donna iiiDaiuorata ;
.

aliapiaga k iatdo : Questorim^dio all' Tant'avea 4iiM"r il dardo* caceiato inoaniii bello U! viso,! le. non pkr men qiieafo beUi i costnpi; Men bel lo sguardd^.e men Per cib npa torna il cbv !db", ^ia div^o \ amati Itimi^ Da lei ^odea dentrp gli
Per
/^. i ,

Vedendola Gbe

in

i'^ avvisb quelFalMto,

pub far idle.1 d^ir non la consumi^ feiitniina E quando h /piir qb'^cila penaa,^ ! immenlsa. " mostva e pikigey ,"loglia Sospira
Gbi avcqae il sub TammBrico
e

auo

pianto
s .^

Id. xon Qdel gipmoijadito^avria pianto mai tanto Quai torm^nti(dioea ) fiiront iaieii? che piilunonsiancradelti Grudel, D' ogn' o isanto : jo sCellerato ainoce altro,
, ^

11 desiato finisperar potrei^.

'

"

Saprei parur

la hiaa dalle"spine': fiiie.

Solo il torn dbsiderio'^senra

VIGESIMOQUINTO
Se pur

SS

volevi, Amor,

darmi torinento,

ilmio felice Che t'iQcr0se6s$e sialo^

D'alcuQ mar0r dovevi Che fosse aDCor N^


tra

star contento
amanti

ahri negli
niai oh

usato"

qomini gli

tra

rarmeato^
bo
trovato
:

Che femnMoa ami femmiaa NoQ Ne


a

par la doQDa aU'altredoDoe

bella,

cervie cetyia^nkairagnelle agoelLu


xxvn

lu terra, in arta, io

mar

sola aoa

io

Che
"

te si patiscoda

dciro soem^io;

questobal iatto acdbb cfaeTerror mio

Sia

tool ultimo esempio. nell'imperio La moglie delr^ Niiio ebbe disio, II figlio et ^mpio, amando, e scelleraio E Mirra il padre^ e la Gretense il toroj foUe il mio, ch'alctm dei lorq. h piii Ma gli
.

zxxvn

fe'disegno, odo: ii fioe et ebbelo^ come Speronne entrb di legoo, Pasife nella vacca
La femmina
"

nel maschio

"

'

Altre. xmzu peoialixi


Ma
se

vario modb:

I
.

volasseiatrie coa

dgiu mgegoo

Dedalo^mm

nodo,' scioglier quel potria Che fece il mastro troppo diligente, Natu ra d'c^ni cosd pi ii possente
.

56

CANTO

Gosi

e doole,
^

si coasama
noa

La bella donna Talor E di


81

ange ia fretta* s'accheta

et

batte ilvisa e il capel frange,


ocmtra
se cerca

se

vendetta

"

La mia sordla per pietk ne "t e a sentir di quel dolor Del follee Ma
non van

piange^
constretta*

disio si stadia trarla,


e in vano profitto,

fk alcon

parla*

Ella ch*ainto cerca

non

conforto,

si lamenta e piii si dnole* Semprepi"i Era del giomo ilterroineormai corto^ Gh^ rosseggiava in occidente il sol^ , in poitb Ora opportuna da ritrarsi A chi la notte al bosco star non vuole,

Qnando la donna
A qoestaterra Non
saa

invitb Bradamante

poco distante.
XL

le seppe negar la mia sorella: E 6osl insieme ne vennero al loco/ Dove Posto la tnrba scellerata e fella
se m'avria,

tiinon

al fuoco. v'eri,

Fece la dentro

bella Fiordispina
accarezzar

La mia ^rocchia

non
^

poco:

E rivestita di femminilgonna Gonoscer fe'a ciascan ch'elk

era

donna

"

VIGESIBIOQUINTO
xu

5^

Verb che oonosceado che

nessuDO

Util traea
Noo

da

virileaspetto, quel

le parve anco di voler cb'alcuno Biasmo di se per questo fosse detto: Fello anco, accib che 1 mal cb'avea dall'uno Virile abitd, erraado, giaconcetto,
ii vero, Taltro, discoprendo Provasse di cacciar faor del pensiero.

Ora

con

insieme^ ebboa riposo; Ma molto differente Gb^ runa dorme, e Taltra piaoge e geme focoso. Gbe sempre ilsao desir da piii
"
se

GomaQe

il letto ebbon

la notte

soono

talor gli occbi le preme,


sonno

Qael breve
Bradamante

h tatto

immagiaoso:
concesso

Le par veder cbe 1 cielTablHa

ia miglior sesso. cangiata


xsm

Gome

Finfermo

acceso

di graa sete,

S'in queUa s'addormenta, voglia ingorda NeiriDterrotta e tarbida cbe mai

D'ogoi acqaa
Gosi
a

costei di far sae

qufote, si rammenta; vide, liete voglie

del sonno L'imtnagioe rappresenta. la mano, Si destaj e nel destar mette


"

ritrova par sempre ilsogno

vano.

58

CANTO

voti la notte, qaanti QuaDtipriegbi Offerse al suo MacoDe e a tuttii Dei, Ch^
con

miracoli appareati e ooti


ia

Matassero Ma "

migUorsesso

costei!

tuttivede andar d'effettovolij forse


ancora

il cielridea di lei. il capo biondo

Passa la nottej e Febo Traea del mare,


e

dava luce al mondo.


ILT

Poi che 1 di venue, A

che lasciaro il ktto,

s'augumenta doglia; Fiordispina Cb^ Bradamante ba del partir giadetto, Cb'uscir di questo impaccio avea gran voglia.
La gen til donna un ottimo ginetlo In don da lei vuol cbe partendo toglia
,

Guemito

et d'oro,

una

sopravvesta
sua ICLVI

Che riccamente ba di

man

contesta

"

un Accompaguolla pezzo Fiordispina ; Poi fe\piangendo, al suo castelritorno.

La mia sorellasi Cbe


veone
a

ratto

cammina,
anco

Montalbano

giomo. quel

Noi suoi fratelli mescbina e la madre


Tutti le siamo

Cbe di leinon Dubbio


e

fesleggiando intomo; forte avuto sentendo,


avevam

tema

della

sua

morte.

VIGESIMOQUINTO
XLjn

Sg

al mozzo criDe, (al trar deU'elmo) Ch'iDtorao al capo primas'avvolgea; Cos! le sopravresteperegrine ch'indosso avea. Ne fer meravigliar, al fine "t ellail tutto dal principio diaozi io vi dicea, come Narronne,

Mirammo

Gome

feritafosse al

bosco^e
ZLTm

come

le belle chiome; Lasciasse, per guarir^ "


La

alFacque, poidormendo in ripa bella cacciatrice sopraggiunse,


come

piacquej dalla scbiera la disgiunse. " come Del lamento di leipoinalla tacque^ Tanima ci pnnse; Gbe di pietade " come alloggib seco, e tntto qaello
A cui la falsasua sembianza

Gbe

fin cbe fece,

ritornb al castello.

Fiordispina gran notiziaebb'io, la vidi in Franciaj Gb*in Siragozza e gi^ mio molto alFappetito " piacqner occhi e la polita I snoi begli gaancia:
Di
Ma
non

il disio, feriiKirvisi lasciai


36nza

Ch^ Tamar

speme

sogno

ciancia.

in Or, quando

mi si porge, tal ampiezza

fiamma L'antiqua

subito

risofge.

Go

CANTO
L

Di questa speme Amore ordisce i nodi, Che d'altrefilaordir non lipotea; Oade
insieme i modi, e mostra piglia, Che dalla doniia avrei quel ch'io chiedea. A succeder saraa facille irodi; avea Gh^,come spesso altri ingannato c'ho di mia sorella, La simigliaaza Forse anco ingannera questadoozella mi
"

FacciooQolfaccio? Alfia mi par che buono


sia che diletti Semprecercar quel Del mio pensier altri doq coo ragioao, mi dia. He vo'ch'iu cib consiglio altri
.

lo

vo

la Dotte

ove

arme quell'

sono,

Che s'avea

tratte

la sorellamia:
via

e col destrier suo Tolgole,

cammioo,

Jih sto aspettar che luca ilmattutino.


in

lo A

(Amorek dace) ritrovarla bella Fiordispina;


me ne vo nou ancor era

la notte

E v'arrivai che Del sole ascosa

la luce

nella marina.

Beato k chi correndo si conduce


Prima

altri a dirlo alia regina degli Da leisperando, per I'annuuzio buono, dono. e riportarne grazia Acquistar
,

6%

CANTO

poila dove erano moke Persooe in sala, e cavalleri e doaae^ fammo Dai quali coa rouerracoolte^ Gh'alle regine fassi e graa madonne* Tolte^ Quivid'alcuni mi risiiopiii cio cbe sotio gonne Che QOQ sappieQd"r Si nascondesse valido " gagliardo^ Mi vagbeggijlvan 09Q lascivo sgaardo^
Uscimmo
*

Poi cbe si feoe k.aotte E


La

giaUD
mensa

Secoodo NoQ

piugraodft^^ meosa era Iwata^ pez^o lai cbe fu d'ottime vivande, U stagione, appareoobiata;
:
.

aspetta la d"nna ch*io domande del venir alata: Quel cbe m^erd cagion

Ella

m'iovita, persiia oorteiia^


none quella
a*

'

Cbe

gtacer
BTIU

seeo

io*stia
"

'"'

Poi cbe doBoe Si


e paggi e faro,

dooselb jormai^'leTakef
-

catnerieri Intormr^ /

Essendo ambe

nel lettodispogUate ^

giorfib^ lo coTuIticiait ootrvi maravigliatey': Madonna^ se silosCD a vofritorab; Cbe forse v'andavate immagtBando
"

Coi torcbi accesi obe parea di

'~

Di

Don

mi

livedcr^

DioisaHC|iiaBdo.

VIGESIMQQUINTO
ux

"3

Dir6 primala causa


Se 1 yosiro

del pariire,

Poi del ritorno Tudirete ancora.

ardor, madooDa, intiepidire Potato avessi col mio far dimora,


Vivere io
vostro

servizlo e morire
starne
seDza

Voluto avrei, oe
Ma Per

ua'ora; visto quanto il mio star vi Doce#"i, andare Qlessi. Don poter far pieglio^
mi tir6fuor del cammino
uo

FortuDa In
mezzo

bosco d^iotricati rami,


risonar viqino, ^rido
.

Dove Come

odo di

un

dpmta che

soccorso

chiami"

cristaliiao e ;$opra ud V'accorro, lago Faiioo ch'aveapreso agli ua Ritroyo. aii(M


In
aoa donzella nuda, I'adqua 1^ volea crud^i jlonjidel maDgiarsi
mezzo
.

"

Cola, mi

e coo trassi,

io la spada

mauo

(Perch' aiutarooiB
Ella MltQ Nod
Beo

la potea altrimeote)

Tolsi di vitailpeacatorvillaoo:

immanUD"|ote. i^'iicqaa
vam^

aiolo in diBse,4ato m^avrti^


ne

sarai premiato, e riccamente

ninfa percb^.spn QoaiHo cbieder saprai; Che yivo deoirp. a questa chiara lii^fa^
,

64,

CANTO

Et ho possanza far " sforzar gli elementi

cose e

siapende,
la natura
"

Chiedi m,
Poi lascia a

qaanto il mio valor s'estende^


me

di satisfarti cura. al mio


cantar

discende^ il fuoco, e Taria si "i dura; S'agghiaceia Et bo taior con parole semplici
Mossa la terra,et ho fermato ilsole.
Lxm

Dal ciel la Luna

Nod

le domando domioar

qaesta offertaunire

Tesor,uk

N6 in piu virtu ni N6 vincer ooor con Ma


sol che

e terre^ popoli in piu vigor silire, tutle

le guerre;*

via quaiche

donde il desire
,

Yostro N^ Ma

mi schiuda e dislserre: s'adempia, piu le domando un, cb'^unaltra eflRMto^ mi riiiietto. tutta afsuo gindicio
Lxrr

apena mia dotnandaf esposta, Ch'un'altra volta la vidi attuflfata; Ne fece al mio
Che La altra risposta parlar
ver me
^

Ebbile

di spruzzar
non qual so

inciamata Tiabqua primaal vi^ mi s'a^coMa/


come,
son
e

non Ch'io,

tutta niutata^.
a

lo 1 veggo, io 1 sento; Sento in

pena verb

pd"rmi;

idi mutarmi. mascbio, femoiioa,

VIGESIMOQUINTO
LXV.

(55

S6

ooQ

fosse che

senza

dimora

Vi potetechiarir^ nol credereste:

neiraltro sesso, E, qual Ho

ia questo dncora le mie voglie ad ubbidirvi preste.

Gomandate

E sempre Gosi le dissi; e fecich'ella istessa Trovb


con man

lor pur; che fieno or ora, mai per voi vigile e deste. la veritade espressa.

giafaor di speme Dl cosa sia cbe nel pensier molt'abbia, Cbe, memre piud'esserne privo geme, Pih se n'affligge e se ne e arrabbia, striigge Se ben la trova poi tanto gli preme L'aver gran tempo seminato in sabbia^
*

Gome

intervienea cbi

la disperazion I'ha si male aso, Ghe non crede a se stesso e sta confuso: ,
Lxm

Gosi la

doona,poiche

tocca

vede
,

Quel,di ch'avuto avea tanto desire crede al tatto, a se s%e8$a non Agliocchi,
E E
sta

dubbiosa
prova

ancor

di

non

dormire;

buona

a bisognb

far fede
-

Ghe sebtia quel che le parea sentire*


,

se son Fa*,Dio,(diss'ella) sogni quest! Gh'io dorma sempre, e mai piii mi desli^ non

60

CANTO
LXTm

Non
FaroQ Ma Da

rumor

dl tamburi

saoD

di trombe

all' assalto: amoroso principio baci ch'imitavan le colombe, di fare alto. van or segno or di gire, ahr'arme che scale in
sq

Usammo lo
E
senza

saeile

frombe.

lo stendardo

salto, di botto, piantovi


sotto.
LXIX

la rocca

E la nimica mia mi caccio

lettola notte dinanti quel Pien di sospiri e di querele gravi, ahrettanti Non stette Taltra poisenza soavi. Risi, fesle, giochi gioir, Non con piunodi i flessuosi acanti
Se fa Le colonne circondano Di
con queili e

le

travi,

che noi

E colli e fiancbi e

legammo stretti braccia e gambe e petti.


txx

La

cosa

stava

tacitafra noi

Si^che durb il piacer per alcun mese: Pur si trovb chi se n'accorse poi,
Tanto che
con

mio

danno il re lo 'ntese.
suoi quei
accese,

Yoi che mi liberaste da Che nella piazza avean mai Comprendere oggi Ma Dio
sa

le fiamme

ben

con

potete il resto; che dolor ne resto*

VIGESIMOQUINTO
uou

Sj

Cos) E la

narrava Ruggier

Ricciardetto,
grave
,

noUurna

via facea meo


na

Salendo tultaviaverso
Cinto di Uq
erto

poggetto
"

e di pendici cave ripe di sassi^estretto e piea calle,

Apriailcammin
Sedea al sommo Gh'avea ia

god
ud

faticosa chiave. casteldetto

Agrismoate,
.

di goardia Aldigier
ixxn

Chiaramonte

Di Buovo Fratel di Ghi

era

costui

figliuol bastardo,

e di Yiviaoo: Malagtgi dioe di Gherardo, legittimo e

temerario E testijnooio

vano.

Fosse

come

si voglia, era

gagliardo,

liberal, Prudente, cortese, umano;


le frateroemura " facea qoivi La
notte
e

il di

coa gaardar

buona

cura"

Raccolse il cavaliercortesemeote, il cugin Ricciardeito sao dovea, Gh'amb come e parimeote fratello; Fa ben visto Ruggier per suo rispetto. Ma non usci giaiocbmra allegramente, gli Come Gome
era

usato, anzi

coo

tristoaspetto,
avea,

Perch' uno

avviso il giorno avulo


cormesto

Che nel viso e nel

ilfacea.

6"

G A

A Ricciardettoin cainbio di saluio abbiam Plsse: fratello, Per ceriissiftto messo


naova
non

booiia*

aggiho saputd Che Bertolagi di Baioaa iniquo


Che preziose esso spogUe
a

Cod Lanfusa crudel s'^ conventita,


lei dooa,

Et

essa

lui poQ nostri frati ia mano,


e il tuo Malagigi
LXXf

II too

baoD

Viviano,

Ella dal di che Ferrau U prese, Gli ha ogoor teoati in looo oscuro
Fin che '1brutto coniratto
e

fello.

discortese

N'ha falto con


maodar Gli d?'

costut

di ch'io favello.

domane
e

al Maganzese
an

Nei coofio tra Baiooa

suo

castelio.

Verra in persona egli a pagar la raancia Che compra ilmiglior sangne chesia in Francia.
LXZVI

Rinaldo

nostro

n'ho avvisato or ora,


di

Et ho cacciato il messo
Ma
non Don

galoppo:

Che
lo
non

mi par ch'arrivarpossa ad ora k troppo. ch^ '1cammino sia tarda, ho meco gente da nscir fuora;
k

L'aoimo Se

pronto, ma

il potere e zoppo.

ha quel traditor lifa morire: gli , Si che non so cbe fiur, non so che dire.

70

CANTO

"t aliamensa^ II oorno, Fonorb

ove come

fuM la Copia
suo

doono*

aimo si conclase Quivi.aeoz'allro Che liberarei duo fratelli poono. In tanto sopravveone e gli occhi chiuse ilpigro e ai sergenti Soqqo, signori Fuor ch'a Ruggier; che per teoerlo desto, Gli pQDge il cor aempre uq pensier molesto.
UDUCl

Ai

ch*avea il giorno d'Agramaote Udito dal corrier gli sta oel core. Ben vede di'ogni miQimo soggiorno disaore. Che facciad'aiutarlo, e suo sara infamia, Quantagli quanto scorno^ Se coi nemici va del suo signore! Oh come a gran viltade, a gran delitto, Battezzandosi allor, ascriitol sara gh* L'assedio
IXVOJL

Potria in Che Ma
vera ora

ogn'ahro tempo

esser

creduto

I'avessemosso; religion che bisogna col suo-aiuto

Agramanted'assedio esser
Piu
tosto

riscosso^
tenuto,

da ciascun
e

sara

Che timore Ch'alcuna

viltaTabbia percosso,

di miglior fede. opinion stimola e ^ede. Questoil cor di Ruggier

VIGESIIWaQUINTO
Che s'abbia da
adco parlire

y^

lo ptloge

SeDza liceozia delia6Ua

r^gfoa.
iocbiDa.

Quando questo peDsier^ quandoqM^l pwg^f


Che 1 dubbio Gli
era

cor

di versa

meDt^

Favviso riuscitoluoge

Di trovaria al casteldi Dove In iosieme

Fiordiapioa^ ho giadetto^ dovean,come

soccorso

venir di Ricciardetto.

Poi
Di
seco

le avea promessb sovvien ch'egli gli


a

VairOinbrosa riirovarsi*
d*esao e quivi ella, vi trovi poi^ maravigUarsi,
maodar
avesse
a

Pensa ch'andar v'abbi Che


noQ

almen Potesse
Si ch'ellaoon

lettera o roesso. lamentarsi

mal le avea Che, oltre ch'egli


Seoza far motto
aocor

ubbidito,

fosse
LOST

partito"

s*ebbe, immagioate PeDsa scriverlealfinquando gh* aocada; " ben ch'egli debbe ooq come sappia inviar si che beo Vada^ La lettera

Poi cbe

piucose

NoQ

perbvuol
messo

reslar, che beo

potrebbe

Alcun
Pii!i DOQ Si

fedel trovar

per strada.

e, saltadetle piaroe; s'indugia^ fa dar carta, iuchiostro, peooa e lame.

7a

CANTO
lIdbyi

I camerier discreii et avvedmi

Arrecano

ci6 cbe comanda. Ruggier e i saluti, "gU oomincia a scrivere, Gome 81 suol, versi rnanda: net primi
a

Poi Sod E
se

oarra

avvisiche veoati degli dal sao re ch'aJQto domaoda; gli Tandata


o

sua man

non

^ ben presta,

morto

in

nimici resta. degli


IXXXfU.

Poi

che segnita^

essendo

tal partito,

E ch'a lui per aiuto si volgea, Vedesse ellache 1 biasmo era infinita S'a lo volea: negar gli " ch'esso, a lei dovendo esser marito,

quel punto

Guardarsi da Gh6 Era E


Ben

macchia si dovea; ogni si convenia con lei, che tutta non alcuna cosa brutta. sincera,
XJUlfDl

se

mai per addietro

un

nome

chiaro,

E
Se

cercb di gnadagnarsi; oprando, se avnto guadagnato poi, caro, Tavea di conservarsi; cercato
e n era

Or lo cercava, Poi che do?ea


La

falloavaro,

con

leiparticiparsi ,

e totalmente in dui sua moglie, qual Gorpiesser dorea un'anima con lui.

VIGESaiOQUINTO
E Le
81

75

come

le tVeii deito^ a boocit gia

riclicea per qnestacarta anoora: Finito il tempo in cbe per "de astretto al soo
re^

Era

quandonoo prinia muora^ Che si fara cristiao am d'eSeub, Gome di buon "oler stato era ogni ora^ E ch'al padre altri e a Rinaldo e agli sqm doroaodar la "ura poi. Per moglie
n

Voglio (le quandotI piadcia^ soggiangea), LUssedio al mio sigQor lerar d'lDtorno, Aecib cbe rignorante tacoia, ! vulgo
:

direbbe II qual
mcDtre Ruggier^

mia vergogna

sdorDo:.

ebbe booaccia^ Agramiante Mai non TabbaodoDb ootte n^.giorao; t Or cbe fortuna per Carlo ii piega / Eglicol viEicitor TiiisegQa sptega.
..;i

di terimoe/o Teriti, Voglio qaindicL Taoto cbe comparir poasa una volta, Si cbe degli africaoi alloggiamAnti
.

La

grave ossedion per me sia tolta" Intaoto cercherb conveniehti


e cbe CagioQi,

siao

di dar gioste,

voltiai

lo vi domaodo Tutto

poivostro

per mio onorspl qoesto; il resioy. e di mia -vita

74
la si mill

'CiV'N-TO
si diffuse parole

..

che tutte ii6n $o dirvi a pieoo; Ruggier, " segui molt'altre, coo e noo coqcluse Fia cbe aoa vide tuuo il foglip pieoo; " poipiegb la lettera e la ichiose^ " sugg^llaia ae la pose in Sena, Con speme cbe gli oocorra^il di segoente Cbi aliadonoa
la dia secreiamenie.

cfaioseaoco lettera, Gli occhi sal letlo, e ritrovo qoieie^


Cbe Col " 1 Sonnp
ramo

"Chiiiaa:ch'ebbela

Veoae,e sparse il corpo


di Kqiidr [j6te:

stanco

intiolo oel

roiso e bianco posbim bh' uii"Mmbo Di fiori:spaT3e le comrade lieie Del lucido oneni^d'c^' intoruo/ "t indi usci dell'aoreo albergo il gioroo.
=
'

" poi bh'a salutai: la ao9a: luce, Pei verdi jamiinconifQciar gli aogeili^ che voleva essere il duce Aldigier Di Ruggiero e deU'akrOy e guidar queili
Ove

faccin che dati in

mano

al triice'
"

siano i duo fratelli, aaon Bertolagi Fu 1 primoin piede^ equando seiuir lai,
'
'

Del lettooeciro anoo

altridui; quegli

"

"

VIGESIMOQUINTO
Jew

jb

furo Poi che vestiti

bene

armati,

Goi duo
Gia

in via, si mette cuginRuggier molto indarno avendoli pregati

si dia. a lui tutta Ghe questa impresa Ma essi, peldesir c'han de' lor frati, " lor parea discortesia, perch^ dari che sassi Steron negando piCi
,

N^ consentiroQ mai che solo apdassi. Ginnsero al loco 11 di che si dovea


nei carriaggi. matar Malagigi Era un amplacampagna che giacea Tutta scoperta agit raggi, ApoUinei Quivin^ allor n^ mirto si vedea^ n^ "iggi nh frassini N6 cipressi umil virgulto, Ma nuda ghiara, e qualche
,

Non

mai da

marra

mai da
xcfn

vomer

culto.

arditisi fermaro guerrieri Dove un sentier fendea quella piaqura; cavalier miraro^ E giunger un quivi Gb'avea d'oro fregiata Tarmatura^ in campo verde il raro " per insegna d'un secol dura: che piCi E bello augel al (in mi veggio chd giunto non piu^ Signor, Di questo Ganto, e riposarmi chieggio.
I
tre

'

I 'I

1.

'A

.J

"'

'

j,';^

'\

78

CANTO
n

Degna d'eterna laude k Bradamante amb tmpeto. Gbe QOD amb'teipr, noa raDimo prestante, Ma la virti!i, ma di Ruggiero; Ma Falu gentiiezza
E meritb che ben le fosse amaD^
cost

Un

valoroso cavallero;

E per piacere a lei facessecose Nei secolia venir miracolose,


m

come Raggier,

di sopra vi fu
era

detto,

Goi duo di ChiaramoQte

venuto;
,

Ricciardeuo con Aldigier, Per dare ai dao frateiprigioni aiuto.. cbe di superbo Vi dissi ancor aspetto Venire un cavaliero avean vedulo, cbe si rinnova^ Gbe portava Taugel

Dico, con

E sempre

unico al mondo
IT

si ritrova

"

il cavaliers'accorse, quest! Gbe stavan per ferirquivi suU'ale, In prova disegnb di voler porse, S'allasembianza avean virtude uguale. L di voi (disse alcuno forse loro) Gbe provar vogh'a vale cbi di noi pi"i A colpi o dellalancia o deJia spada, Fin cbe Tun resliin sella, e TaltrO cada?

Gome

di

VIGHSIMOSESTO
T

79

Aldigier) teco, o volessi (disse Menar la spada a cerco, o correr I'asla; Ma un*aliraimpresa cbe,se quitu stessi, Veder potresti, questa in modo guasla, Ch'a parlar teco (aonche ci traessi A correr a peua tempo basta; giostra) Seiceoto uomini at varco, o piu, altendiamo Coi qua'd'oggi abbiamo. provarci obbligo
Farei Per
tor

lor duo de' aostri che

prigioai
uiosso.

q'Iu e amor Quioci trarran, pietade aarraudo le cagioui " seguito

Che li fece veriir coq


Si

Tarme che

indosso*

^ questa esqusa giusta

m'oppoui,
posso;

il guerrier) che contradir nou (Disse che voi siate " fo certo giudicio Tre cavalierche pochi abbiaie. pa^l
VII

lo chiedea

uq

o colpo

dui

con

voi

sconiraniie

Per veder quanto fosse il valor vostro; Ma qua ado aU'altruispese dimostraruie Lo mi basta, e piu uoq vogliate, giosiro. Vi priego bea,che por con le vostr'arme elmo io possa e questo scudo nosiroj Quest' E spero dimostrar, voi vegiio, se cou Che di tal compagtiia sono oou indegno.

8o

CANTO
"m

Parmi II Dome

veder ch'alcua saper desia


di

die qnivi giunto costui, si offeria A Ruggiero e a'compagui d'arme al periglioso Cornpagno panto. Costei Era

(nonpiu costui detto

vi

sia)

che MarGsa,

diede Tassunto

Al miscro Zerbla della ribalda

Yecchia Gabrioa ad

ognimal
IX

si calda.

Raggiero L'accettar voleotier Delia lor schiera, Ch'esser credeano cerlo uo cavaliero,
I duo di Cbiaramonte
e

il buoD

ch'ellaera* e non quella donzella, Non molio dopo scoperse Aldigiero, bandiera " veder fe' ai compagni una "
noa
.

Che facea Taura tremolare in volta " molta gente intorno


"
avea
X

racoolta.

vicini^ poiche piulor fur fatti Fabito moro, " che meglio notar CoDobbero die gli eran saracini, in mezzo " videro i prigioni a loro ronzini Legatie tratti su piccol in oro. A' Maganzesi, per cambiarli che resla, aliri: Disse Mariisa agli ora di cominciar la festa? Poi che son qui,
,

VIGESIMOSESTO
n

8f

ancora griaviiati Ruggier rispose: Nod ci son tutti, e manca una gran parte.

Gran E

ballo

di fare ora; s'apparecchia

nsiamo ogn'arte; sia solenne, perche Ma far non dimora. ponno oinai lunga Cosi dlcendo, veggono in disparte Venire i tradiloridi Maganza: Si ch'eran presso
a

cominciar
IB

la danza*

dalFuna Giungean E conducean


e con

parte i

Maganzesi,

loro i muli carchi

D'oro

di vesli e d*aliri ricchi arnesi;


in mezzo a

DalFahra Venian

lance, spadeet archi

dolenti i duo
essere

presi, germani
aitesi ai varchi:

Che si vedeano
E

inimico loro, Bertolagi, enipio Udian parlar col capltano Moro.


xm

N^ di Buovo
Veduto

il figliuol, nh quel d'Amone,

il Maganzese, indugiar puote:


resta

La lancia in E Tuno
L'un E
e

Tuno

Taltro pone,

Taliro il traditor percuote.


la
e pancia mezzo

gli passa

'1 primoarcione, le gote.

Taltro il viso

per

Cosi n'andasser pur tultii mat vagi, Gome a qaei a'abdo Bertolagi. colpi

82

CANTO
inr

Mai Bsa Si muove,

con e

a quesio segno Ruggiero non aspetta allra trombetta;

prima rompe Tarrestaio legno, in terra Che ire, Tun dopo rallro, gelia. DelFasta di Ruggier fu il pagan degno, Che guidogli di vita in fretta; e usci altri,
Ne
lui medesima con per quella Uno et un altro ando nei regni bui. E
XV

Di

quinacque
lato i

un

error

tra

a^saliti, gli

Cbe lor causb lor ultima ruina. Da traditi esser Maganzesi Credeansi dalla squadra saracina; Dair altro, i Mori in tal modo feriti,
un

L'altra schlera cliiamavano "


tra

assassina;
e

lor cominciar
a

con

fieraclade lance
XVI

A tirare arcbi e

ncienar

spade.
ora or

Salta ora

in questa squadra et
ne or toglie

in

quella

e via Ruggiero,

dieci

vemi:

Altri tanti per

man

della donzella

Di qua e di la ne son scemati e spenti. di sella, Tanti si veggon girniorti

Quantine
A cui dan

toccan

le

elmi gli

spade taglienti, e le;eorazze loco,

Come

nel bosco 1 secchilegni al fuoco.

YIGESIMOSESTO

83

raccorda, Vha fama airoreccbie, O rapportato si discorda, Gome, allorcbe 'I collegio
vi

Se mai d'aver veduto

"

in aria a far guerra le pecchie, Entri fra lor la roudinella iogorda,


vaDSi

parecchie; maDgie uccida e guastine Dovete immagiaarcbe similmeote


fosse e Ruggier Noo Marfisa in

quella geote.
il suo

cosi Ricdardeito

cugiDO
j

Tra le due

variavao daDza genii


saraciDo

Perch^ lasciaodo il campo


Sol
tenean

Foccbio airaltro'diMagaoza.

II fratel di Rinraldo paladiao


Con

moIto.aQiaio

avea

molta possaaza,

la facea raddoppiar glie quivi


contra
a

L'odio cbe

avea. Maganzesi
ziz

Facea parer qnestamedesma causa Un leon fiero il bastardo di Baovo,

Che

con

la ogn

Fende

senza indugio ^ pausa spada un elmo^e lo scbiaccia come

ovo.

"

qual persona
saria

ndn^saria stata ansa,.


Eiior nuovo,

Non

un comp^rita

Marfisa avendo in^compagdia e Ruggiero,

Ch'eran la scellii e 1 fior d'c%"i gu^rriero?

84

CANTO
IS

Marfisa toltaroltacombatteodo,
ai compagni occbi rivolUTa 9 Spesso gli E di lor forza paragoD vedendo', Con maraviglia tutlili lodava: Ma di Ruggier pur il valor stapeodo, " seoza al moado le sembrava; pari

" talor si credea che fosse Marte


Sceso dal

cielo in quella quinto parte.


in

Mirava Miravale

orribilipercbsMy qaelle
non

mai calare in fallo:

Parea che II ferro

contra
e

Balisarda fosse
rion

carta

duro

metallo*

Gli elmi " "

e le corazse tagliava

grdsie^

uoiniQi gli li mandava

fendea Gn sul

cavallo,

in parte ngnali al prato,

Tanto dairuD quanto dalFaltro lato.


xm

Continaando Uccidea col

la medeBma

botta,

il cavalld anche. signore dalle spalle alzava in froita, I capi " spesso i bust! dipartia dair^oclie. ne talotta; taglid Cioqaee piua un col|"o

che pur dubito che manche Credenza al ver, c'ha faccia di menzogna,
"
se non

Di

ma piudirei^

di

men

dir"bisd!gqa/

86

CANTO
XZVI

Riman Gh^
La
noa

la

e preda

'1campo

ai vincitort ,
'

h fante o malattierche read

"

i Mori; e Maganzesi, qua fuggono le some Quel lasciauo i prigion, questi. FuroQ,con lied visie piucoi cori, e Viviano a scioglier : Malagigi presd NoQ fur men a sciorre i paggi diligend " por le some in terra e i carriaggi
,
.

ZXTO

Oltre

una

buona

qbandUcTargento

Ch'in diverse vasellaera


Et Di E

formato, alcun muliebre vesdmento, lavoro bellis^imo fregiato,


stanze
e

per

realiun
seta

paramento

D'oro

di

in Fiandra

Et altre cose

rieche in

bvorato, grande; copia


e

Fiaschi di vin trovar, pane


ixvm

vivande.

Al

trar

elmi degli

tuttivider come
una

Avea lor da to aiuto


Fu

donzella.

conosciuta airauree crespe Et alia facciadelicata e* bella


"

chiome^

L'onoran

molto,fe pregano che '1 nome Di gloria degnonon asconda ; et ella Che sempre tra gli.amici era cortese,
,

A dar di

ae

notiziaoon

conteee.

^
.

VIGESIMOSESTO
mz

87

riguardarla; Cbe tal vista Tavean nella battaglia : sol coq lui parla; Sol mira ella Ruggier, Aliri non Don par che vaglia. prezza, aliri
Non
si ponoo

saziar di

VengoD i servi iotanto ad iavitarla la veltovaglia, Coi compagoi a goder fonie aveaa Ck'apparecchiaia sopra una estivo uq monte. Che difendea dal raggio
zxx

Merlino, Delle quattro di Fraacia da lui fatte, D'intorno cinia di bel marmo fiQO,
Era
una

delle fonli di

Lucido

terso, e bianco

piu che latte.

lavor divino con Quivid'intaglio Avea Merlino immagiairilralle: Diresle che spiravano, e, se prive

Non

fossero di voce, ch'eran vive.


xxn

Quiviuna

bestia uscir dalla foresta

odiosa e brutta,. Parea,di crudel vista, e la testa Ch'avea Torecchie d'asino, Di

lupoe
era

e denti,

Branche
Tutto "

avea

per gran fame asciutta: Tahro cbe resta^ di leonj parea


scorrer

volpe ;e
e

tutta

\
.

Spagnaet Inghilterra, la terra. e al fin tutta e I'Asia, L'Europa


Francia

Italia e

88

CANTO

feriiee morte, geoti La bassa plebe e i piii superb! capi; forte Aozi nuocer parea molio piii A re, a signori, a satrapi. a principi, Per
tutto
avea

Peggiofacea
Che

Delia

romana

corte,
e

v'avea uccisi cardinali


avea

papi;

CoDtamioalo
Di

la bella sede

e messo Pieiro,

scandol nella Fede.

Par che dinanzi

questa Beslia orrenda

Cada NoQ
Se

ognimuro,
si vede

che tocca. ogoiripar cittache si difeoda;

Tapreincontra ognicastelloe rocca. divini anco Par che agli s^estenda, ooor
" sia adorata dalla geote sciocca,
" d'avere che le chiavi s'arroghi
suo

Del cieloe deH'abisso in


XXXPf

potere.

Poi si vedea CiDto le chiome Con


tre

alloro d'imperiale
an

cavalier venire i

a par, che giovinl avean

d^oro gigli

Tessuti

nel lor real vesiire;

",

con

con simile, insegna


un

loro,
iiscire.

Parea

Leon

contra

quelMostro
.

chi sopra la testa, della vesta E ehi nel lembo scritto Avean lor nomi

yiGESIMOSESTO
xzxv

89

UuQ Lia

ch'avea fin aU'elsa nelia panda

Fera, spadaimmersa alia maligaa di Francia: Francesco avea primo, scritto, d'Austria a par seco eraj Massimigliano C Carlo quintOy di lancia imperator, Avea passato il Mo$tro alia gorgiera; " Taltro che di stral gli il petto, fige h delto* L'ottavo Enrigo d'Inghilierra
xxxn

dosso, Gh'al brutto Mostro i denti ha negli orecchi; " tanto rha giatravagliato e scosso,
Decinio ha Leon qnel

sul scritto

Che

vi

sono

arrivatialtriparecchi.

ognitimor rimosso, "t in emenda degli errori vecchi Nobil gente accorrea, non perbmolta,
Onde aliaBelva
era

Parea del mondo

la vita tolta.

I cavalieri stavano

Marfisa

Con desiderio di
Per le cui mani

conoscer

qaesti,
"

era

la bestia uccisa,

Che fattiavea

airi e mesli tanti luogbi

fosse incisa che la pietra Avvenga manifesti. Dei nomi lor, non eran che se sapesse Si pregavan tra lor, la dicesse. altri yistoriaalcnno, agli

90

CANTO
xsxna

Malagigi gli occhi, Che stava a udire, facea lor motto: e noo A te, disse, Fistoriatocchi; narrar Ch'esser ne dei, ch'io vegga, dotto. per quel
a

Vollb Viviaao

Chi
"

soa

costor

che

coq

saette

sloccbi

baa a morte laace, doq Rispose Malagigi


:

raoimal coadotto?
h istoria

Di ch'abbi

autor

fia quifatto meoioria.


ZXXIX

che Sappiate
Nel Ma
marmo

costor

nomi,

che qui scritto hanno al mondo mai non furo;


saranno

fra settecento

anni vi

Con

onor graode ilsavio MerliDo,

del secolo futuro.


incautator

britanno, Arturo;
a

Fe'far la foate al tempo del re hanoo E di cose ch'al mondo

venire,

La fe'da buoni artefici scolpire.


XL

Qaestabestia crudele
Dello 'ofernoa

usci del foodo

quel tempo

che fur fatti

Alle campagoe i termini e fa il pondo ^ i patti. Trovato e la misura, e scritti


in tutto 1 mondo: principio Oi se lascib molti paesi intatti. Al tempo Dostro in molti lochi sturbaj Ma i popukri offende e la vilturba.

Ma

non

ando

VIGESmOSESTO

oi

infioal secol dostro priDcifuo h cresciuto, andrk crescendo: e sempre Seropre aodar fiail Mostro Sempre cresceDdo^allaDgo 11 maggiorche mai fossee lo piii orrendo. Quel Piton,che per carte e per inchiostro S'ode che fu si orribilee stupendo^ Dal
suo

Alia meta
N^
tamo

di questo doq

fu tutto,

abominevol

o^ si brutto.
zLn

Fara stragecrudely d^

sara

loco infetti:
h poco

Che

DOQ

contamiai guastiy
mostra
e

et

E quauto De'suoi

la scuhura
,

uefaudi

abomiDosi

effetti.

merc^ gik moudo, di gridar roco^ i uomi abbiamo letti, Quest! del quali
,

Al

Che chiarispleuderao piuche VerraoDo


a

dare aiuto

piropo, al maggior uopo.

Alia fera crudele il piumolesto Nod


sara

di Fraucesco il re de'

FraDchi;

" beD cpQvieD che molti ecceda iD questo, o'abbia a'fiaDchi; E DCssi^D primae pochi real quandoDel resto Quaudo in spleDdor fara molti parer maochi, Di virtiiy cede Che gia ; come parver compiuti che '1 sol si vede. Tosto ogQ'altro spleudor
,

ja

C A M T O

L'anoo Non ferma

del primier
ancor

fortanato regno,
io

Passer^

froote. e romper^il disegno TAIpe,


occupato il moate;
siano I'onte

ben la corona

Di cbi airincontro avra Da

e geoeroso sdegno, giusto spioto non

Che vendicate ancor Che dal furor da

uscito e mandre paschi L'esercilodi Francia avra palito. E


Di

scendera quindi

nel ricco

col Lombardia,

fior di

piano Francia intorno,

E si TElvexio spezzera, chMn vano d'alzare ilcorno. Fara mai piii pensier
e deiri$]"ano e della Chiesa, grande Campo e del Fiorentin vergogna e scorno, ilcastelche primastato Espugnera Sara non espugnabile stimato.

Con

XLVI

ad espugnarlo, mollo ogn'aUr'arme Sopra Pillgli onorata varra spada qnella Con la qual primaavra di vita tolto 11 Mostro corruttor cootrada. d'ogni

Convien ch^innanzi a
In

Hh

sia rivolto quella o a terra vadaj fuga ognistendardo, fossan^ ripar n^ grosse mura

Possan da leitener

citlasicura*

94
DeiruQ Nod
Con di

CANTO

vuoI

il figlip Guidobaldo quest! dieiro il m^tu. che '1padre o cb'altri

Ouobon

dal

Sinibaldo Flisco,
van

Gaccia la Fera^e

di

in pari

freiu.

Luigida Gazolo
Che
con

in ferro caldo

Fatto nel collo le ha d'una saetta, dl6 Febo, qnando aoco gli al fianco. la spada messe sua gli Tarco
u

Marte

da E^ta^ duo Ippoliti Ercoli, altro Ippolito Un ahro Ercole, un ancQ Da Gonzaga,de' Medici,le peste SeguQn del Mostro,e Than, cacciaadOySUnco; Ne Giuiiano al figh'uol^ nh par che resie che tnaoco Ferrante al frateldietro; oe Duo
.

Andrea

Doria sia prooto; n^ che lassi

Francesco

ch'ivi uomo Sforza,


in

lo passu

Del generoso, illustre e chiaro sangue vi son dai c'han per insegna D'Avalo, Lo Par Non

che dal capo ai piedi scogjio, d'angue che Tempio Tifeo soilo si tegna. k di qaesii duo, per fare esangue

piu innanzi vegna: L'uDo Francesco di Pescara invitto, L'ahro Alfonso del Vaslo ai piedi ha scriito.

L'orribil mosiro, che

YIGESilRIOSESTO
Ma

^5

lasciato, v'era, L'lspano onor^ ch'io tauto pregio si lodato, Che fu da Malagigi
CoQsalvo FerrapLe ove
.

ho

di quelUschiera? il pareggjar pochi si vedea di Monferrato Guglielmo la brutta fcra; che mono Fra quei aveao "t eran verso grinfioiti pochi
Che
.

Ch'ella

vavea

chi moni

chi ferki.

oD^stie parlamenti lieti, giuochi Dopo mangiar, spesero il caldo giorno^ Corcati su finissimi tapped Tra gU arbuscellioad'era il rivo adoroa. e Vivi^q p^rche quieti Malagigi Piu fosser gli ^Uri, lepeao T ai oie iatoroq; donna senza compagnia uaa QuaDdcf Vider,che yer^o lor ratio veoia.
In
,

LT

a cai fu tolto Questaiera que^aIppalca, da Rodomoaie.^ il buoa destrier, Froniino, L'avea il di innanzi e)Ia mqlto, seguito onte^ Pregandolo ora^ ora dicendogli

Ma Per Tra

non

il cammia rlvolto : avea giovanda, in Agrisncioote, ritrovar Ruggiefo via le ft|, uon "o gia come, detto. il troveria qoivi
coa

Che

Ricciardetio* :

96
E

CANTO
tn

il luogoben sap^ (chfe v^era perch^


oe veDoe

Stata altre volte) se Alia Ve


et foQtana;

al dritto

in

raaniera quella

lo trovo, ch'io v'ho di sopra scrhto. buona e cauta Ma, come rnessaggiera che non Fe ditto; .' meglio eseguir Quaodo vide il frateldi Bradamaote,
sa
""

Che

Non

conoscer

fece serabiante.' Ruggier


Lvn

A Ricciardetio tutta Si E
come'

rivollosse,
Ini venisse:

drittamente

se le mo^se quelche la conobbe, dove ne gisse. e domando Incontra, Ella,ch'ancora avea le laci rosse Del pianger disse; lango sospiraudo accio che fosse espresso (Ma disse forte, che gli il suo dir, A Ruggiero era presso).
,

LTIU

dietro', disse, per la briglia, Come m'avea la tua sorella, imposto Un bel cavallo, a maraviglia', e buoDo Ch'ella niolto ama e che Frontino appella; E Tavea iratto piu di trenta miglia
Mi
traea

Verso Fra

Marsiliaove

venir debbe

ella

'

ellai'mi disse e dove pochi gioroi; Ch'io Faspettassi liu'ciie'vi venisse.

'

VIGESIMOSESTO

97

Era si baldanzoso il crcder mio, Ch'io


Che
me non

sdmava

alcuD di

cor

si saldo^

I'avessea lor,

10 dicendogli

Ch'era della sorella di Rioaldo.


Ma Che N6 A
vano me

il mio

disegnoieri m*uscio,
saraciiiribaldo;

lo tolse uo

per udir di chi Frontino volermelo

fusse,

rendere s'ladusse.
LX

Tuito Ho
vislo

ieri el oggi Tho pregaio;


uscir

qaando

in vano, e minacce prieghi Maledlcendol molto e bestemmiando, L'ho lascialo di quipoco lontano, Dove ilcavallo e se molto aflfaDoando, S'aiula, quaoio puo, con I'arme in mano Conira un guerrier ch'in lal iravaglio il meite,

Che spero ch'abbia

far le mie vendetie.


LXI

salitoin piede, a quel parlar Ruggiero Ch'avea polulo a pena il lutlo udire, Si volta a Ricciardetto, e per mercede E premio e guiderdon del ben servire chiede senza aggiungendo (Prieghi fin) gli Che con la donna solo illasci gire Tamo che 1 saracin gli sia mosiralo,

Ch*a leidi

mano

ha il buon destrierlevato.

98
A

C A

IT T O
txn

ancor Ricclardetlo,

che discortese

II conceder aliraitroppo paresse


Di termioar le
a se

debite

imprese,

Ruggier ptir si rimesse: licenziadai compagni " quel prese, " coQ a ritornar si riiesse, [ppalca Lasciando a qneiche rimanean,sttipore, NoQ maraviglia pur del suo valore.
A\ voler di
um

altriallontanato alquanto dagli narr6 ch*ad esso Tebbe, gli Ippalca


Poi die

"ra maudata Avea nel


" La
senza sua core

da colei die it suo

tanlo

impresso: finger piu,segaito quanto


al te avea pariir
avea

valore

donna
se

comroesso,

" che Per

dianzi

altrimente

detto.

fu di lapresenzia chi le

Ricciardeito.
Ltrr

che Disse, Ancor

avea

loltoil deslriero,
moho

orgoglio: Perch6 so che '1 cavallo 6 di Rnggiero, Piu voloniier per questo le lo toglio. di racquisiarlo avra pensiero, S*egli non gli vogh'o) Fagli saper (ch*asconder Ch'io son quel Rodomonte, il cui valore
dello Tavea
con

Mostra per

tulto

1 tnondo il suo

splendore.

VIGESIMOSESTO

99

moslra Ascoltando, Ruggier

nel voho

il cor Di quaDto sdegoo aeceso Si perch6 avria Froniino caro Si Si

gli sia, molto,

venia il dono onde venia, percli^ in sua dispregio perche gli par toko.
che biasmo
e

Vede

disooor
noa

Se torlo a Rodomonte

fia, gli s'aflfrelta,

"

sopra lui noa La donna

fa degna vendetta.
Lxn

e Ruggier guida,

non a

soggiorna,

Cbe
E

por lo brama

col pngano
fa dua

fronle:

la strada giungeove L'up va giual piano e

corna;
va su

Taliro

al monte;

nella vallea ritorna, e quel Efquesto Dov'ella


avea

lasciato Rodomonte.
era

Aspra

ma

breve

la via del

colle,

L'altra piujanga ma assai,


X.XV1I

e moUe, piana

Tppaica, D'aver Frontino e vendicar Tolnj^aggio, Fa che 1 sentier della montagna caica, Onde moho piu corto era il viaggio. Per Taltra in tanlo il re d'AIgier cavalca Col Tarlaro e cogll ahri che deilo haggioj E giunei piania via piu facil tiene,
Ne
con

II desiderio che conduce

ad Raggiero

incontrar

si viene.

lOO

CANTO

Gia

son

1e lor querele differite


ad

sia Agramante lor lite et ban d'ogni (Questo sapete); La cagion, Doralice in compagoia.
soccorso

Fin che

Ora il successo

deiristoriaudite.

Alia fontana h la lor dritta via,

Ricciardetio, Marfisa, Aldigier, e Vivian stanno a dilelto. Malagigi


Ove
LXIX

Marfisa a' prieghi de^ compagni avea


Veste da donna Di
et

ornamenli

presi^

ch'a quelli

Lanfusa si credea

Mandare
"

iltradilor de* Maganzesi :


raro

ben che veder

si solea

Senza Par A'

altribuoai arnesi. e gli Tosbergo donna


,

di se li trasse; e come quel lascib vedersi in lor, prieghi


LXX

gonna.

Marfisa, Per la credenza c'ha di guadagnarla, s'awisa In ricompensa e in cambio ugual Di Doralice, a Rodomonte darla; Amor si regga a questa guisa, Si come Che vender la sua donna o permntarla n^ a ragion Possa Pamante, s'allrista,
Se

Tosio che vede il Tartaro

qnandouna

ne

ana perde,

acquisla.

foft

CANTO
uoo?

II

re

Tasta pagan, ch'avea piii


a

dura,

Fe' lo scudo

ViviaD parer di
mezzo

gbiaccio^

ia E fuor di sella

alia verdura,

AlFerbe
Yien

ai fioriil fe' cadere io braccio"


avveotura

in e pons! Malagigi,

Di vendicare il suo Ma

fratelio avaccio;

Cbe

poid'andargli appresso ebbe tal fretlay cbe vendetta. fc'compagnia piii gli
rxxT

L'altro fratelfa CoIFarme


" in

primadel cogitio dosso,e 5ul deslriersalito;


il saracino
tutta

disfidato
a

contra

Venne

scontrarloa

ardito. briglia alFelmo fino


dito:

in Risonb il colpo

mezzo

Di

quelpagan
non mosse

sotto

la vista un

Volo Ma

al ciel Tasta in quattro tronchi rotta. il pagan per


LXZVI

bolta. quella

II pagan fen lui dal lato manco; fa con troppa forza, il colpo E perclie Poco lo scudo
e

la

corazza

manco
una

Gli

die s'aprir come valse,

scorza.

Passb il ferro crudel Tomero

bianco:
orza;
,

ad ferilo a poggia^e PiegoAldigier Tra

fiori et erhe al fin si vide avvolto


e

Rosso sallarme

hel pallido

volto.

VIGESIMOSESTO
unrvti

iol

G)Q

inoUo ardir vien Ricciardettoappresso,


.atresia

" nel vebire Che Cbe


roestra

si gran ba

laDcia,
mosirata

ben, come

spesso^
:

di e paladin degnamente
ne

Francia

"t al pagan

facea segno espresso,

Se fosse
Ma

GH

alia bilancia; pari il cavatio soazopra n^ando,perc(i6 cadde addosso, e non gia per suo fallo.
siato

Poi ch'altrocavalier

non

si dtroostra,

Ch*al pagan per

void la fronie, giostrar delta giostra Pensa aver gnadagnato La donna, e venne a lei presso alia fonte, E disse: damigelia, seie nostra, S'ahri
Not
non

^ per voi cb'in sella monte.

potete negar, ne fame iscnsa, di guerra cosi s'usa. Cb^ di ragion


vaax

alzando con Marfisa, disse: il tno La faccia^

un

viso alliero
erra.

parer mollo

lo li concedo cbe diresti il vero, Cb'io sarei tua per la


di ragion guerra
^

fosse o cavaliero mio signor Qiiando in terra, cMiai gittato Alcun di questi lo sua non son, n^ d*attri son, cbe roia;

Dunque me

a tolga

me

cbi mi deaia.

io4
So scudo
E
e

CANTO

anch'io, lancia adoperare

piud'uQ cavalieroio terra ho posto. e ildestrier mio. Datemi rarme, disse,


Alii scudier che rabbidiron
tqsto.

Trasse la goooa, et in farsetto ascio; E le belle fattezze e il ben disposto

cbMn ciascuna soa Corpo roostrby parte^ Fuor cbe nel viso^ a Marte, assimigliava
Lxzn

Poi che fa armata, la E E E E

si cinse, spada sul destrier moDlb d*uQ leggier salto; lo qua e la tre volte e pia spiase^ in alto; fe' girare e quiodi quioci strinse sGdando il saracioo, poi,

La grossa lancia e comincio Tassalto* , Tal nel campo troian Pentesilea

Contra iltessaloAcbille esser


LTTOf

dovea"

Le lancie infinal calce si fiaccaro,


A

superbo scontro, quel

come

vetroj

N^

perbchi le corsero^ piegaro,


dito solo addietro.
conoscer

Che si notasse,un Marfisa cbe volea S'a

chiaro

simil metro piustretta battaglia


il fierpagano
mano.
y

Le serverebbe contra Se

rivolseoon gli

in la spada

VIGESIMOSESTO
Lzxxm

io5

Besteinmib

il cieto

element! gli

il crudo

Pagan,poi che restar la vide in sella: che gli Ella, penso romper lo scudo, il ciel favella Non men contra sdegnosa il ferro nudo, Gia Tano e Taltro ha in mano
"

"

snlle fatal arme


fatalihan
non

si martelk:

L'armi

Che

mat

intorno, parimente bisognar pxh di qnel giomb,


Lxxnv

e qudlamaglia, piastra qaella Che spadao lancta non le taglia o fora; Si che potea seguir battaglia I'aspra Totio quel giomd e Tallro appresso ancora. Ma Rodomonte lor si scaglia, in mezzo " riprende il rivaldella dimora, Dicendo: se battaglia pur fer vndi,

Si buona h

Finiam

la cominciata

oggifra noi.
LXXXT

Facemmo,
Di dar Non
soccorso

come

con sai, triegua

patto

alia milizia

nostra.

debbiafcn, primache sia questo fatto', Incominciare altra battaglia o giostra, Indi a Marfis^, riverente in atto, Si volta, le dimbstrai^' e qdel messaggio
E le
racconta

dome

tera vehiito

A chieder lor per

aiuto. Agramante

io6

CANTO
UXXVL

solo non poiche le piaccia priega Lasciar qoelbbatlaglia o diffenre. in aiulo del iigUuola ", Ma che vogiia La
Del
re

Troian la fama

coa

essi lor venire


con

j
,

Onde

sqa

volo, maggipr
,

Potra far

infin al cielsalire^ meglio

di poco xnomento^ Che, per querela Daodo a tanto discgno : impedimeulo* che fu Marrfisi^, drsiosa

sempre

e ^ luA^ai 2|,spada K6 Tavea iodotta a yepire aUra^Qp^. Di 51 lootaqa in-Frapcia, I, regione, o: ^ Senon pef esser^certa sefftnifxisa^ \.,[\ .^ Lor nominanza era \ per yero p^ciaQqstj^ Tosto d'audw con lor partito ,; prese,, il grap bisogoo Che d'Agramaptfi iate^spv' ii
" ,

Di provar quel di Carlo

?"

..

uxxvm

in qu";$to Ruggiero ; ;fp^2^Q ayea ,4";g,i^9 Indarno Ippalca p^opt^^, |, :; per la yiade]i E trovb, al jbcq^j^^bepariito gippio \j [ Per altra via se u'er^TP,qd9U^te: ;. \,E pensando che lungi pop. era itpi ;, E che 1 seniipr alJa foot? ; l^apa drii,ip 3^
,

j,

.j

Trottando in frejLla di^tfq^li.v^ifi


.

Per Torme

ch'eran fr^^phc^/n.AuU^ m^i

"

YIGESIMOSESTO

107

Volsevcbe Ippalca a MoQtalfoan pigliasae


La via ch' una ,
era vifcino; giornala Perch^ s'allafohtaoa ritqrnasse^
^

Si lorria troppo dal driuo.caramino.

" disse Che


Don

die giaaoa lei, s'avesse


a
a

dbbiia$se

ricovrar Fronliiio:

Ben le farebbe Ella


Si

dove o MoniaJbano,
toslo

udir irovi,

le

naove"

E Id

le diede la leHera cbe scrisse

e cbe Agrismonte,

" moke
E

cose

portbin seoo;'' le dkse, bocca adco


si
^

"=

'

la prego cbe Tescosasse

Nella
Prese E
non

pie"6. memoria il tutiD fisse^ Ippalca il palafrend;' e voh6 licenzia,


a
"

"

cessb la buona

mcfssaggiera
f-

'^

"'

-'

Gb'in Mootalban

si ritrovb la ^raj
za

'

"

in Ruggiero Seguia Per Torme Ma


non

fretta^1saracioo'

'

Aella via piai)a; ch'appariaa lo giunae primacb^ vioioo


:

'

Con

Mandricardo

il vide aliaibntana.

Gi^ promesso s*av"an cbe per 4:raiBmino L'un non farebbe airalirbtiosastrana*^
N^
A

fin cb'al oampo


cui Carlo
era

si fbase soccorse,!
a

"

appresso

porre itmorio."

ro8

CANTO.
xcv

E E E

Frootio cooobbe^ Qaivigmnto Ruggter conobbe per lui cbi addosso gli era^ sulla lancia fe^ le spalle gobbe,

sfidbrAfiricaQcon

voce

aliiera
.

Rodooionte

queldi
la
saa

fe* piuche

Poi che domb E

Giobbe, fiera, superbia


osaaza con
XOH

ricusb la pugna

ch'avea

Di sempre

cercar egli

ogniiDstaoza.

cbe pugoa ruliimo, fu qaesto; Mai ricasaase il re d'AIgier, che si giugna Ma tanto 11.deaiderio In soccorso al sao re gli pare onesco^ Cbe se credesseaver Rnggier nell^ugna il pardoisnelloe presto, Piu che maijepre
,

II primogiorbo e

Nod

si vorria fermar

tanto

con

lui

Che fesse ua

della spada o dui* colpo


xav

sapea ch'era Rtiggiero Che seco per Frontin "sieea battaglia^ ch.*ak^ocavaliero Tanto famoso, che Aggiungi Non
di h ch'a par di Itii

saglia; gloria

L*uon] che bramato

ha di saper per yero EsperimQOto, quanto in.arme vagliaj


non

E pur Tanto

^vuolseeo

accettar
re

1'impresa :

Fassediodel suo

gli pesa.

no

CANTO
xovm

all* Africandonumda Ruggiero allora O Frontino o battaglia allora } E quello ia luDgo e I'uno e Taltro manda^ N^ vuol dare ildestrier, nh far dimora ; Maodricardo ne viea da ua'altrabanda, lite In campo un'altra ancora, Poi che vede Raggier cfae per insegna
E mette Porta

Mentre

che Taugel

sopra

altri gli regna.

TaqaUabianca tvaa, bella: I'insegna Perch^ Rnggier traea Torigine Dal fortissimo Ettbr, portava qaella.
Ma

Nel campo azznr Che de'Troiani fa

questo Mandricardo

non

sapea,

N^ vuol

e grande ingiaria appella^ patire, un

Che nello scudo

altrodebba porre bianca del famoso Ettorre* L'aquila


c

Portava Mandricardo similmente

che rapi in Ida Ganimede. L' angel di che fa vincente Gome I'ebbe quel Al castel periglibso, per mercede.

Credo vi sia con


E
come

Takre istorie a mente; J"ta gli lo, diede qnella


le bell'arnM che Valcano
"

Con Avea

tntte

dale al cavalier Troiano gik

yiGESIMOSESTO
CI

iir

stati erano battaglia solo per questo; Maiidricardo e Ruggier " per che caso fosserdistomati^ v'd maDifesto. lo nol dirb, cli^gi^ Dopo noD s'eranmai pihraccozza^,
a

Altra"oht

quivi era; e MaDdricardo presto alzb il superbo Visto lo scudo, grido disse;io ti sfido. e a Ruggier Mioacciandoy
Se
non
,

en

temerario^ porti; insegoa, N^ qaesto^ ilprimodi ch'io te Tho detto^ ch'io tel cotnporti, E crediy pazzo, aDCor Per nna volta ch'io t'ebbi rispetto? Ma poiche n^ nrinaoce n^ cooforti
levar del petto, Ti poQ qaestafollia Ti mo$trer6 quanto miglior partito

Tu

la mia

T'era d'avermi subito obbidito.


cnt

Gome A

arido legno betf riscaldato

soffio subito s'accebde, picoiol Gosl s'avvainpa di Ruggier lo sdeguo Al primomotto ohe di questointeude. Ti peusi, disse farmi stare al segno Perch^ quest' contende? altroancor meco
,

Ma

buon per mostrer6tti.ob'io sou


a

torre

Frontiao

b scudo liii^

te

d'Ettotre.

iia

CANTO
err

Ua'altra volta pur per questo veniri Teco a battaglia, h gran tempo anco; e con d'uccidertiallorami conteQDi
Qon

Ma

Percli^ tu

al fiahco* spada fatti fur ceani; sarau Quest! quelli " mal sara per te quell' bianco, augel d atata di mia gente : Ch'antiqua iosegua Tu te Tusurpi, io 1 porto giustaii]"nte.
avevi
,

tu T iosegua t'usurpi mia, e irasse 11braodo, Maudricardo, Rispoae cbe poco innanzi per follia Quello Avea gittato aliaforestaOrlando. II buon Ruggier, che di sua cortesia Non pub non sempre ricordarsi, quando Vide il pagan ch'avea tratta la spada,
'

Auzi

Lascib cader la laucia nellattrada.


en

tempo Balisarda stringe, La buona spada ^ e me'lo seudo iinbraccia:


E
tutto
a.un

Ma

FAfricano in

mezzo

ildestrier spinge,

E Marfisa con E r uno

Jul prestasi caccia:

respinge questo, e r aUro quel , E prieganp amendai cbe oon si faocia.


rotto

RodoniOQte d daol obe


Due

ilpatto,

cbe fa "ttto. vol(9^b" Ma(ndri"ardo,

VIGESIMOSElTiMO
era

|i3

Prima
,

M arfisa credeiKlod'acquistar i

d'una giostra^ piii d'una divisa, Or per privar Raggier Di curar pocb il re Agramanie mosira. dei fare a questaguisa, Se pur (dioea) FiQiam* primatra noi la lite nostra^ Conveoiente e piii debita assal

Fermato

s^era a far

Gh' alcana di

aitre che quest'


cvn

preae bai.

*
.

Con La

taloondiidoD fu stabilita

ch'^ fra nai* e questo accordo triegoa Gome la pu^ia teco avrb finita, Poi del destrierrispooderb a costui. Tu dd
ttto

rimanendo scuido,
oon

La liteavrai da terminar Ma Ghe

vitay lui;

iu

ti darb da far tanto^ mi spero,


noQ

ix'avanzera troppo

Ruggiero*

n' avrai La parte dhe ti pensi non ^ Mandricardo a Rodomonte): (Rispose

lo E E

che non vorrai, piii ti farb audar"dal pi^aliafronte:


te ne
me ne

darb

rimarrk per dame

asaai

del fonte) (Come non mancamai Tacqaa Et a Ruggiepo,' et a miU'altri $eco, E a tutto ilmondo cbe k voglia mecot

ri4

GAVTO
a
.

Tire e le parcde MoltifJicavan kto. Qaando da questo e quandada quel la vudb G"Q Rodomonte e ooq Ruggter Tutto
10
UQ

tempo Mandricardo

irato

"

ch*oltraggio Ruggier sopportarocm suolei Non vnol piii anzi litigio e piato" accordo, Marfisa or va da qaesto or da quel canto Per ripariBir, ma qoq pnb sola tan to.
en

Gome

ilvillan, ae faor per Falte


cerca Don noova

aponde

fiume,e Trapelail
Frettoloso
I verdi
a

strada^

vietar che

afibnde

e la speratabiada, pascbi Ghiude npa via et un' altra, e si confonde; Gbe se ripara che non cada, qaioci QuiDdivede lassar gli molli, argini " fuor rtciqoa con spicciar pii!i rampdli;

meotre Gosl,

e Mandricardo Ruggiero

RodoQioQte

son

tattisozzopra^

Gh'ognunvnol dimostrarsi piii gagliardo^ rimaner di sopra; Et ai compagni

rigqardo^ E s'affiitica, e perdeU tempo e Foprt: ne spicca nno Ghe, come e lo ritira^
Gli altri vede diio risalir
eon

Marfisa ad ac^betarliave

ira.

VIOESIMOSESTO
din

m"

che volea porgli d'aocordo, Marfisa, udite il mio coDsiglio: Dicea; signoriy lite^ baoa ricordo Differire c^ni Fin

sia fuor di periglio. ch'Agramante S^ognuQvuole al sua fattoesser iDgordo, I Anch'io con M andricardo mi Hpiglio; E vo* vedere al fin se gaadagnarme, Come ha detto, e buoa egli per forza d^arme..
.

"

CUT

Ma

$e

si de'

aoccorrere

Agramaate,
si contenda.

e tra ^occorrasi,

noi

qoq

Per

me

noa

si stark d'andare

inaaate^
tante

Ruggieir) par (Disse


Una
o che parola)

che '1destriersi reiida*

O che mi dia il cavallo (a far di da


me

ildifenda:

O che

qai mono
ho da

ho da restare,o ch'io
tornar

Iq campo

sul destriermio.
GXV

Rodomonte: Rispose NoQ fia cosi y


"
come

qaesto U9 V9 i"ltro quell* ^


p

ottener

'

dicendo: segaito Ghe^ s'aloua dauDO


Fia per
tua

io ti protesto il nostro
re

riceve,

ch'io per me non resto colpa; che far si deve" Di fare a tempo quel a quel Roggiero protesto poco badaj la spada. Ma stretto dal ibror Diridge

16

CANTO
CXfl

si teaglia, ciogial " Furta con lo scudo e con la spalla; " in modo lo disordina e sbaraglia, falla. Che fa che d^nna staSa 11 pi^gli la battaglia Mandricardo gli : o grida

Al

re

come d'Algier,

falla : o meco Ruggiero, " crudele e fellonpiucbe mai fosse, suirelmo in questo dir percosse. Ruggier
isci Differ ,
CXTII

Fin sul coUo al destrierRuggier s'inciuna, si puote; N^9 quandovnolsi rilevar, la ruina Perch^ gli sopraggiunge d'Ulien che lo percuote* Del figlio Se non era di tempra adamantina, Fesso rdmo
avria fin tra le gote. gli le mdni per Tambascia; Apre Ruggier lascia. I'ahra la spada " Tuna il.fren^
QXfni

Se lo porta ildestrierper la campagna;

Dietro

resia gli.

in

terra

Balisarda.

Marfisa che
Se

di quel

fattacx)mpagna

et ardq^ era d'^rroe, gli par ch'avvampi duo cOsi rimagna Cbe solo fra qae' : " come e gagUarda, era rtiagnanim^ Si drizza a Maddriqardo, e col potere Ch'avea maggior^ sopra la tesia ilfece.

Ei6

CANTO

La

ondendo IXsoofdia,

hoq

poiere

ohe oootMe e ritte, qniti N" vi dovesse nud piii ayere lix^o aliaaorelladisse 0 pace o triegiia^
Gh'omai sicarameDte 1 monachetti saoi seco Lasciamle
a

Altro Mser

liveder^

venisBe. noi dove in "mo"

a stiam andare,

ayea Ruggtero

RodoraoDte. ferito di a) gran fona^ Ro^^ter

di Fo il oolpo faceia Cfbe


sa

la groppa di Frontioo
e

Percuoter Felroo Di ch'avea


armato

dora qoella

sooraa

ildosso il saradno^
e ad poggia a eapo chSoo;ayriaperdntay

" lui tre volte e qoattro a


in Piegar per gire
terra

E la spada aacora egli Se alia man legata Avea MarGsa


noa

fossesuta.

intamo Maodricardlo Fatto sudar la froata, ilvisa e il petto; Et egli i(vevaa'leifattoaltrettanto;


a

Ma

si Fosbergo d'ambi

era

perfetto
,

Gbe mai poter fidsarlo in nessim canto, E statieran sin qoipan in eflbtto;
Ma in
un

voltarche leceilisno d^tiievo^

Marfisa dt Roggiero; Bisognolebbe

YIGESIMOSESTO

119

II destrierdi Marfisa in

an

yoltard

ov'era molle ilprato, Che "oe stretto^ aitarsi che non poxk Sdrucciolb in guisa^
Di
non

tnlto

cader snl destro lato;

E nel volar in frettarilevarsi. Da Con fa pel traverso Brigliador


cortese

artato.
venne;

ohe il pagan poco Si che cader di napvo

convenne. gli

che la donzelia a mal partito Ruggier il aoccorso. differi Vide giacer, non Or che Fagio u'avea, poiche kordito
^

Da

trascorso. era quelFaltro e partite Feri sulFelaM il Tartaro, avria il capo come on torso^ gli Qaelcolpo BaUsarda avesse avata, Se Ruggier
se

Ionian

."

O Mandricardo in capo altrabarbuta.


caorni

che si risente in qneslo^ d'Algier Si volge imbrno,e Ricdardelto vede; fa molesto E si ricorda che gli diede. Dianzi qaando a Ruggier soccorso A lui "i drisqza, e sariastato presto A darlidel ^n "ire aspni mercede, II re Se
con se

Non

incanto tosto arte e nuovo grande lifiisse Mabgigi opposto.

i"

CANTO

chetaa dtogoi maliay Malagigi, alcim mago eecellente, Qael che ne sappia
Ancor chd

Iibroatio

seco

doq

sia^
,

Con che fermare il sole cfrapossenie


Pur la scoDgiurazione, obde solia

GomaDdar
Tosto in

at

dtmooi,a^eva

mente

Di

ronzioo na ne costrioge corpo.al et in furor lo spioge* Doralice^


^

Nel maDsueto Avea la Fece Sol E


Se Or

ubioD che aul dotao

del re Scordilauo^ figlia dl Mtnom" eutrar un degU angel

il fratedi Viviano: [larok che dknziimai non s'.era mossOy quel


con non

quanto ubbidito

avea

aliamaqoy

in aria un salto d'improv.viso.spiccb Che trenta pi^ifd e Mdici alto. luogo

ilsalto, non grande perbdi sorte, Che ne dovesae alcun perder la sella. forte grJdb Quando si vide in alto,
Ftt
tenue (Ch^jsi

la donoella. morta) se lo porte^ Quel ronzin, coiiQ|etildiavol se ne va oon Dopo un gra"^6ako qnella,
per

Che Che

in puTigrida aodcorso,
non

tanta

fretta^

saetta. una Favrebbe^ginnto

TIGESniOSESTO
cocra

i"t

Dalla battaglia il figUo d'Ulteno


Si Iev6 al primosaoo
"

dove

quella voce; farfava ilpalafreno,


n'andb veloce. aiatar^ di Ini non fece meno:
^

di

Per la donna Mandricardo N6

nh pi{l a Marfisa oooe; piaa Ruggier^ o tregoe, Ma, senza chieder loro o paci

Rodomonte

Doralice segue.
GZXXIt

Marfisa "
tntta

intanto

si levb di terra

ardendo di

e d'ira, disdegno
,

Gredesi far la sua

vendetta

et erra

Gh^ troppo lungi il suo nimico mira ch'aver talfin vede la guerra, Ruggier,
"

Rugge come
Ben
sanno non Ginnger

un

non leon,

cbe Frootinae

sospira. Brigliadoro

cbe

pbnho coi cavalliloro.

vuol cessar fin che deciia non Ruggier Gol re d'Algier Tabbia del cavallo: non Non vuol quietar il TartairoMarfisa/ Ghe provato a Lasciar la sua
suo senno aoco noo

ballo.

a qnestaguisa. ({uercla

Parrebbe airbno Di
comune

alFaltrotroppo faOo.i

fassi parer disegno Di chi offesi gH avea seguirei passi.

Its

CAITTO

Nel campo

Qaandonon
Che

U trovenimo^ prima ; possaa ritroyarli


saraciQ

per levar Fassedio id saraiino Prima che.l re di Fraacia U tatto GosI dirittamentese Dove averlia Gi^ Ghe
DOQ noQ man ne vanno

opprioia.

salva fiionostima.

aodb

cosi di botto^ Raggier


motto. compagoi

facessea i sooi

se Raggier

ne

ritorna ove donna

io

disparte

Era ilfratel della soa E


se

bella,

in ogni gli proferisce parte Amico^per fortuna e buooa e fella: Indi lo priega (elo fa con bella arte) Ghe saluti in sno nome la sorella; E qnesto cosi ben gli venne detto, Ghe ne a lui di^ n" a gli akri alcmi aospetto.
cauLM

E da

da Vivian^ da Malagigi^ Ini,

Dal ferito tolse commiato. Aldigier

alii anch'essi proferiro servigi Di lui, debitor sempre in ogni lato. Marfisa avea a) ilcor d'ire a Parigi, Ghe 1 sahitargli amid ayea scordatoj andb tanto e Viviano^ ^SLMalagigi Ghe pur la salMaron di lontano;

Si

VIGESIMOSESTO

laS

"

con

ma Ricdardetto; Aldigiero

resti. e convien che sao malgrado Giace), Verso Parigi avean preso il sentiero dao prima*, et or lo piglian Qoelli qaesti* Canto spero nell'altro Dirvi, SigQor, Miracolosi e sopra umani gesti, uomini di Carlo Che coa daoDo degli di ch'io vi parlo. Amba le coppie fer,

ia6

CANTO
n

Parve,e
Di

non

fu pero buono

il coDsiglio

cbe (comebo delto) ancor Malagigi, Per questo di grandissimo periglio


Liberasse ii cuginsuo
A

Ricciardetto.
e

levare indi Rodotnonte


re

il figlio

Del Non Dove

lo spirto avea Agrican,

constretto^

avveriendo die sarebbon iratii


i cristiaane

rimarriau disfatii.
m

Ma Creder Al Ne
suo

se

a pensarvi avesse spazio avuto^ si pah cbe dato similmente avria debito aiuto, cagino

fattodanno

alia cristiaDagente.

Comahdare

alio spirto avria potutoy di Levanie la


o

Cb*alla
Si

via

di Ponente

avesse diluDgata DOQ

Cbe

donzella, n'udisse Fraocia piunovella.


iv

Gosi
Come Ma Da E

suoi Tavrian segoiia, amanti gli in ogn'ahro anco a Parigi, locoj inavvertita

fa questa avverteoza

Malagigi, per pensarvi poco: dal ciel bandlia la Malignita

Cbe sempre vorria sanghe e strage e'fuoco, Prese la via'dohde piu Carlo afilisse,
Poi che
Tiessuna

il masth)

gli prescrtsse.

VIGESIMOSETTIMO

127

II

ch^avea il demoDio palafren la s|"aveQtata Doralice,


DOQ

al

tianco,

Pono
Che

fiume,e pote arrestaria


o

maoco

erta Fossa,bosco, pnlude,

il campo Fin cbe per mezzo " Taltra HDoltiiudiae fautrice

pendice. e franco, ioglese

di Gristo, Deiriosegne rassegData Nod r ebbe al padre re di Granata sno


VI

"

d'Agricane figlio il primogioroo La seguitaro uo pezzo, Gb^ le vedeaa la spalle, loolane: aia Di vista poi pet-deronla da sezzo, " venner il cane come per la traccia, La lepre irovare o il capriol avvezzoj N^ si Jermar, cbe furo in parte dove Di leich'^racol padre, ebbouo nuove;
vn

RodomoQte

col

cbe 1 ti vien addo^o Carlo, Guardati, Tan to furor, ch'io oon ti Veggo scampo: Ne
1 re Gradasso e mosso qaesti pur, ma Con Sacripaate tuo campo. a danno^del Fortana, per toccartifin alFosso, Ti tollea un tempo Funo e Taltro lampo

Di fotza E
tu

di saper, che vivea teco;

rimaso in teuebre sei cieco.

VjOOQIC DigitizecW3y

ia8

CAN
vm

TO

Rinaldo; e folle, Che Funo al tutto furi'oso al caldo al freddo, Al sereno, aliapioggia, e 1 colle; Nudo va discorrendo il piano non senno con troppo piusaldo, L'ahro, tisi tolle; al gran bisogno D'appresso in Parigi, Che, non irovando Angelica Si pane, e va cercandone vestigi.
lo ti dico d' Orlando
e lie

di

Un

frandolente veccbio incantatore


vi si disse) principio

Gli fe* (comea Creder per Che


con un

fanlastico suo

errore,

Orlando

venisse: Angelica

nel core, tocco gelosia ch'amante mai sentisse^ Delia maggior e come Venne a Parigi, apparve in corte toccb per sorte. D'ire in Bretagna gli

Onde

di

onde portonne Or, faltala baltaglia I'onor d'aver chiuso Agramante, Egli di donne, e monister Tornb a Parfgi,
E Se
case e

rocciie cercb
non
e

lutle

quante.

murata

tra

le

colonne,
v'^ n^

L'avria Vedendo Amenduo

irovaia

il curioso-amante.

non al fin ch'elia va con

Orlando,

gran disio cercando.

VIGESIMOSETTIMO
XI

29

Pensb
Se la qua

cbe dentro

o Anglante

dentro
m

Brava

Orlando godesse
e

in festa e

gioco;

E N6
A

la per ritrovarla andava, la ritrovbink ia questo loco. in quel

di nuovo'rilornava, Parigi che tarda r dovesse poco

Pensando
Di

al varco; il paladioo capitare '1 suo


star

Gh^

fuor

doq
Zll

era

seuza

iocarco.

o dao nclla cittk soggioroa gioruo e poich'Orlando non Riualdo, arrlva.

Uu

Or

verso

or Anglanie, se e

verso

Brava

torna,

Gercando Gavalca

di lui novella udiva.

annotta quando
e

e^quando aggiorna
,

Alia fresca alba


E fa al lume

airardente

ora

estiva;

del sole e delta luna ch'una.

Dugentovolte questa via,non


xni

Ma

il qual fece avversario, Tantiquo

Eva

Airioterdetto pomo A Carlo


un

alzar la mano, i lividiocclii^leva, giorno


era

Ghe 1 buon Rinaldo


E vedendo la
rotta

da lui lontano;

che poteva
al

Darsi in

quel punto

cristiano, popolo
al mondo

eccellenziad'arme Quanta

fusse

Fra tmti i saracioi, ivi condusse.

i3o

CANTO
XIV

Ai

re

Gradasso

al buon

re

Sacrip^nte,

Cb'eran falticompagniairuscir faore


Delia d' error plena
soccorso casa

d'Ailante^
in
core

Di venire in

messe

assediated'Agramante, genti " a distruzioQ di Carlo imperatore; Et egli comrade per rincognite le strade Fe' lor la scorta e agevolb
.

Alle

XT

Et ad

UD

altro

suo

diede
e

RodomoDte D'affrettar Per le donde vesiigie

negozio Mandricardo^

T altro sozio
h tardo.

A condar

Doralice
ancor un

non

in ozio percb^ Non stia Marfisa n^ Ruggier gagliardo: Ma clii tenne gaidb1'ultima coppia, La briglia n^ quandogli venne. altri, piii,

Ne

manda

altro ,

XYI

di Marfisa e di Ruggiero coppia Di mezza tarda si condusse; ora piii Pero cb'astatamente T angel nero, Yolendo a gli cristian dar delle busse, La

Provide cbe la litedel deslriero


Per

il stio desir non fusse; impedire Glie rinnovata si saria, se giunto Fosse Ruggiero a un e Rodomonte punto.

VIGESIMOSETTIMO
xvn

i3i

insieme si trovaro I quattro primi Onde alloggiamenii poteaD veder gli

DeU'esercilo oppresso e di chi '1preme^ " le bandiere in che feriaoo i veoti.


e fur Festreme coDsigliaro alquanto, Gouclusion dei lor ragiooameDti di Carlo, mal grado Di dare aiuto, Ai re AgramaDte, e deU'assedio trarlo.

Si

XYm

la via e prendodo insieme, Stringonsi i cristiani, Per mezzo ove s'alloggiano Africa e Spagna tuttavia; Gridando, in tutto esser pagani. " si scopriro

Pel campo,
Ma
menar

arme,

arme,

risonar s^ndia:

si senlir primale mani:

E delta Non

una retrognardia gran frotta, ch'assalita ma fuggein rotta. sia,


XIX

L'esercito cristianmosso
va Sozzopra
senza

tumuho

sapere il fatto.
usato

Eslima alcun che sia un Che Svizzeri o Gnasconi


Ma

insulto fatto.

abbino

aliapiaparteh il caso occubo, perch' S'aduna insieme ogninazion di fatto, di tromba: di tamburo,altri Altria snon Grande k 1 rumore,
e

ddi rirobomba. fin at-

i5a

CANTO

II magno E
tutto

imperator, fuor che la testa, ha presso; armato, e i paladioi


vieo cbe
cosa

E domaodando

k questa

in dlsordine gli ha messo; Che le squadre


or or quelli minacciando, questi arresta; E vede a mohi il viso o il petto fesso, Ad altriinsaDguinare o ilcapo o il gozzo,

AlcuD

tornar

con

maDo
\u

bracoio

mozzo.

nioiti rttrova e De Giungepiu innanzi, Giacere in terra,aozi in vermigh*o lago, Nel proprio sangue orribilmente involti, lor pub medico ne mago; N^ giovar busti i capi scioiti E vede dagli
,

E E

braccia

gam be

coo

crudele imagoj;

alloggiamenti primi uUimi,per tutto uomini speuti. gli


xxa

riirova dai

Dove

passatoera

il piccol drappello,

Di cbiara fama
Per

eteroameute

degao,

era luugariga

rimaso

quello
macello,
di

Al mondo

sempre
va

memorabil segno.
il crudel

Carlo mirando

d'ira e e pien Maraviglioso, Come alcun in cui danno


casa

sdegno; il fnlgur venne,


tenne.

Gerca per

ognisentiereke

i34

CANTO
xxn

Moiti che dal furor di RodomoDte " di altriprimi eran fuggiti, quelli Dio riQgraziavan ch'avea lor si pronte Gam be concesse si espediti; e piedi E poidando del petto e della froDte In Marfisa e in Ruggier, schemiti. vedean, Gome Tnom nh per star ne per fugfi^re,
Al
suo

fissodentin pub contradire


xxfn

"

rimane Tun pericolo, fugge e paga il fio d'ossa e di polpe* Neiraltro^

Chi

bocca al cane m figii timida volpe/ Suol,sperando fuggir, Poi che la caccia delF antique tane II suo vicin che le da mille colpe, Gosi cader coi
"
cautamente
con
non

fumo

con

fuoco loco.

Turbata Fha da

temuto
XXflU

entrb de' saracini Negli ripari Marfisa con Ruggiero a salvamento. occhi al cielsupini Quivitutticon gli Dio ringraziar del buono avvenimento. Or non v'^ piii timor de' pladini; II piii tristopagan ne sfida cento; "t h concluso che senza riposo Si torni a fare il campo sanguinoso.

VIGESIMOSETTIMO
XXIX

i3S

moreschi bassoni, Coriii, timpaoi EmpioQO ildel di fermidabil suoni:


Neiraria tremolare ai vend Si veggon le bandiere
e

freschi
"

gonfaloni Garleschi DairaUra parte i capitan Aiamanoi e coq Britoni con StringoQ d' Italia e d'Togbiherra, Qnei di Francia, E si mesce gtierra. aspra e sanguioosa
i
XXX

La

forza del terribil Rodouaonte,

di Mandricardo furibondo, Quella di virtu fonte, Queiladel buon Ruggier, Del


re

Gradasso

si

famoso al mondo,

E di Marfisa Col
re

fronte, Tintrepida
a san e nessua

Gircasso

mai
e

secondo^
san

Feron Al
re

cbiamar

GiaDoi

di FraDcia
,

Dioaigi ritrovar Parigi


.

XXXI

Di quest!cavalieri e di Marfisa

L'ardire invitto e la mirabil possa


Non fu in guisa di sorte, noo fu,Signor, cbe descriver possa. non Ch'immaginar,

Quindisi pub sd mar che gente uccisa Fosse quelgiorno, e che crudel percossa Avesse Garlo. Arroge poicon loro Gon Ferraii piud'un famoso More.

i36

CANTO

Mold

in Senna per fretta s'affogaro

(Che 1
E

ponte

non

potea

a lanti) snpplire

come desiar,

la penna, Icaro,
avean

Perchd la
Ecceiio I

morte

dietro

davanti.

e il marcbese di Vienna, Uggieri fur presi tuttiquanti. paladin

Olivier rllorno feriiosolto La

destra, spalla Uggiercol


jxna

capo

rotio.

se,

come

Rinaldo

come

Orlando,
il ginoco,

Lasciato Brandimarte

avesse

Carlan'andava

di

in bando, Parigi

Se potea vivo uscir di s\ gran fuoco. Gib che pote fe'Brandimarte, e quando

Non

pole

diede aliafuria loco. piii, ad

Cosi Fortuna

Agramantearrise,
xxnv

Ch'un'altra volta a Carlo assedio mise. Di vedovelle i E

e le qaerele, gridi d'orfani fanciulli, e di vecchi orbi, seren

NelFeterno

dove Michele
di questiaer

salirfuor Sedea, E

torbij

fecion veder come il fedele gli era e de*^corbi Popolpredade' Inpi Di Francia, d'Inghilterra e di Lamagna,
,

Che

tutta

avea

coperta la campagna

VIGESIMOSETTIMO

137

Nel

Tiso

s'arrossiTaogel beato^

cbe mal fosse ubbidito Parendogli Al Creatore^ e si cbiamb iDgaoDato


e tradito. perfida dato D'acceDder liti tra i pagani Le avea i'asstiDto, e mal era esequito;

Dalla Dbcordia

Anzi Parea

tutto
aver

il coDtrario al sua

disegno,

al segDO; a cbi guardava fatto,


XXZVI

Come

Cbe di
Aver

cbe piii d'amore fedel, memoria e cbe Vayveggia abboodi,


servo

messo

in oblio

cosa

ch'a
aver

core

deggia,\ Studia con fretta d'emendar Ferrdre^ N^ VQol cbe primailsue signer lo veggia: Cosi FaDgelo a Dio salir noo vobe, Se delFobbligo primanoD si sciolse.
'
.

Quaoto la vita e Tanima

xxxvn

altre volte avea' moDister/dovie La'Discordia veduta^'drizzb Tali. sedea capitolo A ouova elezioD degli ufficiali^ " di veder dilettosi preadea Volar pelcapo a' fraii'i bijeviali. Le man le pose Fang^lo oel crine/ E pugiiae cald h di^ senzaifioe.

Al

. .

Trovolla cb'ia

i38

CANTO

ludi le roppe Per la


testa
,

un

manico

di

croce

peldosso e per k braceia Merc^ grida la misera a gran voce E le ginocchia al divio nun^o abbraecia. Michel Dou rabbaodona, ohe veloce
,

Nel campo del re d'Africa la caccia; " poile dice: aspettaii aver peggio,
Se fuor di questo campo ti veggio^ piii

Gome
Totto

che la Discordia
il dosao
e

avesse

rotto

le

braceia, pur temendo

Un'altra volta ritrovarsisouo


furor tremendo; a quel quelgrabcolpi, Gorre a pigliare i maatici di botto, "t agfi accesi fuocht esca aggiaogeodo, fa salire Et acceodeodoQe altri, A

Da molti cori on E Rodomonte

alto inceodio d'ire.

Mandrioardo

ibsieme.

n'iofiamma si, ebe inDanzi al Mci*b Raggier Li fa lutlivenire, or cbe!oon preihe. k loro. anzi ilvaiitaggio Garlo i pagani,
'

Le differenzie et il seme narraho, Fanno saper da cul


re

foro: prodiitte
.

Poi del

si rimettono al parere, Ghi di lor primail campo debba

avcre.

VIGESIMOSETTIMO
xu

Sg

Marfisa del

suo

caso

anco

favella,

" dice che la pugna vuol fioire ella Gbe comiDcib col Tartaro; perch'
Provocata

da lui vi fa

venire:

volea qaella Nky perdar loco airaltre, differire; Un'ora,noa che na gioroo, Ma d'esser primafa I'iDstadzia grande, il Tartaro domaade. Gh*alla battaglla
XLU

NoQ

men

vnol Rodomonte
suo

il primecampo

Da terminar col

rivalI'iinpresa,

Tafricano campo Che per soccorrer Ha giainterrotta, e fin a quisospesa. le sue parole a campo Ruggier E dice che patir pesa, troppo gli il suo destriergli Che Rodomonte tenga, E cb'a pugna con lui prima non venga. Mette
,

i .\
. .
.

xun

il Tartaro viene anche, piuintricarla ad alc'un patto che Ruggiero E niega dall'alebianchej Debba I'aquila.aver E d'ira e di furore h cosi.matto, altritrenoamanche/ Che vuol^ quandodagli Per

Combalter N^

tutte

le querele a un

tratto^
.

ancor'saria altri dagli piii


consenso

mancato,

Se 1

del

re

vi fosse stato.

.:

"

i4c"
GoQ

CANTO

ilre Agramanie e baoo prieghl la pace aegua Fa quaoio pub percb^ al fia lattili tede aordi " qaando
:

riconl:

NoQ

volere assendre
came

pace
almeo

Va disoorrendo

iriegaa accordi gli


a
y

Si,cbe Tan dopo raltro il campo


"

aasegaa;

al fia gli occorre pelmiglior partite il campo s'abbia a sorte Cli'ogQaao


XLf

torre.

brevi porre: Fe'quattro


" Rodomonte

an

IVfaQdricardo
avea;

iasieme

scritto

Neiraltro Rodomonte

era e

e MandncardQ; Roggtero Taltro dicea : Ruggier e

Dicea Taltro Marfisa

Mandricardo.

Indi airarbitrio deirinatabil Dea Li fece


trance:
a
e

primo fa
XI.VI

il signore

Di Sarza

uscir

con

Mandricardo

faore.

Mandricarda Nel
terzo

Ruggierfd

nel secondo
;

fu

e Ruggiero

Rodomonte
in

Resto Marfisa e Madribardo


Di cbe la donna ebbe

fondoj

tarbata-fronte.

N^. Ruggier pin di lei parve


Sa cbe le fors^ dei dao Han
tra
non

glocondp:

lor da
ne

pnmi pconto finirie liti in guisa


,

Che

fia per ae,

ne

per Marfisa.

i4"

CANTO
"
.

Sedeva in tribunale amplo e isoblime


n
re

Poi

d'Africa, e^seco pra risjpano; altre geoti e i' Stordilaoo,: yritad


a

Che riveria Fesaercito pjigaao: chi pon dare argini e cime aizidal piabo! D'arbori stanza cbe gli
Beato

Grande

la calca^ e

in ogni .lato grande


steccato.

al gran iiitorno Popoloondeggia


Eran la

con

di Castiglia regiua

e principesse e nobil dobne Regine di Granisita e di Siviglia, D'Aragon,

E fin di presso aU'iatlantee colbAde;

di'Scordilan ^ea la iiglia quii le ricclie Cbe di duo drappi avea gonne; mtfl tinto^ L'un d'Un'dofiiso e raltro verde; Ma '1 primoqmasi imbiancd.eilcbtor perd^"
Tra
m

In abito^uccima

era

Marfi^a,

'

a donna ^el a gUerriera; Qual m cpiiyelnne Termoodon^ fohe a qoella giiisa Vide Ippolita oruam e la slia sdhiera* Gia, con la cona d'ariuealiaiiivisa
-

'

^
'

'

Del

Agramame/in dampo venut'era L'araldo a for divieto, " mefter leggi, Che n^ in.fetto dbttoalcun paiteggi nid' iit
re
!/
.

I'

VIGESIMOSETTIMO
un

145

La speask tifrbd aspetladisiando La pugoa,


e

spesM

Dei duo famosi

ii venir tardo incolpa cavalieri; iqnando

di Mandricardo psidiglioQ Alto rumor cbe vieh ipoltiplicaado. ^1 re gagliardo Or sappiate^ ;\;h(e Sigoor

S'ode dal

Di Sericana e^l Tartaip f^seote

Fanno

il tuiiralio cbe si sente, e 'Igrido


tm

Aveodo.ariilaio il re di Sericana
Di Per
sua man

tutto

il re di

Tartaria,

atfiaoco la spadasoprana porgli Che giad'Qolabdo fu^se ne venia^ Quando nel pojae scritto^ DnriodaQa, ch-Alinbiite aver Vide^e '1quartier solia,
Ch'a Dal tmschiu fu toko ad una fonte quel Orlando in Aspramocite. gioyinetto
certo

quella d'Aoglante, Tanto J"inosa del signor bella Per cui cpa grandearmata^ 6 la piii di Levaute, Che giamaisi partisae il regno di Qaaiella avea Soggiogato E Francia viuta esBO pocfai iniiaQte: apm Ma non cOm6 pub iitunaginarsi awenga
^ ,

^ Vedendola^

ch'era

'

'

'

Gh'or Mandricardo in

sao

i^et la tenga.-

;f 44

CANTO
hn

"

se dimandogli

per forza
"

o
e

patto

L'avesse toliaal coate,


"

dove

qaaodo.

Mandricardo

disse cb'avea fauo

Gran

battaglia p^r essi eon Orlando; fin " come s'era pm matto, to quel il^uo liknorfiperaodo^ Gosi coprire Gh'era d'aver contini^igueffra meco^ Fin che la buona spada aaeo* avesse
*

" II

dicea cb*imita(oavea

il castope^
t^

si strappa i genitali sui^ qual 11 caccialioridyi Yedendosi alle "paUe


.

Ghe

sa

che

non

da liiii ricecca a^tro


'

Gradasso.non'ndi.'taito f iVt^ione^ Ghe di9;$e: .voVdavU a te nS altral* non


Tanto Qfp/tant^
tanta gtote t^aniloiei

Gi ho speao, ahe e li^enimia djobkameate.


htm

Gercati pdt fprnir d'iia'alira:iipada^


ti paia onMi nuova. voglip'.qn^suj Pazzo i"l!8i%gio; ne. Taday ob'OirlandQfse io la ritrovow. Averla intenc^o^iQVAUiqite

Gh'io

Tu Te La E

senza

in su la atrada. te^titeool
inaovoi
"

" .

ne q"iiKte rasurpa$|Li;;i())

acinutarca; f^ioii/dii?l^tBV2( nfllla.shjrra^ : fareifla iljg}M4i"tP;


mia
:.

VIGESIMOSETTIMO
ux

45

Prima,di guadagDarla t'apparecchia,


contra a Rodomonte. Tadopri Di comprar primaTarme ^ usanza vecchiay il cavaliers'afironte. Ch'alla battaglia tu

Che

Pju dolce

8UOQ

non

mi viene

all'orecchia,

alzando il Tartaro la fronte) (Rispose di battaglia alcun mi tenta; Gbe qaando Ma fa'che Rodomonte
lt"

consent|i
,

Fa' che sia tua la prima ^ II re di Sarza la "


QOQ

che si tolga
*,

tenzoa

seconda mi

volga, altro io non risponda, E ch'a te et ad ogni vo' che si disciolga non gridb: Kuggier la sorte si confonda: II patto,o pill O Rodomonte iq campo primasaglia, O sia la sua dopo la mia battaglia,
IZI

ti dabitar ch'io noa

Se di Gradasso la Prima

prevale, ragion che porre in opra Tarmej acqnistar


dalle bianche ale
non me
ne usar

N^

tu

mia I'aquila

Prima Ma

dei,che
stalo

disarme:

tale, gia Di mia sentenza non appellarme, voglio mia Che sia secondai la battaglia la primasia. Quando del re d'Algier
,

poich'^

il mio

voler

i46

CANTO
ucn

Se tarbarete vol rordine

ia parte,
.

lo totalmente tarbarollo ancora


lo
noD

intendo il mio scudo


me
e ooq

lasciarte,
or ora
.

Se contra Se TuDO

io combatti

I'akro di voi fosse Marte, iratoallora)


atto
a

Maadricardo (Rispose Non


saria Tun

n^ Tahro

vietarme
.

La buona "

Dobili arise o quelle spada


Lzin

tratto

dalla collera, avventosse

Col pugQo chiuso al re di Sericana} " la man destra in modo gli percosse, Ch'abbandonar
non Gradasso,

fece gli

Durindana.
fosse ch'egli

credendo
e

Di

cosi

foUe audacia

cosi

insana,
slava
a

Colto

fu,che improvviso
LXIV

bada,

" toltasi trovb la buona

spada.
e

Gosi scornato, di vergogna Nel viso avvampa, e par cbe

d*ira

fuoco; getti " piu Taffligge il caso e lo martira, Poi che gli accade in si palese loco Bramoso di vendetta si rilira, A trar la scimitarra, a dietro an poco. Mandricardo in se tanto si confida, Che Ruggiero alia battaglia sfida. anco
.

VIGESIMOSBTTIMO

47

Venite pure iauanzi arxiendao

insierne,

" veogaoe

pelterto Rodomonte, Africa e Spagnae tatto TumaQ seme; la fronte. Gh'io soQ per sempre mai volger che nulla teme, Gosi dicendo, quel Mena dMutprno la spadad'Almonte; e fierO| Lo scudo imbraccia, disdegnoso il buon RnggierOp Contra Gradasso e contra
jxn

(dicea Gradasso ) costui della pazzia^ /Gb'io^uarisca non te la lasso; Per Dio (dicea Ruggier)
Lasda la cura
a me

mia. Gh'esser convien questa battaglia

Va' indietro tu; vavvi pur Perb


Et Et

tu:

ne

passo

gridan tuttavia; tornando, in terzo, la battaglia attaccossi era per uscirne un strano scherzo,
Lxyn

Se molti

non

si fossero interposti

con non furor, troppo consiglio; quel che costi Gh'a spese lor quasi imparar salvar con siiio periglio Voler altri avria composti, mai gli N^ tutto 1 mondo il figlio venia col re d'Ispagna Se non

Del

al cui conspetto famosqTroiano, Tuiii ebbon r^verenzia e gran rispetto.

i4d

CANTO
umn

la Si fe'Agramante Di qaesla naova

cagiooe esporre

litecosi ardente:

disporre Che per quella solamente giornata A Mandricardo la Spada d' Ettorre
GoDcedesse Gradasso Tanto ch'a Gh'avea
vesse

Poi molto afiaticossi per

umanameDtey

fin I'aspra contesa


a

incontra gia

Rodomonte

presa.

il re Mentre 8tudia placarii

Et

or

coQ

DaU'altro

Agramantey ragiona; questo et or coq quel tra Sacripaate padiglion


ua'altralitesuooa.
h detto

E Rodomonte 11 re

come Gircasso,

ioDante^

Stava di Rodomonte Et
e egli

alia persona ;

Ferrau
suo

L'arme

del

indotte aveano gli Nembrotte* progenitor

poivenuti ove il destriero Facea,mordendo, il ricco fren spumoso; lo dico il buon Frontin, per cui Rnggiero cbe mai sdegnoso. Stava iracondo e piii cb'a por talcavaliero Sacripante In campo avea, mirava curioso, Se ben ferratoe ben gueroito e in pimlo Era ildestrier, doveaai a panto. come
Et
eran

|5q
BeD In
son

canto
UDOY

co"teato,pet la compagaia
fra noi,

di stata pochi qaesti

ii cavallo oggi Che prestato ti aia; Gh'io veggo ben che aebza far non paoi;. Perb
con

patto^se per

cosa

niia

da me coDoscer vuoi : " prestata Altrimeoti d'averlo doo far stima, O


se

Don

|o combatti

nieco
UZf

prima.

del quale un Rodomonte, pihorgoglioso NoQ ebbe mai tutto il mestier dell'arme^ in esser forte e coraggioso Al quale Alcun aniico d'oguagliar non parme; ch*080, ogn'altro Sacripante^ Rispose: Fuor che tu, fosse in tal modo Con
sno
a

parlarme^
muto.

mal si saria

tosto

avveduto
nascer

Che
Ma

era meglio

per lui di
uocn

bai detto ) che (come per la compagnia Novellameote insiebie abbiamo presa,

Ti

rispetto, Ch'io t'ammonisca a tardar questa impresa, Fin che della battaglia v^ggi eSetto^
son

contenio

aver

tanto

Che fra il Tartaro


Dove
uno porti

t^to fia accesa; innanzi spero, esempio


e

me

Gh'avrai di grazia

dinni: abbi ildestnero.

YIGESIMOSETTIMO

i5i

villano, Disse il Giroissopiend'ira e di sdegno: Ma piano piucblarbti dico era e piii destrierdisegoo: facciain quel Ohe tu non
Gli h
teco

cortesia Fesser

Gh^

te

lo difeodo io,taato

ch'in

mano

sostegno; Questavindioe mia spada " metterovvi iosioo Fugoa e ii dente^ Se noQ potr6difenderlo altrimente* Veaner
Ai alle contese, dalle parole

alle miaacce,alia battaglia, gridly Che per molt'ira ia piafrettas'accese

Che s'accendesse mai per fuoco

paglia. ha Fosbergo et "^ni RodomoQte aroese; n^ maglia; ba piastra noa Sacripante bea coo lo schermir s'adopra Ma par (si ) si ricuopra. Che tatto.con la spada
Non Di
era

la possanza

la fierezza

ch'era infinita, ancor RodomoQte, che la providenza Piii e la destrezza, GoQ che
sue

aita. ibrze Sacripante


mai
con

Non voltb roota

piii prestezza 11macigno che 1 grano trita, sovran Che faccia or pieide or maoo Sacripante vede. Di qua, di 1^^ dove ilbisogno

i5a Ma

CANTO

arditi ma Ferraiiy Serpentino

TrassoQ le spade, e si.cacciar tra loro" da IsoUer seguitiy Grandonio, Da mcJt'altri Moro, del popol signor i romoriy aditi i quali erano Quest! Neiraltro padigiioa fur da costoro, Quivi per accordar veuuti ia vaao Gol Tartaro, e 1 SericaDO. Ruggiero
re

Dal

YeDQe

chi la novella al re

Agramante

Riporto certa, come


Avea
con

Rodomoote
un

peldestriero Sacripante

Incominciato

aspro assaltoe fiero.

II re, confuso di discordietaute, Disse a Marsilio:abbi ta qui peosiero Che fra quest! non guerrier
segua peggjo, Mentre aU'altrodisordine io proweggio*
Lmnt

Rodomoote
Frena

cbe '1re,

suo

signor, raira,

indietroil passo; e torna Torgoglio N^ con miuor-dspetto si ritira il re Gircasso" Al venir d'Agramante Quel domanda la causa di tant'ira Gon real viso, e parlar grave e basso; E cerca, poicbe n'ba compreso iltauo, vi fa alcun fratto. Porlid'accordo; e non

VIGESIM0SETTIMO

.i58 vuole

II re CircjUuo il suo Gb'al


Se
noQ
re

destrier

non

jd' Algier Itmgamente resti, piii s'amilia lanto di


i*

parole Ghe lo veDga a;pregar.che lo presti^ glie RodomoQte / superbo come soole*, GU rispoode n^ 1 x^iel, nd ti^faresti Ghe cosa*che'per forza aver pocessi^
:

Da

che'da me, altri II re c^tede al

'

mai

coboqeeaU.

! )

che ragioiie Circasso^ Ha ne].McavatDo^! e comeigli"rtolto: " qael ill tutto dt.p)[|DtefiQ parte. e^ne, "t esponendo s'arrossisce m'volco^ ladnone niarra efae1 igbttil Qaandoegli Gh'ia un ajtoipeosier Vaveyst cofto^ '^ La sellaku qaattroaste gli strSblse, q " di sotto ildesttiernudo gli /ti^se. ! i*
'

'I

"

M
*

"

grido Teniie^' Tosto clie/difimo:jdel cavallo'bAf i ^ i^" In viso aljtiiiiib^lcb^/leifiov^enDe' ^


*

Marfisk cfae fara ^U akri el

"

i ^

Ghe

V la st^aipada^elUa. dl:' perd" qoel *!^ E quel destrior^cfae parve^ver le penne 1 Da leiiti"gtfidDyirieoaQ]bbei^i:fii ^"^ 'i("'^ abed il baodropSd^xipabte^ RicoQobbet
'
-

"

"

'i'^ ^"

Ghe

non

;" ayea.ncdiMsciuibloiie^xM;

"

'i'

'^

:i54

GAM
LUULTI

TO

.'

ch'eraab idtorno^ GU altri e che Viabtarsi Brunei di questo aveaix"'udko


Verso lui comiafciaro
a

speaso^

rivolursi, E far pialesi oehni ch'era desso; Marfisa sospcttkndo, ad inforfoam cb'avea appresso^^ da qu"ell*altro Da qoesto'e
Tanto

che

yeone

rkrovar che

quelloj
*

/'
.

Che le tolseila.spada^ Branellor era


E seppe

"

^ c))e pelfurio oodfe era*degQO'


"

Che

annodasseH ^ollo uo capestrarndto,* gli Dal re ^grainaote al Tinghaab regqo assontd. Fu, con esepipio/iiMi^tato^ rmfreioalndoil ^ecchiosdegiio^ Marfisa, vepdiearsene a Iqnel Disegnb pupto, " punir scherdi .e scbrni che perstrada Fatti r a vea sopna 11^coka spada
*
*

"

'

"

Telmo allacdar'si iece, Da|*$aO'8Cudie^ Gb^ del restqiddl'drmeera gaerolitii* iouon trdvo icheiiiai'diece' Seoza osbergo Volte fosse/i^edma alfearia yiUy ' ; assutfecfii Dal giorao o^'iat portarlo La sua persona-yiojtraoigiii fisde drdi^^P
.

'

'

Goo

priilii TelipQ.b^itpdiamibddvafiaii
i""

Brunei aedea qe^^iarguu' sttUum.

/i

i =

VIGESIMOSETTIMO

iSS

elladipigUo gionca aiprima il petto e da terra levollo. Iq me^ Gome levarsuol eol falcaitp artigUo il polio; Tal volla la rapace aquila
Gli dieds
,
"

E la dorv'ela liteionanzi al
Era del
re

Hglio Trbian/cosI portollo.


'

cbe giuato In mala man si vede, Braoel, doniandar meroede* cesiae non Pianger
i fomor^ strepiti e gridi-, Soptafiuti Di cbe^^lcampo era piea ugualtiient^, quasi Branel ck'Hroi "sassidi era pietade, Domaadimdo 6t sente/' vieoia/cosli
:
'
-

''

Ch'al suoDO'di'mminarichi e di stridi


Si fa

''

komt d'ioieiFpa

tutta la

^nte.

"

"

Giunta innaozi a)jre d'Afrieb Marfisay"" dim Con viso altier gli
m

''^'

idiqaiaBta gUMft:
.

'

-^

^1^

^ ladrd f Bd vassalk" vogHaqiiesto GoQ le mie mimi impiendek* per k'gola^ Perchi il.giomo cbe 1 cavaillo piedesmro invola. i A costui toUe^a me la spada dir eli^io'"^ld| Ma s'egli k alexincbe vo^lia Facciasi ionaiiii; ^'P e died una pdtok ' Ch'in tua pPfl|teftzi" gK V6!sbtt*he^e j

lo

'

'

'

'

'

'' '

"

'

'

Che

se

ne

aoV*r^/^*'^ ment^^ ^ di'^ fb^irkhio

iH M$

CANTO

si potria forse impiuarme perch^ G'ho atte30 i "rlo in mtizzo a tame lid^ Meotre che ijpiesli, J"mosi ia arme, piii

D'altre querele aoa'tiittL impedid; ad imf^ocarlo io vo' indogiartne: giorni Iq taDto o viepio manda cbi Taid; : Gh^ dppo^se noa fiaobi nae lo vied^ Tre
'

"

lied. Far6 di lui miUe uccelladci


Km

tonrer a quella a tr" Jeghe qaipresso Ghe"^49;iEmaD2iad un piccol boschetto^' cai vado a porre Senza piucompagma

Di

'"'

Ghe d'una mia dooteHa

d'aa valleitb.
a

S'alcuDo ]siit]i$c0 "tiVeQirmi

torre

'.
.

'

ch'io Fa^eMo* |a vleoga Qaestoladroa^ Gosi disse^ella; t ddvedisse, prese Tosto la :vlia, attese* n6"piu)ri9pQsta
.

..

3MW.

Sul collpimaozi deldestrier $i

poiie
.

"

!
'

Brunei, ^9^ tuu^viad^wiper le ofaiomeu ()|;apcii8Qro e le perMoe,!; e grid?, Piange In che sperar solia cbiaipiEi qpatei ! per
,

'

'

in tid. opafhsipnei Rcs^?)f^i*AP^^t"[

^ Di quesu imricbi,.c]iiejnpii yed^'iWim


Ghe

I
ni

"

'

Poterli sciorrejejgllgpfbr via pi^fMve

'

;; i

"

^ aj^s^i]^ jPna^l

feve^

'^

i5"

CANTO
zcvin

Potrai inandare

un

che Marfisa

prieghi

ch'in qiiesto ti faccia, giudice (Dicea) ch'aLladroDcei si leghi Con promission


II laccio al E

coUo,e

lei si sodisfaccia:

nieghi, desir tutto compiaccia: Se Tabbia, e il suo si spicchi, Pur che da tua amicizia non altriladri tuttiimpicchi. Brunello e gli

quandoanco

ostinata te io

ZGIX

volentier s'atteoDe Agramante Al parer di Sobrin discrete e saggio; che non le venne, E Marfisa lascib, N^ pati ch'altriaodasse a farle oltraggio:

li re

Ne di farla pregare
E Dio tollero,
sa con

anco

sostenne; che coraggio,

Per poter acchetar liti maggiori, E

del

suo

campo

tor

tanti
c

romori*

Di cio si ride la Discordia pazza,

Che pace
Scorre di

tregua omai
di

e qiia

pub irovar per La Superbia lei saltae gavazza, con E legne al fuoco; et esc^a va aggiungeudo E grida che fin DeU'alto regno si,
Manda
a

N6

piuteme poco. la tutta la piazza, loco. allegrezza

Michel dellavittoriasegno.

VIGESIMOSETTIMO
a

Sg

Tremo

Air aha Rimbombo

e turbidossiSenoa Parigi, orribil grido-, voce, a quello

il suoq lasciar tutte


e FAlpi e

fin alia selva Ardenna


le fiereil Dido. di

Si, che
Udiron

il moDte
e

Di Blaia

d'Arli SoDoa

di Roano

Gebenna, il lido;
e

Rodapo

udi,Garonna
i
cu

il Reno;

Si strinsero le madri

al seno. figli

cavalierc'han fissoil chiodo cinque D'essere i primi a terminar sua liie, L'una nelFaltra avviluppata in modo I'avrebbe Apolline Che non espedite. Comincia il re Agramante a sciorre il nodo Delle primelenzon ch'aveva udite, del re Stordilano Gbe per la figlia
Son

Eran

tra

il re di Scizia

il suo

Africano.

CUI

ando per porre accordo Agramanie Di qua e di la piu volte a questo e a quello; " a questoe a, quel piuvolte di^ ricordo Da signor e da fedel fratello: giusto trova' " quandoparimente sordo indomito e rubello L'un come Taltro, Di volere esser La

II re

che quel

restisenza

donna,da

cui vien lor

difFerenza;

i6a

CANTO

al fiacome a miglior partitp, S'appiglia (Di che amendui si contentar gliaroanti) Che della bella donna sia marito
L'ono

che vuole de' duo, quel

essa

iooaati;

E da quanlo per lei sia stabilito, si possa andar dietro n^ avanti. Piu non AIFuno
e

alFahro

il compromessOy piace
a

cb'esser debbia Sperando


Cf

favor d'esso.

II re di

Sarza,che
amava

gran tempo

prima

Di Mandricardo

Doralice,

"t ella Tavea posto in su la ciraa favor ch' a donna casta lice; D*ogni Che debba in utilsuo
venire estima

La gran sentenzia che '1pub far felice:

Ne

avea egh' con

questa credenza

solo^

Ma

lui tutto

il barbaresco stuoio*
CVl

Ognun
Per
essa

sapea clb

in

avea ch'egli giafatto in torniamentiy in gaerra; giostre, a

" che slia Mandricardo Dicono tulli che


Ma Con "

queslo patlO;

et erra. vaneggia che piu fiate e piu di piatto quel il sol stava solterrai lei fu,raentre
avea

sapea quanlo

di

certo

in mano,

Ridea del

vano* popular giudicio

YIGESIMOSETTIMO
ctn

i(Si

Poi lor coDveozioQ


In
man

ratificaro

del

re

duo prochi famosi} que!


se

"t iDdi alia doozella


"t ella abbassb

a'andaro:

occhi vergognosi^ gli E disse cbe piuil Tartaro avea caro: Di che tutti restar maravigllosi ; RodomoDte si attonito e smarrito, Cbe di levar
non era

il viso ardito.
cvm

poiche Tusata ira caccio quella la faccia liata, avea Vergogna che gli e faha la sentenzia appella; iDgiusta ha ciota, E la spada impugnando, ch'egli che vuol ch'ella altri, Dice,udeodo il re e gli Gli dia perduta o vinta, questa causa
Ma E
DOQ

Tarbitrio di femmioa inchina


a

lieve
men

Che sempre
Di

quelche
ctx

far deye"

naovo

Mandricardo

era

risorto,

Dicendo:

vada pur come ti pare: in porto^ Si che^rimache '1legno CDtrasse Vera Se


non a

solcare

che 1

A Rodomonte

di mare; spazio re Agramantediode torto che non pub chiamare


un

gran

Piu Mandricardo

per

querela quella ;
vela.

E fe*cadere

furor la quel

i6i

CANTO
GX

Or Rodomonte Dinanzi
a

che

notar

si vede^

di doppio qaeisigner, scorno, Dal suo re, a cui per riverenzia ce-de^ " dalla donna sua, tutto in un giorno; Quivi non volse piu fermare il piede: E deila molta turba ch'avea
non

intorno,

Seco

"t

usci

sergenti, dei Moresclii alloggiamenti.


en

tolse piu che duo

afflitto tauro suoie^ Come, partendo, al vincitor cesso Che la giovenca abbia, Cercar le solve e le rive piusole arida sabbia; o qnalche Lungi dai paschi air om bra e al sole, Dove muggir non cessa

Ne

pero
sen

scema va

Tamorosa

rabbia:

Gosi

di gran dolor confuso

II re

dalla sua d'Algier,


era

donna escluso.

Per riavere il buon

destrier si mosse

die giaper questo s*era armato; Ruggier, Ma poidi Mandricardo ricordosse, A cui della battaglia era ubiigato: Non segui Rodomonte, e riiornosse
Per
enirar

col

re

Tariaro in

steccato

Prima

cb'entrasseil re di

Sericana,

Che Taltra liteavea

di Durindana.

VIGESIMOSKTTIMO Veder torsi. Frontia troppo


DioaDzi
e non occhi, agli

1 63

Ma dato ch'abbia fioea


Ma

gli pesa poter vietarlo; questaimpresa,

Ha ferma iotenzioa di ricovrarlo.

che doq liacoQtesa| Sacripaoie Come Ruggier, che possa distornarlo,


Don

E che

ha da far ahro che qaesto^ Per Forme vien di Rodomoaie presto.


/

CUT

"

tosto
caso

Favria

se giuoto,

non

era

Uq

strano

che

trovo

tra

via,
"

Che lo fe'dimorar fia aliasera,.


E le vestigle che seguia perder
ana

Trovb

donna che nella riviera


era

Di Senna S'a

e vi peria, caduta, darle toslo aiuto non veniva^ e la ritrasse nelFacqua,


cxv

Sahb
Poi

riva"

in sellavolse risalire^ qnando fu dal suo destriero non Aspettaio

Che fin a
E
non

sera

si fece seguire,

di si lascib prender
non

leggiero:

seppe venire donde s'era toltodal seniiero: Pill,


err6 Dugento miglia
tra
e piano

Preselo al fin, ma

monte,

Prima che ritrdvasse Rodomonte,

if"4
Dove

CANTO
CSTI

fu conteso e come trovollo, assai di Sacripante; CoQ disvaDtaggio Come perd^il cavallo e restb preao,
,

Or

DOQ

c bo diro;

da narrarvi inoaDte^ di quanta ira acceso ii re Agramaote contra si


e

Di qnanto

sdegno e
e

Contra la donna
Dei campo

Rodomonte
conira

parlisse^
alFahro disse.

" cio cbe

alFuoo
cxm

Di cocenti

Taria sospir

accendea

Dovunqueandava
Eco
per la

il saracin doieote.

die gli n'avea, pieta Da' cavi sassi rispondea sovente. Oh femminile ingegno dicea), (egli Come ti volgi e muti facilmente^
della fede! Contrario oggetto proprio Oh infelice, oh miser chi ti crede!
GXYin

N^ Che

n^ grand' amore lunga servitik^ tifu a mille prove manifesto^

Ebhono Cbe Non


lo
non

forza di tenerti il core, fosse


a

almen cangiarsi

si presto^

N^
Se

inferfore a Mandricardo perch' ti paressi, di te privo resto; so ai casi miei, trovar cagione QOD quest' una, cbe femmina sei.

iG6

CANTO
cxm

Con qaeste et altreet infiaite appresso il re di Sarza se De giva^ Querele, Or


in ragioDaodo Qaando ia un suon
un

parlar sommesso,
che di Ionian s'udiva^
sesso.

In E

onta certo

in biasmo del femineo

da
una

si dipartiva; ragion
o

Che

per
cento

per due che trovi ree,

Che

buone sien creder si dee.


cxxin

Se ben di quanta io n'abbia fin qui amate, Non n'abbia mai trovata una fedele;

Perfide tuite io
Ma

non

vo' dir nh

iograte,

darne
or

Molte Che
Ma

al mio destin crudele. colpa ne sono, e piugiane son state, dan


causa

non

ad

uom s

che si querele^
una

mia fortuna vuoi che

ria

Ne sia tra cento, io di lei preda sia.


ClUV

Pur vo'

lanto

cercar

Anzi

primache

'1crin

primach'io mora, piu mi s'imbianchi,


per
me

Che forse dirb

un

di,che
sua

ancora

Alcuna sia che di

fe

non

manchi.

di speranza fuora Se questo avvien (che Io non fia mai ch'io mi stanchi ne non son), Di
a mia possanza, gloriosa farla, in verso e Con lingua e coninchiostro,e

in prosa.

VIGESIMOSETTIMO
cxxv

i"7

li saraciQ
Contra ii sao E
cosi

doq

avea

manco

re^ cbe

contra

sdegno la donzella;

ragion passava il segno, Biasmando lui, biasmando quella. come


Ha disio di veder cbe sopra il regno Gli cada tanto mal, tanta procella,

di

Gb'in Africa Ne

ognicasa

salda sopra pielra


E

funesti, resti; pietra


si
CXXYI

del regno in duolo e in ispinto Viva Agramaniemisero e mendico; renda il luito, E cb'esso sia cbe poigli nel suo seggio " lo riponga antico, il frutio; E della fede sua produca E gli faccia veder cb*un vero amico

cbe

Intto

A dritto e Se
tutlo

torlo

esser se

dovea preposto;

'1 mondo

fosse opposto. gli


cacxra

quandoal re, quandoaliadonna ilsaracino Yolgendoil cor turbato,


E
cosi,

Cavalca E poco

gran

e non giornate,

assonna,

lasciaFrontino* riposar
o

II di seguente Si

Taltro in

sa

la Sonna

cb'avea driito il cammino riirovb; di Provenza,con disegno Verso il mar Di


in navigare

Africa al suo

regno.

i"8

.CANTO
czxTm e

D! barche Fra Tuna

di sottiliegni era Taltra il (iume

tutto

e ripa

pieno:

Ch'ad
Da

uso

deU'esercilocoodutto iochi veitovaglie avieno;


era

mohi

Perche in poter de' Mori

ridatto^
in
ver

VeDeodo

da

al litoameno Parigi la

e voitaodo D'Acqoaraorta,

Spagoa,

Gib che v*e da

raaa

destra di campagna.
cxxnc

giumentiy Tolte faor delle navi, eraao carcbe, E tratte con ia scoria delle genii
et
,

Le

in carra veitovaglie

io

Ove venir Aveao

doq

si polea

con

barche.

le ripe i grassi armenli piene Quivicondolli da diverse marche; " i condullori inlorno alia riviera

Per vari lelii avean albergo


czxz

la sera.

gli d'Algier, percb^ sopravvenne Quivila nolle e Taer nero e cieco,


D'uQ oslier paesan lo 'nvilo tenne,
seco
.

II re

Che lo

che rimanesse pregb il deslrier, la mensa Adagiato Di vari cibi, e di vin corso Ch^ 1 saracinnel
Ma
resto

venne e

greco;

aliamoresca,

volse far nel bere aliafrancesca.

VIGESIMOSETTIMO
cxxa

1%
e

Uoste

mensa coQ^baona

viso miglior
oQore, avviso

Studib di fare a Rodomonte di^ Cb" la presenzia gli Gh'era


Ma
uomo

certo

illustre e pien d'alto valore: che da se stesso era diviso, quel

beo seco ilcore, avea sera quella s'era ricoDdotto (Che m^l SQO grado Alia donna gik facea motto* doq saa) Nk
cxxxn

diligenti Che raai si sieo per Francia ricordati, Quaodo tra le nimiche e strane genti e beni suoi s^aveasalvati. L'albergo alcuni suoi parent!, Per servir, qaivi A talservigio avea chiamati; pronti, De quai alcan di parlar era non oso,
II baoDo Vedendo Di ilsaracin
muto
cxzxm

ostierche fu del

peososo

in pensiero andb vagando pensiero Da se stesso lontano ilpagan molto, Col viso a terra cbino, n^ levandd Si gli occhi mai, ch'alcun guardasse in volta. star cbeto, Dopo un ludgo sospirando, Si come d'un gran sonno allora sciolto, Tutto si scosse, e insieme alzb le ciglia, " vohb gli occbi all'oste e alia famiglia.

I70

CANTO
cxxxnr

lodi ruppe il silenzio, e con Piu doici UQ poco e vise men

secnbianfi

turbato,

Domaodb

alFoste e
avea

Se d'essialcono

altri ctrconslanll, gli a lata. mogliere

Che Toste

ahri totti quaoti quegli fu dato. gli L'aveano, per risposta lor quel che ciascun si crede Domanda Delia sua donna nel servargli fede
e
.

che

CXZXT

Eccetto Voste,fer toiii risposta, Che si credeauo averle e


Disse Toste: ognun
caste e

buone.

Gh'io
II

so

posia; pur creda a sua ch'avete falsaopinione.


sciocco credere vi
costa

vostro

Ch'io stimi ogoun di voi senza ragionej " cosi far questo signer deve anco, Se non vi vuol mostrar nero per bianco.
CXXXVI

si come Perch^,

^ sola la

fenice,

piud'una in tutto il mondo vi^e, Cos! n^ mai piud*uno esser si dice, Che della moglie i tradimenti schive. felice, Ognun si crede d'esser quel D' esser quel sol ch'a questapalma arrife. Come ^ possibil che v'arrivi ognuno, d* uno? Se non ne pub nel mondo esser piii

N^ mai

VIGESIMOSETTIMO
Gxzxvn

171

To

fui gia nelF error

che

siete

voi,

Che

d'una fasse. piii di Vinegia Un gentiluomo poi, Ghe quimia buona sorte giacondusse, saoi^ Seppe far si con veri esempi Ghe fuor delFignoranza mi ridusse. donna
casta
anco

Giaa Ghe

Francesco '1nome
suo

Valerio
non

nomato; mi 8*h mai scordalo.


era

Gxixvm

Le

fraudi che le

moglie
tutte

che F amiche

Sogliono usar,
" E

sapea sopra cio moderne

per conto;

istoriee

anticbe^

avea proprie esperienze

si in pronto,

Che Non
"

mi mostrb

che mai donne


o

pudiche

si trovaro, o povere
casta

di conto;

piudelFaltraparse, Venia,perche era accorta a celarse. piii


cxxxxx.

s'una

E fra Faltre

tante (ch^

me

ne

disse,

Gbe

non

ne

posso ilterzo
una

ricordarmi),

Si nel capo

istoriami si scrisse,

Che

piusaldo in marmi : " ben parria a ciascuno che ]*udisse, Di questerie quel cb'a me parve e parmi. E se, signor, a voi non udire, spiace
non

si scrissemai

A lor confusion

ve

la vo' dire.

J7"

CANTO
CXL

ilsaracin : cbe puoitii farmi Rispose al presente mi dlletti e piaccia Che pill Cbe dirmi istoriae qualche esempiodarmi, s! confaccia? mra Che con T opinion Perch' io possa udir meglio, e tu aarrarmiy
,

ch'io ti vegga in faccia. Siediiniincontra^ Ma nel Canto cbe segue io v'bo da dire

Quel cbe

fe'I'oste a Rodomonte

udire.

174

CANTO
n

Lasciaie questo Canto,che Pub


star
e non Fistoria,

seoza men

esso

sara

chiara.
messo.

Metteodolo Nod

anch^io Fho Turpiao,

per malivolenzia n^ per gara. Ch'io v'ami, oltremia lingua che Tha espresso, Che mai non fu di celebrarviavara,

N'ho fattomiUe prove, e y'ho dimostro Ch'io soli, n^ potrei vostro. esser se non
m

Passi cbi

tre vuol,

carte

senza qnattro,

chi pur legger vuole, medesima credenza Gli dia quella


verso Leggerne

Che si suol dare

finzioni e

fole.

Ma,

tornando al dir nostro, poich'odienza

vide a sue parole, Apparecchiata " darsi luogo incontra al cavaliero, Cos! Fistoria incomincib Tostiero.
re de*Longobardi, Astolfo, quello

cui lascioil fratel monaco

il regno,

Fu

nella giovinezza si bello sua

a quel poch'altri giunsero segno" N'avria a faticaun talfattoa pennello \'h alcun pi"degno. o se o Zeusi, Apelie

Che mai

Bello era,
Ma

et

ciascun co^ parea;


si tenea. piii

di molto

ancor egli

VIGESIMOTTAVO

175

Non
Del

stimava

taoto egli

per Taltezza

grado sao, d'avere ognuD minora ; di genti N^ taDto che, e di ricchezza, Di tuttii re viciQiera il maggiore; Quanto,che di presenzia e di bellezza Avea per tutto 1 inondo il primooQore. Godea, di questo udendosi dar loda, s'oda. Quantodi cosa vobntier piii
yn

Tra Fausto

di altri gli an Latini,


sovente

sua

corte

avea

assaigrato

cavalierromano, della bella maoo,

God cui

essendosi lodato
or

Or del bel viso Et avendolo


un

domandato giorno
o

Se mai veduto avea^ presso

lontano,

Altro

uom

di forma cos!ben composto;

Gontra

che quel

credea
vn

fu risposto. gli

Fausto ) che secondo (rispose odo a ciascuoo, Gh'io veggo, e che parlarne al mondo; Nella bellezza bai pochi pari in uoo. io li restringo ^ quest! pochi k UQ fratel UDO mio^ detto Giocoudo. Quest' Eccetto lui, ben crederb ch'ognuoo Di belta molto a dietro tu ti lassi; Ma questosol Credo t'adegui e passi.

Dico

176
Al Gb^
"
re

A If TO

sua

cosa udire, parve impossibil la palmaiDfinallorateDne; conoscenza

d'aver

alto desire

Di s\ lodato gioveDe venae. gli


Fe' si con

che Fausto,

di far veDire

ilfratel Qaivi convenne; prometter gli indur che ci venisse, Beo ch'a poterlo disse: Saria fatica, e la cagion gli
n

era Che 1 suo fratello

uom

che

mosso

ilpiede

Mai

vita, concede, Che, del beo che fortuna gli


noD avea
e senza Tranquilla

di Roma

aliasua

affanni avea

notrita:

illasciberede, padre N^ mai cresciuta avea ne minuita; " che.parrebbe a lui Pavia lontana altroire aliaTana" a un Viii che non parria La roba di che 1
z

saria maggiore " la difBcult^

dalla mogliere, spiccar poterlo di tanto amore, Con cui legato era non Che noQ volendo lei, pub volere. h signore, Pur per ubbidir lui che gli Disse d'andare, e fareoltreil potere. talioffertee doni, Giunse il re a'prieghi Che di negar non ^ lascibragioni. A

VIGESIMOTTAYO
XI

177

ritrovosse e in pocbi Partisse, giorai

Dentro di Roma

alle paterae case.

che 1 fratel mosse Qaivitanto pregb, Si,ch'a venire al re gli persaase: " fece aocor Che

(ben

che diflicil fosse ) che

la cognata tacitarioiase,

il ben Proponendole

Oltre

ch'obbh'go sempre
zn

n'asciria, ravria, egli

Fisse Giocondo

il giorno; aliapartita

Trovb cavalli e servitori intanto; Vesti fe'farper Gh^ talor cresce La Gon
notte
a

adorno, comparire
una

belia un
di la

bel

manto.

e 1 laio, or sa

occhi ad gli
qoq

ad
come

or

Gli dice che

Potra tallontananza e

non
an

moglie intorno^ di pianto, pregni patire morire;

Ghe

dalla radice sol, pensandovi


il cor

Svellersi sente

nel lato manoo*

le dice Deh, vita mia,non piagnere, e seco non Giocondo; manco, egli piagne Gosi mi sia questo cammin fdice, Gome
tornar

vo' fra duo mesi al mancoi

N^ mi fariapassar d'nn
Se mi donasse il re
mezzo

ilsegno giorno ilsno

regno.

lyS
N^ la donna

CANTO
zrr

si riconforta: percib

Dice che troppo termiae si piglia; " s'alritorao non la trova morta, Esser Nod Che Tal

maraviglia. lasciailduol che giorno e aotte porta, e chiuder possa ciglia; gustar cibo, che per la pieia Giocoodo spesso
non

pub se

Don

gran

abbia promesso. Si peDte ch'al fratello

Dal coUo Gh'una " di


In
same

UD

suo

monile ellasi sciolse, ricca di gemme^

crocetta

avea

"t

che raccolse reliquie molti luoghi un boemme; peregriD il padre ch'in casa il tolse di lei, iDfermo di
a

ToraaDdo Venendo

Gerosalemme,
ne

morlc

poi

lasciberede:
"
.

Questalevossi et
,

al marito diede
XVI

E che la porti per

suo

ambre

al collo sov?eDga"^

Lo prega, si che ogn or gli ne il dono al marito, et Piacque

acoettoUb;

Non

ricordo gli percbedar coDVenga: Gh^ D^ tempo nh absenzia mai dar croUo, N^ buooa o vh ibrtana the gli avveoga, Potra a quella oiemoria salda e fi"rte, G'ha di lei stmpre,
e

avra

dopo la morte.

VIGESIMGTTAVO
xvn

179
aurora quella

La

notte

ch*apd6 innanzi

Che fu iltertnioe estremo Al


La
suo

alia partenza,
maora

Giocx)Ddo par ch'in braccio


star

che n'ba tosto da moglie Mai QOQ si dorme; e innanzi


Yiene Monlb E

senza.

un*ora al giorno

ilmariio airuliima licenza.


a
.

in efietto; e si parti cavallo, la moglier si ricorco nel letto*


XYin-

Giocondo Che
venne gli

ancor

Ch'avea
Poi per

sotta

ito non miglla era^ la crooe raccordata, ilguanclal la sera^ messo

duo

oblivi^Tavea lasciata.
che maniera ohe mi sia accettata, creda che
sao
ZDC

Lasso

di tra se), (dicea

TrQi?;er6 scusa
Che mia
Poco

non moglie
me

gradito

da

sia Tamor

infinito?

Pensa la scnsa,

Che

non

sara

cade in mente poigli n^ bnona, acceitabiie


e

Mandi

mandivi famtgli, medesmo non vi S'egli


Si

altrageinte,
va

in persona.

dice: or pianamente ferma,e al fratel Fin a Qaccano al prinio albergo sprona ; Che dentro
E
a

Jloma h forza di'io rivada:

credo ^noadi

giugneni per

strada.

i8o

CANTO
n

fare altriil bisogDO mio: potria N^ dubitar, ch'io sarb tosio teco. di trotto e disse:addio; Yolib ilroDziD N^ de'famigli suoi volse alcan seco. il rio, Gia comiDciava, quando passb Dinanzi al sol a fuggir Taer cieco. SmoDta iQ casa; va al letto; e la coDSorte Quiviritrova addormeDtata forte.
xn

Non

La

cortiDa

levb

seDza

far motto

" vide

che quel
casta

men e

Cbe la sua La

veder credea ; fedel moglie, sotto


un

giacea. giovene RicoDobbe Tadultero di botto, Per la pratica che n'avea; Innga Gh'era della famiglia un sua garzone, AUevato da lui^ d'umil naztcne.
XXtt

in braccio a colire,

S'attonitorestasse

mal conteuto^

h pensarlo e farue fede altrui, Meglio Ch'esserne mai per far resperimento

Cbe

con

suo

gran dolor

ne

fe' costui.

Dallo

ebbe talento assalito^ sdegQo Di trar la spada, e ucciderli ambedui; Ma dalTamor che porta,al suo dispetto, fa interdetto. Airingrau ndglier/gM

i82

CANTO

la piaga Di coQtrarioliqaor gli unge,


accresce doglie; dovria, gli e puDge: Dove dovria saldar/piu Tapre fa col ricordar la moglie gli Questd N^ posa di n^ notte: ilsoono laoge Fuggecol gusto, e mat ooa si raccoglie;

" dove

tor

E la faccia che diaozi era Si


non si che piii caogia
zxfn

si bella,

sembra

qaella.
nellatesta;

Par che

si ascondan ocjchi gli

Grbsciuto il naiso par nel viso scaroo: si pdca gli oe Delia belili resta, Che potra far paragooe indaroo. febbre.si i"iolesta, Col duol venae aaa
ne

alFArbia Che lo fe'soggioroare


E
se

alVAmo:

di bello avea

serbata cosa

Tosto restb coipeal sol colta rosa.

Olire ch'a Fau"o

iocrescadel fratello

termiflecoodutto. a sioiil veggia che bugiardo a qaello Via piugrincresce a chi lodollo, parra in lutto* Principe^ bello nomini il pjii Mostrar di tdttigli Ixntto} Gli avea promesso, e loostrera il pitt Che
Ma pur CDQltDuaiido la sua

via,
a

Seco lo trapse alfm

dentro

Pavia/

VIGESIMOTTAVp
XXBL

i85

Gia Per
DOQ

Qon

Ma per Che 1 suo

improwiso, mostrar^ di giodicio privo; da awiso, iananzi gli lettere


vuol che lo vegga ilre

vieae a pena vivo; fralel ne aria del bel viso E ch'era stato all'
Uq affanno di
cor

tanio

nocivo^

da una febbre ria, Accoinpagnato ch'essersoEa. Ghe piuQOQ parea quel Grata ebbe la venuta
di

Giocondo^

QuaDto potesseilre
Cb^
uon

d'amico avere,

aviea

desiderato al mondo

cfaedi lui vedere. Gosa altreCtanto N^ vederselo secondo^ gli^piace


fosse il male,
o

E di bellezza dietro riboiaQere; Ben che


se noa cbnosciiy

Cbe

aariaaaperiore gir

uguale.

Del siiapalagio; Jo fk alloggiar Giunto, Lo visitaogoi ogniora n'ode; gioroo, che stia con agio; Fa gran provisjoo E d'onorarlo aasaisi stadia e gode, cb^ 1 p!ensier malv^gio LangueGiocondo, Gh'ha della ria moglier, sempre lo Fode:^ N" 1 veder Dramma
nh giochi,
suo

musici

ctdire,

del

dblor

pab minuire.

i84
Le
staoae

CANTO

appresso al tetlo iDDanzi hanoo una salaantica. L'ultime,


sono

sae'cbe

soliQgo diletto^ Quivi (perch^ ogni Perch' ognicompagnia prova nimica)


al petto ritraea, sempre aggiaDgeado Di pi"i fatica nuova gravi peosier ;
Si

" irovb Chi

(orchi lo crederia?) quivi lo sanb della sua piaga ria.

In capo dellasala, ^ piii ove scuro, (Che noQ vi s'usa le fiaestre aprire)

Yede "

mal si giaoge al muro, palco fa d*ariapiik cbiara on r^giooscire. cbe e vede quel quiDdi,

cbe 1

PoQ Tocchio

daro

A creder fora a chi Fudisse dire: NoQ "t Tode


anco
se lo vede; ma d'altrni, egli occhi suoi propri crede, uon agli xm?

della regina tutta Quiadi scopria La pill stanza e la pi"i secreta bella,
,

Ove persona non verria introdutta , Se per molto fedel non Tavesse ella.

mirando Quiadi Gh'uq


"t
era

vide in

strana

lutta,
con

liano

avviticohiato era

quella;

Che

piodnstato quel la regina avea messa

si dotto,

di sotto.

VIGESIMOTTAVO

185

AtfonitoGiocondo
E E E A

stupefatto, credendo sognarsi, nn pezzo stette; in fatto^ vide par ch'egli era qoaodo
e DOQ UDO

in aogno,

se

stesso
e

credette

"

tnostro sgrignuto

coDtraffatto

costei si sottomeue^ (disse) Dunqoe


re del roondo ha per marito^ maggior cortese? ob che appetjtol Piiibello e piii

Che 1

E della moglie sua, cbe cos) spesso Piiid'ogQ*aItra ricordosse, biasmava, Percb^ 1 ragazzo s'avea tolto appresso; Et or gli parve cbe escusabil fosse. NoQ
era

cbe saa piii colpa


mai

del sesso,
contentosse:

Cbe d'uQ solo nomo

non

B s^ban tatte
Almen la sua

una

maccbia d'uno s'avea tolto un


xxxfn

ibcblostro,
mostro.

non

n dl seguente, aliamedesima ora, Al medesimo loco "i ritorno; E la regina e il nano vede ancora, scomo. Cbe fanno al re pur ilmedesmo cbe si lavora, Trova Faltro dl ancor E
si fa festagiomo: e al fin non Taltro; " la regina gli (cbe par pihstrano) Sempresi dnol che poco Faoii ilnano.

i86

CANTO

a veder ch^eUa giorno Era tarbata e in gran maleDCODia, Chh doe volte cbiamar per la donzell^

Stette fra gli altii un

II nano Mandb

fattoavea, nh la terza

ancor

veaia.

et adi quella, volta; Che: madonna, riferia; giuoca, egli E per non stare in perdiu d'nn soldo, A voi niega venire il manigoldo.

Giocondo spettacolo occhi e il viso; Rasserena la fronte e gli in nome, diventb giocondo E, quale in riso* D'effetto ancora, e tomb il pianto torna e grasso e robicondo, Allegro
A
SI strano

paradiso; Gbe 1 re, il fratello la famiglia e tutu Di talmutazion si maraviglia


on

Che sembra

cberubin del

"

St

Se da Giocondo

il re bramava

ndire

conforto, Non men Giocondo lo bramava dire, E "ire ilre di tanta inginria accorto. Ma non vorria che piudi se, pnnire
Volesse il re la moglie di
Si che per dirlo e
non

Onde

venisse ilsubito

torto: qael
a

far danno

lei,

l\

re

fece giurar sa

Tagnnsdei.

VIGESIMOTTAVO
zu

187
cosa

Giurar lo fe'che d^ per che sia mostrata Nd che gli Aacor MeDte Tardi
conosca ch'egli
a o saa

delta, gli spiaccia,

che diretta^ danno si faccia ,

maestk

per tempo mai far^ che se vaole ancor E di pi"i Si che n^

vendetta; ne taccia. il malfattor giammaicompreada


re

Iq "ittoo In detto che 1


xLa

il caso

intenda.

ch'oga'altra qaesta, cosa, se oon Greder potria, larganieate. giurb gli Giocondo la cagion manifesta, gli
II re, Ond'era molti di Perchd
Saa
trovata stato

dolente:

avea

la disoaesta
suo

in moglie

braccio d'un

vil sergeDte;

" che tal pena al fia Tavrebbe morto, Se tardato a venir fosse il conforto.
in

Ma

casa

di Sua Altezza
scemava gli

avea

vedato

Gosa che molto Che


se

ilduolo;
era

bene in obbrobrio
certo

caduto,

Era almen

di

non

v'esser solo. venato,

Gosi

e al bucolia dicendo,

Gli dimostrb il brattissimo omicciuolo Ghe


la

Tocca

altraisotto si tiene, giamenta di schiene. di sproni, e "1 giuocar

i88

CANTO
HIT

Se panre al re yituperoso ratio, Lo crederete ben,seoza ch'io 1 gioii.

Ne fu per

arrabbiar, per

veair matto,

i muri: Ne fu per dar del capo in tutti fa per ooa stare al patto; Fa per gridar, Ma forza h cbe la bocca al fia si turi,

E che Fira Poi che

et acra, amara trangugi I'ostia sacra su avea giurato

"

frate? che mi consigli, far, (Disse a Giocondo ) poiche ta mi tolli Che con degnavendetu e crudelute ira io ooa satoUi? giastissima Questa Lasciam (disse Giocondo) queste ingrate^ Che debbo "
se proviam
son

I'altre cosi moUi: ad altrai haa fatto a nui* di

Facciam delle lor femmine delle oostre Qael ch'altri


JLfl

Ambi

siamo,e gioveni
sara

Che facilmente non

bellezza, troviamo pari.

Qaal femmina
Se
contra

che n^usi asprezza, haa ripari? i brattiaocor noa


varra

Se belt^ ooa

n^

giovinezza,
con

Varranne almeo Taver Noa vo' che

noi daoari.

tomi,che non abbi prima altraila spoglia Di mille mogli opima*

1^3

CANTO
L

Gli h
"

una meglio

trovarae

cbe di iaccia

di costami ad ambl
comuneinente

grata sia;

Che lor
"
DOQ

sodisfaccia,

gelosia. il re) " perche vao'*cbe mi splaccia (dicea Aver piii le ch*un altro in compagnia?
So ben cb'ia tulto Uaa
uon

D'abbin d'aver mai

il gran femioeo stuolo


a un

h cbe siiacontenta
u

solo.

Una
Ma In

sforzar nostro potere, (senza quandoil natural bisogno inviti) festagoderemoci e in piacere,
contese
non avrem

Che mai

n^ liti.

Ne credo che si debba


Che

elladolere;

avesse s'ancqogn'alira
un a solo,

Piu ch'ad

duo

mariti, saria fedele;

duo

THk forses'udirian tante


lh

querele.
conteoto

Di

che quel

disse il re, molto

Rimaner

Dunque
Trovaro

romano. parve il giovine fermati in tal proponimento,


e

Cercar molte montagne al secoodo fin,

piano. il loro intento,

molto

Una Che

d'uno ostiero ispano, figliuola al porlo di Vaienza, teueva albergo


e

Bella di modi

bella di presenza.

VIGESIMOTTAVO
ua

i^i

Era
Sua

ancor

di sul fiorir

vera prima

acerba etade. quasi il padre Di molti figli aggraval'era^ E uimico mortal di poveriade; fu cosa Si ch'a disporlo leggiera^ Che desse lor la figlia in potestade; lor potesson trarla, Ch'ove piacesse
Poi che promesso
avean

teDcrella e

di ben trattarla^

la fanciulla, e piacer Pigliano o^baonOy in caritade e in pace. Or TuDO or Tallro, Come a vicenda i mantici cbe danno. fiatoalia fornace. Or Tuno or Tallro, Per veder tutta Spagnaindi ne vanno, " passar poi nel regno di Siface: E 1 di cbe da Valenza si pariiro. Ad
a Zattiva veuiro^ albergare

a veder strade e palazzi patroni Ne vanno, e locbi pubblici e divini; simil sollazzi Ch'usanza ban di pigliar In ogni entran terra ove peregrini ; " la fanciuUa resta col ragazzi. acconciano i ronzini; Altri i letti, altri

Altri banno Dei

cura

cbe sia alia tornata

lor la cena signor

appareccbiata.

iQ%

C A "

T O

uo NelFalbergo garzoa stava per fame, Cb'iD casa della giovede giastette del padre, e d'essa amaote A'servigi Fu da'primi godette. aaai, e del suo amor Bea s'adocchiar, fe'sembiante, ma ne doq

Gh'esser
Ma
tosto

Dotato

ogaun

di lor temette:

ch'i patron! e la famiglia alzar tra luogo,


Lyn

Lor dieroD

lor le ciglia.

II fante domandb " dei qual

dove ella gisse,


seco.

duo

Tavesse signor

A puDio la Fiammetta

il fattodisse

avea e quel (Cos! nome, garzone il Greco). cbe '1 tempo, oimel veuisse Quando sperai di viver teco, Greco le dicea) (11

aoima mia, tu Fiammetta,

te ne

vai,

"

non

so

di rivedertimai. piii
LTHI

Fannosi i dolci miei

amari, disegni
to

Poi che sei d'altri, e tan


lo

mi

tiscosti.

avendo disegnava
,

alcun daoari

e gran sudor riposti, gran fatica Gb'avanzato m*avea de' miei salari

Gon

" delle.bene andate di molti osti,


Di
tornare
a e domandarti Valenza, e di sposaiti. per moglie,

Al

padretuo

VIGESIMOTTAVO
ux

jgS

La
E

omeri si striDge^ fanciallanegli

cbe fa tardo a venire. rispoDcle e parte fioge. Piangeil Greco e sospira^ lasciar cosi morire? Vuonimi (dice) Con le tue braccia i fianchialmen mi cinge: Lasciami disfbgar tanto desire; Ch'ionaDzi ciietu parta, ogdimomeDto Che
teco

io stia mi fa morir contento*

La

faociullarispondendo: pietosa
men

che Credi,dicea,
Ma
D^

di
ci

te

nol

bramo;

luogon^ tempo
in
mezzo

comprendo
rendo, ch'io t'amo^ quel
un

Qui, dove
II Greco

di tanti occhi siamo*


mi

certo soggiungea: terzo

Che s'un

ami

me

di

In cjuesta notte

almen troverai loco


insieme godere
LXI

Che ci potrem Come

poco.

la fjnciulla), potrb(diceagli Che sempre in mezzo la notte giaccio? a duo E meco or Funo or Taltro si trastulla,
.

E sempre

all' on

di lor mi

trovo

in braccio?
^

ti fia(soggiunse il Greco) nulla Questo

Che ben ti saprai tor di questo impaccio^ E uscir di mezzo lor, pur che tu Toglia: E dei voler, di quando
me

li doglia"

1^4

CANTO
Lxn

Peosa ella alquanto, e poldice che vegna

dorma; Quando creder potra ch^ognono far cod vegna, " piaoamente come
" dell'aodare e del II Greco,si come
toroar

rinforma.

ella gli dlsegoa,


tutta

Quando sente
"Dlra

dormir

la torma,

Viene alFuscio e lo

cede: e quel gli spinge, col piede. e va a teuton planpiano,


UOII

di dietro in quel i passi, e sempre lunghi Tutto si ferma, e Taliro par che muova nel vetro, che di dar tema A guisa Taova: abbia a calcar, ma Non che 1 terreno Fa

" tien la

mano

innanzi simil metro;

Va brancolando infin che '1lettotrova; " di la dove


altriavean gli le

piante,
/

Tacito si caccio col capo innaate.


LXIV

Fra Tuna Che "

Faltra gamba.di Fiammetta,


,

giacea diritto venne ; supina quandole fu a par, Tabbraccib

stretta,

" sopra leisin presso al dl si tenne. andb a staflfetta, Cavalcb forte, e non Ch^
inai bestia mutar
a non

gli conveone;
si

Gh^ questa pare Che scender Don

lui die

ben trotte,
tutia
noue
.

ne

vuol per

VIGESIMOTTAVO
ixw

igS

il re sentlto et avea Giocondo, II calpesdo cbe sempre il lettoscosse; E Tuao e Faliro, d'uno error schernito, S'avea creduto cbe 1 compagno fosse. Poi ch'ebbe il Greco il suo cammin foroito;
.

Avea

Si

come

era

venuto

anco

toroosse.

Saett6 il sol daU'orizzoote i

raggi; Sorse Fiammetta, i paggi.. e fece entrare


.

IXVI : motteggiarido molto cammio fatlo ayer dei; Frate, E tempo h ben cbe tl riposi, qiiando

II re disse at compagno

Stato

cavallotutta
a

nolle

sei.

Giocondo

di lui rispose

rimando^

ch'io a dire avrei. E disse:tu di' quel A


le locca iQlta

posare,
nolle

pro ti faccia,

Ch6

hai cavalcato a caccia.


Lxvn

Ancb'io

ii re)senza (soggiunse
can correre

alcun fallo
un

Lasciato avria il mto

irallo,

Se m'avessi prestato un

po'il cavallo,

Tanio cbe 1 mio Giocondo


E

fatlo. bisogno.ave^si tuo vassalla, son replicb:


.

puoifar meco
non

rompere

ognipatio;

Si che

convenia tal cenni usare;

Ben .mi

dir:laaciala stare. poteyi

96

CANTO

VuUy taoto aoggtuoge repKct che sooo a grave liteinsienM* L*allro, cbe fmoge; VeDgoQ da' motti ad uq parlar
Tanto

Ch'ad amenduo CbiamaQ

Teaser beffatopreme. Fiammeua (cbenon era lunge


^

scoperla teme) Per fare ia viso Tuho airaltro dire


esser

" della fraude

ambi Quel che negaudo

pareau meotire.

diase il re Dioiini (1e E


nou

con

fieroaguardo),

temer QOtte

di

me

od di

coatni^

Chi

tutta

fu

si gagliardo quel far parte altnii?

Che ti godesenza Credendo La

Fuu provar rakro

bugfardo.

risposta aspettavauo ambedui. lor si gicio, Fiammetla a' piedi iootrta vedeudosi scoperta. Di viverpiik,
IXX

che d'amore DoonaDdb lor perdono,


Ch*^
avea giorineito spiota^ portatb, d' un tormentaio " da pieik core Che molio avea per lei p^titb, viota,

UQ

Caduta
"

era

la nolle

iu

errore quella

aeuza seguitb,

drr

cosa

Come

ira

lor couspeme

fiata, sicondusse,
fil^. bompagftd

Ch'ambi credesaoa che 1

198

CANTO
uanr

Gonchiaso cfa'ebbon qaesto,ckiamar fero il sao amaate^ Per Fiammetta medesima di mold gli la diero preseDzia Per mogUe,e dote che gU fu bastaote. Poi moQtaro a cavallo, e il lor sentierp, Gb'era a ponente, volsero a levante; lor se ne toroaro, Et alle mogti si pigliaro. Di ch'afianno mai piiinon
E in
UDDT

Uostier Che fa
coo

quifine alia sua

istoria pose,

molta atteozione udita.

Udilla ilsaradn, vk Parola mai, fin che Poi disse: io credo


Femmioil

gli rispose
oca

fu finita^

frode

deiraioose beo^che sia copia iofiaita;

dalla millesma parte N^ $i potria Teuer memoria cou tutie le carte.


"LZXfl

cb'avea piii retta Quiviera ud uom d'eia, e iugegoo e ardirej akri, degli OpinioQ " nou ormai,chh $t negletta potendo piu padre; Ogui femmioa fosse, T istoriadelta, Si volse a quel ph'avea E gli disse:assai cose udimmo dire^ Che verlude in ae non haono akooa, E ben di qaeste^ la tuia favxAa ana.

VIGESIVIOTTAVO
LXXVU

199

A chi

te

la narrb

noo

do

credenza,

beo fosse Del resto; S'evaogellsta Ch'opinione, piu cb^esperieoza Gh^abbia di donne,lo facea dir quesio. L'avere ad ana o due maiivolenza, Fa ch'odia e biasma Taltre oltre aironeato; Ma.se gli 10 vo' tu Foda, passa Tira, Piu ch'ora biasmo, dar lor gran loda. anco
ixxfin

se

vorra

II campo
Di
cento
una

avra lodaroe, ch'a dime assai,

iDaggiore
mal
non

ebbe:

potra dir

degoed^oru)re
serbarne fuore
.

Verso

trista cfae biasinar si debbe.

Non
La "

biastnar tutte,ma
bontk d'infinitesi

se

'1Valerio

cuo

dovrebbej: disse ahrimente,


per

Disse per

ira/enon

che quel

sente*

Ditemi lin poco, e di voi forse alcund fedie? Gh'abbia sei;vato alia sua mogiie Cbe

^a opporluno^ andar, niegbi gli qtiando mercede? AH'altrui donna,e darle ancor

Gredete Ghi 1

tutio

'1 mbndo
e

irovarne

uno?

dice, mentej

folleh ben chi *1crede.

Trovatene

vo' alcuna che vi chianii?i

deUe pabbliche et infandi). (Non parlo

900

CANTO

GoDoscete aleon voi che La

noQ

lasciasse

che fosse bella. ancor sola, moglie altradoDDa , se sperasse Per seguire ? Id breve e ^pilmente otteoer quella lo pregasse, Che farebbe egli, qoaiKlo O desse premio a lui doooa o donzella? or Credo,per comj^acere questeor quelle^ Che iQUi lasciaremiuovi la pelle. che i lor mariii hanno lasciati^ Quelle n'hanno Le pi"i V6lie cagione avata Del suo di casa li veggoD svogliati, " che fuor, delTaliraibramosi Taaoo. Dovriano amar, volendo essere amati^
"

tor

con

la misura ch'a lor danpo.


me

"

lo farei (se a Tal

st6sse
noD

il darla e

ch'aom legge,

torre). "! potrebhe opporre*

Saria la legge, ch'ogmdoona colta Iq morte, voka Se provar qon potessech'ijiDa Avesse adalterato ii sub consorte:
a

fosse messa aduherio,

Se

andrebbe asciofta, prbvar.lo potesse^


raoi: precetti far altrai che patir vooi* non quel

Ne lemeria il marito n^ la corte" Cristo ha laadato nei Nod

VIGESIMOTTAVO

aoi

La incodtinenza h quaato mal si puote non lor, giaa tatto lo stoolo. Impatar
Ma in questo,chi ha di noi si trova Che contiDente non

brutte bote? piii


un

solo.

n'ha ad arrossir le gote, piii doio, ladroneccio, Quando bestemmia, e se v'^ P^gg^^^ Usura et omicidio, far veggio. uomini, Raro, se noD dagli E molto
UDDQT

ilsincero alle ragioni avea Appresso vecchio in pronto alcun esempio " giusto Di donne,che n^ in fatton^ in pen^ero Mai di lor castitapatiron scempio; ndire il vero, Ma ilsaracin che fuggia Lo minaccib con viso crndo et empio, Si che lo fece per timor tacere; Ma gianon lo mutb di suo parere"
LXXXT

Posto ch'ebbe alle liti e alle cootese il re pagan, lasciola mensa: si stese Indi nel letto, per dormir,

Termine

delFaria scura e densa; partir roffese Ma della notte, a sospirar Piii della donna,ch'a dormir,dispensa. raggio, Quindiparte alFuscir del nuovo il suo viaggio* " far disegna in nave
Fin al

2^2

CANTO
UUUCfl

Pero ch'avendo

tutto

rispetto quel

Gh'a buoo cavallo dee baon cavaliero, bello e boono,ch'a dispetto sao quel Teoea di Sacripante e di Ruggiero,
A

averlo strelto per duo gioroi Piu che non si dovria si buon destriero, Yedendo
Lo In pon, per
Qoa
e lo rassetta riposarlo, in iretta* e per aodar piii barca,
Lxxxvn

barca, della sponda. E dar fa i remi all'acqua moito grande e poco carca, ooa Qaella, Se oe va per la Sonna giua seconda. n^ se ne scarca ilsao peosier, Non fugge
Seoza
varar

al ooccbier iodugio

la

RodomoDte
Lo
trova
se

per in
sa

terra

uk per ouda
su

la prodae ia

la ]"oppa;

"

ilporta cavalca,

dielro ia groppa"
cor

Lxxxvin

Aozi nel capo, E di fuor caccia Di Da Nod

sia oel

gli siede,

ognicooforto e serra* il misero dod vede, ripararsi


Dimici poiche gli
sa

ha nella terra.
,

da chi sperar possa mercede faoQo i domeslici suoi guerra Se gli La Da


notte
e

e gioruo

sempre

k combattuto

crudel che quel

dovria

aiuto" dargli

VIGESIMOTTAVO

ao3

il giorno e la notte segaeote Naviga RodomoDie,col cor d^affaDDigrave j tor di meoie, " DOD SI pa6 ringiuria Che dalla donna e dal soo re avuto have; " la pena e ildolor medesmo Che sentiva a cavallo, ancora sente,
in
nave:

il faoco} N^ spegner pub,per star nelFacqua, loco. N^ pub stato mutar per mutar
xc

Gome

r infermo che dirotto e

stanco

va lato; cangiando ardente, O sia su Tuuo o sia sn Taltro fianco, miglior stato; Spera aver, se si volge, sul manco, Nh sul destro riposa ne h travagliato: " per tutto ugualmente Gosi il pagano al male ond'era infetlno,

Di febbre

Mai

trova

in

terra

male in acqua schermo"


xa

Non

puote in

nave

aver

pidpazienza

" si fa porre in

terra

Rodomonte.

Lion passa
" vede in

indi Valenza^ Vienna,

Gh^ Ghe

ilricco ponte; Avignone queste terre et altreubbidienza,


son

tra

ilfiume
re

1 celubero monte,

Rendean

al

Dal di che

e al te di Spagna Agramante della campagna. fur signor

^4 Verso
Con

C A N T O

dritta 6t terme a man Acqaamorta animo in Algier passare in fretia;


un

E sopra

fiume ad
e

una

villavenne

diletta; che 506lenne Che per le spesse ingiarie Dai soldati, a votarsi fu costretta* neirapriehe Qainciil gran mare, e quindi le bionde spiehe. Valli vede ondeggiar
" da Bacco da Cerere
sail

Quiviritrova una
Di Che
QQovo

chiesa piccola

sopra

on

moDticel murata,
era

poich'intorno
stanza

la gnerra accesa,

I sacerdoti vota Per

avean

lasciata. presa}

fn da Rodomonte

Che per silo, era e perch' seqnestrata onde avea in odiondir novella, Dai campi, Gli che piacquesl^
mutb
zcnr

in quella. Algieri

d'anddre in Africa pensiero. t bello. Si commodo gli parve illuogo Mntb


destriero e il suo e carriaggi Famigli ostello. fe'net medeimo Seco alloggiar Yicino a pochelegbe a Mompoliero,

" ad alcun altro ricco

buon castello

Siede il villaggio allatoalia ri^era;

il modo S\ che d'avervl ogn'agto

v'era.

a^6

C A N
xcvm

t O

Tosio che 'isaradn vide la bella

Donna

messe apparir,

il pensterdal foodo

Ch'avea di biasmar sempre e d'ddiar quella Scbiera genlil che pur adorna iltiiottdo.
E ben In "

Isabella gli par dignissima cui locar debba il soo araor secondo/ spegner totalmente il primo a modo
, ^

Che dall'asse si trae chiodo


xax

con

chiodo.

molle Incontra se le fece, e col piii


Parlar che seppe, e col miglior sembiahtey Di sua condizione domandolle:
-

"t ella ogni innante, gli spiego pensier Come


era

il mondo per lasciare


a

foQe,

opre sante. ch'in Dio non Ride il pagano aider, fede: nimico e d'ogni D'ogni legge
con
c

E farsiansica

Dio

crede,

E chiama intenzfone erronea E

lieve;

dice che per


men suo

N^

ella troppo erra ; che Tavaro si deve, biasmar,


cerlo

Che 1
Alcuno E

ricco

tesor
se

metta
ne

sotterra:

ulil per

rion

riceve,
^

dalFuso

Chiuder E
non

altrinbmini il setra. degll leou si denno,orsi e serpenli,


cose

le

belle et innocenli

VIGESIMOTTAVO
a

107

monaco

cb'a questo avea

E per spceorrer Che ritratta non

rorecchia, la giovane iucauta,


sia per la via vecchia ,

Seciea al governo

Qaividi
Tosto
una

pratico qaal naata; cibo apparecchia spirital


mensa

sontuosa
con

laata.

Ma Nod

il saraciQ

mal gusto nacque. che gli dispiacque: pur la saporb^


en

che

E E
non

poich'iD vano

ii monaco

interroppe^

pot^mai far s\ che tacesse, il freno roppe, E che di pazienza Le mani addosso con furor gli messe.
Ma
mie parervi parole troppe Potriano omai,se piii dicesse: se ne Si che finirbil Canto;e mi fiaspecchio Quelche per troppo dire accadde al vecchio"

le

ORLANDO

FURIOSO

CANTO

FIGESIMONONO

ARGOMENTO

Isabella Pria
11

tagUar si fa
che saziar la

la

testa

del s^oglia
envr,

pagano
con

quale asH^isto
ponte ha

delsu

mesta
vano.

Fronte

acquetar cereaio

spirtoin

Un

f alto

ove

resta spagliato

Chiunque arris^a. E con Orlando insano bada Cade egli poi nelfiume Indi non n pazzo, eja gran cose poi per strada
.

"

0
Gome

nomiai degli siam

inferma

iDstabil

mente

! a variar disegno presti TuttI i peosier mutiamo facilmente, Piii quelche niBiscoa d' amoroso sdegno.

lo vidi dtanzi 11 saradu CoDtra Che Che


non non

si ardente
tanto

le

donne^ e

passar

il segno

che spegner dovesae

Fodio, ma

pensai

mai. intiepidirlo

aio

"ANTO
u

ch'a biasmo vostro gentil, per qael ii dover, Parlb contra si offeso sono, Che sin che col suo oiai non dimostro gli Qnanto abbia fattoerror, non gli perdono. lo farb si con penna e con inchiostro^ odle e baono era Ch^ognanvedra che gli Aver taciulo, e mordersi anco poi Prima la lingua, che dir mal di voi.
Donne
m

Ma

che

come parlb

Ye lo dimostra Incontra
tutie

e scIqcco ignorante chiara esperienzia*

trasse

fuor lo

stocco

senza Deirira,

farvidifferenzia:
s\ Tha sguardo
sentenzia.

Poi d' Isabellaon Che subito

tocco,

fa mutar gli di

Gia in cambio

la dlsia, queiraltra
e non
IT

L'ba vistaa pena,


E Muove
come

sa

ancor

cbi sia.

il nuovo

amor

lo punge
poco

scalda,
i

alcune

di ragion

fruttp

Per romper

mente qaella

iiitera e saUa

Cb'ella Ma

avea

fissaal Creator del taiio*


e

I'eremitache Yh soudb

Perche il caslo

oon pensier Con argutnemi piuvalidie fenni, e schermi. pub^le fa ripari Quantopiii

f^ildal, aia distrbtto.


"

VIGESIMONQNO

91k

ha sQS")r|Qt. Tenipid pagao.molto Con langa ooia qnel mooaco audace^ ha deitoia vaa ch'al sqo de;;ertQ " che gli SeDza lei pub tdroar quaadogli piacie;
Poi che
.

" che " che


La
mano

Duocer
seco non

si vede

viso aperio^

,
.

vuol

al
ne

mento

ne triegua pac9) fu^or gli cod stese,


..

"

tanto

peU" quaoto

ne

pre^e:

che nel c"Uo " si crebbe la foria^ Con " Da Che


man

lo

di tanagUiSii a guisa strioge


e

poich'uaa
ae

doe volte
T^rso

per Taria

raggirollo. il ihar lo scaglia


..

nh dico D'a^weoisae,

d"'soHol

YarisL fama ^ di lui, ji^^si! ragguagliai. Dice alcnn che sirotio a Che
no
sasso

resta,
.

Tpi^HOD

si discerpe dalla usata:"

cb'a cadene andb nel inat'e^ altri, Ch'era piddi tre. niglta iodl IodUdo^
"t

1
.

" die

morj

per

000

saper oolare,

"

:
.

Fatti assalprieghi e oraziODi io vaDO^^ ; cb'uD Saoto lo T^noeaiatare, Aliriy


"

,i

..

Lo

trasse

al liiocod

visihil mano*

Di queste, qual si vuol^la vera sla:. Di lui non parlapiuTisiorta mia.


.

tis

CANTO

cradel, poicbe levato S'ebbe da canto il garrulo eremita,


Rodomdate
Si ritorDb Verso " col
con viso
men e

turbato

'

la donoa

mesU

ch'^ parlar

Dicea ch'era ilsuo


" 1 suo, conforto

sbigotlita; amanti usato, fra gli core e la sua vita,


la sua
faoiio

cara

speme^

aomi "t altri

ui cbe

ipsieme* allora,
'

"

si mostrb
Dod

si

costumato

le fece alcua segno di ibrzal cbe rinuatnora, .' 11 sembiaote gentil Che
ia lai sptgoer et aiiknQf2"i: L'usatO'Orgoglio " bea che 1 frutto trar be po$9a fiiora^
m

Passar

nou

pero raole olcre aliascorea;:

Ch^

oon

gli par
da ki

cliepotesse esserbuono^
\o
acoettasse

Quaudo
"

nou

in dono.i

! a poco a poca disporre A'suoi piaceri Isabellacredea. ; "ila,cbe iu si soliogo e^straoa looo^' si vede^^ jgatto, Qual topo ID piedeial
,

cosi di

'

'

'

"

"

Yorria irovarsi iniianeiia idefizo tifiiocio ; '.


.

"

seco

tuttavolta ; rivolgea

*Mn

i:

S'alcuu A

parti to, alcana via fosie'attp irarlaquindi imxBacalaia^intdlta.

oi4
Per
on

GA^MTO

piamrdi

Di che n'faatt Noa Uq

poco moiBenio^ abbosdanza ittUo Imoiido^


q
"

od perpMbo cooledtOy diflprcBsatt vero a nulla altro iieci"Qdo; gaadio

Potreie laUaTia

riirorareeotb,

" mille donne di iko Ma

^Bocoisdo;

chi vi passa dar cpestd mio do no, Nessuno al mondo, o poqhi d booq. fltri Ho nodzia
e Yho vedfata d'lin'^i^,

Yenendo,e
Ad
un

so

dove tronirpe
""n

appreaso,
rata
.

Che bollitacx"n cUerale fuocd di

di dpressb, legna
. ^

" fra mani Manda


nn

ioooceoti indi jpremau^

dip %Ui liquor,

bagdad'^este
.

Tre volte ilcorpo, ia"a" nbdo

rindora

^^

Che dal ferro e dal fdooo Taa^nra.im

n'immdla se tre toIi^ aei dico, , Un me$e invuioerjA"le"sidrov^.. Oprar convienai ogni'^Mnt TiinpoUa, lo
i
.

Ch^ lo
8o

sua

virtCt piii MnpiMiOon

far Facqua, el^o^iaoeor

giova" faroUa;
.

toi inevedifeie aaeor Et'oggi prpwt " vi pu6,i!iooon^"UO)esaer pMignta Che d'aver tatta finre^al oggiacqutatata
'

"

'

VIGESIMONONO
XVB

it

Da Che
8U

vol

domaodo
vostra

in

la fede

di questo^ gmderdoii mi giariate


,

Che nh in detto tik in opera molesto Mai pidsarete aliamia casiitate. Gosi

Rodomonte oneMo dicendoy cb'in tatiu voloataie Fe' ritoroar, $i facesM^ Venne c^inviolabil le pttModiaaet Che pill ch^ellanon disse^
E servarallefia cbe vegga fatto Delia mirabil acqaa esperfeozia; " sforzerasieiotaoto a
A
non Don

fare atto,
-

far segno alcun di violenzia.


tenere

Ma

peiisapoidi non Perch^ non ha timor Di Db Tntta


a o

il patto/
'

nk riverenEia

di f"de e nel mancar Santif Ini la bngiarda Africa cede.

di

Ad Di
non

Isabellail re la molesur

d*Algfer seongiuri di imille^ fe'piii


-

Pur ch'essa lavbrar Che

Facquaprocuri, lo pnb qual fb giaCigno e AohSUe.


-

Ella per baize e per valloni oscuri Dalle ciitaJontaAa " dalle vlUe di Ricoglie molte
e erbe;

ilsaratino-

'^
^

Non

vicjttoi^ e Vh seinprtf Tabbandona,

si6

CANTO

Poi

ch'ip t bastaou^ pill (Mirtiy qciaiit*era


e
.

ColsoQ dell* erbe

coo;

tadicie. seoza

Tardi si ritoroiaro alialor.iftanza^ Dove

quel paragon ;di coodneiiza Tutta la Qotte spendecbe ravaoza^


"0Q

A bollirerbe
E
a

molta avvciienza:
a

tutta

Toprae

tattiqueimisteri

il ce Si trova ogiior pra^eote


XXV

d'AIgidri;

in giuoco uotte proddceado qjuella Con quelli aeryich'eraa leco^ poqhi d^l PFioin fuoco color, Sentia^ per Ip, Gh'era rinchiu^o ia qtlello aiigustoape^o,

Che

Tal sete, dje bevBodo Duo barili ^^qtar

oc

motto
greco,

or

poca,

di pietu
o

Gh'ave"(Q0 (oJto uno


I suoi

duo

giomiinnanti

"

acerti viiodami* 8cu4i6ri

NoQ

ei^
.

Hodomootei .usato al vioo ,

i
.

eidanoa:' ! Perch^ lit soft J0 upeta legg^ "' E poiche.lo.giuAb^ divioo liq"oir

'

"

"

qbejl nettlureo la manna; Gli'p)ffV"|digliQr " ripreodeoidp H Hto {saraoiDO *i Gran tazze e pietufiasbhi Be iracannaiJ Fece il buQ": vino/cbls^adbspebso imoroo^ It tutti Girare il."ap6.a "Qir"e un.wriiQ-;
"

"

VIGESIMONONO

"i7

La doDoa in queMo Dal fuoco E


ove tolse,

mezzo

la caldaia

disse a Rodombnte
mie al parole

(Juell'erbe cosse; accib che paia


:

Che

veoto

non

ho mosse^

che Quella " che pub Te Non


ne

ver

dalla bugiadispaia^

dotte far le geoti grosse^

TesperieDZia ancora, nel mio corpo ma neiraltrui,


XXTV

faro

or

ora.

lo Del

la prima esser a far i\ saggio voglio di virtu pieno, feliceliquor


tu

Accio

forse non

facessistima
veneno.

Che ci fosse mortifero

Di questo bagnerommidalla cima Del capo giupelcollo e per lo seno: Ta

poitua

forza in

me

prova

tua

spada^

Se questo abbia
come Bagnossi,

rada. se quella vigor,


XXV e lietaporse disse,

Airincaato pagano
e vinto Incauto,

ilcollo ignudo, dal vino

anco

forse,

Incontra

cui

non

vale elmo n^ scudo.

e scorse Quell'uombestialle presto fede, Si colla mano e si col ferro crudo, Che del bel capo, gikd'Amore albergo,

Fe*

tronco

rimanere il petto ef il tergo

"

ai8

CANTO
snri

e fuone adita cbiara Quel fe*tre balzi; Voce cb'nsceDdo nomiob 2ierbiaO| ella trovb si rara Per cui seguire

del saracioo. di man faggir la fede cara, Alma ch*aveslipi"i " 1 nome, quasi e peregrioo igooto Al tempo Dostro^ della castitade,
Via di
9

Che la loa

vita e la tua
xxm

verde

etade,

Yatteoe in pace, alma beats e bella. Cosl i miei versi avesson come forza^
Ben m' affaticberei con
tanto
e

tulta

qnella
e

Arte cbe

il parlar orna

come,

Perch^ mille

milKanni del
tuo

novella piii, cbiaro


nome.

Sentisse il mondo

Vatiene in paoe alia superna

sede^
tna

di " lasciaall*alire esempio


xzfin

fede.

e stnpendo, incomparabile occhi volse^ Dal delo ilCreator gi"gli ti commendo, di quella " disse:piii il regno tolse; La cni morte a Tarqoinio fare intendo " per qnesto una legge mie cbe mai tempo non sciolse; Tra quelle La qual per le inviolabilacque giuro

AlFatto

Cbe

non

mutera

secolo fntnro.

VIGESIMONONO

af^

ch'aggia di suUiine iogegnpy II Dome too sia E sia bella, ooirtese e saggia^ gentil^
"aa8cana
9

Per ravvenir vo' che

" di Oode

vera

ooestade arrivial aegno: materia agli scrittori caggia inclitoe


et

Di celebrare il nome Tal che

degnoj

Piodo Parnasso,

Elicooe

Isabellarisaoue. Sempre Isabella, Dio cosl L' aria9


e e fe' serena disse,

iatoroo

il mar, piii che tranqoillo


casu

mai fiiase.

Fe' I'alma

al lerao

del

ritoroo,
e scoroo

^^^^^

" in braccio al sua Rimase in


terra
coo

Zerbia si ricondasse. vergogna

nuovo Quel liersenza piet^ Breosse; Che poiche 1 troppo vino ebbe digesto

Biasmb

ilsao

errore,

e
laaa

ne

restb fopesto.
y

Placare AU^anima

in parte satisfar peososse

beata d' Isabella,


morte

il corpo le percosse, d'ella. Desse almen vita alia memoria

Se, poich'a
Trovb

per mezzo,

accib che

cost

fosse,

chiesa, Di convertirleqnella Dove In


on

qnella
guisa.

ellafo accisa, e dove abitava,


e vi dirb sepolcro;

in che

MO

"ANTO

Di tuni i lochiintorDO fe' venire

chj per Mastri,


De'
E

amore

chi

per'tema}

E fattobea aeimila nommi

uoire

sassii vicin nionti scema/ gravi fa una ne isubilire; gran massa


era

Che dalla cima Novanta

alia parte estrema

'

braccia; e vi nocbiude
i doo amami

dentro

che La^chiesa, Imita

have nel cemro.

mole la anperba qtiaii


alta vuoley

Cbe fe*Adriaho all'onda tiberioa.


Presso al s^polcro mu
torre

Ch^abjurvi alcun tempo si destina.


Un
Fece

poQte

stretto

di due braccia sole

vicioa. cbe correa suiracqiia si poco, era LuDgo il poDte, ma largo Che daya a pena a duo cavalliloco;
xtznr

A duo cavalliche veouti

paro^

O ch'iasieme si fossero abootrati; E


noQ

avea

n^

nh riparo^ qponda

E si potea cader da tnttii lati. vuol che costicaro 11 passar qoindi


A
o battezzatt; o pagani guerrieri lor mille trofei Cb^ delle spoglie

di cottei. Promette al cimiterio

aaa

CANTO
xxxm

Mold

di vi fra podii

capiuro*
andaro,

Alcuni la via drittavi condusse ; cbe verso Italia Ch'a qaei o Spagna Altra
ooD

era

cbe

piu triu fusser

AitriTardire e, piu cbe vita caro i/arvidi se prova indusse^ L'oDore, credean la palma, " tuttiy ove acquistar Lasciavaa Di

Tarme,e

molti itisieme Talma.

s*eraa pagani. cb'abbattea^ quelli Si contentava d'aver spoglie et armi; " di cbi primafuro, i oomi piaoi ai ma rmi: Vi facea sopra, e sospendeale tuttii cristiaoi; Ma riteDea in prigioo " cbe in Algier poilimandasse parmi. Fioita ancor Don era Topra, qaando Yi venne il pazzo Orlando. a capitare A
A
caso venne

il fur/oso conte

su capitar questa gran riviera. Rodomonle Dove, come io vi dico, Fare in fretta finito ne facea, era, La torre ne il sepolcro, e a pena il ponte;

" A

di

tatte

arme,

fuor cbe di
m e

visiera,
in punto,

ora quell'

il pagan

trovo

Gh' Orlando aliiume

alpoate k

sopraggiooto*

VIGESIMONONO

2a3

Orlando Salta la
Ma A

(come il suo

furor lo

caccia)

e sbarra,

RodomoQte

sopra il poDte corre. turbata faccia, con

pi^com' era innanzi alia gran torre, di lontano, e gli Gli grida minacda, N^ se gli degnacon la 5pada opporre; ferma le piante, Indiscreto vilian, et arrogante. Temerario, importuno
XX41

Sol per

^ e cavalieri $ignori

fatto

II ponte^:non per te, bestiabalorda. ch'era in gran pensier distratto, Orlando, Vien pur innanzi, e fa Torecchia sorda^ ch'io casugfai Bisogna questo mauo ilpagano)j e "|oq la voglia ingorda (Disse Venia per traboccarlo.gju neironda, Non pens^odo irovpr G\ngii risponda.
.

ma

In qMeftto tempo Per passar ^yra

donzella, ge^uil al fiume arrlva, il pc^,


uoa
*

ornata Leggiadr^mente

in viso bella,

Qbi MH^b^nii accort^meote

scbiva.

Era Che

rioorda, quella Signer) (servi


per

ognialtra via cercaodo giva il suo amator, vesiigi, Di Braodtmarte, Fuor cb6)dove era, deotro di Parigi.

aa4
NelFarrivar di

CANTO
XLnr

al ponte Fiordiligi
nomata

(Che cos) la donzella


Orlando Che
s'altaccb coo

era),

RodomoDte
riviera.

lo volea giitarnella ch'avea

La donna

del pratica

conte,

Subito n'ebbe
E

conoscenza

vera;

restb d'alta maraviglia plena,

che cosl nudo Delia follia


XLT

il roena.

Fermasi Debba

fine avere che, rignardar il furor dei duo lanto possenli.


a

Per far del ponte Tun


A

Taltro cadere
sono

por

tntta

lor forza
un

intend.

Come

6 che

pazzo

debba si valere?

Seco il fiero pagan E

dice tra* denti;


si

qua

la si volge e

raggira,

Pieno di

sdegnoe
e

di

e d'ira. superbia
XLVI

Con Far
nova

Tuna

Tallra
ove

man

va

ricercando

vede: meglio Or tra le gambe or fnor gli pone quando il manco Con arte tl destro, e qnando piede" Rodon)onte intorno a Orlando Simiglia
presa,
,

il suo

Lo

slolido orso

che sveller si crede

L' arbor bnde 6

caduto;e

come

n'abbia rabhia.'

odio gli Quelloognicolpa, porta e

VIGESIMONONO
TLYn

t^5

avea Orlando,che FiDgegno lo noD so dove,e sol la forza

sommerso,

usava,

L'estrema

forza
o

cui per Tuniverso si davaj

NessuQO

rare

paragon

Gader del ponte si lascioriverso stava. Col pagano, abbracciato come Gadon
nel

fiume,e

vanno

al fondo insieme:

Ne salta in aria I'onda,e illitogeme,


iLym

lifece distaccarein fretta. L'acqua Orlando h nudo, e nuota com'un pesce: Di qua le braccia, e di la i piedi getta, di fuor esce, " viene a.proda; e come Gorrendo
va, n^ per mirare aspetta,
o

Se in biasmo Ma

in loda questo
era

il pagan che daU'arme

riesce. gli impedito,

Torno

piatardo

con
tux

piu aSanao

al lito.

intanto Fiordiligi Avea passato il ponte e la riviera, in ogni canto, il sepolcro " gnardato v'era" Se del suo Brandimarte insegna Sicuramente Poi che uh Farme
sue

vede n^ il manto,
"

Di ritrovarloin altraparte spera


Ma

ritorniamo

del ragionar
torre
e

conte,
e

Che lasciaa dietroe

fiume

ponte.

ftft6

CANTO

Pazzia

d' Orlando se le pazzie sark^


una

Prometto raccontarvi ad Ch^


tante
e ve

ad una;
non so

tante

chMo fur,

ma Finir;

n'aodrb da

quando alcana scegliendo


cantando
,

Solenne

et atta

narrar

E cb'airistoria mi

N6

tacerb qaella

parrk opporluna; miracolosa,


u

Che fo ne' Pirenei sopra Tolosa. molto paese il conte, Come dal grave suo furor fu spintoj Et al fin capltb monte, sopra quel Trascorso
avea

Per

GUI

dal Franco

k il Tarracon

distinto;

Tenendo
Verso E

tuttaviavolta la fronte
ne

la dove il sol
uno

viene estinto:

in giunse quivi

angnsio

Che

pendea sopra
vennero
a

una

calle, valle. profonda


con esso

UI

Si Duo
Avean "

incontrar

al varco

boscherecci
di

ch'innante gioveni

loro asino carco: un legna ben s*acccorsero al serobiante, percbe il capo scarco,

Ch'avea di cervel sano Oil


O
con gridano o

cb'a dietro

minacciante, da parte se ne vada^


voce mezzo

" che si levi di

la strada.

VIGESIMONONO
ua

trj

Orlando
Se "
DOQ

noD con

che

altro a quel detto risponde furor lira d'un piede,


nel petto

a puQto Fasino giunge

G)D

forza cbe quella

tutte

altre eccede;

"t alto il leva Che


voli
iQ

ch'uno augelletto si,


a

aria sembra

cbi lo vede.

Quel va a cadere alia cima d'un colle, Ch'un miglio oltre la valle ilgiogo estolle.
Indi Dei Che
verso

i duo

s'avventa, gioveoi
ebbe avventura;

quali uo,

piu che seuno,

dalla balza che due volte trenta si gittb cadea, per


paura.
e

Braccia A
mezzo

iltratto trovb molie


e

leuta

Una

macchia di rubi

di verzura,

A cui baslb

ua graffiargli poco itvolto;

Del resto, lo maudo

libero

sciolto.

L' altros'atlacca ad

ua

ch'usciva scheggioa

Fuor della roccia, per salirvisopraj Pereh6 si spera, s'allacima arriva, Di trovar via che dal pazzo lo cuopra
Ma

nei piedi (ch6noa vuol che viva) quel di salirs'adopra; Lo pigh*a, mentre E quanto piii sbarrar puote le braccia lo stracciaj Le sbarra si ch'in duo pezzi
,

2SS

CANTO

che veggiam talora quella guisa Farsi d'uno airoo, farsid'aa polio, Quando si vuol delle calde ioteriora,
Che

falcone o ch'astorresti satollo.

Qaanto e bene accaduto che non tnuora il coUo! Quel che fu a risco di fiaccarsi Cb'ad altri poiquesto miracol disse. Si che Tudi Turpino, e a noi lo scrisse.
E queste et altreassai cose stupeade Fece Del traversar della montagoa.

Dopo
E

molio cercare, al fin discende Verso merigge alia terra di Spagoa;


la lungo marina il caiuoiiD prende,
a

Ch'intorDO E
come

Tarracona

il lito bagna:

vuol la furia che lo mena, in quella albergo arena,

Peusa farsiuno Dove

dal sole alquanto si ricuopra;


e

E nel sabbion si caccia arido Stando cosi, venne gli


la bella e Angelica
a caso

trito.

sopra

il suo

marito,

Ch'eran

sopra) Sccsi dai monli in sq I'ispano lito. d'un braccio ella gli A men giunse appresso,
Perch^^non s'era accorta
ancora

come (si

io vi narrai di

d'esso.

aSo

CANTO

vede '1pazzo segqir La doDDa sua^ gli ilcavallo addosso, orta n

cbe giovine

"

tatto

un

tempo lo percaote
cbe busto

fiede^

Gome

lo

trova

dal Spiccar Ma

volta ildosso. gli crede: il capo se gli


come

la pelle trovb dura

osso,
nato

Aqzi via

ch'Orlando piAcb'acciar;
aflatato.

et era Impenetrabile

Gome

Orlando

senti

battersi dielro,

il pogno strinse, e nel girare Girossi, la forza cbe passa ognimetro, Feri ildestriercbe 1 saracino spinse
con
"

Peril sul capo^ e Lo spezzb si cbe


in " rivoltosse
nn

come

fosse velro,

cavallo estinse^ quel medesmo


istante

Dietro

colei cbe

innante. gli faggiva


VOf

Gaccia "
con

in frettala giumenta, Angelica


con

sferza e

spron

tocca

ritocca;

Gb^ le parrebbe lenta, a quel bisogno cbe stralda Se ben volasse piii
cocca.

Dell'anel c'ba nel dito si ramraenta, Gbe


e se lo gettain bocca; pub salvarla^ il suo costume, cbe non perde " I'anel, illame. ad un soffiio La fa sparir come

VIGESIMONONO

a3f

O fosse la paora ^ o cbe Tanto disconcio nel mutar

pigliasse

Tanello^ trabocoasse, Oppur cbe la giumeota


Ch^
noD

posso affermar questo nd


momento

quello;

Nel medesmo Uanello


in

cbe si trasse

e celb il viso bello, bocca, Lev6 le gambe,et osci deirarcioae,

" si trovo

riversa ia sul sabbioae.


UCVI

Plii corto

cbe

salto era quel col matto,

daa

dita,

rimanea Avviluppata

Che
Ma

COD

Turto le avria tolta la vita;


veDtura

graD

Taiutb

tratto" quel

Gerchi pur, cb'altrofurto le dia aita D'un'altra bestia, come primaba fatto; Ch^
Qou piii

h per riayer mai

qdesta

Gh'inaanzi al paladiu Tarena pesta.


ixm

gi^ch'elladoq s'abbia A prowedere; e seguitiamo Orlando, In cui noQ e la rabbia, cessa Timpeto
Perch^ si vada celando. Augelica

Non

dabitate

Segue la besda per la nuda sabbia, E sele vien piil sempre approssimando: Gi^ gik la tocca, et ecco Tha nel crine, Indi nel freno, e la ritiene al fine.

a3a

CANTO
iXTm

G"n

la piglia^ festail paladin qaella doDzella:


le redine

Ch'uQ altro avrebi3e "itto una


Le "
rassetta
e

la
entra

briglia^
nella sella ;

et UQ salto, spicca

E correndo la caccia molte Senza Mai


QOQ

miglia^
e

in quesu riposo,

parte

ia

quella:
.

le leva n^ sella ne

freno^

Ne le lasciagustare erba n^ fieno


LUX

Volendosi cacciare oltre una


se Sozzopra

fossa,

ne

va

con

la

ca

valla.

Non
Ma

n^ senti la percossa; nocqae a loi, nel fondo la misera si spalla


"

Non
" "

vede Orlando
se

come

trar

la possa,
il carco,
un

final mente
su

Farreca in
con

spalla,
arco.

e va ritorna,

tutto

Quantoin

tre

volte non

trarrebbe

Sentendo

poiche gli gravava troppo.

La pose in terra, e volea trarlaa manor Ella il seguia con passo lento e zoppo.
Dicea Orlando: Se

cammina; e dicea di galoppo, Tavesse segnito


non

in

vano.

Assai

era

al desiderio insano.

Al fin dal capo le lev6 il capestro, " dietro la legbsopra ilpi^destro;

VIGESIMONONO
ixn

a35

E cosi la strascioa, e la ooDforta Che lo potra segair con

maggior agio.

Qual leva
La

il pelo^ e

De'sassi ch'eran

il cuoio porta, quale nel cammio malvagio.


morta

mal condotta bestia restb

Finalmeote di strazio e di Orlando


non

le pensa,

disagio. la gaardaj non


non

" via correndo il suo Di

cammin
Lxxn

tarda.

anco trarla,

cbe morta,
ad

Gontinuando

il corso

rimase, Occidente;
non

E tuttavia saccbeggia villee case,


Se

di bisogno
came

cibo
e

aver

si sente;

invase, ch'egli forza ad ognigente: et usa Rapisce, Qual lasciamorto, e qual lassa; storpiato Poco si ferma, innanzi passa. e sempre pan, pur
XiXxm

E frutte e

Avrebbe Alia
sua

cos} fatto, o poco manco,


non

s'ascondea; Perch^ non discernea il nero dal bianco, si credea. E di giovar, nocendo,
donna,se
Deh maledetto sia Fanello
et anco

II cavalier cbe dato Xe Favea!

Cbfe Di
se

se

non

era, avrebbe Orlando


e

fatto
tralto"

vendetta

di mill'akri a

un

336

CAwfo
II

Ma

simile

son

faltoad

ua

dopo molia pazienza e Quando contra il dolor non


Cede alia rabbia il dolor
^

Cbe

infermo, molta, ha piuscbermo.


si volta:

bestemmiar

MaDca Che la

d6

sla fermo, Finopeto

al dir lingua
e

mal facea si sciolta :

E si ravvede Ma

penie, e n'ha
delio
non
m

dispetto;
detto"

c'ha quel

pub far non

Ben spero, doni#^n vostra cortesia Aver da yoi perdon, poich'io vel chieggio.

frenesia, Vinlo dall'aspra passion vaneggio. alia nimica inia, Date la colpa
Che mi fa star, ch'io
E mi fa dir
non

Voi scuserete,cb6 per

di ch'lo quel ha il torto;essa, s'ella Sallo Iddio^

star p^ggfoj potrei son poigramo:

s'io Tamo.

NoQ
E
non

men
son

son
men

fuor di n^ecbe fos^eOrlando, di loi di


scusa

Ch'or per li monti, or per Scorse in gran parte di Marsilioil regno^ Molti di la cavallastrascinando

degoq^' le piagge err^ndo,

Morta,come era, Ma gi unto on ove

senza

dlcuQ ritegQo;
entra

graa iiume

o^lmare,

Gli fu forza ilcadavero lasciard.

TRENTESIMO
"

937

sa naotar una come lootra, perch^ Entra nel fiume, e surge alFahra riva. Ecco UQ pastor sopra un cavallo iocoatra^

per abbeverarlo al fiume arriva. vada Orlando iacontra^ ben cbe gli Golai,
Cbe

Percbe

k egli
tuo

solo

nudo, non
un

lo scbiva.

Vorrei del Con

roozin

disse il matto) (gli baratto.

mia hv la giamenta
ti

se vaoi; qui, la su Faltra ripa Cbe morta giace: far tu medicar di poi: La potrai Altro difettoin leiqoq mi displace. il roozio dar mi puoi: Con qaalcbe aggiimta mi piace. in cortesia, SmoQtane percbe II pastorride, e senz'altra risposu Va verso 11 gaado^ e dal pazzo si scosta.

lo

te

la mostrerb di

vn

il tao cavallo:ola, odi? non voglio faror si mosse. e con Orlando, Soggianse Avea un baston con nodi spessi e sodi Quel pastor seco, e ilpaladin percosse. tutiii modi La rabbia e Tira passb Del conte; e parve fierpiucbe mai fosse. Sul capo del pastore un pugno serra, Cbe spezza Tosso, il caccia in e mono
Tom.
ly. la

lo

terra.

338

CAW
tin

TO

Salia a
Va

e per cavallo,

diversa ttrada pooe


a De

e molti discorrepdo,

aacco.

Non
Taoto Ma Che

gusta il ronzin mai fieoo


cb'in

blada,

ooQ

dl ne riman fiacco: pocbi vada^ perb ch' Orlando a piedi

di

veitare
ne

vuol ?ivere

macco

" quaDte In asOy

trovb,tante
i lor

ne

mise
"

poicbe

accise. padroni
IX

e piu*danno al fin a Malega, Gapitb altro?e falto : Vi fece, avesse clVegli Che, oltre die ponesse a saccomanno restb disfalto, II popol SI cbe ne n6 Tahr'anno^ Ne si pole rifarquel Tanii n'uccise il periglioso matto, Vi spianb tante case, e tante accese, Cbe disi^pidcbe 1 terzo del paese.

ad ana terra venne Quindipartito, cbe siede alio stretto Zizera detta, Di Zibeltarro, o vaoi di Zibelterra, le vien detto; Cb^ Tuno e I'altronome
,

Ove

una

barca cbe

da terra sciogllea

Vide

di gente da diletlo, piena matlutina

Cbe sollaz^aDdo air aura Gia per la

niarina* tranquillissima

24o
Aodo
Se
non

CANTO
XIV

nel
si

e fondo,

vi

traea

la salma^
sa

tenea

Orlando

in

le braccia.

Mena

gambe,e Tuna e Talira palma^ dalla faccia. " soflia, e Fonda spinge in calma^ Era I'ariasoave, e il mare E ben vi bisogno piu cbe bonaccia; fosse piu sorto^ Ch'ogni poco che '1 mar morto. Restava il paladin nell'acqpa
le
xw

Ma Del
mar una

la

cbe Fortnna, lo
trasse

dei

ha pazzi

cara,

nel litodi Sella ,

dalle mora, lungi spiaggia, Quanlo sarian duo iratiidi saeiia. alia venlura Lungo il mar mold giorni Verso Levanie ando correndo in fretla. dove lendea sol lito, Fin che trovb,

In

Di

nera

gente eserciio infinilo.


xn

Lasciamo
Ben di

ch'errando il paladin

vada^

di lui tprnera tempo. parlar ad Angelica accada, Quanlo,Signore, Dopo ch'usci di man del pazzo a tempo; "
come a e

ritornare in buon
a

sua

contrada

Trovasse

e miglior tempo, naviglio

" deir India

Medor
con

desse lo scellro;

Forse aliricamera

pletiro. miglior

TRENTESIMO
XYII

341

lo

soqo

dir

tante

altrecose

intento,
'

8egQir piuquesta aoa mi cale. il bel ragionamento GOQviemmi Yolger AI Tartarp/cbe il sao rivale, spinto si godea bell^zza Qaella contento^ A cui noo re"u iq tutta Europaegaale^ Poscia che se n'^ Aogelioa partita
^

Che di

E la

casta

Isabellaal del salita


.

XYUI

altiero/ Ch*iQ si^p favor la bella donna diede^ Non pub fruirtutto il diletto intiero; in piede. Che coDtra lai son altre liti il giovene L'una gli maove Ruggiero, bianca non gli Percbe I'aquila cede; L'altra il fanaoso re di Sericana, Che da lui vaol la spadaDurindana,
XIX

Delia sentanzia Mandricardo

S'affatica oe Agramante, Nk Marsilio con


lui
,

disciorre,

sa

questo intrico:

N^ solametitenon

disporre Che voglia Fun deli'altro essere amico; Ma che Ruggiero a Mandricardo torre Lasci lo scudo del Troiano antico^ O Gradasso la spada non vieti, gli
Tanlo che questa o liteaccheti. quella
'

li pub

^/\2

C^N
XX

T O

vuol ch^'n ahra pogna vada non Ruggier Con lo soo scudo; nh Gradasso vuole la spada Che, fuor die contra se, porti

Che '1glorioso Orlando portar suole.


in cui la Al fin vegglamo
sorie

cada

sian e non parole: piti (Disse Agramanie), che fortuna ne disponga, Veggiam quel ch'ella preponga E sia preposto quel
.

XXI

mi volete, meglio complacer Onde d'avcr ve n'abbia obblfgo ogn'ora, Chi de'di voi combatier, soriirete^ Ma con patto, ch'al primo che esca fuora-, se

Amendue

le

in querele

rnan

porrete;

Si che per se Pel compagnoj

vinca ancora vincendo, Tun di yai, e perdendo abbia per ambldui. Cosi perduto
rrn

Tra Gradasso Di valor nulla E di lor


o

credo die Rnggier poca differenza;


e

sia

si vuol qual
arrae

So ch'in

venga faor pria^ fara per eccellenza.


canto stia, quel

da Poi la vitioria

Che

vorra

la divina Provvidenza*

II cavaliernon Ma il tutto

alcuna, colpa aliafortuna* luiputerassi


avra

TRENTESIMO

a^i
:
:

al dbtto d'Agranarite SteroQ taciti

"

et accordarai e Gradasso; Ruggiero

di loro uscira iDDante^ qualuaqae " Tuda briga e Faltra abbia a pigliarsi. Gosi ia duo brevi cb'areaa simigliaaie i nomi lor botarsi; forma "t ugual banno rincliiusi^ " deDtro uo'arDa quelli Yersati molio^ e sozisopra confust. Che
'

xn?

fanciulDeirorna mesae semplibe La ipano, e prese un brevie; e venni a ca^' di Ruggier si lds$e^ Gb'in questo il nome Essendo Non
del qirel serican rimaso^

Uq

"
'

"

dir quanta $i ptib

allegrezEa avesae^
'
.

si senti trar del vaso^ Quaodo Roggier " d* allra parte il seficariodoglia t : Ma qnelche maada il ciel, forza e ohe togli4 ")
.
".

"

OgQi suo studio il sericano, ogaiopra A favorire, ad aiatar couverie, Perch6 Ruggiero^ abbta a restar di sopHa f " le cose in sqo pro, ch'avea giae^erte, Come or di spada, or di scudo $i cUopra sien eerie, e qual Qual sien botie fallaci, Quando teotar,quandoschivar foptuna Si dee, ad aoa ad Un^, toraa "i raente gli

'

"

^44
II reslo

CANTO

di

dl,cbe quel
id

dalfaccordo

E dal

trar

delle sorti sopravanza, dar

ricordo, i usanisa. cbt airahro, Cbi air no gaerrier come di veder la pugna iogordo, II popol, b stanza: S'aflretta a gara d'occupar Nh basta a mold iQaaazi giorao aodarvi^ Cbe voglion tutta notte aaco veggbiarvi.
xxfn

"lspeso dagli amici

La sciocca tnrba disioaaauende

Cb*i dao buon cavalier veogaao


Cb^
DOQ

in prova;

n^. comprendo lungi piii Di quel cbMoDaDzi agli occbi si ritrova^ Ma Sobrino e Marsilio^ e cbi piil inteiide^ " vede cib cbe nuoce e cib cbe giova, Biasma qoesta battaglia, et Agramaote^ Cbe voglia comportar cbe vada iimaQte.

mira

ixnn

il grave daooo raccordargli Cbe n*ba d'avere ii popolsaracioo^ Maora Rnggiero o ilTartaro tirabno^ h dal $uo fier de$iino: Quel cbe preflsso D'uQ 8ol di lor via piii avrauoo bisoguo al figlio Per contra^tare di Pipioo, N^
cessan

Cbe Tra'

di dieci altrimila cbe ci sodo^

fatica h quai

ritrovare ao

buono.

TRENTESIMLO
znz

i45

cbe gli e vero; Agramante Ma non pub piunegar ci6 cb'ha promesso. Ben prega Maodricardo e il buoQ Ruggiero c^ba lor conoeaso; ridooin quel Ghe gli che '1 lor litigio h un zero, !E tanto piii, Ne degooin prova d*arme esser rimesso: " s'in ci6 par nol vogliono ubbidire, GoQOSce il re almea Voglino
o Cinque

la pugna differire.

sei mesi il singular certame,


tanto piusi diflferisca
,

meno

Ghe

cacciato abbin Carlo del reame^


e

Tolto lo scettro, la corona Ma II re Tun


e

il manto.
e brame voglia

ancor Taliro, sta

che

ubbidir, pur
1
consenso

daro da cmto;

Che tal accordo obbrobrfoso siimk A dn


suo

vi dara

prima.

ch'in vano del re, ma. piii d'ogoun piii il TarUro parole, a placare Spenda del re Stordilano La bella figlia ilpriega, e si lamenta e duole: Supplice al re africano, Lo prega che consenta che tutto ilcampo vaole; E voglia quel Ma
Si lamenta
e

si duol che per lui sia


e

"

Timida sempre

:" d'"ngonia* piena

a46
Laasa!

CANTO

che (dicea)

riirovar po$s'io

Rimedio S'or
Yi

mi vaglia^ mai^cb'a riposar

coDtra

questo, or
aempre
a

trarra

disio nuovo qael^ ? vestir plastra e maglia

Cba

al petto mio potuto giovare cbe sia speoia la battaglia II gaudio Per
me

da voi
non

contra
minor

qoeiraltro presa,
se

..

Se un'altra

n'^

giaacoeisa?

Olm^!

ch'ia

vane

i* me

n'andava. aliier^
,

Cb'un
Per
me

re

si dcgno,.unc cavaliersi forie

voksse ini perigUosa e fiera

risokiodelJa morte; ponsial Battaglia Cb'or vcggo per cagion tanto. leggiera Non meno ^spondaHa .mexlesma sorte
.

"

Fu

natural ferodta di.core.


.

Gb*a

cfae 1 piik y'instigby quella

mio aitidrajb
.

'Ma Cbe Per

"\h qiAllo l^viostroamdr vi sforzaledi m0stral*iiii ognf^ ora^ lui vi prego^ e per quel |raa flagelto
se

gU ^

verche

Cbe Cbe

ml
non

raluia.e cbe m'accbna, periouote

!1 Candida augello se ;9i'0aglia, Ha nello seudo qael ancora Raggiero Utile o daniio a voinoii 60 eh'ihaporti Cbe lasciqucIla ia pcHti. o c^ie inaegna
^
.

'

348

CANTO^

Dehy vita mia,doq


Deb
noQ,

vi mettete

affaDoo^

Die, di cos) lieve cosa; Che se Carlo e 1 re d'Africa, e ci6 c^hanno e di fraaciosa, Qui di gente moreaca le baadiere ia mio sol daDOO, Spiegassoa
per Voi pur Ben mi
DOQ
ne

dovreste
in poco

esser

peososa.
avere,

mostrate
me un

conto

Se per E

sol vi Ruggier

fa temere^

vi dovria pur
non

rammeotar

che,solo
un

io (E spada

avea

d^

scimitarra)
grosso stuolo

Con

ua

troQCOQ

di lancia a

D'armati cavalier tolsila sbarra.


aucor Gradasso, Lo dica^ pure,

che.con vei^ogna
a a

daolo

chi 1
un

Che fu iu Soria

Et h pur d'altrafama Non

domauda,narra castelmio prigiooiero; che Ruggiero"


XL ,

similmeote il re Gradasso niega E salloIsoliervostrp e Sacripaote, Io dico Sacripaute il re circasso,


" '1famoso Grifone jst Aquilante, Ceut'altrie

cbe pure a questo passo piu, alconi gioroi. Suti eran presi innante^ Macomettani e geoie di battesmo, Che tuttiliberalquel di medesmo.

TRENTESIMO
JOl

!^Q

Non

oessa

ancor

Delia gran prova che se Tesercito del Moro Maggior,

lofx" maraviglia cbMo feciquel giorao,


la

" del FraDco ioimici avessi intorao.


Et
'

or

giovioe soro, potra Ruggier,


da solo
a

Farmi
Et
or

solo o danno
e

scorao?

c'bo DuriDdana

Farmatara

vi de'Ruggier metter D'Ettor,

paara?
dod

Deh

diaDzi in perch"
con

prova

veDiii io,

io potea acquisto? So che v'avrei si aperto ilvalor mio, Ch'avresti ilfin gik di Raggier previsto. le lacrime, e per Dio Asciugate cosi tristo; Non mi fate udo augurio m' ha spioto, E siate certa che 1 mio oDor NoQ nello scudo ilbianco augel dipinto.
run

Se far di voi

Tarme

Cosi disse egli; e molto ben Gli fu dalta mestissima Che Ma


non sua

risposto
,

donna

pur lui mutato

di proposto,
una

di
era

luogoavria mossa

colonna.

Ella

Ancor E

per dover vincer lui toslo, e cb'ellafosse in gonna, ch'armato^


a

Favea indotto

se dir,

'1re

gli park

D'accordo

pid,che

volea contentarla.

aSsi

CANTO

al primotratto; Ferirsialiavisiera E
DOD

miraroQ, per
ban
tra

mettersi io terra,

Dare ai cavalli morte; ch*i mal atto,

Perch'essi doq
Chi peDsa che

della guerra. colpa lor fossetal patto,


erra:

Flon

sa

I'usaDza aDtiqua, e di moho

SeDz'ahro patto era vergogoa e fallo " biasmo eterno a chi feriailcavallo.
u

Ferirsialiavisiera, ch'era "t


a

doppia,

pena

anco

tanta

furia resse.

L'un

colpo appresso alFaltrosi raddoppia: che grandioe Le botte piii son spesse, Che spezza firondee rami e grano e stoppia,
E uscir in
van

fa la sperata messe"
e

5e Darindana

Balisarda taglia

vaglia. e quanto in qaestemani Sapete,


in

Ma

degnodi
e

se

ancor colpo

non

faimOy

" Tuno

Taltro ben

sta

suiravviso.

Usci da Mandricardo ilprimodanno.


Per cui fu

ucciso. il baon Ruggiero quasi che far sanno, D'uno di quei gran colpi diviso, mezzo Gli fu lo scodo pel di sotto; " la corazza apertagli " fin sul vivo ilcrudel brando ha
rotlo.

TllENTESIMO
un

i55

il cor nel petto , Uaspraperooau agghbccio ai circostanti, Per dubbio di.Ruggiero,

Nel
Dei "
se

CQi

"ivor si coDoscea

lo affetto di tattiquanti.

se noD iDchioar, piil

FortQua ponesse ad efFetto Quel che la maggior parte vorria


saria morto Gia Maoc^ricardo
o

iooanti,
ofieao.

preso:

Si che 1

SQO

ba colpo

tutto

il campo

s' interpose quakheagnol il cavaliero. Per aalvar da qael colpo Ma ben senza gli rispose piuindugio cbe mai fosse, Terribil piii Ruggiero. in capo a Mandricardo posef La spada fa subito e fiero, Ma si lo sdegno cb'io men " talfretta fe^, Fiocolpo gli il colpo. Se non mandb a ferirdi taglio lo credo cbe
^

lo gioogea Se Balisarda. peldriito,


L'elmo d'Ettorre Fa si del
era

incantato in

vabo.
^

Miindricardo afflitto, colpo uscir di mano. Che si lasci6la briglia a capo fitto, accenna P'andartre volte' Mentre scorrendo va d'intorno il piano cbe QuelBrigliador Dolente
Tom

conoscete

al nome,
some,
17

ancor

delle mutate

jy.

a54

CANTO
vn

ebbe, Pf^ feritoleoa, sdegooe farore, poi che si riebbe Quanto il Tartaro, che di se lo trasse fuore. Dal colpo E quanto I'ira crebbe^ e la snperbta
Galea ta aerpe mai
unto
doq

Tanto Feee Yerso

crebbe in loi forza e Talore. piik salto un a Brigliadoro spiccare in aho. e alzb la apada Ruggiero,
e
.

et airelbetto Levossi in anile staffe,


e si credette Teramente Segoolli,

volta fin al petto; qnella Ma fn di Ini Ruggier diligeote^ piii che '1 braccio scenda al duro efietta^ Che pria Gli caccia sotto la spada pnngente, " gli fa nellamaglia amplafinestra,

Partirloa

Che

sotto

difendea Fascella destra.


tvin

Balisarda al

sno

ritorno

trasae

e vermiglio^ Di fnori \\ sangne tiepido E vieto a Dnrindana che calasse

periglio; Ben che fin sn la grappa si piegasse ilciglio: e per dolor sirignesse Buggiero, " s'elmo in capo avea di peggior tempre/ memorabil sempre Gil era quel colpo
con Impetuosa

tanto

TREN^ESIMO
ux

aSS

001:1 cesaa^ Ruggier

ilsao cavaUo^ spioge


"

" Maodricardo

al destro fiaoco trova

Quivisceltafioezzadi metalio, E ben coadutta tempra poco giova che non scende in fallo, Contra la spada
Cbe fu incantau
non

per altra prova,

nulla vaglia Che per far ch'a'suoi colpi inoantata et inoantata maglia. Piastra

Taglionae qnanto
Che

elia ne

prese^

insieme

il Tartar a nel Lascib ferito

fianca, '1cielbestemmia, e di tant'irafreme,


mare

Che 'Itempestoso Or Lo scudo Yinto.da


E
messe

k orribil manco.

a por s'appareccbia ove

le forze
k

estreme:

bianco Taugel si gittb loniano, sdeguo,


in
azzurro

al branda

Tnna
LXI

F altra mano.

baki senza piii, a lui Ruggier) (disse che non merti quella A mostrar insegna e dianzi la tagliastij Ch'or tii la getti, che ti convegna" dir mai piii N^ potrai attasti forza h ch'egli Cosi dicttido, Ah
,

Con

Durindana vegna; quanta fiiria


SI

Che Che

gli pesa in fronte, gravae a gli piuleggier potea cadervi un monte.

a56

CAN
vm

TO

" per
BuoQ

mezzo

iende gli

la

visien;

dal viso si discosta: per lai che Poi calb su Farcion che ferrato era,

N6 lo difese aveme Giunse

crosta doppia al fia suirarnese, e come

oera

cod L'aperse

la fafda soprappostaj

E ferigravemente nella coscia si ch'assaistette Ruggier,


txoi a

poscia* guarir
.

DeiruQ

come

II saDgue Tarme Tal che diverso Di Ma Con Mena

fatteros9e deH'altro, con avea riga; doppia


era

il parer, cbt fosse

in qoella ch'avesse il meglio briga. lor, tosto rimo9se dubbio Ruggier quel la

spadache

taot'i ne

casuga:

Oode

di puata, e drizza il colpp, crodo, colui lo scudo avea gittato


"

Lnv

Fora della corazza E di venire al


Che
cor

il lato maoco,
trova

la stradaj ilfiaoco,

entra pi"d'un palmo sopra gli

Si che convien che Mandricardo

cada

che pub neU'aagel bianco, ragion D'ogni nella famosa spada O che pub aver
^

della

cara

vita cada

insieme,

assai gli che spada e scudo, Che, pii!i preme"

258

CANTO
Lxvin

Ma Vivo

a manifest! segni poich'appare

chi vive, e senza viia il morto Nei petii de*fautor matano regni,

DI la mestizia, vien conforto. e di qaa I re, i signori, i cavalier piii degni,

Con
A "

ch*a fatica era risorto, Ruggier el abbracciarsi vanno, rallegrarsi Gne e onor daono. seoza gloria gli
x.nz

con e senle Ognun s'allegra Ruggiero,

II medesmo

nel cor, c'ha nella bocca.

Sol Gradasso il pensiero ba differente


scocca. queldie fuor la lingua Mostra gaudio nel viso, e occuliamente invidia il tocca; Del glorioso acquisto

Tuiio da

maledice

sia destioo

caso,
vaso.

II qual trasse

Rnggier primadel
LXX

Che dirb del


Carezze Che
e a

che delle tante favor,

tante, aftettuose e vere,

fece

Senza N6

il re Agramante, Ruggiero quel dare al vento il qual le bandiere, d'Africa le piante, lui si fido in tante schiere?
re

volse muover
senza

N^

Or che del

Prezza

ha spento Agricane che tulto il mondo piului,

ilseme,
insieme.

TRENTESIMO

aSg

Ne di talvolonta
Eran

Che
Eran

gU uomiai soli le donae aoco^ ma verso Ruggier, stuoli fra gli d'Africa e di Spagoa
veaute

al tenltorio Franco. cbe istessa,


suo con

E Doralice

duoli

ramaote Piaogea
Forse
con

TaUre
un

e bianco, pallido ita sarebbe in schiera,

Sc di vergogna
lo dico

duro fren
LTXn

non

era"

cb'io ve Taccerti non forse, Ma potrebbe stato di leggiero: esser i merti, Tai la bellezza, erano e tali I costumi e i sembianti di Raggiero. che giane sianao esperti, EUa, per quel Si facileera a variar pensiero, Che per non si vedcr priva d'amore, Avria potnto in
Per leibucmo

Rnggier porre
Lxxm

il core.
.

era

vivo Mandricardo:

Ma

che

ne

volea far dopo la morte? le convien d' nn

Proweder Sia Non


notte
era e

gagliardo di ne'suoi bisogni, e forte.


intaoto
a

che

stato

venir tarck"

li piil perito medico di corte,

Che di

vedata ogniferiu Ruggier

Gia Tavea assicuratodella vita.

aCo

CANTO
LZUV

God Fece

il re Agramante diligenzia colcar Ruggier nelle sue trade ;


e

inoha

Che
Si Lo

Qotte

di veder sel vuole inoaQte: si prende.


iutte

Tama^ si di lui cufa

scudo al letto e i'arme

quante,

Che fur di
Tutte

il re gli Maudricardo, appeode; Duriodaaa le appende, eccetto

al re di Sericana. Gbe fu lasciata


txxv

Cou Date di Gli


e

Farme

I'altre soao a Ruggier spoglie


insieme dato

e Maudricardo,

destrierbello e baooo, Brigliador, quel

Gbe per furore Orlando avea lasciato. in dono; al re diede Ruggiero Poi quello Gbe s' a wide Non
A

cb*assaigli saria grate,

di questo} ch^ toruar bisogna piii cbi Ruggiero iu van spspira e agogoa.
ijcnn

Gli amorosi tormeuti cbe Bradaoiaote


A "

sostenne

io v'bo da dire" aspettaudo^ Montalbano Ippalca a leiriveone^


uuova

le arrecb del
9

suo

desire. le avveuue

Prima God Poi

di quauto di Froudn

I'ebbe a riferire; Rodomoute, di Ruggier, cbe ritrovbaliafoute

GoQ Ricciardeltoe' frati d^Agrisoioute:

TRENT
Lixvn

ESIMO

a6i

" cbe CQib esso

leis'era

God speme di trovare di qaanto " puoirlo D*aver toko " cbe 1
a una

parlito ilsaracinOy
fallito il suo
era gli

avea

donna

poinon disegno
avea

Frontino; nscito,

Perch^ diverso La
A

fattoil cammiao:

venisse non cagione anco, perch^ tutta le dissej Moatalban Ruggier,


Lxxvm

"

riferille le parole a
sua scusa

Gb'ia

pieno, le avea commesse; Ruggier

Poi si trasse

la leiteradi seno, a leila desse. le di^ percb^ella Cb^egli


viso

Con
Prese

piu turbato cbe sereno la carta BradamaDte, e lesse;


non

Cbe, se

fosse la credeoza

stata

Gia di veder

fora piugrata. Ruggier,


in
vece

L'aver Di

elia aspettato; e, Ruggiero

appagar d'uu scritto, Del bel viso turbar Taria le fece vedersi ora lui,
Di
e di despitto. timor,di cordoglio Baci6 la carta diece voile e diece,

Aveodo

cbi la scrisseil cor cbe vietar,


su

diritto.

Le lacrime Gbe
con

vi sparse,

ardeoti ella non sospiri

I'arse*

262

CANTO

Lesse la carta

qaatiro volte e
cold

sei^

E volse ch'altrettante rimbaaciata le fosse da Replicata Che Tuna Pur


e

arrecata. qaivi tuttavia e crederei piaDgendo:


non

Taltraavea

Che mai
Se
noD

si saria piii raccbetata,


avato

avesse

pur cooforto

Di rivedere ilsuo Termiue Giorni


avea

di Ruggier
txm

corto.

ritomar

o veati quiudici

L'avea ad
Da Chi
non

et aflfermato toito, Ruggier poicon giarameoti Ippaica

lemer

cbe mai fosse maQcato.

accideoti oim^! degli m'assicura^ c'han forza in ogoi lato. (Ella dicea)
Ma nelle guerre
tanto

AlcuD

che oon distoroi piii, toroi? che piii non Ruggier,

oimd! cbi avria credoto Oin;i^! Ruggiero, Ch'avebdoli amato io pid di me stessa, di me, non cb'akri, ma Tu, piii potnto

Abbi

amar

gente

tua

inimica espressa?

dooi A chi opprimer dovresd, Chi NoQ


tu
so

aiuto;
oppressa
.

dovrestiaitare ^ da ,
se

te

biasmo

taude

esser

ti credi,

Ch*al preraiar vedi. si poco e al punir

TRENTESIMO

afiS

Fu
II E

mono

da Troian

(nonso

se

*1sai)
'

fin ai sassi il sanna: luo ; ma padre di Troian cura hai, tu del figlio
non

Che

riceva alcurtdisnor n^ danno"


ne

fequesta la vendetta che


e Ruggiero?

fai\ Thanno^

queiche

vendicato

Rendi ul premio, che del sangue loro di stratio e di martoro? Me fai morir
ixxtrr

assente Raggiero lacrimando, et altre, Qnesteparole Non una sola voha, ma soveniCt

Dicea la donna

al

suo

la venia pur conforlando Ippalca serverebbe interamente Che Ruggier Sua fede, e ch'ella Taspettasse, quando Altro far non giomo potea, fin a quel al suo rilorno, Ch'avea Ruggier prescrilto
tXXXT

I conforli d' Ippalca, e la speranza

Che
Alia

amanii degli
tema
e

suole

esser

compagna.

lolgon possanza Di far che Bradamante ogn ora piagna^ mai stanza, In Montalban, mutar senza VogHon che fin al termine rimagna, Fin al proraesso termine e giurato, Che poifn da Ruggier male osservato.
al dolor

a64
Ma

CANTO

NoQ

aliapromeAsa saa mancsMe^ ch'egli per6debbe aver la colpa afiatto;


causa

Ch'una Che

et

oa'altra si lo irasse^

fa gli

ii patto. forza preterire

GoQveDoe
E

che nel lettosi colcasse,


meae

piud'uQ

si stesse

di

piatto

In dubbio

di morir: si il dolor crebbe

Dope la pagua
Uinnamorata

che col Tartaro ebbe


uaarm

"

Tattese giovane Tutto quelgioroo, e desiolloiavano; N^ mai Ora da


ne

seppe, fuor quanto

ne

'ntese

e poidal suo Ippalca, germaao, Cbe le narrb che Ruggier lui difese y E Malagigi liberb e Viviano. ch'avesse grata. ancor Questanovella, Pur di qualche amarezza era Uirbata;
UUUlVlll

Ch^ di Marfisa in

discorso udito quel

L'alto valore e le bellezze avea: s*era partito Ruggier Con esso lei, e cbe d'andar dicea in debol sito, La dove con disagio Mai sicuro Agramaniesi tenea. la donna lauda, Si degnacompagnia die se n allegri Ma non o che Tapplauda.
come

Udi

a"6

CAl^^TO

Dove
E

iQtendendo

poich'eran salvati,
,

avversari lor morti e distrutti gli stati E Marfisa e Ruggiero erano termiDi ridatti; Che gli a qoei aveano E SQoi fratelli e suoi cugintoraati A Montalbaoo insieme eraoo tutti,

di trovarsi Gli parve ua'ora un aDoo Goa esso lor la deotro ad abbracciarsi.
xcm

e quivi, MoQtalbano, e fratelli, figti abbraccib, Madre, moglie che dianzi eran caplivi; E i cugiai arrivo tra qaelli, E parve, quando egli

Venne

Rinaldo

Dopo
E

gran fame iroodine ch'arrivi

Gol cibo in bocca ai

poich'uQ aliricoq e fe' partire Partissi,


XCIT

augelli* pargoletti vi fu stato o dui, giorno


lui.

e d'essi Ricciardetio, Alardo, Ricciardo, veccbio Guicciardo, d'Amooe, il piii Figli e ViviaD Malagigi

si furou messi
,

la

arme

dietro al paladia gagliardo.

che s'appressi aspeiiando II tempo ch'al disio suo ne vien tardo, oh'era, disse agli fratelli, loferma, Bradacnante
E
noQ

volse con

lor venire in schiera

TRENTESIMO

267

E beo lor disse il ver^ ch'ella era


Ma
noQ

iDfenna^

dolore: per febbre o corporal Era ildisio cbe Talma dentro inferma,
" le fa alterazioQpadrd'amore.

Binaldo in Montalban E
seco
a

plunon

si ferma^

meoa

di

sua

geote il fiore.

Gome Carlo

e quanto appropioquosse, Parigi vi dirk Fahro Canto. aiutb,

Fm

sn.

ToMo

Quarto

ANNOTAZIONI

CANTO

VIGESIMOQUARTO

Stanza

a.

(^he Ufa uscire; cio^


addormentati in

St. 6. Ch^id novissimo


stese in terra
.

prodace, desto; ciok gli dijorsefia


maniera, che
for-

che li

se

il giomodelgiudizio universale si desteranno,


forza

"l detto iperbolicamente, la per esprimere


delle percosse d' Orlando St" 19. E V (dfbracciaro
ove
"

il maggior

$* dbhracceri-

cia ec.'j cio^ sotto

Tanche, secondo Tantico


Poeta C. 18. St. 69. I'orme. E

moniale,espresso dal
St" a3. La pesta

cio^ seguitai',

sotpiik

to^ la

e parola dirupati greppiesprimeluoghi

St. 33. Se mai da emungere

per

prieghiira

di

cor

si emunse,

trarre^ scemare^

vuotare.

St. 38.

la colpasi rifiette Qucuido in amor ; cioi si rimanda^ si ritorce. si ripiega, St* 49- ^ tro9a V elmo poiy noh quel famoso ec. di cadde nelle mani d'Almonte perchiquello Ferrau St"
5r.
.

1 2.

St. 60.

seg.

doccia; cio^ lungo la corrente lungo il caoale d'acqua corrente, E sotto^ la roccia significa voce rape^ o scoglio.
Intanto
/

St.

59. Noh
Tom. IF.

i^pur

oggi cKio

Vhofatta mia.
i"

Al-

570

ANNOTAZIONI
fo qaajido vittorio$oal castello della fata

lucle a di

Soria^per

cui diveiine possessore deirarmi


e

d'Eltore,come
St. Ci.

scrilto nelVOrl.

Inn.

Ch^empionla seU^a degliombrosi mirti. A imitazione di Virgilia, clienel L. YL dell'Eneide in uti boscodiinirti (pianta sacra a Venere)colloca le auime di colore che niorirono per
un
amore.

St" 66. Cosl


;

talora

bel purptireo
un

nastro

ec.

Cos! talora ho yeduto

bel fiastro porpM*jDO^ al polso della doOBa amata ^ legato per roaniglia
.

la bianca xnano di lei cioe di^inguere parlire, che le vesteilhraccio^efioo dalla tela d'argento^ al
.

le sceode. polso St. 79, "Qhedisp^ratp nel profondo oscuro Vo dello/nferno eCk Dice Inferno poeticamente tecondo i Gentili aodaove per lupgo^sottf^nfanw^ v^po tatte le anime dopola morte. 92. Che tne^ morti ch^ wW ec. Me' per meglio JSt;. , migliore* cioi St. 89, JE cK ^ran VMltte transiiorie eflusse:, latioa. vooe instabili^ noi^ permanenti:
""

^H^ gOr Con^ien ^ke V^Vbia ovitnque


babilmente
v

stia

ec.

Pro-

Tid^a di "r (^ondur.seco ad* Isabella

al di Zerbino^ la suggeri 4[;a^Yf?r.e Col, Giovanna a' sUcfi id giorni .;, Pv^t^ cio (^h^'A^cddcle

la ca^

di Castigli^^^ che ne' regiiia


va

raol

aeco viaggi

duce con-

la

caasa

Aolle ossa di

La n^airitp.

vpce

maiy k
St.

usata

unquey da DaQte e da altri aslorrhe

d'Austria Filippo nel primo verso


^
"

soo

per

Qa^l

buano

l\anUvm^

Vacceg-

CANTO
k un )gim^^iVacceggia
.

XXIV. uccello
k

^1

pi"noto
uccelio di

sotto il

BOme

di beccaccia Vastore
" .

preda
ya a

simile alio sp^rviere


talenta ec; St. g8*Cui la battagUnpiu
'

cio^

aggradapiace St. lor. Nonsiparion d' un cerchio angusto epoI'usd ancbe Dante Pop^ per stretto, CO* piccolo^ " cost poco che ne^fianchi
talento^
,
.
'

"

St. joiZp E

martindli piu to sforzan


cui si caricano

i lieve.Stru-

menti

con

osi 1^ grandi baleslre^

aotlevano

pesi;
e

Sr. .107. Lascifi le staff e^ ta; pipi $i ao$(iene


.,

su

gliarcion

si pan-

St.

ii0"

Narrato

il cafo^

con

ne prieghi

inarra;

itnpegna. incaparra^ ^T* riS^iSl come piacquea chi

cio^

di lor potea; aot-

di Doralice. tintendi disporre; paria

CANTO

VIGESIMOQUINTO queldello 'nfer-

$T. i4#ForsBy il gran diifwl, non


.

no

^0*

I^rl^ d'un

cannone

del duca Alfonso !" di

che.per la.tsualgrandezza^ e pel Ferrara^ danuo^ che portavaai nemici^At detto \\granDiauolo
Ne il Giovio parla
%.
,

nella p^ita d'M/onsoy e ilMu-

ratori oel T.

delle jintich. Est. C.


.

f4"

St.

5* FaUiina
/'Orlando

per dor

morte

ad Orlando
a.

ec.

Vedi

Innamorato

L.

C.

4*

'

St. QcJXIi la reidxioh


"

re, il render

diygrazie ec^i grazie..

cio^ il rlferl-

a7a St.

ANNOTAZIONI

me Co"" fil ^4- Md poi cVun giornoellaferita ferita nella testa da Dani forte Bradaniante, ch'ella uccise^ smarrita capitasse un a romitagi capelli gio^ecome Teremita le tagliasse per lo narra il Boiardo nel Libro 5. CL 8. medicarla^

deirO/7.

Inn.

verso

k fine,
si eonie favola
ec^

St. a7. lo hon


storia di
e

credo che

Qaesta

Bradamante^ che
L. 3. C. g.
,

I'Ariosto

qui ripiglia

dal fu imaginata seguita)

Boiardo nelV Orlando

InnamorcUo
St. 32. Che

e Camil' gloria qual gih Ippolita che fu una yalorosa Amazone la^ ec. Ippolita Ercole e con Teseo ebbe battaglia. Camlcon de' Volsci, la fu una ce* vergine regina guerriera iebrata neirCneide da Virgilio. -St" 36. La moglie del re Nino ec. Accenna qui la storia di Semiranside^ che amd it figlio^di Mirra che amo il padre e di Pa^fae che s'invagM del
, ^

loro. Vedi

le favole.

St.

4^. Che

Bradamante

Ha

di stabilito

gia detto partir " il ha preso congedo" partirsi


.

ha del

ifalefacto o il s^ale dido


un

de' Latini. II

k ginetto

cavallo di

Spagnabuono

da cavalcare.
non

St*

4^.Che

di lei nan

sentendo ec.; cioi

avendo

ootisia di lei.

St. 6i- Che


cio^ dentro

i^Vo dentro
a

chiara Unfa; 4juesta " voce latinaderivata qafai'acqua.


a

dal Greco. ^v.


nodi i fleiiuou ac"Mi con ec 69..iVbn piii Negli oruamenti di Architettura aono di grau-

a74
St. 5.

ANNOTAZIONI Ck'
a

parlar teco, non


il

che ci
a

traem

tc;
non

cio^^appena
che
a

tempo basta
ci

teco, parlar

a farlo. obbligaaai il figUuoly ni quel d*Jm(h St. i3. Ni di Buwo di Boodi Cbiaramonte ec. Aldigieri ne (igliuolo d'Amone. vo, e Ricciardetto figliuolo St. i4*as prima rompe Varrestato legno;cioi la se tu giostrare^

lancia

messa

in resta lor

..

St. i5. E Clade


h

tra
voce

cominciar

con

fieraclade

ec.

uccisioDe. e aignifica latiua, strage,


si discorda allor che il collegio
ec.

St* 17. Come

Collegio quimetaforicamente che si fanno guerra. api,


St. 19* i5^qual persona
cio^
non voce

delle per lo sciame

saria stata latina


"

aus^i

ec-;

animosa^ ardita; e
prezzo
non

St. a5. ChUn

quiviambio
del

ne

trotk".

j^mbio h

uDa

delle andature

meoo cavallo^

veloce del di sotto St. 3i.

Tarine che si porta iotendi il cavallo" bestia uscir

Per galoppo.

piii

una Quii^i

ec* dallaforesta

Pittura

talani della Sue aecoodo deirAvarizia^

perstizione.
St. Sa. -^ re,
a a principi, signori, satrapi^ a

cioft governatori di provincia o SaCrapi, citi


"

d^eeex*

St. 33. E

d as^ere ec. Pres'arroghi tendono alcuoi cbe il Poeta alluda qui all' an* dei tico abuso delb vendita delle indulgense, ec. perdoni

che le chiavi

St.

34* Parea

un

Leon

ec.

Intende Leoue

X.

CANTO
St*

XXVL
castor

175
qui
fcrltto

Sg.Sappidie che
; cio^

che

kan^

no.

tengono scritti y ossia i noini del

quaU

si uedono

qui scritti

St.

4^,^l tempo nostra in molti lochi sturba\ cioe perturba, porta lurbamento. St. 4^* Quel Pi ton die per carte ec. Fu, al dire
del
ralo
e stupendo poeti^ grandissimo serpen

le

getie*

dopo il diluvio^c ucciso ecu le da Apollo. saeUe St. 44*^^^ dal furorda paschi uscito eC' e mandre Parla degli che in tjuel Svizzeri, tempo eruno per lo piu pastori e bifolchi* St. 4^* Espugnerh il castel ec. Inteade del castello di Milano^slimato fino ailora inespugnabile. St. 47- Con lafortuna d' Alessandro ec. L'Ariosto
attribuisce la fortuiia cia y
simo
a

dalla Terra

Francesco

I.

re

di Fran*

quaudosi sa
in

che per I'istoria y


"

fu sforlunatis*

della

ogni impresa Forse iutende parlare del suo ciie a! principio fortuna^ regno gU
cioe nel i5i5. favorevole,
e

si mostrd

fn quaiido scriveva

inalzato al trono,
suo

quando
cestui

TAutore

il

poeraa.
nota

St.

4B. Fia

per

(dicea) Bibiena

eo.

Parla del cardiualeBernardo


autore

Divizio da Bibbieua intitolata Calan^

celebre della commedia


.

dria
St.

49* ^ Sismondoy

Giovanni

Ludonco.

Tre

Gonzaga,Giovanni Salvia^ ti^e Lodovico d'Aragona. d angue ecche dal capo ai piedi St" 5 2. Zo scoglio
Gisinondo cardinali,

a78

aNNOTAZIONI

k Iscliia, marched Questo3CogIio giksignoriadei

d'Avalo. Allude TAriosto che cbiamarono secondo piediy


e i

dei poeti^ airopinione i loro giganti augaipedi^ perch^ in

le

fayole^terminavano
.

gruppi

ritorte di

serpent!

St. 66. E

lea

questo e quelnella vallea riioma. Vol' voce antica^per voile. Si trova usataanche
Tartaro

da Dante.
St.

hagaltri cbe ho detto. Saggio per gio; cio^ con gli nei primi Ao e voce antica,e trovasi frequente scrittoriin lingua volgare St. 74. Di vendicare il suofratello avaccio. Come fu altrove notato^ la voce avaccio con aigniBca
e

67.Col

con

glialtri eke

deito

"

in breve tempo, prestezza^

tosto.
ec.

St. 8i. Tal fu

nel campo

troian Pentesilea
,

Gostei

delle regina

Amazzoni
con era

favorendo i Troiani

combatt^ St. 91. ^


so;

piu volte
eui Carlo
a

Acbille. appresso
a

cioe

porre il T ultima disfatta. dargli


a

mor-

St.

95. Tanto
ad

quel punto
voce

Poeta ha preso la
nere,

anile ec. H lef alia latina per ce^ faville


sotio

d'Ovidio esempio

Met. L. 7.

Parva St.
ioo.

sub inducta latuit scintilla Jwilla.


vi sia
con

Credo
,

Valtre

istorie

mente*

La

sloria

che il Poeta
a.

h narrata richiamaqui,

dal

Buiardo St.
1 10.

nel L. 3. G.

Nx"n vuol
voce

e piapiu accordo, ansU litigio

to.

La

contesa. piatosignifica

St.

124. Che

tnai poter

in falsarlo

nessun

canto;

CANTO
cio^
.

XXVI. rompere in

^77
netsnn

noQ

lo

poterono mai

luogo.

St. isg. Nelmansueto che abuhino ec. Yedesi cid^ biamo detto sul significato di questaparola ubino, al d il Menagio Orig.della i4" St. 53. Leggasi
voce,

Lingua Ital. alia detta


ivi.Fece
re

entrar

un

angioldi clegli
Giove
uno

Minosso

nos Misua

di Greta

fu, al dire dei poeti^ per la


dei

costituito da giustizia r Inferno. I demoni

aono

delgiudici dunque gliangeli tU

Minosso.

CANTO

VIGESIMOSETTIMO

St.

1.

Fra

tanti

tanti lor dal del


voce

cioe largiti; latina.

dati in

abboudanzaicoDcessi;

St. 4- ^ ^^
XDonio.

dal del bandita; cio^ il deMalignith in forza Maligno trovasi nel Vocabolario, il diavoLo. signiBcare Dante lo

di sostanlivo, a

chiamo
St.
II.

Malvolere.
era starfuornon scnza

Che' I suo

incarco;
altro

cjoe senza
St.
1 5.

biasimo
un

del

suo

onore.

Et ad
suo

altro

sua

ec.;

cio" ad

un

demonio

compagno.
un

"

zio ioteudi
trato

demonio

siotto, per V altro soche era ^n^ compagno,

nel ronzino di Doralice.


e pien d'ira Maraviglioso,

St.

aa.

di

sdegno.

sta Qui maraviglioso

compreso di maraviII Poeta tts6 altre volte questa mankvigliato. glia,


per

nel detto aignificajto^come piusottoSt* ip7. parola

S78
"

ANNOTiLZIONt

39. Si.
cita

38.

58. 11 Yocabolario della Craaca nel


senso

non

questa voce

suddetto. di

St. 37. E paga


fio h

(Tossa iljio

polpe. Pagareil

propriamente pagare i dirittifeudal! e signo* metaforico, riliy pagare il tributo: qui k in senso anche talvolta pa" vale essere ucciso. Significa e gar la pena, esser punito.
Corniyhussoni
,

St. 29. da

ec.

Sono i bussoni slromeDli

suono

usati anticamente.

St. 3i.

jirroge pot

con

loro

ec;

cioh

DalTanlico
arroto.

verbo arro^ere,

che ba

aggiungi. per parlicipio

St. St.

34 NelVeterno

seren

ec.

In Cielo.
ec.

daglialtri 43. Ne piii

cioe
a un

ne

altrl tre gli

avrebbero ricusato di batlersi St.

tratta.

44'^^ ^'^^^*^^ ^^P^ Valtro


Gli ottenga.

il campo

assegua;
in

cioe consegua,
menle
"

occorre,

gliviene
ec.

St

5r. Ma

il primo quasiimhianca

Allude

il

Poela alTamore s'era Tamore St.


92.

di Doralice per

Rodoroonte,che
color

e gtk inlepidito; per

Valtro

verde^

piu forte die portava a

Mandricardo.

forsea quella guisa ec. II fiume di Ponto, gi^abitato Terrooodonte k un dalle Aroazzoni^ delle qualiIppolita fu tra le prime, e combalt^ con Ercole. Abbiam scritto
Termoodonte
ma

Termoodonte

per uniformarsi
veramente

aU'ediz. del

53a*

dovrebbe

dirai Termodoonte.
as^r

St.

E'l quartier cKMmonte b/^. che Almonte rinsegnao divisa,

soUa; cioi
avere.

soleva

tANTO
St.

XXVIL
wea

a71"

57. E

dicta

ch'imitato

il ce^stareec. Ptida

secondo St. 6!I. O

yolgare. Topinioae nobili arme; qui arme quelle


Ferrau
messe

per inse^

gne.
St.
e 69. Et egli c\oh gli aveano

gli as^eanp indotte


in dosso
,

ec;

aveano gli

veati-

tCj dul latino inducere.

St. 73. Innanzi


neirOrl. St.

Albracca^ec.Questo fatto troyasi

Inn. L. II.C. 5.
ec;

75. Rispose: ognialtro ch* oso Sacripante^

cio^

ogniallro

cbe

avesse

osato
ec
.

ec.

io St. 77. Che te lo difendo te lo victo te lo proibisco,

Alia

francese, per

St.

84*^^

^^^'^

^^

cioi quattro aste glisuffoUe\

sollevd. in alto, 8o"lenne gli gli ad informarsi St. 86. Marjisuysospettando^ ec lo ripete^ Vi si soltinlende comincibj e dod ch^ persopra ha detto cominciaro, St.

87,E punirscherni
I oo.

scorni

ec

Gioco di parole.

St.
e

lei con superbia Uso folleggia per allegria La


"

salta e grai^azzn; salts


tal voce auche il Po-

liziano nelle

sue

Slanze.
e I'j^lpi

St*

101.

Udiron

il

monte

di Gebenna.
in

Montagna della
Guienna. St.
10a.

Fraucia
"

delta meridionale,

Francese Ceuennes.

citt^ della Blaia, Blaye,

Che

nan

V avrebbe

Jpollineespedite.
i

L'OrtcoIo

d'Apolloin

Delfo^ finnoso preoo


.

Gentili per le sue

ne' casi dubbii rispotte

d8a St. io6. Ma


cioi

ANNOTAZIONI
e piU di piaitay quel chej"iuJiaU,
.

piudi nascosto St. 107. Quei duo procki/amosi. Prochi 30 prociy rivali ia amore. significa St. i s8. D* Jcquamortaec. GitU della Lioguadoca t Aigue morte. St. 129 Qum condotti da diverse marche. La voce matvhe L'qao anche paesi, significa provincie. Dante nel Purg. C. 19.
.

del la

St.

35. //

vostro

sciocco

credere W

casta

ec.

Vi
Fu

costa, cioe St.


un

fat e cagione, produce^


Francesco

137. Gian

P^alerio era
del

nomato.

Veneziano^ amico gentiluomo Qui


con

Poe(a^e Qelo poetico

niico delle donne. fa vivere


a

anacronisoio

tempo di Carlo Magno.


per conto\ c\oh ad una ad nna^ Neirultimo veraoi venia^ cioi a\h-

St.

38.

Sapea tutte

minutamente. venia.

CANTO

VIGESIMOTTAVO

de* Longohardi St. 4- Astoljo re ec. Trovasi nelle


Storie cliiamato stolfo per St. 9. Piu
na\

L'Ariosto jigiulf.
di favella.
un

chiamoUo

A-

piu dolcezza
non

che

parria a

altro ire alia Ta*

cio^ al

il Don, fiume aettentrioTanaij oggi ilconfine del


moo-

come nale^ clie era riguardato

do conosciuto

antichi dagli

verso

quella parte, e
Boemo^' della

per6dicevatao
St. i5. Un

^e^^remo

Tanai.
cvok

peregrin boemme)

Boemia.

88a

ANMOTAZIOKI

St. 58. Bdelle bene andaie di molti osiiicioi ddle mance


di molti
a o viandanti* ospiti^

.St. G6. Giocondo di


di rimbeccoi

di rimtmdo\ cioi rispose dicesiboUa e rimbaUo, o come


lui

Hs pasta.

St. J2. Che la


ce

mogUer
ce

non

ne

cioe non Vaccocchi; ci burli,

Taflibbi) non

la auoni^non

St.

"

affanno mai piu non si pigliara. Tra questa Ottava^ e laseguente: VOstierqui fiae ee. ci aa"icura il Ptgna cbe T Ariosto ne avea postauo'aUra,cbe poisopprese; e dicera: 11 re il primo 6gliuol^ cbe poigli nacque,
, "

74*^^

^^^

Nomd Ma

al battesmo Strano

Desiderioi

Strano se gli crescendo, poi tacque^ Che pelNauo alia madre era improperio. 19 L'isloria^ vera^ e percid piumi piacqae; Cbe dal di cb' io parlai con quelYalerio io dica, cbe ancor e convien Sempre bo detto, si irova femmina Cbe noQ pudica. St. 85. Ma in questo chi ha di noi pidbruUe note? "iok piu brutte maccbie. Una ivi. Maro, se non dagliuominifarveggio. dalFabuso della gran parte dei delilti procedono i foraa e uomi^i cbe nelle qnestoabuso e piunegli donne. La storia di tutti i tempi lo manifesta. "r. Q7. Senza indugio al nocchier varar la har^
"
'

"

"

"

"

"

'

"

ca
'

ec.

Dicesi

varar

la barca il metterla

in.a-

cqutrper navigai^e*
son

St. 91. Che.

tra

iljiume e
in

*l

monte celtibero

Gio4 tra il fiume Rodano

e Francia^

il

monte

CANTO
Idubeba
o

XXVII.

a83
,

Sobalda Delia

SpagoaTamconese

Vienna, d'Arragona. providcia


nato.

cittk del Delfi-

St.

96. Dicare
latina.

Dio

ec;

cioi

consacrare

Dio:

voce

St. 97. Et

abbia

i crini incontL

Dal

latino in-

non incolti^ compii,

pettinati.

St.

101.

JVon pur

la

saporb,che glidi$piacque\

cioeuoQ Di sopra

primala gusto, cbe subitoglidispiacque. la Toce nauta come nocchiepo, signiGca


notato
^

altrove fu

ed ^

voce

latina

"

CANTO

VIGESIMONONO

St. 4- Ma

VerenUta

che Fi

scucfo

efalda. La

yoctfaldahpresa qui metaforicamente per difesa/riparo" St. 6. Vana fama e di luij ne si mgguaglia ; cioe o^ si uguaglia, nk si combina. St. II. A cul fattohave ec^yhave per ha yVoc^ volte dal Petrarca. usala poetica, piih
St.
I a.

Ben

sa

che

vuol

venire

alVatto biecoi

cioe St.
j

disonesto. ingiusto, obliquo,

3.

Sefateche

con

\H"isicura io sia

ec.

L'Ario1

che da ato, piuttosto

che Niceforo,

uel L. 7. G. falto

3.

delia Storia Ecciesiastica

uq riporta

ana-

logodi

Santa

cavd questa Eufrasia^

invenzione

Cap.i5. del Librodei Documenti di Fnancesco Bar? circa V dezione delta mogjlie il bare,autore Ticino a4cd di lempo e di pat^a,

d' Isabella dal

384
imrra quale

ANNOTAZIONI
nn

fiittosimile accadato

una

gio*

yane

da

Durasso, chiamata
il presente.

Brasilia, che anche

per i
oe con

delle particolari

circostanze ha

piu relazio-

St. 17. Che

innolabil si facesse; cioi invulnera-

hile.
St. 19. Che

far lo pub qualfugiA Cigno e JchiU aotichi poeti^ creduti iavulle. Due eroi degli nerabili. Cigno fu figliuolo di Nettuno* Ved.
L.
la.

Ovid. Metam.
St. a3.

Quellache'l ver dalla bugiadispaia.'Ve* cbe dislingue il vero dal falso. sperienza,
che
e

St. 27. Arte


tan to
orna

tanto

il parlar orna

come;
con

che

forbisce il parlare, cio^


e

la mia

rettorica Come
"

voce

latina
.

St. aB. La qua per le insdolabili acqtiegiuro eCp


Parla

poeticaniente per

dimostrare

la fermezza

inalterabile della promessa de' Gentili cbe ponevano


ramento

divina;a imitazione

in bocca di Giove il giu-

per

Tacque della paludestigia.


casta

St. 3o. Fe\l' alma al

al terzo

del ritorno ; do^ innamorate di-

di Veoere, otide Tanime ^ielo


,

scendevano
.

secondo
.

ahTopinione platonica

bracciata dai
senza

poeti.Breusse, soprannomtaato
Bomanzi

h personaggiodei fiieti,

della

Tavola
nel
suo

Rotonda.
Girone
"

Ne

parldanche

TAIamanui

St. 33. Imita

quasila superbamole

ec.

Intende

del.Castel

di Roma, che Adriano Sant'Atigelo faos ftbbricire imperatore per suo aepolcro
.

/CANTO ."r. SS. Jf^^ta.i09m wnduUa alia soa


.anaom

XXJX. *d{ mo
cacume;

187
cioi

dovuU

altezza:

di cqi 6iservl yooe^l^tina^


sisk 4a "eDti-

.BaAte. J^^etid, luogodove altrove fu


sotato.

pella,come

(Come i\acqiui^ non iST.l^g^


igua ec^\cio^
non

meni)heil

i^ino^^estin-

e smorzi loh^Taoqua quasi eslingua "^Dto il vinq^quantoTerrore che a cagion

del vino

commette

la

maooyo^a linguaIfeiredi"

juoDe^^el i5v6. diceva forse piu cbiaramente


"x

Bur

oome

L'error

Tacquail Vino^cosieAtingoa che fa pelvino o mano^ o lingua.

St.

54* Trosfb mdlle e lentUy ^cQui lenta sta per alia latina. II Vocabolario flessibile^ pieghevole, della^'Cfusoa nou ripopla fied qu"ilavoce intal signito.

iSr.^;SdypssefMiaidt' aprieaSiene. Siene k ciu :ta d'iEgiljtoai^confini sotto la 2ona deir"tiopia


fottida.

ivi.^jdbw

j4mmone

il Caramante Libia adorovano


un

co4e. I 'Gara'Gieve Amren-

della jntttl^opdli
aveva aaone^^^iche'ivi

tempiofamoso^ ove
raUro:
O doi^e

deva di
ce

NelFedizione gliOracoli.
i

del r5i6. invece

verso -questo.

va^i legge

lafenU
era

apparir suole.
del

Avvedutosi

il Poeta che vi

del nnia ripetixioiie.di


.neiredizione
assai

aecondo verso^ lo
dovette

niuto

i53a; ma

avvedersene delta

di tardi^ percb^qualcbeesemplare
conserva

edtzione del ib5i.

il

verso:

O dove la il iVi'/o

feniceapparir suole.
Tomo jr.

I monli

poi,onde
19

2"8 do^ spiccia, Luna St.


y

ANNOTAZIONI
scaturiace fono i monti
^

detti della

neir

Etiopia
"

64* Seben
eotra

volasse

piu che
deirarco.

stral da

cocca.

"l

la cocca propriamente cai la corda


o e

la tacca

delia freccia, in

Qui

la

prendeil
oye

Poeta per arco^

per

neU'arco quelluogo

si

posa la freccia^

di dove

ad prendela apinta

uscire. Quindi scoccare.


St. 73. cio^
e pan iwase*y Efruttee came , purcVegli nel ventre. 0 metta ins^asi, ingbiotta^

CANTO

TRENTESIMO

St. 8. Che
senza

di s^etture
o a

vuol vhere

macco;

cioi

spesa^

spese altrui.
con

St.

miglior plettro; Cancon cetra, cio^ con miglior poeaia. miglior t6 realmente dipoiil Brusantino gliamori di si avvero la profezia del noma non Angelica^ stro Poeta ch'ei lo facessecon miglior plettro.
16. Forse altri cantera
21.

St.

Chi de
a

di voi comhatter

cio^ tisortirete;

rerete

sorte^ o rimetterele alia sorte.


ec.

St. a3. Versati molto scolati. St. 29. E


tanto

cio^ molto

e meagitati

e un piu che 7 lor litigio

zero

cio^ di niuna lo St.


zero

di importanza
,

nessun

come valore,

isolatoda altrecifre non


non

ha valore alcuno.
non

34. Che
.

s^icaglia ec

cioe die

v'im-

purli

CANTO St.

XXX.

aSg
cio4 di ni-

4^* ^^

or

p(ara Ruggier giwine soro;


che abbia mudato.

Si dice propriam^nte d'uccello inesperto.

do, avaoti
St,

45. Non vuolpiu delVaccordo


Doa

intenderverho\

cio^

vuol
voce

piu

intender

verbo "

latioa.

parolad'accordo; aDtichi scrit* L'usarono gli


stesso

tori Tolgari^ e TAutore


se

altroTO. Dante dis-

aoche

verba in
gran

St.

^6. Che del

plurale. difensor fu

di

; cio" Parigi

d' Orlando.. St.


venirec. Parla deiraquila, 48* Quinciequindi dai poeti a^aegnalaai ministeri di Giove^ e la

cbiama

bianca^ percb^ tale


,

era

acudi dei combattenti e augli della famiglia di cui secondo il Poeta d'Este^ che il ceppo vecchio* " aggiunge Ruggiero

quella dipinla tale k Taquila


fu
in

si vide venire in ugualmodo ma con Tessaglia di coaltre penne, perch^ lor romana era Taquila fra Cela battaglia nero ; e vuole accennare dicendo piil volte penso con sare e Pompeo; e che nei luoghi combatterono Cesare ove Virgilio di la battaglia e Pompeo^ aei anni doposeguisse Ottaviano St. 5o. E
non

ed Antonio miraron
,

contro

Bruto

Cassio.
terra
ec*

per mettersi in dar

Vuol

non gurrieri al vergognoso ripiego di abbattersi^ ma cavalliy

dire

che i due

ricorsero per
morte

ai

si ferirono alia visiera. "

confuta
tra

che di quelli, Topinione

credettero che fosse

loro il patto di

non

uccidersi i
le

cavalli^ perch^
,

Tucciderlik

cosa

per

in cavalkria vituperosa

2go
ni vi i

ANNOTAZIONI

di pattuirtfe^qtimi^^rfcbiesto bisbgao li Niiielj ihle^w dtlHoilore. dall^ leggi rove"tta che Bxh^-' l*Ariosto'dti aver e riprende 8cio, il c^vallb di ocddesse gierodta'nlialciMdi^e lo ohe h felso conle rilevasiaperMundricardb; McUe dtfUii' St. 56i 67. ttimente St- 6t'.Cost dicMda, Jhna ^ eVegU attasti eb.i cio^ che egli sentai provi. Sr. 6^ Si^ che MnpAM" ehe Mtm^awdo cada D'ogniragionec.y cioi decada da ogtiifr^gibile, ogoidiritta; penda .S".6S. Neipt^ti "C. ^i^ dt^faMormtOmw j^egiiv nkestiai"^gnoi"{g[^af dcyV"f sie la* isiimbiailtvaedey il confiiita.A^cuoe edisj^iri gtidpeggiavil Teggoii(K

maid

segniynew
"

aw^li^iido dlu^ol satiebbe

di rioka ripm^iasione' Sv.

76;J? nwd/mlearmtji^di^sM^
aiDSiate^d^elsuo dMderato

disHm; 010^ del

RuggiettK S*r.'jQrlH Usd e dt d^spiUo. tifMrdifC0riJhgU",


^0

la" vo6e

del a^ ittiitaaiotie desptrno* p"r ifttsjE^MM


,
"

Pfetr"i^a^ e" dl Bbnt^ Sv. 8"ii"91'^

0i pUHiPsipbo6 1"^; prBmina^e

ck"^

sei sipoM aet^dtKii e^vvi^duixi.

d^9M men st ste^s^ ^ pimta ec; piic in iM;b.' ciod gferecMteediiuao abbraec"} ec^ Ld itiogtie di St. 03* MadfCy nu"glie Rintilda fi"(tettaGlariice Girca gtiamori di Binialdo cott^ Ckime il Poeiiia' del TaMo^ Il leggasif Srv89. J"
.

RllfALDtfd

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