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PSICHE E COSCIENZA

COLLANA D I T E S T I E DOCUMENTI P E R L O STUDIO DELLA P S I C O L O G I A D E L P R O F O N D O

Alexander Lowen

ARRENDERSI AL CORPO
Il processo dell'analisi bioenergetica

ROMA

ASTROLABIO
MCMxcly

Prefazione

Quarantotto anni sono passati da quando ho avuto il mio primo paziente in terapia. Avevo appena concluso la mia analisi con Wilhelm Reich, la cui opera stava acquistando notoriet per cui cresceva anche la domanda del suo tipo di terapia. Dato che erano pochissimi coloro che avevano ricevuto un addestramento nel suo approccio, c'era chi si rivolgeva a me nonostante all'epoca non fossi ancora medico. Essendo un principiante, al mio primo paziente chiesi due dollari l'ora, un onorario molto basso anche per quei tempi. Ma ogni volta che rivado col pensiero a quella prima esperienza, mi chiedo se mi fossi meritato perfino quella piccola somma. Non avevo la minima idea della profondit e della gravit del disturbo che affligge cos tante persone nella nostra cultura: depressione, angoscia, insicurezza e mancanza d'amore e di gioia di vivere. Ora, dopo circa mezzo secolo di lavoro sulle persone e dopo aver scritto undici libri, credo di aver raggiunto una certa comprensione del problema umano e di poter formulare i principi di un efficace approccio terapeutico, che ho denominato Analisi Bioenergetica. Questo libro intende descrivere il processo di tale terapia e illustrarne l'applicazione attraverso le storie cliniche dei miei pazienti. Desidero precisare che non si tratta di una cura rapida e facile, anche se efficace; ma la sua efficacia dipende dall'esperienza e dalla comprensione che il terapeuta ha di se stesso. Dato che i problemi che le persone si trovano ad affrontare si sono strutturati nella loro personalit da molti anni, non realistico aspettarsi una guarigione rapida e agevole. I veri miracoli accadono raramente. Ma ce n' uno che accade regolarmente: il miracolo della creazione di una nuova vita. A questo il libro dedicato. Il principio sotteso all'Analisi Bioenergetica l'identit funzionale e l'antitesi tra mente e corpo, o tra processi psicologici e fisici. E un principio che deriva dal fatto che una persona un essere unitario, e che ci che avviene nella mente deve avvenire anche nel corpo. Quindi, se una persona depressa e nutre pensieri di disperazione, impotenza e falli-

Prefazione

mento, il suo corpo mostrer un analogo atteggiamento depresso, attraverso una diminuzione degli impulsi, una ridotta motilit e una minore ampiezza della respirazione; risultano depresse tutte le funzioni corporee, compreso il metabolismo, e ne consegue una minore produzione di energia. Naturalmente, la mente pu influenzare il corpo, proprio come quest'ultimo influenza la mente. Ci significa che in alcuni casi possibile migliorare il funzionamento corporeo modificando l'atteggiamento men-tale, e che ogni cambiamento cos indotto sarebbe solo temporaneo se i processi corporei sottostanti non subissero un cambiamento significativo. D'altra parte, migliorare direttamente funzioni corporee come la respirazione, la motilit, la sensibilit e 1'autoespressione ha un effetto immediato e duraturo sull'atteggiamento mentale. In ultima analisi, aumentare l'energia di una persona la trasformazione fondamentale che il processo terapeutico deve produrre per raggiungere il suo scopo di liberare l'individuo dalle restrizioni del passato e dalle inibizioni del presente. Il seguente diagramma mostra la gerarchia delle funzioni della personalit come una piramide con l'Io al vertice. Queste funzioni sono red-

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PROCESSI MENTALI

EMOZIONI SENTIMENTI

MOVIMENTI VOLONTARI E SPONTANEI

PROCESSI ENERGETICI

Gerarchia delle funzioni della personalit

Prefazione

procamente interrelate e dipendenti e poggiano tutte su una base che rappresenta la produzione e l'impiego di energia. Scopo della terapia aiutare l'individuo a recuperare la piena potenzialit del suo essere. Tutte le persone che vengono in terapia sono state gravemente menomate, da traumi infantili, nella loro capacit di vivere ed esperire la pienezza della vita. E questo il disturbo di base della loro personalit, dietro ai sintomi manifesti. Mentre il sintomo denota in che modo l'individuo stato danneggiato nella sua educazione, al fondo c' la perdita di una parte del s. Tutti i pazienti soffrono di una qualche limitazione della loro personalit: limitata autoconsapevolezza, ristretta espressione di s e ridotta padronanza. Queste funzioni di base sono le colonne del tempio del s. La loro debolezza crea un'insicurezza nella personalit, che mina tutti gli sforzi compiuti dall'individuo per trovare la pace e la gioia che danno alla vita piena soddisfazione e il suo significato pi profondo. Si tratta di un obiettivo ambizioso per qualunque intervento terapeutico, e si detto prima che non facile raggiungerlo. Ma senza una chiara comprensione dello scopo terapeutico ci si pu perdere nel labirinto dei conflitti e dell'ambivalenza che confondono e frustrano molti sforzi terapeutici. Per moltissime persone, nella nostra cultura, la vita una lotta per sopravvivere e la gioia un'esperienza rara.

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Quando lavoro con i miei pazienti, molti alla fine della seduta si sento-no bene, altri addirittura felici. Questi sentimenti positivi generalmente non durano. Sono prodotti dall'esperienza, durante la seduta, della liberazione da una qualche tensione restrittiva, di un sentimento di maggiore vitalit e di una pi profonda comprensione di s. Ma non durano, per-ch questi risultati sono stati raggiunti con il mio aiuto e i pazienti non sono capaci di conservare da soli la loro apertura e libert. Ogni senti-mento che affiora, ogni allentamento della tensione per un passo verso il ritrovamento del s, anche quando non si riesca a prenderne pieno possesso. Un'altra ragione che quanto pi il paziente scende nelle profondit di se stesso, fisicamente e psicologicamente, tanto pi nella sua ricer-ca incontrer ricordi e sentimenti spaventosi appartenenti a periodi precoci dell'infanzia, che sono stati pi profondamente repressi nell'interesse della sopravvivenza. Ma quando si penetra profondamente nel s, si acquista il coraggio di affrontare paure e traumi precoci in modo maturo; vale a dire, senza negazione e repressione. Da qualche parte, nel profondo di ciascuno di noi, c' il bambino che era innocente e libero e che sapeva che il dono della vita era il dono della felicit. I bambini molto piccoli generalmente sono disponibili ai sentimenti di gioia. Sappiamo che, letteralmente, saltano di gioia. I cuccioli degli ani-mali fanno lo stesso, sgambettando e scorrazzando con gioioso abbandono alla vita. molto raro vedere una persona matura o anziana sentire e agire in questo modo. Forse quando balla l'adulto pu avvicinarsi di pi a questo stato d'animo, in quanto il ballo l'attivit pi naturale nelle occasioni liete. I bambini, per, non hanno bisogno di un'occasione speciale per essere contenti. Lasciateli liberi in compagnia di altri bambini e l'attivit gioiosa non tarder a comparire. Ricordo una situazione di questo genere quando avevo quattro o cinque anni. Ero con molti altri bambini in strada e cominci a nevicare abbondantemente. Era-

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vamo eccitati e cominciammo a ballare intorno a un palo della luce e a cantare: "Nevica, nevica, e un bambino cresce". Non ho mai dimenticato la felicit vissuta in quell'occasione. I bambini spesso provano un senti-mento di felicit quando ricevono in dono un oggetto molto desiderato, che li fa saltare e gridare di gioia. Gli adulti sono pi repressi dei bambini nell'espressione affettiva, e ci limita l'intensit dei loro sentimenti positivi. Inoltre, sono gravati da preoccupazioni e responsabilit e sono assaliti da sensi di colpa che reprimono il loro senso di eccitazione, e quindi raramente provano gioia. Personalmente ho conosciuto la gioia in occasioni molto ordinarie. Alcuni anni fa, mentre camminavo per una strada di campagna, ebbi la sensazione che il mio spirito si librasse. Era una strada che conoscevo, senza nessuna qualit speciale, ma non appena mossi il primo passo e poggiai i piedi sul terreno, sentii una corrente percorrere il mio corpo, che parve sollevarsi di qualche centimetro. Qualcosa si sciolse dentro di me e mi sentii felice. Una traccia di quel sentimento mi rimasta dentro da quel giorno e, bench da allora nella mia vita ci siano stati diversi episodi dolorosi e disturbanti, posso sentire nel corpo una sensazione positiva per la maggior parte del tempo. Attribuisco questa sensazione positiva alla terapia che iniziai nel 1942 e al lavoro che ho compiuto costantemente su me stesso nel corso degli anni. La terapia mi permise di entrare in contatto con il bambino dentro di me che conosceva una certa dose di felicit, nonostante un'infanzia fondamentalmente infelice, e di integrare nella mia vita adulta quelle qualit dell'infanzia che possono rendere possibile la gioia. L'infanzia, quando sia normale e sana, caratterizzata da due qualit che portano alla gioia: libert e innocenza. L'importanza della libert per il sentimento di gioia richiede una piccola spiegazione. difficile immaginare un sentimento gioioso i cui movimenti siano limitati da qualche forza esterna. Quando ero piccolo, la punizione pi spaventosa che mia madre potesse infliggermi era tenermi in casa in un giorno in cui gli altri bambini erano fuori a giocare. Una delle ragioni per cui io, come tanti altri bambini, ero cos ansioso di diventare grande era la conquista della mia libert. Quando raggiunsi l'et matura, divenni libero dal controllo dei genitori e, in questa cultura, libert significava avere il diritto di per-seguire la mia felicit o gioia. Sfortunatamente, la libert esterna non sufficiente. Si deve raggiungere anche la libert interiore, ossia la libert di esprimere apertamente i propri sentimenti. Io non avevo questa libert, e nella nostra cultura non sono molte le persone che la possiedono. Il nostro comportamento e le nostre espressioni sono controllati da un Super-lo che ha il suo decalogo di ci che si deve Fare e Non-Fare e il potere di punire se vengono violati i suoi comandamenti. Il Super-lo

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l'interiorizzazione del genitore `autoritario'. Per funziona sotto il livello della coscienza, per cui noi non siamo consapevoli che le limitazioni che impone al nostro sentire e alle nostre azioni non sono il frutto della nostra libera volont. Detronizzare il Super-Io e recuperare la propria libert di espressione non trasforma l'individuo in un essere incivile; in-vece la condizione per essere un membro responsabile della societ, una persona veramente morale. Solo una persona libera capace di rispettare i diritti e le libert degli altri. La Bibbia racconta che Adamo ed Eva, la prima coppia, persero la condizione di felicit quando persero l'innocenza. Prima di mangiare il frutto proibito dell'albero della conoscenza, vivevano in uno stato di beatitudine nel Giardino dell'Eden, il paradiso originario, come animali tra gli altri animali, seguendo gli istinti naturali dei loro corpi. Dopo aver mangiato la mela proibita, distinsero giusto e sbagliato, bene e male. Aprirono gli occhi e videro che erano nudi. Si coprirono, perch provarono vergogna, e si nascosero a Dio perch si sentivano colpevoli. Nessun altro animale selvaggio riconosce ci che giusto o sbagliato, prova vergogna o si sente colpevole. Nessun altro animale giudica i propri senti-menti, pensieri e azioni. Nessun altro animale giudica se stesso. Nessun animale pu concepire di essere `buono' o `cattivo'. Nessun altro animale ha un Super-Io o prova vergogna, a meno che non si tratti di un cane che vive in una relazione di dipendenza nella casa dei suoi padroni, in una condizione molto simile a quella dei bambini. Noi addestriamo i nostri cani a osservare certi modelli di comportamento che consideriamo giusti o sbagliati e li puniamo o li umiliamo quando disobbediscono. Un cane che non obbedisce viene spesso chiamato `cattivo', e molti cani imparano come comportarsi per compiacere i loro padroni. Insegnare a un cane o a un bambino come comportarsi in un contesto civile necessario per la vita sociale, e il cane come il bambino cercheranno naturalmente di conformarsi alle aspettative, quando non violino l'integrit dell'organismo. Troppo spesso, per, quell 'integrit viene violata, spingendo l'animale o il bambino a resistere, e portando a una lotta di potere che non pu essere vinta. E cos questo si sottomette alla violazione che, di fatto, spezza il suo spirito. Si pu osservare questa frattura in un cane che trema con la coda tra le gambe davanti al suo padrone, ma si pu vederla anche in un bambino quando i suoi occhi diventano inespressivi, il suo corpo si irrigidisce e il suo atteggiamento si fa sottomesso. Tali bambini diventeranno adulti nevrotici, che magari possono anche sapere come vincere, ma non come essere felici. Le persone che vengono in terapia, a prescindere dal successo che possano aver ottenuto sul piano professionale, sono individui il cui spirito stato spezzato in misura tale che la gioia per loro un sentimento estra-

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neo. Il sintomo che presentano semplicemente l'inopportuna manifestazione del loro disagio. Alcune sono state danneggiate nella sfera in cui so -no disfunzionali, mentre altre funzionano solo marginalmente nella societ. In questo libro leggeremo le loro storie, alcune delle quali sono sconvolgenti, ma sarebbe ingannevole pensare di essere sani solo perch non si va in terapia o non si crede di averne necessit. Io cominciai la mia terapia con Reich con l'illusione di essere a posto, ma non mi ci volle molto per scoprire che ero spaventato, insicuro e fisicamente teso nel mio corpo. In un libro precedente, Bioenergetica, l ho riferito alcune esperienze di quella terapia che, pur facendomi dolorosamente comprendere la misura della mia nevrosi, mi insegnarono a recuperare la mia integrit e mi diedero il coraggio di seguire quella via. Quella via era la resa al corpo. Ci che doveva arrendersi era la mia identificazione con l'Io a favore di un'identificazione con il corpo e le sue sensazioni. Al livello dell'Io mi vedevo brillante, intelligente e superiore. Credevo di poter realizzare molto, ma non sapevo cosa. Desideravo esse-re famoso. Ero spinto da un'ambizione eccessiva, instillata in me da mia madre per sopperire alla mancanza di ambizione di mio padre, ma fortunatamente ebbi da lui un sostegno sufficiente a impedire che mia madre mi dominasse. Arrendersi al corpo implicava la rinuncia a questa immagine gonfiata dell'Io, che copriva e compensava sottostanti sentimenti di inferiorit, vergogna e colpa. Se avessi accettato questi sentimenti, mi sarei sentito terribilmente umiliato, cosa che inconsciamente cercavo di evitare. Arrendersi al corpo implicava arrendersi alla sessualit che sentivo alla radice delle mie paure pi profonde di rifiuto e umiliazione. Eppure furono proprio l'esca della gioia e l'estasi del sesso a spingermi verso Reich e a farmi intraprendere la terapia con lui. A un livello cosciente non mi sentivo in colpa per la mia sessualit. Come adulto moderno, evoluto, potevo accettare la sessualit come un fatto naturale e positivo, ma a livello corporeo mi sentivo trascinato da un desiderio che non trovava profonda soddisfazione. Ero un tipico individuo narcisista che sembrava libero nel suo comportamento sessuale, ma quella libert era esterna e non interna, era libert di agire, ma non di sentire. Avrei negato qualunque senso di colpa per la sessualit, ma non potevo arrendermi completamente a una donna, e non potevo permettere che l'eccitazione sessuale mi sopraffacesse nell'atto sessuale. Come accade a molti nella nostra cultura, il mio bacino era bloccato da tensioni musco-lari croniche e incapace di muoversi liberamente e spontaneamente al culmine dell'atto sessuale. Quando quelle tensioni si sciolsero nel corso della mia terapia con Reich e il mio bacino cominci a muoversi libera1

A . Lowen, Bioenergetica, Feltrinelli, Milano 1983.

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mente e spontaneamente in armonia con il respiro, provai un senso di felicit quale si potrebbe sentire uscendo da una prigione. La tensione muscolare cronica in diverse parti del corpo costituisce la prigione che impedisce la libera espressione dello spirito dell'individuo. Queste tensioni possono trovarsi nelle mascelle, nel collo, nelle spalle, nel torace, nella schiena e nelle gambe. Causano l'inibizione di impulsi che la persona non osa esprimere per paura della punizione, verbale o fisica. La minaccia del rifiuto o del ritiro dell'amore da parte di un genitore una minaccia mortale per il bambino piccolo, e spesso suscita pi paura della punizione fisica. Il bambino che vive in stato di paura teso, ansioso e contratto. E, una condizione penosa e il bambino si render insensibile per non sentire il dolore o la paura. L'insensibilit del corpo elimina il dolore e la paura, in quanto gli impulsi `pericolosi' sono efficacemente imprigionati. La sopravvivenza sembra assicurata, ma in questo processo diventa anche un modo di vita dell'individuo. Il piacere subordinato al-la sopravvivenza e l'Io, che originariamente era al servizio del corpo per soddisfare il suo desiderio di piacere, ora controlla il corpo nell'interesse della sicurezza. Tra l'Io e il corpo si sviluppa una scissione che si struttura come una fascia di tensione alla base del cranio, che spezza la connessione energetica tra la testa e il collo, tra il pensiero e il sentimento. Badare alla sopravvivenza una delle funzioni dell'Io quale rappresentante dell'istinto di autoconservazione. E l'Io pu farlo in virt della sua capacit di coordinare la risposta del corpo alla realt esterna attraverso il controllo della muscolatura volontaria. In questo ruolo l'Io assume il co-mando di tutte le funzioni corporee che possono interferire con la sopravvivenza. Ma come il generale che diventa un dittatore dopo aver gustato il sapore del comando, l'Io riluttante a cedere la sua egemonia. Nonostante il pericolo sia passato e il bambino spaventato sia ora un adulto indipendente, l'Io non pu accettare la nuova realt e cedere il controllo. Allora diventa un Super-lo che deve mantenere il controllo per timore dell'anarchia che deriverebbe dall'abbandono della sua posizione. Ho conosciuto molti pazienti che, pur essendo adulti indipendenti, hanno ancora paura dei loro genitori, di parlare loro apertamente. Di fronte ai genitori, trema-no come un cagnolino spaventato. Quando, grazie alla terapia, acquistano il coraggio di parlare liberamente al genitore, si stupiscono che questa per-sona che vedevano tanto minacciosa non sia pi il mostro che temevano. La differenza tra l'Io e il Super-Io che il primo ha la capacit di cedere il controllo quando la situazione lo consente. Ci non vale per il controllo esercitato dal Super-Io. Pochissime persone, quasi nessuna, possono rilassare coscientemente le mascelle contratte, i muscoli tesi del col-lo, i muscoli contratti della schiena o le gambe irrigidite. In molti casi non sono neanche consapevoli della tensione e del controllo inconscio

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che rappresenta. Molti sentono la tensione nei loro corpi a causa del do-lore che provoca, ma non hanno idea che la tensione e il dolore siano la conseguenza del loro modo di funzionare o di difendersi. Alcuni considerano la propria rigidit come un segno di forza, la prova di avere la capacit di affrontare le avversit, di non spezzarsi o non patire stress, di poter tollerare il disagio, perfino l'angoscia. Io credo che siamo diventati una nazione di sopravvissuti, tanto spaventati dalla malattia e dalla morte da essere incapaci di vivere come persone libere. Questa paura la causa fondamentale della nostra infelicit e insoddisfazione. Ma molte persone non si rendono conto di quanto siano spa-ventate. Eppure ogni muscolo cronicamente teso del nostro corpo un muscolo spaventato, altrimenti non si opporrebbe cos tenacemente al fluire dei sentimenti e della vita. Ma anche un muscolo arrabbiato, dato che la rabbia la reazione naturale alla restrizione coatta e alla negazione della libert. E c' tristezza per la perdita della potenzialit di uno stato di eccitazione piacevole che fa scorrere il sangue e vibrare il corpo. Tale condizione di vitalit la base fisica per I'esperienza della gioia, come sanno molte persone religiose. Proprio per perseguire tale stato di eccitazione gli Shaker si scuotono ritmicamente e i dervisci ruotano su se stessi fino al raggiungimento dell'estasi. La gioia un'esperienza religiosa. Nella religione viene associata all'abbandono a Dio e all'accettazione della sua grazia. Al cuore del credo biblico sta l'ingiunzione: "Gioite davanti ai Signore vostro Dio". Questa affermazione, che si trova nel Deuteronomio (12:7), il consiglio di Mos ai figli di Israele dopo la loro liberazione dalla prigionia in Egitto. La parola ebraica per gioia gool. Il suo significato primario un movimento circo-lare sotto l'influenza di una violenta emozione. Questa parola, che il profeta Davide usava per descrivere Dio, lo raffigura mentre ruota vorticosa-mente con sublime piacere. Nel Nuovo Testamento (Giovanni, 15:11), Ges diceva di insegnare in modo che i suoi seguaci potessero essere felici: "Vi ho detto queste cose, affinch la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena". Il cristianesimo insegna che essere in armonia con Dio Padre significa provare gioia. Un'altra visione della gioia offerta dall'Ode alla Gioia di Schiller,2 in cui la gioia descritta come formata dalla fiamma celeste che ha il potere di far sbocciare il fiore dalla gemma, sospingere il sole nel cielo e far ruotare le sfere nell'etere illimitato. Queste immagini suggeriscono che il Dio in cielo pu essere identifica-to con quelle forze cosmiche che creano le stelle e le fanno girare. Tra queste stelle, la pi importante per la vita sulla terra il nostro Sole. I
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F. Schiller, "Ode

alla gioia".

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suoi raggi fecondano la terra, affinch la vita possa svilupparsi e crescere. la fiamma celeste, la sfera ruotante. Quando brilla, illumina e scalda la terra, mettendo in moto la danza della vita. Il risveglio a un giorno luminoso e assolato riempie di gioia molte creature. La creatura umana particolarmente sensibile a questa fiamma celeste. Non sorprende, dunque, che gli antichi egizi adorassero il sole come un Dio. Anche Rabindranath Tagore, studioso e saggio indiano, parla della gioia in termini di processi naturali. "Non la costrizione il richiamo finale per l'uomo, ma la gioia, e la gioia dovunque. nell'erba verde che ricopre la terra, nell'azzurra serenit del cielo, nell'instancabile esuberanza della primavera, nella silenziosa astinenza dell'inverno, nella carne vivente che anima la nostra struttura corporea, nel perfetto equilibrio della figura umana nobile ed eretta - nel vivere, nell'esercizio di tutti i nostri poteri". E "Solo colui che sa che il mondo intero una creazione del-la gioia ha raggiunto la verit finale". Ma, si potrebbe chiedere: che dire del dolore? Sappiamo tutti che nel-la vita c' dolore. Ognuno di noi lo ha provato, per la perdita di qualcuno che amiamo, per la perdita delle nostre capacit a causa di un incidente o una malattia, per la delusione delle nostre speranze. Ma come il giorno non esiste senza la notte, n la vita senza la morte, la gioia non pu esistere senza il dolore. Nella vita c' sofferenza cos come piacere, ma possiamo accettare la sofferenza finch non ci siamo intrappolati dentro. Possiamo accettare la perdita se sappiamo di non essere condannati a soffrire per sempre. Possiamo accettare la notte perch sappiamo che il giorno spunter e possiamo accettare il dolore quando sappiamo che torner la gioia. Ma la gioia pu sprigionarsi solo quando il nostro spirito libero. Sfortunatamente, troppe persone sono state spezzate, e per loro la gioia non possibile finch non guariscono. Se le cose stanno cos, come ha fatto l'uomo a perdere la sua capacit di godere? Qualcosa lo possiamo comprendere grazie alla Bibbia. Dice la Bibbia che un tempo l'uomo e la donna vivevano nel Giardino dell'Eden, il paradiso. Come tutti gli altri animali dell'Eden, vivevano in uno stato di beata ignoranza. Nel giardino crescevano due alberi, di cui era proibito mangiare i frutti: l'albero della conoscenza e l'albero della vita. Poi il serpente tent Eva a mangiare il frutto dell'albero della conoscenza, dicendo che era buono. Eva protest, dicendo che se avesse mangiato il frutto proibito sarebbe morta, Ma il serpente le disse che non sarebbe morta, che sarebbe diventata come Dio, capace di distinguere il bene dal male. Eva allora mangi il frutto e convinse Adamo a fare altrettanto. Non appena lo fecero, acquistarono la conoscenza. La Bibbia dice che la conoscenza che acquistarono fu di essere nudi. Provarono vergogna, si coprirono, e si nascosero a Dio. Egli discese allo-

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ra su di loro, che ammisero il peccato, e nella sua collera li cacci dal Giardino, maledicendoli. All'uomo disse: "Ti guadagnerai il cibo col sudore della fronte", e alla donna: "Partorirai con dolore". Pose poi un an-gelo con una spada fiammeggiante a guardia del Giardino, perch non potessero pi tornare. La storia rivela anche come l'uomo sia diventato una creatura pudica. Tutti gli animali sono nudi, ma nessuno prova vergogna. La conoscenza proibita era la consapevolezza della sessualit. Tutti gli altri animali sono sessuati, ma non si vergognano della loro sessualit. La vergogna priva la sessualit della sua naturalezza e spontaneit e, di fatto, priva l'essere umano della sua innocenza. La perdita dell'innocenza porta al senso di colpa che distrugge la gioia. La storia allegorica, ma descrive l'esperienza di ogni essere umano nel processo dell'acculturazione. Tutti i bambini nascono in uno stato di innocenza e libert, che permette loro di sperimentare la gioia. Si potrebbe dire che la gioia sia lo stato naturale del bambino, cos come di tutti i cuccioli degli animali. Mi capitato di visitare la Scozia in primavera, subito dopo la nascita degli agnellini. Li vedevo correre e saltare da ogni parte sulle colline. Saltavano di gioia come avevo visto fare altre piccole creature. Ho visto anche mio figlio saltare di gioia quando era piacevolmente eccitato. E ricordo che da bambino danzavo con i miei amici in-torno a un palo della luce durante una nevicata, e cantavo: "Nevica, nevi-ca, un bambino cresce". Sembra che allora non mi ci volesse molto per essere contento; mi bastava essere libero, il che significava essere per la strada a giocare con gli amici. La mia casa non poteva essere descritta co-me un luogo felice. Non ricordo di aver mai sentito mia madre cantare o ridere. I ricordi pi piacevoli della mia infanzia riguardano mio padre. Lui giocava a carte con me, leggeva i fumetti a me e a mia sorella, mi portava sulla slitta e giocava a palla con me. La punizione che temevo di pi era di essere tenuto in casa mentre gli altri bambini erano fuori a giocare. Poi, quando cominciai la scuola all'et di sei anni, persi molta della mia libert e della mia gioia. La vita divent seria in quanto mi venivano fatte delle richieste. A volte, quando giocavo a palla con gli amici, potevo sentire l'eccitazione che nasceva nel mio corpo e mi sentivo di nuovo felice. Ma la piacevole mancanza di preoccupazioni tipica dell'infanzia, che a volte avevo conosciuto, era andata perduta per sempre, insieme alla mia innocenza. Da adulto ho conosciuto la gioia in pi di un'occasione. Una fu quando mi innamorai. L'eccitazione che pervadeva il mio corpo mi trasporta-va lontano dal mondo quotidiano della lotta e della competizione, in uno stato di beatitudine che devo aver conosciuto da bambino quando mia madre mi allattava. Ma la gioia che devo aver provato con mia madre si

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trasform in dolore quando mi svezz a nove mesi di et, e la tristezza di quella perdita non mi ha mai completamente abbandonato. Da adulto, il dolore di quell'esperienza e di altre delusioni e paure mi ha condizionato a non lasciarmi andare pienamente all'amore. Cos la gioia che l'amore promette quando ci si arrende non venne mai pienamente realizzata. Fu solo assaporata.
Percepire la vita del corpo

La gioia appartiene alla sfera delle sensazioni corporee positive. Non un atteggiamento mentale. Non si pu programmare la propria mente per essere contenti. Le sensazioni corporee positive originano da un nucleo di partenza che pu essere definito `buono'. L'opposto la sensazione 'cattiva', che significa che invece di un'eccitazione positiva c' l'eccitazione negativa della paura, della disperazione o del senso di colpa. Se la paura o la disperazione sono troppo grandi, si reprimer ogni sentimento, e in questo caso il corpo sar come insensibile o privo di vita. Quando sono repressi i sentimenti, si ha una ridotta sensibilit, e questa la depressione, che sfortunatamente pu diventare un modo di vita. D 'altra parte, quando, dal nucleo delle sensazioni buone, sgorga l'eccitazione piacevole, si conosce la gioia. Quando la gioia straripante, diventa estasi. Quando la vita del corpo forte e vibrante, il sentimento, come il tempo atmosferico, diventa variabile. Possiamo arrabbiarci a un certo momento, poi, un minuto dopo, essere affettuosi e piangere. La tristezza pu mu-tarsi in piacere, cos come il sole pu seguire la pioggia. Questi cambia-menti di umore, come i cambiamenti atmosferici, non turbano l'equilibrio di base dell'individuo. I cambiamenti hanno luogo in superficie e non disturbano le pulsazioni profonde che forniscono alla persona un senso di benessere. Reprimere i sentimenti un processo mortificante che indebolisce la pulsazione interna del corpo, la sua vitalit, il suo stato di eccitazione. Per questa ragione, se si reprime un solo sentimento si reprimono tutti gli altri. Se reprimiamo la nostra paura, reprimiamo anche la nostra rabbia. La repressione della rabbia sfocia nella repressione dell'amore. A noi esseri umani si insegna molto presto nella vita che certi sentimenti sono `cattivi', mentre altri sono `buoni'. E quanto viene effettivamente afferma-to nei Dieci Comandamenti. Amare e onorare il padre e Ia madre bene, odiarli male. E peccato desiderare la donna d'altri, ma se una donna at-traente e noi siamo uomini vitali, tale desiderio perfettamente naturale. Invece, importante notare che provare il sentimento non peccato, ci che conta quel che facciamo di quel sentimento. Condannare un senti-mento significa condannare la vita. Nell'interesse dell'armonia sociale

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dobbiamo imporre controlli sul comportamento. "Non uccidere", oppure "Non rubare", sono limitazioni necessarie quando le persone vivono in gruppi piccoli o grandi. Gli esseri umani sono creature sociali la cui sopravvivenza dipende dall'azione cooperativa del gruppo. Le limitazioni al comportamento, che per giovano al benessere del gruppo, non nuoccio-no all'individuo. Le limitazioni al sentimento sono un'altra questione. Da-to che i sentimenti sono la vita del corpo, giudicarli buoni o cattivi significa giudicare l'individuo e non le sue azioni. I genitori lo fanno spesso, dicendo al bambino/a che cattivo/a perch ha certi sentimenti. Ci vero particolarmente per i sentimenti sessuali, ma anche per molti altri. I geni-tori spesso rimproverano un bambino perch spaventato, e ci costringe il bambino a negare la propria paura e ad agire coraggiosamente. Ma non percepire la paura non significa sentirsi coraggiosi: semplicemente che non si percepisce. Nessun animale selvaggio distingue ci che giusto da ci che sbagliato, o ha sentimenti di vergogna o di colpa. Nessun animale giudica i propri sentimenti o le proprie azioni, o se stesso. Nessun animale che vive in natura ha un Super-Io o prova vergogna. 1 libero dalle costrizioni interne che derivano dalla paura. Il sentimento la percezione di un movimento interno. Se non c' movimento, non c' sentimento. Quindi, se lasciamo un braccio inerte per qualche minuto, perdiamo la percezione del braccio. Diciamo che `morto'. Questo principio vale per tutti i sentimenti. La rabbia, per esempio, la percezione di un afflusso di energia all'interno del corpo che attiva i muscoli che potrebbero attualizzare l'atto rabbioso. La percezione, per, un fenomeno superficiale, il che significa che un impulso porta al senti-mento solo quando raggiunge la superficie del corpo, che include il sistema muscolare volontario." Ci sono molti impulsi nel corpo che non si traducono in sentimento in quanto rimangono confinati all'interno. Normal-mente non sentiamo il battito del cuore perch la pulsazione non raggiunge la superficie. Se il battito cardiaco diventa molto forte, il suo effetto vie-ne percepito alla superficie del corpo e noi ne diventiamo consapevoli. Quando un impulso raggiunge un muscolo, questo pronto ad agire. Se un muscolo volontario, l'azione sotto il controllo dell'Io e pu es-sere trattenuta o modificata dalla mente conscia. Bloccare l'azione crea uno stato di tensione nel muscolo che energeticamente pronto ad agire, ma incapace di farlo per il comando restrittivo della mente. A questo punto la tensione cosciente, il che significa che pu essere allentata ritirando l'impulso oppure liberandolo in forma diversa, come battere il pugno sul tavolo invece che sulla faccia di qualcuno. Tuttavia, se l'insulto o l'offesa che hanno provocato la rabbia continuano come elemento distur3

A. Lowell, Il linguaggio del corpo, Feltrinelli, Milano 1978.

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bante, l'impulso rabbioso non pu essere ritirato. Ci vero nei conflitti tra genitori e figli, dato che questi ultimi non possono sottrarsi all'ostilit di un genitore. E in molti casi il bambino non ha nessun mezzo per scaricare l'impulso senza provocare ancora pi rabbia e ostilit da parte del genitore. In questa situazione, la tensione diventa cronica e dolorosa. Un sollievo possibile solo insensibilizzando la zona, rendendola immobile in modo che ogni sentimento vada perduto. Gli individui che per paura hanno represso la loro rabbia contro i geni-tori mostrano una notevole tensione nei muscoli superiori della schiena. In molti casi la parte alta della schiena incurvata e sollevata, come in un ca-ne o un gatto pronti all'attacco. Possiamo dire che queste persone hanno `una schiena incurvata' per indicare un atteggiamento rabbioso. Ma l'individuo non in contatto con il suo atteggiamento corporeo, n con la rabbia potenziale che lo sottende. E bloccato e intorpidito. Tale individuo pu avere una reazione di rabbia per una provocazione insignificante, senza rendersi conto che sta esprimendo una rabbia a lungo repressa. Sfortunatamente tale reazione non libera la tensione, in quanto si tratta di. una reazione esplosiva e non di una vera espressione della rabbia sottostante. Tali tensioni muscolari croniche si riscontrano in tutto il corpo come segni di impulsi bloccati o di sentimenti perduti. La mandibola un'area di tensione muscolare cronica in molti individui. In alcuni cos grave da costituire un'entit morbosa nota come sindrome congiunta temporomandibolare. Gli impulsi bloccati sono quelli di piangere e mordere. La persona irrigidisce la mandibola per mantenere l'autocontrollo in condizioni nelle quali potrebbe crollare e piangere o fuggire spaventata. Quando tale controllo cosciente e pu essere abbandonato volontariamente, al servizio del benessere della persona. La tensione cronica della mandi-bola, d'altra parte, non pu essere allentata solo con uno sforzo cosciente, se non momentaneamente, in quanto rappresenta un atteggiamento caratterologico di determinazione. Ogni tensione rappresenta una limitazione della capacit di esprimersi dell'individuo. Molti soggetti nella nostra cultura soffrono di una considerevole tensione cronica della muscolatura, del collo, del torace, della zona lombare e delle gambe, che li lega, danneggiando l'armonia dei loro movimenti e distruggendo la loro capacit di esprimersi liberamente e pienamente. La tensione muscolare cronica il lato fisico del senso di colpa, in quanto rappresenta l'ingiunzione dell'Io contro certi sentimenti e certe azioni. Pochi individui che soffrono di tensioni croniche percepiscono effettivamente il senso di colpa, mentre molti non sono consapevoli di sentirsi in colpa n a che cosa si riferisce il loro senso di colpa. In modo specifico, il senso di colpa il sentimento di non avere il diritto di essere liberi, di fare quel si vuole. In un senso generale, il sentimento di non es-

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sere a proprio agio nel proprio corpo, di non sentirsi buoni. Quando non ci si sente buoni nel proprio s, il pensiero sottostante : "Devo aver fatto qualcosa di cattivo o di sbagliato". Per esempio, quando si dice una bugia, ci si sente cattivi o colpevoli perch si tradito il nostro vero s, il nostro vero sentimento. E naturale sentirsi colpevoli di aver mentito. Ma ci sono persone che non si sentono in colpa quando mentono, e ci semplicemente perch non hanno sentimenti, hanno represso il sentimento. D 'altro canto, non ci si sente in colpa se ci si sente `buoni' o gioiosi. Le due proposizioni (sentirsi buono - gioia, e sentirsi cattivo = colpa) si escludono a vicenda. In molti casi un frutto proibito evoca sentimenti misti. Il fatto che sia buono una delle ragioni della proibizione. Ovviamente, nessuna ingiunzione necessaria contro un'attivit o un oggetto che non sia desiderato o piacevole. Ma poich la proibizione deriva dal Super-Io, ossia da quella parte della mente conscia che ha incorporato i dettami dei genitori, non possiamo abbandonarci al piacere. Ci crea nella nostra bocca un sapore amaro, che diventa il nucleo del senso di colpa. Naturalmente, la sessualit il frutto proibito nella nostra cultura, e quasi tutti gli individui civilizzati soffrono in certa misura di sensi di colpa o di vergogna per i propri sentimenti e le proprie fantasie sessuali. Negli individui narcisisti ci sono una negazione e una dissociazione dai sentimenti, con la conseguenza che essi non provano vergogna o senso di colpa, ma neanche amore.`' Questi individui sembrano disinibiti e liberi nel loro comportamento sessuale, ma si tratta di una libert esteriore e non interna, una libert d'azione, non di sentimento. Le loro azioni sessuali costituiscono una sorta di prestazione, non un abbandono all'amore. Per loro il sesso un atto, non un'esperienza di gioia. Senza la libert interiore di sentire profondamente e di esprimere pienamente i propri sentimenti non pu esserci gioia. La libert interiore si manifesta nell'armonia del corpo, nella sua elasticit e vitalit. Corrisponde a una libert dal senso di colpa, dalla vergogna e dal pudore. Come ho accennato prima, una qualit dell'essere che tutti gli animali selvaggi possiedono, ma assente in molti esseri civilizza-ti. l'espressione fisica dell'innocenza, di un modo di agire spontaneo, privo di scaltrezze e in accordo col s. Sfortunatamente, l'innocenza perduta non pu essere recuperata. Avendo acquistato la conoscenza del bene e del male e della sessualit, siamo condannati a essere peccatori? Dobbiamo vivere una vita di espedienti, manipolazione e autoinganno? Tutte le religioni predicano una salvezza. Non siamo condannati all'inferno o al purgatorio, anche se molte persone vivono a quel livello in questa vita. La salvezza implica sempre
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A. Lowen, Il narcisismo. L 'identit rinnegata, Feltrinelli, Milano 1985.

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una resa a Dio, un abbandono dell'egoismo, l'impegno a una vita morale. Ma pi facile a dirsi che a farsi. Abbiamo perso il contatto con Dio per-ch abbiamo perso il contatto con il Dio dentro di noi, lo spirito vitale che anima il nostro essere, il centro pulsante del nostro s interiore che il-lumina il nostro essere e d significato alla nostra vita. Metterci in contatto con il nostro Dio interiore lo scopo della terapia. Questo Dio risiede nel s naturale, il corpo, creato a immagine di Dio. Il s naturale profondamente sepolto nel corpo sotto strati di tensioni che rappresenta-no le ingiunzioni del Super-Io e i sentimenti repressi. Per raggiungere questo s il paziente deve compiere un viaggio all'indietro nel tempo fino ai primi anni della sua vita. Si tratta di un viaggio doloroso, giacch risveglia ricordi orribili ed evoca sentimenti penosi. Ma quando eliminata la rimozione ed attenuata la repressione dei sentimenti, il corpo che Dio ha creato acquister gradualmente la sua piena vitalit. Il viaggio alla scoperta di s che costituisce il processo terapeutico non pu essere intrapreso da soli. Come Dante nella Divina Commedia, il viaggiatore smarrito e confuso. Dante, nella sua angoscia, implor l 'aiuto della sua protettrice in cielo, Beatrice, che gli invi Virgilio a fargli da guida per una strada che passava per l'inferno, piena di pericoli per il viandante. Virgilio poteva aiutare Dante ad attraversare incolume quel territorio spaventoso, perch lui stesso aveva gi compiuto quel percorso. Con l'aiuto di Virgilio, Dante passa indenne attraverso l'Inferno, poi at-traverso il Purgatorio, e infine entra in Paradiso. Nel processo terapeuti-co la guida una persona che ha gi fatto un analogo viaggio di scoperta di s attraverso il proprio inferno. La guida nella terapia analitica deve aver compiuto un 'analisi completa, e deve aver concluso la propria auto-realizzazione. Per il paziente in terapia, l'inferno l'inconscio rimosso, il mondo sotterraneo, nel quale sono sepolti i terrori del passato: disperazione, tor-mento, mania. Se il paziente scende in questo mondo oscuro, sperimenter le sofferenze del proprio passato sepolto; rivivr i conflitti che non ha potuto gestire e scoprir una forza che aveva sognato, ma non aveva mai creduto di possedere. Inizialmente la forza proviene dalla guida, dal sostegno e dall'incoraggiamento del terapeuta, ma diventa la forza del paziente non appena questi scopre che i propri terrori erano paure infantili che un adulto pu affrontare. L'inferno esiste solo nell'oscurit della not-te e della morte. Alla luce del giorno, e cio con la piena coscienza, non in vista nessun mostro reale. Cattive matrigne si rivelano madri arrabbiate che terrorizzavano il bambino. Sentimenti che erano ritenuti vergognosi, pericolosi e inaccettabili si rivelano reazioni naturali a situazioni anormali. Lentamente il paziente riprende possesso del proprio corpo e, insieme, della propria anima e del proprio s.

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Ho indicato altrove che l'inconscio quella parte del corpo che l'individuo non percepisce.' La coscienza come un iceberg la cui punta emerge sulla superficie del mare, ma che include anche la parte che sta sotto alla superficie, che pu anche essere vista. Ci sono parti pi estese del nostro corpo che non possiamo percepire. Non abbiamo coscienza del funzionamento di vasi sanguigni, nervi, ghiandole endocrine, reni, ecc. Alcuni fachiri indiani sembrano capaci di approfondire la loro consapevolezza tanto da percepire questi organi, ma non questo il modo naturale in cui la coscienza opera. Tuttavia, nelle persone con problemi o conflitti emotivi, ci sono aree del corpo, che rientrano nella normale gam-ma di coscienza, che non vengono percepite perch sono state immobilizzate da una tensione cronica. L'immobilizzazione blocca gli impulsi minacciosi, ma rende anche morta quella parte del corpo, producendo una perdita di quella parte del s. Queste aree, perci, rappresentano conflitti emotivi che sono stati rimossi nel subconscio. Per esempio, molti individui non percepiscono la tensione delle loro mascelle e non sono consapevoli che questa tensione rappresenta la repressione degli impulsi di mordere o gridare. Tali conflitti rappresentano l'inconscio rimosso. Costituiscono il mondo sotterraneo in cui sono sepolti quei sentimenti che l'Io o la mente conscia considera pericolosi, vergognosi e inaccettabili, Come le anime dell'inferno, questi sentimenti, che sono morti per la mente conscia, vivono in un mondo sotterraneo di tormento. A volte il tormento sale alla coscienza ma, in quanto minaccia la sopravvivenza, vie-ne ricacciato in basso. Noi possiamo sopravvivere se viviamo sulla superficie, dove possiamo controllare il sentimento e il comportamento, ma ci implica un sacrificio dei sentimenti profondi. Vivere sulla superficie in termini di valori dell'Io un modo narcisistico di vivere, che si dimostra vacuo e generalmente provoca depressione. Vivere nel profondo del proprio essere pu risultare doloroso e spaventoso all'inizio, ma pu anche essere appagante e gioioso, se abbiamo il coraggio di attraversare l'inferno per raggiungere il paradiso. I sentimenti profondi che abbiamo seppellito sono quelli che appartengono al bambino che eravamo, quel bambino che era innocente e libero e che sapeva godere, prima che il suo spirito venisse spezzato inducendo in lui sensi di colpa e vergogna per i suoi impulsi naturali. Quel bambino vi-ve ancora nei nostri cuori e nelle nostre viscere, ma noi abbiamo perso il contatto con lui, ossia abbiamo perso il contatto con la parte pi profonda di noi stessi. Per ritrovarci, per trovare il bambino sepolto, dobbiamo scendere in questi territori profondi dei nostro essere, nell'oscurit dell'inconscio. Dobbiamo affrontare i terrori e i pericoli di questa discesa, e perA. Lowers, Il linguaggio del corpo, cit.

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ci abbiamo bisogno dell'aiuto di un terapeuta-guida che abbia gi compiuto il viaggio nel proprio processo di autoconoscenza. Queste idee trovano riscontro nella concezione (di ispirazione mitologica) che equipara il diaframma alla superficie della terra. La met del corpo posta sopra al diaframma alla luce del giorno, la parte sotto, ossia il ventre, nell'oscurit della notte e dell'inconscio. La mente conscia ha un certo controllo sui processi della met superiore del corpo, ma scarso o nessun controllo sui processi che hanno luogo nella met inferiore, che include le funzioni della sessualit, dell'escrezione e della riproduzione. Questa parte del corpo strettamente connessa alla natura animale dell'uomo, mentre le funzioni della met superiore sono pi soggette alle influenze culturali. Il modo pi semplice di descrivere la differenza dire che noi mangiamo come esseri umani ma defechiamo come animali. For-se perch la met inferiore del corpo associata con la nostra natura ani-male, le sue funzioni, specialmente la sessualit e la motilit, possono pro-durre esperienze estremamente piacevoli, perfino estatiche.

La resa al corpo

A . La resa al corpo

L'idea della resa impopolare per l'individuo moderno, il cui orienta-mento si basa sull'idea che la vita sia una lotta, un combattimento, o quanto meno una contesa. Molte persone considerano la vita un'attivit che ten-de a un qualche conseguimento, a un qualche successo. L'identit persona-le spesso pi legata all'attivit della persona che al suo essere. Ci tipico di una cultura narcisistica, nella quale l'immagine pi importante della realt. Di fatto, per molte persone l'immagine si sostituisce alla realt. ) In una cultura narcisistica il successo sembra conferire autostima, ma solo in quanto gonfia l'Io dell'individuo. Il fallimento ha l'effetto opposto, giacch produce una deflazione dell'Io. In questo clima, la parola `resa' equiparata a sconfitta, ma in realt solamente la sconfitta dell'Io narcisistico. Senza una resa dell'Io narcisistico non possibile abbandonarsi al-l'amore. Senza tale abbandono, la gioia impossibile. Resa non significa abbandono o sacrificio dell'Io. Significa invece che l'Io riconosce il proprio ruolo subordinato al s, la propria funzione di organo di coscienza e non di padrone dei corpo. Dobbiamo riconoscere che il corpo ha una saggezza frutto di miliardi di anni di storia evolutiva, che la mente con-scia pu solo immaginare senza per riuscire mai ad afferrare. Il mistero dell'amore, per esempio, va oltre la portata del sapere scientifico. La scienza non pu stabilire nessun collegamento tra la concezione del cuore come una pompa che invia il sangue in tutto il corpo e il cuore come organo dell'amore, che un sentimento. Ma i saggi hanno risolto questo apparente paradosso; come ha detto Pascal: il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conoscer mai.
Per un'analisi approfondita della personalit narcisistica, si veda il mio libro Ii narcisffino. L'identit rinnegata, cit.
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Non vero che mente e corpo siano uguali, come alcuni sostengono. La loro apparente uguaglianza la conseguenza della visione limitata del-la mente conscia, che vede solo la superficie delle cose. Come nel notissimo esempio dell'iceberg, noi vediamo solo poco pi del dieci per cento della sua massa. La parte oscura, la parte inconscia del nostro corpo quella che fa fluire la nostra vita. Noi non viviamo in virt della nostra volont: la volont impotente a regolare o coordinare i complessi pro-cessi biochimici e biofisici del corpo, impotente a influire sul metabolismo del corpo, da cui dipende la nostra vita. E questo un concetto molto rassicurante perch, se fosse vero il contrario, la vita si spezzerebbe al primo fallimento della volont. Consideriamo lo sviluppo dell'embrione in essere.umano, un processo che stupisce la mente umana. Quel minuscolo organismo, l'ovulo feconda-to, `sa' che cosa deve fare per potenziare la sua possibilit intrinseca di diventare un essere umano. E una cosa grandiosa. Eppure noi esseri umani abbiamo l'arroganza di pensare di saperne di pi della natura. Io ripongo la mia fede nel potere autocurativo del corpo vivente. Ci non significa che non possiamo aiutare il processo di guarigione, ma non possiamo sostituirci a esso. La terapia un processo di guarigione naturale nel quale il terapeuta sostiene la funzione curativa appartenente al corpo. Non il me-dico che dice al corpo come riparare un osso fratturato, e non il medico che ordina alla pelle di rigenerarsi dopo una ferita o un taglio. In molti ca-si la guarigione avverr anche senza il sostegno del medico. Mi sono chiesto: perch ci non accade con le malattie emotive o men-tali? Se diventiamo depressi, perch non guariamo spontaneamente? Devo dire che alcune persone escono dalla loro reazione depressiva spontaneamente. Purtroppo, nella maggior parte di questi casi, la depressione tende a ripresentarsi in quanto la causa sottostante permane. 2 E la causa l'inibizione all'espressione dei sentimenti di paura, di tristezza e di rabbia. La repressione di tali sentimenti e la concomitante tensione riducono la mobilit del corpo, producendo uno stato di vitalit ridotta o depressa. A ci si associa l'illusione di essere amati per la nostra bont, per il nostro atteggiamento dipendente o per il nostro successo. Questa illusione serve a mantenere il morale dell'individuo durante la sua lotta per conquistare l'amore, ma, dato che il vero amore non pu essere guadagnato o meritato grazie a una qualche prestazione, l'illusione prima o poi crolla e l'individuo cade in depressione. La depressione verr meno se l'individuo capace di sentire ed esprimere sentimenti. Permettere a un paziente depresso di piangere o di arrabbiarsi lo sottrarr alla depressione, al2

corpo,

Per un'analisi delle cause della depressione, si veda il mio La depressione e il Astrolabio, Roma 1980.

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meno temporaneamente. Esprimere sentimenti allenta la tensione, per-mettendo al corpo di recuperare la sua motilit, e in tal modo aumentar-ne la vitalit. Questo l'aspetto fisico del processo terapeutico. Per quanto riguarda l'aspetto psicologico, si deve smascherare l'illusione, capirne l'origine nell'infanzia e il ruolo di meccanismo di sopravvivenza. Tutti i pazienti soffrono di una qualche illusione in grado variabile. Alcuni hanno l'illusione che la ricchezza dia la felicit, o che la fama assicuri l'amore o che essere sottomessi protegga dalla possibile violenza. Sono illusioni che sviluppiamo precocemente nella vita, per sopravvivere a una situazione infantile dolorosa, e da adulti abbiamo paura ad abbandonarle. Forse la pi grande di tutte le illusioni la convinzione che la mente co-sciente controlli il corpo e che se cambiamo il nostro pensiero, possiamo cambiare anche i nostri sentimenti. Questa una cosa che io non ho mai visto, anche se l'illusione che la mente sia onnipotente pu sostenere temporaneamente il morale. Ma questa illusione, come tutte le altre, cadr non appena la persona rester priva di energia, e la conseguenza sar la depressione. Le illusioni sono difese dell'Io contro la realt e, se possono risparmia-re a qualcuno la sofferenza di una realt spaventosa, tuttavia ci rendono prigionieri dell'irreale. La salute emotiva la capacit di accettare la realt e di non sottrarsi a essa. La nostra realt di base il nostro corpo. TI nostro s non un'immagine prodotta dal nostro cervello, ma un organismo reale, vivo e pulsante. Per conoscere noi stessi dobbiamo sentire il nostro corpo. La perdita della sensibilit in una parte del corpo la per-dita di una parte del s. La consapevolezza del s, il primo passo nel pro-cesso terapeutico di scoperta di s, la percezione del corpo, l'intero corpo dalla testa ai piedi. Molti individui perdono la percezione del corpo sotto stress, si dissociano dal corpo per sfuggire alla realt: questa una reazione di tipo schizofrenico e costituisce un grave disturbo emotivo. Ma quasi tutti nella nostra cultura si dissociano da qualche parte del loro corpo. Alcuni non hanno percezione della propria schiena. Ci vero particolarmente per quegli individui che possono essere descritti come privi di spina dorsale. Altri mancano di sensibilit nelle viscere. Questi individui manifesteranno una mancanza di coraggio. Ogni parte del corpo contribuisce al nostro senso del s, se siamo in contatto con essa. E possiamo avere questo contatto solo se viva e mobile. Quando ogni parte del corpo carica e vibrante, ci sentiamo vivi in modo vibrante e felici. Ma perch ci accada dobbiamo arrenderci al corpo e ai suoi sentimenti. Questa resa significa lasciare che il corpo diventi pienamente vivo e libero. Significa non tradirlo e non controllarlo. Il corpo non una mac-china che noi dobbiamo avviare o fermare. Possiede una sua mente e sa

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cosa deve fare. In realt, ci a cui rinunciamo l'illusione del potere del-la mente. Il punto migliore per cominciare la respirazione. questa la base della tecnica che Reich impieg nella terapia con me. La respirazione forse la funzione corporea pi importante, dato che la vita ne dipende in modo assoluto. Possiede la caratteristica di essere un'attivit naturale e involontaria, soggetta, per, nello stesso tempo, al controllo cosciente. In circostanze ordinarie non abbiamo coscienza della nostra attivit respiratoria. Tuttavia, quando si ha difficolt ad assorbire sufficiente aria, come accade alle elevate altitudini, si diventa coscienti di fare fatica a respirare. Per i pazienti affetti da enfisema la respirazione una dolorosa lotta per conquistare abbastanza aria. Gli stati emotivi influiscono direttamente sulla respirazione. Quando una persona molto arrabbiata, il respiro diventa pi rapido, per aiutarla a mobilitare una maggiore quantit di energia per l'azione aggressiva. La paura ha l'effetto opposto: spinge la persona a trattenere il respiro perch nello stato di paura l'azione sospesa. Se la paura diventa panico, come quando una persona cerca disperatamente di sfuggire a una situazione minacciosa, il respiro si fa rapido e poco profondo. Nel terrore si respira a fatica, in quanto questa emozione ha un effetto paralizzante sul corpo. In uno stato di piacere, la respirazione lenta e profonda. Tuttavia, se l'eccitazione piacevole diventa godimento ed estasi, come nell'orgasmo sessuale, la respirazione diventa molto rapi-da, ma anche molto profonda, in risposta all'intensificata eccitazione piacevole della scarica sessuale. Lo studio della respirazione di un individuo permette al terapeuta di comprendere il suo stato emotivo. In un libro precedente ho descritto la mia terapia con Reich;' riporter qui alcune esperienze fatte in quella terapia per illustrare il concetto di abbandono. Stavo su un lettino e con indosso solo un paio di calzoncini corti, perch Reich potesse osservare il mio respiro. Lui era seduto da-vanti al lettino. Mi disse semplicemente di respirare, cosa che feci in modo normale, mentre lui studiava il mio corpo. Dopo circa dieci o quindici minuti, disse: "Lowen, non stai respirando". Replicai che respiravo. "Ma", disse lui, "il tuo torace non si muove". Era vero. Mi chiese di mettere una mano sul suo torace per sentire il movimento. Sentii che il suo torace saliva e scendeva e decisi di muovere il mio torace a ogni respiro. Lo feci per un certo tempo, respirando con la bocca e sentendomi molto rilassato. Reich allora mi chiese di spalancare gli occhi e, quando lo feci, emisi un sonoro e prolungato grido. Mi sentivo gridare, ma non c 'era nessuna sensazione collegata. Proveniva da me, ma io non avevo nessun collegamento con quel suono. Reich mi chiese di smettere di gridare per3

A. Lowen, Bioenergetica, cit.

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ch le finestre della stanza erano aperte sulla strada. Ripresi a respirare come prima, come se non fosse accaduto nulla. Ero sorpreso del grido, ma non ne ero toccato emotivamente. Allora Reich mi chiese di ripetere l'azione di spalancare gli occhi, e ancora una volta gridai senza nessun collegamento emotivo cori il fatto. Ci incontravamo tre volte alla settimana, ma niente di rilevante accadde nei due o tre mesi successivi. Reich mi incoraggiava a lasciarmi andare e a respirare pi liberamente, cosa che io cercavo di fare. Il mio sforzo, per, suscitava da parte sua la critica che la mia respirazione non fosse libera, che io lo facessi coscientemente come un esercizio e che non la la-sciassi fluire spontaneamente. Inconsciamente, controllavo la mia respirazione in modo che non accadesse pi nulla, ma allora non lo sapevo. Cercai di eliminare il mio controllo, di abbandonarmi al corpo e ai suoi pro-cessi involontari, ma mi era difficile. Respirare pi profondamente, anche se fatto coscientemente, port a sintomi di iperventilazione. Intense sensazioni di formicolio, note come parestesie, mi si svilupparono nelle mani e nelle braccia. A un certo punto le mani mi si bloccarono in una contrattura parkinsoniana. Erano ghiacciate, contratte e paralizzate. Ma non ero spaventato. Respirai pi tranquillamente, e lentamente la contrattura si allent e le parestesie scomparvero. Le mani ridiventarono calde. Dopo alcune sedute nelle quali la respirazione pi profonda produsse questa sindrome da iperventilazione, la reazione scomparve. Il mio corpo si era adattato alla respirazione profonda e stava diventando pi rilassato. Poco tempo dopo, la terapia venne interrotta per le vacanze estive di Reich. Quando riprendemmo in autunno, tornammo all'abbandono e alla respirazione spontanea. Nel corso di questo nuovo anno di terapia ebbero luogo diversi eventi importanti. In uno di questi rivissi un'esperienza infantile che spieg le grida della mia prima seduta. Mentre stavo sul let -tino a respirare, ebbi l'impressione che avrei visto un'immagine sul soffit-to. Nel corso di alcune sedute l'impressione divenne pi forte. Poi l'immagine apparve. Vidi il volto di mia madre. Mi guardava con occhi molto arrabbiati. Sentii che ero un bambino di circa nove mesi, stavo nella carrozzina fuori dalla porta di casa e gridavo per chiamare la mamma. Lei doveva essere impegnata in qualche attivit importante, perch quando usc mi guard con tanta rabbia da paralizzarmi di terrore. Le grida che allora non ero riuscito a emettere dovevano esplodere nella mia prima seduta terapeutica, trentadue anni dopo. In un'altra occasione ebbi l'esperienza insolita di sentirmi mosso da una forza interiore. Il mio corpo cominci a dondolare, dalla posizione distesa mi misi a sedere e poi mi alzai in piedi. Di fronte al lettino, cominciai a colpirlo con entrambi i pugni. Mentre lo colpivo vidi il viso di mio padre e capii che lo stavo colpendo perch lui mi aveva schiaffeggia-

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to quando avevo circa sei o sette anni. Quando pi tardi gli chiesi di questo episodio, lo conferm, spiegando che ero rimasto fuori fino a tardi e mia madre, che era stata in ansia, gli aveva chiesto di punirmi. La cosa sorprendente di questa esperienza era che i miei movimenti non erano compiuti coscientemente. Non fui io a decidere di alzarmi dal letto e di colpirlo. Il mio corpo aveva agito autonomamente, proprio come quando avevo gridato. Durante il secondo anno della mia terapia con Reich, la mia respirazione era molto pi libera. Bench non fossi in grado di arrendermi piena-mente al mio corpo, la sua motilit aument notevolmente. Quando ero steso sul lettino a respirare, nelle mie gambe si sviluppavano delle vibrazioni mentre io le muovevo tranquillamente avvicinandole e allontanandole. Queste vibrazioni indicavano che le mie gambe erano percorse da una corrente di energia che sentivo molto piacevole. Riuscii a sentire queste vibrazioni anche nei fianchi, quando diventarono pi vivi. Le vibrazioni originavano in parte dall'allentamento della tensione nei muscoli di queste aree, ma in parte si trattava di un naturale fenomeno di vita. I corpi viventi sono sistemi vibranti, i corpi morti non si muovono. Nonostante i due episodi di apertura e la crescente vitalit del mio corpo, non riuscivo ad abbandonarmi totalmente fino al punto in cui si presenta il riflesso orgasmico. Reich sugger allora di concludere la terapia, dato che sembrava che fossi arrivato a un punto morto. Questo suggerimento ebbe su di me un effetto enorme. Ne fui estremamente affranto e singhiozzai profondamente. Interrompere la terapia rappresentava il fallimento e la disfatta del mio sogno di raggiungere la salute sessuale. Espressi a Reich questo sentimento e gli dissi anche quanto desiderassi il suo aiuto. Chiedere aiuto mi era difficile: credevo di dover fare da solo. Ma arrendersi al corpo e ai suoi sentimenti era qualcosa che non potevo fare. Fare l'opposto di arrendersi. Fare una funzione dell'Io, mentre arrendersi al corpo esige un abbandono dell'Io. Non mi consideravo un individuo egoista o narcisista, ma questo era un aspetto importante della mia personalit, come appresi allora. Non avrei voluto o potuto lasciarmi abbattere e piangere (a meno che non fossi spinto all'estremo, ossia non fossi minacciato della perdita del desiderio del mio cuore), perch inconsciamente ero determinato ad avere successo. Riconoscendo il significato del mio abbattimento, Reich accett di continuare la terapia. Dopo questo episodio riuscii a lasciarmi andare pi completa-mente, e il mio respiro divent pi libero e profondo. Quando arrivammo di nuovo alle vacanze estive, Reich sugger che io interrompessi la terapia per un anno e la riprendessi l'autunno successivo. Accolsi volentieri il suo suggerimento, perch desideravo fare una pausa nel mio sforzo di guarire. Il crollo rappresentato dallo scoppio di pianto mi permise di ar-

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rendermi al mio sentimento d'amore pi pienamente di quanto fossi ca-pace di fare in precedenza. Mi ero innamorato di una giovane donna circa un anno prima, ma la relazione non era solida. A un certo punto, quando sembrava che sarebbe finita, ebbi nuovamente una crisi e piansi molto accoratamente esprimendole il mio amore. Dopo questo episodio ebbi l'esperienza sessuale pi intensa e piacevole che avessi mai conosciuto, e riconobbi che era stata resa possibile da questo abbandono al mio sentimento pi profondo. Poi, nell'anno successivo sposai questa donna e, vorrei aggiungere, sono ancora sposato con lei. Quando ripresi la terapia dopo un anno di interruzione, la mia capacit di lasciarmi andare alle azioni involontarie del mio corpo miglior sensibilmente e non ci volle molto perch si sviluppasse il riflesso orgasmico. Mi sentivo eccitato e felice. Mi sentivo trasformato, ma non dura-va. Le esperienze trasformative rivelano la possibilit della gioia e, quindi, sono significative e preziose, ma raramente vanno abbastanza in profondit da avere un effetto duraturo. Per questo occorre elaborare i conflitti appartenenti al passato, che sono profondamente strutturati nella personalit, psicologicamente e fisicamente. Troppi miei problemi erano rimasti irrisolti nella terapia con Reich per consentirmi di essere libero e pienamente aperto ai miei sentimenti. Nondimeno, le esperienze che ebbi nella terapia mi convinsero che la via verso la gioia pu essere raggiunta solo arrendendosi al corpo. Quando tornai alla mia pratica, dopo aver avuto l'abilitazione medica, usai la tecnica che avevo appreso da Reich. Il paziente stava sul lettino, rilassato, e respirava, mentre io lo incoraggiavo a lasciarsi andare al suo respiro e ad arrendersi al corpo. Parlavamo anche della sua vita e dei suoi problemi. Ma non accadeva nulla. Seduto su una sedia a guardarlo, sentii il bisogno di allungarmi sullo schienale della sedia per fare un respiro pi profondo. Capii che era questo che i pazienti avevano bisogno di fare. Nella cucina dello studio c'era un panchetto a tre gradini. Arrotolai un asciugamano e lo legai al panchetto, facendone una sorta di cavalletto. Feci mettere il paziente con la schiena sul cavalletto e le braccia all'indietro verso una sedia, come indicato nel disegno. L'effetto fu molto positivo. La respirazione del paziente si approfond sensibilmente grazie allo stiramento. Potevo osservare l'oscillazione respiratoria e notai che era bloccata. Da allora l'uso del `cavalletto bioenergetico' diventato un aspetto regolare di questo approccio terapeutico. Nei quarant 'anni trascorsi da quando fu introdotto per la prima volta nell'analisi bioenergetica, ho imparato ad aumentarne l'efficacia facendo usare la voce al paziente mentre sul cavalletto. Descriver nel prossimo capitolo in che modo coordino la voce e la respirazione.

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Un altro cambiamento importante che apportai alla tecnica reichiana fu l'uso di specifici esercizi corporei, destinati ad aiutare il paziente ad acquistare una maggiore consapevolezza del proprio corpo, una pi piena espressione di s e una maggiore padronanza. Prima di incontrare Reich, avevo avuto una notevole esperienza di esercizi fisici, e la cosa mi aveva rivelato che potevano avere un effetto notevole sui sentimenti e sullo sta-to mentale dell'individuo. Devono essere studiati appositamente per affrontare gli specifici problemi emotivi che si possono osservare sul corpo del paziente. Molti di questi esercizi implicano l'espressione di sentimenti. Verranno descritti nei capitoli successivi. Originariamente li sviluppai per aumentare la motilit del mio corpo. Il primo esercizio che feci per accrescere la sensibilit delle mie gambe e quindi il mio senso di sicurezza, chiamato `arco '. una posizione molto nota perch fa parte del programma di esercizi cinesi chiamato Tai Chi Chuan. Non lo sapevo quando usai l'esercizio nel 1953. Mi misi in piedi con le gambe divaricate, le ginocchia piegate e il corpo leggermente inarcato. Per mantenere l'arco posi i pugni contro le reni. Questa posizione mi dava una sensazione pi sicura di essere in contatto con la parte inferiore del mio corpo. La posizione facilitava anche la respirazione pro-fonda, e questa pu essere una ragione per cui usata dai cinesi. Rove-sciai allora la posizione, piegandomi in avanti e toccando il pavimento con le dita, con i piedi distanti circa 30 centimetri e rivolti leggermente in dentro. In questa posizione mi sentivo vicino al pavimento e a gambe e piedi. Poi, se tenevo il peso del corpo sui piedi e lentamente, senza bloc-

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care le ginocchia, raddrizzavo le gambe, queste generalmente cominciava-no a vibrare. La figura qui sotto illustra questa posizione.

Questi e altri esercizi sono tutti descritti nel mio libro Espansione e integrazione del corpo in bioenergetica.4 Qui il concetto di vibrazione viene analizzato per mostrarne la rilevanza per il processo vitale. Nel corso della mia terapia con Reich avevo sperimentato vibrazioni nel mio corpo, particolarmente nelle gambe e nelle anche, mentre facevo esercizi di respirazione sul lettino. Erano un'azione involontaria che si sviluppava in risposta alle ondate di eccitazione che fluivano nel mio corpo. Gli individui incapaci di lasciarsi andare perch il loro corpo troppo rigido, trovano molto difficile permettere queste vibrazioni. Tuttavia, fare regolarmente questi esercizi aiuta la persona a sentire il piacere di la-sciare che il corpo diventi pi vivo. Le vibrazioni possono essere indotte anche da lievi movimenti delle gambe e producono sempre sensazioni piacevoli in queste aree. Ma nella terapia di Reich questi movimenti non erano considerati esercizi deliberati da poter usare regolarmente come parte del programma terapeutico. Oggi gli esercizi presentati, e altri, fan-no regolarmente parte del programma bioenergetico per aiutare l'indivi4 A, Lowen e L. Lowen, Espansione e integrazione del corpo in bioenergetica, Astrolabio, Roma 1979.

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duo a sentirsi pi in contatto con il terreno, pi connesso al proprio corpo e alla realt. Su di me hanno avuto questo effetto e io personalmente continuo a farli con regolarit, oltre che a usarli con i miei pazienti.
B. Grounding* e realt

La resa al corpo si associa alla rinuncia alle illusioni e al contatto con la realt e il suolo. Dell'individuo che ha un forte rapporto con la realt si dice che sta con i piedi per terra. Questa espressione significa che sente la connessione tra i suoi piedi e il suolo su cui poggia (grounding). Gli individui che sono sospesi o distaccati non sentono questo contatto con il terreno perch i loro piedi sono relativamente insensibili. Sanno che i loro piedi toccano il suolo ma non hanno percezione del contatto. Hanno riti-rato questa energia di eccitazione dalla parte inferiore del corpo come reazione alla paura. Quando la paura molto intensa, la persona pu effettivamente ritirare dal corpo ogni possibilit di sentire, limitando la co-scienza alla testa. Vivr allora in un mondo di fantasia che comune nei bambini e negli adulti autistici o schizoidi. Molte persone vivono nella te-sta pi che nel corpo, per evitare di sentire le sensazioni spaventose e dolorose nel loro corpo. Alcuni, in situazioni di paura estrema, si distaccano e si dissociano realmente dal corpo. La loro coscienza esce dal corpo ed essi percepiscono se stessi come se guardassero il proprio corpo dall'alto. Si tratta di una reazione di tipo schizofrenico e rappresenta una rottura con la realt. Uno dei miei pazienti rifer di aver avuto la sensazione di stare sul soffitto a guardare il proprio corpo disteso sul letto. Natural-mente, era un individuo molto disturbato. Il contatto con la realt non una condizione del tipo tutto-o-nulla. Alcuni di noi sono in contatto con la realt pi di altri, che sono maggiormente distaccati. Poich il contatto con la realt la condizione dell'equilibrio mentale, anche la condizione della salute emotiva e fisica. Molte persone, per, equiparano la realt alla norma culturale, pi che a ci che sentono nel loro corpo. Naturalmente, quando il sentire assente o ridotto, si cerca un significato alla vita oltre il s. Gli individui che han-no un corpo vivo e vibrante possono sentire la realt del loro essere, ci
* La parola grounding abbastanza intraducibile; la pu forse rendere approssimativamente l'espressione `contatto col suolo', a indicare la sensazione di con-tatto tra i piedi e il terreno, con una corrente dinamica che scorre dalle gambe al terreno. In senso pi ampio, rappresenta il contatto con la realt di base della propria esistenza. Per gli esercizi di grounding si veda A. Lorven, Espansione e integrazione del corpo in bioenergetica, cit. [N. d .
T.] .

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che significa essere una persona capace di sentire. La vitalit dell'individuo e la quantit di percezioni sono una misura del suo contatto con la realt. Gli individui che sentono sono persone che stanno con i piedi per terra. Di tali persone diciamo che hanno grounding. Avere grounding significa sentire i propri piedi sul terreno. Pressoch ogni adulto ha i piedi sul terreno, nel senso meccanico di sostegno e movimento. Ma nel contatto meccanico non si percepisce la relazione con il terreno o con la terra in modo vivo e significativo, e l'individuo non sente neanche che le sue relazioni con gli altri derivano dai sentimenti, pi che dalle azioni. Una persona di questo tipo non sente neppure che il proprio corpo vivo e carico di significato. Ha con il corpo lo stesso rap-porto che ha con l'automobile, come se fosse un oggetto essenziale per la sua attivit e la sua mobilit. Pu prendersene cura come farebbe con l'auto, ma non si identifica con esso. Pu essere una persona di grande successo, ma la sua vita irreale. Pu avere le soddisfazioni del potere e del denaro, ma non prova nessun sentimento di gioia. Non radicato nel-la realt della vita pi quanto lo sia Ia sua automobile. La capacit di pro-vare gioia dipende da questo radicamento, che letteralmente significa sentire che i propri piedi toccano e percepiscono il terreno. Per percepire il terreno, gambe e piedi devono avere una carica energetica. Devono essere vivi e mobili; ossia, devono mostrare un movimento spontaneo e involontario come la vibrazione. La vibrazione non deve es-sere intensa. Pu essere lieve, come il ronzio del motore di un'automobile molto potente, ma quando nell'auto non c' nessun ronzio, sappiamo che il motore morto. Quando i piedi di un individuo sembrano senza vita e le sue gambe paiono quiete e immobili, sappiamo che non sente il contatto con il terreno. Quando gambe e piedi sono pienamente vitali, l'individuo pu sentire una corrente di eccitazione che li percorre, li eccita, li scalda e li fa vibrare. Una volta, una giovane donna schizofrenica venne da me, a piedi, fino al mio studio, camminando in mezzo alla neve e calzando solo leggere scarpe da ginnastica. Aveva i piedi gelati e cianotici, ma non provava nessuna sensazione di dolore e non aveva consapevolezza della loro condizione. Erano insensibili e pressoch privi di vita. Naturalmente, la donna non aveva nessun grounding ed era completa-mente priva di contatto con il proprio corpo. ll grounding un processo energetico nel quale un flusso di eccitazione attraversa il corpo dalla testa ai piedi. Quando tale flusso forte e pie-no, la persona percepisce il proprio corpo, la propria sessualit e il suolo su cui si trova. E in contatto con la propria realt. Questo flusso di eccitazione associato con il ritmo respiratorio, in modo tale che quando il respiro libero e profondo, l'eccitazione fluisce nello stesso modo. Se il respiro o il flusso sono bloccati, la persona non percepisce il proprio cor-

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po al di sotto del blocco. Se il flusso limitato, anche il sentire ridotto. Dato che il flusso di eccitazione ha una sua ritmicit, ossia scorre in basso nei piedi e poi in alto nella testa, come le oscillazioni di un pendolo, eccita i segmenti del corpo, la testa, il cuore, i genitali e le gambe. E dato che l'onda di eccitazione attraversa il bacino nel suo scorrere verso il basso, qualunque rilevante disturbo sessuale bloccher il flusso energetico verso le gambe e i piedi. Quando un individuo non legato al suolo, non lo neppure il suo comportamento sessuale. Se la condizione di grounding significa stare sui propri piedi, denota anche uno stato di indipendenza e maturit. Con la stessa simbologia, sta-re in piedi rappresenta una posizione pi adulta che non giacere su un letto, che ha una connotazione pia infantile. Quindi, pia facile per un paziente regredire a una posizione infantile quando sdraiato che non quando sta in piedi. Ci spiega perch esperienze come il riflesso orgasmico, che un paziente pu avere durante una seduta terapeutica stando disteso sul lettino, non necessariamente si traducono in cambiamenti nel comportamento adulto. Il riflesso orgasmico un criterio di salute valido, ma non necessariamente assoluto, a meno che l'individuo non sia anche pienamente in contatto con il suolo. Dobbiamo riconoscere che i senti-menti di un bambino, per quanto simili a quelli di un adulto, non sono identici. La rabbia di un bambino non la stessa che prova l'adulto, e co-s la sua tristezza. L'amore adulto differisce da quello di un bambino non nella sua qualit essenziale, dato che una funzione del cuore, ma nella sua ampiezza ed estensione, che sono determinate dalla totalit del corpo. Ci non significa che neonati e bambini non abbiano un grounding; lo hanno grazie alla loro connessione con la madre, a sua volta connessa con la madre terra, ma non in modo indipendente. Questa analisi ci aiuta a comprendere quale richiamo pu esercitare un culto che esiga dai suoi membri la rinuncia al proprio Io a favore del capo carismatico. La resa a un leader significa una regressione all'infanzia, associata all'abdicazione di potere e responsabilit. Protetto dal leader e libero dal dover scegliere tra giusto e sbagliato, l'adepto prova un senti-mento di libert e innocenza. Di conseguenza, prova un senso di gioia che rafforza il suo impegno nel culto. Ci si pu chiedere se il suo senti-mento di gioia sia illusione o realt. Le illusioni possono produrre senti-menti reali, che per non sopravvivono al crollo dell'illusione, e tutte le illusioni inevitabilmente crollano. Nel caso del culto, l'illusione che il leader sia un padre amorevole e onnipotente che si prender cura degli adepti, come un buon padre dei suoi figli. La realt l'esatto contrario, in quanto i leader di culto sono individui narcisisti che hanno bisogno di seguaci per sostenere un'immagine grandiosa di s. Hanno anche bisogno del potere sugli altri per compensare la propria impotenza. Naturali-neo-

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te, questi leader attraggono solo coloro che inconsciamente cercano un potente padre/padrone. Alcuni elementi della relazione tra leader di culto e seguaci erano pre-senti nella mia relazione con Reich, anche se non sono mai diventato un suo seguace. All'epoca ebbi un crollo e piansi alla prospettiva che la mia terapia con lui finisse con un insuccesso. Ero consapevole di quanto desiderassi la sua protezione e lo considerassi come un padre buono e potente. Il minacciato fallimento della terapia rappresentava la perdita di quel-la speranza. Il mio pianto era dovuto in parte alla perdita della speranza, ma era anche un'espressione della mia tristezza per non aver avuto il tipo di padre che mi avrebbe fornito il sostegno di cui avevo bisogno per sentirmi libero e felice. La mia difesa contro il dolore e la tristezza per questa mancanza era assumere l'atteggiamento di una persona che non aveva bisogno di aiuto e che poteva fare da s. Questo era il modo in cui agivo nel mondo ed esteriormente sembrava autentico, ma a un livello pi profondo non funzionava. Intorno a Reich, negli anni successivi alla fine della mia terapia con lui, si svilupp una sorta di culto. Io non entrai mai a far parte del gruppo che circond Reich dal 1947 al 1956, e che lo considerava onnisciente e onnipotente. Fui aiutato in parte dal fatto di essermi trasferito in Europa, nel 1947, per studiare medicina all'Universit di Ginevra, che mi allontan dalla sua cerchia. Pi importante ancora fu l'influenza di mia moglie, la quale diffidava fortemente dei rapporti basati sulla sottomissione o sull'accettazione acritica di un altro essere umano come superiore, onnisciente, totalmente buono. In quel periodo vedeva che troppe persone vicine a Reich avevano rinunciato alla propria indipendenza e maturit di giudizio, so-lo per ottenere una qualche intimit con il grande uomo. Anch'io me ne re-si conto. Detto questo, vorrei aggiungere che ai miei occhi, allora come adesso, Reich stato un grand 'uomo sotto molti aspetti. La sua comprensione dei problemi emotivi degli esseri umani, la sua percezione di un'unit di base in tutta la natura e la chiarezza del suo pensiero, lo collocano al di sopra di tutti gli altri in questo campo. Ma non era onnisciente e aveva molti problemi personali che ostacolavano il suo lavoro e la sua vita.) La situazione terapeutica necessariamente favorisce un attaccamento al terapeuta, che pu essere legittimamente considerato come una figura materna o paterna sostitutiva. Si ricorre ai terapeuta perch si ha bisogno di aiuto, sotto forma di accettazione, comprensione e sostegno. Se il terapeuta assume un interesse personale verso il paziente, quest'ultimo diven5 Si veda Fury on Earth, a cura di Myron Scharaf: un'eccellente biografia di Reich, che documenta l'importanza della sua opera, ma che registra anche i suoi conflitti e problemi personali.

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ta facilmente attaccato, dipendente e innamorato del terapeuta. Questo attaccamento, per quanto positivo sotto molti aspetti, indebolisce nel paziente la consapevolezza del suo bisogno di indipendenza e lo spinge ad aggrapparsi al terapeuta, perdendo il proprio grounding. E anche risaputo che il paziente trasferir sul terapeuta tutti i senti-menti, positivi e negativi, che ha vissuto nei confronti dei propri genitori. I sentimenti positivi incoraggiano la sottomissione e permettono al paziente di regredire a una posizione pi infantile, che facilita l'espressione di quei sentimenti che nell'infanzia sono stati negati e repressi, ossia i sentimenti d'amore. L'espressione di questi sentimenti pu portare a un senso di libert e di gioia, ma, se non si esprimono anche i sentimenti negativi, come sfiducia e rabbia, i buoni sentimenti non durano. Vengono minati dalla negativit e disperazione sottostanti, che non sono state risolte. Questi sentimenti negativi, se non sono pienamente elaborati in terapia, indeboliscono la resa iniziale e lasciano il paziente amareggiato e fru-strato. La stessa cosa accade nelle relazioni amorose, dove la gioia del-l'iniziale abbandono all'amato viene guastata da ostilit irrisolte risalenti all'infanzia. Come vedremo nei capitoli successivi, questi sentimenti negativi comprendono una profonda disperazione e una rabbia omicida, che si devono sperimentare ed esprimere nella situazione terapeutica affinch il paziente possa diventare libero. La paura che il paziente ha di questi sentimenti costituisce il nucleo centrale della sua resistenza ad arrendersi al corpo, al s e alla vita. Ogni terapeuta analitico consapevole della necessit di portare alla coscienza questi sentimenti negativi, in modo da poterli elaborare. Reich aveva fatto una pratica abituale, quando ero suo paziente, di chiedermi in ogni seduta se avessi verso di lui qualche pensiero o sentimento negativo. Ricordo che negavo di averne, ed era la verit rispetto alla mia consapevolezza cosciente. Essendo diventato un `seguace', avevo rinunciato al mio atteggiamento critico, cosa che rese possibile la mia resa a lui e attraverso di lui al mio corpo. Fu solo dopo che mi separai dal movimento reichiano, in quanto non mi aveva dato ci di cui avevo bisogno, che divenni critico nei confronti di Reich. Ci che non era riuscito a darmi era una comprensione approfondita del mio carattere. Ne parler pi diffusamente nel capitolo sul transfert e il controtransfert. Il fallimento di Reich in questo senso poteva essere attribuito al fatto che questo lavoro terapeuti-co con il corpo non fu profondo e completo quanto sarebbe dovuto esse-re. Si deve ricordare che la mia terapia con Reich si svolse cinquant'anni fa, quando la comprensione delle energie dinamiche del corpo e della personalit non era sviluppata quanto oggi nell'Analisi Bioenergetica. Questo sviluppo ha avuto origine da un cambiamento della posizione del paziente durante la terapia, da supina o seduta, a quella in piedi. Nel-

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la psicoanalisi classica il paziente disteso sul lettino e l'attenzione si con-centra sulle parole che pronuncia. I pensieri sono il materiale principale del processo analitico, mentre la quiete e la passivit della situazione analitica eliminano o diminuiscono tutte le altre forme di autoespressione. Nel mio Iavoro con Reich anch'io ero in una posizione distesa che, in quanto passiva, mi permetteva di regredire a stati infantili o giovanili, facilitando cos il recupero di ricordi precoci. Ma le parole non erano la via principale di espressione. L'attenzione di Reich era concentrata su come respiravo e su quello che accadeva al livello corporeo. Io ero osservato oltre che ascoltato, e ci ampliava enormemente la prospettiva terapeutica. Stando sul lettino tenevo le ginocchia piegate, in modo da poter sentire i piedi in contatto con il lettino stesso, ma era comunque una posizione di debolezza. Quando un paziente sta in piedi, assume una posizione adulta che consente di spostare l'attenzione sul presente, dove si trovano i suoi problemi attuali. Il terapeuta pu vedere dalla postura del paziente in che modo si pone e si presenta al mondo. La postura pi comune che ho osservato un'espressione di passivit. L'individuo sta in piedi con le ginocchia bloccate e il peso sui talloni, come se aspettasse di sentirsi dire cosa deve fare. In questa posizione cos sbilanciato che una leggera spinta lo farebbe cadere all'indietro. Questa posizione ci fa percepire che la persona, nell'infanzia, stata educata a essere buona e obbediente. Quando la persona flette leggermente le ginocchia e sposta il peso sugli avampiedi, cambia l'espressione della sua postura, nel senso che ora sembra pi aggressiva, ossia pronta a muoversi in avanti o a entrare in azione. La posizione eretta permette al terapeuta di valutare la misura del groun ding del paziente, cio quanto egli sia fisicamente in relazione con il suo-Io e psicologicamente in relazione con il proprio corpo. Nella terapia bioenergetica il paziente non sta sempre in piedi. All'inizio di una seduta paziente e terapeuta siedono l'uno di fronte all'altro, in modo che il primo possa parlare di quel che accade nella sua vita. Partendo da qui, il paziente pu usare sia la posizione eretta sia quella distesa per lavorare con i suoi sentimenti. La tristezza, per esempio, in genere viene espressa pi facilmente quando si in posizione distesa, che invece rende pi difficile l'espressione della collera. Molti terapeuti incoraggiano a colpire il lettino per sentire ed esprimere la rabbia, spesso senza una piena comprensione del linguaggio del corpo. Mi riferisco alla pratica di far colpire il lettino stando in ginocchio. Questa posizione denota un atteggiamento sottomesso che contraddice l'intenzione dell'atto di colpire. Si pu andare in collera in posizione seduta, ma in questo caso l'espressione di rabbia si limita alle parole e ai gesti. Guardando una persona che colpisce il lettino stando in piedi, si pu osservare quanto i suoi atti siano radicati nella realt del sentimento di rabbia. Il paziente che colpisce in

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modo scoordinato e furioso, invece che concentrato e con rabbia, non ha nessuna percezione nelle gambe e nei piedi che lo tenga in connessione con il proprio corpo e con il suolo. L'espressione della furia scarsamente efficace per la scarica della tensione che mantiene il paziente sospeso e privo di contatto con la sua realt. All'inizio della mia pratica clinica lavorai con uno psicologo gravemente depresso, il quale guar in modo cos soddisfacente che anche la moglie mi consult per alcuni suoi problemi. Mi disse: "Lei l'unico terapeuta che sia stato capace di rimettere in piedi mio marito". Io risposi che l'avevo fatto proprio mettendolo in piedi. Ci non significa che mettendo letteralmente una persona in piedi si sconfigga la depressione, ma comunque un passo in quella direzione. A mio parere, tenere una persona seduta su una sedia a parlare o distesa su un lettino ostacola il processo terapeutico. Che il sentimento di gioia sia un elemento della vita, non pu dipende-re da un'esperienza speciale. Sono certo che tutti abbiamo conosciuto alcuni momenti di gioia in seguito all'emergere di una forte emozione, che produce un sentimento di liberazione o di libert. come il sole che spunta tra le nuvole per un breve momento e poi torna a nascondersi. Ovviamente, non pu esserci sempre il sole, ma noi vorremmo che ci fosse per la maggior parte del tempo. Troppe persone vivono nelle ombre oscure del loro passato, ombre prodotte da immagini spaventose che non sono percepite chiaramente. Queste immagini ossessionano la mente in-conscia, producendo di notte sogni disturbanti e angosce indefinite durante il giorno. La psicoanalisi si sviluppata come tecnica per portare al-la coscienza questi ricordi rimossi, al fine di scaricarli emotivamente. Io credo che ci sia essenziale per ogni terapia. La comparsa del sole che ci rallegra e ci scalda preceduta dalla luce dell'alba. In analisi si parla dell'insight che si ottiene quando la luce della coscienza dissipa l'oscurit nell'anima dell'individuo. Come terapia analitica, l'analisi bioenergetica riconosce l'importanza della massima: "Conosci te stesso". In questo lavoro il s visto non solo come un riflesso mentale, ma anche come s corporeo. Dato che il s corporeo pi evidente e obiettivo di un riflesso nella mente di una persona, che soggettivo, arrivare a conoscere il proprio s ha a che fare con l'entrare in contatto con il corpo. Molte persone non hanno contatto con il proprio corpo, o per lo meno ne percepiscono solo parti limitate. Non sono radicate nella realt del loro corpo. Le parti con le quali non c' contatto contengono sentimenti spaventosi, che sono il corrispettivo delle immagini spaventose presenti nella mente. Per esempio, molte persone non sentono la propria schiena, nonostante il fatto che la schiena abbia un ruolo importante nel te ne re s u l'individuo e sostenerlo quando sotto

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pressione. Questa funzione legata al fatto di avere una spina dorsale, ossia di non essere un invertebrato. La spina dorsale pu svolgere questa funzione solo quando viene percepita dall'individuo come una struttura energetica viva. Se troppo debole, troppo flessibile, l'individuo perder la capacit di mantenere la sua posizione e sar visto dagli altri come una persona debole. Se la spina dorsale troppo rigida, l'individuo pu trovarsi immobilizzato in una postura di resistenza che blocca la sua capacit di rispondere alla vita o all'amore. Qualche anno fa ho incontrato un uomo che soffriva di una condizione nota come spondilite anchilosante. Si tratta di una malattia reumatica per la quale la spina dorsale si blocca come se fosse un unico osso compatto. L'uomo non poteva girare la testa pi di qualche grado da entrambe le parti. Faceva male a guardarlo, ma non sono certo che sentisse dolore. Se lo sentiva, non se ne lament mai. La sua storia era che aveva un padre dominante, molto potente, di cui aveva una paura mortale. Ma come era stata coinvolta la spina dorsale in questa vicenda? Se si fosse piegato davanti all'aggressivit del padre sarebbe stato un `verme' (senza spina dorsale). Da bambino non poteva op-porsi apertamente al padre. Poteva solo resistergli internamente irrigidendo la spina dorsale. Questa azione inconscia preservava la sua integrit interiore, al prezzo della sua mobilit e della sua gioia. Ci era triste, ma lui non era triste. Grazie agli esercizi di respirazione sul cavalletto bioenergetico, la per-sona pu percepire la qualit della propria schiena. Pu sentirne lo stato di tensione o la debolezza. La tensione cronica l'equivalente fisico della paura. Poich la paura immobilizza l'individuo, l'immobilizzazione equi-vale alla paura. Percepire la rigidit o la tensione pu aiutare l'individuo a diventare consapevole della propria paura, cosa che pu liberare i ricordi rimossi dell'infanzia. Stesi sul cavalletto, molti pazienti esprimono la paura che la loro schiena possa spezzarsi, e poi ricordano come da bambini temessero che il padre spezzasse loro la schiena se lo avessero sfida-to. Questa consapevolezza permette di sentire la propria rabbia, bloccata anch'essa dalla tensione dei muscoli dorsali. Esprimere la rabbia colpendo il letto, per esempio, scioglie la tensione restituendo alla schiena forza e flessibilit. Quale che sia il grado in cui una persona non ha contatto con una par-te del corpo, comunque priva di contatto con il sentimento connesso al-la motilit di quella parte. Una mascella rigida e una gola serrata esclude-ranno i sentimenti di tristezza, perch l'individuo non pu piangere. Se tutto il corpo rigido, l'individuo non avr sentimenti di tenerezza. A un livello pi profondo molte persone sono prive di sentimenti d'amore per-ch il loro cuore bloccato in una cassa toracica rigida, che blocca sia la consapevolezza del cuore sia l'espressione di sentimenti amorosi.

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Lo scopo della terapia la scoperta di s, che implica il recupero della propria anima e la liberazione del proprio spirito. Tre passi portano a questo scopo. Il primo la consapevolezza di s, e ci significa sentire ogni parte del proprio corpo e i sentimenti che possono sorgere in esso. Mi sorprende scoprire quante persone non conoscano l'espressione del loro viso e dei loro occhi, nonostante si guardino tutti i giorni. Natural-mente, la ragione per cui non vedono la propria espressione che non vogliono vederla. Credono di non poterla fronteggiare e che neanche gli altri possano. Cos indossano una maschera, un sorriso fisso che proclama al mondo che va tutto bene, quando non cos. Se si tolgono la maschera, generalmente si vede un'espressione di tristezza, dolore, depressione o paura. Finch portano la maschera, non possono sentire il loro viso, dato che immobilizzato in un sorriso fisso. Percepire questa tristezza, sofferenza o paura non una cosa piacevole, ma se queste emozioni represse non vengono percepite, non possono neanche essere sciolte. L'individuo imprigionato dietro una facciata che impedisce al sole di raggiungere il suo cuore. Quando si esce da una cella buia, il sole pu essere accecante, ma quando ci si abitua alla sua luce, non si vuole pi tornare in quel luogo oscuro. Il secondo passo l'espressione di s. Se i sentimenti non trovano espressione vengono repressi e l'individuo perde contatto con il s. Quando si proibisce ai bambini di esprimere certi sentimenti, come la rabbia, o li si punisce perch li esprimono, i sentimenti vengono nascosti e alla fine diventano parte dell'oscuro mondo sotterraneo della personalit. Molte persone hanno terrore dei propri sentimenti, che considerano pericolosi, spaventosi o folli. Molte provano una rabbia omicida che sentono di dover seppellire profondamente, per timore del suo potenziale distruttivo. Tale rabbia come una bomba inesplosa che non si osa toccare. Ma come possibile far esplodere una bomba in un luogo sicuro e renderla innocua, cos possibile anche esprimere con sicurezza i sentimenti omicidi nel contesto terapeutico. Io aiuto i pazienti a farlo tutto il tempo. Una volta liberata, la rabbia sottostante pu essere gestita razionalmente. Il terzo passo la padronanza di s. Ci significa che l'individuo sa che cosa sente, in contatto con se stesso. Ha anche la capacit di esprimersi adeguatamente nel proprio interesse. Ha il dominio di se stesso. Sono scomparsi i controlli inconsci originati dalla paura di essere se stesso. Sono scomparsi i sensi di colpa e la vergogna per quello che e che sente. Sono scomparse anche le tensioni muscolari nel corpo, che blocca-vano l'espressione di s e limitavano la consapevolezza. A loro posto c ' l'accettazione di s e la libert di essere. Nel corso di questo libro spiegher in che modo si arriva a questo sta-dio attraverso il processo terapeutico. Ci implica l'indagine analitica del

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passato dell'individuo per poter capire come e perch il s andato perduto o stato danneggiato. Dato che le esperienze infantili che hanno creato i problemi e le difficolt della persona si sono iscritte e strutturate nel corpo, leggere il corpo pu fornire un'informazione di base sul passa-to. Questa conoscenza, oltre a quella che si ricava dall'interpretazione dei sogni, dall'analisi del comportamento e dal dialogo con il terapeuta, deve essere collegata dal paziente con ci che sente e con la percezione del proprio corpo. Solo in questo modo mente e corpo vengono integrati in modo che la persona sia intera. La terapia un viaggio alla scoperta di s. Non un viaggio rapido, n facile e neanche privo di paure. In certi casi pu prendere tutta la vita, ma la ricompensa il sentimento che la vita non sia passata invano. Si trovato il significato della vita nella profonda esperienza della gioia.

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"Oh Dio!" Il pianto: l'emozione liberatoria

Le tensioni muscolari croniche che soffocano e imprigionano lo spirito si sviluppano nell'infanzia per la necessit di controllare l'espressione di emozioni intense, come paura, tristezza, rabbia e passione sessuale. Naturalmente, questi controlli non sono sempre efficaci, dato che il sentimento la vita del corpo e a volte quella vita si afferma a dispetto di ogni t entativo di controllo dell'individuo. Il controllo dell'individuo nevrotico pu spezzarsi nell'esplosione isterica di pianto e grida, nella rabbia selvaggia o nel sesso. Tali azioni non sono egosintoniche e non risolvono ill conflitto tra il bisogno di esprimere i sentimenti e la paura dell'espressione. Fino a che non risolto questo conflitto, la persona non libera di essere se stessa. Originariamente la paura di esprimersi era connessa al timore delle conseguenze che sarebbero seguite a tale espressione, ma se tale paura ancora persiste nell'adulto, ora si tratta di una paura irrazionale, Per esempio, esprimere in modo infantile nella seduta terapeutica la propria rabbia per il trattamento, certamente non provoca nessuna punizione o nessun'al-tra seria conseguenza. dei sentimenti che si ha paura: sono considerati minacciosi e pericolosi. Molti individui nutrono dentro di s una rabbia omicida perch il loro spirito stato spezzato quando erano bambini e te-mono che, se perdessero il controllo, potrebbero uccidere qualcuno. In quarantotto anni di lavoro con i pazienti, che ho sempre incoraggiato a sentire e a esprimere la loro rabbia, nessuno ha mai perso il controllo e si rivoltato contro di me o ha rotto qualcosa nel mio studio. Battono i pugni sul lettino, oppure lo colpiscono con una racchetta da tennis con tutta la forza possibile, ma sanno che cosa stanno facendo e hanno il controllo co-sciente delle loro azioni. Il fatto che solo pochi tra i miei pazienti posso-no arrabbiarsi abbastanza da far lampeggiare negli occhi la loro furia. In un capitolo successivo descriver come lavoro con i pazienti per aiutarli a sentire la loro rabbia. Non basta sapere di essere arrabbiati, bisogna sentir-lo. Lo stesso vale per la paura, la tristezza, l'amore o la passione sessuale.

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Oh Dio!". Il pianto: l'emozione liberatoria

Non si pu percepire un'emozione a meno che non la si possa esprimere in un gesto, in uno sguardo, nel tono della voce o attraverso qual-che movimento corporeo. Ci perch percepire significa la percezione di un movimento o di un impulso. Come accennavo prima, personalmente distinguo tra espressione emotiva ed esplosione isterica. Nella seconda, l'Io (che l'organo di percezione) non connesso all'azione, con il risultato che l'azione non viene percepita come emozione. Non insolito vedere qualcuno andare in collera e negare di essere arrabbiato. Quando, nello studio di Reich, urlai, non ero consapevole di sentirmi spaventato. Io vedo regolarmente pazienti i cui corpi mostrano tutti i segni della paura, occhi spalancati, spalle sollevate, respiro corto, e che tuttavia negano di provare una qualche paura. Ci vale particolarmente per la tristezza, come vedremo in questo capitolo. Credo che le persone abbiano pi paura della loro tristezza che di ogni altra emozione. Potrebbe sembrare strano, in quanto la tristezza non col-pisce come un sentimento minaccioso. La paura connessa alla profondit della tristezza. In molti pazienti rasenta la disperazione ed essi temo-no, coscientemente o inconsciamente, che, allentando i propri sforzi per tenersi a galla, sprofonderebbero in un pozzo di disperazione senza nessuna speranza di venirne fuori. Ma, se non si consentono di percepire la propria disperazione, passeranno la vita a lottare per tenersi a galla, senza nessuna sicurezza e certamente senza nessun sentimento positivo. Se si la-sciano andare, invece, si pu scoprire che la disperazione deriva dalla situazione infantile e non riguarda la vita dell'adulto. Naturalmente, se si impiega tutta la propria energia per sostenere il proprio s o per presentare una positiva facciata di negazione, non si trover mai la sicurezza, la pace e la gioia che la vita offre. Il fatto che alcuni pazienti non riescono a piangere e molti non riescono a piangere profondamente, cosa che impedisce di percepire la sofferenza e nega loro ogni esperienza di gioia. Per aiutarli, si deve comprendere il modello di tensione che blocca la loro espressione e conoscere le tecniche corporee che li aiuteranno a superare il blocco. Una persona comincia la terapia perch, in un modo o nell'altro, sta male. Pu essere ansiosa, depressa, confusa, frustrata o semplicemente infelice nella sua vita. Spera che la terapia le permetter di cambiare questa situazione, di migliorare il suo funzionamento nel mondo e di trovare qualche sentimento positivo, forse anche un po' di gioia. Sta male perch stata danneggiata. I suoi problemi e i suoi sintomi possono essere fatti risalire direttamente a esperienze infantili traumatiche, che hanno minato il suo sentimento di s e hanno spezzato il suo spirito. Mentre alcuni nuovi pazienti sono consapevoli che la loro infanzia stata infelice, che erano spaventati e soli, la maggior parte crede che la loro

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sofferenza sia la conseguenza di qualche debolezza o difetto nella loro personalit. Si aspettano che la terapia li aiuti a superare le loro debolezze; in effetti, sperano che li renda pi forti. Questo quadro del paziente medio mutato notevolmente in anni recenti, in quanto le persone sono pi informate sulla terapia e hanno appreso che i problemi emotivi derivano da traumi infantili. Molti ora vogliono conoscere il proprio passato, per capire come mai si sentono e si comportano in un certo modo, ma vogliono usare tale conoscenza per cambiare, in modo che la vita diventi pi soddisfacente. Sfortunatamente, ci si pu realizzare solo in minimo grado, perch gli effetti del passato si sono strutturati nel corpo e sfuggono al potere della volont o della mente conscia. Un cambia-mento profondo e significativo pu avvenire solo arrendendosi al corpo e rivivendo emotivamente il passato. Il primo passo in questo processo l'esperienza del pianto. Piangere significa accettare la realt del presente e del passato. Quando ci abbandoniamo al pianto, sentiamo o percepiamo la nostra tristezza e ci rendiamo conto di quanto siamo feriti e quanto duramente siamo sta-ti danneggiati. Se un paziente mi dicesse, come qualcuno ha fatto: "Non ho niente per cui piangere ", potrei rispondergli soltanto: "E allora perch sei qui?". Ogni paziente ha qualcosa per cui piangere, come la maggior parte delle persone nella nostra cultura. Certamente, la mancanza di gioia nella nostra vita qualcosa per cui piangere. Alcuni pazienti hanno detto: "Ho pianto molto, ma non fa bene". Non vero. Piangere non cambier il mondo esterno. Non porter amore, n consenso, ma trasformer il mondo interiore. Liberer la tensione e il dolore. E lo si pu comprende-re se si osserva cosa accade a un bambino piccolo quando comincia a piangere. Il bambino piange quando si trova in uno stato di disagio. Il suo pian-to un richiamo perch la madre elimini la causa del disagio. Il disagio costringe il corpo del bambino a contrarsi e irrigidirsi, che la reazione naturale del corpo al dolore e al malessere. Il corpo del bambino reagisce pi intensamente perch pi vivo, pi sensibile e pi sciolto. Manca per la capacit dell'Io di tollerare la sofferenza. Incapace di sopportare la tensione, il bambino comincia a fremere. La mascella si contrae. Un momento dopo il suo corpo comincia a dimenarsi, mentre singhiozza profondamente. Quei singhiozzi sono come convulsioni che corrono lungo il corpo nel tentativo di scaricare la tensione prodotta dal disagio. Il bambino continua a piangere finch il disagio persiste o fino a che non sia esausto. A questo punto, quando la sua energia esaurita e non pu pi piangere, cade addormentato per proteggere la propria vita. Il pianto ha un effetto simile sui bambini pi grandi quando sono troppo stanchi e non riescono a rilassarsi. Lo stato di tensione li rende irrequieti e irritabi-

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che avevano avuto la sua stessa esperienza incestuosa, trov il coraggio di entrare in terapia e di intraprendere il difficile compito di riconquistare il proprio s. Nel corso di una seduta accenn a quanto le fosse difficile parlare ad alta voce. Disse: "Quando devo esprimermi dicendo: `Come ti permetti? Chi credi di essere?', mi sento soffocare. Temo che sar soffocata a morte per aver parlato ad alta voce. Circa tre anni fa mi tornata alla memoria per un istante una scena della mia infanzia. Stavo in piedi davanti a una porta, tenevo la maniglia e mi accingevo a uscire dalla stanza. Avevo circa nove anni. Ero di fronte a mio padre e ricordo di avergli detto: `Se non la smetti, lo dir alla mamma '. Lui mi prese per la gola e mi scosse. Mi sentii come se stessi per morire. Ma lui non mi ha pi toccata dopo di allora". Durante la terapia capitava che Rene scalciasse e urlasse: "Lasciami stare". Poteva farlo solo con il mio incoraggiamento e il mio forte sostegno. Per circa un minuto si lasciava andare a un'esplosione isterica. Ma quando finiva, si ritirava, raggomitolandosi in un angolo del lettino, come una bambina molto spaventata, piagnucolando in preda alla paura. Poi, lentamente, usciva da questi episodi pi connessa al proprio corpo e al proprio s. Faceva anche gli esercizi di grounding descritti nel capitolo precedente, che miglioravano il suo senso di connessione. La sua voce normale quando parlava era controllata, giovanile e chiara. Era una voce che proveniva dalla testa, con scarsissima risonanza corporea e, quindi, scarsamente affettiva. Usare la voce come forma di autoaffermazione le era estremamente difficile. Quando gridava: "Lasciami stare", la sua era una voce corporea, proveniente dal sentimento, ma senza connessione col suo Io o con la sua testa. Questa la natura della reazione isterica. Denota una scissione della personalit. Quando Rene parlava con la testa, non c 'era nessun sentire corporeo. Quando urlava istericamente, non c 'era nessuna identificazione dell'lo. L'atto di urlare, per sua stessa natura, contiene sempre un elemento isterico, in quanto un'espressione incontrollata. Si pu gridare in modo controllato, ma non si pu urlare sotto controllo. Urlare `far saltare il coperchio ', che significa che l'Io sopraffatto dall'esplosione emotiva. Si tratta di una reazione catartica in quanto serve a scaricare la tensione. Sot-to questo aspetto, funziona come la valvola di sicurezza della macchina a vapore, che salta quando la pressione diventa troppo alta. Le persone generalmente urlano quando il dolore o lo stress di una situazione diventano intollerabili. Se non si riesce a urlare in queste condizioni, si pu veramente perdere la testa e impazzire. Anche piangere, o meglio singhiozzare, serve a ridurre la tensione e a liberare energia, ma generalmente si piange quando il trauma o l'offesa sono cessati. L'urlo, d'altra parte, un tentativo di sviare il trauma o, quanto meno, limitare l'attacco. E un'espressione

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aggressiva, mentre il pianto il tentativo del corpo di sciogliere la sofferenza che fa seguito a un'offesa. Urlare e piangere sono reazioni involontarie, anche se in molti casi la persona pu iniziare o fermare la reazione. A volte la reazione sfugge al controllo e l'individuo si trova a urlare o piange-re istericamente, apparentemente incapace di smettere. Ma ci si ferma sempre quando la furia si esaurisce. Nella nostra cultura esiste un tab contro il comportamento incontrollato, in quanto ne abbiamo paura. Vie-ne considerato un segno di debolezza di carattere, di infantilismo. E in un certo senso, quando si urla o si piange, si torna a un tipo di comportamento pi infantile. Ma tale regressione pu essere necessaria per proteggere l'organismo dall'effetto distruttivo della repressione dei sentimenti. La capacit di rinunciare al controllo in momenti e luoghi appropriati un segno di maturit e di padronanza di s. Ma ci si pu chiedere: quando si decide coscientemente di lasciarsi andare e abbandonarsi al corpo e ai suoi sentimenti, si realmente senza controllo? Quale control-lo esercita un individuo che ha il terrore di urlare ed cos inibito a piangere da non poter esprimere tali sentimenti? La capacit di lasciar andare il controllo dell'Io implica anche la capacit di mantenere o ristabilire quel controllo quando opportuno o necessario. Quando in un esercizio bioenergetico un paziente si lascia andare a scalciare e urlare apparente-mente senza controllo, generalmente del tutto consapevole di quanto sta accadendo e pu smettere quando vuole. E molto simile all'andare a cavallo. Se il cavaliere ha paura di lasciarsi andare all'animale, se cerca di controllare ogni movimento del cavallo, scoprir ben presto di non avere nessun controllo. La persona che abbia tanta paura di perdere il control-lo non ha nessun controllo. E controllata dalla propria paura. Quando si impara a lasciarsi andare ai sentimenti forti tramite la voce e il movimento, si perde la paura di abbandonarsi al s. Come sappiamo, i neonati possono urlare cos forte da essere uditi a grande distanza; possono anche piangere liberamente. E incredibile quanto possa essere potente la voce di un neonato. Mio figlio, da piccolo, soffriva di coliche. Quando aveva un attacco, strillava cos forte che lo si poteva sentire a due isolati di distanza. Solo il mio pappagallo riesce a urla-re pi forte. Quando il pappagallo grida come se tutto il suo corpo diventasse una cassa di risonanza. Le vibrazioni della sua voce sono cos forti che nessuna tensione pu resistervi. Si sa che certe voci mandano in frantumi i vetri. Uno dei miei problemi era l'incapacit di usare libera-mente la voce. Potevo piangere con molta facilit, ma singhiozzare mi era estremamente difficile. Pi di venticinque anni dopo la mia terapia con Reich, ebbi un'intuizione che mi spieg come mai la mia voce non era libera. Durante un seminario di analisi bioenergetica, due partecipanti, terapeute entrambe, si offrirono di lavorare con me. Fui esitante, ma accet-

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tai. Una delle donne lavor sulle gambe e sui piedi, mentre ero disteso sul pavimento, massaggiandoli per sciogliere la tensione. C'era sempre stata una notevole tensione nelle mie gambe. I polpacci mi dolevano alla pressione. L'altra donna lavor sul mio collo rigido. Improvvisamente sentii un dolore molto acuto nella parte anteriore del collo, come se un coltello mi trafiggesse la gola. Capii immediatamente che ci che stavo sperimentando era il corrispettivo fisico di ci che mia madre mi aveva fatto psicologicamente. Mi aveva tagliato la gola. A un livello molto profondo, da bambino avevo paura di parlarle a voce alta e questa paura mi rendeva difficile, da adulto, parlare agli altri a voce alta. Un considerevole lavoro su questo problema nel corso degli anni ha enormemente migliorato la situazione. Un'altra paziente, che chiamer Margaret, mi parl di un sogno ricorrente nel quale aveva un cuscino sul viso e aveva la sensazione di soffoca-re e morire. Margaret era un'altra sopravvissuta, ma solo superficialmente. Poteva funzionare in modo apparentemente normale, ma era sempre in uno stato di profonda angoscia e paura, che le rendevano la vita pressoch intollerabile. Quando la vidi in terapia, Margaret, all'et di oltre quarant'anni, era ancora terrorizzata dalla madre, che descriveva come una donna fredda, dura, autoritaria. Per sopravvivere, Margaret aveva operato una chiusura emotiva e portava avanti la propria vita senza quasi nessun sentimento. Esisteva prevalentemente nel cervello. Margaret aveva una notevole difficolt a lasciarsi andare alla tristezza che provava. Se cominciava a piangere, le veniva la nausea e doveva smettere. Pass molto tempo prima che la nausea cessasse e lei potesse cominciare a piangere. Ma i singhiozzi non fluivano. Suonavano pi come gemi-ti strozzati, come tentativi sempre falliti di aprire la gola e lasciar uscire la sofferenza. La sua voce, quando parlava, era debole, piatta e dura. Poteva parlare velocemente, senza nessuna espressione emotiva. Quello che dice-va aveva senso, ma era privo di affettivit. Per aiutarla le feci una certa pressione con le dita ai lati della gola, per allentare la tensione mentre lei cercava di urlare. La sua gola era cos irrigidita che le era quasi impossibile gridare. Ma il lavoro fatto nell'anno precedente l'aveva in una certa misura sciolta. Con mia sorpresa, invece di ostruirla, apr la gola ed emise un suono pieno. Quando fin, mi disse: "Non avevo mai sentito quella voce prima d'ora". Era la voce della bambina che per tutti quegli anni era rimasta sepolta nel suo corpo. I bambini nascono innocenti e senza inibizioni o sensi di colpa per i loro sentimenti. Per molti, ci sono sentimenti di gioia in questo stato precoce di beatitudine. Quando guardo i bambini di uno o due anni ed entro in contatto visivo con loro, vedo che i loro occhi si illuminano e che sul loro viso compare un'espressione di piacere. Invariabilmente, si distolgono per

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timidezza o imbarazzo, ma nel giro di pochi minuti o anche meno mi guardano di nuovo per ritrovare l'eccitazione e il piacere di quel contatto. Si girano ancora una volta, ma non per molto. Si tratta di un gioco che il bambino pu fare a lungo, mentre io devo smettere perch gli impegni e le responsabilit della vita adulta interferiscono e mi fanno allontanare. Io non so se la loro vita sia felice o no. Alcuni bambini hanno un viso cos vivace e occhi cos splendenti che sono sicuro che la gioia sia ancora presente nella loro vita. Altri paiono tristi o abbattuti, ma anche loro possono illuminarsi se si stabilisce con loro un piacevole contatto visivo. Ho visto anche adulti illuminarsi a un contatto visivo di questo tipo, ma sono cos impacciati e la cosa finisce tanto rapidamente che si pu percepire il loro imbarazzo e senso di colpa. Ci sono per molti individui i cui occhi non possono neanche illuminarsi perch il fuoco interiore del-lo spirito, quello che chiamiamo passione, stato gravemente danneggia-to. Lo si vede dall'oscurit degli occhi, dalla tristezza dell'espressione, dalle mascelle serrate e dalla rigidit del corpo. Hanno perduto precoce-mente nell'infanzia la capacit di godere, quando la loro innocenza fu spezzata e la loro libert distrutta. Martha uno di questi casi. Era una donna di cinquantun anni, madre di tre figli ormai grandi. Aveva divorziato di recente quando venne in visita da me perch, lei disse, la sua vita non aveva senso. Intendeva dire che non c'era gioia nella sua vita e scarsissimo piacere. Disse che si era sempre sentita angosciata e aveva creduto che quella fosse la condizione normale. Al nostro primo incontro fui colpito dall'ombra scura che le circonda-va gli occhi. Non c'era luce neanche negli occhi e non una sola volta, durante la seduta, i suoi occhi si illuminarono, neppure momentaneamente. Era una donna piccola e con un corpo ben proporzionato. Il suo atteggiamento era vitale e, nonostante un'espressione sarcastica nella bocca e nelle mascelle, non agiva in modo depresso. Dopo molti anni di matrimonio, durante i quali aveva servito il marito fedelmente, lui l'aveva lasciata per un'altra donna. Martha accett stoicamente il divorzio e continu la sua vita vuota, finch si rese conto che aveva bisogno di aiuto. Martha sapeva di essere spaventata. Non era mai stata capace di fronteggiare il marito. Il divorzio l'aveva lasciata in una posizione di grande insicurezza e lei non aveva mai provveduto a se stessa da sola. Ora che si stava avvicinando alla menopausa, si sentiva senza speranza. Ma non am-metteva questo sentimento e non piangeva. Martha era una persona che sopravviveva, una tra le tante che nel nostro tempo tirano avanti e sopravvivono, ma senza nessuna gioia nella loro vita. Ho sentito molte persone dire con orgoglio: "Io sono un sopravvissuto". Posso apprezzare questo sentimento se si sono vissute situazioni minacciose per l'esistenza, come i campi di concentramento nazisti. Ma l'af-

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fermazione ha significato anche per il presente e il futuro. In effetti, l'individuo dice: "Posso farlo. Posso sopravvivere a condizioni in cui altri soccomberebbero. Posso far fronte ad `attacchi' ostili o distruttivi". Se si sintonizzati sulla sopravvivenza, non ci si aspetta n si pu rispondere alla gioia. Ci si pu aspettare che un cavaliere in armatura balli un valzer? Un atteggiamento che prepara l'individuo a incontrare disastri non predispone a godere la vita. Ci non significa che gli individui che si definisco-no sopravvissuti non vogliano il piacere. Ma volere il piacere ed essere aperti a esso sono due cose diverse. Se la sopravvivenza il nucleo centrale dell'esistenza, non si disponibili al piacere. Se ci si corazza contro un possibile attacco, non si aperti all'amore. L'apertura alla vita li fa sentire troppo vulnerabili e la paura li fa chiudere di nuovo. Martha era la minore di tre sorelle. Nella sua casa si viveva un 'atmosfera di potenziale violenza. I genitori litigavano sempre, particolarmente per questioni di denaro. Martha ricord un episodio di quando aveva cinque anni. I genitori stavano urlando l'uno contro l'altro nel soggiorno, quando il padre improvvisamente prese a calci il tavolino del salotto ed era sul punto di fare a pezzi la credenza con tutti i piatti, ma le sorelle lo fermarono. Riferendo questo episodio non disse di essersi spaventata. Credo che non avesse sentito la sua paura perch era in stato di shock. Comment che "la cosa era davvero spaventosa". In questa atmosfera Martha si ritir in se stessa e si chiuse. Disse che spesso si nascondeva a giocare da sola sotto il tavolo da pranzo, coperta dalla tovaglia. Considerava quel luogo la sua casa. Ma non era un rifugio sicuro. Non si sentiva mai libera dalla paura. Disse: "Sono vissuta in uno stato costante di angoscia per quel che poteva accadere ". "Non c'era", disse ancora, "gioia o leggerezza nella mia casa. Lo stato d'animo era pesante, come un lavoro faticoso. Era una pesante tristezza ". Nel suo stato perenne di disagio, Martha non trovava comprensione, empatia o sostegno in nessuno dei genitori. Quando a sei anni dovette andare a scuola, fu un'esperienza terrorizzante. La madre la port a scuola e quando si volt per andarsene, Martha scoppi a piangere e le chiese di non lasciarla, ma la madre ignor la sua richiesta e and via. Martha disse che pass tutto il giorno a piangere in un angolo. Mi colp che Martha avesse passato l'infanzia sotto una cappa scura e minacciosa. La sopravvivenza esigeva che dovesse raccogliere le sue forze e uscire nel mondo, giacch non poteva passare la vita sotto un tavolo. Si spos subito dopo il liceo con un uomo che non amava. Aveva imparato un modo per fronteggiare la vita: se faceva quel che ci si aspettava da lei, non veniva colpita. Doveva essere una buona bambina. Il marito si rivel molto simile al padre, un uomo violento e collerico, ma lei sapeva di poter sopravvivere.

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Venire in terapia significava che Martha desiderava dalla vita qualcosa di pi della sopravvivenza. Avere di pi significava che doveva fare un cambiamento importante nel proprio atteggiamento verso la vita, e che avrebbe richiesto pi di una decisione. Se il suo atteggiamento le aveva permesso di sopravvivere, rinunciarvi significava mettere in secondo pia-no la sopravvivenza. Mentre la sua situazione presente era tale che non c'era nessuna reale minaccia per la sua sopravvivenza, lasciar cadere l'atteggiamento difensivo e aprirsi alla vita suscitava i sentimenti di vulnerabilit e di pericolo che aveva conosciuto da bambina. Nonostante i suoi cinquantun anni di et e la sua emancipazione, era ancora la bambina spaventata sotto il tavolo. Soffriva ancora di angoscia, aveva sentimenti di disagio e di insicurezza. Se la via verso la gioia passa attraverso la resa al s, ossia ai propri sentimenti, il primo passo nel processo terapeutico sentire ed esprimere la propria tristezza. Aver passato cinquantun anni solamente a sopravvivere una storia triste. Per esprimere questa tristezza, si deve piangere, ma anche se Martha poteva vedere questa tristezza sul suo viso, le era molto difficile piangere. Distesa sul cavalletto bioenergetico descritto nel capito-lo precedente, Martha poteva sentire il disagio nel proprio corpo. La richiesta di usare la voce emettendo un suono prolungato ottenne un piccolo pianto e le parole: "Oh Dio, oh Dio". "Oh Dio" la richiesta d'aiuto pi profonda e pi spontanea di una persona. Lo diciamo tutti a volte quando arriviamo al punto in cui sentiamo che la pressione o i dolore sono eccessivi. Non il pianto del sopravvissuto che sente di non doversi spezzare in nessuna condizione. Lo diciamo quando sentiamo che non ce la facciamo pi, quando sentiamo che ` troppo '. La cosa sorprendente di queste parole che se sono espresse con un sentimento possono portare facilmente al pianto. La parola `God' (Dio), con le due consonanti g e d ai lati della breve vocale, assomiglia al suono di un singhiozzo. A volte le persone, quando scoppiano in pianto, ossia singhiozzano, dicono spontaneamente: "Oh Dio, Oh Dio!". Quando Martha pronunci queste parole, io suggerii che dicesse a Dio cosa sentiva. Comunque si concepisca Dio, come una divinit religiosa o come una forza soprannaturale, si pu aprire a lui il proprio cuore senza timore di umiliazione o di rifiuto. pi facile dire a Dio "Sto male" che a un'altra persona, quando si avuta l'esperienza che gli altri potrebbero non volerlo sentire. La reazione di Martha ai mio suggerimento fu la seguente: "Tu sei meschino. Non sei buono, tu non mi ami", e poi: "Non so che cosa sento, sento, sento, non lo so". Non sapere che cosa si sente denota una terribile confusione, una mancanza di autoconsapevolezza, un senso di s estremamente inadeguato. Ci si sente male in questa condizione. Le chiesi: " Non ti senti molto male?".

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sentire il suono di un pianto, un gemito, o una nota di dolore. Forzando il suono, le vibrazioni si estendono pi profondamente nel corpo. Quando raggiungono il bacino si pu udire e vedere che il paziente sul pun-to di piangere. Ripetere l'esercizio pi volte, continuando a incoraggiare il paziente a udire il tono del suono emesso, spesso induce al pianto. In molti casi, per, ho scoperto che necessario dare al paziente l'istruzione di frammentare la voce in ripetuti suoni simili a grugniti. Questo tipo di suono comunicher al corpo le stesse vibrazioni di quando si singhiozza. Molti pazienti non sentono questa somiglianza di suoni, in quanto eseguono l'esercizio meccanicamente. Ma se li faccio continuare a emettere il suono, specialmente a un ritmo pi rapido, diventer involontario e il paziente lo sentir come un autentico singhiozzare. E come mettere in funzione una pompa. L'azione deliberata evoca un sentimento che traduce il movimento in un atto espressivo. La parola `Dio', quando in-tonata, ha una qualit simile e se viene ripetuta velocemente pu anche finire in pianto. Piangere significa accettare la natura umana, ossia il fatto che siamo stati espulsi dal paradiso terrestre e viviamo con la coscienza del dolore, della sofferenza e della lotta. Ma sembra che non abbiamo il diritto di lamentarci, perch, dopo aver mangiato il frutto dell'albero della conoscenza, siamo diventati come di, capaci d distinguere giusto e sbagliato, be-ne e male. Questa conoscenza la croce che portiamo, l'autocoscienza che ci toglie spontaneit e innocenza. Ma portiamo questa croce con orgoglio perch ci fa sentire speciali, che siamo solo noi le creature di Dio anche se siamo ad aver violato il primo comandamento di Dio. L'uomo ha conquistato anche un'altra conoscenza, che gli d ora il potere di distruggere la Terra, il suo vero Giardino dell'Eden. L'autocoscienza insieme la maledizione e la gloria dell'uomo. E una maledizione perch lo priva della gioia, la gioia della beata ignoranza. E la sua gloria perch gli offre una conoscenza della gioia come estasi. L'animale sperimenta dolore e piacere, sofferenza e gioia, ma non ha conoscenza di questi stati. Conoscere la gioia conoscere la sofferenza, anche quando non sia immediatamente presente nella nostra vita. E la consapevolezza che perderemo coloro che amiamo e anche la nostra stessa vita. Se rifiutiamo questa consapevolezza rifiutiamo la nostra vera umanit e la possibilit di conoscere la gioia. Ma questo conoscere non una questione di parole, bens di sentimento. Sapere e sentire che la vita umana ha un aspetto tragico, che la sofferenza inevitabile, permette di esperire una gioia trascendente. Siamo stati colpiti dal dolore e lo saremo ancora, ma saremo anche amati e onorati, onorati per essere pienamente umani. Vivere la nostra vita pienamente da esseri umani richiede la capacit di piangere liberamente e profondamente. Se si riesce a piangere liberamenn o i g l i u n i c i

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te e profondamente, non c' confusione, n disperazione, n tormento. Le nostre lacrime e i nostri singhiozzi ci purificano, rinnovano il nostro spirito in modo che possiamo provare di nuovo la gioia. William James scrive: "Il muro di pietra dentro di lui caduto, la durezza del suo cuore si spezzata... Specialmente se piangiamo! Perch allora come se le nostre lacrime facessero crollare una solida diga... lasciandoci lavati e teneri di cuore e aperti a ogni pi nobile prospettiva ".1 Ma piangere non opera miracoli. Non basta un solo bel pianto a tra-sformarci. Il problema essere capaci di piangere liberamente e con facilit. Due volte sono crollato scoppiando a piangere, nel corso della mia terapia con Reich, e ogni volta ci fu un apparente miracolo. Ma quel pianto, per quanto profondo, era il risultato di una pressione esterna. Se si presentavano altri problemi, le mie mascelle si serravano quando entravo in tensione per affrontarli. Arrivai molto vicino al fallimento, ma alla fine non fallii. Sapevo che non potevo piangere con facilit. In un'occasione, durante il mio lavoro con Pierrakos, un collega nei primi passi del-l'Analisi Bioenergetica, gli chiesi di praticarmi la pressione delle mascelle. Mentre ero steso sul lettino, lui pose i pugni ai due lati delle mie mascelle e premette. Era doloroso, ma non piansi. Poi, quando continu a pre-mere, dissi spontaneamente: "Buon Dio, fammi piangere" e cominciai a singhiozzare profondamente. Quando mi alzai, Pierrakos mi disse che la mia testa era circondata da un alone luminoso. Ma anche quell'esperienza, per quanto grande sia stata, richiedeva di essere ripetuta. L'oggetto della terapia non era indurmi a piangere (provo-care il pianto, cosa che a volte ha fatto), ma aiutarmi a recuperare la capacit di piangere liberamente e facilmente. Ci accadde molti anni dopo, quando cominciai a lavorare con i miei pazienti per aiutarli a piangere. Se riuscivo a emettere un suono abbastanza lungo mentre stavo sul cavalletto, quel suono poteva trasformarsi in singhiozzi con i quali potevo identificar-mi e a cui potevo arrendermi. Per mantenere quella resa contro la pressione di un carattere determinato a non lasciarsi andare, dovevo piangere regolarmente. A volte piangevo pi di una volta al giorno. Se qualcuno mi chiedeva: "Che cosa ti rende triste?", io rispondevo: "lo, tu e il resto del mondo". Quando le persone guardano nel fondo dei miei occhi, dicono di vedervi una profonda tristezza, nata quando avevo nove anni e quando persi la felicit. Ma i miei occhi hanno ancora la capacit di illuminarsi se stabilisco un contatto affettivo con gli occhi di un'altra persona. Quando i pazienti mi dicono di aver pianto abbastanza, io sottolineo che il pianto come la pioggia che scende dal cielo a fecondare la terra.
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W. James, The

Varieties of Religious Experience, The

Medesa Library, New

York 1906, p. 262.

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Diremmo mai: "Basta con la pioggia, non ne abbiamo pi bisogno"? Possiamo non aver bisogno di un diluvio, ma certamente abbiamo bisogno di una pioggia leggera e regolare che mantenga verde il nostro pianeta e pulite le nostre anime. Tristezza e gioia derivano da sensazioni che hanno origine nel ventre. Abbiamo fatto notare nel capitolo precedente che il riflesso orgasmico ha luogo quando il ritmo respiratorio fluisce liberamente nel bacino. In questa resa al corpo c' un senso di libert e di eccitazione, che produce il sentimento della gioia. Il blocco del ritmo respiratorio, in modo che non raggiunga il bacino, deriva dalla paura di lasciarsi andare all'eccitazione sessuale. Questa paura e la corrispondente perdita di libert producono un sentimento di tristezza. Se la tristezza si pu esprimere nel pianto, la tensione verr sciolta, si ristabilir il senso di libert e di pienezza e si recuperer una sensazione positiva nel corpo. Naturalmente, l'individuo che pu respirare profondamente nel ventre e piangere o ridere con quella profondit di sentimento sta bene con se stesso e non ha bisogno di terapia. Se piangere e ridere sono simili nei loro modelli energetici e convulsi-vi, non possiamo curarci con il riso, oltre che con il pianto, come fece Norman Cousins? Entrambe le azioni hanno un effetto catartico in giianto servono a sciogliere uno stato di tensione. Ma il riso inefficace e privo di significato quando si tratta di liberare un individuo dalla tristezza o dalla disperazione repressa. Pu tirarlo fuori temporaneamente dalla tristezza, ma vi ricadr dentro non appena smette di ridere. molto pi facile per una persona ridere che piangere. Si impara presto nella vita che ridere avvicina le persone, mentre il pianto pu farle allontanare. "Ridi e il mondo rider con te, piangi e piangerai da solo", un vecchio modo di dire. Molte persone hanno difficolt a rispondere al pianto di un altro perch tocca quel dolore e quella tristezza che si sforzano di negare in se stesse. Ma gli amici del tempo buono non sono affidabili. Un vero amico quello capace di condividere la tua sofferenza, e pu farlo perch ha accettato la propria sofferenza e i propri dispiaceri. In molte persone il riso una copertura. Come tale pu servire molto bene a sostenere il morale durante una crisi, ma in questi casi non si tratta della risata profonda del vero godimento. Lavorando con la voce nel modo descritto sopra, possibile che un paziente scoppi in una risata spontanea invece di piangere. Ma la situazione non appropriata per il riso. La persona in terapia a causa di gravi problemi nella sua vita che, chiarament e, ha difficolt ad affrontare. Ridere in questa situazione deve essere considerato come una resistenza ad abbandonarsi, una negazione della realt dei propri sentimenti. Quando sottolineo questo aspetto al paziente, la sua risposta generalmente : "Io non mi sento triste". Invece

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di contrastare la sua resistenza, mi unisco a lui, rido con lui e lo incoraggio a ridere ancora pi forte. In molti casi, quando la risata si approfondisce, il paziente scoppia in singhiozzi e percepisce la tristezza che sta sotto la superficie della sua coscienza. Dopo questo pianto la persona prova un sentimento intenso di sollievo e di libert. Le donne piangono, o meglio singhiozzano, con pi facilit degli uomini. Credo che questo sia un effetto culturale, in quanto gli uomini, sia adulti che bambini, sono indotti a vergognarsi se piangono. Ma la facilit con cui una donna piange legata anche alla sua struttura corporea che, in genere, pi flessibile di quella degli uomini. Di solito gli uomini sono pi rigidi nel corpo. Non cedono facilmente. Ma quando tale rigidit inconscia, come atteggiamento caratterologico, equivale alla mancanza della capacit di rispondere alla vita e rappresenta, quindi, una mancanza di spontaneit e vitalit. I morti non piangono. Personalmente attribuisco la maggiore longevit delle donne alla loro flessibilit e credo che un uomo capace di piangere viva pi a lungo. Piangere protegge il cuore? E l'unico modo per sciogliere il dolore di un cuore spezzato, di un amore perduto. La vita un processo fluido che si blocca completamente nella morte e parzialmente negli stati di rigidit, che sono stati di tensione. Piangere significa scongelare. I singhiozzi convulsi del pianto sono come lo scioglimento dei ghiacci nel disgelo primaverile. Le lacrime sono il flusso che ne consegue. Molti di noi, per, sono stati troppo profondamente e troppo mala-mente danneggiati. Portiamo troppa sofferenza nei nostri corpi per con-sentirci di abbandonarci al s. La nostra tristezza raggiunge la disperazione, che dobbiamo negare per motivi di sopravvivenza. La nostra paura pu essere paralizzante al punto che possiamo funzionare solo reprimendo e negando la paura. Eliminiamo il nostro sentire con la tensione del corpo e la riduzione della respirazione. Ma facendo questo, eliminiamo anche la possibilit della gioia. Per aiutare i miei pazienti, indico loro che la disperazione appartiene al passato e non al presente. La paura non ha origine da una minaccia presente, ma da un pericolo passato. Certo, i sentimenti di disperazione e paura sono attuali, ma solo perch abbiamo imbalsamato il passato nei nostri corpi. Il passato vive nella tensione. Sciogliere la tensione ci permette di procedere liberi dal passato. Ma la tensione si pu sciogliere solo se si esprime il sentimento contenuto nella tensione stessa. Le tecniche di rilassamento possono aiutare temporaneamente. Non appena si presenta una situazione di vita che pu evocare il sentimento bloccato, la muscolatura si contrae nuovamente per controllare il sentimento. Ma neanche scaricare il sentimento in un'esplo2 A.

Lowen, Amore, sesso e cuore, Astrolabio, Roma 1989.

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rione isterica, per quanto possa essere catartica, produce un rilassamento duraturo. E importante comprendere Ia dinamica dell'autoespressione se vogliamo aiutare i nostri pazienti a diventare liberi. L'Io parte integrante dell'espressione di s quanto il corpo. Mente e corpo devono essere integrati in ogni espressione affettiva, perch questa rappresenti un 'affermazione del s. Quindi piangere o gridare non sono terapeutici, a meno che non si sappia perch si piange e lo si possa esprimere a parole. Ho vi-sto molti pazienti piangere mentre facevano esercizi di respirazione sul cavalletto e poi dirmi: "Non so per che cosa piangevo". Se il suono esprime il sentimento, le parole esprimono l'immagine o l'idea che d significato al sentimento. L'analisi bioenergetica una tecnica terapeutica, rivolta alla mente e al corpo, che opera con sentimenti e idee, con suoni e parole. Molti pazienti, quando si lasciano andare a un pianto accorato, dicono e spesso ripetono le parole "Oh Dio", che ho de-scritto come una richiesta involontaria di aiuto nel momento in cui l'individuo soffre un qualche disagio. Se il suono del pianto una richiesta di aiuto, le parole comunicano quella stessa richiesta a un livello adulto. Quando una persona esprime un sentimento a parole, con un suono o con l'azione, il suo Io identificato con il sentimento. Spesso, il paziente grida spontaneamente nel corso di un'esperienza catartica, poi dice: "Mi sono sentito gridare, ma non ero connesso a quell'atto". Dare parole ai sentimento aiuta a stabilire la connessione. Quando le persone dicono "Oh Dio" mentre piangono, io suggerisco loro di dire a Dio che cosa sentono. In molti casi la risposta : "Non sento niente", oppure: "Non so che cosa provo". Allora posso dire: "Ti senti triste?". "S" la risposta. "Bene, allora di' a Dio che ti senti triste". E le persone dicono: "Mi sento triste". Spesso le parole sono piatte e allora io chiedo: "Quanto triste?". La risposta sempre: "Molto triste", che la verit del loro s. Se riesco a far sz che usino le parole con una certa affettivit, il loro pianto si approfondisce. Alcuni pazienti si aprono con facilit e dicono: "Mi sento male, soffro", o altre frasi che esprimono l'immagine e l'idea associate a quella tristezza e quel pianto. Pi riescono a esprimere a parole ci per cui stanno piangendo, tanto pi sono integrati. Mente e corpo operano insieme per fornire un pi forte senso di s. A volte ottengo dal paziente una risposta molta negativa al suggerimento di dire a Dio che cosa sente. Una paziente disse, rabbiosamente: "Fottiti, Dio. Non ci sei mai stato per me. Non te ne importa niente. Ti odio". Era una donna che era stata allevata in un istituto religioso e aveva frequentato una scuola religiosa. Quando feci il tentativo di indagare ulteriormente i suoi sentimenti, disse che era proprio questo che lei sentiva. Il padre aveva un rapporto perverso con le donne e con la sessualit. Era sessualmente interessato alla mia paziente, la toccava e la guardava in mo-

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do seduttivo. Allo stesso tempo diceva che tutte le donne erano puttane, faceva commenti negativi e umilianti su ogni espressione sessuale ma, contemporaneamente, diceva battute oscene a tavola. Si aspettava che la figlia fosse un angelo, ma la vedeva come una prostituta. Le parole su Dio permisero alla paziente di percepire pi chiaramente l'ipocrisia pre-sente nella sua famiglia e sentire quanto l'avesse amareggiata e disgustata nei confronti degli uomini. Dio rappresentava il padre, e ci suggerisce che, prima di arrivare alla genitalit, intorno ai tre o quattro anni di et, adorava il padre, come fan-no tutte le bambine. Le esperienze successive che ebbe con lui furono percepite come un tradimento del suo amore. La sua rabbia nei confronti del padre andava oltre le parole. Era una rabbia omicida perch sentiva che il suo spirito era stato ucciso. Tutti questi sentimenti erano proiettati su di me come Dio, come terapeuta, come sostituto paterno e come uomo. Rimando a un capitolo successivo le questioni della resistenza e del transfert che sono cos cruciali in ogni terapia, e che possono essere trattate solo per mezzo di parole; ma perch tali parole abbiano un valore, il paziente deve essere in contatto con i propri sentimenti. Un paziente che non percepisca la propria tristezza e non sia in grado di piangere non pu essere raggiunto dalle parole. Una delle ragioni per cui l'analisi bioenergetica si concentra sul corpo che le sole parole raramente sono abbastanza forti da evocare i senti-menti repressi. La repressione del sentimento opera dell'Io che osserva, censura e controlla le nostre azioni e il nostro comportamento. Le parole sono la sua voce, esattamente come il suono la voce del corpo. Si pu dissimulare con le parole, ma abbastanza difficile farlo con il suono. Si pu riconoscere una nota di falsit in un suono che non esprime realmente un sentimento. E un assioma dell'analisi bioenergetica che il corpo non menta. Sfortunatamente, molte persone sono cieche all'espressione corporea, avendo imparato molto precocemente a credere alle parole che si odono pi che a ci che si sente. Ma alcuni bambini conservano ancora un'innocenza che permette loro di credere a ci che vedono. Riconosciamo che la morale della storia I vestiti dell'imperatore che solo l'innocente pu vedere la verit. I bambini non hanno ancora imparato l'arte della sofisticazione, che consiste nel giocare con le parole per nascondere i propri sentimenti. Non dimenticher mai il paziente che mi consult all'inizio della mia attivit terapeutica dicendomi: "So che ero innamorato di mia madre". Era come se dicesse: "Dottore, veda se pu dirmi qualcosa di nuovo". Io non accettai la sfida e la terapia non decoll mai. Avrei dovuto dire: "Ci che lei non sa quanto sia realmente malato". La stessa cecit si manifesta in persone che, nel momento in cui io sottolineo il loro bisogno di piangere, rispondono: "Non ho difficolt a

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piangere. Ho pianto tanto ". L'ultima parte della risposta pu anche esse-re vera, la prima no. La loro difficolt sta nell'incapacit di piangere liberamente al punto da raggiungere il fondo della loro tristezza. Il loro pian-to come l'acqua di un bacino che non svuota mai il loro lago di lacrime. Il fatto che abbiano bisogno di aiuto per affrontare la vita denota l'esistenza di un disagio e la mancanza di gioia, che sono entrambe motivo di pianto. A molti viene insegnato fin da bambini che piangere accettabile solo quando si distrutti, e non quando si semplicemente offesi o si ha un dolore. I bambini che piangono quando sono picchiati si sentono dire: "Smetti di piangere o ti do qualcosa per cui piangere davvero". E in alcuni casi, i bambini ricevono una doppia dose di punizione perch smetta-no di piangere. Come sappiamo, i bambini di sesso maschile sono indotti a non piangere. I maschi non piangono, solo le bambine lo fanno. E an-che gli adulti sono scoraggiati dal piangere. Si deve essere coraggiosi. Piangere un segno di debolezza, ecc. Ho scoperto che la capacit di piangere un segno di forza e le donne, dato che piangono con pi facilit degli uomini, sono il sesso pi forte. Quando una persona piange, ogni singhiozzo una pulsazione di vita che percorre il corpo. Si pu davvero vedere tale pulsazione attraversare il corpo. Quando raggiunge il bacino, provoca un movimento in avanti di questa struttura, come ho detto prima. La persona che piange pu sentire realmente sulle pareti pelviche la pulsazione che attraversa il canale interiore del corpo. E un lasciar scorrere verso il basso. Questo pianto profondo raro quanto la respirazione profonda. C' per un'altra dimensione del pianto, l'ampiezza delle onde, che si esprime nel concetto di suono pieno o forte. Un suono pieno significa che la bocca, la gola, il torace e l'addome sono molto aperti. Il grado di apertura determina quanto l'individuo sia aperto alla vita: disponibile a farla entrare in s e a lasciarla uscire. Quando diciamo che un paziente chiuso in se stesso, ci vero alla lettera per le aperture corporee. Le labbra possono essere tirate, le mascelle serrate, la gola contratta, il collo irrigidito, il ventre appiattito e il sedere spinto in dentro. In questi individui, anche gli occhi sono contratti. La terapia un processo di apertura alla vita, e questa un 'operazione sia fisica sia psicologica. Si riflette in occhi luminosi, in un sorriso caldo, in un atteggiamento ben disposto e in un cuore aperto. Ma aprire il cuore senza aprire i passaggi attraverso cui il sentimento dell'amore fluisce nel mondo un gesto inutile. come aprire le cassette di sicurezza di una banca e lasciare chiusa la porta della banca. Il mio programma terapeutico comincia sempre aiutando la persona ad aprire la voce (parlare) e gli occhi (vedere), prima che aprire il cuore. Ma questo processo di apertura non n rapido n facile. E come imparare a camminare. Il paziente

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saggia il terreno a ciascun passo. Deve imparare ad avere fiducia in se stesso e poi a credere di nuovo nella vita. E come un bambino che cade ma poi si rialza per tentare di nuovo, anche il paziente cadr, sentir la propria paura e impotenza, ma si rialzer e andr avanti, acquistando sempre pi fiducia, confidenza, saggezza e gioia. Piangere profondamente pu aprire una breccia da cui si percepiscono libert e gioia. Tali brecce sono come il sole che spunta tra le nuvole, non un segno che il temporale passato, ma un'indicazione che la fine del temporale vicina. Ciascuna breccia ci rende pi forti e pi aperti alla vita, pi capaci di arrenderci al corpo. Nel prossimo capitolo discuter le resistenze al pianto. Sono forti e profondamente strutturate nella personalit. Non possono essere abbandonate finch non si comprende che si sono sviluppate come mezzi di sopravvivenza.

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La resistenza al pianto e la resa della volont: la disperazione

La resistenza al pianto

Nel capitolo precedente ho ricordato che molte persone hanno bisogno di piangere per scaricare la sofferenza e la tristezza della loro vita. Piange-re, ossia singhiozzare, scioglie la tensione che tiene questi sentimenti dolo-rosi bloccati nel corpo. E la risposta naturale all'essere stati feriti fisica-mente o psicologicamente. Ogni trauma uno shock per l'organismo e lo costringe a bloccarsi o contrarsi, a cessare la respirazione e a chiudersi co-me una morsa. Piangere il processo di disgelo, decontrazione e apertura alla vita. Dopo le convulsioni, il respiro torna rilassato e profondo. TI pian-to restituisce all'individuo il pieno uso della voce e rigenera la sua anima come una buona pioggia rinfresca e rigenera la terra. Le persone che non possono piangere sono paralizzate, i loro corpi sono rigidi e la respirazione gravemente limitata. Nessuna persona potr recuperare la propria piena potenzialit di esistenza se non riesce a piangere. Per restaurare questa piena potenzialit il pianto deve provenire dal profondo della pancia. E ci non facile per quelle persone nelle quali il respiro e il pianto sono limitati da una tensione, moderata o grave, del diaframma. In questo capitolo vorrei discutere le resistenze psicologiche al pianto, che accompagnano i blocchi fisici. Nella nostra cultura piangere considerato dalla maggior parte delle persone come un segno di debolezza. Anche in situazioni nelle quali il pianto una risposta naturale, come in caso di morte di una persona amata, chi ha subto tale perdita viene consigliato di essere forte, di non lasciarsi andare alla tristezza. Lasciarsi an-dare ai propri sentimenti in casi come questi pu incontrare una forte disapprovazione. Naturalmente, rappresenta una perdita di controllo da parte dell'Io, un abbandonarsi ai sentimenti, ma se perdere il controllo dell'Io non appropriato in questo caso, quando potrebbe esserlo? Piangere visto come un segno non solo di debolezza, ma anche di immatu-

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rit, come un comportamento estremamente infantile. I bambini grandi non piangono. I bambini sono spesso derisi quando piangono. E vero, naturalmente, che il pianto associato a uno stato di impotenza. In una situazione di pericolo potrebbe essere necessario non abbandonarsi al sentimento di impotenza e al pianto, ma il paziente che viene in terapia non minacciato dalla sua impotenza, se non a un livello egoico. Molti uomini hanno l'idea errata che sia virile non piangere. John ave-va una convinzione di questo tipo. Mi consult perch era gravemente depresso. Disse che, quando non doveva andare a lavorare, rimaneva a letto tutto il giorno, incapace di muoversi. John era un trentenne di bell'aspetto, che desiderava diventare attore. Alla scuola di recitazione aveva sentito dire che l'analisi bioenergetica lavorava con il corpo per aiutare le persone a entrare maggiormente in contatto con se stesse e ad ac-crescere la loro capacit di esprimere i sentimenti. Era in terapia con uno psicologo da cui credeva di ricevere aiuto e volle continuare quella relazione mentre lavorava con me. Io non feci obiezioni, dato che potevo vederlo soltanto per un'ora ogni due settimane. John appariva `virile'. Aveva un corpo muscoloso, forte, che attribuiva all'attivit di sollevamento pesi che aveva praticato quando era pi giova-ne. La caratteristica prevalente del suo aspetto era un'andatura spavalda che veniva accentuata dal fatto di portare stivali da cowboy. John era consapevole che il suo aspetto rifletteva un forte elemento narcisistico nella sua personalit, ma lo considerava un fatto positivo. La sua respirazione era molto superficiale, come potei vedere quando lo feci stendere sul cavalletto e lo incoraggiai a lavorare intensamente agli esercizi descritti sopra per approfondire il respiro, sviluppare una certa vibrazione nel corpo ed esprimere qualche sentimento. Lo faceva, ma senza molta partecipazione. Mi sorrideva, come per dire: "Non penso che funzioner". Nondimeno, si sentiva sempre meglio dopo le sedute e speravo che si sarebbe reso conto del loro valore. In quel periodo John viveva a casa della madre, anche se in precedenza se ne era andato e per alcuni anni era vissuto da solo. Aveva un fratello pi giovane, sposato e che stava apparentemente bene. Il padre era morto quando John era molto giovane, e ci lo aveva posto nella posizione di essere l'uomo della famiglia. La depressione di John derivava dal fatto che, se da una parte era chiamato a essere l'uomo della famiglia, dall'altra era indebolito da una madre dominante con la quale aveva un forte coinvolgimento emotivo. John riconosceva che c'erano stati sentimenti sessuali fra loro. Sapevo che la sua depressione si sarebbe attenuata se fosse riuscito a piangere, ma non arrivammo mai a quel punto. Tuttavia, egli raccont un episodio della sua infanzia che gett luce sulla sua resistenza a piangere. Disse che quando aveva sei anni, la madre lo chiuse nel bagno e lo picchi per tut-

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to il giorno. La madre smise quando lui, allo stremo, scoppi a piangere disperatamente. Durante il breve periodo del nostro lavoro, John non arriv mai a piangere. Poi, un giorno, mi disse: "Lei non pu raggiungermi. Io non voglio piangere". La sua depressione non cess e, contro il parere dell'altro terapeuta, si fece ricoverare in ospedale. Io non l'ho pi visto. Sono sicuro che piangere fosse molto difficile fisicamente per John, ma egli aveva anche una forte volont cosciente di non piangere. Questa volont faceva parte del suo sistema di difesa dell'Io. Quando disse: "Lei non pu raggiungermi", intendeva anche che non si poteva toccarlo, che non si poteva farlo crollare. La madre l'aveva fatto quella volta, ma se lei era riuscita a farlo piangere, il nucleo interiore di John si era indurito al punto da poterle resistere con la forza dell'acciaio. Si deve sottolineare che questa resistenza aveva salvato la sua integrit. Se la madre l'avesse piegato, lui sarebbe diventato schizofrenico. Poich tale resistenza gli ave-va permesso di sopravvivere, egli non poteva rinunciarvi. Ma lo aveva an-che irrigidito in un atteggiamento di sfida che lo lasciava senza energia o libert per qualunque piacere o atto creativo. Non sorprende che fosse depresso. La mia esperienza con John mi fece capire con quanta forza al-cune persone resistono al pianto. Generalmente, comincio a lavorare sul corpo facendo appoggiare il paziente al cavalletto bioenergetico e facendolo respirare. Ci mi permette di osservare la sua respirazione e di notare la qualit dell'onda respiratoria. La posizione lievemente stressante e quindi costringe il paziente a respirare pi profondamente. In nessun caso la respirazione del paziente piena o libera quanto dovrebbe. Per approfondire il respiro, chiedo al paziente di emettere un suono a voce alta e di mantenerlo pi a lungo possibile. In quasi tutti i casi il suono troppo breve e debole. Trattenere il respiro un mezzo per resistere all'abbandono al corpo e alle sue sensazioni; una resistenza inconscia. Il nuovo paziente generalmente crede che facendo uno sforzo potrebbe emettere l'aria in modo pi pieno e mantenere il suo-no pi a lungo, e viene incoraggiato a provare a prolungare il suono. Prolungare il suono permette al ritmo respiratorio di raggiungere la pancia, la sede dei sentimenti. Se il suono si prolunga abbastanza, generalmente si udr una nota di tristezza nella voce. A volte la voce si spezza e vengono emessi alcuni suoni a singhiozzo. A volte il paziente prende a singhiozzare profondamente. Tuttavia, nel primo stadio della terapia, il singhiozzare non profondo abbastanza da far uscire il dolore e la sofferenza, ma questa esperienza offre un'opportunit per discutere dell'atteggiamento del paziente verso l'espressione della sua sofferenza. Sorprende il numero di persone che vengono in terapia presentando problemi che sono debilitanti, eppure negano ogni sentimento di tristezza. Ci vero in modo particolare per i pazienti depressi che, avendo re-

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presso le loro emozioni, sono emotivamente spenti. Se le persone depresse potessero piangere, la loro depressione si allevierebbe in quanto si sentirebbero di nuovo vitali. La tristezza, per, non l'unica emozione re-pressa. Anche la rabbia lo . Le persone possono irritarsi, arrabbiarsi, diventare perfino violente, ma sentire ed esprimere un'emozione chiara co-me tristezza o rabbia molto difficile. Non credo che le espressioni di irritazione o di collera provochino un cambiamento significativo nella situazione dell'individuo. Si tratta di scariche di poco conto, che alleviano la tensione della frustrazione e sono come sbuffi di vapore. Una volta che la tensione diminuita, la persona si sente meglio, ma la situazione non mutata. La rabbia, d'altra parte, non cade fino a quando la situazione spiacevole non scompare. E lo stesso vale per la tristezza. Se ci si sente profondamente tristi, inevitabilmente si opereranno alcuni cambiamenti nella propria vita. Sapere che si tristi o arrabbiati aiuta, ma non abbastanza. Per sentire la tristezza o la rabbia si deve essere capaci di esprimerle. I bambini riescono a farlo facilmente quando non stanno bene. Come mai questa reazione naturale si blocca negli individui? Joan era una donna sposata, trentenne, che nonostante molti anni di terapia aveva trovato solo scarso sollievo ai suoi sentimenti di frustrazione e depressione. Osservando il suo corpo potei capire tali sentimenti. La te-sta era piccola e tenuta rigidamente sopra il corpo. Il viso era tirato, con un'espressione amara. Il corpo era morbido, armonioso, ma dalle forme maschili e immature. La scissione tra la testa e il corpo indicava che il suo Io non era identificato con il corpo. L'aspetto adolescenziale del corpo denotava un desiderio di negare la propria femminilit. Incapace di accettare la propria vera natura o di sfuggirla completamente, Joan era una donna tormentata e frustrata. Non sorprende che fosse depressa. Tramite l'esercizio di respirazione sul cavalletto e l'esercizio di grounding, riusc a far vibrare le gambe e ci provoc qualche sensazione nel suo corpo, ma non emerse nessuna emozione. Parte della sua frustrazione e amarezza trov espressione scalciando e gridando: "Lasciami stare". Nella seduta successiva, Joan descrisse un'esperienza che aveva avuto una settimana prima in un gruppo di studio bioenergetico. Le altre persone del gruppo piangevano. Alcuni dicevano di avere sentimenti sessuali. Joan aggiunse: "Il mio corpo vibrava, ii mio bacino si muoveva, ma io non sentivo niente. Non mi fido della gente. Non mi abbandono. Non mi arrendo a niente. Sospetto di non fidarmi neanche di me stessa". Questa era una formulazione molto chiara della natura del suo problema. Non si arrendeva al proprio corpo. In qualche modo arrendersi al corpo minacciava la sua sopravvivenza. Joan doveva dissociate la coscienza dal corpo, provocando cos una scissione. La terapia doveva aiutarla a capire che co-sa era accaduto e perch.

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Stesa sul cavalletto e respirando, Joan sentiva la tensione nella schiena, che rappresentava la sua rigidit, la sua scarsa flessibilit. Non si piegava n si spezzava. Sentiva dolore e disse: "Mi fa male, ma non voglio piange-re. Solo i ragazzini piangono. Io posso resistere ". Seguit cos: "Non mi spezzerai. Dannazione. Non mi spezzerai. Non ceder. Spezzerai la sedia prima di spezzare me. Fa male". Poco dopo disse: "Tu stai cercando di farmi cedere o arrendere, ma andrei all'inferno piuttosto che farlo". Joan si rendeva conto che il problema non era tra me e lei, ma tra lei e sua madre. Disse: "Tra noi c' stata una lotta di potere. Io dovevo avere qualche parte di me stessa. Lei possedeva gran parte di me. Facevo quello che voleva lei. Le davo tutto, tranne i miei sentimenti. Se glieli avessi consegna-ti, sarei diventata una cosa sua, un suo giocattolo. Quando non le davo quello che voleva, si infuriava". Mike rifer una storia per molti aspetti simile a quella di John, tranne che non soffriva di depressione. Mike aveva raggiunto una certa posizione nella sfera professionale, ma sentiva che la sua vita era priva di significato o di piacere. Il suo corpo era gravemente scisso: la met superiore non aveva corrispondenza con quella inferiore. Aveva spalle larghe e di-ritte e un ampio torace, la vita era stretta e gravemente contratta e la met inferiore del corpo piccola e sottosviluppata. Indicando le sue larghe spalle, dissi: "Lei ben equipaggiato per portare pesanti responsabilit". Lui sorrise e disse: "Ho portato persone per tutta la vita". Ci che non dissi a Mike era che mi aveva colpito come un uomo debole. Quando parlava, la sua voce era debole e priva di affettivit. Disse di essere il maggiore di tre figli. Descrisse la madre come una donna instabile, che aveva paura della vita. Disse: "Mi picchiava in ogni modo per farmi crollare. Non mi era permesso piangere. Dovevo prenderle". Del padre disse che non era disponibile, sempre occupato a lavo-rare o a bere. Ma mentre John aveva sviluppato una forte resistenza nei confronti della madre, Mike si era sottomesso. Divent il suo `ometto ', e la serviva come non faceva il padre. Questa sottomissione produsse la perdita di gran parte della sua virilit e del suo s. La resistenza aveva permesso a John di conservare un certo senso di maschilit, che tentava di proiettare nella sua andatura spavalda, nei suoi stivali da cowboy e nel-la sua pretesa di diventare attore. Mike, invece, aveva abbandonato ogni resistenza. Era questo il suo modo di sopravvivere. Un'altra importante differenza era che mentre John non voleva piangere, Mike non poteva, non aveva la voce. La respirazione e le vocalizzazioni sul cavalletto bioenergetico contribuirono a far diventare pi forte la voce di Mike, ma non a permettergli di piangere. Contrariamente a John o Joan, Mike aveva una resistenza in-conscia al pianto. Il suo Io era identificato con la sua capacit di 'incassa-

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re' e con il ruolo di chi portava responsabilit per gli altri. Piangere sarebbe stata un'ammissione di fallimento e l'accettazione, a un livello emotivo, del vuoto e della tristezza della sua vita personale. Tuttavia, il fatto che fosse venuto da me per avere aiuto esprimeva una certa volont di affrontare il problema. Per tutti i pazienti essenziale la protesta contro il modo in cui sono stati trattati da bambini. Senza un'energica protesta, non ci si pu libera-re dall'orrore del passato. Mike era steso sul lettino, scalciava e pronunciava queste parole: "Non ne posso pi di prenderle". Con il mio incoraggiamento si lasci andare, si mise a scalciare violentemente e a gridare: "Non ne posso pi di prenderle". Poi aggiunse: "Oh, Dio? tanto triste, fa cos male". E si mise a piangere un po '. Non facile comprendere un comportamento materno che possa avere effetti tanto devastanti su un bambino. Da che cosa .era posseduta la madre di John per picchiarlo in modo tanto spietato? Quale strana forza la spingeva, contro i suoi stessi sentimenti pi profondi, a spezzare il figlio, a distruggere il suo spirito? Perch la madre di Joan doveva possedere il suo corpo e la sua anima? La violenza psicologica, fisica e sessuale sui bambini comune e ben nota oggi. Tutti i miei pazienti hanno subto qualche maltrattamento da uno o entrambi i genitori. Ci che ho trovato particolarmente disturbante la crudelt messa in atto contro i figli da genitori che erano stati essi stessi vittime di crudelt. Alcuni erano stati nei campi di concentramento nazisti. Tale comportamento sembra riflettere una legge della natura umana. Fare ad altri ci che stato fatto a noi. I genitori allevano i figli allo stesso modo in cui sono stati allevati. Molti pazienti mi hanno riferito che i loro genitori erano stati trattati duramente come loro. Sono sicuro che la madre di John sia stata picchiata dal padre e sono anche sicuro che si sentisse giustificata nel suo attacco al figlio. Occorre un genitore illuminato per fermare la ripetizione di questo acting out distruttivo sui figli. Ci che occorre per questa `illuminazione' verr discusso nel prossimo capitolo. Il sopravvissuto caratterizzato generalmente da una forte volont, che gli ha permesso di sopravvivere. In molti casi, gli ha anche permesso di ottenere un certo successo nel mondo. Personalmente ho lavorato con numerose persone che avevano raggiunto posizioni importanti nel mondo professionale e degli affari con l'uso di strategie basate sulla volont di sopravvivere. Una di queste strategie la negazione del sentimento e il ricorso a un intelletto freddo e calcolatore. Questo potrebbe sembrare un vantaggio in un mondo nel quale i sentimenti sono un handicap, dove i valori dominanti sono il potere, il denaro o il prestigio e dove c' un'intensa competizione per il successo. In un ambiente di questo tipo, il sentimento viene subordinato alla spinta al successo. Ma se alcuni ottengono

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un certo successo in termini di denaro, potere e prestigio, la loro esistenza emotivamente vuota: nessuna relazione intima e soddisfacente, nessun reale piacere nel lavoro e nessuna gioia. E lo si vede nei loro occhi privi di vitalit e nei loro movimenti privi di carica energetica. Molti soffrono di un certo grado di depressione e in massima parte lamentano stanchezza cronica e affaticamento. La dinamica di base in questi individui una dissociazione dal corpo. Una donna che mi consult disse di se stessa: "Ero identificata con il mio lavoro. Ero consulente in una ditta importante. Nel mio lavoro provavo un senso di potere e avevo molta responsabilit, e ci mi dava un sentimento di valore, per lavoravo troppo, troppo intensamente e diventai depressa". Un'altra donna raccont una storia simile: "Dopo l'universit, partii alla conquista di una carriera. Con grande diligenza, salii la scala professionale. Quando raggiunsi una posizione dirigenziale, ebbi il vantaggio di lavorare con professionisti di fama mondiale. Tutto and bene fino all'et di trenta-sei anni, quando l'unica e sola relazione intima che avessi mai avuto fin perch l'uomo mi abbandon. Per la prima volta nella mia vita, soffrii di depressione". Quello era solo l'inizio del crollo della sua `seconda natura' narcisistica. Lasci il lavoro per iniziare una nuova carriera nell'ambito delle professioni assistenziali; si trattava certamente di un cambiamento positivo, ma sei mesi dopo ebbe un grave incidente automobilistico, dal quale si riprese, ricavandone per un profondo stato d'angoscia che si manifestava nel disturbo intestinale noto come sindrome dell'intestino irrita-bile, i cui sintomi sono crampi e diarrea. Questa sindrome deriva da uno stato di tensione intestinale cronica che io credo sia connessa alla paura. Descrisse cos l'effetto che questo disturbo aveva sulla sua personalit: "Potevo sempre controllare la mia mente; a quel punto ero costretta a riconoscere il mio stato di impotenza nel controllo del mio corpo. Fu un 'esperienza terribile e spaventosa. Durante quel periodo, ogni notte mi mettevo a letto letteralmente in posizione `fetale', tanto ero spaventata di ci che accadeva nel mio corpo. Per la prima volta nella mia vita potevo evitare di negare o nascondere la mia vulnerabilit". In tutti i sopravvissuti, l'abbandono al corpo suscita una forte resistenza in quanto fa emergere i sentimenti pi dolorosi e spaventosi. Se il problema la vulnerabilit, come lasciarsi andare a piangere profondamente, dato che a quel pianto si associa un sentimento di impotenza? Ann, che aveva perso la madre a cinque anni, et nella quale era dipendente e indi-fesa, venne allevata da numerose madri sostitutive che la maltrattarono sul piano emotivo e fisico. Sfortunatamente, durante questo periodo di sofferenza e perdita, di paura e impotenza, il padre era molto critico nei suoi confronti. La rimproverava di non essere graziosa come la madre, brillante come la madre, dolce come la madre, ecc. Il suo atteggiamento

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di base verso la vita era: "Solo i forti sopravvivono". Ann impar che non si deve esprimere la sofferenza emotiva. Ann fece ci che ogni altro sopravvissuto impara a fare: dissociarsi dal corpo e ritirarsi nella testa. Staccati dal corpo, non ci si sente vulnerabili. Identificando il s con l'Io, si acquista anche l'illusione del potere. Dato che la volont lo strumento dell'Io, l'individuo crede davvero che "dove c' una volont, c' una via" o che "volere potere". Ci vale fino a quando il corpo ha l'energia per sostenere le direttive dell'lo. Ma tutta la volont del mondo non d'aiuto a una persona che manchi dell'energia per realizzare quella volont. Gli individui sani non agiscono in termini di forza di volont, se non in caso di emergenza. Le azioni normali sono motivate dai sentimenti pi che dalla volont. Non c' bisogno della forza di volont per fare ci che si desidera fare. Non c' bisogno di usare la volont quando si ha un forte desiderio. Il desiderio di per s una cari-ca energetica che attiva un impulso che provoca azioni libere e general-mente soddisfacenti. Un impulso una forza che fluisce dal nucleo profondo del corpo verso la superficie, dove spinge la muscolatura al-l'azione. La volont, invece, una forza direttiva che proviene dall'Io, dalla testa, e agisce contro gli impulsi naturali del corpo. Perci, quando si spaventati, l'impulso naturale quello di scappare dalla situazione che fa paura. Ma non sempre questa l 'azione migliore. Non ci si pu sempre sottrarre a un pericolo correndo. Affrontare la minaccia pu esse-re la via pi saggia, ma difficile quando si spaventati e c' un impulso a fuggire. In tali situazioni, mobilitare la volont per contrastare la paura un'azione positiva. Nella situazione appena descritta si trovano comunemente i bambini maltrattati o minacciati dai genitori. Alcuni bambini cercano realmente di scappare di casa, ma i loro tentativi sono senza speranza. Il bambino deve accettare la situazione e sottomettersi al genitore ma, al tempo stesso, de-ve trovare un modo per conservare la propria integrit. La sua sottomissione non deve essere totale, la sua volont non deve essere spezzata. Co-s indurisce e irrigidisce il corpo perch non si spezzi, e questa un'azione mediata dali'lo tramite la volont. Il bambino assume un'espressione facciale di determinazione a non arrendersi, a non perdere il controllo o farsi sopraffare dalla paura. La tensione cronica delle mascelle, cos diffusa, deriva direttamente da questo bisogno di mantenere il controllo. Una volta mobilitata dalla rigidit e dalla tensione cronica del corpo, la volont diventa una forza indirizzata al potere e porta a uno stile di vita nel quale la lotta per il potere il tema costante dell'esistenza. In questa situazione, piangere considerato una rottura della volont ed impossibile arrendersi. La vita vissuta come se ci fosse uno stato di continua emergenza. Naturalmente, non possibile nessuna gioia.

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La resistenza al pianto e la resa della volont: la disperazione

La resa della volont: la disperazione

Le persone vengono in terapia perch hanno bisogno di cambiare alcuni aspetti del loro comportamento e della loro personalit. E a un livello cosciente vogliono cambiare, ma nello stesso tempo oppongono resistenza al cambiamento. Questa resistenza deriva in gran parte dal desiderio di mantenere il controllo del processo di cambiamento. Sottomettersi al processo terapeutico implica abbandonare questo controllo, cosa che il paziente vede come una sottomissione al terapeuta. Ci suscita sentimenti di vulnerabilit nel paziente e l'idea che verr frainteso e maltrattato come quando era un bambino indifeso nella situazione familiare. A causa di queste premesse, il paziente vede il terapeuta come una persona che ha potere su di lui e a cui deve opporsi per conservare la propria integrit. La terapia spesso degenera in una lotta di potere, che in realt non nient'altro che la lotta del paziente per evitare di arrendersi. L'idea di resa fa paura a molte persone. Lasciarsi andare o abbandonar-si al corpo e al s suona pi accettabile, ma le persone non sanno che cosa implichi realmente. In pratica si rivela altrettanto spaventoso. I modelli nevrotici di comportamento si sono sviluppati come mezzi di sopravvivenza e, anche se si rivelano controproducenti nella vita adulta, l'individuo vi si aggrappa come alla sua stessa vita. Inoltre, questi modelli si sono talmente strutturati nella personalit che l'individuo li percepisce come parte della sua natura. Certo, la sua seconda natura: la prima era quella del bambino innocente e aperto, ma andata perduta e sembra ormai irrecuperabile. Da adulto, l'individuo ha vissuto cos a lungo con la sua seconda natura che la sente comoda come un vecchio paio di scarpe. Per, quando la per-sona viene in terapia ammette tacitamente che questa seconda natura ha fallito in qualche aspetto importante. Ma ci non significa che il paziente sia pronto a rinunciarvi. Il cambiamento che sta cercando fare in modo che il suo carattere o la sua seconda natura operi con successo. E disposto ad apprendere modi migliori di affrontare le situazioni e di agire, ma non pronto ad abbandonare la sua strategia di sopravvivenza. Questo atteggiamento del paziente conosciuto come resistenza. A volte fa la sua comparsa nei primi stadi della terapia, quando il paziente esprime sfiducia nei confronti del terapeuta o mette in discussione la sua competenza. Personalmente, accolgo volentieri una chiara affermazione di sfiducia da parte del paziente. Essendo stato ferito da bambino da co-loro di cui si fidava, sarebbe ingenuo porre la sua fiducia in un estraneo di cui sa ben poco. La competenza terapeutica non garantita dai diplomi o dalla fama. Nessun terapeuta pu trasformare un paziente pi di quanto il paziente possa trasformare se stesso. Il cambiamento terapeuti-co un processo di crescita e integrazione, che il frutto di ci che il pa-

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ziente apprende e sperimenta durante il processo terapeutico. Il miglior giudice il paziente stesso. Sfortunatamente, molti pazienti non si fidano delle proprie percezioni e sentimenti, a causa del loro specifico problema caratteriale. E quando sono disperati, molti sono disposti a cedere il controllo al terapeuta, nell'illusione che egli possa trasformarli. La resa di cui parlo al s, non a un'altra persona. Si dovrebbero seguire i suggerimenti di un terapeuta, non sottomettersi a lui. Il processo della terapia ha inizio con il colloquio esplorativo. Sediamo uno di fronte all'altro e il paziente mi parla di se stesso, dei suoi problemi e della sua storia. Mentre lui parla, io ho l'opportunit di studiarlo, ossia di notare la sua postura, il tono della sua voce, l'espressione del suo viso, lo sguardo dei suoi occhi ecc. Gli faccio domande sulla situazione attuale di vita e sull'infanzia, alla ricerca di informazioni che possano spiegare le sue difficolt. Chiedo come percepisca il suo corpo, di quali tensioni mu-scolari consapevole, quali dolori o malattie ha avuto. Poi spiego la connessione mente-corpo, mettendo l'accento sull'identit funzionale della dimensione fisica e psicologica. Molte persone che mi contattano hanno una certa conoscenza di questo approccio, perch hanno letto qualche mio libro, l'hanno sperimentato o ne hanno sentito parlare da altri terapeuti. Se la persona preparata e vestita in modo adatto, posso osservare il corpo per vederne il modello di tensione. Generalmente lo faccio men-tre il paziente sta in piedi davanti a uno specchio, in modo da potergli in-dicare e spiegare ci che vedo. E importante che il paziente comprenda che il corpo deve cambiare perch la persona cambi. Perch la persona possa diventare libera, devono essere riconosciute e sciolte in modo specifico le tensioni indicate durante l'esame preliminare. Per sciogliere queste tensioni, l'individuo deve percepirne l'effetto costrittivo, comprendere in che misura controllino il suo comportamento attuale e apprendere co-me e perch si sono sviluppate. Infine, devono trovare espressione gli impulsi bloccati dalle tensioni. A questo punto non questione di resa. L'attenzione sulla consapevolezza e la comprensione. L'individuo favorisce la sua identit con il corpo. L'importanza di comprendere la profondit del malessere e della difficolt del paziente evidente nel caso che segue. Mary era una giovane donna che incontrai per la prima volta quando partecip a un seminario di formazione professionale. Guardando il suo corpo, vidi una grave con-trattura nell'area della cintola, che scindeva funzionalmente il suo corpo in due met separate. Ci significava che l'onda di eccitazione associata alla respirazione non passava nella parte inferiore del suo corpo. Questa scissione aveva due effetti significativi sulla sua personalit. Primo, i suoi sentimenti, collocati nel petto, non erano connessi con i sentimenti sessuali, collocati nel bacino. Questo disturbo influiva negativamente sul suo

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rapporto con gli uomini. Secondo, il suo corpo mostrava un senso pro-fondo di insicurezza che derivava dalla mancanza di percezione della par-te inferiore del corpo, che danneggiava la sua capacit di funzionare su una base solida. Comunicai tutto ci a Mary e la informai che la situazione poteva essere cambiata lavorando sui suoi problemi bioenergeticamente, ossia psicologicamente e fisicamente. Pi tardi Mary entr in terapia con me perch, come lei disse, ero l'unico terapeuta che aveva capito la profondit del suo problema. Altri con cui aveva lavorato psicologica-mente la vedevano come una persona integrata, competente e di successo. Era realmente una terapeuta molto competente, professionalmente affermata e apparentemente aveva un buon rapporto con il marito. Ma era un buon rapporto solo perch lei era sottomessa. Era capace di esibire un atteggiamento disinvolto che ingannava gli altri e confondeva lei stessa. Sono molti gli individui che appaiono normali a uno sguardo superficiale, ma quando si osserva il loro corpo con attenzione, si scorge la verit del loro essere. Il corpo non mente, ma si deve essere capaci di leggere la sua espressione se si vuole conoscere la verit. Mary lavor con me per diversi anni. Il suo 'caso riportato in un capitolo successivo. Quando divenne pi forte e svilupp un maggior senso di s, lasci il marito e speriment la gioia per la prima volta nella sua vita adulta. Non tutti i pazienti che mi consultano vogliono sentire la verit su se stessi. Alcuni individui narcisisti non sono disposti a sapere questa verit, il che rende pressoch impossibile lavorare con loro. Non mi aspetto che i pazienti accettino ci che vedo, ma che siano disponibili a sentirlo. Sapranno la verit quando sperimenteranno se stessi a un livello corporeo. All'inizio, per, importante sviluppare un'alleanza di lavoro con il paziente. La base migliore per questo tipo di relazione la sensazione del paziente di essere capito, di essere visto come una persona che si sforza di trovare una certa realizzazione. Per tutta la vita si sentito dire che doveva impegnarsi di pi, che doveva cambiare questo o quel modello di comportamento per sentirsi bene. Se venivano colte le sue paure, gli si suggeriva che poteva superarle. Aveva creduto che le sue difficolt stessero solo nel-la sua mente. Ora pu vedere che sono anche nel corpo e che lavorare sul corpo e sulla mente in modo integrato pu essere pi efficace di una terapia esclusivamente verbale. Gli esercizi espressivi e respiratori che gli insegno, generalmente hanno un effetto positivo su di lui, dandogli maggiore energia e sollevandogli il morale. Anche se queste prime esperienze non producono nessun cambiamento significativo nella personalit del paziente, sono importanti in quanto contribuiscono a stabilire una relazione positiva tra noi e a costruire una solida base di comprensione su cui basare il duro lavoro che deve essere fatto per liberarlo dai suoi vincoli.

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Le difese dell'Io non sono puramente psicologiche. Se cos fosse, sarebbe pi facile abbandonarle. Molti pazienti riconoscono che le loro di-fese sono handicap, che la situazione che le ha generate non esiste pi. La resa che si richiede nei confronti del s, del corpo, e non di un genitore minaccioso o di una situazione ostile. Ma il problema che le difese sono strutturate nel corpo, dove hanno la funzione di reprimere il sentimento. Sono muri che trattengono e controllano gli impulsi che fanno paura. Un individuo non pu essere privato della gioia di vivere senza provare una rabbia omicida. Come si gestisce un impulso di questo tipo in una societ civile? Non si abbattono i muri di una prigione che custodisce pericolosi criminali se prima non si trova un modo per neutralizzare la loro ostilit. Esaminer questo argomento nel prossimo capitolo. Ma noi erigiamo muri anche per nasconderci, per proteggerci dai colpi, per contenere il nostro mare di sofferenza. Sfortunatamente questi muri hanno anche l'effetto di imprigionarci. I pazienti non si concedono di piangere perch hanno paura della profondit della loro tristezza che, in molti casi, sfiora o arriva alla disperazione. Come disse un paziente: "Se comincio a piangere, non mi fermo pi". Non esito a dire che molte persone disperano di incontrare mai il vero amore, o di essere mai felici o gioiose. Quando una mia paziente disse alla madre che era infelice, che voleva qualche gioia, si sent rispondere: "La vita non c'entra niente con la felicit. Ci che conta fare il proprio dovere". Ma senza qualche sentimento di gioia, la vita vuota, spaventosa e dolorosa. la sofferenza provocata dalla fame di connessione, intollerabile come la fame di cibo. Si comprende che i pazienti siano riluttanti a di-scendere in questo inferno. Ma negarlo, rendere il proprio s insensibile al desiderio e al dolore, significa accettare di vivere come morti. Rendersi insensibili pu aiutare la sopravvivenza, ma il dolore non vie-ne eliminato. Di tanto in tanto emerger in forma puramente fisica come tensione cronica in qualche parte del corpo, rendendo la persona infelice. Fin quando ancora un dolore emotivo, lo si pu alleviare con il pianto e la resa. La differenza tra un dolore puramente fisico e il dolore emotivo che il primo localizzato e riguarda un'area limitata del corpo; anche il dolore emotivo nel corpo, ma generalizzato. L'emicrania un dolore localizzato nella testa, il mal di denti si limita all'area dei denti, un dolore al collo riguarda solo il collo. Al contrario, il dolore della solitudine viene sentito in tutto il corpo. Il dolore emotivo deriva dalla contrattura del corpo in risposta alla perdita o alla rottura di una connessione affettiva. Tali esperienze possono essere disastrose, specialmente quando capitano a un bambino e sono collegate a un sentimento di rifiuto e tradimento.' ' A. Lowen, Amore, sesso e cuore, cit.

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Dato che il dolore percepito come una minaccia per la vita del bambino, la sopravvivenza esige che si elimini quell'esperienza insieme al dolore e alla paura che suscita. Questa eliminazione si ottiene bloccando il corpo con la rigidit o dissociandosi da esso. Entrambi i metodi escludono la possibilit di sentire e inducono un senso di solitudine e di vuoto. Queste condizioni diventano dolorose quando un impulso ad aprirsi e uscire all'esterno viene bloccato per paura del rifiuto. Dato che questi impulsi non possono essere completamente repressi finch si in vita, in quanto sono l'essenza del processo vitale, l'individuo in contrasto con la propria natura, ossia con il corpo e i suoi sentimenti. In realt, il contrasto tra l'Io, con la sua difesa contro il rifiuto e il tradimento, e il corpo, con il suo cuore imprigionato. La tensione che questo conflitto crea nel corpo viene percepita come dolore. Arrendersi alla propria natura e consentire all'impulso una piena e libera espressione riduce immediatamente la sofferenza e produce Ia sensazione piacevole di pienezza e libert. Dato che rappresenta un conflitto tra un impulso e la paura della sua espressione, il dolore emotivo pu essere eliminato sopprimendo total-mente l'impulso oppure rimuovendo la paura che ne blocca la piena espressione. La paziente di nome Mary, recentemente, dopo alcuni mesi di terapia, si lamentava con me di non avere una buona capacit di senti-re. Stavamo parlando del suo rapporto sessuale con il marito, che percepiva come persona molto esigente. I suoi tentativi di avvicinamento la la-sciavano fredda, anche se era felice di altri aspetti del matrimonio. Io l'avevo sempre incoraggiata a essere onesta con se stessa e con i suoi sentimenti e l'avevo sostenuta nel non sottomettersi al rapporto sessuale quando non ne aveva desiderio. Questo sostegno le aveva permesso qual-che progresso significativo, ma Mary era ancora in conflitto. Poi disse: "Ho paura di dirle ci che sento. Ho paura di dire che non amo mio ma-rito perch lei mi dir di lasciarlo. Se lo dico, non sento di poter andare avanti nella terapia, lei mi dir di finire". Era lo stesso conflitto che aveva con la madre che le aveva risposto, come ho detto prima, che la vita non c'entra niente con la felicit (la gioia). Nell'ottica della madre, la vita significava esistere per gli altri. Mary spieg che sua madre la considerava speciale. "Diceva che ero la sua vera figlia, la sua prediletta. Aveva bisogno di me e io dovevo esistere per lei. cos che ho perduto me stessa". Mary capiva che quando tagli fuori i suoi sentimenti, nella sua personalit rimase uno spazio vuoto, che la madre riempiva. Questa resa del s, e non al s, la faceva sentire costante-mente sola, vuota, insoddisfatta e triste. "Ma", aggiunse, "sono molto riluttante a entrare in quello spazio, anche se so che vero. Fa tanto male che mi richiudo immediatamente nella mia testa". Mary si allontanava dalla pancia, dove avrebbe percepito la tristezza della perdita del s, ma

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l'atto stesso di ritirarsi era una resa del s. Potrei aggiungere che il ritiro verso l'alto eliminava gran parte del suo sentimento sessuale, e ci contribuiva enormemente al conflitto sessuale con il marito. Tutti i sentimenti nascono da processi corporei e devono essere compresi sulla base di questi processi. Molti di essi riflettono esperienze del passato, da cui derivano. La tristezza di Mary rifletteva il sentimento doloroso della perdita del suo s fisico. Quando disse: "Fa tanto male", par-lava del conflitto tra il bisogno di piangere e la resistenza contro questo bisogno. Il dolore di un simile conflitto pu essere tormentoso. Comment: "Mi sento come se fossi alla ruota della tortura. Non posso resistere, ma sento che devo resistere. Se non lo faccio, mi abbandoneranno". Questa paura era trasferita su di me. Se non migliorava, io l'avrei abbandonata. Anche se Mary sapeva che la sua paura era irrazionale, si trattava di un sentimento reale che poteva essere neutralizzato solo attraverso l'espressione della rabbia e non con un atto di volont. Dopo questa discussione si sent molto meglio, in quanto aveva espresso la sua paura e aveva capito che derivava da un conflitto infantile ed era connessa al pre-sente solo in virt della resistenza a esprimerla. Quasi tutti i pazienti hanno una certa paura dell'abbandono, frutto di esperienze infantili. In molti casi questa paura, che arriva anche al pani-co, non percepita coscientemente perch bloccata dalla rigidit delle pareti toraciche. Riducendo al minimo la normale respirazione, si rimane al di sopra del sentimento di panico, ma questo modo di respirare elimina anche gli altri sentimenti, lasciando l'individuo vuoto e insoddisfatto. D'altra parte, il panico estremamente spaventoso e doloroso, ma lo si pu superare respirando profondamente. ll sentimento di panico direttamente legato alla sensazione di non essere capace di respirare. Ma la ragione per cui si ha difficolt a respirare che i muscoli delle pareti toraci-che si sono contratti per la paura, la paura dell'abbandono. L'individuo preso in un circolo vizioso: paura del rifiuto o dell'abbandono difficolt di respirazione .respiro superficiale -s panico quando si respira profondamente. L'individuo costretto a vivere in superficie, ossia senza emotivit. A questo livello, si pu rimanere al di sopra del sottostante sentimento di panico, ma questo modo di vivere relativamente morto, anche se apparentemente sicuro. Ma proprio questo il meccanismo che mantiene viva la paura dell'abbandono. Se respira quando ha paura, l'individuo pianger profondamente e sentir che la paura dell'abbandono un retaggio del passato. Il pianto profondo libera anche il dolore della perdita dell'amore, come ho indicato prima. Quindi, arrendendosi al corpo e piangendo profondamente si passa attraverso la paura e la sofferenza per arrivare alle acque tranquille della serenit, dove si conoscer la gioia di essere liberi.

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Il caso di Mary ci permette di capire il dolore della solitudine, che l'aspetto fisico della paura di essere soli. Questa paura crea il bisogno di altre persone e attivit che distraggano l'individuo dal sentirsi solo. Poi-ch la distrazione solo temporanea, la persona si ritrova continuamente di fronte alla paura di restare sola. Questa paura non razionale, ma reale. Naturalmente, non tutti temono di stare soli. Le persone possono stare sole se possono stare con se stesse. Ma se non si ha un senso forte e sicuro di s, stare da soli significa sentirsi vuoti. Il sentimento di solitudine nasce da un senso di vuoto interiore che, come nel caso di Mary, una conseguenza dell'essersi esclusi dai sentimenti. Non si pu essere soli se si emotivamente vivi. Si pu essere soli, ma sentirsi parte della vita, della natura e dell'universo. Molti preferiscono stare da soli piuttosto che vivere i conflitti che oggi sembrano parte integrante delle relazioni. Altri accettano di stare da soli perch non hanno trovato una persona con cui desiderano condividere la loro esistenza. Ta-li persone non sono sole, non soffrono e non si sentono vuote. Senza la capacit di stare soli, si persone bisognose che cercano all'esterno qualcuno che possa colmare il loro vuoto. Non c' gioia in questo tipo di vita, giacch viene vissuta solo al livello di sopravvivenza, ossia: "Non posso vivere senza di te". L'irrazionalit che sta dietro alla paura della solitudine evidente nella considerazione: "Se accetto di stare solo, allora sar sempre solo". Questa paura non tiene conto del fatto che l'essere umano un animale sociale che vuole vivere con gli altri e intimamente con un altro. Siamo attirati l'uno verso l'altro perch il contatto aumenta la nostra vitalit. Ma questo effetto positivo assente quando un individuo diventa un peso per l'altro a causa di depressione o di eccessive richieste. Alcuni individui nevrotici hanno bisogno di essere necessari per gli altri, ma le situazioni basate su tale bisogno presto o tardi creano risentimenti che si tramutano facilmente in ostilit. La persona che ha bisogno e la persona necessaria perdono entrambe la loro libert e la possibilit di godere nella relazione. L'unica relazione sana nella quale avere bisogno ed essere necessari sono intrinseci alla situazione quella tra genitore e figlio. Il genitore che soddisfa il bisogno del figlio soddisfa anche il proprio. Il bambino che non soddisfatto diventa in et adulta una persona bisognosa, che sente la necessit che ci sia qualcuno che esista per lei. Il sentimento genuino, anche se non appartiene al presente e non pu essere soddisfatto nel presente. Se si cerca di rispondere a questo bisogno, si rende l'individuo infantile, ma senza aiutarlo. Il bisogno attuale dell'individuo funzionare pienamente da adulto, perch questo l'unico livello a cui pu trovare soddisfazione. I blocchi, psicologici e fisici, che impediscono il funzionamento adulto, devono essere eliminati. Ci si ottiene rivivendo il passato con la coni-

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prensione del presente. Respirando e piangendo profondamente si pu percepire il dolore della perdita di amore e sostegno nell'infanzia. Si pu allora accettare la perdita come appartenente al passato e sentirsi liberi di realizzare il proprio essere nel presente. Il bambino non poteva farlo, in quanto l'amore e il sostegno dei genitori erano essenziali alla sua vita. La sopravvivenza stessa esigeva che fosse negata la perdita. Il bambino deve credere di poter riconquistare l'amore con qualche sforzo da parte sua. Pu sottomettersi alle richieste del genitore fino al punto di sacrificare il proprio s, come fece Mary. Ma se questo sacrificio assicura la sopravvivenza, garantisce anche insoddisfazione, vuoto e solitudine. La disperazione sepolta nelle profondit delle viscere e non viene mai liberata. Nessun tentativo di superare la perdita e la sofferenza del passato con la volont pu funzionare. Il suo fallimento perpetua la disperazione. Accettare la disperazione, rendendosi conto che non rappresenta il presente, permette all'individuo di attraversarla. Il principio esemplificato nella storia del contadino che spranga la porta della stalla dopo che i buoi sono stati rubati. Come tutti i nevrotici, il contadino, negando la realt del passato, condannato a viverlo di nuovo. La resa al corpo costituisce un 'accettazione della realt del presente. Se il principio chiaro, la sua applicazione non facile. La resa richiede pi di una semplice decisione cosciente, dato che la resistenza largamente inconscia. E strutturata nel corpo in forma di tensione muscolare cronica, che non pu essere sciolta a volont. Le mascelle tirate possono essere momentaneamente rilassate, ma tornano alla loro posizione determinata non appena la coscienza si ritira. E una vecchia abitudine familiare, diventata talmente parte della personalit che l'individuo si sente a disagio senza di essa. Ma se ci si impegna a una resa dell'atteggiamento rigido e determinato delle mascelle, si scoprir che si sta bene nella nuova posizione rilassata e che la vecchia posizione rigida diventata scomoda. Questo cambiamento richiede per molto tempo e lavoro, in quanto abbandonare il proprio modo di essere influisce sull'intero comportamento dell'individuo nel mondo. Equivale a un reale cambia-mento dello stile di vita, dal fare all'essere, dalla durezza alla flessibilit. Inoltre, lasciar cadere la tensione cronica pu suscitare notevole dolore perch, quando si cerca di allungare muscoli irrigiditi, si prova dolore. Il dolore nella muscolatura rigida, ma non viene percepito. I muscoli con-tratti devono essere distesi prima che si possano sciogliere. In molte persone la tensione delle mascelle si associa a una mascella retratta, piuttosto che protesa in avanti in atteggiamento aggressivo. Entrambe le posizioni impediscono la resa immobilizzando la mascella in modo da ridurre il libero movimento. Quindi, mentre la mascella in fuori esprime un atteggiamento di "non volersi lasciare andare", la mascella re-tratta dice: "non posso lasciarmi andare". Liberare la mascella dalla posi-

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zione bloccata richiede un considerevole lavoro e suscita dolore. Ma il dolore che si prova distendendo muscoli contratti scompare quando la tensione si scioglie, mentre il dolore all'articolazione temporomandibolare, causata dalla tensione cronica delle mascelle, aumenta col tempo. Le persone che soffrono di questo disturbo non possono aprire completa-mente la bocca, e ci limita sia la respirazione che la voce. La tensione cronica nei muscoli delle mascelle non un fenomeno isolato. Una mascella bloccata sempre accompagnata dall'irrigidimento dei muscoli della gola, che restringe la capacit della persona di esprimere i sentimenti. Una gola rigida rende estremamente difficile piangere o gridare. Io impiego speciali esercizi di respirazione per aiutare i miei pazienti a sciogliere questa tensione, ma si tratta di un lavoro lento. Anche se l'individuo crolla e piange profondamente, lo scioglimento non permanente. I muscoli sono elastici e riprendono rapidamente il loro stato abituale. Si deve piangere ripetutamente, ogni volta in modo pi profondo e pi libero, finch piangere diventi facile come camminare. Ci si deve esercitare a gridare finch lo si senta naturale come parlare. Un luogo adatto per esercitarsi a gridare l'automobile in autostrada, con i finestrini chiusi. Si pu gridare a squarciagola e nessuno ci sente. La resa dell'Io richiede anche che siano morbidi i muscoli alla base del collo, specialmente quelli che collegano la testa al collo. La tensione in questi muscoli cos comune nella nostra cultura perch tutti ci comportiamo di testa, e la paura di perdere la testa grande. "Non perdere la testa" una delle direttive di base nella nostra societ. Ma se non rinunciamo al controllo dell'Io, come possiamo arrenderci al corpo e alla vita? Come possiamo innamorarci se non rinunciamo alla nostra testa? Le persone che sono sempre presenti a se stesse hanno difficolt a innamorarsi o ad addormentarsi. Questa tensione nei muscoli alla base del cranio, dove la testa si unisce al collo, responsabile di tutti i mal di testa da tensione. E responsabile anche di molti problemi oculari, in quanto questa tensione circola nel capo dietro agli occhi e si diffonde anche ai muscoli posteriori del collo, rendendo difficile la rotazione del capo. Questa rigidit' del collo rappresenta un atteggiamento ostinato e testardo e, persistendo negli anni, dar origine a una condizione artritica delle vertebre cervicali, che pu essere molto dolorosa. Le tensioni non possono essere sciolte solo con il massaggio o la manipolazione. Rappresentano infatti atteggiamenti caratterologici che si sono sviluppati precocemente nella vita per far fronte a situazioni spiacevoli at-traverso il controllo e l'eliminazione del sentimento. Questi atteggiamenti caratterologici devono essere compresi storicamente e nella funzione che svolgono attualmente. Inoltre, devono trovare espressione i sentimenti che vi sono contenuti. Il principale sentimento controllato da queste ten-

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sioni la tristezza, come esprimono affermazioni del tipo: "Croll e pian-se". Analizzando la resistenza a piangere e inducendo il paziente a 'crolla-re e piangere', si pu sciogliere gran parte della tensione. Un 'altra parte della tensione pu essere scaricata gridando. Nel gridare, un'enorme cari-ca energetica fluisce attraverso la testa per scaricarsi nel grido. Nel grido, salta il coperchio, si perde la testa. Il grido una valvola di sicurezza che permette la scarica innocua di un'intensa carica trattenuta. Il modo in cui una persona tiene la testa significativo in termini di atteggiamento caratterologico. Ecco ora due casi che illustrano questa idea. Larry era un imprenditore commerciale che sentiva di non esser riuscito a realizzare il proprio potenziale di vita. Aveva avuto una lunga terapia analitica che, per, non lo aveva cambiato molto. Uomo forte e attento, mentre parlavamo sedeva di fronte a me con la testa protesa in avanti. Mentre discutevamo il suo problema, mi resi conto che era ben difeso. Accettava con facilit le mie osservazioni, ma poi spiegava logicamente il suo comportamento e non cambiava niente. Fisicamente, il torace con-tratto limitava enormemente la respirazione e bloccava il pianto. In un'occasione, lavorando con il cavalletto bioenergetico, stava quasi per piangere, ma il pianto si trasform in una risata che continu per pi di quindici minuti. La risata era una difesa contro il pianto. Io credo che la prima breccia nelle sue difese si apri quando improvvisamente capii la posizione della sua testa. Guardando la sua testa protesa in avanti, mi re-si conto che Larry teneva la testa davanti a se stesso. Ci significava anticipare ogni situazione prima che si presentasse e pensare, calcolare, pianificare il modo di affrontarla. Tale atteggiamento gli dava un vantaggio competitivo negli affari, ma lo privava della spontaneit e della libert che potevano dare alla sua vita gioia e soddisfazione. Afferr rapidamente la mia argomentazione e si apri la via a un certo progresso nella terapia. Il secondo caso riguarda un uomo vicino ai sessant'anni che mi consult per la sua ipertensione. Robert era un uomo robusto, professional-mente affermato e felicemente sposato. Eppure qualcosa non andava nel-la sua personalit, dato che aveva sviluppato una grave ipertensione. Osservando il corpo di Robert potei vedere che egli cercava di farsi pi grande. Aveva il torace gonfio, le spalle sollevate, la testa diritta, e si voltava di lato e all'indietro come se guardasse al di sopra delle persone pi che loro direttamente. La met superiore del suo corpo era pi grande della met inferiore. La semplice interpretazione di questa postura era che Robert si poneva al di sopra della gente comune, come se fosse stato un essere superiore. Quando gli mostrai come teneva la testa, comment che il nonno la teneva nello stesso modo. Robert era cresciuto nell'Italia del nord, dove la sua famiglia si era sentita importante perch era imparentata con un conte. Sul piano cosciente, Robert non si riteneva superio-

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re, ma quel sentimento poteva essere letto nella sua espressione corporea. Quando glielo feci notare, riconobbe il sentimento. Oltre all'ipertensione, Robert soffriva anche di un dolore alla schiena, connesso a una banda di tensione intorno alla cintola, che bloccava il flusso verso il basso dell'eccitazione e manteneva alta la sua pressione. Egli si teneva anche al di sopra della met inferiore del suo corpo, che rappresentava la sua natura animale ed il fondamento comune di tutta l'umanit. Possiamo vederci superiori solo per le funzioni della testa, non per quelle del bacino. Per ridurre la pressione sanguigna, Robert doveva lasciarla scendere, ossia doveva arrendersi. Doveva piangere, perch non era soddisfatto, non era felice, nonostante l'apparente successo. Aveva sul viso un sorriso perenne che copriva una sottostante tristezza. Ma per Robert non era facile piangere, in quanto esigeva la rinuncia alla facciata di uomo superiore. Robert era disposto a farlo a un livello cosciente, ma non era altrettanto facile modificare il suo atteggiamento corporeo. Respirare profonda-mente ed emettere un suono continuo mentre era sul cavalletto lo port vicino a un singhiozzo. Prese coscienza di quanto fosse contratto il suo torace e di quanto gli fosse difficile espirare pienamente. Poi, quando si pieg nella posizione di grounding, le gambe gli cominciarono a vibrare facendogli capire quanto fosse scarsa la sensibilit che aveva in esse. Lavorando ancora sul cavalletto, con la respirazione e l'emissione di suoni, si consent di esprimere alcuni singhiozzi continui. Poi, di nuovo nella posizione di grounding, le vibrazioni nelle gambe diventarono pi forti. Ottenni anche di farlo scalciare, e ci accrebbe la sua capacit di lasciarsi andare. Quando si alz in piedi alla fine della seduta, disse che si sentiva molto pi rilassato e pi vicino al suolo, e la pressione sanguigna era qua-si normale. Robert accett la necessit di fare alcuni esercizi bioenergetici a casa. Aveva un cavalletto, che usava regolarmente per approfondire la respirazione e per consentire a parte della sua tristezza di venir fuori. E regolar-mente dava anche calci. Tutto ci lo aiutava a sentirsi pi vivo. E riduce-va anche la pressione sanguigna, che tuttavia non si manteneva a lungo a livelli bassi. Robert utilizzava gli esercizi per superare il problema, non per affrontarlo. Viveva in un'altra citt e cos lo vedevo solo raramente. Quando si rese conto che la pressione del sangue non rimaneva bassa nonostante gli esercizi, Robert mi consult di nuovo. Questa volta gli dissi che si teneva su per negare di essere un uomo spezzato. La frattura era evidente nella zona lombare, dove una banda di tensione molto forte nel bacino eliminava ogni sentimento passionale nei suoi atti d'amore. Robert sapeva della tensione, ma non accettava il fatto che provocasse una rottura nella sua personalit, una scissione dalla sua piena natura sessuale.

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Questo problema non poteva essere guarito dal pianto, anche se si piange quando si percepisce la menomazione che provoca. Sentendo quel dolore e quella menomazione, si pu reagire solo con una rabbia intensa, quasi omicida. Robert aveva represso la sua rabbia come aveva represso la sua sessualit. Questa repressione doveva essere eliminata perch Robert recuperasse il suo s totale. La rabbia l'emozione che guarisce. Molti individui hanno gravi tensioni muscolari nella parte superiore della schiena e nelle spalle. Queste tensioni sono connesse alla repressione della rabbia e non possono essere sciolte finch gli impulsi repressi non trovano espressione. Il problema della rabbia repressa verr trattato nel prossimo capitolo. Esiste una resistenza al pianto che deriva da una fonte pi profonda di quelle discusse nel paragrafo precedente, e cio la disperazione. Ho senti-to molti pazienti dire che resistono alla tristezza e al pianto perch temo-no di non fermarsi pi. Questo pensiero irrazionale; non si piange per sempre, ma il sentimento sottostante reale. Io rispondo che, natural-mente, si fermer. Non piove per sempre e non si pu piangere per sempre. Ma questa rassicurazione non arriva molto in profondit e la paura rimane. La loro sofferenza percepita come una profondit senza fondo da cui non potrebbero mai uscire se vi si lasciassero scivolare. Un'altra metafora che i pazienti utilizzano per esprimere la loro disperazione la sensazione che potrebbero annegare nella loro sofferenza. Tuttavia, la sensazione di poter annegare nelle proprie lacrime non solo una metafora. Molti pazienti si lamentano a volte di sentire un liquido nella gola quando piangono, con una sensazione di annegamento. Non avendo sperimentato questa sensazione, possono solo supporre quale ne sia il meccanismo. Il mio sospetto che le loro lacrime si riversino indietro nella go-la, invece di uscire all'esterno. Un processo di questo tipo pu dare origine alla sensazione di annegamento. Ma pu essere anche la ripetizione di una sensazione provata dall'individuo in un periodo precoce dell'esistenza. I bambini bevono quando imparano a nuotare e ci pu far nascere la paura dell'annegamento. Un'altra possibile spiegazione che l'individuo abbia ingoiato liquido amniotico quando era nel grembo materno. L'embrione effettua movimenti respiratori nel grembo quando sperimenta una mancanza temporanea di ossigeno dovuta a uno spasmo dell'arteria uterina. Queste sensazioni e angosce agiscono costringendo la chiusura della gola, con la conseguenza che la respirazione e il pianto.sono limitati. Prescindendo da questi fattori fisici, la resistenza al pianto profondo ha un suo importante nucleo psicologico nella paura della disperazione. Ogni persona che viene in terapia combatte con un sentimento di disperazione, la disperazione di non trovare il vero amore, di non sentirsi libera, di non realizzare il proprio s. La disperazione un sentimento terri-

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bile. Mina la volont, indebolisce il desiderio di vivere e porta alla de-pressione. Di conseguenza, la persona far di tutto per non sentire la propria disperazione, per tenersi al di sopra dell'abisso. Questo sforzo consuma una notevole quantit di energia e non fa assolutamente niente per eliminare la disperazione. Prima o poi, quando diminuisce l'energia disponibile, si scivola nella disperazione, nella depressione, nella malattia e perfino nella morte. Se la persona vuole stare bene, emotivamente e fisicamente, deve affrontare la disperazione, il che significa percepirla piena-mente e comprendere che deriva da esperienze infantili e non ha nessun rapporto diretto con la vita adulta. Eppure il sentimento di disperazione ha una relazione diretta con il comportamento attuale dell'individuo. Fino a quando la persona ha paura di respirare profondamente, non c' una reale possibilit di soddisfazione. Si avr una sensazione di vuoto nel-le profondit delle viscere, a prescindere dalle condizioni esterne di vita. Matrimonio, figli, successo non possono nulla per colmare questo vuoto viscerale, che connesso energeticamente alla paura di percepire la propria profonda tristezza o disperazione. L'unica strada per far uscire la disperazione il pianto profondo, che aprir il passaggio da cui le onde dell'eccitazione raggiungeranno l'addome e il pavimento pelvico. Se consideriamo il bacino come la cantina di una casa, possiamo capire che in quella cantina c ' una botola che per-mette di uscire alla luce del sole e al piacere. Quella botola l'apparato genitale o, pi specificamente, la sessualit. Quando l'onda dell'eccitazione arriva al bacino, si diventa sessualmente eccitati, ma non necessaria-mente genitalmente eccitati. Quest'ultima condizione il risultato di un'onda di eccitazione nel sistema circolatorio che aumenta il flusso sanguigno negli organi genitali. La tumescenza nel maschio e l'essudazione e la lubrificazione nella femmina sono l'effetto diretto di questa eccitazione sanguigna. D'altra parte, l'onda di eccitazione associata alla respirazione profonda connessa direttamente con il sistema muscolare. Questa eccitazione produce un movimento spontaneo del bacino, in avanti con l'espirazione, all'indietro con l'inspirazione. Questo movimento spontaneo, simile all'agitarsi della coda del cane, viene chiamato riflesso orgasmico. L'ho descritto prima in questo libro. Rappresenta la resa al corpo ed la base fisica del sentimento di gioia. Piangere sempre una resa al corpo e ai suoi sentimenti, ma in quasi tutti i pazienti il pianto limitato e troppo superficiale. I movimenti convulsi del singhiozzare non si estendono abbastanza in profondit nell'ad-dome da liberare la tristezza e la disperazione. L'abbandono al pianto e al corpo no n totale. La paura di perdere il controllo, implicita nella resa, troppo grande. Come vedremo in un capitolo successivo, minaccia la sopravvivenza. Ma poich la paura ancorata a tensioni muscolari croniche

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e inconsce, non basta la sola consapevolezza della sua esistenza n la volont di ignorarla. Queste tensioni devono essere sciolte con un lavoro assiduo sulla respirazione e sulla parte bassa del corpo, che fornisca all'individuo un maggior senso di sicurezza, di essere capace di stare sulle proprie gambe e di stare da solo. Questo senso di sicurezza proviene dalla sensazione che le gambe ci sono e che ci terranno in piedi. L'attivit vibratoria delle gambe, che ho descritto prima, ci che fornisce questa sensazione. Ma una questione di grado. Una piccola vibrazione, come un pianto leggero, aiuta poco. Quando le vibrazioni aumentano, aumenta la sensazione, per importante anche la loro qualit. Quando le vibrazioni sono profonde, armoniose e regolari, come il ronzio del motore di un'automobile di grossa cilindrata, l'individuo prova un forte senso di sicurezza interiore. Ci vale anche per il pianto. L'iniziale affiorare della tristezza produce un singhiozzare convulso che sussultante e di breve durata. L'onda forte, ma il canale troppo stretto. La gola si sente serrata nonostante l'emissione di qualche singhiozzo. L'individuo pu aver aperto una falla nella diga, ma tutto l'argine deve essere rimosso perch il lago di lacrime si svuoti. E questo un lavoro lento e regolare. Generalmente, ogni affiorare di sentimenti, se non spaventa troppo il paziente, produce un aumento della speranza. Si pu sentire la possibilit di uscire dalla prigione della disperazione. Sfortunatamente, si pu sentire anche pi acutamente la profondit della disperazione. Un terapeuta esperto consapevole di questa risposta conflittuale o ambigua all'emergere del sentimento. La speranza pu sbiadire, la sua luce pu essere sommersa dalla travolgente oscurit della disperazione. Ma se questo affiora-mento pu accadere una volta, allora pu accadere di nuovo, allargando la falla nella diga, producendo una luce pi intensa nell'oscurit. E cos il paziente procede passo dopo passo nel suo viaggio alla scoperta di s. Ogni scoppio di pianto consente al paziente di stabilire un rapporto pi pieno e profondo con il passato. Sentir che la disperazione non nuova, che l'ha sperimentata molto presto nella vita per la mancanza d'amore da parte di uno o entrambi i genitori. Molti pazienti mi hanno detto quanto si siano sentiti soli da bambini, come nessuno dei genitori li degnasse di uno sguardo o li comprendesse, e come abbiano perduto ogni speranza di avere mai il pieno amore di qualcuno. Nel loro stato di isolamento, sono sopravvissuti dissociandosi dal corpo e vivendo nella te-sta. Questo ritiro non mai totale, se non nei bambini autistici. Alcuni hanno riferito che da bambini sentivano che sarebbero morti. Sono sopravvissuti eliminando il sentimento, ossia il sentimento di disperazione che venne sepolto nel profondo delle viscere. Nella stessa misura in cui hanno represso il sentimento, hanno perso contatto con il corpo e sono diventati individui incompleti, insicuri e vuoti, che vivono alla superficie

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dell'esistenza, scissi dal proprio s interiore ma anche dagli altri esseri umani a un livello profondo. Non possono stabilire una relazione profonda con un'altra persona, a meno che non ritrovino un profondo rapporto con se stessi. La disperazione viene spesso trasferita nella situazione terapeutica. Dopo un iniziale fiorire della speranza, in conseguenza dei primi affioramenti affettivi, il progresso terapeutico rallenta e pu anche arrestarsi. Alcuni pazienti esprimono il senso di disperazione dicendo che non funzioner mai veramente, altri si accendono. Questo sviluppo segno che il paziente si sta sforzando di realizzare qualche ambizione o di attualizzare un sogno. Entrambi questi obiettivi hanno lo scopo di trovare amore, un amo-re speciale che al paziente era stato promesso da bambino, ma che non ha mai ottenuto. Si trattava di un amore erotico basato su una relazione o un'intimit speciale tra genitore e figlio, che faceva s che il figlio si sentisse speciale per quel genitore. Aveva forti elementi sessuali che eccitava-no intensamente il bambino ma che, nello stesso tempo, lo derubavano della sua innocenza e della sua libert. Era il frutto proibito dell'amore sessuale adulto, percepito, ma non posseduto. Nondimeno il bambino sar segnato dalla sconvolgente eccitazione di questa attrazione e inconsciamente dedicher tutta la vita al tentativo di realizzare un sogno impossibile. Il sogno impossibile quello di essere un individuo speciale. Si tratta di un atteggiamento narcisistico che spinge l'individuo a dimostrare la sua superiorit in un modo o nell'altro, in realt nel modo desiderato dal genitore seduttivo. Ma questo amore speciale non era una profonda connessione tra due individui, in quanto si basava sulle apparenze e non sul sentimento. Se l'amore una relazione speciale tra due individui solo perch l'amore un sentimento speciale. F, l'amore a rendere speciale una relazione e non la natura speciale degli individui a rendere amorosa la relazione. Tali relazioni non possono essere soddisfacenti e durevoli e questi individui verranno in terapia sentendo una certa disperazione, ma con la speranza che Ia terapia permetter loro di realizzare il sogno di essere visti e amati come esseri speciali. Quel desiderio viene trasferito sul terapeuta, che viene visto inconscia-mente come il genitore che aveva promesso la soddisfazione. Il paziente pronto a fare qualunque cosa il terapeuta gli chieda, nell'illusione che conquistare l'amore del terapeuta conduca all'autorealizzazione. La situazione terapeutica pu essere intensamente investita di queste anticipazioni non dette e, come le originarie situazioni infantili, finir con un falli-mento e con il paziente che perde la speranza nella terapia. La terapia non la ricerca dell'amore, ma della scoperta di s o, si potrebbe anche dire, dell'amore di s. In qualunque misura si cerchi la propria realizza-

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zione attraverso una relazione d'amore, si finir delusi. Inevitabilmente, la persona ricadr nella disperazione. Ci accade costantemente nella terapia, giacch solo una persona disperata pensa che l'amore e la salvezza stiano al di fuori del s. Se il paziente pu accettare questo fatto, che la sua disperazione deriva da un vuoto interiore, aperta la via all'elaborazione della disperazione per arrivare alla pienezza dell'essere. Nei capitoli che seguono si descriver questa `via' per vedere che cosa occorre ancora per guadagnarsi il proprio s.

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"Sono tanto arrabbiato" La rabbia: l'emozione che guarisce

Nel capitolo precedente ho discusso l'emozione della tristezza con speciale riferimento alla sua espressione nel pianto. Abbiamo visto che tutti i pazienti hanno bisogno di piangere per scaricare il dolore e la tristezza causati da `ferite' fisiche ed emotive subite nell'infanzia. Ai bambini viene insegnato a non piangere e, in molti casi, sono puniti o sgridati quando piangono. L'inibizione del pianto provoca una grave tensione cronica nei muscoli del canale interno del corpo che riguarda le funzioni respiratorie e alimentari. Queste tensioni contraggono le vie respiratorie, limitando enormemente la respirazione, riducendo l'energia e diminuendo la capacit di espressione vocale dell'individuo. Ma non questo I'unico effetto dei traumi infantili. Tensioni gravi si sviluppano anche nei muscoli del canale esterno che, tra le loro funzioni principali, hanno quella di muovere l'organismo nello spazio. Il corpo dei pazienti riflette la loro storia dolo-rosa nella perdita di armonia, nelle scissioni che separano i principali segmenti corporei, la testa dal tronco o il bacino dal torace. Queste scissioni distruggono l'integrit della personalit, che non pu essere restaurata semplicemente piangendo. L'emozione restauratrice o protettiva la rabbia. Tutti i pazienti hanno una considerevole rabbia repressa, equivalente in molti casi a una rabbia omicida, che non hanno potuto esprimere da bambini quando sono stati fatti soffrire. Questi sentimenti devono trova-re espressione in uno spazio sicuro perch il corpo recuperi la sua vitalit e la sua unit. Eppure, come nel caso del pianto, tutti i pazienti hanno una grande difficolt a esprimere la rabbia in modo efficace e appropria-to. Senza questa capacit l'individuo una vittima o un carnefice. La rabbia un'emozione importante nella vita di tutte le creature, da-to che serve a conservare e a proteggere l'integrit fisica e psicologica del-l'organismo. Senza rabbia si indifesi contro gli assalti a cui la vita soggetta. Il piccolo delle specie pi evolute privo della coordinazione motoria necessaria per l'espressione della rabbia e ha bisogno della protezio-

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ne dei genitori. Ci vale in modo particolare per il piccolo umano, che ha bisogno di un periodo pi lungo rispetto ai cuccioli della maggior parte dei mammiferi per acquistare questa capacit. Ma dire che un bambino piccolo non possa arrabbiarsi non corrisponde a verit. Tenete fermo un bambino e sentirete i suoi sforzi per liberarsi, che rappresentano una risposta di rabbia, anche se inconscia. Ritirate il capezzolo dalla bocca di un bambino e sentirete le sue gengive che mordono per trattenerlo, se non disposto a lasciarlo andare. Mordere chiaramente un'espressione di rabbia, come molti genitori sanno. Quando il bambino diventa pi grande e la sua coordinazione motoria aumenta, si sviluppa anche la sua capacit di esprimere la rabbia. Risponder con rabbia a ogni violazione della sua integrit o del suo spazio, che comprende anche i suoi possessi personali. Se la rabbia non riesce a proteggere la sua integrit, il bambino pianger, dato che ora si sente indifeso contro il trauma. L'emozione del-la rabbia fa parte della funzione pi ampia dell'aggressivit, che letteralmente significa `andare verso'. L'aggressivit l'opposto della regressione, che significa retrocedere. In psicologia l'opposto della passivit, che denota un atteggiamento immobile o di attesa. Noi possiamo andare verso un'altra persona per amore o per rabbia. Entrambe le azioni sono aggressive ed entrambe sono positive per l'individuo. Generalmente non ci arrabbiamo con persone che non significano niente per noi o che non ci hanno fatto del male. Se sono semplicemente negative, le evitiamo. Quan-

Attacco

L'attacco ferisce l'integrit dell'organismo, penetrando attraverso il cerchio.

La reazione respinge verso l'esterno, restaurando l'integrit dell'organismo = Rabbia.

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do ci arrabbiamo con persone di cui ci importa qualcosa, per ristabilire con esse una relazione positiva. Credo che tutti abbiamo sperimentato il fatto che dopo un litigio con una persona che amiamo, generalmente vengono recuperati i sentimenti positivi. In un seminario a casa sua, nel 1945, Reich afferm che la personalit nevrotica si sviluppa solo quando bloccata la capacit del bambino di esprimere rabbia nel momento in cui la sua personalit subisce un attacco. Sottoline che la frustrazione di un movimento teso al piacere porta al ritiro dell'impulso, e ci crea una perdita di integrit nel corpo. Questa integrit pu essere restaurata solo attraverso la mobilitazione dell'energia aggressiva e della sua espressione in forma di rabbia. Ci ristabilisce i confini naturali dell'organismo e la sua capacit di proiettarsi nuovamente verso l'esterno. Si veda la figura a pagina precedente. Per l'essere umano la rabbia rappresenta un'onda di eccitazione che sale lungo la parte posteriore del corpo e nelle braccia, che ora hanno l'energia per colpire. L'eccitazione fluisce anche fin nella testa e nei canini superiori, che ora hanno l'energia per mordere. Noi siamo carnivori e mordere per noi un impulso aggressivo naturale. In un esercizio con la rabbia ho sentito realmente questo flusso di eccitazione nei miei canini. Quando l'eccitazione fluisce attraverso i muscoli della schiena, questi si flettono nella preparazione all'attacco. Nello stesso tempo, si possono sentire i capelli rizzarsi sul capo e i peli sulla schiena. Raramente vediamo questi fenomeni negli esseri umani, ma comune vederli nei cani. Il flusso dell'eccitazione nella rabbia mostrato nella figura a sinistra (p. 93). Nella figura a destra il flusso di eccitazione inverso e si accompagna a occhi spalancati, sopracciglia sollevate, testa all'indietro e spalle sollevate. Questo il movimento energetico in caso di paura. Se l'individuo non in grado di arrabbiarsi, si blocca in una posizione di paura. Le due emozioni sono antitetiche: quando si arrabbiati, non si spaventati, e vice-versa. Per la stessa ragione, quando una persona molto spaventata, si pu supporre che nella sua personalit sia presente una dose uguale di rabbia potenziale e repressa. Esprimere la rabbia scioglie la paura, esatta-mente come piangere scioglie la tristezza. In molti casi, la paura ugual-mente negata e repressa, con la conseguenza che la persona immobilizzata o spenta. In questa situazione diventa importante trovare un modo per aiutare la persona a entrare in contatto con la sua rabbia repressa. Parlare con un paziente dei suoi problemi, gli permetter talora di entrare in contatto con un sentimento di rabbia, che pu esprimere con l'esercizio di colpire mostrato nella figura a p. 94. Un modo pi diretto piangere. Se un paziente comincia a piangere, usando gli esercizi descritti nel capitolo precedente, egli sentir la propria ferita e il proprio dolore. La tristezza si trasformer in un sentimento di rabbia che pu esprimersi

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Il flusso dell'eccitazione nella rabbia.

Il corpo si piega in avanti per afferrare.

E flusso dell'eccitazione nella paura. Il corpo si spinge all'indietro con circospezione.

con un colpo sul lettino. Nel corso della terapia, quando il pianto si approfondisce, la rabbia diventa pi forte, pi focalizzata, meglio compresa. E possibile mobilitare il sentimento di rabbia anche cominciando a fare meccanicamente l'esercizio di dare colpi. Tale approccio come caricare una pompa. L'azione stessa pu indurre un sentimento di rabbia, dato che il sentimento nel movimento stesso. Nell'esercizio del colpire, la persona usa i pugni se un uomo, o una racchetta da tennis se una donna. La racchetta d alla donna un maggior senso di potere. Gli uomini hanno maggior forza nelle braccia e possono spezzare la racchetta col-pendo il letto. Tl paziente riceve l'istruzione di accompagnare l'azione con parole che possano esprimere il suo sentimento. Pu dire, per esempio, "Sono tanto arrabbiato ", oppure: "Posso farti a pezzi", o: "Posso ucciderti". La combinazione di parole e azione fisica concentra il sentimento. Come tutti i pazienti hanno qualche motivo di piangere o dare calci per

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Colpire con i pugni

come sono stati trattati da bambini, cos hanno anche molto di cui essere arrabbiati. Ma la loro rabbia pu derivare anche da una situazione attua-le che non sono stati capaci di affrontare nel modo appropriato per paura di ritorsioni. Dato che l'esercizio consente di sciogliere i muscoli tesi che hanno bloccato l'espressione di rabbia, esso facilita e promuove la capacit di esprimere rabbia in tutte le situazioni di vita. Nella mia esperienza, non ha mai portato all'acting out, cio all'espressione irrazionale di rabbia. E in tutti gli anni in cui ho impiegato questo esercizio con i miei pazienti, nessuno mai stato colpito e niente stato mai rotto nel mio studio. Se percepisco che un paziente perde il controllo, io lo fermo e gli

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mostro come mantenere il controllo delle sue azioni anche mentre esprime la sua rabbia. Quando dico che la rabbia non un'emozione distruttiva, faccio una distinzione tra rabbia, accesso di collera e furore. L'accesso di collera un'azione distruttiva. Tende a far male, a danneggiare veramente qualcuno o qualcosa. E anche cieco, e il suo attacco si rivolge spesso contro una per-sona innocente, indifesa, o contro un bambino. Diciamo che la persona presa da una collera cieca. L 'accesso di collera anche esplosivo, in quanto non pu essere controllato una volta che sia scatenato. Si pu contenere la rabbia, ma non l'accesso di collera. Come ho indicato nel mio libro Il narcisismo, la collera si sviluppa quando una persona sente che il suo potere ostacolato o frustrato.' Un bambino che resiste ostinatamente a una richiesta del genitore, pu suscitare in lui un accesso di collera che diretto a spezzare la resistenza del bambino, a costringerlo a sottomettersi. Il fatto che il bambino rifiuti di fare quel che il genitore ordina, mette il genitore di fronte a un sentimento di impotenza che risale a quando lui stesso, da bambino, era costretto a sottomettersi e la paura lo rendeva incapace di esprimere la propria rabbia. Quella rabbia repressa diventa ora collera e viene agita su un bambino o su un'altra persona che non gli fanno paura. Molti dei miei pazienti, quando erano piccoli, sono stati costretti a sottomettersi al potere dei genitori e spesso erano puniti a sculacciate, una forma di punizione particolarmente umiliante perch colpisce il senso di dignit e di intimit del bambino. Altri hanno raccontato come fossero mandati a prendere lo strumento della loro punizione, una cinghia, una sferza ecc., cosa che fa aumentare la paura del bambino e lo umilia. Se il bambino viene crudelmente maltrattato, la rabbia che sarebbe normale sentire viene sepolta sotto una montagna di paure e diventa una collera omicida quando viene scaricata. Eppure necessario che venga scaricata prima che la persona possa sentire ed esprimere una rabbia genuina. Quando chiedo ai miei pazienti di percuotere il letto con i pugni o con una racchetta, ci che spesso emerge questa collera, non la rabbia. All'inizio generalmente sono riluttanti a mettere un qualunque sentimento nei loro colpi, che hanno un carattere di impotenza, ma una volta che cominciano a lasciarsi andare all'azione, colpiscono violentemente e veloce-mente, come se volessero fare a pezzi o uccidere. Si tratta di un'azione di tipo isterico, in quanto non integrata con l'Io e non ha nessuna efficacia. Quando chiedo per che cosa sono arrabbiati, o contro chi diretta la loro rabbia, spesso dicono di non saperlo. Questi atti, dunque, non aiutano molto il processo di scoperta di s, ma sono necessari per scaricare parte del furore represso. Tali azioni sono catartiche e costituiscono una valvola
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A. Lowen, Il narcisismo. L'identit rinnegata, cit.

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di sicurezza in quanto `sfogano il vapore'. Con il progredire della terapia, sul piano analitico e su quello fisico, il paziente entrer in contatto con le ragioni della sua collera, i suoi colpi diventeranno pi focalizzati ed egli percepir la propria rabbia. Dire le parole appropriate mentre si percuote rende l'azione egosintonica. Ogni paziente con cui ho lavorato era stato maltrattato e umiliato al punto da rendere sensate le parole: "Potrei ucciderti". Nello stesso tempo il paziente pienamente consapevole che si tratta di un sentimento che non metter in atto. L'espressione denota semplicemente l'intensit del suo sentimento di rabbia. Una rabbia ancora pi intensa il furore. "Sono furioso" esprime un sentimento estremo di rabbia, che viene simbolizzato da un turbine o un tornado, che distrugge tutto ci che incontra sulla sua strada. Una delle mie pazienti fece un sogno nel quale sentiva nascere dentro di s un vento che la sollevava da terra. Sentiva anche il vento gonfiarle le guance, co-me nelle raffigurazioni del vento del nord che soffia furioso. Mentre fluttuava, librata in aria, agitava le mani minacciando alcune persone che era-no nella stanza con lei. Interpretai il sogno come un vento che non si era mai scatenato, che non era mai diventato un turbine. Questa paziente, che chiamer Susan, era terrorizzata dalla propria rabbia omicida. Molte volte aveva colpito il letto rabbiosamente, ma non ne era mai stata soddisfatta. Una volta, mentre percuoteva il letto e diceva: "Potrei ucciderti" rivolgendosi al padre, si blocc temporaneamente in una posizione catatonica, incapace di muovere un muscolo. Alcuni anni prima un'altra paziente aveva riferito di aver sperimentato una reazione catatonica quando si era avvicinata al fratello con un coltello con l'intenzione di ucciderlo. Disse che qualcosa l'aveva fermata ed era andata in un'altra stanza, dove rimase immobile, in una condizione catatonica, per circa un'ora e mezza. Capii che la reazione catatonica era la difesa estrema contro la messa in atto dell'impulso omicida. Susan mi aveva detto molte volte di essere piena di odio e di sentirsi spesso amaramente rabbiosa, senza poterlo esprimere. Il suo corpo subiva una specie di congelamento, che lei sperimentava come torpore. Questa caratteristica di congelamento l'aspetto fisico dell'odio. Noi odiamo profondamente solo quando abbiamo amato profondamente qualcuno che, sentiamo, ci ha tradito. Tuttavia, l'odio pu essere proiettato (trasferito) su altri con i quali non si ha nessun rapporto intimo o di altro tipo. Il rapporto di Susan con il padre era un misto di amore e odio. Nel corso della terapia divent consapevole del fatto che il padre era stato sessualmente coinvolto con lei fin da quando era bambina. Non aveva nessun ricordo di atti di violenza sessuale, ma sapeva che lui l'aveva guardata come oggetto sessuale fin da quando era molto piccola. Anche nella vita adulta, il padre cercava regolarmente di premere il suo

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corpo contro quello della figlia, quando lei andava a trovare la famiglia. Susan riconosceva che il padre era seduttivo, che era ossessionato dalla sessualit, e nello stesso tempo disprezzava ogni bambina o donna che manifestasse sentimenti sessuali. In conseguenza di questo comporta-mento del padre e dell'educazione cattolica ricevuta, Susan si vergognava del proprio corpo ed era terribilmente imbarazzata da ogni espressione sessuale. Non poteva permettere che si sviluppasse un sentimento sessuale, n certamente che si esprimesse. Era depressa e incapace di mobilitarsi per qualunque attivit piacevole. Durante i fine settimana passava gran parte del tempo a letto. Solo dopo diversi anni di terapia espresse il pensiero di non poter pi continuare in quel modo e che poteva anche uccidersi. Un 'azione di questo tipo rappresenta un rivolgere contro se stessa la propria rabbia omicida. Uno stato di congelamento pu essere modificato solo con il calore; specificamente, il calore della rabbia. La collera, in contrapposizione alla rabbia, fredda. L'individuo pu sentire il calore della rabbia salire nella testa, a mano a mano che l'eccitazione si muove verso l'alto. Diventer una `testa calda' a causa del sangue che affluisce in maggiore quantit nel capo e che pu fargli Ietteralmente `vedere rosso'. La rabbia una forza vitale positiva che possiede grandi propriet curative. In un 'occasione, vi-vendo il sentimento di rabbia, scomparve una forma di sciatica che mi aveva tormentato per mesi. E ho visto accadere la stessa cosa a uno dei miei pazienti. Allo stesso modo, anche il sogno di Susan ebbe su di lei un effetto positivo. Bench non avesse subito un'esplicita violenza sessuale, era stata torturata dalla continua violenza psicologica contro la sua femminilit, a cui era sopravvissuta congelandosi, escludendo ogni sentimento. I sentimenti intensi avrebbero sopraffatto il suo Io vulnerabile. Quando raccont il sogno del vento che nasceva dentro di lei, disse che pensa-va si trattasse dell'apertura di una breccia. Per la prima volta era trascinata dalla sua rabbia e, mentre veniva sollevata da terra, non era terrorizzata. Nella seduta successiva a questo sogno, Susan riusc a dirmi quanto apprezzasse la mia pazienza e il sostegno che le avevo dato negli anni in cui la terapia aveva fatto cos scarsi progressi. E riusc anche a dirmi quanto affetto provasse per me. In precedenza era troppo fredda e intorpidita perch tali sentimenti si sviluppassero, e troppo spaventata e vulnerabile per esprimerli. Va ribadito che la terapia tende a ristabilire la capacit dell'individuo di sentire ed esprimere rabbia come risposta naturale a situazioni che colpiscono o minacciano l'integrit o la libert. Tutti i bambini hanno questa capacit naturale di proteggere la propria integrit o libert. Sfortunata-mente, le condizioni di vita attuali spesso costringono i genitori a frustra-re gli impulsi spontanei del bambino, suscitando la sua rabbia. Questa

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pu colpire il genitore ma, nonostante il fatto che tali esplosioni non sia-no nocive, non molti genitori sono capaci di accettare o tollerare tale comportamento. La maggior parte dei genitori trattiene con la forza il bambino arrabbiato, e molti lo puniscono per quello che considerano un-comportamento inappropriato. Grazie al potere che detengono in virt della dipendenza del bambino, possono costringerlo a reprimere la sua rabbia. E non un fatto positivo, in quanto il bambino che ha paura di esprimere rabbia nei confronti dei genitori diventa un adulto paralizzato. La rabbia repressa non scompare. I bambini mettono in atto l'impulso proibito contro i bambini pi piccoli, facendo loro male intenzionalmente. Oppure, quando il bambino che ha represso la propria rabbia diventa adulto, la metter in atto contro i propri figli, che sono indifesi. Punire un bambino per aver espresso la sua rabbia pu essere considerato un modo di insegnargli il comportamento sociale, ma ha l'effetto di spezzare lo spirito del bambino e renderlo sottomesso all 'autorit. Occorre che il bambino impari i codici del comportamento sociale, ma questo insegnamento va dato in modo tale da non nuocere alla sua personalit. In Giappone ho visto un bambino di tre anni colpire la madre e questa non faceva nessun tentativo di fermarlo o rimproverarlo. Nella cultura tradizionale giapponese, il bambino non viene sottoposto a controllo fino all'et di sei anni, dato che il suo comportamento fino a quell'et accettato come naturale e innocente. Dopo i sei anni il processo di socializzazione viene compiuto con l'imposizione e non con le punizioni fisiche, come avviene anche nella cultura degli indiani d'America. Nell'educazione dei bambini spartani, che erano addestrati a diventare guerrieri coraggiosi, il bambino prima dei sei anni non veniva esposto a situazioni spa-ventose o a punizioni, per proteggere il suo spirito. I bambini la cui capacit di esprimere rabbia non sia stata danneggiata, non diventeranno adulti collerici. Nonostante il fatto che abbiano crisi di collera, tendono a essere persone gentili, finch non subiscono violenza o maltrattamenti. La loro rabbia generalmente appropriata alla situazione, dato che non alimentata da conflitti irrisolti e da ferite subite in passato. Le persone estremamente irascibili e che perdono facilmente il controllo, sono sedute su un'enorme quantit di rabbia repressa molto vicina alla superficie e, quindi, facilmente provocabile. La rabbia che risponde alla provocazione non aiuta a risolvere il conflitto sottostante, che la paura di identificarsi con la rabbia stessa. Una persona realmente arrabbiata considerata spesso folle, ossia pazza. Molti bambini vengono educati con l'idea che la rabbia sia moralmente sbagliata. Si deve infatti comprendere, vedere il punto dell'altro, offrire l'altra guancia, perdonare ecc. Ci sarebbe molto da dire a favore di questa filosofia, ammesso che la persona non ne risulti danneggiata o bandi-

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cappata. In molti casi, per, l'atteggiamento di considerare la posizione dell'altro corrisponde a un'autonegazione, che deriva dalla paura. Perdonare un segno di benevolenza, ma la scelta deve essere reale. L'individuo che non pu andare in collera non agisce per scelta, ma per paura. Tutti i pazienti sono incapaci di esprimere liberamente e pienamente la loro rabbia. William era stato allevato in un ambiente religioso dove, egli disse, nessuno poteva arrabbiarsi. Sosteneva di non essersi mai arrabbiato in vita sua. La madre lo aveva educato a essere un bambino perfetto, angelico, dolce. Ma se con i suoi riccioli biondi aveva l'aspetto di un angelo, tuttavia non era dolce. Nella sua personalit c'era un'amarezza inespressa. Spesso lamentava un senso di frustrazione nella sfera professionale e nella vita affettiva. Era frustrato perch non aveva raggiunto l'obiettivo di esse-re la persona illustre che la madre desiderava e poi, quando accett il fallimento di questa ambizione, era ancora frustrato perch non era libero dalla madre, di cui era ancora l'angioletto. William non aveva mai provato nessuna gioia nella sua vita. Caricato di un sogno impossibile, era stato privato dell'innocenza e della libert che sono normali nell'infanzia. Non gli era mai venuto in mente di avere il di-ritto di essere arrabbiato per questa deprivazione. La conseguenza fu che lott per trovare qualche gioia nel lavoro e nella vita sessuale, ma anche questo obiettivo era impossibile perch lotta e gioia sono incompatibili. William aveva bisogno della sua rabbia, perch senza la capacit di arrabbiarsi rimaneva una vittima, troppo vulnerabile e indifeso per rinunciare alla sua lotta, accettare la sua umanit normale e detronizzare la madre dalla sua posizione di superiorit. Doveva sentire quanto era arrabbiato con la madre, ma ci sarebbe stato un sacrilegio. Molti pazienti di-cono che si sentirebbero colpevoli se esprimessero rabbia verso uno dei genitori, particolarmente verso la madre. Troppe madri inculcano sensi di colpa nei figli per ogni sentimento negativo nei loro confronti. Ma il senso di colpa si basa sulla paura e sulla repressione della rabbia. 2 Se il bambino ha la libert di esprimere i suoi sentimenti, conserver il suo senso di innocenza. William era stato un bambino sottomesso e non aveva mai espresso nessun sentimento negativo verso la madre; era diventato il suo angioletto dopo essere stato psicologicamente castrato e reso impotente da una madre dominante che, in qualche modo, vedeva se stessa come una divinit. Occorsero molti anni di terapia prima che William riuscisse a sentire una certa rabbia nei confronti della madre per il danno che gli aveva arrecato, nonostante avesse riconosciuto il male che gli era stato fatto. Se il corpo di William non era congelato come quello di Susan, tut2

1984,

Si veda il mio libro Il piacere: un approccio creativo alla vita, Astrolabio, Roma per un'analisi del senso di colpa, delle sue origini e della sua persistenza.

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tavia era bloccato da cos tante tensioni che erano ben pochi i suoi movimenti spontanei e, quindi, i sentimenti di qualunque tipo. William agiva ampiamente con la volont. Ottenere qualche vibrazione nelle gambe fu il primo passo per liberarlo dalla rete di tensioni che imprigionavano il suo spirito. Ci avvenne molto tempo prima che William riuscisse a piangere. Fortunatamente, William eseguiva gli esercizi nelle sedute e a casa perch lo facevano sentire pi vivo, e fu questo impegno verso il corpo che alla fine gli permise di liberare una certa rabbia nei confronti della madre. Uno degli esercizi che incoraggio i miei pazienti a fare a casa quello di percuotere il letto. Io stesso l'ho fatto per anni, per sciogliere la tensione delle spalle e sviluppare un movimento fluido degli arti superiori che ritengo essenziale per l'espressione della rabbia. Ero consapevole, all'inizio, che mentre percepivo la forza nel braccio destro, il sinistro sembrava debole e impotente. Nessuna persona pu lottare efficacemente con un solo braccio. Io facevo da 50 a 75 esercizi ogni mattina. Col tempo il braccio sinistro si liber e i colpi acquistarono pari forza e fluidit con entrambe le braccia. Percuotere il letto non solo un esercizio terapeuti-co per liberare le braccia da una tensione cronica, serve anche a scaricare la tensione che si accumula per gli stress della vita quotidiana. Non siamo sempre nella condizione di esprimere la nostra rabbia nel momento in cui riceviamo un danno o un'offesa. A volte non sentiamo la rabbia quando riceviamo l'offesa perch siamo in stato di shock. Pi tardi, quando lo shock cessato, diventiamo coscienti di quanto siamo realmente arrabbiati per ci che accaduto. In alcuni casi troppo tardi o impossibile esprimere la rabbia alla persona responsabile, ma si pu scaricare il senti-mento di rabbia e sciogliere la tensione sferrando colpi su un letto di ca-sa. In questo modo si recupera la propria integrit e il sentimento positivo che erano andati perduti. Spesso la rabbia divampa nei genitori nei confronti dei figli che persi-stono a fare quello che vogliono contro l'ingiunzione del genitore di smetterla. Nella nostra cultura i bambini possono far impazzire i genitori quando non si lasciano controllare. In parte ci deriva dal fatto che oggi i bambini sono iperstimolati dall'enorme numero di oggetti eccitanti che trovano nei negozi e a casa. In parte deriva dal fatto che i genitori sono soggetti a una considerevole pressione a mantenere un certo ordine nella loro casa e nella loro vita. Anch'essi sono iperstimolati e sopraffatti dall'ambiente. La tensione che si accumula nel genitore si scarica spesso nella punizione fisica del figlio. Dopo aver scaricato la sua rabbia sul bambino, il genitore pu sentirsi dispiaciuto e colpevole, ma il danno fatto. Reich ha suggerito che in tali situazioni il genitore vada in camera da letto e scarichi la sua rabbia percuotendo il letto, e non il bambino.

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Ho raccomandato questa azione a tutti i miei pazienti. D sollievo al genitore e risparmia il bambino. Molti pazienti che eseguono questo esercizio all'inizio della terapia riferiscono di non sentire nessuna rabbia. I loro movimenti sono troppo meccanici. Eppure, ognuno di loro ha buoni motivi per essere arrabbiato per ci che ha subto da bambino. Anche quando riconoscono questo fat-to, la rabbia non fluisce, in quanto non stata sufficientemente sciolta la tensione che la reprime. Di conseguenza i loro movimenti sono troppo frammentari e troppo meccanici. Un'emozione viene sperimentata solo quando tutto il corpo eccitato e impegnato nell'azione. Ci significa che l'allungamento delle braccia sopra la testa deve essere cos totale da tirare le braccia nel punto di giunzione con le spalle. Lo descrivo ai miei pazienti come `afferrare il fulmine'. Ma perch tutto il corpo sia coinvolto nell'allungamento, il movimento deve partire dal suolo. Per realizzare questa condizione, si piegano le ginocchia, si sollevano leggermente i talloni e si tende il corpo verso l'alto e all'indietro poggiando sugli avampiedi. Tl corpo cos incurvato come un arco, ancorato in basso agli avampiedi e in alto nei pugni. Quando si realizza questa posizione, l'atto di colpire un movimento che fluisce liberamente. Nel colpire il letto lo sforzo non maggiore di quello consistente nello scoccare una freccia. E come la potenza di una freccia dipende dalla curvatura dell'arco, cos la potenza del colpo dipende dall'inarcamento del corpo, in base a una legge fisiologica secondo la quale la forza di una contrazione muscolare direttamente proporzionale al grado del suo allungamento. Per molte persone non facile raggiunge-re questo tipo di armonia nell'azione di percuotere il letto. In molti casi, la tensione nei muscoli della spalla, tra le spalle e le scapole e tra queste ultime e la spina dorsale enorme e denota quanto sia gravemente bloccata l'espressione della rabbia. Quando si utilizza terapeuticamente questo esercizio, necessario collegare la tensione al problema psicologico del senso di colpa. Questo collegamento, per, si pu stabilire con maggiore facilit dopo che la persona ha percepito la sua rabbia. Joan, per esempio, divenne consapevole, nel corso della terapia, del fatto che gli uomini approfittavano di lei: la usavano come oggetto sessuale. Pot rintracciare questo fenomeno nella sua relazione con il padre, il quale era stato molto seduttivo con lei e nello stesso tempo la esibiva agli amici del bar. Mettendo questa consapevolezza in relazione con il suo corpo, in primo luogo attraverso il pianto e la respirazione, poi con gli esercizi di grounding e dando colpi, Joan acquist un senso di s capace di sostenere un intenso sentimento di rabbia. Colpendo il letto con forza, disse che poteva sentire il calore salirle su per la schiena. E aggiunse: "Fa bene ave-re una schiena, e sentire la spina dorsale".

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Dopo questo esercizio pot capire come mai aveva represso la sua rabbia. Raccont: "Quando mi arrabbiavo, mio padre si infuriava e mia madre mi rimproverava. Imparai cos a rimproverarmi da sola quando ero irritata o mi scagliavo contro qualcuno. Volevo essere `buona'. Essere buona era l'idea che aveva mia madre di come si deve essere. Ero molto religiosa da bambina ed essere buona dava significato alla mia vita. Se ero insolente con mia madre, mi sentivo in colpa e confessavo il mio peccato. Era il mio modo di sopravvivere, ma mi lasci monca. Quando colpisco il letto provo una sensazione di forza". Nei seminari in cui il gruppo prende parte a tutte le attivit, possibile che i membri esprimano la loro rabbia piuttosto rapidamente. In tali seminari tutti i sentimenti sono intensificati dall'eccitazione che pervade il gruppo quando un membro dopo l'altro esprime una forte emozione. Co-s, quando un individuo fa l'esercizio di colpire il letto con rabbia, gli altri sono motivati a seguirlo. Uno dopo l'altro, a turno, ognuno percuote e inveisce contro i genitori per i traumi che ha subito da bambino. In quasi tutti i casi si tratta di una rabbia omicida, che tuttavia si esaurisce rapida-mente e l'individuo si sente liberato. una liberazione catartica. La per-sona percepisce la propria rabbia, ma questa non viene scaricata. La rabbia pienamente scaricata quando nei muscoli della parte superiore della schiena e delle spalle si scioglie la tensione che agisce per reprimere la rabbia. Ma comunque un passo importante in quella direzione. Si deve comprendere che la rabbia, per quanto riferita al passato, deriva direttamente dall'esistenza di tensioni muscolari croniche che legano l'individuo riducendone la libert di movimento. La rabbia una reazione naturale alla perdita di libert. Ci significa che ogni tensione musco-lare cronica nel corpo associata con la rabbia. Naturalmente, se non si percepisce la tensione, non si sente neanche la rabbia. Si accettano come qualcosa di normale le limitazioni di movimento e la mancanza di libert, come uno schiavo accetterebbe la condizione di schiavit senza nessuna rabbia. Una volta che si percepisce e si comprende la tensione, si diventa consapevoli di quanto si sia realmente arrabbiati e si capisce che colpire il letto per esprimere rabbia non pu essere un esercizio momentaneo. Vie-ne fatto regolarmente nelle sedute terapeutiche e a casa, se possibile, fino a quando le braccia e le spalle non siano libere nei loro movimenti e non sia completamente recuperata la capacit di esprimere pienamente la propria rabbia. La rabbia pu essere espressa vocalmente a parole, o con gli occhi at-traverso uno sguardo. Ma per molte persone questi modi di esprimere la rabbia sono difficili quanto colpire. Perch la rabbia traspaia nello sguardo necessario che l'individuo la percepisca in tutto il corpo, permettendo cos all'onda di eccitazione di raggiungere gli occhi. In alcune perso-

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ne, quando sono estremamente arrabbiate, gli occhi sfavillano. Occhi gelidi e opachi sono ostili, non arrabbiati, mentre occhi scuri, neri, esprimo-no odio pi che rabbia. Si possono usare anche le parole per comunicare che si arrabbiati, ma tali parole non esprimono la rabbia, a meno che non vengano pronunciate con un tono appropriato al sentimento, che pu essere un suono rapido e acuto, un urlo o un grido. Per esprimere veramente la rabbia, il suono deve essere appropriato alla situazione. Gridare e urlare, per esempio, spesso esprimono collera e frustrazione, pi che rabbia. Si deve ricordare che l'obiettivo legittima della rabbia , non il prilsentimeti.positiv Da adulti generalmente r onaabintegrit e dei biamo bisogno pro-_ urlare, gridare o colpire qualcuno per esprimere la nostra rabbia. Possiamo farlo silenziosamente, ammesso che la sentiamo con forza. L'esercizio descritto e altri hanno lo scopo di aiutare i pazienti a percepire la propria rabbia, ad acquistare la libert di esprimerla e poi imparare il modo di contenerla e controllarla. Il controllo cosciente dipende dalla consapevolezza dei sentimenti. Nel mio lavoro con Reich, ero consapevole che la mia capacit di esprimere la rabbia era limitata. Avevo la tendenza a evitare ogni confronto e ritirarmi dalla lotta, a meno che fossi messo con le spalle al muro. Sentivo che in me c'era una grande paura, dalla quale potevo liberar-mi solo imparando a combattere. La presenza di questa paura era responsabile della mia incapacit di conservare il sentimento di gioia che avevo sentito nella terapia con Reich. Quando studiavo medicina all'Universit di Ginevra, colpivo il letto regolarmente ogni mattina. Attribuisco a questo esercizio il merito di aver notevolmente ridotto la paura che diversa-mente avrei sicuramente provato affrontando lo studio e gli esami in una lingua straniera. L'esercizio ebbe anche un effetto positivo globale sulla mia salute e sul mio umore e rese piacevole la mia permanenza a Ginevra, Quando tornai negli Stati Uniti e cominciai a sviluppare l'Analisi Bioenergetica, continuai a praticare regolarmente ogni mattina l'esercizio di dare colpi. Oltre al modo di colpire descritto sopra, sollevando entrambe le braccia al di sopra della testa e sferrando il colpo con i due pugni, cominciai anche a colpire con un pugno dopo l'altro alternativamente, co-me si usa fare nel pugilato e nella lotta. Grazie a questo esercizio percepii che, mentre il braccio destro era forte e capace di sferrare un buon colpo, il sinistro era debole e impacciato nel movimento, e potei sentire la tensione nella spalla sinistra. Il necessario scioglimento avvenne gradualmente. Appesi anche nella cantina della mia casa un sacco da pugile, che potevo colpire con forza. Ma questo esercizio non mi giov molto. Io non cercavo di colpire qualcuno.

Non ero realmente arrabbiato. Cercavo di sciogliere le braccia e di riconquistare la mia capacit di lottare. Con que-

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sta capacit non avrei avuto problemi a esprimere la rabbia in modo appropriato. Appresi in seguito che all'epoca non sentivo la rabbia perch era bloccata nella parte bassa della schiena, un'area con la quale non avevo nessun contatto. Presi coscienza di quest'area rivedendo alcune registrazioni fatte mentre insegnavo e lavoravo con i pazienti. Mi resi conto che ero curvo in avanti e tenevo la parte bassa della schiena in fuori. Mi disturb il fatto di non stare diritto e con la testa ben eretta. A volte mi definivo un uomo arrabbiato, ma giustificavo la mia rabbia in riferimento all'insensata distruzione della natura e dell'ambiente. Ero anche arrabbiato per la cecit delle persone alla realt della loro condizione. Ma questa rabbia aveva radici pi profonde, che ero riluttante ad affrontare. Avevo cercato di dimostrare al mondo che il mio modo di vedere le cose era giusto, che ero superiore e dovevo essere riconosciuto come tale. Ma avere ragione, sentirsi superiore e ottenere il successo non porta alla gioia, bens soltanto a una lotta perenne. Ed ero arrabbiato per essere stato costretto in questa posizione per sopravvivere. Non era una rabbia sana e non avevo bisogno di colpire qualcuno e fracassare o infierire su alcunch. Dovevo accettare il mio fallimento, rinunciare alla mia ambizione, riconoscere e accettare me stesso. Allora sarei stato libero e non pi arrabbiato. Niente di tutto ci accadde in breve tempo. I vecchi modelli di comportamento e modi di essere cambiano molto Ientamente. Ma il cambiamento lento pu avere un aspetto drammatico. Una sera, mentre venivo massaggiato, spiegai al massaggiatore che avevo una forte tensione nella parte superiore della schiena, connessa al fatto che avevo in me molta rabbia. Poi, senza pensare, dissi: "Ma non devo essere pi arrabbiato". Appena dette queste parole sentii che la mia schiena letteralmente `crollava', come se fosse scivolato via un peso. Fu un'esperienza stupefacente e sento che da quel giorno ho assunto una posizione pi diritta. Non essendo pi una persona arrabbiata, sono diventato pi morbido, pi paziente e pi tranquillo. Ma, per quanto possa sembrare strano, la mia capacit di arrabbiarmi, di lottare, cresciuta enormemente. Una volta espressa, la rabbia si esaurisce. Una persona arrabbiata tesa, il che significa che una persona tesa arrabbiata. Se la tensione cronica, la persona non consapevole della propria rabbia, che per pu sfociare in irritabilit di fronte a frustrazioni di poco conto, oppure in accessi di collera di fronte a frustrazioni pi grandi. Non viene espressa in modo appropriato nelle situazioni in cui necessaria. E pu essere anche rivolta contro di s con un comportamento autodistruttivo, o pu essere negata, lasciando la persona in una posizione passiva e sottomessa. I bambini sani sono pronti a sentire rabbia e a esprimerla immediata-mente quando provano dolore o sono frustrati. Crescendo, si pu conte-

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nere la rabbia, quando sia opportuno, e non agirla immediatamente. Inoltre, come si notato prima, pu essere espressa con uno sguardo o con le parole, senza necessit di un'azione fisica. La capacit di contenere la rabbia il corrispettivo della capacit di esprimerla efficacemente. Il controllo cosciente necessario al contenimento equivalente alla coordinazione e alla fluidit dell'azione che esprime la rabbia. Perci una persona non pu sviluppare la capacit di controllo a meno che non sviluppi an-che la capacit di espressione. L'esercizio di colpire il letto pu essere adattato per entrambi gli scopi. Contenimento e controllo si sviluppano quando si impara a mantenere l'eccitazione fino a un livello elevato prima di scaricarla, che una capacit tipicamente adulta. I bambini non hanno la forza dell'Io o lo sviluppo muscolare necessari a sostenere una forte carica energetica. Quando bambini sani si fanno male, la loro rabbia esplode rapidamente e si esprime immediatamente. Gli adulti devono avere la capacit di trattenere la rabbia fino a quando siano disponibili un tempo e un luogo appropriati per la sua espressione. Per contenere la rabbia mentre si fa l'esercizio di dare colpi, si mantiene la posizione arcuata per due o tre respiri. Le mascelle sono spinte in fuori per mobilitare il sentimento aggressivo e gli oc-chi sono spalancati. In questa posizione si inspira profondamente con la bocca, mentre i gomiti e le braccia si spingono all'indietro per colpire. Ma invece di sferrare il colpo, si espira lentamente, sciogliendo in parte la tensione nelle braccia e nelle spalle. Con la seconda inspirazione, ci si al-lunga ancora un po' e nuovamente ci si rilassa con l'espirazione. Inspirando per la terza volta, si produce il massimo allungamento delle braccia, si trattiene il respiro e l'allungamento per alcuni istanti, poi si lascia partire il colpo: non necessario nessuno sforzo per colpire, in quanto un fenomeno distensivo. Tentare di colpire con forza sviluppa tensione e riduce la fluidit e l'efficacia dell'azione. E importante, durante l'allungamento, tenere i gomiti quanto pi possibile vicino alla testa, per coinvolgere e mobilitare i muscoli tra le spalle. Con i gomiti allargati, l'azione si limita alle braccia e non scioglie la tensione nella parte superiore della schiena. Quasi tutti i pazienti hanno bisogno di molta pratica per coordinare i movimenti e arrivare a compiere un movimento libero e sciolto, in cui sia coinvolto tutto il corpo. Quando raggiungono questo punto, trovano piacevole e soddisfacente l'esercizio di dare colpi. Questo esercizio , a mio parere, il mezzo pi efficace per ridurre la tensione muscolare nelle spalle e nella parte superiore della schiena, di cui tante persone si lamentano. Io l'ho impiegato con successo per tratta-re il problema del torpore e del formicolio al braccio e alla mano, dovuto a schiacciamento del nervo. Il nervo passa attraverso un triangolo alla base del collo, dove entra nel braccio. La tensione nei muscoli che formano

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questo triangolo, specificamente nello scaleno anteriore, responsabile del sintomo che viene spesso chiamato sindrome dello scaleno anteriore. Facendo questo esercizio non necessario provare rabbia. Come i pugili che tirano colpi nel loro allenamento godono di tale attivit, cos anche noi possiamo provare piacere nell'uso del corpo per esprimere le nostre funzioni naturali. Tuttavia, quando l'esercizio viene impiegato terapeuticamente per ristabilire nelle persone la capacit di sentire ed esprimere rabbia, deve es-sere accompagnato da parole di rabbia. Le parole danno oggettivit al sentimento e aiutano a mettere a fuoco l'azione. Dire: "Sono tanto arrabbiato", mentre si colpisce il letto, integra la mente con l'azione corporea. Anche qui il tono della voce riflette e determina la qualit dell'esperienza. Colpire con forza e parlare a voce bassa denotano una scissione della personalit. L'uso della voce fa risuonare il canale centrale del corpo, aumentando notevolmente la carica energetica dell'azione. I giapponesi conoscono da tempo questo effetto e utilizzano un suono forte per compie-re un'azione energica: riescono cos a spezzare con un colpo della mano un solido pezzo di legno, emettendo un vigoroso "Ha" nel momento dell'impatto. La forza con cui si dice "Sono arrabbiato" determina quanto ci si senta arrabbiati. Non la sonorit del suono ad avere questo effetto, ma il carattere intenso e vibrante del tono. Le parole "Sono tanto arrabbiato" pronunciate a bassa voce, ma con intensit, hanno una carica affettiva maggiore di un grido a voce alta. Un altro esercizio che utilizzo in situazioni di gruppo consiste nel far dirigere verso di me la rabbia dei partecipanti. In questo esercizio, il gruppo siede in circolo, mentre io, in piedi o accovacciato davanti a loro, dico a ognuno dei partecipanti, a turno, di protendere i pugni, spingere avanti le mascelle, spalancare gli occhi e, agitando i pugni verso di me, dire: "Potrei ucciderti". Questo esercizio ha lo scopo di far assumere agli occhi un'espressione di rabbia, cosa molto difficile per parecchie persone. Se qualcuno si lamenta di non essere arrabbiato nei miei confronti, dico di non prenderla in modo personale. Pronunciare quelle parole come recitare, e gli attori devono avere la capacit di mettere sentimenti reali in quello che fanno. Con il mio incoraggiamento e con il sostegno del gruppo, quasi tutti i partecipanti riescono a sentire una certa dose di rabbia reale. Nessuno mi ha mai colpito, ma io mi mantengo a distanza di sicurezza, e il fatto che siano seduti un'ulteriore protezione. Quando faccio questo esercizio da solo, sento immediatamente che cominciano a rizzar-misi i capelli sul collo e sulla testa. Le orecchie si protendono all 'indietro, la bocca si contorce e sento con quanta facilit potrei aggredire qualcuno. Quando lascio cadere questa espressione, il sentimento scompare immediatamente. Ci mi ha convinto che il sentimento identico all'attivazio-

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ne della muscolatura appropriata. L'incapacit di alcune persone di mobilitare i muscoli responsabile dell'assenza di sentimenti di rabbia. Ed ugualmente vero che l'incapacit di attivare i muscoli che producono i suoni del pianto rende loro molto difficile provare tristezza. Gli occhi svolgono un ruolo molto importante nel sentimento di rabbia. Ho riscontrato che le persone che hanno occhi relativamente senza vita, cio spenti e senza una scintilla di luce, hanno grande difficolt a provare rabbia. Ho avuto un paziente che era in questa condizione. Era molto difficile suscitare in lui un forte sentimento. Era una persona estremamente intelligente e manteneva sempre il controllo di ci che faceva o diceva. Questa qualit lo aveva portato al successo sul piano professionale, ma lo lasciava depresso. Soffriva di emicrania e spesso si sentiva esausto. Ci era dovuto all'enorme sforzo necessario per mantenere il control-lo. Una volta, mentre era disteso sul lettino, gli posi due dita della mano destra sulla zona occipitale, in un punto che corrispondeva ai centri visivi cerebrali. Gli sostenevo la testa con la mano sinistra sulla fronte. Mentre esercitavo una forte pressione con le dita alla base del cranio, gli chiesi di spalancare gli occhi e di raffigurarsi il viso della madre. Quando lo fece, i suoi occhi lampeggiarono e in lui eruppe una rabbia furiosa. Voleva ucciderla. Quando si alz dopo l'esercizio, rimasi stupito della trasformazione avvenuta in lui. Sembrava pi giovane di quindici anni e il suo viso aveva una vitalit che non avevo mai visto prima. La sua stanchezza era scomparsa, si sentiva pieno di energia; mi disse che mentre guardava il viso della madre, aveva visto nei suoi occhi uno sguardo di odio, che aveva fatto scattare in lui la rabbia. Io speravo che si fosse raggiunta una significativa apertura e che la trasformazione sarebbe durata, ma cos non fu. Quando torn per la seduta della settimana successiva, era ripiombato nella stanchezza e nell'autocontrollo. Aveva avuto una percezione di co-me poteva essere se riusciva a mobilitare pienamente i suoi sentimenti, ma la realizzazione di quella percezione avrebbe richiesto ancora molto tempo. Ancora non riusciva a piangere liberamente. Ogni muscolo contratto, ogni zona corporea congelata trattiene impulsi di quella rabbia che, fondamentalmente, l'aggressivit necessaria a restaurare l'integrit e la libert del corpo. Le braccia e le mani sono i nostri principali organi di aggressivit e il bambino impara molto presto a usarli per esprimere la rabbia. Ma colpite non l'unico mezzo per tale espressione. Si pu graffiare e ci sono molti bambini che lo fanno. E pi probabile che siano le donne a esprimere la rabbia graffiando, e questa pu essere una ragione per cui le identifichiamo con i gatti. Spesso, per aiutare un paziente a mobilitare energia e affettivit nei suoi occhi, gli chiedo di guardarmi negli occhi mentre sta disteso sul lettino e io sono chino su di lui. lo posso cambiare volontariamente l'espressione dei miei

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occhi, passando da uno sguardo dolce a uno intensamente arrabbiato, da un'espressione ironica a una di freddezza. Molti pazienti reagiscono a queste espressioni in modo appropriato. Quando i miei occhi assumono uno sguardo seduttivo e ironico oppure un'espressione decisamente osti-le, capita a volte che le donne portino le mani davanti al viso, come se fossero artigli, e dicano: "Ti strapper gli occhi". Non dobbiamo mai minimizzare la capacit di uno sguardo di spaventare un bambino. Un terzo modo in cui un bambino pu esprimere la propria rabbia mordendo. Alcuni bambini usano prevalentemente questa modalit di espressione che, in quasi tutti i casi, suscita un rimprovero netto e severo da parte dei genitori. 11 colpire pu essere tollerato, anche se non accettabile, ma il mordere non mai tollerato, in quanto suscita nelle persone una paura molto primitiva. Il bambino che morde visto come un anima-le selvaggio che deve essere domato. Dobbiamo per riconoscere che si tratta di un impulso molto naturale e che il modo migliore per ottenere che un bambino lo controlli l'educazione, non la punizione. Alcuni genitori arrivano a mordere il bambino per fargli sentire quanto sia doloroso, ma lo fanno anche per spaventarlo e indurlo a non mordere pi. La paura di mordere viene quindi incorporata nella personalit sotto forma di tensione cronica della mandibola. Abbiamo visto nel capitolo 3 che questa tensione connessa anche all'inibizione del pianto. la forma pi comune di tensione cronica ed responsabile del dolore all'articolazione temporomandibolare, dei denti serrati e, a mio parere, anche della sordit. Quando la tensione dei muscoli mascellari grave, pu influenzare anche l'acutezza visiva e uditiva. La tensione delle mascelle denota resistenza. Poniamo le mascelle in un atteggiamento di determinazione a non lasciarci andare, a non cedere, a non arrenderci. In alcuni pazienti le mascelle danno al volto un aspetto truce, come se l'individuo stesse lottando per salvarsi la vita. Se le tecniche di rilassamento possono produrre una certa diminuzione della tensione mascellare, l'approccio pi diretto al problema incoraggiare il paziente a mordere. A questo scopo do loro un telo da mordere. In alcuni casi ci suscita molto dolore nei muscoli tesi delle mascelle, ma il dolore svanisce non appena l'azione cessa. Il dolore non un segno negativo. Il paziente sta tentando di mobilitare muscoli molto spastici, e ci necessariamente doloroso. Ma eseguendo a casa l'esercizio di mordere e muovere la mascella inferiore avanti e indietro e da un lato all'altro, i mu-scoli si sciolgono e il dolore scompare. Cessa anche l'atto di stringere i denti durante la notte, e i pazienti scoprono di poter aprire la bocca pi pienamente e liberamente di prima. A volte faccio una sorta di tiro alla fune con il paziente. Ciascuno di noi afferra con i molari l'angolo di un telo e, come due cani, ciascuno

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tenta di strapparlo all'altro. Se l'esercizio viene fatto con i molari, non c' nessun pericolo per i denti. Generalmente questo esercizio permette di sentire la tensione che si estende dall'articolazione temporomandibolare alla base della testa. Questa tensione, che circonda la testa alla base del cranio e si estende nell'articolazione temporomandibolare, la principale resistenza alla resa, il principale meccanismo con cui una persona mantiene il controllo. Gli impedisce di lasciar andare la testa e, quindi, il controllo dell'Io. Tale controllo, quando sia cosciente, positivo, ma in quasi tutti i casi inconscio e rappresenta un modo di resistere alla paura. Pur-troppo, anche la paura inconscia, e ci rende il problema inaccessibile all'approccio verbale. Una delle paure che, perdendo la testa durante uno scontro, si potrebbe mordere l'avversario o, forse, ucciderlo. Discuter il trattamento di questa paura in un capitolo successivo. Spesso nel processo terapeutico occorre un certo tempo prima che il paziente entri in contatto o si renda conto del suo problema con la rabbia. Le persone credono di essere in grado di arrabbiarsi perch sono facilmente irritabili o esplodono in una crisi di collera. Dopo un anno di terapia, David disse: "Mi rendo conto di non avere a disposizione la mia rabbia. Prima di farla uscire, devo essere gravemente provocato o messo con le spalle al muro". Queste considerazioni facevano seguito alla denuncia di una tensione che sentiva tra le spalle e il collo. Dato che era un giovane molto attivo, ne era sorpreso. Disse: "Tagliando legna non ho mai sentito questa tensione". Quando una persona soffre di una tensione muscolare cronica in qualche parte del corpo, si muove in modo tale da non sentire il dolore provocato dalla tensione. Quando, grazie agli esercizi bioenergetici, l'individuo entra in contatto con il proprio corpo, queste aree di tensione vengono portate alla coscienza. David disse: "Questa settimana ho avuto la sensazione che le mascelle fossero spinte indietro. I muscoli dalla mascella al collo e alle spalle sembrano molto rigidi". Poi aggiunse: "La notte scorsa ho fatto un sogno in cui mi si doveva tagliare una gamba. Sospetto che si tratti di un sogno di castrazione". Pens al padre e disse: "Mio padre non ha mai espresso rabbia. Mi diceva di non essere mai combattivo". La consapevolezza di David di essere bloccato nell'espressione della rabbia aveva una base fisica. La sentiva nel corpo. "Sento che la testa e il collo sono incassati nel tronco. Voglio tirarli fuori. Devo far saltare questo coperchio". David era steso sul lettino mentre faceva queste considerazioni. Gli feci spingere in avanti le mascelle ed emettere un suono forte, che gli apr la gola. Poi cominci a piangere profondamente, e quando smise di piangere, disse: " Sento gli occhi pi leggeri e sento il corpo pi elastico ". Nella seduta successiva l'attenzione si spost sulla madre. Mentre stava sul cavalletto e piangeva sommessamente, disse: "Sento la tensione nella

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parte bassa della schiena. cos rigida, cos compressa. Mi sento come se mia madre mi stesse allacciando stretto". Questa sensazione pu avere un certo riferimento all'esperienza infantile del cambio del pannolino, ma non formulai questa interpretazione per non interrompere il corso dei suoi pensieri. David parlava del suo desiderio di essere fisicamente vicino alla madre, poi comment che la madre non permetteva a nessuno di ave-re un reale contatto con lei. La descrisse come una donna "socievole, ma priva di relazioni". E aggiunse: "Per lei sono importante nei termini delle mie acquisizioni. Devo esistere per lei". Eseguendo un esercizio che aveva lo scopo di aiutarlo a entrare in con-tatto con la parte inferiore del corpo, osserv: "La parte inferiore del mio corpo congelata. La parte superiore sembra un bulbo di tulipano che vuole aprirsi, ma non pronto. Ho la sensazione che mia madre mi aggredisca i genitali per farmi diventare una femmina. Lei voleva una bambina. Non mi ha permesso di diventare un uomo. Mi ha castrato psicologicamente. Era seduttiva con me, ma non mi permetteva di avvicinarmi a lei. Mi sentivo torturato fisicamente". Ho riportato in dettaglio alcuni aspetti di questo caso per mostrare la connessione tra rabbia e sessualit. I sentimenti di rabbia non possono uscire se l'aggressivit sessuale bloccata. Nella misura in cui un uomo o una donna sono stati psicologicamente castrati dall'eliminazione della loro aggressivit sessuale, risulta altrettanto danneggiata la loro capacit di esprimere rabbia. La rabbia, espressa nel colpire, mordere o graffiare, una funzione della met superiore del corpo, ma richiede una forte base di rassicurazione e sicurezza per esprimersi in modo efficace. E difficile aspettarsi che una persona che non senta di avere gambe su cui poggiare si trovi a proprio agio con forti sentimenti di rabbia. La tensione nella parte bassa della schiena, che circonda il corpo ed esclude i sentimenti sessuali del bacino, interrompe anche il flusso di energia verso le gambe e i piedi. In realt il lavoro bioenergetico sulle gambe comincia molto presto nella terapia. L'introduzione degli esercizi di respirazione sul cavalletto seguita immediatamente da quello che viene chiamato esercizio di grounding, in cui il paziente si piega in avanti per toccare il pavimento con la punta delle dita. Questo esercizio, descritto nel capitolo 2, viene qui ricordato per l'importanza centrale che ha nel tenere il paziente in rapporto con la sua realt, e cio con il terreno su cui poggia, con il suo corpo e con la situazione in cui si trova. La rabbia un sentimento molto impetuoso, ossia un sentimento capace di sopraffare le persone il cui Io non sia in grado di integrare la forte carica. I pazienti schizofrenici possono subire una scissione se sono invasi dal sentimento di rabbia. I pazienti borderline possono diventare molto ansiosi. Tutto ci pu essere evitato se si presta un'attenzione costante al grounding del paziente. Quando mi

"Sono tanto arrabbiat'. La rabbia: l'emozione che guarisce 111

rendo conto che la carica emotiva dell'esercizio si intensifica, al punto che il paziente pu avere difficolt a mantenere il contatto con la realt, interrompo l'esercizio e faccio in modo che il paziente recuperi il suo grounding. Ci riduce la carica nel corpo, allo stesso modo in cui, in un circuito elettrico, il filo di terra impedisce che salti. Ma vorrei sottolineare che quasi in ogni seduta in cui si lavora direttamente sul corpo, l'esercizio di grounding fa parte della procedura. Mette la persona in contatto con le proprie gambe, di cui aumenta la sensibilit, fornendo cos maggiore sicurezza e sostegno per tutti gli esercizi di autoespressione. Possiamo usare le gambe anche per esprimere sentimenti di rabbia, co-me nell'atto di scalciare, ma questa espressione di rabbia generalmente non viene utilizzata dagli adulti. I bambini piccoli, quando sono arrabbia-ti, possono dare calci ai genitori o agli amici, ma gli adulti raramente lo fanno. Il dare calci molto impiegato nelle arti marziali dell'Oriente, co-me azione difensiva pi che aggressiva. Infatti, quando una gamba sol-levata da terra, impossibile cambiare posizione. Quando un adulto prende a calci un'altra persona, pi un'espressione di disprezzo che di rabbia. Dandole un calcio, la si tratta come un oggetto indesiderato che si incontra per la via e che si cerca di togliere di mezzo. Dare calci, per, ha un'altra funzione pi importante, e cio la protesta. Ho discusso questa azione espressiva nel capitolo 3. E talmente fondamentale per il lavoro bioenergetico che compio con i miei pazienti, che torner qui sul suo impiego, dato che anche un'espressione di rabbia. `Scalciare' in relazione a una certa situazione significa contestarla. Tutti abbiamo molto da protestare per quello che ci stato fatto, ed impor-tante esprimere questa protesta. Nella terapia bioenergetica, l'atto di dare calci come espressione di protesta viene compiuto dal paziente steso su un lettino, con le gambe distese, colpendo ritmicamente il lettino con il polpaccio, una gamba dopo l'altra. Generalmente chiedo al paziente di dare voce alla sua protesta, oltre che dare calci. La forma pi semplice di protesta : "Perch?". Questo semplice esercizio dimostrer, in modo chiaro, la capacit del paziente di esprimere i suoi sentimenti. Molti nuovi pazienti hanno difficolt a farlo, alcuni riescono a farlo, ma con scarso sentimento. Il primo gruppo formato da individui capaci di rispondere emotivamente alle situazioni solo quando sono provocati. L'espressione spontanea del sentimento per loro del tutto estranea. In questa situazione non vedono una ragione per protestare. Il secondo gruppo ha paura di esprimere un sentimento negativo o aggressivo. L'incapacit di questi pazienti di eseguire l'esercizio in modo appropriato deve essere analizzata nei termini della loro storia personale. Si pu mostrare al paziente che questa incapacit deriva da un'infanzia nella quale non gli era permesso esprimere la protesta.

112 "Sono tanto arrabbiato". La rabbia: l'emozione che guarisce

L'esercizio di dare calci per protestare basilare per Ia terapia bioenergetica. Se l'individuo non pu protestare contro la violazione del suo diritto innato di esprimersi, diventa una vittima, orientata alla sopravvivenza, e non alla gioia. Una volta che il paziente ha accettato il proprio diritto di protestare, il passo successivo sviluppare la capacit di rende-re forte ed efficace quella protesta. Alcuni pazienti possono usare la voce con forza, ma l'azione delle loro gambe debole e inefficace. In altri, il dare calci abbastanza adeguato, ma la voce debole e priva di convinzione. Questa difficolt di coordinare voce e movimento denota una scissione, nella personalit, tra l'Io e il corpo, tra le funzioni della met superiore del corpo e quelle della met inferiore. Nessun semplice esercizio affronta altrettanto bene questo problema come il dare calci. Viene usato regolarmente nel corso della terapia per aiutare il paziente a sviluppare la coordinazione delle due met del corpo e acquistare la libert di esprime-re con forza questo sentimento. Il problema di lasciar uscire la voce stato analizzato e discusso nel capitolo 3, quando l'attenzione era rivolta alla capacit di piangere. Ma ugualmente importante che una persona sia capace di gridare. Attraverso il pianto si possono mobilitare sentimenti nelle profondit del ventre, sentimenti viscerali. Il suono di questo tipo di pianto ha una risonanza bassa e profonda, associata al `lasciarsi andare', alla resa. Il grido un suono alto, intenso, che risuona con forza nelle camere d'aria della testa. E l'opposto della resa e appartiene, quindi, alla sfera dei sentimenti aggressivi. Gridando, l'individuo fa `saltare il coperchio'. La carica energetica che fluisce verso l'alto e sfocia in un grido, inonda e sopraff l'Io momentaneamente. Per certi aspetti l'opposto della stessa carica che fluisce verso il basso, quando l'eccitazione sessuale si conclude nell'orgasmo. In entrambe queste azioni il corpo libero dal controllo dell'Io, e quindi entrambe rappresentano una resa dell'Io. I bambini non hanno nessun problema a gridare, dato che l'Io non ha ancora assunto il pieno controllo sulle loro risposte. Le donne possono gridare molto pi facilmente degli uomini per la stessa ragione, ma molte hanno paura di lasciar cadere il controllo dell'Io. Gridare come una valvola di sicurezza che permette la scarica di un'eccitazione che non pu essere gestita razionalmente. Pu essere usato in questo modo per ridurre una tensione intollerabile. Personalmente incoraggio i miei pazienti a gridare ogni volta che sentono salire dentro di s un'eccessiva pressione. Il posto migliore per farlo l'auto-mobile in autostrada: con i finestrini chiusi si pu gridare a squarciagola senza essere sentiti da nessuno. Ma l'obiettivo della terapia non semplicemente quello di liberare la voce, bens di coordinare la libert di espressione vocale con una pari libert di espressione fisica nel movimento. L'esercizio di protesta ideale

"Sono tanto arrabbiato". La rabbia: l'emozione che guarisce 113

per questo scopo. Il paziente riceve la prescrizione di scalciare regolar-mente, ritmicamente e con forza mentre dice: "Perch?", mantenendo il suono quanto pi a lungo possibile. Quando rimane senza fiato, continua a dare calci e fa due o tre respiri preparatori per dire nuovamente: "Per-ch?". In questo secondo "Perch?" la voce aumenta di altezza e intensit e anche l'atto di scalciare diventa pi forte. E di nuovo, quando gli manca il respiro, il paziente continua a dare calci, mentre riprende fiato. Alla terza ripetizione, il "Perch?" diventa un grido e il dare calci quanto pi veloce e forte possibile. L'individuo cerca di lasciarsi andare piena-mente all'espressione della protesta. Se ci riesce, la liberazione totale e il sentimento che ne consegue la gioia. Ma non facile. Molte persone hanno paura di arrendersi completamente al corpo. In altri casi, l'Io troppo rapidamente sopraffatto e se il paziente riesce a gridare, il suo grido un'espressione dissociata, come una reazione isterica che lo lascia ancora pi spaventato. In questo caso il paziente pu temporaneamente ritirarsi, raggomitolarsi su se stesso e piangere come un bambino, dopo di che si ristabilisce l'autocontrollo. Tale esperienza non negativa, dato che permette al paziente di comprendere che la regressione e il ritiro so-no temporanei e che occorre un maggiore impegno per rafforzare l'Io. I pazienti che nell'infanzia hanno subto molestie sessuali hanno la tendenza a ritirarsi o a distaccarsi dal corpo quando i sentimenti diventano troppo forti. L'esercizio della protesta compiuto regolarmente rafforza l'Io, in quanto lo connette con pi forza al corpo, riducendo cos la tendenza alla scissione. Se le azioni di dare calci e gridare sono integrate, il paziente non si scinder dal proprio corpo. Ma perch il dare calci sia libero ed efficace, le gambe devono essere relativamente libere dalla tensione cronica. Ci non frequente, dato che molte persone sono prive di una sufficiente sensibilit nelle gambe e nei piedi e non hanno un buon grounding. Tengono energeticamente sollevata la testa e usano le gambe in modo meccanico. Camminano su gambe e piedi, invece che con. Hanno gambe troppo esili o troppo pesanti. Scalciare uno dei migliori esercizi per dare pi energia e sensibilit alle gambe. Io chiedo a ogni paziente di scalciare regolarmente a casa, come esercizio, come fanno nel mio studio dove, stesi sul lettino, tirano duecento calci contando ritmicamente ciascuna gamba separatamente. Le ginocchia sono tenute diritte, ma non rigide, e il calcio viene dato con il polpaccio e non con il tallone. Prima di ogni colpo la gamba deve essere sollevata quanto pi possibile. Dato che si tratta di un esercizio con le gambe per aprire il bacino, non necessario che sia accompagnato da un'espressione vocale. Molte persone non riescono a eseguire duecento colpi senza pause. Alcuni hanno difficolt a farne cento. La loro respirazione non adeguata per questo esercizio, ma con la

114 "Sono tanto arrabbiato". La rabbia: l'emozione che guarisce

pratica il respiro si approfondisce e si libera, e i movimenti diventano pi facili. Come la corsa, questo esercizio promuove la respirazione ed , quindi, un esercizio aerobico, ma, diversamente dalla corsa, non genera fatica e non esercita nessuna pressione sulle ginocchia. Inoltre, pu essere fatto a casa. Le persone che eseguono regolarmente questo esercizio riferiscono importanti cambiamenti nelle gambe e nel corpo. Diminuisce la pesantezza delle cosce, di cui soffrono molte donne, e le gambe diventa-no pi proporzionate. Migliora anche enormemente la respirazione. "Perch?" non l'unica parola che si possa usare nell'esercizio del da-re calci. Dire "No" nello stesso modo in cui si dice "Perch?" un mezzo eccellente per promuovere l'autoespressione. Molte persone hanno difficolt a dire "No", e ci indebolisce il loro senso di s. Dire "No" crea un confine che protegge il proprio spazio e la propria integrit. Un'altra frase adatta all'espressione di s : "Lasciami stare". Questa espressione si riferisce al sentimento, condiviso da molti pazienti, che i genitori non abbiano offerto loro la libert di svilupparsi naturalmente. In moltissimi casi i genitori richiedevano la sottomissione alla loro volont, poi, se ci non accadeva, diventavano ostili e violenti. I genitori ve-devano la resistenza del figlio come una sfida alla loro autorit, che erano determinati a spezzare. In altri casi, i genitori erano troppo coinvolti con il figlio, che consideravano un'estensione di se stessi. Troppo spesso, co-me vedremo pi avanti, questo coinvolgimento ha sfumature sessuali. I pazienti che hanno vissuto esperienze di questo tipo devono esprimere con forza la loro protesta. Affermazioni come "Lasciami stare" e "Che cosa vuoi da me?", quando sono pronunciate con forza, aiutano a ristabilire nel paziente il sentimento di avere il diritto di essere libero, di essere se stesso, di realizzare il proprio essere, e non quello dei genitori. Senza questo diritto, la capacit di amare di una persona grave-mente danneggiata. Troppo spesso l'amore che i pazienti sostengono di provare per i genitori frutto di sensi di colpa, pi che del piacere e della gioia nel rapporto con i genitori. Non possibile provare gioia in una relazione nella quale non si pu essere se stessi. Quando i genitori danno libert ai loro figli, riceveranno in cambio un amore autentico. Ma solo genitori che provano gioia nella relazione con i figli possono dare l'amore che favorisce la crescita del bambino verso la realizzazione del proprio essere. Ai pazienti si consiglia di non agire i sentimenti negativi che provano nei confronti dei genitori. L'acting out non n appropriato n utile. I traumi che i pazienti hanno subito da bambini appartengono al passato e non possono essere riparati da azioni compiute nel presente. Il passato non pu essere trasformato, ma la terapia pu liberare la persona dalle restrizioni e limitazioni del suo essere, che sono la conseguenza dei trau-

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mi passati. Se vero che tali limitazioni possono essere notevolmente ridotte liberando ed esprimendo gli impulsi che vi sono intrappolati, ci va compiuto in un setting terapeutico e non agito nel presente sui genitori o su altri. Un individuo che sia fisicamente e psicologicamente menomato dalla repressione indotta dei suoi impulsi naturali, diventa libero e gioioso quando il suo corpo riacquista libert e armonia. Tale persona pu amare veramente e pu sentire realmente un certo amore per i genitori che lo hanno maltrattato, ma che gli hanno anche dato la vita.

6 L'amore: l'emozione appagante

La res a all'amor e

Quasi tutti hanno sperimentato la gioia di essere innamorati in un certo momento della loro vita. L'amore stato descritto come il sentimento pi grande e pi dolce, come il mistero che d alla vita il suo significato pi ricco. Ma anche visto come la fonte della nostra sofferenza pi intensa, quando l'amore che proviamo rifiutato o perduto. Ci comprensibile, in quanto amore significa un legame vitale con una fonte di vita e di gioia, sia essa un individuo, una comunit, la natura, l'universo o Dio. La rottura di questo legame viene quindi vissuta come una minaccia contro la vita: dato che l'amore anche apertura ed espansione del s fino a includere il mondo, la perdita dell'amore sfocia in una contrazione e in una chiusura che sono dolorose tanto quanto l'amore era felicit. Ho descritto con il termine `cuore infranto' il dolore della perdita dell'amore. Sfortunatamente, questa condizione spesso dura molto pi a lungo della gioia d'amore, perch l'individuo ha paura di aprirsi e disporsi nuova-mente alla ricerca dell'amore. Nel cuore rimane un desiderio d'amore, ma non pu essere soddisfatto fino a quando persiste la paura della perdita o del rifiuto. La relazione che maggiormente simbolizza un legame amoroso quella tra madre e figlio. Nel mondo della natura la perdita di questo legame fatale per il piccolo, se non si trova una madre sostitutiva. Quando la relazione sicura, il piccolo appagato nel suo essere e si svilupper in un adulto capace di stabilire un analogo legame vitale con un altro individuo nel processo di accoppiamento. L 'impulso verso il legame amoroso cos imperativo che, nonostante l'esperienza di rottura nell'infanzia, l'individuo cercher coscientemente o inconsciamente un legame amoroso con un altro individuo. Tuttavia, stabilire il legame non qualcosa che si possa fare coscientemente. Una persona non pu costringersi ad amare n

L'amore: l 'emozione appagante 117 imporsi di innamorarsi. una cosa che accade spontaneamente, quando individui che si incontrano scoprono che i loro cuori battono con lo stesso ritmo e i loro corpi vibrano allo stesso livello. Pu accadere attraverso un contatto visivo o qualche altra forma di contatto, ma solo quando l'investimento nel rapporto abbastanza forte da far battere il cuore, da accelerare il polso e da far vibrare il corpo in una piacevole eccitazione. E l'eccitazione di aver trovato un paradiso perduto, il paradiso che and perduto quando si spezz per la prima volta il nostro legame amoroso con la madre. Nessun bambino pu conservare indefinitamente il legame amoroso con la propria madre. TI suo destino stesso lo costringer a separarsi, ad avventurarsi nel mondo, a cercare una compagna con cui stabilire un nuovo legame amoroso che si realizzer nel rapporto sessuale e nella generazione di prole. Il bambino che stato appagato al livello orale sar aperto all'amore e acceder facilmente alla posizione genitale. Il passaggio all'et adulta avviene attraverso un periodo di latenza, durante il quale l'individuo stabilisce legami positivi con gli amici, e attraverso l'adolescenza, durante la quale vengono vissute romantiche relazioni d'amore con il sesso opposto. Ma, appagati o no, tutti dobbiamo passare nella posizione adulta a causa degli imperativi biologici della nostra natura. Se nell'infanzia non siamo stati appagati o siamo stati gravemente danneggiati, il nostro approccio alle relazioni amorose adulte avverr per tentativi, il nostro protenderci sar esitante e la nostra apertura all'esistenza limitata. Possiamo innamorarci, perch l'amore la nostra ncora di salvezza, ma l'abbandono solo temporaneo, una rinuncia momentanea al controllo dell'lo nella nostra lotta costante per la sopravvivenza. Questa incapacit di abbandonarsi all'amore, al cuore, sta alla radice di tutti i problemi emotivi che portano le persone in terapia. L'individuo ferito nei suoi primi rapporti con i genitori ha eretto una serie di difese contro la possibilit di ricevere altri colpi, che nel suo vissuto sono una minaccia contro la vita stessa. Tali difese non sono soltanto nella sua mente conscia, perch in tal caso potrebbe allentarle a volont. Avendo vissuto con esse fin dall'infanzia, le difese sono diventate parte della sua personalit, si sono strutturate nella dinamica energetica del suo corpo. L'individuo si corazzato come un antico cavaliere, affinch la freccia dell'amore non possa trafiggere il suo cuore. Un modo pi appropriato di descrivere questa condizione dire che l'individuo vive in un mondo chiuso, come un re nel suo castello, apparentemente protetto e sicuro fin-ch conserva il suo potere, ma tagliato fuori dal mondo della natura o dei sentimenti naturali. Pu avventurarsi nella vita, ma lo fa solo come una sorta di escursione, con le sue guardie a portata di voce. Non ha fiducia nell'amore dei suoi sudditi, perch un'esperienza negativa gli ha insegna-

118 L 'amore: l 'emozione appagante

to che il tradimento un pericolo costante. Come ogni essere umano, egli ha

bisogno d'amore, ma crede anche di avere un bisogno uguale, o perfino pi grande, di potere. Per un re, innamorarsi come cadere da caval-lo. Se succede, risale immediatamente in sella per riconquistare la posizione di potere. L'analogia valida in quanto, nella gerarchia delle funzioni della personalit, l'Io vede se stesso come un re. Il re pu dire: "Sono al servizio del popolo", ma in realt il popolo a servirlo. L'Io deve servire il cuore, ma in numerosi individui l'amore che al servizio dell'Io: per accresce-re il suo potere e il suo senso di sicurezza. Per moltissime persone l'amo-re tanto una ricerca di sicurezza quanto una ricerca di gioia e di piace-re. Finch una persona bisognosa, insicura o spaventata, il suo approccio all'amore contaminato da desideri orali o infantili insoddisfatti, e non un modo di condividere pienamente il piacere e la vita. D'altra par-te, ci sono anche individui che cedono il proprio Io troppo rapidamente. Costoro non trovano l'appagamento che l'amore promette perch si arrendono a un'altra persona, non al s. Senza un Io, l'individuo diventa un bambino che vede nell'altro un genitore cui chiedere la soddisfazione dei propri bisogni, ossia l'appagamento. Questo tipo di abdicazione si ritrova nei culti in cui, come ho sottolineato prima, gli adepti rinunciano al proprio Io e al proprio s a favore di un capo onnipotente e onnisciente (chiaramente un genitore sostitutivo). Questa rinuncia permette alla per-sona di sentirsi libera e felice, ma tali sentimenti si basano sulla negazione della propria realt di persona adulta e della realt del capo carismatico come bambino emotivo con un Io inflazionato dall'illusione di onniscienza e onnipotenza. Il culto inevitabilmente crolla, lasciando tutti i partecipanti distrutti e disillusi. Ci accade anche nei matrimoni e nelle relazioni amorose dove il bisogno di essere soddisfatto dall'altro un aspetto pre-valente dell'attaccamento. Tali relazioni sono descritte come dipendenti o co-dipendenti, in quanto ciascuna persona ha bisogno dell'altra. Ci non significa che non ci sia amore in queste relazioni, ma quell'amore ha una qualit infantile. La paura di arrendersi all'amore deriva dal conflitto tra l'Io e il cuore. Amiamo con il cuore, ma contestiamo, dubitiamo e controlliamo con l'Io. II cuore pu dire: "Arrenditi", ma l'Io dice: "Stai attento, non lasciarti an-dare. Sarai abbandonato e ferito". Il cuore come organo dell'amore an-che l'organo dell'appagamento. L'Io l'organo della sopravvivenza, il che va benissimo, ma quando l'Io e la sopravvivenza dominano il nostro comportamento, una vera resa diventa impossibile. Desideriamo il contatto che farebbe librare in alto il nostro spirito, farebbe accelerare i battiti del nostro cuore e farebbe danzare i nostri piedi. Ma il desiderio non trova appagamento perch il nostro spirito spezzato, il nostro cuore chiuso a

L'amore: l 'emozione appagante 119

chiave e i nostri piedi sono senza vita. L'eccitazione e il calore dell'amore hanno sul corpo un effetto di ammorbidimento. Si pu provare veramente la sensazione di morbidezza nelle profondit delle viscere quando l'amore una componente essenziale del desiderio sessuale. L'amore ammorbidisce la persona, ma essere morbidi significa essere vulnerabili. Delle perso-ne che non si lasciano intenerire dall'amore si dice che hanno il cuore duro, ma il cuore non pu essere duro se deve pompare il sangue nel corpo. La rigidit sta nel sistema della muscolatura volontaria che racchiude il corpo in una corazza come quelle degli antichi cavalieri. Questa rigidit impedisce alla persona di piangere profondamente, di lasciarsi andare alla tristezza e, quindi, di abbandonarsi all'amore. I bambini, dato che posso-no piangere profondamente, possono anche amare pienamente. Quando siamo scissi dal bambino che eravamo, dal bambino che in noi, siamo scissi anche dalla capacit di amare. Ma ci non significa che dovremmo comportarci come bambini. La resa dell'Io la rinuncia alle difese inconsce dell'Io che bloccano la possibilit di aprirsi alla vita e di protendersi verso di essa. Non credo per che esista un individuo che sia completa-mente incapace di provare amore. In un libro precedente ho riferito il ca-so di un giovane che affermava di non sapere cosa fosse l'amore.' Era un individuo narcisista che funzionava con scarsissima affettivit. Si era di-staccato dal proprio corpo e agiva soltanto al livello dell'Io. Il suo corpo era cos rigido che i sentimenti e gli impulsi non potevano raggiungere la superficie e la coscienza. Ma, pur essendo molto difficile per lui arrendersi al corpo o all'amore, non era impossibile. Finch in un essere umano il cuore batte, l'amore non morto. L'impulso ad amare pu essere profondamente sepolto e represso con forza, ma non pu essere totalmente as-sente. Quest'uomo venne dietro la pressione di una donna, con la quale era sessualmente coinvolto, che si lamentava che lui non esprimesse mai un sentimento. Egli disse che non sapeva cosa fosse l'amore e mi chiese se l'amore fosse ci che alcune persone sentono per i loro cani. Sosteneva di non aver ricevuto nessun affetto da bambino, ma questo diniego era una manovra difensiva per giustificare la sua chiusura e per evitare di percepire il proprio dolore. Aveva sepolto il suo cuore e il suo bambino, ma entrambi erano vivi nel suo inconscio. Liberarli dalla loro tomba vivente sarebbe stata un'impresa considerevole. Il caso ora descritto estremo. La maggior parte delle persone sente un certo desiderio d'amore e in una certa misura pu essere disponibile al sentimento. Ci permette di provare una certa dose di amore, ma poi-ch il desiderio limitato e la disponibilit ridotta, l'individuo non viene pervaso dall'eccitazione che lo porterebbe alla gioia. troppo spaventato
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A. Lowen, Il narcisismo. L'identit rinnegata, cit.

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per abbandonarsi completamente anche se, in molti casi, non neanche in contatto con la sua paura o con la sua limitazione. Non consapevole della tensione nel suo corpo che restringe la sua capacit di amare. Ci che sente un desiderio di amore, che non equivale alla capacit di ama-re. Quando incontra qualcuno che corrisponde al suo desiderio, pu attaccarsi a questa persona come un tossicodipendente alla droga o come l'adepto al suo culto. Sente e crede che l'altro abbia la chiave del suo appagamento. E nonostante la sofferenza o l'umiliazione che pu subire nel rapporto, ha molte difficolt a liberarsene. Questo, io credo, il modello normale nella nostra cultura, dato che la relazione amorosa media insicura e incerta. E, poich non realizza la promessa di gioia che l'amore offre, sfocia alla fine in delusione e recriminazione. Questo desiderio di amore rappresenta il bambino non amato e non appagato che, come la Bella Addormentata, aspetta il principe che lo risvegli alla vita e all'amore. Il principe il genitore `buono' con il quale il bambino ha provato per la prima volta le gioie dell'amore e che successivamente stato perduto. La ricerca di quell'amore, per tutta la vita, co-me la ricerca di Shangri-la nel romanzo di James Hilton, Orizzonti perdu- ti. Colui che impegnato in questa ricerca generalmente si attacca a una persona che assomiglia per qualche aspetto al genitore `buono', ma che incarna anche molte caratteristiche del genitore `cattivo' che ha rifiutato o maltrattato il bambino. L'appagamento non pu essere ottenuto per mezzo della regressione, che pu aiutare invece l'individuo a ricollegarsi con il passato e con il bambino dentro di lui. Ma una volta risvegliato e liberato, quel bambino deve essere integrato nella vita adulta dell'individuo. Per molti individui il problema non se amano o non amano, ma se possono amare con tutto il loro essere. Sarebbe troppo aspettarsi che ci accada in una cultura come la nostra, che considera la resa al corpo come un segno di debolezza. Questo abbandono solo parziale all'amore li frustra ma, invece di riconoscere la causa del loro fallimento, accusano il partner. Certo, I'impegno del partner ugualmente parziale, per cui an-ch'egli accuser l'altro. Sfortunatamente, in nessun modo tali relazioni possono dare quella gioia che ciascuno cerca. Le relazioni fioriscono solo quando ciascuno porta in esse un sentimento di gioia. Amore condivisione, non un semplice dare. Chi ama condivide pienamente se stesso con la persona amata. Ci implica la condivisione della gioia e del dolore. Poich un piacere condiviso un piacere doppio, la condivisione della gioia intensifica questo sentimento fino a raggiungere l'estasi nel rapporto sessuale. La condivisione del dolore ne dimezza la pena. La gioia che si condivide ha origine dalla resa al corpo e non dalla resa all'altro. Le persone si innamorano sinceramente e sperimentano la gioia della resa solo temporaneamente. Questa esperienza non dura, perch sul-

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l'amore prevale il bisogno, ma ci non spiega il fatto che la persona innamorata lo viva come un sentimento autentico. La mia spiegazione che l'innamoramento ha una componente regressiva che trae origine dall'infanzia dell'individuo, quando l'amore era un coinvolgimento totale. L'individuo rivive l'amore provato un tempo per la madre o per il padre, ma cos facendo parte della sua personalit regredisce alla condizione infanti-le. In questo aspetto della sua personalit, cerca il sostegno e l'incoraggia-mento di cui aveva bisogno allora. Quindi, anche se il sentimento d'amo-re autentico, esso non deriva da una resa al corpo e al s, ma da un abbandono della posizione adulta, che significa stare sulle proprie gambe, da solo, e con la piena responsabilit dei propri sentimenti positivi. Questo problema ben illustrato nel caso di Diane, una donna at-traente di quarant'anni, che era sempre disponibile a innamorarsi e a prendersi cura di un uomo. In risposta si aspettava che l'uomo si prendesse cura di lei. Non che Diane fosse debole, indifesa o incompetente. Aveva un corpo forte e ben strutturato, era intelligente e istruita ed era stata capace in passato di provvedere a se stessa, ma non era pienamente connessa con il proprio corpo o con se stessa. Quando venne in terapia per la prima volta, fu perch era sposata con un uomo che la maltrattava fisicamente e di cui aveva paura. Grazie agli esercizi descritti nel capitolo 4, Diane svilupp un senso di s che le per-mise di fronteggiare il marito e alla fine di lasciarlo. La prima fase della sua terapia fini a questo punto. Torn in terapia circa quattro anni dopo perch era coinvolta con un altro uomo il quale, pur essendo meno violento dell'ex marito, la trattava male. Nell'intervallo tra queste due relazioni era vissuta da sola, aveva fatto diversi lavori, nessuno dei quali era sicuro o retribuito con un salario superiore alla semplice sopravvivenza, e aveva avuto numerose relazioni. Poco tempo dopo che erano andati a vivere insieme, il suo nuovo uomo apri un'attivit e lei si mise a lavorare per lui. L 'uomo era pi anziano di lei, era gi stato sposato e aveva due figli gran-di. Diane incontr qualche difficolt con la figlia dell'uomo, che non l'accettava, cosa comprensibile visto che la considerava come una rivale. Questa situazione era una ripetizione della sua situazione infantile, quando era considerata una rivale dalla madre. In entrambi i casi non trov nessun sostegno nell'uomo, che fosse suo padre o il suo compagno. Cos, ancora una volta, si sentiva un fallimento, nonostante i sentimenti d'amore che provava per l'uomo e il suo sforzo sincero di aiutarlo e di lavorare. Nella personalit di Diane c'era qualcosa di sbagliato, che frustrava il suo desiderio pi profondo di trovare appagamento e gioia nell'amore. Non si lamentava del suo destino, ma esprimeva la tristezza di non avere figli. In terapia tent di fare tutto ci che pensava potesse aiutarla a diventare una persona pi efficiente. Faceva gli esercizi di respirazione sul

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cavalletto bioenergetico; il grounding, la protesta con i calci, ed espresse anche la sua rabbia verso il compagno per il modo in cui la trattava. Ma, se tutto ci la fece sentire meglio dal momento che era diventata pi ca-pace di esprimere se stessa, tuttavia non produsse un reale cambiamento nella sua personalit. Si era attaccata al tentativo di realizzare un cambia-mento (terapia, lavoro, amore, vita), ma proprio questo attaccamento era la ragione per cui niente funzionava per lei. Aveva bisogno esattamente dell 'opposto. Doveva accettare il fallimento, rinunciare, arrivare al punto in cui non poteva tentare, e doveva capire come e perch si era attaccata al tentativo. Non si pu tentare di far funzionare la vita o l'amore, che sfuggono a ogni tentativo. Diane doveva piangere, doveva esprimere la tristezza per il fallimento della sua vita e la disperazione di non aver trovato mai soddisfazione nell'amore. Tentare era una manovra per negare la disperazione e l'effetto era il mantenimento del suo attaccamento. Doveva anche comprendere perch e come questa dinamica si era sviluppata nella sua personalit. Personalmente ho imparato che non ci si pu aspettare che il paziente raggiunga quella comprensione da solo. L 'atteggia-mento caratterologico del paziente ha svolto diverse importanti funzioni nella sua vita. stato per lui quel mezzo di sopravvivenza di cui ho parla-to prima. E servito anche a dare un significato e una speranza alla sua vita. Queste forze alimentano la sua determinazione a farlo funzionare, a realizzare la sua speranza. Il paziente, dato che non accetter che la sua speranza irrealistica e che il significato che ha assegnato alla sua vita illusorio, continuer ad andare avanti nonostante le continue delusioni, che sembrano solo rinforzare la sua determinazione. Io credo che il terapeuta abbia la responsabilit di mettere il paziente di fronte alla verit del suo atteggiamento. Naturalmente, ci va fatto con empatia, per aiutare il paziente a raggiungere la comprensione. Il corpo di Diane mi diceva che non era stata precocemente deprivata. Era forte e ben sviluppato, e ci indicava che da piccola era stata allevata e nutrita in modo appropriato. Il suo problema era nato in un periodo successivo, all'incirca tra i tre e i sei anni, quando era diventata consapevole della sua sessualit e indipendenza. Nel caso della bambina, i primi sentimenti sessuali sono concentrati sul padre. Nel caso del bambino, sul-la madre. La bambina ama il padre, il bambino ama la madre, appassionatamente, entrambi con tutta l'intensit della loro giovane et. Pur avendo colorazioni sessuali, questo amore innocente, perch la conoscenza del rapporto sessuale assente dalla mente infantile. Abbandonandosi pienamente all'eccitazione di questo amore per il genitore di sesso opposto, il bambino prova una felicit che d significato alla sua vita. Sfortunatamente, questo stato di innocenza non dura e la gioia va perduta. I genitori vengono coinvolti dai sentimenti del bambino, e reagisco-

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no ai loro figli con una consapevolezza adulta, non innocente, della sessualit. Generalmente, il genitore del sesso opposto reagisce troppo positiva-mente, mentre il genitore dello stesso sesso risponde negativamente. Il padre risponde all'amore della figlia non solo come padre, ma anche come uomo. Il suo Io lusingato dall'adorazione della bambina e il suo corpo eccitato dal suo calore e dalla sua vivacit. La madre, dato che non suscita nell'uomo la stessa reazione, diventa gelosa e vede la bambina come una rivale. Questa gelosia pu essere cos intensa che la bambina teme per la propria esistenza. Come misura di autodifesa vorrebbe distruggere la madre, ma indifesa. Il padre potrebbe essere il suo protettore, ma come pu fronteggiare la collera della madre, essendo consapevole del proprio coinvolgimento emotivo nel triangolo? La sua incapacit di proteggere la figlia la fa sentire indifesa e vittima. Per sopravvivere, la bambina deve eliminare i propri sentimenti sessuali, ritirarsi dalla relazione con il padre e sotto-mettersi alla madre. Diane aveva fatto proprio questo. Nel caso del bambino la situazione non fondamentalmente diversa. Egli intrappolato nella situazione edipica e posto come rivale del padre. Se si abbandona pienamente al suo amore per la madre, rischia di essere travolto da lei come figlio di mamma, cosa che lo alienerebbe dal padre. Rifiutare la madre significa rischiare la sua ostilit e il ritiro dell'amore e del sostegno di cui il bambino ha ancora bisogno. Quando un figlio nel-la posizione di rivale del padre, diventa vulnerabile alla gelosia e alla collera di quest'ultimo. Ha paura del padre perch sente che competere con lui suscita la sua ostilit. Non competere significa perdere l'amore della madre. L'interesse sessuale della madre lusinga l'Io del bambino ed eccita il suo corpo, cosa a cui molto difficile resistere. Ma cedere alla tentazione e arrendersi all'eccitazione porterebbe a una relazione sessuale con la madre, che troppo spaventosa e troppo pericolosa. Ci accadde a Edipo che, ignorandone la vera identit, uccise il proprio padre e spos la propria madre. Il suo fu un destino tragico. Per evitare questo pericolo, il bambino deve mettere a tacere i sentimenti sessuali per la madre, e ci provoca in lui una castrazione psicologica.' Il corpo di Diane mostrava gli effetti della situazione edipica vissuta nell'infanzia. Bench il suo corpo fosse robusto e ben modellato, la parte inferiore, dai fianchi ai piedi, non era intensamente investita. Le sue gam-be vibravano quando era nella posizione di grounding, ma le vibrazioni non si estendevano al bacino, che rimaneva molto teso e rigido. Il movimento della respirazione non si estendeva profondamente all'addome. Non avevo dubbi che avesse paura di abbandonarsi alla sua sessualit.
2 Si veda A. Lowen, Paura di vivere, Astrolabio, Roma 1982, per un'analisi approfondita del tema edipico dal punto di vista sociologico e psicologico.

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Questa paura si manifestava anche nella tensione del torace, che restringeva la sua respirazione e limitava i sentimenti del suo cuore. Il suo viso aveva a volte un'espressione gioiosa, quasi infantile, che non corrisponde-va alla sua et. Diane aveva paura di essere pienamente una donna. I suoi sforzi avevano un forte elemento di compiacimento. Voleva compiacere me e voleva compiacere gli uomini con i quali era stata coin-volta. Erano per lei figure paterne, dato che avevano almeno quindici anni pi di lei. In questo atteggiamento di compiacenza continuava a comportarsi come la `piccolina di pap '. La sua speranza era che in questo ruolo potesse recuperare l'amore e la felicit che aveva conosciuto da bambina con il padre. Ma questo stesso ruolo le impediva di trovare appagamento come donna. Diane ricordava il piacere e la gioia che aveva provato con il padre: "Mi leggeva qualcosa tutte le sere, prima che mi addormentassi. Leggeva a lungo, credo circa un'ora. Mi piaceva molto ascoltarlo. Non vedevo l'ora che venisse la sera, quando lui mi avrebbe letto qualcosa. Dopo la lettura io mi addormentavo". Il padre l'aveva introdotta alla letteratura e Diane ricordava le passeggiate che facevano insieme, durante le quali il padre condivideva con lei i suoi pensieri. Quando le chiesi del suo rapporto con il marito che Ia maltrattava, disse: " Mi piaceva sentirlo parlare. Era molto brillante". L'esperienza sessuale vissuta con lui, disse Diane, era la migliore che avesse mai conosciuto. Dato che l'amava nonostante i maltrattamenti fisici, io le feci domande pi approfondite sul suo rapporto con il padre, e lei rifer un ricordo che non l'aveva mai abbandonata: "Ricordo che stavo a letto, avevo tre anni e mezzo o quattro, e mi sentivo fiduciosa e felice. Non erano senti-menti nuovi. Ricordo che in quell'occasione mio padre era chinato sul letto. Ricordo la sua mano che mi colp, ma sentivo che non voleva farlo. Non so perch mi colp. Ero cos felice di vederlo. Fu un grande shock. Mi confuse, e non ero mai stata confusa fino ad allora. Mi sentii accusata a torto e ora mi sento sempre accusata a torto dalla gente. Devo stare in guardia, ma non voglio stare in guardia. Non so come proteggermi". Il ricordo di essere stata colpita dal padre, cosa che aveva vissuto come un tradimento, l'aveva turbata fin da piccola. Non riusciva a liberarsi da quel ricordo perch non aveva mai potuto esprimere nessuna rabbia contro il padre. Nella seduta le suggerii di colpire il letto con la racchetta da tennis per esprimere parte di questa rabbia repressa. Sospetto che all'inizio dicesse di essere arrabbiata solo per compiacermi, perch quando tentava di colpire il padre, aveva difficolt a esprimere rabbia. In seguito am-mise di avere questa difficolt. Ammise anche di aver paura che se si fosse arrabbiata con lui, il padre non l'avrebbe pi amata. Dato che il padre era morto da anni, Diane si aggrappava all'illusione che egli ancora l'amasse.

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Diane giustificava l'attacco del padre pensando che fosse stato istigato dalla madre. Il padre era scisso tra le due donne. "La sua ossessione per me rendeva la mamma estremamente gelosa e lui doveva scegliere". Poi, per la prima volta, Diane riconobbe che l'ossessione che il padre aveva per lei era sessuale. "Era troppo ardente per me". Ma ci non diminu il suo amore per lui. L'interesse sessuale del padre l'aveva infiammata d'amore e di gioia al punto da farle considerare idilliaca questa parte del-la sua infanzia. L'altra parte, ossia la sua relazione con la madre, era un inferno. Aveva degli incubi. Quando era sveglia, la madre Ia picchiava spesso con un cucchiaio di legno. Diane descrisse la madre come una donna con un'incredibile volont di ferro, che non si poteva spezzare. "Tormentava mia sorella, che era bella e piena di gioia, quando ballava per casa con i tacchi alti, con i capelli ben pettinati e la bocca truccata. Era troppo sessuale per mia madre. La picchiava con un cucchiaio di legno e le diceva di cambiarsi d'abito, altrimenti avrebbe continuato a picchiarla a morte". Adesso pesa pi di cento chili, parla in modo molto ricercato ed fuori dalla realt. Diane era terrorizzata dalla madre, era esternamente sottomessa ma internamente ribelle. Comment: "L'ho sempre percepita come un quadro di Picasso, divisa proprio nel mezzo ". La sua protettrice, quando c 'era, era la nonna greca, la madre della madre, che considerava come la sua migliore amica. Si pu immaginare il tormento che Diane visse da bambina, lacerata com'era tra l'amore per il padre, con la conseguente eccitazione sessuale, e il senso di colpa e la paura suscitati da quella relazione. Il senso di colpa era soverchiante. "Mi sentivo responsabile di ci che accadeva. Se qualcosa andava male, ero io che avevo sbagliato. Quasi impazzivo. In genere mi arrabbiavo terribilmente,'ma non ottenevo nessun risultato. Battevo la te-sta contro il muro e gridavo, gridavo. La mia rabbia diventava distruttiva. Volevo rompere tutto e ci mi faceva sentire ancora pi in colpa". Alla fine dell'adolescenza e dopo il diploma di scuola secondaria, Dia-ne mise in atto la sua ribellione con l'uso di droghe e con un comporta-mento sessualmente promiscuo. Entr a far parte di un movimento hip-pie, divent una `figlia dei fiori'. Dopo un paio d'anni si rese conto che il suo comportamento era autodistruttivo e and in Europa a studiare. L si innamor di un uomo attraente, pi o meno della sua et, che ricambiava i suoi sentimenti. Sfortunatamente questa relazione non ebbe sviluppi in quanto la famiglia di lui ebbe da obiettare sulla condizione sociale di Dia-ne, che riteneva inferiore alla loro. Diane ebbe un'altra intensa relazione amorosa, che ugualmente non pot trasformarsi in una relazione permanente. A proposito di queste relazioni, Diane disse: "Scelgo sempre uomini che hanno madri che non li lasciano andare. Ho avuto problemi con tutte le loro madri. Avevano il terrore che avrei portato via i loro figli".

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Ai miei occhi Diane era un'affascinante figura tragica, e in certo senso anche lei si vedeva allo stesso modo. Disse: "Sono tanto infelice. Non ve-do un futuro per me. Mi limito a vivere un giorno dopo l'altro". Queste affermazioni produssero un pianto profondo che la port poi a commentare: "C' sempre in me una tristezza profonda che non credo di poter mai superare". I sentimenti non cambiano se si tenta di superarli. In conseguenza di questo suo tentativo, Diane assumeva un'espressione felice, brillante, in parte per presentarsi come persona positiva e affidabile, in parte per alimentare la speranza di trovare l'amore della sua vita. A un li-vello profondo, era una tecnica di sopravvivenza, in quanto la sua tristezza sfiorava una forma di disperazione che sentiva minacciosa. Eppure questa disperazione non era pi realistica della speranza di riconquistare il paradiso perduto che aveva conosciuto e assaporato da bambina nell'amore del padre. Quella speranza e quell'amore appartengono entrambi alla sua infanzia e sono irrilevanti per la sua situazione attuale di donna matura che desidera una relazione matura con un uomo che sia per lei pi di un amante. Dovrebbe essere un compagno e un ma-rito, capace di lavorare accanto a lei per costruire una casa e forse per creare una famiglia. Dato che gli uomini hanno bisogno della stessa cosa da una donna, non si tratta di un'aspettativa irrealistica. Ma pu trovare realizzazione solo se la donna e l'uomo sono individui maturi. Diane non era una donna matura. In lei c'era ancora troppo della bambina che cerca una figura paterna che possa ristabilire la situazione della sua infanzia, che dovrebbe adorarla, dirle che bella, affermare la sua innocenza e proteggerla dalla matrigna cattiva. Naturalmente, nessun uomo pu fare questo per una donna. L'innocenza perduta non pu esse-re recuperata, ma il senso di colpa pu essere eliminato restaurando la pienezza e la libert di autoespressione, compresa l'espressione dei senti-menti sessuali. La paura della madre cattiva pu essere eliminata mobilitando la rabbia della persona. Ci accadde con Diane verso la fine della terapia, quando riusc a fronteggiare la madre e a chiederle aiuto. Con sua grande sorpresa, la madre si dimostr molto disponibile ad aiutarla. Il suo rapporto con gli uomini era pi complicato perch credeva di arrendersi all'amore arrendendosi a essi. Questo il modo in cui una bambina vede se stessa in relazione al padre. Lui tutto il suo mondo ed emotivamente lei esiste quasi esclusivamente nei termini di questa relazione. Sentendo una bambina di tre anni che grida con gioia: "Pap, pap! ", quando lo vede, si pu capire la totalit del suo abbandono. Questo comportamento caratteristico di un'et in cui l'Io o il senso di s non si so-no ancora pienamente sviluppati, ed responsabile del sentimento profondo di gioia che i bambini conoscono. Ma noi non rimaniamo bambini. Tra i tre e i sei anni l'Io si sviluppa e con esso cresce il senso di s

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che diventa un aspetto dominante della personalit. In questo periodo, noto come periodo edipico, il bambino diventa consapevole della sessualit adulta e perde la sua innocenza. Quando a sei anni ha inizio la scuola e il bambino si unisce ad altri bambini della sua et per imparare a conoscere il mondo esterno, ha o deve avere quel senso di s strutturato che chiamiamo Io. Ora un individuo cosciente di s con un sentimento di orgoglio per la propria individualit. L'autocoscienza una forza alienante in quanto rende coscienti della propria separatezza. In casa l'individuo parte della famiglia e trae la propria identit dalla posizione che occupa nel gruppo familiare. Questa identit relativamente priva di significato a scuola, dove si uno tra tanti bambini nella stessa posizione. A scuola il bambino former nuovi legami con uno o pi compagni, legami basati sulla condivisione di una situazione comune e di interessi e sentimenti simili. Questi legami posso-no essere molto forti e il sentimento d'amore tra due bambini pu essere estremamente intenso. Il bambino conserva ancora un forte attaccamento alla famiglia, ma questo amore, se sano, lo libera e lo sostiene nel suo movimento verso la costituzione di rapporti con i coetanei. Se il bambino aggrappato alla famiglia come lo era Diane, non pu orientarsi facilmente verso le relazioni tra coetanei. Se in casa stato privato dell'amore, diventer dipendente e insicuro rispetto ai suoi nuovi amici. Se a casa era considerato speciale, entrer in competizione con i nuovi conoscenti e cercher di dominarli. In entrambi i casi, le nuove amicizie non offriranno al bambino la gioia che desidera. L'amore in una sana relazione paritetica tra due bambini rafforza il senso di s dell'individuo. Differisce dall'amore del bambino per il genitore del sesso opposto in quanto, come abbiamo visto, qui c' una resa del s. Il sesso non assente da queste relazioni, dato che una realt dell'esistenza, ma la sua spinta enormemente ridotta, cos che il senso di s che sta pervenendo alla coscienza possa svilupparsi in proporzioni mature. Nelle prime fasi dello sviluppo della teoria psicoanalitica, Freud propose il concetto di due istinti antitetici che indic come istinto di autoconservazione o dell'Io e istinto di conservazione della specie o sessuale. innegabile che nella personalit esistano queste due forze, comunque le si voglia descrivere. Nell'adulto sono forze polari che rappresentano una carica energetica nel corpo, che pulsano tra i poli superiore e inferiore del corpo, tra la testa, con le sue funzioni egoiche, e il bacino, con le sue funzioni sessuali. Come ogni movimento pendolare, non pu essere maggiore a un estremo rispetto all'altro. Quindi, in termini di carica energetica, l'Io non pu essere pi forte della sua controparte, che la sessualit. Questo principio potrebbe sembrare contraddetto dagli individui narcisisti, il cui esagerato egocentrismo si associa a una diminuita potenza

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sessuale. Tale grandiosit per non denota una reale forza dell'Io, ma proprio l'opposto. L'immagine dell'Io gonfiata per compensare l'impotenza sessuale.3 La vera forza dell'Io si manifesta nello sguardo, che di-retto, risoluto e forte. Tale sguardo deriva da un'alta carica energetica ne-gli occhi e corrisponde a una carica analoga nel segmento genitale. Anche gli occhi vivaci denotano un Io forte, che radicato nel corpo e che trae origine da sentimenti di piacere e di gioia nella persona. Si pu sempre riconoscere una persona innamorata dallo scintillio dei suoi occhi. L'amore adulto non una resa del s, ma una resa al s. L'Io cede al cuore l'egemonia sulla personalit, ma questa resa non 1o annienta. Ne risulta invece rafforzato, dato che le sue radici nel corpo vengono nutrite dalla gioia che il corpo prova. Nell'affermazione "Io ti amo", l'Io diventa forte quanto il sentimento d'amore. Si pu dire che l'amore maturo autoaffermativo. Diane rappresenta l'atteggiamento tipico di molti miei pazienti, i quali, quando si innamorano, si arrendono all'altro e non al s. Rinunciano alla propria indipendenza nella speranza che l'altra persona si prenda cura di loro. In realt regrediscono a una posizione infantile che sembra promettere la realizzazione della relazione che avevano con il genitore del sesso opposto. Diventano dipendenti, e in questa posizione sono esposti e indifesi contro la violenza. Ovviamente, queste relazioni raramente sono durature e gli individui finiscono con il cuore spezzato, ripetendo la situazione che hanno gi sperimentato da bambini. impossibile avere un rapporto amoroso maturo se non si una per-sona matura, capace di reggersi sulle proprie gambe, di stare da sola se necessario, e capace di esprimere liberamente e pienamente i propri sentimenti. Tale amore non egoistico per la persona che condivide se stessa pienamente. E autocentrato, ma ci rende eccitante Ia relazione, in quanto ciascuna persona un individuo con un s unico che condivide con il partner. In questo tipo di rapporto la realizzazione dell'amore nel sesso reciproca nella soddisfazione del piacere. Questa concezione dell'amore contrasta con l'idea corrente che in amore si debba vivere per l'altro. Ma ci ne fa una relazione di subordinazione e non di condivisione. La condivisione tra eguali, mentre si subordinati a un superiore. Tali relazioni amorose perdono presto la loro eccitazione e finiscono con il partner dominante che cerca fuori della relazione quell'eccitazione che manca nel matrimonio. Quando ci accade, il coniuge che viene lasciato indietro cerca di essere ancor pi sottomesso, di far funzionare il rapporto, di essere ci che il partner vuole. Un'al-tra paziente, che era stata lasciata dal marito, pianse profondamente, poi
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A. Lowen, Il narcisismo. L'identit rinnegata, cit.

L'amore: l 'emozione appagante 129 disse: "Per tutta la vita ho cercato di sistemare le cose, ma non ha mai funzionato. Non puoi sistemare le cose. Io continuo a cercare di aiutare la gente e ne ricavo solo danni. Ne sono stufa". Philip aveva gi superato la cinquantina quando mi consult perch nella sua vita mancava qualcosa. Si era sposato in giovane et con una donna che non amava e aveva avuto tre figli. Ma era rimasto sposato per circa vent'anni perch sentiva che la moglie aveva bisogno di lui. Quando lo vidi, viveva da quasi dodici anni con una donna molto pi giovane di lui. La loro relazione era cominciata come incontro sessuale, ma nel corso degli ultimi otto anni amore e sesso si erano dileguati. Dormivano nello stesso letto, spesso nudi, ma tra di loro non c'era nessuna intimit. Philip rifer che lei spesso lo criticava per alcune sue debolezze o errori di poco conto ma, disse, era lui a cercarselo. Per il resto la situazione era gradevole e la coppia sembrava stare bene. Ognuno aveva la propria professione e spesso erano separati per motivi di lavoro. Philip era avvocato in una piccola ma fortunata societ, specializzata in diritto fallimentare. E facile capire come mai Philip si lamentasse della mancanza di qual-cosa nella sua vita. Nella sua ricerca di soddisfazione aveva fatto molti anni di analisi freudiana e junghiana, che Io avevano indotto anche alla meditazione e ad altre attivit spirituali. Per molti anni aveva partecipato a un gruppo di uomini che si proponeva di sviluppare la coscienza maschi-le. Philip aveva un viso largo, aperto. Aveva un corpo forte e ben costruito e un portamento gradevole. Le donne erano attratte da lui, ma egli rimase fedele alla sua partner. Per comprendere il suo problema necessario conoscere la sua storia. Descrisse la madre come una donna dominante con tendenze isteriche e il padre come un uomo tranquillo e passivo. C'erano due figli, lui e la sorella di due anni maggiore. Si rendeva conto che la madre era stata seduttiva con lui. Era una cosa che lo faceva sentire speciale e nello stesso tempo responsabile della felicit di lei. Con la sua esperienza di psicologia analitica, Philip era a conoscenza dei problemi edipici e riconosceva di essere stato spinto a competere con il padre e a superarlo, come effettivamente aveva fatto. Si sentiva a suo agio nel mondo maschile dove poteva essere aggressivo senza essere violento. All'universit aveva giocato nella squadra di calcio. Il suo problema riguardava le relazioni con le donne. Ma i suoi problemi potevano essere elaborati solo se Philip entrava in contatto con i sentimenti verso le donne, che aveva fortemente represso. Parlava molto apertamente e razionalmente del suo problema, ma con scarsa emozione. Venne da me perch si era reso conto che le sue emozioni erano bloccate in tensioni fisiche che richiedevano un approccio fisico. Sul cavalletto bioenergetico la respirazione di Philip era poco profonda. Il suo torace era gonfio e rigido. L'incoraggiamento a usare la voce gli

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diede un certo aiuto, ma non suscit nessuna tristezza. Nell'esercizio di grounding Philip ebbe notevole difficolt a far vibrare le gambe. Fece l'esercizio di dare calci con una certa manifestazione affettiva, ma senza dare luogo a una liberazione di emozioni. Philip aveva sviluppato un for-te controllo dei sentimenti molto presto nella sua vita, in un periodo in cui sfuggiva alla sua capacit conscia la possibilit di allentare il controllo. Nondimeno, dopo questi esercizi si sent molto meglio. Sapeva che an-davano nella direzione giusta ed era determinato a continuare gli esercizi e l'analisi. In un'occasione, mentre Philip stava sul cavalletto ed emetteva un suo-no continuo, la sua voce raggiunse un punto in cui sembrava che si spezzasse e che lui scoppiasse a piangere. Con mia sorpresa, cominci a ride-re e non riusciva pi a fermarsi. Ho visto questo fenomeno con altri pazienti e, in quasi tutti i casi, se la risata continua, finisce in singhiozzi. E un tentativo inconscio di negare la tristezza trasformandola in qualcosa di cui ridere. Mi misi anch'io a ridere per aiutarlo a sentire che la sua risata era irrazionale, ma ci che accadde fu che rise ancora pi forte, finch dopo quindici minuti mettemmo fine alla farsa. Ma seppure non pianse, quel giorno Philip si rese conto che aveva una forte resistenza ad abbandonarsi e a permettere che qualcuno si avvicinasse a lui. Nonostante il suo aspetto virile, Philip aveva una qualit adolescenziale che smentiva ogni pretesa di piena maturit. Grazie all'analisi prese co-scienza che da bambino si era sentito intrappolato dalla madre e aveva risentito della responsabilit di essere il suo ometto, ma era anche intrappolato nel sentimento narcisistico di essere speciale e superiore, generato dall'attrazione sessuale che la madre provava nei suoi confronti. Il narcisismo un problema comune degli uomini che hanno avuto una madre seduttiva e dominante. Nella loro personalit c' un elemento fallico con-nesso alla potenza sessuale, che costituisce la base del loro sentirsi sessualmente desiderabili dalle donne. Vedono la potenza di erezione come capacit di soddisfare una donna sessualmente ed emotivamente. Ma per questo tipo di uomo abbandonarsi all'amore molto difficile: da un lato implica il rischio di essere posseduto da una donna come stato posseduto dalla madre, e dall'altro pu significare la perdita della posizione falli-ca con il suo sentimento di specialit e superiorit, in quanto porta all'orgasmo sessuale che scarica tutta l'eccitazione suscitata dal gioco seduttivo. Philip mi disse che poteva conservare l'erezione dentro una donna per due ore, mentre lei sperimentava orgasmi multipli. Ma il fallimento o l'incapacit di abbandonarsi lasciava Philip insoddisfatto e privato di qualcosa di importante. Abbandonarsi non qualcosa che si possa fare con un atto di volont, in quanto implica proprio una rinuncia alla volont. La volont un mec-

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canismo di sopravvivenza e nel caso di Philip sopravvivenza significava non permettere che una donna lo possedesse. Il punto di svolta nella terapia di Philip ebbe luogo poco tempo dopo la morte del padre novantaduenne, di cui si era preso cura per parecchi anni. Io avevo pensato che questo evento avrebbe potuto avere un effetto liberatorio. La relazione di Philip con il padre era complessa. Era il figlio, ma negli ultimi anni della vita del padre era stato anche il padre di suo padre. Il coinvolgimento edipico con il padre, che lo faceva sentire superiore, lo manteneva nella posizione di ragazzo. Ora poteva rivendicare il suo regno, che la piena maturit. Si interess a una donna che aveva conosciuto precedentemente e la loro divent un'intensa relazione sessuale, del tutto diversa da quella con Ruth. Philip sentiva di essere veramente innamorato di Elizabeth, la sua nuova donna. Era pi anziana di lui, con figli grandi. Se prima si era innamorato di una donna pi giovane, ora dava il suo cuore a una donna pi anziana. Le circostanze del rapporto con Elizabeth gli resero possibile condurre una doppia vita, nel senso che passava i fine settimana con la nuova amante e il resto del tempo con Ruth. La nuova relazione sembrava diventare sempre pi intensa con il passare delle settimane, mentre la vecchia continuava secondo il suo modello normale. Ma Philip era consapevole che quella situazione non poteva continuare. Doveva prendere qual-che decisione. Elizabeth spingeva perch Philip informasse la sua compagna della loro relazione, ma egli esitava, incerto. Descrisse in questo modo il suo conflitto: "So che mi ama profondamente (parlando della nuova relazione). Dice di non aver mai provato un piacere sessuale come quello che ha con me. Condividiamo molti interessi e ci comprendiamo profondamente. Posso essere molto aperto con lei. Lei vuole stare sempre con me, ma io sento che nella sua personalit c' una certa dipendenza. Con Ruth ho maggiore libert. Ruth una donna pratica, che sa come fare le cose, contrariamente a Elizabeth. Ma io amo Elizabeth. Sono sessualmente eccitato da lei, mentre non lo sono da Ruth". La personalit di Philip non gli avrebbe permesso cli vivere una doppia vita. Doveva essere aperto e onesto con entrambe le donne, ma sapeva che parlando di Elizabeth avrebbe ferito Ruth e non se la sentiva di farlo. Philip stava sul cavalletto a respirare mentre parlavamo del problema, quando improvvisamente cominci a piangere. Qualche accenno di pian-to si era gi presentato durante la terapia e ci, io credo, lo aveva aiutato ad aprirsi al nuovo amore. Mentre piangeva in quest 'ultima occasione, disse che sentiva un dolore nel cuore e lo colleg all'idea che fare male a Ruth fosse anche un suo dolore. Il suo cuore era spezzato esattamente co-me credeva che il suo rifiuto avrebbe spezzato quello di Ruth. Philip cominci a piangere pi profondamente, perch ora provava quella tristezza

132 L 'amore: l 'emozione appagante

che aveva represso nell'infanzia, quando la madre aveva rifiutato il suo sentimento sessuale per lei. La tensione toracica che aveva ristretto la sua respirazione e bloccato la sua capacit di abbandonarsi all'amore era una difesa contro il dolore della sua infanzia e la vulnerabilit a nuove ferite. Ma la situazione in cui si trovava adesso non aveva una facile soluzione. Non poteva lasciare Ruth perch non voleva farle del male e perch aveva paura di rimanere solo. Ruth era nella stessa situazione. Pur percependo che c'era un'altra donna nella sua vita, non poteva lasciarlo. Sa-pendo che il Ioro amore sessuale si era spento, dichiarava di essere disposta ad accettare il bisogno di Philip di una relazione temporanea. Ruth e Philip non erano stati insieme tutti quegli anni per amore, ma per bisogno. La loro era una relazione di co-dipendenza. Ciascuno aveva bisogno dell'altro. Prigioniero com'era nel rapporto con Ruth, Philip cominciava ora a sentire di essere intrappolato anche nella relazione con Elizabeth. Lei premeva perch Philip lasciasse Ruth e minacciava di troncare la loro relazione se non lo faceva, ma non era in grado di lasciarlo pi di quanto Philip potesse lasciare Ruth. Philip divenne consapevole che Elizabeth aveva bisogno di lui e che lo avrebbe posseduto come aveva fatto la madre. Philip cominci a rendersi conto che avrebbe dovuto separarsi da Elizabeth per la stessa ragione per cui si stava separando da Ruth, e cio perch non era libero. Essere libero divent allora il problema centrale nella terapia di Philip. Si rese conto che non poteva essere una persona libera, ossia una persona fedele a se stessa, fino a quando era dipendente. Era dipendente anche nel lavoro, dove si appoggiava a un partner di cui credeva di aver bisogno. Quindi, nonostante il fatto che fosse prossimo ai sessant'anni, Philip era emotivamente un ragazzo, e non un uomo capace di reggersi sulle proprie gambe e di stare da solo. La maturit emotiva era la dimensione che mancava nella vita di Philip, e questa era una tragedia per la quale poteva piangere e arrabbiarsi, cosa che fece. Nel corso dell'anno successivo potei vedere un cambiamento nella personalit e nella vita di Philip. Si separ da Ruth, anche se rimasero amici. Si separ anche da Elizabeth, bench i reciproci sentimenti sessuali siano rimasti molto forti. Assunse una posizione dominante nella sua societ. E l'amore? Philip disse che provava amore per Ruth, anche se non aveva desideri sessuali nei suoi confronti. Per dirla con parole semplici, il suo cuore era aperto a Ruth e in modo diverso anche a Elizabeth, per la quale provava ancora sentimenti sessuali. Era un tipo di amore che aveva origine da sentimenti positivi per queste persone e non da un qualche bisogno di loro. E poi il suo cuore si apr fino a includere la sorella dalla quale era rima-sto distante per anni. E poi ancora, con un movimento che mi sorprese, durante una seduta disse: "Dottor Lowen, voglio dirle quanto le voglio

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bene". Fece un sogno nel quale vedeva se stesso che saliva in cielo su una nuvola bianca. Era estremamente eccitato, perch lo vedeva come un'espressione di rinascita spirituale. Nello stesso tempo sentiva dentro di s una profonda pace interiore, che era anche un sentimento di gioia. Nonostante la tranquillit e la semplicit di questi sentimenti, c'era in es-si un elemento passionale. Philip era appassionatamente innamorato della vita e del mondo. Non aveva bisogno di ulteriore ricerca. Aveva trovato se stesso, aveva raggiunto il nucleo del suo essere, il suo cuore, e l aveva scoperto il senso della vita nella sua apertura all'eccitazione di esistere. Philip aveva conosciuto l'amore prima. Era innamorato di Ruth quando diventarono amanti, come lo era della moglie quando si incontrarono. In quelle situazioni, il sentimento d'amore era autentico, ma non era an-dato abbastanza in profondit e non dur. Cos come ci si innamora, ci si disamora e ci troppo spesso accade perch siamo delusi del fatto che l'altra persona non ci soddisfa. Non ci rendiamo conto che nessuno pu soddisfarci, tranne noi stessi, e che la nostra soddisfazione deriva dall'essere pienamente aperti a noi stessi e alla vita. Quando la freccia dell'amo-re penetra nella nostra corazza e raggiunge il nostro cuore, noi siamo aperti alla vita e alla gioia, ma non rimaniamo tali. Il nostro Io lentamente riafferrna il suo potere, mettendo in discussione, diffidando e controllando. L'apertura considerata una breccia nella nostra posizione difensiva, una ferita che dobbiamo curare o rimarginare. Innamorarsi non la risposta, lo continuare ad amare, ossia rimanere aperti. Prima necessario aprirsi al proprio s, ai propri sentimenti pi profondi, e perch ci accada si deve essere liberi da sentimenti di paura, vergogna o colpa. La paura mina la capacit di arrendersi all'amore. Non una paura razionale, bens una paura che origina e ha significato solo in rapporto all'esperienza infantile dell'individuo. Tuttavia, conserva il suo potere fino a quando ci comportiamo come se fossimo nella stessa situazione infantile. Finch Diane si sforzer di dimostrare di essere una brava bambina, di essere affidabile, di fare le cose giuste, avr paura di essere se stessa, di accettare la propria sessualit, di arrendersi all'amore. Finch Philip temer di essere posseduto da una donna, far di tutto per non arrender-si all'amore. Baser la sua attrattiva nei confronti di una donna sulle sue qualit superiori, non sul fatto di essere un uomo che ha bisogno di una donna che riempia la sua vita. A questo livello Philip ancora un ragazzo che gioca all'amore e che ha ancora bisogno di una madre che si curi di lui. Philip non era mai stato realmente solo. Poich aveva lasciato la casa della madre solo quando si era sposato, era stato sempre coinvolto con una donna. Nonostante il suo amore per Elizabeth, sapeva che andare a vivere con lei subito dopo aver lasciato Ruth sarebbe stata una fuga dal confronto con la paura di rimanere solo. Finch si sentiva dipendente da

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una donna, non poteva essere libero, avrebbe sempre temuto che il potere della donna si impossessasse di lui. Gli sarebbe mancata la maturit che fa della resa totale all'amore un'espressione del proprio s pi profondo. Qualche settimana dopo la discussione di questi problemi, Philip aveva riferito di essersi svegliato felice per un sogno nel quale sentiva di non aver pi paura di stare solo, di non essere pi dipendente da una donna. Ogni volta che un paziente si sente liberato dalla paura, un 'esperienza di gioia! La maturit lo stadio della vita in cui l'individuo conosce e accetta il proprio s. Conosce le sue paure, le sue debolezze e le sue strategie, e le accetta. Io non credo che si possa mai arrivare ai punto di essere completamente liberi dagli effetti traumatici del passato, ma si pu arrivare a non lasciarsene bloccare. Accettare non significa essere indifesi. Poich i problemi si sono strutturati nel corpo nella forma di tensioni croniche, si pu lavorare sul corpo per liberarsi. I vari esercizi bioenergetici che utilizziamo nella terapia possono essere fatti a casa. Ci possibile quando la persona stata in terapia bioenergetica e sa come usarli. Accettazione significa anche perdere ogni vergogna per i propri problemi e difficolt. Come il senso di colpa, la vergogna limita la libert della persona di essere se stessa e di esprimersi. 4 La madre aveva reso Diane estremamente vergognosa dei suoi sentimenti sessuali, definendo volgare e sporco il suo comportamento sessuale innocente. Ma poich tali sentimenti erano associati a sensazioni molto eccitanti e piacevoli, la bambina si trov in un terribile conflitto, che la fece quasi impazzire. Cerc di reprimere questi sentimenti e, come abbiamo visto, in una certa misura riusc a eliminarli, ma ci suscitava una tensione interiore che poi la spingeva ad attualizzarli. L'uomo `civile ' moderno prova una certa vergogna per il corpo e le sue funzioni animali, particolarmente in relazione alla sessualit, ma pochi pazienti parlano della loro vergogna. Si vergognano troppo di par-lare della loro vergogna e, essendo persone evolute, la negano. L'espressione di s non si limita ai sentimenti di tristezza e di rabbia. Molte persone hanno qualche oscuro segreto che si vergognano di rivelare e che a volte nascondono anche a se stesse. Paure, invidia, disgusto, repulsioni e attrazioni, quando vengono nascosti per vergogna, diventano importanti barriere contro la resa all'amore. Come Diane soffriva di vergogna, Philip soffriva di un profondo senso di colpa, di cui era ampiamente inconsapevole. Il senso di colpa differisce dalla vergogna in quanto collegato a sentimenti e azioni che sono consi4

Ho analizzato la natura della vergogna e del senso di colpa nel mio libro Il

nel quale vengono definiti emozioni valutative. Alla base di entrambi i sentimenti vi sono autovalutazioni negative.
piacere, cit.,

Lamore: l 'emoz ione appagante 13.5

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derati moralmente sbagliati, pi che sporchi o inferiori. Ma parecchie persone che vengono attualmente in terapia sono psicologicamente evolute e negano ogni senso di colpa. Questa negazione impedisce di parlarne e ci rende difficile liberare la persona dai suoi legacci. I bambini sono indotti a credere che i sentimenti di rabbia e la sessualit siano moral-mente sbagliati quando sono diretti verso i genitori. La paura associata alla vergogna cos come al senso di colpa. Il senso di colpa di Philip si manifestava nella grave tensione muscolare che paralizzava la sua tristezza e la sua rabbia, che solo raramente raggiungevano la coscienza. Egli provava molta rabbia verso la madre per il tradimento del suo amore e verso il padre per averlo lasciato alla merc della madre. Ma si era coinvolto anche lui nel gioco, che lo faceva sentire speciale e superiore. Come ci si pu arrabbiare con un genitore che ti tratta come un essere speciale e superiore? La rabbia emerge solo quando si percepisce il prezzo che si pagato in sofferenza e frustrazione per quella posizione. Quando Philip scoppi a piangere profondamente, sentendo il dolore nel suo cuore, era sulla strada per diventare un uomo libero. Arrendersi all'amore implica la capacit di condividere pienamente il proprio s con un partner. L'amore non dare, ma essere aperti. Tale apertura deve essere in primo luogo verso se stessi, poi verso l'altro. Ci implica essere in contatto con i sentimenti pi profondi e poi essere capaci di esprimerli in modo appropriato. Per Philip significava comprendere e accettare la rabbia che aveva verso le donne, tutte le donne, perch ciascuna rappresentava in qualche modo la madre. Per Diane significava accettare la propria rabbia contro gli uomini, compreso il terapeuta, perch ciascuno rappresentava il padre che l'aveva tradita. Arrendersi al corpo e ai suoi sentimenti arrendersi all'amore.

li tradimento dell'amore
Quando i pazienti entrano pi in contatto con se stessi e con gli eventi della loro infanzia, generalmente diventano consapevoli di sentirsi traditi dai genitori. Questa sensazione di tradimento d poi origine a un'intensa rabbia. Dopo due armi e mezzo di terapia, Monika disse: "Mi sento tradita da mio padre. Mi ha usata. Io lo amavo e lui mi ha usata sessualmente. Quando entro in rapporto con il mio bacino sento quanto sono stata tra-dita. Non capisco perch gli uomini facciano questo". Poi aggiunse: "Mi sento come un animale. Sono cos arrabbiata. Vorrei mordere, ma temo di rivolgere questo sentimento al pene". I suoi sentimenti erano stati scatenati dalla recente rottura del rapporto con un uomo al quale aveva dato il suo amore. Lui accettava il suo amore, ma la criticava spesso. Accettare l'amore di una donna senza restituire amore o mostrare rispetto equivale a usarla. Il padre l'aveva usata con un atteggiamento seduttivo, eccitando il suo amore e poi esibendola come oggetto sessuale ai suoi amici. Questo comportamento, che costituisca o no una reale violenza sessuale, era comunque un tradimento del-l'amore e della fiducia che una bambina ha per il genitore. Naturalmente ogni atto di violenza sessuale su un bambino da parte di un genitore o di un altro adulto un tradimento dell'amore e della fiducia. Ma io credo anche che ogni atto di tradimento contenga in s un elemento di violenza sessuale, agita apertamente o allusa segretamente. Un altro paziente, un uomo, sentiva di essere stato tradito dalla madre. Da bambino non era in grado di farle fronte. La madre tentava di controllare ogni aspetto della sua vita e del suo comportamento, con Ia conseguenza che, da adulto, egli non era capace di agire nel proprio interesse. Doveva avere successo, doveva fare le cose giuste perch la madre potesse essere orgogliosa di lui. Era stato `l'ometto di casa' della madre, e da adulto svolgeva un ruolo analogo per la moglie. In una seduta prese a lamentarsi di avere la gola secca: non poteva emettere un suono forte n fa-re un respiro profondo. Si sentiva soffocare, e l'immagine che emerse fu quella di un cane tenuto con collare e guinzaglio. In questo caso, si tratta-

Il tradimento dell 'amore 137

va di un collare soffocante. La madre lo vestiva e lo metteva in mostra come se fosse stato un barboncino da esposizione. Rendendosi conto di ci, egli disse: "Dovevo farla sentire orgogliosa, dovevo soddisfare la sua immagine di madre impareggiabile". Questa madre aveva usato il figlio, come il padre aveva usato Monika, per ricavare una certa eccitazione sessuale e la soddisfazione di possedere un maschio adorante. Era completamente inconsapevole che con tale comportamento privava suo figlio della sua maschilit. Le sue azioni rap-presentavano il bisogno di fare a un maschio ci che era stato fatto a lei da bambina. Come abbiamo visto nel capitolo sulla rabbia, una persona mette in atto su altri indifesi e dipendenti le offese e i traumi che ha subito nell'infanzia, quando era a sua volta indifesa e dipendente. L'uso del potere su qualcun altro ha sempre connotazioni sessuali. I genitori usano il loro potere per disciplinare il figlio, in modo che diventi un bambino `buono' e pia tardi un adulto `buono'. D'altra parte, essere cattivo non significa solo essere negativo o ostile, ma essere sessuato. Un bambino `buono' sottomesso, ossia fa ci che gli si dice. E gli si dice che tale comportamento gli garantir l'amore, ma si tratta di una falsa promessa, in quanto ci che otterr l'approvazione, non l'amore. L'amore non pu essere condizionato. L'amore condizionato non vero amore. In difesa dei genitori si deve riconoscere che necessario imporre una certa disciplina per mantenere un qualche ordine nella casa e per proteggere il bambino dalla possibilit di farsi male. Ma la disciplina una cosa, spezzare un bambino altra cosa. Le persone che vengono in terapia sono individui il cui spirito stato danneggiato o spezzato. Ci vale anche per molti di coloro che non vengono in terapia. Senza pensar-ci, molti genitori trattano i loro figli come loro sono stati trattati dai geni-tori. In alcuni casi lo fanno nonostante una voce interiore li avverta che sbagliato. Un bambino maltrattato diventa spesso un genitore che mal-tratta, in quanto la dinamica di questo comportamento si strutturata nel suo corpo. I bambini che hanno subto violenza, generalmente da adulti sono violenti con i loro figli, perch questi ultimi sono oggetti adatti allo sfogo della rabbia repressa. Col passare del tempo, i bambini si identificano con i genitori e giustificano un comportamento di questo genere co-me qualcosa di necessario e motivato dall'amore. Il resoconto che segue, di una seduta con una mia paziente, illustra la relazione perversa che pu esistere tra un genitore e un figlio, in questo caso tra una madre e una figlia. Rachel era una donna di circa quarant'anni, che mi consult perch era depressa. All'epoca era in terapia con un analista della sua citt. Mi aveva incontrato in un seminario ed era rimasta colpita dall'idea di lavorare con il corpo per risolvere i suoi problemi.

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Rachel era una donna attraente, di altezza superiore alla media, con un corpo snello e ben modellato che, per, non sembrava intensamente investito di energia. Il suo viso aveva un aspetto giovanile che denotava la qualit infantile della sua personalit. Le sue gambe erano sottili e sembrava-no deboli. Quella che segue i la terza o quarta seduta che feci con lei. Cominci dicendo che dopo il nostro ultimo incontro aveva attraversa-to tre mesi molto difficili. "Mi trovavo in una depressione veramente grave ed ero realmente preoccupata di non riuscire mai pi a scrollarmela di dosso. Penso che potrei avvicinarmi a quella parte di me che oppone un'ostinata resistenza. Quando pensavo di venire da lei, ero terrorizzata. Non vedo l'ora di incontrarla, ma ho paura del lavoro fisico. L'ultima volta che sono stata qui mi sono raggomitolata su quel lettino, in posizione fetale, ed era proprio ci che desideravo fare". Continu: "Nella mia terapia mi occupavo dei sogni, uno dei quali aveva a che fare con i serpenti. Nei miei sogni ricorre l'immagine di un serpente. Io sogno molti serpenti, ma questa particolare immagine di serpente si ripresenta. Il serpente era sospeso nel vano di una porta, raggomitolato e minaccioso. Era un serpente grande, forse un anaconda o un pitone, che poteva avvolgermi e soffocarmi a morte. In un sogno recente vedevo i serpenti nel terrario di un museo e mi costringevo a guardarli. Altri due avevano un cranio da primati invece che da serpenti. Stavano diventando pi umani. "In questo momento della mia terapia, stavo affrontando il dolore del-le molestie che subivo da parte di mio fratello. Pensando al sogno, ebbi una vaga sensazione che il museo si trovasse a Filadelfia, come il Museo d'Arte di Filadelfia. Interrogata su Filadelfia, mi venne in mente che era la citt dell'amore fraterno." Pensai che l'amore fraterno fosse intrecciato con la sessualit". Quando le chiesi l'et del fratello, disse che aveva quattro anni pi di lei e aggiunse: "Gli volevo talmente bene che avrei fatto tutto ci che mi dice-va di fare. Quando descrivevo al terapeuta della mia citt quello che face-va mio fratello, mi sentivo morire. Ho passato tutti questi anni incapace di dire a parole quello che faceva. Avevo paura che le persone lo liquidassero come un fatto molto comune e mi sarei terribilmente vergognata. "Ero talmente preoccupata per me stessa che andai a fare alcuni test psicologici. Al test di Rorschach vidi organi sessuali femminili dovunque. In alto c'era un simbolo chiaramente fallico e io lo indicai dicendo: `Non so che potrebbe essere quel toso'. L'esaminatore ridacchi". Quando chiesi a Rachel che cosa avesse pensato il suo analista del suo vedere vagine nelle macchie del Rorschach, disse che aveva appena riceIn greco cptXarlupio vuol dire appunto `amor fraterno' [N. d. T.].

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vuto i risultati e da allora non si erano pi visti. Io pensai che il fatto di vedere vagine avesse a che fare con la madre. Chiesi a Rachel di parlarmi del loro rapporto. Disse: "Bene,... ho la sensazione che mia madre abbia approfittato sessualmente di me". Anch'io avevo avuto un'intuizione simile. Rachel aggiunse: "Ho parlato al mio analista di un episodio accaduto quando ero bambina. Avevo una spina nella gamba, o qualcosa del gene-re, e non volevo che mia madre mi si avvicinasse e mi toccasse. Lei mi tenne con la forza sulle sue ginocchia, mentre io gridavo: `Aiutatemi'. Ero terrorizzata. Ho questo senso di repulsione nei suoi confronti e c' una netta connotazione sessuale". Rachel descrisse la madre come colei che deteneva il potere in famiglia. "Lei dirigeva e ci metteva l'uno contro l'altro in modo che non avessimo nessuno a cui rivolgerci. E...] Sto tremando internamente mentre le dico queste cose". Mi complimentai con Rachel per il coraggio che dimostrava nel fronteggiare questi problemi e lei rispose: " vero, ma penso che vada a mio danno. Un amico mi ha detto che secondo lui io mi infilerei nelle fauci di un leone. Penso che lo farei se avessi qualche strumento per bloccargli le mascelle". La vagina come una bocca, sottolineai. Ti inghiotte. "E tu hai percepito il desiderio di tua madre di possederti?", chiesi a Rachel. "S, non solo di possedermi, ma anche di cancellarmi". "Hai percepito la sua ostilit nei tuoi confronti? Hai pensato che potesse ucciderti?", le chiesi. Dopo una lunga pausa, rispose: "Bene, tanto per fare un esempio, mi frustava quasi tutti i giorni". Ero scioccato. Commentai: "Forse lo faceva per renderti sottomessa, per spezzare il tuo spirito ". "Avevo fantasie nelle quali mi chiedevo dove sarebbe arrivata. Doveva esserci un punto di rottura in quel suo frustare. Io decisi di non piangere. Non volevo darle soddisfazione. Ma poi piangevo per farla smettere. Avevo il terrore infantile che, se non lo avessi fatto, mi avrebbe ucciso. Potevo percepire in lei una perdita graduale di controllo, una rabbia crescente nei miei confronti perch non mi arrendevo ". A questo punto ebbi la forte sensazione che la madre fosse sessualmente coinvolta con Rachel. Suggerii che il comportamento della madre aveva un aspetto lesbico. Con voce bassa e debole, Rachel disse: "Sono contenta che tu l'abbia detto". Poi aggiunse: "Penso che fosse gelosa di me perch aveva avuto un'infanzia molto difficile. Penso che abbia subito violenza sessuale. Lei

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era una donna robusta, con ossatura massiccia. Io invece ero una creatura femminile, esile. Penso che ci le facesse rabbia". Dissi a Rachel che la madre si identificava con la sua femminilit e vole-va possederla. Lei disse che la madre era una donna molto mascolina, robusta e corpulenta. La madre, disse, cercava scuse per guardarle la vagina. A questo punto, si sent confusa e debole. Sospir e disse piagnucolando: "Oh Dio". Disse che la madre le dava i `brividi'. Provava e ancora prova repulsione per lei e non riesce a sopportare di starle vicino. Poi rifer un episodio che dimostrava il potere maligno che la madre aveva su di lei. "Quando andai in Germania ed ebbi il bambino, lo allattavo al seno senza problemi. Poi venne a trovarmi mia madre e, il giorno stesso che arriv, il mio latte cess completamente e non torn pi. Bum, dalla mattina alla sera". Poi Rachel disse di essere convinta che il fratello mettesse in atto il sentimento della madre, e non quello del padre. "Mia madre glielo perdona. Ne ricava un effetto lascivo. Sospetto che proietti il suo odio per se stessa su di me, per il mio essere sessuata, e mi trasmette il messaggio che sono sporca e seduttiva. Ma io non ero seduttiva. Facevo di tutto per non essere seduttiva. Volevo essere pulita e innocente, non sapere di sesso. Non ero consapevole che quello che mio fratello faceva significava sesso. Sapevo solo che era invadente, spaventoso e sporco, e che non mi piaceva". Dopo una breve pausa, Rachel comment: "Provo un senso di sollievo. Ora so che vero". Noi diciamo che la verit pu liberare l'individuo. Ma ci accade solo quando la verit viene accettata. Accettazione implica resa, resa alla realt, al corpo, ai propri sentimenti. Rachel non si era mai arresa, non aveva mai abbandonato la lotta per sfuggire alla madre, per sfuggire al passato. Questa lotta le aveva permesso di sopravvivere, ma l'aveva anche tenuta prigioniera della sua infanzia. E dato che impossibile sfuggire al passato, quello sforzo destinato al fallimento, lasciando l'individuo con gli stessi sentimenti di disperazione e impotenza vissuti da bambino. L'idea che si possa sfuggire al proprio passato un'illusione che crolla continuamente a cospetto della realt, e lascia l'individuo depresso. Rachel, come tutti i sopravvissuti, continua a cercare di modificare il passato, di trovare l'amore che possa salvarla e restaurare la sua autostima. E la storia della Bella Addormentata, su cui la strega cattiva lancia un incantesimo, condannandola a dormire per cento anni, ossia allontanandola dalla vita e circondando il suo castello di rovi cos fitti da renderlo impenetrabile. Ci che salva la Bella Addormentata l'amore di un giova-ne principe che ha il coraggio di attraversare la barriera dei rovi e di svegliare la fanciulla. E anche la storia di Cenerentola, salvata dalla sua vita di sguattera dall'amore di un giovane principe. Nella fiaba, una fata buona fornisce a Cenerentola i mezzi perch la sua bellezza possa essere vista

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dal principe. Entrambe le storie rappresentano il dramma di fanciulle che devono essere salvate dal potere maligno di una strega o una matrigna cattiva. Ma ogni madre che si accanisce contro la figlia per gelosia diventa una strega o una matrigna cattiva. Come Diane, di cui ho presentato il caso nel capitolo precedente, Rachel era coinvolta con un uomo che provvedeva a lei finanziariamente, ma la maltrattava sul piano sessuale. Era percepito come il cavaliere bianco, il padre buono che l'avrebbe amata e protetta dalla madre crudele. Ma la dipendenza da lui la manteneva nel ruolo della principessa, la bambina spaventata che vede la madre come una figura onnipotente. Rachel ne era consapevole perch disse: "Non sono in grado di uscire fuori, di dare calci e di guadagnarmi da vivere. E odio me stessa per questo". Sul piano della realt, Diane e Rachel sono entrambe persone competenti, capaci di provvedere a se stesse. Io credo che ci sia qualcosa di per-verso quando una persona rimane in una relazione violenta. A un certo li-vello rappresenta la messa in atto di sentimenti autodistruttivi generati da un forte senso di colpa e di vergogna. Rachel e Diane credono di non es-sere degne del vero amore di un uomo perch non sono pulite. Sono sta-te `sporcate' dal fatto di essere state esposte alla sessualit adulta quando erano ancora innocenti. Questo profondo senso di colpa blocca la loro possibilit di arrendersi alla propria sessualit, che la via naturale per l'espressione dell'amore adulto. Invece di arrendersi al s, si arrendono a un uomo che permetta loro di avere qualche gioia e che credono di ama-re. Ma questi rapporti non funzionano. Ripetono l'esperienza infantile con il padre: la resa e il tradimento. La coazione a ripetere, come Freud la chiam, ha la forza di un destino.' E diventato proverbiale: "Ci che non ricordiamo, siamo costretti a ripeterlo". La donna tradita dal fatto che l'uomo che ama non un cavaliere dall'armatura scintillante, ma un uomo pieno di rabbia che, a sua volta, si sente tradito dalle donne. La sua storia potrebbe rivelare che stato tra-dito doll madre che, in nome dell'amore, fece uso e abuso di lui. Ora viene usato da un'altra donna che si aspetta che lui la salvi, la protegga e provveda a lei. Nello stesso tempo, egli scopre di essere sessualmente coinvolto con una bambina, non con una donna reale. A un certo livello si sente imbrogliato e ci fa scattare la sua rabbia, mentre, a un altro li-vello, sente di avere il potere di ferirla e maltrattarla. Coscientemente o inconsciamente, l'uomo agir sulla sua compagna l'ostilit provata nei confronti della madre, e la donna si sottometter nella speranza di dimostrare che non come la madre e che lo ama veramente. ' S. Freud, "AI di l del principio di piacere", in Opere, Vol. 9, Boringhieri, Torino 1977, pp. 205 sgg.

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Le motivazioni che stanno dietro tale comportamento autodistruttivo sono complesse. Diane e Rachel erano semplicemente masochiste in quanto si lasciavano maltrattare? Ma il comportamento masochistico di per s molto complesso, in quanto il vero masochista sostiene di trarre piacere dai maltrattamenti. Wilhelm Reich ha analizzato questa evidente anomalia, 2 Nel caso di un paziente che poteva godere sessualmente solo dopo essere stato picchiato sulle natiche, Reich dimostra che il picchiare allontanava la paura della castrazione e ci permetteva al paziente di abbandonarsi ai propri sentimenti sessuali. Il pensiero del paziente potrebbe essere formulato in questo modo: "Tu mi colpisci perch sono un bambino cattivo, ma non vuoi castrarmi". A causa della natura endemica del problema edipico, nella nostra cultura la paura della castrazione esiste in quasi tutti gli uomini. La paura della castrazione associata con il senso di colpa circa la sessualit, ma solo in pochi casi il senso di colpa co-s forte da spingere l'individuo in una posizione masochistica. Se questa analisi valida, non spiega per i sentimenti d 'amore che Diane e Rachel esprimevano per gli uomini con i quali erano coinvolte e che le maltrattavano. Devo credere che quei sentimenti fossero autentici e che senza di essi non si sarebbero sottomesse a un trattamento violento. L 'idea che si possa amare il proprio persecutore non tanto strana, se si pensa che nell'infanzia il persecutore anche il genitore affettuoso. Il padre di Rachel amava la figlia, nonostante fosse seduttivo con lei e non riuscisse a difenderla dalla madre. Il padre di Diane era per lei fonte di gioia quando era piccola e l'amava teneramente. Come genitore affettuoso le prometteva di esserci quando ne aveva bisogno. Il tradimento era costituito dal fallimento a realizzare quanto implicito nella promessa. Nel capitolo successivo vedremo che ci vero anche nel caso del padre che compie atti sessuali sulla figlia. Il bambino intrappolato da tale tradimento, in quanto percepisce che il tradimento stesso pi la conseguenza di una debolezza che un'espressione di ostilit. Con la sua profonda sensibilit, il bambino pu cogliere l'amore del genitore anche quando viene da lui maltrattato. Percepisce i sentimenti che stanno sotto la superficie e ha fiducia in essi. E come se il bambino pensasse che la violenza sia un'espressione d'amore. Rachel credeva che la madre l'amasse, anche se in modo perverso, e che le percosse fossero un'espressione del suo amore sadico. "Non mi picchieresti se non mi volessi bene" una forte convinzione nei bambini. Un bambino potrebbe dire: "Se vero che mi vuoi bene, perch non dovrebbe funzionare? Far tutto ci che posso per contribuire". In realt, questa affermazione dice che il bambino pronto ad arrendersi per ottenere l'amore che gli necessario.
2

W. Reich, Analisi del carattere, SugarCo, Milano 1978.

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Se ricordiamo che il bambino innocente, possiamo capire che non pu comprendere o affrontare il male. Tuttavia, saremmo ingenui se non riconoscessimo che il male esiste nel mondo umano. Non esiste nel mondo naturale, dato che le altre creature non hanno mangiato il frutto dell'albero della conoscenza e non distinguono il bene dal male. Fanno solo ci che naturale per la loro specie. L'uomo ha mangiato quel frutto ed afflitto dall'esistenza del male contro cui combatte. In alcune persone il ma-le cos forte da poterlo scorgere nei loro occhi. Molti anni fa, mentre ero in metropolitana con mia moglie, ci accadde di guardare gli occhi di una donna seduta di fronte a noi. Fummo entrambi colpiti dal suo sguardo malvagio. Poich lo avevamo visto tutti e due, non c'erano dubbi sulla verit della nostra impressione. Ho visto quello sguardo solo raramente in al-tre persone, ma un altro caso mi colp violentemente. Una madre e una figlia mi consultarono per la situazione della figlia. La mia valutazione della figlia sosteneva una diagnosi di schizofrenia borderline. Nel corso del colloquio, a cui erano presenti entrambe, la figlia fece qualche osservazione negativa nei confronti della madre. Quest'ultima la guard con uno sguardo talmente carico di odio che ne fui profondamente turbato. Non era uno sguardo di rabbia o di collera, ma di puro odio. Se lo sguardo avesse il potere di uccidere, quello sguardo l'avrebbe fatto; era estremamente distruttivo. Ma questa madre dichiarava amore per la figlia, e ci era una negazione del suo vero sentimento. Nessun bambino pu ricevere messaggi cos contraddittori e rimanere sano. Questa madre aveva un lato malvagio della personalit che copriva con parole di amore e sollecitudine. La sua qualit malvagia era generata dalla negazione del suo odio. L'odio non un male pi di quanto l'amore sia un bene. Sono entrambi emozioni naturali appropriate in certe situazioni. Amiamo la verit, odiamo l'ipocrisia. Amiamo ci che ci d piacere, odiamo ci che ci provoca dolore. C' una relazione polare tra queste due emozioni, come tra rabbia e paura) Non possiamo essere arrabbiati e spaventati nello stesso momento, anche se possiamo oscillare tra questi sentimenti in base alla situazione. Quindi in un certo momento siamo arrabbiati e pronti all'attacco, ma poi quell'impulso crolla e ci sentiamo spaventati e desideriamo ritirarci. Cos possiamo amare e odiare, ma non contemporaneamente. L'anticipazione del piacere ci ispira e ci fa uscire fuori. Ci espandiamo e sentiamo calore. Se l'eccitazione aumenta, ci sentiremo pieni d'amore e ricettivi. Se in questa condizione veniamo colpiti, il nostro corpo si con-trae e si ritira. Se la ferita grave, la contrazione produce una sensazione di freddo, di gelo, nel corpo. Per produrre una contrazione cos forte, il colpo ricevuto deve provenire da qualcuno che amiamo. L'odio pu esse] Si veda il mio Il piacere, cit., per un'analisi approfondita di queste relazioni.

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re allora inteso come amore congelato. In una seduta con un genitore e la figlia, ho sentito la bambina gridare al genitore: "Ti odio, ti odio". Dopo aver espresso il suo odio, la bambina scoppia in lacrime e corre nelle braccia del genitore. Se l'odio amore congelato, si spiega la facilit con cui un sentimento si trasforma nell'altro. Non possiamo odiare se non possiamo amare, e viceversa. Quando siamo colpiti da qualcuno che amiamo, la nostra prima reazione il pianto. Come abbiamo visto, questa la risposta del bambino piccolo al dolore o al disagio. Il bambino pi grande reagisce pi naturalmente con la rabbia, per rimuovere la causa del disagio e recuperare un sentimento positivo nel corpo. Lo scopo di entrambe le reazioni restaurare il legame affettivo con le persone importanti della sua vita, i genitori, altri adulti e i compagni. Se quel legame non pu realizzarsi, il bambino rimane in uno stato di contrazione, incapace di aprirsi e di pro-tendersi all'esterno. Il suo amore congelato, si trasformato in odio. Se l'odio pu trovare espressione, come abbiamo visto nel caso della bambina, il ghiaccio si spezza e si ristabilisce il flusso di sentimenti positivi. Ma se pochi genitori tollerano la rabbia di un bambino, sono ancora meno quelli che accettano l'espressione dell'odio. Il genitore che ha provocato al bambino tutto questo disagio considerato buono o giusto, una persona a cui si deve obbedienza e sottomissione. Questa sottomissione diventa un sostituto dell'amore. Il bambino dir: "Amo mia madre", ma al livello corporeo si pu vedere la mancanza di ogni senti-mento d'amore, di eccitazione piacevole, di disposizione verso gli altri. l'amore che nasce dal senso di colpa, non dalla gioia. Il bambino si sente in colpa perch odia la madre. Nel corso di sedute successive, Rachel espresse la sua riluttanza a vedere la madre, con la quale era ancora coinvolta. Sentiva che la madre aveva ancora un certo potere su di lei e che lei non era libera, pi simile a una marionetta che a una persona. Tuttavia, non poteva mobilitare nessuna rabbia contro la madre. Si sentiva troppo colpevole e troppo bloccata dalla paura per affrontarla. A un certo livello la percepiva come una strega. Certamente, il comportamento della madre verso Rachel era disumano. Sono sicuro che provasse amore per la figlia, ma nei suoi attacchi sembrava posseduta da qualche spirito maligno. In quei momenti odiava la figlia e avrebbe potuto distruggerla. Non ci sono dubbi che lei fosse stata trattata nello stesso modo e che l'odio che sentiva per la figlia era una proiezione dell'odio verso coloro che l'avevano maltrattata. Dissociandosi dal proprio odio verso i genitori, quell'odio si trasformava in una forza malevola che divent uno spirito maligno dentro di lei. Rachel odiava la madre? La mia risposta inequivocabilmente s. Ma anche lei dissociata dal suo odio, che emerge allora come odio di s.

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Aveva detto: "E odio me stessa per questo (per non riuscire a reggersi sulle proprie gambe). Ma come poteva reggersi sulle proprie gambe se le erano state tagliate? E senza gambe su cui reggersi, come poteva esprime-re rabbia contro la madre? Era immobilizzata, bloccata dalla paura, dal senso di colpa e dall'odio. Non credo che una persona possa arrendersi completamente all'amore, a meno che non accetti ed esprima il proprio odio. Quando viene negato e proiettato su persone innocenti, l'odio diventa una forza maligna. Ammonire contro l'odio, a mio parere, futile. come dire a un iceberg di sciogliersi per amore. Dobbiamo comprendere quali forze generano emozioni creative, se vogliamo aiutare le persone a liberarsi dell'odio. Per farlo, dobbiamo in primo luogo accettare la realt di questi sentimenti e non giudicarli. In tutti i miei pazienti c ' un odio che deve essere espresso. Ma prima deve essere percepito e riconosciuto come risposta naturale al tradimento dell'amore. La persona deve sentire quanto duramente stata colpita, sul piano psicologico e fisico, per sentirsi giustificata a esprimere questo sentimento. Quando il paziente percepisce profondamente questa ferita ed consapevole del tradimento, io gli do un asciugamano da torcere, mentre disteso sul lettino. E gli suggerisco di guardare l'asciugamano mentre lo torce e dire: "Tu mi hai realmente odiato, non vero?". Una volta che pu esprimere questo sentimento, non difficile arrivare a dire: "E an-ch'io ti odio". In molti casi verr fuori spontaneamente. Sentire questo odio permette alla persona di mobilitare una rabbia pi intensa nell'esercizio di colpire. Ma nessuna singola espressione pu, di per s, trasforma-re la personalit. Accettare l'intera gamma dei propri sentimenti, esprimersi, acquistare padronanza di s, sono i cartelli indicatori lungo la strada che si percorre nel viaggio alla scoperta di s. In questo processo di scoperta di s, l'analisi del comportamento e del carattere la bussola che ci d la giusta direzione. Dobbiamo comprendere il come e il perch del comportamento prima che si possa trasformarlo. Dobbiamo partire sempre dal riconoscimento e dall'accettazione dell'innocenza del bambino, che non ha nessuna conoscenza dei complessi problemi psicologici esistenti nella personalit umana. L'amore del bambino per il genitore, che la controparte dell'amore del genitore per il bambino, cos radicato nella natura che, perch venga messo in discussione, richiede al bambino una notevole dose di sofisticazione. Fino a quel momento il bambino penser che i maltrattamenti e la mancanza d'amore siano causati da qualcosa di sbagliato che lui stesso ha fatto. Questa non una conclusione difficile da raggiungere. I conflitti tra i genitori vengono comunemente proiettati sul bambino. Un genitore accuser l'altro di essere troppo indulgente e ci far capire al bambino che

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non pu accontentare entrambi. Il bambino diventa spesso il simbolo e anche il capro espiatorio dei problemi coniugali e in moltissimi casi, an-che se si trova nel mezzo, viene costretto a prendere posizione. Conosco pochissime persone che sono uscite dall'infanzia senza la forte sensazione di avere qualcosa di sbagliato, di non essere quelle che, e come, avrebbero dovuto essere. Possono immaginare solamente che se fossero state pi affettuose, se avessero fatto uno sforzo maggiore, se fossero state pi sottomesse, tutto sarebbe andato bene. L'atteggiamento che queste persone portano nelle loro relazioni quello di cercare continuamente di soddisfare l'altro, e sono sconcertate dalla scoperta che non funziona. Le relazioni adulte sane si basano sulla libert e sull'uguaglianza. Libert denota il diritto di esprimere liberamente i propri bisogni o desideri; uguaglianza significa che ciascuna persona sta nella relazione per se stessa e non per servire l'altro. Se una persona non pu parlare ad alta voce, non libera; se deve servire un altro, non uguale. Ma troppe persone non sentono di avere questi diritti. Nell'infanzia sono state rimproverate perch chiedevano la soddisfazione dei loro bisogni e desideri, so-no state definite egoiste e sconsiderate. E sono state colpevolizzate quando anteponevano i propri desideri a quelli dei genitori. Quando una delle mie pazienti da bambina si lamentava con la madre di essere infelice, la risposta che otteneva era: "Non siamo qui per essere felici, ma per fare quello che si deve". Questa paziente fin col diventare una madre per la madre, che il destino che capita a molte figlie e le priva del diritto all'appagamento e alla gioia. Questo tradimento dell'amore da parte di un genitore deve provocare nel bambino un'intensa rabbia contro il geni-tore, una rabbia che non pu esprimere. La rabbia repressa raggela l'amore del bambino, trasformandolo in odio, e ci lo fa sentire colpevole e lo rende sottomesso. Fino a che questi sentimenti di rabbia e di odio non vengono liberati, la persona non pu sentirsi libera e uguale. E ritornano anche nelle relazioni adulte. Quasi tutte le relazioni cominciano con l'emergere di sentimenti positivi e di piacere che attraggono gli individui tra loro. Sfortunatamente, solo di rado continuano a crescere e ad approfondirsi con il passare degli anni. Il piacere svanisce, i sentimenti positivi diventano negativi e si genera-no risentimenti, dato che senza la sensazione di essere libero e uguale l'individuo si sente insoddisfatto e prigioniero. La rabbia repressa viene agita, in una forma o nell'altra, cio psicologicamente o fisicamente, e la relazione si deteriora. A questo punto la relazione pu rompersi oppure la coppia entra in terapia per tentare di recuperare i buoni sentimenti che un tempo avevano l'uno per l'altro. Personalmente non ho visto molti ca-si nei quali la terapia di coppia sia stata efficace. Queste terapie si pro-pongono prevalentemente di aiutare gli individui a comprendersi recipro-

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camente e a fare uno sforzo maggiore per stare insieme, ma in realt rinforzano proprio l'atteggiamento nevrotico dello sforzarsi. Nessuno sforzo pu renderci pi affettuosi o pi amabili. Nessuno sforzo produce piacere o gioia. L'amore una qualit dell'essere, essere aperti, e non del fare. Ci si pu guadagnare una ricompensa per lo sforzo, ma l'amore non una ricompensa. Bens l'eccitazione e il piacere che due persone pro-vano l'una con l'altra quando si abbandonano alla reciproca attrazione. Poich tutti i rapporti amorosi hanno inizio con una resa, il loro fallimento a proseguire deriva dal fatto che la resa era condizionata, non totale, ossia una resa all'altro e non al s. E condizionata dall'altro che soddisfa i bisogni e non rappresenta una totale condivisione del proprio s. Una parte del s tenuta in disparte, nascosta, negata, a causa di sensi di col-pa, di vergogna o paura. Questa parte trattenuta, la rabbia e l'odio, co-me un cancro all'interno della relazione, che lentamente la corrode. Rimuovere questo cancro il compito terapeutico. L'esistenza nell'inconscio del senso di colpa, della vergogna e della paura ci che fa s che una persona compia degli sforzi. Diane, per esempio, si vergognava profondamente della sua sessualit, si sentiva in colpa per la sua rabbia verso il padre che amava, e aveva paura che ogni espressione di quella rabbia lo avrebbe fatto allontanare. Non poteva dar-si liberamente e completamente a un uomo perch non possedeva completamente se stessa. Era incompleta nella sua personalit, e a un certo li-vello percepiva tale mancanza e cercava di compensarla sforzandosi di es-sere servile e amorevole. Questo atteggiamento non port ad altro che a maltrattamenti. Ma lei non meritava tale violenza. Nessuno la merita. Ac-cade solamente agli individui che si trovano in una relazione di dipendenza. Diventano un facile bersaglio per l'ostilit, la rabbia e la frustrazione dell'altro, derivate dalle sue esperienze precoci con i genitori. E una legge che chi ha subito violenza pu diventare facilmente violento, quando sia disponibile un oggetto adatto nei cui confronti sia possibile agire la rabbia e l'odio repressi. Se da adulti ci rivolgiamo a un'altra persona per la realizzazione del nostro essere, e cio per la felicit, tradiamo noi stessi e saremo ___ traditi dall'altra persona. Invece, se cerchiamo in noi stessi i sentimenti positivi che sono possibili quando siamo in contatto con noi stessi e ci arrendiamo al corpo, non possiamo essere ingannati e non saremo oggetto di violenza. Non possiamo essere ingannati perch non dipendiamo dall'altro per i nostri sentimenti positivi, e il nostro rispetto per noi stessi non ci permetter di accettare la violenza. Con questo atteggiamento tutte le nostre relazioni sono positive in quanto, se non Io sono, le tronchiamo. Gli individui con un grado elevato di amore e stima di s non sono mai soli o isolati. Gli altri ne sono attratti per l'energia e le vibra-

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zioni positive che irradiano. Avendo rispetto di s, esigono rispetto e generalmente sono trattati con rispetto. Ci non significa che tali individui non incontrino difficolt nella vita. Non si pu evitare il dolore o di essere feriti. Ma tali individui non rimangono in situazioni nelle quali sono feriti continuamente. Quando affermiamo che la gioia tanto desiderabile e che l'atteggia-mento di rispetto di s cos positivo, dobbiamo anche ricordare che non sono condizioni facili da realizzare. Arrendersi al s e al corpo un pro-cesso molto doloroso, in primo luogo perch entriamo in contatto con il dolore che nel nostro corpo. Ogni tensione cronica nel corpo un'area di potenziale dolore che possiamo percepire se tentiamo di sciogliere la tensione. Il dolore costringe a lavorare molto Ientamente con il corpo. E simile al processo di disgelamento di un dito congelato: troppo calore, applicato troppo rapidamente, produrrebbe un afflusso di sangue nel-l'area, che potrebbe far esplodere le cellule del tessuto contratto e sfocia-re nella cancrena. L'espansione di un'area contratta, equivalente a lasciar-si andare, non realizzabile in un colpo solo. Si deve compiere a poco a poco, col tempo, in modo che i tessuti e la personalit possano adattarsi a un maggiore livello di eccitazione e a una maggiore libert di movimento e di espressione. Ma per quanto lentamente si lavori, il dolore inevitabile, perch ogni passo nell'espansione o nella crescita implica un'esperienza iniziale di dolore che scompare quando il rilassamento o l'espansione vengono integrati nella personalit. Generalmente il dolore emotivo pi difficile da accettare e tollerare del dolore fisico. Quest'ultimo localizzato, il primo pervasivo. Sentiamo il dolore emotivo in tutto il corpo, nel nostro essere. Il dolore emotivo sempre la perdita dell'amore. Si pu essere feriti emotiva-mente in diversi modi. Si pu essere rifiutati, umiliati, negati, aggrediti verbalmente o fisicamente, ma ciascuno di questi traumi contro la personalit in realt una perdita di amore. Essere feriti fisicamente da qualcuno con cui non si ha nessun rapporto emotivo produce soltanto dolore fisico. Si pu essere colpiti fisicamente in tutto il corpo, ma il dolore fisico non colpisce il cuore come quello emotivo. Quando si spezza un legame affettivo, veniamo tagliati via da una fonte di eccitazione piace-vole e di vita. L'intero organismo si contrae, compreso il cuore. C' la sensazione che la vita stessa sia minacciata e ci induce un sentimento di paura. Sopravviviamo a questa minaccia alla nostra esistenza perch non tutti i legami affettivi sono stati spezzati. E, tranne che per i neonati, generalmente disponibile un legame con altre creature, con la natura, con l'universo, con Dio. Senza un qualche legame, non credo che un essere umano possa sopravvivere. Gli individui che sono sopravvissuti alla perdita dell'amore nell'inan-

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zia hanno un'enorme paura di rompere un legame affettivo. Alcuni affermano che una cattiva relazione meglio di niente. Il solo pensiero di rimanere sole terrorizza molte persone, perch risveglia i sentimenti che hanno vissuto nell'infanzia quando la sopravvivenza era legata al fatto di essere parte di una famiglia. Ed connesso al fatto che la solitudine co-stringe a vivere intimamente con il proprio s: se il proprio s debole, insicuro e incerto, stare da soli con il proprio s non piacevole. Ma l'insicurezza che rende difficile vivere da soli un impedimento anche a vi-vere con un'altra persona. L'individuo ha bisogno di un legame per ridurre il dolore emotivo, ma questo non viene mai sciolto attraverso l'altra persona. E allora la relazione diventa sempre pi dipendente e sfocia nel-la violenza fisica, che per alcune persone preferibile al dolore emotivo della solitudine. Il dolore emotivo si scarica nel pianto, che scioglie lo stato di contrazione cronica nel corpo. Per essere efficace, il pianto deve essere profondo quanto il dolore e deve essere legato alla convinzione che sia inutile rivolgersi a qualcuno per ritrovare la beatitudine dell'infanzia, l'innocenza e la libert. Nello stesso tempo si deve strutturare un s forte, ridando energia al corpo e cogliendo la propria rabbia. Una persona tradita, normalmente prova una rabbia omicida verso chi l'ha tradita. Ma come si pu tollerare questa rabbia quando a tradire un genitore? E quando la persona tradita un bambino la cui sopravvivenza dipende da quel geni-tore, la rabbia deve essere repressa. Ma per sopprimere un sentimento tanto potente, si deve stabilire nel corpo un'enorme tensione. Questa tensione mina il senso di s e danneggia la capacit dell'individuo di essere aggressivo nella soddisfazione dei suoi bisogni. Senza la capacit di lotta-re, l'individuo diventa una vittima che vede la sua meta nella sopravvivenza, invece che nella gioia. Venni consultato da un uomo prossimo ai cinquant'anni che lamentava un senso di tensione all'addome, ansia e fastidio alla pancia, che durava-no da molti anni. Quest'uomo, che chiamer Harry, aveva fatto per anni diversi tipi di terapia, tra cui anche la psicoanalisi tradizionale, ma questo problema non era stato mai affrontato. Harry era un uomo forte, di bell'aspetto, con una professione ben avviata e, secondo lui, un buon matrimonio. Era medico, come lo era stato il padre. In quanto medico, Harry aveva qualche conoscenza della letteratura relativa ai problemi mente-corpo. Lo disturbava il fatto che la sua condizione non fosse migliorata attraverso le diverse terapie. Era a conoscenza dell'Analisi Bioenergetica, ma non l'aveva mai sperimentata. Gli fui raccomandato come un 'autorit in materia. Quando guardai il suo corpo fui sorpreso di quanto fosse scarsa la sensibilit della parte inferiore. Bench apparentemente normali, le sue gam-

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be apparivano deboli e senza vita. I suoi glutei erano rigidamente contratti, con la conseguenza che le cosce e i piedi erano ruotati all'esterno. Potei vedere la banda di tensione nella zona lombare, ma Harry non sentiva dolore in quell'area. Questa mancanza di vitalit nella parte inferiore del suo corpo era in netto contrasto con l'evidente vitalit della parte superiore, che dal punto muscolare era ben sviluppata. Quando ne parlai a Harry, egli riconobbe la validit delle mie osservazioni. Bench avesse lavorato con altri terapeuti al livello corporeo, nessuno aveva visto questo disturbo, il cui significato era del tutto chiaro. Harry era stato danneggia-to dalla minaccia dell'angoscia di castrazione e ci lo aveva indotto a eli-minare la sensibilit nella parte inferiore del suo corpo. Per confermare questa conclusione, chiesi a Harry la sua storia. Era il minore di tre fratelli e come ultimo nato della famiglia era adorato dalla madre, che lo aveva allevato con grande cura. Questa situazione cre un problema enorme, in quanto il padre era geloso e arrabbiato per il senti-mento che la madre investiva nel bambino. La rabbia era rivolta a Harry e si esprimeva con sculacciate ogni volta che il bambino faceva qualcosa che non andava, il che significava non fare ci che gli era stato detto, op-pure fare qualcosa che gli era stato detto di non fare, o anche, a volte, semplicemente rispondere al genitore. Ma i bambini piccoli hanno bisogno della loro libert per esplorare il mondo e resistono o si ribellano al-le restrizioni. Il corpo di Harry era la testimonianza della misura di questa punizione. Tale punizione era giustificata facilmente dal padre come qualcosa che veniva fatto per il bene del bambino. Avrebbe imparato che cosa giusto e sbagliato e ad assumersi la responsabilit delle proprie azioni. Harry lo impar. Era un bambino obbediente, andava bene a scuola e la sua vita procedeva secondo i binari previsti. In superficie la sua era una vita di successo, ma nel profondo qualcosa lo tormentava e lo rendeva inquieto. Tuttavia percepiva questa inquietudine solo come un sintomo fisico e come la sensazione che mancasse qualcosa nella sua vita. Mentre parlavamo della sua infanzia e del suo rapporto con i genitori, proposi il tema del conflitto edipico che mi sembrava cos evidente. Harry disse che sapeva del conflitto edipico e riconobbe che era pertinente alla sua situazione infantile, ma non vedeva nessun legame tra il conflitto edipico e il suo problema. Non aveva idea di essere seriamente castrato sul piano psicologico, perch non aveva nessuna difficolt nel funzionamento sessuale. Pensava di godere nei rapporti sessuali con la moglie. Ci che mancava era la passione. Harry agiva con la testa, non con le viscere, che erano bloccate per paura del padre. Senza passione non pu esserci gioia. Harry sentiva che c'era qualcosa di sbagliato, ma era inconsapevole della reale natura del problema, che pu essere sempre determinata

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dall'espressione del corpo, dallo studio della sua forma e della sua motilit 4 Il problema dell'individuo si manifesta sempre nel corpo, perch il corpo ci che lui . Nell'Analisi Bioenergetica, la terapia parte sempre da un'analisi dei disturbo corporeo che viene poi correlato con il problema psicologico che la persona presenta. Poche persone sono consapevoli di quanto i loro sentimenti e il loro comportamento siano condizionati dalla dinamica energetica del corpo. E primo passo in una terapia integrata, ossia una terapia che implica il corpo e la mente, aiutare il paziente a percepire le tensioni nel corpo e a capire i loro legami con il suo problema psicologico. Harry si present con un problema fisico e non aveva nessuna consapevolezza delle sue implicazioni psicologiche. Molti pazienti, invece, vengono con un problema psicologico, con scarsa o nessuna consapevolezza del suo legame con il corpo. Harry accett le implicazioni psicologiche del suo problema corporeo quando gliele indicai, in virt della sua precedente esperienza terapeutica. Ma sapere di un problema o anche acquistare una certa consapevolezza generalmente non produce un cambiamento significativo di personalit. La passione che Harry deve sentire non agli ordini della sua mente. Era stata bloccata dalla repressione del sentimento e poteva essere ridestata solo eliminando la repressione. Harry non aveva mai espresso pienamente la sua rabbia verso il padre per le sculacciate che riceveva da lui. Quelle sculacciate spezzarono il suo spirito ed egli divent un bravo bambino, che rispettava il padre e faceva ci che il padre si aspettava da lui. Non sentiva l'ingiustizia di questo trattamento, anche se nella vita adulta era molto sensibile al-l'ingiustizia politica. Non sentiva rabbia nei confronti della madre per aver permesso che venisse sculacciato e per non averlo protetto da un padre arrabbiato e geloso. La sua rabbia venne compressa nella tensione alle spalle, tensione che non poteva scaricare perch non aveva un terreno su cui poggiare. Aveva ritirato ogni energia dalla parte bassa del corpo, perch si sentiva colpevole del suo coinvolgimento sessuale con la madre. Era inconsapevole del suo senso di colpa cos come non aveva contatto con la sua rabbia. Harry doveva percepire questa mancanza prima di poter mobilitare la rabbia necessaria per liberare il suo corpo. Cominciai la terapia facendo-gli fare alcuni esercizi bioenergetici con le gambe, in modo che potesse sentire la loro mancanza di sensibilit. L'esercizio di grounding descritto prima, nel quale la persona tocca il pavimento con la punta delle dita, si dimostr utile. Dopo aver allineato le gambe in modo che i piedi fossero leggermente rivolti all'interno e le ginocchia in linea con i piedi, Harry
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A. Lowen, Il linguaggio del corpo, cit.

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pot sentire qualche vibrazione nelle gambe. Poi, quando lo feci rimanere con le gambe nella stessa posizione e con il peso in avanti sugli avampiedi, sent maggiore contatto con le gambe e pi vitalit in esse, cosa che lo aiut a comprendere la direzione della terapia, ossia lasciarsi andare alla parte bassa del corpo. Sul cavalletto bioenergetico, la sua respirazione era superficiale e ristretta al torace, che rimaneva rigido. Non poteva emette-re un suono prolungato che consentisse al movimento respiratorio di scendere nell'addome e non poteva piangere. Era consapevole di trattene-re i suoi sentimenti e di non poterli lasciare uscire. E, naturalmente, non sentiva nessuna rabbia. Tuttavia, riuscii a farlo scalciare mentre era disteso sul lettino e a fargli dire: "Lasciatemi stare". Questo esercizio fu importante per lui e nel farlo prov qualche sentimento. Uno specifico esercizio sessuale si dimostr molto difficile per lui e mentre lo faceva sent il dolore e la tensione nelle gambe. Il dolore scomparve non appena inter-ruppe l'esercizio e, per un aspetto, ci fu una sfortuna. Harry avrebbe dovuto sentire un dolore molto pi intenso per liberare la sua rabbia. Questa una regola generale in terapia. Un paziente reagisce energica-mente solo quando il suo problema gli causa un dolore emotivo e fisico sufficiente a rendere significativa la sua sopravvivenza. Per Harry sopravvivenza significava essere un bravo bambino e fare ci che ci si aspettava da lui. Sperava che questo atteggiamento gli avrebbe procurato la ricompensa dell'amore, che contiene la promessa della gioia, ma dopo un difficile lavoro Harry alla fine impar che la gioia il sentimento che si prova quando si autenticamente se stessi. Picchiare un bambino , in qualsiasi circostanza, una violenza fisica e non dovrebbe essere consentita. Produce effetti perch il bambino terrorizzato come lo sarebbe qualsiasi bambino che sente la propria impotenza contro il potere distruttivo di un superiore. Se il superiore un genitore da cui il bambino dipende, quella paura si radica nella sua personalit e quando il bambino diventa adulto, sono aperte due linee di azione. L'individuo assume una posizione passiva nella speranza che, essendo buono, possa ottenere riconoscimento e guadagnarsi l'amore: facendo co-se buone per altri, avanzando poche richieste e non provocando nessun disturbo. Harry apparteneva a questa categoria. L'altra linea quella del-la ribellione e della messa in atto della rabbia interiore. Questi individui diventano violenti con i figli e con il coniuge. Ci sono anche altri che oscillano tra questi due modelli a seconda della situazione. I modelli nevrotici vengono mantenuti dall'illusione che qualcuno possa fornire l'amore cercato tanto disperatamente. Ma nessuno pu amare veramente queste persone, dato che sono piene di sensi di colpa e non amano se stesse. Sarebbe come versare acqua in un setaccio. E difficile amare qualcuno che non ha gioia nel proprio essere e quindi non pu rispondere

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all'amore con gioia. Il fallimento delle relazioni tende a rendere pi passi-vi gli individui passivi e pi aggressivi quelli violenti. Negando il tradimento, anche se si tratta di una negazione inconscia, la persona tradisce se stessa e si condanna alla ripetizione dell'esperienza infantile. Per alcuni aspetti il caso di Harry era simile a quello di Rachel. Quest'ultima era stata fisicamente maltrattata dal genitore dello stesso sesso, esattamente come Harry, ma mentre Rachel odiava se stessa per la sua in-capacit di essere finanziariamente indipendente, Harry aveva raggiunto un notevole successo professionale ed era molto orgoglioso della sua posizione. Il suo atteggiamento verso la vita era molto positivo in quanto credeva sinceramente che con la volont si potessero raggiungere tutti gli obiettivi desiderati. Quindi non provava animosit nei confronti dei geni-tori per il danno che gli avevano procurato. Era sicuro di poter superare quel danno attraverso la volont e l'impegno. Ma con tale atteggiamento pressoch impossibile raggiungere l'intensit della rabbia che potrebbe liberare il corpo dalle tensioni debilitanti. Harry doveva fallire nel suo sforzo terapeutico prima di poter percepire in che misura fosse stato privato della sua maschilit. Che cosa pu motivare un genitore a sculacciare un bambino cos frequentemente da spezzare il suo spirito? Questo era il significato della profonda fascia di tensione che circondava il suo corpo nella parte bassa della schiena e causava una scissione del corpo, separando la met inferiore, con la sessualit, dalla met superiore con le funzioni dell'lo. Ma Harry non era n schizofrenico n una doppia personalit: abbandonando la propria natura sessuale, egli conservava la salute mentale e una certa integrazione. Poteva funzionare sessualmente ma in modo meccanico, senza nessuna reale passione. Non c'era passione in nessun aspetto della sua vita, compreso il lavoro. Il padre di Harry lo odiava? Harry odiava suo padre? A entrambe le domande risponderei di s. Ma che dire dei sentimenti di Harry verso la madre che lo aveva messo nella condizione di competere con il padre per l'amore di lei? Oppure per non averlo pro-tetto dalla rabbia paterna? La sua relazione con lei era complessa. Con la sua seduzione, la madre lo faceva sentire speciale e superiore, ma a spese della sua sessualit e legandolo a s. Il senso di colpa per i sentimenti sessuali verso la madre era intenso quanto la rabbia e l'odio. A causa di questo senso di colpa Harry non poteva vedere il padre come la persona fredda e sadica che era. E a causa di questo senso di colpa non poteva arrendersi all'amore. Qualche anno fa venni consultato da una terapeuta che era tormentata dal senso di colpa per il suicidio di un suo paziente. Era ben consapevole di non essere responsabile della sua morte, ma sentiva che avrebbe dovuto prestare maggiore attenzione alle sue espressioni di sofferenza che po-

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tevano indicare pensieri suicidi. Avrebbe anche potuto fare di pi per alleviare la sua sofferenza e impedire il suicidio. Pur riconoscendo di essere una terapeuta competente e di aver agito responsabilmente, non riusciva a liberarsi dal tormento del senso di colpa. Questa paziente si descriveva come una persona mite e non aggressiva. Nel corso delle sue precedenti terapie aveva ottenuto un certo migliora-mento nella sua capacit di essere autoaffermativa. Nel presente studio ho ripetutamente sottolineato che il senso di colpa direttamente connesso alla repressione della rabbia. Questa repressione danneggia le sensazioni corporee positive. Al loro posto, si percepisce un elemento disturbante che ci fa stare male. Il sentimento di avere qualcosa di sbagliato o cattivo la base del senso di colpa. Non ci si sente colpevoli quando si sta bene con se stessi. Al sentimento di qualcosa di sbagliato si aggiunge un giudizio secondo il quale si dovrebbe fare di pi, impegnarsi maggiormente, essere pi responsabili nei confronti degli altri. Louise era stata allevata con queste direttive. Mentre esploravamo la sua storia, mi parl di una vicenda di violenza fisica che fu veramente sconvolgente. Da piccola veniva regolarmente sculacciata dal padre, con la cintura o con la mano, spesso sul sedere nu-do. Il padre era un uomo violento e lei ne aveva terrore. Nelle sue prece-denti terapie aveva espresso qualche sentimento di rabbia nei suoi con-fronti, ma mai con l'intensit appropriata a tale violenza. Le chiesi se avesse mai avuto desideri di morte verso il padre. Disse di no. Ma io ero sicuro che in lei ci fosse una rabbia omicida per il modo indegno in cui il padre l'aveva trattata e che l'avesse repressa per paura. Il suo senso di colpa originava direttamente da questa repressione ed era trasferito sul suo paziente, che cercava inconsciamente di salvare dalla propria rabbia verso gli uomini. Con Louise feci un esercizio per aiutarla a percepire la rabbia. Questo esercizio stato descritto nel capitolo 5, ma lo ripeter qui perch estremamente utile per ottenere che il paziente senta la propria rabbia. La feci sedere su una sedia di fronte a me, seduto su un'altra sedia a circa un metro di distanza. Le chiesi di stringere i pugni, spingere in fuori la mascella inferiore, spalancare gli occhi, poi agitare i pugni verso di me e dire: "Potrei ucciderti". Furono necessari diversi tentativi prima che si la-sciasse andare all'esercizio. Quando lo fece, il suo sguardo era maniacale e finalmente pot sentire la rabbia che era in lei. Ho fatto molte volte questo esercizio con singoli pazienti e nei gruppi e nessuno stato mai aggredito. In questo esercizio viene espressa la rabbia, non la furia, in quanto la persona non perde mai il controllo. In quasi tutti i casi d in-vece alla persona un senso di forza e di potere e una pi intensa percezione di s.

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Dopo l'esercizio Louise perse il suo aspetto mite. Il suo viso aveva acquistato un'espressione pi viva e pi forte. Cap la connessione tra la rabbia verso il padre e il senso di colpa per il suicidio del suo paziente. E si sent enormemente sollevata. Quando una donna reprime la propria rabbia contro il padre per il tradimento dell'amore, la trasferisce su tutti gli uomini, anche se non la mette in atto coscientemente. Si manifester in modi sottili che tendono a distruggere la relazione. Analogamente, gli uomini che hanno represso la propria rabbia per la madre che li ha dominati o non li ha protetti da un padre ostile, proietteranno inevitabilmente quella rabbia su tutte le don-ne. Ogni donna rappresenta la madre seduttiva e, nello stesso tempo, castrante. Finch non viene espressa questa rabbia, l'uomo non si sente libero di essere se stesso, con la conseguenza che la sua relazione con le donne danneggiata. Viene accusato il partner per la mancata soddisfazione nella relazione che, in realt, deriva da un senso di insoddisfazione nella persona stessa. Accusare il partner un tradimento dell'amore che viene dato. Perch una relazione amorosa possa funzionare, occorre por-tare in essa un sentimento di gioia, e ci implica che l'individuo sia libero da sensi di colpa in modo da poter esprimere direttamente e adeguata-mente tutti i suoi sentimenti. Per farlo, l'individuo deve conoscere profondamente se stesso, e proprio questo l'obiettivo della terapia.

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La violenza sessuale il pi odioso tradimento dell'amore, dato che la sessualit normalmente un'espressione d'amore. Chi commette questa violenza si accosta alla sua vittima come se offrisse amore, mentre in realt approfitta dell'innocenza e/o dell'impotenza dell'altro per un suo personale bisogno. Il tradimento della fiducia costituisce l'aspetto pi dannoso di tale crimine, ma la violazione fisica aggiunge un'importante dimensione di paura e sofferenza a questa azione distruttiva. Gli individui che sono stati sottoposti a violenza sessuale generalmente portano per tutta la vita le cicatrici della loro esperienza. Particolarmente grave la repressione dell'esperienza da parte della vittima, per i sentimenti di vergogna e disgusto verso ci che accaduto. Ma quando tali sentimenti vengono repressi, all'individuo rimane un senso profondo di vuoto interiore e di confusione. Le vittime della violenza sessuale non possono arrendersi al proprio corpo o all'amore, il che significa che nella loro vita non c' nessuna possibilit di soddisfazione. Per loro il viaggio alla scoperta di s un'avventura spaventosa. Il loro trattamento richiede dunque una particolare consapevolezza di questo problema. Quanto diffusa la violenza sessuale? La risposta dipende da cosa in-tendiamo per violenza sessuale. Studi statistici basati su questionari invia-ti ad adulti indicano che dal 30 al 50 per cento di coloro che hanno risposto ha riferito di aver subito violenza nell'infanzia. Se venisse considerata violenza sessuale ogni violazione dell'intimit relativa al corpo e alla sessualit, l'incidenza sarebbe superiore al 90 per cento. Una paziente ricordava il sentimento di vergogna e umiliazione che prov quando, all'et di tre anni, venne fatta posare nuda dai suoi familiari per una fotografia. Anche commenti espliciti sull'emergente sessualit di un bambino posso-no essere considerati una forma di violenza sessuale. Quando un padre sculaccia la sua bambina sul sedere nudo, a mio parere si tratta di un atto di violenza sessuale oltre che di violenza fisica. Io credo che il padre trag-

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ga un'eccitazione sessuale dai propri atti, che la bambina percepisce. Una donna rifer di aver chiesto al marito di sculacciarla sul sedere nudo, e che ne fu tanto eccitata sessualmente che il rapporto sessuale che segu fu il pi soddisfacente che avesse mai vissuto. Questo un tipico comporta-mento masochistico.' Indubbiamente derivava dal fatto che questa donna, da bambina, era stata sculacciata dal padre in una maniera che la eccitava molto sul piano sessuale. Le pratiche masochistiche o sadiche associate al sesso nascono da esperienze infantili che si sono iscritte nella personalit del bambino. Molte donne impiegano fantasie masochistiche, per esempio di essere legate, mentre sono impegnate nell 'atto sessuale, per aiutarsi a raggiungere l'orgasmo. Io arriverei a dire che qualunque forma di percossa a un bambino da parte di un adulto ha implicazioni sessuali. Questo aspetto della punizione dimostrato chiaramente nel seguente resoconto di una seduta con una paziente che mi aveva consultato perch era depressa e aveva sentimenti di indegnit. All'epoca di questa consultazione, la donna, che chiamer Rachel, era in terapia con un analista nel-la sua citt. Mi aveva conosciuto a un seminario ed era stata attratta dal-l'idea di lavorare con il corpo per risolvere i suoi problemi. Oggi, per, sappiamo bene che molti casi di violenza sessuale implica-no un contatto sessuale diretto tra un adulto o un adolescente e un bambino. Parliamo di tali casi anche come forme di incesto. Tale contatto di-retto ha sulla personalit del bambino un effetto molto distruttivo, la cui gravit inversamente proporzionale all'et del bambino stesso; e cio, quanto pi piccolo il bambino, tanto pi grave il danno. Mi ha sconvolto sapere di casi in cui il bambino era un lattante. Quando la violenza sessuale avviene in un'et molto precoce, il bambino rimuove ogni ricordo degli eventi, reprimendo i sentimenti che vi erano associati. Una tale re-pressione implica la completa insensibilizzazione di una parte del corpo. Quando i sentimenti tornano a vivere, anche la memoria si ridesta. Il caso seguente ne un'illustrazione. Madeline aveva quasi cinquant'anni quando fu per la prima volta consapevole di aver subto violenza nell'infanzia. Percepiva che c'era qualcosa di sbagliato nella sua vita, in quanto in entrambi i suoi matrimoni era stata fisicamente maltrattata dal marito. Tuttavia, non riusciva a collegare la violenza coniugale all'eventualit di una violenza sessuale subita in una fase precoce della sua esistenza. I suoi due genitori erano alcolisti e la famiglia era disfunzionale, ma, siccome vivevano molto isolati e Madeline era tenuta lontana dagli altri bambini, questa strana vita di famiglia le pareva nor-male. Madeline era una sopravvissuta. Gestiva con successo il suo lavoro e A questo proposito si veda la descrizione del masochismo nel libro di W. Reich, Analisi del carattere, cit.
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aveva allevato quattro figli, ormai grandi. Aveva avuto anche il coraggio di lasciare i due uomini che la maltrattavano, ma non sentiva una vera e propria rabbia nei loro confronti. Sapeva solo che doveva uscire da quelle relazioni. Un giorno, la sua amica pi intima la incoraggi a entrare in un gruppo di sopravvissuti cui lei stessa partecipava. Quando sent altre don-ne parlare della violenza sessuale subita da bambine a opera di un genitore, emerse in lei il sospetto di aver subto un'esperienza analoga. L'idea la terrorizzava, ma non l'abbandonava. Cominci a sentire la paura nel corpo, ma senza riuscire ad associarla con un atto di violenza. Madeline venne da me dopo un'esperienza con un terapeuta che, alla fine di una seduta, l'abbracci spingendo il bacino contro di lei. Era arrabbiata e spaventata. Dopo aver riferito questo episodio, mi disse che nel gruppo dei sopravvissuti aveva acquistato la consapevolezza di essere stata usata sessualmente dal padre, quando aveva un anno. Questa informazione mi parve poco credibile, ma dato che non avevo ragione di dubitare dei suoi sentimenti, l'accettai come possibile. Nei successivi due anni di terapia mi persuasi che il fatto fosse realmente accaduto. Con il progredire del lavoro sul corpo e quando cominciava a provare sensazioni nel bacino e nel retto, Madeline entrava in uno stato di panico. La sua paura era tale che doveva eliminare ogni sensazione e distaccarsi dal corpo. Questa paura confermava la sua convinzione di essere stata penetrata per via rettale quando era molto piccola. Il fenomeno del distacco dal corpo un processo dissociativo tipico dello stato schizoide, nel quale la mente conscia non si identifica con gli eventi corporei. In un mio precedente libro 2 ho riferito come nella mia prima seduta terapeutica con Reich gridai, ma senza nessun rapporto con quel grido. Mi sentivo gridare, sapevo che stavo gridando, ma non lo percepivo. L"Io' della mia mente conscia era un osservatore di ci che acca-deva nel mio corpo. Mancava la sensazione soggettiva di essere la persona che gridava nel corpo. Il nesso tra `Io ' osservante e `Io' urlante era spezzato. In realt il nesso era stato spezzato molto tempo prima, a nove mesi di et, quando fui spaventato da mia madre. Per sopravvivere avevo re-presso la paura, eliminando in tal modo la mia consapevolezza di quanto avessi paura di mia madre. Questa dissociazione da una parte di me stesso, e cio dal bambino spaventato che aveva bisogno di gridare, divent una tendenza schizoide nella mia personalit che, tuttavia, non interfer con il mio funzionamento nel mondo. Tagli invece ogni legame con i miei sentimenti pi profondi. Il mio viaggio terapeutico alla scoperta di me stesso fu un tentativo di ristabilire il legame con i miei sentimenti precoci e profondi. Non mi sono mai distaccato dal corpo nella stessa misu2

Lowen, Bioenergetica, cit.

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ra in cui lo aveva fatto Madeline, tanto da essere osservatrice ma senza nessun legame con le sue sensazioni e i suoi sentimenti corporei. Nel suo stato, Madeline neanche sentiva di avere un corpo. Il suo funzionamento di base procedeva normalmente, perch non dipendeva dalla mente con-scia, che in qualche modo sembrava uscire dal corpo. Fortunatamente, questo stato non durava troppo a lungo, altrimenti Madeline sarebbe di-ventata schizofrenica. Recuperava lentamente il legame tra mente conscia e corpo in misura sufficiente a farle percepire la realt del suo s fisico. Ma questo legame era superficiale e non profondo, e ci le impediva di percepire quanto profondamente le fosse stato fatto male. Sotto la superficie, era una donna terrorizzata. Nella vita quotidiana Madeline non dava l'impressione di essere una persona terrorizzata. Era intelligente e sapeva gestire gli eventi ordinari della vita in modo ragionevole. Il terrore si presentava solo quando un forte sentimento tendeva a emergere e a farle perdere il controllo. Dato che per proteggersi dalla violenza doveva diventare pi aggressiva, le feci fare l'esercizio di dare calci al lettino dicendo a voce alta: "Lasciami sta-re". Se la sua voce saliva al punto da diventare un grido, si raggomitolava in posizione fetale in un angolo del letto, piagnucolando come una bambina terrorizzata. Occorrevano alcuni minuti prima che la paura diminuisse in misura sufficiente a farla tornare al suo s normale' e a farle la-sciare il mio studio con un sentimento di sanit. Per lei era molto difficile anche piangere, perch ogni perdita di controllo le suscitava terrore. Credo che la mia empatia, il sostegno e l'incoraggiamento a far uscire la rabbia furono ci che le permise di provare rabbia senza essere terrorizzata e senza dissociarsi. Osservando il funzionamento quotidiano di Madeline, non si sarebbe sospettato il grado di disturbo presente nella sua personalit. Agiva prevalentemente con la testa, e con scarsa sensibilit corporea. Tuttavia, aveva sentimenti sessuali e molti uomini erano stati attratti da lei. Affermava di provare piacere al contatto con loro, cosa che ritengo vera, ma era comunque un'esperienza dissociata in quanto Madeline non era in rapporto con la propria sessualit, limitata all'apparato genitale e senza passione. Al li-vello superficiale della sua personalit, era una donna matura; ma a un li-vello profondo era una bambina terrorizzata, sperduta e indifesa. La donna apparentemente matura rimaneva alla superficie. A qualsiasi reale profondit di sentimento si incontrava la bambina spaventata. Quando entr maggiormente in contatto con la bambina terrorizzata, Madeline cominci a sentire il proprio corpo in modo diverso: non come qualcosa che poteva usare, ma come la persona che era. E il terrore e la paura diminuirono. Dato l'orrore della prima infanzia di Madeline e il conseguente disturbo nella sua personalit, sembrerebbe difficile comprendere il suo piacere

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sessuale. Si deve tener conto, per, che era una personalit scissa e che la sua sessualit era molto superficiale, cos come gli altri sentimenti. Non poteva collegarsi alla sua sessualit come espressione del proprio s, pi di quanto io potessi collegarmi al grido che usciva dalla mia gola. Un grido un suono intenso ma in me non c'era nessuna sensazione di intensit. Analogamente, il sesso dovrebbe essere un'esperienza intensa, ma per Madeline, e altri individui che hanno subto violenza sessuale, non viene percepito come tale. Ogni atto di violenza su un bambino, fisica o sessuale, che terrorizzi il bambino, lo spinge a dissociarsi dal suo corpo. Per Madeline era difficile provare qualunque sentimento intenso senza essere terrorizzata e senza tale dissociazione. Il suo corpo non poteva tollerare il carico e la sua mente non poteva integrare l'emozione. In terapia Madeline lavorava fisicamente per approfondire la respirazione e per intensificare la sensibilit corporea. Tuttavia, ogni passo verso una maggiore sensibilit la spingeva in un episodio di terrore, nel quale si chiudeva in se stessa e si distaccava dal corpo. Mentre recuperava il proprio autocontrollo dopo una seduta in cui erano emersi forti sentimenti, mi disse che per un certo tempo rimaneva ancora distaccata dal corpo. Essere di-staccata dal corpo significava eliminare ogni sensazione e agire solo con la mente conscia. Lentamente la paura diminu e lei pot affrontare una maggiore sensibilit corporea e una pi intensa emotivit senza essere terrorizzata e senza dover operare repressioni. Se una seduta era molto forte e lei si distaccava dal corpo, ora poteva tornare pi rapidamente in contatto e la cosa era vissuta come un progresso significativo. Ricordo la seduta in cui Madeline disse con eccitazione: "Riesco a sentire i miei piedi". Riusc a ricordare anche altri episodi spaventosi dell'infanzia. Durante un esercizio in gruppo, nel quale Madeline, insieme agli altri partecipanti, teneva i pugni serrati e pronunciava le parole: "Come ti permetti? Chi credi di essere?", disse di sentirsi soffocare. Quando mi raccont l'episodio, disse: "Temo di morire soffocata. Circa tre anni fa mi tornata alla memoria per un istante una scena della mia infanzia. Stavo in piedi da-vanti a una porta, tenevo la maniglia e mi accingevo a uscire dalla stanza. Avevo circa nove anni. Ero di fronte a mio padre e ricordo di avergli detto: `Se non la smetti, lo dir alla mamma'. Lui mi prese per la gola e mi scosse. Mi sentii come se stessi per morire. Ma lui non mi ha pi toccata dopo di allora". Il problema della violenza molto precoce rimaneva molto difficile da risolvere. Madeline si sentiva estremamente vulnerabile nella zona circo-stante e interna all'ano, e ci si potrebbe chiedere come potesse avere rap-porti sessuali apparentemente normali data l'intensit della paura che sentiva nella zona del bacino. Ma Madeline mi disse che godeva del sesso, an-che con gli uomini che la maltrattavano. Di fatto, era una donna molto se-

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duttiva, anche se non era pienamente cosciente di questo aspetto del suo comportamento. Se a un livello profondo era una bambina terrorizzata, in superficie era anche una donna sofisticata che accettava con gioia ed eccitazione le attenzioni sessuali degli uomini. Sofisticazione la parola giusta, perch se denota la mancanza di innocenza, indica anche un'assenza di sensi di colpa, il che irreale. Per sopravvivere Madeline aveva accettato come normale la perversit del suo mondo. Se il sesso ha a che fare con il mondo, lei doveva imparare a usarlo. Quindi, nonostante la violenza sessuale della sua infanzia e la violenza fisica della sua vita coniugale, Madeline non sentiva odio per gli uomini e nessuna rabbia nei loro confronti. Odio e rabbia erano dentro di lei, ma questi sentimenti erano stati dissociati al fine di sopravvivere, cosa che fece con la sua disponibilit sessuale verso gli uomini. Dopo tutto, se hanno tanto bisogno di contatto e di soddisfazione sessuale, perch non arrendersi a loro? La sottomissione rimuove la minaccia dell'atto di forza e della violenza, e nega la paura. Il fatto che nessun uomo farebbe male a una donna se questa gli si concede, il falso ragionamento delle donne che hanno subto violenza. C' per un altro elemento nella personalit della donna che ha subto violenza da bambina, che determina il suo comportamento come la paura e l'impotenza associate all'atto violento. Questo elemento l'intensa eccitazione sessuale limitata all'apparato genitale e dissociata dalla personalit cosciente. La violenza sessuale precoce ha spaventato e insieme eccitato la bambina. Ma non era un'eccitazione che poteva essere integrata dal corpo e dall'Io immaturi della bambina, bens un'esperienza che si iscritta nel suo corpo e nella sua mente. La bambina era momentanea-mente entrata nel mondo adulto e ci ha infranto la sua innocenza, ma da quel momento la sessualit diventata una forza irresistibile e sopraffacente, anche se scissa, nella sua personalit. come se avesse interpretato un ruolo sessuale, senza essere identificata con esso a un livello adulto. La sua personalit adulta scissa tra una mente sofisticata e sentimenti infantili di dipendenza e paura. sessualmente sofisticata, ma questa sofisticazione molto superficiale e cela il sentimento sottostante di essere una persona sperduta, indifesa e spaventata. In uno studio precedente ho descritto Marilyn Monroe come un esempio di personalit multipla. 3 Una giovane donna, che chiamer Betty, mi venne inviata perch l'aiutassi a capire la sua vita confusa. Era stata allevata da famiglie affidatarie e rifer una sequela di violenze sessuali da quando aveva dieci anni. La sua confusione si riferiva ai problemi che aveva con gli uomini. Essi erano attratti da lei (era una giovane seducente) ma le relazioni con loro non duravano. La cosa interessante di questa persona che emanava un aro3

A. Lowen, La spiritualit del corpo, Astrolabio, Roma 1991.

162 La violenza sessuale ma sessuale che era quasi palpabile nella stanza. Dato che era il suo odo-re naturale, ne era completamente inconscia. Come Madeline, Betty esisteva a due livelli: a un livello superficiale, funzionava come una donna sessuata, sofisticata e competente, a un livello pi profondo era una bambina terrorizzata incapace di piangere o di arrabbiarsi intensamente. Si comportava come se fosse posseduta da una carica sessuale che era una forza estranea nella sua personalit, su cui non aveva controllo. Betty non era cosciente dell'effetto che il suo forte aroma sessuale aveva sugli uomini, dato che non lo percepiva. Non era sempre presente, probabilmente c'era solo quando inconsciamente cercava di sedurre l'uomo a un'intimit sessuale. La sua seduzione, per, non era un'espressione di passione, ma di bisogno. Betty aveva bisogno del mio aiuto, e un modo per ottenerlo era eccita-re il mio interesse sessuale verso di lei mediante la sua emanazione sessuale. Non era lei a produrre coscientemente un aroma genitale, provoca-to invece dal fatto che la sua vagina fosse eccitata, cosa di cui non aveva percezione. Quell'eccitazione aveva origine dall'atto sessuale subito e non era una sua sensazione, quindi non vi si identificava. Aveva imparato pre-sto a usarla, attraverso le sue esperienze nelle famiglie affidatarie. Aveva scoperto che se le madri erano ostili verso di lei, perch come donne diffidavano della sua sessualit, gli uomini le rispondevano sessualmente. Da bambina, coscientemente o inconsciamente, aveva cercato di trovare sostegno nei padri adottivi, ma loro usavano la bambina per i propri scopi. Sono sicuro che a un certo livello erano preoccupati per la bambina e volevano aiutarla, ma su un piano pi immediato traevano vantaggio dal suo stato di bisogno e impotenza per usarla, e abusare di lei, sessualmente. Nella sua disperazione, Betty accondiscendeva, credendo anche a un certo livello che l'amassero. Ma non funzion. Le madri adottive venivano a conoscenza di ci che accadeva e Betty veniva trasferita presso un'altra famiglia, dove accadevano le stesse cose. Non so se questa sequenza di eventi sia realmente accaduta. Betty non rimase a lungo in terapia con me e io non ho avuto il tempo di analizzare pienamente la sua storia. Aveva rimosso gran parte dei suoi ricordi precoci. All'epoca in cui la vidi, molti anni fa, non avevo la profondit di comprensione che ho ora di questi problemi. Si impara dai propri insuccessi. Ma ebbi l'intuizione che dovesse essere proprio questa la situazione, dato che Betty mi venne indirizzata da un uomo, con il quale viveva e per il quale lavorava, che sapevo avere la personalit del violentatore. Il suo modo di accostarsi a una donna era l'offerta di aiuto, che lui stesso credeva autentica, ma quando la donna accettava, egli la usava sessualmente. Questo il tipo di uomo da cui Betty era attratta in virt della coazione a ripetere. Madeline era spinta da un'analoga coazione al coinvolgimento con

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uomini che la maltrattavano fisicamente, come lo era Martha, il cui caso ho presentato nel capitolo 3. Finch queste donne rimangono agganciate alla loro ricerca di un uomo che le ami e le protegga, verranno usate e mal-trattate. Le loro relazioni con gli uomini non possono funzionare. Gli uomini reagiscono a loro come oggetti sessuali e non come persone sessuali, dato che tali donne non vedono se stesse come persone. Il loro sentimento di s stato danneggiato troppo gravemente dalla violenza sessuale. La violenza sessuale ha l'effetto di ipereccitare prematuramente l'apparato sessuale della vittima. Nonostante la paura che provoca, l'eccitazione sessuale del contatto viene impressa nella personalit poich non trova una scarica nell'apparato sessuale. L'attrazione della vittima verso un uomo ritenuto somigliante, nella sua personalit, a chi ha operato la violenza, e la sua sottomissione sono un tentativo inconscio di liberarsi da quel legame rivivendo la situazione e completando la scarica. Ma ci non acca-de mai a causa della dissociazione. Lucille mi disse di essere costantemente consapevole di un'eccitazione nella vagina, che sentiva come un elemento estraneo o alieno. Una parte considerevole dei suoi atti sessuali era diretta alla scarica di questa eccitazione, per potersi liberare da tale tormento. Ma la cosa non funzionava per-ch la libert che sentiva dopo l'atto sessuale era di breve durata. Era letteralmente posseduta da una forza estranea, la carica sessuale del suo violentatore, che lei era incapace di scaricare. La scarica ha luogo solo quando l'eccitazione fluisce verso il basso attraverso il corpo, dentro e poi fuori l'apparato genitale. La violazione in et precoce, ossia prima che si sviluppi la capacit di scaricare l'eccitazione attraverso l'orgasmo, fa s che tali organi vengano caricati di una forza su cui l'individuo non ha nessun controllo. La bambina viene letteralmente espropriata dei suoi organi genitali. La vittima della violenza sessuale pu riappropriarsi dei suoi organi sessuali permettendo che l'eccitazione fluisca verso il basso e dentro di essi. Questo il modello sessuale normale, ma in questi casi bloccato fisicamente da una banda di tensione intorno alla vita, e psicologicamente da intensi sentimenti di vergogna per le proprie parti sessuali, considerate sporche. Cos molte donne hanno vergogna della propria sessualit per-ch non hanno potuto svilupparla come un'espressione d 'amore. Eppure, la sessualit un'espressione d'amore, un desiderio di essere vicini e uniti con un'altra persona. Sfortunatamente, l'amore spesso mescolato al suo opposto, l'ostilit. Molti esseri umani hanno sentimenti ambivalenti a causa delle loro esperienze infantili nelle quali l'amore dei genitori era intrecciato con sentimenti negativi e ostili. Ci era molto evidente nei casi de-scritti sopra, ma io credo che sia vero nella maggior parte delle relazioni familiari. Non ci si pu abbandonare pienamente all'amore dopo essere stati traditi da coloro che amavamo e di cui ci fidavamo. Ho visto molte

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donne vittime di violenza sessuale con modelli di comportamento analoghi. Sono donne intelligenti, la cui esistenza stata gravemente danneggiata dall'esperienza di violenza. Hanno tutte personalit multiple, in conseguenza del conflitto tra l'eccitazione sessuale e la paura, tra la sensazione di essere desiderabili e un forte sentimento di vergogna. E, in tutti i casi, la sessualit non un aspetto integrato della loro personalit. Alcuni anni fa venni consultato da una donna molto bella di circa quarant'anni, di nome Ann, il cui problema era un'estrema rigidit del corpo che le rendeva difficili tutti i movimenti. Rifer (quale esempio) che quando venne eletta reginetta alla festa annuale della sua universit, prov do-lore a scendere le scale per andare a ricevere la corona. I medici non era-no riusciti a curare questa sua condizione perch non avevano trovato nessun disturbo neurologico. Lei credeva che avesse una base emotiva. Dai dodici ai diciotto anni il padre aveva avuto regolarmente rapporti sessuali con lei. Era innamorato di lei e Ann lo era di lui. Lo descriveva come un uomo eminente nella sua comunit, stimato e ammirato da tutti, compresa la figlia. La spiegazione che dava del suo stato era che non poteva permettersi di raggiungere l'orgasmo nel rapporto sessuale perch poi si sarebbe sentita colpevole e si sarebbe vergognata. Se non si arrendeva ai sentimenti sessuali poteva credere di farlo per il padre, che aveva bisogno di lei. Sosteneva di amarlo, e io credo che fosse vero. E sono si-curo che lui amasse la figlia ma anche che l'avesse tradita. Il suo tradimento aveva reso molto difficile ad Ann arrendersi sessualmente a qualunque uomo. Era stata sposata a lungo con un uomo che amava, ma disse che passarono molti anni prima di riuscire ad avere un orgasmo con lui. Considerato il grado di rigidit corporea di cui ancora soffriva, non pensavo che potesse lasciarsi andare alla passione dell'amore facilmente o pienamente. Le era stato fatto molto pi male di quanto immaginasse o ammettesse. Il tradimento stato sempre considerato come un delitto capitale, che nei tempi antichi meritava la morte come punizione. Sono certo che Ann trattenesse dentro di s una rabbia terribile contro il padre per il suo comportamento. La sua rigidit non era semplicemente un mezzo per controllare la sua passione, serviva anche a reprimere e controllare una furia omicida. Cos come ci sciogliamo con l'amore, ci irrigidiamo e diventiamo freddi con l'odio. L'odio, per, era negli strati esterni dei mu-scoli, non nel cuore. Come tutti gli individui che hanno subito violenza sessuale, Ann era scissa: nel suo cuore amava il padre, ma al livello mu-scolare resisteva e lo odiava. La sua bellezza era un'espressione della sua attrattiva sessuale, ma non aveva la piena disponibilit della sua sessualit. Vidi Ann solo in due occasioni, perch viveva in un'altra parte del paese. Quando parlammo della sua vita e dei suoi problemi, pensai che

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non era pronta, n desiderava dare libero sfogo alla sua rabbia contro il padre. Ma, senza l'espressione di questa rabbia sarebbe stato impossibile allentare la rigidit muscolare che la teneva legata come una camicia di forza. In questi individui c' una forte resistenza a esprimere la rabbia contro il violentatore. In parte la resistenza deriva da un senso di colpa per aver partecipato agli atti sessuali, sia che tale partecipazione fosse volontaria o forzata. Ma deriva anche dalla paura della rabbia stessa, che omicida. Uccidere un genitore il crimine pia nefando, eppure il tradimento stato compiuto da un genitore. La risoluzione dei conflitti creati dalla violenza sessuale pu avvenire solo mediante un programma terapeutico che offra una situazione controllata per l'espressione della rabbia. Alcuni studi hanno indicato che il numero di bambini maschi che han-no subto attacchi sessuali pari a quello delle femmine. Alcuni sono sta-ti violati dal padre, da qualche altro uomo adulto o da fratelli maggiori. Quando ci accade, sulla personalit del bambino si producono gli stessi effetti che sulla personalit della bambina. Se c' penetrazione anale, il bambino pu sentire un intenso dolore e paura, che possono indurlo a dissociarsi dal proprio corpo, come fece Madeline. L'attacco sessuale a un bambino da parte di un maschio pi grande danneggia la sua emergente maschilit e lo fa sentire preda della vergogna e umiliato. Non credo, per, che tali esperienze creino una tendenza omosessuale nella personalit del bambino, tuttavia la conseguente debolezza nell'identificazione maschile pu predisporre il bambino a quel modello di comportamento sessuale.4 Il danno alla personalit del bambino provocato dall'impatto emotivo dell'esperienza. Paura, vergogna e umiliazione sono senti-menti devastanti per un bambino che non ha modo di abreagire l'effetto negativo di questo trauma. La violenza fisica sul bambino a opera del padre, come nel caso di ripetute sculacciate, ha un effetto simile sulla sua personalit e, come ho indicato nel capitolo precedente, deve essere considerata una forma di violenza sessuale. La violenza sessuale sia un'espressione di potere sia un'espressione di amore sessuale. La sensazione di avere potere su un'altra persona agisce come un antidoto per il sentimento di umiliazione che il violentatore ha provato da bambino, quando stato a sua volta vittima della violenza. Il problema del potere rientra anche nell'attivit sessuale, persino quando si svolge tra adulti consenzienti, come nelle pratiche sado-masochistiche. Il violentatore, generalmente, un individuo che si sente impotente a essere uomo o donna a un livello maturo. Quel sentimento di impotenza scompare quando la vittima un bambino, un adulto indifeso o un partner
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Amore e orgasmo,

Per un'analisi approfondita della personalit omosessuale si veda A. Lowen, Feltrinelli, Milano 1984.

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sottomesso. Il violentatore in questa situazione si sente forte, il che significa anche sessualmente potente. Quando i sentimenti di potere si intro-mettono in una relazione sessuale, questa si trasforma sempre in un rap-porto violento. Un uomo che ha bisogno di sentire il potere per essere sessualmente potente, dovr necessariamente essere violento con una donna. Spesso, quando l'uomo visto come un essere potente, la donna diventa eccitata e pi disponibile ad arrendersi a lui. Diane, di cui ho parlato in un capitolo precedente, faceva notare che l'esperienza sessuale pi soddisfacente che avesse mai avuto fu quella in cui il marito la mal-tratt fisicamente. Il comportamento violento tra adulti denota una relazione sadomasochistica che permette all'individuo di abbandonarsi alla propria eccitazione sessuale. Per il partner sadico, ad avere questo effetto il sentimento di potere sull'altro, che si manifesta in azioni rivolte a ferire o a umiliare il partner. Per il masochista, la sottomissione al dolore e all'umiliazione rimuove, temporaneamente, il senso di colpa che blocca l'abbandono sessuale. Nella sottomissione, il senso di colpa si trasferisce sull'altro, permettendo alla vittima di rivendicare la propria innocenza. A un certo livello, il comportamento violento esprime odio, desiderio di far male all'altro. Ma dobbiamo anche ammettere che in questo tipo di relazione c' un elemento di amore. Reich riconosceva il nesso tra sadismo e amore, in quanto riteneva che l'azione sadica avesse origine dal desiderio di contatto e intimit con l'altro. Emerge come impulso amoroso nel cuore, ma non appena arriva alla superficie tale impulso viene intrappolato dalle tensioni muscolari connesse alla rabbia repressa e trasforma-to in un atto aggressivo. La vittima pu percepire tale dinamica, special-mente quando si tratta di un genitore che la mette in atto sul figlio o la figlia. Ci che intendo dire che un bambino che sia molto sensibile alle sfumature emotive del comportamento pu riconoscere che la punizione o la violenza vorrebbero essere un atto d'amore. L'amore diventa sadico quando non pu esprimersi. Questa percezione pu impedire al bambino di percepire tutta la sua rabbia contro chi gli fa violenza. Il bambino pu percepire anche il dolore che c' nell'altro, che gli impedisce di esprimere con semplicit e liberamente il suo amore. Allora si sente dispiacere per la persona violenta e ci si identifica con essa. I bambini molto piccoli subiscono violenza non solo dal padre, ma an-che dalla madre. Abbiamo visto il caso riportato nel capitolo 4, dove la violenza fisica della madre tendeva, coscientemente o inconsciamente, a spezzare lo spirito del bambino, a renderlo sottomesso a lei. Nessun bambino pu fronteggiare la violenza della madre o del padre, e questa esperienza lo spezza inevitabilmente. Ma la rottura solo raramente totale, il che significherebbe la morte (anche se sappiamo che casi del genere sono accaduti). Nelle profondit del corpo il bambino conserva un nucleo di

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resistenza che sostiene la sua vita e fornisce un certo senso di identit. La forza di questo nucleo dipender da come si comporta il genitore dopo l'atto di violenza. Per esempio, una madre, dopo aver scaricato la propria rabbia repressa, pu sentire un profondo amore per il bambino che ha appena maltrattato. Nella misura in cui il bambino sente questo amore, l'effetto dannoso della violenza viene parzialmente ridotto. Se il bambino sente da parte della madre una profonda ostilit, che arriva fino a un gelido rifiuto del figlio, pu diventare schizofrenico. A un certo livello i bambini sono consapevoli che le percosse o la violenza fisica sono preferibili al rifiuto, che morte emotiva. L'affermazione generale che gli individui tendono a mettere in atto su-gli altri ci che stato fatto a loro, ci aiuta a comprendere il comporta-mento apparentemente irrazionale di una madre verso i suoi bambini. Se da bambina stata umiliata per ogni espressione sessuale, tender a fare lo stesso con i propri figli. Questa tendenza alla messa in atto su esseri in-difesi pu essere evitata soltanto se l'individuo acutamente consapevole di quanto stato fatto a lui e dolorosamente consapevole dell'effetto distruttivo che ha avuto sulla sua personalit e sulla sua vita. Questa consapevolezza implica che si possa percepire la propria rabbia contro il geni-tore per la violenza o la violazione. Una madre che stata indotta a vergognarsi dei propri sentimenti sessuali, rimproverer la figlia per ogni espressione di tali sentimenti. Le madri si identificano con le figlie e proiettano su di loro gli aspetti negativi della propria personalit. Quindi una madre pu vedere il comportamento sessuale della figlia come un comportamento da prostituta perch in quel modo lei era considerata da bambina. Criticando la figlia per la sua sessualit, in realt dice: "Tu sei cattiva, sei sporca. Io sono pulita". D'altro canto, pu proiettare sulla figlia anche i propri desideri sessuali insoddisfatti, chiedendole inconscia-mente di metterli in atto in modo da ottenere un'emozione attraverso le azioni della figlia. In realt, in una madre possono coesistere entrambi gli atteggiamenti: uno cosciente, di svalutazione della figlia per la sua sessualit, l'altro inconscio, che spinge la figlia ad agire sessualmente. Questa identificazione inconscia a un livello sessuale di una madre con la figlia ha un aspetto omosessuale. Il mancato riconoscimento di questo aspetto della relazione del paziente con un genitore pu diventare un vincolo che impedisce al paziente di muoversi verso l'indipendenza e la realizzazione. La vittima diventa violentatore per identificazione inconscia con quest'ultimo. Questo l'altro lato della medaglia, che deve essere riconosciuto e accettato dal paziente perch possa arrivare a una piena accettazione di s. Rachel rifer un sogno nel quale vedeva in piedi, accanto a s, una bambina che aveva una parte del viso arrossata, come se sopra le fosse stato strofinato qualcosa. Nel sogno cap immediatamente che aveva stro-

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finato il viso della bambina contro il proprio pube. Era sconvolta al pen-siero di poter fare una cosa del genere. Ma nel sogno Rachel era anche la bambina violata. Se il sogno riflette un episodio che pu esserle accaduto da bambina, perch dovrebbe desiderare metterlo in atto contro qualcun altro? Mettere in atto su altri la violazione che aveva subito le permetteva di sentire: "Non sono sola con la mia vergogna". Ma c' un'altra motivazione per tale comportamento. Quando un bambino viene violato sessualmente, l'evento insieme eccitante e spaventoso. Ogni bambino affascinato dai genitali dei genitori. Per un verso, sono stati la fonte della sua vita. E sono stati anche le chiavi del suo mondo segreto di piaceri e paure. Ma, a causa della paura, la violazione e la concomitante eccitazione sono state represse e rimane solo la loro impronta. La persona forte-mente spinta a ripetere l'esperienza, spesso come aggressore, ma anche come vittima. Io credo che sia questo il meccanismo per cui un adulto rimane ancorato al sesso con i bambini. Il suo sviluppo libidico ostacola-to perch parte della sua energia e della sua eccitazione incapsulata nel ricordo rimosso e nei sentimenti che vi sono associati. Portare questi episodi alla coscienza il primo passo per liberare l'energia legata. Portare alla luce l'esperienza sepolta riduce la vergogna, il che permette all'individuo di percepire la propria ferita e la propria paura. Accettare tali senti-menti potrebbe consentirgli di piangere, sciogliendo cos il dolore, e di sentire la propria rabbia, che potrebbe restaurare la sua integrit. Ma per liberare e purificare il suo spirito, la rabbia deve essere reale e intensa. Le madri sono in una posizione unica per agire sessualmente sui loro figli, in quanto sono coinvolte con il corpo del bambino pi dei padri. Il loro modo di toccare il corpo del bambino pu avere implicazioni sessuali, esattamente come la paura di toccarlo; ossia quel contatto pu suscita-re sentimenti sessuali. Una madre disse del suo bambino di due anni: "Il suo pene cos carino, potrei metterlo in bocca". II sentimento contenuto in questa affermazione veniva comunicato al bambino quando i suoi genitali erano scoperti. Il senso di riservatezza relativo a questo organo perduto. R sentimento della madre invade la pelvi del bambino e si appropria dei suoi genitali. Non il semplice guardare i genitali del bambino che pu disturbarlo, ma guardarli con un certo interesse o una certa consapevolezza sessuale. Si consiglia alle madri di lavare spesso il pene del bambino piccolo per evitare possibili infezioni. Io non credo che sia una buona idea e non credo neanche che sia necessario. Da tempo immemorabile i bambini sono cresciuti senza bisogno di tale intervento. II pericolo in tutte le relazioni genitore-bambino che il legame contenga un forte elemento sessuale. Questo elemento sar negato e represso sia dal genitore sia dal bambino, ma il suo effetto sul secondo devastante, co-me mostra il caso che segue.

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Max era figlio unico e aveva perso il padre da piccolo. Era stato alleva-to dalla madre, che descriveva come una donna forte che non aveva paura di nessuno. Era sui trent 'anni, era psicologo e conosceva l'Analisi Bioenergetica. Riconosceva di avere molte tensioni nel corpo che gli impedivano di sperimentare qualunque piacere o gioia nella vita. Lavorava con impegno, ma non ne ricavava nessuna soddisfazione. Si spingeva continuamente in avanti, cercava di raggiungere una posizione che gli permettesse di sentirsi rilassato e a suo agio nella vita, ma niente andava per il verso giusto o senza difficolt. Sentiva di dover combattere per tutto ci che desiderava e questo atteggiamento lo coinvolse in numerosi processi. Gli stessi problemi e difficolt sorgevano nel suo rapporto con la moglie. Avevano continue piccole liti che non risolvevano niente, dato che il suo problema era personale. Conoscendo Max, si potrebbe descriverlo come un uomo tormentato, ma sebbene riconoscesse il suo tormento, non sapeva quale ne fosse la causa. Fisicamente era di bell'aspetto, appariva forte ed energico, ma il suo corpo appariva caotico. Quando respirava, i movimenti respiratori aveva-no un carattere sussultante, convulso e non fluivano armonicamente. Il problema era particolarmente evidente nella met inferiore del corpo. Il suo bacino era rigidamente bloccato e non si muoveva insieme al respiro. Le gambe, anche se avevano muscoli ben sviluppati, non gli davano nessuna sensazione di sostegno. In un esercizio di grounding, tremavano pi che vibrare, e gli crollarono addosso. Mancandogli un senso di sostegno al suolo, si teneva su con la testa, pensando, calcolando, manovrando. Sentiva che questo stile di vita era molto frustrante. Nei primi due anni di terapia Max fece scarsi progressi. Lottava, si impegnava e faceva tentativi, ma non riusciva a far passare nessun forte sentimento. Gli era pressoch impossibile arrendersi al proprio corpo. Ma la sua resistenza era inconscia e io non potevo fare altro che indicargliela. Era scoraggiato e smise di venire alle sedute, e io non lo incoraggiai a continuare perch essere spinto da me era l'ultima cosa di cui avesse bisogno. Non avevo la sensazione che un ulteriore sforzo da parte sua o mia lo avrebbe aiutato. Durante le sedute si era concentrato sul rapporto con la madre, che era ancora molto presente nella sua vita e cercava ancora di controllarlo. Si ribellava senza riuscire a liberarsi, ma con il mio incoraggiamento lentamente si allontan da lei. Riprese la terapia circa un anno dopo. Sentivo di comprendere il suo problema, anche se non ero riuscito ad aiutarlo a ottenere il cambiamento che desiderava. Tuttavia, il suo atteggiamento e la sua vita per certi aspetti erano cambiati. Era meno velleitario e meno combattivo. La sua relazione con la moglie era migliorata. Aveva continuato a eseguire a casa gli esercizi bioenergetici, in modo particolare scalciare sul letto e respira-

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re sul cavalletto bioenergetico, e sentiva che lo aiutavano a stare meglio. Percepivo in lui un cambiamento, ossia che era pi aperto all'idea di la-sciarsi andare. Sul cavalletto poteva abbandonarsi maggiormente alla sua tristezza e al pianto, anche se non scendeva abbastanza nel profondo. Il suo dare calci era pi energico. Si focalizzava sul desiderio di essere libero, libero dalla madre e dalla pressione che aveva esercitato su di lui per combattere il mondo. All'incirca in questo periodo accaddero nella sua vita due eventi importanti, che favorirono il suo tentativo di raggiungere la libert. Il primo fu la morte della madre. In profondo, questo evento lo liber dalla sua influenza. L'altro evento fu la nascita del suo secondo figlio, che lui e la moglie avevano disperatamente voluto. Il bambino port luce e gioia nella loro vita. Se tutto ci era utile per Max, ci di cui aveva bisogno era sentire queste qualit nel proprio corpo. Arrendersi semplicemente un lasciarsi andare ai propri sentimenti. La prima grande breccia si apr mentre Max dava calci sul letto pronunciando le parole: "Lasciami stare", che sentiva indirizzate alla madre. Quando un paziente dice di volersi liberare dalla pressione, io gli suggerisco di chiederlo. Una persona deve essere preparata a combattere per ci che desidera, se vuole ottenerlo. La combattivit di Max non era quella di un lottatore, si basava su un atteggiamento di manipolazione e non di confronto. La rabbia sottostante era cos grande che lui non osava farla uscire pienamente o liberamente. Per quanto avesse consapevolezza di questo problema attraverso le nostre discussioni, non si liberava dalla sua paura e non poteva farlo finch non fosse riuscito a esprimere pienamente i suoi sentimenti di protesta e di rabbia. L'esercizio di dare calci al let-to ideale per questo scopo, perch non c ' nessun pericolo nell'abbandonare il controllo. Il paziente non far male a se stesso o a qualcun altro e il materasso di gommapiuma non si romper. Per raggiungere il punto di rottura, l'atto di dare calci deve diventare spontaneo e la voce deve raggiungere il livello del grido. Ci accadde a Max. Si lasci andare all'esercizio e il sentimento emerse. Quando ebbe finito, percep una differenza: era pi leggero e pi libero. Naturalmente, occorreva consolidare e sviluppare questa conquista, cosa che venne compiuta ripetendo l 'esercizio in sedute successive, dando a Max un senso crescente di se stesso come persona libera. Tuttavia, tale apertura non si estese alla parte inferiore del corpo. Non liber il suo bacino. Questo passo successivo della terapia richiedeva un lavoro con le gambe e il bacino. Per questo scopo mi servo principalmente di un esercizio di caduta che carica di energia le gambe e i piedi, permettendo a tale carica di pervenire al bacino, e cos liberandolo. In questo esercizio il paziente sta davanti al cavalletto, volgendogli le spalle. Con le mani indietro, appoggiate sul cavalletto per mantenere l'equilibrio, il pa-

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ziente piega le ginocchia in modo che i talloni si sollevino dal suolo. Il peso del corpo interamente sugli avampiedi, ma il paziente evita di cade-re in avanti spingendo con i talloni pur tenendoli sollevati dal pavimento.5 Il paziente riceve l'istruzione di mantenere la carica nei piedi e di non la-sciarsi cadere. Quando l'esercizio eseguito correttamente, il bacino si muover spontaneamente con la respirazione. Con Max non accadde, an-che se prov l'esercizio molte volte in numerose sedute. Ma ogni volta che faceva l'esercizio, le sue gambe erano percorse da pi sensazioni. Max non riusciva a mantenere la posizione per pi di un minuto. Le ginocchia gli cedevano e cadeva sul pavimento. Quando discutemmo di questo problema, mi disse: "Non posso stare in piedi davanti a te. Mi sovrasti e mi soffochi". Mentre lo diceva si arrabbi intensamente e spinse in avanti il bacino urlando: "Vaffanculo!". Dopo aver detto ci, il suo bacino cominci a muoversi liberamente con la respirazione. Era l'apertura di cui aveva bisogno. Se la madre si fosse realmente stesa sul suo corpo quando era bambino, lui non lo sapeva. E probabile che quando stava a letto con lui da bambino, il corpo della madre fosse premuto contro di lui, eccitandolo sessualmente. Che la madre fosse sessualmente coinvolta con lui non c'era dub-bio e dopo questa esperienza lui non ebbe pi dubbi. Il suo stesso corpo rifletteva il fatto di essere stato intensamente eccitato sessualmente dalla madre, ma era incapace di liberare o di sciogliere la carica. Il tormento lo aveva quasi fatto impazzire. Non si era dissociato dal proprio corpo come aveva fatto Madeline, perch non era terrorizzato dalla madre. La madre non lo odiava e non lo aveva violato fisicamente. La madre invece lo ama-va, ma questo amore era troppo e troppo sessuale. Concentrando il proprio amore sessuale su Max, lo usava per realizzare il proprio sogno romantico: ma per Max era una forma di violenza sessuale. Robert era un altro uomo legato alla madre. Era brillante e attraente, ma non riusciva a trovare nessuna soddisfazione nella vita o nel mondo. Voleva fare un lavoro importante, ma non ci riusciva. Voleva una relazione profonda con una donna, ma non accadde. A un certo livello Robert sentiva di essere speciale, ma a un livello pi profondo si sentiva insicuro e spaventato. L'eccitazione non fluiva liberamente nel suo corpo ed egli aveva forti tensioni al bacino che riducevano la sua carica sessuale. Il sentimento di essere speciale era evidente nel modo in cui si metteva in rap-porto con gli altri. Lo descriverei come un incantatore. Sapeva cosa dire e come dirlo, il che denotava un grado elevato di controllo dell'Io. Ma in Per una spiegazione dell'energia dinamica nel corpo con questo esercizio, si veda A. Lowen, Bioenergetica, cit. L'uso dell'esercizio di caduta per consentire l'abbandono discusso nel mio libro Paura di vivere, cit.
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conseguenza di ci, Robert era spaventato e incapace di arrendersi al corpo, a se stesso e alla vita. Descrisse in questo modo la sua situazione di base: "L'energia di mia madre era veramente frenetica. Da un lato era molto eccitante, ma dall'altro era soffocante. Quando ne venivo coinvolto, potevo perdere completamente il senso di me stesso. "Mio fratello era molto geloso dell'attaccamento di mia madre a me. Era pi grande di tre anni ed era il doppio di me. Mi picchiava e mi torturava fisicamente e psicologicamente. Non aveva nessuna remora a esprimere la sua rabbia. Io lo veneravo e lo temevo. "Sento di aver stretto un patto politico con mia madre, ma ho dovuto rinunciare a me stesso. Lei si era convinta che io fossi perfetto, non potevo fare niente di sbagliato e non dicevo mai bugie. Allo stesso tempo io mentivo sempre, proprio come faceva lei. Ma nella nostra alleanza queste bugie venivano ignorate. Era l'accettazione di una reciproca corruzione. Io la vedevo perfetta e mi identificavo con lei". Robert sarebbe potuto diventare omosessuale. Ci che lo salv fu una certa identificazione con il padre che cercava di intervenire a suo favore con la madre. Quando per la madre lo minacciava, il padre si ritirava e alla fine si volgeva contro Robert, permettendo alla madre di impossessarsi di lui. L'effetto sul bambino fu molto distruttivo. Robert disse: "Sentivo di essere sul punto di diventare pazzo, di precipitare direttamente nella follia. Avevo l'abitudine di frugare nel suo armadio e nei suoi cassetti, e toccavo la sua biancheria. Non riuscivo a bloccare questo impulso e a conte-nere l'eccitazione, poi, quando raggiunsi la pubert e cominciai a frequentare i miei amici, la cosa cess". Robert da adulto era riuscito a muoversi nel mondo per cercare di strutturarsi un'esistenza soddisfacente, ma non era facile, dato il grado di disturbo della sua personalit. Sopravviveva, il che significava che era diventato uno degli innumerevoli giovani che si sforzano di avere successo, ma a cui la vita non offre nessun sentimento reale di gioia o di soddisfazione. Quelli che entrano in terapia sono fortunati perch hanno un'opportunit di elaborare i propri problemi e vincoli e di trovare il reale significato della loro vita. Ma non si tratta di un viaggio facile o rapido, co-me si vedr nel prossimo capitolo. Vorrei definirlo un viaggio agli inferi, dove giacciono sepolte le nostre peggiori paure, ossia la paura della follia e la paura della morte. Se si ha il coraggio di fronteggiare queste paure, si pu tornare a un nuovo mondo di luce da cui sono state rimosse le ombre del passato.

9 "Mi fai impazzire!" La paura: l'emozione paralizzante

Tutti i pazienti in terapia sono individui spaventati. Alcuni non sono consapevoli della propria paura, altri la negano e solo pochi sono in con-tatto con la profondit di questo sentimento. Nei capitoli precedenti ho sottolineato che i pazienti hanno paura delle proprie emozioni di amore, rabbia e tristezza. Sono ugualmente, se non pi, spaventati della propria paura, anche se la paura non un'emozione minacciosa, bens paralizzante. Ci vero in modo particolare quando la paura molto grande, come nel terrore. Un organismo, quando terrorizzato, si paralizza e non pu pi muoversi. Quando la paura meno grande, ci sar il panico, e fuggire in preda al panico una reazione isterica e quindi inefficace per affrontare il pericolo. Quando i bambini sono spaventati dai loro genitori che posso-no essere irrazionali e violenti, non c' modo di fuggire. Diventano terrorizzati. Sono paralizzati dalla paura. Nel mondo naturale, quando un ani-male terrorizzato da un predatore e non pu fuggire, generalmente viene ucciso. Se riesce a fuggire, la paura cessa rapidamente e l'animale torna al-la normalit. Per il bambino spaventato dai genitori non c' via d'uscita. Deve quindi fare qualcosa per superare lo stato di paralisi. Deve negare e reprimere la paura. Mobilita la sua volont contro il sentimento di paura. Irrigidisce i muscoli delle mascelle in un'espressione determinata a dire: "Non voglio aver paura". Nello stesso tempo si dissocier in una certa misura dal proprio corpo e dalla realt, negando che i genitori siano ostili e minacciosi. Si tratta di misure di sopravvivenza, e se permettono al bambino di crescere e di liberarsi dalla possibilit di un attacco genitoriale, diventano uno stile di vita strutturandosi nel corpo. Quindi l'individuo vive in uno stato di paura, che ne abbia o no consapevolezza. Anche se molti pazienti non hanno percezione del proprio grado di paura, tuttavia non difficile vederla. Ogni muscolo cronicamente teso in uno stato di paura, ma la paura particolarmente evidente nella rigidit delle mascelle, nelle spalle sollevate, negli occhi spalancati e nella rigidit

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globale del corpo. Di tali individui si potrebbe dire che hanno una paura matta. Quando il corpo mostra una globale mancanza di vitalit, che si manifesta nel colorito pallido, nella flaccidit muscolare e nell 'inespressivit degli occhi, la persona spaventata a morte. Dire che la paura strut-turata nel corpo non significa che non possa essere liberata. Liberare il corpo dal suo stato di paura implica che la persona prenda coscienza della paura e della tensione e anche che si trovino alcuni mezzi per scaricare la tensione. Nel capitolo precedente ho affermato che la rabbia l'antidoto della paura. Il paziente deve diventare matto, ossia deve arrabbiarsi, ma al punto da sentirsi un po' pazzo, ossia al punto da perdere parzialmente il controllo. Ci suscita il fantasma della follia: "Se lascio andare il controllo, potrei impazzire". Tutti i pazienti hanno una certa paura di impazzire se perdono il controllo. In questo capitolo discuter questa paura e spiegher in che modo l'affronto nell'Analisi Bioenergetica. Spesso si sentono i genitori che urlano o gridano al bambino: "Mi fai impazzire". Questa affermazione indica che il genitore si sente allo stremo, che non ne pu pi dell'attivit del bambino, che realmente la tensione diventata eccessiva. Ma nel mio lavoro con i pazienti ho scoperto che chi veniva fatto impazzire veramente era il bambino. Non metto in dubbio che la fatica di allevare un figlio in una cultura iperattiva possa essere schiacciante, specialmente per genitori che nello stesso tempo sono gi in uno stato di estrema tensione per i propri conflitti emotivi e coniugali. Chi non li ha? Ma se la tensione, quando sia sufficientemente forte e continua, pu produrre nell'individuo un crollo mentale, questa situazione non si applica al genitore. La ragione che il genitore ha uno sfogo per la sua tensione. Pu sgridare il bambino e anche picchiarlo, ma il bambino questo sfogo non lo ha. Deve sopportare il maltrattamento, an-che se molti hanno cercato di scappare. Per tollerare una tensione insopportabile, l'individuo deve rendersi insensibile, deve dissociarsi dal corpo. I bambini si ritirano fisicamente nella propria stanza e psicologicamente nella loro immaginazione. Questo ritiro scinde l'unit della personalit, ed una reazione schizofrenica. La scissione pu essere solo una frattura oppure una rottura completa, a seconda della forza intrinseca del bambino e della gravit della tensione. Si tratta di fattori quantitativi che variano caso per caso. Il problema se il bambino possa rimanere integro e non spezzarsi o frammentarsi. Un bambino pi grande, tra i tre e i cinque anni, pu aver sviluppato una forza dell'Io sufficiente a resistere e non spezzarsi. La resistenza prende la forma della rigidit, che permette all'individuo di conservare un senso di integrit e identit. Questa rigidit diventa poi il meccanismo psicologico di sopravvivenza dell'individuo. La rinuncia a tale rigidit una prospettiva che fa molta paura.

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La tortura in una forma o nell'altra viene usata per spezzare lo spirito di una persona, la sua mente o il suo corpo. Non deve essere necessaria-mente dannosa sul piano fisico. Uno dei metodi pi efficaci di tortura la privazione del sonno. La mente non ha modo di sottrarsi all'input di stimolazione, che richiede un continuo dispendio di energia. Prima o poi la persona crolla, la mente si distacca da una realt intollerabile. Gli individui borderline, che diventano ipertesi e incapaci di dormire, avranno un crollo nervoso. Il fattore efficace la costante stimolazione che la per-sona non possa ridurre o evitare. L'esempio classico il metodo cinese di tortura, nel quale l'individuo viene sepolto nel terreno lasciandogli fuori solo la testa e sottoponendolo a un continuo stillicidio. Alla fine la stimolazione diventa eccessiva e, dato che non possibile fuggire, del tutto in-sopportabile. A questo punto la vittima comincia a urlare per scaricare l'eccitazione, ma se ci non produce l'effetto sperato, l'individuo pu impazzire. Il controllo si spezza e la mente perde contatto con la realt. Un bambino pi vulnerabile di un adulto alla tortura, che pu spezzare la sua mente, se non il suo corpo. Non ha possibilit di fuga. La violenza fisica uno dei modi in cui un bambino pu essere spezzato, e noi sappiamo che comune. Ma la violenza verbale o emotiva ancora pi comune. Molti bambini sono soggetti a critiche costanti, che alla fine spezzano loro lo spirito. Qualunque cosa facciano sbagliata, niente di quel che fanno ottiene approvazione. Il bambino percepisce l'ostilit del genitore, un'ostilit profonda che non pu evitare n comprendere. Esther stata un buon esempio di questa tortura. Era la persona pi affabile, gentile e rispettosa che avessi mai conosciuto. Ma la sua vita era un disastro. Niente di ci che faceva le procurava soddisfazione. Era stata un fallimento sul piano professionale e in due matrimoni. Questa situazione fallimentare non era dovuta a mancanza di impegno. Esther si impegnava a fare la cosa giusta o la cosa buona, ma non funzionava. Non le arrecava l'amore che disperatamente voleva. Da bambina si era sforzata di compia-cere la madre, di conquistarsi il suo amore, ma senza risultato. La madre era sempre critica e negativa nei confronti di tutto ci che Esther faceva. Esther raccont un episodio che emblematico del loro rapporto. Quando aveva otto anni, la madre si mise a farle una sorta di lezione sul suo cattivo comportamento. Non era la prima volta che veniva rimproverata per un'azione innocente, ed Esther si accigli. Ci fece infuriare la madre, che disse con rabbia: "Non ti permettere quell'espressione quando ti parlo". La fredda ostilit della madre raggel la bambina, che gi temeva la madre. Questo elemento di rigidit caratterizzava Esther quando la vidi in et matura, depressa per la sua incapacit di realizzare le proprie speranze. La rabbia omicida contro la madre era rimasta bloccata dietro una rigida esteriorit, e le era inaccessibile. Ma, bloccando la pro-

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pria rabbia, eliminava anche la propria naturale aggressivit, e le restava soltanto la speranza che essere buona le avrebbe consentito di ottenere l'amore che disperatamente voleva. Ma non era cos, perch non possiamo guadagnarci l'amore con un buon comportamento. Eliminando la propria aggressivit naturale, aveva perso la passione. Quando anche il secondo matrimonio fall, Esther percep la propria rabbia. In un'occasione si era rivolta al marito con una furia cieca, cosa che l'aveva fatta sentire terribilmente in colpa. La rabbia di Esther era suscitata dalla passivit del marito ed era una trasposizione della rabbia che aveva provato nei confronti del padre che dichiarava di amarla, ma non l'aveva protetta dalla madre. Nel conflitto tra la madre e la figlia, egli prendeva le parti della madre. II tradimento paterno la fece quasi impazzire, ma senza nessun sostegno, la sua furia doveva essere repressa. Il suo corpo era rigido come un pezzo di legno. Con il progredire della terapia, Esther riconobbe il suo problema. Descriveva se stessa come una 'schizo-frenica controllata'. Ci che in realt diceva era che se non avesse tenuto sotto controllo i propri sentimenti, sarebbe diventata pazza, pazza di rabbia al punto da perdere il controllo e uccidere qualcuno. Alcune persone perdono veramente il controllo e uccidono altri e se stesse. Ci pu accadere se l'Io della persona troppo debole, in quanto dissociato dal corpo e dai sentimenti, per contenere la rabbia repressa. come se questi individui camminassero portando con s una bomba innescata, di cui sono del tutto inconsapevoli. Renderli coscienti di questa rabbia omicida repressa riduce il pericolo di un'esplosione spontanea con effetti mortali. Accettare i propri sentimenti rafforza l'Io e promuove un controllo cosciente degli impulsi. Accettare un sentimento implica pi della semplice consapevolezza intellettuale della sua esistenza. Si deve sperimentare il sentimento e fare amicizia con esso. Quando ero piccolo, un grosso cane mi salt addosso e io mi spaventai molto. Per aiutarmi a superare la paura, mia madre mi port un cane di pezza e me Io fece ac-carezzare. La cosa mi aiut un po', ma non superai mai la mia paura dei cani fin quando non vissi con loro. Insegnare ai nostri pazienti a convive-re in modo sano con la propria rabbia uno degli scopi fondamentali della terapia. In una misura o nell'altra tutti i pazienti sono schizofrenici controllati. Tutti hanno paura di perdere il controllo, di diventare pazzi, dato che da bambini sono stati fatti quasi impazzire. Gary un uomo tranquillo, che parla sottovoce, e le cui emozioni sono represse. Come Esther, aveva un atteggiamento mentale molto razionale con cui controllava tutte le sue azioni, proprio come un computer. Ed era realmente un esperto di computer. Ma non c' gioia in un computer e in un individuo che funziona come tale. Gary era stato in psicoanalisi per diversi anni, ma senza nessun

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miglioramento nella vita emotiva. Lavorare con il corpo per approfondire la respirazione e riuscire a farlo piangere lo fece sentire pi vivo. Ma doveva mobilitare la sua aggressivit e la sua rabbia, che erano gravemente represse. Per realizzare questo obiettivo, doveva rinunciare ai suoi controlli inconsci. Dare calci e gridare: "Non lo sopporto", gli permise di far emergere un senso di s che non aveva mai sperimentato fin dall'infanzia. La sua storia non era complicata. Raccont: "Mia madre mi picchiava ogni volta che la facevo arrabbiare. Perdeva subito la pazienza. Ricordo che se mi lamentavo, lei mi picchiava. Ma io non riuscivo a smettere di lamentarmi e ci la faceva infuriare. Non potevo protestare. Se piangevo o dicevo qualcosa, mi picchiava ancora di pi. Ricordo di essere divenuto cianotico, con il terrore di esplodere. Mi faceva impazzire, sapevo che mi amava, ma non potevo avere un rapporto con lei. Era una donna infelice e non potevo renderla felice. Mi faceva impazzire". Gary non divent pazzo. Ci che fece fu reprimere i propri sentimenti dissociandosi dal corpo e rifugiandosi nella testa. La sua difesa era diver-sa da quella di Esther, che scelse la rigidit per mantenere il controllo. Gary divent meno vitale, in modo che non ci fossero sentimenti da controllare. Gary non avrebbe ucciso nessuno. Aveva parzialmente ucciso se stesso. La sua rabbia poteva emergere alla superficie solo se diventava abbastanza vivo da percepire il proprio dolore. Ed emerse alla superficie quando, con il mio sostegno, si sent abbastanza sicuro da lasciarsi andare a una piccola quota di pazzia. Respirare, piangere, dare calci e gridare erano parte integrante del lavoro terapeuti-co quasi in ogni seduta. Per riappropriarsi della propria voce doveva mettere a tacere quella della madre, che adesso era dentro di lui e gli diceva che cosa doveva fare, cosa voleva lei, come comportarsi ecc. Torcendo l'asciugamano, come se fosse stato un collo, gridava alla madre: "Taci. Smetti di lamentarti o ti uccider". Colpiva anche il letto con i pugni per frantumare l'immagine della madre ostile. A poco a poco perse la paura che se fosse esploso sarebbe diventato realmente pazzo. S, sarebbe diventato pazzo, ma era la pazzia della rabbia e non quella della malattia mentale. In entrambi i casi c' una perdita del controllo dell'Io, ma nel primo avviene attraverso una resa al corpo o al s, mentre nel secondo anche il s perduto. Qualsiasi forma di iperstimolazione di un bambino pu portare alla malattia mentale, se sufficientemente prolungata. Una di queste forme la stimolazione sessuale, attraverso il contatto fisico o il comportamento seduttivo. Il bambino non ha i mezzi per scaricare questa eccitazione, che agisce dunque come un fattore costantemente irritante nel suo corpo. Nel capitolo 8 ho discusso il caso di Lucille che aveva riferito di essere consapevole di una costante eccitazione nella vagina, che lei era incapace di sca-

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ricare. Con il progredire della terapia, divenne consapevole che nella sua personalit c'era una certa `follia'. Si sentiva confusa e diversa dagli altri, e facemmo risalire questi vissuti al fatto che il padre da un lato era molto interessato alla sessualit e, dall'altro, svalutava ogni espressione di senti-menti o interessi sessuali. La madre si comportava come una moralista, ma traeva un segreto piacere dalle questioni sessuali. Questa una tipica situazione di doppio legame nella quale vengono trasmessi al bambino due messaggi conflittuali: uno, che la sessualit eccitante, e l'altro, che una cosa cattiva e sporca. Oltre a ci, i genitori mostravano interesse per la sessualit della figlia, il padre toccandola inappropriatamente sui glutei. Ce n'era abbastanza perch Lucille quasi diventasse pazza, ma riusc a conservare una certa integrit e salute mentale con un'estrema rigidit corporea. Max, di cui ho parlato in un capitolo precedente, era stato fatto quasi impazzire dalla madre che, egli disse, lo "sovrastava completamente". Max non svilupp la rigidit corporea che caratterizzava Esther o Lucille. Invece di controllare l'eccitazione con la rigidit, Max la metteva in atto in una sessualit coattiva e in esplosioni selvagge di rabbia. Questo comporta-mento, per, non serviva minimamente a ridurre la sottostante eccitazione e la conseguente frustrazione di cui soffriva. La frustrazione derivava da gravi tensioni nel suo corpo che spezzavano la connessione energetica tra testa e corpo, da una parte, e tra il bacino e il tronco, dall'altra. Quando osservo il corpo dei miei pazienti, io vedo il loro dolore nelle tensioni che li legano e li restringono. La loro bocca tirata, le mascelle serrate, le spalle sollevate, il collo rigido, il torace gonfio, il ventre rientra-to, il bacino immobile, le gambe pesanti e i piedi contratti sono tutti segni della paura di lasciarsi andare, di una condizione dolorosa. General-mente i miei pazienti non lamentano dolori, anche se alcuni a volte pro-vano dolore in parti diverse del corpo, come nella parte bassa della schiena. Non lamentano un qualche disagio emotivo come fattore che li ha condotti in terapia, ma all'inizio molti ritengono che sia un fatto psicologico. Il dolore fisico spaventa molti individui. Reagiscono come facevano quando erano molto piccoli. Vogliono che scompaia. L'Io del bambino non in grado di affrontare il dolore come un adulto. Se il dolore non scompare, il bambino a scomparire, ossia si dissocia dal corpo e si ritira nella testa, do ve non c' dolore. Il ritiro avviene nel momento in cui il bambino non pu sopportare il dolore corporeo. Distaccandosi dal corpo, riesce a tollerare la situazione penosa, perch non fa pi male. Il bambino diventato insensibile. Normalmente gli adulti sani non si ritirano o distaccano dal corpo nelle situazioni dolorose. Il loro Io sufficientemente forte per non spezzarsi, eccetto che in situazioni particolarmente insolite, come nella tortura. Quando gli adulti si spezzano o si scindono, ossia si dissociano dal corpo come fece Madeline, ci accade

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perch la connessione tra l'Io e il corpo stata indebolita da esperienze penose nel periodo infantile. Ritornare al corpo un processo doloroso, ma attraverso l'esperienza del dolore l'individuo ritrova il contatto con la vitalit e i sentimenti che sono stati repressi a fini di sopravvivenza. Quando non si pi bambini, dipendenti e indifesi, si pu accettare ed esprimere quei sentimenti nella sicurezza della situazione terapeutica. Ma, anche in questa situazione, i pazienti all'inizio sono troppo spaventati per cedere quel controllo dell'Io che ha assicurato la loro sopravvivenza. Se la resa al corpo implica l'abbandono del controllo dell'Io sul senti-mento, non implica invece una perdita di controllo sulle azioni o sul comportamento. Tuttavia, ci pu accadere se i sentimenti sono molto intensi e l'Io troppo debole. Quando la mente conscia di un individuo sopraffatta da un'eccitazione che non in grado di gestire, possibile che vada perduta la capacit di controllare il comportamento. L'individuo pu essere alla merc di sentimenti che possono condurre ad azioni pericolose e distruttive. Tali sentimenti possono essere una rabbia omicida o una passione incestuosa. Chi mette in atto impulsi di questo genere viene considerato un folle o un malato mentale e pu essere ricoverato in un ospedale psichiatrico. Ma la paura della follia qualcosa di pi della paura di commettere un atto orribile. E la paura della perdita del s. Quando la mente conscia sopraffatta da un qualsiasi sentimento, ne consegue la perdita dei confini del s. Un fiume che esce dalle sue rive non pi riconoscibile come fiume nella massa dell'acqua. Il fiume ha perso la sua identit, e ci ugualmente vero per l'individuo i cui sentimenti sono straripati. La perdita dell'identit uno dei segni della follia. Sappiamo che il malato mentale pu immaginare di essere Cristo, Napoleone o qualunque altro personaggio. Ma la perdita dell'identit non deve arrivare a tali estremi. L'individuo che soffre di una grave crisi nervosa non sa pi chi , dove e che cosa sta facendo. E difficile considerare pazzo qualcuno che sia consapevole della propria identit e della realt spazio-temporale. La perdita dei confini del s implica una perdita di realt, ossia una perdita della consapevolezza del proprio s reale. Questa, di per s, un'esperienza molto spaventosa. La persona disorientata e depersonalizzata. In quest'ultima condizione, non ha coscienza del proprio corpo, ma una volta stabilitasi la depersonalizzazione, la paura scompare. La dissociazione della mente dal corpo, che la scissione che avviene nella schizofrenia, taglia ogni percezione di sentimenti. La paura della follia legata al processo di dissociazione, non allo stato di dissociazione, cos come la paura della morte in realt paura di morire. Non c' nessuna paura nello stato di morte. Ci che spaventa il processo di perdita del control-lo dell'Io.

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Eppure quello che cerchiamo nel nostro essere pi profondo, dato che la base dell'esperienza di gioia. Molti riti religiosi implicano prati-che che producano nell'individuo uno stato intenso di eccitazione, che lo spinge a trascendere i confini del s. In una cerimonia vudu, cui ho assistito ad Haiti molti anni fa, questo effetto si otteneva danzando al ritmo costante di due tamburi. Il giovane che danz per circa due ore al suono di questa musica, fin in uno stato di trance nel quale non aveva pi il controllo totale del proprio corpo. Personalmente sperimentai un'eccitazione soverchiante che mi trascin in una condizione nella quale era mu-tata la mia percezione della realt. Ricordo che da bambino fui cos eccitato dalle luci, dalla musica e dall'attivit di un parco di divertimenti, che la scena mi apparve come un mondo di fiaba. In un periodo successivo, ricordo di aver riso cos forte per un gioco che si stava facendo che non sapevo dire se dormivo o ero sveglio. E ho sperimentato anche un orgasmo di tale soverchiante intensit da sentirmi fuori da questo mondo. In nessuna di queste occasioni ero spaventato. Non sarebbero potute accadere se fossi stato spaventato e, di fatto, furono estremamente piacevoli, piene di gioia fino all'estasi. C' un'enorme differenza tra la follia che passione (la passione divina) e la follia che malattia mentale. Nella prima situazione, l'eccitazione piacevole e permette all'Io di espandersi fino a che, nel momento culminante, viene trasceso. Ma anche in questo momento, la trascendenza non aliena all'Io, dato che naturale e positiva per la vita. Si tratta di un abbandono alla vita pi profonda del s, quella vita che agisce a un livello in-conscio. I bambini non hanno paura di perdere il controllo dell'Io. Posso-no girare su se stessi fino ad avere le vertigini e cadere a terra, ridendo di piacere. Ma la perdita del controllo in attivit di questo tipo un atto libero compiuto senza nessuna pressione. La mancanza del controllo dell'Io naturale nei bambini molto piccoli. Un neonato non ha mai avuto o conosciuto tale controllo; funziona, come gli animali, in termini di sentimenti pi che di pensiero cosciente. Quando diventa grande e il suo Io si sviluppa, diventa un individuo autocosciente che riflette sulle proprie azioni. L'imposizione del controllo cosciente consente alla persona di adattare il proprio comportamento a obiettivi pi ampi o pi lontani della soddisfazione del bisogno immediato. Ma quando ci comportiamo sulla base dei nostri pensieri e delle nostre concezioni, non siamo spontanei e ci elimina la gioia e riduce il piacere che l'azione pu produrre. Ma dato che ci vie-ne fatto nell'interesse di un piacere maggiore nel futuro, un modo sano e naturale di reagire. Diventa un modello nevrotico quando il controllo in-conscio e arbitrario, e non pu essere abbandonato. Quando sia opportuno, il controllo cosciente pu essere abbandonato. Ma non si pu rinunciare al controllo inconscio, dato che non si consa-

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pevoli del controllo stesso o del suo meccanismo e della sua dinamica. Questo controllo inconscio esercita un'influenza su molti individui che trovano molto difficile esprimere i propri sentimenti o affermare i propri desideri. Tendono a essere passivi e a fare ci che viene detto loro. Anche quando fanno lo sforzo deliberato di dire "No", la loro voce debole e l'espressione priva di convinzione. La loro autoaffermazione ostacolata da tensioni muscolari croniche nel corpo che contraggono la gola e strozzano il suono, e da tensioni muscolari croniche nel torace che re-stringono la respirazione, riducendo la quantit di aria che passa attraverso le corde vocali. Si potrebbe dire che questi individui sono inibiti, che si vergognano di fare richieste a proprio favore. Generalmente la persona consapevole della propria inibizione, ma impotente a superarla, dato che non ne comprende il motivo e non percepisce le tensioni che costituiscono l'inibizione stessa. Questo problema pu essere affrontato in terapia (come dimostra il caso seguente). Victor, un uomo di circa trentacinque anni, venne in terapia da me per-ch soffriva di un profondo senso di frustrazione per la propria vita. Nonostante una buona intelligenza, un notevole grado di preparazione nel suo campo e un grande impegno personale, non aveva avuto successo nel-le sue attivit professionali. E la stessa mancanza di successo caratterizzava la sua relazione con le donne. Osservando il suo corpo potei notare gravi tensioni nelle mascelle, nelle spalle e nel bacino. Queste ultime denotava-no che soffriva di un'intensa angoscia di castrazione. Era consapevole di quanto fosse teso, ma non ne comprendeva la causa e si sentiva impotente a fare alcunch per risolverle. A parte le tensioni citate, la caratteristica pi peculiare della sua personalit era la voce. Il suono era tenue, sommesso e senza risonanza. Era appena un po' pi forte di un bisbiglio. Se cercava di gridare, ci richiedeva un grande sforzo e diventava rauco. Per altri aspetti non c'era niente di sommesso in Victor. Era una persona intensa quanto tesa. Questa tensione nelle mascelle era cos grave che soffriva di ronzio al-le orecchie. La tensione esprimeva la sua determinazione, e ogni cosa che faceva era compiuta con grande determinazione. Si impegnava con tanta forza che aveva scarso piacere nella sua vita e nessuna gioia. Doveva sforzarsi, non poteva lasciarsi andare, non poteva arrendersi. Per capire il suo problema necessario conoscere le sue esperienze infantili, perch erano state queste a modellare la sua personalit. Victor era il minore di tre fratelli e, nella qualit di figlio pi piccolo, era quello su cui si accentravano i sentimenti della madre. Era insieme il suo bambino e il suo uomo ed era a sua disposizione. Ricorda di non aver mai potuto fare una richiesta, in realt egli non aveva voce nella sua vita. Sfortunatamente il padre di Victor era un uomo passivo, il cui ruolo era rende-re felice la moglie provvedendo a lei. La madre non era una donna forte.

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Si vedeva come una principessina a cui tutto era dovuto e Victor venne eletto suo servitore. Questa situazione continu fino a quando, nel corso della terapia, Victor trov il coraggio di farla cessare, affermando la propria indipendenza. Aveva tentato anche prima, ma la madre non aveva prestato attenzione al suo rifiuto di servirla e lui aveva sempre capitolato. Lei semplicemente non lo ascoltava. Un giorno, avendogli la madre chiesto di accompagnarla all'aeroporto e rifiutando di accettare come risposta il suo "No", Victor si protese verso di lei e le mise una mano sulla gola. Fu un gesto spontaneo, con nessuna intenzione cosciente di farle del ma-le, ma la madre si spavent cos tanto da cadere all'indietro. Quando Vic-tor raccont questo episodio, io vidi il significato di quel gesto. Inconsciamente, metteva in atto ci che era stato fatto a lui. Da bambino era stato strangolato e, bench ci fosse avvenuto sul piano psicologico e non su quello fisico, l'effetto era stato lo stesso. Era come se gli fosse stata messa una mano sulla gola per ridurlo al silenzio. Come abbiamo visto nel capitolo 5, occorre ribaltare l'azione per liberarsi del suo effetto. Questa singola azione nei confronti della madre, anche se era un passo nella giusta direzione verso la libert e l'indipendenza, non poteva risolve-re i suoi conflitti o scioglierlo dal legame con la madre. Le forze che lo legavano a lei erano profonde e potenti. Erano sessuali ed egli era preso in una rete di desiderio, senso di colpa e rabbia. Victor era consapevole delle connotazioni sessuali che stavano dietro alla sua relazione con la madre. Lei era molto seduttiva con lui e totalmente insensibile all'effetto che produceva nel figlio. In terapia indago sempre molto presto sul comporta-mento sessuale di tutti i membri della famiglia durante l'infanzia dei miei pazienti. In risposta alle mie domande, Victor mi disse quanto si fosse sentito sessualmente eccitato nel contatto con la madre. Disse: "Non riuscivo a trattenere l'impulso e non riuscivo a contenere l'eccitazione. Mi faceva impazzire". Ma doveva trattenerlo per salvaguardare la sua salute mentale. E assunse un controllo di se stesso che era ancora in azione quando venne in terapia. Serrava le mascelle, teneva le spalle rigide e spingeva in dentro il ventre. Ma questa azione non eliminava la carica: era prigioniera nel suo corpo rigido e teso. Se Victor non fosse riuscito a `trattenerla', ne sarebbe stato sopraffatto e ci avrebbe travolto i suoi confini e distrutto il suo senso di realt. Sarebbe diventato pazzo. Fortunatamente, per un adulto il pericolo non cos grande. L'Io adulto pu avere una debolezza, ma non l'Io del bambino: ora pu gestire un grado di eccitazione che da bambino non avrebbe potuto. Naturalmente, ci sono dei limiti. Quasi ogni persona pu essere fatta impazzire se viene esercitata una pressione sufficiente a spezzare il suo Io. D'altra parte, una carica di energia gradualmente crescente pu rafforzare l'Io, se l'individuo ha il sostegno di un terapeuta che fornisca anche il controllo che il paziente sta perdendo.

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Quando l'eccitazione e la tensione che vi associata diventano troppo forti, il corpo reagisce spontaneamente per scaricarle gridando. Il grido un suono molto alto che cresce di altezza e intensit fino a raggiungere un culmine. Nel grido, diversamente dal pianto, l'onda di eccitazione fluisce verso l'alto, nella testa, mentre nel pianto l'onda fluisce verso il basso, nel ventre. Il suono del pianto basso, in contrasto con quello del grido. Nel pianto noi scarichiamo il dolore della solitudine e della tristezza, un piangere per avere contatto e comprensione. Nel grido noi scarichiamo il dolore di un'intensa eccitazione che pu essere positiva o negativa. I bambini gridano di piacere quando l'eccitazione piacevole molto gran-de, o di paura quando c' dolore. Il grido agisce come una valvola di sicurezza che diminuisce la tensione dell'eccitazione, che altrimenti, se non trovasse una scarica, potrebbe invadere la mente. I pazienti si sentono sempre pi tranquilli e pi aperti dopo aver gridato. E come tutti noi abbiamo qualche motivo per piangere, ossia la mancanza di gioia nella nostra vita, cos abbiamo motivo di gridare. Per molti di noi la lotta per la sopravvivenza troppo intensa, troppo dolorosa e troppo faticosa, ma la portiamo avanti perch abbiamo paura di sentire l'impulso tremendo di gridare: "Non ce la faccio pi". Abbiamo paura che travolga la nostra mente, quando in realt potrebbe salvarla. In una trasmissione radiofonica, alcuni anni fa, dopo aver descritto agli ascoltatori il valore del gridare, uno di essi telefon per dire che utilizza-va regolarmente questa tecnica di rilassamento mentre tornava a casa alla fine della sua giornata di lavoro. Spieg che era un commesso viaggiatore e che lavorava dalle cinque del mattino. Si sentiva teso. Gridare mentre guidava l'automobile scaricava la tensione, in modo tale che al momento in cui arrivava a casa si sentiva rilassato e di buon umore. Da allora ho sentito storie simili da altre persone. Quando i finestrini dell'auto sono chiusi, nessuno pu sentire il nostro grido. Il rumore dell'auto e del traffico sommerge tutti gli altri suoni. Ho raccomandato questa pratica ai pazienti che hanno bisogno di gridare, ma sono inibiti dalla paura di essere sentiti dagli altri. Si pu gridare dentro un cuscino, cosa che per non ci aiuta a lasciarci andare pienamente, ci si deve sentire liberi. Il mio studio a New York insonorizzato. Molti anni fa ho lavorato con una donna che si sentiva tagliata fuori dalla vita. Spieg che era stata sposata per un breve periodo con un uomo molto affettuoso, che rimase ucciso in un incidente aereo davanti ai suoi occhi. Lei lo guardava mentre faceva una manovra di atterraggio nel suo aereo privato, che improvvisamente sfugg al controllo e precipit. Probabilmente entr in uno stato di shock perch si gir e se ne and senza piangere o emettere un suono. Capii che aveva bloccato l'impulso di gridare suscitato da tale esperienza. Mentre stava distesa sul letto, le

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chiesi di cercare di gridare. Dalla sua gola strozzata usc solo un suono basso. Per aiutarla a gridare, posi due dita sui muscoli scaleni anteriori ai lati del collo, che erano molto contratti e costringevano la sua gola, e quando esercitai una certa pressione su di essi, la donna emise un grido che non riusc a controllare e che continu anche dopo che ebbi tolto le dita. Poi, quando cess di gridare, scoppi in un pianto dirotto, che continu per un certo tempo. Dopo il pianto, disse che sentiva di aver recuperato la sua vita. Nel corso di quell'anno si spos un'altra volta. Ho impiegato questo metodo con molti pazienti incapaci di gridare. In quasi tutti i casi rispondono con grida che sono forti e chiare. La pressione immediata su questi muscoli molto contratti dolorosa, ma nel momento in cui il paziente grida, il dolore scompare, perch i muscoli si rilassano. Gridare cos rilassante che nessun paziente si mai lamentato di questo metodo, anche se spiego sempre in anticipo cosa faccio e perch. La mia comprensione dell'importanza del grido nasceva dalla mia personale esperienza terapeutica con Reich, che ho descritto prima. Quel grido apr la porta della mia anima e permise che emergessero ricordi che avevo tenuto sepolti per decenni. Un altro aspetto del grido importante per l 'esperienza della gioia. Il flusso di eccitazione nel corpo polare, il che significa, come ho indicato prima, che l'onda verso l'alto e quella verso il basso han-no la medesima intensit in direzioni diverse. Un aspetto della direzione verso il basso sessuale. Se possibile consentire all'onda che fluisce verso l'alto di raggiungere il suo acme in un grido pieno, possibile anche consentire che l'onda che fluisce verso il basso raggiunga il suo acme nell'orgasmo. Si esplode in alto nel grido e in basso nell'orgasmo. Entrambe sono scariche potenti. Tuttavia, il fatto che una persona possa gridare una volta non un segno di potenza orgastica, la quale dipende dalla capacit, sempre presente, di gridare liberamente e pienamente. Non possibile costringersi a gridare. Se ci si sforza di gridare, si pro-duce uno strillo o un urlo che graffia la gola. Per gridare ci si deve lasciar andare, cosa che i bambini fanno con grande facilit. Sfortunatamente questa capacit va perduta molto presto nella vita, quando il genitore non sopporta le grida del bambino e Io considera pazzo. I pazzi gridano per-ch la pressione interna aumentata al di l della loro capacit di contenerla, e non perch sono pazzi. Spesso diventano agitati per lo stesso motivo. Il fatto di gridare una misura protettiva. Se non gridano per allentare la pressione, possono diventare violenti e uccidere qualcuno. Generalmente, il paziente che grida non pericoloso. Ma se gridare una misura di sicurezza, non una risposta integrata all'esperienza di essere fatti impazzire. Tale risposta richiede la mobilitazione dell'intero corpo in un'espressione significativa. Ci accade quando iI movimento delle gam-be nel dar calci coordinato al grido e alle parole: "Mi fai impazzire".

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Gridare provoca una scarica emotiva cos potente che ha costituito la base di altri due approcci psicoterapeutici. Il pi noto la Terapia del Grido Primario, sviluppata da Arthur Janov. Il suo libro sul grido prima-rio fece sensazione quando venne pubblicato, in parte perch prometteva una guarigione rapida dalla nevrosi) La popolarit del libro deriv non solo dalla promessa di guarigione, ma anche dal fatto che toccava una realt in persone che in precedenza erano state ampiamente ignorate da psicoanalisti e terapeuti. La realt l'esistenza in tutti i nevrotici di un profondo dolore derivante dalle prime sofferenze della loro vita. La terapia primaria la tecnica di Janov per scaricare quel dolore attraverso il grido, che, almeno temporaneamente, trasforma la persona in un individuo libero, non pi bloccato dalla paura nevrotica. Janov riconobbe che il nucleo della nevrosi la repressione del sentimento, e questa repressione connessa all'inibizione della respirazione e allo sviluppo di tensioni mu-scolari. Leggendo il libro, molte persone hanno sentito il bisogno di grida-re per sciogliere il loro dolore e hanno risposto entusiasticamente alle pro-messe di guarigione. Pazienti che `esplodevano' in un grido, dopo aver re-spirato profondamente, riferivano di sentirsi `puri', `purificati'. Io ebbi un'esperienza analoga nella mia prima seduta con Reich, ma, bench abbia aperto uno spiraglio nel mio s pi profondo, non fu una guarigione. Sono cinquant'anni che ho iniziato il mio viaggio alla scoperta di me stesso, e se ho trovato pi di me stesso, non ho mai trovato una guarigione. Il progresso reale in terapia un processo di crescita, non una trasformazione. Si diventa persone pi aperte, pi mature, ma l'accento posto sul pi. Per evitare fraintendimenti, devo spiegare che la terapia non consiste unicamente nell'esprimere sentimenti. La scoperta di s richiede un considerevole lavoro analitico che include l'analisi accurata del comporta-mento attuale, della situazione transferale, dei sogni e di tutte le esperienze passate. Parlare un aspetto molto importante dell'Analisi Bioenergetica. Prepara il terreno per l'elaborazione dei problemi emotivi del paziente, ma non elimina questi problemi a un livello profondo. In base alla mia esperienza, ho scoperto che presa di coscienza e comprensione non risolvono i conflitti, anche se danno al paziente gli strumenti egoici per affrontare pi efficacemente i suoi problemi. Solo parlando e comprendendo non si possono sciogliere in modo significativo le gravi tensioni muscolari che ostacolano tante persone. Tali tensioni bloccano l'espressione dei sentimenti e possono essere rilassate solo dalla piena espressione di quei sentimenti. Ma piena espressione significa che l'Io deve esservi coinvolto. In realt, la piena espressione del sentimento non solo scioglie la tensione, ma rafforza anche l'Io e la padronanza di s. Possiamo gridaA. Janow, The
Primal Scream, New Y o r k , G. P. Putnam 's Sons, 1970.

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re come bambini, ma quando lo facciamo con comprensione, non ci sentiamo come bambini. Gli adulti sono cresciuti, il che significa che sono bambini diventati grandi che hanno tutte le capacit e le sensibilit del bambino, ma anche la maturit e il dominio di s per compiere nel mondo azioni efficaci. Un'altra terapia basata sul grido quella sviluppata da Daniel Casriel per i gruppi.2 Casriel dice: "Le grida possono liberare emozioni rimosse fin dall'infanzia, e questa libert pu produrre cambiamenti positivi significativi nella personalit". Oltre al gridare, c' anche il parlare della propria vita, dei problemi, delle speranze e dei sogni. Ma, come Casriel ha imparato, il problema sottostante quello di "stigmatizzare le emozioni di base e incapsulare i sentimenti dietro una corazza difensiva che estremamente difficile da penetrare nelle situazioni psicoterapeutiche tradizionali". 3 Ho assistito a una dimostrazione di questa tecnica da parte di Casriel in un seminario di psicoterapeuti di gruppo. I partecipanti sedevano in circolo tenendosi per mano e ciascuno a turno cercava di gridare: "So-no arrabbiato". Lo stesso Casriel partecipava all'esercizio e sembrava suscitare qualche sentimento nei partecipanti. Gridare, in esercizi di questo genere, ha un valore catartico in quanto scioglie una certa tensione, ma non credo che abbia un valore terapeutico in quanto la sottostante paura di impazzire non viene elaborata. Tale espressione di rabbia non coinvolge tutto il corpo e non minimamente vicina alla rabbia omicida che esiste nel profondo della personalit di numerose persone. L'esercizio che io impiego scalciare stando distesi sul lettino, gridando e pronunciando le parole: "Mi fai impazzire". Questo esercizio un'espressione affettiva pi integrata che coinvolge tutto il corpo. Lo stesso esercizio pu essere fatto con altre parole, come: "Lasciami stare", o: "Voglio essere libero". Il suono dovrebbe salire fino al grido pieno. Se il paziente riesce ad abbandonarsi pienamente all'esercizio, la sua testa si muover su e gi ritmicamente con il movimento delle gambe e la voce sar forte e chiara. Quando ci accade la persona trae un senso di libert, piacere e gioia dalla propria resa a un sentimento intenso. Senza una notevole pratica, molti pazienti sono incapaci di arrendersi totalmente, ma ogni volta che ripetono l'esercizio acquistano un'ulteriore misura di forza dell'Io. Alcuni pazienti borderline sono sopraffatti e si sentono spaventa-ti, ma quel sentimento passa non appena smettono e percepiscono il mio sostegno e la mia rassicurazione. Non un esercizio da fare da soli o al di fuori della situazione terapeutica. Il suo valore dipende dalla comprensio2

D. Casriel, A
Ibidem, p. 3.

Scream Away from Happiness,

New York, Grossett e Dunlap,

1972, p. 2.
3

"

Mi fai impaz z ire ! ".

La paura. ' l 'e m o z i o n e paral iz z ante 187

ne e dal coraggio del terapeuta di fronteggiare e trattare la paura di perdere il controllo. Non ho mai avuto un risultato negativo. Alcuni anni fa, a una presentazione dell'Analisi Bioenergetica in un ospedale psichiatrico, mi venne chiesto di lavorare con uno dei loro pazienti. Per dimostrare come lavoro con il corpo, diedi al paziente un asciugamano da torcere stando su un materasso, mentre io lo incoraggiavo a esprimere tutti i sentimenti di rabbia che potesse provare. Mentre il paziente eseguiva questo esercizio, io, su un palco, spiegavo la natura dell'esercizio a un pubblico di psichiatri e altre persone. Il paziente si la-sci andare all'esercizio con una forte espressione di rabbia sia sul piano vocale sia torcendo l'asciugamano, ma cos facendo perse il controllo. Parlando al pubblico, io osservavo, senza per fare nessun movimento per interferire, mentre il volto di molti presenti assumeva un'espressione sconvolta per ci che accadeva. Permisi al paziente di proseguire l'esercizio, che dur circa cinque minuti. Quando fin, egli recuper la padronanza di s e io gli chiesi se era spaventato. Disse di no, che era consapevole che io l'osservavo e sapevo ci che stava accadendo. L'esperienza aveva ridotto la paura del paziente di lasciarsi andare ai suoi sentimenti, e ci un elemento necessario nel trattamento di pazienti borderline e schizoidi. Ma per lavorare in questo modo, il terapeuta deve essere capace lui stesso di abbandonarsi al corpo. Il paziente trova la propria base di sicurezza nella competenza e nella fiducia del terapeuta. Utilizzo regolarmente l'esercizio dello scalciare perch numerosi miei pazienti, che nelle situazioni ordinarie della vita sono persone normali, hanno paura di impazzire se perdono il controllo e si arrendono ai propri sentimenti. L'esercizio fornisce al paziente l'opportunit di esplorare la perdita del controllo e di acquistare la forza dell'io necessaria per arrendersi al corpo e ai suoi sentimenti. Stranamente, non ho mai visto nessuno dei miei pazienti perdere completamente il controllo. Tutti sono co-scienti di ci che stanno facendo e semplicemente si lasciano andare all'abbandono per quanto nelle loro possibilit. Ma con la pratica co-stante, l'Io si rafforza fino al punto che lasciarsi andare diventa sempre pi facile. Non credo che i discorsi razionali possano aiutare veramente una per-sona a perdere la paura di impazzire, dato che tale paura strutturata nel-le tensioni muscolari croniche, specificamente nei muscoli che collegano la testa al collo e controllano i movimenti della testa. Si pu palpare la tensione di questi muscoli e ridurla in qualche misura attraverso il massaggio e la manipolazione, ma uno scioglimento significativo che influenzi anche il comportamento pu essere ottenuto solo quando l'individuo affronta la propria paura e scopre che non ha rapporto con la situazione attuale di vita. La paura era valida quando era un bambino e il suo Io non era forte

188 "Mi fai impazzire!". La paura: l 'emozione paralizzante

abbastanza per affrontare i pericoli che aveva di fronte. Ma ora non un bambino e se il suo Io debole, solo perch la paura lo ha bloccato nella situazione infantile, rappresentata dalla tensione alla base della testa. Nell'esercizio descritto sopra la tensione viene ridotta perch, quando l'individuo si lascia andare all'esercizio e ai sentimenti che vi sono associati, la testa viene spinta avanti e indietro dal movimento di dare calci. Battere la testa serve allo stesso scopo nell'infanzia. I bambini che si trovano in una persistente situazione dolorosa, che non sono in grado di modificare o di evitare e che non riescono a tollerare, battono la testa contro il letto e a volte anche contro il muro, per alleviare la tensione dolorosa che si stabilisce nel collo alla giunzione con la testa. Sono troppo piccoli per comprendere il motivo per cui sono costretti a compiere questa azione, e spesso i genitori sono incapaci di vedere e comprendere la loro situazione. Ma io posso capire l'intensit della pressione che spinge un bambino a impegnarsi in un'azione come questa, apparentemente autodistruttiva. Probabilmente sentono che l'unico modo per alleviare una pressione che li fa impazzire. Ai miei pazienti faccio fare lo stesso esercizio stesi sul letto e con le parole: "Mi fai impazzire". Dato che in tal modo si riduce la tensione alla base del cranio, diminuisce la paura di perde-re il controllo dell'Io. Questa tensione alla base della testa responsabile anche dei comuni mal di testa da tensione di cui soffrono molte persone. Questi mal di te-sta si sviluppano quando un'ondata di eccitazione, come un impulso di rabbia, sale lungo la schiena e viene bloccata alla base del cranio, dove si intensifica e da cui si diffonde alla sommit del capo, come se fosse stato posto un coperchio per impedire la fuoriuscita dell'impulso, e man mano che la tensione cresce sotto il coperchio la persona sviluppa un mal di te-sta. L'impulso, dato che ne bloccata l'espressione, ossia represso, non raggiunge mai la coscienza. L'individuo non consapevole di essere arrabbiato e non sa che, reprimendo l'impulso della rabbia, crea egli stesso la tensione che gli fa dolere la testa. I mal di testa non si sviluppano quando l'impulso di rabbia molto forte, perch in questo caso non tanto facile reprimerlo. Un mal di testa da tensione spesso persiste dopo che l'impulso cessato. I muscoli si rilassano solo molto lentamente e continuano a far male a causa della tensione. Spesso riesco a far cessare un mal di testa di questo tipo con un massaggio delicato e una manipolazione di questi muscoli, che equivale ad allentare un rigido coperchio. Ma dato che la paura della propria rabbia al centro delta paura di la-sciarsi andare, necessario che il paziente fronteggi quella paura per poterla liberare. In realt, io lo incoraggio a diventare pazzo, ossia a diventare furiosamente arrabbiato. Victor era stato fatto quasi impazzire dal comportamento seduttivo della madre che lo tormentava, ma la sua paura

Mi fai impazzire? ". La paura: l 'emozione paralizzante 189 della pazzia da adulto derivava dalla paura della rabbia omicida che provava contro la madre per la perdita della propria identit di uomo adulto. Uno degli esercizi che impiego per diminuire la paura della rabbia stato gi descritto nel capitolo 5, ma lo descriver qui di nuovo in riferimento alla paura della pazzia. Il paziente siede su una sedia di fronte a me, che sto seduto su un'altra sedia a circa un metro di distanza. Gli ho gi spiegato che questo un esercizio che serve a mobilitare la rabbia. A questo scopo deve stringere i pugni e sollevarli verso di me. Poi gli chiedo di spingere in avanti la mascella inferiore, mostrare i denti, e, nello stesso tempo, spalancare gli occhi, molto, e guardarmi. Il paziente riceve l'istruzione di agitare i pugni verso di me, di scuotere leggermente la testa e di-re: "Potrei ucciderti". Per il paziente la parte pi difficile di questo esercizio tenere gli occhi spalancati. Spesso gli occhi spalancati evocano un sentimento di paura e il paziente li chiude. Se prova paura, non pu sentire la rabbia. Gli occhi spalancati hanno un effetto speciale. Diminuisco-no l'attenzione sulla realt immediata e permettono l'emergere di un'espressione di follia. In quasi tutti i casi il volto del paziente assume un'espressione diabolica che gli permette di sentire e di identificarsi con la rabbia intensa che passa nei suoi occhi. L'esercizio prende globalmente non pi di un minuto o due. Una volta che il paziente sente la propria rabbia, gli chiedo di lasciar cadere i pugni e rilassarsi, ma non di lasciare che la rabbia esca dai suoi occhi. Se tiene la rabbia dentro gli occhi, integra questo forte sentimento nell'Io e ne acquista un controllo cosciente. Avendo il controllo cosciente della rabbia, non ha pi paura di sentirne l'intensit. TI controllo cosciente si manifesta nella capacit della persona di assumere deliberatamente con gli occhi un'espressione di rabbia. Come possibile esprimere paura con gli occhi assumendo un aspetto impaurito (occhi e bocca spalancati), cos possibile esprimere rabbia assumendo un'espressione arrabbiata. Molte perso-ne non sono in grado di farlo perch non hanno il pieno controllo dei muscoli facciali, compresi quelli che circondano l'occhio. Hanno perduto questa capacit naturale perch da bambini hanno avuto paura di mostra-re un viso arrabbiato a un genitore. Questo esercizio non esclude la possibilit che il paziente possa essere sopraffatto dalla propria rabbia e aggredisca il terapeuta. A me non mai accaduto, nonostante abbia usato l'esercizio centinaia di volte. Attribuisco questo risultato al fatto di riconoscere tale possibilit e di controllare l'esercizio. Il paziente deve rimanere seduto per tutta la durata dell'esercizio. Se accenna ad alzarsi dalla sedia, io metto fine all'esercizio. E, naturalmente, io siedo fuori dalla portata del paziente. Ma anche con queste salvaguardie, non farei l'esercizio con un paziente che avesse manifestato una certa tendenza alla perdita di contatto con la realt o un certo grado

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di psicosi. Forse la salvaguardia pi importante che io non ho paura della rabbia del paziente. Ogni manifestazione di paura da parte mia potrebbe spingere il paziente a reagire troppo poco o troppo intensamente. Per evitare di spaventarmi potrebbe trattenere la piena espressione della sua rabbia, oppure potrebbe essere tentato di aggredirmi per mostrare che non ha paura di me. Io personalmente non ho paura perch posso facilmente assumere con gli occhi un'espressione di rabbia che mi permette di guardare il paziente dritto negli occhi, senza mostrare nessuna paura. Percependo il mio controllo, il paziente pu lasciarsi andare all'esperienza. E importante che eviti di sorridere quando fa questo esercizio, dato che il sorriso nega il suo sentimento e indebolisce il suo senso di potenza. Una chiara espressione di rabbia negli occhi indica che una forte carica energetica passata attraverso il corpo e negli occhi. Il flusso di eccitazione nell'emozione di rabbia, come stato descritto in un capitolo prece-dente, procede verso l'alto lungo la schiena, sopra alla testa e poi negli oc-chi. Quando mobilito intensamente quell'espressione nei miei occhi, posso sentire i peli rizzarsi lungo la schiena e i capelli sulla testa. Lo stesso fenomeno osservabile nel cane rabbioso che rizza il pelo. L'importanza di questa carica negli occhi che li mette acutamente a fuoco, migliorandone la visione. Come abbiamo visto, il movimento opposto avviene nella paura, quando l'energia si ritira dagli occhi. Gli individui spaventati spesso si sentono confusi a causa di una difficolt a mettere a fuoco, una difficolt che scompare mediante l'uso di questo esercizio. Non ci si deve aspettare, per, che facendo una o pi volte questo o qualunque altro esercizio bioenergetico si possa modificare un modello di paura strutturato da lungo tempo. Il sentimento di rabbia deve essere integrato nella personalit, in modo che la sua espressione sia facile, naturale e appropriata alla situazione. Allora la sua espressione avr luogo spontaneamente quando se ne presenti la necessit. Il fatto che il comportamento sia sotto il controllo co-sciente non nega la sua spontaneit. Noi non pensiamo a come camminiamo, mangiamo o scriviamo, eppure siamo consapevoli di ci che facciamo e possiamo coscientemente controllare le nostre azioni. Non possibile esercitare un controllo cosciente del comportamento se si ha paura di perdere tale controllo. Questa potrebbe sembrare una contraddizione, ma non lo . La paura ha un effetto paralizzante sul corpo e, minando la spontaneit dell'azione, la rende goffa. Il conflitto tra l'impulso a ritrarsi e l'impulso ad agire indebolisce il controllo cosciente e quindi sostiene la paura. Ci sono, naturalmente, ragioni storiche che legittimano la paura. Se un individuo, da bambino, sente una rabbia omicida, giustificato a credere che qualunque espressione di quel sentimento potrebbe, come conseguenza, farlo picchiare severamente dal genitore. In questa situazione il bambino non ha scelta, se non quella di inibire l'azione e repri-

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mere il sentimento. Ma la repressione del sentimento fissa la persona a un livello infantile. Il passato viene congelato nella personalit, ma rimane potenzialmente attivo. Anche nella situazione terapeutica, nella quale viene rimosso ogni pericolo, il paziente pu avere ancora paura della conseguenza che potrebbe seguire all'espressione di un'intensa rabbia. In questo problema del lasciarsi andare c' un altro elemento collegato all'esperienza infantile dell'individuo. I bambini tendono a equiparare il sentimento con la sua attuazione. Desideri e sentimenti sono forze potenti. Desiderare che qualcuno muoia pu essere sperimentato dal bambino come equivalente a uccidere quella persona. I sentimenti sono anche ritenuti durevoli. Gli adulti sanno per esperienza che i sentimenti mutano come il tempo e perfino pi rapidamente. La rabbia pu trasformarsi in affetto, l'amore in odio, in base alle mutevoli circostanze della vita. I bambini, che vivono totalmente nel presente, non pensano in termini di futuro e, quindi, non hanno un concetto di cambiamento. Pensano che un dolore durer per sempre. Quindi, spesso chiedono: "Quando andr via?". Questo tipo di pensiero si estende ai sentimenti. "Se sono arrabbia-to con te", pensa il bambino, "lo sar sempre. Se ti odio, ti odier sempre". A questo modo di vedere se ne aggiunge un altro che equipara pen-sieri e azioni. Il desiderio di uccidere qualcuno equivale all'atto di ucciderlo. L'Io di un bambino piccolo non pu distinguere facilmente tra il pensiero, il sentimento e l'azione. Questa distinzione diventa possibile quando il bambino diventa autocosciente e il suo Io riconosce di avere un controllo cosciente sul comportamento. La terapia analitica impossibile con un bambino piccolo, privo del-l'oggettivit necessaria perch tale processo terapeutico funzioni. Ma an-che molti adulti sono privi di oggettivit a causa della loro fissazione emotiva a un livello infantile, che indebolisce l'Io e la sua capacit di differenziare chiaramente tra pensieri, sentimenti e azione. Un adulto pu sapere che, anche se prova una rabbia tanto intensa da uccidere, non la metter in atto perch sarebbe inappropriato o imprudente. La tendenza a mettere in atto deriva da una componente infantile della personalit. Perci un segno di maturit poter provare ed esprimere il sentimento della rabbia omicida senza metterlo in atto o perfino avere intenzione di metterlo in atto. L'esercizio descritto d al paziente l'opportunit di sperimentare e sviluppare il controllo cosciente che gli permette di diventare l'adulto che effettivamente e di agire come tale. Un altro aspetto impor-tante di questo esercizio la relazione tra la voce e gli occhi. Molti individui, facendo questo esercizio, gridano a voce molto alta le parole: "Ti uccider ", ma senza un'espressione di rabbia negli occhi. L'iperaccentuazione della voce diminuisce la carica negli occhi. L'espressione di rabbia si limita alla voce a spese degli occhi. Questa una risposta pi infantile,

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dato che nell'infanzia la voce la modalit dominante di espressione dei sentimenti. Tra gli adulti, invece, gli occhi diventano la modalit dominante. Quindi, la rabbia dell'adulto deve essere particolarmente temuta quando la voce sommessa, mentre gli occhi lampeggiano. E un'estensione della filosofia di Theodore Roosevelt: "Parlare a voce bassa e avere un robusto bastone". Devo sottolineare che gli esercizi descritti sopra, se attenuano la paura di arrendersi al corpo, devono comunque essere completati da altri esercizi di espressione della rabbia. La sensibilit al problema del paziente permetter al terapeuta di scegliere l'esercizio appropriato. Per esempio, Victor, di cui ho gi discusso il caso in questo capitolo, raccont come la sua mano fosse andata spontaneamente al collo della madre e come egli avesse riconosciuto in quel movimento il proprio impulso di strangolarla. Io posso capire tale impulso. Il tono di voce di una madre che parla al suo bambino pu essere cos irritante che il bambino non pu resistergli, oppure il bambino pu sentire in quella voce una freddezza o un'ostilit insopportabili. Generalmente, per, il martellamento costante della madre con la sua voce che pu far impazzire il bambino. In tale situazione, se il bambino non pu fuggire, il suo impulso naturale strangolare la madre come unico modo per farla tacere. Naturalmente, il bambino non pu attualizzare quell'impulso e, quindi, deve reprimerlo. Liberare l'impulso in terapia relativamente semplice. Do al paziente un asciugamano arrotolato che pu torcere quanto desidera. Nello stesso tempo lo incoraggio a esprimere verbalmente i suoi sentimenti. Espressioni come "Ta-ci, non sopporto la tua voce, potrei strangolarti", sono appropriate. L'esercizio d al paziente un senso di potere che lo aiuta a superare il sentimento di essere indifeso e vittimizzato. Un'altra importante espressione di rabbia mordere. Per gli adulti nessuna azione di un bambino inaccettabile quanto il mordere. Un bambino che picchia un altro bambino o un genitore cattivo, ma un bambino che morde un mostro. Eppure, mordere naturale all'essere umano come a ogni altro animale. Personalmente non incoraggerei un bambino a morde-re, ma, d'altra parte, non lo aggredirei come una bestia pericolosa se lo facesse. Avere paura di mordere pu creare un'enorme tensione nei muscoli mandibolari e danneggia la salute emotiva dell'individuo. Questo blocco all'espressione dell'aggressivit particolarmente evidente negli individui le cui mascelle sono tenute in posizione retratta. In molti casi molto difficile che riescano a spingere in avanti la mascella, come richiede l'espressione della rabbia. Ma anche una mascella bloccata nella posizione in avanti blocca l'espressione dell'aggressivit in quanto immobile. Non si pu mordere se la mascella immobilizzata. Non si possono affondare i denti nella vita. Per liberare la mascella deve essere eliminata la paura di morde-

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Mi f ai impazzire!". La paura: l 'emozione paralizzante 193

re. Quando percepisco che un individuo ha paura di mordere, gli porgo la parte carnosa della mia mano e gli dico di mordere. Molti pazienti dicono: "Ho paura di farle male". Dato che dovrei essere io ad aver paura, questa reazione indica che esitano a mordere perch temono il loro impulso in-conscio di mordermi. In una o due occasioni sono stato morso abbastanza forte da sentire dolore, e a quel punto ho detto: "Bene, vedo che pu mordere". Allora il paziente si ferma e mi sorride come per dire: "Pensava che non potevo?". Nessuno mi ha mai morso al punto da lacerare la pelle, per-ch coloro che non hanno paura di mordere hanno il controllo cosciente sulla forza con cui mordono. Alcuni individui hanno una tensione cos grave delle mascelle che mentre dormono digrignano i denti. Questa tensione responsabile an-che, come si notato prima, del disturbo temporomandibolare che colpisce l'articolazione, provocando dolore e difficolt a muovere le mascelle e ad aprire la bocca. L'esercizio migliore per allentare questa tensione mordere un asciugamano arrotolato che il paziente tiene con entrambe le mani. Incoraggiarlo a grugnire mentre lo fa, aumenta l'identificazione dell'individuo con la sua natura animale, rappresentata dal suo corpo. Il sentimento di gioia appartiene al mondo animale e non al mondo dell'intellettuale civilizzato che vive prevalentemente di testa. Sfortunatamente, la civilt altamente tecnologica dei tempi moderni richiede un grado elevato di sofisticazione, di attenzione mentale e di controllo, che impediscono di abbandonarsi gioiosamente al corpo. Ma se non ci fidiamo dei nostri sentimenti, perdiamo contatto con la vita interiore del corpo, che sola conferisce alla vita ricchezza e significato. L'altro forte sentimento associato alla paura di impazzire la sessualit. Si pu essere trascinati da un'intensa passione sessuale come da un'intensa rabbia. Una persona pu essere follemente innamorata o pu sentirsi impazzire perch il suo amore stato tradito. Ma nell'individuo sano entrambi i sentimenti sono egosintonici e possono essere contenuti. Il contenimento permette all'individuo di esprimere tali sentimenti in modo positivo e costruttivo, ma il contenimento possibile solo quando l'individuo pu accettare pienamente i sentimenti. L' ac ting o u t, nella sessualit o nella rabbia, deriva dalla paura che sia troppo pericoloso trattenere l'eccitazione di un intenso sentimento. Non si resiste. Si deve fare qualcosa per scaricare l'eccitazione, esplodere o essere coinvolti sessualmente, o entrambe le cose. Tale comportamento non un segno di passione, ma di paura, la paura della pazzia. Questa paura equivalente alla paura del-l'intimit. Troppa intimit spaventa perch evoca lo spettro di essere posseduti dall'altro, come si stati posseduti dal genitore seduttivo. Ci che fa impazzire il bambino il doppio messaggio, seduzione e rifiuto, amore e odio.

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Contenere un forte sentimento segno di una natura passionale, sia che si tratti di amore, rabbia, tristezza o dolore. Contenere opposto a `resistere'. Si impara a resistere a situazioni dolorose o disturbanti eliminando i sentimenti. Nel contenimento i sentimenti sono accettati e integrati nella personalit. Ma ci non facile per gli individui la cui personalit sia strutturata per la sopravvivenza, dato che la sopravvivenza di-pende dalla repressione del sentimento. Come si pu imparare a contenere quando ci si sforzati di sopravvivere per gran parte della propria esistenza? In questo capitolo ho descritto diversi esercizi che aiutano l'individuo a coesistere con un forte sentimento di rabbia. Che cosa si pu fare per i sentimenti sessuali? La risposta pu essere sorprendente, a meno che non si sappia che i sentimenti sessuali forti sono pi facili da contenere di quelli deboli. La ragione che una persona con forti sentimenti sessuali ha un maggiore senso di s e una maggiore forza dell'Io con cui contenere il sentimento. Molti pazienti, per, non rientrano in questa categoria, il che significa che gran parte del lavoro terapeutico rivolto ad accrescere il sentimento sessuale del paziente. Ci si ottiene facendo respirare profondamente il paziente nel ventre, dove hanno sede le sensazioni sessuali. Il pianto profondo il principale meccanismo per questo scopo. Si pu fare anche aiutando il paziente a diventare maggiormente radicato al suolo, con gli esercizi che mobilitano la sensibilit nelle gambe. Tutti gli esercizi che sono stati descritti possono aiutare. 4 E molto importante eliminare il senso di colpa del paziente relativo alla sua sessualit, cosa che costituisce il nucleo del processo analitico. Quando i sentimenti sessuali del paziente diventano pi forti, lo si vedr nei suoi occhi, dato che entrambe le estremit del corpo diventano pi vitali ed eccitate. Occhi luminosi sono il segno di un intenso sentimento sessuale. Ora il paziente pu esercitarsi a mantenere quella carica negli occhi attraverso il contatto visivo con il terapeuta e con le altre persone con cui interagisce. Ci non facile, in quanto molte persone si vergognano o temono di rivelare i propri senti-menti sessuali. Specialmente quando si tratta di individui che hanno sub-to attacchi sessuali. E molto importante che il terapeuta accetti i senti-menti sessuali del paziente, ma senza esserne coinvolto, perch ci significherebbe violare la relazione terapeutica. Il passo successivo segue logicamente. Il paziente deve essere incoraggiato a non impegnarsi in relazioni sessuali, a meno che non ci sia tra i due individui un forte sentimento di amore. Trattenersi coscientemente
4 Per gli esercizi che servono a liberare il bacino si veda A. Lowen e R. L. Lowen, Espansione e integrazione del corpo in bioenergetica, Roma, Astrolabio

1979.

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Mi fai impazzire!". La paura: l'emozione paralizzante 195

quando si prova un sentimento sessuale promuove il contenimento e au-menta la forza dell'Io. Se il sentimento forte, la masturbazione fornisce uno sfogo appropriato. Il controllo cosciente di un sentimento intenso il contrassegno dell'individuo maturo che ha, o ha acquistato grazie alla terapia, il dominio di s. Tale individuo non teme che l'espressione di un forte sentimento lo faccia apparire o diventare pazzo. Per comprendere appieno la paura della pazzia che esiste in cos tante persone, dobbiamo essere consapevoli di quale ruolo svolga la nostra cultura nel far impazzire le persone. Noi viviamo in una cultura iperattiva, che produce ipereccitazione e iperstimolazione in chiunque vi si esponga. C ' troppo movimento, troppo rumore e troppi suoni, troppe cose e troppa sporcizia. La copertina recente di una rivista di New York mostra-va un uomo stravolto che si copriva le orecchie e gridava: "II rumore mi fa impazzire". Si pu sopravvivere senza impazzire realmente, ma per far-lo si devono chiudere i canali sensoriali, in modo da non sentire il rumore, non vedere la sporcizia e non percepire il continuo movimento. Ma una simile iperattivit oggi entra nelle case con le televisioni, le automobili, le tecnologie. In questa cultura non si pu rallentare o tacere. L'iperattivit alimentata dalla stessa frustrazione che fa diventare iperattivo il bambino, e cio l'incapacit di stare in contatto con il nucleo profondo, interiore, del proprio essere, l'anima o lo spirito. La nostra cultura di-retta verso l'esterno in quanto noi cerchiamo di trovare il significato della vita nella sensazione, e non nel sentimento, nel fare, e non nell'essere, nel possedere cose, e non il proprio s. E una follia e ci fa impazzire perch ci strappa dalle nostre radici nella natura, dal terreno su cui poggiamo, dalla realt. Ma credo che l'elemento peggiore in questa cultura sia l'eccessiva attenzione e l'eccessivo sfruttamento della sessualit. Siamo continuamente esposti a immagini sessuali, che sono eccitanti e insieme anche frustranti, perch non c' la possibilit di una scarica immediata. Questa iperstimolazione sessuale costringe l'individuo a mettere a tacere i sentimenti sessuali, per non esserne sopraffatto, per non perdere il controllo. Ma dato che il sentimento la vita del corpo, l'individuo nevrotico che ha represso il sentimento sessuale spinto a compiere acting out sessuali nella ricerca di eccitazione e sentimento. Generalmente, questi agiti prendono la forma di stupri, violenza sui bambini e pornografia. Non possiamo affrontare questo problema con lezioni morali, dato che deriva da una perdita di contatto con la natura e con la nostra vera natura, la vita del corpo.

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La paura della morte

Ogni paziente, coscientemente o Inconsciamente, ha paura di allentare il controllo dell'Io e arrendersi al corpo, al s, alla vita. Questa paura ha due aspetti: uno la paura della pazzia, il secondo la paura della morte. Nel capitolo 7 abbiamo visto che la paura della pazzia deriva da una consapevolezza subliminale che un eccesso di sentimenti potrebbe sopraffare l'Io e sfociare nella pazzia. Questa consapevolezza connessa con l'esperienza infantile di essere fatti quasi impazzire dall'ostilit, dalle vessazioni, dalla confusione e dai doppi messaggi a cui cos tanti bambini sono sottoposti. Analogamente, la paura della morte connessa con un'esperienza molto precoce, nella quale il bambino percepisce di fronteggiare la morte, di poter morire. Questa esperienza cos sconvolgente per l'organismo da paralizzarlo nel terrore. La morte non avviene, il bambino recupera, ma la memo-ria corporea non pu essere cancellata, anche se viene rimossa dalla coscienza nell'interesse della sopravvivenza. La memoria corporea per-mane in uno stato di tensione o di allarme nei tessuti e negli organi, specialmente nella muscolatura. Avendo vissuto l'esperienza di una minaccia contro la propria vita, l'organismo non pu ignorare il peri-colo, dato che la sua sopravvivenza dipende dal fatto di riconoscere la minaccia. Per individuare il grado di reale pericolo, deve rimanere in uno stato di attenzione o di tensione che si manifesta nell'atteggiamento del corpo. Osservando il corpo di una persona, se ne pu valutare la paura. Se il corpo molto rigido, si pu dire che la persona ha una paura matta. Non semplicemente una metafora, l'espressione letterale del corpo. Se la rigidit o la tensione sono associate a una mancanza di vitalit nel corpo, si pu dire che la persona spaventata a morte. Si pu essere travolti dalla paura, che lo stato schizofrenico. In altri individui, la tensione particolarmente evidente nell'area del torace, che ecces-

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sivamente enfiato, denotando un panico sottostante.' Molti individui non percepiscono in che misura sono spaventati, a meno che non siano minacciati dalla perdita dell'amore o della sicurezza. Ma la paura sempre l, sotto la superficie, a inibire la loro resa alla vita e al corpo. Sono sopravvissuti che percorrono uno stretto sentiero tra l'eccesso di sentimento, con la paura della pazzia, e la scarsit di sentimento, con la paura del-la morte. Ho riscontrato questa paura della morte in tutti i pazienti con cui Iavoro che mostrano una profonda e inconscia resistenza ad approfondire il respiro e ad abbandonarsi. Incontrai per la prima volta questa paura della morte in un partecipante a un seminario per professionisti interessati all'Analisi Bioenergetica. Era un uomo di circa trentacinque anni. Stava sul cavalletto bioenergetico durante una pausa delle sedute e quando gli passai vicino e lo guardai in viso, vidi un'espressione di morte, che immediatamente pensai potesse essere derivata da un incontro molto precoce con la morte. Quando le sedute ricominciarono, gli chiesi se poteva parlare della mia osservazione davanti al gruppo. Accett. La storia che rifer che quando aveva circa un anno era stato sul punto di morire. Le circostanze, quali le apprese dai genitori, erano che aveva smesso di mangiare e la perdita di peso era di-ventata cos grave che era stato ricoverato in ospedale in una condizione critica. Rispondendo ad altre domande, rivel che era stato allattato al se-no fino a poco prima che si ammalasse. Non aveva nessuna idea del nesso tra questi due eventi, ma io ero fortemente convinto che la perdita del se-no avesse significato per lui la perdita del suo mondo, e che lui non vole-va accettare un sostituto. Non tutti i bambini, quando vengono svezzati, passano per una reazione cos grave che pu minacciare la loro vita, ma lo svezzamento pu essere molto traumatico, come sanno molte madri che hanno allattato al seno i loro figli. Molto dipende dalla sensibilit del-la madre per l disagio del bambino. Nel corso degli anni ho appreso da molti pazienti che da bambini ave-vano paura della morte, temevano di poter morire. Queste paure nasceva-no generalmente di notte, quando erano soli nella loro stanza o nel letto. Ricordo che prima dell'adolescenza avevo paura di addormentarmi, per timore di morire durante il sonno. Rimanere cosciente era la mia salva-guardia che non sarei morto, era il mio modo di mantenere il controllo. Perch un bambino dovrebbe avere questo pensiero? Da dove nasce? Ho mai sperimentato una malattia o una condizione che hanno messo a rischio la mia vita? Sapevo di aver avuto le consuete malattie infantili, ma gran parte dei miei anni pi precoci sono stati sepolti e dimenticati, in virt di una rimozione comune a molti di noi. Anche se avevo qualche
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Si veda A. Lowen, Amore, sesso e cuore, cit.

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esperienza di gioia, c'era in me una tristezza che si rivela nei miei primi disegni. Non ho avuto un'infanzia felice. E credo che ci sia vero per molte persone. I bambini, e i neonati in particolare, hanno bisogno di amore incondizionato per poter diventare adulti sani e normali. Di fatto la loro stessa sopravvivenza dipende da una relazione affettiva con un adulto. I neonati istituzionalizzati, che vengono nutriti e lavati, ma non tenuti in braccio e vezzeggiati, possono sviluppare una depressione anaclitica e morire. II contatto fisico piacevole eccita il corpo del bambino stimolando tutte le funzioni, specialmente la respirazione. Senza questo contatto la fonda-mentale attivit protoplasmatica di espansione e contrazione, come nella respirazione, lentamente diminuisce e porta alla morte. Il bambino ha avuto questo tipo di contatto nel grembo e se non si ristabilisce dopo la nascita, l'organismo appena nato entra in crisi. Naturalmente, nessuno ritiene che un neonato possa sopravvivere senza cure, ma non ci rendiamo conto di quanto ogni bambino dipenda dal rapporto affettivo con una figura materna. Ogni rottura in questo rapporto, o perfino la semplice minaccia di rottura, mette l'organismo in stato di shock. Lo shock ha un effetto paralizzante sul funzionamento di base dell'organismo, che pu es-sere anche fatale se lo stato di shock intenso e prolungato. Ma ogni shock una minaccia per il processo vitale. Un forte rumore improvviso pu far entrare momentaneamente in stato di shock un bambino. Il suo corpo si irrigidisce e cessa di respirare. Questa reazione, conosciuta come riflesso di allarme, presente quasi dalla nascita. Quando lo shock passa, il bambino comincia a piangere e cos ristabilisce la respirazione. Natural-mente, con la crescita, l'organismo del bambino diventa pi forte e non viene pi turbato tanto facilmente da un suono. Ma anche gli adulti possono essere spaventati da un suono forte improvviso ed entrare momentaneamente in stato di shock. Ogni volta che un genitore urla o grida verso un bambino piccolo, ci deve avere un forte effetto negativo sul suo corpo. Si pu dire che il bambino subisce uno shock perch il suo corpo si irrigidisce e poi scoppia in singhiozzi. Se viene sgridato abbastanza spesso, non reagir pi, perch si adattato allo stress mantenendo lo stato di rigidit o di tensione. Non pu pi essere soggetto a shock, perch in uno stato continuo di shock, che possiamo riconoscere da una respirazione non pi libera e facile. In questo caso lo shock non deriva solo dal suono, ma dalla minaccia al rap-porto affettivo con la madre. Uno sguardo arrabbiato o ostile, un comportamento freddo o l'affermazione: "La mamma non ti vuole pi bene", possono avere Io stesso effetto. Fare male fisicamente a un bambino, con schiaffi, percosse, sculaccioni ecc., significa fargli vivere esperienze traumatiche che sottopongono a shock l'organismo, in quanto l'Io del bambi-

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no non si ancora sviluppato al punto di poter capire che un 'azione aggressiva da parte di un genitore non equivale a una negazione definitiva dell'amore. Il bambino reagisce all'azione come se fosse una minaccia alla sua vita. Il numero di shock che il bambino medio subisce nella nostra cultura molto grande e in alcuni casi i bambini soccombono al tratta-mento distruttivo dei loro genitori. Alcuni genitori sono pieni di odio, ma in gran parte oscillano tra amo-re e ostilit. Un'esplosione di rabbia sar seguita da qualche espressione di amore, che rassicura il bambino e ristabilisce la sua speranza che il rapporto affettivo con il genitore sia sicuro. Quando il bambino sopravvive e diventa pi grande, far qualunque cosa sia necessaria per mantenere un rapporto, anche se implica la resa del s. Ma un rapporto basato sulla sottomissione non mai sicuro, dato che il bambino cercher di ribellarsi e il genitore manterr viva la minaccia. Nessun genitore crede to-talmente a un bambino sottomesso, perch sa che la sottomissione copre l'odio. E il bambino sa nel proprio essere che odiato. Per il bambino, la sopravvivenza esige la negazione di questa realt, e cio la minaccia alla sua vita, la paura della morte e il suo sentimento di vulnerabilit. La sopravvivenza richiede anche che faccia uno sforzo per mantenere il rap-porto necessario in modo vitale con il genitore. Questa diventa la grande lotta che l'individuo, bambino o adulto, ingagger per tutta la vita, dato che questo modello di comportamento si struttura nella sua personalit e nel suo corpo come un atteggiamento caratterologico. Quello che vediamo strutturato nel corpo lo stato di shock che si manifesta nell'inibizione della respirazione. In superficie l'individuo non sembra essere in stato di shock. A molti osservatori pare che funzioni normalmente, la sua respirazione sembra regolare e senza difficolt, ma ci perch il respiro, la vita, sono in superficie. Lo stato di shock esiste a un livello pi profondo, nell'inconscio rimosso, nella mancanza di passio-ne, nella paura di abbandonarsi e nella tensione e rigidit del corpo, co-me vedremo in questo capitolo. Abbandonarsi al corpo implica nient'altro che permettere che abbia luogo una piena e libera respirazione. La paura di arrendersi connessa a trattenere il respiro. Si pu bloccare la libera respirazione restringendo l'inspirazione o l'espiraz:one: nel primo caso, ci si trattiene dall'immettere aria; nel secondo, dal lasciarla uscire pienamente. Entrambe le modalit limitano la quantit di ossigeno che il corpo assorbe, riducendo l'attivit metabolica, diminuendo l'energia e la capacit di sentire. La restrizione dell'inspirazione si riscontra nelle personalit schizofreniche o schizoidi, nelle quali associata a un terrore sottostante, il cui effetto paralizza ogni azione. Al contrario, l'individuo nevrotico ha difficolt a lasciare uscire pienamente l'aria. La paura che blocca la piena espirazione il panico,

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che differisce dal terrore in quanto l'individuo in preda al panico cerca di sottrarsi al pericolo, mentre l'individuo terrorizzato immobile. Il pericolo diverso nei due casi. Nel terrore, il pericolo viene percepito come una minaccia schiacciante alla propria esistenza, mentre nel panico il pericolo pone una possibile minaccia all'esistenza. Per un bambino molto piccolo, il panico prodotto principalmente dalla perdita del rapporto con la madre o un genitore. Quindi, un bambino che viene separato dalla madre, in mezzo a una folla o lasciato con un estraneo, entrer in panico, urler o pianger con forza, nel tentativo di restaurare il collegamento con la sua base di sicurezza. Quando il collegamento ristabilito, si aggrapper alla sua sicurezza per la vita. Si aggrappa anche alla sua aria, ossia mantiene gonfio il torace. Questa condizione, che permette solo una respirazione superficiale, elimina il sentimento di panico fornendo un falso senso di sicurezza che deriva dalla capacit di non cedere. Nella strut-tura nevrotica di carattere la paura viene repressa e l'individuo general-mente inconsapevole del grado della propria paura. Nella struttura schizoide, il tentativo di sopprimere la paura meno efficace, a causa della debolezza dell'Io, e l'individuo spesso consapevole della paura. Ma in entrambi i tipi, essa si manifesta nel corpo: neI corpo schizoide con un torace sgonfio e in quello nevrotico con un torace gonfio. Il primo morbido, il secondo duro. Queste distinzioni sono importanti per comprendere le paure che impediscono la resa al corpo. Il terrore inibisce ogni atto aggressivo e, poi-ch la respirazione un atto aggressivo in quanto l'organismo succhia aria, l'energia messa nell'azione di succhiare aria una buona misura del-la capacit dell'organismo di essere aggressivo, ossia di farsi avanti per afferrare ci di cui ha bisogno e che desidera. Espirare, invece, un'azione passiva, un lasciar andare, un rilassamento delle contrazioni muscolari che gonfiano il torace. A causa della paura di lasciarsi andare, il nevrotico, nella vita adulta, si aggrappa alle persone come nell'infanzia si aggrappava alla madre. Tutti i bambini molto piccoli si aggrappano alla madre, al suo corpo o ai suoi vestiti, dato che costituisce la loro sicurezza di base. Poi, quando diventano pi grandi e pi forti, si fa dominante la spinta verso l'indipendenza e l'autonomia. La sicurezza rappresentata dalla madre viene sostituita da un senso di sicurezza nel proprio s e nel proprio corpo. Ma la sicurezza di s si sviluppa solo nella misura in cui il bambino si sentito sicuro nel suo rapporto con la madre. Ogni volta che questo rapporto viene minacciato, il suo corpo si contrae e la sua respirazione viene ristretta. Il sentimento di aver bisogno di lei si riattiva e aumenta la dipendenza. Il panico pu svilupparsi ogni volta che sia minacciata la vita. Nel panico c' una perdita di controllo sulle proprie azioni, come la persona che

La paura della morte 201

corre all'impazzata per sfuggire la minaccia, respirando affannosamente. Alcune persone entrano in panico pi di altre quando si trovano di fronte a una minaccia per la vita, mentre solo pochi individui con un forte senso di sicurezza interiore possono mantenere il controllo dell'Io in situazioni del genere e non provare panico. D 'altra parte, ci sono persone che entrano in panico in situazioni che non sono affatto minacciose, co-me attraversare un alto ponte in automobile o trovarsi da sole in mezzo alla folla. Il disturbo da panico una condizione nevrotica riconoscibile e include quelle persone che non possono uscire di casa da sole senza pro-vare un intenso panico. Se vogliamo comprendere perch una persona ca-de in preda al panico quando si trova da sola lontano da casa, dobbiamo riconoscere che il sentimento quello di essere in una situazione minacciosa per la vita. Poich tale sentimento irrazionale, dobbiamo supporre che la situazione evoca una memoria corporea relativa a una situazione infantile minacciosa per la vita. Forse la pi comune di queste situazioni la risposta negativa della madre al pianto del bambino. Quando piange, il bambino chiama la madre per un qualche bisogno. La sua mancata risposta, quale che ne sia la ragione, viene vissuta dal bambino come una per-dita della madre, che una minaccia per la sua vita. Nella sua disperazione, pianger ancora pi forte, urlando di pi, e pi a lungo, spinto dal suo bisogno. Questo pianto esaurisce l'energia del bambino, che improvvisamente pu trovarsi in uno stato di panico, incapace di respirare, senza fiato. Per salvaguardare la propria vita, il corpo interrompe il pianto trattenendo il respiro per assumere il controllo. In questo modo, il senti-mento di morte scompare temporaneamente. Il bambino si addormenta esausto e col tempo il ricordo di questa esperienza verr rimosso, ma il corpo non la dimenticher. Un'unica esperienza non porta alla nevrosi. Sfortunatamente, nella nostra cultura molti bambini non solo soffrono della mancanza di quelle cu-re e di quel sostegno che permetterebbero loro di diventare adulti maturi e indipendenti, ma sono spesso minacciati dai genitori con punizioni per atti innocenti. Molti genitori, a loro volta, sono cresciuti in case nelle qua-li c'era un comportamento violento da parte di uno o entrambi i genitori. Privi di una propria sicurezza e stabilit interiore, molti genitori mettono in atto la loro frustrazione e la loro rabbia sui figli, facendoli vivere sotto la costante minaccia della perdita dell'amore e in uno stato costante di paura, che si manifesta nei molteplici disturbi emotivi o fisici di cui soffrono. Non sorprende che la lotta per la sopravvivenza sia l'unica cosa che conoscono. Si potrebbe argomentare che i casi che vedo sono insoliti e non rap-presentano la famiglia media. Ma nessuno, eccetto forse quelli che vivono in essa, sa quale sia la famiglia media e perfino i membri della famiglia

202 La paura della morte

negano il grado di infelicit che hanno sperimentato. Le persone che vengono da me come pazienti sono persone normali che nessuno considererebbe mentalmente malate o gravemente disturbate. Lavorano, possono essere sposate, hanno figli e sono relativamente agiate sul piano finanzia-rio. Ma quando si arriva a conoscerle, si diventa consapevoli di un grado di lotta e di infelicit che sconvolgente. Quello che segue il racconto fatto da una paziente della sua infanzia e della sua vita. Alice ha trentadue anni ed sposata da dieci. Rifer quanto segue: "Da bambina ero sempre spaventata e nervosa. Mi sentivo odiata da mia madre e rifiutata da entrambi i genitori. Mia madre mi criticava continua-mente. Mi sentivo molto sola, inutile e depressa. Ogni manifestazione di emozione o un problema mi venivano ritorti contro dalla mia famiglia, come un mio errore, e poi ignorati. Sentivo che non ero abbastanza buona e che non sarei mai stata all'altezza. Nell'adolescenza mi sforzavo di essere perfetta, ma sviluppai insonnia e problemi di stomaco. Diventai ansiosa e depressa. Prendevo medicine per i problemi di sonno e per il disturbo di stomaco. Nel corso degli anni ho fatto diverse terapie, individuali e di gruppo, e ho fatto qualche progresso, ma ho ancora bisogno delle pillole contro l'insonnia per riuscire a riposare e far funzionare la mia vita. Soffro ancora di costipazione, tensione muscolare al diaframma e ho un senso crescente di solitudine e di vuoto che mi fa sentire isolata nel matrimonio e nella vita". Si pu dubitare che le esperienze della sua infanzia fossero responsabili dei suoi problemi da adulta? Alice non ne dubitava. Ma, con tutta la consapevolezza che aveva acquistato nella terapia, ancora sentiva, all'epoca in cui la vidi, di non essere in grado di stare meglio e di liberarsi del passato. Si poneva pertanto I'interrogativo: quale paura la teneva legata al passato, al punto che, nonostante i suoi sforzi, non riusciva a liberarsi per vivere pienamente nel presente? Ma prima di rispondere a questa domanda, si deve capire meglio il presente. Non c'era gioia nella vita di Alice, e scarso piacere. Soffriva di una grave angoscia di fallimento, che sembrava trovare un certo fondamento nel fatto che negli ultimi dieci anni aveva perso numerosi impieghi a causa della sua incapacit di funzionare. Ma nello stesso tempo era chiaro che, dato il grado di angoscia che provava, era quasi impossibile per lei funzionare bene. Era intrappolata in un circolo vizioso. L'angoscia le rendeva impossibile conservare un lavoro e ci a sua volta aumentava la sua angoscia. Presa in questa trappola, la vita di Alice era una lotta disperata per sopravvivere. La traccia per la risoluzione del suo conflitto sta nell'affermazione che durante gli anni dell'adolescenza si era sforzata di essere perfetta. Questo sforzo era fallito, come doveva, dato che nessuno pu essere perfetto. Ma se non si sforzava di raggiungere la perfezione, si sentiva priva di valore e

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di speranze. Era un inferno, e potevo capire la sua disperazione di riuscire a liberarsi. Ma come? Aiutarla a diventare pi forte, in modo che potesse tentare con maggior impegno di essere perfetta, avrebbe portato soltanto a un ulteriore fallimento e a una maggiore disperazione. Ogni sforzo, ogni tentativo era votato al fallimento. Rinunciare a tentare, cambiare e accettare se stessa, faceva paura, ma era l'unico modo per recuperare la salute. Ci che Alice doveva accettare era in primo luogo la sua infelicit, che non poteva essere negata, e piangere. Aveva molto di cui piangere. Quando glielo dissi, rispose che aveva pianto abbastanza. Questa una risposta frequente e indubbiamente vero, ma la questione quanto fosse profondo il pianto. Se il pianto profondo quanto il dolore e la tristezza, la persona si rilasser completamente. Il dolore di Alice era situato nelle profondit delle sue viscere e associato al disturbo intestinale, ma era percepito anche nell'area del diaframma, dove era causato da una banda di tensione che impediva alla sua respirazione e al suo pianto di giungere fino al ventre. Questa la regione dove si trovano i nostri sentimenti pi profondi: la nostra tristezza abissale, la nostra maggiore paura e la nostra gioia pi intensa. Le dolci sensazioni che accompagnano il vero amore sessuale sono sperimentate nel ventre come un calore che pu espandersi in tutto il corpo. Le sensazioni piacevoli nel ventre sono sperimentate dai bambini nei dondolamenti e nelle altalene che tanto li divertono. Ma oltre a essere la sede della gioia, il ventre anche il luogo in cui viene percepita la disperazione, quando non c ' gioia. Per raggiungere questa gioia, Alice doveva aprirsi alla disperazione. Se fosse riuscita a piangere a partire da quella disperazione, avrebbe toccato la gioia che d alla vita il suo vero significato. Se ammettiamo che la disperazione fa paura, dovremmo anche sapere che deriva dal passato e non dal presente. Alice era disperata perch non riusciva a essere per-fetta e a ottenere l'approvazione e l'amore dei genitori. La sua disperazione continuava nel presente perch stava ancora sforzandosi di superare quelli che riteneva i suoi difetti e le sue debolezze, allo scopo di conquistare quell'amore. In realt stava tentando di superare la disperazione, cosa che non poteva realizzarsi dato che era il suo sentimento reale. Si pu negare la disperazione e vivere nell'illusione, ma questa inevitabilmente croller e far precipitare l'individuo nella depressione. 2 Si pu cercare di sollevarsi al di sopra della disperazione, ma ci mina il nostro senso di sicurezza. Oppure si pu accettarla e comprenderla, e ci libera la persona dalla paura.
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Per un'analisi del ruolo dell'illusione nella genesi della depressione, si veda il

m io La depressione e il corpo, cit.

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Accettare la disperazione significa percepirla ed esprimerla in singhiozzi e parole. Piangere l'espressione del corpo, le parole provengono dalla mente. Quando sono associate in modo appropriato, queste due espressioni promuovono l'integrazione dei corpo e della mente, sciogliendo i sensi di colpa e promuovendo la libert. Le parole giuste sono importan ti. "Non serve", una frase chiave. "Non serve tentare", "Non avr mai il suo amore" sono affermazioni' che esprimono la comprensione che la disperazione conseguenza di un esperienza passata. Molti pazienti, per, proiettano la loro disperazione nel futuro. Quando sentono per la prima volta la loro disperazione, spesso dicono: "Non avr mai qualcuno che mi ami ", o: "Non trover mai un uomo...", ecc. Non capiscono che non si trova l'amore cercandolo con accanimento o rimanendo disperati, ma anzi meno probabile che l'altra persona possa rispondere con senti-menti positivi. Il vero amore l'eccitazione che si prova prevedendo il piacere e la gioia che si otterranno dalla vicinanza e dal contatto con l'altro. Noi amiamo le persone che ci fanno stare bene, evitiamo quelle la cui presenza dolorosa. Il problema di Alice era che aveva paura della sua disperazione, per-ch a un livello profondo era legata alla morte. Aveva vissuto quasi tutta la sua vita sull'orlo della disperazione, troppo spaventata per percepirla. Era come una persona in riva al mare che si bagna solo i piedi per paura di essere travolta dalla forza del mare. Il mare un simbolo dei nostri sentimenti pi profondi, tristezza, gioia, sessualit. , la fonte della vita e solo arrendendosi a essa si pu vivere pienamente. Scendere nella propria disperazione significa calarsi nelle profondit del ventre, dov' anche la fonte della vita. Nessun adulto mai annegato nelle proprie lacrime, an-che se dietro alle proprie paure sta il timore di annegare. Un neonato che sia allontanato da ogni contatto affettivo morir, un bambino piccolo in questa situazione potrebbe morire, in quanto il suo corpo ha bisogno del contatto e del sostegno di una figura materna. Il bambino che arriva alle soglie della morte per un insufficiente sostegno affettivo e sopravvive, diventa un nevrotico che vivr sull'orlo della disperazione e del panico per tutta la vita, a meno che non venga liberato dalla sua paura con una nuova esperienza del trauma precoce e la scoperta che non morir. Si deve comprendere che parlare della paura della morte, se necessario per aiutare il paziente a capire il suo problema, non sufficiente per eliminare la paura. Dire a un bambino di non avere paura del buio per-ch l non c' nessuno, non aiuta molto, in quanto, se nell 'oscurit reale della stanza non c' nessuna figura spaventosa, nell'oscurit dell'inconscio del bambino tale figura esiste veramente. Penetrare nell'inconscio significa scendere con la sensibilit nel ventre attraverso una profonda respirazione. Quando l'onda respiratoria dell'espirazione fluisce verso il basso

La paura della morte 205

nel bacino, si possono percepire i sentimenti che sono collocati in quest'area. Si pu sentire di non essere stati amati e di essere stati sul punto di morire, ma, per quanto dolorosa sia questa consapevolezza, si pu ca-pire che non si morti. Per un adulto il fatto di non essere amato non una condanna a morte. Si pu amare il proprio s e arrendersi a esso. La cinquantenne, madre di diversi figli, che mi disse: "Se nessuno mi ama, mi uccider", una persona patetica che ha paura di vivere come ha paura di morire. All'epoca in cui lavoravo con Alice non avevo capito quanto fosse profonda la paura della morte e cos, se riuscii ad aiutarla per l'aspetto nevrotico del suo problema, ossia il bisogno di essere perfetta, non riuscii ad aiutarla a fronteggiare la sottostante paura della morte che motivava la sua spinta irrealistica. Nella terapia con me fece qualche progresso in termini di comprensione dei suoi problemi e di un senso di maggior forza interiore, ma non sono stato capace di aiutarla a penetrare nel suo s pi profondo. Molti terapeuti avrebbero considerato soddisfacente questo risultato, ma senza una solida base nel proprio s e nel proprio corpo c' il pericolo di una ricaduta nella disperazione, dato che l'individuo non pu sentire la gioia della vita. Ci non significa che sia possibile ottenere deliberatamente quelle aperture che libererebbero il paziente dalla paura della morte e dalla disperazione. Ma credo che sia molto importante che un terapeuta capisca la profondit della disperazione nell'uomo di oggi e abbia a disposizione i mezzi e la comprensione per affrontarla. Il caso che segue illustra il principio su cui si basa il mio intervento su questo problema. Ogni paziente ha bisogno di aprire una breccia nella barriera creata dalla paura della morte, e Nancy lo aveva fatto. Era una donna di cinquant'anni, aveva una personalit borderline e aveva sofferto di anoressia. Ottenne questa apertura dopo diversi anni di terapia, durante i quali ave-va acquistato la volont di lottare per la propria vita. Avevamo fatto un notevole lavoro per aiutarla a respirare meglio, a esprimere sentimenti di tristezza e protesta, e a resistere per se stessa in una situazione di vita negativa. Ma i suoi sentimenti non diventarono mai abbastanza intensi, per-ch la sua respirazione non scese mai abbastanza nel profondo. Mentre. era sul cavalletto a fare esercizi di respirazione ed emetteva un suono prolungato, interrompeva il suono proprio nei momento in cui poteva rompersi in singhiozzi. Si sentiva molto spaventata e diceva: "E tutto scuro. Sento che sto per Morire". Un tale sentimento avrebbe spaventato chiunque, ma perch sentiva che stava per morire proprio quando la sua respirazione si faceva pi forte? La risposta che la respirazione pi profonda toccava una paura della morte che era sempre dentro di lei. Nancy era quasi morta da bambina. La storia che mi raccont interes-

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sante. Quando aveva circa due anni, era una bambina pienotta e dall'aspetto sano. La madre, vedendo che aumentava di peso, ebbe paura che da adulta potesse diventare grassa come la propria sorella. Comportandosi sulla base di questa paura, cominci a rimproverarla ogni volta che mangiava e la terrorizz al punto che la bambina perse l'appetito e non mangi pi. Quando Nancy perse peso e divent magrissima, la madre entr in uno stato di panico e cerc di costringerla a nutrirsi, ma senza nessun risultato. La bambina fin all'ospedale in condizioni critiche. Sono sicuro che la sua anoressia fosse derivata da questa esperienza. Quando cominci la terapia con me, Nancy era ancora terrorizzata di ingrassare. Ma ingrassare era molto difficile per lei. Per un verso, significa-va avere un corpo ed essere una persona. Ci poteva provocare uno scontro con la madre, di cui aveva terrore. Un evento importante accadde al-cune sedute dopo quella nella quale aveva sperimentato la paura della morte. Io l'avevo rassicurata che non c'era pericolo che potesse morire. Ci che era accaduto, le spiegai, era che, con l'approfondirsi della respirazione, percepiva il suo terrore e smetteva di respirare, interrompendo il flusso di ossigeno verso il cervello. Ci produceva la sensazione di oscurit. L'unica cosa che poteva accadere era che perdesse i sensi, nel qual caso il suo respiro si sarebbe riattivato spontaneamente e lei avrebbe recuperato Ia piena coscienza. Quando tornammo a fare questo esercizio nella seduta successiva, speriment ancora l'oscurit e la paura di morire, ma in grado minore. A questo punto avevamo stabilito una forte alleanza terapeutica che le permise di fidarsi della mia guida. Nella terza occasione, mentre stava sul lettino a dare calci e a cercare di gridare, emise un suono molto forte e scoppi in un pianto profondo che proveniva dal ventre. Quando smise di piangere, esclam: "Non sono morta, non sono morta". Sentiva di aver superato una paura che l'aveva perseguitata, legando e costringendo la sua vita. Il suo coraggio nell'affrontare la situazione della sua vita aument enormemente perch aveva acquistato una certa sensibilit nel ventre. Ma ci non significa che la paura l'avesse abbandonata completamente. Aveva fronteggiato la paura della morte, era scesa agli inferi e ora doveva trovarvi la sua strada. Uno dei miei pazienti mi raccont un episodio accaduto alla figlia di cinque anni. La bambina stava giocando a palla con i genitori e si divertiva immensamente. Il fratellino pi piccolo, di due anni, che stava guar-dando, voleva prendere il suo posto. Lei rifiut di dargli la palla e quando i genitori insistettero, gliela tir contro. Non lo colp, ma il padre la rimprover severamente, dicendo che non avrebbe dovuto farlo perch poteva fargli male. Il rimprovero fu come uno shock e la bambina cominci a piangere. Il padre, pensando che una tale reazione fosse irrazionale, le disse di smettere di piangere, ottenendo solo di farla pian-

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gere pi forte. Per darle una lezione, la fece entrare in un grande arma-dio a muro e chiuse la porta, dicendo che sarebbe uscita solo quando avesse smesso di piangere. Dopo qualche minuto, la bambina smise di piangere, ma non usc. Allarmato, il padre apr la porta e la trov sul pavimento, pallida e incapace di respirare. La portarono immediata-mente all'ospedale dove il medico le somministr un broncodilatatore. Aveva subito un attacco di asma che avrebbe potuto causare la sua morte. Dato che si sentiva incapace di smettere di piangere e temeva quindi di non poter pi uscire, era entrata in una reazione di panico nella quale i bronchi le si erano contratti, rendendole quasi impossibile respirare. La bambina era in uno stato di shock. Ho lavorato con molti asmatici. Quando fanno gli esercizi che approfondiscono la respirazione, come piangere, dare calci, gridare, cominciano ad ansimare e immediatamente tirano fuori l'inalatore che allevia temporaneamente lo spasmo bronchiale, permettendo loro di respirare pi facilmente. Tuttavia, ci non elimina la tendenza allo spasmo, che una reazione panica all'approfondirsi della respirazione. Dato che si spaventano molto quando cominciano ad ansimare, che l'inizio di un attacco asmatico, attribuiscono la loro paura all'incapacit di respirare. In par-te vero, ma ugualmente vero che la paura a creare l'incapacit di re-spirare: la paura di essere rifiutati o abbandonati perch stanno piangendo, gridando o perch sono troppo esigenti. Questa espressione vocale, che stata repressa nell'interesse della sopravvivenza, viene attivata dalla respirazione profonda. Una volta che i pazienti hanno compreso questa dinamica, la loro paura diminuisce. Io posso allora incoraggiarli ad abbandonarsi al pianto e alle grida pi sfrenate che possono emettere, senza diventare asmatici. Anche quando si sviluppa qualche crisi di dispnea, scoraggio l'uso dell'inalatore, assicurandoli che, se non si spaventano, sa-ranno capaci di respirare facilmente. Con loro sorpresa, ci funziona in quasi tutti i casi. Alice, di cui ho descritto sopra il caso, non aveva le caratteristiche del paziente panico. Il suo torace non era gonfio e aveva maggiori difficolt a inspirare che non a espirare. La sua paura era pi profonda e prossima al terrore, che la risposta all'ostilit della madre pi che al rifiuto e all'abbandono. Alice poteva essere descritta come una paziente borderline con una forte tendenza alla scissione schizoide e alla dissociazione. La paura sottostante era in lei quella di essere uccisa, pi che rifiutata o abbandonata. E questa una paura pi profonda, pi intensa, e richiede una maggiore mobilitazione di rabbia perch si possa superarla. Nel panico c' anche la paura della morte, ma in misura minore. Per aiutare i pazienti a entrare in contatto con il loro panico, uso la tecnica descritta nel capitolo 3. Il paziente sta sul cavalletto bioenergetico ed

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emette un suono che deve prolungare per quanto gli possibile. Alla fine del suono, il paziente cerca di piangere. Quando riesce a singhiozzare, in-contra la propria paura di annegare nella tristezza o di essere sopraffatto dalla disperazione. Per difendersi da questi sentimenti il corpo tenta di inibire la respirazione. Le pareti toraciche si irrigidiscono e i bronchi si contraggono. A questo punto il paziente sente il panico. Lisa, che prova-va questo sentimento di panico, not: "Sento di non essere in grado di respirare. Il torace e la gola sono molto rigidi". Ma non si rendeva conto che stava rivivendo il trauma della sua infanzia. Aggiunse: "Conosco questa sensazione (la rigidit del torace). E un dolore cos profondo che non so se voglio morire o se morir. un dolore silenzioso, un inferno priva-to". Allora spieg che da bambina veniva lasciata sola. Nessuno dei due genitori era interessato o perfino consapevole della sua sofferenza e infelicit. Volevano una bambina felice e Lisa si mise una maschera felice, sorridente, per nascondere la tristezza e la disperazione. Quando piangeva profondamente, provava un senso di libert per il fatto di lasciar cadere la maschera. Lisa non si era mai sposata e non aveva sperimentato l 'estasi dell'amore. Non osava aprire il suo cuore all'amore, c'era troppa sofferenza. Solo quando il dolore viene vissuto, possibile perdere la paura di soffrire. Quando espresse le considerazioni riferite sopra, aveva incontra-to qualcuno che sentiva di amare veramente. Sally era una donna con il corpo talmente contratto tra la testa e il bacino, da dare l'impressione di portare una camicia di forza. Aveva una testa forte e ben strutturata e un viso largo, dall 'aspetto sano. Le gambe e i piedi erano proporzionati e forti. Considerando il viso aperto e le gambe sane, la ristrettezza del tronco non poteva essere vista come un fallimento dello sviluppo, ma piuttosto come la conseguenza di esperienze infantili traumatiche che hanno agito nel senso di restringerle il torace e il bacino. Questa restrizione era cos forte che anche la respirazione era seriamente ridotta. Nonostante la riduzione del volume respiratorio, Sally non era debole. La sua muscolatura era ben sviluppata e capace di sostenere grandi sforzi. La tensione nel tronco aveva una specifica funzione, ossia impedire ogni espressione sfrenata o violenta. Le camicie di forza vengono usate nelle istituzioni psichiatriche per questo scopo, e Sally era una signora in camicia di forza. Sally entr in terapia per imparare come adattarsi alla minacciata rot-tura del suo matrimonio. La prospettiva di rimanere sola la spaventava, eppure il suo matrimonio non era felice. Descriveva il marito come un uomo inaffidabile! Cambiava continuamente lavoro e Sally sospettava che fosse incostante anche nei sentimenti coniugali. Era pi un ragazzo che un uomo. Sally aveva ogni responsabilit all'interno della famiglia, da quella di guadagnare denaro, a occuparsi della casa e del figlio. Il matrimonio non poteva funzionare, in quanto Sally si sentiva usata e il marito

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si sentiva prigioniero. Alla richiesta di Sally di assumere un atteggiamento pi responsabile, egli rispondeva con promesse che non manteneva. Quando infine si separarono, Sally cadde in depressione e pens al suicidio. Non poteva immaginare se stessa da sola e neanche poteva concepire la possibilit di trovare un altro uomo. Nonostante il fatto che gli uomini fossero attratti da lei, si sentiva abbandonata. A un livello pi profondo si vedeva come una bambina abbandonata. In superficie continuava a lavo-rare e a gestire efficacemente la sua situazione di vita. La terapia, per, non ha niente a che vedere con l'adattamento. La vita deve essere pi che una questione di semplice sopravvivenza. Abbiamo bisogno di trovare qualche gioia nella vita, altrimenti cadiamo in una de-pressione che pu rendere problematica anche la sopravvivenza. Sally non provava gioia; la grave rigidit del suo corpo impediva ogni senti-mento di libert e di abbandono. Doveva sciogliersi dalla camicia di forza muscolare, ma per farlo doveva conoscere gli eventi della vita che l'aveva-no condotta a quella situazione psicologica e doveva capire quali forze nella sua personalit la tenevano cos legata anche nel presente. Quando le chiesi di parlarmi del suo passato, Sally rifer una storia che le aveva raccontato la madre. Era la minore di tre figli e aveva otto anni di meno della sorella immediatamente pi grande. La storia che alla sua nascita, avvenuta a casa in un paese rurale, era apparsa cos debole e cianotica che la madre l'aveva creduta morta. Quindi era stata messa da una parte. Ma non era morta e in verit si rivel una bambina molto vitale. Sally aveva sempre attribuito la propria paura dell'abbandono a questo episodio, ma, indagando pi profondamente la sua storia, emersero altri aspetti di questa paura dell'abbandono. All'et di quattro anni, nel pieno del periodo edipico, il padre se ne and di casa. La madre lo aveva accusato di essere irresponsabile e di avere altre donne. La sua esperienza sembrava ripetere la situazione della madre. Tuttavia, il padre di tanto in tanto tornava a far visita alla famiglia. Sally ricordava quanto fosse eccitata e felice nel vederlo e come si sentisse annientata quando il padre se ne andava di nuovo. Durante la terapia espresse spesso questo tema. In una seduta disse: "Nel momento in cui un uomo mi lascia, mi sento di mori-re. Quando ho un litigio con un uomo, sento che, se mi lascia, morir". Quando si metteva a piangere, Sally diceva: "Non lasciarmi, pap". Ammetteva che nel padre aveva cercato amore, sostegno e protezione, che sentiva di non aver avuto dalla madre. Quando il padre lasci la fa-miglia, la madre dovette andare a lavorare e Sally venne lasciata con la nonna, di cui aveva il terrore. Fece un sogno nel quale stava in riva al ma-re e vedeva la nonna che avanzava verso di lei. Sentiva che sarebbe stata uccisa. Nel sogno ebbe l'impulso di camminare nel mare e lasciarsi annegare. Sally ricordava anche un episodio nel quale la nonna le lavava i ca-

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pelli in acqua eccessivamente calda: Sally grid per il dolore e cerc di ti-rare fuori la testa dall'acqua, ma la nonna la spinse nuovamente dentro dicendo che doveva essere calda abbastanza da uccidere i pidocchi. La nonna era molto severa con lei e minacciava di uccidersi se non si comportava come una bambina `buona' e obbediente. Per rendere efficace la minaccia, portava con s una scatolina contenente erbe velenose, che minacciava di mangiare ogni volta che Sally piangeva o protestava. L'incapacit di piangere o protestare energicamente contro i maltrattamenti era ancora presente nella personalit di Sally, a causa della grave restrizione della respirazione dovuta alla tensione nel torace e nella gola. Liberare il corpo di Sally da questa tensione non era un compito facile, dato che la grave tensione immobilizzava la sua aggressivit. Ribellarsi significava causare un disastro che, nella sua percezione, equivaleva a esse-re abbandonata o uccisa. Comprendeva abbastanza bene che i suoi problemi avevano origine nell'infanzia e che la paura di essere uccisa non aveva nessun fondamento nella sua vita attuale, ma la paura dell'abbandono sembrava avere una realt nel presente. Molti pazienti entrano in uno stato di panico al pensiero di rimanere soli, di non essere amati, nonostante il fatto che molti siano stati soli per gran parte della loro vita. Sally aveva contrastato questa paura con la speranza di trovare qualcuno che l'amasse e a cui sottomettersi, come aveva fatto con la nonna. La sottomissione, per, danneggia la relazione e riattiva la paura dell'abbandono. Se l'altra persona ha la stessa paura e lo stesso bisogno di contatto, diventa una relazione di reciproca dipendenza, che solo un sostituto dell'amore. Sally e il marito erano in una relazione di questo tipo. Dopo la rottura del matrimonio, Sally si innamor di un altro uomo che si rivel molto simile al marito e al padre, irresponsabile e disonesto. Quest'uomo si fece avanti con molta forza, proclamando un amore per lei che era fatto pi di parole che di sentimenti. Quando la relazione si spezz, dopo aver scoperto che egli mentiva, Sally cadde in preda al sentimento disperato di non potere pi andare avanti, di stare per morire. Le fu d'aiuto la mia osservazione che la persona che cerca di essere salvata finisce per essere dannata. Lei non aveva bisogno di un uomo, era assolutamente capace di reggersi sui propri piedi robusti, ma opponeva resistenza ad assumere questa posizione perch le richiedeva di guardare in faccia la sua disperazione, la disperazione che il padre non sarebbe torna-to mai pi e che lei non sarebbe riuscita a trovare un uomo che l'amasse. Riusciva a vedere la realt della sua situazione sul piano cosciente, ma non emotivamente, perch la sentiva troppo dolorosa e spaventosa. Aveva paura che accettare di essere stata tradita dal padre, dal marito e da quest'uomo avrebbe liberato una rabbia omicida nei loro confronti, che poteva esplodere in modo talmente furioso da farla sentire pazza. Per impedi-

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re che ci accadesse, si era rinchiusa in una camicia di forza psicologica. Ma se tutto ci era vero quando Sally era una bambina, non lo era pi per la donna che era adesso n per la situazione in cui si trovava. Come mia paziente, poteva esprimere la sua rabbia dando calci e colpi sul letto per tutto ci che le era accaduto. Lo fece, ed espresse anche un'intensa rabbia contro di me perch non prendevo sul serio, come lei desiderava, il suo sentimento di disperazione. Era risentita per la mia affermazione che aveva dentro di s i mezzi per elaborare il suo problema. In questo sentimento mi identificava con la nonna, che esigeva un atteggiamento maturo da una bambina molto triste e spaventata. Anch'io sottolineavo la necessit che fosse pi realistica e matura, accettando la propria disperazione come qualcosa che proveniva dal passato, consentendosi di piange-re profondamente, e piangendo profondamente per liberare la sua sofferenza. La rabbia repressa viene scaricata spesso sulla persona che cerca di essere utile. Nel capitolo 3 ho sottolineato l'importanza di riuscire a far piangere il paziente e ho mostrato che ci non facile come si potrebbe pensare. Molti bambini non vengono incoraggiati a esprimere la loro tristezza e alcuni vengono realmente percossi quando piangono. Come parte del loro addestramento hanno sviluppato una forma di ostinazione e alcuni si vantano della loro capacit di non mettersi a piangere, anche se si fanno ma-le. Esprimere la tristezza con le lacrime e il pianto un modo di condividere i sentimenti. A prescindere da ci che alcuni dicono, molte persone rispondono positivamente a chi piange. Possono cercare di consolarlo, ma raramente chi piange viene rifiutato a causa delle sue lacrime. Ma un'altra storia quando si arriva alla disperazione e al desiderio di rinunciare. Siamo come un esercito di sbandati che cercano di tornare a casa dopo una disfatta e le nostre possibilit di sopravvivenza sono minacciate dalla debolezza della volont. "Sforzatevi, non cedete, continuate a pro-cedere". Ci avrebbe un significato se fossimo inseguiti da un nemico o se l vicino ci fosse una casa sicura che ci aspetta. Ma in questo mondo nessuno pu trovare una reale sicurezza se non nel proprio s. Salute, posizione e potere non sono risposte ai sentimenti sottostanti di disperazione e insicurezza. In realt, proprio lo sforzo di superare la disperazione e l'insicurezza che assicura la loro costante presenza nella personalit. Quando Sally sent la propria disperazione, le suggerii di stendersi sul cavalletto e respirare. Poi le chiesi di gridare, e mi rispose: " inutile. Non avr nessuno che mi protegga e mi ami". Mentre lo diceva, scoppi in singhiozzi e improvvisamente senti mancarle l'aria e cominci ad ansi-mare. Aveva smesso di piangere e tutto ci che riusc a dire fu: "Non riesco a respirare, non riesco a respirare ", e: "Sto per morire ". Ma in realt respirava e lo faceva pi profondamente di quanto avesse mai fatto prima

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nella terapia. Certo, ansimava, ma ci rappresentava un desiderio di vive-re, e non solo di sopravvivere. Questo ansimare poteva essere inteso an-che come la conseguenza del conflitto esistente nella sua personalit: arrendersi al suo dolore e alla paura che, facendolo, sarebbe stata abbandonata, oppure combatterlo. Io diedi sostegno alla resa, dicendole di la-sciarsi andare al pianto. Quando si lasci andare, il pianto si fece pi moderato e pi profondo. Quando cominci ad ansimare, visse un sentimento di panico, ma il panico scomparve non appena si abbandon completamente al pianto. Potei vedere che il suo torace si era ammorbidito e l'addome si era rilassato. Poi le suggerii di scalciare e di fare l'esercizio di grounding, per mantenere la respirazione profonda. Quando usc da quest'ultimo esercizio, il suo viso aveva un'espressione diversa. C'era una luce che non avevo mai visto prima. I suoi occhi erano luminosi. Disse semplicemente: "Mi sento bene". Il sentimento di panico sorge sempre quando una forte ondata espiratoria non riesce a passare liberamente attraverso il diaframma e nel ventre. bloccata da una contrattura dei muscoli del diaframma che pu provocare dolore e senso di nausea. importante che si comprenda questa reazione se si vuole aiutare il paziente a respirare profondamente. La nausea e la sensazione di dover vomitare si sviluppano quando l'onda si scontra con la tensione del diaframma, che agisce come un muro di pietra facendo rimbalzare l'onda nella direzione opposta, e cio verso l'alto. Quando l'onda attraversa il diaframma e il ventre, penetra nel mondo sotterraneo della psiche, un mondo di oscurit. Nella mitologia, il diaframma, che raffigurato come una volta, concepito come rappresentazione della superficie della terra. Ma ogni vita ha inizio nell'oscurit della terra o del grembo, prima di emergere alla luce del giorno. Abbiamo paura dell'oscurit perch vi associamo la morte, l'oscurit della tomba e del mondo infero. E anche l'oscurit della notte, quando la coscienza muore e noi ci addormentiamo per rinascere rinnovati il mattino seguente alla luce del giorno. La resa della coscienza dell'Io fa paura a molti individui che hanno difficolt ad addormentarsi o a innamorarsi. Coloro che nel loro inconscio non hanno paura di morire possono discendere nelle profondit psicologiche del ventre e trovare la gioia e l'estasi che la sessualit offre. Si deve avere il coraggio di affrontare l'angelo con la spada fiammeggiante che sorveglia l'ingresso del Giardino dell'Eden, il nostro paradiso terrestre, se si vuole trovare la gioia. Due settimane dopo, quando Sally venne per la seduta, disse di' aver perso il suo sentimento positivo. Le assicurai che l'avrebbe ritrovato se avesse espresso nuovamente il suo dolore e la sua disperazione. Mentre era stesa sul lettino e scalciava energicamente, gridava: "Sono stanca di sforzarmi. inutile. Non posso farlo pi". Il fatto di gridare apr nuova-

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mente al pianto, ma questa volta Sally non sent panico quando si lasci andare a piangere. Alla fine della seduta aveva di nuovo sensazioni positive nel corpo. In realt, l'affermazione: "Sono stanca di sforzarmi", era pertinente alla sua situazione attuale di vita. Spesso le era stato chiesto di prolungare l'orario di lavoro e di portarsi lavoro anche a casa, cosa che interferiva con il suo desiderio di passare pi tempo con il figlio. Ma la sua personalit nevrotica non le consentiva di protestare. Tutto ci che sapeva era che sottomissione significava sopravvivenza. Ma quando, grazie alla respirazione e al pianto profondo, divent pi vitale, percep pi acutamente la sofferenza della sua situazione e anche la rabbia che le suscitava. Rafforzata da questo sentimento di rabbia, un giorno affront il suo capo il quale, con sua sorpresa, non fece obiezioni quando lei rifiut di lavorare oltre l'orario, se non nei casi di emergenza. Sally doveva lavorare ancora sul proprio corpo. La sua rigidit era diminuita visibilmente, ma era ancora ben lungi dall'essere eliminata completamente. Vedeva la luce alla fine del tunnel, ma ancora non ne era fuori. Doveva continuare a lavorare con la respirazione per espandere ulteriormente il torace, con le grida per aprire la gola e con il pianto per ammorbidire il ventre. Questo lavoro doveva continuare a lungo per accrescere il suo senso di sicurezza e intensificare la sua gioia. Aveva ancora molta rabbia da far emergere contro la nonna che l'aveva spaventata, contro la madre che l'aveva abbandonata e contro il padre per l'atteggia-mento di seduzione e rifiuto. Il rapporto con gli uomini era l'elemento critico della sua nevrosi. Credendo di aver bisogno di loro, si lasciava usare. A un certo punto la rabbia contro il marito esplose nel sentimento che avrebbe potuto evirarlo. Riconosceva che il suo sentimento di bisogno l'aveva portata ad agire seduttivamente con gli uomini. Ma questo senso di bisogno era diminuito enormemente con l'emergere di forti sentimenti che avevano ridotto il panico sottostante e le avevano permesso di sentire che poteva stare sola e trovare gioia nella sua libert. William era stato il bambino perfetto di cui ho parlato nel capitolo 5. Ho lavorato con lui per parecchi anni e ha fatto notevoli progressi nella sua vita. Molti anni prima era stato sposato con una donna aggressiva, da cui era dipendente. Poi, quando il matrimonio si ruppe, divent depresso. Mobilitando la sua energia, riusc a uscire dalla depressione e riprese la sua attivit nel mondo. Incontr altre donne e cominci ad avere successo nella sua professione, ma si sentiva frustrato per la mancanza di qualcosa. Quando mi consult la prima volta, potei rendermi conto, dall'enorme tensione del suo corpo, che era un uomo tormentato. Riusciva a percepire la tensione e sapeva di dover trovare il modo di scioglierla, ma pur accettando la mia affermazione sulla gravit di questa tensione, non rispose sul piano emotivo. Non piangeva e non si arrabbiava. Voleva,

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invece, lavorare con il corpo per approfondire la respirazione e radicarsi maggiormente al suolo. Questo lavoro lo aiut a sentirsi meglio e a diventare pi produttivo. Nello stesso tempo lavorava sulla sua relazione con la madre, che gli aveva fatto credere di essere un uomo superiore. L'analisi si svolgeva contemporaneamente al lavoro fisico. Il padre non era mai stato una figura forte, capace di sostenerlo, in quanto la madre aveva assunto il possesso esclusivo del figlio. Ora io svolgevo per lui il ruolo cui il padre aveva abdicato ed egli condivideva con me gli eventi della sua vita. Negli anni successivi William continu a fare progressi. Ottenne riconoscimenti nella sua professione e aveva anche incontrato una donna per la quale provava amore e rispetto. Acquis anche la capacit di piangere, cosa che faceva regolarmente nelle sedute e a casa, quando eseguiva gli esercizi bioenergetici. Ora aveva trovato il successo e pensava di sposare la sua donna. Ma, proprio in questo periodo, quando tutto sembrava an-dare per il meglio, cominci a lamentare nuovamente un senso di frustrazione. Nonostante l'amore che sentiva per la partner, gran parte dell'eccitazione sessuale era svanita. Nella discussione precedente del suo caso ho espresso la convinzione che l'incapacit di sentire una rabbia intensa contro la madre era un fattore determinante che impediva il suo abbandono. Ma William non riusciva ancora a provare rabbia, si approfondiva solo la sua frustrazione. A una seduta William arriv lamentandosi di una mancanza di entusiasmo per la vita, di una mancanza di passione per la moglie o per il lavoro. Appoggiato al cavalletto, cominci a piangere. Gli suggerii di dire: "Oh, Dio, una tale lotta ". La gola gli si irrigid e non riusc a pronunciare le parole. Si tir su, dicendo: "C' qualcosa di spaventoso in questo". Appariva spaventato, quasi in uno stato di panico. Gli chiesi di appoggiarsi di nuovo al cavalletto e dire: "Oh, Dio, mi manca l'aria". Lo fece e poi aggiunse le parole: " vero". Provava una paura che era a met strada tra il panico e il terrore, che non si era mai consentito di sperimentare prima. Poi, mi parl di un dettaglio importante della sua vita. All'incirca ogni mese, da bambino, piangeva per diverse notti quando andava a dormire. "Quando mi svegliavo, provavo una sensazione di desolazione e di oscurit riguardo al mio futuro", disse, "ma quando mi alzavo dal letto e diventavo attivo, quella sensazione mi abbandonava". Ammise anche di percepire ancora quell'oscurit, ma era di breve durata. Quando mi parlava di questo, William era nella posizione di groun ding. Quando si rialz, fui sorpreso dal cambiamento avvenuto nel suo vi-so. Era disteso, luminoso e giovanile. Era come se fosse stato liberato da una cella buia. Capii allora che la sua espressione abituale era una maschera. Sorrideva spesso, ma iI suo sorriso era duro e rigido come il suo

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corpo. Il cambiamento nel suo viso era dovuto al riconoscimento della sua disperazione. "Sono deluso della mia vita", disse. Ma perch doveva nasconderselo, perfino negarlo? Questa negazione tradiva l'esistenza di una paura profonda. Mentre parlavamo della mancanza in lui di rabbia, disse: "Sento di aver avuto successo sociale. Ho denaro, amici e propriet. Non mi sento peggio di altre persone". Mi era chiaro che si vergognava terribilmente di non essere in buona forma. Era stato educato a credere di essere una per-sona superiore, simile a un dio. Non poteva essere una persona comune. Gli era proibito manifestare qualunque interesse sessuale per le ragazze. I l sesso non era ammesso nella mia famiglia", disse. "Mia madre non ha mai detto una sola parola sul sesso alle mie sorelle. Passava molto tempo in chiesa. Io ero un chierichetto. Lei era preoccupata della pulizia e della devozione, essere puliti ed essere buoni". Quando William non obbediva, veniva rimproverato, quando era `cattivo ', veniva sculacciato. Non venne mai picchiato. Qual era allora la grande paura che lo aveva costretto a ne-gare i suoi sentimenti e a puntare alla superiorit a tutti i costi? Compre-si poi che la madre di William aveva una vena di pazzia nella sua personalit, come tutti i fanatici, e che lui da bambino aveva il terrore di ci che la madre poteva fare e sentiva panico all'idea che lo rifiutasse se non l'accontentava. Nel corso della terapia avevo sempre alluso al fanatismo della madre come a un segno di irrealt nella sua personalit, ma William la vedeva solo come un'originale. Ora, per la prima volta, poteva accetta-re che nella madre ci fosse una vena di follia. Gli erano stati tolti i paraocchi e poteva vedere un po' di luce. Il mondo non era pi un luogo desolato e oscuro. Quella luce divent pi intensa nelle sedute successive. La storia di Mary riflette i passi compiuti nella terapia che portarono al suo notevole progresso verso la gioia. Mary era una terapeuta gestaltista, aveva trentatr anni ed era sposata quando inizi la terapia con me. Aveva partecipato a un seminario professionale che avevo tenuto per un gruppo di terapeuti e fu enormemente impressionata dalla mia capacit di capire il suo conflitto analizzando il suo corpo. La sua caratteristica preminente era una netta scissione tra la met superiore e inferiore del corpo, che dava l'impressione che le due met fossero addirittura stacca-te. La zona della cintola era sottile e allungata. Entrambe le met appari-vano deboli; il torace era irrigidito e contratto, il collo sottile e legger-mente allungato e il viso liscio e apparentemente debole. La parte inferiore aveva un analogo aspetto di debolezza, che si manifestava nel bacino stretto e rigido e nelle gambe lunghe e sottili. Neanche i piedi apparivano forti. L'aspetto di debolezza nel corpo di Mary denotava una ridotta cari-ca energetica che si manifestava anche in una diminuita intensit del sentire. L'autoaffermazione, per esempio, era debole. Il suo corpo mostrava

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anche una mancanza di integrazione tra le parti: testa, torace e bacino non erano connessi tra loro energeticamente. Quando comunicai tutto ci a Mary al seminario e commentai che ave-va un grosso problema che richiedeva un approccio terapeutico orientato sul corpo, mi disse che nessun altro terapeuta aveva colto le sue difficolt. Era laureata in psicologia e, a un livello verbale, riusciva a dare un quadro eccellente di se stessa, ingannando parecchi terapeuti. Aveva un viso giovane e attraente e un sorriso vivace che esprimeva il suo desiderio di piacere, ma copriva anche la sua tristezza e il panico. Quando cominciammo a lavorare, era riconoscente del fatto che avessi visto la sua sofferenza e la sua tristezza. Accolse di buon grado l'incoraggiamento a piangere di cui aveva disperatamente bisogno. Fece anche qualche esercizio di dare calci e gridare, usando la parola: "Perch?", protestando per un'infanzia che sapeva esser stata infelice. Quando lavorammo per aumentare il suo senso di s come persona, rifer ricordi ed episodi infantili che mostravano quanto fosse spaventata. "Quando ero piccola mia madre aveva l'abitudine di legarmi. Una volta mi leg fuori della porta. Ricordo di aver gridato e gridato perch mi facesse entrare, ma lei ignor le mie grida. Io e mia sorella solitamente venivamo picchiate da mia madre con un cucchiaio di legno o una stampella". Mary ricorda la sua infanzia come un incubo. Da bambina aveva l'abitudine di camminare nel sonno e a volte correva, come se cercasse di scappare. Faceva sogni spaventosi. "Ero in mare e degli squali venivano verso di me. A volte mi svegliavo prima che mi attaccassero ma a volte mi mordevano le gambe prima che riuscissi a svegliarmi. Nell'acqua c'era sangue. Non ricordo se gridavo, ma mi svegliavo in preda al terrore. C'era un altro tipo di sogno che era meno chiaro. Ero in un bosco e un serpente mi inseguiva, ma io mi sentivo paralizzata e non riuscivo ad allontanarmi. Questi sogni si presentavano tra i quattro e i cinque anni di et. Anche ora posso sentire il terrore dentro di me. Ero una bambina molto ansiosa, ma fingevo di essere coraggiosa. Anche a dodici anni ini sentivo terrorizzata se dovevo chiedere qualcosa a qualcuno. Per me era una tortura ". Quando chiesi a Mary chi pensava che rappresentassero gli squali, disse: " Ho sempre pensato a mio padre. Ultimamente, per, sento molta paura in relazione a mia madre. Non ho mai avuto la sensazione che mia madre mi odiasse. Ora sento che mia madre non mi ama. Ho paura di affrontare il fatto che mi odi". Durante questa seduta Mary rivel di aver saputo che i genitori si erano sposati perch la madre era incinta di lei. La sua sensazione era che il padre non volesse sua madre. Quando era nata, c'era stato tra loro un contrasto per il nome da darle, e alla fine le venne dato il nome scelto dal pa-

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dre. Poi disse: "Quando ero piccola avevo sempre la sensazione di essere io la vera sposa di mio padre". Mary era consapevole del coinvolgimento sessuale che i padre aveva nei suoi confronti, anche se non riteneva che avesse approfittato di lei. Quando era pi grande, il padre era solito por-tarla con s nei bar dove si incontrava con gli amici. Sentiva che quegli uomini guardavano il suo corpo con interesse sessuale e che il padre la mostrava loro. Era spaventata, ma anche eccitata dal loro interesse. Era essenziale che Mary si rendesse conto del suo problema corporeo e del fatto che fosse stato causato dalle sue esperienze infantili. Nella terapia mantenevo la sua attenzione sul corpo e sulla necessit di integrarne i segmenti. Ci si ottiene associando l'onda di eccitazione con la respirazione, in modo che fluisca energicamente in tutto il corpo. La respirazione sul cavalletto bioenergetico favorisce questo fluire. In una seduta, mentre stava al cavalletto e faceva esercizi di respirazione, Mary cominci a piangere e disse: "Oh, Dio. Non posso sopportare la scissione del mio corpo tra la met superiore e inferiore. Mi sento sulla ruota della tortura". Era stata psicologicamente torturata e il suo corpo era stato spezzato dai conflitti emotivi nella sua casa, creati dall'interesse sessuale del padre verso di lei e dalla gelosia e l'ostilit della madre. Nello stesso tempo non poteva esprimere la sua protesta contro ci che le accadeva perch i geni-tori erano assolutamente ciechi al suo comportamento. Con il mio incoraggiamento, grid: "Mi stai torturando, e non posso resistere". Ma poi disse: "Sento di non poter fuggire". Con questa affermazione, si accasci sul pavimento e pianse profondamente. Aggiunse: "Mia madre mi stava sempre dietro, mi aggrediva ogni volta che tentavo di essere libera o di manifestare un sentimento sessuale, Ci rinunciai. Diventai la sua piccola schiava e lei era molto felice. Ma poi a scuola ero molto imbarazzata. Pensavo che in me ci fosse qualcosa di sbagliato. Mi sentivo in colpa per la rabbia che provavo verso di lei". Ma si sentiva anche colpevole per i sentimenti sessuali verso il padre. In una seduta successiva lament una sensazione di dolore al bacino. Sent anche una certa riluttanza ad approfondire quella sensazione. Poi, quando parlammo della sua paura di avere una sensibilit profonda nel bacino, disse: "Oh, Dio, sento che sto resistendo contro la follia di mio padre. Sarebbe impazzito se avessi permesso che i miei sentimenti sessuali emergessero ". Cominci a piangere profondamente, poi aggiunse: "Ho la sensazione che tutta l'energia di mio padre stia confluendo nel mio bacino. I suoi oc-chi guardavano sempre il mio bacino. Era folle, tormentoso, insopportabile. Sapevo che era perverso, ma ora lo percepisco direttamente. Ma da-to che nessuno lo confermava, ero costretta a sentirmi cattiva. Ho eliminato i sentimenti sessuali dal mio bacino e sono diventata un `angelo', una brava ragazza cattolica, Quando avevo sensazioni sessuali o manife-

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stavo un'eccitazione sessuale, mi sentivo perversa. E terribilmente triste. Ma", aggiunse, "ora ho buone sensazioni corporee e se mi sento pi sessuata, ho un comportamento meno seduttivo". Questo miglioramento era il risultato dello scioglimento della tensione nel suo corpo attraverso il pianto, il gridare, il dare calci e colpi, che avevano permesso all'onda di eccitazione di scorrere pi liberamente. Faceva anche regolarmente a casa gli esercizi bioenergetici, che rafforzarono il suo corpo. In conseguenza dell'intenso lavoro sul corpo e della concomitante espressione del senti-mento, la sua paura diminu enormemente. In una seduta, mentre Mary eseguiva gli esercizi di respirazione al ca-valletto, io uscii dalla stanza per un minuto. Quando tornai, era in uno stato di panico. Gridava: "Non lasciarmi con lei". Quando le chiesi di che cosa avesse paura, mi disse: "Sento che mi strapperebbe la vagina". Era chiaro a Mary e a me di che cosa si trattasse. Sentendosi odiata dalla madre, si era rivolta al padre per cercare amore, ma questo amore aveva una qualit perversa che la eccitava e la spaventava e, nello stesso tempo, la rendeva ancora pi vulnerabile alla gelosia e alla rabbia della madre. Era stata letteralmente lacerata dai genitori, ciascuno dei quali esigeva un diverso modello emotivo. La madre chiedeva una qualit asessuata, virginale, mentre il padre rispondeva alla sua sessualit. In una seduta, mentre stava al cavalletto, sent la sua difficolt di respirazione. Stava piangendo e la gola le si era contratta. Disse: "Se piango troppo forte, soffocher fino a morire. Morir". Ma non riusciva a smettere di piangere. "Oh, Dio", disse, "la mia tristezza soverchiante. Non resisto. Lei mi odia e io ho bisogno di lei. Il mio petto sembra un solo grande grido contro i suoi occhi gelidi, pieni di odio. Oh, mio Dio! Senza l'amore di mio padre, non ci sarebbe stata ragione di vivere. Questo il motivo per cui gli uomini sono tanto importanti per me ". Mary si era distaccata dalla sua sessualit per evitare di essere sopraffatta dall'interesse sessuale che il padre aveva verso di lei e per proteggersi dalla gelosia e dalla rabbia della madre. Ma questa azione distrusse la sua integrit e indebol la sua sicurezza. Nella sua vulnerabilit si rivolgeva agli uomini per cercare protezione e amore. II risultato era che gli uomini la usavano sessualmente in nome dell'amore, cosa che indeboliva ulterior-mente il suo senso di s. Per diventare pi indipendente, pi autoafferma-Uva, doveva vedere il suo tradimento di se stessa. Comment: "Sono sconvolta dal fatto di poter essere tanto dolce e generosa con gli uomini. Mi so-no sempre sentita speciale per mio padre, per i miei professori. Se un uomo mi fa sentire speciale, io gli do sesso". Allo stesso tempo, riusc a mobilitare la rabbia contro di loro per il fatto che la usavano. Tuttavia, a causa delle azioni distruttive dei suoi genitori, c'era in lei una rabbia omicida che doveva essere liberata lentamente. Faceva troppa paura.

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Il rapporto di Mary con gli uomini era contorto come quello con i genitori. Da un lato si sentiva speciale, dall'altro era rabbiosa. Disse: "Si comportano come se io fossi un loro possesso, e la cosa mi fa infuriare. Ma mi sento anche in colpa nei loro confronti, e riconosco in ci una negazione del desiderio di far loro del male". La sua consapevolezza di s si approfondiva a ogni seduta. "Mi rendo conto che mi pongo come una vittima, lasciando che gli altri mettano in atto su di me la loro ostilit e i loro sentimenti negativi. Prima di questa comprensione, mi vedevo come un angelo". Pi tardi aggiunse: "Io voglio che le persone mi ammirino, facciano attenzione a me. Sento di esser stata un angelo e quindi loro mi devono qualcosa". Si rese anche conto di quanto fosse nevrotico questo atteggiamento e pot sentire la propria rabbia e percepirne la qualit omicida. Ma colpire il letto con la racchetta da tennis e dire: "Posso ucciderti", le faceva paura. Afferm: "Posso sentire la pazzia dentro di me". Poi, quando accett il sentimento di rabbia/pazzia, la paura diminu. E quando la sua rabbia divent pi forte, disse: "Con questo sentimento non ho bisogno di un uomo che mi protegga". Mentre colpiva il letto, in un'altra seduta, disse: "Posso sentire un ca-lore che sale lungo la schiena, mentre colpisco. Mi fa sentire bene avere un dietro (percepire la spina dorsale) e un davanti". L'emozione associata con il dietro la rabbia, mentre il sentimento che scorre davanti al corpo il desiderio e l'amore. Adesso Mary poteva capire come e perch aveva perso la sensazione di avere una spina dorsale, di essere capace di fronteggiare gli altri. Rifer: "Quando da bambina mi arrabbiavo, mio padre si infuriava e mia madre mi rimproverava. Leggendo il mio diario ho vi-sto quanto avessi represso la mia rabbia. Se ero irritata da qualcuno, mi rimproveravo da sola. Volevo essere buona. Questa era l'idea che aveva mia madre su come si dovesse essere. Mio padre era un uomo collerico e io non volevo essere come lui. Da piccola, tra i sette e i nove anni, mi sentivo in colpa se ero insolente con mia madre e andavo a confessarmi dal prete". Nella terapia di Mary ci fu un altro aspetto che promosse la sua auto-stima e il dominio di s: l'attenzione al sentimento connesso al bacino e alla sua sessualit. Ci venne realizzato aumentando la carica nel bacino attraverso una respirazione e un pianto pi profondi, che portarono la parte inferiore del suo corpo a vibrare con forza mentre l'eccitazione fluiva verso il basso. Anche l'esercizio di grounding fu di grande aiuto. La liberazione di una forte emozione aumenta il flusso dell'eccitazione. In una seduta, dopo che aveva scalciato energicamente sul letto, gridando: "Posso resistere, voglio resistere", il suo bacino cominci a muoversi in sintonia con la respirazione. Mary comment di avere sensazioni molto belle e piacevoli nella parte bassa del corpo. Questa sensazione persistette per

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due settimane, durante le quali si era sentita anche molto stanca, in parte per il trasferimento in un'altra casa, ma soprattutto per il suo abbandono al corpo. La lotta faticosa e Ia Iotta per la sopravvivenza molto faticosa. Dato che nella nostra cultura sono molti coloro che sopravvivono, la stanchezza il sintomo pi comune nella popolazione. Costituisce il lato fisico del sentimento di depressione. Ma coloro che sopravvivono non possono permettersi di sentirsi stanchi o depressi, perch sarebbero tentati di abbandonare la lotta e lasciarsi morire. La loro difesa consiste neI negare la stanchezza e andare avanti, perch sentono che la loro sopravvivenza di-pende da ci. Come disse una donna: "Se mi lascio sprofondare, sento che non mi risollever pi ". Ma fino a quando non si disposti a lasciar-si sprofondare, si continua a negare il senso di stanchezza. Un viaggiatore che porta una pesante valigia e corre per prendere un treno, non percepisce la stanchezza del proprio braccio finch non poggia a terra la valigia. In terapia, sentire la stanchezza un segno di progresso se si riesce ad associarla all'abbandono della lotta. Quando Mary venne alla seduta successiva, disse che si sentiva pi femminile. Io osservai che era pi in contatto con se stessa e con il suo corpo. Descrisse il suo sentimento come una calma interiore, che non aveva sperimentato da lungo tempo. Notai che la sua voce era pi profonda e che nel suo comportamento c'era una totale assenza di ansia. Stesa sul letto, disse: "C' un calore che sale dal bacino lungo la schiena. E molto piacevole. Sento una dolce malinconia e vorrei piangere. Sento che sto ritornando a me stessa. Mi sento a casa". Disse che il bacino si muoveva spontaneamente e sentiva che anche le labbra cominciavano a muoversi. "Si sentono unite ", disse. Ora piangeva quietamente e pi profondamente. "Pensavo a mio padre e agli uomini che ho conosciuto. Posso sentire il dolore della loro perdita, ma nello stesso tempo ho un buon sentimento di me stessa, come di un essere separato. E come persona separata ho un sentimento meraviglioso di me stessa, e questo d un grande valore alla separazione. Sento che quando il sentimento di essere separata diventa troppo forte, il mio bacino si spinge indietro ed emerge il vecchio senti-mento: `Pap, ho bisogno di te'. Sento di dover fare una scelta tra gli uomini e me. Non posso esistere per loro e insieme per me stessa ". Quando discutemmo questo problema, le indicai che nel momento in cui si concentrava sul suo senso di s, piuttosto che su ci che un uomo poteva fare per lei, era veramente una donna sessuale. Quando utilizzava il sesso per ottenere l'amore di un uomo, assumeva il ruolo della figlia/prostituta. Una donna sessuale pu contenere la propria eccitazione sessuale, invece di aver bisogno di scaricarla.

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Mary comment: "Mi sento una persona diversa, come se fossi rinata". Cominci a piangere, dicendo: "Ho sempre desiderato questo ". Questa apertura non significava che la terapia di Mary fosse conclusa. Nel viaggio alla scoperta di se stessa aveva attraversato il suo inferno interiore, ma il purgatorio era ancora davanti a Iei. Un considerevole lavoro era ancora necessario per rafforzare il suo legame con la sessualit e la zona pelvica. Questo legame era associato alla disperazione. "Se sono sessuale, non posso avere mio padre. Se possiedo me stessa, non posso avere un uomo". Mary era abbastanza acuta per rendersi conto che questo aut-aut non aveva senso, che essere per se stessi non significa non poter avere un partner, ma i suoi sentimenti non cambiavano. La scissione tra Io e sessualit era profondamente strutturata nella sua personalit e nel suo corpo e vi era associato un senso profondo di disperazione contro il qua-le ancora combatteva, pur essendo prossima ad arrendersi al corpo. Uno degli esercizi che impiego per risolvere il conflitto chiamato arco pelvico.3 Il paziente steso sul lettino e, afferrando le caviglie con le mani, tira i piedi sotto al corpo. Questa manovra solleva il bacino dal let-to. Nello stesso tempo la testa viene piegata all'indietro, in modo che la parte superiore del corpo poggi sul retro della testa. Le mani vengono poste adesso sotto ai talloni, in modo che la persona possa sentire la pressione dei piedi contro la mano. In questa posizione il bacino sospeso in modo tale che, se la persona sta respirando abbastanza profondamente, il bacino entrer spontaneamente in vibrazione. Questo movimento spontaneo dipende dalla carica che scorre nel corpo fino ai piedi. Chiunque abbia percepito il movimento spontaneo del bacino in questa posizione ha descritto il sentimento conseguente in termini di piacere e gioia. Una volta che il bacino comincia a vibrare, pongo un asciugamano arrotolato tra le cosce della persona. L'istruzione che viene data quella di premere l'asciugamano con quanta pi forza possibile, in modo da prova-re un sentimento di possesso. Generalmente suggerisco che la persona, mentre esegue questo esercizio, spinga anche in avanti la mascella inferiore, cos da rendere la presa dell'asciugamano un atto molto aggressivo. Attraverso questo esercizio, la parte inferiore del corpo viene intensamente caricata e le sue vibrazioni aumentano, ma non ci sono eccitazione genitale e nessuna scarica. La carica in tutta la parte inferiore del corpo: bacino, gambe e piedi. La conseguenza un forte sentimento di possesso, che sia possesso di s, sia il diritto di possedere un partner amoroso. Come ho fatto notare nel primo capitolo, il possesso di s lo scopo del-la terapia e la via verso la gioia.
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Si veda A. Lowen e L. Lowen,

Espansione e integrazione del corpo in bioener-

getica, cit.

222 La paura della morte

Mary, entrando per una seduta, disse: "Ora mi sento realmente felice. Ho questi sentimenti affettuosi per alcuni uomini, ma non mi aggrappo a loro. Godo dei sentimenti. Posso stare sola e sentirmi bene. Ho insieme i sentimenti e la libert, e questa una cosa meravigliosa". E poi aggiunse: "Apprezzo il tuo aiuto e il fatto che tu non sia coinvolto con me. Ci mi permette di essere libera e di non essere coinvolta con te". Finch c' tra loro reciproco coinvolgimento, le persone non sono libere. Avendo bisogno di qualcosa dall'altro, sono dipendenti. La dipendenza all'interno della relazione riporta la persona indietro all'esperienza infantile, quando era dipendente e vulnerabile. Per liberarla dalla dipendenza, per aiutarla a diventare un adulto maturo, si deve capire quale sia il ruolo del senso di colpa sessuale nel rendere una persona sottomessa, ossia nel suo esistere per gli altri. Il concetto che ciascuno debba esserci per l'altro una sorta di contratto d'affari nel quale nessuno dei due esiste per se stesso. Nel capitolo seguente vedremo come il senso di colpa sessuale operi per creare un carattere nevrotico.

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Passione, sesso e gioia

Nel capitolo precedente ho discusso la paura della morte che, io credo, sta alla base di tutti i problemi emotivi che le persone portano in terapia. La paura della morte sfocia nella paura della vita. Non ci si pu arrendere alla vita o ai corpo, perch arrendersi significa rinunciare ai controlli dell'Io, e ci mette l'individuo a faccia a faccia con la paura di dover o poter morire. Questa paura nasce da un'esperienza molto precoce di morte imminente o possibile che spinge l'organismo a corazzarsi, come misura difensiva, per non essere nuovamente soggetto a quella possibilit. Ma vivere rinchiusi in una corazza o armati significa accettare la possibilit di essere aggrediti o minacciati di perdita della vita. Questa la condizione psicologica e fisica del sopravvissuto. L'energia che viene investita nello sforzo di sopravvivere non disponibile per il godimento dell'esistenza. Ma ci significa anche che la paura della morte impedisce all'individuo di vivere pienamente e lo porta pi vicino alla morte stessa. Vita e morte sono stati opposti. Se si vivi, non si pu essere morti, e viceversa, ma si pu essere met vivi e met morti, come abbiamo visto nel capitolo precedente. Se una persona non pienamente viva, parzialmente morta e di conseguenza ha paura della morte. La persona piena-mente viva non ha paura della morte, semplicemente perch non ha paura. E libera dalle contratture croniche che rappresentano la paura. Il suo corpo sciolto e rilassato. Una persona del genere non nega la morte, che non ha una realt fisica fino a che non arriva, e quando arriva, la persona non spaventata perch nella morte non c' sentimento. La vita l'antidoto contro la paura della morte. Un uomo coraggioso non ha paura della morte, perch questa l'essenza del coraggio. Certamente diremmo che Patrick Henry fu un uomo coraggioso perch, quando venne catturato dagli inglesi durante la rivoluzione e fu messo davanti alla scelta di rinunciare alla rivoluzione e unirsi

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agli inglesi o essere fucilato come traditore, pronunci le famose parole: "Datemi la libert o datemi la morte". Il suo sentimento di libert e indi-pendenza aveva il carattere della passione, intensa abbastanza da permettergli di fronteggiare la morte senza averne paura. Altri uomini coraggiosi hanno agito in modo analogo perch anch'essi avevano una passione for-te abbastanza da consentire loro di fronteggiare la morte senza averne paura. Molte persone sono morte per la loro fede religiosa, perch quella fede era connessa a una passione per i principi o le dottrine della religione. Ma ci sono anche amanti che hanno messo a rischio o hanno perso la vita per seguire la loro passione. La natura della passione ci che spinge l'individuo ad azioni che trascendono la pulsione di autoconservazione dell'lo. Solo in questa trascendenza l'individuo pu sperimentare la gioia e perfino l'estasi che la vita offre. La vera passione, per sua stessa natura, positiva per la vita, anche quando pu concludersi con Ia morte dell'individuo. Essa cerca l'amplia-mento della vita. Parliamo della passione per l'arte, per la musica, per la bellezza, quando questi aspetti della vita suscitano in una persona forti sentimenti. Non dovremmo parlare di passione per l'alcol, per il gioco o per qualunque altro atto che sia distruttivo per la vita. Ci si pu arrabbia-re appassionatamente per un'ingiustizia, mentre cedere a una rabbia furiosa non un sentimento appassionato. La differenza, io credo, sta nel fatto che la passione calore, nasce da un intenso fuoco. La rabbia ca-lore, mentre la furia gelida, anche quando sia violenta. Molte persone hanno forti sentimenti di odio, ma questi sentimenti non costituiscono una passione. I sentimenti caldi sono connessi all'amore e tra questi c' anche la rabbia, come ho mostrato nel capitolo 5. Sappiamo tutti che i sentimenti sessuali possono raggiungere il livello della passione, in base alla quantit di amore associato al desiderio sessuale. Quest'ultimo deriva da un'eccitazione dell'apparato genitale, men-tre il sentimento della passione collocato nelle profondit del ventre, come sensazione di calore. L'eccitazione genitale pu raggiungere un'elevata intensit, ma quando si limita agli organi genitali non si qualifica, a mio parere, come una passione. Anche il bisogno di urinare o di evacuare pu diventare molto forte e produrre sentimenti di piacere e soddisfazione quando sia appagato, ma queste sensazioni limitate non costituiscono passione. La passione, l'amore o la rabbia o anche la tristezza, sono emozioni, il che significa che nel sentire abbracciano l'intero corpo, Il desiderio sessuale un'espressione di amore, in quanto tende a unire due individui nella reciproca esperienza di piacere. Ma quando il desiderio si limita al contatto sessuale, un'espressione di amore troppo ristretta e limitata per costituire passione. In tali circostanze l'atto sessuale non pro-duce i sentimenti di gioia e di estasi che pu offrire.

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La scissione tra sesso e amore, tra desiderio sessuale e passione sessuale, connessa alla scissione nella personalit tra Io e corpo. Se l'Io non si arrende al corpo nel sentimento del desiderio sessuale, l'atto sessuale diventa un'espressione limitata di amore, quindi, non soddisfacente a livello profondo. Questa incapacit di trovare soddisfazione nell'amore a un li-vello sessuale mantiene vivo il sentimento di disperazione che l'individuo ha sperimentato nelle sue relazioni precoci. Io credo che dobbiamo esse-re molto critici verso la moderna concezione che l'atto sessuale fornisce un senso di appagamento, o che la capacit di funzionare sessualmente sia un valido criterio di salute. In questa cultura ci preoccupiamo della prestazione, senza considerare il sentimento, che essenziale per fare di qualunque atto un'espressione di salute. Questa scissione non esiste nell'et dell'innocenza, cio prima che l'individuo distingua giusto e sbagliato, bene e male, e prima che diventi cosciente di s e provi vergogna della sua sessualit. La perdita dell'innocenza ha luogo tra i tre e i sei anni di et, in genere, quando il bambino diventa cosciente della sua sessualit. Questo anche il periodo in cui l'Io si sviluppa pienamente, anche se non ancora maturo. All'et di sei anni i bambini sono considerati abbastanza grandi per lasciare la casa e andare a scuola. In molte culture questa et segna anche l'inizio dell'educazione al comportamento e alle usanze sociali, ossia l'apprendimento dei codici di condotta degli adulti nella societ. Questo apprendimento viene rinforzato da forti espressioni di disapprovazione e di rimprovero, Assenti nei primi anni dell'infanzia, che sono gli anni dell'innocenza durante i quali il bambino libero di essere se stesso e di seguite i propri sentimenti. La societ moderna costituisce un'eccezione a questo modello di allevamento dei bambini. I bambini piccoli non sono pi considerati innocenti. Spesso sono guardati come piccoli diavoli o mostri da genitori esasperati che non riescono ad accettare o a gestire la libert del bambino. Il periodo tra i tre e i sei anni conosciuto nella letteratura analitica come periodo edipico, in quanto i sentimenti sessuali del bambino, nel momento in cui si sviluppano, sono concentrati sul genitore del sesso op-posto. Troppo spesso il genitore risponde a questo interesse con un interesse e un'eccitazione che mancano nella sua relazione con il coniuge. Il bambino viene sessualmente eccitato da questo interesse del genitore e si sente speciale. Questo sentimento del bambino suscita l'ostilit del geni-tore dello stesso sesso, a cui il bambino risponde con il desiderio che il genitore ostile muoia o scompaia. Se ci accadesse, il bambino fantastica di prendere il posto del coniuge e di vivere felicemente con il genitore che ama. Poich questa dinamica ricorda la storia di Edipo, l'arco tra i tre e i sei anni, durante i quali si sviluppa, stato denominato periodo

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edipico. In un precedente libro, a cui rimando il lettore, ho parlato diffusamente di questo sviluppo) Questo tema importante qui in quanto la risoluzione di tale situazione generalmente sfocia nella perdita dell'inno cenza prima dei sei anni, nella repressione della passione sessuale del bambino e nello sviluppo di un atteggiamento caratterologico di sotto-missione al potere dei genitori. La sottomissione implica sempre una rinuncia alla passione sessuale. Il bambino deve reprimere il proprio intenso desiderio per il genitore del sesso opposto per placare iI genitore dello stesso sesso, che stato a sua volta costretto nell'infanzia a rinunciare alla propria passione sessuale. La necessit di reprimere questi forti sentimenti sessuali deriva anche dal rifiuto di questi sentimenti da parte del genitore amato, il quale teme che l'attrazione possa andare troppo oltre e si sente colpevole di aver permesso che arrivasse fino all'incesto, fantasticato o possibile. Il profondo dolo-re che questo rifiuto provoca nel bambino porta a un desiderio di morte cui il bambino si contrappone con una volont di vivere. 2 La volont opera, naturalmente, attraverso i controlli dell'Io che proibiscono l'abbandono alla passione a causa della minaccia di morte. La sottomissione associata sempre alla ribellione, che pu essere nascosta e repressa oppure cosciente e attualizzata. Se la passione sessuale repressa, ci che frena l'individuo dall'agire promiscuamente la paura, la paura dell'AIDS o la paura dell'umiliazione. Per trovare la propria passione sessuale il paziente deve far entrare maggiore energia ed eccitazione nel bacino. Deve anche comprendere le paure che bloccano questo flusso verso il basso. Mary, la paziente di cui ho descritto il caso nel capitolo I.0, aveva acquisito una buona comprensione mediante l'analisi e il lavoro sul corpo, ma la sua paura della sessualit era ancora considerevole. In una seduta descrisse come segue un momento di apertura: "Quando hai esercitato una pressione con le dita sui muscoli del mio bacino e io ho fatto scendere il mio respiro nell'area della pressione, ho provato una sensazione paradisiaca. Ma non ho potuto man-tenerla, mi sono sentita triste e ho pianto". Con questo metodo, la persona porta la propria energia nel bacino, per alleviare la sensazione di pressione. Il risultato una sensazione di vitalit e pienezza nel bacino. Ma Mary non riusciva a mantenere questo sentimento positivo da sola, perch era ancora troppo spaventata. Potevo aiutarla a recuperare i sentimenti positivi facendo muovere il suo corpo attraverso la respirazione profonda e gli esercizi di dare calci, ma lei si lamentava ancora di essere incapace di conA. Lowen, Paura di vivere, cit. Per un'analisi approfondita della volont di vivere e del desiderio di morte, si veda il mio Amore, sesso e cuore, cit.
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servarli. Dopo aver avuto sensazioni cos forti, era scoraggiata dalla sua tendenza a crollare di nuovo. Sapeva di aver fatto un notevole progresso: aveva elaborato gran parte della sua dipendenza dagli uomini e non era pi seduttiva nel rapporto con l'altro sesso. Per capire la sua tendenza a crollare malgrado il miglioramento, dobbiamo renderci conto che ogni passo avanti verso un senso di s pi grande e pi forte associato a un movimento verso il basso nei sentimenti pi profondi. Quando l'energia della persona aumenta grazie al processo terapeutico, nel corpo si produce un'intensa attivit vibratoria. Le oscillazioni respiratorie diventano pi piene e si estendono maggiormente nel corpo, all'estremit superiore, nel-la testa, e a quella inferiore, nel ventre. Questa escursione verso il basso produce profondi sentimenti di tristezza o vergogna. Mary venne a una seduta successiva con un atteggiamento diverso. Disse: "Sono stufa di essere cos ansiosa e spaventata. Non voglio pi andare avanti in questo modo. Sono stanca di lottare. Prender Ia vita come vie-ne. Sono sicura che sopravviver". Era pi vicina ad arrendersi al proprio corpo. Questo nuovo atteggiamento nasceva da una comprensione pi profonda e pi dolorosa. Disse: "Non ho mai percepito quanto sono me-nomata, quanto sono stata distrutta. Provo tanta vergogna che vorrei nascondere il viso". Era la vergogna per la sessualit. E aggiunse, riferendosi al padre: "Ero sempre la sua donnina. Mi sentivo cos speciale, grande. Poi tutto crollato e mi sono sentita una nullit, solo un pezzo di merda". L'ultima notazione si riferiva all'esperienza di essere esibita dal padre agli amici del bar come attraente oggetto sessuale. Sentiva che gli uomini la guardavano con occhi lascivi. Alcuni le chiedevano di sedersi sulle loro ginocchia, cosa che lei rifiutava. Ma non poteva andarsene, perch era legata al padre dai sentimenti sessuali che provava per lui. Tutto ci che poteva fare era dissociarsi da tali sentimenti e rifugiarsi nella vergogna. Per tutta la terapia abbiamo lavorato su quel sentimento di vergogna, che era connesso al sentimento di dover nascondere, coprire i propri senti-menti. Quando un paziente riesce a percepire la vergogna e a farla emergere, questa viene meno e, allo stesso tempo, i sentimenti sessuali si rafforzano. A quel punto accadde proprio questo. Mary disse: "Quando percepisco la vergogna, sento che i miei occhi si illuminano. E una sensazione cos piacevole, una sensazione di tenerezza, di dolcezza, che mi fa sciogliere. Oh, Dio! Sento tanta dolcezza nel baci-no, ma la mia testa impazzisce". Era necessario ulteriore lavoro per ottenere che il flusso di eccitazione verso l'alto e verso il basso rimanesse ancorato a una testa lucida e a un bacino delicatamente caricato. Ci pu accadere solo quando sia pienamente risolta la paura di arrendersi. Mary venne alla seduta successiva dopo aver partecipato a un semina-rio nel fine settimana. Cominci a dire che aveva sentito una resistenza a

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venire e che era riluttante ad aprirsi a qualunque sentimento. Rifer che aveva lavorato con una terapeuta donna sul problema della sua relazione con la madre e aveva pianto quando ne aveva provato nostalgia. Poi de-scrisse come, tornando a casa dal seminario, avesse cantato quella che chiam una piccola cantilena, come se fosse stata una bambina. Mi era chiaro che Mary era regredita, abbandonando la posizione pi matura che aveva raggiunto. Questo passo indietro indica che aveva toccato una paura profonda, che era stata attivata da un sogno che aveva seguito immediatamente il seminario. Raccont che nel sogno . era con una bambina che cercava di ucciderla con un coltello. Sentiva che quando la bambina cercava di colpirla al cuore, lei poteva difendersi, ma poi la bambina fece il gesto di colpirle il bacino e lei si era sentita indifesa. Era come se la bambina l'avesse uccisa in un modo o nell'altro. Quando chiesi a Mary chi pensava che fosse la bambina, rispose immediatamente: "Mia madre". Poi rifer di aver sempre pensato che la madre non la volesse perch era una bambina. Cogliendo l'ostilit della madre, si era rivolta al padre per avere accettazione e amore, che egli le dava, ma questo amore divent perverso a causa del suo interesse sessuale per la figlia. Nella sua innocenza di bambina, accettava di tutto cuore l'interesse e l'affetto del padre, che la salvavano, ma nello stesso tempo ne era anche tradita. Non si rese conto del tradimento fino a quando la sua illusione di essere speciale e at-traente non croll per l'umiliazione di essere esibita dal padre agli amici del bar. In preda alla disperazione, rinunci alla sua sessualit e si rivolse alla madre e alla chiesa, diventando una figlia devota e una cattolica osservante. Ma si sentiva ancora brutta e piena di vergogna. Questa devastazione non sarebbe accaduta se la madre fosse stata disponibile nei suoi confronti. Se Mary avesse avuto l'amore della madre, non avrebbe perso se stessa per il padre, diventando la sua donna-bambina. La relazione tra i genitori era distorta. La madre era fredda, rigida, molto religiosa e antisessuale. Il padre era sessualmente libero, attraente e orientato verso il piacere. Gli opposti si attraggono. Queste due persone erano attirate l'una dall'altra perch ciascuna aveva bisogno di ci che l'altra aveva. Ma poich nessuna delle due poteva accettare e ammettere quel bisogno, attaccava ci che l'altra rappresentava. Mary divent la vittima, quella che stava in mezzo a prendere le bastonate, specialmente dal-la madre che la invidiava e la odiava per l'eccitazione sessuale che aveva con il padre. Mary si sentiva cos in colpa per il suo coinvolgimento sessuale con il padre che era sperduta e indifesa. La paura della madre ave-va distrutto la sua integrit come persona e quella paura era ancora pre-sente in lei. Per sentirsi salda nella sua crescita e nella sessualit, doveva fronteggiare la paura e liberarsene mediante la mobilitazione della rabbia. Cap la mia spiegazione della situazione. Stesa sul lettino e torcendo un

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asciugamano con le mani, apr gli occhi per guardare la madre e disse: "Mi hai odiato realmente, non vero?". Mentre lo diceva, vide il viso della madre e quello sguardo nei suoi occhi che tanto la spaventava. Disse: "Ho paura di guardare qualcuno negli occhi, specialmente se si tratta di una donna. Per anni non ho potuto guardare gli occhi di mia madre. Poi, quando sono diventata grande, mi sono ricordata una sua fotografia che vidi quando avevo quattro anni. Ricordavo quegli occhi gelidi che guardavano come se volessero uccidermi. Mi sentivo paralizzata. Non potevo respirare". Per aiutare Mary a risolvere la sua paura le feci fare l'esercizio inverso. Torcendo l'asciugamano, gridava verso la madre: "Ti odio, potrei uccider-ti". L'espressione di questi sentimenti, comment Mary, "mi fa sentire bel-la, io che mi sentivo tanto brutta". E con rabbia, aggiunse: "Non guardar-mi in quel modo. Mi terrorizza". Mary non aveva mai mobilitato prima una rabbia cos forte contro la madre. Si era sentita troppo colpevole dei coinvolgimento sessuale con il padre ed era troppo spaventata dalla madre. Occorsero circa tre anni di terapia perch arrivasse al punto da essere sufficientemente libera dai sensi di colpa e di vergogna per riuscire a di-fendersi. Aveva acquistato forza e fiducia nella propria capacit di sopravvivere da sola, di stare sulle propde gambe. Ma sarebbe errato pensare che questa apertura abbia segnato la fine della terapia. Termini come maggiore forza e maggiore fiducia in se stessi sono relativi. Il suo corpo aveva bisogno di ulteriore lavoro per accrescerne l'energia e migliorarne l'integrazione. Di fronte a un certo grado di tensione o delusione nella vita di relazione, poteva ancora entrare in crisi. Non superiamo mai completamente gli effetti dei traumi subiti nelle prime fasi della nostra esistenza. Ma se dovessimo essere ancora colpiti, possiamo mobilitare pi rapidamente le nostre forze e restaurare uno stato di benessere e di piacere nel nostro corpo. Ogni crisi che incontriamo nella vita diventa un'opportunit di ulteriore crescita della nostra personalit. In realt il processo terapeutico interminabile. Il nostro viaggio di autosvelamento non finisce mai finch siamo vi-vi, dato che ogni esperienza di vita pu aggiungersi alla ricchezza del nostro essere. Ci stato vero per il mio viaggio personale. Sono stato attratto dalla tesi di Reich che si possa trovare la soddisfazione sessuale attraverso l'abbandono ai propri sentimenti sessuali. Reich chiamava questa capacit potenza orgastica, per denotare che la passione sessuale non si misura in base alla forza della pulsione sessuale, ma in base al modo pi o meno pieno in cui si scarica l'eccitazione. In un orgasmo pieno o completo, l'intero corpo, compresa la mente, partecipa alla reazione convulsa che scarica completamente tutta l'eccitazione sessuale. Quella reazione scatta in virt delle onde di eccitazione che attraversano il corpo, in connessione con l'accelerazione del ritmo respiratorio. Pur

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utilizzando il termine `convulso' usato da Reich, i movimenti non sono caotici o clonici, ma simili a quelli di un serpente. In questa azione il bacino si sposta in avanti con l'espirazione e indietro con l'inspirazione. Lo stesso movimento pu prodursi con una respirazione profonda, anche senza nessuna carica sessuale o eccitazione genitale. In questa situazione, il movimento viene chiamato riflesso orgasmico e non arriva a nessun culmine. Viene sentito come molto rilassante e piacevole. Nell'atto sessuale, quando la forte carica sessuale dell'apparato genitale esplode, i movimen ti pelvici diventano completamente involontari e sono veloci ed energici. Ci si sente trascinati fuori da se stessi, cosa che costituisce la forma pi elevata di abbandono. La coscienza di s scompare, mentre si percepisce la fusione con i processi cosmici. E un'esperienza di estasi. Come risultato della mia terapia con Reich sono stato capace di sperimentare la resa totale ai sentimenti sessuali e di conoscerne l'estasi. stata per un'esperienza rara. Nondimeno, ha rafforzato la mia convinzione che amore e passione sessuale siano aspetti dell'identit dell'uomo con l'universo. Ma se questa identit parte della natura umana, perch co-s difficile arrendersi? Ho descritto le paure che impediscono o bloccano tale resa, ma poich sono paure universali nella nostra cultura, dobbiamo riconoscere che hanno una relazione diretta con questa cultura. Ci che accade in famiglia riflette atteggiamenti e valori culturali e, se non riconosciamo la natura distorta di questi valori, siamo impossibilitati a evitarne l'effetto distruttivo su noi stessi e sui nostri figli. La cultura si sviluppata quando l'uomo si distaccato dallo stato puramente animale ed diventato un individuo consapevole di s. Questo passaggio, dalla posizione a quattro zampe di tutti gli altri mammiferi alla stazione eretta, ha innalzato l'uomo al di sopra degli altri animali e, nella sua mente, anche sopra alla natura. L'uomo poteva osservare oggettiva-mente i processi della natura e apprendere alcune leggi che ne governano le azioni. E, nel fare questo, ha cominciato ad assumere un certo control-lo sulla natura, e per estensione sulla propria natura. Ha sviluppato un Io, un'istanza consapevole di s e autodiretta, che gli ha permesso di acquistare potere sulle altre creature, portandolo a credere di essere diver-so, cosa che certamente , e di essere speciale, cosa che non . Questo sviluppo stato reso possibile da un passo evolutivo attraverso il quale l'uomo ha acquistato un corpo pi intensamente caricato e una gamma maggiore di movimento fisico, specialmente nelle mani e nel viso, includendovi anche l'apparato vocale. Pu fare pi cose ed esprimersi in pi modi di ogni altro animale. Per questi aspetti superiore a essi, ma non ancora speciale. Nasce come gli altri animali e come loro muore. Il suo sentire pu essere pi sottile, ma anch'essi sentono. Si sviluppato e ha raggiunto molte cose nel suo breve soggiorno su questa terra, ma questo

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progresso verso l'alto lo ha alienato dalla sua base nella terra e nella natura e le sue attivit sono diventate distruttive per lui stesso e per la natura. L'impatto distruttivo della nostra cultura sulla natura ora agevolmente ammesso, ma non siamo ancora disposti a riconoscere l'effetto distruttivo che ha sulla personalit umana. Vediamo il danno nella violenza sui bambini, nella violenza sfrenata, nella depressione, nella tossicodipendenza e nella sessualit esasperata, ma crediamo che sia in nostro potere control-lare e rimediare questa situazione se abbiamo la volont di farlo. La mia tesi che la volont impotente a cambiare questo stato di cose, dato che la volont fa parte del problema. Abbiamo guadagnato potere e ce lo siamo tenuto stretto. La nostra cultura guidata, letteralmente e psicologicamente, dal potere. Senza il potere, la nostra civilt arriverebbe alla fine, ma quando il potere aumenta, ci spinge sempre pi velocemente in tutte le nostre attivit al punto da farci perdere il controllo della nostra vita. Il nostro corpo non pu stare al passo con le attivit richieste, e questa la base dello stress. Se ci rilassiamo per qualche minuto, solo per poter correre pi velocemente un momento dopo. Siamo indotti all'efficienza, ad avere successo, mentre in realt siamo sradicati dal nostro corpo. Negli oltre cinquant 'anni trascorsi da quando cominciai a occuparmi della condizione umana, ho visto un deteriora-mento nel corpo dei miei pazienti. Hanno meno energia, sono meno integrati e meno attraenti dei corpi dei primi pazienti che ho visto. Le condizioni borderline sono quasi il disturbo prevalente. Il classico paziente isterico di cui ha scritto Freud non si incontra quasi mai. La persona isterica non poteva controllare i propri sentimenti, l'individuo schizoide non ne ha molti. Numerose persone sono oggi dissociate dai loro corpi e vivono ampiamente nella testa o nell 'Io. Viviamo in una cultura egoista o narcisista, secondo la quale il corpo un oggetto e la mente il potere superiore e di controllo. Nel contesto del processo terapeutico, potere e volont sono le forze negative che impediscono la guarigione. Il potere nella mente del terapeuta, che vede se stesso come l'agente che pu produrre i desiderati cambiamenti nel paziente. Pu sapere coscientemente di non poter tra-sformare il paziente, ma la sua conoscenza della psicologia sottostante al disagio emotivo del paziente pu dargli un senso di potere se, come molti individui nella nostra cultura, narcisista e ha bisogno del potere per sostenere la propria immagine di s. Questo potere viene esercitato attraverso il suo giudizio e controllo sul materiale analitico. In un modo o nell'altro pu indicare la sua approvazione o disapprovazione su ci che il paziente dice e fa. E poich il terapeuta la guida che deve condurre il paziente nel mondo infero, ha questo potere. Come ogni genitore. Se il terapeuta nega questo potere, pu perdere contatto con le realt della vi-

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ta. La questione se riconosce e accetta di avere potere e non lascia che il potere gli dia alla testa. Quello del potere il problema che ho affrontato in tutta la mia prati-ca terapeutica. Con Ia capacit di vedere chiaramente il problema di un paziente leggendo il linguaggio del suo corpo, credevo di poterlo dirigere rispetto a ci che doveva fare per stare meglio. Quando il paziente faceva come gli dicevo, generalmente si sentiva meglio, ma non durava. Anche se ho imparato da Reich che il problema non fare, ma sentire, la mia personalit era tale che non potevo trattenermi dal cercare di farlo accadere. Devo aver creduto che, se potevo farlo accadere, ero veramente il super individuo che si supponeva io fossi. Credo che quasi tutti nella nostra cultura siano stati indottrinati all'idea che si debba cercare di farlo accadere, ossia diventare sani e potenti, ottenere successo e amore. So che vero per i miei pazienti, e ho capito che ugualmente vero per me. Se cerchiamo la passione, la soddisfazione sessuale e la gioia, non possiamo farlo accadere pi di quanto possiamo far accadere la vita con la volont e gli sforzi. Ora, quando lavoro con le persone, mantengo ancora il controllo del processo terapeutico, perch sono io la guida. E mia responsabilit capire il paziente e i suoi problemi e indicarglieli, in modo che anch'egli possa vederli e comprenderli. Senza la mia comprensione, siamo perduti entrambi, senza la comprensione del paziente, lui perduto. La mia responsabilit guidarlo nel suo viaggio di scoperta di s, ma la guarigione sfugge al mio controllo. La guarigione una funzione naturale del corpo. Se ci tagliamo, il nostro corpo non guarisce spontaneamente? Gli organismi viventi non sarebbero sopravvissuti se non avessero la capacit innata di guarire le loro ferite e le loro malattie. In quanto medici possiamo aiutare il processo di guarigione naturale, ma non possiamo compierlo. Se cos, perch non curiamo i nostri disturbi emotivi, dato che rappresentano ferite del corpo oltre che della mente? La risposta a tale domanda che siamo noi a non permettere che la guarigione avvenga. La blocchiamo coscientemente e inconsciamente per paura, come abbiamo visto nei capitoli precedenti. Non possiamo eliminare la nostra paura con un atto deliberato di volont. Tutto ci che possiamo fare reprimerla, in modo da non aver paura della paura, ma in conseguenza di ci reprimiamo attivit vitali del corpo, compreso il processo della guarigione naturale e spontanea. Solo con la rinuncia al controllo dell'lo il nostro corpo pu riacquistare la sua piena vitalit ed energia, la sua naturale salute e la sua passione. Arrendersi al corpo e ai suoi sentimenti pu essere vissuto come una sconfitta, e questo il motivo per cui l'Io cerca di dominare. Ma solo nel-la sconfitta possiamo Iiberarci dalla corsa cieca della vita moderna e per-

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cepire la passione e la gioia che la libert offre. Ma questo obiettivo non si raggiunge facilmente. Siamo gravati dalla conoscenza di ci che giusto e sbagliato e da un'autoconsapevolezza che limita la nostra spontaneit. E, come ho sottolineato altrove, la scoperta di s non finisce mai. Ma la terapia una questione pratica. Non si pu e non si deve rimanere in terapia per tutta la vita. Sei anni dovrebbero essere la durata massima, dato che bastano a un bambino per acquistare sufficiente indipendenza per uscire di casa e andare a scuola. Quando un paziente conclude la terapia bioenergetica, dovrebbe avere a disposizione la comprensione e le tecniche che gli permetteranno di far avanzare il processo di consapevolezza, espressione e padronanza di s. Deve capire la connessione tra il corpo e la mente e sapere che la sua tensione cronica collegata a conflitti emotivi irrisolti che risalgono all'infanzia. Questi conflitti agiscono nel presente fino a quando nel corpo persi-stono le tensioni. Egli quindi lavorer con il suo corpo per ridurle, perfino per eliminarle. Ci significa che continuer a fare gli esercizi bioenergetici di base come parte della sua normale cura della salute. Io li faccio ogni mattina, con la stessa regolarit con cui mi lavo i denti, e li faccio da pi di trent'anni. Sono esercizi molto semplici che si concentrano sulla respirazione, la vibrazione e il lasciarsi andare. . Per la respirazione impiego il cavalletto bioenergetico. Rimango su di esso tra i tre e i cinque minuti, lasciando che il mio respiro si approfondisca. Per favorire questo processo a volte uso anche la voce, emettendo un forte suono prolungato. Anche se forte, un suono prodotto con facilit, senza nessuno sforzo. Generalmente, ha l'effetto di indurre alcuni sin-ghiozzi. Una volta che comincio a piangere, la mia respirazione diventa pi ampia e pi profonda. Per me importante piangere perch ho sempre avuto resistenza a farlo, per le stesse ragioni per cui anche altri resi-stono al pianto. Personalmente ero una persona determinata che cercava di sollevarsi al di sopra dei problemi. Anche se tale atteggiamento non funzionava, non ero capace e neanche disposto a rinunciarvi. Piangere una rinuncia, e ci significava fallimento. Ma proprio con la rinuncia che la terapia ha a che fare, e nel corso degli anni ho imparato che ogni volta che rinunciavo in qualunque area della mia vita, guadagnavo in libert. Ma il mio carattere nevrotico talmente strutturato nella mia personalit che un processo continuo. Io rinuncio solo poco alla volta. Piangere ha nella mia vita un'altra funzione. Mi tiene in contatto con la mia tristezza, la tristezza degli anni in cui non ero libero di essere fede-le a me stesso e la tristezza di non poter mai riconquistare lo stato di innocenza che sarebbe pura gioia, o beatitudine. Diversamente dagli anima-li, noi viviamo con la conoscenza della fatica, della sofferenza e della morte. E il lato tragico della condizione umana. Ma l'altro lato la capa-

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cit di sperimentare la gloria dell'esistenza in un modo che non permesso a nessun altro animale. In termini religiosi si parla della gloria del Signore. Per me sono sinonimi. Questa gloria visibile nella bellezza di un fiore, un bambino o una donna, e nella maest di una montagna, un albero o un uomo. L'esperienza di questa gloria un'esaltazione che trova espressione nelle creazioni artistiche dell'uomo, specialmente nella musi-ca. Una tesi basilare della mia filosofia che non si possono separare i due lati senza distruggere la totalit. Non si pu sperimentare la gloria se non si in grado di accettare l'aspetto tragico della vita. Non c' gloria se si nega o si sfugge la realt. Ho bisogno di piangere per conservare la mia umanit. Piango non solo per me stesso, ma anche per i miei pazienti e per tutta l'umanit. Vedere la lotta e il dolore nei miei pazienti spesso mi fa venire le lacrime agli occhi. Poi, quando sciolgono il dolore col pianto e abbandonano la lotta, vedo i loro occhi e il loro viso illuminarsi e il mio cuore si rallegra per loro. Ma questa gioia posso provarla solo se anch'io sono pronto ad abbandonare la lotta, che il motivo per cui ho bisogno di piangere. Un altro esercizio che ho sempre fatto da quando ho creato l'approccio bioenergetico quello di grounding. Dopo aver lavorato al cavalletto per approfondire il respiro, inverto la posizione piegandomi in avanti e toccando il pavimento con le dita. Questo esercizio descritto e illustrato nel capitolo 2. Mantenere questa posizione generalmente fa vibrare le mie gambe, non appena vi arrivano le onde dell'eccitazione. La vibrazione non solo approfondisce il respiro, ma mi collega pi pienamente con il suolo, che significa essere connessi alla realt del proprio corpo. Noi siamo creature della terra, animate dallo spirito dell'universo. La nostra umanit di-pende da questa connessione con la terra. Quando la perdiamo, diventiamo distruttivi. Perdiamo di vista la nostra identit con le altre persone e le altre creature, dato che neghiamo la nostra origine comune. Ci chiudiamo nella nostra testa, in un mondo di nostra creazione dove vediamo noi stessi come esseri speciali, onnipotenti e immortali. Pi ci allontaniamo dal suo-lo, tanto pi si ingigantisce la nostra immagine di noi stessi. In questo mondo illusorio non ci sono sentimenti di tristezza o di gioia, di dolore o di gloria. Non ci sono sentimenti reali, solo sentimentalismi. Anch'io, come molti altri individui di oggi, sono stato troppo egoista, troppo narcisista. E dovevo scendere dalla mia posizione superiore, che io stesso avevo costruito per negare l'umiliazione che mi era stata fatta provare da bambino. Appollaiato su questa piattaforma elevata, avevo paura di cadere o di fallire, perch la mia identit era legata alla mia superiorit. Fortunatamente, ho conservato una certa identificazione con il mio corpo, che mi ha fatto capire che qualunque gioia sperassi di trovare sarebbe stata nella sfera corporea con la sua sessualit. Scendere sulla ter-

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ra stato per me un processo lungo e difficile, ma quando ho sentito i piedi connessi al suolo stata un'esperienza di gioia. Sono pi in contatto con il mio corpo di quanto sia mai stato, pi consapevole delle sue tensioni e pi cosciente delle sue debolezze. E, allo stesso modo, posso percepire pi agevolmente i miei sentimenti. Perci la mia rabbia salir pi rapidamente quando vengo provocato o ferito, ma posso anche esprimerla in modo pi appropriato. Di conseguenza, sono meno spaventato o ansioso di quanto sia mai stato. Se non si ha paura, si pu accettare la vita come viene. Ci mi d un senso di pace interiore che la base della gioia. E spesso provo un senso di gioia, che sperimento in rapporto alla naturale bellezza esistente nelle persone e nelle cose che mi circondano. Quando si vive in termini di sopravvivenza, viene attribuito significato al comportamento e agli oggetti che favoriscono la sopravvivenza, come essere buono, essere forte, avere potere ecc. Dato che la natura stessa del-la mente umana alla ricerca di significato, gli individui che sono orienta-ti verso la gioia trovano il significato in atteggiamenti e comportamenti che promuovono la gioia. Quindi, io attribuisco significato ad atteggia-menti come dignit, sincerit e sensibilit. Tendo ad agire in modo da potermi sentire orgoglioso di me stesso e tendo a evitare ogni azione che possa farmi provare vergogna o sensi di colpa. La dignit deriva dal senti-mento di poter andare a testa alta e guardare gli altri negli occhi. La sincerit una virt, ma anche un'espressione di rispetto per la propria integrit. Quando si dice una bugia, la personalit scissa. Il corpo conosce la verit che le nostre parole negano. Questa scissione una condizione molto penosa e si giustifica solo quando dire la verit produrrebbe una seria minaccia alla vita o all'integrit dell'individuo. Molte persone men-tono senza sentire alcuna sofferenza, ma ci denota che non sono in con-tatto con il loro corpo e sono insensibili ai propri sentimenti. La sensibilit la qualit di una persona pienamente viva. Quando ci rendiamo indifferenti, perdiamo la nostra sensibilit. Perci i bambini so-no gli individui pi sensibili che conosciamo. Dobbiamo essere sensibili agli altri, ma anche a noi stessi. Se non siamo sensibili verso noi stessi, non possiamo esserlo neanche verso gli altri. Il problema che una per-sona insensibile non ha consapevolezza della propria mancanza di sensibilit. Non parlo di uno stato di attenzione, che solo un aumento di tensione. La sensibilit la capacit di cogliere le sottili sfumature espressive associate alla vita umana e non umana. Tale sensibilit dipende dalla pacificazione interiore che deriva dalla mancanza di lotta e di sforzo. Questi sono i valori che danno un vero significato alla vita, perch sono le qualit che promuovono la gioia.

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La resa alla passione di Dio e lo spirito

Il detto che l'uomo non vive di solo pane molto famoso, ma non vie-ne preso sul serio in questa cultura preoccupata delle cose materiali. Per comprendere questa preoccupazione dobbiamo riconoscere che deriva da un'identificazione con l'Io e con i suoi valori. L'Io d valore a oggetti e attivit che servono a ingrandire l'immagine dell'individuo agli occhi de-gli altri. L'accumulazione di possessi serve a questo scopo, cos come il denaro, il potere, il successo, la fama e la posizione. Dato che l'Io una parte integrante della personalit umana, tutti siamo interessati alla nostra immagine e alla nostra collocazione nella societ. Un grave problema si presenta quando il perseguimento dei valori dell'Io diventa l'attivit do-minante di una cultura. Il risultato che altri valori, pi importanti e pi profondi, quelli che chiamiamo spirituali, sono ignorati o sminuiti, perch non ne vediamo la rilevanza per la nostra vita quotidiana. L'opposizione tra materialismo e spiritualismo non permette conciliazione, perch sono concetti che si escludono a vicenda. Se usiamo il termine valori dell'lo per caratterizzare il perseguimento di beni materiali, allora l'intensificazione dei sentimenti spirituali appartiene alla sfera dei valori corporei. L'antitesi tra l'Io e il corpo riflette semplicemente due diversi aspetti del-la personalit umana. Sono entrambi essenziali al sano funzionamento dell'individuo. Un oggetto o un'attivit che favoriscono i sentimenti positivi del corpo appartengono a questa categoria. I valori del corpo possono includere quindi l'amore, la bellezza, la verit, la libert e la dignit, per nominare alcuni importanti valori corporei. Sono valori interiori connessi al proprio senso di s, contrapposti ai valori dell'Io, o valori materiali, che derivano dalla relazione dell'uomo con il mondo esterno, con gli aspetti esteriori del proprio essere. I valori interiori sono veri valori spirituali, poich so-no associati con le attivit dello spirito e suscitano intensi sentimenti o passioni. D'altra parte, nessuno ha realmente passione per i valori mate-

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riali e dell'Io, bench molti uomini siano spinti da un'intensa ambizione a realizzarli. La spinta o l'ambizione di diventare famosi, o l'ossessione di arricchire, non suscitano sentimenti corporei positivi. Si potrebbe dire che essere ricchi fa stare bene, ma questo sentimento legato alla percezione dell'Io che la ricchezza fornisca sicurezza e potere. In una persona primitiva l'idea di ricchezza non suscita tale sentimento, mentre la dignit, l'onore e il rispetto evocano forti sentimenti positivi. La mancanza di identificazione con questi valori alla base dei disagi sociali che tor-mentano le nostre societ attuali. Un altro valore spirituale ampiamente assente nella nostra cultura il senso di identificazione e armonia con la natura, con l'ambiente e con i membri della societ. Il primitivo stretta-mente connesso a livello emotivo con il suo ambiente, dato che ne dipende totalmente per la sua sopravvivenza. L'individuo moderno, che altrettanto dipendente dall'ambiente naturale per la sua sopravvivenza, si alienato e dissociato dal mondo naturale attraverso la sua identificazione con l'Io. Quindi, anche se crede di essere pi sicuro del primitivo che impiega la magia per aumentare il proprio senso di sicurezza, l'uomo moderno profondamente insicuro a un livello corporeo, a causa della per-dita di connessione con il s, con la terra e con l'universo. Ogni attivit religiosa tende a promuovere questi valori interiori, spirituali o corporei. Essi riflettono i sentimenti positivi che sono generati da un senso di armonia e connessione con le forze della natura e dell'universo. Se sostituiamo la parola `Dio ' a queste forze, possiamo capire il potere del senti-mento religioso. Quando tali sentimenti sono forti, costituiscono una passione che eccita lo spirito e lo mantiene a un elevato livello di carica. Quando in un individuo presente la passione, o un suo aspetto, come la passione per la bellezza, io credo che sia impossibile che diventi depresso, ansioso o coattivo. In quest'epoca nella quale i valori spirituali o interiori sono andati perduti, la religione ha perso il suo potere di influenzare il sentimento e il comportamento, la depressione e il disagio emotivo so-no diventati endemici. D'altro canto, dubito che un sistema di fede, religiosa o di altro tipo, possa sostituirsi al sentimento della passione. Un sentimento di passione pu svilupparsi nell'individuo quando rinuncia ai controlli dell'Io, liberando il corpo dalla sua schiavit alla volont e ai va-lori dell'Io. Questa rinuncia alla base della guarigione religiosa, in cui la resa a Dio. Il problema di alcune pratiche di guarigione religiosa che la resa non nei confronti di Dio, ma di un rappresentante di Dio, o di un ordine dottrinario che chiede la sottomissione a un'autorit. E simile a ci che accade nei culti, dove c' anche una resa dell'Io al capo carismatico, con un conseguente senso di libert e sentimento di passione. La sottomissione non una vera resa e lo spirito prima o poi si ribeller contro la man-

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canza di fedelt al proprio s. Io credo che la vera guarigione derivi dall'interno dell'individuo e non da una forza esterna. Dio svolge un ruolo nell'autoguarigione, perch la forza curativa lo spirito di Dio all'intemo del corpo. Questo spirito , naturalmente, Io spirito dell'individuo, la forza vitale che sostiene la sua vita, muove il suo corpo e crea il senti-mento di gioia. Ma, come abbiamo visto nei capitoli precedenti, la resa al corpo suscita la paura della morte, la paura di non poter sopravvivere senza i controlli dell'Io. Il paziente non ha fede, perch la fede riposta da bambino nell'amore dei genitori stata tradita ed egli ha sentito di mori-re o di poter morire. Ma la resa, anche se fa paura, l'unico modo di cu-rare le ferite dell'infanzia. Occorre fede per lasciarsi andare o abbandonarsi al corpo, all'oscurit dell'inconscio, ai sotterranei del nostro essere. Ci vuole anche una guida, una persona di cui si possa aver fiducia, per-ch ha attraversato l'ignoto nel proprio processo di guarigione, nella ricerca di -Dio all'interno del proprio essere. Collegandosi al Dio interiore, l'individuo si collega anche al Dio esterno, ai processi cosmici che hanno dato vita all'essere e da cui dipende la nostra vita. Anche se noi uomini moderni sappiamo molte pi cose dell'uomo primitivo, abbiamo lo stesso bisogno di armonia nella relazione con Ia natura e con l'universo. Il nostro diventare esseri coscienti denota che in un certo periodo abbiamo percepito questa armonia. Alcuni di noi possono ricordare di aver sentito tale legame e armonia quando da bambini hanno sperimentato la gioia. Quando mio figlio aveva circa cinque anni, feci un tentativo perch andasse alla scuola religiosa domenicale. II mio argomento era che avrebbe imparato qualcosa su Dio. Mio figlio mi disse: "Conosco Dio". Quando gli chiesi che cosa ne sapesse, indic alcuni fiori che spuntavano in giardino vicino a lui e rispose: "E l". Mi resi conto che a proposito di Dio aveva un sentimento molto pi importante di quello che avrebbe potuto imparare a scuola e abbandonai il mio tentativo di farlo andare alla scuola domenicale. Sono sicuro che se era consapevole che Dio era nei fiori, sapeva anche che Dio era nel suo corpo. Questa convinzione che tutte le cose viventi abbiano una qualit divina uno dei concetti fonda-mentali della religione induista, che postula che l'essenza di Brahma un attributo di tutte le creature. L'uomo primitivo credeva che ci fosse uno spirito in tutte le cose, viventi e non viventi, che doveva essere rispettato. Fiumi, laghi, montagne e boschi e tutte le cose contenute in essi, erano animati da uno spirito esattamente come l'uomo. L'animismo, come viene denominata tale credenza, stato il primo sistema religioso. Dato che i bambini piccoli pensano allo stesso modo dei primitivi, non sorprende che mio figlio vedesse spontaneamente Dio in tutte le cose viventi. Nella preistoria l'uomo viveva totalmente nel mondo naturale, come un animale tra gli animali. Era un'et di innocenza e anche di libert. Per

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la mitologia era un'epoca paradisiaca, perch gli occhi erano luminosi e i cuori colmi di gioia. C'era anche dolore e sofferenza, perch tali senti-menti non possono essere separati dal piacere e dalla gioia pi di quanto la notte possa essere separata dal giorno, o la morte dalla vita. Ma una vita nella quale ci siano il piacere e la gioia pu rendere tollerabili il dolore e la sofferenza. Tale vita contrasta nettamente con l'esistenza moderna nella quale ci sono pochi piaceri reali e scarsa, o nessuna, gioia. Si deve essere ciechi per non vedere questa realt nei volti e nei corpi delle perso-ne che si incontrano sulle strade o in altri luoghi pubblici. Per la maggior parte, i volti sono tirati e rigidi, le mascelle serrate, gli occhi inespressivi, o spaventati o gelidi. Ci evidente nonostante le maschere che le perso-ne portano per nascondere il loro dolore e la loro tristezza. I corpi sono congelati o disuniti, terribilmente sovrappeso o troppo sottili, rigidi o flaccidi. A questa descrizione esistono molte eccezioni, ma la reale bellezza rara e la vera grazia quasi non esiste. E una scena tragica. In contra-sto con questa ho visto l'immagine di una bambina in un documentario televisivo su una delle trib pi povere, una trib di nomadi che vivevano nel deserto del Sahara. La bambina reggeva sulla schiena un fascio di legna che aveva raccolto e lo portava al campo per il fuoco della sera. Poi-ch le notti sono molto fredde nel Sahara, quel fascio di legna era il suo contributo alla sua gente. Era un'espressione del suo amore e il suo corpo rifletteva la gioia che sentiva. I suoi occhi erano scintillanti e il suo viso radioso. Non ho mai dimenticato quell'immagine. Non ho visto un viso del genere per molti anni, ma ricordo di averne visti in giovani donne da bambino, a New York. Erano altri tempi e, potrei dire, un altro mondo. Non c'erano automobili n frigoriferi. Il ghiaccio veniva portato fino in casa da un uomo e il carbone era trasportato da un carro tirato da cavalli. Erano giorni pi lenti e silenziosi. Le persone aveva-no il tempo di sedere sui gradini davanti a casa e parlare tra loro. Era ben lontano dall'essere un paradiso, e io non ero affatto un bambino felice, ma ricordo i momenti di gioia nei quali noi bambini facevamo i nostri giochi sulla strada. In confronto a quel periodo, il centro di New York, dove ho ancora il mio studio, d un'impressione irreale e quasi da incubo. Le persone anziane generalmente parlano del passato in termini pi favorevoli che del presente. Ci era vero anche quando io ero giovane, e si pu attribuire al fatto che ognuno vede il proprio passato con gli occhi della giovinezza, con pi eccitazione e speranza. Ma se ci vero, ugualmente vero che la qualit della vita si enormemente deteriorata nell'arco della mia vita. Se oggi sento pi gioia di quanta ne abbia mai provata, credo che in ogni grande citt ci sia stata una perdita progressiva di quelle qualit che contribuiscono alla gioia della vita, in proporzione diretta all'aumento di ricchezza e di potere. Siamo diventati una cultura

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materialistica dominata dall'attivit economica rivolta unicamente all'au-mento di potere e alla produzione di cose. L 'accento esclusivo sul potere e sulle cose appartenenti al mondo esteriore mina i valori del mondo interiore, valori come dignit, bellezza e grazia. Io credo che la perdita dei valori morali e spirituali sia direttamente connessa all'aumento di ricchezza. Si detto che pi facile che un cammello passi per la cruna di un ago piuttosto che un ricco entri nel regno dei cieli. Ma quel regno il regno di Dio sulla terra, dove possibile la gioia. Sfortunatamente, l'uomo stato espulso da questo regno, che era il Giardino dell'Eden, per aver disobbedito all'ingiunzione di Dio di non mangiare il frutto proibito dell'albero della conoscenza. Ma avendo acquistato la conoscenza, diventato Homo Sapiens, e ci lo ha fatto uscire dallo stato puramente ani-male, per farlo entrare nella condizione umana. Questo passaggio stato il primo piccolo passo verso la civilt e ha richiesto lungo tempo. I passi successivi sono avvenuti pi rapidamente. Dall'et della pietra all'et del bronzo sono passati quattro o cinquemila anni, dall'et del bronzo all'et del ferro meno di duemila. La velocit del processo di civilizzazione an-data accelerando a mano a mano che aumentava la conoscenza dell'uomo, e insieme a questo aumento di conoscenza c' stato uno sviluppo corrispondente nella sua concezione della divinit. L'idea di un Dio maschile onnipotente, Dio padre, si sviluppata in tempi relativamente recenti e si limitata alle religioni della civilt occidentale. Nella religione pi antica, l'animismo, erano venerati tutti gli spiriti della natura. Il poli-teismo rappresentava il culto di di e dee, maschili e femminili, ciascuno associato a specifici aspetti dell'esistenza umana. La supremazia di un singolo dio maschile era associata all'ascesa al potere di un sovrano maschi-le, il re onnipotente, considerato un discendente o rappresentante del dio. Il dio o gli di non risiedevano pi sulla terra. Prima si spostarono sulla cima di un monte, l'Olimpo, la sede degli di della Grecia, e poi il Dio supremo venne trasferito in qualche luogo remoto del cielo, inaccessibile all'uomo mortale. Questo processo di separazione del divino dal secolare ha rappresenta-to una progressiva demitizzazione della natura e del corpo. La terra era vista come una massa di materia che, quando viene attivata dall'energia del sole, pu produrre piante. L'uomo ha poi imparato a controllare questo fenomeno naturale attraverso l'agricoltura, che gli ha fornito una sicura fonte di cibo. E finalmente, con l'introduzione delle macchine e dei fertilizzanti chimici, il suo potere di produzione sembrato illimitato. Tutti conosciamo questa storia. Ma oggi sappiamo bene che in questo processo c' un pericolo. Stiamo imparando che interferiamo con l'equilibrio ecologico della natura, a nostro rischio. Ma abbiamo fatto la stessa cosa con il nostro corpo, riducendolo a processi biochimici e quindi pri-

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vandolo della sua natura divina. L'uomo moderno della cultura occidentale ha perso la sua anima, come ha sottolineato Jung. ' Qualcuno potrebbe dire che il processo di civilizzazione abbia costituito la massima realizzazione dell'uomo, la sua gloria suprema. Concordo e dissento nello stesso tempo. La civilt viene identificata con la vita delle citt, ma se le grandi citt di oggi sono la gloria dell'uomo, sono anche la sua vergogna. Poche sono esenti dall'inquinamento dell'aria, dai problemi di traffico, dal rumore, dalla violenza e dalla sporcizia. Esistono pochi angoli di tranquilla bellezza, ma sono sopraffatti dall'obbrobrio della moderna pubblicit, che esprime la sua ossessione per i beni materiali e il sesso. La demitizzazione trasferisce un oggetto o un processo dal regno del sacro a quello del profano. L'oggetto sacro diventa una cosa, il processo sacro diventa un'operazione meccanica. Questo stato anche il destino del corpo umano e della sua sessualit nel ventesimo secolo. L'atto sessuale, che la comunione di due individui impegnati nella danza sacra della vita, diventato per molte persone una prestazione e un viaggio dell'lo. Per scopi specifici abbiamo bisogno di vedere le funzioni corpo-ree oggettivamente come processi biochimici o meccanici, ma non dobbiamo perdere di vista il fatto che in tutti i processi vitali c' una realt pi profonda. L 'amore non pu mai essere spiegato biochimicamente o meccanicamente, pi di quanto il potere delle parole `ti amo' di suscitare sentimenti possa essere spiegato dalle onde sonore che trasportano il suo-no. L'amore uno stato di intensa eccitazione positiva nel corpo, ma ci significa dire poco pi che la vita stessa uno stato di eccitazione. Vorrei caratterizzare l'amore come l'espressione estrema di vita perch, in quanto forza che sta dietro alla funzione riproduttiva, creatore di vita. Riducendo la vita, l'amore e il sesso a processi fisiologici, si ignora il lato emotivo del corpo: attivit che li rendono espressioni dello spirito del corpo. La filosofia e la religione orientali non separano n dissociano Dio dal-la natura o lo spirito dal corpo. La filosofia cinese ritiene che tutti i pro-cessi della natura e del cosmo siano governati dall'interazione di due principi o forze, Yin e Yang, che, quando sono in equilibrio, garantisco-no il benessere dell'individuo, Il pensiero induista riconosce una forza energetica, chiamata prana, che il respiro. L'analisi bioenergetica utiliz za un principio energetico per comprendere i processi vitali .e lavora con concetti energetici connessi alla respirazione per liberare l'individuo dalle tensioni createsi nel suo corpo e che lo legano al passato. Il pensiero orientale radicato nell'idea che l'uomo non sia padrone della sua vita, C. G. Jung (1928/1931), "Il problema psichico dell'uomo moderno", in Ci-vilt in transizione. Il periodo tra le due guerre, Opere, Vol. x, t. I, Boringhieri,
Torino 1985.

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che sia soggetto a forze che non pu controllare, forze che possono esse-re sussunte sotto i termini destino o karma. Al contrario, il pensiero occidentale non vede limiti nella possibilit dell'uomo di controllare la vita. Questa concezione si basa sulla nostra identificazione con la mente e con i suoi processi immaginativi, che non hanno limiti nel tempo, nello spazio o nelle possibilit di azione. L'identificazione con il corpo costringe invece l'uomo a prendere coscienza dei limiti del suo essere e della relativa impotenza delle sue azioni. L'atteggiamento orientale verso la vita stato descritto come fatalista. All'uomo non viene attribuito il potere di mutare il corso degli eventi. Il buon senso consiglierebbe, dunque, accettazione e abbandono. Tale atteggiamento rifiutato dalla maggior parte degli occidentali, che lo considerano perdente. L'uomo occidentale incoraggiato a lottare, a impegnarsi, a credere che quando c' la volont c' sempre una strada. La volont una funzione molto importante nella vita quando usata in modo appropriato. Ma il suo posto nelle situazioni di emergenza, quando si deve fare uno sforzo tremendo nell'interesse della sopravvivenza. Mantenere il controllo senza cedere al panico una funzione del controllo dell'Io. Perdere la testa in una situazio ne di pericolo una minaccia per la vita. Attaccare un nemico minaccioso richiede volont, dato che la tendenza del corpo di fuggire. Vista in questa luce, la volont una forza positiva. Ma inopportuna e diventa una forza negativa in situazioni nelle quali non ci sono pericoli e l'attivit dovrebbe essere piacevole. Immaginiamo di usare la volont per godere di un rapporto sessuale! Come ho gi sottolineato in questo libro, la gioia dipende da una resa della volont e dell'Io. Questa resa dell'Io permette alla persona di volgersi all'interno, di sentire la voce di Dio. La meditazione, come praticata nelle religioni orientali, un mezzo mediante il quale l'individuo pu far tacere il rumore del mondo esterno in modo da poter udire la voce interiore, la voce del Dio dentro di noi. Per annullare il rumore del mondo esterno si deve blocca-re il fluire dei pensieri, che chiamato flusso di coscienza. Questo flusso di coscienza nasce dalla costante stimolazione del prosencefalo da parte di una tensione muscolare subliminale. Cessa quando si entra in uno sta-to di profondo rilassamento nel quale la respirazione piena e profonda. In realt, ci si abbandonati al controllo inconscio associato a uno stato interiore di attenzione. Quando ci accade, il corpo pervaso di un senso di pace. La coscienza non oscurata. Si rimane pienamente consapevoli, ma tale consapevolezza non focalizzata. Inconsciamente non siamo sintonizzati a incontrare un pericolo. Ho vissuto personalmente questo stato ed un 'esperienza meraviglio-sa. Si avvicina al sentimento di gioia, oppure si potrebbe dire che un sentimento di gioia in chiave minore. Ho fatto questa esperienza dopo

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una settimana nella quale fui letteralmente steso a terra dal mio medico, a seguito di un attacco di sciatica che si era manifestato con un dolore persistente alla base della schiena, ai glutei e alla gamba destra, con parestesie che denunciavano un certo coinvolgimento del nervo. Dato che il disturbo continu per diversi mesi, nonostante il trattamento, chiamai un collega che era medico ortopedico e conosceva l'analisi bioenergetica. Mi consigli di stendermi sul pavimento con le ginocchia piegate e i piedi poggiati su una pila di libri. Dovevo mangiare steso sul pavimento, dormire sul pavimento e leggere sul pavimento. Questa posizione toglieva il peso dalla base della schiena e permise ai muscoli contratti di rilassarsi. Ma il suo effetto sulla mia personalit fu inaspettato. Mi calmava, mi calmava e mi calmava. Il quinto giorno ero seduto fuori, su una sedia, al so-le, con le mani in grembo. Non stavo pensando. Potevo sentire la profonda pulsazione interiore del mio corpo mentre respiravo profondamente senza sforzo cosciente. Non meditavo. Stavo semplicemente come un gat-to che si guarda intorno. Era divino. La settimana sul pavimento non elimin la mia condizione sciatica, an-che se diminu il dolore. Forse dovevo starci pi a lungo, ma avevo delle cose da fare e avevo programmato di partire per la Grecia dieci giorni dopo. In Grecia feci un massaggio e alcuni trattamenti di agopuntura che mi aiutarono un po'. La mia condizione stava migliorando, ma sentivo ancora dolore. Poi, un giorno, mi resi conto che ero completamente libero dal dolore e lo ero da alcuni giorni. Quando cercai di risalire al momento in cui il dolore era cessato, riuscii a ricordare solamente un episodio accaduto all'incirca nel momento in cui il dolore era scomparso. Mi ero arrabbiato molto con un collega che aveva a che fare con la situazione di tensione che sapevo essere stata la causa del mio disturbo sciatico. Mentre parlavo con lui, un sentimento di rabbia mi attravers il corpo in un'ondata di eccitazione che scaric tutta la tensione nella mia schiena e mi liber dal dolore. Ci mi fece capire che la rabbia, quando si esprime in modo appropriato, una forza curativa. Questa rabbia era la voce del Dio in me. Non era qualcosa che facevo, nel senso di un'azione cosciente e deliberata. Accadeva, e basta. Una qualche forza all'interno del mio corpo esplodeva in uno scoppio di rabbia. Ma in un'altra occasione accadde anche che sperimentassi un'esplosione d'amore che mi trasform. In realt ogni emozione, paura, tristezza, rabbia, amore, una pulsazione di vita, un'esplosione di sentimento dal nucleo del nostro essere. Questo nucleo pulsa costantemente, ed emette costantemente impulsi che mantengono il processo vitale. il centro energetico dell'organismo, come il sole il centro energetico del sistema solare. E responsabile del battito cardiaco, del ritmo respiratorio, dell'attivit peristaltica degli intestini e di altre strutture tubiformi. Il pensiero

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induista riconosce alcuni centri energetici chiamati chakra, ma io credo che debba esserci un unico centro primordiale o principale che mantenga l'integrit di un organismo complesso qual un mammifero. I mistici religiosi greci hanno posto questo centro nel cuore, che vedono come la sede di Dio nell'uomo. Certamente la sede dell'impulso dell'amore, che la fonte perenne della vita e della gioia. 2 Noi conosciamo la pulsazione del cuore, ma il fatto che ogni cellula, ogni tessuto e l'intero corpo pulsano, il che significa che si espandono e si contraggono ritmicamente. Il cuore si espande e si contrae quando batte, i polmoni si espandono e si con-traggono quando respiriamo. Quando tale pulsazione ritmica libera e piena, noi proviamo piacere. Siamo piacevolmente eccitati. Quando l'eccitazione cresce e la pulsazione si fa pi intensa, sentiamo gioia. Se l'intensit dell'eccitazione raggiunge il suo punto massimo o acme, sperimentiamo l'estasi. In assenza di qualunque eccitazione o pulsazione, l'organismo morto. L'eccitazione il risultato di un processo energetico nel corpo legato al metabolismo. Una fonte di energia, il cibo, viene metabolizzata o bruciata per liberare l'energia necessaria al processo vitale. Se la vita concepita come un fuoco che brucia eternamente in un elemento acquatico, l'amore pu essere descritto come la sua fiamma. Poeti e compositori hanno usato da sempre questa metafora. Ma pi di una metafora. Una persona innamorata letteralmente risplende, la fiamma del senti-mento lampeggia nei suoi occhi. Tale intensit di sentimento o di eccitazione pu essere descritta come passione. Amore, passione, gioia ed estasi sono termini usati anche per descrive-re la relazione dell'uomo con Dio, il dio dentro e il dio fuori. C' un fuoco nell'universo e una pulsazione di energia connessi a un processo di espansione e contrazione. Dato che la nostra vita deriva da questo pro-cesso e ne parte, ci sentiamo identificati con esso. Alcuni mistici posso-no sentire realmente il legame tra il battito del loro cuore e la pulsazione dell'universo. Io personalmente ho sentito davvero il mio cuore battere in sintonia con il cuore degli uccellini, che in una citt sono le uniche creature realmente libere. II fenomeno dell'empatia, nel quale si possono percepire i sentimenti di altre persone, ha luogo quando due corpi vibrano alla stessa lunghezza d'onda. L'empatia lo strumento fondamentale del terapeuta. assente nelle persone che hanno corpi troppo rigidi o bloccati e quindi con scarsa pulsazione. Quando il corpo pi vitale, la per-sona pi sensibile agli altri e ai loro sentimenti. Naturalmente, quando si pi vitali, si anche pi capaci di amare e di provare gioia. Se l'amore fonte di vita, non ne garantisce per la protezione. E ingeSi veda il mio Amore, sesso e cuore, per una discussione approfondita di questi concetti.
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nuo credere che essere persone amorevoli assicuri che non si verr colpiti nella vita. Tutti gli individui cominciano la loro vita amando ed essendo amati, ma ci non impedisce gli attacchi e i traumi a cui tanti sono soggetti da bambini. Le pagine di questo libro testimoniano il dolore e il danno che hanno subito. Un organismo vivente non sopravviverebbe a lungo se non avesse mezzi di difesa. In molti organismi la difesa prende la forma di rabbia. Normalmente rispondiamo con rabbia a un attacco contro la nostra integrit o la nostra libert. La rabbia un aspetto della passione della vita. Un individuo passionale difender appassionatamente il diritto di ogni individuo alla vita, alla libert e alla ricerca della felicit. Un dio giusto non farebbe diversamente.
Lo Spirito danzante - la resa a Dio

La gioia un sentimento straordinario per gli adulti, la cui vita gira in-torno ad attivit ordinarie e a cose ordinarie. Queste cose e queste attivit possono darci piacere, ma l'eccitazione che vi associata raramente rag-giunge il livello della gioia. La principale ragione della mancanza di gioia nelle attivit ordinarie che sono dirette e controllate dall'Io. I bambini piccoli possono facilmente provare gioia nelle attivit ordinarie, perch nessuna delle loro semplici azioni controllata dall'Io. Un bambino agisce spontaneamente, senza pensare o pianificare, in risposta agli impulsi naturali del suo corpo. Diversamente dagli adulti, i cui movimenti sono ampiamente diretti e controllati dall'Io, il bambino mosso da sentimenti o da forze che sono indipendenti dalla sua mente conscia. La differenza tra essere mossi dall'Io o da un centro cosciente ed essere mossi da una forza che scaturisce da un centro situato nelle profondit del corpo distingue ci che straordinario dall'ordinario, il sacro dal secolare, la gioia dal piacere. Quando vedevo mio figlio saltare di gioia, mi rendevo conto che non saltava in modo cosciente o deliberato, ma era sollevato dal suo-lo da una corrente di eccitazione positiva che lo spingeva verso l'alto. Aveva un'esperienza che lo faceva `muovere'. Tutte le esperienze straordinarie hanno la qualit di farci `muovere', o `commuovere'. Questa qualit appartiene anche alle esperienze pi profondamente religiose, che una persona religiosa vedrebbe come una manifestazione della presenza o del-la grazia di Dio. Questa un'interpretazione valida, dato che la forza che muove la persona deve essere pi grande del suo s cosciente. Le esperienze che pi ci fanno muovere o commuovere avvengono in situazioni che non hanno rapporto diretto con la religione o il concetto di Dio. La pi comune di queste esperienze, che non ha connotazioni religiose, per molte persone l'innamoramento. E che esperienza di gioia esse-

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re innamorati! Ci accade quando il nostro cuore toccato o mosso da un altro individuo. Anche l'amore sincero per una creatura o un individuo pu essere considerato una manifestazione della grazia di Dio. Quando ci arrendiamo all'amore, ci arrendiamo al Dio che dentro di noi. L'amore avvicina l'individuo all'oggetto d'amore e tende all'intimit o al contatto fisico con l'amato e, nella sessualit, alla fusione dell'energia dei due organismi. Il sentimento che unisce due individui nell'amore la passione, che descrive anche il desiderio di vicinanza a Dio. La passione denota un'intensit di sentimento che spinge l'individuo a trascendere i confini del s o dell'Io. Quando ci accade nell'orgasmo sessuale, che abbraccia l'intero corpo nei suoi movimenti convulsi, l'esperienza di trascendenza per eccellenza. Non molto frequente nella nostra cultura, perch abbiamo rimosso il sesso e la sessualit dal regno del sacro collocandoli in quello dell'ordinario e del secolare. Il sesso qualcosa che si fa per rilassarsi o per alleviare una tensione, non come espressione di passione. Un'altra attivit che condivide questa qualit di essere un'esperienza ` commovente', bench in grado minore rispetto al sesso, la danza. Normalmente siamo spinti a danzare dalla musica. Quando sentiamo una mu-sica ballabile i nostri piedi e le nostre gambe non riescono a restare ferme e immobili. E se il ritmo forte e persistente possiamo esserne trascinati e afferrati. La danza un'esperienza commovente che pu condurre a uno stato trascendente. L'ho visto accadere in una cerimonia vudu ad Haiti, nella quale il danzatore venne trascinato dal ritmo continuo dei tamburi al punto da perdere il controllo. Per molti popoli primitivi la danza fa parte delle loro cerimonie religiose. Ma la danza, associata alla religione o a una situazione romantica, porta sempre alla gioia e molte volte anche all'amo-re. La chiave della trascendenza del s la resa dell'Io. Tutte le religioni proclamano che la resa a Dio la via per la gioia. Sri Daya Mata, capo spirituale della Self Realization Fellowship, un'organizzazione fondata da Paramahansa Yogananda, famoso maestro spirituale indiano, dice: "Nessuna esperienza umana pu eguagliare l'amore perfetto e la beatitudine che inondano la coscienza quando ci arrendiamo vera-mente a Dio". Questa affermazione rappresenta la filosofia di base dell'Induismo, tuttavia evoca idee analoghe che possono ritrovarsi in tut-te le religioni. Anch'io ritengo che sia la vera strada. Ma le persone hanno perduto la loro via verso Dio, altrimenti non sarebbe necessario guidarle o consigliarle. I bambini piccoli possono sperimentare la gioia senza bisogno di guida o di consiglio, il che significa che sono in contatto con il dio dentro di loro. Per gli adulti che hanno perso contatto con il dio in Ioro, recuperare quel contatto non un compito facile. Sri Daya Mata offre qualche consiglio profondo sul modo di farlo, ma il miglior consiglio raramente efficace perch non si pu seguirlo. Si bloccati da paure in-

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consce che fanno della resa un'operazione pericolosa, come abbiamo vi-sto nei casi discussi in questi capitoli. La religione orientale offre metodi utili per promuovere la resa a Dio. La pi conosciuta di queste pratiche la meditazione, un metodo che permette all'individuo di rivolgersi all'interno e di prendere contatto con il Dio dentro di lui. Recitare un mantra o emettere un suono aiuta a far tacere il rumore esterno, a far cessare l'attivit mentale. La meditazione oggi molto usata in Occidente come tecnica di rilassamento, come mezzo per ridurre l'enorme stress a cui tanti individui sono soggetti nel mondo industrializzato. Per ottenere la resa al Dio interiore, la meditazione deve essere protratta per un periodo prolungato. Molti monaci che aspirano a questo profondo contatto si ritirano dal mondo per lunghi periodi e rinunciano ai piaceri mondani. Il ritiro dal mondo esterno una caratteristica anche della religione cristiana per coloro che desiderano vivere un'esistenza profondamente religiosa, senza il disturbo delle cure e delle preoccupazioni del mondo esterno. Preghiera, canto e contemplazione sono le attivit che per i cristiani promuovono il contatto con il Dio interiore. Molti in Occidente inseriscono queste pratiche nella loro vita quotidiana, come i popoli orientali che usano la meditazione per lo stesso scopo. Ma quando la pressione e il ritmo dell 'esistenza aumentano, con lo sviluppo del commercio e della tecnologia, la vita religiosa sembra scomparire sempre di pi sia in Oriente che in Occidente. Questa scomparsa coincide con la perdita di contatto con la natura, con il corpo e con l'aspetto spirituale della vita. Ma necessario ritirarsi dal mondo per essere spirituali e sperimentare il contatto con Dio? Questo non pu essere un modo pratico o realistico di vita per molte persone che sono impegnate nelle attivit ordinarie di guadagnarsi da vivere e provvedere a una famiglia. Tuttavia, quando tali attivit sono svolte con spirito di riverenza nei confronti delle forze della natura e dell'universo che rendono possibile la vita, le attivit ordinarie della vita assumono una qualit spirituale. La spiritualit non un modo di agire o di pensare, la vita dello spirito che si esprime nei movimenti spontanei e involontari del corpo, in quelle azioni che non sono dirette e controllate dall'Io. Questi movimenti sono pulsanti e ritmici come il battito cardiaco, come l'azione peristaltica degli intestini e come le ondate della respirazione che fluiscono verso l'alto e verso il basso nel corpo. La naturale attivit vibratoria del corpo, alla base di queste funzioni, , a mio parere, la manifestazione elementare dello spirito vitale. Quando tale attivit vibratoria cessa, noi diventiamo consapevoli che il corpo morto, che lo spirito si estinto e che l'anima ha lasciato il cadavere. Quando gli occhi di una persona sfavillano, ci indica un'attivit vibratoria molto intensa negli occhi, che produce anche una radiazione. La vibrazione evi-

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dente anche nella voce. Anche qui, una voce inespressiva denota una mancanza o diminuzione della vitalit o dello spirito dell'individuo. Questa attivit involontaria nel corpo ci che percepiamo come sentimento. Solo Ie creature viventi hanno sentimenti, perch il sentimento il modo in cui l'individuo sperimenta la vita dello spirito. Quando Io spirito de-bole, anche il sentimento debole. Spiriti intensi si riflettono in senti-menti forti. . lo spirito in noi che ci spinge all'amore, alle lacrime, alla danza e al canto. E lo spirito nell'uomo che protesta per la giustizia, combatte per la libert e gode della bellezza di tutta la natura. E anche lo spirito che ci porta alla rabbia. La forza dello spirito di un individuo si riflette nell'intensit dei suoi sentimenti. Quando lo spirito forte, la p e r - s o n a ha una natura appassionata. In tali individui, la fiamma della vita arde luminosa e l'individuo sente che il suo spirito riflette l'amore di Dio. Spirito non un concetto mistico. Lo spirito di una persona si manifesta nella sua vitalit, nella luminosit degli occhi, nella sonorit della sua voce e nella facilit e nell'armonia dei suoi movimenti. Queste qualit so-no connesse e generate da un elevato livello di energia nel corpo. Ci non viene compreso nella nostra cultura delle macchine, che equipara l'energia all'iniziativa e al potere di fare. L'energia vitale agisce in modo diver-so. Funziona semplicemente per proteggere e promuovere il benessere dell'organismo e per perpetuare la specie. Il benessere dell'organismo vie-ne sperimentato nei sentimenti positivi dell'individuo, che vanno dal pia-cere e, attraverso la gioia, possono arrivare a volte fino alle vette dell'estasi. Questi sentimenti positivi riflettono il grado di eccitazione positiva nel corpo e si manifestano nell'attivit pulsante del corpo stesso. Quando la pulsazione forte e profonda, generalmente anche tranquilla e contenuta, come si vede nel quieto battito del cuore e nell'attivit respiratoria profonda e piana. Quest 'attivit equilibrata e ritmica viene percepita co-me piacere. Nel momento in cui l'individuo si impegna a raggiungere uno scopo, il suo corpo sotto pressione e il ritmo calmo ed equilibrato del movimento piacevole perduto. L'impegno e l'iniziativa si sviluppano quando una persona sente il bisogno di mobilitare energia extra per un compito. Questa mobilitazione richiede I'uso della volont, che crea uno stress nell'organismo. Gli individui con un elevato livello di energia sono relativamente liberi da stress nelle loro attivit normali. I loro corpi sono pi rilassati, i loro movimenti sono pi aggraziati e il loro. comportamento segue un modello pi tranquillo. Come un'automobile potente, possono procedere in salita con m i - n o r sforzo. Gli individui con un basso livello di energia devono impegnarsi maggiormente, e ci consuma energia a causa dello stress, lasciandoli stanchi e con la sensazione di non poter riuscire o andare avanti senza uno sforzo anche maggiore. Spesso hanno paura di rallentare o di fer-

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marsi, nel timore di fallire o di non riuscire a ripartire. Molti si mantengono attivi per evitare di diventare depressi. I disturbi pi comuni tra persone che vivono nel mondo industrializzato sono la stanchezza e la de-pressione. Chiunque conosca la vita moderna sa che il ritmo di attivit aumentato enormemente in questo secolo, proporzionalmente all'aumento della velocit dei trasporti e delle comunicazioni. Come ci si pu lasciar andare quando si va cos velocemente da non potersi fermare? Come si pu sentire il Dio interiore quando si va a pi di cento all'ora su un'autostrada? Eppure in questa cultura febbrile e movimentata alcuni sono fieri di esse-re sulla pista veloce. Quanto pi velocemente si muovono, tanto meno hanno tempo per sentire, e proprio questa pu essere una ragione per cui si tengono tanto occupati. L'attivit pulsante della vita chiaramente visibile nell'animale chiama-to medusa, in cui la pulsazione crea onde interne che lo fanno muovere nell'acqua. La stessa attivit di pulsazione pu essere notata nei vermi o nei serpenti, sotto forma di onde che fanno muovere queste creature. Ne-gli animali superiori l'attivit di pulsazione pi interna, come nelle onde peristaltiche che muovono il cibo attraverso gli intestini. Dato che il cuore l'organo che pulsa con maggior forza all'interno del corpo, molti mistici lo considerano la sede di Dio. Potremmo chiederci, per, se Dio la forza che crea la pulsazione o se la pulsazione stessa. Sentendo questa attivit spontanea di pulsazione, si pu credere che sia una manifestazione diretta dello spirito interiore. C' un'attivit di pulsazione anche nei cieli, nella rotazione dei corpi celesti, nella periodica emissione di luce e onde radio. Quando sentiamo l'armonia tra la pulsazione interna del nostro corpo e quella dell'universo, ci sentiamo identificati con l'universo, con Dio. Siamo come due diapason che vibrano alla stessa tonalit. Poich la pulsazione un aspetto del mondo naturale, l'uomo potrebbe giustamente credere che ci sia uno spirito sacro in tutte le cose. Questa convinzione la base della religione animistica. Con l'aumento della conoscenza, dell'oggettivit e del potere, l'Io dell'uomo ha negato alla natura e alle altre creature uno spirito divino, considerando se stesso l'unico essere che partecipa della divinit. Alcuni individui sono arrivati realmente al punto di negare ogni connessione con il divino o con il Dio interiore. Si pu raggiungere questa conclusione solo se si perduto ogni con-tatto con l'attivit di pulsazione del corpo. Per una persona di questo genere, il cuore batte perch riceve segnali dal cervello, che stato programmato geneticamente a inviare tali segnali, allo stesso modo in cui un computer pu attivare un sistema una volta che sia stato programmato. Non ci sono dubbi che il nostro cervello sia programmato per eredit ed esperienza a coordinare le complesse operazioni del corpo, ma rimane

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aperta la questione di chi abbia programmato l'uomo. La risposta religiosa che Dio ha creato l'uomo, e ci implica l'esistenza di una forza divina attiva attraverso cui spiegare l'evoluzione. Una visione meccanicistica della vita non lascia spazio a uno spirito divino e nessuna possibilit, quindi, di fare esperienze `commoventi' che diano significato alla vita. Se riconosciamo che lo spirito vitale all'interno di un organismo simile a Dio, possiamo evitare il conflitto tra una visione della vita mistica e religiosa e una visione meccanicistica. La negazione dello spirito caratterizza l'individuo narcisistico del nostro tempo.3 Il narcisista vede il mondo e la vita in termini meccanicistici: stimolo e risposta, azione e reazione, causa ed effetto. Non c ' spazio per il sentimento in questa struttura di carattere. I sentimenti sono imprecisi, incommensurabili, spesso imprevedibili, certamente non razionali. Nel narcisista la vita dello spirito sconosciuta e negata. Egli esiste cosciente-mente nella sua testa, dissociato dal corpo e vive la vita della sua mente. II narcisismo estraneo ai bambini, la cui vita ruota intorno all'appagamento del desiderio, alla gioia della libert e al piacere dell'autoespressione. T bambini amano essere ammirati, come noi tutti, ma non sacrificano i loro sentimenti per essere speciali o superiori. I bambini competono e vogliono arrivare in cima perch sono estremamente centrati su se stessi. Sono creature passionali che vogliono tutto, ma non sono egoisti. Amano e vogliono essere amati perch i loro cuori sono aperti. Come dicevano i genitori della figlioletta di nove mesi, "E un fagottino di gioia". Esatta-mente questo l'infanzia. I bambini sentono la gioia della vita quando so-no amati e portano agli altri questa gioia. Sono innocenti e senza nessun potere, e sono estremamente vulnerabili alla negativit e all'ostilit degli adulti nei loro confronti, inclusi i genitori. Le persone che hanno perso la gioia non possono sopportare di vedere la gioia negli altri. Abbiamo visto in queste pagine come venga distrutta l'innocenza dei bambini e come vada perduta la loro libert. Un genitore tormentato non sopporta il pianto di un bambino, e lo minaccia. Un genitore frustrato non pu permettere al bambino di avere quella gioia che non pu sentire, e lo punisce. Un genitore rigido non pu tollerare l'esuberanza e la spontaneit della giovane vita, e la distrugge. Non tutti i bambini sopravvivo-no all'insensibilit e alla crudelt delle persone che si occupano di loro. Il maltrattamento causa la morte di molti bambini. I genitori sono in gran parte ambivalenti. Amano il bambino, ma lo odiano anche. Ho visto una madre guardare la figlia, nel mio studio, con occhi talmente cupi e carichi di odio da provarne orrore. Ma generalmente c' anche amore. I bambini per non capiscono l'ambivalenza, un concetto complesso che va oltre le
3

A. Lowen, Il narcisismo, cit.

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loro capacit di comprensione. Quando sentono l'odio, non sono in grado di sentire o credere nell'amore. Quando sentono l'amore, dimenticano l'odio. Poi apprenderanno dell'ambivalenza e, a loro volta, diventeranno ambivalenti. Quando un bambino percepisce odio e violenza in un genitore, pensa che la sua vita sia minacciata. L 'esperienza di quella minaccia uno shock da cui l'organismo non pu mai guarire completamente. Il bambino realmente minacciato in due modi. In primo luogo, la possibilit del-la violenza, la possibilit di essere letteralmente ucciso, che trasmette un'onda di terrore lungo il suo corpo. Sul piano corporeo quel ricordo non sar mai pienamente cancellato. L'altra minaccia il rifiuto e l'abbandono che, per un bambino, anche una minaccia di morte. Tali minacce non trovano realizzazione, ma un bambino molto piccolo non pu immaginare che siano fatte solo per spaventare. Deve sottomettersi, deve frenare la propria aggressivit, deve spegnere la propria eccitazione e per farlo deve limitare la respirazione. L'analisi bioenergetica tende ad aiutare la persona a respirate pi profondamente, perch senza una respirazione profonda non si ha l'energia per sentire la passione della vita. Tuttavia, riuscire a far respirare profondamente i pazienti un compito difficile. Respirare un'azione aggressiva, si succhia aria nei polmoni. Sfortunatamente, parecchi bambini sono scoraggiati dall'essere aggressivi. Molti sono danneggiati fin dalla nascita, essendo loro negata l'esperienza emotivamente soddisfacente di essere allattati al seno. Ricevono un biberon che li pone in una posizione passiva, dato che non occorre una forte attivit di suzione per ottenere il latte. I bambini allattati al seno succhiano con energia e, di conseguenza, la loro respirazione pi energica. D'altra parte, ho riscontrato che i bambini allattati al seno possono essere gravemente traumatizzati quando vengono svezzati troppo presto. A mio parete, il normale allattamento al seno dovrebbe durare tre anni, come nelle societ primitive. Ci accade molto raramente nella nostra cultura, dato che le donne sono troppo impegnate per poter dedicare tanto tempo a un bambino. Molte devono tornare al lavoro poco dopo la nascita del bambino per contribuire al mantenimento della famiglia. Questa mancanza di soddisfazione visibile nei pazienti che hanno una respirazione superficiale e lamentano un senso di vuoto, insicurezza e depressione. Ma la mancanza di un adeguato allattamento al seno non l'unica causa della tristezza e della disperazione che affliggono tante persone. Il bisogno del bambino di un contatto caldo con la madre non pu essere soddisfatto da madri che siano a loro volta persone insoddisfatte e il cui corpo non trasmetta una forte eccitazione positiva, capace di stimolare ed eccitare il corpo del bambino. Le madri sono stressate da bambini che richiedono maggior controllo e i

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bambini sono stressati da madri che non possono rispondere alle loro richieste. Nel conflitto che si sviluppa tra loro, il bambino si sente minacciato nella sua esistenza. La sopravvivenza esige adattamento, e ci significa che il bambino impara a funzionare a un livello pi basso di energia, con una ridotta funzione respiratoria. Portare tali pazienti a respirare profondamente, in genere suscita la paura di morire. Ho avuto numerosi pazienti che affermavano che, respirando pi profondamente, sentivano scendere nella loro testa un'oscurit e avevano la sensazione di perdere i sensi. Era come se sentissero di stare per morire, un'esperienza veramente spaventosa. Tuttavia, una paura irrazionale. Non si muore per aver respirato profondamente. Si pu svenire, ma non c' nessun pericolo. E anche se non si vuole, accade quando si trattiene il respiro per paura. E l'interruzione della respirazione che blocca il flusso di sangue al cervello, creando una sensazione di oscurit e finendo in una sincope. Io, quindi, consiglio ai miei pazienti di rimanere concentrati sulla respirazione. Una paziente, una donna estremamente spaventata, trov il coraggio di continuare a fare gli esercizi di respirazione e, con sua sorpresa, la luce nella sua testa non si spense e non perse i sensi. La sua eccitazione per questo risultato fu grande. Continuava a esclamare: "Ce la faccio, ce la faccio". Lasci la seduta in uno stato di euforia. Sono convinto che noi tutti dobbiamo fronteggiare la nostra paura del-la morte se desideriamo entrare nel regno dei cieli dentro di noi. L'angelo con la spada fiammeggiante a guardia dell'ingresso del Giardino del-l'Eden, il paradiso originario, anche dentro di noi. il genitore dagli occhi gelidi e carichi di odio, che avrebbe potuto distruggerci per una disobbedienza. E il senso di colpa che dice: "Hai peccato. Non hai diritto alla felicit". E, infine, la nostra rabbia rivolta all'interno e contro noi stessi a causa del senso di colpa, della vergogna e della paura. L'esperienza della paziente appena descritta non garantisce che la paziente stessa sia libera dalla paura della morte. In realt era un primo passo nella valle della morte, che fece senza panico. Ci saranno molte altre sedute nelle quali affronter la paura della morte, cos come affermer il suo diritto a essere se stessa. Ogni affermazione, ogni respiro profondo rafforza l'energia vitale in lei e d sostegno al suo desiderio di andare ancora pi in profondit. La vita e la morte sono stati opposti, e ci significa che se si pienamente vivi non c' paura della morte. La morte personale dell'individuo non esiste se non come evento futuro. Come tale un pensiero logico, ma non un sentimento. Se c ' in noi una qualche paura, possiamo attribuirla a questo evento futuro, ma se nella personalit non c' paura, la morte non spaventosa. Gli uomini coraggiosi possono morire senza paura. Come dice il proverbio, il coraggioso muore solo una volta, il vigliacco migliaia di volte. Quando la corrente della vita fluisce liberamente

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lungo tutto il corpo, non pu esserci nessuna paura, perch la paura uno stato di contrazione del corpo. La resa a Dio elimina la paura della morte, perch riattiva la corrente vitale che era stata bloccata dall'Io nel suo tentativo di controllare la paura e altri sentimenti. Ma con questi stessi mezzi promuove la vita e la guarigione. Ho avuto due pazienti che erano arrivati alle soglie della morte, uno per una setticemia, l'altro durante un'operazione a cuore aperto. Entrambi mi dissero che quando ebbero percepito la possibilit della morte, posero la loro vita nelle mani di Dio. Entrambi sono guariti ed entrambi hanno affermato di credere che questo atto sia stato il punto di svolta della loro malattia. Non c ' niente di mistico in questo fenomeno. La resa dell'Io elimina le difese che bloccano il flusso della vita, e ci pu avere solo un effetto benefico sul corpo. La resa dell'Io implica anche una resa della volont, compresa la volont di vivere. La vita non un'azione che si possa volere. La volont di vivere una difesa contro un desiderio sot-tostante di morire.4 Rappresenta il tentativo di superare la propria paura della morte, ma non elimina la paura. Ci che mantiene la vita non la volont, ma uno stato costante di eccitazione positiva nel corpo, che si esprime come desiderio di vivere. Questa eccitazione generata dall'attivit di pulsazione del corpo, che un dono di Dio. Una mattina mi svegliai con la sensazione pi dolce nel corpo. Era co-me se tutto il mio corpo fosse di zucchero o di miele. Mentre avevo questa sensazione, pensai: "Se sei fedele a te stesso, non hai paura della morte". Fu un'esperienza cos bella e insolita che mi chiesi che cosa l'avesse provocata. Non ricordavo nessun sogno di quella notte. Poi, ritornai agli eventi della sera precedente e ricordai che avevo visto un film, Platoon, che raccontava la storia di un gruppo di soldati americani nella guerra del Vietnam. In questo film alcuni soldati del plotone uccidevano spietata-mente alcuni civili vietnamiti. Altri si adirarono per questo comportamento e tra gli uomini si svilupp un conflitto, che fin con l'uccisione di due membri del plotone da parte dei suoi stessi uomini. Riflettendo sul film, arrivai alla conclusione che la violenza insensata dei soldati era dovuta al-la paura, ma non solo a essa, bens alla negazione della paura. Erano terrorizzati di morire, ma invece di riconoscere la loro paura, la negavano e uccidevano altri. La paura un'emozione naturale che tutte le creature condividono. Se una persona nega la propria paura, nega anche la propria umanit. Sentirsi spaventati non significa essere vigliacchi. Si pu agire coraggiosamente di fronte alla paura, che il vero coraggio. Quando neghiamo la paura, ci poniamo al di sopra del mondo naturale. Poich la repressione del sentimeli4

A. Lowen, Amore, sesso e cuore, cit.

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to viene realizzata rendendo insensibile il corpo, la repressione della paura produce la repressione della rabbia, della tristezza e perfino dell'amore. Perdiamo la grazia di Dio e diventiamo mostri, ossia irreali. Se qualcuno mi punta contro una pistola, avrei paura che mi uccida. Ma la paura di es-sere ucciso non la stessa cosa della paura della morte. Dato che la morte non pu essere separata dalla vita, appartiene all'ordine naturale. Quando accade come parte dell'ordine naturale, possiamo accettarla con tranquillit. Quando un individuo ha paura della morte, ci perch spaventato a morte. Quindi, quando una persona fedele a se stessa, libera dalla paura, compresa la paura della morte. E, allo stesso modo, se non abbiamo paura della morte, possiamo essere fedeli a noi stessi. Essere fedeli a se stessi significa avere la libert interiore di sentire e accettare i propri sentimenti ed essere capaci di esprimerli. Significa an-che che non si hanno sensi di colpa per quello che si prova. Quando in un individuo ci sono sensi di colpa, egli non pu esprimere i suoi senti-menti apertamente e direttamente. Nella sua mente ha un censore che controlla ogni espressione. Ci non significa che si agisca in base a tutti i sentimenti. Non siamo bambini privi di Io, sappiamo quale comporta-mento accettabile dalla societ e quale non lo . Abbiamo o dobbiamo avere un senso di padronanza che ci permette di esprimere o di agire in base a un sentimento in un modo che sia appropriato ed efficace per i nostri bisogni. Tale controllo cosciente non si basa sulla paura. La paura paralizza e le azioni diventano impacciate e inefficaci. Si perde quella spontaneit che conferisce grazia e bellezza alle azioni. La padronanza di s il contrassegno dell'individuo le cui affermazioni e le cui azioni nascono da un'acuta sensibilit verso la vita e verso gli altri. La gioia l'esperienza di quella deliziosa spontaneit che caratterizza il comportamento dei bambini, la cui innocenza non stata distrutta e che non hanno ancora perso la libert. Come abbiamo visto, i bambini perdo-no la loro innocenza e libert piuttosto presto, sotto la pressione delle aspre realt della moderna vita familiare. La sopravvivenza, e non la gioia, diventa il tema centrale della loro vita. La sopravvivenza richiede artificio, furberia, manipolazione e una costante attenzione basata sulla paura. Ma la sopravvivenza autodistruttiva, in quanto implica una rinuncia alla consapevolezza, all'espressione e alla padronanza di s. La vita diventa una lotta e, anche se la situazione dell'adulto non pone nessuna minaccia di morte, l'individuo medio continua a impegnarsi come se tale minaccia ci fosse. I pazienti mi dicono continuamente: "Non posso dirle che cosa penso o sento. Ho paura che mi rifiuter". Un paziente mi disse: "Non posso dirle che le voglio bene. Lei mi rifiuterebbe". E un altro: "Non posso manifestare rabbia contro di lei, lei mi direbbe di andarmene". Tuttavia, anche dire queste parole era un passo verso la libert. Anche es-

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sere aperti con il terapeuta che incoraggia la libera espressione richiede un grande coraggio. Questo coraggio aumenta lentamente, ma costante-mente, nei pazienti tramite il processo bioenergetico: aumentando l 'energia, promuovendo l'espressione di s e aiutando il paziente a comprende-re il proprio problema. La terapia non ha lo scopo di insegnare l'autoaffermazione. Questi metodi incoraggiano una pseudoaggressivit, che un 'azione volontaria e non spontanea. I pazienti mi dicono: "Sai che cosa mi accaduto ieri? Il mio capo mi parlava in una maniera accondiscendente e senza pensarci gli ho detto: `Non parlarmi in quel modo', e lui si scusato". L'espressione usata era " accaduto" e non "sai che cosa ho fatto?". La paziente che mi raccont questo episodio fu pi sorpresa del suo capo della propria franchezza. Avendo spezzato una volta la barriera della paura, diventa pi facile aprire nuovamente la porta alla libert. L'apertura iniziale un'esperienza di gioia che proviene dalla corrente di vita che scorre nel corpo. Si possono avere esperienze di questo genere senza essere in terapia. Una persona cui si prescriva una biopsia per determinare se una particolare formazione o lesione cancerosa prover la stessa gioia, lo stesso senso di libert dalla paura nel momento in cui le viene detto che la biopsia ha dato esito negativo. Anche in questo caso la gioia deriva da una corrente di vita. La differenza tra le due situazioni che l'esperienza terapeutica non fortuita. $ la conseguenza logica di un processo di scoperta di s. Si prova sempre pi gioia quanto pi si scopre di s. In un recente seminario, una partecipante si rivolse a me con eccitazione, commentando: "E la prima volta che sento il mio corpo fare questo". Ci che stava facendo era pulsare. Il suo corpo era tornato a vivere come una forza in-dipendente, abbastanza forte da superare la sua sensazione che fosse un oggetto controllato dalla sua mente. Ci perch aveva svolto un considerevole lavoro per approfondire la respirazione, usando la voce ed esprimendo sentimenti. Questi esercizi erano come innescare una pompa in modo che possa operare autonomamente. Il corpo che si muove autonomamente in modo totale, organismico, costituisce un'esperienza commovente. E ci che accade quando un bambino salta di gioia. Non che si sentito contento e poi si messo a sal-tare, o che si messo a saltare e poi ha provato gioia. Un flusso di eccitazione piacevole ha attraversato il corpo del bambino e lo ha fatto saltare. Non si salta in modo cosciente. Il corpo viene sollevato dal terreno e l 'esperienza percepita come gioiosa. Alcuni anni fa camminavo per una strada di campagna in modo molto rilassato. Ricordo che un passo produsse una sensazione inaspettata. Quando il mio piede tocc il terreno, percepii un flusso che dal suolo saliva lungo il mio corpo e mi sentii una decina di centimetri pi alto. Sentii il mio corpo raddrizzarsi e la testa

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sollevarsi. Era una sensazione meravigliosa. Non potevo dire cosa l'avesse causata, ma era associata a un flusso di libert e di gioia. La libert la base della gioia. Non solo la libert da limitazioni ester-ne, anche se questa essenziale. Pi in particolare, la Iibert dalle costrizioni interne. Queste costrizioni sono generate dalla paura e sono rappresentate da tensioni muscolari croniche che inibiscono la spontaneit, limitano la respirazione e bloccano l'espressione di s. Noi siamo letteralmente legati da queste costrizioni. Ogni apertura rappresentata da un flusso di sentimento anche un'uscita verso la libert. Queste aperture e queste uscite hanno luogo di tanto in tanto nel corso della terapia, quando una carica sufficientemente forte alimenta un impulso a protendersi, ad aprirsi, a esprimere un sentimento. Ricordo una seduta con Reich che ebbe su di me un effetto liberatorio. Il lettore ricorder che la terapia di Reich implicava lasciarsi andare alla respirazione in modo da farla diventare pi profonda, pi libera e pi piena. Mentre stavo sul lettino, abbandonato al mio corpo, sentii che mi sollevavo lentamente in posizione seduta. La forza dentro di me che produsse questa azione mi fece girare e mi alzai in piedi. Senza sapere cosa stavo per fare, mi voltai verso il letto e cominciai a colpirlo con i pugni. Mentre lo facevo, vedevo il viso di mio padre sul lenzuolo e ricordavo che una sera mi aveva dato uno schiaffo perch ero tor-nato a casa tardi e mia madre si era preoccupata. Devo aver avuto nove o dieci anni. Ero stato fuori a giocare con gli amici. Avevo completamente dimenticato l'episodio fino a che emerse nella mia mente mentre colpivo il letto. Bench non fosse la prima volta che avevo un'esperienza di movimento spontaneo nella mia terapia con Reich, ne fui intimorito e divertito insieme. Era come se un recesso nascosto nella mia personalit si fosse fat-to strada consentendomi di entrare in una dimensione pi ampia. La resa a Dio la resa al processo vitale del corpo, al sentimento, alla sessualit. ll flusso di eccitazione nel corpo crea sentimenti sessuali quando scorre verso il basso e sentimenti spirituali quando scorre verso l'alto. L'azione ha un carattere di pulsazione e non pu essere pi forte in una direzione che nell'altra. Ho sottolineato in un libro precedente che una persona non pu essere spirituale pi di quanto sia sessuale o pi sessuale che spirituale. Sessualit non significa rapporto sessuale, pi di quanto spiritualit significhi andare in chiesa o appartenere a un ordine religioso. Si riferisce a sentimenti di eccitazione in relazione a una persona del sesso opposto, mentre spiritualit si riferisce a sentimenti o a eccitazione in relazione alla natura, alla vita e all'universo. La massima resa a Dio pu aver luogo nell'atto sessuale se l'orgasmo abbastanza intenso da manda-re la persona in orbita tra le stelle. Nell'orgasmo totale, lo spirito trascende il s e diventa tutt'uno con l'universo pulsante. Una delle mie prime pazienti mi scrisse il resoconto di un'esperienza

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di resa che illustra la natura del processo di eccitazione. Descrisse una se-rata con un amico. Avevano passato la sera, a cena e a casa di lui, a parla-re dei suoi problemi. Egli aveva attraversato un periodo molto difficile qualche mese prima e lei aveva osservato che non si era completamente ripreso. Sembrava uno zombi. Cos scrive: "Era preoccupato del suo aspetto sempre triste e della lentezza dei suoi movimenti. Non sembrava in buona salute. Non era pi lui. Non parlava molto. Ci siamo detti buona notte e lui se ne andato nella sua stanza. "Al mattino venne nella mia stanza, cosa che non era da lui, e chiese se poteva raggomitolarsi accanto a me. La casa era cos fredda che ciascuno aveva addosso circa sei strati di vestiti, cos gli dissi: `Okay'. Si stese con la schiena verso di me e io lo circondai con le mie braccia. Mi disse: `Se avessi un amico che morto, che cosa gli diresti di fare?'. Io dissi: `Bene, se morto, non c' niente che possa dirgli. Ma se si sente solo morto, gli direi di fare il suo lavoro, di cercare aiuto e di prendersi cura di s, come lo sto dicendo a te'. Lui disse di sapere di star male perch aveva le mani e i piedi congelati. Disse che la recente esperienza lo aveva devastato. Disse di aver protestato contro una situazione ingiusta, ma era difficile perch si sentiva in conflitto. Da bambino era stato picchiato per aver protestato. Disse: `Se solo non fossi stato cos maltrattato ' e scoppi a piangere. Lo accarezzai e gli dissi che aveva bisogno di essere aiutato. Lui disse che era andato da alcuni terapeuti, ma quando provava rabbia la co-sa lo spaventava. Mi raccont molte cose. Alla fine si gir verso di me e mi circond con le sue braccia. Sentii una forte carica che mi attraversava il corpo. Vibrava. Lui disse che era come tenere tra le braccia un gattone che faceva le fusa. La carica continu ad aumentare e poi anche lui cominci a sentirla. I nostri corpi si sollevarono autonomamente, vibrando, pulsando e muovendosi. A un certo punto dissi: `Non sono io a farlo, sta semplicemente accadendo'. E mio Dio! avemmo questo incredibile orgasmo corporeo ed eravamo completamente vestiti. Io stavo bene e non morivo. Ero pienamente presente. Il mio corpo faceva questa cosa incredibile. Era totalmente inaspettata. Conservo ancora di quell'esperienza un piacevole mormorio e ronzio. Ora capisco che cosa intendi per abbandonarsi al proprio corpo. E stata un'esperienza molto vitalizzante. "Bene, io non so che cosa potr significare per il futuro. Cerco soltanto di vivere la mia vita al meglio possibile e di godere quanto posso. Quello stato uno dei miei fine settimana pi interessanti". Questa paziente aveva passato molti anni in terapia e a lavorare su se stessa. Operava anche professionalmente nell'ambito dei consultori e quindi aveva gli strumenti per capire ci che accadeva e lasciarsi andare. Aveva sviluppato una fede nella vita e una fiducia nel proprio corpo che estendeva a Dio.

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L'eccitazione sessuale induce una rotazione del corpo. Sperimentiamo questa rotazione in modo particolarmente visibile quando oscilliamo senza controllo nei movimenti convulsi dell'orgasmo, che produce un senti-mento di estasi nell'individuo. Ma un'intensa eccitazione sessuale pu realmente far girare la testa e questa pu essere un 'esperienza di gioia, se non si spaventati dalla sensazione. Anche un sentimento di amore pu spingere ad accerchiare o cingere la persona amata. Reich concep l'idea brillante che il processo energetico nel rapporto sessuale assomigliasse al processo cosmico che chiamava sovrapposizione. Secondo la sua teoria, quando due sistemi energetici sono attratti l'uno verso l'altro, cominciano a ruotarsi intorno mentre si avvicinano reciprocamente. Questo processo di sovrapposizione cosmica pu essere visto nelle fotografie di galassie che mostrano un movimento a spirale o circo-lare delle stelle che ruotano nello spazio. Questo movimento visibile nella fotografia della nebulosa a spirale, nota come G 10, che compare nel libro di Reich, Superimposizione cosmica.' Reich vedeva le due braccia della nebulosa come onde o correnti energetiche che tenevano unite le stelle della nebulosa, ruotando l'una intorno all'altra. La forza attiva che spinge queste stelle l'una verso l'altra la gravit, il che significa che oggetti nello spazio che si avvicinano a sufficienza, sono attratti l'uno verso l'altro. Nel mondo animale, definiamo amore o sessualit la forza che attira due individui. Tra i mammiferi, dove il maschio monta la femmina nell'abbraccio sessuale, la pastura e l'attivit as-somigliano al fenomeno della sovrapposizione. Il movimento delle onde di eccitazione nei due individui assomiglia all'evento cosmico descritto sopra, come si vede nella figura sotto.

corpo femminile

* SugarCo, Milano 1975.

La resa alla passione di Dio e lo spirito 259

L'idea che il processo vitale derivi da e rifletta processi cosmici mi pa-re significativa. Ogni altra concezione negherebbe la nostra identit con l'universo. La vita sulla terra un evento cosmico non diverso dalla nascita e dalla morte delle stelle, anche se di proporzione infinitesimale. Se go-diamo con Dio nella rotazione delle sfere celesti, possiamo godere con lui anche nella rotazione dei nostri corpi nella passione sessuale. Ci accade soltanto, per, quando l'eccitazione sessuale un evento corporeo totale e non limitato all'apparato genitale. Quando ci arrendiamo a tale passio-ne, ci arrendiamo al dio interiore ed esterno. Se il sesso piacevole per molte persone, la reale gioia del sesso disponibile solo a coloro che possono rinunciare al proprio Io.

Indice

Prefazione ..................................................................................................................... pag.

1. La gioia ....................................................................................... 11 2. La resa al corpo ............................................................................ 26 3. "Oh Dio!". Il pianto: l'emozione liberatoria ..................................... 45 4. La resistenza al pianto e la resa della volont: la disperazione . 66 5. "Sono tanto arrabbiato". La rabbia: l'emozione che guarisce 90 6. L'amore: l'emozione appagante ...................................................... 116 7. Il tradimento dell'amore ................................................................ 136 8. La violenza sessuale ..................................................................... 156 9. "Mi fai impazzire!". La paura: l'emozione paralizzante ...................... 173 10. La paura della morte ..................................................................... 196 11. Passione, sesso e gioia .................................................................. 223 12. La resa alla passione di Dio e lo spirito ........................................... 236

STAMPATO SU CARTA PALA'T'INA DELLE CAR'T'IERE MILIANI FABRIANO

Finito di stampare nel giugno 1994 presso la Litografia COVI MANLIO & C. s.n.c., Via Savoca 153, Roma, con i tipi della 3F PHOTOPRESS s.n.c., Roma, per conto della Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore, Roma