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PHILIP GOLDBERG PROGRAMMA Dl “MT” Meditazione Trascendentale Che cosa è, come funziona, che cosa si

PHILIP GOLDBERG

PROGRAMMA Dl “MT” Meditazione Trascendentale

Che cosa è, come funziona, che cosa si ottiene

La Meditazione Trascendentale è un sistema meditativo creato da Maharishi Mahesh Yogi e diffuso in breve tempo in tutto il mondo. La tendenza all'autorealizzazione è del tutto spontanea nell'uomo, come lo sono le necessità dei mangiare,

del bere e del dormire. La possibilità di godere sempre di più del mondo esterno è intimamente correlata al dispiegamento

e all'appagamento delle forze interne operanti nell’individuo. Per mantenere la sua forza dinamica e continuare a dare un costante impulso alla spirale evolutiva del divenire, la mente deve poter attingere al vero sé individuale

e trascendente, e ciò è possibile mediante la MT.

Lo stato di coscienza raggiungibile con la MT è naturale e indispensabile all'organismo umano quanto altri stati conosciuti come veglia, sonno e sogno. La tecnica della MT è semplice e naturale, elementare e profonda nello stesso tempo, esattamente come questo libro, che è scritto con spirito, saggezza e fascino.

libro, che è scritto con spirito, saggezza e fascino. In copertina : Maharishi Mahesh Yogi PHILIP

In copertina :

Maharishi Mahesh Yogi

PHILIP GOLDBERG

Programma di

’MT’

Meditazione Trascendentale

saggezza e fascino. In copertina : Maharishi Mahesh Yogi PHILIP GOLDBERG Programma di ’MT’ Meditazione Trascendentale

PHILIP GOLDBERG

Programma di ”MT”

MEDITAZIONE TRASCENDENTALE

LA VIA PER LA REALIZZAZIONE

Che cosa è - Come funziona - Che cosa si ottiene

Traduzione di CLAUDIA COSSIO

Ai miei genitori e a Maharishi

Indice

Presentazione all’edizione italiana

Introduzione del dott. Alfred LeSesne Jenkins

Prefazione dell’Autore

1.

Introduzione: I bisogni del tempo

Cinque anni di progresso, Perché la MT,

I

bisogni individuali,

Le esigenze sociali, Conoscenza e teologia, Una scienza dell’esistenza e un’arte di vivere.

2.

La trascendenza: Cosa succede mentre si medita?

Una visita al cinema per vedere lo schermo,

Tuffarsi,

Abbandonare il corpo al sonno, L’occhio rasserenato dal potere dell’armonia, Alcuni raffronti col mondo della materia.

3.

La tecnica: Più facile da fare che da dire

La mente è un calabrone, Il Mantra, Più che un Mantra,

I

sette passi.

4.

Alcune domande e risposte

5.

Il risveglio: L’espansione della coscienza

Il “pollice verde”, Basta con le accuse.

6.

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Il progresso: La nostra realizzazione più importante

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Stabilità,

144

Adattabilità,

150

Integrazione,

Crescita,

Conoscenza,

155

160

Amore.

7. L’illuminazione: Giungere al principio

165

Coscienza Cosmica,

167

Leggi della natura,

169

I desideri,

171

Realizzazione,

173

Libertà,

176

Illuminazione,

179

Una carta dei diritti spirituali.

180

8. Il Programma: Come procedere più speditamente

183

Corsi fuori città,

185

È stato facile?,

186

Attenti nell’attraversare la strada

,

188

La comprensione intellettuale.

190

9. L’età dell’illuminazione

195

Cambiare la nostra concezione dell’umanità,

199

Quale l’Uomo, tale lo Stato,

202

Un’educazione nuova,

207

L’età dell’illuminazione.

212

Centri M.E.R.U. in Italia

215

Principali centri per la diffusione della MT nel mondo

215

Bibliografia

217

Glossario

219

Presentazione all’edizione italiana

In questi ultimi tempi le ricerche nei diversi campi scientifi-

ci si sono spesso orientate verso lo studio di nuovi stati di co-

scienza. La possibilità di allargare le proprie esperienze a per- cezioni nuove e a nuovi modi di essere non ha costituito soltan-

to lo stimolo a sperimentare qualcosa di nuovo, ma, al di là

della curiosità, la ricerca scientifica ha intravisto la possibilità

di usare come terapia e come nuova scienza dell’uomo questi

approcci differenti al sentire e al comprendere.

Il tema di questo libro è la descrizione della tecnica della Meditazione Trascendentale e del nuovo importante stato di coscienza che essa produce, i cui effetti possono essere tutti dimostrati scientificamente.

Come risulta chiaramente dal testo stesso, le fatiche dell’autore e di tutti coloro che si occupano attivamente di questa speciale pratica di meditazione, sono svolte a chiarire

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in termini scientifici tutti quei fenomeni che si verificano du- rante la pratica della Meditazione Trascendentale, separando- la nettamente da tutto ciò che possa comportare valori mistici, lede o credi religiosi. Gli anni di studio e di ricerche che sono occorsi per impostare questo nuovo discorso sulla dinamica evolutiva dell’uomo hanno consentito di individuare e oggetti- vare con gli strumenti della scienza e della tecnica moderni il grande numero di benefici prodotti dalla regolare pratica della Meditazione Trascendentale.

L’importanza determinata dalla scoperta e dallo studio di questo nuovo stato di coscienza è costituita in parte dal fatto che si è potuto constatare che tutti coloro che praticano rego- larmente la Meditazione Trascendentale sperimentano un be- nessere sempre crescente e una maggiore armonia e soddisfa- zione nella propria vita.

Questo libro è sotto molti aspetti un libro nuovo. Lungi dall’essere una dissertazione filosofica, illustra in forma di conversazione le caratteristiche fondamentali che sono alla base della Scienza dell’Intelligenza Creativa, aspetto teorico della tecnica di Meditazione Trascendentale.

Parlando assai spesso in prima persona, il suo autore, Phi- lip Goldberg, ci descrive i benefici che si possono trarre dalla meditazione. Ed è proprio la localizzazione degli argomenti trattati dall’autore a costituire la novità più significativa del testo. È infatti interessante notare come il benessere dell’uomo, la sua integrità psicologica e fisica siano un problema che sembra aver riguardato nella storia dell’umanità più la filoso- fia che non la medicina o la scienza in generale. L’equilibrio dell’uomo e le sue caratteristiche intellettuali e dinamiche fan- no parte infatti di quel meccanismo assai complesso che costi- tuisce le manifestazioni della coscienza individuale. L’unico modo dunque di poter fare un discorso sul benessere e la salu- te dell’uomo è quello di esaminarlo nella sua integrità, localiz- zando e analizzando quelle caratteristiche positive, per nulla straordinarie, che sono retaggio comune della struttura indivi- duale e che anzi costituiscono la base di ogni forma di esisten- za possibile.

Presentazione / 11

La Scienza dell’Intelligenza Creativa si inserisce in questo nuovo contesto con il compito di studiare queste caratteristiche positive, analizzarle nella loro tendenza e nel loro sviluppo, creando in tal modo dei parametri di riferimento per quanto riguarda le possibilità di espansione della coscienza, che pos- sano avere una oggettività universale ed una validità per ogni singola persona.

Questo testo indica al lettore le possibilità oggettive che ogni individuo ha di dare libero sfogo alle proprie tendenze alla realizzazione totale della personalità, proiettando

all’esterno ed esplicando quella natura creativa che costituisce

la

sua vera essenza. Da questo punto di vista quindi i concetti

di

benessere e di salute vengono qui fatti coincidere con quello

di

autorealizzazione, indicando come sano, felice o realizzato,

quell’individuo che riesce a dare un senso compiuto alla ricca

gamma di potenzialità racchiuse nella sua struttura intima, senza incontrare, o superando eventuali ostacoli di qualsiasi natura che si frapponessero a tale realizzazione.

Maharishi Mahesh Yogi nel suo insegnamento volto ad au- mentare il benessere dell’individuo, afferma che la tendenza all’autorealizzazione è del tutto spontanea nell’uomo, come lo sono le necessità primarie del mangiare, del bere, del dormire.

D’altra parte molte nuove correnti della psicologia con- temporanea hanno cercato di dimostrare come lo stesso ap- prendimento spontaneo dell’infanzia possa essere visto in fun- zione di questa graduale e continua affermazione delle doti in- dividuali. Ed è proprio su questa tendenza spontanea all’evoluzione che si basa la tecnica della Meditazione Tra- scendentale la quale porta la mente a sperimentare zone sem-

pre più profonde di pensiero e a recuperare alla coscienza tut-

to il patrimonio creativo che giace latente nell’uomo. Le spie-

gazioni di Goldberg ci chiariscono le parole di Maharishi e ci fanno meglio comprendere come la possibilità di godere sem- pre di più del mondo esterno sia intimamente correlata al di- spiegamento e all’appagamento delle forze interne operanti nell’individuo. Il desiderio di ottenere sempre qualcosa di più

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dalla nostra vita è, infatti, uno stimolo costante della nostra natura umana.

L’esplicazione delle possibilità dell’uomo è come una spira- le ascendente infinita che ognuno cerca di percorrere fino alla meta più lontana. Maharishi afferma, infatti, che la motivazio- ne essenziale dell’esistenza è il progresso; e poiché le nostre capacità di autorealizzazione sono intimamente connesse alle nostre capacità creative di realizzare noi stessi nel mondo, ap- pare evidente l’importanza di una tecnica come la Meditazione Trascendentale che consente di poter sperimentare ripetuta- mente le zone più creative ed armoniose della nostra mente che giacciono nascoste sotto la struttura logica del pensiero.

Questa tendenza naturale della mente di andare da un cam- po di minore ad uno di maggiore felicità, sembra caratterizza- re non solo la predisposizione della mente ma anche tutta l’attività umana e localizzarne l’attenzione durante tutto l’arco dell’esistenza.

I principi della Scienza dell’Intelligenza Creativa illustrati in questo libro rendono evidente come queste mete non siano fuori di noi, bensì dentro di noi, perché la tendenza spontanea della mente è quella di sperimentare piacere, benessere, etc., in forma sempre crescente. E poiché l’individuo nel suo interno è totalmente strutturato in forma positiva in rapporto alla sua disposizione naturale all’evoluzione, vediamo che la direzione spontanea della mente è quella di allargare sempre più il cam- po della propria consapevolezza. Secondo gli insegnamenti di Maharishi, intatti, la vera essenza della mente è pura consape- volezza. Il pensiero nasce come derivazione o emanazione di questo immenso centro di forza che costituisce il sé dell’individuo e a questo la mente deve ritornare per poter at- tingere e mantenere la sua forza dinamica e continuare a dare un costante impulso alla spirale evolutiva del divenire.

Come conciliare però queste affermazioni di una struttura totalmente positiva dell’uomo con la vita che si conduce gior- nalmente, fatta di ripetizioni monotone e costrittive del com- portamento le quali conducono verso la frustrazione e la ri- nuncia delle proprie aspirazioni? Goldberg, in linea con le più

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avanzate teorie della psicologia contemporanea, citando gli insegnamenti di Maharishi, ci dimostra come il nostro sistema nervoso possa cadere preda di influenze negative che ne limiti- no e ne restringano le capacità.

Quando infatti cause esterne aumentano significativa- men- te la tensione all’interno dell’individuo, egli può perdere gra- dualmente contatto con la forza energetica del suo essere, tra- sformando la naturale tensione creativa della sua evoluzione e del suo accrescimento in una tensione patologica di timore, frustrazione, ansia e regressione. Sotto questo aspetto la Medi- tazione Trascendentale può rappresentare una difesa per le forze evolutivi dell’individuo, mantenendo un costante contatto con la mente e la fonte dell’energia vitale, evitando in tal modo che si creino tensioni innaturali che possano ostacolare l’evoluzione.

Lo stato di coscienza di cui questo libro tratta, sembra dun- que essere, per tutte queste caratteristiche, uno stato altrettan- to utile, naturale e indispensabile all’equilibrio umano, rispet- to a quelli meglio conosciuti di veglia, sogno e sonno.

Come lo stesso autore avverte, chiunque volesse trovare in queste pagine una guida pratica per la propria evoluzione ri- marrebbe deluso. L’apprendimento della tecnica di Meditazio- ne Trascendentale ha bisogno infatti di un rapporto diretto con un insegnante istruito personalmente da Maharishi.

La lettura di questo testo è tuttavia utile e significativa per la comprensione intellettuale che deve andare di pari passo con l’esperienza diretta.

L’arte di vivere è qualcosa che è possibile coltivare senza nessuno sforzo. Basta solo prestare attenzione a quelle leggi fondamentali che regolano il divenire dell’esistenza. La vita ci ha sempre dimostrato di essere più forte della sua distruzione, poiché i principi che regolano l’ordine e l’armonia tendono sempre a ristabilirsi spontaneamente ogniqualvolta vengono infranti. Da notazioni di comune buon senso possiamo vedere come la disarmonia e la sofferenza in cui l’uomo spesso vive, non siano le sue condizioni naturali di vita. La possibilità dun-

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que di poter contare su di un aiuto che tenda a ricostituire all’interno dell’uomo l’equilibrio infranto di ordine e di armo- nia, rende la tecnica di Meditazione Trascendentale un aiuto preziosissimo di cui nessuno dovrebbe mai fare a meno.

Bruno Romano

Introduzione

La tecnica della Meditazione Trascendentale è semplice e naturale, elementare e profonda nello stesso tempo, esattamente

come questo libro che è scritto con spirito, saggezza e fascino, e che può essere apprezzato sia da chi ignora l’argomento, che

da

chi pratica invece la MT da tempo; nonché dagli insegnanti

di

questa tecnica, per i quali sarà una piacevole sorpresa in cui

potranno riconoscersi.

La rapidità con cui il programma di MT si è diffuso nella nostra società e in gran parte del mondo è davvero sorprendente; oggi, parlarne da ignoranti rappresenta una

goffaggine sociale, poiché ormai in moltissimi ambienti c’è chi

sa esattamente di cosa si tratti, e cosa invece non sia. Il libro

parla di questi due aspetti con chiarezza e una vivacità che informano e deliziano allo stesso tempo e fa giustizia del triste preconcetto secondo cui la tecnica della MT è una stampella

destinata ai deboli.

Incontro spesso amici che in tono difensivo dichiarano di non averne « bisogno », e li capisco, perché anch’io una volta, quando non ero ancora alla ricerca, facevo le stesse affermazioni. Credevo che la vita fosse soddisfacente così come era: ero molto attivo nel mio campo preferito - la diplomazia - e avevo avuto una serie di incarichi affascinanti, culminati poi in un ruolo di un certo piano nella « apertura

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verso la Cina »; avevo lavorato con Kissinger ed ero andato più volte a Pechino con lui e con l’ex presidente Nixon; in seguito avevo guidato il gruppo organizzativo che vi installò la nostra rappresentanza diplomatica permanente.

Amavo mia moglie e i nostri due bambini, avevamo vissuto

a contatto con svariate culture in più parti del mondo,

conosciuto re, presidenti, primi ministri e ministri degli esteri,

molti dei quali amabili. Quali altri interessi poteva riservarmi l’esistenza?

Quando rivolsi la mia attenzione a questa cosa chiamata « il programma di MT », lo feci con scetticismo; con mio stupore trovai però le due conferenze pubbliche a cui avevo assistito non solo pregevoli, ma anche trascinanti, razionali - e, forse, pensai allora, valide. Ancora pieno di timidezza (poiché in qualche modo ricoprivo una carica pubblica e la tecnica di MT veniva allora considerata molto « inconsueta »), partecipai per due settimane a un corso di un mese tenuto da Maharishi nel 1970 a Poland Springs, nel Maine.

Mi resi conto che il programma sembrava procurare

invidiabili benefici a chi lo seguiva da un certo tempo, e verso

la

fine delle due settimane domandai a un veterano come

facessero mille e duecento persone, raggruppate in maniera sicuramente poco ideale, a essere cosi costantemente amabili e naturali e per cosi tanto tempo. Scoppiò a ridere. « Il punto è proprio questo », rispose. « Nessuno qui si sforza o cerca di essere amabile. É che non se ne può fare a meno ».

Quello che la tecnica di MT è in grado di fare per l’individuo è documentato in numerose centinaia di studi scientifici, condotti in più paesi, sotto gli auspici di alcune delle più autorevoli università del mondo. I risultati sono stati pubblicati su numerosi giornali professionali molto quotati e su numerose pubblicazioni popolari, tuttavia, gli aspetti riguardanti l’aggregazione sociale hanno guadagnato una certa attenzione solo recentemente, e i risultati iniziali sono assai stimolanti.

Le cose non possono continuare ad andare avanti ancora per

Introduzione / 17

molto così come sono; sembra di essere in una gara tra una comprensione più profonda di cosa sia la vita in tutti i suoi

aspetti, e la catastrofe; giochiamo quotidianamente ad un’incredibile roulette con una gran parte della vita del nostro pianeta, entriamo ancora incerti nell’era nucleare-spaziale- cibernetica, senza nemmeno aver trovato prima un modo sicuro

di camminare nell’età del vapore e dell’elettricità.

Contemporaneamente però, nell’esperimento della razza umana, compaiono nuove forze stupendamente promettenti, forze che possono facilmente far presagire l’emergere di un uomo e di una donna veramente umani, al di là dell’aggressività distruttrice e dell’arroganza del potere che si autodistrugge.

Chiaramente il programma di MT non è l’unica forza positiva in appoggio alla vita, credo però che sia all’avanguardia di queste forze e che sia unico nella sua semplicità, naturalezza, efficacia e universalità. Per quale

motivo un ex diplomatico, pragmatista, alieno dalla credulità, e

in un certo senso incallito, dovrebbe far propaganda a questa

pratica bella e innocente? La risposta è semplice: in definitiva, per rafforzare la nazione, noi dobbiamo rafforzare l’individuo. Non c’è un altro mezzo, Ho visto in tutto il mondo organizzazioni e istituzioni costituirsi e ricostituirsi, capi politici eletti e poi detronizzati, partiti politici organizzarsi e ristrutturarsi ansiosamente. Per quanto dotati e pieni di buone intenzioni, i capi politici non sono in grado, a lungo termine, di plasmare una società migliore in misura apprezzabile, a meno che questa società non sia già a un livello di consapevolezza vicino a quello del suo capo: sono necessarie comprensione e ricettività.

Il carattere collettivo degli individui gioca un ruolo preminente nell’evoluzione di una società, la loro coscienza deve essere elevata.

Le nostre scuole e le nostre università non sono fiduciose come una volta nella loro capacità di preparare l’individuo ad affrontare il mondo, e ci sono sicuramente molti dubbi circa l’efficacia del nostro sistema educativo di saper riformare la

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società, o di fornire valori più duraturi. Chi è scoraggiato dovrebbe visitare i campus della Maharishi International University a Fairfield, nello Iowa; durante la mia carriera ho visitato, e tenuto conferenze, in centinaia di campus, ma non ne ho mai incontrato un altro dove sia gli studenti che gli insegnanti fossero così stimolati, cooperativi e attivamente soddisfatti. Nel campus ognuno è un meditante, l’atmosfera è un gentile ribollire di creatività e di innovazioni; io mi ci reco quattro volte all’anno in qualità di amministratore, e quando son li non vorrei più andarmene.

Per me, dato l’interesse che ho nutrito tutta la vita verso i rapporti internazionali, una delle caratteristiche più avvincenti della MT è la sua possibilità di applicazione universale; penso che questa pratica possa rafforzare e migliorare qualsiasi società, che sia compatibile con tutte le culture e che sia in grado di preservarne e incrementarne i pregi.

Non posso trattenermi dal sognare riunioni al vertice che inizino con una meditazione di gruppo! Avremmo un mondo molto diverso.

La natura onnicomprensiva e universale del programma di MT non deve sorprenderci in quanto il programma tratta proprio di ciò che nell’esperienza umana è universale: la coscienza. Quando questa non è pienamente sviluppata, ne deriva una condizione di debolezza, che si trasforma a sua volta in ansietà, in paure determinate, che provocano diffidenza e che poi sboccano nelle varie forme di aggressività.

Un’elevazione del livello di coscienza dissolve la confusione e il disordine e libera la creatività e l’intelligenza, fa riemergere una naturalezza che è veramente umana: un’alta attitudine alla compassione, una provvida capacità di umorismo, un interesse innocente e un piacere gli uni per gli altri. Un mondo più sicuro, più sano e più felice, si costruisce proprio con questa naturalezza.

Alfred LeSesne Jenkins

Prefazione dell’Autore

L’occasione di scrivere questo libro mi si presentò per caso un giorno mentre guardavo una partita di hockey alla televisio- ne. Erano anni che non vedevo una partita, ma i successi che i New York Islanders avevano riportato nel campionato del ‘75 mi avevano talmente incuriosito da farmi modificare i pro- grammi dei miei spostamenti soltanto per vederli giocare. Charlie Donahue, Coordinatore Regionale per il Programma di Meditazione Trascendentale e appassionato di hockey, negli intervalli della partita, esaminava la sua posta; una delle lettere conteneva la proposta di Holt, Rinehart e Winston * . « Prendi, tu che sei uno scrittore » disse Charlie distrattamente gettan- domi la lettera.

Due mesi dopo avevo firmato il contratto (e sedici membri della Islanders avevano iniziato il programma di MT, coinci-

(*) Casa Editrice USA.

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denza in cui trovai qualcosa di poetico). Quando si fu calmata l’eccitazione per l’inattesa novità, dovetti chiedermi, come probabilmente anche molti di voi hanno fatto, se ci fosse vera- mente bisogno di un altro libro sulla tecnica della Meditazione Trascendentale.

Discussi a lungo il problema con più esperti che potei e mi convinsi che un altro libro non sarebbe stato affatto inutile, molti cambiamenti si erano verificati rispetto all’epoca in cui

erano stati scritti gli altri libri: nuove ricerche erano state fatte, nuove scoperte, nel movimento vi erano nuovi indirizzi e, da parte del grosso pubblico, un atteggiamento nuovo. Era venuto

il momento di dare maggiore enfasi ad alcuni argomenti e di

delucidarne più sistematicamente altri.

Per farla breve, questo libro è scritto dal punto di vista di un insegnante di MT e contiene quel genere di informazioni che

gli

insegnanti vorrebbero che la gente conoscesse; non mi sfor-

zo

di dissimulare il mio entusiasmo per la MT né le mie con-

vinzioni circa le sue possibilità verso l’individuo e la società; per quanto pratico, e credo oggettivo, il tono è candidamente persuasivo.

Il termine MT è diventato per molti una parola familiare, ha finalmente un significato positivo: un modo di rilassarsi, di

calmarsi, di respingere le pressioni della vita quotidiana; si trat-

ta sicuramente di questo, ma anche di molto di più. Come ab-

biamo sempre detto, la MT è un procedimento naturale per svi- luppare completamente il potenziale della coscienza umana.

Questo concetto potrebbe suonare molto solenne, in realtà è as-

sai semplice, è anche notevolmente profondo in quanto proprio

nello sviluppo della coscienza è insita la potenzialità di riporta-

re la vita umana alla sua legittima dimensione di dignità e di pienezza.

Uno dei motivi dell’improvvisa popolarità del programma

di MT va ricercato nella grande mole di ricerche scientifiche

condotte negli ultimi cinque o sei anni, ricerche di grandissima importanza benché rappresentino soltanto un inizio. Il vero si-

gnificato del programma, e in particolare il suo valore a lungo

Prefazione / 21

termine, rimarranno ignoti alla scienza ancora per un certo tempo; per questo, e perché ritengo che le ricerche inerenti sia- no già state rese note ampiamente in pubblicazioni di autori più qualificati, i dati scientifici in questo libro sono appena accen- nati, né vengono riportate numerose testimonianze anch’esse già trattate in modo esauriente da altri autori. Spero che gli a- neddoti e i racconti non servano solo a divertire ma che possa- no anche offrire una nuova dimensione ai nuovi adepti del pro- gramma di MT, ai meditanti ed anche agli insegnanti.

Non aspettatevi che questo libro vi insegni a meditare! Sa- rebbe impossibile, io spero che vi aiuti a rendervene conto e che vi faccia capire perché non è possibile imparare la tecni- ca da amici non insegnanti o con metodi diversi dal corrente standard che viene fornito dalla Società Internazionale di Medi- tazione e dalle sue organizzazioni affiliate. Ho descritto nel modo più completo e più rigoroso possibile i principi che sono alla base della pratica, i meccanismi dell’apprendimento e dell’espe-rienza in sé; cercare di fare di più sarebbe ingiusto nei confronti dei lettore; i vari libri che danno istruzioni sulla meditazione non si riferiscono alla tecnica della Meditazione Trascendentale secondo l’insegnamento di Maharishi Mahesh Yogi, che è invece l’argomento di questo libro. Questa distin- zione si rende necessaria a causa della tendenza a confondere fra loro le varie tecniche che oggi vengono proposte, il succes- so genera l’imitazione ma anche le discussioni. La MT è una religione? Ma è veramente unica? Che scopo hanno tutti questi misteri? Questo libro dovrebbe contribuire a dissipare queste ombre.

Il programma di MT costituisce la parte applicativa di un grande sistema di conoscenza - la Scienza dell’Intelligenza Creativa. Già la sua concezione sul modo di operare della natu- ra al suo livello più elementare, compreso quello della coscien- za umana, comincia a modificare la nostra visione del mondo; questa antica sapienza, trasferita in una forma moderna, può ampliare, equilibrare e completare, gli splendidi risultati rag- giunti dalla scienza sul piano della comprensione. Questa cono- scenza, unita alla tecnica di MT, può riunire l’uomo alle leggi

22 / Programma di Meditazione Trascendentale

della natura e per quanto il libro sia specificamente dedicato all’esposizione della tecnica, ho cercato di parlarne inscriven- dola nell’ampio sistema di conoscenza da cui essa deriva; vi ho incluso la saggezza di scienziati, artisti, poeti e filosofi occi- dentali per mettere in evidenza che la tecnica di MT e lo svi- luppo della conoscenza, non sono caratteristiche esclusive dell’Oriente e dell’Occidente, bensì un fenomeno universale - una parte del vasto disegno della natura.

Dei cinque anni che ho vissuto come insegnante di MT, due

li ho trascorsi lavorando come istruttore e direttore dei Curricu- lum Development (Corso di Ampliamento) alla Maharishi In-

ternational University, e le osservazioni sulla vita che ho potu-

to fare in questa eminente posizione sono disseminate in tutto il

libro; quello che sta succedendo laggiù, nei campi di granturco

dello Iowa, trascende il contributo, peraltro notevole, che dà la MIU all’istruzione superiore; è il primo modello di una comu- nità di meditanti che vivono e lavorano insieme; un giorno pas- sato lì è sufficiente perché la persona più cinica e ostinata si prospetti con gioia il momento in cui il praticare la MT mattina

e sera sia diventato parte integrante della sua vita, così come il pranzo e la cena.

Se questo libro sarà occasione anche di una sola faccia radiante e gioiosa nel mondo, faccia simile a quelle che ralle- grano il campus della MIU, sarà già stato un importante con- tributo per un mondo migliore.

Come dice Lucy: « Ho grandi ideali, Charlie Brown: voglio rendere questo mondo un posto migliore per viverci ».

Questa possibilità - quella di un mondo migliore - è la forza conducente di questo libro ed è quella che guida ogni sforzo di Maharishi e di tutti i suoi adepti, sia maschi che femmine. Ci troviamo a un punto cruciale della storia della civiltà, se co-

possiamo far avverare i nostri sogni più

gliamo l’occasione audaci e profondi.

Confido per questo che voi prendiate sul serio il libro, ma spero anche che vi diverta come ha divertito me e, dopo tutto,

Prefazione / 23

in un mondo migliore, il divertimento dovrebbe essere ovun- que.

Oltre che ai New York Islanders, devo i miei ringraziamenti a Charlie Donahue, a Miriam Chaikin e a Beverly Gage per a- vermi offerto l’opportunità di scrivere questo libro; sono inoltre riconoscente verso le numerose persone che vi hanno contribui- to con le loro idee - soprattutto Dean Sluyter, Tom Duffy e Jerry Jarvis, i cui suggerimenti sono stati preziosissimi. Un rin- graziamento anche a Carol Armbruster, alla dott.ssa Margaret Brenman-Gibson, Jane Brodie, Matthew Buford, Elliot Frie- diand, Bob Goldberg, Mindie Greenberg, Jim Handlin, Marga- ret Hickman, Noel Howard, Cindy Oeschle, Linda Siegel e Diana Taylor per i consigli e l’aiuto prestati in vari modi, tutti molto apprezzati.

Sono anche debitore verso il corpo insegnante della Maha- rishi International University, per il materiale di numerosi corsi che ho potuto utilizzare nel libro.

Un ringraziamento particolare ad Alfred e Martha Jenkins, con l’augurio che il libro rispecchi il calore e il fascino della casa in cui è stato scritto.

La mia gratitudine più profonda per Maharishi Mahesh Yo- gi. Spero sinceramente che questo libro renda giustizia alla di- gnità e alla saggezza dei suoi insegnamenti.

Philip Goldberg

1. Introduzione: I bisogni del tempo

Eravamo nella primavera del ‘68, l’intero creato stava sboc- ciando per divenire quello che la natura aveva predisposto; le ghiande si affacciavano dai gusci sui boschi di quercia, i bruchi diventavano farfalle. Tutto si muoveva verso la luce e verso la vita, mentre io avevo l’impressione che sia io che il resto della mia specie stessimo andando nella direzione opposta.

Accademismo, psicoterapie, droga, ideologie di destra e di sinistra, religioni orientali e occidentali, filosofie razionaliste e occulte. Avevo cercato dappertutto, a volte disperatamente, ma non avevo ancora trovato una soluzione ai miei problemi né a quella che io percepivo come l’enorme, terrificante confusione in cui versa la nostra società.

«Voglio provare con la MT », dissi a un amico, una volta che avevo veramente toccato il fondo.

«MT? » rispose. « E chi è? Un nuovo presidente vietnamita? ».

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«No, è la Meditazione Trascendentale. Quella di Maharishi Mahesh Yogi ».

«Ah, bene!

così mi dirai come si dorme in un letto di chiodi! ».

La sua reazione era comprensibile, a quei tempi il nome di Maharishi era abbastanza conosciuto, il suo sorriso gentile ap- pariva spesso sugli schermi televisivi, sui giornali, le riviste, in tutto il paese, ma per motivi sbagliati. Alcuni personaggi del mondo pop, specie i Beatles e Mia Farrow, avevano aderito alla pratica della Meditazione Trascendentale e la stampa ne aveva approfittato per sottolinearne gli aspetti più appariscenti trascu- rando quelli più profondi.

I mezzi di diffusione facevano apparire la MT come la ver- sione orientale della situazione psichedelica, che già andava sgretolandosi, creata allora in America da Timothy Leary 1 , e presentavano Maharishi come addirittura più stravagante di quest’ultimo. Per una persona normale, bersagliata da immagi- ni strane e distorte di personaggi « spirituali », mistici e yogi, il programma di MT appariva tutto fuorché una cosa attuabile, la gente aveva paura che tutto questo significasse una rinuncia al mondo reale e a una perdita d’interesse verso le cose che cre- deva importanti e a cui teneva.

Ero anch’io abbastanza scettico, ma per ragioni opposte. Nelle mie ricerche mi ero felicemente imbattuto nella filosofia

orientale, e avendo divorato decine e decine di libri sullo Yoga, sullo Zen e varie altre forme di misticismo, ero stato introdotto

in una dimensione di conoscenza che in qualche modo

l’Occidente aveva ignorato. Questi libri, nei migliori dei casi,

mi avevano indicato la giusta direzione ma io, nella mia follia

giovanile, ero convinto di essere diventato un esperto di cose spirituali. Non avevo forse letto le Upanishad 2 , dopo tutto? Così, mentre per molti Maharishi era troppo orientale, per me

(1) T. Leary, grande ideologo della droga, particolarmente degli allucinogeni. Creò un vero e proprio mo- vimento negli USA (N.d.T.).

(2) Antichi testi, forse del V sec. a.C., che in qualche maniera possono essere considerati la continuazione dei Veda (N.d.T.).

I bisogni del tempo / 27

invece era già troppo occidentalizzato; sospettavo che annac- quasse eccessivamente la verità diluendola a scopi commercia-

li.

Si faceva persino pagare, cosa deprecabile, per insegnare la sua tecnica. Peggio ancora, sosteneva poi che la meditazione è facile e che tutti avrebbero potuto fare l’esperienza trascenden- tale, mentre i libri che io avevo letto dicevano che questa arriva alla fine di un arduo cammino e che solo eremiti, forti e parti- colarmente dotati, possono intraprenderla. Per Maharishi, che l’uomo raggiunga l’illuminazione era un fatto naturale come un bruco che diventi farfalla.

Nonostante il mio scetticismo, iniziai i corsi di meditazione trascendentale per due motivi: ero disperato perché persino le cose in cui credevo non mi davano più niente; fra tutti i presun- ti geni, saggi, guru che c’erano intorno, solo Maharishi sem- brava star bene e divertirsi.

Le mie riserve caddero molto presto e, cosa ancora più im- portante, non ebbi più insonnia e crampi allo stomaco e quasi tutte le mie paure, confusioni e nevrosi, sparirono. Anche se feci veramente di tutto per trovare dei difetti nel programma di MT, non vi riuscii e decisi così di diventare un insegnante.

Quando conoscevo della gente e dicevo quale fosse il mio lavoro, si irrigidivano tutti come se si fossero trovati davanti uno stregone; venivo guardato come se non fosse possibile che una persona come me, apparentemente normale, potesse fare quel lavoro, e così mal retribuito. « Dov’è la tua tunica? » mi sentivo chiedere spesso. La gente aveva un’immagine talmente falsa della MT che mio padre, quando gli chiedevano cosa fa- cevo, rispondeva tossicchiando: « Insegna », e cambiava subito

argomento.

Le mie conferenze incontravano abitualmente una strana forma di scetticismo. La gente diceva, per esempio: « Vorrei crederti, ma suona troppo bello per essere vero ». C’era da a- spettarselo, era un periodo in cui tutti erano stanchi di pubblici- tà e di false informazioni, lo scetticismo era ormai una autodi-

28 / Programma di Meditazione Trascendentale

fesa contro la manipolazione, inoltre, alla base delle nostre af- fermazioni, non c’erano molte dimostrazioni scientifiche. Ci basavamo sulle dimostrazioni tradizionali di Maharishi, sul suo buon senso, sulla sua credibilità per dire, in sostanza, alla gen- te: « Prova questa tecnica semplice e naturale due volte al gior- no e raggiungerai una maggiore pienezza in tutti gli aspetti del- la vita ». Venivamo paragonati a quei ciarlatani che se ne an- davano per il vecchio West predicando cure miracolose e che poi distribuivano inutili pozioni.

La differenza tra i maestri di MT e quei venditori ambulanti era invece evidente: questi ultimi non potevano mai tornare due volte nello stesso posto, mentre noi ci ripresentavamo conti- nuamente nelle stesse città, richiamati da chi già praticava la meditazione, perché anche i loro amici desideravano impararla. Il programma di MT poteva sembrare strano, persino incredibi- le, ma la gente vuol sempre fare quello che vede fare agli ami- ci, e non le importa di che si tratti, purché sia evidente che ab- bia fatto bene a questi.

Cinque anni di progressi

Quando frequentavo il corso per diventare insegnante, il primo che si tenesse fuori dell’India, poiché l’Accademia di Maharishi non era più in grado di ospitare altri allievi, ben 35mila americani già praticavano la tecnica di MT e per il 1970 era moltissimo, anche se rispetto al 1975, anno in cui quasi 40mila intrapresero il corso nel solo mese di novembre, po- trebbe sembrare un numero irrisorio. Complessivamente, più di 30mila americani seguirono il programma nel solo 1975. Nel mio corso c’erano altri 350 aspiranti e quando questo finì, il numero degli insegnanti qualificati negli USA era raddoppiato. Oggi ce ne sono più di settemila e più di diecimila in tutto il mondo. Mentre scrivo, più di un milione e 250mila persone nel mondo praticano la meditazione e di queste, 750mila sono a- mericani. Trenta volte di più in cinque anni!

Il messaggio di Maharishi, semplice ma efficace, non era

I bisogni del tempo / 29

rimasto completamente offuscato da una pubblicità solo appari- scente. Era stato raccolto da un numero di persone sufficiente a creare un piccolo esercito di insegnanti che galopparono per mesi. Dalla fine del ‘67 alla metà del ‘68, parecchie migliaia di persone iniziarono il programma di MT, soprattutto nelle aree universitarie come Berkeley e Cambridge, dove questo esercito accerchiava per ore gli edifici coperti di edera. La maggior par- te degli aderenti erano dei giovani e molti appartenevano alla categoria dei « ricercatori ».

Quest’ondata di pionieri fu come un’esplosione che dura ancora oggi; spronati dall’evidente influenza che la tecnica di MT esercitava nella loro vita concreta, questi pionieri fondaro- no dei Centri Internazionali di Meditazione per Studenti (SIMS) nei campus, tennero conferenze, fecero manifesti, in- serzioni, spedirono lettere, impiegarono insomma il loro tempo e le loro energie per diffondere il programma di MT. Ma quello che più conta, è che essi stessi meditavano regolarmente due volte al giorno, con il risultato di sprigionare sempre più felici- tà ed entusiasmo. E questo fu contagioso.

Benché non più in prima pagina, Maharishi continuò a lavo- rare senza tregua perfezionando la struttura e l’organizzazione dei Movimento, preparando registrazioni video per centinaia di ore per conservare e preservare il suo insegnamento e preparò migliaia di insegnanti tenendo dei corsi internazionali in Euro- pa. Fu soprattutto attraverso l’insegnamento orale che il SIMS divenne l’organizzazione studentesca che cresceva più in fretta nel paese.

Sia i genitori che gl’insegnanti dei ragazzi che praticavano la MT si erano accorti di qualcosa già da tempo; gli studenti miglioravano nel rendimento, erano presenti alle lezioni, appa- rivano più fiduciosi e sicuri di se stessi, miglioravano nei ‘rap- porti con la famiglia e con gli amici e smettevano persino di prendere la droga; consolidavano insomma la loro vita. Con- temporaneamente, nuove ondate di insegnanti uscivano dai corsi di Maharishi; avevano assunto un bell’aspetto, lavoravano ore e ore, facevano i salti mortali per poter continuare a inse-

30 / Programma di Meditazione Trascendentale

gnare la MT. Gradualmente, ogni diffidenza nei loro confronti scomparve.

Nel marzo del ‘70 il dottor Robert Keith Wallace pubblicò sulla prestigiosa rivista « Science » i risultati delle sue ricerche. Wallace aveva rilevato che durante la meditazione trascenden- tale si verificavano significative modificazione in alcune fun- zioni fisiologiche. Per l’opinione pubblica e per il mondo scientifico questo rappresentò una svolta. Qualcosa, dunque, accadeva realmente in quei misteriosi venti minuti!

Questo studio rappresentò indubbiamente uno dei più im- portanti momenti di rottura dei nostri tempi nel campo scienti- fico. L’espansione della coscienza, a lungo relegata nel campo della metafisica e della filosofia, era diventata la nuova frontie- ra della scienza. La ricerca del dottor Wallace aveva dimostrato che la semplice tecnica di Maharishi non si prestava unicamen- te a delle osservazioni teoriche, ma anche alla ricerca scientifi- ca. Ne scaturì un’ondata di studi sistematici sugli effetti fisio- logici e sociali della MT, che ha fornito, sino ad ora, più di tre- cento diversi esperimenti; attualmente decine di studi sempre più approfondito sono in corso in tutte le parti del mondo. Ef- fettivamente, uno dei laboratori di elettroencefalografia più a- vanzati del mondo è sorto proprio nella Università Europea di Ricerca Maharishi, in Svizzera, con il preciso scopo di studiare gli effetti della MT sul cervello.

Che meraviglioso potere può avere un grafico! Se gli scien- ziati sono i profeti del nostro tempo, la statistica è il verbo di- vino. Una linea che sale o una curva che scende, sono molto più convincenti di mille sincere testimonianze. A partire dal ‘72, gli insegnanti di MT, con un numero sempre crescente di prove scientifiche alle spalle, furono in grado di esprimere la loro conoscenza in termini che il pubblico poteva apprezzare e accettare; chi prima era rimasto indifferente di fronte a idee a- stratte e ad argomentazioni logiche, prestò invece attenzione alla voce della scienza.

Il programma di MT poteva sembrare ancora strano, ma non si poteva ignorarne i risultati. L’allenatore di una squadra di

I bisogni del tempo / 31

calcio, per esempio, colpito dagli aspetti scientifici, pensò di adottare il programma per la sua squadra; quando vide la foto

di Maharishi rimase di sasso. « Ma starà bene? » si chiese

scrollando le spalle; però non rinunciò.

Ora che la scienza aveva riconosciuto ufficialmente la vali- dità della MT, i nostri rapporti col pubblico cambiarono. Il

Movimento andò oltre i campus, entrò nei municipi, nelle bi- blioteche, nelle chiese, nei ricevimenti, nei salotti. Ben presto i nuovi aderenti erano gente che occupava posti di responsabilità

e di una certa importanza. I medici (incluso Marcus Welby,

questo archetipo del buon senso dai modi rassicuranti) comin-

ciarono a raccomandare il programma ai loro pazienti. Psicolo-

gi,

consiglieri 3 , assistenti sociali, mandarono i loro assistiti da-

gli

insegnanti di MT. Il programma fu introdotto anche nelle

prigioni e in altri luoghi di riabilitazione; gli educatori ci invi- tavano a parlarne non soltanto agli studenti ma anche alla gente dell’amministrazione e ai responsabili della facoltà; i tossicolo-

gi

videro nella MT una luce di speranza nel loro buio orizzonte

e

il clero, dopo aver dichiarato la MT in accordo con i precetti

religiosi e morali, incoraggiò i parroci a farne uso.

Man mano che aumentavano le dimostrazioni positive, ca-

devano i vecchi pregiudizi; uno dei primi fu quello secondo cui

la gente dinamica e di successo non potesse essere di tipo «

meditativo », mentre Joe Namath, Willie Stargell, Larry Bowa

e altri noti atleti, decisamente tipi non passivi e non fuori dal

mondo, asserivano di approvare il programma per i benefici che ne traevano, e non solo nel loro campo specifico. Militari, come il generale maggiore Franklin M. Davis, comandante dell’Accademia Militare degli USA, richiedevano il program- ma per uso militare e il programma venne offerto con grande successo all’Accademia militare di West Point e ad altre basi militari. Brillanti uomini d’affari sostenevano che la MT era

negli USA nelle Università e in altre varie forme di aggregazione,

specie giovanili; ha funzione di « guida » per chi incontri dei problemi specie a livello di inserimento nel gruppo.

(3) Counselor, personaggio presente,

32 / Programma di Meditazione Trascendentale

loro necessaria almeno quanto il «Wall Street Journal» 4 , e an- cora più importante per quanto riguardava la loro salute e la vi-

ta familiare. In un numero sempre maggiore di uffici la pausa

del caffè fu sostituita con una meditazione.

Anche uomini politici iniziarono a praticare la MT e in al- cuni stati furono approvate leggi che la incoraggiavano; molti

sindaci e governatori si espressero in suo favore, il senatore John Tunney della California lesse tra gli atti dei Congresso USA un’approvazione alla Maharishi International University e

al suo Piano Mondiale. Robert Morgan, Adlai Stevenson III, e

Richard Schweicker discussero del programma al Senato e il Governo Federale finanziò, nel ‘75, diciassette progetti di ri- cerca. A Detroit, un giudice, impressionato da alcuni cambia- menti riscontrati in un giovane imputato drogato, lo « condan- nò » a quindici – venti minuti di pratica di MT due volte al giorno.

Tutto questo sta a dimostrare come la disciplina introdotta

da Maharishi si sia aperta una via dai margini della società a-

mericana fino al suo centro; il nuovo atteggiamento

dell’opinione pubblica si riflesse nella fresca ondata di infor- mazioni che ci fu nella primavera del ‘75, quasi otto anni dopo

il famoso soggiorno in India dei Beatles. Il modo in cui

l’argomento veniva trattato contrastava nettamente con quello

del ‘67–’68, la tecnica di MT era avvicinata senza superficiali-

tà, non era più una cosa strana né un viaggio contro corrente, si

trattava invece di un fenomeno sociale di primaria importanza e

di forte impatto contro l’intera struttura sociale. Maharishi, non

più il « guru che ride », veniva trattato con il rispetto e la digni-

tà dovuti in genere ai grandi maestri e filosofi, si cominciava a

indicarlo come l’artefice del nuovo passo in avanti, dalle im- portanti conseguenze, fatto dalla scienza. Il programma di MT

si era affermato. Adesso, quando dico qual è la mia professio-

(4) Il giornale della Borsa di New York (N.d.T.).

I bisogni del tempo / 33

ne, la reazione della gente non é molto diversa da quella che sarebbe se io fossi un assistente sociale o un consigliere: sono

felici di conoscermi. «Ah, sei un insegnante di MT

». Improvvisamente la mia pro-

fessione è diventata rispettabile, molti di noi maestri hanno an-

che raggiunto un certo benessere economico, sia pure non ec- cessivo, e, quello che più importa, è che mio padre adesso guarda la gente a testa alta quando dice che suo figlio è un in- segnante di Meditazione Trascendentale.

« Mi stavo giusto chiedendo

», dicono.

Perché la MT?

« Se esiste », ha detto un sociologo, « la società deve averne bisogno. Se dura, vuol dire che soddisfa questo bisogno ». Po- tremmo aggiungere ancora che se riesce a riscuotere successo negli USA, il paese più creativo, innovatore, pragmatista, un paese in cui le cose vengono spesso abbandonate prima ancora che metà della gente ne conosca l’esistenza, significa che per lo meno deve essere utile; sono stati fatti molti tentativi in questi anni per identificare i bisogni che la tecnica di MT soddisfa, ma nel migliore dei casi sono riusciti solo parzialmente.

Alcuni sostenevano che la MT rifiutasse i valori della socie- tà americana, ma ben presto dovettero accorgersi che coloro che praticavano la MT non erano affatto i soliti emarginati; il

sociologo Paul de Santis, dopo aver analizzato i motivi per cui

in genere ci si accostava alla MT, concluse che « gli americani

sono attratti dalla Meditazione Trascendentale non perché que- sta rifiuti i valori occidentali, ma perché in gran parte li rinfor- za ».

Altri sostenevano che si trattasse di una fuga dalla realtà, ri-

ferendosi allo stereotipo dell’indiano contemplativo, ascetico e ritirato dal mondo e si scopriva invece che coloro che pratica- vano la MT si immergevano nella vita con maggiore profondità

e non la sfuggivano affatto. Al massimo, la meditazione rap-

presenta una fuga temporanea di venti minuti, una pausa per ringiovanire, come fare una corsa in banca per una buona ope-

34 / Programma di Meditazione Trascendentale

razione economica.

Altri ancora sostenevano che si trattasse di un palliativo va- lido unicamente per nevrotici e malati, che li aiutasse soltanto a sopravvivere. Nella realtà è invece molto di più; i praticanti so- no coscienti di saper eliminare i problemi e non di venire a pat- ti con essi, la MT anzi, non è fatta solo per le persone « biso- gnose », viene praticata da gente sana, felice, di successo.

C’era poi chi obiettava che la MT rappresentasse un rifiuto della razionalità, mentre è fuori di dubbio che Maharishi sia una delle persone più razionali, e scienziati ufficialmente rico- nosciuti non solo praticano la MT, ma ne parlano utilizzando termini perfettamente leggibili della fisica e della biologia.

Il programma sfugge a un’analisi unidirezionale. Come fe- nomeno storico e sociale può venire spiegato soltanto in termi- ni semplici e universali; quando gli si chiede di spiegare il suo improvviso successo, Maharishi risponde: « É l’esigenza del nostro tempo ». Ascoltandolo, si ha l’impressione che tutto ciò fosse inevitabile.

I bisogni individuali

Immaginate di comperare una macchina nuova a dodici ci- lindri e di accorgervi, una volta in strada, che funzionano solo due cilindri. Chiaramente le prestazioni di questa macchina non saranno delle migliori; vi ci vorrà molto tempi per raggiungere la meta, ammesso che vi riusciate, e il viaggio sarà faticoso. I- noltre, procurerete molte noie agli altri automobilisti. Se per strada circolassero molti di questi veicoli difettosi potrebbe ve- rificarsi un vero pandemonio e forse anche degli episodi di vio- lenza. Esattamente come quelli macchina, anche gli uomini non funzionano con tutti i cilindri e ne deriva un senso di frustra- zione per il nostro mancato sviluppo.

« Non ho dubbi », ha affermato William James, uno dei pre-

I bisogni del tempo / 35

cursori della psicologia, « sul fatto che la maggioranza delle persone vivano, sul piano fisico, mentale e morale solo una

parte molto ristretta delle proprie potenzialità. Utilizzare solo una parte molto limitata delle possibilità della propria coscien- za è come abituarsi a utilizzare e a muovere solamente il dito

mignolo dell’intero corpo

Questa intuizione di James, formulata all’inizio del secolo, è oggi un fatto comunemente accettato dagli esperti; si ritiene che la media delle persone utilizzino, delle loro capacità totali, soltanto una parte variabile dal cinque al quindici per cento. Come conseguenza alcuni incontrano nella vita notevoli soffe- renze, altri se ne accorgono appena, considerandosi ragione- volmente dotati; ma anche i più felici di noi hanno provato spesso quella fastidiosa sensazione che qualcosa manchi, che debba esserci qualcosa di più.

».

Durante la mia crescita, pieno com’ero dell’entusiasmo per la vita che contraddistingue i giovani, non riuscivo a capire come mai la gente che mi circondava fosse così annoiata, affa- ticata e infelice. Se la vita era quella, perché preoccuparsi tan- to? Secondo loro io ero privo di realismo, ingenuo, ma per quello che mi riguardava, io non chiedevo poi tanto: felicità, libertà e la fine di una miseria immotivata. L’atteggiamento dominante nella nostra epoca, era invece, in un modo o nell’altro, che « l’uomo è nato per soffrire ». Ma è veramente normale la sofferenza? O è che siamo arrivati a considerare normali strane macchine a due soli cilindri e pessime strade?

Il concetto che la vita sia una lotta pervade la letteratura, l’arte, la politica, l’educazione e ogni altra espressione vitale del XX secolo. Le filosofie più deprimenti vanno ancora più avanti, è una lotta in cui non si può vincere, affermano, siamo condannati. Si dice che la vita sia caratterizzata dall’alienazione dalla natura, dalla società e dal proprio io, e che l’unica soluzione possibile consista nel sapersi adattare all’inutile assurdità di tutto questo. Siamo « l’esiliato senza ap- pello » di Camus. « La morte è dura», disse Van Gogh al letto

36 / Programma di Meditazione Trascendentale

dei padre morente, « ma vivere lo è ancora di più ».

E Freud influenzò un’intera generazione con questa affer- mazione: « La finalità della felicità umana non rientra nel pro- getto della “creazione” ».

Mi scuso per aver anche solo accennato a sentimenti così depri-

menti, prometto che non si ripeterà; desideravo solo sottolineare una cosa: io credo che il fatto che si reagisca così energicamente a que- ste visioni pessimistiche, indica che vi è in esse qualcosa di innatu- rale. Se la sofferenza fosse un fenomeno naturale non ci ripugne- rebbe e non cercheremmo di evitarla con tanta energia.

La vita è veramente « un racconto narrato da un idiota, pie-

no di rumore e di furore, privo di significato », o vi è speranza? Maharishi non è d’accordo con il personaggio a cui Shakespea- re fa dire queste cose; la felicità non solo fa parte del « piano della creazione », afferma, ma è il suo autentico scopo. Mahari- shi dà ragione a Freud, come a ogni altro acuto osservatore dell’esistenza umana, quando questi afferma che noi siamo mossi da qualcosa di molto profondo insito nella nostra natura, qualcosa che spinge continuamente gli uomini e tutti gli altri esseri viventi a cercare di crescere, di espandersi e di esprimere pienamente le proprie potenzialità. Proprio come i bruchi si av- viano a diventare farfalle e le ghiande affrontano la continua fatica di diventare querce, gli uomini sono rivolti verso la feli- cità, la soddisfazione, la piena realizzazione – di più, sempre di più. Freud ha chiamato questo il « principio del piacere », Ma- harishi lo definisce invece la tendenza naturale della vita a cre- scere verso la completezza e si dissocia dalla conclusione di Freud, che asserisce che « l’obiettivo verso cui ci spinge il principio del piacere –ottenere la felicità– non è raggiungibile ». La felicità ci appartiene per diritto di nascita, fa parte della vita, è raggiungibile, perfettamente naturale ed è alla nostra portata. « La vita è qui per essere goduta », dice Maharishi. Non una cosa fastidiosa, o solo da sopportare quindi, ma da godere.

I bisogni del tempo / 37

Fu forse per questo che nel 1970 Maharishi ricevette il rico-

noscimento di Uomo della Speranza. Me lo ricordo mentre ri- dacchiava gentilmente a proposito dei premio, poiché lui non cerca affatto la speranza. « Pensavo. di essere venuto per di- struggere la speranza », diceva, spiegando che l’umanità ha vissuto sperando per secoli. « Vivere nella speranza è bello », disse, « ma è meglio vivere nella realizzazione ».

Credo che nel profondo, a prescindere da qualsiasi filosofia pessimistica in cui crediamo, siamo tutti d’accordo con Maha-

rishi quando ci sforziamo di riempire il vuoto della nostra vita,

di superare la sofferenza, quando cerchiamo quell’ingrediente

che manca e che ci tenderà completi. Prima o poi, durante que-

sta ricerca, la nostra attenzione si distoglie dalle cose esteriori

per rivolgersi a noi stessi.

La gente che finisce con l’intraprendere il programma di

MT si aspetta le cose più disparate, ma se dovessimo elencare i bisogni specifici che gli uomini del nostro secolo mostrano di avere, la lista sarebbe la seguente:

- Stabilità interiore in mezzo al caos.

- Adattabilità ai cambiamenti improvvisi.

- Pace interiore senza ricorrere a mezzi artificiali, quali la dro- ga.

- Capacità mentale di analizzare ogni giorno una quantità e- norme di informazioni.

- Capacità di afferrare le situazioni in una prospettiva allargata, olistica.

Vi sono poi i tradizionali valori spirituali, di cui l’attuale

epoca sembra avere un bisogno disperato:

- Compassione, generosità e sensibilità.

- Capacità di dare e di ricevere amore.

- Interazione armoniosa con l’ambiente, sia sociale che fisico.

- Comprensione di se stessi.

- Conoscenza del proprio posto nella vita e del proprio rappor- to con l’universo.

38 / Programma di Meditazione Trascendentale

- Senso di completezza.

Se può sembrare impossibile realizzare queste promesse, è forse perché siamo abituati a un metodo di cura allopatico, – una medicina per ogni sintomo. Sarebbe difficile immaginare una tecnica in grado di influire sull’intero organismo psicofisi- co–sociale, eppure il sonno ne è capace, come pure il mangiare. La tecnica di MT appartiene a questo tipo di attività, tutte le possibilità di crescita personale sono già programmate in noi, proprio come le foglie e i rami di un albero sono programmati in una ghianda. Il programma di MT fa solamente emergere quello che già esiste, come l’acqua che irriga la terra in cui è sotterrata la ghianda.

Le esigenze sociali

« Tale l’uomo, tale lo stato » affermò Platone, riconoscendo una verità che per la sua semplicità può sembrare ingenua. Se gli individui non sono pienamente realizzati, la loro situazione nella famiglia, nel vicinato, nella città, nella nazione, e anche in tutto il mondo, rispecchierà questa carenza; basta una semplice scorsa ai titoli dei giornali per accorgersi che le cose non vanno poi tanto bene. Non è necessario addentrarsi in particolari fami- liari a tutti e che negli ultimi dieci anni sono stati oggetto di e- saurienti analisi da parte di esperti, tutti convergono intorno a un solo elemento: la sofferenza.

Nei travagliati anni sessanta siamo stati polarizzati sui pro- blemi più drammatici – la guerra, la povertà, l’oppressione a- perta e la rivolta –; non è però passato molto tempo perché fos- se evidente che i problemi – o meglio, il problema – non erano confinati ai ghetti, alle nazioni sotto–sviluppate, ai campi di battaglia, o alle nazioni economicamente svantaggiate. Dap- prima scoprimmo che malgrado una ricchezza di risorse e una libertà di scelta senza precedenti, esisteva l’insoddisfazione; poi con nostra costernazione, ci siamo resi conto che essa era dappertutto. Oggi, in Occidente, non vi è quasi nessuno che non possa trovare il « gruppo di liberazione » adatto al suo ca-

I bisogni del tempo / 39

so,

tant’è diffuso questo senso di schiavitù; ma se abbiamo tutti

dei

legami che ci costringono, cosa è allora che ci tiene schia-

vi?

Quasi un decennio di attenzioni senza precedenti rivolte ai

problemi sociali – con mezzi legislativi, educativi, investimenti statali, iniziative individuali e appelli alla coscienza collettiva –

ha dato ben pochi risultati; come Platone e altri prima di noi,

cominciamo a renderci conto che tentare di risolvere i problemi

della società senza prendere in considerazione l’individuo, e-

quivale a curarsi le pustole con dei cerotti. Questi, nella miglio-

re delle ipotesi, daranno solo un momentaneo sollievo. Per cu-

rare le malattie sociali si deve penetrare fin nel sistema sangui- gno della società – la vostra esistenza e la mia. « In definitiva

», disse Carl Jung, « tutto dipende dalla qualità dell’individuo

». Si comincia a capire che i problemi della società e quelli del

singolo individuo sono unici e identici, proprio come i proble-

mi di una foresta sono quelli degli alberi che la compongono.

Questa linea di pensiero ha portato uomini di governo, edu- catori, studiosi dei problemi sociali, e altre persone che occu-

pano posti di responsabilità, a prendere seriamente in esame gli interrogativi fondamentali sulle potenzialità dell’uomo. Se la casa sprofonda, è necessario rafforzare le fondamenta. Abbia-

mo bisogno di un metodo che massimizzi le potenzialità umane

su vasta scala. Questo deve essere: abbastanza semplice da es-

sere comprensibile per chiunque; abbastanza facile da poter es- sere praticato da tutti; abbastanza sistematico da poter essere portato ovunque. Ovviamente, deve essere anche rapido, effi- cace e completo. É per tutti questi motivi che il programma di MT viene salutato come una tecnica capace di migliorare le

condizioni della società.

Conoscenza e tecnologia

Se lo scopo dell’esistenza è il godimento, perché esiste allo-

ra tanta sofferenza? potrebbe chiedere qualcuno. Seguiamo il

semplice ragionamento di Maharishi: la debolezza figlia a sua volta dell’ignoranza è la causa di ogni sofferenza. Freud e gli altri erano arrivati alla conclusione che la debolezza e le limi- tazioni fossero irrimediabilmente parte e fardello della natura

40 / Programma di Meditazione Trascendentale

umana, Maharishi vede le cose in modo diverso, quella che comunemente viene chiamata « la condizione umana » non è la vita normale, ma quella subnormale.

Il nostro potenziale innato è grandissimo, semplicemente noi non l’abbiamo vissuto e questo comporta debolezza – intel- lettuale, fisica, di carattere. La debolezza induce a sbagliare, ne deriva la sofferenza.

« La debolezza può essere eliminata », ha detto Maharishi

con saggezza mista ad arguzia, « perché la debolezza non è for- te». Se la debolezza nasce dall’ignoranza, può essere distrutta dalla conoscenza.

La nostra specie ha potuto sopravvivere ed espandersi gra- zie alla nostra particolare capacità di conoscenza; la compren- sione dei meccanismi naturali ha continuamente contribuito a far superare all’umanità i vari problemi. La ruota, l’agricoltura, il Rinascimento, la Rivoluzione industriale e l’Era Atomica – i cambiamenti storici più importanti – poterono venire alla luce solo dopo l’apertura di brecce nella consapevolezza umana. É come se la natura, mentre conserva il suo equilibrio, tenesse vivo il progresso rivelando i suoi segreti alla mente di individui eccezionalmente dotati, capaci di venire incontro alle esigenze della loro epoca.

Un vecchio proverbio dice: « Solo un nuovo seme darà un nuovo raccolto »: non possiamo sperare di risolvere i vecchi problemi con la stessa vecchia conoscenza; apparentemente ci troviamo di fronte a una scelta cruciale, siamo in attesa di un Galileo, di un Copernico o di un Einstein che ci proiettino nell’era successiva. La Scienza dell’Intelligenza Creativa (SIC) sembra essere l’avanguardia di questo processo di avanzamen- to.

Una scienza dell’esistenza e un’arte di vivere

« Ti rendono triste le foglie che cadono? » chiede Charlie

Brown. « No, affatto », risponde Lucy, « se hanno voglia di cadere, lasciamo che cadano. In effetti esse sono un buon se- gno; è quando le si vede saltare indietro, tornando sugli alberi,

che è un pasticcio ».

I bisogni del tempo / 41

42 / Programma di Meditazione Trascendentale

Questo mondo magnifico e vario che conosciamo e in cui viviamo è tutto relativo, ha dei punti di confine dove alcune cose finiscono e altre iniziano, possiede innumerevoli qualità e attributi, ma sempre, incessantemente, inesorabilmente, sta mu- tando. Non si tratta del caos, questo mutamento perpetuo ha un suo ordine, poiché la natura opera secondo delle leggi: in au- tunno le foglie non ritornano sugli alberi con un salto, un sasso non prende una fuga a spirale nello spazio quando viene gettato in aria, le ghiande non diventano degli alberi di avocado.

hanno sentito ed espresso

quest’ordine:

I

nostri

migliori

artisti

« questa è un’opera troppo bella

Per essere figlia del caso, e non di un intento,

Nessun cumulo di atomi ammassati casualmente

Potrebbe produrre un mondo così bello ».

John Dryden

E

i nostri più grandi scienziati

Alla base del lavoro scientifico sta la convinzione che mon- do

«

è un’entità ordinata e comprensibile, non un fatto casuale ».

Albert Einstein

E

ugualmente i nostri bambini, sia nella vita reale che nelle

storie a fumetti come i Peanuts.

Cos’è che determina il cambiamento di ogni cosa? Cos’è che impartisce un ordine e una direzione? L’intelligenza creati- va. É questo il nome che viene dato alla forza vitale fondamen- tale, impellente, da cui trae origine e si ramifica l’infinita varie- tà della creazione; essa fa nascere ogni nuova espressione, voi e me compresi, e dirige tutte le cose nel senso dell’evoluzione, verso la crescita e la completezza.

Il poeta William Wordsworth ne ha dato questa descrizione:

« Un movimento e uno spirito, che sospingono / Tutte le cose pensanti, tutti gli oggetti pensabili, / E nel suo fluire pervade

I bisogni del tempo / 43

ogni cosa ». Cosa potrebbe esserci di più fondamentale di una scienza dell’intelligenza creativa?

Ecco una descrizione dell’intelligenza creativa data da Ma- harishi che è il fondatore della SIC: « Essa è presente in tutte le forme, gli odori, i sapori, e gli oggetti che si toccano. In tutti gli oggetti dell’esperienza, in tutti i sensi percettivi e negli organi

di movimento; in ogni fenomeno, nel soggetto agente e nella

sua opera; in tutte le direzioni – nord, sud, est, ovest –, in tutti i

momenti dei tempo – passato, presente, futuro –, essa è presen-

te sempre in ugual misura. L’Intelligenza Creativa pervade o-

gni cosa, dinanzi all’uomo, dietro di lui, alla sua sinistra e alla sua destra – ovunque e in ogni momento ».

Vi sembra bizzarro e misterioso parlare di una forza invisi- bile, immutevole, che pervade ogni manifestazione vitale? Eli- miniamo subito ogni equivoco facendo riferimento ad alcuni

fenomeni tratti dalla scienza moderna. Se scaldiamo un cubetto

di ghiaccio, vediamo che cambia completamente di forma, in

modo sorprendente, diventando prima liquido, poi vapore; ep- pure le molecole dell’acqua rimangono identiche indipenden-

temente dalla forma che essa assume; la molecola è costituita

da atomi: due di idrogeno e uno di ossigeno, anch’essi non

cambiano. Gli atomi sono formati da particelle – protoni, neu- troni, elettroni e via dicendo; alcune di queste particelle ele- mentari in realtà non sono particelle elementari ma onde di e-

nergia. La fisica ci insegna che qualsiasi cosa, da un filo di fu- mo a un blocco di acciaio, non è altro che l’energia immateria-

le, priva di forma, che in un certo modo si solidifica nelle di-

verse forme materiali. Deve certamente esistere un livello mol-

to profondo, ancor più di quello dell’energia, che costituisce la

realtà e che è il fondamento della vita: questo sarebbe appunto

l’Intelligenza Creativa.

É molto probabile che la scienza sia già arrivata a scoprire quest’ambito assoluto, immutabile, nello Stato di Vuoto Asso- luto della teoria quantistica. Non manifesto e silenzioso, si con- sidera che lo Stato di Vuoto Assoluto contenga tutti gli stati

44 / Programma di Meditazione Trascendentale

possibili della luce e della materia, ma in forma non espressa, come una ghianda che contiene, non espresse, le potenzialità di diventare una quercia. Le proprietà dello Stato di Vuoto Assolu- to sono virtualmente identiche a quelle dell’Intelligenza Crea- tiva Pura enunciate da Maharishi. Entrambi sono:

perfettamente ordinati; perfettamente stabili; immutabili; fonte di ogni mutamento; illimitati; base di tutte le leggi naturali; stato di eccitazione minima; campo di tutte le possibilità.

É affascinante notare come le investigazioni dell’Occidente sulla vita materiale e quelle dell’Oriente sulla vita spirituale, sono forse arrivate a coincidere nella stessa realtà ultima; ma questo non è un libro di filosofia o di fisica teorica, e se faccio delle analogie o do delle definizioni sull’Intelligenza Creativa, è solo per inquadrare il problema; l’interesse fondamentale del- la SIC è rappresentato dalla vita umana, poiché qualcosa che « nel suo fluire pervade tutte le cose » deve necessariamente flui- re anche in noi. Il filosofo americano Ralph Waldo Emerson diceva di, questa forza vitale essenziale: « Quando respira con il suo intelletto, è genio; virtù, quando respira con la sua volon- tà; amore, quando scorre attraverso il suo sentimento ».

Come tutti gli altri esseri, gli uomini sono spinti verso la completezza, ma a differenza delle ghiande e dei bruchi il loro criterio di progresso non si limita al piano fisico ma riguarda anche la coscienza. La SIC rivela in cosa consista la natura del- la coscienza umana, ci dice come funziona (essa opera in noi allo stesso modo in cui agisce sulle foreste, sugli oceani e nei cieli); ci indica le nostre possibilità di conoscenza, di raggiun- gimento e realizzazione (le possibilità sono illimitate); delinea in modo sistematico una piena umanità: (è una cosa meravi-

I bisogni del tempo / 45

gliosa).

Essa ci fornisce soprattutto un bagaglio tecnico che ci mette

in condizione di realizzare tutte le nostre possibilità – il pro-

gramma di MT, argomento principale del libro. Il programma

di

MT è, rispetto alla SIC, quello che l’ingegneria è rispetto al-

la

fisica; utilizza ogni aspetto della teoria per applicarlo poi alla

vita concreta; il cardine principale del programma di MT è la tecnica di Meditazione Trascendentale, che mette chiunque in grado di incanalare e di coltivare l’intelligenza creativa, o la coscienza, nella propria vita. Semplice e naturale, basata sullo spontaneo modo operare della mente, in poco tempo la tecnica porta a un ringiovanimento sia mentale che fisico, a una mag- giore energia, a chiarezza di pensiero, a maggiore efficienza, a una maggiore tranquillità e ad altri sicuri benefici ormai noti.

In una prospettiva più estesa, è la chiave della completa soddisfazione, dell’illuminazione, e del ripristino della dignità dell’uomo.

è stato montando sulle

spalle dei giganti ». É una frase di Isaac Newton, ma potrebbe benissimo essere di Maharishi; anch’egli attribuisce il merito

della propria opera alla tradizione che l’ha preceduto. Le basi

su cui si fonda la SIC sono i Veda 5 , la più antica espressione

della conoscenza umana che ci sia nota; il contributo di Maha- rishi è stato quello di reinterpretare l’essenza della conoscenza

vedica sfrondandola del carattere mistico e dei malintesi che ne

avevano occultato la saggezza pratica per secoli; egli l’ha ela- borata dandole una forma e un linguaggio adatti al nostro tem-

po e, per la prima volta nella storia, l’antica saggezza sulla co-

scienza è divenuta scienza, con il rigore che le compete, ma senza tuttavia caratteri di freddezza, poiché la SIC è anche un’arte, l’arte di vivere.

Il dottor Willis Harman direttore della Ricerca sul compor- tamento educativo presso l’Istituto di Ricerca di Stanford, ha così riassunto il bisogno di questa conoscenza: « È umiliante

« Se ho potuto vedere più in là

(5) Cfr. glossario (N.d.T.).

46 / Programma di Meditazione Trascendentale

constatare che quello che c’è di più nuovo e di più promettente nel campo della scienza della psiche umana, sia anche la più vecchia conoscenza; forse però siamo giunti al momento in cui questa conoscenza può divenire un’eredità vivente dell’uomo e non un segreto perduto ».

In questa direzione sono state intraprese importanti iniziati-

ve.

Nel 1971 ad Harvard, Yale, Stanford e in altre università, furono tenuti, in via sperimentale, dei corsi di SIC, la base teo- rica del programma di MT, e dopo di allora questi corsi sono stati organizzati in più di cinquanta colleges e in decine di scuole superiori. Nel 1974 fu deciso uno stanziamento, da parte del Governo Federale, per la formazione di insegnanti di SIC nelle scuole di istruzione superiore; nel ‘75, sei scuole dei New jersey hanno ricevuto fondi, sempre dal Governo Federale, per tenere dei corsi sulla SIC, e se l’esperimento sarà ritenuto vali- do, il progetto prevede di finanziare ogni scuola che decida di inserire la SIC tra le materie di insegnamento.

A partire dal 1971, eminenti studiosi e scienziati, tra cui

numerosi premi Nobel, parteciparono a parecchi simposi inter- nazionali in cui spartirono il ruolo di conferenzieri con Mahari- shi; questo primo incontro della tradizione orientale con quella occidentale fu così stimolante che fu ideata una nuova universi- tà. Nel 1973, a Santa Barbara, in California, si inaugurava la Maharishi International University (MIU), destinata a integrare la Scienza dell’Intelligenza Creativa con i tradizionali pro- grammi accademici e che utilizzava il programma di MT come metodo per ampliare le potenzialità degli studenti. L’anno suc- cessivo la sede che era stata presa in affitto non era già più suf- ficiente e la MIU si trasferì in un campus a Fairfield, nello Io- wa. L’anno dopo ancora il Consiglio dei Rettori dello Iowa omologò quasi tutti i corsi che si tenevano alla MIU con quelli del sistema delle università statali. Nel luglio del ‘75, infine, l’associazione Centro– Settentrionale dei Colleges e delle Scuole Secondarie, conferì alla MIU la qualifica di « candidato ufficiale alla parificazione », la forma di riconoscimento più

I bisogni del tempo / 47

alta che possa venir conferita a un’istituzione vecchia di soli due anni 6 . E così, a questa nazione che ha solo duecento anni, che ha la vivacità di un bambino, giunge la più venerata sag- gezza degli antichi. E in quale altro luogo avrebbe potuto met- tere le sue radici? Siamo una nazione di gente abituata a risol- vere problemi, a innovare, a vivere in modo eclettico; persino i

nostri problemi si possono far risalire alla nostra avversione per l’immobilità. Forse, per commutare la nostra ricchezza materia-

le in ricchezza spirituale e realizzare così il nostro destino di

nazione, abbiamo proprio bisogno di questo insieme di tecni- che sullo spazio inferiore, la ricerca della felicità da sola non è sufficiente.

Maharishi ha sempre predetto che la diffusione della SIC e del programma di MT avrebbero trasformato la qualità della vita sociale; se in una popolazione anche soltanto una persona

su cento (due milioni negli Stati Uniti) si dedicasse alla pratica della tecnica di MT, ne deriverebbe un notevole cambiamento

degli indirizzi della società. Una percentuale del 5% (circa die-

ci

milioni di americani) sarebbe capace di realizzare una socie-

ideale. Col tempo, sarà la storia a dare un verdetto sulla fon-

datezza di queste previsioni; nell’attesa’ Maharishi, che prefe- risce la guida del tempo, è fiducioso; egli ha già inaugurato l’alba di una nuova era – l’Età dell’Illuminazione – in cui la sofferenza sarà un lontano ricordo.

Ridicolo? Assurdo? Oggi forse può sembrarlo, ma se nel 1875 qualcuno avesse detto alla gente che in breve tempo le case si sarebbero riempite di piccole scatole capaci, spingendo

un bottone, di riprodurre dal vivo scene e suoni originati in po- sti lontani, l’avrebbero preso per pazzo. Eppure, nel 1875, le nozioni indispensabili per costruire la televisione a colori, c’erano già tutte.

(6) Un’università non può chiedere la parificazione prima che una delle sue classi di partenza non abbia completato il corso di quattro anni. La MIU è qualificabile dal 1977.

48 / Programma di Meditazione Trascendentale

Dimentichiamo adesso queste possibilità apparentemente remote e analizziamo in modo completo l’insieme delle tecni- che che possono permettere la loro realizzazione – il program- ma di Meditazione Trascendentale. Volgeremo quindi di nuovo la nostra attenzione alle grandiose implicazioni che questo pro- gramma contiene verso la società, a un punto in cui l’idea di un’Età dell’Illuminazione sembrerà più accettabile, persino i- nevitabile.

2. La trascendenza: Cosa succede mentre si medita?

«

quello stato beato,

in

cui il fardello dei mistero,

in

cui il peso gravoso e terribile

di

questo intero mondo incomprensibile,

si

alleggerisce: – quello stato beato e sereno,

in

cui dolcemente gli affetti ci prendono per mano

mentre il respiro di questa forma corporea

e persino il moto dei nostro sangue umano quasi restano sospesi, e abbandoniamo il corpo

al sonno e diventiamo un’anima vivente:

quando con l’occhio rasserenato dal potere dell’armonia, e dal profondo potere della gioia, noi vediamo nella vita delle cose ».

William Wordsworth

Quando un esperimento di Lord Arthur Eddington convalidò la teoria della relatività di Einstein, solo Einstein rimase impas-

50 / Programma di Meditazione Trascendentale

sibile e agli studenti che gli chiedevano, stupiti della sua indiffe- renza: « Cosa avrebbe fatto se l’esperimento non fosse riuscito?

», il grande scienziato rispose: « Mi sarebbe dispiaciuto per il

caro Lord Eddington. La teoria è esatta ».

Io non avevo mai avuto bisogno di una conferma scientifica per sapere che ottenevo dei benefici dal programma di MT, pure, quando mi fu dato di conoscere i risultati cui erano pervenuti i ricercatori, capii fino a qual punto io fossi un prodotto dell’era scientifica. I dati dettero una nuova dimensione alle mie cono- scenze e scoprii con crescente interesse cos’era realmente acca- duto in me in quei venti importanti minuti: potevo leggere la mia esperienza nelle linee e nei punti del grafico.

Le statistiche, seppure convincenti e molto meno ambigue delle metafore, non possono però sostituirsi alle descrizioni sog- gettive, come quella citata di Wordsworth. L’espressione poetica non è solo più affascinante, tocca il livello del sentimento e ti fa partecipe nel tuo intimo.

L’oggettivo e il soggettivo messi insieme, sono la miglior ba-

se per la comprensione dei singoli fenomeni, e io li userò en- trambi nel mio libro.

Noi sperimentiamo, giorno dopo giorno, tre stati di coscienza che si alternano. la veglia, il sonno e il sogno. Da un punto di

vista soggettivo, ciascuno di questi tre stati è diverso – sentiamo cioè in modo diverso, e la nostra visione della realtà varia a se- conda dello stato in cui ci troviamo. Questa differenza esiste an- che sul piano fisico, essa permette agli scienziati di determinare

lo stato di coscienza in cui un individuo si trova senza doverlo

guardare – osservando semplicemente le differenze di alcune funzioni fisiologiche; ogni stato ha una sua precisa qualità fisica.

Un quarto stato è stato adesso scoperto: la coscienza trascen-

dentale. Vivere senza di essa non farà di voi degli psicopatici, né

vi

toglierà completamente le forze, cose che invece accadrebbe-

ro

se vi togliessero il sonno. Ma per chi ha aggiunto questo stato

Cosa succede mentre si medita? / 51

alla sua vita, farne a meno sembra ridicolo, come vivere senza dormire. Senza coscienza trascendentale la vita nello stato di ve- glia non potrà mai essere completa.

Prima di passare a descrivere questo quarto stato naturale di coscienza, sarà forse meglio chiarire alcuni punti base della tec- nica di MT. La si pratica comodamente seduti su una sedia, un divano o qualsiasi altra cosa sufficientemente comoda che si ab- bia a portata di mano, non è necessario mettere i piedi sulle co- sce, né assumere altre posizioni rigide o innaturali.

É più piacevole scegliersi un luogo tranquillo, ma i normali rumori non rappresentano un ostacolo, potete quindi farla ovun- que vi troviate, a occhi chiusi, senza l’incenso o il lume di can- dela.

La MT, si pratica due volte al giorno, per quindici–venti mi- nuti – non dopo i pasti, poiché la digestione aumenta il metabo- lismo mentre la MT lo abbassa, né prima di andare a letto poiché la MT provoca un aumento di energia.

Non dovete cambiare nulla nel vostro stile di vita abitudini, gusti, sentimenti o atteggiamenti.

È una meditazione spontanea, naturale, automatica, Tutti possono praticarla.

Una visita al cinema per vedere lo schermo

State vedendo un film, all’improvviso la persona seduta ac- canto a voi vi tocca il gomito: « Cosa percepisci?”, vi chiede.

« Vedo Marlon Brando », rispondete, « in technicolor. Sono

le nozze della figlia e

« Questo è vero solo a un certo livello », vi interrompe quel- lo, « ma a un livello più profondo cosa percepisci? ».

Percepisco che accanto a me c’è un individuo pestifera, pen- sate, ma non lo dite. Pensate che una discussione sulla profondi- tà di interpretazione della storia consista nella descrizione di un personaggio o della vostra personale reazione emotiva alla tra- ma. Alla fine dite: « Percepisco un flusso continuo di forme e

».

52 / Programma di Meditazione Trascendentale

colori mutevoli ". E potreste continuare, potreste fare anche una dissertazione scientifica sui principi fisici della percezione della luce.

« Ma cosa puoi dirmi dello schermo? », chiede quello.

« Cosa posso dirti dello schermo? ».

« L’ho chiesto prima io ».

« Ecco, sta lì. Voglio dire che sta proprio lì, che è lo sfondo

su cui cadono le immagini ».

« Precisamente. E quali sono le sue caratteristiche? ».

« È bianco, uniforme, immutevole e riflette la luce ».

« E lo percepisci? ».

« Non lo percepisco allo stato puro. È dominato dai colori e

dalle forme che vi sono proiettate ». Supponete poi che l’operatore cambi fuoco. I colori e le for- me diventano meno nitidi, si fondono tra loro, perdono i loro li- miti di demarcazione. Ben presto Marlon Brando e gli altri di- ventano indistinti e voi percepite solo delle forme astratte. Poi i colori sfumano lentamente e in quella dissolvenza comincia ad apparire il biancore dello schermo. Alla fine lo percepite imma- colato, immutabile, incontaminato da immagini.

Avete sperimentato la realtà sotterranea della vita del cinema; avete capito che lo schermo è la condizione essenziale, costante, necessaria affinché la vostra esperienza si realizzi.

Ma a cosa serve tutto questo? Fare al cinema un’esperienza

di

questo tipo può essere insignificante, ma un’esperienza analo-

ga

nella vita reale è pressoché inestimabile.

Dal momento in cui vi svegliate a quello in cui vi riaddor- mentate, la vostra attenzione è volta alla percezione, gli oggetti concreti che vedete, toccate, gustate e odorate, i suoni che senti- te, persino le emozioni che provate e i pensieri che nascono spontaneamente nella vostra mente – sono oggetti della perce- zione. Come le immagini sullo schermo, essi mutano continua- mente, e sono loro il vero scopo della vostra esperienza vigilante – oggetti mutevoli di percezione di cui voi siete cosciente.

Ma c’è di più. Per avere coscienza di qualcosa, prima di tutto

Cosa succede mentre si medita? / 53

dovete essere coscienti. E questo stato – la coscienza – è immu- tabile, è la piattaforma essenziale, base e sostegno di ogni vostra esperienza vigilante. Senza coscienza non può esserci esperien- za, essa è la componente basilare della nostra stessa esistenza, analoga al campo puro dell’intelligenza creativa, trattato nel primo capitolo.

Come per lo schermo, le possibilità di arrivare a percepire la vostra coscienza, il vostro io più profondo, sono oscurate dagli oggetti mutevoli di percezione che vi sono proiettati lungo tutta la giornata. Le cose vanno in questo modo: voi ve ne state tesi a sperimentare mentre la vera natura dello sperimentatore – voi stessi sfugge alla vostra attenzione. Una bella perdita.

Non c’è nulla di sbagliato nelle esperienze esterne, dovrem- mo anzi godercele tutti sempre di più, solo che – come vedremo – possiamo averle entrambe: consapevolezza della coscienza al- lo stato puro, illimitato e completo godimento delle esperienze esterne. Duecento per cento.

Al cinema abbiamo gradatamente sfocato gli oggetti della percezione, ne abbiamo dissolto i contorni evidenziandone le ca- ratteristiche comuni più profonde. Così facendo, lo schermo ha acquistato risalto e alla fine la nostra attenzione è andata al di là degli oggetti stessi.

Il meditante sperimenta la pura coscienza nel corso della Me- ditazione Trascendentale in modo analogo. Prendete un oggetto della percezione – in questo caso un pensiero, il mantra di cui tratteremo nel prossimo capitolo – e cominciate a sperimentarlo sempre meno concretamente. I suoi confini si espandono e la pu- ra coscienza – il vostro schermo – ne è sempre meno dominata. Alla fine questo processo vi porta al di là di ogni limite della percezione, al di là di tutte le esperienze mutevoli, i pensieri e i sentimenti. In quel momento non siete più coscienti di nulla, sie- te coscienza e basta. Voi, gli sperimentatori, avete oltrepassato gli oggetti della sperimentazione e siete rimasti soli, col vostro io cosciente–di–sé, senza null’altro da percepire se non voi stes-

54 / Programma di Meditazione Trascendentale

si. Voi siete.

« Nessuna esperienza! É come dormire ». No. Il sonno è dis- solvere le immagini sullo schermo e spegnere la luce; questa non è coscienza viva, ma semplice inerzia. Nella coscienza trascen- dentale il vostro io è completamente sveglio anche se non siete

tesi a percepire o a pensare; la vostra coscienza non si spegne ma resta perfettamente illuminata. Guardatevi però dal pensare che

la vostra mente sia uno spazio bianco, che questo sarebbe pur

sempre un pensiero, e non pura consapevolezza.

Perché la trascendenza è così preziosa? Perché vi rende con- sapevoli della vostra vera natura, perché è un’esperienza che ravviva la vostra coscienza migliorando le vostre capacità di sperimentare.

Costruite, in un certo senso, uno schermo migliore, che non

solo riflette perfettamente la vostra esperienza, ma brilla di tanta

di quella luce propria che gli oggetti della percezione non rie-

scono più a dominarlo; tutto questo porta –come vedremo– a un arricchimento di esperienza in tutti i campi – sensoriale, emoti- vo, intellettuale – e a una libertà più profonda, poiché la realtà

dei vostro io illuminato risplende sempre più.

La tecnica di MT è una tecnica mentale. anche se si trascina appresso il corpo. Esaminiamo quindi la struttura della mente per vedere la trascendenza da un’altra angolazione.

Tuffarsi

Durante la mia prima meditazione, notai che la mia mente, un

guazzabuglio di pensieri frenetici e sconnessi, andava lentamen-

te calmandosi prima che io chiudessi gli occhi. L’incessante bru-

sio mentale si zittiva, i pensieri diventavano vaghi, indistinti, più

simili ai sentimenti. La mia attenzione scivolava: talvolta si ag-

grappava a una particolare immagine o idea, talaltra fluttuava dolcemente, pigramente. Poi precipitava. Dove sprofondasse non so, mi sembrava però di avvertire delle sollecitazioni fugaci, mentre la mia mente era completamente inattiva, anche se non

Cosa succede mentre si medita? / 55

ero addormentato.

La mente, secondo Maharishi, è come un oceano. Attivo, tur- bolento, spesso caotico in superficie, cela poi, in profondità, dei livelli meno agitati, dove le correnti viaggiano calme e ordinate.

Questi strati più profondi sono potentissimi e sono essi a ge- nerare il moto impetuoso delle onde in superficie.

La costante fluttuazione di pensieri e sentimenti delle nostre menti, è simile al moto delle onde. Anch’essi scorrono in super- ficie ma acquistano forza e potere più in profondità. Sostenendo che siamo generalmente limitati entro un’area di superficie, Ma- harishi esprime un concetto analogo a quello degli psicologi che affermano che noi usiamo solamente dal 5 al 15 per cento del nostro effettivo potenziale mentale. Come le onde, i nostri pen- sieri acquisterebbero maggior dinamismo se sapessimo sfruttare appieno l’impeto che sale dal profondo della mente.

Considerate l’incessante attività della mente. Potete ricordare

un momento, diverso dal sonno, in cui non si è coscienti di un

pensiero, di un sentimento? Dove nascono questi fenomeni men- tali? Cosa sono? Maharishi spiega, logicamente, che i pensieri sono impulsi di energia e di intelligenza: energia in quanto di- namici e mutevoli, intelligenza perché si muovono in una dire- zione precisa. E dal momento che i nostri pensieri sembrano in- finiti, la fonte stessa del pensiero deve essere un serbatoio ine- sauribile di energia e intelligenza che è dentro di noi, poiché è là che hanno origine tutti i pensieri.

Osservate la figura 1. I cerchi sul diagramma rappresentano delle bolle. Come potete vedere, una bolla nasce dalla massima profondità dell’oceano, oltre l’acqua stessa, e sale verso la su- perficie diventando sempre più grande. Quando appare sulla su-

perficie, dove voi siete per caso, la notate per la prima volta. Sie-

te completamente ignari della sua origine, né l’avete notata nei

suoi successivi stadi di sviluppo. Lo stesso accade con i pensieri.

La

loro sorgente è nelle profondità massime della mente, forse al

di

là della stessa mente attiva, nella cosiddetta arca della pura

56 / Programma di Meditazione Trascendentale

coscienza o pura intelligenza creativa. Che i pensieri nascano lì e

poi

si ingrandiscano piano piano, è detto non in senso fisico, ma

per

intendere che diventano più concreti ed evidenti; eppure voi

li notate solo quando giungono alla superficie dove è general-

mente posta la vostra attenzione.

Nella tecnica di MT il disegno è capovolto. Partendo dalla superficie, dove si pratica una normale riflessione, cominciate quasi automaticamente a sperimentare le bolle dello sviluppo di

un pensiero nei suoi precedenti stadi di formazione. I suoi confi-

ni

si fanno meno concreti, la pura coscienza comincia a prevale-

re

sulla consapevolezza, poiché più scendete in profondità, più

vi

avvicinate alla sorgente stessa del pensiero. E più vi avvicina-

te

alla sorgente –una lampada accesa, per esempio–, più le sue

qualità vi appaiono concentrate. Nel caso –di una lampada note-

rete un aumento di calore e una maggiore intensità di luce;

rete un aumento di calore e una maggiore intensità di luce; Fig. 1 nel caso della

Fig. 1

nel caso della vostra coscienza. realizzate un aumento di energia

e

di intelligenza. Ai livelli più profondi l’attività si fa più sottile

e

il potenziale di forza maggiore meno operante.

Cosa succede mentre si medita? / 57

L’attraversamento di quest’arca, mai usata in precedenza, è chiamato trascendenza. La parola in sé significa andare al di là – nel nostro caso al di là del normale livello pensante della men- te.

Interrompiamo ora un momento il nostro viaggio per chiarire cosa si intende quando si parla di livelli di pensiero sottili o raf- finati. Sottile qui non significa che pensare al significato della vita, o alla teoria della relatività, sia più elevato del pensare alla lista dei droghiere; il contenuto dei pensiero non ha alcuna im- portanza nella tecnica di MT.

Sottile, viene qui usato in un senso, direi, fisico. Come uno scienziato che scruti al microscopio i livelli via via più profondi della materia – molecolare, atomico, subatomico –, il meditante percepisce questi impulsi fisici che chiamiamo pensieri nel loro progressivo perfezionamento. Per usare l’espressione di Wor- dsworth, « entrate nella vita delle cose ». Non dovrebbe essere difficile, ora, immaginare i vari stadi della consapevolezza, uno più silenzioso dell’altro. Sappiamo tutti che sotto il livello delle percezioni e dei pensieri concreti, esiste un livello più sottile: il sentimento. Ognuno di noi ha avuto delle idee vaghe e fuggevo- li, appena percettibili, fermate a malapena; eppure non solo reali, ma anche forti e operanti. « Non lo so », dite, « ma lo sento ».

Ancora più giù c’è il livello che potremmo chiamare dell’« egoità », la conoscenza basilare ma tacita dell’« Io sono ». Pur non pensandolo coscientemente, questa conoscenza è radicata nella vostra consapevolezza–nessuno deve ricordarvi che esiste- te. Da ultimo possiamo supporre il livello dell’« essenzialità », quello ancora più perfetto e più profondo della consapevolezza della vostra stessa esistenza personale. É questo il livello di cui sono partecipi tutte le cose, il livello della Pura Intelligenza Cre- ativa. É un livello non–concreto, non–attivo che si sperimenta coscientemente durante gli esercizi di meditazione trascendenta- le.

58 / Programma di Meditazione Trascendentale

Il concetto di pensieri sottili o perfezionati è tra i più difficili

da capire prima di imparare la tecnica di MT. Fortunatamente la

cosa non ha alcuna importanza, poiché non è necessario capire

un concetto per farne l’esperienza; è difficile da immaginare o

da descrivere come il gusto della fragola, che diventa poi addirit-

tura ovvio quando l’avete assaggiata e vi dicono: « Vedi? Quella era una fragola ». Quando sperimenterete la trascendenza, il vo-

stro insegnante vi dirà: « Vedi? Quello era un livello più sottile

di pensiero ».

Ma torniamo al nostro viaggio. Avete attraversato l’intera sfera della mente e siete andati anche oltre l’ultimo livello, fino alla sorgente del pensiero. Questa è la base di tutte le esperienze che potete incontrare, è fonte inesauribile di energia, creatività e intelligenza ed è al di là di ogni pensiero, sentimento o azione. Ha ancora un’altra qualità –la beatitudine– di cui tratteremo in seguito. In questo stato trascendentale si è non–attivi; ma perfet- tamente consapevoli.

Abbiamo esaminato l’esperienza della tecnica di MT sogget- tivamente, da due angolazioni, per giungere alla stessa conclu- sione: pura coscienza. Ed è proprio dal contatto cosciente con la pura coscienza che scaturiscono gli innumerevoli benefici del programma di MT. Come una freccia scagliata da un arco ben teso, ogni pensiero e ogni azione reale ripercorrono a ritroso la mente fino alla loro fonte di potere, mentre ogni seduta vi per- mette di raggiungere quelle zone della mente prima inesplorate.

« Abbandonare Il corpo al sonno »

Durante la mia prima meditazione ebbi a un certo punto la netta sensazione di avere smesso di respirare; altre volte il mio respiro era così affannoso che mi sarei preoccupato se non mi fossi sentito tanto bene. In certi momenti percepivo i battiti del mio cuore a malapena e ogni tanto un movimento – una contra- zione involontaria, forse – di un muscolo di una gamba o di un braccio, mi faceva capire quanto fossi rimasto immobile fino a quel momento.

Cosa succede mentre si medita? / 59

Ero alquanto preoccupato, ma la mia ansia scomparve ben presto; appresi che ogni esperienza mentale ne ha una corrispon- dente fisica, che anche la più evanescente nozione nella mente provoca un mutamento nella composizione fisica o chimica del sistema nervoso. Gli scienziati moderni sono concordi nel soste- nere che il corpo e la mente sono legati intimamente come una madre al nascituro. A ogni processo mentale attivo decrescente, corrisponde un processo fisico attivo decrescente più perfeziona- to. Quando il sistema nervoso si acquieta, si acquieta anche l’attività dei vari organi e sistemi 1 .

Nella figura 2 la linea scura indica il graduale assestamento del corpo durante il sonno. In media, il riposo più completo lo si ha dopo sei ore circa. Tecnicamente parlando, a questo punto il consumo di ossigeno diminuisce di circa dell’otto, nove per cen- to mentre diminuisce di circa il diciassette per cento – approssi- mativamente il doppio – durante la tecnica di MT. Questo calo si manifesta nei primissimi minuti di meditazione e non significa che il volto diventi bluastro per mancanza di ossigeno – come temetti nel corso della mia prima meditazione –, ma più sempli- cemente che le cellule consumano una dose minore di carburan- te, consumando il corpo minori energie. Per illustrare meglio questo punto, osserviamo questa sequenza: ballate, prendete la macchina, tornate a casa, guardate la TV, andate a dormire. Cia- scuno stadio richiede un lavoro minore e il vostro bisogno di os- sigeno diminuisce ogni volta.

La trascendenza determina uno stato di riposo ancora più pro- fondo del sonno.

(1) Le scoperte scientifiche cui si fa riferimento nel presente libro, sono state attinte da fonti diverse, si può però trovarle tutte insieme in– Scientific Research on the Trascendental Meditation Program: Collected Pa- pers. Orme Johnson, D.W.L. Domash e J. Farrow (Ed.); Vol. 1°, Svizzera, Ediz. Meru. Compendi di queste ricerche possono essere richiesti presso i vari centri di insegnamento del programma.

60 / Programma di Meditazione Trascendentale

60 / Programma di Meditazione Trascendentale Durante la tecnica di MT respirate circa tre volte di

Durante la tecnica di MT respirate circa tre volte di meno o- gni minuto rispetto a quando ve ne state seduti a occhi chiusi senza far niente. A ogni respiro assorbite inoltre un volume d’aria inferiore e subito dopo si determina un aumento nella « capacità d’aerazione », vale a dire una maggiore facilità di respi- razione. Sembra inoltre che anche fuori della meditazione, i me- ditanti conservino ritmi di respirazione più bassi della media. Come ha osservato Wordsworth, non solo il respiro, ma anche il flusso sanguigno « restano quasi sospesi ». Due diversi studi hanno dimostrato che durante la tecnica di meditazione trascen- dentale il cuore batte circa cinque colpi in meno al minuto ri- spetto a un normale relax e, come per il ritmo della respirazione, per i meditanti di più vecchia data anche quello cardiaco sembra essere più basso della media anche al di fuori della meditazione.

Cosa succede mentre si medita? / 61

Chiunque abbia visto Dragnet alla televisione, sa cosa siano le macchine della verità; esse misurano la quantità di traspira- zione del palmo delle mani, basandosi sulla teoria secondo cui quando si è in uno stato di ansia – com’è nel mentire – il palmo delle mani diventa più umido. L’umidità diminuisce la resistenza della pelle a uno stimolo elettrico. È stato misurato il grado di resistenza della pelle durante la tecnica di MT e poi paragonato a ciò che avviene durante la lettura, l’ascolto della musica, il ripo- so in poltrona ad occhi chiusi e la meditazione autodidattica. Ogni volta, anche quando la persona era alla sua prima esperien- za della pratica della MT, il grado di resistenza della pelle du- rante gli esercizi era di gran lunga superiore. Questo sta a dimo- strare come la MT determini uno stato di rilassamento molto più profondo.

Infine, durante la tecnica di MT, è stata osservata nel sangue una fortissima diminuzione del lattato – un prodotto di scarto dei metabolismo –, che si trova in forti concentrazioni in individui con pressione sanguigna alta e nei momenti di grande ansietà. Il suo calo durante la tecnica di MT e dopo, è un’ulteriore segno dello stato di tranquillità, stabilità, rilassatezza e riposo assoluto prodotti dalla MT.

Questi studi danno il quadro di una reazione fisica integrata dell’intero corpo, tramite il sistema nervoso.

Si tratta di raggiungere uno stato di tranquillità assoluta, ca- pace di eliminare quel senso generale di logoramento moderno detto stress, che ha portato a un allarmante aumento di attacchi cardiaci, di malattie mentali, di disturbi psicosomatici o di pura e semplice insoddisfazione, tanto diffusi nelle civiltà occidentali.

Lo stress si origina da un eccessivo affaticamento del sistema e viene eliminato da una quantità pari di riposo.

Questo spiega tante cose: perché i meditanti siano meno an- siosi; perché l’asma, l’alta pressione, l’insonnia e altri problemi legati allo stress diminuiscano; perché i meditanti guariscano ra- pidamente dall’affanno e dallo stress; perché smettano facilmen- te di fumare, bere, drogarsi; perché il loro peso si normalizzi;

62 / Programma di Meditazione Trascendentale

perché sono in grado di sopportare sforzi che richiedono il mas- simo di energia – tutti effetti questi scientificamente dimostrati uno a uno. É quindi facile capire quale nuova vitalità possano dare, dopo una dura giornata, quei venti minuti di riposo, e di riposo operoso, non di una siesta apatica e oziosa.

L’effetto liberatorio del Programma di MT, capace di solle- varci dalla tensione cui siamo sottoposti quotidianamente, ne spiega in gran parte la subitanea popolarità – poiché i tempi in cui viviamo sono tempi di alta pressione. Questo però è solo un lato della medaglia, la punta dell’iceberg, per così dire.

Penso che vi aspettiate maggiori delucidazioni sui mutamenti che si verificano nelle secrezioni ormonali, nel sangue; nei ritmi corporei e ancor più sugli effetti fisici a lungo raggio del pro- gramma di MT. Poiché l’argomento che trattiamo è la coscienza – e non semplicemente la libertà dalle tensioni –, vi aspetterete giustamente maggiori informazioni riguardo al cervello – la vera frontiera.

« L’occhio rasserenato dal potere dell’armonia »

Se Wordsworth fosse stato uno scienziato e non un poeta, a- vrebbe potuto chiedersi cosa stesse succedendo nel suo cervello durante quel suo « stato beato e sereno ». Dopo tutto il cervello ha la responsabilità di regolare le attività mentali, le esperienze sensoriali, la percezione e tutti gli intricati processi che collega- no lo spirito al corpo e al mondo esterno. A ogni cambiamento che si verifica nella coscienza – dal ricordare il nome di un ami- co al progettare la Cappella Sistina –, corrisponde un mutamento nell’attività del cervello. Eccoci dunque a formulare delle teorie, per quanto si sappia molto poco di questa massa di tessuto spu- gnoso, grossa quanto un pugno. Nell’analogia dell’oceano, Ma- harishi eguaglia la consapevolezza in espansione con i livelli via via più profondi della mente, dove l’attività è più serena, ordina- ta, coerente. Se questo è vero, quando un meditante « viaggia all’interno », il suo cervello cleve allora funzionare in maniera più serena, ordinata, coerente. E questo è stato verificato speri- mentalmente.

Cosa succede mentre si medita? / 63

Gli elettroencefalogrammi (FEG) rilevano l’attività elettrica della superficie della corteccia cerebrale, ma, per quanto scrutino appena la superficie, ci permettono tuttavia di delineare un pri- mo quadro abbastanza chiaro dell’intera attività cerebrale duran-

te la tecnica di MT.

In primo luogo sono state identificate onde cerebrali con

8–10 cicli al minuto secondo, definite onde alfa, caratteristiche dello stato di serena vigilanza. Studi più recenti, compiuti dal dott. R. K. Wallace e dal dott. Herbert Benson, hanno poi porta-

to alla scoperta della presenza di occasionali onde teta (da 5 a 7

cicli al minuto secondo). Le onde alfa sono state trovate anche in

individui non praticanti la MT, ma, eccezion fatta per gli esperti

di meditazione Zen, con una lunga pratica alle spalle,

individui non praticanti la MT, ma, eccezion fatta per gli esperti di meditazione Zen, con una

64 / Programma di Meditazione Trascendentale

queste non si trovavano abbinate ai mutamenti fisiologici de- scritti nel paragrafo precedente. La vigilanza dello stato di pro- fondo riposo fu in seguito confermata dal dott. Jean Paul Blan- quet, il quale scoprì un accresciuto livello di vigilanza in corri- spondenza di livelli ridotti di attività. I meditanti definiscono questo stato, stato di tranquilla vigilanza o silenzio vivo.

Non molto tempo dopo, furono scoperti alcuni tipi di onde cerebrali ancora più interessanti. In uno stato di coscienza nor- male di veglia, anche quando un individuo se ne sta comoda- mente seduto, le onde cerebrali sono generalmente variabili, cao- tiche, disordinate; durante la tecnica di MT diventano invece più calme, ordinate e coerenti, mentre si propagano alle diverse parti del cervello, ciascuna delle quali è responsabile di funzioni dif- ferenti. Fino ad oggi sono stati individuati tre diversi tipi di or- dinamento.

sono stati individuati tre diversi tipi di or- dinamento. Cosa succede mentre si medita? / 65

Cosa succede mentre si medita? / 65

Si verifica un tipo di ordinamento verticale (vedi fig. 3); l’attività della corteccia, responsabile del pensiero cosciente, si integra con l’attività della regione subcorticale, responsabile del- le funzioni fisiologiche primarie, come il ritmo cardiaco. Questo potrebbe spiegare alcuni effetti, come il migliorato coordina- mento tra la mente e il corpo.

Tra la parte anteriore del cervello, che controlla l’attività mo- toria, e quella posteriore, dove risiede l’informazione sensoriale, si è rilevata una disposizione ordinata (v. fig. 4). Le onde alfa si propagano spontaneamente dalla parte posteriore a quella ante- riore; le onde beta e teta si propagano dalla parte anteriore a tut- to il cervello. Alcuni credono di spiegare così quel miglior coor- dinamento tra pensiero e azione riscontrato nei meditanti, di cui un esempio è l’aumentata rapidità dei loro tempi di reazione.

Forse la disposizione ordinata più significativa è quella che ricorre tra i due emisferi del cervello (fig. 5). Un lato, general- mente il sinistro, è responsabile della nostra capacità di espres- sione, analisi, pensiero razionale, uso della logica e dei numeri.

è responsabile della nostra capacità di espres- sione, analisi, pensiero razionale, uso della logica e dei

66 / Programma di Meditazione Trascendentale

L’altro lato, si occupa del pensiero astratto, intuizione, comprensione olistica, qualità artistiche e capacità di sintesi. A seconda di quello che facciamo, il campo è dominato dall’uno o dall’altro lato, generalmente il sinistro. Si sostiene spesso che i nostri sistemi educativi hanno svi- luppato sproporzionatamente l’emisfero di sinistra rispetto a quello di destra, da cui la denominazione di « emisfero silenzioso » che è stata data a quest’ultimo.

Molti ritengono che l’incompletezza della nostra sperimenta- zione del mondo sia in gran parte dovuta proprio a questo squi- librio, cioè per dirla con il dott. Sidney Reisberg, abbiamo « una comprensione monoauricolate di un mondo stereofonico ».

Durante la tecnica di MT il potenziale elettrico sviluppato dai due emisferi risulta più equilibrato; presentandosi le onde cere- brali più ordinate e sincrone. Questo significa che è possibile ar- rivare a un funzionamento molto più completo e perfezionato dei due emisferi.

In parole povere, possiamo dire che la Meditazione Trascen- dentale rimetta insieme i pezzi della vostra testa.

Riassumiamo ora quanto detto finora sulla trascendenza. Da un punto di vista soggettivo, la mente diventa meno attiva, la percezione più fine, i confini dell’esperienza si espandono. Alla fine l’attenzione trascende ogni attività e ogni esperienza per en- trare in contatto con il campo, intimo e universale, della pura co- scienza.

Da un punto di vista oggettivo, il sistema nervoso (cervello incluso, naturalmente), parte da un livello di massima eccitazio- ne –– caratterizzato da un alto tasso metabolico e da scritture di onde cerebrali disordinate; progressivamente la sua eccitazione diminuisce e via via che il tasso metabolico si abbassa, il sistema nervoso si fa più integrato e coerente. Alla fine si raggiunge uno stato di ordine perfetto, lo stato di minima eccitazione. Questo stato corrisponde alla trascendenza. Per molti si tratta di uno sta- to simile a quello di minima eccitazione descritto dalla teoria fi- sica dei quanti: il campo di tutte le possibilità.

Cosa succede mentre si medita? / 67

Alcuni raffronti col mondo della materia

Una delle affermazioni fondamentali della scienza

dell’Intelligenza Creativa è che i principi naturali che governano

la vita interiore, sono essenzialmente uguali a quelli che gover-

nano la sfera esterna. Entrambi, infatti, sono espressioni di una intelligenza creativa che funziona secondo leggi ben determina- te. Si può dire, quindi, che la tecnica della MT presenta delle e- quivalenze con gli eventi del mondo duro e concreto della mate- ria.

In questi ultimissimi anni gli scienziati, e particolarmente il fisico Lawrence Domash, hanno suggerito alcuni paralleli sensa- zionali che io riporto qui sia perché abbastanza affascinanti, sia perché potrebbero aiutare a far luce sull’estrema naturalezza del-

la tecnica di MT. (La comprensione di queste teorie non è però

essenziale alla comprensione del programma di MT).

Secondo la teoria moderna della meccanica dei quanti, ogni sistema naturale presenta una sequenza di possibili stati di ecci- tazione: gradi differenti di attività. Gli atomi, per esempio, pre- sentano stati di energia differenti, definiti da unità discrete, dette quanti. Lo stato più ordinato, stabile e calmo, è detto stato di ba- se. Esso è il luogo di riposo naturale dell’atomo che è qui in per- fetto equilibrio. Lo stato di base è lo stato di minima eccitazione. Nei campi in opposizione ai sistemi fisici, lo stato di minima ec- citazione è generalmente detto stato di vuoto, stato che si è pre- cedentemente paragonato all’intelligenza creativa non manifesta.

Anche il sistema nervoso umano presenta vari possibili stati

di

eccitazione che possono essere espressi dai diversi campioni

di

onde cerebrali. La coscienza trascendentale sarebbe allora –

si

fa per dire – lo stato di base del sistema nervoso. Più stabile e

ordinato, esso è lo stato di minima eccitazione della coscienza.

Cambiare il livello di eccitazione di un sistema, dà spesso luogo a una fase di transizione verso uno stato completamente nuovo.

Se per esempio si riscalda dell’acqua, questa passa attraverso

68 / Programma di Meditazione Trascendentale

una fase di transizione che la porta fino allo stato di vapore. li calore ha aumentato il livello di eccitazione delle molecole dell’acqua, rendendole più disordinate e caotiche; fluttuando ir- regolarmente, le molecole urtano l’una contro l’altra. li raffred- damento dell’acqua – d’altro canto – provoca un abbassamento del livello di eccitazione: le molecole si allineano in file ordina- te, precise, la loro forza d’impatto decresce fino alla cristallizza- zione. Questa fase di transizione è chiamata congelamento.

Questi fenomeni, che sperimentiamo quotidianamente, sono spiegati dalla terza legge della termodinamica. La legge dice che riducendo la temperatura (eccitazione) di un sistema, si riduce la sua entropia (disordine). Un altro modo per dire la stessa cosa, è il seguente: una diminuzione di attività porta a un ordine mag- giore. Ecco il motivo per cui gli avanzi vengono messi in frigori- fero. Il freddo riduce l’eccitazione delle molecole, mantenendole ordinate e impedendo la decomposizione.

In alcuni casi, un sistema in stato di eccitazione minima rive- la qualità difficilmente reperibili in stati di maggior eccitazione. L’elio liquido – per esempio – diventa un superfluido quando il suo livello di eccitazione viene ridotto, per abbassamento di temperatura, a un punto bassissimo –270 gradi centigradi circa. Le onde microscopiche associate ai singoli elettroni di ciascun atomo di elio variano; invece di mantenere la loro condotta abi- tuale, irregolare e caotica, si unificano, spostandosi in un’unica onda macroscopica e coerente. Poiché l’effetto delle singole mo- lecole in collisione fra loro non ha più importanza, il fluido non incontra più resistenza nel nuovo movimento; si espande, scor- rendo quindi in tutte le direzioni – dal più piccolo foro, lungo i lati del contenitore, fuori di esso.

Un fenomeno analogo si osserva in certi metalli, come il mercurio, lo stagno e il piombo. In stato di eccitazione minima, le loro onde elettroniche si appiattiscono formando un’unica on- da macroscopica. Se facciamo passare una corrente elettrica at-

Cosa succede mentre si medita? / 69

traverso un anello di un simile super conduttore – come sono chiamati –, questa non incontra quella resistenza che incontra invece quando gli elettroni sono in uno stato di eccitazione mag- giore. La corrente girerà all’infinito, senza mai diminuire d’intensità.

Secondo altri principi fisici, qualsiasi sistema a contatto con l’ambiente tende a diventare più disordinato – aumenta la sua entropia –; esistono però metodi per rallentare questo disordine,

come quello della refrigerazione. I superconduttori o superfluidí

– per esempio – mantengono il loro ordine e la loro stabilità in-

dipendentemente dal calore o magnetismo esterni, grazie al loro

massimo grado di ordine interno. Quest’effetto è chiamato effet-

to di Meissner.

I sistemi viventi – quali noi siamo – possono mantenere or-

dine e integrità per lunghi periodi di tempo indipendentemente dall’azione disturbatrice dell’ambiente; possono – come ha af- fermato il fisico Erwin Schroedinger – « assorbire ordine dall’ambiente ». Noi non ci mettiamo in frigorifero, ma possia-

mo raggiungere gli stessi scopi per altre vie. Il cibo, per esem- pio: gli alimenti freschi sono per noi migliori di quelli vecchi, in quanto più ordinati. Un altro sistema per mantenere l’ordine è il riposo; l’abbassamento del grado di eccitazione aiuta a restaura-

re l’ordine. In altre parole, anche i sistemi viventi possono trarre profitto dalla terza legge della termodinamica per mantenere a lungo il loro ordine.

Il dott. Domash ha paragonato la tecnica di MT alla terza

legge della termodinamica. Ovviamente esiste una notevole dif-

ferenza tra il sistema nervoso di un meditante e un avanzo di ci- bo, un pezzo di ghiaccio o un anello di metallo. L’analogia è comunque sorprendente. Per quanto la temperatura corporea non subisca un abbassamento in senso letterale nel corso della tecni- ca di MT, le attività mentali e fisiche subiscono tale abbassa- mento. La trascendenza, lo stato di minima eccitazione della co- scienza, rappresenta una fase di transizione verso un nuovo stato

di coscienza – caratterizzato, questo, da un ordine e da una stabi-

70 / Programma di Meditazione Trascendentale

lità perfetti, e lo si sperimenta con fenomeni analoghi a quelli della superconduttività o della superfluità – attraverso un’espansione dei confini e un grado di stabilità e completezza incontaminati da altre influenze. La tecnologia della MT – forse – e la refrigerazione, sfruttano entrambe una legge fondamentale della natura: diminuendo l’attività aumenta l’ordine.

Naturalmente queste sono semplici analogie e vanno prese

per quello che sono; cioè nessuno fino ad oggi ha dimostrato che

la tecnica di MT è simile alla superconduttività, né che nel cer-

vello accade qualcosa di simile. Ma i grafici delle onde cerebrali

di

un meditante, più ordinate e coerenti, inducono a credere in

un

simile paragone.

Si aggiunga che queste analogie sono spesso punti di parten-

za

per ulteriori e più importanti scoperte scientifiche.

Secondo il dott. Domash, recenti prove di laboratorio hanno dimostrato che la fisiologia della trascendenza può essere spie- gata benissimo dalle onde altamente ordinate del sistema nervo-

so, in tutto simili a quelle dei superconduttori e dei superfluidi. Le molecole biologiche – enzimi – apparentemente possono ri- velare, a temperatura ambiente, effetti di iperconduzione. Se- condo il dott. Domash: « t, possibile affermare con molta vero- simiglianza, che in qualche parte – a livello della sinapsi o delle molecole dei neuroni – la tecnica di MT riordini queste molecole

in modo tale da stabilire una perfetta assonanza fra di loro. Se

così è, è possibile che le piccole onde di ciascuna molecola si propaghino all’intero sistema nervoso – e che questo venga spe- rimentato soggettivamente come una espansione dei propri limi-

ti. Sarebbe questo il meccanismo che funge da intermediario tra

la

fisica del sistema nervoso e lo stato di vuoto dei quanti, setto-

re

oggettivo del silenzio, campo di tutte le possibilità ».

Prima di abbandonare questo campo così affascinante per ri-

tornare ad argomenti più pratici – il procedimento della tecnica

di MT in particolare, e cosa rappresenti effettivamente per un

Cosa succede mentre si medita? / 71

individuo, – gettiamo un’altra base per ulteriori considerazioni. Se l’ordine e la coerenza possono propagarsi da atomi individua- li, dai neuroni forse – a tutto il sistema, non possono essi propa- garsi dai singoli individui ai vari sistemi sociali?

Torneremo sul concetto di un’Età dell’Illuminazione nell’ultimo capitolo, e parleremo della possibilità di entrare in una fase di transizione, preludio di una nuova era, se l’uno per cento della popolazione pratica la MT.

3. La tecnica: Più facile da fare che da dire

«

Cosa fai mentre mediti? », viene spesso chiesto ai medi-

tanti.

«

Mah,

».

«

Voglio dire, pensi, o che cosa? ».

«

Si, penso.

».

«

A cosa pensi? ».

«

Vedi, non è come pensare normalmente. Cioè, non si de-

ve necessariamente pensare a qualcosa ».

 

«

Che cosa fai, allora? ».

«

Niente ».

«

Niente? ».

«

No, non esattamente. Voglio dire, basta cominciare e tut-

to

».

« Tutto cosa? ».

« Ecco, tutto viene da sé ».

Alla fine di una simile conversazione, il meditante inviterà

74 / Programma di Meditazione Trascendentale

chiaramente l’amico perplesso a iscriversi al corso per imparare personalmente, poiché spiegare una cosa è facile come farla, ma non quando si tratta di qualcosa che non comporta alcuna azione. Questo spiega perché non esistono libri che spieghino come praticare la tecnica di MT, mentre se ne possono trovare molti che spieghino – per esempio – come costruire un modello

di aeroplano. La tecnica poggia – comunque – su alcuni prin-

cipi che adesso illustreremo.

Il più importante è quello per cui la pratica di MT verte e- sclusivamente e interamente sul lavoro naturale della mente e non richiede alcuno sforzo.

Spesso, molti hanno paura di non riuscire a praticare la MT.

« La mia mente non è molto abile », dicono.

« Sei in grado di pensare? », chiedo allora.

« Con difficoltà ».

« Non ti ho chiesto se sei un genio, ma soltanto se normal- mente hai dei pensieri ».

« Naturalmente », mi sento rispondere; « tutti abbiamo dei pensieri ».

Ed è proprio questa la ragione per cui tutti possono praticare

la MT. Essa non richiede altro se non la capacità di avere qual-

che pensiero.

Questo fatto è però difficile da accettare per molte persone, come poter quindi credere che una cosa così importante come

la tecnica di MT possa essere semplice? Eppure anche le cose

più importanti della vita, quelle che ci nutrono e ci sostengono,

il battito cardiaco, o il respiro – per esempio – non richiedono

alcuno sforzo. Pensare, sentire, addormentarsi, risvegliarsi, so- gnare, persino innamorarsi, sono attività che non richiedono forza di volontà o sforzi coscienti; anzi, proprio chi ha provato ad addormentarsi o ha cercato di innamorarsi, sa quanto sia inutile e disastroso in questi casi lo sforzarsi. 1 fenomeni natu- rali accadono automatícamente se le circostanze sono quelle giuste; l’unica cosa che viene richiesta è di collaborare con la natura.

Più facile da fare che da dire / 75

« Lei che cosa fa per dormire? » chiesi una volta a un pro-

fessore universitario che non riusciva ad accettare il principio

che la tecnica della MT è senza sforzo.

« Mi metto il pigiama », rispose, « spengo la luce, mi sten-

do, chiudo gli occhi

».

« Si? E dopo cosa fa? ».

« Niente ».

« E com’è che si addormenta, allora? ».

« Non lo so; mi addormento ».

Questa risposta significa: il lavoro lo compie la natura. Come provvisto di un cambio automatico, il vostro sistema nervoso è capace di mettersi automaticamente in posizione di sonno ogniqualvolta ne avete bisogno, basta che voi glielo per- mettiate. t vero che alcuni dormono meglio di altri, ma non perché siano più dotati; il sogno e la veglia sono entrambi au- tomatici. Qual è stata l’ultima volta in cui avete deciso di sve- gliarvi o di sognare? Anche nella coscienza trascendentale si scivola automaticamente; perché questo accada, è sufficiente che voi creiate le giuste condizioni iniziali. Poi la cosa va da sé, senza alcuna interferenza da parte della vostra volontà, e non può essere altrimenti.

La mente è un calabrone

Praticamente in tutti i luoghi e in tutti i momenti della sto- ria, individui più fortunati di altri hanno sperimentato sponta- neamente la coscienza trascendentale. Questo almeno è quello che ci portano a credere i poeti, i filosofi, gli scienziati e i capi religiosi che hanno descritto questa loro esperienza oceanica in termini spesso estasiati. Ne sono un esempio gli ultimi versi di Wordsworth – o questa descrizione dei filosofo cristiano Tho- mas Merton: « Un silenzio che è una fontana di azione e di gioia, che si diffonde con muta dolcezza e scorre verso di me dalle radici invisibili di tutte le cose create ».

La pura coscienza è stata qui definita un serbatoio di energia e di intelligenza, ma è ancora di più. Verificandosi anche all’improvviso, la trascendenza ha generato sentimenti traboc-

76 / Programma di Meditazione Trascendentale

canti d’amore che spesso hanno portato all’autointegrazione e a

un più intimo legame con l’universo; per questo Maharishi de-

finisce il contatto con la pura coscienza beatitudine e non sem- plice felicità. Tutte le culture – in particolare quelle orientali – testimoniano di uomini, non sempre e solo adepti temporanei di una dottrina, che hanno conservato un perenne stato di consa- pevolezza illimitata, che cioè non lo hanno mai perso, nemme- no quando pensavano o agivano normalmente. Questo stato – che è stato definito in vari modi. illuminazione, liberazione, autorealizzazione, massima conoscenza e completezza – sarà descritto nel settimo capitolo. Per ora basti dire che le descri- zioni che ne sono state date sono – a dir poco – seducenti. De- stinato a rappresentare il traguardo ultimo di tutti gli sforzi, il massimo stadio di sviluppo, nessuna meraviglia se gli uomini dell’Est e dell’Ovest hanno perseguito questo stato con tanto accanimento.

Sfortunatamente soltanto pochi ricercatori hanno avuto for-

tuna; ora, come spiegare questi fallimenti se si tratta di uno sta-

to naturale? Secondo Maharishi le testimonianze che ci sono

pervenute, sia sul traguardo che sulle vie per raggiungerlo, so- no state generalmente equivocate, interpretate erroneamente, fraintese, e c’è stata soprattutto una errata collocazione in un,

certo modo, dello stato naturale di trascendenza. Da qui l’enorme confusione che ha molto a che vedere con l’attuale stato di incompiutezza che regna nelle cose umane. Specie in India, dove la saggezza della tradizione è oggi distorta al punto che la maggior parte degli indiani credono che le così dette « mete spirituali » possono essere raggiunte solo attraverso la ri- nuncia al mondo. Il concetto che le esperienze – come quella trascendentale – siano privilegiate o sovrumane è talmente dif- fuso che gli insegnanti di MT devono incessantemente ripetere che il loro unico obiettivo è la vita umana, naturale. L’origine

di questi equivoci è comunque facilmente comprensibile.

Immaginate di leggere da una fonte autorevole, che la chia-

Più facile da fare che da dire / 77

ve per la realizzazione è il contatto con l’io più recondito, de- scritto come non attivo, posto al di là di ogni esperienza e per- cezione. Cosa fareste a questo punto? Se non siete degli spiriti avventurosi, potrete cercare di volgere la vostra attenzione all’interno di voi stessi; ma cosa vi trovereste? Un clamore as- sordante e non certo il silenzio di cui avete letto. Potreste allo- ra concludere – come il filosofo David Hume – che voi in real- tà siete « nient’altro che un fascio, o connessione, di percezioni diverse in perpetuo flusso e movimento, che si succedono con rapidità incredibile ». Povero David! Desiderava tanto trovare l’io immutabile ma non era in grado di isolare – si fa per dire – lo schermo illuminato dal proiettore. Da qui, basandosi sulla propria esperienza, concludeva che non poteva esistere un campo costante, invariabile, stabile, di pura coscienza.

Molti altri sono giunti alla stessa conclusione.

Immaginate adesso di essere un po’ più testardi, schierati tra le file di coloro che sentono che sotto ogni cambiamento deve esserci una realtà invariabile. Se c’è, e se essa è la beatitudine, voi volete sperimentarla.

Vedendo che la vostra mente rimane attiva, cercate di met- terla a tacere. Essa rimane assordante. Cercate sempre di più. Nessun progresso. Ci mettete ancora più volontà. La mente è sempre una serie continua di percezioni, solo che ora queste percezioni includono anche i vostri sforzi per eliminare le per- cezioni stesse. Cercate ancora con maggior forza di non pensa- re, e così facendo, vi accorgerete che invece state pensando. Cercate allora di smobilitare la mente; al massimo arrivate a pensare che è vuota, ma questa è pur sempre una percezione, un pensiero come gli altri e la mente, nonostante tutti gli sforzi, rimane attiva. Provate ancora e ancora – e vi ritrovate con un bel mai di testa.

Alla fine concludete che la mente è il peggior nemico di se stessa, giacché pretende di trovare pace e gioia in un più intimo silenzio, ma non riesce mai a stare zitta. É una scimmia che salta disordinatamente di ramo in ramo, un calabrone che ronza – e tutto senza un apparente disegno. Si direbbe che l’unico

78 / Programma di Meditazione Trascendentale

modo per rompere quell’incessante attività, sia legarla molto strettamente, chiuderla a chiave, incatenarla; imbrigliarla, se- dercisi sopra e non lasciarla andare fino a quando non gridi « pietà», o almeno « pace ».

Nella storia si sono ripetute spesso scene analoghe. Per cat- turare e immobilizzare questo calabrone errante, sono stati ela-

borati dottrine e sistemi complicati; si sono sviluppate tecniche

di controllo rigido della mente, molte delle quali richiedono

grande forza e austerità. Invariabilmente queste tecniche oggi numerosissime e che vanno sotto il nome di Yoga, Zen e altre scuole di meditazione – si basano sulla concentrazione o con- templazione. Ce ne sono in giro a centinaia, tutte con un de- nominatore comune: in misura più o meno grande è necessario

il controllo. Secondo Maharishi questo è un errore tragico; il

controllo non solo è difficile e innaturale ma, egli sostiene, tra- scendere fino alla pura coscienza con simili metodi è addirittu-

ra impossibile.

Tra breve vedremo perché.

Diamo ora uno sguardo più da vicino a questo calabrone per vedere se è davvero quell’eterno giramondo che si dice. Voi lo vedete girare tutt’attorno – a caso, sembra, – ma guardatelo be-

ne, e vedrete che si posa su un fiore, si sofferma qualche atti- mo, poi riparte. Quando si allontana? Nel momento stesso in

cui il nettare finisce, per volare verso il nettare di un altro fiore.

Il suo scopo non è quindi quello di vagabondare a caso, ma di

raccogliere nettare.

L’attività costante e apparentemente disordinata della mente

ha anch’essa uno scopo. La mente si ferma là dove può trovare

soddisfazione e riparte quando questa si è esaurita o quando desidera muoversi verso una soddisfazione maggiore. Nessun oggetto, nessuna esperienza, può darsi tanta soddisfazione da fermare per sempre la vostra attenzione su di sé. Chiunque ab-

bia studiato per un esame, attesa con impazienza una certa ora,

o si sia insabbiato in una conversazione tediosa, sa quanto sia

difficile fermare l’attenzione su un qualcosa che non sia inte- ressante. Immaginate per esempio di sentire, mentre state leg-

Più facile da fare che da dire / 79

gendo un libro, la voce inaspettata di una persona amata; niente potrà impedire alla vostra attenzione di abbandonare quel libro, volgere la mente verso un’attrazione maggiore è naturale, au- tomatico, e in nessun caso richiede sforzo o controllo. Migliaia

di volte al giorno la nostra mente ci dimostra che « la naturale

tendenza della mente è quella di muoversi in direzione di una felicità maggiore ».

La tecnica di MT differisce nettamente da tutte le altre pro- prio perché ha capito verso quale direzione naturale si muove

la nostra attenzione. Le altre tecniche richiedono un controllo

che, oltre a implicare sforzo, impedisce la trascendenza. Come ogni meditante sa, cercare è la sola cosa sbagliata che si può fare nel corso di una meditazione, poiché il cercare tiene la mente occupata. La semplice azione del cercare mantiene la mente attiva, come il muoversi sulla superficie dell’acqua man- tiene a galla.

Osserviamo ora i due tipi di controllo: concentrazione e

contemplazione. Si può definire la concentrazione un tentativo

di fermare la propria attenzione su qualcosa, oggetto, idea, sen-

timento, parola, allo scopo di evitare che la mente se ne vada vagando come sua abitudine. Guardare fissamente la luce di una candela, mettere a fuoco delle parti del corpo, salmodiare,

fissare la mente su un’idea particolare, – come l’unità di tutte le cose –, sono alcune delle innumerevoli forme di concentrazio- ne.]Per la sua stessa natura, la concentrazione può essere diffi- cile e si può paragonarla al tentativo di ammassare l’acqua in

un punto.

Qui,

quello che conta, è il significato del pensiero, parola o idea, e spesso la meta da raggiungere è la comprensione intuitiva.

« Su cosa mediti? », mi sento spesso chiedere da individui che confondono la tecnica di MT con la contemplazione. « Su

una sedia comoda », è la mia invariabile risposta. Nella tecnica

di MT, il significato del pensiero non gioca invece alcun ruolo.

Pensare a cose piacevoli può essere piacevole e confortante, ma

Contemplazione invece vuol dire pensare a qualcosa.

80 / Programma di Meditazione Trascendentale

anche se non pericolosa quanto la concentrazione – richiedendo un controllo minore –, la contemplazione tiene sempre lo spiri- to in attività; è come nuotare sulla superficie dell’acqua.

Concentrazione e contemplazione sono due forme di con- trollo che tengono – ciascuna – occupata un’arca della mente e richiedono sforzo ed energia. La tecnica di MT è’ esattamente l’opposto: nessun controllo, né sforzo, né consumo di energia, né alcuna attività guidata dalla mente.

Ma allora, come la si pratica? Eccoci al punto fondamentale. La natura della pura coscienza è la beatitudine, le Upanishad1 dicono a questo proposito: « Sappi questo, per essere quello che cerchi ». La conoscenza illimitata è per la mente quello che il nettare è per l’ape: una fonte naturale di attrazione. Par- tendo da questo presupposto la tecnica di MT non fa che indi- rizzare l’attenzione verso la giusta direzione – creare le condi- zioni iniziali –; successivamente interviene la natura. Trovan- do un incanto maggiore a ogni passo, l’attenzione punta sempre più velocemente verso la sua fonte naturale di attrazione– il bambino che corre in braccio alla mamma, la roccia che preci- pita verso il suolo, l’atomo che con salti quantistici va verso il suo stato di base.

Anche dal punto di vista della fisica, è possibile arrivare – alle stesse conclusioni. Come già detto, ogni sistema naturale presenta una sequenza di possibili stati di. eccitazione, tra cui il più costante è quello di base. Ogniqualvolta ne hanno l’opportunità, tutti i sistemi tendono automaticamente a muo- versi verso questo stato di minima eccitazione, compreso il si- stema nervoso umano. Questo tende automatica– mente al suo stato di minima eccitazione e, essendo la coscienza trascenden- tale il suo punto di massimo equilibrio, il suo stato di riposo, esso lo ricerca.

Ora, scopo di una simile esperienza non è il godimento stes- so che questa può dare – per quanto allettante. Si pratica la MT per migliorare la qualità di quelle ventitré ore e venti minuti

(1) Cfr. nota 2 cap. 1 (N.d.T.)

Più facile da fare che da dire / 81

durante le quali non si è intenti a meditare. Lo stato di base è noto come il campo di tutte le possibilità, comprendendo in sé il potenziale di tutti i possibili stati di eccitazione. Ricondurre regolarmente il sistema nervoso allo stato di base della co- scienza, significa liberare quel potenziale che ciascuno di noi ha in sé e aprirsi la strada alle possibilità – a tutte le possibilità – di godimento, raggiungimento, conoscenza e realizzazione.

Il Mantra

Nell’analogia del cinema e nel diagramma della bolla si è parlato di un riferimento della percezione di un oggetto fino alla dissolvenza e alla totale eliminazione dei suoi confini. L’oggetto di percezione impiegato nella tecnica di MT è un pensiero – ma non un pensiero qualunque. Quello impiegato ha qualità particolari che fanno di lui un elemento conduttore verso il conseguimento dello stato di coscienza trascendentale.

È possibile afferrare un pensiero a due differenti livelli. Il più ovvio è quello del suo significato – pensate al libro che sta- te leggendo, a quello che mangerete a pranzo, alla vostra fami- glia, e di norma, quando pensate qualcosa che vi interessa re- almente, i vostri pensieri hanno un significato. Provate a dire, per esempio, una parola senza senso: iggledibiggledeboo. To- talmente priva di significato, tuttavia essa è un fatto mentale reale, genuino: è un pensiero. Analogamente, il suono « casa », significa abitazione se voi parlate spagnolo o italiano, ma è, per gli inglesi, solo un semplice suono. Sia che voi parliate queste lingue o no, potete però sempre pensare questo suono.

Nella tecnica di MT interessano solo gli effetti sonori dei pensiero e non il suo significato. I suoni sono fenomeni fisici e come tali influenzano tutte le cose con cui vengono a contatto:

un suono di una particolare frequenza, per esempio, può rom- pere un vetro, mentre altri – non percepibili dall’orecchio uma- no – possono dare ordini a un cane. Studi recenti sostengono che la crescita stessa delle piante può essere influenzata dal ti- po di musica che si suona nella loro vicinanza. Naturalmente, anche il nostro sistema nervoso, è influenzato dai suoni; a nes-

82 / Programma di Meditazione Trascendentale

suno piace sentire un’unghia che gratti una lavagna né lo sfre- gamento di un metallo né lo stridio dei freni – sono suoni fasti- diosi che irritano il sistema nervoso. Altri suoni sono più deli- cati: il cinguettio degli uccelli, il mormorio dei ruscello, l’armonia di una poesia. Ma l’esempio migliore può essere forse offerto dalla ninna– nanna di cui il bambino non è in gra-

do di capire i versi.

I suoni dunque hanno effetti diversi, spesso decisivi. Essi possono essere positivi, vivificanti, o negativi e funesti; non c’è via di mezzo. E i loro effetti sono reali – anche se meno ovvi, forse, – sia quando hanno origine all’interno della mente, sia quando vengono dal di fuori. L’uso secolare della tradizione vedica – che Maharishi rappresenta – ci consente di stabilire i suoni in grado di raggiungere gli effetti voluti in ciascun tipo di individuo. Maharishi ha ordinato questa conoscenza e istruito adeguatamente i suoi insegnanti; i suoni che vengono usati so-

no

definiti mantra e i loro effetti sono perfettamente conosciuti.

Tre proprietà rendono i mantra idonei all’uso della tecnica

di

MT. Innanzitutto sono privi di significato; se non fosse così,

l’attenzione rimarrebbe a un livello mentale superficiale, dove

il significato è generalmente prevalente; una parte del vostro

cervello resterebbe quindi in attività. Secondo, essi riescono ad acquietare il sistema nervoso, mantenendo efficiente la co- scienza: attirano l’attenzione verso livelli di percezione più per- fetti. Terzo, la loro influenza, sia per chi li usa che per il mon- do esterno, è vitale in quanto essi sono nutrimento di tutte le cose positive e in evoluzione. Secondo Maharishi, quando

l’esperienza è al suo massimo grado di perfezione, questo pun-

to è particolarmente significativo: impulsi sottili hanno una

forza d’impatto maggiore.

Tra gli individui ci sono naturalmente delle differenze, per cui un mantra è più adatto a un certo tipo di persone che non a

Più facile da fare che da dire / 83

un altro. Sono gli insegnanti di MT che scelgono il mantra più adatto a ciascuno di noi. Sento già chiedermi: « Vuoi dire che c’è un mantra diverso per ogni persona? ». No, naturalmente. Sarebbe impossibile classificare quattro miliardi di suoni diver- si; ciascun maestro ha invece un bagaglio di un certo numero di suoni, ognuno dei quali è adatto a una certa categoria di indivi- dui. È un po’ come per i gruppi sanguigni: voi non avete un vostro gruppo sanguigno personale, tuttavia avete il vostro pro- prio sangue. Se vi venisse praticata arbitrariamente una trasfu- sione, senza prima determinare il vostro gruppo sanguigno, la cosa – certo – non vi piacerebbe. Analogamente i mantra non possono essere assegnati indifferentemente a questo o a quello, come gli articoli di una vendita all’asta; il mantra adatto a cia- scuno di noi viene scelto con criteri ben definiti.

Come vengono scelti? É questo un argomento di carattere privato – una faccenda tra il singolo insegnante e Maharishi. Siamo stati accusati di voler inutilmente mantenere il segreto in questo campo e alcuni ci hanno persino accusato di aver elabo- rato questa sorta di strana mistica sui mantra a scopi puramente commerciali. In realtà, si è mantenuto il segreto allo scopo di proteggere il pubblico, poiché – come presto vedremo – cono- scere il proprio mantra non basta; si deve sapere come usarlo. 1 mantra, quindi, dovrebbero essere assegnati unicamente in rapporto alla formazione personale di ognuno, compito questo che richiede un maestro veramente esperto. Il pericolo che de- riverebbe da un pettegolezzo, anche piccolo, è tale che gli stes- si insegnanti non discutono di questo argomento nemmeno tra loro. Io non conosco quale mantra sia stato detto di usare agli altri insegnanti, né come sia stato detto loro di sceglierli, poi- ché Maharishi istruisce personalmente gli insegnanti e senza discussioni in proposito.

Posso solo dire questo: non c’è nulla di misterioso; non vengono richieste capacità segrete, esoteriche; non vi « psica- nalizziamo », né diamo giudizi sulla vostra personalità. Tutto è

84 / Programma di Meditazione Trascendentale

semplice, scientifico, inquadrato a tal punto che quando sono diventato un maestro di MT, ne sono rimasto io stesso stupito – e anche un po’ deluso. Poi, mi rassicurò proprio quella sempli- cità, poiché così un maestro dovrebbe essere proprio in coma per commettere un errore.

« Dai », insiste lo scettico, « il mantra non può essere così importante! Voglio dire che potrei probabilmente usare un suo- no qualunque, il suono uno, per esempio. Giusto? ». Sbaglia- to. Sarebbe da ingenui credere che tra i diversi suoni non esista alcuna differenza. Le differenze ci sono e sono molto sottili. Dire – o pensare – un suono come l’opposto di un altro, com- porta delle differenze nell’attività delle cellule celebrali. Non conosciamo abbastanza bene, il cervello per poter dire quali siano effettivamente queste differenze, ma il buon senso ci fa capire che un’attività cerebrale perfettamente uguale non po- trebbe produrre due pensieri diversi, è lo stesso buon senso ci fa ancora dire che due diverse attività cerebrali non possono produrre effetti identici – simili forse ma non identici. Se con- siderate che usato dalla tecnica di MT, per venti minuti e due volte al giorno, si ripercuote nel vostro sistema nervoso innu- merevoli volte durante gli anni, capirete allora come le sottili differenze tra i suoni si moltiplichino all’infinito. Potete non cogliere questa differenza in ogni singola meditazione, ma vi si rivelerà comunque nel corso della vostra vita.

Il dott. Bernard Gleuck, dell’Institute for Living di Har- tford, nel Connecticut, ha studiato un certo numero di individui che avevano praticato tecniche di meditazione create da loro stessi, scoprendo che alcuni mutamenti, simili a quelli che si verificano durante la tecnica di MT, avvengono a livello del metabolismo. « Comunque », ha aggiunto, « tendono a diven- tare sempre meno consistenti e l’EEG ci dice che coinvolgono particolarmente le regioni corticali posteriori, mentre quelle frontali e l’emisfero opposto sono raramente coinvolti».

Maharishi asserisce che l’uso di un mantra arbitrariamente scelto, non solo dà scarso affidamento, ma può addirittura di- ventare pericoloso. State giocando con il vostro cervello; l’adattabilità del mantra non ha nulla a che vedere con le vostre

Più facile da fare che da dire / 85

preferenze personali. Ugualmente pericoloso è servirsi di man-

tra

suggeriti da libri; si tratta spesso di veri mantra che gli auto-

ri

hanno appreso in India, ma la cultura tradizionale indiana

versa attualmente in un tale caos che è difficile risalire alla fon-

te e alla sua attendibilità. Il mantra del libro può non essere

adatto per voi e probabilmente non lo sarà, dal momento che questi mantra, per la maggior parte, sono praticati da eremiti e monaci.

Ho incontrato molte persone che praticavano una medita- zione, come la chiamavano, usando per esempio il suono tradi- zionale om. Tutti gli riconoscevano un effetto calmante, ma ag- giungevano che dopo un po’ finivano col perdere interesse alle cose materiali: non avevano più voglia di lavorare, divertirsi, stare con gli altri. Maharishi spiega che suoni destinati a essere usati da una piccola percentuale di individui che conducono una vita da eremiti, non possono avere effetti benefici per la stragrande maggioranza di noi che siamo attivi, dinamici, im- mersi nelle cose del mondo. La selezione dei mantra nel pro- gramma di MT viene fatta con criteri ben precisi e il loro uso si è dimostrato valido in tutti i tempi. É quindi più saggio fare affidamento su qualcosa la cui efficacia sia provata, che non affidarsi al caso, come alcuni fanno, solo per risparmiare qual- che soldo.

I mantra non sono invenzioni magiche come un qualche Mi- racoloso Elemento dalle proprietà taumaturgiche. I benefici del programma di MT non scaturiscono direttamente dai mantra in sé. I mantra vengono usati in quanto portano a un perfeziona- mento del sistema nervoso. I loro reali effetti fisici non sono

ben conosciuti, ma l’uso corretto di un suono con la particolare frequenza di un mantra, influenza l’attività del cervello in mo-

do tale che le zone responsabili della direzione del pensiero,

delle attività motorie, delle attività motorie, delle emozioni, del

metabolismo e quelle decisionali, subiscono una diminuzione

di attività, mentre l’area responsabile del mantenimento della

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coscienza stessa, (presumibilmente la formazione reticolare) ne è illuminata. Il dottor Gleuck sostiene che, « pensando un mantra, noi introduciamo uno stimolo importante nel lobo tem- porale e, probabilmente, direttamente in quelle serie di gruppi cellulari e tratti fibrosi che vanno sotto il nome di sistema lim- bico. Questo », aggiunge, « Potrebbe smorzare l’attività del sistema e provocare uno stato di quiete relativa in questa critica zona subcorticale ». Prima o poi ne conosceremo i vari dettagli tecnici, per ora possiamo soltanto dire che il mantra agisce in assonanza con il sistema nervoso individuale e che favorisce la produzione di quegli effetti descritti come trascendentali; e come risultato di questo perfezionamento, il nostro potenziale individuale trova una maggiore realizzazione nella vita.

Più che un Mantra

« Sono pronto per il mio mantra. Quando posso conoscer- lo?». Oh, come è spiacevole per un insegnante di MT quando qualcuno telefona a uno dei loro centri per dire queste cose! E sareste veramente sorpresi nel sapere quanti lo fanno, quasi do- vessero ritirare la biancheria o la pizza. Imparare a meditare richiede molto più che non avere un proprio mantra. Se non sapete come servirvene, avere un mantra è inutile come avere una Rolls Royce senza la patente di guida; e anche peggio, per- ché nel programma di MT non c’è nessun autista che possa portarvi in giro. L’istruzione di questa tecnica, dunque, com- porta l’assegnazione del mantra giusto e l’apprendimento di un uso adeguato che non si può né scrivere né spiegare a voce.

Ogni singolo passo del procedimento istruttivo, ogni parola che l’insegnante dice, rispondono allo stesso scopo dell’insegnamento – guidare lo studente verso la sua giusta e- sperienza; poiché la trascendenza è un’esperienza e non una nuova idea o un nuovo modo di guardare le cose, né un proget- to da completare. La tecnica va imparata secondo i metodi ben precisi che Maharishi trasmette ai suoi insegnanti nel corso di un lunghissimo tirocinio. Nulla viene lasciato al caso.

Più facile da fare che da dire / 87

Durante la vostra istruzione personale vi verrà detto di fare qualcosa; poi a seconda del vostro grado di esperienza, vi sarà detta la cosa successiva; e così via, a passi sistematici. E dal momento che ognuno di noi è diverso dall’altro, ognuno avrà esperienze diverse che esprimerà in modi diversi. L’insegnante è addestrato ad affrontare ogni e possibile caso che gli si pre- senti. La cosa più importante da capire riguardo l’istruzione personale è che questa è precisa e suo esplicito scopo è darvi la giusta esperienza sin dalla primissima volta. Si parla quindi pochissimo; i discorsi vengono rimandati al giorno dopo. Commettere un errore, anche il più piccolo, nella fase iniziale, equivarrebbe a sbagliare l’angolazione nel lancio di un missile – col passare del tempo ci si allontana sempre più dalla giusta direzione. Da qui la necessità di precisione, la necessità di in- segnanti adeguatamente preparati, la necessità dell’istruzione personale.

É inutile continuare a parlare delle attuali procedure didatti- che che hanno valore solo se riferite a un effettivo insegnamen- to. In mancanza di esperienza, le parole sarebbero talmente prive di significato, se non addirittura fuorvianti. Ogni tanto qualche scrittore benintenzionato decide di mettere su carta le sue istruzioni; il dott. Herbert Benson, per esempio, nel suo libro di successo The Relaxation Response (La Risposta di Ri- lassamento), scrive: « Il meditante riceve un mantra dal suo in- segnante e lo ripete mentalmente più e Più volte. Scopo di questa ripetizione è di impedire che la mente venga distratta da altri pensieri ». Questo è chiaramente inesatto e rivela quella forma di incomprensione di cui abbiamo già parlato circa il « vagabondaggio della mente ». Il dott. Benson, come altri che non hanno mai frequentato un corso di Meditazione Trascen- dentale, continua a sostenere che qualsiasi suono può produrre effetti analoghi a quelli dei mantra usati nei programmi di MT. Sfortunatamente però, simili affermazioni irresponsabili sono piuttosto comuni. Così, quelli che cercano di seguire queste istruzioni enigmatiche, in genere finiscono col ritrovarsi a sal- modiare monotonamente, o fissi in una rigida concentrazione. Ogni istruzione scritta può solo creare difficoltà; nel peggiore

88 / Programma di Meditazione Trascendentale

dei casi forti mal di testa, nel migliore, risultati incompleti nel campo della meditazione.

I sette passi

Quando imparate la tecnica di MT, voi non « comprate un mantra ». Vi iscrivete a un corso regolare di istruzione che prevede oltre i quattro giorni di frequenza e tutta l’assistenza e verifica di esperienza di cui in seguito potete aver bisogno o che desiderate ricevere. Ecco i vari passaggi:

l. Conferenza introduttiva: è estremamente facile oggi

trovare un posto dove ascoltarla. Si tratta di conferenze dove un insegnante di MT (o due, o tre) vi spiegherà i benefici scien- tificamente dimostrati del programma di MT sulla mente, sul corpo, sul comportamento e sull’ambiente, con particolare rife- rimento, generalmente, alle ricerche scientifiche effettuate. li corso si propone di fornire una « visione delle possibilità ».

2. Conferenza preparatoria: viene generalmente fatta nella

stessa settimana della conferenza introduttiva e bisogna aver assistito alla prima per poter ascoltare quest’ultima. Qui l’insegnante spiega i meccanismi della pratica, i principi che la sostengono, gli elementi per cui essa è qualcosa di unico. Vi sarà sicuramente mostrato il grafico della bolla ma, per quanto questo libro tratti proprio del materiale presentato nel corso preparatorio, dovete frequentare ugualmente il corso, poiché questo è uno dei requisiti necessari. La possibilità di un contat- to diretto con gli insegnanti, di porre domande e di ascoltare quelle poste dagli altri, non può essere sostituita in alcun modo da un libro.

3. L’intervista: dopo aver frequentato il corso preparato-

rio, si riempie un modulo per chiedere una breve intervista con un insegnante. L’intervista, che dura generalmente pochi mi- nuti, si propone di dare sia all’insegnante che allo studente l’opportunità di conoscersi. Volendo, si possono rivolgere domande di carattere personale. L’insegnante deciderà della vostra idoneità al corso e capirà di quali elementi ha bisogno

Più facile da fare che da dire / 89

per darvi un’istruzione adeguata. Poi fisserete un appuntamen-

to per il corso di istruzione personale.

4. Istruzione personale: nella maggior parte dei centri

questi corsi si tengono al sabato, dietro appuntamento. Nei

centri molto frequentati le lezioni si tengono anche di domenica

e periodicamente ne vengono effettuate altre a metà settimana.

L’istruzione personale dura un’ora e mezzo; durante questo tempo l’insegnante vi assegna il mantra, quello adatto a voi, e

vi istruisce sul modo più corretto di usarlo. Anche qui lo scopo

fondamentale non è tanto quello di fornirvi ulteriori informa- zioni, ma di guidarvi verso la giusta esperienza; il grosso dell’informazione verrà dopo. Proverete un grande piacere il giorno dell’istruzione personale, che resta una data memorabile per la maggior parte dei meditanti.

5. Prima riunione di controllo: il giorno successivo a

quello dell’istruzione personale, generalmente di sera, chi ha frequentato il corso ha una riunione di gruppo con un insegnan-

te. Per allora avrete già meditato due o tre volte per conto vo- stro, e un’esperienza così poco familiare richiede una spiega- zione. Probabilmente avrete molte domande che premono e, se non voi, gli altri certamente ne avranno. Vi saranno così date

le informazioni pratiche – cosa fare se squilla il telefono, come

disporsi meglio per le meditazioni della giornata, come sapere quando i venti minuti sono passati (si sbircia l’orologio). An- che i nuovi meditanti hanno molte domande da fare sulle loro

esperienze, molte delle quali si può pensare non siano pertinen-

ti mentre sono, al contrario, segni premonitori di una corretta

meditazione: « Perché ho dei pensieri? Perché il mantra cambia

e si dissolve? Perché talora mi sento agitato? Perché ho fatto un

respiro profondo? ». La cosa più importante è comunque che, dopo avere sperimentato un paio di volte la tecnica di MT, i

nuovi meditanti sono perfettamente in grado di capire quanto siano negativi per una corretta meditazione la concentrazione,

la manipolazione e lo sforzo. Ora possono anche capire cosa

significhi lo sforzo. Oltre a portare avanti questa discussione,

l’insegnante guiderà anche un gruppo di meditazione, con un procedimento definito « controllo », per accertarsi che ciascuno

90 / Programma di Meditazione Trascendentale

parta correttamente. La riunione dura da una ora e mezzo a due ore.

Più facile da fare che da dire / 91

6. Seconda riunione di controllo: il giorno successivo,

dopo altre due meditazioni, ci si incontra tutti di nuovo. Vi sa-

ranno date ulteriori spiegazioni sui vari tipi di esperienza che si hanno nel corso della meditazione. Imparerete che l’impulso

ad

andare verso l’interno e quello ad andare verso l’esterno nel-

la

meditazione, sono entrambi naturali come il tuffarsi e il risa-

lire a galla; uno poggia sulla tendenza naturale della mente a ricercare la massima felicità, l’altro sulla tendenza naturale del

corpo a liberarsi dallo stress. I modelli di esperienza che vi sa- ranno dati in questa serata vi permetteranno di capire ogni altra esperienza eventuale che possa verificarsi nel corso della tecni-

ca di MT e di sapere come comportarsi in ogni singolo caso.

Anche qui si formerà un gruppo di meditazione e la riunione durerà, come l’altra, circa un’ora e mezzo.

7. Terza riunione di controllo: ventiquattro ore dopo, si

ricapitolano le importanti notizie ricevute la sera precedente, con particolare riferimento alle domande che possono essere venute fuori dall’ultima riunione. Si terrà un nuovo controllo

di gruppo e si ricorderanno nuovamente tutti i punti chiave per

una meditazione corretta. A questo punto molti avranno notato alcuni effetti duraturi che la tecnica ha avuto sul lavoro o a scuola, con i familiari e gli amici. Queste esperienze verranno

quindi interpretate alla luce della ricerca scientifica e compara-

te

con quelle personali dei meditanti durante la meditazione.

Vi

ritroverete così con una visione delle possibilità future e

comincerete a capire perché lo stato di minima eccitazione vie-

ne definito campo di tutte le possibilità. L’esperienza di questi

quattro giorni vi ha quindi offerto un piccolo, allettante schizzo della crescita cosmica a lungo raggio, che potete aspettarvi dal programma di MT; un primo quadro delle caratteristiche basi-

lari di quella coscienza cosmica che tratteremo nel settimo ca-

pitolo:

Definito il programma futuro, dopo un breve incontro priva-

to con il vostro insegnante, andate via, pronti ormai a speri-

mentare la vostra nuova conoscenza su una comoda sedia, due

92 / Programma di Meditazione Trascendentale

volte al giorno.

Questa è la parte indispensabile dei corso, programmata in modo da garantire l’avvio a un’esperienza e a una comprensio-

ne corrette nel più breve tempo possibile. Il programma co- munque non finisce qui, e sarete fortemente incoraggiati a fre- quentare gli altri corsi che sono a disposizione di tutti i medi- tanti di tutto il mondo. Avete pagato per seguirli, perché quin-

di non approfittarne al massimo? Studiate per garantire il mas-

simo del progresso, queste offerte opzionali sembrano determi- nare notevoli differenze nella rapidità e facilità del vostra pro- gredire verso una vita più piena. Una volta compreso verso co-

sa state marciando vorrete raggiungerlo al più presto. Il pro-

gramma completo, insieme ad alcune, insieme ad alcune infor- mazioni al riguardo è presentato nell’ottavo capitolo.

I requisiti richiesti per essere ammessi al corso sono tre:

il primo è l’impegno di frequentare le tre riunioni successi- ve al corso d’istruzione personale, queste sono di importanza fondamentale per cui vi sarà chiesto di iscrivervi al corso sol- tanto se sarete sicuri di poterle frequentare. Le riunioni vengo- no organizzate in conformità degli orari di lavoro della mag- gior parte delle persone, con frequenza settimanale, talvolta bi- settimanale, in tutti i maggiori centri.

Il secondo requisito richiesto ha a che vedere con l’uso di

alcune droghe. Essendo stato scoperto che queste ostacolano la meditazione, noi chiediamo che per quindici giorni non venga-

no presi marijuana, LSD, anfetamine e simili « prodotti chimici

ricreativi »; e questo non per considerazioni moralistiche ma per una necessità fisiologica. Queste droghe interferiscono in qualche modo con la corretta esperienza durante la meditazio- ne. Sembra, inoltre, che occorrano almeno quindici giorni per- ché il loro effetto diminuisca sensibilmente. Naturalmente, in questa categoria, non rientrano le droghe prescritte dal medico personale e l’alcool; vi chiediamo comunque di usare il vostro buon senso prima di presentarvi ai nostri centri, per ricevere un’istruzione personale.

Il terzo requisito è di carattere finanziario. La spesa per

Più facile da fare che da dire / 93

l’intero corso, compresi gli elementi base per poter continuare

a seguire il programma, varia a seconda delle possibilità eco-

nomiche di chi si iscrive. Esiste inoltre una ulteriore differen- ziazione nelle quote di iscrizione tra bambini, studenti, adulti; per le coppie di coniugi che si iscrivono insieme e per le fami- glie che si iscrivono con i propri figli. Informazioni dettagliate sulle modalità e i costi di iscrizione possono essere richieste presso qualunque centro di MT.

Sono questi i principi basilari della tecnica di MT e i parti- colari del metodo istruttivo. Prima di passare al punto focale

dell’intera questione – cosa succede dentro di voi quando ini- ziate la vostra meditazione quotidiana – mi sia consentito di af- frontare alcune delle domande più frequenti e più polemiche che ci vengono rivolte. Ce ne sono a sufficienza per giustifica-

re un capitolo a sé.

4. Alcune domande e risposte

In cosa consiste l’esperienza di MT

A volte sembra un gelato alla crema, altre un carciofo. Un mio amico ritiene che vari tra la vaniglia con ciliegie e la crema di caffè con mandorle.

Questi sciocchi esempi sottolineano il fatto che noi scorag- giamo le persone dal descrivere le proprie esperienze personali quando si esegue la tecnica di MT. Avere idee precostituite su ciò che si dovrebbe, o non si dovrebbe, sperimentare, può inter- ferire con la pratica e dare una tendenza a cercare di forzare le cose invece di lasciarle succedere naturalmente, che è poi l’unico modo in cui esse possono veramente accadere.

Potete cercare di immaginarvi di essere un carciofo? no, è assurdo; ma altrettanto assurdo è cercare di sentirsi pieni di gioia senza limite, o in qualsiasi altro stato d’animo di cui po-

94 / Programma di Meditazione Trascendentale

treste sentire parlare. Cercare di sentire in un determinato modo

è auto–ipnosi, non tecnica di MT e se alcune sensazioni si ma-

nifesteranno durante la pratica, ciò avverrà in modo spontaneo

e non per mezzo di uno sforzo.

Persino gente che pratica da anni la meditazione, sentendo parlare di certe esperienze meravigliose, potrebbe domandarsi se non abbia perso qualcosa e cercare queste esperienze durante le meditazioni successive, questa gente ha già smesso di prati- care la tecnica nel modo giusto e i risultati non si faranno vede- re.

Non è possibile descrivere l’esperienza di MT se non in ter- mini generali. Il tuffo nella pura coscienza e il ritorno al livello del pensiero conscio comprendono una gran varietà di espe- rienze durante l’intero percorso; ogni meditazione ha molti di questi tuffi mentre il sistema nervoso si alterna tra l’eccitazione dello stato di veglia e la perfetta coerenza della trascendenza. Come esperienza, ogni meditazione è diversa da quella succes- siva e ogni persona ha un’esperienza diversa dagli altri; le dif- ferenze dipendono da quello che si sta verificando nel sistema nervoso in quel momento.

In un qualsiasi momento la vostra attenzione potrebbe esse- re diretta al mantra, che già in sé rappresenta un’esperienza in movimento; potreste avere vari pensieri o immagini, sentire rumori esterni, percepire sensazioni fisiche; potreste anche non sentire nulla di tutto questo ma soltanto la coscienza pura. In genere ogni seduta dà un po’ di tutto e tutto serve a uno scopo, due cose però dovrebbero verificarsi sempre: la seduta dovreb- be essere facile e dopo ci si dovrebbe sentire riposati.

Anche questo va notato. La meditazione non è un’esperienza folgorante. Ogni tanto si provano sensazioni squisite e si hanno percezioni inaspettate o insolite, ma per la maggior parte dei tempo è soltanto e semplicemente un essere a proprio agio, indescrivibilmente a proprio agio. Alcuni pensano che la trascendenza debba portarci « fuori dal mondo », invece si resta molto profondamente « dentro » – al punto che non possiamo fare un paragone preciso tra queste esperienze, fra le

Alcune domande e risposte / 95

più intime e astratte, e quelle solite, esterne e concrete, che co- nosciamo. I normali criteri – sensazioni, bellezza, eccitazione, passione – non si applicano per il semplice fatto che la trascen- denza è realmente oltre l’esperienza.

In genere, chi si presenta aspettandosi qualcosa di spettaco- lare rimane deluso. Alcuni poi non vanno avanti il tempo ne-

cessario per rendersi conto di quanto la loro esperienza «mon- dana» li condizioni a un livello molto più profondo di quello che potrebbero immaginare, rafforzando proprio le resistenze dei loro sistema nervoso. É più saggio giudicare il programma

di

MT da come influisce sulla propria vita che non da come lo

si

viva ogni volta che si fa questa pratica.

Si riesce sempre a raggiungere la trascendenza?

Si, nel senso che automaticamente si va sempre oltre il livel-

lo del pensiero conscio. La consapevolezza senza limiti della

coscienza pura è però talvolta netta e talvolta appena percettibi- le. Ciò dipende da fattori estremamente complessi dei sistema nervoso. Sia che la trascendenza sia chiara o sbiadita, ogni me- ditazione rivitalizza la coscienza pura, ed è per questo che me- ditiamo.

Si è detto che la natura più intima della mente è la beatitudine. Quando guardo dentro di me, io però non la trovo.

Risponderò con un racconto preso dal Walden di Henry Da- vid Thorcau. « Il viaggiatore domandò al ragazzo se la palude che avevano di fronte avesse un fondo percorribile, il ragazzo rispose di si. Dopo un po’, il cavallo del viaggiatore era spro- fondato fino alla pancia. Il viaggiatore disse al ragazzo: “Ave- vo capito che tu mi avessi detto che questa palude avesse un fondo percorribile”. “Lo ha”, rispose il ragazzo, ma non hai an- cora fatto neanche metà strada per arrivarci”.

96 / Programma di Meditazione Trascendentale

Se la tendenza naturale della mente è quella di cercare una maggiore felicità, perché è tanto spesso occupata da problemi?

Riesco a pensare a due motivi. Primo, abbiamo la tendenza a fissare la nostra attenzione sui problemi per sbarazzarcene, cioè è la stessa strada sottostante verso la felicità (che è assenza

di problemi) che fa si che ogni tanto ci facciamo assalire dai

problemi.

Secondo, dire che la natura della mente è quella di muoversi verso la felicità, questa non implica che la felicità venga trova- ta sempre. Un’ape che non funzioni nella sua piena potenziali-

tà,

potrebbe benissimo andare a sbattere contro la carta del mu-

ro,

pensando che i fiori dipinti siano veri; così come una mente

che non funzioni nella sua pienezza, potrebbe atterrare in posti infelici durante la sua ricerca della felicità.

Cosa c’è di sbagliato nella pratica della concentrazione? È utile?

La concentrazione è sicuramente un elemento importante per una attività di successo, e questa capacità è decisamente coltivata dalla tecnica di MT; i meditanti scoprono che possono impiegare la propria attenzione su quello che stanno facendo

senza le solite interferenze interiori ed esteriori, il cervello di- venta più stabile e funziona in un modo più ordinato. La con- centrazione non è però efficace nello espandere la mente. Ten-

de piuttosto a costringerla invece di espanderla.

Qualche volta, lo stress può essere positivo?

Una volta un artista mi disse che la sua creatività dipendeva dallo stress. Citando Maharishi, gli suggerii che lui era creativo malgrado il suo stress e non per causa dí questo. Mi fece notare che molti grandi artisti del passato avevano sofferto, come Van Gogh, così disperati ma così geniali, e io risposi che la loro o- pera fu probabilmente il loro modo di ottenere sollievo dallo stress e non il risultato di quello. Suggerii che questi artisti a-

Alcune domande e risposte / 97

vrebbero potuto essere molto più felici e meglio inseriti nono- stante il loro genio. Lui si dichiarò d’accordo ma aggiunse che,

a suo avviso, preferiva rimanere un po’ infelice piuttosto che

perdere le sue motivazioni artistiche. « Perché non provi la tec- nica di MT? » gli chiesi. « Se trovi che non soffri abbastanza,

puoi sempre smettere ». Non poteva rifiutare.

Come tutti gli artisti che meditano, scoprì allora che si può perdere la sofferenza senza perdere la creatività, la sua arte non era più una fuga dallo scombussolamento interiore, ma un’espressione spontanea della naturale spinta verso la creazio- ne; lo stile può cambiare, ma le persone di talento scoprono sempre che è più facile incanalare le proprie energie quando lo stress è assente.

Con stress non vogliamo indicare le pressioni della vita

quotidiana, queste non si possono evitare e per una persona for-

te possono anche rappresentare una sfida positiva e non un di-

sastro. Gli stress sono squilibri strutturali o chimici del sistema, essi bloccano l’espressione dell’energia creativa esattamente come il fango blocca un condotto. L’assenza dello stress dà una mente più ordinata e meglio coordinata con i sensi, il che per- mette alla creatività di scorrere liberamente anche in condizioni difficili.

Nelle memorie lasciate da grandi poeti, compositori, pittori, scienziati, si trova che i momenti di ispirazione creativa sono avvenimenti spontanei. « Vengono da me senza invito » disse Beethoven. « Senza sforzo », disse Walt Whitman « e senza nessuna spiegazione di come succeda ».

Anche quando sono precedute dal caos, queste ispirazioni spontanee sembrano verificarsi in momenti in cui le preoccu- pazioni e i problemi sono stati messi da parte, almeno tempora- neamente; momenti di serenità in cui la mente si acquieta, esat- tamente come avviene durante la trascendenza, e attinge alla fonte silenziosa della creatività. W.B. Yeats disse: « Nei mo- menti della mia ispirazione, sono sveglio e dormo nello stesso tempo »; e Percy Bysshe Shelley aggiunse: « La poesia è il ri- flesso dei momenti migliori e più felici delle menti migliori e