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it COSTELLAZIONI FAMILIARI SISTEMICHE

LA FIABA E IL MITO NELLE COSTELLAZIONI FAMILIARI di Anna Laura Cannamela Embergher


Ultimamente lavoro molto sia nelle costellazioni sia rispetto al mio personale cammino sullapparente antitesi tra Luce/Buio. Diciamo che stato proprio attraverso le costellazioni familiari che ad un certo punto mi sono resa conto che la Luce e il Buio sono fatti della stessa sostanza. Una volta Hellinger ha detto: Il male, una volta, cos sembra stato buono. E diventato cattivo perch il bene lo ha respinto, perch gli ha voluto negare il posto al suo fianco, perch lo ha spedito subito nel deserto, nella terra arida. E cos il male diventato male soltanto in virt del bene. Il male diventato male in virt del bene allora, forse il male diventato male per amore del bene? Lascio al lettore la risposta, perch mi sto allontanando dallargomento che voglio qui trattare. Qui voglio parlare delle favole e dei miti, o meglio delle immagini, che sono la struttura delle favole e anche delle costellazioni familiari. L immagine ci che guida lanima, sono le immagini a guidare il corpo e i sensi, sono ci che ci connette verso il nostro inconscio e allo stesso tempo verso leternit. Sono una mappa che ci viene data per orientarci nella tridimensionalit. Un bambino ha una comprensione intuitiva di quello che gli viene raccontato, inoltre lo applica nellimmediato rispetto al suo

rapportarsi col mondo. Noi adulti invece ci nascondiamo dietro le parole, un bambino invece diventa il lupo o cappuccetto rosso, incarna limmagine nel corpo. Nelle costellazioni familiari quello che si fa parlare per immagini, non si sta certo ad improvvisare comizi o a dire concetti astratti, la parole sono veramente poco importanti, tanto da essere diventate, con le nuove costellazioni dello spirito, assolutamente inutili. E limmagine a raccontare tutto, a sintetizzare passato presente futuro, a rappresentare la spinta dellanima che vuole vedere risolti i suoi grovigli. La fiaba vuole una conclusione in cui si possa dire vissero felici e contenti, le costellazioni famigliari servono a mettere ordine seguendo un movimento damore, in un certo senso entrambe hanno uno scopo simile. Ges disse: se darete alla luce ci che dentro di voi, ci che darete alla luce vi salver. Se non darete alla luce ci che dentro di voi, ci che darete alla luce vi distrugger (Vangelo di Tommaso) Limmagine il ponte tra ci che dentro e ci che fuori, la traghettatrice tra la Luce e il Buio e viceversa. La nostra stessa vita un insieme di immagini, chi ha avuto esperienze premorte racconta di aver visto scorrere la sua vita come un film, immagini dunque che narrano il nostro destino: le nostre scelte, i successi e i fallimenti, lamore e lodio (anchessi fatti della medesima sostanza). Molti studiosi ci dicono che scriviamo la nostra storia personale, la programmiamo a tavolino, fin dallinfanzia, respirando letteralmente lambiente intorno a noi con le sue credenze e i suoi miti. Ed ecco poi vivere un copione che raramente ci appartiene. Viviamo guidati da false credenze che letteralmente scrivono il nostro codice genetico ( nuovi e rivoluzionari studi fatti ad esempio da Bruce Lipton ci ha mostrano come ci in cui crediamo che determina ci che siamo, e non il nostro DNA), credenze di cui per non siamo consapevoli, in quanto le abbiamo succhiate con il latte di nostra madre e che ci hanno programmato.

Faccio un esempio di false credenze: Solo lavorando con fatica si ottengono risultati, Per le donne sempre pi difficile, Nella nostra famiglia le cose brutte accadono sempre in dicembre Bisogna riformattarci.

Per riformattare bisogna per portare alla Luce ci che dentro di noi. Le costellazioni familiari fanno questo: portano alla luce e ci rendono consapevoli del nostro programma interiore. Un modo per aiutarci a fare questo nelle costellazioni proprio utilizzare le favole; partiamo dicendo che il programma interiore inconscio di ciascuno segue tre forze: Appartenenza alla propria stirpe. Compensazione. Ordine.

Rispetto allappartenenza alla propria stirpe utile sottolineare che impariamo fin da neonati che appartenere alla propria madre o alla propria famiglia determina la sopravvivenza, infatti se veniamo esclusi/abbandonati moriamo. Questo il primo insegnamento che lambiente esterno ci d. A livello sistemico se ad un familiare viene negato il diritto di appartenenza al proprio sistema familiare il sistema costringe un altro membro della stirpe (un nato dopo) a rappresentare il destino dellescluso, in una sorta di compensazione. Lappartenenza o lesclusione ci viene allora raccontata dalle fiabe o dai miti: es. Raperonzolo; la bella addormentata; il brutto anatroccolo ; il Siddharta di Hermann Hesse. Il costellatore usa le favole per individuare cio che gi presente e che attende solo di essere rivelato. Le immagini della fiaba sono le immagini dellinconscio.

Il metodo abbastanza semplice, si pu ad esempio chiedere a chi si sta facendo costellare qual la sua favola preferita. Immaginiamo che la persona costellata sia una donna e ci risponda: La bella addormentata. La bella addormentata ci racconta la storia di Rosaspina che, nel giorno del suo battesimo, viene maledetta dalla tredicesima fata, che non essendo stata invitata, per vendicarsi dell'onta subita dona alla bambina proprio una maledizione: al compimento del quindicesimo anno di et, la principessina si punger il dito con il fuso di un arcolaio e morir. Una delle fate buone presente al battesimo, pur non potendo annullare l'incantesimo, lo mitiga, trasformando la condanna a morte in quella di 100 anni di sonno, da cui la principessa potr essere svegliata solo dal bacio di un principe. Questa favola ci racconta di una prima donna del padre che stata esclusa e dimenticata e che per questo si rivolge alla bambina e da questa vuole essere guardata. In un caso come questo il costellatore potrebbe prendere una rappresentante per chi si fa costellare, una per la donna esclusa e una per la madre e portando la rappresentante della figlia davanti allesclusa farle dire: Lasciami andare, devo andare a casa da mia madre. Poi, facendole guardare la madre, potrebbe farle dire: Tu sei mia madre e ora vengo a casa da te. Ogni favola o mito diventa cos una chiave di accesso a ci che nascosto, un gancio che ci connette allinconscio. Se si racconta di Pelle dasino si parla dincesto; se narriamo Pinocchio ecco apparire la Fatina, il Femminile che istruisce luomo ad essere se stesso, a non seguire la retta via, ma ad imparare dagli errori, ecc.

E proprio in questa direzione che mi sono resa conto che anche i miti antichi ci parlano del Buio e della Luce, ad esempio la leggenda di Melusina, la favola di Leda e il cigno, il mito di Narciso,

Le favola e i miti ci insegnano, ci guidano, ci istruiscono su quale direzione stata presa o su quale da prendere, sono saggezza antica e conoscenza degli antenati che viene offerta con amore a noi, i nati dopo.

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