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IL

TARANTOLISMO
NELLA
RICOSTRUZIONE DI STUDIOSI ED
AUTORI MANDURIANI.
Colgo loccasione di una dichiarazione comparsa di recente sulla stampa, con la quale
il Presidente della nota Fondazione della Notte della Taranta ha motivato le sue
dimissioni dalla carica, per soffermarmi sullapporto dato da alcuni autori locali allo
studio ed alla conoscenza del fenomeno del tarantismo nel Salento.
La dichiarazione, che trascrivo solo per la parte che interessa il presente contributo,
la seguente: che questo progetto (n.d.a.: quello della Fondazione) possa essere
sminuito nelle sue ambizioni alte, smettendo di esistere al servizio del recupero e la
diffusione della musica e della cultura tradizionale salentina per servire pi misere
ambizioni.
Porto un esempio, semplice ma eclatante: questanno ricorrevano i cinquantanni
della scomparsa di Ernesto De Martino. Non si ritenuto di organizzare non dico
un convegno ma neanche un ricordo. Non ho ascoltato una citazione in nemmeno
una delle innumerevoli interviste ai vertici della Fondazione. (1).
Il riferimento, come si pu ben vedere, ad Ernesto de Martino (Napoli, 1 Dicembre
1908 Roma, 6 Maggio 1965) celebre etnologo, filosofo e storico ed alla sua opera
La terra del rimorso. Contributo a una storia religiosa del Sud (edito a Milano da Il
Saggiatore, nel 1961), sintesi di ricerche effettuate nella penisola salentina con una
squadra composta da varie figure specialistiche (medico, psicologo, psichiatra,
antropologo, etnomusicologo e, infine, un documentarista cinematografico) per lo
studio del tarantismo. Lo studio comprendeva anche dei filmati girati in provincia di
Lecce (fra Copertino, Nard e Galatina).
Nella dichiarazione appena trascritta si lamenta appunto lassenza, nella ormai
famosa kermesse estiva salentina, di iniziative volte a ricordare la figura e lopera
dello studioso, al quale tanto dobbiamo per la conoscenza del fenomeno.
Ma la riflessione su queste parole, mi ha indotto a considerare il parallelismo
esistente tra il citato autore ed un altro, questa volta salentino e manduriano, al quale
certamente non dobbiamo meno, essendo stato tra i primi ad occuparsi del fenomeno
del tarantismo in uno studio a carattere etnografico che, come dir in seguito, ebbe,
allepoca, ampia diffusione nazionale ed internazionale.
Anchegli accomunato al primo dalla scarsa attenzione riservata alla sua opera ed
alla sua memoria.
Anzi, sembra che agli organizzatori e ai promotori della manifestazione musicale (e
relativa fondazione), che cos poco hanno sempre dedicato al nostro territorio ed
allalto salento in genere, sia addirittura sconosciuto.
Il personaggio a cui mi riferisco , come molti avranno gi capito, lo scrittore
mandurino Giuseppe Gigli (Manduria, 14 Aprile 1862 7 Novembre 1921), brillante

figura di scrittore, poeta e storico, a cui ho gi accennato in un mio precedente


contributo dedicato allepidemia di colera del 1887 a Manduria, nel quale ho
evidenziato come egli si sia distinto per lattivit di soccorso, prestata
volontariamente a favore della popolazione colpita dal morbo.
Lo studio che egli, da vero e proprio precursore, dedic al tarantismo con approccio
scientifico ed ampiamente utilizzato dal de Martino, contenuto nel suo libro
Superstizioni, pregiudizi, credenze e fiabe popolari in Terra d'Otranto, edito a
Firenze nel 1893, ed occupa lintero capitolo XII, intitolato Il ballo della tarantola.
Del carattere pionieristico del suo studio (e di altri contenuti nella sua pubblicazione)
era consapevole lo stesso autore laddove, nella prefazione, scriveva (2):
Nessuno, chio sappia, studi fin ora il popolo di terra dOtranto, nella sua vita
intima, nelle sue abitudini, nelle sue credenze. .
Dopo una premessa dedicata alle supposte cause del male, presto liquidata
dichiarando di voler omettere indagini di tipo medico, lesposizione si snoda con il
racconto delle modalit attraverso cui il ballo, ritenuto terapeutico, si svolgeva a
Manduria.
A tal proposito lautore riferiva: Curioso il modo di spiegare dinanzi al ballerino o
alla ballerina molti fazzoletti di colore, che i disgraziati guardano fissamente, finch
non trovino quello che nel colore stesso rassomigli alla tarantola.
Proseguiva poi, rilevando che diversi sono i tipi di ballo ed i luoghi in cui esso
praticato: Alcuni usano ballare nelle case; altri nei crocicchi delle vie; alcuni vestiti
a festa; altri seminudi; alcuni tenendo in mano i fazzoletti o simili adornamenti
femminili; altri reggendo pesanti arnesi della casa.
Uno dei pi barbari balli quello che taluni fanno nellacqua. E non solamente
nellacqua si agitano per mezza persona, ma continuamente se ne versano con un
catino sul capo e sulle spalle.
Era, questultimo. il cosiddetto tarantismo umido (contrapposto a quello secco)
descritto anche da Janet Ross durante il viaggio che, nella Settimana santa del 1888,
intraprese dalle nostre parti (J.Ross, The Land of Manfred, prince of Tarentum and
king of Sicily).
La scrittrice inglese cos lo descriveva: Pel tarantismo umido, i musicanti vanno a
sedere per lo pi vicino ad un pozzo, dove la tarantata viene irresistibilmente
attratta; e mentre la disgraziata balla, un numero straordinario di parenti e di amici
la inondano dacquaPare che il tarantismo umido sia quello peggiore, perch
talvolta la febbre si prolunga fino a settantadue ore [] (3).
Laccompagnamento musicale, continuava il Gigli, costituito immancabilmente
dal monotono e cadenzato suono di un violino, e dal rullo ineguale di un tamburello
colle nacchere, suono e cadenza che si approssimano allaltro della pizzica-pizzica,
ch il ballo pi antico e veramente popolare, tutto proprio del nostro popolo, la cui
tradizione si spegne nei secoli pi lontani.
Il violino suonato da un uomo, e il tamburello da una donna, la quale intuona di
tanto in tanto un lamentevole canto. ..
Faceva quindi seguire la trascrizione di un canto, usato per loccasione e da lui
raccolto a Manduria, che il seguente:

Malinconicu cantu, e allegru mai,/ cacciami fora sti malincunii. Comu laggiu a
cacciari, quannu tu sai?/ Aia nu cori e lu dunai a tei./ Bella, ju partu, arrivederci,
addiu, no ti scurdari ci ti cori tama,/ no ti scurdari di lu nomi miu,/ mentri la sorti
luntanu mi chiama./ Ci hai la noa ca muertu so io,/ bella ca ti la cacciunu la
fiama/ma tu nincosa la finisci a Dio/ mentri ca campu ju stu cori tama. ..
Lo studio (con lintero libro) ebbe ampia risonanza in Italia, tant che lintera opera
ricevette lencomio reale ed ebbe il giudizio positivo di diversi studiosi tra cui
Giuseppe Pitr e Ruggiero Bonghi, su invito del quale, nel 1892, Giuseppe Gigli
tenne una importante conferenza al Circolo Filologico di Napoli.
Ma, soprattutto, ebbe particolare successo internazionale e, come ho di recente
scoperto, perfino nella lontana America Latina (Colombia), dove fu ripreso in un
opera dedicata al famoso poeta colombiano Cornelio Hispano, dal titolo En el valle
del Cauca, (7) a pag. LXXX, edito a Bogot, nel 1921 da Juan c/Sis editor, (link:
http://www.banrepcultural.org/.).
In questa, lautore di uno dei vari contributi dedicati al poeta, parlando del distretto
geografico della valle del Cauca in cui lartista colombiano nacque ed oper, dice:
El valle es triste, y en las horas vespertinas nuestra alma aqu parece exhalar queja
jams consolada, esa melanclica cancin que no puede alegrarse nunca de los
mandurianos, hijos de Alesia; Malinconicu cantu, e allegru mai Melanclica
cancin y nunca alegre .- (La valle triste, nelle ore della sera la nostra anima qui
sembra sospirare, perch mai consolata, questa malinconica canzone che non pu
mai rallegrarsi dei manduriani, figli di Alesia; Malinconicu cantu, e allegru mai
Malinconica canzone e mai allegra). (4-5).
In Francia lo studio, probabilmente nella versione iniziale stampata in occasione di
una conferenza svoltasi a Lecce del 1888, fu utilizzato (insieme ad altri contenuti che
sarebbero poi comparsi nel libro di Gigli) da Paul Bourget (1852 1935) nella sua
celebre opera dal titolo Impressions dItalia, raccolta di bozzetti dei vari viaggi
effettuati dallo scrittore in Italia.
Le impressioni dedicate alla Puglia furono concepite dallautore francese nel suo
viaggio di nozze, svoltosi dal 15 al 28 Novembre 1890: mentre il romanziere si
trovava in un albergo leccese con la giovane sposa Minnie David, pare che Giuseppe
Gigli, che gi lo aveva conosciuto, si sia offerto di accompagnarlo come guida.
Per tale motivo, il racconto, per la parte che qui viene trattata, concepito come una
sorta di intervista a Monsieur Gigli , e lautore scrive (6): Et je veux demander
aussi a mon compagnon de me rpter cette toccante chanson populaire en dialecte
de Manduria, qu saccompagne du tambourin et qui doit gurir les malades mordus
de la tarentule ou roungs dun changrin damour . (Voglio chiedere al mio amico
di ripetermi la toccante canzone popolare in dialetto di Manduria, che si
accompagna da un tamburello e che deve guarire i malati morsi dalla tarantola o
colpiti da un capriccio damore).

Ancora una volta, segue la trascrizione, in dialetto di Manduria, dei primi quattro
versi del canto sopra riportato, con la relativa traduzione in francese che la
seguente:
Mlancolique chanson et gaie jamais,/ chassera-t-elle de moi cette mlancolie ?/
Ah, comment la chasserait-elle, avec ce que tu sais ?/ Javais un cur et je te lai
donn !
E, quasi stregato dal ritmo e dalla metrica, lautore commenta:
Le u abonde dans ces vers comme dans les romances siciliens, ce u pronnonc ou
qui assourdit, qui touffe la phrase. Le rythme traine et pleure comme le tango et la
petenera de lAdalousie. (La u abbonda in questi versi come nei romanzi siciliani,
questa u pronunciata ou che assorda, che soffoca la frase. Il ritmo trascina e piange
come il tango e la petenera dellAndalusia) .
Lopera fu pubblicata, oltre che per i tipi delleditore parigino Alphonse Lemerre nel
1891, anche a puntate su Le Journal des dbats politiques et littraires, nel quale il
racconto relativo al ballo della tarantola figura nelledizione del 9 Giugno 1891, e su
La Revue hebdomadaire nel 1892 (7-8).
Ma unaltra citazione del canto contenuta nelledizione datata 22 Novembre 1910
del quotidiano Le Matin di Parigi.
A pagina 4, nella rubrica Conte de mille et un matin (Racconti di mille ed un
mattino) pubblicato lepisodio di un romanzo, a firma del narratore e romanziere
francese Franz Toussaint, intitolato La Lampe (La Lampada).
In esso il protagonista, ad un certo punto della narrazione, dichiara: et je
lentedis rpeter cette phrase que jai retenue, mais dont le sense mchappe: Ai nu
cori e lu dunai a ti! Javais un coeur et je te lai donn, traduis-je. Ceste le
dernier vers de la melancolique chanson de Manduria. (e le sentii ripetere questa
frase che io ho ricordato, ma il cui senso mi sfugge [] E lultimo [sic!] verso della
malinconica canzone di Manduria. . (9).
Le considerazioni che precedono evidenziano, quindi, il notevole contributo dato
dallo scrittore mandurino per la ripresa degli studi e dellinteresse sul fenomeno del
tarantismo, anche oltre i confini italiani.
Non a caso, nella prefazione allaltro libro del Gigli Scrittori Manduriani (1888), il
Prof. Cosimo De Giorgi ebbe molto ad elogiare limpegno profuso del nostro scrittore
nella raccolta e nello studio degli usi e delle tradizioni salentine, affermando:
Egli cominci dall'esame di alcuni pregiudizi popolari in Terra d'Otranto e ne
pubblic qualche saggio, studiandoli nei loro caratteri psicologici ed etnologici. E
poi tent di cercarne l'origine tanto nella fantasia del nostro popolo meridionale
quanto nelle scuole scientifiche un tempo dominanti. I pregiudizi popolari cos
considerati servono agli studi dell'etnografo come i fossili a quelli del geologo....
A circa mezzo secolo di distanza (1936) un altro autore mandurino pubblicava
unopera teatrale (nota solo a livello locale) dal titolo La tarantata, commedia in 3
atti in dialetto manduriano che contiene ampi riferimenti al fenomeno del
tarantismo.

Lautore Leonardo Lacaita, tipografo (erede di unaffermata stamperia familiare) e


scrittore dilettante.
Il lavoro teatrale, imbevuto di navet, si caratterizza per, come rilevato in un
autorevole studio (9), per il suo anticonformismo rispetto al clima culturale
dellepoca che, affermando il principio della unit e della nazionalit della lingua
italiana, avversava la produzione letteraria in vernacolo.
Esso, inoltre, offre importanti spunti per la ricostruzione di usi locali relativi al
tarantolismo, raccolti prima che essi scomparissero del tutto.
La rappresentazione scenica si apre con la descrizione di un amore tra due giovani
Pippinu e Cuncipita contrastato dal padre di lei (Peppu) che ritiene ancora prematuro
il matrimonio della figlia (j piccinna ancora e lassala cu mi la cotu j.).
Dopo lepisodio del pizzico inferto dalla tarantola alla protagonista dellopera
(Cuncipita), ragazza da marito, che j stata pizzicata ti na taranta. [] Spiriamo
la Madonna cu nno ssia nienzici noni li tocca cu bballa., e le resistenze della
giovane e dei genitori ad esporsi pubblicamente nella danza terapeutica, presto
contestate da una vicina di casa (faci a bbetiri ca j la prima ca bballa! La
bonanima ti sorma e ti sirma no bballarunu?), viene organizzato il ballo con la
partecipazione di un suonatore di violino (Tubbia) e delle comari del vicinato che
sciorinano al sole i consueti drappi multicolori.
La tarantata Cuncipita non trova alcun beneficio nel ballo fino a che,
inavvertitamente, non si avvicina a lei il giovane innamorato (Pippinu) che sfoggia
nel taschino della giacca uno sgargiante fazzoletto: la ragazza si avvicina ed afferra il
fazzoletto, mentre le vicine, constatata la guarigione, gridano al miracolo (j
sanataJ truatu lu culori ti la taranta!).
La guarigione della giovane induce i parenti e, in particolare, il padre di lei ad
acconsentire finalmente al matrimonio, la cui celebrazione chiude lultima scena.
Come si pu vedere, quindi, il rituale del ballo (e delle vicende che lo precedono)
coincide con quello riportato da Gigli. Viene anche sottolineata la ritrosia della
presunta ammalata nellesibirsi coram populo: la difficolt, tuttavia, viene superata
(e, aggiungerei, anche giustificata socialmente) dallimpellenza di una pronta
guarigione dal creduto male.
Una terza doverosa citazione riguarda letnografo Alfredo Majorano, tarantino, ma
che a Manduria negli anni 50 dello scorso secolo aveva raccolto con registrazione
sonora vari canti popolari e il cui scritto Tradizioni e canti popolari a Taranto e nei
paesi di area tarantina stato ristampato, sempre nella nostra citt, nel 1989
dalleditore Lacaita.
Dellautore si segnala la riproduzione audio dal titolo Ci taranta lassila ballari
(risalente al 1950, custodita nella nostra biblioteca civica ed ascoltabile su
Internetculturale) . In essa, dopo una premessa, in cui espone a voce le modalit del
ballo della tarantola, le supposte cause ed il suo declino, il Majorano introduce la
registrazione musicale dal vivo della danza, eseguita a Lizzano da un popolano
suonatore di violino e da una popolana nel duplice ruolo di cantrice e suonatrice di
tamburello (11).

Alla fine del ballo si ascoltano anche le urla di sfogo e di liberazione della tarantata.
Ovviamente, dovrebbe trattarsi di una simulazione a beneficio dellascoltatore che,
per, riproduce con precisione quello che prima accadeva nella realt.
Anche in questo caso tutto si svolge secondo lo schema consueto gi descritto, anni
prima, dagli altri autori che abbiamo citato.
Infine, dalla narrazione scritta e dalla registrazione sonora, si pu passare alla
rappresentazione figurativa della danza, efficacemente eseguita dal compianto pittore
mandurino Ettore Marzo in una delle scene del ciclo pittorico che orna, in alto,
lintero perimetro murario dellaula consiliare del municipio di Manduria.
Lartista, a torto dimenticato, ha riprodotto con originalit compositiva, vivacit di
colori e, soprattutto, con fedelt lo svolgimento del rito coreutico-musicale.
La ricchezza di particolari, presente nel dipinto murale, propria di chi ha
personalmente assistito allevento.
Anche qui ricorre la solita presenza dei suonatori in strada e della danzatrice che si
muove nellaltrettanto solito apparato, appositamente allestito, di fazzoletti
multicolori stesi ai fili.

Giuseppe Pio Capogrosso

(1)
Sergio
Blasi:
Io
mi
fermo
qui
Si dimette il padre della Taranta Dopo la rinuncia ad agosto di Imbriani il fondatore lascia
e accusa, di Francesca Mandese, su Corriere del Mezzogiorno Corriere della Sera del
15.9.2015.
(2) Superstizioni, pregiudizi, credenze e fiabe popolari in Terra d'Otranto, Firenze
Barbera, 1893, capitolo XII Il ballo della tarantola

(3) (J.Ross, The Land of Manfred, prince of Tarentum and king of Sicily).
(4) En el valle del Cauca, (7) a pag. LXXX, edito a Bogot, nel 1921 da Juan c/Sis editor,
consultabile con il seguente link: http://www.banrepcultural.org/.).
(5) Cornelio Hispano
(Ismael Lopez, Buga, dipartimento della Valle del Cauca, 1880-1962) poeta colombiano. A
vent'anni divenne noto attraverso le sue collaborazioni sulla stampa di Bogot, che lo rendeva
caro prestigio letterario relativo. All'inizio del secondo decennio del XX secolo, ha avuto
l'opportunit di viaggiare in Europa e accontentarsi di un tempo a Parigi, dove entr in
contatto con alcuni circoli culturali francesi ed riuscito a pubblicare il giornale celebrato il
generale francese Louis P. de la Croix, ufficiale Bucaramanga o vita intima del Libertador
San Martin (1912). Le sue prime consegne liriche avevano visto la luce sotto il titolo Il
Giardino delle Esperidi (1910) e Leggenda Aurea (1911).In seguito, ha pubblicato altri titoli

come Girolamo (1912) e Cauca Elegies (1912), che recuperato i modelli formali classici di
antica tradizione poetica spagnola. Prosa ha mostrato la sua simpatia per la ricreazione di
eventi storici di rilievo.
(6) Paul Bourget, Sensations d'Italie : Toscane, Ombrie, Grande-Grce / Paul Bourget - Paris :
Alphonse Lemerre, 1891
(7) Paul Bourget, Sensations dItalie su Le Journal des dbats politiques et littraires Paris 9
Giugno 1891. Gallica BNF
(8) Paul Bourget, Sensations dItalie, su La Revue hebdomadaire, tome VII, Decembre 1892,
Paris Librairie Plon, n.12, pag. 26. Gallica BNF.
(9) Franz Toussaint, La Lampe, pubblicato a puntate su Le Matin, 22 Novembre 1910, Paris,
pag. 4.
(10) Rosario Jurlaro, Un autore, un opera. Leon Lacaita e Manduria nei primi del secolo.
Lettura de La tarantata.
(11)
Majorano,
Alfredo; Mele,
Giacomo
<strumentista>; Musciacchia,
Maria
<interprete>;Musciacchia, Maria <strumentista> Ci tarnta, lssila ballari Lizzano
(TA) 1950
Il brano fa parte della raccolta di cultura popolare orale di Taranto e provincia allestita
dall'etnografo Alfredo Majorano. In origine, la traccia era contenuta nella bobina n. 2, sezione
Taranto.
Bibliografia: A. Majorano, Tradizioni e canti popolari a Taranto e nei paesi di area tarantina,
Manduria
1989,
p.
297
[MagTeca
ICCU]
[Registrazione
sonora
musicale]
[Monografia]
[oai:www.internetculturale.sbn.it/Teca:20:NT0000:TA0021_majorano_1_12]
(12) Ultimamente i versi del canto del Gigli, cos come trascritti dal Bourget, sono stati
riportati da de Gennaro Pietro a cura di, LItalia nelle scritture degli altri, edito da Universit
degli Studi di Torino, Facolt di Lingue e Letterature Straniere, Trauben editrice Torino,
Bonato Laura, Iatromusica e iatrodanza: sulle tracce del tarantismo, pag.276.
(13) Le immagini riproducono: una danzatrice di tarantella Del Buono, Filippo, Figurino.
Biblioteca del Conservatorio di musica S. Pietro a Majella - Napoli Fonte Internetculturale,
IT-NA0059; una scena di ballo popolare, PINELLI, BARTOLOMEO (ROMA 1781-1835),
Saltarello romano: costumi del Regno di Napoli, Biblioteca di Storia moderna e
contemporanea - Roma Internetculturale IT-RM0255; la pagine de Le Journal des dbats
politiques et littraires Paris 9 Giugno 1891 con lestratto tratto da Paul Bourget, Sensations
dItalie fonte (source) Gallica BNF.; una danzatrice di tarantella Bartezago, Luigi <18201905> Danzatrice di tarantella, [ballerina]. Les vpres siciliennes, Archivio storico Ricordi Milano Fonte Internetculturale IT-MI0285.

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