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Luciano Canfora A che serve la storia

27 febbraio 1998

Canfora: Mi chiamo Luciano Canfora, insegno Filologia greca e latina e mi occupo di storia. Come mai questo mestiere? Credo che le cause siano sempre molto soggettive, comunque ne immagino una. Quando facevo il liceo, eravamo alla met degli anni Cinquanta, cio in un'epoca di grandi contrapposizioni ideologiche, politiche, e questo spingeva a studiare la storia per capire il presente in un modo abbastanza cogente e anche, direi, drammatico. Ma, nel prosieguo di tempo, mi sono reso conto che questo studio, senza una buona attrezzatura, non si pu condurre e allora il lavoro che faccio un lavoro che si potrebbe definire un lavoro preparatorio allo studio della storia appunto, allo studio dei testi. Si discute molto se questo sia un mestiere produttivo, quello di studiare la storia. Molti dubitano che sia utile. Io credo che per cominciare una discussione sulla storia, possiamo vedere la scheda che racconta in breve di che la storia per lo pi tratta. Sosteneva Cicerone che chiunque non fosse a conoscenza del proprio passato non avesse alcun futuro davanti a s. L'affermazione, almeno in teoria, - nella pratica le cose stanno un po' diversamente e la storia la si insegna e la si studia poco - raccoglie il consenso dei pi, ma non di tutti. Un filosofo, sicuramente un po' estremo, ma non per questo meno importante, come Friedrich Nietzsche, sosteneva infatti che la storia fosse una disciplina deprecabile e fuorviante, l'espressione massima di quel pensiero razionale, che impedisce di seguire gli istinti pi profondi e vitali della natura umana. Maestra di vita per alcuni, come Tucidide, Erodoto e Marx, o esercizio inutile e addirittura dannoso per altri, vedi Seneca o Voltaire, comunque sia la storia occupa un ruolo decisivo nell'agire umano, dalla cultura alla politica. Quest'ultima, in particolare, costantemente soggetta alle interferenze dell'interpretazione storica, fino a ingenerare l'annosa polemica sull'uso politico della storia. Qui il rischio della mistificazione sempre in agguato. Sicuramente per lo studio della storia pu aiutare a interpretare correttamente il presente. Non a caso alla storia, e al rigore analitico che essa richiede, i regimi totalitari di questo secolo, hanno contrapposto il mito, cercando, in presunte et dell'oro - la mitologia germanica per il nazismo, l'Impero Romano per il fascismo nostrano -, le proprie radici. Chiss se nei primi vent'anni del secolo ci si fosse applicati un po' di pi allo studio della fine di imperi centrali e un po' meno a mitizzare i Nibelunghi, forse la barbarie nazista avrebbe trovato terreno meno fertile. Canfora: La scheda che abbiamo visto ovviamente molto schematica, com' naturale nelle schede, per ha un elemento, un filo conduttore. Mette insieme una serie di scene; dal cesaricidio, l'ammazzamento di Giulio Cesare in Senato - un pezzo di Shakespeare, naturalmente ridotto al cinematografo con Marlon Brando nella parte di Marcantonio, molto giovane naturalmente - e arriva fino alla Seconda Guerra Mondiale, direi - almeno se abbiamo visto con attenzione 1

, attraverso una serie di tappe che sono violente. Direi che non c'era nessuna scena tranquilla, rassicurante, in quel rapido, in quella carrellata che abbiamo visto, e scene violente, direi quasi esclusivamente di guerra, tranne una testa, infilata su una picca, di una signora, che poteva essere per esempio la principessa di Lamballe, un amica di Maria Antonietta, che fu trucidata in malo modo, durante le cosiddette Stragi di Settembre, nel 1792, momento cruciale della Rivoluzione Francese, alla vigilia della battaglia di Valmy e della proclamazione della Repubblica, appunto, della Prima Repubblica francese. Ma era una scena che voleva rappresentare le rivoluzioni. Le rivoluzioni peraltro sono l'altra faccia, diciamo cos, della conflittualit, per lo pi bellica, di cui la storia si occupa. Intendo dire, la storia scritta, la storia che si raccoglie nei libri, nei trattati, nelle storie universali. E' una storia tutta occidentale, anche questo va detto, nel senso che si va dall'antica Roma alla guerra ultima, attraverso scene che riguardano l'Europa, l'Europa come centro del mondo. Anche questa una scelta, una scelta che ha la sua ragion d'essere nel fatto che l'Europa ha dominato gran parte del pianeta in vari momenti e dopo le grandi conquiste coloniali, dopo la scoperta del nuovo mondo, eccetera, in modo sempre pi violento, sempre pi continuativo, tanto che noi oggi continuiamo a pensare i fatti sempre dal nostro angolo visuale. Faccio un esempio cos, che credo di attualit. Si dice spessissimo: la fine del Comunismo. Questa una frase che ritorna spessissimo, direi quasi di senso comune ormai. E' un po' buffa come espressione, intendendo per comunismo una organizzazione statale, che si definisca tale, poi la filosofia del comunismo come astrazione un altro fatto. Ora esso finito certamente in Europa, ma non in Asia, per il fatto stesso che esiste un grande paese di quasi due miliardi di abitanti, sui prossimi sei miliardi sulla faccia della terra, che si autodefinisce a torto o a ragione, questo un altro paio di maniche, "comunista". Ora in Europa - mettiamo insieme tutti quanti i paesi d'Europa - ci saranno trecento milioni di persone, importantissime, ricche, decisive, per sono un paio di citt cinesi messe insieme, tre quattro, citt non di pi. STUDENTE: Tutti e due i miliardi sono comunisti? No, non sto dicendo ora nulla di specificamente fazioso. Voglio dire, la formulazione una formulazione eurocentrica. Questo ha una sua spiegazione naturalmente, nel senso che l'Europa una parte molto importante del mondo, una delle parti pi ricche. Le guerre che si combattono nel resto del mondo, si combattono con armi fabbricate per lo pi in Europa, per esempio a Brescia. Va bene? E quindi vuol dire che un posto che conta parecchio. Grandissima produttrice di cultura, ma anche grandissima distruttrice di altre culture, quelle americane e precolombiane, per fare un esempio. Ma insomma si potrebbe parlare anche dell'Africa, che aveva delle sue culture, che sono state stritolate dalla dominazione coloniale, eccetera, eccetera, eccetera. Tanti continenti si sono risvegliati, in antitesi alle culture di provenienza europea. E cos via. Per dire, una scheda che - ora la stiamo massacrando, ma insomma ingiustamente - che ha fatto da cavia ai nostri pensierini, alle nostre riflessioni per i suoi difetti utili alla nostra discussione. Utili perch? Perch ci aiutano, questi difetti, a chiederci che cosa poi effettivamente questo mestiere di storico, di studioso di storia, di narratore di storia deve cercar di fare e di essere. Per esempio, in 2

questo nostro secolo, si presentata come una grande novit storiografica il fatto che un rivista importantissima francese, degli anni, tardi anni venti, che si chiama Les Annales, di cui ogni tanto sentite parlare, a scuola, pi o meno attentamente, ha imposto all'attenzione il fatto che la storia non si occupa solo delle battaglie o delle guerre o delle rivoluzioni, ma anche della pace, della produttivit umana, di tutti gli altri aspetti dell'esistere, dei sentimenti, no, i quali non hanno una storia proprio a tutto tondo, per anch'essi sono nella storia e quindi si trasformano, si trasformano perch si intrecciano con la moralit media. La moralit media influenza i sentimenti e il loro manifestarsi. La moralit media un pezzo dell'evolversi della storia, come chiaro. E quindi anche i sentimenti non sono dati come fuori del tempo, sono nel tempo. Ecco questa storiografia, detta de Les Annales, entrata in collisione con la Storia Battaglia, l'Histoire Bataille, come si dice in francese, quasi a voler significare che quella era angusta e unilaterale - ed era vero. Solo che questo un pensiero molto pi vecchio de Les Annales, perch questi due storici che sono qui rappresentati in questo pannello, uniti in modo artificiale, un'erma, come si dice, bifronte, con due teste unite, uno, questo, si ritiene che sia Tucidide che ha raccontato la storia della guerra del Peloponneso, quell'altro si ritiene che sia Erodoto, e ha raccontato tutto, non solo la storia delle guerre persiane, come molti pensano. Ha raccontato tutto. Ha raccontato i templi egizi come erano fatti, le mura di Babilonia, gli usi funerari dei popoli, degli Indiani, eccetera. Davvero c' tutto. Ecco quel signore, che appunto dovrebbe essere Erodoto, diciamo, in quell'erma bifronte, un antenato de Les Annales, perch nel suo librone di nove libri, secondo la nostra divisione affermatasi nell'antichit, c' molto pi delle battaglie. Invece questo signore qui, cio Tucidide ha raccontato la storia di una guerra - almeno si proponeva di farlo, poi pare che non l'abbia neanche finita -, nella quale ci sono, oltre la guerra, soltanto le rivoluzioni, perch la sua idea che la guerra civile, lo scontro delle fazioni e la guerra politica, la guerra guerreggiata con le armi, si intrecciano, spesso si intrecciano. Ed vero. Anche la nostra esperienza - la Guerra Mondiale per l'Italia - finita con una guerra civile negli ultimi diciotto mesi. Ma anche la Guerra del Peloponneso finita ad Atene con una guerra civile. Ve bene, di l discende il moderno modo di scrivere la storia, cio da questa grande opera esemplare, che Tucidide ha abbozzato. Nell'inizio di essa lui spiega che lo fa perch pu servire al politico, anche in prosieguo di tempo, quella lezione tecnica, quell'insegnamento specifico che contenuto nella sua opera. E' l che nasce l'idea che la storia serve alla politica o detto in maniera banale, perch una banalizzazione che Tucidide avrebbe respinto e orripilato, che maestra di vita. Ecco, questa , non voglio dire che una sciocchezza, ma una semplificazione grossolana di quell'altra idea che molto pi sottile, che cio il politico di professione, quello che si sporca le mani e fa questo mestiere tremendo che il politico, che si occupa degli altri, con una dose di ambizione evidentemente perch altrimenti non lo farebbe, ma si occupa degli altri. STUDENTESSA: Le volevo chiedere: quanto noi possiamo credere veramente alla storia, che per esempio studiamo a scuola. Io ho l'impressione che a noi arrivi sempre e comunque una visione molto parziale dei fatti storici, perch se leggiamo i resoconti di chi la storia 3

l'ha vissuta in quel momento, per forza di cose, deve essere una versione parziale, perch influenzata dalle proprie idee su quello che gli sta succedendo intorno. Uno storico che successivamente si ritrova in mano documenti o fotografie non era l e quindi non pu raccontarci veramente che cosa successo. Beh, questa gi enorme, e ben venuta anche, per varie ragioni. Ben venuta nel senso che ci offre lo spunto per sfatare un mito, che cio soltanto la storia sia - la storia come storiografia, come racconto -, sia una peccatrice sul piano della oggettivit. Non vero. Tutte le discipline sono peccatrici da questo punto di vista, tutte. Anzi la fisica pi moderna ci spiega che lo strumento che osserva la microrealt, la realt atomica e subatomica, lo strumento, modifica l'oggetto osservato. Ora questo agghiacciante, nel senso che tale modificazione, indotta dallo strumento, dovrebbe portarci a una grande prudenza nella accettazione dei risultati di quella osservazione. Infatti le interpretazioni dell'universo che la fisica vivente ci fornisce sono varie e tra loro diverse. Le ipotesi creazioniste o non creazioniste si affrontano nel pensiero fisico, nella riflessione dei grandi fisici, oggi, tanto quanto nella mente pi semplice, diciamo cos, meno attrezzata di strumenti di osservazione dei filosofi della Grecia antica. E quale pi chiaro esempio di non oggettivit, di apertura verso risposte diverse, a partire da dati opinabili, di quello che le ho appena detto? Orbene, a questo punto la storia non la colpevole di un racconto in cui chiss se debbo credere. E uno dei tanti casi in cui noi cerchiamo di conoscere, in questo caso il passato, nell'altro caso la realt fisica, e non siamo in grado ovviamente di conoscerla in modo totale compiuto e definitivo, perch nulla in questo mondo accade in modo definitivo. STUDENTESSA: Ma in questo senso allora come fa a diventare lo strumento per capire meglio il passato e quindi vivere il presente, in maniera pi consapevole. Nel senso che comunque, lo ha detto Lei, non esiste una oggettivit assoluta, e quindi abbiamo interpretazioni diverse anche adesso. Pensiamo al revisionismo, pensiamo all'uso politico che anche viene fatto della storia. Questa domanda bella, perch dimostra che il bisogno, evidentemente intimo, di ciascuno di noi, mi metto senz'altro con gli altri, coi presenti in questo bisogno, un bisogno di assolutezza. No? Cio o mi date un prodotto assolutamente risolutivo o non lo voglio. Questo l'anticamera diciamo della sua domanda. Ed apprezzabile, nel senso che indica che la spinta sempre una spinta di conoscenza compiuta, una conoscenza soddisfacente. Per, una volta che sia assodato che si tratta di una conoscenza provvisoria e sempre in grado di essere migliorata, uno si rassegna a questo fatto e la pratica ugualmente, sapendo che l'alternativa l'ignoranza totale, che molto peggio. Naturalmente io sono, come dire, tra gli studiosi di storia, che meno prova disagio dinanzi alla parola "revisionismo". E' convinzione comune che "revisionismo" di destra e "non revisionismo" di sinistra. Questa una stupidaggine. Il "revisionismo", poi, oltre tutto, non vuol dire negare i fatti. Ci sono alcuni pazzi - pochi - i quali negano che ci siano mai stati i campi di concentramento. Va bene, ma sono confutabili col fatto stesso della loro 4

ignoranza e dell'esistenza di documenti inoppugnabili. "Revisionismo" un'altra cosa. "Revisionismo" vuol dire che, ad ogni ondata di documentazione nuova, io capisco meglio e riaggiusto la ricostruzione che ho fornito. Quindi son due cose completamente diverse. E, in questo caso, il mestiere di storico un rivedere continuamente - in buona fede sperabilmente, sulla base di una documentazione che si allarga e che per non va presa come un feticcio - le acquisizioni precedenti. In questo lavoro consiste un tirocinio di capacit critica, che serve comunque, direi, per fare un esempio ovvio, a leggere un giornale. Cio, lei mi potrebbe rispondere: "Ma io non leggo il giornale". Ma anche se patisce il telegiornale, che ormai diventato una specie di variet, va bene, puntualmente lo deve interpretare. E capire perch un certo fatto ha uno spazio di pochi secondi e un altro fatto ha un ampio spazio e un altro fatto non appare per nulla e io lo apprendo da un'altra fonte. L'abitudine alla critica consente di capire il telegiornale. E dunque, se questa abitudine poi ha come scotto da pagare il fatto che una critica sempre aperta, ben venga. STUDENTE: Professore, scusi, ma per arrivare alla storia intesa come un sapere assolutamente oggettivo, almeno umanamente oggettivo, potrebbe bastare la conoscenza del fattore conoscitivo deformante, derivante dalle particolare influenze dello storico, e quindi che determinano la sua interpretazione? In realt non quello il fattore deformante. Quello c', c' sempre, ma un malanno secondario, diciamo. Il vero fattore deformante che i documenti sono casualmente accessibili. Anzi, facciamo un esempio, cos ci capiamo meglio. Noi possiamo raccontare, con un certo fondamento documentario, abbastanza soddisfacente, per lo pi epoche che si sono concluse, magari in modo traumatico, lasciando gli archivi a disposizione degli studiosi. Noi studiamo abbastanza bene la storia, per esempio, del nazismo, perch, nel suo crollo, i grandi archivi che il Terzo Reich aveva caddero in mano degli Americani, degli Inglesi e dei Sovietici, i quali hanno - e qui interviene, da capo, una manipolazione - messo a disposizione, in tutto, in parte, eccetera, questi documenti, i quali sono la base necessaria per parlare di quella et. Ma noi non riusciamo a raccontare in maniera accettabile, da un punto di vista della veridicit, la storia dell'Italia repubblicana. Io sono un po' pi vecchio di voi, ma tutti abbiamo memoria del fatto che per una lunga fase della nostra storia repubblicana di questo cinquantennio, che abbiamo alle spalle, in Italia c' stata una misteriosa incombente catena di stragi, di violenze, di attentati. Le vere ragioni di tutto ci noi non le conosciamo in modo documentario. Le possiamo immaginare. Alcuni le congetturano in un modo, altri in un altro. Perch? Perch gli archivi di uno stato, vivente non sono a disposizione degli studiosi. Lei non pu andare al Ministero degli Interni e dire: "Voglio vedere gli archivi del Viminale fino all'ultima carta e raccontare quello che successo al tempo del cosiddetto golpe, non realizzato, ma fallito, di Borghese, nel 1970. Questo non lo pu fare. Naturalmente gli stati moderni hanno anche l'abitudine di mettere ogni tanto a disposizione i documenti. Tutti dicono, per esempio, che una delle organizzazioni pi misteriose sulla faccia della terra sia la C.I.A. che una grande potente agenzia di informazione diciamo coessenziale alla politica degli Stati uniti d'America. Tutti i grandi stati hanno, un'agenzia di 5

questo genere. La C.I.A. cos intelligente da mettere a disposizione una parte dei documenti del passato. Trent'anni fa, vent'anni fa. Per li screma, cio li sceglie. Cio il soggetto stesso che io dovrei studiare mi dice: "Tu puoi leggere questo, ma non questo". Naturalmente meglio quello di niente. Ma io so benissimo che questo, questa porzioncina pi o meno ampia di documenti, potrebbe addirittura portarmi fuori strada. Ecco io vi ho descritto il vero problema, dinanzi al quale i veri studiosi di storia si trovano. Risposta: "Studiamo il passato pi remoto, perch l siamo tranquilli, nessuno ci viene a togliere i documenti". Non vero, perch l c' stata una tale distruzione, dovuta al tempo, che la nostra ricostruzione purtroppo, per definizione, unilaterale. Noi raccontiamo la storia delle Guerre del Peloponneso perch costui ha scritto un'opera che la racconta, per vorremo avere anche il racconto di un altro, di tutt'altra citt, di tutt'altra provenienza. Non abbiamo nessuno storico spartano, per esempio, che ci dica i fatti di quella guerra. Lui era ateniese, era un uomo di grande equilibrio probabilmente, almeno lo dice di se stesso. Noi gli dobbiamo credere. Per non ci basta. E' come se della Seconda Guerra Mondiale noi avessimo soltanto le Memorie di Churchill, per esempio, che fu un grande statista, un grande scrittore. Per accanto a quelle memorie c' una miriade di documenti che le mettono in crisi. STUDENTESSA: Studia la Grecia che ha poche fonti, rispetto ad uno storico che studia il nazismo in un momento in cui le fonti poi sono troppe forse, c' una pluralit di visioni o magari la storia recente di venti anni fa? Qual' la differenza? La differenza l'ha espressa bene un personaggio, che fu Segretario di Stato negli Stati Uniti d'America al tempo di Nixon negli anni Settanta, che si chiama Henry Kissinger, che era un signore - credo ancora noto -, che ha scritto un bellissimo libro, - e' un conservatore, uno che sa il fatto suo, come si suol dire -, Gli anni della Casabianca. Lui era uno storico, un professore di storia, che ha fatto il politico; come Tucidide, come Machiavelli. E dice, a un certo punto, nella Prefazione del suo libro, che lo storico della contemporaneit, trovandosi purtroppo dinanzi ad alcuni milioni di documenti, dovrebbe bruciarne la gran parte. Naturalmente una battuta di spirito. Cosa vuol dire? Vuol dire che ardua la fatica di colui che su poche fonti superstiti cerca di raccontare come andata - ed il caso della storia antica soprattutto, gi per l'et medioevale diverso -, cos grave quella fatica, altrettanto lo quella di colui che si trova dinanzi a una massa sterminata, anche insignificante, di documenti. Perch? Perch le cose pi importanti probabilmente non passano neanche da un documento scritto. Cio noi possiamo avere gli atti di un'ambasciata, di un ministero eccetera, per poi la guerra arabo-israeliana del '73 si ferm per una telefonata che le due grandissime potenze del momento ebbero modo di farsi per arrestare il conflitto. E allora quella telefonata un documento che purtroppo non affidato ad una registrazione, men che meno ad una scrittura, che vale milioni di documenti utili. Questo cosa vuol dire? Vuol dire che lo storico antico dovrebbe ciclicamente fare il mestiere dello studioso di storia contemporanea e viceversa. Perch le due cose, tutto sommato, sono educative, ci insegnano a ridimensionarci, a capire meglio, e se vuole, anche a non feticizzare il risultato. Come si traduce, sempre da capo, i poeti? Si 6

scrivono sempre da capo poesie. No, non che Petrarca e poi basta. Ogni poeta lirico vivente ha bisogno di scrivere una poesia. Si continuer sempre a cercare di raccontare meglio il passato. STUDENTE: Professore, come nelle precedenti puntate, abbiamo effettuato delle ricerche su Internet sull'argomento di cui si parlava. Mi sono divertito a cercare le posizioni di vari pensatori riguardo all'utilit e all'uso, della storia. Una posizione che mi sembrata interessante quella di un teorico dell'Ottocento che vede appunto nella continuit del pensiero umano l'utilit della storia. Inoltre, sul sito della Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche, ho trovato al riguardo un aforisma di Duby, che appunto ci dice che: "La storia sempre stata manipolata. Ma io penso che il dovere degli storici sia sempre quello di rettificare queste manipolazioni". Lei d'accordo con questa affermazione di Duby? Ma io non sono d'accordo su quasi nulla di quello che lei ha detto. Scherzo solo in parte. Riguardo alla continuit del pensiero umano, quello uno la pu mettere alla prova anche studiando la matematica, la fisica, la pittura. E' la continuit e diciamo che forse, in rebus ipsis, nel fatto stesso che noi siamo qui, altri saranno qui fra due secoli. Quanto a Duby dice in modo simpaticamente assiomatico, tutto sommato, quello che il vecchio Ecateo di Abdera, che un signore, vissuto molto prima di Duby, molto, ai tempi della rivolta ionica, VI secolo avanti Cristo - e gi rispetto agli Egizi era un bambino, gli Egizi erano molto pi vecchi di lui - dice: "Io non voglio raccontare la storia che mi hanno tramandato, ma come parsa a me", ed l'atto della soggettivit, del fatto che il singolo si propone come filtro rispetto ad un autorit consolidata, la storia dei re. Se c' una morale di tutto questo nostro discorso che non possiamo mai accettare quello che ci viene fornito dall'alto autoritativamente. Dobbiamo guadagnarci sempre criticamente o opponendo la nostra critica a quello che ci viene fornito, le nostre verit. Quindi una lotta perenne. Il sapere un conflitto. STUDENTE: Professore, ma allora quand' che finisce il nozionismo e comincia la storia? Non c' nessuna distinzione. Anzi, la parola nozionismo una parola stolta, inventata dai pedagogisti, che sono delle simpatiche comunit di persone, che non producono, secondo me, utili suggestioni, perch "nozionismo" un termine che vuole gettare il discredito sull'informazione concreta. Senza informazione concreta c' la pura chiacchiera. Naturalmente "nozionismo" vuol dire che uno deve memorizzare centinaia di date? Non vero, non vero, perch intanto un dato interessante in quanto io capisco come me lo sono guadagnato. A quel punto divento un essere vivente. Non pi una parola stampata in nero in una pagina che io detesto. STUDENTE: Finora abbiamo parlato a lungo dei limiti della storia, limiti che per la storia antica son soprattutto di unilateralit delle fonti e per quella pi recente di mistificazioni. E tra gli altri limiti c' quello di una 7

incompletezza della storia. La storiografia tradizionale ci ha offerto soprattutto una storia di battaglie. La mia domanda in quali direzioni ci si pu muovere per fare della storia pi completa, senza arrivare con questo a quello che un altro mito, forse a una semplificazione della storia a misura d'uomo, come volevano gli antichi, la storia specchio dell'umano. Per, in questo senso, perch la storia possa aiutare in modo maggiore a capire come fatto l'uomo, anche viceversa capire l'uomo per capire la storia. E questa un'altra questione. Mah, la storia a misura d'uomo. Tanto forse bisognerebbe sgomberare il terreno da un equivoco. Lei ha certamente in mente - ma forse mi sbaglio, comunque azzardo che Lei abbia in mente, un racconto di Borges, di questo straordinario narratore argentino, I cartografi dell'Impero, i quali - nel romanzo di Borges - cercarono di fare una carta geografica perfetta di un immaginario Impero, che per essere perfetta era grande quanto l'Impero e quindi non serviva a niente, perch si estendeva quanto si estendeva l'area geografica che voleva descrivere. E' una metafora che vuol dire che la totalit delle conoscenze per l'assoluta oggettivit un'illusione, cio finisce con l'essere la realt stessa. Quindi togliamoci dalla testa questo risultato, che comunque reso impossibile dai limiti pratici. La ragione per cui la storia malvista dai potenti, nel fatto che essa aiuta la gente a capire un po' di pi. C' un aneddoto raccontato dalle Cronache Cinesi, secondo cui l'imperatore, che costru La Grande Muraglia, e quindi siamo nel III secolo avanti Cristo, viet la circolazione dei libri di storia e di poesia, su consiglio di un suo consigliere sciagurato, il quale port questa motivazione: "Se i sudditi sanno che cosa succedeva sotto l'imperatore precedente, e poi sotto l'altro imperatore ancora precedente, possono fare un confronto". Quindi bando ai libri di storia. L'imperatore vigente l'unico parametro possibile. Va bene? Questo un aneddoto, pi o meno veridico, che rende bene poi il concetto per cui, come dicevo prima, la storia non amata dai potenti. Per, come tutte le cose ineliminabili, pu anche essere corteggiata, per cui i potenti possono interferire nella sua costruzione. Quindi diciamo che un mestiere difficile, criticabilissimo, ma indispensabile. STUDENTESSA: Buongiorno. Prima parlava di interpretazione dei telegiornali, importanza dei mass-media. Allora io volevo sapere, se c' un legame tra la storia contemporanea e i mezzi di comunicazione. C' un legame fortissimo. Basta pensare che gli Archivi della RAI sono tra le fonti pi importanti per lo storico, purtroppo sono tenuti male. STUDENTESSA: Quindi probabilmente fra cinquant'anni, per esempio, i ragazzi come noi studieranno maggiormente le cose che appaiono sui telegiornali o sui giornali o sugli altri mezzi di informazione. Alla stessa maniera che noi studiando il secolo passato, e intendo il XIX, anche se questo gi finito praticamente, devono scorrere collezioni e collezioni di giornali che sono i mass-media dell'epoca, ben sapendo quanto valgano, ma purtroppo non potendone fare a meno. No, non scherzo, quando 8

dico che gli archivi della RAI saranno una delle fonti pi importanti e speriamo che non siano poi cos caduche, perch lei sa che un materiale che pu rovinarsi facilmente. Tanto tempo fa mi capitato di fare, di curare una certa trasmissione sul cinquantenario della Repubblica Italiana e volevamo attingere agli Archivi televisivi, dei primissimi tempi della televisione italiana, c'era l'immagine, ma non c'era pi l'audio. E quindi era una fonte poco, anzi per nulla utilizzabile. Bisogna rassegnarsi a questo. Come nelle biblioteche l'umido e i topi hanno distrutto un sacco di libri importantissimi, cos anche questi documenti di tipo nuovo sono soggetti all'usura. Ma questo non significa che non si debbano desiderare, mettere a frutto, e cos via. Anzi uno di quei casi in cui la materia cos vasta che poi bisogner trovare tecniche per selezionarla. STUDENTE: Professore, scusi eh! Ma noi studiamo la storia, bisogna studiare la storia per non commettere gli errori del passato. Ma perch tuttora si commettono, cio ancora ci sono guerre civili? Forse non stata ben compresa, non stata ben studiata? Ma perch i fatti sono il frutto non soltanto dell'atteggiamento mentale delle persone, ma anche dei loro interessi. Tantissime persone, come si usa dire, sanno bene che cosa sarebbe giusto fare, ma fanno il contrario per ragioni concrete, interessi e cos via. Stiamo banalizzando sia la formulazione che la mia, sono molto, diciamo, semplificatorie, per rendono bene il concetto. Non lineare questo procedimento, ma questo vale anche per la predicazione religiosa, perch i principi delle grandi religioni del mondo sono dei principi sani, etici. E come mai poi non si traducono in opere e il crimine c' ugualmente? Perch c' un divario fra quello che giusto pensare, che ci spiegano che giusto pensare, e poi quello che concretamente si fa, appunto per una serie di ragioni empiriche, per lo pi i grandi interessi egoistici. L'egoismo una delle molle della storia umana. Mi pare che con questa triste conclusione potremmo anche porre un termine ai nostri pensieri. Il fatto che nonostante tutto - appunto, lei l'ha detto in modo un po' semplificatorio - non basta, utile, ma non basta. Questa , diciamo, la morale di questo mestiere. STUDENTESSA: Professore mi chiedevo quale fosse la Sua visione personale della storia, se ciclica o lineare, se veramente possiamo imparare qualcosa, perch comunque la natura umana rimane uguale a se stessa pur cambiando le circostanze oppure assolutamente impossibile proprio perch nessun momento uguale a un altro? Alla fine, perch presumo che siamo verso la fine, la domanda pi importante del mondo - mi permetto di chiosare -, anzi una domanda non solo importante, ma imbarazzante, perch se io fossi molto meno anziano di quello che sono direi: ma la storia lineare, un progresso perenne verso modi di organizzazione della societ sempre pi elevati. A grandi linee forse ancora cos, ma io lo credo sempre meno. Poi noi abbiamo in realt uno spezzone piccolissimo, noi conosciamo la storia di qualche migliaio di anni, malissimo quella pi vecchia, un po' meglio questa, mentre una storia lunghissima, quella che abbiamo alle spalle, e forse anche quella che abbiamo davanti, ma 9

non vedremo. Allora fare una regola da un campione cos piccolo, forse un azzardo. Col tempo, mi sono convinto che sostanzialmente l'ottimismo unilineare fallace, cio un'illusione, per il ciclo, perch l'alternativa il cerchio - come dice Machiavelli, per il fatto che si ripete - non si ripete mai uguale. Quindi tra le due alternative ce n' una terza: che certo si torna, ma si torna in modo differente. E questo fa ben sperare.

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