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R iuniti

U nintera citt, Firenze, in uno dei


mom enti pi ardui della sua storia,
la Resistenza dagli inizi allinsurre
zione, la materia di questo libro.
Accanto alle pi note e impegnative
figure della politica e della lotta di
quel tempo, passano qui semplici volti
di uomini e donne, protagonisti anche
loro della vicenda, in cui, come un
filo conduttore, ci guida la storia
umana e appassionante d un giovane
eroe, Aligi Bar ducei, il leggendario
comandante Potente.
Orazio Barbieri, fiorentino, partecipe
al movimento antifascista fin dal 1927,
condannato dal Tribunale speciale nel
1930, esponente negli anni 1942-44
del partito comunista nella direzione
della lotta politica e militare di Fi
renze, redattore capo del giornale
clandestino L azione comunista, si
trovato nelle migliori condizioni per
scrivere questo libro con conoscenza
di prima mano e precisa di fatti e
avvenimenti.
La collaborazione con Giuseppe Rossi,
con Foscolo Lombardi e Giulio M ontelatici, i contatti diretti con Aligi
Barducci, Bruno Fanciullacci, Elio
Chianesi, Vittorio Sinigaglia e quelli
indiretti con molti enti pubblici, gli
hanno dato la possibilit di conoscere
e di partecipare a molte delle vicende
politiche e partigiane ivi narrate.
A questa conoscenza diretta, Barbieri
ha aggiunto una meticolosa ricerca
di testimonianze e una rigorosa let
tura di tutto quanto stato scritto
durante e dopo la Resistenza a Firenze.

Biblioteca della Resistenza


13

b i b l i o t e c a

GiovanniS-rodiani

N. CATALOGO
S!0U

SMuFL ;

Orazio Barbieri

Ponti su llArno
Prefazione di Ferruccio Pani

Editori Riuniti

Copyright by Editori Riuniti 1958

Prefazione

Per questo lungo studio e racconto, cosi impegnato, che Orazio Bar
bieri ha steso della Resistenza toscana, o meglio fiorentina, una prefazione,
intesa al modo tradizionale, al modo di un genere letterario stereotipo,
met divagazione met panegirico, sarebbe - mi sembra - un offesa. Egli
ha vissuto, ha sofferto quegli anni da attore non da spettatore, ha combat
tuto, ha creduto, ha sperato. E per il profondo rispetto dovuto ad ogni
sincero impegno dello spirito, egli ha diritto che Vintroduttore, rivivendo
con lui tempi, vicende ed uomini, penetri i motivi morali della sua storia
e, poich si tratta di un opera storica, sappia intenderne e chiarirne le ragioni
di validit e di utilit. Una recensione, non una prefazione : una valuta
zione critica, non la generica lode.
In quelVanno che corre tra la cacciata di Mussolini e la cacciata dei
tedeschi Firenze vive uno degli anni pi grandi e pi vivi della sua storia.
Non sono molte le citt d'Italia che hanno dato un gruppo cos eletto e
vivace di combattenti, di politici e di organizzatori : con gli anziani del
l'antifascismo, le coscienze maturate attraverso le crisi tormentose delle
generazioni fasciste, gli uomini nuovi svegliati dalla lotta e - pregio parti
colare - una ricca schiera di mirabili temperamenti femminili e di giovani.
Il vento della libert risveglia da antichi sedimenti e chiama alla ribellione
energie sopite ed energie nuove con un impeto che ha pochi confronti in
Italia.
Con questa ricchezza umana, Firenze uno dei centri politicamente
pi sensibili ed aperti : i grandi problemi della liberazione e dell'avvenire

del paese vi trovano gruppi maturi e preparati. Ne d chiara riprova Vat


tivit di governo del Comitato toscano di liberazione nel breve periodo
in cui pu esplicarsi. Attraverso i ricordi ed i documenti, che uno dei
meriti di questo libro di aver riferito, si pu apprezzare uno sforzo di orga
nicit ed una prova di maturit che allo storico futuro potr dare uno dei
punti-chiave per misurare la chiarezza di coscienza nazionale e la capacit
di governo della insurrezione.
Non storia nuova. Firenze del 1943-44, e soprattutto la sua libera
zione, contano una ricca pubblicistica nella quale spiccano opere di rara
intelligenza. Manca una storia ordinata, n sarebbe agevole impresa do
minare e sinteticamente rappresentare i fatti e il travaglio di una societ
cos viva e articolata in tempi cos agitati.
L'amico Barbieri mi sembra abbia scelto la strada giusta e storica
mente pi utile della cronaca, anche se vi ha intessuto a capitoli biogra
fici la storia di Potente. E ' una cronaca attenta e meticolosa, in gran parte
sorretta dalla diretta conoscenza degli uomini e dalla partecipazione ai
fatti. La seriet dell'impegno di allora, la profonda dedizione ad una grande
causa si rispecchiano nella seriet del racconto. L'interesse e la qualit della
informazione, la coscienza dello scrittore dnno a questo libro un alto
valore di fonte storica.
L'autore, di parte comunista, ha avuto il vantaggio di larghi contatti
con le masse popolari. Pongo tra i motivi di maggior utilit della sua testi
monianza le pagine ch'egli dedica alla vita nelle fabbriche, alla lotta degli
operai, alla collina toscana, allo stato d'animo dei mezzadri: aperture
per una intelligenza non aulica e deformata della lotta di liberazione e
delle vicende che la seguiranno.
Il largo e fresco corredo documentario, inedito nella maggior parte,
uno dei pregi maggiori del libro. Non gli si pu far carico se egli d la pre
valenza alla stampa ed ai testi della sua parte, poich egli non presume di
far la storia, ma di portarle il contributo della sua esperienza. E convien
rilevare l'interesse storico di quegli appelli e di quelle prese di posizione

che intervengono nei momenti tipici della lotta e ne chiariscono le tappe e


la evoluzione
E giover ancora questo lihro, e piacer, per il rilievo dato alle fi
gure degli eroi. Non ci sono tutti : sono quelli degli ambienti pi vicini
alVautore, anch'essi peraltro appartenendo a quei due gruppi della popo
lazione che sono stati nei secoli la forza viva e propulsiva di Firenze :
popolani e intellettuali. Sono di nobile razza popolana, e sono popolani
fiorentini prima che commisti, Lanciotto e Potente. Gli intellettuali dnno
esempi altissimi e puri di spirito di sacrificio e di eroismo e di forza anima
trice. Sono gli anni grandi della intelligenza fiorentina. S'intravedono
gli uomini e le energie delle altre correnti : avanti agli altri, i gruppi degli
azionisti, emuli di prima linea dei comunisti. Spicca gi dietro di essi la
figura di Piero Calamandrei.
La memoria di due capi profondamente scolpita nel cuore di Bar
bieri : Giuseppe Rossi, il capo politico, Barducci, il giovane comandante,
tragicamente sottratto all'ultima battaglia. E ' bene averli richiamati alla
attenzione degli italiani.
E ' bene aver ricostruito esattamente movimenti e gesta delle forma
zioni del contado che saranno in ultimo inquadrate dalla divisione di Po
tente. Non credo se ne avesse sinora un racconto completo. E ' bene poter
seguire in questa sequenza cronologica di quadri la vita e la sofferenza
della citt con il suo male e il suo bene : accanto agli eroi, Firenze sten
terello e la societ benpensante, irritata dalla ribellione contro l' autorit
legittima dell'invasore ; sofferenza, tragedie ed angosce e insieme passi
vit vegetativa, miseria e vilt. E infine la tensione indicibile degli ultimi
giorni di attesa, tormento ed angoscia mortale quando crollano i ponti e
le case di Por Santa Maria.
La liberazione di Firenze in destra d'Arno mi ha sempre lasciato
un senso d'insoddisfazione partigiana e militare, come di un'operazione
mancata. M i sono reso conto sulla base della cronologia qui stabilita come
siano mancati gli alleati. Un intervento anche non in forze ma deciso,
sorreggendo un doppio attacco partigiano, avrebbe potuto salvare almeno

in parte i ponti e liberare prima la citta. Ma gli alleati si erano inibiti


ogni audacia di avanguardia, e questo di Firenze uno dei casi pi dimo
strativi del danno grandissimo, in termini di distruzioni e di sofferenze,
fatto all'Italia dal sistematico rifiuto alleato di cooperazione tattica e stra
tegica con il movimento partigiano.
Non sarei recensore onesto di un libro onesto se non ne accennassi i
limiti. E 9 una storia fiorentina, dei casi di Firenze e delle bande che pren
dono vita da Firenze : anche Sesto, cara a Barbieri, ancora all'ombra
del Cupolone. Non che gli domandi cosa che egli non intendeva di fare :
ma qualche volta ignorare fatti vicini e collegamenti che pur Firenze aveva
e con il resto della Toscana e con Milano, oltre che con Roma, toglie un
poco d'aria.
E ' singolare, lodevole lo sforzo di obiettivit dell'Autore nel darsi
conto dei punti di vista ed interessi politici delle altre parti. Cos nel
caso famoso, e di giudizio controverso, dell'uccisione di Giovanni Gentile
(ed io son del parere di Codignola, non di Barbieri). Pur tuttavia questo
chiaro, ed assolto, proposito di non settarismo non elimina il punto di vista
laterale; ne, soprattutto per quanto riguarda il Partito d'azione, posso
dire completo il ricordo dei fatti, degli uomini e donne e mariti che alta
mente lo illustrarono.
Poteva esser desiderabile un maggior rilievo ai problemi politici di
quel periodo di guerra. Si insiste giustamente sulla polemica dell' atte
sismo che occup i primi mesi di guerra, e sulla quale a torto storici di
altra intonazione sorvolano. Ma non si avverte quale importanza per
altre correnti - specialmente azionisti - abbia avuto la questione istitu
zionale e quale scia di agitazioni abbia determinato : nel che influisce il
punto di vista del partito dell'Autore. A l quale sfugge, per la stessa ra
gione, l'intenso lavorio che, gi abbozzato nel 1943, proseguiva nelle
animate discussioni e polemiche del 1944 sui programmi per il dopoguerra.
(Una lotta nel suo corso di Carlo L. Ragghiami mi sembra fondamentale
per intendere questo lato della storia di questi anni).

Ma se pensiamo alla faziosit istintiva che i fiorentini portano nel


sangue, e si aggiunge al settarismo cos facile nei nostri partitanti, non pos
siamo che raddoppiare la lode per Orazio Barbieri e la sua onesta ricerca.
Ed il suo onesto racconto rifugge dalle forzature di voce e non ne
ha bisogno. Sono i fatti, or grandi or terribili ch'egli allinea, a forzare
la riflessione. Restano nell'animo, chiuso il libro, l'urlo d'orrore della ra
gazza fucilata assistita da don Chiappelli e l'allucinante resoconto del
Baisonni sui 21 impiccati di Figline, ultimo ludibrio della ferocia nazista
sulla liberazione di Firenze.
Sono figli di popolo, modesti,, quasi anonimi, ma gridano, col cappio
al collo : Viva l'Italia libera. Il grido di disperata difesa del loro sacri
ficio traversa il tempo e ferisce le nostre coscienze. Ha ragione Barbieri :
non si deve dimenticare, si deve ricordare. Figli e nipoti, lontani da queste
prove, devono sapere.
Non abbiamo il gusto dei rituali commemorativi, non ci erigiamo
a custodi da museo di venerande memorie. Ma questo nostro paese facile
all'oblio, ha scarsa ed incerta difesa dalla pigrizia di spirito e dalla ipocrisia,
che ne l'altra faccia : bisogna che questo antico grido di un popolo in
sorto, possa sempre raggiungere nell'avvenire pi lontano le energie gene
rose, gli spiriti giovani, che sono la forza di una societ e la garanzia del
l'avvenire. Per questo merita riconoscenza la fatica sincera e severa di
Orazio Barbieri.

F e r r u c c io P a r r i

Nota dellautore

Diversi amici mi avevano sollecitato a ristampare un vecchio


libro scritto nel 1944, Un anno di lotta contro il nazismo e il fascismo,
una ricostruzione attraverso la stampa clandestina delle vicende
della lotta partigiana, che di quel clima aveva tutto il sapore e lo stile.
Credo che la ragione di quelle sollecitazioni fosse nel fatto
che quanto pi impudente diventa 1*attacco dei fascisti e degli ex
antifascisti alla Resistenza tanto pi i vecchi sentono il bisogno
di ricordare e i giovani di conoscere.
Pur non ritenendo inutile ristampare quel libro, ho preferito
allora incominciare a lavorare ad una rapida, popolare sintesi della
storia della Resistenza fiorentina, la quale, come noto, per il m o
mento in cui avvenne e per loriginalit delle esperienze della guerra
partigiana e del governo della Resistenza, fu di incalcolabile esempio
per il governo dellItalia liberata e per le forze antifasciste dellItalia
occupata.
N on so giudicare - oggi, a lavoro term inato - quanto il mio
nuovo tentativo possa soddisfare le attuali esigenze di conoscere
una delle pi belle pagine della Resistenza e della storia nazionale;
voglio per dire, a m o di garanzia per il lettore, che tutto quello
che raccontato, dalla vita di Aligi Barducci ai fatti politici e agli
episodi della guerra partigiana, rigorosamente costruito sulla base
di documenti, di relazioni, di memorie inedite ed in parte gi note,
di testimonianze dirette e dei miei appunti personali trovandomi,

coi dirigenti del PCI a Firenze, al centro di molte delle vicende


narrate. Molti partigiani, molti operai e contadini potranno rim
proverarm i di aver taciuto tanti episodi di sublime sacrifcio e di
civile ardimento, ma questa storia non pu essere la cronaca di tutti
gli episodi della guerra partigiana e della lotta politica.
U n rilievo particolare, vero, dato ad Aligi Bar ducei; que
sto lho fatto perch mi sembrata significativa e im portante la
vicenda personale di un giovane cresciuto nel clima fascista e che,
trovandosi in mezzo alla bufera della guerra e ad avvenimenti poli
tici da lui imprevisti, seppe trovare, nellintricato tessuto, il filo
rosso capace di restituirgli fiducia nella vita e di portarlo veramente
al servizio della patria e degli ideali di libert e di giustizia.
In questo lavoro paziente di ricerca e di sistemazione, durato
quasi tre anni, mi sono stati di prezioso aiuto amici e organizzazioni,
particolarmente lANPI di Firenze, comandanti partigiani, Luciano
Scarlini, Athos Fallani, molti operai delle fabbriche fiorentine, la
madre di Aligi, Bruna Barducci. A tutti esprimo il pi vivo rin
graziamento.

Ponti sullArno

FIRENZE

1942

Aligi Barducci, nella divisa di sottotenente degli arditi della


Nembo che conferisce un aspetto ancor pi agile, quasi spavaldo
alla sua atletica figura, con passo svelto, la valigetta degli indumenti
e dei libri, da via dei Fossi attraversa Piazza Goldoni per imboccare
il Ponte alla Carraia. H a ottenuto una breve licenza ed ora corre
ansioso a riabbracciare la mamma, che di l d Arno, al Pignone,
10 attende.
Dalle spallette del Ponte alla Carraia dalle quali, a destra, si
domina tutto il lungarno fino alle Cascine e la Chiesa di Cestello,
e, a sinistra, lincantevole specchio del fiume in cui si riflettono i
ponti Vecchio e a Santa Trinit e le case circostanti, ora, con locchio
tenta di riabbracciare Firenze. I lampioni dei lungarni e i lumi
delle botteghe degli antiquari, la sovrastante corona di fanali del
Piazzale Michelangelo hanno sempre un fascino particolare non
soltanto per i forestieri, ma per tutti i fiorentini. E Aligi i lungarni
11 conosce bene perch qui da borghese era solito attendere le
sartine che uscivano dalla Calabri e qui ha portato Gina, la fidanzata.
M a quella sera i lungarni non hanno la consueta attrattiva.
Sono bui, solitari e tristi. D ifatti da quella sera, il 15 ottobre del
1942, il coprifuoco stato anticipato alle ore 19, e il servizio tran
tranviario effettua un numero m inore di corse. Per questo, dalla
stazione di S. M aria Novella, costretto ad andare a piedi a casa
anzich prendere il tram che va a Legnaia.
Il Ponte alla Carraia lo attraversa dunque assorto in questa
constatazione di Firenze non pi allegra e vivace ma triste, cupa.

Passato il ponte, Aligi gira per lungarno Soderini verso Cestello,


costeggiando la spalletta dellArno. Camminando batte la mano
al m uro della spalletta e guarda verso il fiume nel quale si riflette
una luna offuscata dalle nubi. Il greto sottostante lo conosce palmo
a palmo perch qui si recava quandera ragazzo, qui, nello specchio
d Arno fra Cestello e Ognissanti, ha imparato a nuotare e vinto
tante scommesse coi ragazzi anche pi grandi di lui. La citt e il
popoloso quartiere di S. Frediano, cosi severi e freddi, testimoniano
ora che anche a Firenze la guerra ha dato i suoi frutti amari. Forse
Aligi mal sopporta quella indifferenza verso di lui, ufficiale degli
arditi della Nembo , elegante e aitante giovane per il quale ragazze
e amici hanno fatto sempre il tifo. Forse ripensa ad un altro arrivo
a Firenze, quando, non molti anni prima, nel 1937, reduce dallAfrica
orientale nella divisa coloniale col casco e gli occhiali verdi, mamma
Bruna e babbo Duilio erano andati a incontrarlo alla stazione,
trionfante reduce dalla vittoria contro il Negus. U na banda militare,
i gerarchi fascisti, le nobildonne fiorentine con mazzi di fiori erano
andati a ricevere i reduci della Peloritana.
Questi pensieri Aligi li rim ugina da tempo e li scrive nelle
lettere alla mamma perch la guerra ha troncato i suoi sogni, le sue
speranze.
Il vostro telegramma - ha scritto ai genitori 1*8 aprile 1935 giungendomi chiss per quale caso, oggi, arrivato proprio il giorno
in cui un anno fa mi presentai al Distretto di Firenze per partire
soldato. Quanti ricordi ha svegliato in m e la fortuita coincidenza!
Ricordate quando quella mattina lasciai la mia casa e tu, babbo,
venisti ad accompagnarmi al Distretto con i miei amici Marcello
ed Alvaro? Entrai in Caserma e non ci rivedemmo che a sera, ma
da m attina a sera, quanto cambiamento! La mattina, ancora Ubero
di me, la sera con lo zaino a tracolla e tutto equipaggiato, soldato !
M i accompagnasti alla stazione, allora venisti anche tu, mamma.
T i avevo pregato di non accompagnarmi non perch non avessi

piacere di vederti vicino a me sino allultimo minuto, ma per


non rendere ancora pi amaro il distacco, per mi fece tanto piacere
baciarti ancora una volta e sentirmi ripetere gli ultimi tuoi amo
rev oli consigli.
E poi un anno dopo, lo stesso ricordo, lo stesso pensiero per i
genitori, pi patetico:
Sono gi trascorsi due anni precisi oggi dacch la mattina
dell8 aprile lasciarla casa, vi ricordate? Pioveva, ero vestito di blu,
il basco in testa, limpermeabile e la valigetta. Chi lavrebbe mai
pensato che due anni dopo dovevo essere in Somalia? Fu proprio
in quella m attinata piovosa che cessai di essere bambino. La sera,
quando uscii dal Distretto, inquadrato con gli altri, con zaino, coperta
e gavetta a tracolla per recarmi alla stazione e, l giunti, vi salutai
prima della partenza, ebbene cominciai a pensare ed agire diversamente da come avevo fino allora fatto stando con voi. E voialtri
due, dopo la partenza del vostro Aligino che cosa pensaste? Questi
due anni come vi sono sembrati, lunghi o brevi? Io non ne ho
una netta coscienza: m i sembra ieri quel famoso 8 aprile 1934 e
nello stesso tempo pensando che la vostra pi prossima lettera la
ricever fra otto o nove giorni, quanto questi mesi mi sembrano
interminabili!.
N on che Aligi sia contrario alla divisa militare e allesercito, anzi,
porta con orgoglio la divisa di ufficiale dellesercito italiano, il
vecchio grigioverde; e non ha esitato a mostrare il suo ardimento
quando stato di leva e durante il servizio da richiamato. Ma
questa guerra dura troppo, senza una prospettiva di vittoria.
cresciuto ed stato educato ai sentimenti patriottici del
ventennio fascista, ha accarezzato lidea di una posizione piccolo
borghese. La sua ambizione stata quella di prendere il diploma
di ragioniere. Il suo babbo Duilio, un modesto operaio delle O ffi
cine Meccaniche delle ferrovie di Porta a Prato e la mamma Bruna
una sigaraia di S. Orsola. Nessuno in famiglia ha avuto mai partico

lari idee politiche, neanche lui, per questo. Il babbo stato tutto
per la casa e gli ha insegnato a vivere soltanto per la famiglia. In
lui, in Ahgino, figlio unico, ha riposto tutte le speranze. Aligi
ricorda che il babbo per portare il buon per la pace si era iscritto
al fascio e che ogni tanto doveva partecipare alle adunate al CRF
Luporini, ordinate dal Gambacciani. Qualche volta Duilio cercava
di eludere quelle riunioni, cercava pretesti per non andarci, ma i
gerarchi fascisti non mollavano. M olti di questi recalcitranti come
lui erano stati severamente richiamati. Aveva saputo anche di un
giovane ortolano, il M armugi, buttato in forno dal dirigente del
fascio, quel Gambacciani che terrorizzava tutti. Per questo qualche
volta Aligi andato al gruppo rionale a chiedere di sostituire il
padre, perch lo lasciassero a casa, m entre lui invece, giovane, poteva
partecipare anche alle adunate.
Ci penso io, babbo, ha detto una volta, vado io per
te! cosi che Aligi entra nel fascio.
Aligi ha studiato alla scuola Sassetti fino alla seconda tecnica
passando sempre con buoni voti. La leva m ilitare nel 1932 lo ha
portato a Messina. Congedato dopo due anni, la guerra contro lAbissinia lo costringe ben presto a rim ettere il grigioverde in un giorno
di aprile del 1934 e lo porta a Mogadiscio. M a quella guerra era
finita abbastanza presto e bene, con la vittoria contro il Negus.
Per questo i gerarchi fascisti erano andati a ricevere i reduci con
la banda. E quando Aligi era tornato, il babbo gli aveva detto:
Aligi, questo il giorno pi bello della m ia vita! O ra dob
biamo pensare a noi, alla mamma, alla casa nostra!
Ma la vita civile era durata poco per Aligi. Gli studi per corri
spondenza delle Scuole Riunite li aveva dovuti interrompere di
nuovo. E troncata era anche la carriera di impiegato statale che
aveva intrapreso. A R om a infatti aveva partecipato a cinque con
corsi e li aveva vinti tutti e cinque. Aveva scelto quello di ufficiale
doganale a Como, ove appunto si era recato a prendere servizio.

Conseguito il diploma, aveva chiesto alla mamma di iscriverlo allU ni


versit, alla facolt di economia e commercio.
Quando nel 1939 era stato richiamato alle armi dunque, per la
terza volta, lavorava e studiava. Alla mamma e al babbo che stavano
in pena per il suo nuovo richiamo alle armi e lo consigliavano di
chiedere lesonero, lui rispondeva che non era giusto : doveva fare
il suo dovere come gli altri. Scriveva sempre infondendo speranza
e coraggio secondo il suo esuberante ottimismo.
A Marina di Pisa, ove era stato destinato al io Reggimento
Arditi, il suo tenente scopri che era un abile nuotatore. Lo aveva
additato agli altri soldati e promosso caporal maggiore. A nessuno
Aligi aveva detto che era ragioniere, m a al reggimento quando
lo seppero gli dissero di fare le pratiche per allievo ufficiale. Essere
ufficiale ad Aligi non dispiaceva e subito si dette da fare per essere
promosso. Cosi col grado di sottotenente fu inviato a Pola al corso
speciale arditi della N em bo per le azioni contro i mezzi navali
nemici. Gli affidarono il comando della I 2 a pattuglia della Com
pagnia nuotatori e da quel m om ento il sottotenente Barducci
port questa pattuglia in testa a tutte le altre. A Pola cerano altri
fiorentini di S. Frediano e quando lo conobbero tutti chiesero dandar
con lui. Aligi era un bel ragazzo, forte, biondo, affabile, leale, vero
tipo di capo brigata, generoso e corbellatore. Coi suoi soldati
viveva in confidenza. Pagava il fiasco di vino in perfetta fraternit,
ma era riuscito a correggere quelli che avevano labitudine di ubria
carsi. Dai suoi soldati otteneva il massimo rendimento nelle manovre.
E si trattava di manovre difficili. A Pola addestravano gli uomini
che i sommergibili portavano poi in prossimit delle navi nemiche,
lanciandoli coi battelli pneumatici. In queste manovre la sua pattu
glia era sempre la pi affiatata e la pi ardita. U na volta, in una
gara per arrivare prim i alla riva, con partenza da 5 chilometri dalla
spiaggia, lui e i suoi uomini raggiunsero il traguardo m entre le altre
pattuglie si dispersero lungo il percorso. Anche nelle esercitazioni

con le bombe a mano la sua pattuglia era la prima. U n giorno


dovevano spezzare un palo a terra lontano m olti m etri col minor
numero di bombe. Aligi lo spezz con sole tre bombe e vinse per
la sua pattuglia i due fiaschi di vino messi in palio. Gli ufficiali
delle altre pattuglie gli dicevano sempre:
Barducci, questa volta ti freghiamo!
Ma la sua pattuglia era sempre prima. Per questo la chiamarono
la pattuglia potente.
Un giorno i soldati vollero fargli un regalo per testimoniargli
il loro affetto. Gli dettero una scatolina, dopo lora del rancio. Lui
pensava ad uno scherzo. Dentro cera un orologio da polso e sul
retro cera scritto: la Pattuglia Potente al suo comandante.
Ora, forse assorto in quei ricordi, guarda a quel fiume, allAmo,
al quale egli deve la sua perizia di nuotatore.
A casa la mamma e il babbo lo accolgono con tenerezza, gli
raccontano le loro vicende, e poi quello che succede a Firenze.
Lui spera di tornare presto a casa di ricominciare la vita civile, il
lavoro.
Stai tranquilla mamma, verr presto il giorno in cui mi
vedrai tornare sempre a casa a mangiare con te. Sistemeremo la
casa e staremo allegri. Tu smetterai di lavorare, di andare ai sigari,
di correre alla sirena di S. Orsola e potrai pensare a me e al babbo.
Il giorno dopo Aligi esce di casa presto per andare a trovare
gli amici. tanto tempo che non li vede, specialmente i pi intimi,
quelli coi quali in Piazza Torquato Tasso e in Piazza del Carmine
ha giuocato alle murielle e alle pede da ragazzo. Alvaro Pieraccini
ora fa il pellicciaio e Marcello Frullini il falegname; gli sono restati
i pi amici, anche perch sono come lui, vivaci, arguti. Ed con loro
infatti che Aligi quella mattina parla a lungo della guerra, di Firenze
e delle cose che la guerra comporta, delle limitazioni, della tensione
cui tutti sono sottoposti, dellesasperazione della popolazione.

Quell'autunno difatti trova Firenze sotto il peso della guerra,


e nell'animo della popolazione comincia a farsi seriamente strada non
soltanto la sensazione che la guerra non sar vinta, ma che il fascismo
stesso attraversa una crisi seria come non mai: la popolazione
allestremo della sopportazione.
La vita della citt e della provincia comincia ad essere dura e
non c barba di propaganda o di retorica imperiale capace di farla
sopportare.
Le restrizioni dei consumi e le limitazioni di ogni genere sono
forse gli aspetti pi gravi di questa crisi. Il fascismo ha creato una
complicata serie di bardature, di uffici, di enti e di controlli per
disciplinare i consumi, per distribuire i pochi generi reperibili.
Queste bardature esasperano non soltanto il consumatore, ma gli
stessi esercenti, i commercianti, i rappresentanti di commercio.
Ogni giorno La Nazione pubblica con grande rilievo le disposi
zioni per ritirare questo o quel genere, per indicare le complicate
norme, i tagliandi rossi o neri per ritirare la razione del pane ridotta
a 350 o a 300 gram m i al giorno a seconda del genere del lavoro
esplicato, per ritirare 150 grammi di carne alla settimana, 225 grammi
dolio, 100 gramm i di burro al mese, o la trippa, o 250 grammi
di patate da prelevarsi in due volte! I dolciumi non possono pi
essere fabbricati, il vino venduto soltanto con prenotazione. Per
fino l'avena per i cavalli viene distribuita a razione. La mancanza
della carne molto sentita fra la gente e d luogo a malcontenti e
a traffici clandestini complicatissimi. Gi le macellerie non possono
restare aperte tutti i giorni; hanno il turno, come per le farmacie
di notte: aperte due-tre giorni la settimana, con disagio delle massaie
che devono fare pi strada e la coda per 150 grammi di carne alla
settimana! In pretura e in tribunale si dibattono ogni giorno pro
cessi per macellazione clandestina di carne e per immissione nellali
mentazione di carne di animali non commestibili. Il processo pi
clamoroso quello contro M ario Vezzani del Galluzzo, accusato e

reo confesso di aver razziato gatti, di averli uccisi e immessi nel


consumo alimentare.
Anche nelle vecchie trattorie fiorentine laria allegra sparita.
I fascisti hanno ordinato di servire il rancio unico, e quelli che
trasgrediscono, arrangiando un piatto confezionato diversamente,
vanno sotto processo. E sono denunciati anche il Sabatini, Giovacchino, la G rotta Guelfa.
In Palazzo di Parte Guelfa stato creato un complesso ufficio
razionamento, mentre lufficio carte annonarie ha messo in circo
lazione un milione e centomila tessere per lapprovvigionamento
della popolazione del comune.
La distribuzione della benzina limitata ai medici nella misura
di 5 litri alla volta, e gli altri professionisti le auto debbono trasfor
marle a combustione a metano ; le gomm e per le biciclette si ritirano,
dopo aver fatto domanda, mediante il rilascio di un buono delle cor
porazioni in piazza dei Giudici ove bisogna fare la coda. Il 20
settembre il termine per la denuncia di tutti i mezzi di trasporto
compresi i carri agricoli. Anche il carbone e gli altri combustibili
sono razionati: 20 impiegati sono stati incaricati di controllare e
valutare le 20.000 domande, 3.000 delle quali gi contestate perch
considerate esagerate, onde ripartire fraternamente il tepore per
il prossimo inverno fra tutti i cittadini.
I gerarchi fascisti, ormai ridotti a dover contingentare tutto,
a controllare tutte le merci esistenti, ordinano a tutti i cittadini di
denunciare quello che hanno.
Sono da poco tempo entrate in vigore le disposizioni che fanno
obbligo di denunciare, riempiendo complicati moduli, le giacenze
di combustibile liquido, della carta e dei cartoni, dei rottam i di ferro,
dei pneumatici, dei legumi secchi (piselli e lenticchie). Lultima
grande campagna, i fascisti lhanno da poco iniziata per la consegna
di tutto il rame casalingo, per portar via lultimo paiuolo, lultima
mezzina dalle case, e perfino il sacro bronzo delle campane! Si

assistito in questa occasione agli espedienti pi ingenui e furbeschi


delle massaie per salvare un vecchio ricordo, un vaso. Leccezione
fatta per gli oggetti artistici consente alle famiglie pi abbienti
di salvare grosse quantit di rame gabellato per artistico.
A quasi tutte queste severe disposizioni i gerarchi e molti
speculatori da loro protetti evadono spesso. Ma allo scopo di m o
strare al popolo la severit della legge e di persuaderlo ad accettare
queste privazioni, i fascisti e la polizia perseguitano non tanto i
grossi trafficanti del mercato nero quanto i piccoli esercenti, i bot
tegai, il cittadino che cerca di arrangiarsi come pu per comprare
un pacchetto di sigarette, un filoncino di pane, mezzo chilo di
carne o un copertone da bicicletta. I giornali pubblicano con regolare
evidenza le notizie delle denunce per infrazioni alle leggi annonarie
e dei relativi processi che ogni giorno si celebrano numerosi in pre
fettura e in tribunale. Le condanne per sono sempre assai meno
delle denunce, perch la magistratura si rende conto che difficile
e ingiusto infierire sui poveri cristi, mentre i grossi trafficanti si
arricchiscono con la guerra.
Linsufficienza delle disponibilit alimentari porta a momenti
drammatici e grotteschi insieme. D rammatici perch la razione del
pane, dei generi da minestra, la carne e gli ortaggi, vanno sempre
diminuendo, mentre i proprietari agricoli distolgono forti contin
genti allammasso per avviarli al mercato nero, ed indirizzano le
colture a intenti speculativi; grotteschi perch i gerarchi fiorentini,
con alla testa il federale, quanto pi i contadini diffidano del fascismo,
tanto pi montano ogni giorno la campagna per il raccolto e la treb
biatura. Convocano quasi ogni giorno adunate, fiduciari a rapporto,
ispettori, ecc. per disporre e controllare la trebbiatura. La Nazione
pubblica ogni giorno in grassetto il com andam ento: T utti i
rurali italiani devono considerarsi mobilitati perch il nemico sia
sconfitto anche nelle sue previsioni economiche: date subito tutto
il grano agli ammassi.

Dal mese di luglio i gerarchi presenziano le operazioni, in quasi


tutte le fattorie. La Nazione pubblica durante tutta lestate la
serie delle localit e i nom i dei gerarchi che hanno presenziato
alla battitura immancabilmente svoltasi con fervide manifestazioni
al duce e le fotografie dei gerarchi im pettiti, calzanti stivaloni.
Le zone che i fascisti pi controllano sono quelle dellEmpolese e
della Val dElsa. Ma anche in citt si vedono i segni della penuria
dei prodotti agricoli dagli orti di guerra, ideati dal fascismo per
fini demagogici pi che pratici. I ragazzi non possono pi giuocare
al calcio al Campo di M arte e ai bambini e alle balie vietato lallegro
e riposante giardino D Azeglio, perch qui i fascisti hanno seminato
il grano e piantato i cavoli, m entre nelle ville circostanti e nelle
terre dei Corsini, degli Antinori e dei Torrigiani vaste aree restano
incoltivate.
dunque anche questo, quello della povert delle nostre risorse
alimentari e delle materie prime, un altro aspetto dellimpreparazione
e dellirresponsabilit con cui il fascismo ha portato il paese alla guerra.
N e ora altro sintomo lappello pressante ai cittadini perch portino
la lana per i soldati al fronte. N on che il popolo non sia generoso
e disposto a dividere i suoi pochi beni coi soldati al fronte, che sono
poi i suoi stessi figli, i suoi fratelli; m a orm ai venuta meno la
fiducia nella via che prendono quegli oggetti com prati e conservati
con tanto sacrificio. Inoltre il popolo non sente la guerra, non vi
partecipa, non lha voluta. Ed ora non vorrebbe neanche vincerla,
per paura che il dominio tedesco ne esca ribadito.
Anche i servizi pubblici cittadini hanno subito in questi ultimi
mesi una sensibile riduzione. Il servizio tranviario e degli autobus
stato ridotto per ragioni di economia, specialmente per risparmiare
le gomme, per superiori disposizioni, come ha comunicato la
Direzione servizi pubblici e tecnologici del Comune. Le linee
per Fiesole, Settignano, Peretola ed altre ancora sono state ridotte
e servite da un numero minore di corse, con poche vecchie vetture.
una limitazione che provoca proteste, lettere a La Nazione

ed il prefetto costretto a far sapere di essere intervenuto, di avere


im partito severe disposizioni per il personale, lasciando intendere
che a questo si debba attribuire la responsabilit dellinsufficienza
del servizio.
Loculata vigilanza fascista e dei gerarchi fiorentini non tralascia
nessun settore della vita civile privata, anche con lingenuo e gros
solano scopo di lasciar credere che la guerra si prolunga a causa
dellindole poco guerriera del popolo, della resistenza dei cittadini
ad abbandonare la vita comoda. U na chiassosa campagna
iniziata contro luso del servizio telefonico. denunciato luso di
2.500.000 comunicazioni non indispensabili nel mese di dicembre
a Firenze e sono annunciate soppressioni di servizi come lora esatta,
linformazione, ecc. Ma chi che giudica se quelle comunicazioni
sono indispensabili o no?
Anche luso dei taxi, che hanno quasi completamente sostituito
i vecchi legni fiorentini del fiaccheraio con la tuba, ridotto.
I taxi, gi costretti a stazionare non pi in Piazza del Duomo,
in Piazza della Signoria, o altrove, ma in questura e ai commissariati,
debbono ora concentrarsi tutti nel cortile di Palazzo Vecchio con
levidente scopo di controllarne meglio i movimenti. Anche luso della
carta per linvolto di oggetti e merci vietato ai commercianti.
Lerogazione del gas e dellenergia illuminante hanno subito una
prima restrizione. Il gas somministrato soltanto dalle 7,30 alle 8,30,
dalle 10,30 alle 14,30 e dalle 18,45 alle 20,45. Per altre necessit,
per chi ha un orario di lavoro diverso necessario ricorrere al car
bone.
Ma il consumo che leconomia fascista costretta a limitare di
pi quello dellenergia elettrica m otrice e illuminante. Alcuni fa
scisti avanzano perfino la proposta di non erogarla durante le notti
lunari, sia per le strade che per le abitazioni!
Anche il servizio postale controllato. proibito luso di carta
da lettere quadrettata, le buste con fodere, limmissione di franco

bolli nelle buste e le lettere sono aperte per controllare se usato


inchiostro simpatico.
Ad accrescere langustia della vita cittadina si aggiunge loscu
ramento sempre pi severo e pi esteso quanto pi minacciosa si
fa laviazione alleata, specialmente la Raf. A causa delloscuramento
le botteghe devono chiudere alle 19 e nelle ore di illuminazione
elettrica devono essere protette da doppia tenda. Le vie sono dunque
tetre, sinistre e pericolose per i vecchi e le persone che vedono
poco. Si rifugiano presto a casa i fiorentini ove m olti abitualmente
ascoltano radio Londra e radio Mosca. M a tanto difficile impe
dire che la luce trapeli al di fuori. I fascisti hanno organizzato una
esposizione di plastici sulla protezione antiaerea alla Mostra dellArtigianato a cura del comando dellUNPA . Per settimane e settimane
i giornali ripetono linvito a visitare la mostra, m a pochi vi andranno.
Il pubblico che interviene sorride, ironizza sullostentazione di que
sti espedienti inutili di fronte allinsufficienza dei rifugi, delle bat
terie antiaeree ed altri mezzi protettivi pi efficaci. Ogni azienda
e ogni caseggiato hanno lobbligo di provvedere allorganizzazione
di squadre che la notte, con maschere antigas a tracolla, montano la
guardia sui tetti e nelle vie per segnalare le incursioni nemiche.
Il servizio esplicato anche da ragazzi di quattordici-quindici anni:
nei gruppi rionali li vestono da avanguardisti ; li armano di un mo
schetto scarico e li inviano in giro durante la notte, facendoli dorm ire
soltanto qualche ora sui pagliericci nelle scuole, ad uso militare.
Questo servizio dovrebbe sopperire alla mancanza di moderni mezzi
di ascolto. M a lunica attivit concreta che le squadre dellU NPA
effettuano lelevazione delle contravvenzioni per infrazioni al
regolamento, che raggiungono anche il num ero di 30 per notte.
N aturalmente i fascisti dicono che tutta la vita deve essere im pron
tata ad una severa austerit, uguale per tutti i cittadini. E cosi proi
biscono le feste da ballo e denunciano anche quei cittadini che per
una particolare circostanza organizzano un ballo in casa propria,

fra parenti. D i questo ne d ostentata notizia La Nazione. Ma


non si scrive naturalmente dei banchetti dei gerarchi, dei pranzi
e delle feste che i profittatori della guerra organizzano nelle ville
e nelle case private.
Questi tristi aspetti della vita della citt sono loggetto delle
conversazioni fra Aligi e i due amici. Alvaro e Marcello sono rimasti
a casa perch appartengono a classi pi giovani, ancora non richia
mate alle armi. Vivono in S. Frediamo, in quel popoloso rione ove
le case sono fitte e buie come a M onte Calvario a Napoli. E un
rione povero, rifugio del sottoproletariato, dei poveri, dei cenciaioli
e dei mendicanti e lf risiede il dorm itorio pubblico di S. Onofrio.
N el passato vi viveva anche la teppa, m a ora le ghenghe dei delin
quenti sono ridotte a pochi ladruncoli. Il grosso della popolazione
costituito da artigiani, pochi operai che si recano oltrA m o a lavo
rare, molti bottegai, trippai, calzolai e fabbri. Le donne numerosissime
attendono quasi tutte alla casa e soltanto poche attraversano ogni
giorno il Ponte alla Carraia per andare a lavorare da commesse, da
sartine e da sigaraie. una popolazione generosa e scanzonata.
Aligi prende dunque soltanto ora contatto con la realt della
vita civile in tempo di guerra, con le sue privazioni e i disagi. Alla
sorpresa dellinaspettato prolungam ento della guerra si aggiunge
ora quello dei disagi sul fronte interno e la constatazione di un mal
contento popolare che non ha mai sospettato e previsto. Alvaro
e Marcello non sono antifascisti nel significato pieno della parola,
sono piuttosto degli scontenti, giovani sfiduciati che non credono pi
alla guerra e allimmancabile vittoria. Aligi stesso, ora, costretto
a ripensare e a rivedere le sue convinzioni. La sua intelligenza e il
suo cuore li ha tutti impegnati negli studi della scuola, nellaffetto
semplice e sereno dei genitori e nellamicizia schietta e solidale
con gli amici. N on si mai posto il problem a se quanto gli hanno
detto a scuola sia giusto e vero.

Che cosa ha appreso Aligi dalla scuola oltre alla computisteria,


la tecnica bancaria e la matematica finanziaria? Ha studiato il corpo
rativismo sui libri del Serpieri, le 22 corporazioni, il diritto del Lessona, ha avuto fra le mani YAntologia degli scrittori fascisti stam
pata a Firenze da Bemporad, nella quale ha letto gli scritti di
Acerbo, Appelius, Bottai, M arinetti e perfino questa edificante
prosa del duce: Lo Stato non rappresenta un partito, lo Stato
rappresenta la collettivit nazionale, comprende tutti, supera tutti,
protegge tutti e si mette contro chiunque attenti alla sua impre
scrittibile sovranit. U n buon italiano, un giovane patriota, come
pu non accettare per sacri questi princpi ? Ed un ufficiale dell'eser
cito, come pu non servire uno Stato basato su questi princpi? Resta
da vedere quanto il fascismo vi si attenga e quanto sia vero che lo
Stato rappresenti la collettivit nazionale. Ma Aligi non si ancora
posto questo problema.
Ai giovani della sua generazione stato impossibile conoscere
il pensiero liberale, l'idea socialista, i princpi della libert e della
democrazia. I libri, la stampa, la radio e il Luce dicono e
ripetono che tutto va bene, che il fascismo ha salvato la patria
dai sovversivi, dai comunisti e che ora il duce veglia per tutti.
Che ne sanno i giovani delle bastonature, delle purghe, delle galere,
degli incendi delle case del popolo? Che sanno dei partiti democratici,
del socialismo e della rivoluzione russa? Perfino la rivoluzione
francese stata riveduta dal fascismo. Tanto meno i giovani cono
scono Gramsci, Amendola, M atteotti, Gobetti e le migliaia di anti
fascisti gettati nei confini di polizia e in galera. A Firenze i giovani
della sua generazione non conoscono la storia di Lavagnini, di Pilati
e di Console. Aligi appartiene a una generazione che non ha cono
sciuto il clima bollente della rivoluzione fascista, soltanto un
fascismo ordinato, proteso verso lingrandimento della patria e
dell'im pero. O ra la rivoluzione in cammino, il tempo della
bonifica integrale, delTattacco al latifondo siciliano e della

conquista della quarta sponda. Aligi, come tutti i giovani, ha cre


duto al fascismo sulla sua parola, per quello che diceva di voler
essere.
La politica del largo ai giovani che il fascismo ha pro
clamato avrebbe prim a o dopo aperto prospettive serene per un
avvenire sicuro. La guerra si resa necessaria per rompere le reni
alla plutocratica Gran Bretagna, al popolo dei cinque pasti al
giorno e a tutte le potenze che negano il diritto allItalia di avere
il suo posto al sole.
Pi facile, anche se pi amaro, stato per i giovani che presto
hanno incominciato a frequentare le fabbriche e per i garzoni
che si sono dovuti guadagnare il salario col sudore, capire la verit,
conoscere il contrasto fra le promesse e la vita reale, che non per
Alvaro e Marcello. Pi difficile per i giovani avviati agli studi,
circondati dalle premure del babbo e della mamma che col sacrificio
del proprio lavoro a tutto hanno provveduto. Questo stato proprio
il caso di Aligi, vissuto fra la scuola, la caserma e la guerra. Per lui
non stata possibile neanche la scoperta sui libri e lesperienza
dei gruppi di studenti che hanno avuto la ventura di conoscere un
maestro o un compagno capace di indicare loro un libro proibito,
di manifestare un pensiero, di gettare un dubbio attraverso cui intra
vedere tutto il marcio, il grottesco e il tragico del fascismo. N on
che Aligi sia un fascista, ma i concetti della grandezza della
patria, dellonore, dei destini dellimpero e il raccorciamento delle
distanze, cosi come li ha insegnati il fascismo, hanno contribuito
a formare in lui certi sentimenti.
O ra queste sue convinzioni sono scosse anche perch dopo la
guerra in Abissinia, che tante vite di giovani soldati e sottufficiali
ha gi falciate, questa guerra contro le demoplutocrazie si prolunga
assai pi del previsto.
Al Pignone e in S. Frediano, Aligi ha m olti altri amici, giovani
coetanei coi quali stato alle elementari insieme, ma che sullet

dei diciassette e diciotto anni sono stati costretti ad andare a lavorare


in fabbrica. Alcuni sono fascisti entrati nel partito attraverso la leva,
rimasti nelle reti del fascismo aderendo alle iniziative di massa, fre
quentando il Luporini: servono quasi da collegamento fra i vecchi
figuri come Gambacciani, Sorbi, Pollastrini, arroganti, im pettiti, stac
cati dalla popolazione, e i giovani della nuova generazione. Questi
giovani fascisti della sua et non sono intransigenti, fanatici; vivono
fra la popolazione, non hanno avuto n privilegi, n sciarpe lit
torio dal regime. Perci con loro si pu parlare, avanzare riserve,
esprimere i propri dubbi sullesito e sulla giustezza della guerra.
A ltri suoi amici, invece, i pi, entrati nella fabbrica o disoccupati,
si sono sottratti allinfluenza del circolo rionale fascista e sono perci
pi smaliziati sullandamento della guerra, conoscono meglio il
malcontento della popolazione causato dalle perdite di vite umane
e dalle privazioni che la guerra impone. La maggior parte di questi
giovani sono al fronte, ma alcuni, per ragioni varie, sono rimasti
a casa, come Alvaro e Marcello. Su questi giovani influiscono le
notizie, i giudizi e le direttive che i piccoli gruppi clandestini anti
fascisti vanno diffondendo.
N ei giorni di licenza Aligi parla con gli uni e gli altri della
vita militare, dei suoi propositi, delle loro comuni ansie: la fine
della guerra, il lavoro, le ragazze, lo sport. Pu constatare che
i suoi amici fascisti vanno discostandosi dai gerarchi pi
vecchi, non rispondono pi agli appelli e al fanatismo dei
dirigenti. Sono turbati, feriti ,intenti a ripensare alle mancate
folgoranti vittorie e al raccorciamento delle distanze. Altri
suoi amici invece, quelli non fascisti, manifestano apertamente la
loro ostilit al regime e al proseguimento della guerra. Le cose di
cui prim a si temeva di parlare, il carovita, i bassi salari, la vita
nelle officine, la disoccupazione, i massacri sui fronti e larricchimento
dei grossi capitalisti e dei gerarchi, si discutono orm ai apertamente.
Il contatto con la vita civile, con la vita della sua Firenze, d dimen

io

sioni e luci diverse alle convinzioni e ai pensieri. Tuttavia Aligi non


si domanda ancora se vi sar una via d uscita, e quale.
Forse questi interrogativi non se li pone perch non vede e
non capisce come e chi pu indicare la via. E non riesce
a pensare allesistenza di forze e di idee antifasciste positive, costrut
tive, nazionali. Pensa che esista un antifascismo, quello dei bigi,
come dicono i fascisti, capaci di criticare, di mettere in giro barzel
lette, magari utili a correggere, a rettificare la politica e i metodi
del fascismo, ma non sa nulla del movimento organizzato, degli arresti
di comunisti, come Galli, Bertini ed altri che hanno promosso
proteste e azioni contro la guerra. Per dagli incontri, dai colloqui
con gli amici e la gente, Aligi profondamente colpito, e durante
i giorni di permanenza a Firenze incomincia a pensare pi seriamente
allavvenire.
Questo stato danimo, questo malcontento diffuso fra la popo
lazione, e lindebolimento della fede nella vittoria, nelle file degli
stessi fascisti, sono conosciuti anche dai gerarchi fiorentini. Per questo,
obbedendo a direttive generali, hanno dato in quegli ultimi mesi
un altro giro di vite alla citt e intrapreso iniziative per esercitare
una maggiore vigilanza e una maggiore influenza sulle masse.
Segretario federale del fascio il dott. Scotti Bertinelli e vice
segretario il dott. Nannotti, entrambi squadristi, sciarpe littorio,
antemarcia, ecc. Essi, avvertendo la stanchezza dei vecchi gerarchi,
ormai bruciati di fronte alla popolazione, hanno tenuto una serie
di rapporti al direttorio e a tutte le autorit cittadine, per richiamare
allora del m om ento. Hanno proceduto al cambio della guardia
dei principali fiduciari dei gruppi rionali fascisti per normale avvi
cendamento. Al GRF G. Berta stato nominato L. Maiani,
al G. Montemaggi R . Bucciarelli, al D . Rossi E. Bertoletti, allA
Foscani B. Brunelleschi, al G. Mariani T. Gondolini, al V. Benini
R . Salvia, allA Mussolini G. Vezzano. Sono tutti squadristi. Dopo
queste nom ine il federale ha tenuto rapporti in diversi gruppi

rionali sulla situazione. Contemporaneamente si iniziata la pubbli


cazione degli elenchi dei nuovi iscritti al fascio.
Lavvicendamento di gerarchi non fine a se stesso; ha lo scopo
di rialzare il morale del partito e preludere ad unazione verso lopi
nione pubblica, stanca, malcontenta e sempre pi incline a parlare
apertamente, a criticare e a condannare la politica fascista. Per questo
la federazione fascista inizia una lunga e m onotona campagna di
conversazioni col cittadino consistenti non in autentiche conver
sazioni, ma in conferenze nelle quali i gerarchi parlano, tronfi di
retorica, su logori e barbosi argomenti. I titoli pi ricorrenti delle
conferenze sono: la guerra del diritto e della giustizia, contro
legemonia delloro , fronte interno , vincere assolutissimamente,
verso la vittoria, spazio vitale e diritto dei popoli al lavoro,
il cuore del duce, contro il blocco di Giuda, Inghilterra, fine
di un impero, orizzonti di giustizia sociale, donne d Italia sotto
i segni del littorio. Alcune di queste conferenze sono tenute da
M ario Appelius e da altri oratori in voga. Altre, a carattere pi
culturale, da Piero Bargellini. Ad esse partecipano soltanto pochi
vecchi fascisti e qualche giovane esaltato. La popolazione, pi che
mai, si tiene alla larga dai circoli rionali fascisti orm ai conosciuti
e tem uti come centri di repressione e di terrore contro gli anti
fascisti e i m orm oratori.
Naturalmente i centri pi deboli e pi pericolosi per i fascisti
sono le fabbriche, le officine e gli uffici. Q ui si stanno moltiplicando
le cellule comuniste che hanno sviluppato e allargato linteresse a
problemi pi larghi e pi nazionali. La loro azione di orientamento
indirizzata a organizzare gli operai e la popolazione non pi sol
tanto sui problemi del salario e dellorario di lavoro, ma su quelli
della pace, dellindipendenza della nazione, sulla salvezza della
citt e delle fabbriche dai bombardamenti: unopera che denun
cia la natura del fascismo e la sua responsabilit nella rovina del
paese. In questi ultimi tempi poi si sono raggruppati e collegati

anche alcuni nuclei socialisti. Cosi il fronte si allarga, il malcon


tento prende un indirizzo, l orientamento degli operai si fa pi
unitario e pi largo, e quindi pi forti divengono la resistenza e
lopposizione alla guerra e alle parole d ordine del fascismo.
Per questo il federale del fascio inizia la serie delle visite alle
fabbriche. Con un codazzo di gerarchi calzati di stivaloni, col ber
retto fregiato dellaquila d oro (con luccello, come dice il popolo),
il federale visita la Galileo, la Fiat, la M anetti e Roberts, la Fonderia
delle Cure, la Nobel, la Cipriani e Baccani, le officine Berta, le
officine del Gas, lIstituto Geografico Militare.
Queste visite hanno solo un fine di propaganda e di intimida
zione: si vuole rialzare il morale dei fiduciari nelle fabbriche
e per impressionare gli operai. Il federale viene ricevuto regolarmente
dal padrone o dal consigliere delegato in direzione, parla coi diri
genti, e poi, con una grottesca messa in scena, passa nei reparti,
visita la mensa, assaggia una cucchiaiata di minestra, fa un discorso sui
doveri del mom ento e, dopo avere im partito direttive, ordina
il saluto al duce. Mai dato agli operai di parlare, di discutere, di
manifestare sentimenti, opinioni sulla guerra. Neanche ai fascisti
concesso discutere. Il m otto credere, obbedire, combattere
pi che mai di regola. Cosi il fascismo si isola sempre pi, circondan
dosi di una barriera di silenzio e di paura che impedisce di prendere
conoscenza con lumore delle masse. Latteggiamento degli operai
diverso a seconda dellesistenza e della capacit di nuclei fascisti
e delle cellule comuniste. Prim a della visita del federale i fascisti
predispongono misure di sicurezza, spostano gli operai conosciuti
come comunisti o antifascisti, ammonendo i pi sospetti, facendo
volare qualche manganellata. Gli operai reagiscono con scritte clan
destine sui muri, facendo circolare foglietti dattiloscritti; vogliamo
la pace, non le visite del federale, basta con la carneficina, ab
basso il fascismo, viva Spartaco Lavagnini sono le scritte pi
comuni alla Galileo, alle Officine Ferroviarie. Il 21 settembre, durante

il rapporto del federale ai ferrovieri, agli ispettori e ai fiduciari


degli impianti ferroviari, il fiduciario provinciale Enzo Puliti nel
porgere il saluto al gerarca aveva messo in evidenza la salda compat
tezza dei ferrovieri fiorentini nonostante le difficolt del momento e i disagi
che i ferrovieri sopportano . Ma i ferrovieri fiorentini non sono affatto
compatti intorno al fascio. Gi incominciano a rallentare la produ
zione, ad evitare viaggi pericolosi a causa dei bombardamenti, a tenere
in deposito pi dellindispensabile locom otori ed altro materiale.
Alla Cipriani e Baccani cinque m inuti prim a del passaggio
del federale viene incollata al m uro di un reparto la piccola Unit
clandestina. Quando il fiduciario fascista se ne accorge, troppo
tardi per toglierla, e linchiesta che viene predisposta per scoprire
gli autori porta allarresto di alcuni operai.
N el corso di queste visite, gli operai che non possono ancora
manifestare apertamente, cercano di disertare le adunate ordinate
dai fiduciari, o restano m uti e seri di fronte alle frasi retoriche del
gerarca.
Le ispezioni del federale si estendono anche agli enti cittadini;
Azienda del turismo, Comune, Manicomio di S. Salvi, Ospedale
S. M aria Novella ed altri. La Nazione pubblica sempre la notizia
di queste visite in capo cronaca, inform a i suoi lettori che il federale
ha im partito le opportune disposizioni e ordinato il saluto al
duce.
I fascisti, col podest conte Veronesi Pesciolini, hanno da poco
tentato anche di organizzare manifestazioni spettacolari, come la
solenne consegna delle tessere alle famiglie dei caduti, lapplicazione
di nom i di caduti alle strade fiorentine, il premio alle famiglie con
5 persone alle armi, lobbligo per i venditori ambulanti di regalare
il 25 settembre 250 grammi di uva a tutti i m ilitari in divisa, la pre
miazione per laboriosit alle operaie lavoranti a domicilio con 300
e 500 lire. Tutto questo dovrebbe servire a mostrare la solidariet
della nazione coi combattenti, con le famiglie dei caduti.

Anche in alcuni im portanti enti cittadini si procede al cambio


della guardia per sostituire le autorit logore e stanche con uomini
pi fedeli alla causa e al regime. Questi uom ini nuovi, naturalmente,
i fascisti dellItalia proletaria e guerriera li trovano sempre nella
nobilt fiorentina. Cosi il marchese Lamberto Frescobaldi, presi
dente del Consorzio Agrario sostituito dal conte Guicciardini
nominato commissario ; e il R ettore della Provincia, gr. uff.
dott. Diego Sanesi, dal principe Ginori Conti, in una cerimonia
presieduta dal prefetto Gaetani.
Ma i rapporti, i cambi della guardia e tutte le altre iniziative
dei gerarchi, per tenere sempre pi sotto controllo la citt e per
far coraggio ai camerati subalterni, non hanno altro risultato che
quello di indisporre sempre pi la popolazione, i tecnici e molte
personalit della cultura.
la realt dolorosa, tragica della guerra; sono le notizie dei
massacri, dei figli m orti, dei fratelli dispersi, della resistenza e del
laumento della forza offensiva degli eserciti sovietici, inglesi e ame
ricani che suscitano sempre nuove opposizioni e ribellioni alla
continuazione della guerra e al fascismo.
Larrivo dei feriti dai fronti di guerra provoca nella popolazione
il pi commosso dolore. Enorm e impressione ha fatto larrivo di
trecento feriti dal fronte russo nellaprile. M aria di Piemonte e il
Duca d Aosta sono andati a riceverli allarrivo. Per evitare la parte
cipazione del pubblico, i fascisti e le autorit m ilitari li hanno fatti
scendere, anzich alla stazione centrale di S. M aria Novella, allo
scalo merci del Campo di Marte. Per diverse ore le ambulanze della
Sanit M ilitare fanno la spola per trasportare i feriti dal treno allospe
dale col lacerante urlo della loro sirena. Le autorit hanno
per ciascun soldato una parola affettuosa. una giornata di sole
primaverile. U n cielo azzurro e terso invita alla gioia e alle prime
passeggiate sul lungarno e alle Cascine. M a i fiorentini che hanno
saputo la notizia, sono accorsi al treno. Assistono muti, pieni di com

mozione, di sdegno, al trasporto di quelle barelle, di quegli


uom ini fasciati. Alcune ragazze hanno preparato dei fiori, pensano
di festeggiare i feriti, ma lo spettacolo troppo triste e tutti si doman
dano: perch questo? cosa sono andati a fare in terra russa, lontana
da noi migliaia di chilometri? Neanche i fascisti osano inscenare una
manifestazione patriottica.
D a poco tempo sono pervenute le notizie dellaffondamento
della nave ospedale Am o, vicino a Tobruch. Ventisette infermiere,
fra cui molte fiorentine, sono m orte affogate. Le superstiti tornano
a Firenze. La loro dirigente, Franca Antinori, ricevuta insieme
alle altre alla stazione di S. Maria Novella dalla Duchessa d Aosta.
Le scampate raccontano i drammatici e paurosi mom enti dellaffon
damento. I fascisti tentano di sfruttare lepisodio come un esempio
di pirateria inglese, ma il tentativo non ha altro effetto che quello
di convincere sempre pi la popolazione che la guerra non si
vincer.
U nemozione pi profonda e un moto di collera pi violenta
aveva suscitato fra la popolazione fiorentina la notizia dellaffonda
mento della nave Paganini avvenuto nellAdriatico durante il viag
gio per trasportare soldati dallAlbania. M olti ragazzi fiorentini muoio
no affogati e ipochi superstiti, spaventati, raccontano lorribile fine dei
loro compagni inghiottiti dal mare, mozzati della testa o delle gambe
dagli squali, e scomparsi esausti dopo ore e ore di deriva aggrappati
ad un rottame.
Alla stampa e alla radio le autorit fasciste affidano il compito
di controllare ogni notizia e tenere su il morale, facendo molto chiasso
su alcuni successi militari orientali. il tempo dellavanzata tedesca
fino a Stalingrado, e La Nazione da diverse settimane annuncia
grosse perdite sovietiche e prossima la caduta della citt sul Volga.
Lufficio stampa della Prefettura lunico autorizzato a fare
comunicati, che esso stende sullo schema del foglio d ordine
ricevuto da R om a o dellAgenzia Stefani. Capo dellufficio il

dott. N ino Malavesi, un vecchio liberale che si adattato a servire


il fascismo ma senza credere a quanto fa. Quando fuori dellufficio,
con gli amici, dice coma del fascismo.
I cronisti devono andare in Prefettura a ritirare i comunicati
su tutte le manifestazioni. Lopera del giornalista ridotta a una mera
funzione burocratica. La Nazione non si distacca certo da queste
direttive e tutte le manifestazioni, le parate e le campagne dei ge
rarchi sono noiosamente e pedantemente messe in rilievo e ripetute.
Quando la federazione fascista inizia la campagna contro luso del
lei, La Nazione dedica un lungo articolo per sostenere la neces
sit di sopprimere questo pronom e che uno sproposito e conclude:
Dunque, allamico, alluguale, in giovent, al camerata, al compagno
di lavoro: il tu; al superiore, allo sconosciuto, alle donne: il voi.
Il lei, a nessuno.
Larga evidenza data al soggiorno della missione della H itleriugend, delle missioni ustascia e falangista e del gerarca nazista Goering,
alleati politici in guerra. Quando il conte Basile tiene la conferenza
su Il grande insegnamento della crociata di Spagna La Nazione
gli dedica varie colonne.
D i fronte ai malcontenti che si fanno pi audaci e parlano del
linsufficienza delle razioni alimentari La Nazione se la prende
contro i bene inform ati che diffondono notizie allarmistiche e
invita a dimostrare che Firenze non una fucina di vociferazioni.
Per im bonire ancora di pi i cittadini, i fascisti organizzano
anche un notiziario parlato. Le prove sono fatte alla presenza del
federale, il quale, alla fine della manifestazione, impartisce le solite
opportune disposizioni.
Intanto, per far fronte alle spese di guerra il governo inizia la
campagna per una sottoscrizione. T utti i giornali ne devono parlare,
sono affissi manifesti e appelli con questo m otto : Sottoscrivete,
si arrenderanno! e sotto un disegno che riproduce un gruppo di
prigionieri inglesi e sud-africani im pauriti con le mani alzate.

Q uanto alla vita culturale, ormai ridotta al nulla. N on soltanto


gli intellettuali antifascisti, ma neanche le intelligenze migliori, gli
artisti e gli scrittori fascisti danno qualsiasi attivit per la guerra. Si
tengono in disparte ed attendono, o incominciano a porsi drammatici
interrogativi. Tutto ridotto alle conversazioni di guerra nei circoli
fascisti. La libert che concessa agli artisti, stata ben precisata da
quanto aveva scritto il 5 settembre su La Nazione Allieto Del Massa,
in un articolo dal titolo Larte e quel che serve oggi allItalia.
Poche sono le cose che servono allTtalia, - scrive il Del Massa, fuori di quelle che sono volte al conseguimento della vittoria delle
armi... Se vi ima cosa che non serve in questo mom ento allItalia
sono le dispute artistiche e letterarie, sono le solite inutili polemiche
critiche, i discorsi a mezzaria, il coraggio a met, ecc. . E seguita,
insultando quelli che affermano con eccessiva sicumera che la civilt
si difende anche dipingendo ottim i quadri, scolpendo ottim e scul
ture, scrivendo pi o meno mediocri articoli sugli uni, sulle altre e
via dicendo.
Questa dunque la vita di Firenze che il sottotenente Aligi
Barducci lascia allo scadere della sua licenza militare sul finire del
1942 per rientrare alla base di Acireale, in Sicilia, ove la guerra a
seguito dello sbarco degli alleati infuria. Aligi porta nel cuore il dolore
di aver lasciato a casa, la mamma e il babbo, vecchi e soli e nella mente,
il pensiero di tutte le sofferenze e le privazioni della citt colpita
e angustiata nella sua vita, nei suoi sentimenti, nella sua libert, ma
accetta ancora questo distacco convinto di recarsi a compiere il
proprio dovere di soldato, a difendere la patria. Ad Acireale Aligi
raggiunge il io Reggim ento Arditi dislocato sul fronte ove gli
inglesi erano sbarcati e avanzavano.
Rientrando in linea, Aligi non ha n tempo n occasione di
riprendere le vecchie allegre abitudini coi suoi soldati e i suoi came
rati, n di parlare di tutte quelle cose che gli rigirano in testa dopo
la licenza. Dopo la permanenza a Firenze e il contatto con la vita

civile e le discussioni coi suoi vecchi amici si sente un altro uomo, pi


maturo, pi esperto. Ha perduto la psicologia del soldato staccato
dal popolo, del combattente che conosce soltanto la vita militare e
ritiene che tutto ruoti e debba ruotare intorno ad essa. Il carattere
della guerra, le colpe del fascismo e la resistenza passiva del popolo,
gli sono ormai pi chiari. Ma chiaro non gli ancora come
uscire dalla guerra senza cadere in soggezione degli inglesi e degli
americani, n cosa sostituire al fascismo: la monarchia? che altro?
Ma tutti i pensieri gli rimangono nel cervello perch le circo
stanze non gli consentono di parlare francamente con altri. La guerra,
qui, incalza veramente.
U na sera nei pressi di Randazzo, Aligi con la sua pattuglia
in perlustrazione del fronte per sorvegliare i movimenti nemici. Sul
campanile della chiesetta del paese ha stabilito il servizio di vedetta.
Ad un tratto un fuoco d inferno si delinea allorizzonte e la terra
trema come in un terrem oto. Gli alleati hanno iniziato un bombar
damento massiccio. Aerei si susseguono a ondate frequenti, scari
cando tonnellate di esplosivo proprio ove il io 0 Reggimento
allineato. Le batterie antiaeree come al solito sono inefficaci, e gli
aerei inglesi possono compiere indisturbati lazione. Fra i soldati
del io 0 Reggimento ci sono vuoti paurosi; decine di uomini sono uccisi
o feriti. La prima preoccupazione di Aligi di organizzare subito
il soccorso ai feriti. Fra le macerie e nei crateri di terra, in mezzo
alle fiamme, gli uomini della i2 a pattuglia potente si gettano al
recupero dei corpi straziati e organizzano il trasporto dei feriti allo
spedale civile vicino. Fino allalba dura questa opera dolorosa, ed
alla fine i soccorritori sono stanchi, esauriti, intrisi di sangue e di
fango. Sotto la direzione del loro comandante, il sottotenente Aligi
Barducci, gli uomini si sono prodigati in unopera generosa, appassio
nata, con un amore pari a quello che si pu avere per i fratelli.
Aligi ha mostrato anche in questa occasione il suo coraggio, la sua
lealt, la sua generosit e premura per i suoi soldati di cui, come
diceva sempre, si considera il fratello maggiore.

A Firenze intanto la situazione diventa pi dura. Le razioni


alimentari sono state ancora ridotte, la gente per mangiare co
stretta a ricorrere al mercato nero, le notizie della m orte dei fami
liari al fronte arrivano sempre pi frequentemente e i giornali
pubblicano ogni giorno le fotografe coi funerei annunci di morte
di eroici combattenti caduti sul fronte. Anche a Firenze la R a f
ha cominciato a gettare pilloroni come dicono i fiorentini. La
prima incursione ha colpito la zona del Ponte Rosso e via Faentina.
Per la prim a volta i fiorentini vedono le loro case distrutte e, dalle
macerie, estraggono i cadaveri che, avvolti nei lenzuoli, sono cari
cati sugli autocarri. La guerra dunque penetra in tutte le case.
Allansia continua per la sorte del fratello o del figlio al fronte, che
in qualunque momento pu essere ucciso m entre la madre a fare
la spesa, il padre in ufficio, si aggiunge la paura fisica per la propria
sorte, per la propria casa, per la vita dei bambini a scuola e negli
asili. In questa situazione m atura un malcontento pi esasperato e
le forze antifasciste prendono pi slancio e pi coscienza della propria
responsabilit.
I pi attivi sono i comunisti. Intorno agli uomini provati dal
carcere e dal confino ove avevano fatto dirette esperienze, studiato
preparandosi alla lotta, intorno agli operai comunisti che alla Galileo,
alla Cipriani e Baccani, avevano resistito e denunciato il fascismo
come espressione degli interessi dei grandi capitalisti, e la guerra
come supremo delitto contro il popolo e la nazione, si raccolgono
nuove forze.
Fosco Frizzi, Rom eo Baracchi, Faliero Pucci, Gino Taglia
ferri, Valente Pancrazzi, Osvaldo Benci, Armando Castellani,
Gino Pallanti, Guerrini, i fratelli Mugnaini, M onciatti ed
altri, allargano il comitato provinciale clandestino, stabiliscono
contatti con gruppi che quasi spontaneamente si sono costituiti
in S. Frediano, a Scandicci, a Grassina, a Sesto, a Prato e a Empoli.
Lindirizzo di questi gruppi non molto unitario perch non orien

tato da letture di stampa clandestina, n determinato da larghe discus


sioni che in questo periodo non possono aver luogo. dato dalla espe
rienza di ognuno, dai principi acquisiti nel carcere o da libri di
seconda mano, da qualche pagina di libri di Lenin copiata alla Bi
blioteca Nazionale o dalla lettura delle cinque o sei copie della piccola
Unit clandestina che fa il giro di cento o duecento persone. I
comunisti pi attivi hanno costituito diversi gruppi finora senza
contatto fra loro. Comunque ogni gruppo ha un dirigente, segue
gli avvenimenti della guerra, ascolta la radio di Londra e di Mosca,
studia la situazione del fascismo fiorentino, la vita della citt e
del rione e cosi determina la propria azione. I gruppi si chiamano
coi nom i pi diversi da quello di Lavagnini a quello di Liebknecht.
Alcuni producono fogli dattiloscritti, altri scrivono sui muri, altri
inviano lettere a cittadini. Spesso accade che in un rione o in una
fabbrica si compia unazione, si lancino manifestini allinsaputa
degli altri e con rischio reciproco perch la reazione della polizia
fascista pu sorprendere lattivit dei gruppi che successivamente
si mettono in movimento. Il comitato clandestino della federazione
comunista si pone ora il compito di stabilire nuovi contatti, di dare
un orientamento pi unitario, di eliminare forti tendenze settarie,
e di coordinare i movimenti pur mantenendo gli scompartimenti
stagni per ragioni di sicurezza. Riunioni hanno luogo in casa di
Frizzi, di Baracchi, in Duomo, a Firenze, a Prato, a Empoli ove esisto
no da tempo nuclei numerosi e preparati, allTmpruneta, a Bagnano, a
Borgo S. Lorenzo. Gli incontri avvengono nei caff, agli angoli delle
strade con brevi contatti volanti. O rm ai quasi tutta la provincia di
Firenze coperta da questa rete di gruppetti deboli ma orientati e attivi,
la cui influenza sulla popolazione si fa sentire. U n vero spirito di
riscossa si sviluppa nelle fabbriche. Intorno ai vecchi militanti comu
nisti un tempo evitati, isolati e sorvegliati dai fascisti perch rossi,
bastonati e perseguitati dalla polizia, ma rimasti fermi nella propria
idea, si raggruppano ora gli operai migliori, i giovani. A loro chie

dono consigli, indicazioni con quella fiducia che si ha verso la gente


saggia, che ha saputo capire prima, che ha resistito per tutta la vita,
coerente con la propria fede nellidea socialista, che ha sopportato
tutto, per lattaccamento al proprio partito. Questi comunisti dunque
diventano ora i capi naturali, i dirigenti ascoltati dagli operai e
ad essi si chiede di organizzare la lotta. Si chiede forse pi di quanto
sappiano e possano fare.
Anche altri piccoli gruppi antifascisti stabiliscono prim i timidi
contatti. U na grande importanza ha avuto per i socialisti fiorentini
lesempio di due vecchie e illustri figure del socialismo: Gaetano
Pieraccini e Attilio M ariotti che non hanno piegato di fronte
alle persecuzioni. Il salotto del prof. Gaetano Pieraccini il luogo
d incontro dei socialisti e in questi ultimi mesi pi numerosi si rivol
gono a lui gli amici per uno scambio di idee, per ricordare le vecchie
lotte, i vecchi compagni Sebastiano del Buono, Console e Pilati.
Il io di gennaio del 1943,Natale D allOppio partecipa ad un con
vegno nazionale clandestino a Milano dei socialisti, nel corso del
quale decisa la fusione del PSI col M ovim ento di unit proletaria.
Ritornando a Firenze, DallOppio porta le direttive di quel convegno
e, con altri vecchi compagni, i socialisti fiorentini gettano le basi
per costituire diversi nuclei.
Anche gli uomini di Giustizia e Libert, che avevano dato
vita nel passato al movimento del socialismo liberale e tenuto in
piedi per molto tempo con grande coraggio il Non mollare, ripren
dono le fila, i contatti. Si tratta quasi esclusivamente di intellettuali, di
uomini di valore, giovani e autorevoli, m a privi di contatti di base
e di esperienza cospirativa. A Firenze c praticamente il centro di
questa attivit. I pi attivi sono Enriquez Agnoletti, Tristano Codignola, C.L. Ragghianti, Raffaello Ram at, Carlo Francovich e Piero
Pieroni, che, per, nel febbraio del 1942 quando stanno gettando
le basi per una organizzazione nazionale collegata con Guido Calo
gero, Aldo Capitini ed altri, vengono arrestati dalla polizia ed alcuni

inviati al confino. Soltanto nel gennaio 1943 riescono a pubblicare


il prim o num ero de L'Italia libera incitante alla lotta contro il
fascismo e la guerra. N ellaprile, sul num ero 2 dello stesso giornale,
pubblicano una dichiarazione programmatica redatta a Firenze da
Calogero, Calamandrei, Ragghianti e La Malfa, risultato di lunghe
e vivaci discussioni fra i vecchi elementi del socialismo liberale e
i giovani, che pi forte sentono lesigenza di una revisione critica,
aderente alle necessit del momento.
Allinizio del 1943, dunque, le forze antifasciste vecchie e nuove
si sono rinfrancate, rafforzate e allargate e, sotto lincubo della cata
strofe del paese, sentono pesare su di s la responsabilit della salvezza
dellItalia. Questi gruppi, pi o meno caratterizzati come partiti e
pi o meno omogenei, sentono ora il bisogno non soltanto di colle
garsi a gruppi periferici, ma fra loro stessi. Sentono pi imperiosa
la necessit di unire le forze, le esperienze e coordinare un programma
d azione. Hanno luogo i prim i incontri clandestini in casa di Gae
tano Pieraccini fra il partito comunista rappresentato da Giulio
Montelatici, il partito socialista rappresentato da Gaetano Pieraccini
o Foscolo Lombardi, il Partito d azione, di recente costituito, rap
presentato da Carlo Fumo, la Democrazia cristiana rappresentata
dalla w . Giuseppe Berti.
La prim a occasione di lotta aperta contro il fascismo si presenta
nel mese di marzo. La situazione m ilitare catastrofica. Sul fronte
orientale i russi hanno resistito allassedio di Stalingrado e annientato
con una grande offensiva larmata di V onPaulus suscitando entu
siasmo e speranze nuove in tutto il mondo. Questa offensiva dei
russi decisiva, non soltanto agli effetti im m ediati militari, ma anche
psicologicamente perch scuote il m ito dellinvincibiHt nazista e
galvanizza la lotta partigiana in tutti i paesi occupati dai tedeschi.
Anche sul fronte occidentale gli alleati avanzano in Africa. In Italia gli
inglesi hanno occupato tutta la Sicilia e si prevede im minente lavan
zata.

Il partito comunista nel nord decide di preparare e dirigere


un grande sciopero alla Fiat-Mirafori. Vengono diffusi migliaia di
opuscoli e manifestini con le scritte per il pane, la pace e la libert
viva lo sciopero. Gli operai, stanchi della guerra, incrociano le
braccia, fermano le macchine e chiedono laumento del salario e
dei generi razionati. La notizia si diffonde in tutto il Piemonte e
in Lombardia. La direzione del partito comunista impegna i co
munisti ad estendere lo sciopero, a far scendere nella lotta tutte le
fabbriche. In pochi giorni scioperano gli operai della Pirelli, della
Breda, della Marcili, di altre fabbriche del Piemonte, dellEmilia,
della Liguria e del Veneto.
Anche a Firenze i comunisti sono attivi, parlano agli operai
dellimportanza dello sciopero. Grande impressione fanno le notizie
che vengono dal nord.
Una grande emozione suscita larrivo de / Unit uscita in edizione
straordinaria a Milano. Tutto il paese segua lesempio dei centomila scioperanti di Torino per conquistare il pane, la pace e la libert
dice un titolo generale su tutta la pagina. Il giornale si diffonde,
passa di mano in mano, di fabbrica in fabbrica; manifestini sono
stampati e diffusi. Alla Galileo, alla Pignone e alla De Micheli, alla
Fiat, gli operai sono in fermento ; i pi attivi tentano di fermare le
macchine, si astengono dal lavoro, m a lo sciopero non riesce, gli
operai hanno ancora timore, non sono ancora compatti, temono
le rappresaglie, i collegamenti sono deboli e lesperienza troppo
limitata, per poter trascinare tutti in una lotta aperta. Gli altri partiti
non esistono nelle fabbriche e i pochi uomini isolati non sono attivi.
Alcuni comunisti sono arrestati e deferiti al Tribunale speciale. Fra
questi c anche Elio Chianesi, responsabile di aver ciclostilato un
manifestino contro la guerra. Il manifestino di carta rossa scura
quasi illeggibile, ma c una falce e martello ben visibile.
La demoralizzazione dei fascisti e lodio della popolazione
aumentano con larrivo di reduci e feriti dai fronti di guerra.

Gi fra marzo e aprile erano arrivati alcuni reduci dal fronte


russo, superstiti dellA rm ir sfasciatasi nellinverno 1942-43. Diversi
ufficiali fiorentini facevano parte delle divisioni Julia, Tridentina e
Cuneense. O ltre duecento bersaglieri fiorentini erano partiti nel
30e 6 Reggimento Bersaglieri della Divisione Celere. Di quei duecento
soltanto venti sono ritornati, gli altri sono caduti, m orti dal freddo,
dispersi nella tragedia della ritirata, abbandonati dai tedeschi. U n
altro centinaio di fiorentini hanno preso parte alla guerra sul fronte
russo nel 40 Autoraggruppamento impiegato a Voroscilovgrad.
Altri, delle divisioni di fanteria Torino, Pasubio, Vicenza, sono
rientrati fra marzo e aprile insieme con alcuni reparti di battaglioni
M delle Camicie nere. Dellaeronautica dislocata sul fronte
russo hanno fatto parte molti sottufficiali fiorentini, fra cui il
sergente motorista Renato Orlandini, caduto con lapparecchio
mentre si prodigava a portare rifornim enti alle truppe italiane
accerchiate alle spalle del D on nel gennaio 1943.
Laspetto di questi soldati, veri relitti umani, vittim e dellinganno
e della folle mania di grandezza del fascismo, i loro racconti delle
sofferenze, dei particolari della m orte dei loro compagni, gli episodi
di brutale cinismo dei tedeschi che li hanno abbandonati prendendo
loro anche gli automezzi, impressionano e commuovono la popola
zione.
Il 5 luglio arriva al Campo di M arte un altro convoglio di
300 feriti dal fronte. Malgrado la presenza del generale Basilio,
della fiduciaria provinciale fascista e di altre autorit, si ripetono
le scene di dolore e di angoscia.
Lo stesso giorno larcivescovo consacra un nuovo treno-ospe
dale destinato al fronte. La Nazione, in questo clima di esaspera
zione e di opposizione alla continuazione dellinutile sacrificio, ha
il buon gusto di uscire con questa grottesca prosa: E dinanzi ad
un treno-ospedale il senso eroico della guerra si trasforma in qualcosa
di pi leggero, di pi tenue, che, per, sinfiltra in ogni pi riposto

cantuccio della mente e del cuore sino ad innalzarsi incontro a pen


sieri che, quasi quasi, odorano di leggenda. Immaginiamolo in
viaggio, questo convoglio carico di dolore e di gloria. Fila per le
campagne, corre attraverso i borghi e i paesi, sbuffa sotto le pen
siline delle grandi citt....
La stampa e il partito fascista sono febbrilmente mobilitati,
sentono che il fronte interno sta per crollare. I giornali fascisti nei
mesi di giugno e luglio pubblicano quasi ogni giorno su titoli di
otto colonne le notizie di guerra. Il secondo anniversario dellentrata
in guerra ricordato con un titolo su tutta la pagina: LItalia ha la
gloria delle sue armi tese alla conquista della vittoria suprema.
Il prefetto ispeziona i mercati cittadini per calmare la popolazione,
i fascisti tentano di reprimere il piccolo mercato nero con arresti
e chiusure di esercizio (104 nel mese di maggio). Meschiari parla
in Palazzo Vecchio per commemorare Garibaldi tentando un grotte
sco accostamento dei suoi ideali a quelli del fascismo e il luogotenente generale Farinacci pronuncia un infiammato discorso.
Lopposizione degli operai aperta e sorda, lo sdegno delle donne,
il malcontento dei piccoli commercianti, dei bottegai e degli arti
giani, la resistenza passiva ma decisa dei mezzadri, alle disposizioni
delle corporazioni, determinano latmosfera, il clima di provvi
soriet, di attesa e di odio insieme nel luglio 1943.

il 25 luglio, la radio comunica la notizia della caduta di Mus


solini e dellincarico dato dal re a Badoglio di costituire un nuovo
governo.
sera, gi lora delloscuramento. La popolazione resta
incerta per qualche minuto, non sicura d aver capito bene. Nelle
case, le famiglie si affollano intorno allapparecchio radio trasmittente.
Che fare? Che cosa accade? Con chi parlare? I pensieri si affollano,
i propositi crescono. Il pianto e il riso si mescolano, i sentimenti
di gioia si alternano al pensiero dei m orti, dei combattenti al fronte,
dei prigionieri nelle carceri e nei confini di polizia, lincubo della
oppressione finita lascia il posto ai propositi di giustizia e perfino
di vendetta, o ai sogni di libert e di concordia. La gente quasi
frenetica, eccitata. Chi scende le scale a chiamare linquilino che
non ha la radio o per chiedere conferma a quello che gli sembra
impossibile d avere udito, chi telefona a un parente o a un amico.
La gioia e lo sdegno bollono nel cuore, la gente si accende
d ira, ha bisogno di gridare e si riversa nelle strade.
Anche i dirigenti antifascisti, sulle prime, sono un po sorpresi.
I pi, da poco rientrati in casa dopo aver tenuto riunioni segrete
e colloqui, non sanno subito decidere cosa fare, quali indicazioni
dare al popolo. La percezione pi concreta del momento lhanno
i comunisti. I dirigenti si riuniscono in casa di Fosco Frizzi. La casa
di Fosco Frizzi, in Piazza S. Spirito, da tanti anni il ritrovo dei
comunisti. Lui, giovane studente, stato arrestato dai fascisti
nel 25 e condannato nel 27 ad 11 anni dal Tribunale speciale con

applicazione retroattiva delle leggi eccezionali del *26. H a di


retto il movimento giovanile comunista dando prova di grande
fermezza e di fede. Durante la permanenza in carcere si spo
sato con la sua compagna Jole, lei pure comunista. O rm ai da m olti
an n i i fascisti sorvegliavano Frizzi, ma, salvo qualche ferm o preven
tivo, non lo hanno pi incriminato. E lui, con calma, con la sua
figura esile ed emaciata, ha continuato a tenere i contatti coi
suoi compagni. Fosco Frizzi ha un carattere mite, prudente e gene
roso e per questo lui e la sua compagna, nella loro casa, con la pic
cola Mirella, hanno continuato a mantenere un centro di attivit,
di discussioni. U n punto fermo a cui molti dei comunisti attivi
hanno ricorso per avere consigli, scambiare libri, perch Fosco ha
la biblioteca pi fornita, scrivere un manifestino.
In casa di Frizzi appunto i comunisti decidono di convocare
una riunione pi larga la mattina dopo per coordinare lazione e
per lanciare un appello alla popolazione, riprodotto col ciclostile.
M entre alcuni partono in bicicletta ad avvertire altri compagni
per la riunione del mattino, altri si recano verso il centro della citt,
in Piazza Vittorio, per organizzare una manifestazione popolare
e per andare alle M urate a chiedere la liberazione dei detenuti po
litici. Anche quelli del Partito d azione si riuniscono la sera, per
la prima volta, ma non escono per le strade a dirigere le manife
stazioni. M entre ha luogo questa riunione sentono che la folla,
guidata dai comunisti in via Ghibellina, chiede la liberazione dei
detenuti politici fra i quali c anche Carlo Furno.
In Piazza Vittorio gruppi di cittadini arrivano da via Strozzi,
da via degli Speziali, dai Ponti alle Grazie, S. Trinit, dal Ponte
Vecchio e alla Carraia e si riversano forti gruppi d oltrAmo.
gente prevalentemente sui trenta-quarantanni, gente che ha capito
di aver sofferto, atteso e lottato, che riassapora quasi con ti
m ore il gusto della libert. Piazza Vittorio, che fu teatro delle mani
festazioni popolari fin dal 1921, era stata per oltre ventanni inter

detta alle manifestazioni politiche e popolari. Era la piazza dei signori,


dei bellimbusti, la piazza elegante per la gente elegante. I tavolini
dei caff la occupavano quasi per met. D a una parte, quelli del Gilli
e del Paskowski frequentati dalla gente pi ricca e dai forestieri,
dallaltra le Giubbe Rosse, ove si riunivano alcuni artisti fiorentini
antifascisti, e il Grappoli, ritrovo dei fascisti pi scalmanati e violenti.
Il proletariato fiorentino evitava quasi di passare per quella piazza
tutta luci, specchi e gente elegante.
O ra dunque torna ad essere la piazza di tutti, anche del popolo.
Anche alcuni giovani e ragazzi sono dietro agli uomini, ma
pi per curiosit che per principio, pi per sapere che per dire.
U na bandiera tricolore sinnalza da un folto gruppo:
Viva lItaHa, si grida.
Viva la pace!
Fosco Frizzi, Rom eo Baracchi ed altri, invitano la folla a recarsi
al Carcere delle M urate per chiedere la liberazione dei detenuti.
U n piccolo corteo percorre il Corso, via Ghibellina. N on molto
numeroso. La gente titubante e incrta, si affaccia alla finestra per
cercare di capire. Per le vie nessun fascista si fa vivo, nessuno con
trasta la folla. Dove sono i moschettieri del duce? Dove sono gli
arditi della guardia al labaro ? D ov la milizia fascista? E il fede
rale, il Gambacciani, il Sorbi?
Davanti al portone del Carcere delle M urate la folla grida,
chiede libert per gli amici.
Ma il portone resta chiuso, sprangato. Anche le sentinelle si
sono asserragliate dentro.
La m attina seguente, il 26 luglio, la gente ha superato il mo
mento della sorpresa.
O ra cosa bisogna fare? Prima di tutto ottenere la fine della
guerra. Per questo appunto la m attina del 26 luglio molti fiorentini
disertano il lavoro e scendono nelle strade a manifestare contro
il fascismo e la guerra.

Teatro delle pi grandi manifestazioni sono le principali piazze


cittadine e i rioni pi popolosi.
In Piazza Vittorio si formano piccoli cortei con bandiere tri
colori. Sotto i Portici, in folti capannelli, si discute. Dal Corso sfocia
una colonna di dimostranti provenienti dalla Croce. tutta gente
pacifica. N on un bastone agitato, non un sasso gettato contro
le vetrine delle botteghe di lusso di via Calzaiuoli e di Piazza Vit
torio. O rm ai i tempi di questi errori sono passati. Nessuna inten
zione violenta dunque, ma soltanto il desiderio di sfogare un intim o
bisogno di libert e di chiedere la fine della sciagurata guerra.
a questo punto, verso le io, che arriva la polizia per sciogliere
ogni assembramento. Poi arrivano anche i carabinieri in grigioverde
armati di moschetto. Sono essi per prim i che caricano la folla, la
inseguono nelle botteghe, entro gli uffici delle poste, sotto i portici.
I pi giovani corrono e ritornano sul luogo, ma i carabinieri li
inseguono e li percuotono coi calci del moschetto con una foga
e una rabbia particolare.
In Piazza S. Marco davanti allUniversit si svolge una grande
manifestazione. Gli studenti hanno disertato le aule. Alcuni studenti
delle scuole medie si sono raccolti davanti allateneo fiorentino, e
sotto la loggetta dellAccademia delle arti del disegno. M a anche
qui i carabinieri intervengono in forza. Arrivano da via degli Araz
zieri e dal comando del Corpo d Armata di via Cavour. Prendono
la rincorsa e caricano la folla. U n violento carosello si svolge nella
piazza. Gli studenti pi giovani si burlano dei carabinieri girando
intorno alle aiuole del giardino e intorno al monum ento di Cosimo,
volano libri e cartelle. Uno studente colpito a una spalla col
calcio del moschetto e sviene.
Altra folla grida viva la pace e sventola sciarpe tricolori, ma
fugge perch alle proprie intenzioni pacifiche polizia e carabinieri
rispondono con la violenza e gli arresti. Qualche colpo di moschetto
fischia nellaria. Molte donne si rifugiano nella chiesa di S. Marco,

gli uomini fuggono verso la Corte <TAppello nel Museo del Beato
Angelico.
Fra questa folla, per incoraggiarla a manifestare e per frenarla
nel caso di eccessi e provocazioni, si trovano Fosco Frizzi e tanti
altri comunisti e antifascisti.
Lattenzione dei dirigenti comunisti si rivolge particolarmente
verso le fabbriche. Le cellule, gi clandestine, invitano ora tutti gli
operai antifascisti a unirsi per chiedere la pace. Il lavoro fermo
in quasi tutti gli stabilimenti. Gli operai discutono, si recano presso
le direzioni a chiedere la fine della guerra. Le preoccupazioni mag
giori sono per il massimo stabilimento fiorentino : la Galileo. Fosco
Frizzi, Baracchi, Tagliaferri ed altri si recano in viale Morgagni
per parlare agli operai, m a lo stabilimento circondato dai cara
binieri e dalla polizia. Pattuglie di carabinieri armati arrivano fino
a via V ittorio Emanuele e via del R om ito. Chi si avvicina invi
tato ad allontanarsi. Gli operai sono chiusi nello stabilimento ma
dalle finestre, dai muri e dalle torrette del deposito dellacqua agi
tano i berretti, alzano i pugni. Qualche gruppo di operai rimasto
fuori, alcuni riescono ad uscire dalla fabbrica e si raccolgono in
piazza Dalmazia. Q ui i comunisti parlano, tentano di tenere un
comizio, ma i carabinieri intervengono e ne portano via qualcuno.
I fascisti come tali non si fanno vivi. D i colpo sono sparite le
camicie nere. Tuttavia qualche gerarchetto riconosciuto sul Ponte
alla Carraia, in S. Nicol, alle Cure e nei paesi vicini e la folla
gli ricorda le violenze e i soprusi commessi. Qualche schiaffo e
qualche cazzotto chiudono la partita.
Pi decisa, quasi frenetica lazione per distruggere i simboli
del fascismo. Fasci littori, foto del duce sono distrutti, incendiati sulle
vie.
Nelle fabbriche, ai fiduciari e a qualche zelante, sono ricordate
le imposizioni, lobbligo subito di ascoltare in piedi alla mensa il
Bollettino di guerra, ma nessuna violenza grave: nessuno quasi

pensa a vendette, nessun gerarca disturbato nella propria casa ove


resta rintanato.
In S. Frediano e intorno alla caserma la gente si raccoglie per
manifestare, ma qui i soldati sono consegnati, alcuni reparti impie
gati contro le manifestazioni. Due giovani sottotenenti evidente
mente scontenti di quanto avvenuto, con la pistola alla mano
minacciano uomini e ragazzi che tentano di avvicinarsi alla truppa.
Tuttavia alcuni uomini del popolo riescono a parlare ai soldati:
Siamo vostri fratelli, non sparate.
Anche noi siamo figli di mamma e volemo tom a casa,
risponde un romano.
Sul Ponte alla Carraia ci sono tafferugli e sparatorie. In borgo
Ognissanti le pallottole fischiano e la gente si rifugia nellOspedale
di S. Giovanni di Dio.
Il carattere sostanzialmente pacifico delle manifestazioni e delle
reazioni della popolazione contro i fascisti riconosciuto dallo stesso
giornale fiorentino La Nazione del 29 luglio, nel quale ancora
operano i vecchi redattori fascisti. Esso scrive: ...Il registro della
gente o del sottufficiale di servizio presso il nosocomio costituisce un
documento probante sul quale non si pu discutere. Se questi registri
non contengono qualche nome segno che si tratta di feriti lie
vissimi. Quindi niente fatti gravi. E neppure irregolarit di sorta
nello svolgersi di quella che la grande macchina della vita cittadina.
Dunque le violenze, gli arbitrii, le ingiustizie subite per oltre
ventanni, lodio accumulato contro il fascismo per la sua politica
folle, hanno avuto sfogo soltanto in qualche pugno, perch lo spirito
di vendetta di gran lunga sovrastato dal senso di responsabilit
dei dirigenti politici antifascisti e dalla istintiva saggezza popolare
di trarre fuori lItalia dal conflitto e di evitare al paese una cata
strofe veramente irreparabile.
M a ormai evidente che Badoglio non intende procedere con
tro il fascismo e ristabilire le libert di stampa, di riunione e di asso-

dazione, n tanto meno di trattare con gli alleati. Il re firma lo stato


d assedio e non intende utilizzare questa grande forza popolare,
questa passione patriottica.
Le personalit antifasciste, i rappresentanti dei partiti compren
dono ora pi che mai la necessit di unirsi, di costituire un fronte
nazionale antifascista.
Dal nord si ha notizia che i partiti antifascisti si sono riuniti
subito, ma di fronte alle proposte dei comunisti di chiedere le dimis
sioni di Badoglio e la costituzione di un governo di unit nazionale,
che rappresenti tutte le forze democratiche, per mobilitare leser
cito e il popolo in difesa dellindipendenza nazionale dalla prevedi
bile rappresaglia tedesca, i liberali e i democratici cristiani esitano,
preferiscono attendere Badoglio alla prova. I comunisti sono favo
revoli anche alla preminenza della persona di Badoglio, ma vo
gliono che sia affiancato da un governo pi rappresentativo, capace
di organizzare subito la difesa, di approfittare dello smarrimento
dei tedeschi che in questo momento sono guardinghi e prudenti
ed evitare unoccupazione nazista del paese e nuove sciagure per la
patria.
Il Comitato delle opposizioni di cui fanno parte Buozzi,
Bonomi, De Gasperi, Ruini, Salvatorelli, Amendola e Roveda,
ottiene la promessa dello scioglimento delle organizzazioni fasciste
e lamnistia per tutti i prigionieri politici. I comunisti pongono
questi provvedimenti come condizione per accettare di far parte
del commissariato sindacale.
Il 26 luglio a Milano stato lanciato questo appello:
Italiani ! La volont del popolo e laspirazione profonda del
nostro valoroso esercito sono state soddisfatte: Mussolini stato
cacciato dal potere. Spunta sul nostro paese in rovina laurora della
libert e della pace.
I partiti antifascisti invitano gli italiani a non limitarsi a mani
festazioni di giubilo ma, consci della gravit dellora, a organizzarsi

per far valere la irremovibile volont che la nuova situazione non


sia da alcuni sfruttata a fini reazionari e di salvataggio di interessi
che hanno sostenuto il fascismo e sono stati dal fascismo sostenuti.
I partiti antifascisti hanno perci deciso che tutte le masse lavo
ratrici, operai, contadini, artigiani, professionisti, studenti, combat
tenti, devono considerarsi in stato di permanente allarme e di vigi
lanza per affermare con lazione la loro volont di pace e di libert.
Si uniscono in queste richieste il gruppo di Ricostruzione liberale,
il Partito democratico cristiano, il Partito d azione, il Partito co
munista d Italia, il Movimento d unit proletaria per la repubblica
socialista, il Partito socialista italiano.
A queste richieste Badoglio risponde proclamando lo stato
d assedio. Cosi ora nessuno potr riunirsi in gruppi numerosi, nessuno
potr circolare la sera dopo le ore 21.
Anche a Firenze gli antifascisti hanno la percezione della situa
zione e non perdono tempo. U na delegazione, di cui fa parte fra
gli altri Giulio Montelatici, si reca in Prefettura per chiedere lo
scioglimento del fascio, misure contro i fascisti e la liberazione
dei detenuti. N el comitato interpartitico fiorentino un accordo
facilmente trovato.
La Nazione prudente; pubblica soltanto le direttive del go
verno, ma il vecchio Egidio Favi, proprietario del giornale, sente
il peso di una grossa responsabilit, quella di aver servito per pi
di ventanni il fascismo fiorentino e gli interessi degli agrari Corsini,
Torrigiani, Antinori, degli industriali pratesi. Per questo, forse,
quando una delegazione del Comitato interpartitico gli chiede di
pubblicare lo.d.g., non oppone resistenza.
In citt e nella provincia regna una grande emozione e incer
tezza. M entre la lotta delle masse per la pace immediata prende
slancio e si manifesta nei rioni, nei quartieri, nelle fabbriche e nelle
campagne del Mugello, della Val d Elsa, a Prato e a Empoli, le
autorit governative non prendono posizione. Il prefetto riceve con

cortesia le delegazioni, ma si limita a dire che riferir al governo;


il Comando del Corpo d Armata tiene consegnati i soldati e impe
disce la fraternizzazione col popolo. Intanto la polizia si rifiuta di
arrestare i fascisti pi responsabili e anzi procede a fermi ed arresti
di comunisti. I partiti antifascisti approfittano della semi-legalit
e procedono alla costituzione di comitati, allorganizzazione di
gruppi periferici. Riunioni febbrili hanno luogo fra i socialisti, gli
azionisti e i comunisti. Il 22 agosto, in casa del vecchio prof. Gae
tano Pieraccini, i socialisti costituiscono la sezione fiorentina pre
senti Pieraccini stesso, Bruni, DallOppio, Puglioli, Bertoletti,
Albertini, Coli, Ricci, Fanfani, Bracaloni, Giurati, Forcieri, Lom
bardi e sono eletti alla direzione della sezione Gaetano Pieraccini,
Bruni, Lombardi, DallOppio, Bertoletti, Bracaloni, Ricci, Puglioli,
Bruni e Albertini per la stampa.
Il Partito d azione tiene una numerosa assemblea regionale
nella sede de La scena illustrata, messa a disposizione da Agostino
Dauphine in lungarno Guicciardini. In quella riunione, pur sotto
lineando lurgenza di unazione presso il governo perch concluda
larmistizio, molto si parla di problemi ideologici, di organizzazione,
di scelta della sede centrale nazionale e di altre questioni generali
come la convocazione di un congresso nazionale. Queste esigenze
sono dovute al fatto che il Partito d azione si sta appena costituendo :
inoltre la tendenza alla generalizzazione e alla teorizzazione dei
problemi tipica della maggior parte degli intellettuali del Partito
d azione. Intervengono alla riunione Codignola ed altri.
Verso la fine del mese di agosto si registra un avvenimento
di particolare importanza poich decisive ne saranno le ripercussioni
nelle file antifasciste.
Il governo Badoglio, spinto dalla pressione del Comitato delle
opposizioni e dellopinione pubblica, si decide a liberare quasi tutti
i detenuti politici antifascisti. Con questo provvedimento le figure
pi note, gli uomini pi esperti nella lotta, entrano nella scena poli

tica attiva. Il partito che riceve maggior beneficio da questo prov


vedimento il partito comunista perch a questo partito in massima
parte appartengono gli uomini che il Tribunale speciale ha ma idato
in galera. Esso recupera cosi le sue forze migliori.
Questo afflusso di uomini pi esperti e pi autorevoli si sente
anche a Firenze ove arrivano appunto Giuseppe Rossi, Mario Fa
biani, Guido Mazzoni, Mario Garuglieri e tanti altri. Uomini certa
mente di differente esperienza e di diverso valore ma indubbiamente
tutti provati da una lunga lotta.
T ra tutti spicca la personalit di Giuseppe Rossi. Egli gode
la massima fiducia del suo partito che lo considera il suo uomo
migliore a Firenze.
Giuseppe Rossi era un operaio edile della provincia. Aveva
partecipato a qualche sciopero al sorgere del fascismo e dopo poco
era emigrato in Francia. Col fratello Ernesto aveva partecipato ai
movimenti antifascisti dellemigrazione italiana lavorando in Francia
prim a come manovale edile e poi come minatore. Dalla Francia era
andato a Mosca ove aveva frequentato una scuola di partito. Giu
seppe Rossi non possedeva una cultura raffinata, ma era intelligente,
aveva viva la percezione delle situazioni ed una spiccata capacit
di capire gli uomini. Dagli studi del marxismo, della storia e della
filosofia aveva tratto grandi vantaggi. La sua cultura generale era
quella tipica di un autodidatta. A Mosca aveva tenuto corsi ai co
munisti italiani.
Venuto in Italia per partecipare alla organizzazione del partito
comunista era stato arrestato nel 1937 e condannato dal Tribunale
speciale a 14 anni. Il 25 luglio era nel carcere di Civitavecchia. M a
anche nel carcere Rossi aveva esplicato unintensa opera di prepa
razione di dirigenti rivoluzionari ed il suo nome ricorreva come
quello di uno dei dirigenti pi stimati. In carcere aveva conosciuto
tanti fiorentini, da Faliero Pucci a Mario Fabiani, e su tutti aveva
un evidente ascendente.

Quando Giuseppe Rossi arriva a Firenze con gli incarichi confe


ritigli dal suo partito tenuto d occhio dalla polizia. Per questo
deve trovare una giustificazione alla sua permanenza in citt. Alcuni
amici lo ospitano, ma per inserirsi nella vita legale cerca un lavoro.
U n lavoro da edile, secondo, appunto, le sue origini.
M a gli avvenimenti non gli danno tempo dinserirsi nella vita
produttiva e legale.
La presenza di Rossi e di altri comunisti reduci dal carcere
imprime ben presto un orientamento nuovo, pi unitario e nazionale
e meno settario alla politica dei comunisti che riescono a prendere
la guida del movimento antifascista. Giuseppe Rossi non sol
tanto d ai comunisti un senso di maggiore sicurezza ma simpone
naturalmente al rispetto dei dirigenti degli altri partiti per la sua
preparazione, per una saggezza e un coraggio particolari, per la
cordiale, umana simpatia che emana dalla sua persona. un uomo
forte, ben piantato, il viso largo e aperto, gli occhi scuri, tondi,
vivissimi che osservano sempre linterlocutore, la testa mezza calva,
le mani grosse, sformate, quadrate. Il suo carattere un misto di
forza di volont e di timidezza insieme. quello delluomo che sa
cosa vuole, ma consapevole di alcuni limiti delle sue forze. Per
questo ascolta sempre, lascia che altri parlino per capirne il carattere
e le opinioni, poi interviene con grande capacit di sintesi e sempre
riesce ad imporre, con la forza della persuasione le sue opinioni, i
suoi giudizi.
Ed proprio Giuseppe Rossi il prim o a Firenze a capire molto
realisticamente che sar impossibile impedire loccupazione della
citt da parte dei tedeschi.
I comunisti non tengono grandi assemblee, ma organizzano
riunioni e contatti in tutti i rioni e in tutta la provincia. La sera
del 20 agosto in via dello Statuto tengono la riunione del Comitato
provinciale. La riunione fissata per le ore 21 proprio allo scadere

dellora del coprifuoco, allo scopo di utilizzare la notte poich il


giorno gli attivisti si recano in provincia o sono nelle fabbriche.
Tutti i partecipanti non sono ancora arrivati quando lora del
coprifuoco. Alla Fortezza Da Basso e in via Gaetano Milanesi spa
rano colpi di fucile e dalla stanza in cui deve aver luogo la riunione,
un seminterrato, attraverso la piccola finestra si vedono le gambe dei
carabinieri che perlustrano la strada. M a anche gli ultimi fanno in
tempo ad arrivare. La riunione centrata sulla situazione politica,
sulle prospettive immediate, sui contatti con la provincia e sulle
misure di sicurezza da prendere per evitare arresti.
Tutti sono convinti che se il governo non far appello alleser
cito e non armer il popolo, i tedeschi occuperanno presto lItalia.
Faliero Pucci insiste perch sia intensificata la costituzione di squadre
armate della Guardia nazionale da affiancare allesercito e a tutte
le formazioni disposte a combattere per la pace separata e la difesa
dai tedeschi. Giuseppe Rossi mette in evidenza il fallimento della
direttiva data in un primo tempo dal Comitato delle opposizioni
e dal partito comunista, a causa dellostilit dei partiti di destra;
la Democrazia cristiana e i liberali. Gi De Gasperi nella riunione
del Com itato nazionale aveva detto che non era certo di fare accet
tare dal suo partito lo.d.g. del Comitato stesso del 12 agosto, che
denunciava la responsabilit del governo. Senza questo accordo
unitario di tutte le forze antifasciste dunque inutile insistere per
la costituzione della Guardia nazionale.
Evidentemente, - dice Rossi, - Badoglio non vuole la lotta
armata del popolo e molto difficile sar tenere unito lesercito per
impedire larrivo dei tedeschi a Firenze. Bisogna dunque mobilitare
le masse per chiedere la pace e le libert democratiche.
La riunione si protrae fino al mattino. Durante la notte gli agenti
visitano le case di molti dei partecipanti alla riunione, quasi
tutti gi condannati dal Tribunale speciale e quindi conosciuti dalla
polizia. Faliero Pucci arrestato mentre rientra in casa allalba.

Pucci forse il comunista pi temuto dalla polizia fiorentina. Il suo


contegno fermo lha sempre impressionata. Appena sposato, Faliero aveva cominciato a chiudersi in s stesso, a leggere avidamente.
La moglie non lo capiva perch teneva tutti i suoi pensieri in s.
In famiglia dubitarono perfino del suo affetto. U n giorno, nellot
tobre del 1937, allora in cui doveva tornare, bussarono alla porta,
ma quando la moglie apri, invece di Faliero si trov di fronte agenti
di polizia. Gli dissero che il marito sarebbe tornato pi tardi, vol
lero perquisire la casa e portarono via tanti libri. Faliero fu condan
nato a sette anni di carcere dal Tribunale speciale. La moglie Bianca
e le piccole figlie, Liana di otto anni, Luciana di cinque anni e Anna
di due anni, soffrirono la pi nera miseria. Ma la moglie capi quali
erano i pensieri di Faliero e lo am di pi. Andava a trovarlo nel
carcere e lui le faceva coraggio. Torn a casa del 1942 a seguito
dellamnistia, ma riprese subito lattivit clandestina, malgrado la
vigilanza speciale, contro la guerra e contro il fascismo.
I comunisti il 30 agosto presentano al Comitato delle opposisizioni a R om a un promemoria sulle necessit di organizzare la
difesa nazionale contro loccupazione e la minaccia di colpi di mano
da parte dei tedeschi.
II piano accettato da tutti i partiti e, presentato a Badoglio,
non da questi respinto. Tuttavia per quanto la Giunta militare
rappresentata da Longo, Pertini e Bauer prenda contatti con lo
Stato Maggiore per larmamento del popolo, la lentezza e la mala
voglia dei liberali e dei democristiani ne impediscono la completa
attuazione.
Il 3 settembre a Firenze c una riunione fra il partito comunista,
il partito socialista e il Partito d azione che hanno stretto fra loro
un patto di unit d azione. Sono questi i partiti pi decisi coi quali
dissentono in parte il partito liberale e la Democrazia cristiana.
approvata una dichiarazione comune per chiedere al governo un
chiaro atteggiamento e per organizzare contro di esso eventualmente

unagitazione popolare per la pace immediata, la radicale elimina


zione del fascismo e lallontanamento delle forze naziste dal terri
torio nazionale. Nella stessa dichiarazione i tre partiti, a Firenze,
propongono il rafforzamento del fronte nazionale di resistenza e
il suo collegamento con comitati locali, sindacali, con lesercito.
Sotto la spinta del Fronte della libert nella citt cominciano
a germogliare i primi frutti della semi-legalit e alcuni provvedi
menti timidamente democratici vengono imposti allautorit prefet
tizia.
In Comune nominato commissario il dott. Mattei, in sostitu
zione del podest Veronesi Pesciolini. U n prim o provvedimento
viene preso per la riassunzione del personale licenziato per motivi
politici, i nom i delle vie e delle scuole che dai fascisti erano stati
imposti a imperitura memoria del martirologio fascista sono sosti
tuiti con nomi antichi dei Confalonieri della Repubblica Fiorentina,
di scrittori e statisti figli illustri di Firenze.
Anche nelle fabbriche e nel campo sindacale qualcosa si fa.
Numerose sono le commissioni di fabbrica costituite o i dele
gati nominati dal commissario sindacale dott. Ugo Mattei. Queste
commissioni incominciano a formulare rivendicazioni democratiche
salariali e alimentari. Per diverse categorie di lavoratori nominato
un delegato sindacale: per i metallurgici, vetrai, tessili, panettieri,
chimici ed altri.
Il 30 agosto nominato rettore dellUniversit il prof. Piero
Calamandrei, noto uomo di cultura e antifascista, in attesa che anche
per gli istituti accademici sia introdotta la pratica delle elezioni.
LUnione dei commercianti sente il bisogno di adeguarsi ai
nuovi tempi e per lelezione delle cariche indice un referendum
fra tutti i soci.

8 SETTEM BRE : LO C C U PA ZIO N E NAZISTA


E LINIZIO DELLA RESISTENZA

L8 settembre i partiti sono in piena attivit. U na riunione di


comunisti si svolge nel pomeriggio in casa Osello, in corso Italia,
presenti Giuseppe Rossi e Renato Bitossi, mentre altri dirigenti
sono al lavoro in tipografia per fare uscire il primo numero di Azione
Comunista, il vecchio giornale di Spartaco Lavagnini, soppresso
nel 1921.
I socialisti tengono una riunione alla quale partecipa Sandro
Pertini della direzione del partito. Pertini richiama i socialisti ad
un grande impegno organizzativo di massa e propugna la lotta armata
contro i tedeschi. N el dire questo, Pertini indica lesempio di abne
gazione dei comunisti che in poche settimane si sono collegati a
grandi masse. Il prof. Bruni ed altri socialisti di destra abbando
nano la riunione.
N el pomeriggio, alle ore 19,30 la radio trasmette il comunicato
di Badoglio :
Il governo italiano riconosciuta limpossibilit di continuare
limpari lotta contro la soverchiarne potenza avversaria, nellintento
di risparmiare ulteriori e pi gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto
un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze
alleate anglo-americane. La richiesta stata accolta .
Dal 25 luglio, questo il giorno della pi grande emozione.
Se per gli uomini politici chiara la gravit della situazione, per
le masse, per gli operai, per le mamme che attendono il ritorno dei

figli, non chiaro se la guerra sia veramente finita, se finalmente


sia venuta la libert o se altre sciagure si annunciano.
Su proposta del Partito comunista italiano a R om a, il 9 settem
bre, il Comitato nazionale delle opposizioni si costituisce in Comi
tato di Liberazione Nazionale.
I comunisti sono i pi rapidi nelle decisioni. Forti di una con
creta esperienza organizzativa clandestina e pi realistici nella valu
tazione delle situazioni e nelle previsioni, grazie ad una precisa opi
nione sul carattere di classe del fascismo e quindi sullinevitabile
connubio fra fascismo, casta militare e grandi capitalisti, hanno il
vantaggio di poter pi rapidamente elaborare e trasmettere direttive
alle organizzazioni periferiche. Anche a Firenze, appunto, questa
proposta per la costituzione dei comitati di liberazione giunge imme
diatamente, e i comunisti, il dott. Gianfranco Musco e il dott. De
Simone, che in questo momento rappresenta il PCI, propongono
che si costituisca il Comitato Toscano di Liberazione Nazionale.
In molte fabbriche gli operai esultano, chiedono la lotta contro
i tedeschi. La gente fugge a casa, le famiglie si riuniscono per con
sigliarsi. N on sanno se esultare o predisporsi a misure di prudenza.
U na delegazione del Comitato del Fronte Nazionale fiorentino
si reca in Palazzo Medici Riccardi, dal prefetto, per chiedere di
collaborare e di predisporre misure contro i tedeschi, ma egli dice
di non avere ordini in tal senso. Lo stesso passo il Comitato compie
verso il generale Chiappe, comandante del Corpo d Armata. Gli
esponenti antifascisti gli chiedono di armare il popolo, di costituire
formazioni civili da affiancare allesercito nazionale regolare sotto
la sua direzione e di prendere misure per la lotta contro i tedeschi.
Il generale Chiappe ascolta con interesse, quasi sorpreso di sentire
proposte tanto sagge e patriottiche da comunisti, socialisti ed altri
antifascisti, da uomini insomma che per venti anni il fascismo aveva
messo al bando del paese e definiti nemici della patria, nemici della
societ. Il generale Chiappe ascolta tutte le proposte, usa la massima

T
cortesia e si dice convinto della giustezza e della sincerit di quelle
proposte m a non ha facolt di accoglierle. D assicurazioni e consi
glia la calma. Intanto lesercito italiano si sfascia. Gli ufficiali non
sanno come intendere quella frase di Badoglio: Esse (le forze
armate italiane) reagiranno ad eventuali attacchi di qualsiasi prove
nienza....
I partiti antifascisti, attraverso confidenze di ufficiali italiani
antitedeschi, sono informati che alti ufficiali del Corpo d Armata,
mentre formalmente mantengono quella incerta posizione, trasmet
tono segretamente ai reparti lordine di non resistere ai tedeschi, di
non mandare rinforzi.
Loperaio Gino Montelatici di servizio alle cabine telefoniche
ha intercettato gli ordini del Corpo d Armata di Firenze diretti a
sabotare lorganizzazione della resistenza sul valico appenninico.
I soldati, senza guida, non sorretti dalla partecipazione di for
mazioni civili, non possono pensare ad altro che a tornare a casa.
Cosi le caserme si vuotano, i soldati gettano gli abiti militari eie
armi e prendono automezzi per scappare a casa. I gruppi antifa
scisti tentano di tenere insieme lesercito e lo incitano alla resistenza.
Alcuni tedeschi isolati si arrendono senza resistenza. Le forze accam
pate a Firenze e in Italia non sono molte. Potrebbero essere annien
tate con la lotta di tutto il popolo.
Alla Futa una colonna militare tedesca transita verso Firenze.
Deboli unit militari italiane iniziano una resistenza eroica. Combat
timenti hanno luogo con la partecipazione di civili, ma, non sorrette
da ordini precisi e da rinforzi, le unit italiane ripiegano verso
Firenze.
I dirigenti dei partiti antifascisti ritengono che in queste condi
zioni sia ormai impossibile organizzare la lotta armata di massa.
Lesercito in sfacelo a causa del tradim ento dei generali. I soldati,
dopo tanti anni di guerra inutile, sono stanchi. Il loro primo naturale
desiderio quello di correre a casa, al paese, al proprio campo. Sol

tanto se avessero avuto una direttiva, se qualcuno si fosse messo


alla testa dellesercito e della nazione, indicato con fermezza il peri
colo tedesco e dichiarata la lotta aperta di tutto il popolo contro
i nazisti, i soldati avrebbero risposto. Invece il re, il principe
ereditario, tutta la famiglia reale, il Comando supremo e i pi
alti funzionari, hanno abbandonato R om a il 9 settembre e si sono
imbarcati a Pescara lasciando il paese senza guida.
O ra incomincia lodissea dei soldati che da ogni parte d Italia,
in tutti i sensi, salgono e scendono la penisola; provenienti anche
da oltre i confini, dalla Francia e dalla Jugoslavia, percorrono le
strade su mezzi di fortuna, attraversano campi e monti, con
abiti mezzo civili e mezzo militari, per sfuggire alla caccia dei
tedeschi che vogliono catturarli e deportarli in Germania; cercano
di raggiungere la propria citt, il paese, il casolare. Le strade intorno
a Firenze, la via Emilia, la Cassia e la Flaminia formicolano di questi
soldati, resti dellesercito che Mussolini ha mandato allo sbaraglio
in Africa, in Francia, in Jugoslavia e in Russia.
M a se la lotta armata frontale non ha in questo momento pro
spettive di riuscita, non meno necessario pensare a preparare le
basi delle nuove battaglie. Per questo i partiti antifascisti provvedono
al recupero delle armi, degli indumenti e anche di autocarri, resti
dellesercito italiano.
Il Partito d azione e il partito liberale a Firenze hanno qualche
contatto con alcuni ufficiali, attraverso i quali recuperano armi.
M inori legami con gli ufficiali hanno i comunisti, ma pi rapida
la loro presa di contatto con i soldati nelle caserme e nelle strade
attraverso gli operai e i contadini. Molte sono le caserme dalle quali
anche i comunisti riescono ad incettare armi. In larga misura questo
avviene alla Fortezza Da Basso, alle caserme di Cestello, di Scandicci, all84 Fanteria in via Tripoli. M olti soldati che hanno abban
donato lesercito si portano via pistole, bombe a mano, fucili e qual
che mitragliatrice. La maggior parte di queste armi sono vendute

o cedute durante il cammino, o cambiate con un po di cibo. E queste


armi cominciano ad avere un valore nuovo, un significato di riscossa.
N on per tutti i partiti antifascisti chiaro quali saranno le con
seguenze della mancata proclamazione della lotta contro i tedeschi.
Le prospettive si delineano chiare lT i settembre, quando arriva
in Piazza S. Marco una colonna blindata tedesca che occupa il Co
mando del Corpo d Armata. Gli ufficiali, che sono rimasti sul posto,
senza per affrontare la lotta, sono fatti prigionieri dai tedeschi. An
che il generale Armellino Chiappe catturato e deportato in Germa
nia.
La stessa piccola colonna blindata si suddivide in pi parti per
occupare le caserme e i punti strategici della citt. I carri armati
nazisti color fango con la croce nera, appartenenti ad unit destinate
in Africa, con lo stridulo rum ore dei cingoli, percorrono i lungarni,
e la Fortezza D a Basso. Gli ufficiali nazisti, pieni di bile contro lex
alleato che si arreso al nemico, resi arroganti dalla certezza che
l esercito italiano non ha il coraggio di rovesciare il fronte contro
la Germania nazista, mostrano il loro volto di occupanti.
Dietro di loro, dopo qualche ora, escono fuori alcuni figuri
fascisti ai quali, se il 25 luglio era mancato il coraggio, non manca
ora la sete di vendetta.
Il partito comunista a Firenze fa appello alla resistenza, invita
alla lotta unitaria: ma ormai questo appello cade fra il tradimento
dei capi militari e dei dirigenti delle organizzazioni economiche
padronali e il timore della maggioranza del popolo deluso.
Il giorno 9 si sono riuniti i partiti antifascisti uniti nel Fronte
Nazionale. Il comunista Montelatici a nome del suo partito ha pro
posto di lanciare un appello al popolo e allesercito per la lotta ar
mata, per resistere alloccupazione tedesca. I partiti di destra si oppon
gono ad invitare il popolo alla lotta aperta: la conclusione di com
promesso un ordine del giorno vibrante nella forma ma che,
nella sostanza, non un appello alla guerra ai tedeschi.

Proprio in questi giorni si pubblica abbondante la stampa clan


destina, che fa appello allunit contro i nazisti e mette in guardia
contro il ritorno dei tedeschi. Alla fine di agosto era uscito un
numero unico del giornale del Partito dazione con la testata Oggi
e domani, curato da Carlo Fumo che conteneva argomenti di
vario interesse su questioni anche di principio come Conquista
della libert, Abolizione delle leggi razziali, Ideali e libert,
Crisi morale, In guardia contro i falsi profeti, ma poco con
creto sulle questioni della pace.
Il 9 settembre esce l'Azione Comunista che in 20 mila copie
viene diffusa in Toscana. Gli organizzatori della distribuzione passano
sotto il naso dei nazisti armati di mitra. Il giornale contiene, oltre
ad un articolo su Spartaco Lavagnini, fondatore del giornale, un
editoriale, La pace reclamata dal popolo stata ottenuta! La
pressione del popolo italiano ha obbligato il governo Badoglio
a chiedere larmistizio, ed altri articoli che invitano alla lotta armata
contro i tedeschi. I comunisti hanno stampato anche 60 mila mani
festini per invitare il popolo alla lotta e per mettere in guardia contro
il ritorno dei fascisti. Giornali e manifestini sono distribuiti nelle
fabbriche e nel centro della citt attraverso le cellule. U n tenente
dellesercito spara contro il giovane Valerio Bartolozzi che in Piazza
Vittorio ha distribuito manifestini contro la guerra. questa la
prim a vittim a del tradimento degli ufficiali fiorentini che anzich
resistere agli attacchi tedeschi, come dice il proclama Badoglio,
sparano sul popolo.
Disperata e drammatica la situazione dei prigionieri di guerra.
Intorno alla citt esistono due centri; quello di Candeli nella Villa
La Massa, in riva allAmo, un tempo appartenente ad un cittadino
inglese ritiratosi in patria allo scoppio della guerra, e quello di Castel
di Vincigliata sui colli fra Settignano e Fiesole. Nella prima erano stati
concentrati ufficiali e ufficiali superiori serbi e croati: colonnelli e
generali dellesercito jugoslavo coi loro attendenti. D a quanto si

sapeva la maggior parte erano antifascisti e antitedeschi, non fosse


altro perch fascisti e tedeschi avevano invaso il loro paese. Qualcuno
aveva parteggiato anche per il movimento partigiano di Tito. La
Villa La Massa era severamente vigilata e piantonata da una
compagnia dell84 Fanteria al comando di un capitano. I soldati
italiani di servizio erano di vaghi sentimenti antifascisti e nessuno
aveva infierito contro i prigionieri. Erano giunti quasi a rapporti
di cameratismo, scambiandosi di nascosto cibi e sigarette. Anche
la popolazione di Candeli, i contadini e le donne, sapevano della
presenza di questi prigionieri e, poich erano prigionieri dei fa
scisti, in un certo senso li consideravano amici loro. Quando i pri
gionieri uscivano inquadrati per prendere aria, la gente guardava
le loro giacchette corte e i berretti a bustina che ai pi vecchi ricor
davano quelli degli austriaci. Qualche operaio, m uratore e mecca
nico, di pi consapevoli sentimenti antifascisti, li guardava e sorrideva.
Anche nella Villa La Massa giunge ora la notizia dellarmi
stizio, ma senza nessuna direttiva per la sorte dei prigionieri. Quasi
contemporaneamente per giunge anche la notizia dellarrivo dei
tedeschi da Campiobbi. Nella Villa si diffusa subito una viva agi
tazione, perch i prigionieri non si fanno illusioni circa la loro sorte,
una volta caduti nelle mani dei nazisti. Per questo, mentre i soldati
italiani di servizio, si apprestano ad abbandonare armi e divise, i pri
gionieri pensano istintivamente alla fuga. M a dove andare? Trove
rebbero rifugi amici, o cadrebbero sotto i tedeschi? Alcuni chiedono
aiuto ai soldati italiani, altri chiedono asilo ai contadini vicini. Proprio
m entre si determina questo sbandamento e si formulano progetti
di fuga, il capitano che comanda la compagnia intima ai soldati di
non lasciare il posto e di mettersi sotto il comando dei tedeschi,
ai quali intende consegnare i prigionieri. Il panico si diffonde
fra gli internati. Particolarmente im pauriti sono un generale e il
proprio figlio, colonnello dellaviazione. Essi implorano i soldati
italiani e, con poche parole in cattivo italiano, cercano di far loro ca
pire che i tedeschi sicuramente li fucilerebbero.

I soldati italiani al colmo dellira urlano, si rivoltano, impugnano


le armi e minacciano il capitano inducendolo a desistere dal conse
gnare la Villa ai tedeschi e costringendolo alla fuga. Paghi di questo
risultato, i soldati gettano ora le armi, ima parte delle quali ven
gono consegnate ai prigionieri perch possano difendersi. Aprono
i cancelli che per tanti mesi avevano dovuto piantonare e fuggono
in massa. Anche i prigionieri, con molta circospezione, fuggono con
poche provviste e poche armi: cercano di rifugiarsi presso i con
tadini, alla Fornace, nella campagna vicina che avevano conosciuto
in occasione delle loro sortite. Alcuni salvano la pelle grazie alla
solidariet dei contadini, ma i pi saranno scoperti dai fascisti e
bastonati a sangue o trucidati dai tedeschi, insieme alle famiglie dei
contadini che li hanno ospitati.
N el centro di Castel di Vincigliata ci sono invece prigionieri
inglesi. Anche la loro sorte incerta: una parte fugge e una parte
catturata dai tedeschi.
La citt ormai caduta sotto loccupazione tedesca, ma il con
trollo effettuato da deboli forze militari che facilmente potrebbero
essere sopraffatte dalla rivolta popolare. Per mettersi al sicuro da
questo pericolo i nazisti affidano ai fascisti il compito di organizzare
la repressione, lo spionaggio e le deportazioni.
II giorno 12 settembre il Comando territoriale di Firenze, su
richiesta dei tedeschi, ordina la consegna di tutte le armi e munizioni
con un comunicato pubblicato sulla stampa e riprodotto sui mani
festi nel quale detto:
A partire dalle ore 12 del 14 corrente, qualunque civile che
sar trovato in possesso (anche a domicilio) di qualsiasi arma da
fuoco, o munizione, o bomba a mano, sar passato immediatamente
per le armi.
Il 16, sempre su richiesta del Comando tedesco, il comando
delle Legioni Camicie nere di Firenze invita col seguente ordine
i legionari a presentarsi:

Tutti gli appartenenti alle Legioni di Firenze debbono presen


tarsi subito alla Caserma delle Oblate, via delTOriuolo, Firenze.
Il presente manifesto sostituisce la cartolina precetto. Firmato: il
Comandante delle Legioni.
Labiezione di questi atti e levidenza del tradimento tal
mente evidente che neanche i militi fascisti rispondono a quegli
appelli. Il tentativo di ricostruire subito lesercito e la milizia fa
scista fallisce ed i tedeschi devono intervenire diretta mente, uffi
cialmente, con propri proclami.
Il 17 affisso questo proclama, che anche La Nazione pubblica
con grande evidenza:
Ogni manifestazione proibita. T utte le manifestazioni e dimo
strazioni di qualsiasi genere sono assolutamente vietate. Il Coman
dante tedesco.
Il giorno dopo emesso un altro proclama dal Comando tedesco
per reclutare gli aviatori italiani.
M ilitari della R . Aeronautica! Ufficiali, sottufficiali, avieri,
personale di volo, personale tecnico, marconisti, presentatevi imme
diatamente al Centro studi superiore per laeronautica a Firenze !
Q ui riceverete disposizioni per la continuazione del vostro servizio .
Ancora il giorno dopo, il 19, lo stesso invito rivolto ai mili
tari di tutte le armi con la precisazione che i contravventori saranno
giudicati dai tribunali militari tedeschi.
Latto ufficiale della ripresa dellattivit della federazione fioren
tina dei fasci segnato da questo comunicato del 23 settembre:
La Federazione dei fasci del P N F R dal giorno 18 settembre
stata riaperta ed ha ripreso pienamente la sua attivit. Tutti gli
ispettori federali di zona ed i segretari politici che erano in carica il
25 luglio u.s. dovranno presentarsi immediatamente in Federa
zione per ricevere istruzioni.

lanciato anche un manifesto propagandistico del fascio repub


blichino in cui detto:
...che agli avversari politici i quali non abbiano tradito il
fascismo o commesso azioni disonoranti e che non abbiano in alcun
modo fiancheggiato lazione del nemico, sia lasciata piena libert
di pensiero (!), e che le rappresaglie, anche se legittime, e le violenze
debbono essere bandite dalla vita italiana.
Nessuna firma posta sotto il manifesto.
Le condizioni di vita nella citt si fanno sempre pi dure. N el
mese di settembre non stato distribuito burro, il latte mancato
quasi completamente, la razione della carne ridotta a 100 gr. la
settimana, il servizio tranviario ancora ridotto per la periferia. Le
autorit comunali invitano la cittadinanza a costituire scorte d acqua
per spegnere eventuali incendi causati da bombardamenti.
Il 25 il Comandante tedesco obbliga ufficialmente i cittadini
a prendere in pagamento i buoni credito del Reich (Reichskreditkassenscheine) al cambio di 10 lire al marco. La censura postale
inasprita: i telegrammi debbono essere vistati dal Comando te
desco e le conversazioni telefoniche interurbane sono concesse sol
tanto agli enti pubblici e debbono essere presentate al Comando
tedesco Standart Ojfizier.
Verso la fine del mese sono nominati i nuovi dirigenti delle orga
nizzazioni padronali: il dott. Armando Fappiani per gli industriali,
la w . U m berto O dett Santini per gli agricoltori e U go Gucci per
lUnione commercianti.
Il 29 settembre alcuni ufficiali, primo fra i quali il colonnello
Gino Gobbi, riaprono il Distretto Militare.
Raffaele Manganiello, gi noto a Firenze per essere stato uno
dei dirigenti della federazione fascista, nominato dal duce capo
della Provincia e commissario del fascio. La Nazione gli dedica un
caloroso saluto. A Raffaele Manganiello - scrive - al quale siamo
legati da vincoli di antica amicizia giungano i nostri fervidi auguri.

E mentre il vecchio giornale liberale si compiace di questa


nomina, avvenuta in pieno accordo coi tedeschi, il 3 ottobre il Co
mando tedesco emette unaltra ordinanza che dovrebbe far legge
per i cittadini di Firenze: Chiunque venga sorpreso a compilare,
stampare, distribuire e divulgare stampati di propaganda antiger
manica sar punito con la fucilazione immediata. Firmato : il Coman
do Germanico.
N el mese di ottobre i fascisti intensificano i tentativi per rico
stituire il fascio e per stroncare la resistenza dei renitenti, facendo
appello al sentimento patriottico dei cittadini. U n appello lanciato
ai giovani per ricostruire lItalia firmato, a nome del Guf,
da Pino Martelli, Giancarlo Mazzoni e Mario Vannino.
Il 13 ottobre Manganiello fa affiggere un proclama in cui
detto che, avendo egli preso accordi col Comando germanico, gli
ufficiali italiani alla testa di bande armate che non si consegnerano
entro il 20 del mese corrente, saranno considerati franchi tiratori e
passati per le armi.
Altri comunicati rendono noto lobbligo di consegna anche
delle armi da caccia e larresto di ascoltatori di radio nemiche;
ricordano che lascolto proibito e che contro i trasgressori saranno
applicate eccezionali sanzioni. Orm ai i fascisti non hanno pi alcun
pudore e ritegno ad apparire esecutori degli ordini tedeschi. La
Nazione inizia la campagna per reclutare lavoratori da inviare in
Germania: il trattamento economico ormai noto, il tenore di
vita uguale e forse superiore a quello delle maestranze locali. Operai
fiorentini, presentatevi ai sindacati dellindustria lungarno Guicciar
dini, scrive il giornale fiorentino.
Insieme alle lusinghe e ai falsi appelli alla pacificazione, i fascisti
preparano le vendette e le rappresaglie. Ufficialmente la federazione
invita tutti i fascisti che hanno subito violenze, torti e danni dopo
il 25 luglio a riferire fatti, nomi, ecc. al fascio.

ALIGI B A R D U CC I
E LA TRAGEDIA DELLA SUA G ENERAZIO NE

Aligi Barclucci era a S. Marinella quando fu proclamato larmi


stizio. Dal 25 luglio aveva stabilito rapporti ancor pi franchi coi
suoi soldati in Sicilia che, in pi larga misura si erano rivelati anti
fascisti e antitedeschi. Malgrado si trattasse di zona di operazioni,
stretti rapporti si erano andati stabilendo anche fra soldati e po
polazione.
Lo stato d animo di Aligi e dei suoi soldati dopo la caduta di
Mussolini, era quello di chi sentiva che un grande evento si era
compiuto, senza tuttavia poterne apprezzare lesatta importanza.
Neanche i soldati antifascisti dai venti ai tren tan ni potevano del
resto conoscere il valore della libert e gli strumenti, gli organismi
del suo esercizio. Avevano vissuto in una societ ove in nessuna
organizzazione e in nessun ente si eleggevano gli uomini alle ca
riche direttive. Tutto si risolveva con le nomine, le designazioni
del duce e del federale. Quello che sapevano per era molto preciso:
il fascismo che aveva portato lItalia alla guerra era caduto ; la guerra
dunque doveva finire. Per questo non volevano pi combattere.
Anche Aligi desiderava la fine della guerra e il mom ento di ritor
nare dal babbo e dalla mamma, ma non per questo intendeva abban
donare lesercito senza un ordine superiore. Quando, il 20 agosto,
durante lavanzata dei carri armati inglesi vicino a Catania, il suo
sergente maggiore Piazzesi gli disse che lui e gli altri soldati, dopo
tanti anni di guerra, non intendevano pi combattere, Aligi si oppose
e li incit a restare compatti. Ma 1*8 settembre, a S. Marinella, ove

era stato trasferito verso la fine di agosto con la sua I 2 a pattuglia


nuotatori, Aligi aveva vissuto uno dei pi grandi drammi della sua
coscienza e rivelato a se stesso una personalit e un carattere ina
spettato. Alla sua pattuglia era stato affidato il compito di non lasciar
passare i tedeschi verso R om a; ma anzich i tedeschi, passavano i
soldati e gli ufficiali dello sbandato esercito italiano che avevano
abbandonato i loro posti e le armi. Aligi riprovava severamente
quellatteggiamento :
Questo un grande sbaglio ; chi difender lItalia? - diceva
ai suoi soldati indicando i gruppi degli sbandati.
Quei soldati, come noi, non hanno pi fiducia in questa
guerra, - gli aveva risposto il sergente maggiore.
Il capitano Paris, che comandava il gruppo, convoc a rapporto
tutti i soldati e li invit a restare uniti e compatti per affiancarsi
ai tedeschi e continuare la guerra fino alla vittoria finale.
Aligi si accese come una miccia e furente si scagli contro il
capitano. A nome di tutti i soldati gli disse che lui non aveva pi
il diritto di comandarli. Larmistizio accettato dal re e da Badoglio
aveva proclamato la fine della guerra e lordine di resistere agli
attacchi da qualunque parte provenissero.
Invano il capitano aveva fatto appello ai soldati e allimpegno
d onore verso lalleato tedesco: Aligi si rivolse ai soldati e disse
loro che avevano il diritto di decidere per conto proprio e di pren
dere la strada che volevano.
Lo scontro fra i due uomini che esprimevano lurto di due opposte
coscienze, quella popolare e quella dei vecchi quadri dellesercito
fascistizzato, fu drammatico. Il capitano tent di estrarre la rivol
tella, ma Aligi, pi svelto, lo immobilizzo.
Nessuno dei soldati segui il capitano. I pi abbandonarono il
campo per correre verso la propria casa. Cui pochi uomini rimasti,
Aligi e il tenente Russo raccolsero pi armi che poterono; mitra,

rivoltelle e bombe a mano e abbandonarono laccampamento per


recarsi a Rom a.
A Rom a, Aligi e il tenente Russo contavano di ricevere ordini
precisi, armi e uomini per organizzare la lotta contro i tedeschi.
Aligi era fremente e convinto che il re e Badoglio, di fronte al
tentativo dei tedeschi di occupare lItalia e di trasformarla in campo
di battaglia fra tedeschi e inglesi, avrebbero mobilitato tutto leser
cito e il popolo per una guerra nazionale. Al sergente Piazzesi disse
di andare a Firenze. D i fronte alle insistenze di questi per restare con
loro, Aligi confess la ragione di una simile decisione, la sua debo
lezza, il suo affetto per i genitori: - N o, Piazzesi, vai a Firenze e
tranquillizza mia madre e mio padre, che non stiano in pensiero
per me, che presto avranno mie notizie.
N ella'capitale, il tenente Barducci e il tenente Russo tentano
di prendere contatti, di farsi inquadrare in altre divisioni; parte
cipano ad alcuni combattimenti della divisione Ariete del Corpo
d Armata comandato dal generale Carboni, uno dei pochi generali
italiani che ingaggiarono la lotta armata contro i tedeschi, ma il
Comando Supremo distoglie le forze dal combattimento per farle
ripiegare su Tivoli a protezione del re e del suo seguito, in fuga
verso Pescara.
Profonda la sorpresa e sincero il dolore di Barducci quando
comprende questa verit. Aveva ormai capito le responsabilit del
fascismo ; ma nella monarchia che, a suo parere, aveva avuto il me
rito di destituire Mussolini, egli continuava a sperare. Ed ecco invece
un re imbelle ed inetto che anzich fare appello al popolo per una
guerra nazionale, si mette in salvo con la fuga. O rm ai le parole
patria, onore, esercito, superiori, acquistano per Aligi
un nuovo significato, meno retorico, meno pomposo, ma pi
vero. E patria, onore, esercito diventano popolo, tutti gli italiani
che soffrono e che lottano.

Aligi ha sperato ancora per poche ore che almeno Badoglio


e il Comando Supremo sarebbero restati al comando della lotta,
ma presto gli chiaro che il paese ingannato, abbandonato alla
furia dei tedeschi. Quella divisa grigioverde che i superiori gli hanno
insegnato a portare con orgoglio quale simbolo delle glorie nazio
nali, del prestigio della patria, del sacrificio dei soldati in Libia, nelle
trincee del Carso e sulle ambe abissine, il grigioverde di Enrico
Toti e di Cesare Battisti che lui ha indossato per quasi otto anni,
ora gettato alle ortiche dagli ufficiali superiori e dal re, furtiva
mente travestiti negli abiti civili! Tutto ci getta lo scompiglio
nel suo animo. U na bufera di sentimenti, dal disgusto alla vergogna,
dalla disperazione allodio, scava nel suo animo un solco pro
fondo. O ra deve incominciare da capo. Aligi capisce che pi nulla
pu sperare dagli uomini compromessi con il fascismo, che per venti
anni hanno sfruttato il popolo, ingannato i giovani. Anche lui,
stanco e deluso, preso dagli affetti pi teneri e pi intimi che per
tanto tempo ha cercato di contenere. O ra sente il bisogno di
correre verso il babbo e,la mamma, nella sua citt.
Q uando Aligi ritorna a Firenze trova la citt completamente
occupata dai tedeschi. Contemporaneamente alloccupazione tedesca
dei punti strategici, degli uffici pubblici e degli enti, i fascisti si sono
fatti animo ed hanno ricostituito il fascio repubblicano, emanazione
della Repubblica sociale di Sal proclamata da Mussolini.
I tedeschi non pretendono nessuna dichiarazione di lealt fascista
dalle autorit in carica negli uffici pubblici. Essi chiedono solo di
poter effettuare i movimenti militari, lo spostamento e lo stanzia
mento di truppe. Lopera di polizia, di persecuzione la lasciano ai
fascisti. Malgrado il ritorno dei tedeschi e la fondazione del fascio
repubblicano (che subito il popolo chiam repubblichino), la maggior
parte dei fascisti preferisce ignorare la nuova edizione del fascismo.
E non soltanto la massa degli iscritti che era stata fascista per
forza, ma anche i gerarchi pi in vista. Prim a di poter costituire la

nuova federazione fiorentina, i repubblichini debbono faticare


non poco per trovare i fascisti disposti a mostrare la faccia.
Anche i circoli dei gruppi rionali, i vecchi covi dei gerarchi locali,
per m olte settimane restano chiusi, perch non trovano gli esponenti.
Anche Aligi pu constatare il diverso atteggiamento della
popolazione e degli stessi fascisti di fronte al nuovo fascismo
non soltanto Alvaro e Marcello manifestano apertamente il proprio
antifascismo, ma anche i suoi amici fascisti, i suoi ex compagni di
studio. Ci che manca per a questi suoi amici ex fascisti la vo
lont di combattere con le armi contro i tedeschi. Aligi invece que
sta volont non lha pi perduta. Cerca anzi la strada, loccasione.
Dopo qualche settimana dal suo ritorno a Firenze, alcuni ex uffi
ciali del io Reggimento Arditi tentano di adescare Aligi nelleser
cito repubblichino. Due ufficiali, uno dei quali ex comandante
della Gii di Rim ini, si recano a casa dellex sergente maggiore
Piazzesi per entrare in contatto con Aligi, senza per dire cosa
vogliano da lui. Il Piazzesi avverte allora Aligi, il quale organizza
al bar Bruzzichelli un incontro che deve sembrare casuale. I due
ufficiali in divisa gli dicono che sono entrati nella ioa Flottiglia Mas
e lo invitano a fam e parte. Gli ricordano il suo patriottismo, il suo
coraggio. M a bastano poche battute a togliere ogni illusione ai due
inviati, e definitivamente.
Per Aligi tuttavia si fa sempre pi urgente la necessit di trovare
la giusta strada. Suo padre Duilio, operaio pensionato delle ferrovie,
era stato riassunto alle Officine Meccaniche di Porta a Prato. Anche
lui aveva fatto unesperienza nuova, aveva visto gli operai lottare
contro il fascismo ed ora organizzare la lotta contro i tedeschi. Alcuni
operai dopo l8 settembre non erano ritornati al lavoro: si sapeva
che erano in montagna, alla macchia, fra le prime bande partigiane.
Anche Aligi vuole andare in montagna, ma non sa con chi entrare
in contatto. La sua fantasia si accende e immagina che esistano
forti organizzazioni clandestine, armate.

li barbaro tedesco aveva gi deciso che coi t* Marzo scorso 100.900


operai della provincia di Forense dovevano mere deportati in Germania
I.' ardita astone dei Batrietii e la nostra lotta sostenuta net primi d manto
lo costrnsero a ritardare questa infame deportazione.
Ogpt esso tornato nuovamente all' attacco Cartoline precetto vengono
inviate ogni giorno a groppi di operai non f obbligo d presentarsi agii
uffici appositi per essere inviati m Germania. La manovra della vsita d
controllo non ha altro senso ohe quello di aumentare il numero delle
braccia italiane per inviarle a lavorare in Germania e nelle prime Unee
al onte Se voi non rispondete adeguatamente, m breve tempo iucche*
ra a tutti la stessa sorte. Voi sarete strappati dalle vostre case, separati
dalle vostre famiglie senza nessuna garanzia di poterle rivedere Bisogna
ricorrere ai ripari, bisogna imporre il basw e queste telami misure,

Nessuno il presenti. Manifestate In messa per drap


pare al vostri nemici li diritto di vivere a casa vostra i

Donne Fiorentine !
Voi non dovete permettere che i vostri mariti, i vostri figli e fratelli
vengano strappati dlie vostre case ed inviati al macello per sostenere e
prolungare la guerra nazifascista, Voi non dovete permettere ohe aumen
ti ti numero degli orfani, delle vedove e delle madri in lotto. Non dove
te permettere ohe s continuino le fucilazioni e le deportazioni mentre
i vostri figli rimangono senza latte senza zucchero e senza pane.
Seguite lesemplo delle vostre compagne di Figline Valdamo che
hanno saputo lottare e strappare ai cani fascisti notevoli rivendicazioni
Manifestate in massa a fianco di tutti gh operai e operaie di Firenze
per imporre al barbari tedeschi e fascisti la cessazione d ele crudeli fu*
eduzioni e deportazioni, per imporre un aumento della distribuzione dei
generi tesserati; per assicurare a vot e ai vostri figh il necessario alla vita
hfessuoosla assente da questa manifestazione che deve riuscire imponente 1
Avanti per affrettare la fine della guerra e la cacciata del tede
schi e fascisti

ftj#n*wn ZjitsUwt*

fcrtr Onr*a*

Un volantino contro il bando di O raziani.

Q U A R TIER E G E N E R A L E DEL
GENERALE ALEXANDER

Messaggio
ai Cittadini
di Firenze
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c asrk n

a
. L a t i t v^e ltittiti- m f i t
a r e fa v e e t f s IJStt

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R i i tt in . w t i

C iu a .

I l messaggio del Comando alleato


lanciato dagli aerei inglesi.

COMITATO

TOSCANO

DI

LIBERAZIONE

NAZIONALE

PRESTITO DELLA LIBERTA


ANNO

1944

{Seri fi)

Berle
A-

i
omimi

Le cartelle del prestito.

il suo ex sergente, il Piazzesi che riesce a presentarlo ad una


persona capace di soddisfare il desiderio di Aligi. Si tratta di un
operaio, Eugenio Poli, che qualche volta ha dormito in casa sua.
O ra il Poh, insieme al fratello Giovannino, in montagna.
Aligi impaziente e induce il Piazzesi a combinare presto un
incontro per andare sul monte Morello, il grande monte a nord
di Firenze che sovrasta la citt, fino allora conosciuto dai fiorentini
per le scampagnate.
Lappuntamento fissato, finalmente, proprio ai piedi di monte
Morello. Deve venire Giovannino Poli, e Aligi e Piazzesi vi si recano
trepidanti, frementi. M a lunga e vana lattesa: Giovannino non
arriva. I due restano profondamente delusi e irritati e solo a mente
fredda riescono a capire che questione di una fiducia ancora da
conquistare.
N el rione di S. Frediano e al Pignone dove abita Aligi, si allarga
lattivit delle cellule comuniste. Varlecchi, Molli e Burrini sono i
dirigenti dellattivit organizzativa per la costituzione dei GAP,
per lagitazione politica, la raccolta di armi, indumenti, viveri. Il
Varlecchi conosce Aligi dallinfanzia e, ora che si accorge del suo
orientamento, lo mette in contatto con lorganizzazione clandestina.
I prim i a parlare con Aligi sono Molli e Dino Saccenti: sono con
tatti molto prudenti perch - pensano i comunisti - si tratta, in ogni
caso, di un ex ufficiale della N em bo. N on gli chiedono nessuna
professione di fede politica: lobiettivo comune che hanno ora tutti
gli italiani la lotta contro i tedeschi e i fascisti per la liberazione
del paese, per la pace e lindipendenza nazionale. d accordo Aligi
su queste cose? Certo che d accordo. Egli vuole la possibilit di
combattere in una formazione. I comunisti, dopo non pochi circo
spetti colloqui, gli propongono di entrare nei GAP per i colpi con
tro i fascisti in citt. Si tratta di imprese rischiose, che richiedono
sicurezza nelluso delle armi, freddezza e coraggio. M a Aligi non
d accordo. Egli concepisce la lotta aperta di massa, la guerra di

formazioni contro il nemico. Le imboscate, i colpi di mano gli


sembravano si azioni audaci e giuste, ma non corrispondenti al suo
temperamento temerario e aperto.
Per questo, per molte settimane, Aligi rimane in contatto con
lorganizzazione clandestina comunista, ha modo di conoscere gli
scopi della lotta, le idee di quegli antifascisti e di quei comunisti
di cui ha sentito parlare dal fascismo come di vili, di bruti e di nemici
della patria e della societ, ma non prende parte a nessuna azione,
n militare, n politica.
Passate le prime incertezze anche a Firenze, il nuovo fascismo,
insieme alla proclamazione della incrollabile decisione di conti
nuare la lotta a fianco della Germania nazista, afferma di voler operare
riforme istituzionali ed economiche, di voler attuare una concreta
giustizia sociale e conseguire la concordia fra tutti gli italiani. In
questo disperato tentativo di galvanizzare ancora forze popolari
intorno al fascismo e di spremere fino in fondo il paese gi esausto,
i fascisti non insistono pi neanche sui vecchi postulati ideali
corporativistici e mistici. Essi cercano, con scarso successo, di
adescare qualche uomo nuovo, anche di fede repubblicana e ma
gari socialista, per comprometterlo e rimpiazzare i vecchi arnesi
ormai arrugginiti.
Fra le persone pi in vista della cultura fiorentina disposte a
dare una patente di socialit e di patriottismo al fascio repubblichino
si fa avanti lo sparuto gruppetto della rivista Italia e Civilt che
comprende Spadolini, Oc chini, Del Massa, Soffici, tutti elementi
gi legati al fascismo: di nuovi vi solo lavv. Meschiari che
proviene dai repubblicani. Ma la vera cultura fiorentina non ab
bocca e si schiera con lantifascismo.
Insieme a quelle poche persone della cultura non mancano i
rappresentanti dellAssociazione degli industriali, dellUnione com
mercianti e dellorganizzazione degli Agricoltori a fare atto d i, sottomissione ai nuovi padroni tedeschi e fascisti repubblichini.

La preoccupazione maggiore dei rappresentanti dei grossi indu


striali e degli agrari, quella di poter continuare a realizzare profitti
di guerra e di frenare le pretese dei lavoratori che durante i quaran
tacinque giorni di semi-legalit badogliana, costituendo le com
missioni inteme, gi avevano incominciato ad avanzare pretese, a
discutere lindirizzo produttivo dei padroni, a chiedere mense, au
menti di salari, ecc. Le commissioni interne, costituite nei quaran
tacinque giorni, vengono abolite. Q uindi lautentica voce unitaria
dei lavoratori completamente soffocata.
In cambio di questo totale disprezzo delle libert sindacali, i
fascisti e i tedeschi concedono piccoli aumenti di salari nelle aziende
statali e inscenano la farsa della socializzazione.
In queste condizioni il Comitato Toscano di Liberazione Na
zionale ha rotto ogni contatto ufficiale con le autorit costituite.
Inutile pretendere dal prefetto, dal questore e dai capi militari, di
partecipare alla lotta contro i tedeschi e i fascisti. Da questo momento
il Comitato Toscano di Liberazione Nazionale terr le sue riunioni
nella pi grande segretezza in differenti locali, senza periodicit di
tempo. I comunisti intervengono pi volte per far presente la neces
sit di adottare serie misure cospirative per la sicurezza del Comitato
e dei partiti che debbono essere il cervello della resistenza clandestina.
Una fase della lotta contro il fascismo praticamente conclusa.
Se ne apre ora una nuova, pi dura, che esige posizioni chiare e
non consente esclusioni di colpi, che richiede tenacia, pazienza,
coraggio, sacrificio di vite umane. Incomincia ora quel periodo carat
terizzato dallo sforzo dei tedeschi e dei fascisti per organizzarsi e
controllare sempre pi la citt. Intorno ad essi si raccolgono le peg
giori figure del fascismo, pochi teppisti assoldati, e gli esponenti
pi retrivi della grossa borghesia.
D allaltra parte stanno i partiti antifascisti uniti nel Comitato
Toscano di Liberazione Nazionale, che iniziano un paziente lavoro
di organizzazione politica e militare clandestina, in vista di una lotta

di cui si ignora la durata. E mano a mano che questa lotta prosegue


e si sviluppa, le loro organizzazioni si rafforzano ed aumentano i
loro legami col popolo. Questa im portante attivit va operando
una seria selezione di uomini e di metodi, poich richiede coraggio
e decisione e la possibilit di articolarsi in una vasta organizzazione
nella citt e in formazioni partigiane combattenti. sulla capacit
di prendere posizioni politiche e adottare metodi e mezzi corrispon
denti alla situazione e sulla capacit di superare le gravi difficolt
nellorganizzazione della lotta partigiana, che si misurano i partiti
del CTLN, si palesano le naturali, differenti posizioni, dovute
non soltanto alle differenti forze sociali che in essi sono rappresentate,
ma anche alla diversa formazione storica. M a in questo organismo,
nel CTLN di cui i partiti sono essenziali componenti per la de
terminazione di una linea politica dialettica, si cementa lunit.
I partiti antifascisti devono agire nella pi completa illegalit,
predisporre locali, mettere in azione uomini nuovi, salvarne altri,
seguire metodi diversi per questa lotta che ha aspetti per molt1
imprevisti. Maggiore difficolt e minore esperienza hanno quei
raggruppamenti politici che si sono costituiti durante i quarantacinque giorni badogliani; maggiore rapidit, perch pi esperti della
lotta clandestina, hanno i comunisti, forti di una lunga, dolorosa
esperienza.
Tedeschi e fascisti hanno occupato militarmente la citt ma
ancora non tengono in mano la situazione. M olti enti pubblici
restano in attesa di eventi nuovi e cercano di non compromettersi
troppo coi fascisti, o addirittura cercano contatti con la Resistenza.
Esempio di questa situazione quanto avviene nella polizia.
I partiti antifascisti hanno contatti con alcuni elementi della Que
stura fin dall8 settembre. I democratici cristiani hanno rapporti
con il vice questore Soldani Bensi. Attraverso di lui, il CTLN
conosce le direttive e gli ordini che giungono dal Ministero. Il vice
questore inform a anche dei movimenti della polizia, delle misure che

possono essere prese contro gli antifascisti e grazie a lui molte per
sone sono salvate. I comunisti hanno contatti prima col vice briga
diere Ferruccio Degli Innocenti e poi col capitano Arista della PAI.
I contatti avvengono spesso in luoghi diversi e talvolta anche nello
studio dellavv. Zavattaro. Attraverso costoro, i comunisti hanno
subito le notizie sulle intenzioni della polizia, sulle persone che i
fascisti ricercano. Grazie a queste informazioni, sono messi in guardia
Giuseppe Rossi, il prof. Maranini, lavv. Gatteschi ed altri. Anche
il dott. D i Stefano tiene contatti molto indiretti, ma si comporta da
burocrate senza rendere alcun servizio serio alla Resistenza. Attra
verso il capitano Arista e il vice brigadiere Degli Innocenti, tramite
il dott. R oberto Martini, comunista, le forze clandestine ricevono
notevoli quantitativi di armi e di munizioni. I tedeschi e i repub
blichini comprendono di non potersi pi fidare completamente della
Questura e ne riducono le funzioni a meri servizi ausiliari. evidente
che la maggior parte dei funzionari, anche quelli che hanno servito
ciecamente il fascismo come Messina, Rossi ed altri, pur non schieran
dosi ora dalla parte degli antifascisti, non vogliono neanche esporsi
troppo. Preferiscono fare dellordinaria amministrazione: quando i
tedeschi e i fascisti vogliono compiere grosse operazioni, la Questura
se la prende con una certa calma. H a cosi inizio quellatteggiamento
di doppio giuoco : non andare contro i fascisti, ma non fare eccessi
vamente gli zelanti e magari per mezzo di amici e conoscenti tenere
tenui contatti con le forze della Resistenza in modo da prepararsi
un aHbi per domani.
In queste condizioni i fascisti repubblichini hanno deciso di
costituire una propria polizia a cui affidare tutte le operazioni di
una certa responsabilit. Capo di questa polizia nominato il mag
giore Carit. Dotato di mezzi finanziari senza limiti, poich la repub
blica di Sal stampa denari a iosa, il Carit, di istinti feroci e san
guinari, assolda al suo servizio la peggiore teppa fascista e i delinquenti
comuni. In una villa in via Foscolo la sua banda trascina e tortura

gli indiziati politici e concerta tutti i colpi contro il movimento


della Resistenza.
La prima importante operazione che il Carit riesce a portare
a termine, larresto di tutto il Comitato M ilitare del CTLN.
N on sono chiare le circostanze in cui egli riesce a compiere questa
operazione, ma una cosa subito evidente; quel grave colpo contro
le forze della Resistenza pi che allintelligenza del Carit si deve attri
buire allinesperienza, se non addirittura alla leggerezza, di alcuni
membri del Comitato. I comunisti avevano gi messo in guardia
contro i pericoli della faciloneria, della cospirazione romantica quasi
ostentata, ma priva di serie misure di vigilanza. La lotta clandestina,
evidente, si prevede assai lunga: perci nessun gesto deve essere
compiuto, nessuna parola deve essere pronunciata in pi dello stretto
necessario dalle persone che hanno la responsabilit di guidare quella
lotta.
il pomeriggio del 2 novembre. Le giornate sono gi brevi e
loscurit cala presto sulla citt. I componenti del Comitato da poco
nominati si sono dati appuntamento in via Masaccio al n. 93. Giulio
Montelatici a nome del CTLN deve insediarli.
Gli uomini della banda Carit hanno predisposto appostamenti
ed attendono al varco i cospiratori : quasi tutti cadono nella trappola
e sono arrestati. Il rappresentante del partito comunista nel Comi
tato, Vittorio Sinigaglia (col nome di battaglia Vettori) avvicinandosi
con molta circospezione al luogo fissato, si accorge di un insolito
movimento di persone e grazie alla sua accortezza sfugge alla cattura.
A seguito di questi arresti altri ne sono operati. Carit ricerca anche
lavv. Adone Zoli, ma non trovandolo fa arrestare il figlio di lui.
Preoccupato per la sorte del figlio, lavv. Zoli vuole presentarsi agli
uomini di Carit, ma gli altri membri del CTLN temono che una
volta consegnatosi nelle mani di Carit non possa resistere alle mi
nacce e sia costretto a rivelare i nomi degli altri cospiratori. E, poich
la prudenza non mai troppa e dato che la sicurezza del CTLN

deve essere salvaguardata ad ogni costo, si esercita tutta lautorit


del Comitato per indurre lo Zoli a rimanere chiuso per alcuni giorni
in una stanza dellappartamento di Ciardiello in via Cerretani, sopra
al cinema Excelsior, appartamento che serve di recapito per gli
uomini del CTLN. E probabile che qualcuno dei primi arrestati
abbia fatto delle ammissioni, e il 3 novembre Carit riesce ad arre
stare anche lavv. Adone Zoli A questo arresto un altro ne segue,
quello delfindustriale comunista Petrelli. Si ha presto la spiegagazione di questo secondo arresto.
Il Petrelli dopo il 25 luglio aveva messo a disposizione duecentomila lire per i liberati dal carcere e aveva dato incarico al suo legale,
avv. Adone Zoli, di distribuire diecimila lire a ciascuno, mediante
la prova delle persecuzioni subite. Carit, avuta notizia di questo
fatto arresta lo Zoli: vuol sapere da lui chi il benefattore
generoso che ha messo a disposizione il denaro. Lo Zoli, arrestato
e minacciato di morte, confessa, e i fascisti, non sicuri che abbia detto
la verit, lo conducono con loro alla villa del Petrelli stesso. Arre
stato il Petrelli, Carit rimette subito in libert lo Zoli.
Vasco Petrelli invece nega ogni accusa e dopo alcuni giorni
formalmente messo in libert. Ma il Carit, uomo avido e senza
scrupoli, sente di aver trovato nel Petrelli una persona facoltosa da
ricattare, e quindi decide di non mollarlo pi. Il Petrelli riferisce tutte
circostanze dellarresto e le proposte di Carit al suo partito, il quale,
sicuro della sua fede politica, decide di affidargli il delicato compito
di raccolta di informazioni e di controspionaggio nellinteresse di
tutte le forze della Resistenza. Il giuoco veramente pericoloso,
pieno di insidie e di rischi, ma il Petrelli accetta. Nella sua villa a
Settignano egli prende ad ospitare frequentemente Carit e i suoi
pi diretti collaboratori. In casa Petrelli, Carit e i suoi uomini si
abbandonano a bagordi e ad abbondanti libagioni. Dopodich i
buoni vini toscani sciolgono la lingua degli spavaldi aguzzini e
non poche volte dalle loro bocche escono parole che danno la possi
bilit al Petrelli di informare tempestivamente il suo partito e pre
venire i colpi della banda Carit.

Davanti al Comitato Toscano di Liberazione Nazionale, stanno


ormai gravi problemi e serie responsabilit. T utti i partiti antifa
scisti, Partito d azione, partito comunista, partito socialista, Demo
crazia cristiana e partito liberale (non esistono i repubblicani), hanno
accettato le decisioni del Comitato di Liberazione Nazionale per
lunit antifascista e lorganizzazione della lotta armata, ma non
pochi contrasti sorgono di fronte alle difficolt e ai rischi che la lotta
comporta, sia per i gruppi clandestini in citt, sia per lorganizza
zione dei gruppi partigiani nella campagna, di fronte ai rigori della
spietata repressione tedesca. Basta pensare che i tedeschi a Firenze
il 15 settembre hanno proclamato la pena di m orte per chi stampa
giornali e manifestini clandestini.
Se tutti i partiti accettano, come base della futura azione, il
documento politico del Comitato di Liberazione Nazionale, di
verse sono le valutazioni sulle possibilit che la situazione offre e
le previsioni sulle questioni concrete che la lotta impone. N on poche
esistazioni, non pochi timori affiorano durante le riunioni del CTLN.
D a parte della D C e dei liberali, rappresentati dallaw .B erti e dallavv.
Athom, pi volte viene avanzata la proposta di attendere gli eventi
militari esterni, di attendere la liberazione da parte delle armate
alleate, con limplicito invito a non inasprire la lotta interna, a non
esasperare i fascisti e i tedeschi. Contro queste tendenze, in modo
vivace, reagiscono sempre i comunisti e gli azionisti pur avendo di
continuo presente la necessit di salvare lunit del CTLN e di
tutta la lotta antifascista.
Il CTLN fin dallautunno 1943 decide di precisare i principi
della sua politica e le basi della sua organizzazione. La piattaforma
politica di lotta unitaria, nazionale, contro i tedeschi, condotta
da tutto il popolo. Le decisioni del Comitato saranno adottate sempre
allunanimit. T utta la lotta politica e militare sar diretta dal Comi
tato. Esso decide di articolarsi in due organismi: Comitato politico
di cui fanno parte tre rappresentanti per ogni partito; Comitato
militare (Comando Marte).

Il CTLN ha corrispondenza attraverso collegamenti perso


nali con alcuni comitati di liberazione che nei grossi rioni cittadini,
nelle grandi fabbriche e nei comuni vanno sorgendo. I partiti ade
renti al CTLN sono impegnati ad unire le proprie forze e a seguire
una linea generale nella lotta, senza per fondere le proprie orga
nizzazioni e senza eliminare le proprie caratteristiche ideali e pro
grammatiche. Ogni partito quindi pu avere i propri gruppi poli
tici e sindacali e le proprie formazioni militari.
Inizialmente necessario per organizzare piccoli gruppi agili,
capaci di agire di sorpresa e di infliggere gravi colpi ai fascisti e ai
tedeschi senza esporsi a gravi perdite. Per questo, la loro azione deve
essere coordinata da un comando accentrato: non devono inoltre
essere collegati fra loro per ragioni di sicurezza.
Verso la met di ottobre il partito comunista lancia un appello
al popolo italiano. In esso detto:
Italiani! LItaHa vive oggi unora tragica e grave della sua
storia. Dopo ventanni di un regime di oppressione e schiavit, di
corruzione morale e rovina materiale; di un regime il cui solo ri
cordo ci umilia ed offende per tutte le bassezze e le ignom inie di cui
si macchiato, e che ci ha reso spregevoli ed odiati nel mondo con
le sue imprese imperialistiche; dopo pi di tre anni di una guerra
brigantesca, che ci ha coperto di distruzione e rovine, di lutti e mi
serie senza fine e ci ha portato alla catastrofe; quando, rovesciato
il fradicio regime fascista, il popolo italiano, sanguinante da mille
ferite, ha voluto la pace e deponeva le armi, la pi tremenda scia
gura si abbattuta su di noi. Lesercito nazista, gi accampato quasi
da padrone nelle nostre citt e nelle nostre campagne, favorito
dalla criminosa insipienza di chi poteva e non ha preparato la
difesa, ci ha aggredito trasformando il nostro paese in territorio di
conquista... Dalla tragica nostra situazione attuale pi potente deve
sorgere limpulso alla resurrezione. Dobbiamo risorgere e crearci
una nuova vita. E dobbiamo risorgere per opera nostra, coi nostri

sacrifci e col nostro sangue. Dobbiamo risollevarci dallavvilimento


e dalla umiliazione in cui siamo stati gettati non per colpa nostra.
Come in un crogiuolo incandescente dobbiamo concentrare e fon
dere nel nostro animo tutte le sofferenze del nostro popolo: le la
crime delle madri; il pianto dei bimbi affamati; langoscia delle spose
abbandonate; il tormento dei combattenti per una causa odiata;
e fam e sprigionare una fiammata ardente che investa tutto il popolo
e lo sollevi e lo lanci con impeto irresistibile alla lotta.
Latto pi nobile e pi bello che possa fare oggi ogni italiano
d imbracciare il fucile e battersi contro i tedeschi e i loro abbietti
alleati: i fascisti. Solo con larma in pugno di fronte al nemico noi
ci sentiamo ancora uomini e riaffermiamo la nostra dignit e uma
nit. Per quanto grandi possano essere i sacrifici, ancora pi grande
sar il bene che avremo riconquistato: lindipendenza e la libert.
In questa ora grande e tragica in cui si decide della sorte
del popolo italiano, il partito comunista addita a tutti lesigenza
suprema del momento : G U ER R A AI TEDESCHI ED AI FASCISTI.
Esso chiama a raccolta tutte le sue forze e le guida alla lotta. Con
la classe operaia, alla testa del popolo, i comunisti devono essere
di esempio per eroismo e spirito di sacrificio, devono sentire lorgo
glio di costituire lavanguardia eroica di tutte le forze nazionali.
Dobbiamo batterci con tutti i mezzi ed in ogni luogo; nelle citt,
nelle campagne, fra i monti, per cacciare al pi presto linvasore ed
impedire loro la totale distruzione del paese. Dobbiamo combattere
e vincere...
...La degenerazione delle classi dirigenti si rivelata in piena
luce. Da questa dura e tragica esperienza sorge un grande insegna
mento: nessun governo potr essere artefice di ricostruzione di
una nuova vita, se non sar espressione dei bisogni e delle aspira
zioni delle grandi masse popolari.
Lesercito germanico, con laiuto del fascismo, ha occupato
la maggior parte d Italia. U nesigenza imperiosa ed urgente si im pone;

riconquistare la nostra indipendenza e libert. Dopo lesperienza


della politica antipopolare del governo Badoglio e il vergognoso
fallimento del governo e della monarchia in un momento grave e
decisivo, il Fronte Nazionale si costituito in Comitato di Libera
zione Nazionale con il duplice compito im mediato: cacciarei te
deschi dallItalia e distruggere radicalmente il fascismo...
...Lunit dei partiti antifascisti, realizzata nel Comitato
di Liberazione Nazionale, deve divenire unit profonda di tutti gli
italiani nella lotta contro i tedeschi e fascisti, unit che condizione
prima per la nostra vittoria e per una nuova e pi degna vita del
popolo italiano...
...Pur ripudiando il connubio reazionario Badoglio-monarchia, il Comitato di Liberazione Nazionale non deve respingere
il concorso di nessuna forza nellaspra e dura lotta, a cui il popolo
italiano costretto per la riconquista della propria indipendenza e
libert. Badoglio proclama oggi la lotta contro i tedeschi: questo
pu anche essere linteresse della plutocrazia italiana che ha perduto
la sua guerra imperialista. Tuttavia, nella misura in cui egli metter
effettivamente in moto delle forze e lotter seriamente, noi lotte
remo contro lo stesso nemico, faremo fronte unico contro i tedeschi.
Ma la direzione della lotta deve essere assicurata al Comitato di
Liberazione Nazionale, che solo pu realizzare quellunit degli ita
liani da cui dipendono le sorti stesse della lotta e il fine per il quale
il popolo italiano si batte: lindipendenza, la democrazia, la libert.
... Consapevole dei compiti che si pongono oggi alla classe
operaia, il partito comunista guida il proletariato alla loro realizza
zione e lotta alla sua testa come una avanguardia rivoluzionaria.
Temprato alla scuola severa di una lotta aspra e dura cui ha dato
alto contributo di sacrificio e di sangue; dotato della dottrina di
Marx, Lenin e Stalin, che la sintesi pi elevata dellesperienza
storica del movimento operaio e della vittoriosa rivoluzione sovie
tica, il partito comunista fa appello allunit politica della classe

operaia come alla prima condizione perch essa possa assolvere con
successo ai compiti cui oggi chiamata dalla storia. Lesperienza
m aturata nellutimo ventennio, lesempio dellUnione Sovietica,
gli avvenimenti storici di cui partecipe, indicano al proletariato
la via per il raggiungimento dellunit...
...Il mondo intero oggi guarda allItalia. Dalla nostra azione
dipender il giudizio che sar dato di noi e il nostro avvenire. Guai
a noi se attenderemo la nostra liberazione solo dal sacrificio e dal
sangue dei soldati sovietici ed anglo-americani. Il loro aiuto ci
prezioso, ma noi dobbiamo riconquistare anche con la nostra azione
e il nostro sacrificio la nostra indipendenza e libert. Dobbiamo
lottare strenuamente, con virile coraggio, senza esitazioni e debo
lezze. N oi non siamo un popolo di vili e di poltroni, n abbiamo animo
di servi. Alla prepotenza del nazismo che pretende ridurci in ser
vit con la violenza e il terrore, dobbiamo rispondere con la violenza
e il terrore. E continueremo la lotta finch del nazismo e del fascismo
non rimanga pi traccia nel mondo.

Questo appello largamente diffuso a Firenze attraverso l'Unit


stampata a Milano e migliaia di manifestini. Questo appello suscita
entusiasmo e fiducia fra gli operai e in larghi strati della popo
lazione che non hanno mai conosciuto la politica del partito
comunista e i comunisti.
Le questioni pi controverse che il CTLN deve affrontare
sono quelle relative alla lotta armata in citt e in montagna. Pur
accettandone il principio, liberali e democristiani mettono sempre
in evidenza le difficolt d organizzazione. N on ci sono armi, non
c esperienza, non c un terreno favorevole come in Jugoslavia ed
in altri paesi, si dice. I socialisti non avanzano obiezioni di fondo
ma incontrano notevoli ostacoli a raccogliere armi e uomini disposti
al combattimento. Il Partito d azione porta uno spirito battagliero
e fin dal principio della lotta clandestina profonde nella battaglia

notevoli energie. Esso dispone anche di alcuni quadri militari, ex


ufficiali, giovani intellettuali e studenti, e di armi catturate l8 set
tembre. Tuttavia si tratta di piccoli nuclei in via di organizzazione, e
che non entrano subito nellazione. I comunisti sostengono sempre
con decisione la necessit di mettere in primo piano limportanza della
lotta armata, di estenderla gradualmente da gruppi isolati a
masse pi larghe di cittadini e combattono ogni tendenza allattesa.
Essi organizzano per primi, gruppi di ex soldati sbandati e di operai
comunisti per le brigate partigiane. N el mese di ottobre a Milano
il partito comunista decide di costituire le brigate dassalto Garibaldi.
Dichiara che non ha intenzione di costituire delle unit di partito,
ma delle unit modello, sia per combattivit che per spirito di disci
plina, unit aperte a tutti i patrioti, qualunque sia la loro fede poli
tica e religiosa. I quadri dirigenti delle prim e formazioni sono
forniti dal partito comunista coi vecchi combattenti politici, reduci
dalle carceri e dalla guerra di Spagna. Si tratta di gente temprata a
tutte le durezze della lotta, ma sempre di uomini giovani dai 30 ai
40 anni. I primi comandanti di questi gruppi a Firenze, sono Faliero
Pucci, un operaio comunista con dieci anni di carcere; Vittorio
Sinigaglia, altro operaio comunista costretto a scappare dallItalia
nel 1928 e, dopo alcuni anni di studi nellU nione Sovietica, combat
tente della guerra di Spagna; Landini, P icciotti Sani e Dino Sac
centi, anchessi ex garibaldini di Spagna; Gino Tagliaferri, comu
nista, condannato tre volte dal Tribunale speciale.
Il primo documento con cui i partiti si rivolgono direttamente
al popolo stampato e largamente diffuso. Esso invita alla lotta
per difendere il territorio, lindipendenza nazionale contro i tedeschi,
denuncia la responsabilit della monarchia per la mancata resistenza
dellesercito ed invita a costituire la Guardia Nazionale. Reca in
calce la firma Il Fronte Nazionale di Liberazione.
Come si vede c un ritardo rispetto alle direttive del Comitato
Centrale, poich la denominazione di Fronte formalmente
superata.

M a neanche la diffusione di questo appello riesce a dare slancio


alla lotta, a galvanizzare le forze, a rompere il timore che si va
spargendo nella citt su cui. sempre pi grava loccupazione te
desca. Le ragioni di questa lentezza nellorganizzazione della lotta
politica di massa nelle fabbriche e nella costituzione di formazioni
partigiane da ricercarsi nella difficolt di mettere in movimento
unitariamente tutte le correnti politiche alla base. I partiti antifa
scisti nel CTLN sono daccordo, prendono decisioni allunani
mit, ma poi queste decisioni vengono conosciute in ritardo alla
base, perch pochi sono i comitati di liberazione locali funzionanti
e pochi sono i gruppi di base dei partiti politici. N ei mesi di ottobre
e novembre, salvo i comunisti, gli altri partiti non hanno contatti
regolari con le grandi fabbriche, coi comuni della provincia e con
le masse contadine, perch quasi tutti i collegamenti stabiliti dopo
il 25 luglio sono stati interrotti. Spesso avviene che i comunisti
nelle fabbriche e nelle campagne, e poi anche nelle formazioni parti
giane, portino subito le decisioni del CTLN. M a queste decisioni
non sono trasmesse ad un organismo unitario, che manca, un organi
smo capace di mobilitare le masse. M olte sono le localit in cui non
esistono gli altri gruppi politici o, se esistono, ricevono in ritardo
la comunicazione delle decisioni, come a Prato, a Empoli, a Borgo
San Lorenzo. Vi sono centri in cui i comunisti costituiscono comitati
unitari con elementi senza partito o con simpatizzanti comunisti
che accettano di rappresentare i socialisti. Questa una difficolt
non indifferente poich mette in movimento le masse con molto
ritardo, oppure le fa muovere sotto la direzione dei comunisti. I
comunisti, che dispongono di una certa rete capillare di cellule,
cercano di mobilitare operai, contadini e partigiani, sulle parole
dordine del CTLN. Essi, che hanno molte possibilit di stampare
giornali e manifestini, pubblicano largamente i documenti del
CTLN.

E non mancano casi in cui, per queste difficolt, decisioni e


parole d ordine del CTLN sono ritrasmesse e riprodotte con
qualche lieve deformazione, come ad esempio la parola d ordine
della costituzione della Guardia Nazionale, agitata ancora quando
il Comitato di Liberazione Nazionale laveva abbandonata adottando
invece quella delle formazioni partigiane. Frequenti sono invece
le circostanze in cui, nellambito di questa politica patriottica nazio
nale, allo scopo di trascinare pi larghe masse di popolo alla lotta,
i comunisti vanno avanti da soli per colpire i fascisti e i tedeschi,
Intanto, prima della fine di ottobre, due im portanti avvenimenti
si verificano in Italia. Primo, la costituzione a R om a del secondo
governo Badoglio, composto di elementi fedeli alla monarchia e
ostili alla formazione di un governo di rappresentanza nazionale,
con uomini di sicura fede antifascista, come richiesti dal Comitato
di Liberazione Nazionale.
Questo governo antipopolare, ha paura di ogni movimento
di massa. Tuttavia, consapevole dellondata di sdegno popolare contro
la monarchia, per il tradimento dell8 settembre, questo governo
costretto il 13 ottobre a dichiarare guerra alla Germania nazista.
LItalia dunque ora in guerra contro la Germania, a fianco delle
Nazioni Unite, per la sua indipendenza e per il riscatto dellonta
fascista di fronte al mondo. T utti gli italiani, esercito, enti pubblici
e popolo, sono quindi impegnati in questa lotta perch la guerra alla
Germania proclamata dal governo legale.
Laltro importante avvenimento la costituzione della Repub
blica di Sal: Graziani, cui affidato da Mussolini il ministero delle
Forze Armate, ha lanciato un bando per la presentazione alle armi dei
giovani delle classi 1924 e 1925. questo uno dei momenti pi
drammatici del paese. In ogni famiglia italiana c un giovane richia
m ato; in ogni famiglia si svolge unintim a drammatica lotta fra
la volont di non consegnare il proprio figlio ai carnefici fascisti,
che si assumono il compito di reclutare carne da cannone per la

Germania, e il timore delle terribili rappresaglie minacciate da Gra


zim i. La propaganda fascista alterna i retorici appelli al sentimento
ardente dei giovani per la patria alle minacce di morte. Se i fascisti
riuscissero a portare sotto le armi la maggioranza dei giovani delle
classi 1924 e 1925, le sorti della guerra non muterebbero, ma pi
rapida sarebbe la ricostituzione dellesercito repubblichino, che
in gran parte inviato in Germania, e pi limitato sarebbe lafflusso
di giovani al movimento partigiano.
A Firenze questo afflusso alle armi decisamente contrastato.
Il secondo appello del partito comunista pubblicato da l'Unit
del 21 ottobre e dall 'Azione Comunista n. 3 del 26 ottobre. Brani
ne sono riprodotti in migliaia di manifestini. Esso dice:
Lavoratori italiani! LItalia ha dichiarato guerra alla Germania.
Mai guerra fu pi sacrosanta, pi giusta e necessaria. Negandoci
il diritto alla pace e alla libert, il nazismo ha preteso im porci la
guerra al suo servizio e per i suoi interessi. Alla resistenza ed osti
lit del popolo italiano esso ha risposto con la pi inaudita prepo
tenza. U nondata di bestialit, di cui si fanno complici i miserabili
relitti del fascismo venduti ad Hitler, si riversata sul nostro paese,
calpestando ed annientando ogni nostra indipendenza e libert,
ogni pi elementare diritto umano, ogni possibilit di convivenza
civile.
Le devastazioni materiali, le umiliazioni morali, loffesa ai nostri
pi profondi sentimenti di uomini e di italiani, sono arrivati al punto,
in cui tollerare pi oltre significherebbe disonorarci di fronte al
mondo, rinunciare ad ogni speranza di avvenire, condannarci ad
una triste misera vita di servi, spregevoli a tutti ed a noi stessi.
Dinanzi a noi non c che una sola via: im pugnare le armi e
batterci contro i nuovi vandali. Questa via il popolo italiano lha
gi scelta; da tempo i suoi figli migliori si raccolgono nelle citt,
nelle campagne, sui monti e si preparano alla guerra partigiana
contro i tedeschi e i fascisti loro alleati. La guerra contro il nazi

fascismo matura nellanimo degli italiani; di fatto noi ci senti


vamo gi in stato di guerra contro laggressore. Era utile e necessario
che ci fosse dichiarato ed espresso come volont di tutta la nazione.
Operai e contadini, lavoratori dItalia! N oi ci schieriamo oggi
a fianco delle Nazioni Unite e di tutti i popoli che contro il na
zismo lottano per lindipendenza, la democrazia e la libert. N oi
prendiamo il nostro posto di lotta sullo stesso fronte sul quale si
batte lUnione Sovietica le cui eroiche bandiere sono il simbolo
della giustizia e della libert....
... Le tristi e difficili condizioni in cui si inizia la nostra lotta
non devono scoraggiarci, ma spronare le nostre energie e le nostre
volont. N oi combatteremo sul fronte delle battaglie campali e
su quello della guerriglia partigiana. Contro il nazismo riconqui
steremo la nostra indipendenza, contro il fascismo la nostra libert.
E di fronte al mondo riconquisteremo la nostra dignit ed il rispetto
dei popoli Uberi riscattandoci da tutte le imfamie e colpe del fascismo.
ItaHani tutti! Il mondo guarda oggi allItaHa; c in tutti lattesa
della grande prova a cui chiamato il popolo itaUano. N on dobbiamo
falhre. Dobbiamo fare appello a tutte le nostre energie ed essere
pronti a tutti i sacrifici. N ellunit di tutte le forze nazionali il popolo,
itaUano riacquister fiducia in se stesso e sapr degnamente combat
tere a fianco delle nazioni pi potenti del mondo.
...Il partito comunista impegna tutte le sue forze per lunit
degli itaUani contro i tedeschi ed il fascismo, per la formazione di
un governo democratico che, assumendo tutti i poteri dello stato,
con la piena fiducia del popolo, possa guidare alla vittoria.
...Leviamo in alto, insieme alla bandiera tricolore dellindi
pendenza nazionale, il rosso vessillo della Ubert e soUdariet inter
nazionale. Con larma del combattimento noi teniamo in pugno
il nostro destino ; facciamo si che esso sia grande e degno di un gran
popolo.
In questa ora storica nessuno manchi allappello : gU assenti di
oggi saranno i reietti di domani....

un documento che si muove sul binario della politica dei


partiti del Comitato di Liberazione e del governo nazionale di Roma,
ma nessun partito produce documenti simili che suscitino slancio
negli animi e determinino la mobilitazione delle masse.
A Firenze, su proposta dei comunisti, allo scopo di ammonire
i giovani a non lasciarsi ingannare dai fascisti, il Comitato Militare
del CTLN lancia un appello. Quellappello, forte e incisivo, ri
sente del clima di guerra che grava sempre pi sulla vita della
citt. Esso dice:
Giovani delle classi 1924-25, il pseudo governo fascista repub
blicano pretende che vi presentiate alle armi, affermando che cosi
potrete difendere la patria, ma di fatto sareste solo della carne da
cannone per i banditi di Hitler che calpestano il nostro suolo.
Giovani delle classi 1924-25, voi sapete che di fronte al popolo
italiano, del quale siete parte integrante, si pone realmente la neces
sit di difendere la patria: ma ci si far solo cacciando con tutti i
mezzi dal nostro suolo i tedeschi, schiacciando senza piet i loro
lacch fascisti, veri traditori del nostro paese!
Giovani delle classi 1924-25, il vostro dovere di italiani non
quello di servire gli oppressori del nostro paese, ma quello di
combatterli con ogni mezzo. Voi non dovete presentarvi ai posti
di raduno ; voi dovete disertare lesercito dei cani traditori ed andare
ad ingrossare le file degli eroici partigiani che si battono con le
le armi alla mano per difendere il nostro onore di nazione civile,
per la nostra indipendenza, per salvare le nostre citt e i nostri
villaggi dalla bieca distruzione dei vandali nazisti e dei loro com
plici fascisti.
Viva la lotta degli eroici partigiani che si battono per lindipen
denza nazionale! Viva i giovani delle classi 1924-25, speranza del
popolo nella lotta per la liberazione del nostro paese!
Questo manifesto, diffuso in tutta la citt e in provincia, ha una
sensibile risonanza fra i giovani di cui accresce la resistenza.

T
I PRIM I COLPI DEI GAP IN CITTA

Gli espedienti dei richiamati per sottrarsi ai fascisti sono i pi


diversi. Differiscono secondo l'opinione delle famiglie, le condizioni
economiche, il coraggio individuale. Molti giovani si sono nascosti
in casa di parenti, di amici, ove non ci siano altri giovani e quindi
al sicuro dalle visite dei carabinieri. M olti vanno in montagna. N on
sempre quelli che sono rimasti nascosti si salvano. Talvolta sono
scoperti e deportati in Germania. Quelli che andranno sui monti
invece, impugneranno le armi e combatteranno il nemico.
I fascisti per non si rassegnano alla scarsa eco della loro leva.
Organizzano battute, perquisizioni, ferm i, per rendere la vita impos
sibile ai renitenti. Fra gli antifascisti e fra i soldati un nome circola,
passa di bocca in bocca: il colonnello Gobbi. Il colonnello Gobbi
infatti un assiduo e zelante collaboratore dei tedeschi ed lorga
nizzatore dellesercito repubblichino. lui, comandante del distretto
militare, che organizza le battute contro i giovani renitenti, che
provvede allinvio in Germania dei giovani catturati. La sua atti
vit chiaramente antipatriottica un tradimento ora che lo stesso
governo Badoglio ha dichiarato guerra alla Germania. I Gruppi
di azione patriottica che agiscono sotto la direzione generale del
Comando Militare del CTLN, costituiti prevalentemente da co
munisti, decidono quindi di giustiziarlo. questo il primo colpo, il
battesimo del fuoco dei GAP fiorentini. Il suo esito pu essere de
cisivo per tutte le successive azioni armate. Con grande freddezza e
determinazione, una sera, un gruppo di tre giovani comunisti, dopo
numerosi appostamenti e dopo averne studiato le abitudini, lo af

fronta e lo fredda con alcuni colpi di rivoltella. Questa esecu


zione, non fortuita ma organizzata ed eseguita con tanta precisione
senza alcuna perdita da parte dei Gruppi di azione patriottica, suscita
una grande impressione in citt. Le forze antifasciste prendono
slancio, si entusiasmano. I giovani parlano dei GAP come di gruppi
eroici, leggendari; e la popolazione approva questa azione contro
laguzzino dei giovani fiorentini. I fascisti invece sono sgomenti e
terrorizzati e pensano come reagire a questi atti di guerra. cosi che
tra i fascisti fiorentini, con alla testa il federale Manganiello e il se
gretario regionale Meschiari, si giunge alla determinazione di rispon
dere con una vera e propria strage, la prima da quando sono ritor
nati al potere. I goffi tentativi per darsi un volto diverso, le pro
clamate intenzioni di volere la pacificazione fra tutti i cittadini
appaiono ora in tutta la loro sostanza ingannatrice e diversiva. Viene
deciso di prelevare dal carcere delle M urate un gruppo di detenuti
politici fra i tanti arrestati per semplice sospette; u in base a prece
denti antifascisti. Dieci sono i designati. Cinque sono scelti fra vecchi
operai antifascisti e alcuni ex combattenti di Spagna: gli altri cinque
fra gli arrestati del 2 novembre, designati membri del Comita
to militare. Sono il magistrato Paolo Barile, il generale Silvestro
Gritti, la w . Leonardo Mastropietro, il colonnello Guido Frassinetti e law . Adone Zoli che Carit aveva fatto di nuovo arrestare
qualche giorno prima insieme ad altri per avere ostaggi nelle mani.
Alcuni sono interrogati e torturati nel tentativo di carpire dalle
loro bocche nomi di amici e compagni: ma le vittime resistono e
rispondono con disprezzo agli aguzzini. Durante la notte, nella
stanza di Manganiello in Palazzo Medici Riccardi, ha luogo una
riunione per decidere sulla loro sorte. Manganiello e Carit impon
gono la loro volont; cinque debbono essere fucilati subito. Nella
faccenda interviene anche il comando tedesco affinch agli altri
cinque sia salvata la vita. Nel timore di qualche colpo dei gappisti
e delle forze della resistenza, i fascisti sguinzagliano durante la notte

picchetti in perlustrazione per tutta la citt. Al mattino, allalba del


2 dicembre, Luigi Pugi, Armando Gualtieri, Orlando Storai, Oreste
Ristori, Gino Manetti, di fede comunista, sono condotti nel giardino
del piazzale del R e alle Cascine. Cinque sedie sono gi pronte. Man
ganiello ha chiesto il plotone di esecuzione alla PAI non fidandosi
della polizia comune. Le vittime non tremano neanche davanti
al plotone di esecuzione. Comunicano semplicemente al frate cap
puccino i loro ultimi pensieri per le famiglie: quellanello per il
figlio, quellorologio per la moglie, ecc.
Quando i fucili sono spianati alcuni gridano: Viva l'Italia!
Viva la Russia socialista! Gli operai addetti alla pulizia del piazzale
troveranno ancora il terreno bagnato e le sedie intrise di sangue.
I fascisti danno comunicazione dellesecuzione con manifesti
gialli affissi al muro, come per gli annunci cinematografici. Lim
pressione di questo primo eccidio enorme e la popolazione indi
gnata, specialmente in San Frediano ove abitava una delle vittime.
Nelle fabbriche gli operai commentano e rallentano il lavoro. Questa
rappresaglia accende dira la popolazione, sollecita lo spirito com
battivo delle masse, ma esercita anche uninfluenza deprimente su
alcune forze della resistenza. A questa tendenza contribuisce uno
scritto del cardinale Elia Dalla Costa. Il 5 dicembre lalto prelato
pubblica un articolo su La Nazione nel quale sotto il conciliante
appello pace e riconciliazione esorta i cittadini a desistere da ogni
violenza, ricorda il comandamento non ammazzare e deplora
le uccisioni commesse d arbitrio privato o a tradimento, quelle
cio eseguite dai patrioti contro le forze armate preponderanti.
Le grassazioni, i rastrellamenti, le deportazioni di migliaia di sol
dati e operai, sembra non abbiano, per lui, importanza. Verso
i soldati e i comandi germanici invece i suoi sacerdoti abbiano ri
spetto, umanit. La Resistenza, i suoi ideali, i suoi uomini sono cosi
indicati come cose criminose. Questa posizione che costituisce un
indirizzo per il clero non pu non influenzare una parte della citta
dinanza e frenare lo sviluppo della lotta popolare, necessariamente

totale, unitaria, e che deve trovare appoggio morale anche nellau


torit religiosa. E tanto pi ingiustificato appare latteggiamento del
cardinale, in quanto nel CTLN vi sono uomini cattolici, legati
anche alla Curia.
La polizia fascista intanto intensifica la vigilanza, opera arresti
indiziari con lintento di stroncare ogni organizzazione.
Quasi contemporaneamente la polizia fascista mette le mani
sulla tipografa ove il Partito d azione stampa il giornale clandestino
La Libert.
questo un momento estremamente critico per le forze della
Resistenza.
Larresto del Comitato Militare, leccidio dei cinque prigionieri
politici, gli arresti di Zoli, Fumo, Ramat, Barile, Boniforti e di
altri ancora ad opera di Carit, la scoperta della tipografa clande
stina, privano il movimento della Resistenza di uomini e di mezzi
preziosi, provocando una grave crisi nello stesso CTLN e nelle
organizzazioni periferiche. U n certo timore si diffuso fra alcune
persone e alcuni gruppi che forse non hanno previsto la durata e
lasprezza della lotta fidando in una prossima liberazione da parte
delle forze alleate. Per molte settimane il CTLN non si riunisce.
La maggior parte dei suoi componenti sono presi dal panico. Anche
lattivit dei partiti resta in gran parte paralizzata. Lunica organizza
zione quasi intatta, anzi rafforzata quella dei comunisti. Essi hanno
ormai collegamenti con tutti i centri e le fabbriche, dispongono
di uomini e mezzi notevoli e malgrado lo stato di tensione generale,
pubblicano Azione Comunista e numerosi manifestini. Gi il 7 no
vembre per celebrare la Rivoluzione dottobre la federazione comu
nista fa uscire il numero 4 de l'Azione Comunista nel formato di un
giornale normale a quattro pagine, pi di quelle che pubblica La
Nazione. Il giornale contiene articoli sul significato storico della
rivoluzione socialista, sulle conquiste sociali del popolo sovietico,
sullesempio dellEsercito Rosso e dei partigiani sovietici; altri articoli

trattano della vita sociale e culturale nelTURSS e della conferenza


di Mosca delle tre potenze. Inoltre vi si pubblicano, per la prima
volta in Italia, alcuni articoli della Costituzione sovietica.
Nelle fabbriche e nellUniversit, ove diffuso, il giornale appare
una temeraria sfida alla polizia fascista.
Il numero 5 dlYAzione Comunista uscito il 5 dicembre, nel mo
mento della crisi delle forze della Resistenza, in un articolo dal titolo
Perch dobbiamo agire subito, scritto da Giuseppe Rossi, si dice:
Affiorano qua e l tendenze a non lottare subito contro i
tedeschi e contro i fascisti e specialmente contro i tedeschi, perch
si dice:
a) alle nostre azioni di importanza limitata, i tedeschi rea
giranno col terrore: per un loro m orto ce ne saranno venti nostri,
per un magazzino distrutto, bruceranno un intero villaggio;
b) perch ben poco di utile potrem o fare ora; bisogna atten
dere che gli anglo-americani siano vicini, allora ci sar possibile
intervenire nella lotta utilmente;
c) perch la nostra organizzazione politica e militare debole,
se agiamo subito, prima di esserci consolidati, la reazione che pro
vocheremo ci stroncher e liquider la nostra organizzazione.
Contemporaneamente i comunisti stampano anche un mani
festino : Chi era Gino Gobbi : Era il capo delle SS. fasciste - dice il
testo - il riorganizzatore delle formazioni militari al servizio di Hi
tler; era colui che aveva conservato e messo a disposizione del co
mando tedesco tutti i documenti del Distretto militare; era il coman
dante di tutte le ritorsioni che i fascisti e i carabinieri esercitavano
verso i genitori dei giovani del 1924-25 che non si presentavano
alle armi; era laguzzino, il carnefice che dirigeva gli interrogatori
e le torture dei cittadini arrestati.
La sua criminosa opera laveva additato allodio ed al disprezzo
di tutti i militari.

M entre rincasava per godersi tranquillamente gli agi della sua


dimora, soddisfatto d aver avviato al macello tante giovani vite
per combattere la causa di Hitler, le mani del popolo lo hanno rag
giunto e colpito come si conviene ai traditori!
La barbara rappresaglia dei fascisti contro i dieci1 innocenti
cittadini non far altro che spingere ancor pi gli italiani nella lotta
contro il nazi-fascismo .
Sul n. 4 de La Libert uscita il 19 dicembre anche il Partito
d azione prende posizione a favore dellazione dei patrioti contro
il colonnello Gobbi e contro la fucilazione dei detenuti politici,
ed esprime un severo giudizio sulla posizione del cardinale arcivescovo.
D i fronte allesitazione delle altre forze antifasciste ed allormai
chiara posizione attesista dei liberali e dei democratici cristiani
esitanti nellaffrontare i rischi di questa lotta aperta in cui decisiva
la funzione degli organi direttivi per trascinare sempre pi larghe
masse di popolo, queste iniziative dei comunisti, la decisione nel
denunciare i delitti del fascismo e la fermezza nel riconfermare di
voler giungere presto alla cacciata dei tedeschi invasori, rianimano
tutta la lotta, recano fiducia agli incerti e soprattutto mettono di
fronte alle proprie responsabilit quelle forze politiche che intendono
avere domani una funzione direttiva nella costruzione del nuovo
stato. Comunisti e azionisti investono di questa responsabilit i
mem bri del CTLN e, dopo diverse misure precauzionali, la scelta
di nuovi locali e la sostituzione di uomini sospetti alla polizia, il
Com itato riprende a funzionare.
Anche se la battuta darresto nello sviluppo della lotta clande
stina a Firenze stata determinata da circostanze locali, dalla fe
rocia dei fascisti repubblichini e dai rastrellamenti operati dai tede
schi, uninfluenza non meno importante ha avuto la fase di riorga

1 Nel manifestino si parla di dieci fucilati perch gli stessi fascisti avevano
dato questa cifra nel loro comunicato.

nizzazione e di precisazione degli obiettivi che tutta la Resistenza


in Italia va attraversando. N el nord non soltanto sono da risolvere
seri problemi organizzativi ma anche nuove difficolt politiche.
Forti gruppi industriali e agrari che dopo il 25 luglio e 1*8 settem
bre erano rimasti in prudente posizione di attesa, dopo loccupazione
dellItalia da parte dei tedeschi hanno ripreso animo e sempre pi
chiaramente si profila il loro atteggiamento filo-fascista. Del re
sto, sono proprio i fascisti e i tedeschi che montano la guardia alle
loro casseforti. E questo risveglio dei grossi gruppi finanziari e
industriali ha talvolta riflessi nellatteggiamento dei liberali e della
D C nel CLN ove viene prospettato il pericolo di uno sbocco co
munista della lotta di liberazione e di una bolscevizzazione dellIta
lia, allo scopo di spaventare la piccola borghesia e di rendere sterile
ogni azione politica. Il PCI denuncia subito questa manovra, e
su l'Unit, pubblica un articolo dal titolo : Chi opera contro
lunione dei cinque partiti opera contro il paese. Il Partito d azione,
con lardente attivit di Ferruccio Parri, porta nel CLN un appas
sionato contributo ed il peso di una parte della piccola borghesia
e di notevoli forze intellettuali: e, sostenitore dellunit, contribuisce
a dare una garanzia di largo respiro nazionale alla lotta. Ma, mentre
sempre pi evidente appare alle grandi masse la natura del tradimento
fascista e quindi il carattere nazionale della guerra, la lotta non pu
non assumere anche unim pronta di classe, un contenuto sociale, poi
ch i padroni dei grossi complessi industriali e gli agrari approfittano
dellappoggio delle baionette tedesche per aumentare i loro profitti
accentuando lo sfruttamento degli operai, dei contadini e delle
masse dei consumatori. D i qui la necessit di collegare la lotta per
lindipendenza e contro il servizio militare dei giovani nellesercito
della Repubblica di Sal alle rivendicazioni salariali, assistenziali
e alimentari dei lavoratori contro i padroni collaborazionisti. Di
qui la necessit di organizzare agitazioni, fermate, scioperi e sabo
taggi alla produzione; di qui la necessit di compiere ulteriori sforzi
per sviluppare e coordinare la lotta nelle fabbriche.

Parallelamente alla riorganizzazione politica del fascismo e


delle forze armate tedesche, il malcontento, nascosto o palese della
popolazione, va aumentando ed un odio sordo cova e si accumula
fra tutti gli strati della popolazione. Le razioni alimentari sono
ancora ridotte. La vita della popolazione, anche a Firenze, alla
merc dei tedeschi. I fascisti non hanno altro compito che quello
di reggere il sacco ai nazisti, che cominciano a spogliare la citt, e
ai grossi profittatori italiani.
Nel campo dellalimentazione la sorveglianza si esercita soltanto
sui piccoli esercenti. La Sepral e il suo presidente Padovani, il
Consorzio agrario lasciano che grossi im portatori e commercianti
traffichino, si arricchiscano. Gli alimenti mancano per i poveri, ma
i ricchi trovano al mercato nero ogni genere di merce, dalla carne
al burro e allo zucchero. Lo stesso avviene per il vestiario. I tessuti
non si trovano pi coi punti delle tessere ma i grossi industriali
di Prato, lo Sbracci, la Toscolani, il Fabbricone consegnano ai traf
ficanti, le stoffe per il mercato nero. Grossi commercianti fiorentini
e trafficanti improvvisati comprano le merci e le rivendono al mer
cato nero. U n largo traffico si esercita coi tedeschi provvisti a iosa
di moneta italiana stampata di fresco. Essi comprano camion interi
di stoffe a Prato, in via Borgo San Lorenzo, per inviarle in Germania.
Molti grossi commercianti preferiscono vendere ai tedeschi anzich
agli italiani, come dichiara apertamente un commerciante di via
Borgo San Lorenzo, arricchitosi smisuratamente con questo traffico.
I rigori delloscuramento sono stati accentuati e la sera difficile
circolare in citt senza essere fermati e perquisiti dalle pattuglie
dei fascisti delle brigate nere e dai nazisti. I fascisti sono presi dal
terrore dei gappisti. In ogni giovane fermo ad un angolo di strada,
in ogni operaio in bicicletta vedono un attentatore, un dinamitardo.
I ponti sullAmo sono particolarmente sorvegliati. Sentinelle mon
tano regolarmente la guardia al centro dei ponti, mentre agli im
bocchi quasi sempre, specialmente la sera, sono appostati picchetti
volanti che intervengono e perquisiscono i cittadini. E tale il ti

more dei brigatisti neri di essere colpiti da fulminee azioni dei gap
pisti che sono costretti a portare il m itra non pi a tracolla dietro
la spalla, ma ciondoloni al collo, impugnato, con il proiettile in
canna, pronto per sparare immediatamente, come in azione di com
battimento. E quando un cittadino fermato per la perquisizione,
mentre un milite esegue loperazione, altri si pongono ad una certa
distanza con il mitra puntato, nellatteggiamento di soldati di ven
tura. Nessuno si sente pi sicuro, neanche il cittadino pi pacifico
perch si sa che i militi delle brigate nere non sono soldati o agenti del
lordine, ma avventurieri, grassatori, ricattatori, rapinatori, sanguinari
I ponti sullArno erano la vita della citt, le arterie pi liete
e simpatiche. Da ogni ponte c una prospettiva diversa, un interesse
anche sentimentale, intimo. Dal ponte alle Grazie si vede il piaz
zale Michelangelo, dal ponte alla V ittoria le Cascine, dal ponte a
S. Trinit (riprodotto nelle stampe popolari con lincontro di Dante
e Beatrice) si vedono le botteghe degli antiquari e le bigiotterie del
lungarno Acciaiuoli e il ponte Vecchio, tutto fitto di botteghe di
orafi. Su quei ponti, un tempo, la mattina e la sera passavano a
frotte allegri gruppi di impiegati, di sartine, di operai in bicicletta
fischettando le canzoni in voga, i tranvai provenienti dal Galluzzo
e da Legnaia carichi di giovani che discutevano. Giunti al centro
della groppa inarcata dei ponti da cui quasi si domina la citt, coi
suoi monumenti e la corona dei colli, i fiorentini non potevano
fare a meno di dare uno sguardo al panorama della loro citt, come
per salutarla, per darle il buon giorno e la buona sera, sempre ammi
rati come forestieri, e innamorati come esperti cultori dellarte.
Ora, invece, questi ponti altro non sono che dei passaggi obbligati
che volentieri si vorrebbero evitare.
Negli ultimi mesi lincubo dei bombardamenti aumentato.
Le incursioni dellaviazione anglo-americana sono frequenti. N on
passa notte che non sia dato lallarme e che ogni fiorentino non sia
obbligato a scendere nei rifugi. I centri vicini di Pontassieve, Ba
gnano, Poggibonsi sono bombardati.

Il malcontento ha quindi profonde radici e la popolazione,


assai pi che un armo prima, anela alla propria liberazione.
In questo quadro agiscono dunque il CTLN e i partiti che
lo compongono. Lazione politica di guida, la denuncia dei pericoli
verso i quali va incontro lItalia, la lotta per le rivendicazioni sala
riali e alimentari, il sabotaggio alla produzione bellica, la resistenza
agli obblighi di consegna dei prodotti agricoli agli ammassi, non
possono essere condotti soltanto sul piano della propaganda. Nes
suna possibilit esiste di poter indurre i fascisti a modificare la
loro politica attraverso una pressione morale dellopinione pubblica.
Essi sono gi isolati politicamente e moralmente m a con la forza
delle armi, col terrore compiono le loro azioni volte tutte a ser
vire la causa della Germania nazista. U nazione efficace, una pres
sione decisiva, capace di infliggere colpi agli occupanti e ai fascisti
scatenati, per avvicinare la fine di queste sofferenze con la sconfitta,
del nazismo, deve dunque essere forzatamente condotta prevalen
temente sul terreno militare, con le armi. E questo ci che sempre
sostengono i comunisti e gli azionisti nel CTLN per vincere le
incertezze e limpreparazione degli altri partiti.
Con questa prospettiva appunto vanno svolgendo la loro atti
vit a Firenze i partiti del CTLN. Essi, verso la fine dellanno 1,943,
dispongono di una rete organizzativa politica che abbraccia tutta
la citt e la provincia e di comitati di agitazione nelle fabbriche, con
trollati largamente dai comunisti e dai socialisti. Per lazione politica
nella citt vengono adottate una serie di misure, attraverso le quali
mobilitare lopinione pubblica fu un concreto aiuto alla Resistenza.
Per lazione militare, il CTLN decide di dare un impulso
nuovo alle operazioni. Ma ancora si lontani dalla costituzione
di una regolare formazione militare.
E quanto sia opportuna linsistenza dei comunisti nel CTLN,
cio nel Comitato che ha la direzione suprema politica e militare
di tutta la lotta, lo dimostra limpegno che, pi o meno, successi
vamente mettono i partiti nella propria preparazione militare.

U ninfluenza decisiva, non soltanto psicologica ma anche politica e militare, hanno le azioni condotte in citt dai Gruppi di
azione patriottica.
Riconosciuta la necessit di appoggiare con azioni militari
la propaganda politica fra la popolazione e le agitazioni degli operai
e dei contadini, occorre che la decisione di agire sul piano di
guerra sia collegialmente presa dal CTLN, anche se poi lesecu
zione delle azioni in citt e in montagna si realizzer attraverso le
diverse organizzazioni controllate dai partiti. Il partito comunista
dispone di una considerevole forza umana e di armamenti per con
durre a termine audaci azioni, ma necessario che ogni mossa, ogni
atto politico e militare, abbia lim pronta e lappoggio politico e
morale del CTLN. necessario che la lotta non assuma un ca
rattere, che possa prestarsi alle speculazioni delle forze di destra,
ma mantenga e accentui sempre pi un netto ed inequivocabile
carattere unitario e nazionale.
evidente per che, malgrado le decisioni del CTLN sul
piano militare, i partiti si muovono con m inore o maggiore decisione
e slancio, in base al loro particolare carattere e a seconda delle forze
a propria disposizione.
Attraverso alterne vicende, fatte di successi e di delusioni,
passata la preparazione e lattivit delle Squadre di azione patriottica
che agiscono in citt. Il prim o colpo im portante, quello contro
Gobbi, stato eseguito con pochissimi elementi, armati soltanto
di pistole, ma ora si va preparando una vera e propria organizza
zione specializzata per i colpi contro i grossi gerarchi fascisti, allo
scopo di terrorizzarli ed isolarli anche dai loro stessi gregari.
Si comincia a predisporre la fabbricazione di ordigni speciali.
In un laboratorio improvvisato alcuni uomini confezionano potenti
bombe al tritolo. Hanno la form a di un mattone, il colore in
metalcrom e possono quindi essere incartate e portate sottobraccio
come un innocente pacchetto. Diffcili sono stati i prim i passi per

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trovare gli ingredienti e lesplosivo necessari, e il locale per lofficina-laboratorio. Contemporaneamente stato provveduto al
lincetta di pistole moderne, anche automatiche, per larmamento
personale: spesso sono di provenienza tedesca. I comunisti si sono
procurati le armi, come si visto, attraverso elementi della polizia,
attraverso operai che lavorano nella Fortezza Da Basso ove sono
state ammassate tutte le armi recuperate dai tedeschi dopo* l8 set
tembre. Le armi pi piccole e di precisione sono destinate alle squadre
in citt, mentre quelle pi pesanti, in maggiore quantit, sono avviate
in montagna. I comunisti non possono contare sullaiuto degli
alleati con aviolanci, come altri partiti. Comunque, verso la fi
ne di dicembre, i comunisti hanno sotto il loro controllo alcune
squadre di giovani audaci, dirette politicamente da elementi pi
maturi ed esperti. Lorganizzazione semplice. I gruppi non sono
collegati fra loro e neanche i dirigenti hanno contatti diretti con
le organizzazioni politiche e sindacali: anzi ne sono del tutto isolati.
Anche il Partito dazione ha messo molta cura nellorganizza
zione militare, ma un tipo d organizzazione che appare piuttosto
complicata. Ha costituito diverse squadre in citt, con relativi capi
squadra, con compiti per che non sono n chiaramente militari
n politici: sono squadre inoltre composte da persone entrate nella
lotta dopo il 25 luglio, ex ufficiali genericamente antifascisti e anti
hitleriani, individualisti, spesso impreparati alla lotta clandestina.
Queste squadre hanno un carattere ben diverso dai GAP (Gruppi
di azione patriottica) organizzati dai comunisti che con loro non
hanno in comune n la ferrea disciplina n la tecnica.
Il Partito d azione ha schedato tutte queste squadre con i nomi
dei suoi componenti, e continua a recuperare armi, vestiari, me
dicinali, che ammassa in depositi. Tutta questa impostazione, im
perniata su uno schema e ispirata a criteri tattici e logistici, ha co
me presupposto una prossima grande offensiva alleata, da coadiu
vare e appoggiare entrando direttamente nella lotta al momento

fissato. Ma man mano che questa offensiva si fa sempre pi spo


radica e lontana, pi difficile diviene tenere insieme, disciplinare,
decifrare, muovere tutto questo macchinoso complesso senza esporsi
ai segugi e alle spie della polizia di Carit e senza subire gravi delu
sioni e demoralizzazioni che pure pesano in una lotta di questo
carattere.
Assai utile per la Resistenza il servizio documenti organiz
zato dagli azionisti (servizio di cui dirigente anche Nello Tra
quandi) per la fabbricazione di documenti falsi, fotografie, timbri,
carte annonarie, tessere ed altro da fornire agli uomini che operano
illegalmente per circolare e vivere in citt. M olto attivi sono gli
azionisti anche nel lavoro di protezione degli ebrei, per la raccolta
e lospitalit dei prigionieri alleati, di quelli che sono fuggiti dal
Castello di Vincigliata e dalla Villa La Massa ed altri scampati ai
tedeschi.
Una commissione, di cui fanno parte Agostino Dauphine, C.
Guidi, Bernardo Sreber, Massimo Orlandini, M argherita Fasolo,
Raoul Borin ed altri, lavora alacremente ed riuscita a costituire
un centro clandestino ad Acone e a stabilire collegamenti con altr
centri della Toscana, Questo lavoro pecca purtroppo di super
ficialit ed esposto continuamente alle infiltrazioni di agenti pro
vocatori, di spie. A stento lorganizzazione del Partito dazione riesce
a difendersi dallinfiltrazione della spia Nello Nocentini e di un
fa.so ufficiale canadese, agente bulgaro della Gestapo: essa deve
registrare numerosi gli arresti fra le proprie file.
Assolutamente inesistente invece lattivit militare della Demo
crazia cristiana, dei liberali e dei socialisti. Se i primi due partiti
hanno soltanto alcuni contatti con elementi militari, e non dispon
gono di uomini decisi a lottare le difficolt dei socialisti sono di
altro genere. che lattivit del partito socialista anzich svilupparsi
su basi nuove e verso forze nuove, si chiusa nel tentativo di ri
costruire la sua vecchia organizzazione, rimettendo insieme e riat

tivando gli uomini del prefascismo. Sono uomini che portano in


loro settarie diffidenze verso le nuove generazioni, e che, inoltre,
forse per una deformazione della vecchia tradizione socialista anti
militarista, restano riluttanti ad impegnarsi in azioni di guerra. I
rappresentanti del PSI nel CTLN sentono questa inferiorit ma
non riescono a dare al partito - per lassenza di quadri politici di
pi moderne vedute e non per mancanza di elementi militari un minimo di organizzazione sul piano militare.
In questo periodo, intanto, i fascisti continuano a riorganizzarsi
e ad assumere un atteggiamento di autorit legali, a mettere negli
enti pubblici tutti i loro uomini, ad occupare edifici e ad insce
nare pubbliche manifestazioni nel tentativo di rafforzare il loro
potere.
Per questo i comunisti decidono di compiere alcune azioni,
di intervenire militarmente anche per raccogliere i primi frutti
dal lavoro clandestino e per temprarlo allesperienza della lotta.
Il mese di gennaio di severo collaudo per le forze della Resi
stenza. I prim i colpi sono portati contro le sentinelle sui ponti: il
milite repubblichino di guardia sul Ponte alla Carraia eliminato
a colpi di pistola e quello sul Ponte della Vittoria finisce nelle acque
dellAmo. I fascisti sono costretti a raddoppiare la sorveglianza e
a mostrare a tutta la cittadinanza che, solo grazie alle armi, loro
possibile governare la citt.
U nazione molto pi vasta e congegnata, organizzata il 15
gennaio, inaugura i mattoni che i fabbriceri fiorentini confe
zionano nel laboratorio: alle ore 18,50 precise, sette di quelle bombe
debbono scoppiare contemporaneamente in citt.
Limpresa pi temeraria quella che compie Bruno Fanciullacci,
un giovane comunista esile, piccolo, bruno, dallanimo gentile e
generoso, ricco di affetti verso la famiglia e gli amici, ora im prov
visatosi gappista per la causa della libert.

COMUNICATO

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Si partecipa ch e li giorno 28 Rfr4e,in egi
tato tccroHSitlco compiuto da sica ri ai soldo
ceduto d cam erata.

ALL. MIL. DELLA G.NJ

CianteH Vah
I fun erali ini c a m e ra ta CfJWTELLl a u ra
3 c o rr atte o r e 17,30, p a rte n d o dalla C sse m
della S cala.
I F ascisti Repubblicani seno tenuti parte

ete la tm di tsato ^totta^rfa?


Otolai. % iea<: sm m tose a

vorr elevato

mm9w

Le m e , pelle quali saranno trovati * banditi ed i U


depositi verranno detratte e eeloro erte vi abitano sarai*
parliti secondo le pene previste appare saranno avviati
servizio dei lavoro obbligatorio
1 Quartieri della citta, nei Quali i banditi troverai?
ricetto saranno m i al suolo
I banditi eh verranno trovai* con lo armi sia matto
coloro che li favoriranno e li tollereranno nelle loro lutisi
diaie vicinanze senza sporgere denunzia allo Autorit vi
ranno puniti con la morte

il comandante generai

BELLA ZONA ffOPn^ZIDI

A lc u n i com unicati e avvisi intim idatori dei fa sc isti e dei tedeschi.

I giovani p a rtig ia n i im piccati dai tedeschi a Figline di Prato.

una tepida serata invernale e molta gente circola per le strade.


Col suo mattone sotto il braccio, travestito da milite della guardia
nazionale repubblichina, Fanciullacci entra nella Casa del fascio, in
via dei Servi, salutato dalle sentinelle. Secondo gli accordi, non deve
restare entro la federazione fascista pi di cinque minuti: altri
menti i tre compagni che sono fuori a copertura elimineranno
le sentinelle per creare confusione e consentirgli la fuga. I compagni
guardano lorologio. Sono passati appena due m inuti e mezzo e
Bruno esce calmo e tranquillo e si dirige verso piazza SS. Annun
ziata ove un altro compagno gli custodisce la bicicletta. La bomba,
collocata in un corridoio della federazione, vicino alla porta delluffi
cio di un alto gerarca, esplode con un fragore d inferno, quando
Bruno gi in Piazza S. Marco.
Contemporaneamente esplodono le altre sei bombe: due nelle
finestre dellhotel Excelsior in Piazza Ognissanti, divenuto sede del
Comando tedesco di piazza; due sulle porte d ingresso del Comando
tedesco Tank-Stelle in Piazza Stazione, due nelle finestre dellalbergo
di Piazza Indipendenza occupato dai tedeschi. T utta la citt scossa
da queste potenti esplosioni. I fascisti sono terrorizzati, scappano
dalla federazione, sparano allimpazzata, si nascondono; i tedeschi
mobilitano le loro forze, bloccano le vie della citt. Nessuno di loro
riesce a rendersi conto dellaccaduto, mentre tra la popolazione rapi
damente gira la notizia, sollevando unondata di ammirazione per
quegli uomini temerari che attaccano gli occupanti tedeschi e i
loro complici fascisti.
N on facile fare il bilancio materiale delloperazione ma si
sa per certo che sono m orti alcuni fascisti e tedeschi: diversi sono i
feriti tedeschi, molti i danni agli edifici, nessuna perdita fra i gappisti
e enorme leffetto morale su tutte le forze della Resistenza.
Da questo giorno il Comando tedesco anticipa lobbligo del
coprifuoco dalle 23 alle 20 e raddoppia le forze militari per la
difesa delle sedi militari e degli edifici pubblici.

M a loffensiva iniziata dai GAP non si ferma. Il 17 dello stesso


mese un piccolo Gruppo di azione patriottica colloca mattoni
in tre punti della linea ferroviaria Firenze-Roma, nei pressi di Varlugo.
Le esplosioni provocano linterruzione del binario in tre punti. Il
giorno 21, sempre dello stesso mese, nella casa di tolleranza di via
delle Terme, riservata ai piaceri dei nazisti, un altro mattone
fatto esplodere. Due tedeschi restano gravemente feriti e la casa
chiusa.
Il giorno 26 il capitano Mazzoli, noto collaboratore del colon
nello Gobbi, e come lui fautore della costituzione dellesercito repub
blichino e attivo ricercatore dei giovani renitenti, fatto segno a
colpi di rivoltella mentre esce dalla sua abitazione in Piazza Tasso.
Riesce a fuggire perch la moglie ha potuto avvertirlo che due
giovani in bicicletta giravano intorno alla casa.
Anche il 31 un altro giorno nero per i fascisti fiorentini. Lalba
sembra sorgere sotto un fosco segno, quel giorno. Nelle prime ore
del mattino una densa nuvola di fumo sale dalle stanze della Prefet
tura, dal covo di Manganiello. Che cosa successo? U n misterioso
incendio si sviluppato, e le fiamme si estendono allarchivio poli
tico del salone del terzo piano facendo crollare il soffitto. Tutti i
documenti politici fra i quali si trovava lelenco degli indiziati che
dovevano essere deportati in Germania va distrutto. I fascisti non
sanno rendersi conto di quali siano le cause, restano sconcertati e,
pur sospettando si tratti di un atto delle forze della Resistenza, non
possono credere che qualcuno abbia potuto introdursi fin la dentro.
Eppure quellincendio non dovuto al caso, ma al gesto coraggioso
del comunista Corrado Simoni, usciere della Prefettura. U n fiammi
fero gettato nel cestino della carta, al momento giusto, ha provocato
tanti danni e tanta paura. I pompieri accorrono alle 8 del mattino,
quando lincendio ha gi distrutto i documenti pi importanti.
La stessa mattina i gerarchi fascisti hanno indetto una riunione
pubblica per esaltare i m artiri fascisti caduti in Jugoslavia, ceri

monia che dovrebbe essere la prim a grande adunata pubblica del


risorto fascismo. Lentusiasmo non molto. In ritardo e di mala
voglia i fascisti affluiscono alla spicciolata in via della Pergola nelle
loro lugubri divise nere, coi cinturoni alla vita, gli stivaloni lucidi
e le nappe nere dei fez ciondoloni. Law . Gino Meschiari loratore
ufficiale. Ma, proprio quando la riunione sta per incominciare, una
delle solite potenti bombe con le quali orm ai i gappisti hanno tanta
familiarit esplode nellinterno del teatro ferendo alcuni fascisti
e spargendo un indescrivibile panico fra tutti gli intervenuti che se
la danno a gambe.
La vita dei fascisti comincia veramente ad essere dura. Orm ai
evidente che la Resistenza non pu essere stroncata, ma anzi i suoi
uomini scovano i gerarchi nelle loro case, nelle loro sedi, obbligan
doli a stare in continuo stato d allarme, di timore, a mettere tutte
le forze in stato di guerra contro la citt, a rivelare cosi il loro iso
lamento dalla popolazione. Questi colpi screditano i fascisti anche
al cospetto dei tedeschi i quali si rendono conto che il fascismo non
controlla la situazione. I tedeschi sono sempre pi obbligati ad as
sumere apertamente la posizione di occupanti anzich quella di
alleati che preferirebbero recitare. Anche fra le altre forze della
Resistenza e fra il popolo, quelle azioni hanno un effetto psicolo
gico incalcolabile, smentendo inequivocabilmente le ragioni di ogni
attesismo, e dimostrando la possibilit di colpire e combattere il
nemico.
Il CTLN approva queste azioni e molti dei rappresentanti
dei partiti si compiacciono col partito comunista che guida quei
gruppi di azione cosi attivi. D altronde non c motivo di non appro
varli perch sono diretti contro le forze politiche nemiche del paese,
sono la concreta applicazione delle direttive del CTLN e del
governo nazionale di Rom a. N on mai avvenuto che gli operai
comunisti, le formazioni militari comuniste, dotate cme si visto
di armi e di coraggio, abbiano intrapreso azioni contro proprietari

di aziende industriali o agricole in quanto tali, n azioni vendica


tive per odio di classe. Lunico elemento di giudizio latteggia
mento che i cittadini, operai o borghesi, contadini o agrari hanno
nei confronti della guerra di liberazione. Chi non collabora coi te
deschi e i fascisti, chi non obbliga gli operai a lavorare per i tedeschi
o a partire per la Germania rispettato; chi lavora per salvare le
fabbriche, le macchine, insomma chi opera per salvare il patrimonio
nazionale, pu contare sullaiuto degli operai e delle forze della Resi
stenza. Chi invece tradisce il paese, al servizio dei tedeschi, operaio o
capitalista che sia, pu aspettarsi i colpi dei patrioti.
Ma non facile per le forze della Resistenza conservare le armi
e difendere lorganizzazione, perch la banda di Carit opera con
ogni mezzo, si serve di spie prezzolate di ogni genere, dai teppisti
alle prostitute. U n grave colpo subisce il Partito d azione il quale
ha ripreso con impegno il lavoro militare. Il Comitato militare del
Partito d azione, di cui fanno parte Ragghiami, Campoimi, Boris,
Orlandini e Facca, ha fabbricato esplosivi, chiodi per sabotaggi
agli automezzi, ha continuato a raccogliere armi, a eseguire anche
atti di sabotaggio ferroviario ; ma questa organizzazione e il numero
degli uomini che la conoscono sono ormai sproporzionati allazione
offensiva che esplicano, specialmente in citt. D a tempo il Partito
d azione cura i collegamenti con le forze militari alleate, con gli
inglesi, attraverso la radio. Nel mese di gennaio, dopo rinnovate
richieste, tramite loro compagni di Carrara, entrano in collegamento
con agenti della V e V ili Armata inglese ed hanno la promessa di
un aviolancio di armi. Il luogo e il giorno del lancio noto sol
tanto a loro. Questa la regola che vige fra le forze della Resistenza;
portare a conoscenza degli altri il minimo possibile, solo lindi
spensabile poich, pur nella massima reciproca fiducia fra le forze
che agiscono per una causa comune, necessaria la massima pru
denza. Ogni partito non sa quanto pu essere matematicamente
sicuro che negli altri partiti non vi siano infiltrazioni nemiche. Il

lancio dunque fissato per la notte del 14 febbraio nella zona di


Montegiovi. Col concorso di squadre cittadine l dislocate, di al
cune forze del Mugello e di prigionieri britannici della base di Acone
diretti da Max Boris, recuperato tutto il materiale dei 19 lanci
effettuati dagli aerei inglesi fra i disagi causati dalla neve, il freddo
e loscurit: 51 mitragliatori Sten, 216 granate, bombe incendiarie,
esplosivi, viveri, indumenti e calzature.
Il materiale raccolto viene trasportato dagli azionisti a Firenze
superando audacemente tutti i controlli predisposti dai fascisti e dai
tedeschi agli accessi alla citt e concentrato in due magazzini; in
via Guicciardini 14 e nel viale dei Mille ove gi sta ammassato
altro materiale. Quel materiale, tanto prezioso per le forze della Resi
stenza che sui monti operano con pochissime armi, va purtroppo
rapidamente perduto. Una spia delle SS, certo Citerni detto Oc
chio, che riuscito ad entrare in una banda del Partito dazione
del Mugello viene a conoscenza delloperazione e riferisce alla po
lizia. Il 26 febbraio uomini della polizia di Carit, dopo una serie di
appostamenti e pedinamenti degli uomini del Partito d azione, ini
ziano una vasta operazione. Tutta la zona di via Guicciardini,
Borgo Santo Jacopo e Ponte Vecchio bloccata dai militi in as
setto di guerra. Ufficiali della milizia repubblichina irrom pono nei
locali e sequestrano tutto il materiale. I locali sono deserti ma Ca
rit fa eseguire molti arresti fra gli azionisti: dopo pochi giorni
la polizia scopre anche il magazzino del viale dei Mille ed entra in
possesso di tutto il materiale bellico e propagandistico, anche di
quello accumulato nei mesi precedenti. Altri arresti sono eseguiti
contro il Partito d azione il quale risente il grave colpo subito ed
costretto a sospendere ogni attivit. Per diverse settimane il par
tito demoralizzato, sfiduciato, e immobilizzato. Neanche la stampa
del Partito dazione, dopo lultimo numero de La Libert apparso
il i febbraio, uscir pi fino al 30 aprile.

M a ormai si tratta di contraccolpi, di temporanee sconfitte,


limitate nel tempo, che non mutano sostanzialmente il rapporto
delle forze e che non possono influire sullesito finale della lotta
fra il nazifascismo e la Resistenza.

LO SVILUPPO DELLA G U E R R A PARTIGIANA

A fianco e contemporaneamente allattivit punitiva dei Gruppi


di azione patriottica che si esplica in citt, nella campagna e spe
cialmente in montagna si sviluppa e si estende lorganizzazione
delle formazioni partigiane.
I primi passi sono stati difficili, pieni di incertezze, di timori,
di entusiasmi e di delusioni, frutto di un lavoro appassionato contro
ogni scetticismo.
I primi gruppi di ex soldati, di operai che hanno abbandonato
le officine e di giovani che hanno rifiutato di rispondere alla chia
m ata di Graziani, sono saliti sui monti verso la fine di settembre e
nellottobre, sulle falde di Montegiovi, di M onte Morello. Le armi
sono ancora scarse e pochi quelli capaci di adoperarle. Ancora senza
uno schema organizzativo, senza servizi logistici e quadri esperti
in questo genere di lotta, le formazioni in un primo tempo hanno
vagato sulle colline e sui monti, senza poggiare su basi sicure di
rifornim enti vicini, perch latteggiamento dei contadini ancora
pieno di riserve. I punti di contatto, di rifornim ento di armi e di
inoltro degli uomini che successivamente sono affluiti sono Sesto
Fiorentino per i gruppi di M onte Morello, Borgo San Lorenzo e
Pontassieve per M ontegovi e il Mugello. Particolarmente attivo
in questo lavoro Galileo Corsi, un operaio della Galileo. U n altro
gruppo sta concentrato sulle colline di Greve con base a Bagno
a Ripoli.
Questi gruppi sono controllati dai comunisti e dagli azionisti.
Quelli diretti dai comunisti si compongono prevalentemente di
operai e giovani renitenti, quelli del Partito d azione di ex soldati
e ufficiali.

T utti questi gruppi formati da elementi non disciplinati, senza


esperienza e senza adeguato armamento, sono pericolosamente esposti.
Se si scontrassero con regolari unit tedesche o fasciste, sarebbero
facilmente distrutti perch la loro forza di coesione soltanto mo
rale, e lo spirito della maggior parte dei componenti pi che offen
sivo quello di chi vuol sottrarsi allirreggimentazione per una
causa che odia. Soltanto la disorganizzazione e lisolamento delle
forze fasciste e tedesche ha consentito loro di superare lincertezza
delle prime settimane. Ed naturale che sia cosi poich sempre la
guerriglia partigiana si sviluppata quando c stata una carenza
delle forze armate regolari. Si tratta di gente che ha abbandonato
la fabbrica, il campo o la scuola non perch preferisce il campo di
battaglia ma per necessit; che ha abbandonato la casa e la mamma
non perch preferisca la caserma, le armi e la vita militare ma
per ribellione alla guerra, per sfuggire alla cattura. N on sono eroi,
non sono giovani in cerca di avventura, ma gente che volentieri
vorrebbe ritornare al lavoro nellofficina, sui campi e fra i banchi
della scuola.
Lepisodio che accade nel bosco di Montegiovi sintomatico
di questo stato d animo.
La notte calata da molto tempo e gli uomini che compongono
la piccola banda si sono alla meglio coricati, alcuni in una capanna,
altri alladdiaccio con le armi al piede. Due sentinelle armate mon
tano la guardia da un punto da cui facile controllare il pendio sot
tostante nel quale sinerpica un viottolo che sale verso il luogo ove
la banda attendata. La notte buia e nessun lume traspare a
causa dellobbligo delloscuramento. Soltanto qualche piccola casa
di contadino sparsa nella campagna sottostante, il resto deserto. Ad
un certo punto i due uomini di sentinella scorgono, in basso, lontano
nelloscurit un lume che si muove lentamente. Dopo poco un altro
se ne aggiunge muovendosi esso pure. I due danno lallarme. Tutti
in poco tempo sono in piedi, imbracciano i fucili, puntano il mitra

gliatore e si dispongono a lanciare le bombe. I lumi continuano ad


avvicinarsi e, dopo brevi misteriose soste, altri due se ne aggiungono.
La paura comincia a diffondersi fra quei ragazzi che non hanno mai
sparato una fucilata. I tedeschi salgono per un rastrellamento : forse,
pensano, anche dallaltra parte avanzano per accerchiarci!
E quando i quattro lumi, ancora distanti, si agitano e si congiun
gono, i ragazzi non esitano pi, scappano nel bosco, si ritirano:
molti gettano le armi. La notte per trascorre senza che alcun tedesco
si faccia vivo. Al mattino, alla prim a buona luce dellalba, ritornano
sui loro passi, riprendono la posizione. Il capo della banda, che non
vede alcun pericolo, si rianima e decide di inviare in avanscoperta
una staffetta per accertarsi su cosa accaduto la notte e dove sono
andati a finire i tedeschi. Cosi si viene a sapere che causa di tutto
quel movimento di lumi stata una vacca che partoriva: il conta
dino, fornito di lume, si era recato a chiedere aiuto ad altri conta
dini che, con altri lumi, si erano recati alla stalla della cornuta par
toriente!
Fra quei ragazzi che hanno avuto tanta paura c anche Adriano
Gozzoli che, in seguito, per il coraggio e leroismo dimostrato nel
combattimento in cui lascer la vita, sar decorato con la medaglia
d oro alla memoria.
Soltanto la forza cosciente, la volont ferrea e la capacit poli
tica di persuasione e di chiarimento di pochi uomini hanno saputo
portare lass sui monti e tenere insieme tanti ragazzi, hanno saputo
aiutarli, grado a grado, a superare i disagi, le paure.
I prim i scontri a fuoco avvengono il io ottobre sulle pendici
di M onte Morello fra un piccolo nucleo di militi repubblichini
e un gruppo di giovani. una sparatoria senza battaglia frontale,
da posizioni coperte, ma in cui si registra il primo caduto della
guerriglia intorno a Firenze: Checcucci.
U no scontro pi cruento, con veri caratteri di battaglia ha luogo
il 7 dicembre, sulle dolci colline del Chianti, ove mai, dal tempo

dellassedio di Firenze nel 1527 da parte delle truppe imperiali spa


gnole e papali, si era sentito uno sparo al di fuori di quelli dei cac
ciatori. Chiomate di folti argentei ulivi, solcate dai fitti filari delle
viti produttrici di un vino fra i pi famosi del mondo, meta delle
gite domenicali dei fiorentini, delle ragazze e dei giovanotti dei
dintorni di Greve e degli altri comuni del Chianti, quelle colline
ospitano ora i primi guerriglieri, il cui aspetto invero poco mar
ziale, simile a quello dei mezzadri che da poco hanno finito di col
trare la terra e si accingono a raccogliere i prim i frutti. Le viti hanno
gi perso i pampini e il terreno spoglio, scoperto. Improvvisa
mente un forte reparto di fascisti, armato di fucili mitragliatori,
mitragliatrici e bombe a mano, attacca di sorpresa, alle prime luci
dellalba il piccolo nucleo di uomini. La maggior parte di essi non
ha mai sparato un colpo. un momento drammatico; che cosa
faranno, come reagiranno allattacco? Lesempio dato da Faliero
Pucci, membro del Comitato provinciale della federazione comu
nista fiorentina, gi condannato dal Tribunale speciale fascista ed
incarcerato anche nel periodo badogliano. Al ritorno dei fascisti
ha dovuto lasciare la casa, la moglie e le figlie per dedicarsi allorga
nizzazione della guerriglia partigiana. Rom pendo lattimo di esi
tazione generale, quando echeggiano i prim i colpi, Faliero imbrac
cia lunico fucile mitragliatore e spara con impressionante calma in
mezzo al gruppo dei fascisti che avanzano. Trascinati dal suo esem
pio altri giovani prendono fucili e bombe a mano ed attaccano
risolutamente il nemico, il quale, sorpreso, ripiega lasciando due
m orti e tre feriti sul terreno. Anche i partigiani hanno tre feriti gravi.
Questo stesso nucleo partigiano si ingrossa dallafflusso continuo
di giovani affascinati dalle notizie, spesso avvolte e arricchite dalla
fantasia, dellopera dei partigiani che sembra sovrumana. Ogni
azione, sapientemente divulgata dalla stampa clandestina e dalla
parola degli uomini della Resistenza, richiama nuove forze nelle
file dei combattenti. Cosi incomincia lattivit miracolosa delle

staffette che, alla testa di quattro-cinque giovani alla volta, salgono


e poi ridiscendono le montagne, come le formiche sugli alberi,
per portare nelle formazioni partigiane le nuove reclute. Anche questo
lavoro estremamente pericoloso e richiede astuzia per sfuggire ai
blocchi stradali e coraggio per rispondere ad eventuali attacchi.
Il primo incidente, che potrebbe essere fatale e compromettere tutto
il lavoro, avviene vicino a Peretola l8 dicembre quando il comu
nista Salvi accompagna verso la montagna in bicicletta un gruppo
di giovani renitenti della classe 1925. Tre militi repubblichini armati
di m itra e bombe a mano improvvisamente sbarrano loro la strada
ed intimano il fermo. I ciclisti obbediscono allordine, ma estraggono
le rivoltelle e sparano fulmineamente sui tre. Due di essi, il sottuffi
ciale Campigli e il milite Fanciullotti sono mortalmente feriti, il terzo
si salva con la fuga.
N ei primi giorni di gennaio, ingenti forze fasciste sono inviate
per un rastrellamento massiccio sulle pendici di M onte Morello.
N ei boschi e nelle macchie si apposta una piccola banda partigiana
costituitasi fra entusiasmi e delusioni e con non pochi sacrifici. Sono
quasi tutti ragazzi, forti e di grande coraggio, campigiani, sestesi ed
ex militari sbandati. Hanno gi al loro attivo una coraggiosa azione
effettuata alla stazione di Montorsoli, nel corso della quale hanno
fermato un treno e disarmato i fascisti presenti. Li comanda Lan
ciotto Ballerini, grande e robusto come un gigante. Commissario
politico Ferdinando Puzzoli, anche lui comunista di Campi Bisenzio, molto noto fra la popolazione per avere subito ben quaran
tatre arresti e bastonature dai fascisti per la sua fede politica. Tutta
una vita di persecuzioni, dunque.
Dopo numerosi appostamenti i fascisti sferrano un attacco
contro la piccola formazione partigiana. Gli uomini reagiscono e
combattono tenacemente. Lanciotto cade m entre guida allattacco
i suoi partigiani.

L Azione Comunista nel numero di gennaio 1944, pubblica


questo scarno, ma efficace racconto di uno dei protagonisti dello 1
scontro :
Era la notte fra il 2 e il 3 gennaio quando da Prato, da Vaiano
e da Calenzano, tre forti colonne di militi della M uti e di carabi
nieri, attaccarono il nostro distaccamento di partigiani che da pochi
giorni era accantonato in localit Vallibona sui monti della Calvana.
Erano le sei di mattina quando fummo sorpresi nel sonno da una
voce: Ci sono i fascisti. Quando mi svegliai erano gi alla porta
della capanna e gridavano: Uscite fuori, traditori, arrendetevi.
In risposta si ebbero delle pallottole. Eravamo 17 pi due russi, uno
con la malaria, laltro ferito a un piede che non si poteva muovere.
Il nostro comandante ci dette lesempio. Lanciotto, in un attimo si
caric di bombe e cominci a farsi largo. Una decina di militi che
erano penetrati nella prima capanna furono respinti o feriti, un
ufficiale cadde e Lanciotto si impossess della sua pistola. I proiet
tili fischiavano da tutte le parti. Io mi misi ad una finestra che ten
tavano di forzare. Appena giunto, una bomba mi cadde ai piedi e
non vidi pi nulla, poi la vista torn e riuscii a prendere di mira
un fascista che cadde; mirai ancora e un secondo rotol a terra. Dal
laltra parte cominciarono a rititarsi; il nostro comandante era pa
drone della situazione. Metro per metro i fascisti perdevano terreno.
Lanciotto, in testa a tutti, marci contro una capanna di fronte a
noi, dovera una mitragliatrice fascista che sparava. Era seguito da
Sesto che, fatti pochi passi, cadde ferito alla bocca. Egli mor
ma noi seguitammo ad andare avanti e ancora uno dei nostri cadde.
Eravamo gi vicini alla capanna e a Lanciotto per impossessarsi
della mitragliatrice. Egli grid ancora una volta Avanti, poi grid
ancora una volta Viva Stalin e in quellistante si port le mani
al petto, ma non lasci le sue due pistole. Barcoll ma non cadde.
Venne ancora colpito. Io ero accanto a lui e mi gettai a terra. Le
pallottole provenivano da sinistra. Io guardai e scorsi un vile agguato :

era colui che aveva ucciso Lanciotto. Egli tentava di uccidere anche
me. Ma lo freddai. Il Commissario politico dette ordine di ritirarsi.
Di trecento caricatori che avevo me ne rimanevano quattro. Noi
avemmo Lanciotto e i due russi uccisi, tre feriti e tre dispersi. I
fascisti dodici m orti e ottantuno feriti dei quali alcuni morirono in
seguito .
Malgrado la vigilanza tedesca, i partigiani portano a Campi
Bisenzio il corpo di Lanciotto e il 12 gennaio organizzano solenni
funerali. Lanciotto Ballerini molto conosciuto perch la sua fa
miglia molto numerosa ed ha altri fratelli. T utta la popolazione
partecipa ai funerali, dando alla cerimonia un evidente significato
morale e politico. Anche molti partigiani sono presenti mentre i
fascisti non si fanno vedere. questo un segno dellisolamento in
cui sentono di trovarsi.
Altri scontri minori, ma sempre dolorosi per le forze della R e
sistenza, hanno luogo nelle settimane seguenti. In questi scontri per
dono la vita Faliero Pucci e Gino Bozzi che, insieme a Vittorio
Sinigaglia e Gino Tagliaferri, sono stati i pionieri del movimento
partigiano nei momenti pi critici e hanno fugato con lesempio
della loro azione la sfiducia di chi voleva attendere gli alleati o pre
pararsi per momenti migliori.
Anche Vittorio Sinigaglia, che faceva continuamente la spola
fra la direzione militare comunista e le formazioni combattenti,
ucciso dai fascisti in unaggressione.
Sinigaglia era un uomo coraggioso, pronto, di media statura,
forte, il volto bruno, largo e intelligente, con gli occhi e gli zigomi
simili ai mongoli.
N el 1928 attivamente ricercato dalla polizia perch accusato
di attivit comunista; rientrando a casa, una sera, viene fermato
da tre agenti che, non conoscendolo, gli domandano il nome e il
piano della sua abitazione. Sinigaglia intuisce che cercano lui, e,
fingendo di temere unaggressione, dice agli agenti di avere un al

tro nome e di abitare ad un piano superiore. Gli agenti lo lasciano


entrare e lui, dopo pochi minuti ridiscende le scale e fugge. Scam
pato allarresto, ripara nellUnione Sovietica e di qui si reca a com
battere in Spagna.
Questa volta per Vittorio non riesce a fuggire quando, seduto
in una trattoria in via Pandolfmi, entrano e si siedono accanto a
lui alcuni militi della Muti. Forse lo hanno riconosciuto, forse i
suoi atteggiamenti turbati lo hanno tradito. I militi lo guardano.
Vittorio chiede il conto e se ne va. I fascisti lo inseguono nelloscurit,
incomincia una sparatoria contro di lui. Vittorio si nasconde in un
androne di ima casa, ma inseguito ed ucciso a revolverate dai mi
liti che come belve gli si accaniscono contro. questa una grave
perdita per i comunisti, ma il sangue di Sinigaglia d nuovi germogli.
Col suo nome presto si chiamer tutta una brigata partigiana. Con
questi episodi di vera guerriglia le forze partigiane si sono imposte
ormai allattenzione del popolo e delle autorit. Il movimento par
tigiano una realt e non pu essere pi ignorato. Le stesse correnti
che nel CTLN sono state finora scettiche, devono prenderne atto.
Per questo alla fine di gennaio il CTLN approva il seguente
o.d.g.:
Il Comitato di Liberazione Nazionale, espressione di tutti i
partiti che lottano per la libert del popolo italiano contro loppres
sione e la tirannide nazi-fascista, di fronte allazione patriottica delle
bande partigiane, che sfidano la potenza militare tedesca, fra ecce
zionali difficolt di ambiente e di mezzi, affrontano e sostengono
in campo aperto la ferocia nemica e la codardia dei traditori;
riconosce nei partigiani le forze attive e legittime del
popolo italiano;
approva incondizionatamente la loro azione;
si impegna a sostenere con tutte le sue forze morali e
materiali la loro opera;

esorta gli italiani a contribuire con ogni loro mezzo nel


laiuto della azione partigiana;
condanna nella maniera pi categorica quanti, imme
m ori dei sacrifici e dei martri subiti dal popolo italiano in tutte
le lotte per la sua indipendenza, ostacolano con la propaganda e
coi fatti leroica opera dei partigiani.
Questa dichiarazione il Comitato di Liberazione Nazionale,
con unanime decisione di tutti i suoi membri, in tempo di oppres
sione tedesca e fascista, mentre va intensificandosi la lotta partigiana
nella nostra provincia, ha voluto solennemente sottoscrivere, quale
debito di riconoscenza morale verso quanti nel presente tristissimo
momento, offrono la loro piena attivit e la loro stessa esistenza
per la rinascita e lonore della patria. Firenze, Gennaio 1944.
I partiti componenti il Comitato di Liberazione nazionale:
Partito liberale, Partito democristiano, Partito dazione,
Partito socialista di unione proletaria, Partito comunista italiano.
Nella citt intanto si rafforza lorganizzazione capillare clan
destina, i piccolissimi nuclei di due-tre elementi agiscono nelle fab
briche, negli uffici, nei rioni, nelle scuole e nellUniversit. Ogni
partito va sviluppando la propria organizzazione cosi che tutta la
citt coperta da piccoli ma numerosi gruppi e tutti i ceti sono
inform ati e influenzati dalle forze del CTLN. Compito di questi
nuclei (cellule comuniste e azioniste, gruppi democristiani e socia
listi), attraverso la diffusione della stampa e la parola, di preparare
spiritualmente e materialmente il popolo ad unazione generale
insurrezionale in concomitanza con unoffensiva alleata e di racco
gliere denari, indumenti, alimenti e armi, con tutti i mezzi per le
formazioni combattenti.
Assai im portante e complessa lopera che svolgono la sezione
comunista e il Comitato di liberazione locale di Sesto Fiorentino
i quali, nel giro di pochi mesi, inviano quantit enormi di vestiti,
alimenti e armi, alle formazioni che operano sul M onte Morello.

Animatore di questa attivit Galileo Corsi. I sestesi vedono ogni


giorno il M onte Morello a ridosso del paese. Gli operai della R i
chard Ginori, dellArrigoni e delle fabbriche di ceramica, dai piazzali
e dalle finestre delle fabbriche vedono il grande monte scuro che
nei suoi boschi nasconde i partigiani, fra cui anche operai della Gi
nori, deirA rrigoni. E quando lorganizzazione clandestina chiede
denari e alimenti per i partigiani, quasi tutti rispondono allappello.
Perfino molti padroni danno qualcosa. Dello stesso sentimento, della
stessa simpatia i partigiani ricambiano gli operai e la popolazione
di Sesto, della rossa cittadina che si era data prim a del fascismo
il primo comune socialista d Italia. D i lass dalla Calvana, da Ceffeto, dalle Croci, dalle scoscese pendici del monte, i partigiani ve
dono le loro fabbriche, i capannoni, le ciminiere, il campanile del
paese e pensano con nostalgia al giorno in cui potranno ridiscen
dere il monte, entrare in paese, ritornare nelle fabbriche ove un la
voro pi libero e pi giusto non sarebbe mancato.
U na grande importanza nella storia della Resistenza fiorentina
ha la piccola frazione di Querceto, posta a due chilometri circa
da Sesto Fiorentino, arroccata su un fianco di un colle con alle
spalle i prim i contrafforti del M onte Morello. Per la sua posizione
favorevole, Querceto stata immediatamente scelta dal Comando
della 2a zona circondariale come posto di tappa per linvio dei
partigiani in montagna.
Gi prima, durante il fascismo, la gente di questa frazione si
distinta per la sua resistenza, tanto che molti antifascisti, ivi ripa
rati, sono stati aiutati dalla popolazione locale.
Immediatamente dopo l8 settembre, gruppi di perseguitati
politici hanno fatto di Querceto la base di partenza dei partigiani
delle formazioni. D ifatti gi il io settembre vengono avvicinati
alcuni sbandati meridionali (Balsamo Franco, Mazzarella M atteo,
Pelliccia Ciro ed altri) perch riparati a Querceto e indicata loro
la via per raggiungere la prima embrionale formazione partigiana

accampata alla Casina delle Rose, su Monte Morello. Questa


una formazione sui generis, perch vive facendo il taglio del sot
tobosco per ricavarne brace, da inviare a Sesto in cambio di viveri.
Fino allinizio della Resistenza queste manovre e questi movi
menti non sono rimasti nascosti alla popolazione del luogo e, quando
la Resistenza si intensifica, nuovi compiti vengono ad accrescere il
gi cospicuo lavoro di questa frazione.
T utti, dai ragazzini che stanno di vedetta sul costone, ai padri
di famiglia, alle donne, e perfino allo stesso parroco, hanno fatto
il possibile per aiutare moralmente e materialmente i partigiani. La
sede del posto di smistamento, i depositi dellacqua, sono praticamente difesi da tutta la popolazione di questa frazione.

IN M O N TA G N A C O N ALIGI

Anche lorganizzazione clandestina di S. Frediano attiva.


Il popolo generoso invia abbondante materiale, vecchi scarponi
militari, alimenti e, soprattutto, nuove schiere di combattenti.
U n giorno di febbraio, la cellula comunista che mantiene i
contatti con il tenente Aligi Barducci decide di avviare anche lui
verso le formazioni partigiane. Aligi non stato conquistato alla
fede comunista e i comunisti non hanno insistito, ma Aligi ha fi
ducia in loro perch sono i pi attivi, i pi decisi nella lotta: tutto
il resto per importante e grave che sia, sar affrontato dopo la li
berazione, al momento opportuno, e la sorte della monarchia, le
forme della democrazia dipenderanno dal contributo che ogni
partito e il popolo avr dato in uno slancio unitario alla lotta di oggi.
Lentusiasmo di Aligi ora incontenibile perch finalmente vede
realizzarsi il suo desiderio. D i questa sua decisione non ne ha par
lato che a pochissime persone: neanche il suo vecchio amico Piaz
zesi stato messo al corrente del segreto.
U na sera, allora delluscita degli operai dalle officine ferro
viarie di Porta a Prato, ove lavora suo padre e lex sergente Piazzesi,
A ligi ad attendere ai cancelli, insieme allaltro ex sergente Pardini
della I2a Pattuglia Arditi.
venuto a salutare Piazzesi e a dirgli finalmente della sua de
cisione. Lamico vorrebbe seguirlo, come gi sotto le armi: la ri
sposta di Aligi che gli ricorda la famiglia numerosa che alla fine
del mese aspetta il suo salario per andare avanti piena di sereno
buon senso. E poi, da fare in citt ce n quanto se ne ha voglia.

Pi difficile invece parlare a una madre. Mamma Bruna


ha vissuto gli ultimi tempi fra continui tim ori per la sorte del figlio.
Lo ha nascosto, custodito, nutrito con tanta trepidazione, ma con
tenta di averlo vicino, a casa.
N on pu capire neanche quello che le dice, adesso, Aligi. Perch
partire per la montagna, andare ancora a combattere, dopo tanti
anni di guerra? N on bastano le parole, per quanto affettuose e nobili,
a convincere una madre, a tranquillizzarla. M a quando i proponi
menti hanno linteriore forza morale di quelli di Aligi riescono,
anche se fra pianti e preghiere disperate, a persuadere delle proprie
ragioni, a renderle ineluttabili.
E ormai tutto deciso.
U na mattina alle prime ore del giorno, accompagnato da Sac
centi, Aligi parte da Firenze insieme ad altri giovani, fra cui il suo ex
sergente degli arditi della N em bo, Pardini, per raggiungere i
partigiani. Anche il senso pratico della dimensione delle cose e la
concretezza di Aligi hanno lasciato un po di posto alla fantasia, ad
unimmagine un po idealizzata dal desiderio della consistenza e
lorganicit delle bande partigiane. D el resto hanno fatto tanto par
lare di s che si disposti facilmente a immaginarsele numerose,
arm ate ed organizzate.
Qualche giorno prima Aligi stato presentato al Bruschi, un
vecchio operaio comunista provato da persecuzioni, carcere e priva
zioni. Piccolo, semplice, di poche parole ma con occhi vivissimi,
il Bruschi sensibile ai problemi e alla psicologia dei giovani. Cosf
il Bruschi racconta quellincontro ai suoi compagni:
Mi stato presentato un giovane biondo e semplice nei
modi, vestito con ricercatezza, ma modesto nel portam ento. Mi hanno
detto che stato ufficiale dellesercito e che desiderava venire coi
partigiani. Sono rimasto perplesso, ma poi quando gli ho spiegato
dei tanti pericoli, delle grandi privazioni e rinunce, per dei giovani
come lui, da affrontare e sostenere coi partigiani, mi ha risposto

che non intendeva nascondersi, che voleva combattere contro i


tedeschi e i fascisti e non voleva saperne dellesercito messosi al
servizio dello straniero.
Cosi si sono messi d accordo. E Aligi lascia ora Firenze vestito
con dimessi abiti civili, come quelli di un operaio. La strada per
corsa in bicicletta fino a Colonnata, oltre Sesto Fiorentino. Ed
qui che le nuove reclute sono prese in consegna dal Bruschi.
Passano le ultime case dellabitato e si avviano sulle pendici di
Monte Morello. Poi, per la macchia e il bosco, ore e ore di cammino.
Il gruppo sta sempre in guardia dagli agguati dei fascisti che eser
citano pattugliamenti nella zona, ma malgrado questa preoccupa
zione, Aligi e Bruschi incominciano a scrutarsi, a conoscersi e a com
prendersi. Quanto diverse sono le loro origini, la loro cultura e la
loro mentalit! Pacato, tenace ed esperto il primo, uomo di cinquantanni; entusiasta, irruento e temerario il secondo, giovane di
trentanni. Ma la diversit del sentimento e del pensiero non deriva
soltanto dallet quanto dalle origini e dalla vita vissuta: nelloffi
cina e nel carcere il prim o; nella scuola e nel servizio militare il se
condo. Eppure quelle due generazioni non soltanto si incontrano,
ma si comprendono e si integrano. Infinite sono le domande di Aligi,
gli interrogativi che pone a Bruschi sul passato e sullavvenire. Per
tutte, il vecchio Bruschi cerca una risposta comprensibile, modesta,
anche alle domande pi serie, senza aver laria dell anziano che
la sa lunga. E la stessa comprensione ha Aligi, pi istruito , ex uf
ficiale dellesercito. N on ostenta mai la sua preparazione, la sua
cultura verso i compagni.
A sera arrivano al luogo ove si trova la banda Lanciotto,
cio i resti della squadra gi comandata da Lanciotto Ballerini, ora
comandata dal fratello Renzo.
Laccoglienza ad Aligi non delle pi calorose. Fra i partigiani
gi si sparsa la voce dellimminente arrivo di un ufficiale e per
quanto si desideri lafflusso di nuove forze non pochi sono quelli

che diffidano dellimmissione nella banda di elementi dellesercito.


una diffidenza dovuta a prudenza e a residui di settarismo, a non
sufficiente fiducia nella capacit del movimento della Resistenza di
attrarre forze non operaie. Ed in questa preoccupazione c forse
anche il tim ore che questo ufficiale abbia pretese di comando, di
introdurre nella loro vita una disciplina militaresca, di stabilire fra
lui e gli altri rapporti di subordinazione. M a la presentazione sem
plice e cordiale. Il volto e i modi di Aligi valgono molto a su
scitare subito un senso di fiducia e di simpatia umana. La sorpresa
forse pi in Aligi quando constata che quella banda costituita
soltanto da 25 uomini. Aligi avvicina tutti, parla con tutti, domanda,
chiede consigli, cerca d imparare pi che d insegnare.
Alcuni suoi ex soldati, il Pardini ed altri, saliti con lui in mon
tagna, vogliono ricostituire la vecchia pattuglia Potente, ma il
comandante del gruppo partigiano si oppone: si vuole evitare la
costituzione di un nucleo che possa compromettere lunit della
formazione. Allora Pardini e gli altri decidono di chiamare il loro
ex comandante Barducci col nome della vecchia pattuglia. E da
allora Aligi diviene Potente.
D opo pochi giorni i tedeschi fanno una puntata sulla falde del
M onte Morello in cerca di giovani renitenti. I partigiani, che dalle
loro postazioni pi alte osservano i movimenti, restano incerti se
attaccare o no. Potente dice che non il caso di attaccarli: occorre
dare ai giovani renitenti nascosti nei boschi e in procinto di partire,
la possibilit di raggiungere le formazioni partigiane senza destare
in loro timori. Ci penseranno da loro a non farsi prendere dai te
deschi. E cosi avviene: i tedeschi non trovano nessuno e forti nuclei
di giovani renitenti prendono la via della montagna.

LA RESISTENZA DELLA CLASSE OPERAIA FIO REN TIN A


NELLE FABBRICHE

La grande forza della classe operaia non ancora entrata diret


tamente nella lotta. Nelle fabbriche e nelle officine operai e impie
gati sabotano la produzione rallentando i ritm i del lavoro, disper
dendo materiale, producendo articoli incompleti, ma nella sostanza
i tedeschi sono finora riusciti a fare dellindustria italiana e della
stessa industria fiorentina una base che contribuisce ad alimentare
la guerra della Germania nazista. Alla Galileo, alla Pignone, allIsti
tuto Geografico Militare, allIstituto Farmaceutico, alla Superfila,
alle Veraci, alla Fonderia delle Cure, alle Officine Ferroviarie, agli
stabilimenti tessili di Prato, si producono armi, o parti di armi
e strumenti utili per la guerra. Gli azionisti delle societ traggono
vantaggio da questa produzione perch, m entre i tedeschi pagano
sempre pi alti prezzi, agli operai vengono mantenuti gli stessi
salari, che per giunta perdono ogni giorno il loro potere d acquisto :
infatti anche i generi di prima necessit devono essere ormai acqui
stati al mercato nero. E i prezzi alla borsa nera aumentano verti
ginosamente. Questo stato di cose non giova neanche ai bottegai,
ai piccoli commercianti che non hanno pi nulla da vendere. Le po
sizioni dattesa fanno dunque il gioco dei nazisti e di quei grossi
industriali che non si oppongono alle richieste tedesche, ma anzi
le secondano.
Linteresse nazionale, che consiste nellaffrettare la fine delloccu
pazione tedesca e della guerra, coincide dunque coi sentimenti e
con gli interessi immediati dei lavoratori. E sempre pi si allarga

la consapevolezza che questi interessi possono essere solo difesi con


la lotta dei lavoratori, con lo sciopero.
Il prim o grande complesso fiorentino ove hanno inizio agita
zioni organizzate quello della Galileo. Gli operai hanno rallentato
la produzione, hanno messo in atto fermate in alcuni reparti, fin
da gennaio, per chiedere aumenti salariali, gratifiche, ecc. La Dire
zione non ha opposto una dura resistenza ed ha accolto alcune delle
rivendicazioni operaie.
Successivamente entrano in agitazione le maestranze della Pi
gnone. Delegazioni di operai e impiegati rendono noto alla Dire
zione che esigono aumenti salariali, gratifiche, distribuzione di viveri,
ma la Direzione risponde negativamente, spalleggiata dai dirigenti
sindacali fascisti. Cosi gli operai si rendono conto che le loro richieste,
indispensabili per far sopravvivere le loro famiglie, possono essere
accolte solo se sostenute da una lotta aperta. Lagitazione ora di
retta contro la Direzione e contro la Commissione interna fascista.
Il Comitato dagitazione inizia un minuto lavoro di preparazione
fra gli operai e proclama la fermata per il 27 gennaio. Dopo la
mensa, la totalit degli operai e degli impiegati non riprendono
lavoro. Mai la direzione si aspetterebbe tanta decisione e tanta unit.
Preoccupati del giudizio delle autorit repubblichine, gli esponenti
della Direzione intervengono irritati, minacciano, gridano, ma gli
operai non riprendono il lavoro. Allora la Direzione chiama i diri
genti fascisti, la polizia e i tedeschi. Arrivano sul posto immediata
mente Manganiello e due ufficiali tedeschi con tutto lapparato
poliziesco. Manganiello concede cinque m inuti di tempo perch
il lavoro sia ripreso, pena severe rappresaglie, ma gli operai non si
lasciano intimidire, anzi, avanzano pi precise rivendicazioni:
1) un minimo di tre mesi di gratifica straordinaria per coloro
che vengono licenziati;
2) aumento dei generi razionati;
3) aumento della paga;

4) aumento dellindennit di presenza;


5) nessuna rappresaglia per lagitazione in corso.
La Direzione viene ora a pi miti consigli e, pur non volendo
capitolare immediatamente, d ampia garanzia che entro marted
dar favorevole risposta.
Il successo degli operai della Pignone d nuovo coraggio, pi
fiducia e pi slancio a tutti gli operai fiorentini e della Toscana.
Si tratta sempre di agitazioni per rivendicazioni economiche, ma
la fermezza dimostrata contro i fascisti e i tedeschi ha un preciso
valore politico.
Questo successo una grande esperienza e una prova assai inco
raggiante per lo sciopero molto pi largo che si va preparando.
Appunto per queste ragioni generali, per ostacolare la produ
zione, per ammonire gli industriali collaborazionisti, per strappare
miglioramenti economici a favore dei lavoratori e per estendere il
fronte della lotta a masse sempre pi numerose e preparare tutto
il popolo ad una lotta generale in concomitanza delloffensiva alleata,
che i partiti comunista e socialista preparano lo sciopero generale.
Contro le posizioni attesiste del CTLN, su cui pesano certe influenze
di grossi industriali, comunisti, azionisti e socialisti hanno preso
posizione; Giuseppe Rossi, che continua ad essere il massimo diri
gente dei comunisti in Toscana e che tiene contatti con tutti i set
tori dellattivit comunista, interviene nella situazione con questo
asciutto ed efficace articolo pubblicato dall'Azione Comunista del
24 febbraio:
Compiti che s'impongono al C L N - Il Com itato di Libera
zione Nazionale della nostra provincia deve decidersi ad ampliare
ed approfondire la sua attivit, se vuole acquistare il diritto di eri
gersi a governo provvisorio del popolo. Lincalzare degli avveni
m enti politici e militari, la probabilit dellim minente attacco deci
sivo delle Potenze Unite allEuropa dominata dagli eserciti nazisti,
pu trasformare da un mom ento allaltro in un campo di battaglia

anche le nostre zone, in seguito ad uno sbarco sul litorale toscano.


Tale prospettiva impone dei compiti ben precisi al CLN. Prim o
fra questi, di preparare tutto il popolo alla guerra di liberazione
nazionale. La partecipazione del popolo alla lotta per la cacciata dei
tedeschi e per lo schiacciamento definitivo dei fascisti non potr
avvenire con un colpo di bacchetta magica ma solo attraverso
una continua preparazione e una serie di lotte politico-economiche
che spingano la gran massa del popolo a rivendicazioni sempre pi
avanzate, fino a condurla allinsurrezione nazionale. E in questa
lotta necessario che tutti sentano la viva presenza e lazione coor
dinata e direttrice del CLN. Si tratta perci che il CLN dia la sua
partecipazione diretta allintensificarsi della guerriglia dei partigiani
e allattivit dei Gruppi di azione patriottica. Solo cosi riuscir effi
cacemente a disorganizzare le forze delloppressore e a preparare
dei quadri atti a riunire e dirigere la massa popolare alla lotta ar
mata.
Cosa ha fatto il nostro CLN fino ad oggi per la realizzazione
di questi compiti? Con tutta sincerit dobbiamo rispondere: troppo
poco. Infatti dobbiamo constatare che su molti problemi fondamen
tali esso ancora non ha detto una parola, come se le questioni per
cui lottano attualmente, e si porranno in lotta domani le masse operaie
e contadine, non lo riguardassero direttamente. N on certo con
questo semiassenteismo sulle questioni che interessano la stragrande
maggioranza della popolazione della nostra provincia, che il CLN
pu conquistarsi quel prestigio necessario per potersi erigere a Go
verno provvisorio.
Le cause della carenza di attivit del CLN, secondo il nostro
parere, sono multiple, ma la fondamentale va ricercata in un certo
attesismo subentrato in tutti i partiti che lo compongono, non escluso
il nostro. Lattesismo in seno al CLN non tanto nellimpostazione
teorica dei problemi, quanto nella loro realizzazione pratica. Infatti
nei problemi generali trattati (a dire il vero molto pochi) in gene

rale ci si trova d accordo, ma la realizzazione resta nulla o quasi,


rendendo cosi sterile o poco meno tutto il lavoro fatto.
Questa critica al CLN della nostra provincia deve esser inter
pretata come unautocritica, perch noi siamo coscienti della nostra
parte di responsabilit per non essere riusciti a im prim ere nella nostra
azione una spinta pi attiva e pi realizzativa.
A nostro parere necessario che il CLN debba intensificare
seriamente la sua attivit, sia politica che militare: necessario che
esso acquisti una reale influenza su tutti gli strati della popolazione.
Ci possibile solo se il CLN sar in grado di prendere una giusta
posizione in tutti quei problemi che interessano immediatamente
questi strati, indirizzandoli e incitandoli alla lotta. necessario che
esso conduca una seria lotta politica contro tutte le tendenze attesiste,
aperte e mascherate, che esistono nel suo seno. necessario che
prenda apertamente posizione contro quella parte degli industriali che anche nella nostra Provincia non sono pochi - che si sono posti
sul terreno di collaborare coi tedeschi e coi fascisti e si appoggiano
sulle baionette tedesche per rifiutare ogni giusta rivendicazione dei
loro operai. necessario che fin da oggi il CLN si ponga alla
testa del movimento di liberazione nazionale, chiamando le masse
alla ribellione aperta contro i barattieri repubblicani; ma per far ci
necessario rafforzare i legami col popolo, necessario rafforzare il
lavoro militare onde avere a disposizione delle forze armate repres.
sive, che sappiano fare rispettare le sue decisioni e la sua autoritSolo se il CLN si porr decisamente su questo terreno - e da parte
nostra faremo ogni sforzo perch ci avvenga - potr assolvere i
grandi compiti che a breve scadenza lo aspettano.
Per la preparazione dello sciopero intanto, le direzioni dei par
titi comunista e socialista a Milano, verso la fine di febbraio, lan
ciano un manifesto comune in cui si legge:
...Le sorti dellItalia sono nelle mani del popolo, dei lavora
tori e soprattutto degli operai delle fabbriche e dei cantieri. Dallam

piezza e dalla risolutezza della nostra partecipazione alla guerra di


liberazione dipenderanno le sorti del paese, il suo prestigio in un
mondo di popoli liberi ed affratellati; il trattato di pace sar quello
che noi ci faremo con la nostra lotta; il peso della classe operaia
nella nazione dipender dalla parte decisiva che essa deve avere
ed avr nella guerra di liberazione.
Lavoratori italiani! E in tale situazione che il Comitato se
greto d agitazione vi chiama a preparare d urgenza lo sciopero
generale rivendicativo.
C on queste grandiose lotte preparerete linsurrezione armata
nazionale che liberer lItalia dalla peste fascista e nazista: con queste
lotte voi affermerete il diritto del lavoro ad avere parte decisiva
nel governo del paese.
Fiducia, volont, coraggio, organizzazione, la vittoria sar
nostra.
Questo manifesto largamente diffuso. Lo sciopero dunque
non si prepara improvvisamente, con una fermata inaspettata. Si
tratta di una azione larga, dichiarata, aperta, preparata, di una lotta
contro le misure che i fascisti mettono in atto per farlo fallire.
U n Comitato segreto di agitazione composto da Mario Fabiani,
Alfredo Mazzoni, operaio della Galileo, e Leo Negro dirige la pre
parazione. Decine di riunioni preparatorie segrete sono organizzate
affinch in ogni stabilimento siano formulate rivendicazioni concrete,
centinaia di circolari sono inviate a tutti i centri della Toscana e
a tutti i comitati di fabbrica. Partono ordini, uomini, staffette, mal
grado la sorveglianza della polizia, per chiarire gli scopi delle mani
festazioni, per dare a tutto il movimento un carattere unitario.M i
gliaia di manifestini sono stampati e distribuiti in tutte le fabbriche.
M a lazione coraggiosa degli operai che debbono scendere in
lotta aperta attirando le rappresaglie dei fascisti e dei tedeschi non
pu essere lasciata isolata. Essa deve essere appoggiata dellazione
militare dei GAP e dei partigiani, anche allo scopo di alleggerire la

pressione poliziesca sulle fabbriche. Direttive precise sono state date


dal CTLN, che - pur non dirigendola direttamente - appoggia
questa lotta, e dal partito comunista. Lazione della Resistenza si
sviluppa ormai a vasto raggio, con matura esperienza, muovendo
sicuri dispositivi capaci di dare scacco ai fascisti e ai tedeschi. Senzintraprendere azioni che impegnino le formazioni in battaglie cama
pali, i partigiani iniziano piccole azioni di disturbo lungo le vie di
comunicazione tedesche. Loperazione di maggiore importanza mi
litare quella compiuta dalle brigate Garibaldi Checcucci e Lan
ciotto a Vicchio che si conclude con la temporanea occupazione
del paese.
Pi im portante invece lintervento dei GAP in citt, contem
poraneo allinizio dello sciopero.
Allalba del 3 marzo incomincia lazione con sorprendente con
comitanza. Alle prime ore del mattino potenti bombe incendiarie
a orologeria sono fatte scoppiare da un GAP nelledificio dei sinda
cati fascisti sul lungarno Torrigiani di fronte al Ponte alla Carraia.
T utti gli schedari coi nominativi di centinaia di lavoratori destinati
ad essere deportati in Germania vanno distrutti. Limpresa assai ri
schiosa poich il palazzo dei sindacati vigilato da sentinelle armate.
Loperazione con sconcertante freddezza e precisione portata a
term ine da Scosipa, detto Mongolo : ed un atto che si rivela successi
vamente di eccezionale importanza poich i fascisti non riusciranno
a ricostruire lo schedario dei nomi dei lavoratori da inviare in Ger
mania.
Alle ore 5 altre potenti bombe dirom penti, appositamente
fabbricate, sono collocate da tre GAP sulle rotaie, m entre contem
poraneamente, saltano i binari del tranvai alluscita dei depositi
dellAretina, delle Cure e di Legnaia. Cosi gli operai hanno anche un
pretesto per non recarsi al lavoro.
Quando le sirene fischiano il segnale d entrata al lavoro, polizia,
tedeschi e fiduciari di fabbrica fascisti, ansiosi, attendono che gli

operai entrino, ma invano. Le parole d ordine, gli appelli, gli inviti


alla lotta contro loppressore raggiungono tutti gli operai, sono
compresi e approvati. La classe operaia fiorentina rinnova antiche
tradizioni di lotta e con ardore esprime la sua coscienza; degna dei
suoi m artiri Lavagnini, Mugnaini.
In quasi tutti gli stabilimenti fiorentini, alla Galileo, alla Pignone,
al Gas, aUArrigoni, al Tranvai, alla Cipriani e Baccani, alla Ginori,
alla Superfila, al Vallecchi, alla M anifattura tabacchi, alle filande
di Prato, alle vetrerie di Empoli, gli operai sono in sciopero.
Ai brigatisti neri fascisti, ai tedeschi spaventati ed esterrefatti,
chiamati dagli industriali pi reazionari, gli operai gridano in fac
cia di non voler pi lavorare in quelle condizioni di fame, di non
voler pi lavorare per i nemici della patria, di non volerne pi sa
pere della guerra di Hitler.
Drammatici colloqui hanno luogo nelle fabbriche fra dirigent1
fascisti e operai. I fascisti alternano le lusinghe alle minacce. Man
ganiello stesso interviene in alcuni stabilimenti. Le coraggiose si
garaie della M anifattura di Porta a Prato sono in testa allo sciopero
e senza tanti complimenti gridano che sono stufe. Manganiello in
terviene per calmarle, ma mentre parla gli gettano in faccia un pugno
di manifestini e gridano : Abbiamo fame, vogliamo la pace, non
vogliamo che i nostri figli siano mandati a m orire per H itler!
Durante lo sciopero, che in alcune fabbriche si protrae anche
per due e tre giorni, il Comitato di agitazione lancia questo mani
festino :
O perai, operaie, tecnici, impiegati! Le officine pi impor
tanti della nostra provincia, da ieri dopo pranzo, seguendo lesempio
dei loro fratelli di tutta lItalia occupata, sono scese in lotta im pu
gnando larma dello sciopero, onde esigere l applicazione imme
diata e completa delle loro rivendicazioni economiche e politiche.
La lotta deve essere continuata e ampliata con la massima
energia, tutte le fabbriche e officine debbono immediatamente ces

sare il lavoro. Lo sciopero deve divenire generale, solo cosi avremo


la garanzia di conquistarci il diritto alla vita per noi e per le no
stre famiglie, e di impedire di essere deportati in massa in Germania.
Operai, operaie, tecnici, impiegati! N on lasciatevi intimi
dire, n da lusinghe, n da minacce; serrate le vostre file, siate com
patti e nulla potr essere fatto contro di voi. Continuate la lotta
fino alla completa vittoria: nessuno riprenda il lavoro senza lordine
del proprio Comitato di agitazione di officina! Il C. di A . della
provincia di Firenze.
Le autorit fasciste fanno qualche piccola promessa, ma in
sostanza non cedono alle richieste degli operai ; rispondono con arre
sti e deportazioni, ma questa rigidezza non ottiene altro risultato
che quello di approfondire il solco fra tutta la classe operaia e il
fascismo, e rendere pi politica, pi nazionale, questa grandiosa
lotta che non pu avere altra conclusione che la cacciata dei tedeschi.
Nelle fabbriche e per le strade, gli operai sono rastrellati, catturati,
caricati su camion dai fascisti, e consegnati ai tedeschi per andare a
lavorare in Germania.
Particolarmente esteso lo sciopero fra gli operai tessili di
Prato, attuato con chiara coscienza politica. Contro gli operai pra
tesi, i tedeschi attuano feroci rappresaglie. O ltre trecento operai
sono rastrellati e deportati in Germania.
M olti degli operai catturati in tutta la provincia sono concen
tr a ti nel convento delle Leopoldine in piazza S. M aria Novella, e
faranno deportati in vagoni piombati.
Lesito dello sciopero commentato ancora dal Comitato di
agitazione con questo appello scritto da Mario Fabiani, diffuso
in migliaia di manifestini:
Operai, operaie, tecnici, impiegati! La lotta che avete in
gaggiata e sostenuta nelle pi im portanti officine della nostra citt
e della nostra provincia, assieme agli operai di tutta lItalia occu
pata dai nazisti, ha dimostrato chiaramente, non solo la vostra decisa

volont di difendere il diritto alla vita contro il sistema di affamamento nazi-fascista, ma altres dimostrato il grado di maturit po
litica raggiunto dalla classe operaia nel suo insieme che ha posto al
prim o piano della sua lotta la necessit della cacciata degli oppres
sori nazisti, la distruzione dei loro servi fascisti, per il raggiungi
mento della pace e della liberazione del nostro paese.
Lavoratori ! I vostri nemici hanno dato una prova da quale
paura sono presi quando la classe operaia si mette in movimento
contro di loro. Essi hanno fatto uno schieramento di forze repressive
come mai si era visto. Hanno obbligato gli operai di diverse officine,
specialmente quelli della Galileo , a riprendere lavoro sotto la
minaccia dei fucili mitragliatori tedeschi, ed hanno proceduto al
larresto di alcuni tra voi che ritenevano maggiormem te decisi alla
lotta.
Questi metodi sono quelli di un nemico debole, vacillante
e pauroso. La maggior parte degli industriali con alla testa la dire
zione delle officine Pignone hanno dimostrato ancora una volta
il loro tradimento della causa nazionale e la loro collaborazione
coi nemici della patria. Essi hanno dimostrato ancora una volta che
per loro non esiste che un solo dio : il loro profitto. Anzich trattare
coi loro operai, onde soddisfare le loro sacrosante rivendicazioni
ed aiutarli nella lotta contro i nemici del nostro paese, essi hanno
preferito chiamare nellintemo delle officine le baionette tedesche
e fasciste per costringere gli operai a riprendere il lavoro. Agli stessi
repubblicani socializzatori voi avete fatto cadere la maschera,
voi li avete fatti apparire quelli che sono sempre stati e che sono
tuttora: i servi del grande capitale, i nemici del popolo e della causa
nazionale.
Gli operai non dimenticheranno la posizione di tradimento
assunta dalla quasi totalit degli industriali nei confronti degli inte
ressi nazionali. La resa dei conti si approssima. Sappiano questi si
gnori che alla loro brutalit il popolo risponder con la necessaria
decisione.

La battaglia della classe operaia fiorentina contro i nemici della


patria e contro i nemici di classe non dunque conclusa, ma appena
incominciata con questo sciopero. La classe operaia ha misurato
la sua forza, la sua compattezza, la sua decisione e i suoi collegamenti coi ceti urbani cittadini. Essa comprende oggi quello che non
aveva potuto comprendere nel *19, nel 2 i e nel *24, quando non era
unita, non era guidata, non aveva alleanze, e la grossa borghesia non
era abbastanza screditata.
In questo si pu dire consista la funzione che il partito comu
nista riesce a far esercitare alla classe operaia. In questa guerra di
liberazione non ha chiamato i lavoratori ad una lotta diretta di classe
contro classe per una societ socialista immediata. Indicata nella classe
operaia la forza nazionale pi sicura, pi decisa, pi generosa e com
patta, lha chiamata ad una lotta nazionale: in questo consiste il
suo ruolo dirigente.
M a se questa la chiara linea politica, non sempre gli uomini,
i quadri per realizzarla, per farla comprendere a tutta la popolazione,
sono allaltezza, sanno evitare errori, settarismi.
M an mano, per, che la guerra di liberazione nazionale, ormai
accettata e voluta dalla media e piccola borghesia, che pure d un
contributo alla lotta, si sviluppa in larghezza e profondit, mentre
i tempi stringono e la fedelt alla causa nazionale si misura coi sacri
fici al di sopra dei calcoli personali, egoistici, la classe operaia si getta
allo sbaraglio, gioca tutto per tutto. M entre gli operai rischiano
il posto di lavoro e quindi la fame per le loro famiglie, e la loro stessa
vita, i grossi industriali, i commercianti e gli agrari concludono
buoni affari, commerciano coi tedeschi che inviano merci, mac
chine e mano d opera italiana in Germania.
In questa guerra dindipendenza per molti aspetti simile a quelle
del Risorgimento, la parte pi attiva della classe operaia e degli
intellettuali progressisti si rende conto che la direzione politica na
zionale non pi nelle mani della borghesia ma della classe operaia

L'AZIONE COMUNISTA
O R & A M O >*_E A

r E C E R A Z iO N E C O M U r f9 T A

Fondato d e

SPARTACO

E iO R E M 'I H A

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V totenyer su gn e, A rriajff:* riari. ! f w n ttw v ( - al a s t r a t e " d k est le s*i*


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yfomrm & fii V*m*awm s ii tf.-ia Atei

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rile r-MMa dt ehi. -d&m $4 to m a A Udetcr


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GUERRA

fkXM Ti TlI&KO - I VM Armata.- sal.-&mnte attesi*** *8# Ufi#* drilAioo ri appresta

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t-gmfreBl?mseoaamotaiiatwe*frile, *%Kw. e*awd 1fcdrifcA'. *&'**>
a* Stinse * ?q** afs* <*; A-wgaad** m * Kb da WfMtMW* Petteglie Beare hanno

raggiante S Sebvlcro Me*?# kbn.Sio a Gruppo aenr I B*tr*o hanno occupato pa>eti>ie ioetii* * risakwri r Te. I tedsMfei fee3ao cnrtaeg? dhaori-, rieepdjeto l*v<li*gg! A*es**dr
ho maadet m* m *m w p* zvmetmn g trikwri
tri
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flO S ti ORIENIALf * C itigli U w m t* ri p*d$ 4+1 Carpa*,. *fo orri-x* ari gtffit&c a
Stai; <inui a resa di Svbf *ai<a irif-rri* Dr'r.cipale -M dal piedi dai E*xpri *-nur ia
vet-bslav* senta le a eoedo otdfw dai
via aaaatvairie oacaperioBa di Boif*?aw arile
'c.ra^gip\ dai Caraa-'l. de e e- iispfeda**te -nato <s*iVialattri paS'olller* Ai aentta* delie
*Wp-# accaalH mbatttmenti Migliale di aprieI e ca.e tono tele foofeLftrie m Pi *** per
opere d: {oftilltawoni Jmprowieate A Vamvia le lct*a dril i*wcto woJeatioo %trio Migliora*
lo pris.>or- ed fca guadagnato arreno nel ooooryb orienieh
15S3NH OCC!l>ENTA?s Pft ali* liatrio vacato T,*oe ri Vasto Ironte 1S00 aednnKv
loti danne bomperdato -t pc >Grii-l ted*He e *d di Ceen. te c-olo.ne n<erean punlaoa m
Ptngi- -n Brgna on*nna *, tattr1emenri del *edwdd aiM*nd*tt Patriot* l-anoeti nanne liberativari *58*11*1 ri -dlaboraidone oa gli riterit.

Donne: salvate i vostri figli


... ... .

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nateu.oselai^. H&ant
floririttlne voi p n rn tlvAns i vostri ligll.
Avitnb diiiigt, Scm.eti ir. masait eMe

U edizione speciale delVAzione C om u n ista durante


i giorni d emergenza.

L attimo dello scoppio delle m ine e il crollo delV artistico


Ponte a S anta T rinit.
(foto M aggini)

stessa. Assai m inori sono gli esempi di sacrificio che vengono dalla
vecchia classe dirigente tradizionale. Q uindi, se un insegnamento
di classe c, come c, in questa guerra questa il fallimento della
vecchia classe dirigente, dei grossi industriali, agrari, generali, grossi
burocrati, prim i responsabili d aver creato il fascismo ed ora inca
paci di combatterlo, anche quando esso tradisce gli ultimi interessi
della patria.
E linsegnamento vale non soltanto per la classe operaia che
vede il grosso padrone a braccetto col tedesco e prende coscienza
della propria forza ma anche per i contadini, i mezzadri, per gli arti
giani fiorentini, per i bottegai, per gli impiegati, per gli intellettuali.
Ed anche per la stessa massa del ceto medio che vuole la liberazione,
che disposto a fare qualcosa, ma non unito, non organizzato.
Le ultime lotte, le azioni di guerra e gli scioperi hanno mostrato
dove la forza principale, la forza motrice, pi generosa: la classe
operaia. Per il ceto medio come se gli si fosse rivelata una forza
nuova, ignota. Per questo anche a Firenze durante gli ultimi mesi
della lotta, la massa della popolazione guarda con simpatia, con fidu
cia, agli operai delle fabbriche e ai comunisti che in modo evidente
ne sono la guida, gli educatori. E non soltanto per le presenti batta
glie ma anche per lavvenire, per la ricostruzione del paese.
Lo sciopero del marzo appare lesempio pi coraggioso, pi
eroico, perch i lavoratori, scioperando, commettono un palese
reato agli occhi dei fascisti e dei tedeschi. N on si sono nascosti, n
lo avrebbero potuto. come se avessero dato il loro nome e cognome
agli aguzzini. Quale classe, quale categoria di cittadini ha saputo
far questo finora? Esempi di coraggio e di spirito di sacrificio sin
golo o di piccoli gruppi ce ne sono stati, certo, ma mai di
massa.
Lo sciopero effettuato dagli operai nel marzo ha vaste ripercus
sioni nelle campagne toscane. I mezzadri vedono negli operai della
citt lesempio, una forza, un alleato per la loro stessa causa. E tutto

il movimento contadino prende slancio. La resistenza alla consegna


dei prodotti agli ammassi si allarga e si preparano gli animi ad
azioni pi collettive, alla solidariet coi partigiani.
Anche fra gli intellettuali fiorentini lo sciopero ha avuto signi
ficative ripercussioni psicologiche. Lintellettuale, lartista, lo scrit
tore, lo storico che da tempo ha nutrito generici sentimenti antifai
scisti e vagheggiato il rinnovamento della societ secondo idealcrociani o vagamente socialisti, senza per scorgere la forza capace
di abbattere il fascismo, ora pu riconoscere nella classe operaia la
forza nuova, nazionale, capace di organizzare la lotta. Linfluenza
e lattrazione che subiscono decisiva. E, coscientemente o no, sen
tono che soltanto appoggiandosi a questa forza, le loro capacit,
la loro cultura, la loro arte, i loro ideali potranno essere utili, validi,
importanti.
In questo, oltre la risonanza dello sciopero, opera anche linfluenza
che ha Giuseppe Rossi, loperaio che fa errori di grammatica ma che
conosce la filosofia, la storia e leconomia. Egli, nei contatti che ha
con alcuni intellettuali, contribuisce a chiarire certi aspetti del pro
blema, anche se nella pratica non riesce ad impegnare abbastanza
le forze intellettuali fiorentine, a dare ima responsabilit organica
a quelli stessi che hanno aderito al suo partito. E questo il m o
mento in cui forze nuove si avvicinano ai comunisti; scrittori come
Bilenchi, storici e filosofi come Cantimori, Luporini; professori
universitari come Bianchi BandinelH, Luigi Sacconi, critici come
Adriano Seroni, pittori come Grazzini, e tanti intellettuali e studenti
da Augusto Livi a Mario Spinella. Altri che non si avvicinano al
PCI, simpegnano pi a fondo, in questo momento, da Piero
Calamandrei a Eugenio Montale, agli avvocati Moriani, Portanova,
Nouvel, Filast.
La situazione politica e militare intanto in Italia e in Europa
va volgendo a vantaggio delle Nazioni Unite. Gli sbarchi alleati,
la potente offensiva sovietica che ricaccia indietro i tedeschi, la guer

riglia partigiana che divampa sotto i piedi dei tedeschi in Jugo


slavia, in Polonia, in Francia e contro i giapponesi in Estremo Oriente,
le azioni militari lente ma sicure nellItalia meridionale, rendono
pi certa la fine del nazismo. Gli scioperi del marzo estesi a tutta
lItalia occupata hanno influito sullopinione pubblica e sempre mag
giori sono le forze che entrano nella Resistenza. Soltanto i repubbli
chini si ostinano a servire i tedeschi e sfogano la loro rabbia compien
do rapine, seviziando cittadini, compiendo stragi orrende.
Anche alle forze del CTLN la situazione pi chiara, i com
piti pi impegnativi. N on che siano eliminate tutte le incertezze,
ma anche alle correnti collegate con la borghesia chiaro che bi
sogna partecipare a questa lotta sempre di maggiore ampiezza, pena
lessere completamente tagliate fuori dallopera di ricostruzione
politica ed economica del domani. D a questo momento appunto
una vita nuova incomincia per lattivit del CTLN e qui i partiti
assolvono la loro funzione, si integrano, si mostrano complementari
gli uni agli altri, esprimono diverse esigenze, portano voci multiple,
mobilitano forze varie. Ai comunisti e ai socialisti appare sempre
pi chiaro che non potranno - n d altronde, hanno mai detto di
pretenderlo - mobilitare da soli tutta la popolazione, neanche tutta
la classe operaia e i contadini; cosi ai liberali e agli azionisti, alla Demo
crazia cristiana palese che non potranno mobilitare il popolo, sal
vare le fabbriche senza lintervento della classe operaia.
Il CTLN sinveste di questa grande responsabilit di governo,
di guida generale di una grande lotta nazionale. I suoi compiti non
sono pi soltanto quelli delle questioni municipali e della lotta clan
destina ristretta, ma derivati ora da una visione nazionale, storica, con
una prospettiva del domani, in rapporto al governo nazionale di
Rom a, con una competenza delle questioni di governo politico
ed economico in citt, dallalimentazione alla polizia, dal finanzia
mento della guerra alla salvezza delle opere d arte. Il CTLN ,
profondamente consapevole di elevarsi a nuova classe dirigente

politica, permeato di questo spirito unitario. E quando si attraver


sano momenti critici, come quello in cui a Bari posta la questione
istituzionale, malgrado che a Firenze vi siano le forze pi vive del
Partito d azione, cio di quel partito che pi di tutti ha alimentato
la polemica per la pregiudiziale monarchica (salvo riserve non in
transigenti del rappresentante del Partito d azione), il CTLN com
prende e approva la costituzione di un governo a R om a che impe
gni tutte le forze nazionali nella guerra contro la Germania nazista,
accantonando la questione istituzionale e rinviando le sorti della
monarchia al giudizio popolare dopo la guerra, secondo le proposte
fatte da Togliatti al suo arrivo a Napoli.
Il CTLN dunque deve assumere e si assume tutte le respon
sabilit per condurre la lotta. Esso ha ormai gli strumenti per con
durla. Pu contare sullodio della popolazione esasperata, sullo slan
cio della classe operaia, sullaudacia e la destrezza dei GAP in citt,
su considerevoli contingenti partigiani arroccati sui m onti a nord
e a sud di Firenze. U n vasto e articolato dispositivo sotto la sua
direzione.
D i contro, ha la ferocia senza limiti dei fascisti e dei tedeschi;
ma il morale dei repubblichini va abbassandosi in relazione ai colpi
che la Resistenza infligge.
Con la primavera si schiudono quindi nuove speranze, nuo
ve vie. Il CTLN si riunisce frequentemente, sempre in sedi diverse,
indicate a turno dai partiti, ed esamina tutte le questioni della citt
e della guerra. Tutte le decisioni sono verbalizzate e Foscolo Lom
bardi nominato segretario del Comitato. U n Comitato militare
pi esperto e deciso composto da Paolo Barile per il Partito d a
zione, dal capitano Dino Del Poggetto per il partito socialista, si
costituito.
U na questione molto im portante che il CTLN deve risol
vere quella delle finanze. Alla fine di febbraio sono arrivate alcune
somme dal Comitato centrale, ma insufficienti rispetto alle esigenze

nuove. Il CTLN decide allora di lanciare un prestito di cinque


milioni affidandone la riscossione in parte ai partiti e in parte ai
comitati di liberazione provinciali. Sono stampati titoli di diverso
taglio con la dicitura ufficiale del Com itato Toscano di Liberazione
Nazionale e il cavallo alato di Pegaso che il suo emblema. Il
prestito coperto in poco tempo e, poich la richiesta di titoli au
menta, il Comitato provvede ad una seconda emissione. questa
la prova di quanto la popolazione comprenda la funzione e la legit
tim it del Comitato di Liberazione.
La custodia delle casse affidata in parti uguali ai cinque partiti
allo scopo di evitare che un arresto causi la totale perdita dei fondi.
Altro compito im portante che il CTLN deve assolvere
quello del collegamento con gli uffici pubblici per influire sui fun
zionari e per preparare le sostituzioni e i nuovi indirizzi al momento
dellinsurrezione. Le informazioni sullattivit della polizia sono
attinte sempre attraverso il vice questore Soldani Bensi. Egli con
tinua a passare alle forze della Resistenza notizie sugli ordini che
provengono da Rom a, sulle operazioni repressive e gli arresti or
dinati dai tedeschi e dai fascisti, ma la funzione della Questura
sempre pi limitata dallampiezza che assumono le forze di cui di
spone Carit. Sotto altro aspetto, pi utili sono i servizi resi dal
capitano Arista che comanda la PAI (Polizia Africa Italiana) per
quanto riguarda lattivit spionistica dei fascisti e dei loro confi
denti. Da lui, che in stretto contatto con Carit e Bernasconi, ven
gono le informazioni sullattivit del console Ingaramo e della spia
Nello Nocentini: ed esse serviranno allazione dei GAP.
Anche per quanto riguarda le armi, egli ne passa notevoli quan
titativi al partito comunista prelevandole dal magazzino in piazza
dellIndipendenza.
Ancora pi preziosi e diretti sono i contatti che il comunista
Vasco Petrelli mantiene, con gravi rischi per tutta la sua famiglia, con
la banda Carit.

Collegamenti pi deboli e saltuari il CTLN ha con la Prefet


tura, tram ite il dott. Massa, dal quale si hanno notizie sullo svolgi
mento dei farseschi processi e delle riunioni che tiene il capo della
Provincia, Manganiello. Con gli enti economici corporativi che con
trollano tutto il movimento delle merci, degli alimenti, degli am
massi come il Consorzio agrario, la Sepral, la Camera delle corporazioni, difficile avere rapporti stabili poich i loro dirigenti,
come Padovani ed altri, sono burocrati ligi alle autorit insediate,
a quelle che hanno il potere, senza guardare tanto per il sottile alla
legittimit. Tuttavia negli ultimi mesi, tram ite il socialista DallO p
pio che esercita la professione di rappresentante di commercio, e
Orlandi, commerciante, possibile stabilire contatti, influire per il
salvataggio di alcune partite di merci e avere un rapporto sulla situa
zione alimentare della citt.
Contatti sono stabiliti dal CTLN, specialmente tram ite il
Partito d azione, i liberali e la Democrazia cristiana, con lUniver
sit, ove Bianchi Bandinella Cantimori, Calamandrei, Santoli ed
altri professori e diversi studenti hanno portato la voce dellantifa
scismo durante i quarantacinque giorni badogliani e continuano
a far giungere la parola delle forze della Resistenza. Pubblicato su
Azione Comunista, profonda impressione ha suscitato lappello lan
ciato da Concetto Marchesi, Rettore Magnifico dellUniversit
di Padova ai suoi studenti, sfidando apertamente le rappresaglie
fasciste.
Questo esempio, insieme a quelli di altri professori, pone ideali
nuovi, suscita slanci e entusiasmo fra i giovani studenti.
Anche a Firenze la frontiera fra gli uomini della scuola pi
amanti della libert e quelli che accettano la tirannia fascista si
fatta pi profonda. Numerosissimi giovani non si sono neanche
iscritti ai corsi questanno, sottolineando cosi il loro rifiuto di rico
noscere la normalit della situazione, mentre, dal canto loro, molti
professori hanno preferito abbandonare il posto piuttosto che gi-

rare fedelt alla Repubblica di Sal. Gi il 2 dicembre 1943 il prof.


Ranuccio Bianchi Bandinelli ha scritto questa lettera al Preside
della Facolt di Lettere- dellUniversit di Firenze.
Firenze, 2 dicembre 1943. Caro collega, non attendermi per ladu
nanza di Facolt di questo pomeriggio, n per altre che verranno
indette: col 1 dicembre io mi considero fuori dellUniversit ita
liana. N on voglio infatti trovarm i a dover subire oggi eventuali
imposizioni contrarie alla mia coscienza, n domani dover parteci
pare alla laurea ad honorem di qualche generale americano.
Questa mia decisione non dettata altro che dal bisogno di
soddisfare una mia precisa esigenza morale, senza curarmi delle conteguenze. Sarei troppo felice, se essa potesse trovare lapprovazione
sua e dei colleghi, quale segno di quel profondo desiderio di rinno
vamento, che necessita allalta scuola italiana.
Ringrazio te e i colleghi per la cordiale convivenza di questi
anni e spero che, anche fuori dellUniversit, non mancheranno
le occasioni per rivederci.
Successivamente, il 18 gennaio Bianchi Bandinelli invia questa
lettera al pro-R ettore:
Caro collega, al mio ritorno a Firenze dopo lassenza nata
lizia, trovo la tua raccomandata a mano con acclusa copia della
Circolare ministeriale n. 1332.
La circolare non mi riguarda, in quanto si riferisce a docenti
resisi irreperibili dopo il 24 settembre. Io sono stato reperibile al
mio consueto indirizzo; ma la mia assenza dagli esami di laurea e
ora dalla ripresa delle lezioni, lho gi motivata con una lettera indi
rizzata il 2 dicembre u.s. al collega Preside della mia facolt, che a
buon conto ti accludo in copia.
C on tale lettera, in mancanza di una autorit superiore, le
galmente costituita, mi considero dimissionario. Lascio a te, nella
tua qualit di pro-R ettore, di trasmettere tali mie dimissioni agli
uffici ministeriali con i quali sei in contatto.

M a non passer molto tempo che Ranuccio Bianchi Bandinelli


incontrer lo stesso Preside della Facolt di Lettere in una cella del
Carcere delle Murate, arrestato anche lui per antifascismo.
Anche Calamandrei ha abbandonato le lezioni e lUniversit,
per sottolineare in quale considerazione tiene le autorit repubbli
chine e per indicare ai giovani che quello momento di combattere
per la libert e non di restare fra i banchi della scuola come se nulla
succeda.
Anche con alcuni giornalisti e scrittori sono stabiliti contatti.
T utti i partiti del CTLN hanno collegamenti coi giornalisti de
La Nazione, ove si va operando un chiarimento e una scelta. R o
mano Bilenchi ha diretti contatti con Giuseppe Rossi. La scelta
fatta da Rom ano Bilenchi, che si pone decisamente sul fronte della
lotta, influisce notevolmente su tanti altri giovani giornalisti e intel
lettuali. I pi guardano al comuniSmo con sincera simpatia per le
posizioni nazionali da esso assunte, altri forse pensando che questo
il partito pi forte, il partito che comander domani. La stessa ade
sione di Bilenchi non manca di suscitare scontentezze e tim ori a
causa del suo lontano passato fascista. M a Giuseppe Rossi ha fiducia
e Bilenchi mostra di essere fermo nelle sue nuove convinzioni.
M olto attivo e influente negli ambienti de La Nazione il Partito
dazione al quale aderisce anche Giorgio Fattori. In tutti gli am
bienti cittadini, in tutti gli uffici pubblici, il CTLN ha ora i suoi
uomini, i suoi collegamenti. Esso non influisce pi soltanto con
lazione politica e morale generale, ma d indicazioni sulle questioni
concrete, chiede consigli, ordina misure e azioni proporzionate alla
situazione. Palesandosi la situazione disperata per i fascisti e i te
deschi, facendosi evidente lesito finale della guerra, c un momento
in cui numerosi elementi cercano i contatti con la Resistenza, o
vantano rapporti che ancora non hanno. Molti si preparano al doppio
giuoco dando notizie, versando somme di denaro con pi o meno
buona fede. M a tutto ci utile alla Resistenza perch isola sem
pre pi i fascisti.

M a questo lavoro sotterraneo, questa tessitura^di fili invisibili,


questopera generale di orientamento pur essendo validissima non
basta a fermare i fascisti e i tedeschi nella loro folle opera diretta a
dar fondo a tutte le riserve umane ed economiche di Firenze per
servire la Germania.
Per questo la lotta fra la Resistenza e i nazi-fascisti entra ora
in una fase pi aspra, pi dura, segnata da colpi terribili, dramma
tici, senza quartiere da ambo le parti. M a mentre le forze della Resi
stenza scelgono il bersaglio, indirizzando i loro colpi contro nemici
dichiarati, contro gli uomini pi responsabili^delle sciagure che Fi
renze e lItalia subiscono, i fascisti sfogano la loro rabbia contro
inermi cittadini, contro i giovani.
Latto pi sciagurato commesso dai fascisti, e che commuove
tutta Firenze, la strage compiuta contro cinque ragazzi che hanno
rifiutato di rispondere al bando di Graziani.
Sono ragazzi di diciotto-venti anni che, insieme ad altri, sono
stati catturati in una azione di rastrellamento nella zona di Vicchio
del Mugello con la complicit di una donna. Anchessi, come tanti,
non sono degli eroi, non sono neanche combattenti contro il fa
scismo, non vogliono m orire e quando conoscono la loro sorte,
piangono disperatamente invocando la mamma. Antonio R addij
Guido Targetti, Aleandro Corona, O ttorino Quiti, Adriano San
toni sono i loro nomi. Ecco il racconto lasciato dal sergente maggiore
Luigi Bocci sulla preparazione delleccidio:
Nella nostra cameretta, oltre i sergenti allievi ufficiali,
cera alloggiato anche il figlio del colonnello comandante il reggi
mento autieri. Si chiamava Ugo Mazzari, ed era fascista e tedesco
filo. Alla sera egli usciva spesso di caserma insieme coi suoi amici,
armati fino ai denti, per tentar di acciuffare i patrioti che si pensava
si trovassero a Firenze. Ma tornavano sempre a mani vuote e per
la rabbia facevano nutrite sparatorie contro gli alberi. U go aveva
un bel fucile mitragliatore tomphson che suo padre aveva portato

dallAfrica. Lo puliva ogni due o tre giorni e diceva che lo avrebbe


volentieri adoperato. Aveva per intimo amico un certo Ugo Grazzini, detto il Pupo, fiorentino, giovane effeminato. Essi erano
entrambi iscritti al fascio repubblichino e discutevano tra di loro
sempre di fascismo. Il Pupo, del quale avr occasione di riparlare,
era malvisto e i soldati durante la notte gliene facevano di tutti i
colori.
U na mattina, mentre ci trovavamo dinanzi alla Villa del Poggio
Imperiale a fare esercitazioni coi fucili mitragliatori, giunse un or
dine per cui dovevano essere scelti quindici autieri abili tiratori ed
un sergente ed inviati immediatamente al Comando di presidio.
Bench lordine non facesse parola dellincarico che sarebbe stato
affidato ai prescelti, si venne subito a sapere che cosa avrebbero
dovuto fare. Il sottotenente Taviani, che ha un negozio allinizio
di via Martelli, presa la tabella dei tiri, scelse i prim i quindici clas
sificati e, dando loro per capo il sergente allievo ufficiale Ciappi,
li mand al Comando di presidio. M i ricordo bene di avere avuto
quel giorno un permesso fino alle ore 22, di essere andato a cena da
un mio zio che abita in via Fra Bartolomeo. A mio zio, che co
munista e che era a conoscenza del bestiale delitto che si sarebbe
commesso, chiesi se non ci fosse alcun mezzo per salvare le povere
vittime. Egli mi rispose che i comunisti avrebbero organizzato
manifestazioni popolari. Le sigaraie sarebbero uscite compatte
nelle strade. M a quelle manifestazioni non poterono avvenire, non
ricordo bene per quale incidente. Quella sera m i avviai verso la
caserma assai tardi. In piazza Santa Maria Novella dovetti attendere
lungamente il tram ; infatti poco tempo prim a i gappisti avevano
attaccato con bombe a mano una macchina tedesca che usciva dal
Comando di via Rom ana e la macchina era andata a sbattere nel
muro impedendo il passaggio dei tram e la linea non era stata ancora
sgombrata. M entre aspettavo pass il Pupo; era solo, tornava
da casa e andava al Presidio dove avrebbe passato la notte. Egli mi

conferm con voce tremante che 1 nostri quindici compagni pre


scelti la mattina, avrebbero formato il plotone di esecuzione di cin
que giovani renitenti, esecuzione che avrebbe avuto luogo la mat
tina dopo. Mi disse che i nostri compagni si erano rifiutati, ma erano
stati minacciati dagli ufficiali. Era stato loro detto bruscamente:
O fate il vostro dovere, o metteremo al muro anche voi. Poi
per convincerli a compiere la loro opera senza tanti scrupoli avevano
cercato di gettare il fango sui cinque giovani condannati, dicendo
che erano banditi, che in una vicina campagna avevano strango
lata una signora per derubarla, che avevano inoltre assassinato alcuni
carabinieri. Il Pupo , per quanti difetti avesse, non era un cattivo
ragazzo e credeva a tutto ci che gli avevano detto. Perci la mattina
dopo si rec, con lampio consenso del padre, a fare il fucilatore.
Quella mattina anzich alle ore 6,30 la sveglia suon alle 3. Fu
distribuito il caff, venne rastrellata la caserma in modo che neppure
un solo soldato potesse sottrarsi alladunata e partimmo inquadrati.
Eravamo divisi per sezioni e in testa e in coda a ciascuna sezione
erano stati posti due o tre sergenti che dovevano vigilare che nessuno
abbandonasse le file, approfittando delloscurit della notte. Il viaione del Poggio Imperiale era buio, neppure leggermente schiarito
dalle lampadine tascabili e dalle fioche lampade a consumo ridotto,
molto distanti luna dallaltra. Marciavamo in silenzio e assai fievoli
giungevano a noi i comandi degli ufficiali e il rum ore del passo
sonnolento del reparto. Pensavamo ai cinque giovani che venivano
uccisi per obbedire ad un deliquente; tutti sapevamo infatti che
ad ogni comando provinciale era giunto lordine di fucilare un certo
numero di renitenti per intimorire gli altri e frenare la formazione
delle bande partigiane.
Allorch giungemmo quasi alla fine del viale, lufficiale che
comandava la prima sezione ordin lalt e il suo grido turb a lungo
il silenzio. La prima compagnia fu allora presentata al suo coman
dante. Era il capitano Enrico Cirri, uomo ripugnante, ladro di co

perte, di sigarette, in. una parola di tutto ci che era possibile sot
trarre alla dotazione dei suoi soldati. Rubava, con la complicit
di magazzinieri suoi compaesani, pane, scarpe, indum enti di ogni
genere ed anche rivoltelle. U na volta egli sottrasse alla sua compa
gnia tutta la dotazione di sigarette che doveva essere distribuita
in una settimana, facendo distribuire per due settimane di seguito
met razione. Il capitano era venuto a prendere il comando dei suoi
uomini per portarli ad assistere al lugubre spettacolo. Stava impa
lato in mezzo al viale con la bustina un po piegata da una parte,
con la sua aria di conquistatore come quando veniva nella cameretta
dei sergenti a raccontarci le sue avventure amorose. In quei giorni
si era fatto crescere barba e baffetti. Egli non sapeva discorrere e
parlando emetteva talvolta suoni cosi strani che nessuno riusciva
a comprendere. Aveva, quella mattina, una bella macchina foto
grafica a tracolla per riprendere i particolari dellesecuzione.
Fatta la presentazione, iniziammo di nuovo la marcia e percor
remmo lentamente le strade che dalla fine del viale portano vicino
al Campo di Marte. La notte si era fatta chiara e stellata, di tanto
in tanto lampi illuminavano il cielo: quei lampi richiamavano
dinanzi alla nostra immaginazione i lampi dei bengala e ci augura
vamo un allarme aereo, un bombardamento, qualcosa che allon
tanasse il momento della strage. Giungemmo al Campo di Marte
che gi albeggiava, attraversammo le strade bombardate, sperando
sempre in un altro bombardamento, ma ci trovam mo ben presto
di fianco allo stadio. Alcuni reparti di fanteria ci avevano preceduto
e facevano istruzioni sul posto. A brevi intervalli cominciarono
a giungere formazioni di altri corpi, insomma tutti i militari di stanza
a Firenze dovevano accertarsi coi propri occhi che si faceva sul serio.
N ulla per si era detto agli altri soldati sullavvenimento a cui avreb
bero assistito; si era loro comunicato che si sarebbero tenute eserci
tazioni collettive, movimenti di truppa e niente altro. Soltanto
noi della caserma del Poggio Imperiale eravamo a conoscenza di
quanto sarebbe accaduto. Arrivarono anche uno dopo laltro, su

automobili lussuose, gli ufficiali superiori e le autorit repubblicane.


Quando furono giunti tutti i reparti dei vari corpi, fu assegnato ad
ogni compagnia uno spazio di terreno in cui gli ufficiali dovevano
far compiere delle conversioni, correggere errori, insegnare come
ci si presenta ad un superiore quando si chiamati, e come si saluta
romanamente. Queste manovre grottesche durarono circa' unoraGuardavo quei soldati. Parecchi non avevano neppure la divisa,
ma indossavano ancora gli abiti coi quali erano partiti da casa, sudici
e laceri, e calzavano scarpacce rotte. Altri avevano di militare la
giacca e la camicia, altri soltanto la bustina e con aria scanzonata
la portavano sulle ventitr. Sulle facce di quei giovani si leggeva
chiaramente cosa pensassero. Vi erano i remissivi, che ormai si erano
messi lanimo in pace e avevano assunto un atteggiamento di passi
vit e di assenteismo. Altri, irrequieti, che parlottavano fra loro
accennandosi con disprezzo gli ufficiali, facevano intendere che
alla prim a occasione se la sarebbero svignata a costo di rimetterci
la pelle. N el frattempo arriv il picchetto armato : erano venticinque
militari ed un capitano: avevano lelmetto, la bandoliera e il mo
schetto; si fermarono un po lontano da noi e ad un tratto spari
rono. Udim m o sparare. Io ed i miei compagni ci guardammo sor
presi. Avevano forse gi compiuto il misfatto lontano da noi? Ma
purtroppo non era cosi. Poco dopo il picchetto armato ricomparve
e non ho mai saputo perch si fosse allontanato di li e perch avesse
sparato.
Intanto ci avevano fatto riunire e stavano disponendoci in qua
drato proprio davanti allalto muro delle gradinate dello stadio.
Furono portate cinque sedie. Lesecuzione era ormai certa e prossima.
Mi voltai indietro e scorsi un orto, forse un orto di guerra, in
cuiuin
l uomo e una donna stavano lavorando senza curarsi di nulla.
M i parve che seminassero. Ad un tratto giunsero molti uomini
vestiti di scuro, che fecero allontanare tutte le persone che si erano
avvicinate a noi e luomo e la donna che lavoravano nellorto

e che non ci avevano degnato neppure di imo sguardo. Arrivarono


infine camion carichi di militi fascisti, armati di m itra e moschetto,
e ci circondarono. Parecchi altri militi furono disposti molto pi
lontano, forse perch ci sorvegliassero meglio. Sghignazzavano,
bestemmiavano e lanciavano insulti contro le vittim e; schernivano
noi che stavamo dinanzi a loro minacciandoci di continuo coi mi
tra. Improvvisamente apparve alla nostra sinistra il furgone della
polizia ai cui sportelli erano attaccati alcuni militi della guardia re
pubblicana coi m itra a tracolla. Dal di dentro venivano urla che poco
avevano di umano e fra le urla gridi di mamma, mamma. U n
fremito di orrore e di ribellione corse fra la truppa. Da ogni parte
si levarono voci di rivolta; e gli ufficiali non furono capaci di far
tacere i soldati. Infine, quando torn un po di silenzio, un uffi
ciale che si era portato in mezzo al quadrato lesse la sentenza del
Tribunale militare di guerra che dichiarava i cinque giovani Antonio
Raddi, Guido Targetti, Aleandro Corona, O ttorino Quiti, e Adriano
Santoni renitenti alla leva e in conseguenza li condannava alla pena
di m orte mediante fucilazione al petto.
Q ui i miei ricordi sono un po confusi. Io ero in ima delle ul
time file e poi non volli vedere la preparazione di si orrendo delitto ;
udivo soltanto le grida di quei ragazzi che non volevano morireIntorno a me cera molta confusione, le file si erano rotte; chi urlava,
chi piangeva. Le file furono riordinate ma ancora una volta si ruppero,
In quellistante scorsi accanto a me il capitano C irri che stava cini
camente caricando la sua macchina fotografica e guardava ogni
tanto il cielo, forse per poter dare al diafram ma una giusta aper
tura. Mi parl anche, ma di tutte le sue parole non ricordo che
queste: - T ra poco giustizia sar fatta - e accennando alla macchina
fotografica: - Speriamo che vengano chiare.
In questo momento risuon la scarica del plotone d esecuzione,
udii qualche urlo, alzai gli occhi e vidi che due dei giovani erano
caduti in terra insieme con la seggiola su cui stavano seduti; gli altri

tre erano invece sempre seduti e gridavano mamma. I soldati


del plotone d esecuzione, presi con la forza, piangevano, forse fino
da quando erano stati condotti in mezzo al quadrato e quasi nessuno
di loro aveva sparato sulle vittime. O ra i cinque giovani dovevano
attendere il colpo di grazia dal capitano di picchetto. Cominci
il lavoro della rivoltella ed io udii numerosi colpi. Mi fu detto poi
che per finire uno dei condannati si era dovuto sparargli nella testa
un caricatore intero. Anche quel capitano era commosso e tre
mava, e mentre sparava volgeva la testa dallaltra parte, cosi che i
suoi colpi non erano mortali. Soltanto allora mi accorsi che il furgone
della polizia era seguito da un carro funebre dal quale erano state
scaricate cinque casse da morto e deposte poco lontano dai cinque
giovani.
Le file si ruppero ancora una volta, i miei compagni fuggivano
e qualcuno era caduto svenuto per terra. Io fui travolto da quella
confusione. Pi tardi m i raccontarono che dal gruppo degli ufficiali
si era ad un tratto staccato Carit e aveva sparato su uno dei m ori
bondi. Subito dopo il defitto le cinque bare furono avvicinate al
luogo dellesecuzione e le salme vi furono composte. Senonch,
qualcuno si accorse che uno dei fucilati non era ancora morto e fu
necessario tirarlo di nuovo fuori e sparargli un altro colpo nella
testa e poi ricollocarlo nella bara. Ricomposti di nuovo i quadri ci
avviammo verso la caserma e passammo accanto ai militi fascisti
che sghignazzavano a causa del nostro contegno e ci dicevano che
avrebbero volentieri fucilato anche noi. Rientram m o in caserma
passando per la Costa San Giorgio. Verso le undici tornarono in
caserma i nostri quindici compagni che avevano fatto parte del plo
tone d esecuzione. Erano disfatti, si gettarono sui loro lettini e
piansero. Per premiarli fu concesso loro una licenza di quattro o
cinque giorni. Il Pupo si vergognava ora di appartenere al fascio
repubblicano e non portava pi il distintivo che teneva nel bor
sellino.

Per completare questo racconto mi sono rivolto al mio amico


A.V., sergente allievo ufficiale, che assist alla fucilazione da una
delle prim e file. Egli m i ha inviato questi particolari:
Il furgoncino si ferm vicino a me e subito udii le urla stra
zianti di quei poveretti. Tre di loro avevano proprio laspetto di
bambini. Consci ormai della fine a cui andavano incontro, urlavano
disperatamente, invocavano la mamma, chiedevano come forsennati:
- Perch ci fucilate? - e pregavano Dio di salvarli. Pi volte gli sgherri
dovettero sorreggerli perch non si abbattessero a terra. Gli altri
due, di aspetto pi virile dei compagni e pi forti, erano abbastanza
calmi, tanto che cercavano di confortarli. Anche il cappellano mili
tare cercava di rendere sopportabili a quei poveretti i loro ultimi
mom enti di sofferenza.
Intorno si facevano gli ultimi preparativi per il supplizio. I
carnefici in camicia nera allinearono cinque seggiole davanti al m uro
con una lentezza e un manifesto malanimo come se proprio voles
sero prolungare il pi possibile la straziante agonia di quei poveretti
che continuavano disperatamente ad invocare la grazia e la loro
mamma. Giunse il plotone d esecuzione che si schier a pochi passi
dalle vittime. Li conoscevo quasi tutti perch erano stati presi nella
mia caserma. Essi, al mattino, si erano rifiutati di commettere las
sassinio, ma il maggiore Carit aveva detto: Per coloro di voi
che si rifiutano di obbedire, ho nella mia pistola tante pallottole da
spedirli allinferno insieme con quei fuorilegge. Essi mi facevano
quasi pi compassione degli stessi condannati. Questi non avevano
che da passare pochi momenti di martirio, mentre i primi, avrebbero
avuto, forse per tutta la vita, davanti agli occhi la strage di cui si
sarebbero purtroppo sentiti gli esecutori materiali.
M i guardai intorno. Le ultime file erano in subbuglio. I soldati
delle prime file, quelli vicini a me, fissavano cupi e atterriti quanto
stava accadendo a pochi passi da loro. Moltissimi si coprivano, con
le mani o con tutte le braccia, gli occhi e gli orecchi.

Le cinque vittime furono prese e con sforzi sovrumani furono


messe sulle seggiole. Si leg loro le braccia dietro le spalliere e si
bend loro gli occhi. Continuavano ad urlare come forsennati.
U no di essi cominci a chiamare il fratello che era stato graziato,
chiedendo ripetutamente e con parole supplichevoli che gli con
sentissero di rivederlo e di riabbracciarlo ancora una volta. Ci
gli fu violentemente negato forse anche per non prolungare quella
tragica scena che minacciava di fare esplodere quel qualcosa di
grave, ossessionante che tutti presentivamo, compresi i responsabili
delleccidio. Essi mi apparivano in preda ad un malcelato terrore.
U no dei condannati disse dolcemente a colui che invocava il fratello
di aver pazienza e che un giorno si sarebbero riabbracciati in cielo.
U n ufficiale con la pistola in pugno impartiva nel frattempo
gli ultimi ordir agli uomini del plotone.
M irate giusto e con risolutezza al cuore, - egli diceva, mentre
un tenente colonnello di cui non ricordo il nome, lesse ad alta
voce i nomi delle vittime con la relativa motivazione della condanna
di morte, emessa dal Tribunale militare. T utto fu pronto per lese
cuzione; allora scorsi parecchie persone ritirarsi in disparte, fra le
quali anche il cappellano che fino a quel momento era restato
vicino ai cinque giovani, che vedevano in lui lunico amico e dal
quale non volevano distaccarsi a nessun costo.
U n ufficiale, con comandi secchi e decisi, ordin il caricat
ed il puntat. Le sue parole risuonarono lugubri nel silenzio che si era
fatto intorno a me, silenzio che agghiacciava il cuore, rotto soltanto
dalle urla incessanti dei condannati. Vidi le braccia tremanti degli
uomini del plotone puntare i fucili in direzione delle seggiole. Cer
tamente essi non scorgevano nulla dinanzi a loro; infatti, allordine
di far fuoco, udii distintamente i colpi partire uno dopo laltro in
un crepitare lento e funesto. Ben pochi raggiunsero il bersaglio.
Soltanto due giovani m orirono; gli altri, squarciati dalle ferite, cad
dero per terra contorcendosi e urlando di dolore come bestie. Il

giovane, che pochi minuti prima aveva chiesto di poter riabbracciare


il fratello, tent, con un ultimo sforzo, di rialzarsi quasi volesse
sfuggire alla morte. Allora vidi lufficiale avvicinarsi a lui e sparargli
a bruciapelo, alla testa, una revolverata. Il giovane rotol di nuovo
per terra e di nuovo torn ad alzarsi. M i sembr in quel mom ento
che fosse dotato di una strana forza e che volesse sfidare il suo car
nefice con accorti movimenti di lotta, ma quegli gli spar addosso
altri tre colpi di rivoltella e lo fini.
Gli altri due non erano ancora morti, continuavano a lamen
tarsi con un filo di voce, mentre alcuni militi si avvicinarono a loro
per prenderli e gettarli nelle bare. Lufficiale, poich la sua rivoltella
era scarica, se ne fece dare unaltra da un premuroso collega e dette
loro il colpo di grazia. Ad uno spar mentre si trovava nella bara.
Anche un uficiale delle SS italiane spar qualche colpo contro i
giovani, e mi dissero che era Carit. M i voltai indietro e vidi le
file scomposte, molti soldati piangere e inveire.
Ed ora il racconto di don Angelo Beccherie, tenente cappel
lano, che assist le vittime fino allesecuzione:
La mattina del 21 marzo del 1944 seppi che erano stati con
dannati a m orte sette renitenti alla leva repubblicana fascista. Gi
il giorno prim a seguivo attentamente lo svolgersi del processo,
m a non ero riuscito ancora a conoscere la sentenza. Ero assai turbato
e mi offrii di assisterli assieme al cappellano militare don Giulio
Roberi.
Verso la sera del 21 marzo mi recai a San Gallo e dalla supe
riora ebbi cognac, caff, anice, sigarette, carta da scrivere. Alcuni
ufficiali che sapevano del doloroso incarico ci diedero laltarino da
campo al carcere delle M urate; lo stesso comandante del carcere,
maresciallo Mangiacapra, ci introdusse nel suo ufficio, dove poco
dopo venne il direttore del carcere dott. Gian Battista Mazzarise.
Q ui appresi la prim a vera storia dei non pi sette ma cinque condan
nati a morte, essendone stati graziati due.

Il direttore del carcere era molto costernato e mi raccontava


con sdegno delle ingiuste condanne; aggiungeva di aver tentato
quanto era possibile per salvarli. Conosceva soprattutto uno dei
cinque condannati a morte, il Targetti, del quale si era particolar
mente interessato conoscendo le disgraziate sorti della famiglia.
Ogni cosa riusciva vana. Fu allora che io suggerii al direttore lul
tima via da tentare: perch non interessare il cardinale? N on riu
scir neppure lui a salvarli ma non omettiamo neppure questo ten
tativo.
Il direttore subito fece chiamare il padre Carlo Naldi dei Fi
lippini di San Firenze e assieme a lui corse immediatamente dal
cardinale. Erano le otto di sera. Rimasi con don R oberi nel carcere
in attesa fino alle ore 23 senza poter vedere nessuno e sempre in
aspettativa di una telefonata. Finalmente questa venne: purtroppo
nulla era stato possibile: i responsabili di queste vittime si erano
resi volutamente irreperibili. Allora il comandante del carcere diede
ordine di far venire uno alla volta i condannati a m orte in una cella
accanto allufficio suo: erano nel centro del carcere rinchiusi in due
celle assieme ad altri non condannati a m orte.
Il prim o ad arrivare fu il Raddi Antonio. Con un volto este
refatto, barcollando tutto esasperato, appena mi vide proruppe in
grida disperate! Sorreggendolo lo condussi nellufficio del coman
dante. Cercai di consolarlo, di parlargli, ma per alcuni minuti do
vetti lasciarlo sfogare. Poi vedendo che ogni mio dire era vano,
volli infondergli ancora speranza dicendogli: Coraggio, vedi tuo
fratello Marino stato graziato : chiss che la grazia non venga pure
per te. M i rispose: - Ma vero? me lo assicura? non m i tradir?
- Si, Antonio, tuo fratello graziato, salvo.
Allora si ricompose subito, si asciug gli occhi e me lo vidi
in ginocchio: - Padre mi confessi, non ho paura di morire. D i due
figli la mia mamma ne ha salvo almeno uno; che grande grazia mi
ha fatto la Madonna!

Si confess, era commosso, era rassegnato ; term inata la confes


sione m i prese le mani e fissandomi m i disse: - Padre, m i guardi
negli occhi, mi fissi bene, non ho paura di m orire; sono innocente
e sorrido in faccia alla morte.
Bravo Antonio, ora scriverai una lettera alla mamma, ai
tuoi cari.
Si, padre, e voglio scrivere anche al mio Priore, che mi ha
sempre voluto bene.
Cosi lo feci passare in un altro ufficio e si mise a scrivere.
Intanto erano venuti pure gli altri quattro condannati. Erano
disperatissimi: gridavano, si dimenavano, si buttavano a terra, mi
abbracciavano e a mani giunte invocavano piet quasi che io po
tessi salvarli; volevo lasciarli sfogare, volevo consolarli, volevo
aiutarli, volevo pure calmarli, non sapevo neppure io che fare.
Per pi di unora dur questa estrema esasperazione e poi venne il
collasso morale e fisico per tutti; Santoni Adriano svenne e si riebbe
pi volte, poi rimase svenuto quasi tutta la notte.
N on riuscivo a fargli prendere niente, non volevano fumare:
poi, aiutato dai secondini li convinsi a prendere una sigaretta che
non fumarono. Targetti Guido rimase tutta la notte molto serio,
ma impavido senza fare neppure una lacrima ; parlava, ragionava
sulla sua ingiusta sorte, ma per nessuno ebbe parole di recrimina
zione; mi mostrava delle fotografie, mi parlava e chiedeva notizie
della sua mamma che aveva lasciata moribonda e diceva che era
rimasto a casa per assisterla e perch era assai grave. M i parlava
di un suo fratello impiegato al Banco di Rom a. - Lui sinteresser
di me - diceva - non mi devono fucilare, non ho fatto nulla di male;
ho combattuto ed ho sempre fatto il mio dovere, ero guardia alla
frontiera, e non sono mai stato punito. - Allora, lo invitai a scrivere
e gli dissi: - Su Guido, da bravo, conforta i tuoi cari!
L ho tuttora presente, in tutti i suoi atti, serio, forte, seduto con
la penna in mano in un angolo dellufficio matricola; scrisse pi

lettere con una tranquillit e serenit ammirevoli. D i tanto in tanto


mi aiutava ad incoraggiare gli altri. D ietro una fotografia scrisse
una semplice dedica: - Targetti Guido, caduto il 22-3-1944 - Pri
mavera! M entre ad un certo mom ento della notte lo lodavo per
la sua calma mi rispose: - Cappellano, so quel che mi sta per acca
dere e non so se riuscir a mantenermi cosi calmo -. Il pi disperato
era un sardo, Corona Aleandro; gridava continuamente: - Mi fu
cilano, ma io non voglio morire, sono innocente! - e queste due ul
time parole le gridava in tutti i toni mordendosi le mani; e poi
continuava: - Sono ancora giovane e non devo morire -. Esasperato
girava per la nuda cella cercando quasi scampo, poi sostava, cadeva
a terra svenuto, si riaveva presto, ricominciava ad urlare, mi ab
bracciava forte dicendomi: - Padre, non voglio morire, m i deve
salvare, ho la mamma lontano! - Piangevo con lui e per tutta la
notte continu in questa esasperazione. Ad un certo momento si
alza quasi impazzito ed urla: - N on voglio che mi fucilino, mi
ammazzo io da solo! - Allora il Targetti sempre calmo: - No, Lean
dro; noi siamo innocenti, non ci dobbiamo ammazzare, ci ammazzino
loro; scrivi anche tu ai tuoi cari!
Pure Q uiti O ttorino non si sapeva rassegnare. Volle telefonare
a dei parenti: riuscii a metterlo in comunicazione, ma non appena
senti rispondere al suo pronto venne interrotta la comunica
zione. Allora si mise a piangere disperatamente. - Sii buono, O tto
rino, confessati come hanno fatto gli altri. - N o, Padre, no, non
mi confesso perch dopo mi fucilano. - Confessati, - replic
il Targetti, - perch quei deliquenti ti fucilano lo stesso. meglio
per te andare alla morte con ranim a a posto.
Verso le quattro del mattino si celebr la Santa Messa; assiste
vano seduti, eccetto il Targetti che volle stare in piedi. Bella quella
messa imcarcere, supremo, conforto a cinque condannati a morte!
Vi assistevano pure alcuni secondini ed il comandante del carcere.
Fecero tutti e cinque la loro comunione per viatico: subito dopo

il Santoni svenne nuovamente e cosi il Corona. Terminata la Messa


e fatte alcune preghiere ci radunammo tutti in cerchio a sedere.
Le ore non passavano mai; i poveri giovani erano abbastanza sereni,
si ragionava insieme della loro sorte e cercavano parole di speranza.
Facevano discorsi a volte molto ingenui: Cappellano, ci faranno
tanto male quando ci fucileranno? Per le sette saremo gi morti? I
giornali parleranno di noi e ci diranno traditori, ma noi siamo in
nocenti! D iranno che avevamo armi, ma noi eravamo tutti a casa
nostra disarmati. Come si star sotto terra morti?...
Questi e cento altri discorsi simili facevano quei poveretti,
m entre cercavano da me parole di speranza. N on gliene potevo
dare: era imminente lesecuzione ed illuderli sarebbe stata empiet
e delitto: N o, ragazzi, basta con questi discorsi, confidate nel
Signore che prima di voi subi la pi ingiusta morte. A che ora
ci fucilano? era la domanda pi insistente, ed io laconicamente
rispondevo: N on lo so. Allora il Targetti disse: me
glio che ci prepariamo Erano le cinque: mi consegn alcune let
tere, poi incominci a frugare nelle tasche; m i consegn il porta
foglio e anche gli altri mi consegnarono tutto quello che avevano
nelle tasche e mi diedero alcune sigarette: Queste tenetevele,
dissi io. No, Padre, bastano due. M a no, tenetevi tutto,
ancora non vi fucilano. I secondini mi aiutavano a convincerli,
ma ormai presentivano imminente la fucilazione. ormai giorno,
alle sei ci vengono a prendere. Ma chi v ha detto questo?
Padre, le fucilazioni si fanno sempre la mattina.
Per accontentarli fui costretto a prendere ogni cosa assicuran
doli che avrei eseguito tutte le loro volont. Seguirono alcuni mo
menti di silenzio: comerano lunghi quegli istanti! U n lungo suono
di campanello diede lallarme. Eccoli, ci vengono a prendere,
dissero tutti impauriti e cominciarono a piangere disperatamente
correndo allangolo opposto della porta. Questa si apri; si affacci
un brigadiere dei carabinieri. Momento terribile; con le manette

in mano si avvicin a Raddi Antonio. Questo present i polsi e


disse: So che tu sei comandato e non ne hai colpa: io ho sem
pre voluto bene ai carabinieri: non stringere forte perch mi faresti
male - A queste parole il carabiniere fnse di cercare qualcosa, diede
le manette ad un altro e usc solo a piangere. Altri due carabinieri
fecero lo stesso. A queste scene anche io mi commossi, ed il Raddi
vedendomi piangere mi disse: Padre, non voglio che pianga:
ci deve far coraggio e star vicino : vede che io non piango? Quando
sar in Paradiso pregher per lei, ma ora non ci deve abbando
nare: mi stia qui vicino, ho bisogno di lei.
U n brigadiere finalmente riusc a m ettere le manette al Raddi
e poi agli altri quattro; li aveva legati assieme, ma il Corona sve
nuto tir a terra gli altri: allora, separati, sorretti da me, da alcuni
secondini e da alcuni carabinieri, vennero trasportati sulla macchina
cellulare: il Corona ed il Santoni erano privi di sensi, Targetti era
serio e taceva: Raddi Antonio pure era serio e chiedeva continuamente: Dove ci portano? Corona Aleandro si riebbe quasi
subito e con Q uiti O ttorino cominci a piangere e a gridare per
tutto il tragitto : Aiuto, piet, ci fucilano, non avete la mamma,
ci fucilano, siamo innocenti, nessuno ci pu salvare? Sapete che vuol
dire morire? Gente pensateci, ci fucilano, aiuto, salvateci, piet, il
nostro sangue vi rester sullanima, grider vendetta! Erano
impazziti dal dolore: ero seduto in mezzo a loro e non facevo che
sorreggerli, accarezzarli e baciarli.
Giunti al Campo di M arte videro le molte reclute schierate
per assistere alla fucilazione. Guarda, - disse il Quiti, - guarda
quanta gente! - e si nascose la faccia in un angolo della macchina.
Cercavo di nascondergli tutti quei preparativi, ma da alcune fessure
della vettura potevano vedere tutto. Guarda le sedie con le bende,
guarda il plotone che ci deve fucilare - disse il R addi ed urlando
chiamava alcuni del plotone che udivano tutte quelle grida. Ci fe
cero aspettare nel cortiletto dello stadio per ventiquattro minuti

che furono ore di spasimo. Il Quiti disse ad uno del plotone:


Colpiscimi giusto e non farmi tanto soffrire!
N el frattempo una decina di gerarchetti della federazione di
Firenze, con la sigaretta in bocca, giravano attorno alla macchina
curiosando e desiosi di vedere le povere vittime. Appena il Quiti
ed il R addi videro questi borghesi si misero nuovamente a gri
dare: Piet, aiuto, ci fucilano, salvateci! U n brutto ceffo di
deliquente rispose digrignando i denti: Ah! adesso piet! Bal
zai allora dalla macchina e pieno di sdegno li cacciai investendoli
con male parole e dissi loro : N on lecito, n umano oltraggiare
cosi dei condannati a morte. Chi sono? - mi chiesero il Raddi
ed il Q uiti: ed io risposi: Assassini.
Finalmente giunse il gerarca od il papavero atteso. D on Giulio
R oberi sollecit affinch si portassero le povere vittime sul luogo
dellesecuzione e cosi avesse termine quella tortura indicibile. Il
luogo scelto fu la parte esterna dello stadio Berta poco lontano
dalla torre.
Venne lordine di tradurre le vittime sul luogo del supplizio.
Si udiva solo il pianto dei poveri condannati: diedi loro lultima
assoluzione. Aiutai, assieme allaltro cappellano, a bendare gli occhi
degli infelici. Poi R addi Antonio m i disse: Cappellano, voglio
darle un bacio. M inchinai e m i baci in fronte. Volle pure essere
baciato in fronte e per questo gli sollevai leggermente la benda:
allora tutti gli altri mi vollero pure baciare.
Il capitano Ceccaroni Riccardo del Distretto militare di Firenze
comandante del plotone d esecuzione, fremeva e mi faceva cenni
che mi sbrigassi.
Q uiti O ttorino allora volle parlare col comandante il plotone
d esecuzione, Ceccaroni; lo chiamai e gli chiese: M a perch
ci fucilate? Sapete che cosa vuol dire morire? Mandateci al fronte,
ma noi siamo innocenti. Nessuno ci pu salvare?

Stai buono, - rispose il capitano Ceccaroni, - non rifac


ciamo niente, e volle che si ribendasse subito.
Ancora il R addi mi vuol parlare e m i dice: Cappellano,
dica alla mia mamma che mi sono confessato e che lei mi sem
pre stato vicino. Anche gli altri dissero: S, anche alle nostre
famiglie dica che ci ha assistito lei tutta la notte e faccia coraggio
ai nostri cari . Intanto un certo Paolo di Vicchio o forse meglio
del Cistio, amico di Antonio Raddi venne a salutarlo e salut pure
gli altri: passarono perci altri secondi.
Q uiti O ttorino cominci a tremare, voleva alzarsi e scappare :
anche il Raddi ed il Corona ebbero un mom ento di terribile esaspe
razione: con il cappellano don Giulio R oberi riuscii a quietarli
dicendo loro: Pensate al Paradiso, il Signore vi aspetta, non ab
biate paura, siete nelle sante mani di Dio e della Madonna!
Coraggio!
Con queste e simili parole, m a specialmente mediante la grazia
del Signore che in quei mom enti tutti sentivano potente ed efficace,
si riusc a far tornare un po la calma: allora feci un balzo indietro
e subito avvenne la scarica del plotone. Il Targetti, il Raddi ed il
Santoni morirono subito. N on cosi il Q uiti che, ancora vivo dopo
la scarica del plotone, legato alla sedia si dimenava gridando:
Mamma, mamma ! Allora si avvicin il comandante Ceccaroni
che gli scaric in faccia ad un metro di distanza sei colpi di rivol
tella: il disgraziato non era ancora m orto, continuava a chiamare
mamma, buttando continuamente sangue. Questa scena impres
sion assai: laltro cappellano che li assisteva si appoggi a me di
cendo: Che strazio! Alcune delle reclute che assistevano
svennero; si ud pure una voce: Vigliacchi perch li uccidete?
Alcuni fuggirono e ci volle la forza per trattenere altri che volevano
fare lo stesso. Fu il maggiore Mario Carit, il famigerato comandante
delle SS, che dopo alcuni istanti intervenne e diede il colpo di
grazia.

M entre amministravo lolio santo, il Corona ripet lui pure


Mamma! Allora pregai il Carit che desse il colpo di grazia a
tutti.
C era silenzio : stavano per andarsene ma li feci fermare tutti
e volli recitare ad alta voce il De Profundis.
Messi con religioso rispetto nelle casse che furono subito por
tate, li accompagnai al Cimitero di Trespiano e assistetti alla loro
sepoltura...
I particolari della consumazione di questo infame delitto non
sono conosciuti dalla popolazione, ma anche la cruda notizia della
fucilazione dei cinque giovani, cos come la d La Nazione, basta
a provocare la pi profonda emozione, il pianto e la disperazione
delle madri, lo spirito di rivolta dei giovani.
Ma come reagiscono le forze politiche e religiose della citt
a questo misfatto che, se restasse senza risposta, incoraggerebbe i
fascisti a compierne altri e paralizzerebbe il movimento della R e
sistenza?
Lo sdegno dei religiosi era profondo e lanimo di molti parroci
addolorato, ma erano ben lontani da dare una spiegazione politica,
dallindicare nel fascismo e nella complicit dei ceti pi reazionari
la spiegazione di questo e di tanti altri delitti. Questi delitti sareb
bero imputabili genericamente al marciume della citt e del gran
m ondo, secondo don Angelo Beccherie.
Anche il cardinale arcivescovo, sul quale erano state riposte
tante speranze, dopo il racconto del cappellano si limita a dire
che Queste povere vittim e hanno finito di soffrire e sono gi in
Paradiso!. Forse nel suo intimo sussiste ancora il convincimento
che lattivit dei patrioti arbitraria e legittima quella delle forze
armate tedesche.
N el CTLN i comunisti sostengono la necessit di intensifi
care le azioni militari ed il principio accettato da tutti, ma in

effetti nessuno dei partiti ha la forza di rispondere subito a quelleccidio. Anche la denuncia morale e politica piuttosto debole, poich,
per alcune settimane, non esce nessun foglio clandestino salvo l'A
zione Comunista.
Il 24 marzo essa pubblica un veemente e rapido appello in cui
detto: Bisogna che la protesta di tutta la cittadinanza si levi alta
e potente perch gli assassini non ripetano altri massacri.
Donne fiorentine, con le vostre grida di protesta e con lazione
salvate i vostri figli e i vostri fratelli dal massacro.
Giovani fiorentini, nessun compromesso coi sanguinari fascisti.

I GAP GIUSTIZIANO G IOVANNI GENTILE

M a la risposta alla ferocia fascista che diventa tanto pi inau


dita quanto meno rintuzzata, viene ancora soltanto dai Gruppi di
azione patriottica, ora pi che mai vindici degli innocenti, degli
inermi, interpreti inflessibili dellanimo popolare.
Il bersaglio, luomo che deve pagare non per cieca rappresaglia,
m a per il contributo che ha dato e che d ai misfatti fascisti, dei
quali porta piena la responsabilit morale, non scelto a caso.
Giovanni Gentile.
Gentile ha appoggiato il fascismo fino in fondo e quanto pi
la guerra diventa impresa cieca e disperata, quanto pi la coscienza
del paese reclama pace e libert, lui si erge accanto a Mussolini
per garantire con il suo peso morale la legittimit della guerra e
la giustezza della causa fascista. Si ricorda infatti il suo appello del
giugno 1943.
M a in questi ultimi mesi egli ha avallato anche il fascismo repub
blichino, ledizione degenerata del fascismo. M entre gli uomini
migliori della cultura italiana, gli uomini d intelletto e di fede libe
rale, come si visto, abbandonano le Universit e le scuole per
non portare la responsabilit morale dellopera nefasta del fascismo;
e mentre anche quelli meno coraggiosi, restati nella scuola, cercano
d avere meno contatti possibile coi gerarchi, in modo da rendere
sempre pi profondo e incolmabile lisolamento del fascismo dalla
cultura italiana, Gentile invece con tutto il peso del suo passato,
della sua cultura, della sua autorit morale, resta accanto a Manga
niello, a Carit, stringe la mano agli assassini che uccidono i giovani,

deportano gli operai, arrestano i professori. Egli garantisce che


tutto ci che i fascisti fanno legittimo, giusto, morale, non in
contrasto con un ideale filosofico, dando cos altra forza al depre
cato e maledetto fascismo, gettando dubbi e confusione nella co
scienza di tanti studiosi e tanti giovani.
A Firenze, d accordo col governo di Sal, Gentile ha ricosti
tuito lAccademia d Italia e si d da fare scrivendo ad antichi amici,
ad uomini di cultura, a liberali e antifascisti per impegnarli a dare
il loro nome, per comprometterli.
Sulla rivista clericale-fascista Italia e Civilt, scrive articoli di
invito alla pacificazione rivolti ai patrioti, e minaccia delle pi
feroci rappresaglie coloro che non vogliono riconoscere nella R e
pubblica di Sal, nei brigatisti neri, il volto dellItalia, di tutta lItalia
da De Sanctis a Mazzini, da Cesare Battisti alle generazioni attuali.
E non vero che egli ignori i delitti che i fascisti con lavallo del
suo nome consumano, anche se fosse possibile ammettere che un
uomo di cultura conceda il suo nome, presti la propria opera, leghi
la sua persona ad un movimento senza conoscerne gli orientamenti
e le opere. Tanto pi che per il fascismo repubblichino non si pu
neanche parlare di movimento politico.
Contro di lui ha gi polemizzato Concetto Marchesi dalla ri
vista comunista clandestina La nostra lotta il 15 febbraio 1944.
Larticolo - dice lo scritto di Marchesi - che leccellenza Gio
vanni Gentile, nuovo presidente dellAccademia d Italia, ha pubbli
cato nel Corriere della Sera, non recente, del 23 dicembre, m a
lappello che vi risuona sempre lo stesso : l appello per ladunata
dei concordi,, di quanti cio, senza distinzione di partiti, vogliono
ricuperare lo spirito nazionale in un mom ento distrutto e rifare la
patria disfatta.
LItalia, senatore Gentile, non si disfece improvvisamente
nello obbrobrio - come voi d ite-d ell8 settembre. Allora perfezion
il suo processo fascistico di disfacimento, allora fini di essere un

paese con una monarchia e con un esercito. Il fascismo era gi morto.


Perch questa rinascita del fascismo dopo 1*8 settembre una sconcia
commedia rappresentata da sconci gazzettisti. Il fascismo non pu
risorgere perch esso non un organismo malato, una malattia;
non il lebbroso che possa guarire, la lebbra. Tradito dalla m o
narchia, da gran parte delle proprie gerarchie, abbandonato dalla
gran parte della borghesia bancaria, industriale e terriera, avvi
luppato in unatmosfera pesante di disfatta, il fascismo rest solo,
con nessun altro appoggio fuori che lesercito germanico, da alleato
divenuto invasore. Il fascismo, strappato dai suoi organi vitali, indi
geni e nazionali, avulso dai suoi generatori e dai suoi complici, bar
coll come un mostro senza pi testa n cuore. M a cera lo straniero in
casa e si rialz per fare da sicario a lui come laveva fatto a quegli
altri e rivisse a far le vendette tedesche in terra italiana, servo e sgherro
anche in questultimo aspetto della sua repugnante soggezione.
Ma esso vuole risorgere anche questa volta, non come pugnale
soltanto o fucile mitragliatore o fiamma nera, m a come idea, come
spirito animatore di resurrezione anticapitalistica e antiborghese.
Cosi quella dottrina corporativa che diceva di avere annullato la
torbidezza insensata ed incivile della lotta di classe dichiarata fal
lace, e la rivoluzione fascista vorrebbe ora procedere a bandiere
spiegate verso il socialismo.
Turpe gente che non sa morire! Sotto la garanzia dellimpu
nit ha saputo soltanto distruggere ed ammazzare; questa sola scienza
ha posseduto, che la scienza, quando sia la sola, dei pazzi e dei vili.
Caduto il fascismo, la monarchia, lesercito, restavano al
lItalia con la classe lavoratrice i manipoli scelti dei suoi partiti
politici e centri vitali della sua riscossa e della sua liberazione; re
stavano quelli che attraverso una atroce esperienza avevano depu
rato le loro anime e tese tutte le forze; restavano per fortuna d Italia
i ribelli, eccellenza Gentile, quelli che voi chiamate i sobillatori i
traditori venduti o in buona fede.

In buona fede, signor senatore, perch essi, a vendersi, come


voi dite, non ricaverebbero altra mercede che la loro fuga, la pri
gione o la morte. I denari di Giuda sono dalla parte vostra e si chia
mano taglie, premi di delazione, premi di esecuzione, arruolamenti
di militari e di lavoratori.
Il prof. Gentile, nuovo gran maestro della cultura e della
intellettualit italiana, si rivolge a tutti. Anglofili, germanofili, anti
fascisti, fascisti italiani sbandati e italiani orientati, perch rimandino
per ora quello che pu dividere e cessino le lotte; ammonisce i
fascisti a mettere al disopra dello stesso partito la patria, senza arbitrii
n violenze, perch la giustizia possa meglio adempiere al suo ufficio
sacrosanto.
Grandi parole, grandi e vere. Sacrosanto, chiama il filosofo
Giovanni Gentile, lufficio della giustizia e lonore, afferma che non
una parola vana, ma bisogno insopprimibile di non rinnegare se
stessi. Precisamente. Ma, guardate professore, quello che succede
ora nelle citt della vostra Italia repubblicana tra i poteri gover
nativi e lavversario. Lavversario assaHsce per la strada a colpi di
rivoltella. Lonore vi costringerebbe a cercare e punire i colpevoli
o a fare da giudice o da nemici; non le due cose insieme. Lavver
sario si apposta, esce dallagguato, colpisce senzaltra garanzia che
la sua audacia o la sua fortuna; egli tutto esposto alle conse
guenze micidiali del suo atto micidiale; uno che ha rinunciato
ad ogni sicurezza ed ha offerto tutta la sua vita per compiere quello
che la coscienza o la passione gli impone.
Egli non ha altro mezzo per colpire, il potere pubblico
tutto dallaltra parte contro di lui e contro i suoi. A difesa di quella
verit, cui egli ubbidisce con latto di una esasperata protesta, non
c alcun sostegno legale.
Ma voi no. Voi a quellatto che chiamate di vile banditismo
rispondete con la rappresaglia. N on vi contentate di cercare e pu
nire i responsabili, volete che la macchia del vostro odio si allarghi,

cercate le molte vittime da immolare sul tumulo del vostro ucciso,


volete risuscitare i riti funebri del mondo eroico antico, scegliete
gli ostaggi da sgozzare o da mitragliare perch lombra delleroe
sia placata; voi le andate a pigliare dalle case dove dormono, dalle
prigioni dove le avete racchiuse e le portate allaperto, queste vittime
propiziatorie perch siano scannate prim a che spunti la luce del
giorno. Cosi fate; ma non cosi dite, o almeno non dite pi. Fino
a ieri usavate la parola giusta rappresaglia, parola giusta per signi
ficare lusura delittuosa della guerra. Hai preso uno, io esigo venti.
Venti m orti per un morto solo, e di quelli scelti. O ra non si dice
pi rappresaglia. O ra giudizio sommario ma legittimo, giudizio
di tribunale regolarmente costituito; il quale esamina e giudica le
colpe singole di ciascuno prima di emettere la sentenza capitale
immediatamente eseguita. Questi tribunali si radunano in seguito
ad un attentato compiuto contro un membro della fazione gover
nativa, non per operare una vendetta, ma per espletare un giudi
zio contro determinate responsabilit personali. E cosi quei tali
che avrebbero continuato a dormire nelle loro case o ad attendere
comunque nelle carceri un giudizio su immaginarie colpe, vengono
trascinati al supplizio in nome della legge. D a tanti anni, da secoli,
questa parola servita a legittimare ogni infamia; ma finora non
era servita a coprire una procedura di assassinio in massa su persone
necessariamente innocenti perch chiuse in casa o in prigione nel
lora in cui si compiva il reato.
Il merito di aver portato la legge e norm a pubblica al livello
dello scannamento pi facile e pi selvaggio spetta al fascismo ed
al nazismo.
E di questo voi, eccellenza Gentile, siete pienamente persuaso.
C on chi debbono allora accordarsi i cittadini d Italia? Coi tribunali
speciali della Repubblica fascista o coi comandi delle SS germa
niche? Il fascismo librido mostruoso che ha raccolto nelle forme
pi deliranti di criminalit gli eccessi della reazione, lo stagno dove
hanno confluito i rifiuti e le corruttele di tutti i partiti. E ora da

I tedeschi e i fa scisti repubblichini hanno trasportato al


N o rd e in Germania perfino le autoam bulanze; la M iseri
cordia rimette in uso p er il trasporto dei fe riti le lettighe
di c in q u a n ta n n i fa .
(foto Maggini)

Un aspetto della riva


sinistra delVArno dietro
il bronzo del Cellini,
dopo la scoppio delle
m ine tedesche (foto Maggini)

L a storica zona della vecchia Firenze dantesca, Por Santa


M a ria , dopo lo scoppio delle m ine tedesche (foto M aggini)

questa preda immonda della paura e della follia si ardisce tendere


le braccia per una concordia di animi?
Concordia e unit di cuori, congiunzione di fede e di opere,
reciprocanza damore; non posatura inerte e fangosa di delitti
e di smemorataggini.
Quanti oggi invitano alla concordia, sono complici degli assas
sini nazisti e fascisti, quanti incitano oggi alla tregua vogliono disar
mare i patrioti e rifocillare gli assassini nazisti e fascisti perch indisturbati consumino i loro crimini.
La spada non va riposta finch lultimo nazista non abbia
ripassato le Alpi, finch lultimo traditore fascista non sia ster
minato.
Per i manutengoli del tedesco invasore e dei suoi scherani
fascisti, senatore Gentile, la giustizia del popolo ha emesso la sua
sentenza: m orte!
Dopo leccidio del Campo di M arte i giovani dei Gruppi di
azione patriottica decidono di metter fine alla complice attivit
di Gentile.
Gentile abita in una villa al Salviatino, un riposante e ameno
luogo a monte del torrente Africo, sotto i declivi delle colline
di Fiesole e di Settignano. Ha labitudine di rientrare a casa in un
auto guidata da un milite fascista. I giovani dei GAP hanno fatto
alcuni appostamenti per conoscere bene le sue abitudini ed il 15
aprile entra in esecuzione il piano. Sono cinque uomini, cinque
giovanissimi: un ex-aviere, studenti, operai. Verso le ore 13 come
di consueto arriva alla villa la grossa auto del Gentile. Lautista ral
lenta per dar modo al guardiano di aprire il cancello. I gappisti si
avvicinano alla macchina, si accertano che sia proprio lui, estraggono
le rivoltelle e sparano.
Questo fatto, approvato da tutta la popolazione, d luogo a
contrasti e a polemiche nel CTLN. Lesecuzione di Gentile non
approvata e il Partito dazione il pi reciso nel condannarla

ritenendo che pi im portante sarebbe stato rimandare la sorte del


filosofo a un processo dopo la liberazione.
Il rappresentante del Partito d azione propone un ordine del
giorno di deplorazione del fatto, che approvato con lastensione dei
comunisti i quali, pur non avendo il loro partito deciso luccisione
di Gentile, non possono disapprovare quellatto vindice e giustiziere
compiuto da giovani col rischio della propria vita.
I Gruppi di azione patriottica pubblicano un manifestino che
riproduce larticolo di Concetto Marchesi preceduto da questa in
troduzione:
Ai clamori ed ai piagnistei della stampa fascista per luccisione
di Giovanni Gentile crediamo sufficiente rispondere con il seguente
articolo dal titolo Rinascita fascista: tribunali degli assassini pub
blicato il mese scorso su La nostra lotta, organo del Partito comu
nista italiano, che rispecchia efficacemente la posizione di Gentile
quale esponente e difensore dello pseudo movimento fascista repub
blicano. Ricordiamo anche che i patrioti fiorentini il 22 marzo
giurarono di vendicare i loro cinque fratelli caduti sotto il piombo
dei traditori fascisti. Alle promesse seguirono i fatti.
II manifestino firmato dal CTLN, ma in effetti del CTLN
non . Gli autori, che non sono a conoscenza delle posizioni che i
partiti hanno assunto, hanno creduto dinterpretare il pensiero e
le direttive del CTLN.
Il 30 aprile, pertanto, La libert pubblica un lungo articolo
di Tristano Codignola in cui detto:
Deploriamo lassassinio di Gentile Giovanni. La violenza,
per quanto giustificata come reazione ad altrui violenza, ha un limite,
oltre il quale si ritorce su se medesima: e la brutale eliminazione
di Gentile ha creato nelle coscienze di noi tutti un disagio che de
v essere analizzato, senza settarismi e con spregiudicata serenit.
Gentile sera assunto responsabilit pesanti e inescusabili. Egli
aveva avallato, con lautorit della sua solida personalit di uomo

e di studioso, la triste collana di violenze, di prevaricazioni, d inetti


tudini che recarono la rovina d Italia; quel che peggio, egli sera
schierato dopo l8 settembre, dalla parte della persecuzione e della
tirannia, nel momento stesso che lItalia del progresso e della libert,
incurante del sacrificio, scendeva animosamente in campo. N oi attri
buivamo a Gentile una parte preponderante nel mercimonio e nella
corruttela delle coscienze di intere generazioni di giovani, amman
tando lessenziale carenza di ogni contenuto spirituale, caratteristica
del fascismo, una pseudo filosofia dello stato etico, e legando
questa dottrina alla propria dignit di studioso e di ricercatore, e
aveva gettato lincertezza e lo scetticismo sulleffettiva essenza dei
valori morali, e sul dovere di difenderli fino alla morte, nellanimo
di molti, che subivano limiegabile azione della sua forte personalit.
Perch dobbiamo realmente riconoscere che Gentile aveva
incarnato, nei primi decenni del secolo, il migliore pensiero filo
sofico italiano; che le forze progressiste della cultura italiana si erano
raccolte allora intorno al nome suo e a quello di Croce, intorno
a due poli che pi efficacemente rappresentavano le esigenze del
rinnovamento spirituale del paese; e che la sua opera di quei de
cenni resta a testimonianza di un ingegno fervido e vivo, e di
nobili interessi speculativi ed umani. Anche la sua riform a scolastica,
sebbene legata al fascismo e viziata da una concezione autoritaria
ed hegeliana dello Stato, sostanzialmente sorda ad esigenze demo
cratiche e liberali, costitu tuttavia, nel complesso, unopera ammi
revole alla quale lamore sincero per la scuola ed il rispetto per
lautonomia dellinsegnamento infusero un severo carattere di di
gnit e di unit, che si ricollegava alle tradizioni dello Spaventa
e del De Sanctis: tant vero che poco dopo che il Gentile aveva
abbandonato il potere, la sua opera cominci a venire disintegrata,
sminuzzata, falsata e sostanzialmente vanificata dalle forze oscure
e torbide dello stesso fascismo che a partire dallepisodio di Matteotti
presero definitivamente il sopravvento.

Fra queste forze pur con qualche riluttanza e incertezza, il


Gentile fin per essere travolto e asservito: corrotta la sua coscienza
morale e politica, divenne essa stessa fonte di corruzione agli altri.
E pi si andava ricreando e maturando, fra le persecuzioni e le vio
lenze, una rinnovata coscienza politica in quanti avevano per tempo
riconosciuto nel futile trionfo del fascismo nulialtro che una esa
sperata manifestazione di materialismo cinico, di sfrontato nazio
nalismo, di corruttela morale, di oppressione classista, pi la figura
del filosofo siciliano, gi amata e rispettata, sandava staccando talora con violenza, talaltra lentamente ma con fermezza - dalla
nimo di molti, fino a simboleggiare nella form a pi manifesta ed
amara, la diabolica potenza della tirannia e piegare la libert inte
riore degli uomini. Questo cammino, sullorm a di Croce, fu percorso
da tutti gli spiriti migliori del paese, che inesorabilmente si trova
vano sullaltra sponda, allorch pi chiaramente cominciarono a
delinearsi le conseguenze catastrofiche dellesperimento fascista.
N on saremo quindi noi a negare o sminuire le responsabilit
di questuomo che, ormai accecato da un insensato spirito di parte
e da una orgogliosa ostinatezza, aveva accettato d im brattare il suo
nome, un tempo ben degno di rappresentare la cultura italiana,
nella turpe e sanguinosa farsa dellItalia repubblicana dell8 settem
bre: gi il suo discorso del 24 giugno alla vigilia del crollo del
fascismo, e poi le manifestazioni successive scritte e verbali, avevano
dimostrato fino a che punto la sua capacit di comprensione e di
valutazione fosse ottenebrata da un tumulto di sentimenti e di pas
sioni basse e inconfessabili. E ci sembrava legittimo che egli fosse
chiamato un giorno a rendere conto, davanti a un tribunale straor
dinario del popolo, delle sue gravi colpe di lesa patria e di lesa co
scienza, poich a nessuno lecito, e tanto meno ad un alto intel
letto, tradire il proprio paese, e corrompere le anime dei cittadini.
Ma la sua uccisione per mano di quattro irresponsabili non solo
ha generato una reazione penosa e negativa in vasti ambienti anti

fascisti, ma ha vanificato lefficacia di ammaestramento etico che


sarebbe derivata dalla pronuncia di una condanna da parte di un tri
bunale nazionale, che fosse legalmente costituito e rappresentasse
la vindice testimonianza di unItalia risorta a libert e giustizia.
N oi neghiamo che alleliminazione di Gentile possa avere
avuto interesse uno qualsiasi dei movimenti antifascisti che dall8
settembre lottano spalla a spalla contro la tirannia: se non fosse
altro per ragioni pratiche e di convenienza politica, poich non po
teva sfuggire a nessuno lodiosit di un simile attentato contro una
personalit alla quale il paese intero, dopo la liberazione, avrebbe
potuto e dovuto chieder conto del suo operato nella form a pi alta
e solenne; e perch era a tutti nota lopera di moderazione da lui
frequentemente svolta, e si sapeva che il suo intervento personale
era pi volte valso a mitigare provvedimenti polizieschi, a rim uo
vere ingiustizie, ad evitare pi gravi sventure.
M entre migliaia di giovani lottano e muoiono per la libert,
i risorti partiti cimentano col sangue il loro diritto di guidare, Gen
tile non poteva sfuggire alle sue responsabilit ed alle sue colpe.
Ma nella profonda tristezza che cispira la visione di tanti sacrifici
cruenti, ci particolarmente penoso il pensiero che la sua morte,
anzich monito di giustizia e lavacro di purificazione, si riduca a
nuovo episodio di sangue, incapace di ammaestramento etico.
Gli antifascisti, la maggior parte degli uomini di cultura, pro
prio quelli che avevano avuto fiducia e stima in Gentile e che se
ne erano distaccati per il suo vergognoso connubio col fascismo,
i giovani studenti comprendono meglio del Codignola il significato
morale e politico di quella condanna eseguita proprio sul posto
che Gentile aveva scelto: accanto al fascista oppressore.
Il 28 di aprile i fascisti hanno ucciso altri tre giovani renitenti
alla leva. Sono lo studente Colletti Perruca, il sottotenente Luigi
Ferrer e il colono Alfredo Ballerini. U n ufficiale, uno studente
e un contadino significativamente unanimi nel rifiuto d indossare

la divisa dellesercito repubblichino per servire i traditori della


patria, e ancor pi significativamente accomunati nel sacrificio.
Il loro sangue, sgorgato da corpi ancora giovani e ansiosi di vita e
di giustizia, bagna la terra di Firenze rendendola pi fertile di nuove
vite, pi feconda di nuove giovani energie, di altri giovani com
battenti per la libert.
Dopo pochi giorni unaltra temeraria azione eseguita dai GAP
contro il console Ingaramo, comandante della 92a Legione delle
milizia fascista. Ingaramo una delle figure pi torbide e violente
del risorto fascismo. Avido e ambizioso, si messo al completo
servizio dei tedeschi coi quali collabora servilmente per reclutare
giovani da inviare in Germania e per reprimere il movimento della
Resistenza. Egli, per prudenza, alloggia nel lussuoso Hotel Gran
Bretagna nel centralissimo ed elegante lungarno Acciaiuoli.
Grazie alle informazioni avute da elementi della polizia, il Co
mando dei GAP dispone diversi appostamenti per conoscere tutte
le abitudini del console fascista e per farlo conoscere bene ai gio
vani che devono p:ender parte allazione per la sua soppres
sione.
Il GAP incaricato di eseguire lazione comandato da Antonio
Ignesti, un giovane alto e magro da poco tempo entrato nelle file
del partito comunista. A lui sono state affidate precedentemente
mansioni nella distribuzione della stampa e nella propaganda.
un giovane intelligente, avido di sapere. In poco tempo ha divorato
tutti i libri di economia e di filosofia che i compagni gli hanno pre
stato. M a Antonio, pur essendo di carattere mite, quasi dolce, ne
mico della violenza, innamorato della vita e del progresso, ansioso
di giungere alla liberazione e dice sempre che ora tutti devono
combattere con le armi contro i fascisti. Il suo fisico debole e
talvolta va agli appuntamenti febbricitante. La tubercolosi inco
mincia a roderlo. Da qualche settimana ha chiaramente detto ai
suoi compagni che intende far parte dei GAP.

Lazione che gli ora affidata viene condotta dal suo gruppo
con una perizia e una disciplina veramente ir p *essionanti. In questa
azione attuata la formazione tipica di attacco dei GAP. Poco
prima delle ore 10,30 del mattino, i sette giovani che compongono
il gruppo si sono disposti nelle posizioni previste. Due devono con
durre lazione a fuoco per uccidere Ingaramo al momento in cui
egli uscir dallalbergo per montare in auto. Cinque devono restare
a copertura per garantire libert di movimento ai due esecutori.
Dei cinque di copertura, tre si appostano sul lungarno Acciuoli
allangolo del vicolo che fiancheggia ledificio, mentre gli altri due
prendono posizione sul lungarno stesso, vicino allalbergo. Per la
ritirata essi non hanno altri mezzi che le biciclette. Il loro armamento
costituito da pistole automatiche tedesche e, per alcuni, anche
dei solidi mattoni in metalcrom.
Lauto di Ingaramo sosta davanti allalbergo da qualche minuto.
guidata da un milite della guardia repubblichina, accanto al quale
siede un altro milite di scorta. Alle ore 11 precise Ingaramo esce
dallalbergo. Calza lucidi stivali sui quali batte nervosamente il fru
stino. Lautista scende ed apre lo sportello dellauto; il primo gap
pista con calma si avvicina, gli spara contro a bruciapelo e lo elimina.
Laltro gappista spara su Ingaramo mentre sta per salire in auto.
Ferito soltanto al collo il console fascista non muore e tenta di rea
gire. Ignesti, che per primo ha sparato sullautista, con esatta perce
zione della situazione comprende il pericolo, si avvicina allauto,
infila il braccio armato entro la macchina attraverso il finestrino
e spara ancora due o tre colpi sullIrg ir amo.
Nel frattempo sopraggiungono alcuni fascisti e tedeschi richia
mati dalle detonazioni, ma immediatamente entrano in azione i
GAP di copertura: sparano contro il prim o milite fascista che so
praggiunge, mentre un altro gappista fa rotolare sotto la macchina
di Ingaramo una potente bomba che, scoppiando provoca il panico
generale e la fuga di tutti i fascisti dal luogo dellazione. I gappisti

si ritirano nel vicolo, inforcano le loro biciclette e fuggono senza


subire nessuna perdita.
Ingaramo trasportato allospedale S. Giovanni di Dio, ove
dopo qualche decina di minuti accorrono i maggiori gerarchi fa
scisti. Manganiello stesso assiste allintervento chirurgico in sala
operatoria. N el corridoio che conduce alla cameretta sono rimasti,
in terra, gli stivali e la giacca insanguinati di Ingaramo. I gerarchi
fascisti che si aggirano intorno guardano terrorizzati quegli indumenti
e comprendono che ormai per loro non ci sono pi giorni tranquilli.
Lincubo degli attacchi dei gappisti li perseguita ovunque. I massimi
esponenti fascisti raccolgono, sgomenti, al capezzale di Ingaramo gli
ultimi suoi lamenti. Soltanto Carit, la iena feroce, preferisce restare
nella tana e si limita a telefonare la sua costernazione.
Uno dei dirigenti della Resistenza, che lavora nellospedale per
sottrarsi alla vigilanza della polizia, pu osservare tutti questi parti
colari e, essendo il dirigente della stampa del partito comunista,
pu fare uscire nel giorno stesso, prima ancora che i fascisti ne
diano notizia, un manifestino per informare i cittadini del signifi
cato dellazione dei GAP. Il manifestino dice: Fiorentini! Ieri mat
tina i fascisti hanno fucilato tre giovani : lo studente Colletti Perruca,
il sottotenente Ferrer Luigi, ed il colono Ballerini Alfredo, perch
non volevano servire la guerra di Hitler !
Stamattina alle n alcuni audaci gappisti hanno attaccato con
pistole e bombe a mano il comandante della 92a Legione, console
Ingaramo, mentre usciva dallalbergo A rno; colpito con due pal
lottole al ventre ora moribondo. Ci sono altri tre fascisti morti
compreso il suo autista e diversi feriti: occhio per occhio, dente
per dente!
Per ogni patriota ucciso vogliamo 10 traditori fascisti! Cosi
rispondono i GAP fiorentini. Sfidando la morte, attaccando i fascisti
in pieno giorno.

Tutto il popolo deve ammirare e seguire i gappisti, che sono


la pattuglia avanzata delle forze della libert! Essi solennizzano il
i maggio intensificando la lotta, aumentando i colpi, rispondendo
con la forza ai traditori fascisti, che sono gli affamatori, razziatori
di uomini, gli assassini dei nostri fratelli.
I fascisti non avranno tregua, devono sentire lodio e i colpi
formidabili del nostro popolo!.
I fascisti restano sbalorditi di tanto coraggio e di tanta organiz
zazione. Che cosa faranno ora? Come reagiranno? Il loro terrore,
la paura vile della morte li rende pi pavidi, ma anche pi feroci.
Essi non hanno neanche la forza di decidere pubbliche e aperte rappre
saglie, non osano appellarsi neanche alla giustizia del tribunale di
guerra. Latmosfera irrespirabile per loro e non pensano di appel
larsi alla popolazione. Preferiscono lassassinio, lagguato cieco, indiscriminato, contro prede facili, inermi.
II 30 aprile i fascisti si recano nelle case private di tre cittadini
e li prelevano senza dare spiegazione. Sono Lionello Lemmi, Fer
dinando Traquanti e Bruno Cecchi, sospettati di antifascismo. Essi
sono condotti separatamente alla periferia in auto; giunti in luoghi
isolati, solitari, i fascisti li freddano e ne abbandonano i cadaveri
sui cigli dei campi. Ferdinando Traquanti non neanche la vittima
che i fascisti cercano; vogliono suo fratello Nello, vecchio antifa
scista di Giustizia e Libert, ora dirigente del Partito d azione,
ma non trovandolo prendono il fratello.
Le circostanze dellassassinio di Bruno Cecchi sono cosi annotate
dalla figlioletta Fiorita:
30 aprile 1944; in questo giorno, sei anni prima, la morte
ci aveva tolto la mamma; pensavo che sarebbe stato un giorno
triste per i suoi ricordi, e ci sarebbe stato di mesto conforto andare
a deporre qualche fiore sulla sua tomba. M entre questi pensieri e
sentimenti passavano per la mia mente e il mio cuore, nelle prime
ore di quel mattino di domenica in cui la nostra piccola famiglia

riposava un po pi degli altri giorni, lo squillo del campanello in


terruppe il silenzio della casa e il filo dei miei pensieri. Il babbo
si alza e risponde: sono due individui in abito civile, muniti di grandi
occhiali neri, i quali dicono di essere agenti incaricati di condurlo
alla sede centrale della questura, per certi schiarimenti che il mio
babbo avrebbe dovuto fornire.
Nel dicembre precedente egli era stato arrestato dalla banda
di Carit per motivi politici ed era riuscito a trarsi fuori da quelle
grinfie. Ma forse quegli aguzzini non erano rimasti molto persuasi,
perci di fronte agli agenti che nuovamente venivano ad arrestarlo,
il babbo non si turb, pensando che lindomani sarebbe stato il i
maggio e probabilmente i fascisti volevano togliere di circolazione
per quel giorno gli elementi che ritenevano pericolosi: questi pen
sieri mi comunic il babbo mentre si preparava per andarsene e
mentre mi lasciava le consegne per la giornata, sapendo che saremmo
rimaste sole, la mia sorellina ed io.
Quando il babbo fu pronto partirono a bordo di una macchina
che attendeva, recante la targa della gnr, guidata da un autista in
divisa fascista armato di un mitragliatore. La macchina invece di
prendere la strada di Firenze prese quelle che conduce a Campi
Bisenzio, ma non ci facemmo molto caso perch pensammo che do
vessero fare quella strada per andare a prendere qualcun altro. Pi
tardi avvertito della cosa, il fratello del babbo cominci la ricerca
presso i vari commissariati per avere informazioni e indicazioni
circa ci che sarebbe stato opportuno fare. D a nessuna parte se ne
sapeva niente, dalla questura non era partito nessun ordine, allora
cominci lansia e il tormento dellincertezza. La sera verso le sei
i carabinieri della stazione di Peretola furono avvertiti che nella
localit detta il Masso delle Fate, presso Lastra a Signa era stato
trovato un uomo ucciso da vari colpi di arma da fuoco, il quale
era stato riconosciuto per Cecchi Bruno di Peretola. Chi laveva
ucciso e abbandonato li? La stampa scrisse che si sarebbero fatte

le indagini sul fatto misterioso... ma le indagini non vennero mai


fatte!
Sono dunque perdite dolorose, ferite sanguinanti che la Resi
stenza e la citt subiscono quasi ogni g orno, ma questi ecc d esten
dono la lotta, svegliano dallattesismo e portano alla battaglia settori
pi larghi della popolazione. Si pu dire che lanimo di tutti
proteso verso la liberazione. Pi nessuno ormai sicuro. Nessuno
resta estraneo alla grande battaglia per la liberazione della citt e
per cacciare i tedeschi dal suolo della patria. Direttamente o indi
rettamente tutti i fiorentini sono protagonisti, sono una forza attiva
o passiva, che n i fascisti n i tedeschi possono piegare. E le azioni
condotte dai GAP contro i gerarchi fascisti, come avvolte nella
leggenda, accendono gli animi generosi dei giovani.

Il i maggio un altro tragico evento ferisce Firenze e contri


buisce ad esasperare la popolazione. U na grossa formazione della
viazione inglese bombarda pesantemente la citt. Firenze non ha
sinora subito gravi bombardamenti, ma le notizie dei ripetuti bom
bardamenti a Palermo, Napoli, Genova e Livorno e i particolari
delle distruzioni arrecate a quelle citt, conosciuti attraverso i racconti
di testimoni, hanno tenuto in continuo orgasmo la popolazione,
la quale sa ormai per esperienza, di non poter contare, n sullefficacia
della difesa antiaerea, sempre pi sguarnita, per portare sul fronte
tutte le armi valide, n sulla sicurezza dei rifugi antiaerei. Eppure
tanto lodio contro il fascismo e i tedeschi e la convinzione che
la fine della guerra e la conquista di una vita tranquilla non possa
venire se non dalla sconfitta dei nazi-fascisti, che pochissimi sono i
cittadini che inveiscono e maledicono quegli aerei portatori di morte.
! | La mattina del i maggio il tempo bello. U n sole sfolgorante
e caldo gi splende in un cielo terso e azzurro. come un giorno
di anticipo sulla prossima estate, e i cittadini ne approfittano per
uscire pi numerosi per le vie. Le massaie saffollano al mercato
dellerbe di S. Ambrogio e a quello generale di S. Lorenzo, intorno ai
banchi sguarniti dei venditori. Anche intorno ai carretti del merca
tino rionale di Porta a Prato, le donne fanno ressa per acquistare
qualche cavolo, un po di radicchio o al massimo un po di pomodori, lunica verdura nonjesserata. Gli scolari nelle scuole giuocano
nei giardini durante lora di riposo, e alle Cascine qualche giovane
mamma conduce al passeggio i neonati nella carrozzina. insomma

un giorno tranquillo, quasi una pausa, uninterruzione alla continua


tristezza.
Alle ore n circa, lululato delle sirene d allarme lacera violen
temente questo incantesimo e lillusione di quanti hanno per un
momento dimenticato la guerra. La difesa antiaerea non ha fatto
in tempo neanche a far suonare i tre segnali d allarme che gi il
il ronzio della formazione aerea si diffonde sulla citt. Pochi hanno
potuto ripararsi nei rifugi. La gente ancora per le strade nella quale
il fuggi fuggi di chi vuol raggiungere un determinato luogo, un pa
rente, una bottega, una scuola o una fabbrica, contribuisce ad aumen
tare lorgasmo. Molti cittadini scendono le scale dei rifugi, si accal
cano agli imbocchi. I pochi tranvieri in servizio e i vetturini hanno
appena lasciato li dove si trovano le vetture tranviarie e le carrozze,
quando gli aerei piombano sulla citt. Le poche vecchie batterie
antiaeree sparano colpi alla cieca contribuendo soltanto ad aumen
tare il fracasso, ma nessun disturbo recano agli aerei incursori. La
prima ondata si dirige sul rione industriale di R ifredi e sgancia
bombe di una potenza mai conosciuta a Firenze. U na seconda
ondata si dirige nella zona di Porta a Prato fra le Cascine e piazza
Garibaldi e al Campo di M arte e Monticelli. Altre tonnellate di
esplosivo, bombe dirompenti e incendiarie sono sganciate sulla citt.
questo il sesto bombardamento di Firenze, e mai la citt stata
cosi violentemente colpita.
Dopo, quando gli aerei si allontanano, suona il cessato allarme.
E ricomincia il corri corri della gente in cerca di aiuti, di notizie.
Dai rioni colpiti si levano dense ed alte nubi di fumo e di polvere.
Pi tardi incomincia lopera di soccorso e di ricognizione dei
danni. Le autorit fasciste non comunicano il numero dei m orti e
dei feriti, ma si sa che S. Giovanni di D io e S. M aria N uova ne
sono pieni. Decine di famiglie restano senza tetto.
Sono stati colpiti il Palazzo Corsini, il Convento dei Sette Santi
fondatori, il Teatro Comunale ove si svolge il Maggio Musicale.

Il teatro, che per gli impianti recentemente rinnovati uno dei tea
tri pi moderni d Europa, fu quasi distrutto.
I danni pi gravi sono stati causati al popoloso quartiere di
Rifredi, il centro industriale proletario. Gravi danni hanno subito
le Officine Meccaniche delle Ferrovie di Porta a Prato.
Alle Officine Meccaniche di Porta a Prato, ove stato riassunto
per necessit di mano d opera, lavora anche Duilio Barducci. Era
intento al lavoro quando ha avuto inizio lincursione. Insieme a
molti altri operai ha fatto appena in tempo a rifugiarsi in una buca
sul greto dellArno. Cessato l'allarme anchegli corre disperato
verso casa, fuori di s, pi per il pensiero della moglie e del suo Aligi,
che per lo spavento personale.
Lo stesso pensiero ha avuto mamma Bruna. Al momento del
lallarme scesa nel giardino sottostante ove ha dei parenti. Pensa
ad Aligi e al marito e, appena cessato lallarme, ella pure corre in
cerca del suo uomo, guarda fra tutti i gruppetti, interroga tutte
le persone che conosce. Nelle strade la gente corre, piange, impreca
alla guerra. Lesistenza personale sembra non conti pi: limportante
finirla con quella vita. Dopo aver cercato invano per tanto tempo,
Bruna ritorna a casa ad attendere sulla porta, finch vede sbucare
il marito dalla cantonata, stanco, polveroso e spaventato. Si corrono
incontro, si abbracciano e il loro pensiero corre ad Aligi.
Ed Aligi non li ha dimenticati. Lass, sui monti, bench tutto
preso nellorganizzazione delle unit partigiane, non sa resistere
e corre gi a vedere cosa successo. Ed arriva il giorno dopo,
di sorpresa. Per poche ore si ritrovano tutti e tre: mamma, babbo
e figlio. M a la piccola famiglia appena ricomposta in unintima
commozione, che Aligi sente di non poter restare pi a lungo, e,
confortata la madre, poco dopo riparte per la montagna.

In montagna, sullAppennino che circonda lArno, la guerri


glia diventata una cosa seria. Ci sono ancora qua e l gruppi non
organizzati, non inquadrati e non armati. Nella campagna, pi a
valle, sostano notevoli gruppi di giovani che, deciso il gran passo,
hanno da poco abbandonato la casa, la fabbrica e la citt, e sono
in attesa di raggiungere le formazioni o di ricevere larmamento.
Queste circostanze, che testimoniano dello sviluppo della lotta
partigiana e dellingrossamento delle formazioni, costituiscono
anche un lato debole, un pericolo per la Resistenza perch, attra
verso le piste lasciate da questi gruppi, la polizia, i fascisti e i tede
schi possono risalire alle formazioni gi inquadrate, oppure sor
prendere i gruppi in attesa d inquadramento e distruggerli. Ci
nonostante le forze combattenti partigiane sono diventate unit
abbastanza organiche, forti, composte di uomini provati, dotate di
comandanti, discretamente armate, coordinate fra loro, approvvi
gionate quasi regolarmente dalle basi a valle e dirette politicamente
e militarmente da un comando. Che il movimento partigiano inco
minci a preoccupare gli stessi tedeschi dimostrato dal fatto che
d ora in poi quasi tutta la divisione H. Goering , distratta dal
fronte, impegnata contro le unit partigiane.
Pi o meno tutti i reparti di queste brigate hanno gi preso
parte a combattimenti e in un certo senso gli uomini che le com
pongono possono considerarsi dei veterani. Il fatto d arme pi im
portante di cui finora i partigiani sono stati protagonisti certa
mente quello di Vicchio del Mugello.

Sono i primi giorni di marzo, e a Firenze, a Prato, a Empoli,


e pi o meno in tutti i centri abitati, si sviluppano scioperi rivendi
cativi, che il CTLN decide di appoggiare con azioni armate dei
GAP e delle formazioni partigiane, anche per impegnare le forze
di polizia e militari tedesche e fasciste, che altrimenti potrebbero
intervenire contro gli operai. A Vicchio del Mugello imperversa
da tempo il maresciallo dei carabinieri Valentino Randazzo. N on
tralascia occasione per mostrare la sua fedelt alla Repubblica di
Sal, il suo servilismo verso i tedeschi. N on condivide quegli atteg
giamenti di indifferenza, quei voluti ritardi nellesecuzione di ordini
che molti altri carabinieri, pur restando in servizio, osservano per
attenuare le rappresaglie tedesche e per non infierire contro la Resi
stenza e gli operai. Il Randazzo non fa che aumentare il suo zelo,
spia tutti, inform a i tedeschi di tutto, minaccia le persone sospette,
arresta i renitenti. E lodio della popolazione cresce continuamente.
Proprio in questi giorni ha deciso di organizzare un rastrellamento
in collaborazione coi tedeschi: vuole battere tutta la zona e procede
ad arresti in massa. Diversi militi della guardia nazionale repubbli
china sono giunti di rinforzo.
Ma i comandi della Faliero Pucci e della Checcucci sono
informati di questi progetti dalle forze della Resistenza di Vicchio
e decidono di non tollerare oltre queste angherie contro la popo
lazione: occorre attaccare.
Lazione fissata per il 6 marzo. Gli obiettivi da colpire sono
ben delimitati; caserma dei carabinieri, caserma della G R N , sta
zione ferroviaria, casa del fascio, sede delle poste, la sirena d allarme
e alcune abitazioni di fascisti.
Al calar del sole le formazioni partigiane si mettono in marcia,
in assetto di guerra attraverso i boschi e le macchie e, per alcuni
tratti, anche lungo la strada provinciale, su costoni e pendici dei
monti. Staffette volanti in bicicletta mantengono il collegamento
fra le due brigate. La Faliero Pucci scende da monte Giovi, la

Checcucci da Gattaia, comandata rispettivamente da Brunetto


Bernini e da Ugo Corsi. Alle 19,45 la Faliero Pucci si trova gi
al ponte di Vicchio ove sosta per attendere che le staffette comuni
chino larrivo della Checcucci. Gli uomini sono nervosi, gelati
dalla neve che ancora si attarda sui m onti e dal vento secco che tira
da tramontana. Sono per ansiosi di ingaggiare il combattimento e
e di dare cosi una prova agli operai e alla popolazione della soli
dariet dei partigiani. La staffetta, un ragazzo di diciotto anni, arriva
e comunica che la Checcucci, malgrado le difficolt dovute al
terreno, giunta e pronta sulle posizioni previste.
Alle 21 si scatena lattacco secondo il piano prestabilito : la Chec
cucci deve occupare la caserma della G N R , la casa del fascio e
il nodo stradale che da Borgo S. Lorenzo e Gattaia porta a Vicchio;
la Pucci deve occupare la caserma dei carabinieri, la sede delle
poste, la sirena e il nodo stradale Rufina-Pontassieve-Dicomano.
Divisi in piccole pattuglie gli uomini scattano allattacco, gui
dati da Piolo, Tino e Gigi e bloccano le vie d accesso al paese per
difendere lazione dei compagni che operano allinterno del paese.
Gli uomini di Gianni investono la caserma dei carabinieri, quelli
di Gambero la stazione, gli altri di W ladim iro e di Bob la sirena. Berto
e U go con altri uomini attraversano il paese per prendere contatto
con elementi della Checcucci, m a quando stanno per congiun
gersi sono fatti segno da scariche di mitragliatrici che partono dalla
caserma della G N R . Ci nonostante riescono nellintento. Questo
fuoco improvviso per ha fatto capire che i fascisti non sono stati
colti di sorpresa e che anzi attendevano al riparo i partigiani.
Senza turbarsi per il fuoco dei fascisti, i ragazzi agiscono con
maggiore celerit. In mancanza di ordini superiori cambiano i piani
prestabiliti: comandanti di squadra e singoli uomini della formazione,
sferrano simultaneamente lattacco contro tutti gli obiettivi ripren
dendo cosi di colpo liniziativa. Spronati dallo slancio dei loro com
pagni e indispettiti dalla mancata sorpresa Brunetto, Mangia e Cecco,

portano allattacco tutti gli uomini, iniziano un violento e nutrito


fuoco che incrocia tutte le direzioni, echeggia per tutte le strade.
Una tempesta sembra essersi scatenata sul pacifico paese di monta
gna. Fascisti e carabinieri rispondono, sparano con abbondanti armi
ma restano rintanati, non osano uscire allaperto. N el tempo di pochi
m inuti sono resi inutilizzabili i telefoni e le sirene. Dopo un breve
ma violento combattimento i partigiani occupano la stazione ucci
dendo un sottufficiale della G N R e facendo un milite prigioniero.
Il primo colpo andato bene.
Berto si porta alla caserma dei carabinieri, ove Gianni e i
suoi uomini dopo quasi unora di combattimento sono riusciti a
sopraffare i difensori barricati nellinterno costringendoli alla resa.
Cinque militi della G N R restano uccisi. O ra Berto con altri uo
mini raggiunge Brunetto, impegnato con i suoi in una dura lotta
contro 14 militi repubblichini che, rifiutando lintimazione di resa,
resistono nel sottosuolo. La situazione incomincia ad essere compli
cata e pericolosa perch richiamati dal fragore della battaglia, rin
forzi tedeschi potrebbero sopraggiungere e i posti di blocco sopraf
fatti. N on c dunque tempo da perdere.
La casa del fascio gi occupata e devastata e, dopo che i ga
ribaldini hanno sfondato il pavimento e gettato bombe allinterno,
anche i militi fascisti si decidono alla resa, a condizione di aver
salva la vita.
I comandanti partigiani ordinano subito di raccogliere il bot
tino: armi, munizioni, viveri. Anche i prigionieri vengono raccolti
e predisposti a lasciare il paese.
una vittoria militarmente e politicamente im portante per
i partigiani. I fascisti hanno subito gravi perdite materiali; diversi
m orti e feriti e 14 prigionieri.
Durante il combattimento una parte della popolazione inter
venuta anche se ha dovuto presto ritirarsi data levidente impossi
bilit per i partigiani di tenere a lungo il paese.

La marcia per ritornare alle basi di montagna terribile, piena


di disagi. La notte buia, la neve, il fango e il freddo rendono diffi
cile il cammino. Gli uomini sono stanchi anche per il carico del
bottino, ed affamati. C da decidere la sorte dei prigionieri. N on
possibile tenerli in cattivit, ma i partigiani non vogliono infierire
su di essi, non sono animati da odio feroce. Oggi sono soldati per
necessit, ma in loro prevale sempre il ragionamento, lanimo del
loperaio e del contadino su quello del militare. La prudenza vorrebbe
che i prigionieri fossero soppressi, ma i partigiani preferiscono cor
rere il rischio di vederseli nuovamente davanti armati piuttosto
che ucciderli a freddo. E prima di rientrare a Gattaia li lasciano in
libert, dopo aver fatto loro un discorso ammonitore.
Il premio pi bello, la gioia pi grande per i partigiani sono le
acclamazioni, i saluti, le strette di mano dei contadini e dei giovani
che, durante la marcia attraverso le borgate, sono accorsi ad accla
marli.
E da questo periodo le azioni partigiane, gli scontri coi fascisti
e i tedeschi, si ripetono senza soluzione di continuit: si passa final
mente dagli agguati isolati senza legame fra loro, a episodi di guerri
glia coordinata. D a questa guerriglia emergono sempre nuovi uo
mini, giovani intrepidi, coraggiosi, animati da uno spirito di sacri
ficio incredibile, attratti anche da un senso di drammatica poesia
di questa guerra partigiana.
La notte del 7 aprile ingenti forze tedesche accerchiano ed
attaccano un piccolo distaccamento partigiano intorno a Pian degli
Alari. I partigiani, stanchi, rifugiatisi dentro alcune capanne, si sono
addormentati senza lasciare neanche un sicuro servizio di allarme.
Nel colmo della notte i fascisti e i tedeschi avanzano fino sotto
le capanne e sicuri dellelemento sorpresa, partono allassalto con
grida selvagge. Soltanto il fragore degli spari e delle urla svegliano
i partigiani, ma non hanno il tempo di rendersi conto della situa
zione e di decidere cosa fare. Qualcuno ferito, altri stanno per

tentare una ritirata impossibile. La situazione disperata. Soltanto


il giovane Otello Buccioni, un ragazzo di 18 anni, soprannominato
Pancino riesce subito ad orientarsi e mettersi in posizione favore
vole per reagire. Imbracciato lo sten si piazza dietro uno spigolo
di una capanna e incomincia a rivolgere raffiche precise sul gruppo
dei fascisti e dei tedeschi che si fa sotto. Questa reazione improvvisa
capovolge la situazione: molti fascisti e tedeschi cadono, altri si
arrestano e si ritirano atterriti. Qualcuno di loro tenta di recupe
rare i feriti. Allungano le braccia per tirare per le gambe o pel
le braccia i m orti e i feriti, ma Pancino non perdona. N el frattempo
altri partigiani si riprendono dallo spavento, impugnano le armi
e con scariche di m itra e bombe a mano intervengono nel combatti
mento. Terrorizzati e decimati, tedeschi e fascisti, temendo di tro
varsi di fronte a forze superiori, si ritirano lasciando m orti e feriti.
In una situazione pressa poco analoga la stessa squadra di par
tigiani sbandati dopo il combattimento, di cui fa sempre parte
Pancino, viene a trovarsi il 13 aprile. Hanno ripetuto lo stesso
errore, commessa la stessa leggerezza in cui cadono spesso le forma
zioni partigiane non provate nella lotta. Affrontano la guerriglia
e concepiscono la vita della montagna con una disinvoltura e unal
legria, con un tale spirito romantico e spavaldo, che tocca un fondo
dirresponsabilit. Anche in questa occasione si sono lasciati cogliere
di sorpresa dallazione nemica, forse guidata da qualche spia.
Questo gruppo di partigiani sul Falterona, a 1.600 metri,
quando i tedeschi effettuano un rastrellamento. Laltezza del luogo,
lasperit degli accessi hanno creato lillusione dellinviolabilit di quei
luoghi. E stanno dedicandosi alla riorganizzazione del gruppo, alla
revisione delle armi, quando vengono completamente accerchiati
da forze preponderanti. I partigiani tentano di resistere o di sfuggire,
ma inutilmente. Gli ultimi sei, compreso Pancino, sono fatti
prigionieri dai tedeschi. Dopo averli maltrattati e derubati anche
degli oggetti personali, i tedeschi decidono di fucilarli allistante.

Pancino, i fratelli Papini, Maglioni Attilio, Scarpa e Quinto,


vengono messi al muro con le mani legate. il tram onto di un
caldo giorno di primavera. Il sole sta per scomparire allorizzonte
della pianura lontana, colorando di rosso le poche im mobili e bian
che nubi. Sembra che il sole precipiti quasi per unignota violenza.
Forse questo pensano i sei giovani partigiani che vedono prossima
la fine della giornata della loro vita. M a nessuno di loro pensa di
implorare grazia, di supplicare i tedeschi. Con fierezza di soldati
ormai consapevoli della bellezza della causa per cui combattono,
con lanimo teso da un esaltato sentimento di martirio, si schie
rano al muro. N el loro animo c una ferm a convinzione di morire
per gli altri, di morire per lItalia, di m orire per la giustizia, con la
la speranza forse di essere ricordati ed amati dai giovani che studieranno la nuova storia d Italia. N on tremano quando i sei tedeschi
armati di machinepistolen si schierano di fronte. Senza attendere nessun
ordine di fuoco i nazisti sparano una, due, tre, quattro, cinque raffi
che. I ragazzi cadono ad uno ad uno, luno addosso allaltro, senza
emettere un lamento.
M a Pancino non m orto. Colpito dalla prim a raffica cade
ancora cosciente, ed intelligentemente rimane accasciato fra i suoi
compagni mortalmente colpiti. Resta esamine finch i tedeschi se
ne vanno lasciando quei corpi insepolti. D opo alcune ore Pancino
in grado di compiere uno sforzo per svincolarsi dai corpi gi freddi
dei suoi compagni e trascinarsi fino ad una casa di contadini. Qui
lo raccolgono e lo portano in una grotta e lo curano per molti
giorni, finch fuori pericolo.
Il 15 aprile un altro fatto d arme turba la quiete delle pendici
del Pratomagno e terrorizza le popolazioni. La Faliero Pucci
ha deciso di trasferire i suoi contingenti dal Piaggione presso la
Consuma del Casentino alla Croce del Pratomagno, il grosso monte
a nord dellAmo. I ragazzi della Faliero Pucci arrivati in Secchieta
dopo una lunga marcia attraverso la boscaglia, stanchi e privi di

viveri, decidono di effettuare una sosta sullaltopiano. U n giorno


0 due di riposo saranno sufficienti, pensano. Allo scopo di provve
dere ai necessari rifornimenti decidono di compiere unazione per
prelevare derrate alimentari dalle fattorie circostanti. Altri uomini
sono intenti alla revisione delle armi. Il cielo scuro a causa di in
tense nubi che sostano pigre nel cielo e una nebbia fitta impedisce
la vista a una certa distanza. Alle io circa del mattino il vento si calma
e la nebbia incomincia a sciogliersi. Due squadre sono pronte per
compiere lazione di prelevamento quando improvvisamente si
odono due spari. Tutti pensano che sia il compagno bersagliere di
sentinella che d lallarme e molti corrono verso il luogo da cui
proviene lo sparo, ma prim a ancora di raggiungere la sentinella
questa cade colpita dai fascisti. Immediatamente si accende una spa
ratoria e la battaglia si fraziona in diversi duelli. I partigiani sono
pochi, male armati, ma decisi. I fascisti sono in molti e bene armati.
Dopo unora di fuoco fitto i partigiani esauriscono le munizioni. Per
ogni dieci colpi dei fascisti, i partigiani sono costretti a spararne uno.
Devono stare il pi possibile riparati e cercare di piazzare ogni colpo
che sparano. Dopo aver subito tre m orti ed un ferito, pensano di
sganciarsi dal combattimento. Quattro partigiani hanno ancora un
po di munizioni e continuano a tener testa ai fascisti in condizioni
disperate. Appostati dietro una cantonata tengono ancora a distanza
1 fascisti che non osano avanzare. Verso mezzogiorno non restano
che dieci colpi. Finiti i proiettili tentano di vincere i fascisti con
lastuzia; fingono di arrendersi per poi tentare di fuggire prima di
essere catturati. Le raffiche nemiche si avvicinano e non c tempo
da perdere. Alzano la bandiera bianca e i fascisti cessano il fuoco,
ma quando i partigiani escono dai ripari per avanzare senza armi
le mitragliatrici dei fascisti riprendono a sparare. In un attimo i
garibaldini si gettano a terra e si riparano nelle infrattuosit del
terreno. D i qui fanno centro su un altro fascista. Espongono di nuovo
la bandiera bianca; i fascisti cessano il fuoco e si alzano in piedi vi

cino alle mitragliatrici come a dare garanzia. I partigiani si avvici


nano per arrendersi, e tengono locchio aperto. Ma percorsi appena
pochi metri, i fascisti si inginocchiano di nuovo sulle armi automa
tiche e sparano sui partigiani. Questi tentano ancora di sottrarsi al
fuoco, ma le raffiche li investono in pieno e cadono falciati come
il grano tener elio che ancora verde copre il terreno vicino.
I superstiti garibaldini pur decimati e privati di molte armi
non sono per nulla sgomenti, ma anzi individualmente pi provati
e decisi.
In pochi giorni si riorganizzano, ricevono rinforzi, passano
lArno presso Incisa e riformano la gloriosa Brigata Sinigaglia.

PO TEN TE

CO M A N DA N TE

DELLA

LA N C IO TTO .

IL

M O V IM EN TO PARTIG IA N O E LE LOTTE DEI C O N TA D IN I

Nella formazione in cui combatte Potente le cose sono cam


biate. T utti hanno presto compreso che egli uno di loro, un
combattente della stessa causa. Quel loro spirito d indipendenza e
d iniziativa, la repulsione ad una disciplina ferrea inutile e formale
non sono state minacciate, perch Aligi non un militarista. an
dato in quella formazione senza alcun compito speciale, come sem
plice partigiano. Ma in poche settimane Potente si conquistata
la fiducia, la confidenza di tutti. Senza che se ne siano accorti hanno
subito il suo ascendente, lautorit del suo buon senso, del suo
coraggio e della sua intelligenza.
E hanno sentito presto il bisogno di rivolgersi a lui ogni volta
che si presentato un problema, un pericolo. Aligi diventato
di fatto il loro dirigente. La sua presenza d un senso di sicurezza. E
a lui viene affidato il comando del gruppo.
In questo periodo si intensifica larrivo di altri gruppi, di giovani
renitenti e di operai cha abbandonano le officine. U na serie di piccoli
colpi di mano effettuati sotto la direzione di Potente hanno procu
rato nuove armi. Presto stato necessario dividere la formazione
divenuta ormai troppo numerosa. U n gruppo, comandato da Renzo
Ballerini, rimasto sul monte Morello e un altro, diretto da Bini
e da Potente stesso, quale commissario politico, si spostato a M ontepulico attraversando, a marce forzate e sostenendo piccoli scontri,
le macchie e i boschi intorno a Pescina, Paterno, Bivigliano, Poicanto, Tre Croci, con laiuto dei contadini. A Pasqua hanno rag

giunto la zona prestabilita e la solidariet dei mezzadri e delle fa


miglie, che hanno offerto farina, pane, polli, olio, stata tale da con
sentire anche ai partigiani di sentire il giorno di festa. A Montepulico la formazione ha ricevuto altri uomini, altro materiale e altre
armi dalle basi di Firenze e di Sesto Fiorentino e decide ora di spo
starsi su monte Giovi ove accoglie altri piccoli gruppi sbandati
del Falterona.
In poche settimane Potente padrone della situazione: conosce
i problemi, gli uomini, i luoghi, istituisce servizi, nomina capisqua
dra, studia il terreno sulle carte topografiche ed insegna ad usarle
a quelli che non hanno pratica, stabilisce posti d informazione, di
spone colpi di mano di piccole pattuglie. E sempre consulta tutti
per avere il loro consenso. Verso la fine di maggio dispone che una
squadra composta di settanta uomini, agli ordini di Bini e di Berto,
prenda posizione sul Pratomagno col compito di attendere e recu
perare i lanci degli alleati, di predisporre capanne di alloggio, di
ammassare viveri per ricevere i nuovi effettivi che dovranno arri
vare in attesa di smistamento.
Ben presto il Pratomagno e monte Giovi divengono basi pre
ziose e solide per la guerra partigiana. Continuano intanto a giun
gere altri gruppi sbandati a seguito di scontri sostenuti coi tedeschi
e i fascisti.
O ra lumanit di Potente, la sua intelligenza e le sue doti di
comandante, hanno modo di esplicarsi e di farsi sentire fra tutti.
I partigiani per loro natura e per il carattere della guerriglia hanno
un forte spirito d indipendenza, un senso spiccato di libert perso
nale, ma sempre maggiore il num ero di quelli che si rivolgono
a lui, che gli chiedono consiglio e aiuto. Anche i pi anziani, gli
uomini politici, comprendono che Aligi un elemento di valore.
II suo tatto, la sua pazienza e la sua capacit di capire e di seguire
gli uomini, quasi ogni uomo come un fratello, fanno di lui un
capo naturale politico, una guida morale oltre che militare. Il suo

intervento ed il suo esempio fa tacere ogni risentimento, ogni riva


lit personale. La necessit di osservare un minimo di regole disci
plinari ora accettata come unautolimitazione di cui tutti sono
convinti.
Sembra impossibile in queste circostanze pensare allorienta
mento politico, al morale e alla cultura degli uomini, ma Potente
trova il tempo di studiare, di discutere con quelli pi preparati di
lui politicamente. Legge la stampa clandestina che arriva fin lass,
legge II Combattente, l'Unit, l'Azione comunista e ne discute e
critica il contenuto. N on si occupa soltanto delle notizie militari,
della registrazione delle azioni della sua Brigata, ma delle questioni
politiche. In Aligi matura rapidamente una coscienza politica. I
suoi contatti coi comunisti sono sempre pi stretti. In essi egli trova
uomini che lo comprendono, che lo illuminano, che sanno dargli
una spiegazione del passato, che gli rivelano sconosciuti sacrifici
sopportati durante il ventennio, che gli prospettano la necessit
di una lotta unitaria nazionale per conquistare allItalia la libert
e lindipendenza. U na grande parte in questa sua maturazione ha
Bruschi, che lo aiuta, lo sorregge, lo corregge in alcune ingenuit
e lo difende dai residui sospetti di alcuni compagni. Insomma Aligi
ha trovato un ideale, una forza politica che gli danno nuove spe
ranze per lavvenire suo e della patria. Potente introduce nelle squa
dre lora politica, la lettura e la discussione. Cosi, fra i comunisti si
sente a suo agio, e senza un atto formale, senza un gesto clamoroso
egli aderisce al comuniSmo.
Con la fusione dei gruppi di Lazio Casseri e della Lanciotto
di Brunetto, proveniente da Gattaia dopo il colpo su Vicchio, si
costituisce la Brigata d Assalto Garibaldi Lanciotto di cui Potente
nominato comandante, mentre Danilo Dolfi commissario po
litico.
Sul monte Giovi dove Potente concentra le forze principali
della Brigata, il comando della Lanciotto opera requisizioni di

viveri, concentra riserve, provvede allistruzione e allinquadra


mento delle forze che affluiscono. Quintali di farina, di grano, trezze
di olio, prosciutti, formaggi, carne, vengono nascosti, conservati
e ridistribuiti.
Quando si tratta di operare perquisizioni Potente cerca sempre
di evitare la forza e la violenza. Cosi queste azioni che dovrebbero
essere atti di guerra sono atti politici, opera di propaganda. Il coman
dante della Lanciotto attuando le direttive generali del CTLN
e del Comando politico delle Brigate Garibaldi, invia partigiani
a discutere coi contadini e perfino coi fattori e coi padroni. Spesso
egli stesso si reca da loro e con la consueta semplicit li persuade
a farsi consegnare gli alimenti. Sono parole umane, semplici, di
uomo a uomo, di italiano a italiano, quelle che rivolge ai contadini.
E non vuole da loro gesti eroici e sacrifici, anzi tiene conto del loro
istinto e del loro interesse.
Quanto olio dovete consegnare allammasso? Quanti pro
sciutti dovete consegnare al padrone e alla Sepral? Quanto viene
lasciano a voi? Ebbene, io ve ne lascio di pi! Tenete; questo un
buono di requisizione del CTLN per tutto lolio che dovreste
consegnare allammasso: quando verranno gli agenti glielo mostre
rete, ma a me ne consegnerete soltanto la met: laltra met la
terrete per voi. Cosi aiutate i partigiani che combattono anche per
voi e farete il vostro interesse, dice Potente.
Forse ad Aligi sfugge il fatto che quellatteggiamento dei con
tadini dovuto al profondo lavoro politico di agitazione e di pro
paganda che la Resistenza sta svolgendo. Infatti il CTLN ha ema
nato disposizioni per una vasta opera di propaganda fra i contadini.
Il movimento politico clandestino, quello sindacale specialmente,
ha studiato i problemi dei contadini, dei mezzadri in particolare e
ha lanciato rivendicazioni precise che collegano saldamente la lotta
politica della Resistenza al movimento contadino. Orm ai lUfficio
delle corporazioni, daccordo coi tedeschi, non lascia pi nulla ai con

tadini. Sono stati ridotti i quantitativi consentiti per il consumo fami


liare e aumentati quelli da consegnare allammasso. D altronde la m o
neta pagata per le merci consegnate ha un valore reale d acquisto
sempre minore. Le poche lire che i contadini riscuotono servono
sempre meno per i bisogni familiari. Inoltre i contadini sanno che
le derrate alimentari che essi consegnano non vanno tutte allalimen
tazione del popolo, ma spesso prendono la via del mercato nero e,
peggio ancora, quella della Germania. Si sa inoltre che i tedeschi
in vista di una ritirata si preparano a requisire tutto; bestiame,
alimenti, biancheria, ecc. Il Comitato che guida il movimento
contadino diretto da Piero Ristori, un contadino comunista gi
condannato dal Tribunale speciale e poi emigrato politico. un
lavoro di vasto raggio che raggiunge la maggioranza dei contadini
e li collega alla lotta partigiana. Lo stato d animo di molti contadini
non pi ora quello indifferente, sospettoso o limitato alle proprie
rivendicazioni sindacali. Lantica lotta dei mezzadri toscani, le loro
rivendicazioni di fondo per lo stabilimento di nuovi rapporti col
padronato e per una pi equa distribuzione del prodotto nella
coscienza e nellistinto dei contadini si va identificando mano a
mano con la sconfitta del fascismo e con la conquista delle libert
politiche e sindacali. La punta avanzata di questa lotta, evidente,
sono i partigiani. D i qui nasce, e non soltanto su una base sentimeni
tale e di simpatia umana, latteggiamento prima favorevole e poattivamente solidale dei contadini, fino alla partecipazione di molti
giovani contadini alla lotta partigiana. Sono dunque operai e con
tadini in prevalenza che costituiscono le formazioni partigiane. E
queste, di conseguenza, non possono essere altro che formazioni
amiche dei contadini e degli operai.
Cosi, in un diario inviato al Comando militare della Brigata
Lanciotto i partigiani raccontano lepisodio di una delle tante re
quisizioni operate dai garibaldini:
Al fine d impedire il conferimento, bisogna requisire tutto
il grano, poich prenderne un poco a una o pi fattorie, non risol

verebbe nulla, mentre creerebbe una situazione compromettente


per i fattori che sarebbero accusati di favoreggiamento. Ci vuole
allora lazione di forza che viene decisa per lindomani primo marzo
1944.
Quella notte nessuno dorme. T utti vorrebbero essere i pre
scelti, tutti vorrebbero scendere in paese con Gianni e Berto,
ma fino allindomani nessuno sa chi di loro sar fra i fortunati.
Allalba, quando Gianni e Berto ordinano a Bastiano e a
M oro di tener pronte le loro squadre per scendere in paese ai loro
comandi, c un finimondo nellaccampamento.
Perch non porti anche noi, Gianni, ce lavevi promesso, dicono alcuni tra i pi accaniti.
N on abbiamo mica paura, sai, ti faremo vedere noi quello
che siamo capaci di fare.
Calma, calma, ragazzi, - risponde invariabilmente Gianni
con il suo eterno sorriso, - ci sar tempo anche per le vostre bravure,
non dubitate.
Ma la prossima azione per noi, vero, Berto? - chiedono
allora rivolti al loro comandante militare per vedere di ottenere
qualcosa da quel lato.
La prossima azione, ragazzi, sar per i migliori, - risponde
Berto sorridendo soddisfatto per quel desiderio di lotta e di azione
che si legge sul volto di tutti.
Si parte verso le ore 9 ed eludendo ogni vigilanza si giunge a
S. Martino verso mezzogiorno. Le strade per Vicchio e Dicomano
vengono subito sbarrate. Gianni prende contatto con le fattorie,
con i contadini soggetti al conferimento e con gli elementi che si
sono mostrati favorevoli ai partigiani. Dai registri delle fattorie ri
sulta il quantitativo di grano destinato ai nazi-fascisti. N e viene
preso il 30% per i bisogni della formazione ed il 70% viene distri
buito ai contadini pi poveri, agli abitanti in genere, agli sfollati.

D i tutto il quantitativo viene rilasciato il regolare buono di


requisizione su cui spicca il timbro tondo che porta scritto Distac
camento Garibaldi e al centro la sigla del CTLN firmato da
Gianni come Commissario politico responsabile di quellazione.
commovente vedere come i beneficati ringraziano i gari
baldini.
Fin qui tutto andato bene. Ma, mentre i contadini aiutano
i partigiani a caricare sui carri il grano, destinato allaccampamento,
una staffetta si precipita ad avvertire Berto che una macchina
mimetizzata con targa tedesca sale al paese.
Berto e Gianni in due salti sono subito al posto di blocco.
Qui viene intimato lalt alla macchina.
Mani in alto. Uscite, - gridano i garibaldini.
D ue borghesi con le mani alzate scendono dalla macchina.
Berto e Gianni li interrogano e la loro posizione, sulle
prime, non pare troppo chiara. Viene deciso quindi di fermare la
macchina e di trattenere i borghesi finch non si sia accertata bene
la loro posizione. Per questo Berto ordina che la macchina con
i due prigionieri prenda la strada del campo.
C allora una gara tra i garibaldini poich ognuno di essi
vuole essere destinato a questo incarico.
Vladimiro, un giovane e audace partigiano, il pi accanito
di tutti.
Vado io, Gianni, - dice, - ho abbastanza coraggio per
questo.
Ma, ragazzi, pensateci bene, - risponde a tutti Gianni. N on si tratta soltanto di fare una corsa in macchina, si tratta di at
traversare dei paesi, di passare chiss per quanti posti di blocco,
M a i garibaldini non mollano e specialmente Vladimiro.
Ed lui che viene allora incaricato con altri due di scortare
i borghesi fino allaccampamento. I borghesi montano avanti, Vla
dimiro e gli altri due dietro, con i m itra nascosti ma ben puntati,

per prevenire ogni possibile tentativo di rivolta. Per i due bor


ghesi sono calmi e il pericolo non viene certo da loro. Percorrono
cosi tutta la strada provinciale senza fare nessun brutto incontro.
Le macchine tedesche passano a corsa pazza per la provinciale,
ma nessuno di essi pu pensare che quella Fiat 500 targata tedesca,
trasporti tre garibaldini.
Giunta al ponte dello Spalletti la macchina lo imbocca e su
di corsa verso monte Giovi.
Anche Berto e Gianni si avviano verso il campo.
Caricato il grano sulle grandi treggie tirate da buoi, e salutati
a gran voce dai contadini e dagli abitanti di S. M artino, i parti
giani a mezzanotte lasciano il paese dopo ben dodici ore di occu
pazione.
M a i buoi avanzano a fatica, sulla strada del campo le zampe
affondano nella neve e i partigiani sono costretti a spalare passo
passo per evitare che il ventre delle povere bestie si trascini sulla
neve. Camminano tutto il resto della notte e allalba, dopo aver
fatto un lungo giro per sviare le tracce e per non prendere di punta
la strada ripida, giungono allaccampamento.
Allaccampamento sono accolti da manifestazioni di giubilo.
I rimasti vogliono sapere come andata lazione e bench Vladi
miro e gli altri abbiano gi raccontato quanto avvenuto, tutti
seguitano a domandare.
Questaltra volta saremo noi ad andare allazione, - pen
sano e questo pensiero serve a renderli sereni.
Dalla primavera specialmente, non si contano pi gli episodi,
i fatti di collaborazione e di solidariet di contadini che accolgono
i partigiani, e di formazioni partigiane che intervengono contro i
tedeschi per difendere i contadini dalle requisizioni e dalle razzie.
Per questa solidariet, per aver diviso il proprio pane coi par
tigiani, molti contadini, famiglie intere di mezzadri, sono presi
di mira dalle rappresaglie tedesche e barbaramente trucidati.

Dai prim i del mese di maggio i tedeschi e fascisti hanno sca


tenato una campagna terroristica, invitando tutti i giovani renitenti
a rientrare nella legalit entro il 25 maggio, con promessa di aver
salva la vita, e nello stesso tempo minacciando le pi spietate
rappresaglie contro quelli che persistono a restare alla macchia.
D opo il 25 maggio, - dicono i fascisti e i tedeschi, - sarete tutti
sterminati. Giornali, radio e manifesti martellano ogni giorno
su questo chiodo per terrorizzare non soltanto i partigiani, ma le
loro famiglie, affinch influiscano sulle decisioni dei loro cari che
sono in montagna.
Questa campagna finisce per avere le sue ripercussioni sul mo
vimento della Resistenza. Per qualche settimana lafflusso dei gio
vani rallenta. N on che questi si consegnino ai distretti militari repub
blichini, ma attendono, come se vogliano riflettere prima di prendere
la grande decisione. Le stesse formazioni partigiane si astengono
da intraprendere grandi azioni di combattimento. Piuttosto appro
fittano per riorganizzarsi, migliorare i collegamenti.
Il 25 maggio intanto arrivato, ma nessuna formazione, nessun
reparto si sciolto e negli ultimi giorni altri gruppi di giovani rag
giungono le formazioni in montagna. Scaduto senza esito il termine
concesso , i gerarchi fascisti e nazisti sono furibondi ed altra pro
spettiva non vedono che la rappresaglia rabbiosa. Alla fine di maggio
gettano dagli aerei sulla citt e sulle montagne, manifestini a colori
con la figura di un pugno di ferro che schiaccia i partigiani, con
dietro questa scritta: Perch hai lasciato passare il 25 maggio?
Era lultimo giorno del quale avresti potuto approfittare per tornare
ai tuoi senza temere sanzioni.
O ra non puoi pi sperare in alcun perdono. Alla forza verr
contrapposta la forza. Il pugno di ferro serrer le sue dita. Tutti
quei ribelli che continuano la lotta contro la loro Patria non hanno
da spettarsi che la morte!.

Anche per i partigiani dunque, chiaro, non c altra prospettiva


che la lotta cruenta, decisa.
Il 23 maggio, Aligi si muove con oltre 200 uomini per raggiun
gere le altre squadre sul Pratomagno, lasciando Rom eo con pochi
uomini per instradare i nuovi che arrivano. Siamo difatti alla vi
gilia di quel 25 maggio annunciato dai tedeschi come termine per
lo scioglimento delle bande, ma la vasta azione di propaganda della
Resistenza in citt ha trasformato quella data in un simbolo per
nuove leve partigiane.
Sul Pratomagno Aligi ritrova il sergente Pardini, ardito della
sua pattuglia della Nembo , il quale gli racconta gli episodi di
uno scontro coi tedeschi al Varco di Gastra.
D a questo momento, dopo pochi giorni dallarrivo sul Prato
magno, la Brigata Lanciotto ha il riconoscimento ufficiale dalla
Delegazione Toscana del Comando delle Brigate d Assalto Gari
baldi. La brigata organizzata in squadre e distaccamenti. Coi
nuovi affluiti si fanno nuove squadre e nuovi distaccamenti. Sono
istituiti ruolini numerici, aggiornati, che permettono d avere ogni
giorno i dati sulle forze disponibili. Relazioni settimanali sullattivit
militare e logistica sono inviate a Firenze a mezzo di staffetta. I mi
gliori uomini sono citati allo.d.g. e i traditori allontanati. Ai primi
di giugno la Lanciotto ha raggiunto tale efficienza militare e
dispone di tanti effettivi, da consigliarne la divisione in due brigate
d assalto e la costituzione della 22a Lanciotto.

IL RA FFO RZA M EN TO
DELLA BRIGATA D ASSALTO GARIBALDI SINIGAGLIA

Anche la Brigata (lAssalto Sinigaglia, attraverso vicende di


verse, divenuta una formazione solida, organica, provata da de
cine di piccole azioni, di scontri, di colpi di mano.
Costituita prevalentemente da operai e da ex prigionieri russi,
reduci dai combattimenti di Stalingrado, la brigata si notevol
mente ingrossata con lafflusso di giovani contadini i quali raggiun
gono il quaranta per cento su tutti gli effettivi. Comandata dallex
tenente Angelo Gracci (Gracco), da Gianni e da Fibbi, ha finora
operato fra m onte Scalari e il Val dArno, a sud di Firenze e del
fiume.
Larmamento principale lo ha tratto da colpi di mano contro
i tedeschi e da lanci alleati. Fra le pi im portanti azioni che hanno
contribuito al suo consolidamento e alla sua esperienza, notevoli
sono la distruzione delle Enee ad alta tensione, compiuta da una
pattuglia nel figlinese, vicino allArno, e lattacco ad unim portante
postazione aerea tedesca presso Incisa che ha fruttato un grosso
bottino: coperte, vestiario vario, 60 teli da tenda, 20 fucili 91,
13 pistole Beretta, 5 fucili Mauser, 1 machinepistolen, 2 cassette di
munizioni, 130 borracce, 60 cappotti, 22 cavalli ed altro, nonch
la cattura di prigionieri e la disgregazione del gruppo.
La Sinigaglia ha attaccato anche una piccola formazione
tedesca alla Capannuccia vicino a Firenze e distrutto un ponte.
Ecco il racconto di questo episodio nella relazione del Comandante
Gracco:

... Dopo poche decine di m etri in salita, cominciammo a


scendere sullaltro versante. Anche sulla strada di S. Polo-Capannuccia, transitavano automezzi tedeschi. - Attaccheremo da questa
direzione, crederanno cosi che si venga da ovest, dalle macchie
dellImpruneta, anzich dal sud. Bisogna farci pi sotto la strada.
O ra vedevamo nel chiarore incerto nella notte le case del vil
laggio sulla sinistra. Ci fermammo in un avvallamento al riparo
di un boschetto di quercioli, a circa 30 m etri dalla strada.
Dieci minuti di riposo: siamo in anticipo sullorario previsto.
I partigiani cavano di tasca il pezzo di pane serbato alla cena e
la razione straordinaria di formaggio che Bologna, il cuciniere, ha
dato ai partenti in pattuglia. Mangiano lentamente, m a con appe
tito. Breda fa girare la sua boraccia col vino.
C on Baffo rado e Vipera m i spinsi ad osservare il ter
reno.
Siamo troppo vicini al paese, - m orm or Baffo rado.
Ma se ci si sposta nellaltro senso finiamo sotto le ville
occupate dai tedeschi - ribatt Vipera.
Pass unautocolonna. Osservando la strada notai che a 200 metri
da noi, verso il paese, cera un piccolo ponte, di cinque m etri di
luce circa. Dallaltra parte della strada, in quel punto si dipartiva
una carrareccia che saliva sul poggio che stava di fronte a noi.
Sul crinale del poggio una bella fila di cipressi, pi in basso
una fattoria con un gran fuoco acceso sullaia. Sentimmo un rumore
confuso provenire da quella direzione. Mandai Vipera a chiamare
Parabellum perch cercasse di chiarire se si trattava di un bivacco
tedesco. Proprio in quel mentre a confermare il mio sospetto si
alz un coro di voci roche e discordi che prese a cantare un mo
tivo di marcia. Per cantare cosi male dovevano certo aver bevuto
bene, pensammo. Parabellum sopraggiunto e messosi al corrente
della situazione, disse che per quel poco d esperienza che sera fatto
nel suo viaggio in Germania sui costumi e sulle abitudini dei te

deschi, quei soldati laggi dovevano essere ubriachi fradici. Distin


guevamo ora chiaramente i mobili puntini di fuoco delle sigarette
accese. Sentimmo anche ad un tratto una donna ridere sguaiata
mente.
Figli di cani, - inve Baffo rado, - ora ve la daremo
noi la villeggiatura!
I tedeschi bivaccavano tranquillamente a nemmeno 500 metri
in linea daria da noi. Compresi subito come sfruttare la situa
zione.
Macchine non ne passavano pi sulla strada. Era la mezzanotte.
Tornati indietro, riuniti tutti, detti le istruzioni facendole ripetere
ad ogni interessato. Il piano piacque e fu accettato con contenuto
entusiasmo. Baffo rado e Leonardo raccolsero le proprie armi,
innestarono la mina anticarro con la miccia e scomparvero rapida
mente verso la strada, in direzione del ponte.
N ik si spost un po pi in alto e pose il suo bren a ca
vallo di un robusto ramo di gelso. Parabellum gli si pose a fianco
col sacco dei caricatori. Breda, Giaguaro e Vipera si disposero
al lato puntando anche essi le loro armi automatiche. Aspettammo
sospesi. A un tratto sentimmo, laggi in basso, il plof breve del
laccendino della miccia. Cominciai a contare i secondi. M a i bat
titi pi veloci e pi forti del cuore m ingannarono. Ero giunto a
contare 60 e ancora lesplosione non era avvenuta. Baffo e Leonardo
non ci avevano raggiunto. Stavamo tutti im mobili trattenendo il
respiro.
Il coro dei tedeschi si era dissolto nel solito rum ore confuso
che ci aveva colpiti la prima volta. Si distinguevano e si fissavano
con gli occhi sbarrati i piccoli mobili fuochi delle sigarette... N ik
si era irrigidito al mitragliatore e nellom bra sembrava ormai tutta
una cosa con larma.
U n boato assordante, una fiammata alta e rossastra ed un pro
iettarsi per ogni dove di pietre e frammenti.

La terra fu scossa sotto i nostri piedi e leco cupo era ancora


nei nostri orecchi e nella piccola valle. Seguirono pochi attimi di
un silenzio impressionante. I nostri occhi si erano appena ripresi
dal bagliore dellesplosione che dal bren scatt fuori, secca e
spietata la prim a raffica. Ad essa seguirono altre, rapide e ad inter
valli regolari, ad esse si unirono le voci delle altre nostre armi auto
matiche. Per alcuni m inuti file di centinaia di proiettili traversarono
sibilando la valle, da una parte allaltra e si andarono a ficcare irri
gandola di piombo, nella zona del bivacco.
D etti un fischio. Il fuoco cess. Ancora alcuni attimi di uno
strano silenzio e poi udimmo delle grida e dei gemiti.
M olti devono avere la pelle bucata, - osserv Parabellum
afferrando qualche parola gridata pi distintamente.
Sopraggiunsero, frattanto, di corsa, Baffo rado e Leonardo.
andato tutto bene! Il ponte dovranno rifarlo, dissero
con la voce rotta dallaffanno. Terra e pietriccio ci hanno raggiunto
perfino nella buca dove ci eravamo appiattati in attesa dellesplo
sione !
Presto, compagni, gambe in spalla, e via da questo posto :
fra poco si riavranno dalla sorpresa e cominceranno a rastrellare
la collina; qualcuno di loro deve certo aver visto da che parte
stato fatto fuoco. Vipera in testa, e rifai lo stesso percorso. N on
avevo ancora finito di parlare che una salva di fucileria parti alla
nostra volta. I proiettili caddero un p o qua e un po l.
Ta-pum, ta-pum. La fucileria dei Mauser, sempre pi pre
cisa e rabbiosa, continu. Poi fu anche un m itragliatore che prese
a sputare fuoco alle nostre spalle. Camminavamo curvi e rapidi
su per il versante del poggio m entre le pallottole venivano ad infi
larsi nelle zolle e a sbucciare, con un caratteristico rum ore di strappo,
gli alberi vicini. Giunti sul crinale, ci buttam m o di corsa nellaltro
versante. Vipera avvert che aveva ritrovato la linea telefonica.
Con due coltelli lavorando velocemente a tagliare un segmento

di dieci m etri del cordoncino in modo che il tempo per la ripara


zione fosse pi lungo.
Il tratto di filo fu arrotolato e messo in un sacco.
Quando fummo a qualche chilometro di distanza ci fermammo
a riprendere fiato in un boschetto di cipressi. Era notte fonda ma
gli occhi ormai abituati alloscurit ci permettevano sempre di di
stinguere m olti particolari della natura circostante. U n bel posto.
Luoghi di villeggiatura, un tempo frequentati dalle pi ricche fa
miglie fiorentine. Le collinette si stagliavano varie con le linee mor
bide sullo sfondo del cielo stellato. Laggi cera Firenze che dormiva.
H o visto sulla casa che abbiamo fatto il colpo a soli 7 Km. da
Firenze. Domani a S. Frediano e alla Colonna i compagni sapranno
che la Sinigaglia dopo Pian d Albero, pi viva di prima, e
saranno contenti almeno quanto noi ora. Anche la gente si sentir
pi vicina al giorno della liberazione.
Caro Gracco : lazione meglio di cosi non poteva andare
e dom attina N ik, appena rientrato al campo, preparer subito lo.d.g.
da mandare alle compagnie pi lontane e
Azione Comunista.
T utti erano contenti e sorridevano. I volti erano lustri tanto
che pareva che assorbissero tutto il chiarore notturno.
In pochi mesi dunque anche la Sinigaglia diventata forte,
efficiente e popolare nel Val d Arno e a Firenze. Il suo compito
di tenere il massiccio di monte Scalari per ostacolare la resistenza
dei tedeschi.
Ecco, ad esempio, come documento di vita della Brigata, un
o.d.g. di una giornata normale, un foglio di elogi e il bollettino
tipo di notizie:
Com ando 22a bis Brigata Vittorio Sinigaglia
Ordine di servizio del giorno.....
O re
O re

5,30
6

: sveglia della squadra servizi;


: sveglia dei plotoni;

O re
O re
O re
O re
Ore
O re
O re
O re
O re

6,30- 8,30
8,30-9,30
9,30-11,30
12
12,30-15
15
19,30
20
22

: pulizia personale e colazione;


: pratica e pulizia delle armi;
: istruzione politica e militare:
: rancio;
: riposo;
: ripresa istruzioni;
: rancio;
: partenza pattuglie;
: silenzio.

Distaccamento montante di guardia alle ore 12 di domani:


Marco. Distaccamento montante ai servizi vari alle ore 6 di
domani: Garibaldi.
Il Commissario: Gianni

II Comandante: Gracco

Foglio degli elogi : Nella recente fase riorganizzativa della


Brigata e negli ultimi giorni di duro lavoro si sono particolarmente
distinti i seguenti compagni: O tto, Garibaldi, Franco, Lancia, For
mica, Fumo, Sirio, Stecchino, Cassaio, Porro, Truciolo, Balena,
Berto, Triglia. Lugo, Fedele, Pinocchio, Fino, Rom olo, Fisico,
Volga, Nanni, Vassili, Surien, Bob, Giorgio, Alvaro.
Fra essi vi sono anche comandanti m ilitari e commissari. Si
additano pertanto tutti questi compagni alla considerazione della
Brigata per il loro spirito di sacrificio e per il loro senso di disci
plina. Alcuni si sono distinti nel recente scontro di Badia, altri st
sono spontaneamente offerti per ore straordinarie di servizio per
superare la crisi dellesaurimento fisico di molti reparti che hanno
lottato negli ultimi giorni. Altri ancora, di questi nostri compagni,
hanno garantito i collegamenti con le lontane compagnie Chiatti
e Castellani in condizioni di grave pericolo.
Il Commissario

II Comandante

O ra cosi si delinea la forza effettiva del movimento partigiano


intorno a Firenze:
Brigata d Assalto Garibaldi Lanciotto, comandata da Potente
e Giobbe (Danilo Dolfi)
Brigata d*Assalto Garibaldi 22a Lanciotto
Brigata d Assalto Garibaldi 22a Sinigaglia, comandata da Gracco
e Gianni
Brigata d Assalto Garibaldi Caiani
Brigata d Assalto Garibaldi Fanciullacci
Brigata Carlo Rosselli di Giustizia e Libert.
Nuclei isolati di poca efficienza militare della Pio Barri (de
mocristiana) e M atteotti (socialista) sono arroccati ai margini
della citt.
La loro dislocazione fra monte Morello, Pratomagno e monte
Giovi. a questo momento che la Delegazione Toscana del Co
mando delle Brigate d Assalto Garibaldi, che agiscono sotto la dire
zione del partito comunista, nel quadro delle direttive del CTLN,
decide di costituire una divisione su tre brigate nominando coman
dante militare Aligi Barducci e commissario politico Danilo Dolfi.
Ecco la lettera indirizzata a Potente il 4 giugno per comuni
cargli ufficialmente la decisione:
Delegazione per la Toscana del
Comando Generale delle Brigate
dAssalto Garibaldi

4 giugno 1944

Al Comandante della Brigata Lanciotto


Caro compagno Potente,
nella conversazione che abbiamo avuto ieri con te, abbiamo preso
delle decisioni che, appunto per la loro importanza, non potevano
essere prese che in tua presenza e tenendo conto di tutte le tue
osservazioni. Ed ancora sotto la tua diretta sorveglianza che vo

gliamo chesse siano attuate. Tutto resta im mutato, salvo per quanto
riguarda la composizione del Comando della tua futura Divisione.
E qui ci riferiamo alle funzioni del compagno Giobbe attuale com
missario della Brigata Sinigaglia. Eravamo cosi abituati a ritenere
questo compagno elemento indispensabile a questa Brigata da non
prospettarsi lidea di unaltra sua utilizzazione. Ma, prospettataci
in concreto la creazione di una Divisione e considerato che il grosso
delle nostre forze passer dalla parte ove attualmente opera la Si
nigaglia, balza evidente la necessit di utilizzare nel modo migliore
la capacit e lesperienza del compagno Giobbe. Abbiamo quindi
deciso - ed ecco dove sta la modifica delle decisioni di massima
prese con te - che il compagno Giobbe sar nominato commissario
della Divisione al tuo fianco. Il compagno Emilio sar invece vice
commissario. Questa soluzione assolutamente la migliore. In te
e nel compagno Giobbe il partito ha i due compagni migliori. N oi
siamo certi che, accomunando le vostre esperienze, garantirete
alla futura Divisione un comando allaltezza dei suoi compiti.
Nellincontro che dovrete avere fra voi, consideratevi dunque
come gi ufficialmente investiti di queste funzioni. O ltre al resto,
decidete sul nome che intendete dare alla futura Divisione ed alla
terza Brigata che viene creata con gli uom ini della tua attuale Bri
gata che passeranno ad operare su altro territorio. N oi pensaremo
a fissare le decisioni prese a questo proposito in un ordine del giorno
che sar pubblicato e letto agli uomini delle formazioni.
T i salutiamo fraternamente.
Per quanto riguarda il contributo delle varie forze politiche al
potenziamento della guerriglia partigiana, permangono ancora defi
cienze e ritardi in tutti i partiti, salvo il partito comunista.
Lorganizzazione delle bande di ex m ilitari ed ex prigionieri,
promossa dal Partito d azione subito dopo l8 settembre, ha perso
m ordente dopo levidente im probabilit di ima immediata avan
zata alleata. Il Partito d azione ha ima piccola banda comandata

da Pippo Ducceschi nel Pistoiese, unaltra comandata da Bandini


pure nel Pistoiese, gruppi nel Mugello a Vemio diretti da Tocca
fondi, ma non riusciranno pi ad effettuare azioni offensive di rilievo.
Anche gli elementi del M onte Morello e di Vallibona sono stati
inquadrati e assorbiti nelle brigate d assalto Garibaldi comu
niste.
La situazione si presenta ancora pi debole nel partito socialista
che soltanto nel mese di giugno, per interessamento di Foscolo Lom
bardi e sotto la direzione del capitano D el Paggetto, incomincia
a procurarsi un po di armi e ad occuparsi di problem i militari in
vista dellinsurrezione.
Nessuna formazione regolare effettiva in m ontagna ha il partito
liberale. La Democrazia cristiana riesce a costituire piccoli nuclei
nella Pio B orri: ma resteranno praticamente inattivi senza alcuna
consistenza militare fino alla liberazione.
Varie sono le cause di queste situazioni. Per i liberali e i democristiani si tratta soprattutto di scarso impegno e di difficolt a tro
vare uomini dediti alla lotta, con pieno spirito di sacrificio come
la situazione richiede. Per il Partito d azione e per il partito so
cialista, difficile approvvigionare i nuovi effettivi, alloggiarli, poich
nessuno di questi partiti ha basi popolari e organizzazioni efficienti
in provincia, e solidi contatti coi contadini.
D i problem i militari tuttavia se ne occupano un p o tutti, ora,
perch in citt si vanno costituendo piccole squadre in vista della
zione insurrezionale.
N el CTLN sorge, cosi nel mese di maggio il problem a del
Comando politico delle Brigate, anche di quelle controllate dai
comunisti, le quali in definitiva devono agire sotto la direzione del
Comando militare. Ai comunisti rimproverato pi volte di non
essere attivi in quel comitato, di svuotarlo di autorit effettiva.
Tale atteggiamento dai comunisti giustificato dal tim ore di com
prom ettere la sicurezza degli uomini dato che non infrequentemente

si sono scoperte infiltrazioni di agenti provocatori nelle file degli


altri partiti.
I comunisti hanno proposto alla fine di maggio di cambiare
la denominazione del Comitato militare in Comando militare (poi
Comando marte) per sottolinearne bene le funzioni. Ed in queste
discussioni che nasce anche la questione della funzione del commis
sario politico nelle formazioni partigiane, secondo la proposta dei
comunisti. Sono discussioni lunghe e vivaci poich i vari rappresen
tanti dei partiti non ne comprendono la funzione. U n accordo
finalmente raggiunto nella definizione del commissario politico
quale rappresentante del CTLN, col compito, in tale veste, di
controfirmare le decisioni del comandante militare. Per il Commis
sario del Comando marte del CTLN trovato laccordo con la
nomina del capitano Nello Niccoli, del Partito d azione.
Allinizio del mese di giugno la lotta prende unampiezza e un
mordente maggiore. Le da impulso anche la nuova situazione po
litica e militare che vede, dopo leccidio delle Fosse Ardeatine e
la resistenza a Rom a, la liberazione della capitale, il 4 giugno, e
linizio dellavanzata alleata verso Firenze, mentre sugli altri fronti
d Europa, i tedeschi volgono in rotta sotto i colpi irruenti e irresi
stibili delle armate sovietiche e delle truppe sbarcate in Francia.

LE R IPER CU SSIO N I DELLA LIBERAZIONE


E LOFFENSIVA PARTIGIANA

DI

ROM A

Con la liberazione di R om a le forze della Resistenza impongono


alla monarchia il rispetto degli impegni di Bari. Viene istituita la
luogotenenza e si costituisce un governo nazionale investito dal
CLN.
Sono avvenimenti che danno nuovo coraggio alle forze della
Resistenza e che stringono i tempi della lotta a Firenze. I partiti
politici chiamano tutti i cittadini alla lotta.
Il partito comunista lancia un appello in cui detto:
Comunisti, questa lora del supremo ardimento : tenete
alta la bandiera del Partito, la bandiera che in ventanni di lotta
i nostri maestri e i nostri eroi hanno sollevata contro il fascismo
e contro loppressione, la bandiera di Gramsci, la bandiera del
lonore e dellordine proletario, la bandiera della libert e del
progresso. Siate, come sempre, in prim a fila,|com battete allavan
guardia del popolo, aprite col vostro eroism o|la strada per la vit
toria. - Giugno 1944.
Anche gli uomini del Partito d azione intensificano la loro atti
vit e svolgono un lavoro informativo prezioso per le operazioni
delle forze partigiane e per gli alleati.
Dopo tanti rischiosi tentativi sono riusciti a far funzionare una
radio trasm ittente e ricevente. Lapparecchio stato paracadutato
dagli aerei alleati. La prima istallazione stata fatta in Piazza del
lIndipendenza. Ora, dopo la liberazione di Rom a, il lavoro aumen

tato. Il capo di questo servizio lavv. Enrico Bocci, un tipo angelico


buono, sereno. H a gli occhi azzurri chiarissimi e grandi, lo sguardo
intelligente ma calmo. Bocci una vecchia figura dellantifascismo
fiorentino. nato nel 1896. Dal 1924 si occupato di Italia Libera:
amico di Traquandi, Rossi, Nello e Carlo Rosselli e Salvemini,
e con loro ha partecipato alla fondazione del Non mollare. F in d allora
lo chiamano Placido gli amici, appunto per il suo aspetto e il suo
carattere.
D a tempo si occupa del servizio radio malgrado che Carit
lo abbia nella sua lista. Lapparecchio ha cominciato a funzionare
nella primavera grazie anche alla preziosa collaborazione della sua
segretaria di studio, la Gilda.
U n gruppo di coraggiosi, fra cui Carlo Campoimi e Gilardini,
rinchiusi in soffitta, riescono a farlo funzionare, a sta b ilire i colle
gamento con gli alleati e a captare le frasi convenzionali con le quali
Radio Londra conferma che il collegamento raggiunto : Atten
zione, attenzione, ecco un messaggio speciale: lAmo scorre a Fi
renze.
La stazione, che si chiama Radio Cora, deve essere frequente
mente spostata in diversi appartamenti della citt, attraverso rischiosi
espedienti, per impedire che sia individuata dai tedeschi.
Lu marzo un pesante bombardamento colpisce un edificio
in via Farina ove nascosta Radio Cora. Lapparecchio non tut
tavia perduto e lavv. Bocci con alcuni suoi amici travestiti da fascisti
fruga tra le macerie e lo recupera. La stazione rim ontata in piazza
D Azeglio al terzo piano del n. 12 e per m olto tempo sincro
ciano nelletere i messaggi della Resistenza fiorentina sui movimenti
tedeschi con quelli del Comando inglese. Le frasi L Arno scorre
a Firenze, la scimmia ride, la luna grande ed altre frasi
convenzionali per segnalare i lanci di armi, sono captate anche dai
fiorentini alternativamente al tun, tun, tun, tun, il segnale di
Radio Londra.

Piazza D Azeglio una delle pi calme piazze di Firenze, signo


rile, con un grande parco alberato, molto verde anche se nel giar
dino i fascisti hanno piantato i cavoli.
Bocci lanimatore e il regolatore di questa rischiosa attivit.
scontato per tutti che se verranno scoperti li attender la morte,
eppure ognuno sa compiere il proprio dovere, alternare lattivit
professionale, il mestiere al lavorio intenso per la raccolta e la tra
smissione di notizie utili alla guerra di liberazione. Enrico Bocci
a Gilda ha detto verso la fine di maggio : Signorina, ha pensato
bene a quel che fa? Si ricordi che ancora in tempo per tirarsi in
dietro. Per me io sono tranquillo: con questo cuore fracassato,
al primo colpo che i tedeschi mi danno, quello mi si ferma per
sempre: e questa sar lultima beffa.
La sera del 7 giugno, verso le 8, Bocci insieme a Campoimi
e a Gilardini sta dettando una nota a Gilda sulle difese della linea
gotica da trasmettere alla radio, che sta su nella soffitta azionata da
M orandi. Improvvisamente un gruppo di tre tedeschi e di alcuni
brigatisti neri irrom pono nella grande stanza. Ordinano mani in
alto e faccia al muro. Bocci, Campoimi e Gilardini sono disarmati
e altro non possono fare che obbedire. I tedeschi m ettono tutto a
soqquadro. Uno di loro savvia verso la scaletta che conduce alla
soffitta ove M orandi intento a trasmettere. Gilda lancia un grido
per avvertire M orandi ma il tedesco balza su e lo sorprende mentre
effettua la trasmissione. O rdina anche a M orandi mani in alto e
posa un momento la pistola per osservare la radio. M orandi afferra
larma e fredda il tedesco, poi si getta dalla scaletta per tentare di
salvarsi, m a gli altri tedeschi lo abbattono con una raffica di mitra.
I tedeschi e i fascisti arrestano i sopravvissuti e catturano anche al
tri membri del Partito d azione, soliti a recarsi alla sede di Radio
Cora con evidente imprudenza. La facilit con cui i tedeschi sono
entrati nel locale e la mancanza di un dispositivo per avvertire quelli
che successivamente vi si recassero, gi di per s troppi a conoscere

un cosi delicato servizio, rivelano uneccessiva, incomprensibile


imprudenza. Quella stessa imprudenza che ha gi causato al Partito
dazione tante perdite spesso evitabili.
Bocci, Campoimi, Gilardini, Gilda La Rocca, Facacci, Piccagli
sono trasportati a Villa Triste in via Bolognese, nella casa di
tortura.
Q ui Bocci, perch parli, sottoposto ad atroci torture, ma la
sua volont e il suo spirito resistono a tutto. E anche il cuore ma
lato resiste come per prolungare il m artirio e rendere pi grande
il sacrificio. I compagni di altre celle lo vedono pi volte trasfigu
rato, piagato, ma sempre sereno, placido. E a quelli con cui
pu comunicare assicura che si assunto lui la responsabilit di
tutto, e li incita ad avere fiducia negli uomini, in un avvenire di
giustizia e di bont.
Il capitano Piccagli fucilato due giorni dopo. Gli altri sono
deportati verso il nord. E di Bocci non si sa e non si sapr pi
nulla.
Il Comando Alleato a Carlo Campoimi, che miracolosamente
riuscito a sopravvivere alla tragica avventura, rilascer questo at
testato :
i) Abbiamo il grato piacere di inform arvi che I.M. Radio
CO .R A . che fu da voi diretto cos valorosamente e competente
mente durante il periodo di resistenza in Italia, fu di grandissima
importanza per il Comando di Stato M aggiore alleato.
2) Si distinse molto per il grandioso quantitativo di informa
zioni inviateci dal Vs. Comando, tanto per radio come per messag
geri, e per le accurate relazioni topografiche su tutta la linea gotica
dal Tirreno allAdriatico ed anche attraverso le linee H itler e
Gustav.
Le ferrovie ed il traffico stradale dei convogli nemici del
Centro-N ord d Italia e nel trasferimento della Divisione Goering
dal passo del Brennero al Settore dellArea Romana.

3) La precisazione su questa ultima comunicazione dette alla


nostra aviazione lopportunit di distruggere quasi al completo
questa Divisione nemica prevenendola nella presa della linea del
fronte.
4) Molto importante questa informazione
compilate dal vostro Comando, riproducenti
dei territori occupati dalle forze tedesche con
da seguirsi dallaviazione indicanti le posizioni
artiglieria nemica.

per le riproduzioni
carte topografiche
direzioni delle vie
di sbarramento di

5) Leroica attivit del gruppo al Vs. Comando che col sacri


ficio della vita di quasi tutti i componenti, dette al nostro Stato
Maggiore materiale informativo di tale natura che contribu gran
demente alla vittoria delle Nazioni U nite in Italia. da considerarsi
fra i migliori servizi di intelligenza militare col quale abbiamo
avuto contatto su tutti i fronti.
F.to STEPHEN O. ROSSETTI
M ayer Infantrj, OSS.
Tutte le forze che potenzialmente sono state intorno alla Resi
stenza iniziano ora unattivit nuova e gli stessi partiti mobilitano
tutte le forze. Le formazioni partigiane danno inizio ad una serie
d im portanti battaglie e i GAP cittadini progettano altre audaci
azioni. I comunisti propongono la costituzione delle SAP (Squadre
d azione patriottica), squadre a carattere di massa, nelle quali pos
sono entrare elementi disposti anche a piccole azioni. Alle SAP
sono attribuiti compiti e obiettivi diversi che alle GAP: spargi
mento di chiodi a tre punte, taglio di fili telefonici, getto di botti
glie di benzina contro auto nemiche, interventi volanti per disar
mare fascisti e tedeschi, sabotaggio allasportazione delle macchine
dalle officine e ogni azione che serva ad aumentare lopera di disturbo
contro i tedeschi e i fascisti e per preparare masse popolari cittadine
e operaie allinsurrezione.

U naudace azione compiuta il 12 giugno alla stazione di


Comeana, comune di Carmignano, da una pattuglia partigiana di
Prato. Eludendo la sorveglianza dei tedeschi, i partigiani entrano
nella stazione, si introducono fra i binari ove sostano 8 vagoni di
tritolo provenienti dal dinamificio Nobel e destinato a far saltare
i nostri stabilimenti, e vi appiccano una miccia. Loperazione di
una estrema temerariet perch la miccia corta, la potenza delle
splosivo micidiale e la possibilit di ritirata difficile. Infatti dopo
pochissimi m inuti dallaccensione della miccia si verifica lesplosione.
Gli otto vagoni saltano per aria con un fragore dinferno. Q uattro
dei partigiani perdono la vita. Fra questi i fratelli Buricchi, luno
comunista e laltro sacerdote; tutti e due partecipi in quellazione,
e ora nuovamente uniti nel sacrificio della propria vita, a suggellare
col sangue, lunit e la fratellanza della giovent italiana d ogni credo
politico e religioso. I danni causati al dinamificio N obel sono enormi
tanto che la direzione ne decide la chiusura. Cosi neanche un chilo
gramm o di esplosivo partir pi dallo stabilimento. I tedeschi risen
tiranno le conseguenze di questa azione quando decideranno di far
saltare le macchine: si troveranno a corto di esplosivo e dovranno
tentare di spezzare le macchine a martellate.
La popolazione del paese, per quanto spaventata, tributa un
commosso omaggio ai giovani partigiani im molati per la causa
della libert.
U no scontro dei pi seri, con gravi perdite per i partigiani,
quello che sostengono reparti della Sinigaglia intorno al monte
Scalari, il grosso massiccio che essa difende da tempo per ostacolare
la resistenza dei tedeschi ed il traffico delle loro retrovie nella bella
valle del Chianti.
Siamo in pieno giugno. Il tempo bello e da qualche settimana
il sole sfolgorante ha fatto m aturare le messi. Sul M onte Scalari
dove sono concentrate le forze maggiori della Sinigaglia il terreno
brullo coperto di castagni e di macchie, m a pi gi, in basso, sulle

morbide colline e i dolci pendii, reparti avanzati sostano tra i filari


delle viti, i ciliegi e i campi di grano. Q ui la guerra non ha lasciato
ancora segni. I contadini hanno provveduto a nascondere le poche
provviste rimaste, ed occultato i buoi - il patrimonio pi prezioso
dei mezzadri - in capanne nascoste o in borri lontani dalle strade.
I giovani sono coi partigiani o nascosti, e le donne e i vecchi ti
ravano avanti le faccende del podere. N ellanimo loro c questo
dramm a intim o e lattesa della liberazione. Ma i campi sono in
tatti, la vegetazione rigogliosa. In larghi appezzamenti, il grano
alto e maturo. Fra il grano qua e l spunta qualche rosso papavero.
Sembrano coltivati apposta, per guarnizione, come i fiori sui cap
pelli di paglia che vendono a Firenze alle Logge del Porcellino.
Ai quadrati gialli del grano si alternano quelli verdi del bolognino
e del trifoglio che i contadini non hanno ancora falciato, e qualche
quadrato di terra scura coltivata da poco. Gi, pi in basso, attirano
lattenzione appezzamenti folti di papaveri. Visti da lontano sem
brano enormi bandiere rosse, ma ogni tanto un vento leggero li
muove lasciando intravedere il colore scuro del terreno. I pioppi
su cui si reggono le viti e gli ulivi sono spogli, m a qualche grosso
ciliegio e albero di acacia muovono quel quadro incantato.
In questo quadro senza turbarlo, si muovono le pattuglie par
tigiane di giovani armati di sten e bombe a mano. Le loro figure
non contrastano - come quelle dei tedeschi con stivali ed elmetti con la dolcezza e la calma della campagna. Questi uomini, que
sti giovani in calzoncini, coi fazzoletti rossi, con quelle camicie
colorate come quelle dei contadini, si fondono con gli altri elementi
della natura. C in tutto questo un elemento di poesia, pi che
di guerra. Assomigliano pi ai trecento di Pisacane, agli uomini
di Ciceruacchio e ai garibaldini di M onterotondo, che a soldati di
una guerra che si combatte con gli aerei e i carri armati.
I contadini dopo aver battuto e raccolto le poche fave e riti
rato un po di fieno prima ancora che sia secco per difenderlo dalle
requisizioni tedesche, si preparavano alla falciatura del grano.

U n pattuglia della Sinigaglia, in perlustrazione per la prote


zione della zona ove sono concentrate le reclute, cattura unauto
tedesca. Gli ufficiali nazisti vengono solo perquisiti e poi lasciati
in libert, e la macchina trasportata su per i viottoli, fin dove pos
sibile. questo un atto di estrema im prudenza e le conseguenze
dimostreranno che, per la sicurezza delle formazioni, nessun gesto
di debolezza pu essere ammesso.
D urante la notte una improvvisa e violenta tempesta si scatena
rendendo impossibile ogni avvistamento a distanza. Cosi solo al
mattino le pattuglie di vedetta danno lallarme. Tutto il campo
partigiano mobilitato e le armi sono messe in postazione.
I tedeschi attaccano con una decisione inaudita e con molte
forze. Le pattuglie pi avanzate sono travolte. Il comandante di
squadra Ruscello divide i propri uomini per avere maggiore
libert di movimento. Alle 7 i tedeschi hanno gi accerchiato una
casa colonica ove si trovano giovani partigiani da poco arrivati
lass e in attesa di inquadramento e d armamento.
Senza dar tregua, i tedeschi lanciano bombe lacrimogene met
tendo in difficolt i partigiani, sprovvisti di maschere come sono.
M olti giovani che sono privi di armi vengono fatti prigionieri.
Piccole pattuglie sapientemente dislocate contrattaccano i tedeschi,
ma questi resistono e accentuano loffensiva. La battaglia si sviluppa
violentissima e rapida con alterne vicende. Bufera con altri parti
giani esegue puntate audaci e mette confusione fra i tedeschi. Al
cuni dei giovani prigionieri riescono a fuggire. M a i tedeschi si ri
prendono e abbattono qualcuno dei prigionieri in fuga.
Altre forze della brigata entrano nella battaglia, e Gracco alla
testa di una squadra contrattacca. A tti di grande eroismo compie
la squadra dei sovietici Stella rossa: la battaglia prosegue fino
allesaurimento di tutte le forze. I tedeschi non insistono per espu
gnare monte Scalari, e si ritirano lentamente. La casa ove stanno
rifugiati, con la famiglia del mezzadro, i giovani in attesa di inqua

dramento incendiata, e se qualcuno tenta la fuga raggiunto da


raffiche di fuoco. Tredici partigiani, fra cui il vecchio capoccia,
vengono uccisi, ma sono sedici i tedeschi che restano sul terreno, e
il massiccio di M onte Scalari, sempre in mano dei partigiani, rimane
come una minaccia alle spalle dei tedeschi attaccati dagli alleati sul
fronte di Arezzo.
Ritirandosi i nazisti portano con loro diciotto prigionieri.
Alla sera, al tram onto del 20 giugno, dopo quella cruenta lotta
a Pian d Albero intorno alla casa solitaria del mezzadro incendiata,
dodici partigiani anneriti dalle bombe incendiarie, giacciono intorno
ai muri. Anche il vecchio capoccia giace sul terreno, con gli occhi
rivolti al cielo.
Gi, nella pianura vicino a Incisa i tedeschi scelgono un campo,
lontano dalla strada e dallabitato, dove sallineano diciotto ulivi
lungo un viottolo. E a ogni pianta destinato uno di quei diciotto
ragazzi, contadini e operai italiani, e soldati russi. Uno alla volta
li issano su un camion con una corda al collo, e quando il camion
d una strattone, il partigiano resta appeso allalbero. E li li lasciano
i tedeschi, proibendo ai contadini della zona di rim uovere i poveri
corpi: vogliono con quella macabra visione lasciare un esempio
di crudelt e ferocia inflessibile.
Ma non col terrore che si pu ormai arrestare la lotta. I con
tadini della zona sono coi partigiani, chiedono di combattere, chie
dono armi per difendere le loro famiglie e il loro raccolto. Anche
lunico superstite della famiglia contadina distrutta nella casa di
Pian dAlbero si presenta, chiede di arruolarsi, dopo aver falciato
e raccolto il grano del suo campo con laiuto dei partigiani.
U naltra azione armata di grande portata quella combattuta
a Cetica. Il combattimento incomincia senza che da parte partigiana
vi sia lintenzione di sviluppare una lotta che impegni molte forze.
Ma lampiezza dello scontro e la capacit che il comando partigiano
dimostra nel fronteggiare una situazione imprevista testimoniano

anche la forza di combattimento degli uomini e lintelligenza del


comando.
La Lanciotto e la Sinigaglia stanno concentrate intorno
al dorsale del Pratomagno a quota 1500, ove affluiscono continuamente altri giovani. Il comando, dopo aver occupato alcuni piccoli
centri, decide di condurre unazione per catturare le merci ammas
sate in un magazzino dei tedeschi a Cetica. Veramente ingente il
quantitativo di zucchero prelevato, 120 quintali, che distribuito dai
partigiani alla popolazione.
Per rappresaglia i tedeschi decidono di agire in forze il 29 giugno :
si avvicinano avanzando a ventaglio con diverse piccole formazioni,
e ogni cascinale, ogni capanna che trovano la perquisiscono e impon
gono alle persone di uscire ed andare avanti per far loro da scudo.
M olti tedeschi sono vestiti da partigiani per ingannare la popolazione.
M a i partigiani avvistano in tempo il nemico e decidono di ritirare
il grosso delle loro forze, lasciando soltanto n uom ini a compiere
azioni ritardataci. una pattuglia di 11 giovani ben armati e decisi:
con mitra, pistole e bombe a mano, anzich tentare di ostacolare
il nemico e quindi di sganciarsi, resistono sino allultima cartuccia,
sino allultimo uomo, infliggendo grosse perdite ai nemici. I tedeschi
ubriachi di furore, uccidono 5 civili e incendiano il paese, trucidano
donne e bambini. Poi baldanzosi per la vittoria, riprendono la via
del ritorno cantando.
M a i partigiani della Lanciotto e della Sinigaglia non
considerano ancora chiusa la partita.
Vicino a Quorle i partigiani attendono i tedeschi con un piano
coordinato. Appostati in punti strategici attaccano i tedeschi al
loro passaggio. M olti tedeschi sono uccisi, altri fatti prigionieri.
Ma anche in questa occasione la reazione violenta. Si sviluppa
una battaglia spezzettata in diversi scontri parziali. Gruppi contro
gruppi, uomo contro uomo. I combattimenti diretti da Potente,
Bruschi, Mongolo e Tim o durano fino alla sera. In questo episodio

rifulgono esempi di eroismo, di spirito di sacrificio e di solidariet


imprevisti. U om ini nuovi, operai e contadini si rivelano combat
tenti intrepidi.
U no degli episodi di maggior temerariet quello di cui pro
tagonista Tim o, il quale lascia 4 uomini alla postazione della mitra
gliatrice e da solo si sposta e aggira un gruppo di cinque tedeschi
uccidendoli a bombe a mano.
Alla fine del combattimento si contano 65 tedeschi uccisi oltre
a m olti feriti. Anche le perdite partigiane sono gravi, ma assai infe
riori a quelle dei tedeschi che agiscono fra lostilit della popolazione.
I partigiani, sotto la direzione di Potente, prendono contatto
con la popolazione, distribuiscono viveri e 110.000 lire per lassi
stenza, oltre a vestiario, 100 coperte, materassi, 5 quintali di zucchero,
pane ed altri generi. N el paese si costituisce la Guardia Civica
per la difesa comune. E lepisodio ha larga ripercussione politica
in tutta la zona; a Poppi, a Bibbiena, nel Valdamo e a Pian di
Leo, Reggello e Figline ove si potenziano i CLN.
O rm ai impossibile seguire tutte le battaglie, tutti gli episodi.
La lotta si accende ovunque, in parte coordinata e diretta dai co
mandi partigiani, in parte alimentata dalliniziativa di piccole pat
tuglie, di gruppi anche di due-tre uomini. una rete fittissima,
un accendersi di piccoli continui fuochi che preannunciano il grande
incendio. Tedeschi e fascisti si avventurano soltanto sulle grandi
arterie ove possono muoversi con ingenti forze. Ogni paese, ogni
borgo compie la sua azione, d il nome a un piccolo fatto d arme:
Consuma, Pian di Sco, Castelfranco, Pietrapiana, M onte Giovi,
Strada, Raggiolo, Lastra, Reggello, Palcanto, Rignano, Figline,
Borgo San Lorenzo, tutta la valle del Bisenzio col grosso centro
di Prato, Empoli, Limite, ecc.
Ed in tutte le campagne della Toscana, dal pistoiese al Valdarno,
dal Mugello alle piane di Empoli, Pisa e Livorno incomincia la
mobilitazione dei contadini per salvare il raccolto dai tedeschi, per

occultare i buoi, per nascondere la biancheria. M olti contadini piut


tosto che consegnare un pane o un coniglio ai tedeschi, preferiscono
sbarrare le case e andare nei boschi coi partigiani.
Contadini e partigiani stanno diventando un esercito popolare
che si oppone compatto ai tedeschi, li tallona, li attacca.
Il comando della Divisione Arno che segue attentamente
i movimenti dei tedeschi e conosce lo stato d animo delle popola
zioni interviene nella situazione con due proclami, uno rivolto ai
contadini e laltro ai proprietari dei mezzi di trasporto.
Quello rivolto ai contadini dice:
Contadini, operai,
i tedeschi voglio ridurre alla fame voi e le vostre famiglie, incendiando
il vostro grano. necessit vitale salvarlo. Perci doveroso che tutti
i contadini e non contadini, vecchi e giovani, uomini e donne, si
mettano immediatamente a mieterlo con qualsiasi tempo. Poi, in
vece di ammassarlo nei campi, venga trasportato con tutti i mezzi
nei boschi dove potr essere facilmente accumulato e pi efficace
mente difeso con le armi dei partigiani.
Quello rivolto ai proprietari di mezzi di trasporto, dice:
Invito ai proprietari dei mezzi di trasporto. N ellinteresse
dei proprietari dei mezzi di trasporto (cavalli, muli, asini, bovini,
automezzi, moto, ecc.) si invitano i medesimi a ricoverare detti
mezzi di trasporto nella localit che da un incaricato di questo Co
mando verr indicata. I mezzi che non potranno essere trasportati
nella suddetta localit dovranno essere resi inservibili con lasporta
zione delle loro parti essenziali (ruote, magneti, ecc.) allo scopo
d impedire che le soldataglie tedesche in ritirata li usino per caricare
oggetti e cose predati lungo il loro passaggio nelle vostre case. La
localit d afflusso verr presidiata dai partigiani di questa Divisione
in collaborazione con gli eventuali volontari della zona di... che si
sentiranno in dovere di farlo.

Coloro che non faranno quello che ha disposto questo Comando


saranno considerati come collaboratori del nemico .
M a ormai la guerriglia di resistenza si avvia alla conclusione.
Gli eventi incalzano con lavanzare delle truppe alleate. I tedeschi
debbono ritirarsi verso Firenze e perci vogliono assicurarsi la tran
sitabilit delle vie di comunicazione. Per questo compiono feroci
azioni di rastrellamento intorno a tutta la Valle dellAmo. D altra
parte Potente comprende che non pi il m om ento di resistere in
cima ai m onti per compiere sporadici colpi di mano; bisogna avvi
cinarsi a Firenze, prendere posizione nelle sue vicinanze per sferrare
lattacco al mom ento decisivo ed im pendire la distruzione della
citt. Perci il Comando decide di sganciarsi dal contatto nemico
e di marciare verso Firenze. Ma la marcia seriamente ostacolata
dai tedeschi che incalzano nel tentativo di disorganizzare le forze
partigiane. Potente ordina alla Brigata Caiani, comandata da
Bruno Bernini, di raggiungere le posizioni su m onte Giovi, m entre
lui con la Lanciotto inizia la manovra di sganciamento.
Alessandro Pieri, valoroso comandante partigiano, cosi descrive
quella dura marcia:
Dopo il feroce attacco del 19 giugno a Lastra-Pian di Sco,
quello ancor pi feroce di Cetica, da parte dei tedeschi, tutti i no
stri servizi logistici furono in gran parte disorganizzati, per la
nostra gloriosa Divisione d Assalto A m o mantenne intatta la sua
coesione, anzi rafforz la sua volont di combattere contro nazisti
e fascisti.
D a allora, da quei tragici giorni, incominciarono per noi, se
non forse le giornate pi nere della nostra vita partigiana, almeno
le pi aspre ed estenuanti per le lunghe marce e la continua lotta.
N on avevamo pi pane, solo rimasugli secchi che a gran fatica cari
cavamo sugli zaini gonfi delle nostre poche robe, m a soprattutto
di caricatori e munizioni.

D opo Cetica le belve tedesche non ci dettero pi tregua, le


avevamo sempre alle calcagna. D a Gastra, Cetica, su oltre il Crocione
del Pratomagno, lUom o di Sasso, dove i nostri avevano avuto gi
le capanne distrutte due mesi avanti, e di li pi oltre ancora, fino
alla Croce del Cardeto tra quelle paline di castagni fitti.
I nazisti pagavano caro il loro inseguimento, le nostre retroguardie picchiavano sodo sulle loro avanguardie quando lo ritene
vano proprizio, scompigliandole.
E nessuno o nulla trovavano di noi, ma sentivano continuamen
te la nostra presenza. O rm ai eravamo braccati e ci toccava andare oltre.
Dalla Croce del Cardeto, in quelle notti buie, fra i dirupi, fino
a Cascina Vecchia, occultati nel pi folto dei boschi ci conducesti,
ricordi, Potente? E poi in quel borro dove per una giornata stemmo
silenziosi trattenendo il respiro perch i tedeschi erano vicinissimi.
E poi gi ancora fino a raggiungere il guado dellAmo dove, a pochi
m etri udivamo le voci dei nostri nemici... e lo passammo il guado,
fiduciosi e sicuri, perch tu, nostra pi preziosa guida, eri con noi
e raggiungemmo la meta, su su oltre il Poggio della Croce.
E anche le citazioni allo.d.g. della Brigata restano a testimonian
za della perigliosa impresa: Citate allordine del giorno la 3a e la
4a compagnia della Brigata Lanciotto per lottim o comportamento,
lo spirito di sacrificio e la disciplina dim ostrata durante lo sposta
mento particolarmente difficile attraverso lo schieramento delle
forze tedesche. I partigiani Volpi e Ciuffo per lo spirito di sacrificio
e labnegazione dim ostrati rimanendo in un bosco nella zona pre
cedentemente abbandonata dalle compagnie e ove era in atto il
rastrellamento da parte di forze tedesche, per assistere un compagno
gravissimamente ferito che era stato impossibile trasportare.
Mascotte, Fagiolo e Bruno della 4a compagnia, pur avendo il
prim o una ferita alla gamba, con ritenzione di proiettile, il secondo
un piede slogato, il terzo un ginocchio gonfio e dolorante, hanno
sostenuto la marcia con stoica volont.

T im o,della 2acompagnia della Brigata Lanciotto, disciplinato


e coraggioso comandante di distaccamento partigiano, non guarito
ancora da una ferita riportata in combattimento, rifiutava il comodo
riposo prescrittogli dal medico e partecipava volontariamente al
faticoso e rischioso trasferimento della compagnia, confermando an
cora una volta lattaccamento alla causa ed il suo ammirevole spi
rito di sacrificio.
Aspirina, medico della Brigata Caiani, per il suo alto spirito
organizzativo e combattivo di assistenza medica e solidariet gari
baldina dim ostrati durante il rastrellamento in Pratomagno.
D al Comando di Divisione. 27 luglio 1944.
T utto il fronte partigiano in movimento, impegnato nellope
razione di avvicinamento a Firenze, da nord, e da sud-est. Il movi
m ento delle brigate partigiane garibaldine ha infatti questa direzione:
Brigata Fanciullacci monte Morello; Brigata Caiani monte
Giovi; Brigata Sinigallia, 2 compagnie della Lanciotto e
Comando della Divisione verso Fonte Santa.
M entre si dispiega il difficile spostamento del fronte sui monti
lungo cui sono schierate le formazioni partigiane, si muove anche
il fronte interno cittadino, tenuto dalle GAP, dalle SAP e dalla lotta
della classe operaia nelle fabbriche, e ormai, dallatteggiamento
dei cittadini, compresi quelli che non si occupano n vogliono occu
parsi di politica, ma che pensano alla cose pi semplici della vita,
al lavoro, alla serenit in famiglia, ai divertim enti: tutti sono ormai
protesi verso una sola soluzione; il crollo del fronte tedesco-fascista,
nella fiducia di una vita pi libera e pi sicura con la liberazione.
A suscitare questa aspettativa nellopinione pubblica in vero, ha
contribuito non poco la propaganda alleata attraverso la BBC, il
PW B, con la promessa di una piena libert e di una maggiore
giustizia sociale. E questo fronte si muove, sprigiona nuove energie
sotto la direzione dei partiti del CTLN.

Come gi si visto una parte di prim aria importanza stanno


svolgendo i GAP cittadini le cui azioni accendono nei giovani len
tusiasmo per la lotta mentre deprimono il morale dei gerarchi
fascisti.
Dopo le esecuzioni di Ingaramo e Gentile e le vigorose azioni
dei partigiani in montagna, fatti nuovi si rilevano nellambito del
lorganizzazione gappista, la quale, con le sue azioni temerarie
ha potuto far credere di essere una potente organizzazione, composta
di uomini di illimitata audacia, tem prati da lunghissima esperienza
nella lotta armata. In verit, si tratta soltanto di piccolissimi ed esili
gruppi di uomini, dotati di pochi mezzi, il cui animo anche se so
stenuto da un odio implacabile contro loppressore, lanimo sem
plice di tutti gli uomini semplici, soggetto agli entusiasmi e alle de
depressioni, aperto alle cose belle della vita, allamore, agli affetti
della madre, dei figli, degli amici.
Nelle ultime settimane nella citt sono m aturate condizioni
nuove. Lisolamento dei fascisti diventato pi evidente, ma la
banda Carit, costituita da uomini disposti a tutto, riuscita ad in
fliggere altri seri colpi alla Resistenza e in particolare ai GAP.
Gli episodi di maggior rilievo di questa guerra che si conduce
senza esclusione di colpi sono leccidio commesso dai fascisti contro
un gruppo di cittadini e lazione dei gappisti contro la spia Nocentini.
Per il primo, si tratta di persone di diverse tendenze politiche o di
semplici antifascisti. Certo Vannini, il tenente Martelli, Rocco Caroviello comunista, sua moglie, suo cugino e la signora H. Cox, cit

tadina inglese, sono orribilmente straziati dai fascisti e poi, di notte,


abbandonati cadaveri in punti diversi della citt. questo linizio
di atti puramente terroristici, bestiali che i fascisti si apprestano a
compiere prim a di lasciare la citt.
In contrapposto, i gappisti hanno compiuto unaudacissima
azione contro la spia Nello Nocentini, un delatore che ha fatto arre
stare e deportare tanti antifascisti. Il Nocentini abita in via Pagnini.
U n gruppo di tre gappisti lo affronta nella sua stessa casa e gli spara
contro una raffica di m itra mentre in compagnia di altre persone.
Due persone restano uccise ed altre ferite. Il Nocentini stesso
gravemente ferito.
Si tratta - anche da parte della Resistenza - di azioni che hanno
lo scopo di gettare lo scompiglio nelle file fasciste e non sempre
possono essere condotte con tutte le precauzioni necessarie per la
vita delle persone non direttam ente compromesse nella lotta. Ma
anche questazione ha i suoi effetti: per m olti giorni i fascisti sono
spaventati, non reagiscono e restano guardinghi in casa.
Gli animatori principali dei Gruppi di azione patriottica sono
Cesare Massai, Bruno Fanciullacci, Elio Chianesi e Antonio Ignesti.
In circostanze non chiare, gli uomini di Carit sono riusciti a
mettere le mani addosso a Bruno Fanciullacci, il quale torturato
con inaudita raffinatezza dagli aguzzini repubbHchini. Bruno Fan
ciullacci un giovane comunista gi conosciuto dai fascisti. Vive
nel popolarissimo rione di via dei Serragli, oltrArno. D i famiglia
di lavoratori poveri, conosce per esperienza tutte le miserie della
gente che vive in quelle vie. Per questo ha abbracciato gli ideali co
munisti. piccolo, bruno, esile. La vivacit degli occhi neri, una
fronte alta e spaziosa marcata dagli archi dei neri sopraccigli regolari
e sottili, caratterizzano un volto gentile e rivelano unintelligenza
acuta, una prontezza di riflessi. Dopo essere stato torturato allospe
dale militare di S. Agata, viene trasferito dai fascisti nellospedale
provvisorio creato nellIstituto Galilei in via G. Giusti.

I suoi compagni non sanno m olto sulla sorte di Bruno, ma


sanno che allospedale in via Giusti e, spinti da una solidariet,
fraterna oltre che politica, decidono, per la seconda volta, di tentare
tutto il possibile per salvarlo. Antonio Ignesti racconta cosi le cir
costanze di quella liberazione:
Quella mattina ceravamo riuniti in casa di Elio Chianesi.
Eravamo sei e volevamo ritentare la liberazione del compagno
Bruno Fanciullacci degente - sotto guardia - allospedale di via Giusti.
Dico ritentare, perch gi la domenica precedente avevamo
tentato lirruzione allospedale e avevamo dovuto sgombrare la zona
perch un compagno era stato costretto a sparare su uno sbirro nei
pressi dellabitazione di Carit, ed il famigerato maggiore era uscito
con il solito spiegamento di forze a rastrellare i dintorni.
Occorreva unautomobile date le condizioni del ferito, e noi
pur essendo pronti a procurarcela da chiunque e con qualunque mezzo,
si cercava di non provocare incidenti che potessero compromettere
allinizio, la buona riuscita dellazione, e al tempo stesso di averla
da simpatizzanti disposti a prestarcela.
Due compagni erano usciti per procurarci lautomobile, e noi
attendevamo con impazienza. Si attese tutto il mattino, poi li ve
demmo tornare a mani vuote, con la sola promessa dellaiuto al
pomeriggio.
Verso le 17,30, come d accordo, m entre noi attendevamo
al parco divertimenti di piazza Cavour, i compagni giunsero con
una Topolino a metano cedutaci dal compagno Petrelli. N on
era lauto pi adatta per la nostra operazione, m a decidemmo di
tentare subito ch il tempo stringeva e temevamo che il Fanciullacci
fosse trasferito alle carceri e fucilato. I compagni che non entravano
nellauto ci seguirono in bicicletta, e fu cosi che nellospedale Giusti
irruppero sei uomini, due armati di fucile m itragliatore e bombe
bloccarono la portineria e il telefono; quattro salirono rapidamente
al piano superiore dovera il compagno ferito.

Giunti alla camera fu un grido solo - Bruno ! - Due compagni


misero il milite di guardia nellimpossibilit di nuocere, vedemmo
fra tante figure bianche agitarsene una per salutarci; era quasi inti
midito, parlava appena, ci aveva atteso per tanti giorni ed ora era
quasi meravigliato e commosso di vederci a quellora insolita. In
torno a noi gli ammalati erano sbigottiti dalla tempestivit con cui
eravamo giunti; qualcuno si mise a piangere, e udimmo da parte
di uninferm iera delle grida di gioia con cui salutava la nostra
azione. A Bruno gettammo addosso un impermeabile e lo portam mo
nellauto m entre i compagni giustiziavano la guardia fascista; il
nostro compagno aveva troppo sofferto, era stato trattato troppo
inumanamente perch la nostra vendetta non si facesse sentire.
In uno stato di esaltazione e di gioia corremmo gi alla macchina.
Lasciammo lospedale in bicicletta mentre lauto si allontanava
veloce con il suo carico prezioso.
Pi tardi andai a trovare Bruno, nella casa dove era stato na
scosto. Scorsi la cara faccia emaciata fra le coltri e lo ab
bracciai.
Sentimmo fra noi scorrere ancora una pi forte solidariet,
eravamo entrambi felici, lui perch tornava alla lotta, alla quale
avrebbe donato la vita, io, perch avevamo di nuovo fra noi uno
dei m igliori compagni.
Fanciullacci resta alcune settimane ricoverato in una casa amica,
ma malgrado le torture subite e la consapevolezza di essere attiva
mente ricercato dalla polizia dopo pochi giorni di riposo, ancora
malfermo, vuole scendere di nuovo in lotta. Inutili sono i consigli
dei compagni, inutili le richieste del medico. Bruno riprende la
lotta a fianco dei suoi giovani compagni. Il suo animo mite, il
suo amore per la mamma Silvana e le sorelle, vengono fatti tacere
dalla forte passione per la lotta, dalla coscienza della necessit di
combattere. Cosi Bruno insieme ad altri gappisti partecipa a diverse
azioni contro i fascisti. Fra le pi audaci imprese sono quelle condotte

per la liberazione di alcune donne dal carcere di S. Verdiana e con


tro la spia Volpini in piazza S. M aria Novella.
La mattina del 9 luglio, alle 6,30, travestiti da militi della Guardia
nazionale repubblicana e con un soldato tedesco che era passato
nelle file della Resistenza italiana, i gappisti si presentano al carcere
per chiedere la consegna di alcune donne. Pare abbiano intenzione
di liberare soltanto la Tosca Bucarelli, una ragazza gappista arrestata
per aver compiuto un audace attentato terroristico, m a poi deci
dono di liberare tutte le diciasette donne detenute come prigioniere
politiche fra cui alcune inglesi. Alla superiora del carcere dicono
di essere fascisti, ma poi con le pistole in pugno im pongono di sbri
gare rapidamente loperazione di consegna e non celano pi le loro
intenzioni e la loro identit.
Anche questazione si svolge in circostanze romanzesche. Usciti
dal carcere, liberate e liberatori, non sanno come allontanarsi. Cosi
alla bello e meglio, le donne si dileguano rapidamente in punti
diversi fra le stradette di via dellAgnolo: la Tosca Bucarelli
condotta via in bicicletta.
La stessa mattina Bruno Fanciullacci partecipa allattacco contro
la spia Volpini. Il Volpini un uomo abbietto, confidente e colla
boratore di Bernasconi e di Carit. M entre esce dallalbergo Rom a
in compagnia del Bernasconi una pattuglia di GAP gli si avvicina
e con un preciso colpo di pistola alla testa lo fredda.
Ma sono ormai le ultime gesta di Bruno. Dopo queste imprese,
forse esausto dalla prolungata tensione nervosa, Fanciullacci ritorna
al proprio rifugio in casa di Orazio Barbieri in via Mercadante e
completa gli appunti del suo diario dal giorno del prim o arresto.
Fanciullacci lascia cosi in questa casa una diretta testimonianza delle
sue imprese, vergate ancora sotto lorgasmo della lotta cruenta,
colorite dalla passione che passione giovanile e umana, ansia di
vita e di libert, di odio ed amore insieme. Lascia il messaggio della
sua fede, della sua speranza nel destino delluomo in una Italia mi

gliore. Ecco il racconto del primo arresto - i cui particolari i suoi


compagni non conoscevano ancora - destinato alla pubblicazione
sull9Azione Comunista.
Quella m attina mi ero alzato per la consueta missione consi
stente nella lotta contro loppressore nazi-fascista, recandomi ad un
appuntamento col compagno Cesare, allora dirigente dei GAP. Dopo
aver parlato delle questioni riguardanti la situazione e dopo aver
fatto in breve una esposizione del mio lavoro di assestamento e
della messa in efficienza dei GAP, Cesare m i diede lo scontrino di
posteggio della bicicletta pi sei o sette pallottole 9 corto di cui
avevo bisogno e che egli aveva in tasca. M i recai al ponte alla
Carraia dove inforcando la bicicletta m i diressi a casa per mangiare
qualcosa, m a quando fui in piazza Santo Spirito incontrai il compagno
Salvatore che fermandomi mi mise al corrente che in via Santa
M aria avevano sparato sullo squadrista tristemente noto sotto il
nome di Pollastra. Era la strada dove abitavo e in considerazione
di ci voltai la bicicletta sempre affiancato dal compagno. Avevamo
fatto pochi passi quando Salvatore fu chiamato per nome da persona
di conoscenza. M i voltai appena tanto da intravedere un giovane
dal tipo di gag. N on pensai minimamente che fosse un nemico
e niente lo avrebbe fatto pensare. Nessun gesto o parola vidi o
sentii che m i desse la netta sensazione di qual tipo si avvicinasse.
Quando fu a pochi passi, disse che aveva bisogno di parlarci, al
che il compagno Salvatore rispose dicendogli che non era nem
meno il caso, meravigliandosi che pensasse a noi come proba
bili autori della sparatoria contro il Pollastra, di cui il Lisi (questo
il nome di colui che ci aveva fermato) era il degno nipote. Ebbi
la visione esatta del momento e notai che tutta lattenzione era ri
volta su di me. Osservai che questo losco scherano fascista teneva
la destra nella tasca della giacca ove si notava la rivoltella. N on feci
un gesto comprendendo che momentaneamente era insano, atten
dendo il mom ento proprizio; egli ci port in un portone vicino

I l Ponte Vecchio e le
fu m a n ti macerie di Por
Santa M a ria dopo lo
scoppio delle m ine tede
sche
(foto M aggini'

L ungarno dei B ard i crollato a seguito dello scoppio delle


m ine tedesche
(foto Maggini)

dove inizi la perquisizione sulla mia persona. Attesi. Nella speranza


che non si accorgesse di nulla, cercai di rimanere impassibile, ma ci
non fu. Egli si accorse di ci che portavo addosso. M olte idee vorticarono in me, tendenti alla possibilit di superare una situazione
non consueta. M omenti delicati i cui attim i favorevoli bisogna affer
rarli con la rapidit del pensiero.
Lidea principale si concentr in una parola: fuga. Il ragiona
mento rapido proprio di quei m om enti e circostanze m i faceva
comprendere che la fuga averebbe dato a me la probabilit di fuggire
alle grinfie fasciste e in caso negativo avrebbe dato la possibilit
al compagno di allontanarsi indisturbato attirando su di me tutta
lattenzione del traditore Lisi. Cosi fu. Faccio un passo indietro per
dire che il Lisi aveva ricevuto indicazioni di come vestiva e montava
uno dei gappisti. Per lappunto avevo anchio la giacca grigia e
la bicicletta di alluminio.
Poi scappai. Nella fuga presi piazza Santo Spirito per via S. Ago
stino. Sullangolo di questa vidi un milite armato di moschetto che
doveva avere osservato la scena. Il pericolo incalzava. Il Lisi si
gett sulle mie piste con la rivoltella in pugno intimandomi di fer
marmi. Visto che col suo gridare non riusciva a nulla, spar tre colpi
che fallirono.
Fuga breve, ma emozionante con un epilogo doloroso per me.
M entre fuggivo mi trovai dinanzi un ciclista a cui gridai di fermarsi
e cedermi la bicicletta. La risposta fu un raddoppiato vigore nel
pedalare. T utta la m ia attenzione era rivolta alla ricerca di un mezzo
di fortuna che, inutile dirlo, non trovai. Trovai per nei pressi
del Bagno comunale uno sconosciuto che un giorno avr il gra
dito piacere di incontrare, spero, il quale, intim andom i lalt e non
avendo risposta, si gett anchegli allinseguimento. Questo tipo che
si qualific per agente mi raggiunse in via dei Serragli dinanzi alla
rivendita dei giornali. Egli fu il primo a infierire sulla m ia persona
preparando la strada al Lisi che giunse trafelato e pieno di bile. Una

gragnuola di pugni, schiaffi e calci mi colse facendomi ripiegare c


dandomi la sgradita sensazione di un caldo opprimente. Lorecchio
destro me lo trovai staccato al lobo e sangue correva da diverse
parti della faccia. D i li m i accompagnarono in via Maggio alla ca
serma della milizia. Sia nella cattura che durante il tragitto la bru
talit fascista rifulse.
Malgrado il momento critico, cercai di convergere la m ia atten
zione sulle numerose persone che si erano come accodate a me,
nel tentativo di scoprire i sentimenti che agitavano quelle facce
d italiani. Limpressione fu buona. Espressioni di odio contro il
fascista, di dolore per tanto sadico furore.
Il centurione di via maggio vedendomi in quelle condizioni
rim prover i catturatoli osservando che non era ben fatto colpire
in quel m odo ma... si doveva tirare nei reni che non si vedevano
m a si sentivano. Questo obbrobrioso figuro doveva essere ben edotto
nellarte del seviziare.
C on la scorta armata fui portato alla caserma in via della
Scala dove ebbi a subire nuovamente le percosse, nonch la pre
senza di una moltitudine di militi che con clamore selvaggio recla
mavano la mia pelle. Minacce si susseguivano infocando latmosfera
gi di per s infuocata. C i fu anche latto melodrammatico di metterm i
alla tempia una ricoltella fuori sicura da un cialtrone di milite che
bastava guardarlo in faccia per comprendere come fosse capace di
tutto. Parole quali: nemico, sparatore, sovversivo, insidiatore della
vita fascista, si accavallavano creando pi confusione che altro.
Tutto questo non costitu che il prim o atto della tragedia. Fui
portato al piano superiore e introdotto in un ufficio. Fu qui che
ebbi il non ricercato onore di trovarm i alla presenza del maggiore
Carit, esimio torturatore, pazzo carnefice della libert.
Egli se ne stava dietro la scivania con ai lati due suoi ufficiali.
Linterrogatorio incominci tranquillo. Volle che gli dicessi come
avevo impiegata la m attinata al che risposi in modo da sembrare

regolare. Trov alcune deficienze che cercai di colmare. Mi chiese


la ragione di alcuni documenti come lesonero militare e il foglio
tedesco dellEIA R : al che risposi che il prim o m i era stato rila
sciato perch malato, laltro direttam ente dal comando tedesco senza
specificare. Ci credette almeno momentaneamente passando a chie
dermi per quale ragione, pur non lavorando ero vestito decente
mente ed avevo qualche soldo in tasca. Risposi che in casa, compren
dendo il mio stato di salute, mi aiutavano e per il rimanente mi
arrangiavo da me stesso, con commissioni. Sorse cosi il sospetto del
mercato nero che tentai consolidare.
Mi furono fatte altre numerose domande alle quali risposi me
glio che potei, come lorigine delle pallottole: trovate alle Cascine
mentre me ne stavo l in dolce compagnia. Linterrogatorio si fece
pi pressante, le domande si susseguivano in modo massacrante,
attaccando un discorso per interrom perlo e prenderne un altro a
cui dovevano esser date precise e conseguenti risposte.
Laccusa consisteva neHimplicarmi nel fatto del Pollastra se
non direttam ente e come partecipe dei Gruppi d azione patriottica,
cio uno di coloro che, come disse questa canaglia, rendevano la
vita impossibile ai fascisti portando loro linsicurezza continua. La
mia posizione era ancor pi delicata in quanto i fascisti avevano
condotto l una bambina di pochi anni che doveva essere la nipote
del Pollastra e che era con lui quando accadde il fatto, per vedere
se essa riconosceva in me uno dei due. Naturalm ente questa bambina
trovandosi in un ambiente nuovo e circondata da gente sconosciuta
che le faceva domande su domande rispose: - N on so, m i sem bra-.
Era inoltre aggravata dalla deposizione volontaria al famigerato
Luporini di due donne in cui si dichiarava che il Fanciullacci al mo
mento del fatto fungeva da indicatore ai due che si tenevano pronti
per intervenire ed eliminare.
Cosciente della mia posizione e nelle mani in cui mi trovavo
cercai di mantenermi duro sul punto fissatomi. A met interroga

torio entr seguito da un altro, il noto Pierotto che m i si mise die


tro lo schienale facendo tintinnare qualcosa di metallico che non era
una chiave. M i rivoltai e dissi: - Le persone dietro le spalle... - N on
m i fecero finire ch fu come unesplosione indistinta e feroce. Pierotto ferm questimpulso dei suoi degni compari dicendo: - Fac
ciamola finita con questo chiacchierone. Coi mezzi che abbiamo
difficile non cantare -. M i aspettai la tortura con le terribili conse
guenze di dolore della carne straziata; non fu. Vedevo per il boia
Carit che si innervosiva, finch salt su come morso da un aspide
gridando minacce se non avessi parlato, torture di ogni genere, e
che m i potevo considerare gi m orto giacch non sarei uscito vivo
dalle sue mani. Disse che mi conosceva, sapeva il mio passato rivo
luzionario, il mio comportamento durante gli anni della galera fa
scista, che mi avrebbe fatto maledire il giorno chero nato e via di
seguito. Poi tir fuori lingenuo tranello consistente nel mettermi
a conoscenza che i due sparatori erano stati arrestati e che uno di
questi aveva detto che io gli avevo dato larma e lo attendevo nei
paraggi per ritirarla.
- un sistema come un altro per levarselo dai c... mi disse
Carit ma che non gli sarebbe riuscito se io avessi parlato. Se ci
avessi fatto la legge fascista mi avrebbe liberato. Ma io chiesi il con
fronto che m i fu naturalmente negato.
Rispondendo ad uno dei suoi, Carit disse che non era giunto
per me il mezzo forte, che mi avrebbe lardellato a puntino facendomi
dire tutto quanto sapevo quando questo mom ento fosse giunto e
che per ora mi rimandava sul tavolaccio a riflettere sulla mia poco
simpatica situazione, che secondo la loro parola (solo parola per)
consisteva nel parlare o morire. A dire la verit non avevo voglia
n delluno n dellaltra. Mi accompagnarono nella stanzuccia e
fuori della porta misero una sentinella. Ma non restai sempre solo,
ch m i vennero a trovare dei m iliti con lincarico, o di propria vo
lont o mandati, di farmi parlare. Pieni di dolore e di consigli, veni

vano sciorinando tutte quelle parole melate come: - Potrei essere


tuo padre. Parla, di tutto per il tuo bene perch ti sacrificano. N on
essere testardo, ecc. -. E vedendo che non abboccavo, se ne andavano
via dondolando la testa in atto di disapprovazione e con gli occhi quasi
lacrimosi.
Erano circa le sei quando si concluse la giornata. La porta si
spalanca con violenza e penetra dentro, stravolto in faccia, un
ufficiale che aveva partecipato alFinterrogatorio. Con violenza mi
aggredisce lanciandomi contumelie e dicendo che se non avessi
parlato m i avrebbe ucciso.
Vedendo la mia insistenza, sentendo la m ia ostinazione nel ne
gare e nel ripetere come un ritornello : - N on so nulla, ci che sapevo
ho detto e non ho altro da dire - , lufficiale degno scolaro di Carit,
sguain il pugnale gridando fuori di s: - Parla o ti ammazzo -. N on
aggiunsi nulla ed allora, brandendo larma, si avvent colpendomi
ripetutam ente nelle parti basse. In quel mom ento doloroso e com
prendendo tutto il pericolo cercai di scansare con gesti rapidi, i colpi
troppo pericolosi per la mia vita. T re colpi m i presero nella parte
di dietro ed il quarto lo presi nella parte testicolare sottostante. Il
quinto lo presi nella mano sinistra nel tentativo di far scudo allap
parato genitivo giacch avevo notato come questo criminale vo
lesse colpire proprio li. Esso credette di aver raggiunto il suo scopo
perch quando si port fuori dopo aver richiuso dietro di s la porta
disse che ne aveva castrato uno . Se non cadr sotto i colpi della
giustizia popolare, prim a della nostra ormai vicina legalit, lo sco
ver dovunque si porti. N on so il suo nom e malgrado labbia a pi
riprese domandato, ma non scamper ugualmente. La sua fisiono
mia come quella del Lisi e del signor agente qui ben nitida, scol
pita nella memoria. Rimasi per circa un quindici m inuti in una pozza
di sangue, malgrado i miei ripetuti richiami, prim a che giungesse
un aiuto. Mi portarono nellinfermeria ove m i medicarono somma
riamente mettendo i punti. M entre mi trovavo sul tavolo, giunsero

i Fratelli della Misericordia che rimasero allibiti vedendomi in quelle


condizioni. Prendo loccasione per rivolgere un caldo ringraziamento
a questi Fratelli e specialmente a due di essi che ebbero parole di
alta comprensione e premurosa attenzione.
Ebbero parole di conforto che suonarono combattimento, vo
lont di lotta contro un oppressore che non ha nulla di umano, che
stato gettato nel fango dellobbrobrio dalla volont popolare.
Ringrazio per aver avvisato la famiglia, dimostrando nel farlo grande
sensibilit dinanzi al dolore di una madre. O ggi da queste righe
domani a viva voce.
M i portarono a San Gallo, ove ebbi amorevoli cure e dove stetti
un giorno per essere poi trasportato a Santa M aria Nuova. Q ui ebbi
la gioia di vedere le sorelle e la compagna Elsa. M i avvisarono che
tutto sarebbe fatto per la mia liberazione. Sapevo bene che se in
un modo o in un altro avessi avuto la possibilit di essere portato
allospedale, i compagni avrebbero tutto osato. D i li fui portato
in via Giusti dove rimasi sino al momento in cui i compagni con
la loro audacia mi portarono via.
Anche in questo ambiente di via Giusti trovai comprensione,
dai dottori alle infermiere e alle monache di cui una in particolar
m odo: suor Valeria. Venivo tenuto al corrente di tutto ci che
accadeva fuori e degli sforzi dei compagni tendenti a me. Quando
le ferite si furono rimarginate una simpatica signorina, che attual
mente non ho il piacere di conoscere per poterla ringraziare, mi
avvis di tenermi pronto. Ma una domenica m attina accadde un
fatto che m i mise in ansia. Portarono una SS italiana ferita a una
gam ba da una revolverata proprio in prossimit dellospedale, come
circol la voce. Ricostruii il fatto. I compagni forse si trovavano
pronti per agire quando individuati, avevano dovuto far fuoco.
Quale angoscia non mi prese nel tim ore che avessero preso qual
cuno. Il luogo era pericoloso giacch al n. 3 abitava Carit, e i
suoi fidi facevano buona guardia.

Si giunse al lunedi ed aspettai lora combinata: dalle 9 alle 10


nessuno giunse e pensai che per varie ragioni il colpo fosse stato
rimandato. Quel giorno stesso verso mezzogiorno vidi la mamma e
le sorelle. Alla sera, circa le sei, mentre ero leggermente appisolato,
udii dei passi affrettati ed ebbi la sensazione che fosse giunto il mo
mento. Q uattro miei compagni entrarono con le fide rivoltelle in
pugno, intimando al milite di piantone di alzare le mani e agli amma
lati di starsene tranquilli. Vestito della sola camicia e con sopra lim
permeabile che uno di loro m i gett addosso, uscii accompagnato
da uno e raggiunsi la macchina che era dinanzi al portone. N ellatrio
dellospedale altri due compagni, uno con due rivoltelle, laltro
col fucile mitragliatore, tenevano a bada molte persone fra perso
nale e ammalati e sotto sequestro il centralino telefonico. Cosi
avvenne la mia emozionante liberazione da parte dei compagni
gappisti che mi tolsero dalle grinfie del carnefice Carit e della sua
banda. Senza il loro intervento non sarei qui a raccontarvela. Que
sta liberazione, oltre a dimostrare le doti di qualit del gappista, ha
dato la misura di quale affetto ci leghi il sentimento della comune
lotta.
Oggi che sono rimesso fisicamente in sesto, oggi che la neces
sit di lotta contro la vile quanto vessatoria dominazione nazi
fascista si fa sempre pi sentire, sono sceso per mio espresso desiderio
in campo con pi forza di prima, con la fredda determinazione
di combattere lodiato nemico fino alla fine.
per questa mia odissea che, oggi domenica 9 del mese di
luglio 1944, per me un giorno memorabile, un giorno che mi ha
colmato di felicit, di quella felicit che si sente m a che non si potr
mai esprimere a parole. Stamane alle ore 6,30 di mattina, diciassette
ragazze fra cui la tanto ricordata Tosca Bucarelli, sono state liberate
dal carcere di Santa Verdiana. Con le arm i ben strette in pugno
decisi ad ogni costo a liberarle, siamo penetrati nel carcere portando
lattesa e tanto gradita parola: libert. M otivo di soddisfazione anche

perch fra esse era uninfermiera arrestata in connessione al mio


fatto di via Giusti. Giovani donne colpevoli di amare la Patria e
per questo torturate e condannate. Ma i gappisti non dimenticano
le loro compagne e i loro sacrifici, e la speranza e la fiducia che in
loro si ripone. Essi non sono venuti meno a questa fiducia. In quel
m om ento di liberazione non ero pi io ; ero trasformato dal compito
che avevo e dalla gioia che cosi intensamente provavo.
Bruno Fanciullacci dopo qualche giorno esce ancora dalla casa
ospitale per recarsi ad un appuntamento con un dirigente politico
dei GAP. Sa di non dover partecipare ad una azione e perci lascia
a casa la bicicletta e la sua Berretta calibro 9. Per circostanze ancora
ignote in Piazza S. Croce, vicino al tempio dei grandi dItalia, men
tre i ragazzi ignari giuocano sulla ghiaia intorno alle panchine di pie
tra, Bruno riconosciuto ed accerchiato dai fascisti. Privo di armi
non pu difendersi. Catturato e percosso selvaggiamente condotto
nella tana di Carit, a Villa Triste in via Bolognese. Nessuno co
noscer i particolari delle sevizie cui sottoposto: M olti immagi
nano lo strazio delle sue carni. Con rabbia inaudita, con insistenza
impotente gli aguzzini vogliono strappargli una parola, un nome.
Ma Bruno non parla. Mantenendo un irriducibile disprezzo verso
i suoi nemici, verso i traditori della patria sopporta fino allestremo
delle forze. Poi, con gesto di sfida, getta in faccia agli aguzzini la
propria vita precipitando il suo dolorante corpo dalla finestra.
N egli stessi giorni, il 13 luglio, un altro dirigente dei GAP,
Elio Chianesi, cade nelle mani di Carit.
Elio Chianesi, operaio comunista di 34 anni, ha sempre resi
stito, fino alla fame per non prendere la tessera del fascio, anche
quando si sposato e divenuto padre. Per molto tempo gli hanno
negato un lavoro stabile perch antifascista. D urante la guerra, nel
1941, ha fatto il capo-lavoro alla Fiat ed stato assunto come ope
raio meccanico specializzato. Ma la gioia del lavoro e la contentezza
di poter portare il pane a casa non gli hanno fatto dimenticare la ne

cessit della lotta contro il fascismo. In fabbrica, appunto alla Fiat,


ha diretto manifestazioni contro la guerra e diffuso manifestini del
partito comunista.
Per questo ha subito il prim o arresto sul luogo di lavoro in
sieme ad altri operai. Nel 1942 ha subito un processo al Tribunale
speciale ed stato condannato a 12 anni di carcere.
Dopo il 25 luglio nel 1943, riacquistata la libert e riabbrac
ciate la moglie e le fighe, ritornato alla lotta entrando nei GAP.
Piccolo, robusto, porta gli occhiali a causa di una miopia. Chianesi
parla poco e anche nei gesti ha la sobria misura degli operai. U n
giorno, in un ritrovo di via dei Cerchi, m entre un suo compagno
gli consegna una nuova pistola automatica tedesca, ha un attimo
di tristezza e nellattimo in cui stringe larma dice: Se dovessi m o
rire spero che il partito non dimenticher le mie bambine. Alle
sue bambine Anna e Giuliana va sempre il suo pensiero oltre che
alla sua Rita, compagna di tante sofferenze.
La m attina del 13 luglio, malgrado il clima arroventato della
lotta che brucia il sangue e fa saltare i nervi, non ha dimenticato che
il 17 ricorre il quinto compleanno di Anna. Per questo vuole uscire
con R ita per comprare un piccolo oggetto. U na bambola. Lui non
lavora, non pu lavorare. Tirano avanti col salario di R ita che come
tipografa lavora da Vallecchi. Ma poche lire per la bambola di Anna
bisogna trovarle, ed Elio e R ita le trovano.
Quando ritornano a casa in via di Mezzo, nel centro della vecchia
Firenze, in casa paterna di R ita ove abitano sfollati, sanno dai parenti
che Fanciullacci venuto per avvertire che i fascisti stanno facendo
una retata. Elio ha un attim o d incertezza, poi pensa subito alle armi
nascoste in casa. Come fare? Pensa di m etterle tutte in una valigia e
di portarle via. Oppure fuggire subito, m a non pu lasciare in casa
quelle armi preziose, col rischio di com prom ettere anche la fami
glia. M entre sta per uscire qualcuno bussa alla porta. La figlia apre.
un povero che chiede lelemosina. Ma dietro al povero appaiono

subito fascisti e tedeschi. Entrano in casa come selvaggi. Con le pi


stole e i m itra intimano a tutti di arrendersi. Le figlie urlano, chia
mano il babbo, ma i fascisti premono per portarlo via. M a Chianesi
scaltro, ricorre ad uno stratagemma. Dice che non Chianesi.
I fascisti gli chiedono i documenti. Intanto R ita nella confusione
riesce a togliergli dalla giacca che sulla sedia il portafogli. Si accende
una discussione, i fascisti perquisiscono la casa. Elio approfitta della
circostanza e come un fulmine si butta gi per le scale e infila la
strada. Fascisti e tedeschi gli si gettano dietro e sparano. Elio fugge,
corre a zig-zag per impedire la mira. La moglie si affaccia alla fine
stra e non vede pi nulla. contenta, pensa che sia riuscito a scappare
M a per fuggire Elio costretto a passare davanti alla caserma dei
carabinieri di via dei Pilastri e di qui alcuni fascisti gli sparano ad
dosso e lo feriscono. Glinseguitori, i segugi, eccitati come una muta
di lupi, gli si gettano addosso e infieriscono ancora.

Intanto R ita, ignara di tutto, pensa alle armi. Decide di portarle


in salvo lei e si dirige verso una casa amica. Incontra i fascisti, ma
simula una fredda indifferenza. Arrivata in via della Colonna trova
un assembramento di persone e fascisti in armi. Che successo?
Qualcuno esclama: hanno ammazzato un uomo! R ita capisce che
il suo Eljo. In preda alla disperazione dopo poco riesce a sapere che
Elio allospedale di S. M aria Novella e lo raggiunge. Arriva al
suo capezzale e lo trova con i visceri fuori, con la testa ferita. Elio non
parla pi, ma capisce. Gli occhi parlano ancora. R ita si ricorda che
una volta gli ha detto: Se m orir non voglio che tu pianga. Lo
abbraccia e gli dice di stare tranquillo: le armi sono in salvo. Ci
che non pu dire con la parola, con pi drammatica e sublime elo
quenza Elio lo dice ancora con gli occhi che sanno esprimere una
interiore emozione, quasi di gioia. Poi lultimo anelito fra le brac
cia della sua compagna. R ita incinta e non sopporta il dolore.
U nimprovvisa emorragia la costringe a ricoverarsi alla maternit.

Qui vogliono sapere chi e il perch di quel malore. Intanto i


fascisti pensano che bisogna prendere anche lei per scoprire le fila
della Resistenza. Vanno a cercarla allospedale, ma un medico fa
in tempo ad avvertire Rita. Malgrado le sue condizioni, R ita
riesce ancora a fuggire e a salvarsi. I compagni la tengono alcuni
giorni m urata in un ripostiglio e le calano il cibo da un fine
strino.

Lazione dei fascisti diventa ogni giorno pi selvaggia fino a


perdere qualunque traccia di organizzazione di partito politico.
Cosi si assiste in queste ultime settimane allo sfacelo politico e orga
nizzativo del partito fascista repubblicano, sorto con una maschera
di socialit: con i fascisti non resta ormai pi nessuno che abbia un
residuo senso d italianit, di onest, di umanit, che sia sensibile ai
sentimenti, agli affetti comuni.
I circoli rionali si sfasciano, e non sono frequentati che da bande
di grassatori, di avventurieri. Gli animi della popolazione e la coscienza
della gente onesta si stringono in una meravigliosa solidariet e si
chiudono al cospetto dei fascisti e dei tedeschi i quali tramano
e compiono rapine, ricatti e grassazioni contro gli ebrei, contro i
commercianti sospetti di antifascismo. Dietro queste bande che do
minano in superficie la citt, vi sono soltanto pochi grossi industriali:
ma nemmeno loro osano manifestare pubblicamente una qualsiasi
solidariet.
In previsione di una prossima ritirata, Pavolini in persona
per qualche giorno a Firenze per dirigere le ultime stragi e per or
ganizzare la resistenza dei franchi tiratori. Come prim a misura egli
im pone agli enti pubblici e alle aziende private di pagare sei mesi
di stipendio anticipato ai fascisti che andranno al nord: una mi
sura che rafforza nella popolazione la convinzione dellimminente
fuga fascista.

Ma c una lite, c un m anipolo coerente nella sua fe


rocia, che non preso neanche da quella paura che assale tutti gli
esseri umani al cospetto del crollo della loro opera. la banda di
retta da Pavolini che vuole fino in fondo far sentire la sua presenza.
la sera del 17 luglio alle ore 8, una caldissima e afosa sera estiva.
La popolazione del povero rione di S. Frediano sta come al solito
a prendere un po d aria in piazza Torquato Tasso, dopo la lunga
giornata di lavoro. Piazza Torquato Tasso forse il centro pi
povero di Firenze. unenorme piazza sterrata, circondata da case
vecchissime, anguste e in essa sboccano via S. Giovanni, via del
Leone, via S. Maria, via dellO rto. Sono quasi vicoli nei quali abi
tano accalcate un numero enorme di famiglie povere, di lavoratori.
U na specie di M onte Calvario a Napoli o dellisola Garibaldi a Mi
lano. la zona che ha avuto il suo prim o m artire in Orlando Storai
fucilato alle Cascine il 2 dicembre 1943. A nord, la piazza delimi
tata dallampio viale Petrarca dal quale, forse perch ha due file
dalberi, sembra venga un certo refrigerio. Per questo, la sera, la
gente sosta in piazza, per prendere un po d aria, come dicono i
fiorentini. Alle 8 della sera irrom pe improvvisamente nella piazza
un camion carico di fascisti. Fra la popolazione nessuno si muove,
anche se qualcuno riconosce i famigerati Bernasconi Giuseppe, Selmi
Achille, Orlandi Bruno ed altri non meno noti repubblichini. Men
tre il camion ancora in movimento, i fascisti iniziano una sparatoria
violenta contro i diversi gruppi della popolazione. Giovani, donne,
vecchi e bambini sono colpiti allimpazzata. La gente fugge sangui
nante, qualcuno cade tram ortito. Il piccolo Ivo Poh di sette anni,
pur essendo ferito, con lincredibile vitalit dei bambini, corre verso
la mamma trepidante, ma questa fa appena in tempo ad aprirgli
le braccia che il figlioletto le cade in grembo esalando lultimo
respiro. N elleccidio perdono la vita Igino Bercilli, Aldo Arditi
comunisti; Peri Um berto e Frittelli Corrado. Numerosi altri sono
feriti. Dopo la sparatoria i fascisti effettuano un rastrehamento dei

civili. Alcuni di questi, fra cui il socialista Siro Curti, sono messi
al muro per essere fucilati, ma un dissidio tra i fascisti impedisce
l'esecuzione del massacro. Per puro caso in quellora doveva li riu
nirsi il sottocomitato rionale di liberazione. I partecipanti cercano di
dileguarsi ma alcuni sono arrestati. Fra questi vi sono Valentino
Pancrazi e Armando Castellani. Sono comunisti sullet di 40 anni
circa, gi condannati dal Tribunale speciale a diversi anni di carcere.
I fascisti progettano di deportarli al nord insieme a tanti altri.
Due giorni dopo si svolgono i funerali delle vittime. Tutta
la popolazione, con la commozione propria del popolo, vi partecipa
mostrando cosi lo sdegno verso i fascisti e la soHdariet verso le
vittime. Soltanto il fascista Achille Selmi non sente questa condanna
morale e a bordo di unauto tedesca, armato, passa avanti e indietro
al corteo con atteggiamento provocatorio.
N ei diversi rioni della citt, nella provincia e nelle officine,
lattivit militare e politica si intanto sviluppata sotto la direzione
di centri locali. In questa attivit con la pi chiara prospettiva della
liberazione e certamente nel proposito di organizzare una nuova
vita a liberazione avvenuta, lunit fra i partiti si rafforza. Il centro
dirigente di questa attivit il CTLN la cui autorit si via via
accresciuta fino a divenire addirittura popolarit. Ma prim a di ri
tornare allesame degli atti ufficiali del CTLN bene aver pre
sente limpetuoso sviluppo dellorganizzazione clandestina capillare.
In quasi tutti i rioni e nelle fabbriche sono costituiti i comitati
di liberazione interpartitici. Il nerbo di questi comitati dato dalla
zione stimolante dei comunisti i quali hanno dietro di s conside
revoli masse. Il coraggio e lattivismo dei comunisti, anche nei
rioni, d fiducia e forza anche ai rappresentanti degli altri partiti,
i quali spesso non hanno un seguito di elementi organizzati. La rete
gi fitta delle cellule comuniste costituisce spesso il tram ite per la
diffusione delle direttive del Comitato di Liberazione. In appoggio
allazione politica agiscono le SAP, le squadre cittadine che hanno

compiti limitati di sabotaggio. Esempio trascinatore e guida tecnica


delle SAP, sono i GAP. Verso la met di luglio esistono in citt
diverse decine di SAP. U nidea del tipo dellattivit che svolgono
dato dai loro frequenti bollettini. Ecco ad esempio tre tipi di bol
lettini di differenti SAP: una di Sesto Fiorentino, una della zona
A. Gramsci di Firenze e una di Prato, pubblicati da II Combattente
nel numero io:
Lazione dei patrioti del sestese - Sesto Fiorentino, 9 maggio
Verso le 22,30 a Settimello, due gappisti giustiziavano, fred
dandolo sulla soglia di casa, la spia fascista Gino Baldi, ideatore e
realizzatore del rastrellamento contro i partigiani avvenuto su monte
Morello.
3 maggio - Nella zona di Gaivana venivano fatti saltare due piloni
ad alta tensione causando una lunghissima interruzione della linea.
6 giugno - stata lanciata una M olotov contro un camion
tedesco che procedeva in testa ad una colonna diretta al fronte. La
distruzione del camion ha provocato larresto dellintera colonna
per tutta una notte.
7 giugno - U n camion tedesco stato incendiato col lancio di
una M olotov .
15 giugno - Due gappisti disarmavano un tedesco. Avendo egli
tentato di resistere, veniva ferito gravemente.
16 giugno - U n carabiniere stato disarmato della pistola.
17 gugno ~ N ostre squadre di azione popolare hanno gettato chiodi
tricuspidali in via Rim aggio e in via V ittorio Emanuele per osta
colare il traffico delle colonne tedesche.
21 giugno - stato operato un nuovo lancio di chiodi tricuspidali in
via Rim aggio e in via V ittorio Emanuele per danneggiare una
autocolonna tedesca diretta al fronte.
28 giugno - Subito dopo il coprifuoco, elementi di una nostra squa
dra d azione hanno affisso manifestini di propaganda antitedesca
e antifascista in via Mazzini, via Garibaldi, via Verdi e via Rom a.
1944.

Alcune ore dopo unaltra squadra ha asportato sette moschetti da


una polveriera.
Zona Gramsci - 28 giugno - Squadra A.4 - H a asportato cartelli
indicatori tedeschi e gettato chiodi tricuspidali in via Pisana.
28 giugno - Squadra A.7 - Ha tagliato in parecchi punti una linea
telefonica tedesca.
28 giugno - Squadra A.8 - Ha disarmato un fascita nella localit
di M antignano.
28 giugno - Squadra A. 16 - H a tagliato una linea telefonica, pi
tre cavi telefonici a San Felice a Ema, asportandone vari metri. Ha
inoltre lanciato e affisso manifesti antitedeschi in ambienti fascisti
e nazisti.
28 giugno - Squadra A. 17 - Ha sabotato la Enea telefonica di San
FeEce a Ema. In una zona centrale ha gettato e affisso manifesti anti
tedeschi. H a affisso in via dei Tosinghi una grande caricatura di
H itler.
28 giugno - Squadra B.41 e 42 - Requisito 75 chilogrammi di
olio doliva e E ha distribuiti aUa popolazione deUa localit BigaUo.
28 giugno - Squadra B. 21 - H a recuperato 5 moschetti con 30
caricatori.
28 giugno - Squadre B.20 e 29 - Interrotte le comunicazioni tele
grafiche dei comandi tedeschi nella zona del Pian dellEma.
29 giugno - Squadra A.7 - Ha asportato 60 fusti di grasso da mac
chine. A ltri elementi di questa squadra, alle 17,30 si introducevano
neUa libreria di un noto fascista, in via Porta Rossa, e vi deposi
tavano 4 piastrine incendiarie. Ha lanciato manifestini di propaganda
antitedesca e asportato frecce incicatrici.
29 giugno - Squadra A. 16 - Ha gettato chiodi nei viali, provocando
lo scoppio dei pneumatici a due auto tedesche.
29 giugno - Squadra A. 18 - Cinque elementi di questa squadra
con audacia e perizia, elusa la vigilanza tedesca penetravano nella

Fortezza Da Basso e asportavano, a mano armata, 20 moschetti


trasportandoli in luogo sicuro.
29 giugno - Squadra A.25 - Ha tagliato in pi punti una linea
telefonica nel tratto S. Felice - Cascine del Riccio. Al ritorno ha
asportato parecchi cartelli indicatori a S. Felice, Poggio Imperiale
e Galluzzo. Incontrando unauto tedesca, momentaneamente incu
stodita, asportavano una delle ruote posteriori.
29 giugno - Squadre B.25, B.26, B.27 - Queste squadre hanno
segato pali della linea telegrafica Bologna-Firenze-Roma, in lo
calit Osteria di San Donato. Hanno poi lanciato e affisso manife
stini in pieno giorno nel Pian dellEma. Inoltre interrompevano, per
la seconda volta nello stesso giorno, le comunicazioni fra i comandi
tedeschi nella zona.
Venuti a conoscenza che nella zona di piazza Gavinana i fascisti
del gruppo Foscari avrebbero tentato di rastrellare elementi anti
fascisti, il Comando della Brigata mobilitava alcune squadre d azione
e di difesa con lordine di impedire il piano dei fascisti. Le squadre
rimasero in servizio fino allalba, m a i fascisti non si fecero
vivi.
30 giugno - Squadra A. 16 - Questa squadra riuscita, con un ben
congegnato colpo di mano, ad asportare da un magazzino della Sa
nit, 100 coperte, 100 lenzuola di tela, una cassetta di medicinali,
2 bottiglie di alcool.
30 giugno - Squadra A. 19 - H a recuperato una bomba a mano e
eseguito scritte murali antinaziste e antifasciste.
M olte squadre si sono particolarm ente distinte nel lancio di
chiodi tricuspidali, nel lancio e nellaffissione di manifestini inci
tanti il popolo a insorgere e a cacciare i tedeschi, nellasportare car
telli indicatori. Il 20 giugno un elemento della squadra B. ha recu
perato tre maschere antigas.

Bollettino delle squadre d azione di Prato. - Dal 5 al 17 lu


glio 1944 Messi degli ostacoli sulla linea ferroviaria Prato-Pistoia, con
interruzione del servizio per quattro ore.
Disarmato un soldato tedesco. Recuperati due moschetti,
due bombe e varie munizioni.
Taglio di fili ad alta tensione (120.000 Kw). Asportazione
di diverse matasse di filo di rame dei tedeschi. Taglio dei
fili telefonici dei tedeschi.
Attacco a colpi di bombe e fucile, di vari automezzi tede
schi e fermata di vari automezzi. Asportazione di vari car
telli indicatori.
Sequestro di 50 Kg. di zucchero dellesercente Parrini, che
voleva venderlo a L. 250 al Kg. e distribuzione alla popo
lazione a L. 13 al Kg..
Le forze attive della Resistenza aumentano ormai irresistibil
mente e tedeschi e fascisti sentono che non potranno contenerle
a lungo.

LA LO TTA PER SALVARE LE FABBRICHE

Le fabbriche e le officine della citt, di Prato e di Empoli vivono


il loro dramma. qui che si rivela tutta la generosit, la forza e
10 slancio della classe operaia, che si realizza lunit operante pi
salda: ed qui, in queste fortezze, che i tedeschi e i fascisti trovano
la maggiore resistenza.
D a mesi chiaro che i tedeschi vogliono utilizzare la produzione
italiana per sostenere la loro resistenza in Europa. Ma dopo che
11 fronte russo stato sfondato dallim peto delle armate sovietiche
e le forze alleate sono entrate in Toscana, ogni speranza di poter
contare ancora sulla produzione delle fabbriche fiorentine si va
dileguando. Perci i tedeschi, spalleggiati dai fascisti, mettono in
atto tutti gli allettamenti, tutte le minacce per indurre gli operai
a trasferirsi nel nord, a Bolzano o in Germania e a smantellare gli
impianti.
N el CTLN c qualche incertezza ad affidare alla classe ope
raia il compito di salvare le fabbriche. Legoismo di classe, la paura
della classe operaia da parte dei capitalisti pi conservatori premono
su alcuni esponenti del CTLN , m a i rappresentanti comunisti
e socialisti chiedono di dare fiducia alla classe operaia, e insistono
per far comprendere che essa lunica grande forza nazionale omo
genea interessata alla lotta contro i tedeschi e al salvataggio delle
industrie.
Le resistenze vengono finalmente superate e tutto il CTLN
fa appello ai lavoratori affinch si oppongano ai piani tedeschi.
Certamente, necessario elaborare parole d ordine rivendicative,

comprensibili per tutti i lavoratori. Sarebbe assurdo e ingiusto pre


tendere che tutti lottino col rischio della propria vita soltanto per
salvare le macchine degli industriali, molti dei quali collaborano coi
tedeschi: devono essere soddisfatte anche le esigenze di vita dei
lavoratori. Per questo i comunisti, in stretto contatto con gli operai
delle fabbriche, ed appunto proprio perch ne conoscono tutte le
condizioni e lo stato d animo, formulano alcune rivendicazioni essen
ziali che consentono di mobilitare tutta la classe operaia lanciando
lobiettivo dello sciopero politico di massa. L'Unit del 2 luglio,
edizione toscana, stampata a Firenze, esce con questo titolo su tutta
la pagina: Lo sciopero politico di massa passo fondamentale per
linsurrezione nazionale. N ellarticolo di fondo scritto:
La classe operaia, che con la sua lotta ha gi inflitto duri
colpi agli oppressori nazisti ed ai loro servi fascisti, acquistandosi
giustamente la riconoscenza di tutto il popolo, si pone allavanguardia
per la lotta finale. Gli operai, i tecnici della Toscana, hanno compreso
che oggi non sarebbe stato pi sufficiente il sabotaggio della produ
zione bellica nazista, poich, malgrado tutto, i tedeschi avrebbero
potuto ancora rifornirsi dei prodotti indispensabili per la guerra,
avrebbero potuto valersi ancora della loro opera per trasportare le
nostre macchine in Germania e saccheggiare le nostre officine.
Oggi, di fronte alle masse lavoratrici, si pone il compito di
immobilizzare le officine, disertandole, di realizzare lo sciopero
politico di massa.
N on pi una macchina devessere smontata, non pi una mac
china riparata....
Le richieste che i lavoratori dei principali stabilimenti hanno
avanzato da tempo sono queste: aumento della paga pari al 50%
del salario delloperaio meglio retribuito; indennit di presenza di
18 lire giornaliere; aumento nelle assegnazioni dei prodotti tesse
rati e contingentati (pasta, grassi, vestiario, calzature); aumento
di gr. 100 della razione giornaliera di pane; nessuna pressione sui

lavoratori che non intendono trasferirsi fuori della loro residenza.


Queste richieste sono state esaudite in piccola parte e soltanto dove
gli operai sono forti.
La direzione politico-sindacale di questa lotta affidata al Co
mitato segreto di agitazione che ordina ora agli operai di fermare
il lavoro nelle officine, di sabotare ogni esportazione di materiale
a costo della distruzione.
E lordine viene eseguito: nelle officine Galileo, alla Pignone,
alla Cipriani e Baccani, alla Superfila, al Gas, da Vallecchi ed in
altri stabilimenti vengono messi in atto tutti gli accorgimenti per
salvare le macchine. Alla Pignone un vagone carico e pronto per
partire per la Germania fatto deragliare.
Il Comitato segreto di agitazione lancia queste rivendicazioni
politico-economiche :
a) richiesta di alcune mensilit di stipendio anticipato in
previsione dellemergenza che render impossibile il lavoro;
h) distribuzione straordinaria di generi alimentari;
c) astensione generale dal lavoro e passaggio dei lavoratori
nelle SAP;
d) preparazione allinsurrezione generale.
Queste parole d ordine sono diffuse in tutti i luoghi di lavoro,
ma la loro applicazione procede per gradi.
Nelle fabbriche intanto si organizza il lavoro per impedire il
trasferimento delle macchine e del materiale al nord. Le possibilit
di realizzare tali compiti dipendono essenzialmente dallo spirito
di lotta dei lavoratori, ma anche dallatteggiamento della direzione
degli stabilimenti.
E il comportamento delle direzioni degli stabilimenti fiorentini
il pi diverso : ci non soltanto per il grado di coscienza nazionale,
ma anche per le vie tattiche, pi o meno di doppio gioco, come si
dice, che i padroni intendono seguire.

Allo stabilimento di Doccia della Ginori il padronato ha avuto


sempre un atteggiamento paternalistico gi prim a del fascismo.
Aveva avuto una certa comprensione per lanzianit dei lavoratori,
e nelle assunzioni si preferivano i familiari. Durante il ventennio
le cose erano un po cambiate. Vi era entrato il fascismo col direttore
ing. Francesco Merlini, podest di Sesto Fiorentino. Ma dopo il
25 luglio tutto era cambiato; anche latteggiamento del direttore
che, pur rimanendo fascista, aveva compreso la forza del proleta
riato sestese. Dopo l8 settembre, aveva collaborato con gli uomini
della Resistenza per far fallire i piani dei tedeschi: ora facilita loc
cultamento di materie prime, macchinari e valori vari. I lavoratori
fanno fallire il piano di distruzione dei forni che sono stati minati,
disinnescando le micce. E riescono nellimpresa con un semplice
stratagemma: invitano i tedeschi alla mensa e li fanno bere abbon
dantemente, lasciando modo ad altri operai di togliere nel frattempo
le miccie dalle mine.
Anche quando i tedeschi fanno incursioni per catturare i lavo
ratori e deportarli in Germania, gli operai vengono avvertiti tem
pestivamente e i tedeschi non li trovano in fabbrica. Negli ultimi
giorni delloccupazione, gli operai ottengono due mesi di paga anti
cipata e abbandonano lo stabilimento: soltanto piccoli gruppi vi
rimangono dentro con le famiglie. Lopera dei lavoratori per salvare
10 stabilimento riconosciuta esplicitamente da questo messaggio che
11 direttore generale di Milano invia a Firenze dopo la liberazione :
Al personale degli stabilimenti di Doccia e Rifredi. - La
radio ci aveva gi dato notizia che grazie allopera di tutto il perso
nale, gli stabilimenti di Doccia e Rifredi erano stati salvati; il vo
stro comportamento era stato additato come esempio ai dirigenti
ed agli operai dellItalia Settentrionale, per incitarli a difendere gli
stabilimenti contro il pericolo di distruzione da parte delle truppe
tedesche.

Il racconto degli avvenimenti svoltosi costi, fattoci dal diret


tore dello stabilimento, ing. Merlini, supera ogni aspettativa per cui
lelogio che oggi, a nome della Societ, Vi rivolgiamo, oltre ad essere
sincera espressione del nostro sentimento, profondamente meri
tato.
La minaccia che gravava sullo stabilimento, della distruzione
degli im pianti e del prelevamento delle scorte e delle macchine,
ha fuso dirigenti, impiegati e operai in un unico compatto blocco
di difesa, col risultato tangibile di salvare lo stabilimento stesso,
e con ci le basi di ripresa per il dopoguerra.
Ci auguriamo che questa unione di intenti continui anche per
lavvenire e che tutti insieme possiamo superare al pi presto anche
le difficolt del ritorno alla normalit.
Firmato: Il Direttore Generale Dr. L in o V o is .
Alla M anifattura Tabacchi, invece, i dirigenti sono compietamente e apertamente ligi al fascismo. V un operaio, lo Sbiattesi scappato il 25 luglio - che ritornato a fare laguzzino quale fidu
ciario del fascio. Ma le maestranze sono forti e compatte. Gi dopo
il 25 luglio quando Manganiello ed altri fascisti - d accordo col di
rettore Pavone - avevano imposto con le rivoltelle in pugno la ri
presa del lavoro, la resistenza delle maestranze, comprese le donne,
era stata vivace e decisa. E adesso che i tedeschi tentano d incen
diare lo stabilimento, i lavoratori intervengono e lo salvano, traspor
tando anche parte del materiale nel vecchio stabilimento.
Alla Superfila la situazione stata sempre dura. I dirigenti si
barcamenano fra il paternalismo e le minacce. Hanno potuto trovare
alcuni operai fascisti che agiscono per loro conto, terrorizzando
tutti gli altri, obbligandoli ad ascoltare il giornale radio alla mensa.
Alle manifestazioni fasciste tutti devono andare inquadrati: lo sta
bilimento d altronde stato militarizzato e gli operai portano le
stellette. Il 25 luglio i fiduciari compromessi scapparono, ma resta
rono i dirigenti e il consigliere delegato Volpi di Misurata. Dalloc

cupazione nazista lo stabilimento gestito dai tedeschi, e da allora


il terrore regna nei reparti. Ma molti operai malgrado le intimidazioni,
non hanno ripreso pi il lavoro e quelli presenti sabotano la produ
zione. Allordine di trasferimento al nord, 40 macchine sono state
trasferite a Corpetta. Tuttavia gli operai sono riusciti a salvare note
voli quantitativi di stagno ed altro materiale minore. Intanto col
mese di giugno tutti gli operai sono stati licenziati.
U na roccaforte antifascista sono le vecchie Officine Ferroviarie
di Porta a Prato, dove lavora Duilio Barducci, il babbo di Potente.
una fabbrica in cui la lotta non venuta mai meno : anche dopo
le leggi eccezionali fasciste del *24, alcuni operai hanno continuato
a pagare le quote al sindacato ferrovieri. U n gruppo di vecchi
ferrovieri, fra cui Ferdinando Rossi, Ferdinando P icei, Renato
Fabbroni, Arnolfo DeglInnocenti, Torquato Giannetti, Rodolfo
Paoli, hanno saputo tenere accesa una piccola fiamma, la resistenza
dei comunisti, anche se le repressioni sono state sempre spietate, e non
soltanto contro il Rossi ed altri comunisti sorvegliati e puniti. An
che gli operai cattolici hanno subito angherie e persecuzioni, come
il Pierini che nel 1928, recandosi nel giorno dei m orti al cimitero
e apprestandosi ad accendere un lume alle tom be di Lavagnini
e Mugnaini, stato arrestato e bastonato dagli agenti, appostati
dietro le lapidi del cimitero e quindi denunciato al Consiglio di
disciplina e licenziato dalle ferrovie. Ma con landamento disastroso
della guerra, le forze antifasciste hanno ripreso slancio. E dopo gli
scontri del 25 luglio contro i fascisti e la costituzione in fabbrica
di una commissione interna, si giunti adesso a una forte cellula
comunista di circa 900 aderenti sotto la direzione dellex tenente
Giovanni Testaverde. La Resistenza assume form e varie fino allorga
nizzazione di squadre di sabotatori che, fra laltro, ritardano la con
segna delle locomotive portate in officina per riparazioni e procu
rano loro nuovi guasti. Per rompere la Resistenza di questa rocca
forte antifascista, i tedeschi decidono di trasferire di forza uomini

e materiale a Verona. Lazione viene condotta di sorpresa: i soldati


tedeschi circondano tutti i ferrovieri del Servizio materiale trazione,
li incolonnano e li portano alla stazione senza dar loro neanche
il tempo di salutare i familiari. Gli operai meno forti si dibattono
fra il tim ore di ribellarsi e lincontenibile dolore di lasciare le pro
prie mogli e i figli. Alcuni riescono a fuggire. Fra questi deves
sere ricordato latteggiamento dellingegnere Severo Rissone del
Partito d azione, messosi immediatamente a contatto con la Resi
stenza, quello del dott. Gallinaro sempre pronto ad avvertire gli
operai ricercati. in questa situazione che gli operai che restano,
possono raccogliere con particolare sensibilit le parole dordine
lanciate dal Comitato di agitazione. Cos in accordo con alcuni
tecnici, essi sottraggono e nascondono molto materiale e strumenti
indispensabili per la ripresa del lavoro. Il materiale meno pesante
consegnato agli operai stessi perch lo occultino nelle proprie case
o, come possono, con limpegno d onore di riportarlo a liberazione
avvenuta. Sono organizzati anche servizi di vigilanza per impedire
incursioni di ladri. Inoltre sotto la pressione del gruppo dirigente
degli operai, sostenuto da tutte le maestranze, si ottiene il paga
mento anticipato di tre mensilit per tutto il personale.
Anche allATAF, lazienda tranviaria, gli operai sono mobili
tati per salvare i mezzi di trasporto e altro materiale. I tedeschi
continuano a chiedere vetture, tranvai per il trasporto delle loro
truppe dalla citt a Scandicci e operai da inviare al nord o al
fronte. Contro queste richieste si procede con successo ad occultare
il materiale, mentre si sviluppa unazione rivendicativa che riesce a
ottenere dalla direzione anticipi sui salari.
unagitazione che si propaga dalla Galileo, alla Pignone, alla
Fiat e in tante altre fabbriche, dove tutti gli operai si presentano
compatti alle direzioni e raggiungono concessioni in denaro, viveri
ed altro. Intanto squadre sono costituite per impedire ai tedeschi
di far saltare gli impianti. Moltissimi operai entrano nelle SAP,

ne costituiscono nuove ed estendono lo schieramento armato con


tro i fascisti e i tedeschi. impossibile seguire tutte le azioni, tutti
gli accorgimenti degli operai e dei tecnici per salvare le fabbriche,
cosi come impossibile seguire nel loro aspetto umano e sentimentale
i fatti che si svolgono. D ietro i dati dei bollettini delle SAP, dietro ogni
numero e nome, dietro ogni episodio c un sentimento, un timore
da vincere, dietro ogni primo colpo di pistola c una barriera di
panico da superare, oltre la quale si ormai nella schiera dei com
battenti gi provati, esperti. Prodigioso il contributo femmi
nile a questa guerra di liberazione. Attraverso le donne attive nei
Comitati di difesa della donna, attraverso le staffette che sfidano
i pericoli, passano sotto il naso dei fascisti e dei tedeschi per portare
un ordine, o unarma, o coi pacchi della stampa clandestina, non
soltanto si alimenta la Resistenza, ma si destano a una coscienza
civile, donne, semplici mamme di famiglia, ragazze che mai avreb
bero pensato di occuparsi di politica e tanto meno di armi. Questa
guerra entra in tutte le case, in tutte le famiglie, nei laboratori delle
sarte, delle pagliaiole e delle ricamatrici, perch ognuna sente che
questa la guerra del marito, del fratello, del figlio, e quindi anche
la propria guerra.
Il clima che si crea intorno ai fascisti in citt e nella campagna
espresso efficacemente da questi manifestini diffusi dal Partito
comunista italiano:
Salviamo i nostri viveri! Siamo allultima fase della perma
nenza delle orde tedesche nella nostra citt e nella nostra provincia,
ma ben per questo essa la pi tragica.
Orm ai inutile numerare le rapine e i saccheggi che i tedeschi
perpetrano. Ognuno vede i loro camion provenienti dalla campa
gna passare per la nostra citt carichi di ogni bene, dai buoi ai ma
terassi e alle macchine da cucire strappate al popolo; ognuno vede
davanti ai magazzini, autocarri tedeschi che caricano i nostri ultimi
viveri.

Donne, uomini! Salvare i viveri che garantiscono la nostra


esistenza e quella dei nostri bambini nei prossimi tristi giorni, non
pi solo un diritto, ma un dovere! Quanto rimane nostro e
facciamo che resti a noi. Le autorit fasciste che non si sono mai
preoccupate dei nostri bisogni, lasciano che i tedeschi portino via
tutto, piuttosto che distribuirlo al popolo.
Donne, uomini! I tedeschi prendono tutto e per noi sar
la fame. Per assicurarci gli alimenti per i prossimi giorni non c
che un mezzo: prenderli dove sono prim a dei tedeschi!
Le donne al Campo di M arte ce ne hanno indicata la via assal
tando coraggiosamente i magazzini Carapelli allo stadio, asportando
piselli e farina di legumi. In ogni rione, in ogni zona, la popolazione
deve individuare tutti i magazzini di viveri, esigerne la distribuzione
e, quando questo non avvenisse, assalire i magazzini e trasportare
i viveri nelle proprie case.
Ricordate: un diritto di fronte alle autorit e un dovere verso
noi stessi e i nostri bambini!.
Ed eccone uno rivolto ai contadini:
Agricoltori, contadini, in guardia. I tedeschi e i fascisti,
dopo avervi depredato del bestiame, vogliono commettere unaltra
rapina ai vostri danni. Vogliono il vostro grano. Infatti sono apparsi
sui giornali dei comunicati a cura delle sedicenti organizzazioni
dellagricoltura della provincia di Firenze e unordinanza del co
mando tedesco, in citi si invita ad accelerare la trebbiatura del grano
e a consegnare il prodotto a determinati molini.
Vi si dice che il grano servir esclusivamente per la popola
zione. Ma non vero. I tedeschi non si sono mai interessati delle
popolazioni loro soggette se non per angariarle e spogliarle di tutto.
Figuriamoci se pensano di fare il bene di quelle che fra pochi giorni
non saranno pi sotto il loro tallone. chiaro che essi pretendono
il vostro grano per i loro bisogni.

Agricoltori, contadini, non consegnate il grano ai tedeschi.


N on credete alla parola dei nazi-fascisti. Il grano deve essere il vostro,
il nostro pane e quello dei nostri figli nei prossimi mesi. Difende
telo con le armi! Nascondetelo, distribuitelo al popolo! Prima di
darlo ai tedeschi distruggetelo! Consegnarlo ai tedeschi significa
dar loro un aiuto non indifferente per la disumana, barbara guerra,
che conducono ai danni di tanti popoli, significa tradire il nostro
paese.
N on un pugno di grano agli oppressori tedeschi! Difendete
il vostro pane con le armi!.

Al vertice di queste vicende, centro direttivo politico, mili


tare e morale il CTLN, conosciuto ormai da tanti anche se se ne
ignora la composizione e la sede. Il CTLN unifica le forze, elabora
le esperienze, stabilisce contatti con tutti gli ambienti della vita
cittadina e della Toscana. La sua ora sicura opera di governo che
contempla non pi soltanto le azioni politiche e militari per scon
figgere i fascisti, ma che gi si proietta nel futuro verso la fase della
ripresa e della ricostruzione.
Il 15 giugno allunanimit votato questo ordine del giorno :
Assunzione dei poteri da parte del CTLN. Il governo na
zionale d intesa col Comando alleato, per coordinare forze in di
fesa nelle regioni non sotto suo controllo, ha deliberato che i CLN
assumano poteri esecutivi e il comando delle forze armate. Tali
poteri il CTLN decide di assumerli da oggi in virt di tale de
lega, istituendo a proprio organo locale i comitati provinciali.
T utti gli uffici e servizi pubblici statali, provinciali e comunali,
passano pertanto alle dipendenze del Com itato; qualunque funzio
nario, pubblico ufficiale o agente della forza pubblica, il quale si
rifiutasse di riconoscere lautorit o di eseguire gli ordini del Co
mitato, sar destituito, salvo ogni sanzione penale per il comporta
mento.
Tutte le formazioni armate o paramilitari attualmente esistenti
in Toscana passano alle dipendenze del Comitato.
Espressione della concorde passione e della concorde volont
del popolo per la riconquista delle sue libert, il Comitato certo

che lazione trover spontaneo, operante concorso di ogni energia


e di ogni iniziativa individuale, cosciente per delle proprie supreme
responsabilit nella tragica ora che passa sullItalia, deciso a spez
zare con la forza ogni resistenza, ogni ostilit, ogni indisciplina.
Il CTLN Firenze, 5-6-1944.
Il CTLN si riunisce con sempre maggiore frequenza e orga
nicamente. La sua attivit si articola in diverse commissioni per lo
studio della situazione alimentare, dei trasporti, dellagricoltura,
della scuola, del futuro assetto e ordinamento della stampa e della
radio, della designazione di tutte le cariche pubbliche.
Inoltre, il Comando marte coordina e dirige tutte le azioni
militari. Gi il 10 giugno il CTLN aveva approvato questo or
dine del giorno :
Il CTLN nella sua seduta del 10 giugno, in merito alla co
stituzione di un comando militare, ha preso le seguenti deliberazioni :
Il CTLN delibera la costituzione di un Comando regio
nale, composto di un comandante, un ufficiale di stato maggiore
e un commissario politico, a cui saranno aggiunti, per eventuali
sostituzioni, un vice-comandante e un vice-commissario politico.
Il comandante sar nominato dal C TLN ; egli sceglier sia
per lazione nella campagna, come nella citt, sottoponendo per
quelli designati agli uffici pi im portanti, allapprovazione del CTLN.
Il commissario politico, nominato dal CTLN lo rappre
senter in seno al comando e si assicurer della perfetta rispondenza
dellopera del comando e specificamente dellimpiego delle forze
armate, ai fini decisi dal CTLN.
Il comando assumer leffettiva direzione di tutte le forze ar
mate operanti nella regione, che ogni partito tenuto a mettere
a sua disposizione.
Il CTLN decide che in caso di conflitto fra comandante e
commissario politico, unico giudice competente il comitato stesso
che li ha nominati.

C on T approssimarsi dei momento dellinsurrezione generale


e per assicurare la massima autorit al CTLN e nello stesso tempo
impegnare completamente e direttam ente tutti i partiti che ne fanno
parte - poich nei mesi precedenti per ragioni di sicurezza i partiti
si sono fatti rappresentare non dal massimo responsabile di ciascun
partito - il io giugno votato anche questo ordine del giorno
il cui significato politico evidente:
Il CTLN delibera che si debbano senzaltro costituire gli
organi che devono assumere lamministrazione della citt e della
Provincia.
Per dare esecuzione allo.d.g. approvato si delibera quanto
appresso :
Il CTLN deve assumere il controllo di tutte le ammini
strazioni cittadine e provinciali. A tal uopo si costituisce in giunta
di 15 membri in cui abbiano parte gli effettivi capi responsabili dei
partiti. T ra questi 15 membri vengono designati:
il
il
il
il
il

presidente del CTLN,


sindaco della citt di Firenze,
commissario alla Provincia,
commissario al Consiglio provinciale delleconomia,
commissario ai servizi alimentazione e prezzi.

La Giunta comunale resta fissata in 10 membri, due per ciascun


partito, dai quali sono tratti il sindaco e il vice-sindaco.
La deputazione provinciale resta composta di 5 membri, imo
per ciascun partito, compreso il commissario.
D a questo momento i membri del CTLN sono:
per
per
per
per
per
quinci.

il P d A, Ludovico Carlo Ragghianti e E.M. Agnoletti;


il PCI, Giuseppe Rossi e Giulio M ontelatici;
il PSI, Foscolo Lombardi e Natale DallOppio;
la DC, lavvocato Giuseppe Berti e M. M artini;
il PLI, lavvocato Arthom e il marchese Medici Tom a-

Per la carica di sindaco designato lanziano professore Gae


tano Pieraccini, per quella di vice sindaco, Renato Bitossi; per il
Commissario alla Provincia, lambasciatore M. M artini; per il Com
missario del Consiglio provinciale delleconomia (Camera di com
mercio), il professor Cesare Laria; per il Commissario allalimenta
zione e prezzi (Sepral), Orazio Barbieri.
Per la composizione delle commissioni e il loro funzionamento,
sono necessarie diverse riunioni poich laccordo non subito rag
giunto. Lopinione dei liberali e della D C che queste commissioni
debbano avere prevalentemente carattere di studio, mentre i co
munisti insistono perch abbiano immediata funzione operativa.
Il contrasto si accende anche per quanto riguarda le funzioni degli
organi pubblici, particolarmente per il Consiglio delleconomia.
Comunisti, socialisti e azionisti insistono al fine di ottenere la nomina
di un loro rappresentante con funzioni particolari nel Consiglio,
sotto la direzione del Commissario Presidente. Cosi deciso che il
PCI avr un incarico per lagricoltura, il PSI uno per il commercio
e il Partito d Azione per lindustria.
Come d accordo, viene infine approvato il seguente ordine
del giorno:
Commissioni - Su proposta del PLI viene deciso : Le com
missioni sono invitate a nominare un loro membro con funzioni
di segretario, in modo che questi possa stare in contatto con la Segre
teria del CTLN che in caso di necessit potr cosi mettere in rap
porto tra loro i segretari di quelle commissioni per le quali oppor
tuno svolgere lavoro in comune.
Si fissa il seguente ordine del giorno per la prossima seduta :
i ) Esame della situazione militare e politica in collaborazione
col C(omando) M(arte) (Questione Squadre) - Rapporti
con le forze di polizia e organizzazione Man. Saccheggio
bestiame. Questione Istituto Previdenza.
2) Comunicazioni.
3) Attivit delle Commissioni.
to Lestensore

D u ra n te Vem ergenza
le d o nne fa n n o la
fila p e r attingere u n
po'* d acqua alle con
du ttu re p ubbliche nei
p r im i g io rn i d i ago
sto
(foto Maggini)

M a n i fraterne depongono fio ri sulle tombe dei caduti


seppelliti nel giardino dei S em p lici.

Per quanto riguarda la direzione militare, il rappresentante del


partito liberale ritorna su una richiesta di unificazione delle forze
militari, preoccupazione dovuta alla conoscenza del fatto, che la stra
grande maggioranza delle forze militarm ente attive, sia in montagna
che in citt, sotto il controllo del PCI come conseguenza della
maggiore influenza politica che il PCI esercita nelle fabbriche,
fra i contadini e fra tutte le masse.
Il PLI presenta su tale questione questo o.d.g. che viene approvato :
Il PLI, mentre ricorda tutti gli sforzi costantemente fatti
per unificare tutte le iniziative nel campo militare, promuovendo
prima la costituzine del Comitato militare destinato a realizzare
tale scopo, agendo poi per intensificare lattivit e potenziarla, pre
messo che riconferma la proposta da esso presentata per la trasfor
mazione del Comitato militare da organo di consulenza tecnica
in un vero e proprio comando militare;
dichiara
di accettare qualsiasi organizzazione di tale Comando che possa
rispondere alle esigenze tecniche del caso rinunciando a qualsiasi fine
egoistico ed a qualsiasi pretesa di prestigio particolare, perch tale
deliberazione sia presa alla unanimit;
invita
tutti i membri del CTLN a fare ogni sforzo per limmediata solu
zione del decisivo problema ad ogni costo ed in ogni modo decli
nando ogni responsabilit per le gravi conseguenze che potrebbero
derivare da un ulteriore ritardo nella decisione.
Dallinizio del mese di luglio il CTLN deve assolvere una
mole di lavoro impressionante poich le questioni che gli si pon
gono sono molte, e nel frattempo incominciano ad affluire le rela
zioni elaborate dalle commissioni sulle quali esso deve pronun
ciarsi e dare direttive. particolarmente in questo lavoro che il
CTLN si avvale di differenti competenze, di diverse forze, ed
nellesame delle questioni di pubblico interesse, nellorganizzazione

degli enti che i partiti danno un differente apporto integrandosi


reciprocamente. N el campo degli enti pubblici i comunisti hanno
evidentemente una minore esperienza, dovuta al fatto che per venti
anni, gli antifascisti pi attivi sono stati banditi da ogni pubblico
impiego con la discriminante, arbitraria motivazione mancanza
dei requisiti previsti. Dal canto loro i socialisti mostrano un inte
resse e una meticolosit particolari nel voler procedere alla nomina
dei futuri dirigenti pubblici anche di poca importanza.
U n rapporto molto dettagliato viene rimesso dalla Commissione
d inchiesta della Pubblica Sicurezza. Il CTLN, noto, in contatto
con tale ambiente attraverso diversi uomini di differenti partiti.
Nella questura e in prefettura lo sfaldamento politico e disciplinare
si andato accentuando. La Commissione incaricata dal CTLN
presieduta dalla w . Arrigo Paganelli ha dunque molti elementi
di giudizio anche sui fascisti. La relazione rimessa, contiene una pre
messa sullattivit dei fascisti, sulle prospettive dellordine pubblico
dopo la liberazione e fa seguire un lungo elenco di fascisti classifi
cati in: elenco A. (da arrestare perch responsabili di delitti); elenco
B. (da sorvegliare e perquisire perch pericolosi collaboratori e
profittatori); elenco C. (da allontanare dai posti che occupano per
ch collaborazionisti).
Inoltre la relazione contiene:
a) il testo di un manifesto per invitare la popolazione a coa
diuvare le autorit nellespletamento del magistero puni
tivo;
b) elenco delle squadre addette alla difesa delle banche cit
tadine (Banco di Rom a, Banco di Napoli, Credito italiano,
Banca commerciale) ;
c) copia del verbale delle sedute;
d) copia degli atti;
e) facsimile di tessera di riconoscimento da far rilasciare dalla
questura alla Guardia civile volontaria.

Si propone inoltre di rendere obbligatori la consegna delle armi


a liberazione avvenuta e il sequestro dei beni dei gerarchi fascisti e
di coloro che hanno svolto attivit collaborazionista.
La relazione contiene anche il verbale di un colloquio tra un
esponente del CTLN e il maggiore tedesco Bey, capo delle gen
darmerie, da cui si ha conferma che non sar proclamato lo stato
d assedio, che la citt verr rispettata, cosi come gli enti, le banche
ecc., e che non sar rastrellata mano d opera. In un colloquio succes
sivo il maggiore preannuncia lesonero di Carit dagli incarichi e
il proposito dei tedeschi di compiere rappresaglie in caso di attacchi
partigiani.
Il 26 giugno la Commissione per i giornali e la radio, rimette
alla Presidenza del CTLN una relazione sul futuro assetto dei
giornali. Eccone il testo:
Relazione Commissione giornali e radio :
La Commissione incaricata dal CTLN di dirigere il gruppo
giornali de La Nazione, ritiene che la propria azione debba seguire
i seguenti indirizzi:
1) Il Fronte nazionale non rappresenta una semplice alleanza
tattica di partiti per fini immediati, ma una nuova realt politica
unitaria e creativa, che deve avere la propria espressione, distinta
da quella dei singoli partiti. La Nazione sar dunque lorgano del
Fronte nazionale nella sua positiva realt di suscitatore e di sanzionatore delle iniziative popolari.
2) Scopo della Commissione sar di creare nel giornale una
quipe affiatata e efficiente di redattori, tecnici e operai, capaci
di assicurare la continuit del giornale nella linea politica di Fronte
nazionale, e di giungere allautocontrollo amministrativo, tecnico
e politico. A questo scopo si varr anche di tutti quelli attuali com
ponenti il personale de La Nazione, che abbiano i necessari requi
siti politici, morali, tecnici.

3) Si stabilisce il principio della responsabilit collettiva della


Commissione, e quindi della anonimit della direzione.
4) N ei limiti consentiti dai mezzi materiali di cui si potr
disporre, la Commissione si propone di fare de La Nazione un or
gano moderno, un esempio di giornale popolare, libera e diretta
espressione di tutte le forme della vita collettiva, nel suo processo
di rinnovamento. Il giornale avr quotidianamente uno o pi arti
coli redazionali sui problemi generali, il notiziario di guerra e di
politica, la rassegna della stampa italiana e straniera, ecc. O ltre alle
normali rubriche della cronaca della vita cittadina, dello sport, ecc.,
il giornale conterr una parte dedicata alla vita dei giovani e tre
rubriche: Vita operaia, Vita contadina, Vita della cultura. In esse
sar compreso il notiziario delle iniziative nei campi del lavoro e
della cultura, nonch lanalisi dei problemi generali e particolari
che li concernono. Le suddette rubriche dovranno risultare in gran
parte dalla collaborazione del pubblico. Il giornale dovr avere cio
in ogni comune, in ogni formazione combattente, in ogni consiglio
di fabbrica, in ogni comitato di scuola, in ogni ente collettivo ecc.,
dei propri corrispondenti, che costituiranno dappertutto il nucleo
giornalistico del loro particolare organismo politico, economico
o culturale. Il giornale sar cosi in continuo contatto con la realt
del paese e porr le basi per realizzare un esempio di giornalismo
nuovo, non pi avvocato di un regime o di interessi particolari, ma
libera tribuna del popolo.
5) Il Nuovo Giornale seguir gli stessi criteri dando parti
colare rilievo alle rubriche letterarie, artistiche e di teoria econo
mica e politica.
Inoltre la Commissione propone listallazione di un impianto
di altoparlanti nella citt per trasmissioni di notizie.
Il CTLN entra in possesso anche di una lunga Usta di prigioneri politici da deportare in Germania, compilata dalla guardia
nazionale repubblicana fascista firmata da Carit.

Sotto il titolo di Elenco dei detenuti da tradurre al nord, essa com


prende le seguenti persone:
fu Luigi - Bande armate, concorso in omicidio
di un podest. Confesso.

B a n d in i M a r io ,

- Vice comandante di banda armata, concorso


in omicidio e rapina a mano armata. confesso.

F r a n c h i M a u r ilio .

- Favoreggiamento di ribelli ed appartenenza


al Partito d azione. Evasione da campo di concentramento,
falso di documenti.

B a r f u n c h e n G io r g io .

M a r i M a r in o .

- Favoreggiamento bande ribelli e dirigente partito

liberale.
F r a n c e s c o . - Abuso di titoli, di grado, di funzioni
pubbliche. Confesso e recidivo negli stessi reati.

D A g o s t i n o

- Favoreggiamento appartenenti a bande ar


mate. Comunista propagandista, dava ricetto ai ribelli.

S p eranza E d o a r d o .

- Autore dellomicidio in danno di due fa


scisti a Sesto Fiorentino. Confesso e appartenenza al partito
comunista.

M a g h e r in i E r n e s to .

- Appartenenza a bande armate e complicit nello


micidio commesso dal Magherini. Appartenenza al partito
comunista. Confesso.

C ite n n i A ld o .

- Autore del tentato omicidio in danno di un


appartenente alla G NRA . Appartenenza al partito comunista.
Confesso.

M a z z o li U m b e r to .

- Autore e feritore del vice brigadiere Maccarone


della G NRA . Confesso. Appartenente al partito comunista.
Gappista.

B o n i P ila d e .

G ran d e R o b e r to .

omicidi.

- Comandante di bande armate. Concorso in

- Cacciato dallesercito. Antifascismo ed


apologia sovversiva. Confesso. Autore di libelli antitedeschi,
detenzione abusiva di armi.

F lo r io G e n o v a A lb e r to .

- Appartenente al partito comunista. Apparte


nenza a bande armate comuniste. Schedato.

B e r te lli V a sc o .

P a g n i P ie r o tti

S ilv a n o .

- Propaganda antifascista.

- Sottufficiale dei carabinieri, faceva propaganda


filoinglese. In possesso di manifesti.

G a g g i o l i G iu se p p e .

- Responsabile dellallontanamento dei fa


scisti dallAeronautica d Italia nella sua qualit di facente parte
della commissione di fabbrica.

T e iy W i l l i A lb e r t o .

- Trovato in possesso di armi e di opuscoli di


propaganda sovversiva.

R o c c h i G iu se p p e .

R o s s i S c o t t i L u ig i.

Di

- Appartenenza al Partito d azione.

S a n G io r g io G u g lie lm o .

- Appartenenza al Partito d azione.

- Appartenenza a bande armate. Magazziniere


di un deposito di materiale militare per partigiani.

B a s i l i c o F ilip p o .

- Vice comandante di bande. Trovato in possesso


di armi. Durante il suo arresto tentava la fuga attraverso i tetti.

B o n i I ld e b r a n d o .

- Renitente alla leva ed appartenente alle bande


armate. Catturato in rastrellamento.

P ro v v ed i V a sco .

- Renitente alla leva; appartenente a bande ar


mate. Catturato in rastrellamento.

B o n i G iu lia n o .

B o n i C esa re.

- Capo banda. Catturato in rastrellamento a Calen-

zano.
Il io luglio nella riunione del CTLN, il rappresentante della
D C solleva il problema degli ostaggi politici e lestensore mette
a verbale questa conclusione: Il rappresentante della DC, in consi
derazione dellarresto di ostaggi e della minaccia della loro fucilazione,

chiede che tutti i partiti diano prova del massimo senso di responsa
bilit nella loro azione contro i tedeschi.
Il CLN prende atto con profonda comprensione delle dichia
razioni fatte dal rappresentante della D C anche a nome delle fa
miglie degli ostaggi.
Il CLN d mandato al C(ornando) M (arte) di cercare di libe
rare gli ostaggi e di prendere degli ostaggi tedeschi.
I singoli partiti dichiarano di mettere a disposizione del
C(omando) M(arte) tutte le forze di cui dispongono.
Questo ordine del giorno presentato con la richiesta ai partiti di
astenersi di compiere azioni contro i tedeschi per il timore di ve
dere cadere rappresaglie sugli ostaggi.
Uno studio sulla condizione dei trasporti rimesso anche dal
lapposita Commissione la quale lamenta, in data 15 luglio, lassen
teismo prolungato del rappresentante comunista e fa voti che vi
partecipi, poich la situazione tale che richiede la partecipazione
di tutte le energie per la soluzione dei gravi problemi.
U na relazione dettagliata rimessa al CTLN dalla Commis
sione alimentazione. La Commissione fa presente le difficolt per
unesatta rilevazione dei dati per laccertamento della situazione
alimentare, e soprattutto come la paralisi dei trasporti e la razie
effettuate dai tedeschi, peggiorino di giorno in giorno la situazione,
tanto che ogni previsione continuamente superata dalla situazione
reale. E non si tratta tanto di provvedere a tutte le necessit ali
mentari, quanto soprattutto di assicurare il pane alla popolazione
poich lapprovvigionamento tragicamente compromesso. Dalla
relazione risulta un drammatico quadro della situazione disastrosa
in cui si trova la citt: non esistono scorte n di grano n di farina
che possano assicurare il pane per un giorno; i tedeschi e i fascisti
hanno distrutto una parte notevole dei mulini della provincia e
stanno continuando sistematicamente in tale opera di distruzione.
Il raccolto granario pur essendo stato superiore allanno scorso, si

prevede cha andr disperso dai saccheggi o trattenuto dai produttori


per non consegnarlo ai tedeschi. Molto andr perduto anche perch
sar battuto a mano. I dati in possesso fanno valutare a 600.000 ql.
il raccolto in 31 comuni della provincia a sud dellArno. Circa
150.000 ql. si calcola siano da considerarsi perduti a causa di distru
zioni, dispersioni, ecc. Inoltre 300.000 ql. devono essere rilasciati
ai produttori. Resterebbero dunque 150.000 ql. per la popolazione
non agricola dei 31 comuni esaminati. Le necessit per la sola citt
di Firenze - la cui popolazione salita a 500.000 abitanti a causa
dellafflusso di profughi e sfollati - si calcola a 30.000 ql. mensili e
20.000 per gli altri comuni. Le previsioni assicurerebbero il pane
soltanto per un trimestre. Ma anche tali previsioni sono teoriche,
poich difficile effettuare la trebbiatura, non esistono mezzi d1
trasporto ed difficile la molitura. La Commissione valuta a 150
le trebbiatrici esistenti in provincia e ritiene di dover contare su
circa 100 piccoli mulini riparabili e azionabili con m otori a benzina.
Quanto alla situazione della citt si prevede dunque che per vari
giorni sar impossibile assicurare la distribuzione del pane.
Le previsioni per lapprovvigionamento della carne sono pure
tragiche, poich i tedeschi stanno asportando gran parte del patri
monio zootecnico. Per un certo periodo di tempo la Commis
sione propone il divieto di macellazione, salvo piccole eccezioni
per lapprovvigionamento degli ospedali che rigurgitano di malati
e feriti. La Commissione propone direttive di massimo incremento
della coniglicoltura e avicoltura per il loro rapido periodo di ripro
duzione.
La Commissione fornisce dati da cui si prevede che nessun
assegnamento pu essere fatto per lapprovvigionamento di prodotti
ittici, latte, ohi e grassi a causa dei saccheggi e della mancanza di
trasporti. Previsioni meno gravi sono fatte per il vino.
La Commissione propone provvedimenti per assicurare il con
trollo della distribuzione dei pochi alimenti disponibili a liberazione

avvenuta. Nella seduta del 26 luglio il CTLN approva allunani


mit la relazione.
Il CTLN siede quasi in permanenza. Esso collegato sem
pre meglio con gruppi nuovi di cittadini e con gli uffici pubblici
della citt. Segue assai da vicino attraverso suoi uomini o attraverso
defezioni di fascisti, le masse dei tedeschi e dei repubblichini. I rap
porti e le segnalazioni che esso riceve sono sempre pi frequenti
e costituiscono un indice del precipitare della situazione.
Al CTLN arrivano messaggi e documenti che danno una
diretta e impressionante immagine della tragica situazione. Eccone
alcuni:
1 9 .7 .4 4 - A Casellina stamani c stata unazione di rastrella
mento. N on hanno trovato gli uomini, che erano fuggiti; allora
hanno cominciato a sparare raffiche di mitraglia nei campi di gran
turco pensando che fossero nascosti li. U na donna, una vedova con
due bambini stata uccisa. Anche un ragazzo di 10 anni morto.
Molte case sono state saccheggiate di oggetti preziosi, denaro e
biancheria o quantaltro di facilmente trasportabile. Il figlio della
donna ferita gravemente a Badia a Settimo aveva due anni ed
stato ammazzato.

I tedeschi stavano andando via da Badia a Settimo. Uno tor


nato indietro, ha scavalcato una cinta di filo di ferro come ve ne sono
in quei posti, ed entrato nella casa della donna summenzionata,
anzi affacciata alla porta, e da una finestra ha scaricato il mitraglia
tore nellintem o freddando il bimbo e ferendo la donna.
N on si sa se ella abbia avuto a che dire col tedesco mentre
stava andandosene.
Stamane un camion a Porta R om ana si arrestava davanti ad
u. giovinetto e gli occupanti, si dice, siano scesi e lo hanno costretto
a salire a forza di pedate e di spinte.
Dicono che lui fosse armato di pistola, la faccenda apparsa
cosi repentina che nessuno intorno se ne reso conto.

Si segnalano molti saccheggi nella giornata di ieri in negozi


fiorentini: un magazzino di stoffe ed un orologiaio in piazza Ma
donna, un altro negozio in porta S. Maria, ecc..
25.7.44 - Lavv. Gaudiosi presso lAssociazione mutilati
via del Castellacelo e certo Valdinocci, via Alloro, 3, possono dare
notizie preziose sullalienazione dei beni appartenenti ad ebrei. Vanno
fermati e fatti parlare. Malgrado la cambiata situazione politica
non risulta niente di cambiato sulle disposizioni tedesche per Firenze.
Invio di paracadutisti per presidiare la citt non viene confermato.
Lo stato di emergenza sar dichiarato - se vi sar stato di emergenza con manifesti precedenti alcune ore lo stato stesso. Dovrebbe durare
24 ore o pi se i tedeschi sbagliano i loro calcoli di sgombero. N on
vi sar possibilit di uscire nemmeno unora.
I fascisti stanno lasciando Firenze, ieri sono partiti (22.7); do
veva partire anche Bernasconi.
(copia fonogramma - p.c.c. al Capo di gabinetto)
Al Capo provincia di Firenze da trasmetterlo al Capo pro
vincia di Bologna che a sua volta lo trasmetter al Q uartier generale.
Al Duce
Al Ministro Buffarini - Q uartier Generale
Capo provincia Pierotti m i comunica che dopo varie peri
pezie familiari est di nuovo at disposizione punto. Gli ho detto di
raggiungere subito la provincia di Pisa ci che mi ha assicurato
far domattina presto. Dato arbitrario allontanamento da Pisa del
Comandante guardia repubblicana et suo reparto sono rimasto
inteso col generale Marino per invio nuova formazione punto Cen
tro funzionamento provincia viene fissato a... (manca il seguito)
Alessandro Pavolini
(senza data)

Relazione per lispettore della i Zona - 17.7.44, lunedi.


Travestiti da cenciaioli col pretesto di prendere cenci, io col
capo-squadra di Santo Spirito, siamo entrati nella Direzione d Arti
glieria e penetrati nellarmeria, abbiamo sottratto una cassa di bombe
a mano portandola fuori nascosta dentro una balla di cenci, sotto gli
occhi del corpo di guardia tedesco.
18 luglio 44, marted - Distribuite le bombe a tutti gli uomini
facendo eseguire trasporti in tutte le parti della zona.
19 luglio 44, mercoled - Alle ore 6,30 con due uomini della
squadra di Gavinana trasportato da S. Nicol a piazza Gavinana, un
moschetto italiano, un moschetto tedesco, 4 bombe a mano acqui
state il 18 U . S . .
Lo stato d animo della citt e latteggiamento delle categorie
cittadine si va di giorno in giorno modificando verso una mobilita
zione pi generale. Anche molti tim ori delle categorie possidenti
circa un eventuale colpo di forza dei comunisti per realizzare subito
riform e sociali di tipo socialista, si attenuano poich la lotta sempre
pi assume un carattere unitario e nazionale. Cosi le azioni parti
giane creano un clima patriottico che investe anche larga parte di
opinione pubblica gi attivamente influenzata dal fascismo. evi
dente ormai per tutti, per gli operai, per il ceto medio urbano, per i
commercianti e gli artigiani, per gli impiegati, assai numerosi a
Firenze, che la salvezza e la possibilit di rinascita della citt e del
lItalia stanno nella distruzione del fascismo. E con animo nuova
mente interessato la gente porge ora lorecchio ai programmi, ai
messaggi dei partiti.

Parallelamente allazione politica e militare vera e propria, ima


parte im portante ha in queste ultime settimane la stampa clandestina.
In poche citt forse, lopinione pubblica, gli operai e i partigiani
sono informati, collegati cosi sistematicamente come nella provincia
di Firenze. U na notevole rete di diffusione si da tempo stabiliz
zata. M a anche in tale settore le possibilit dei vari partiti sono assai
diverse. La Libert, del Partito d azione, di periodicit assai in
certa e di limitata diffusione, ha comunque importanza per lappro
fondimento di alcuni problemi da un punto di vista squisitamente
politico. Scarso invece il carattere agitatorio per la mobilitazione
immediata. Dopo il numero 9 del 12 giugno, esce il 15 luglio un
altro numero con appelli pi vibranti, come quello dal titolo Po
polo toscano, la nostra ora! Ma fino a dopo la liberazione non
ne usciranno altri numeri.
I socialisti diffondono irregolarmente YAvanti ! in piccolo for
mato, proveniente da R om a o da Milano, e a Firenze stampano
per tutto il periodo delloccupazione due numeri di Socialismo e
qualche numero delYAvanti! per merito di Albertoni, Fanfani,
Forcieri, Castrucci e F. Lombardi.
La Democrazia cristiana, dopo alcuni num eri del San Marco,
stampa qualche numero de II Popolo, ma prevalentemente diffonde,
anche se in quantit assai limitata, Il Popolo che viene da Milano.
Anche i liberali utilizzano le copie di Risorgimento Liberale che irre
golarmente arriva a Firenze. Il fatto che pochi partiti dispongano
di giornali stampati a Firenze crea difficolt e lim iti allagitazione

degli aspetti locali dei problemi e della lotta. E la limitazione della


diffusione dovuta ai gravi, terribili rischi del trasporto e della di
stribuzione.
I comunisti hanno a loro disposizione maggiore quantit di
stampa: pubblicano quasi regolarmente L'Azione Comunista e ripro
ducono con molto materiale locale l'Unit. Inoltre, in accordo col
CTLN, riproducono II Combattente e La Difesa della Donna. Con
questi giornali martellano i fascisti, agitano parole d ordine di lotta,
diffondono e rendono popolari le azioni partigiane. Questa impo
stazione agitatoria talvolta va a scapito dellapprofondimento delle
questioni in prospettiva, va a scapito di una problematica, pi ricca,
ma favorisce la creazione di quel clima di lotta e di eccezionalit
che necessario nella guerra.
II metodo di distribuzione della stampa assai diverso fra i
gruppi politici e riflette anche una diversa concezione dellorganiz
zazione. Per alcuni gruppi politici non si pu parlare neanche di
metodo: tutto quasi abbandonato allardimento personale, allini
ziativa individuale. Cosicch larghe zone restano scoperte, prive
dinformazioni. Sistematici sono invece i comunisti, i quali hanno
creato una rete capillare che copre tutta la provincia.
Quando arriva l'Avanti! ad esempio, i socialisti fanno diversi
pacchetti e i dirigenti ne prendono uno per ciascuno e li diffon
dono tra amici. U na parte viene concentrata nelle botteghe del
socialista Barducci alle Logge del Porcellino e nella cartoleria del
socialista Del Conte in via Panzani. E qui hanno recapito altri mili
tanti socialisti che prelevano pacchetti e li portano a nuovi com
pagni.
I comunisti invece hanno il vantaggio di disporre di una tipo
grafa ben attrezzata in via del Palazzo Bruciato di propriet di
un tipo coraggioso, Bindo Maccanti. In questa tipografia stampano
tutto: giornali e manifestini. Quando i giornali sono pronti (alcuni
anche in formato uguale a quello de La Nazione e in pi pagine)

ne fanno tre parti; una per la Toscana, una per la provincia e una
per la citt. Col triciclo, i grossi quantitativi sono trasportati in tre
diversi recapiti. Spesso sono recapiti volanti; sotto lArco delle
Carrozze, sotto lArco dei Tintori, in piazza della S.S. Annunziata
e cosi via. Per chi fa i giornali il compito finito e non s neanche
dove vanno quei grossi pacchi. Da tre centri diversi, altri incaricati,
senza contatto fra loro, provvedono allo smistamento nelle citt
della Toscana, nei comuni della provincia, nei rioni e nelle fabbriche
di Firenze. Decine e decine di migliaia di copie arrivavano cosi
quasi ovunque.
I fascisti hanno esercitato una sorveglianza accanita. Sono fu
ribondi ogni volta che escono i giornali o trovano per le strade, sui
muri, manifestini. Tutte le tipografie di Firenze, perfino quella di
Vallecchi, sono sotto controllo e vengono adesso perquisite. Ed
un controllo meticoloso se tutte le altre tipografie ove si stampato
materiale clandestino sono state scoperte: come quella usata da
La Libert degli azionisti, e quella di via dei Servi ove, il proprie
tario fascista ha fatto pagare prezzi da speculatore e ricattatore
alla stampa socialista e azionista. La tipografia del Marcanti invece
resiste ancora. D altra parte, tipografi e redattori stanno sempre sul
chi vive: nellimpossibilit, se sorpresi, di nascondere il materiale,
stanno sempre armati di pistola, di bombe a mano ed hanno piaz
zato su un banco un fucile mitragliatore che prende d infilata il
cortile d entrata.
Talvolta, per ordine del CTLN e talvolta di loro iniziativa,
ma sempre sulla piattaforma politica del CTLN, i comunisti
stampano centinaia di migliaia di manifestini diretti, con slogan
appropriati, a tutte le categorie: alle donne, ai giovani, agli ebrei,
ai commercianti, agli operai e ai tecnici, ai contadini, ai proprietari
agricoli, ai carabinieri, alla Pubblica sicurezza, ai m iliti fascisti e
perfino ai tedeschi in lingua tedesca. Questa offensiva propagandi
stica comincia ad esercitare una pressione morale, ha un effetto psi

cologico im portante e accelera lo sbandamento nelle file fasciste.


Ecco il contenuto di alcuni manifestini a cura del CLN e del
PCI che i fiorentini trovano nelle cassette delle lettere, sotto le porte
delle scale, vedono affissi ai m uri e talvolta lanciati da ciclisti o
da giovani dal Campanile di Giotto.
Monito - Di fronte allatteggiamento dei criminali fascisti,
che per sfuggire al giusto castigo stanno vendendo il frutto delle
loro rapine, per recarsi a compierne altre in altre citt, il Comi
tato di liberazione nazionale, unico rappresentante del popolo ed
autorit politica dellItalia invasa, ammonisce nel modo pi cate
gorico tutti i rigattieri, commercianti, ecc. di astenersi da comprare
dei beni ed oggetti qualsiasi in tali condizioni, avvertendo che a suo
tempo i beni acquistati dai fascisti saranno confiscati senza diritto
a nessun rimborso.
M iliti della G N R , gettate codesta divisa, che il simbolo
di tutti i defitti del fascismo! Pochi giorni avete per decidervi e
presto sarete il bersaglio dei colpi di tutti i cittadini! N on persi
stete a legare la vostra sorte con quella dei maggiori responsabili!
Gettate la divisa, passate le armi ai patrioti, portate via le armi ai
tedeschi!
Giovani, vendicate i vostri compagni fucilati dai fascisti assas
sini perch non hanno voluto servire la guerra di H itler! per suonare
lora decisiva; aderite alle Squadre d azione patriottica costituite
in tutti i rioni!
Salviamo i nostri viveri! Siamo allultima fase della permanenza
delle orde tedesche nella nostra citt e nella nostra provincia, ma
ben per questo essa la pi tragica.
Orm ai inutile numerare le rapine e i saccheggi che i tedeschi
perpetrano. Ognuno vede i loro camion provenienti dalla campagna,
passare per la nostra citt carichi di ogni bene, dai buoi ai materassi
e alle macchine da cucire strappate al popolo; ognuno vede davanti

ai magazzini autocarri tedeschi che caricano i nostri ultimi


viveri.
Donne, Uomini! Salvare i viveri che garantiscono la nostra
esistenza e quella dei nostri bambini nei prossimi tristi giorni non
pi solo un diritto, ma un dovere!
Quanto rimane nostro e facciamo che resti per noi. Le auto
rit fasciste, che non si sono mai preoccupate dei nostri bisogni,
lasciano che i tedeschi portino via tutto, piuttosto che distribuirlo
al popolo. Donne! Uomini! i tedeschi prendono tutto e per noi sar
la fame.
Per assicurarci gli alimenti per i prossimi giorni non c che
un mezzo: prenderli dove sono prima dei tedeschi!
Le donne al Campo di Marte ce ne hanno indicata la via, assal
tando coraggiosamente i magazzini Carapelli allo Stadio, asportando
piselli e farina di legumi. In ogni rione, in ogni zona, la popolazione
deve individuare tutti i magazzini di viveri, esigerne la distribuzione
e quando questo non avvenisse assalire i magazzini e trasportare
i viveri nelle proprie case!
Ricordate: un diritto di fronte alle autorit e un dovere
verso noi stessi e i nostri bambini!
Si calcola approssimativamente che dallinizio della Resistenza
siano state stampate e diffuse 250.000 copie de L'Azione Comunista,
l'Unit, Il Combattente e Noi Donne e un milione di copie di mani
festini. Per sostenere questa stampa sono state raccolte con sottoscrizioni 536.000 lire per l'Unit e 85.000 per l'Azione Comunista.
A tutto questo fervore di attivit cospirativa che in pratica, mal
grado il terrore tedesco e fascista, gi sta conquistando una nuova
legalit, accanto alle iniziative che i partiti vanno moltiplicando
nelle ultime settimane, hanno preso consistenza e assunto una rela
tiva ampiezza, organizzazioni di massa unitarie, quali il Fronte
della Giovent e lUnione Difesa della Dorma. Liniziativa su

basi nazionali era partita gi da tempo dai comunisti. Dirigente


nazionale del Fronte della Giovent Eugenio Curiel, a Milano.
Ma i vari raggruppamenti politici si sono finora astenuti da dare un
sostanziale appoggio a queste organizzazioni pur non ostacolandole.
Ora, invece, sotto rincalzare della lotta e del desiderio dei giovani
di trovare un punto d incontro ideale e d organizzazione, si pongono
al centro dellattivit insurrezionale anche queste organizzazioni. E
nelle ultime settimane giovani intellettuali e operai, cattolici, comu
nisti, socialisti, azionisti e indipendenti si raggruppano intorno al
Fronte della Giovent portando ognuno un contributo didee, di
lotta e di sangue.
N el Fronte della Giovent si incontrano giovani come Romano
Bilenchi, Aldo Braibanti, Giovanni Pieraccini, Gianfranco Mattei,
Mario Spinella, Alessandro Susini, Elsa Cornei, Vanda Lattes. Nel
mese di luglio sul giornale clandestino La Giovane Italia esce un
articolo che brevemente riassume lattivit del Fronte. Esso ha per
titolo Il Fronte della Giovent a Firenze e dice:
Oggi che lorganizzazione del Fronte della Giovent ha
preso nella nostra citt e in altre zone della Toscana un aspetto
pi consistente con nuovi aderenti e con la formazione di squadre
proprie per limminente insurrezione, ci sembra opportuno fermare
sulla carta le fasi essenziali della nostra attivit di ieri e sottoporle
allattenzione di coloro che, individui o gruppi entrarono a far
parte mano a mano del Fronte.
La nostra organizzazione a base di fronte , nacque a Firenze
un anno fa. Infatti dopo il 25 luglio, giovani di varie tendenze, sen
tirono la necessit di risolvere in comune alcuni problemi giovanili,
proprio perch era evidente che tali problemi non si ponevano
singolarmente per luna o laltra tendenza, m a in modo generale
per tutta la giovent. Cosi si crearono comitati e furono iniziate
vaste discussioni in cui non venivano mai affacciate risoluzioni di parte,
m a soluzioni che si confacessero allo spirito della generalit. Parti

colare intento di questi giovani pi coscienti era quello che la massa


dei loro coetanei iniziasse, dopo tanti anni di oscurantismo e di op
pressione, una propria politicizzazione onde recare tutto lapporto
possibile alla societ che avrebbe dovuto sorgere nel nostro paese
ora che il fascismo era caduto. Si inizi lo studio per far uscire
un giornale dei giovani, per dar vita ad unorganizzazione assisten
ziale, per creare un teatro educativo. In quel medesimo periodo
alcuni dei nostri giovani (tra i quali uno che fu poi assassinato a
R om a dalla Ghestapo) parteciparono a discussioni intorno alla
creazione di un movimento giovanile a base nazionale.
L8 settembre col ritorno ed il rafforzamento del terrore fascista
e tedesco, non fu pi possibile dedicarsi alla risoluzione di quei pro
blemi che avrebbero richiesto un regime per lo meno di semi-lega
lit. I migliori elementi fondarono un comitato di agitazione misto,
composto da studenti, operai e intellettuali, per affiancare i patrioti
nella loro lotta contro i tedeschi e i fascisti. Talvolta questi giovani
furono per coraggio e audacia allavanguardia del movimento clan
destino. Raccolsero medicinali, recuperarono armi spesso con colpi
di mano pericolosi per le formazioni dei partigiani. Riuscirono
a creare sui m onti una piccola banda di elementi propri che pass
in seguito, dopo una vita di sacrifici e di rischi, ad una brigata
operante nella zona. Per questa attivit non pochi dei giovani che
agivano in citt furono arrestati. Il loro contegno sia nellazione,
sia nelle sofferenze, era stato in generale degno di ammirazione.
Per opporsi anche su un piano politico pi vasto, agli oppres
sori fascisti e nazisti che tramavano ai danni della giovent un altro
delitto, forse il delitto maggiore, d impegnarla cio con laccettazione
della demagogia sociale e la propaganda di falsi ideali patriottici,
in una guerra antinazionale, i nostri giovani allargarono di nuovo
la loro attivit, proclamando che la giovent non sarebbe stata n
libera n felice, n italiana, finch un fascista e un tedesco fosse ri
masto sul suolo della patria. Fu appunto in quel periodo, cio nel

febbraio scorso, che il nostro movimento venuto a conoscenza che


nellItalia settentrionale si era costituito il Fronte della Giovent
e constatatone lidentico programma d intenti e d azione, si tra
sform con piena libert di decisione, in Comitato regionale del
Fronte stesso. Per rendere pi efficace la propria attivit e popolarizzarla tra la massa giovanile, superando difficolt di ogni genere,
fu immediatamente fondata La Giovane Italia, il cui primo numero
risale appunto al febbraio scorso.
Il giornale ebbe molta diffusione tra i giovani e ne sorresse e
centuplic lo spirito combattivo. I giovani affiancarono i fratelli
maggiori ove poterono, nelle fabbriche e nelle scuole, creando
appositi comitati d agitazione. Nonostante i vuoti creati nelle sue
file, lorganizzazione fu presente con tutta la propria combattivit
nella attuazione dello sciopero di marzo.
Da allora il Fronte ha continuato la propria azione agitatoria
pubblicando altri numeri de La Giovane Italia e manifestini. Ha
allargato le sue basi nella provincia e nella citt, ha approntato squa
dre armate, si assunto tutto il lavoro di assistenza sanitaria ai com
battenti. Ha inoltre preparato un buon lavoro da svolgersi dopo
la liberazione sia per la continuazione della lotta sul terreno politico
e culturale.
Con lo sguardo teso verso queste mte, noi ricordiamo oggi
i nostri caduti.

LE TRAGICHE O R E DI FIREN ZE

Verso la fine di luglio, in un caldo eccezionalmente afoso e


secco, che rende ancora pi acuti tutti i problemi sanitari della citt,
dallapprovvigionamento idrico alla cura dei malati, la vita diventa
davvero difficile per tutti. U n sole sfolgorante dardeggia da setti
mane le strade e le piazze lastricate di Firenze; il bugnato dei se
veri e pesanti palazzi di pietra fiorentini, Palazzo Vecchio, Palazzo
Pitti, Medici Riccardi e Strozzi, riverbera vampe di caldo sui citta
dini scamiciati che circolano per le vie. Da alcune settimane n unora
di pioggia n un alito di vento hanno rotto questestate di fuoco.
Sembra che il clima stagionale, i sol leone come si dice a Firenze,
voglia contribuire a riscaldare latmosfera di fuoco, il clima arro
ventato di una lotta senza quartiere.
Il 20 luglio il CTLN lancia alla popolazione questo manifesto:
Il Comitato toscano di liberazione nazionale avverte la cit
tadinanza che un gruppo di individui fascisti e collaboratori dei
tedeschi, tra i quali si notano il questore di PS Manna, il generale
Somma, gi comandante a divisione di Camicie nere 23 marzo,,
e gli ufficiali dei carabinieri gen. Carlino, gen. De Leonardis e ten. col.
Acconciagioco, falsamente dichiarandosi autorizzati dal CTLN,
hanno impartito istruzioni e preso disposizioni per la costituzione di
una cosiddetta Guardia civica, alla quale vengono invitati a parte
cipare anche privati cittadini.
Il Comitato toscano di liberazione nazionale diffida gli agenti
di Pubblica sicurezza, i metropolitani e i carabinieri, nonch tutti
i cittadini di Firenze ad ubbidire agli ordini di cosi indegni uffi

ciali e a corrispondere comunque ad una iniziativa che ha lunico


scopo di tentare il salvataggio allultima ora di fascisti repubblicani
e di collaboratori del nemico.
A vverte che chiunque si m etter al servizio di tali mestatori,
sar considerato un traditore e verr, come tale, passato per le armi.
Il Comitato toscano di liberazione nazionale avverte inol
tre la cittadinanza che al momento opportuno entrer in servizio
un corpo armato di Polizia popolare, il quale, munito di speciale
distintivo, agir sotto le direttive del Comitato e agli ordini del
Comitato militare del CTLN.
Chiunque, al di fuori di questa organizzazione, si arrogasse
poteri di polizia e facolt di impartire ordini, deve essere considerato
un agente provocatore e dovr essere segnalato senza indugio a
questo Comitato, che provveder alla sua eliminazione. Nellassumere la grave responsabilit del mantenimento dellordine pubblico
nel momento pi critico della vita cittadina, il CTLN dichiara
che sar inflessibile-contro chiunque intendesse intralciare la sua opera.
O rm ai al ritm o lento degli avvenimenti, allo stillicidio della
lenta ed incerta avanzata degli alleati e delle azioni sporadiche dei
partigiani, si sostituisce unazione coordinata e concentrata.
M a quale sar latteggiamento delle forze armate tedesche, dei
guastatori nazisti, delle SS e dei gruppi di disperati fascisti che
restano arroccati nella citt? Accetteranno i tedeschi e i fascisti la
lotta in campo aperto risparmiando la citt, i suoi tesori artistici, la
vita dei cittadini inermi, dei bambini, rispettando limpegno di con
siderare Firenze citt aperta? O ppure vorranno opporre lultima
resistenza fra le case, fra i monum enti, allombra del campanile
di Giotto e della cupola del Brunelleschi?
Questo ora langoscioso interrogativo che tutti si pongono.
E con ansiosa attesa si ascolta la radio degli alleati, si scrutano le
mosse del Comando tedesco.

dunque prossimo il giorno della liberazione? il giorno in cui


si coglieranno i frutti di tanti sacrifci, di tanto eroismo? dunque
prossima la fine delle stragi, delle lotte cruente e cesser di scorrere
il sangue che in gran copia stato generosamente versato da Sinigallia, da Fanciullacci, da Chianesi, da Bocci, da Perm ea e da mille
e mille uomini giovani, cui la vita stata troncata negli anni pi
belli, uomini maturi, padri di famiglia cui la sorte ha negato la sta
gione della m aturit dopo una vita di lavoro, di studio, di lotte, di
fatiche? I colpi subiti dalle forze patriottiche, le sofferenze patite
dalla citt, sembrano altrimenti rendere impossibile continuare la
resistenza, tante e tante sono le energie profuse, gettate senza mi
sura nella lotta. T utta la popolazione, anche la pi ignara, sente
lincubo di una tragica prospettiva, ma particolarmente i dirigenti
politici, gli uomini del CTLN e i comandanti m ilitari sentono
pesare sulle loro spalle le responsabilit tremende di unora decisiva
per le sorti della citt, per le sorti di un incalcolabile patrimonio
di civilt e di cultura e, soprattutto, per la salvezza di tante vite umane.
Il prim o allarme che dilegua le poche speranze che qualcuno
nutre ancora di veder risparmiato il centro di Firenze, dato da
un manifesto anonimo che invita la popolazione a lasciare il centro
della citt entro il 30 luglio. un invito assurdo, incredibile: dove
potrebbe rifugiarsi la gente? E a quale scopo si vuole lo sgombero
del centro della citt? A questo invito risponde prontam ente il
CTLN col seguente manifesto:
stato diffuso a Firenze un manifesto non firmato invitante
una grandissima parte della popolazione ad abbandonare le proprie
case entro le 12 del 30 luglio.
Tale ordine pazzesco non pu e non deve essere eseguito. N on
esistono zone nella citt e negli immediati dintorni in cui possano
rifugiarsi circa duecentomila persone, in massima parte donne,
vecchi e bambini, senza essere esposti a terribili bombardamenti
aerei e terrestri, a epidemie, a mancanza di cibo e d acqua.

Se voi abbandonerete le vostre case, farete il gioco dei tedeschi


che non solo potranno cosi realizzare il loro desiderio di fare di Fi
renze un luogo di combattimento, ma potranno anche abbando
narsi a saccheggi e devastazioni.
Se invece rimarrete nelle vostre case, metterete i tedeschi nelle
condizioni di non poter dar corso al loro progetto e comunque
potrete proteggere voi stessi, le vostre case e le vostre famiglie.
Ricordatevi che i tedeschi sono rimasti in pochi, e che le truppe
alleate sono alle porte di Firenze.
Lunico modo per salvare la citt cacciare i tedeschi.
Il 31 luglio il CTLN diffonde anche questo manifestino:
Firenze citt aperta. - I ponti di Firenze - tra i pi belli del
mondo - sono minati. La citt parzialmente sgomberata, le truppe
tedesche hanno le loro vie di transito attraverso la citt.
Il Corpo diplomatico della citt di Firenze ed altre autorit
hanno chiesto un lasciapassare per attraversare le linee e trattare
con gli alleati perch resti salva al mondo una delle pi belle crea
zioni della civilt umana. I tedeschi hanno rifiutato.
Questa la citt aperta dei tedeschi. I tedeschi dicono che
vogliono rispettare Firenze, ma se ne servono per le loro opera
zioni militari. I tedeschi faranno nascere apposta lincidente che dia
loro il pretesto di violenze e di stragi. Dove sono passati hanno se
minato distruzione e morte. Solo quando sono costretti a fuggire
rapidamente, come a Rom a, fanno poco danno.
Questo Comitato ben conscio della propria responsabilit di
fronte alla cittadinanza e di fronte al mondo, ha il dovere di dichia
rare che contro la violenza tedesca c una sola cosa che pu im
pedire o diminuire le sofferenze del popolo e la distruzione della
citt: la resistenza armata.

Invita tutti i cittadini a ricordarlo, a prepararsi a combattere tutti quanti - per la salvezza di ci che ci pi caro : le nostre fami
glie, la nostra civilt.
Viva la libert, fuori i barbari!
O rm ai non ci sono pi dubbi: tutta la popolazione deve affron
tare la lotta! I due manifesti parlano chiaro: i tedeschi intendono
resistere e minare il centro della citt, e il CTLN assume la sua
responsabilit chiamando tutto il popolo alla lotta.
O ra incomincia una nuova estenuante battaglia politica anche
nel seno del CTLN poich vi chi ritiene possibile trattative
coi tedeschi e chi comprende che lunico modo per salvare la citt
linsurrezione armata di tutte le forze politiche e del popolo.
Il CTLN stato informato gi alla fine di giugno dallo stesso
rappresentante del partito liberale che i liberali hanno ricevuto
offerte di trattative dai fascisti i quali avrebbero offerto la liberazione
di alcuni prigionieri politici in cambio di talune garanzie di sicu
rezza personale. D i fronte a tali aleatorie proposte, il CTLN de
cide di offrire alcune garanzie soltanto dietro effettivi servizi resi
in favore della Resistenza. Deciso su tale questione il Partito d a
zione. D opo un certo periodo di tempo il partito liberale accusa
i comunisti di proseguire quelle trattative per proprio conto, ma
nessun dato di fatto comprova tale accusa.
Il CTLN consente comunque di mantenere soltanto contatti
limitati a singoli individui, mantenendo ferme precise richieste di
liberazione di prigionieri, di notizie utili alla Resistenza ed altri
servizi.
Pi inclini a coltivare speranze per questa via sono i liberali
e i democratici cristiani.
In questa situazione i fascisti cercano di giocare sullequivoco,
mettendo in giro la voce di un intervenuto accordo col Com itato
per il trapasso dei poteri.

A complicare le cose e a rendere pi difficile unopinione gene


rale unanime dei partiti e della popolazione, sulla necessit assoluta
della lotta generale armata, intervengono le trattative intraprese
dal cardinale Elia Dalla Costa che, per suo conto, prende contatto
col Comando tedesco. Anche di fronte a tali trattative, il CTLN
prende posizione contraria sostenendo che coi fascisti - addirittura
con Pavolini, si dice - non si pu trattare il passaggio dei poteri al
CTLN. Gli azionisti avanzano ancora accuse in tal senso verso i
comunisti e i socialisti, giungendo anche a minacciare di ritirarsi
dal CTLN. La loro intransigenza ancora pi rigida dopo la libe
razione della w . Boniforti. Su che si fondano le accuse contro so
cialisti e comunisti, gli azionisti tuttavia non possono dimostrarlo.
Sta di fatto che i comunisti sono decisi ed intransigenti sulla neces
sit, in queste condizioni, di una lotta generale armata senza compro
messi. Essi denunciano anzi con forza, il pericolo costituito dal dif
fondersi di una aspettativa di soluzione attraverso le trattative del
cardinale e di alcuni diplomatici. E questo, bene si capisce da un
documento ufficiale, un articolo che pubblica L 9Azione Comunista
il 20 luglio:
Soltanto il popolo in armi salver Firenze. - Popolo fioren
tino, se non prendi le armi, se non insorgi per cacciare i tuoi carnefici,
per difenderti, subirai certamente la sorte toccata a tanti altri centri
toscani. I tuoi bambini e le tue donne, i tuoi giovani e i tuoi uo
mini verranno deportati e uccisi; non ti illudere sul fatto che i te
deschi hanno detto essere la tua, citt aperta. una loro menzogna,
una loro manovra. N on aperta una citt piena di truppe in pieno
assetto di guerra, di armi, di munizioni, di comandi, non aperta
una citt attraverso la quale transitano colonne e colonne militari;
non aperta una citt esposta al saccheggio quotidiano, agli abusi
di ogni genere, alle razzie continue, agli oltraggi pi volgari. I te
deschi sono ricorsi a questo espediente per compiervi meglio le loro
faccende militari, le proprie rapine, i propri delitti.

Popolo fiorentino, non dare ascolto alle voci di pacificazione,


di accordi, di tregue, che sono smentite di ora in ora dai fatti brutali
che avvengono fra le tue mura, dal contegno dei soldati tedeschi,
da quello provocatorio dei loro sicari in camicia nera che cercano
far nascere incidenti per sfogare la brama di sangue che li agita;
chi tratta coi fascisti, fa il gioco loro e quello dei tedeschi, li asse
conda nella turpe manovra di addormentare la popolazione per
portare a termine, indisturbati, i propri piani criminosi. N oi sma
schereremo al pari dei criminali di guerra, questi pavidi mestatori,
questi nemici del popolo, a qualsiasi gruppo essi appartengano.
Popolo fiorentino, non dare ascolto a chi fa linteresse dei
tuoi nemici e contribuisce alla tua rovina. Scaccia da te ogni ultima
illusione di trovare nei tedeschi e nei fascisti degli esseri umani e
leali. Essi sono delle belve, e sempre pi da belve si comporteranno
nei tuoi riguardi. Sei ancora in tempo a combattere con le armi alla
mano e difenderti, ma soltanto nellattacco totale, improvviso e
deciso sar la tua difesa.
Se noi fuggiamo o restiamo chiusi e inermi nelle nostre case,
baster un tedesco per cento di noi, se noi attaccheremo, saranno
i tedeschi a fuggire poich non hanno forze sufficienti per opporsi
a centinaia di migliaia di cittadini in rivolta.
La popolazione toscana, nessuna delle sue categorie esclusa,
operai, contadini, piccoli e grandi possidenti, industriali e profes
sionisti, scacciata dai villaggi, dai paesi, dalle industrie pacifiche
cittadine, braccata, deportata, massacrata anche, secondo i feroci
metodi che i tedeschi hanno usato ovunque sono potuti penetrare.
Come in Polonia, in Cecoslovacchia e in Russia, i nazisti adoperano
contro di noi e le nostre case, frutto di tanti anni di sacrifici e di la
voro, perfino la benzina e i lanciafiamme. Il piccolo paese di Vagliati
presso Siena, stato raso al suolo, la cittadina di Colle Val d Elsa
incendiata coi lanciafiamme, la popolazione in parte presa in ostaggio
- chi ne vuole una prova vada alle scuole Leopoldine in piazza S. Maria

Novella - in parte carbonizzata nelle case. Anche un grande rifugio


con centinaia di ricoverati, stato dato preda alle fiamme senza che
una. persona si sia salvata.
Stragi di decine e decine di cittadini si sono avute anche a Castelnuovo di Sabbioni e nella frazione di Olmi, questultima nel
pistoiese. Centinaia di ostaggi sono stati presi nel Chianti e altrove
e trascinati nel nord.
Che facevano queste popolazioni? Attendevano atterrite e inermi
che la guerra passasse dalla propria terra per rimettersi al lavoro.
I tedeschi le hanno assalite e trucidate. Questi sono gli ordini di
Kesselring, del generale Metz, dei capi delle SS, che il popolo ita
liano - come quello russo ha fatto per von Kruger - dichiara crimi
nali di guerra,,.
N on vero che essi trucidano le popolazioni, per rappresaglia
alle azioni di sabotaggio: essi devastano ed uccidono per saccheg
giare ed a scopo terroristico, come loro abitudine, secondo la
tattica della terra bruciata proprio laddove le popolazioni sono
inermi e pacifiche. Essi sono per costretti alla fuga laddove i patrioti
e la popolazione combattono uniti.
Le iene tedesche (e nessuna distinzione esiste tra SS ed esercito,
tra ufficiali e soldati, poich ogni tedesco un assassino) si avvici
nano nella loro ritirata a Firenze, seminando ovunque distruzione e
morte. Anche nella nostra citt se ne scorgono i tristi annunci: paci
fici cittadini presi in ostaggio per essere fucilati, fabbriche spogliate
e devastate, negozi, magazzini e case saccheggiati, razzie di uomini
in tutti i quartieri.
Al cardinale infatti venne il pensiero di vedere se fosse stato
possibile risparmiare alla nostra Firenze tanta sventura fin dal tempo
delle incursioni. Trattative in tal senso egli ha avuto attraverso Tam
basciatore germanico presso la Santa Sede fino a ricevere vaghe
promesse dal governo del Reich. Ma come lo stesso cardinale

affermer, dai germanici ha avuto buone parole, ma non altro che


buone parole.
Il cardinale, il 12 maggio, ha ricevuto una lettera dal luogote
nente di H itler in cui detto:
Il Fuhrer, onde non omettere alcuna misura per la protezione
della citt di Firenze, la cui conservazione considerata dalla Ger
mania come uno dei pi alti doveri che incombono alla cultura
europea, ha ordinato levacuazione da Firenze di tutti gli uffici mi
litari tedeschi superflui. E per quel che riguarda la constatazione della
necessit di una residenza in Firenze, si provveduto ad adoperare
una misura insolitamente severa. Inoltre, salvo per insignificanti
casi eccezionali, stato proibito agli appartenenti alla W ehrmacht
di visitare Firenze. Ed infine laW ehrm acht si perfino assunta il forte
peso di chiudere la citt al passaggio di forze militari deviando que
sto su strade circostanti di cui il passaggio poco comodo. Siate
sicuro che anche in avvenire laW ehrm acht germanica far tutto il
possibile per evitare, nella misura delle sue forze, un pericolo per
la citt.
... Ci premesso la W ehrmacht germanica continuer ad
esplicare tutti i suoi sforzi e le sue misure di cautela onde non for
nire allavversario alcun motivo militare per assalire questo gioiello
dellEuropa.
D i queste assicurazioni i fiorentini non ne hanno mai vista
traccia poich il Comando tedesco si com portato in modo del
tutto diverso.
Il 6 luglio il console germanico e due ufficiali superiori del Co
mando di Kesselring si presentano allepiscopato e consegnano al
cardinale un vero e proprio ultimatum che in pratica chiede
proprio il contrario; cio lappoggio del cardinale per ottenere
che gli alleati risparmino le truppe tedesche, pena la distruzione
della citt.

Eccone il testo:
Lei sa, Eminenza, che io come Comandante in capo delle
truppe tedesche in Italia ho sempre fatto di tutto per salvare, nel senso
pi completo della parola, i luoghi e i monum enti della cultura
e civilt occidentale e cristiana in Italia dalle distruzioni di questa
guerra e che purtroppo hanno dovuto essere accettati gravi svantaggi
militari per raggiungere questo scopo. In tale occasione mi forse
lecito prim a di tutto accennare ai miei sforzi di preservare i luoghi
di cultura celebri nel mondo : Cassino, Chieti, Anagni, Rom a, Assisi,
come anche ultimamente Siena, dagli attacchi aerei degli alleati e
dalle distruttive conseguenze del combattimento in codesti luoghi.
Sono pronto ad eseguire tutte le misure gi prese per la protezione
della citt di Firenze, luogo eccezionale di cultura cosi im portante e
significativo, anche trascurando interessi militari, se anche da parte
avversaria sar data assicurazione degna di fede di rispettare Firenze
come citt aperta in tutto lavvenire.
U na ripetizione degli avvenimenti di R om a dove il rispetto
alla citt stato eseguito senza restrizione da parte tedesca, mentre
il nemico sfrutt unilateralmente le circostanze senza riguardo, io
non potr tollerarlo in nessun modo.
M i rimetto a Voi dunque,Em inenza,perch procuriate una
chiara e valida dichiarazione degli alleati, che essi rispetteranno
Firenze come citt aperta e cio di non sfruttare militarmente
in nessun modo il territorio della citt; allora da parte mia sono
disposto a mantenere integralmente le mie misure gi prese.
Da parte mia, Eminenza, do lassicurazione che sarei specialmente felice se, malgrado le folli distruzioni fatte dei luoghi di cul
tura della mia patria, mi fosse concesso di impedire che la guerra
imperversi in luoghi unici per cultura e arte cristiana.
Intanto, proposte del cardinale per consentire a una delegazione
di fiorentini di prendere contatti col Comando alleato non otten
gono nessuna soddisfacente risposta da parte di Kesselring.

Come fidare dunque ancora sulle trattative coi nazisti?


Ciononostante le autorit in carica a Firenze (il vice-prefetto,
il vice-podest, il rettore dellUniversit, il sovraintendente alle
Gallerie) e il cardinale, tentano un ultimo passo inviando al Co
mando tedesco questo documento:
Firenze, 30 luglio 1944 - Le Autorit della citt di Firenze,
riunitesi sotto la presidenza di Sua Eminenza il cardinale Elia Dalla Co
sta, ricordando lazione svolta dallAmbasciatore del Reich in Italia,
dal Maresciallo Kesselring e dal Console germanico a Firenze affinch
la loro citt fosse considerata citt aperta e risparmiata, per quanto
possibile, dai danni della guerra, e le assicurazioni e gli ordini dati
e im partiti in proposito personalmente dal Fuhrer, ricordando quanto
il capo di Stato maggiore del Comando supremo della W ehrmacht
scriveva dal Quartier Generale del Fuhrer il 12 maggio 1944, dichia
rando a nom e dello stesso Fuhrer che si sarebbero esplicati tutti gli
sforzi per non fornire allavversario alcun motivo militare per assa
lire Firenze, gioiello d Europa , ed avendo presenti tutte le misure
successivamente prese per attuare tale proposito, ricordando altres
che, in conseguenza di tali assicurazioni e misure, il governo ita
liano dette ordine che fossero riportate nella citt le opere d arte
e le biblioteche trasportate altrove per metterle in salvo dai pericoli
di incursioni aeree e fossero interrotti i lavori iniziati per la prote
zione dei monum enti fiorentini, il tutto in pieno accordo con le
autorit m ilitari germaniche, che a tal fine prestarono la loro assi
stenza; e che proprio le ripetute dichiarazioni germaniche di citt
aperta hanno trovato di recente rifugio nella nostra citt numerose
persone sfollate da altri luoghi invasi, danneggiati o minacciati
daHoffesa aerea; rilevando che anche in recentissime pubblicazioni,
nei giornali fiorentini, controllati dallautorit militare germanica,
cos nella stessa La Nazione di ieri sabato 29 luglio, si tornava a
mettere in rilievo la gratitudine dei fiorentini per chi ha promesso
e ottenuto per Firenze il trattamento di citt aperta , riconoscendo

che anche da parte degli anglo-americani la citt di Firenze nella


sua parte monumentale stata finora rispettata e non sono stati di
fatto apportati danni ai suoi quartieri pi antichi e agli edifici pi
notevoli; allarmate ora e sorprese dallannuncio di gravi misure
dellautorit militare germanica, im portanti limmediato sgombero
dei quartieri limitrofi al corso dellArno, misure in evidente contra
sto con quanto finora stato dichiarato e portato a conoscenza della
cittadinanza, nella impossibilit di prendere efficaci provvedimenti
per la ristrettezza del tempo e la difficolt della situazione, ma desi
derose di compiere quanto sia possibile per la salvezza della citt;
chiedono al Comando tedesco se persiste tuttora nellintenzione
ripetutamente dichiarata di considerare e trattare Firenze come
citt aperta e domandano lautorizzazione e i mezzi di porsi in
diretta comunicazione col Comando militare anglo-americano per
informarlo della situazione, al fine di ottenere analoga dichiarazione
di citt aperta; dopo di che la responsabilit di atti che potrebbero
recare grave iattura ad una citt di singolare im portanza non solo
per i fiorentini ma per gli italiani e tutto il mondo civile, rimarr
di fronte al giudizio della storia, nettam ente determinata.
M a gli eventi ormai incalzano rapidamente. I tedeschi non
danno risposta e il 30 luglio ordinano perentoriamente lo sgombero
della popolazione da due larghe striscie cittadine sulle rive dellArno.
E una pretesa pazzesca. Si tratta di oltre 100.000 persone che in poco
tempo dovrebbero trasferirsi nella zona del Campo di Marte.
Questordine anche se getta nel terrore e nellangoscia tante
famiglie sembra ormai costituire il segnale dellultima battaglia,
delle ultime sofferenze.
Gli ordini dei partiti, gli appelli del CTLN, le direttive dei
gruppi, delle SAP e dei comandi partigiani, risuonano non soltanto
di sdegno e di maledizione contro i responsabili di tanti disagi,
ma di virile coraggio e di civile ardore e di note di speranza per
lavvenire. Per rompere lindugio degli attesisti, il partito comu

nista pubblica questa dichiarazione della sua federazione fiorentina


su YAzione Comunista :
Maresciallo Kesselring!
Dopo averci spogliato di tutte le nostre ricchezze, di tutte le
nostre industrie, di tutti i nostri viveri, dopo aver deportato od uc
ciso migliaia di nostri fratelli, dopo averci privati dellacqua, del gas,
della luce, del tram, delle autoambulanze e di ogni altro servizio
pubblico igienico, dopo aver distrutto fabbriche, mulini, edifici
pubblici, condannandoci cosi ai torm enti di una esistenza men che
bestiale, ecco che ora tu hai la spudoratezza di asserire che tu e i
tuoi nazisti vi siete comportati correttamente verso di noi, ed accusi
Alexander e gli inglesi, che hanno rispettato per quanto possibile
la nostra citt, di essere la causa di ogni nostra sciagura.
O ra poi come ultima misura per conferire in pieno a Firenze
il carattere di citt aperta, hai piazzato cannoni su tutti i nostri colli,
stai minando ponti, viadotti, strade, opere pubbliche; hai fatto sgom
berare dalla popolazione interi quartieri e ti prepari a fare dei lun
garni di tutta Firenze una trincea e un bastione per resistervi ad
oltranza votando cosi alla distruzione, noi e la nostra meravigliosa
citt, perch tu e quel boia di Hitler possiate campare un giorno
di pi.
Ebbene: dinanzi a questa triste sorte che tu ci prepari, non ci
resta che vender cara la pelle, e se Firenze devesser distrutta per
la tua criminale volont, allora noi faremo in modo che le rovine
della nostra citt, siano la tomba per quanti pi tedeschi potremo
seppellirci.
Tu vuoi la nostra vita, o Kesselring : ebbene noi la difenderemo !
Il CTLN siede in permanenza per adottare con fermezza
e serenit le decisioni che la situazione impone. Allo scopo di impe
gnare tutti i partiti componenti il Comitato a mantenere una stretta

unit anche di fronte agli alleati, il 26 luglio adottata questa deli


berazione:
I partiti sono impegnati alla piena solidariet e disciplina
e ad agire sui loro aderenti affinch non accettino cariche senza
previa autorizzazione del Comitato.
Inoltre prevedendo leventualit di una liberazione anticipata
della parte sud della citt, cio della zona di oltrAmo, sulla direttrice
dellavanzata alleata, il CTLN nomina una sua delegazione per
assumere i poteri in quella parte della citt. Grande fermezza, prova
di saggezza politica e di civile coraggio danno i membri del Comi
tato di liberazione. Fra questi si distinguono per decisione e forza
di carattere Giuseppe Rossi del PCI, Agnoletti del P d A, Lombardi
del PSI, Arthom del PLT e lambasciatore M artini della DC.
M embri della delegazione per loltrArno sono nominati : Fosco
Frizzi comunista, Giuseppe Berti democristiano. Ispettore militare
della Zona (1 zona) nominato il comunista dott. C. Dami.
Il 30 luglio il CTLN invia al Comando delle forze alleate
questo rapporto:
Si porta a conoscenza la seguente relazione concernente
la situazione della citt di Firenze.
Da notizie trapelanti dal comando tedesco risulterebbe che
ove gli Alleati facessero unavanzata unicamente frontale sulla citt
di Firenze dal lato sud, sarebbe loro intenzione difendere la citt
palmo a palmo, facendo particolarmente barricare le strade che
danno accesso ai ponti della zona centrale.
Attualmente trovansi in Firenze circa 500.000 persone,cio
il doppio della popolazione normale; fra queste ima enorme quantit
si sono rifugiate in citt perch dovute fuggire dalle circostanti cam
pagne, razziate e saccheggiate dalle truppe tedesche in ritirata.
Le condizioni sanitarie, alimentari ed economiche sono le
seguenti:

a) sono stati asportati quasi tutti gli im pianti ospedalieri;


difettano in modo assoluto medicamenti e ferri chirurgici; si veri
fica gi qualche caso di tifo, dovuto alla ridotta erogazione dellacqua
potabile e dalla scarsa remozione delle immondizie della citt;
b) le scarse provviste alimentari sono ormai ridotte agli
estremi ed in questi ultimi giorni vengono a difettare anche i rifor
nim enti di frutta e verdure che erano affluiti negli ultimi giorni
nella citt; particolarmente le categorie meno abbienti e i bam
bini, risentono con gravit di questa situazione. A proposito dei
rifornim enti della farina per panificazione si fa presente che stata
approvvigionata dal Comando germanico limitatamente al fabbi
sogno giornaliero. Dato lattuale inizio di sganciamento delle truppe
germaniche, si prevede che la citt rimanga assolutamente senza
pane;
c) le truppe tedesche in questi ultimi tempi hanno asportato
e distrutto tutto quanto loro possibile; in questi giorni sono in
atto provvedim enti per asportare anche le opere d arte. Gli impianti
industriali, compresi quelli di alcuni servizi pubblici, sono in condi
zioni di non potere essere riattivati con le riserve cittadine per un
tempo imprevisto. Sono stati distrutti anche i principali mulini.
Per il momento il servizio idrico, pure ridotto, funziona, ma si pre
vede per che siano distrutti al momento dello sganciamento. A
causa delle distruzioni e asportazioni di cui sopra e che proseguono
tuttora, si prevede debba risentirne grave disagio ogni strato della
cittadinanza. Sia per la disoccupazione, sia per la mancanza di pro
duzione di molti generi di necessit alla vita.
Tutto quanto sopra esposto serve per far presente a codesto
Comando lassoluta urgenza e necessit di prendere tutti quei prov
vedimenti di carattere militare (che forse il Comando stesso avr
gi studiato) tendenti ad evitare un attacco frontale alla citt, che
dovesse eventualmente portare ad un enorme aggravamento, con
distruzioni, saccheggi e massacro della popolazione, della situazione.

Il Comitato Toscano di Liberazione Nazionale rimane a com


pleta disposizione con tutti i suoi mezzi, servizi politici, ammini
strativi e militari, del Comando alleato e prega vivamente di stabi
lire un collegamento per una proficua collaborazione.
D i fronte allevidente proposito dei tedeschi di resistere sulla
riva destra dellArno, creando un fronte di combattimento nel cuore
della citt e con la prospettiva di una prolungata occupazione te
desca della parte centrale di Firenze, il CTLN con molta saggezza
e lungimiranza, allo scopo di garantire la propria presenza e lassol
vimento della propria funzione di governo, il i agosto decide di fare
entrare in funzione la delegazione d oltrArno e lancia alla popola
zione questo manifesto:
Cittadini d oltrArno ! La situazione creata alla citt dallinu
mano provvedimento del Comando tedesco - in seguito al quale
tante famiglie sono state cacciate dalle loro case, che forse mai pi
rivedranno - di chiudere il transito sui ponti, ha indotto il Comitato
Toscano di Liberazione Nazionale ad istituire in questa zona, che
verr probabilmente liberata per prim a dalle armate alleate, una
Delegazione propria, con pieni poteri civili e politici.
La Delegazione entra in funzione immediatamente.
La cittadinanza invitata a prestare a questo organo - che
costituisce, come noto, - lunica autorit riconosciuta dal popolo
italiano e dai governi alleati - obbedienza ed aiuto.
Ciascuno resti al proprio posto di responsabilit: collaborando
in sereno spirito di comprensione e di disciplina con la Delegazione
del CTLN ognuno sappia di compiere il supremo dovere per
per la risoluzione degli ardui compiti di questora grave.
Il Comitato Toscano di Liberazione Nazionale
I comunisti provvedono anche a organizzare il loro partito
con tutto lapparato di propaganda. I dirigenti sono Paolo Silvati,
(Antonio Roasio) della Direzione del PCI, Francesco Leone,

Pietro Roncagli e Rom eo Baracchi. Questi ha lincarico di curare


la pubblicazione de L'Azione Comunista, edizione oltrArno.
Il 3 agosto, alle ore 15, il Comando tedesco proclama lo stato
di emergenza: nessuno, per nessuna ragione, potr uscire di casa!
N uomini, n donne, neanche per rifornim enti di viveri e di acqua.
Cade dunque lultima speranza di una ritirata tedesca senza
resistenza nella citt. Poche ore restano ancora prim a dellinizio della
paralisi assoluta della vita cittadina. Il CTLN e il Comando Marte
contemplano anche la possibilit di uninsurrezione generale imme
diata, ma limpresa risulta ancora prematura, per le difficolt di
collegamento e poi perch non sembra che le truppe alleate siano
disposte a condurre unazione energica aggirante. Le forze alleate,
costituite da unit inglesi, olandesi e sud-africane, procedono con
una lentezza esasperante e una circospezione inspiegabile. Nella
citt non vi sono grosse unit militari tedesche, ma di formazioni
agguerrite, di contingenti guastatori specializzati.
Il 3 agosto il CTLN al completo si ritira per sedere in per
manenza assoluta nella casa di DallOppio, in via Condotta al n. 8.
N e fanno parte: Foscolo Lombardi e Natale DallOppio, socialisti;
Giuseppe Rossi e-Giulio Montelatici, comunisti; Agnoletti del Par
tito d azione; M. Martini, democratico cristiano; Medici Tornaquinci, liberale.
Il Comando militare si riunisce nei locali della Societ Leonardello in Piazza Strozzi, mentre i reparti delle squadre d azione
raggiungono i loro accantonamenti.
Allo scopo di assicurare un efficiente servizio di osservazione
per controllare i movimenti di sganciamento dei tedeschi e lavan
zata degli alleati, entra in funzione il predisposto posto di osserva
zione sulla cupola del Duomo, composto dal vice comandante, dal
commissario politico e dal capo nucleo I del Comando. Il loro collegamento con lesterno assicurato da staffette femminili e da pseudo
ufficiali sanitari muniti di bracciale della Croce Rossa. Ma anche

questi collegamenti sono presto interrotti. Le ultime ore prima del


lentrata in vigore dello stato d emergenza colgono la citt in una
prodigiosa animazione. Gente che corre da una casa a unaltra, da
una bottega a una cantina, da un rione a un altro in bicicletta o a
piedi. Chi per trovare un parente, chi per rifugiarsi in casa di amici,
chi per tentare lultima provvista o per prendere lultimo fiasco d ac
qua o una candela o un medicinale, chi trasporta su carretti materassi
o pochi mobili. M a molti, si capisce, corrono per i collegamenti
delle forze della Resistenza. Nessuno pi nelle fabbriche e negli
uffici e quindi operai, tecnici, impiegati, artigiani entrano nelle
SAP, escogitano mezzi e strumenti per attaccare i tedeschi, per
effettuare sempre nuovi colpi di mano.
La citt, che sembrava esausta e schiacciata dallorrore di tante
stragi, mostra invece una vitalit nuova, sprigiona energie incredi
bili. Ognuno aguzza lingegno, ognuno, a suo modo vuole essere
un combattente di questa sacra battaglia. T utta Firenze trasformata,
ha un volto nuovo di guerra. I palazzi antichi, dal bugnato scheg
g i a i dai proiettili, hanno laspetto di fortini. E gi in Palazzo Pitti
centinaia di sfollati trovano ricovero. Le stradette, i vicoli, i chiostri
dei conventi di S. Marco, del Carmine, di S. Croce affrescati dal
Beato Angelico e dal Masaccio e adomati dalle terracotte dei Della
Robbia, rigurgitano di uomini della Resistenza, vedono incrociarsi
le staffette. Gli operai, i meccanici specializzati della Galileo, della
Pignone, delle Officine Ferroviarie, preparano ordigni micidiali,
disinnescano le mine tedesche nelle fabbriche; i tecnici, ifisici dellU
niversit e degli istituti, allacciano collegamenti telefonici e nellIsti
tuto di Chimica in via Gino Capponi, i professori Campoimi e
Luigi Sacconi fanno funzionare apparecchi radio trasmittenti. I
medici preparano materiale e posti di pronto soccorso.
Artigiani, falegnami o fabbri, scultori, decoratori della Ginori,
mosaicisti e argentieri, lontani discendenti di Donatello, di Lorenzo
Ghiberti, di Cellini e Brunelleschi, adusi alla ricerca, alla sfumatura

delle luci, abituati a macinare il colore, alluso della sgorbia e del


ferro per lintarsio, per le incisioni, le decorazioni o la tiratura
delle pelli, fanno della loro esperienza e dei loro arnesi armi per
preparare chiodi, confezionare bottiglie esplosive, tagliare comuni
cazioni.
Questa guerra, la guerra che ora ritengono giusta e necessaria
per la liberazione della loro citt, per conquistare per s e per i
propri figli la libert e la giustizia, li trasforma e li accende tutti.
Pare che conoscano il pensiero del Machiavelli, la sua teoria
sulle milizie cittadine perch ogni citt, ogni Stato debba reputare
inimici tutti coloro che possono sperare di poterle occupare il suo e
da chi lei non si pu difendere e il Discorso sopra Vordinanza e
milizia fiorentina e il concetto che mai alcuno ordin repubblica
o regno, che non pensasse che quegli medesimi che abitavano quella,
con le armi, lavessero a difendere e non attendere che la difendano
gli altri. Lo spirito dellassedio della repubblica fiorentina contro
le truppe francesi, spagnole e papali del 1527 che uni il fabbro fer
raio intento a forgiare elmi e scudi a Michelangelo impegnato a
progettare la difesa, a collocare i cannoni a palle di pietra, quello
spirito rivive ora e unisce loperaio allo scienziato per la difesa di
Firenze, con lo stesso spirito d indipendenza dallo straniero, con
la stessa ansia di libert e di progresso.

LO SCHIERAM ENTO DELLE FO R Z E PARTIGIANE


ALLA VIGILIA DELLULTIMA BATTAGLIA

Difficile si presenta la determinazione e lesecuzione di un piano


insurrezionale coordinato con lavanzata delle armate alleate allo
scopo di salvare la citt. Il Comando militare del CTLN si rende
conto che soltanto in parte questo piano pu essere coordinato,
poich la battaglia tattica dentro Firenze fra nazisti e popolo deve
essere regolata dalle forze della Resistenza.
Il piano degli alleati ha lo scopo di evitare danni gravi alla
citt, liberandola con una manovra avvolgente con forze che dovreb
bero sostare a sud della citt senza entrarvi, m entre altre unit do
vrebbero passare lArno a monte e a valle, e quindi prendere in
una morsa i tedeschi costringendoli cosi a fuggire verso i monti,
dove verrebbero ulteriormente attaccati.
I tedeschi e i fascisti invece intendono trasformare la citt in
campo di battaglia, fra i monumenti e le torri, mettendo in diffi
colt gli alleati costretti a sparare nel cuore della citt. Per vegliare
allesecuzione di questo piano resta a Firenze fino allultimo Alessan
dro Pavolini, dopo aver distribuito ai suoi sbirri cinque milioni presi
in Prefettura.
Cosi Firenze, oltre ad essere teatro della guerriglia interna,
anche bersaglio delle artiglierie alleate, schierate a semicerchio sui
colli a sud dellAmo, e di quelle tedesche schierate pure a semicerchio
contrapposto sulle colline di Fiesole, Settignano, a nord.
In citt si effettuano soltanto piccoli colpi di mano e preparativi
per linsurrezione generale. Il CTLN infatti invita il popolo a

non abbandonare la citt e a resistere, ma non proclama la guerra


aperta generale: evidente che alTintemo del Comitato affiora
qualche divergenza nelle posizioni politiche. I comunisti sono pi
propensi a chiamare tutto il popolo alla lotta per m ettere fine alla
lunga agonia. U ninsurrezione generale decisa allunanimit da tutti
i partiti avrebbe ragione delle forze tedesche che non sono molte e
risparmierebbero rovine alla citt, impedirebbe ai tedeschi di ese
guire metodicamente i loro piani.
Che i comunisti siano propensi per questa posizione si rileva
anche da un manifestino che fanno diffondere. Esso dice:
Fiorentini! Il partito comunista vi ha sempre detto, mal
grado le voci contrarie, che i tedeschi avrebbero usato delle vostre
case per i loro fini criminali. Lodierno ordine di sfollamento lo
conferma.
Fiorentini. N on assecondate i piani tedeschi. N on sfollate!
Rimanete nelle vostre case. Difendetele con le armi, con qualsiasi
mezzo. Impedite distruzioni e saccheggi! Chi deve sfollare non sono
i fiorentini, ma i nostri nemici tedeschi. Questo il momento
della lotta decisiva.
La posizione dei comunisti dettata da due preoccupazioni;
quella di non prolungare troppo le sofferenze della citt, e quella,
pi politica e storica, d inserire con forza la lotta popolare anche
nelle operazioni militari per far pesare questo contributo nelle trat
tative con gli alleati.
M a di fronte alla mancanza di unanimit nelle decisioni per la
lotta immediata, anche i comunisti accettano e sostengono la linea
unitaria del CTLN che pure una tattica saggia, politicamente
e m ilitarm ente giusta: di fronte alla lentezza degli eserciti alleati
che mirano a far logorare le forze della Resistenza, i partiti del CTLN
non vogliono impegnare la popolazione in una lotta disperata con
tro forze tedesche, anche se non ingenti, armate ed agguerrite. D al

tra parte necessario tenere in piedi le forze militari del CTLN


per farle intervenire al momento strategicamente giusto in modo
da assicurare una partecipazione alla liberazione della citt. Parteci
pazione che dovr avere la sua contropartita politica col riconosci
mento del CTLN.
Cosi, senza lordine dellinsurrezione, salvo improvvisi colpi
di mano compiuti da agili gruppi, la popolazione si ritira nelle case.
Con ci le forze armate tedesche e i gruppi fascisti hanno il controllo
delle piazze e delle vie della citt, guadagnando un punto a loro
vantaggio.
Le formazioni partigiane che da tempo hanno iniziato la marcia
di avvicinamento a Firenze, ora, con marce forzate, attraverso gravi
ostacoli, giungono veramente in prossimit di Firenze. Questa mar
cia non stata una passeggiata: stata una sofferenza. T utte le for
mazioni duramente provate dai combattimenti non hanno avuto
il tempo di procedere alla propria riorganizzazione. E lavanzata
attraverso i monti, sulle pendici dei cobi, fra boschi di castani, fra
macchie e attraverso torrenti, stata contrassegnata anche da duri
scontri con pattuglie tedesche della Goering. I tedeschi sanno infatti
qual la direttrice di marcia dei partigiani e perci non tralasciano
nulla per ostacolare lavanzata verso Firenze e il congiungimento
con le forze alleate. N el corso di queste azioni i tedeschi incendiano
boschi e case a Gamberaia. E gli scontri costano altri morti, altri
feriti. Cadono i veterani della guerra partigiana, comandanti
come Balena, e giovani al battesimo del fuoco.
Intorno a M onte Murlo, a M onte Masso, a Poggio Firenze, a
Montisoni, a Fonte Santa, a Torre Cona, a Poggio alla Croce, a
Gamberaia si accendono aspri scontri. Verso il borro di Palazzaccio,
un gruppo di dieci tedeschi che tenta di attaccare elementi della
vecchia Stella Rossa, atteso a distanza ravvicinata e fulminato
dai mitragliatori partigiani.

Ed proprio m entre gli uomini di retroguardia si attardano


a sparare contro i tedeschi, che altri elementi della Brigata Sinigaglia
sincontrano con gli avamposti inglesi, coi tommy.
questo il primo incontro fra i soldati deUVIII Armata e i
ragazzi delle formazioni partigiane. Prima lemozione, la perplessit,
poi un sentimento di allegria e di festa che prevale.
U n maggiore, comandante del battaglione inglese, si presenta
a Gracco che comanda la Brigata d Assalto Sinigaglia 22 bis e a
Gianni, commissario politico. Poi la fraternit. Gli uomini si ab
bracciano, si scambiano saluti, cantano, e in testa alla colonna avanza
la bandiera rossa dellunit partigiana.
Questi uom ini hanno in comune il compito e il desiderio di
combattere il fascismo e il nazismo, il desiderio di m etter fine alla
guerra e tornare a casa, al lavoro. M a quanta diversit fra loro,
quanta diversit di mezzi e di sacrifici.
Puliti, ben calzati e nutriti, ben armati e motorizzati i prim i,
sostenuti da tutti i comforts, collegati regolarmente coi comandi; la
ceri, mal vestiti e affamati, con poche armi, i secondi. Eppure pi
alto il morale dei partigiani, pi alto il loro spirito combattivo.
Dopo aver disposto una distribuzione di razioni come quelle
dei soldati inglesi a 170 partigiani, il comandante inglese chiede
notizie sulle posizioni tedesche. I comandanti si scambiano le carte
geografiche, segnano i punti ove i partigiani ritengono vi siano
batterie tedesche.
Che intenzioni avete, non appena avrete raggruppati
i vostri uomini? - domanda lufficiale inglese a Gracco.
Stanotte riposeremo, domattina allalba marceremo su
Firenze, - risponde il comandante partigiano.
M a lVIII Armata non giunta a Firenze. Si sta com
battendo per arrivarci. Volete restare con noi?
Ma i partigiani non aspettano.

Il battaglione inglese ha il compito di fiancheggiare una colonna


principale in marcia e i partigiani non vogliono restare ad assolvere
compiti ausiliari. Sanno che devono arrivare a Firenze il giorno 4.
Soldati inglesi e partigiani, montano la guardia durante il col
loquio dei rispettivi comandanti, scattano sullattenti al momento
del commiato.
La m attina del 4, alle prim e luci dellalba, con le compagnie
della Sinigaglia si muovono anche quelle della Caiani, della
Lanciotto, della Fanciullacci. insomma tutta la Divisione
Garibaldi Arno che si muove e che avanza. I reparti che proce
dono non compatti, ma dislocati, incontrano o sintrecciano con
avamposti inglesi.
Come un largo, vivente ventaglio, lesercito garibaldino si
muove, esce dai boschi, passa le macchie e le umide erbe dei prati.
La guerra, la ritirata tedesca, lungo le strade principali, ha lasciato
segni tragici: case incendiate, piante schiantate, uomini riversi. Ma
in questa fresca mattina del 4 agosto, la campagna sembra pi
bella, pi sorridente. un giorno di riscossa. Si va a Firenze! E per
le strade, per i paesi di Grassina, Capanuccia, Ponte a Ema, i parti
giani passano cantando mentre inseguono i tedeschi.
Questa ultima fase della guerra partigiana che vede schierate
da una parte le agguerrite formazioni della Goering, e dallaltra
le deboli unit partigiane, mette ancora in evidenza le qualit di
Potente, delluomo che fu ufficiale dellesercito monarchico e fasci
sta, istruito secondo i canoni dellarte militare tradizionale, delluomo
che, senza esperienza di guerriglia partigiana e di lotta politica, ha
saputo comprendere il significato di questa guerra, affiatarsi con
uomini di diversa provenienza, intendere il linguaggio dei contadini
e degli operai e superare tutti nella strategia della guerriglia, gui
dando i partigiani a combattimenti difficili e legando mirabilmente
la guerra partigiana alle tradizionali rivendicazioni delle masse con
tadine.

Potente guida, con la collaborazione di altri comandanti parti


giani, lultima fase della battaglia di Firenze, ottenendo il massimo
dei risultati politici-m ilitari col minimo possibile di perdite umane.
Negli ultimi giorni che precedono la liberazione d oltre Arno,
cosi il comando della Divisione Garibaldi Arno ha dislocato le
proprie forze:
al 31 luglio: Brigata Fanciullacci
- m onte Morello
Brigata Caiani
- m onte Giovi
Brigata Sinigaglia
- Fonte Santa
2 compagnie della Lanciotto - Fonte Santa
Comando Divisione
- Fonte Santa
Successivamente avvengono questi spostamenti:
3-4 ago sto : Brigata Fanciullacci
Brigata Caiani
compagnie della Lanciotto

- Fiesole M ontalgiro
- Settignano
- penetrano nella
scuola Verrazzano
entro Fiienze
sotto la direzione
di Francesco Leone

Fra il 3 e il 4 agosto la Caiani sostiene un combattimento


a Tre Pini sui colli di Settignano ed ha 31 m orti.
Le compagnie della Lanciotto e la Sinigaglia sostengono
scontri a Ponte a Ema ed occupano tutto loltrAmo, m entre le ultime
pattuglie tedesche si ritirano facendo saltare i ponti.
Le prim e pattuglie che arrivano a Gavinana, in via Senese, a
Porta Rom ana e in S. Frediano, sono accolte prim a con stupore,
poi con gioia delirante dalla popolazione. Le scene pi varie e pi
incredibili si susseguono : i giovani sono entusiasti, affascinati dalleco
delle gesta che ha preceduto larrivo dei partigiani. per un entu
siasmo senza ripensamenti, senza amarezze. Diverso invece latteg
giamento dei pi vecchi, di quelli che pi hanno sofferto sotto il

fascismo e che quasi disperavano di abbatterlo. O ra la libert con


quistata, ora una vita nuova si inizia. T utta Firenze e lItalia non sono
libere, m a la vittoria prossima.
Poche ore dopo arrivano pattuglie inglesi e neozelandesi, carri
armati e batterie antiaree.
Il popolo accorre ad acclamare i liberatori. I dirigenti politici
escono alla luce del sole e Antonio Roasio tiene un comizio nel
piazzale di Porta Romana.
Nella parte della citt ancora occupata dai tedeschi, di l dal
lAmo, la notte fra il 3 e il 4 agosto stata una delle pi dramma
tiche. Con lentrata in vigore dello stato d assedio, i fiorentini si do
mandano cosa faranno i tedeschi. Si diffusa la voce che inten
dano far saltare i ponti sullArno, ma tali voci sono incontrollate.
D altronde le forze della Resistenza, non scendendo in lotta aperta,
molto difficile che possano impedire ai tedeschi tale distruzione.
I tedeschi hanno studiato da tempo lubicazione, le strutture
e la staticit dei ponti. U na preparazione metodica insomma
stata gi fatta in modo da poter attuare un piano in poche ore.
Infatti, al primo calar della sera, m entre la popolazione pri
gioniera nelle case e i guastatori tedeschi occupano le strade, spe
cialisti balistici si mettono immediatamente allopera. Numerose
squadre nelloscurit si gettano intorno ai piloni, alle arcate, aprono
fornelli nelle strutture e limbottiscono di dinamite nei punti vitali
dei ponti, con laccanimento di chi aggredisce una persona e vuol
finirla rapidamente, col furore di chi sa di commettere un delitto ed
ha paura. I ponti subiscono cosi le prim e ferite. N el colmo della
notte, prevedendo di essere costretti a ritirarsi da S. Frediano, da
S. Niccol e da tutta la zona d oltrAmo a seguito delle notizie del
lavanzata dei partigiani e degli alleati, i tedeschi incominciano a dar
fuoco alle micce. Boati sordi e prolungati scuotono la citt. Saltano
le case di Por Santa Maria, via dei Bardi, via Guicciardini, le antiche
costruzioni intorno alla Torre degli Adinari, alle Logge del Porcellino,

le case di fronte agli Archi Busieri. Insomma la vecchia Firenze di


Dante e i palazzi del lungarno Acciaiuoli saltano in aria. E poi
la m attina allalba i ponti; i piloni e le arcate del ponte della Vittoria,
i piloni del Ponte alla Carraia, del Ponte alle Grazie, larco mera
viglioso del Ponte S. Trinit, opera di Michelangelo e dellAmmannati. I fiorentini che abitano nella zona pi vicina alla riva sen
tono scuotere le loro stesse vecchie case che sembrano crollare.
Qualcuno intuisce che si tratta dei ponti, ma i pi non sono certi,
perch le esplosioni sono accompagnate da spari, cannoneggia
menti.
Fino a giorno si rinnovano le deflagrazioni. Alcune sono pro
lungate e pi potenti. Alle 5 del mattino continuano ancora. Gli
abitanti di Borgo La Croce e di via dei N eri sono sbalzati quasi dal
letto. Quelli di via Parione, via della Vigna, sono al centro degli
scoppi e dei crolli. I fiorentini, che non possono neanche affac
ciarsi alle finestre perch i tedeschi sparano, si domandano che cosa
succede alla citt e non credono si tratti soltanto dei ponti, dei loro
cari vecchi ponti sullAmo, rimasti soli indifesi di fronte al furore
tedesco.
M a anche i ponti sembra vogliano resistere alla ferocia na
zista. Il Ponte a S. Trinit, il pi bello, lorgoglio dei fiorentini,
quello che pi resiste. Ed con le parole di Piero Calamandrei
che meglio si pu ricordare il vecchio ponte:
...D icevm o che fosse il ponte pi bello del m ondo: certo
che a ripensarlo oggi come era, a rivederne oggi la riproduzione
su qualche vecchia stampa, ci accorgiamo che quei tre archi erano
in realt unarcata sola; la flessuosa lievit di quella linea unica non
aveva bisogno per reggersi di spezzarsi in archi e di posar su piloni;
pareva gettata l attraverso il fiume, colla spontanea naturalezza di
un tiro di fionda lanciato dalla mano di un giovanetto: un incon
tro, non pi riproducibile, della robusta semplicit del primo R ina
scimento colla grazia raffinata del manierismo che si annunciava.

Ma quale potenza di solidit statica in quella morbidezza di


linee! I guastatori tedeschi ci si dovettero rifare pi volte. Gli altri
bast minarli ai piloni: rovinarono al prim o scoppio.
Il Ponte a Santa Trinit, no: alla prim a esplosione, che fu sul
cader della notte tra il 3 e il 4 agosto, scroll appena le spalle:
e rest in piedi. Allora quei manigoldi dovettero ricominciare da
capo: ritentarono invano di far saltare i piloni, poi, fallito ancora
il tentativo, lavorarono alla disperata tutta la notte ad avviluppare
in ima gabbia d esplosivo lintera arcata: e solo cosi, vicino allalba,
riuscirono a farla saltare. Questo affannarsi notturno di ombre spie
tate contro il ponte che resisteva, somiglia a una scena di tortura:
anche il pi bel ponte del mondo, colpevole di aver resistito, fu
condannato a perire di morte lenta, sotto i supplizi dei torturatori
tedeschi.
D icono: la guerra: la guerra cieca, la guerra che dissemina
le rovine, e non sa dove colpisce. N o: qui non fu la guerra cieca,
la distruzione che cade dal cielo e sbaglia il segno : fu lucida crudelt,
gelido furore scientificamente calcolato: come sarebbe lo sfregio
inferto da un chirurgo criminale che avesse prim a lungamente stu
diato qual il punto dove si deve colpire una fisionomia umana
per meglio deturparla

M a nessuno ancora ha visto, nessuno stato sul luogo del de


litto, perch i nazisti sparano a vista contro chiunque osi circolare
o avventurarsi nelle strade.
Alla sera del 3 agosto le forze armate patriottiche della
riva sinistra dellArno inquadrate nella prim a zona, si presentano al
combattimento con la seguente consistenza organica: uom ini 780,
fucili e moschetti 280, fucili m itragliatori e pistole 10, m itra pe
santi 2, pistole 191, bombe a mano 490. La situazione operativa
del momento, impose una modifica al piano base di occupazione
e difesa della citt. Ai patrioti della riva sinistra dellArno venne
affidato come compito principale quello di evitare la distruzione

dei ponti. Qualora non fosse stato possibile attuare il piano anzi
detto, i patrioti avrebbero dovuto dare esecuzione ai compiti del
piano originario e cio a scopo:

attacco contro le retroguardie tedesche in ritirata;


lotta contro i franchi tiratori;
occupazione di determinati obiettivi;
mantenimento dellordine pubblico.

Lazione tendente ad evitare la distruzione dei ponti si presen


ta subito alquanto rischiosa e con scarse probabilit di successo.
La situazione del momento e le informazioni sugli alleati da
vano che la notte sul 4 agosto:
i tedeschi avevano guarnito in forze la sponda destra
dellArno, per cui impossibile si prospettava il concorso allazione
dei patrioti della riva destra;
le truppe alleate erano ancora ben lungi dal poter vali
damente sostenere lazione dei patrioti sui ponti. Infatti si constatato
che le prim e pattuglie alleate giunsero a Porta Rom ana quattro
ore dopo il brillamento dei ponti ed erano di cosi esigua forza che
non avrebbero potuto in alcun modo consentire ai patrioti di man
tenere i ponti contro la reazione tedesca.
Nella zona Piazza Gavinana e il Bandino e nel rione della
Colonna, le prim e pattuglie alleate comparvero 12 ore dopo di quelle
di Porta Rom ana. Il grosso dellavanguardia segui le pattuglie di
ben 12 ore. Uniche azioni tentate sono state le seguenti:
a)
Al Ponte della Vittoria due squadre di arditi, munite d
armi automatiche, tentarono di tagliare i fili che univano le linee
alla stazione di brillamento. Avvistate dal nemico in prossimit dei
fili, furono sottoposte a violente azioni di fuoco cui risposero con
risolutezza e coraggio. Lazione di fuoco si prolung finch, colpito
a m orte uno dei capi squadra e serrate da vicino da preponderanti

forze tedesche, le squadre furono costrette a ritirarsi portando seco


un morto ed un ferito.
b)
Al ponte alla Carraia una compagnia di patrioti ha il
compito di im pedirne la distruzione. I tedeschi difendevano il
ponte con 4 mitragliatrici e vedette varie.
Quando apparve evidente, dal ritiro delle ultime sentinelle, che
i tedeschi si apprestavano a far saltare il ponte, un plotone della
citata compagnia usc al completo ed attacc di sorpresa due dei
quattro centri di fuoco tedeschi avendo ragione degli uomini dei cen
tri stessi. La violenta reazione nemica arrest lavanzata del plotone
m entre il ponte saltava. Lintevento di un secondo plotone riaccese
la violenza del combattimento che si protrasse per diverse ore.
In questa zona i patrioti ebbero un m orto e 4 feriti.
N ella zona compresa tra il Ponte della V ittoria ed Ugnano
reparti di patrioti, m entre ancora transitavano truppe tedesche,
riuscivano a neutralizzare, le mine destinate a far saltare il Ponte
di Mantignano.
Venne inoltre proceduto al rastrellamento delle mine nellac
quedotto di Mantignano, che pertanto rimase intatto.
In tali azioni caddero cinque patrioti.
Altri scontri con i tedeschi avvengono al guado a m onte dellIsolotto nei quali lasciarono la vita diversi tedeschi, m entre i
patrioti ebbero due feriti. In totale tra il Ponte della V ittoria ed
Ugnano vennero neutralizzate 28 mine e rimosse 122.
Nella zona compresa tra il Ponte della V ittoria e Piazzale
Poggi, la lotta venne principalmente diretta contro i franchi tiratori
la cui attivit si manifest intensa fin dallinizio. O vunque indivi
duati vennero inseguiti ed in parte catturati e passati immediata
mente per le armi. Nella zona di Grassina fu asportata la stazione
di brillamento del Ponte sullEma. Interruzioni stradali furono riat
tivate con celerit. Il Ponte sullEma, in localit di Ponte a Ema,
venne riattivato in meno di tre ore, cio prim a ancora che arrivas

sero le prim e pattuglie alleate. Altre interruzioni sulla via Chian


tigiana, in localit Diacceto e Bandino, furono rapidamente ripri
stinate prim a dellarrivo degli alleati. U na squadra di patrioti in
collaborazione con reparti alleati, contribuiva allaccerchiamento di
150 tedeschi asserragliati fra Villamagna e Incontro. Attiva ed ap
prezzabile la cooperazione con gli alleati nel servizio di guida sui
campi m inati e nel fornire informazioni militari. Notevole anche
lopera di soccorso alla popolazione specie nei servizi di vettova
gliamento e sanitario.
Le perdite subite dai patrioti della I zona nei prim i tre giorni
di lotta contro i tedeschi, sono le seguenti: deceduti 8, feriti 16.
Alle azioni di rastrellamento dei franchi tiratori ha attivamente
collaborato la Divisione Am o, che dopo aver brillantemente
operato nella zona tra S. Donato in Collina e la via Chiantigiana,
scese in citt per partecipare alla lotta di liberazione.
In questi giorni che sembrano lunghi come leternit, i guasta
tori tedeschi compiono gli scempi pi brutali, le rapine pi delittuose;
e la gente ormai rintanata nelle case con poche provviste (anche
perch ritiene che lemergenza durer al massimo 24 ore o poco pi)
soffre la fame, e nelle case affollate e prive di medicinali facile
preda di m orbi. Quelli che muoiono non possono essere traspor
tati al cimitero. In alcune case i defunti restano per alcuni giorni
fino alla decomposizione. Pattuglie tedesche scassinano negozi,
vuotano le ultime giacenze dai magazzini. Nelle zone pi isolate
di notte entrano nelle case a cercare donne. Qualche cittadino che si
azzarda ad uscire freddato, e il cadavere lasciato sulla via a putre
fare sotto la sferza del sole cocente.
Anche le donne che escono ad attingere acqua sono bersaglio
dei m itra tedeschi e dei franchi tiratori fascisti.
U na colorita e raccapricciante immagina della situazione
data dalla lettera che don Mario Chiappelli scrive in questi giorni
al padre provinciale:

Reverendissimo e caro Padre Provinciale, - incomincia


la lettera -. Le scrivo, malsicuro se la lettera possa giungerle; sono
tuttavia cosi confuso d aver trasgredito ad alcuni suoi ordini di
prudenza, che unoccasione - pure incerta - di farle pervenire le mie
scuse, m i preziosa.
Il partigiano, cui affido la lettera, si trovava da questo lato
della citt la sera del 30 luglio, avendo lasciato oltre i ponti, a casa
sua, la madre molto malata.
N ella notte del 30 luglio (cio sabato scorso) ero con lui; stri
sciavamo lungo un muretto, per andare a raccogliere due feriti.
Repentinam ente il cielo divenne sulfureo e le detonazioni consecu
tive ci avvertirono che i ponti erano saltati.
(Uno di questi due feriti lo trovam mo m orto ; lo seppellimmo
in un campo, un cimitero che abbiamo improvvisato sulla via di
San Domenico).
Lurgenza di questa e di altre simili azioni ha finora sopraffatto
le nostre cure personali, ma da ieri si delinea una pausa nei combat
timenti, si che il partigiano ha deciso di attraversare la citt e di
tentare il passaggio oltre il fiume, forse a nuoto nella notte.
Ritengo improbabile che riesca.
Chiunque osi uscire di casa, corre il rischio di venire mitragliato.
I m orti che non ci dato raggiungere si corrompono sullasfalto
fra nugoli di mosche, spesso sotto gli occhi dei parenti. I quali, pri
gionieri nelle case, dietro le finestrelle delle cantine, odono i loro
feriti gemere, che agonizzano nella polvere delle strade, fra il sudi
ciume, sotto la canicola, sotto la pioggia.
E il continuo cannoneggiamento; e le bombe; e limpossi
bilit per le famiglie di rifornirsi, la mancanza d acqua e di luce,
linsufficienza e la ricerca dei medicinali, lansiet dei segregati in
torno alla sorte dei loro cari, la difficolt di ottenere e portare notizie:
tutto ci impegna vivamente.

Inoltre qualcuno di noi viene ucciso: taluno, sopraffatto, di


serta; cosi i compagni di lavoro diminuiscono e non mi dato
assentarmi, m entre vorrei tornare da lei, e non solo a domandarle
perdono, m a a parlarle di alquante cose occorse, che fanno problema
nel mio animo, e sulle quali un suo lume porterebbe chiarezza.
Il nostro rifugio a Villa Ada, casa di cura sinistrata solo in
parte, divenuta una sorta d ospedale da campo. Fra i volontari che
lavorano con m e era una fanciulla di diciannove anni, i cui genitori
erano m orti in seguito al bombardamento del 25 settembre. Aveva
dei parenti nel nord d Italia e non poteva comunicare con essi;
non aveva risorse per vivere; dal settembre, sebbene appartenesse
a una famiglia intellettuale, lavor qua e l come inserviente. Di
aspetto nobile, e, secondo la generale opinione, bellissimo, questo
suo scartare ogni appoggio, contando solo sulle proprie forze, mi
parve lodevole.
La detta ragazza fu arrestata tre giorni or sono, allangolo di
via Cento Stelle, mentre, insieme a me, soccorreva un morente.
U n gruppo di uom ini sparava contro di noi da una finestra; alla fine,
irritati, scesero e arrestarono lei, lasciando me, come sacerdote.
Vidi la casa dove la fanciulla venne introdotta e, inquieto,
appena possibile la raggiunsi. Ci fu soltanto nella tarda sera.
Ella si trovava in una camera la cui porta era stata sostituita
da un cancello in ferro. Lungo il corridoio un uomo armato, ma
dallaspetto estremamente stanco, montava la guardia.
Nel mom ento in cui giunsi, la giovinetta, con il capo ficcato
tra le sbarre, chiedeva dellacqua per lavare lim piantito; al che la
sentinella stizziva.
m atta - m i disse - la fucilazione le d alla testa.
Conobbi cosi ad un tempo la sorte di lei e il motivo della
facilit con cui m i avevano lasciato passare. Anche la ragazza cre
dette che io fossi stato avvertito e che giungessi per amministrare
il Viatico. M a ella appariva soprattutto preoccupata del sudiciume

che invadeva il luogo e ansiosa di m ettere ordine. N on aveva in nulla


cambiato, i suoi gesti erano alacri e diligenti. Studi di spolverare
col fazzoletto la panca sulla quale avrei dovuto sedere, e di fissare
sul tavolo la candela che giaceva in terra.
Se questo buon uomo, - esclam accennando la sentinella
che richiudeva il cancello dopo il mio passaggio, - m i desse una
scopa, almeno, o dellacqua...
U na sorta di sbadata piet contrasse la faccia delluomo (qual
cosa di remoto, come di cieco, era in lui).
Vai, vai, piantala, lascia stare... - disse atono.
Parlai alla fanciulla. M i ascoltava immobile, m a trepida, viva;
io m i chiesi se quellintensit non fosse stranezza, tuttavia nessun
segno d esasperazione era in lei, n d esaltazione; era attentissima,
come chi non debba perdere n un m inuto di tempo, n un filo
di forza, conscia di dover compiere una grave azione, cio morire.
Questo pensiero accendeva una luce nel suo sguardo ; il quale,
(anche per laddensarsi dellombra notturna nella stanza) andava
acquistando un augusto splendore.
Io provai allora un sentimento ignobile. Lo provai con impeto.
M e ne accuso. E me ne scuso insieme, poich era forse naturale,
seppur non legittimo, che a me - accasciato su quella panca, coperto
di polvere, di sudore, di sangue rappreso, stordito nello spirito,
spossato nella carne - era umano, per quanto deplorevole, che la
morte, fra tutte le cose, m i apparisse a un tratto la pi nitida. La
desiderai, me ne accuso. Ella trasfigurava dinanzi ai miei occhi,
e dal volto nasceva un bene, una speranza, qualcosa di talmente
insolito e necessario: il presagio d un sorriso. Io lo attendevo, era
la misericordia di D io; eppure quando ella sorrise, ne fui straziato
cosi che fu lei a dirm i: coraggio,,.
Per la piet di me prese a parlare, quasi divagando e scherzando :
- E lumilt, Padre? N on pi quella virt serissima, tu ttaltro che
melensa [ella mi faceva il verso], per la quale tra noi e le condizioni

esiste una prospettiva che ci lascia immuni da ogni turbamento?


N on era cosi, ieri, quando avevamo paura di seguirlo fino alla casa
della Coverina?
Ma il suo volto era mutato mentre parlava; la sua voce impal
lidiva: E la pazienza... non la virt... lei la chiam terribile,
non vero? Continu con quella voce patita:
La capacit di farcela, ancora, e ancora... fino in fondo?
Ho sonno, - disse a un tratto.
Disse, arida: Voglio dormire.
Quasi le gambe non la reggessero, scivol a terra, appoggi
la testa al muro, chiuse gli occhi. Le rammentai che doveva confes
sarsi. M orm or: - Pi tardi, avremo il tempo.
Sembr assopirsi, seduta in terra, contro il muro. Trasaliva;
a poco a poco sacquet, parve riposare. Soltanto i capelli, di qualit
morbida, avevo limpressione che inasprissero, quasi la massa bionda
irruvidisse di contrariet, in unarsura, in un rabbrividire di cui nulla
lasciava scorgere i m iti lamenti.
N on so quanto tempo passasse.
La finestra era in gran parte murata, ma da unaltra fessura
si vedevano le nubi trascorrere sul cielo estivo. E la notte, la fiam
mella e lodore della candela, il respiro di lei, il silenzio, tutto ci
aveva una pace impensabile - era cosi familiare e insieme cosi straor
dinario. Certo, io sentivo, io sapevo che ogni minuto era estremo ma qualcosa di non oppresso, una calma pareva tuttavia regnare
oltre noi.
Con gli occhi chiusi, ella disse:
M i dispiace non aver avuto figli.
Lo disse come lunica cosa che importa, la sola degna di rim
pianto. Lo disse come se la missione umana fosse stata tradita in
lei, come se il suo passaggio su questa terra fosse stato inutile.
Oh, reverendo Padre! Quale sapienza sarebbe stata necessaria a
soccorrere la moribonda, con quali parole lei lavrebbe consolata!

La m ia goffa giovinezza si turb in un disordine di pensieri;


e il mio orgoglio - Padre, il mio orgoglio - tum ulto a quella frase.
M i sentivo al di sopra di lei, trascelto al privilegio, esente dalle co
m uni aspirazioni, uomo eletto al destino dello spirito... Il disagio
di chi va errando affollava alle mie labbra parole sfarzose e morte.
Ella stava immobile, la testa appoggiata al muro, gli occhi
chiusi. E io... la sirena d allarme mi dette un sollievo; cera una tra
gica ilarit nellurlo delle sirene, nel miagolio delle bombe; una
micidiale liberazione nello schianto.
Fu allora che ella sorse e si confess.
Dovevamo gridare per intenderci, doveva aggrapparsi a me;
la stanza oscillava. Stavamo per m orire, stavamo talmente per m o
rire che lidea d una condanna a m orte appariva irrisoria.
Infatti, quando venne il segnale del cessato pericolo la fan
ciulla rise, con non so quale fresca amarezza. Albeggiava.
Se ci fosse la mamma, - disse, - vorrei farmi raccontare...
La mamma raccontava tanto bene. Aveva fantasia. Cantava, anche.
Q uandero piccina, cantava sempre prima che io m addormentassi...
Prese a cantare sommessamente una sua ninna-nanna infantile.
Quando si udirono i passi di quelli che venivano a prenderla, non
smise di canticchiare, solo i suoi occhi divennero prodigiosamente
larghi.
E io non potei sopportare queste cose, il demonio simpadroni
di me. M invase una forza temibile. Il fatto d essere senzarmi mi
dette langoscia d una mutilazione. (Sar mai perdonato, Padre?
La verit questa: se io non ho ucciso, se io non ho tirato su quegli
uomini, m entre entravano ad uno ad uno, fu unicamente perch
non avevo armi. Il mio furore, il mio spasimo di non poterli uccidere,
non ha di per s consumato il delitto al cospetto di Dio?). Erano
quattro sciagurati, di et differente - lun d essi aveva i capelli grigi m a tutti egualmente terrei in volto, im m ondi di stanchezza.

N on fu pronunziata nemmeno una sillaba. Da quegli uomini


emanava un enfatico smarrimento e una fatica senza nome. Men
tre serravano le manette, la fanciulla cominci a tremare. Durante
il breve percorso apparve sconvolta. Ci fermammo sul piazzale,
dinanzi allo Stadio.
N o, - ella disse sbigottita, affannosamente, - non possibile.
La tirai da parte, mentre i soldati raggiungevano il coman
dante.
Cara..., - le sussurrai, - quello che sta per avvenire... la tua
innocenza... cara... il Paradiso...
Balbettavo. N on sapevo quel che m i dicessi. Come se la mia
debolezza, la mia confusione, la esasperassero, il viso di lei induri:
Essi non possono far questo, - disse. Nessuno pu co
stringerli a questo, - grid, sono anime di Dio, figli di mamma,
nessuno li pu dannare.
Loro?... E che t importa? di loro che parli?
E di chi, dunque?
Era cosi impetuosa, cosi assoluta, in quella sincerit, che io
ne rimasi stordito. Poi fran in me come una dolcezza.
N on si danneranno, figliola, non sanno quello che fanno.
N on si danneranno... tu li perdoni.
Io? - chiese con unespressione di stupore che divenne su
bito raggiante e infantile: io si, io si, si, si, li perdono.
Fece latto di slanciarsi verso lufficiale; volli trattenerla.
Cosa fai?
Parlare con lui.
Ma non si pu, figliuola.
Voglio parlare. Devo. Glielo chieda - disse rudemente, e
poich io esitavo, comand: - glielo chieda.
Lufficiale anche lui era giovane. Ma qualcosa di livido ne assi
derava il volto, lo emaciava, dando al suo sguardo una pesantezza
esausta. Alla mia richiesta sbirci la fanciulla, ebbe un attim o di

perplessit; quella ne approfitt come d un consenso, si sland


verso di lui.
Fummo allora tutti e tre vicini, e poich avevamo su per gi
la stessa et, io pensai: siamo tre ragazzi , un pensiero sconnesso,
una vertigine.
Lufficiale fece un segno ai militi, che si schierarono dinanzi
al muro dello Stadio; poi si volse appena verso la condannata;
egli aveva unespressione chiusa, e insieme violenta e amara. Ma
quella, come se tutta la maternit della terra fiorisse in lei, raggiava,
sopraffatta d emozione; continuava a piangere quetamente e a
sorridere; non poteva parlare, sussurrava: N on stare in pena...
non stare in pena...
Lev le mani quasi volesse abbracciarlo ; le manette la paraliz
zarono. Allora, d improvviso, sabbandon a piangere sul petto di
lui.
pazza? - egli domand freddamente.
M a lei, come parlando a un bimbo, a un suo povero bimbo
disgraziato e adorato, diceva: N on stare in pena... non avere
rimorso... non colpa tua... caro, mio caro... nessuno ha colpa.
Lufficiale lanci uno sguardo ai militi schierati, che lo consi
deravano.
questo che avevi da dirmi? N on altro? - domand som
messamente.
Ella sollev il viso stupendo.
N on altro, - rispose sommessamente.
Piano, con una sorta di spontaneit desolata, di levit distratta
e soave, indietreggi.
Indietreggi fino al muro, senza abbandonare con gli occhi il
giovane.
Lui si diresse verso il plotone. Il suo sguardo era divenuto tim i
do ; io vidi la sua faccia smarrirsi, smagrirsi, m entre dava lordine
e i soldati puntavano le armi, in attesa dellestremo comando.

Pass un attimo, un attimo ancora.


U n panico si diffondeva in quellindugio insostenibile. N el
volto del giovane avveniva qualcosa d inaudito, come un inaudito
risveglio.
Io guardai con terrore la ragazza e vidi, Padre, vidi che
ella pareva fargli coraggio, sorrideva, divampava di tenerezza:
a un tratto venne il grido, il comando, e i soldati tesi nellaspettativa
spararono senza rendersi conto che quel grido era venuto da lei.
Padre. Lufficiale ed io accorremmo presso il cadavere.
Anche lui, penso, era certo di curvarsi su un volto ange
lico.
E per questo le scrivo, mi permetto di scriverle, Reverendo
Padre. Per questo: ci trovammo dinanzi a un povero volto, gli
occhi spalancati della ragazza esprimevano orrore. Padre, perch?
Perch quellorrore? Perch Padre?! .
Questo lallucinante clima dei primi giorni di agosto a Firenze,
nella parte ancora occupata dai tedeschi. In questa situazione diventa
colpevole pavidit attendere che i fascisti e i tedeschi se ne vadano,
illudersi d intenerirli, di ravvederli. la guerra di tutto il popolo,
che occorre. M a in tali circostanze diventa difficile mantenere i collegamenti con gli ispettori di zona delle squadre d azione. Si creano
cosi centri isolati, raggruppati nei grandi rioni di Rifredi, ove dirige
il lavoro politico e militare del PCI Guido Mazzoni, S. Croce,
le Cure ed altri, ma senza coordinamento.
Ma ancora la forza danimo, il coraggio e lingegno individuali
mostrano quanto impensata sia la vitalit delluomo, la sua mera
vigliosa generosit, il suo disprezzo del pericolo che non indietreggia
neanche di fronte alla m orte quando sostenuto dalla ferma convin
zione di combattere per una causa giusta.
Ben presto, utilizzando bracciali e falsi lasciapassare della Croce
Rossa (gli unici che i tedeschi consentono) precedentemente pre

parati, le staffette, uomini e donne in camice bianco, ripristinano


i collegamenti.
Stralciamo da un rapporto del comandante Nello Niccoli
agli organi superiori della Resistenza:
I collegamenti con gli ispettori di zona allinizio dello
stato di emergenza entrano in crisi per i prim i due giorni, data
la impossibilit materiale di far circolare uomini e donne. A ci
si rimedia fin dal mattino del secondo giorno, fornendo le staffette
femminili e i m embri del Comando di bracciale e tesserini della Croce
Rossa, unico personale ammesso a circolare dal Comando tedesco.
Nella m attinata del 5 agosto tutti i collegamenti con i dipendenti
reparti, con il CTLN e con il posto d osservazione sono assi
curati.
Dopo il terzo giorno d emergenza lo stesso Comando tedesco,
resosi edotto della situazione disastrosa in cui versava la popola
zione rinchiusa nelle case, attenua le rigorose prescrizioni date al
linizio, consentendo la circolazione alle donne e ai bambini per
esigenze alimentari. Ci agevola i nostri collegamenti e consente ai
membri del Comando di recarsi presso gli ispettori e di ricevere
gli ispettori stessi per lesame continuo della situazione.
Ma il prolungarsi dello stato di emergenza rende indispensabile
per ragioni di vettovagliamento il rientro nelle proprie case dei pa
trioti delle SAP che gi si sono concentrati in alcune zone. Questi pa
trioti infatti sono privi di servizi. N on si tratta delle formazioni
partigiane, m a delle SAP, delle Squadre d azione patriottica cittadine,
da poco mobilitate, costituite da elementi rimasti nelle fabbriche
o negli uffici fino a poco tempo prima dellemergenza.
Il giorno 6 agosto, in pieno stato di emergenza, uno degli espo
nenti comunisti, per incarico delle forze della Resistenza, si reca
in Palazzo Vecchio, presidiato dai vigili urbani, col bracciale della
Croce Rossa, e riesce a conferire col comandante, cap. Aldo Giannetti, che gi stato in contatto con le forze della Resistenza.

Lesponente comunista riesce a persuadere il Giannetti a rompere


il lucchetto e a forzare la porta per salire sulla Torre d i Arnolfo:
entrambi salgono sul ballatoio.
U no spettacolo di desolazione appare ai loro occhi. Sono i
primi a vedere Firenze nel suo insieme, prostrata, dolorante, fumante
d incendi. E la striscia dellAmo che taglia nel centro la citt non
pi attraversata dai ponti, dai suoi vecchi cari ponti. Sono tutti
crollati, accasciati sul letto del fiume. Restano soltanto i monconi
dei piloni, e cumuli di macerie che emergono dallacqua. I due
volgono lo sguardo allibiti. Ecco i resti dei Ponti di S. Niccol, delle
Grazie, a S. Trinit, alla Carraia, della Vittoria. Resta soltanto il
Ponte Vecchio, l, quasi sotto la Torre: m a per im pedirne il passaggio
che cosa hanno fatto i tedeschi! Tutta lantica zona di Por Santa
Maria, il Porcellino, lungarno, via Guicciardini un tem po palpi
tante di vita, brulicante di forestieri, di garzoni, scintillante delle
botteghe artigiane coi ninnoli che attirano lattenzione dei passanti,
distrutta. U n lento fumo alimentato dal caldo e da un leggero
vento si leva dalle macerie, dai mobili delle case distrutte e in
fiamme. La citt muta, come morta. I lungarni hanno un altro
profilo, un altro volto. Lontano, allorizzonte verso Sesto Fioren
tino, Peretola, Prato, si levano nubi di polvere delle colonne tedesche
in marcia.
La sottostante Piazza della Signoria deserta, squallida, alluci
nante. Allinizio di via Vacchereccia giace un cadavere orribilmente
gonfio e nero allo stato di decomposizione. Nessuno pu toccarlo.
Due guastatori tedeschi scassinano la saracinesca del negozio Sbis.
U n sibilo e un colpo secco interrompono il muto colloquio fra
i due: un proiettile di fucile colpisce la soglia del merlo del ballatoio
ove sono affacciati. Sono le vedette alleate di oltrAmo che sparano
credendo trattarsi di osservatori tedeschi. La loro attenzione cosi
attratta verso quella parte della citt ormai Ubera, ove si scorge un
intenso m ovim ento di cittadini, di bandiere.

Quando i due discendono nellufficio del comandante soprag


giunge un uomo del Partito d azione. Il comunista e lazionista
si mettono d accordo per forzare il passaggio dal Ponte Vecchio.
Dal Palazzo Vecchio infatti c laccesso alla Galleria degli
Uffizi. Di qui la Galleria prosegue sulla costruzione del Vasari sul
lungarno Archibusieri, sul Ponte Vecchio fino a Pitti. I tedeschi
hanno avuto sentore di un tale passaggio, ma non sono riusciti
ad individuarlo e quindi a controllarlo.
O ra i due uomini della Resistenza fiorentina forzano i passaggi,
attraversano il ballatoio del salone del cinquecento fra pericoli di
crolli, tubi contorti, passano quasi sulla testa dei tedeschi, appostati
sul lungarno, passano lA m o attraverso il corridoio superiore del
Ponte Vecchio e in fondo, calandosi con una fune, entrano in Piazza
S. Felicita e di qui in Palazzo Pitti. Q ui si incontrano con gli esponenti
del CTLN d oltrAmo, col Comando inglese e col Comando
partigiano.
Previo accordo col Comando alleato, le forze della Resistenza
dispongono per passare fili telefonici attraverso il passaggio indi
cato dai due dirigenti politici. Cosi un filo diretto congiunge il
CTLN della zona occupata con i dirigenti politici e gli alleati
d oltrArno.
In una relazione al Capo di S. M. della divisione inglese, il
comunista propone di far passare lAmo a qualche decina di soldati
vestiti da vigili urbani, per rendersi conto del dislocamento delle
forze tedesche, ma gli inglesi non vogliono rischiare nulla.
Accompagnato da alcuni m ilitari inglesi e da partigiani, il co
munista ritorna il giorno 7 agosto sulla strada percorsa: risale sulla
fune, passa il Ponte Vecchio, rientra in Palazzo Vecchio e di qui
si reca in via Condotta ove siede in permanenza il CTLN al
quale fa una relazione. I membri del Comitato sono stanchi, pallidi
dalla lunga permanenza nel nascondiglio e dalla estenuante tensione
per lincertezza degli eventi.

Il giorno 7 il vice comandante militare ed il commissario


politico del CTLN, Luigi Gaiani, che fino allora sono rimasti
sullosservatorio della Cupola del Duomo, rientrano nella sede del
Comando, mentre il Comandante del I Nucleo stabilisce un nuovo
osservatorio sulla T orre di Arnolfo per dare il segnale dellinsur
rezione al mom ento opportuno. Lo stato di paralisi della citt e il
terrore tedesco continuano a rendere insopportabile la vita.
Il giorno 9 agosto, non risultando pi cosi im m inente lo sgan
ciamento tedesco, il Comando attenua lapplicazione delle prescri
zioni riguardanti lo stato d allarme ordinato il giorno precedente.
Ci consente la ripresa di alcuni contatti tra le forze della Resistenza.
Ma il ripristino dei collegamenti non attenua le sofferenze della
popolazione che ormai allestremo della sopportazione.
U naudacia eccezionale dimostrano i comunisti che in queste
circostanze riescono con tempestivit increndibile a stampare L 'A
zione Comunista in piccolo formato, valendosi delle notizie trasmesse
dallapparecchio clandestino dellIstituto di Chimica e delle infor
mazioni dei capi zona. Da questi giornaletti distribuiti dalle donne
e dai falsi ufficiali della Croce Rossa, scaturisce un appello pressante
alla lotta: la loro diffusione contribuisce a mantenere alto lo spirito
combattivo delle SAP e della popolazione che non attendono che
il segnale generale del CTLN.
Ecco lappello del 6 agosto dal titolo U nica volont:
M entre i quartieri d oltrArno sono stati liberati dalla peste
nazista, di qua dal fiume si combattono le ultime, le pi difficili,
ma anche le pi eroiche battaglie per la totale liberazione di Firenze.
Si combatte contro le pattuglie tedesche, che intenderebbero
di vietare ai cittadini assetati e affamati di procurarsi acqua e qual
cosa da cibarsi. Troppo poco purtroppo, poich le iene tedesche ci
hanno depredato di tutto, devastato gli stabilimenti alimentari,
distrutto i raccolti. Ci si prepara per impedire che le distruzioni
radano completamente al suolo la nostra bella e cara citt, per impe

dire che essa subisca la sorte di Pisa. Ci si prepara per assestare il


colpo decisivo allodiato oppressore tedesco.
Se a noi tocca condurre questa lotta difficile nelle condizioni
pi sfavorevoli, di l d Arno i nostri compagni, tutto il popolo
fiorentino combattono apertamente con rinnovata energia a fianco
degli alleati. Gi le Squadre di azione e di difesa si distinguono
nella lotta con le armi alla mano ; sono d esempio al popolo e coor
dinano e organizzano tutti quei servizi che vanno a suo vantag
gio.
Anche noi dobbiamo moltiplicare le azioni per affrettare la
nostra liberazione. U n unica volont anima infatti tutti i cittadini
di Firenze di qua e di l d Arno: schiacciare loppressore nazista.
La fame batte alle porte. Le belve naziste, dopo levacuazione
dei quartieri sullAmo, che gett un terzo della popolazione sul
lastrico, senza che potesse portarsi dietro il necessario per il ristretto
tempo concesso, si sono ancora accaniti contro i fiorentini. Tutti
gli abitanti di via Bolognese, delle Panche, di Quarto, di Quinto,
sono stati fatti sfollare sotto la minaccia delle armi. Decide e decine
di migliaia di famiglie sono ormai senza tetto, senza viveri, se si ec
cettua quel po che i patrioti, sfidando la ferocia tedesca, hanno po
tuto distribuire. Troppo poco, per le necessit attuali. La fame gi
batte alle porte! N on c altra possibilit di salvarsi che scacciare
i tedeschi prima che la fame uccida le nostre famiglie.
Scacciare i tedeschi! N on vi altra salvezza per il popolo fio
rentino !
E, ancora pi drammatico, il messaggio dell8 agosto:
Assaliamo i nostri carnefici! Senza pane, senza fuoco,
senza luce, senza medicine, senzacqua; fra il boato delle mine, il
rombo dei mortai, il sibilo dei proiettili, che cosa ci pu ormai pi
spaventare?
Braccati per le strade, colpiti nelle abitazioni, mitragliati sulle
porte di casa, di che cosa dobbiamo aver pi paura?

Q uando lattinger acqua, il ricercare viveri, il camminare,


il respirare divenuto un rischio, che cosa ci pu pi trattenere?
Basta con questa esistenza di angoscia e di terrore!
Basta col sopportare, con lattendere, col terrore!
Basta colla criminalit dei tedeschi! Basta colla mostruosit
dei nazisti.
Basta con questa agonia! Basta con questi tormenti!
Sappiamo orm ai tutti che solo da noi pu venire la nostra
salvezza, che solo la nostra decisione e il nostro coraggio possono
salvarci dal m artirio e dalla morte.
M uoviamoci, muoviamoci uniti colla decisione di chi ha scelto
la sola via per salvarsi, colla rabbia di chi odia ed esecra il tedesco,
col coraggio di chi vuol salvare la propria e laltrui vita, colla dispe
razione di chi non vuol morire!
M uoviamoci, e, collarma in pugno, guadagnamoci il diritto
di vivere!

LA M O R T E DI PO TEN TE
E L N S U R R E Z IO N E D ELLTi AGOSTO

una situazione esasperata, di slanci generosi dei combattenti


della Resistenza e di disperazione e di incubi della popolazione ci
vile, dei vecchi, malati e bambini, che non partecipano alla lotta.
Si compiono in questi giorni gli atti di eroismo pi sublime che
resteranno nel futuro messaggi di umanit e di civile virt, mentre
da parte dei fascisti si consumano i delitti pi infami. Vite generose
di giovani, di ragazze, i cui nom i sono ora ignoti, vengono troncate
inesorabilmente. Sono le ultime ore di vigilia dellinsurrezione della
parte occupata dai tedeschi, sulla riva destra dellAmo. La rivolta
nellaria: sono pronte le armi e gli animi.
La Divisione Garibaldi A m o, comandata da Potente, ha
stabilito il suo Comando nella Villa Cora sulla riva sinistra ed ha
proceduto rapidamente alla riorganizzazione delle sue forze, mentre
alcune unit partecipano alla lotta contro i franchi tiratori.
Gli ultimi giorni hanno visto Potente seriamente impegnato
nei contatti con gli alleati a Villa Torrigiani. Gli inglesi nutrono
una certa diffidenza per le formazioni partigiane, hanno preoccu
pazioni politiche. Vogliono soprattutto minimizzare la loro im por
tanza. Il CTLN non riesce a convincere gli inglesi a passare in
forze il fiume per liberare la citt. Potente ha sostenuto con molta
diplomazia, ma anche con forza, il diritto al riconoscimento delle
unit partigiane come unit militari regolari. Potente dimostra una
m aturit e una sensibilit politica e militare assai spiccate. Lequili
brio e la riflessione che accompagnano il suo coraggio, mostrano

che Aligi Barducci non andato in cerca di avventure, d imprese


eroiche. Il popolare ragazzo di S. Frediano, il sottotenente Barducci
che pensava alla casa e alla mamma come alloasi della massima
felicit, divenuto un vero capo militare, un dirigente politico, un
uomo che capisce la cosa pubblica. E fa aperta professione della
sua fede comunista.
D i fronte ai prim i tentativi inglesi di mettere da parte i parti
giani, Potente reagisce energicamente. Mostrando di sapere chia
ramente ci che debbono fare i partigiani, ne ottiene il riconosci
mento e limpiego, cosi come ottiene il vettovagliamento alimentare
e lassistenza sanitaria uguale a quelli delle truppe inglesi. Si con
quista in poco tempo stima e ammirazione. Da quando sceso
dai monti, insiste affinch i partigiani siano autorizzati a passare
lAmo. Il giorno 8 ha questa autorizzazione. Entusiasmo e speranza
animano i reparti. Potente, che indossa la camicia rossa garibaldina,
pantaloni corti color kaki, sempre in mezzo a tutti gli uomini.
La sua prestanza fisica, lo sguardo sereno e sorridente, i biondi ca
pelli tirati indietro, ne fanno una figura leggendaria, popolare. I
suoi ragazzi, i ragazzi di M onte Scalari, di M onte Giovi, lo segui
rebbero ovunque, lontano, fra tutti i rischi, in capo al mondo!
M a Potente non andr molto lontano, non passer neanche
lAmo alla testa dei suoi partigiani!
Al calar della notte, nel cortile del Convento di S. Spirito, gi
sede del Comando militare del Distretto di Firenze, Potente e i
suoi comandanti, tengono a rapporto i capi-reparto e i compagni,
per le operazioni di rastrellamento che devono compiere la mattina
seguente contro i franchi tiratori. Tutta la Divisione Amo
ormai pronta e schierata. Avr sotto il suo comando anche compa
gnie di soldati canadesi.
I tedeschi incominciano i cannoneggiamenti. I proiettili cadono
a casaccio su tutti i punti dellabitato. Rispondono con un fuoco
tambureggiante i cannoni inglesi. Laria lacerata da continue

esplosioni come al fronte. Improvvisamente una vampa illumina


il corridoio unito al cortile del Chiostro. N elloscurit che segue
la luce di unesplosione alcune ombre si muovono, dei lamenti
si levano.
U n obice ha colpito in pieno il luogo ove sono i partigiani.
Lesplosione ha colpito Potente. E insieme a lui un ufficiale inglese
c due cittadini.
Potente colpito al ventre e ad una gamba. Corrono disperati
i partigiani e i soldati inglesi per i prim i soccorsi. Quando arriva
lambulanza lufficiale inglese ferito ordina ai suoi soldati di soccor
rere prim a Potente. Cosi, con la camicia rossa intrisa di sangue,
Potente lascia i suoi ragazzi che a stento trattengono i singhiozzi.
E dopo averli incitati a passare lAm o e a proseguire ancora, li
lascia per sempre. M a la sua gloria, la sua umanit passeranno
lAmo, andranno per lItalia, parleranno ai giovani, accenderanno
di fede nella libert e nella giustizia le nuove generazioni. Il suo
stesso nome, la sua stessa vita assurgono a simbolo di ponte fra
le generazione precedente che ha visto nascere e ha combattuto
il fascismo per venti anni nella clandestinit, e la generazione nuova,
quella che fa appena in tempo a veder m orire il fascismo e guarda
con fiducia allItalia di domani.
E ai vecchi genitori, alla tenera mamma, e al babbo riservato
e schivo, a loro, che avevano accarezzato tanti sogni, costruito tanti
progetti di vita serena e felice col loro Aligi, che cosa resta? La
mamma fruga fra i ricordi, fra le lettere che Aligi scriveva dallA
frica e le trova ancor pi piene di amore e di significato.
Ho letto con piacere la descrizione che m i avete fatta della
fioritura del nostro giardino - scritto in una lettera - e quella
frase che m i rivolgete: m a il fiore pi bello manca, esso nei
lontani deserti dellAfrica. Solo ai poeti e allamore materno tale
similitudine permessa, sintende! Sono lusingato di tale gradito
appellativo; so benissimo ci che per voi rappresenta. E lo sa il

cielo se quel fio re (mi permetto di usare il vostro vocabolo)


vorrebbe presto tornare ad abbellire quel giardino! (cosi voi dite).
Ma quando torner sar sempre fresco come quando se ne and?
N on avr perso niente di tutte quelle buone qualit attribuitegli?
E in unaltra, in risposta alla loro proposta di farlo tornare
agli studi al suo ritorno, Aligi scriveva:
R iguardo dunque alla proposta che mi fate, bench lam
m iri sinceramente, non credo opportuno di accettarla; prim a dogni
altra cosa, data la mia et, mi resterebbe penoso dover tornare
a scuola poich nelle classi che dovrei frequentare vi troverei dei
compagni molto pi giovani di me e il mio orgoglio ne rimar
rebbe ferito, secondariamente (a parte lorgoglio) non credo, per
quanto molto pi istruito, vi sia miglior maestro di me stesso, perch
listruzione non consiste solo nel saper scrivere bene, nel saper di
geografia, matematica, fisica, ecc. ecc. ma in ben altro. Dunque
meglio che segua il mio destino, chiss che cosa mi sar riservato!
Bruna e Duilio comprendono che Aligi divenendo Potente
non appartiene pi soltanto a loro. Perci inviano questo tele
gramma alla Divisione A m o:
Con animo profondamente commosso, desolati, m a fieri,
vogliamo esprimere a codesto comando e a tutti gli eroici ragazzi
della Divisione Partigiana Amo, la nostra gratitudine per le ono
ranze funebri rese al nostro adorato Aligi che un crudele destino
ha strappato al comando della sua amata Divisione e allimmenso
unico amore dei genitori.
U n sincero ringraziamento alla gloriosa V ili Armata Britan
nica e ai valorosi reparti dellesercito italiano ad essa affiancati,
al Comitato di Liberazione Nazionale, al partito comunista, alle
famiglie, parenti ed amici che con il loro interessamento hanno
contribuito a rendere pi solenne il funerale.
Il mom ento per linsurrezione generale stato deciso: al mat
tino
delln agosto le formazioni partigiane passeranno lAmo

e le forze cittadine della zona occupata insorgeranno. Sono le ore


6 del mattino. Il Comando M arte del CTLN d il segnale d inizio
dellinsurrezione a tutti i patrioti mediante il suono della martinella.
Il suono di questo bronzo eccezionale e si ode assai lontano.
la campana della RepubbUca Fiorentina.
Contemporaneamente le staffette trasmettono gli ordini di
combattimento; squadre armate escono nelle strade. Il Comando
lascia la sede clandestina di Piazza Strozzi e sinsedia in Palazzo
Medici Riccardi, sede della prefettura. Collegamenti sono stabiHti
con Palazzo Vecchio e la Questura. I reparti dei patrioti stabiliscono
il contatto con le retroguardie tedesche, m a il fronte in citt mo
bile e si sposta subito verso nord. Le strade rigurgitano di borghesi
armati, di giovanissimi delle SAP, di partigiani della Brigata III
Rosselli, di Giustizia e Libert, di alcuni reparti della M atteotti
(socialisti), della Pio Borri (democristiani) e della Brigata V
(costituita prevalentemente da ex militari ed ufficiali).
Il fronte di guerra ora sospinto verso nord intorno al Ponte
Rosso sul mugnone, a Careggi, a Peretola.
N ellinterno della citt si svolge unaspra lotta contro i franchi
tiratori fascisti che selvaggiamente sparano alle spalle dalle finestre
e dai tetti non soltanto contro i combattenti m a anche contro la
popolazione, che nelle strade esulta per la liberazione. Piccole pattu
glie di partigiani li scovano, li catturano e quasi sempre li passano
per le armi seduta stante.
A monte e a valle della citt, i partigiani della Divisione Gari
baldi Arno , col nome di Potente sulle labbra, passano lArno
a guado e sul costone delle pescaie di S. Rosa e di S. Niccol.
La citt Ubera! I partigiani sfilano per le vie centrali cantando
la canzone delle brigate fiorentine.
Ancora sotto le fucilate dei franchi tiratori fascisti e delle can
nonate tedesche, i fiorentini escono di casa, corrono alle rive del
lAm o per vedere i ponti e le zone dellabitato ove sono saltate le

mine. T utti lo immaginavano, m a nessuno ha visto ancora lo scempio.


O ra i fiorentini vedono coi loro occhi i ponti distrutti, le immani
macerie.
Soltanto qualche giorno dopo reparti militari alleati attraversano
lArno. Le ragioni di questo ritardo sono francamente dichiarate
da un alto ufficiale inglese a Sandro Pertini il 12 agosto. Pertini
segretario del partito socialista per lItalia occupata, era arrivato
a Firenze dal nord nella terza decade di luglio. Aveva fatto a piedi
la strada da Prato e a stento era riuscito a rifugiarsi in casa Bertoletti in via Ghibellina. Aveva avuto riunioni coi socialisti, aveva
portato le direttive del suo partito per linsurrezione. Subito dopo
larrivo dei partigiani dalla riva sinistra dellAmo, Pertini accom
pagnato al Ponte Vecchio e qui ha un contatto con un maggiore
inglese che ha il compito di facilitare il suo viaggio verso Rom a.
Sandro Pertini gli chiede perch gli inglesi non attraversino lAm o,
dopo che lhanno fatto i partigiani. Il maggiore inglese risponde
che gli alleati attendono che i partigiani ripuliscano completamente
la citt dai franchi tiratori fascisti.

LU NIT DEL CTLN E I TENTATIVI DEGLI ALLEATI DI


M INIM IZZARE LO PERA DELLA RESISTENZA

Da questo mom ento incomincia una nuova fase dellopera po


litica del CTLN intesa ad assicurare il funzionamento di tutti
gli organi di governo della citt, non soltanto da un punto di vista
amministrativo, m a anche da quello pi squisitamente politico. E
qui si cimenta ancora lunit tra i partiti, la reciproca integrazione.
vero che si manifestano non poche divergenze su questioni par
ticolari e di fondo, dalla punizione dei fascisti ai controlli da sta
bilire sui servizi annonari a quelli sulla stampa. M a il denomina
tore comune resta la valorizzazione politica degli organi della R e
sistenza contro i tentativi degli alleati di minimizzare il contributo
decisivo italiano alla liberazione. Il CTLN, di cui ora presidente
C.L. Ragghianti, fermo nel rivendicare le proprie funzioni di
direzione politica e presto incomincia a far sentire il proprio peso
sullincerto governo Bonomi di Rom a, verso il quale gi influi
scono alcuni rigurgiti di forze reazionarie che gli alleati non vo
gliono liquidare.
Il banco di prova dellunit del CTLN la difesa del sindaco
Gaetano Pieraccini nominato dal CTLN contro il quale, perch
socialista, gli alleati avanzano serie riserve.
Lo stesso tentativo ripetono gli alleati verso gli altri uomini
politici investiti dal CTLN a cariche pubbliche, m a la loro au
torit indiscussa dalla popolazione ed chiaro che non si pu
governare la citt senza il CTLN. Tutto ora si muove sotto la
direzione di questo organo politico; dal Com une alla Provincia,

dalla Camera di commercio, allalimentazione, allUniversit, dalla


Questura alle fabbriche. Originale e fecondo laccordo per la pub
blicazione di un unico giornale organo del CTLN. La Nazione del
popolo in sostituzione della vecchia Nazione di Egidio Favi. Gli
alleati pubblicano per loro conto un altro giornale II Corriere di
Firenze direttam ente controllato dal PW B.
Gli inglesi sono assai impressionati del prestigio politico del
CTLN, del suo carattere unitario e decisamente orientato verso
un rinnovamento profondo della societ italiana. N on la restaura
zione delle vecchie strutture dello Stato monarchico, non il ripri
stino delle ingiustizie sociali, ma rinnovamento profondamente
democratico, esigono le forze della Resistenza.
Quanto alla continuazione della guerra, le forze politiche e
militari della Resistenza intendono continuare a combattere a fianco
degli alleati, fino alla completa liberazione dellItalia. M a su questo
punto gli alleati non intendono ragioni. Esigono la smobilitazione
delle unit partigiane e non accettano d inquadrarle nelle forze
armate.
Per m olti giorni, dalln agosto al 7 settembre, il fronte si spo
sta avanti e indietro nella citt e talvolta pattuglie tedesche hanno
ritorni offensivi che si avvicinano al centro della citt. M a i parti
giani di tutte le formazioni tengono la linea con ammirevole spirito
di sacrificio e respingono ogni velleit nazista. M a il m artirio della
citt non finito perch i tedeschi continuano a cannoneggiare labi
tato dalle colline. Gli obici colpiscono le case, sfondano i tetti: la
gente dorm e nelle cantine anche dopo la liberazione. Cittadini
sono colpiti m entre si recano alle fontanelle a prendere lacqua
(le condutture sono ancora rotte); mentre fanno la fila alle distribu
zioni dei pochi generi alimentari. N on sono ancora ripristinati
i trasporti e non ci sono autoambulanze. U omini, donne, ragazzi
grondanti di sangue, col ventre squarciato o le gambe rotte, sono
trasportati agli ospedali su carretti, coperti soltanto di lenzuoli. N on

possibile seppellirli al cimitero, che ancora occupato dai tedeschi.


Sorge cosi un cimitero in citt, nel Giardino dei Semplici accanto
allUniversit. Giovani combattenti caduti, comunisti e democri
stiani, militari e sacerdoti, malati deceduti e tanti, tanti bambini
m orti di stenti, sono seppelliti in fosse comuni nel giardino. Qui
si seppelliscono quasi tutti gli ottocento civili m orti sotto il canno
neggiamento tedesco. Qui si seppelliscono oltre centocinquanta pa
trioti. In pochi giorni le croci aumentano. Sono assai pi delle
piante. La terra di questo giardino non stata mai tanto nutrita e
il suo humus non ha mai alimentato una pianta tanto vigorosa come
quella che ora cresce, quella dellodio popolare contro il fascismo
e la guerra. E nessun fiore pi bello mai nato nelle sue aiuole
di quello della speranza in una vita nuova, della fiducia in una
nuova umanit delluomo che ora qui fioriscono. E Firenze non avr
mai un tempio pi sacro a cui possano ispirarsi le giovani genera
zioni, agli ideali di libert, di patria, e di giustizia.

GLI ULTIM I ECCIDI DEI TEDESCHI


IN PRO V IN CIA DI FIRENZE

M entre il fronte si allontana da Firenze e i fiorentini riassa


porano le cose pi semplici della vita civile, la gente della provincia
prova pi duramente il peso deiroccupazione tedesca.
Querceto, la piccola eroica frazione di Sesto Fiorentino, ha
resistito a tutte le pressioni e a tutte le minacce, ha continuato col
concorso di tutta la popolazione a funzionare da base strategica per
i partigiani. D a Querceto sono partiti tanti partigiani, da Lanciotto
a Potente, e da Querceto sono partiti viveri e armi; e ora Querceto
riceve e cura i feriti e i malati. Ma i tedeschi non possono lasciare
im punito questo popolo coraggioso.
Gi il lunedi di Pasqua un gruppo di partigiani era stato attac
cato dai tedeschi, ricercato fra le forre e i boschi del M onte Morello.
N on potendo resistere; i partigiani ripiegano su Querceto e qui
trovano completa ospitalit e assistenza nelle case. Quando i tedeschi
e i fascisti cercano i partigiani nessuno parla, nessuno sa nulla. Anzi
si ingaggia unammirevole gara di solidariet con le frazioni di
Borgo, della Fontaccia per aiutare i partigiani.
E spesso per le viuzze di Querceto si vedono i partigiani armati,
mentre i fascisti hanno paura anche solo a uscire da Sesto.
Anche il parroco don Eligio collabora con la popolazione,
ospita e nutre i partigiani nella canonica.
M a negli ultim i giorni delloccupazione di Sesto Fiorentino,
quando Firenze gi liberata, il 29 agosto i tedeschi in ritirata
occupano alcune case della frazione e la Villa Bevilacqua. La gente

non sa se qualcuno ha denunciato don Eligio, m a i tedeschi vanno


con sicurezza a cercarlo al calar della sera, in canonica, e lo arre
stano.
Il 6 settembre, quando Querceto liberata, la gente ritrova
anche il corpo di don Eligio Bertoletti, barbaramente trucidato.
Qualcuno racconta che don Eligio conoscendo il tedesco perfetta
mente, e udito un colloquio dei suoi aguzzini sul m odo di tortu
rarlo, avrebbe chiesto di essere ucciso subito.
M a i tedeschi non hanno esaudito questa sua ultima coraggiosa
e serena richiesta, volendo strappargli informazioni sui rifugi dei
partigiani. Perci gli hanno strappato gli occhi, le unghie, si sono
divertiti a praticargli lo stiramento dei testicoli. M a tutto essendo
stato inutile: il 5 settembre, sul poggio delle Cappelle, lo hanno
fucilato. E qui appunto il giorno dopo lo ritrova la popola
zione.
A Prato specialmente, la lotta ancora dura perch i tedeschi
vogliono difendere la via per la ritirata verso la Linea gotica.
Gli operai pratesi e le formazioni partigiane della valle del Bisenzio,
che tanto hanno gi dato alla guerra di liberazione, sostengono duri
scontri contro feroci unit tedesche.
appunto a Figline di Prato che il 5 settembre i tedeschi com
piono un altro massacro di giovani partigiani.
Nessuno pu ricostruire la scena di questo eccidio con pi scon
certante realismo dellunico testimone oculare che cosi la de
scrive :
5 settembre 1944. - M i trovavo da poche settimane sfollato
a Figline di Prato. D urante la giornata circolavano nel villaggio
le voci che i tedeschi se ne sarebbero andati. Giunta la sera ci co
ricammo, io e mia moglie, sul nostro giaciglio improvvisato in
casa Capindi, di fronte alla Bardena, sulla strada che porta a M igliana. Ci eravamo da poco addormentati quando il rum ore delle
truppe ci fece trasalire.

Giova ricordare d ie Figline, alle falde del M onte Morello,


sulla strada mulattiera che porta a Migliana e cio sulle creste delTAppennino toscano.
Ascoltammo in silenzio. Io ebbi limpressione che i tedeschi,
di passaggio, se ne andassero. Dopo, silenzio per una buona mez
zora. Q uindi, ancora una volta, truppa tedesca che passa. Saranno
stati un centinaio di uomini e pochi muli che transitavano sotto
casa e che se ne andavano su per la mulattiera. Io m i sentii felice:
finalmente se ne andavano!
M a non erano passati che pochi istanti quando un intenso
crepitio di spari ci fece trasalire: si combatteva fra tedeschi e nostri
patrioti che presidiavano le colline adiacenti. Pensai allora a tanti
bravi ragazzi che avevo conosciuto; pensai che forse alcuni non li
avrei pi rivisti. Ed ebbi per loro un pensiero, ed invocai per loro
la Provvidenza.
Il crepitio di mitraglie, di moschetti, di pistole: il sordo rombo
di ordigni di guerra, dur fino allalba.
Al mattino, in paese, pochi erano gli uomini che si azzarda
vano ad uscire di casa; io pure vi rimasi chiuso. M ia moglie era an
data al fosso per la pulizia di alcuni nostri indum enti ed anche per
rendersi conto un po della situazione.
Era il 6 settembre. Saranno state le ore 9 quando avemmo la
notizia che soldataglia tedesca si aggirava per il villaggio, entrava
nelle case ed asportava tavoli, sedie e corde. N on erano trascorsi
neanche cinque m inuti che la porta a vetri della casa nostra venne
scossa con violenza e la finestra venne spalancata dal di fuori. Due
tedeschi, armati di fucile mitragliatore, fecero irruzione in casa
e gettatimisi addosso m i trascinarono e mi condussero alla presenza
di un loro ufficiale, credo un maggiore. Questi m i squadr da capo
a piedi, direi quasi con una certa soddisfazione; pareva godere
nel vedermi terrorizzato. Mi apostrof con frasi in lingua tedesca.

U n soldato che - pare - funzionava da interprete, tradusse: tu niente


paura, stare accanto comandante, vedere ci che noi fare.
Uno spettacolo terrificante mi si par dinanzi agli occhi : una
fila di giovani con le mani incrociate dietro la nuca erano schierati
al muro del fosso Bardena. Al centro della fila vi era un carretto
a mano : un giovane ferito vi era adagiato, un altro era agonizzante.
Li fissai uno ad uno per vedere se vi fosse qualche viso a me noto ;
forse qualcuno ne conoscevo ma, ancora preso dal terrore e dallo
strazio, non ravvisai volti noti. Li contai: erano ventuno! Altri
gi m orti erano su carretti al lato opposto della strada.
In quel mom ento un altro uomo anziano venne trascinato al
cospetto del comandante. Era Alceste M archi di Figline. Il coman
dante si avvicin a noi e rivolgendosi - in special modo a m e - parl
in tedesco. Linterprete ripet: voi a vedere nostro lavoro, poi quando noi andati via - chiamate tutti uom ini paese e portare a ve
dere, niente fare vedere ai bimbi piccoli. Poi - ore sedici - fare grande
buca; niente cimitero, un posto qualunque. Buttare tutti dentro.
E tu (rivolto in particolare direttam ente a me) fare eseguire. Ca
pito? Capire? N oi tornare dopo. Capito?
U n terzo testimonio, certo Cavemi, fu catturato e portato al
nostro fianco. D a tutte le parti eravamo circondati dai tedeschi
armati di fucile mitragliatore: al lato superiore della strada era in
stallata una mitragliatrice, unaltra al lato opposto. A colpo d occhio
m i parve che i nostri sgherri non fossero pi di una venticinquina,
ma fu detto che erano molti di pi. Infatti, dopo venni a sapere che
m olti erano appostati nelle vicinanze.
Lufficiale tedesco, prese alcune fotografie di tutto linsieme,
con flemma e cinismo accese una sigaretta e pass in rivista i condan
nati.
Alcune massaie passarono di li con delle brocche d acqua. Quasi
tutti i giovani chiesero da bere! Si sentivano ardere la gola: era dalla
sera prim a che non avevano bevuto ed avevano lottato, si erano

battuti, avevano corso e faticato. Fu proibito porgere lacqua ai


disgraziati.
Io, fattom i animo, mi permisi chieder grazia per loro, e le donne
invocarono, m a il maggiore disse: troppo tardi. E gettata via la
sigaretta che aveva in bocca, si irrigid, lanci alcuni ordini che io
non capii e, a voce altissima, sempre in tedesco, parl per circa
due m inuti: poi tacque! Pareva volesse uccidere con la voce e con
i gesti.
Linterprete tradusse: Voi essere stati mandati da inglesi per
uccidere soldati tedeschi . Al che i patrioti risposero: N o,
noi siamo venuti per combattere. S, s replic il tedesco,
voi siete stati mandati da inglesi per uccidere soldati tedeschi.
E con questo processo venne decretata la pena di morte.
Feci domandare al maggiore se questi fosse sicuro che tutti
fossero colpevoli. Questi si avvicin a noi e, frugatosi in tasca, ne
estrasse delle cartucce e ce le mostr con atto di scherno: Com u
nisti... Russi...Firenze..., niente! niente! Accompagn ogni parola
con un suono gutturale della voce che parve un ruggito, poi f cenno
con la mano come per dire che erano affluiti un po dappertutto e
che quindi non meritavano grazia. Mi fece pure capire che tre te
deschi erano stati uccisi ed un altro ferito.
Poi il comandante e linterprete si scostarono da noi. Uno dei
patrioti mi rivolse la parola: Bailonni, non m i riconosce? Sono
Q uinto M artini, ho lavorato nella tipografa Bessi di Prato, la prego,
vada a trovare la m ia famiglia e racconti tutto anche agli altri, come
ci hanno trattati questi delinquenti !
Poi mi parl il Tronci. M i disse con voce commossa: Vada
da mio padre e gli faccia coraggio.
Il Risaliti, ed anche gli altri, mi dissero il loro nome. U no mi
disse di essere di Firenze; tutti mi dicevano cose strazianti, m a tutti
fieri e forti, quei giovani m artiri. Io avrei voluto ricordare di tutti
i loro nomi, m a il mio cervello, il mio stato d animo erano tali che

m i sembrava dover cader per terra da un m inuto allaltro. N on


sapevo pi quello che accadeva intorno a m e; udii una voce, era
Santino Grassi: - Ragazzi, scappiamo; tentiam o la fuga, tutti non
m oriremo..., un altro disse: Ragazzi, si va allassalto? Con
che cosa? disse uno. Erano sfuriti ed esauriti nelle loro forze,
parlar di ribellione non poteva esser che un sogno.
Intanto il comandante e il suo interprete si erano riavvicinati.
D allangolo di via Maggio si ud una sparatoria. Si trattava di una
dimostrazione dei tedeschi per terrorizzare ancora. Intanto i primi
due condannati vennero acciuffati e condotti allimbocco di via
Maggio. Dal posto ove m i trovavo non potevo vedere. Il coman
dante, che aveva condannato anche me ad assistere allorrendo spet
tacolo, quale ostaggio responsabile dellordine pubblico..., m i venne
dappresso e, presomi per un braccio, m i condusse a due m etri
da detta via, gridandomi : Vedere. Sotto larco di ingresso di
questa stradicciola del villaggio i due prim i m artiri erano gi ap
pesi ai capestri. Delle travi erano state collocate - da finestra a
finestra - in questa piccola via e le corde pendevano in attesa.
Altri due giovani vennero trascinati l, fatti salire su due tavoli e
sulla sedia che ogni tavolo portava sopra. La corda penzolava sul
loro capo. N on appena i boia ebbero attorniato al collo dei gene
rosi, il cappio infame, tavolo e sedia vennero strappati via brusca
mente e le due vittime restarono penzoloni al laccio della morte.
Io m i sentivo svenire!
Due a due, vennero condotti altri condannati. Prim a di far
loro sabre il patibolo, venne loro comandato di scaricare dai carretti
i loro compagni gi m orti ed esporli, allineati per terra, nella via.
N on ricordo se al terzo o al quarto gruppo, si spezz la corda. Era
il Tronci! E grid: Fortuna!
Questa parola fu detta dal m artire che conosceva il codice di
guerra. Se ad un impiccato si strappa la corda pu essergli concessa
la grazia.

Il giovane rest in piedi, a terra, e parve attendere indeciso.


Ma il comandante fece cenno agli sgherri di prenderlo e - togliendosi
ancora la sigaretta di bocca - diede ordine di riportarlo sul patibolo.
A tale ordine, inteso chiaro dal giovane eroe, questi con atto di
sprezzo della vita, rim ont sul tavolo, si accert che la sedia non
traballasse, vi m ont sopra e - presa la fune rotta - rifece da se stesso
il laccio e infilatoci il collo, guardando con atto di sfida i carnefici,
grid forte: Cosi fanno i partigiani; viva lItalia libera. D ette
con sdegno una pedata alla sedia che vol a distanza ed il suo
corpo penzol dalla corda assassina.
Io piangevo.
M olti, fra i patrioti, seguirono lesempio di Tronci; altri
prim a di morire, gridarono: Viva lItalia libera! Tutti
grandi nella morte, come lo furono grandi nella loro breve vita
di lotta e di affanni.
Il comandante volle sapere cosa avevano gridato. Gli fu detto.
Egli - cinicamente - si prov a ripeterlo con una risatina di scherno.
U n russo grid: Viva Stalin! Prim a che fosse appeso
alla corda venne malmenato dagli sbirri. U n altro si ribell e sferr
un calcio nello stomaco di un tedesco ; a me sembr che quel calcio
lo avesse fatto traballare. Tanta era la rabbia tedesca con la quale
i poveretti venivano trascinati alla morte, tanto era il crescente
mio sbigottimento e lo stato d animo cui venivo a trovarm i, che
mi restava ben difficile riconoscere i patrioti per poterne meglio
descrivere le loro gesta.
Ogni due patrioti che il comandante faceva salire sui patiboli
improvvisati, seguivano alcuni minuti di pausa. Sembrava che go
desse dello spettacolo e volesse prolungarlo.
Giunse dal lato del villaggio, verso Prato, un carretto trascinato
da tre o quattro individui. Sul carretto erano due cadaveri. Il car
retto venne fatto lasciare allimbocco della via Maggio e i condu
centi, meno uno, vennero licenziati. Quel povero uomo, trattenuto

li, era lacero e senza scarpe. Anche ai patrioti erano state derubate
le scarpe. Uno dei conducenti il carretto, forse mi conosceva,
mi salut con una mossa del capo. Al comandante non sfuggi quella
mossa e, rivoltosi a me, disse: T u conoscere tutti.
Io volli spiegare allinterprete che non ero io che conoscevo
tutti, ma erano tutti che conoscevano me perch proprietario di una
cartoleria e negozio di articoli fotografici in citt. N on ne ebbi il tem
po : ancora quattro condannati restavano da martirizzare quando vidi
il comandante gettarsi a terra. U dii un sibilo; era una cannonata
alleata in arrivo.
O h! sante cannonate! potevate essere giunte qualche ora
prima!
Vidi allora i carnefici avventarsi sui patrioti che ancora rimane
vano da impiccare, alzai lo sguardo verso i m orti che dondolavano
in modo spaventoso per lo spostamento d aria derivato dalla gra
nata esplosa e fuggii dietro ad un muro. Anche alcuni tedeschi fug
girono e si rifugiarono dietro quel muro. Intanto altre cannonate
giungevano. Due tedeschi mi rintracciarono e m i obbligarono a
raggiungere il comandante portandom i presso la rivendita di tabac
chi ove il maggiore si era rifugiato. Le cannonate seguitavano a
fioccare! Io scappai di nuovo: due tedeschi mi inseguirono e m i ri
condussero presso il comandante in un negozio di fronte al cancello
del giardino di casa mia. In casa vi erano donne e bambini spaventati
e piangenti. I tedeschi chiedevano vino. M ia moglie - allo scopo
di calmare le loro ire port una bottiglia di liquore che venne be
vuto, dai tedeschi, in pochi istanti. La pioggia dei proiettili non ten
deva a cessare. Io, presa per mano una piccola bimba, m i rivolsi
al comandante chiedendo il permesso di condurre i piccoli e le
donne al vicino rifugio. Egli mi guard esitando, poi disse di si.
D opo una mezzora di cannoneggiamento il fuoco cess. Io
e mia moglie uscimmo dal rifugio. Se non avessi eseguito gli ordini
del comandante avrei pagato anchio con la vita. Il paese era deserto.

Sembravo uno spettro che si aggirasse nella citt dei m orti . Stavo
cercando aiuti per rimuovere i cadaveri e dar pace, ormai, ai poveri
giovani. Nessuno si affacciava. Tutte le case erano chiuse. Il primo
essere umano che incontrai fu il dott. Bettini, che - ignaro di quanto
era successo in Figline - transitava casualmente di l. Informatolo di
tutto, si uni a m e per la dolorosa bisogna. Ci recammo alla parroc
chia. Incontrammo li un certo Raoul ed un altro che risponde al
cognome di N igro. Ci demmo tutti briga di cercare uomini ed aiuti
e ne trovam mo alfine.
Il tedesco tiranno aveva ordinato di mostrare al popolo il triste
spettacolo. Come fare? Nessuno si sarebbe sentito di invitare la po
vera gente terrorizzata a vedere tanto orrore. N oi eravamo l, non
per obbedire al tedesco, ma per compiere una pietosa missione:
eravamo attori del pietoso dramma!
Quando giungemmo presso i cadaveri cerano solo quattro
tedeschi che tentavano forse depredare le vittime. Appena ci videro
scapparono. M a dalle prospicenti alture gli osservatori ci guardava
no col binocolo. E rividi il ghigno del comandante che seguiva le
mie mosse!
Seppi che un giovane condannato, profittando dello scompiglio
causato dalle granate che scoppiavano e dal panico cui erano stati
invasi i tedeschi, era riuscito a fuggire. Era Santino Grassi. I con
dannati erano trenta: ne vennero impiccati ventinove e, fra questi,
alcuni gi m orti perch colpiti da piombo o da pugnale te
desco !
Incominciava a piovere. Noi, nel fango e sotto lacqua, con
tinuammo la nostra missione. Intanto gli uomini occorrenti erano
affluiti. Vennero form ate due squadre. I pi coraggiosi ebbero
lincarico di staccare i cadaveri degli impiccati dalle corde; i pi
adatti, a fare la fossa presso il cimitero del villaggio. Il dott. Bettini
ed il N igro si presero lincarico di identificare le salme e raccogliere
i pochi oggetti personali atti a identificarli. Io facevo la spola fra

gli affossatori e il luogo del supplizio fino a che fu necessaria la


mia presenza, poi - bagnato fino alle calcagna - mi ritirai in casa
anche per far coraggio alle donne.
I giorni che seguirono furono per me tristi. Per tre giorni e
tre notti non ebbi pace. O m bre e spettri di cadaveri si paravano
dinanzi al mio sguardo in tragica visione. Ero talmente scosso di
nervi che i miei temevano per la mia salute.
I tedeschi ormai se ne erano andati, ma la loro presenza era
nel mio spirito e dappertutto rivedevo anche i truci loro sguardi.
Seppi che in citt erano giunti gli alleati; Prato era stata alfine
liberata!
Il fronte dunque si spostava al nord verso la Linea gotica.
La linea continuavano a tenerla i partigiani, quelli della Brigata
Lavagnini costituita in gran parte da giovani del Mugello, di
Borgo S. Lorenzo, di Barberino del Mugello, comandati da Dona
tello, da Cesari ed altri. Essi si spingono in avanti e fanno da avan
guardia alle pattuglie inglesi, fino alla liberazione di Borgo S. Lo
renzo.

La mattina del 7 settembre nella Fortezza da Basso ha luoso


0
la cerimonia per il congedo delle formazioni partigiane. una
mattina fredda e grigia. U na pioggia lenta e insistente cade fin dalla
notte. Il clima contribuisce a rendere triste la manifestazione e a
irritare ancor pi lanimo amareggiato dei partigiani, di questi ra
gazzi cui, deponendo le armi, sembra tradire lideale e la fede dei
compagni caduti sui monti, dei compagni sui quali hanno giurato
di continuare la lotta, degli operai deportati nei campi di sterminio
in Germania. Ma non c soltanto un senso patetico nellanimo
dei partigiani in questa giornata. C anche in loro lo stesso ram
marico dei dirigenti dei partiti politici, i quali ben hanno compreso
il proposito degli alleati di svuotare il significato della lotta partigiana e di limitare linfluenza politica dei partiti repubblicani e anti
fascisti, allo scopo di creare una rottura fra i partiti della Resistenza
e di aprire la strada alla rinascita di forze conservatrici, di arrestare
il processo di democratizzazione economica e politica del paese.
Con una cerimonia militare, austera e breve, il generale di Corpo
d armata americano di stanza a Firenze passa in rassegna le forze
patriottiche schierate nel grande cortile della Fortezza. Anche i
feriti hanno voluto essere presenti.
Il generale pronuncia parole di elogio e di ammirazione a nome
del Comando alleato per lopera svolta dai patrioti in Toscana
e li ringrazia per lutile apporto dato alla liberazione di Firenze.
Irrigiditi sullattenti, sotto la pioggia, i partigiani ascoltano e con-

tengono il rimpianto. Ad essi viene distribuito il diploma di parti


giano combattente.
Dopo la cerimonia una forte colonna di patrioti si dirige verso
la Federazione comunista in via dellAgnolo. I partigiani giunti
sotto la finestra della federazione aspettano una parola, un indirizzo,
una certezza che la loro lotta non stata vana, non finita.
Ad essi parla Giuseppe Rossi, loperaio manovale, il vecchio
dirigente provato dal carcere e dalla lotta allestero, colui che tanto
ha contribuito non soltanto a form are il partito comunista, ma a
dare un orientamento unitario a tutto il movimento della Resistenza.
Il suo largo viso luminoso, i suoi occhi umanissimi sono rivolti ai
partigiani. Agita le grosse mani quadrate, dice che ora comincia
una nuova epoca, un compito nuovo per i partigiani e per tutti
i democratici: il compito di ricostruire la citt, di unire il popolo.
Indica le macerie e le fabbriche, la Galileo, la Pignone, i campi
e la scuola, come i luoghi ove deve misurarsi la coscienza dei par
tigiani, degli operai e degli intellettuali, dei giovani per la costruzione
di una nuova Italia.
I nom i di Firenze, dei suoi partigiani, di Potente correranno
per lItalia del sud e a Rom a ad ammonire coloro che con lintrigo
vogliono far risorgere le cose pi brutte della vecchia Italia; cor
reranno su, nel nord, fra i valichi dellAppennino, tra le valH del
Po e le gole della Val d Ossola, ad animare i combattenti della li
bert che continuano la lotta contro i fascisti e i tedeschi per una
nuova Italia.

INDICE

_J

Prefazione
Nota
Firenze 1942
La caduta del fascismo e le speranze di pace

v
xi
3
35

8 settembre : loccupazione nazista e linizio della Resistenza

49

Aligi Barducci e la tragedia della sua generazione

60

I primi colpi dei G A P 'in citt

83

Lo sviluppo della guerra partigiana

103

In montagna con Aligi


La resistenza della classe operaia fiorentina nelle fabbriche

114
118

I GAP giustiziano Giovanni Gentile

156

II primo pesante bombardamento di Firenze


Nuovo sviluppo della guerriglia in montagna
Potente comandante della Lanciotto . Il movimento parti
giano e le lotte dei contadini
Il rafforzamento delle Brigate dAssalto Garibaldi Sinigaglia

172
175

Le ripercussioni della liberazione di R om a e loffensiva parti


giana

184
194
204

Si sviluppa la lotta armata in citt

219

N uovo sviluppo dellorganizzazione clandestina in citt

23 6

La lotta per salvare le fabbriche

243

Lopera di governo del CTLN

253

Lazione della stampa clandestina

268

Le tragiche ore di Firenze

276

Lo schieramento delle forze partigiane alla vigilia dellultima


battaglia

295

La m orte di Potente e linsurrezione dell11 agosto

321

Lunit del CTLN e i tentativi degli alleati di minimizzare


lopera della Resistenza

327

Gli ultimi eccidi dei tedeschi in provincia di Firenze

330

La smobilitazione delle forze partigiane

340

Finito di stampare, 1* 1 settembre 1958 per conto


degli Editori R iuniti S. p. A. con i tipi dello
Stabilimento Tipografico Ugo Pinto
V ia di Tor Cervara, 283 (Tor Sapienza)

BIBLIOTECA
DELLA RESISTENZA
Alcide Cervi : I miei sette figli, a
cura di Renato Nicolai, 7a edizio
ne, pp. 172, L. 400.
Giovanni Pesce : U n Garibaldino in
Spagna, pp. 256, L. 500.
Silvio Micheli : Giorni
pp. 416, L. 600.

di

fuoco,

Marco Cesarmi : Modena M M o


dena P, 2a ediz., pp. 432, L. 600.
Felice Chilanti :
pp. 248, L. 500.

Gastone

Sozzi,

Giuliano Pajetta : Douce France


(Diario 1941-42), pp. 284, L. 600.
Battista Santhi : Con Gramsci alYOrdine Nuovo, pp. 220, L. 500.
Aldo De Jaco : La
pp. 324, L. 800.

citt

insorge,

Guido Nozzoli : Quelli di Bulow,


pp. 400, L. 600.
Luciano Bergonzini : Quelli che non
si arresero, pp. 340, L. 600.
Marcella e Nazario Galassi : Resi
stenza e 3a Garibaldi, pp. 532,
L. 1.000.
Arturo Colombi : Nelle mani
nemico, pp. 190, L. 400.

del

B iblioteca della R esistenza

Dalle

prim e

popolo

azioni

contro

guerra di

le

ricca di
lotte

politiche

note

alVopinione
-

al f a

episodi gloriosi, di

dure

collana

del

di libe

Resistenza

poco
sta

A rd iti

Spagna, alla guerra

razione nazionale, la
scismo

degli

squadre fasciste, alla

sociali

ancora

pubblica.

attraverso

la

Que

pubblica

zione di memorie, di diari, di studi vuole

fa r rivivere

quella

epopea, fa r

circolare di p i nella vita della nazio


ne le idee e i ricordi di quella lotta,
dare

quadro

della

Resistenza

ita

sull
Ponti

E d ito ri R iu n iti

un

liana cos come si venuta svilu p


pando nelle diverse localit del paese.