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Nicola Peirce

10/05/2013

BRUTTA NOTIZIA: DEVI MORIRE BUONA NOTIZIA : LA MORTE NON HA L ULTIMA PAROLA
NDR:

QUESTO

SCRITTO

ERA

IN

MACCHINA,

PRATICAMENTE FINITO , PRIMA DELLA MORTE DI

ANDREOTTI

MA ORA , GI CHE CI SONO , VORREI

DEDICARLO A LUI, AL QUALE DEDICO ANCHE IL PARAGRAFO CONCLUSIVO E AL MIO CANE

CESARE

(IL NOME NON L HO SCELTO IO, ARRIVATO GI GRIFFATO ), SENZA NESSUNA IRRIVERENZA NEI CONFRONTI DEL PRESIDENTE MA SOLO PERCH CESARE MORTO LO STESSO GIORNO DI GIULIO, COS IL 6 MAGGIO SAR PER ME IL RICORDO INDELEBILE DI GIULIO-C ESARE !
Cesare a 6 mesi

SORSEGGIANDO IL GIORNALE ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO MA TOCCANDO FERRO .


Sono ospite fisso a Siena ormai dal 1999; bella citt, certo con i suoi difetti, come tutte le cose del mondo ma bella, sia lei sia tutto ci che la circonda. Il responsabile involontario della mia migrazione da Roma stato mio padre, quando nel 1987 decise di eleggere quale suo buen retiro un piccolo paesino in collina, nelle crete senesi, a pochi chilometri dalla citt del Palio. Da allora ho iniziato a frequentare abbastanza assiduamente queste zone, venivamo con mia moglie e i miei figli a trovare il nonno, soprattutto nelle feste comandate ma anche per il Palio e, alla fine, ci siamo innamorati anche noi di queste contrade, tanto per rimanere in tema. Mio padre aveva avuto molte emozioni nella sua vita e cos, una volta ritiratosi in quel paesino, era diventato una persona metodica, abitudinaria cercava solo la tranquillit, un tran-tran senza troppe scosse: una capatina in paese per la spesa, il giornale e le sigarette, un giretto nelloliveto per controllare le piante, il pane vecchio alle galline, sbobba ai cani ma soprattutto il suo giornale, il Messaggero, il quotidiano di Roma che ledicolante gli faceva trovare immancabilmente tutte le mattine, nonostante qui le testate pi diffuse siano chiaramente altre. Lo leggeva con fare tranquillo senza fretta, lo sorseggiava in un certo senso, alla ricerca in particolare delle notizie di cronaca romana e mi piace pensare, che fosse perch lo riportavano alle sue radici.

sorseggiare il giornale, uno dei piaceri della vita per mio padre

Tra tutte cera, per, una pagina che scorreva con maggior cura, sulla quale si soffermava e dopo aver letto qualche riga, fissando nel vuoto, andava alla ricerca di ricordi che in alcuni casi arrivavano mentre in altri rimanevano nascosti nel passato, ripetendo questoperazione di lettura-

Nicola Peirce

10/05/2013

ricordo pi volte. Era la pagina degli annunci mortuari, si, proprio quella, la pagina dove ci sono i necrologi con il nome del defunto, la frase di circostanza, pi o meno partecipe e il nome degli inserzionisti. Leggeva il nome, poi quello dei famigliari ed infine quello degli altri inserzionisti, alla ricerca di amici o conoscenti e tutte le volte, se incontrava un nome conosciuto, iniziava a rammentare e fare calcoli riguardo let del defunto, le circostanze nelle quali lo aveva conosciuto e cos via. Chiaramente cerano anche commenti del genere: ma guarda, chi lavrebbe detto, era pi giovane di me o altri pi irriverenti, quando let del defunto era decisamente elevata, come: e vulesse ver che tenia accosa a dicere dalle reminiscenze napoletane trasmessegli da sua madre, mia nonna. Mio padre non certo stato lunico e tanto meno lultimo interessato a quella pagina, , infatti, una delle pi lette in assoluto, con quella delloroscopo, perch siamo tutti interessati alla morte ma a quella degli altri e se sono famosi, ancor di pi, seguiamo i loro funerali come se si trattasse di un evento mondano, guardate cosa successo con le recenti esequie a Margaret Tacher. Quella immancabile lettura era, secondo me, anche una sorta di rito scaramantico, la parte di sangue partenopeo lo aveva indubbiamente contagiato sotto questo aspetto, rito che , daltronde, luogo comune di molti quando si parla genericamente della morte; provate ad affrontare largomento con qualcuno e mentre lo fate osservate i suoi gesti: toccare ferro o le dita a corna sono il minimo, per non parlare poi degli uomini che infilano rapidamente le mani in tasca, alla spasmodica ricerca di qualcosa che non trovano. GRANDI ARTISTI

aglio e fravaglio fattura ca nun quaglia corna e bicorna capa alice capa d'aglio

DE ANDR, BRASSENS, TOT, TOCCARE FERRO .

MA

SEMPRE MEGLIO

Lassurdo , invece, che non c nulla di pi naturale della morte che prende vita, scusate il gioco di parole, nel momento stesso in cui nasciamo, infatti, insieme alla vita riceviamo anche linseparabile e ineluttabile condanna a morte, siamo come i detenuti nel braccio della morte, tutti in attesa dellesecuzione della sentenza, sperando in una possibile grazia, ma nel nostro caso non c possibilit di grazia o meglio non c possibilit della grazia che ci eviti lesecuzione, c possibilit di un altro tipo di grazia ma di questo parleremo dopo. La morte verr allimprovviso, il titolo di una canzone, della fine degli anni sessanta (1967), di Fabrizio de Andr che allepoca fece abbastanza scalpore per largomento trattato in maniera cos chiara e senza peli sulla lingua e anche in questo caso molti addossarono a questa canzone poteri iettatori sia per il titolo cos esplicito sia per il contenuto, gettando ombre anche sul suo autore, quale potenziale menagramo. Le prime strofe recitavano: La morte verr all'improvviso () nel sonno, in battaglia verr senza darti avvisaglia la morte va a colpo sicuro non suona il corno n il tamburo.

Nicola Peirce

10/05/2013

e si concludeva con:

davanti ll'estrema nemica non serve coraggio o fatica non serve colpirla nel cuore perch la morte mai non muore.

In realt il cantautore genovese aveva riadattato un brano del canonir e poeta francese George Brassens (Le verger du Roi Louis - 1960), senza nulla togliere all'atmosfera cupa e minacciosa del testo originale. La canzone, come il titolo, risulta scarna ed essenziale; il concetto principale l'imminenza costante della morte, che in qualsiasi momento, silenziosa e implacabile, potrebbe piombarci addosso e rapirci. Tutti dovranno arrendersi di fronte a questa estrema nemica. Un altro grandissimo artista che si ciment con la morte fu Tot; immagino che tutti pi o meno conosciate la sua famosa poesia: A livella, una ironica e signorile presa in giro della presunzione umana e del suo saccente orgoglio, rappresentata in questo caso da un nobile, un marchese, defunto che ha quale vicino di tomba un netturbino. Il marchese inizia una querelle con questi, un tal Esposito Gennaro, nome che lautore usa per sottolineare ancor meglio le origini plebee del netturbino, invitandolo a trasferire la sua tomba altrove perch non decoroso per un marchese, per il rango della sua casta, esser sepolto al fianco di un netturbino. Il poveruomo inizialmente cerca di scusarsi con il Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive: nuje simmo marchese, ma quando questultimo serie...appartenimmo morte comincia ad insultarlo si spazientisce e reagisce con le famosissime strofe finali: 'A morte 'o ssaje ched''e?... una livella. () Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive: nuje simmo serie...appartenimmo morte strofe che sono una splendida metafora della morte che rende tutti di pari livello, livella tutto e tutti, e contemporaneamente ne definisce il dominio: appartenimmo morte.

APPARECCHIANDO ALLA MORTE MA NON IN TREDICI A TAVOLA, NON SI SA MAI.


Insomma la morte cl possiede nostra inseparabile compagna di viaggio, inevitabile e colpisce quando vuole, senza nessun riguardo per nessuno, ricco o povero, bello o brutto, nobile o popolano l che ci aspetta dove, come e quando non lo sappiamo ma certamente l da qualche parte in qualche istante del futuro sia questo il prossimo istante sia tra centanni. Come scrisse SantAlfonso Maria de Liguori nel suo trattato - Apparecchiando alla morte: Per me che ora scrivo, per voi che leggete questo libretto, sta gi decretato il giorno e 'l punto, nel quale n io pi scriver, n voi pi leggerete e anche incerto se quel bambino che nasce, dovr esser povero o ricco, se ha d'avere buona o cattiva sanit, se avr da morire giovine o vecchio: tutto incerto, ma certo che ha da morire. Ogni nobile, ogni regnante ha da essere reciso dalla morte. E quando

Nicola Peirce

10/05/2013

giunge la morte, non v' forza che possa resistere: si resiste al fuoco, all'acqua, al ferro: si resiste alla potenza de' principi, ma non pu resistersi alla morte. Per, pur avendo inconsciamente paura della morte, infatti cerchiamo di esorcizzarla con la scaramanzia, ci riteniamo immuni, al di sopra di questa, progettiamo, programmiamo, usiamo la volont per tracciare il futuro, pensando di poterlo controllare, di poterlo gestire. Viviamo come se la morte non fosse un evento che ci riguardasse, senza preoccuparci di quello che sar dopo, di ci che potrebbe essere dopo la morte e cos non ci poniamo neanche domande sul vero significato della vita, perch senza la coscienza del significato di morte non riusciamo neanche a essere coscienti del vero valore della vita che invece unico e irripetibile; sempre SantAlfonso scriveva: tanti vivono talmente scordati della morte, come non avessero mai a morire!. Eppure luomo da quando apparso sulla terra si sempre domandato cosa ci fosse dopo la morte e ha sempre immaginato la pi misteriosa e leggendaria camera funerarie preistorica europea , possibili altre esistenze probabilmente, la Tomba di Newgrange a pochi chilometri da Drogheda, nellaldil e di questo in Irlanda, una necropoli del 4.000 a.C. costituita da un enorme tumulo circolare alto 13 metri, realizzato con grandi pietre. suo filosofeggiare ha lasciato testimonianza: dai graffiti nelle grotte, alle tombe di tutte le civilt che si sono susseguite nei secoli. I nostri predecessori hanno sempre ritenuto la morte un passaggio verso loltre, verso qualcosaltro mai in millenni e millenni di presenza delluomo sulla terra abbiamo pensato cos diffusamente e pervicacemente che dopo la morte ci fosse il nulla, ora invece si, adesso lo pensiamo, anzi lo crediamo, luomo laicista ha questa nuova credenza, quella del nulla, riducendo cos anche il significato della morte solo alla buia e fredda tomba.

FACCIAMO CHIAREZZA: SIAMO ALLODOLE, ANZI DEI VERI E PROPRI ALLOCCHI .


In realt, la morte una trappola ben escogitata per farci dimenticare, come ho detto, il vero senso della vita, insomma uno specchietto per le allodole perch intrappolati come siamo nella sensazione di attimo, dimentichiamo leffettiva ragione eterna della nostra esistenza, sprecando il nostro tempo nel tentativo impossibile di allontanarci dalla morte mentre inesorabilmente gli corriamo incontro. In questo senso, considero un grande vantaggio riuscire a percepire il vero significato della

cuc buballocco ci sei tu, cuc buballoco ci sei tu

Nicola Peirce

10/05/2013

morte ma va anche detto che la percezione cosa ben diversa dal comprendere possiamo dire che equivale ad assaporare un cibo nuovo con gli occhi bendati, non sapete cosa state mangiando per riuscite a percepire il sapore senza comprendere pienamente di cosa si tratta; la percezione come una chiaroveggenza ed in questo caso, nel caso della morte, se riusciamo ad uscire per un momento da questa trappola ben escogitata tutto diventa pi chiaro. E allora facciamo chiarezza: () la morte entrata nel mondo a causa del peccato dell'uomo. Sebbene l'uomo possedesse una natura mortale, Dio lo destinava a non morire. La morte fu dunque contraria ai disegni di Dio Creatore ed essa entr nel mondo come conseguenza del peccato. La morte corporale, dalla quale l'uomo sarebbe stato esentato se non avesse peccato , pertanto l'ultimo nemico (1 Cor 15,26) dell'uomo a dover essere vinto. (CCC n. 1008) Tra laltro mi viene il dubbio che de Andr avesse studiato San Paolo o il Catechismo della Chiesa Cattolica visto che nella sua canzone definisce la morte: lestrema nemica, parafrasando quel ultimo nemico di Paolo nella prima lettera ai Corinzi. Sintetizzando la morte conseguenza del nostro peccato originale, siamo noi stessi con la nostra decisione ad aver abbandonato la nostra condizione di non-mortali che Dio ci aveva donato e pensare che ci aveva anche avvisato: ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, La tavola Ouija usata nelle sedute spiritiche nel tentativo di altrimenti morirete" (Gen. 3,3) ma comunicare con lal di l in realt una trappola del demonio per noi niente, caponi cost, come si entrare nella vita delle persone; molte possessioni demoniache dice da queste parti, abbiamo hanno avuto inizio proprio con questo mezzo di ingresso, chi la preferito la conoscenza, la divisione usa invita alla sua tavola il demonio. allunione, del bene e del male: Ma il serpente disse alla donna: Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male" (Gen. 3, 4-5), il resto della storia ben noto: calci nel sedere e via dal paradiso terrestre, dalla perfetta letizia e dalla non-mortalit per piombare nel sudore, nel partorire con dolore e nella mortalit. Ma c anche dellaltro: S, Dio ha creato luomo per limmortalit; lo fece a immagine della propria natura. Ma la morte entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono. (Sapienza 2, 23-24)

Nicola Peirce

10/05/2013

APPARECCHIANDO ALLA MORTE?NO, AL DEMONIO.


Ed ecco allora cosa dunque la morte, quella vera: la tenebra dellinferno, un luogo o forse una condizione, nelleternit dove il nemico, il demonio, lantico serpente, vuole portarci, per averci sempre a sua disposizione, quale alimento del suo ego, suo carburante, suo cibo. Provate a guardare nel vostro cuore, cosa amano tutti gli uomini? lapprovazione, ladulazione, lapplauso in poche parole essere adorati; tutti cercano lapprovazione del proprio operato, del proprio non serviam? in realt si diventa schiavi! look, del proprio pensiero, anche ingannando o imponendosi con la forza per essere certi di avere questa approvazione. Il demonio non diverso, creatura come noi umani, anche se in forma e sostanza, diversa dalla nostra ed anche lui succube del suo ego, della sua necessit dapprovazione e ha scelto la via pi semplice per avere una platea di sostenitori, adoratori. Prima ha coinvolto un terzo degli angeli, poi luomo, per invidia della nostra condizione di non-mortali ci ha fatto complici del suo rifiuto, del suo no a Dio: non serviam. La sua una debolezza nel complesso molto infantile ma questa debolezza ci ha contagiato, siamo diventati partecipi del suo errore, del suo rifiuto, questa nostra scelta ci ha messo nelle sue mani e per invidia ci ha spinto a far entrare la morte nella dimensione umana. Ma questo solo lo specchietto per le allodole, la trappola, perch il vero inganno, la vera morte che il demonio ci ha preparato non in questa vita, ma nelleternit, se per nostra scelta decidiamo di appartenere a lui dimenticandoci della condizione di eternit alla quale siamo destinati. Ecco la trappola, ecco il vero motivo per il quale siamo stati tentati, ecco perch tanto accanimento da parte del demonio per farci trascurare la morte dopo avercela fatta scegliere come condizione esistenziale, perch quando ci cadiamo dentro senza avere pensato allal di l, alleternit, quando la morte ci raggiunge in condizione di rifiuto di Dio finiamo per appartenergli per sempre: L'albero allorch si taglia, dove cade? cade dove pende. Dove pendete voi, fratello mio? che vita fate? Procurate di pender sempre dalla parte dell'austro, conservatevi in grazia di Dio, fuggite il L'albero allorch si taglia, dove cade? cade dove peccato; e cos vi salverete. E per fuggire il pende. Dove pendete voi, fratello mio? che vita fate? peccato, abbiate sempre avanti gli occhi il gran pensiero dell'eternit, chiamato da S. Agostino: "Magna cogitatio" (Apparecchiando alla morte SantAlfonso M. de Liguori)

Nicola Peirce

10/05/2013

ABBIAMO FATTO SEI AL SUPERENALOTTO MA ABBIAMO STRAPPATO LA GIOCATA.


Ora, per, come tutti saprete e se non lo sapete ve lo dico io, noi uomini, nel senso di umanit tutta, abbiamo fatto bingo, il sei al superenalotto delleternit, perch Dio, conoscendo perfettamente questo giochetto della trappola per allodole, escogitato dal nemico (ndr.: letimologia dellappellativo satana : nemico, avversario, accusatore) per eccellenza, intervenuto direttamente e nella pienezza dei tempi venuto in forma umana a distruggere quella trappola e non un dio qualunque quello cristiano, diretto discendente del dio di Abramo, di Giacobbe, di Mos e della tradizione della Tank (ndr.: Torh, Neviim, Ketuvim) la sacra scrittura degli ebrei. Si, perch noi cristiani, possiamo dire, di essere tutti ebrei-convertiti e il nostro fare chiarezza, la nostra risposta alla morte la pi antica al mondo perch affonda le sue radici in quel popolo nomade, di cui progenitore Abramo, che dalla mezza luna fertile, la terra tra il Tigri e lEufrate, considerata da tutti gli storici la culla della civilt, si mosse verso il mediterraneo portando con se la storia delloccidente moderno che una storia giudaico-cristiana, con buona pace di chi ora la vorrebbe cancellare, strappando le pagine di quei millenni di cultura e tradizione. Si, lo so, molti pensano che il cristianesimo sia la croce, nel senso della sofferenza sulla croce, , infatti, legittimo domandarsi perch un Dio che predica amore, si manifesti attraverso la sofferenza, piaghe, ferite, sangue, dolore ma questa la visione di chi appartiene al demonio di chi continua a guardare alla sola morte corporale quale termine ultimo di tutte le realt. Cristo in effetti ha tracciato la via, la croce non la fine delle cose, lo era, semmai, prima della Sua venuta, quando luomo non aveva speranza e restava inchiodato alla morte perch non sapeva come sfuggirgli, in realt Ges su quella croce ha inchiodato il nostro peccato e con questo la morte; la croce il passaggio per la resurrezione ed il messaggio della croce non nella sofferenza ma nellobbedienza al Padre e nellamore che Ges, cio Dio, con quel lasciarsi inchiodare su quella croce, dimostra verso luomo. Santa Caterina da Siena lo afferma con parole di fuoco: Chi quello stolto bestiale che vedendosi cos amato non ami? e io mi permetto di aggiungere: chi quello stolto bestiale che pensa che Dio si sia fatto carne solo per morire?.

Nicola Peirce

10/05/2013

Vi un duplice aspetto nel mistero pasquale: con la sua morte Cristo ci libera dal peccato, con la sua risurrezione ci d accesso ad una nuova vita. () Essa consiste (ndr.: la resurrezione) nella vittoria sulla morte del peccato e nella nuova partecipazione alla grazia (CCC n. 654)

LISCIO? ... NO, SONO LAICISTA A ME PIACE ON THE ROCKS .


Ridurre tutto alla sola morte corporale cancella, anzi nasconde, imprigionandola, quella parte di divino che in noi: rispose loro Ges: Non forse scritto nella vostra Legge: io ho detto: voi siete dei? (Gv. 10,34) e ancora: "Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?" (1Cor. 3,13) ed proprio questa nostra parte divina che il demonio cerca di conquistare per possederla nelleternit. Domandatevi: quale il messaggio Siamo chiamati a liberare lo spirito alleggerendoci dai fardelli che ci ha lasciato Ges, quello del della nostra carnalit e invece dolore, della morte? assolutamente no, ci ha testimoniato la possibilit di trascendere, di risorgere, cio togliere quella crosta di carnale che imprigiona il nostro essere divino per poter ritornare in quello stato originale dal quale proveniamo, quello non-mortale. Trascendere, altro non se non passare da una stato di materia ad un'altro stato di materia, per esempio: da acqua a vapore e per fare questo c' bisogno di un "agente", nel caso dell'acqua il fuoco-calore, nel nostro caso la fede, perseverante anche quando ci venisse chiesto di salire sulla croce! Senza la luce della fede luomo camminerebbe nelle tenebre e sarebbe ingannato dalle tenebre: il bianco gli parrebbe nero il nero bianco, e le cose dolci gli parrebbero amare e le amare dolci. Privato di questa luce si scandalizzerebbe di tutti i misteri di Dio, come il dolore, le disparit e le ingiustizie della vita, giudicando dato per odio quello che dato per amore, e causa di morte quello che dato come sorgente di vita. ( ) La tenebra, infatti non lascia discernere quello che nocivo allanima e al corpo quello che invece utile. Essa guasta il gusto dellanima facendole sembrare cattive le cose buone e buone le cattive: cio il vizio e quelle cose che conducono al peccato le paiono buone e dilettevoli, mentre le virt e quello che induce alle virt, le paiono amare e di grande difficolt. Ma chi ha la luce, conosce bene la verit. (Lettera 113 Santa Caterina da Siena).

invece, congeliamo, imprigionando!

Nicola Peirce

10/05/2013

Se invece cerchiamo di umanizzare il divino, come fa chi non pensa alla morte in termini di passaggio ma in termini di fine a se stessa, non trascende ma al contrario raddensa, imprigiona, trasforma l'acqua in ghiaccio, il contrario esatto del processo di vaporizzazione che invece espande, libera. Quellassoluto genio artistico della penna, nonch veggente (si perch, secondo me, lui quel viaggio che ha descritto lo ha fatto veramente) che fu Dante Alighieri, mette satana, nellultimo canto dellinferno, proprio nel ghiaccio, ghiaccio prodotto dalle enormi ali del lo mperador de lo doloroso regno come lo chiama e nel qual ghiaccio imprigionato per met e mentre sbatte le ali con le tre bocche di cui dotato, una per ogni faccia che ha: dirompea co denti un peccatore, a guisa di maciulla, s che tre ne facea cos dolenti mangia, anzi maciulla, i peccatori. e chi sono i peccatori: Ma quell' anime, ch'eran lasse e nude, cangiar colore e dibattero i denti, ratto che 'nteser le parole crude. Bestemmiavano Dio e lor parenti, l'umana spezie e 'l loco e 'l tempo e 'l seme di lor semenza e di lor nascimenti. Poi si ritrasser tutte quante insieme, forte piangendo, a la riva malvagia ch'attende ciascun uom che Dio non teme. (III canto dellInferno)

A CHI TOCCA NON S INGRUGNA MA E MEJO SE TE TOCCA LA SORA.


Sono tutti quelli che nella vita hanno vissuto male o facendo finta che Dio non esistesse, hanno pensato a questa vita come ad una esperienza fine a se stessa, rinchiusa tra i due attimi che ne delimitano il percorso temporale: la nascita e la morte; quel tempo che tutti abbiamo ma di cui non conosciamo la durata, per questo cos immensamente importante, perch ogni istante potrebbe essere lultimo: Figlio, dice lo Spirito Santo, sta attento a conservare il tempo ch' la cosa pi preziosa e 'l dono pi grande che pu dare Che cos' il tempo? Se nessuno me lo domanda, lo so. Se Dio ad un uomo che vive. Anche i gentili (ndr.: pagani) voglio spiegarlo a chi me lo domanda, non lo so pi. conoscevano quanto vale il (Agostino d'Ippona - Confessioni, 397) tempo. Seneca diceva non esservi prezzo ch'uguagli il valore del tempo. "Nullum temporis pretium". Ma con miglior lume hanno conosciuto i Santi il valore del tempo. Disse S. Bernardino da Siena che tanto vale un momento di tempo, quanto vale Dio: perch in ogni momento pu l'uomo con un atto di contrizione o d'amor acquistarsi la divina grazia e la gloria eterna". (Apparecchiando alla morte SantAlfonso M. de Liguori)

Nicola Peirce

10/05/2013

Atto di contrizione che una sorta di risveglio, da quellaccecamento che gli specchietti della trappola di satana ci provocano riverberando continuamente su di noi il bagliori del mondo: Ora le passioni fanno apparire i beni di questa terra altro di quel che sono; la morte gli scopre e fa vederli quali in verit sono, fumo, fango, vanit e miseria. Oh Dio! a che servono le ricchezze, i feudi, i regni in morte, quando altro non tocca che una cassa di legno, ed una semplice veste, che basta a coprir le carni? A che servono gli onori, quando altro non tocca che un funebre accompagnamento ed una pomposa esequie, che niente giover all'anima, se l'anima perduta? A che serve la bellezza del corpo, se altro non resta allora che vermi, puzza ed orrore, anche prima di morire, e poi un poco di polvere puzzolente. (Apparecchiando alla morte SantAlfonso M. de Liguori)

Come ho scritto, noi siamo alla continua presenza della morte corporale, in ogni istante della nostra vita presente, possiamo non pensarci, far finta di nulla, ma questa presenza c, inevitabile, possiamo affrontarla, con latteggiamento fatalista, alla romana, come avrebbe detto mio padre: a chi tocca non singrugna (ndr.: non si arrabbia, non mette il muso, il grugno perch prima o poi tocca a tutti) ma possiamo anche scegliere di affrontarla alla San Francesco: Laudato si', mi' Signore, per sora nostra morte corporale, da la quale nullo homo vivente p skappare. Guai a quelli ke morranno ne le peccata mortali; beati quelli ke trovar ne le tue sanctissime voluntati,ka la morte secunda nol far male . (Cantico delle creature).

San Francesco e sora nostra morte corporale Assisi Basilica inferiore affresco XIV sec.

Infatti quando scegliamo di non appartenere al demonio la morte corporale diventa sorella, non matrigna, diventa una liberazione dalla schiavit di questo mondo, chiaramente inteso come umanit oltraggiata dal peccato e non come creato che un dono di Dio.

MEGLIO IN COMPAGNIA DI SORA CHE DEL COSACCIO.


Sorella morte corporale ci libera da questa traversata, diventa il termine del pellegrinaggio terreno, diventa il termine della corsa e della buona battaglia, come direbbe San Paolo e non pi il termine della vita, questo, infatti, solo un transito, siamo viandanti: Che pazzia sarebbe d'un viandante, se viaggiando pensasse a farsi grande in quel paese per dove passa, e non si curasse di ridursi poi a vivere miseramente in quello dove ha da stare in tutta la sua vita? E non pazzo chi pensa a farsi felice in questo mondo, dove ha da stare pochi giorni, e si mette a rischio di farsi infelice nell'altro, dove avr da vivere in eterno? (Apparecchiando alla morte SantAlfonso M. de Liguori)

Nicola Peirce

10/05/2013

La vera morte la morte eterna, quella che scelgono coloro che decidono di appartenere al diavolo, quella unesperienza di morte, di morte senza fine, da l non si esce pi, non c ciambella di salvataggio; questo il vero inganno del demonio farci credere che sia la morte corporale lunica morte, mentre solo un passaggio, ma attenti bene, un passaggio a senso unico, senza ritorno e questo lui lo sa molto bene, perch come dice San Giovanni Damasceno: Non c possibilit di pentimento per gli angeli dopo la loro caduta, cos come non c possibilit di pentimento per gli uomini dopo la morte. Questa vita breve, termina rapidamente, dopo c leternit, Dio cinvita alla vita, alla vera vita, cinvita a rifiutare la realt di morte eterna preparata dal demonio, ci chiede di scegliere la vita, la vita eterna, chiede il nostro consenso ed pronto a donarci nuovamente la non-mortalit che linganno del demonio, il cosaccio altro appellativo affibbiatogli da Santa Caterina e il nostro egocentrismo, misto a stoltezza, ci hanno sottratto. Penso che possiamo fare nostro questinvito, oltre che con la fede e la speranza, anche percependo, gustando, la morte corporale come sorella, come compagna di viaggio. Dunque, lettor mio, la casa dove abiti, non casa tua, ospizio, dal quale, tra breve, e quando meno te l'immagini, dovrai sloggiare. () E quale sar la tua vera casa? una fossa sar la casa del tuo corpo sino al giorno del giudizio, e l'anima tua dovr andare alla casa dell'eternit, o al paradiso, o all'inferno!". (Apparecchiando alla morte SantAlfonso M. de Liguori)

Battaglia di Campaldino, particolare dellaffresco nel Palazzo comunale di San Gimignano

AD OGNI BUONCONTO MEGLIO FARE COME BUONCONTE


Permettetemi di chiudere con un breve accenno a ci che avvenuto. Ho letto e ascoltato, commenti e anche strafalcioni di tutti i generi riguardo Giulio Andreotti, una tale variet di opinioni che mi domando se tra tutti questi commentatori ci fosse qualcuno che lo avesse mai conosciuto veramente, perch lunica alternativa a questa variet che Andreotti avesse in realt una serie di cloni che sguinzagliava a seconda della bisogna: lo statista, il politico sopraffino, il politico corrotto, il cattolico, il mafioso, il corruttore, il salvatore della patria, il comico, luomo dello stato, ecc., ecc. Pur nella difficolt di questa esistenza luomo ha un gran vantaggio che non sar un altro uomo ad emettere il giudizio finale ma sar Dio e, secondo alcuni esegeti, al momento in cui ci troveremo l, noi stessi leggendo il libro della nostra vita capiremo che fine dovremo fare. Ma c

Nicola Peirce

10/05/2013

anche un altro vantaggio, per questo solo per chi crede, per chi ha fede, come mi dicono avesse luomo Giulio Andreotti che doveva senzaltro sapere che quando lanima lascia il corpo i giochi sono fatti. Questo secondo vantaggio il pentimento, latto di contrizione, descritto, come al solito mirabilmente, da Dante nel canto V del Purgatorio dove c' lincontro del poeta con Buonconte da Montefeltro. Dante si meraviglia di trovarlo nel purgatorio perch questi era un personaggio, molto conosciuto allepoca quale avido, violento e sanguinario che mor nella battaglia di Campaldino senza che il suo corpo fosse mai ritrovato. Su questo mancato ritrovamento, circostanza notissima che fece discutere molto, Dante costruisce una piccola lezione di dottrina cattolica valida allora come oggi. Buonconte appellato da Dante che gli chiede com possibile che lui si trovi l e non allinferno, gli risponde di essersi salvato perch mentre cadeva trafitto a morte nel fiume, un attimo prima di spirare, si pent della sua vita dissoluta e malvagia e chiese l'intercessione della Beata Vergine Maria e fu accontentato. La parte veramente fenomenale di questo canto quando il Buonconte racconta che la sua anima fu contesa tra un demonio e un angelo perch il demonio non pensava possibile si fosse salvato, mentre l'angelo aveva ricevuto ordine di portarlo in Purgatorio e cos il demonio dovette lasciarlo andare ma Giulio Andreotti per vendicarsi dello smacco subito 14/1/1919 6/5/2013 fece sparire il suo corpo mortale che R.I.P. non venne cos pi ritrovato. Si diano pace i commentatori astiosi e ostili, lanima del Presidente, nonch Senatore a vita, Giulio Andreotti sar dove Dio ha deciso debba essere e non dove quei pennivendoli forcaioli hanno deciso e il giudizio carissimo Presidente Napolitano non sar, come lei continua a sostenere, della storia che come sappiamo lopinione del vincitore e non il resoconto dei fatti, sar di Dio.