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IL GIOCO

Il gioco una delle attivit umane che genera soddisfazione e piacere. Ognuno sceglie infatti il suo gioco in base al proprio interesse e al proprio piacere. Lattivit ludica infatti la forma di espressione privilegiata dal bambino, forma attraverso la quale egli si rapporta a se stesso ed esplora il mondo circostante. Il gioco ha la caratteristica di essere orientato verso la creativit infatti nel giocare che egli sperimenta la possibilit di intervenire in maniera ATTIVA sugli elementi che lo circondano. La dinamica che si realizza nel gioco, quella che permette al bambino di acquisire consapevolezza di s, ad interiorizzare norme, valori e ruoli sociali.
Froebel: afferma che il gioco lattivit che caratterizza il bambino fino alla fanciullezza: infatti tramite il gioco che egli interiorizza il mondo esterno. Leducazione deve assecondare la spontanea attivit umana senza proporre modelli esterni da imitare, ma fornendo la possibilit ad ogni individuo di realizzarsi autonomamente. Il gioco rivela le pi intime tendenze di ciascuno e il bambino non lo interpreta come divertimento ma come un vero e proprio lavoro A tale scopo vengono ideati i giardini dinfanzia, ossia spazi attrezzati per il gioco e il lavoro infantile e per le attivit di gruppo, organizzati da una maestra giardiniera che guida le attivit, senza che queste assumano mai una forma programmatica, come avviene nelle scuole. Nel giardino lattivit predominante appunto il gioco, strada maestra attraverso cui si sviluppano il linguaggio, il disegno,e le attivit logico-matematiche L'esempio pi tipico del metodo frobeliano come continuit tra gioco e apprendimento costituito dalla pedagogia dei "DONI"(palla;sfera,cubo,cilindro;cubo in mattoncini). Bruner:il gioco funzionale al bambino in quanto gli permette di sperimentare problemi, soluzioni e comportamenti irreali, facilitando cos la creativit, la sperimentazione e linventiva. Il gioco equivale quindi ad un processo di esperienza. La conoscenza infatti per Bruner un processo di categorizzazione,ossia la tendenza a semplificare i numerosi stimoli/dati esterni attraverso il raggruppamento in classi di equivalenza. Pi esperienza/conoscenza mi porta ad avere pi categorie. Cleparade:Non bisogna obbligare il fanciullo in unattivit a meno che il bambino non ne senta il bisogno naturale.Tutto ci implica una particolare importanza alla dimensione dello sforzo, utile per il superamento degli ostacoli che si pongono fra lui e la meta raggiungere. Leducatore deve suscitare un tale interesse per far si che lallievo riesca a superare lo sforzo; questo interesse raggiungibile solo attraverso lutilizzo di gioia e attrattiva che solo il gioco in grado di procurare.Leducazione deve essere quindi gioiosa e ludica. Montessori: i giochi sono assolutamente diseducativi in quanto portano alla dispersione dellintelligenza, che devessere invece incarnata nel bambino. Il suo pensiero si basa sulla totale libert dellallievo, in quanto solo questa consente uno sviluppo di manifestazioni spontanee,gia presenti nella natura del bambino.

Sorelle Agazzi:il bambino un bambino che fa, sia nella dimensione del gioco sia in quella della vita pratica. Esse organizzano quindi ambienti specifici per la produzione artistica, mescolando altre attivit per leducazione estetica(caratterizzata da armonia e bellezza) quali il disegno,libera espressione psicologica del bambino,o anche rappresentazione di un racconto delleducatrice. Piaget:scopo delleducazione la formazione di una personalit creativa. Di tale creativit fa parte il gioco che ha una parte fondamentale nello sviluppo dellintelligenza in quanto permette ai bambini di assimilare la realt agli schemi mentali di ognuno. Il gioco dunque costituisce una tappa fondamentale dello sviluppo globale della personalit del bambino e va quindi stimolato e valorizzato. Nel periodo senso-motorio, che copre i primi due anni di vita dell'individuo, il gioco, lattivit principale per il suo sviluppo cognitivo e limitazione,la quale inizia come imitazione di suoni. Il gioco inizialmente gioco di esercizio. Piaget sostiene che nel progressivo adattamento del bambino allambiente, il gioco si verificherebbe tutte le volte che, avendo acquisito unabilit o compiuto una scoperta, il bambino cerca di far aderire allo schema motorio o cognitivo appena acquisito oggetti nuovi. Il bambino apprende per assimilazione e accomodamento. La conoscenza si basa quindi sullinterazione tra soggetto e oggetto nel senso che il soggetto agendo sulloggetto, arriva a modificarlo. Conoscere significa quindi assimilare la realt e accomodarla in schemi mentali sempre + complessi.