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IL gioco

Gioco

Piaget (Piaget, 1945) ha identificato il duplice


valore del gioco: quello di finestra sullo sviluppo in
quanto influenzato da processi evolutivi, e quello
di strumento stesso: il gioco non solo riflette lo
sviluppo ma vi contribuisce attivamente.
 funzione adattiva, pratica per acquisire
strumenti dall’ambiente e muoversi e agire in
esso (Piaget,1937).
Possibili definizioni
 Attività strutturata e liberamente scelta, svolta
individualmente o in gruppo unicamente in
vista di sé stessa e non per altri fini o necessità
immediati.
 L'attività di gioco non è diretta
strumentalmente a un fine esterno, pratico o
conoscitivo, non è adattiva, essa è fine a se
stessa.
 Nel gioco, si fa per fare e, soprattutto, si fa
perché si ha voglia, si trae piacere dal fare in
sé” (Mayer e Musatti, 1992, p.56).
Possibili definizioni
 Il gioco, nelle sue diverse forme,
rappresenta una transazione tra il
bambino e il suo ambiente, un’attività,
un’area di esperienza, un modo con cui i
bambini esplorano e imparano a navigare
nel mondo intorno a loro.
(Bundy, 1993, Bundy, Murray, Lane& Fisher,
2002; Goodman; Mulligan, 2003;
Parham&Primeau; Rubin, 1982;
Singer&Singer, 1990; Sturgess).
KLEIN
 Gioco sottoposto alle leggi della fantasia.
 Il bambino può elaborare le angosce,
desideri.
 Similarità gioco e sogno soddisfazione
sostitutiva desideri.
 Il gioco permette di eliminare, con i
meccanismi di scissione e proiezione,
l’angoscia data da conflitti interiori
Anna Freud
 Identificazione con l’aggressore:
 Processo attraverso il quale si sopprime la
paura di un aspetto di realtà o della sua
rappresentazione, assumendo caratteristiche
dell’oggetto temuto. Questo meccanismo può
andare dalla semplice inversione dei ruoli
(giocare al dottore, al fantasma) a una vera
introiezione dell’oggetto pericoloso.

 Rovesciamento passivo in attivo


 Masochismo in sadismo
 Appropriazione del comando
WINNICOTT
 “fare in modo che i bambini siano messi
in condizione di giocare, è di per sé una
psicoterapia che ha applicazione
immediata ed universale” (Winnicott,
1971).
Vygotskij
 Vygotskij afferma che giocando il bambino riesce ad
svincolarsi da costrizioni situazionali.
 Questo avviene perché «nel gioco il pensiero è
separato dagli oggetti e l'azione nasce dalle idee più
che dalle cose: un pezzo di legno comincia ad essere
una bambola e un bastone diventa un cavallo”.

Ecco quindi che ai attiva un processo di transizione


nel processo di separazione del significato
dall'oggetto reale. Acquisita la capacità
comunicazionale attraverso la parola e
l’mmaginazione, questo oggetto non servirà più.
Piaget
 Per Piaget il gioco viene analizzato all’interno della teoria sullo
sviluppo cognitivo ed in particolare nel processo di
"formazione del simbolo".

 Come l'imitazione, il gioco sostiene la funzione simbolica in


quanto giocando il bambino si confronta con una realtà
immaginaria che conserva una relazione con la realtà effettiva
ma, al tempo stesso, se ne distacca.
 Tramite il gioco i bambini fanno esercizio di un'attività mentale
che crea simboli per evocare eventi o situazioni non presenti
nella realtà. Il gioco è governato dall'assimilazione, processo
mentale attraverso il quale i bambini adattano e trasformano
la realtà esterna in funzione delle proprie motivazioni e del
proprio mondo interno.
PIAGET:
CLASSIFICAZIONE DEI GIOCHI

Piaget  ha  differenziato  i  giochi  dell’infanzia  sulla  base 


dell’evoluzione dei processi cognitivi coinvolti.
Distingue tra:
 
• Giochi di esercizio:  caratteristici del periodo sensomotorio  

si manifestano nel bambino dalla nascita ai due anni. Partendo 
dalla  ripetizioni  di  azioni  il  bambino  cerca,  attraverso  il  gioco 
sensomotorio,  di  rendere progressivamente armoniche le azioni 
con  le  nuove  informazioni  ricevute  e  di  incorporare  tali 
apprendimenti  al  “saper  come”  ed  ai  mezzi  di  classificazione. 
Grazie alla ripetizione, l'azione originaria si consolida e diventa 
uno  schema  che  il  bambino  è  capace  di  eseguire  con  facilità 
anche in altre circostanze. 
Giochi simbolici:
• Questo tipo di attività si evidenzia nei bambini tra i due e i sei anni 
di età, in concomitanza del periodo pre­operatorio, 
•  Il  gioco  simbolico  implica  l’esistenza  di  una  struttura 
rappresentazionale ma è considerato puramente assimilativo.
• I giochi simbolici aggiungono all’esercizio stesso la dimensione della 

simbolizzazione  e  della  finzione,  della  capacità  di  rappresentare, 


attraverso gesti, una realtà non attuale. 
• Il gioco simbolico inizia quando le azioni di routine e gli oggetti sono 

distaccati dai loro ruoli tipici e dalle loro funzioni e vengono utilizzati 
in una maniera atipica, giocosa. 
•Secondo  Piaget  il  gioco  simbolico  ha  la  funzione  di  organizzare  il 

pensiero del bambino in uno stadio in cui il linguaggio non ha ancora 
raggiunto la sua piena padronanza.
•È proprio il gioco simbolico che consente al bambino di  manipolare e 

produrre  immagini  mentali  durante  le  quali,  tramite  la  ripetizione, 


può assimilare situazioni nuove.
Giochi di regole
• Questo tipo di giochi costituisce la mera imitazione del gioco dei più 
grandi, successivamente si va organizzando autonomamente 
• Dopo i sette­otto anni, riflette le abilità cognitive tipiche del periodo 

delle operazioni concrete che caratterizzano la socializzazione tra pari 
del bambino.
•  Mentre  i  giochi  simbolici,    secondo  Piaget,  tendono  in  linea  di 

massima a diminuire con l’età scolare, i giochi di regole, diventano più 
frequenti, confermando l’importanza delle relazioni e del codice sociale 
nello sviluppo globale dell’individuo. 
•  Da  questo  punto  di  vista,  Piaget  considera  i  giochi  di  regole  come 

adattivi:  attraverso  di  essi  il  bambino  apprende  la  competizione,  la 
negoziazione, la persuasione, il conflitto ed il compromesso tra pari; si 
realizza  così,  nel  bambino  un  declino  del  periodo  “egocentrico”  e  lo 
sviluppo della socializzazione e delle competenze cognitivo­sociali.
Secondo  il  susseguirsi  delle  tappe  dello 
sviluppo  del  bambino  attraverso  il  gioco, 
vediamo quindi che:

  l’inizio  del  gioco  simbolico  é  accompagnato 


da  un  declino  del  gioco  sensomotorio,  al 


posto del quale compare il gioco con regole.

  Pertanto  lo  schema  piagetiano  implica  che 


in  ambienti  stabili,  forme  meno  mature  di 
gioco  siano  cancellate  lasciando  il  posto  a 
forme più mature. 
IL GIOCO SIMBOLICO

Il passaggio dal gioco esplorativo-funzionale al gioco


simbolico è considerato un passo fondamentale per lo
sviluppo (Bornstein, Venuti, & Hahn, 2002).
Il gioco simbolico presuppone la capacità di trasformare
simbolicamente oggetti e azioni (Fein, 1987).
Fondamentali per il gioco simbolico sono l’intensità dei
sentimenti e delle emozioni che esso elicita (Russ, 2004).
Gioco simbolico
 (Fein, 1976):
 attività quotidiane e familiari possono essere eseguite
in assenza del materiale necessario o del consueto
contesto sociale di riferimento;
 le azioni possono non essere eseguite con l’obiettivo
usuale;
 oggetti inanimati possono essere usati come animati;
 un oggetto, o un gesto, può essere usato in
sostituzione di un altro;
 un bambino può eseguire un’attività o azione
generalmente fatta da qualcun altro o da qualcos’altro.
Krasnor & Pepler 1980
caratteristiche gioco
simbolico
 La flessibilità si riferisce al fatto che i
comportamenti di gioco possono variare da
quelli reali nella forma e/o (possono essere
esagerati nel contenuto o troncati) e/o nel
contenuto (si può giocare a far finta di mangiare
con uno stecchino invece che con un cucchiaio);
 l’affettività positiva ha a che fare con l’idea che
giocare dà piacere e divertimento;
 non literality si riferisce al fatto che nel gioco i
comportamenti mancano del loro significato
usuale e paradossalmente lo conservano;
 infine l’aspetto della motivazione intrinseca
suggerisce la volontarietà dell’azione.
IL GIOCO SIMBOLICO
Molti autori concordano nell’affermare che il gioco simbolico
ha molteplici funzioni:
 tra cui la capacità di ridurre le paure, il dolore e l’ansia

(Harris, 2000),
di promuovere lo sviluppo cognitivo (Berk, 1994),

le abilità di problem solving e di adattamento del bambino

(Piaget, 1962; Vygotsky, 1966),


è coinvolto nello sviluppo sociale: il bambino mentre gioca

con gli altri apprende e internalizza regole, norme e ruoli


sociali (Bruder, & Chen, 2007).
Emozioni
 Il gioco spinge naturalmente allo
sviluppo individuale ed è generalmente
associato ad emozioni positive (Tamis-
LeMonda, Uzgiris, e Bornstein, 2002):
proprio attraverso il gioco, i bambini
imparano a esprimere, controllaree
regolare le emozioni, provando piacere e
divertendosi in una dimensione di
sperimentazione e creatività (Singer e
Singer, 1990).
 Krasnor and Pepler (1980) hanno presentato
tre modi di vedere la relazione tra il gioco e lo
sviluppo delle competenze.
 (1) il gioco riflette il livello di sviluppo del
bambino e, di conseguenza, può essere usato
come strumento diagnostico;
 (2) il gioco fornisce l’opportunità di esercitare
le proprie abilità.
 (3) il gioco è un agente causale nel
cambiamento evolutivo. In ultima analisi il
gioco viene concepito come molla e al
contempo come indicatore dello sviluppo di
diverse abilità.
Gioco e altre competenze

 GIOCO E COMPETENZE COGNITIVE


  
 Già Singer e Singer nel 1990 avevano individuato, non in modo così sistematico,
le aree dello sviluppo cognitivo, affettivo ed integrativo che risultavano essere
facilitate dalle attività di gioco simbolico come:
 l’espansione del vocabolario,
 l’arricchimento della capacità espressiva,
 lo sviluppo della capacità di comprendere,
 il provare ed esprimere emozioni,
 lo sviluppo di un sentimento di costanza verso le proprie attitudini,
 l’aumento delle abilità di pensiero divergente,
 la capacità di dare una forma più attendibile e complessa agli eventi,
 lo sviluppo di una disposizione alla flessibilità
 la possibilità di mettere in atto diverse forme di problem solving.
Il modello di Sandra Russ
 Nel 1993 Sandra Russ pubblica il volume Affect and
Creativity. The role of Affect and Play in the Creative
process. Il focus di questo volume non è tanto il gioco di per
sé ma la creatività (e il processo creativo) di cui il gioco è
espressione nel bambino, ovvero strumento per osservare
la creatività.
 In questo volume l’autrice intende dimostrare come,
contrariamente alle ricerche prevalentemente condotte
sulla creatività fino a quel momento, concentrate sul ruolo
dei processi cognitivi nella creatività (espressa nel gioco
simbolico, o di fantasia del bambino) sia necessario
considerare gli affetti quale altre componente strutturale
della fantasia creativa, collegata sia alle emozioni che ai
processi cognitivi stessi.
La proposta di Sandra Russ

 Tuttavia, il modo in cui nel gioco tali processi si


intersecano resta oggi un argomento ancora
poco esplorato su cui la ricerca attuale tenta di
fare luce.
 Questo aspetto apre dunque uno spazio per
guardare al gioco del bambino in un modo
nuovo che delinei come processi cognitivi e
affettivi interagiscano tra loro.
 Un esempio di questo tipo di integrazione è la
proposta di Sandra Russ (Russ, 2003) che offre
un nuovo modello che coniuga, nel gioco del
bambino, affetti, cognizione e creatività.
Il gioco facilita lo sviluppo di
capacità (Russ, 2004)
 Cognitive: problem solving (insight,
pensiero divergente, flessibilità ideativa)
 Emotive: riduce la costrizione emotiva e
permette l’esperienza di emozioni
positive (regolazione emotiva) nella vita
quotidiana
 Interpersonali: capacità di assumere la
prospettiva dell’altro e di provare empatia
 Adattive

Utili nella vita quotidiana e nel far fronte


alle situazioni di stress
Processi cognitivi
 I Processi cognitivi, valutano la capacità di
produrre una storia complessa, con una sequenza
temporale logica e indicazioni di causa ed effetto
tra gli eventi (Organizzazione), l’abilità di
generare idee differenti durante il gioco che
permettano di raccontare temi diversi (Pensiero
divergente), la capacità di utilizzare oggetti
ordinari per rappresentarne altri non presenti
(Simbolismo) e l’attitudine di giocare “come se”,
proiettandosi in diversi luoghi e tempi
(Fantasia/Far credere/Finzione (make-believe)
PROCESSI AFFETTIVI
 I Processi affettivi, includono la capacità del bambino di
esprimere un’ampia varietà di stati affettivi, sia positivi,
sia negativi (Espressione dell’emozione); l’abilità di
esprimere diversi scenari e quindi diversi temi o contenuti
affettivi (Espressione dei temi affettivi); quanto il
bambino si senta a suo agio mentre gioca, quando tragga
godimento e piacere dal rappresentare una storia
(Comfort/Divertimento nel gioco (enjoyment??) ; la
capacità di contenere e modulare l’affettività positiva e
negativa (Regolazione/ modulazione dell’emozione); la
competenza nell’integrare gli affetti nel processo
cognitivo/narrativo del raccontare e rappresentare una
storia (Integrazione cognitiva degli affetti).
PROCESSI INTERPERSONALI
 I Processi interpersonali sono caratterizzati dal grado di
coinvolgimento, di attenzione, preoccupazione e cura verso
gli altri (Empatia); dallo sviluppo della capacità di
differenziare il Sé dall’altro e la possibilità di fidarsi
dell’altro (Schemi interpersonali) e dall’abilità di
comunicare con gli altri, e di esprimere davanti a loro le
proprie emozioni e le proprie idee (Comunicazione).
 I Processi di problem solving/risoluzione del conflitto
comprendono l’attitudine del bambino di cercare soluzioni
ai problemi che emergono nel gioco
(Approccio/atteggiamento ?? verso problemi e conflitti) e
l’effettiva abilità nel risolverli (Abilità di problem
solving/risoluzione del conflitto).

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