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1 Preghiamo con I Padri della Chiesa

( a cura di Domenico Pennino) La vita del cristiano e della famiglia cristiana un continuo progresso allinfinito nella penetrazione inesauribile del Mistero del Dio Uno e Trino, fonte e origine di ogni unit, essere, verit, bont e bellezza. Nel grembo fecondo della Chiesa vergine e madre, attraverso la mensa della Parola e del Sacramento, che ci rendono concorporei e consanguinei con Cristo, il cristiano e la famiglia devono immergersi nel mistero del Verbo Incarnato, lasciarsi trasformare, diventando verba Verbi , sperimentando con lapostolo Paolo la fecondit del mysterium crucis : Sono stato crocifisso con Cristo e non sono pi io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me. (Gal. 2, 20) Ed ancora lApostolo, senza tregua, incalza sulle necessarie e superlative conseguenze del nostro essere conformati al Figlio Eterno: dovete deporre luomo vecchio con la condotta di prima, luomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici e dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire luomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santit vera. (cfr. Ef.4, 22-23). Indicandoci infine la sorgente inesauribile di grazia, esclama: Cristo in voi, speranza della gloria, in lui vi sono tutti i tesori della sapienza e della scienzain Lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinit e voi avete in lui parte alla sua pienezzaOmnia possum in eo qui me confortat! Tutto posso in Colui che mi d la forza! (cfr.Col. 1, 27; 2, 3. 9; Fil. 4,13; 1Cor. 1, 24. 30-31). I Padri della Chiesa sulla linea di Paolo e di Giovanni hanno sostenuto limportanza, il valore e la grazia della preghiera, nonch la forza trasfigurante della contemplazione I concetti creano idoli di Dio solo lo stupore coglie qualcosa Trovare Dio consiste nel cercarlo incessantemente, vedere Dio non essere mai sazio di desiderarlo. Egli leternamente Cercato ( o Zetoumenoj ) sostiene Gregorio di Nissa. S. Agostino, invece, ha messo in rilievo linesauribile dinamismo della carit, anima della preghiera, che non pu, non deve mai arrestarsi. La legge pi importante per crescere nella vita cristiana e nella vita di preghiera quella di aggiungere sempre, camminare sempre, progredire sempre. Il progresso della carit determinato in parte dallintensit del desiderio. Perci la tensione la legge fondamentale e lumilt il fondamento e il punto di partenza, mezzo e garanzia di progresso nella vita cristiana. Voi ricordate, fratelli miei, quella lettura del Vangelo secondo la quale due sorelle accolsero il Signore: Marta e Maria. Lo ricordate certamente; Marta si dedicava alle molte faccende del servizio e si agitava nella cura della casa. In effetti ricevette in casa, quali ospiti, il Signore e i suoi discepoli. Si affannava scrupolosamente attenta e con la massima devozione, perch presso di lei i santi non venissero turbati da alcuna mancanza di riguardo. Cos, mentre era tutta presa dalle molte faccende, Maria, sua sorella, sedeva ai piedi dei Signore e ne scoltava la parola. Marta, che lattivit esasperava e vedeva quella seduta e del tutto incurante del suo affannarsi, si rivolse al Signore. Disse: Ti pare bene, Signore, che mia sorella mi abbia lasciata sola, mentre ecco, mi trovo tanto impegnata a servire? E il Signore: Marta, Marta, tu ti preoccupi di molte cose. Ma una sola la cosa di cui c bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sar tolta . Tu hai scelto una parte buona, ma lei la parte migliore. Tu la buona ( cosa buona infatti darsi da fare nellonorare i santi), ma lei ha scelto il meglio. Inoltre ci che tu hai scelto passa. Tu servi chi ha fame, servi chi ha sete, provvedi letti a chi

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ha sonno, offri ospitalit a chi vuoi entrare in casa; tutte queste cose passano. Verr lora in cui nessuno debba aver ame, in cui nessuno debba aver sete, nessuno debba dormire. Ne segue che ti sar tolta la tua occupazione. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sar tolta. Non le sar tolta. Ha scelto la contemplazione, ha scelto di vivere della Parola. Che sar il vivere della Parola senza alcun suono di parola? Ora costei viveva della parola, ma della parola che ha suono . Sar il vivere della Parola senza alcun suono di parola . La Parola di per s la vita . Saremo simili a lui, poich lo vedremo cos come egli . Questa era la sola cosa: gustare la dolcezza del Signore. Non ci possibile questo nella notte di questo mondo. Al mattino star alla tua tresenza e ti contempler. Perci lApostolo dice: Non ritengo ancora di esservi giunto. Questa cosa soltanto. Che cosa faccio allora? Dimentico del passato, e proteso a quello che mi sta davanti, mi volgo alla mta. Proseguo ancora: fino al , premio che Dio ci chiama a ricevere lass in Cristo Ges. Proseguo ancora, continuo a progredire, a camminare, mi trovo ancora sulla via, sempre proteso, non sono ancora giunto. Perci, se anche tu cammini, e vai proteso in avanti, se pensi alle realt future, dimentica le cose passate, non volgerti indietro a riguardarle, per non fermarti l dove hai posto il tuo sguardo. Ricordatevi della moglie di Lot. Quanti siamo perfetti, dobbiamo avere questo modo di pensare. Aveva detto: Non sono ancora arrivato alla perfezione; e dice: Quanti siamo perfetti dobbiamo avere questo modo di pensare. Io non ritengo di esservi giunto. Non perch io abbia gi conquistato il premio o sia gi arrivato alla perfezio ne.; e dice: Quanti siamo perfetti dobbiamo avere questo modo di pensare. Perfetti e non perfetti ad un tempo; perfetti come quelli che sono in cammino, non ancora perfetti come arrivati al possesso. E per farvi conoscere perch lApostolo chiami perfetti i viandanti: quelli che avanzano sulla via sono perfetti viandanti; e perch tu sappia che si riferiva ai viandanti, non agli arrivati, non a quanti gi detengono il possesso, ascolta ci che segue: Quanti siamo perfetti dobbiamo avere questo modo di pensare. E se in qualche cosa pensate diversamente, che non sinsinui per caso in voi il pensiero di essere qualcosa. Ora chi pensa di s che vale qualcosa, mentre un nulla, inganna se stesso . E chi crede di sapere qualcosa, non sa ancora in che modo bisogna sapere. Quindi: E se in qualche cosa pensate diversamente, quasi dei bambini, Dio vi illuminer anche su questo. Nondimeno, dal punto in cui siamo arrivati, continuiamo ad avanzare secondo la stessa linea. Perch Dio ci illumini anche su ci che pensiamo diversamente, ed a cui siamo .rrivati, non fermiamoci l, ma continuiamo ad avanzare secondo la stessa linea. Considerate che siamo viandanti. Voi dite: Che significato ha camminare ? Lo dico in breve: Progredire . Non vi capiti di non intendere e di camminare con maggior pigrizia. Fate progressi, fratelli miei, esaminatevi sempre, senza inganno, senza adulazione, senza acearezzarvi. Nel tuo intimo infatti non c con te uno alla cui presenza ti debba vergognare e ti possa vantare. Vi colui al quale piace lumilt, egli sia a provarti. Anche tu metti a prova te stesso. Ti dispiaccia sempre ci che sei, se vuoi guadagnare ci che non sei. In realt, dove ti sei compiaciuto di te, l sei rimasto. Se poi hai detto: Basta; sei addirittura perito. Aggiungi sempre, avanza sempre, progredisci sempre. Non fermarti lungo la via, non indietreggire, non deviare. Chi non va avanti, si ferma; torna indietro chi si volge di nuovo alle cose da cui si era allontanato; chi apostata, abbandona la via giusta. Uno zoppo sulla via va avanti meglio di

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chi corre fuori strada. Rivolti al Signore... (s.Agost.Disc. 169, 14, 17 15, 18). La ricerca del volto di
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Dio, la contemplazione e la vita vissuta, in relazione al pi profondo mistero del Dio Uno e Trino nascosto, rivelatosi e comunicatosi per nella economia della salvezza, trasfigurano il cronos ( tempo cronologico) in kairos ( tempo soteriologico e di grazia) in tutto questo lavoro di studio e di accostamento vitale i Padri ponevano una rigorosa e rara unit di visuali. Essi erano davvero teologi, parlvano di Dio perch parlvano con Dio, si purificavano per amore di Dio: Non c altro modo di conoscere Dio che vivere in Lui. Lasciamoci, allora, guidare da questi Luminari delle Chiese (s.Cirillo di Alessandria, Ep. 50 ).

ANNUNZIA, SIGNORE, LA TUA PAROLA SantAmbrogio trasforma in orazione il Salmo 80, 8: Nelloppressione mi hai invocato e io ti ho liberato; ti ho esaudito nel segreto della tempesta; ti ho messo alla prova nellacqua di contraddizione

Nei momenti di tribolazione, quando le lotte si scatenano intorno a noi e lintimo pervaso

da paure, infuria terribile nei cuori la tempesta; siamo immersi nella contraddizione, quando i nostri pensieri ondeggiano come ribolle londa del mare, e nella profondit dellanimo nessuna forza spirituale sa placarli! Allora solo la parola di Cristo, che rimette i peccati, riesce a portare bonaccia. Annunzia, Signore Ges, questa parola: la tua parola medicina; la tua parola raggio di sole; la tua parola lavacro per la nostra impurit; la tua parola acqua sorgente. Tu lannunzi e la colpa viene lavata. (Amb., Comm. 12 Salmi, 45, 3)
GUARDACI, SIGNORE GES, PERCHE SAPPIAMO PIANGERE LE NOSTRE COLPE Lo sguardo di Ges e le lacrime di Pietro, che ha rinnegato il Signore, ma poi si amaramente pentito, stimolano santAmbrogio a una delle sue pi ardenti preghiere. Il tema delle lacrime sentito dal Santo con particolare vibrazione.

. Pietro si rattrist e pianse, perch sbagli, come tutti sbagliano. Lacrime preziose, che lavano la colpa! Si mettono a piangere coloro ai quali Ges volge il suo sguardo Pietro neg una prima volta, e tuttavia non pianse, poich il Signore non lo aveva guardato. Neg una seconda volta, ma non pianse, poich il Signore non lo aveva guardato ancora. Rinneg una terza volta e pianse un pianto amarissimo. Guardaci, Signore Ges, affinch sappiamo piangere il nostro peccato. Dei santi anche la caduta ci di vantaggio: non ci ha danneggiati il rinnegamento di Pietro, ci ha invece giovato il suo ravvedimento.

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Pietro pianse, con la pi profonda amarezza, per poter lavare con le lacrime la sua colpa. Sciogli anche tu, fratello, nelle lacrime la tua colpa, se vuoi meritare il perdono. Se ti avviene di sbagliare, Cristo ti accanto come testimone delle tue segrete azioni e ti guarda perch te ne ricordi e confessi il tuo errore. Imita Pietro, quando per la terza volta esclama: Signore, tu sai che io ti voglio bene Tre volte aveva rinnegato, e per tre volte fa la sua professione. Aveva rinnegato nella notte, e alla luce del giorno dichiara il suo amore. Insegnaci, o Pietro, quanto ti abbiano giovato le lacrime. Eri caduto prima di piangere, ma dopo aver pianto fosti scelto per governare gli altri, tu che prima non eri riuscito a governare te stesso.
(Amb. Exps. Ev. Luc., X, 87-90.92.)

GUARDA ANCHE NOI, SIGNORE GES Commentando i giorni della creazione e parlando degli uccelli, santAmbrogio prolunga fino a tardi il suo discorso, che viene cos a soffermarsi sul canto del gallo gradevole nella notte sulla caduta di Pietro, sullo sguardo di Ges e sul pianto dellApostolo che ottiene il perdono.

Dopo il canto del gallo, Pietro, degno ormai di essere guardato da Cristo, passando dallerrore alla virt, pianse con accorata amarezza per detergere con le lacrime la propria colpa. Guarda anche noi, Signore Ges: anche noi riconosceremo allora i nostri errori, e con lacrime di pentimento laveremo il nostro peccato e meriteremo di esserne perdonati. Concedimi, o Cristo, le lacrime di Pietro.

( Amb. Exam., VIII, 24, 88-89)

TU CI LAVI I PIEDI ancora la preghiera che Ambrogio innalza nella festa di Pasqua in cui avvenuto il lavacro battesimale, il cui rito a Milano comprendeva anche la lavanda dei piedi. Il mio Signore depone la veste, si cinge di un asciugatoio, versa dellacqua nel catino e lava i piedi ai suoi discepoli: anche a noi egli vuole lavare i piedi; non solo a Pietro, ma anche a ciascun fedele dice: Se non ti laver i piedi, non avrai parte con me . Vieni, Signore Ges, deponi la veste che hai indossato per me; spgliati, per rivestirci della tua misericordia. Cingiti di un asciugatoio, per cingerci con il tuo dono, che limmortalit.

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Metti dellacqua nel catino, e lavaci non soltanto i piedi, ma anche il capo, non solo i piedi del nostro corpo, ma anche quelli dellanima. Voglio deporre tutta la lordura della nostra fragilit. Quanto grande questo mistero! Quasi fossi un servitore lavi i piedi ai tuoi servi, e come Dio mandi dal cielo la rugiada. Ma non solo tu ci lavi i piedi, ci inviti anche ad assiderci a tavola con te, e ci esorti con lesempio della tua condiscendenza: Voi mi chiamate Signore e Maestro, e dite bene, perch lo sono. Se vi ho lavato i piedi, io che sono il Signore e il Maestro, anche voi lavatevi i piedi lun laltro . Voglio lavare anchio i piedi ai miei fratelli, voglio osservare il comandamento del Signore. Egli mi comand di non aver vergogna, di non disdegnare di compiere quello che lui stesso aveva fatto prima di me; il mistero dellumilt mi di vantaggio:

mentre detergo gli altri, purifico le mie macchie. ( Amb., De Spir. Sanc., I, 12-15) CRISTO NON VIENE MENO A NESSUNO

Perch Cristo non venga rapito bisogna essere svegli. Ma anche quelli che si sono addormentati si possono risvegliare e incontrare di nuovo il Signore.

Anche se tardi, si dstino quanti si sono lasciati vincere dal sonno, quanti hanno perduto Cristo. Cristo non perduto al punto che non torni pi indietro pur che lo si cerchi . Egli fa ritorno verso coloro che vegliano, si manifesta a quelli che si destano. Egli vicino a tutti. E presente in ogni luogo, poich riempie ogni cosa. Cristo non viene meno a nessuno: siamo noi a venir meno. A nessuno egli manca, anzi per tutti sovrabbonda. Infatti dilag il peccato, perch fosse la grazia a sovrabbondare. La grazia Cristo, la vita Cristo, Cristo la risurrezione. Chi si desta lo trova accanto a s. ( Amb., Exp. Ev. In Luc., V,116)

TU SOFFRI, SIGNORE, PER ME La sofferenza di Ges non deve essere motivo di scandalo. il Figlio di Dio ha assunto per noi integralmente la nostra natura umana: Come uomo turbato, come uomo piange, come uomo crocefisso

Cristo ha preso la mia tristezza: non ho paura a parlare di tristezza, poich predico la croce. Mia la tristezza che egli ha provato: nessuno esulta nellimminenza della morte. Per me patisce,

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per me triste, per me soffre. Per me e in me ha sofferto, lui che per s non aveva ragione di soffrire. Tu soffri, dunque, Signore Ges, non per le tue, ma per le mie ferite; non per la tua morte, ma per la nostra infermit, secondo la voce del profeta: Soffre per noi . (Amb. De fide, II, 7,53,55)

TU SOFFRI, SIGNORE,PER LE MIE FERITE Contro gli ariani che nellagonia di Ges vedono la ragione per negare la sua divinit, sant Ambrogio sottolinea la verit di quel dolore sopportato per noi e in comunione con noi.

Il Salvatore per me si rattristato e sperimenta il tedio della mia infermit. Egli ha preso su di s la mia amarezza, per donarmi la sua gioia; disceso sui nostri passi sino allaffanno della morte, per farci risalire sui suoi passi sino alla vita. Come ti potremmo imitare, Signore Ges, se non ti seguissimo come uomo, se non ti sapessimo morto, se non avessimo veduto le tue piaghe? Egli porta i nostri peccati e soffre per noi : tu, dunque, Signore, soffri, non per le tue, ma per le mie ferite, non per la tua morte, ma per la nostra debolezza. Tu soffrivi non per te, ma per me: s, hai conosciuto la debolezza, ma fu a motivo delle nostre colpe. (Amb., Exp. Ev. in Luc. X, 56-57)

SORGENTE, PRINCIPIO, AUTORE DELLA GIOIA Te invoco, o Dio Verit, sorgente, principio, autore della verit di tutto ci che vero; Dio Sapienza, sorgente, principio, autore della sapienza di tutto ci che sapiente; Dio che sei la vera, la suprema Vita, sorgente, principio, autore della vita di tutto ci che vive veramente e sovranamente; DioBeatitudine, sorgente, principio, autore della gioia di tutto ci che felice; Dio del bene e del bello in tutto ci che buono e bello; Dio-Luce intelligibile, sorgente, principio, autore della luce intelligibile in tutto ci che brilla di questa luce; Dio il cui regno questo universo che i sensi ignorano; Dio il cui regno traccia la legge ai regni di questo mondo; Dio dal quale allontanarsi cadere, al quale ritornare risorgere, nel quale rimanere costruirsi solidamente. Uscire da te morire, ritornare in te rivivere, abitare in te vivere. Nessuno ti perde se non viene ingannato, nessuno ti cerca se non chiamato, nessuno ti trova se non purificato. Abbandonarti perdersi, cercarti amare, vederti possederti. Verso di te l fede ci spinge, la speranza ci guida, la carit a te ci unisce. Dio per mezzo del quale noi trionfiamo del nemico, a te rivolgo la mia preghiera! (Soliloquia I, 3a)

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In questa preghiera troviamo un esempio tipico della lingua di Agostino; un latino semplice e rapido, con costruzioni sintattiche e grammaticali di estrema lucidit, nelle quali il pensiero e lemozione religiosa e filosofica di Agostino accendono la parola trasformandola in poesia. impossibile riuscire a tradurre in altra lingua questa perfetta fusione tra pensiero e parola. Riteniamo perci utile, per chi comprende il latino, dare qui un breve esempio di questa arte agostiniana, trascrivendo in forma versificata il testo originale della preghiera iniziando dal capoverso: Dio dal quale allontanarsi cadere... : Deus a quo averti, cadere in quem converti, resurgere in quo manere, consistere est. Deus a quo exire, emori in quem redire, reviviscere in quo habitare, vivere est. Deus quem nemo amittit, nisi deceptus quem nemo quaerit, nisi admonitus quem nemo invenit, nisi purgatus. Deus quem relinquere, hoc est quod perire quem attendere, hoc est quod amare quem videre, hoc est quod habere. Deus Cui nos fides excitat spes erigit charitas jungit. Deus per quem vincimus inimicum te deprecor.

DIO, GRAZIE A TE NOI NON MORIAMO COMPLETAMENTE Dio, grazie a te noi non moriamo completamente. Tu ci ammonisci di essere vigilanti. Grazie a te distinguiamo il bene dal male, fuggiamo dal male e cerchiamo il bene, non cediamo alle avversit. Grazie a te possediamo larte di obbedire e larte di comandare. Grazie a te impariamo che talvolta ci che crediamo nostro ci estraneo, ed nostro ci che pensavamo estraneo. Grazie a te ci liberiamo dalle insidie e dagli attacchi del male. E per te che le piccole cose non ci diminuiscono. Per te ci che di migliore in noi non soffocato da ci che vi di peggiore. Per te la morte assorbita nella vittoria (I Corinti 15, 54). Dio che ci conduci verso dite, che ci spogli di ci che non per rivestirci di ci che , Dio tu ci rendi degni di essere esauditi. Tu ci fortifichi, ci fai conoscere tutta la verit. Tu suggerisci a noi quel bene che ci impedisce di diventare dei folli, e a nessuno permetti di renderci tali. Tu ci riconduci sulla via buona. Tu ci accompagni fino alla porta, e la spalanchi a coloro che bussano (Matteo 7, 8). Tu ci doni il pane della vita, e grazie a te abbiamo sete dellacqua che disseta per sempre (Giovanni 6, 35). Tu convinci il mondo del peccato, della giustizia, del giudizio (ibid. 16, 8). Grazie a te non siamo turbati da coloro che non credono. Tu ci insegni a biasimare lerrore di coloro che credono che le anime non acquistino alcun merito dinanzi a te. Per te non diventiamo schiavi della debolezza e della malattia (Galati 4, 9). 0 Dio che ci purifichi e ci prepari alle

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divine ricompense, vieni verso di me propizio.
(Agost.. Soliloquia I, 3b)

TU, MIA GIOIA, MIA RAGIONE, MIA PATRIA!

Tu sei tutto e, allo stesso tempo, sei quanto ti ho detto nella mia preghiera. Vieni in mio aiuto, o unica sostanza vera e eterna, nella quale non c alcun disaccordo, alcuna confusione, alcun mutamento, alcuna manchevolezza, alcuna morte; ma sovrana vi regna la concordia, suprema evidenza e costanza, somma pienezza e vita; alla quale nulla manca e nella quale nulla superfluo; presso la quale Colui che genera e Colui che viene generato sono una cosa sola. Te servono tutte le cose, a te ubbidisce ogni anima buona. Le tue leggi regolano il muoversi dei poli, fissano agli astri il loro corso, donano al giorno lardore del sole, alla notte il dolce chiarore della luna, assicurano alluniverso lequilibrio di cui capace la materia sensibile. Le tue leggi stabilite per leternit non permettono che il moto instabile degli elementi mutevoli sia turbato, e impongono loro il corso regolare dei secoli come un freno per richiamarli a imitare la tua stabilit. Le tue leggi assicurano allanima il libero arbitrio, ai buoni la ricompensa, ai cattivi il castigo, secondo un ordine necessariamente stabilito. Da te sgorgano per noi tutti i beni, e da noi allontani tutti i mali. Al di sopra dite non c nulla, nulla al di fuori dite, nulla senza dite. A te tutto sottomesso, in te tutto contenuto, verso dite tutto orientato. Tu che hai fatto luomo a tua immagine e somiglianza, come riconosce ognuno che conosce se stesso, ascoltami. Ascoltami mio Dio, mio Signore, mio Re, mio Padre. Tu mia causa, tu mia speranza, mia gioia, mia ragione, mia patria, mia salvezza, mia luce, mia vita! Ascoltami in quel modo tutto tuo che solo un esiguo numero di uomini conosce. (Id.,Soliloquia I, 4)

ACCOGLI IL TUO FIGLIO CHE E FUGGITO

Ora sei tu solo che io amo, te solo che seguo, te solo che cerco, te solo che mi sento pronto a servire, poich tu solo governi con giustizia. E solo alla tua autorit che voglio sottomettermi. Ti prego, ordina tutto ci che vuoi, ma guarisci e apri le mie orecchie perch io possa udire la tua voce. Guarisci e apri i miei occhi perch io possa vedere la tua volont. Allontana da me ogni leggerezza di spirito perch possa riconoscerti. Dimmi dove devo volgere il mio sguardo per poterti vedere, e avr la speranza di fare ci che tu vuoi. Ti prego, accogli il figlio tuo che fuggito, o Dio amorevole pi di ogni padre. Siano finite le pene che ho sofferto da parte dei nemici che tu tieni sotto i tuoi piedi; abbiano fine le menzogne con le quali mi hanno reso oggetto del loro scherno. Accogli ora il tuo servo che fugge lontano da essi; loro mi hanno

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accolto bene quando come straniero fuggivo lontano da te. Sento che solo da te io devo ritornare. Si apra, grande, dinanzi a me la porta alla quale busso. Insegnami come devo fare per arrivare fino a te. Io non ho nulla se non la mia buona volont. Nullaltro so se non il disprezzo che merita tutto ci che mutevole e caduco, e la ricerca necessaria di ci che non muta e che eterno. Questo io lo faccio, o padre, poich la sola cosa che io ora conosco, ma non so unaltra cosa: come arrivare fino a te. Ispirami e guidami, traccia una strada davanti a me. Se con la fede che ti trovano coloro che si rifugiano in te, donani la fede; se con la forza, donami la forza; se con la scienza, donami la scienza. Aumenta in me la fede, aumenta la speranza, aumenta la carit. Quanto meravigliosa e unica la tua bont!
(Id.,Soliloqu ia I. 5)

SE TU CI ABBANDONI E LA MORTE Verso dite sono rivolto, ma ti chiedo anche di darmi i mezzi per tendere verso di te. Se tu ci abbandoni, la morte! Ma tu non ci abbandonerai, perch sei la bont somma che non si lascia cercare rettamente senza lasciarsi trovare. Rettamente ti cerca chi tu hai reso capace di cercarti in tal modo. Insegnami, o padre, a cercarti. Liberami dallerrore, perch in questa ricerca io non incontri altri che te. Se io non desidero nientaltro che te, possa trovartl o padre mio. Ma se c in me qualche desiderio di altre cose, purificami tu stesso, e mettimi in grado di vederti. Quanto a questo mio corpo mortale, poich non so quale utilit possa ricavarne per me e per coloro che amo, lo affido a te, a te padre sapientissimo e buono. Ti domander per lui ci che tu stesso mi avrai suggerito, al momento opportuno. Voglio soltanto invocare la tua amorevolezza sovrana perch io mi possa rivolgere interamente verso di te e nulla mi costi di quanto a te mi conduce. Permetti che anche con questo corpo da condurre e da portare, io viva la temperanza, il coraggio, la giustizia, la prudenza, che ami e comprenda pienamente la tua sapienza, e mi renda degno della tua abitazione, e divenga abitante del tuo regno colmo di felicit.. (Id., Soliloquia I. 6)

LE MIE TENEBRE DIVENTERANNO COME UN MERIGGIO Tu mi giudichi, o Signore. E vero che nessuno degli uomini sa le cose degli uomini, allinfuori dello spirito delluomo che dentro di lui (I Corinti 2, 11). Ma pur vero che vi qualcosa nelluomo che neppure lo spirito delluomo sa, lo spirito che pure dentro di lui, mentre tu o Signore, che lo creasti, sai tutte le cose sue. Ora, io che davanti a te mi umilio e mi ritengo terra e cenere (Genesi 18, 27), tuttavia so dite qualche cosa che di me non so. Certo, ora vediamo attraverso uno specchio, come in enigma, non ancora faccia a faccia (I Corinti 13, 12). Perci, durante questo tempo in cui vado peregrinando lontano da te sono pi presente a me stesso che a te. E nondimeno so che ogni

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attentato contro di te impossibile, mentre di me non so a quali tentazioni sia in grado di resistere. Eppure mi sorregge la speranza, perch fedele sei tu e non permetti che noi siamo tentati oltre le nostre forze perch possiamo sostenerla (I Corinti 10, 13). Confesser quello che so di me e quello che non so. Poich quello che di me so, lo so perch tu millumini, e quello che di me non so, non lo sapr fino al momento in cui le mie tenebre, davanti al tuo volto diventeranno come un meriggio (Isaia 58, 10). ( Id.,Confessiones X, 5)

AMO UNA LUCE, UN PROFUMO, UN AMPLESSO

Signore, io ti amo. Non ho dubbi, sono certo che ti amo. Tu hai percosso il mio cuore con la tua parola e ti ho amato. Il cielo e la terra e tutto ci che in essi, ecco, da ogni parte mi dicono di amarti, n cessano di dirlo a tutti, affinch non trovino scuse (Romani 1, 20). Pi profondamente sentirai tu misericordia di colui per il quale avrai avuto misericordia, e userai una pi profonda misericordia a colui con il quale sarai stato misericordioso; altrimenti il cielo e la terra dicono le tue lodi ai sordi (cfr. Romani 9, 15). Ma cosa amo, amando te? Non una bellezza corporea, non una avvenenza passeggera, non un fulgore come quello della luce piacevole per quei miei occhi, non dolci melodie di canti dogni specie, non soave profumo di fiori, di unguenti, di aromi, non manna di miele, non membra felici allamplesso carnale. Non queste cose io amo, amando il mio Dio. E tuttavia, amo una luce, una voce, un profumo, un cibo, un amplesso, quando amo te mio Dio, luce, voce, profumo, cibo, amplesso delluomo interiore che in me, dove risplende alla mia anima una

luce che in nessun luogo pu essere contenuta, dove risuona una voce che il tempo non rapisce, dove diffuso un profumo che il vento non disperde, dove gusto un sapore che la voracit non diminuisce, dove mi stringe un amplesso che la saziet mai non discioglie. Questo io amo, quando amo te, mio Dio. (Id., Confessiones X, 6)

Ritorno anelante alla tua sorgente


O verit, luce dellanima mia, non permettere che mi parlino le mie tenebre. Mi abbandonai ad esse e mi trovaal buio. Ma anche di l, s anche dal buio, ti ho amato. Ho sentito la tua voce dentro di me ( Ezechiele 5, 12) che mi invitava a ritornare. Lho sentita poco per il frastuono prodotto dalle passioni ribelli. Ed ecco, ora ritorno ardente e anelante alla tua sorgente. Fa che nessuno mi trattenga. Che io mi disseti e viva. Non devo essere io la mia vita. Da me sono vissuto male, sono stato per me causa di morte. In te, invece, rivivo. Tu parlami, ammaestrami. (Con fessiones XII, 10)