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28 aprile 1984

Mons. Dino Foglio



INDIRIZZO DI SALUTO

All'inizio della Convocazione don Dino Foglio porge a mons. Giovanni
Locatelli, vescovo di Rimini, il saluto cordiale, affettuoso e riconoscente a
nome di tutta l'assemblea, ravvisando in lui tutti i Pastori delle diocesi italiane,
"ai quali, dice don Dino, vogliamo esprimere il nostro rispettoso ossequio, la
nostra filiale obbedienza e la volont sincera di servizio". A mons. Locatelli, un
grazie particolare per la generosa ospitalit data al RnS fin dalla prima
Convocazione e l'espressione della gioia per la sua presenza.
Don Dino si rivolge poi all'assemblea:
Cari fratelli, vogliamo celebrare anche quest'anno la nostra gioiosa
comunione nella lode corale al Padre per quanto ha operato e per rinnovare il
nostro impegno, in un atteggiamento di religioso ascolto di quanto lo Spirito dir
alla Sua Chiesa. Siamo qui per rinnovare la nostra fede in Ges, Signore
della nostra vita e della Storia, sotto la cui guida vogliamo diventare uomini
nuovi, stirpe eletta, nazione santa, regale sacerdozio.
Siamo ritornati sempre pi convinti che la vera comunit, oggi come duemila
anni or sono; fa perno sulla preghiera, sull'ascolto della Parola, sulla
comunione fraterna e sulla Santa Cena. Siamo qui, come i discepoli di
Emmaus, per narrarci che abbiamo visto il Signore presente nelle nostre
piccole comunit d'amore e le sue meraviglie; per rivivere la Pentecoste, lo
stupore dell'azione carismatica dello Spirito Santo effuso su di noi. Siamo certi
che ancora oggi, nella nostra Chiesa santa, i nostri figli e figlie profeteranno, i
giovani avranno visioni, gli anziani faranno dei sogni; e che invocando il nome
del Signore saremo salvati.
Animati da questo spirito interiore, sostenuti dalla preghiera di decine di
Monasteri di clausura, affidiamo all'Eucaristia che stiamo per celebrare i nostri
desideri, i sentimenti, la volont di far tesoro del nuovo dono che lo Spirito ci
offre, nella luce ancora fresca del Sinodo dei Vescovi e dell'Anno santo giubilare
che si concluso con la Pasqua, per fare nostro l'invito della Chiesa e del
Papa: Essere convertiti e rinnovati per costruire la vera civilt dell'amore.
In questi giorni di nuova esperienza di Dio che salva, del Cristo unico
protagonista della nostra storia d'amore, in unione con i fratelli non qui presenti
e anche con quelli che nell'anno ci hanno preceduti nel Regno, invochiamo lo
Spirito sulla Chiesa, sul vescovo presente, su tutti noi e diciamo al Signore:
Cambia i nostri cuori, riempi le nostre menti, plasma la nostra vita, fa' di noi
tutti i "rapitori" del tuo Regno. Alleluja!
Segue la lettura del telegramma al Papa: "Santit Giovanni Paolo II -
Dodicimila fratelli Rinnovamento nello Spirito riuniti Rimini 28 aprile prossimo
Settima Convocazione nazionale invocano potenza Spirito Santo sopra Vostra
Augusta Persona - professano fedelt direttive Magistero Vostra Santit et
Pastori Chiesa Italiana, chiedono incoraggiamento loro cammino Vostra
Apostolica benedizione."


Omelia - Mons. Giovanni Locatelli, Vescovo di Rimini

ACCOGLIETEVI GLI UNI GLI ALTRI COME CRISTO ACCOLSE VOI
(Rom 15,7)

Fratelli, sorelle, amici tutti, il Signore e i Santi assicurano che l dove c'
autentica preghiera non c' posto per il male, non c' posto per il peccato, non
c' posto per il demonio; c' posto soltanto per lo Spirito e per i suoi frutti che
sono: gioia, semplicit, esultanza.
Quindi, contempliamoci vicendevolmente, siamo un'assemblea di santi. E
non vi nascondo la trepidazione che porto nel cuore per il fatto che devo
parlare, devo commentare a voi un passo biblico. Mi conforta soltanto la
certezza che il sacerdote, quando commenta la Bibbia, deve come
nascondersi perch appaia sempre pi lui, il Maestro, lui che solo merita il
nome, l'appellativo di Maestro. Comunque, con tanta gioia, con tanta
esultanza che, come vescovo di Rimini, accolgo voi, do a voi il benvenuto e
auguro un felice risultato a questa convocazione nata dallo Spirito, che
camminer nello Spirito e si consumer nello Spirito.
Ricordo un passo che ho letto in un testo antico. Un vecchio monaco
istruiva i suoi novizi e diceva loro: "Vedo cinque colonne che sostengono il
mondo". E i giovani chiedono: Ma chi sono, padre? Sono cinque eremiti che
pregano davvero. Noi siamo tante persone e altrettante colonne che
sostengono il mondo; abbiamo coscienza di fare l'opera dell'opera, la
pastorale delle pastorali quando preghiamo, purch noi ci sforziamo di
pregare sul serio.
La preghiera autentica, poi, facilita per noi l'ascolto della parola di Dio e ne
abbiamo gi sentita parecchia. La mia attenzione si vuoi fermare su un passo
ben noto: "Accoglietevi gli uni gli altri come Cristo ha accolto voi" (Rm 15, 7).
Come sapete, il passo in questione nel contesto pi generale del doveroso
comportamento verso i fratelli deboli. Paolo ha detto queste parole perch a
Corinto c'era il debole che, troppo attaccato al testo della legge, non recepiva
certi ragionamenti e gli faceva difficolt il comportamento un po' pi libero di un
fratello pi istruito di lui. Paolo dice: accogliete, accogliete anche quelli.
Collochiamo, perci, il passo nel contesto pi ampio.
Paolo insegna come bisogna amare tutti i fratelli, tutti i deboli, sapendo
sacrificare molto, anche tutto, anche certe nostre sicurezze per non essere mai
causa di scandalo o d'inciampo per il fratello. Attenzione! E necessaria molta
finezza interiore per notare che certe nostre sicurezze possono diventare
inciampo e noi non lo vogliamo, perch amiamo troppo il Signore e i fratelli.
Quali sono le motivazioni che Paolo adduce per confortare il testo che
vogliamo meditare? "Come Cristo ha amato noi". Soffermiamoci un attimo su
quel "noi". Abbiamo fatto noi esperienza di essere accolti, oppure riteniamo
nostro diritto essere in casa? Abbiamo noi sperimentato il fatto che qualcuno
ci aprisse la porta e ci dicesse: "vieni, entra"? A noi che eravamo fuori,
eravamo bisognosi, stato detto "entra" come ce l'ha detto Cristo?
Ges venuto per i malati e se io non ho la convizione di essere debole e
malato difficilmente vivr l'esperienza dell'accoglimento. Ges dalla parte dei
deboli e non starebbe mai per noi se ci ritenessimo sani, forti, pi bravi di altri.
Qui c' un'accolta meravigliosa di gente che vuoi pregare. Dobbiamo, nel
contempo, sperimentare la povert, cio l'atteggiamento di persone che bus-
sano alla porta e chiedono che venga loro aperta pur sapendo di non avere il
diritto che senz'altro venga aperta. Io, debole, devo sperimentare il deserto,
devo sperimentare come il Signore mi conduce, di prova in prova, in quella
terra desertica, senza acqua perch, adagio adagio, io mi spogli di troppe cose
che vivono con me lungo l'itinerario che eppure penso essere di perfezione.
Ci sono parti di me ben corazzate, contro le quali il Signore "si avventa" per
sfondarle, fino a che io non abbasser finalmente le armi accettando la resa,
passer la mano e dir: Signore, sei pi forte di me. Sar la consegna di me
stesso alla sua misericordia. Ma per arrivare a quel punto io devo fare l'e-
sperienza della povert, del deserto, della mia miseria. Se non ho fatto fino in
fondo l'esperienza di essere accolto, perch pecorella smarrita, perch ho toc-
cato con mano l'inanit delle mie amate sicurezze; se non ho profondamente
e veridicamente capito di essere accolto come un abbandonato, come uno che
sprofondava, io non sapr accogliere gli altri.
Ecco perch Paolo dice: "Accoglietevi gli uni gli altri".
Io non potr accogliere gli altri se non avr fatta l'esperienza di essere
stato accolto io stesso. La mia sar, semmai, un'accoglienza fatta di degnazione
o di qualcosa di equivalente. Allora riesco a farmi una idea pi precisa di Cristo
che accoglie uno come me nella luce dello Spirito e capisco di essere un
concentrato di tutte le persone accolte da Cristo, attese da lui: Nicodemo,
Zaccheo, la samaritana, l'adultera, il figliuol prodigo, la pecorella smarrita, il
servo perdonato, il pubblicano nel tempio, Pietro che si riteneva migliore,
Paolo che, alla fine, riesce a buttar via le sue sicurezze umane, il suo stesso
attaccamento alla Bibbia di cui andava cos fiero; Paolo ha sentito che, per
essere accolto, bisognava buttar via anche quello, come fosse spazzatura.
Quindi, Cristo che accoglie uno come me mi fa verificare dentro di me tutti quei
personaggi e lo verifico in verit, senza finzioni davanti al Signore: la verit.
Come Cristo ha accolto me, cos accoglie noi, andando contro corrente
rispetto ai giudizi soliti, alle morali comuni. Attenzione, amici, perch difficile
accogliere come ci raccomanda Paolo. Troppe volte siamo seguaci, anche
involon-tari, delle abitudini, di come fanno gli altri; spesse volte amo coprirmi le
spalle di morali comuni e solite. Cristo andato in senso opposto e di
conseguenza si procurato abbandoni, inimicizie per essere dalla parte degli
ultimi, per accogliere tutti noi. Noi ci procureremo abbandoni e inimicizie e
spesse volte conosceremo anche l'ingratitudine; non avremo capito ci che vuoi
dire donare, accogliere, se non siamo aperti e pronti all'ingratitudine.
Credo che Cristo, nella sua vicenda umana, abbia sofferto molto quando i
nove non sono tornati indietro per dirgli grazie; Cristo che impara e che cresce
in questo senso dell'accoglimento, in quanto accoglie tutti in questo modo.
Per capire come Cristo ha accolto noi, dobbiamo lasciarci guidare dal
mistero della sua misericordia. Il suo cuore non pu non amare, perch Lui
Dio, Cristo e quindi non pu non aver compassione.
Mi fermo spesse volte a riflettere sulle parole di Ges: Misereor super turbam.
Prova a pensarci sul serio. Ges che, con l'occhio che vaga sul mondo, guarda
questa gente e dice di averne compassione, mi fa pensare e riflettere a ci che
dice davanti a Gerusalemme: "Gerusalemme, Gerusalemme quante volte ho
tentato e non ci sono riuscito". Cristo ha tentato di accogliere, ma il suo dono
non stato accettato.
C' un passo nella Bibbia che mi colpisce in modo singolare, l dove il
Signore dice: "Io non faccio come voi perch Io sono Dio". Lui Dio, pu
accogliere, ha viscere di misericordia, il mistero della misericordia: penso a
quell'amore che va oltre ogni immaginazione e che ha nome: Eucaristia!
"Avendo amato i suoi, li am sino in fondo"; l'Eucaristia che noi stiamo
vivendo.
Amici, se guardiamo il centro della rivelazione cristiana vi troviamo il volto
sfigurato di un Dio crocifisso, scandalo per i Giudei, pazzia per i pagani. Ci che
vi si rivela certamente la potenza di Dio : e io credo che nella stoltezza di quel
volto sfigurato appare la potenza di Dio, perch lui accoglie il mondo cos,
spalanca le braccia in quell'atteggiamento e attira a s il mondo intero.
Accoglie cos con quell'impotenza che si rivela essere potenza assoluta per
dono del Padre nella meraviglia dello Spirito, poich Dio amore e l'amore la
pi alta potenza che ci sia.
Si tratta, per, di una potenza che include per natura la disponibilit, dunque
la vulnerabilit. Se io sono disponibile, io sono fragile, io posso essere percosso,
essere tradito; ma, se amo, sono accogliente e se accogliente anche fragile e
vulnerabile. Dio ha voluto vivere in Cristo Ges questa esperienza; si palesa a noi
come accoglienza, ma un'accoglienza fragile, vulnerabile, un'accoglienza che
soffre. Ges piange, il mio Dio piange, il mio Dio appare come impotente; il male
sembra trionfare, eppure io so che lui vince; vince perch accoglie, abbraccia e
tira verso l'alto. Sicch devo dire che colui che non ama non corre alcun rischio
e se tu vuoi accogliere senza pericolo, non accoglierai mai o meglio accoglierai
solo alcuni; ma se sei accogliente, bada, corri mille rischi: persone che
sputeranno sul piatto che presenti, che ti morderanno la mano, che si
dimenticheranno di te, parleranno male di te. Non devi aver paura, ha fatto cos
anche Ges: ha accolto tutti ed stato in verit ripagato da ben pochi.
Amare significa rischiare di essere feriti; lo abbiamo sperimentato nella vita.
Credo che, come vescovo, appunto perch devo essere l'uomo per eccellenza
dell'amore, sono continuamente nell'occasione di provare quanto sia vero che
amare significhi correre dei rischi; rischi di essere ferito, vero, cos. Mi
consola solo il fatto che il mio Signore ha fatto cos ed proprio ci che si
manifesta nella croce del Figlio: la sovrabbondanza della tenerezza di Dio e la
sua fedelt fino in fondo si abbassano fino agli estremi limiti di una povert
vilipesa e umiliata. Ges ci ha accolti cos: dall'alto della croce, quando lo
stanno sferzando le ultime offese, lui mi accoglie: accoglietevi, dunque, gli uni
gli altri come Cristo ha accolto voi.
Abbiamo quindi una dimostrazione di potenza di accoglimento che
sconquassa tutti i canoni della grandezza. Noi a volte vorremmo essere
efficienti per accogliere: Ges apparso sommamente inefficiente per
accogliere. Immagino cosa avran detto gli apostoli sentendo quelle parole
riferite da san Giovanni, dette da Ges quando si trova innalzato sulla croce:
"attirer tutti a me". Com' possibile, avran detto, "il Cristo non pu morire! "
eppure, lui accoglieva cos. In Ges l'umile grandezza di un amore
interamente spossessato di s.
Ho meditato molto su queste parole che avrei dovuto commentare e mi
sentivo come uno che era trascinato di abisso in abisso. Per accogliere come
Cristo ha accolto noi ci dobbiamo spossessare e spossessare senza fine; e mi
accorgo che, nonostante tutto, ci sono ancora tante, tante funi che impedi-
scono a me di accogliere Dio e gli altri, come Cristo ha accolto noi.
Allora mi veniva sulla penna questa parola: "pazzia" ovvero, come dicono i
Santi: "pazzo innamoramento". forse l'espressione che dice meno male
questo atteggiamento. Solo chi pazzo, solo chi innamorato in modo pazzo
di Dio riesce ad accogliere perch fa come lui; solo facendo cos noi riusciamo
ad accogliere come ha accolto lui. Io non riuscir mai ad accogliere i miei
fratelli con le mie saggezze, con le mie inventive: mi ci vogliono certe follie che
sono l'apice della saggezza, il vertice della spiritualit in ogni caso; e davvero
questa pazzia il meglio dell'umanit. E'uomo che veramente accoglie appare
stolto, gli si dir "sei un minchione", eppure splende nel meriggio della sua
umanit.
Amici cari, accogliamoci, dice il Signore; diventeremo anche noi, per via di
questa convocazione, spettacolo insolito e miracoloso di uomini che diventano
tutta attenzione per gli altri, come se gli altri fossero loro stessi perch Dio
cos; Dio sommo accoglimento per natura e noi, essendo Dio in Dio, siamo
accoglimento cos come lo lui. Ma se vero che io sono Dio in Dio, devo
lasciare che queste verit penetrino profondamente dentro di me.
Io sono Dio in Dio. La spiritualit orientale ha riflettuto molto su questo
tema: tu sei Dio, figlio di Dio, trono di Dio, sei Dio veramente in Dio. Allora, solo
lasciando essere me quello che sono riuscir ad essere, come Dio,
accoglienza, anche perch in ogni uomo io vedr lui ed essendo io lui, ed
essendo ogni mio fratello lui, sar molto pi facile questo accoglimento.
Accogliere anche quando si tratta di alzare la mano per la correzione:
accolgo anche allora. Mi vengono in mente le parole che si leggono nella vita di
san Giovanni della Croce. Un suo novizio gli disse un giorno: Prego tanto il
Signore perch io possa in Paradiso baciare la mano che ha levato contro di
me il frustino (perch allora si costumava correggere anche cos). La
correzione sempre accoglienza, anzi il non correggere sarebbe un grave
tradimento, sarebbe non accogliere. Accogliere correggendo, al di l della
collera umana, come facevano i profeti. Io penso al popolo d'Israele accolto,
invitato, quando i profeti alzavano la voce, riempiti di Dio, parlavano come
Dio, nel nome del Signore. Accogliere sempre, accogliere chi si adagia
pigramente, chi protesta o chi vorrebbe sempre marce e manifestazioni,
accogliere tutto questo mondo contemporaneo, accogliere chi conservatore,
chi progressista perch accogliere gi medicina.
Ho riflettuto con voi su questa frase grave e impegnativa dell'apostolo
Paolo. Noi ci dobbiamo accogliere, dobbiamo diventare l'esempio, nel mondo,
di persone che accolgono. In questo nostro mondo che non sa pi accogliere,
in questo nostro mondo tormentato dalle divisioni, siamo persone che
accolgono, come veramente Cristo ha accolto noi.

29 aprile 1984


Relazione don Patrizio Rota Scalabrini
Biblista del Seminario di Bergamo

EFFUSIONE DELLO SPIRITO SANTO E
RICONCILIAZIONE CON DIO E I FRATELLI

DA BABELE A PENTECOSTE

Don Patrizio da principio alla sua relazione con la lettura integrale dei w. 1-
5.11-13 dalcap. 10 della l
a
Cor: "Non voglio infatti che ignoriate, o fratelli, che i
nostri padri furono tutti sotto la nuvola, tutti attraversarono il mare, tutti furono
battezzati in rapporto a Mos nella nuvola e nel mare, tutti mangiarono lo
stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano
infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo.
Ma della maggior parte di loro Dio non si compiacque e perci furono
abbattuti nel deserto.
Tutte queste cose per accaddero a loro come esempio, e sono state
scritte per ammonimento nostro, di noi per i quali arrivata la fine dei tempi.
Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere. Nessuna tentazione vi
ha finora sorpresi se non umana; infatti Dio fedele e non permetter che
siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi dar anche la via d'u-
scita e la forza per sopportarla. "
Con questa parola, prosegue l'oratore, san Paolo affronta per nostro
ammonimento il pericolo di un cedimento al passato, dell'illusione - che
spesso si insinua nel cuore di quei credenti che hanno vissuto e che vivono
un'esperienza forte, direi "entusiastica" della fede - di essere al sicuro, la con-
vinzione ingenua di avere conquistato e ottenuto una volta per tutte la libera-
zione piena, la luce totale. Questa la faciloneria dei fratelli di Corinto e pu
divenire anche la faciloneria dei nostri gruppi, dove l'entusiasmo emotivo
nasconde i tratti di un saggio realismo con cui necessario considerare la
nostra vita cristiana nel Rinnovamento.
San Paolo dice chiaramente che attraverso la liberazione dall'Egitto e la
guida divina nel deserto, anche Israele ebbe delle esperienze simili alle nostre,
che sono cristiane, battesimali, eucaristiche; eppure la maggior parte di essi
non fu gradita a Dio e mor nel deserto. Il destino tragico di quegli Israeliti
infedeli pu segnare la conclusione della sicurezza arrogante dei fratelli di
Corinto, ma potrebbe anche diventare la conclusione di chiunque crede di
stare saldamente in piedi, di avere gi raggiunto la sicurezza.
Se tutto questo si esaurisse con la sola minaccia, potrebbe sembrare che la
parola di Dio, spogliandoci delle nostre sicurezze, ci getti poi in braccio alla
disperazione, alla convinzione di non poter superare le prove. Ebbene, Paolo
corregge subito anche questo errore asserendo che se Dio permette la tenta-
zione, ci non vuoi dire che il suo amore per noi finito, che cessata la sua
misericordia: egli da ai credenti la forza per non uscire sconfitti dalla tentazione.
L'ammonimento di Paolo dunque questo: n presunzione n disperazione,
ma fiducia; fiducia che si fonda sulla fedelt del Signore e non sulle nostre
deboli e illusorie forze umane.
Credo che questa sia un po' la situazione di tutti noi, dei nostri gruppi,
comunit, parrocchie. Abbiamo sperimentato un passaggio radicale: essere
salvati dal Signore, ammaliati, catturati, conquistati dal Signore eppure, dob-
biamo dirlo, continuiamo ad avere reali legami con una vita di peccato.
Nella parola di Dio sono abbondantissime le riflessioni di questo tipo:
eccone un'altra, dalla lettera di Paolo apostolo ai Romani, cap. 6, dove si esalta
il credente libero dal peccato e nello stesso tempo c' un'esortazione a non
peccare pi: "Non regni pi dunque il peccato nel vostro corpo mortale... non
offrite le vostre membra come strumenti di ingiustizia al peccato... il peccato
non dominer pi su di voi." Mi sembra evidente una situazione che noi
diremmo quasi paradossale, ma la condizione della nostra esistenza di pelle-
grini sulla terra: liberi dal peccato, esortati a eliminare il peccato che minaccia
costantemente la nostra esistenza. Siamo invitati ad attuare continuamente la
seconda conversione, come disse padre Raniero Cantalamessa nell'81, nella
quarta Convocazione nazionale.
Se questa la nostra condizione, di gente salvata ma ancora peccatrice,
gente catturata dal Signore, ma ancora nel peccato, bene che noi ci rendiamo
conto di che cos' conversione, penitenza, perdono, riconciliazione.
Conversione - intendo mettere in risalto il cambiamento radicale - noi
diremmo la svolta fondamentale - che si ha nel nostro orientamento di vita. La
conversione si esprime in:
Penitenza - intendo l'insieme dei gesti, delle azioni, degli atti, con i quali questo
mutamento radicale di vita si esprime; da frutti (una vita penitenziale); Perdono
non un atto nostro, ma l'iniziativa del Signore nei nostri confronti, la sua
misericordia. Noi ci convertiamo e facciamo penitenza perch il Signore ci
perdoni - o meglio, perch ci ha perdonato, ci ha usato misericordia;
Riconciliazione intendo tutto questo processo, cos come detto, ma soprat-
tutto intendo lo scopo di questo processo, cio giungere a un'amicizia rianno-
data con Dio e con i fratelli.

I DUE SIMBOLI

Ci siamo interrogati nel gruppo di Bergamo su che cosa poteva essere "ri-
conciliazione" e abbiamo trovato due simboli. Ci siamo detti: che cos' l'uomo
non riconciliato? che cos' l'uomo lacerato, confuso? da quale simbolo pu
essere rappresentato nella Bibbia? Cercando nella parola di Dio, ci sembra
che il simbolo pi chiaro sia Babele, simbolo di un uomo straniero a se stesso,
lacerato, confuso, irrequieto. E seguendo la suggestione che ci da la liturgia,
vediamo che la Chiesa ci fa leggere il brano di Babele nel giorno di Pentecoste.
Ci siamo detti allora: qual l'altro polo, l'altra realt? l'uomo di Pentecoste.
Babele l'azione degli uomini, che li allontana da Dio, Pentecoste l'azione di
Dio che richiama a s gli uomini.
Mi sembra allora di poter dire che "riconciliazione" questo passare da
Babele a Pentecoste e questo vale'per ogni credente. Per noi del Rinnova-
mento la stessa cosa: passare dalla confusione, Babele, all'unit, Penteco-
ste: passare dalla paura al coraggio, dalla lacerazione alla riconciliazione.
Mettere insieme Babele e Pentecoste non arbitrario: prima di tutto lo
giustifica la liturgia, l'uso che la Chiesa fa di quei testi e poi lo studio scientifico di
questi: sembra infatti, analizzando il libro di Atti, che Luca abbia concepito il
suo racconto di Pentecoste come la restaurazione dell'unit perduta a Babele
(Gen 11, 1-9).
Cosa intendiamo per Babele? Non soltanto un episodio storico, capitato
chiss quando, chiss dove: intendiamo quella serie di racconti, che poi rac-
colta nel brano di Babele, che racchiude tutta una storia di peccato di uomo
che ancora viva, ancora nei nostri giorni; Babele, simbolo dei primi undici
capitoli della Bibbia, non ancora finita.
Babele simbolo diventa la citt di Adamo ed va, feriti dalla conoscenza del
bene e del male; di Caino, che non era il custode di suo fratello; di Lamec, che
per un semplice scalfittura uccide un giovane guerriero. Babele soprattutto la
citt degli uomini che non possono pi capirsi e non vogliono pi parlarsi.
Pentecoste. Anche qui non intendo solo un episodio capitato quasi duemila
anni fa alla Chiesa di Gerusalemme: intendo una realt che ancora viva, anzi,
ancora una promessa per molti aspetti, una promessa sempre presente l
dove il'Signore effonde il suo Santo Spirito, l dove il Signore sinceramente
cercato e invocato con cuore di figli. Questa Pentecoste. Babele ancora
viva, Pentecoste ancora viva, pi attuale che mai.
Che cos' Babele?

Babele

Babele sono orecchie, bocche, occhi, mani, piedi e soprattutto cuori.
Sono orecchie che non ascoltano, o meglio non ascoltano attentamente,
ascoltano male: non si pu perdere tempo a Babele, c' tanto da fare, c'
un'impresa senza limiti, non si ascolta pi. un mondo in cui si crede di ascol-
tare, ma non si obiettivi nell'ascolto: ci sono pregiudizi, che travisano le
parole dell'altro; ci sono le paure, che ti fanno anticipare la risposta prima che
l'altro abbia finito di parlare; ci sono i sogni, per cui ascolti i tuoi sogni, non le
parole dell'altro.
E tutto comincia da un cattivo ascolto di colui che davvero l'Altro. va non
ha ascoltato attentamente il Signore. Quando il serpente le domanda: vero
che Dio ha proibito di mangiare di tutti gli alberi del giardino?, essa prontamente
corregge: "Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del
frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: non ne dovete
mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete" (Gen 3, 2-3). Dio ha
detto solo di non mangiare, lei ha detto anche "di non toccare". Cio, va ha
ascoltato soltanto se stessa, i suoi pregiudizi, ha gi ascoltato i suoi dubbi su
Dio: essa gi non crede pi in quel Dio Padre.
Babele sono bocche: che parlano, ma parlano male, non parlano corretta-
mente. Non sono parole che edificano, che comunicano, ma che distruggono,
creano barriere. Sono, p.e., le parole di Adamo che accusa va, parole che elu-
dono i problemi. Sono le parole di Caino che esprimono indifferenza e
menzogna: dopo che ha gi ucciso il fratello dice: son forse io il custode di mio
fratello? (Gen 4,9). Sono parole soprattutto di orgoglio, di presunzione, di
gente piena di s: Venite, fabbrichiamoci una torre la cui cima giunga fino al
ciclo e facciamoci un nome (Gen 11, 4). Non c' posto per parole di lode di
Dio a Babele, non ci sono parole di creazione e di salvezza, ma solo linguaggio
confuso di risentimento, di accusa: chiacchiere.
Babele sono occhi: "Allora la donna vide che l'albero era buono da man-
giare, gradito agli occhi e desiderabile..." (Gen 3, 6). Oppure Caino: "Perch
sei irritato, Caino, perch il tuo volto abbattuto? perch guardi per terra?"
(Gen 4, 6). Oppure il misterioso episodio dei figli di Dio con le figlie degli
uomini: "I figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle..." (Gen 6,2).
Sono torbidi gli occhi, a Babele: uccidono, seducono, raggelano, sporcano.
Come sono diversi questi occhi dagli occhi di Dio, il quale guarda con benevo-
lenza ogni cosa: "E Dio vide che ogni cosa era buona" (cfr Gen 1).
Babele sono mani: mani che lavorano ma che si stancano presto, prendono,
accaparrano, feriscono o addirittura uccidono come quelle di Caino. Sono mani
chiuse, non aperte, non levate verso il ciclo, ma pugni chiusi puntati contro il
cielo. Come sono diverse dalle amorevoli mani di Dio, il quale plasma l'uomo
con cura e attenzione (Gen 2, 7) e con le sue mani, anche dopo che l'uomo
aveva peccato, fece vestiti per Adamo ed va (Gen 3,21)!
Babele sono piedi: questi uomini non passeggiano pi con Dio alla brezza
della sera, come Adamo ed va, ma fuggono. Nella Bibbia detto che solo due
uomini camminarono con Dio: No ed Enoc (Gen 5, 24), gli altri fuggono,
come Caino, o si disperdono su tutta la terra, lontani gli uni dagli altri, come gli
uomini di Babele, dopo che Dio confuse le lingue.
Babele sono cuori. Bisogna risalire da orecchie, bocca, occhi, mani, piedi,
verso l'intimo dell'uomo, quello che la Bibbia chiama cuore, e domandarci
qual la qualit del cuore a Babele.
Anzitutto non sono pi cuori di figli. Gi con Adamo ed va si rotto il
rapporto amicale, sono diventati estranei, Dio per loro motivo di confusione e
di vergogna, fuggono dal suo cospetto. Ea loro vita, non pi protetta e custo-
dita, diventata nuda, indifesa. Il cuore di Babele un cuore irrequieto, in
fuga: "Adamo, dove sei?"; "Caino, dov' tuo fratello?" Caino fugge in terra di
Nod, che significa fuga: fugge in terra d'inquietudine, oppresso dalla colpa,
dal rimorso; non spera pi nel perdono: "Troppo grande la mia colpa per
poter ottenere perdono! " (Gen 4, 13). Sono cuori in cui non c' attenzione al
fratello ma soltanto ambiziosi progetti e invidie.
In un testo classico sul cuore umano che precede il racconto di Babele,
(Gen 8, 21) troviamo: "Non maledir pi il suolo a causa dell'uomo, perch
l'istinto del cuore umano incline al male fin dall'adolescenza: non colpir pi
ogni essere vivente". E se, come dice Ges nel vangelo di san Luca al cap. 7,45,
"la bocca parla dalla pienezza del cuore", la confusione del linguaggio di
Babele la confusione del cuore di Babele: potremmo dire che il cuore di
coloro che pensano di salvare se stessi da soli, di essere padroni della propria
vita e che basta fidarsi dei propri mezzi, della propria sapienza, della propria
forza, della propria ricchezza. Ma, come dice Geremia (17, 5) "maledetto
l'uomo che confida nell'uomo, che pone nella carne il suo sostegno". Eppure,
Dio non ha maledetto l'uomo per il suo peccato: ha maledetto la terra e il ser-
pente, ma non l'uomo. L'uomo si sente maledetto perch il suo cuore lon-
tano dal Signore; sa che dovrebbe dipendere da Dio e fidarsi del suo amore,
ma ha deciso di bastare a se stesso, di vivere, come Adamo ed va, tutte le volte
che pecchiamo, escluso dalla familiarit con Dio, nascosto dal Signore, come
dice il testo biblico in Gen 3,8.
Da questa spaccatura del suo cuore derivano tutte le altre: il rapporto
ambiguo di Adamo con va, dal Creatore voluta come compagna fidata e
fedele della sua esistenza, o il rapporto con la terra, che il Signore aveva voluto
casa accogliente per l'uomo e che invece diventa avara e matrigna. Questa
Babele, alla quale tutti partecipiamo e dalla quale siamo chiamati ad allonta-
narci mediante un cammino di conversione e riconciliazione.
In questi anni, nel nostro piccolo gruppo ci siamo interrogati pi volte su qual
il fondamento della vita cristiana. Abbiamo trovato in Paolo, 2 Cor 5,17, una
parola molto bella, che dice che cosa essere cristiani: "se uno in Cristo,
una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuo-
ve" . Credere semplicemente che Ges risorto non basta a cambiare la nostra
vita. solo l'essere immersi nella potenza della risurrezione che ci cambia.
Ecco che cosa dice Pietro il giorno di Pentecoste, nel primo annuncio cristiano:
"Questo Ges Dio l'ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato
pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che
egli aveva promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire" (At
2, 32-33). Questa vita cristiana, vivere nella forza della risurrezione attra-
verso l'effusione dello Spirito in noi.
La vita cristiana perfeziona la vita di fede di Israele. Israele era convinto che
Dio era con lui, era l'Emmanuele. Ora, con il Risorto che effonde il suo Spirito,
possibile una tappa pi intima, pi profonda: Dio in noi. Ci sono nel N.T. tante
affermazioni in tal senso, delle quali, a causa di una deplorevole assuefazione,
finiamo col perdere la forza. Vi propongo solo qualcuno di questi numerosissimi
testi: "Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito Santo di Dio abita in
voi?" (1 Cor 3, 16). "Voi non siete per sotto il dominio della carne, ma dello
Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi.... E se lo Spirito di colui che
ha risuscitato Ges dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti
dar la vita anche ai vostri corpi mortali, per mezzo del suo Spirito, che abita in
voi". (Rom 8, 9-11). "Io pregher il Padre ed egli vi dar un altro Consolatorc,
perch rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verit. Voi lo conoscete, perch
dimora presso di voi e sar in voi" (Gv 14, 16-17).
Credo che possiamo affermare con certezza che la vita cristiana non un
agire bene, un "fare i bravi"; non una serie di convinzioni o di opinioni sul
mondo e sull'uomo; non uno sforzo umano, ma innanzi tutto un venire rivestiti
dall'alto del dono dello Spirito del Signore risorto. L'esperienza profonda,
ineffabile, serenissima dell'effusione dello Spirito Santo nei nostri cuori
esperienza radicale che qualifica la vita cristiana come un'esistenza redenta.
10 Spirito la perla preziosa che il mercante trova e per la quale vende tutte le
altre perle; lo Spirito il tesoro che un uomo trova nel campo e per il quale
vende con gioia tutti i suoi averi per avere il campo e con esso il tesoro. Questo
vero di ogni esperienza autenticamente cristiana; a maggior ragione, direi,
del Rinnovamento nello Spirito.
E solo lo Spirito Santo effuso nei nostri cuori che ci pu permettere di dire
che Ges Cristo il Signore, come dice Paolo. solo perch lo Spirito vive in
noi che possiamo vivere nella beata legge di Dio e dare sapore e significato alle
splendide parole del Deuteronomio: "Questo comando che oggi ti ordino non
troppo alto per te n troppo lontano da te. Non nel ciclo perch tu dica: chi
salir per noi in ciclo, per prendercelo e farcelo udire, s che lo possiamo
eseguire? Non di l dal mare perch tu dica: chi attraverser per noi il mare,
per prendercelo e farcelo udire s che lo possiamo eseguire? Anzi, questa parola
molto vicina a te, nella tua bocca e nel tuo cuore, perch tu la possa
eseguire" (Dt 30, 11-14). Questa parola che in noi lo Spirito Santo, dono
continuo che Dio fa di se stesso alla nostra libert; che continuamente ci viene
donato attraverso le innumerevoli vie di grazia, sacramenti, preghiera, ascolto
della Parola, pratica della carit. Vita cristiana pertanto Pentecoste, l'aver
incontrato l'effusione dello Spirito del Signore risorto. Che cos' Pentecoste?

Pentecoste

Pentecoste sono cuori, orecchie, bocche, occhi, mani, piedi.
Che cuori ci sono a Pentecoste?: cuori trafitti, come leggiamo in Atti 2, 37-
38: "All'udire tutto questo si sentirono trafiggere i cuori e dissero a Pietro e agli
altri apostoli: Cosa dobbiamo fare, fratelli? E Pietro disse: Pentitevi e ciascuno
di voi si faccia battezzare nel nome di Ges Cristo". Sono cuori pentiti. molto
diversa la tristezza che porta al pentimento da quella che da il mondo: come
dice Paolo in 2 Cor 7, 9-10: "Vi siete rattristati secondo Dio e cos non ne
avete ricevuto alcun danno... perch la tristezza secondo Dio produce un
pentimento irrevocabile che porta alla salvezza, mentre la tristezza del mondo
produce la morte".
Sono cuori consolati o meglio confortati, cio "forti-con". Non pi cuori
impauriti, come quelli degli apostoli chiusi nel cenacolo, ma cuori coraggiosi e
forti, della Forza con la quale sono stati rivestiti dall'alto.
Sono cuori pacificati, non cuori perennemente in guerra come a Babele.
Subito dopo la Pentecoste - cos dice il testo di Atti 4,32 - "la moltitudine di
quelli che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola". Sono
cuori che, anche negli affanni, non sono agitati, non sono pi prigionieri, come a
Babele, di quella frenesia che ci travolge, che ci fa dimenticare chi siamo.
Sono cuori intelligenti, non del quoziente intellettivo che discrimina le
persone, ma della sapienza dello Spirito Santo, grazie alla quale gli apostoli
possono prendere decisioni anche molto serie e difficili, per i gravi problemi
della Chiesa primitiva.
Sono cuori docili, non induriti, che si lasciano condurre dalla discreta ma
potente mano di Dio. Ma soprattutto sono cuori di figli: "Dio ha mandato nei
nostri cuori lo Spirito del suo Figlio" (Gai 4, 6) o, ancora: " lo Spirito che ci
rende figli di adozione, per mezzo del quale noi gridiamo 'Abba Padre'" (cfr
Rm 8, 15). Non riceviamo soltanto il titolo di figli, lo diventiamo realmente
perch trasformati in Ges. Sotto l'azione dello Spirito Santo i nostri cuori
diventano cuori di figli che si sentono finalmente a casa loro.
Pentecoste sono orecchie che ascoltano. "Erano assidui nell'ascolto del-
l'insegnamento degli Apostoli" (At 2, 42). Ascoltare attentamente, non
distrattamente, la parola di Dio: s'impara cos anche la paziente educazione
all'ascolto, il duro esercizio dell'ascoltare. S'impara a prendere tempo per
ascoltare un po' di pi: il proprio marito, la propria moglie, i figli, i genitori, gli
amici. Per ascoltare un fratello del tuo gruppo, magari quello che non osa, che
non sa esprimersi e che nessuno ascolta. Questo un segno di Pentecoste: la
capacit di ascoltare molto, di dare la possibilit di essere ascoltati. Un
ascolto obiettivo, autentico, di Dio e degli altri, vincendo i pregiudizi, le paure, i
sogni, i desideri: ascolto di quello che mi dice l'altro, non di me stesso.
Pentecoste sono bocche sulle quali abbonda la lode e la preghiera, com'
detto nel libro degli Atti: sono bocche che sanno dire bene, "bene-dire". Con-
trariamente a Babele, a Pentecoste si esercita l'umile critica sulle parole, non
soltanto sulle parole dell'altro, per vedere se edificano, se fanno camminare
oppure se bloccano il cammino, se costruiscono veri rapporti con gli altri o se
creano barriere. Bocche che hanno intrapreso la seria fatica di costruire con le
proprie parole, di imparare a pregare, a parlare con coraggio, con intelligenza,
con disponibilit al confronto, con efficacia, con tanta pazienza. Leggiamo in
Atti 4, 31: "Quand'ebbero terminato la preghiera, il luogo in cui erano radunati
trem e tutti furono pieni di Spirito Santo e annunciavano la parola di Dio con
grande franchezza.
Pentecoste sono occhi, che vedono e guardano in modo diverso, che
sanno vedere innanzi tutto l'agire di Dio; sguardi che fanno vivere, che non
uccidono, non sporcano; occhi benevoli come quelli di Dio. Nel racconto del
primo miracolo dopo la Pentecoste, Atti 3, 4, - Pietro e Giovanni che vanno al
tempio -, detto: "Allora Pietro fiss lo sguardo sullo storpio insieme a Giovanni
e disse: Guarda verso di noi". guardando il costato di colui che morto e
risorto che s'impara la benevolenza degli occhi, a vedere ci che nella vita
promessa, grazia, bellezza.
Pentecoste sono mani: "Erano assidui nello spezzare il pane... e ciascuno
faceva parte delle proprie sostanze a tutti secondo il bisogno di ciascuno" (At 2
;

42-45). Questa la Chiesa nata da Pentecoste: mani aperte, generose, non
mostruose come quelle di Caino, mani umane, laboriose; sono mani in
armonia con una mente illuminata e un cuore rinnovato, mani del saluto,
dell'incontro, dell'accoglienza, di solidariet, di condivisione; mani tese aperte,
in preghiera verso il ciclo.
Pentecoste infine, sono piedi: lo storpio, appena guarito, balza in piedi e
cammina, salta, loda Dio. Sono i piedi dei messaggeri di liete notizie, che non
temono di affrontare le grandi distanze dell'impero romano pur di portare
celermente la lieta notizia dalla quale sono stati catturati, alla quale hanno
avuto la fortuna di aver parte.
Ecco Pentecoste. Un uomo trasformato dallo Spirito del Signore risorto che
sa che il mondo gi stato giudicato con il suo peccato; che ha riconosciuto
le sue colpe e nel contempo la misericordiosa fedelt di Dio. Una piccola
annotazione: in ebraico lode e confessione del peccato sono espressi con la
stessa parola, "tdh". L'uomo che confessa sinceramente il suo peccato
confessa anche il perdono di Dio, cio rende lode a Dio. Questo
Pentecoste: cuori trafitti, ma cuori riconciliati che lodano.

IL RNS: CHIAMATO DA BABELE A PENTECOSTE

Ogni credente, ogni comunit cristiana, ogni movimento e quindi anche il
nostro Rinnovamento in ogni suo gruppo, tutti siamo chiamati da Babele a
Pentecoste e ognuno deve esaminare seriamente se stesso per vedere
quanto in lui c' di Babele e quanto di autentico spirito di Pentecoste. Questo
il primo passo su.un cammino di verifica per il quale propongo alcune
considerazioni non generalizzanti, ma generiche, scaturite dalle riflessioni del
nostro piccolo gruppo di Bergamo, che le applica anzitutto a se stesso:
1 - Effusione: necessario prendere sempre pi coscienza che la vita cristiana
resa possibile dalla continua effusione dello Spirito Santo, che con modalit e
frutti diversi viene resa possibile dai sacramenti, dalla preghiera, dalla pratica
della carit. Questo un aspetto specifico della spiritualit del nostro
Rinnovamento: noi non siamo e non dobbiamo diventare semplicemente dei
gruppi di preghiera, noi dobbiamo essere gruppi di preghiera di Rinnovamento,
al cui centro c' la spiritualit della Pentecoste.
La preghiera di effusione un momento privilegiato per la crescita del
Rinnovamento e dei suoi membri. "Ora per l'effusione passata in secondo
ordine..." A suffragio della sua tesi, don Patrizio legge il testo della parte di
relazione che p. Raniero Cantalamessa tenne durante la VI Convocazione
nazionale, 1983, e che inizia appunto con le parole su riportate (v. Alleluia n.
3/83, p.6).
Noi sottoscriviamo pienamente - prosegue l'oratore - sia l'analisi sia la
presa di posizione di padre Raniero. Il Rinnovamento ha il diritto di esistere
solo se aiuta a scoprire e a fare spazio all'azione potente dello Spirito. Compito
nostro un'incessante preghiera di supplica e di lode a Dio perch ci doni la
'cosa buona' promessa da Ges, ossia lo Spirito Santo (cfr Le 11,13). A
proposito della effusione o battesimo nello Spirito nel Rinnovamento
carismatico, p. Yves Congar - uno dei pi insigni teologi viventi - scrive: "La
teologia delle 'missioni divine', che noi abbiamo esposto, permette di situare
teologicamente questa nuova venuta dello Spirito Santo. Ammettendo,
naturalmente, che questa venuta sia reale, cosa di cui non dubitiamo quando i
frutti dello Spirito denunciano la sua benedetta presenza" (Y. Congar, Credo
nello Spirito Santo, voi. 2, pag. 212-213, Queriniana, Brescia 1982).
C' dunque un luogo per conoscere e sperimentare la misteriosa e
potente presenza dello Spirito Consolatorc: la preghiera e i seminari di
preparazione all'effusione dello Spirito devono perci essere al centro dei
desideri, progetti, calendari, attivit dei gruppi di Rinnovamento.
2 - Riconciliazione: questo cammino si attua attraverso i mezzi suggeriti dalla
Chiesa e dalla stessa parola di Dio, mezzi classici, noti, ma che bene
ricordare: ascolto della parola, preghiera, digiuno visto come preghiera,
carit. Accanto a questi, la via sacramentale, in qualche modo insostituibile, il
sacramento della penitenza. I sacerdoti e le persone teologicamente pi
preparate dei nostri gruppi devono provvedere a una crescita di sensibilit
morale di tutti i membri del gruppo per una celebrazione pi metodica del
sacramento della confessione. Tempi ravvicinati e conoscenza dei propri
peccati portano a una buona confessione che ci fa riconoscere la grandezza
della misericordia e del perdono di Dio.
3 - Ascolto: un cuore rinnovato deve esprimersi in un rinnovato ascolto della
parola di Dio, pi attento, pi serio, pi intenso. necessario che il nostro
rapporto con la Bibbia si faccia personale, intimo, affinch la Parola diventi
pane della nostra vita quotidiana. I nostri gruppi devono crescere nella
conoscenza della Parola: attraverso essa che il Signore ci parla e dobbiamo
imparare ad ascoltare attentamente, con obiettivit, con autenticit, per
esserne nutriti. Chiediamo la forza dello Spirito Santo perch quelle parole
di vita eterna diventino vita in noi: il nostro cuore ne gioir e gioir per
sempre. Alleluja!
Debbo ringraziare tutti i membri del nostro gruppo di Bergamo per gli spunti
che mi hanno dato e ai quali ho cercato di dare forma. Un grazie in particolare
ai fratelli del pastorale e a un collega del seminario di Bergamo, don Sergio
Colombo, parroco a Redona (Bg) dai cui interventi ho tratto spunti per
un'articolazione antropologica della relazione. Infine, ma pi di tutti, debbo
ringraziare l'altro sacerdote del gruppo, don Caldino Beretta, per i consigli e
l'aiuto datemi.


Intervento Mons. Fiorino Tagliaferri
Presidente della Com. Ep. DellApostolato dei Laici
e Assistente Generale dellAzione Cattolica

COME IL RINNOVAMENTO NELLO SPIRITO PUO ESSERE
FERMENTO DI COMUNIONE E DI RICONCILIAZIONE NELLA CHIESA

Essere fermento di comunione e di riconciliazione nella Chiesa: un
impegno splendido. Perch Comunione e Riconciliazione sono la vita della
Chiesa, il suo perch, la sua identit.
La Chiesa comunione crescente attraverso la riconciliazione continua.
comunione che si espande attraverso il dilatarsi della riconciliazione.
Cos che la ecclesialit delle nostre associazioni, movimenti, gruppi, ha il suo
spazio di verifica nel servizio fedele alla riconciliazione comunionale.
Per offrire a questa vostra convocazione alcune proposte concrete, ho
ritenuto opportuno ricavarle da una pagina della dottrina conciliare, che
ritengo p articolarmente attinente alla vostra spiritualit: il n. 4 della Lumen
gentium. un testo nel quale viene annunziata e celebrata l'iniziativa
vivificante dello Spirito Santo nelle persone e nella comunit ecclesiale.

"Il giorno di Pentecoste fu inviato lo Spirito Santo per santificare continuamente la
Chiesa, e affinch i credenti avessero cos per Cristo accesso al Padre in un solo
Spirito.
Questi lo Spirito che da la vita, una sorgente di acqua zampillante fino alla vita
eterna; per Lui il Padre rida la vita agli uomini morti per il peccato, fin che un giorno
risusciter in Cristo i loro corpi mortali.
Lo Spirito Santo dimora nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio, e in
essi prega e rende testimonianza della loro adozione filiale".

Nella parte successiva del testo, la dimensione comunionale prevalente,
ma lo dando risalto alla vivacit e variet di quella originale comunione che
la Chiesa, nella quale le persone non si annullano, ma vengono valorizzate
proprio dall'unit che le compagina.
Nella comunione ciascuno pi persona: perch la reciprocit valorizza la
personalit. Nessuno se stesso da solo: la pienezza umana non l'io, ma il
"noi". Di conseguenza, l'unit ecclesiale non somma, ma vita. E di questa
vita, nel testo conciliare, vengono messi in evidenza gli aspetti pi dinamici: la
conoscenza e le opere, il vigore spirituale e la fecondit dell'azione.
C' nel testo, una sequenza di verbi che spalanca orizzonti sconfinati
all'accoglienza e alla risposta: a quello, cio, che lo Spirito dona alla Chiesa e a
quello che le domanda. E i verbi sono cos concreti che la Chiesa non pu
essere pensata come una astrazione o come un ente anonimo, ma appare
chiaramente come spazio dentro il quale tutti insieme siamo interpellati a
nome.

Egli guida la Chiesa per tutta intera la verit, la unifica nella comunione e nel
ministero, la istruisce e dirige con diversi doni gerarchici e carismatici, la abbellisce
dei suoi frutti. Con la forza del Vangelo fa ringiovanire la Chiesa, continuamente la
rinnova e la conduce alla perfetta unione col suo Sposo".

Ed ecco, allora, ricavandole da questa pagina conciliare, le proposte per i
vostri gruppi che vogliono essere fermento di comunione e di riconciliazione
nella Chiesa. Le riassume in tre:

1) il rapporto tra gruppo e persone,
2) il rapporto tra le varie aggregazioni ecclesiali: comunione tra loro,
3) il rapporto di tutte le aggregazioni ecclesiali con la Chiesa locale.

Rapporto tra gruppo e persone

Per tutte le aggregazioni ecclesiali c' un impegno fondamentale: pro-
muovere e sostenere la maturit delle persone.
Parlando a voi, penso a tutte le nostre aggregazioni ecclesiali, le quali
devono diventare sempre spazio per la crescita di uomini e donne consapevoli
e responsabili della propria vita, della fede, della loro specifica vocazione,
delle scelte decisionali dell'esistenza.
Bisogna che i nostri gruppi siano promozionali pi che protettivi, che non
si sostituiscano o sovrappongano alle persone, fagocitandone ogni esperienza
o impegno: che non si identifichino con la loro vita cristiana o con la loro
vocazione, ma ne aiutino e sussidino lo sviluppo. Non devono avere la
pretesa - n hanno il compito - di creare l'identit delle persone, tanto meno di
possederle, forgiarle, gestirle: si tratta invece di aiutarle a crescere nella
maturit cristiana e umana, secondo la parola di Giovanni Paolo II: "aiutate le
persone a pervenire al massimo livello di chiarezza con se stesse e con l'i-
deale di vita scelto".
Riascoltiamo, a questo riguardo, alcuni insegnamenti del Concilio:

"Di ben poca utilit saranno le cerimonie pi belle o le associazioni pi fiorenti, se non
sono volte a educare gli uomini alla maturit cristiana" (Presbyterorum Ordina n. 6).
(
" fortemente richiesto dal nostro tempo di suscitare uomini e donne, non tanto
raffinati intellettualmente, ma di forte personalit" (Gaudium et Spes n. 31).

E, affinch queste affermazioni non sembrino generiche come astratte
formulazioni di principio o come benevole esortazioni, la dottrina conciliare ci
descrive in che consiste questa "maturit" e questa "forte personalit". Sono
uomini e donne, "i quali, nel pieno riconoscimento dell'ordine morale,
sappiano obbedire alla legittima autorit e siano amanti della genuina libert;
persone, cio, che siano capaci di emettere giudizi personali nella luce della
verit, di svolgere le proprie attivit con senso di responsabilit, e che si
impegnino a perseguire tutto ci che vero e buono, generosamente disposti a
collaborare a tale scopo con gli altri" (Dignitatis humanae n. 8).

Rapporto tra le varie aggregazioni ecclesiali: comunione tra loro

Ritengo che per tutte le nostre associazioni, movimenti, gruppi, questo
impegno sia inseparabile dalla loro ecclesialit. Arriverei a dire, addirittura, che la
verifica e la riprova della ecclesialit di un gruppo, movimento, associazione
la sua volont, disponibilit, ricerca di essere ecclesiale assieme agli altri
gruppi, movimenti, associazioni.
Ed in vista di questo obiettivo che si evidenzia il valore positivo e
propositivo della "riconciliazione", che non consiste appena nel superare le
discordie, ma nel costruire la comunione: o meglio, nel costruirsi attraverso la
comunione.
La comunione oggettivamente pregiudiziale per la ecclesialit delle
aggregazioni. La comunione: cio l'armonia dei diversi. Gli opposti della
comunione, infatti, sono la divisione e l'annullamento passivo delle diversit.
Perch far comunione non vuoi dire essere uguali o diventare uguali, ma
volersi insieme, superando se stessi.
Mi servo di un'analogia. S. Giovanni afferma che se non ci amiamo tra noi e
diciamo di amare Dio, siamo bugiardi (cfr. 1 Gv 4, 20). Non arbitrario
applicare questo criterio alle aggregazioni, le quali dimostrano di voler essere
davvero ecclesiali, se lo vogliono nella comunione tra loro.
La fioritura di forme associate, in questi ultimi tempi, certamente un
dono dello Spirito e un segno della vitalit della Chiesa.
In questo senso, la pluralit non fa problema. Fa problema, invece, la
realizzazione della comunione tra loro.
grazia che ci siano. Ma necessario che si riconoscano, si vogliano,
diventino complementari per l'unica Chiesa.
Questo vuoi dire "riconciliazione": che si riconoscano, si vogliano,
diventino finalizzate intenzionalmente ed effettivamente, non gi a realizzare
se stesse o a realizzare la Chiesa in conformit al loro progetto, ma a servire,
le une con le altre, la comunit della Chiesa. Perch "chi ama.il suo ideale di
comunit cristiana pi della comunit cristiana stessa, distrugger ogni
comunione cristiana, per quanto sincere, serie, devote siano le sue intenzioni
personali" (D. Bonhoeffer, La vita comune, Brescia, 1972, p. 54).
Far comunione tra aggregazioni, per servire la comunione dell'unica
Chiesa: quanto chiesto anche a voi.
E vorrei suggerirvi alcune indicazioni che mi sembrano avere particolare
attinenza con il progetto dei vostri gruppi. Riguardano quella che possiamo
chiamare " spiritualit di comunione", da promuovere tra le varie aggregazioni
ecclesiali.
Nel proporla, mi riferisco a due correlazioni che sono irrinunciabili per una
autentica spiritualit cristiana:
la correlazione tra docilit allo Spirito e diversit ecclesiali;
la correlazione tra servizio e condivisione.
Mediante queste correlazioni si sviluppa la spiritualit di comunione.
Innanzitutto, la correlazione tra docilit allo Spirito e diversit ecclesiali.
La spiritualit cristiana - come voi ben sapete - consiste nella docilit del
nostro spirito allo Spirito di Cristo. Non solo interiorit. Non stare con se
stessi, ma lasciarci condurre da Dio.
Di conseguenza la nostra originalit cristiana ed ecclesiale non garantita
dalla nostra inventivit, ma dalla nostra docilit allo Spirito di Dio. Anzi, la
libert dei figli di Dio consiste nell'essere guidati da Dio: "tutti quelli, infatti, che
sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio", come dice
realisticamente san Paolo (Rm 8, 14), il quale spiega che "avere lo Spirito di
Cristo" significa volere "appartenergli" (Rm 8, 9). splendido questo
passaggio da "avere" ad "essere posseduti". Avere lo Spirito non vuoi dire
impossessarsene, ma esserne gestiti.
Tutto questo prende ancora maggiore rilevanza nell'evento della
riconciliazione, di cui autore Cristo: secondo l'insegnamento di san Paolo,
non ci riconciliarne da noi, ma siamo riconciliati da Dio. Dio "che ci ha
riconciliati con s mediante Cristo" (2 Cor 5, 18). Di qui l'appello appassionato:
"lasciatevi riconciliare con Dio! " (ivi 5,20).
E il dono e l'iniziativa di Dio che ci conduce a Dio. Conducendoci a s, ci
avvicina tra noi. La diversit dei doni destinata cos a moltiplicare le strade
lungo le quali lo Spirito ci raggiunge, ci attrae e ci avvicina. E la docilit allo
Spirito consenso contemporaneo al richiamo dello Spirito e all'incontro con gli
altri: "ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri,
come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio " ( 1 Pt 4,10).
Il suo dono che in noi cerca il dono che negli altri, perch la diversit
l'opposto dell'autosufficienza: anzi, rispecchia e riecheggia lo Spirito, se
conduce all'armonia.
Ancora pi rilevante, in ordine alla spiritualit di comunione, la
correlazione tra servizio e condivisione. chiaro che, nella Chiesa, ci si aggrega
non per cercare soddisfazione o affermazione, ma per aiutarci a rispondere al
Signore. C' un traguardo verso il quale si sa di dover andare e si cercano
compagni di viaggio. Ma quel viaggio non n una gara n una conquista:
una risposta a Cristo il quale ci chiama per mandarci.
il Cristo che chiama, raccoglie e manda: questa la dinamica evangelica
scandita dai tre grandi imperativi: Vieni! Rimanete nel mio amore! Andate! La
chiamata personale, ma la missione condivisa nella comunione. Nessuno
realizza in s la totalit dell'apostolato, la totalit della missionariet. L'apostolato
si realizza nella Chiesa, nell'essere Chiesa e nell'esserlo insieme. Non per
niente Ges dice: Andate. Io sono con voi. Per essere sicuri che Egli con noi,
bisogna essere un noi comunitario, nel quale si compongono le diversit dell'io.
venuto il momento che le nostre aggregazioni si facciano carico di questa
condivisione. Pi che problema di tecniche organizzative, impegno per
acquisire una nuova mentalit: la mentalit della "compresenza, complementarit,
corresponsabilit".
"Nessuno pu ignorare che la variet dei doni indica implicitamente la loro
complementarit. Ciascuno, prendendo atto del suo limite, ma cosciente altres
del dono ricevuto, si deve aprire a quell'integrazione che rende completo nelle
sue varie manifestazioni il Corpo del Signore, cio la Chiesa. Il che trova la sua
valida applicazione, non solo quando si tratta di persone, ma anche quando si
tratta di gruppi, movimenti, associazioni. Ciascuno deve riconoscersi debitore
all'altro, come realt di una sola e medesima Chiesa" (Comunione e Comunit,
n. 65).
bello vincere la tentazione, che pu capitare a tutti, di "difendere" la
Chiesa da una falsa ecclesialit degli altri, dalla diversit di coloro che non
coincidono esattamente con la nostra sensibilit e con il nostro metodo. Anche
tra le aggregazioni ecclesiali la spiritualit di comunione deve promuovere
una cultura di comunione: favorire un insieme di convinzioni, di atteggiamenti,
di rapporti che promuovano una vera cultura di comunione, la quale postula
alcuni valori umani: l'attitudine al pensare insieme, alla condivisione
dell'impegno, alla elaborazione comunitaria dei progetti pastorali, alla
formulazione corretta di giudizi comuni sulla realt dell'ambiente, all'adozione
di forme d'intervento in cui si esprima l'anima cristiana di tutta la comunit.

Rapporto di tutte le aggregazioni ecclesiali con la Chiesa locale

La vera comunione tra le aggregazioni parte proprio dal loro essere "per" la
Chiesa locale, nel cammino della Chiesa locale; perseguendo cos anche un
altro splendido, meraviglioso obiettivo: servire tutto il popolo di Dio.
Noi, voi, quanti aderiscono a un'associazione, a un movimento, a un
gruppo, non dobbiamo considerarci dei cristiani di "prima categoria" rispetto
agli altri, che sarebbero meno generosi o meno intelligenti. Il giudizio si discri-
mina in questi termini, a seconda che lo sguardo della superiorit sia acido,
polemico: "... gli altri sono svogliati, pigri, falsi...", oppure ammantato di
benevolenza, "... poveretti, non capiscono, non sanno...".
Amici, le nostre aggregazioni - tutte - sono destinate a servire l'unit del
popolo di Dio, a favorirne il cammino, a valorizzarne la vocazione e le risorse;
sono destinate a far esplodere questa ricchezza che in tutto il popolo di Dio.
Per la comunione tra le aggregazioni, la Chiesa locale lo spazio pi concreto
e decisivo; e al tempo stesso nella vita della Chiesa locale che la nostra
ecclesialit diventa vero servizio al cammino di tutto il popolo di Dio.
Allora, scopriamo sempre pi il valore, la ricchezza delle nostre Chiese
locali, per amarle, amare davvero le nostre diocesi. Attraverso le diocesi, la
Chiesa si situa nel tempo e nello spazio. Nella diocesi, "porzione del popolo di
Dio, affidata alle cure pastorali del vescovo, coadiuvato dal suo presbiterio, ...
presente ed opera la Chiesa di Cristo, Una, Santa, Cattolica e Apostolica"
(ChristusDominus, n. 11).
Le diocesi sono solo un frammento di Chiesa: sono lo spazio nel quale
nel tempo si rende presente tutta la Chiesa. A sua volta la diocesi si articola
in parrocchie: la parrocchia " come la cellula della diocesi", dice la dottrina
conciliare, perch in essa commenta il Papa "si vive il quotidiano
dell'esistenza" e, di conseguenza, il quotidiano della fede.
Bisogna subito dire che questa articolazione non solo un fatto
organizzativo, n un comune decentramento giuridico o amministrativo.
una ragione vitale per rendere viva e missionaria la Chiesa di Cristo in ogni
determinato contesto umano.
La Chiesa universale ci ha insegnato Paolo VI non "la somma o la
federazione di Chiese particolari". Ma, al tempo stesso, "diventerebbe
un'astrazione, se non prendesse corpo e vita precisamente attraverso le Chiese
particolari" (Evangelii nuntiandi, n.62). Tutto questo perch la Chiesa non
semplicemente una societ o comunit religiosa: il Corpo di Cristo, "la
pienezza di colui che in tutti mette tutto al servizio del suo compimento" (cfr.
Ef 1,23). l'unico Corpo di Cristo invisibile, che si rende visibile nella
compagine di quanti credono in Lui, volendosi, con "l'obbedienza della fede"
(Rm 1, 5), in comunione con il successore di Pietro, il Papa, cui si
congiungono mediante il vescovo nel quale continua il mandato affidato agli
apostoli.
Grazie a questa comunione, si vive la ecclesialit, perch "la Chiesa di
Cristo veramente presente nelle legittime comunit locali aderenti ai loro
pastori" (L. G. n. 2 6). Cristo, infatti, ha voluto la Chiesa fondata su Pietro e
diffusa in tutto il mondo. "Tu sei Pietro, e su questa pietra edificher la mia
Chiesa" (Mt 16, 18). "Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni
creatura" (Me 16, 15); "fate discepoli tutti i popoli" (Mt 18, 19).
Chiesa una ed universale. Chiesa viva, che "dovendosi estendere a tutta
la terra,, entra nella storia degli uomini" (L.G. n. 9).
Ecco perch le nostre associazioni, movimenti, gruppi devono fare
riferimento teologale a questo tessuto situato della ecclesialit. Quando
Cristo ci promette "dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo
a loro" (Mt 18, 20), non da a noi il potere di gestire la sua presenza, di
diventare gli autori della sua presenza, quasi costringendolo nel nostro "noi".
Quel "riuniti nel mio nome" sta a dire: con tensione di consenso verso la mia
Persona, nella certezza della mia parola; "il mio nome" sono Io, Io vivo, Io
presente. Per cui "riunirsi nel suo nome" significa tendere verso il suo
progetto, consentire col progetto che Egli ha della Chiesa; significa volerci
Chiesa cos come lui vuole e della quale ha d'etto: mia. Noi non siamo gli
autori ma i discepoli della sua presenza. E il suo progetto di Chiesa e la sua
presenza passano attraverso il ministero di coloro ai quali egli disse, dice:
"Chi ascolta voi, ascolta Me".
Ecco perch la comunione con il Vescovo comunione di obbedienza
non solo al magistero della fede, ma anche alle norme e indicazioni pastorali
che riguardano la catechesi, la liturgia, le iniziative di impegno apostolico. E
una comunione di obbedienza responsabile che ci fa camminare con tutto il
popolo di Dio.
A volte un cammino lento, stanco: verrebbe la voglia di correre avanti. Ma
meglio essere insieme che essere avanti. E meglio essere dentro il cammino
e la storia delle nostre chiese locali che esserne sopra. "In queste comunit, -
le diocesi, le parrocchie -, sebbene spesso piccole e povere e disperse,
presente Cristo, per virt del quale si raccoglie la Chiesa, una, santa, cattolica
e apostolica" (L.G. n. 26).
A noi chiesto perci di amare la nostra Chiesa locale, non perch bella
ma perch diventi bella. la felice espressione di un monaco medievale,
Godeschalk: "tu la ami perch diventi bella".
Questo l'amore di Cristo per la Chiesa, come ci ricorda san Paolo nella
Lettera agli Efesini: Cristo ha amato la Chiesa perch diventasse bella; non se
n' innamorato perch era bella, l'ha amata perch lo diventasse. Questo il
nostro amore per le Chiese locali, nei confronti delle quali non dev'esserci mai
in noi disgusto, presa di distanze, ma dedizione gratuita: gratuita perch
innamorata.
Vi dir con sant'Agostino - e intendete queste parole per ciascuno di voi,
riferite alla vostra Chiesa locale - : "Amate questa Chiesa, siate in questa
Chiesa, siate questa Chiesa!" (Serm 158,10). Ma siatelo con riconoscenza e
con gioia!


Omelia Padre Natale Merelli

CELEBRAZIONE PENITENZIALE NELLEUCARISTIA
(Festa della Riconciliazione)

"La celebrazione Penitenziale il momento centrale della Convocazione:
rappresenta il passaggio dalla Babele alla Pentecoste attraverso il Cristo
crocifisso. Raccogliamoci nel silenzio, manteniamo gli occhi fissi su di lui, il pi
bello dei figli dell'uomo, eppure senza apparenza n bellezza n splendore
perch si caricato delle nostre sofferenze, si addossato i nostri dolori,
stato trafitto per i nostri delitti... e per le sue piaghe siamo stati guariti" (cfr. Is
53, Quarto canto del servo del Signore).
Nella sala immersa nel silenzio adorante, migliala di mani, all'invito di p.
Natale, si dispongono come conchiglie vuote per accogliere la misericordia e
la compassione di Ges. L'Amore divino e l'ingratitudine umana vengono
messi a confronto dal sacerdote in un accorato richiamo del Cristo: "Popolo
mio, che male ti ho fatto? che dolore ti ho dato? rispondimi! ti ho deposto e
intessuto nel grembo di tua madre, di l ti ho raccolto - e tu hai preparato la
croce al tuo Creatore; ti aiutai a camminare - e tu inchiodasti i miei piedi alla
croce; mi chinai per darti da mangiare, accostai la mia guancia alla tua - e tu
mi copristi il volto di sputi e di schiaffi, mi abbeverasti di fiele e di aceto; aprii
davanti a te la strada, ti chiamai a me, venisti, ti ristorasti a casa mia - e tu mi
conducesti davanti a Filato; ti accolsi, ti resi partecipe del mio sacerdozio - e tu
mi sospendesti al legno della croce; ti piantai come una splendida vigna, ti
diedi una comunit, la mia Chiesa - e tu mi mettesti in mezzo a due ladroni; ti
diedi un cuore per amare - e tu squarciasti il mio con la lancia... Popolo mio,
che male ti ho fatto? che dolore ti ho dato? rispondimi! "
La confessione di colpa del figlio! prodigo (Le 15, 18 ss.) introduce
l'assemblea alla risposta, al riconoscimento del proprio peccato, sotto il peso
del quale ancora oggi il Cristo cade e faticosamente si rialza continuando ad
abbracciare la croce affinch nessuno disperi, nessuno si lasci vincere dallo
scoraggiamento, dallo sconforto; affinch ognuno sappia che pu consegnare
a lui i pesi del passato e del presente per poter incamminarsi verso l'avvenire
calpestando l'orgoglio, l'avarizia, la lussuria, la gola, l'accidia, l'ira; perdonando,
pregando per gli altri.
Il Cristo continua a intercedere presso il Padre per noi: "Padre perdona
loro perch non sanno quello che fanno" e nello stesso tempo ci esorta a cer-
care lui, vedere lui nella vita di ogni giorno, nelle persone che ci circondano. Ci
chiama a contemplarlo ancora sulla croce, ai cui piedi sono la Madre sua
Maria, la Madre della Misericordia, il discepolo che scriver di lui, Giovanni e,
testimoni, le pie donne; a lasciarci inchiodare con lui alla croce del quotidiano,
dell'ordinario, per essere nei crocevia del mondo anime dedicate a lui, alla sua
gloria, per cooperare alla redenzione di tutta l'umanit.
Tu che hai detto: "Quando sar innalzato da terra attirer tutti a me" -
implora p. Natale per tutta l'assemblea spezza le catene della colpa, raduna
questo popolo nel patto dell'amore, effondi su di noi dal tuo fianco squarciato i
misteri pasquali della nostra salvezza. Tu sei il nostro Re: ecco il nostro Re. Un
fallito? no, II Forte. Un vinto?, no, II Salvatore, II Redentore. Un morto?, no, II
Risorto. Ha vinto la morte e si posto alla testa della carovana dei salvati in
viaggio verso la Casa del Padre.
Vogliamo essere tutti in questa carovana: deponiamo dunque il nostro
peccato nelle mani della Chiesa e accostiamoci con piena fiducia al trono della
grazia per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento
opportuno; corrano a questa Fonte inesauribile anche quelli che hanno
sbagliato molto, che da tempo non s'incontrano con le braccia spalancate del
Crocifisso! Noi sacerdoti siamo qui per dirvi: nessuno vi ha condannato?
neanche noi vi condanniamo; andate in pace e non peccate pi. Passate dalla
Babele alla Pentecoste: un momento di grazia, non perdetelo.
Venite, Ges che vi invita: il Vivente, il Risorto, Colui che ha annullato il
peccato mediante il sacrificio di se stesso qui con noi. Questo giorno di
grandi prodigi, il giorno del Signore: rallegriamoci ed esultiamo. Celebriamo il
Signore perch buono, eterna la sua misericordia. Salvezza, gloria,
potenza sono del nostro Dio. Alleluja!

30 aprile 1984


Relazione Gabriele de Andreis
Biblista del Seminario di Bergamo

EFFUSIONE DELLO SPIRITO SANTO E
COMUNIONE CON DIO E CON I FRATELLI

Preghiera al Padre

Padre Santo! Volgi il tuo sguardo su questa moltitudine di poveri che
innalza verso te le sue mani. Guarda, Padre misericordioso, questi tuoi figli
che attendono da te luce e amore! Il tuo cuore cos tenero, cos grande, cos
ricco d'amore ha certamente un'infinita compassione per questa folla. Anch'io
Padre stendo le mie mani verso te, dammi il Pane per sfamare questi tuoi figli
che hanno fame della tua sapienza; dammi, Padre, l'Acqua viva per dissetare
la loro sete di te. Solo tu puoi sfamarli, solo tu puoi estinguere la loro arsura.
Padre, dona a tutti noi orecchie da iniziati, bene aperte, pronte ad
ascoltare; dona a tutti noi un cuore spalancato pronto ad accogliere con gioia
il seme che tu vuoi gettare ora dentro di noi perch dia un frutto che rimanga!
Grazie, Padre! Grazie, perch tu ci ascolti sempre!

La lettera d'amore del Padre

Gabriele invita i presenti a immaginare di ricevere, in una giornata grigia e
uggiosa, una lettera inattesa. Chi si sar ricordato di me? Con trepidazione
apri la busta e leggi:

"Figlio mio, ti amo tanto, da sempre e per sempre. Ogni istante penso a te e ti
mando ogni benedizione. Il mio cuore un mare pieno d'amore per te, voglio
riversare tutto il mio essere e la mia vita dentro di te. Dilata il tuo cuore, fammi posto,
fammi posto. Credi nel mio amore! Accogli il mio amore!
(firmato) II Padre

Una lettera che ti riempie il cuore di gioia, che scuote la tua vita dalle
fondamenta: il Padre ti ama, ama te, proprio te!
Ebbene, questa lettera non ancora da ricevere, l'hai gi ricevuta: la
Bibbia, la "lettera dell'amore di Dio agli uomini". Il Padre ha mandato il Figlio,
parola vivente, a parlare d'amore agli uomini. E il Figlio ha mandato i suoi
discepoli a parlare d'amore e a compiere i segni dell'amore in mezzo agli
uomini. Ciascuno di essi diventato parola vivente, un messaggio d'amore per
gli uomini di ogni lingua, popolo, nazione.
Anch'io oggi vengo a te come messaggero dell'amore di Dio. E vengo con
trepidazione e tremore. Come parler dell'amore di Dio? Si rischia di ridurre
l'amore a delle parole. Si rischia di profanare l'amore.
Eppure io debbo parlare dell'amore di Dio perch l'unica cosa di cui
valga la pena parlare, perch Dio amore, tutto il creato immerso nell'amore
grande, tenero, infinito di Dio, l'uomo il capolavoro dell'amore paterno di
Dio. Non c' realt, essere, vita, atomo, niente che non sia "amore" nell'amore
senza limiti di Dio.
Come non parlare dell'amore? Come parlare dell'amore?
"Per questo io piego le ginocchia davanti al Padre", prega Gabriele con la
parola ispirata che san Polo rivolge agli Efesini al cap. 3,14-21 della sua let-
tera,"... perch vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere
potentemente rafforzati dal suo Spirito nell'uomo intcriore. Che il Cristo abiti
per la fede nei vostri cuori e cos, radicati e fondati nella carit, siate in grado
di... conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perch siate
ricolmi di tutta la pienezza di Dio".

Il Padre vuole esserti Padre

Che cosa vuole da te questo Padre che ti cerca, che vuoi farti sapere
quanto ti ama, che ti invia i messaggeri del suo amore?
Il Padre vuole esserti Padre e vuole che tu sia suo figlio!
Non dire che cosa ovvia, perch questa la chiave per scoprire il segreto
di Dio e dell'uomo, la chiave preziosa che apre lo scrigno della Sapienza e della
Rivelazione. Se tu sai queste cose, io non ho pi niente da dirti: ma allora tu
devi essere figlio del Padre come Cristo; un faro di luce potente che illumina il
mondo; dalle tue mani devono fluire i doni di Dio e il tuo cuore dev'essere un
braciere di fuoco, perch sai di essere figlio solo se sei figlio e sei figlio solo se il
Padre ti rende figlio. Ma sai tu che cosa significhi essere figlio del Padre?
Significa essere Cristo.
Oh, se io comprendessi fino in fondo il senso profondo della mia esistenza,
del mio essere! Perch, Padre, mi hai creato a tua immagine e somiglianz?
Perch mi hai dato questa intelligenza che vuoi conoscere la verit e scava in
tutto l'universo per saziare la sua fame senza riuscirvi? Perch, Padre, tra tutte
le creature hai voluto mettere in me la scintilla della consapevolezza con cui so
di esistere, ma so anche che su di me incombe il male e il peccato e la morte?
Perch mi hai fatto dono della libert con cui posso prendere la porta e
uscirmene di casa e non tornare mai pi? Perch, Padre, mi hai dato questa
tremenda responsabilit? Perch, in questa fragile creatura di carne, finita,
limitata, debole, hai voluto nascondere cos grandi e immensi tesori, poteri
cos acuti, cos forti, cos penetranti da superare tutte le forze della natura?
Perch ci hai dato l'essere e la vita cos insondabili?
Sei tu, Padre, che ci hai fatti capaci di prti domande cos inquietanti:
allora, tu, Padre, devi darci le risposte; le attendiamo da te. Bussiamo alle
porte del tuo cuore.

Il Padre parla nel Figlio fatto uomo

Eil Padre, con divina pazienza, ci parla nel Figlio, nella lettera d'amore fatta
carne.
Figli miei, ho fatto tutto questo per voi perch vi amo, amo ciascuno di voi
come se fosse l'unico. Il mio amore non ha misura, come un mare che
trabocca da tutte le parti e mai si consuma. Vi amo!
Che cosa ho voluto fare facendo l'uomo, non si pu spiegare. E un piano
cos ricco, cos ampio, cos meraviglioso, che investe tutto l'universo, tutti gli
uomini. In questo piano io ho impiegato tutto me stesso. I miei pensieri non
sono i vostri, il mio modo di procedere diverso dal vostro, eppure ci che
non si pu spiegare a parole io l'ho messo sotto i vostri occhi. Il mio piano
d'amore offerto tutt'ora al vostro sguardo, tutti possono contemplarlo: basta
aprire gli occhi e il cuore. Tutto quello che io ho voluto fare creando ciascuno
di voi l'ho mostrato e continuo a mostrarlo nel mio Figlio Ges, mandato in
mezzo a voi. In lui ho radunato tutti i tesori della sapienza, perch in lui abita
corporalmente tutta la pienezza della divinit. Chi ha visto lui ha visto me, il
Padre. Ecco il mio Unigenito, il modello dell'uomo vero, l'uomo dell'eternit,
l'uomo che il mio amore ha voluto, amato, generato. Specchiatevi in lui.
Volete sapere chi siete? guardate lui, il nuovo Adamo. Volete sapere che
cosa dovete diventare? guardate lui, vero Dio e vero uomo. Volete sapere che
cosa significhi essere figli del Padre? guardate lui, Figlio ubbidiente. Volete
sapere come si ama? guardate che cosa mi ha dato lui. Volete sapere che
cosa do a ogni mio figlio? guardate che cosa ho dato a lui.
Qualunque cosa vogliate sapere, ho stabilito di rispondervi in lui, perch
l'amore non si pu spiegare, bisogna mostrarlo e il mio amore si dimostra tutto
in mio Figlio. Egli la mia rivelazione, in lui c' la spiegazione di tutto l'universo,
c' il senso del tutto, c' il segreto dell'uomo ed il mio progetto dell'uomo.
Cos ci parla il Padre.

Preghiera a Ges

Ges, ora voglio rivolgermi a te, perch il Padre mi ha mandato da te.
Voglio guardare te, tu sei il Figlio; voglio scoprire che cosa vuoi dire essere
figlio, istruiscimi tu Ges, Figlio del Padre.
Tu hai detto: Venite a me, affaticati, oppressi, e io dar ristoro alle anime
vostre. Ges, sono affaticato, ho cercato tanto il senso della mia vita: voglio
sapere chi sono, voglio conoscere il segreto del mio essere, voglio sapere qual
il progetto del Padre su di me. Sono oppresso, Ges: mi schiaccia il peso di
queste domande, mi schiaccia il timore della morte e del peccato, mi
schiacciano le mie schiavit, i miei peccati! Per questo vengo a te: tu darai
ristoro al mio spirito che vuole capire, al mio cuore che vuole amare.

Diventare Figli come Cristo, diventare Cristo

Ecco, la parola vivente si apre per noi. Ges viene mandato al cuore degli
uomini, Ges colui che viene. Si fatto come noi per essere vicino a noi.
venuto in mezzo a noi ad amare con cuore d'uomo, a pensare con mente
d'uomo, ad agire con volont d'uomo, a operare con mano d'uomo e
attraverso questa sua "umanit vera" il Padre ha compiuto e compie le sue
opere, ha effuso la sua misericordia.
Ges sempre lo stesso ieri, oggi, sempre. La sua parola viva efficace e
tagliente tale da penetrare nelle profondit del cuore dell'uomo. Oggi se
ascoltate la sua voce non indurite i vostri cuori!
Parla, Ges, parla al cuore dei tuoi fratelli!
Fratelli miei, io e il Padre mio siamo un'unica cosa, chi vede me vede il
Padre, chi ascolta me ascolta il Padre. Chi disprezza me non disprezza me, ma
colui che mi ha mandato.
Il Padre vi ama come ama me. Pensate quanto grande l'amore del Padre
per me! Ebbene, questo stesso amore per voi!
Questo significa che il Padre nel suo amore vuole fare di ciascuno di voi
quello che ha fatto di me. Infatti egli mi ha consegnato tutto nelle mani, mi ha
dato ogni potere e la mia missione far diventare tutti gli uomini "simili a me", il
Figlio. Tutti gli uomini sono chiamati a diventare figli di Dio a mia immagine. A
chi mi accoglie io do il potere di diventare figlio di Dio non alla maniera di
Adamo, ma alla maniera di Cristo. Come avete portato l'immagine dell'uomo
di terra, cos dovete portare l'immagine dell'uomo celeste, il Cristo, l'uomo
nuovo. Per questo dovete rinascere da acqua e Spirito, rinascere in me,
rinascere me. Dovete diventare Cristo in me.
Fratelli miei, ciascuno di voi deve giungere alla conoscenza del Figlio di Dio,
allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturit di
Cristo. Per diventare "me", non potete farlo senza di me. Anch'io non posso fare
nulla da me stesso. Faccio ci che vedo fare dal Padre. Egli mi ama e mi
manifesta tutto quello che fa: e io vi amo e vi manifesto tutto quello che faccio.
Dovete ricevere lo Spirito Santo che il Padre ha promesso a ognuno dei suoi
figli. Per questo io sono venuto a mettere la mia tenda in mezzo a voi. Per
questo ho dato la mia vita liberamente: perch ciascuno di voi diventasse
figlio come me. "E se figli, siete anche eredi: eredi di Dio".
Sapete voi che cos' l'eredit di Dio? E la rivelazione del mistero taciuto per
secoli eterni, ma rivelato ora e annunziato per ordine dell'eterno Dio a tutte le
genti. L'eredit di Dio la comunione con Dio, essere una cosa sola con Dio
come io e il Padre siamo un'unica cosa. E in questa comunione ci che del
Padre mio e di ogni figlio di Dio che ha accettato questa chiamata, che
entrato nel mistero dell'amore dove si pu veramente dire: Io sono tuo e tu sei
mio.
Diventare simile a Dio per dono di Dio, questo il piano d'amore che il
Padre ha fatto per ciascuno di voi. Quale grande amore vi ha dato il Padre nel
chiamarvi figli! E lo siete veramente, perch potete entrare nella comunione
con lui. Questa comunione con Dio il grande sogno del Padre, del Figlio e
dello Spirito Santo. Tutta la Trinit si impegnata a realizzarlo.
Per quanto sta in noi, tutto stato fatto; ora tutto dipende da voi.

L'amore un dono da accogliere

Non affannatevi, non sforzatevi di fare comunione con Dio. Per quanti
sforzi facciate, non vi riuscir. come voler toccare le stelle innalzandosi sulle
punte dei piedi! La comunione con Dio dono di Dio. Per entrare in
comunione con Dio bisogna diventare figli di Dio accogliendo il Figlio di Dio.
Non sorvolate sulla parola "accogliere" il potere che Dio ha riservato a
voi. la vostra libert. In ogni uomo c' questo straordinario potere di dire s o
no al Padre. Anche a me il Padre l'ha dato e io usando questo potere
nell'amore e nella verit sono diventato il "s" del Padre. Anche in voi c'
questo potere, vostro, niente e nessuno pu violarlo.
L'amore libert. Il Padre vuole sentirsi dire questo "s" pieno, totale dalla
vostra libert - "Padre, s, voglio essere tuo figlio". Io l'ho detto al Padre. E sapete
qual stata la sua risposta? "Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono
compiaciuto" . Se tu dai questa risposta, se tu dici " s" al Padre, il Padre ti dir
quello che ha detto a me. Se tu diventi il "s" del Padre, in te tutte le promesse di
Dio diventano s. Tu sei generato nuovamente ma non dalla carne e dal sangue,
ma direttamente da Dio. Lo Spirito ti fa gridare come me: Abb, Padre!
Non dire dentro di te: "Come potr io entrare in comunione con Dio?
Quanto difficile stabilire la comunione con Dio ! ". Non sostituirti a Dio in
quello che deve fare lui, fa' quello che devi fare tu. La salvezza ormai alla tua
portata, non devi salire in cielo per prenderla, ma devi discendere nel tuo cuore.
" Se tu confessi che Ges il Signore e credi con tutto il tuo cuore che Dio lo
ha risuscitato dai morti, sarai salvo".
Questo significa accogliere me: credere che io sono il mandato del Padre,
credere che in me il Padre ha rivelato e realizzato il suo disegno e che non c'
altro Salvatore, "non c' altro nome sotto il cielo nel quale tu possa essere sal-
vato". Perch io sono la Misericordia del Padre, la Parola totale e definitiva,
l'Amore al segno supremo.
Accoglimi ed entrerai immediatamente nella comunione, perch " chi si
unisce al Signore diventa un solo spirito con lui". Se fai questo passo, il pi
fondamentale, riceverai lo Spirito e lo Spirito ti guider a tutta la verit e ti far
conoscere l'amore. Perch in lui sarai Amore.

Il mistero dell'iniquit

Gabriele guarda ora al contrasto tra l'assemblea unita nel nome di Ges e
l'atmosfera inquinata e inquinante del mondo. Non tanto l'aria, sebbene
anch'essa avvelenata, inquinata, quanto la mente e il cuore dell'uomo,
ubriaco della sua intelligenza che s'impossessa dei segreti della natura e lo fa
sentire dominatore dell'universo. Nella nuova civilt, della scienza e della
tecnica, manca l'essenziale: non c' pi posto per l'uomo, non c' pi posto
per te, Ges, ancora oggi pietra scartata dai costruttori. Gli uomini credono in
se stessi, negli idoli fabbricati dalle loro mani: spento il cuore, la loro
straordinaria intelligenza posta al servizio dell'odio, trasformata in migliaia di
bombe nucleari pronte all'uso, disseminate sul nostro pianeta; separatisi dalla
Vita, sono diventati-servitori della morte.
Il mistero dell'iniquit gi in azione, basta che sia tolto di mezzo chi
finora lo trattiene: e chi, Signore, se non tu o chi per te? "Signore, siamo
perduti, salvaci!"
Come uscire dai gorghi di questa melma tumultuosa, come impedire che
anche nel nostro cuore si estingua la fiammella d'amore che ancora rimane?
anzi, come ravvivarla con il fuoco del tuo amore? Poich questo accade ora,
duemila anni dopo la tua venuta; non sono i pagani, che non ti conoscevano,
sono i cristiani, i tuoi, Signore, quelli che dovrebbero conoscerti, che portano il
tuo nome.
Ges, che sta accadendo al tuo popolo? stiamo inseguendo tutti i falsi
profeti e i falsi cristi di questo mondo e ci dimentichiamo di te. Il tuo vangelo per
molti una favola troppo bella per essere vera, le tue promesse solo illusioni.
Dopo duemila anni tutto come prima, peggio di prima e tu, Signore, sembri
dormire. Non t'importa se moriamo tutti? non t'importa dei giovani che
vengono contagiati dalla violenza, dalla droga, dalla sessualit sfrenata. Ges, i
tuoi fratelli sono condotti al macello e tu che fai per loro? il tuo braccio si
forse accorciato, la tua potenza si forse esaurita?
Facci capire, Signore Ges, perch lasci che gli uomini edifichino questa
nuova torre di Babele; perch non fermi il male che dilaga; perch concedi
all'uomo di devastare questa tua creazione che hai fatto cos bella! Facci capire,
Signore della vita, perch permetti all'uomo di essere strumento di morte:
aborti, genocidi, torture. Dobbiamo convincerci che Hitler stato uno dei
maestri pi imitati dei nostri tempi!
Ges, non tacere, parla al tuo popolo. Se anche noi entriamo nella fiumana,
siamo travolti; diventeremo anche noi insensibili, non ci accorgeremo
neanche pi che non siamo nell'amore, che non siamo in te. Signore, apri i
nostri occhi, apri le nostre orecchie, illuminaci, guariscici, salvaci. Non
permettere che le tue pecore siano strappate dalle tue mani.

Il mistero della salvezza

Ges parla a noi cos: Io sono il Primo e l'Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma
ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gl'inferi. Io sono il
Risorto. Non dormo e non taccio, figli miei, fratelli miei. Sono il Principe della
pace e il Dio dell'amore. Ora e sempre mi offro a voi come via verit e vita.
Perch allora il mondo il luogo della manifestazione del male?
Voi lo sapete, al mio disegno di redenzione si oppone un disegno perverso
di rovina. "Guai a voi, terra e mare, perch il diavolo precipitato sopra di voi
pieno di grande furore sapendo che gli resta poco tempo" (Ap 12, 12). Io ho
lottato nella mia vita sulla terra contro questo nemico e l'ho vinto. Ho vinto il
mondo e il principe di questo mondo, Satana, l'avversario. Tutto compiuto.
Perch allora Satana non finito, perch in questi duemila anni ha sconvolto
continuamente gli uomini, seminando divisione, questa malattia mortale che
esattamente l'opposto della comunione portata da me?
Vi ricordo, fratelli miei, una cosa che tendete sempre a dimenticare e a
sottovalutare: siete creature libere! Davanti all'uomo stanno la vita e la morte e
a ognuno sar dato quello che a lui piacer. Ora alla vostra libera scelta
offerta un'alternativa reale, ben visibile, in modo che nessuno possa dire: Non
avevo capito bene, non me ne sono accorto. Io, Ges, autore della vita, vi offro
sempre la mia salvezza e voi sapete bene che cos': tutto ci a cui aspirate
con ogni fibra del vostro essere, che non siete capaci di darvi da voi e nessun
altro pu darvi.
Voi cercate avidamente la verit e io sono Verit.
Voi cercate ansiosamente la consapevolezza e io sono coscienza
universale che conosce tutto e abbraccia tutto.
Voi cercate l'amore con tutte le vostre forze e io sono l'Amore donato,
sovrabbondante, per sempre.
Voi cercate la vita oltre la morte e io sono questa Vita per voi.
Voi cercate la liberazione e io sono il Liberatore.

La falsa luce

Ma mentre voi venite a me c' uno che cerca di tagliarvi la strada e si "
maschera di luce" per sembrare me. Fate attenzione: "sorgeranno molti falsi
cristi e falsi profeti e inganneranno molti. Vi ho avvertiti".
Questo falso cristo vi offre i suoi tesori di una sapienza terrena, carnale,
diabolica che abbaglia, ma non nutre lo spirito; che pu prosperare
indipendentemente dal cuore, sta bene assieme allo spirito di contesa, al
disordine e a ogni sorta di male azioni. l'illusione della sapienza, la sapienza
dei "dominatori di questo,mondo che vengono ridotti a nulla", la sapienza che
"gonfia" gli uomini. Chi si lascia ubriacare da questa sapienza come ubriaco
di vino, non pu ricevere la sapienza dello Spirito, perch la sapienza di Dio
non entra in un'anima che opera il male, n abita un corpo abitato dal peccato.
Per questo, se qualcuno di voi crede di sapere qualche cosa ancora non
ha imparato come bisogna sapere. Guai agli uomini che si reputano sapienti
da se stessi, che si danno la gloria gli uni con gli altri! sono i sapienti di questo
mondo, quelli con i quali ho trattato io direttamente, scribi, farisei, sadducei;
quelli che in ogni epoca hanno dominato le nazioni, che hanno continuamente
costruito una civilt scartando la "pietra angolare". Questa pietra, diventata
testata d'angolo, sono io, il Cristo; ma sono anche pietra d'inciampo, pietra di
scandalo.
Fratelli miei, la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno
ricevuta; la luce splende per essere vista e io vi ho dato gli occhi per vedere,
ma se li chiudete non potete vedere; io vi ho dato le orecchie per udire, ma se
le chiudete non potete udire.
Ricordate, sta in voi il potere di vedere e di udire: "se voi foste ciechi non
avreste colpa, ma poich dite: noi vediamo, siete nel peccato. Se io non avessi
compiuto in mezzo a voi opere che mai nessun altro ha fatto, non avreste
nessun peccato; ora invece avete visto e avete odiato me e il Padre mio".
Voi chiedete perch c' il male, la guerra, l'odio: n io n il Padre mio
abbiamo fatto queste cose, le avete fatte e continuate a farle voi, perch volete
fare a meno di me. questa la radice del male: non volersi riconoscere
bisognosi di Dio, credersi ricchi e sapienti e potenti al punto di dire a Dio
vostro Creatore: non ho bisogno di te! Stolti, insensati, vi siete dati da voi quelle
ricchezze, quella forza, quell'intelligenza? "che cosa hai tu, uomo, che tu non
abbia ricevuto? e se l'hai ricevuto, perch te ne glori come se non l'avessi
ricevuto" da me?
Ma siete ancora in tempo. Svincolatevi dalla falsa luce, riconoscetevi mie
creature: vi ho fatti io. So di che avete bisogno: nella casa del Padre mio ci sono
tanti posti, c' il posto per ciascuno di voi.

Sete di amore

Che cosa offre il nemico alla vostra sete di amore? Solo sesso, una palude
dove pi si vuole uscire e pi si sprofonda. Vi ho fatti per l'amore e non per le
perversioni della carne: sapete bene che non questa la via della felicit, perch
allora continuate a rimanere in essa?
Sono io ora che vi chiedo perch. Perch distruggervi, quando la vita
offerta a voi; morire, quando siete fatti per vivere? Perch respingete la mia
luce e un qualsiasi lucignolo basta per mandarvi in estasi? Quanti liberatori vi
ha offerto il mondo! Ma chi di essi vi ha liberato? "Si fanno chiamare benefattori
coloro che vi dominano ! "
Io, il Signore, che ho nelle mani l'universo, sono venuto a servirvi perch vi
amo sul serio e il mio servizio pi grande stato quello di lasciarmi inchiodare
su quel legno. Pe questo sono l'unico Liberatore.
Aprite gli occhi, c' chi ha interesse a stordirvi, a ubriacarvi, a confondervi, a
riempirvi di "ma" e di "se". Io invece faccio appello alla vostra consapevolezza,
alla vostra lucidit, alla vostra volont nuda, perch io so bene come vi ho fatti. Io
voglio il vostro s, ma non ve lo estorcer. Non so che farmene di un s strappato,
di un s rassegnato: voglio il vostro s perch vi amo, ma un s libero. Vi persuade-
r, vi convincer, ma solo a forza di amarvi: io non mi stanco mai di amarvi. Voi
mi avete gettato fuori, ma io sono qui in mezzo a voi. Rispetto la vostra libert,
ma anche la mia: vi amo perch sono libero di amarvi. "Sto alla porta del tuo
cuore e busso: a te aprirmi per farmi entrare". Ricordati che il tuo s l'atto
supremo della tua sovranit: se lo dici e rimane, allora "niente ti pu separare dal
mio amore... niente e nessuno pu separarti dall'amore di Dio in Cristo", se tu
dici "s".
Perch c' il male nel mondo? perch manca l'amore. Perch ci sono divi-
sioni, contrasti, gelosie, bombe nucleari e droga? perch manca l'amore.
L'amore il perch di tutto l'universo. Tutto, quando uscito dalle mie
mani, era buono. S, "Dio ha creato l'uomo per l'immortalit. Ma la morte
entrata nel mondo per invidia del diavolo e ne fanno esperienza coloro che gli
appartengono". Per questo, fratelli miei, ripeto ora il mio grido: Venite a me!
Avete occhi e orecchie, avete intelligenza, coscienza, volont, gambe per cam-
minare: io vi ho fatti bene, per vedere la vera luce, per amare, per diventare
figli di Dio in pienezza. Venite a me oggi, adesso: consegnami la tua vita, il tuo
cuore, la tua libert, la tua intelligenza, il tuo tempo, tutto. Tutto quello che mi
dai io te lo restituisco centuplicato. Consegnami il vecchio Adamo e io ti
restituisco Cristo. Smettila di affannarti. Fermati.
Io mando su di te il mio Spirito, lo Spirito di verit; egli ti far compren- dere
quello che per ora non puoi capire. Affidati a lui, il mio Spirito, procede da me
e dal Padre; lui che realizza la comunione che cerchi, lui che toglie ogni
divisione, dentro di te, fra te e i tuoi fratelli, fra te e il tuo Creatore. Invocalo,
chiamalo, attendilo!

Preghiera allo Spirito

Spirito Santo, il Padre mi ha mandato a Cristo, Cristo mi manda a te e io
vengo, Signore, pieno di speranza, mi fermo qui, nel Cenacolo, il luogo della
tua manifestazione.
Spirito Santo, io non t'invoco soltanto per me. Guarda quanti figli si
radunato qui il Padre. Siamo tutti qui ad aspettare te, abbiamo ascoltato il
comando di Ges: "Non muovetevi finch non sarete rivestiti di potenza dal-
l'alto, io mander il Promesso dal Padre mio". Sei tu il Promesso, il Dono, vieni,
Santo Spirito! In questi giorni stai venendo, ma noi ti chiediamo di venire ancor
pi potentemente. Rinnova in mezzo a noi, in questi giorni, i prodigi della
Pentecoste, trasformaci. Vieni, Spirito di verit e d'amore, facci vivere la vita dei
figli di Dio. Parla al nostro cuore, parla al cuore della Chiesa.
Figli miei, amici miei, ogni volta e fintantoch ciascuno di voi vuole essere
mio, io, lo Spirito di verit e d'amore, sono suo. L'amore basato sulla libert
non solo all'inizio ma sempre, fino alla fusione completa e definitiva. Io vengo in
voi quando voi, con cuore aperto e sincero, m'invocate. Io vengo sempre e pi
credete in me, pi m'invocate, pi io vengo. Ma il nostro un rapporto di
libert: io libero vengo a te libero, gratuitamente mi dono a te che gratuita-
mente ti doni a me. l'incontro di due persone, io Persona divina, con te, per-
sona umana. Vedi quanto sono rispettoso di ci che sei!
Ho per te un progetto grandioso da realizzare, devo modellare in te Cristo
Ges. il grande sogno che da tutta l'eternit il Padre vede nel suo cuore. Il
sangue di Cristo ti ha riscattato, non temere. Ora possibile portare avanti il
progetto in te: egli il grande modello, egli ha superato la prova, ora tocca a te.
Grande il disegno di comunione del Padre: Ges non deve restare solo,
egli il "primogenito tra molti fratelli" e io vengo in te per questo, possiamo
cominciare subito. Anzi, io ho gi cominciato da lungo tempo; ti ho rigenerato
nel Battesimo, ho messo in te i semi della fede della speranza e dell'amore, ti
ho preso umano e ti ho fatto rinascere divino. Ma, ahim, tu dormivi, tu eri
nella pi assoluta incoscienza e coloro che avrebbero dovuto parlarti di me,
nella loro ignoranza non hanno saputo rivelarti chi sono. Io sono il Dio scono-
sciuto: eppure, tu devi sapere chi sono perch se tu non puoi fare niente senza
di me, io non voglio fare niente senza di te. Devi sapere che io opero in te, per-
ch devi volere.
Michelangelo ha preso un blocco di marmo, lo ha modellato, ha tolto quello
che nascondeva una splendida figura di uomo: il Davide. Io devo fare molto di
pi, devo modellare in te il Cristo, devo prendere i tuoi elementi umani,
purificarli, unirli a me e trasformarli in una creatura nuova. Il marmo era inerte
sotto i colpi dello scalpello, non se ne fuggiva, tu invece scappi quando io mi
metto a lavorare in te. Devi essere docile nelle mie mani e lasciarmi operare,
docile come l'argilla nelle mani del vasaio: non puoi comprendere tutto quello
che io faccio in te, ma devi fidarti.
Non basta credere in me, devi anche avere fiducia in me e la fiducia pi
della fede: la Speranza. Spera in me, fidati di me e io ti conduco: ti dar la capa-
cit di amare come ama Dio e nell'amore di Dio potrai superare ogni barriera,
ogni difficolt; diventerai capace di amare i tuoi amici e di perdonare. In me avrai
la gioia, la pace, avrai il dominio di te e della carne: compirai le opere di Ges e
ne farai di pi grandi, perch lui alla destra del Padre. Dammi la tua fiducia con-
tinuata e io ti dar tutto. Ti do il tuo posto nel corpo di Cristo, la Chiesa, non
affannarti a cercarlo, gi pronto per te se tu ti lasci modellare da me.
Il mondo ha bisogno oggi di testimoni di trasformazione in Cristo. Sono
pochi, troppo pochi, quelli che credono che sia possibile: bisogna pure che
qualcuno si decida e si abbandoni completamente a me. Perch legarmi le
mani, perch contristare lo Spirito Santo che in voi? Il Padre vuole che tutti i
suoi figli tornino a casa, allora io, lo Spirito Santo, mi chino su di te come
Ges sull'ammalato della piscina di Betzaet e ti chiedo: Vuoi guarire? vuoi
salvarti? vuoi trasformarti in Cristo? Io sono qui per questo, per fare di te Cristo
Signore.

Perch divisione e non comunione?

Spirito Santo, tu sei disceso sugli apostoli e i discepoli uniti in preghiera nel
Cenacolo con Maria, la Madre di Ges, e hai costituito la Chiesa nel tuo soffio
potente, nel tuo fuoco d'amore, l'hai battezzata con lingue di fuoco. Ma perch,
Spirito di comunione, ci sono ancora divisioni, non solo nel mondo, ma nella
Chiesa? Perch, Spirito Santo, la tua Chiesa troppe volte stata il luogo
dove abbiamo cercato l'amore e non l'abbiamo trovato, abbiamo cercato le
creature nuove, rigenerate da te e abbiamo trovato soltanto persone
affannate, oppresse dai loro problemi, tristi, a volte disperate, che non hanno
saputo comunicarci altro che il loro sconforto, oppure ci hanno voltato le spalle?
Dove sono i discepoli di Cristo abitati da te, dove sono i figli di Dio?
Spirito Santo, facci capire che cosa successo nella tua Chiesa. Dob-
biamo forse credere che la tua opera fallita? che la tua missione, cominciata
cos bene, poi, come succede nelle cose umane, andata a rotoli? Ma questa
non opera umana, perch tu sei lo Spirito di Dio. Allora, facci capire perch
divisioni, perch dita puntate, perch giudizi: perch anche nei nostri gruppi ci
sono condanne, fratture, incomprensioni, perch rispunta la mala pianta del
fariseismo.
Lo Spirito non si stanca di noi, venuto per guidarci alla verit, per ricordarci
le parole di Ges, per annunciarci le cose future, per edificare la Chiesa di
Cristo nell'amore e con pazienza ci ripete: Figli miei, amici miei, la misericordia
di Dio che pu tutto si ferma per davanti alla volont dell'uomo, che mai
violer. Molti cristiani non accettano di essere ordinati da me, modellati da me:
dicono "Signore Signore", ma poi vogliono restare come sono. Questa la
causa della mia 'impotenza'. L'uomo nuovo si fa facendo morire l'uomo
vecchio, ma l'uomo vecchio non vuole morire e il seme dell'amore caduto fra
le spine, nella terra arida ed stato soffocato.
I nemici della trasformazione in Cristo sono il mondo, la carne, Satana. Ma
dentro di voi ci sono nemici molto potenti che distruggono la mia opera: la
vostra mentalit, il vostro carattere, le vostre care abitudini. "Siete esseri
carnali e pensate in maniera tutta umana"; "l'uomo naturale non comprende le
cose dello Spirito di Dio, esse sono follia per lui". Volete restare umani o
volete diventare divini, a immagine di Cristo? Abbandonate allora la vostra
mentalit, i vostri pensieri, per ricevere "il pensiero di Cristo".
Dalla vostra mentalit nascono incomprensioni, litigi, fazioni, le filosofie, le
ideologie, tutte cose che portano alla divisione e non alla comunione. Ma se
ciascuno di voi abbandonasse i suoi pensieri per avere i pensieri di Cristo,
allora s che sarebbe facile la comunione anche nel pensiero. "Io voglio che
non ci siano divisioni fra voi, ma che siate in perfetta unione di pensiero e d'in-
tenti" . Non nascondete le vostre divisioni chiamandole pluralismo: il vero plu-
ralismo una ricchezza, ma si realizza nell'unit e nella comunione. Gli amici
veri sanno mettere in comune le loro idee e i figli del Padre, i fratelli di Cristo,
devono avere una differenza tale da doversi separare fra loro? Badate a voi
stessi: se non vi staccate dalla vostra mentalit, se non la fate morire, morirete
voi nei vostri pensieri.
Poi c' il carattere, a cui ciascuno di noi aggrappato: "non c' niente da
fare, non posso cambiare, Dio che mi ha fatto cos! " E in questo modo rendi
'colpevole' Dio della tua suscettibilit, del tuo nervosismo, della tua impulsivit,
della tua aggressivit. Dio ti ha fatto in un certo modo, ti ha dato dei doni, ma
quello che sei diventato l'hai fatto tu. Ebbene, sappi che tu devi acquisire il
carattere di Cristo; egli te lo ha detto chiaramente, " Se vuoi essere mio disce-
polo, rinnega te stesso", accetta il fatto che possibile cambiare, che il Signore
pu cambiarti e darti il carattere di Cristo.
E le care abitudini! " Sono abituato a fare cos, si sempre fatto cos! " Le
abitudini sane si chiamano virt; ma questi attaccamenti sono il contrario delle
virt, sono il nostro dormire. Bada, dice Ges, con le tue tradizioni, le tue con-
suetudini, le tue abitudini alle quali sei aggrappato, tu annulli la parola di Dio.
Vuoi fare la tua volont e non la sua. Sei nella morte e nella morte vuoi rimanere,
perch neanche uno dei tuoi attaccamenti, che non sia fondato su Dio, ti
salver. "Svegliati, tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminer".

L'effusione dello Spirito

Lo Spirito Santo prosegue: sono venuto in te nel Battesimo e dormivi
profondamente; sono venuto nella Cresima ed eri nel dormiveglia; son venuto
tante volte, ogni volta che hai fatto la comunione, ogni volta che hai celebrato
l'Eucaristia e non ti sei accorto di me. Doveva pur esserci un momento in cui
incontrarti nella tua piena consapevolezza, finalmente sveglio, nell'esercizio
delle tue funzioni di persona libera, cosciente, lucida, matura. Ho fatto
nascere tanti figli di Dio fidando nei genitori, che li aiutassero a prendere
coscienza delle meraviglie. Quanti abbozzi di uomini nuovi lasciati a met:
tolto il peccato originale, comunicata la nuova vitalit dello Spirito, l'opera
stata interrotta per mancanza di collaborazione!
Si doveva dunque operare con persone coscienti, libere, per questo l'ef-
fusione: io vengo in te con potenza quando tu coscientemente m'invochi. Nel-
l'unione con me si ristabilisce la comunione con il Padre e il Figlio, che vengono
anch'essi nel tuo cuore e tu sei rappacificato con te stesso, con la Trinit, con
tutti gli uomini: non solo con i fratelli della Chiesa, ma con tutti i tuoi fratelli sparsi
nel mondo.
Io voglio togliere separazioni, fratture, divisioni. Il mio sguardo va oltre.
Voglio fare di tutta l'umanit un popolo di redenti. Voglio comunicare a ciascuno
di voi questo grande respiro, quest'ansia di comunione totale che la Nuova
Creazione. Voglio chiamare tutti con te, attraverso te, con la luce che vuoi
passare in te.
Aiutami a costruire la civilt dell'amore perch tutto l'universo scaturito
dall'amore di Dio torni a Dio nell'amore. Allora non ci sar pi tristezza, pianto,
lamento, perch nel regno dell'Amore ci sar soltanto Amore senza fine.
Amen, alleluja!





Una Proposta

IL GRUPPO ISAIA
RACCONTA LA SUA ORA DI PREGHIERA

Ci meraviglia l'essere invitati a raccontarvi una ordinaria esperienza di
preghiera personale quotidiana, perch la crediamo comune a tutti i gruppi,
sebbene non priva di difficolt. Con l'occasione vi invitiamo a ringraziare il
Signore per la benedizione regalata. Vi raccontiamo la storia di questo dono.
Primo - ottobre 1977: da un mese, ogni sera, il gruppo si trovava per due ore
di preghiera. Poich avevamo ricevuto l'effusione l'anno prima, ora ci si
chiedeva: " tutto qui il Rinnovamento? Tu hai qualche novit?" vero che
al momento dell'effusione c'era stata una grossa guarigione fisica; ma
sembrava ormai tutto passato! Ci si era proposti di fare singolarmente le Lodi
e il Vespro di ogni giorno, seguendo il libretto Vita Nuova nello Spirito che
pone la preghiera personale come primo asse della ruota per la crescita
spirituale. La proposta per aveva fatto stridere i freni: alcuni accettarono,
altri lasciarono il gruppo. "Signore come la mettiamo? Si deve o no pregare
personalmente?" Perch, gi l'anno prima, i freni erano saltati quando si era
iniziato a pregare un solo Salmo al mattino e alla sera, e non a letto! Allora, la
signoria del proprio tempo aveva cominciato a tremare, e qualcuno se ne era
andato.
Avevamo letto che per sciogliere certi problemi, uomini di Dio erano
ricorsi in maniera forte alla preghiera. Tentammo pure noi. E dopo un mese
di incontri serali, in preghiera un fratello annunci: "Finalmente! l'avete
scoperto! Questa mezz'ora di preghiera era quello che volevo! Avete fatto un
piccolo passo arriverete a un passo pi grande. Intanto, lasciate che sia Io
ad insegnarvi le strade. Voi lodatemi in continuazione".
Era arrivata un'indicazione: ora si poteva rompere le righe.
Secondo - settembre 1979: nel frattempo si prefer dimenticare la promessa
per medicare le ferite della divisione, tanto pi che con la mezz'ora di pre-
ghiera ci si stimava buoni fratelli del Rinnovamento.
Ma il timer di Dio inesorabile: quando vuole, arriva!
"Volevo quella mezz'ora di preghiera; ma pi avanti ve ne domander di
pi".
Il Signore, fedele all'appuntamento, girando al largo, prepar prima i due
pastori portandoli gradualmente a maggior tempo di preghiera. Li convinse a
dargli, quali leviti, la decima della giornata, cio non meno di due ore e mezza
di preghiera quotidiana. E quando uno dei due disse: "Ho pensato di dare
un'ora intera ogni mattina alla Bibbia", l'altro aggiunse: "Anch'io ho comin-
ciato cos l'altro giorno! "
A settembre ci fu come una rifondazione del gruppo e il Signore ne
approfitt per chiederci l'ora, e insegnarci le sue strade. Ci propose di accet-
tare solo quelli che avrebbe mandato Lui e che avrebbero seguito la via della
preghiera quotidiana.
Da allora, da quasi cinque anni, ogni fratello del gruppo Isaia incammi-
nato a dare un'ora quotidiana, a riconoscere Ges padrone della propria vita
e quindi del proprio tempo, senza finzioni. Quest'ora fatta di due momenti:
uno di lode e uno di Bibbia, come propone del resto il libretto dei seminari e
come confermer il Papa nel maggio del 1981 ai leaders dell'ICCRO.
La lode comprende: le Lodi delle Ore liturgiche, al mattino e, alla sera, i
Vespri. Il tempo di Bibbia di una mezz'ora al giorno, facendo la lettura del
testo con la mente prima e con il cuore poi, il che permette di assaporare e
sentire rivolte a noi stessi le parole che Dio rivolgeva al suo popolo. Come
vedete molto semplice!
Il pastore prepara una traccia mensile, cosicch tutti i fratelli pregano sullo
stesso brano (v. Alleluia n. 5/83). In questo modo possiamo scambiarci
vicendevolmente risonanze, chiedere eventuali spiegazioni nell'incontro setti-
manale e fare tutti, una buona volta, gradualmente, una lettura completa della
Bibbia.
Terzo - in questi cinque anni, il Signore ci ha chiesto di donargli il "tempo
migliore": cos ogni fratello ha regolato il proprio tempo, come suggerisce
Ralph Martin in "Rapire il Regno".
Ci ha fatto poi capire che il dono del "tempo migliore" non era un sacrificio
nostro ma un regalo suo. E ancora, che ci vuole portare alla contemplazione.
Nel frattempo sono arrivati nuovi fratelli, non cercati e avviati subito alla
preghiera quotidiana. Siamo fortunati: il cammino sulle direttive del Signore ha
procurato e procura, in casa e fuori, molte incomprensioni e sofferenze. Ma il
Signore se ne serve per addestrarci alla lode in ogni circostanza, come san
Paolo insegna in 1 Tess 5, 18.

Frutti del gruppo:

1) - II gruppo sta unendosi sempre pi, amandosi senza divisioni e desidera
divenire Comunit. Siamo in attesa dal Signore di un posto e di una casa.

2) - Quando dei gruppi sono venuti per conoscerci, alcuni del nostro gruppo
sono stati invitati a testimoniare il loro cammino di preghiera personale sia in
casa, sia fuori casa. Tante volte ci stato detto: "Sembra che abbiate una
marcia in pi!"

3) - La nostra traccia di Bibbia ci stata chiesta da fratelli della Lombardia,
Piemonte, Emilia, Liguria oltre che del Veneto. Cos altri fratelli si avviano
all'impegno quotidiano col Signore e rispondono al suo appuntamento.

4) - Stiamo comprendendo che il Signore si sta servendo di queste occasioni
di testimonianza per un prossimo ministero di evangelizzazione nel mondo del
lavoro. Il gruppo nato tra lavoratori e per le loro esigenze di fede e i nostri
due sacerdoti gi da anni erano impegnati tra i lavoratori.

Frutti in ogni fratello:

La "ricetta" ha portato ad ogni fratello frutti sia spirituali sia psicologici. Sono
spariti stati di paura, di ansia, di angoscia; sono scomparse debolezze
sessuali, l'alcol facile... e perfino il fumo ( tutto dire!). Di pi: la "ricetta di
preghiera" funziona anche con fratelli che per il momento non frequentano il
gruppo, ma la hanno adottata.
A tutti ha portato la gioia della preghiera, la gioia della Bibbia la gioia di
ascoltare 1 Amico, il Fidanzato gi pronto all'appuntamento. Nessuno pu pi
farne a meno!
Gloria a Dio! Alleluja!


TESTIMONIANZE DI RICONCILIAZIONE E COMUNIONE
(Mattino)

Prima di dar corso alle testimonianze, p. Mario Panciera legge la lettera del
sacerdote Lorenzo Berardo, di anni 100:
"Volevo presenziare ancora una volta al meraviglioso convegno nazionale
del Rinnovamento nello Spirito Santo in cui pi vivamente si avverte la
presenza del divino Spirito e si riceve abbondante grazia per meglio amare il
Signore e servirlo nel prossimo nella costante uniformit alla sua adorabile
volont. Essendo trattenuto lontano da Rimini, partecipo spiritualmente al
grande convegno con gioiosa esultanza e mando un fervido saluto ai fortunati .
fratelli e sorelle presenti e agli altri disseminati in Italia e nel mondo". Esorta
tutti alla perseveranza, continua p. Panciera, e invoca da tutti un ricordo nella
preghiera e una lode di ringraziamento a Dio insieme con lui. AUeluja.

Franco, del gruppo Isaia di Treviso

Ho venticinque anni e sono impiegato. Vorrei aggiungere una parola sulla
mia intimit con Ges. il Signore che guida ogni mio passo nel cammino di
crescita con una trentina di fratelli del gruppo Isaia. Tutti i miei fratelli hanno
questa intimit con Ges, ogni giorno.
A questo il Signore ci ha portati attraverso la profezia, le catechesi, e la
costanza dei nostri pastori che ci han fatto capire che non si cresce se non ci
si nutre costantemente: che Ges benedetto il mio Signore soltanto se sto del
tempo con Lui ogni giorno e che non posso testimoniare agli altri Ges, se non
mi lascio rivestire del suo amore!
Il mio "tempo migliore" al mattino. Mi alzo un'ora prima per caricarmi per
una testimonianza silenziosa tra colleghi di lavoro, in pratica atei. Ges
difende il mio tempo di preghiera, perch suo, come fa con fratelli turnisti e
sorelle mamme di famiglia. Attraverso la concretezza della " ricetta di preghiera",
il Signore ha operato in me guarigioni: mi ha tolto l'angoscia che mi procurava
forti crampi allo stomaco, mi ha tolto il vizio del fumo, cosa che pensavo
impossibile. E ha provveduto al mio lavoro. La sera stessa che ho rinunciato
all'Universit per motivi economici, mi stato offerto un posto di lavoro da un
amico che non conosceva il mio bisogno.
Nel gruppo, da quando viviamo l'intimit con Ges, non ci sono divisioni; ci
scambiarne affetto e amore. Non preghiamo per diventare santi, ma per
imparare ad amare come lui ci ama e essere pronti alla testimonianza.

Sandra, del gruppo Isaia di Treviso

Ho lasciato l'Universit da quando lavoro in Ospedale come fisioterapista.
Tre anni fa il Signore mi ha voluto incontrare e portare al gruppo, servendosi
delle malattie del pastore che ricorreva al mio lavoro. Ma prima, il mio cuore
era lontano da Ges e dalla Chiesa, tanto che votai convinta per l'aborto.
Volevo gestire le mie decisioni, anche nel campo affettivo; ma non erano le
sue. Un giorno chiesi al pastore di ascoltarmi; e quando preg su di me,
sprofondai a terra in un mare di pianto e capii Ges e il peccato. Da quel mo-
mento, ogni giorno, sento il bisogno di stare con lui, il mio Salvatore, il mio
Signore.
Quando lavoro di pomeriggio, il mio "tempo migliore" per la Bibbia al
mattino; diversamente, nel primo pomeriggio. tempo di intimit. La mia
stanza in affitto, a Treviso, diventata il deserto nel quale Ges mi ha attirato
per parlare al mio cuore, donandomi la sicurezza della sua presenza. Anche la
tristezza di una volta si cambiata in gioia e pace. Ges mi ha guarita delle mie
debolezze, della mia timidezza, della mia emotivit esagerata. Nel lavoro mi ha
donato una forza nuova per lodarlo per tutte le situazioni e una compassione
nuova per gli ammalati.
Sono fidanzata: ma Ges che, nell'appuntamento di ogni giorno, mi
dona, prima di ogni altro uomo, dolcezza, sicurezza, tenerezza: mi ha fatto
capire che il mio primo fidanzato lui. A lui che dopo avermi perdonata, desidera
rivestirmi del suo amore, voglio affidare la mia danza e cantare il mio alleluja!

Lina Rizzo, di Palermo

Vengo da Palermo: frequento da un po' di tempo la comunit e adesso la
sento come qualcosa di mio alla quale non potrei pi rinunciare. Voglio parlare
della mia esperienza, perch spero possa servire di aiuto a quanti, com'
successo a me, vivono dei momenti particolari. una parte molto triste della
mia vita ed per grazia di Dio e anche per merito della comunit se adesso ho
ritrovato serenit e pace.
L'11 settembre dell"80 la mafia ha ucciso sotto i miei occhi mio marito
perch s'era rifiutato pi volte di pagare "il pizzo" (la tangente). Dopo la sua
morte mi sono spesso ribellata contro gli uomini e anche contro Dio perch,
secondo me, avrebbe potuto evitare un dolore cos grande a me e a mio marito
che non avevamo fatto niente per meritare questo soffrire. Non riuscivo a
dimenticare quei terribili attimi, la crudelt di quegli uomini che con freddezza
hanno premuto il grilletto e in pochi istanti hanno mutato la mia vita. Ma quando
si saputa la terribile notizia dell'attentato al Papa ho riflettuto molto e infine ho
capito che quello che successo a mio marito non stato un castigo di Dio,
perch hanno tentato di uccidere anche sua Santit Giovanni Paolo II che con
la sua bont e la sua carit di esempio a tutti i cristiani. Dio non pu aver
voluto che lui soffrisse tanto. Ho capito che il male e la crudelt sono frutto
dell'uomo malvagio che non ha rispetto per il suo fratello ed pronto a fargli
del male, non preoccupandosi del dolore che la sua cattiveria pu procurare.
Inoltre, quando il Papa ha perdonato il suo attentatore ho capito che anche io
dovevo perdonare gli uccisori di mio marito e pregare per loro perch si
ravvedano. Mi sono resa conto che soprattutto in questi momenti si ha bisogno
di Dio e mi sono riawicinata a lui, grazie anche alla bont della comunit che ha
riportato in me serenit e voglia di vivere, perch accanto a me c' qualcuno che
mi vuole veramente bene, che mi ha dato la possibilit di rinascere in Dio. Nel
giorno dell'effusione ho sentito fratelli tutti gli uomini, anche coloro che
avevano ucciso mio marito e ho pregato intensamente anche per loro. Adesso
sono felice perch ho ritrovato Dio e niente potr pi togliermelo. Alleluja!

Nives, di Bolzano

Ho incontrato il Rinnovamento nello Spirito circa quattro anni fa. Avevo gi
fatto altre esperienze in diversi movimenti ecclesiali, esperienze che mi avevano
aiutato molto, per mi avevano anche dato sofferenza e dolore e in quel
periodo cercavo di capire quale fosse il mio ruolo di laica nella Chiesa, medi-
tando soprattutto il capitolo 33 della Lumen Gentium, dove si dice che i laici
sono chiamati ad agire, a contribuire nella Chiesa come membri vivi, ad incre-
mentarne la crescita e il suo cammino verso la santit. Quando incontrai don
Vito e lui mi parl con tanto entusiasmo del Rinnovamento, io vidi in queste
parole la risposta del Signore ed entrai nel gruppo che si stava formando in
quel periodo. All'inizio facevo servizi diversi, senza mai intervenire nelle decisioni
che riguardavano la crescita spirituale dei fratelli. Ma subito dopo la preghiera di
effusione, la sera stessa, incominciai a vedere con sempre maggiore chiarezza
di quali cose il gruppo avesse bisogno per avvicinarsi maggiormente al Signore.
Dopo aver taciuto a lungo, incominciai a sentire una forza dentro di me che mi
spingeva a parlare e spesso anche a prendere iniziative, che non avrei voluto
perch, tutto sommato, era pi comodo stare tranquilli e per cos dire
difendere la pace. Cos invece nacquero gli scontri e le incomprensioni perch
io ero in contrasto con quanto diceva o faceva il responsabile. La crisi fu molto
lunga: mi sono affidata continuamente al Signore, alla preghiera e fui anche
aiutata da alcuni sacerdoti responsabili del Rinnovamento che mi dicevano
cose di cui avevo bisogno. La conclusione - almeno come l'ho vissuta io - che
nel Rinnovamento nello Spirito ho potuto sperimentare che la comunione, la
collaborazione, possibile, per un dono del Signore da accogliere con tanta
umilt e gratitudine.

Don Vito, di Bolzano

Ero da parecchi anni nel Rinnovamento quando, nel 1980, iniziai un nuovo
gruppo. Proprio in quell'anno incontrai la Nives e le parlai con entusiasmo del
Rinnovamento perch ero di ritorno fresco fresco dagli Esercizi fatti a Triuggio,
e con mia sorpresa fu lei a chiedermi subito di essere la prima ad entrare nel
nuovo gruppo. Io vidi la cosa come un segno dello Spirito, ma due o tre giorni
dopo, vedendomi preoccupato, lei me ne chiese il perch e io le dissi che
conoscevo un po' le difficolt dei nuovi gruppi e non sapevo come sarebbe
andata a finire: la sua risposta inattesa fu: "Convcrtiti tu, poi vedrai che il
gruppo andr bene". Incominciamo bene, pensai, qui si comincia a
comandare! Per l'aveva detto con tale decisione che quel "convcrtiti prima tu"
mi ronzava continuamente in testa, soltanto non lo capivo: con la testa, s, ma
con la vita dovevo capirlo ancora. Allora invocai con sincerit lo Spirito e chiesi
pi volte preghiere al gruppo secondo le mie intenzioni senza dire il perch. Fu
proprio in quei giorni che mi vennero sotto gli occhi queste bellissime parole del
Concilio: La Chiesa non si pu considerare realmente costituita, non vive in
maniera piena, non segno perfetto della presenza di Cristo tra gli uomini, se
alla gerarchla non si affianca e collabora un laicato autentico. Non pu infatti il
Vangelo penetrare profondamente nella mentalit, nel costume, nell'attivit di
un popolo, se manca la presenza dinamica dei laici. Con questo capivo che
per me il Rinnovamento significava aprirmi ai laici e convertirmi significava, in
questo caso, vivere a fondo l'apertura. Incominci allora un lavoro di revisione
totale: innanzi tutto dovetti rinunciare all'idea di essere io la persona eletta dal
Signore, di avere io tutta la verit: una buona parte il Signore la consegnava
alla persona che lavorava con me. Per esempio, il gruppo si trov nella
necessit di fare un discernimento e io proposi l'elenco delle catechesi. La Nives
volle fare la prima, su un argomento opposto a quello che pensavo io: fu accolta
con entusiasmo dal gruppo e molti s'impegnarono nel dedicarsi al Signore.
Stracciai l'elenco delle catechesi e misi il gruppo in mano allo Spirito che lo
guid, dandoci la certezza che dovevamo discutere insieme i problemi,
dovevamo crescere e maturare insieme nella stessa realt del gruppo. Devo
testimoniare che il gruppo con la sua preghiera ci stato costantemente
accanto.
Devo dire anche che non ebbi mai l'impressione di dover rinunciare alla mia
missione di prete, per ebbi chiarissima la sensazione che era necessario
rinunciare a tutto ci che m'impediva di esserlo autenticamente, cio a tante
sicurezze che io consideravo irrinunciabili perch le avevo fisse ormai da anni.
Le ho dovute perdere tutte; cos che lo Spirito viene vicino e lo Spirito mi ha
dato sempre la possibilit di discernere alla luce delle direttive della Chiesa e
del Comitato Nazionale. Alla luce della parola di Dio, poi, potevo continua-
mente verificare che quanto succedeva avveniva secondo la volont dello Spirito
e questa era la mia certezza. I frutti non si fecero attendere: la sofferenza di
tale conversione stata grande, vero, per al gruppo si sono aggiunti con-
tinuamente nuovi fratelli desiderosi d'incontrare il Signore; altri sono partiti per
servire i fratelli e partono tutt'ora. Sono fermamente convinto che il Rin-
novamento chiamato a curare la collaborazione tra i laici e i sacerdoti e ha
tutte le carte in regola per poterla realizzare. Alleluja!

Erminia Pane

Testimonia di vedere con l'occhio destro, mancante della retina, dopo
essere andata a Lourdes, su suggerimento della Madonna ed essersi immersa
nella piscina.

Piera, da Pontedera

Faccio parte del gruppo di Rinnovamento da poco tempo, e vorrei che la mia
esperienza servisse a tutte le persone che soffrono come ho sofferto io, a tutte
le persone che devono portare una croce: bisogna imparare a portarla perch
non sia troppo pesante. Io, tre anni fa, ero una persona tranquilla, felice, ma
con una vita piatta. Fui colpita da tumore alla mammella. Ero disperata perch
non sapevo accettarmi come donna e poi avevo molta paura della morte
perch non ero preparata a questo passaggio. Mi raccomandai alla Madonna
perch mi prendesse per mano e mi conducesse al Figlio e poi al Padre. Non
ebbi subito la risposta, non sapevo il piano che Dio mi aveva preparato. Soffrii
tanto: feci un anno di chemioterapia, ero sfinita, la mia mente era offuscata, il
mio corpo non era quasi pi niente perch, lo si sa, queste cure non debilitano
soltanto le cellule cattive ma anche quelle buone. Con tutto ci mi aggrappai
con tutte le mie forze alla vita perch avevo due figli e un marito e quindi
dovevo farcela assolutamente. Per, la mia fede non era cos grande e
profonda da potermi sostenere.
Un giorno andai in Calabria, da una persona che aveva dei carismi particolari
ed essa mi assicur che ero guarita e che la mia fede sarebbe aumentata. Ci
tornai una seconda volta con Alba, una cara sorella, e l incontrammo la
responsabile di un gruppo di Rinnovamento, la quale disse ad Alba che doveva
fondarne uno a Pontedera. Noi non sapevamo che cosa fosse il Rinnovamento,
per trovammo diciotto persone, con esperienze precedenti le pi disparate e
ci aggregammo al gruppo di Pisa. Non sapevamo pregare n lodare il Signore
n vederlo n aprirgli le braccia. Io dicevo: non posso ricevere l'effusione perch
non sono degna, ho troppi peccati. Il mio cuore era come tanti carboni spenti,
perch dentro mi sentivo veramente morta. Ma chiesi al Signore: Vieni, Signore,
vieni, io voglio esser tua. Signore, voglio metterti al primo posto nella mia vita;
Signore vieni, fa' prepotenza sul mio cuore, vieni Signore! Pian piano le catene
si sono allentate, si sono spezzate: dal mio cuore, da una scintilla ne sono
venute due, dieci, mille; il mio cuore diventato ardente d'amore per il Signore,
un amore forte, grande.
Abbiamo avuto la preghiera di effusione tutti e diciotto insieme: venuto da
Roma per noi padre Grasso, stato un giorno meraviglioso. Ora siamo tutti
pieni di Spirito Santo, di un amore grande e io non ho pi paura della morte
perch la morte non altro che avere Ges sempre vicino. Per so che il
Signore mi ha guarita perch io possa stare vicino ai miei figli.

Lorenzo, di Pontedera

Mi chiamo Lorenzo, abito nella provincia di Pisa, ho 34 anni. La mia
conversione risale alla fine di gennaio dello scorso anno, quando sentii dire
da un'amica di famiglia a mia moglie di aver incontrato in Calabria un'anima
meravigliosa, da sempre al servizio del Signore. Io, grande bestemmiatore,
sempre nervoso, senza mai un minuto di pace sia di giorno che di notte, non
credente, derisore della Chiesa e di tutti quelli che ci andavano, rimasi colpito.
La mattina seguente andai al lavoro ma, con grande meraviglia, non
bestemmiavo, non ci riuscivo, per meglio dire: il mio nervoso continuo si era
tramutato in gioia e serenit, perch questa mia mente pregava da sola, senza
di me, diceva il Padre Nostro e l'Ave Maria. Pensavo di essere alla fine della
mia vita e invece era l'inizio di una vita che cambiava e, passando i giorni, il
Signore mi aiutava a credere, a sperare, ad avere fiducia nel suo amore, nella
sua misericordia, a non avere il minimo dubbio su questa nuova vita iniziata da
poco pi di un anno. Ringrazier in eterno il Signore per questa grazia, e per
aver convcrtito anche mia moglie, perch la mia famiglia sia veramente unita.
Alleluja!

Roberto Pignoli, del gruppo di Varese

Roberto viene brevemente presentato da Monique: cantautore, 27 anni; a
un anno di et stato colpito dalla poliomielite; fino a 6 anni rimasto in
ospedale, i suoi genitori si sono separati e l'hanno abbandonato. E andato poi
di collegio in collegio e a 18 anni partito da solo per la vita, con la sua chitarra.
Cristo non esisteva per lui, per si presentava al pubblico come: "Roberto
canta l'amore per la vita". Pian piano, molto piano, Cristo entrato nella sua

vita ed svanita in lui la volont di fare carriera, di fare soldi. Due anni fa ha
incontrato mons. Signorelli che gli ha detto: Tu sarai il menestrello del Signore.
Roberto ha incominciato a venire al nostro gruppo di Varese. Un giorno, per la
prima volta, l'ho sentito cantare e gli ho detto: la tua voce non tua, del
Signore e per il Signore e lui mi ha detto: Monique, io sento dentro di me delle
barriere, un muro che m'impedisce di cantare Cristo. Oggi le prime barriere
sono saltate ed ecco Roberto. Vi chiedo una cosa: se vi piaciuta la sua
canzone, non battete le mani, rimanete in un silenzio profondo; pi sar
intenso il vostro silenzio, pi sar una conferma per Roberto che le sue parole
cantate sono un messaggio, una testimonianza che ha toccato i vostri cuori.
Prima d'iniziare a cantare Roberto dice: la prima volta che io vengo a
Rimini e voglio manifestare a tutti voi l'immensa gioia che ho provato in questi
giorni. Ma la cosa che pi mi ha colpito la folta presenza di giovani. Io sono
stato di recente quattro mesi a Parigi a suonare e ho visto una giovent in
decadenza, una giovent ricca di superficialit, che si allontanata e si
allontana tutt'ora dal volto del Signore. Sono venuto da Parigi per questa
occasione, vi canto questa canzone che ho scritto proprio pochi giorni fa per
me. Non ancora finita, per va bene lo stesso perch questo un momento
particolare.


TESTIMONIANZE DI GIOVANI
(Pomeriggio)

Fulvio Bresciani introduce le testimonianze dei giovani, non senza aver
rivolto un pensiero a quelli che, impossibilitati a venire, sono presenti col
cuore e con lo spirito e a quanti, - tanti! -, attraverso il Rinnovamento hanno
scoperto la vocazione alla vita consacrata.
Con commozione ricorda Simona di Cagliari, morta il mercoled santo.
Simona ha vissuto con i giovani la "Settimana sul dolore", a Lozio e durante
una celebrazione eucaristica venne in mezzo ai sacerdoti come Eucaristia
vivente e offr la propria vita per il suo gruppo. Penso - afferma Fulvio - che
potrebbe bastare questa testimonianza giovanile per dire qual il frutto del
cammino nel Rinnovamento per noi giovani.
I giovani, soggiunge, vivono fortemente l'esperienza dello Spirito nei
gruppi di Rinnovamento soprattutto per quanto riguarda alcuni temi fonda-
mentali che sembra possano toccare di pi le persone adulte, quelle che hanno
gi fatto un cammino. No, i giovani che fanno l'esperienza di Dio sono coloro
che un domani saranno i testimoni del Signore per i giovani che verranno. Io
sono convinto che la giovinezza non unicamente un passaggio, un tempo
della nostra vita, ma il dono che il Signore fa, oggi, a noi.
E ora, ascoltiamo che cosa hanno da dirci i giovani che sono qui.

Due sorelle della Sardegna

Facciamo parte del gruppo "Primavera" e vogliamo dare testimonianza di
ci che il Signore ha compiuto in mezzo a noi. Mi rivolgo a tutti, ma soprattutto ai
giovani perch questa storia un esempio di donazione completa al Signore.
Molti di voi sanno: Simona circa un anno e mezzo fa, a 22 anni, scopre di
avere un tumore. Da quel momento, per lei, per noi che le stavamo a fianco e
anche per tanti gruppi di tutta Italia che hanno seguito questo suo calvario,
cominciata una storia di sofferenza e di speranza. Di speranza perch abbiamo
subito confidato che il Signore, se voleva, poteva guarirla, perch niente gli
impossibile. Di sofferenza perch sentivamo che ci chiamava anche a qualcosa
di diverso, di pi grande. Simona entrata nel gruppo circa cinque anni fa e
ha dimostrato subito di voler donare ai fratelli quei carismi che il Signore aveva
radicato in lei in maniera profonda, soprattutto il carisma del canto che la por-
tava anche a comporre dei canti. E la bont e la carit che aveva verso tutti
l'hanno resa cara a quelli che l'hanno conosciuta. Anche nel campo degli studi,
proprio per questo donarsi al Signore, questo suo "eccomi", ha avuto uno
svolta. Infatti, abbandonando una precedente scelta, si era iscritta alla facolt
di teologia e si sentiva anche chiamata a una probabile vocazione.
Ecco, in questo atteggiamento di offerta Simona rimasta anche durante
tutto il periodo della sua malattia; anche nei momenti di maggiore sofferenza la
sua preghiera era sempre profonda e toccante. Le parole che ripeteva di pi
erano: mi offro per la Chiesa, per l'unit, mi offro per la disoccupazione e per la
conversione dei miei fratelli.
Ora preferiamo che sia Simona a parlarvi con una pagina del suo diario, e
vogliamo dire soltanto questo: anche se noi avremmo voluto oggi vedere qui
Simona a farvi lei la testimonianza della sua guarigione, il Signore ha deciso
diversamente; ma noi lo ringraziamo per i segni che ci ha dato, perch l'ha
voluta per s nella settimana santa in quest'anno di redenzione e ci ha
concesso di poter celebrare la gloria del suo Figlio assieme a Simona offerta
nel giorno di Pasqua.

Pagina scritta da Simona nel 1983, la vigilia di Pasqua, in un ospedale di Parigi dove
era ricoverata: Sabato Santo, Parigi, 2-4-'83
Vivere con un tumore a 22 anni: una frase che contiene mille segreti, mille ansie,
mille paure. Contiene in s tutto il mondo nuovo in cui ti trovi proiettata quando conosci
ci che racchiudi nel tuo corpo; un mondo nuovo dove tutto ti appare diverso, la
famiglia, gli amici, l'amore, la fede. Tutto, a un tratto, diventa pi profondo, perde la
sua superficialit, ti trovi cresciuta, pi matura. strano sentirsi stanchi a ventidue
anni, provati duramente dalla vita.
"Nelle tue ali io trovo la mia pace, il mio riposo; con te, Signore, non mi manca
nulla". Ges, voglio continuare a essere pane, Eucaristia per i miei fratelli, dono
d'amore per chi mi sta accanto. Grazie dell'amore di Sergio, del tuo amore in lui.
Grandi cose sta compiendo l'Onnipotente. Grazie Padre, ti affido questo nuovo
giorno, che il sole della tua misericordia risplenda qua e sui miei fratelli a Cagliari;
sono tuoi, benedicili, Padre. Uniscimi in questa Pasqua ai miei fratelli, ho bisogno di
loro. Mio Signore, te li affido perch tu compia in loro il tuo santo prodigio. Fai morire
l'uomo vecchio perch risorga l'uomo nuovo, il tuo uomo. Anche io sono nelle tue
mani, lo la mia vita. La tua passione sulla terra non ancora finita, Ges, e la
nostra Pasqua non un memoriale, ma il presente, la nostra passione, sulle tue
orme, con te.
Se guardo dietro la tua croce Ges, vedo solo il legno: c' un posto vuoto. Tu hai
detto: "Ho preparato un posto per voi". S, Ges, bisogna adagiarsi sul legno, chiudere
gli occhi, perdonare e cantare il tuo amen. Ed ecco, il legno l'ascensore per il regno
di Dio, tu sei l, risorto e ci aspetti. Amen! Alleluja!

Carlo, di Napoli, seminarista

Io ho avuto attraverso Maria il dono pi grande, quello di essermi avvicinato
al Figlio suo. Ho vissuto in me l'esperienza che penso debba aver fatto
Giovanni quando il Cristo sofferente sulla croce gli ha detto: Figlio, ecco tua
madre, dopo aver detto: Madre, ecco tuo figlio. Io ho capito questo a Lourdes
nel 1982, dov'ero con il pellegrinaggio del Rinnovamento: la presenza di
Maria, che prima io non avvertivo, andata pian piano salendo nel mio cuore
finch non ha preso il posto di tutto il mio cuore. Un'altra esperienza che ho
fatto poco tempo fa mi ha colmato di gioia, ricordandomi che Maria, Regina del
Rinnovamento, sempre colei che ama l'uomo come una madre e a cui
l'uomo si rivolge senza vergogna. Maria mi ha donato la fede dei genitori e cin-
que fratelli che sono stati adottati. (A questo punto interviene Fulvio per
spiegare che Carlo era figlio unico e i suoi genitori avevano deciso di adottare
un bambino per far crescere la famiglia, ma anzich uno solo, ne adottarono
cinque: cinque fratelli che non potevano essere separati, la condizione era
appunto che fossero adottati insieme da una stessa famiglia; appunto quello
che fece il papa di Carlo).
Voglio dire anche l'esperienza che ho fatto quest'anno in Jugoslavia. A
Medjugorje ho capito che Maria dev'essere colei che ci prende per mano e ci
fa camminare per portarci a suo Figlio. Il cammino travagliato, il mio lo
quanto quello di un anziano, con tutte le difficolt e i difetti che anche un
adulto ha; Maria colei a cui noi ci dobbiamo affidare facendoci portare in
ogni istante, perch solo a lei Cristo non potr mai dire di no, come alle nozze
di Cana.

Un seminarista, di Napoli

Non ho mai dato tanta importanza a Maria come in questo giorno: oggi ho
scoperto quello che per me e per ogni cristiano, quando ho incominciato ad
ascoltare bene tutto quello che si poteva dire su Maria e sono rimasto colpito
dalla sua risposta all'Angelo dell'annuncio: Ecco la serva del Signore, sia fatto
di me secondo la tua parola. Ho capito che l'unica persona che pu aiutare
gente come noi, gente che ha paura di aprirsi e perci si chiude in se stessa.
Maria ha saputo dare tutta se stessa e ho capito che ogni cristiano dovrebbe
seguire il suo esempio, dire il s che sinceramente io non riesco ancora a dire
ma che Maria ha detto: e penso voglia dire ad ognuno di noi, oggi specialmente:
Affidati alle mani di Dio, dai a Lui tutte le tue speranze, tutte le tue delusioni,
tutto quello che pu essere la tua vita futura. Soprattutto ho capito il mio
essere seminarista, il mio essere cristiano, bambino nelle mani di Dio; fare la
volont del Padre, niente di pi, niente di meno; lodare sempre il Signore per-
ch egli vuole la nostra felicit che fare la sua volont. Alleluja.

Fulvio Bresciani, di Brescia

Grazie, Maria, della tua presenza in mezzo a noi.
Non tutti noi giovani siamo vissuti in famiglie interamente cristiane, cat-
toliche, abituate a vivere un cristianesimo solido: o meglio, spesso i giovani
scappano, ma il Signore li riprende e in un modo cos forte che non si pu pi
fare a meno di lui.
Racconto di nuovo, in due parole, la mia testimonianza che feci gi qui
alcuni anni fa. Io vengo da una famiglia cristiana s, ma all'acqua di rose. A
quattordici anni mi allontanai dalla parrocchia dove avevo ricevuto tutti i
sacramenti e intrapresi, con la scuola superiore, l'attivit politica prima nel
Siup e poi nella Federazione giovanile comunista italiana, come responsabile
politico nella scuola che frequentavo a Brescia. Ma i piani del Signore sono
infiniti e io ho avuto la fortuna di incontrare sul mio cammino due persone che
voglio ricordare, perch penso che sia un modo di rendere grazie al Signore.
La prima stata don Carlo Alvoni che ci ha lasciato, ma ha lasciato nel nostro
cuore la pienezza del dono che Dio aveva fatto a lui; la seconda don Dino che
mi ha guidato per tanto tempo. Grazie a loro ho intrapreso il cammino nel Rin-
novamento, prima con un po' di scetticismo, poi con molto impegno, infine
dopo il servizio militare, che stato praticamente il momento decisivo per la
mia scelta, fatta a Merano, con quei fratelli e i fratelli di Trento e di Bolzano
che mi sono stati vicini e li ringrazio per quello che hanno fatto per me. Nel
luglio del 1979 sono stato congedato da Merano e nell'ottobre del 79 poi mi
sono trasferito e oggi sono in seminario a Ravenna, conglobato in quella comu-
nit e sar sacerdote l'anno prossimo. Ringrazio il Signore e Maria che mi
hanno accompagnato in questo cammino.
Ora vorrei presentarvi un'altra testimonianza molto forte di conversione: il
nostro fratello Giampier che viene dalla Svizzera e ci racconter come il
Signore ha toccato il suo cuore.

Giampier, dalla Svizzera

Vorrei raccontarvi molto ma non c' tempo e posso dire soltanto che sono
stato nel giro della droga per quindici anni circa ed ero veramente morto, in quel
periodo ero nel sepolcro. Ges passato vicino a me, ha scoperchiato il
sepolcro, mi ha tirato fuori e adagio adagio mi sta rimettendo in piedi: mi da la
forza di affrontare la vita, malgrado il mio passato che mi ritorna molto spesso
alla mente. E ringrazio Maria perch mi sta vicino e mi sorrgge e mi porta
ogni giorno. Ringrazio anche tutti i fratelli del Rinnovamento, perch
veramente nel Rinnovamento trovo la forza che mi manca e non posso che
lodare il Signore Ges che compie meraviglie in me e in tanti altri drogati
come lo ero.

Paolo, di Bari

Ho 17 anni e un anno fa ero completamente ateo. Mi sono accostato al
Rinnovamento mediante la Comunit di Ges, di Bari, condotta da Matteo
Calisi, assieme a suor Angela. Mi sono accostato al Rinnovamento per varie
circostanze ma sicuramente per volont di Dio (perch poi, pensandoci,
stato tutto un piano di Dio). Una sera sono andato al gruppo di preghiera e ho
visto come si pregava, la gioia, la felicit di queste persone, alzare le braccia a
lodare il Signore..... era la prima volta che vedevo questo e mi sembrato
molto strano, al di fuori dell'esperienza cristiana normale. Devo dire franca-
mente che mi sono messo a ridere, per notavo la convinzione di quelle per-
sone e la gioia e la felicit che provavano in quel preciso momento e ho inco-
minciato a pormi delle domande. Veramente, io avevo vissuto con determinati
concetti e ora quei concetti, quelle barriere, crollavano davanti a risposte cos
semplici che mi facevano rimaner male, appunto perch erano risposte che
poteva dare anche un bambino.
Ho continuato questo cammino per un po' di tempo, poi c' stata l'espe-
rienza dell'incontro regionale di Bari. Qui ho incontrato personalmente il
Signore. Dopo aver preso la comunione ho incominciato a pentirmi dei miei
peccati e questo mi ha addirittura sconvolto, perch se non credevo in Dio non
c'era alcun bisogno di pentirmi dei miei peccati, visto che non li consideravo
tali. Da allora sento la presenza del Signore che agisce in me; da allora ho
capito che il Signore si fa incontrare personalmente e che noi possiamo vera-
mente avere dal Signore tante e tante grazie. Quello che mi sta colpendo in
questo convegno che si sta parlando proprio della misericordia e dell'amore
del Signore e io posso veramente testimoniare di questo amore, di questa
misericordia perch il Signore ha chiamato proprio me che ero un peccatore e
lo sono ancora oggi: non ero degno di conoscerlo, eppure lui mi ha chiamato.
Grazie, Signore!

Luigi, di Roma

Io rappresento i giovani del gruppo Emmanuele di Roma. Hanno mandato
qui me perch pare che quelli pi cattivi camminano adesso pi veloci. Io sono
qui per testimoniare a nome di tutti i giovani del gruppo Emmanuele che il
Signore ascolta le preghiere di chi le fa con fede. Al gruppo arrivano tutti i sabati
nuovi giovani, ci sono conversioni; anche qui a Rimini ce n' stata una. Ci sono
coppie che sono state lontane dal Signore e adesso vogliono consacrare la
loro unione davanti a Dio.
Io personalmente devo ringraziare il Signore e voi tutti perch l'anno
scorso qui a Rimini esplosa in me la bomba dello Spirito Santo messa in me
dal Signore. Ecco, io ho passato una vita lontana dal Signore, con le esperienze
peggiori, di droga e tante altre cose, ma il Signore mi ha allontanato da tutto
questo, mi ha purificato e lo dico a lode e gloria del Signore!

Alvaro, di Brescia

Vorrei iniziare questa mia testimonianza proponendovi la parola che il
Signore mi ha dato ieri mentre eravamo in preghiera: "sin dal seno di tua
madre ti ho chiamato". Questa parola pu riassumere tutto il cammino che il
Signore mi ha fatto fare, questa unione che mi porta a chi amare con lui; e que-
sto messaggio d'amore vedo che man mano mi sta portando ad una chiamata
di consacrazione sacerdotale. Per prima di arrivare a questo - e soprattutto
nel Rinnovamento - ho potuto scoprire in modo pi forte questo messaggio
dimore. Il Signore non solo m'invitava prima di tutto a riconciliarmi e a far
comunione con la mia famiglia, in particolar modo con mio padre, ma soprat-
tutto a perdonare le carenze di affetto che ho avuto. Ho sempre vissuto in
famiglia un cristianesimo all'acqua di rose, una famiglia unita, per tante volte
mi mancavano quelle carezze, quegli affetti che avevo sempre desiderato; pro-
vavo rancore verso mio padre per le preferenze che faceva o perch non mi
degnava di uno sguardo e quindi cresceva in me la paura nei confronti di mio
padre. Il Signore mi diceva di perdonarlo e io ho cercato di farlo e cerco tut-
t'ora di perdonare sempre; perch non che le cose in famiglia siano cambiate,
le difficolt ci sono, magari aumentate, le incomprensioni pure, tante volte
risalgono le carenze di affetto. Ma una cosa importante che il Signore sta
facendo, e soprattutto grazie al Rinnovamento, che sto cambiando io. E
quindi ora posso dire che cerco di amare mio padre e lo amo, non tanto perch
un figlio di Dio, ma perch mio padre.

Angela e Lucia della Romagna

Facciamo parte del gruppo di Ravenna. Il Signore cinque mesi fa ci ha
fatto un dono favoloso, un nuovo modo di testimoniarlo, almeno per noi.
Durante un incontro del gruppo di servizio del canto di cui facciamo parte sia io
che Angela, abbiamo sentito il bisogno di drammatizzare la nativit del
Signore, di fare una specie di recita. Eravamo partiti solo dalla Nativit, poi
dopo, attraverso la preghiera nostra e del gruppo, abbiamo capito che dove-
vamo allargare; allora abbiamo fatto una specie di rappresentazione a partire
dall'Annunciazione, poi abbiamo toccato la visitazione di Maria a Elisabetta, la
ricerca della capanna da parte di Maria e Giuseppe, la nascita di Ges e l'a-
dorazione dei magi. stata una cosa molto bella, soprattutto perch tutto il
gruppo di Ravenna ha collaborato con noi ed stata veramente molto forte,
perch tutti quelli che hanno assistito alla recita hanno detto che pi che una
recita era una preghiera e si sentiva il Signore vivo e presente. Ed era proprio
quello per cui noi avevamo fatto questo. In pi, attraverso le prove che
abbiamo fatto insieme, il Signore ha guarito i rapporti tra noi giovani del gruppo;
si sa, molto spesso ci sono dei caratteri un po' forti e allora ci si scontra. Il
Signore attraverso i tentativi, i fallimenti, le dimenticanze di ognuno di noi
durante le prove ci ha guariti, ci ha fatto conoscere di pi e in modo migliore.
Angela conferma che non stato facile, anzi stato molto difficile stare
insieme, provare insieme, domenica dopo domenica, sacrificando ogni
momento libero.
Il giorno della recita ho detto: Io non me la sento, mollo tutto e me ne
vado, ho paura del fiasco. E proprio in quel momento mi sono accorta che non
dovevo pi parlare io, non dovevo pi fidarmi di me stessa, dovevo fidarmi di
qualche cosa di pi; per ho dovuto fare lo stesso un grande sforzo su me stes-
sa, ce l'ho dovuta mettere tutta, perch certe volte la nostra volont molto
forte. E andato tutto bene, nonostante le papere e gli errori di scena; e il
Signore ha fatto vivere a noi e a quelli che guardavano, con i gesti, con le parole,
con gli arpeggi delle chitarre, con le espressioni del volto, quello che stava
avvenendo. Io ringrazio il Signore perch ho vissuto il Natale "dentro", non
"fuori". Grazie, Signore!

Marcolino, di San Remo

Io adesso cerco di spiegare quello che ho provato io in otto anni di cammino
nel Rinnovamento, nel nostro gruppo di San Remo, "Maranath". Vorrei
sottolineare il cammino perch ho sentito in questi giorni parecchi fratelli che
dicevano che stavano passando dei momenti particolari, dei momenti di
discordia, dei momenti brutti. Io vorrei dire che, come nella vita, come in tutte le
cose, i momenti brutti ci sono, ma ci devono essere per dare una forza, una
carica in pi per superare poi le prove ancora pi dure che verranno. Faccio
un discorso che pu sembrare anche paradossale: io sono convinto che
dobbiamo essere contenti, gioiosi, quando il Signore ci da una prova perch
la prova significa la sua fiducia; pi dura, pi sembra impossibile a superare,
pi vuoi dire che il Signore ha fiducia in noi, che ci da quell'ostacolo perch
sicuro che noi ormai abbiamo la forza per poterlo superare; e se lottiamo
insieme a lui riusciamo a superare altri ostacoli pi forti e continuiamo a
rafforzarci dentro il nostro spirito.
Nel gruppo abbiamo passato anche noi dei momenti di crisi, ci siamo trovati
addirittura a portare avanti un gruppo, in una citt come San Remo con 65000
abitanti, in due, cio il gruppo del Rinnovamento era formato da due persone.
Abbiamo cercato con la preghiera, con l'affiatamento tra noi due, e con i pochi
amici che poi sono entrati a darci una mano, di creare un qualche cosa.
Abbiamo fatto un errore, abbiamo cercato di richiamare le persone che se ne
erano andate dal gruppo, abbiamo pensato subito ai nostri fratelli che erano gi
con noi, ed stato un fiasco, perch non siamo riusciti ad ottenere niente.
Quando invece abbiamo cominciato ad andare fuori, sono venuti altri per la
testimonianza nostra. Non difficile dare testimonianza perch il compor-
tamento, la nostra vita di ognuno di noi. Noi non ce ne accorgiamo, ma nel
Rinnovamento ognuno di noi si formato un carattere che da amicizia agli
altri. Io ricordo un mio amico che non era nel gruppo, ancora adesso non c',
stiamo cercando di convincerlo a entrare; lui ha detto: Vedo tra voi un grande
amore, io verrei nel vostro gruppo, se credessi, anche poco solamente, per l'a-
more, per l'amicizia che c', e questo vuoi dire quelle parole del vangelo: Da
come vi amerete capiranno che siete miei figli. Ebbene la testimonianza che
secondo me possiamo dare quando usciamo di qua, di continuare a vivere
come stiamo vivendo questi quattro giorni, continuare Rimini ognuno a casa
sua, nella sua famiglia; allora riusciremo a dare una vera testimonianza.
Ognuno di noi, del gruppo, ha cercato di prendersi un settore per aiutare
concretamente gli altri; vorrei dire questa esperienza per cercare di farvi
capire che quello che a volte a noi uomini sembra male, pu invece servire i
piani del Signore. Alcuni di noi, me compreso, facciamo il servizio autoambu-
lanze della Croce Verde. Un giorno ci hanno chiamato per un incidente e
abbiamo preso una bambina di 10 anni; poi, il sabato pomeriggio c'era la pre-
ghiera al nostro gruppo e abbiamo pregato per quella bambina. Per uno che
non cristiano, un incidente una cosa terribile, una cosa brutta che non
pu avere un buon fine; qui che il Signore fa tutto il contrario di quello che
l'uomo pensa. Noi, pregando per questa bambina, andando a trovarla a casa,
portandole dei regali e giocando con lei, abbiamo incominciato a frequentare
la scuola elementare dove lei andava, a pregare insieme ai bambini, abbiamo
portato la chitarra per cantare a loro e adesso ci troviamo ad avere 170 bam-
bini circa. E tutto quanto nato per un incidente! Alleluja!

Salvatore, di Cosenza

Qualche mese fa, mentre montavo delle impalcature in un ospedale di
Bologna, mi sono trovato di fronte ad una finestra e ho visto dentro un amma-
lato, un ragazzo che si chiamava Andrea ed era in coma. Sono entrato e ho
chiesto all'infermiera che cosa aveva, mi ha detto che era tossicodipendente
all'ultimo stadio, con al massimo due o tre giorni di vita. Io non so cosa ho pro-
vato in quel momento, posso solamente dire che c'era un qualcosa in me che
mi spingeva a conoscerlo, e la tribolazione pi grossa era il fatto che non
sapevo come, perch non volevo che pensasse che lo facevo per piet, io
volevo conoscerlo e basta. Ea sera stessa sono andato da padre Ottorino, il
responsabile del mio gruppo, "Due Madonne", di Bologna, e ho chiesto a lui
come fare: tu che hai tante esperienze, tanti anni passati ad aiutare gli altri,
puoi aiutare me che sono alle prime armi? lui ha risposto: Stasera avrei da fare
ma lascio le novantanove pecore per andare a recuperare la pecorella smarrita.
Siamo andati l e lo abbiamo conosciuto, gli ho chiesto se gli faceva piacere che
io ritornassi, mi ha risposto di s. Con altri ragazzi del gruppo siamo poi ritornati
da lui; all'inizio non volevamo arrivare subito al dunque e abbiamo fatto
solamente amicizia; poi gli abbiamo chiesto come andava con Ges e lui ha
risposto che aveva avuto battesimo, comunione e cresima, ma non credeva.
Dopo un paio di giorni lui stranamente viveva ancora: gli abbiamo chiesto se
per caso volesse confessarsi e fare la comunione; all'inizio era un po' incerto
poi ha accettato. E venuto padre Ottorino e Andrea si confessato. Ea cosa
bella che subito dopo ha detto: Non pensavo che fosse cos facile riconciliarsi
con il Signore. Dopo di che ha fatto la comunione e l'ha fatta anche un'altra
volta.
I momenti pi belli sono stati i momenti di preghiera; io faccio parte del
Rinnovamento da tre anni, ma fino allora non avevo capito niente: i miei tre
anni di cammino nel Rinnovamento non valgono quello che mi ha insegnato
Andrea in quei pochi giorni che ci siamo trovati a pregare insieme al suo capez-
zale. Euiha incominciato a lodare il Signore per la sua malattia; era affezionato
particolarmente alla Madonna e diceva sempre: Madonnina, ti ringrazio per
questa malattia, per questa sofferenza, perch ho avuto modo di incontrare
tuo Figlio. Arrivare a dire questo su un letto di ospedale, penso che sia il mas-
simo della fede. Il 5 febbraio Andrea morto, dopo due giorni abbiamo cele-
brato i funerali, c'erano anche i ragazzi di Padova e di Trieste che avevano
avuto modo di conoscerlo giorni prima. Eeggo il volantino che abbiamo fatto
per quella Messa: Celebrazione Eucaristica per la nascita di Andrea. Andrea,
fratello carissimo, noi tuoi amici sinceri ti vogliamo esprimere tutto il nostro
affetto, il nostro amore in Ges nostro Salvatore e Signore. Non ti diciamo
addio, ma arrivederci. Il Padre ha visto le tue sofferenze e nel suo amore infi-
nito ti ha chiamato a s per renderti felice. Noi lodiamo e ringraziarne il Padre
per il dono che ti ha concesso per i meriti di Ges nostro Salvatore e in virt
del suo Santo Spirito. I tuoi amici di Bologna, Padova e Trieste.
Voglio ringraziare il Signore per questo grande dono, perch mi ha dato
una gioia immensa, lo voglio ringraziare e lodare e vorrei concludere con una
preghiera che ho scritto questa mattina; dedicata a tutti i giovani, visto che
la preghiera di oggi era per loro, ma non soltanto ai giovani: Signore, ci hai
dato le gambe per camminare, gli occhi per vedere, e tutto quello di cui
abbiamo bisogno per vivere, ma soprattutto ci hai dato un cuore per amare.
Signore, fa' che tutti i giovani possano incontrarti e conoscerti per capire che la
felicit e la gioia sta nel tuo amore. Signore, fa' che tutti i giovani capiscano che
in questa vita c' anche tanta sofferenza e che l'unico modo per sconfiggerla
camminare insieme verso una meta comune: Ges. Alleluja!

Riccardo, di Brescia, seminarista

Da sette anni sono in Seminario con i frati minori conventuali e da circa
due anni faccio parte del gruppo del Rinnovamento nello Spirito. Devo dire
che prima di incontrare questo gruppo la mia vita, la mia esperienza di semina-
rio non era molto vissuta, non c'era in me nessuna convinzione o, per lo meno,
ce n'era poca. Ea crisi venuta quando, tramite degli amici, ho conosciuto il
Rinnovamento. E'interrogativo che mi sono posto mi ha quasi buttato a terra;
vedevo giovani come me che vivevano fuori, "nel mondo", e che erano felici di
stare davanti al Signore, venivano ricaricati dalla preghiera, mentre io che ero
un seminarista, ed ero perci facilitato dalla preghiera, dall'ambiente in cui mi
trovavo, non mi sentivo affatto ricaricato dalla preghiera o, forse, non ne
conoscevo il vero valore e la potenza. Ad un certo punto mi sono sentito
quasi costretto a cambiare vita; non potevo andare avanti cos, senza convin-
zione, senza una mta precisa da raggiungere e pian piano ho incominciato a
scoprire il valore della preghiera, la dolcezza e la serenit di essere guidato
dalla potenza dello Spirito Santo e cos, pian piano, il Signore ha incominciato
ad aprire un po' la porta del mio duro cuore.
La scorsa estate, ad Assisi, Ges mi ha fatto sentire la sua voce, la sua chia-
mata e vi confesso che stato duro accettare il suo discorso, l'invito a seguirlo.
Sappiamo bene che Ges, una volta iniziata un'opera, la porta a termine e vi
assicuro che non mi ha pi lasciato in pace. Dopo l'estate, ho ripreso il cammino
nel Rinnovamento e il Signore mi ha sempre dato tramite profezie e passi biblici
delle conferme riguardo alla mia chiamata. Quest'anno stato veramente
importante per me, ho approfondito sempre pi il senso della preghiera di
Rinnovamento. Con gioia e riconoscenza devo ringraziare i miei fratelli della
corale di Brescia, che mi hanno sempre incoraggiato; non mi sono mai sentito
solo, perch sapevo che loro pregavano e che tutt'ora pregano anche per me.
Con la quaresima di quest'anno ho incominciato il seminario in preparazione
dell'effusione; vi devo dire che stata la quaresima pi bella che abbia mai
vissuto. Sentivo che qualcosa dentro di me stava maturando, stava cambiando,
la mia stessa vita in seminario era diversa. Non ero pi freddo nei confronti dei
miei fratelli e riuscivo pian piano ad andare d'accordo anche con quelli pi
antipatici, istaurando un'amicizia anche con loro. E finalmente sono riuscito a
testimoniare anche nel seminario in cui vivo la gioia di avere incontrato Cristo
nella vita; e non c' dubbio che era lo Spirito Santo che stava e sta lavorando
dentro di me. Per questo successo solo perch mi sono veramente affidato al
Signore con piena fiducia nella preghiera e anche con la volont di cambiare.
Adesso quel Dio che prima amavo perch dovevo, lo amo perch lo sento
dentro di me e vi assicuro che un Dio diverso, pi bello, pi vero, meraviglioso!
Non sono ancora giunto al momento decisivo della scelta che sar fra un
anno ma ora non ho pi paura che il Signore mi chieda troppo perch mi sento
quasi pronto a dargli tutto quello che vuole e che lui gradisce. Il Rinnovamento
mi servito per approfondire e accompagnare la mia esperienza di seminari-
sta. Ho trovato il coraggio e la forza di lodare Dio con cuore sincero e di affi-
darmi a lui. Ho scoperto anche la gioia di lasciarmi condurre nella mia vita
dallo Spirito Santo, la sicurezza di non essere solo. Domenica prossima rice-
ver la preghiera per l'effusione; una tappa importante per me, un punto di
partenza per una vita veramente trasformata. E un impegno difficile, perch
non facile non dare nessuna importanza ai miei desideri umani, e accettare
fino in fondo la volont del Padre, per sono sicuro che meraviglioso. Per
concludere, ho scoperto con gioia che vale proprio la pena di perdere la mia
vita per Dio, per ricevere da lui un'altra vita, nuova. Tutto questo a lode e gloria
del Signore. Alleluja!

Ivone Quadrato, novello sacerdote

Mi chiamo Ivone, sono di Padova, sono di Vallo della Lucania e sono qui
con il gruppo di Varese. Alleluja a tutti i fratelli!
Quello che vi voglio dire per alcuni giovani che sono qui presenti e che
hanno paura, perch chiamati dal Signore a donarsi al sacerdozio; hanno
paura perch non si ritengono degni. A loro voglio dire: io tanti anni fa venivo a
Rimini e per me Rimini era la Babele; ora Rimini la Pentecoste. Alleluia al
Signore! stato molto difficile cambiarmi e convertirmi (non mi fermo sui
particolari), fino ad essere rinchiuso in una sala di isolamento in ospedale psi-
chiatrico per la pazzia, per la paura, per il pericolo di morire. Devo testimoniare
di un prete che per me ha offerto la sua vita, per salvare la mia. La morte di Don
Giovanni Busatto, salesiano di Verona, ha permesso di donarmi una vita
nuova. Questa stata la mia prima conversione. Ma il Signore non si
accontentato. Mi ha preso un'altra volta, mi voleva prete, mi dava dei segni
chiari. Sono entrato in seminario a Padova. Prima avevo conosciuto il gruppo di
Comunione e Liberazione all'Universit di Padova dove ho studiato medicina.
L ci siamo conosciuti. Questo mi ha edificato nella fede, mi ha fatto continuare,
mi ha fatto progredire. Sono arrivato al diaconato e tutte le cose andavano
tranquille, secondo me, ma il Signore pensava a qualcosa di diverso.
Al Policlinico di Padova ho conosciuto un prete del Rinnovamento, padre
Francesco Signorelli che io chiamo "papa" e che qui con noi. Io ero solo
simpatizzante del RnS e in un abbraccio di pace ho ricevuto l'effusione dello
Spirito che mi ha cambiato. Tutti in seminario mi dicevano pazzo, ma io ho
detto: prego giorno e notte; questa non pazzia, amore per il Signore.
Invitato da padre Francesco scesi a Vallo della Lucania per le vacanze di
Natale e l m'incontrai con il vescovo Giuseppe Casari il quale mi propose di
dargli una mano. In una predica del Vescovo di Padova mi offrii alla Carit.
Sentii questa come una seconda chiamata del Signore e lo dissi al Vescovo. La
mia donazione fu interpretata in un modo tale che dovetti saltare la mia ordi-
nazione sacerdotale. Questo fu per me molto doloroso: tutti i miei diciassette
compagni erano gi preti dal giugno. Nello stesso momento il Signore port in
ciclo anche la mia mamma. Fu grande per me la festa di fede al suo funerale,
perch toccai con mano la presenza del Paradiso anche per noi, la presenza
della beatitudine: dico questo con molta serenit, con molta gioia, con molto
ringraziamento al Signore. Ebbi poi una seconda effusione. Il Signore mi don a
Natale di quest'anno, in un ritiro del RnS a Napoli, la presenza di mia madre
che non era pi sulla terra attraverso Maria e la presenza del sacerdozio attra-
verso i due fratelli sacerdoti che erano con me. Da sei giorni sono prete e sono
contentissimo, vorrei che tutti aveste la gioia che io ho nel cuore.
Vi devo dire ancora un'altra cosa, sulla riconciliazione. L'altro giorno c'
stata la liturgia penitenziale e io, che non avevo mai confessato, avevo paura:
io peccatore, confessare altri peccatori! C' stata la preghiera ed stata una
cosa grandissima per me. Mi sono confessato prima io, poi io ho confessato il
mio padre spirituale, poi un giovane del Policlinico di Napoli e cos avanti, per
tante ore, fino a ieri sera. Gloria al Signore, Alleluja!

La presenza della Madonna nella vita di una sorella

Se sono qui perch Maria mi ha chiamata. Se sono qui perch Maria mi
ha salvata dalla morte del corpo e dalla morte dello spirito. Ero molto piccola e
sono stata molto malata, in agonia. Mia madre mi ha offerta alla Madonna di
Pompei e la Madonna intervenuta. Mi raccontavano di questo miracolo, ma
non ha inciso molto nella mia vita: il pensiero della Madonna era molto lontano
dal mio spirito, anche se mi era vicina. Ho avuto una vita di fede tradizionale,
alternata a fasi di freddezza e di entusiasmo, fino a quando ho avuto due
anni di grande lontananza dal Signore. Stavo morendo spiritualmente e ancora
una volta Maria intervenuta nella mia vita. Ai primi di maggio del '78 mi ha fatto
incontrare un sacerdote pieno di Spirito Santo. In quel momento sono
risuscitata, ma per me Maria era nell'ombra, non capivo ancora che era lei.
Poi ho incontrato il RnS e nella luce dello Spirito Santo Maria ha incominciato
a parlare al mio cuore. E ho capito che tante "coincidenze" non erano
coincidenze ma lei, che mi seguiva nell'ombra. Ultimamente sono stata a
Medjugorje, dove Maria ha parlato ancora al mio cuore e parla al cuore di tutto
il mondo. Siamo nell'attesa che la Chiesa si pronunci - c' una commissione
che lavora in silenzio - ma io non posso dire che non credo alle apparizioni
della Madonna, il 25 marzo c'era tutto il mondo, l. Abbiamo fatto dei filmati, li
abbiamo portati in Italia per noi, ma sono di grande interesse, ancora voce di
Maria.
Siamo entrati nelle scuole a parlare di Maria, siamo entrati negli ospedali,
nelle case di rieducazione e nessuno rimasto insensibile al richiamo della
Madonna. Siamo entrati nelle carceri. Era la prima volta che entravo in un car-
cere, stata l'esperienza pi tremenda della mia vita. Non posso descriverla,
ma anche l quei cuori che sembravano duri come la pietra hanno ricevuto il
messaggio dell'amore. Maria sta parlando a tutto il mondo e sta dicendo a tutti
noi: Dio ci ama, Dio solo pu dare la pace. Maria apparsa per la prima volta il
giorno di san Giovanni Battista. Tutti noi che siamo in questa sala dobbiamo
entrare nella dimensione di Giovanni Battista e gridare al mondo intero, anche
se nessuno ci ascolta, gridare che Dio ci ama, Dio la nostra salvezza e che
solo lui pu entrare nella nostra vita e ribaltarla come solo lui pu fare.

Mimmo, di Eboli

Ero molto sfiduciato prima della Festa della gioia celebrata da p. Natale
perch pensavo che si dicessero solo tante parole: eppure il Signore ha voluto
usare me, la mia parola, per aiutare un fratello che stava peggio di me, si era
molto allontanato dal Signore e adesso si confessato e comunicato. Allora ho
sentito proprio che il Signore mi diceva: vedi, non sei tu, con le tue parole,
sono io che opero. E questo ha fatto risorgere anche me e allora ho voluto can-
tare un alleluja al Signore risorto, un alleluja al Signore che fa risorgere tutti
noi quando con fiducia ci accostiamo a lui.

don Massimo Camisasca

Sono venuto per partecipare a nome di Comunione e Liberazione a questa
preghiera che conclude il vostro incontro, per pregare con voi, per chiedere
con voi il dono del rinnovamento. Accada in tutta e per tutta la Chiesa e ci trovi
attori e nello stesso tempo discepoli dello Spirito assieme alla Madonna. Che
questo dono del rinnovamento della Chiesa faccia s che essa sia sempre di
pi " segno di Cristo" dentro gli ambienti della vita, segno di speranza per l'uomo
e di riconciliazione per i popoli. Vi ringrazio a nome di tutto il movimento C.L.
dell'unit che vivete dentro la Chiesa, dell'unit che vivete con noi e
camminiamo assieme sulla strada che il Signore ci indica. Sia lodato Ges
Cristo.

Tutta l'assemblea invitata a pregare sui giovani, i quali s'inginocchiano
mentre viene invocata la Vergine Maria perch li custodisca e, attraverso lei, la
potenza dello Spirito Santo, suo Sposo, si effonda su di essi.


Omelia Padre Mario Panciera

SIANO UNA COSA SOLA PERCHE IL MONDO CREDA (Gv 17, 20)

"E ora Signore volgi lo sguardo alle loro minacce e concedi ai tuoi servi di
annunciare con tutta franchezza la tua parola. Stendi la mano perch si
compiano guarigioni, miracoli e prodigi nel nome del tuo santo servo Ges.
Quand'ebbero terminato la preghiera, il luogo in cui erano radunati trem e
tutti furono ripieni di Spirito Santo e annunziavano la parola di Dio con
franchezza".
Erano una comunit piccola, perseguitata ma con un Signore in mezzo, lo
Spirito Santo, e perci invincibile, indistruttibile: persino la terra si scuote e i
cuori si cambiano. questo l'insegnamento che il Signore vuole darci oggi
mettendoci davanti la preghiera sublime: "Padre, siano una cosa sola perch
11 mondo creda". Ecco: la parola stata annunziata e ora deve farsi carne.
La parola che abbiamo ascoltato in un contesto preciso: la preghiera
sacerdotale di Ges, parole di Ges nell'ultima cena e il brano letto ha tutto
un contesto antecedente. Ges aveva parlato dei rapporti sociali (politici, se
vogliamo), che devono esserci nella Chiesa: lavarsi i piedi l'un l'altro "e io vi ho
dato l'esempio"; poi ci sono le indicazioni morali, cio l'esortazione ad avere
la fede in lui, la garanzia che la preghiera sar esaudita, l'esortazione ad
essere uniti a lui come tralci alla vite; ha promesso il dono dello Spirito Paraclito;
non li ha assicurati di essere al di fuori delle vicissitudini del mondo ma dice:
nelle persecuzioni del mondo abbiate fiducia: io ho vinto il mondo.
a questo punto che la parola di Ges si fa preghiera. Il capitolo 17 di
Giovanni inizia: "Cos parl Ges" e continua: "Quindi, alzati gli occhi al ciclo
disse: Padre, non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro
parola crederanno in me; perch tutti siano una sola cosa"; e arriviamo a una
parola che da il capogiro: "Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano
anch'essi in noi una cosa sola, perch il mondo creda che tu mi hai mandato".
Ges qui al centro di quello che chiede al Padre: gli consegna l'opera
ormai compiuta e gli dice: "Padre, ora ritorno a te. Io ti ho glorificato sulla
terra e tu glorificami davanti a te con quella gloria che avevo fin dall'eternit".
Ges rivolge poi lo sguardo ai discepoli: "Padre, ecco questi che hanno
creduto in me, alla parola tua che io ho annunciato loro"; essi costituiscono in
qualche modo il frutto dell'opera sua, la continuit dell'opera sua nel mondo. E
cosa chiede per loro prima di partire? "Padre, consacrali nella verit", la
verit, cio la parola che lui ha dato loro, "custodiscili dal maligno" (ed ecco la
drammaticit della vita, quella dei credenti e degli uomini come tali) ; e ancora: "
custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, ai quali ho fatto conoscere il tuo
nome": siano dunque custoditi, siano dunque tuoi.
Qui affiora gi quello che gli sta a cuore: "perch siano una cosa sola come
noi": il riferimento la Trinit e non solo di quelli che ha l, sotto gli occhi, ma
anche di tutti quelli che crederanno per la loro parola. E ci siamo tutti. E se c'
una chiave di conversione del mondo intero cui li manda questa: "siano uno
perch il mondo creda". In questo mondo in cui non ci si ama, in cui si uccide,
in cui c' la violenza, l'oppressione e ogni sorta di malvagit, una cosa sola
quello che ci vuole per convertirlo, per aprire gli occhi a questo mondo
invivibile: un gruppo, una societ, una comunit di fratelli: e solo la comunit di
fratelli che si amano pu far risalire a Dio.
In questo discorso di Ges la parola "unit" torna continuamente come un
ritornello: il Signore prevedeva la fragilit di questa unit. Ricordiamoci il
testamento di Ges, il comandamento nuovo del Signore: "amatevi gli uni gli
altri come io ho amato voi'; in questa affermazione c' gi il collegamento con
l'essere segno: come lui il volto, l'amore del Padre, cos chi si ama nel suo
nome la perennit del Cristo, a testimonianza che Cristo risorto ed
vivente. Uni come la vite e i tralci, o meglio^il Signore dice: " come i tralci inne-
stati alla vite, rimanete in me e io in voi". un'unione vitale, di fruttuosit,
anzi la condizione della fruttuosit: se non c' questa unione, c' la sterilit, il
tralcio viene tagliato e bruciato; solo se unito e nella misura in cui lo e beve
la linfa vitale, fruttifica. Portare frutto in che senso? reso esplicito l dove
dice: "Come tu mi hai mandato nel mondo anch'io li ho mandati nel mondo",
affinch diffondano la parola, cio l'evangelo, il lieto annuncio, e si moltipli-
chino i credenti. "Padre, prego anche per quelli che crederanno in me per la
loro parola": generazioni di credenti.
Ma questa unit, condizione della vita e della fruttuosit, un'unit
impetrata; riposa, vorrei dire, sulla preghiera permanente di Ges. Il
sacramento realizza quanto significa: dice "Questo il mio corpo" e lo ,
perch dipende solo dall'onnipotenza di Dio. L'unit invece dipende anche
dall'uomo, dono offerto all'uomo ed perci un'unit esortata, comandata,
pregata; un'unit mai perfetta, mai totale, mai definitiva. Siamo in cammino
con tutti gli incidenti di percorso e quindi un'unit che pu essere perduta.
Basta dare uno sguardo al mondo intorno a noi. Mentre noi qui, ora,
spezziamo la Parola e il Pane attorno a questa mensa, non possiamo
dimenticare le citt, le regioni, il mondo da cui veniamo e in cui siamo; non
possiamo chiudere gli occhi di fronte alla realt tragica della fame,
dell'oppressione, dei missili, delle guerre... su questo mondo ancora,
continuamente, la preghiera di Ges si fa sangue versato per lavare le
assurde atrocit, il corpo di Cristo come perennemente appeso davanti agli
occhi di tutti e per tutti coloro che vogliono amare fino in fondo.
Diamo uno sguardo alla Chiesa dove tutt'ora cos difficile sedere a
tavola nella pace, dove la crisi spesso fa il deserto. Abbiamo strappato la veste
inconsutile e queste sono realt sofferte di tutti i tempi: ma noi rispondiamo
della situazione del nostro tempo, della Chiesa oggi e ora, per la quale Ges
impetra ancora: "Padre, che siano uno".
Guardiamo anche al Rinnovamento. Quanti rinnovamenti nello Spirito,
quanti personalismi e incomprensioni che ci fanno dimenticare il comando del
Signore e testimoniano negativamente uno spirito diviso; ed bestemmia,
perch lo Spirito uno! "Padre, che siano uno perch il mondo creda"; ed
per questo che la preghiera di Ges diventa la preghiera di tutta la Chiesa,
diventa la nostra preghiera.
La Chiesa ha imparato lungo i secoli - e spesso passando attraverso la
cruda esperienza di lacerazioni, di scomuniche, di condanne - che solo Dio
fonte di unit mediante lo Spirito di comunione e di santit. E nel momento in
cui offre al Padre la Vittima santa e immacolata, chiede con la voce di Ges
l'unit. Tutte e quattro le preghiere eucaristiche fondamentali assumono la
preghiera di Ges nel nome di Ges offerto mediante il dono dello Spirito che
la comunione, che l'amore di Dio infuso nei nostri cuori: "un solo corpo e un
solo spirito" e subito dopo, nella terza preghiera: "Per questo sacrificio di
riconciliazione dona, Padre, pace e salvezza al mondo intero, perch il mondo
creda". Il sacrificio eucaristico, l'uomo, il mondo e tutta la creazione raggiun-
gono il fine dell'unit riuniti e offerti perch siano salvati, unificati in Cristo
redentore, mediatore e Signore. Nella Messa confluisce tutto l'anelito di tutti gli
uomini di tutti i tempi e di tutte le regioni, di tutti gli orizzonti della terra: forse
inconsapevoli, forse errando, anelano l'unit, invocano l'unit ed il gemito di
tutta la creazione che soffre i dolori della nascita di un mondo nuovo: Padre,
che siano uno affinch il mondo creda.
L'unico perch dell'essere noi qui, di tutti i raduni locali,
v
regionali, l'amore
di Ges che ci unisce, l'amore di Ges che ci chiama. l'amore che ci
unisce, perch Ges ha abbattuto il muro delle divisioni con il suo sangue,
perch Ges risorto ci ha donato lo Spirito che ci fa figli tutti dello stesso
Padre e allora tutti siamo fratelli. l'amore che ci riunisce perch tutti siamo
un popolo di perdonati e perch perdonati facciamo festa. Siamo consapevoli
che l'amore che ci unisce perch non solo siamo stati e siamo continuamente
perdonati, ma anche perch ci perdoniamo e ci perdoniamo continuamente,
come attesta la testimonianza di chi ha perdonato. Siamo uno, ma siamo uno
in cammino, sotto l'invocazione perenne di Ges: " Siano uno, Padre, affinch il
mondo creda". Se siamo uno, il mondo creder; se non crede perch non
siamo uno !
Cristo Ges, Signore risorto, raccogli noi dispersi, radunaci nell'unit. Noi
tuoi ministri come prendiamo il pane e il vino, cos prendiamo nelle nostre mani
consacrate questi fratelli nostri e tutti quelli che questi rappresentano nella
nazione intera, nel mondo intero, specialmente quelli che sono a Roma e in
questo momento aprono il Congresso internazionale assieme al Rinnovamento
di tutto il mondo; li prendiamo nelle nostre mani come il pane e il vino e li
poniamo sull'altare; e come per il pane e per il vino, cos per loro e per tutti noi
tu, Signore, sommo ed eterno sacerdote, pronuncia le parole "Questo il mio
Corpo". Che sia inconsutile, Signore, membra unite al Capo, uniti in una
comunione indistruttibile, donata e ricevuta, koinonia dello Spirito, comunione
della Santissima Trinit. Noi in te e tu nel Padre, uni; come tu e il Padre siete
Uno nello Spirito, cos anche noi siamo uno. E per noi e con noi, o Signore,
ancora una volta prega il Padre: Padre, siano uno affinch il mondo creda.
Amen.


1 maggio 1984


Padre Mario Panciera

CONCLUSIONI

Dopo giornate come queste, impossibile tirare delle conclusioni,
soprattutto generali, perch penso che ognuno di noi tiri le proprie e con queste
torni nei gruppi. Ora, per, dobbiamo tirare dalle conclusioni sul vissuto anche
indicazioni per il futuro. Ricordare le opere di Dio non fare archeologia, ma
ritornare alla roccia per bere alla fonte, ritornare alla radice, alla vite e da qui
ricavare il pane e l'acqua per il cammino che ci attende.
La parola di Dio che ha illuminato questi nostri giorni si pu distribuire in tre
categorie di indicazioni: la prima una parola di misericordia: "Io sono
Misericordia". il ritornello che ha risuonato continuamente ai nostri orecchi e
che penso ha toccato i nostri cuori.
"Io, la Misericordia, sono tra voi con la presenza dei malati e anche con i
poveri, con i deboli, con il fratello che accanto a te e ha bisogno come te di
misericordia ". Dice il Signore : " Ho celebrato in voi la mia misericordia e in voi
celebrer la mia potenza". Ancora: "Lava tu i piedi al tuo fratello e io laver il
tuo corpo e mi prender tutte le tue sozzure. Riconciliati! "; e poi: "Ho spezzato
le catene del vostro cuore, il mio costato aperto". "Figli, diceva ancora il
Signore lungo le giornate, mi avete consacrato il vostro cuore e io l'ho liberato" .
"Popolo mio, non piangere, io trasformo e trasfondo in te il mio amore".
Il Signore ci ha garantito come sempre che un Dio di misericordia. Ma,
insieme, sembra quasi abbia voluto esortarci alla gioia. Agli occhi di Dio sembra
che siamo un po' troppo tristi, piangiamo un po' troppo, perch sono state
molte le esortazioni alla gioia, alla festa. Il Signore dice: "Sento un canto che
sale dalla terra, il mio cuore lo ascolta e mi dona tanta gioia; sono le mie figlie e
i miei figli che cantano ed esultano"; ancora: "Ho acceso un fuoco, il mio
fuoco, non spegnerlo con la tua tristezza ma loda, canta, danza, esulta davanti
al tuo Signore"; vi dice ancora il Signore: "A voi mander lo Spirito Consolatore
perch la gioia vostra sia piena".
Come vogliamo ringraziare il Signore per queste esortazioni concrete e
insistenti alla gioia! "Esulta, Gerusalemme, figlia di Sion, perch il tuo Dio in
mezzo a te". Ma se il Signore in mezzo a noi, e questa la ragione della
nostra gioia, con noi perch ci salva, ci guarda, ci rinnova, perch opera in
mezzo a noi.
"Io sono la vite e voi i tralci, senza di me non potete fare nulla; i tralci che
non portano frutto si seccano, ma i tralci uniti fruttificano. Io sono con voi e
dentro di voi, non abbiate timore, il vostro re in mezzo a voi". E l'invito: "Io
sono la luce che illumina il mondo, sono la vita sono l'amore e chi seguir me
non perir in eterno. Io sono il Potente, sono la Forza: abbiate fiducia in me,
solo io posso operare in voi, nel vostro cuore. Aprite il vostro cuore e abbiate
fiducia in me: io sono in mezzo a voi. Buttate, dunque, le vostre reti, perch la
pesca sar abbondante". Parola di misericordia, parola di gioia che ci viene
data per la consapevolezza che Dio in mezzo a noi: quindi le tre virt
teologali sono poste alla base del nostro cammino di fede nel Signore,
presente e operante, il Risorto, il Vivente in mezzo a noi.
Allora comprendiamo l'esortazione che io considero centrale: "Popolo mio,
che ti ho fatto? in che cosa ti ho stancato? Rispondimi. Forse perch ti ho fatto
uscire dall'Egitto, ti ho riscattato dalla casa di schiavit e ho mandato davanti
a te Mos, Aronne e Maria? Popolo mio, ricorda le trame di Balk re di Moab e
quello che gli rispose Balam. Ricordati di quello che avvenuto da Sittim a
Glgala per riconoscere i benefici del Signore. Ricordati, popolo mio!" (Mi, 6).
Siamo invitati a ricordare. A ricordarci che i profeti dell'Antico Testamento
continuano a ricordare al popolo - che dimenticava Dio ed era tentato di
cercare e di crearsi degli idoli - quello che il Signore - e lui solo - ha compiuto: la
liberazione del suo popolo. "Ricordati, popolo mio", allora, detto anche a
noi. Forse il Signore vuole ricordarci quello che ha fatto lungo questo cammino,
dal 73 all'84: tante tappe. Ricordiamoci che non gli idoli abbiamo seguito, ma il
Signore, il Vivente. Ricordiamo e non dimentichiamo mai questi giorni che il
Signore ci ha dato.
"Ricordati". Siamo stati liberati per mezzo di Ges Cristo. "Io vi ho fatti liberi,
non ritornate pi nella schiavit"; e si schiavi ogni volta che ritorniamo agli
idoli, ogni volta che li costruiamo, ogni volta che rincorriamo fantasmi, illusioni e
promesse vane, umane. lui che spalanca le nostre tombe, ci stato detto, e
Ges solo il Signore. Ges, tu sei per sempre il nostro Signore: e con lui,
allora, niente paura. C' chi ha paura, chi teme che lo slancio dello Spirito nei
gruppi venga meno, che si spengano i carismi. Ma Ges il Signore risorto e pi
non muore e il Signore ci ha indicato la via per non cadere nell'appiattimento,
cio nella perdita del fervore dello Spirito. E subito il Signore ci ha convocati
per compiere l'opera della sua liberazione. La parola stata: riconciliazione.
Grazie, Signore, per don Patrizio che ci ha indicato il cammino a ritroso da
Babele verso Cristo, verso la Chiesa, la comunit, i fratelli. Riconciliazione:
opera di Dio in noi che siamo riconciliati nel Sangue di Cristo: ma anche opera
nostra. Ci ha indicato la via austera della conversione: ascolto della Parola,
preghiera, digiuno, perdono sacramentale, carit concreta. No davvero, non
intendiamo semplificare il Vangelo: il Vangelo non ammette scorciatoie, non
indichiamo vie e percorsi facili. Abbiamo capito che la conversione la base di
ogni liberazione e della vera comunione.
E grazie a te, padre Natale, perch ci hai aiutati ad essere popolo penitente,
ci hai condotti ai piedi del Crocifisso e dalle sue piaghe siamo stati risanati. Il
Rinnovamento non elimina la croce, la mette anzitutto in mezzo: siamo l ai
piedi della croce e dopo facciamo festa. E dopo abbiamo fatto festa!
Comunione, dopo la liberazione e la riconciliazione. Comunione dopo che
Dio in Cristo Signore e mediante lo Spirito ci ha dato il dono che si apre e si
dirama in un cuore convertito, in un popolo riconciliato.
Gabriele ci ha condotti alla fonte della comunione, a quella ineliminabile da
dove deriva, di cui siamo partecipi come dono: il Padre, il Figlio e lo Spirito
Santo. Dopo ha potuto gridarci: lasciati plasmare, non si pu scolpire un
blocco di marmo che scappa! consegna il vecchio Adamo e ti consegno Cristo!
Allora ogni divisione, a qualunque livello possa esistere, diventa assurda.
Comunione concreta, per, comunione nella Chiesa, corpo di Cristo.
Allora qui ci sovviene la bella meditazione-riflessione sulla ecclesialit dei
gruppi di mons. Tagliaferri. Ci ha regalato un'aria, un respiro, un ossigeno
ecclesiali. Abbiamo capito che dobbiamo dosare i rapporti tra gruppo e per-
sone che lo compongono, i rapporti tra gruppo nostro e gruppi ecclesiali; che
dobbiamo capire il rapporto autentico tra gruppo e chiesa locale, che la
Chiesa di Ges, la mia Chiesa, dice Ges. Dobbiamo essere ecclesiali.
Ecco le indicazioni fondamentali emerse in questi giorni: non davanti, ci
diceva mons. Tagliaferri, non "i meglio", ma insieme; non sopra, ma dentro.
Ed ecco fiorire all'interno di questa Chiesa i ministeri ecclesiali, cos diffusi,
cos fiorenti nei gruppi autentici del Rinnovamento. Dobbiamo saper mettere
d'accordo, ci stato detto, docilit allo Spirito e diversit ecclesiale; non
integristi, ma comunione, servizio e condivisione. Amate 'questa' Chiesa,
siate 'questa' Chiesa, la nostra Chiesa con tutto quello che , con la sua
povert e la sua ricchezza perenne e indistruttibile che vince i secoli, perch
ha Cristo che la porta. E noi oggi possiamo dirci: amate 'questo' Rinnovamento
nello Spirito, 'questo' Rinnovamento dello Spirito: siate e siamo 'questo'
Rinnovamento che lo Spirito Santo vuoi fare e sta facendo.
Una comunione, ce lo siamo detto ieri, che un dono ma che anche da
costruire e da impetrare: "Padre, siano una cosa sola". Che questa invocazione
sia la nostra. Dobbiamo capire che dobbiamo credere alla comunione, ma
dobbiamo chiederla instancabilmente assieme a tutta la Chiesa, soprattutto
nella celebrazione dell'Eucaristia, che il sacramento della comunione,
dell'unit. Allora, la vocazione specifica nella Chiesa di noi, Rinnovamento
nello Spirito - che comunione, che l'amore donato - essere comunione e
fare comunione. "Padre, siano uno".
Padre, che siamo davvero uno, ma "affinch il mondo creda"; e allora, dal
cenacolo bisogna uscire nel mondo, vivere nel mondo e non scappare dal
mondo. "Non prego perch siano tolti dal mondo, ma perch siano preservati
dal maligno" : essere allora, prima di tutto, una comunit unita. Una comunit
unita, ce lo dicono gli Atti degli Apostoli, onnipotente, irresistibile,
irradiante, converte il mondo e lo salva. Prima l'essere; e anche il fare. Il
nostro fare per innanzi tutto metterci accanto allo Spirito che in azione
nel mondo e nei cuori, per attuare l'opera di Ges, non la nostra: "mi sarete
testimoni
Infine, i nostri giovani, proprio loro, sono venuti qui a parlarci di Maria, la
Madre, "colei che ci conduce per mano", ci hanno ricordato; e soggiungeva
umilmente uno: "gente come noi, che abbiamo paura della vita". Perch
abbiamo fatto una societ in cui i giovani hanno paura della vita? bello
sapere che hanno una speranza in ciclo, ma devono avere la speranza qui.
Come Lei, hanno detto il loro "s", il loro 'eccomi', 'voglio essere il servo del
Signore'; e fidenti nella mano onnipotente di Dio, camminano e cantano e
danzano. Ma questi giovani li abbiamo e finch ci sono queste vite, queste
realt, queste migliaia di giovani, non pu essere che i nostri gruppi rischino
dappiattirsi! Non crediamoci, nella misura, naturalmente, in cui vivremo di
queste realt perenni che ci vengono comunicate dalla Parola, dai
Sacramenti, dalla Chiesa, dalla Comunione bevuta e trasformata in vita e in
missione.
Vorrei concludere con Michea, continuando il passo del capitolo 6: "Con
che cosa mi presenter al Signore?", per ringraziarlo di quello che ha fatto. Ci
siamo ricordati dei benefici del Signore? che cosa gli renderemo? "Mi
prostrer al Dio altissimo, mi presenter a lui con olocausti, con vitelli di un
anno? Gradir il Signore le migliaia di montoni e torrenti di olio a miriadi? Gli
offrir forse il mio primogenito per la mia colpa, il frutto delle mie viscere per il
mio peccato? Uomo, ti stato insegnato ci che buono e ci che richiede
da te il Signore: praticare la giustizia, amare la piet, camminare umilmente
con il tuo Dio".
Ricordati allora, popolo mio, che il Signore in mezzo a te. Ricordati di
questi giorni e di quello che abbiamo vissuto. Ricordati di quello che ha fatto
lungo tutto il nostro cammino e il Signore non viene mai meno, fedele.
Ricordati di quello che il Signore ha fatto e continua a fare e non ci appiattiremo
con l'adagiarci nel nostro rinnovamento che non pi il Rinnovamento. Dio
fedele: contiamoci e rendiamo grazie col sacrificio di mille olocausti, che il
dono della nostra vita. Amen. Alleluja!


Omelia don Dino Foglio

SALITE SUL MONTE, PORTATE LEGNAME, RICOSTRUITE LA MIA CASA
(Ag 1,8)

Prima dell'omelia della celebrazione eucaristica conclusiva della
Convocazione, don Dino Foglio rinnova l'Atto di consacrazione a Maria del
Rinnovamento nello Spirito con la preghiera diffusa dai pellegrini recatisi a
Medjugorje:
O Cuore immacolato di Maria, colmo di bont, mostra il tuo amore verso di
noi. La fiamma del tuo Cuore, o Maria, scenda su tutti gli uomini.
Noi ti amiamo infinitamente, imprimi nei nostri cuori il vero amore,
cosicch abbiamo un desiderio continuo verso di te.
O Maria, di soave e umile Cuore, ricordati di noi quando siamo nel peccato.
Tu sai che tutti gli uomini peccano; donaci, per mezzo del tuo immacolato e
materno Cuore, di essere guariti da ogni malattia spirituale.
Fa' che sempre possiamo guardare la bont del tuo Cuore materno e che ci
convertiamo per mezzo della fiamma del tuo Cuore.
L'invocazione seguita dalla preghiera liturgica: Sotto la tua protezione
troviamo rifugio, o Santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi
che siamo nella prova e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e
benedetta Amen.
A noi, come a Nicodemo, Ges dice in questo momento: "dovete rinascere
nell'acqua e nello Spirito Santo". questo l'invito che il Signore ci ripete, invito,
del resto, conosciuto da tempo dai nostri gruppi. Crediamo fermamente che
dobbiamo rinascere nello Spirito Santo. Ecco il perch del Rinnovamento, e del
nostro cammino di vita nello Spirito. La parola di Dio di questi giorni, riassunta
poco fa e proclamata in questo momento a tutta l'assemblea, puntualizza due
aspetti: il segreto di questa rinascita nello Spirito; i frutti della rinascita nello
Spirito.
Il segreto ce lo ricorda la seconda lettura appena ascoltata, dagli Atti degli
Apostoli. centrato tutto sulla fede: fede sincera, genuina, dimostrata dalla
prima Chiesa, la fede che diventava opera, servizio e che noi possiamo vedere
soprattutto in un personaggio: Pietro. Quando, a Cesarea di Filippo, fu
interrogato con gli Apostoli da Ges: "chi dite che io sia?", dette la risposta
che anche noi dobbiamo dare sempre nella nostra vita: "Tu sei il Cristo, il
Figlio del Dio Vivente". La nostra casa, la nostra comunit parrocchiale e
diocesana, la nostra palestra legata alla professione, il nostro gruppo, sono la
nostra Cesarea di Filippo che deve vedere la nostra fede in Ges Signore.
Il nostro atto di fede deve articolarsi in alcuni aspetti di cui il primo la lode.
La lode a Ges perch si ama nonostante i nostri peccati, perch ci ha
riconciliati, ci ha chiamato, ha fiducia in noi, nonostante le nostre fragilit e
debolezze, ci usa, a volte con la sofferenza. La nostra caratteristica dovrebbe
essere la lode a Ges non soltanto nella preghiera ma nella vita di ogni giorno,
nelle varie circostanze: Mi fido di te, Signore; ti lodo e ti ringrazio, o Cristo;
questa dovrebbe essere l'espressione spontanea, serena, continua, di un
cuore che ama profondamente Ges.
Vivere con Ges e per Ges un secondo aspetto. La fede che non ci
porta a spalancare le porte del nostro cuore a Ges, non fede. Dobbiamo
abbandonarci a lui, perch non basta dire o scrivere: Tu sei il Signore della
nostra vita, ma coerentemente dobbiamo sentirci coinvolti con la nostra stessa
vita, e dobbiamo testimoniarlo con coraggio, anzitutto cercandolo. Cercando
lui, non il taumaturgo umano, il guaritore, il santone. I gruppi dove ci sono dei
taumaturghi finiscono presto, quei fratelli e sorelle che vanno a cercare il
taumaturgo, non fanno vita di rinnovati nello Spirito, si fermano presto. Vero
unico taumaturgo, vero unico santo Cristo Ges e noi dobbiamo non solo
cercare lui, ma annunciare al mondo le meraviglie che Ges opera in noi e nei
fratelli. Mostriamo a tutti i miracoli del suo amore misericordioso, ovunque ci
troviamo: sulle piazze, nei nostri uffici, nei seminari, nei noviziati, nelle nostre
comunit parrocchiali, sempre. Non ci possono essere "fermate facoltative",
l'annuncio deve essere fatto in continuazione, anche sul treno, per la strada:
dove abbiamo occasione di dire: Ges ti ama, lo sai che Ges ti ama? diciamolo.
Paolo diceva: "Guai a me se non evangelizzassi, guai a me se non predicassi! "
e Paolo prendeva tutte le occasioni. Se noi del Rinnovamento dobbiamo avere
una caratteristica, proprio questa: approfittare di tutte le occasioni per far
conoscere Ges ai fratelli.
Ancora: vogliamo testimoniarlo mettendoci alla sua sequela, sempre.
Abbiamo scelto Ges come Signore della nostra vita? E allora nella gioia
perenne del nostro cuore, che pu passare dal Tabor al Calvario, dobbiamo
metterci alla sequela di Cristo. Non illudiamoci - e lo dico soprattutto ai pi
fragili - che la vita nello Spirito sia facile, fatta di croci e di martirio essendo
simile alla vita di Cristo: e guai se non lo fosse! Allora, accettiamo con gioia
quello che il Signore ci domanda: chi cerca la gioia facile, senza croci, non pu
vivere la vita di Ges. Ges ci ha detto di seguire il suo esempio.
Bando dunque alle facili devozioni troppo gratificanti, che sono solo epi-
dermiche. Stiamo attenti, il Rinnovamento non un devozionalismo, ma una
corrente di grazia che deve irrobustire la nostra vita: dobbiamo crescere e
diventare uomini maturi. Non possiamo fermarci alla sensazione, all'emozione.
La preghiera che non converte, che non rinnova la vita, quanto meno una
preghiera dubbia.
stato ricordato in questi giorni che alcuni gruppi sono rimasti soltanto gruppi
di preghiera. Perch? Perch non hanno fatto il secondo gradino, la seconda
conversione. Non sono diventati gruppi di convcrtiti, di rinnovati. Ecco perch
si appiattiscono. Bisogna fare il salto di qualit. Ges Signore ci domanda in
questo momento, come a Pietro: Mi ami tu, mi ami pi di costoro? Noi
dobbiamo poter dire con umilt; s, Signore, io ti amo pi di costoro, pi dei
nostri fratelli, perch vogliamo che la nostra affermazione che tu sei il Signore
della nostra vita si verifichi davvero in ogni istante della nostra vita. Sappiamo
che la vita di Pietro non stata facile. "Quando eri giovane andavi dove volevi,
quando diventerai vecchio ti porter io dove tu non vuoi". cos la storia di tutti.
E allora ecco che mentre diciamo "Signore ti amo", facciamo la nostra
professione di fede. Vogliamo che sia una professione autentica, matura.
Perch? Perch vogliamo dar tutto. Ed ecco il secondo aspetto.
Se leggete le note pastorali dei vescovi italiani sui gruppi, movimenti e
associazioni, vedrete che a un certo punto dicono: vi calcoleremo, vi verifiche-
remo, vi accetteremo se vedremo i frutti. E i frutti li dobbiamo mostrare, non per
far bella figura, ma perch necessario. Il frutto che dobbiamo mostrare alla
Chiesa , che vogliamo costruire nella Chiesa la Chiesa. Forse risuona
anche per noi il richiamo che abbiamo sentito nella lettera del profeta Aggeo:
"Avete seminato molto ma avete raccolto poco". Ecco perch alla luce di questa
Convocazione dobbiamo fare un esame di coscienza e fissare qualche
traguardo, anche se tutto nella spontaneit dello Spirito.
Noi dobbiamo anzitutto domandarci - e dobbiamo accorgerci - se la
costruzione della nostra casa, della casa di Dio, la costruzione cio dei nostri
gruppi, il servizio dato ai fratelli, stata troppo debole e fragile. Dobbiamo
forse accorgerci che la nostra vita nello Spirito molto scialba, siamo sempre
in crisi, non siamo contenti di noi stessi, del nostro cammino, del gruppo, della
Chiesa, del Vescovo, di tutto. Di chi, allora, siamo contenti? di noi stessi? Non si
pu camminare in questo modo, la vita nello Spirito autentica, genuina,
costruisce. Bisogna che ci accorgiamo che i nostri gruppi qualche volta fanno
acqua perch non crescono, non ci sono frutti, perch magari si incominciato
bene e con entusiasmo, illudendosi che tutto fosse facile, e poi ad un certo
momento tutto si affievolito. Perch? Abbiamo cercato di motivarne la cause
fermandoci a ragioni troppo umane. Oggi abbiamo capito, forse, che
necessario dare un colpo d'ala a noi stessi e al gruppo, urgente prendere
decisioni radicali, cominciando da noi stessi. Occorre avere il coraggio di
compiere qualche atto di virt, non pretenderlo solo dagli altri. Bisogna che ci
spogliamo, dice S. Agostino, di quell'aceto che ci amareggia e riempire il nostro
cuore del profumo di Cristo. E allora risuona il messaggio pasquale di questi
giorni: "Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lass". Svegliamoci dal
sonno, fratelli, via ogni scoraggiamento, via ogni tristezza; una ripresa
coraggiosa, tornando a casa, consegnandoci in questo momento a Ges e a
Maria dicendo: Signore, Maria, vogliamo camminare con impegno, con seriet,
vogliamo ricominciare da capo. Allora di nuovo Ges ci dir: "Io sono con voi".
vero che Ges con noi e non ci abbandona. Allora, abbiamo fiducia.
Voglio concludere con qualche indirizzo particolare, qualche sottolineatura
che mi pare spontanea dopo quanto detto. Anzitutto vogliamo costruire la
nostra casa personale. Il cammino noto:

1) occorre preghiera: personale quotidiana, almeno un'ora; preghiera
liturgica, Lodi, Vespri, la Messa; azione carismatica sacramentale, sacramenti
dell'Eucaristia, della Penitenza;

2) ascolto quotidiano della parola di Dio, parola conosciuta, pregata. La Bibbia
dev'essere il nostro libro prediletto; leggere specialmente qualche pagina al
mattino, che indirizzi la giornata;

3) vivere la nostra effusione che ci porta ad esse re figli di Dio, riscoprire i
nostri doni, i nostri valori. Preparare l'effusione bene, celebrarla solenne-
mente con impegno, fare in modo che i fratelli che arrivano all'effusione sap-
piano quello che fanno (ho l'impressione che qualcuno faccia le cose un po'
superficialmente).

Partecipare alla vita del gruppo, si cresce nel e col gruppo, portando il
proprio patrimonio, anche se povero, ricevendo quello dei fratelli,
valorizzando i nostri carismi, avendo il nostro ruolo di servizio nel gruppo,
diventando fermento di comunione. Basta con le divisioni! Il gruppo di Dio,
non possesso di nessuno! Diventare adulti nello Spirito, quindi adulti gioiosi,
pacifici, abbandonati al Padre, sereni, liberi interiormente; adulti equilibrati,
senza estremismi, contemperando l'azione dello Spirito al nostro lavoro, alle
nostre intelligenze, aperti costruttori di noi stessi; avere delle forti personalit, da
imporci all'attenzione in nome di Dio.
E poi costruttori della casa di Dio, della Chiesa di oggi; costruttori giovani, di
et e di spirito, perch la Chiesa sia pi bella e pi credibile, sia rinnovata.
Questa comunione di fratelli in spirito di servizio assicurer un cambiamento
anche nella Chiesa, ecco perch la Chiesa ci chiama a raccolta: noi dobbiamo
"arruolarci" nella Chiesa, essere dei soldati alle dipendenze della Chiesa. I
nostri gruppi sono una componente privilegiata della Chiesa, accanto a tutti gli
altri gruppi ecclesiali suscitati oggi dallo Spirito.
Quindi concludo dicendo: accettiamo il dialogo conia Chiesa con coraggio e
entusiasmo, lasciamoci interpellare dalla Chiesa. E la Chiesa il vescovo, la
Chiesa il parroco, anche se non ci accetta. Dialogare con gli altri gruppi e
movimenti, son tutti fratelli che servono la Chiesa; un dialogo che deve assolu-
tamente diventare comunione. E servizio, in tutti i campi; l dove ci viene
richiesto un servizio dobbiamo esser pronti, a tutti i livelli.
Bando quindi alle chiusure, bando al ghetto, allo spirito che ci pu portar fuori
dalla Chiesa o eliminare il nostro entusiasmo di servizio nella Chiesa. Dir
con il Papa: Spalancate le porte del vostro cuore a Cristo Ges, Capo della
Chiesa, con l'orgoglio di essere costruttori della Chiesa. Particolarmente voi
giovani siete costruttori della Chiesa del domani, a voi affidiamo questo
compito. Ritornando alle nostre case sentiamo nel nostro cuore un'unica gioia,
un unico orgoglio: costruire noi stessi per costruire con tutti i fratelli una
Chiesa pi bella, pi santa. Alleluja.