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Il Cinquecento

Introduzione al Cinquecento di Umberto Eco


Il Cinquecento un secolo difficile da definire, specie in Italia, perch evoca delle periodizzazioni storiche molto convenzionali e ingannevoli. C una certa tendenza a identificare il Quattrocento con lUmanesimo e il Cinquecento con il Rinascimento. Eppure quel movimento di riscoperta delle humanae litterae e delleredit classica che caratterizza lUmanesimo inizia ben prima, almeno con il Petrarca, che vive nel XIV secolo (quello che secondo luso italiano chiamato il Trecento), e daltra parte gran parte di quei fenomeni che noi riconosciamo come tipicamente rinascimentali si manifestano proprio nel Quattrocento. Tanto vero che, almeno per quanto riguarda la storia dellarte, molti storici considerano il periodo rinascimentale concluso nel 1520, anno della morte di Raffaello (dopo inizia quello che si suole chiamare manierismo). Eppure c una data che segna linizio di un mutamento epocale, ed il 1492. Una data-cerniera, e per due ragioni. La prima, la pi facilmente riconoscibile, che in quellanno Cristoforo Colombo sbarca sul continente americano. Si pu discutere se sia il primo a raggiungerlo e se sia ancora politicamente corretto parlare di scoperta dellAmerica, come se gli abitanti autoctoni di quel continente attendessero il navigatore genovese per riconoscere la propria identit; ma certamente per lEuropa quella data segna la nascita di una diversa visione del globo, un subitaneo allargamento di confini non solo geografici, e da questo ampliamento di spazi fisici e mentali consegue un diverso assestamento dei rapporti politici ed economici nellintero continente, e delle prospettive culturali. La seconda ragione per cui questanno significativo che esso segna il compimento della Reconquista, ovvero della definitiva cacciata dei Mori dalla Spagna. LEuropa si disegna ora come continente totalmente cristiano, la Spagna (fortificata anche dal successo della navigazione di Colombo) si presenta definitivamente come grande potenza, spagnolizza per prima il nuovo continente e d lintollerante avvio alla seconda diaspora, disperdendo la cultura ebraica sia nellarea mediterranea che nella mitteleuropa. Se poi sembrasse azzardato fare iniziare il Cinquecento con otto anni danticipo, lo si potrebbe fare incominciare con alcuni anni di ritardo. Altra data epocale il 1517, inizio ufficiale della Riforma protestante, fenomeno religioso, culturale e politico a un tempo, che concorre anchesso a riassestare gli equilibri europei. Tre eventi del genere non possono non stabilire unideale linea di confine tra due epoche, anche se al di sotto, o al di sopra, di questa frattura scorre una continuit di temi, di atteggiamenti, di discorsi che provengono dal secolo precedente. Nellarte, tiene a battesimo il nuovo secolo la Gioconda leonardesca, maturano definitivamente Raffaello e Michelangelo, trionfano Drer, Holbein il Giovane, Tiziano. Luomo moderno parla con la voce di Montaigne, Thomas More, Campanella, Erasmo. A met secolo la visione dei cieli si ribalta attraverso la rivoluzione copernicana, Ariosto pone unironica pietra tombale sugli ideali cavallereschi del passato e mentre lamenta lapparizione dellarchibugio, riconosce lavvento di una nuova tecnica militare. Al di l delle Alpi la risata di Rabelais seppellisce la cultura tradizionale, al di qua Machiavelli ci sottrae ogni illusione e ci parla di un nuovo modo, spietatamente realistico, dintendere larte della politica. Paracelso e Vesalio trasformano larte medica; si affermano nuove immagini e della citt e della corte; mentre si formano le Chiese protestanti, la Chiesa cattolica si ristruttura attraverso la Controriforma tridentina. Ce n abbastanza per parlare di un secolo in cui, tra fermenti di rinnovamento, insofferenze per antiche scienze sacre o profane, si forma una nuova immagine delluomo e della natura e si assesta definitivamente lera moderna. Se ha un significato la proposta di considerarci, noi contemporanei, definitivamente postmoderni, comunque con la modernit cinquecentesca che dobbiamo confrontarci, sia per sapere chi siamo (e perch) sia per capire in che senso ci riteniamo diversi.