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Giuseppe Daniele De Stefano

Universit degli Studi di Napoli Federico II - Modelli di Citt e Politiche Urbane

Dal diritto alla casa al diritto allabitare. Genealogia dei movimenti sociali di occupazione di
case a Napoli dagli anni 50 ad oggi

Il seguente lavoro di tesi nasce a seguito delle ondate di occupazioni in tutta Italia a scopo abitativo
ad opera di composizioni sociali molto vaste che a Napoli hanno avuto la propria declinazione con
la campagna contro la dismissione del patrimonio pubblico e per il diritto allabitare Magnammece
O Pesone (acronimo M.O.Pe.)
Si utilizzato pertanto un approccio genealogico: uno studio e una ricognizione storica del
fenomeno dellemergenza abitativa rilevando e approfondendo alcuni eventi precisi, che hanno
generato conflitti sociali e politici.

La tesi muove le proprie argomentazioni attraverso cinque linee di ricerca:


1. L espansione urbanistica di Napoli, storicamente dovuta ad alcuni fattori di spinta verso la
cintura urbana che si sono rilevati determinanti per la conformazione stessa della citt. Nel
testo sono menzionati diversi piani urbanistici che nel tempo hanno dettato le direzioni
edificatorie della citt. Altro fattore analizzato sono state i vari movimenti demografici
della popolazione napoletana che indirizzandosi verso le nuove periferie urbane, hanno
concretamente ridisegnato gli spazi abitativi della citt. Un terzo elemento risiede nei
movimenti sociali cittadini che in diverse occasioni, hanno mobilitato numerosi cittadini dal
centro della citt verso gli alloggi appena terminati nelle periferie e non ancora assegnati.
2. Lentit delle mobilitazioni dei movimenti sociali si storicamente complessificata e
strutturata nel tempo.
Le richieste e le vertenze dei movimenti sociali nel tempo si sono articolate in base alle
esigenze di vita e di esistenza allinterno dei neo-nati spazi urbani e si passato cos dalla
rivendicazione del diritto alla casa per vivere nella citt di Napoli alla rivendicazione di una
nuova concezione del diritto allabitare nella metropoli. Non pi solo laccesso alla casa al
centro delle richieste dei movimenti sociali popolari, ma anche la presenza dei servizi sociali
e pubblici allinterno dei quartieri e tra i quartieri per una visione pi umana e sociale delle
enormi citt che si sono andate delineando nel tempo.
3. Nellarco di tempo preso in considerazione dalla ricerca (1950 - 2015), la fascia di
popolazione colpita dallemergenza abitativa divenuta sempre pi ampia e ha coinvolto
larghe fette della popolazione inurbata. Sin dagli anni 50 la popolazione in difficolt
abitativa non era solo quella sottoproletaria, ma coinvolgeva la classe lavoratrice operaia e
impiegata nellindustria locale. Il problema dellabitazione non coinvolgeva solo la
popolazione appena emigrata dalle campagne, ma anche quella gi residente nella citt che
aveva subito la crisi del settore manifatturiero o che cominciava ad allargarsi
numericamente e le nuove generazioni di abitanti della citt.
4. Le politiche abitative attraverso diverse leggi (la 165 del 1938; la legge 715 del 1950, la
167 del 1962; la 865 del 1971; la 219 del 1981) hanno favorito in misura maggiore
costruttori, speculatori edilizi e privati; inoltre, attraverso la licenza di nuovi spazi
edificabili hanno utilizzato in modo sconsiderato gli spazi pubblici.
Le leggi per ledilizia residenziale pubblica infatti, furono varate con sostanziali modifiche
rispetto alle aspettative iniziali ed hanno favorito nei fatti lacquisizione delle case in
propriet privata a scapito delluso sociale e temporaneo degli alloggi popolari. Ledilizia
pubblica inoltre fu utilizzata per lacquisizione delle case a riscatto privato attraverso delle
agevolazioni alle cooperative di costruttori.
Successivamente la trasformazione delle cooperative di costruttori in cooperative a propriet
individuale diedero la possibilit di vendita degli alloggi del singolo proprietario.
Lassegnazione permanente e lereditabilit delledilizia pubblica non hanno risolto
lesigenza abitativa.
5. Lemergenza abitativa persiste tuttora nella citt di Napoli e in tutto il Paese, e porta con s
non solo le problematiche abitative preesistenti, ma coinvolge a oggi anche i nuovi segmenti
sociali della popolazione residente in Italia.
Questa nuova composizione di classe nel tempo ha trovato un proprio processo di
soggettivazione e di autorappresentazione che si potrebbe definire striato e meticcio.
Riemergono ciclicamente nuove forme di solidariet, cooperazione e mutualismo tra le
classi in emergenza abitativa.

Metodologia di ricerca
La metodologia di ricerca utilizzata nella tesi intreccia fonti orali (interviste e colloqui), fonti
scritte, materiali dellepoca e volantini autoprodotti reperiti in archivi privati. Si attinto inoltre ad
un vasto repertorio di diversa entit attraverso un approccio crossmediale [Sorrentino, Bianda,
Sofi 2008]. Nellultima parte della ricerca attraverso losservazione partecipante si potuto far
riferimento a storie di vita e a materiale di prima mano per tracciare la composizione sociale degli
attuali occupanti casa della campagna M.O.Pe.
Lutilizzo delle storie di vita, delle fonti orali [Montaldi 1961; Alquati 1974; Bologna 1976;
Panzieri 1975; Portelli 2007] riportate allinterno del testo corrispondono a un tentativo di costituire
unanalisi pi organica e multiscalare che intrecci la ricerca quantitativa con i dati strettamente
qualitativi.
Fonti e dati si sono dunque incrociati continuamente in un approccio dinamico a spirale di andata
e ritorno dal campo di ricerca, secondo i principi guida della Grounded Theory [Glaser, Strauss
1967; Tarozzi 2013]. Lo sforzo analitico e narrativo stato quello di far emergere dai colloqui con
gli intervistati una rappresentazione personale dei processi collettivi e dei percorsi in costruzione
dei movimenti per la casa, dando forma a quel metodo di inchiesta e autorappresentazione che va
sotto il nome di conricerca [Alquati 1993; Panzieri, Lanzardo 1965; Bermani, Bologna 1976].
La ricerca ha fatto anche uso di dati quantitativi prodotti attraverso la somministrazione di alcuni
questionari autocompilati in cui sono stati indagati i principali dati socio-anagrafici degli occupanti
attraverso indicatori basilari come le condizioni lavorative, economiche e familiari dei soggetti che
condividono in attualmente il percorso politico della campagna.
Alcuni dati aggregabili sono poi stati elaborati attraverso software statistici come SPSS e rielaborati
graficamente per una migliore esposizione.
Si prediletto un approccio con loggetto di studio quanto pi informale e prossimo possibile per
effettuare alcune foto. La vicinanza alloggetto di studio stata possibile solo tramite una ricerca
partecipativa, tramite losservazione partecipante [Bourdieu 2004; De Martino 1959,1961;
Mingozzi 2002].

Temi e periodi storici trattati


Anni 50-60 e linurbamento dalle campagne
Il primo capitolo affronta gli anni 50 e 60 come periodo di forte espansione delle aree urbane nelle
citt meridionali. Il fenomeno fu prodotto dallo spopolamento delle campagne di grandi masse di
lavoratori agricoli attratti dalle maggiori opportunit lavorative e migliori aspettative di vita delle
citt. Le migrazioni ebbero luogo anche a seguito delle riforme agrarie e delle politiche di sviluppo
per lItalia meridionale che secondo Nella Ginatempo spingevano verso una nuova espansione
edilizia e nuove opere pubbliche e verso la costruzione di una nuova classe parassitaria urbana. Le
riforme secondo la studiosa furono indirettamente varate per sedare le lotte contadine e contro la
disoccupazione e dirette a regolamentare il flusso di manodopera che si spostava dal sud verso il
nord Italia. Basti pensare che nel 1951 la popolazione italiana che lavorava in agricoltura era il
42,2% della popolazione attiva, mentre nel 1995 tale percentuale era solo dell8%.
Nascono in quegli anni gli Istituti pubblici per ledilizia popolare in Italia che danno ampio spazio e
agevolazioni alla classe media speculativa dellepoca aprendo la stagione dellEdilizia Residenziale
Pubblica.

Anni 60-70. Il disagio abitativo e le politiche di Edilizia Residenziale Pubblica


Il secondo capitolo si concentra sul fenomeno degli insediamenti di fortuna dei baraccati che
vivevano in estese aree allinterno della citt e le zone non ancora pienamente urbanizzate e
raggiunti dai servizi della citt come il rione di SantErasmo.
In questo periodo si verificano le prime proteste spontanee dei baraccati che cominciano a
esprimere il proprio malcontento attraverso blocchi stradali e manifestazioni spontanee.
Nello stesso periodo e negli anni seguenti i margini della citt di Napoli si ampliano anche per via
della legge per ledilizia residenziale pubblica n167 del 1962 che mira a sviluppare le nuove e
moderne periferie napoletane. Nascono in quegli stessi anni le grandi organizzazioni di autogestione
popolare delle aree investite dalle lotte sociali che attraverso i consigli di quartiere e i comitati dei
cittadini organizzano nuove forme di contropotere. Esempio emblematico il Rione Traiano con i
suoi comitati di autogestione del quartiere che danno vita a diverse iniziative di autoriduzione dei
fitti e ad alcune manifestazioni di grossa entit.
il momento pi intenso della decade degli anni 70 in cui si verificano in maniera diffusa pratiche
dirette di riappropriazione di beni e servizi e di autoriduzione del costo della vita da parte di diverse
fasce sociali.

Anni 80. La ricostruzione post-terremoto e lespulsione dal centro


Il 23 novembre 1980 il terremoto in Irpinia in pochi minuti provoca 35.000 sfollati a Napoli e quasi
100.000 senza tetto tra Campania, Puglia e Basilicata. A Napoli vengono approntati alloggi di
fortuna utilizzando scuole e alberghi convenzionati. Vengono utilizzati centinaia di container
leggeri come alloggi in diverse aree della citt come a Fuorigrotta, San Pietro a Patierno o
Secondigliano e Piscinola. Vengono individuati inoltre, palazzi sostitutivi sul litorale domizio a
circa 70 km da Napoli in cui vengono trasferite migliaia di famiglie.
I gruppi organizzati pi attivi della citt come i Disoccupati Organizzati denunciano il progetto di
deportazione forzosa delle fasce popolari dal centro della citt verso lhinterland e cominciano ad
organizzare assemblee di coordinamento e di protesta con gli sfollati anche al di fuori della cintura
urbana. I comitati inoltre denunciano luso distorto dei fondi pubblici della legge 219 allo scopo di
avviare nuove speculazioni nel campo delledilizia e del cemento.
Le occupazioni nel frattempo avvengono in maniera sparsa in tutta la citt. In questa nuova ondata
di occupazioni vengono occupati 4000 appartamenti tra cui alcuni palazzi simbolo delle periferia
napoletana come le Vele di Scampia.
Nel frattempo crescono le mobilitazioni sociali per la requisizione degli immobili e si riesce ad
imporre al comune la lista delle case da requisire.

Anni 80-90 e la questione delle periferie


Negli anni 80 e 90 emergono in tutta la loro drammaticit le problematiche legate alle periferie e
ai grandi complessi abitativi. Una volta passato il periodo di forte entusiasmo per le costruzioni
moderne infatti, le periferie della citt si rivelano come progetti senza un reale inserimento nel
quadro complessivo della citt. Un esempio di questa distorsione costruttiva il caso delle 7 Vele di
Scampia in cui il progetto iniziale viene disatteso in fase di realizzazione. In particolare i corpi degli
edifici sono costruiti troppo vicini tra loro e collegati da pesanti ballatoi in cemento. Queste
modifiche impediranno lentrata della luce fino ai primi piani interni producendo umidit e degrado
delle strutture. Nella cosiddetta Vela Gialla nasce il Comitato Vele Scampia che punta
allabbattimento completo di tutto il complesso di edifici a favore di costruzioni pi a misura
duomo. In tutti gli anni 80 si terranno manifestazioni degli abitanti delle Vele per denunciare
lorrore costruttivo e le condizioni di degrado in cui versano le periferie. Dopo quasi decennio di
mobilitazioni, nel 95 viene approvato dal Comune il piano straordinario di abbattimento delle vele.
Dal periodo che va dal 1997 al 2003 verranno abbattute tre delle 7 vele costruite.

Anni 90-2000 e la gestione immobiliare della Romeo S.p.a.


Nel 1991 viene dismessa la gestione diretta del patrimonio pubblico del Comune di Napoli ed
affidata ad un privato: la Romeo Gestione Immobiliare. Grazie al contratto in Global Service la
Romeo S.p.a. ha in affidamento tutta la gestione e manutenzione dei pi rilevanti patrimoni
immobiliari per un valore di 400 milioni di euro.
Le casse del Comune vengono svuotate progressivamente da diversi debiti contratti con la Societ
che vanta crediti per la manutenzione straordinaria e addirittura alcuni incentivi per la buona
gestione. Il Comune comincia cos a richiedere mutui alla Cassa Depositi e Prestiti per un
ammontare di 15 milioni di euro. Nonostante questa conduzione evidentemente antieconomica della
gestione Romeo, il contratto di appalto verr rinnovato fino al 2005. Nel frattempo il Comune versa
in grave difficolt economica e pone in vendita il patrimonio pubblico approvando un piano di
dismissione di tutta lEdilizia Residenziale Pubblica che comprende 13mila immobili.
Nel 2012 con il contratto in scadenza la Romeo Immobiliare richiede di essere iscritto al registro
ipotecario che gli permette di poter vantare un ipoteca di 104 beni comunali per un valore di 21
milioni di euro.
Il neoeletto sindaco De Magistris riuscir ad avviare la transazione dalla gestione privata a quella
pubblica, ma la societ di Alfredo Romeo continua a esigere crediti per 45 milioni di euro
accumulati per competenze arretrate sui servizi.
Il Comune non avendo in cassa tali somme dovr infine mediare con la societ privata una
soluzione tutta a vantaggio di questultima. Lamministrazione accetta che la S.p.a. guidi la
dismissione del patrimonio pubblico e recepisca la maggior parte dei proventi in cambio di uno
sconto sullammontare dei debiti.
Intanto in citt cresce la crisi abitativa con una lunghissima lista di assegnatari di case popolari che
arrivata a 17.000 aventi diritto senza nessuna risposta da parte dellamministrazione comunale.

Le occupazioni odierne: le lotte contro la dismissione del patrimonio pubblico e per il diritto
allabitare
Anche a Napoli si riacceso un movimento sociale su questi temi sotto lacronimo M.O.Pe.
Magnammece O Pesone.
Attraverso losservazione partecipante e le interviste a testimoni privilegiati stato possibile
tracciare unanalisi provvisoria della composizione sociale degli occupanti-casa.
I dati maggiormente rilevanti sono di carattere socio-economico e riguardano la condizione
lavorativa.
Con la crisi economica inoltre si sono acuiti i casi di persone che superati i cinquanta anni di et,
hanno perso in poco tempo il lavoro e non riescono a rientrare nel mercato del lavoro o ad accedere
a forme sostitutive di supporto economico almeno fino al momento della pensione.
La condizione lavorativa giovanile riscontrata nellinchiesta rileva invece un alto livello di mobilit
e instabilit sul territorio urbano. I dati rilevano una componente giovanile di occupanti bisognosa
di unabitazione per periodi alterni e intermittenti.
Da sottolineare sono anche le nuove condizioni economiche in cui versano divorziati e i neo-
conviventi che formando nuove famiglie o nuove coppie, affrontano nuove spese nonostante
continuino a pagare alcuni contributi ai vecchi conviventi.
I migranti che in tutta Italia sono diventati a tutti gli effetti la nuova composizione sociale degli
occupanti casa, a Napoli invece cominciano da poco ad affacciarsi sulla questione abitativa. In
particolar modo alcuni componenti della comunit srilankese sono presenti nelle occupazioni della
campagna M.O.Pe. grazie anche alle relazioni che alcune persone hanno stretto con i movimenti
sociali del luogo.
Nel capitolo sono state apposte le schede riguardanti la storia degli immobili occupati e le zone
dombra che hanno spinto il movimento sociale a individuarli come esempi di speculazione,
abbandono e spreco edilizio.
Le conclusioni della tesi sono affidate alle nuove prospettive abitative e mutualistiche che diversi
architetti, urbanisti, sociologi e antropologi hanno tracciato in questo periodo per far fronte alla crisi
urbana e sociale che si sta perpetrando nelle metropoli.