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San Francesco dAssisi

Francesco dAssisi, santo Assisi 1181 o 1182 - ivi 1226.


Figlio di Pietro di Bernardone, mercante di tessuti, solito recarsi in Francia per il suo
commercio, pare avesse condotto dalla Provenza in Assisi la sposa, madonna Pica; per
questo avrebbe mutato in quello di Francesco (francese) il nome di battesimo
(Giovanni) del figlio. Di modesta istruzione, da giovane prese parte alla difesa di Assisi
contro Perugia. Fatto prigioniero dopo lo scontro di Collestrada (1204) e ammalatosi
gravemente dopo la sua liberazione, tent nuovamente la carriera delle armi, ma,
mentre andava a raggiungere in Puglia le truppe di Gualtieri di Brienne, si ferm a
Spoleto e torn indietro. Inizi cos un rivolgimento interiore che culmin nella
conversione, che in lui, nato ed educato cattolicamente, consistette nel trovare fonte di
gioia spirituale e materiale in quello che la debolezza umana ritiene fonte di vergogna e
di dolore. La decisione fu presa davanti al crocifisso della chiesetta di S. Damiano, ai
piedi del Subasio (autunno 1206). Dopo un mese di ritiro, ritorn ad Assisi, dove scoppi
il contrasto con il padre; e poich il denaro era il pretesto per il quale Bernardone
perseguitava il figlio, questi, citato a giudizio davanti al vescovo, si spogli persino degli
abiti che indossava, affermando che da allora non avrebbe pi invocato il padre Pietro
ma il Padre nostro che nei cieli (apr. 1207).
Da allora and sempre pi affinandosi la vocazione e lesperienza interiore, che port F. a
cercare non una pratica di ascetismo e di pura contemplazione, ma dei compartecipi e
dei fratelli. Il 24 febbr. del 1209 il sacerdote che nella cappella della Porziuncola
celebrava la messa alla presenza di F., sembr formulare, con la lettura di Matteo 10, 5
segg. che riferisce della missione affidata da Ges ai Dodici, il programma al quale F. era
stato chiamato. Il mondo aveva ancora bisogno di essere riportato a considerare come
meta unica e prossima del suo travaglio il Regno dei cieli e Dio ne aveva costituito lui, F.,
araldo. Ai pochi compagni (Bernardo da Quintavalle, Pietro Cattani, Egidio dAssisi,
Angelo Tancredi, frate Masseo, frate Leone, frate Ginepro), che si raccolsero in breve
intorno a F., egli comunic la missione ricevuta ripetendo le parole di Ges che lo
avevano tanto colpito. Nei pochi incisi del Vangelo che prescrivevano di andar predicando
il Regno dei cieli, senza portare con s n oro n argento, n bisacce, n tuniche, n
sandali, n bastone e di entrare nelle case salutando col dire pace a questa casa
(Matteo 10, 7 segg.; 19, 21; Luca 9, 2 segg.), e che costituirono la sostanza della breve
regola da F. presentata nel 1210 a Innocenzo III, in Roma, tutto il suo programma
religioso. Il progetto tuttavia suscit nella curia romana resa guardinga dal pullulare dei
movimenti apostolici eterodossi difficolt, superate grazie alla protezione del vescovo
di Assisi e del cardinale Giovanni di S. Paolo. La leggenda attribu pi tardi a Innocenzo III
il celebre sogno; comunque il papa impart a F. la tonsura e concesse una prima
approvazione. F. con i compagni ritorn ad Assisi, fissandosi a Rivotorto, quindi alla
Porziuncola, ove diede labito a s. Chiara (1212). Ma gi pensava di predicare non
soltanto in Italia. Dopo un viaggio a Roma (forse conobbe allora la nobile Iacopa
Frangipane, nota anche come Iacopa de Settesoli), lasciato in Assisi come suo vicario fra
Pietro Cattani, simbarc ad Ancona su una nave che salpava per lOriente; una tempesta
lo gett sulle coste dalmate (1212-13; secondo altri 1214-15) da dove torn in patria. N
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pi fortunato fu un tentativo di passare in Marocco (probabilmente 1214-15), perch in


Spagna una grave malattia lo obblig a ritornare. Celebrando nella Pentecoste del 1217
la prima adunanza generale dei suoi religiosi, aveva affermato lopportunit di allargare il
campo del lavoro apostolico, dividendo in province lItalia e stabilendo missioni nei Paesi
doltralpe e in Siria. Lentusiasmo di F. aveva cos scosso il cuore di tutti, che nel capitolo
dellanno seguente sei frati minori si recarono in Marocco, dove Bernardo e gli altri
subirono il martirio (1220). F. stesso, celebrato alla Porziuncola il secondo capitolo
generale, nel 1219, si diresse di nuovo alla volta di Ancona per passare in Oriente. In
agosto era a Damiata assediata dai crociati; poi, con frate Illuminato, si present al
sultano al-Malik al Kamil, per annunciargli il Vangelo. Non riusc a convertirlo, ma non
sub alcuna persecuzione, anzi ricevette da lui un salvacondotto, munito del quale visit
indisturbato la Palestina.
Ma le notizie che gli giungevano dallItalia lo indussero a tornare (autunno 1220). Si stava
determinando in seno al movimento una crisi di sviluppo che minacciava di snaturare
lessenza del messaggio francescano. Daltra parte la curia aveva compreso che, se
immenso vantaggio le sarebbe derivato dal movimento francescano, questo, nato come
movimento di apostoli, non legato a sedi fisse e a una norma canonica, privo di regolare
disciplina interna, non avrebbe potuto costituire qualcosa di veramente salutare per la
vita della Chiesa, se non fosse stato inquadrato nella sua organizzazione. Assai
eterogeneo, inoltre, era lambiente in cui erano stati reclutati i primi seguaci del santo,
inevitabilmente portati a vedere e a interpretare ciascuno a suo modo lideale
propugnato dal fondatore. Questo inconveniente aveva gi assunto proporzioni
allarmanti quando, col moltiplicarsi dei fratelli, F. si era visto intorno non pi una
comunit di pochi entusiasti soggiogati dalla sua personalit religiosa, ma una folla di
seguaci che non sapevano distinguere lammirazione e la devozione per lui dagli
atteggiamenti a essi istintivamente suggeriti dalla propria personalit. La storia
dellopera sapiente con cui la curia pose a poco a poco lordine nascente sotto il suo
controllo diretto, mentre F. sinduceva ad abbandonare (autunno 1220) nelle mani di un
suo vicario (Pietro Cattani, e dopo la morte di questi, dal marzo 1221, frate Elia) la carica
di superiore generale pur cercando di mantenere lalta direzione del movimento,
conservando a questo il carattere autonomo e libero impressogli alle origini, anche una
storia di tribolazioni per F., non sempre capace di intendere gli scopi della curia, bench
assistito e, nei rapporti con questa, protetto dal cardinale Ugolino de Conti (il futuro
papa Gregorio IX). Ma F. non volle adottare la regola dei benedettini o degli agostiniani e
volle darne ai suoi frati una conforme al suo spirito; solo dopo almeno due tentativi egli
riusc nellintento, compilando una Regola, capace di soddisfare insieme le sue
aspirazioni e le esigenze della Chiesa. La Regola fu approvata da Onorio III il 29
novembre 1223, data che pu essere assunta come quella di nascita dellordine
francescano. Ma anche la data con cui inizia la passione di F., tormentato dal dissidio
fra quanto aveva sognato e levidenza dei fatti. Minato dalle fatiche, dalla vita austera e
dalle malattie, durante la quaresima del 1224 sal sul monte della Verna, presso Arezzo,
donatogli dal conte Orlando de Cattani, per digiunare e pregare. Qui, secondo la
tradizione, vi fu lapparizione delle stimmate e della ferita sanguinante nel petto. Dopo
lesperienza del presepe di Greccio (1223) e la stesura del Cantico delle creature (1225),
torn alla Porziuncola, chiamata a s la sua protettrice Iacopa de Settesoli (frate
Iacopa), si conged dai frati ed espresse nel suo testamento (che volle fosse osservato
come supplemento alla Regola, vietando che questa e quello fossero oggetto di glosse o
interpretazioni) tutti quei principi che, pur cos vicini al suo spirito, non avevano potuto
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essere espressi nella Regola; mor, circondato dai suoi frati, il 3 ott. 1226, dopo il
tramonto. Fu canonizzato il 16 luglio 1228.