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Della rivoluzione

[ De la rvolution, Invariance, serie II, n. 2, aprile 1972 ]

Jacques Camatte

Introduzione redazionale
Nel ristretto ambito di coloro che si pongono (ancora? S, ancora) il problema della rivoluzione e del comunismo, sono forse noti per qualcuno il nome e la parabola di un individuo di nome Jacques Camatte. Membro del Partito Comunista Internazionale (Il Programma Comunista) fino al 1968, egli fu poi fondatore della rivista Invariance, la cui pubblicazione prosegu, a pi riprese, per tutto l'arco degli anni '70 e oltre. Se la prima serie di Invariance si richiamava ancora all'ortodossia della Sinistra comunista italiana rivendicata di contro a tutti i conglomerati formali del bordighismo, Programma Comunista in primis , e se invece con l'inizio della terza serie veniva definitivamente abbandonato il tema della rivoluzione comunista mondiale in favore di una problematica (grossomodo psicoanalitica) di liberazione di tutta la specie umana da una repressione interiorizzata, la seconda serie quella che segna il passaggio da una prospettiva all'altra ed anche per questo quella che conserva ancora oggi qualche motivo di interesse per la comprensione attuale della guerra di classe sempre in corso. A patto di farne una lettura sintomale e speriamo non sfugga l'ironia. Le novit concettuali che in essa furono sviluppate sono essenzialmente tre. Ricapitoliamole: 1) La classe universale. Per Camatte, il compimento del passaggio dal dominio formale al dominio reale del capitale porta con s: 1) la riduzione costante, a livello numerico, del proletariato produttivo di plusvalore in rapporto agli altri senza riserve e alle classi medie; 2) la lotta puramente proletaria come negazione immediata della comunit del capitale (rifiuto del

lavoro, rivolte distruttrici etc.), 3) la caducit del partito: allorch il capitale giunge a costituirsi come comunit materiale e a realizzarsi come organizzazione, ogni raggruppamento formale che parla e agisce in nome del proletariato diviene un racket. In virt di questi tre punti, il processo rivoluzionario viene concepito come processo di autonegazione del proletariato, subordinato all'unificazione di una classe universale, cio una classe che non pi una classe. Tale unificazione non assimilabile alle alleanze interclassiste democratiche o leniniste, e si produce in una dialettica di scontro e convergenza tra diversi strati del proletariato, e tra il proletariato e le nuove classi medie. Le condizioni intollerabili vissute dal proletariato assoluto (espulso dal processo di produzione e gi implicitamente portatore del comunismo) lo spingono ad una lotta senza quartiere contro il capitale, che unitamente alla crisi rimette in causa anche le posizioni pi stabili e privilegiate all'interno del proletariato e delle stesse classi medie. Ci che criticabile, in tale visione, che il processo di erosione delle frontiere fra i diversi strati del proletariato e delle classi medie viene posto come mediazione pre-rivoluzionaria e precondizione, e non come un fatto del processo rivoluzionario stesso, cio come specifica attivit di classe del proletariato integrante la massa della popolazione attraverso delle misure immediatamente comuniste. 2) L'Al di l del valore. Tale formulazione viene a sostituirsi gradualmente all'evocazione di una crisi maggiore del capitale, che Bordiga aveva previsto per il 1975 come prologo ad una ripresa rivoluzionaria del proletariato. Al di l del valore sta ad indicare nientemeno che il superamento della legge del valore all'interno del capitale stesso; esso viene denominato in diversi modi surfusione, chappement (fuga), pi tardi morte potenziale del capitale e il processo in questione non definito chiaramente, ma azzardando si potrebbe dire che la famosa previsione di Bordiga viene reinterpretata come un'autonomizzazione definitiva del valore di scambio da qualsivoglia dinamica dell'azione umana, per mezzo andando al sodo del capitale fittizio. Su tale formulazione non c' molto da dire: in quella fase, il dirottamento di sempre pi ingenti quote di capitale verso la sfera finanziaria poteva ben sembrare, a qualcuno, un viatico senza intoppi, una soluzione a tempo indeterminato. Il messianismo della crisi salvifica si ribaltava cos nella visione di un capitale onnipotente (e onnipresente, come vedremo). Rischio implicito, crediamo, in ogni previsione apocalittica: gi dai tempi di San Paolo, ogni anticristo ha il suo (katechon), colui che (ne) trattiene la venuta. Fermo restando che fino ad oggi l'anticristo e la fine dei tempi non si sono ancora visti, sarebbe facile dire che la tesi camattiana comunque errata la storia stessa ad averla giudicata, portando come evidenza empirica la crisi attuale e il suo innesco nel capitale fittizio... salvo che per le cose non sono cos semplici, e in particolare conviene rammentare 1) che la storia non fa niente (Marx, L'ideologia tedesca), e 2) che l'ora solitaria della determinazione in ultima istanza (l'economia) non suona mai (Althusser, Per Marx). Questo onde evitare perniciose assimilazioni fra realt concreta e concetto, sempiterna pietra angolare dell'idealismo. Dopodich si discorra pure a volont della crisi attuale, chi ha orecchie per intendere intenda, e buona notte ai suonatori. 3) L'Antropomorfosi del capitale, ovvero il capitale fatto uomo, il popolo, societ (Giorgio Cesarano, Manuale di sopravvivenza, Dedalo, Bari 1974). Il concetto speculare a quello di surfusione: il capitale divenuto autonomo, cos come ha inglobato le sue contraddizioni, ha fatto lo stesso con tutti i momenti della vita degli uomini, dal tempo di lavoro fino alla sfera emozionale e affettiva. Il rapporto capitalistico giunto alla fase del suo dominio reale ha svuotato l'Uomo e la sua Comunit, riempiendoli delle sue proprie determinazioni. Perci la rivoluzione, per Camatte, acquisisce sempre pi una connotazione aclassista e biologica, come una rivolta della vita intera contro un dominio sempre pi smaterializzato e onnipresente. Il problema, qui come sopra, non sta tanto nell'assenza di ogni verificabilit dei concetti, giacch il plusvalore stesso per definizione profitto d'impresa, rendita e interesse, e lo stesso Paul Mattick ha pi volte tuonato contro le smanie empiriste. Ma l'abbandono della definizione generale del capitale come contraddizione in processo finisce per perdere di vista la dinamica

contraddittoria del capitale sia come accumulazione (crescita della composizione organica) sia come lotta di classe. La banale contraddizione fra proletariato e capitale viene compresa a giusto titolo come contraddizione riproduttrice, ma tale constatazione conduce Camatte a dover porre un'altra dinamica antropologica e biologica a fianco della contraddizione proletariatocapitale. La lotta di classe non pi portatrice del suo superamento positivo. Come accennato in precedenza, nella II serie di Invariance il tema dell'autonegazione del proletariato per mezzo dell'unificazione della classe universale lascer sempre pi spazio a quello della coscienza repressiva e dell'ingiunzione gnostica bisogna abbandonare questo mondo:
[...] all'interno del mondo del dispotismo del capitale (tale si presenta la societ nel nostro tempo) impossibile delimitare un bene e un male. Tutto condannabile. Le forze negatrici possono sorgere solo al di fuori di esso. (Invariance, anno VI, serie II, n. 3, dicembre 1973)

Dalla realizzazione finale del Gemeinwesen, la comunit umana del giovane Marx, alla ricerca di un'impossibile altrove dove riscoprire la nostra umanit autentica, risalente al comunismo primitivo e negata da millenni di societ di classe. Ovvero: da un idealismo all'altro. Eppure, nonostante questo, c' nel passaggio sopraccitato e in tutta Invariance di quel periodo un grande momento di verit: nella societ capitalistica non c' pi nulla da liberare; n forze produttive, n valori d'uso, n lavoratori, n individui in quanto tali. Tutto ci che esiste merita di perire. Momento di verit che Jacques Camatte in virt del profondo sostrato umanistico presente in tutti e tre i cardini teorici di Invariance seconda serie fu incapace di mantenere ancorato ai concetti generali di classe, plusvalore (sfruttamento) e capitale. Splendori e miserie della liberazione. In conclusione: quell'incapacit che non fu in nessun caso il peccato di un singolo, ma che costituisce ancora la tarte la crme di molta produzione teorica odierna che si tratta di superare. questo il passo da compiere. Rendere inaggirabile, nell'ambiente che si pone il problema della rivoluzione e del comunismo, la necessit di compiere questo passo: tale il compito dell'ora. Da svolgere con pazienza e minuzia. Ci che potrebbe redimere, pi di ogni discorso accomodante, le parole che concludono l'articolo che proponiamo:
[] affrontare il vero problema della rivoluzione: non quello di cambiare la vita [] ma quello di creare [la sottolineatura nostra, ndr] la stessa vita umana.

Questa vita nova non sar una riconquista aumentata e tecnicamente equipaggiata di un dubbio comunismo primitivo che come ogni Origine radicale non altro che un mito , ma null'altro che un insieme di rapporti differenti fra individui differenziati, senza pi comunit presupposta (classe, razza, nazione, genere, Stato). Rapporti oltre il valore e il plusvalore che non saranno, d'altra parte, esenti da conflitti e contraddizioni, comunque impossibili da prevedere oggi, e che sarebbe dunque vano tentare di anticipare. Il Lato Cattivo, gennaio 2013 ***

Della rivoluzione
I vari gruppuscoli che hanno fatto la loro comparsa, a partire dal 1945, si sono sempre rifiutati di riconoscere la morte del vecchio movimento operaio. Avrebbero dovuto proclamare la loro stessa autonegazione. Ci tuttavia non ha impedito loro di evocarla, interpretarla, teorizzarla nella solita rubrica: crisi del movimento operaio, concepita per lo pi come una crisi di direzione rivoluzionaria. Molto raramente ci ha comportato una ricerca delle cause di questa morte in seno alla classe stessa.

Giacch era prima di tutto necessario rifiutare la consueta affermazione: il proletariato integrato, ha abbandonato la propria missione come gi aveva fatto Trotzky nel suo articolo del 1939, L'URSS in guerra . Alcuni hanno interpretato questo fenomeno spiegandoci che il capitalismo era cambiato trasformandosi in capitalismo di Stato, in capitalismo burocratico; ma che tutto sommato il proletariato restava identico a se stesso, portava avanti la missione di sempre. Di qui il plagio del Manifesto del partito comunista perpetrato da Socialisme ou Barbarie1. E qui non si tratta di tuonare contro la produzione di un manifesto, anche se questa non ha fatto che copiare quello del 1848, in nome della sacralit dei testi classici; ma di mettere in evidenza i limiti stessi di una simile proposta. Occorre notare in una tale prospettiva che l'Internazionale Situazionista, comparsa alcuni anni dopo, port avanti un'operazione del genere; d'altra parte, Potere Operaio e Lotta Continua non fecero che rispolverare e proporre una sorta di neo-leninismo. Non mancarono uomini, come Prudhommeaux2, che compresero l'importanza della disfatta proletaria del 1945 e ne dedussero l'inanit della missione del proletariato arrivando, attraverso una regressione, a un rigetto della teoria di Marx. Costoro affermarono come fu successivamente teorizzato in mille modi che, dal momento che il proletariato tende a scomparire nelle zone altamente industrializzate, sono gli emarginati che potranno portare a termine l'antico progetto proletario; oppure, saranno i contadini in rivolta nelle zone non ancora asfissiate dal capitale a rilanciare la dinamica rivoluzionaria. Anche Bordiga ebbe a riconoscere, ampiamente, la disfatta del proletariato e lo sviluppo orgiastico del capitale dopo il 1945. Nell'articolo Il marxismo dei cacagli, del 1952, egli poteva perci scrivere: Pi volte abbiamo detto che il Manifesto un'apologia della borghesia. E abbiamo aggiunto che oggi, dopo la seconda guerra mondiale, e dopo il ringhiottimento della rivoluzione russa, ne va scritta una seconda apologia. Lo sviluppo del capitale su scala mondiale, avrebbe fatto crescere il proletariato pensava Bordiga e la crisi che sarebbe derivata dal suo boom straordinario avrebbe rilanciato il proletariato delle vecchie metropoli, e in modo particolare il proletariato tedesco. Dal momento che questo paese veniva considerato come il centro della futura rivoluzione. Diverse recessioni come pure i contraccolpi delle rivoluzioni anticoloniali, non arrivarono in alcun modo a rilanciare l'agitazione rivoluzionaria nell'Europa occidentale e negli Stati Uniti. La passivit del proletariato pareva anche divenire un'esperienza acquisita all'inizio degli anni '60. La teoria e la pratica di gruppi quali l'SDS3 in Germania, di simili raggruppamenti negli Stati Uniti, degli Zengakuren 4 in Giappone etc. avevano l'obiettivo di risvegliare la forza rivoluzionaria del proletariato attraverso il ricorso ad azioni cosiddette esemplari. Essi avevano percepito soprattutto alcuni elementi dell'SDS l'importanza della disfatta e pensavano che il movimento operaio era stato riportato indietro di cento anni. Avevano in qualche modo intuito un nuovo cominciamento, l'inizio di una nuova epoca... perci che scomparvero nel corso della fase insurrezionale che culmin a Parigi e a Citt del Messico nel 1968, o meglio, si dispersero successivamente. Si criticato lo scioglimento dell'SDS nel 1970, mentre questo fatto non era che la prova conclusiva della validit di tutta la sua azione precedente. Con l'emergere della nuova fase rivoluzionaria, essi dovevano scomparire. Stessa sorte tocc al movimento maoista francese il quale, paradossalmente se si eccettuano alcuni gruppi isolati , espresse meglio di ogni
1 probabile che l'Autore, in questo passaggio, faccia in realt riferimento all'opuscolo di Fomento Obrero Rvolucionario, Per un secondo manifesto comunista, Sampietro Editore, Bologna 1968. [NdR] 2 Andr Prudhommeaux (1902-1968). Militante comunista, inizia il suo percorso politico collaborando a Clart; nel 1928 fonda, assieme alla compagna Dori Ris, la Libreria Operaia del quartiere di Belleville, a Parigi, la quale diverr un luogo d'incontro e di dibattito per i seguaci della Sinistra comunista italiana. Dal '29 al '30 fa parte del gruppo di Michele Pappalardi che pubblica L'Ouvrier Communiste. Negli anni '30, in seguito ad alcuni viaggi in Germania e ad un notevole lavoro di documentazione sulla Sinistra comunista tedesca, pubblica assieme ad altri la rivista Spartacus. Nel 1932 abbandona il marxismo per l'anarchismo, e in seguito all'incendio del Reichstag si spende in un impegno appassionato in favore di Marinus Van Der Lubbe, che lo porter in breve tempo a scontrarsi con l'anarchismo ufficiale (con l'organo Le Libertaire, in particolare), cosa che si ripeter in occasione della partecipazione anarchica al governo del Fronte Popolare in Spagna. Nel corso della II guerra mondiale si rifugia in Svizzera, e dopo il '45 d il suo apporto alla ricostruzione del movimento anarchico in Francia, partecipando a numerose iniziative e pubblicazioni. [NdR] 3 Sozialistische Deutsche Studentenbund, organizzazione studentesca della socialdemocrazia tedesco-occidentale, espulsa dal partito nel 1961 per sinistrismo. Ebbe il suo momento di fulgore negli anni 1967-68, quando divenne il fulcro del movimento contestatario extraparlamentare. [NdR] 4 Zengakuren Zenkyoto, organizzazione studentesca giapponese di impronta marxista-leninista, attiva per tutto il corso degli anni '60 e divenuta celebre anche in Europa per le sue azioni dimostrative e violente. [NdR]

altro il movimento spontaneo nato dalla crisi di maggio. La vita catastrofica delle organizzazioni maoiste la prova migliore per suffragare questa ipotesi. Tali organizzazioni si limitano a parcheggiare, sulle scosse rivoluzionarie di maggio, un'ideologia presa a prestito e mascherata dalla rivoluzione culturale cinese; ma il contenuto doveva ogni volta rivelarsi pi forte del suo contenitore fino a farlo esplodere. La volont di essere a contatto con la massa in rivolta, li indusse sempre pi a cambiare terreno via via che le lotte si dislocavano da uno strato sociale all'altro e a gonfiarsi di rivendicazioni rispetto alla quali, all'inizio, si erano opposti o che avevano ignorato del tutto: lotta contro i sindacati, riconosciuti come organizzazioni fondamentali della conservazione del giogo capitalistico, lotta per la liberazione della donna, per la liberazione sessuale e cos via. In altri termini, di fronte ad esigenze totali la loro fraseologia politica fin per cadere e sbriciolarsi: dovettero riconoscere che la rivoluzione non un problema politico, ma il problema di un rovesciamento totale del modo di produrre, di vivere; che la presa del potere resta soltanto un momento della rivoluzione e ricondurre tutto a questo portava solo e semplicemente a misconoscere tutte le dimensioni della rivolta umana, tutte le dimensioni della rivoluzione. Dopo la scossa di maggio, preceduta dall'ampio movimento che si venne a sviluppare in due aeree con movimenti storici differenti la Cina e l'Occidente e che fu seguita da grandi lotte in Italia, dai primi scioperi selvaggi in Germania, gli scioperi di Kiruna, i moti polacchi della fine del 1970, la grande rivolta di Ceylon nel 1971, il proletariato resta sempre inquadrato dai gruppuscoli, rimasugli del vecchio movimento operaio sia che essi raccolgano centinaia di migliaia di elementi, come il PCF 5, o soltanto alcune centinaia. Essi non fanno che organizzare il passato, che deve perdurare come freno a tutto il movimento di lotta reale; ma questo non impedisce affatto ad alcuni di loro PCF e PS 6 in Francia, per esempio di modulare il proprio programma in funzione dell'onda rivoluzionaria che sentono montare. Allora, tutti quelli che hanno agito per scuotere il proletariato dal suo letargo e che in questi ultimi anni hanno portato avanti manifestazioni, hanno lottato etc., sono dunque stati il trastullo di illusioni, hanno fatto una semplice baraonda per poi meglio seppellire la rivoluzione? Diciamo fin d'ora che essi hanno, di fatto, sepolto un passato, hanno liquidato le illusioni di un mondo ormai scomparso. Il proletariato ha effettivamente subito una grave disfatta nel '45, ma non si pu certo superarla col proporre un'azione che, se era compatibile con i compiti del proletariato nel corso di un determinato periodo, non ha tuttavia alcun rapporto con la situazione attuale. La disfatta del 1945 ha significato, per il proletariato, l'impossibilit di sostituire o rimpiazzare il capitale nell'area slava come nelle altre aree che si sollevarono dopo il 1945, e di impedire che esso realizzasse il suo dominio reale su scale sociale, prima in Occidente e poi sull'intero pianeta nella stessa misura in cui sempre la forma superiore a dare ordine a tutte le altre. Come abbiamo detto, il capitale non potuto arrivare a questo risultato se non realizzando il dominio dell'essere immediato del proletariato, il lavoro produttivo. Questa constatazione comporta una rottura assoluta con tutta quella che fu la pratica e la teoria del movimento operaio prima del '45; e dato che, dal 1923 al 1945, si avuta una semplice ripetizione di ci che si ebbe tra il 1917 e il 1923, possiamo anche modificare la nostra proposta dicendo che necessario rompere con la pratica e la teoria del movimento operaio che arriva fino al 1923. Una proposta del genere, tuttavia, non postula la necessit di costruire un nuovo movimento attraverso un montaggio di pezzi sparsi a partire dagli esordi delle diverse correnti del vecchio movimento operaio. Non si tratta, in nessun modo, di redigere un nuovo manifesto, un nuovo programma e cos via, o di ritornare a Marx, limitandosi a copiarne gli atteggiamenti con la pretesa di essere, con questo, pi rivoluzionari. I ritorni a qualcosa si risolvono sovente in fughe di fronte a qualcosa, fughe dalla realt contemporanea. In realt, si tratta di riuscire a pensare la caducit di alcune parti dell'opera di Marx: che sono caduche in quanto ormai realizzate. Fondamentalmente, l'opera di Marx distingue tre grandi periodi della storia umana: il passaggio dal feudalesimo al modo di produzione capitalistico, lo sviluppo di questo modo di produzione, e il passaggio al comunismo. Quest'opera concerne anche altri momenti della storia della specie umana: le forme precapitalistiche; tuttavia, ci che Marx ha descritto in maniera esaustiva il periodo di sottomissione formale al capitale. Nel Manifesto, ne La guerra civile in Francia, nel 4 libri del Capitale, nella Critica del programma di Gotha, si trova il riformismo rivoluzionario di Marx, che tiene conto delle
5 Parti Communiste Franais, Partito comunista francese. [NdR] 6 Parti Socialiste, Partito socialista francese. [NdR]

possibilit che aveva la societ del suo tempo. Questo non gli ha tuttavia impedito di descrivere anche il comunismo realizzato in tutta la sua pienezza (cfr. le note all'opera di James Mill, come pure alcune pagine dei Grundrisse) e di esporre gli elementi essenziali del passaggio al dominio reale del capitale, le caratteristiche fondamentali di questo periodo. Ma, in proposito, Marx non ha potuto fare opera di sintesi non infatti un caso se Il Capitale non venne portato a termine; a maggior ragione non ha descritto il passaggio rivoluzionario al comunismo, una volta che il modo di produzione capitalistico fosse pervenuto al suo dominio reale e questo in modo dettagliato, come per il passaggio sulla base del dominio formale. Molti risponderanno che falso, che Marx ha dato tutte le indicazioni necessarie, giacch in ogni caso, anche in periodo di dominio reale, ci saranno le classi e, perci, ci saranno i partiti: ergo, la classe rivoluzionaria in particolare dovr costituirsi in partito e via dicendo. Non neghiamo che ci siano invarianti, e tuttavia: 1) necessario situare il campo di invarianza; la qual cosa comporta una delimitazione spaziotemporale; in tal modo, l'invariante-classe non occupa un campo cos vasto come quello dell'invariante-popolazione o produzione invarianti che Marx definiva verstndige Abstraktionen nella sua introduzione del 1857; 2) lo sviluppo, il divenire, si compie a partire dal particolare e non a partire dal generale; necessario quindi studiare le determinazioni nuove. A una maggiore profondit e proprio a causa di questo dominio ben definito si impone il ripensamento della teoria di Marx in ci che essa ha di essenziale e il ritrovamento di alcuni punti fondamentali che sono stati omessi, o trascurati per calcolo in quanto non compresi. Ci non postula un'ermeneutica, ma piuttosto uno sforzo sempre rinnovato per arrivare a esprimere concretamente ed esplicitamente cosa intendiamo per comunismo, come teoria per la quale l'opera di Marx resta l'elemento pertinente. Questa teoria spiega il costituirsi dell'umanit in comunit comuniste il cui insieme d forma al comunismo primitivo, la loro dissoluzione sotto l'azione del valore di scambio e della sua autonomizzazione, possibile soltanto ad un certo livello di sviluppo delle forze produttive. Movimento che distrugge la comunit e genera, simultaneamente, gli individui e le classi. E il trionfo, tuttavia, non era per niente fatale: anzi, esso venne a pi riprese ostacolato mentre le vecchie comunit riprendevano, anche se provvisoriamente, il sopravvento. Tuttavia, nell'area occidentale, questo movimento trionfa col modo di produzione antico, ma viene riassorbito col modo di produzione feudale; sar soltanto in margine alla societ feudale che potr riacquistare vitalit e dare i natali al modo di produzione capitalistico; il quale non pot dominare il processo di produzione se non a partire dal momento in cui gli uomini vennero separati dai propri mezzi di produzione. proprio questa separazione quella che Marx ha definito come il primo concetto di capitale; il quale realizzer allora, ci che non aveva potuto fare il denaro: costituirsi in comunit materiale assumendo tutta la materialit degli uomini antropomorfosi del capitale , mentre gli uomini venivano reificati, capitalizzati. Ci si realizza con la formazione del capitale fittizio, che sfocia in una comunit fittizia nella quale l'uomo viene messo totalmente in movimento dal meccanismo del capitale, essere sensibile-soprasensibile. L'uomo viene allora svuotato di tutto: la sua creativit stata pompata, aspirata; ma viene anche espulso dall'antico processo di produzione. Tende a divenire marginale, polluzione del capitale, il quale si autonomizzato e supera i suoi limiti (una sorta di surfusione del capitale), anche se non pu fare a meno degli uomini (la polluzione necessaria). Sono essi il limite del capitale. Sar l'oppressione sempre pi impietosa, esercitata sia direttamente sia indirettamente in seguito alla distruzione della natura, a condurre i proletari della classe universale a rivoltarsi contro il capitale. Per fare questo essi non possono pi mutuare forme del passato, o delle basi umane che sarebbero state conservate in questa societ, dal momento che tutto stato distrutto. Ma devono creare realmente il movimento della loro liberazione. Non possono pi attingere agli antichi schemi; il partito potr essere solo il partito Gemeinwesen il quale non potr funzionare, nel momento in cui sorger, facendo appello al principio del centralismo o del suo contrario: il federalismo. molto probabile che il sollevarsi della classe universale creer, di colpo, gli organismi compatibili con la possibilit comunista della nostra societ. Vale a dire, essi daranno forma a comunit le quali si muoveranno gi dentro una pratica totalmente differente da quella della nostra societ. Non possibile prevedere i dettagli di questo fenomeno, ma li

si pu gi vedere come la sola possibilit di lotta contro la comunit del capitale: come tendenza all'unificazione di diverse attivit prima separate, alla formazione di un'altra unit fra industria e agricoltura, di altri rapporti fra donna e uomo; e, d'altra parte, il momento stesso dell'esplosione rivoluzionaria sar determinante per la produzione di una forma pi o meno elaborata. Nelle altre zone che non siano quella occidentale, il movimento del valore di scambio dovette attraversare, per affermarsi, difficolt sempre maggiori. Marx non pensava affatto che il modo di produzione capitalistico dovesse obbligatoriamente affermarsi in Russia, al contrario, riteneva che l'Obchtchina7, proprio per le sue particolarit, avrebbe potuto rappresentare il supporto per un trapianto del comunismo seguito a una rivoluzione vittoriosa in Occidente. In ogni caso, non pensava che il modo di produzione capitalistico potesse trionfare facilmente nell'area slava, tanto era potente, secondo lui, la vitalit dell'Obchtchina. Le riforme di Stolypin e lo sviluppo del modo di produzione capitalistico nell'industria indussero in errore Lenin e i bolscevichi. Essi sottovalutarono la vitalit e la capacit di resistenza dell'Obchtchina, che, statisticamente, era stata probabilmente ridotta, ma che non era stata eliminata come comportamento di una popolazione adattatasi ad un determinato ambiente. Ci doveva condurre a un errato comportamento nei confronti dei contadini col voler forzare lo sviluppo del modo di produzione capitalistico: vedere in proposito, da una parte, la questione dell'insurrezione in Ucraina e Makhno, dall'altra la polemica a pi voci riguardante i bolscevichi che avrebbero preteso di forzare lo sviluppo storico. Il dispotismo zarista stato rimpiazzato dal dispotismo del capitale e ci ha potuto realizzarsi solo a prezzo di una spaventosa repressione sempre rinnovata, quasi che la tendenza al comunismo fosse irriducibile. In Asia, il movimento del valore di scambio tese ad autonomizzarsi a diverse riprese, classi e individui tesero a formarsi; ma infine solo attraverso l'intervento esterno dei paesi capitalistici che il capitale fu in grado di svilupparsi. Cionondimeno, esso domina solo formalmente la societ e noi viviamo un periodo particolarmente cruciale del suo passaggio al dominio reale, grazie all'aiuto dato dalla comunit capitalistica mondiale rappresentata dal capitale statunitense. L'Asia non pu trovare un certo equilibrio se le antiche comunit basali e centrali non vengono rimpiazzate dalla comunit del capitale, dato che per il momento e vista la debolezza del movimento rivoluzionario mondiale dobbiamo disgraziatamente escludere un divenire immediato al comunismo. In definitiva, tutta la storia dell'umanit coincide con la perdita della sua comunit pi o meno ristretta, pi o meno immersa nella natura (di qui la famosa idolatria della natura), sotto l'azione del valore, il quale, prima sotto forma di denaro (equivalente generale, moneta universale), e poi di capitale, si costituisce come comunit oppressiva e impone all'uomo la necessit di distruggerla per fondare il vero Gemeinwesen8 umano: l'essere umano come polo universale e l'uomo sociale come polo individuale, e la loro armoniosa compenetrazione.
7 Nel carteggio con la populista russa Vera Zasulich e in numerosi altri scritti (alcuni dei quali ancora inediti), Marx espresse l'ipotesi della possibilit, per la Russia, di un passaggio diretto al comunismo senza sviluppo del modo di produzione capitalistico qualora una rivoluzione in Europa fosse seguita ad una rivoluzione anti-feudale nello Stato zarista. Marx fondava questa ipotesi sull'esistenza della comune rurale russa (il Mir e l'Obchtchina) nelle compagne: Come [] fase ultima della formazione primitiva della societ, la comune agricola [] nello stesso tempo fase di trapasso alla formazione secondaria e, quindi, di trapasso dalla societ basata sulla propriet comune alla societ basata sulla propriet privata. La formazione secondaria, si intende, abbraccia tutta la serie delle societ poggianti sulla schiavit e sul servaggio. Ma significa che la parabola storica della comune agricola debba fatalmente giungere a questo sbocco? Nient'affatto. Il dualismo a essa intrinseco ammette un'alternativa: o il suo elemento di propriet privata prevale sul suo elemento collettivo, o questo s'impone a quello. Tutto dipende dall'ambiente storico nel quale essa si trova [] Le due soluzioni sono, di per s, entrambe possibili. (Karl Marx, Abbozzi preliminari della lettera a Vera Zasulich, in Karl Marx & Friedrich Engels, India Cina Russia. Le premesse per tre rivoluzioni, Il Saggiatore, Milano 1970, p. 309). [NdR] 8 Il concetto di Gemeinwesen traducibile con essere generico o essenza comunitaria presente in alcune opere giovanili di Marx, quali la Critica del diritto statuale di Hegel del 1843 e le Glosse marginali di critica all'articolo Il re di Prussia e la riforma sociale, e riflette in generale la problematica umanista e idealista che il giovane Marx aveva ereditato da Feuerbach, e che costituisce la base dell'iniziale comunismo filosofico di Marx; nelle succitate Glosse marginali, egli scriveva: La natura umana la vera comunit umana. Come il disperato isolamento da essa incomparabilmente pi universale, insopportabile, pauroso, contraddittorio dell'isolamento dalla comunit politica, cos anche la soppressione di tale isolamento e anche una reazione parziale, una rivolta contro di esso, tanto pi infinita quanto pi infinito l'uomo rispetto al cittadino e la vita umana rispetto alla vita politica. La rivolta industriale, perci pu essere parziale fin che si vuole, essa racchiude in s un'anima universale; la rivolta politica pu essere universale fin che si vuole, essa cela sotto le forme pi colossali uno spirito angusto. [NdR]

Questo il comunismo teoria del proletariato nel senso classico e anche nel senso di classe universale, la quale gi la negazione in termini della classe e della sua invarianza. (Il capitale cerca, vero, di ridurre in termini organizzativi la classe universale: questo il suo modo di negare le classi; e tuttavia, a partire dal momento in cui la classe stata ionizzata, essa pu spostarsi verso il polo comunista della societ). A partire da qui, saremo in grado di situare sempre meglio quanto vi di caduco nell'opera di Marx e, contemporaneamente, di cogliere tutti quegli elementi che permettono di comprendere a fondo, oggi, il dominio reale del capitale, il quale, infine, nel suo compiuto dominio reale, genera delinquenza e demenza. Lavorare a produrre questa sintesi importante, e tuttavia ci si ridurrebbe a un'attivit parcellare se non si tentasse, contemporaneamente, di vedere come questa sintesi sia gi in atto nelle manifestazioni varie di diversi elementi, per quanto essi agiscano talvolta ancora entro l'involucro gruppuscolare. Il maggio fu l'emergere della rivoluzione. In seguito, in seno alla classe universale che ancora la classe del capitale, vale a dire degli schiavi del capitale, ha avuto inizio una lotta che condurr al totale rivoluzionamento di questa classe e al suo costituirsi in partito-comunit, primo momento della sua negazione. Ora, questo movimento contraddittorio fondamentalmente un processo di eliminazione del passato; questa classe non pu rappresentarsi a se stessa senza avere prima eliminato le determinazioni e le rappresentazioni antiche. Ci si realizza spesso, evidentemente, in modo farsesco, giacch il passato non viene rigettato se non nel corso di una resurrezione parodistica: della sinistra tedesca, per esempio, o della sinistra russa. sulle distinzioni sociali immediate, create dal capitale, che si venuta ad appoggiare la coscienza che si sono dati i movimenti rivoluzionari negli Stati Uniti (Black Panthers 9, hippies), in Germania e in Francia nel maggio '68. L'opposizione tra classe operaia e classi medie, fondata essenzialmente sulla distinzione fra lavoro produttivo e improduttivo, produzione e circolazione, produzione e consumo, era stata assunta da Marx a fondamento della sua visione della rivoluzione socialista e della dittatura del proletariato. La prospettiva posta tanto allo sviluppo del capitale quanto alla dittatura del proletariato, restava la generalizzazione della condizione del lavoro produttivo. Questa prospettiva adesso realizzata e il potenziale rivoluzionario del 1848 si definitivamente isterilito. Produrre per il capitale divenuto il fatto che coinvolge l'intera popolazione. E tuttavia ad ogni situazione particolare nel processo del capitale, corrisponde una visione di classe che contrappone colletti blu e colletti bianchi, operai e piccolo-borghesi, cos come tra loro si contrappongono le bande del capitale. Gli uomini del PCF e del PCI sono senz'altro i pi accaniti a mantenere dentro un ghetto in seno alla societ il proletariato classico; lo considerano come loro propriet privata; ne difendono quindi con accanimento le caratteristiche e le virt; lo hanno ridotto a un racket da tutelare gelosamente. Non rimane che constatare quanto siano capaci di abbaiare allorch rackets rivali tentano di fare man bassa sul loro terreno. In Francia e in Germania, il movimento si era considerato specifico delle classi medie, semplice detonatore di un movimento che non poteva essere se non quello della classe operaia. E mai si considerato un movimento della classe universale. Non stato capace di riconoscere l'identit delle situazioni singole dentro il capitale e di fronte ad esso. Nondimeno, questo movimento del '68 restava il testimone della fine delle classi medie quali Marx le aveva considerate, e dell'inizio della lotta umana contro il capitale. La classe operaia, categoria del capitale, non far che disertare sempre pi i vecchi partiti senza per questo costituirsi in nuove organizzazioni, ma vivendo la sua metamorfosi che la render idonea a confluire nelle altri componenti della classe universale. Soltanto i nostalgici del passato possono gridare che il movimento del maggio '68 stato uno scacco; si tratta di gente incapace di pensare un processo rivoluzionario che richiede parecchi anni per realizzarsi. Dopo il maggio abbiamo il movimento di produzione di rivoluzionari. Questi cominciano a comprendere le esigenze esistenziali della rivoluzione: necessario che la rappresentazione del capitale,
9 Black Panthers Party for Self Defense, partito fondato negli Stati Uniti nel settembre 1966, dopo che le rivolte nei ghetti di Harlem (1964) e di Watts (1965) e l'assassinio di Malcolm X parvero segnare il fallimento della via riformista all'affermazione del Black Power. In seguito alla spietata repressione che ne colp le strutture organizzative e i rappresentanti pi in vista, il movimento entr in crisi nel 1971 dividendosi in fazioni diverse, fra le quali prevalse quella promotrice della linea politica legalitaria.

il quale parassita il cervello di ognuno di noi, venga annientata. Ma questo non pu verificarsi grazie all'intervento di gruppi coscienti che inculcano una nuova rappresentazione nei nostri cervelli intossicati, n realizzarsi tutt'a un tratto il giorno X fissato dal fato; esploder in seguito alla lunga lotta che investe, fin d'ora, tutti i campi della vita quale ci viene imposta dal capitale. Lotta reale, operante, che non perde tempo a distinguere sottilmente, in un delirio marxistico-psicoanaliticostrutturalista, per sapere se essa troppo teorica e non sufficientemente pratica oppure il contrario, se le condizioni oggettive sono sempre mature e quelle soggettive non lo sono, se l'organizzazione necessaria e quale la sua struttura pi adeguata o la sua istanza pi pertinente e cos via. Questo delirio il sogno del capitale: una rivoluzione eternamente permanente perch mai generata, sempre appesa a qualche misericordioso filo: la mancanza di un certa condizione oggettiva, il non-detto di una certa teoria. vano attendere la rivoluzione: essa gi in atto. Non la vedono soltanto coloro che, per riconoscerla, sono sempre in attesa di un segno particolare, di una crisi che scatenerebbe un ampio movimento insurrezionale, che produrrebbe un altro segno essenziale: la formazione del partito etc. In realt, la rottura d'equilibrio si gi prodotta prima del '68 e il maggio non fu altro che la sua esteriorizzazione; da allora, a tutti i livelli del processo totale di vita del capitale, ci sono esplosioni mancate che se ancora non sono state trasformate in crisi nel senso tradizionale, permettono tuttavia ai proletari di iniziare a distruggere il loro addomesticamento. La perdita sempre pi spinta della nostra sottomissione reale al capitale, ci permetter di affrontare il vero problema della rivoluzione: non quello di cambiare la vita, dal momento che ogni vita da millenni asservita, addomesticata e deviata dall'esistenza delle classi, ma quello di creare la stessa vita umana.