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Tratto da Guida Sardegna centrale Slow Travel di Touring Editore - 2004 Touring Editore srl - Milano

dalla regione di Bosa al golfo di Orosei

Sardegna centrale

slow

travel

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Touring Club Italiano Presidente: Roberto Ruozi Direttore generale: Guido Venturini Touring Editore Amministratore delegato: Alfieri Lorenzon Direttore editoriale: Michele DInnella Editor: Cristiana Baietta Redazione: Letizia Gianni, Laura Lari Segreteria di redazione: Cristina Grilli Cartografia: Servizio cartografico del Touring Club Italiano Coordinamento tecnico: Massimiliano Augusto Testi e immagini: Franco Betucchi e Salvatore Rubino Editing: Mady Rigoselli Progetto grafico e impaginazione: Laboratorio (Milano)

Questa opera stata realizzata su iniziativa di: Bianchina In The World

Grafica di copertina: Mara Rold Disegno: Marco Ceruti Prestampa: APV Vaccani - Milano Stampa e legatura: New Litho - Milano

e con la collaborazione di: Carlo Morelli (biologo), Vittorio Piccinelli, Roberto Sciotta Si ringraziano: Massimo Frongia, Rino Giotta (naturalista e fotografo), Gino De Plano (guida escursionistica), Giorgio Guerrieri (storico), Tonino Cocco, Maria Angela Puggioni, Mariano De Montis, Tonia Laconi, Stefano Murru, Tora Congiu (guida archeologica), Patrizia Moi, Enrico Murgio, Tonio Piras, Silvia Baire, Pier Paolo Pili (guida escursionistica), Leonardo Pittoni il nostro caro amico Paolo Tardiola

2004 Touring Editore srl, Milano

Finito di stampare nel mese di giugno 2004

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Sommario
Sardegna coast to coast Una mitica origine Il cuore della Sardegna (poesia) La regione di Bosa La costa occidentale Lentroterra occidentale Lentroterra orientale Montarbu e la zona dei Tacchi La costa orientale In viaggio tra ristoranti e ricette Informazioni pratiche Indice

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Gli itinerari 1 2 3 4 5 6
La Regione di Bosa La costa occidentale Lentroterra occidentale Lentroterra orientale Montarbu e la zona dei Tacchi La costa orientale

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Nota degli autori


Nel progettare, effettuare e descrivere questo viaggio, ci siamo riproposti di scoprire in prima persona i vari aspetti del percorso che dalla costa occidentale ci ha portati a quella orientale dellisola sarda, con grande interesse per le zone meno conosciute dellinterno. Grazie allaiuto degli abitanti del luogo, dei vari enti e associazioni, abbiamo vissuto unesperienza diretta della realt locale, della storia e della cultura che da essa ne derivano. Questa guida non deve servire solamente come una particolare proposta di itinerari: saremmo infatti lieti che i nostri lettori sperimentassero, come abbiamo fatto noi, un nuovo modo di viaggiare, modo che crea emozioni, apprendimento a 360 e nuove amicizie.

Legenda

Sardegna Centrale

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Sardegna coast to coast

ecita un vecchio detto: La vita un viaggio, chi viaggia vive due volte; chi viaggia non vivr forse di pi, ma di sicuro lo far pi intensamente. Questa la filosofia di BITW, Bianchina in the World, un team di amici che con tre bianchine dei novecenteschi anni 60 da tempo viaggia alla ricerca di emozioni che solo lenergia dei luoghi scoperti in modo autentico sa emanare. Emozioni trasmesse poi, ora di getto, ora in modo pi riflessivo, nelle guide turistiche presentate dal team. Le leggende, gli aspetti pi incontaminati della natura, i paesini che a volte resistono sin dallantichit alle difficolt ambientali con i loro musei rurali voluti per non perdere il ricordo del passato e della cultura tradizionale: tutto questo alimenta la ricerca che si evolve nel racconto del viaggio. PROGETTO SARDEGNA Con la realizzazione di una guida sulla Sardegna, Bianchina in the World propone un viaggio che, come da schema gi collaudato, narri unavventura che si snoda in unisola da tutti conosciuta per la sua solare bellezza. Le tre bianchine, in una coinvolgente carrellata di immagini che si fondono con le parole, ricreano per il lettore latmosfera dei luoghi visitati in un magico coast to coast da occidente a oriente, dalla costa di Oristano al golfo di Orosei. Questa proposta di viaggio per chi la Sardegna non la ha mai vista, ma soprattutto per chi c gi

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stato e vorr conoscerla, o meglio scoprirla, sotto unaltra luce, dallangolazione di chi i luoghi vuole viverli e non solo vederli. La guida infatti, grazie agli inserti che la arricchiscono, parla dei siti archeologici pi interessanti, noti o semisconosciuti che siano; parla di natura, di trekking, di tradizioni e sapori tipici e delle immancabili leggende che aleggiano tra le coste turchesi e gli aridi altipiani che abbiamo attraversato. Anche i paesi, dai pi rinomati ai pi sperduti, sono protagonisti del nostro racconto, con la loro storia e con tutto ci che ci hanno rivelato sugli usi, i costumi e lartigianato locale. I tre musetti di Belvetta, Dino e Polentina si sono intrufolati ovunque e ci hanno fatto scoprire realt difficilmente descritte in altre guide, perch, come spesso accade, sono state le nostre bianchine la chiave di volta per una migliore conoscenza di ci che ci sta intorno: la loro simpatica presenza senza dubbio facilita il contatto umano e quindi uninteressante raccolta di informazioni, storie e curiosit altrimenti inaccessibili. RIFLESSIONI DI VIAGGIO Bianchina in the World ha sperimentato la Sardegna centrale a 360. Non solo le coste dellisola, magnifiche e gi conosciute e apprezzate in tutto il mondo, ma anche e soprattutto lentroterra, permeato di ataviche atmosfere e insospettabilmente affascinante e unico: un ambiente incontaminato dove lo straordinario patrimonio naturale e culturale pu essere visitato e immediatamente amato al di l dei limiti temporali del turismo balneare, che come una meteora brucia tutte le sue risorse tra luglio e agosto. La primavera e lautunno valorizzano questo mondo che apre le menti alla riflessione come fosse un magico viaggio a ritroso nel tempo alla ricerca di ci che veramente siamo, e inaspettatamente riusciamo a percepirlo. Con le nostre piccole vetture abbiamo viaggiato tra brulli altipiani carichi di energia; tra antiche montagne e lussureggianti foreste disseminate di resti archeologici che ci sono apparsi come la punta di un iceberg, ovvero il poco che appare di un mondo passato ancora tutto da scoprire; abbiamo conosciuto la gente del posto e siamo diventati loro buoni amici.
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Una mitica origine


opra unarida altura sferzata dal maestrale, un uomo dai lineamenti duri fissa incredulo lorizzonte. Nel suo sguardo selvaggio, ancora dominato da un ancestrale istinto, si legge la paura, il terrore per lapocalittico sconvolgimento che da poco si abbattuto sulla sua terra. Adesso quiete; tutto tornato tranquillo ma, davanti a lui, dove la striscia turchese del mare lambisce le falesie costiere appena nate, una volta cerano le verdi e sconfinate terre di un continente ormai inabissatosi nelle profondit marine: la Tirrenide. Il nostro avo un sopravvissuto al cataclisma che probabilmente sconvolse la regione mediterranea in tempi remotissimi. Lepoca in cui dalle nebbie della preistoria nascer la storia per lui un lontano, inarrivabile futuro. Oggi del primordiale continente rimane soltanto un lembo di terra, unisola che gli antichi greci chiamarono Ichnusa, orma di piede, e che ora ha nome Sardegna. Narra una leggenda che le antiche genti scampate alla catastrofe portarono per sempre nei loro cuori e nelle loro menti il tremendo ricordo dellevento, e che la nostalgia per la scomparsa Tirrenide si tramand di generazione in generazione. Tuttora, a distanza di tanti millenni, troviamo quella malinconia nel volto dei sardi mentre scrutano il mare, nel triste canto di un solitario pastore dellentroterra, nei vasti e desolati silenzi ormai padroni di arcaiche rovine. Lo studio dello sviluppo irregolare delle coste sarde ci permette di capire come questa regione dovesse essere in effetti assai pi estesa. Le falesie a volte imponenti che frastagliano il litorale sono originate proprio da fratture e conseguenti sprofondamenti di terre che ora si trovano in fondo al mare. Il nostro spaurito antenato che attonito scruta il nuovo orizzonte realmente esistito e flebili vibrazioni di energia prodotte dal suo pensiero vagano ancora oggi accarezzando misteriosamente lisola insieme al vento.
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Sapevo san tutti di splendide spiagge di limpide acque e d'aurore selvagge e scopro con pochi immerso in un mondo da me inaspettato, d'un verde profondo un caleidoscopio di piante e colori il mirto il lentisco ed essenze ulteriori e ancora i profumi di tal fioritura esempio di arte applicata a natura Terreno ideale d'incontri casuali con tipi del luogo per niente banali Cos pu accader che d'ascetico Sardo andando a passeggio s'incroci lo sguardo rudezza di tratti cipiglio severo la barba imbiancata ne accentua il mistero aspetto di razza indurita al di fuori ma spirito ricco d'austeri valori Al bando il successo il potere il denaro d'un semplice esempio non pu dirsi avaro Offrirsi agli amici ed a quei di passaggio senz'altri motivi il suo puro messaggio Attendere i ritmi di notte e di giorno lasciando che il vento scolpisca d'intorno ed indi sentir del silenzio il rumore goderne nei campi l'intatto splendore Se stacchi la mente, se liberi i sensi ancora pi bello di quanto tu pensi In questo cantuccio di terra incantata sospesa nel tempo, dai pi abbandonata non son le rinunce a forgiare gli umori ma gli animi fieri i valori ed i cuori Non serve, viandante, affrettare il rientro giunto il momento di leggersi dentro poi chiedersi quanto quel Vecchio sia saggio e quale simbiosi vi sia col paesaggio Un fremito ancora percorre la mente d'un viaggio in Sardegna non v' chi si pente

Paolo Tardiola

Il cuore della Sardegna

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La regione di Bosa

BOSA CUGLIERI SANTU LUSSURGIU SANTA CRISTINA PAULILATINO ABBASANTA MACOMER

Sardegna Centrale

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n una limpida mattina di fine maggio, tra i primi turisti a sbarcare in Sardegna ci siamo anche noi, il team di Bianchina in the World, pronti a vivere con le nostre tre vetturette unavventura che ci porter alla scoperta di una Sardegna inconsueta: senza tralasciare le meraviglie del mare ci spingeremo nellentroterra, in un interessante coast to coast dal golfo di Oristano a quello di Orosei. Da Porto Torres ci dirigiamo subito verso Bosa in un rapido trasferimento, poich dalla cittadina sulle rive del fiume Temo che ha inizio il cammino illustrato in questopera. Pensiamo alle nostre bianchine, che da anni ci consentono di viaggiare scoprendo territori nuovi perch visti e vissuti in un modo pi intimo e particolare, per poi trasferire le emozioni provate a chi ripercorrer con i propri mezzi questi bellissimi itinerari. Belvetta, Dino e Polentina con i loro colori solari e il vispo musetto sono una reminiscenza degli anni 60 del XX secolo

proiettata nel nuovo millennio, simpatiche auto depoca in grado di facilitare i contatti umani tanto preziosi per meglio capire e apprezzare i luoghi da noi visitati. La Costa dei Grifoni e Torre Argentina Il litorale a nord di Bosa caratterizzato da falesie di tufo che trascolorano suggestivamente, con sfumature di verde, dal giallo sino al viola, e le rocce, modellate dallerosione marina, assumono forme davvero singolari. Stiamo percorrendo la Costa dei Grifoni, dove gli ultimi esemplari protetti di questa specie di avvoltoio godono ancora di un ambiente incontaminato, in compagnia dei falchi pellegrini e delle taccole che occupano le fessure delle rocce. Lungo questo tratto di costa si affacciano sul mare incantevoli spiaggette nascoste e insenature note solo a un turismo locale. Procedendo allegramente sulla sinuosa e panoramica strada li-

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Sardegna Centrale La regione di Bosa

toranea arriviamo in vista di Bosa Marina, quandecco che sulla nostra destra scorgiamo una delle tante torri davvistamento disseminate lungo tutta la costa: si tratta di Torre Argentina, sorta al centro di un paesaggio lunare per segnalare larrivo dei pirati saraceni che per secoli, e ancora nell800, compivano in zona scorrerie e saccheggi. Una strada sterrata, che si avvicina al mare per poi arrampicarsi tra le rocce, ci conduce allantico baluardo. Nonostante lultimo tratto sia in forte pendenza, riusciamo ad arrivare con le bianchine sino ai piedi della torre, che ci sembra unemanazione diretta delle bianche rocce sulle quali si erge. Mentre ammiriamo il vasto panorama che spazia tra costa e mare, da nord a sud, incontriamo Tonino, il nostro primo punto di riferimento in Sardegna. Profondo conoscitore dei luoghi sar per noi un amico di grande aiuto durante il soggiorno a Bosa. Con lui scopriamo magnifiche spiagge tra Torre Argentina e Bosa Marina, come quella di Kumpoltitu dalla sabbia bianca e fine: una minuscola caletta

dallacqua smeraldina scolpita tra imponenti rocce, che la proteggono dal maestrale, e raggiungibile solo dal mare o per un sentiero. Pi avanti, ecco la pi ampia SAbbadrukke: acqua dolce, una piana in prossimit della spiaggia solcata da un torrente che attraversa i prati digradanti verso il mare e una magnifica spiaggia di ciottoli rosa, formata dalla famosa trachite di Bosa che si estrae dalle cave intorno al porto. Dietro una collina si intravede pure una vecchia costruzione da cui partiva la teleferica per il trasporto del minerale da una miniera a monte sino al mare. Bosa, la Marina e i primi colli Arrivati a Bosa Marina con le sue ampie spiagge di sabbia rossa, ricca di ferro, notiamo la torre aragonese dellIsola Rossa che, nonostante sia unita alla costa da anni, ha mantenuto il vecchio nome.

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Lasciamo il mare e seguendo per pochi chilometri il corso del fiume Temo, lunico fiume sardo navigabile, giungiamo a Bosa, sovrastata dal castello dei Malaspina. La citt vecchia, arroccata sotto il maniero, caratterizzata da strette vie in pietra e alti palazzi, mentre sulla riva sinistra del fiume, dopo il ponte antico, sorgono Sas Conzas, le storiche concerie costruite in pietra rosa e ormai in disuso. I gozzi colorati sono ormeggiati lungo il fiume a fianco dellombrosa e rettilinea passeggiata che si snoda tra alte palme. Tonino ci parla di Bosa, da sempre citt di pescatori, abili costruttori di nasse e maestri dascia. Qui lattivit pi redditizia ancor oggi la pesca del corallo, particolarmente bello davanti alla foce del Temo. Ci fermiamo in una tipica cantina aperta su

CENNI DI STORIA ANTICA

I primi abitanti della Sardegna


Durante la grande glaciazione di Riss, intorno a 200.000 anni fa, laumento delle masse gelate caus anche labbassamento delle acque, facendo emergere tratti di terraferma fra il continente e la Sardegna. Fu attraverso tale ponte che genti preistoriche in cerca di luoghi ospitali giunsero nellisola. Se qui abbiano trovato gi degli abitanti, fondendosi poi con essi, non dato sa14

perlo. noto invece che nel Neolitico antico (6000-4000 a.C.) ha inizio uneconomia di tipo stanziale basata sullagricoltura e lallevamento, con produzione di ceramica, manufatti litici e tessuti. Sin dal VI millennio a.C. inoltre si sviluppano scambi commerciali legati allossidiana tratta dal monte Arci, che il vero oro nero dellantichit e viene esportata in Corsica, sulle co-

ste italiche, in Provenza e in Catalogna. Nel Neolitico medio (4000-3500 a.C.) si afferma la cultura di Bonu Ighinu, con insediamenti in grotte o allaperto e con il culto della Dea Madre, tipico di tutte le comunit agricole del bacino mediterraneo. Quindi nel Neolitico recente nasce la cultura di Ozieri, dal nome della localit in cui la grotta che ha reso le prime testimonianze, databili tra il 3300 e il 2500 a.C. circa. In una commistio-

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ne di storia e leggenda, si dice che tra i primi uomini arrivati nellisola vi fossero anche africani capeggiati da Sardus, figlio del dio dei libi EracleMaceride; trib ispaniche al comando di Norax, figlio del dio Hermes; nonch drappelli provenienti dallEtruria. La prima grande civilt isolana fu comunque quella nuragica, fiorita a partire dallet del Bronzo (1800-1600 a.C.) e durata fino alla conquista romana nel 238 a.C., che costell

tutto il territorio di massicce costruzioni a forma troncoconica, uniche al mondo nel loro genere: i nuraghi. La parola sarda nuraghe o nurake ha essa stessa origini assai remote e identifica, appunto, un mucchio di pietre con un foro al centro. Posta com nel cuore del Mediterraneo, la Sardegna divenne presto un importante crocevia di varie civilt antiche dellareale. NellVIII secolo a.C. i fenici fondarono alcune colonie costie-

re come basi dappoggio per i loro commerci, quali Tharros, Sulci, Nora, Karalis (lodierna Cagliari). La societ nuragica era in quel periodo essenziamente terricola e agro-pastorale e, poco interessata ai litorali non si oppose allarrivo di questi stranieri, che in cambio diedero un deciso sviluppo alla pesca, allindustria del sale e pure allagricoltura, introducendo tra laltro nuove colture, come quelle della palma e dellolivo.
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CITT E PAESI

La pittoresca Bosa e i suoi gioielli


Bosa, in una conca protetta dai venti e perci in un territorio deccezione, il centro costiero sul versante occidentale della provincia di Nuoro. La sua origine risale al tempo dei fenici; secondo il mito fu fondata da Calmedia, figlia del divinizzato eroe Sardus. La cittadina rappresenta per lisola un pezzo unico, come un quadro dautore, perch ha saputo conservare intatti nel tempo i suoi aspetti architettonici e culturali. Ha case alte e strette, con una o due finestre, dipinte in colori pastello che le rendono vieppi particolari. Il castello Malaspina, sul colle di Serravalle, domina Bosa dal XII secolo e ne accresce quel fascino di borgo antico. Passeggiando sulla sponda del Temo al tramonto possiamo ammirare i tipici gozzi variopinti, le barche dei pescatori, che rientrano con il carico e vengono ancorati lungo il fiume. Sulla riva opposta spiccano Sas Conzas, cio le vecchie concerie che insieme alla pesca dei coral-

li, alla lavorazione della filigrana doro, al filet (ricamo a telaio) e agli oleifici hanno reso la localit ricca e famosa. In disuso dal secondo dopoguerra e ormai dirute, sono tutte allineate presso il corso dacqua, ognuna con un suo pontile: queste suggestive costruzioni sono oggi protette dal vincolo di tutela dei beni ambientali. Altro bene bosano tutelato il corallo rosso, che un tempo abbondava proprio davanti alla foce del Temo, in prossimit di Cala e Moros: ormai non pi cos e i subacquei che si dedicano a questo tipo di pesca devono spingersi pi al largo e scendere a profon-

dit anche di oltre i 100 metri per raccogliere il corallo apprezzato in oreficeria. Inoltrandoci nel centro citt per corso Vittorio Emanuele II, larteria principale di Bosa, giungiamo in piazza Conciliazione, il punto di ritrovo degli abitanti: qui, avvolti in unaura settecentesca, entriamo nel palazzo Don Carlo che ospita unaccogliente caff in cui gustiamo il fresco Malvasia di Bosa, dal sapore dolce e secco con retrogusto amarognolo. Soddisfatta la gola ci avviamo alla bella spiaggia di Bosa Marina: limpide acque ci attendono per un tuffo ristoratore in uno scenario impareggiabile.

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una viuzza e assaporiamo leccezionale vino Malvasia, giusto vanto del luogo. Lunico rischio quello di berne troppo perch, cos fresco come ci viene servito, veramente un nettare. Un piccolo podere nellimmediato entroterra la nostra prossima meta: la zona coltivata per la maggior parte a Malvasia, ma qui troviamo anche il vitigno del Gir, da cui si ottiene un vino forte dal sapore simile a quello del Porto. In una delle fornitissime pescherie di Bosa abbiamo gi acquistato delle spigole, che cuoceremo alla brace e gusteremo allombra dei pergolati. Sul far della sera ci dirigiamo verso Suni, tra le colline; da qui, deviando a sinistra per Pozzomaggiore, arriviamo con la nostra instancabile guida a un interessante sito archeologico: nella necropoli di Chirisconis che vediamo per la prima volta le misteriose domus de janas, grotte artificiali scavate nella roccia in cui gli uomini preistorici seppel-

livano i loro morti. Il luogo veramente suggestivo e latmosfera della sera lo rende ancora pi particolare, cos come esalta il profilo del nuraghe Nuradeo che si staglia in controluce sulla via del ritorno, a pochi chilometri da Suni. Torniamo a Bosa per passare la notte al Mannu Hotel, in prossimit del fiume che ha sponde lambite da frutteti di pesche vellutate. Si conclude cos la prima giornata in Sardegna, ricca dei colori della costa, dei sapori di Bosa e delle prime suggestioni dellentroterra. Primi passi verso linterno Di buon mattino lasciamo le rive del Temo decisi a dedicare la giornata allesplorazione del territorio pi interno. Mentre il simpatico borbottio dei motori ci accompagna nel-

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laffrontare le prime salite che ci allontanano dalla costa, avvertiamo quasi un senso di colpa per aver rinunciato allo splendido mare di Bosa: una sensazione destinata comunque a sparire in fretta, complice la bellezza del paesaggio che presto iniziamo a scorgere. A Tresnuraghes, a sud di Bosa, ci fermiamo per fare benzina; in realt siamo ancora lontani dalla riserva, ma bene ricordare che allinterno dellisola le stazioni di rifornimento non sono numerosissime. Approfittiamo della sosta anche per dare unocchiata alla cartina: ci dirigeremo alla volta di Santu Lussurgiu, passando da Cuglieri e salendo lungo il massiccio vulcanico del monte Ferru per poi ridiscendere verso laltopiano di Abbasanta, famoso per la necropoli di Santa Cristina e il suo pozzo sacro. Procedendo verso Cuglieri per una via siAPPUNTI NATURALISTICI

nuosa e soleggiata, notiamo il paese in posizione panoramica dominato dallimponente chiesa di Santa Maria della Neve, eretta nel XVII secolo in un punto tra i pi suggestivi di tutta lisola. Poi con le nostre bianchine entriamo nellabitato, che ha vicoli ripidi e tortuosi: da qui possiamo ammirare un ampio tratto di costa, il monte Ferru e le cime pi lontane dellentroterra, mentre sulle nostre teste vola una miriade di rondini che sembrano felici del nostro arrivo. Lasciata Cuglieri alle nostre spalle, continuiamo a salire tra la fitta boscaglia; uno spazio aperto ci d modo di osservare dallalto il paese, che sovrasta la costa. Durante lascesa in mezzo al verde appaiono alla nostra destra, adagiati su di un versante roccioso, i resti di un castello; chiediamo notizie sullantica costruzione a un pasto-

Il grifone
Durante il tragitto da Alghero a Bosa, sulla costa nord-occidentale della Sardegna, abbiamo avvistato alcuni grifoni, i superbi volatili che danno il nome a quel tratto di litorale. Il grifone (Gyps fulvus) un bellissimo avvoltoio dalle dimensioni davvero ragguardevoli: con un corpo che misura circa 100 cm di lunghezza, oltre 250 cm di apertura alare e un peso intorno ai 10 kg il pi grosso rapace esistente in
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Italia. La testa e il collo, che visti a una certa distanza sembrano nudi, sono in realt ri-

coperti di piumino bianco e gli esemplari adulti presentano anche il caratteristico collare

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re, ma quel che ci dice troppo frammentario. Il simpatico personaggio un po dispiaciuto per non poterci essere daiuto e per rifarsi ci d indicazioni su un luogo da visitare prima di arrivare a Santu Lussurgiu: San Leonardo de Siete Fuentes, un villaggio sulle pendici orientali di Rocca

Sa Pattada. In breve iniziamo la discesa; davanti a noi la vista si apre sullaltopiano di Abbasanta e, poco dopo, svoltiamo a sinistra verso il verde parco delle Sette Fonti. Arriviamo cos a San Leonardo dove Belvetta, Dino e Polentina si godono la frescura tra gli zampilli di fontane e lom-

bianco. Il resto del piumaggio di un colore fulvo, che tende a scurire sulle penne pi esterne delle ali (remiganti) e della coda (timoniere). Il becco assai robusto e adunco, perfetto per lacerare la carne delle carogne di cui lanimale si ciba; le solide zampe sono munite di grossi artigli. L'habitat ideale di questo poderoso volatile sono le regioni montagnose aperte, in particolare se vi sono pareti verticali e falesie che offrono luoghi adatti alla nidificazione.

Il grifone una specie protetta fin dal 1978 e in Sardegna ne restano ormai due sole colonie, insediate luna nella zona tra Punta Cristallo e Capo Caccia e laltra, come detto, lungo la litoranea Alghero-Bosa. Per accrescere le possibilit di riproduzione dei pochi esemplari rimasti, nel 1986 sono stati introdotti alcuni piccoli gruppi di grifoni provenienti dalla Francia e un contingente pi cospicuo originario del Parco di Monfrague, in Spagna: ebbene, il ri-

sultato appare davvero confortante, sia perch gli stranieri si sono ben acclimatati sia, soprattutto, per il leggero aumento della popolazione. Attualmente nellisola stanziano 120 grifoni con 40 coppie riproduttrici. Se alziamo lo sguardo tra le alte falesie e scorgiamo un grande creatura alata che volteggia con ampie spirali e poi con lunghe planate va in cerca di altre correnti ascensionali, stiamo sicuramente ammirando un bellesemplare di grifone.
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bra di acacie, alti pioppi e olmi secolari. Una fontana nella piccola piazza ai piedi della salita alle Sette Fonti ricorda la rappresentazione di un linga, simbolo di fertilit per gli induisti. Proseguiamo a piedi lungo lacciottolato e ben presto giungiamo alle famose Sette Fonti, le cui acque presentano caratteristiche e sapori diversi luna dallaltra.

Santu Lussurgiu, tra artigianato e tradizioni popolari Lasciata la verdeggiante contrada delle fonti, torniamo a climi pi caldi percorrendo i pochi chilometri che ci separano dalla direttrice di Santu Lussurgiu e guadagnando infine il paese, che visto a poca distanza si presenta sotto di noi annidato nella conca di unantichissima caldera vulcanica aperta verso valle. Subito ci inoltriamo nel IMMAGINI EPOCALI centro storico dove si affacciano palazzi del 700 e I predoni del mare botteghe di artigiani famosi per la produzione di col- Dopo lespansione dellIslam telli, come i fratelli Mura e fin nellEuropa occidentale, il Salaris, e di selle, vere e termine saraceni, che in origiproprie opere darte come ne non era che il nome di una quelle realizzate da Giovan- trib araba, pass a designare ni Spanu. Poi percorriamo genericamente tutti i musuluna ripida, anzi, ripidissi- mani. Saraceni furono dunque ma salita seguendo le indi- detti anche i pirati proveniencazioni del ristorante La ti dalle terre islamizzate che Bocca del Vulcano consi- per secoli devastarono le coste gliatoci dallamico Tonino del Mediterraneo. Il fenomeno ed eccoci, subito prima di assunse proporzioni vistosissiun tornante, a parcheggia- me in seguito alla caduta di
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re le nostre vetturette davanti alla caratteristica locanda. Il signor Umberto ne proprietario e basta una breve conversazione per entrare in perfetta sintonia con lui, che si riveler un vero e proprio pozzo del sapere, per noi quanto mai prezioso poich raccogliere informazioni sul posto fa parte della nostra missione. Sostiamo dunque nellaccogliente locale, dove la riproduzione di unantica barca di giunchi chiamata fassone fa bella mostra di s appesa alla parete. Santu Lussurgiu un paese che da sempre basa la sua economia sulla pastorizia, lagricoltura e lartigianato e, ci dice Umberto, il museo della tecnologia contadina presenta la testimonianza pi genuina di tutte queste attivit. Tra un piatto di squisiti culurgiones (tortelloni sardi) e prelibati arrosti annaffiati da un caratteristico vino locale, la nostra

Costantinopoli, nel secondo 400, quando i turchi si servirono dei pirati per lanciare attacchi a sorpresa contro i centri costieri dellarea cristiana, legittimando di fatto tali crudeli incursioni come azioni di guerra contro il nemico. La Sardegna, trovandosi a un solo giorno di navigazione (con vento favorevole) dalle coste africane, sub per secoli tale flagello e gli abitanti del litorale vissero langosciosa attesa dei feroci predoni che di

vere e proprie lezioni, dato che Umberto stato insegnante per diversi anni. Veniamo cos a sapere molte cose sulla zona che stiamo visitando, a partire dalle feste tradizionali: come Sa crela e nanti, ossia la corsa dei cavalieri, che si tiene nel periodo di Carnevale, una dimostrazione di balentia (coraggio) in cui i cavalli montati con destrezza vengono lanciati a pariglie tra le ripide e strette vie di Santu Lussurgiu. Durante la folle corsa tutto il paese assiste assiepato lungo il percorso e i portoni delle case sono tutti aperti per assicurare un rifugio in caso di pericolo. Dalle antichit alla natura, al sovrannaturale Nellarea circostante, in un raggio di 30 chilometri, si trovano tre importanti nuraghi: il Piricu, nel territorio comunale di Santu

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conversazione spazia dalla storia alla natura, dallarcheologia ai percorsi trekking. E pi che di una conversazione, si tratta di

notte, a bordo di veloci tartane, si avvicinavano alla loro sciagurata meta per poi raggiungerla con piccole barche, armati di picche e scimitarre. Molti sardi decisero per questo motivo di lasciare il mare per una vita pi dura ma tranquilla nellentroterra. Sorsero cos nuove citt come Sassari, fondata dai profughi di Porto Torres, mentre gli abitanti di Tharros, splendida al tempo dei punici, abbandonarono la loro citt e fondarono Oristano.

Un antico proverbio sardo recita Furat chie venit da e su mare (ruba chi viene dal mare) e fu proprio per difendersi da chi si avvicinava sulle onde che nel periodo spagnolo vennero erette le torri di avvistamento lungo la costa, a distanza visiva luna dallaltra e munite di grossi cannoni per contrastare il nemico. Questa linea difensiva comport un grande impegno di risorse umane e di finanze, assolto dalla popolazione con il lavoro e con una

tassa sulle esportazioni che indebol la gi fragile economia dellisola. Ma neppure le torri garantirono piena sicurezza: il loro numero era troppo esiguo rispetto allo sviluppo del territorio da proteggere, e troppo pochi erano anche gli avamposti per combattere le fuminee scorrerie. Alcuni di questi antichi baluardi, come Torre Argentina e Torre dei Corsari, continuano comunque a scrutare fiere il mare per scongiurare ignoti pericoli.
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APPUNTI NATURALISTICI

Loro rosso
I coralli, come le somiglianti madrepore con cui sono spesso confusi, sono celenterati marini degli Antozoi caratterizzati da uno scheletro esterno calcareo, composto in alta percentuale da carbonato di calcio e in parti minori da carbonato di magnesio, solfato di calcio, ossido di ferro. Organismi coloniali, vivono in

acque temperate o tropicali sviluppandosi luno sullaltro; quando un individuo (polipo) muore, il suo scheletro rimane a supporto di quelli sovrastanti. Si formano cos strutture arborescenti che, accrescendosi, possono dare origine a scogliere, barriere e atolli. Durante il nostro soggiorno a Bosa abbiamo fatto amicizia con alcuni subacquei professionisti che si dedicano proprio

alla pesca del corallo e da loro abbiamo avuto interessanti informazioni in merito. Ora sappiamo, tra laltro, che il corallo rosso (Corallium rubrum), la specie pi bella e pregiata, diffuso quasi esclusivamente nel Mediterraneo e che abbondava in particolare qui a Bosa, davanti alla foce del Temo nella secca di Cala e Moros, con culmine a 16 m di profondit. Abbondava, perch or-

Lussurgiu; il quadrilobato Lugherras (nome derivato dalle lucerne rinvenute in loco) tra Santu Lussurgiu, Paulilatino e Bonarcado; infine il Losa, nel comune di Abbasanta. Tre monumenti di questa fatta, insieme con il misterioso pozzo sacro di Santa Cristina, conferiscono alla zona notevole importanza archeologica e testimoniano come gli antichi qui captassero una maggiore concentrazione di energia lungo quelle che si dicono
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linee sincroniche, vie di comunicazione magnetica percepite e sfruttate dagli sciamani e dagli stregoni anche per mettersi in contatto con dimensioni diverse dalla nostra. La conoscenza che Umberto ha della sua terra davvero vasta e concerne gli ambiti pi vari. Cos, dopo averci spiegato che i ruderi avvistati dopo Cuglieri appartengono al castello di Montiferru, edificato nel 1169 da Itocorre De Gunale, fratello del giudice turritano Barisone II (come si legge dallantico Libellus Iudicum Turritanorum), passa ad argomenti naturalistici. stato infatti promotore e realizzatore del Centro Documentazione Trekking in Sardegna e in tale veste ha aperto e codificato nuovi percorsi, come quello intitolato Oltre il vulcano verso il mare: un trekking di due giorni che, attraverso i monti che sovrastano il paese (come lUrtigu), porta da Santu Lussurgiu tra zone di ripopolamento di grifoni e mu-

mai, ci confidano i sub, per raccogliere corallo apprezzabile in oreficeria devono scendere a profondit vertiginose, anche oltre i 100 m in secche lontane dalla costa, dove con una picchetta prelevano solo le colonie pi interessanti. Di fatto, la pesca del corallo praticata senza criterio (persino con minisommergibili che facevano strage) ha creato gravi danni alla specie, cos che

ha dovuto essere normata con leggi specifiche (non solo in Sardegna) che garantiscano una raccolta razionale. Per esempio, per ogni banco corallino previsto un periodo di sfruttamento alternato a uno di quiete, in modo che la colonia possa rigenerarsi. Tutelato, loro rosso del Mediterraneo continuer a prosperare, donando quei riflessi unici ai magnifici fondali della Sardegna.

nos, dopo una serie di rituali ai quali nessun altro pot assistere, il saggio prese uno dei maialini morti e lo gett lungo la cascata di Si Strampu de Sos Molinos. Da quella notte non mor pi alcun porcellino. Al di l di ogni considerazioni sullaccaduto, magia o non magia, di certo il rito praticato dal vecchio parte di una sapienza arcaica, tramandatasi dalla notte dei tempi e ormai quasi estinta.

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floni e poi in discesa nel territorio di Seneghe, fino alla splendida costa di Santa Caterina nei pressi delle rovine di Cornus. Ci accingiamo a gustare una squisita ricotta ancora calda con il miele dacacia (che ancor oggi ricordiamo con nostalgia), quando il discorso scivola su un tema ancora diverso: un prodigio realmente accaduto. Tempo fa, quando Umberto era ancora bambino, un suo compaesano aveva una scrofa che partoriva solo piccoli incapaci si sopravvivere. Cos un bel giorno, il povero fattore decise di rivolgersi a un vecchio sapiente del luogo, il quale accett di buon grado di intervenire. A mezzanotte, presso il ponte di Sos Moli-

Il sito archeologico di Santa Cristina Dopo aver passato poche ma intense ore con Umberto, lasciamo il suo locale e planiamo dolcemente verso laltopiano, lungo un piacevole percorso che diviene via via pi rettilineo. Giungiamo cos a Paulilatino e quin-

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ARCHEOLOGIA E DINTORNI

La civilt nuragica tra luci e ombre


Larcaica civilt nuragica non ha lasciato documenti scritti cos che gli studiosi hanno dovuto ricostruire quel fondamentale brano di storia antica basandosi sulle vestigia architettoniche e sui manufatti artigianali riferibili allepoca. Di fatto simili testimonianze non mancano, ma non sempre danno indicazioni lineari. Se lapparente contraddizione tra il gran numero di nuraghi, oltre 7000, e la scarsa popolazione dellisola nel medesimo periodo, non pi di 200.000 individui, viene oggi spiegata con la teoria di una societ nuragica molto frazionata, in cui piccole trib indipendenti vivevano ciascuna intorno a un proprio centro di potere e culto (il nuraghe, appunto), i famosi bronzetti pongono ancora pi di un enigma. In realt, molte delle oltre 500 statuette rinvenute nei siti archeologici raffigurano in modo stilizzato ma det-

tagliato personaggi dogni rango, utensili e animali (non solo domestici) offrendo un prezioso quadro della vita quotidiana e del mondo dei nuragici. Ma alcune sono davvero singolari. Per esempio, che dire di quella figura antropomorfa con quattro occhi e quattro braccia, che pare indossare un casco completato da occhialoni e due antenne, una tuta attillata e stivali? probabile sia un dio o un eroe guerriero, che regge tra laltro due scudi con al centro punte da

di, qualche chilometro pi a sud, al complesso nuragico di Santa Cristina: oltre al villaggio preistorico, vi troviamo limpressionante pozzo sacro presso il quale, circa 3000 anni fa, si veneravano le acque. Ci avviciniamo con rispetto al luogo sacro, una splendida struttura dallentrata triangolare su piano orizzontale, che penetra nella terra tra i blocchi litici della scalinata e delle pareti, tutti ben squadrati e allineati sino ad arrivare gi al pozzo, che prende luce attraverso una volta conica dalla perfetta geometria. Qui percepiamo
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una grande energia positiva, la stessa aura di sacralit e magia che dovettero percepirvi gli antichi frequentatori.

cui partono una sorta di raggi; gli attributi che ha in numero doppio forse simboleggiano una potenza fuori del comune? Altro mistero: le navicelle di bronzo prodotte in due tipologie, navi snelle da corsa e navi da carico. La presenza di modelli cos diversi, insieme al riconosciuto realismo che impronta lantica arte sarda, ha spinto gli studiosi ad assegnare ai nuragici un ruolo anche marinaresco (confermato dalla scoperta, a nord dellisola, di una vetusta ncora in

granito sardo e quindi di fattura locale) nonch a interrogarsi sulla loro scienza navale. Le barche sono infatti prive di timone e di remi (e di fori per alloggiarli), mentre sull'albero hanno un anello sormontato da un elemento a mezzaluna: che ci servisse a inserire un albero traverso munito di vela per manovrare senza altri ausili? Oppure, come vuole unipotesi recente e altamente suggestiva, la curiosa struttura era proprio una bussola con un sestante?

Santa Cristina ci offre un elevato esempio di ingegneria costruttiva, non riscontrabile in altri siti dellisola, e a stento riusciamo a credere che tutto ci sia opera di uomini primitivi. Oltre a luogo di culto delle acque, secondo alcune teorie, il pozzo avrebbe avuto anche la funzione di osservatorio astronomico: infatti la luna si rispecchia nelle sue acque ogni 18 anni e mezzo e inoltre, durante gli equinozi di primavera e di autunno, il sole illumina la scalinata sino gi in fondo riflettendosi nel bacino dacqua. Lasciamo il pozzo sacro protetto da un perimetro rettangolare di pietre e, dopo uninteressante visita al villaggio nuragico e al pi recente sito paleocristiano che si trovano intorno, torniamo alle bianchine per continuare il nostro viaggio.

Sugli altipiani: Abbasanta e Macomer Puntiamo ora a nord in direzione Abbasanta e, prima di arrivare alla cittadina che d il nome a tutto laltopiano, scorgiamo sulla nostra sinistra limponente sagoma del nuraghe Losa che, imperturbabile, lascia sfilare Belvetta, Dino e Polentina sotto di s. Il Losa rivela i segni del tempo e, pur non essendo pi integro, presenta tre fasi costruttive distinte. Il mastio, originariamente a tre piani, risale al 2000 a.C. circa; un altro bastione e una cinta muraria esterna con due torri mostrano la pi tarda influenza fenicia, mentre tra la cinta difensiva e il nuraghe si notano resti di strutture depoca decisamente remota, addirittura preistorica. Ma eccoci ad Abbasanta, lungo la SS 131 Carlo Felice, interessante borgo caratterizzato nella parte pi antica da un fitto reticolato di vie e viuzze e da tipiche case edificate in pietra basaltica locale. Meta successiva Macomer che, sullorlo granitico dellaltopiano di Campeda a dominio di pianure e montagne anche lontane come il Gennargentu, ci aspetta sotto a un cielo che si fa sempre pi cupo. Erede della romana Macopsissa, nata sulla via che collegava Karalis a Turris (Cagliari e Porto Torres), la cittadina oggi un moderno e florido centro
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Sardegna Centrale

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di industrie laniere e casearie in cui si incrociano due delle pi importanti strade dellisola, la Carlo Felice e la Centrale sarda. Qui andiamo a vedere la vecchia locomotiva a vapore che fino alla met del 900, collegava Macomer alla costa e che al momento si accinge, come tutti gli anni, a trasferirsi a Bosa per far bella mostra di s davanti ai turisti. Il cielo ormai plumbeo; lasciamo Macomer sotto un violento acquazzone. Adesso procediamo verso ovest lungo la SS 129bis per rientrare a Bosa a conclusione del giro nellentroterra, dove abbiamo trascorso uninteressante giornata. Alla nostra destra si stende il brullo altopiano della Campeda, punteggiato di nuraghi, mentre la strada rettilinea su cui corriamo si contrappone al percorso montano seguito in mattinata. Dopo una ventina di chilometri, una ripida discesa ci riporta sulla costa: il sole tornato a far capolino tra le nuvole e si prepara a regalarci un magnifico tramonto che, con entusiasmo unanime, andiamo ad ammirare sulla spiaggia di Bosa Marina.
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ARCHEOLOGIA E DINTORNI

Le domus de janas
In molte zone della Sardegna capita di imbattersi in piccole grotte artificiali che la tradizione popolare ha chiamato domus de janas, cio case delle fate; c persino chi dice di aver udito uscire da tali cavit canti melodiosi. In realt si tratta di tombe collettive risalenti addirittura al periodo prenuragico: le pi semplici sono costituite da un unico vano; altre hanno pi ambienti e corridoi e sembrano riprodurre unabitazione vera e propria, quasi a sottolineare una continuit tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Non avendo, peraltro, testimonianze significative di come fossero le case dellepoca, questo tipo di architettura pu offrirci qualche elemento per

fare delle ipotesi. Sulle pareti interne infatti, scolpiti nella roccia, si vedono dettagli di porte, tetti e anche oggetti duso quotidiano. Le strutture pi complesse, inoltre, potrebbero essere state utilizzate non solo come sepolcri, ma anche come templi: lo si suggerirebbe, per esempio, il fatto che in alcune di esse sono stati rinvenuti numerosissimi oggetti votivi tra cui spiccano statuette raffiguranti la Dea Madre e il Dio Toro, espressione delle due forze (quella femminile e quella maschile) generatrici di vita che comunemente sono alla radice della religiosit primitiva. Esistono poi domus sia isolate sia riunite in necropoli, come quelle che abbiamo visitato sulle alture di Bosa e di Orroli. Uno dei pi spettacolari

complessi tombali ipogei, quello di SantAndrea Priu nei pressi di Bonorva, documenta anche in modo assai chiaro come il prestigio e il rango avuti in vita da un individuo fossero tenuti in conto nella costruzione della sua dimora eterna: la cosiddetta Tomba del Capo composta da ben diciotto vani, con riproduzione scolpita di tetto e travi. Anche i corredi funerari variano nel rispetto del ruolo terreno del defunto: ceramiche, collane di denti di cinghiale, utensili di selce e di ossidiana, lavorati e decorati in modo anche molto raffinato ci descrivono una comunit socialmente articolata e avanzata, i cui segni pi spettacolari sono proprio le costruzioni destinate ai morti.
A cura di Roberto Sciotta

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La costa occidentale

BOSA SANTA CATERINA DI PITTINURI CABRAS ORISTANO ARBOREA TORRE DEI CORSARI ARBUS GUSPINI

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naltra notte trascorsa: senza allontanarci dal mare, abbiamo dormito in un appartamento del Lido Chelo e ora, mentre facciamo colazione al bar sulla spiaggia, ammiriamo lIsola Rossa e la sua torre che si colorano dei primi raggi di sole. Ci accingiamo a lasciare Bosa per iniziare un nuovo itinerario verso sud, seguendo la costa occidentale, che avr come punti focali, oltre alla penisola del Sinis, il golfo di Oristano e la selvaggia Costa Verde. Percorrendo la stessa strada seguita il giorno prima, arriviamo fino a Cuglieri e qui, anzich proseguire verso linterno, prendiamo la SS 292, direttrice che ci riporter sulla costa. Proprio in questa zona sgorga una sorgente chiamata Tiu Memmere, le cui limpide acFANTASIE POPOLARI

La Sardegna e le sue leggende


Qualcosa di atavico e misterioso aleggia nelle pi antiche leggende dellisola, che attingono da una memoria ancestrale anche i residui di religioni estinte: racconti tra il fantastico e lorribile, crudeli al ricordo di sacrifici umani e aspri come la vita che i sardi dovettero affrontare nei tempi passati. Durante il nostro viaggio ne abbiamo udite alcune che presentano una stessa versione ovunque (da nord a sud, da est a ovest), a testimo30 Sardegna Centrale La costa occidentale

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que, secondo la leggenda, indeboliscono la memoria di chi vi si disseta. Superati alcuni tornanti che ci allontanano dalle colline di Cuglieri, iniziamo a percorrere lunghi e ondeggianti rettilinei tra una natura brulla che si protrae sino alla costa; un paesaggio particolare che ci ricorda le sierre spagnole attraversate con Belvetta, Dino e Polentina in un precedente viaggio. Santa Caterina di Pittinuri e la punica Cornus In pochi minuti arriviamo in uno dei luoghi pi interessanti di tutta lisola, da un punto di vista sia naturalistico sia archeologico:

nianza di un legame culturale dalle profonde radici. Riguardano, per esempio, il terribile serchitu, luomo-bue che si aggira di notte soffermandosi a muggire tre volte davanti alla casa di chi morir; o le srbiles, spiriti di donne malvagie che succhiano il sangue dei neonati. Divergenze vi sono, invece, a proposito delle famose janas, che danno il nome ai sepolcri preistorici scavati nelle rocce, e vengono identificate qui come fate, l come streghe: esseri pur sempre sovrannaturali, che per rappresentando valori oppo-

sti, il bene e il male. Forse le misteriose janas arrivano a noi da epoche e concezioni tanto remote da rimanere estranee a ogni pi tardo schema mentale. Della musca macdda, fantastico insetto dal morso mortale, abbiamo sentito parlare a Esterzili durante la visita a un tempio unico nel suo genere; a Perda Liana comparso Soramala, il demone che si impadronisce dellanima degli uomini in cambio di ricchezze; a Morgongiori ha un posto donore la pietrificata Luxia Arrabiosa, e a Suni si narra che tra i ruderi di un vecchio castello

abiti il fantasma di una non meglio identificata regina Medusa. Sulla costa orientale ci riferiscono poi di Maria Mangrofa, una megera divoratrice di carne umana, preferibilmente di bambini; la grotta in cui viveva la mostruosa creatura si trova sulla collinetta di Santa Lucia nei pressi di Orosei. Abbiamo cos intravisto qua e l, grazie ai ricordi dei locali, brani di un mondo fuori dallordinario, nato dalla sintesi del primitivo animismo e delle credenze dei popoli che, attraverso i millenni, si sono succeduti nella dominazione dellisola.
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CITT E PAESI

Il fascino di Oristano
Oristano, capoluogo della pi piccola provincia della Sardegna (istituita nel 1974), attraversata dal fiume Tirso e si affaccia sul golfo omonimo lungo la costa occidentale dellisola. Si trova a nord della pianura del Campidano e a sud-est della penisola del Sinis, in cui spiccano numerosi stagni di grande valenza naturalistica (quello di Cabras su tutti) e le rovine punico-romane della citt portuale di Tharros. E furono proprio gli abitanti di Tharros a fondare Oristano, quando intorno allanno Mille per fuggire i continui attacchi dei pirati sara-

ceni decisero di insediarsi in un luogo pi protetto e difendibile allinterno della costa. Quanto al nome della citt, si dice comunemente che si debba a unantica leggenda e che abbia il significato di stagno doro. La nostra visita nel vivace centro storico inizia in piazza Roma, dove gli oristanesi amano ritrovarsi e dove giganteggia la poderosa torre di Mariano

II, detta anche Porta Manna, edificata nel 1291 e oggi ultimo vestigio della cerchia muraria che cingeva la citt. Poco distante dalla torre sorge il bel palazzo, in parte medievale e in parte rinascimentale, che la tradizione indica come casa di Eleonora dArborea. In piazza Corrias, presso palazzo Parpaglia, vi la sede dellinteressante Antiquarium Arborense dove sono esposti ma-

Santa Caterina di Pittinuri, che si presenta solare, con una meravigliosa spiaggia ai piedi dellabitato. La costa, ricca di formazioni rocciose di origine vulcanica, un vero e proprio museo mineralogico allaria aperta, dominato a nord dal profilo di una torre spagnola e un chilometro a sud dal ponte naturale di SArchittu, affascinante formazione rocciosa plasmata dalle acque del mare. E affascinante anche il fenomeno carsico del rio Santa Caterina che, in prossimit della spiaggia, sgorga dalle viscere della terra, dove invece
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qualche chilometro prima si va a inabissare. Dalla terrazza dellhotel La Scogliera ammiriamo la colorata insenatura dalle coste alte e frastagliate e dai fondali smeraldini. Qui, chiediamo alla signora Luisa informazioni per andare a visitare le rovine della citt di Cornus, uno dei maggiori centri commerciali della Sardegna ai tempi di Cartagine. Con le nostre piccole usciamo dal paese e, poco dopo, prendiamo una strada sterrata diretta allinterno: in pochi minuti siamo davanti ai ruderi di quella che fu una bella e fiorente citt, patria di Amsicora,

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teriali preistorici e nuragici (IV millennio-III secolo a.C.) provenienti dalla penisola del Sinis; urne cinerarie e corredi tombali dei periodi fenicio e punico (VII-III secolo a.C.); reperti di epoca romana, paleocristiana e altomedievale (II secolo a.C.-VIII secolo d.C.). Una pinacoteca con opere del 500 completa lofferta museale. Intorno allAntiquarium si trova quello che rima-

ne dellantico nucleo urbano, fatto di piazzette irregolari e di vicoli: uno di questi porta alla torre Portixedda, altro residuo delle fortificazioni medievali. In piazza Eleonora dArborea, al cui centro il monumento della giudicessa vissuta a fine XIV secolo e tuttora amatissima in tutta lisola, convergono a raggiera tutte le vie del centro. Oristano interessante anche per le tante fiere legate allartigianato e alla gastronomia (per esempio, in agosto-settembre, Su talleri dorau, grande rassegna dei prodotti alimentari dellOristanese) e per la ricchezza di tradizioni: provate a dire a un oristanese

sartiglia, gli brilleranno subito gli occhi. Sa sartiglia infatti una giostra equestre con ancestrali significati propiziatori legati alla civilt contadina, che si svolge fin dal XVI secolo lultima domenica di carnevale e il marted successivo. Il nome sembra derivare dal catalano sortilla, che significa anello, perch durante la manifestazione un centinaio di cavalieri preceduti dal capo corsa, su componidori, si esibiscono cercando di infilzare lo stocco al centro di una stella dargento pendente da un nastro. In base al numero delle stelle prese si trarranno gli auspici per il nuovo raccolto.

condottiero dei sardo-punici sconfitto dallesercito romano nel 215 a.C. Tra aride colline, con il mare in lontananza, le vestigia di Cornus ci precipitano a ritroso nei secoli e il vento che lambisce le assolate mura, ormai abitate solo da lucertole, sembra far riaffiorare antichi suoni cancellati dal tempo. Girovaghiamo tra le rovine e i resti della necropoli a lungo, senza accorgerci che il sole gi alto sulle nostre teste. Ripercorriamo quindi la strada sterrata lasciandoci Cornus alle spalle, poi la vista dellasfalto ci riporta appieno nella nostra epoca.
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PAESAGGI DA RICORDARE Tra sabbie abbaglianti e storiche vestigia Gli stagni costieri, un habitat deccezione Unaltra bella galoppata verso sud ed eccoci allin- Lungo il percorso che da Bosa questo protetti dalla conventerno della penisola del Si- ci ha portati a Torre dei Corsa- zione internazionale di Ramsar. nis; non ci resta ora che ri abbiamo avuto modo di ve- A nord di Is Arutas, nello stapuntare a ovest, lasciando dere un sorprendente numero gno di Sale Porcus vivono, per la strada principale prima di stagni; distese dacqua a esempio, i fenicotteri che gli di Riola Sardo. Seguiamo i volte considerevoli, antiche abitanti della zona chiama sa cartelli marroni con le in- sacche dacqua salmastra che zentarrubia, ossia la gente dicazioni per la spiaggia di via via si sono sempre pi se- rossa (Oasi LIPU, per visite Is Arutas, che tanti amici parate dal Tirreno creando am- guidate tel. 078352200). Ma lo sardi ci hanno decantato, bienti con una flora e una fau- stagno pi famoso e pi esteincuriosendoci. Allinizio na molto interessanti e per so quello di Cabras, che andi un bello sterrato finalmente la scorgiamo: un arenile che si snoda per diversi chilometri un raro esempio di come la realt sia in nel suo candido splendore fatto di minuti grado di superare, perch ancora pi bella, granuli di quarzo bianco levigati dal mare. limmaginazione.

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cora nelle carte geografiche del 200 era definito maris. Tra i suoi canneti dimorano gli ultimi esemplari del pollo sultano nonch lo stupendo airone rosso, il tarabusino e il tarabuso. Nelle acque che mettono in comunicazione lo stagno con il mare nuotano la carpa, languilla, lorata, la spigola e il muggine (cefalo per i continentali), ben noto per la prelibata bottarga (buttariga) ri-

cavata dalle uova che depone tra agosto e settembre. A sud dello stagno di Cabras, tra Tharros e Su Sicca, il litorale sabbioso racchiude la laguna di Mistras che, circondata da salicornieti (grandi distese di Salicornia fructuosa) e giunchi, il regno di gabbiani, fenicotteri, volpoche, rapaci e della rara pernice marina. Sotto Oristano si trovano poi lo stagno di Santa Giusta, che

nasconde il mistero di unantica citt sommersa, e ancora pi gi, tra la punta meridionale del golfo di Oristano e lo stagno di San Giovanni nellentroterra, lo stagno di Marceddi sovrastato dalla cinquecentesca Torrevecchia. In assoluto tra i pi scenografici e pescosi, questultimo particolarmente famoso per le prelibate vongole: vi consigliamo senzaltro di assaggiarle.

Percorriamo la spiaggia in tutta la sua lunghezza grazie alla pista che, tra stagni imbiancati dalla salsedine e macchia mediterranea, ci porta verso nord. Centinaia di farfalle, forse attratte dagli sgargianti colori delle bianchine, ci circondano e ci accompagnano felici. Un bagno a Is Arutas estremamente rivitalizzante e manciate di piccoli quarzi lasciati cadere a pioggia su tutto il corpo hanno leffetto di una vera e propria cristallo-terapia. Al largo, nelle acque che lambiscono lisola di Mal di Ventre, facile vedere gruppi di delfini che hanno trovato in questa zona un habitat ideale. Da Is Arutas a Tharros il passo breve. Eccoci dunque a visitare le rovine di unaltra citt punica, questa volta sulla riva del mare: anzi, Tharros in parte sommersa dal mare e le acque sembrano proteggere vieppi le antiche vestigia. Ci troviamo nel lem-

bo di terra pi meridionale della penisola del Sinis, in prossimit di Capo San Marco. Centro commerciale fenicio nellVIII secolo a.C., Tharros fu poi importante base navale cartaginese nel VI e pass infine, nel 238 a.C., sotto la dominazione romana. Lantica citt, riportata alla luce negli anni 60 del XX secolo da archeologi inglesi, perci di fondamentale importanza per documentare un ampio brano di storia della Sardegna. Dopo la visita a Tharros ci dirigiamo verso Cabras, situata sulla sponda orientale del vasto stagno omonimo, che ha una superficie di oltre 2000 ettari ed importante sia come oasi naturale sia per la storia delluomo. Prima di arrivare a Cabras passiamo nei pressi del sito di Cuccuru is Arius, sulla sponda meridionale dello stagno, dove recenti scavi hanno fatto affiorare reperti di et preistorica e protostorica.
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TRADIZIONI E TIPICIT

Il fassone
Durante il nostro viaggio attraverso la penisola del Sinis, terra di grande fascino naturalistico e suggestive tradizioni, siamo andati a visitare il museo civico di Cabras. Qui, tra i tanti reperti punici e romani, abbiamo anche potuto ammirare su fassoni, la storica barca

dei palamitai realizzata con erbe palustri e simile alle barche di papiro degli antichi egizi. Oggi le imbarcazioni di questo tipo sono ancora utilizzate solo in pochi luoghi al mondo: negli stagni di Cabras e di Santa Giusta in Sardegna, sul lago Titicaca in Per e sul lago Ciad in Africa; tuttavia molto probabile in antico, munite di sar-

tie e di vele, abbiano solcato il mare aperto e persino tratti di oceano per dare vita a nuovi scambi commerciali. Lo confermerebbero alcune narrazioni tramandateci da Eratostene, Plinio e altri autori classici nonch limpresa del norvegese Thor Heyerdahl, famoso navigatore ed esperto in antiche civilt, che nel 1970 ha traversato lAtlantico a bordo di uno scafo in papiro lungo 12 m e largo 5 preparatogli dai Buduma del lago Ciad seguendo le arcaiche tecniche egizie. Su fassoni di fatto ha mantenuto inalterata nel tempo la

Cabras e Oristano, musei e monumenti Arrivati alla periferia della cittadina ci fermiamo per una visita al museo civico, inaugurato nel 1997. Davanti allentrata, poco distante dalle rive dello stagno, una statua della Dea Madre ci d il benvenuto; poi, allinterno, una guida ci illustra i reperti segnalando alla nostra attenzione anche la ricostruzione di un intero villaggio
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preistorico con i tetti realizzati in falasco, una pianta che cresce ai bordi degli acquitrini. Nel museo fa bella mostra di s pure un fassone, la tradizionale imbarcazione in giunco di cui si servivano fino a pochi anni fa dai pescatori del luogo e oggi usata solo in occasioni speciali, come lannuale regata sullo stagno di Santa Giusta. Lesposizione si articola in due sezioni: la prima dedicata alla localit di Cuccuru Is Arius, di cui si detto, con reperti che vanno dal Neolitico medio (IV millennio a.C.) fino allet imperiale romana; la seconda riservata alla citt di Tharros, con ampia do-

sua struttura originaria: lungo 4 m e largo 1 e per costruirlo i pescatori oristanesi usano da sempre la tifa a foglie larghe e lo scirpo, su feu e su sparu, due piante che crescono sulle rive degli stagni. importante tagliare i vegetali in un certo periodo dellanno, fine giugnoluglio, e metterli ad asciugare al sole; a essiccazione avvenuta inizia la sapiente legatura dei mazzi, che una volta assemblati conferiscono al fassone la caratteristica forma puntuta a prua e tronca a poppa. Due giorni di lavoro e limbarcazione pronta per navigare negli

stagni di Cabras e Santa Giusta. Proprio a Santa Giusta, il luned di Pasqua si svolge una singolare regata, evento da non perdere: i pescatori ritti in piedi sui fassoni si sfidano spingendo i natanti con lunghe pertiche e procedendo a strappi, raggiunti dallincitamento assordante di turisti e compaesani, mentre in riva allo stagno si arrostiscono i pesci appena presi, si ascoltano tradizionali melodie suonate con le launeddas e si ammirano le ragazze in costume locale che passeggiano incuranti degli schiamazzi dei giocatori di morra.

cumentazione del tophet, tipico santuario fenicio-punico da cui provengono numerose urne in ceramica. Qui notiamo pure un sarcofago di pietra del tutto simile a quelli visti presso le rovine di Cornus. Dopo aver visitato il museo lasciamo definitivamente il Sinis, i suoi stagni, le sue citt sepolte, le sue spiagge incantevoli e i suoi incredibili scenari che hanno ispirato alcuni tra i pi bei film western di Sergio Leone. Il nostro viaggio prosegue alla volta di Oristano, fondata nellXI

secolo dagli abitanti da Tharros e oggi capoluogo di provincia. Attraversiamo il Tirso, ma, dopo giorni di esplorazione in ampi spazi aperti, entrare in una citt ci crea qualche problema psicologico: anche le bianchine sembrano tornare a malincuore a immergersi nel traffico. Passiamo dallaustera torre di Porta Manna, ultimo residuo dellimponente cerchia muraria che cingeva la Oristano medievale. La costruzione, tozza e massiccia, fu eretta nel 1291 e culmina in una torretta merlata che si erge dallultimo dei tre piani, ospitando una campana del 1430. Una leggenda locale narra che questa campana emetta spontaneamente dei rintocchi al sopraggiungere di un pericolo. Da piazza Roma, dov la torre, iniziamo la visita della citt, insinuandoci a piedi nel centro storico. Vediamo, tra laltro, palazzo Parpaglia sede del museo archeologico, che custodisce anche una ricca collezione di gemme incise di epoca romana, e lampia piazza dedicata alla giudicessa Eleonora DArborea, famosa per aver promulgato una raccolta di leggi (la Carta de Logu) che fu estesa a tutta la Sardegna. Al centro della piazza, un
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TRADIZIONI E TIPICIT

Le launeddas
Strumenti a fiato di origine remotissima, documentati gi nella Sardegna prenuragica, le launeddas sono oggi lespressione pi tipica della musica etnica isolana. Lo strumento, detto pure sonus de canna, formato da tre canne di diversa lunghezza; la pi lunga, chiamata tumbu, priva di fori ed emette una

nota grave e continua che crea un sottofondo a ogni melodia; la seconda canna, mancosa manna, unita al tumbu con uno spago e ha cinque piccoli fori rettangolari, quattro dei quali possono essere chiusi dai polpastrelli delle dita della mano sinistra, mentre lultimo rimane sempre aperto. La mancosedda la terza canna, la pi corta, libera (cio non legata alle altre) ed

essendo suonata con la mano destra prende anche il nome di destrina. Ciascuna canna dotata di una propria ancia (bocchino) e lo strumento si suona tenendo in bocca contemporaneamente tutte tre le ance. Suonare le launeddas unarte, anche perch il suono grave del tumbu non deve mai interrompersi e ci richiede luso della tecnica del fiato continuo, consistente nelle-

monumento ricorda la grande donna, mentre tuttintorno sono i principali edifici cittadini, tra cui il seicentesco palazzo comunale, gi convento degli Scolopi. La nostra visita a Oristano si conclude raggiungendo il viale alberato di San Martino che ci porta ai giardini pubblici, dai quali si gode la vista della pianura che si stende davanti alla citt fino al mare. Grandi stagni, nuove terre Il capoluogo, con lo svettante campanile ottagonale del Duomo, ormai alle nostre spalle: puntiamo a sud verso Santa
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Giusta, che, sinuosa, si adagia lungo la strada. La cittadina ha una bella cattedrale del XII secolo, con allinterno eleganti colonne in marmo provenienti dalle rovine di Tharros, e case antiche, molto piccole e con porte seminterrate che danno un senso di accogliente protezione agli abitanti. Santa Giusta peraltro sorge sul luogo della fenicia Othoca: lo confermerebbero i reperti rinvenuti sulle rive dello stagno locale, nel quale, si dice, si sarebbe anche inabissata la mitica citt di Hiadis. Belvetta, Dino e Polentina sono parcheggiate proprio davanti alla vasta distesa dacqua, con-

spirare dalla bocca inspirando al contempo dal naso. Il materiale adoperato per la costruzione dello strumento la canna comune (Arundo donax), che risulta assai adatta perch ricca di cellulosa. Una volta maturata, la si lascia stagionare in modo che raggiunga quella stabilit strutturale indispensabile per ottenere suoni che non si alterano con il passare degli anni.

tornata da canneti e per secoli solcata dai fassonis: saliamo a bordo e riprendiamo il cammino seguendo le sponde del grande stagno. Sulla nostra destra, in un boschetto di eucalipti, appaiono subito i ruderi di un ponte romano. Viaggiando verso sud entriamo ora nel cuore di una vasta zona bonificata tra campi coltivati e filari di eucalipti che, grazie alla loro capacit di assorbire molta acqua, mantengono il terreno asciutto. Ci fermiamo per scattare qualche foto nellarea protetta dello stagno di SEna Arrubia (ruscello rosso), una sacca marina rimasta intrappolata, le cui acque, divenute via via sempre meno salate, ospitano il fistione turco (anatra dal piumaggio vivace) e gli ultimi esemplari di pollo sultano (lo abbiamo visto anche pi a nord, presso lo stagno di Cabras). Capitale della zona Arborea, fondata in epoca fascista, nel 1928, col nome di Mus-

solinia. Nella cittadina, dove vie rettilinee si intersecano come su una gigantesca scacchiera, troviamo ancora nuclei familiari di origine romagnola e veneta: una delle conseguenze della bonifica della palude di Sassu, poich i lavoratori che allepoca presero parte al progetto venivano da quelle regioni. Oggi le campagne strappate alla laguna sono tra le pi vocate di tutta lisola per la produzione di ortaggi e la viticoltura. La sensazione che proviamo nellattraversare Arborea abbastanza inusuale, sembra veramente che la cittadina viva in simbiosi con la natura che la circonda; qui tutto tranquillo e il predominio del verde rende ancor pi fresco e sereno il nostro percorso lungo i viali bordati di oleandri e di abitazioni. Dopo una breve sosta nella piazza principale riprendiamo il viaggio, lasciando la direttrice che porta a Terralba per arrivare a Marceddi, dove uno stretto e lunghissimo ponte ci consentir di superare lomonimo stagno e tornare in prossimit della costa nella penisola di Capo Frasca. Cos facendo evitiamo di aggirare due grandi stagni, risparmiando parecchia strada. Marceddi, famosa per la coltivazione delle arselle, ci catapulta dunque grazie al suo ponte nella penisola che, oltre a chiudere lampio golfo di Oristano, fa anche da spartiacque con il mare aperto.
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APPUNTI NATURALISTICI Alla scoperta della Costa Verde loro moto irrompendo sulle coVento di maestrale Nella terra di Capo Frasca ste della Provenza e quindi sul non vi sono tante strade: ra- Vento di nord-ovest che si mare sotto forma di vento veeri sono gli sbocchi per rag- manifesta tipicamente a raffi- mente. Lincontro con le brezgiungere il selvaggio litorale ch e e interessa il Mediterraneo ze marine, che spirano sempre e anche dal mare molto centro-occidentale, il mae- in direzione della terra, tende difficile approdarvi per via strale originario del Midi poi a frenarne la velocit suldelle onde gonfiate dal mae- francese dove viene chiamato la riviera francese, mentre instrale che battono la costa mistral. La sua formazione si vece ne rafforza limpeto sulle frastagliata. Mentre prose- deve alle correnti di aria pola- coste antistanti e in particolare guiamo il viaggio verso Tor- re che scavalcano il Massiccio su quelle vicine della Corsica e re dei Corsari abbiamo co- Centrale Francese e i Pirenei e della Sardegna. Lelevata umime sfondo sulla nostra sini- confluiscono nella rettilinea dita presente nelle fredde corstra, a est, i contrafforti di valle del Rodano, in cui, per un renti nordiche che lo generano monte Arcuentu, un com- effetto-imbuto, accelerano il si disperde in parte durante il plesso vulcanico che sembra fare da sentinella allintero territorio. Una magnifica strada che si insi- re che per anni ha ospitato tra le sue fronde nua tra le colline poco allinterno della costa un personaggio particolare. ci avvicina a Torre dei Corsari, dove arrivia- Come programmato, ci muoviamo di primo allOstello della Torre giusto in tempo mo mattino e dopo poca strada arriviamo per goderci le immagini di un suggestivo alla curiosa dimora tra le dune di Pistis. Il tramonto, carico di colori in questo mondo poeta Efisio Sanna ha trasformato il ginepro di dorate dune sabbiose. in unaccogliente abitazione, dove scrivere e Allostello facciamo la conoscenza di Gian- meditare lontano dal mondo. Entriamo tra luigi e Federico, due dei proprietari, i quali le fronde e troviamo vari ambienti ricavati con molta disponibilit ci danno indicazio- sotto lampio ombrello del vecchio albero: ni per visitare come si deve la zona: merite- un mondo fiabesco con vista sul mare. vole infatti non solo Torre dei Corsari, ma Lungo la strada sterrata del ritorno, un simanche la vicina Pistis e, pi a sud, il territo- patico vecchietto cerca salvezza davanti a rio di Piscinas lungo la selvaggia Costa Ver- noi rifugiandosi sul ciglio della via, ma che de. Gustando dei favolosi spaghetti allo sco- ci saluta cordialmente; vestito di tutto glio prendiamo cos accordi per il giorno punto, con coppola, camicia bianca e tanto successivo, quando Federico ci porter sulle di elegante gilerino. Ci fermiamo a scambiaalture della spiaggia di Pistis a vedere la Ca- re due chiacchiere con lui e Salvatore, cos si sa del poeta, cio un grande ginepro secola- chiama, contraccambia in un rigoroso dia-

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passaggio sulla Francia, ma sul mare il maestrale acquista una nuova carica di vapore acqueo nonch un consistente riscaldamento: questi due fattori, insieme, producono turbolenze tecnicamente definite moti convettivi, che tendono a trasportare verso lalto sia il calore sia lumidit, creando nubi temporalesche talora cos sviluppate da diventare veri e propri cumulonembi portatori di tempesta. Il maestrale comunque, con la sua opera mil-

lenaria, oltre a essere lartefice dei bellissimi deserti a dune mobili di Pistis e Piscinas, ha anche influito positivamente sul suolo dellOristanese. Le acque del fiume Tirso, infatti, durante le sfuriate del maestrale vengono respinte verso terra e dilagano nella piana di natura vulcanico-alluvionale coprendola di fertile limo, proprio come avviene nella valle del Nilo, dove grazie al fiorire delle colture nacque la civilt.

letto locale che ci ricorda il latino. Ci parla del poeta, che ha personalmente conosciuto, e poi, tutto orgoglioso e fiero, ci mostra le sue propriet, frutto di una vita di duro lavoro. Torre dei Corsari, origini e futuro Da Pistis rientriamo in breve a Torre dei Corsari per preparare la successiva spedizione alle dune di Piscinas, sulla Costa Verde. Ci fermiamo perci a far provviste nel fornitissimo spac-

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cio del signor Mario, punto di riferimento per turisti e residenti della localit marittima. La leggera pioggerella che sta cadendo rinfresca lambiente e Mario, incuriosito dallarrivo delle tre bianchine e appreso lo scopo del nostro viaggio, si intrattiene volentieri con noi e ci d diverse informazioni sul luogo. Torre dei Corsari, inizia col dire, nata grazie al signor Giorgio Metta di Padova che, nel 1953, acquist 147 ettari di terreno in cui sorgeva solo unantica torre di avvistamento e vi edific le prime case. Nel 1978 cominciata la vera costruzione del villaggio che oggi conta 1750 ville e tra poco avr ben 3000 alloggi grazie ai due residence in progettazione. Anche la cronica penuria dacqua sar presto risolta mediante nuove condotte in arrivo da Flumendosa. Prospettive interessanti, che speriamo non deturpino pi di tanto questo luogo tanto affascinante proprio perch appartato e immerso nella natura.

Mentre continuiamo la nostra conversazione sulla terrazza allentrata del negozio, osserviamo le immense dune di sabbia rosa, alte oltre 80 m, che si estendono fino alla torre di Flumentorgiu e che, sempre in movimento, vengono spianate e poi rimodellate dalla furia del maestrale; durante le tempeste invernali, con il vento che supera i 100 km orari, sommergono le case di sabbia e solo tappeti di macchia mediterranea, grazie alle tenaci radici di ginepri e tamerici, sembrano per il futuro poter contrastare il fenomeno. Da queste parti, peraltro, i mesi invernali, i meno aridi e con temperature relativamente miti, sono anche quelli in cui la natura esplode; come Mario ci conferma, qui le rose fioriscono tra la fine di novembre e i primi di dicembre, quando spettacolari lingue di nebbia invadono dimprovviso la costa in basso.

Verso le dune di Piscinas Dopo aver scattato una bella foto alla famosa torre che d il nome alla localit, lasciamo momentaneamente Torre dei Corsari per dirigerci a sud. La strada ancora asfaltata caracolla a poca distanza dalla costa; di fronte a noi monte Perdosu lavanguardia di antiche cime consumate dal tempo, che si prolungano a sud-est verso linterno. Non incrociamo altre auto lungo i sinuosi sali-scendi che stiamo percorrendo: in compenso ci vediamo sbucare dinnanzi una mandria di mucche che avanza lentamente mantenendo al centro, in zona protetta, i vitellini. Non ci resta altro da fare se non parcheggiare Belvetta, Dino e Polentina al margine della carreggiata e adeguarci ai ritmi di vita dei pacifici bovini che sfilano indifferenti al nostro fianco. Di nuovo in viaggio, ritroviamo di l a poco la splendida costa di Marina di Arbus per poi imboccare un interessante sterrato che si inoltra tra le pi estese dune dEuropa: le dune di Piscinas, dovute, come pure quelle pi settentrionali di Pistis, allaccumulo della sabbia che il vento trasporta inesorabilmente da millenni. Alla fine di una breve discesa ci aspetta un piccolo guado molto particolare, poich il rio Piscinas ha acque rossastre (di un intenso color ruggine) per via dei minerali ferrosi presenti nellarea da cui proviene, la zona estrattiva di Montevecchio. Dopo il guado

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il paesaggio si fa sempre pi interessante, con le dune sabbiose dal colore dorato che contrastano con il verde cupo di ginepri e pini e i fondali smeraldini della costa. Proprio in prossimit della cima di una duna, al limitare della macchia, intravediamo per qualche istante un magnifico esemplare di cervo sardo, che subito scompare nel fresco della vegetazione. Avanziamo lentamente in questo spettacolare scenario e affrontiamo il guado pi ampio del rio Naracauli, che giunge dalla zona mineraria di Ingurtosu. Arrivati alla spiaggia di Piscinas scendiamo fino al mare; qui che dalle rovine delle antiche laverie della miniera sorto uno dei pi suggestivi alberghi di tutta la Sardegna. Davanti a noi si stendono quasi 10 km di spiaggia deserta, mentre a sud e a est le dune caratterizzano con un tocco magico questo sperduto lembo di terra. un luogo di selvaggia bellezza, dove le piante resistono alla furia del vento e alla sabbia per regalarci profumi inebrianti, come quelli del ginepro
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e del lentisco. Innumerevoli orme di animali che popolano il deserto, lepri, pernici e insetti, ricamano le dune che sembrano ancora pi imponenti mentre ci tuffiamo nelle limpide acque della Costa Verde.

La via delle miniere Lasciata Piscinas ci dirigiamo per una pista ancora sterrata verso linterno, nella zona mineraria di Ingurtosu. Il villaggio minerario, sorto APPUNTI NATURALISTICI nel 1850 per lestrazione Il cervo sardo della galena e della blenda (da cui si ricavavano piom- Il cervo presente nellisola la bo e zinco), ci appare im- sottospecie sardo-corsa (Cerprovvisamente davanti co- vus elaphus corsicanus) del me un paese fantasma con i cervo diffuso in Europa, dal resti dellabitato e degli im- quale si differenzia per la mopianti della vecchia minie- le notevolmente ridotta e il ra. Archi, finestre e fram- manto pi scuro. Di fatto linmenti di macchinari ci os- troduzione dei primi esemplaservano come in un fermo ri provenienti da terre contiimmagine di altri tempi: ci nentali sembra essere avvenutroviamo di fronte a un ve- ta diversi millenni prima di ro e proprio complesso di Cristo, dopo di che il lungo pearcheologia industriale del riodo di isolamento avrebbe Sulcis Iglesiente. Gli sgar- portato lanimale a sviluppare gianti colori delle nostre una tipologia propria. Numebianchine rompono la mo- rosi reperti, sia resti sia stanocromaticit del suggesti- tuette bronzee rivenute dagli vo luogo mentre proseguia- archeologi, confermano como diretti ad Arbus, al li- munque che il cervo era difmitare dellestesa pianura fuso in Sardegna gi in epoca del Campidano, e tra gli prenuragica ed altrettanto sguardi di caprette curiose certo che ancora intorno alla iniziamo a salire superando met dell800 popolasse amVilla Idina, antica residenza piamente questi luoghi. Alla
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del proprietario della miniera lord Brassey. Continuando ad avanzare nellinterno lungo una strada panoramica incontriamo dunque Arbus, grosso borgo entro una conca cinta da una fitta schiera di monti. Attraversiamo il tranquillo paese e, una volta giunti al margine opposto, saliamo verso il Soffio di Vento, un ristorante-bar-pizzeria in magnifica posizione panoramica. Da qui

fine di quello stesso secolo, per, a causa del diboscamento estensivo di vastissime aree, della caccia indiscriminata (vietata dal 1939) e del bracconaggio, i cervi sardocorsi cominciarono a scomparire rapidamente. Negli anni 70 del XX secolo se ne doveva addirittura registrare la completa estinzione in Corsica, mentre in Sardegna si contavano poco pi di un centinaio di individui: la sopravvivenza di questo endemismo era in gravissimo pericolo. Fortunatamente oggi si possono contare pi di 2000 esemplari concentrati nel centro-sud dellisola, tra il monte dei Sette Fratelli, monte Arbu, monte Minniminni, monte Arcosu, monte Lattias e nella zona di Montevecchio; il ripopolamento avvenuto grazie

possiamo ammirare, sotto di noi, Guspini e la vasta pianura del Campidano che si allunga a sud-est sino al mare. Antonio, il gestore del locale, ci aiuta ad approfondire la conoscenza della zona, ancora poco valorizzata sotto il profilo tu-

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allintervento della Regione che ha istituito varie aree protette. Proprio nellarea di Montevecchio, mentre ci dirigevamo verso le dune del litorale di Piscinas, abbiamo avvistato un superbo esemplare di cervo, che si subito addentrato nella macchia mediterranea: quella vista ci ha comunque regalato una forte emozione.

Tra gli elementi individuanti del cervo sardo sono i palchi (corna) corti e alquanto chiusi che, presenti solo nel maschio, cadono tra gennaio e febbraio per lasciare posto a una nuova ricrescita che avviene in 40-50 giorni, sviluppandosi in massimo grado in agosto-settembre, quando inizia la stagione degli amori.

Quanto alle abitudini della sottospecie, il cervo maschio vive in branchi unisessuali per buona parte dellanno; durante il periodo degli amori, per, lesemplare dominante emette il bramito, udibile a notevole distanza, e con questo rauco verso sfida con gli altri maschi innescando una serie di spettacolari combattimenti per la conquista delle femmine e il dominio del proprio harem. Dopo essersi accoppiati, anche i vincitori tornano a far branco con gli altri maschi tra la fine di ottobre e novembre. Le femmine partoriscono poi tra aprile e maggio, dopo una gravidanza di 8 mesi; i piccoli hanno il caratteristico manto cosparso di macchiette bianche e si possono considerare adulti quando raggiungono unet di 4-5 anni.
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ristico nonostante la bella costa e linteressante entroterra. anche perch leconomia turistica stenta ancora a decollare che Arbus passata dagli oltre 10.000 abitanti del primo 900 ai circa 7000 attuali. Ai confini del Campidano Ma il viaggio continua: con meraviglia varchiamo un passo a quota 382 m, Genna e Frongia, al di l del quale scendiamo quasi in picchiata verso Guspini, a poco pi di 100 m in una valle coperta di olivi. In questa zona nuraghi, tombe dei giganti e domus de janas testimoniano una cospicua presenza umana gi millenni prima di Cristo; di spicco IMMAGINI EPOCALI la grandiosa fortezza nuraAmsicora e gli indomiti gica di Daureci, che con le sue quattro torri controlla- Dopo oltre un secolo di tenva le vie di comunicazione sioni e trattati volti a neutratra lOristanese, a nord, e lizzarle, Cartagine e Roma inlIglesiente, a sud. Al centro fine allo scontro frontale nel di Guspini, sulla sommit 264 a.C., inaugurando quel tidel colle Cuccuru Zeppara, tanico e mortale duello per la troviamo una formazione supremazia nel Mediterraneo geologica di notevole inte- passato alla storia con il nome resse: i basalti colonnari, pa- di guerre puniche e conclusoreti verticali di origine vul- si nel 146 a.C. con la complecanica solcate da colonne a ta vittoria dei romani, che prepianta esagonale che ci ap- sto avrebbero sottomesso linpaiono come manufatti tero mondo antico. Anche la umani. A sud del borgo, at- Sardegna, possedimento punitorno al massiccio del Linas co di enorme importanza strasi sono formati grandi giaci- tegica e commerciale, fu natumenti di minerali di piom- ralmente coinvolta nel conflit46 Sardegna Centrale La costa occidentale

sardi pelliti
to e gli isolani, che con il tempo avevano finito per accettare la presenza dei cartaginesi, si schierarono senza tentennamenti contro i nuovi stranieri. Tutto inizi nel 259 a.C., quando lesercito romano al comando di Lucio Cornelio Scipione occup la Corsica e tent quindi di approdare in Sardegna: il piano allora fall grazie allintervento della flotta cartaginese. Nel 238 a.C., a tre anni dalla fine della prima guerra e con Cartagine in grave crisi, Roma riusc invece a occupare Karalis, Sulci e Tharros, ma da

bo e zinco che, fino a pochi anni fa, sorreggevano leconomia mineraria dellarea. Lasciata Guspini, imbocchiamo la via di casa. Per andare verso nord, ovvero tornare a Torre dei Corsari dov la nostra temporanea base, non seguiremo pi la fascia costiera punteggiata dalle belle dune sabbiose, ma ci inoltreremo per un tratto montuoso attraverso il distretto minerario di Montevecchio, vera e propria cittadina industriale con tanto di museo ospitato nel sontuoso palazzo della direzione. Subito dopo essere usciti da questo mondo delle antiche miniere, ecco apparire sulla nostra sinistra la magnifica foresta Croccorigas, regno del cervo sardo e del cinghiale: unarea a quer-

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quel momento, e per pi di centanni, dovette fronteggiare una serie impressionante di violente ribellioni da parte degli isolani; nel 231 a.C., il console Marco Pomponio Matone giunse persino a portare con s dalla penisola dei cani mastini addestrati nella caccia alluomo per stanare i cosiddetti sardi pelliti (coperti di pelli) che, con tattiche di guerriglia, colpivano e subito si ritiravano nel selvaggio entroterra. Tra le numerose rivolte antiromane la pi imponente fu certo quella del 215 a.C., capeggiata dal nobile sardo-punico Amsicora di Cornus, ancor og-

gi ricordato come un eroe locale. Per non fallire, Amsicora chiese aiuto a Cartagine che invi prontamente una potente flotta. Destino volle che i punici venissero per sospinti da una tempesta sino alle Baleari, ritardando il loro arrivo. Amsicora, che aveva deciso di attaccare solo quando tutti i suoi alleati fossero giunti, prefer temporeggiare e si rec nellinterno per reclutare altre forze sarde. A capo delle milizie lasci intanto suo figlio Iosto, che con giovanile impeto si gett comunque contro i romani perdendo, oltre la battaglia, anche la vita. I cartagi-

nesi sbarcarono poi a Cornus e si unirono allesercito ribelle: in totale 12.000 fanti e 15.000 cavalieri, che si trovarono ad affrontare 4 legioni romane, 22.000 uomini e 1200 cavalieri, comandate da Tito Manlio Torquato in uno tra i pi duri e cruenti scontri dellepoca. Dopo ore di corpo a corpo, nel Campidano unala dellesercito sardo-punico cedette e i romani accerchiarono e massacrarono il nemico facendo 3700 prigionieri. Amsicora ripar a Cornus e prima che la sua citt venisse attaccata (come fu) dai legionari, si tolse la vita con una pugnalata al cuore.
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ce e corbezzoli, oggi tutelata e ricca di percorsi naturalistici. Poco pi avanti, questa volta sulla nostra destra, vediamo larticolato sistema vulcanico del monte Arcuentu, che ha il profilo di un volto umano e si stende per una decina di chilometri. Salire in cima al vulcano spento non impresa difficile, dato che misura soltanto 800 m circa; inoltre, un panoramico sentiero segnalato, con apposite piazzole per la sosta, si snoda fra i tracciati delle pi recenti colate laviche, caratterizzate da stretti condotti e imponenti muraglioni. Giunge cos la sera mentre dalla sommit dellantico vulcano godiamo la scenografi-

ca vista della costa a ovest, del Gennargentu a nord-est e della pianura del Campidano a sud-est. Poi riprendiamo le nostre bianchine parcheggiate nel verde e dopo poca strada siamo al bivio ai piedi del monte Perdosu, gi superato la mattina in senso inverso per recarci a Piscinas. Ancora pochi chilometri ci separano da Torre dei Corsari, dove passeremo la notte allostello; domani lasceremo definitivamente la costa occidentale per addentrarci nellisola alla volta del monte Arci, della zona delle giare' e quindi sino ai confini della Barbagia, alle falde del Gennargentu, ultima barriera prima della costa orientale. Buon riposo bianchine.

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TORRE DEI CORSARI URAS MORGONGIORI USELLUS ASUNI LACONI BARUMINI

Lentroterra occidentale

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i buon mattino lasciamo Torre dei Cor- Tharros e Cornus, probabilmente sulle vestisari e ci dirigiamo verso la zona degli sta- gia di un villaggio neolitico. I resti di un acgni a est di Capo Frasca. Lo stagno Marced- quedotto e le vie lastricate visibili nel sito ci di, punta pi meridionale del golfo di Ori- fanno intuire quanto dovesse essere estesa e stano, ci appare popolato di fenicotteri e importante lantica localit, porto protetto e chiassosi gabbiani, che descrivono ampi voli attorno CENNI DI STORIA ANTICA alla cinquecentesca TorreDai misteriosi shardana ai cartaginesi vecchia; oltre il pescoso Marceddi lo stagno di San Gio- Secondo alcune teorie avan- dai sumeri, si siano insediate vanni, che ne rappresenta un zate di recente si potrebbe nellisola diventando poi note prolungamento verso len- forse asserire che i fenici, sbar- con il nome di shardana, uno troterra. La strada prosegue cando in Sardegna, non vi in- dei bellicosi popoli del mare rettilinea con gli specchi contrarono particolare ostilit che per quasi mille anni imdacqua sulla nostra sinistra anche perch avevano una cer- perversarono nel Mediterraneo sino a giungere, al limitare ta parentela con i locali. Pare attaccando anche civilt imdel San Giovanni, alle rovine infatti che verso il 2000 a.C., ponenti come quelle egizia e di una delle pi notevoli citt genti semite provenienti dal- micenea. Il remoto legame tra fenicio-puniche: Neapolis, lantico regno mesopotamico la Sardegna e il Vicino Oriente sorta allepoca in cui i fenici di Akkad, stabilito da Sargon il sembra essere provato dai refondarono anche Othoca, Grande e quindi riconquistato sti di unarchitettura che non

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attivissimo per il trasporto di grano e di prodotti delle vicine miniere. Ammirate anche queste testimonianze di un passato che pare aver lasciato sullisola tracce molto diffuse (talora confortate da chiari

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ha eguali in Occidente mentre molto simile ai templi a gradoni della Mesopotamia, le ziqqurath o ziggurat: si tratta del cosiddetto Altare di Monte d'Accoddi, nei pressi di Sassari. Di fatto pare anche che i misteriosi shardana siano i fondatori, o almeno i cofondatori (insieme con autoctoni), della civilt nuragica, che in una prima fase aveva impronta sicuramente marinara, come attestano, tra laltro, le numerose navicelle di bronzo rinvenute dagli archeologi. Quando i fenici arrivarono nellisola (VIII secolo a.C.), comunque i nuragici erano ormai completamente dediti alla vita terrestre e ci perch un violentissimo maremoto, avvenuto nel 1200 a.C. circa, sconvolgendo le coste sarde come quelle di altre regioni

mediterranee aveva spinto parte degli abitanti a reimbarcarsi in cerca di nuove terre (toccando forse la stessa Fenicia) e parte a rifugiarsi nelle aree interne dimenticando larte della navigazione. Ai fenici seguirono i cartaginesi o punici, a loro volta di origini fenicie, che per non avevano solo intenzioni commerciali. Cartagine si avviava a diventare una grande potenza mediterranea ed era perci interessata soprattutto ai ricchi giacimenti minerari della Sardegna nonch alla sua posizione strategica. Dopo cruente lotte con i sardo-fenici, alla fine del VI secolo a.C. i punici conquistarono lisola e vi imposero la prima vera dominazione politico-militare. Questo evento storico fece s che la societ nuragica si scindesse di nuovo in due gruppi ben definiti: le popo-

lazioni dellinterno e del nord, che continuarono a opporsi ai cartaginesi isolandosi dal resto del mondo; e le popolazioni litoranee, che, gi influenzate dai fenici, si assoggettarono ai nuovi venuti sviluppando una civilt sincretica. I cartaginesi diedero grande impulso alla vita urbana, fondando citt non solo sulla costa e arricchendo di edifici e strutture pubbliche le ex colonie fenicie, e alleconomia locale; ma con lintroduzione in Sardegna il culto delle loro divinit spesso feroci, vi diffusero anche la pratica dei sacrifici umani, a quanto dato sapere assolutamente inconsueti presso i sardi di epoche precedenti. I copiosi ritrovamenti di ossa umane femminili e di monili di fattura punica in una grotta di Ispinigoli (vicino a Dorgali, nel Nuorese), profonda 60 metri e perci nota come abisso delle vergini, parrebbe la pi chiara conferma dei nuovi, feroci costumi religiosi.
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ARCHEOLOGIA E DINTORNI

Barumini e Su Nuraxi
Barumini un piccolo comune di circa 1700 anime situato nella media valle del fiume Mannu, 60 km a nord di Cagliari; a sud dellabitato si scorge la sagoma della Giara di Gesturi. Sorto in unarea di antico popolamento umano, sui resti di un villaggio nuragico e nei pressi del celeberrimo complesso preistorico di Su Nuraxi dal quale soprattutto trae fama, il borgo appare

oggi dominato dalla cinquecentesca parrocchiale dellImmacolata e dal palazzo Zapata, eretto nel 600 dai signori del luogo, entrambi in posizione elevata quasi a identificare i due centri di potere, quello sacro della chiesa e quello profano della baronia. Prima di recarci al sito archeologico, motivo principe della nostra sosta, siamo andati a curiosare per le vie del borgo scoprendovi tracce di muratura depoca romana e alcuni

edifici storici che testimoniano della passata importanza di Barumini tra il medioevo e il XVII secolo: per un periodo fu addirittura capitale della Marmilla. Particolarmente degne di nota le antiche chiese di S. Giovanni, S. Tecla e S. Lucia; presso questultima tra laltro, a fine luglio, si celebrano tre giorni di festa, con spettacoli folcloristici, musica tradizionale sarda, riti sacri e profani (come quello propiziatorio per la ricerca dellanima

riferimenti storici, talaltra avvolte nel mistero di un'origine troppo remota), tra vigneti ben curati e cinti da siepi di fichi dIndia ci avviciniamo a San Nicol dArcidano, ridente borgo vinicolo alle porte della Mar-

milla. Pochi chilometri ci separano da Uras, che giace ai piedi dei primi contrafforti del monte Arci e ospita, tra laltro, un interessante museo di mineralogia e paleontologia; seguiamo una direttrice ancora rettilinea sino

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gemella, di antiche origini) e una corsa equestre nei pressi del famoso sito nuragico. Dopo aver visitato la graziosa Barumini abbiamo raggiunto Su Nuraxi, a circa 1 km dal centro abitato, per poter ammirare il vasto complesso tu-

telato dallUNESCO tra i patrimoni dellumanit. Il fulcro rappresentato da un grande nuraghe quadrilobato con al centro un mastio, vecchio di oltre 3000 anni e posto su unaltura di 250 metri. veramente imponente, di enormi

proporzioni, diverso da tutte le analoghe strutture finora viste nel nostro viaggio. Tuttintorno al nuraghe si nota una cerchia difensiva con 7 torri unite da mura rettilinee, allesterno della quale si sviluppa quel che fu un fitto villaggio di capanne. Rimaniamo in silenzio, rispettosi, a osservare tutto lo splendore arcaico di questo luogo e immaginiamo il brusio delle genti e la fierezza di chi qui regnava molti secoli prima dellera cristiana.

alla periferia del paese, dove notiamo un bel murale che simboleggia linfinito ciclo vitale delluomo. Attraversiamo quindi la Carlo Felice, la strada pi importante dellisola che collega il nord alla zona di Cagliari, e imbocchiamo la SS 442 che da Uras conduce nel vero e proprio cuore della Sardegna; verso meridione scorgiamo intanto il maestoso nuraghe Domu Beccia. Morgongiori, archeologia e natura Come spesso accade, il dispiacere di aver lasciato la magnifica costa si dissolve in fretta alla vista di un affascinante paesaggio che ci gustiamo iniziando a salire tra macchie di lentisco e di olivastri sui pendii ancora dolci del monte Arci, con ai nostri piedi le vaste conche pianeggianti coperte di prati che in primavera si colorano di una miriade di fiori. A

una decina di chilometri da Uras ci troviamo avvolti in un ambiente davvero montano e, giunti a Morgongiori, decidiamo di effettuare una deviazione per esplorare le zone pi alte del gigantesco massiccio dellArci, di origine vulcanica. Nel piccolo comune della Marmilla abbiamo il piacere di conoscere il sindaco, la signora Mariangela, giustamente innamorata e profonda conoscitrice della sua terra. Nel suo ufficio, mentre aspettiamo la guardia campestre che ci far da guida lungo un percorso naturalistico, ci offre dunque qualche notizie sul luogo, importante sin dai tempi pi remoti per il commercio dellossidiana, preziosissima per costruire armi e utensili. Apprendiamo cos che subito a nord di Morgongiori, nellarea archeologica di Sa Scaba e Cresia, vi un interessante e ancora poco noto moSardegna Centrale Lentroterra occidentale 53

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APPUNTI NATURALISTICI

Lossidiana del monte Arci


Il massiccio del monte Arci si eleva dalla piana dellOristanese come avanguardia di una zona montagnosa che, verso est, scorre lungo le giare, i monti di Meana, quelli della Barbagia (come il Perdedu) e sino ad arrivare alle cime del Gennargentu. Tra le foreste di lecci che ricoprono i suoi fianchi sgorgano sorgenti di ottima acqua, tutte rivolte a nord o a nord-ovest, posizione ideale a detta dei vecchi del luogo perch in questo caso il magnetismo terrestre influisce positivamente sulla purezza dellacqua. Il rilievo si formato grazie a una lunga serie di eruzioni vulcaniche, per la sovrapposizione di lave basaltiche a solide basi di trachite; le colate ricche di silice e sottoposte a repentini

raffreddamenti hanno originato la vetrosa ossidiana, preziosissima per i popoli arcaici. Di fatto, gi nel Neolitico antico (circa 8000 anni fa), in questa zona comparvero le prime cave di ossidiana e con essa gli uomini iniziarono a produrre utensili di vario tipo e soprattutto, dati i bordi taglienti delle scaglie di pietra nera, armi: punte di lance e di frecce e coltelli. Nellarea del Mediterraneo lossidiana si tro-

numento protostorico detto SOmu e is Caombus, casa dei colombi. Di fatto si tratta di due strutture cultuali forse correlate tra loro: un complesso megalitico ipogeico, ricavato allinterno di una parete rocciosa a strapiombo, di cui si vede parte della scala in roccia basaltica squadrata ma non laccesso principale, ostruito da unantica frana, e una costruzione a tholos probabilmente situata in corrispondenza dellimbocco scomparso. In localit Prabanta, ai confini con il territorio di Pompu pi a sud, si trovano invece due domus de janas risalenti al Neolitico, nonch formazioni rupestri dal nome davvero curioso, come Su Forru de Luxia Arrabiosa (il forno di Lucia la rabbiosa). E, naturalmente, Mariangela ci spiega il perch di simili denominazioni: personaggio leggendario noto in tutta la Sardegna, Lucia era una
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donna ricca, avara, spietata e gelosissima di ci che le apparteneva, tanto che gli dei punirono la sua grettezza pietrificando lei e tutti i suoi averi. Cos ancor oggi, nellisola, le rocce di forma strana, che ricordano oggetti, vengono collegate a Luxia Arrabiosa. Arrivata la nostra guida, Mariano, si parte per le pendici del monte Arci; la guardia ecologica precede Belvetta, Dino e Polentina a bordo di un fuoristrada, mentre il sindaco, con un po demozione, ospite della bianchina rossa. Iniziamo a salire a mezza costa nel Parco regionale lungo una stretta stradina panoramica, tra macchia mediterranea, colorate infiorescenze di lavanda, viole e orchidee, sorgenti e grotte (un vero paradiso geologico e naturalistico) fino a

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vava solo in poche altre localit, quali le isole Lipari e Pantelleria, e ci evidenzia il pregio del minerale che fu oggetto dei primi scambi commerciali tra la Sardegna e il continente. Oltre che in Corsica infatti la rara roccia, grez-

za o lavorata, veniva esportata in Toscana, Liguria, Provenza e forse pure pi oltre. Con laffinarsi delle tecniche di lavorazione, lossidiana serv anche per creare manufatti artistici (monili, coppe e cos via); sembra inoltre, bench in pro-

posito non ci sia ancora piena certezza, che in Sardegna fosse utilizzata come moneta. Secondo quanto scrive il naturalista latino Plinio (I secolo d.C.), il nome ossidiana legato alla figura del semidio africano Obisius, che per primo lavrebbe segnalata alluomo, e una leggenda narra che in una grotta del monte Arci ci sia proprio un simulacro di Obisius scolpito nellossidiana dal mitico eroe in persona.

raggiungere una splendida foresta di lecci secolari in cui Mariano di casa; le grandi piante creano un ambiente protettivo e ci sentiamo immersi in un universo completamente dominato dal verde fresco e umido con un sottobosco pulito e ricco di humus. Seguiamo la nostra guida per una breve escursione a piedi in mezzo alla foresta e arriviamo cos a un leccio gigantesco e millenario, il capostipite di tutto il bosco. Mariangela e Mariano ci dicono che nel 1983 un violento incendio divor per 13 giorni lintera zona, accerchiando Morgongiori sulla quale iniziavano a piovere tizzoni ardenti, e solo quando il fuo-

co giunse a minacciare una vicina base militare americana si riusc a domarlo con un massiccio intervento di uomini e mezzi. Al limitare della foresta, una fontana di pietra segna il confine con unarea occupata da altre piante, come lagrifoglio, il cisto bianco e la magnifica felce florida, che svela la sua maestosit quando Mariano ne mette a confronto le foglie con quelle della felce comune. Veniamo anche a sapere una cosa molto interessante, cio che i semi del cisto bianco rimangono attivi per decenni, addirittura per un secolo, e che sono spinti a germogliare dal calore del terreno. Nei luoghi in cui vengono accesi fuochi di bivacco, per esempio, a distanza di qualche mese spuntano nuove piantine; il cisto dunque la prima specie a ripopolare lambiente dopo gli incendi.
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PAESAGGI DA RICORDARE

La Giara di Gesturi e i suoi cavallini


Nel nostro coast to coast della Sardegna, al confine tra Marmilla e Sarcidano, ci siamo imbattuti in questa sorta di fortezza naturale, che dal nulla si erge sulla pianura. Posta a circa 600 metri di altezza e con una superficie di quasi 45 km2, la Giara di Gesturi un altopiano di origine vulcanica creatosi nel Pliocene (tra i 6 e i 2 milioni di anni fa), quando copiose colate di lave basaltiche si espansero dai coni eruttivi ancor oggi individuabili e solidificarono per strati sopra le pi antiche marne. Gli agenti atmosferici, erodendo il friabile suolo circostante, hanno quindi definito i margini strapiombanti del blocco basaltico, che si innalza solitario come unisola nellisola e, poco accessibile, conserva al sommo

un ambiente unico e intatto. La Giara, comunque, fu abitata dalluomo sin dal Neolitico, poich la sua conformazione dava protezione nonch la sensazione di trovarsi in un luogo arcano e magico, da cui pi facile sarebbe stato il contatto con le divinit. Numerosi protonuraghi lo testimoniano, come quello del tipo a corridoio chiamato Bruncu e Madili, sul

Sul monte Arci Una spettacolare salita sterrata ci separa dalla cima del monte Arci e le tre piccole bianchine devono faticare non poco per vincere la forte pendenza del canalone. Una fatica ampiamente compensata dalla vista del neck vulcanico (antico condotto fossile) della Trebina Longa, 812 metri, che dalla sommit del massiccio domina tutta la pianura dellOristanese, con una splendida vista sugli stagni e sulla costa tirrenica. Accanto a questa vetta si elevano pure la Trebina Lada, 795 metri, e il Picco di Porteddu le Murrus. Piante di ruta selvatica dal profumo intenso e gialle ginestre punteggiano la zona insieme con la digitale, pianta dal lungo stelo che ac56 Sardegna Centrale Lentroterra occidentale

coglie una pioggia di campanule rosa tanto belle quanto velenose. In lontananza notiamo gli impianti per lo sfruttamento del vento eretti lungo tutta la dorsale dellArci ed proprio l che la stradina sterrata su cui viaggiamo ci conduce, con un sinuoso percorso panoramico che si snoda sulla cresta della catena montuosa. Soltanto da vicino ci rendiamo conto delle enormi dimensioni delle eliche che sovrastano la pianura e la zona della bonifica di Sassu, caratterizzata da una variopinta scacchiera di campi coltivati attor-

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ciglio orientale dellaltopiano. La sicura Giara di Gesturi, insieme con le due vicine giare di Siddi e di Serri, anche teatro della leggenda di Thilicar, principe nuragico che, qui arroccatosi con il suo esercito e la sua gente, riusc a sottrarsi al giogo dei punici. Oggi la Giara, tranne per qualche rara fattoria, appare disabitata, ricoperta da macchia mediterranea, foreste di sughere e vaste praterie costellate di palis, laghetti di acqua piovana dove si abbevera la fauna

locale. Tra gli animali presenti spiccano i famosi cavallini della Giara, caratterizzati da manto bruno e occhi a mandorla. Sono equini di piccola taglia, anche se ben proporzionati, e ci sembra un effetto del loro isolamento: lendogamia, cio laccoppiamento fra individui sempre pi imparentati fra loro ha prodotto una forma di nanismo tipica. Gli anziani narrano di esemplari poco pi grandi di un grosso cane, ormai estinti o geneticamente modificati per incrocio

con cavalli di taglia maggiore. In realt lorigine della razza incerta e non si sa neppure se i cuaddeddus (cavallini) siano autoctoni: il mancato ritrovamento di resti particolarmente antichi fa pensare che siano stati introdotti in Sardegna in epoca nuragica e gi domesticati, forse dai fenici o forse dai greci. Poi qualche esemplare sfuggito al controllo umano si sarebbe rifugiato sulla Giara recuperando le attitudini selvatiche che ancora connotano gli attuali discendenti.

no ad Arborea. Il posto brulica di farfalle che si posano su una miriade di fiori, tra i quali la nostra guida ci fa notare piante di carciofo selvatico. Per la discesa seguiamo unaltra pista, pi occidentale e, iniziata la fitta zona boschiva, facciamo unaltra sosta: questa volta nella speranza di vedere i cavallini sardi allo stato brado. Ci troviamo nei pressi di Is Benas (le sorgenti) e silenziosamente ci inoltriamo tra piante di cisto e le querce sino a scorgere, nella penombra del sottobosco, delle

macchie scure in movimento; alcuni nitriti confermano che siamo vicini alla piccola mandria, perci non ci resta che continuare ad avanzare lentamente nella boscaglia, facendo attenzione a non portarci sotto vento. Con

Sardegna Centrale La regione di Bosa

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molta pazienza e un po di fortuna riusciamo a vedere i cavallini scuri, di piccola taglia e dal temperamento focoso. In realt i branchi sono due, ciascuno con a capo uno stallone, come sottolinea Mariano. Riusciamo a scattare qualche foto senza innervosire gli animali, poi imbocchiamo spediti la via del ritorno. Il susseguirsi di nuove situazioni e magnifiche scoperte naturali ci ha accompagnato, senza che ce ne accorgessimo, verso la sera. Prima di rientrare nellabitato di Morgongiori passiamo
APPUNTI NATURALISTICI

dal centro di documentazione ambientale Il Sole, punto informativo, organizzazione e di partenza per andare alla scoperta delle bellezze del monte Arci guidati da personale specializzato: tra le escursioni proposte c anche quella al rio Salonis, con una magnifica cascata a tre salti alla base della quale vivono tre querce millenarie. giunto il momento di lasciare Mariangela e Mariano, la cui erudita compagnia ci ha permesso di apprezzare in modo insolito e completo un territorio decisamente

Il sughero
La quercia da sughero (Quercus suber), o sughera, una pianta che si ambientata magnificamente nel bacino occidentale del Mediterraneo. Ha fusto e rami rivestiti da una corteccia molto spessa e rugosa, che ci che si chiama appunto sughero e che rappresenta una sorta di corazza protettiva contro le insidie ambientali, come il sole violento e la siccit, ma anche gli incendi. Molti altipiani della Sardegna sono abbondantemente ricoperti di questi alberi sempreverdi, che possono raggiungere la ragguardevole altezza di 15-20 metri; non a caso propriosullisola che si concentra l80% di tutta la
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produzione italiana di sughero. Quando abbiamo attraversato laltopiano di Abbasanta siamo rimasti sorpresi nel vedere tali querce: erano infatti state private della tipica scorza e presentavano un tronco di color rossastro. Le propriet della loro corteccia, peraltro, erano conosciute gi in epoca preromana: fu cos impiegata per sigillare i contenitori di liquidi, sostituendo il precedente sistema di chiusura con pece e resine che era meno ermetico, e adoperata anche per

farne sandali e galleggianti per le reti da pesca. Alcuni scavi archeologici hanno inoltre rivelato che il sughero era utilizzato dai nuragici sin dai tempi pi antichi pure per isolare le mura e i pavimenti delle case in pietra. Ebbene, ancor oggi questa corteccia viene usata per lisolamento termico e acustico, cos come per realizzare solette per calzature, nonch quei miliardi di tappi che ogni anno vengono impiegati per chiudere le bottiglie di vino di tutto il mondo permettendo la migliore conservazione del prodotto. Visitando un pinnettos, il caratteristico riparo in pietra e frasche di ginepro dei pastori, ci siamo accorti che presso la soglia cera un pezzo di su-

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meritevole di visita. Il nostro soggiorno a Morgongiori comunque non ancora concluso, perch decidiamo di concederci una sosta presso lagriturismo La Lorighitta gestito dalla signora Gilda. Il posto offre camere arredate in stile sardo, dove passeremo la notte, e piatti tipici, come lantipasto di lenticchie, grano e pancetta, la pasta lorighittas (orecchini) e i profumati arrosti che ci attendono nella sala ristorante. Gilda ci informa che in origine le squisite lorighittas si mangiavano soltanto il 1 no-

vembre, poi si cominci a gustarle anche negli altri giorni di festa, poich questo piatto fa parte della storia e della cultura morgongiorese ormai da secoli. E sono talmente ghiotte che per non far s che i bambini non ne mangiassero troppe, nata addirittura una leggenda: quella di Maria Pungi Pungi, una strega armata di forchettone per punzecchiare il pancino dei piccoli ingordi. In questo accogliente agriturismo anche possibile ascoltare tipici canti sardi che ricreano al meglio latmosfera tradizionale. Paesaggi dellAlta Marmilla La mattina di buonora, pi pimpanti che mai, salutiamo Gilda per continuare il nostro viaggio verso linterno. Da Morgongiori ci dirigiamo a nord-est in direzione Asuni per scoprire le rovine del castello della regina Medusa. Lungo un piacevole percorso, ricco

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ghero largo e spesso: quello il letto del pastore, leggerissimo e dunque facilmente trasportabile durante i trasferimenti con le greggi. La raccolta del sughero avviene ogni 9 anni circa, il tempo necessario perch la corteccia possa riformarsi. Al momento giusto, esperti scorzini procedono a staccare delicata-

mente il sughero dal tronco incidendovi dei tagli verticali con una piccola accetta. I listoni cos ottenuti vengono poi accatastati accuratamente e messi a essiccare al sole, come abbiamo potuto vedere sulla Giara di Gesturi: pile e pile di sughero pronto per essere trasferito, lavorato e distribuito in tutto il mondo.

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di ampie curve tra il saliscendi di numerose colline, la lucina rossa sul cruscotto delle bianchine ci ricorda che anche loro hanno bisogno di nuove energie dopo le impegnative escursioni del giorno precedente. Passata Ales, capoluogo dellAlta Marmilla disposto su una piana alle pendici orientali del monte Arci e citt natale di Antonio Gramsci, ci dirigiamo al bivio di Escovedu e qui ci fermiamo per fare rifornimento di benzina. Mentre aspettiamo il nostro turno tra vari motociclisti tedeschi, ci si avvicina un ragazzo del paese incuriosito dalla presenza di Belvetta, Dino e Polentina, anche perch lui stesso possiede una formidabile bianchina. Non ci vuole molto per fare amicizia con Stefano, che si propone per accompagnarci in una visita fuori

programma fino a Usellus, dove sono una chiesetta in stile aragonese e i resti di una pista e di un ponte di epoca romana. Usellus pochi chilometri a nord e con la nostra nuova guida ci avviamo verso la chiesa di Santa Reparata, che si presenta come una piccola fortezza alle pendici del colle di Donigala: circondata da mura con ampie nicchie, le cumbessias, per ospitare i viandanti e i mercanti che un tempo qui soggiornavano durante le feste. Una massiccia facciata in pietra sormontata da una strana merlatura e un piccolo campanile a vela caratterizzano ledificio, allinterno del quale sono ancora visibili unantica fonte battesimale a immersione e uno scorcio delloriginaria pavimentazione. La chiesa parrebbe infatti esser sorta sui resti di un tempio pagano, proprio al centro di un insediamento romano (la colonia di Uselis, II sec.

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a.C.) qui posto come crocevia tra Karalis (Cagliari) e Tharros e per vigilare la via daccesso alla Barbagia, a est. Lattuale progetto di scavi archeologici potrebbe far emergere importanti testimonianze in merito. Dal solare luogo di culto arriviamo in breve presso il rio Cojanna per vedere un tratto della via lastricata romana che portava a Forum Traiani e Tharros e lantico ponte immerso nel verde, poco distante dalla direttrice principale. Lasciamo quindi la zona, dove sono anche la splendida foresta di lecci di SArroxiu, ricca di sorgenti, e i laghetti detti palis per tornare a Escovedu, dove ringraziamo Stefano per la compagnia e per la preziosa collaborazione. Dal bivio di Escovedu potremmo raggiungere Barumini, dov il pi importante sito nuragico dellisola, per la via breve: un piacevolissimo percorso campestre a sud della Giara di Gesturi che at-

traversa Sini, nota per il suo gigantesco ulivo millenario, Genuri, Setzu e Tuili. Il nostro itinerario prevede per una puntata pi a nord, ad Asuni, gi in provincia di Nuoro, ed l che arriviamo intorno a mezzogiorno, giusto in tempo per far provviste prima di metterci alla ricerca del castello della regina Medusa. Parcheggiamo le auto nella piazzetta del borgo, che sorge tra le gole dellImbessu a ovest e del rio Maiori, proveniente dallAlta Marmilla, a nord-est. Lungo le viuzze del centro storico, caratterizzato da imponenti vecchi portoni e cortili con tipici archi daccesso, chiediamo a due signore informazioni sul percorso che ci aspetta. Apprendiamo cos che le rovine del castello si trovano a nord del paese, su di uno sperone roccioso cinto dai monti e decidiamo perci di riprendere le bianchine per avvicinarci. Tra canyon e antichi castelli Passato il piccolo borgo con la vicina necropoli di Budragas, deviamo a sinistra per una stradina asfaltata che entra nel canyon del rio Bidissariu, le cui acque scorrono da est a ovest scavando le rocce in modo suggestivo e impressionante per poi gettarsi nel rio Mannu e infine nel Tirso, il fiume pi lungo
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APPUNTI NATURALISTICI

I rettili sardi
I rettili sardi comprendono 18 specie, 4 appartenenti allordine dei cheloni (tartarughe), 9 a quello dei sauri (lucertole e gechi) e 5 a quello degli ofidi (serpenti). Tutte le specie di tartarughe presenti sullisola sono terrestri o dacqua dolce e vengono di solito indicate con il nome di testuggini, per distinguerle dalle tartarughe vere e proprie che vivono in ambiente marino. Tre specie sono molto simili fra loro e appartengono al genere Testudo: la testuggine comune o di Hermann (T. hermanni), la testuggine gre-

ca (T. graeca) e la testuggine marginata (T. marginata). Si tratta di animali daspetto robusto, con una corazza massiccia molto ossificata, formata da piastre di color grigio, verdastro o giallo, e zampe corte che sporgono appena dal carapace; vivono lungo le fasce costiere e nelle zone collinari calde e soleggiate di tutta lisola. Laltra testuggine sarda (Emys orbicularis), pi piccola e di colore grigio scuro o nero, propriamente specie dacqua dolce e come tale popola le aree umide, quali le rive degli stagni e dei corsi dacqua; gli esemplari non sono molti, ma sono diffusi ovunque lhabi-

tat offra condizioni adatte. Tutte le specie di testuggini sono rigorosamente protette dalla legge a livello sia regionale sia internazionale. Fra i sauri sono particolarmente degne di nota tre specie endemiche, esclusive della Corsica e della Sardegna e di poche isole limitrofe: la lucertola di Bedriaga (Archaeolacerta bedriagae), una lucertola piuttosto robusta (22-28 cm) dalla livrea solitamente grigio scura o grigio verde, presente nellisola con ben tre sottospecie; la lucertola tirrenica (Podarcis tiliguerta), molto comune, pi piccola (15-24 cm) e di color bruno verdastro,

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spesso vivacemente sfumato di azzurro e verde, soprattutto nel maschio; lalgiroide tirrenico (Algyroides fitzingeri), lungo solo 10-13 cm (di cui 7-8 di coda), facilmente riconoscibile anche per la livrea scura, bruno nerastra, e le squame evidentemente carenate. Completano il quadro dei sauri dellisola: la lucertola campestre (Podarcis sicula); tre specie di gechi, la tarantola

muraiola (Tarentola mauritanica), il fillodattilo o tarantolino (Phyllodactylus europaeus) e lemidattilo verrucoso (Hemidactylus turcicus); il gongilo (Chalcides ocellatus) e la luscengola (Chalcides chalcides), entrambi molto simili a una biscia per la forte riduzione delle zampe. Gli ofidi sono poco numerosi e mancano completamente i viperidi: in Sardegna, quindi, non sono presenti rettili velenosi. La specie pi bella e interessante sicuramente il colubro ferro di cavallo (Coluber hippocrepis), un serpente piuttosto raro dalla bella livrea giallo verdastra ornata da vistose macchie scu-

re di forma tondeggiante, che vive nella parte meridionale dellisola. Molto comune in tutti i luoghi assolati il biacco (Coluber viridiflavus), che purtroppo finisce spesso vittima delle automobili durante lattraversamento delle strade; rarissimo invece il saettone o colubro di Esculapio (Elaphe longissima). Chiudono lelenco dei rettili sardi la natrice viperina (Natrix maura), molto diffusa, e la natrice dal collare (Natrix natrix), meno frequente, due specie popolarmente note come bisce dacqua perch legate ad ambienti umidi e in grado di nuotare agilmente.
A cura del biologo Carlo Morelli

di tutta la Sardegna. Siamo ai margini della Barbagia, in un paesaggio incontaminato. Superato il piccolo ponte che scavalca il corso dacqua, iniziamo a salire lungo un ripido costone; sulla nostra sinistra le pareti della gola si fanno sempre pi alte, quindi, dallaltra parte della valle, ci appare una sella rocciosa davvero ardita, sulla quale sono i resti di un castello: tra quelle antiche mura, che ancora rievocano limmagine di un fulgido passato, la leggenda vuole che si aggiri ogni notte il fantasma della regina Medusa. Per gli amanti della natura questa una zona di particolare interesse, fatta di aspre montagne e go-

le impressionanti che si intersecano con la via del fiume e completamente disabitata. Scartiamo allunanimit lidea di passare la notte qui a caccia di fantasmi e riprendiamo il fascinoso percorso diretti alla valle dei menhir, sopra Laconi. Lungo un protetto e panoramico costone allombra, nei pressi di una sorgente, ci fermiamo per un pic-nic con vista sulle gole e sulle rovine del castello. Poi, ristorati, ripartiamo e dopo alcuni chilometri in un paesaggio dirupato, scendiamo di quota e riattraversiamo il rio Bidissariu pi a monte, in una vallata a nord di Laconi, dove giungiamo di l a poco.
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Il paese, in bella posizione, si trova ai piedi dellaltopiano del Sarcidano, ricco di acque, che si estende vasto a sud-est; da qui comincia a profilarsi allorizzonte limponente sagoma della Giara di Gesturi, nostra prossima meta. A Laconi merita una visita il bel parco pubblico, progettato mantenendo e armonizzando le caratteristiche naturali del luogo: spuntoni calcarei, numerosi pianori, ruscelli, cascate e laghetti contornati sia da lecci locali sia da cedri del Libano. Nel bel mezzo vi sorge il castello detto dei Marchesi Aymerich (che furono gli ultimi proprietari) con strutture in parte medievali (anche precedenti lanno Mille) e in parte in stile gotico aragonese. Un vecchio del paese, al quale chiediamo notizie sulle origini delledificio, ci narra pure la triste leggenda che lo circonda: nella torre fu murata viva una fanciulla, di cui il nostro interlocutore non ricorda il nome, perch non volle sposare luomo impostole dalla famiglia; il suo fantasma ancora l, dove vaga ormai da secoli. Lasciamo Laconi chiudendo cos questa parentesi tra natura, antichi castelli e racconti di spettri, per proseguire verso sud lungo la SS 197, attraversando Nuragus per arrivare a Gesturi dopo una ventina di chilometri. Al confine tra Marmilla e Sarcidano, la Giara di Gesturi si presenta come un ambiente a s stante unico e intatto, costituito da un va64 Sardegna Centrale Lentroterra occidentale

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sto altopiano di origine lavica ricco di foreste che ha per margini verdi scarpate. La Giara di Gesturi e Barumini A Gesturi siamo entrati nella provincia di Cagliari e basta svoltare a destra verso la Giara per iniziare una salita a tornanti che in breve tempo ci porta sullo spettacolare altopiano con vista sullestesa piana del Sarcidano. Lungo la strada, tra ampi prati collinari e macchia mediterranea, troviamo il centro didattico di Pistincu dove raccogliamo informazioni prima della visita alla Giara. un vero e proprio museo naturalistico multimediale che si avvale di diversi modelli educativi, in cui sia il turista sia lo studioso possono disporre del pi svariato materiale, anche interattivo, nonch dellassistenza di personale qualificato in grado di condurli alla scoperta del particolare territorio. Apprendiamo cos che la genesi di questo altopiano si deve al-

lespansione di immense colate laviche alla quale segu, dopo il raffreddamento, un graduale processo di erosione che ne modell i contorni creando una piattaforma quasi perfettamente livellata a circa 500-600 m sul livello del mare. Ancora poca strada in salita ed eccoci sulla sommit della Giara. Tra sorgenti e spettacolari laghetti detti palis, nei quali si riversano spumeggianti cascatelle, ci danno il benvenuto i cavallini, begli animali piccoli e robusti dal manto scuro e con caratteristici occhioni a mandorla che si esibiscono in improvvise e felici galoppate. Intorno grandi cataste di sughero attendono di essere trasportate a valle; i sughereti caratterizzano, infatti, tutto laltopiano e sotto i rami degli alberi contorti e modellati dal vento muschi e licheni trovano il loro ambiente ideale. Davanti a noi si estende unampia gariga ricca di carciofi selvatici e asfodeli che precede la

macchia mediterranea e, pi oltre, la foresta di querce. Per cogliere appieno leccezionale fascino naturalistico dellarea si possono seguire vari itinerari prestabiliti, tutti molto interessanti, effettuabili anche nellarco di pi giornate e in tutte le stagioni dellanno. Certo, in primavera, durante la fioritura, lo spettacolo impareggiabile. Conclusa la nostra escursione, salutiamo i cavallini, senza dubbio pi mansueti di quelli di Morgongiori, e ridiscendiamo a Gesturi, adagiata sulle pendici sud-orientali della Giara, dove i ruderi di antichi mulini che scandivano il corso del rio Mannu fanno capolino allinterno di rigogliosi orti. Nel territorio rimangono anche i binari di unantica ferrovia, sui quali ormai transitano solo greggi al pascolo. Una strada quasi rettilinea vede ora sfrecciare le nostre bianchine verso Barumini, allestremit orientale della Marmilla, di cui fu capitale nel medioevo. Entriamo nel paese famoso per limportante complesso nuragico di Su Nuraxi: un cartello ci segnala che il sito iscritto nella lista del patrimonio mondiale dellUNESCO; per osservare dallalto il sito archeologico ci spostiamo a sud, dov la collina di Las Plassas su cui sono ancora visibili le rovine di un castello. Laltura, di forma perfettamente conica, sinnalza dal nulla sulla piana circostante dominando Villamar, villaggio dal nome spagnolo posto ai suoi piedi.
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Come gi accennato, il complesso nuragico di Barumini il pi importante per la quantit e la qualit di reperti rinvenuti a testimonianza della civilt nuragica. sera quando accediamo allarea archeologica, poco a ovest dellabitato, che con il sole calante ci appare ancor pi suggestiva e ricca di quel fascino che soltanto la patina dei millenni sa dare. Camminiamo fra le tozze capanne circolari del villaggio, alcune delle quali conservano ancora al loro interno la pietra concava del focolare, gli utensili per macinare il grano e le nicchie in pietra in cui sedevano gli anziani a discutere: com nella capanna del parlamento, ritenuta luogo di riunioni rituali. Dopo la visita al sito archeologico facciamo sosta allhotel Sa Lolla, dove, prima di cenare e andarcene a dormire, un corroborante tuffo
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in piscina ci ritempra dalle fatiche dellinteressante giornata appena trascorsa. Claudio e Annarella gestiscono da diversi anni il caratteristico locale che prende il nome dal loggiato esterno ad archi tipico delle case del Campidano. Laccogliente sala da pranzo, ricavata da vari ambienti di una casa rurale e con caminetto, e la simpatia dei nostri anfitrioni rendono la serata ancora pi gradevole. Oltre alle pi note pietanze tradizionali, la cucina dellhotel propone lumache alla diavola come antipasto, fregola (pasta tonda) alle lumache come primo e pecora in umido con cardi selvatici come secondo. A Barumini concludiamo cos, con soddisfazione piena, il primo itinerario sviluppato completamente allinterno della Sardegna, per proiettarci via via pi a est, in direzione di una magnifica costa ancor lontana.

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Lentroterra orientale

BARUMINI ISILI NURRI ORROLI ESCALAPLANO GONI ESTERZILI

Sardegna Centrale

on la magnifica Barumini alle nostre sui resti di un nuraghe sorse una chiesetta. spalle, ci stiamo velocemente dirigendo Come a Su Nuraxi, anche qui le capanne in verso il sole appena sorto; la guida piacevole pietra, raggruppate in vari recinti, vengono incon percorso movimentato tra la campagna. dicate in termini descrittivi: del custode, del Pochi chilometri dopo aver attraversato il sacerdote, del capo, delle riunioni. Nel rio Mannu superiamo Gergei ed Escolca, villaggio-santuario durante let del Bronzo mentre a nord ecco apparire imponente la erano venerati il Dio Toro e lacqua, come teGiara di Serri, con le sue erte pareti e la stimonia il notevole tempio a pozzo. sommit piatta dove ancor oggi si celano i mi- Scendiamo quindi a Serri e, gi che ci siamo, steri riguardanti antichi culti dei sardi che, in prima di proseguire per la costa orientale, epoche lontane, qui si radunavano in occa- puntiamo verso Isili (dove corre anche la sione di feste e cerimonie sacre. Arrivati al- ferrovia che collega Mandas a Srgono) per lincrocio con la direttrice principale, la SS visitare il borgo e le botteghe artigiane dove 128, svoltiamo a sinistra in direzione Serri e si realizzano tappeti e arazzi policromi e ogIsili per intraprendere una nuova, breve getti in rame di ottima qualit; il museo ciescursione. vico dedicato a queste attivit ne documenViaggiando verso nord incontriamo subito ta lantica tradizione. Lunghi viali alberati e Serri, il piccolo borgo situato sul confine curate case ottocentesche caratterizzano il meridionale del Sarcidano che d il nome a paese, che sorge in un territorio popolato fin una Giara molto pi piccola rispetto a quella di GestuFANTASIE POPOLARI ri, larga infatti 1 km e lunLa leggenda dellOrga mai riusciremo a scoprire. Nella tradizione popolare di Esterga 3, ma scenograficamente svettante a circa 650 metri di Nel territorio di Esterzili ab- zili, ci racconta la nostra guialtezza in un paesaggio in- biamo visitato un tempio plu- da locale, il singolare santuacontaminato. rimillenario di enorme interesrio identificato come Domu

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La Giara di Serri e il suo santuario Da qui dunque saliamo sullaltopiano basaltico che si trova a nord-ovest del paese per visitare, a pochi chilometri, il sito nuragico di Santa Vittoria, luogo di culto frequentato dalla preistoria fino al medioevo, quando
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se. Situato in un luogo recesso, a 1000 metri di quota su un breve terrazzo naturale lungo le pendici sud-orientali del monte Santa Vittoria, presenta una struttura a pianta rettangolare, tecnicamente detta a megaron, del tutto diversa dalle tipiche architetture megalitiche dei nuragici e nasconde storie e segreti che forse

de Orga ossia casa della malefica maga chiamata, appunto, Orga. Il mitico personaggio potrebbe essere una trasposizione della pagana Dea Madre a cui secondo alcuni era dedicato il sito e che, cambiate le credenze religiose, ha assunto caratteri negativi. Secondo la leggenda, infatti, lOrga sarebbe unantica sa-

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cerdotessa che custodiva il tempio nonch il favoloso tesoro conservato nei tetri sotterranei delledificio. Gli abitanti di questo magnifico lembo di Barbagia dapprima tollerarono la presenza della misteriosa donna, poi, forse a causa di strani riti e sortilegi che essa compiva o forse perch vennero a sapere del tesoro, decisero di scacciarla. Il loro proposito and a buon fine e lOrga fugg da questi monti; non avevano per tenuto conto della perfida astu-

zia della maga, che nei sotterranei del tempio aveva lasciata due botti identiche: una colma di ricchezze, laltra zeppa di muscas macddas, insetti micidiali che, se liberate, avrebbero ucciso con il loro morso gli abitanti di sette paesi. Di fronte a un tale rischio nessun abitante della zona ebbe lanimo di verificare il contenuto delle botti, ancora oggi sepolte nel tempio in attesa che un ignaro scopritore le apra compiendo, a distanza di secoli, la vendetta dellOrga.

dalla preistoria: lo provano le domus de janas e il nuraghe Is Paras tra Isili e il lago Is Barrocus. Is Paras (i frati) ha un aspetto davvero magico, con la sua integra volta a tholos culminante in un foro centrale perfetto che si apre verso il cielo. Da Isili torniamo a Serri per imboccare a sinistra la SS 198 che ci porter nel comprensorio del medio Flumendosa, nostra prossima meta; nella zona che stiamo ora attraversando vi sono tracce di un antico insediamento romano identificato con i resti della citt di Biora. Ancora pochi chilometri e, allaltezza della casa cantoniera allincrocio per Nurri e Orroli, troviamo due i amici sardi con cui abbiamo appuntamento. Paolo e Mas-

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simo ci saranno di grande aiuto in questo itinerario perch conoscono benissimo il territorio che gravita attorno ai bacini del medio Flumendosa e del Mulargia, tra i monti rocciosi e gli altipiani del Gergei a sud-ovest, laltopiano selvoso del Sarcidano (da cui proveniamo) a nord-ovest e la selvaggia Barbagia di Seulo (che visiteremo poi) a nord-est. Massimo proprio originario di Nurri, mentre Paolo appena arrivato da Cagliari a bordo di Romina, una splendida bianchina cabriolet azzurra con la quale guider da qui in poi la nostra spedizione. Nurri, centro di artigianato artistico Dallo spiazzo dove avviene lincontro notiamo davanti a noi il dolce profilo ad arco di monte Pizziogu (pizzo dellocchio), un altro antico vulcano ai piedi del quale sorgono, riparate, Nurri e Orroli. A sinistra del Pizziogu un cocuzzolo ospita ancora oggi il nuraghe Is Cangialis, a guardia dellaltopiano che, costellato lungo i margini da altri nuraghi con funzione sia abitativa sia difensiva, si collega al vecchio vulcano. Di nuovo in marcia, dopo averla visto da lontano, arriviamo a Nurri per una visita al centro storico dove spicca in particolare la bella torre campanaria del 300, realizzata in pietra locale. Nel cuore del paese, rinomato per i suoi mastri coltellinai, per le cantine e i caseifici, abbiamo anche la fortuna di vedere una notevole casa rurale con una porta in noce e castagno del 700 e la volta del tetto a capriate (quaddos armados, cavalli armati), che consente di scaricare il peso della copertura lateralmente, con la chiave centrale che
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appoggia solo in caso di cedimento onde evitare danni maggiori. Allinterno sporgono dai muri pietre a vista che danno unidea di grande solidit, mentre un ampio arco, sempre di pietra, divide gli ambienti. Un intenso profumo ci attrae verso la cucina, dove adocchiamo degli invitanti culurgiones di ricotta e spinaci pronti per essere tuffati in pentola. Nel bel cortile antistante una rigogliosa pianta di gelso con i suoi frutti maturi fa rivivere in noi il ricordo di antichi sapori, tra piante di limoni e muri in pietra ricoperti di edera e di fiori.

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CITT E PAESI

La porta della Barbagia meridionale: Esterzili


Lungo il nostro coast to coast dellisola ci siamo ritrovati a Esterzili, piccolo borgo della Sardegna centro-orientale nonch primo paese barbaricino da noi visitato, pi precisamente compreso nella Barbagia meridionale di Seulo. questa una delle zone meno conosciute e pi incontaminate della Sardegna, dove ancora forti sono le tradizioni legate alla vita rurale. Basti dire che fino a pochi anni fa i contadini e i pastori di Esterzili potevano gestire le aree destinate allagricoltura e al pascolo mediante un antico sistema fiduciario, detto sa cumunella, che prevedeva un accordo fra i proprietari dei terreni e quelli del bestiame per definire laffitto delle campagne e il prezzo dei pascoli. Oggi, visitare i dintorni del paese montano, arroccato come un nido daquila sulle pendici del monte Santa Vittoria, vuol dire entrare in un mondo a stretto contatto con la natura, che nellantichit un documento che attesta per certo come il dominio romano interessasse anche la Barbagia e quale fosse la realt di questa regione allepoca. Nel 1886, un contadino del luogo rinvenne infatti una lastra bronzea con inciso un testo in latino; vi si legge che il proconsole Lucio Elvio Agrippa, nellanno 69 d.C., ordina la cessazione delle ostilit tra due trib locali: i Galillenses, turbolenti pastori, e i pi pacifici Patulcenses, dediti allagricoltura e vittime dello sconfinamento dei primi. La straordinaria tavola di Esterzili, com chiamata, oggi esposta al Museo nazionale di Sassari insieme ai bronzetti, ben pi antiche, trovati presso il tempio a megaron. Nessuno potr quindi smentirci se affermiamo di aver visitato un luogo unico nel suo genere, lontano dalle rotte del turismo convenzionale e per questo ancora pi bello.

si trovava al centro di importanti vie di comunicazione e che, perci, ricco di testimonianze giunte dalla preistoria fino ai nostri giorni. Il villaggio nuragico presso la cima del monte pone Esterzili nellampio e misterioso contesto delle pi arcaiche culture che fiorirono nellisola ed certo degno di nota, ma il vicino tempio a megaron (Domu de Orga) in localit Cuccurueddi rappresenta un brano di archeologia unico e di interesse davvero eccezionale. Il territorio di Esterzili, inoltre, ha reso

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ARCHEOLOGIA E DINTORNI

Le tombe dei giganti


La fantasia popolare ha sempre dato nomi particolarmente suggestivi a ci che non riusciva a comprendere. Cos, per le loro dimensioni ciclopiche i sepolcri propriamente ascrivibili alla civilt nuragica (che peraltro continu a utilizzare anche le domus de jana), veri e propri mausolei che contenevano anche centinaia di defunti, sono stati chiamati tombe dei giganti.

La pianta di questi edifici, con camera rettangolare absidata sul retro, ricorda per forma una testa bovina in cui corna sono rappresentate da due ali di mura a semicerchio disposte ai lati della parete frontale, detta stele, pi alta e centinata (cio con sommit arrotondata). Ci suggerisce limmagine del Dio Toro, suprema divinit degli antichi isolani insieme con la Dea Madre. Nello spazio dallesedra, ossia delimitato dai bracci se-

micircolari, avevano luogo le cerimonie legate al culto dei morti e forse pure i riti cosiddetti incubatori. Si legge infatti nella Fisica di Aristotele che era costume dei sardi dormire, latinamente incubare, presso le tombe per vari giorni per liberarsi dalle ossessioni o contattare gli spiriti; quel sonno profondo era probabilmente favorito da misteriose pozioni a base di erbe. Sia come sia, ancora oggi capita di vedere persone sdraiate pres-

Nella media valle del Flumendosa Da Nurri, per uno sterrato che scende verso il lago, ci dirigiamo al centro turistico di

Istellas. Sotto di noi le gole del Flumendosa sono ora colme dacqua grazie alla diga situata pi a sud, presso il gigante rosso ov-

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so le tombe arcaiche, intente a meditare viaggiando con il pensiero al di l del tempo, alla ricerca di unenergia primordiale. C per chi ritiene pi adatti a un tal rito i nuraghi, al riparo dalle intemperie, ma indubbio che accanto alle tombe gli individui pi sensibili avvertano profondamente la percezione della transitoriet della vita terrena e quindi della vanit delle angosce tipiche delluomo.
A cura di Roberto Sciotta

vero nuraghe Arrubiu sullaltopiano di Su Pranu, che con il suo formidabile complesso di torri, cortili, gallerie e mura fu uno dei pi potenti baluardi della Barbagia. Nelle acque del lago, lungo una ventina di chilometri, si insinua davanti a noi il fiordo del rio Bettilli, un torrente che proviene dal monte Santa Vittoria vicino a Esterzili. Mentre scendiamo verso Istellas il bel panorama assume toni sempre pi pacati e gli ampi nuvoloni che corrono sulle nostre teste rendono i campi sottostanti di un verde ancora pi pieno, tanto da rievocare un paesaggio di sapore scozzese che mai ci saremmo immaginati di trovare allinterno di questa splendida e sorprendente isola. La struttura di Istellas, che comprende pure un centro nautico, fa parte del nuovo consorzio turistico dei laghi che promuove

un turismo pi attivo alla scoperta della vera Sardegna, tra pace, silenzi, colori, profumi e pittoreschi scenari fuori dal tempo. Nonostante la bont dei cibi sardi ai quali ci stiamo con piacere abituando, decidiamo di tenerci leggeri, in vista delle escursioni che Massimo e Paolo ci hanno preparato per il pomeriggio. Prima di riprendere il viaggio notiamo fuori dal ristorante una vecchia macina per il grano in basalto, la pietra locale che veniva esportata in molte altre parti dellisola proprio per realizzare strumenti da lavoro di questo genere. Risaliti sul tavolato ai bordi del lago ci avviamo verso il nuraghe Corongiu Maria, situato al di fuori delle pi comuni rotte del turismo archeologico, in una posizione dominante non a caso scelta dagli antichi sardi. Per arrivare in questa bellissima zona
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dobbiamo rientrare a Nurri e in piazza Santa Maria prendere la direzione per Padenti. Padenti significa la foresta ed proprio al belvedere affacciato sul fitto della vegetazione che parcheggiamo le quattro bianchine. Guardando le montagne davanti a noi, dallaltra parte del Flumendosa, Massimo ci indica il percorso che il trenino a scartamento ridotto e con locomotiva a vapore compie oggi solo per i turisti, partendo da Cagliari per giungere ad Arbatax, sulla costa. A piedi ci dirigiamo lungo il costone verso nord, con il profilo del lago che scorre zigzagando in basso dal ponte di Villanovatulo, visibile in lontananza, e che scavalca linvaso del Flumendosa nel lago. In circa

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PAESAGGI DA RICORDARE

La remota Barbagia
Nessuna terra pu essere considerata cuore dellantica spiritualit sarda pi della Barbagia; terra di vetusti rilievi montuosi che si diramano attorno al massiccio del Gennargentu in tutte le direzioni, quasi a voler proteggere il loro indiscusso re dalle altre terre e dai mari che lo circondano. Terre e mari che nulla hanno a che spartire con il fascino di questo particolare ter-

mezzora di cammino per il sassoso sentiero pianeggiante arriviamo in prossimit del Corongiu Maria, uno dei pochi nuraghi a

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ritorio, che anche per la scarsa antropizzazione ha mantenuto tratti unici con culture, usi e costumi ancor oggi poco intaccati dal mondo esterno. Di fatto, sin dai tempi pi remoti la Barbagia ha resistito alla colonializzazione da parte di genti estranee; neppure i romani lhanno mai pienamente assoggettata, come indica anche il nome che proprio loro hanno dato a questa regione: in origine era Barbaria, il che la diceva lunga sul-

la fiera resistenza dei nativi, i sardi pelliti (vestiti di pelli). Questo territorio, pur omogeneo nel suo insieme, suddiviso in quattro Barbagie che ricalcano le ripartizioni medievali legate alle diverse circoscrizioni amministrative. A nord del Gennargentu la Barbagia di Ollolai gravita anche sui centri di Fonni e Gavoi; a ovest del massiccio il Mandrolisai digrada verso il Tirso; a sud la Barbagia di Belvi fascia da vicino il Gennargentu,

lasciando che la Barbagia di Seulo si estenda ancor pi a meridione. E se a Esterzili siamo entrati appieno in questa particolare terra, habitat di mufloni, cinghiali, daini, cervi sardi e di splendidi rapaci (come laquila reale che ancora domina i cieli), il nostro itinerario ci ha portato fino ai confini con la Barbagia di Belvi, nella foresta di Montarbu, dove ci siamo immersi in un mondo di aspri colori, lontani profumi e immensi silenzi.

corridoio, con appunto un corridoio che lo attraversa con spazi e nicchie interne. Siamo di fronte a uno dei primi nuraghi, ovvero un protonuraghe, che maestoso e solenne incute in noi una sensazione di grande rispetto, forse dovuta allenergia che la millenaria struttura sembra emanare oppure al fatto di trovarci in una zona veramente suggestiva. La possente costruzione ci mostra i segni del tempo con le sue pietre corrose dai venti e dalle acque; mentre lo scaliamo dallesterno per raggiungere la sua cima possiamo intravedere sotto di noi alcuni tratti del corridoio. Sulla strada del ritorno la sagoma dellarcaico monumento si allontana sullo sfondo di un cielo sempre pi plumbeo che, pi che promette, minaccia pioggia. Arriviamo cos alle bianchine appena in tempo per chiudere la capote di Romina.

In cammino per Orroli Dopo Nurri ci dirigiamo verso la vicina Orroli, fermandoci al margine inferiore dellaltopiano sul limitare dellabitato: ora ci attende unaltra escursione a piedi, alla volta di unarea in cui i preistorici abitanti del costone che ci sovrasta usavano inumare i loro deSardegna Centrale Lentroterra orientale 75

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funti. Prendiamo a salire lungo un vecchio tratturo di sasso bordato da mura, un passaggio largo giusto quel tanto basta per far passare un asino con il suo carico. Ci insinuiamo nella zona rocciosa punteggiata da belle e velenose piante di gigaro e prati ricchi di cardi. Mentre saliamo Massimo e Paolo ci fanno notare alcuni pezzetti di ossidiana che occhieggiano tra i sassi; Massimo ci dice di aver anche trovato, proprio qui intorno, varie punte di freccia realizzate con tale materiale, particolarmente abbondate sul monte Arci (da noi gi visitato). Anche in questo caso, dopo circa mezzora di
TRADIZIONI E TIPICIT

cammino giungiamo alla nostra meta: una serie di incredibili massi che le popolazioni prenuragiche, con utensili di pietra e con grande abilit e pazienza, hanno scavato internamente per potervi deporre i loro morti. Ci troviamo, grazie ai nostri amici, in un sito poco conosciuto, Su Parche e Su Monti, ed quindi ancora pi emozionante esplorarlo. Entriamo in uno di questi sepolcri detti domus de janas camminando a quattro zampe, immersi nel buio a malapena attenuato da unalta finestrella e vi scorgiamo due camere, una superiore e una inferiore, con un ingresso anche sulla parete opposta

I formaggi di Sardegna
Durante il nostro bellissimo viaggio nella Sardegna centrale, dal golfo di Oristano al golfo di Orosei, abbiamo avuto modo di conoscere al meglio la cucina di questa terra. Negli agriturismo e negli hotel dove abbiamo soggiornato, abbiamo assaggiato sempre piatti dal gusto unico; quandanche si tratta della stessa pietanza, il sapore diverso di localit in localit, perch nel prepararla si apportano varianti proprie negli ingredienti. Tutto ottimo, dunque, ma quello che si rivela lincontrastato re della tavola sarda il formaggio, pecorino e caprino. In una re76

gione rispettosa della natura, dove gli animali pascolano allo stato brado, le erbe della macchia mediterranea hanno un ruolo primario nel dare gusto e sapore ai derivati del latte. Questa caratteristica ha fatto s che la Sardegna sia diventata lunica regione dEuropa ad avere tre formaggi pecorini Dop (a denominazione di origine protetta): il fiore sardo, il pecorino sardo e il pecorino romano. Da notare che limportante riconoscimento della Dop assegnato solo ai prodotti di qualit tipici un determinato ambiente geografico.

Il fiore sardo un formaggio tuttora prodotto per lo pi artigianalmente e seguendo la tecnica tradizionale. Il nome gli venne attribuito alla fine del XIX secolo, quando sul fondo degli stampi si cominci a imprimere

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contro il quale venivano appoggiate grossi massi di chiusura. Ci aggiriamo poi tra la boscaglia disseminata di parecchie domus che, illuminate dal sole al tramonto, ci appaiono come un fantasmagorico villaggio litico. Una tranquilla passeggiata in discesa ci riporta nel mondo attuale, in cui ci tuffiamo per concederci un po di ristoro dopo unaltra giornata ricca di scoperte.

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il simbolico fiore dasfodelo. Ottimo sia da tavola (noi lo abbiamo provato con miele amaro di corbezzolo ottenendo unaccoppiata eccezionale), sia stagionato da cucina dove esalta molti piatti regionali. Il pecorino sardo un formaggio conosciuto ed esportato in tutto il mondo e, a sua volta, viene proposto in due versioni, quello dolce e quello maturo; il primo, pi fresco, ha una maturazione che non supera i 2 mesi, mentre il secondo ha una stagionatura pi lunga fino a un massimo di 12 mesi. Anche il pecorino sardo perfetto da tavola nonch da grattugia. Infine, il pecorino romano: formaggio di origine antichissima

e, come dice il nome, laziale; la tecnica per ottenerlo risale allepoca romana ed al seguito degli antichi conquistatori che questa delizia giunta nellisola. Qui, poi, la produzione si fatta via via pi importante, tanto che ora un formaggio considerato a tutti gli effetti tipico della Sardegna. Anche il pecorino romano si trova nel tipo dolce da tavola, con stagionatura di 5 mesi, e maturo da grattugia, invecchiato dagli 8 mesi in l; speciale soprattutto se consumato con le fave fresche, un connubio semplice ma da non trascurare. Questi sono i tre formaggi pi importanti, tuttavia la produzione molto vasta: vi sono,

per esempio, i canestrati, che prendono forma in canestri di giunco secondo una moda antica, oppure i caprini che sono unottima alternativa rispetto ai pi tradizionali pecorini. E, ancora, si trovano notevoli formaggi molli, come il bonassai, delizioso da tavola; per non dire dei formaggi a base di latte vaccino, tra i quali il pi rappresentativo ci pare la peretta, che poi la versione sarda della scamorza. Crediamo di non essere riusciti a elencare tutti i formaggi (sono tanti), ma una cosa certa: in ognuno di loro si conserva, oltre a un sapore unico, la ricchezza di una tradizione che si perde nella notte dei tempi.
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riera in costume locale. Ci complimentiamo con la proprietaria che si offre per una visita guidata al museo lindomani. Come promesso, la mattina di buonora iniziamo la visita, ma non prima di esserci goduti la vista di Omu Axiu alla luce del sole. Una stradina in pietra porta a unentrata ad arco al di l della quale, lungo tutto il perimetro di una corte quadrata, si sviluppano

Ospitalit fra ricordi e tradizioni A Orroli ci aspettano allOmu Axiu, un museo-ristorante-albergo allestito in unantica casa tutta in pietra; nella rustica sala da pranzo, in attesa di cenare, assaggiamo il pane pistoccu tipico della zona, una sorta di pane biscottato che poteva essere consumato dai pastori per lunghi periodi. Con il vino Cannonau gustiamo poi una serie di piatti prelibati, come gli spizzulusu ai funghi porcini e i malloreddus alla campidanese, dei quali la signora Tonia va particolarmente fiera. E infine le pardulas, dolci di ricotta, formaggio e miele di cui non si potr che conservare un buon ricordo accanto a quello della graziosa came78 Sardegna Centrale Lentroterra orientale

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TRADIZIONI E TIPICIT

I pinnettos
In Sardegna ancora possibile trovare un pinnettu abitato da qualche pastore proprio come avveniva anche secoli fa. I pinnettos, infatti, sono le tipiche dimore a pianta circolare con copertura in rami di ginepro che i pastori utilizzavano fin dai tempi pi remoti; sono di fatto ovili, ma anche autentici capolavori di architettura primitiva, presentando una forma molto simile alle capanne nuragiche. Oggi molte di queste strutture versano in uno stato di abbandono e decadimento, tuttavia esistono luoghi in cui ancora possibile osservarle in tutta la loro discreta bellezza e ci grazie soprattutto allimpegno di alcuni pastori e delle comunit locali e montane che si occu-

pano mantenerli funzionali e in perfetta efficienza. Numerosi pinnettos ancora integri si trovano nel Supramonte, nella piana di Campeda, nel Sarcidano, nella Barbagia, nel Nuorese e nellOgliastra. Proprio nellOgliastra abbiamo potuto ammirarne due sperduti tra i monti: si tuati in una zona impervia vicino a impressionanti dirupi, ma inseriti armoniosamente in quello scenario selvaggio. Il pinnettu, come accennato, presenta una struttura molto semplice e pratica: ha una pianta circolare con alla base uno spesso muro a secco ed completato da un tetto a cono, di solito tronchi di ginepro sapientemente intrecciati e poggianti su tre o quattro tronchi pi robusti; esistono anche coperture di frasche che per vanno sostituite pe-

riodicamente. Questi ovili erano in genere dimore comuni, che davano rifugio a pi pastori e che fungevano altres da spazi per la produzione del formaggio: per far asciugare le forme i pastori le disponevano su graticci di canne (su kannitthu), accendendo poi un fuoco al centro della capanna e con quel fumo si ottenevano prodotti gradevolmente affumicate. Grazie al sistema di copertura, peraltro impermeabile allacqua e alla neve, il fumo comunque non invadeva linterno del pinnettu, anzi fuoriusciva del tutto lasciando allinterno solo calore. Una struttura architettonica antica, dunque, ma non priva di genialit, lideale per chi doveva sopravvivere su questi monti, lontano dal mondo degli uomini dove la natura padrona.

gli spazi museali e ricettivi. Nel cortile, vicino a un pozzo, un grande ulivo domina lambiente fatto di sassi, di verde e di vecchi oggetti; alle spalle dellalbero unampia veranda consente di mangiare allaperto. Sia nellestetica sia nellofferta, lOmu Axiu davvero un ritratto di questa terra: non a caso, qui viene preparato il personale impiegato dal

consorzio cui aderiscono ben undici ristoranti-alberghi di questo comprensorio nel cuore della verde Sardegna, tutti votati al rispetto della storia e delle tradizioni. Allentrata del museo ecco uno dei primi trattori giunti sullisola agli inizi del 900: il vecchio Bubba, tutto rosso, che guidava la trebbia ed era alimentato a carburo. Lungo
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il nostro interessante percorso un carro ricavato da un tronco di castagno, aratri, utensili in legno, piatti di ceramica fanno bella mostra insieme ad abiti in fustagno usati per la caccia, stuoie di paglia che fungevano da letti e uninfinit di altri oggetti che ci parlano dei tempi andati. I muri del museo sono intonacati con argilla e paglia e uno di questi muri ci separa dallabitazione di un arzillo vecchietto che, con i suoi 112 anni, ci dimostra che qui la vita dura ma comunque sana, e soprattutto giovevole quellenergia che anche noi percepiamo. Alla fine del percorso, dopo aver visto le variopinte burras, tappeti creati da stracci, arriviamo dal retro nella sala da pranzo gi frequentata la sera prima, ricavata nella vecchia stalla. Qui dormiva anche il fattore, perch i buoi che partivano allalba e tornavano al tramonto dovevano essere alimentati anche nel cuore della notte, per poter sostenere di giorno il lavoro nei campi. La signora Tonia, oltre a fornirci preziose notizie sul passato, ci aiuta pure a mettere a punto litinerario che stiamo per intraprendere lungo il perimetro del lago Mulargia, grande bacino a sud di Orroli.
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Intorno al lago Mulargia Salutiamo Massimo e lo ringraziamo per tutto ci che ci ha fatto conoscere, poi, sempre seguendo la cabriolet di Paolo dalla quale tra laltro eseguiamo ottime riprese filmate, iniziamo a spingerci verso Goni e il sito di Pranu Muttedu. La strada corre sinuosa si-

no a Escalaplano, paese tra le valli del Flumendosa e del Flumineddu, in zona ricca per la produzione di sughero, cereali e olio di lentisco (ollu e stinco), considerato un ottimo cosmetico e un efficace rimedio contro le punture di insetti; gli anziani del posto ri-

cordano che immergendo in questolio un geco morto si ottiene un potente liquido analgesico. Fino a non molti anni fa, comunque, leconomia locale non era certo fiorente; per fare un esempio dei sacrifici che la miseria allora imponeva, basti dire che nella stagione della mietitura dellorzo gran parte degli abitanti del paese, comprese intere famiglie con bambini al seguito, percorrevano oltre 20 km di polverosi tratturi per recarsi a Esterzili, dove trovavano un lavoro stagionale nei campi e venivano pagati in natura.

Oggi per il borgo tra le colline, la cui origine medievale si legge nelle stradine del centro storico fiancheggiate da case in pietra che ospitano numerose botteghe artigiane, senza dubbio pi prospero: non solo per gli sviluppi dellagricoltura, ma anche perch diventato punto di riferimento per interessanti escursioni verso le piccole spiagge del rio Flumineddu, in uno scenario naturale incontaminato, e per gli appassionati di archeologia attratti dai nuraghi Fumia e Annuai e dal pozzo sacro in localit Is Clamoris. Proprio a Escalaplano una gentilissima nonna ci dice che per Goni dobbiamo procedere verso sud, sotto il versante occidentale di monte Maraconis, e poi svoltare a destra allaltezza di Funtana Coperta, in una nuova strada ancora non segnalata nelle cartine. Il Gerrei: murales, menhir, cuili Seguiamo cos il bel percorso suggeritoci, che tra laltro scavalca il Flumendosa da poco uscito dal lago, e arriviamo al piccolo paese di Goni, nellaspro Gerrei, con i suoi edifici dalle pareti coperte di splendidi murales. Attraversato labitato ci spingiamo poco pi in alto, a Pranu Muttedu, un complesso megalitico risalente allet neolitica caratteSardegna Centrale Lentroterra orientale 81

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rizzato dalla presenza di numerosi menhir, che qui vengono chiamati pedras fittas. Il comprensorio, con una superficie di ben 200.000 m2, racchiude anche una zona, lungo un confine roccioso che domina laltopiano sottostante, dove si trovano varie domus de janas costruite in massi di arenaria e di scisto. La signora Tora, che ci guida in questo percorso, mostra una preparazione al di sopra delle aspettative, senzaltro frutto di una grande passione che lha portata ad approfondire gli studi sulle tante interessanti teorie volte a far luce negli angoli pi oscuri della storia e della preistoria. Viaggiamo dunque allinterno del solare sito tra querce secolari, cromlech (strutture formate da grandi blocchi di roccia disposti in cerchi concentrici) e menhir allineati lungo lasse est-ovest, con chiari riferimenti astrali e temporali. In questarea, ci spiega Tora, assistiamo allincontro tra due culture: la prima prettamente mediterranea, con il cul-

to della Dea Madre che simboleggia la terra e le domus de janas viste come il suo protettivo grembo, dove i morti, messi in posizione fetale e dipinti di ocra rossa, aspettavano il momento della rinascita; laltra dimpronta pi nordica, come dimostrano i numerosi resti nelle isole britanniche e in Francia, con la presenza di menhir, circoli megalitici (cromlech) e dolmen. Ci troviamo quindi in un luogo particolarmente ricco di energia, tanto da aver focalizzato linteresse di due diverse culture. Per chi volesse approfondire largomento, Tora disponibile a fornire a qualsiasi visitatore tutti i dettagli del caso come ha fatto con noi. Completamente immersi in questo affascinante mondo che ha ampiamente preceduto il nostro, arriviamo cos allora di pranzo e la nostra guida, molto gentilmente, prenota per noi al ristorante Pranu Muttedu che fa parte della struttura. La costruzione in pietra nasconde al suo interno

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un accogliente ambiente rustico con grande camino; qui Maristella ci informa sul men che a breve ci verr servito: prosciutto e salsicce con melanzane arrosto come antipasto, gnocchetti al rag e ravioli di patate come primi piatti e arrosto di maiale come secondo (nel periodo invernale e primaverile viene proposto anche lagnello). A conclusione del pasto fa la sua comparsa un dolce tipico: la pardula gonese, una sfoglia con ricotta e miele. Ringraziata Maristella per lospitalit e la bont dei suoi piatti, prima di lasciare Goni andiamo a visitare due splendidi cuili, antiche abitazioni dei pastori ai confini del paese che alloccorrenza fungevano anche da ovili. Nei pressi dei cuili un bel pozzo in sasso con tanto di carrucola viene ancor oggi usato per attingere acqua, mentre allinterno di una di queste costruzioni notiamo un grande pezzo di corteccia di sughero che, per la sua leggerezza, era il letto portatile dei pastori durante i trasferimenti delle greggi. Il percorso continua ora in senso orario intorno al lago Mulargia; procediamo perci verso sud in direzione Silius, ma prima di arrivarci svoltiamo a destra per Siurgus Doni-

gala seguendo il tracciato di una nuova strada tra cima Cuccuru e monte Turri. Allentrata del paese prendiamo ancora a destra per raggiungere il lago lungo una boscosa strada in discesa. La zona assai scenografica e, oltre il piccolo molo, un isolotto si staglia tra la costa e il lago aperto. Il sole, adesso sul far del tramonto, crea riflessi dorati sulle acque deserte, che tuttavia, ci dice Paolo, dato il mite clima del luogo cominciano a essere frequentate per regate nei mesi estivi e per allenamenti di canottaggio in inverno. Saliamo di nuovo verso Donigala; sulla sinistra una diga trattiene le acque del lago che, punteggiate di isolette, occupano un bacino lungo 6 km e largo quasi 4. Da Siurgus Donigala in poi attraversiamo Piano Corti Accas dirigendoci a nord, verso Orroli, tra ampie curve e saliscendi che ci portano a scavalcare il rio Mulargia, che scende dal monte Guzzini prima di fluire nel lago. Torniamo infine a Orroli per la nostra ultima notte allOmu Axiu: domani ci addentreremo nel comprensorio di Esterzili, ai piedi del monte Santa Vittoria sullaltra sponda del medio Flumendosa. Ingresso in Barbagia da poco passata lalba e siamo gi in viaggio verso la Barbagia, vero mare di verde della Sardegna. Allaltezza della strada cantonale, nel punto in cui avevamo incontrato Massimo e Paolo, riprendiamo il percorso della SS 198
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APPUNTI NATURALISTICI verso est. La strada serpenteggia dolcemente ai piedi Orchidee spontanee in Sardegna dei primi contrafforti del grande massiccio del Gen- Fra le tante peculiarit che la mano che si sale in quota, e il nargentu sino al ponte di Vil- Sardegna offre al visitatore vi clima si fa meno temperato, il lanovatulo, che ci fa supera- anche la nutrita presenza di numero delle specie diminuire il Flumendosa proprio nel orchidee selvatiche, una pre- sce. E se vero che in genere tratto in cui il fiume inizia a senza davvero eccezionale fioriscono in primavera, qualformare il lago. Ci fermia- considerando la variet delle cuna sboccia estrosamente mo in prossimit del ponte, specie ospitate e la rarit di tra simpatiche e curiose ca- alcune di esse. prette che pascolano sulle Grazie allesistenza di aree asrocce punteggiate da fichi sai diversificate quanto a subdIndia; qui che il fiume strato e ambiente, nellisola viene scavalcato pure dalla possibile rinvenire con granferrovia Cagliari-Mandas-Ar- de facilit orchidee dogni sorbatax, grazie alla quale si pu ta: piante dei fiori minuscoli, oggi compiere un affasci- che a un primo sguardo sfugnante percorso turistico di gono allattenzione dei pascirca 4 ore tra golfi marini, al- santi; esemplari con infioretipiani, foreste e sperdute val- scenze preziose; specie assolutamente atipiche in una reli solcate da corsi dacqua. Dopo il ponte entriamo fi- gione come questa. Per vedernalmente nella mitica Bar- le, basta andare per le cambagia di Seulo e allaltezza pagne con occhio attento e del villaggio di Pizz e Mon- una buona dose di curiosit. te lasciamo la statale pren- Le orchidee, peraltro, allignadendo a destra in direzione no dal livello del mare fino ad Esterzili. Una bella discesa, altitudini di 1600 metri. Man poi una salita ed eccoci al borgo che sorge a circa 800 metri daltezza sulle pendici del monte San- a tale scopo, superato labitato dai bei muta Vittoria, dove andremo a scoprire tra go- rales, continuiamo ad arrampicare verso il le simili a canyon dellArizona e le cime punto ristoro Sa Tanca Manna dove ci aspetmontane alcuni tra gli scorci pi interessan- ta Gino, previamente contattato da Paolo che, ti e caratteristici di tutta la Sardegna sotto il con la sua cabriolet, ancora con noi pronprofilo archeologico e naturalistico. Proprio to a vivere lennesima avventura.

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nei mesi di giugno e di luglio. Il territorio che attraversiamo con le nostre bianchine risulta particolarmente ricco di specie. Nella fascia centrale della Sardegna cresce infatti gran parte dei quasi sessanta tipi di orchidea che vivono nellisola. Molto ricche in tal senso risultano la zona calcarea del Sarcidano e quella dei cosiddetti Tacchi dOgliastra. Laspetto pi interessante delle orchidee sarde la componente endemica, frutto di una lunga evoluzione che ha trovato nellinsularit una causa importante della loro specializzazione. Per gli intenditori

vale sicuramente la pena visitare questa parte della Sardegna, dove potranno conoscere tipiche specie locali quali lOphrys holoserica subsp. chestermanii, che rappresenta lOphrys sarda dai fiori pi grandi, lOphrys holoserica subsp. annae, lOphrys scolopax subsp. conradiae, lOphrys panattensis, lOphrys morisii e molte altre ancora. facile trovarle nei campi incolti, nei coltivi abbandonati e anche nelle radure tra i boschi. Alcune specie che rifuggono dalla luce diretta, come le Epipactis o la Neottia nidus avis, si sono adattate a vive-

re proprio allinterno delle foreste. Altri luoghi da perlustrare con un po di attenzione sono i bordi delle strade e delle ferrovie e le scarpate: molto facile vedervi lOrchis papilionacea, lOrchis longicornu, lOphrys tenthredinifera e numerose altre specie. Il folto gruppo che predilige ambienti umidi o acquitrinosi annovera orchidee considerate pi rare a motivo degli interventi che luomo ha posto in essere per modificare loriginaria fisionomia dei luoghi. Tra queste sono lOrchis laxiflora, lEpipactis palustris, la Listera ovata, la Platanthera algeriensis, la Spiranthes aestivalis e poche altre ancora. La Spiranthes aestivalis, rarissima nel resto dEuropa, abbastanza ben rappresentata lungo le sponde solaggiate dei corsi dacqua sul versante orientale del complesso montuoso del Gennargentu. bene quindi tenere gli occhi aperti e munirsi di una buona macchina fotografica se si desidera abbellire il proprio album di ricordi con le forme e i colori delle orchidee selvatiche sarde.
A cura di Rino Giotta

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Un sasso con il disegno stilizzato di quattro capre ci indica che stiamo per arrivare alla meta. Parcheggiamo su di un pianoro dove le nostre vetturette vanno a fare compagnia a due Land Rover 110 attrezzate per le escursioni turistiche in zona. Una veranda scandita da colonne di pietra cinge il locale, rendendolo accogliente gi a prima vista; allinterno, in un ampio salone rustico, incontriamo Gino e Silvia che ci accolgono con cordialit. Non ci vuole molto per entrare in sintonia con i nostri ospiti, anche loro appassionati di natura, storia e cultura. Gino infatti una guida ambientale, figura preziosa sia per noi, sia per i turisti che vogliono approfondire la conoscenza del territorio e le sue origini. Limmagine stessa che appare nel logo del Sa Tanca Manna vuole simbolizzare con espliciti rimandi storico-culturali

Esterzili. Vi si vedono infatti quattro capre, animali su cui si basata leconomia locale, che circondano un fiore del quale sono molto ghiotte, la Clematis vitalba che in dialetto locale si chiama ertessu, da cui potrebbe derivare il toponimo Esterzili. Per chiarirci quanta importanza abbiano avuto le capre da queste parti, ci viene raccontato che fino a non molti anni fa ogni famiglia del paese ne aveva una per il latte e che tutte le mattine le varie caprette si univano al gregge del pastore per recarsi al pascolo e poi rientrare, diligentemente, a casa la sera. Il servizio del pa-

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store veniva compensato quindi dai paesani a seconda delle loro possibilit, con baratti di prodotti artigianali o con prestazioni lavorative varie. Il monte Santa Vittoria e il tempio misterioso Fatta un po di conversazione, ci prepariamo per unescursione archeologica che si svolger nel corso della mattinata, mentre per il pomeriggio Gino ci prospetta un percorso naturalistico. Rinunciamo ai fuoristrada per non tradire le nostre piccola auto e, tra la meraviglia della nostra nuova guida, iniziamo a inerpicarci verso la sommit del monte Santa Vittoria. Pi saliamo lungo la strada panoramica, pi entriamo nella zona boscosa e in prossimit della cima visitiamo i resti di un vasto insediamento nuragico con capanne in pietra e una fonte con una costruzione circolare nelle vicinanze, che probabilmente ne raccoglieva le acque. Poco oltre larcaico villaggio ecco la cima del Santa Vittoria da cui godiamo un panorama davvero unico: la nostra vista spazia a 360 su tutta la Sardegna. Gino ci indica verso sud il golfo

di Cagliari, a est la Marina di Arbatax verso cui siamo diretti e a ovest il monte Arci e il golfo di Oristano da dove proveniamo. A nord laffascinante Barbagia con il massiccio del Gennargentu e la foresta di Montarbu sormontata dalla magica cima di Perda Liana, torreggiante formazione rocciosa degna di una classica scenografia western. Placide mucche al pascolo tra la pineta ci fanno compagnia durante la nostra escursione allapice di questa incredibile montagna, dove tra le rocce spuntano la canapicchia (abbruscadinu), il profumato timo serpillo (armidda) e lerica arborea (tuvara) dalle cui radici si ottengono pipe pregiate. Scendiamo ora il versante sud-est del Santa Vittoria e dai 1212 m della sua vetta, ci portiamo a circa 1000 m in localit Cuccurueddi, una cima rocciosa da cui si controllano le alture del Gennargentu a nord e il territorio del Gerrei a sud; qui si trova un tempio megalitico sorto circa 3300 anni fa sulle rovine del preesistente villaggio nuragico da cui tuttora circondato e molto importante nel panorama monumentale della Sardegna arcaica. Presenta infatti una sua struttura a megaron, caratterizzata da pianta rettangolare e linee squadrate, che richiama per tipologia i palazzi micenei mentre appare decisamente estranea allarchitettura del megalitismo nuragico. Gino ci racconta che, grazie agli scavi realizzati dal comune di Esterzili, sono stati rinSardegna Centrale Lentroterra orientale 87

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venuti allinterno del tempio undici bronzetti attualmente conservati al museo nazionale Sanna di Sassari. Tra queste sculture di pregevole fattura spicca un arciere con il gonnellino borchiato e il copricapo ornato da quattro corna convergenti, molto simile ai bronzetti ritrovati a Sa Testa di Sardara (Cagliari) e probabilmente riferibili alla cultura dei shardana, mitico popolo del mare che attorno al 1200 a.C. sconvolse larea mediterranea, distruggendo quel che rimaneva della civilt minoica, la ricca Micene e creando grattacapi pure al potente impero egizio. La nostra guida ci dice inoltre che il tempio non mai stato saccheggiato per la paura che gli esterzilesi avevano dellOrga, crudele maga che secondo la leggenda abitava tra queste spesse mura. Proviamo una certa emozione nel visitare questo luogo che, ancora una volta, ammanta con unala di mistero la storia della Sardegna e ci emoziona anche pensare che dove siamo noi ora, antichi sacerdoti praticavano misteriosi culti per onorare i loro dei. La selvaggia vallata del rio Mannu Lungo una panoramica strada sterrata che avvolge a mezza costa il monte Santa Vittoria, facciamo ritorno al Sa Tanca Manna, dove Silvia ci ha preparato il pranzo che ci ritemprer: squisiti culurgiones, sa panada (torta salata con ripieno di carne e verdure), patate al forno e le dolci sebadas (ravioloni ripieni di formaggio fresco, fritti e cosparsi di miele), il tutto annaffiato da un frizzantino rosso di produzione locale.

Accompagnati dal borbottio delle instancabili bianchine, ripartiamo poi per unaltra avventura; questa volta puntiamo verso la valle solcata dal rio Mannu. Arriviamo a un cea lungo il corso del fiume immersi nel verde; qui pascola il bestiame durante linverno e sempre qui avviene la prima tosatura delle pecore. Il rio Mannu, ossia fiume grande cos chiamato perch il maggiore corso dacqua della zona, comunque prima di confluire nel Flumendosa prende larcano nome di rio Nuluttu. Dopo Sa Funtana de Porcili, la via sterrata si discosta dalla sponda del fiume per inerpicarsi sulle alture; alle nostre spalle una vallata completamente disabitata, simile a quelle degli altipiani cinesi, e disegnata solamente dal serpeggiare della nostra pista, si estende in tutta la sua vastit. Da un pianoro nei pressi di Sa Guarda Manna osserviamo lincredibile e selvaggia landa da cui proveniamo, prima di entrare in un folto bosco dov la sorgente di Genentu che segna il confine tra il territorio di Esterzili e quello di Seui pi a nord. Genentu vuol dire porta del vento ed infatti proprio in questo punto che la vallata convoglia a imbuto le varie correnti aeree. Con un brindisi di fresche acque salutiamo adesso lamico Paolo, che con Romina si appresta a rientrare a Cagliari dopo alcuni giorni trascorsi in nostra compagnia; noi con Gino torniamo invece al Sa Tanca Manna dopo unaltra magnifica giornata passata in mezzo alla natura, alla storia e alla cultura di questa affascinante terra.

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ESTERZILI SEULO SEUI LANUSEI ULASSAI

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l nostro quinto itinerario anzich vederci proiettati subito verso la costa orientale prevede interessanti escursioni a nord, con approdo in primo luogo a Seulo, poi alla foresta di Montarbu e quindi in piena Ogliastra, dove entreremo dallalto. Ripresa la direttrice SS 198, affianchiamo sulla nostra destra il borgo di Sadali, famoso per la grotta di Is Janas, situata 4 km a nord dellabitato e caratterizzata da una galleria di ben 250 metri

CENNI DI STORIA ANTICA

La conquista romana
Nel III secolo a.C., in conflitto con la potente Cartagine per la supremazia nel Mediterraneo occidentale, Roma cap che la Sardegna costituiva per i punici l colonia pi ricca e strategica. Conquistare lisola avrebbe dunque avuto il duplice effetto di danneggiare i floridi commerci della citt africana e di contrastare, cosa mai accaduta, lo strapotere della sua flotta militare.

Cos, tra la prima e la seconda guerra punica le legioni romane sbarcarono per la prima volta in Sardegna e ne intrapresero la presa. Il 259 a.C. segn un importante passo a tal proposito: la flotta romana distrusse infatti con unabile manovra quella cartaginese e Olbia divenne la prima citt sarda assoggettata da Roma. In seguito alle annose vicende belliche che contrapposero le due grandi rivali, Cartagine giunse a cedere lisola

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scandita da una successione di piccole sale. Il paese, che vanta la presenza di una cascata fra le vecchie case del centro storico e per cui passa il trenino turistico che collega la costa est con il Cagliaritano, sorge infatti su un altopiano carsico coperto di pini. Dalla grotta di Is Janas a Seulo Decisi a visitare le grotte, lasciamo la statale e ci immergiamo nella fitta foresta di lecci dove si nasconde lentrata dellantro che esploreremo accompagnati da una guida. Allinterno si susseguono per centinaia di metri le varie sale: la pi spettacolare detta Sa Omu e is Janas (la casa delle fate) e presenta ampie volte da cui pendono grappoli di stalattiti, oltre a stalagmiti che secondo una leggenda sarebbero proprio fate pietrificate. Percorriamo ora i pochi chilometri che ci separano da Seulo, sempre lungo la strada che

punta a nord, circondati da un paesaggio aspro segnato da profonde gole e rocciosi torrioni calcarei. Ed eccolo, davanti al musetto delle bianchine, il piccolo borgo agricolo un tempo tanto importante da dare il suo nome a tutta una parte della Barbagia. Attraversiamo il centro storico dove spiccano

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ai romani con un trattato e le legioni entrarono allora in Karalis e Nora, nel Sulcis e a Tharros. Quando per lesercito di Roma cerc di spingersi verso linterno trov una tenace resistenza da parte dei coloni fenicio-punici e soprattutto da parte dei sardi, decisi a non piegarsi ai nuovi dominatori. Una tenace resistenza ripetutamente repressa nel sangue: per esempio, da Manlio Torquato nel 234 a.C. e da Manio Pomponio due

anni dopo e ancora parecchie volte. Si pensi alla massiccia rivolta del 215 a.C. capeggiata dal sardo-punico Amsicora, che mise in grave crisi i romani; e seppure questi ultimi uscirono vincitori dalla cruenta battaglia di Cornus, non riuscirono a debellare del tutto le sacche di resistenza. I sardi dellinterno, i barbarici, continuarono a insorgere ancora nel secolo successivo. Per combatterli nel loro impervio territorio le legioni ro-

mane si servirono addirittura di cani feroci appositamente addestrati (lidea era stata di Marco Pomponio Matone, nel 231 a.C.), ma neppure fu troppo daiuto. La leggenda vuole, infatti, che gli abitanti della Barbagia utilizzassero una sorta di tamburo formato da un cilindro di sughero e coperto da pelle di cane (su trimpanu), che percosso con bacchette di melograno risuonava facendo impazzire cani e cavalli dei nemici.
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case del 600 e allHotel Miramonti troviamo Patrizia, la titolare, che ci aspetta per condurci un luogo bellissimo ma poco noto: le gole del Flumendosa. Prima di partire per lescursione facciamo la conoscenza dello zio Antonio, che ci invita a bere e intanto ci racconta di alcune vicende legate al passato di questa terra. Scopriamo cos che nel 1956 una formidabile nevicata isol completamente la zona dal resto del mondo e la popolazione fu salvata dagli elicotteri, mentre molti animali selvatici se la cavarono perch, grazie alla fitta vegetazione, il sottobosco rimase in parte sgombro dalla neve. E, ancora, che anni or sono qui intorno si trovava una sorgente di acqua bollente sulfurea ora difficilmente rintracciabile per la siccit, a testimonianza che lantico vulcanismo dellisola non ancora del tutto assopito. A Tacco e Dicci, continua lo storico locale, esisteva invece unantica citt che in epoca lontana dominava tutta la zona: la localit ora ogget-

to di ricerca archeologica. Conclusa linteressante conversazione con Antonio, riprendiamo Belvetta, Dino e Polentina e insieme a Patrizia iniziamo a percorrere una bella strada sterrata verso sud-ovest, che dapprima attraversa sinuosa laltopiano e poi si getta con una ripida discesa nel canyon del Flumendosa parecchio pi in basso, in mezzo a una folta e verdissima vegetazione. Nelle selvagge gole del Flumendosa Dopo diversi chilometri scorgiamo sotto di noi il fiume, che tra ampie e incassate anse scorre verso il lago che abbiamo gi visto attraversando lentroterra orientale. A un certo punto il percorso carreggiabile finisce; lasciamo perci le auto e, presi gli zaini, affrontiamo lultimo tratto di mulattiera verso Sa Stiddiosa, un punto del fiume in cui dalle rocce a sbalzo sovrastanti gocciolano perennemente rivoletti dacqua. Il percorso dura circa mezzora ed molto ripido; man mano che si scende, la sensazione di star per arrivare in un posto davvero particolare si fa pi netta, e infatti a Sa Stiddiosa possiamo ammirare uno scorcio di mondo che ha dellincredibile. Il fiume forma tra le rocce unansa punteggiata da innumerevoli cascatelle e, sopra di noi, centinaia di metri di roccia ci separano dal resto del mondo. Leccezionale scenario che possiamo ammirare qui potrebbe essere lo stesso

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CITT E PAESI

I pregi di Lanusei
Nel nostro trasferimento verso la costa orientale, dopo avere lasciato la Barbagia di Seulo abbiamo raggiunto Lanusei, la capitale dellOgliastra. La citt sorge a 590 metri di altitudine e si estende sopra un costone di roccia a forma di anfiteatro in una posizione molto suggestiva; da qui si apre un bellissimo panorama su un ampio tratto di mare e la gradevolezza del clima una particolarit nota sin dai tempi antichi. Tuttintorno alla cittadina risaltano le zone boschive tra cui spicca il bosco di Selene, in cui luogo sono state trovate due domus de janas risalenti a un periodo compreso

tra il XVIII e il XV secolo a.C. Questi reperti archeologici e le bellezze naturali che il bosco di Selene offre fanno s che sia una meta molto amata dai turisti. La foresta che circonda Lanusei un susseguirsi di lecci e roverelle, ma anche di rarit botaniche; tutto questo verde reso ancor pi attraente dai numerosi punti di ristoro attrezzati di cui noi stessi abbiamo usufruito. Passeggiando per il centro storico di Lanusei abbiamo notato dei palazzi di pregevole architettura. Molto interessante stata poi la visita al Museo diocesano dellOgliastra (via Roma 106, tel. 0782 42158), dove sono ospitati, in diverse sezioni, importanti reperti fossili e documenti ar-

cheologici riguardanti il territorio che vanno dal periodo prenuragico allet bizantina; unaltra interessante sezione rappresentata dalla sala che raccoglie pergamene, libri e scritti di diverse epoche (XIXVIII secolo) e religioni, con testi in ispano-musulmano, ebraico e coranico. Il comune, centro amministrativo dellOgliastra, sta sviluppando anche un turismo balneare sulla splendida costa che da Marina di Gairo si spinge verso Orosei, dove limpide acque dalle mille sfumature ci hanno ipnotizzato: chi avr modo di visitare questo mare e di tuffarsi nelle sue acque cristalline si render conto di essere in un luogo tra i pi belli al mondo.

che videro gli cavernicoli e se improvvisamente comparisse un dinosauro certo ci spaventeremmo, senza per meravigliarci pi di tanto, poich questo sembra proprio il luogo giusto per un simile incontro. Dopo un bagno nelle acque smeraldine, Patrizia ci parla delle leggende del luogo, da cui emergono figure quali il folletto chiamato SIngannadori (lingannatore), diabolico e dispettoso, e la spaventosa scrofa gigante Sa Mardi. ormai sera quando, lasciando le mi-

steriose e sperdute gole che ci hanno regalato unimmagine oltremodo suggestiva di questa inaspettata Sardegna verde, risaliamo alla volta di Seulo dove passeremo la notte. Prima di rientrare allalbergo, per, unultima piccola escursione ci porta a percorrere la via diretta a Gadoni, paese tra i ciliegi ai piedi del monte Sa Scova, per ammirare un lungo ponte a campata unica che, con un balzo di oltre 500 metri, scavalca le pittoresche gole del Flumendosa.
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Seui e le sue memorie di storia e di vita Dopo una corroborante dormita immersi negli immensi silenzi della Barbagia, come sempre di buon mattino siamo pronti a rimetterci in viaggio. Salutiamo zio Antonio e Patrizia, che come ultimo regalo ci far incontrare con Enrico, ispettore capo del comando forestale di Seui. Ripercorriamo quindi i pochi chilometri che ci separano dalla SS 198, che prendiamo verso oriente seguendo un sinuoso percorso in mezzo al verde in compagnia di un vecchio
APPINTI NATURALISTICI

Land Rover marrone, proveniente forse da terre lontane e animato dallo stesso spirito di avventura di Belvetta, Dino e Polentina. A Seui, uno dei pi importanti centri della Barbagia, in amena posizione tra i castagne-

LOsservatorio astronomico di monte Armidda


Chi raggiunge la parte centroorientale della Sardegna denominata Ogliastra, non pu fare a meno di visitare lOsservatorio astronomico di monte Armidda. Situato a circa 4 chilometri dallabitato di Lanusei, lo si raggiunge percorrendo la statale 198 in direzione Gairo e svoltando a destra allaltezza della Cantoniera di Sarcerei al km 84. Una volta imboccata la strada asfaltata allinterno del bosco di pini, la si percorre per 2 chilometri, poi si gira a destra e si arriva alledificio dellosservatorio, costrui94

to sul crinale di una montagna a 1150 metri di quota. Di qui si gode un panorama di notevole bellezza: i profili dei monti suggeriscono silenzio e contemplazione. A est si staglia sullo sfondo della costa il monte Tricoli, che con i suoi 1211 metri la vetta pi alta dellOgliastra. Verso nord lo sguardo spazia su sconfinate superfici boschive fino a intravedere allorizzonte laltopiano di Balnei; a ovest, invece, possibile osservare il profilo del solitario massiccio del Gennargentu. Volgendo locchio a

sud, infine, lattenzione viene catturata dalla sagoma tipica delle formazioni calcaree denominate Tacchi. Grazie alla solitudine dei luoghi e alla scarsissima antropizzazione di questa parte della Sardegna, lOsservatorio di monte Armidda risulta essere il meno inquinato dItalia da fonti luminose: si pu quindi ammirare la volta celeste in unoscurit quasi perfetta. Per i cosiddetti continentali pu essere curioso sapere che il toponimo armidda voce dialettale che designa il timo: siamo dunque sulla montagna del timo e infatti que-

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ti ai piedi di monte Arquer, facciamo sosta per visitare innanzitutto il Museo storico etnografico che ha sede in una palazzina nel centro del paese. Qui, Marcella, una simpatica ragazza dei servizi turistici, ci mostra le

testimonianze della vita contadina locale nonch quella della trascorsa civilt mineraria: Seui infatti, fino a qualche decennio fa, era un centro per lestrazione dellantracite, come ricorda anche la vecchia laveria della miniera alla periferia del paese. Ancora nel ben conservato centro storico, tra case di pietra con balconcini in ferro battuto e stradine in pendenza incredibile, troviamo un altro interessante segno del passato: il carcere spagnolo che dalla met del 600 sino al 1975 ha mantenuto la sua originaria funzione. La vista delle piccole celle, dotate soltanto di una finestrella e di una ri-

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sta specie fortemente aromatica vi cresce in abbondanza, emanando un forte e gradevole odore ogni qualvolta gli scarponi dei passanti ne sfiorino una piantina. La complessa struttura dellosservatorio gestita con molta diligenza e professionalit dallAssociazione Ogliastrina di Astronomia con sede in Lanusei, che ha voluto dedicare la postazione a Ferdinando Caliumi, astronomo dilettante emiliano e progettista di telescopi ben noto che da poco deceduto. In un prossimo futuro intenzione dellAssociazione ampliare la struttu-

ra aggiungendovi un planetario di adeguate dimensioni. Di fatto, lAssociazione Ogliastrina di Astronomia si prefigge scopi prevalentemente didattico-divulgativi, volti a far conoscere laffascinante mondo dellastronomia. Ogni anno accoglie perci alcune migliaia di visitatori che durante le visite, consentite solo su prenotazione (tel. 349 15334680782 42041), possono studiare il cielo usufruendo di telescopi molto potenti: i classici strumenti solitamente riservati agli scienziati, che qui sono messi invece a disposizione di tutti gli appassionati.

Oltre a offrire la possibilit di vedere pianeti, stelle, nebulose, galassie e quantaltro grazia a tali sofisticati apparecchi, la visita comprende anche losservazione a occhio nudo delle varie costellazioni della volta celeste, che vengono indicate al pubblico da un addetto mediante lutilizzo di un potente fascio luminoso. A chi fosse interessato si segnala, a meno di 2 chilometri dallosservatorio, il tipico ristorante Selene che, posto allinterno di un bosco di querce secolari, offre anche la possibilit di pernottare.
A cura di Rino Giotta
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PAESAGGI DA RICORDARE

La foresta demaniale di Montarbu


Lungo il nostro itinerario abbiamo incontrato e ci siamo inoltrati in una delle pi belle e meglio conservate foreste di tutta la Sardegna: la foresta demaniale di Montarbu. Un comprensorio naturalistico di estrema importanza per la presenza sia di endemismi botanici sia di rare specie faunistiche. Si stende a est di Seui, alle falde meridionali dei monti Montarbu (1304 m) e Tonneri (1323 m), e il corso del Flumendosa la divide dal grande massiccio del Gennargentu. una vasta area caratterizzata dalla presenza dei Tacchi o Tonneri calcarei che dominano con le loro pareti verticali profonde vallate solcate dai ruscelli immissari del Flumendosa, nonch una zona ricca di acque grazie a numerose sorgenti che talvolta, come a Scala Middai, formano belle cascate in mezzo al verde. La parte centrale della foresta costituita da un altopiano calcareo di circa 1000 metri di quota, formatosi al Mesozoico e poggiante su scisti pi antiche, del Paleozoico. La vegetazione varia molto a seconda del terreno, della diversa altitudine e dellesposizione. Qui infatti, nei versanti pi freschi, possibile trovare tra i lecci anche i carpini neri e in alcune zone circoscritte lagrifoglio, il tasso e lorniello. In prossimit delle vette prospera la gariga, bo-

scaglia con associazione di lecci, conifere e arbusti sempreverdi quali lelicriso, il timo e il ginepro nano, mentre pi in basso il corbezzolo, lerica, il ginepro, il lentisco e il terebinto creano la classica fascia di macchia mediterranea. Montarbu habitat di mufloni, che si incontrano anche in branchi numerosi, di cinghiali, gatti selvatici, volpi e pure dellaquila reale, della martora e della donnola. bello e interessante percorrere i tanti sentieri che portano ai punti pi panoramici, come la cencia del Tonneri Per arrivare in zona ci si pu servirsi del trenino verde che collega Mantas e Arbatax, mentre possibile pernottare in luoghi attrezzati, previa autorizzazione.

gida panca, ci d una sensazione di sgomento spingendoci a immaginare quanto duro potesse essere vivere rinchiusi qui dentro. Approfittiamo poi della sosta a Seui per procurarci viveri e fare benzina, visto che dora in poi il nostro habitat sar la foresta. Proprio mentre facciamo rifornimento, un fuoristrada della forestale ci viene incontro: si tratta di Enrico che, accompagnato dal suo assistente Tonio, ha notato le bianchine e anticipato cos il nostro appuntamento. Dopo
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aver loro illustrato lo scopo del nostro viaggio, i nostri nuovi amici ci accompagnano verso la grande foresta di Montarbu, una delle pi estese e incontaminate propriet demaniali di tutta la Sardegna. Poco fuori da Seui lasciamo dunque la direttrice principale e svoltiamo a sinistra in una piccola strada asfaltata che si snoda verso i rilievi montuosi e lalto Flumendosa; lungo questo percorso, prima di addentrarci nella foresta, tra verdi colline che si alternano a sas-

sose praterie, vediamo cavalli allo stato brado dal manto nero o sauro che corrono per brevi tratti davanti a noi e poi si bloccano di colpo per assistere incuriositi al nostro passaggio. Verso il mitico Perda Liana Dopo alcuni chilometri, in magnifica posizione isolata tra i monti, si erge limponente nuraghe Ardasai che, contornato dai resti di antiche mura di difesa, domina un villaggio nuragico ai nostri piedi. Da questo straordinario belvedere scorgiamo a ovest cima La Marmora che, con i suoi 1834 metri la pi alta di tutto il Gennargentu, ma la vera sorpresa poter vedere pi da vicino la svettante e rocciosa sagoma del monte Perda Liana, che abbiamo iniziato ad ammirare sin dalla lontana vetta del Santa Vittoria, durante il nostro soggiorno nel territorio di Esterzili. Tra le bianche pietre delle mura nuragiche troviamo una pianta di tasso, velenosissimo

e perci albero della morte per gli antichi: una sorta di avanguardia della foresta che si stende a nord-est. Continuiamo il viaggio tra lecci, roverelle e corbezzoli sempre pi fitti sino ad arrivare a una sella privata di vegetazione in funzione di linea spartifuoco; da qui Enrico spera di poterci fare vedere il passaggio dei mufloni, che per non si presentano. Siamo ormai molto vicini al Perda Liana e le sue pareti rocciose, che compaiono e scompaiono in un susseguirsi di curve, mostrano adesso tutta la loro imponenza. Una stradina in salita ci porta proprio ai piedi del mon-

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te che, visto cos, rievoca ancor pi uno scenario da far west. Non a caso il pi noto disegnatore del fumetto Tex, Galep, si ispir alSardegna Centrale Montarbu e la zona dei Tacchi 97

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la silhouette del Perda Liana per parecchie delle sue ambientazioni. Sarebbe bello passare qui la notte, ma Enrico e Tonio hanno in serbo per noi altri programmi. Il cuore della foresta di Montarbu e la caserma Falchi Entriamo a questo punto nel profondo della foresta, lungo una strada sterrata che la attraversa tra lussureggianti lecci, carpini neri e agrifogli: il luogo incontaminato pure ricco di sorgenti per via della natura carsica del suolo tra i monti Montarbu e Tonneri. Mentre seguiamo lentamente il fuoristrada, ci rendiamo conto di trovarci nel cuore di una foresta davvero superba, la cui ombra sembra quasi avere consistenza tanto intensa. Ai nostri lati, pareti di scisto si frammentano creando innumerevoli pieghe; curiosamente abbiamo la sensazione di essere osservati dagli animali selvatici che popolano la riserva. Dopo diversi chilometri di pista giungiamo alla caserma Falchi, foresteria dellEnte forestale della Sardegna. Siamo arrivati sin qui lungo un sentiero proveniente da ovest, il cui percorso non consentito senza un permesso della forestale, mentre la via che scende dalla caserma verso la strada asfaltata, su cui correvamo in precedenza, accessibile a tutti. Pure per pernottare nei bungalow in prossimit della foresta bisogna far richiesta allEnte
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forestale della Sardegna di Nuoro. Allinterno della caserma, in unapposita sala possiamo ammirare limponente sagoma imbalsamata di un avvoltoio degli agnelli, Gypaetus barbatus, ormai estinto da molti anni e ultimo animale della catena alimentare poich dabitudine spaccava le ossa delle carogne lasciandole cadere dallalto sulle rocce, per potersi cibare del midollo. quasi sera: non possiamo far altro che ringraziare Enrico e Tonio per la professionalit e la disponibilit che ci hanno dimostrato documentandoci al riguardo di questo eccezionale territorio. Poi, prima di accamparci per la notte e dopo aver dato fondo alle nostre provviste, percorriamo a piedi verso ovest un interessante sentiero didattico che segue il corso di un rio. Lungo il cammino notiamo che ai piedi delle piante sono disposti i cartelli che le identificano. Il nostro scopo primario, per, quello di poter osservare qualche animale che di sera va ad abbeverarsi e per questo avanziamo lentamente senza far rumore; riusciamo cos a intravedere due grossi cinghiali che dalla riva opposta scendono presso lacqua. Rientriamo dunque alquanto soddisfatti alla foresteria e ci prepariamo a passare la notte in mezzo alla natura, tra i rumori della foresta popolata da mufloni, cinghiali, gatti selvatici, martore, donnole e curiosi daini, che verso lalba ci passano vicini per raggiungere le mangiatoie. Pronti a riprendere il cammino tra i monti, in una mattinata dallaria frizzante, non possiamo fare a meno di notare, alluscita della foresteria, un messaggio inciso su di una tavola di legno che recita testualmente: Il pa-

trimonio naturale di questa montagna non labbiamo ereditato dai nostri padri, ma labbiamo avuto in prestito dai nostri figli. Procedendo verso la via sterrata che esce dalla caserma Falchi, scorgiamo poi, sulla destra, una vasta area adibita a vivaio delle piante per il rimboschimento e naturalmente, nel vedere questo asilo botanico, pensiamo a come il frutto di anni di lavoro possa essere distrutto in pochi minuti da un incendio.

ca si formato tra 130 e 150 milioni di anni fa attraverso un processo di sedimentazione in ambiente marino. Qualche chilometro oltre, sulla sinistra, una grande rupe con scolpita la cartina del Gennargentu Arzanese, a ovest di cima La Marmora che maestosa ci guarda da lontano. Siamo ormai in prossimit del lago Alto del Flumendosa che, tra pinete e profonde vallate, ci appare come il pi tipico dei laghi al-

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I panorami alpini dellalto Flumendosa Affrontiamo alcuni chilometri in discesa prima di ritrovare lasfalto proprio al bivio con la strada costiera della foresta, gi percorsa il giorno prima. Ripassiamo cos dal luminoso sito del nuraghe Ardasai e poco dopo rieccoci ai piedi del Perda Liana, il cui petroso torrione punteggiato da macchie di corbezzolo e di eri-

pini; il suo suggestivo aspetto non rivela subito quale sforzo sia stato fatto nel realizzare questo bacino artificiale che conta tre centrali idroelettriche, una possente diga alla stretta di Bau Muggeris pi altre minori, senza dire delle gallerie e delle condotte forzate che perforano i monti, come quella lunga 7 chilometri che sbocca a Villagrande Strisaili.
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Lasciamo le bianchine lungo il percorso e a piedi arriviamo pi in basso sino al lago dalle acque limpidissime, in cui si specchiano le rive boscose e il profilo dei monti che lo avvolgono. Da qui procediamo in direzione sud-est, aggirando la zona della foresta e seguendo il profilo dello specchio dacqua. Il tragitto da posizione elevata si abbassa tra ampie anse al livello del lago, tra pinete e onnipresenti massi che affiorano dal terreno calcareo. Pi avanti, dove gli alberi lasciano il passo agli arbusti, il paesaggio diviene pi aspro e le mandrie di mucche che avanzano tranquillamente verso di noi rappresentano gli unici esseri viventi incontrati da quando siamo giunti nellalto Flumendosa. Alla stazione di Villagrande ci ricongiungiamo alla SS 389 che da Nuoro scende a Lanusei, capitale dellOgliastra, terra che anTRADIZIONI E TIPICIT

dremo a esplorare anche grazie allaiuto di Rino, nostro amico e collaboratore che abitante nel luogo. Scendiamo dalla zona montuosa appena percorsa alla volta della cittadina, scorgiamo a oriente il mare; dopo diversi giorni di viaggio e centinaia di chilometri

Lorigine della viticoltura nellisola


In Sardegna la viticoltura ha sempre avuto un ruolo importante nelleconomia agricola, poich il vino ottenuto veniva utilizzato dapprima come merce di scambio e poi come oggetto di fiorente commercio. Il vino in questisola ha un significato antico ed enigmatico, riconducibile ai primordi della civilt. Chi introdusse la vite in Sardegna e in quale fase storica difficile da stabilire. Sono state avanzate diverse
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ipotesi, una delle quali sostiene che la Vitis vinifera fosse pianta autoctona, per cui i popoli che giunsero sullisola non portarono il vitigno, ma larte dellinnesto e le tecniche di produzione e conservazione. Altri suggeriscono che la vite, come molte altre piante, sia stata introdotta in Sardegna dai fenici oppure da qualche immigrato proveniente dalla Grecia, dal Vicino Oriente o dalle coste dellAfrica setten-

trionale, che diffuse sementi e piante della sua terra di origine e tra le altre la vite. Quindi fenici, micenei, cartaginesi e romani hanno tutti contribuito a valorizzare la viticoltura in Sardegna, dalla quale ancor oggi si ottengono vini di pregiata qualit. Il vitigno pi antico molto probabilmente il Nuragus, seguito, a quanto pare, da Vernaccia e Nasco. Nel medioevo, dopo il periodo della dominazione bizantina, furono introdotti dai monaci benedettini

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posizione in cui ci troviamo, di nuovo gettiamo uno sguardo al litorale con lo stagno di Tortol che precede lisola dellOgliastra davanti alla baia di Arbatax. Alla scoperta dellOgliastra Il primo compito della nostra nuova guida quello di farci visitare Lanusei, vivace cittadina turistica che da un pendio selvoso si affaccia su di una serie di colline digradanti verso la costa. A monte della circonvallazione, una strada comunale ci porta sullaltopiano dove sorge il bosco di Selene; la via molto ripida e oltremodo panoramica. La dea greca della luna, che di notte solcava il cielo su di un carro, ha dato il nome a questo luogo da cui si domina la costa orientale e dove si

nel verde dellentroterra, tra ameni percorsi e arditi sterrati, eccoci in vista dellaltra costa dove dallacqua si leva il sole. Ci fermiamo in un bar alla periferia di Lanusei: qui che abbiamo appuntamento con Rino e, approfittando dellattesa e dellelevata

la Malvasia e il Moscato; Cannonau, Gir, Torbato, Bovale, Monica e Carignano sono vitigni di provenienza spagnola, anche se rimangono diversi dubbi, per esempio, sullautentica origine del Cannonau, che vari esperti reputano gi presente in epoca nuragica per il fatto che in alcuni siti archeologici sono stati rinvenuti vinac-

cioli stratificati sia negli interni sia nei cortili di pi complessi abitativi. Durante la signoria piemontese, nel XIX secolo, i vigneti in Sardegna coprivano una superficie di 80.000 ettari, ma

furono in seguito completamente distrutti dalla filossera. Oggi la superficie vitata si aggira intorno ai 25.000 ettari per una produzione annua di 800.000 ettolitri di vino, contro i 75.000 ettari e i 2,5 milioni di ettolitri degli scorsi anni 70: ci dovuto alla politica degli espianti incentivata dalla UE, che ha favorito una vendemmia di qualit e dato alle bottiglie da esportazione te altissimo prestigio.
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trova un parco archeologico gestito dalla cooperativa Nuova Luna, che offre un servizio di accompagnamento e guida sia alle tombe dei giganti sia al villaggio nuragico. Parliamo infatti con Emanuele che, nel mostrarci monumentali sepolcri, ci segnala linusuale collocazione nella stessa area di due strutture di epoca diversa: una risale infatti al 1500 a.C. e in essa notiamo un lungo corridoio funerario dove venivano deposti i defunti alla fine del viaggio terreno, per dar loro modo di intraprendere un altro viaggio; laltra invece pi recente e presenta frontalmente un esedra che rievoca le corna di un toro, simbolo del sommo dio dei nuragici. Al termine dellinteressante tour al parco archeologico, Rino ci propone una sosta allOasi Bosco Selene, un nuovissimo complesso turistico dove potremo pranzare. Qui conosciamo Giorgio, il proprietario, che ci invita a visitare tutto il complesso che comprende tra laltro un albergo, un punto ristoro, campi da tennis e un camping per chi ama gestire le proprie vacanze in libert. Approfittiamo delloccasione per gustare qualche piatto tipico dellOgliastra, come i maccaronis deungra, piatti ricchi dei profumi e dei sapori di questa terra, magnifica isola nellisola. Il programma di Rino prevede ora di proseguire verso la cantonale Sarcerei per procedere in direzione di Jerzu; sulla nostra destra una via secondaria si inerpica sul monte Armidda, dove sorge un osservatorio astronomico, mentre a sinistra una strada sterrata quasi parallela a quella principale ci porta alla Punta Tricoli, che con i suoi 1214 metri ci offre un panorama ancor pi vasto su tutta lOgliastra:
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TRADIZIONI E TIPICIT

I vini di Sardegna
Il vigneto in Sardegna coltivato ovunque, dalle pianure fertili che si avvicinano al mare, alle zone pi interne sulle alte colline, fra terreni scistosi come a Jerzu e Tertenia, o sabbiosi come a Oliena e Dorgali. Il suolo, il clima, il maestrale e tutta una serie di caratteristiche naturali intervengono per dare al vino note inconfondibili che cambiano di zona in zona. Ne abbiamo avuto conferma quando abbiamo degustato il Malvasia di Bosa, un vino bianco alcolico dal sapore dal dolce al secco e con retrogusto amarognolo, ottimo da dessert ma che noi abbiamo apprezzato come aperitivo. Continuando con la rassegna dei vini bianchi, il Vernaccia, proveniente dalla valle del fiume Tirso in provincia di Oristano, ha un colore giallo ambrato che, secondo linvecchiamento, risulta pi o

meno carico e un profumo delicato dal caratteristico sentore di mandorlo in fiore; servito a 5-7 un eccellente aperitivo, a temperatura pi elevata si pu degustare con zuppe e grigliate di pesce. Il Nasco un notevole vino bianco prodotto in provincia di Cagliari e nel basso Campidano di Oristano; dal sapore gradevole e con un retrogusto amarognolo ideale come aperitivo o da accompagnare ai dessert. Tra i rossi il pi conosciuto il Cannonau, un vino di ottima qualit che viene fatto invecchiare per 5-6 mesi in botti di rovere e assume un colore rosso rubino; dal sapore asciutto

e dal gusto avvolgente, si abbina a salumi, sformati, arrosti e carni allo spiedo; si beve a temperatura ambiente. Il Carignano, tipico del Sulcis, un vino ben strutturato dal colore rubino carico e dal profumo di prugne e ribes; ha un gusto intenso e persistente che si sposa bene con minestre e carni asciutte. Come ultimo, tra i vini rossi citiamo il Mandrolisai rosso superiore, che porta lo stesso nome della zona geografica di produzione; ha colore rosso rubino, sapore asciutto con retrogusto amarognolo; si abbina alla perfezione sia con le carni rosse e la selvaggina sia con i formaggi stagionati. Naturalmente ci siamo limitati a presentare solo alcuni vini sia bianchi sia rossi, inconfondibili al palato, che ci riportano con la mente in quella terra pietrosa che profuma di macchia mediterranea ed accarezzata dal maestrale e ricca di tradizioni millenarie.

vi consigliamo di non perderlo. Tornati sulla via principale, avanziamo ancora per qualche chilometro verso linterno. Superiamo Gairo SantElena e scendiamo lungo la valle dove scorre il rio Pardu; poco sotto il pae-

se vediamo i resti della vecchia Gairo, abbandonata nel 1951 perch in seguito a una vasta frana che rese instabili i costoni su cui sorgeva, e arriviamo al bivio per Jerzu alla nostra sinistra. Risaliamo cos la valle sul lato opSardegna Centrale Montarbu e la zona dei Tacchi 103

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posto e, anche qui, con Osini Vecchio e Osini Nuovo ritroviamo la stessa situazione vissuta dal paese di Gairo. Nella tormentosa regione dei Tacchi A Osini Nuovo Rino ci fa deviare a destra per intraprendere quello che si riveler un percorso veramente stupefacente. La stretta strada a tornanti ci porta in salita lungo il bordo orientale del vasto tavolato calcareo: qui si sviluppa infatti una parete rocciosa a strapiombo sul rio Pardu. Lattraversamento di questa spettacolare barriera naturale possibile soltanto se si supera la cosiddetta Scala di San Giorgio, che decidiamo pertanto di affrontare. Ci troviamo cos a percorrere una gola tra alte pareti di roccia calcareo-dolomitica arrivando in prossimit di Sa Brecca e Usala, dove facciamo sosta sotto un pinnacolo dallo straordinario sviluppo verticale. A piedi, seguendo Rino, raggiungiamo lapertura di una diaclasi che sprofonda per 100 metri sino alla base della frattura in cui sono incastrati grossi massi. Colombacci allimboccatura, rischiarata dai raggi di sole che la penetrano
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dallalto, e pipistrelli nella zona pi interna popolano questo luogo capace di suscitare grande emozione. Lanciamo un sasso nella fenditura da cui esce un soffio di aria fredda e con meraviglia lo sentiamo rimbalzare tra le pareti per una decina di secondi.

Ancora poca strada in salita e con le nostre instancabili compagne sbuchiamo su uno dei pi vasti altopiani della regione dei Tacchi. Ci spiega Rino che il termine tacco distingue appunto il bordo roccioso verticale che delimita sia gli altipiani sia le cime di questi monti, vere e proprie falesie che raggiungono anche centinaia di metri daltezza. Gli altopiani sono molto belli perch ricchi di vegetazione e il fenomeno dei Tacchi, che parte come catena montuosa dai piedi del Gennargentu con Perda Liana e Montarbu, giunge con unultima lingua fino a Jerzu. Dal bordo del tacco dominiamo il paese di Ulassai, dove scenderemo a vedere la suggestiva grotta Su Marmuri che penetrano nelle viscere della terra a circa 1 chilometro dal centro abitato. Per chi non volesse percorrere le stradine che si snodano sullaltopiano e poi scendere alle grotte, consigliamo di tornare a Osini Nuovo e qui prendere a destra per Ulassai, che si incontra a poca distanza. La favolosa grotta di Ulassai La visita a Su Marmuri, in realt uno dei sistemi di caverne pi belli ed estesi della Sardegna con ciclopici antri e un susseguirsi di baratri, offre la vista di magnifiche stalattiti e stalagmiti simili a colonne di marmo; la nostra esplorazione ipogea, a una temperatura costante di 10 C, si sviluppa per 1 chilometro circa. Lantro pi ampio chiamato la Grande sala, mentre il pi suggestivo sen-

za dubbio la sala del Cactus. Verso sera, ancor prima di scendere a Ulassai, puntiamo a sud per visitare le cascate di Santa Barbara, formate dal rio Ulassai prima di entrare nel lago Flumineddu. Nei periodi primaverile e autunnale possibile ammirare un vero e proprio spettacolo della natura, quando la notevole massa dacqua compie un salto assolutamente spettacolare in una cornice di verde intenso. Scendiamo quindi al borgo e arriviamo allhotel Su Marmuri dove Tonino, un amico di Rino, ci sta aspettando. Ulassai un paese montano aggrappato a due imponenti picchi in vista del mare e della superba catena dei Tacchi. Qui il clima oltremodo dolce: fresco in estate, siamo a circa 900 metri daltezza, e mite dinverno per la vicinanza del Tirreno. Tonino ci mostra il suo albergo dallatmosfera familiare, punto di riferimento per escursionisti, praticanti di free climbing e appassionati di mountain bike. Passeremo anche noi qui la notte, in una delle belle camere con vista mare; per cominciare per, nella sala da pranzo con camino, ci gustiamo linvitante cucina della zona: per esempio i coco eurena, particolari culurgiones tondi tipici dellOgliastra. Con larrivo a Ulassai praticamente terminato il nostro percorso allinterno della Sardegna, ricco di un fascino che va senzaltro oltre le aspettative di qualsiasi turista; domani lasceremo la parte montana dellOgliastra per dedicarci alla scoperta della costa orientale.

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La costa orientale

ULASSAI JERZU TORRE DI BAR TORTOL ARBATAX BAUNEI DORGALI OROSEI IRGOLI

Sardegna Centrale

l primo paese attraversato nel percorso che dalla zona dei Tacchi ci porta al mare Jerzu, noto per leccellente produzione di vino Cannonau; in questarea possiamo ammirare ben trenta nuraghi, mentre pi a sud di Tacco di monte Corongiu una necropoli punica. A pochi chilometri dal mare incontriamo Cardedu, paese sorto nel 1951 per ospitare gli abitanti di Gairo fuggiti alla frana; da qui in poi ecco la costa, che percorriamo verso sud a partire dal litorale di Baccu e Praidas e Sa Spiaggetta. Tra spiagge sabbiose baciate da limpide acque in un ambiente incontaminato e selvaggio, meta am- terno, circondato da boschi secolari si erge il bita di numerosi surfisti attratti dal forte monte Ferru, raggiungibile da numerosi senvento di scirocco che soffia tra i 10 e i 15 no- tieri che si insinuano nella lussureggiante di, arriviamo alla spiaggia Coccorocci dove fi- vegetazione mediterranea. nisce la strada che, giocando a rimpiattino con il mare, FANTASIE POPOLARI ha seguito sin qui la frastaLa leggenda della sacerdotessa di Eltili gliata costa. Un grande campeggio, che prende il nome Quando eravamo nel Golgo, ba della zona fu rapita dai pidalla localit, si affaccia sul- Antonio ci ha raccontato una rati, portata in Africa e venla vasta spiaggia formata da leggenda che ci particolar- duta a un ricco emiro che la piccole insenature incorni- mente piaciuta e di cui voglia- tenne al suo servizio per lunghi ciate da rocce di porfido ros- mo narrarvi; la nostra guida a anni. Maria, cos si chiamava la so, mentre a ovest, verso lin- sua volta laveva udita da al- piccola, divenne ragazza e poi

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cuni pastori di Baunei. Molti secoli fa, durante una delle tante incursioni saracene sulle coste dellisola, una bim-

donna; apprese usi e costumi di quelle terre e mai pens di poter fare, presto o tardi, ritorno al suo villaggio, di cui ormai

Di nuovo sulle sponde tirreniche Dopo aver attraversato laffascinante entroterra sardo ci concediamo la pi classica delle giornate di mare prima di ripartire verso

Marina di Torre di Bar dove, con lamico Rino che ci guider anche lungo la costa orientale, siamo attesi da Gianna e Carlo, i titolari dellalbergo-residence Domus de Janas. Dal balcone della nostra camera godiamo la vista del mare e dellantica torre: ci troviamo a pochi metri dallampia spiaggia che vede il sorgere del sole; il nostro alloggio dotato anche di un angolo cottura, di cui per non usufruiremo poich vogliamo gustare i piatti di mare di cui lalbergo va fiero. Apprezziamo molto sia la zuppa Domus sia la fregola sarda con le arselle, mentre Gianna, nonostante le sue origini toscane, ci parla con amore ed entusiasmo di questa terra dove vive da anni e che ogni giorno le regala nuove emozioni. La mattina dopo ci alziamo allalba perch Ri-

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poco ricordava. Invece, per uno scambio di schiavi fu rimandata in Sardegna e proprio nel natio paesello di Eltili. Maria si ritrov allora estranea tra la sua gente, di cui non parlava nemmeno la lingua. Ma il destino non aveva ancora finito di metterla alla prova: a seguito di unepidemia di peste, dopo aver curato gli ultimi abitanti del villaggio, la donna si ritrov a essere la sola sopravvissuta, forse grazie a speciali anticorpi che aveva sviluppato in regioni lontane. La vita come unica abitante di Eltili era opprimente e desola-

ta; Maria decise perci di andare a Baunei e proporre un baratto: tutte le terre del suo villaggio, di cui ormai era padrona assoluta, in cambio di una casetta e di una tranquilla esistenza fra la gente. Cos fece; gli anziani di Baunei accolsero ben lieti la sua proposta e le offrirono una casa sul limitare del borgo, ai piedi dei monti. Maria era e si sentiva diversa dagli altri, aveva tatuaggi sul corpo, vestiva in modo particolare e portava monili dalla fattura esotica. I paesani, comunque, la accolsero bene, trattandola con rispetto e

mostrandosi incuriositi quando la vedevano, cinque volte al giorno, affacciarsi alla finestra verso oriente e pregare. Maria parlava una lingua per loro quasi incomprensibile e aveva speciali poteri che mise a disposizione di tutti: conosceva le erbe per preparare infusi medicinali e sapeva come fare incantesimi. Si dice inoltre che fosse una accabadora, donna che a fin di bene praticava leutanasia, e che le sue formule magiche dalle arcane, incomprensibili parole si siano tramandate di fattucchiera in fattucchiera sino a oggi.
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no ha in programma di portarci ad Arbatax, dove ci imbarcheremo per una visita alla costa. La cittadina dal curioso nome di origine araba dominata dal faro sul capo Bellavista e si affaccia su un orlo di rocce porfiriche rosse che impreziosiscono il panorama marino. In prossimit del porto turistico parcheggiamo le bianchine e armati delle inseparabili macchine fotografiche saltiamo sul gommone di Pierpaolo, istruttore subacqueo nonch guida turistica ed educatore ambientale. Inizia cos uno dei pi emozionanti e affascinanti viaggi che il turista possa compiere lungo la costa orientale sarda; sulla nostra destra ora lisola dellOgliastra popolata da cormorani, gabbiani e marangoni dal ciuffo. Pierpaolo ci spiega che ci aspetta un percorso di ben 22 miglia (circa 40 km) bordeggiando le cale della costa completamente disabitate e sovrastate da imponenti faraglioni. Via mare tra le meraviglie della costa Viaggiamo verso nord copiando il profilo del litorale che dopo Santa Maria Navarrese vede stendersi la pineta di Girasole e quindi una linea ininterrotta di falesie in cui sono incastonate splendide cale. Tutto intorno a noi cormorani e marangoni dal ciuffo si esibiscono in incredibili tuffi: ci racconta Pierpaolo che i cormorani raggiungono gli 8-10 metri di profondit, mentre durante alcune immersioni con le bombole al di sotto dei 70 metri lui stesso ha assistito al passaggio di marangoni, che dimostrano cos stupefacenti doti subacquee. Il marangone dal ciuffo comunque, a differenza del cormorano, quando riemerge non subito in grado di volare, ma
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deve dispiegare le ali al sole ad asciugare per vari minuti. Alle sponde dellisola di Ogliastra approdavano le navi fenicie e puniche per non pagare i dazi che avrebbero invece dovuto attraccando sulla costa: ecco perch in questi fondali si possono tuttora trovare relitti di navi, resti di anfore e altri cimeli. Dopo 5 miglia di percorso appare imponente davanti a noi il monolite piramidale di Perda Longa, monumento naturale che si erge improvviso dal mare fino a 128 metri si altezza e che, grazie alla sua posizione isolata e svettante, fu punto di riferimento per gli antichi marinai. Una guglia pi piccola si appoggia oggi al bastione principale e Pierpaolo ricorda che quando era bambino non ne era ancora separata. Piante di finocchio marino selvatico e la medicamentosa euforbia punteggiano di verde la riva calcarea, ornata

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CITT E PAESI

Orosei, citt del golfo


Orosei sorge nello stesso luogo in cui era la romana Fanum Carisii, cio sulla costa centro-orientale della Sardegna tra la massa calcarea del monte Tuttavista, il fiume Cedrino e il mare. Proprio la sua vicinanza al mare rende gradevole il clima sia nei mesi invernali (a gennaio facile poter ammirare la bella fioritura dei mandorli) sia in quelli estivi, rinfrescati dalla brezza marina. Visitando il nucleo storico della cittadina ci siamo stupiti per la bellezza dei suoi palazzi medioevali e rinascimentali. davvero affascinante scoprire Orosei attraverso i vicoli, le scalette e i sottopassi molto stretti che vanno da piazza del Popolo a piazza delle Poste. Lungo questo percorso si possono ammirare Sas Prejo-

nes, un antico carcere depoca giudicale, e Palatios Bettos, entrambi visitabili solo in particolari occasioni: per esempio, durante la manifestazione Cortes Apertas. Varie altre testimonianze storiche, come la Torre Pisana, rivelano un passato ricco di eventi, riferendosi spesso alla Orosei medievale che apparteneva al Giudicato di Gallura. Ci siamo poi recati ail Museo etnografico, allestito con abbondanti cimeli in una casa depoca; la visita ai musei del genere sempre degna perch racconta la storia del luogo. Determinante per lo sviluppo economico di Orosei stato di certo il Cedrino, alla cui

foce esisteva un porto che permise fruttuosi commerci con i pisani. Oggi la foce del fiume ha notevole importanza naturalistica perch vi nidifica il pollo sultano. Sappiamo che la Sardegna fiera della sua storia e a Orosei le tradizioni popolari sono ancora ben vive e costituiscono un indubbio patrimonio culturale: anche se la maggior parte delle feste di matrice religiosa, non raro che al sacro si mescolino elementi magico-superstiziosi, soprattutto riti propiziatori contro le calamit naturali o le forze del male. Solo partecipando a queste feste si possono scoprire nuove suggestioni: tutto il resto appartiene a questa gente ricca di ancestrali tradizioni.

da una fascia di ginepri secolari. Con gli escrementi dei gabbiani, sono arrivati qui anche i semi dei perastri e dei fichi, che aggrappati alle pareti rocciose sfidano tenacemente le intemperie. Presso di Punta Ginnircu incrociamo un gozzo di pescatori che tutto bianco si staglia dai limpidi fondali turchesi so-

pra i quali sembra volare; salutiamo lequipaggio e ci avviciniamo alla grotta azzurra, dove lentamente entriamo con il gommone. La presenza di una certa alga, litomilium, d le pareti della grotta un suggestivo e insolito colore verdastro violaceo: in questo punto i fondali iniziano a pulsare per via delle sorSardegna Centrale La costa orientale 111

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PAESAGGI DA RICORDARE

Il canyon di Su Gorropu
Profonda incisione tra i calcari del Supramonte nella zona centro-orientale della Sardegna, Su Gorropu uno dei canyon pi spettacolari dEuropa e senza dubbio quello dallatmosfera pi mistica e arcana. Un fiume piccolissimo, il Flumineddu, riuscito dapprima a insinuarsi nella spaccatura oltre la valle di Oddoene per poi inciderla ulteriormente, apparendo e scomparendo lungo il suo percorso fino a raggiungere profondit abissali. Il fonto, tra pareti verticali, risalta quasi illuminato da una pietraia di bianchi massi calcarei, che creano un fantastico contrasto con le rocce scure del

canyon. Questo solco ciclopico ii pu ammirare anche dallOrientale sarda, percorrendo

genti sottomarine, i cui getti creano un contrasto con lacqua salata della superficie. Lungo i dirupi passeggiano disinvolte caprette; in cielo volteggia il falco pellegrino. Spiagge fossili che si ergono 30 metri al di sopra del livello del mare e stalattiti e stalagmiti in grotte sottomarine indicano quali e quanto contrastanti movimenti geologici abbiano sconvolto la costa che stiamo visitando.

A capo di monte Santo, a circa 9 miglia da Arbatax, il confine tra Mediterraneo meridionale e centrale in corrispondenza, pi a est, della costa campano-laziale. Da qui in su una teoria di cale e calette che impreziosiscono le insenature sormontate dai faraglioni. Siamo nella Riserva naturale marina della foca monaca e iniziamo col visitare Cala Scirocco e Cala Tramontana, sotto la quale sta la grotta sottomarina di Cituan. Una linea scura copre le rocce presso lacqua: si deve allazione corrosiva dello iodio sul calcare; sotto di noi, macchie bianche formate da banchi di sabbia ci indicano che siamo giunti nella zona detta delle piscine. Il paesaggio assume toni sempre pi netti e ormai ci sentiamo immersi in un mondo a s stante con una

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il tratto che congiunge Tortol a Dorgali pi a nord. possibile arrivare nella gola, lunga 20 chilometri, da Urzulei oppure dal pi spettacolare sbocco della valle nelle vicinanze di Dorgali. comunque consigliabile, se non addirittura necessario, laiuto di una guida esperta che condurr il turistaesploratore alla scoperta di questo mondo per gradi, a se-

conda delle capacit individuali. Chi volesse completare in modo integrale la traversata delle gole giocando a rimpiattino con il Flumineddu, dovr affrontare un salto verticale di oltre 20 metri, alcuni passaggi darrampicata di terzo grado, attraversare pi di un laghetto a nuoto o su di un canotto gonfiabile, oppure aggirare lacqua, quando possi-

bile, seguendo difficili passaggi sulle pareti comunque predisposte con appigli sicuri. Nel nostro viaggio ci siamo limitati a raggiungere il fondo di Su Gorropu senza attraversarlo, ma ci stato sufficiente per apprezzarne lambiente naturale, dove sembra manifestarsi larcana energia del pianeta in un fluire di inquietanti e affascinanti sensazioni.

dimensione propria fatta di luci e colori riflessi sullacqua, vero paradiso per chi in cerca di nuove e stimolanti sensazioni. Punta Goloritz che svetta sulla costa ci invita a un piacevole bagno nelle acque della sua caletta, abbellita pure da un arco roccioso naturale. Dopo la sosta passiamo Cala dei Gabbiani e arriviamo a una spiaggetta bianca chiamata Cala Ispuligedenie: is pulige de nie vuol dire le pulci di neve, nome dato ai piccoli e candidi sassolini che ricoprono la riva. Alla Grotta del Fico, ci informa Pierpaolo, avvenuto lultimo avvistamento della foca monaca, ma si spera ne esista ancora qualche esemplare e che quindi la specie non sia del tutto estinta. La splendida Cala Luna, la grotta del Bue Marino e Cala Gonone segnano la fi-

ne della nostra esplorazione costiera e mentre con una rotta pi di mare aperto e pi veloce facciamo ritorno ad Arbatax, rivediamo le magnifiche cale con una prospettiva diversa e ci rendiamo conto di aver visitato uno dei pi bei litorali del pianeta. Grandi gabbiani reali con ampi volteggi sulle nostre teste ci accompagnano sino al limitar del porto, un ultimo saluto prima di separarci da questo

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APPUNTI NATURALISTICI

Gli endemismi sardi


La Sardegna ospita un numero assai elevato di specie endemiche, cio presenti esclusivamente sullisola o in poche aree limitrofe, e ci la rende importantissima dal punto di vista naturalistico e conservazionistico: una meta ambita da molti naturalisti, botanici e zoologi alla ricerca di rarit da studiare, fotografare o semplicemente osservare. Per comprendere il motivo di tale ricchezza naturale bisogna ripercorre la storia geologica della Sardegna, che non ha sempre occupato lodierna posizione al centro del Mediterraneo. Come stato evidenziato da parecchie indagini scientifiche, fino al Miocene (25 milioni di anni fa) era infatti situata molto pi a occi-

dente e faceva parte di un antico continente, la Tirrenide, posto in corrispondenza delle attuali Francia meridionale e Spagna nord-orientale. A partire dal Miocene inferiore lisola, che non aveva naturalmente le dimensioni e le forme che conosciamo, inizi, insieme alla vicina Corsica, un lento movimento di rotazione in senso antiorario che la port, allincirca fra 8 e 6 milioni di anni fa, nella posizione attuale. Il distacco dalla Tirrenide separ la Sardegna dalle regioni circostanti, dando inizio a un lungo isolamento che ha fatto s che, soprattutto nel caso delle specie meno mobili, si differenziassero sullisola le tante specie o sottospecie endemiche. Tale isolamento non stato tuttavia continuo, ma ha subito brevi

periodi di interruzione dovuti a un deciso abbassamento del livello del Mediterraneo per effetto della chiusura dello stretto di Gibilterra (circa 5 milioni e mezzo di anni fa, nel periodo detto Messiniano) e pi di recente a causa delle glaciazioni, che hanno creato ponti per il transito di specie dal continente alla Sardegna e viceversa, favorendo larrivo di nuove specie sullisola. Gli endemiti sardi annoverano complessivamente circa 200 specie o sottospecie vegetali e quasi 700 specie animali: elencarle tutte avrebbe poco senso, anche perch si tratta spesso di animali e vegetali presenti in luoghi poco accessibili e di aspetto poco appariscente,

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tanto da passare per lo pi inosservati a un occhio inesperto. Ci limitiamo quindi a segnalare alcune specie particolarmente interessanti o che, con un po di attenzione e fortuna, possono essere facilmente osservate e riconosciute. Fra i vegetali, notevoli per la bellezza di forme e colori sono alcune orchidee: come Ophrys morisii abbondante in prati e garighe e spesso (insieme a tante altre specie a pi ampia diffusione) anche al margine delle strade, e la pi rara Orchis branciforti (presente anche in Sicilia) limitata alle praterie dei rilievi orientali dellisola. Meno vistose ma di sicuro interesse sono due specie di ribes endemici, Ribes multiflorum e Ribes sardoum, questultimo segnalato solo sul monte Corrasi, nel comune di Oliena. Appariscenti e comuni sono invece il giglio stella (Pancratium illyricum), superba pianta dai grandi fiori bianchi frequente nelle aree rocciose, e la stupenda peonia (Paeonia mascula), presente in Sardegna (ma anche in Corsica e Sicilia settentrio-

nale) con la sottospecie endemica russii, i cui fiori rosso porpora colorano in primavera i lecceti e le radure soleggiate. Fra gli animali la grande maggioranza degli endemici costituita da invertebrati e soprattutto da insetti come lortottero Pamphagus sardeus, una robusta cavalletta dai colori sgargianti osservabile in

prati e ambienti aperti nei mesi estivi. Degna di nota anche Papilio hospiton, farfalla rara e minacciata inserita fra le poche specie di insetti protette in Italia. Molte specie di invertebrati sono legate agli ambienti ipogei che si rivelano, via via che vengono esplorati dagli speleologi, una fonte continua di novit per la scienza: da citare fra questi sono due specie di coleotteri carabidi ben noti agli appassionati lo Speomolops sardous presente

solo nella famosa grotta del Bue Marino (golfo di Orosei) e il Sardaphaenops supramontanus esclusivo delle grotte del Supramonte di Oliena. I vertebrati endemici sono assai pochi, ma di interesse: fra gli anfibi, i geotritoni (Speleomantes spp.; vedi oltre); leuprotto (Euproctus platycephalus), un tritone alquanto raro legato ai ruscelli montani; il discoglosso sardo (Discoglossus sardus), un piccolo rospo verde chiaro con macchie pi scure (presente anche in Corsica); e la raganella sarda (Hyla sarda), minuscola e di color verde brillante. I rettili contano tre specie endemiche di Sardegna e Corsica: la lucertola di Bedriaga (Archaeolacerta bedriagae), la lucertola tirrenica (Podarcis tiliguerta) e lalgiroide tirrenico (Algyroides fitzingeri). Uccelli e mammiferi, numerosi e interessanti per la presenza di specie anche molto rare, comprendono solo sottospecie endemiche, che in genere differiscono poco dalle forme continentali.
A cura del biologo Carlo Morelli
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mondo che torneremo senzaltro a visitare. Rientriamo dunque per la notte al nostro albergo; domani proseguiremo il viaggio sulla SS 125 Orientale sarda, diretti a nord. Dalla costa al Supramonte Unalba che sparge riflessi carichi di colore su di un mare incredibilmente calmo ci accompagna verso Baunei. Arriviamo a Tortol passando dalla costa e dallincantevole lido di Orr, sovrastato da una collinetta su cui si ergono un nuraghe e resti di capanne preistoriche; unalternarsi di piccole cale separate da brevi scogliere crea ora scorci costieri tra i pi notevoli. Il centro storico di Tortol caratterizzato da antiche case con i tetti di canne: una di esse, Sa Domu Beccia (la casa vecchia), sede di una mostra etnografica preziosa per chi vuole approfondire la conoscenza del territorio. Degna di visita pure la stazione ferroviaria locale, intatta dal 1894, e oggi casa del trenino verde per Mandas. Da Tortol giungiamo in breve a Lotzorai, dominata dalle rovine del castello di Ogugliastra (da cui forse il nome della regione), e poco dopo lasciamo momentaneamente la statale per dirigerci a destra, di nuovo sulla costa, dove sorge Santa Maria Navarrese in una bella insenatura di fronte allisola dellOgliastra. In questa localit sono i residui di unantica foresta mediterranea di olivastri, carrubi e bagolari, oggi considerati monumento botanico: il re del posto il grande vecchio, olivastro millenario dallimmensa chioma. Una bella torre spagnola del XVI secolo chiude a nord la spiaggia mentre ci allontaniamo dallameno borgo balneare. Tor116 Sardegna Centrale La costa orientale

nati sulla via principale, dopo un breve tratto svoltiamo di nuovo a destra alla volta di unaltra superba meta. La strada imboccata scende lungo la costa rocciosa verso il monolito piramidale di Perda Longa, gi ammirato il giorno prima dal mare: anche da questa angolazione limpatto visivo assai pittoresco ed evidenzia la tenacia con cui il turrito masso affronta il mare. Poco oltre il punto dincontro tra la grande placca orientale del Supramonte e la costa, a circa 500 metri di altezza, arriviamo a Baunei, affacciata sulla pianura che si estende verso sud-ovest. Il paese dallaspetto montano deve le sue origini a un insediamento di pastori, che scelsero il luogo perch ben riparato dalle tempeste e dai venti di grecale e tra-

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tica per poi inabissarsi tra i massi calcarei. Lapertura impressionante e, nonostante la presenza di protettive transenne, mette i brividi. Il buco nero, di forma ovoidale, ha dimensioni davvero ragguardevoli: a met percorso il suo diametro di circa 25 metri, mentre alla base ne misura 40. Rino ci dice che questa la voragine pi profonda dEuropa e che qui vive il geotritone sardo. Laltopiano del Golgo La misteriosa e affascinante zona in cui ci troviamo fa parte dellaltopiano del Golgo, compreso nel Supramonte di Baunei. A poca distanza da Su Sterru visitiamo la chiesetta rurale di San Pietro, presso la quale a fine giugno si celebra una festa ricca di suggestioni ed elementi folcloristici che affondano le radici nella notte dei tempi. Davanti alla chiesetta vediamo una pietra sulla cui superficie scolpito un volto umano: si tratta di un btilo, alto poco pi di un metro e risalente allepoca nuragica, quando simili monoliti avevano la funzione di evidenziare la sacralit dei luoghi di culto pagani. La particolare pietra sacra proviene da una tomba dei giganti in prossimit del nuraghe Orgoduri, da cui stata prelevata nel 1974. Abbiamo davanti a noi ancora tutto il pomeriggio e decidiamo quindi di dedicarlo alla scoperta del territorio circostante. Rino ci conduce alla vicina cooperativa Goloritz che, oltre a gestire un piccolo albergo (locanda Il Rifugio) si occupa di organizzare escursioni a piedi, a cavallo, in mountain bike
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montana. Al limitare dellabitato una ripida strada a est sale sullaltopiano; con le nostre bianchine affrontiamo una serie di tornanti per superare le ardite pareti a strapiombo con vasti panorami sulla bassa Ogliastra. Al termine della salita, uno sterrato sulla destra porta al nuraghe di Coa e Serra dalla struttura trilobata; proseguiamo lungo la via originaria e ci ritroviamo a un quadrivio. Girando a destra giungiamo alla zona di As Piscinas, una serie di vasche naturali incastonate nel basalto che raccolgono acqua piovana; poi, tornati allincrocio prendiamo verso nord e arriviamo a un monumento naturale oltremodo interessante: la voragine di Su Sterru che sprofonda in verticale nel sottosuolo per 270 metri, perforando un primo strato di roccia basal-

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e in fuoristrada fornendo guide ambientali molto esperte. Alla Goloritz conosciamo Antonio, uno dei responsabili, che ci accoglie cordialmente allombra di una grande veranda allestita per mangiare allaperto. Rapidamente viene organizzata per noi unescursione a cavallo alla volta di Punta Ginnircu; i cavalli, di razza anglo-arabo-sarda, ci trasmettono subito una grande sicurezza e, pur senza essere cavallerizzi provetti, ci avviamo lungo laltopiano in direzione sud-est prima di risalire la china che ci porter in un luogo dal panorama unico nel suo genere. Dalla cima della punta la vista spazia infatti sulla costa che si staglia a est ben 800 metri pi in basso, mentre a nord-ovest il Supramonte e a sud-ovest la bassa Ogliastra completano il magnifico scenario. Strane rocce simili a
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fogli di pietra, dette us piggius, aggiungono una nota singolare al gi notevole panorama che non ci stancheremmo mai di ammirare. Con un suggestivo sole al tramonto torniamo poi al maneggio: ci pare di essere cowboy che cavalcano negli sconfinati spazi texani. La serata alla locanda ci riserva per, non un piatto di carne con fagioli, bens la degustazione delle pi rinomati specialit locali di cui ormai siamo grandi estimatori. Durante la cena Antonio ci racconta antiche leggende della zona, tra le quali ci colpisce soprattutto quella di Maria di Etili, che lui stesso ha appreso da vecchi pastori. La notte sul Golgo, punteggiata dai rumori della natura, d la sensazione di trovarsi in un angolo ormai estraneo al mondo moderno e per questo ancor pi carico di suggestioni e atavici ricordi.

La mattina dopo salutiamo Antonio e la nostra guida, Rino, che deve far ritorno a Lanusei mentre noi, lasciato il Golgo e tornati sullOrientale sarda, riprendiamo il nostro viaggio verso nord in direzione Dorgali: un tracciato tortuoso tra gole, forre e valli colorate dalla macchia mediterranea. Una regione sorprendente Il borbottio dei nostri piccoli motori ci accompagna con tranquillit lungo litinerario che prevede varie soste per addentrarci a visitare i luoghi circostanti. Dobbiamo affrontare una serie di passi chiamati genne (porte) che, ornati da ampi tornanti, ci fanno altalenare tra i 500 e i 700 metri di altezza. Superiamo cos, in mezzo a lande selvagge e ricche di vegetazione, Genna Arramene (590 m), Genna Coggina (724 m) e Genna Scalasa (666 m) prima di arrivare a Genna Sarbene dove, a un paio di chilometri dal bivio per Urzulei, una strada bianca che punta a nord porta il turista pi avventuroso fino alla splendida Cala Luna. Dopo un percorso che con numerosi tornanti scende nel Badu Trunole, attraversa un torrente e risale una larga sella tra Serra Tzorai e monte Oseli, con le nostre bianchine caliamo nuovamente nel fondovalle, cio nella codula di Luna. Da qui in poi, in un ambiente sempre pi spettacolare, il tracciato se-

gue un rio verso il mare sino al punto in cui finisce la strada carrabile. Parcheggiamo dunque Belvetta, Dino e Polentina: larea che stiamo esplorando degna di essere visitata con cura; dagli anfratti rocciosi sopra le nostre teste ci pare di scorgere le piume di un folto drappello di indiani in agguato. Ci aspetta un cammino di circa 3 ore e mezza con un dislivello di 200 metri. Il sentiero segue la codula in un paesaggio sempre pi incassato e aspro; alti su di noi incombono,

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a destra, laltopiano che si snoda lungo il Supramonte di Baunei e, a sinistra, quello di Dorgali con le rocce della Cresta Fittiddai. Piante di oleandro incorniciano il rio segnalandoci che siamo ormai in prossimit di Cala Luna che, sia dal mare sia dallentroterra, ci appare sempre carica di una bellezza inusuale. Mai un bagno stato pi meritato e tra le limpide acque della cala scompare dincanto anche la stanchezza. Dopo esserci goSardegna Centrale La costa orientale 119

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APPUNTI NATURALISTICI duti Cala Luna per la seconschiacciata con occhi promida volta, prendiamo la via Il geotritone nenti, le zampe hanno dita del ritorno la cui conclusione annunciata dallimma- Il geotritone un piccolo an- leggermente palmate e tozze, gine delle colorate bianchine, fibio urodelo, cio un anfibio con le estremit dilatate per consentire allanimale di arcon la coda, come i tritoni e le che scorgiamo da lontano. Ripercorriamo la strada ster- salamandre, che vive in grotte rampicarsi anche su superfici rata sino allOrientale sarda e anfratti rocciosi caratterizzati verticali lisce. I polmoni sono e svoltiamo a destra verso il da una forte umidit. un ani- assenti e la respirazione avviebivio per Urzulei, dove arri- male di minuscole dimensioni ne attraverso la pelle, che perviamo sul far della sera. Il (raggiunge una lunghezza mas- ci deve sempre essere molto paese, noto soprattutto per la sima di circa 14 cm) con la umida. Gli esemplari dei due produzione artigianale di pelle liscia di colore da bruno sessi hanno aspetto simile. La prosciutti di montagna, si a grigio scuro, fittamente pun- riproduzione ha luogo in trova a 500 metri di altezza teggiata sul dorso, e bianco primavera; le uova non vengono deposte in acqua, come nel sulle pendici della Punta Is sporco sul ventre. Gruttas (1025 m); pi in al- La testa piuttosto allargata e caso degli altri anfibi nostrani, to, sulla vetta, si aprono grotte ancora in parte inesplorate. Qui conosciamo Luigi, una guida locale completamente invasa dal mare. Lorigine che ci parla del Supramonte di Urzulei che, geologica, il clima che variava di era in era e con quelli di Orgosolo, Oliena, Dorgali e lazione dellacqua hanno creato in questa zona pianori carsici, doline, grotte e inghiotBaunei costituisce un vasto altopiano cartitoi, conferendo al paesaggio un suggestivo bonatico formatosi nel Giurassico aspetto lunare. Questisola dai mille volti (170 milioni di anni fa), quando la regione fu ancora non smette di stupirci e il luogo in cui adesso ci troviamo ne lennesima conferma. Prima di notte lasciamo Luigi e Urzulei e ci dirigiamo a Cala Gonone, nei pressi di Dorgali, dove ci aspetta un bel campeggio immerso nella natura e deliziosamente vicino al mare.

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Al gran canyon di Su Gorropu La mattina andiamo al porto per far colazione; da qui partono le escursioni via mare, in gommone o in barca, per la grotta del Bue

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ma in buche scavate nella sabbia umida e lo sviluppo diretto. Il geotritone si nutre di piccoli invertebrati che cattura con la lingua estroflettibile. Le quattro specie endemiche presenti in Sardegna, un tempo considerate ununica specie, appartengono tutte al genere Speleomantes e ciascuna distribuita in una diversa area montuosa dellisola: S. genei nel Sulcis-Iglesiente, S. supramontis nel Supramonte, S. flavus sul monte Albo e S. imperialis nel Gerrei.

Questo genere, che annovera anche alcune specie diffuse sugli Appennini e sulle Alpi Marittime, lunico rappresentante europeo della famiglia dei Pletodontidi, anfibi urodeli piuttosto primitivi i cui attuali discendenti sono presenti con ben 19 generi nellAmerica settentrionale. Il genere Hydromantes, considerato dagli erpetologi il pi affine ai nostri Speleomates, vive in California. Come mai una tale distanza fra animali strettamente imparentati? La spie-

gazione sta nel fatto che gli antichi progenitori di questa famiglia probabilmente occupavano i territori in questione gi prima del Giurassico (oltre 200 milioni di anni fa), cio prima che il Nord America e lEuropa si separassero. Il lungo isolamento geografico e riproduttivo e lestinzione da molte aree di entrambi i continenti in questione hanno poi determinato la comparsa delle specie odierne e la loro attuale distribuzione.
A cura del biologo Carlo Morelli

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Marino o per le cale. Ripercorriamo la strada tra le candide rocce a picco sul mare e, superata la galleria scavata sui fianchi del monte Bardia, imbocchiamo di nuovo lOrientale sarda poco a sud di Dorgali. Anche oggi la nostra meta di tipo naturalistico: ci proponiamo di visitare le gole di Su Gorropu, uno dei pi spettacolari canyon dEuropa. Viaggiamo con Dorgali alle nostre spalle e, dopo circa 1 chilometro, prendiamo una strada asfaltata sulla destra in direzione della regione agricola di Oddoene, una vallata boscosa punteggiata di ovili e popolata da greggi in transito e da branchi di maiali selvatici molto simili a cinghiali. Oltre la valle avanziamo lentamente per una strada sterrata e sconnessa che scende al rio Flumineddu e seguiamo la il corso dacqua sino a un ponte; siamo a circa 10 chilometri dal bivio della statale: lasciamo le auto e iniziamo lescursione a piedi. Procediamo sul versante orografico sinistro del Flumineddu,

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puntando a monte in leggera salita. Alcuni segnali verdi ci indicano la direzione ai vari bivi che scandiscono il sentiero. Dopo quasi due ore di saliscendi tra le sponde del Flumineddu e i fianchi del monte Oddeu arriviamo allingresso delle gole che ci appaiono come un gigantesco taglio nel Supramonte, lungo una ventina di chilometri, tra pareti a strapiombo che precipitano parallele per centinaia di metri. Camminiamo in discesa tra marmitte di erosione e bianchi massi calcarei chiamati ballas per la loro forma tondeggiante, fino a raggiungere il greto del fiume le cui acque riaffiorano di tanto in tanto dalle rocce creando pozze e laghetti ricchi da trote. A noi basta essere arrivati sin qui ad ammirare questo scenario mozzafiato, ma consigliamo, per chi volesse continuare, di appoggiarsi a guide esperte. Risaliti in superficie dagli inferi del Su Gorropu e tornati alle bianchine, a cui hanno fatto visita gruppi di maialini, riprendiamo il nostro viaggio verso nord. Verso Orosei: conclusione del viaggio Dorgali, adagiata a mezza costa sul versante occidentale del monte Bardia, ci appare come un punto dincontro tra la colorata costa e lentroterra incontaminato e selvaggio. Labitato del centro storico sembra raccogliersi tra botteghe artigiane, caseifici, cantine e negozi con belle vetrine che espongono pro-

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dotti delloreficeria locale, di pelletteria e altri manufatti. In via Lamarmora possibile visitare il Museo civico archeologico, con reperti provenienti dalle grotte dellentroterra e in particolare dalla grotta di Ispinigoli che abbiamo in programma di visitare. Dopo Dorgali svoltiamo dunque sulla destra per andare alla leggendaria e gigantesca grotta, situata a poca distanza. Ispinigoli significa spina nella gola ed una delle pi grandi cavit naturali dItalia, con uno sviluppo complessivo di circa 10 chilometri. Nellinterno vediamo unenorme stalattite, che con i suoi 38 metri la pi alta dEuropa, alla cui base si apre una profonda voragine chiamata abisso delle vergini perch in epoca fenicio-punica vi si praticavano sacrifici umani, come documentano i resti dei corpi trovati sul fondo dagli speleologi. Dopo linteressante visita a un luogo tanto arcano e misterioso, ci dirigiamo a Orosei, il capoluogo della Baronia ai piedi del monte Tuttavista, che d il nome a tutto il golfo. Anche
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questa cittadina offre il meglio di s nel caratteristico centro storico, con i suoi archi, i vicoli, le piazzette e le case in pietra. La piana antistante Orosei stata soggetta sino agli inizi del 900 alle inondazioni del fiume Cedrino e devastata dalla malaria, infine debellata grazie a grandi opere di bonifica, mentre lo stagno Su Petroso, residuo delle paludi, oggi rifugio per una flora e una fauna ricche e preziose. Lasciata Orosei il nostro viaggio in Sardegna volge al termine: intraprendiamo cos lultima escursione in programma lungo la valle del Cedrino, risalendo il corso del fiume verso ovest, tra i rigogliosi agrumeti che la circondano e a cui deve il suo nome, mentre la mole granitica del monte Tuttavista domina da sud. Dopo pochi chilometri per un tratto montuoso, lasciamo la SS 129 e svoltiamo a destra verso Irgoli dove, non lontano dal borgo dal centro e in aperta campagna, troviamo un tipico agriturismo ricavato in unantica fattoria. Siamo in localit Settile e Giovanni, titolare dellomonima struttura, ci attende sotto il portico vicino a un belluliveto e sembra divertito dallarrivo delle bianchine. Passiamo cos piacevolmente lultima serata in Sardegna, gustando un formi-

dabile esempio di cucina povera, il pane frattau: pane secco (pane carasau), pomodori, basilico, olio doliva e cipolla, annegati in un brodo di carne, sono i protagonisti di questo tipico piatto sardo. Giovanni ci descrive i sentieri del monte Oddeu costellati di grotte e di domus de janas, tra le quali ultime ve n una molto particolare: Sa conca e mortu, cosiddetta per la sua forma simile a un teschio. In zona sgorgano sorgenti dacqua calda e, ci dice anche, si narra che tra questi monti sia nascosto il tesoro di un misterioso bandito chiamato Pitti ruju (pizzo rosso), il quale neppure in punto di morte svel il suo segreto. notte e fuori la luna rende il paesaggio ancora pi irreale: ripensiamo a tutti i racconti che ci hanno accompagnati lungo il viaggio, alle persone, ora diventate amiche, che abbiamo conosciuto, ai luoghi arcani che ci hanno ricordato civilt scomparse, alla selvaggia e incredibile natura che tuttora domina questa isola. Ancora sperduto nellimmensit del mare, un traghetto sta facendo rotta verso la costa; porter poi via con s Belvetta, Dino e Polentina alla fine di unavventura difficile da dimenticare. Ciao Sardegna, grazie del magnifico mondo che ci hai fatto scoprire.

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