Sei sulla pagina 1di 1

Ritratti Giuseppe Marcenaro fa rivivere i personaggi di un mondo letterario che oggi sembra archeologia.

Ma non smette di parlarci

Il Novecento dei ricordi, un secolo lungo


La malizia della Rodocanachi, gli scherzi di Montale, le gambe di Dora Markus
di PAOLO DI STEFANO
hi conosce ancora Lucia Rodocanachi? E Camillo Sbarbaro? E Luciano Fo? La traduttrice, il poeta ligure per eccellenza, il grande editore, fondatore della Adelphi. Sono tre nomi scelti a caso tra i tanti che affollano il libro di Giuseppe Marcenaro, Testamenti (sottotitolo: Eredit di matresse, vampiri e adescatori, Bruno Mondadori editore). Scelti a caso per dire quanto quelle persone, un tempo neanche troppo lontano al centro della scena culturale italiana, appaiano oggi come ombre, fantasmi provenienti da lontananze archeologiche. Il tempo ha questo tratto curioso: probabilmente Manzoni era molto pi vicino a Montale di quanto lo stesso Montale lo sia a noi. Eppure lanagrafe dichiara il contrario. Il bello di libri come quello di Marcenaro che ogni strabismo viene miracolosamente annullato. Perch lo stile dei ritratti ci fa apparire quei personaggi come persone vivissime, pur senza strapparle dal loro tempo. Che non il nostro. Vicinanza e distanza. Il libro intreccia il flusso del racconto memoriale e i documenti (anche fotografici), cartoline, disegni, lettere finora rimaste nei cassetti. Sono i testamenti che compongono uneredit ideale di amicizie, presenza volatile di chi non c pi. Si parte con unimmagine montaliana: i grilli del focolare, quelli che, rintanati nei ceppi di ulivo, finivano in un caminetto esalando estremi cri-cri. Tutto un gioco di specchi letterari: nella stanza del camino cera pure Lucia Rodocanachi, la donna che aveva letto tutti i libri del mondo (preferibilmente in lingua originale), la ngresse inconnue, la negra sconosciuta che traduceva per i suoi amici letterati (Montale ma anche Vittorini e Gadda), sempre rimanendo nellombra. Conobbe Eugenio-Eusebio quandera direttore del Vieusseux, e ne approfitt per chiedergli linvio di numerosi romanzi che restituiva con scarsa puntualit: tra i due ci fu un trasporto di tenerezza, complicit affettuosa, senza amore ma con un po di malizia. A lei Montale affid scherzi, ciarle e maldicenze, come quella registrata in una lettera a proposito di una noiosissima cena con Gianna Manzini, ricchissima di ricordi damore pederastici da parte dei suoi amici. Bello il ricordo degli ultimi giorni della Rodocanachi, confortati da Ilde, una straordinaria cuoca: Mor il 22 maggio 1978, nel tardo pomeriggio. Piovigginava. Faceva caldo. Laria pesante. Nella notte, sul davanzale della camera ove Lucia era composta, venne a posarsi una civetta. Comp due o tre piccoli passi e poi vol via. Perdendosi nel buio, oltre gli ulivi. Sempre Montale. A pagina 38 troviamo le famose gambe di Dora Markus. E da l parte il racconto ravvicinato delle muse montaliane: Irma Brandeis, ovvero Clizia; e Arletta, Esterina, Gerti, la Mosca, la Volpe. Un femminaio, la cui sorte non fu mai il talamo: Carlo Bo, che lo conosceva bene, annota Marcenaro, raccontava che Montale avrebbe ambito a una esistenza tranquilla, a Genova. Quella di un piccolo borghese nella sua citt (). Magari un matri-

Lautore

] Il saggio di Giuseppe Marcenaro, Testamenti. Eredit di matresse, vampiri e adescatori, edito da Bruno Mondadori ( pp. 210, e 19) ] Nel libro vengono ricordati anche Mario Luzi, Giuseppe Pontiggia, Luciano Fo, Carlo Bo. Fra le numerose muse ispiratrici di Eugenio Montale: Arletta, Esterina, Gerti, la Mosca, la Volpe e Dora Markus, alle cui gambe viste solo in fotografia il poeta ligure dedic una famosa lirica ] Giuseppe Marcenaro, 60 anni, genovese, scrittore e saggista, collaboratore di numerosi giornali. Dal 1975 al 1984, cio per per tutta la durata della pubblicazione, ha diretto la rivista di letteratura, storia e filosofia Pietre. Tra i suoi libri, Vita di Eugenio Montale, Cimiteri. Storie di rimpianti e di follie e Bistecca alla Maroncelli

Lucia Rodocanachi in un ritratto di Oscar Saccorotti, Genova 1928

monio incolore che gli consentisse il decoro. In effetti, nonostante le promesse, Eusebio non raggiunse mai Irma in America. A pagina 69, c un delicato ritratto di Esterina Rossi, sbarazzina ottantenne: Minuta, sembrava quasi sparire nel sof fiorato del salottino della sua casa, alle cui pareti stavano i lari di una vita: i pastelli di Montale. A proposito di muse, Marcenaro rievoca la polemica scatenata sul Corriere nel 1997 da un intervento di Dante Isella sullinautenticit del Diario postumo allestito da An-

nalisa Cima e considerato un fendente tirato a se stesso dal poeta medesimo. I rapporti complicati con Giovanni Ansaldo, il caporedattore del Lavoro, punto di riferimento della Genova gobettiana, celebre per il sarcasmo, ruvido come una carta vetrata, vengono narrati con ironia. C un aneddoto dei primi anni Venti che illustra al meglio il carattere dei due. Lo raccont Emilio Servadio: Un giorno Montale mi fece leggere un manoscritto di due o tre delle sue poesie, estratte furti-

Profili letterari

Gianna Manzini (1896-1974) stata una scrittrice, frequentata anche da Montale

Eugenio Montale (18961981) stato poeta e giornalista, premio Nobel per la letteratura nel 1975

Irma Brandeis (19051990), la Clizia di Eugenio Montale, stata una critica letteraria americana

vamente da una tasca, e messe sotto i miei occhi con un anticipato commento deprecativo, nella maniera semiburbera e bofonchiante ben nota a chi conosce il poeta. Rimasi molto colpito, e gli dissi semplicemente che a me quei versi sembravano bellissimi. La mia dichiarazione fu accolta con un "bah!" e una mezza alzata di spalle (). Quando usc Ossi di seppia ebbi il coraggio di portare un articolo sul libro a Giovanni Ansaldo, per "Il Lavoro". Ansaldo me lo restitu subito, strepitando con la sua voce nasale che io ero matto a elogiare in tal modo un libretto di versi. "Lei ne scrive come si trattasse di un nuovo Leopardi", aggiunse indignatissimo. Nel 29 Ansaldo descrisse il poeta come uno cui pare che il mondo lo disgusti e lo spaventi. Ancora Lucia, ad Arenzano. Ma questa volta con Carlo Emilio Gadda. A pagina 88 troviamo la stilografica Omas con la quale lIngegnere scrisse La cognizione del dolore: un omaggio offerto alla Rodocanachi. Gadda aveva concepito le pagine satiriche sullarchitettura razionalistica proprio nella casa di Lucia. Ma poi fu preso da uno dei suoi scrupoli paranoici quando si ricord che quella casa era stata progettata dal marito della Rodocanachi, architetto la page. Non fosse mai che loro pensassero Scrisse scusandosi, a prescindere: Il mio bersaglio la stupidit: non le cose ben fatte. E, se avessi dei soldi, mi farei una casa pressa poco come la loro. Inutile aggiungere che la Omas, reperto silente e arcano, fu regalata dalla vecchia Lucia allo stesso Marcenaro per diventare uno dei concreti fantasmi della concupiscente erraticit della memoria. La memoria erratica di Marcenaro ci porta ad altri testamenti con rispettivi legati: a Genova una conferenza dantesca di Luzi, interrotta dal rumoreggiare del pubblico, irritato dalleccessivo dilungarsi delloratore; lottantenne Carlo Betocchi, che si prodigava per passare il testimone con naturalezza, come se cercasse la continuit della sua opera in quella delle generazioni future; Giorgio Voghera incontrato a Trieste. Sbarbaro, il poeta cercatore di licheni, lo vediamo in fotografia a pagina 134, su un terrazzino dietro vasi di gerani in fiore: Depresso? Quando mai? scrisse la sorella Clelia Millo era allegro e spiritoso. Luciano Fo, che solo dopo 25 anni di amicizia dice a Marcenaro: Potremmo cominciare a darci del tu. Parlava lentamente, Fo, ma con chiarezza: Montale, secondo lui, fingeva di ignorare lAdelphi. Come mai? Ha sempre pensato che ci fossimo appropriati dellamicizia di Bobi (Bazlen) che lui riteneva esclusiva. Infine, a pagina 178, c un uomo in tuta, biondiccio, occhi azzurri e naso da pugile, spalle imponenti, enorme. Sente suonare alla porta. Apre. una ragazza che vuole proporgli uninchiesta sulla lettura. Forse scambia luomo enorme per un metalmeccanico in pensione. Quanti libri acquista pi o meno?. Risposta: Cento. Sorpresa: Cento libri lanno!?. Replica calma: No, in un mese. Luomo in tuta era Giuseppe Pontiggia, il sommo Peppo. Le eredit raccolte da Marcenaro sono ora eredit per tutti.
RIPRODUZIONE RISERVATA