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Sommario

FISIOLOGIA DELLE CELLULE ECCITABILI : MEMBRANA CELLULARE COME UN CIRCUITO : FUNZIONAMENTO ELETTRICO DEL NEURONE : SINAPSI E TEORIA SINAPTICA : CONTRAZIONE DEL MUSCOLO STRIATO E POTENZIALE DAZIONE : LA SENSIBILIT GENERAZIONE DEGLI IMPULSI NELLESTEROCETTIVITA (ES. CORSPUSCOLO DEL PACINI) : CLASSIFICAZIONE DELLE FIBRE NERVOSE : SENSIBILITA ESTEROCETTIVA : SENSI ESTEROCETTIVI SPECIALI : UDITO : EQUILIBRIO : VISTA GUSTO : OLFATTO : GENERAZIONE COSCIENTE DEL MOVIMENTO : RUOLO DELLA CORTECCIA MOTORIA : NUCLEI DELLA BASE : FUNZIONI ELEVATE DELLENCEFALO : SISTEMA LIMBICO : FUNZIONI ELEVATE DEL NOSTRO ENCEFALO: SONNO E RITMI CIRCADIANI : CONTROLLO DELLE FUNZIONI CORPOREE INTERNE : SISTEMA NERVOSO AUTONOMO : SISTEMA ENDOCRINO : STUDIO DEL CONSUMO ENERGETICO DEL CORPO : METABOLISMO BASALE : TERMOREGOLAZIONE : METABOLISMO E LAVORO MUSCOLARE : DIDESTIONE E PROCESSI DI ASSORBIMENTO : ATTIVITA MUSCOLARI DEL TUBO DIGERENTE : PERFUSIONE SANGUIGNA : ATTIVITA' DIGESTIVE DELLE SECREZIONI SUI VARI NUTRIENTI : ASSORBIMENTO DEI VARI NUTRIENTI : RISPOSTE PROTETTIVE DELLAPPARATO DIGESTIVO : CUORE E METODI DINDAGINE CARATTERISTICHE DEL TESSUTO MUSCOLARE CARDIACO : CICLO CARDIACO 3 3 6 9 22 23 26 30 30 37 37 47 51 69 75 80 80 85 92 92 96 100 106 108 123 159 159 176 182 184 186 187 187 189 204 205 205 209

MIOCARDIO DI CONDUZIONE E RITMICITA DEL CUORE : ELETTROCARDIOGRAMMA NORMALE : CONDIZIONI DI VARZIAZIONE DELLELETTRICARDIOGRAMMA CAUSE ED INTERPRETAZIONE DELLE ARITMIE CARDIACHE : CIRCOLAZIONE E REGOLAZIONE : CARATTERISTICHE GENERALI DI CIRCOLAZIONE : CELLULE DEI VASI : CELLULE DEL SANGUE : PIASTRINE ED EMOSTASI : CARATTERISTICHE DEL MICROCIRCOLO : DINAMICA DELLO SCAMBIO LIQUIDO MICROCIRCOLO-INTERSTIZIO-LINFA : REGOLAZIONE DELLA CIRCOLAZIONE : CONTROLLO DELLEFFICIENZA CARDIACA E DELLA SUA GITTATA : CIRCOLAZIONE IN ALTRI DISTRETTI DELLORGANISMO CIRCOLAZIONE POLMONARE : CIRCOLAZIONE DEL MUSCOLO STRIATO CIRCOLAZIONE CORONARIA CIRCOLAZIONE CEREBRALE RENE E REGOLAZIONE DELLA FUNZIONE RENALE : DISTRIBUZIONE DEI LIQUIDI CORPOREI E LORO COMPOSIZIONE : ANATOMIA FUNZIONALE DEL RENE : FORMAZIONE DELL'URINA E REGOLAZIONE DELLE ATTVITA' NEL NEFRONE : FILTRAZIONE GLOMERULARE DEL PLASMA : OPERAZIONI DI RIASSORBIMENTO E SECREZIONE DEI TUBULI RENALI : MECCANISMI DO CONTROLLO DELL'OSMOLARITA' DEL LIQUIDO EXTRACELLULARE REGOLAZIONE DELLA QUANTITA' PLASMATICA DI ALTRI IONI : SISTEMA DI REGOLAZIONE ACIDO BASE DELL'ORGANISMO : FUNZIONALITA RESPIRATORIA : LEGGI CHE GOVERNANO I GAS VIE AEREE MUSCOLI INSPIRATORI ED ESPIRATORI : DINAMICA DELL'ATTO RESPIRATORIO : VALORI STANDARD E TECNICHE SPIROMETRICHE DI MISURAZIONE FORZE DETERMINANTI LA PRESSIONE ALVEOLARE ANALISI DEL LAVORO RESPIRATORIO VARIAZIONE DEI GAS ATMOSFERICI DURANTE LA RESPIRAZIONE : VENTILAZIONE E PERFUSIONE NEI POLMONI : RESISTENZA E MODIFICA DEL FLUSSO POLMONARE : TRASPORTO DEI GAS RESPIRATORI :

216 220 225 230 235 235 246 252 255 259 260 263 273 278 278 282 284 285 287 287 288 290 291 296 308 316 323 330 330 331 333 334 336 339 344 354 357 363 365

REGOLAZIONE DELLA RESPIRAZIONE :

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INTRODUZIONE :
Caro lettore. Questinopportuna mole di parole circa 187400 il prodotto di una follia di durata semestrale nellintento di comporre un file unico dal quale si potesse studiare fisiologia, senza sbattere la testa ed il conto corrente in migliaia di libri di testo. Ma andiamo subito al sodo; ho pensato di condividere con tutti gli studenti questo prodotto (anche se imperfetto e ridondante) per facilitare quello che definisco il Calvario dello studente di fisiologia ossia quello di dover cercare informazioni incomplete a destra ed a sinistra, con la costante paura di studiare da un testo non del tutto supportato dal professore. Ho pensato di farlo gratuitamente per due motivi fondamentali : a). Lo studio in questo paese costa molti soldi, e sar sempre pi costoso, quindi un piccolo aiuto deve iniziare almeno dalla collaborazione tra studenti. b). Questo file non perfetto ed ha assorbito informazioni da molte fonti dautore, quindi sarebbe poco corretto farlo pagare sfuttado laltrui lavoro. Ad ogni modo utilizzatelo come vi pare : copiatevelo mille volte, datelo alla NASA, fateci un fumetto, usatelo come cartine per le cicche, o utilizzatelo per fermare le porte di casa, sar sempre felice che vi si trovi unutilit; tuttavia, vi chiedo solo di non venderlo e di non ricavarci un profitto che sia al di fuori del vostro studio; questo file stato creato per essere libero. Detto ci i principali dati tecnici : questo file basato sul programma di fisiologia stilato dal professor Reggiani, nellanno 2012-2013, sulla base delle lezioni dei docenti Danieli, Mucignat, Reggiani, Rubini e Vassanelli. Per comporlo sono state utilizzate sbobine, lucidi e libri di testo : Guyton, Ganong, Baldissera (vol1e2) Per permanenza su file cartaceo e assenza di tempo per copiarli non sono stati inclusi nella dispensa, alcuni argomenti (che consiglio di studiare dalle stesse sbobine, mal che vada dal libro consigliato dal docente, o se siete suicidi, dal Badissera) Cervelletto : struttura e funzione fisiologica Midollo : struttura, controllo motorio intrinseco, vie di conduzione motoria, riflessi spinali Tronco encefalico nel sistema motorio : nuclei bulbari e pontini di controllo motorio Sistema attivatore della corteccia nel meccanismo della generazione delle onde elettroencefalgrafiche Corteccia cerebrale dassociazione

In questo file saranno presenti alcune ridondanze o incongruenze, date dal fatto che le informazioni numeriche (come osmolarit ecc..) variano da libro a libro; tuttavia non sono state di ostacolo al mio studio; saranno presenti (forse ... sicuramente) orrori di ortografia e arzigogolazioni linguistiche (non odiatemi), che sarei tentato di giustificare dalleffetto gatto su tastiera ma sono, piuttosto, il tristo frutto della mia percentuale di analfabetismo e dello stress psicotropo pre-esame. Detto ci, buono studio ed in bocca a lupo per lesame. Francesco Benvenuti

FISIOLOGIA DELLE CELLULE ECCITABILI :


Integrazione delle lezioni di Vassanelli con il Guyton MEMBRANA CELLULARE COME UN CIRCUITO : PRINCIPI CHE SPINGONO PARTICELLE CARICHE ATTRAVERSO MEMBRANE SEMIPERMEABILI : vi sono vari fattori che spingono i componenti chimici, carichi o meno, ad attraversare la membrana plasmatica cellulare da una soluzione ad unaltra : PRESSIONE OSMOTICA: in un sistema di due soluzioni a medesimo solvente, separate lun laltra da una membrana selettivamente permeabile per lo stesso, quella pressione esercitata dalla migrazione termodinamica delle

molecole del solvente dalla soluzione a minore concentrazione di equivalenti alla soluzione a maggiore concentrazione equivalente. Legge di Vant Hoff : Osmolalit : concentrazione degli equivalenti di un soluto osmoticamente attivo disciolti in un chilo di solvente puro.

Concentrazione di equivalenti (mVa): anche tra soluzioni con 2 soluti differenti, il sistema va a considerare la capacit del soluto di saturare i buchetti di permeabilit selettiva della membrana semipermeabile, con una funzione che aumenta allaumentare della concentrazione, del volume molecolare e della valenza del soluto stesso.

Osmolarit : concentrazione degli equivalenti di un soluto osmoticamente attivo disciolti in un litro di soluzione.

Imp : molalit e molarita per soluzioni abbastanza diluite, come pu essere un plasma sanguigno fisiologico, differiscono per meno dell1% del valore e possono quindi essere utilizzate alternativamente ottenendo sempre risultati pi che validi; tuttavia in ambito medico preferita losmolarit poich pi semplice da calcolare. PRESSIONE OSMOTICA DEL PLASMA O PRESSIONE ONCOTICA : la pressione osmotica del plasma non dipende solamente dalle specie solubili allinterno del plasma stesso ma anche dalle proteine disciolte allinterno del plasma e del liquido intracellulare che, in grande concentraizone come esse sono, vanno ad influenzare di molto la pressione oncotica; inoltre lattivit elettrostatica degli ioni e delle proteine stesse va ad effettuare unaggregazione delle particelle cariche che va a diminuire il loro reale potenziale osmotico di un coefficiente .

= 0,93 (coefficiente che corregge la pressione osmotica teorica allinterno della cellula) ES : Osmolarit del plasma : 290 mOsm/L Pressione osmotica per mOsm = 19,300 mmHg Pressione osmotica del plasma in condizioni fisiologiche a 37C = 5590 mmHg Soluzione fisiologica : una soluzione si dice fisiologica quando possiede la medesima osmolarit del plasma sanguigno; in genere composta da una soluzione di cloruro di sodio alla concentrazione di 145 mM. ES : soluzione fisiologia di cloruro di sodio Va = 2 Molarit = 145 mM

Osmolarit = 290 mOsm/L PRESSIONE IDROSTATICA : pressione di natura meccanica che genera il fenomeno di filtrazione secondo il quale il solvente di due soluzioni tende a passare dalla soluzione a pressione maggiore verso la soluzione a pressione minore (edema)

DIFFUSIONE : fenomeno che, date due soluzioni fluide in collegamento fra loro attraverso un mezzo fluido, consente la migrazione di particelle dalla soluzione a maggiore concentrazione sino alla soluzione a minore concentrazione con un determinata velocit. Legge di Fick :

A : area di membrana attraverso la quale avviene la filtrazione dV : velocit delle molecole (c c) : differenza di concentrazione tra le due soluzioni. x : distanza percorsa dalle molecole D : coefficiente di diffusibilit POTENZIALE ELETTROCHIMICO TEORICO : energia potenziale elettrica necessaria per bilanciare la forza pressoria di tipo elettrochimico di un soluto carico in due soluzioni a concentrazione differente e poste in contatto tramite una membrana semipermeabile. Equazione di Nerst : R : costante dei gas perfetti T : temperatura assoluta z : valenza della specie chimica F : costante di Faraday (uguaglia le moli di cariche ai volt) ln(mol esterna)/ln(mol interna) : concentrazione in moli allinterno e allesterno della membrana imp : questa equazione teorica, per, raramente soddisfatta poich non tiene conto dei canali e delle piccole perdite che scorrono attraverso la membrana disperdendo, in parte, il potenziale di membrana. Equilibrio elettrochimico : stato nel quale il potenziale elettrochimico di una specie chimica permeabile attraverso una membrana semipermeabile viene uguagliato ai due lati della stessa consentendo un flusso netto di cariche nullo. Tuttavia ! in un sistema cellulare, e pi nello specifico, in un sistema fisiologico dellorganismo umano ci sono due condizioni particolari che rendono lequazione di Nerst poco attendibile : Sulle due facce della membrana occorrono variazioni estremamente piccole di concentrazione (1/3000000 o 1/100000000 delle coriche interne della fibra) delle due soluzioni, quindi lequazione considerer solamente la variazione di potenziale. Lo spazio extracellulare troppo grande per subire una variazione di concentrazione nelle sue specie chimiche, che si disperdono immediatamente. Lo spazio intracellulare vede uscire dalla membrana solamente le cariche direttamente adese ad essa e quindi solamente quelle consentite dalla propria capacit elettrica, che estremamente piccola. La membrana subir piccole perdite della propria energia potenziale elettrochimica grazie alla presenza di fenomeni di diffusione passiva e di canali ionici aperti che consentiranno una piccola migrazione delle sue cariche.

Membrana come un circuito : secondo questi presupposti la membrana plasmatica pu essere considerata come un circuito elettronico molto semplice caratterizzato da un generatore di forza elettromotrice pompe ioniche di membrana collegato ad un condensatore a bassa capacit membrana plasmatica unito in parallelo ad una resistenza fissa dispersione per diffusione incontrollata e ad una resistenza variabile canali ionici controllati. POTENZIALE DI MEMBRANA REALE : equazione che tiene conto di tutte le perdite medie della membrana plasmatica e della sua natura di condensatore.

Legge di Goldman-HodgKin-Katz :

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Canali ionici voltaggio dipendenti : strutture proteiche transmembrana composti, in genere, da una subunit funzionale e da subunit ausiliarie che li indirizzano sulla porzione di membrana plasmatica corretta, che permettono il passaggio selettivo di molecole cariche, una alla volta, attraverso uno stretto canale dotato di numerosi aminoacidi carici in grado di spogliare e sostituirsi al guscio di idratazione consentendo il trasporto solamente di quelle specie totalmente spogliate dal proprio guscio; sono presenti subunit in grado di aprire o chiudere il canale in base al voltaggio della membrana. Pompa cationica Na/K : la pompa sodio potassio espelle fuori dalla cellula 3 ioni sodio per ogni 2 ioni potassio in ingresso, risultando cos in una perdita netta di cariche verso lesterno dalla cellula; questo causa una polarizzazione progressiva della membrana. POTENZIALE DI MEMBRANA A RIPOSO DI UN NEURONE : il potenziale di riposo della membrana elettricamente eccitabile di un neurone viene determinato sia dai flussi di diffusione del sodio e del potassio attraverso essa stessa, sia dallattivit dei canali ionici e delle pompe che la permeano; il suo valore ammonta in media a -90 mV. Gradienti di concentrazione del sodio e del potassio : - Na(interno)/Na(esterno) = 0,1 - K(interno)/K(esterno) = 35,0 Concentrazioni transmembrana delle specie chimiche : - Na(esterno) = 142 mOsm/L - Na(interno) = 14 mOsm/L - K(esterno) = 4 mOsm/L - K(interno) = 140 mOsm/L Costituzione del potenziale di membrana a riposo : il potassio possiede dal canto proprio un potenziale di equilibrio di Nerst di circa -94 mV mentre il sodio di circa +61 mV; tuttavia, il potassio 100 volte pi permeabile attraverso la membrana (per diffusione semplice) rispetto al sodio, esercitando un influsso maggiore sulla determinazione del potenziale transmembrana che si attesta attorno ai 86 mV; infine, lattivit elettrogenica della pompa sodio potassio negativizza il potenziale trasmembrana di -4 mv attestandolo attorno ai -90 mV. ALTRI IONI NELLA COSTITUZIONE DEL POTENZIALE DI MEMBRANA : Cariche negative non diffusibili : allinterno della cellula sono presenti numerose cariche negative, principalmente rappresentate da proteine e/o acidi nucleici, che non possono traspirare attraverso la membrana plasmatica e che vanno a condizionare un potenziale negativo di fondo anche in assenza di gradienti ioni ci transmembrana. Diffusione del calcio : sulla membrana plasmatica di tutte le cellule eccitabili sono presenti pompe del calcio che vanno ad espellerlo continuamente nellambiente extracellulare creando un gradiente di concentrazione di 1000 volte quello intracellulare; lattivazione i particolari canali del calcio voltaggio dipendenti permette un flusso in ingresso del calcio che depolarizza (anche se di poco) il potenziale di membrana durante il potenziale dazione. Regolazione dle calcio sul canale del sodio : gli ioni calcio possiedono unazione allosterica sulle subunit dei canali del sodio andando ad aumentare il voltaggio richiesto ai canali del sodio per passare allo stato aperto. FUNZIONAMENTO ELETTRICO DEL NEURONE : POTENZIALE DAZIONE : il potenziale dazione una variazione di potenziale della membrana eccitabile del neurone caratterizzato da unampiezza media di 100 mV e da una durata media di 2-3 ms che inizia a partire dal cono di emergenza del neurone per propagarsi successivamente lungo lassone neuronale e lungo i dendriti back propagation. 1. Il potenziale di membrana del cono di emergenza viene portato lentamente a -70 mV

2. I canali del sodio del cono di emergenza aprono velocemente la propria porta di ingresso tra -70 e -50 facendo divenire la membrana 500-5000 volte pi permeabile a Na, mentre chiudono lentamente la propria porta di chiusura. 3. Tra -50 e 0 i canali del potassio cominciano ad aprirsi lentamente ma non fanno uscire il potassio, mentre le porte di chiusura dei canali del sodio continuano a chiudersi lentamente. 4. Tra 0 e +35 i canali del potassio si aprono del tutto mentre i canali del sodio si chiudono del tutto, il potassio comincia a ripolarizzare la membrana 5. Da +35 a -125 i canali del sodio aprono la porta di chiusura e chiudono la porta di apertura, mentre i canali del potassio si chiudono lentamente 6. A -90 i canali del sodio hanno porta di apertura chiusa e porta di chiusura aperta, mentre i canali del potassio sono chiusi. Back propagation : fenomeno attraverso il quale lattivit di un neurone va ad irradiare il proprio impulso elettrico allinterno dei dendriti neurali influenzandone la capacit di ricezione degli stimoli nervosi assonici. Funzionamento discreto dei canali voltaggio dipendenti : i canali voltaggio dipendenti non possiedono stati intermedi di chiusura o di apertura, essi funzionano in maniera dicotomica soltanto, quindi o tutti aperti o tutti chiusi; il voltaggio regola solamente il tempo passato in condizione aperta o chiusa secondo lequazione della distribuzione probabilistica delle condizioni termodinamiche :

K = costante di Boltzmann T = temperatura assoluta E = differenza di potenziale ai due lati della membrana

METODO PER MISURARE IL POTENZIALE DAZIONE : Voltage clamp : questo metodo prevede un apparato elettronico in grado di modificare a piacimento il voltaggio di membrana dellassone neuronale, al fine di regolare lapertura o la chiusura dei suoi canali ionici voltaggiodipendenti, ed in grado di indurre una flusso di corrente uguale ed opposto al conseguente flusso ionico transmembrana a canali aperti per mantenere sempre costante il voltaggio di membrana, misurando, cos, il flusso netto di cariche e la sua evoluzione nel tempo. Se si varia il potenziale transmembrana da -90 a + 10 mV i canali del sodio di aprono in modo subitaneo (nel giro di 1ms) facendo entrare le cariche; il flusso di corrente quindi aumenta repentinamente, per poi richiudersi lentamente durante il ms successivo Appena il potenziale di membrana di + 10 i canali del potassio cominciano ad aprirsi lentamente andando ad istituire un flusso di ioni potassio che aumenta lentamente nel tempo per poi cessare altrettanto lentamente con il ristabilirsi del voltaggio di membrana di -90 mV.

Patched clamp : metodo che consente di misurare il flusso di ioni, e quindi la conduttanza, attraverso un singolo canale transmembrana, appoggiando la punta cava di una micopipetta, di diametro di circa 1-2 um, alla membrana cellulare eccitabile per poi applicare una pressione negativa ed isolare, come una ventosa, la porzione di membrana delimitata dal bordo della pipetta dalla membrana circostante; successivamente il voltaggio pu essere fissato (clamped) per consentire la valutazione della conduttanza relativa al voltaggio del canale. Metodo per la misurazione del voltaggio transmembrana : prevede lo stiramento di un capillare cavo da ematocrito, sotto fiamma bunsen, per ottenere un ago cavo di diametro micrometrico che, una volta riempito di soluzione a concentrazione intracellulare e dotato di un elettrodo a cloruro di argento, viene inserito allinterno dellassone neurale per mettere in relazione il suo potenziale interno con il potenziale di terra (0 secondo convenzione) tramite un voltmetro. PROPAGAZIONE DEL POTENZIALE DAZIONE : il fenomeno principale di propagazione del potenziale dazione prevede la diffusione libera di correnti cationiche propagazione elettrotonica - allinterno dellassoplasma

delassone neurale, sino a circa 1-3 mm di distanza dal punto di depolarizzazione, causando la depolarizzazione di un sito distante dal punto di eccitazione primari privocando la nascita di un potenziale dazione nel segmento successivo, destinato anchesso alla porpagazione. Fattore di sicurezza della propagazione : il potenziale dazione va a causare la depolarizzazione di una sezione di membrana eccitabile adiacente solamente se la sua intensit superiore alla soglia di apertura di canali del sodio della stessa membrana; in particolare :

Direzione di propagazione : il potenziale dazione dellimpulso nervoso pu propagarsi dalla zona di eccitazione primaria, in entrambe le direzione ove fosse ancora presente una membrana eccitabile. Periodo refrattario assoluto : periodo della durata di 1 ms nel quale i canali del sodio di una porzione di membrana appena eccitata rimangono refrattari allattivazione anche se sottoposti ad unintenso stimolo depolarizzante; questa caratteristica dura fintantoch il potenziale di membrana non raggiunge il proprio valore di riposo; nelle grosse fibre pu arrivare a durare 1/2500 secondi consentendo : Unidirezionalit nella conduzione : limpulso nervoso non pu ritornare sui suoi passi per via dellassenza di canali del sodio eccitabili. Limitazione nella frequenza massima : siccome la fibra nervosa necessita un tempo minimo di separazione tra gli impulsi nervosi stessi pari al proprio periodo refrattario assoluto; la propria frequenza massima sar uguale al reciproco del proprio periodo refrattario (supponendo una durata istantanea dellimpulso nervoso stesso) che in media corrisponde a 2500 Hz.

Ricostituzione attiva della concentrazione cationica :il passaggio di un potenziale dazione richiede una variazione infinitesimale della concentrazione intracellulare di cationi, specialmente nelle fibre pi grosse, tuttavia il passaggio di 1000-2000 potenziali dazione al secondo rende necessaria unazione di ripompaggio attivo dei cationi tramite unattivit della pompa ATPasica Na/K direttamente proporzionale alla concentrazione intracellulare di ioni Na. VELOCITA DI CONDUZIONE ELETTROTONICA DELLA FIBRA NERVOSA : la velocit pu oscillare da un minimo di 0,25 m/s per le piccole fibre amieliniche sino ad un massimo di 100 m/s per le grosse fibre mielinizzate e viene solitamente influenzato dalla mielinizzazione della fibra e dallo spessore della fibra stessa.

Spessore della fibra e resistenza del neurite : il raggio della fibra nervosa direttamente proporzionale alla resistenza della membrana e dellassoplasma neurale, divenendo quindi inversamente proporzionale alla distanza massima percorribile dallimpulso e al tempo necessario allimpulso completarsi in un punto della membrana. Mielinizzaizone : la guaina mielinica si dispone in una successione di manicotti, composti ciascuno da un rivestimento concentrico di sfingomielina altamente isolante, che vanno a ricoprire lintera lunghezza del neurite mielinizzato interrompendosi in zone nude nodi di Ranvier ricche di canali cationici e pompe protoniche ogni 1-3 mm della fibra nervosa; essi consentono di velocizzare di 5-50 volte limpulso nervoso, che diviene saltatorio, e di renderlo meno dispendioso energeticamente. Aumento della barriera dielettrica : i vari strati di singomielina fungono da dielettrico estremamente efficiente tra assoplasma e liquido extracellulare del neurone consentendo di minimizzare il numero di

cationi necessari (diffuse dal potenziale dazione del nodo di Ranvier precedente) al raggiungimento del potenziale di soglia, aumentando di fatto il rapporto di sicurezza. Conduzione saltatoria : questo sistema consente la propagazione della depolarizzazione da un nodo di Ranvier direttamente al nodo successivo tramite flussi di corrente attraversanti il liquido extracellulare; questo determina leliminazione di parte del tempo T perso dal sistema per attivare una maggiore quantit di canali del sodio. Economizzaizone dellimpulso : siccome la depolarizzazione attiva si sviluppa, di fatto, solamente allinterno dei piccoli nodi di Ranvier, la perdita netta di cationi risulta circa 1/100 di quella caratterizzate una normale fibra amielinica; questo si traduce in un utilizzo minore di pompe sodio/potassio ed in una conseguente minore spesa di energia.

FATTORI CHE RALLENTANO O BLOCCANO IL POTENZIALE DAZIONE : Esteri etilici : il consumo di etanolo, per via degli enzimi di protezione epatica, produce numerosi esteri etilici, tutti derivati dallacetaldeide epatica; questi esteri possono inserirsi nel rivestimento lipidico della sfingomielina rendendola molto pi permeabile alle correnti ioniche rallentando, di conseguenza, il potenziale dazione allinterno delle fibre nervose; questo provoca il rallenttamento delle percezione e dei riflessi di una persona con tasso alcolemico sufficientemente elevato. Anestetici locali (procaina e tetracaina) : gli anestetici locali agiscono quasi tutti impedendo il funzionamento dei canali del sodo tramite, spesso, linnalzamento reversibile della propria soglia di attivazione; in questo modo il rapporto di sicurezza diviene di molto inferiore ad 1 e gli impulsi nervosi non possono pi essere condotti attraverso la fibra, creando unanestesia quasi completa.

SINAPSI E TEORIA SINAPTICA : SINAPSI NEURALE : forma di contatto fisico e fisiologico tra cellule nervose ed altre cellule nervose, o di altra natura, che ne consente una comunicazione chimica o elettrica consentendo la trasmissione dinformazioni, sotto forma di impulsi nervosi. SINAPSI INTEGRATIVE : tutte quelle sinapsi nelle quali un PPSE non si traduce ai in un potenziale dazione della membrana postsinaptica, bens, vi e sempre una sommazione spaziale o temporale di pi potenziali postsinaptici. SINAPSI ELETTRICA : sinapsi filogeneticamnet pi antica di tipo simmetrico, dove il terminale presinaptico non differisce dal terminale postsinaptico, che consente la conduzione bidirezionale di potenziali nervosi, come correnti elettrotoniche di flussi ionici, dal citoplasma di una cellula a quello dellaltra cellula mediante una comunicazione fisica fra i due. - SNC (sono molto rare in quello umano) - Miociti lisci : permettono la conduzione delle onde di contrazione nei muscoli lisci - Cardiomiociti : permettono la formazione del sincizio funzionale cardiaco. NOTA ! espulsione del nero nei cefalopodi I cefalopodi necessitano unelevata ed istantanea coordinazione contrattiva dei muscoli escretori dellinchiostro per espellerlo velocemente non appena si presenta un pericolo; quindi, il loro sistema nervoso gangliare istituisce numerose sinapsi elettriche. Caratteristiche basilari : Ritardo sinaptico <0,2 ms : possiede una struttura molto semplice con una comunicazione diretta tra i due citoplasmi ed assenza di trasduzione che ne consente una maggiore velocit. Bidirezionale : siccome la comunicazione di basa su flussi ionici tra citoplasmi la conduzione avviene in entrambe le direzioni.

Struttura : viene composto da due membrane, pre e postsinaptica, accostate lun laltra ad una distanza di 3,5 nm e collegate fisicamente e funzionalmente fra loro tramite canali proteici connessoni formati dallaccostamento di due semicanali connessine uno per ogni membrana, che consentono il libero flusso cationico tra i citoplasmi cellulari. Funzionamento : la depolarizzazione della membrana presinaptica viene trasferita alla membrana postsinaptica direttamente come corrente elettrotonica di cationi che, attraversando i canali dei connessoni come la corrente in una resistenza, va a caricare la piastra della membrana postsinaptica sino a raggiungere la depolarizzazione soglia per lattivazione del potenziale dazione postinaptico. Imp : il funzionamento della sinapsi elettrica simile a quello di un circuito RC, nel quale il tempo di caricamento delle piastre direttamente proporzionale a , cio, alla costate di tempo caratteristica del sistema. SINAPSI CHIMICA : sinapsi filogeneticamente recente e costitutivamente asimmetrica, nella quale il terminale presinaptico secretore differisce dal terminale postsinaptico recettore, che conduce monodirezionalmente gli impulsi nervosi, trasducendoli in ondate di neurotrasmettitori diffondenti allinterno della fessura sinaptica sino a causare una effetto postsinaptico dipendente dalla natura dei recettori e dal potenziale di membrana postsinaptica. - SNC (sinapsi pi diffuse e funzionalmente pi importanti) - SNP e giunzioni terminali (placca neuromuscolare) - Sistema autonomo e giunzioni terminali (neuroghiandolari e placche neuromuscolari) Caratteristiche basilari : Ritardo sinaptico 0,3-0,5 ms : necessitando di un periodo di diffusione passiva dei neurotrasmettitori attraverso la membrana sinaptica e di un tempo di ripolarizzazione delle membrane e di clearence del neurotrasmettitore pi lenta e funziona a frequenze pi basse. Monodirezionalit : possedendo un terminale presinaptico solo secernente, esente da recettori per il neurotrasmettitore, ed un terminale postsinaptico solo ricevente, esente da vescicole di neurotrasmettitori, la conduzione sempre prepost sinaptica consentendo di organizzare meglio la funzione nervosa di integrazione. Modulazione : lattivit del neurotrasmettitore sul terminale postsinaptico condizionata dallo stato della membrana postsinaptica e dai suoi recettori stessi; quindi modulabile dallespressione genica del neurone e dallazione degli altri neuroni. Struttura della sinapsi : viene composta da un terminale presinaptico di tipo secretorio accostato ed ancorato, via caderine, NNDA o PSD95r, ad un terminale postsinaptico di ricezione con il quale delimita uno spazio spesso 20-30 nm- fessura sinaptica allinterno del quale vengono riversati e diffusi i neurotrasmettitori dalle vescicole secretorie presinaptiche; in un neurone tipico le sinapsi si dispongono al 20 % sul soma e all80% sullarborizzazione dendritica. Terminale presinaptico : porzione espansa e terminale dellassone presinaptico secretorio, caratterizzata da un ricchissimo contenuto in mitocondri ancorati ai microfilamenti, vescicole secretorie ancorate allo scheletro di actina o alla sinaptobrevina transmembranaria, e canali del calcio voltaggiodipendenti transmembrana, possedente la capacit covertire in ondate quantizzate di neurotrasmettitori diffusibili di i potenziali dazione provenienti dallassone presinaptico. Legge di Dale : ogni neurone caratterizzato dalla secrezione di UN SOLO neurotrasmettitore Mitocondri : organelli presenti in grandi quantit sul citoscheletro del terminale presinaptico, aventi il ruolo di sintetizzare le grandi quantit di ATP necessarie alla ripolarizzazione della membrana e al processo di ricarica e riciclo delle vescicole e di neurotrasmettitore stesso. Vescicole secretorie : vescicole intracitoplasmatiche elettrondense dal diametro di 50nm, presenti allinterno citoplasma neurale, sintetizzate nel soma e migrate al bottone presinaptico mediante microtubuli, caratterizzate da una membrana ricca di trasportatori H+/neurotrasmettitore, capaci di pompare

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neurotrasmettitore nella vescicola utilizzando gradienti protonici, di pompe protoniche ATPasiche, capaci di creare gradienti protonici consumando ATP, e di proteine di attracco v-snare sinaptogamina capaci di attaccare le vescicole alla sintagmina e sinapto25 della membrana presinaptica fondendole con il complesso SNARE in presenza di calcio e sinapsina, capace di legarle allo scheletro actinico presinaptico. Sintesi e docking delle vescicole : le nuove vescicole secretorie vengono create allinterno del soma del neurone, ancora vuote, per poi migrare lungo lassone tramite il trasporto anterogrado via microtubuli, per raggiungere il terminale presinaptico dove si acidificano, si arricchiscono di neurotrasmettitore e si connettono allo scheletro actinico della cellula via sinapsina pool di riserva o direttamente alle t-snare transmembrana (sintagmina, sinapto25) pool ad uso immediato. Riciclo delle vescicole classico : processo abbastanza lento, dalla durata di 21 secondi, che prevede la copertura dellabbozzo vescicolare di clatrina, il suo distacco per pinocitosi, la sua migrazione sino allendosoma precoce che infine abbandona nel citoplasma presinaptico per arricchirsi nuovamente di neurotrasmettitori. Riciclo delle vescicole Kiss n Run : processo molto pi rapido, dalla durata di 1 o 2 secondi, che vede un incompleta fusione delle vescicole con la membrana presinaptica, il rilascio incompleto del neurotrasmettitore tramite formazione di un piccolo microporo ed il successivo facile recupero della vescicola per distacco termodinamico dalla membrana. Canal del calcio voltaggiodipendenti : canali transmembrana, presenti nei bottoni presinaptici, caratterizzati dalla capacit di aprirsi e far entrare ioni Ca++ nellassoplasma ad un determinato valore di soglia raggiunto dal potenziale dazione assonico. Ruolo del calcio nella conduzione sinaptica : un alta concentrazione di Ca intracitoplasmatica nel bottone presinaptico comporta il rilascio dei neurotrasmettitori nella fessura sinaptica tramite due fenomeni differenti : o Rilascio vescicole dal pool ad uso immediato : il calcio va ad interagire con la sinaptogamina nellinterfaccia SNARE tra vescicola e membrana presinaptica promuovendo la formazione del complesso SNARE completo con lallontanamento dellacqua e la fusione delle due membrane. Rilascio vescicole dal pool di riserva : il calcio va ad interagire con la calmodulina calcio, che si connette alla CAM-II-chinasi attivando la fosforilazione della sinapsina; questultima rilascia la vescicola dallo scheletro actinico presinaptico per farla migrare ai complessi t-snare della membrana.

Terminale postsinaptico : estroflessione recettrice espansa a bottone, appartenente al soma o ai dendriti del neurone postsinaptico, possedente una membrana ricchissima di recettori per neurotrasmettitori e di trasduttori ionofori o G-protein dipendenti dai quali dipendono gli effetti del neurotrasmettitore. Recettori per neurotrasmettitori : strutture proteiche integrali della membrana postsinaptica caratterizzate da un dominio di legame con il neurotrasmettitore, esposto allinterno della fessura sinaptica, e da un dominio effettore posto allinterno del citosol recettori G dipendenti o a cavallo della membrana recettori ionofori Recettori ionofori : recettori caratterizzati da un dominio effettore intrinseco, composto da un canale ionico specifico per determinati cationi o anioni il quale stato di apertura viene influenzato dai cambiamenti allosterici proteici in seguito al legame con il neurotrasmettitore; la specificit data dagli aminoacidi negativi sostiitutivi al guscio didratazione cationica o dal diametro sotteso dagli aminoacidi positivi nello scorrimento delle cariche anioniche. Recettori associati alle proteine G : recettori caratterizzati da un dominio citosolico associato ad una G protein che, una volta attivata dal cambiamento allosterico neurotrasmettitore dipendente del recettore, funge da secondo messaggero per numerose cascate effettrici a lunga durata.

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o o o o

Apertura di specifici canali ionici : viene aperto un canale del K caratterizzato da unattivit di iperpolarizzazione sul lungo periodo della membrana postsinaptica. Attivazione della cAMP ciclasi : cAMP o cGMP causano variazioni metaboliche neuronali sul lungo termine che ne influenzano la struttura cellulare e la risposta specifica agli stimoli. Attivazione di enzimi itracellulari : enzimi che fanno partire molte vie metaboliche specifiche, come la sintesi di nuovi neurotrasmettitori. Attivazione della trascrizione genica : fenomeno che consente la modifica sul lungo termine della forma, del posizionamento e della risposta agli stimoli della cellula neurale; la base delladattamento neurale e del processo dapprendimento mnemonico.

Effetto dei recettori sulla membrana postsinaptica : il recettore a seconda della natura del suo sito effettore, ionoforo o G dipendente, pu causare un effetto eccitatorio e/o inibitorio variando la tipologia di specie chimica lasciata diffondere attraverso la membrana. Eccitatori : in genere depolarizzano la membrana plasmatica andando a positivizzare lambiente intracitosolico; questi recettori possono causare un potenziale dazione nella membrana postsinaptica se superano una certa soglia critica. o o Apertura di canali Na : causa una rapida ed intensa depolarizzazione della membrana postsinaptica dando vita al potenziale dazione Riduzione della conduzione dei canali del cloro e del potassio : si riduce la probabilit termodinamica di trovare canali del K o Cl aperti, riducendo liperpolarizzazione casuale della membrana Modificazioni metaboliche : vengono aumentati i recettori eccitatori transmembrana e ridotti quelli inibitori.

Inibitori : in genere iperpolarizzano la membrana plasmatica andando a negativizzare lambiente intracitosolico; questi recettori non possono mai causare un potenziale dazione ma rendono pi difficile leccitazione della membrana al livello soglia. o o Apertura dei canali Cl : causa una lenta iperpolarizzazione della membrana per ingresso degli ioni cloro, rendendo pi difficile il raggiungimento di un livello soglia di depolarizzazione. Apertura dei canali K : causa una ripolarizzazione e/o una iperpolarizzazione della membrana plasmatica lasciando uscire gli ioni K dal citoplasma in modo da negativizzare lambiente intracitosolico; rende pi difficile il raggiungimento di una soglia critica di depolarizzazione Inibizione del metabolismo : viene ridotta la produzione di canali trasmembrana eccitatori e quindi ridotta la capacit di depolarizzazione sia casuale che da neurotrasmettitore.

Neurotrasmettitori : molecole diffusibili, sintetizzate dal citosol del pirenoforo o del terminale presinaptico secretorio, che vengono liberare allinterno della fessura sinaptica per tradursi in una variazione di poteziale nella membrana postsinaptica od in una variazione metabolico-strutturale nel neurone bersaglio, a seconda del tipo di recettore di questo neurone possiede. Recettore a basso peso molecolare : sono molecole ad azione immediata e moderatamente intensa, presenti in quasi tutti i circuiti neurali del sistema nervoso, che vengono sintetizzate nel citosol del bottone presinaptico per essere pompate in vescicole riciclate e successivamente liberati nella fessura sinaptica allarrivo di potenziali dazione; la loro funzione di attivare in modo immediato ma breve i canali ionofori. o Acetilcolina : Sintesi : sintetizzata nel terminale presinaptico a partire da acetilCo-A e colina tramite la colina acetiltransferasi, per poi essere pompata attivamente allinterno delle vescicole in loco. Clearence o riciclo : lacetilcolina viene scissa nella fessura sinaptica dalla acetilcolinesterasi in acetato e colina, lultima dei quali viene riassorbita da trasportatori dedicati per poi essere riutiizzata.

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Recettore ionotropico recettore nicotinico : canale del sodio ligando dipendente, aperto dal legame con 2 molecole di acetilcolina, che causa linnalzamento della soglia di eccitazione pre e postsinaptica (sorta di autapsi) con un azione modulatoria che rende pi efficiente leccitazione al successivo PPSE. Sistema nervoso autonomo (orto e para) : si pongono generalmente tra il neurone pregangliare e gangliare. Giunzioni neuromuscolari (con funzione effettrice) SNC : dove importante per il long term potential Recettore metabotropico recettore muscarinico : recettore associato alle G-protein , attivato dal legame con una molecola di acetilcolina, che avvia la cascata della fosfolipasi C M3 e delladenilato ciclasi M4 per causare risposte lente e intense, con modificazione metabolica del neurone. SNC Sinapsi postgangliari effettrici (acetilcolinergiche) Azione eccitatoria : Grandi cellule piramidali della corteccia motoria Neuroni dei nuclei della base Motoneuroni che innervano i muscoli scheletrici Neuroni pregangliari orto e parasimpatici Neuroni postgangliari parasimpatici Azione inibitoria : Terminazione effettrici postgangliari parasimpatiche Molecole esogene agoniste : Nicotina e carbacolo : si legano a pi alta affinit con il recettore nicotinico e lo attivano per periodi di tempo pi elevati; generalmente alzano lo stato di eccitazione neurale migliorando la soglia di concentrazione, la lucidit e la capacit di ragionamento. Muscarina : va a legarsi con elevata affinit ai recettori muscarinici per lacetilcolina, determinando disfunzioni allSNC. Agenti nervini florurati : inibiscono lazione dellacetilcolinesterasi in modo generalmente irreversibile (nella finestra di sopravvivenza del soggetto) producendo accumulo di acetilcolina, spasmi muscolari, contrazione spastica e tetanismo. Molecole esogene antagoniste : Derivati curarici : vanno ad inattivare transitoriamente i recettori nicotinici causando un abbassamento della capacit eccitatoria dei PPSE neuronali, con conseguente miorilassamento flaccido (pari alla denervazione) e perdita di coscienza. Procaina e difluoropromazina : si legano ad elevata affinit ed in modo reversibile ai recettori acetilcolinici in generale, nicotinici e muscorinici, causando anestesia se applicati topicamente.

Noradrenalina e adrenalina : Sintesi : sintetizzata nei terminali presinaptici dal precursore dopamina e caricato allinterno di vescicole secretorie. Riciclo o degradazione : sono entrambe degradate dalla monoamminoossidasi allinterno della fessura sinaptica per poi essere riassorbite dai terminali e solforate dalla solfotranferasi che ne catalizza la distruzione.

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Recettori metabotropici : sono recettori associati alle vie di trasduzione del segnale intracellulari (recettori tirosin chinasici e associati alle G protein) che si suddividono strutturalmente e per localizzazione tissutale in 2 differenti famiglie : Alpha e Beta, ciascuno suddiviso in Tipo 1 e Tipo 2. Recettori Alpha1 : recettori attivanti la via della fosfolipasi C con attivit eccitatoria depolarizzante postsinaptica duratura, finalizzata alla facilitazione dellapertura dei canali calcio. Recettori Alpha2 : recettori inibenti la via delladenilato ciclasi con la finalit di aprire per lungo tempo i canali del K, causando uniperpolarizzazione presinaptica prolungata che impedisce lapetura dei canali Ca voltaggio-dipendenti, e quindi il rilascio di neurotrasmettitore. Recettori Beta1 : recettori attivanti la via delladenilato ciclasi, con la finalit di chiudere per lungo tempo i canali del K e di aprire i canali del Ca presinaptico provocando depolarizzazione duratura con rilascio di maggiori catecolamine. Recettori Beta2 : recettori attivanti la via della PKA causante leccitazione depolarizzante prolungata postsinaptica e quindi la contrazione miotonica dei miociti lisci del sistema circolatorio. Imp :i recettori noradrenergici metabotropici compongono, assieme a quelli muscarinici dellacetilcolina, il principale sistema di comunicazione terminale ed interneurale del sistema nervoso ortosimpatico e parasinpatico NOTA MEDICA ! controllo della contrattilit cardiaca Acetilcolina : rallenta la frequenza (effetto cronotropo negativo) e la forza (effetto inotropo negativo) della contrazione cardiaca. Noradrenalina : aumenta la frequenza (effetto cronotropo positivo) e la forza (effetto inotropo negativo) della contrazione cardiaca. Molecole esogene agoniste : Inibitori della MAO : farmaci con funzione psicostimolante Molecole esogene antagoniste : Prazosin : farmaco antidepressivo Beta bloccanti : farmaci cronotropi ed inotropi che riducono la gittata cardiaca o

Dopamina : Sintesi : sintetizzata nel terminale presinaptico dal precursore DOPA tramite DOPA-decarbossilasi, e caricato allinterno di vescicole secretorie( tirosina DOPA dopamina) Degradazione : la degradazione della dopamina vviene grazie all'enzima monoamminoossidasi MAO. Recettori metabotropici : recettori che attivano la via della fosfolipasi C e dell'adenilato ciclasi sviluppando un'azione eccitatoria prolungata del terminale postsinaptico, soprattutto nella

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corteccia prefrontale, frontale e nella substantia nigra dello striato, dove controllano la motilit, e nel sistema limbico, dove controllano la sensazione di appagamento. NOTA MEDICA ! Dopamina e Alzheimer La substantia nigre, producente stimoli dopaminergici di controllo motorio, danneggiata o presenta una minore produzione del neurotrasmettitore caratteristico; a questi pazienti vengono dati precursori della dopamina come la Levo-DOPA. Azione inibitoria : Neuroni della sostanza nera del Sommering che controllano lo striato effettore Sostanze esogene agoniste : Anfetamine o cocaina : agiscono come psicostimolanti con effetti di tipo cognitivo. Anti-MAO : inibitori della MAO, utilizzati come antidepressivi, che consentono un maggiore appagamento psichico. o

Glicina : Sintesi : aminoacido primario sintetizzato al livello dei terminali presinaptici e caricato allinterno di vescicole secretorie Azione inibitoria : Cellule del Renshaw inibitrici del midollo spinale corno anteriore

GABA (acido -aminobutirrico) : Sintesi : modifica di un aminoacido nei terminali presinaptici e caricato allinterno di vescicole secretorie. Riciclo (sinapsi tripartita) : nella sinapsi gabaergica partecipano degli pseudopodi di una cellula gliale con la funzione di ricatturare il neurotrasmettitore per reinviarlo al neurone iniziale. Recettori ionotropi : GABA a/c : pentamero proteico trasmembrana simile ai recettori nicotinici, permeabile al potassio e agli anioni cloro, con un azione iperpolarizzante veloce inibitoria presinaptica; il pi importante il GABA a, presente in tutto l'SNC. Recettori metabotropici GABA b : recettori pentamerici inibenti la via dell'adenilato ciclasi producendo una iperpolarizzazione inibente a lungo termine del terminale presinaptico per apertura lenta dei canali del potassio, svaforendo l'apertura dei canali del Ca voltaggio-dipendenti, e quindi il rilascio di neurotrasmettitore. NOTA MEDICA ! Maturit del neurone e GABA eccitatori Il neurone immaturo possiede un potenziale di membrana molto pi iperpolarizzato di un neurone maturo per via della maggiore quantit di ioni cloro al proprio interno; un attivazione dei canali del potassio, quindi, non permette una fuoriuscita massiva di potassio, ma una fuoriuscita di cloro con conseguente depolarizzazione eccitatoria del terminale

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Azione inibitoria : Neuroni del midollo spinale, cervelletto, nuclei della base e di molte aree della corteccia cerebrale Sostanze esogene agoniste : Benzodiazepine : farmaci ansiolitici Barbiturici : farmaci ipnotici e antiepilettici Sostanze esogene antagoniste : Bicucullina e picrotossina : sostanze che causano sindromi similepilettiche o Glutammato : Sintesi : aminoacido sintetizzato nei terminali presinaptici a partire dalla glutammina e caricato allinterno di vescicole secretrici. Riciclo sinapsi tripartita : nella costituzione della sinapsi entra a far parte anche un astrocita che possiede il ruolo di riassorbire il glutammato dalla fessura sinaptica, tramite trasportatore EAAT sui suoi pseudopodi, per poi deaminarla a glutammina ed, infine, rispedirla tramite vescicole specializzate, nuovamente allinterno del neurone glutamatergico che la ha utilizzata. NOTA MEDICA ! morbo di Alzheimer La carenza dei traportatori EAAT sulle cellule gliari, o lassenza delle cellule stesse nella sinapsi triupartita, provoca un accumulo anormale di glutammato causante un flusso di Ca neurotossico, responsabile dellatrofia centrale del morbo. Recettori ionotropici : NMDA : tetramero proteico transmembrana permeabile al sodio e al potassio, composto da 4 subunit glicoproteiche GluR ciascuna caratterizzata da un'unica catena polipeptidica, con C-terminale intracellulare, N-terminale extracellulare e 4 domini idrofobici M1-M4 dei quali M2, conformato a loop singolo interno al core idrofobico della membrana, forma il canale ionico transmembrana accostandosi agli altri domini omologhi; il recettore normalmente bloccato dal legame con un Mg, mentre viene attivato dal legame con una glicina e una glutammina, causando un potenziale postsinapico lento e duraturo Molto diffuso nellSNC AMPA : canale proteico ligando-dipendente e NON voltaggio-dipendente, permeabile al sodio e al potassio e attivato dal legame con la glutammina o con un acido AMPA, caratterizzato da un potenziale di equilibrio di 0 mV (come il recettore nicotinico) e da un potenziale postsinaptico abbastanza rapido. KAINATO : recettore permeabile sia al sodio che al potassio coinvolto nella modulaizone della liberazione del neurotrasmettitore nellSNC.

Recettori metabotropici : appartengono ad un'unica famiglia di recettori caratterizzati da varie subunit transmembrana e daqlla capacit di attivare le G-protein come secondi messaggeri. Recettori mGlu1-mGlu5 : recettori che attivano la via della fosfolipasi C causando una depolarizzazione eccitatoria duratura tramite lapertura dei canali del Ca e la chiusura dei canali del K; intervengono nei processi di plasticit sinaptica e di potenziamento a lungo termine

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Imp : le sinapsi glutamatergiche sono quelle pi plastiche dellintero sistema nervoso centrale. Recettore mGlu2-3-4-6-8 : recettori che inibiscono la via del cAMP, svolgendo un ruolo inibitorio in molti circuiti cerebrali (retina)

Azione eccitatoria : Neuroni sensoriali afferenti al talamo e alla corteccia cerebrale Sostanze esogene antagoniste : Ketamina e ketalar : sono in grado di inibire i recettori glutammatergici causando effetti di tipo allucinogeno e schizofrenia.

Serotonina : Sintesi : sintetizzata allinterno del terminale presinaptico per conversione del troptofano in 5diidrossi triptofano e, successivamente, in serotonina per poi essere caricata nelle vescicole secretorie Degradazione : la serotonina viene deamminata dalla monoamminossidasi MAO nelle terminazione sinaptica, e successivamente solforata da una solfotransferasi. Recettori ionotropici : canali transmembrana omo o etero pentamerici permeabili ai cationi sodio, dalla struttura e comportamento simile ai recettori nicotinici per lacetilcolina, che esercitano un azione eccitatoria nellSNC Recettori metabotropici : ce ne sono 10 tipologie differenti, tra le quali : Tipo I : hanno localizzazione presinaptica e vanno ad inibire la via delladenilato ciclasi avendo un effetto inibitorio a lungo termine nel rilascio stesso della serotonina dai terminali presinaptici. Tipo II : vanno ad attivare la via della fosfolipasi C esercitando un effetto eccitatorio a lungo termine.

Imp : i recettori della serotonina sono molto importanti nelle funzioni superiori del sistema nervoso centrale : attivit cognitive, attenzione, regolazione dei comportamenti emozionali; e funge un ruolo molto importante nellequilibrio dei ritmi circadiani, nellalimentazione e nellattivazione del centro emetico del vomito. Azione inibitoria : Neuroni della sostanza reticolare dei nuclei del rafe e del tronco encefalico per il controllo dolorifico e del meccanismo sonno veglia. Sostanze esogene agoniste : LSD : causa potenti effetti allucinogeni Ecstasi : causa effetti allucinogeni e iperattivit Sostanze esogene antagoniste : Antipsicotici, ansiolitici e antiemetici : vanno ad agire sui recettori serotoninergici inattivandoli transitoriamente. o Ossido nitrico :

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Sintesi : viene prodotto quando richiesto direttamente nel terminale presinaptico, per diffondere attraverso le membrane senza essere immagazzinato in vescicole secretorie. Azione di trascrizione : diffonde attraverso le membrane delle cellule senza attaccarsi ad un recettore transmembrana e va ad interagire direttamente con fattori di trascrizione nucleare modificando in modo permanente le attivit metaboliche del neurone e con esse la sua eccitabilit. Neuroni delle aree cerebrali responsabili del comportamento e della memoria a lungo termine Alto peso molecolare (neuropeptidi) : neurotrasmettitori di natura peptidica e di alto peso molecolare ad azione lenta ma molto forte, presenti in tutti i circuiti neurali lenti o con permanenza di informazione (memoria), che vengono sintetizzati nel citosol del pirenoforo neurale, direttamente allinterno di vescicole sboccianti dal Golgi, per poi scorrere lungo lassone trasporto assonale lento per fondersi alla membrana del terminale presinaptico senza essere riciclare successivamente. Sintesi : sono sintetizzati sempre come pre-pro-peptidi nellER rugoso, che sia contengono la sequenza segnale necessario allindirizzamento ed sia sono inattivi, per pi subire un clivaggio enzimatico nel pirenoforo che gli attiva e permette il loro caricamento nelle vescicole. Azione : i neuropeptidi possiedono un elevatissima affinit per il proprio ligando e, quindi, unazione molto intensa e duratura, soprattutto per la loro influenza sullattivit metabolica neuronale, quindi possono essere utilizzati dal neurone in quantit minori. Recettori metabotropici : tutti i recettori per i neuropeptidi sono di tipo metabotropico, associati alle proteine G o tirosin chinasici, e sono presenti sia negli organi innervati dallSNC, sia nellSNC stesso, dove compongono la maggior parte dei recettori metabotropici. Es : Endorfine : neuropeptidi controllanti sia le afferenze dolorose allSNC cosciente, agendo sul nucleo proprio del midollo spinale e sul grigio periacqueduttale mesencefalico, sia le risposte di tipo motivo del sistema limbico. EFFETTI DELLE SINAPSI SULLA MEMBRANA POSTSINAPTICA : Quantizzazione nella liberazione del neurotrasmettitore : il neurotrasmettitore viene liberato in un numero discreto di piccoli pacchetti di neurotrasmettitore - vescicole - proporzionalmente all'intensit del potenziale d'azione che causa tale liberazione; ogni pacchetto origina una variazione di potenziale postsinaptico di membrana di circa 1-2 mV. Imp : si considerano le vescicole di neurotrasmettitore come contenenti un uguale quantit di neurotrasmettitore

Minis : picchi di variazione di potenziale della membrana postsinaptica, causati dalla liberazione casuale e termodinamica di poche vescicole presinaptiche di eneruotrasmettitore, tutti di ampiezza pari ad un multiplo intero del minis pi piccolo (corrispondente al quanto di variazione di potenziale da vescicola) in genere di 1-2 mV

Correnti elettrotoniche e variazioni uniformi : il citoplasma del neurone contiene una soluzione elettrolitica estremamente conduttiva e, inoltre, il suo diametro sufficientemente lungo a consetire una conduzione immediata e senza resistenza; qualsiasi variazione di potenziale applicata ad un punto qualisasi della membrana del soma o die dendriti provoca una variazione di potenziale quasi esattamente uguale in tutta la membrana. PPSE potenziale postsinaptico eccitatorio : variazione di potenziale della membrana neuronale verso un valore meno negativo del potenziale di membrana a riposo che, potenzialmente, pu attivare un potenziale d'azione nel cono d'emergenza neurale.

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Formazione : quando il neurotrasmettitore contatta il suo recettore transmembrana sia sul soma che sui dendriti neurali si ha aumento di permeabilit al sodio con la depolarizzazione di tutta la membrana neurale uniformemente.

Durata del PPSE : la depolarizzazione per attivazione dei canali voltaggio dipendenti dura 1-2 ms, mentre la normalizzazione del potenziale di membrana dura 15 ms.

Insufficienza della singola sinapsi : normalmente per quanto forte sia l'impulso nervoso dato dal terminale presinaptico non mai sufficiente quello si un singolon neurone ad attivare il neurone postsinaptico, deve esserci sommazione. Influenza del cono di emergenza : la variazione di potenziale di membrana uniforme in tutto il neurone, tuttavia, il cono di emergenza avendo 7 volte pi canali Na voltaggiodipendenti soglia si eccitazione pi bassa di quella del soma, attivando cos i potenziali di risposta.

Soglia di eccitazione : differenza di potenziale del PPSE dal valore di riposo necessaria a scatenare un potenziale d'azione. Soma neurale > 40 mV Cono di emergenza = 20 mV

PPSI potenziale postsinaptico inibitorio : variazione del potenziale della membrana neuronale verso un valore pi negativo - iperpolarizzazione - del potenziale di membrana di riposo. Meccanismo : solitamente viene aumentata la permeabilit agli ioni cloro e potassio della membrana che, avendo potenziale di equilibrio pari a -70 e -95 mV, vanno a iperpolarizzare il potenziale di membrana rendendolo ancora pi negativo.

Durata del PPSI : l'iperpolarizzazione per apertura dei canali del Cl e del K dura 1-2 ms, la normalizzazione del potenziale di membrana dura 15 ms.

Inibizione : l'iperpolarizzazione della membrana neuronale va a rendere sempre pi negativo il potenziale di membrana rendendo sempre pi lontana la soglia di eccitazione per un'eventuale potenziale postsinaptico o potenziale d'azione scorrente nell'assone.

Inibizione postsinaptica : inibizione che va ad iperpolarizzare i dendriti o il soma neurale, rendendo pi lontano il raggiungimento della soglia di eccitazione nel cono di emergenza. Inibizione presinaptica : inibizione sempre effettuata tramite GABA, che va ad iperpolarizzare un determinato segmento dell'assone neurale o direttamente il terminale presinaptico impedendo la conduzione del potenziale d'azione sino ai canali del calcio.

SOMMAZIONE DEGLI EFFETTI SINAPTICI : siccome ogni singolo PPSE insufficiente al raggiungimento della soglia di eccitazione - 0,5-1 mV - del cono di emergenza, per attivare il potenziale d'azione di un neurone necessario sommare le PPSE di pi sinapsi sullo steso neurone. Sommazione di potenziali eccitatori e inibitori (inibizione) : i PPSI possono sommarsi ad un PPSE e contemporaneo o situato a breve distanza temporale causando un allontanamento dalla soglia di eccitazione del potenziale di membrana. Facilitazione o sommazione di PPSE : quando un PPSE ha un intensit insufficiente a superare la soglia di eccitabilit del cono di emergenza assonico si ha un avvicinamento alla soglia di eccitabilit dels potenziale di membrana facilitando la generazione di un potenziale dazione ad un successivo PPSE.

Sommazione spaziale : sommazione di pi potenziali postsinaptici avvenuti simultaneamente in pi terminali sparsi su ampie aree della membrana neuronale

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Imp : questo pu avvenire poich una differenza di potenziale applicata in qualsiasi punto della membrana neuronale provoca una variazione unifirome del potenziale di tutta la membrana. Sommazione temporale : sommazione di pi potenziali postsinaptici generati in una successione temporale abbastanza rapida da un'unica sinapsi. Costante di tempo : durata caratteristica dellimpulso di depolarizzazione o iperpolarizzazione sulla membrana del cono demergenza neuronale, direttamene proporzionale alla dimensione della superifice totale del neurone.

Imp : questo pu avvenire poich lo stato di depolarizzazione o di iperpolarizzazione del neurone ha una durata temporale di circa 15ms EFFETTI SINAPTICI SUI DENDRITI : leccitazione dei terminali postsinaptici neuronali avviene molto pi frequentemente sui dendriti ed il potenziale dazione viene riportato al soma mediante una corrente elettrotonica di ioni che fluiscono attraverso il suo corpo. Conduzione decrementale : siccome la membrana del dendrita sottile e relativamente permeabile agli ioni la corrente elettrotonica passante attraverso il dendrita soggetta ad un processo di resistenza che determina un decremento dintensit e di differenza di potenziale direttamente proporzionale alla distanza del PPSE dal soma. I dendriti pi corti, dove il PPSE o il PPSI viene applicato pi vicino al soma, sono pi efficaci nella variazione del potenziale di membrana del pirenoforo neurale.

Potenziali dazione dendritici : i dendriti posseggono un certo contenuto di canali trasnmembrana del calcio, sodio e potassio voltaggio-dipendenti che, sotto opportune variazioni di potenziale, vanno a generare potenziali dazione deboli tramite ingresso di ioni calcio; in questo modo vanno a mantenere lampiezza del PPSE scorrente nel dendrita. Sommazione temporale e spaziale dei potenziali dazione : i dendriti come il soma neuronale, possono sommare i PPSE e PPSI contemporanei o a breve distanza temporale fra loro RISPOSTA DEL NEURONE IN RELAZIONE AI PPSE E PPSI : Stato eccitatorio : grado complessivo di polarizzazione della membrana di un neurone sommando assieme tutte le influenze sinaptiche che giungono al neurone stesso. Stato eccitatorio : si ha quando gli impulsi eccitatori prevalgono su quelli inibitori Stato inibitorio : si ha quando gli impulsi inibitori prevalgono su quelli eccitatori

Risposta del neurone : il neurone spara per tutto il periodo nel quale il suo stato eccitatorio supera la soglia di eccitazione della membrana neuronale stessa (del cono di emergenza) Stato eccitatorio : dipende dalle caratteristiche del neurone ed differente da neurone a neurone Frequenza di impulsi neurali : dipende dalle caratteristiche del neurone stesso.

COATTIVAZIONE RECETTORIALE : fenomeno che vede la cosecrezione di due neurotrasmettitori differenti (andando contro il principio di Dale) agenti nella stessa direzione al fine di ottenere differenti intensit di stimolazione del terminale postsinaptico. Sinapsi secernente neurotrasmettitore a basso e altro peso molecolare : - Stimolazione breve e lieve del terminale presiaptico neurotrasmettitore a basso peso - Stimolazione prolungata ed intensa del terminale presinaptico neurotrasmettitore ad alto peso PLASTICITA SINAPTICA : caratteristica tipica delle sinapsi chimiche, alla base del processo dapprendimento, che vede una modifica strutturale della sinapsi nel tempo e della sua efficienza di conduzione.

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Postulato di Hebbe : si ha il potenziamento al lungo termine solamente quando avviene una stimolazione contemporanea del neurone pre e postsinaptico. LTP o potenziamento a lungo termine : miglioramento duraturo dellefficienza di conduzione di una sinapsi chimica che vede la generazione di potenziali dazione sempre pi intensi e lunghi. LTD o depressione a lungo termine : peggioramento duraturo dellefficienza di conduzione di una sinapsi chimica che vede la generazione di potenziali dazione sempre pi lievi e brevi.

CARATTERISTICHE DELLA TRASMISSIONE SINAPTICA : Fatica sinaptica : meccanismo che permette la cessazione di unattivit eccitatoria estremamente intensa e duratura di una sinapsi dopo un determinato numero caratteristico di impulsi. - Esaurimento delle vescicole di neurotrasmettitore, sufficiente solamente per 10000 impulsi. - Inattivazione dei recettori transmembrana del temrminale postsinaptico. - Sviluppo di concentrazioni anomale di ioni nel citoplasma del terminale postsinaptico. Fatica sinaptica come meccanismo di protezione : la fatica sinaptica consente di proteggere il sistema nervoso da uniperattivit e da unipereccitabilit dei neuroni (in caso di epilessia) troppo prolungata. Alcalosi nella trasmissione sinaptica : una variazione del pH sanguigno da 7,4 a 8 pu causare uno stato di ipereccitabilit di pochi o tutti i neuroni corticali, causando spesso crisi epilettiche. NOTA MEDICA ! soggetti predisposti alle crisi epilettiche Se i soggetti predisposti alle crisi epilettiche iperventilano possono avere una crisis epilettica per eliminazione dellanidride carbonica del sangue Acidosi nella trasmissione sinaptica : una variazione di pH del sangue da 7,4 a 7 sufficiente a deprimere fortemente lattivit neuronale di alcuni o tutti i neuroni corticali causando stati comatosi. Anossia nella trasmissione sinaptica : brevissimi periodi di anossia possono provocare abolizione totale delleccitabilit di molti neuroni dellSNC NOTA MEDICA ! perdita di coscienza per anossia Brevissimi periodi anossici, anche solo di 3-7 s, provocano sempre una perdita di coscienza sino a che un adeguata circolazione non ristabilita. SINAPSI NON INTEGRATIVE : tutte quelle sinapsi nelle quali non vi sommazione temporale o spaziale degli impulsi postsinaptici, bensi, ad ogni depolarizzazione postsinaptica corrisponde un potenziale dazione nella membrana cellulare bersaglio. GIUNZIONE NEUROMUSCOLARE O PLACCA MOTRICE : forma di sinapsi chimica colinergica che occorre tra un terminale presinaptico della ramificazione di un assone motorio bottone terminale ed un invaginazione del sarcolemma doccia sinaptica nella porzione centrale di una fibra muscolare striata volontaria, separate lun laltra da uno spazio vuoto di 20-30 nm fessura sinaptica allinterno del quale diffonde lacetilcolina, ed isolata esternamente da una guaina di cellule di Schwann chela separa dal liquido extracellulare; essa trasduce limpulso neurale in un potenziale dazione muscolare causante la contrazione motoria della fibra striata. Unit motoria : insieme ti tutte le giunzioni neuromuscolari che un solo assone fa con una o pi fibre muscolari striate di uno stesso muscolo; pi lunit motoria piccola pi fine sar il controllo della motilit del muscolo in toto.

Struttura del bottone terminale : espansione bottoniforme dellassone piramidale, possedente un assoplasma estremamente ricco di mitocondri per la sintesi dellacetilcolina e di vescicole per la sua secrezione (circa 300000 vescicole), caratterizzato da una membrana presinaptica butterata da numerosi addensamenti actinici inspessimenti densi ai lati dei quali si localizzano numerosi canali del calcio voltaggio-dipendenti che fanno entrare ondate di ioni Ca ad ogni potenziale dazione.

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Ruolo del calcio : come per i neuroni acetilcolinergici integrativi, un aumento della concentrazione di calcio nellassoplasma provoca sia unattivazione della calmodulina calcio che, legandosi alla sinapsina delle vescicole secretorie, le fa distaccare dal citoscheletro actinico degli inspessimenti densi; sia unattivazione della sinaptogamina nelle vescicole ancorate alla membrana presinaptica, causando lesocitosi di 125 vescicole ad impulso nervoso.

Fessura sinaptica : viene riempito da uno stroma liquido allinterno del quale sono presenti grandi concentrazioni di un enzima degradativo dellacetilcolina acetilcolinesterasi. Struttura della doccia sinaptica : viene caratterizzata da numerose invaginazioni nel citoplasma cellulare, delimitate da espansioni digitiformi del sarcoplasma nella fessura sinaptica pliche subneurali possedenti nella propria porzione pi vicina al bottone terminale una grande quantit di canali ionici nicotinici (per lacetilcolina) e, nel fondo dello fosse che le separano, una grandissima quantit di canali del sodio voltaggiodipendenti. Recettore nicotinico per lacetilcolina : proteina recettoriale di 275 KDa composta da 5 subunit transmembrana a formare un canale ionoforo dal diametro di 0,65 nm che, grazie a numerosi gruppi aminoacidici negativi al proprio interno, permette la facile diffusione di ioni Ca, Na e K in entrambi i sensi ed ostacola la diffusione degli anioni Cl; il suo stato aperto determinato dal cambiamento allosterico conseguente al legame con 2 molecole di acetilcolina. Specificit cationica del recettore nicotinico : il recettore nicotinico permette il passaggio di Cationi Na, Ca e K, ostacolando quello degli ioni Cl, sia per lelevatissima concentrazione di ioni Ca e Na extracellulari e K intracellulari, sia per la estrema negativit del potenziale del sarcoplasma : ben al di sotto del potenziale di equilibrio del Cl. Potenziale di qeuilibrio del recettore : anche se premette il flusso bidirezionale di cariche positive, il suo potenziale di equilibrio fisso a 0 mV; valore che determina ugualmente una depolarizzazioe elevata del potenziale di equilibrio del sarcoplasma fisso a -90 mV

CONTRAZIONE DEL MUSCOLO STRIATO E POTENZIALE DAZIONE : Potenziale di placca o end plate potential : intensa depolarizzazione di 55-75 mV del sarcoplasma nella doccia sinaptica, causata dalla liberazione dei acetilcolina dal bottone sinaptico in seguito ad un unico impulso nervoso, che si estende nel sarcoplasma adiacente causando sempre un potenziale dazione. Soglia di sicurezza : il potenziale di placca, normalmente, ha unampiezza pari a 3 volte la soglie di eccitazione del sarcoplasma, in modo da assicurare, anche in caso di stanchezza sinaptica e carenza di vescicole, la capacit di controllo del neurone sulla fibre muscolare. Rimozione dellacetilcolina dalla fessura sinaptica : lacetilcolina, dopo un pontenziale di placca, deve essere rimossa nel giro di qualche millisecondo per impedire una contrazione spastica della fibra muscolare; questo avviene per degradazione enzimatica tramite acetilcolinesterase e tramite dispersione dellacetilcolina nellambiente extracellulare.

Potenziale dazione del sarcolemma : onda di depolarizzazione del sarcolemma da -90 a 0 mV, causata dallattivazione dei canali del sodio voltaggio dipendenti, in seguito al superamento della soglia di eccitazione della membrana; in grado di propagarsi bidirezionalmente a tutta la fibra muscolare striata volontaria causando laccoppiamento eccitazione-contrazione responsabile dellaccorciamento dei sarcomeri della cellule e quindi dellintera fibra muscolare. Durata del potenziale dazione : 1 5 ms Velocit di conduzione : 3 5 ms

Propagazione del potenziale dazione : siccome la fibra muscolare possiede una lunghezza ed una permeabilit agli ioni cloro estremamente elevate, la conduzione elettrotonica del potenziale dazione attraverso di essa sarebbe

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assolutamente inefficace; risulta necessario, quindi, la rigenerazione del potenziale dazione tramite attivazione dei canali del sodio voltaggiodipendenti. Potenziale del sarcolemma a riposo : per via della grande concentrazione intracellulare di anioni Cl il potenziale transmembrana del sarcolemma ammonta a -80 -90 mV ACCOPPIAMENTO ECCITAZIONE-CONTRAZIONE : Reticolo sarcoplasmatico : intreccio di compartimenti intracitosolici, suddivisi in cisterne e tubuli, capaci di trasportare il potenziale dazione del sarcoplasma sino in profondit della fibra muscolare massimizzando la sua capacit di aumentare la concentrazione sarcoplasmatica di ioni Ca, causando la contrazione ATPasica dei sarcomeri. Tubuli a T : lunghissime introflessioni tubulari dello spazio extracellulare, composti da una membrana plasmatica ricca di canali del sodio voltaggio dipendenti e recettori per la diidropiridina, che penetrano in profondit attorno alle miofibrille delle fibre muscolari, per andare a contattare le cisterne del reticolo sarcoplasmico ai quali recettori della rianodina si accoppiano funzionalmente e meccanicamente. Cisterne : cisterne intracellulari chiuse e disposte a coppie attorno ai tubuli a T triade riempite da un liquido elettrolitico ad altissima concentrazione di ioni Ca chelati alla calsequestrina, possedente una membrana plasmatica ricca di recettori per la rianodina accoppiate ai recettori della diidropiridina e di pompe per il Ca. Pompa del Ca ATPasica : pompa proteica transmembrana del reticolo sarcoplasmatico, sempre attiva, capace di pompare il calcio dal sarcoplasma al reticolo sarcoplasmatico sino a concentrazioni pari a 10000 volte il livello standard. Calsequestrina : proteina capace di chelare 40 ioni Ca per singolo elemento molecolare, che aiuta a diminuire il gradiente elettrochimico del calcio a cavallo delle cisterne sarcoplasmatiche, rendendo il lavoro della pompa Ca++ molto meno dispendioso. Aumento della concentrazione Ca : quando il potenziale dazione penetra attraverso i tubuli a T raggiungendo la prossimit delle cisterne, attiva i recettori per la diidropiridina sulla membrana tubulare che aprono, a loro volta, i relativi recettori per la rianodina sulla membrana delle cisterne; questi si aprono per pochi millisecondi lasciando uscire un flusso massivo di ioni Ca nel sarcoplasma che andr a stimolare la contrazione dei sarcomeri . Transiente eccitatorio Ca : onda di concentrazione di ioni Ca della durata di 1/20 di secondo, che fluisce attraverso il sarcoplasma della fibra muscolare andando a stimolare la contrazione di tutte le miofibrille; essa eleva la concentrazione intracitoplasmatica del Ca di 500 volte il suo valore standard, superando di 10 volte il limite di contrattilit dei sarcomeri nella fibra.

Imp : siccome la contrazione del sarcomero dura molto poco, circa 1/20 di secondo (tanto quanto dura londa di concentrazione del calcio) uneventuale contrazione duratura del muscolo deve essere eseguita con la ripetizione di multipli impulsi nervosi contrattivi a frequenze elevate.

LA SENSIBILIT
Riorganizzazione delle lezioni di Vassanelli SENSIBILIT: complesso di funzioni del sistema nervoso che permettono di trasdurre segnali provenienti dallinterno e dallesterno (variazioni di energia trasdotte in potenziali dazione, ad opera degli organi di senso) e dei meccanismi di elaborazione che portano ad indurre risposte riflesse (nel midollo spinale e nel tronco encefalico) o raggiungere una vera e propria percezione cosciente (a livello di corteccia, aree somatosensoriali e cognitive)

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Imp : infatti ascendendo nel sistema nervoso centrale il concetto di sensibilit si espande fino ad arrivare alla percezione degli stimoli. Organi di senso (trasduttori) : trasduttori del segnale contenenti cellule deputate a trasdurre le varie forme di energia (che rappresentano gli stimoli sensoriali) in una variazione di potenziale di membrana - recettori sensoriali che la forma interpretabile dal nostro sistema nervoso. Udito Vista Olfatto Gusto Esterocettivit cutanea Propriocettivit Enterocettivit

Stimoli : segnali energetici che interagisccono con il nostro corp. sensibilit esterocettiva : stimoli che provengono dallesterno del nostro corpo sensibilit enterocettiva : stimoli che provengono dallinterno del nostro corpo

Vie della sensibilit, ad eccezione del nervo ottico ed olfattivo, decorrono sia nei nervi spinali che nei nervi cranici CLASSIFICAZIONE SUL MECCANISMO DI TRASDUZIONE DEL SEGNALE : Sensibilit dolorifica (nocicettori) : coinvolge recettori trasducenti stimoli lesivi in potenziali dazione. Sensibilit meccanocettiva (meccanocettori) : coinvolge dei meccanocettori in grado di trasdurre input meccanici in potenziali dazione. Tatto Popriocettivit Barocettivit (anche se non sono presi in considerazione) Equilibrio Udito

Sensibilit termica (termocettori) : coinvolge dei recettori in grado di trasdurre input termici in potenziali dazione. Sensibilit somatica esterocettiva termica

Sensibilit elettromagnetica (coni e bastoncelli) : coinvolge dei recettori in grado di trasdurre fotoni elettromagnetici (nelluomo) in potenziali dazione. Vista (nelluomo)

Sensibilit chimica (chemiocettori) : coinvolge dei recettori in grado di trasdurre variazioni dii composizione chimica o concentrazioni istantanee in potenziali dazione. Gusto Olfatto

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Glomi

Raggruppamento dei 5 sensi per zona dazione : Sensibilit esterocettiva : permette di percepire e configurare il mondo che sta al di fuori del corpo. Sensibilit Somatiche : sono presenti la meccanocettiva, la termica e la dolorifica, Sensibilit Speciali : troviamo la vista, ludito, lequilibrio, lolfatto ed il gusto.

Sensibilit enterocettiva o viscerale : permettono di monitorare lo stato spaziale, dinamico e funzionale-fisiologico dei tessuti di tutto il corpo, generando riflessi autonomi necessari allomeostasi. Sensibilit Somatiche : sono presenti meccanocettivit , termocettivit, nocicettivit Sensibilit Speciali : sono presenti chemiocettivit (prevalentemente glomi o cellule sparse)

Sensibilit propriocettiva : riguarda gli stimoli sia interni che esterni, permettendo di percepire e ricostruire la posizione dei vari segmenti corporei nello spazio ORGANIZZAZIONE DELLE VIE SENSITIVE : le vie di trasmissione del senale nervoso, si organizzano in una catena di neuroni - sensitivi primari, secondari e terziari in grado, terminalmente, di portare linformazione ai gangli dintegrazione autonoma locale, che organizzano riflessi autonomi, a centri inferiori del midollo spinale o del tronco encefalico, che organizzano riflessi autonomi o somatici incoscienti, e al talamo o al rinencefalo, che organizzano una risposta di tipo cosciente. Neurone sensitivo primario : il primo neurone della via sensitiva sempre esterno allSNC (tranne che per la propriocettivit del viso) che percepisce direttamente o indirettamente tramite recettore specifico (es bastoncello) lo stimolo energetico andando ad inviarlo al secondo neurone sensitivo localizzato nellSNC o ad interneuroni che ne dividono il segnale o generano unarco diastaltico. Suddivisione del segnali in ingresso : molto spesso, per la sensitivit di tipo enterocettivo od esterocettivo somatico (non speciale) quando lassone del neurone sensitivo primario entra nel midollo spinale o nel tronco encefalico, si ha una suddivisione del suo assone al fine di coinvolgere il maggior numero possibile di neuroni sensitivi secondari, questo genera un elevata sicurezza alle lesioni delle vie di trasmissione del segnale, tuttavia, determina una bassa precisione del segnale.

Neurone pseudounipolare : neuroni veicolanti tutta la sensibilit somatica viscerale esterocettiva, caratterizzati da un corpo assonico gangliare a forma di goccia e senza ramificazioni dendritiche, dotato di un unico cono demergenza, in grado di dividersi a T in un assone centrifugo, verso il recettore od il territorio da innervare, ed un assone centripeto, verso i neuroni sensitivi secondari; non catalogabile efficacemente. Neurone bipolare oppositopolare : neuroni veicolanti la sensibilit esterocettiva speciale, caratterizzati da un corpo assonico affusolato dal quale originano, ad un polo un lungo prolungamento terminante in una ramificazione dendritica sempre rapportata a qualche recettore, e dallaltro polo un lungo prolungamento assonico terminante al neurone sensitivo secondario. Neurone sensivito secondario (o catena di neuroni): neurone multipolare stellato disposto sempre allinterno di un nucleo dellSNC in grado di ricevere il segnale sensitivo proveniente dal neurone sensitivo primario per poi inviarlo centripetamente lungo le vie di connessione dellSNC per andare a formare sinapsi con neuroni sensitivi terziariari, o con interneuroni che ne dividono il segnale o generano un arco diastaltico.

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Neurone sensitivo terminale : neurone multipolare posto allinterno del talamoin grado di integrare terminalmente il segnale per andare a elaborare una risposta riflessa o rendere cosciente linformazione sensoriale inviandola mediante una catena polineuronale al tutto lencefalo. GENERAZIONE DEGLI IMPULSI NELLESTEROCETTIVITA (ES. CORSPUSCOLO DEL PACINI) :

CORPUSCOLO DEL PACINI : meccanocettore tattile di grandi dimensioni, a forma di cipolla, composto da un di guscio di guaine concentriche di cellule connettivali (cellule di schwann

modificate) avvolgenti un'unica fibra nervosa recettoriale, ricca di canali ionici meccanosensibili e con una guaina mielinica iniziante direttamente allinterno del corpuscolo del pacini, in grado di distribuire la pressione su tutta la struttura della fibra; questorgano risponde alla stimolazione fisica a pressione con un aumento di potenziale di membrana proporzionale allintensit della stessa stimolazione meccanica potenziale generatore recettoriale in grado di causare un potenziale dazione solo superata la soglia treshold di 10mV.

Canali meccanosensibili : sono dei canali ionici, conducenti generalmente cationi (preferibilmente Na+, utile alla depolarizzazione) in grado di aumentare il tempo passato nella propria conformazione aperta proporzionalmente alla pressione su di essi esercitata; essi sono caratterizzati da una struttura transmembrana simile ai canali voltaggio dipendenti Na, ma possedente una subunit connessa alla matrice extracellulare ed una subunit connessa al citoscheletro cellulare; in questo modo flessioni della fibra possono causare lapertura dei canali e la depolarizzazione. POTENZIALE GENERATORE : aumento progressivo del potenziale di membrana, prodotto ed agente nella stessa fibra amielinica contenuta nel corpuscolo del pacini (senza propagarsi nella fibra efferente), possedente unintensit proporzionale in modo lineare allintensit di compressione della fibra stessa, in grado di depolarizzare il primo nodo di ranvier pi vicino sino ad una soglia di treshold dopo la quale il potenziale generatore si traduce in un potenziale dazione propagato lungo la fibra nervosa. Relazione intensit di stimolo-frequenza di scarica : un aumento dellintensit di stimolazione meccanica del corpuscolo del Pacini, provoca un aumento proporzionale dellintensit del potenziale di membrane, determinando

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un aumento del potenziale transmembrana del primo nodo di Ranvier; questo causa una maggiore capacit di superare le maggiori soglie di reffrattariet delle terminazioni gi attivate, andando ad accelerare la frequenza delle depolarizzazioni della fibra mielinica Adattamento della risposta recettoriale allo stimolo cronico : quando uno stimolo diviene prolungato, tutti i recettori dimostrano una diversa capacit di ridurre la frequenza e lampiezza della propria scarica di potenziali dazione, in modo da silenziare o diminuire la percezione o leffetto di un determinato stimolo. Recettori tonici : sono recettori che adattano lentamente la propria frequenza di scarica basale, sino ad un minimo oltre al quale non possono pi scendere; coinvolgono i recettori incoscenti del sistema propriocettivo o della sensibilit viscerale. Barocettori Chemocettori Nocicettori Recettori fasici : sono recettori che adattano velocemente la propria frequenza di scarica basale, sino ad una frequenza nulla di silenziamento; coinvolgono i recettori coscienti della sensibilit esterocettiva e speciale. Termocettori Chemocettori Meccanocettori Vista Imp : la stimolazione tattile leggere e continuata, infatti, risulterebbe molto fastidiosa se fosse continuata nel tempo in modo costante; tuttavia, la stimolazione viscerosensitiva o dolorifica, ha un ruolo nel mantenere lomeostasi del corpo soprattutto se prolungata; sua funzione, quindi, durare nel tempo.

GRAFICO A diamo uno stimolo (sufficientemente elevato per superare la soglia) e misuriamo il potenziale di recettore: inizialmente il potenziale del recettore arriver a superare la soglia. Se lo stimolo permane, il potenziale del recettore inizia a diminuire lampiezza, il recettore si adatta. E un meccanismo legato allo stato di apertura dei canali meccanosensibili che iniziano ad essere meno aperti, la probabilit di apertura diminuisce nel tempo e quindi il potenziale di recettore diminuisce.

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Ci si traduce nel fatto che mentre inizialmente si era sopra soglia e si sparavano potenziali dazione (il neurone veniva stimolato), mano a mano che lo stimolo perdura, si va sotto soglia, non si avranno pi potenziali di azione e si ha un rarefarsi progressivo della frequenza di scarica del neurone.

GRAFICO B allinizio dello stimolo, il potenziale di soglia superato e si ha la scarica. I recettori poi si adattano molto rapidamente, la scarica diminuisce e si annulla rapidamente. Lo stimolo si applica, rimane costante per un po e torna a zero. Si avr una prima risposta solo allinizio dello stimolo, nella fase iniziale: (alcuni recettori come il corpuscolo di Pacini rispondono non solo nella fase di applicazione dello stimolo ma anche quando questo viene rimosso) INTERPRETAZIONE DELLINTENSITA DELLO STIMOLO : il cervello percepisce, in ogni momento, unelevatissima quantit di segnali simili che giungono da tante tipologie differenti di recettori sensitivi; tuttavia riesce a distinguerne perfettamente la natura, la posizione o la provenienza riflessa, e la intensit del segnale; questo tramtite una suddivisione a mappa specifica della percezione sensoriale cerebrale e ad una discriminaizone (frequenza dipendente) e numero di fibre dipendente dellintensit dello stimolo. DISCRIMINAIZONE DELLA NATURA E DELLA POSIZIONE (LEGGE DELLA PROIEZIONE) : qualunque sia il punto dinduzione di un potenziale dazione lungo una via specifica per una particolare sensibilit in un particolare settore del corpo, la sensazione percepita sar uguale a quella generata naturalmente dalla stimolazione di quella sensibilit in quel settore. DISCRIMINAZIONE DELLINTENSITA DI UN IMPULSO : lintensit di uno stimolo percepito dal sistema nervoso centrale dipende sia dalla frequenza della scarica

recettoriale, sia dal numero di recettori (e di fibre nervose) che tale stimolo ha attivato. Interpretazione per frequenza di scarica recettoriale : siccome un aumento dellintensit dei stimolaizone sul recettore porta ad un aumento automatico della frequenza di scarica recettoriale; allora il cervello portato ed interpretare un aumento della frequenza con un aumento dellintensit

Andamento della frequenza rispetto allintensit dello stimolo : allaumentare dellintensit della stimolazione sensoriale la frequenza di scarica del recettore aumenta in modo logharitmico, con un rapido aumento iniziale per brevi variazioni di intensit e con una lento aumento finale per intensit pi elevate, terminante in una saturazione della frequenza di stimolazione.

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Legge di Stevens: la frequenza di risposta ad uno stimolo proporzionale alla frazione dellintensit massima con il quale lo stimolo applicato S con, a seconda del recettore coinvolto, lelevazione e la moltiplicazione per due costanti A e K.

Legge di Weber-Fechner della percezione (vecchia legge non pi supportata) : la frequenza di risposta ad uno stimolo, espressa come moltiplicazione della minima frequenza possibile, varia logaritmicamente rispetto allo stimolo espresso come moltiplicazione del mimino stimolo ancora percepibile; e cio, varia in modo logaritmico rispetto alla variazione della frequenza di risposta del recettore.

I intensit dello stimolo Io stimolo minimo in grado di produrre una sensazione k costante che varia a seconda delleperimento s intensit della percezione Grafico sullesperimento intensit dello stimolo/frequenza di risposta eseguito sul gatto : in ascissa riportata lintensit della stimolazione (espressa in centesimi rispetto allo stimolo massimale che si pu applicare); in ordinata riportata la frequenza di scarica

Allinizio la frequenza di scarica cresce molto rapidamente, poi cresce sempre meno fino ad arrivare ad una situazione di saturazione (posso aumentare lo stimolo finch voglio ma la frequenza di scarica rimane la stessa) secondo (nel gatto) un coefficiente A = 0,52 ed un coefficiente K = 9,4

R risposta in termini di frequenza di scarica 9,4 costante che varia da esperimento ad esperimento s intensit stimolo 0,52 costante arbitraria che dipende dallesperimento Percezione dello stimolo a seconda dellintensit di stimolazione : la variazione dintensit di stimolazione viene percepita dalla coscienza come una variazione lineare dellintensit di percezione; questo dimostra un interpretazione del cervello logaritmica dellaumento di frequenza recettoriale.

R frequenza della stimolazione Interpretazione per unit sensoriali attivate : il cervello percepisce la variazione dintensit di un impulso in base alla quantit di campi recettivi stimolati, e quindi, in base al numero di unit sensoriali attivate dallo stimolo, ed in base alla soglia minima dei recettori attivati dallo stimolo. Unit sensoriale : il complesso formato da un assone e da tutte le sue ramificazioni dendritiche, recettori inclusi, innervanti una determinata area di tessuto campo sensoriale parzialmente sovrapposto a quello delle altre unit sensoriali limitrofe.

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Numero di unit sensoriali attivate e intensit dello stimolo : un aumento dellintensit dello stimolo porta ad unaumentata interazione con le aree sensoriali limitrofe; causando un attivazione di multiple aree sensoriali.

Soglia minima dattivazione dei recettori : ogni recettori possiede una soglia minima dintensit di stimolazione necessaria per evocare un potenziale dazione nella fibra nervosa efferente; laltezza di questa soglia minima determina se il recettore per stimoli pesanti o per stimoli leggeri, e quindi linterpretazione cerebrale della sua frequenza di scarica.

CLASSIFICAZIONE DELLE FIBRE NERVOSE : CLASSIFICAZIONE DELLE FIBRE NERVOSE : le fibre nervose possiedono una velocit di conduzione varibile dai 120 m/S sino agli 0,5 m/s; la quale viene determinata dal grado di mielinizzazione e dal siametro della fibra. FIBRE MIELINICHE O DI TIPO A: fibre dotate di guaina mielinica per donare un aumentata velocit di conduzione conduzione saltatoria dle potenziale dazione, possedenti una velocit variabile in base al loro diametro da 120 a 0,5 m/s, responsabili della conduzione di tutti i segnali esterocettivi somatici e speciali. Gruppo Ia o A : fibre propriocettive provenienti dalle terminazioni anulospirali dei fusi neuromuscolari, possedenti un diametro di 17um ed una velocit di conduzione da 120 a 80 m/s Gruppo Ib o A : fibre propriocettive provenienti dagli organi tendinei del Golgi , possedenti un diametro di 16um ed una velocit di conduzione da 110 a 80 m/s Gruppo II o A A : fibre esterocettive portanti il tatto epicritico, possedenti un diametro di 8 um ed una velocit di conduzione da 75 a 33 m/s. Gruppo III o A : fibre esterocettive portanti la sensibilit tattile protopatica, possedenti un diametro di 3um ed una velocit di conduzione da 30 a 3 m/s FIBRE AMIELINICHE O GRUPPO C O GRUPPO IV : fibre dotate di un rivestimento di cellule di schwann senza guina multipla mielinica, e possedenti un diametro tra 1,5 e 0,5 um ed una velocit di conduzione variabile in base al loro diametro da 2 a 0,5 m/ e responsabili della conduzione dei segnali esterocettivi di dolore urente, sensibilit termica, sensibilit viscerale, prurito e tatto grossolano; questo tipo di fibre compone lamaggior parte delle fibre dei nervi spinali e la totalita delle fibre sensitive dei nervi autonomi. SENSIBILITA ESTEROCETTIVA : GENERALITA : RECETTORI E FUNZIONI : corpuscoli di Pacini percezione specifica e risposta agli stimoli vibranti corpuscoli di Meissner risposta alle variazioni dinamiche della pelle, fasico corpuscoli di Ruffini risposta allo stretch, stiramento della pelle, tonico dischi di Merkel sono i pi sensibili e permettono di riconoscere la forma degli oggetti e la natura della loro superficie con alta capacit di discriminazione terminazioni libere recettori nocicettivi deputati alla percezione del dolore e forse anche del caldo e del freddo FIBRE NERVOSE LEGATE AI SENSI CUTANEI :

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Via dei cordoni posteriori : porta la sensibilit esterocettiva epicritica e protopatica cosciente al nucleo ventrale posteriore del talamo 1. Neurone sensitivo primario : neurone pseudounipolare di grosso calibro, presente nella met mediale del ganglio spinale. Assone centrifugo : grosse e mielinizzate fibre nervose A o Ia che si dirigono allinterno dei nervi spinali per terminale localmente ai corpuscoli del pacini e dai dischi del Merkel ed ai propriocettori coscienti muscolo-articolari. Assone centripeto : grosse e mielinizzate fibre nervose A o Ia che continuano nella met mediale della met mediale della radice posteriore dei nervi spinali per poi penetrare nel cordone posteriore della sostanza bianca midollare (saltando il filtro della sostanza gelatinosa del Rolando) per poi risalire omolateralmente sino ai nuclei gracile e cuneato omolaterali o dare collaterali alla stessa sostanza gelatinosa. Fascicolo gracile : scorre nella porzione pi mediale dei cordoni posteriori portando la sensibilit esterocettiva epicritica e protopatica cosciente della porzione sacrale, posta pi medialmente e della porzione lombare, posta pi lateralmente. Fascicolo cuneato : scorre nella porzione pi laterale dei cordoni posteriori portando la sensibilit esterocettiva epicritica e protopatica cosciente della porzione toracica, posta pi medialmente e della porzione lombare, posta pi lateralmente. Collaterali ai neuroni sensitivi secondari del lemnisco spino-talamico (anterolaterale) : vanno ad agire sul III, IV, V, VI strato della sostanza grigia, mediando lingresso degli stimoli di tipo protopatico esterocettivo somatico. 2. Neurone sensitivo secondario : neuroni multipolari di grandi dimensioni contenuti allinterno dei nuclei gracile e cuneati della porzione infero-posteriore del bulbo, possedenti : Assone centripeto : decussante nella decussazione tegmentare superiore per risalire nella sostanza bianca controlaterale del tronco encefalico lemnisco mediale andando a terminare al nucleo ventrale posteriore del talamo, mantenendo in esso la medesima somatotopia, andando a terminare sulle aree 321 di Bordmann somatosensoriale I e II.

Via del lemnisco spinale o via spino-talamica o sistema anterolaterale : sistema che porta lesterocettivit protopatica cosciente al nucleo ventrale posteriore del talamo, al nucleo reticolare ed intralaminare del talamo ed alla formazione reticolare del tronco encefalico Somatotopia del lemnisco spinale : tutti i fasci spinotalamici possiedono una fasci caudali pi laterali, mentre fasci pi rostrali posti pi medialmente; ovvero con fasci sacrali lateralmente, e fasci cervicali medialmente, questa domatotopia si mantiene anche nel talamo

Fascio spinotalamico ventrale o paleospinotalamico : fascio che porta la sensibilit esterocettiva tattile grossolana e dolorifica, mediando la funzione motivazionale del dolore, allinterno del cordone laterale controlaterale del midollo spinale, sino alla formazione reticolare mesencefalica ed al nucleo talamico centrolaterale. 1. Neurone sensitivo primario : neurone di tipo pseudounipolare di piccolo o medio calibro, contenuto nella porzione medio-centrale del ganglio spinale che invia :

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Assone centrifugo : piccole fibre mielinizzate tipo A o gruppo II scorrenti allinterno del nervo spinale per terminare ai corpuscoli del Pacini, del Meissner e del Ruffini della zona cutanea da innervare. Assone centripeto : piccole fibre mielinizzate tipo A o gruppo II scorrenti allinterno della porzione mediale della radice posteriore del nervo spinale, andando a superare il filtro della sostanza gelatinosa del Rolando per terminare sui neuroni secondari della III e IV lamina omolaterale.

2. Neurone sensitivo secondario : neurone multipolare di piccole dimensione, contenuto allinterno della III e IV lamina omolaterale del corno posteriore midollare, inviante : Assone centripeto : decussante alla decussazione grigia della sostanza grigi per andare a risalire nel cordone anteriore della sostanza bianca controlaterale fascio spinotalamico ventrale sino a risalire il tronco encefalico nel lemnisco mediale andando a fare sinapsi con il nucleo posteriore ventrale del talamo, con il nucleo reticolare, intralaminare e della linea mediana del talamo e con la sostanza reticolare mesencefalica (attivatrice per lo stato di veglia della corteccia cerebrale), le quali proiettano al lobo limbico, al lobo frontale e allinsula.g

Fascio spinotalamico laterale o neospinotalamico : fascio che porta la sensibilit esterocettiva dolorifica e termica, mediando la componente sensitivo discriminativa del dolore, allinterno del cordone laterale controlaterale del midollo spinale, sino al nucleo ventroposterolaterale del talamo, e quindi alla corteccia somatosensitiva I e II. 1. Neurone sensitivo primario : neurone di tipo pseudounipolare di piccolo, contenuto nella porzione mediocentrale del ganglio spinale che invia : Assone centrifugo : piccole fibre mielinizzate tipo A o gruppo II e del tipo C o gruppo IV scorrenti allinterno del nervo spinale per terminare con terminazione libere della zona cutanea da innervare. Assone centripeto : piccole fibre mielinizzate tipo A o gruppo II e del tipo C o gruppo IV scorrenti allinterno della porzione centrolaterale della radice posteriore del nervo spinale, andando a fare sinapsi con i neuroni della sostanza gelatinosa del Rolando (lamina I) o con i neuroni secondari del nucleo porprio (lamina II)

2. Interneurone sensitivo della sostanza gelatinosa del Rolando : sono dei piccoli neuroni multipolari della sostanza gelatinosa del rolando, che fanno sinapsi con i neuroni sensitivi secondari del nucleo porprio con la funzione di modulare il passaggio degli stimoli dolorosi ai neuroni secondari in base alla loro natura ed in base alla regolazione da parte del sistema reticolare. 3. Neurone sensitivo secondario : piccoli neuroni multipolari posti nella II lamina o nucleo proprio del corno posteriore omolaterale del midollo spinale emettenti. Assone centripeto : decussante alla decussazione grigia della sostanza grigia per andare a risalire nel cordone laterale della sostanza bianca controlaterale fascio spinotalamico laterale sino a risalire il tronco encefalico nel lemnisco mediale andando a fare sinapsi con il nucleo posteriore ventrale del talamo, con il nucleo reticolare, intralaminare e della linea mediana del talamo e con la sostanza reticolare mesencefalica (attivatrice per lo stato di veglia della corteccia cerebrale)

SENSIBILITA TATTILE :

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MECCANOCETTORI DEL TATTO : sono tutti quanti rappresentati da corpuscoli con una distribuzione estremamente disomogenea in rapporto alle aree di maggiore importanza esterocettiva; si possono suddividere in meccanocettori epicritici, per la sensibilit fine, e meccanocettori protopatici, per la sensibilit grossolana Corpuscoli di Meissner: molto numerosi nelle regione cutanee glabre (specie in polpastrelli, labbra, palme dei piedi ecc.) Campi recettivi piccoli e ben definiti : caratteristica che permette elevata discriminazione spaziale o acuit permettendo una percezione fine della forma delle superfici (Es : e riconoscono le caratteristiche dinamiche fini degli oggetti) Trasduzione di stimoli rapidi : permette la percezione di interazioni istantanee con lambiente (Es : afferrare una palla) Recettori fasici : percepiscono la variazione della pressione sulla pelle (Es : percepiscono vibrazioni a bassa frequenza)

Dischi di Merkel: segnalano caratteristiche statiche delloggetto e sono infatti recettori tonici (rispondono per alcuni secondi allo stimolo). Campi recettivi piccoli ed elevata densit recettoriale : che favorisce ina grande discriminazione spaziale o acuit (Es : percezione delle lievi pressioni delle irregolarit degli oggetti) Recettori tonici : percepiscono gli stimoli prolungati sulla pelle (Es : lievi pressioni esercitate sulla cute)

Organi del Ruffini: Campi recettivi molto grandi : possiedono una bassa discriminazione spaziale (Es : percepiscono il tatto grossolano) Recettori tonici : percepiscono gli stimoli prolungati sulla pelle (Es : forti pressioni esercitate sulla cute)

Corpuscoli di Pacini: nel derma della pelle e sono molto simili agli organi del Ruffini ma meno risolutivi. Campi recettivi molto grandi : possiedono una bassa discriminazione spaziale o acuit (Es : percepiscono vibrazioni ad alta frequenza di grandi aree, persino di intere dita) Recettori fasici : percepiscono la variazione della pressione sulla pelle (Es: vibrazione ad alta frequenza)

ACUIT TATTILE O RISOLUZIONE SPAZIALE : la misura della massima distanza tra due stimolazioni puntiformi alla quale siano percepite ancora come distinte dal cervello, determinata dal meccanismi periferici di affinamento del segnale e da meccanismi centrali di affinamento del segnale. Elevata acuit : di percepiscono sue stimoli ancora come distinti a millimetri o frazioni di millimetro di distanza. Labbro Polpastrelli (pelle glabra) Lingua

Bassa acuit : si percepiscono due stimoli ancora come distinti a centimetri di distanza. Pelle pelosa (in generale) Schiena : acuit di 1-3 cm Polpaccio : acuit di 5 cm

MECCANISMI LOCALI DI DETERMINAZIONE DELLACUITA : Densit di singoli campi sensoriali per unit di superficie : pi campi sensoriali ci sono per la medesima unit di superficie pi efficacemente si pu discriminare la separazione delle stimolazione puntiformi mediante assoni differenti; questa caratteristica a propria volta determinata dalla :

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Densit di recettori per unit di superficie : pi la superficie della cute e ricca di recettori pi possibilit ho di creare un maggior numero di campi sensoriali. Dimensione dei campi sensoriali : meno recettori innervano le unit sensoriali (singoli assoni), e quindi pi piccola larea innervata da ogni singolo assone, pi efficacemente potrdiscriminare due stimolazioni vicine.

Bassa divergenza della via sensoriale : minore la quantit di neuroni sensitivi secondari che il neurone sensitivo primario contatta, minore sar il numero di vie attivate e di aree corticali stimolate, e maggiore sar la discriminazione della separazione tra due impulsi tattili vicini (puntiformi) Sommazione sensitiva : siccome un unico neurone di un unit sensitiva riceve le frequenze dimpulso da una moltitudine di altri recettori, allora le intensit di stimolazione di ogni recettore aumentano lintensit dattivazione e di scarica totale del neurone innervante lunit sensitiva. MECCANISMI CENTRALI DI DETERMINAZIONE DELLACUITA : il sistema nervoso centrale possiede meccanismi in grado di aumentare risaltare lintensit di scarica di una stimolazione specifica tramite laumento della distanza virtuale tra le aree stimolate ed il silenziamento delle altre aree. Dimensioni dellarea corticale proporzionali alla densit recettoriale : pi grande larea corticale (e quindi i neuroni) ricevente gli stimoli da un'unica unit sensoriale, maggiore sar la magnificazione del particolare sensitivo, e quindi, maggiore sar lacuit percettiva. Contingenza spaziale delle unit sensoriali vicine : le unit sensoriali fisicamente contingenti o sovrapposte, corrisponderanno ad aree sensitive corticali ugualmente sovrapposte o vicine, in modo da consentire una migliore rappresentazione spaziale del corpo.

Meccanismo dinibizione laterale (nei nuclei del midollo spinale) : ogni neurone di un campo sensoriale specifico attua unazione di inibizione laterale parziale interneurone-mediata, proporzionale al livello di stimolazione della prima area, su tutti i neuroni delle aree sensoriali limitrofe a quella stimolata (eventualmente costimolate con essa) facendo svettare (ma non isolare) limpulso della sola unit sensoriale maggiormente stimolata. Somma algebrica degli effetti stimolanti ed inibenti : nellinibizione laterale il neurone pi stimolato ha un effetto inibitorio maggiore di quello dei neuroni meno stimolati, attuando un inibizione dellattivit inibente dei neuroni meno stimolati, che a sua vola causa, un ulteriore aumento dellattivit del primo neurone. Fattore di sicurezza da annullamento di segnale : se supponessimo in meccanismo ad inibizione laterale totale, un impulso di uguale intensit applicato su due aree sensoriali limitrofe causerebbe lannullamento totale della segnalazione delle due unit sensoriali; questo non avviene poich linibizione tra neuroni non mai totale.

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SENSIBILITA' TERMICA TERMOCETTORI : sono tutti quanti della famiglia delle terminazioni libere, localizzati in modo piuttosto omogeneo nel derma di tutta la cute, differenziati in recettori per il caldo e per il freddo ma con una bassissima acuit sensoriale, ovvero discriminazione spaziale. Recettori per il freddo : rispondono ad un ampia gamma di temperature stazionarie minori di quella corporea da 5 ai 35 - (non sotto i 5 perch in questa zona le fibre dolorifiche segnalano il rischio di congelamento) e galle temperature stazionarie superiori ai 45 - freddo paradosso. Recettori per il caldo rispondono prevalentemente a una gamma di temperature stazionarie comprese tra 30 e 45. Recettori per la variazione di temperatua : come i recettori fasici, rispondono a brevi variazioni di temperatura silenziando velocemente la propria risposta. AUMENTO DELLA DISCRIMINAZIONE TERMICA : il nostro sistema servoso centrale riesce a discriminare una determinata temperatura da un'altra, tramite la differente frequenza di scarica associata ad una determinata termperatura o variazione di temperatura.

ADATTAMENTO : per cui in caso di uno stimolo molto superiore alla soglia di attivazione i recettori rispondono prima con uno stimolo ad alta frequenza, che poi va diminuendo (sia nei recettori per il caldo, che in quelli per il freddo)

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SENSIBILITA DOLORIFICA : ad un evento nocivo immediato, prima si sente un dolore acuto dolore rapido che poi tende un po' a diminuire e permane un dolore sordo, tendenzialmente prolungato o cronico - dolore lento Infatti fisiologicamente si distinguono due fasi e due differenti sistemi differenti che li veicolano. NOCICETTORI : recettori deputati alla raccolta di stimoli dolorosi e associabili, con dovuta certezza, alla famiglia dei recettori a terminali liberi e suddivisibili in recettori per il dolore rapido, e recettori per il dolore lento. Dolore rapido: provocato da stimoli meccanici e termici di elevata intensit e dannosit (la martellata sul dito (stimolazione meccanica) e il fuoco) che comunicano al midollo spinale con fibre A veloci (velocit di conduzione di 6-30 m/sec) al fine di generare nel midollo archiriflessi salvavita e di avviarte una massiva ed intensa segnalazione alla corteccia cerebrale cosciente; mediando il proprio stimolo tra primo e secondo neurone mediante glutammato. Via ascendente del dolore rapido : la stimolazione dolorosa viene trasmessa da neuroni secondari tramite fascio neospinotalamico al talamo e alla formazione reticolare, dal quale vengono poi trasmessi a nuclei basali e alla corteccia somato-sensitiva.

Imp : esperimenti di ablazione della corteccia somatosensitiva hanno mostrato che esiste una percezione di dolore anche quando la corteccia stessa rimossa. Per cui si ritiene generalmente che la parte di codifica delle informazioni del dolore sia perlopi pertinente al talamo piuttosto che alla corteccia somatosensitiva.

Dolore lento: provocato prevalentemente da stimoli chimici, anche se quelli meccanici e termici possono comunque contribuire a generarlo, dei prodotti liberati in seguito al danno tissutale - instamina, bradichinine, potassio e acido piruvico ed veicolato al midollo da lente fibre di tipo C amieliniche (velocit di conduzione: 0,52 m/sec) giungendo al talamo in modo lento; questo dolore mediato tra primo e secondo neurone dalla sostanza P e dal glutammato. Via ascendente del dolore lento : la stimolazione dolorosa viene trasmessa dai neuroni secondari, tramite fascio paleospinotalamico, al talamo e alla formazione reticolare, dal quale vengono poi trasmessi a nuclei basali e alla corteccia somato-sensitiva.

DOLORE RIFERITO: Nel caso di un dolore viscerale, il dolore non viene percepito essenzialmente a livello del viscere, ma viene irradiato alle zone cutanee correlate embriologicamente al viscere stesso. ES : L'appendicite proietta in basso, a livello della fossa iliaca destra, ma a volte in centro o addirittura a sinistra. Per quanto riguardo l'infarto del miocardio, il dolore riferito avviene a livello del torace, con irradiazioni alla spalla e braccio sinistri (N.B. l'infarto miocardico coinvolge nella maggioranza dei casi il ventricolo sinistro).

Origine embriologica del circuito del dolore riferito: in pratica sullo stesso secondo neurone della stessa via dolorifica che porta poi al talamo, convergono i segnali dolorifici esterocettivi dalla cute (e in particolare dalla cute del torace spalla e braccio sinistri) ed i segnali dolorifici viscerali del viscere vicini durante lo sviluppo embrionale; tuttavia, siccome lo stimolo cutaneo molto pi frequente di quello viscerale unattivazione di quel secondo neurone viene interpretata dal cervello come un danno al dermatomero associato. MODULAZIONE DEL DOLORE : meccanismo di modulazione della percezione del dolore tramite la regolazione nella sostanza gelatinosa del Rolando e nel nucleo proprio della comunicazione tra primo e secondo neurone sensitivo dolorifico; questo avviene tramite una regolazione locale guidata dalla sostanza gelatinosa del Rolando e tramite una regolazione centrale della comunicazkione sinaptica nel nucleo porprio.

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Modulazione locale della sostanza gelatinosa del Rolando o Gate control dolorifico : nella soatanza gelatinosa del Rolando resente un circuito neuronale inibitorio, composto da una fibra dolorifica C lenta, collegata tramite un interneurone eccitatorio ad il neurone secondario del nucleo porprio, e da una fibra veloce tattile del gruppo II A NOTA MEDICA ! stimolazione elettrica transcutanea ed agopuntura nella terapia del dolore cronico In queste terapie vengono stimolate le fibre tattili della zona cutanea che genera il dolore, tramite degli elettrodi posti sulla cute o degli agi impiantati in essa, favorendo la stimolazione delle grosse fibre mieliniche del tatto, in grado di bloccare la via dolorifica. Modulazione centrale del dolore : nuclei della sostanza grigia periacqueduttale, se stimolati da peptidi oppioidi endogeni o oppioidi, hanno la funzione di stimolare i neuroni del nucleo del rafe magno e della sostanza reticolare laterale a produrre encefaline e B-endorfine, tramite fibre discendenti allinterno del midollo spinale, direttamente nel nucleo proprio, al fine di limitare la comunicazione tra neurone sensitivo primario e secondario. Risposta ai peptidi oppioidi endogeni : le cellule dellinfiammazione, e alcuni meccanismi neurali, permettono la secrezione di peptidi oppioidi endogeni con la funzione di stimolare la sostanza grigia periacqueduttale ad inibire la sensazione dolorifica tramite vie discendenti.

SENSI ESTEROCETTIVI SPECIALI :


Integrazione delle lezioni di Vassanelli e della Mucignat (per il vestibolare) con il libro Guyton UDITO :

CARATTERISTICHE DEL SUONO : Il suono unonda pressoria che si propaga in un fluido ad una velocit nellaria di circa 340 m/s (piccole variazioni possono essere dovute a gradi diversi di rarefazione dellaria). Nei liquidi di 1500 m/s, e nei solidi a valori di 3000-4000-5000 m/s. Intensit : quantit di energia per unit di superficie e di tempo, che viene veicolata dal suono ad una determinata frequenza di oscillazione; direttamente dipendente dalla sua ampiezza. Misurazione dellintensit sonora relativa allorecchio umano o scala Bell : il bell lespressione dellintensit di un suono Wi come logaritmo della suo valore espresso in minime intensit udibili dallorecchio umano Wo . Scala in base 14 : siccome il nostro orecchio pu percepire da unintensit di ad unintensit di allora la scala logaritmica possiede 14 differenti potenze di 10 al quale lorecchio pu sentire. deciBell : siccome una scala in base 14 troppo poco precisa allora si esprimono le intensit sonore come decimi di logaritmo dello loro intensit relativa, ampliando la scala da 14 a 140 valori differenti.

Tonalit : frequenza caratteristica alla quale un onda sonora pura oscilla; lorecchio umano percepisce 2000 tonalit differenti per una frequenza da 20Hz a 20000Hz. Timbro : insieme di armoniche multiple oscillanti che vengono sommate alla tonalit di base del suono, dando lunicit di una voce di una persona o di un particolare strumento. ANATOMIA FUNZIONALE DELLORGANO DELLUDITO :

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Orecchio esterno : composto dalla struttura cartilaginea del padiglione auricolare, continuante allinterno del lato della testa con un breve canale meato acustico esterno terminante con la membrana timpanica che lo separa dallorecchio medio; possiede la funzione di convogliare ed amplificare linformazione sonora verso il timpano. Orecchio medio : composto da una cavit della piramide del temporale meato acustico interno - aperta tramite un canale membranoso nella nasofaringe tuba di Eustachio e contenente i tre ossicini di comunicazione vibratoria timpano-finestra ovale : il martello, collegato con il manubrio al timpano, con la testa alla parete dellorecchio medio, e con lapofisi breve allincudine, collegata con la testa al martello e il manubrio alla testa della staffa, e la staffa, terminante con una piastra piede della staffa inserita nella finestra ovale della coclea e fissata ai suoi margini tramite il legamento anulare. Tensore del timpano : piccolo muscoletto, attaccato al manubrio del martello, con la funzione di tendere la membrana timpanica riducendone le vibrazioni, e quindi, diminuendo lo stress della coclea ai suoni forti. Stapedio : contraendosi tira il piede della staffa al di fuori della finestra ovale, andando a limitarne la rientranza e quindi lo stress della coclea ad intensit sonore molto forti.

Orecchio interno : cavit ossea scavata dentro allosso piramidale labirinto osseo allinterno della quale viene collocata una struttura neuromembranosa di simile forma - labirinto membranoso immersa in un fluido di galleggiamento perilinfa simile al liquor, e riempita di una soluzione ricca di potassio endolinfa . in grado di permettere la funzionalit nervosa del vestibolo e della coclea. Coclea : struttura membranosa composta da un tubo a spirale, lungo 35mm, arrotolato si se stesso in 2,8 giri, suddiviso da due membrane connettivali che ne percorrono paralellamente la lunghezza membrana basilare e membrana di Reissner in 3 camere parallele percorrenti totalmente la coclea : Scala vestibolare e timpanica : due scale che scorrono parallelamente sopra e sotto alla camera centrale, comprendendola come in un sandwitch, riempite di un liquido povero di potassio perilinfa e comunicanti luna con laltra al centro della spirale cocleare mediante un sottile canalino ricurvo ad U elicotrema Scala vestibolare : finisce terminalmente nella finestra ovale, chiusa dal piede della staffa e dal legamento anulare. Scala timpanica : finisce terminalmente nella finestra rotonda, chiusa dalla membrana timpanica secondaria.

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Scala media : scala scorrente compresa tra la scala vestibolare e timpanica, riempita di endolinfa e contenente tutti i recettori uditivi e la membrana tectoria, comunicante con il labirinto membranoso, ma non comunicante con le altre due scale.

ORGANO DI CORTI : organo recettoriale sviluppato nella scala media , per tutta la sua lunghezza e poggiandosi sulla membrana basilare, composto da 4 file di cellule capellute recettorialmente attive cellule ciliate suddivise in 1 unica fila concentrica (circa 3500 cellule) ai pilastri reggenti la membrana tectoria e la lamina reticolare (pilastri del corti) cellule ciliate interne - e in 3 file di cellule eccentriche (circa 20000 cellule) ai pilastri del corti cellule ciliate esterne che possiedono le proprie cilglia apicali inserite dentro ad una membrana sottile, elastica e viscosa membrana tectoria fissata centripetamente alla membrana basilare tramite i pilastri del Corti. Rapporti dele cellule cicliate con la linfa delle scale : essendo le giunzioni strette tra le cellule ciliate impermeabili allendo o alla perilinfa, allora lendolinfa non pu contattare la base delle cellule cilicate, mente la perilinfa non pu contattare i loro apici; infatti, grazie alla permeabilit della membrana basilare alla preilinfa, si ha che ogni cellula ciliata possiede : base bagnata dalla perilinfa e processi apicali bagnati dallendolinfa. Innervazione nei neuroni sensitivi primari : i neuroni sensitivi primari bipolari oppositopolari, sono raggruppati allinterno della cavit ossea attorno alla quale si avvolge la coclea modiolo componendo il ganglio spirale del Corti, del quale il 90-95% dei neuroni innerva le cellule ciliate interne ed il 10-5% innerva le cellule ciliate esterne.

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CELLULE CILIATE : sono i veri meccanocettori sensoriali delludito e dellequilibrio, caratterizzate da una membrana eccitabile a potenziale basale di -60mV, suddivisibile in una base inserita in un epitelio di sostegno e collegata con i dendriti dei neuroni sensitivi, e da un apice, immerso nellendolinfa della lamina reticolare, dal quale dipartono 30150 stereociglia che si immergono nella membrana tectoria, suddivise in : un ciglio pi grande ed immobile chinociglio conformato a clava e contenente 9 coppie di microtubuli, ed altre ciglia pi piccole e mobili stereociglia contenenti un citoscheletro interno di actina collegata a molecole contrattili di miosina. Trasduzione meccano-elettrica degli stimoli meccanici uditivi : sulla superficie laterale dellapice delle stereociglia pi dipartono dei sottili filamenti a molla di actina connessioni apicali che collegano lo sterociglio pi basso con le subunit esterne dei canali K transmembrana (meccano dipendenti) della superficie dello stereociglio limitrofo pi alto, causando un cambiamento di stato del canale del potassio proporzionale alla distanza reciproca delle ciglia Stereociglia si avvicinano al chinociglio : si ha un tensionamento dei filamenti di collegamento, con un risultante aumento del tempo di apertura del canale del K provocando un ingresso di K e Ca dallendolinfa (iperosmolare) che depolarizza le cellule ciliate sino a -50mV causando la liberazione di acetilcolina (glutammato per il Ganong) dalle loro basi, provocando un eccitamento dei neuroni sensitivi primari. Stereociglia normali : la loto lieve vicinanza tende leggermente la connessione apicale provocando uno stato di apertura minima basale del canale del potassio responsabile del potenziale di riposo di -60mV Stereociglia si allontanano dal chinociglio : si ha una maggiore chiusura dei canali del K, con predita del tono basale dingresso di ioni K e Ca, provocando un iperpolarizzazione della membrana plasmatica.

Importanza del potassio nellendolinfa : come per tutti i meccanocettori il potassio che determina lattivit elettrica della cellule e la sua elevata concentrazione nellendolinfa permette di aumentarne lattivit eccitatoria. Ruolo delle cellule ciliate interne : hanno funzione meramente recettoriale la depolarizzazione della membrana plasmatica della cellula ciliata interna provoca la liberazione di acetilcolina o glutammato dalla sua base con attivazione vera e porpria dellimpulso uditivo. Ruolo delle cellule ciliate esterne : hanno funzione di amplificazione della vibrazione pressoria dellendolinfa; esse, infatti, contegono una proteina che risponde contrattivamente alla depolarizzazione della membrana plasmatca cellulare rapidina in modo da amplificare le variazioni di pressione sonora aumentando la chiarezza del suono.

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SECREZIONE E RICICLO DEL POTASSIO DELLENDOLINFA : il nuovo potassio viene attivamente concentrato dalle cellule della stria vascolare nellendolinfa, tramite Na/K ATPasi, prelevandolo dal plasma sanguigno; tuttavia, una volta entrato nel citoplasma delle cellule ciliate viene trasportato, tramite giunzioni comunicanti, al citoplasma delle cellule di sostegno limitrofe, che poi lo irradiano, lentamente, al citoplasma delle cellule della stria vascolare che lo reinseriscono allinterno dellendolinfa. TRASMISSIONE OSSICULARE DEL SUONO NELLORECCHIO : trasmissione del suono tramite la messa in vibrazio ne della catena di ossicini dellorecchio interno, possedenta una funzione di ampificazione degli stimoli; infatti la superficie del timpano pi grande di quella della finestra ovale e lazione di leva degli ossicini moltiplica di 1,3 la forza di escursione, permettendo di ridurre la perdita energetica a solo il 60% dellenergia sonora 3000Hz Riflesso timpanico : riflesso della durata di 40-160 ms in grado di rispondere ad un suono insolitamente inteso e basso (non alto) tramite una retrazione della staffa dalla finestra ovale (contrazione dello stapedio) ed una tensionamento del timpano (contrazione del tensore) andando a proteggere la coclea da uneccessiva stimolazione vibratoria a bassa frequenza Vulnerabilit del riflesso timpanico : quando si hanno suoni a frequenza molto elevata ed intensa, come lo scoppio di un arma da fuoco, si ha limpossilit del riflesso timpanico dintervenire per un possibile danno cocleare, visto la sua eccessiva lentezza e visto la sua inutilit nel contrastare i suoi alti. Filtro per la voce umana in ambienti rumorosi : in ambienti molto rumorosi il nostro orecchio tende ad eliminare tutte le frequenze pi basse di quelle della voce umana; viene infatti teso il timpano in modo da permettere il passaggio delle sole onde ad elevata frequenza, come sono quelle della voce umana. Timpano : si comporta come un risuonatore capace di percepire la variazione di pressione dellonda sonora traducendola in una vibrazione della propria struttura, andando a faro oscillare il martello. Martello : alla vibrazione della membrana timpanica bascula come un martello con fulcro posto alla congiunzione con lorecchio medio, premendo alternativamente con la propria apofisi sulla testa dellincudine. Incudine : funge da prolungamento meccanico dellapofisi del martello sino alla finestra ovale e possiede la funzione di trasmettere la vibrazione alla staffa. Staffa : il piede della staffa oscilla come una porta sui cardini posti al margine posteriore della finestra ovale andando a trasmettere la vibrazione alla perilinfa della scala vestibolare e timpanica.

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TRASMISSIONE AEREA DELLIMPULSO SONORO : la vibrazione dellonda sonora provoca linduzione i un onda nella perilinfa tramite la diretta variazione di pressione atmosferica sulla membrana timpanica secondaria (fenomeno poco importante) TRASMISSIONE OSSEA DELLIMPULSO SONORO : la vibrazione della perilinfa viene attivata dalla vibrazione stessa delle ossa craniche, che trasmette i rumori esterni estremamente forti o la frequenza di vibrazione di oggetti posti al contatto con il cranio.

TRASMISSIONE COCLEARE E STIMOLAZIONE DELLE CELLULE : quando il piede della staffa immette una vibrazione nella perilinfa della scala vestibolare essa progredisce dentro di essa aumentando la propria ampiezza di oscillazione, sino a raggiungere una massima ampiezza ad una distanza dalla finestra dipendente dalla frequenza dellonda; questa oscillazione abbassa ed alza la membrana di Reissner andando ad abbassare ed alzare la membrana basilare, ( essendo essa molto molle) in questo causa lo spostamento relativo delle cellule ciliate dalla membrana tectoria, flettendone le ciglia; dopo di ci, londa pressoria supera lelicotrema, percorre tutta la scala timpanica, sino a scaricarsi nella vibrazione della membrana timpanica secondaria. Meccanismo di ottimizzazione della flessione delle stereociglia : siccome la membrana basilare scende ruotando parzialmente contro la parete ossea del labirinto, come una porta co il porprio cardine, allora si sposta centrifugamente rispetto alla membrana tectoria, trascinando le cellule ciliate centrifugamente e provocando la flessione delle stereociglia sensitive. Amplificazione zonale frequenza dipendente e percezione delle tonalit : siccome la membrana d Reissner possiede una larghezza che diminuisce allaumentare della distanza della finestra ovale allora la massima ampiezza risonanza di oscillazione della membrana di Reissner si ha, per ogni frequenza donda con fissata intensit, ad una distanza costante dallinizio della scala vestibolare inversamente proporzionale alla sua frequenza; allora lorecchio riesce a discriminare la frequenza dellonda in base alla porzione di coclea stimolata.

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Frequenze elevate : mettono in vibrazione la porzione iniziale della membrana di Reissner, che, come per le canne dellorgano meno distanti dalla finestra ovale e pu supportare minori lunghezze donda. Frequenze basse : mettono in vibrazione la porzione apicale della membrana di Reissner, che, come per le canne dellorgano pi distante dalla finestra ovale e pu supportare maggiori lunghezze donda.

VIA CENTRALE DELLA STIMOLAIONE UDiTIVA : 1. Neuroni sensitivi primari bipolari oppositopolari del ganglio di Corti vanno a proiettare tramite la componente cocleare dellVII nervo cranico direttamente direttamente ai nuclei cocleari dorsale e ventrale. 2. Neuroni sensitivi secondari multipolari dei nuclei cocleari ventrali e dorsali, vanno a proiettare tramite via reticolare, alla formazione reticolare mesencefalica e alle olive inferiori, vanno a proiettare tramite fibre ascendenti, ai collicoli inferiori, e , tramite braccio quadrigemino inferiore, ai corpi genicolati mediali del talamo. 3. Neuroni sensitivi terziari del talamo vanno a proiettare tramite capsula interna alle aree acustiche primarie e secondarie da entrambe le orecchie andando a stimolarei neuroni con lorecchio ipsilaterale e ad inibire i neuroni con lorecchio controlaterale. DISCRIMINAZIONE DELLE CARATTERISTICHE DEL SUONO AI NEURONI SENSITIVI PRIMARI : Discriminazione della tonalit o frequenza : Punto dellorgano di Corti messo massimamente in vibrazione (gia visto) : siccome la distanza della membrana di Reissner messa in vibrazione dallonda sonora inversamente proporzionale alla frequenza della stessa onda, allora la frequenza del suono viene riconosciuta in base alla porzione di organo del Corti stimolata, e quindi, in base agli assoni che veicolano il potenziale dazione. Infatti : Ogni porzione differente dellorgano di Corti possiede un assone differente in grado di veicolarne il segnale; quindi zone differenti hanno assoni differenti Effetto volley o frequenza del potenziale dazione : fenomeno possibile solo per le onde a frequenza minore di 2000 Hz (il professore dice a frequenze di 400-500Hz) nel quale la frequenza del potenziale

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dazione nelle fibre nervose sovrapponibile alla frequenza del suono permettendo, quindi, il discernimento del suono per la frequenza di oscillazione del potenziale dazione Discriminazione dellintensit : Quantit di cellule ciliate soggette a massima stimolazione : il numero di cellule ciliate interne stimolate a parit di frequenza sonora e quindi il numero di assoni che veicolano il segnale andr ad aumentare allaumentare dellintensit del suono. Suoni a bassa intensit : quasi ogni assone veicola una frequenza differente. Suoni ad alta intensit : pi assoni rispondono alla medesima frequenza, poich ogni assone diviene sensibile ad un intervallo maggiore di frequenze. Caratteristiche percettive : Dipendenza della frequenza dallintensit del suono : una tonalit, bassa o acuta, viene percepita maggiormente se la sua intensit aumenta; cio viene percepita pi bassa ancora, o pi alta ancora de la sua intensit aumenta. Dipendenza della frequenza dalla durata del suono : laltezza di una tonalit non pu essere percepita per stimolazioni pi brevi di 0,01s mentre percepita sempre pi maggiormente allaumentare della durata del suono. Fondamentale mancante : lorecchio capace di mantenere una stimolazione simile a quella appena creata da una tonalit anche quando la frequenza primaria cessa di esistere, facendo permanere un immagine residua del suono. DISCRIMINAZIONE DEI NEURONI SENSITIVI SECONDARI DEI BULBARI (nuclei cocleari): i neuroni dei nuclei cocleari hanno la medesima fonotopicit dei neuroni del ganglio di Corti, con la sola differenza di possedere una risoluzione molto pi elevata per suoni pi bassi.

DISCRIMINAZIONE FONOTOPICA DELLA CORTECCIA UDITIVA PRIMARIA : la corteccia uditiva primaria o area 41 di brodmann presenta una mappa che corrisponde alla lunghezza della coclea dispiegata, con una porzione anterolaterale che percepisce i suoni bassi (apice della coclea) ed una pozione posteromediale che percepisce i suoni alti (inizio della coclea) AREE UDITIVE ASSOCIATIVE : le aree uditive associative sono le aree 22 di brodmann e il piano temporale , caratterizzate da un elaborazione via via pi fine del suono, da una notevole plasticit funzionale (Es: soppressione della mancanza di capacit visiva con acuizione della localizzaizone sonodora)e da una suddivisione emisferica dei diversi compiti. Area 22 sinistra : presenta labilit di comprendere i segnali acustici destinati al linguaggio Area 22 destra : presenta labilit di elaborare le melodie, lintensit e la tonalit dei suoni. Piano temporale : area costantemente pi estesa nellemisfero di sinistra, specialmente nei destrimani, implicata nellelaborazione uditiva del linguaggio parlato; questarea pi sviluppata nei muscicisti e nelle persone molto intonate. PERCEZIONE DELLA POSIZIONE DI UN SUONO : la percezione della posizione di un suono sul piano attorno allindividuo avviene grazie alla cooperazione di due sistemi di percezione della posizione sullasse frontale differenza dintensit e differenza di fase e da un sistema di percezione della posizione sullasse sagittale orientamento del padiglione auricolare

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Percezione sullasse frontale : permette di capire la posizione distanza laterale di un suono tramite la valutazione della distanza di tale suono da entrambe le orecchie. Sistema per variazione dintensit : sfruttando la zona dombra della testa, ogni orecchio percepisce unintensit di un suono differente a seconda della posizione dello stesso rispetto alla testa, il cervello quindi integra la differente intensit co cui viene percepito uno stesso suono da entrambe le orecchie al fine di valutarne la distanza sullasse frontale dallasse sagittale Sistema per differenza d fase : essendo le orecchie separate da una determinata distanza sullasse frontale un una fonte donda che non sia allineata con lasse sagittale della testa produce fronti donda che possiedono distanze diverse dalle due orecchie andando a giungere alle orecchie con una fase istantanea diversa (in un orecchio in massimo mentre nellaltro in minimo) generando picchi di frequenza neuronale con fasi differenti; il cervello integra la differenza di fase delle onde provenienti dai neuroni delle due orecchie al fine di valutarne la differenza di distanza della fonte donda dalle due orecchie e quindi, langolo di distanza della fonte dallasse sagittale.

Percezione sullasse sagittale : permette di capire la distanza e la posizione (fronte o retro) di un suono rispetto alla testa, tramite la variazione contemporanea e uguale in ambe due le orecchie dello stesso suono. Variazione dintensit per zona dombra simmetrica del padiglione auricolare : siccome i padiglioni auricolari raccolgono meglio i suoni provenienti frontalmente e sono allincirca uguali in entrambe le orecchie, la variazione della posizione di una fonte sonora dalla testa, lungo lasse sagittale, produce una variazione simmetrica dintensit della percezione dellonda in entrambe le orecchie; il cervello quindi integra la differenza dintensit di entrambe le orecchie e determina la posizione sullasse sagittale rispetto alla testa.

AUDIOGRAMMA : espressione su un grafico della variazione della soglia minima di percezione uditiva rispetto alla variazione della frequenza, esprimendola come percentuale della soglia minima normale (predeterminata) per quella stessa frequenza; laudiogramma, quindi, da una misura della variazione di percezione acustica per tutte le frequenze udibili normalmente dallorecchio umano. Campo della parola : campo di frequenze tra i 500 ed i 3000 Hz al quale ogni individuo umano molto pi sensibile, possedendo una soglia minima di percezione molto pi bassa.

Audiometro : macchinario composto da un paio di cuffie ed una camera insonorizzata, in grado di prmettere la valutazione della variazione della soglia minima percettiva rispetto alla frequenza di ogni singolo orecchio tramite la somministrazione alternata di un fruscio costante ad un orecchio per mascherare la propagazione del suono e di un tono puro allaltro orecchio ad intensit via via discendenti per valutarne la soglia minima percettiva.

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SORDITA : Una sordit pu essere dovuta a diversi problemi: timpanici, problemi che riguardano la catena degli ossicini (con let va incontro a irrigidimento e si sente meno), danno recettoriale, o danni neurologici veri e propri a livello del nervo acustico o addirittura pi avanti nelle vie uditive, fino alla corteccia. Valutazione della sordit con il metodo di Weber : questo metodo indaga le origini di una sordit andando a utilizzate la conduzione ossea del suono tramite diapason in vibrazione appoggiato sul cranio, andando a bypassare i problemi della sordit timpanica ed ossiculare. il soggetto sente di pi dallorecchio danneggiato : la sordit timpanica o ossiculare poich sia il soggetto sente la vibrazione per integrit dei recettori, sia il soggetto sente pi intensit per precedentemente ipersensibilizzazione per adattamento allipoacusia delle sue cellule ciliate. Il soggetto sente di pi dallorecchio normale : la sordit recettoriale o neurologica poich il non sentire un uguale o aumentata intensit sonora significa un malfunzionamento nella raccolta dellinformazione recettoriale.

Valutazione della sordit con il metodo di Rinne : questo metodo indaga le origini della sordit che pu affliggere una persona andando ad utilizzare la conduzione ossea del suono tramite diapason in vibrazione appoggiato al processo mastoideo sino ad attenuazione del rumore sotto la soglia di percezione ossea (non amplificata) per poi applicare il diapason vibrante sotto la soglia ossea vicino al meato uditivo esterno per testare de la soglia di percezione ossea pi alta o pi bassa di quella di percezione ossiculare aerea. Il soggetto sente di pi dalla conduzione ossea : allora la sordit data dal un problema di conduzione ossiculare, quindi si ha sordit timpanica o ossiculare.

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Il soggetto sente di meno dalla conduzione ossea : allora la funzione di amplificazione ossiculare intatta mentre la percezione nervosa calata, quindi la sordit sensoriale o neuorgena.

EQUILIBRIO : EQUILIBRIO : senso che rileva lorientamento dellasse della testa nello spazio e laccelerazione lineare o angolare dinamica alla quale sottoposta, con il fine di stabilizzare lasse corporeo in condizioni statiche equilibrio statico in condizioni dinamiche equilibrio dinamico e di mantenere fisso il punto della visione riflesso vestibolo-oculare. ANATOMIA FUNZIONALE DEL LABIRINTO (continuazione della parte delludito) : Canali semicircolari : sono 3 strutture ossee cilindriche conformate a ferro di cavallo canali semicircolari del labirinto osseo contenenti al proprio interno una struttura cilindrica simile ma membranosa immersa nella perilinfa labirinto membranoso orientate ciascuna con il proprio piano maggiore su uno sei 3 piani del corpo sagittale, frontale, orizzontale e caratterizzate da una terminazione espansa ampolla allinterno della quale vi una struttura recettiva cresta ampollare composta da un insieme di cellule ciliate, con stereociglia apicali immerse in una membrana gelatinosa che tappa trasversalmente lampolla cupola e basi in stretto contatto con le fibre afferenti dei neuroni sensitivi primari bipolari oppositopolari dei nuclei vestibolari. Canale semicircolare laterale : orientato in modo da essere parallelo al piano orizzontale solo a testa inclinata di 30 in avanti; possiede la funzione di rilevare i movimento rotatori imperniati sullasse del collo. Canale semicircolare anteriore : canale con piano maggiore orientato lungo lasse sagittale ma lievemente ruotato in avanti e inclinato lateralmente di 45 ; possiede la funzione di rilevare i movimenti di rotazione verticale della testa. Canale semicircolare posteriore : canale con piano maggiore orientato lungo lasse coronario, ma lievemente inclinato indietro e ruotato lateralmente di 45

Utricolo e sacculo : sono 2 strutture ossee sacciformi poste al centro del labirinto osseo, contenenti altre 2 strutture membranose ad esse equivalenti ma immerse in perilinfa e riempite di endolinfa proveniente dallo stesso canale medio della coclea con in quale comunicano; e contenenti sul fondo dellutricolo e sulla parete semiverticale del sacculo un organo recettoriale specializzato macula o organo otolitico composto da una membrana basale di cellule ciliate sensitive sorrette da cellule di sostegno, possedenti stereociglia apicali immerse in una membrana gelatinosa membrana otolitica contenente piccoli cristalli di carbonato di calcio di 3-19mm di lunghezza otoliti o otoconi a densit maggiore di quella dellacqua; e con basi cellulari in rapporto con i dendriti afferenti dei neuroni sensitivi bipolari oppositopolari dei gangli vestibolari. Utricolo : orientato orizzontalmente Macula dellutricolo : organello che giace sul pavimento dellutricolo con un orientamento orizzontale che ha il compito di rilevare le acceleazioni gravitazionarie dirette lungo lasse del corpo. Sacculo : orientato verticalmente Macula del sacculo : organello posto sulla parete mediale del sacculo, con un orientamento verticale, possedente il compito di rilevare le accelerazioni gravitaizonarie dirette quando di distesi.

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CELLULE CIGLIATE SENSITIVE DEL LABIRINTO : vere cellule recettrici del senso dellequilibrio, lievemente differenti dalle cellule cigliate uditive e suddivisibili in cellule di tipo I a forma di fiasco e cellule di tipo II a forma di cilindro, caratterizzate da una superficie basale effettuante sinapsi glutamatergica eccitatoria con i neuroni sensitivi primari e ricevente sinapsi CGRP inibitorie dal sistema reticolare, e da una superficie apicale dalla quale diparte un chinociglio dallorientamento spaziale spazializzato attorno al quale si si dispongono ad esagono le altre stereociglia con lunghezza degradante ma orientate come i chinociglio. Funzionamento della cellula cigiliata vestibolare : questa cellula presenta un potenziale di membrana, a riposo, di 60mV, in grado di attivare una frequenza tonica basale di scaricamento sinaptico di 100 Hz, in grado di essere incrementata dalla depolarizzazione indotta dallavvicinamento delle stereociglia al chinociglio o essere decrementata dalla iperpolarizzaizone indotta dallallontanamento della streociglia dal chinociglio Orientamento del chinociglio e funzione recettoriale : il chinociglio delle cellule cigliate vestibolare orientato in modo da massimizzare la rilevazione sensitiva per il quale finalizzato. Ampolle : nelle ampolle le chinociglia delle cellule sono orientate tutte verso la stessa direzione, in modo da amplificare la segnalazione del sistema; inoltre, sono orientate specularmente nei canali laterali di destra e sinistra al di produrre un segnale discorde durante una medesima accelerazione angolare. Utricolo : nellutricolo le chinociglia sono orientate in tutte le direzioni al fine di percepire tutte accelerazioni lineari lungo vari assi dinclinazione e quindi di percepire lorientamento dine dellasse della testa nello spazio.

MECCANICA DI RISPOSTA ALLACCELERAZIONE ANGOLARE DELLE CRESTE AMPOLLARI : siccome le chinociglia delle ampolle di canali semicircolari dei due lati sono orientate in modo speculare per sipondere in modo discorde alla medesima accelerazione angolare (direzione di rotazione del capo) il tronco encefalico in grado di rilevare unaccelerazione angolare in una direzione tramite contemporanea attivazione e disattivazione delle ampolle controlaterali. Deformazione della cresta ampollare dentro lampolla : genericamente generata da una accelerazione angolare del canale semicircolare nel verso opposto allampolla o da una decelerazione nel verso dellampolla , sul suo stesso piano, causante una flessione delle stereociglia delle cellule cigliate della cresta ampollare dentro allampolla, con generazione di una depolarizzazione delle cellule ciliate e quindi una scarica nei neuroni primari innervanti le creste. Deformazione della cresta ampollare fuori dallampolla : genericamente generata dal una accelerazione angolare del canale semicircolare nel verso dellampolla, o di una decelerazione del movimeno nel verso opposto, sul suo stesso piano, causante una flessione delle stereociglia delle cellule cigliate ampollari fuori dallampolla, con generazione di una iperpolarizzazione delle cellule ciliate e quindi di un silenziamento della trasmissione nervosa dei neuroni primari innervanti le creste.

1. Quando si ruota il capo di applica unaccelerazione angolare sui canali semicircolari orientati nelle componenti planari della rotazione; tuttavia, la massa dinerzia dellendolinfa causa un movimento relativo del liquido allinterno del canale semicircolare, causando la compressione verso ldella cresta ampollare nel canale semicircolare al lato della direzione rotazione ed una decompressione della cresta ampollare nel canale semicircolare opposto alla direzione di rotazione.

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2. Dopo qualche decimo di secondo lendolinfa acquista la velocit della rotazione angolare dei canali semicircolari in modo che la pressione positiva e negativa sulle creste ampollari si riduce in intensit e in 15-30 secondi le creste ampollari riprendono la loro disposizione di riposo 3. Quando di frena la rotazione del capo si applica una delerazione angolare sui canali cemicircolari orientati nelle componenti planari della rotazione, ma la massa dinerzia dellendolinfa continua il movimento relativo acquisito andando a causare decompressione sulla cresta ampollare del canale semicircolare al lato della rotazione e una compressione sulla cresta ampollare del canale semicircolare del lato opposto alla rotazione.

MECCANICA DI RISPOSTA ALLACCELERAZIONE LINEARE DELLE MACULE DEL SACCULO E DELLUTRICULO : essendo la membrana otolitica 3 o 4 volte pi densa dellendolinfa essa possiede una massa dinerzia ed una forza peso molto maggiore rispetto a quella dellendolinfa, questo la porta, in caso di accelerazione locomotiva o gravitazionale verso le cellule capellute sottostanti, ad esercitare una forza compressiva sulle ciglia sottostanti, causando una scarica tonica negli assoni che le innervano con frequenza pari allintensit della compressione e quindi dellaccelerazione. Inclinazione non omogenea delle chinociglia e precisione della rilevazione sacculare ed uticulare : essendo le chinociglia del saccculo e dellutriculo dirette in molteplici direzioni consentono di rilevare molteplici direzioni di spostamento della membrana otolitica rendendo il sacculo e lutricolo capaci di rilevare anche piccole variazioni della direzionalit di un accelerazione lineare.

Scarica tonica della macula dellutricolo : si avvia durante la posizione eretta del capo, per azione della accelerazione gravitazionale e per laccelerazione lineare di ascesa e di discesa, per azione dellinerzia della membrana otolitica. Scarica tonica della macula del sacculo : si avvia durante la posizione distesa del capo, per azione dellaccelerazione gravitazionale e per accelerazione lineare sagittale del corpo, per azione dellinerzia della membrana otolitica.

GANGLIO VESTIBOLARE : viene composto da un insieme di 19000 neuroni bipolari oppositopolari che da ciascun lato innervano creste e macule originanti assoni centripeti scorrenti allinterno del nervo statoacustico per andare a terminare ai nuclei vestibolari quadripartiti omolaterali o direttamente al lobo flocculonodulare del cervelletto. Fibre dai canali semicircolari : proiettano principalmente al nucleo vestibolare superiore e mediale proiettando tramite fascicolo longitudinale mediale ai nuclei dei nervi oculari,al talamo e alla corteccia somatosensoriale Fibre dal sacculo e dallutriculo : proiettano principalmente al nucleo laterale che invia tramite fascicoli vestibolospinali (anteriori-laterali) ai nuclei motori del midollo spinale, oppure tramite peduncoli cerebellari inferiori al lobo flocculonodulare del cervelletto, grazie alla via reticolae ascendente ai nuclei del sistema reticolare mesencefalicog e tramite il fascicolo longitudinale mediale al talamo e alla corteccia somatosensoriale MANZANZA DI UN AREA CORTICALE DEDICATA ALLA COSCIENZA DELLEQUILIBRIO E DELLA POSIZIONE : tutti i segnali vestibolari, tramite talamo, terminano indistintamente sulla corteccia somatosensoriale, andandosi ad integrare con tutti gli altri segnali del corpo (propriocettivi e tattili) REGOLAZIONE RETICOLARE DELLO STATO DI ATTIVITA DEL VESTIBOLO : essendo le fibre vestibolari in grado di attivare la corteccia proiettando sul sistema reticolare attivatore mesencefalico, devono poter essere silenziati per

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favorire la disattivazione corticale nel sonno; questo processo viene eseguito dallo stesso sistema reticolare attivatore tramite delle fibre afferenti inibitorie CGRP che vanno a modulare la funzione delle cellule ciliate. FUNZIONI MEDIATE DALLA STIMOLAZIONE DEL SACCULO E DELLUTRICOLO : Coscienza della posizione nello spazio e dellaccelerazione : funzione mediata dallintegrazione dei segnali del nucleo vestibolare laterale alla corteccia somatosensoriale. nucleo vestibolare fascicolo longitudinale mediale talamo (bilaterale) corteccia somatoestetica (bilaterale)

Mantenimento dellequilibrio statico : siccome le cellule ciliate delle macule del sacculo e dellutricolo sono orientate lungo differenti assi incidenti contro la membrana otolitica esse permettono la rilevazione anche di minime inclinazioni dellasse della testa e del corpo in quasi tutte le direzionim causando, tramite azione sui nuclei vestibolari e sulle olive inferiori, riflessi nervosi tali da mantenere efficacemente lorientamento testa-corpo e corpo- suolo. Nucleo vestibolare peduncolo cerebellare inferiore lobo flocculonodulare (omolaterale) Nucleo vestibolare fasci vestibolo-spinali nuclei motori del midollo spinale (bilaterale)

Mantenimento dellequilibrio dinamico : unaccelerazione lineare del sacculo e dellutricolo provocata dallaccelerazione della corsa, produce unaccelerazione relativa delle membrane otolitiche contro le cellule cigliate, generante un riflesso stimolante linclinazione del corpo verso la direzione dellaccelerazione sino a riportare lasse di accelerazione della membrana otolitica perfettamente perpendicolare alle cellule ciliate . Nucleo vestibolare peduncolo cerebellare inferiore lobo flocculonodulare (omolaterale) Nucleo vestibolare fasci vestibolo-spinali nuclei motori del midollo spinale (bilaterale)

Durata del riflesso di accelerazione lineare : una volta che il corpo ha acquisito una velocit costante, il riflesso cala per diminuzione della pressione delle membrane otolitiche, portando il corpo in posizione quasi verticale. FUNZIONI MEDIATE DALLA STIMOLAZIONE DEI CANALI SEMICIRCOLARI : Coscienza del movimento nello spazio : funzione mediata dallintegrazione dei segnali del nucleo vestibolare mediale e superiore alla corteccia somatosensoriale. nucleo vestibolare fascicolo longitudinale mediale talamo (bilaterale) corteccia somatoestetica (bilaterale)

Riflesso vestibolo-oculare : funzione che mi permette di mantenere la vista su di un punto fisso nello spazio indipendentemente dal movimento della testa tramite una velocissima integrazione sottocorticale nel cervelletto, delle informazioni vestibolari preintegrate nei nuclei vestibolari e delle informazioni visive preintegrate nel nucleo pretettale, poi reinviate ai nuclei vestibolari che, grazie al fascicolo longitudinale mediale, collegato ai nuclei dei nervi oculari del tronco vanno ad controllare direttamente il movimento dei muscoli oculari nucleo vestibolare peduncolo cerebellare inferiore corteccia cerebellare (integrazione con i segnali visivi pretettatli) peduncolo cerebellare infeirore nucleo vestibolare fascicolo longitudinale mediale nuclei dei nervi oculari (bilaterali)

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VISTA ANATOMIA FUNZIONALE DELLOCCHIO : Involucro esterno dellocchio : locchio composto da un involucro esterno sclera che anteriormente diviene perfettamente trasparente a formare una lente concava cornea e sulla sua faccia interna contiene uno strato altamente vascolarizzato di arterie nutritive per locchio coroide sopra si 2/3 posteriori della quale vi si appoggia lo strato sensitivo principale retina. Cristallino : lente convessa altamente trasparente e deformabile, posta dietro alla cornea separandosi da essa mediante una camera camera anteriore riempita di umor acqueo, e mediante liride, collegato con i propri margini al margine anteriore inspessito della corioide corpo ciliare tramite un legamento anulare zonula o legamento del cristallino che lo collega meccanicamente ai muscoli ciliari presenti allinterno del corpo ciliare. Iride : una membrana opaca e pigmentata a seconda della persona, disposta attorno alla pupilla per delimitarla, contenente muscoli costrittori o dilatatori della pupilla in grado di aumentare o diminuire la quantit di luce in ingresso nella camera oculare. Umor vitreo : gel di consistenza gelatinosa, e molto trasparente, che riempie la camera dellocchio ponendosi tra retina e lente del cristallino. Umor acqueo : liquido limpido e molto trasparente, prodotto dal corpo ciliare per diffusione e trasporto attivo, che riempie la camera anteriore dellocchio sino ad essere riassorbito dalla rete trabecolare del canale dello Schlemm posto tra iride e cornea. STRUTTURA ISTOLOGICA DELLA RETINA : la retina una membrana disposta sopra a tutta la corioide del fondo oculare sino ai margini dei corpi ciliari, separata dalla prima da una membrana membrana di Butch formata uno strato esterno di cellule gliari del Muller membrana limitante esterna ed uno pi interno composto da cellule epiteliali pigmentate, separata dallumor vitreo da una seconda membrana di cellule gliari del Muller membrana limitante interna e composta al proprio interno da una successione di 3 strati di corpi cellulari fittamente ammassati nucleare esterno, nucleare interno (o delle cellule bipolari) e delle cellule gangliari separati fra loro da due strati plessiformi di assoni e dendriti - strato plessiforme interno e strato plessiforme esterno sulla quale superficie interna scorrono vene e arteriole nutritizie (per i neuroni gangliari) provenienti dalla connessione cieca del nervo ottico con la retina papilla oculare. Irrorazione sanguigna della retina : mentre lo strato neurale irrorato dalle arterie della papilla ottica, lo strati di cellule recettoriali e irrorato dai vasi del coroide. Strati e distorsione della luce : il problema principale della retine possedere gli strati fotosensibili ricoperti da strati non recettivi di neuroni e vasi che devono essere attraversati necessariamente dalla luce per produrre un immagine; questi creano un segno nellimmagine percepita dal cervello, he poi viene cancellato dallintegrazione dello stesso. Struttura specifica della fovea : allinterno di una macchia pigmentata circolare al centro della retina macula lutea presente un infossamento circolare di 1,5mm di diametro (angolo visivo di 5) - fovea centralis caratterizzato da una porzione circolare ancora pi interna, di diametro tra 0,41 e 1,2 mm foveola composta da coni del diametro minimo di 0,8 um e caratterizzata da fattori che ne aumentano lacuit visiva fotopica : Coni molto densi, molto sottili e molto ricchi di pigmento Assenza totale di bastoncelli

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Vasi e neuroni sono al contorno e non ostacolano la luce Rapporto diretto verticale singolo cono singolo assone CELLULE DELLO STRATO NUCLEARE ESTERNO : sono le cellule disposte in posizione pi vicina possibile allepitelio pigmentato dellocchio. Fotorecettori della retina : cellule di tipo bastoncellare, suddivisibili in due tipologie bastoncelli e coni composte entrambe da un segmento esterno recettivo, derivato da un ciglio modificato e poggiante sullepitelio pigmentato, riempito da pile di sacculi membranari piatti (simili a quelli del Golgi) contenenti i composti chimici sensibili alla radiazione elettromagnetica e responsabili della trasduzione fotone-potenziale dazione, e da un segmento interno funzionale, rappresentante il coro cellulare vero e proprio e contenente numerosi mitocondri. Coni : sono i fotorecettori meno comuni dellocchio umano 6 milioni nella retina ma estremamente importanti nella percezione dei colori ce ne sono 3 tipi nei primati; essi possiedono un segmento esterno di forma conica, con sacculi formati da invaginaizoni della membrana plasmatica esterna, soggetti ad un processo di rciciclo pi diffuso che sembra iniziare in siti multipli del cono; ed un segmento interno molto pi grosso e voluminoso di quello dei bastincelli Azione dei coni : determinano una variazione del potenziale di membrana direttamente proporzionale alla differenza tra intensit massima percepita dai bastoncelli ed intensit incidente, hanno una percezione relativa dellintensit della luminosit; funzionano bene a modificazione della luminosit di fondo Bastoncelli : sono i fotorecettori pi comuni dellocchio umano 120 milioni nella retina ma estremamente importanti nella percezione dellintensit luminosa; essi possiedono un segmento esterno molto lungo e sottile, caratterizzato da sacculi formati da veri e propri compartimenti cellulari a se stanti, soggetti ad un processo di riciclo veloce tramite fagocitosi e neosintesi; e da un segmento interno un po pi sottile ma molto pi lungo. Azione dei bastoncelli : determina una variazione del potenziale di membrana direttamente proporzionale allintensit assoluta dello stimolo luminoso; in questo modo possono percepire lintensit assoluta della luminosit, funzionano bene nella percezione a bassa luminosit di fondo. Neuroni orizzontali o cellule H : interneuroni disposti sul piano di appoggio delle basi delle cellule recettoriali e specializzati nella conduzione orizzontale dinformazione tra i fotorecettori, agenti tramite sinapsi infilate tra estremit dei recettori e dendriti bipolari,in grado di sopprimere la comunicazione tra recettore e cellula bipolare inibizione laterale in modo da rendere pi nitida limmagine; sono disposti nello strato plessiforme esterno e mediano la formazione dellimmagine retinica secondaria. CELLULE DELLO STRATO NUCLEARE INTERNO : cellule occupanti lo strato intermedio della retina e finalizzate nella produzione dellimmagine secondaria della retina. Neuroni bipolari (neuroni sensitivi secondari) : sono 12 tipologie differenti di neuroni sensitivi secondari bipolari oppositopolari che mediano la connessione tra recettori e cellule gangliari, interpretandone parzialmente i dati, al fine di elaborare unimmagine secondaria della percezione visiva. Neuroni bipolari dei bastoncelli : essi contattano bastoncelli e coni nella misura di pi di uno per neurone bipolare. Neuroni bipolari dei coni (nani): neuroni bipolari presenti principalmente nella fovea umana e caratterizzati dal contatto con un solo cono per neurone bipolare

Cellule amacrine : sono 29 tipologie di grossi interneuroni multipolari, specializzati nella conduzione orizzontale dinformazione tra le cellule gangliari, in grado effettuare connessioni laterali nello strato plessiforme interno

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ponendo i propri terminali assonici nelle sinapsi tra assoni delle cellule bipolari e dendriti delle cellule gangliari ; esse sono contenute nello strato plessiforme interno e hanno la funzione di interpretare i movimenti ed i contorni. Connessioni reciproche delle cellule amacrine : la cellula amacrina riceve una sinapsi da un neurone bipolare e da una sinapsi inibitoria con il neurone bipolare di partenza; questa connessione ha la funzione di autolimitare feedback negativo leccitazione della stessa cellula amcrina al fine di interpretare meglio il movimento Connessioni in serie delle cellule amacrine : pi cellule amacrine che ricevono segnali dai neuroni bipolare effettuando una serie di sinapsi fra di loro, al fine di monitorare ed organizzare la percezione del movimento, per poi scaricarsi su cellule gangliari magocellulari responsabili nella spedizione alla corteccia del informazioni sul movimento.

Cellule gangliari (neuroni sensitivi terziari): sono neuroni di tipo cerebrale, multipolari, in grado di ricevere segnali da una o pi cellule bipolari e produrre un lungo assone centripeto che, scorrente in direzione nasale nello strato interno delle fibre del nervo ottico, va a fuoriuscire dalla retina mediante disco ottico andando a formare il nervo ottico verso il chiasma; queste cellule sono responsabili della formazione dellimmagine terziaria e dellinterpretazione dei colori e del movimento. Cellule gangliari nane o individuali o parvocellulari o X: cellule possedenti un solo dendrite collegato, tramite 1 o 2 cellule bipolari, ad un massimo di 2 coni, e responsabili dellelaborazione per sommazione e sottrazione del colore nei 3 canali; sono molto pi comuni nella macula e molto pi rade nella periferia retinica. Cellule gangliari diffuse o magnocellulari o Y e W: cellule possedenti una moltitudine di dendriti collegati, tramite molte cellula bipolari, con molti bastoncelli e molti coni, e responsabili dellelaborazione per sommazione e sottrazione del movimento e dei contorni degli oggetti; sono molto pi comuni allesterno della macula poich possiedono un grande campo recettoriale.

CELLULE FORMANTI MEMBRANE : Epitelio pigmentato della retina : lo strato della retina appoggiato direttamente sulla corioide mediante lamina limitante esterna, e composto da un epitelio di tipo pavimentoso semplice, caratterizzato da una pigmentazione melaninica in grado di impedire la rinfrazione della luce nuovamente allinterno dei recettori luminosi, in modo da rendere pi nitide le immagini, e dalla capacit di impregnarsi e stoccare vitamina A (utile nella funzione dei fotorecettori) Cellule del muller :sono cellule tipo gliare con funzione protettiva per la retina disposte in modo da attraversare completamente lo spessore della retina e da formare, con i propri pseudopodi esterni, due strati comprendenti la retina internamente ed esternamente come un sandwitch - membrana limitante interna, membrana limitante esterna. FORMAZIONE FISICA DELLIMMAGINE SULLA RETINA : FORMAZIONE DI UNIMMAGINE NELLOCCHIO : nellocchio sono presenti 3 superfici di rinfrazione che deviano i raggi luminosi : la superficie anteriore della cornea (pi denso dellaria), la superficie anteriore del cristallino (pi denso dellumor acqueo) ed il passaggio tra cristallino e umor vitreo (meno denso di questultimo) Modello dellocchio ridotto si suppone che tutta la rifrazione dellimmagine avvenga, invece che su ogni superficie di cornea e cristallino, su un'unica lente immaginaria (comprendente sia cornea che cristallino) con superficie anteriore corrispondente a quella della cornea, raggio di curvatura di 5mm e centro di curvatura corrispondente al centro ottico situato 15 mm davanti alla retina in modo da porre i fuoco principale dellimmagine (allinfinito) sulla superficie retinica.

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Fuoco principale sulla superficie retinica : limportanza di avere il fuoco principale sulla superficie retinica in condizioni di cristallino rilasciato (ed assenza di patologie di deformazione oculare)consente di focalizzare direttamente sulla retina i singoli oggetti pi distanti di 6 m senza sforzo da parte del cristallino.

Angolo visivo AnB : angolo avente come fulcro il centro ottico e sotteso tra il piano orizzontale dellocchio e la linea passante per il punto pi elevato delloggetto osservato; nellocchio, sulla retina, spazza laltezza (capovolta) delloggetto che, quindi, pu essere calcolata in base alla tangente dellangolo visivo per la distanza delloggetto dal centro ottico. Percezione della lontananza : quando unoggetto si allontana allesterno dellocchio si ha un aumento della sua distanza ma una costanza della sua altezza, la tangente dellangolo visivo (e quindi langolo stesso) si riduce; allinterno dellocchio, per, siccome la distanza tra centro ottico e retina (proiezione delloggetto sulla retina) costante, allora la diminuzione della tangente dellangolo visivo deve essere bilanciata dalla diminuzione dellaltezza (dimensioni) delloggetto proiettato sulla retina.

Percezione del sotto e del sopra : sino dalla nascita il cervello umano percepisce dome sopra tutte le immagini retinice proiettate sulla met inferiore della retina e percepisce come sotto tutte le immagini proiettate sulla met superiore della retina; questo dovuto alla inversione simmetrica delle immagini al centro ottico della cornea.

Formazione dellimmagine a diverse distanze della stessa dallocchio (funzione della pupilla) : Emmetropia : condizione tipica dellocchio normale e sano, dove tutte le diverse strutture rinfrangenti sono disposte e conformate in modo tale che, anche a cristallino completamente a riposo, i raggi di un oggetto allinfinito (pi distante di 6 metri) sono focalizzati sulla superficie della retina (che si trova perfettamente al secondo fuoco delle lenti composite dellocchio) Appiattimento del cristallino nellemmetropia : durante lemmetropia la forza di ritorno elastico del legamento anulare del cristallino, teso tra capsula del cristallino e corpo ciliare, tende la membrana anteriore e posteriore della capsula del cristallino appiattendolo (vista la sua elevata elasticit e morbidezza) e riducendo la sua convessit in condizioni di riposo. Accomodamento: Visione di oggetti pi vicini di 6 metri (riflesso di risposta allavvicinamento) : siccome al cristallino giungono raggi divergenti e la dia convessit a riposo del cristallino fa cadere il punto focale dietro alla retina allora il cristallino deve variare la propria convessit accorciare il punto focale sulla retina gli occhi devono convergere per puntare la fovea sul medesimo punto e la pupilla deve essere pi stretta per focalizzare limmagine . Ovalizzazione della superficie anteriore nellaccomodazione : durante il processo di accomodazione avviene una contrazione delle fibre longitudinali del muscolo ciliare, responsabili dellavanzamento del corpo ciliare verso la cornea provocando un restringimento del diametro interno dellanello del corpo ciliare; questo porta ad una diminuita tensione nei legamento anulare e, automaticamente, della membrana anteriore della capsula del cristallino (quella posteriore rimane tesa) provocando un aumento della convessit della superficie anteriore della lente del cristallino; questo processo, inoltre, attiva le fibre a sfintere del muscolo ciliare provocando una compressione attiva dei lati del cristallino massimizzandone lovalizzazione.

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Punto prossimo dellocchio : minima distanza possibile di un oggetto dallocchio al quale tale oggetto pu ancora essere osservato distintamente supponendo la massima accomodazione possibile dellocchio. Perdita di plasticit del cristallino e spostamento del punto prossimo : durante linvecchiamento sia per perdita di plasticit del cristallino, che per irrigidimento della sua capsula che per atrofia del muscolo ciliare si ha una perdita progressiva della massima convessit di accomodamento, lentamente sino ai 20anni, molto rapidamente sino ai 40anni e molto lentamente dai 50 in poi, con la perdita totale della capacit di accomodamento a 60anni e slittamento del punto prossimo a 85cm.

Punto remoto dellocchio : massima distanza di un oggetto dallocchio alla quale sia ancora necessario il riflesso di accomodamento del cristallino, quindi il punto oltre il quale si ha loggetto allinfinito nellocchio sano 6m. FUNZIONI DELLIRIDE : liride esplica la sua funzione variando il diametro del foro dingresso della luce nella camera oculare pupilla e quindi, grazie alla sua natura altamente pigmentata, riducendo la quantit di raggi di luce passanti per il centro ottico e riducendo il diametro dellimmagine sulla retina. Funzione delliride nella risposta allavvicinamento : quando si fissa un oggetto molto vicino, la sua immagine proiettata tende ad ingrandirsi di molto permettendo ad alcuni suoi punti di proiettarsi oltre il raggio di curvatura della retina e ad alcuni raggi di passare per punti laterali distorti del cristallino; la riduzione del diametro della pupilla quindi aumenta langolo visivo, facendo avanzare il centro ottico, in modo da allungare la distanza focale riducendo la dimesione dellimmagine (che rientra nella retina)massimizzando quindi il limiti visibili delloggetto e va ad escludere il passaggio di raggi da porzioni laterale e distorte del cristallino permettendo la riduzione della distorsione dellimmagine. Riflesso alla luce della pupilla : variazione del diametro della pupilla con diversa intensit, velocit e permanenza a seconda della verso e dellintensit di variazione dellilluminazione dal suo valore normalmente riscontrato nellambiente. Riflesso diretto e consensuale dellocchio allaumento di illuminazione : riflesso parasimpatico estremamene veloce 3-4 s di costrizione del diametro pupillare con unintensit linearmente proporzionale alla variazione di luminosit e durata relativa al tempo di adattamento della retina al maggiore flusso fotonico (recettori alla melanocortina), capace di ridurre il diametro della pupilla sino a 3 mm. Circuito parasimpatico utilizzato : il segnale luminoso stimola i recettori non adattati alla melanocortina, questi inviano assoni tramite nervo ottico al corpo genicolato laterale, attraversandolo senza fare sinapsi per giungere tramite braccio quadrigemello superiore al tetto del mesencefalo dove viene integrato il segnale nervoso per poi inviare assoni eccitatori al nucleo di Edinger-Westphal che stimola tramite nervo oftalmico il muscolo costrittore delliride. Riflesso diretto e consensuale dellocchio alla diminuzione dellilluminazione : riflesso ortosimpatico e lento 15-20s di dilatazione del diametro pupillare, possedente un intensit linearmente proporzionale alla variazione di luminosit e durata relativa al tempo di adattamento della retina (recettori alla melanocortina) al maggiore flusso fotonico, capace di aumentare il diametro della pupilla sino a 7mm

ELABORAZIONE RETINICA-NEURALE DELLE FORME E DEI CONTORNI : MECCANISMO DELLA FOTOTRASDUZIONE : i sacculi del segmento esterno contenenti sulla propria membrana un pigmento sensibile alla luce rodopsina lievemente differente in sensibilit a seconda dei coni, ed un enzima in grado doi degradare il GMPc GMPc fosfodiesterasi - membrana plasmatica esterna, invece, contiene un canale transmembrana per il sodio GMPc ed una pompa eleterogenica Na/K ATPasi sempre attiva; quando le cellule recettrici percepiscono un fotone vanno ad iperpolarizzare la propria membrana. Soglia si sensibilit dei coni : i coni si attivano con lincidenza di 5 fotoni

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Soglia di sensibilit dei bastoncelli : i bastoncelli si attivano con lincidenza di 1 fotone

Rodopsina : recettore proteico per la visione cosciente, del tipo 7TM, componente il 90% delle proteine transmembrana dei sacculi nei bastoncelli e nei coni (ce ne sono 3 nei coni), caratterizzata da un peso di 40 KDa, possedente un nucleo interno legato tramite una lisina ad un retinale, orientato parallelamente alla membrana plasmatica, en una subinit trasmembrana associata ad una proteina G eterotrimerica trasducina o GT1 in grado di attivare una GMPc fosfodiesterasi trasmembrana dl sacculo. Retinale 1 : aldeide del composta alcolico retinolo o vitamina A, in grado di passare tramite stimolazione fotonica da una conformazione a minima energia 11-cis-retinale ad una conformazione stabile ad alta energia - tutto-trans-retinale causando un ambiamento conformazionale della rodopsina.

Rodopsina dei bastoncelli : va a rispondere a frequenze di 505 nm e possiede la trasducina G1t come intermediario. Opsina dei coni : i coni possiedono 3 opsine rispondenti a 3 frequenze donda 440, 535, 565 nm e possiede la trasducina G2t come intermediario. Melanopsina : recettore proteico per percezione reticolare della luminosit ambientale, correlato alla regolazione cicardiana del sonno, contenuto in pochi e sparsi recettori bastoncellari possedenti assoni diretti al nucleo soprachiasmatico e al nucleo genicolato laterale per il controllo dello stato di attivazione della corteccia e del diametro pupillare Condizione al buio : 1. 2. 3. 4. 5. La rodopsina rimane legata con l11 cis retinale La trasducina GDP si mantiene legata alla rodopsina Il GMPc non viene distrutto e mantene una concentrazione citoplasmatica elevata I canali Na+ GMPc dipendenti permangono nello stato aperto I il sodio pompato allesterno dalle Na/k ATPasi continua a rientrare nella cellula, mentre il potassio si accumula nel citoplasma. 6. La membrana plasmatica si iperpolarizza 7. Si ha liberazione continua di neurotrasmettitore si mantiene la depolarizzazione dei neuroni Condizione alla luce : 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. Un raggio di luce va ad incidere contro il retinale della rodopsina L11-cis retinale cambia conformazione in tutto trans retinale. La rodopsina cambia la propria conformazione molecolare la trasducina GDP va a scambiare GDP con il GTP e di stacca come trasducinaGTP attiva la trasducina GTP attiva va a legare ed attivare la GMPc fofodiesterasi la GMPc fosfodiesterasi attivata produce una diminuzione dei livelli di GMPc intracitosolici il Canale Na+ si chiude in assenza di GMPc interrompendo la cortocircuitazione del ritorno del sodio. La Na/K ATPasi va a produrre una depolarizzazione della membrana creando gradiente Na e K. Cessa la liberazione basale del neurotrasmettitore cessa la depolarizzazione dei neuroni 50% del tutto trans retinale viene riciclato dalla isomerasi retinica per essere ricaricato sulla rodopsina 50% dell11 cis retinale perso viene riprodotto e ricaricato dalla vitamina A

RISPOSTE ELETTRICHE ED ELABORAZIONE DEI NEURONI DELLA RETINA : le variazioni di potenziale dei fotorecettori retinici possono essere elaborate e trasmesse alla corteccia mediante due sistemi di raccolta ed integrazione :un sistema canalizzato e con poca integrazione orizzontale (parvocellulare), che invia segnali tipicamente foveali dalle cellule gangliari nane alla corteccia visiva, ed un sistema con molta integrazione orizzontale e convergenza (magnocellulare), che invia segnali tipicamente periferici dalle gangliari diffuse alla corteccia visiva; in entrambi i sistemi tuttavia, linterazione delle varie depolarizzazioni ed iperpolarizzazioni dei neuroni H, delle cellule bipolari si

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risolve nelle generazione di treni di potenziali dazione solamente nelle cellule gangliari ed amacrine, che mediano linformazione finale inviata ai corpi genicolati laterali ed alla corteccia. Sistema canalizzato o parvocellulare : sistema che raccoglie le informazioni solamente dai coni, tipico della fovea retinica, nel quale ogni cono possiede un neurone bipolare e gangliare X dedicato con una via nervosa diretta verso i neuroni corticali; questo sistema canalizza linformazione dei colori con campi recettoriali molto piccoli (minimi teorici) 1 cono 1 campo un neurone corticale Sistema convergente o magnocellulare : sistema che raccoglie le masse dimpulsi recettoriali dai bastoncelli e dai coni nel quale ogni neurone bipolare contatta molti recettori ed ogni cellula gangliare W e Y contatta molti neuroni bipolari; finalizzato allintegrazione delle informazione riguardanti movimento e contorni, permettendo reazione di integrazione e inibizione tra diverse cellula, ma costituendo campi recettoriali grandi (massimi teorici)

Risposta elettrica ed utilit della cellula bipolare (in relazione alle cellule H) : neurone bipolare non in grado di produrre potenziali dazione, ma in grado di variare il proprio potenziale di membrana, a seconda della propria tipologia di appartenenza, proporzionalmente allinformazione ricevuta dal suo campo rotondo di fotorecettori (con diametro 300um nella fovea e di 2mm nella periferia) caratterizzato da una struttura concentrica, dove al centro i fotorecettori sono direttamente collegati al neurone bipolare stimolando la variazione del potenziale di membrana in modo agonista, mentre alla periferia anulare i fotorecettori si collegano alla cellula bipolare tramite cellule H inibitorie, stimolando (se illuminati) la variazione antagonista del potenziale di membrana bipolare impedendo al contempo la stimolazione agonista del centro; questo sia per inibizione diretta cellule H-neurone bipolare sia per abolizione della comunicazione recettore-neurone bipolare. Cellule bipolari iperpolarizzanti : si iperpolarizzano se illumino il centro e di depolarizzano se illumino la preiferia Cellule bipolari depolarizzanti : si depolarizzano de illumino il centro e si iperpolarizzano se illumino la periferia.

Cellule H : la cellula H in interneurone di raccolta dei segnali dei coni e dei bastoncelli che non genera un potenziale dazione ma un potenziale di iperpolarizzazione continuo chiamato potenziale S dipendente direttamente dal grado dilluminazione bastoncelli e dalla saturazione della lunghezza donda coni - al fine di modulare la stimolazione dei bastoncelli e di filtrare la stimolazione dei coni. Filtrazione del colore dei coni : la cellula orizzontale se attivata da una particolare tipologia di cono permette di andare a inibire lo stesso cono attivato o il cono complementare esplicando una adattamento al tipo di luce colorata oppure una filtrazione della luce passante al neurone bipolare. Filtrazione del colore puro : quando vi unattivazione del canale M e L (rosso e verde) o quella del canale S (blu) la cellula H va ad inibire il canale complementare, rispettivamente S o Me L, al fine di far passare solo un canale per volta (quello pi stimolato) alle cellula gangliari. Adattamento al colore : quano vi una stimolazione prolungata del canale M/L o del canale S la cellula H va ad inibire il medesimo canale, diminuendo linibizione del canale complementare; in questo modi si ha un adattamento alla percezione dei colori anche un colore ambientale predominante. Aumento dellacuit dei neuroni bipolari: la cellula orizzontale se attivata dallaumentata stimolazine di tutti e tre i coni M, L e S e dei bastoncelli, nellanello antagonista del campo recettoriale del neurone bipolare, va a limitare lazione agonista di un eventuale illuminazione del centro del campo, permettendo una discriminazione maggiore delle illuminazioni parziali nel campo recettoriale del neuorne bipolare e quindi un aumentata acuit per i contorni..

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Attivit elettrica delle cellule amacrine : sono interneuroni in grado di produrre pochi picchi transitori di potenziale dazione nel proprio assone, in risposta ad una iperpolarizzazione della cellula bipolare (per illuminazione del centro nella bipolare iperpolarizzante e dellanello periferico nella bipolare depolarizzante) permettendo di integrare la variazione di risposta agonista nel tempo di pi neuroni bipolari separati (variazione di stimolazione di pi aree recettoriali) comunicando ai neuroni gangliari magnocellulari W e Y eventuali informazioni riguardanti il movimento di una fonte di luce sulla retina. Ricapitolando : Attivit elettrica dello strato plessiforme esterno (attivit parvocellulare): permette la distinzione di colori mediante una inibizione dei vari canali luminosi fra loro. Attivit elettrica dello strato plessiforme interno (attivit magnocellulare) : permette la distinzione delle differenze di contrasto, delle differenze dintensit e della variazione di posizione sulla retina (movimento)

ELABORAZIONE DEI CONTORNI E DEL MOVIMENTO DELLE CELLULE GANGLIARI W e Y : le cellule gangliari, tramite un meccanismo dinibizione laterale delleffetto dei recettori sulla cellula gangliare stessa e di una disposizione concentrica dei recettori agonisti ed antagonisti nel proprio campo recettivo permettono una maggiore percezione dei contrasti lineari o circolari (contorni) poich uno stimolo parziale del proprio campo recettivo varia di molto lattivit agonista o antagonista dela cellula gangliare mentre una sua illuminazione diffusa lascia invariata la sua attivit. Attivit elettrica e tono basale delle cellule gangliari : tutte le cellule gangliari comunicano con il cervello attraverso frequenze di potenziali dazione trasmessi lungo gli assoni del nervo ottico, con varia velocit di conduzione a seconda della cellula gangliare, mantenendo in assenza di stimolazione una frequenza di attivit di fondo di 5-40 cicli al secondo, responsabile, per alcuni, della percezione del nero in caso di non stimolazione. Imp : il fatto che anche il nero sia una percezione dimostrata dal fatto che il punto cieco della retina, o una privazione totale di un occhio, porta allassenza totale di percezione, persino di quella del nero. Campo recettivo della cellula gangliare e variazione dellattivit elettrica della cellula : il campo recettivo della cellula gangliare larea recettoriale della retina, con le quale si collega tramite neuroni bipolari, in grado di mediare due attivit antagoniste sulla frequenza di scarica basale delle cellule gangliari; esso costituito da un centro concentrico e da una periferia anulare possedenti due influenze antagoniste sulla frequenza della cellula gangliare per inibizione laterale. Stimolazione diffusa del campo recettivo : siccome il centro e la periferia antagoniste sono ugualmente stimolate allora leffetto del centro annulla leffetto della periferia sulla cellula gangliare mantenendo invariata la frequenza di scarica basale delle cellule gangliari. Stimolazione parziale del campo recettivo : si ha una variazione di frequenza basale della cellula gangliare direttamente proporzionale al rapporto tra larea agonista e larea antagonista illuminate. Illuminata maggiore area agonista : la cellula gangliare aumenta la propria frequenza di scarica Illuminata maggiore area antagonista : la cellula gangliare diminuisce la propria frequenza basale di scarica Cellule centro ON : cellule gangliari possedenti un centro agonista collegato tramite neuroni bipolari depolarizzanti o eccitatori ed una periferia anulare antagonista poich collegata tramite neuroni bipolari iperpolaizzanti o inibitori o poich collegata tramite cellule inibitorie orizzontali H ai neuroni bipolari depolarizzanti del centro

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Cellule centro OFF : cellule gangliari possedenti un centro antagonista collegato tramite neuroni bipolari iperpolarizzanti o inibitori o collegato tramite cellule inibitorie orizzontali H ai neuroni bipolari depolarizzanti della periferia ed una periferia anulare agonista collegata tramite neuroni bipolari depolarizzanti o eccitatori
Illuminazione Tipologia di cellula Centro ON Centro OFF Illuminazione del centro Aumento della frequenza Diminuzione della frequenza Illuminazione periferica Diminuzione della frequenza Aumento della frequenza

Variazione della grandezza dei campi recettoriali gangliari nelle varie porzioni retiniche : pi piccolo il campo recettoriale gangliare pi elevata la sua acuit visiva (risoluzione angolare) tuttavia la dimensione dei campi gangliari aumenta allaumentare della distanza dalla fovea da un minimo foveolare di 0,8um o il diametro di un solo cono ed un massimo periferico di 2mm ELABORAZIONE DEL COLORE : COLORE : sensazione proveniente dalla stimolazione della retina con varie lunghezze donda dello spettro visibile (scala cromatica) e dello spettro non visibile colore porpora Colori complementari : colori che sommati assieme mi danno il colore bianco Colori primari : sono colori che possono darmi qualsiasi colore dello spettro luminoso. Rosso : percepito come una tra 647 e 723 prevalentemente dai coni L Verde : percepito come una tra 492 e 575 prevalentemente dai coni M Bleu : percepito come una tra 455 e 492 prevalentemente dai coni S

DIFFERENZE DEI CONI PER I COLORI : nella retina sono presenti 3 tipologie di coni, identici per il meccanismo di trasduzione fotochimica del segnale ma possedenti 3 tipologie di rodopsine, varianti solamente per la tipologia dellaminoacido dedito alla legame del retinale, in grado di assorbire lo spettro luminoso in 3 finestre di lunghezza donda, ciascuna possedente una frequenza di massimo assorbimento. Coni L o large o rossi : assorbono in uno spettro di lunghezza donda da 460 a 680 nm con un picco massimo di assorbanza a 570 nm (arancione) Coni M o medium o verdi : assorbono in uno spettro di lunghezza donda da 440 a 620 nm con un picco massimo di assorbanza a 535 nm (verde) Coni S o short o bleu : assorbono in uno spettro di lunghezza donda da 400 a 530 nm con un picco massimo di assorbanza a 445nm (bleu)

Semistimolazione dei recettori a lunghezza donda non ottimale : una lunghezza donda differente da quella di massima stimolazione, a parit di intensit i luce, permette una stimolazione parziale dei recettori con un ipepolarizzazione lieve della loro membrama. TEORIE DELLINTERPRETAZIONE NERVOSA DEL COLORE : Teoria dei rapporti cromatici : la lunghezza donda di uno stimolo viene valutata in base al differente livello di attivit delle singole tipologie di coni ovvero, in base al rapporto della distanza della lunghezza donda incidente dalla lunghezza donda di stimolazione massima delle 3 tipologie di coni. Onda che stimola 99% L/42% M/0% S onda si tipo arancione Onda che stimola 83% L/83% M/0% S onda di tipo giallo Onda che stimola 31% L/67% M/36% S onda di tipo verde Onda che stimola 0% L/0% M/97% S onda di tipo bleu

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Teoria tricromica di Young-Helmholtz : linterpretazione corticale di una lunghezza donda avviene tramite lintegrazione nella corteccia visiva dellinformazione proveniente da 3 canali cromatici, i primi 2 dei quali R/V e B/G misurano, ciascuno, la prevalenza di uno dei due colori complementare (della coppia) ed lultimo dei quali C/S va a valutare il livello totale dei 3 colori complementari, ovvero il livello di bianco nellonda. ATTIVITA NERVOSA NELLINTERPRETAZIONE DEL COLORE : Percezione dei colori e ruolo delle cellule gangliari X : il nostro sistema nervoso centrale pecepisce una lunghezza donda sotto forma del differente livello dazione agonista di 2 cellule gangliari dedicate ad ogni canale cromatico (R/V) e (G/B-C/S) nelle quali la percezione del colore la risultante degli effetti contrastanti di due coni complementari scaricanti sulla stessa gangliare, ovvero della saturazione prevalente nellonda di uno dei 2 colori complementari del canale R/V e G/B , e la percezione della luminosit - C/S risultante dalla quantit di uguale saturazione dei 3 colori primari . Cellule gangliari del canale R/V : valutano se un onda pi rossa o pi verde ricevendo un segnale agonista dai coni L e antagonista dai coni M mediante due neuroni bipolari con polarizzazione tipica differente (uno iperpolarizzante ed uno depolarizzante) in modo da esaminare se una lunghezza donda tra rosso e verde in base al livelli di scarica agonista della cellula gangliare. Onda con tra verde e rosso : questonda genera, nei recettori, una differenza di potenziale di membrana inversamente proporzionale alla distanza in dalla lunghezza donda di massima risposta dei coni M e L. Polarizza pi i coni L ed attiva il neurone bipolare agonista onda pi verso il rosso e attivit gangliare agonista Polarizza i coni L = agli M e attiva entrambi i neuroni bipolari onda gialla (580nm) e attivit della cellula gangliare nulla Polarizza pi gli M ed attiva il neurone bipolare antagonista onda pi verso il verde e attivit della cellula gangliare pi antagonista Cellule gangliari del canale G/B e Chiaro/Scuro : esse ricevono un segnale agonista dai coni L e dai coni M (assieme), mentre segnale antagonista dai coni S mediante due neuroni bipolari con polarizzazione tipica differente, in modi da esaminare se una lunghezza donda tra giallo e blue in base al livelli di scarica agonista della cellula gangliare. Onda con tra blu ed il canale giallo (L/M) : questonda generer, nei recettori S e M/L, una differenza di potenziale di membrana inversamente proporzionale alla distanza di dalla lunghezza di massima risposta dei coni S e dei coni L/M Polarizza pi coni S e attiva il neurone bipolare antagonista onda pi verso il bleu e attivit gangliare antagonista. Polarizza i coni S = ai coni M/L e attiva il neurone agonista ed antagonista onda bianca e attivit nulla della cellula gangliare Polarizza pi i coni M/L e il neurone bipolare agonista onda pi verso il giallo e attivit gangliare agonista Porzione parvocellulare del nucleo genicolato laterale : elabora linformazione sul colore proveniente dalle cellile gangliari tramite il nervo ottico ed invia linformazione ai blob dello strato 2 e 3 e allo strato 4C profondo della corteccia visiva primaria sotto forma di 3 canali differenti :

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Canale rosso/verde : segnala la differenza tra lintensit di risposta dei coni L e M Canale blu/giallo : segnala la differenza tra lintensit di risposta dei coni S e M/L Canale della brillanza : segnala la luminosit tramite somma della risposta dei coni M/L e di alcuni bastoncelli.

Blob dello strato II e III : sono dei piccoli ammassi di neuroni ricchi di citocromoossidasi e relativamente cilindrici, dal diametro di 0,2mm, in grado di elaborare specificamente linformazione visiva sui colori, attivandosi a seconda della propria specificit, andando as inviare linformazione cromatica allarea V8 dove viene analizzata. ELABORAZIONE EXTRARETINICA DELLIMMAGINE VISIVA ED INVIO ALLA CORTECCIA : CELLULE GANGLIARI : le cellule gangliari sono 2 tipologie di neuroni profondamente differenti, e hanno la funzione di integrare il messaggio neurale delle cellule amacrine e bipolari, inviando informazioni ai corpi genicolati laterali secondo due canali con funzioni diversificate canale parvocellulare e canale magnocellulare. Cellule gangliari grandi o M (magnocellulari) : cellule in grado di ricevere il segnale orizzontale delle cellule amacrine relativo al movimento degli oggetti e verticale dai coni e dai bastoncelli, inviando informazioni sul movimento delle linee visive e sulla profondit alla porzione magnocellulare dei nuclei genicolati, formando la via magnocellulare. Cellule gangliari piccole o P (parvocellulari) : cellule in grado di ricevere il segnale verticale da coni e bastoncelli andando ad integrare ed inviare le informazioni sul colore, la luminosit e la definizione delle forme, tramite nervo ottico, alla porzione parvocellulare dei nuclei genicolati, formando una via parvocellulare.

NERVO OTTICO : nervo formato dalla riunione degli assoni delle cellule gangliari parvo e magnocellulari sul dischetto di emergenza dello stesso dalla retina disco ottico - posto a 15 di distanza dalla fovea sul lato nasale della retina punto cieco per emergere sucessivamente posteriormente alla sclera dellocchio, andando a terminare al chiasma ottico con il nervo ottico controlaterale. CHIASMA OTTICO : lamina quadrangolare di materia bianca posta caudoanteriormente al 3 ventricolo, caratterizzata dal passaggio al tratto ottico controlaterale della met nasale delle retine, e dal passaggio al tratto ottico ipsilaterale della met temporale delle due retine. TRATTI OTTICI : 2 fasci di fibre comprendenti i segnali dellemilato nasale della retina controlaterale ed i segnali dellemilato temporale della retina ipsilaterale, procedente attorno al mesencefalo, circondando la porzione pretettale donando fibre di melanopsina per la formazione reticolare andando a terminare al corpo genicolato ipsilaterale. CORPO GENICOLATI LATERALI : nuclei di neuroni talamici posti sopra al tratto ottico, suddivisibili ventro-lateralmente in 6 lamine di materia grigia, delle quali le 3 lamine pi esterne 3-6 - sono composti da neuroni di piccolo calibro porzione parvocellulare importanti nellelaborazione dei colori, dei contorni e della luminosit (via parvocellulare) e le 2 lamine pi interne 1 - 2 - sono composte da neuroni di grande calibro porzione magnocellulare importanti nellelaborazione del movimento, della profondit e dello sfarfallamento (via magnocellulare); i corpi genicolati laterali sono, quindi, un attivo centro di integrazione per quanto riguarda la profondit e la preintegrazione dei canali colorati. Somatotopia dei nuclei genicolati laterali : ogni lamina possiede una rappresentazione punto a punto delle singole unit recettoriali (gangliari) della retina (quindi dei singoli campi recettoriali) con una mappa retinotopica allineata ventro-lateralmente tra le varie lamine secondo un asse trasversale, e ricalcante con una simmetria posteroanteriore la simmetria fovea-periferia della retina, tuttavia, con una maggiore densit neuronale o grana neuronale dedicata fovea fattore dingrandimento genicolato.

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Area della fovea : occupa pi o meno l1/3 caudale del corpo genicolato (in tutte e 6 lamine) Area della periferia : occupa i 2/3 anteriori del corpo genicolato (in alcune lamine)

Afferenze ai nuclei genicolati : tali nuclei ricevono un 80-90 % delle afferenze dalla corteccia cerebrale stessa, medianti circuiti di feedback per il rilevamento della posizione e del movimento, ed un 10-20% solo di afferenze parvicellulari e magnocellulari dal nervo otticco ( e quindi dalla retina) Afferenze parvocellulari : afferenze che proiettano sulla mappa reinotopica punto a punto delle lamine pavocellulari tutti gli assoni del tratto ottico provenienti dalle cellule gangliari nane parvocellulari della retina omolatrale. Afferenze della met nasale della retina controlaterale : proiettano sullo strato 4 e 6 Afferenze della met temporale della retina ipsilaterale : proiettano sullo strato 3 e 5 Afferenze magnocellulari : afferenze che proiettano sulla mappa reinotopica punto a punto delle lamine magnocellulari tutti gli assoni del tratto ottico provenienti dalle cellule gangliari grandi, diffuse o magnocellulari della retina omolatrale. Afferenze dalla met nasale della retina controlaterale : proiettano sullo strato 1 Afferenze della met temporale della retina ipsilaterale : proiettano sullo strato 2 Efferenze dai nuclei genicolati laterali : vanno ad inviare informazioni perintegrate dallimmagine retinica secondo la via parvocellullare sullo strato 4c profondo e secondo la via magnocellulare sullo strato 4c superficialedella corteccia visiva tramite fascio genicolo-striato. Efferenze parvocelluari : trasmette tramite fascio genicolo-striatale le informazioni relative allinterpetazione del colore, allinterpretazione dei contorni e dellilluminazione allo strato corticale 4C profondo e alla regione interlaminare dei nuclei genicolati (che proietta ai blob del II e III strato della corteccia occipitale) Efferenze magnocellulari : efferenze che proiettano tramite fascio genicolo-striato le informazioni relative allinterpretazione del movimento, della profondit e dello sfarfallamento alla corteccia 4C superficiale. Efferenze dei nuclei interlaminari : efferenze che proiettano ai blob del II e III strato della corteccia occipitale le informazioni relative al colore suddiviso secondo i 3 canali primari R/V B/G Chiaro/scuro; tramite fascio genicolostriato

PROIEZIONI GENICOLOSTRIATE : fasci di fibre che dipartono dai nuclei genicolati laterali per continuare omolateralmente postero-cranialmente, abbracciando con una sezione semilunare la superficie laterale del ventricolo temporale ansa del meyer per poi separarsi in due fasci separati al livello del corno posteriore del ventricolo laterale, il primo passante superiormente al corno per portare la vista dell quadrante superiore dellemiretina omolaterale al labbro superiore della scissura calcarina, il secondo passante inferiormente e medialmente al corno per portare la vista del quadrante inferiore dellemiretina omolaterale al labbro inferiore della scissura calcarina. Somatotopia del fascio genicolo-calcarino nellansa del Meyer : presenta una sezione semilunare, con alla sua met craniale le fibre del quadrante craniale dellemiretina omolaterale, alla met caudale le fibre del quadrante caudale dellemiretina omolaterale, delle quali, la met pi al centro contiene i fasci delle

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cellule dellemimacula omolaterale, mentre, la met pi esterna contiene i fasci delle cellule dellemiperiferia omolaretale. Somatotopia del fascio genicolo-calcarino alla scissura calcarina : portandosi alle due labbra della scissura calcarina ruotano la loro somatotopia medio-cranio/posteriormente portandola su un asse anteroposteriore, in modo che i fasci terminanti sulla porzione posteriore (pi ampia) delle labbra portino le informazioni delle macule, mentre i fasci terminanti sulla porzione anteriore (pi piccola ed esterna) delle labbra portino le informazioni della periferia.

CORTECCIA OCCIPITALE VISIVA PRIMARIA : nastro di corteccia cerebrale situato sulla faccia mediale del lobo occipitale, componendo le labbra della scissura calcarina e ricevente le afferenze dirette genicolo-calcarine dai nuceli genicolati ipsilaterali, composta istologicamente da 6 strati di materia grigia dei quali, il IV strato, con un a densit di granuli sensitivi estremamente alta grana della retina viene suddiviso orizzontalmente dal passaggio di una spessa Stria del Gennari in uno strato pi esterno 4 superficiale o parvocellulare raccogliente le afferenze della via parvocellulare, ed uno sstrato pi intern 4profondo o magnocellulare raccogliente le afferenze della via manocellulare; mentre il II e III strato , viene caratterizzato da clusters di neuroni di diametro 0,2 mm, ricchi di citocromo ossidasi blob riceventi afferenze parvocellulari dai nuclei genicolati laterali medianti i singoli canali del colore. Imp : la corteccia visiva primaria presenta la capacit diseparare le afferenze retiniche sul colore da quelle relative al movimento ed ai contorni, tramite la scomposizione del mondo in un insieme di linee a vario orientamento. Retinotopia della corteccia visiva primaria o area 17 di Brodmann : la corteccia visiva primaria possiede una rappresentazione a mappa retinotopica punto a punto, con proiezione singoli campi recettoriali gangliari (nella fovea corrispondenti anche ad un solo cono) su uno o anche pi neuroni corticali fattore dingrandimento, caratterizzata dalla raccolta di tutte le informazioni del quadrante superiore dellemiretina omolaterale sul labbro superiore della scissura e dalla raccolta di tutte le informazioni del quadrante inferiore dellemiretina omolaterale sul labbro inferiore della scissura, dimostrando, ulteriormente, una simmetria maculo-periferia intraquadrante corrispondente alla simmetria posterio-anteriore intralabiale, ovvero, una macula rappresentata in unarea molto grande della porzione posteriore delle labbra ed una periferia rappresentata in un area molto piccola della porzione anteriore delle labbra. Imp : da notare come la somatotopia postero-anteriore della simmetria macula-periferia sia ricalcalnte la realt del posizionamento corporeo; la macula, infatti, sta in una posizione centroposteriore rispetto alla periferia della retina. Fattore dingrandimento e aumento dellacuit visiva nella corteccia : la grana molto fine ella corteccia visiva primaria, cos come lo erano state le lamine dei corpi genicolati laterali, consente una maggiore densit neuronale per area recettiva rispetto alla sua stessa densit recettoriale retinica; questo permette la corrispondenza di pi di un neurone per singolo recettore, che, tramite successivi fenomeni di sommazione ed inibizione laterale degli impulsi gangliari, consente di ridurre le distorsioni delle immagini per imperfezioni di diffrazione e diffusione dellocchio, ed una acuit visiva superiore a quella del minimo diametro possibile dei recettori (2 darco invece che 23) Teoria della colonne dorientamento : ogni determinata area recettoriale retinica di una cellula gangliare corrisponde, sullo strato IV della corteccia visiva primaria, ad un insieme di tanti cilindretti verticali di diametro 1mm, ogniuno dei quali composto da una colonna di neuroni semplici e complessi in grado di rilevare solo stimoli lineari con lo stesso orientamento che tuttavia differisce da cilindretto in cilindretto di circa 5-10 dinclinazione, dotando la medesima area recettoriale gangliare di cilindretti coprenti tutti i 360 di orientamento di una linea ; in questo modo a seconda dei cilindretti attivi nel tempo ad uno stesso stimoli lineare di un area recettoriale corticale, il cervello pu risalire al suo orientamento e al suo spostamento.

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Imp : tutti i neuroni corticali possedenti un campo recettoriale in grado di fargli rilevare delle differenze di orientamento delle linee possono essere detti rivelatori di caratteristiche. Neuroni corticali semplici : singoli neuroni presenti nel IV strato profondo della corteccia visiva primaria e possedenti un campo recettoriale conformato ad ellisse con asse maggiore orientato spazialmente e suddiviso concentricamente o asimmetricamente in un area agonista ed in unarea antagonista, conformate in modo fa separarsi fra loro con linee parallele allasse maggiore dellellisse, capaci di rispondere diversamente a stimoli lineari di contorni di oggetti proiettati sulla retina, a seconda della posizione e della variazione di orientmento nel tempo, in modo condizionato allasse maggiore dellellisse. Neuroni a campo simmetrico e concentrico : possiedono un centro agonista bastoncellare interno una periferia antagonista ellittica, con linee di separazione tra i due campi paralleli allasse maggiore dellellisse. Neuroni a campo assimmetrico : possiedono un area agonista ed un area antagonista allungate e separate da una linea di separazione parallela allasse maggiore dellellisse. Formazione del campo recettivo del neurone semplice : supponendo un insieme di neuroni CGL possedenti aree recettive circolari con centri agonisti molto piccoli e periferie antagoniste molto ampie e, supponendo che questi siano allineati lungo una stessa linea retta, allora il neurone corticale demplice che li raccoglie possieder una colonna centrale con la massima area agonista e la minima area antagonista e due colonne periferiche ad essa parallele con la massima area antagonista ed una nulla area agonista Rilevamento dellorientamento dei contorni : leffetto dellorientamento e la posizione di una stimolazione lineare sul campo recettoriale di un neurone semplice simmetrico varia a seconda del rapporto fra area agonista ed area antagonista stimolate dallimpulso luminoso; e quindi, a seconda della posizione che la barra occupa sullasse minore ed a seconda dellinclinazione rispetto allasse maggiore dellellisse (di orientamento) o Effetto agonista centrale massimo : la barra luminosa perfettamente sovrapposta e coincidente alla colonna centrale agonista. Effetto antagonista periferico massimo : la barra luminosa perfettamente sovrapposta e coincidente ad una delle due colonne antagoniste, oppure perpendicolare alla colonna agonista centrale.

Rilevamento del movimento del neurone semplice asimmetrico : un neurone semplice asimmetrico agonista, con campo recettoriale +\- o -\+ risponde nel tempo in modo differente a seconda della direzione e dellinclinazione di avvicinamento di una stimolazione lineare. o o Avvicinamento + - : si ha un picco di attivit agonista seguito poi da un minimo di attivit Avvicinamento - + : si ha un minimo di attivit seguito poi da un picco di attivit agonista.

Cellule complesse o neuroni complessi : neuroni singoli, presenti nel II e nel III strato, possedenti un campo recettivo ellissoidale con asse maggiore orientato, totalmente agonista e privo di aree antagoniste, che si connette alle cellule semplici della medesima colonna e del medesimo orientamento, rispondendo in modo generico a qualsiasi stimolo lineare attraversante la sua area, indipendentemente dalla sua posizione sullasse minore dellellisse, con un intensit agonista inversamente proporzionale allangolo tra lo stimolo e lasse maggiore. o Parallela allasse del campo : massimo stimolo agonista

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Perpendicolare allasse del campo : minimo stimolo agonista

Ruolo delle cellule complesse : permettono un rilevamento generico della presenza e dellentit dinclinazione di un singolo impulso lineare (linea o contorno) dimandando un analisi pi accurara alle cellule semplici del medesimo orientamento poste sotto di lui. Teoria delle colonne di dominanza : sono una successione di lamine, come avviene nei corpi genicolati laterali, fittamente accostate fra loro e, alternativamente, ciascuna dominata dalle afferenze di un solo occhio, composte dalle colonne di orientamento dei neuroni semplici nello strato 4 parvocellulare. CORTECCE CISIVE ACCESSORIE E SECONDARIE : aree che integrano parallelamente differenti aspetti della visione in modo da produrre una conoscenza dettagliata e cosciente dellambiente circostante, andando ad elaborare le 2 vie preintegrate uscenti dalla corteccia primaria. via dorsale o parietale : porta le informazioni sullanalisi del movimento via ventrale o temporale : porte le informazioni sullanalisi delle forme ed il riconoscimento dei volti.

Aree della corteccia secondaria o accessoria : Aree V2, V3, VP : progressiva elaborazione di campi visivi pi ampi Area V3A : elaborazione del movimento Area MT/V5 : elaborazione del controllo visivo del movimento+ Area Lo : riconoscimento dei grandi oggetti Area V8: interpretazione dei colori dallinformazione proveniente dai blob dello strato II e III.

ACUITA VISIVA E ADATTAMENTO ALLA LUMINOSITA : ACUITA VISIVA : il pi piccolo angolo visivo, sotteso tra il centro ottico egli assi di proiezione di due punti sulla retina al quale ancora possibile distinguere i due punti separatamente, tale caratteristica viene influenzata da fattori diottrici dei mezzi oculari, da fattori nervosi e dal fattori di illuminazione e saturazione ambientale. FATTORI DIOTTRICI : sono tutti quei fattori in grado di modificare la messa a fuoco del dettagli fisico sulla superficie della retina, mediante modifica della distanza focale, modifica della rifrazione delle lenti, modifica della diffrazione dellocchio, della trasparenza dei mezzi oculari della riflessione luminosa dellepitelio pigmentoso o della lunghezza dellocchio Triade di avvicinamento : serie di fenomeni avvenenti per consentire la messa fuoco di un medesimo punto distante meno di 6 metri dal centro ottico dei due occhi sulla fovea di entrambi gli occhi ed aumentanti con un intensit direttamente proporzionale allavvicinamento delloggetto stesso allocchio. Movimento di vergenza Movimento di adattamento del cristallino Costrizione pupillare

Difetti nella focalizzazione di un elemento sulla retina : Ipermetropia : un oggetto posto allinfinito viene focalizzato in un punto oltre la retina per via di una minore convessit del cristallino (per una sua e di elasticit) o per una minore lunghezza dellocchio Ipermetropia ed et : con laumentare dellet si pu verificare una certa ipermetropia per via dellincapacit del muscolo ciliare di costringere e di far avanzare il cristallino, che diviene via via pi rigido. Miopia : un oggetto posto allinfinito viene focalizzato in un punto davanti alla retina per via di una maggiore convessit del cristallino o per una maggiore lunghezza dellocchio

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Astigmatismo : condizione caratterizzata da un differente raggio di curatura del cristallino su un asse rispetto che in un altro asse, permettendo una differente distanza focale per due punti separati da un asse orizzontale rispetto a sue punti separati da un asse verticale.

FATTORI NERVOSI E RETINICI :lacuit visiva determinata dalla percezione propria dello stimolo da parte delle cellule gangliari per via di una variazione di composizione recettoriale e di convergenza dei segnali circolanti nella retina diviene massima al livello foveale, dove possibile distinguere una distanza minima di 25 darco ossia 2um di distanza sulla retina (due puntini distanti1,5-2mm a 10m di distanza) per poi decrescere a 2,5 di distanza ad un valore del 50%, a 7,5 di distanza ad un valore del 25% e, allestrema periferia ad un valore minimo dello 0,25% Risoluzione foveale della retina : nellarea di 2 dampiezza, corrispondenti a 1,5 mm di diametro, della fovea si risole tutta la risoluzione della retina.

Fenomeno di distinzione di due linee: due linee luminose separate da una sola striscia di coni , in ombra, anche se strasbordano illuminando parzialmente tale zona, sono ancora separabili fintantoch sia presenta una minima differenza dintensit luminosa - soglia incrementale tra la zona in ombra e le due linee. Soglia incrementale : minimo contrasto o differenza tra due luminosit differenti ancora rilevabile dal nostro sistema visivo. Soglia incrementale e inibizione laterale dei neuroni gangliari : i neuroni gangliari possiedono una straordinaria abilit nello sottrarre gli impulsi provenienti dai neuroni bipolari tramite inibizione laterale in modo da risaltare anche il minimo contrasto dintensit luminosa.

Variazione di grana della retina : Variazione della canalizzazione del segnale o grana retinica : nella porzione della fovea la grana retinica pi fine per via di una canalizzazione 1recettore 1 cellula gangliare della retina determinante un diametro minimo di 0,8um per area recettoriale gangliare (o assone di nervo ottico); man a mano che si avanza nella porzione periferica si ha un aumento delle afferenze di coni e bastoncelli per cellula gangliare con un aumento del diametro dellarea recettoriale sino a terminare ad una distanza di 10 in periferia in grana retinica grossa con diametro minimo delle aree recettoriali di 2 mm e una afferenza di oltre 250 recettori per cellula gangliare. Variazione della concentrazione di coni dalla fovea alla periferia : la fovea ha una densit estremamente elevata di coni 34000 coni in 1,2 mm di diametro di diametro molto piccolo che ne consente un elevata acuit visiva con luminosit superiore alla soglia dei coni, che diminuisce con lallontamento alla periferiag sino ad una densit di 5-6 coni ogni 100 um

ADATTAMENTO ALLA LUCE E ADATTAMENTO AL BUIO : Regolazione del diametro pupillare : tramite riflessi parasimpatici od ortosimpatici si puregolare la quantit di luce entrante dentro locchio tramite regolazione del diametro delliride. Modifica recettoriale della soglia assoluta : fenomeno molto lento ma molto intenso nel quale viene modificata la sogli assoluta dei recettori ovvero la minima quantit di fotoni necessari ad attivare un recettore Rapporto sbiancamento e rigenerazione : la variazione della velocit di sbiancamento della rodopsina, determinato dalla variazione di luminosit, rispetto alla velocit costante di rigenerazione della stessa determina il grado di sbiancamento retinico ovvero il grado di povert di rodopsina nei recettori.

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Modifica gangliare della soglia assoluta : fenomeno molto lento ma di piccola intensit nel quale viene modificatala soglia minima neuronale, ovvero la minima quantit di recettori necessari ad influenzare un neurone gangliare. Curva di adattamento al buio : progressiva diminuzione della soglia assoluta retinica di percezione della luminosit caratterizzata da un rapido iniziale aumento di 10 volte in 1 minuto, dato dalladattamento nervoso e dalladattamento dei coni, da un rallentamento intermedio a 10 minuti per terminazione delladattamento dei coni ed inizio delladattamento dei bastoncelli, un secondo rapido aumento di 6000 volte in 20 minuti, per adattamento dei bastoncelli, terminando ad un valore massimo di 25000 volte in 40 minuti. Curva delladattamento alla luce : fenomeno estremamente veloce, caratterizzato da processi chimici e nervosi, nel quale si ha la perdita della precedente sensibilit alla luce della retina con una velocit esponenzialmente degradante e tendente alla minima soglia di percezione entro 0,1s dallinizio.

DIFFERENTE SENSIBILITA AL BUIO DELLA FOVEA E DELLA PERIFERIA : sotto la soglia assoluta dei coni gli unici a percepire stimoli sono i bastoncelli quindi, avendo la fovea una nulla densit di bastoncelli, la acuit visiva notturna aumenta con laumento della distanza angolare dalla fovea, andando a superare la definizione dei coni alla visione con luce dopo i 30 di distanza. MOVIMENTI OCULARI : i movimenti oculari consentono di muovere lasse degli occhi secondo tre gradi di libert, tramite rotazioni del globo oculare attorno a 6 assi differenti asse visivo, asse frontale, asse verticale e 2 assi obliqui sul piano frontale (corrispondente al movimento dei muscoli obliqui) al fine di far cadere un punto delloggetto interessato dallattenzione, in un area ampia 100 di angolo visivo, allinterno della fovea della retina, e classificabili come : movimenti cogniugati o movimenti di convergenza. Movimento verso sinistra e verso destra hanno uguale ampiezza di 50 Movimento verso lalto di 40 ed il movimento verso il basso di 60 Innervazione dei muscoli oculare : il controllo dei muscoli oculari eseguito dai nuclei dei nervi oculari che per ogni direzione di movimento vanno ad eccitare lattivazione dei muscoli agonisti e ad inibire lazione dei muscoli antagonisti.

Movimenti di vergenza o convergenza : sono movimenti lenti ma con latenza breve 160ms - che permettono di variare langolo dincidenza tra gli assi visivi tramite movimento opposto degli occhi verso linterno o verso lesterno (solo sino ad assi ottici paralleli) per far coincidere la fovea dei due occhi sul medesimo punto osservato pi vicino di 6 metri o pi lontano di 6 metri (allinfinito) Movimenti di versione o coniugati : sono movimenti che permettono di spostare gli assi visivi del medesimo angolo e con la medesima direzione, tramite un movimento uguale degli occhi verso la stessa direzione, per spostare sul piano frontale il punto di coincidenza della fovea dei due occhi; il solo movimento se la distanza superiore ai 6 metri. Movimenti saccadici di fissazione : movimento veloce e spezzato, il pi veloce dellintero corpo, finalizzato a cambiare il punto nello spazio a fuoco sulla fovea di entrambi gli occhi; esso si presenta come volontario o semivolontario e preordinato : ossia possedente uno schema motorio predefinito nelle unit di scarica della sostanza reticolare truncale ma fatto partire da enagrammi volontari della corteccia motoria frontale o dalla corteccia involontaira occipitale. Latenza del movimento saccadico di fissazione : la scarica che precede un movimento saccadico ha un valore minimo di 200ms per saccadi di 5 mentre pu raggiungere un valore massimo di 240 per saccadi di 40

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Refrattariet del sistema saccadico : la saccade non pu essere modificata o interrotta durante il movimento e presenta un periodo refrattario lungo 200ms dopo il movimento durante il quale non pu essere avviata una nuova saccade. Velocit angolare della saccade : la velocit di una saccade direttamente proporzionale allampiezza dellangolo di rotazione, sino ad un valore di 700/s Precisione del movimento : la precisione di localizzazione del nuovo punto nella fovea inversamente proporzionale allampiezza di movimento oltre ai 15. Prima dei 15 : una saccade basta per centrare il fuoco del punto che svuole osservare nella fovea. Dopo i 15 : una saccade non basta per centrare il fuoco del punto che si vuole osservare nella fovea, ma e necessaria una nuova saccade Acuit visiva durante la saccade : lacuit visiva durante la saccade viene soppressa da un meccanismo centrale in modo da mandare al cervello solo brevi flash del movimento. Non necessit di un bersaglio : il movimento saccadico, in quando semivolontario o completamente volontario, non presenta la necessit di un bersaglio predeterminato ma pu essere eseguito puntando linfinito. Cotrollo discreto della saccade : limpulso di movimento delle saccadi preelaborato dal centri di scarica della sostanza reticolare truncale, che mantiene unelevata frequenza di scarica per tutta la saccade, la quale attiva dei unit toniche reticolari a scarica veloce che aumenta con la saccade, per comandare movimenti ad elevata ampiezza o centri reticolari tonici a scarica lenta che non aumenta con la saccade, per comanare i movimenti a bassa ampiezza. Imp : laumento della frequenza di scarica dei centri tonici veloci determinante per vincere la resistenza legamento-tissutale al movimento dellocchio nella cavit oculare. Stimolo alla saccade : presenza di uno spostamento istantaneo delloggetto. Movimento dinseguimento : movimenti lento e continuo dellocchio, di tipo involontario, finalizzato al mantenimento del fuoco di un punto in movimento relativo rispetto allocchio, continuamente focalizzato su entrambe le fovee. Latenza del movimento dinseguimento : la scarica che precede un mvimento dinseguimento possiede una latenza inversamente proporzionale alla velocit del bersaglio, con una latenza di 170 ms per bersagli a 5/s e di 140 ms per bersagli a 20/s Velocit angolare del movimento dindeguimento : presenta una velocit massima dnseguimento di 40-50 /s. Refrattariet del movimento dingesuimento : non presenta alcuna refrattariet ma un controllo basato sulla velocit delloggetto fissato dalla fovea. Precisione del movimento saccadico : presenta una precisione estremamente elevata

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Acuit visiva durante il movimento dindeguimento : quasi uguale a quella ad occhio fermo Necessita di un bersaglio Controllo continuo del movimento : o per via vestibolare o per via tettale necessita di una scarica continua di tipo tonico dei neuroni dei nuclei oculomotori. Stimolo al movimento : viene indotto dalla presenza di velocit relativa bersaglio-occhio Movimenti oculari composti da movimenti di vergenza e versione : sono in genere i movimenti di fissazione attraverso i quali cambiamo loggetto a fuoco sulla fovea di entrambi gli occhi o manteniamo a fuoco sulla fovea di entrambi gli occhi il medesimo punto in spostamento relativo rispetto allosservatore. Movimento saccadico di fissazione volontario: movimento per focalizzare al centro della fovea di entrambi gli occhi un punto interessato dallattenzione, composto da sole saccadi. Nistagmo optocinetico : movimento per aumentare il tempo di focalizzazione di un punto in movimento (meno di 40-50/s) al centro della fovea, composto da un primo movimento di inseguimento di un punto con saccade successiva al limitare del campo visivo per centrare lo sguardo su un altro punto. Nistagmo vestibolare : movimento per aumentare il tempo di focalizzazione di un punto fisso con movimento del capo (pi di 40-50/s) al centro della fovea, composto da un primo movimento dinseguimento nella direzione opposra al movimento della testa ed una successiva saccade per rifocalizzare il centro della vista.

TRIADE DI FISSAZIONE O DI AVVICINAMENTO : insieme di movimenti oculari finalizzati alla focalizzazione di un punto pi vicino di 6m allinterno della fovea di entrambi gli occhi; composto da accomodazione del cristallino, da costrizione della pupilla e da convergenza degli occhi. CAMPO VISIVO E VISIONE BINOCULARE : CAMPO VISIVO : la porzione di mondo esterno visibile secondo il cono visibile di un occhio che, virtualmente circolare ad occhio fuori dalla sua orbita, viene limitato medialmente dal naso, lateralmente dallosso temporale, inferiormente dallo zigomo e superiormente dal sopracciglio. NOTA MEDICA ! scotomi Punti ciechi mono o binoculari dati da processi patologici di degenerazione della retina o delle vie nervose centrali. VISIONE STEREOSCOPICA : fenomeno nel quale la superficie di un campo visivo coperta contemporaneamente da entrambi gli occhi viene scomposta in punti corrisposdenti , ossia in punti stimolanti porzioni pi o meno corrispondenti con unintensit pi o meno simile nelle due retine, poi fusi al livello corticale per dare una visione tridimensionale del mondo. NOTA MEDICA ! diplopia Immagine doppia per variazione dei punti corrispondenti che non cadono pi sullo stesso punto della retina. GUSTO : AROMA DI UN ALIMENTO : linterpretazione nella corteccia gustativa di tutte le afferenze trigeminali sensibilit tattile, sensibilit termica, sensibilit dolorifica olfattive e gustative vere e proprie in grado di suggerire al nostro

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cervello le caratteristiche organolettiche principali dellalimento, ossia suggerisci se tale nutrimento utile o dannoso partecipando al meccanismo di appagamento da nutrizione. Gradevolezza del mangiare e circuito di appagamento : latto del nutrirsi attiva numerosi centri di ricompensa del cervello nuclei tegmentali e corteccia prefrontale poich, essendo unlo strumento fondamentale per il mantenimento dellomeostasi del corpo, si evoluto come un processo piacevole, che da soddisfazione. AFFRENZE TRIGEMINALI : la valutazione trigeminale ha una valenza esclusivamente protettiva consentendo il monitoraggio della nocivit immediata degli alimenti introdotti in bocca; essa comprende una stimolaizone tattile, termica, e dolorifica di tutta la superficie del cavo orale e faringeo, integrata centralmente dalla corteccia somatosensitiva primaria del gusto. Sensazioni tattili : sono mediate dai recettori tattili posti nelle papille filiformi della lingua e mediano la sensazione di : Dimensione Consistenza Ruvidit Posizione nel cavo orale Astringenza : questa sensazione mediata dalla precipitazione della mucina salivare ad opera di molecole come tannini di frutta acerba o vino.

Sensazioni termiche : sono mediate da terminazioni libere sparse in tutto il cavo orale e ci fanno valutare la nocivit termica immediata degli alimenti Sensazioni dolorose o nocicettivit : queste sensazioni consentono di valutare le caratteristiche chimico-fisiche estremamente e palesemente dannose per lorganismo. Piccantezza : sensazione mediata dalla stimolazione diretta delle fibre dolorifiche trigeminali del cavo orale mediante la molecola di capsaicina. SENSAZIONE DEL GUSTO : sensibilit di tipo chimico, mediata dalla percezione delle molecole alimentari disciolte nella saliva mediante 5 specifici chemocettori amaro, dolce, umami, salato, acido presenti in piccoli organuli recettoriali specializzati gemme gustative poste sulla superficie della lingua, sopra le papille gustative sulla superficie di tutto il cavo orale, faringeo e della prima porzione dellesofago (con eventuali presenze di gemme anche nelle vie aeree profonde) che permette allintegazione corticale dellarea gustativa di esaminare la composizione chimica e leventuale nocivit degli alimenti, mentre permette allintegrazione truncale di consentire i riflessi parasimpatici della preparazione alla digestione (aumento della salivazione e della motilit e secrezione gastrica) Gusto ed esigenze metaboliche : spesse volte il gusto permette di selezionare i cibi pi in accordo con la propria carenza metabolica, ossia i cibi che permettono di sopperire eventuali deficienze nutrizionali o minerali dellorganismo. Gusto e associazione negativa postmalattia : se una stimolazione gustativa di un certo tipo avviene subito prima di un malessere generalizzato e particolarmente acuto, nel cervello avvien unassociazione negativa tra il gusto pregresso e lo stato di prostrazione dovuto alla malattia, si ha, quindi, un circuito protettivo che porta il soggetto a repellere (per periodi pi o meno lunghi) certi tipi di cibi (la loro consistenza, temperatura e sapore) SOGLIA DELLA SENSAZIONE DEL GUSTO : la concentrazione minima alla quale, un soggetto normale in condizioni standard, pu percepire psico-fisiologicamente la minima sensazione gustativa legata a quella determinata sostanza. Soglia de gusto e protezione dellomeostasi : la soglia del gusto delle sostanze viene organizzata in modo da diminuire repentinamente per tutte le sostanze amare (e quindi potenzialmente dannose) in modo da preservare lindividuo da danneggiamenti.

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Soglia del gusto ed esigenza metabolica : alcuni meccanismi autonomi e neuroendocrini permettono una minore espressione di determinati recettori sulle cellule gustative in modo da massimizzare lassunzione di determinati nutrienti carenti nellorganismo (come il sale) soglia del gusto e composizione della saliva : la saliva pu, spesso, variare la propria composizione proteica e minerale generando delle variazioni nella percezione di alcuni gusti. TIPOLOGIE DI GUSTI DIFFERENTI : tutti i gusti che percepiamo, come i colori, sono una composizione di 5 tipologie di gusti primari dolce, lamaro, lumami, il salato e lacido ogniuno mediato da un recettore differente e da una cellula con differente specializzazione; essi segnalano una caratteristica composizione chimica dellalimento e la sua compatibilit con le esigenze nutrizionali dellorganismo. Gusto dolce : sensazione che media la percezione del valore energetico e zuccherino di un alimento, con valenza affettiva di tipo gradevole, in generato dalla stimolazione delle afferenze del dolce mediante cellule con recettori del dolce attivate da : Zuccheri Glicoli Aldeidi Chetoni Esteri Aminoacidi Piccole proteine Sostanze inorganiche : acidi alogenati, acidi solfonici, sali di piombo e sali del berillio

Soglia del gusto dolce : per il saccarosio equivale a 0,01M, questo valore uno dei pi alti, sia perch gli zuccheri non sono dannosi, sia perch la loro assunzione necessaria per la vita. Gusto amaro : sensazione che media la percezione del contenuto in alcaloidi (spesso tossici) dellalimento, con valenza affettiva di tipo estremamente sgradevole, generato dalla stimolazione degli assoni dellamaro mediante cellule gustative con recettori del dolce, attivate da : Sostanze organiche a lunga catena azotata Sostanze alcaloidi

Soglia del gusto amaro : per il chinino equivale a 0,000008M, questo valore il pi basso, sia perch le tossine sono spesso amare, sia perch i prodotti alcaloidi non possiedono una grande valenza nutritiva. Gusto umami : sensazione simile ad un salato pi corposo e completo, che media la percezione del contenuto proteico in L-glutammina degli alimenti, con valenza affettiva estremamente gradevole, generato dalla stimolazione degli assoni per lumami da parte delle cellule gustative per lumami. L-glutammina Glutammato o acido glutammico

Soglia del gusto umami : per lL-glutammato una soglia piuttosto alta, sia perch lacido glutammico segnalala composizione in aminoacidi nutritivi di un alimento, sia perch tale composto e solo blandamente tossico. Gusto salato : sensazione mediata dalla percezione di sali ionizzati allinterno della saliva (principalmente sodio e potassio), con valenza gradevole se stimolante assoni del salato buonoe con valenza sgradevole se stimolante assoni del salato cattivo tramite, rispettivamente, due tipologie di recettori recettori a bassa soglia (gradevoli) e recettori ad alta soglia (sgradevoli) NaCl

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KCl CaCl2 LiCl NaI NaF

Soglia del gusto salato gradevole : per il cloruro di sodio 0,01 M sia perch tali concentrazioni di sodio sono utili, sia perch non sono tossiche. Soglia del gusto salato sgradevole : per il cloruro di sodio estremamente maggior edi 0,01 M, sia perch tali concentrazioni di sodio sono inutili, sia perch sono tossiche. Gusto acido : sensazione mediata dalla percezione della concentrazione di ioni idrogeno allinterno della saliva (prodotti spesso dalla decomposizione degli alimenti), con valenza affettiva sgradevole ma soggetta a mutamenti interpersonali, tramite la stimolazione degli assoni dellacido mediante cellule gustative per lacido. Soglia del gusto acido : per lacido cloridrico di 0,0009M, sia perch tali sostanze non sono, in genere, utili per lorganismo, sia perch possono essere molto dannose. BOTTONI GUSTATIVI : piccoli organelli a forma di cipolla e preposti alla trasduzione degli stimoli sapidi in stimoli elettrici, dal diametro di circa 1/30 di mm e dalla lunghezza di circa 1/16 mm, composti da circa 50 cellule ciascuno cellule gustative centrali sorrette da cellule sustentacolari al contorno e caratterizzati da un canalino cilindrico centrale aperto nel cavo orale poro gustativo nel quale interno sporgono i villi recettivi veri e propri delle cellule gustative e da numerose terminazioni sensitive avvolte attorno al bottone, che vanno a formare sinapsi con le cellule gustative entrando nelle loro scanalature di membrana. Cellule gustative : cellule responsabili della trasduzione elettrica dello stimolo chimico, dalla vita media di 10 giorni, (nei mammiferi inferiori) caratterizzate da una membra apicale possedente uno o pi ciglia ricche di recettori gustativi per uno stesso stimolo sapido, da membrane laterali adese tramite giunzioni aderenti a cellule di sostegno, e da una membrana basale carica di vescicole di neurotrasmettitori sostanza P formanti una sinapsi chimica attiva con gli assoni delle cellule sensitive primarie dei gangli genicolato, nodoso e giugulare. Cellule sustentacolari : cellule cilindriche disposte a corolla attorno alle cellule gustative, rappresentanti stati non ancora maturi delle stesse cellule recettoriali, suddivisibili in cellule del primo tipo, estremamente immature e secernenti sostanze tensioattive lavanti i recettori sapidi dai loro stimoli ed in cellule del terzo tipo, caratterizzate da un medio stadio di differenziazione e formanti gi sinapsi con i propri neuroni recettoriali. Cellule staminali : cellule componenti la porzione basale del bottone gustativo, a forma prevalentemente piramidale, coinvolte nella funzione di sostituzione continua delle cellule gustative degenerate e senescenti con nuovi elementi attivi; queste cellule consentono la graduale sostituzione degli elementi attivi.

Bottoni gustativi della lingua : sono posti sulla superficie delle papille vallate, fungiformi e foliate in raggruppamenti ben ordinati, dove svolgono la maggior parte della percezione gustativa della bocca, essendo innervati da : 2/3 anteriori della lingua : neuroni sensitivi primari del ganglio genicolato del nervo faciale 1/3 posteriore della lingue : neuroni sensitivi primari del ganglio petroso del nervo glossofaringeo

Bottoni gustativi di orofaringe, vie aeree e porzione superiore dellesofago : bottoni gustativi sparsi in conformazione isolata sulla superficie mucosa della rinofaringe, dellorofaringe, dellepiglottide, della laringe, e della prima porzione dellesofago, innervate tutte dai neuroni sensitivi primari del ganglio nodoso tramite vago.

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Funzionamento : non appena uno stimolo sapido viene disciolto dalla soluzione acquosa salivare esso va a penetrare allinterno del poro gustativo, stimolando i recettori transmembrana delle ciglia sensitive delle cellule gustative; in questo modo esse avviano una cascata di reazioni intracellulari finalizzata al rilascio di sostanza P nella sinapsi basale.

Pulizia del bottone gustativo : particolari cellule secernenti poste dentro e fuori al bottone gustativo permettono la secrezione di tensioattivi e detergenti capaci di liberare il poro gustativo dagli stimoli sapidi per una loro desaturazione estremamente veloce (finalizzata allattivazione di una nuova risposta) Specificit per assone : la percezione gustativa specifica di una particolare cellula gustativa di un bottone gustativo non legata alla qualit del messaggio elettrico che produce ma, come nella retina, alla specificit del determinato assone che stimola, e quindi, delleffetto che un determinato canale elettrico ha sul sistema nervoso centrale; ci sono, quindi, assoni che se stimolati danno il dolce, il salato, lamaro, lacido e lumami. NOTA ! Se ad un particolare recettore, posto fenotipicamente in una posizione che ne dona la capacit di trasdurre lo zucchero come dolce, facciamo esprimere il recettore per lamaro, automaticamente tutte le molecole amare saranno percepite come dolci. Specificit per concentrazione di stimolante : ogni bottone sinaptico possiede cellule gustative specifiche per ogni gusto, tuttavia, una concentrazione lieve di molecole sapide fa attivare solo la percezione gustativa specifica delle cellule gustative maggiormente espresse, mentre una concentrazione elevata di molecole sapide, fa attivare tutte le percezioni gustative di tutte le cellule contenute nel bottone gustativo; in questo modo, essendo la conentrazione di determinate cellule gustativa variante sulla lingua, ci sono zone della lingua pi propense a percepire un tipo di gusto (ma non incapaci di percepirne gli altri)

RECETTORI GUSTATIVI : sono proteine transmembrana in grado di convertire una particolare concentrazione di un'unica famiglia di stimoli sapidi in soluzione salivare nella secrezione di neurotrasmettitori sostanza P dalla base della cellula gustativa, tramite due tipologie di effetti cellulare trasduzione del segnale intracellulare via proteine G oppure depolarizzazione diretta della membrana plasmatica. Recettori 7TM associati a G-protein : questa famiglia di proteine, alla quale appartengono i recettori per il dolce, per lamaro e lumami, sono tutte proteine transmembrana 7TM associate ad una proteina G rimerica gutsducina lievemente differente da recettore a recettore, in grado di stimolare il rilascio di neurotrasmettitore sostanza P dalla base della cellule mediante diversi meccanismi. Recettori T1R per il dolce e lumami : classe di due recettori della famiglia Tast Receptors, piuttosto simili fra loro, entrambi associati alla proteina G gustducina per la trasduzione del segnale ed entrambi eterodimeri delle isoforme di T1R condividenti lisoforma T1R3, in grado di bloccare la fuoriuscita di potassio dalla cellula causando uniperpolarizzazione di membrana responsabile del rilascio del neurotrasmettitore. per il dolce T1R1/T1R3 : recettore massimamente eccitato dalla saccarina per lumami T1R2/T1R3 : recettore massimamente eccitato dallL-glutammato Recettore VR2 per lamaro : classe di recettore 7TM estremamente sensibile al proprio ligando, appartenente alla famiglia di proteine transmembrana, caratterizzato da una gustducina trimerica attivante due differenti vie di segnalazione per il rilascio calcio indipendente del neurotrasmettitore : lattivazione della via della fosfodiesterasi mediante la subunit attiva e lattivazione della via della fosfolipasi C mediante la subunit 3 e 13.

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Recettori con trasduzione per depolarizzazione diretta : famiglia di canali transmembrana alla quale fanno capo i recettori per il salato e per lacido, inducenti il rilascio calciodipendente delle vescicole di neurotrasmettitore sostanza P tramite una depolarizzazione diretta della membrana plasmatica cellulare, senza proteine di trasduzione intermedie, ottenuta permettendo un flusso netto di cationi in ingreso nella cellula. Recettori per il salato a bassa soglia ENAC : famiglia di canali transmembrana passivi estremamente sensibili al sodio, sensibili allamiloride, al potassio e al cloro, inducibili direttamente da un meccanismo aldosterone dipendente (quindi regolabili in base alla natremia) in grado di depolarizzare la membrana delle cellule gustative anche a basse concentrazioni di sodio e medianti la sensazione gradevole del salato. Inattinazione temperatura dipendente : i canali ENAC sono inattivati al 70% per temperature eccedenti i 40C (facili da trovare in una pietanza) permettendo di percepire una pietanza calda (come il brodo) molto meno salata di quanto non sia normalmente. Recettori per il sodio ad alta soglia : famiglia di canali trasmembrana passivi, poco sensibili ai cationi e allamioride, non inducibili da un meccanismo aldosterone dipendente in grado di depolarizzare la membrana plasmatica solamente ad elevate concentrazioni di sodio, quindi, medianti la sensazione sgradevole del salato. Recettori per lacido : recettori a canale ionico transmembrana TRP o transient receptor potentials in grado di determinare un rilascio voltaggio-dipendente dei neurotrasmettitori dalla base cellulare mediante una depolarizzazione di membrana indotta dal blocco della fuoriuscit iperpolarizzante di ioni potassio dalla cellula mediante un flusso netto dio ioni idrogeno nella cellula (non si capisce il nesso logico) Livello di CO2 e recettori per lacido : sulla superficie esterna della cellula, vicino ai recettori per lacido, sono presenti numerose anidrasi acide, in grado di convertire la CO2 in acido carbonico che, tramite la propria dissociazione, va immediatamente a stimolare tali recettori. VIE CENTRALI ED ELABORAZIONE DEL GUSTO : lelaborazione centrale delle informazioni provenienti dai 5 differenti canali del gusto permette una discriminazione affettiva centrale dello stesso, una coscienza di cosa si sta mangiando ed una serie di risposte riflesse prodigestive o espulsive del cibo ingerito. Neuroni sensitivi primari : sono neuroni gangliari contenuti nel ganglio gnicolato del faciale, ne ganglio petroso del glossofaringeo e nel ganglio nodoso del nervi vago, in grado di raccogliere i singoli assoni centrifughi dal nervo vago, nervo glossofaringeo e nervo faciale per poi inviare unovi assoni centriperti andanti a terminare sui neuroni sensitivi secondari del nucleo solitario. Neuroni sensitivi secondari : sono neuroni centrali nucleari, contenuti tutti allinterno del nucleo gustativo del tratto solitario, in grado di raccogliere segnali centrifughi profenienti dal tratto solitario ed inviare segnali ai neuroni motori del centro del vomito, che mediano lespulsione degli alimenti, ai neuroni del nucleo motore del nervo vago, che mediano la contrattilit e lattivit gastrica ai neruoni dei nuclei salivatori, che mediano la salivazione, ai neuroni del nucleo ipotalamico ventromediale e laterale, che media il senso di saziet, ai neuroni dei nuclei basali, che mediano il carattere affettivo del cibo, ed ai neuroni sensitivi terziari del nucleo posteromediale talamico. Neuroni sensitivi terziari : sono neuroni centrali talamici in grado di integrare le afferenze trigeminali con quelle gustative andando a inviare informazione alla corteccia gustativa dellinsula, dellarea prefrontale e dellarea somatosensoriale 1 ADATTAMENTO AL GUSTO : nellarco di circa 1 minuto dalla stimolazione con una stessa tipologia di gusto, si avvia un processo di veloce adattamento, che porta alla riduzione sostanziale del livello di percezione di quel gusto, sino

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ad un minimo che persiste al persistere della medesima stimolazione; questo meccanismo mediato da unadattamento recettoriale e da un adattamento centrale Adattamento recettoriale : responsabile della met del fenomeno di adattamento al gusto ed causato dalla lenta diminuzione della frequenza di scarica della cellula gustativa se sottoposta per un determinato periodo alla medesima stimolazione. Adattamento centrale : responsabile dellaltra met del fenomeno di adattamento al gusto, ed causata dalla lenta diminuzione della percezione della frequenza di scarica basale delle cellule gustative.

OLFATTO : OLFATTO : l'olfatto un senso chimico sensibile alla comparsa di nuove molecole aeree almeno in parte lipo e idrosolubili (ma non in grado di valutanre la concentrazione) che consente di valutare le qualit istantanee e generali dell'aria esterna, eventuali propriet chimiche e biologiche di cibi od oggetti ed la salute o la salubrit di un'altra persona; esso, al contrario degli animali, non in grado di riconoscere una singola molecola, ma un "blend" o miscela di molecole determinati lo schema stimolatorio di una determinata informazione o caratteristica. ADATTAMENTO DEL SENSO DELL'OLFATTO : il senso dell'olfatto serve solo ad avvisarci se nell'ambiente comparso un nuovo odore, non ha la finalit di indicarci la variazione della sua quantit, o la sua intensit; nei primo secondo di esposizione all'odore la sua percezione cala quindi del 50%, tramite fenomeni calcio dipendenti di adattamento recettoriale, per poi calare lentamente di un altro 50% (scomparendo definitivamente) tramite fenomeni d'inibizione glomerulare guidata dai granuli del bulbo olfattivo; questo perch :

Scappiamo dall'odore che ci terrorizza appena lo sentiamo Se restiamo la stimolazione deve socmparire

Recettori a nucleotidi ciclici basati su GMPc : sono dei particolari recettori ad adattamento molto lento, scaricanti su glomeruli a collana del bulbo, importante del primo trimestre di vita per l'individuazione del capezzolo dal quale suggere. ALTRE STRUTTURE RECETTORIALI COINVOLTE : RECETTORI TRIGEMINALI : possiedono il ruolo di informare il cervello sulla pericolosit immediata dell'aria inspirata, come aria troppo fredda, aria troppo calda o gas tossici/irritanti per le mucose; a volte possono essere tratti in inganno da particolari sostanze chimiche :

Mentolo : attiva i recettori trigeminali per il freddo, tuttavia non un odore Capsaicina : attiva la risposta irritante della via olfattiva - lo starnuto CO2 : quando molto concentrata provoca una stimolazione irritativa dei recettori trigeminali.

RECETTORI CHIMICI VESTIGIALI O SECONDARI : che ospitano recettori chimici con differenti propriet, alcuni dei quali principalmente sviluppati negli animali, derivati dal medesimo nucleo embrionale del bulbo e dell'epitelio olfattivo. Ganglio di Grueneberg : Insieme di neuroni olfattivi che non si trovano nella mucosa olfattiva (che riveste le pareti dorso-laterali delle cavit nasali), bens in quella respiratoria vicino alluscita delle narici. Sono sensibili a temperatura e pressione: sono recettori per la qualit dellaria che si inala, infatti attivano riflessi che vanno a proteggere le vie respiratorie, ad es. se laria troppo fredda si tende a diminuire la profondit del respiro. Organo vomero-nasale o di Jacobson : piccolo organo olfattivo evoluto a partire dagli anfibi, utile nella percezione di comunicazioni ormonali sociali nei mammiferi inferiori e nell'organizzazione di risposte neuroendocrine in base ai feromoni ambientali, composto da due epiteli sensoriali disposti a mezzaluna alla ai due lati del vomere della base del setto nasale, ai quali le molecole odorose giungono dossolvendosi in un piccolo canalino pieno di muco, invianti

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fibre centripete verso il bulbo olfattivo accessorio - amidala e ipotalamo neuroendocrino - regolando lo sviluppo ontogenetico tramite stimolazione del rilascio di gonadotropine e prolattina dall'ipofisi anteriore Utilit nell'uomo : nelluomo un organo vestigiale, presente nel 70/80 % dei casi a 2 cm dallingresso della narice (fossetta vomero-nasale), inattivo e privo di recettori connessi al bulbo olfattivo, che inizia a differenziarsi nel primo trimestre, a partire dal placoide olfattivo in neuroni che proiettano direttamente allipotalamo e funzionalmente molto importantu poich forniscono la guida ai neuroni che producono gonadotropine. NOTA MEDICA ! Sindrome di Kallmann Nei feti che non sviluppano lorgano vomero-nasale questi neuroni restano ectopici e non sono in grado di liberare gli ormoni che stimolano lipofisi anteriore a rilasciare le gonadotropine: si manifesta la sindrome di Kallmann (ipogonadismo con anosmia). MEMBRANA OLFATTIVA : membrana epiteliale a forma circa rettangolare, dalla superficie di 2,5 Cm2 per lato, che ricopre la porzione superiore di entrambe le cavit nasali, estendendosi medialmente sulla porzione superiore del setto nasale e lateralmente a ricoprire il turbinato superiore e, a volte, il turbinato medio, composta da una palizzata di cellule cilindriche non eccitabili - cellule di sostengo - tra le quali si interpongono i neuroni piriformi chemocettori dell'olfatto - cellule olfattive - entrambe poggianti su uno strato di cellule staminali neurogene e epiteliogene di forma tondeggiante -cellule staminali - in grado di rigenerare le cellule olfattive e le cellule di sostegno, ancorate ad una lamina basale cribrosa in stretto contatto con la lamina cribrosa dell'etmoide; tra le cellule di sostegno si sviluppano piccole ghiandole acinose semplici - ghiandole del Bowmann - responsabili della secrezione di muco in grado di adsorbire tramite dissoluzione le molecole odorose aeriformi.

Muco olfattivo : secrezione viscosa ed estremamente ricca di acqua, in grado sia di proteggere neuroni e celule di sostegno da un essiccamento fatale, sia di dissolvere gli odori anche parzialmente idrosolubili, al fine di consentirne l'interazione con i recettori olfattivi.

CELLULE OLFATTIVE : neuroni bipolari eccitatori glutamatergici modificati, a forma di pera dal diametro di 0,1 um e lunghezza sino a 200um, caratterizzati da una vita media di 30 giorni e continuamente sostituiti dalle staminali migranti dall'area sottoventricolare cerebrale alla base dell'epitelio olfattivo, composti da un'estremit apicale con 10-20 ciglia sensitive ricche di recettori depolarizzanti per l'odore e sporgenti dentro il muco olfattivo per 200um, e da una estremit basale dal quale diparte un lungo assone penetrante la lamina cribrosa sino a fare sinapsi glutamatergica eccitatoria con i glomeruli del bulbo; ogni neurone olfattivo produce un solo tipo di recettore che, tuttavia, pu essere stimolato da differenti sostanze odorose. Disposizione dei recettori ; i neuroni olfattivi si dispongono, dall'alto verso il basso in ciascuna membrana olfattiva, in 4 fasce per lato, ciascuna caratterizzata famiglie di recettori diversi ma espressi in posizione casuale all'interno della medesima fascia. Attivit elettrica del neurone olfattivo : ogni cellula olfattiva, possedendo una frequenza tonica basale di 0,3-3 Hz, inviata tramite il suo assone alle sinapsi glutamatergiche dei glomeruli nel bulbo olfattivo, presenta un 'attivit elettrica trasduttrice imperniata sull'aumento (pi frequente) sino a 1-20 Hz o diminuzione (pi rara) sino a 0 Hz del suo tono basale tramite, rispettivamente, la depolarizzazione o l'iperpolarizzazione ligando-dipendente della membrana delle sue ciglia.

Variazione della risposta neurale in base alla storia di stimolazione : particolari meccanismi intracellulare permettono al neurone olfattivo di rispondere con differente intensit ad una stimolazione ripetuta del medesimo odore; determinando un'interpretazione differente della medesima stimolazione nel bulbo olfattivo .

Imp : ogni neurone trasporta linformazione relativa alla stimolazione di un singolo recettore ad un unico glomerulo nel bulbo olfattivo SOGLIA DEL SISTEMA OLFATTIVO : essendo la trasduzione olfattiva dotata di un'amplissima amplificazione del segnale via cAMP, possiede una elevatissima sensibilit a concetrazioni estremamente basse di stimolanti olfattivi , raggiungendo sensibilit estremamente maggiori degli strumenti analitici pi recenti.

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Imp : a volte, l'aumento della concentrazione di una molecola di sole 10 volte, pu causare una saturazione completa dei recettori. Differenti soglie per recettori differenti : differenti concentrazione di un'unica molecola possono provocare percezioni del tutto differenti per la stessa; questo avviene per reclutamento di recettori a soglia via via differente. RECETTORI OLFATTIVI : Recettori transmembrana di tipo 7TM, con una piccola coda aminoterminale extracellulare ed una piccola coda carbossiterminale intracellulare, caratterizzati da un estremit extracellulare possedente domini 3-4-5 in grado di legare debolmente vari e differenti molecole odorose e di una estremit intracellulare associata ad una proteina G trimerica - proteina Golf - in grado di variare la polarit della membrana cellulare regolando il flusso di Cl- uscente dalla cellula, mediante la via dell'adenilato ciclasi o la via della IP3

Estrema variabilit genomica dei recettori per l'olfatto : l'ampiezza dello spettro di molecole riconosciute , in parte, dovuto all'estrema quantit di geni dedicati alla produzione di 300 o pi recettori differenti fra loro; essi occupano la famiglia pi ampia di geni nel genoma dei mammiferi - 2% del genoma - occupando (nell'uomo) circa 388 geni funzionalmente attivi presenti in tutti i cromosomi, escluso l'Y Specificit recettoriale : siamo in grado di distinguere la presenza ma non la concentrazione di circa 300010000 molecole differenti fra loro, in base, si pensa : Alla lunghezza della catena di atomi di C (ottanolo odora di arancio, mentre leptanolo di violetta) Ai gruppi funzionali ( ottanolo odora di arancio, mentre lacido ottanoico di rancido) Alla stereoisomeria (L-carvone odora di carruba, mentre il D-carvone inodore)

Elevata amplificazione del segnale e sensibilit : l'elevatissima sensibilit della cellula olfattiva, anche ad un piccolo numero di molecole odorose, attribuibile alle due vie parallele di segnalazione del segnale : la via amplificazione cAMP e la via di segnalaizone tramite IP3, entrambe risultanti nell'amplificazione del segnale mediante Ca.

MECCANISMO DI TRASDUZIONE : Legame alla molecola odorosa : appena un odore lievemente idrosolubile viene disciolto nel muco, una proteina legante stimoli odorosi - OBP - cattura la molecola e la presenta al recettore neurale che la lega tramite interazioni deboli. Trasduzione elettrica del segnali chimico : questa via consente ai recettori, tramite l'azione di una proteina G trimerica, di attivare una trasduzione del segnale cAMP e IP3 dipendente, in grado di attivare mediante un meccanismo calcio dipendente la fuoriuscita di cloro dalla cellula andando a variare il potenziale di riposo di 55mV.

Nel ciglio sensitivo :

1. La Obp lega la molecola odorosa ai gruppi 3-5-6 del recettore permettendo l'attivazione della GolfGDP che si stacca come GolfGTP 2. La Golf-GTP attiva l'adenilato ciclasi di tipo 3 che converte lATP in cAMP, innalzandole la concentrazione e attiva la IP3 fosfolipasi che permette il rilascio di IP3 nel citoplasma 3. Alti livello di cAMP e IP3 attivano molti canali del calcio ligandodipendenti (I amplificazione) che causano l'ingresso di molto calcio extracellulare 4. La concentrazione di Ca intracellulare aumenta (II amplificazione) e causa un'attivazione dei canali del cloro calciodipendenti. 5. I canali del cloro calciodipendenti si aprono e permettono la fuoriuscita di cloro causando la depolarizzazione della membrana

Nel cono di emergenza :

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1. Il potenziale di membrana supera la soglia di treshold per il potenziale d'azione, causando la formazione di un potenziale d'azione nel cono che si dirige alla sinapsi.

Nella sinapsi :

2. Il potenziale d'aizone attiva i canali del calcio voltaggiodipendenti che permettono l'ingresso del calcio nella sinapsi. 3. l'aumento della concentrazione sinaptica di calcio permette il rilascio delle vescicole di neurotrasmettitore. TERMINAZIONE DELLA TRASDUZIONE : siccome la membrana olfattiva deve essere pronta a percepire la comparsa di nuovi odori in mezzo a tanti altri, la trasduzione del segnale del neurone sensitivo per il medesimo stimolo dura estremamente poco, consentendo una nuova stimolazione dopo la stimolazione immediatamente precedente; questo viene attuato mediante un insieme di processi attivati durante la stimolazione stessa, il processo di eliminaizone dello stimolo odoroso dal recettore, da un processo di riduzione rapida del livello di cAMP e da un processo di disattivazione intrinseca del canale del Ca ligandodipendente Eliminazione dello stimolo odoroso dal recettore : essendo la molecola legata solamente tramite interazioni deboli, viene rilasciata nel millisecondo dal recettore, per poi essere sequestrata nuovamente dalle OBP (che ne impediscono un nuovo legame) per poi essere endocitata dalla cellula e degradata ossidativamente meditante la catena del citocromo P-450 Riduzione rapida della cAMP intracitosolica : questo processo prevede sia l'inattivazione dell'adenilato ciclasi tramite una chinasi attivata dallo stesso calcio - CAM, sia l'attivazione calciodipendente di una fosfodiesterasi degradante il cAMP intracitosolico, tutto avvenente durante lo stesso processo di trasduzione del segnale. Inibizione intrinseca del canale calcio : questo effetto permette di limitare il tempo di apertura del canale del calcio, e quindi del calcio entrante tramite questo canale, tramite un'azione inibitoria dello stesso calcio intracellulare sullo stato di apertura del proprio canale.

ELABORAZIONE BULBARE DELLOLFATTO : come per tutte le altre stimolazioni di tipo sensitivo, la rilevazione
dell'odore non si basa sulla qualit della risposta (frequenza o intensit) dei neuroni recettori ma sullo schema spaziale e temporale di attivazione assonica, e quindi dalla mappa di glomeruli attivati nel medesimo istante; ogni odore, quindi, viene riconosciuto per una codice neurotopica (o glomerulotopica) nel bulbo olfattivo. Infatti : difficilmente ci capita di percepire odori puri, ossia creati da una sola molecola, bens, molto pi frequente una stimolazione da parte di pi molecole differente, determinanti un timbro dell'odore molto simile al timbro dei suoni. BULBO OLFATTIVO : pi che un ganglio un'estroflessione claviforme dell'encefalo, disposto come adagiato sopra la lamina cribrosa dell'osso etmoide, possedente la funzione di contenere la rappresentazione neurotopica dei differenti odori composto dada numerosi interneuroni dopaminergici inibitori - cellule pterigoglomerulari e cellule dei granuli interni - e da pochi grandi neuroni eccitatori a lunga proiezione - 25 cellule mitrali e 60 cellule a pennacchio - che raccolgono i segnali provenienti da tutti gli assoni di neuroni olfattivi con i medesimi recettori in trutture sinaptiche specializzate - glomeruli - per poi generare lunghi assoni non mielinizzati scorrenti nel nervo olfattivo sino alla corteccia olfattiva laterale e alla corteccia olfattiva mediale; esso responsabile della :

Convergenza dei segnali olfattivi in un codice di popolazione glomerulare Integrazione principalmente inibitoria dei vari segnali recettoriali con afferenze centrali Amplificazione del segnale in uscita.

Glomeruli del bulbo : sono agglomerati di sinapsi conformati attorno al pennacchio dendritico delle cellule a pennacchio e delle cellule mitrali, responsabili della convergenza di tutti i segnali eccitatori provenienti dalle cellule olfattive con il medesimo tipo di recettore - circa 5000 cellule per glomerulo - ed inibiti dalle afferenze dopaminergiche integrative dei granuli e delle cellule pterigoglomerulari. ATTIVITA' ELETTRICA DEL BULBO :

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Comunicazione centripeta del codice glomerulare dell'odore : ogni glomerulo raccoglie tutti gli assoni delle cellule olfattive possedenti il medesimo recettore, e quindi, la medesima specificit sensitiva; in questo modo ogni glomerulo media solamente un tipo di sensazione olfattiva e viene inviato al cervello un odore codificato in uno schema di attivazione glomerulare, si cosituisce, quindi, una di mappa glomerulotopica dei differenti stimoli sensoriali che, a seconda dello schema caratteristico di attivazione, media un differente schema odoroso al cervello. Integrazione inibitoria dei neuroni dopaminergici : i singoli neuroni pterigoglomerulari e dei granuli sono in grado di modulare il codice d popolazione glomerulare tramite un'inibizione laterale dei singoli glomeruli oppure, una deattivazione centrale degli stessi permettendo sia un veloce adattamento agli stimoli odorosi sia un' elevata variabilit della percezione del singolo odore a seconda dello stato dell'SNC sia un affinamento delle singole capacit di percezione odorosa.

Modulazione centrifuga del codice glomerulare : fenomeno modulatorio eseguito da fibre eccitatorie centrifughe provenienti dalle porzioni olfattive del cervello, tramite tratto olfattivo, ed esercitante , un'azione inibitoria mediata dai neuroni pterigoglomerulari e dei granuli sulle cellule mitrali e a pennacchio in modo da affinare la percezione olfattiva, di inibirla o di modificarla a seconda dello stato dell'SNC Modulazione intrabulbare del segnale glomerulare : fenomeno modulatorio generato dall'attivit delle singole cellule mitrali e mediato dagli interneuroni inibitori in grado di affinare la percezione odorosa tramite inibizione laterale e di silenziarla nel fenomeno di adattamento.

TRATTO OLFATTIVO : viene rappresentato dal primo nervo cranico, ovvero, dall'insieme di assoni afferenti non mielinizzati e provenienti dalle cellule a pennacchio e mitrali, trasportanti il codice di attivazione glomerulare a due vie di elaborazione del segnale corteccia olfattiva mediale arcaica (archeocorteccia) e alla corteccia olfattiva laterale antica (paleocorteccia) e dall'insieme di assoni centrifughi non mielinizzati e trasportanti segnali inibitori e modulatori dall'ipotalamo sino alle cellule dei granuli. VIE CENTRALI DI ELABORAZIONE : il segnale olfattivo afferisce a tre gruppi di centri encefalici filogeneticamente distanti di elaborazione odorosa che ne esaminano le caratteristiche a tre livelli gradatamente differenti in complessit : i centri della corteccia mediale o archipallio, responsabili nella reazione istintiva agli stimoli odorosi (fuga, rabbia, pulsione sessulae), i centri della corteccia laterale o paleopallio, responsabili dell' interpretazione affettiva, innata e acquisita, ed i centri della neocorteccia olfattica o neopallio, responsabili dell'integrazione cosciente degli odori e della valutazione oggettiva degli stessi. CORTECCIA OLFATTIVA MEDIALE O ARCHIPALLIO : rappresenta la prima stazione di afferenza ed interpretazione del codice di popolazione glomerulare dal bulbo olfattivo, filogeneticamente primigenia, comprendente i nuclei basali del setto (localizzati lungo la sua linea mediana) ed i nuclei basali dell'ipotalamo, in grado di mediare particolari riflessi autonomi ipofisari e particolari riflessi motori basilari (come leccarsi le labbra, trattenere il fiato o stringere le narici) CORTECCIA OLFATTIVA LATERALE : rappresenta la seconda stazione di afferenza ed interpretazione del codice di popolazione glomerulare del bulbo, comprendente i corpi amogdaloidei, il corno d'ammone, il fornice e la corteccia prepiriforme e piriforme, possedente sia la funzione di via di conduzione diretta bulbo-corticale del segnale olfattivo, sia la funzione di elaborare sensazioni e comportamenti acquisiti rispetto a determinati stimoli. Funzione di conduzione diretta bulbo-corticale : questa parte di encefalo l'unica che consente il collegamento diretto tra assoni del bulbo olfattivo e corteccia cerebrale del giro limbico (paleocorteccia), in modo da consentire l'assoziazione sentimentale ed emotiva degli stimoli olfattivi in base o meno ad esperienze pregresse. Funzione di riflessi di apprendimento olfattivo : grazie principalmente all'ippocampo (colonne del fornice e corno d'ammone) questa via permette di associare ad un odore caratteristiche di gradevolezza o sgradevolezza in base all'apprendimento di esperienze passate, guidando, in base ad esse, azioni riflesse quali il rigetto orale ed il vomito

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Rigetto odoroso da apprendimento : uno stato patologico, specie se gastrointestinale e molto acuto, insorto dopo l'ingestione di alimenti con un'aroma tipico, o dopo la percezione di particolari odori ambientali, far associare tale stimolazione olfattiva a reazioni cerebrali riflesse procuranti nausa e senso di vomito; questo sistema di apprendimento, infatti, permette agli animali di rifiutare preventivamente i cibi che possono causare danni. QUADRANTE POSTEROLATERALE DELLA CORTECCIA ORBITOFRONTALE : via di elaborazione del segnale olfattivo pi recente e raffinata, ricevente l'informazione nervosa tramite mediazione del nucleo dorso-mediale del talamo e responsabile dell'analisi oggettiva e cosciente del codice di popolazione olfattivo proveniente dal bulbo.

GENERAZIONE COSCIENTE DEL MOVIMENTO :


RUOLO DELLA CORTECCIA MOTORIA : Riassunto del libro Guyton, modificato sulla base del programma

CORTECCIA MOTORIA : porzione di neopallio occupante tutto il terzo posteriore del lobo frontale, confinando dorsalmente con la scissura di Rolando, inferiormente con la scissura del Silvio e medialmente, addentrandosi nella scissura interemisferica, con il giro del cingolo, rappresentante la pi evoluta forma di arco diastaltico neoencefalico, ricevendo le afferenze sensoriali direttamente dai neuroni corticali sensitivi, in grado di determinare un movimento volontario tramite 3 fasi distine : una immaginazione del movimento nello spazio, una traduzione di tale immaginazione in un pattern temporale di movimenti, ed una traduzione di ogni singolo movimento in un pattern di attivazione muscolare. Strategia del controllo motorio corticale : siccome lo sviluppo di una contrazione mantenuta nel tempo del sistema muscolare deve essere strutturata in una prima contrazione attivante fasica ed intensa ed in un mantenimento a bassa energia della contrazione prima iniziata, allora, nella corteccia mooria dovranno esserci due famiglie di neuroni - neuroni fasici e neuroni tonici.

Neuroni fasici : permettono un'attivazione veloce, intensa ma breve della fibra muscolare mediante una scarica ad alta frequenza ma non mantenuta nel tempo Neuroni tonici : permettono un'mantenimento della forza contrattiva muscolare mediante una scarica a bassa frequenza ma mantenuta nel tempo.

Strati della corteccia motoria : i neuroni della cortecci a motoria sono sudivisibili in 6 strati funzionalmente differenti:

Strato I : possiede una funzione integrativa e di interconnessione con gli altri strati Strato II-IV : contiene numerosi granuli e piccole cellule piramidali con una funzione di ricezione ed integraizone degli stimoli somatosensoriali. Strato V : contiene grossi neuroni piramidali possedenti la funzione di inviare i segnali motori al midollo spinale.

CORTECCIA MOTORIA PRIMARIA (area 4) : area di corteccia occupante totalmente ed esclusivamente il labbro della circonvoluzione precentrale o prerolandica, dall'opercolo del frontale, esposto sulla scissura del Silvio, alla fine caudale della faccia mediale del lobo frontale (interemisferico) Ruolo della corteccia motoria primaria : corteccia possedende la funzione di tradurre ogni singolo movimento semplice (enagramma mentale), giunto dalle aree premotorie, in un pattern temporale di attivazione di muscoli agonisti ed inibizione di muscoli antagonisti da inviare al midollo spinale tramite una via diretta piramidale o una via indiretta extrapiramidale. Somatotopia della corteccia primaria : la corteccia motoria primaria possiede una corrisponsenza cranio-podalica del corpo di tipo latero-mediale; ed occupata principalmente dai neuroni di controllo della bocca e delle mani, poich sono in grado di attuare i movimenti pi fini.

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Controllo muscolare di faccia, occhi e bocca : zona ampia nella porzione pi laterocaudale dell'area motoria primaria Controllo muscolare della mano e del braccio : zona pi ampia che occupa tuta la porzione laterale mediana dell'area motoria. Controllo muscolare del tronco : zona pi limitata che occupa l'apice craniale della corteccia motoria. Controllo muscolare del piede e della gamba : zona media che occupa la faccia interemisferica dell'area motoria primaria.

Organizzazione colonnare della corteccia motoria primaria : la corteccia motoria primaria viene suddivisa in tante colonnine funzionalmente indipendenti, di diametro inferiore a 1mm e composte da 6 strati di materia grigia, con la funzione di integrare le afferenze sensitive e di controllo dal talamo e dalle altre aree corticali e di amplificare una risposta motoria a piccoli gruppi di neuroni sinergici, controllanti uno o pi muscoli agonisti allo stesso movimento; questi neuroni possono suddividersi funzionalmente in neuroni piramidali fasici o neuroni piramidali tonici. CORTECCIA MOTORIA SECONDARIA O PREMOTORIA (area 6) : area di corteccia posta 1-3 cm anteriormente all'area motoria primaria, estesa dall'opercolo del frontale sporgente nella scissura del Silvio, sino alla scissura longitudinale che la separa dall'area motoria accessoria; essa presenta 4 suddivisioni funzionali aggiuntive in aree singole preposte al controllo delle mani, dei muscoli vocalizzanti, del movimento degli occhi e del movimento del collo (concorde con quello degli occhi) Ruolo dell'area premotoria : l'area premotoria anteriore possiede il ruolo di immaginare e disegnare nel tempo e nello spazio una sucessione di movimenti per un determinato fine, mentre, l'area premotoria posteriore, possiede il ruolo di codificare il disegno mentale in un pattern temporale di singoli movimenti semplici, che verranno inviati alla corteccia motoria primaria per essere tradotti in stimolazione dei neuroni motori.

Area premotoria ventrale e neuroni a specchio : la particolare presenza di neuroni a specchio nell'area premotoria ventrale, consente ad essa di tradurre in un'immagine mentale del movimento come successione di singole azioni (come quando agisce per determinare un movimento volontario) una successione di movimenti osservati visivamente da un altro essere umano o ascoltati in una spiegazione verbale; quest'area molto importante nell'imitazione e nell'apprendimento di nuovi movimenti dagli altri simili.

Somatotopia della corteccia premotoria : presenta una corrispondenza somatica cranio-podalica di tipo lateromediale, quindi ricalcando la specificit distrettuale delle singole aree con le quali confina; inoltre, viene suddivisa in singoli distretti che dimostrano una spiccata somatotopicit - aree premotorie specifiche Aree premotorie distrettualmente specifiche :

Area premotoria di Broca : area premotoria coinvolta nella traduzione delle intenzioni verbali in un pattern temporale di movimenti vocalizzanti, al fine di consentire l'articolazione di movimenti efficaci a riprodurre il suo voluto.

Localizzazione : per i suoi stretti rapporti con i neuroni corticali primari dei muscoli della bocca e della lingua, si localizza anteriormente all'area della corteccia primaria comandante i muscoli vocali, ossia superiormente alla scissura del Silvio ed inferiormente all'area oculomotoria premotoria volontaria.

Area premotoria oculomotrice volontaria : area premotoria coinvolta nella traduzione delle intensioni visive (attenzione mentale) in un pattern temporale di movimenti oculari, al fine di consentire l'articolazione di contrazioni dei muscoli oculari necessari a volgere lo sguardo nella direzione voluta.

Localizzazione : si localizza anteriormente all'area motoria primaria per i muscoli oculari, superiormente all'area di Broca ed inferiormente a quella rotatoria del capo.

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Area premotoria motoria del collo : area premotoria connessa funzionalmente con quella oculomotria volontaria, possedente la funzione di tradurre le intenzioni di sguardo in un pattern temporale di movimenti di muscoli spino-spinali e spino-dorsali finalizzati all'articolazione di un movimento in grado di volgere le orbite verso il punto di attenzione desiderato.

Localizzazione : si localizza anteriormente all'area motoria primaria in una posizione superiore all'area oculomotrice volontaria ed inferiormente a quella di agilit motoria della mano.

Area premotoria per l'agilit della mano : area premotoria coinvolta nella traduzione dell'immagine mentale del veloce movimento della mano in un pattern temporale di movimenti di muscoli intrinseci ed estrinseci della mano, finalizzati ad articolare dei veloci movimenti delle dita finalizzati ad uno scopo mentale.

Localizzazione : si localizza anteriormente alla porzione alta dell'area motoria primaria, posizionandosi superiormente all'area dei movimenti del collo ed inferiormente alla scissura interemisferica. AREA MOTORIA ACCESSORIA (area 8) : area pi piccola d tutte le altre aree frontali motoria, localizzata cranioanteriormente all'area premotoria, nella porzione posteriore dell'area compresa tra solco interemisferico e scissura longitudinale del lobo frontale. Funzione dell'area motoria accessoria : permette la traduzione della componente statica e grossolana immagini mentali motorie in un pattern di movimenti prolungati e poco precisi, bilaterali, finalzzati al mantenimento di una postura corretta e compatibile a facilitare o a permettere l'immagine motoria. Somatotopia dell'area motoria accessoria : quest'area possiede una somatotopia totalmente differente da quella della aree motorie standard. AFFERENZE PRINCIPALI DELLA CORTECCIA MOTORIA FRONTALE : la corteccia motoria frontale integra le informazioni sensitive esterocettive e propriocettive genereli e le intenzioni mentali in modo da elaborare una reazione in accordo con l'attivit modulatoria dei nuclei della base in grado i risolvere un determinato problema o di assolvere ad una determinata necessit mentale. Informazioni coordinative dall'altro emisfero : tramite le fibre del corpo calloso permettono di coordinare l'azione delle singole aree motorie dei due emisferi, per attuare risposte che possano coinvolgere entrambi gli antimeri del midollo spinale. Informazioi di nuclei ventro-posteriori del talamo: mediano le informazioni propriocettive ed esterocettive del corpo direttamente alla corteccia motoria. Informazioni dai nuclei ventro-anteriori del talamo : mediano le informazioni modulatorie per lattivit motoria da parte dei nuclei della base, del sistema reticolare (nucleo rosso) e del cervelletto. Informazioni sottocorticali dalla corteccia : media la informazione dalle aree somatosensitive, dalle aree acustiche, visive e dal lobo frontale anteriore. Informazione dei nuclei intralaminari ; mediano, tramite radiazione callosa, tutte quelle fibre responsabili dell'attivazione aspecifica della corteccia mediante sistema reticolare truncale ascendente. FEEDBACK SOMATOSENSORIALE : meccanismo attraverso il quale le fibre provenienti dai fusi neuromuscolari e dai recettori tattili della pelle possono ritornare centripetamente alla corteccia motoria primaria dove inducono un meccanismo di ronforzo dell'attivit motoria delle fibre muscolati mediante un feedback positivo sui neuroni motori piramidali primari :

Fusi neuromuscolari : se durante una contrazione muscolare si contraggono maggiormente i fusi del muscolo stesso, il loro centro viene stirato, provocando l'invio di segnali centripeti in grado di aumentare la frequenza agonista dell'impulso contrattivo nel neurone primario corticale.

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Recettori tattili : una stimolazione dei recettori attili della pelle durante una presa induce i neuroni somatomotori primari corticali a potenziale tale contrazione.

VIE DI COMUNICAZIONE MOVIMENTO VOLONTARIO : la corteccia motoria pu inviare l'impulso motorio ai neuroni piramidali secondari, interneuroni tonici o addirittura a neuroni sensitivi secondari del midollo o dei nuclei del tronco encefalizo mediante due vie differenti per funzione e composizione; una via piramidale, per il il controllo diretto di tipo fasico del movimento cosciente e fine, ed una via extrapiramidale, mediata dai nuclei della base, dal cervelletto, e dai nuclei reticolari del tronco encefalico, pe un controllo di tipo tonico dell'interneurone o del secondo neurone piramidale. VIA PIRAMIDALE : via raccogliente gli assoni piramidali eccitatori per il 30% dall'area motoria primaria, per il 30% dalle aree premotoria e accessoria e per il 40% dalle aree somatosensitive primarie, per poi discendere nel ginocchio e nei 2/3 anteirori del braccio posteriore della capsula interna (centro semiovale), disponendo lhomunculus motorio con i la testa nel ginocchio ed i piedi tra il terzo posteriore e i 2/3 anteriori del braccio posteirore; continuano nel tronco con homunculus motorio avente testa medialmente e piedi lateralmente, passando inizialmente nei 3/5 mediali del peduncolo cerebrale mesencefalico, successivamente tra i nuclei basilari della porzione basilare ponte ed infine nelle piramidi del bulbo, dove avviene la decussazione motoria delle piramidi nella quale l85-90% delle fibre (le pi laterali) decussano mantenendo la medesima somatotopia iniziale (mano mediale-piede laterale) fascio cortico-spinale laterale - mentre il 15-10% delle fibre (quelle pi mediali) restano omolaterali fascio corticospinale anteriore- per poi decussare alla commissura bianca del mielomero innervato.

Fibre piramidali delle aree motrici primarie e premotorie : sono il 60% delle fibre piramidali ed entrano in sinapsi diretta con i neuroni somatomotori secondari di midollo e tronco.

Fibre sottili e di medio diametro :sono l85-90% delle fibre piramidali, scarsamente mielinizzate e dal diametro di 4 um, che entrano in sinapsi indiretta mediata da interneuroni con grossi gruppi di neuroni somatomotori secondari di midollo e tronco in modo da stimolare i motoneuroni sinergici andando contemporaneamente ad inibire i neuroni antagonisti Fibre delle cellule di Beltz dellarea 4 : sono il 3% delle fibre piramidali, grosse 16 um e molto mielinizzate, trasmettenti segnali ad una velocit di 70m/s, che entrano in sinapsi diretta con piccoli gruppi di motoneuroni secondari del rigonfiamento midollare lombosacrale inviando rami collaterali ricorrenti che inibiscono le stesse cellule di beltz, in un circuito di affinamento del movimento. Fascio cortico-spinale ventrale (decussazione distale) : contiene fibre destinate ai mielomeri cervicali e primi toracici decorrendo nel funicolo anteriore in prossimit della fessura mediana del midollo spinale omolaterale sino a scomparire al 2 o 3 mielomero toracico; esso contatta pochi motoneuroni secondari dellantimero opposto, molti interneuroni eccitatori ed i neurone sensitivo secondario mediante decussazione attravreso commissura bianca del mielomero bersaglio.

Ruolo : il fascio corticospinale diretto o ventrale composto pincipalmente a fibre della corteccia accessoria (area 8) finalizzate al controllo bilaterale grossolano dei muscoli posturale del tronco.

Fascio cortico-spinale laterale (decussazione prossimale) : contiene le fibre destinate agli ultimi mielomeri toracici ai mielomeri lombari e sacrali decorrendo nella porzione posteriore del funicolo laterale del midollo spinale controlaterale sino a scomparire presso il 4 mielomero sacrale; esso contatta pochi motoneuroni secondari nel corno anteriore dellantimero occupato, molti interneuroni eccitatori e qualche neurone sensitivo secondario.

Ruolo : fascio che contiene, per eccellenza, le cellule di Beltz specifiche dell'ara 4; questo fascio consente il controllo diretto e fine dei muscoli degli arti, in modo essenzialmente unilaterale.

Sistema motorio laterale : i fasci cortico spinali laterali scorrono nel cordone laterale della sostanza bianca dle midollo spinale assieme ai fasci rubro-spinali, formando una via con funzione parallela. Collaterali del sistema piramidale :

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Circuito tipo Renshaw dei neuroni piramidali giganti di Beltz : i neuriti di grosso calibro delle cellule di Beltz producono collaterali ricorrenti che raggiungono larea motrice 4 della corteccia contattando interneuroni inibitori in grado di inibire leccitamente delle cellule di Beltz, in un circuito di inibizione laterale finalizzato alla raffinazione del controllo motorio. Collegamento alla via extrapiramidale : nel ponte e nel bulbo le fibre piramidali emettono collaterali eccitatorie per i nuclei del circuito extrapiramidale/reticolare gangli della base, formazione reticolare, nucleo rosso, sostanza nera, olive inferiori, nuclei vestibolari Collegamento alla via esopiramidale : discendendo nel ponte e nel bulbo le vie fibre piramidali emettono collaterali per portare gli enagrammi rispettivamente ai neuroni basilari del ponte, ai neuroni del nucleo arcuato ed ai neuroni della sostanza reticolare, per informare il cervelletto dellattivit motrice intenzionale.

Fibre ponto-cerebellari : originano dai nuclei basilari del ponte e si connettono alla corteccia cerebellare omo e controlaterale mediante il peduncolo cerebellare medio. Fibre arcuo-cerebellari : originano dal nucleo arcuato per decorrere verso la corteccia cerebellare omo e controlaterale mediante il peduncolo cerebellare inferiore seguendo due vie differenti: Fibre arciformi esterne ventrali : scorrono verticalmente lungo la superficie ventrale esterna del bulbo Strie midollari : decorrono antero-dorsalmente lungo il rafe bulbare per poi raggiungere il centro del pavimento del 4 ventricolo percorrendolo medio-lateralmente con le strie midollari (ben visibili) Fibre reticolo cerebellari : originano dalla formazione reticolare pontina per andare a terminare sulla corteccia omo e controlaterale del cervelletto mediante peduncolo cerebellare inferiore

VIA CORTICO-RUBRO-SPINALE : via parallela alla cortico-spinale o piramidale, finalizzata al controllo delle componenti fasico-posturali alla base dei movimenti fini delle appendici estreme degli arti superiori; ovvero, finalizzata al supporto del movimento piramidale fino (come quello delle dita della mano) con un movimento mantenuto e posturale che lo faciliti (come quello dell'estensione del polso) tramite ricezione degli enagrammi motori corticali ed traduzionene in pattern di attivazione di singoli muscoli da parte del nucleo rosso. Nucleo rosso : nucleo di sostanza reticolare presente posteriormente ai peduncoli cerebrali del mesencefalo, suddivisibile in una porzione parvocellulare, pi recente ed occupante la sua met superirore, possedente la funzione essenzialmente integrativa di intermediare ed integrare le afferenze cerebellari regolatorie alla corteccia motoria primaria e premotoria, ed una porzione magnocellulare, pi antica ed occupante la sua met inferiore, possedente la funzione essenzialmente motoria di tradurre le sequenze tonico-posturali della via piramidale in pattern di attivazioni di singoli muscoli e di elaborare reazioni fuscolari fasiche sulla base di impulsi cerebellari per correggere i movimenti.

Somatotopia della porzione magnocellulare motoria : come la corteccia motoria primaria e premotoria presenta un'organizzazione somatotopica rappresentante tutte le aree muscolari del corpo, con una suddivisione meno precisa rispetto alla corteccia cerebrale. Composizione di neuroni prevalentemnente fasici : il nucleo rosso contiene molti neuroni fasici al fine di mediare le correzioni delle azioni motorie tramite il controllo di contrazioni rapide da parte del cervelletto.

Afferenze della porzione magno-cellulare del nucleo rosso :

Via cortico-rubro : fasci di fibre derivanti dai neuroni delle aree motorie accessorie che, una volta usciti dai fasci piramidali dei peduncoli cerebrali mesencefalici, vanno a terminare sui neuroni di grosso calibro della porzione magnocellulare, con la funzione di portare i pattern mentali della sucessione di movimenti tonico-posturali.

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Collaterali del sistema piramidale : collaterali ai fasci che normalmente terminano ai mielomeri midollari, originati dai peduncoli cerebrali, in grado di mediare i pattern di attivazione muscolare ai neuroni magnocellulari del nucleo rosso, i quali adattano la risposta tonico-posturale in base ad essi.

Via rubro-spinale : via decussante nella porzione inferiore del bulbo e continuante all'interno dei cordoni laterali controlaterali del midollo spinale, in posizione ventrale rispetto ai fasci corticospinali crociati laterali, composta da assoni eccitatori dipartenti dai neuroni magnocellulari della met inferiore de lnucleo rosso destinati a terminante in modo fasico-correttivo o tonico-posturale sia su interneuroni eccitatori della sostanza grigia intermedia del mielomero bersaglio sia sui neuroni motori secondari del corno anteriore controlaterale.

Via motoria laterale : viene composta da tutti gli assoni con funzione motoria scorrenti all'interno della colonna laterale di sostanza bianca spinale, comprendendo la via cortico-spinale crociata laterale e la via cortico-rubro-spinale, entrambe con funzione di controllo e raffinamento dei movimenti volontari

NUCLEI DELLA BASE : Riassunto sulla base del Baldissera, riorganizzato sulla base del programma

SISTEMA DEI NUCLEI DELLA BASE : Insieme di circuiti paralleli e segregati cortico-sottocortico-corticali con finalit modulatoria molto flessibile sulle differenti aree corticali ai quali proiettano - inibitoria (non eccitatoria) o eccitatoria - tramite un pattern finalizzato alla risoluzione di determinati obbiettivi, motori o cognitivi.

Sistema parallelo : la costituzione del sistema dei nuclei basali come un sistema di strutture agenti in parallelo consente loro di adattarsi a varie risoluzioni di problemi tramite l'attivazione e la composizione di diverse vie

Aspetti complessi congitivomotori: controllano gli aspetti organizzativamente complessi del movimento, come l'apprendimento procedurale, la ripetitivit, il movimento rapido in situazioni di variabilit ambientale, la motivazione. Afferenze dei nuclei della base : sono fibre eccitatorie di tipo glutamatergico che provengono dalla corteccia cerebrale - fibre cortico-striatali - o dai nuclei intralaminari del talamo - complesso nucleare parafascicolarecentromediano.

Nuclei di ricezione : nuclei che ricevono connessioni afferenti da talamo e corteccia, rappresentati interamente dallo striato.

Corpo striato : massa di materia grigia derivata dal ganglio basale del telencefalo, con funzione di ingresso e prima integrazione dei segnali, composta da una formazione dorsale congitivo-motoria, suddivisa dalla capsula interna in nucleo caudato e putamen, rappresentante la zona d'ingresso del talamo e della neocorteccia ed una formazione ventrale emotiva affettiva, rappresentante la zona d'ingresso per la paleocorteccia ed il sistema limbico.
o

Organizzazione microfunzionale dello striato (striosomi e matrice) : il corpo striato si compone di un mosaico di piccole unit funzionalmente indipendenti, suddivisibili in cluster di piccoli neuroni che esprimono bassi livelli di acetilcolinesterasi - striosomi - che ricevono le afferenze cortico-striatali dello strato 5 profondo della corteccia (prevalentemente limbica) e che inviano le efferenze strio-nigrali alla pars compacta della substantia nigra, immersi in una matrice addensata di neuroni ricchi di acetilcolinesterasi, che riceve le afferenze cortico-striatali dallo strato 2-3 e 5 superficiale della corteccia ed invia le proiezioni ai neuroni GABAerdici della pars reticolata della substantia nugra; tutto lo striato composto da una prevalenza di neuroni di proiezione su interneuroni nel rapporto 3:1

Neuroni di tipo I Golgi di proiezione : sono i neuroni inibitori che compongono la maggior parte dello striato, presentanti caratteristiche omogenee fra loro, ovvero un esteso albero dendritico in grado di produrre fitti rapporti interstriatali, ed un attivit GABAergica inibitoria unit alla secrezione di un neuropeptide specifico per il bersaglio da inattivare (sostanza P, encefalina, neurotensina).

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Attivit elettrica : questi neuroni possiedono una attivit di scarica fasica inibitoria (GABAergica) a bassa frequenza - <0,5-1 Hz - che puo oscillare tra uno stato Down di totale assenza di scarica ed uno stato Up di presenza di scarica fasica, tramite la modulazione di interneuroni colinergici del II tipo, in caso di pianificazione o preparazione al movimento. Neuroni di tipo II Golgi di integraizone : sono interneuroni di integrazione, il quale numero cresciuto filogeneticamente con l'aumentare dell'estensione della corteccia frontale, con caratteristiche molto disomogenee fra loro, suddivisibili nel 2% di neuroni giganti acetilcolinergcici eccitatori con arborizzazione dendritica ampia e priva di spine, e nel 98% da due famiglie di neuroni di medie dimensioni inibitori : 1% GABAergici con parvalbumina e 97% con somatostatina, NO e neuropeptide Y. Attivit elettrica dei neuroni acetetilcolinergici : questi neuroni possiedono una attivit di scarica tonica (acetilcolinergica eccitatoria) a bassa frequenza, in grado di rispondere a particolari stimoli sensoriali importanti per significati acquisiti di comportamento, andando a bloccare lo stato funzionale fasico dei neuroni di proiezione o in stato Up o in stato Down.

Nucleo caudato : massa nucleare oblunga estesa, sotto a tutto il ventricolo laterale, suddiviso in senso anteroposteriore in 3 parti differenti - testa, corpo, coda - con la funzione di comporre il circuito del caudato a funzione cognitivomotoria. Putamen : pi grande massa di sostanza grigia dello striato, posta lateralmente e separata dal globus pallidus esterno, mediante la capsula esterna, a formare il nucleo lenticolare, possedente la funzione di comporre il circuito del putamen di tipo servomotorio. Striato ventrale : porzione di striato comprendente il nuclei posti sulla porzione ventrale dello striato - nucleo accumbens, tubrecolo olfattorio, caudato ventromediale - composti da neuroni di piccole dimensioni a mediazione motlo eterogenea che ricevono dal sistema limbico (prelaventemente amigdala ed ippocampo) con funzione comportamentale ed affettiva. Vie afferenti allo striato : Fibre cortico o talamo - striatali (afferenze eccitatorie) : sono delle fibre glutamatergiche eccitatorie che entrano in contatto diretto con le spine dendritiche distali, andando ad eccitare i neuroni stimolandone i recettori postsinaptici NMDA e AMPA (peril glutammato)
o o o

Fibre dalla corteccia associativa : proiettano al putamen e al nucleo caudato (testa, coda) Fibre dalla corteccia sensorimotoria : proiettano al putamen e al nucleo caudato (corpo) Fibre dalla corteccia limbica : proiettano al nucleo accumbens dello striato ventrale, al caudato e a parte del tubercolo olfattorio.

Fibre nigro-striatali dalla substantia nigra pars compacta (afferenze inibitorie) : sono fibre dopaminergiche inibitorie, che si collegano alle spine della sinapsi glutamatergica tra fibre cortico-talamo-striatali e neuroni striatali, permettendo un inibizione della trasmissione cortico-talamo-striatale.
o

Ruolo delle fibre nigro-striatali : la scarica di dopamina della substantia nigra permette di inibire l'azione della scarica tonica degli interneuroni colinergici eccitatori dello striato sui neuroni di proriezione inibitoria dello striato stesso, permettendo la loro transizione di stato fasico anche in presenza di uno stimolo sensoriale che attiva la scarica degli interneuroni eccitatori colinergici.

Vie efferenti dallo striato : (tutte inibitorie) Fibre strio pallidali (interno) : sono fibre che originano da neuroni di proiezione GABAergici e vanno a portare al pallido internio GABA ed encefalina Fibre strio-pallidali (esterno) : sono fibre che originano da neuroni di proiezione GABAergici e vanno a portare al pallido esterno GABA e sostanza P o dinorfina

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Fibre strio-nigrali : fibre che originano da neuroni di proiezione GABAergici andando a portare alla substantia nigra pars compacta e pars reticulata GABA e encefalina, dinorfina e sostanza P. Globo pallido : struttura fisicamente ed anatomicamente nei circuiti di efferenza dei nuclei basali e nei circuiti di integrazione intranucleare, caratterizzato da una popolazione neurale basale di proiezione GABAergica con carattersitiche uniformi, prendenti fitti rapporti assonali con tutti i nuclei della base, suddivisa tra un segmento mediale - pallido interno - ed un segmento laterale - pallido esterno. Attivit elettrica dei neuroni pallidali : neuroni che possiedono una scarica tonica GABAergica inibitoria, sia a alta frequenza - 50-70 Hz - sia a bassa ferquenza - <15 Hz - che rimane invariata durante la pianificazione del movimento, mentre varia durante il movimento stesso. Connessioni intranucleari in moduli di elaborazione : vi sono una cospiqua quantit di fibre (prevalentemente inibitorie on l'eccezione di quelle del nucleo subtalamico) che collegano fra loro i nuclei della base costituendo dei blocchi di elaborazione dell'informazione isolati, ciascuno con il proprio ruolo e le sue finalit

Nuclei ad azione modulatoria intrinseca : nuclei che effettuano connessioni prevalentemente inibitorie e di tipo integrativo tra loro, andando a costituire il sistema funzionale d'inegrazione.

Substantia nigra pars compacta : porzione pi craniolaterale della substantia nigra, composta da una insieme di neuroni dopaminergici di grandi dimensioni, caratterizzati da un fitto albero dendritico sconfinante nella pars reticulata e di un grande contenuto in neuromelanina scura all'interno del proprio citoplasma, cuascuno caratterizzato nucleotopicamente per un effetto inibitore su un preciso nucleo dello striato, originando, neuroni che proiettano al caudato e neuroni che proiettano al putamen. Afferenze strio-nigrali : sono fibre GABAergiche o somatostatinergiche inibitorie che dipartono dei nuclei dello striato per andare ad inibire la pars compacta della substantia nigra. Efferenze nigro-striatali : (gi trattate) Nucleo subtalamico : nucleo di neuroni abbastanza uniforme, posta medialmente alla porzione peduncolare della capsula interna, possedente sia una funzione di pacemaker elettrofisiologico autooscillante (con il globus pallidus esterno) di regolazione dell'attivit del sistema della base, sia una una funzione d'ingresso per i messaggi nello striato, composto al 95% da neuroni glutamatergici di proiezione di medie dimensioni, ciascuno dei quali presentante una fitta arborizzazione dendritica ed un lungo assone eccitatore diretto al pallido (esterno ed interno) o alla substantia nigra pars reticulata, ed al 5% da interneuroni d'integrazione di piccole dimensioni , in stretto rapporto dendritico ed assonico con i neuroni di propriezione. Attivit elettrica del nucleo subtalamico : presenta dei neuroni glutamatergici di proiezione con una scarica tonica a frequenza di 20-40 Hz, che pu variare la propria onda da una funzione Burst - 70% del tempo - a una funzione regolare continua - 30% del tempo - tramite il controllo durante la modulazione dell'ampiezza, della direzione e della velocit di un movimento. Afferenze del nucleo subtalamico :

Fibre cortico-subtalamiche : fibre glutamatergiche eccitatorie proveinenti dalla neocorteccia del lobo frontale sul nucleo subtalamico, rappresentanti una seconda via d'ingresso per le informazioni ai nuclei della base. Fibre nigro-subtalamiche : fibre dopaminergiche inibitorie (modulatorie) provenienti dalla substantia nigra pars reticulata sul nucleo subtalamico. Fibre peduncolo-pontino-subtalamiche : fibre colinergiche eccitatorie provenienti dal nucleo del peduncolo pontino sul nucleo subtalamico. Fibre del rafe dorsale : fibre serotoninergiche inibitorie provenienti dai nuclei del rafe dorsale sul nucleo subtalamico.

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Efferenze del nucleo subtalamico : sono tutte efferenze eccitatorie glutamatergiche, ti tipo subtalamico-pallidale, che possiedono la funzione di eccitare la parte interna ed esterna del nucleo pallido e della substantia nigra pars reticulata. Globo pallido esterno : zona composta da una distribuzione neuronale GABAergica inibitoria omogenea, che invia efferenze inibitorie GABAergiche, topograficamente orrganizzate, alla porzione di uscita dei segnali dei nuclei della base al talamo, in modo diretto ed in modo indiretto. Efferenze inibitorie dirette del circuito di uscita: sono delle fibe GABAergiche che vanno ad inibire i neuroni di proiezione del globus pallidus interno e della substantia nigra pars reticulata Efferenze inibitorie indirette del circuito d'uscita : sono delle fibre GABAergiche che vanno ad inibire i neuroni di smistamento intermedio del segnale inviato dal globus pallidus interno e dalla substantia nigra pars reticulata nucleo subtalamico e nucleo reticolare del talamo

Nucleo peduncolo-pontino del tegmento : formazione di neuroni posta nel tegmento mesencefalico e composto da neuroni eccitatori glutamatergici e colinergici, ed in minor misura sostanza P ergici.

Comunicazione bidirezionale : questo nucleo possiede connessioni bidirezionali con pallido, nucleo subtalamico e substantia nigra. Fibre efferenti : sono delle fibre eccitatorie dirette ai nuclei intrlaminari del talamo ed al fascio reticolospinale. Efferenze del sistema : sono fibre prevalentemente inibitorie GABAergiche inviate al talamo (nuclei ventrali anteriori e laterali), destinate a raggiungere la corteccia cerebrale, e dirette all'abenula, alla sostanza reticolare troncoencefalica e al collicolo superiore

Nuclei efferenti : nuclei che inviano connessioni efferente al talamo e alle strutture truncali, rappresentate interamente da pallido e nigra.

Globus pallidus mediale ed interno : viene composto da una popolazione neuronale gabaergica omogenea che riceve proiezione GABAergiche inibitorie dallo striato mentre proiezioni glutamatergiche eccitatorie dal nucleo subtalamico Afferenze GABAergiche dallo striato/efferenze talamiche del pallido esterno : sono tutte inibitorie per i neuroni del pallido e per i neuroni del talamo e vanno a suddividersi topograficamente in :
o o o

Zona pallidale che riceve imput striatali sensoriali-motori : va a proiettare al nucleo ventro-laterale del talamo. Zona pallidale che riceve imput striatali associativi : va a proiettare al nucleo ventro-anteriore e mediodorsale del talamo Zona pallidale ch riceve imput striatali limbici : va a proiettare al nucleo mediodorsale e all'abenula laterale.

Substantia nigra pars reticulata : porzione caudomediale della substantia nigra, considerata alla pari di un estensione caudomediale del pallido interno, composta da neuroni gabaergici inibitori di grandi dimensioni. Efferenze inibitorie GABAergiche della pars reticulata : fibre gabaergiche inibitorie dipartenti dai neuroni gabaergici di grandi dimensioni della pars reticulata e diretti ad inibire il talamo ed il collicolo superiore. MODELLO DI FUNZIONAMENTO DEI CIRCUITI DIE NUCLEI DELLA BASE : sono un insieme di circuiti paralleli di percezione, elaborazione e reinvio di segnali corticali, ciascuno caratterizzato da un proprio specifico ruolo e caratterizzato sia da un certo livello di canalizzazione funzionale, sia da un certo livello d'integrazione interfunzionale, composto da un prima afferenza d'informazione dalla corteccia allo striato, mediante fibre eccitatorie glutamatergiche, che elabora ed invia le informazioni, tramite fibre a prevalenza inibitoria GABAergica, alle strutture di uscita dei nuclei della base - globus interno e substantia nigra pars reticulata, tramite una via

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diretta o una via indiretta di comunicazione, che reinviano le informazioni rielaborare (terminalmente) alla corteccia cerebrale, tramite fibre sempre eccitatorie glutamatergiche. Corteccia - striato - (via diretta o via indiretta) - nuclei terminali d'invio - corteccia Circuito del putamen : circuito che vede un'attivit come circuito per la programmazione ed il controllo generale della programmazione del movimento scheletrico delle aree premotorie e supplementari frontali tramite un centro d'integrazione imperniato sul putamen che va ad interare fra loro le afferenze sensorio-motrici dalla corteccia crontparietale, per emettere tramite una via diretta ed via indiretta delle efferenze modulatorie per la pianificazione del movimento scheletrico alla corteccia frontale premotoria e supplementare tramite mediazione nucleare talamica. 1. Il segnale sensoriale proviene dalla area sensitiva 1, 2, 3a e 5 della corteccia ed il segnale motorio proviene dall'area premotoria e supplementare della corteccia, per viaggiare tramite fasci glutamatergici eccitatori con una precisa somatotopia, direttamente al putamen. 2. Il putamen elabora le informazioni sensormotorie, per andare poi ad inviarle tramite una via diretta ed indiretta alle strutture di uscita : globus pallidus interno e substantia nigra. 3. Il pallido interno e la substantia nigra pars reticulata vanno ad inviare le informazioni tramite fascicolo talamico ai nuclei talamici ventrale, ventroanteriore, anterolateroventrale, e centromediano. 4. I nuclei talamici vanno a proiettare fibre glutamatergiche eccitatorie all'area motoria, all'area premotoria ed ai campi oculari frontali. Circuito del caudato : circuito che vede un'attivit come controllore nella pianificazione premotoria e supplementare dei corretti movimenti oculari, tramite centro d'integrazione interamente imperniato sul nucleo caudato, che va ad integrare le informazioni sensitivo-motorie dalla corteccia frontale motoria (campi visivi, premotoria e supplemetare) e dalla corteccia parietale posteriore per poi emettere tramite via diretta e via indiretta delle efferenze modulatorie per la pianificazione del segnale oculomotore alla corteccia frontale premotoria, campi oculari frontali e collicoli superiori tramite mediazione nucleare talamica; questa via si compone in due vie parallele di elaborazione nel caudato - circuito dorsolaterale e ventromediale - indispensabili nella elaborazione e nella selezione di una prestazione motoria.

Circuito caudato dorsolaterale : il centro afferente/elaborativo la porzione dorsolaterale del nucleo caudato, mentre la corteccia di origine del segnale, la zona dorsolaterale della corteccia prefrontale e diverse aree associative.

a. Porizone dorsolaterale del caudato elabora ed invia le informazioni, mediante via diretta e via indiretta al globus pallidus interno ed alla substantia nigra pars reticulata. b. La substantia nigra pars reticulata ed il pallido interno vanno ad inviare tramite fibre gabaergiche e dopaminergiche alla porzione parvicellulare dei nuclei talamici ventrale anteriore. c. La porzione parvicellulare dei nuclei talamici ventrale anteriore va ad inviare tramite fibre glutamatergiche eccitatorie alla corteccia prefrontale.

Circuito caudato ventromediale : il centro afferente/elaborativo la porzione ventromediale del nucleo caudato, mentre la corteccia di origine del segnale, la corteccia orbitofrontale, aree corticali associative, aree occipitali visive e aree temporali uditive.

a. Porzione ventromediale del caudato elabora ed invia le informazioni, mediante via diretta e via indiretta, al globus pallidua interno e alla substantia nigra pars reticulata. b. La substantia nigra pars reticulata ed il pllido interno vano ad inviare tramite fibre dopaminergiche e gabaergiche inibitorie alla porzione magnocellulare dei nuclei talamici ventrale anteriore e mediodorsale. c. La porzione magnocellulare dei nuclei talamici ventrale anteriore e mediodorsale va ad inviare tramite fibre glutamatergiche eccitatorie alla corteccia prefrontale. Circuito del nucleo occumbens (cingolato o limbico) : circuito con una funzione di potenziamento e controllo dei meccanismi di origine limbica di apprendimento procedurale del movimento durante una prestazione motoria, tramite centro d'integrazione interamente imperniato sullo striato ventrale (prevalentemente sul nucleo accumbens), che va ad integrare le informazioni affettive della corteccia limbica - giro del cingolo e area entorinale

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- e del sistema limbico in genere (amigdala, ippocampo, ipotalamo) per poi emettere tramite via diretta e via indiretta delle afferenze modulatorie e di controllo sull'attivit limbica durante il movimento alla corteccia cingolata anteriore, tramite mediazione talamica. 1. Il segnale sensori-motorio proviene dalla corteccia del cingolo anteriore e l'area entorinale (mediante il segnale dall'amigdala, dalla formazione ippocampale e dall'ipotalamo) per poi viaggiare tramite fasci glutamatergici eccitatori direttamente al nucleo accumbens. 2. Il nucleo accumbens dello striato ventrale elabora e spedisce le informazioni tramite via diretta e via indiretta al globus pallidus interno e alla substantia nigra pars reticulata. Pallido interno e substantia nigra pars reticulata vanno ad inviare tramite fasci dopaminergici e gabaergici inibitori del fascicolo talamico al nucleo talamico medio dorsale. 3. Il nucleo talamico medio-dorsale va ad inviare tramite fibre eccitatorie glutamatergiche un segnale alla corteccia del cingolo anteriore. VIA DIRETTA E INDIRETTA SUL MIGLIORAMENTO DEGLI SCHEMI MOTORI : ogni circuito cortico-strio-talamo-corticale agisce permettendo e potenziando subliminarmente i soli schemi motori della premotoria e supplementare concordi con la volont d'azione; questa funzione viene attuata tramite l'attivazione mototopica e specifica, per ogni circuito, di due vie parallele con azioni inverse su schemi motori agonisti o fra loro disturbanti : l'attivazione di una via diretta inibitoria del talamo che possiede la funzione di aumentare, tramite disinibizione pallido-nigrale dell'attivit eccitatoria glutamatergica corticale dei nuclei talamici intermediari, la delineazione del pattern motorio meglio coincidente con la volont d'azione, ed una via indiretta eccitatoria del talamo (cortico-strio-Ges Subtalamo - Gint/SNpr - talamo-corticale) che possiede la funzione di diminuire o sopprimere, tramite attivazione dell'inibizione pallido nigrale dell'attivit eccitatoria glutamatergica corticale dei nuclei talamici, la delineazione del pattern motorio peggiore per espletare il fine della volont d'azione; entrambi i sistemi, tuttavia, sono solamente attivatori o inibitori subliminari degli schemi motori, e senza un'attivaizone specifica della corteccia non possono dare vita al movimento. Via diretta : via capace di potenziare il delineamento del pattern motorio corretto andando a potenziare l'attivit corticale dei neuroni corticali gi attivati tramite il l'attivazione del circuito putamen-pallido/nigrale topograficamente connesso alle zone corticali attive, e quindi direttamente influenzato dal movimento, attraverso il quale si ha un attivazione delle strutture talamiche di Relay (eccitatorie corticali) per una inibizione attiva dello striato sulle struttire di autput (inibitorie talamiche) dei nuclei della base. 1. La corteccia motoria attivata dalla specifica azione volontaria va ad agire mediante fibre glutamatergiche eccitatorie sullo andando ad aumentare l'attivit GABAergica d'inibizione dello striato. 2. Il sistema striato attivo va ad agire mediante fibre gabaergiche inibitorie andando ad inibire l'azione del globus pallidus interno e della pars reticulata della substantia nigra. 3. Il pallido interno e la substantia nigra reticulata vanno ad disinibire i nuclei del talamo intermedi eccitatori. 4. I nuclei del talamo intermediari disinibiti vanno ad agire tramite le proprie efferenze glutamatergiche inibitorie, provocandouna stimolazione della corteccia specificamente attivata dall'atto motorio. Via indiretta : via capace di inibire il delineamento del pattern motorio errato o disturbante andando ad inibire l'attivit corticale dei neuroni corticali non attivati durante l'azione tramite l'attivazione del circuito putamenpallidale esterno- subtalamo-pallidale/nigrale topograficamente connesso calle zone corticali inattive, e quindi non direttamente influenzate dal movimento, attraverso il quale si ha un'inattivazione delle strutture talamiche di Relay (eccitatorie corticali) per una inibizione inibizione indiretta dello striato sulle strutture inibenti i nuclei di output (inibitorie talamiche) dei nuclei della base. 1. La corteccia motoria inattiva durante la specifica azione volontaria va ad agire mediante fibre glutamatergiche eccitatorie sul putamen, il quale, va ad aumentare l'attivit GABAergica inibitrice del putamen. 2. Il putamen con una maggiore attivit inibitrice inibisce tramite fibre GABAergiche strio pallidali il globus pallidus esterno. 3. Il globus pallidus esterno inibito va a disinibire dalle sue fibre GABAergiche inibitorie il nucleo subtalamico. 4. Il nucleo subtalamico aumenta la propria attivit e tramite fibre glutamatergiche eccitatorie va ad attivare il complesso di output Gin/SNpr.

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5. Il complesso del pallido interno e della substantia nigra pars reticulata attivati vanno ad agire tramite fibre dopaminergiche e GABAergiche inibendo i nuclei talamici glutamatergici eccitatori 6. I nuclei talamici glutamatergici inibiti disattivano le proprie fibre glutamatergiche eccitatorie, provocando una non eccitazione dei circuiti motori corticali non coinvolti nel movimento. Azione dopaminergica della substantia nigra pars compacta nella selezione della viaper canale motorio : l'azione dopaminergica della substantia nigra pars compacta permette per una sola area corticale attivata di attivare il porprio canale cortico-strio-corticale o per via diretta o per via indiretta, in modo da evitare per un unico enagramma l'attivazione contemporanea (ed inutile) delle due vie ad azione antagonista, consentendone o l'inibizione indiretta (se errata) o l'eccitazione indiretta (se corretta)

Neuroni striatali della via indiretta rispondono inibendosi con la dopamina : i neuroni striatali della via indiretta possiedeono dei recettori D1 in grado di causarne l'inibizione dopamina-dipendente per attivazione delle fibre nigro-striatali della substantia nigra pars compacta. Neuroni striatali della via diretta rispondono attivandosi con la dopamina : i neuroni striatali della via diretta possiedono dei recettori D2 in grado di causarne l'eccitazione dopamina - dipendente per attivazione delle fibre nigro-striatali della substantia nigra pars compacta.

Attivazione delle fibre nigro-striatali dalla substantia nigra pars compacta : determinano una attivazione della via diretta con un inibizione della via indiretta, consentendo un potenziamento talamico con un rinforzo dell'attivit motoria corticale. Disattivazione delle fibre nigro-striatali della substantia nigra pars compacta : determinano una inattivazione della via diretta con una inibizione della via diretta, consentendo un depotenziamento talamico con un decremento dell'attivit motoria corticale. MALFUNZIONAMENTO DEL SISTEMA DEI NUCLEI DELLA BASE E PATOLOGIE : Patologie ipocinetiche : patologie caratterizzate da una maggiore difficolt nell'iniziare un movimento e nella maggiore ipotonia muscolare, entrambe unite con tremori e diacinesie a movimento iniziato, tutte queste patologie danneggiano l'attivazione della via diretta di potenziamento dei pattern motori corretti causante, all'attivazione del canale, una iperstimolazione dei nuclei talamici eccitatori mediatori.

Morbo di Parkinson : in tutti i parkinsonismi si ha la degenerazione neurobiochimicha dell'attivit modulante della dopamina sullo striato, andando a determinare un rinforzo della via indiretta sulla diretta all'attivazione del movimento, ed, in genere, un congelamento motorio (difficolt di iniziare un'azione) per il minore shifting funzionale dello stato tonico nei neuroni GABAergici di proiezione del pallino interno (da up a down o viceversa) in presenza di stimoli sensitivi salienti; questo per via di una maggiore concentrazione di acetilcolina nello striato generata dalla mancata inibizione dopaminadipendente del circuito nigro-striatale sugli interneuroni colinergici.

Minore dopamina dalla NRpc --> via diretta inibita via indiretta disinibita --> inibizione di Gpe --> disinibizione di NST -->Attivazione di Gpi/SNpr --> inibizione talamica --> minore ecccitazione glutamatergica corticale Minore dopamina dalla NRpc --> interneuroni colinergici stratali attivati --> neuroni GABAergici di proiezione congelati --> nessuno shifting tonico all'inizio del movimento --> permane la via indiretta attivata Patologie ipercinetiche : patologie caratterizzate da una maggiore facilit nell'iniziare (anche involontariamente) o nell'esagerare un movimento (sia in forza che in velocit) e da una discinesia ed ipertonia motoria anche a riposo, determinate da un danneggiamento nell'attivazione della via indiretta di inibizione dei pattern motori scorretti causante, all'attivazione del canale, una iperstimolazione dei nuclei talamici eccitatori mediatori.

Corea di Hungtington : meccanismo patologico che determina una minore attivit del nucleo subtalamico nella attivazione dei meccanismi di output inibitori dei nuclei talamici stimolatori per selettiva distruzione dei neuroni GABAergici striatali di proiezione (della via indiretta) inibitori della risposta del Gpe (eccitatori del NST); questo determina un rinforzo della via diretta di disinibizione talamica e, quindi, di stimolazione

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corticale rispetto alla via indiretta, per via di una maggiore attivit inibitoria del Gpe sul NST e, quindi, sui meccanismi di output inibitori talamici; questo determina movimento involontari o volontari di estrema velocit, violenza e diacinesia, che scompaiono solo durante il sonno. Minore attivit dei neuroni GABAergici inibitori il Gpe --> maggiore attivit del Gpe --> minore attivit del nucleo subtalamico --> inibizione diretta di Gpi/SNpr --> attivazione talamica --> attivazione corticale

Emiballismo : meccanismo patologico determinato da una minore attivit inibitoria della via indiretta sui nuclei eccitatori talamici per distruzione uni o bilaterale del nucleo subtalamico per eventi necrotizzanti , determinante un rinforzo dell'azione inibente dei nuclei di output e stimolante dei nuclei talamici , con generazione di movimenti volontari o involontari di estrema ampiezza e inusitata violenza (ballismo) o con fenomeni coreici di movimenti involontari scoordinati e violenti, entrambi inibiti dal sonno.

Minore attivit o nulla attivit del NST --> maggiore inibizione diretta del Gpi/SNpr --> attivazione talamica --> attivazione corticale

FUNZIONI ELEVATE DELLENCEFALO :


SISTEMA LIMBICO :

Integrazione delle lezioni d Reggiani alle informazioni del sito internet brain from bottom to top ed al Baldissera SISTEMA LIMBICO : sistema di nuclei encefalici, diencefalici e di paleo e archipallio responsabile delle risposte vegetative allostatiche (prevalentemente tramite ipotalamo) e delle pulsioni motivazionali e istintive entrambe elaborate in base alla coloritura emotiva dei pensieri o dei fatti che passano attraverso il nostro flusso di coscienza, composto da un nucleo centrale diencefalico ipotalamo che elabora le connotazioni emotive alle informazioni che giungono ad esso da numerose aree sensitive sottocorticali setto, area preolfattoria, nuclei anteriori del talamo, nucleo accumbens, sistema ippocampico e amigdala il tutto contornato da un anello di paleocorteccia giro del cingolo che ne media la comunicazione verso la neocorteccia. CONTROLLO EMOTIVO DELLE FUNZIONI MENTALI O MOTORIE : il sistema limbico permette di colorare con una connotazione emotiva positiva o negativa una determinata informazione mentale tramite un circuito della gratificazione ed un circuito della punizione che ci permette di organizzare tutta la nostra spinta comportamentale nelleconomia della riduzione del livello di attivit dei centri della punizione, inibendo i comportamenti con valenza negativa, e di aumento dellattivit dei centri della gratificazione, rinforzando e ripetendo i comportamenti co valenza positiva. Circuito della gratificazione : centri la quale attivazione nervosa dona, in modo subconscio, una connotazione positiva generale allambiente elaborativo cosciente mentale, permettendo rinforzare positivamente una catena di pensieri o un comportamento gratificante; questo circuito si dispone in nuclei

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situati lungo il fascio mediale del prosencefalo ovvero nel sistema dopaminergico ventrale.

Sistema dopaminergivco ventrale : sistema di vie dopaminergiche ascendenti e discendenti lungo il fascio mediale del prosencefalo, con centro nel area tegmentale ventrale del mesencefalo e passanti tramite lipotalamo laterale per terminare con un fascio mesolimbico al nucleo accumbens e con un fascio mesocorticale alla corteccia prefrontale, responsabile del rinforzo delle situazioni gratificanti e della connotazione positiva del loro ricordo. Imp : il sistema dopaminergico ventrale parallelo al sistema dopaminergico dorsale, con centro nella sostanza nera, che, tramite fascio nigro-striatale determina linibizione dei comportamenti motori corticali. Altre connessioni : Ipotalamo laterale e ventromediale Amigdala (Amigdalo) Ippocampo

Sistema endorfinergico/encefalinergico diffuso : sistema di piccoli neuroni dispersi allinterno del sistema limbico associato alla gratificazione VTA e nucleo accumbens - in grado di agire sui recettori mu dei neuroni gabaergici inibendone linibizione dei neuroni dopaninergici, permettendo un maggiore livello generale di dopamina nei circuiti della gratificazione e quindi uno stato emotivo maggiormente positivo. Peptidi oppioidi e recettori u : i recettori mu dei peptidi oppioidi (piccole proteine da 25-30 aminoacidi) consentono di aprire i canali del potassio dei neuroni bersaglio iperpolarizzandone la membrana e indebolendone la risposta

Funzionamento del circuito della gratificazione : lattivazione del senso della gratificazione corrisponde allattivazione dei neuroni dopaminergici dellarea tegmentale ventrale che vanno ad aumentare il livello dopaminergico del nucleo accumbens determinando uninibizione dei suoi neuroni gabaergici con 93

rinforzo positivo dellazione cortico-striatale associata al benessere e della corteccia prefrontale, determinando (grazie alla sua integrazione) lo stato di benessere dellelaborazione mentale cosciente, quindi la comprensione del motivo del benessere. Funzione molecolare del nucleo accumbens : i neuroni gabaerdici del nucleo accumbens possiedono recettori dopaminergici D2 inibitori in grado di trasformare laumento di dopamina nellinibizione dellazione stessa del nucleo accumbens consentendo il rinforzo del circuito cortico-striatale gratificante; parallelamente, tali neuroni possiedono sinapsi con neuroni gabaergici del VTA e dellipotalamo in grado di inibire il rilascio di dopamina (quindi di diminuire leffetto gratificante) e con neuroni encefalinergici/endorfinergici (degli stessi nuclei) in grado di inibire linibizione dei neuroni gabaergici (quindi di aumentare il rilascio di dopamina) Ruolo dellipotalamo ventromediale e laterale : il nucleo accumbens ed i nuclei tegmentali ventrali vanno ad informare o dello stato di benessere lipotalamo che, sia potenzia a feedback positivo lattivit del circuito di gratificazione tramite fasci dopaminergici tuberoinfundimbolari determinanti il rilascio di ossitocina e vasopressina che upregolano i recettori dopaminergici dellaccumebns e fasci endorfinergici/encefalinergici in grado di disinibire (dal GABA) il rilascio di dopamina nellaccumbens, sia determina una risposta visceromotoria/endocrina di rilassamento tramite fasci discendenti autonomi dopaminergici e sistema endocrino delladenoipofisi. NOTA MEDICA ! ossitocina e rapporto sessuale Lossitocina liberata durante un rapporto sessuale un grado di potenziare lazione gratificante della dopamina sul nucleo accumbens e sullipotalamo, aumentando la condizione di benessere generale. Ruolo dellamigdala : lamigdala viene informata della connotazione positiva del circuito della gratificazione e sia determina lassociazione del comportamento con lo stato di benessere, determinando lapprendimento emotivo, sia la ripetizione della stimolazione dopaminergica ai recettori D2 dei neuroni ippocampali, finalizzata alla mediazione del senso di benessere e al potenziamento del circuito di Papez. NOTA MEDICA ! dipendenza psichica La dipendenza psichica da una sostanza stupefacente possiede la sua natura nellassociazione positiva attuata dallamgdala tra lassunzione (o anche il gesto) di tale sostanza e lo stato di benessere che ne consegue, portando, inconsciamente, a desiderare il ripetere di tale esperienza. Ruolo dellippocampo : lippocampo riceve afferenze dopaminergiche dal VTA mediante neuroni dopaminergici dellamigdala, andando a potenziare il circuito di Papez della memoria a breve termine promuovendo il consolidamento mnemonico con associazione emotiva.

Effetti delle sostanze stupefacenti ricreative : le sostanze stupefacenti piacevoli vanno tutte a determinare un aumento del livello dopamina del nucleo accumbens e della corteccia prefrontle determinando una situazione di benessere generalizzato, agendo per varie vie. Oppioidi (morfina, eroina ecc..) : creano un legame a maggiore affinit con i recettori mu dei neuroni gabaercici del sistema dopaminergico ventrale deteminando una diminuzione della inibizione della dopamina, e quindi un aumento del livello dopaminergico del nucleo accumbens e della corteccia prefrontale. Alcool : agisce massimizzando gli effetti inibitori del GABA ma, parallelamente, diminuendo lattivit della MAO, causando un accumulo di dopamina nelle sinapsi dopaminergiche del nucleo accumbes e della corteccia prefrintale, aumentandone il senso di benessere. Nicotina : agisce massimizzando gli effetti eccitatori dei canali nicotinici acetilcolinergici dei nei neuroni dopaminergici del VTA, permettendo, anche tramite uninibizione della MAO un aumento 94

del livello di dopamina del nucleo accumbns e della corteccia cprefrontale con aumenti della sensazione di benessere Assuefazione e dipendenza fisica: laumento dellattivit dopaminergica dei neuroni del VTA porta alla downregolazione dei suoi recettori, con conseguente diminuzione dellatttivit di base della nicotina e diminuzione del livello dopaminergico dellaccubens in assenza di nicotina; questo porta il fumatore ad aumentare la dose d a desiderare il fumo per essere felice. Cocaina : va ad inibire completamente la distruzione della dopamina ad opera della MAO, permettendo un sua accumulo sinaptico e, quinid, un aumentata azione gratificante nel nucleo accumbens e nella corteccia prefrontale.

Circuito della punizione e del dolore : centri la quale attivazione dona una connotazione di malessere ed ansiet generalizzata allambiente elaborativo mentale di un individuo permettendo di inibire negativamente o di rifuggire una catena di pensieri o un comportamento sgradevoli; questo sistema si riferisce ad un network aree telencefaliche, diencefaliche e truncali organizzate in 3 circuiti differenti di elaborazione del dolore e del suo rapporto con il circuito di punizione. Imp : per il dolore e la sensazione di malessere non vi un centro localizzato come quello dellappagamento e della gratificazione, ma si h un vero e proprio network di aree differenti dellSNC, ogniuna interessata in diversi aspetti del dolore

Soppressione della gratificazione : sotto la spinta dellevoluzioen si delineata la capacit dei centri di punizione di sopprimere, se attivati, anche la pi forte attivazione die centri della gratificazione. Rabbia : fenomeno dovuto allintensa attivazione dei centri di punizione caratterizzata dallattivazione delle reazioni di difesa-attacco, con reazioni aggressive anche al minimo stimolo. 95

Sistema spinotalamico laterale : sistema scorrente nel midollo e terminante tramite nuclei ventrali posteriori del talamo alle aree SS1 e SS2 della corteccia, con un fine totalmente cognitivo di discriminare localizzazione, intensit, tipologia e ricordo del dolore. Sistema spinotalamico mediale : sistema ascendente dal midollo e terminante tramute nuclei talamici ventromediali alla corteccia limbica, insulare e frontale e tramite nuclei truncali al sistema limbico esteso, permettendo la connotazione affettivo emotiva del dolore, la memoria emotiva, la analgesia centrale e la risposta fight or flight. Sistema del grigio periventricolare : sistema che comprende la porzione periventricolare di talamo, ipotalamo, amigdala e ippocampo in grado di mediare alla corteccia anteriore del cingolo e prefrontale la connotazione emotiva negativa del dolore e la memorizzazione emotiva, e quindi il senso di malessere associato, e di mediare alladenoipofisi ed ai centri ortosimpatici la secrezione di ormoni da stress catecolamine o glucocorticoidi che preparino alla azione di attacco o fuga. Grigio periacqueduttale : sostanza trucale attorno allacquedotto del Silvio che permette, tramite vie endorfinergiche-encefalinergiche discendenti un inibizione, tramite sostanza gelatinosa, dellimput doloroso permettendo lanalgesia da stress e lanaglesia da effetto placebo (solo parzialmente) Corteccia del cingolo anteriore : permette di associare al dolore la sua connotazione negativa di tipo emotivo dandone una valenza di tipo affettivo e generando lo stimolo comportamentale di avversione e allontanamento dal dolore.

Sistema associativo corticale : sistema formato dalla corteccia associativa e dallo striato in grado di mediare la sensazione spiacevole del dolore nel flusso di coscienza focalizzandone lattenzione dellindividuo. Corteccia cingolata posteriore : permette di fondere la percezione discriminata del dolore con la sua valenza affettivo-emotiva permettendone una unica sensazioen globale da trasmettere alla coscienza. Corteccia parietale laterale e insula anteriore : sono la finestra della coscienza sulla sensazione negativa globale del dolore, rendendo la sensazione dolorosa reale e compresibile. Striato : va a rinforzare i circuiti di allontanamento dal dolore e va ad inibire i circuiti che causano lo stimolo dolorifico. NOTA MEDICA ! asimbolia del dolore I soggetti che possiedono danni cerebrali al lobo parietale e allinsula possono presentare una perfetta discriminaizione del dolore ma una mancanza della componente motivo-affettiva negativa di repulsione per lo stesso; ovvero non provano malessere dal dolore.

FUNZIONI ELEVATE DEL NOSTRO ENCEFALO: Integrazione delle lezioni di Reggiani con il Baldissera [N.D.A.] In questo capitolo si fa spesso riferimento al concetto di significante e significato; questi termini sono stati utilizzati dalla mia testa come analogia per semplificare la comprensione del funzionamento del cervello associativo : con signifcato intedo qualsiasi immagine oggettiva o motoria creata dalle aree secodarie dellencefalo, motorie o sensitive (es : la fotografia di una caffettiera ricostruita nello schermo virtuale della corteccia visiva secondaria, o limmagine del mio braccio che la prende, nello spazio virtuale della corteccia premotoria) e con significante la comprensione, cosciente (idea), di ci che rappresenta il significato (so che una caffettiera, implicando la possibilt che essa possa farmi il caff, sia stata comprata, sia fatta di ferro ecc..)

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COSCIENZA : continua consapevolezza del nostro esistere generata dal continuo flusso concatenato di pensieri generati dalla nostra corteccia in modo autonomo o in rapporto alle afferente sensitive o emotiveoistintive giungenti ad essa. Pensiero : elaborazione di un determinato significante cosciente (generato ex novo o da afferente sensitivoemotive) in base allo stato emotivo, tramite un processo di attivazione contemporanea o sequenziale di pi aree della corteccia, determinanti gli aspetti pi elevati e specifici di tale pensiero, e di aree del sistema limbico, talamo e della formazione reticolare truncale craniale, determinanti la coloritura emotiva di tale pensiero e la sua importanza affettiva, dalla quale scaturisce la motivazione. MEMORIA : processo in grado di conservare per periodi di tempo variabili, consentendone un successivo richiamo volontario o funzionale alloccorrenza, di tutti gli enagrammi della sfera congnitiva immagini verbali (pensieri), immagini sensoriali e sequenze motorie o emotiva pulsioni istintive legate ad un accadimento acquisiti tramite un apprendimento di tipo ripetitivo o di tipo emotivo. MECCANISMO SINAPTICO BASE DELLA MEMORIZZAZIONE : ogni processo di memorizzazione reso possibile da una modifica fisica, chimica o strutturale del circuito sinaptico rappresentante tale informazione, la quale natura neurale ne influenza la durata nel tempo. Memoria a breve termine : ritenzione di una informazione prettamente visiva o verbale per la durata di alcuni secodi o minuti tramite lintaurarsi di un fenomeno di latenza sinaptica del circuito riverberante che codifica tale informazione (circuito di Papet o lobo prefrontale) in grado di mantenerne unattivit elettrica limitata ma costante nel tempo. Memoria a lungo termine intermedio : ritenzione delle informazioni in circuiti corticali per giorni o settimane attraverso un processo di facilitazione o inibizione a termine intermedio del circuito sinaptico codificante tale informazione tramite modifiche di tipo fisico chimico della membrana plasmatici sinaptica, influenzante la frequenza di scarica eurotrasmettitoriale. Facilitazione modello di una sinapsi : la sinapsi viene format ad un terminale sinaptico di trasmissione dellimpulso sensoriale da memrorizzare o scartare terminale sensitivo e da un terminale di trasmissione di un impulso facilitatorio alla membrana de terminale presinaptico terminal facilitatorio tramite sinapsi serotoninergica. Adattamento : lattivaazione ripetuta della sinapsi sensitiva senza lattivazione contemporanea della sinapsi facilitatoria serotoninergica, provoca una diminuzione dei canali del calcio della membrana presinaptica andando a diminuire la sua abilit di liberare neurotrasmettitore in seguito ad un potenziale dazione. Facilitazione : fenomeno nel quale lattivazione della sinapsi sensitiva, e contemporaneamente di quella facilitatoria, provoca il rilascio di serotonina in grado di stimolare, tramite attivazione di un adenilato ciclasi, una chinasi specifica che fosforica i canali del potassio della membrana presinaptica bloccandoli nella conformazione chiusa,mantenendo un costante stato di depolarizzazione nel terminale presinaptico per giorni o settimane, facilitante il rilascio continuo di neurotrasmettitori (e quindi una segnalazione sensitiva continua) Soglia della facilitazione successiva : una pecedente facilitazione di una sinapsi aumenta e facilita una successiva facilitazione della stessa, prolungandone la durata. Memoria a lungo termine lungo : ritenzione delle informazioni per anni o addirittura per tutta la durata della vita in circuiti corticali molto profondi, attraverso un meccanismo di modifica strutturale di intere sinapsi del circuito sensitivo, migliorandone sensibilit ed efficacia, tramite : Aumento delle vescicole sinaptiche nel terminale presinaptico 97

Aumento dei siti dinterazione vescicola-membrana nel terminale presinaptico Aumento del numero dei terminali presinaptici Modifica della struttura delle spine dendritiche

MEMORIA COGNITIVA : memoria che pu essere codificata potenzialmente da unazione motoria del corpo o da una sequenza razionale di pensieri. Memoria dichiarativa : memorizzazione dei dettagli e della connotazione emotivo affettiva di un pensiero di tipo verbale-linguistico o visivo in grado di essere estratto ed integrato nel flusso di coscienza in ogni momento e a volont. Memoria procedurale (implicita) : memorizzazione incosciente dei dettagli dei pattern motori finalizzati a completare azioni complesse, in grado di rievocarli istintivamente, subconsciamente ed in modo estremamente veloce allccorrenza, senza che il soggetto riconfiguri coscientemente limmagine di tale azione motoria; vie un passaggio diretto tra pattern memorizzato e corteccia motoria primaria.

Sede e meccanica della memoria a breve termine (circuito di Papez) : la memoria cognitiva a breve termine originata da una continua attivit elettrica interna ad uno dei canali circolari autoriverberanti del circuito di Papez a 3 neuroni (limbico) la qui attivit viene mantenuta costante in modo specifico per secondi o miniuti da facilitazioni sinaptiche a breve termine. Memoria a intermedi o lungo termine (corteccia a 6 strati) : la memoria cognitiva a lungo termine originata dalla facilitazione permanente o quasi (durante mesi o anni) di particolari schemi sinaptici neuronali cognitivi e dei loro rapporti (differenze o similitudini) con altri schemi confrontabili preesistenti tramite potenziamento sinaptico. Consolidamento della memoria cognitiva : tutti gli anagrammi di tipo verbale-lignuistico, sensoriale o di tipo motorio vengono memorizzati costantemente nella memoria a breve termine, intesa come segnale riverberante interno al circuito di Papez, tuttavia, il passaggio alla memoria a lungo termine (intermedio o lungo), come sedimentazione nella corteccia a 6 strati. Avviene grazie ad un rinforzo a ripetizione, strettamente corticale, od un rinforzo ad accentuazione emotiva, strettamente. Consolidamento base della memoria cognitiva : il processo che, stimolato dalla ripetizione o dal rinforzo emotivo, vede lippocampo e la corteccia paraippocampale (paleopallio e archipallio) comportarsi da condotto che trasforma le memorie a breve termine stoccate nellattivit riverberante del circuito di Papet nelle memoria a lungo termine dei potenziamenti a schemi sinaptici corticali, codificandone i pattern verbali-linguistici o motori in classi di qualit e quantit, fissate nella corteccia tramite associazioni in termini di similitudini e differenze (di tali classi per ogni ricordo) rispetto alle classi memorie precedentemente consolidate, connettendo le nuove memorie a quelle vecchie in modo da formare una chiave di repere per la loro successiva ricerca.

Valenza del consolidamento nelleconomia dellallostasi : siccome la nostra memoria viene bombardata in ogni momento da informazioni di qualsiasi tipo, onde evitare una repentina sturazione, deve essere in grado di discernere e memorizzare solo quelle effettivamente importanti per lallostasi dellorganismo nel mondo che lo circonda; quindi solo quelle estremamente ripetute (e quindi utili) o quelle estremamente connotate emotivamente (quindi da evitare o da perseverare) Facilitazione o memoria positiva : processo che consolida uno schema associato a qualsiasi stimolo propedeutico alla memorizzazione stimolo facilitatorio sotto forma di un impulso nocicettivo o tattile (negli animali meno evoluti) o di un impulso affettivo/emotivo (negli animali superiori) Adattamento o memoria negativa : processo che consente di non consolidare una memoria contenuta allinterno del circuito riverberante del Papez se non connotata da un qualsiasi stimolo di tipo 98

facilitatoria, saciandola decadere ed indebolendo una sua successiva memorizzazione (viene ignorata). Consolidamento di ripetizione : fenomeno attivato consciamente dal continuo ripasso mentale o motorio di uno schema verbale-liguistico o di uno schema motorio immagazzinato nella memoria a breve termine del circuito riverberante di Papez che assicura, dopo 5-10 min - un ora di processo, un corretto avviamento del consolidamento mnemonico cognitivo di tale schema nella corteccia a 6 strati. Consolidamento per rinforzo emotivo : fenomeno non attivato in modo volontario, ma del tutto inconsciamente, in grado di fissare un particolare schema motorio, sensitivo o verbale-lunguistico (pi raramente) dal circuito riverneberante del Papez alla corteccia a 6 strati, in seguito alla coloritura di tale ricordo con una valenza di tipo emotivo (positiva o negativa), da parte dei centri di punizione o gratificazione del sistema limbico esteso (in particolare dellipotalamo tramite azione associativa dellippocampo e dellamigdala) che ne rinforzi lattivit (alla pari o meglio del meccanismo ripetitivo)

MEMORIA EMOTIVA (riflesso i Pavlov) : memorizzazione incosciente di un particolare stato emotivo associato ad una particolare immagine sensitiva o cognitiva in grado di tradursi, alla ripetizione di tale immagine, in una pulsione di tipo comportamentale predeterminata (istintiva tramite segnali ascendenti limbici) o in un riflesso di tipo autonomo/endocrino (tramite segnali discendenti libici). Memoria a breve, intermedio o lungo termine (nucleo amigdaleoideo) : fenomeno di potenziamento a lunghissimo termine in grado di trasferire il rapporto tra coloritura emotiva (gratificazione o punizione) rispetto alla conseguenza di un particolare schema sensitivo e lo schema sensitivo di per se stesso circolante nel circuito riverberante di Papez, sotto forma di un potenziamento stabile di uno schema sinaptico del nucleo amigdaleoideo. RUOLO DELLE STRUTTURE ENCEFALICHE ALLA BASE DELLA MEMORIZZAZIONE : Circuito di Papez : circuito riverberante profondo al telencefalo, che le percepisce informazioni integrate della cortecia associativa tramite connessioni intracorticali al giro del cingolo, il quale le invia tramite connessioni dentate allippocampo (sede del LTP della memoria autoriverberante), che spedisce tali informazioni tramite fibre del sistema fimbria-fornice direttamente ai corpi mammillari, che le ripetono tramite fascio mammillo-talamico ai nuclei talamici anteriori, che inviano linformazione tramite peduncolo talamico inferiore al nuovamente al giro del cingolo. Connessioni in ingresso del ciruito :

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Cortico-paraippocampale : la corteccia invia gli enagrammi mentali o le rappresentazioni sensitive da memorizzare o da connotare emotivamente al giro del cingolo, ossia allippocampo, che le invia a tutte le strutture limbiche dinterpretazione emotiva, iniziandone la memorizzaizone a breve termine. Connessioni con lamigdala e lipotalamo : mediano il rinforzo dellinformazione circolante nel circuito riverberante connotandola con una coloritura di tipo emotivo.

Connessioni in uscita del circuito : Ippocampo-(amidgalo)-ipotalamo-prefrontale : permette allipotalamo di vedere una determinata informazione sensitiva o mentale, in modo da connotarla emotivamente con il proprio sistema dopaminergico o serotoninergico (in modo positivo o negativo) e di comunicare tale informazione colorata emotivamente alla corteccia prefrontale sovraorbitaria (spesso tramite nucleo accumbens) che si occupa dellelaborazione del tono affettivo-emotivo dovuto a tale informazione, e quindi delle pulsioni ad agire e dellumore, o allippocampo che avvia il processo di consolidamento della memora.

Ippocampo e formazione paraippocampica : lippocampo importante nellassociazione della connotazione affettivo/emotiva elaborata dallipotalamo di un informazione contenuta nella memoria temporanea del circuito del Papez, e nel suo trasferimento e codifica nelle zone di immagazzinamento corticale a lungo termine. Long term potential nellippocampo : lippocampo possiede un medesimo circuito ripetuto trasversalmente per tuta la sua lunghezza, composto da 3 sinapsi, una prima sinapsi in ingresso (fascio dentato) dalla corteccia del cingolo con primo un primo neurone CA3 in grado di fare una nuova sinapsi con un neurone in uscita CA1 potenziabile per lungo termine (secondi o minuti) in grado di mantenere lattivit del circuito di Papez della memoria a breve termine, sino a che tale pattern non trasferito alla corteccia a 6 strati.

NOTA MEDICA ! lesioni ippocampiche e caso HM La rimozione dellippocampo bilaterale, come nel caso del signor HM, provoca una profonda amnesia anterograda (incapacit di consolidare le memorie a lungo termine) data dallincapacit di convogliare le nuove informazioni tramite ippocampo ai circuiti di memorizzazione corticali. Amigdala : piccola struttura che corrisponde alla finestra dellipotalamo sul mondo visivo ed uditivo esterno, essendo la sua unica via dingresso per segnali dal lobo occipitale visivo e temporale acustico, e che funge da struttura di immagazzinamento della memorizzazione emotiva, ovvero dei compotramenti istintivi riflessi a situazioni ambientali (allostatici) Talamo : possiede il ruolo di ricercare tramite chiavi di lettura le informazioni consolidate nella memoria a lungo termine, a seconda della necessit funzionale. NOTA MEDICA ! lesioni del talamo La lesione di alcuni nuclei del talamo porta ad unamnesia retrograda per i fatti precedentemente consolidati, ma una intatta memoria anterograda.
SONNO E RITMI CIRCADIANI : Itegrazione delle lezioni di Reggiai con il Baldissera VEGLIA : stato fisiologico dellencefalo di un mammifero, occupante tutta la fase di mobilit e una parte della fase di quescienza caratterizzato dalla responsivit adattativa, motoria o integrativa dellorganismo a tutti gli stimoli del mutamento del mondo esterno e del proprio mondo interno. SONNO : in un mammifero uno stato di non responsivit motoria ed integrativa al variare del mondo interno e del mondo esterno (quasi totale) determinata attivamente da una serie di processi fisiologici indotti da meccanismi

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interni allencefalo, occupante parte del periodo di quescenza dellorganismo caratterizzato da una costante reversibilit a stato fi veglia in seguito a stimoli, di vario genere, superanti una certa soglia del risveglio Imp : il sonno si differenzia dallo stato di coma naturale o farmacologico, o dallo stato di ibernazione, poich un contesto fisiologico assolutamente reversibile in ogni momento della sua durata, senza condizioni di sorta. MECCANISMO DETERMINANTE IL RITMO DI SONNO VEGLIA : linduzione del sonno a partire dallo stato di veglia un meccanismo complesso determinato sia da un affaticamento del sistema colinergico attivatore del midollo e dei nuclei talamici intralaminari e reticolari (quindi della corteccia), sia da una parallela attivazione e disinibizione (dal sistema attivatore indebolito) dei nuclei dinibizione attiva aminergica (serotonina o dopamina) centri ipnogeni agenti tramite una depressione sinaptica diretta delleccitazione midollare ed encefalica ed una depressione indiretta per inattivazione dei nuclei reticolari attivatori colinergici. Mantenimento della veglia : durante il giorno, quando il soggetto in stato di veglia si ha un attivazione dellarea facilitatoria acetilcolinergica della base del telencefaco, la quale, sia inibisce i centri ipnogeni, sia stimola i nuclei reticolari e intralaminari del talamo a stimolare la corteccia con elevate frequenze di scarica, la quale, tramite un meccanismo di eccitazione a feedback positivo rieccita il talamo mantiene un ritmo talamo-corticale dello stato di veglia (onde alpha) Inibizione del ritmo talamo-corticale : tramite un azione combinata di inibizione diretta della corteccia e dei nuclei della base per via serotoninergica neuroormonale e per inibizione della risposta colinergica attivatrice di ha una diminuzione delleccitazione a feedback positivo talamo-corticale con un isolamento sensitivo centrale della corteccia cerebrale ed un calo della sua attivit elaborativa; questo permette un riposo dellintero manto corticale tramite una ridotta attivit (almeno nel periodo 4) Inibizione midollare dei neuroni sensitivi secondari : tramite un azione combinata dellinibizione serotoninergica discendente e della inibizione del sistema colinergico attivatore discendente si ha una riduzione di tutte le afferenze somatosensitive e propriocettive dal midollo alla sostanza reticolare facilitatoria permettendo un mantenimento dello stato dinibizione talamocorticale. Inibizione midollare dei motoneuroni secondari : tramite un inibizione discendente serotoninergica attiva (prevalentemente serotoninergica) dai nuclei ipnotici del sonno (prevalentemente quelli della linea mediana) si ha uninibizione del tono generale della muscolatura scheletrica estremamente importante per limitare i movimenti in condizioni di sonno REM. Depressione dei centri ortosimpatici del midollo e attivazione dei parasimpatici truncali : tramite il sistema dinibizione attiva serotoninergica si ha un attivazione dei centri truncali parasimpatici ed un inibizione di quelli midollari ortosimpatici, permettenti un inibizione generale del tono vascolare (abbassamento della pressione) e della gittata cardiaca.

Aree determinanti lo stato di veglia : Area facilitatoria acetolcolinergica del telencefalo basale (reticularis pontis oralis): area di neuroni gigantocellulari e parvocellulari, presenti nella porzione del tegmento laterale pontino e mesencefalico (porzione basale del telencefalo) in grado di stimolare con scariche di potenziali dazione tramite assoni ascendenti le aree dei nuclei reticolari, genicolato laterale e intralaminare del talamo, che a loro volta stimolano la cortecciacerebrale (diffusamente e nel lobo occipitale), e, tramite assoni discendenti, i neuroni piramidali e sensitivi secondari del midollo.

Aree determinanti lo stato di sonno :

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Nuclei del rafe del bulbo : i nuclei del rafe bulbare, ma in genere tutta la sostanza grigia della linea mediana, possiede piccoli neuroni serotoninergici che inviano sia assoni ascendenti inibenti la formazione reticolare truncale centri acetilcolinergici di attivazione diffusa corticomidollare il talamo (e quindi la corteccia) nuclei reticolari, intralaminari e genicolato laterale lipotalamo, la neocorteccia e la paleocorteccia (corteccia limbica), responsabili dellinibizione dellencefalo generale e del suo sistema di attivazione colinergico; sia assoni discendenti inibenti i neuroni sensitivi secondari del midollo spinale, permettendo la riduzione centrale delle afferenze sensitive in ingresso, ed i neuroni motori piramidali secondari, permettendo la riduzione della risposta motoria ai cloni del sonno REM. Nuclei della porzione ventrale dellarea preottica dellipotalamo : neuroni che possiedono una funzione di inibizione aminergica dei nuclei a proiezione diffusa del talamo, inibendo indirettamente il ritmo a feedback talamocrticale, e dei nuclei basali del telencefalo. Nucleo del tratto solitario e area postrema : possiedono un attivit di tipo dopaminergico inibitorio in grado di inibire i nuclei a proiezione diffusa del talamo, la sostanza reticolare facilitatoria acetilcolinergica e determinate aree della corteccia occipitale.

Meccanismo intrinseco temporizzato dellalternanza sonno-veglia : tutti i sistemi dinibizione o di eccitazione della corteccia sembrano avere un meccanismo di controllo temporizzato, forse espletato dallesaurimento dei neurotrasmettitori immagazzinati nei terminali sinaptici o per bioaccumulo di particolari segnalatori autocrini di veglia, in grado di terminare leccitazione e di stimolare linibizione cortico-trunco-midollare, facendo partire lo stato di incoscienza ed il tono ortosimpatico del sonno. Mediatori neurormonici autocrini ed endocrini del sonno : sono un insieme di mediatori prodotti dallo stesso metabolismo corporeo o dal metabolismo batterico in grado di variare la propria concentrazione in modo sinusoidale nel tempo e di stimolare a seconda della propria soglia i nuclei ipnotici o attivatori. Adenosina : essendo il principale prodotto del metabolismo cellulare una molecola soggetta a bioaccumulo nel liquor cerebrale in seguito agli elevatissimi livelli metabolici dei neuroni cerebrali durante la giornata, fungendo da orologio per la misurazione della durata dello stato di veglia; essa, infatti, superata una certa concentrazione soglia nel iquor cefalorachidiano permette un induzione del sonno fisiologico tramite un inibizione diretta del sistema reticolare acetilcolinergico della base del telencefalo (grazie ai recettori A1 inibitori delladenosina sui neuroni gigantocellulari) ed unattivazione indiretta del centro ipnotico dellarea preottica ipotalamica, tramite inibizione delle influenze colinergiche inibitorie che larea facilitatoria truncale aveva su di esso. Peptide muramil : peptide di origine batterica, liberato a ritmi circadiani allinterno del circolo sanguigno dalla flora batterica intestinale, permettente linduzione di una stimolazione dei centri ipnotici aminergici del tronco cerebrale. Ammine endogene (dopamina, adrenalina, noradrenalina, istamina) : neurormoni con la funzione di inibire i centri ipnotici e di stimolare i centri attivanti in modo da attivare lo stato di veglia. Ornessina 1 e 2 : molecole che agiscono in modo sinergico con il sistema intsaminico in modo da stimolare in particolare il sistema attivatore aceticolinergico della base del telencefalo.

FUNZIONE FISIOLOGICA DEL SONNO : il sonno possiede una funzione fisiologica nella normalizzazione dellattivit nervosa dellencefalo e del midollo spinale finalizzata ad un miglioramento nei processi cognitivi di base (memoria,

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ragionamento e reattivit), nello sviluppo encefalico (soprattutto el periodo infantile) e nei processi neuroendocrini autonomi responsabili dellomeostasi corporea. Modulazione della funzione ortosimpatica : durante il sonno la profonda inibizione tonica del sistema ortosimpatico, accompagnata da una conseguente eccitazione del sistema parasimpatico consente una pausa funzionale nei sistemi aminergici del tronco encefalico consentendone una risintesi dei mediatori ed un ritorno a piena potenzialit funzionale. NOTA MEDICA ! morte da assenza di sonno Un assenza di sonno molto prolungata pu portare ad un esaurimento totale della risposta ortosimpatica con un conseguente squilibrio nelladattamento omeostatico autonomo attivo dellorganismo, portando ad una rapida morte per cessazione della regolazione basilare. Conservazione delle riserve metaboliche dellorganismo (e diminuzione dle bioaccumulo di scorie) : durante il sonno si ha un sostanziale calo della termoregolazione attiva del corpo per sopressione dei centri cerebrali ipotalamici; si ha quindi una diminuzione della spesa energetica finalizzata al mantenimento della temperatura corporea con una maggiore influenza ambientale su di essa ma un maggiore risparmio energetico per la termogenia. NOTA MEDICA ! difficolt nelladdormentarsi a temperature ambientali molto elevate In caso di temperature ambientali molto elevate, come nelle estati afose, il corpo, non riuscendo a regolare efficientemente la propria temperatura durante il sonno impedisce al soggetto laddormentamento, in modo da evitare pericolose ipotermie. Attivit cognitiva di azzeramento delle asincronie funzionali tra le aree cerebrali : nella sua attivit di inibizione del ritmo talamo-corticale di attivazione della corteccia il sonno permette un azzeramento delle asincronie del funzionamento delle singole aree accumulate durante la veglia prolungata. Fissazione e pulizia mnemonica : ci sono evidenze circa limportanza nella fissazione di nuove memorie apprese e nelleliminazione di quelle superflue durante i periodi dintensa attivit cerebrale del sonno REM. Modulazione delle funzioni endocrine (?) : funzione non tanto sicura del sonno per via del rapporto di casualit celato nelle modificazioni endocrine contemporanee ai periodi di sonno; sembra, infatti, chesiano tali modificazioni ad indurre il sonno piuttosto che il contrario : Ormone somatotropo ipofisario : questo ormone viene sintetizzato soltanto allinizio della fase 4, andando ad inibire con il proprio aumento di concentrazione la fase REM; tuttavia la sua sintesi scema alla fine della fase 4 (come sotto un controllo circadiano temporizzato) causando la disinibizione della fase REM Prolattina : ormone secreto dalla ipofisi anteriore, sotto controllo ipotalamico, solamente alle prime ore del mattino Ormone tireotropo : il suo picco di secrezione durante la sera viene estremamente ridotto durante il sonno. Melatonina : ormone secreto solo alla chiusura delle palebre sotto un controllo diretto dellincidenza luminosa retinica. Glucocorticoidi : la loro secrezione viene temporizzata da un orologio circadiano interno, tuttavia, pu essere soppressa durante il periodo di sonno.

FASI DEL SONNO : durante il sonno sono presenti differenti pattern fisiologici di attivazione dellencefalo, del tronco e del midollo spinale, alternate luna dopo laltra in un ciclo che si ripete ciclo del sonno - incominciando dal fenomeno di addormentamento e terminando nel fenomeno del risveglio, caratterizzate da differenti attivit elettroencefalografiche e funzioni fisiologiche, varianti dal sonno molto riposante della fase 4 al sonno attivo ed onirico della fase 1 REM.

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Fasi di sonno N-REM o non rem : Fase 1 addormentamento : fase tipica del sonno leggero, appena dopo uno stato di veglia quiescente, caratterizzata da un iniziale inibizione ipnotica del ritmo di sincronizzazione talamo-corticale onde alpha e del tono midollare, quasi parallelo allinizio dinibizione ortosimpatica e stimolazione tonica parasimpatica, attuato mediante un iniziale asimmetria del normale sistema sonno veglia di eccitazione ed inibizione e destinato, lungo la scala discendente delladdormentamento (salvo interruzioni non fisiologiche) alla fase 2 del sonno. Onde elettroencefalografiche : vengono caratterizzate da una frequenza piuttosto bassa di onde a basso voltaggio onde con interruzioni di brevi fusi di onde di veglia fusi delladdormentamento causato dallattivazione a sprazzi del ritmo di aggiornamento talamo-corticale.

Fase 2 e 3 del sonno : fasi di sonno intermedio di tipo N-REM, di durata di pochi minuti ciascuna destinate ad evolversi in scala discendente, alla fase 3 o 4, per inattivazione definitiva del ritmo talamo-corticale, aumentando la soglia del risveglio, o nella scala ascendente, alla fase 1 REM o 2, tramite attivazione asincrona del sistema acetilcolinergico di attivazione truncale, con aumento della soglia di risveglio. Onde elettroencefalografiche : vengono caratterizzate da una frequenza bassa di onde a basso voltaggio preludenti alla fase 4 onde

Fase 4 del sonno o sonno ad onde lente : tipo di sonno molto riposante a bassa attivit onirica e fissazione mnemonica della stessa, occupante porzioni di 20 minuti nei primi cicli del sonno (generalmente dorante la prima ora e mezza di sonno) per poi succedersi in un alternanza do altre fasi N-REM e fasi 1 REM durante tutta la notte, arrivando a comporre sino al 75 % del periodo di sonno totale (a seconda dello stato di riposo o del rebound accumulato da un soggetto) durante il quale di verifica : soglia per il sveglio pi alta di quella dello stadio 3 ma pi bassa dello stadio 1 REM Calo della frequenza respiratoria ed un suo aumento della profondit e della componente diaframmatica Occhio rivolti in dietro o in movimento lento e non cogniugato Palpebre in posizione chiusa Movimenti somatici assenti .a relativamente poco inibiti, limitati solo ai cambiamenti di posizione Stato stabile dinibizione ortosimpatica e di stimolazione parasimpatica Diminuzione del 20-30% del tono vascolare diffuso corporeo Miosi ipnotica relativamente poco accentuata Frequenza cardiaca bassa con attivit inotropa negativa Inturgidimento del clitoride ed erezione del pene Elaborazione mentale della fase 4 : attivit mentale logica ma non percettiva, segnata dalla non comunicazione della aree talamiche, caratterizzata dallelaborazione continuativa dei concentti e dei fatti verificatisi subito prima delladdormentamento. Onde elettroencefalografiche del sonno lento : sonno nel quale il normale ritmo di aggiornamento talamocorticale a onde viene completamente inibito lasciando lo spazio ad un ritmo di aggiornamento intrinseco cortico-corticale di tipo sinusoidale e molto regolare, caratterizzato da potenziali abbastanza ampi e da una frequenza di 3-5 Hz onde determinato dallattivazione dei nuclei ipnotici ipotalamotruncali e dalla inibizione dei nuclei attivatori truncali

Fase 1 REM : tipo di sonno decisamente meno riposante per il sistema nervoso centrale, ad alta produzione onirica e fissazione mnemonica, dalla durata media di 5-30 minuti ed occupante principalmente la seconda met del periodo del sonno, alternandosi in modo ciclico con le fasi N-REM, componendo in media il 20% della durata del sonno (aumentante allaumentare della giovinezza, del periodo di rebound specifico, della riposatezza e della durata del

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sonno) causato principalmente unattivazione del sistema acetilcolinergico attivante del tronco encefalico e da uninibizione di quello inibente aminergico, determinante un attivazione fasica del circuito PGO onirico e oculomotore e del tono ortosimpatico truncale Alta soglia del risveglio Elevata inibizione dei motoneuroni secondari del midollo mediante via serotoninergica per impedire movimenti scheletrici durante la scarica del sistema attivatore colinergico.

Attivit PGO nellinduzione del sonno REM : particolare situazione nella quale, durante un periodo di sonno di tipo 2 si ha una disarmonia nellinibizione dei nuclei aminergici ipnotici (locus ceruleus), probabilmente indotta dallaccumulo dellormone somatotropo adenoipofisario, che causa un attivazione autocrino del sistema acetilcolinergico attivatore del nucleo reticolaris pontis oralis, automaticamente tendente allattivazione, che attiva mediante fibre colinergiche i nuclei midollari ortosimpatici (inibendo quelli parasimpatici) la sostanza reticolare dei collicoli e dei nuclei vestibolari (governanti i movimenti involontari cogniugati degli occhi) ed il corpo genicolato del talamo, lultimo del quale, mediante fibre attivatrici genicolo-occipitali permette lattivazione della corteccia occipitale (e della corteccia ad essa associata) permettendo la visione endogena del sogno. Attivazione fasica del sistema ortosimpatico da scariche del colinergico attivattore : questo fenomento provoca, contemporaneamente, un aumento del tono vascolare e della pressione, un aumento aritmico della frequenza cardiaca, e una midriasi associata alloculomozione. Scarica fasica dei collicoli superiori nel movimento oculare : tramite stimolazione afferente dcolinergica i collicoli danno luogo, assieme al nucleo vestibolare, a movimenti cogniugati del globo oculare. Scarica motoria della corteccia motoria cerebrale : probabilmente componente lillusione motoria onirica, scariche motorie molto intense dipartono dalla corteccia motoria, provocando, assieme alle scariche di movimenti oculari, qualche convulsione clonica dei muscoli scheletrici del corpo. Attivit onirica durante il sonno REM : attivit percettiva sensoriale endogena vividamente interpretata emotivamente, affettivamente e logicamente dalla coscienza sopita dellindividuo, in grado di svilupparsi solamente durante il sonno REM ed, in particolari, durante le scariche di movimenti oculari.

Onde elettroencefalografiche del sonno REM : viene caratterizzato da unintensa attivit corticale, di tipo spesso focalizzato sul lobo occipitale, con un ritmo di onde del tutto identiche a quelle dei processi di veglia attiva (basso voltaggio a 14 Hz) generato dallattivazione localizzata quasi sempre al solo lobo occipitale del ritmo di veglia talamo-corticale tramite sistema PGO attivato dalle afferenze aceticolinergiche attivatorie dellarea facilitatoria colinergica della base del telencefalo. PERIODI DEL SONNO : il sonno presenta un periodo di durata molto variabile fisiologicamente da individuo a individuo e, generalmente, estremamente diminuito durante la vacchiaia, ma sempre caratterizzato da un primo periodo di addormentamento, da una ripetizione di 4 o 5 cicli di sonno da 90-100 minuti ciascuno, e da un periodo di risveglio, ciascuno dei quali composto da una scandita ed esatta successione temporale di fasi differenti in modo crescente (verso lo stato di attivazione della corteccia 1) scala cresciente od in modo decrescente (verso lo stato di inattivazione della corteccia 4) scala decrescente. Periodo di addormentamento : una scala sempre decrescente durante la quale lattivit elettrica della corteccia ha un rallentamento progressivo sino alla cessazione della frequenza di aggiornamento talamo-corticale e allinizio della frequenza di aggiornamento corticale onde a causa di una depressione dei sistema attivanti del tronco e da una attivazione dei sistemi ipnotici di tronco e diencefalo, caratterizzati da un pasaggio dalla fase 1 dei fusi di addormentamento, alla fase 2 e 3, ed infine alla fase 4, con un progressivo aumento della soglia di risveglio. Ciclo del sonno : periodo della durata media di 90-100 minuti, composto da una prima scala ascendente dallo stadio 4 allo stadio 1 REM, con progressivo aumento della attivit corticale e della soglia di risveglio (a livelli molto pi alti di quelli della semplice fase 4) e da una sucessiva scala discendente, dallo stadio 1 REM allo stadio 4, con progressiva diminuzione dellattivit corticale e della soglia del risveglio; tendente a rpetersi per tutta la durata del

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sonno dimostrando un diminuzione progressiva delle fasi 3 e 4, con laumento del riposo, ed un aumento della fase 1 REM e 2. Prima met della notte : viene caratterizzata da una minore componente di fase REM e da una maggiore componente di fase N-REM, con prevalenza particolare della fase 4. Seconda met della notte : viene caratterizzata da una maggiore componente di fase REM e da una minore componente di fase N-REM, con un assenza di fase 3 e 4.

VARIAZIONI DEL SONNO FISIOLOGICHE DURANTE LA VITA : Crescita del bambino : Ridistribuzione dei cicli di sonno durante la giornata : nel bambino i cicli sono polifasici, ovvero ci sono pi cicli durante unintera giornata, nelladulto i cicli sono monofasici, ovvero vi solo un ciclo alla notte. Aumenta la durata del ciclo di sonno singolo : nel bambino i cicli hanno una durata di 45 minuti, mentre nelladulto i cicli hanno una durata di 90-100 minuti; vi un raddoppio del ciclo. Riduzione della percentuale del sonno REM : nel bambino appena nato occupa il 50% del sonno, nelladulto occupa una percentuale del 20%, questo per via del maggiore sviluppo neuronale del cervello del bambino.

Invecchiamento delladulto : Riduzione della durata del sonno : la durata del sono fisiologico varia da 7 nelladulto giovane a 6 ore nellanziano. Riduzione della durata del periodo 4 : il sonno viene caratterizzato da un periodo 4 quasi inesistente e da una dominanza di periodi 2 e 3. Aumento dei brevi risvegli : nellanziano il sonno presenta sino a 3 o pi risvegli nella notte. Riduzione del periodo REM : si ha una riduzione da 4 periodi rem a sonno completo sino a solo 1.

CONTROLLO DELLE FUNZIONI CORPOREE INTERNE :


Integrazione delle lezioni di Reggiani con il Baldissera

CONTROLLO DELLE FUNZIONI CORPOREE INTERNE : il corpo umano permette di mantenere costante la sfera delle funzioni interne, nel tempo, in rapporto alle variazioni dellambiente esterno tramite una rapporto dintercomunicazione tra le sue varie parti a quasi tutti i livelli, nel quale spiccano il sistema endocrino, pi abile a far comunicare tra loro le cellule di tutti i distretti corporei, ed il sistema nervoso autonomo, pi abile nel modulare tale comunicazione in base al rapporto con il mondo esterno. Omeostasi: mantenimento costante dei parametri interni dellorganismo, tramite sensori che percepiscono la deviazione di alcuni parametri e centri integrativo-effettori in grado di ristabilirli. Allostasi: variazione dei parametri interni dellorganismo nelleconomia dell'adattamento a nuove condizioni ambientali, necessario al mantenimento dellomeostasi

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REGOLAZIONE DEL DOPPIO ANELLO:: nelleconomia dellomeostasi e dellallostasi lSNC funge da centro di integrazione in grado di raccogliere le informazioni dalle vie afferenti assoniche o endocrine (via ormoni o citochine) sia da esterocettori (segnali dal mondo esterno) che da enterocettori (segnali dall'interno dell'organismo) emettendo segnali in grado dinfluenzare gli imput di tali sfere recettoriali tramite comandi visceromotori o somatomotori lungo tre diverse uscite:

Efferente somatica : via diretta verso i muscoli scheletrici, unico strumento di interazione con il mondo, che passa attraverso i motoneuroni, e ci permette di rispondere precisamente ai segnali che ci sono arrivati tramite gli esterocettori. Motoneurone secondario come sede finale dintegrazione : il motoneurone secondario riceve, integra ed elabora una sola risposta efferente per tutti i segnali dai centri superiori (cervelletto, olive, nuclei vestibolari, corteccia e nuclei della base) e intraspinali (riflessi dal core itegrativo del midollo). Via molto precisa e diretta : il motoneurone secondario possiede un messaggio perfettamente concorde con quello che giunge alle pacche motrici essendo direttamente collegato ai muscoli senza alcun neurone intermediario sede integrativa.

Efferente vegetativo (nelle sue componenti parasimpatica e ortosimpatica,) che controlla il mondo interno tramite muscolatura liscia e funzioni ghiandolari (soprattutto esocrine) e una che utilizza il Motoneurone visceromotore primario come sede dintegrazione : il motoneurone visceromotorio primario midollare o truncale la se di convergenza ed integrazione (non definitiva) di tutti i segnali provenienti dai centri premotori superiori e midollari, quali il core centrale e le vie sensitive. Via non precisa e indiretta : il neurone visceromotore primario controlla indirettamente i centri effettori con la mediazione intermezza di un neurone visceromotore gangliare, sede finale dintegrazione sensoriale, in grado di modificare il segnali efferente al viscere. Convergenza sulleffettore finale : molto spesso sulleffettore finale (ghiandola o muscolo liscio) vi un bilancio intrinseco tra leffetto di pi innervazioni differenti e del sistema endocrino. Costanza di attivit basale : questo sistema presenta sempre unattivit basale basando la sua abilit regolatoria nella variazione della frequenza della sua scarica tonica. 107

Sistema endocrino : vi sono due sistemi endocrini principali, uno allostatico dove lSNC controlla con segnalazioni ormonali, attraverso asse ipotalamo-ipofisi, lattivit del mondo interno tramite la stimolazione di tiroide, surreni e gonadi, ed uno omeostatico che regola il proprio controllo in base al solo assetto biologico interno dellorganismo (paratitoidi, cellule parafollicolari e pancreas). Imp : in questo modello (incompleto) non figura il pancreas e le paratiroidi, che risentono solo in maniera minima di questo tipo di controllo.

SISTEMA NERVOSO AUTONOMO : SISTEMA NERVOSO AUTONOMO : porzione non volontaria del sistema nervoso, suddivisibile in una componente centrale ed in una periferica, possedente il ruolo di mantenere l'omeostasi interna del corpo nei confronti degli accadimenti nel mondo esterno, andando a mantenere la naturale variabilit dei parametri chimico-fisici dell'organismo entro determinati limiti, precisi e molto ristretti, tramite il controllo dei visceri interni ottenuto per funzione nervosa diretta, funzione neuroendocrina e stimolazione della funzione endocrina ghiandolare. Sistema nervoso autonomo centrale : viene composto da nuclei di neuroni di II tipo Golgi, modulati da reti di interneuroni inibitori ed eccitatori, capaci di integrare le afferenze nervose centrali e le afferenze nervose periferiche per organizzare risposte ordinate visceromotorie nel sistema nervoso autonomo periferico, tramite fibre efferenti attivatorie o inibitorie ai neuroni pregangliari del sistema nervoso parasimpatico ed ortosimpatico. Sistema nervoso autonomo periferico : sezione del sistame nervoso centrale composta da una catena di neuroni visceromotori di primo e secondo ordine, riuniti in nuclei o gangli composti di glia ed interneuroni modulatori eccitatori o inibitori, in grado di convertire ed integrare le afferenze modulatorie centrali (emozionali) e le afferenze sensitive viscerali (riflessi) in azioni visceromotorie, suddivisibile sia funzionalmente, sia per le vie efferenti del nevrasse, sia per la localizzazione dei somi dei neuroni motori primari e secondari , in un sistema autonomo parasimpatico, ortosimpatico ed enterico.

Sezione simpatica e parasimpatica : sezione funzionale del sistema nervoso autonomo periferico possedente un motoneurone visceromotore primario posto all'interno di nuclei del sisema nervoso centrale - tronco ecefalico o midollo spinale - ed un motoneurone visceromotore secondario posto all'esterno del sistema nervoso centrale, vicino o lontano all'organo da innervare. Sistema simpatico : possiede un motoneurone primario colinergico visceromotore posto nel nucleo intermediolaterale dei mielomeri spinali dal primo toracico al terzo lombare, ed un motoneurone secondario adrenergico visceromotore posto nei gangli prevertebrali, situati in posizione distale dagli organi, con corte fibre afferenti pregangliari mielinizzate e lunghe fibre efferenti postgangliari non mielinizzate, o nei gangli paravertebrali - celiaco, mesenterico superiore e inferiore, aorticorenale - situati in posizione relativamente vicina agli organi, con lunghe fibre afferenti mielinizzate pregangliari e corte fibre efferenti amielinizzate postgangliari. Sistema parasimpatico : possiede un motoneurone primario colinergico visceromotore posto per il parasimpatico truncale (cervicale) nei nuclei truncali - nucleo motore del vago X, nucleo edinger-westfald, salivatorio superiore, salivatorio inferiore - e per il parasimpatico sacrale nel nucleo intermediolaterale parasimpatico dei mielomeri sacrali, ed un motoneurone secondario colinergico visceromotore, posto per entrambi i sistemi parasimpatici in ganglietti nella parete degli organi bersaglio, con lunghe fibre afferenti pregangliari mielinizzate e corte fibre efferenti postgangliari non mielinizzate.

Sezione autonoma enterica : sezione dunzionale del sistema nervoso autonomo periferico possedente motoneuroni visceromotori prmari e secondari riuniti in piccoli ganglietti all'interno della parete dei visceri stessi - plesso mioenterico di Auerbach, plesso sottomucoso del Messner - correlati di interneuroni inibitori o eccitatori, al fine di convertire le afferenze sensitive dirette degli organi in risposte visceromotorie dirette (riflessi viscerali); questo sistema molto importante nella peristalsi e nei movimenti di massa colici.

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Imp : parasimpatico ed ortosimpatico possiedono un'azione antagonista su un medesimo organo solamente nelle porizioni viscerali innervate contemporaneamente da entrambi i sistemi nervosi periferici; tuttavia, nella maggior parte dei casi gli organi vengono innervati da solo una componente con attivit, in genere, eccitatoria. COMPONENTE CENTRALE DEL SISTEMA AUTONOMO O SISTEMA LIMBICO ESTESO : aggregati di sostanza grigia composta da interneuroni modulatori ed integratori e da neuroni premotori vegetativi che ricevono afferenze vsicerosensitive dai nuclei ricettivi del midollo e del tronco ed inviano efferenze modulatorie centrali tramite vie centrali ai neuroni visceromotori primari del tronco e del midollo, ed occupante la pozione di SNC tra la corteccia cerebrale limbica e la base del tronco, capace di integrare una risposta viscerale premotoria di coordinamento tra i sistemi parasimpatici ed ortosimpatici del corpo dal afferenze sensitive periferiche(al livello truncale) o motivazionali corticali (al livello del sistema dei gangli della base) - integrazione vegetativa - tramite tre livelli di complessit comportamentale via via discendente al discendere nell'SNC : Primo livello gerarchico del sistema limbico esteso : prende in considerazione la risposta delle strutture diencefaliche e telencefaliche nell'integrazione motivazionale-emotiva e istintiva vegetativa.

Risposta telencefalica (influenze motivate) : elaborazione autonoma nella quale la corteccia cerebrale elabora emotivamente-motivaizonalmente le afferenze viscerali per inviare una risposta visceromotoria (ricevendone una regolazione a feedback) mediante via diretta e via indiretta alla porzione limbica effettrice dell'amigdala, dell'ippocampo e dell'ipotalamo modulando l'espressione viscerale dell'integrazione autonoma della componente emotivo-motivazionale. Nuclei riceventi le afferenze viscerosensitive : i nuclei amigdaloidei, l'ippocampo, il talamo, il nucleo del letto della stria terminale e l'ipotalamo vanno a ricevere afferenze dirette dai neuroni viscerosensitivi secondari del midollo spinale e afferenze indirette dal nucleo solitario, nucleo parabrachiale rombencefalico.

Risposta diencefalica (influenze istintive) : elaborazione autonoma da parte dell'ipotalamo modulante la coordinazione autonoma istintiva rispetto alla sfera emotivo-motivazionale dell'individuo e all'ambiente esterno, permettendo una risposta parzialmente allostatica - mantenimento dell'omeostasi dell'ambienete interno in condizioni ambientali variabili - regolando : temperatura, volume ed osmolarit del fluidi corporei, metabolismo, comportamenti di ingestione e risposte riproduttive istintive. Struttura anatomica dell'ipotalamo : l'ipotalamo una struttura di materia grigia alla base del diencefalo, estesa anteroposteriormente come un quadrilatero a libro aperto cranialmente, dipartendo cranialmente dalle linee terminali delle pozioni laterali del pavimento del III ventricolo, formando il pavimento del ventricolo stesso, per poi terminare caudalmente all'interno della porzione tuberale (anteriormente) al chiasma ottico (centralmente) e ai corpi mammillari (posteriormente) suddivisibile medio-lateralmente in 3 striscie di materia grigia funzionalmente differenti - zona pariventricolare, zona mediale, e zona laterale - ciascuna suddivisa postero-anteriormente in - zona preottica, zona anteriore, zona tuberale e zona mammillare.

1. Zona periventricolare dell'ipotalamo : zona posta esattamente al ridosso del 3 ventricolo suddivisibile in una porzione meramente neuroendocrina e neuroormonica ed una porzione premotoria viscerale.
o

Porzione neuroendocrina : area comprendente il nucleo paraventricolare, sopraottico e arcuato composta da neuroni magnocellulari, con funzione neuroendocrina diretta e neuroni parvocellulari, con funzione facilitatoria o inibitoria endocrina dell'adenoipofisi. Neuroni magnocellulari : cellule dal grosso calibro invianti assoni efferenti secretivi formanti sinapsi con i fitti capillari dei corpuscoli del Growing, all'interno dell'ipofisi posteriore, nei quali liberano ossitocina e vasopressina. Ruolo dell'ossitocina nell'induzione del parto : uno sbilanciamento nell'equilibrio tra livello di progesterone plasmatico, diminuente le proteine contrattili del miometrio ed i suoi recettori per l'ossitocina, ed il livello estrogenico plasmatico, aumentante le proteine contrattili del miometrio e la quantit dei suoi recettori per p'ossitocina, verso l'estrogeno, a fine gravidanza, provoca un aumento di responsivit miometrica alla secrezione di ossitocina, ossia alla fosforilazione ossitocina-dipendente

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delle miosine del muscolo liscio, causante l'attivazione delle contrazioni uterine con l'espulsione del feto. Ruolo dell'ossitocina nella suzione del latte : durante l'allattamento, la suzione del capezzolo materno da parte del bambino causa l'attivazione di meccanocettori epidermici che mandano un segnale afferente eccitatore tramite fasci spino-talamici sino ai neuroni magnocellulari della porzione neuroendocrina dell'ipotalamo, dai quali causa la secrezione di ossitocina per via circolatoria, che permette la stimolazione della contrazione degli adenomeri e l'espulsione del latte. Neuroni parvocellulari : neuroni di piccolo calibro invianti assoni efferenti secretivi caratterizzati da piccoli granuli a catena di rosario formanti sinapsi secernenti in fitti capillari fenestrati dell'eminenza mediana, ingresso del circolo portale ipotalamo-ipofisario, in grado di produrre nell'ER, modificare nel Golgi e nelle vescicole di neurotrasmetttori in viaggio distale verso il terminale sinaptico e secernere in modo calcio-dipendente nel circolo portale ipofisario degli agenti facilitatori della secrezione adenoipofisaria - liberanti corticotropica (CRH), tireotropina (TRH), ormone della crescita (GHRH) e gonadotropine (GnRH) - ed inibitori della secrezione adenoipofisaria - somatostatina (GHIH), prolattina (PIF).
o

Porzione visceromotrice : area comprendente 6 nuclei collocati agli estremi anteriore e posteriore dell'ipotalamo, nella regione preottica-anteriore e mammillare dello stesso, possedenti un attivit di generatore ipotalamico di attivit motoria viscerale andando a integrare le afferenze sensitive e di controllo dal tratto solitario, parabrachiale, dall'organo subfornicale, dalla zona mediale dell'ipotalamo, dal nucleo soprachiasmatico, e dai nuclei del sistema limbico esteso, ed inviare le efferenze sensitive di controllo visceromotorio ai neuroni premotori vegetativi (simpatici e parasimpatici) del tronco dell'encefalo ed ai motoneuroni controllanti il sistema endocrino.

2. Zona mediale dell'ipotalamo : porzione situata tra la zona periventricolare e la zona laterale presentante un nucleo con funzione circadiana e 6 nuclei con funzione visceromotoria, endocrinomotoria e somatomotoria finalizzate al mantenimento dell'omeostasi.
o

Nucleo soprachiasmatico : nucleo possedente una funzione di orologio circadiano della zona periventricolare dell'ipotalamo, temporizzandone la secrezione di ATCH, gonadotropine e della funzione GIAMV, della parte ipotalamica di controllo comportamentale, temporizzando il ritmo sonno-veglia, e della porzione oressinergica dell'ipotalamo laterale, influenzando il ritmo sonno veglia e l'ingestione di cibo. Funzione di oscillatore circadiano del nucleo soprachiasmatico : il nucleo suprachiasmatico viene composto da neuroni di natura peptidergica (ad azione lenta) a base di vasopressina e VIP in grado di settare e sincronizzare l'oscillazione temporale ciclica di tutti gli aggregati a controllo autonomo centrali con l'alternanza tra giorno e notte, grazie alla ricezione di afferenze indicanti lo stato di luce dai recettori alla melanopsina della retina mediante il fascio retinotalamico del tratto ottico, in grado di attivare un circuito molecolare autolimitante con il passaggio buio-luce e di attivare un circuito endocrino autolimitante con il passaggio luce-buio. Circuito del passaggio buio-luce : il passaggio buio-luce provoca una scarica di glutamato dei terminali sinaptici del tratto retinoipotalamico che causa l'inizio di un processo molecolare autooscillante all'interno dei neuroni del nucleo suprachiasmatico consentendone la regolazione della secrezione neuropeptidergica.

a. CLOCK e BMAL1 vanno a stimolare la trascrizione del gene Cry dal DNA che produce il regolatore Cry inattivo (defosforilato) b. CLOCK e BMAL1 vanno a stimolare la trascrizione del gene di CLOCK e BMAL1 autoinducendo la produzione di regolatore CLOCK e BMAL1 attivo c. CLOCK e BMAL1 vanno a stimolare la trascrizione del gene Pre, che produce il regolatore Pre inattivo d. L'azione glutamatergica sui neuroni del nucleo suprachiasmatico determinano l'ativazione di una proteinchinasi che causa la fosforilazione attivante di Pre/Cry.

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e. Pre/Cry attivati vanno ad impedie l'attacco di CLOCK e BMAL1 al DNA permettendo il blocco del circuito stesso di produzione del blocco. f. Il circuito si ferma per un determinato temoi (mattino) per poi ripartire. Circuito del passaggio luce-buio : il passaggio luce buio provoca una diminuzione della scarica dei terminali glutamatergici del tratto retino-ipotalamico provocando una stimolazione ortosimpatica indiretta della ghiandola pineale che va a produrre melatonina con un circuito a feedback negativo e temporizzato andando a regolare la secrezione neuropeptidica dei neuroni suprachiasmatici. a. La dimininuzione di luce provoca un aumento di attivit dei neuroni di proiezione alla parte parvocellulare del nucleo paraventricolare che attivano il nucleo paraventricolare nella porzione parvocellulare b. La porzione parvocellulare del nucleo paraventricolare attivo a sparare in modo eccitatorio sui neuroni ortosimpatici pregangliari del midollo spinale attivando i neuroni ortosimpatici visceromotori primari innervanti il ganglio cervicale superiore. c. I neurone ortosipatici visceromotori primari contattano i neuroni del ganglio cervicale superiore e attivano i neuroni veisceromotori ortosimpatici secondari. d. I neuroni ortosimpatici visceromotori secondari vanno a contattare le cellule della ghiandola pineale attivando la secrezione di melatonina. e. La melatonina in circolo va ad esercitare un azione inibitoria sul nucleo paraventricolare che riduce nel tempo la produzione di melatonina dopo la prima attivazione.
o

Nuclei visceromotori, somatomotori ed endocrinomotori : sono due nuclei estesi anteroposteriormente per tutto l'ipotalamo, che controllano il riconoscimento dei volti e la risposta attaccodifesa, due nuclei della regione preottico-ipotalamo e della regione premammillare, che controllano la termoregolazione, un nucleo localizzato nella porzione parvocellulare del nucleo paraventricolare, che controlla l'assunzione di cibo e acqua (centro della sete e della fame) e dalla sostanza nera (mesencefalo) e tegmentale ventrale (ponte) della porzione craniale della colonna comportamentale con la funzione di controllo del comportamento esplorativo (allontanamento da una posizione e rutorno alla partenza) Comportamenti di ingestione : comportamenti volti alla correzione precisa della carenza di acqua - sete - o di particolari nutrienti - fame - determinata da afferenze meccanocettive o chemocettive ad i nuclei della porzione mediale dell'ipotalamo - oressizzanti o assetanti - e rientrante dopo il ristabilimento della carenza da parte di afferenze meccanocettice o chemocettive, centrali o periferiche, agli stessi nuclei ipotalamici - anoressizzanti o dissetanti. Regolazione della sete : la sete, intesa come pulsione verso il dissetamento viene promossa dal nucleo preottico mediano (nucleo GIAMV) del sistema limbico esteso ed il nucleo solitario, che inviano efferenze telencefaliche per l'induzione del comportamento del bere, mente, intesa come regolazione endocrina della funzione renale di diuresi e natriuresi, viene promossa dai neuoni premotori viscerali dei nuclei sopraottico e paraventricolare, che regolano la secrezione endocrina di ADH.

Via osmolare : via che regola la pulsione della sete e del dissetamento in base all'osmolarit dei liquidi interstiziali mediante degli osmocettori posti nell'organo vascoloso che efferiscono verso il nucleo preottico mediano, sopraottico e paraventricolare, e mediante osmocettori epatici nel circolo portale che afferiscono mediate nervo vago al nucleo del tratto solitario. Via barocettiva : via che regola la pulsione della sete e del dissetamento in base al volume plasmatico mediante barocettori dell'arco aortico e atriali, che afferiscono con le fibre vagali al nucleo del tratto solitario, e mediante barocettori del sistema juxtaglomerulare renale, che, tramite renina-angiotensina II vanno a stimolare i neuroni del l'organo vascoloso e dell'organo subfornicale (a loro volta connessi con i neuroni del nucleo sella sete)per via endocrina. Via di estinguimento immediato della sete : via che estingue immediatamente la pulsione della sete non appena viene ingerito dell'acqua tramite osmocettori dell'orofaringe e barocettori dello stomaco, che afferiscono tramite nervo vago e nervo glossofaringeo al nucleo del tratto solitario.

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Regolazione della fame : una regolazione molto complessa, poich influenzata in modo prepotente dalle qualit odorose, sapide, visive e meccaniche degli alimenti, intesa come pulsione verso lo sfamamento con un particolare alimento o in modo generico promossa dall'attivit dei nuclei della colonna comportamentale del sistema limbico esteso che comunicano con la corteccia limbica cosciente - nucleo del tratto solitario, nucleo arcuato, nucleo dorsomediale (GIAMV, zona ipotalamica periventricolare viscerale), porzione parvocellulare del nucleo paraventricolare, nucleo ventromediale e zona laterale dell'ipotalamo, stimolati da segnali ormonali liberati dalla distensione e da chemocettori gastrointestinali che agiscono direttamente o indirettamente su tali nuclei in modo da stimolare la fame - oressizzanti - o di causare il senso di saziet - anoressizzanti. Azione diretta : tramite stimolazione paracrina dei neuriti afferenti e per via endocrina i neuroni dell'area postrema collegati al nucleo del tratto solitario. Azione indiretta : tramite stimolazione dei neuroin dei diversi nuclei ipotalamici.

Stimoli oressizzanti : un unico segnale rappreesentato dalla grelina sintetizzata dsal riempimento della mucosa gastrica e duodenle Stimoli anoressizzanti : vengono rappresentati da colecistochinina, secreta da tutto l'intestino, peptide tirosina-tirosina, secreto dalle porzioni pi distali dell'apparato digerente e dal peptide simile al glucagone, espresso dal digiuno e dal pancreas.

3. Zona laterale dell'ipotalamo : zona posta sulla porzione ipotalamica pi laterale ed in rapporto con talamo e struttue ad esso adiacienti, con la funzione di zona di interzonnessione tra ipotalamo e sistema limbico esteso e come zona di regolazione del ritmo sonno veglia e dell'ingestione del cibo mediante produzione di oressine con una popolazione di neuroni oressinergici a neuriti molto divergenti. Secondo livello di complessit (influenze omeostatiche) : prende in considerazione l'integrazione vegetativa rombencefalica di ponte e bulbo, modulante una risposta essenzialmente omeostatica, ovvero l'attivit cardiorespiratoria e la funzione digestiva gastrointestinale.

Mesencefalo, ponte e bulbo : elaborazione autonoma nella quale la sostanza periacqueduttale attorno all'acquedotto dal silvio e 4 ventricolo - core - e due sue estensioni in senso ventromediano - paracore mediano - ed in senso laterodorsale - paracore laterale - vanno ad elaborare meccanicamente ed in modo riflesso autonomo le afferenze viscerali e preintegrate dai nuclei midollari e dal nucleo solitario per inviare una risposta visceromotoria (ricevendone una regolazione a feedback) mediante via reticolo-spinale al midollo e per sostanza reticolare truncale ai nuclei visceromotori parasimpatici truncali, modulando le risposte vegetative autonome riflesse e direttamente determinanti la vita : ritmo cardioresporatorio e funzione digestiva
o

Struttura dei nuclei d'integrazione autonoma : hanno una struttura di tipo reticolare, con cellule ricche di arborizzazioni dendritiche spinose e corti assoni amielinici estremamente ramificati terminalmente, con neuroni della porzione ventrale-mediana prevalentemente serotoninergici (pi antichi filogeneticamente) e neuroni della porzione laterale prevalentemente noradrenergici e dopaminergici.

Nuclei di ricezione delle afferenze viscerosensitive : sono vari nuclei in posizione bilaterale possedenti interneuroni tipo II Golgi in grado di ricevere le afferenze viscerosensitive dirette o preintegrate in modo ordinato viscerotopograficamente. Nuclei bulbari : porzione ventrolaterale del bulbo, formazione reticolare bulbare e nucleo solitario e motore viscerale del vago, raccogliente solo le afferenze vagali da tutti gli organi. Nuclei del ponte e del mesencefalo : nuclei parabrachiali, nuclei del rafe, formazione reticolare diffusa, grigio periacqueduttale

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Terzo livello di complessit : prende in considerazione l'integrazione vegetativa spinale, modulante nei tratti toracolombari i riflessi vegetativi ortosimpatici dalle afferenze sensoriali viscerocutanee e, nei tratti lombosacrali le funzioni evacuative della vescica urinaria (minzione) e del colon (movimenti di massa del riflesso della defecazione)

Midollo spinale : elaborazione autonoma nella quale la sostanza reticolare pericanalicolare, attorno al canale centromidollare, e due sue estensioni in senso ventromediano - paracore mediano - ed in senso laterodorsale - paracore laterale elaborano meccanicamente in modo riflesso e automatico le afferenze sensitive viscerocutanee preintegrate dei nuclei intermediomediale del midollo, per inviare una risposta visceromotoria (ricevendone una regolazione a feedback) mediante sistema reticolare e reticolo-spinale midollare ai nuclei intermediolaterale e parasimpatico sacrale del midollo andando a regolare risposte meccaniche a stimolazioni viscerali sensitive, Nuclei di ricezione delle afferenze viscerosensitive : sono i nuclei intermediomediale del sistema spinale.

COMPONENTE PERIFERICA DEL SISTEMA AUTONOMO : il sistema endocrino periferico composto da neuroni di ricezione afferente del segnale viscerosensitivo, organizzati in nuclei o in gangli intraparietali o associati ai nervi afferenti, in grado di recepire ed inviare il segnale ad entrambi i sistemi para e ortosimpatico, da neuroni di associazione interneurale, disposti all'interno di gangli o di nuclei troncomidollari, in grado di integrare i segnali afferenti periferici e discendenti centrali sia in base alla somatotopia che al ritardo temporale con i quali afferiscono, con una complessit di risposta riflessa crescente procedendo caudo-cranialmente, e da due catene efferenti di neuroni visceromotori inibitori o eccitatori - sistema efferente ortosimpatico e sistema efferente parasimpatico disposti nei nuclei truncomidollari (generalmente primari) e nei gangli (generalmente secondari) in grado di generare o trasportare una risposta riflessa visceromotoria inibitoria o eccitatoria del viscere stimolato.

Sinapsi gangliare come centro d'integrazione : il neurone visceromotore gangliare non ripete semplicemente il segnale dal neurone visceromotore primario ma lo integra con iperpolarizzazioni inibenti, tamite interneuroni inibitori dopaminergici e depolarizzazioni facilitanti, tramite interneuroni eccitatori con GnRH (fattore di rilascio della gonadotropina come fattore stimolante) in modo da diminuire le frequenze di PDA dal NPG troppo alte ad un tetto massimo e di aumentare le frequenze di PDA troppo basse.

1. Un picco di depolarizzazione, pi ampio e positivo, proveniente dallacetilcolina liberata dal NPG, che supera il potenziale soglia si ha un PDA 2. Un potenziale postsinaptico negativo dovuto a piccoli neuroni dopaminergici iperpolarizzanti (inibitori) determinante una situazione inibitoria in grado di distanziare il PDA successivo 3. Una debole e lunga onda positiva legata al GNRH che favorisce linstaurarsi di PDA successivi e permette una sommazione degli stimoli. 113

Neurone pregangliare come via afferente comune : come nel caso del motoneurone piramidale secondario il neurone visceromotore pregangliare la via convergente comune di segnali centrali (previsceromotori) da ipotalamo, tronco e midollo e di segnali viscerosensitivi (mediante interneutoni) dai gangli spinali, nel numero di circa 5000-10000 assoni a cellula, che integrano per dare una risposta.

Afferenze viscerali comuni : sono i rami che portano la componente sensitiva delle azioni riflesse dalle pareti dei tutti i visceri del corpo, organizzate in un neurone viscerosensitivo primario localizzato in gangli al di fuori del sistema nervoso centrale, ossia, nelle afferenze del sistema autonomo truncale, nel ganglio nodoso o giugulare per il nervo vago, nel ganglio petroso per il glossofaringeo, nel ganglio genicolato per il faciale e nel ganglio semilunare per il trigemino, e nelle afferenze del sistema autonomo spinale, nei gangli della radice posteriore dei nervi spinali, i quali invano fibre centripete nei tratti d'ingresso all'SNC - radice posteriore dei nervi spinali e tratti dei nervi cranici - suddivisibili in fibre lente e peptidergiche di tipo amielinico importanti nella modulazione dei processi infiammatori - fibre C - fibre veloci mielinizzate e glutamatergiche medianti le altre sensazioni viscerali (chimiche e meccaniche) - fibre A - in grado di connettersi a neuroni viscerosensitivi di primo tipo del Golgi o funicolari che inviano la risposta via spinotalamica ai centri del sistema limbico esteso superiori con assoni di tipo funicolare ascendente, o neuroni viscerosensitivi del secondo tipo del Golgi o interneuroni, che inviano la risposta ai neruroni premotori, della sostanza reticolare del core midollare e truncale o ai neuroni visceromotori parasimpatici o ortosimpatici primari dei nuclei spinali o dei nuclei truncali. Efferenze visceromotorie : sono delle catene di neuroni visceromotori, composte da un neurone visceromotore primario sempre acetilcolinergico posto in nuclei dell'SNC (salvo per i neuroni del sistema vegetativo enterico) collegato tramite fibre pregangliari efferenti sempre mielinizzate ad un neurone visceromotore secondario acetilcolinergico o noradrenergico, posto in gangli esterni all'SNC, differenziate per posizione e neurotrasmettitore utilizzato dai neuroni visceromotori secondari e per lunghezza e mielinizzazione delle fibre pre-e-postsinaptiche

Efferenze visceromotrici ortosipatiche : Fibra ortosimpatica pregangliare : sono fibre mielinizzate e piuttosto corte (in genere) che originano dai neuroni visceromotori primari ortosimpatici del nucleo intermediolaterale del midollo spinale (da T1 a L3) per decorrere nelle radici anteriori dei nervi spinali, passando tramite ponte bianco all'interno dei gangli paravertebrali : ganglio cervicale superiore, medio e inferiore (ganglio stellato) per la colonna cervicale, 11 gangli toracici + ganglio stellato, per la colonna toracica, 4 gangli lombari, per la colonna lombare, 4-5 gangli sacrali, per l'osso sacro, e 1 ganglio coccigeo impari, per il mielomero C0. Gangli di tutti i segmenti vertebrali : terminare con sinapsi acetilcolinergiche ai neuroni visceromotori secondari all'interno dei gangli paravertebrali stessi o continuare nei tronchi ascendenti e discendenti ai neuroni visceromotori secondari ortosimpatici di altri gangli senza ponte bianco (cervicali, lombari e sacrali). Gangli dei segmenti toracici-inferiori e lombari : continuare nei nervi splancnici superiore, medio ed inferiore diretti verso i gangli paravertebrali : celiaco, mesenterico superiore, inferiore e aorticorenale. Gangli del segmento toracico : continuare nel nervo splancnico superiore per passare nel ganglio celiaco e terminare nella midollare del surrene.
o

Neurotrasmettitore : acetilcolina

Fibra ortosipatica postgangliare : sono fibre amielinizzate piuttosto lunghe (eccetto per quelle dei gangli prevertebrali) che nel caso di un'origine dai gangli prevertebrali vanno a terminare sui visceri muscolocutanei dei dermomiotomerI (vasi, ghiandole sudoripare, muscoli erettori del pelo) e di un'origine dai gangli prevertebrali vanno a formare dei grando plessi nervosi di fibre ortosimpatiche e ganglietti parasimpatici e del sistema autonomo viscerale sopra l'avventizia dei visceri toraco-addomino-iliaci : plesso cardiaco, posto attorno al cuore ed ai grandi vasi, plesso celiaco, posto attorno all'arteria celiaca, plesso ipogastrico, posto alla biforcazione dell'aorta.
o

Neurotrasmettitore : noradrenalina associata ad ATP(per recettori purinergici) o neuropeptide Y, la maggior parte, acetilcolina, per le ghiandole suodoripare, dopamina, per la midollare del surrene.

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Sinapsi varicosa postgangliare : queste sinapsi sono caratterizzate dall'unione dei terminali postsinaptici a varicosit delle arborizzazioni terminali presinaptiche dei neuriti postgangliari, connotati da un'estrema instabilit di posizionamento lungo la fibra, data dalla mancanza di addensamenti recettoriali nella membrana postsinaptica, e da un incostante rilascio di neurotrasmettitore in seguito alla stimolazione da parte di un potenziale d'azione.

Efferenze visceromotrici parasimpatiche : Fibra parasimpatica pregangliare : sono fibre mielinizzate piuttosto lunghe che originano nel tronco da neuroni visceromotori parasimpatici del nucleo di Edinger-Westphald, scorrenti nel nervo oculomotore comune per andare a controllare il tono dei muscoli intrinseci dell'occhio, del nucleo salivatorio superiore ed inferiore, scorrenti nel VII e IX nervo cranico per andare a controllare l'attivit di ghiandola lacrimale, ghiandole salivari e ghiandole nasali, del nucleo dorsale motorio del nervo vago ed ambiguo, scorrenti nel X nervo cranico, per controllare l'attivit di tutti i visceri nelle cavit toraco-addominale (ma non pelvica), e che originano dal midollo sacrale presso neuroni parasimpatici del nucleo sacrale parasimpatico laterale, scorrenti prima nei nervi spinali sacrali (dal 2 al 4) e sucessivamente nei nervi pelvici per innervare i visceri pelvici e genitali.
o

Neurotrasmettitore : acetilcolina

Fibra parasimpatica postgangliare : fibra amieliniche e molto corte che originano nei ganglietti intramurali dei visceri, da neuroni parasimpatici motori secondari per andare a terminare con sinapsi direttamente agli effettori viscerali
o

Neurotrasmettitore : acetilcolina, associata a VIP

Fenotipo trasmettitoriale dei delle diverse terminazioni e neuropeptidi : le terminazioni sinaptiche classiche ad acetilcolina o noradrenalina sono associate a recettori postsinaptici metabotropici specifici per determinati peptidi in determinate funzioni dell'organismo. Caso particolare della midollare del surrene : la midollare dle surrene, per la sua origine embrionale dalle creste neurali, considerata come un agglomerato di neuroni ortosimpatici secondari visceromotori modificati per la secrezione sinusoidale, dei quali il 20 % che secerne noradrenalina viene innervato da fibre pregangliari ortosimpatiche acetilcolinergiche dal ganglio celiaco originate da neuroni ortosimpatici visceromotori stimolati dalla carenza di glucosio, mentre l'80% secerne adrenalina e viene innervato da fibre pregangliari ortosimpatiche acetilcolinergiche dal ganglio celiaco originate dai neuroni ortosimpatici visceromotori stimolati dalla carenza di pressione arteriosa.

Effetto della secrezione del surrene : il surrene responsabile della secrezione prevalentemente di adrenalina circolante, ed in minor misura di noradrenalina, secreta solo al 10% dal surrene e al 90% dai terminali ortosimpatici sparsi nel corpo, con la funzione di causare una blanda vasodilatazione muscolare, tramite stimolazione dei recettori adrenergici 2, e di causare un aumento di gittata cardiaca, tramite stimolazione dei recettori adrenergici 1; causando un sostaziale aumento di gittata cardiaca con calo della pressione arteriosa diastolica

RIFLESSI AUTONOMI DEGLI ORGANI PELVICI : tutte le attivit degli organi pelvici - defecazione, minzione, erezione ed eiaculazione - sono attivit riflesse di tipo spinale, sottoposte a controllo subordinato volontario, originate dal controllo integrato e coordinato fra attivit viscemotoria (parasimpatica ed ortosimpatica) e somatomotoria (infatti l'attivit dei muscoli lisci deve essere aiutata dalla muscolatura del pavimento pelvico, striata, per assolvere alle proprie funzioni) tramite il controllo di 3 tronchi nervosi differenti : nevi ipogastrici, contenenti fibre di tipo ortosimpatico, nervi pelvici, contenenti fibre prevalentemente parasimpatiche e poche fibre ortosimpatiche ed i nervi pudendi, che contengono fibre somatomotorie e simpatiche. Riflesso legati all'apparato urinario di immagazzinamento ed escrezione: il sistema di immagazzinamento ed escrezione dell'urina si compone di un serbatoio di riempimento, costretto da un muscolo liscio - detrusore della vescica - rilassato dall'azione dell'ortosimpatico e contratto dall'azione del parasimpatico, e da un sistema di transito, l'uretra, regolato da uno sfintere interno liscio del collo della vescica (nell'uomo cricolare e trofico - sfintere uretrle

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interno) rilassato dal parasimpatico e contratto dall'ortosimpatico, e da uno sfintere esterno striato, contratto dalle afferenze somatomotorie del neuroni esomatomotore secondario del midollo sacrale tra S2 e S4. Sistema d'integrazione premotrice viscerale e somatica :

Centro d'integrazione premotoria del midollo sacrale : viene rappresentato dalla sostanza reticolare del core pericanalicolare del midollo sacrale e toracico, contenente neuroni premotori visceromotori in grado di ricevere afferenze viscerosensitive dai meccanocettori della vescica e dell'uretra mediante nervi pelvici e nervo piccolo splancnico, mediando il riflesso spinale di riempimento vescicale con eccitazione dell'ortosimpatico ed inibizione del parasimpatico (rilassamento della vescica e costrizione dello sfintere del collo della stessa) e di ricevere afferenze discendenti premotorie dal nucleo pontino della minzione, mediando il riflesso centrale della minzione, con eccitazione del parasimpatico ed inibizione dell'ortosimpatico (rilassamento dello sfintere del collo sella vescica e costrizione della vescica) Sistema d'integrazione premotoria del nucleo pontino della minzione : viene rappresentato dalla sostanza reticolare del grigio periacqueduttale del ponte truncale, contenente neuroni premotori visceromotori in grado di ricevere afferenze viscerosensitive dai meccanocettori della vescica e dell'uretra mediante fasci ascendenti spino-talamici e grigio periacqueduttale del bulbo dal nucleo viscerosensitivo intermediomediale del midollo toracico, mediando sia la componente somatica di contrazione del muscolo sfintere striato del'uretra nel riflesso di riempimento vescicale, ed afferenze modulatorie centrali mediante sistema reticolare truncale discendente dal sistema limbico esteso, in modo da integrarare in base alla volont motivazionale e alla sfera emotiva il passaggio dal riflesso di riempimento a quello della minzione, con stimolazione del parasimpatico, inibizione dell'ortosimpato ed inibizione tonica e prolungata del sistema somatomotore dello sfintere striato esterno (rilassamento dello sfintere del collo e dello sfintere esterno (tonico), e, costrizione del muscolo detrusore della vescica) Sistema limbico telencefalico : viene composto dai neuroni della corteccia del cingolo, della corteccia orbitofrontale e di alcuni nuclei dell'ipotalamo possedenti afferenze meccanocettive o nocicettive dalla parete della vescica e dall'uretra in grado di rendere cosciente la sensazione di impellenza all'urinazione e lo scorrere effettivo dell'urina durante la minzione, e, possedenti afferenze generiche dal sistema limbico e dalle aree associative, in grado di tradurre in una stimolazione del centro pontino per la minzione la volont di urinare.

Sistema viscerosensitivo :

Neuroni viscerosensitivi primari : possiedono un soma posto all'interno del ganglio mesenterico inferiore e delle fibre afferenti meccanocettive di tipo A e nocicettive del tipo C che giungono dai nocicettori e dei meccanocettori della vescica e dell'uretra, e da fibre efferenti decorrenti all'interno del nervo piccolo splancnico terminanti ai neuroni viscerosensitivi secondari ed ai neuroni somatosensitivi secondari del midollo toracico. Neuroni viscerosensitivi secondari : possiedono un soma posto all'interno del nucleo intermediomediale del midollo toracico emanante fibre efferenti spino-spinali verso i neuroni del core grigio d'integrazione del midollo toracico - riflesso spinale ortosimpatico - e del core del midollo sacrale - riflesso spinale parasimpatico - e fibre ascendenti lungo i cordoni laterali della sostanza bianca midollare, sino al talamo, corteccia limbica ed ipotalamo, per la sensazione cosciente dell'impellenza all'urinazione, mentre al nucleo pontino della minzione per rafforzare con la fuoriuscita dell'urina dall'uretra il riflesso della minzione.

Sistema visceromotorio ortosimpatico :

Neuroni visceromotori primari : neuroni posti all'interno del nucleo intermediolaterale del midollo lombare da L1 a L2, emananti fibre efferenti pregangliari tramite nervo piccolo splancnico ai neuroni visceromotori ortosimpatici dei ganglio mesenterico inferiore, e riceventi fibre modulatorie dal nucleo pontino della minzione - veicolante il riflesso volontario della minzione - e dal nucleo del core del midollo - veicolante il riflesso spinale di riempimento vescicale.

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Neuroni visceromotori secondari : neuroni posti all'interno del ganglio mesenterico inferiore, emananti fibre ortosimpatiche postgangliari sino al muscolo detrusore della vescica (inibenti poich con recettori beta adrenergici) e allo sfintere del collo della vescica (eccitanti poich con recettori alfa adrenergici) rendendo effettivo l'attuazione motoria ortosimpatica del riflesso di riempimento vescicale e del riflesso della minzione centrale.

Sistema visceromotorio parasimpatico :

Neuroni visceromotori primari : neuroni posti all'interno del nucleo intermediolaterale del midollo sacrale da S2 a S4 emananti fibre efferenti pregangliari tramite nervi sacrali e nervi pelvici sino ai neuroni visceromotori parasimpatici secondari dei ganglietti intratecali della vescica e dell'uretere e riceventi fibre afferenti modulatorie dal nucleo pontino della minzione - veicolante il riflesso cosciente della minzione - e dal core del midollo sacrale - veicolante il riflesso spinale di riempimento vescicale. Neuroni visceromotori secondari : neuroni visceromotori colinergici posti all'interno di ganglietti intratecali della parete vescicale e dell'uretere emananti fibre efferenti postgangliari colinergiche molto corte sino al muscolo detrusore della vescica (che stimolano agendo sui recettori muscarinici) ed al muscolo del collo della vescica (che inibiscono agendo su recettori nicotinici) rendendo effettivo il riflesso spinale e centrale della minzione.

Sistema somatomotorio :

Neuroni somatomotori primari : neuroni posti all'interno del nucleo pontino della minzione, emananti fibre efferenti motorie discendenti nei fasci reticolo spinali sino a terminare con sinapsi colinergiche sui neuroni motori secondari del corno anteriore del midollo sacrale da S2 a S4, e riceventi afferenze sensitive via fascio spino-talamico dal nucleo intermedio mediale del midollo sacrale - media la componente somatica durante il riflesso spinale del riempimento - e dal sistema limbico esteso e corticale - rendendo effettivo il controllo volontario dell'inizio della minzione (rilassamento del muscolosfintere estern uretrale) Neuroni somatomotori secondari : neuroni tonici posti all'interno del corno del midollo sacrale, emananti fibre efferenti colinergiche nei nervi sacralli S2-S4, scorrenti nei nervi pelvici, sino ad innervare in modo eccitatorio muscolo sfintere esterno dell'uretra, ricevendo fibre afferenti eccitatorie colinergiche dai neuroni motori primari del nucleo pontino della minzione, regolando lo stato tonico del muscolo sfintere esterno dell'uretra nel riflesso della minzione e nel riflesso di riempimento vescicale.

Riflesso spinale (e parzialmente centrale) di riepimento vescicale : questo riflesso permette un riempimento agevole di urina nella vescica senza che la pressione aumenti al punto da impedire il deflusso del bolo urinario dagli ureteri e senza alcuna perdita di urina all'esterno della stessa, sia tramite un rilassamento riflesso del muscolo detrusore della vescica ed una costrizione del collo vescicale, tramite azione dei fasci afferenti viscerosensitivi al core premotorio del midollo toracico e sacrale che consente un inibizione del parasimpatico ed una stimolazione dell'ortosimpatico, sia tramite una costrizione tonica e proporzionale alla pressione endovescicale del muscolo striato esterno dell'uretra, tramite effetto dei fasci viscerosensitivi spinotalamici agenti sui neuroni somatomotori primari del nucleo pontino della minzione che consente un eccitazione dei neuroin somatomotori secondari del midollo sacrale (controllanti il tono dello sfintere striato esterno dell'uretra) Riflesso centrale della minzione : questo riflesso permette uno svuotamento mantenuto nel tempo della vescica tramite l'uretra, sino a che essa non contiene pi urina, avvenente sia tramite una prolungato effetto di contrazione del muscolo detrusore della vescica e di rilassamento dello sfintere del collo dell'uretra, mediante l'azione stimolante dei neuroni premotori ad integrazione volontaria con fasci reticolo-spinali sui neuroni visceromotori primari del parasimpatico sacrale ed un azione inibente dei neuroni premotori ad integrazione volontaria con i fasci reticolo-spinali sui neuroni visceromotori primari dell'ortosimpatico toracico, sia tramite un rilassamento tonico del muscolo sfintere esterno striato dell'uretra, ottenuto mediante azione inibente tonica delle afferenze volontarie sui neuroni somatomotori primari del nucleo pontino che, tramite il collegamento con il fascio reticolo spinale, causano una diminuzione dell'attivit tonica dei neuroni somatomotori primari sacrali , rilassando il muscolo sfintere esterno dell'uretra; tutte queste funzioni sono mantenute nel tempo dalla stimolazione del nucleo pontino della minzione con fibre afferenti meccanocettive (tramite fasci spinotalamici) che segnalano il flusso di urina nell'uretra e la costrizione della vescica.

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Riflesso dell'eccitazione sessuale femminile e maschile : rlflesso di tipo quasi essenzialmente limbico esteso eccitazione sessuale psicogena - e solo in minore misura di tipo spinale - eccitazione riflessa, scatenato dalla stimolazione fisica delle aree erogene (tra le quali i genitali) e/o da particolari stati emotivo-motivazionali dell'individuo (solo per il centro limbico esteso), finalizzato alla preparazione dei genitali alla funzione riproduttiva mediante una facilitazione dell'atto meccanico della penetrazione vaginale con inturgidimento parasimpatico dei tessuti erettili della donna e del maschio (erezione peninea e tumescienza delle piccole labbra e della clitoride) e lubrificazione ortosimpatca dello scorrimento penineo nel canale vaginale con secrezione di muco lubrificante da parte del pene e della cervice uterina. Sistema d'integrazione premotoria somatoviscerale :

Centro d'integrazione premotoria somatoviscerale del midollo spinale : zona di sostanza reticolare del core del midollo spinale, composta da neuroni premotori visceromotori in grado di ricevere afferenze somatosensitive dalle zone erogene e dai genitali, afferenze viscerosensitive dai visceri pelvici e genitali determinanti l'eccitazione sessuale da riflesso spinale, o afferenze modulatorie visceromotorie dal sistema limbico esteso, determinanti l'eccitazione sessuale psicogena, andando a regolare la funzione visceromotoria ortosimpatica al livello T11 - L2, responsabile dell'aumento di secrezione ma della detumescienza dei tessuti erettili, la funzione visceromotoria parasimpatica al livello S2-S4, responsabile della diminuzione della secrezione ghiandolare ma dalla tumescienza dei tessuti erettili, e la funzione somatomotoria ortosimpatica al livello S2-S4, responsabile dell'aumento di tono dei muscoli ischio e bulbocavernosi. Centro d'integrazione premotoria somatoviscerale encefalica : zona di sostanza gigia comprendente tutto il sistema limbico esteso encefalico e truncale, con particolare attenzione della corteccia del giro del cingolo e della porzione prefrontoorbitaria, dei nuclei paraventricolari e paragiganticellulare dell'ipotalamo, in grado di recepire afferenze somatosensitive o viscerosensitive, via spinotalamica, dai neuroni sensitivi secondari del midollo sacrale andando ad integrare lo stato emotivo-motivazionale ed ideativo di un soggetto in rapporto alle afferenze sensitive erogene per generere una risposta viscero e somatomotoria, inviata tramite fibre reticolo-spinali ai mielomeri toracolombari e sacrali, al fine di determinare il controllo psicogeno semivolontario della stimolazione ortosimpatica, parasimpatica e somatomotoria finalizzata all'eccitazione sessuale

Afferenze sensitive viscerosomatiche :

Neuroni viscerosensitivi e somatosensitivi primari : neuroni posti all'interno dei gangli delle radici posteriori dei nervi sacrali, riceventi fibre efferenti dal nervo pudendo provenienti dal pene, dalla clitoride e dalla vagina, fibre afferenti dai nervi pelvici, dal canale vaginale, retto, cervice uterina, e fibre afferenti dal nervi ipogastrici, dal corpo dell'utero, dalla prostata, e dalla cervice uterina, ed emananti fibre centripete all'interno dell'SNC, terminanti su neuroni sensitivi secondari dei nuclei dell'SNC spinale. Neuroni viscerosensitivi e somatosensitivi secondari : neuroni posti all'interno del nucleo intermediomediale o del nucleo porprio del midollo emananti fibre centripete ascendenti tramite vie spino-talamiche del cordone laterale del midollo spinale sino ai neuroni premotori viscerali o samitici del midollo sacrale, lombare o del sistema limbico esteso.

Sistema visceromotorio ortosimpatico : + secrezione - tumescenza

Neuroni visceromotori ortosimpatici primari : si trovano posti all'interno del nucleo intermediolaterale dei mielomeri spinali da T11 a L2, emananti fibre efferenti ecetilcolinergiche pregangliari tramite nervo piccolo splancnico, e sucessivamente nervi ipogastri ai neuroni ortosimpatici visceromotori secondari del plesso ipogastrio, riceventi fibre afferenti modulatorie dai centri premotori spinali toracolombari - eccitazione sessuale spinale - e dai centri premotori del sistema limbico esteso - eccitazione sessuale psicogena. Neuroni viscromotori ortosimpatici secondari : si trovano posti nei ganglietti del plesso ipogastrio ed emanano fibre ortosimpaiche agenti sui visceri pelvici, in grado di stimolare la secrezione delle ghiandolette intrapelviche, fibre ortosimpatiche scorrenti nel nervo pudendo ed agenti sui visceri peninei, in grado di stimolare la costrizione dei vasi arteriosi, e quindi la detumscienza degli organi erettili .

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Sistema visceromotorio parasimpatico : + tumescenza - secrezione

Neuroni visceromotori parasimpatici primari : si trovano posti all'interno del nucleo intermedio laterale parasimpatico dei mielomeri da S2 a S4, emanti fibre efferenti acetilcolinergiche pregangliari tramite nervi sacrali verso i neuroni visceromotori parasimpatici secondari del plesso pelvico, e riceventi afferenze modulatorie da neuroni premotori spinali sacrali - eccitazione sessuale riflessa spinale - e dai centri premotori del sistema limbico esteso - eccitazion esessuale psicogena. Neuroni visceromotor parasimpatici secondari : si trovano sparsi all'interno dei ganglietti del plesso pelvico ed emananti fibre parasimpatiche postgangliari agenti sui visceri intrapelvici, in grado di inibire la secrezione delle ghiandole intrapelviche, fibre parasimpatiche scorrenti nei nervi pelvici e perineali, in grado di stimolare la dilatazione delle arteriole e quindi la tumescienza degli organi erettili.

Sistema somatomotorio : + tumescienza ed innalzamento del pene Umento Neuroni somatomotori primari : si trovano all'interno del sistema limbico esteso di proiezione somatomotoria (tronco encefalico) emanando fibre somatomotorie primarie discendenti per le vie reticolospinali del midollo sino ai neuroni somatomotori secondari del corno anteriore del midollo spinale sacrale, e ricevente afferenze dal sistema limbico esteso, mediando l'effetto somatomotore dell'integrazione emotivomotivazionale e sensitiva del sistema corticale cerebrale.

Neuroni somatomotori secondari : si trovano all'interno del corno anteriore del midollo psinale sacrale, emanando efferenze somatomotorie secondarie per i nervi sacrali ed il nervo pudendo profondo, sino ad innervare i muscoli striati ischiocavernosi e bulbocavernosi (determinanti maggiore tumescienza degli organi erettili e l'erezione del pene) e ricevendo sia afferenze dai neuroni somatomotori primari del sistema limbico esteso - mediando l'eccitazione sessuale psicogena - sia afferenze dai neuroni premotori del core del midollo sacrale - medianti l'eccitazione sessuale riflessa spinale.

Riflesso psicogeno o spinale modello di inturgidimento - erezione del pene : non appena in seguito alla stimolazione della cute nelle zone erogene maschili e/o in eguito ad autocondizionamento emotivo-motivazionale, si ha una diminuzione del tono ortosimpatico innervante gli sfinteri delle arteriole eccline del pene, che si dilatano aumentando l'afflusso di sangue ai corpi cavernosi del pene e al corpo spongioso uretrale; parallelamente un aumento del tono somatomotore dei neuroni motori secondari del midollo sacrale causa un aumento di contrazione dei muscoli ischiocavernosi e bulbocavernosi che, oltre a far innalzare il pene, vanno a comprimere le vene drenanti gli stessi corpi cavernosi, provocando un ingorgo di sangue con un aumento di pressione nei copri cavernosi; questo causa una pressione contro la tonaca elastica albumiginea del pene che lo trasforma in un corpo duro-elastico per via della maggiore tensione strutturale esterna. Riflesso spinale o psicogeno di secrezione - eiaculazione : quando si ha un intensa afferenza di segnali dai meccanocettori del glande del pene ai neuroni del nucleo paragigantocellulare dell'ipotalamo ed ai neuroni premotori del segmento lombotoracico e sacrale, si attua una fortissima attivazione del componente ortosimpatico per l'innervazione dello sfintere uretrale interno e prostatico, che si contraggono creando una sorta di tubo isolato, nel quale, grazie alla fortissima attivazione dell'ortosimpatico, si ha il riversamento del contenuto (in ordine temporale) delle ghiandole bulbo uretrale, della prostata, delle vescichette seminali e del contenuto epididimale, dove, per opera delle contrazioni ritmiche del pavimento pelvico, si ha un aumento di pressione sino a 50-60 cmH2O; a questo punto, all'apice dell'orgasmo, si ha l'inversione di controllo ortosimpatico-parasimpatico, inducendo il rilascio dello sfintere prostatico con emissione nell'uretra, e quindi esternamente al pene, di un getto in pressione di sperma. Riflesso della defecazione : il sistema di contenimento delle feci si compone dei compartimenti sigmoideo-rettale, l'ultimo d i quali costretto da un muscolo liscio in grado di comprimerlo ad elevate pressioni interne, rlassato dall'ortosimpatico nel riflesso di riempimento del retto ed eccitato dal parasimpatico nel riflesso di defecazione, chiuso da uno sfintere liscio - sfintere interno del retto - rilassato dal parasimpatico e contratto dall'ortosimpatico e da uno sfintere esterno striato, modulato in modo tonico dal sistema somatomotore. Sistema d'integrazione premotrice viscerale e somatica :

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Centro d'integrazione premotoria del midollo sacrale : viene rappresentato dalla sostanza reticolare del core pericanalicolare del midollo sacrale e toracico, contenente neuroni premotori visceromotori in grado di ricevere afferenze viscerosensitive dai meccanocettori del retto mediante nervi pelvici e nervo piccolo splancnico, mediando il riflesso spinale di riempimento rettale con eccitazione dell'ortosimpatico ed inibizione del parasimpatico (rilassamento del retto e costrizione dello sfintere rettale interno) e di ricevere afferenze discendenti premotorie dal nucleo pontino della defecazione, mediando il riflesso centrale della defecazione, con eccitazione del parasimpatico ed inibizione dell'ortosimpatico (rilassamento dello sfintere del retto e costrizione del retto) Sistema d'integrazione premotoria del nucleo pontino della defecazione : viene rappresentato dalla sostanza reticolare del grigio periacqueduttale del ponte truncale, contenente neuroni premotori visceromotori in grado di ricevere afferenze viscerosensitive dai meccanocettori del retto mediante fasci ascendenti spinotalamici e grigio periacqueduttale del bulbo dal nucleo viscerosensitivo intermediomediale del midollo toracico, mediando sia la componente somatica di contrazione del muscolo sfintere striato nel riflesso di riempimento rettale, ed afferenze modulatorie centrali mediante sistema reticolare truncale discendente dal sistema limbico esteso, in modo da integrarare in base alla volont motivazionale e alla sfera emotiva il passaggio dal riflesso di riempimento a quello della defecazione, con stimolazione del parasimpatico, inibizione dell'ortosimpato ed inibizione tonica e prolungata del sistema somatomotore dello sfintere striato esterno Sistema limbico telencefalico : viene composto dai neuroni della corteccia del cingolo, della corteccia orbitofrontale e di alcuni nuclei dell'ipotalamo possedenti afferenze meccanocettive dalla parete del retto in grado di rendere cosciente la sensazione di impellenza alla defecazione e, possedenti afferenze generiche dal sistema limbico e dalle aree associative, in grado di tradurre in una stimolazione del centro pontino per la defecazione.

Sistema viscerosensitivo :

Neuroni viscerosensitivi secondari : possiedono un soma posto all'interno del nucleo intermediomediale del midollo toracico emanante fibre efferenti spino-spinali verso i neuroni del core grigio d'integrazione del midollo toracico - riflesso spinale ortosimpatico - e del core del midollo sacrale - riflesso spinale parasimpatico - e fibre ascendenti lungo i cordoni laterali della sostanza bianca midollare, sino al talamo, corteccia limbica ed ipotalamo, per la sensazione cosciente dell'impellenza alla defecazione.

Sistema visceromotorio ortosimpatico :

Neuroni visceromotori primari : neuroni posti all'interno del nucleo intermediolaterale del midollo lombare da T10 a L2, emananti fibre efferenti pregangliari tramite nervi ipogastri ai neuroni visceromotori ortosimpatici gangli paravertebrali, e riceventi fibre modulatorie dal nucleo pontino della defecazione veicolante il riflesso volontario della defecazione - e dal nucleo del core del midollo - veicolante il riflesso spinale di riempimento vescicale. Neuroni visceromotori secondari : neuroni posti all'interno del ganglio mesenterico inferiore, emananti fibre ortosimpatiche postgangliari sino al muscolo detrusore del retto (inibenti poich con recettori beta adrenergici) e allo sfintere del retto interno (eccitanti poich con recettori alfa adrenergici) rendendo effettivo l'attuazione motoria ortosimpatica del riflesso di riempimento rettale e del riflesso della defecazione centrale.

Sistema visceromotorio parasimpatico :

Neuroni visceromotori primari : neuroni posti all'interno del nucleo intermediolaterale del midollo sacrale da S1 a S3 emananti fibre efferenti pregangliari tramite nervi sacrali e nervi pelvici sino ai neuroni visceromotori parasimpatici secondari dei ganglietti intratecali e riceventi fibre afferenti modulatorie dal nucleo pontino della defecazione - veicolante il riflesso cosciente della defecazione - e dal core del midollo sacrale veicolante il riflesso spinale di riempimento rettale.

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Neuroni visceromotori secondari : neuroni visceromotori colinergici posti all'interno di ganglietti intratecali della parete emananti fibre efferenti postgangliari colinergiche molto corte sino al muscolo liscio del retto (che stimolano agendo sui recettori muscarinici) ed al muscolo dello sfintere interno (che inibiscono agendo su recettori nicotinici) rendendo effettivo il riflesso spinale e centrale della defecazione.

Sistema somatomotorio :

Neuroni somatomotori primari : neuroni posti all'interno del nucleo pontino della defecazione, emananti fibre efferenti motorie discendenti nei fasci reticolo spinali sino a terminare con sinapsi colinergiche sui neuroni motori secondari del corno anteriore del midollo sacrale da S2 a S4, e riceventi afferenze sensitive via fascio spino-talamico dal nucleo intermedio mediale del midollo sacrale - media la componente somatica durante il riflesso spinale del riempimento - e dal sistema limbico esteso e corticale - rendendo effettivo il controllo volontario dell'inizio della defecazione (rilassamento del muscolo sfintere esterno) Neuroni somatomotori secondari : neuroni tonici posti all'interno del corno del midollo sacrale, emananti fibre efferenti colinergiche nei nervi sacralli S2-S4, scorrenti nei nervi pelvici, sino ad innervare in modo eccitatorio muscolo sfintere esterno , ricevendo fibre afferenti eccitatorie colinergiche dai neuroni motori primari del nucleo pontino della defecazione, regolando lo stato tonico del muscolo sfintere esterno dell'uretra nel riflesso della minzione e nel riflesso di riempimento vescicale.

Riflesso spinale della contenzione fecale : durante le fasi tra una defecazione e l'altra, in coincidenza co il riempimetno del retto, si ha un aumento del tono ortosimpatico generale, con un maggiore distensibilit del muscolo liscio rettale ed un maggior tono contenitivo del muscolo sfintere interno del retto, generando una contenzione delle feci. Riflesso spinale di defecazione : durante i movimenti di massa del colon che spingono materiale nell'ampolla rettale, quando la pressione intrarettale supera i 55mmHg si ha una parziale attivazione parasimpatica che rilassa il muscolo sfintere interno del retto, con una risposta riflessa del muscolo sfintere esterno del retto che mantiene la contenzione fecale. Azione volontaria della defecazione : il nucleo pontino della defecazione causa un rilassamento del muscolo sfintere esterno del retto, una diminuzione del tono ortosimpatico generale ed un aumento del tono parasimpatico generale, generante una contrazione del muscolo liscio del retto ed un rilassamento ulteriore del muscolo sfintere striato interno. IPOTALAMO : aggregato di nuclei di materia grigia immersi in una matrice di fibre di materia bianca, disposto, appena sopra al chiasma ottico ed al peduncolo ipofisario a formare le partetilatero-posteriori di una struttura a tasca - III ventricolo - con una funzione di ecntro di integrazione per tutte le afferenze viscerosensitive, somatosensitive, umorali e del sistema limbico, rappresentante la sfera emotivo-intellettivo dell'individuo, in modo da generare azioni endocrine, comportamentali (istinti) e neurovegetative, finalizzate al mantenimento dell'omeostasi dell'individuo ed alla prosecuzione della stessa specia alla quale l'individuo appartiene.

Nuclei ipotalamici periventricolari : porzione sottile di tessuto attorno alla cavit del terzo ventricolo che individua un nucleo periventricolare ed un nucleo arcuato alla base del ventricolo. Nuclei ipotalamici anteriori : nuclei posizionati cranioanteriormente al chiasma ottico, suddivisibili craniocaudalmente in : nucleo paraventricolare, nucleo ipotalamico anteriore, area preottica, nucleo sopraottico e nucleo soprachiasmatico. Nuclei ipotalamici laterali : pu essere suddivisa in area ipotalamica laterale, nucleo dordomediale e nucleo ventromediale. Nuclei ipotalamici posteriori : area ipotalamica posteriore e corpi mammillari.

Afferenze :

Visiva, uditiva e odorosa : provengono tutte indirettamente dal talamo (visiva e uditiva) e dal rinencefalo (olfatto) tramite una via indiretta mediata dall'amigdala, vera porta sul mondo dell'ipotalamo. Viscerosensitive : provengono tutte tramite sistema reticolare truncale ascendente.

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Somatosensitive : informazioni tattili, dolorifiche e termiche che provengono dai vari distretti tramite vie ascendenti truncali e spinali, con la mediazione di talamo e amigdala o tramite sistema reticolare ascendente Emotivo-comportamentali : vi a doppia comunicazione tra ipotalamo e corteccia limbica mediato dall'ippocampo, dall'amigdala e dal talamo determinando la coloritura emotiva degli enagrammi mentali corticali e la loro espressione viscerale.

Termoregolazione : fenomeno che tende a mantenere la temperatura corporea pi prossima possibile ad un determinato valore di default considerato dall'ipotalamo normale - set point - tramite l'azione dei nuclei dell'ipotalamo anteriore - nucleo ipotalamico anteriore e area preottica - e dell'ipotalamo posteriore - nucleo ipotalamico posteriore in grado di determinare aumento della T corporea se < del T set point - termogenesi - o di determinare una diminuzione della T corporea se > del T set point - termolisi mediante fenomeni come regolazione della vasocostrizione dell'ipoderma, regolazione del metabolismo basale via tireotropina, regolazione del tremore da riscaldamento, regolazione della sudorazione ed induzione di comportamenti semiconsci tendenti al riscaldamento. Afferenze :

Neuroni termocettori dell'ipotalamo : neuroni presenti nel nucleo preottico e nel nucleo ipotalamico anteriore in grado di regolare la prorpia frequenza di scarica in base alla temperatura ambientale ed in base a aprticolari segnali chimici che ne alterano la risposta, facendola slittare a frequenze pi elevate o pi basse. Neuroni termocettori del midollo spinale : neuroni presenti nella spina dorsale rilevanti la temperatura ed invianti segnali all'area ipotalamica posteriore. Termocettori cutanea : neuroni presenti su tutta la cute del corpo ed inviante fibre secondarie ascendenti ai neuroni dell'area ipotalamica posteriore.

Regolazione della temperatura mediante modifica del set point : durante la febbre vi un innalzamento della temperatura di tipo fisiologico par azione di pirogeni endogeni o esogeni (pirogeni prodotti dai batteri) che vanno ad innalzare il set point dei neuroni termocettori, ovvero fanno comportare tali neuroni come se percepissero una temperatura minore di quella effettiva. Regolazione della secrezione di ADH e sete : fenomeno che tende a mantnere costante la volemia e la natremia plasmatica mediante l'azione secretiva dei neuroni magnocellulari del nucleo sovraottico e paraventricolare che, stimolati dalla segnalazione di elevata osmolarit o bassa pressione cardiaca, vanno a secernere ADHnei corpuscoli del Growing dell'ipofisi posteriore (quindi in circolo) determinando una riduzione della perdita renale di acqua mediante riduzione della permeabilit del tubuli distali, una forte vasocostrizione responsabile di un aumento di pressione, e la stimolazione dei nuclei inducenti la sensazione di sete. Tono di base secretivo per ADH: la vasopressina viene secreta continuamente, con un tono di base pulsatile, dall'ipofisi posteriore in assenza di alcuna stimolazione; quindi, la regolazione nervosa della secrezione di vasopressina si basa sulla variazione del tono basale di vasopressina ematica. Afferenze :

Osmocettivit intrinseca dei neuroni magnocellulari : ogni neurone magnocellulare presenta un'osmocettivit intrinseca dettata dal proprio collassamento della membrana dato dalla differenza osmolare con il proprio ambiente extracellulare Osmocettori dell'organo circumventricolare : l'organo circumventricolare presenta osmocettori destinati con i propri assoni a controllare l'attivit dei nuclei sopraottico e paraventricolare. Barocettori e chemocettori aortici e carotidei : piccoli organelli invianti assoni in grado di controllare l'attivit del nucleo sovraottico e paraventricolare.

Regolazione della secrezione di ossitocina : fenomeno che tende a regolare l'espulsione dal latte dalla mammella e la contrazione uterina durante l'espulsione del feto mediante l'azione riflessa secretiva dei nuclei sovraottico e paraventricolare che, stimolati dalla segnalazione nervosa meccanocettiva della suzione del bambino sull'areola mammaria o della trazione dell'utero per incuneamento del bambino del canale del parto vanno a secernere ossitocina nei corpuscoli del Growing dell'ipofisi posteriore (quindi in circolo) determinando la contrazione del muscolo liscio degli adenomeri mammari, con espulsione del latte per riflesso neuroendocrino e contrazione del muscolo liscio dell'utero con espulsione del feto dal canale del parto.

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Afferenze :

Meccanocettori dell'areola mammaria : meccanocettori presenti nel derma di tale area cutanea, invianti assoni afferenti lungo il fascio spino-talamico sino all'ipotalamo. Meccanocettori di distensione uterina : meccanocettori viscerali presenti nella tonaca uterina , invianti tramite fascio spino-talamico sino all'ipotalamo.

Regolazione dell'attivit delle cellule dell'adenoipofisi : avviene sempre per liberazione di ormoni facilitanti o inibenti la secrezione delle cellule adenoipofisarie dai neuroni dell'ipotalamo nei capillari dell'eminenza mediana d'ingrasso nel circolo portale ipotalamo-ipofisario.

Regolazione della secrezione di tireotropina : viene attivata dalla secrezione di TRH dal nucleo periventricolare Regolazione della secrezione di ormone della grescita : viene attivata dalla secrezione di GHRH dal nucleo arcuato (che stimola) e dalla secrezionedi ormone inibente dal nucleo periventricolare. Regolazione della secrezone di corticotropina : viene attivata dalla secrezione di corticotropina CRH dal nucleo periventricolare. Regolazione della gonadotropina : viene attivata dalla secrezione di GnRH dall'area preottica e dal nucleo arcuato Regolazione della prolattina : viene attivata dalla secrezione di PRF e inibita dalla secrezione di PIF dal nucleo arcuato.

SISTEMA ENDOCRINO : SISTEMA ENDOCRINO : sistema parallelo a quello nervoso, composto da cellule con funzione secretiva singole, o composte in organi - ghiandole endocrine - con secrezione interna ai fluidi di molecole - ormoni - in grado di agire su cellule bersagli provocandone un particolare comportamento, senza, tuttavia, alcun contatto cellula-cellula.

Comunicazione autocrina : comunicazioni di una cellula secernente con se stessa, influenzando la propria stessa funzione. Comunicazione paracrina : comunicazione di una cellula secernente su cellule bersaglio differente da quella che secerne.

Regolazione della secrezione endocrina : la magior parte delle ghaindole endocrine possiede un tono basale di secrezione sul suale si inscrive una regolazione finalizzata in base a stimoli provenienti dall'esterno del corpo, carenza di ossigeno, temperatura, paura, ed in base ad una regolazione a feedback negativo o positivo in base all'attivit stessa della ghiandola endocrina e all'attivit delle cellule che deve influenzare. CLASSIFICAZIONE DEGLI ORMONI PER LA PROPRIA NATURA MOLECOLARE : Ormoni aminoacidici : sono due ormoni prodotti a partire dall'aminacido tirosina sia dalla tiroide - tireotropina e tireoxina, sia dalla midollare del surrene - adrenalina e noradrenalina.

Tiroxina e tireotropina : viene prodotta dalla modificazione delle tirosine attivate ad una glicoproteina tireoglobulina - da parte dei tireociti, e dalla sua successiva endocitosi e modifica tirosinasica. Adrenalina e noradrenalina : vengono prodotte dalla modifica enzimatica nel granuli di secrezione delle cellule della midollare del surrene della tirosina poi liberata da tali cellule mediante ingresso di ioni calcio, come qualsiasi segnalatore neuronale.

Ormoni peptidici : sono gli ormoni con la famiglia pi grande e la pi grande variabilit in specificit e funzione, prodotti dalla semplice sintesi proteica delle cellule secernenti e, nella maggior parte delle volte, attivate terminalmente da un clivaggio di un precursore pi grande con la produzione di pi ormoni con funzione differente; sono prodotti da : ipotalamo, ipofisi, cellule parafollicolari della tiroide, paratiroidi pancreas endocrino, cellule ghiandolari disseminate della mucosa enterica, gonasi e placenta.

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Sintesi dagli ormoni peptidici : in ogni caos vengono sintetizzati come preproormoni all'interno dell'ER ruoso dai suoi ribosomi, per, successivamente essere modificato dagli enzimi del reticolo endoplasmicol liscio e dal golgi, per poi rssere inviato in vescicole sino in prossimit della membrana secretiva; quasi tutti gli ormoni peptidici contendono dei siti di clivaggio proteolitico composti da due aminoacidi basici in grado o di trasformare un ormone inattivo in un ormone attivo o di trasformare un preproormone in due o pi ormoni attivi Secrezione degli ormomi peptidici : le vescicole di neurotrasmettitore si associano mediante proteine di ancoraggio alla membrana plasmatica di secrezione per poi fondersi con essa all'ingresso spontaneo o elettromediato di calcio intracellulare. Ormoni steroidei : sono tutti ormoni prodotti dalla modificazione, nel reticolo endoplasmaticol liscio e nel golgi, del colesterolo captato dalla cellula o prodotto dall'acetil Co-A, suddivisi in varie classi d'azione a seconda dei gruppi funzionali che possiedono, non soggetti ad immagazzinamento ma secreti non appena sintetizzatiCorticoidi : possiedono un colesterolo con un gruppo funzionale idrossietanale sull'anello pirrolico, un gruppo OH, ed un gruppo O chetonico tipico degli ormoni. Mineralcorticoidi : possiedono un gruppo aldeidico in pi Glucocorticoidi : possiedono un gruppo OH al carbonio di attacco dell'etanale Ormoni sessuali : possiedono sul colesterolo un gruppo OH standard invece che il gruppo acetato dei corticoidi Androgeni : sono caratterizzati dal classico gruppo OH e da un gruppo chetonico O Estrogeni : sono caratterizzati dal classico gruppo OH e da un secondo gruppo OH che consente un anello aromatico. Ormoni progestinici : possiedono un gruppo etanale sull'anello pirroli, ed il classico O sull'anello caratteristico. CINETICA DELL'AZIONE ORMONALE E TRASPOSRTO DEGLI ORMONI : Trasporto degli ormoni : gli ormoni liposolubili, come gli ormoni steroidei e aminoacidici (esclusi adrenalina e noradrenalina) vengono trasportati legati a proteine plasmatiche specifiche o aspecifice, per poi essere liberati nei tessuti d'azione; mentre gli ormoni idrosolubili, come gli ormoni peptidici e 2 ormoni aminoacidici : adrenalina e noradrenalina, vengono trasportati in forma libera disciolta nel plasma, in modo da essere direttamente ed immediatamente utilizzabili. Cinetica del legame trasportatore ormone : per tutti gli ormoni che necessitano di un legame ad un trasportatore poich scarsamente idrosolubili nel plasma umano vi una costante di dissoluzione specifica per l'ormone e per un determinato tipo di trasportatore caratterizzata da una velocit di adsorbimento e da un adsorbimento massimo direttamente porporzionale alla concentrazione plasmatica della sostanza, e da una velocit di rilascio e da una concentrazione minima invesamente proporzionali alla concentrazione plasmatica della sostanza.

Tampone della concentrazione ormonale a rapida azione : siccome gli ormoni prima di agire necessitano di essere liberati e siccome gli ormoni liposolubili sono disciolti nei propri trasportatori con una cinetica costante, allora lo stoccaggio nel plasma in forma legata rappresenta un tampone di biodisponibilit in grado di mantaenere una costante concentrazione di ormone attivo liberamente disciolto. Lentezza nel rilascio ormonale : essendo il rilascio inersamente proporzionale alla concentrazione plasmatica dell'ormone, in ogni caso, essa causa un livello di ormone circolante sempre minore rispetto all'ormone legato. Competizione per il trasportatore : in caso di ormoni con trasporto in proteine plasmatiche non specifiche il la frazione di ormoni adsorbita dallo stesso trasportatore generico sar uguale alla frazione della conentrazione degli ormoni liberi nel plasma.

Eliminazione ei vari ormoni : gli ormoni nel plasma sono soggetti ad un'eliminazione per modifica chimica pi o meno radicale dello stesso ormone - catabolismo o inattivazione - o per meccanismi di eliminazione dal sangue per escrezione renale o intestinale, eventualmente accentuata dall'azione detossificante del rene o del fegato (in particolari dai vari citocromi della catena di ossidazione)

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Catabolismo degli ormoni peptidici o proteici : vengono, in genere, idrolizzati in aminoacidi liberi nel tessuto d'azione, in modo da trasformarli in mattoni a rapido riciclo nel metabolismo cellulare, diminuendone al contempo l'azione. Eliminazione degli ormoni steroidei : vengono in genere, solubilizzati nel plasma mediante esterificazione con l'acido glucuronico o con l'acido solforico e successivamente espulsi tramite bile (sali biliari) oppure filtrati dal rene.

Emivita di un ormone : tqmpo sufficiente perch la concentrazione plasmatica di un ormone diminuisca del 50% tramite azione dei mezzi di catabolismo ormonale o dei mezzi di escrezione dello stesso. Clearence di un ormone : volume di plasma nell'unit di tempo, in questo caso minuto, ripulito totalmente dalla concentrazione dell'ormone dagli organi responsabili del suo catabolismo o della sua escrezione

Clearence = velocit di escrezione dell'ormone/concentrazione plasmatica dell'ormone

MECCANISMO D'AZIONE DEGLI ORMONI : gli ormoni determinano un'azione fisiologica specifica in una specifica cellula in base alla specificit ormonale del recettore della cellula e alle vie di trasduzione che questo recettore fa partire. Cinetica della formazione del complesso ormone-recettore : la concentrazione dei complessi ormone recettore presenti all'interno so sulla superficie di una cellula direttamente proporzionale alla concentrazione di ormone libero e di recettore, ed inversamente proporzionale alla costante di dissociazione del complesso recettore-ormone [H] + [R] --k--> [HR] Variazione della saturazione del recettore a N di recettori costante : la saturazione dei recettori di una cellula all'aumentare della concentrazione di ormone aumenta in modo esponenziale sino a raggiungere un plateau di massima saturazione , determinato dalla quantit di recettori nella cellula e dalla costante di dissociazione del complesso recettore-ormone.

Variazione dell'effetto biologico al variare della quantit di ormone : l'effetto biologico, all'aumentare della cocnentrazione di recettore aumenta lentamente sino ad un valore di soglia minima, al quale si ha l'attivazione dell'effetto biologico, per poi aumentare esponenzialmente e velocemente sino ad un valore di effetto massimo, al quale si ha la massima saturazione dei recettori, dopo di che vi un plateau di invariabilit dell'effetto fisiologico. Affinit dell'ormone per il recettore : concentrazione di ormone nel plasma al quale si ha la saturazione della met dei recettori presenti sulla cellula.

Modifica dell'effetto biologico a parit di concentrazione ormonale : Modifica della concentrazione di recettori sulla cellula : riesce a variare l'effetto biologico massimo di un ormone e la veocit di aumento dell'effetto a parit di concentrazione ormonale.

Downregulation : si ha una diminuzione del contenuto di recettori causante una desensibilizzazione della cellula ad una prolungata simolazione con il medesimo ormone. Upregulation : si ha un aumento del contenuto di recettori causante una sensibilizzazione della cellula ad una assente stimolazione co il medesimo ormone.

Competizione di molecole antagoniste : quando un'altra molecola con una maggiore affinit per il medesimo ormone ma con uno scarso o nullo effetto fisiologico viene posta assieme al medesimo ormone di partenza, vi sar una diminuzione della saturazione dei recettori con un conseguente calo della fuznione fisiologica a parit di concentrazione ormonale. MECCANISMI D'AZIONE DEGLI ORMONI PEPTIDICI E DELLE CATECOLAMINE (ormoni idrosolubili ad azione rapida)

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Meccanismo associato ai recettori 7TM : i recettori 7TM sono recettori composti da vari passaggi di alfa eliche transmembrana (normalmente 7) con una porzione extracelulare C-terminale in grado di legare l'ormone con una tasca d'interazione specifica e con una porzione intracellulare/citosolica N-terminale in grado di attivare allostericamente una G-protein trimerica o monomerica (per tutto il tempo di associazione del complesso recettore-ormone) che scambia GDP con GTP per andare ad attivare un enzima in grado di amplificare la trasduzione del messaggio con la produzione di un secondo messaggero : calcio o cAMP

Via del cAMP intracitosolico : via di segnalazione modificante pi comunemente l'assetto metabolico della cellula piuttosto che la sua espressione genica, caratterizzata da un'azione effettrice affidata ad una chinasi cAMP dipendente - PKA - in grado, di fosforilare e regolare bersagli di segnalazione specifici e differenti per ogni tipologia di cellula, attivata ed amplificata dalla concentrazione cAMP intracitosolico, aumentato mediante un'adenilato-ciclasi attivata da proteine G stimolanti - Gs - o diminuito mediante una fosfodiesterasi attiva costitutivamente o attivata da proteine G inibenti - Gi
o o

Prima amplificazione : produzione del cAMP Seconda amplificazione : fosforilazione di massa della PKA

Proteine Gs --> attivano l'adenilato ciclasi --> aumenta il cAMP --> PKA attivata --> fosforilazione dei bersagli Spegnimento del segnale : Fosfodiesterasi --> diminuzione del cAMP --> PKA disattivata --> defosforilazione dei bersagli (fofatasi) Proteine Gi --> inibizione dell'adenilato ciclasi --> diminuzione del cAMP --> PKA disattivata --> defosforilazione dei bersagli Spegnimento del segnale : Adenilato ciclasi --> aumento del cAMP --> PKA attivata --> fosforilazione dei bersagli

Via del fosfatidilinositolo/Ca : via di segnalazione modificante pi comunemente l'assetto metabolico della cellula piuttosto che la sua espressione genica e regolata dalla presenza di prostaglandine nella cellula, caratterizzata da un'azione effettrice finale affidata all'attivazione di una chinasi calcio dipendente - PKC - in grado di fosforilare e regolare bersagli specifici da cellula a cellula, attivata sia dalla produzione di diacilglicerolo DAG (solubile in membrana), che ne aumenta la sensibilit al calcio, sia dalla produzione di inositolo 3P (solubile nel ciosol), che aumenta la concentrazione di Ca citoplasmatico agendo sui canali del calcio ligando dipendente del reticolo endoplasmico liscio e della membrana extracellulare , entrambi prodotte dall'idrolisi del fosfatidilinositolo da parte di una fosfolipasi C attivata dall'ormone.
o o o

Prima amplificazione : produzione di DAG e I3P Seconda amplificazione : ingresso del calcio nel citosol Terza amplificazione : fosforilazione di massa della PKC

Proteina Gp --> attivazione della fosfolipasi C --> produzione di DAG e I3P --> ingresso di Ca e sensibilizzazione di PKC --> PKC attiva

Via della Ca-calmodulina : via di segnalazione modificante pi comunemente l'assetto metabolico della cellula piuttosto che la sua espressione genica, caratterizzata da un'azione effettrice legata al compleso calmodulina-Ca, in grado si legare e modificare la funzionalit di vari enzimi cellulari, tramite l'aumento della concentrazione del calcio intracitsolico effettuato con attivazione di canali del calcio della membrana plasmatica o del reticolo endoplasmatico liscio, mediante contatto con una proteina G attivata dal recettore.
o

Prima amplificazione : ingresso di Ca nel citosol

Proteina G --> attivazione canali transmembrana --> ingresso del calcio --> formazione complesso Cacalmodulina --> regolati bersagli Meccanismo associato alla tirosina chinasi : i recettori tirosina-chinasici sono dei recettori transmembrana possedenti un dominio extracellulare in grado di catturare ed interagire con una molecola ormonale e con un

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dominio intracellulare possedente un domidio MIK in grado di essere fosforilato sulle proprie tirosine per dare via ad una cascata chinasica di segnalazione, sia tramite un dominio autochinasico attivato dal legame con l'ormone (tramite dimerizzazione di due recettori uguali)o tramite il reclutamento per modifica conformazionale di altre chinasi assimilabili, al fine di modificare sia l'espressione genica della cellula, sia il suo assetto metabolico istantaneo.

Prima amplificazione : cascata di chinasi

Recettori TIR attivati --> fosforilazione del dominio MIK citosolico --> cascata chinasica di segnalazione --> espressione o metabolismo MECCANISMI D'AZIONE DEGLI ORMONI STEROIDEI E TIROIDEI (ormoni liposolubili) : Recettori interagenti co il DNA : recettori sempre interni al citoplasma cellulare, presenti nel nucleo o nel citosol, caratterizzati da una struttura monomerica e spesse volte soggetta a fosforilazione regolatoria, composta da un dominio C-terminale di legame con l'ormone e attivazione del recettore, un dominio centrale di legame specifico al DNA ed un dominio N-terminale di dimerizzazione o di regolazione tramite fosforilazione dello stesso recettore, che, una volta attivati allostericamente dal legame con l'ormone liposolubile vanno ad agiscono nel nucleo cellulare per variare l'espressione genica della cellula. Amplificazione : questi recettori non possiedono alcun meccanismo di amplificazione ma un azione canalizzata 1recettore:1via

Recettori per ormoni steroidei : sono dei recettori con struttura omodimerica presenti nel citoplasma della cellula in forma monomerica inattivata e non legata all'ormone che, inseguito a cambiamento conformazionale allosterico per legame all'ormone, dimerizzano in un regolatore della trascrizione genica che trascloca nel nucleo della cellula per andare a legarsi direttamente al DNA o a regolatori preesistenti della trascrizione (gi presenti nel nucleo) andando a regolare l'espressione genica di particolair sequenze. Recettori per gli ormoni tiroidei : sono dei recettori con una struttura monomerica presenti nel nucleo cellulare in forma inattiva e non legata all'ormone che, in seguito a cambiamento allosterico conformazionale allosterico per legame all'ormone, attivano il prorpio dominio di legame al DNA in modo da legarsi a particolari sequenze di DNA regolandone l'espressione genica della cellula.

SECREZIONE DEGLI ORMONI IPOFISARI : IPOFISI STRUTTURA ANATOMOFUNZIONALE : piccolo organo di forma tondeggiante, appeso all'eminenza mediana dell'ipotalamo mediante un sottile cilindretto di materia grigia - peduncolo ipofisario - e sospeso dentro alla sella turcica, coperto superiormente da un cercine di dura - diaframma ipofisario - suddivisibile funzionalmente e filogenicamente in una porzione anteriore - adenoipofisi - di origine endodermica (originata dalla tasca di Rathke) disivibile a propria volta in una porzione anteriore, caratterizzata da una pars distalis basale ed una pars tuberalis peduncolare, ed in una porzione intermedia - lobo intermedio - centrale all'ipofisi, e composta da 5 tipologie di cellule endocrine cordonali (di tipo epiteliale) , e da una porzione posteriore di origine nervosa, in diretta continuazione con l'eminenza mediana dell'ipotalamo - lobo posteriore o neuroipofisi - composto da una porzione formante il peduncolo ipofisario - peduncolo infundimbolare - e dalla parte posteriore del corpo dell'pofisi - lobo posteriore - e caratterizzata da folrissimi gomitoli capillari fenestrati - corpi del growing sui quali terminano gli assoni dei neuroni del nucleo paraventricolare e sopraottico dell'ipotalamo. IRRORAZIONE SANGUIGNA DELL'ASSE IPOTALAMO IPOFISARIO : circolo sanguigno che diparte dall'eminenza mediana della neuroipofisi con un fitto gomitolo di vasi sanguigni fenestrati irrorati dalle arterie ipofisarie superiori, all'interno dei quali i neuroni dell'ipotalamo riversano inibine o stimuline, drenati attraverso il peduncolo ipofisario e nellal pars tuberalis tramite vene portali ipofisarie lunghe, sino a terminare nella pars distalis dell'adenoipofisi anteriore in un secondo fitto gomitolo di capillari sanguigni che bagnano le cellule endocrine dell'adenoipofisi, portandovi le stimuline e le inibine secrete dall'ipotalamo nell'eminenza mediana, drenata da due sistemi venosi : le vene ipofisarie laterali, che drenano il sangue con gli ormoni dall'adenoipofisi alla circolazione sistemica, e le vene ipofisarie brevi, che drenano il sangue dal circolo dell'adenoipofisi sino al circlo dei corpuscoli del Growing dell'ipofisi posteriore, irrorati dall'arteria ipofisaria inferiore e drenati dalle vene ipofisarie posteriori.

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ORMONI IPOTALAMICI INFUENZANTI LA SECREZIONE ADENOIPOFISARIA : nono tutti ormonipeptidici prodotti dal clivaggio di prepropeptidi dai neuroni dei nuclei ipotalamici, secreti tramite la regolazione di un ritmo pulsatile basale e permanente, capaci di indurre la secrezione ad una sola o tutte le cellule adenoipofisarie e la regolazione a feedback positivo - up-regulation - o negativo - down-regulation. Ormone stimolante la secrezione di tireotropina - TRH : ormone tripeptidico prodotto dai neuroni della porzione parvicellulare del nucleo paraventricolare come un prepropeptide GLT-HIS-PRO-GLY poi modificato che :

Agisce sulle cellule tireotrope stimolando la tireotropina Agisce sulle cellule mammotrope stimolando la prolattina (funzione inibita dalla dopamina)

Ormone stimolante il rilascio di adrenocorticotropo - CRH : ormone peptidico di 41 aminoacidi prodotto dai neuroni della porzione parvicellaulare del nucleo paraventricolare e dalle cellule del sistema immunitario che :

Agisce sulel cellule adrenocorticotrope stimolando l'ormone adrenocorticotropo Agisce sulle cellule sui neuroni liberanti ormone liberante gonadotropine inibendo il rilascio di gonadotropine Agisce sui neuroni del sistema ortosimpatico causando aumento di pressione e rilascio di citochine

Ormone stimolante il rilascio di gonadotropine - GnRH : ormone decapeptidico prodotto dai neuroni originati dall'organo vomeronasale e migrati al nucleo arcuato e della zona preottica dell'ipotalamo che :

Agisce sulle cellule gonadotrope stimolando maggiormente il rilascio di LH e in minore misura il rilascio di FSH

Imp : l'ormone follicolostimolante FHS possiede una regolazione che esula, in parte, dall'attivit secernente dell'ormone GnRH Ormone stimolante il rilascio di ormone somatotropo - GHRH : ormone peptidico di 40 o 44 amioacidi, secreto dai neuroni del nucleo arcuato e ventromediale che :

Agisce sulle cellule somatotrope dell'adenoipofisi stimolando l'ormone somatotropo o GH

Somatostatina : ormone peptidico di 14 aminoacidi, secreto dai neuroni della porzione paraventricolare anteriore che :

Agisce contrastanto l'effetto della GHRH sulle cellule somatotrope riducendo la secrezione di somatotropina Agisce inibendo la secrezione di prolattina Agisce inibendo la secrezione di tiraotropina Agisce inibendo la secrezione di adrenocorticotropo Agisce sul pancreas endocrino inibendo la secrezione di insulina e glucagone Agisce sul sistema digerente inibendo la secrezione di gastrina e secretina.

Fattore inibente la prolattina : fattore rappresentato da semplice dopamina, prodotta dei neuroni del nucleo arcuato che :

Agisce sulle cellule mammotrope inibendo la prolattina (azione della dopamina)

ORMONI DELL'IPOFISI ANTERIORE : TIREOTROPINA : ormone eterodimerico composto da una subunit di 96 aminoacidi e 2 catene glucidiche, e da una subunit di 110 aminoacidi ed una sola catena glucidica, prodotta nelle cellule tireotrope dell'adenoipofisi, occupanti il 3-5% della popolazione totale, tramite una sintesi nel reticolo endoplasmico, una glicosilaizone ed assemblamento nel golgi e nelle vescicole sinaptiche, attivate mediate meccanismo calciodipendente.

Emivita plasmatica di 50 minuti

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Regolazione della secrezione della tireotropina : possiede una secrezione pulsatile basale di 0,2-5 mU/L che pu essere variata dall'azione di TRH, somatostatina, cortisolo e ormoni tiroidei.

TRH [+] : tramite un recettore 7TM va ad attivare la via della fosfolipasi C e della calmodulina-Ca provocando un aumento di calcio intracellulare con rilascio del neurotrasmettitore e l'induzione della sintesi. Ormoni tiroidei (triiodotironina) [-] : va ad interagire con recettori nucleari delle cellule tireotrope permettendo una diminuzione dell'espressione degli ormoni di sintesi della catena e e down-regolando la sensibilit delle cellule bloccando la sintesi dei recettori per il TRH, e delle cellule ipotalamiche di produzione dell'ormone TRH andando a ridurre la sintesi ipotalamica di TRH Cortisolo [-] : esercita un'azione negativa sulla secrezione di TRH Ormone somatotropo [-] : esercita un'azione negativa sulla liberazione di TSH Somatostatina e dopamina [-] : esercitano un azione negativa sulla sintesi di TSH

Meccanismo di azione sulle cellule bersaglio : va ad agire su recettori 7TM di 764 aminoacidi accoppiati con l'adenilato ciclasi, a bassa soglia, o accoppiati con la fosfolipasi C, ad alta soglia, stimolando a seconda della concentrazione la via del cAMP o della fosfolipasi C; effettuando sia un'azione metabolica e genica sulla sintesi e sul rilascio di ormoni tiroidei sia sul trofismo dei tireociti.

Azione genetico metabolica sulla secrezione degli ormoni tiroidei : viene attuata mediante un aumento genetico e metabolico della formazione di tireoglonulina iodata, tramite aumento della iodazione delle tirosine tramite meccanismo di captazione e ossidazione (perossidasica) dello iodio, un aumento della captazione e distruzione della tiroglobulina in ormoni tiroidei, tramite aumento degli pseudopodi tireocitici verso il follicolo di colloide, Azione genetica di trofismo : viene attuata tramite aumento dell'espressione genica generale dei treociti al fine di aumentarne l'attivit metabolica.

ORMONE ADRENOCORTICOTROPO : ormone monomerico composto da 39 aminoacidi e prodotto dalle cellule andrenocorticotrope dell'adenoipofisi, che costituiscono il 20 % della popolazione della sua porzione anteriore, tramite produzione nell'ER di una proopiomelanocortina poi scissa nelle vescicole secretorie in un mix di ACTH, lipotropina, e -MSH, poi liberati tamite meccansimo calciomediato.

Emivita plasmatica di 7-15 minuti

Regolazione della secrezione dell'ACTH : la secrezione di ormone adrenocorticotropo presenta un ritmo basale di 23 scariche secretive di 10-20 minuti ciascuna, in media ogni ora, con una variazione di tipo cicardiana caratterizzata da un minimo notturno (dalle 24 alle 4) e da un picco massimo mattutino (dalle 4 alle 12) riflessa dalla regolazione ipotalamica ed a feedback negativo della stessa secrezione; tale secrezione maggiore nell'uomo, con scariche pi frequenti e lunghe.

CRH [+] : permette di stimolare un recettore 7TM in grado di attivare la via dell'adenilato ciclasi provocando sia il rilascio dell'ACTH dalle cellule corticotrope, sia l'espressione genica della proopiomelanocortina. Ormone antidiuretico [+] : rilasciato dalle cellule ipotalamiche assieme all'ormone CRH, permette di stimolare un recettori 7TM in grado di attivare la via della fofolipasi C provocando sia il rilascio dell'ACTH, sia la upregolazione dei recettori 7TM per CRH Cortisolo [-] : il prodotto finale della segnalazione ipotalamo-ipofisi-surrene e permette di inibire il rilascio di CRH dall'ipotalamo, sia tramite inibizione del suo rilascio che tramite l'espressione genica del suo gene, e di inibire per down-regulation del suo recettore l'azione del CRH sulle cellule corticotrope; a grandi concentrazioni inibisce l'espressione del gene per la proopiomelanocortina nelle cellule corticotrope.

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ACTH [-] : va ad effettuare una regolazione a feedback inibendo la secrezione di CRH dalla cellula.

Meccanismo di azione dell'ACTH sulla corteccia surrenale : va a stimolare dei recettori 7TM accoppiati all'andenilato ciclasi in modo da segnalare attraverso l'aumento del cAMP intracitosolico sia una variazione nella secrezione di ormoni glucocorticoidi, sia un aumento del trofismo cellulare.

Azione genetico metabolica sul'aumento della secrezione di glucocorticoidi : viene attuato un aumento metabolico dell'attivit di captazione, idrolisi e trasformazione del colesterolo, per via di una velocizzazione dell'idrolisi degli esteri del colesterolo e del meccanismo di trasporto al citocromo P450, sia un aumento genetico dell'uptake di colesterolo e del meccansimo di trasformazione mediante un aumento dell'espressione genica dei recettori. Azione trofica genetica : va a stimolare l'espressione genica legata allo sviluppo strutturale e metabolico delle cellule della corteccia surrenale e sui loro mitocondri.

GONADOTROPINE IPOFISARIE (LH e FHS) : sono due ormoni peptidici molto simili eterodimerici composti da una subinit uguale per entrambi, comoposta da una catena di 96 aminoacidi con catene glucidiche, e da subunit caratteristiche : una subunit della LH, composta da 121 aminoacidi e dalla subunit della FSH, composta da 110 aminoacidi, prodotte dalle cellule gonadotrope, specifiche per ogni ormone, componenti il 10-20 % dell'adenoipofisi tramite un processo di sintesi proteica del reticolo endoplamsmico rugoso e di glicosilazione ed assemblamento nel Golgi e nelle vescicole.

Emivita plasmatica circa 60 min (per entrambi gli ormoni)

Regolazione della secrezione di Gonadotropine : la secrezione delle gonadotropine LH ed FSH varia in quantit ed in qualit (rapporto tra LH e FSH) in modo cicardiano ma differentemente tra uomo e donna nel periodo fertile (per opera di regolazione a feedback positive e negative e per l'azione del GnRH), infatti, mentre nell'uomo, per azione del testosterone nello sviluppo, la concentrazione di gonadotropine di uguale tra LH e FSH a 3-12 u/L con una secrezione ad alta pulsatilit e quasi continua (per secrezione continua del GnRH)nella donna la concentrazione di gonadotropina pulsatile ma variabile con il ciclo mestruale con maggiore componente luteinica (tramite regolazione a feedback negativo/positivo tra estrogeni e secrezione di GnRH) presentando nella fase follicolare un rapporto 3-15 LH/3-15FSH, nella fase ovulatoria un rapporto 10-40LH/30-120FSH e nella fase luteinica un rapporto 10-30LH/4-20FSH

GnRH [+/- ; LH/FSH] : agisce su recettori 7TM sulla superificie cellulare che attivando la via della fosfolipasi C vanno ad attivare la PKC mediante calmodulina-CA determinando un diverso effetto secretorio a seconda della frequenza di pulsazione della sua secrezione, sia modificando genicamente il rapporto LH/FSH, sia up regolando o down-regolando i propri recettori, sia modificando metabolicamente la sintesi di LH/FSH. Frequenza di GnRH nulle : vanno a deprimere l'espressione dei recettori GnRH causando una caduta a 0 della secrezione di LH e FSH Frequenza di GnRH di 1pulsazione/h : va ad aumentare l'espressione dei recettori GnRH causando un aumento della secrezione di LH e FSH in uguale misura. Frequenza di GnRH di 3pulsazione/h : va ad aumentare la secrezione di FSH con la diminuzione della secrezione di LH Frequenza di GnRH di 5 pulsazioni/h : va a down-regolare i recettori per GnRH con dissociazione dal sistema di trasduzione, causando una diminuzione o annullamento della secrezione ipofisaria.

Stimulina [+FSH] : va ad aumentare la secrezione di FSH mediante una accelerazione delle scariche ipotalamiche di GnRH Estradiolo e testosterone [-] : tramite un processo a feedback negativo vanno a ridurre la produzione di LH e FSH tramite un rallentamento delle scariche ipotalamiche di GnRH, una down-regulation dei recettori per GnRH sulla superificie delle cellule gonadotrope ed una inibizione genica della sintesi di LH/FSH nelle cellule gonadotrope.

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Progesterone [-] : tramite un processo di feedback negativo va a ridurre la produzione di LH e FSH mediante un rallentamento della produzione delle scariche ipotalamiche di GnRH Estrogeno a concentrazione massima [+ +LH] : nella donna, tramite un processo di feedback positivo, una concentrazione di estrogeni superiori a 200pg/ml un piccol estremamente elevato di LH causante l'ovulazione, andando a stimolare una maggiore produzione di LH con conseguente maggiore produzione di estrogeni e conseguente maggiore produzione di LH. LH [-] : tramite un meccanismo a feedback breve va ad inibire la sintesi di gonadotropine mediante rallentamento delle scariche ipotalamiche di GnRH. Inibina [-FSH] : va a diminuire la secrezione dell'FSH mediante un inibizione della pulsatilit dell'ipotalamo per GnRH, una down-regulation dei recettori per GnRH sulle cellule gonadotrope ed una inibizione genica della sintesi di FSH nelle cellule gonadotrope, mediante effetto della CRH. CRH [-] : va ad inibire la sintesi di gonadotropine mediante rallentamento delle scariche di GnRH dall'ipotalamo. Prolattina [-] : va ad inibire la sintesi generica delle gonadotropine mediante rallentamento elle scariche di GnRH

Variazione dei livelli di gonadotropine con la crescita dell'individuo : nel periodo prepuberale, per una bassa maturazione dei neuroni secernenti GnRH i livelli di ormoni gonadotropi sono bassi e stabili, nel periodo puberale, si ha una secrezione di GnRH pulsatile, caratterizzata da intensi picchi notturni, che, nel periodo della maturit sessuale si regolarizza ad un ritmo continuo di secrezione pulsatile; durante la senescienza, nell'uomo si ha un rallentamento della frequenza di GnRH, con conseguente minore produzione di LH e FSH che, tuttavia, non cessa mai, nella donna, invece, si ha uno spiccato aumento, in menopausa, di gonadotropine ipofisarie con una magiore secrezione di FSH su LH ed una nulla produzione di estrogeni. Meccanismo d'azione delle gonadotropine : tramite interazione con un recettore 7TM vanno ad attivare la via dell'adenilato ciclasi, determinando una regolazione della 'attivit endocrina e gametogenetica delle gonadi; inoltre, LH pu essere coadiuvato dalle prostaglandine e up-regolato dall'FSH che ne aumenta i recettori.

Aumento dell'attivit endocrina delle gonadi : nell'uomo in seguito a presenza di LH, coadiuvato da FSH, si ha la produzione di testosterone; mentre nella donna, in seguito alla presenza di FSH e LH si ha la produzione di estradiolo, mentre in seguito alla presenza di LH solamente si ha la produzione di progesterone. Normalizzazione dell'attivit gametogenetica : nella donna, FSH stimola la maturazione del follicolo ovarico, mentre LH stimola l'ovulazione, la maturazione finale del follicolo e la formazione del corpo luteo; nell'uomo, FSH da inizio alla spermiogenesi, mentre il testosterone intratesticolare prodotto dalle cellule del Leyd in risposta all'LH permette il completamento della spermiogenesi.

ORMONE SOMATOTROPO : ormone peptidico monomerico composto da 191 aminoacidi in sequenza speciespecifica, sintetizzato dalle cellule somatotrope componenti il 50-40% dell'adenoipofisi, tramite la secrezione di un proormone dall'ergastoplasma delle cellule, un suo successivo clivaggio del peptide di segnalazione amonoterminale, ed un suo invio tramite Golgi ai granuli di secrezione, liberato in modo calciodipendente.

Emivita della somatotropina in circolo legata alle proteine plasmatiche simili al suo recettore di 20 minuti

Meccanismo di regolazione della secrezione : la secrezione dell'ormone GH possiede una frequenza di pulsazione secretiva di tipo circadiano, tuttavia, variante a seconda dell'invecchiamento dell'individuo, che durante l'accrescimento possiede un picco ogni 4 ore, con un livello medio >2,5ug/ls, mentre, durante il periodo postaccrescimento possiede pochi picchi concentrati solo durante il sonno ad onde lente, con un livello medio <2,5ug/l, tutto grazie ad una regolazione a feedback negativa e all'utilizzo di inibitori.

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GRHR [+] : agisce su recettori 7TM in grado di attivare la via dell'adenilato ciclasi con conseguente attiavzione della fosforilazione dei bersagli da parte della PKA, determinando un aumento della produzione e della secrezione di GH dalle cellule somatotrope per via della stimolazione dell'espressione genica del proprio meccanismo enzimatico e della liberazione dei granuli secretori Ormoni tiroidei [+] : vanno a stimolare la secrezione di GH mediante aumento della trascrizione genica del suo gene. Aumento di arginina e leucina [+] : vanno a stimolare la secrezione di GH Stress psicogeno elevato [+] : in grado di aumentare la secrezione di GH Grelina [+] : in concomitanza con pasti molto importanti permette di aumentare la secrezione di GH mediante l'azione di un recettore 7TM in grado di attivare la via del fosfatidilinositolo e della calcio calmodulina, provocando fusione delle vescicole di secreto Estrogeni e testosterone [+] : sono in grado di aumentare la secrezione di GH mediante aumento dell'espressione genica Somatostatina [-] : agisce su recettori 7TM in grado di disattiavare l'adenilato ciclasi con conseguente lenta disattivazione delle PKA e fine del messaggio, determinando una diminuzione della produzione e della secrezione del GH dalle cellule somatotrope mediante un inattivazione genica ed una ritenzione vescicolare. IGF o somatomedine [-] : sono dei prodotti del GH su organo come fegato e altri tessuti, in grado di inibire a feedback negativo la secrezione di GH mediante un inibizione della secrezione di GHRH dall'potalamo e il potenziamento dell'azione inibitoria della somatostatina tramite upregulation del suo recettore contemporaneo alla downregulation del recettore per il GHRH. Diminuzione di glucosio e acidi grassi [+] : esercitano un effetto eccitatorio sulla secrezione di GH Insulina [-] : come le IGF possiede un effetto inibitorio sulla secrezione di GH

Meccanismo d'azione : l'ormone GH va ad interagire con i recettori tirosina-chinasi delle cellule, permettendo di avviare una cascata chinasica in grado di attivare l'espressione genica di particolari mediatori di funzione.

Ruolo nell'accrescimento e nel rinnovamento di ossa, muscoli scheletrici e visceri : l'ormone GH esercita un'azione indiretta di aumento della massa di muscoli scheletrici, visceri interni e delle ossa durante l'accrescimento e di rimodellamentoe rigenerazione degli stessi dopo l'accrescimento, tramite deposizione di materiale extracellulare, stimoli mitogenici, captazione di nucleotidi e di materiale energetico dalle cellule, mediati dall'azione di mediatori secondari secreti dal fegato in risposta al GH - IGF1 e 2 - che agendo, il primo su un recettore dimerico ed il secondo su uno monomerico, consentono di esercitare una fortissima azione mitogenica. Ruolo nel metabolismo come aumento dell'accrescimento : l'ormone GH va a diminuire l'uptacke di glucosio dal muscolo scheletrico e dal tessuto adiposo inibendo l'azione dell'insulina sulle loro cellule, andando, contemporaneamente ad aumentare la secrezione di insulina da parte delle cellule pancreatica, causando un aumento della glicemia, un aumento dell'idrolisi e del metabolismo degli acidi grassi, con diminuzione del quoziente respiratorio, ed aumento dell'azione anabolizzante dell'insulina, con aumento dell'uptake muscolare di aminoacidi, aumento della traduzione proteica e diminuzione del catabolismo proteico. Aumenta lo sviluppo delle ghiandole mammarie e della produzione del latte Aumenta il riassorbimento del calcio nel tubulo contorto prossimale Aumenta l'assorbimento del calcio nel tubo digerente Aumenta il volume de i liquidi extracellulari Aumenta la vasodilatazione periferica diminuendo quella coronarica per aumento dei suoi recettori 2 adrenergici

PROLATTINA : ormone peptidico di 198 aminoacidi di lunghezza e composta da eliche uniti da 3 ponti disolfuro, prodotto dalle cellule mammotrope rappresentanti il 15-25% della popolazione dell'ipofisi anteriore, tramite la produzione di un prepoormone nell'ER poi clivarto del suo segnale aminoterminale di localizzazione.

Emivita plasmatica di 30 min.

Regolazione della secrezione : la secrezione della prolattina presenta un ritmo pulsatile di tipo cicardiano, con un picco durante la fase ad onde lente ed uno o pi picchi durante gli intervalli del sonno REM, che nell'uomo fa permanere un livello medio di < 15-20 ug/l mentre, nella donna, nella condizione preovulatoria si mantiene < 20-

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25 ug/l per poi aumentare durante la fase gestazionale sino all'allattameno, al quale periodo raggiunge l'apice della propria secrezione.

TSH [+] : ormone ipotalamico aumentante la secrezione e la produzione di prolattina tramite l'attivazione della via del fosfatidilninositolo. Polipeptide intestinale VIP, angiotensina II, serotonina [+] : esercita un'azione eccitatoria sulla sua secrezione. Tress fisico e psicologico [+] : vanno ad esercitare un'azione eccitatoria Stimolazione dei meccanocettori del capezzolo [+] : la suzione del bambino sul capezzolo stimola l'ipofisi ad esprimere prolattina. Dopamina [-] : ormone ipotalamico in grado di esercitare un'azione inibitoria tonica sulla secrezione della prolattina tramite l'azione di rucettori tipo 7TM ingrado di agire su fosfodiesterasi finalizzate alla diminuzione del cAMP intracitosolico, e quindi, della secrezione. GABA, acetilcolina, somatostatina [-] : vanno ad esercitare un'azione eccitatoria

Meccanismo d'azione : la prolattiva contatta dei recettori tirosina chinasici delle cellule delle ghiandole mammarie in grado di stimolare l'espressione genica legata alla produzione del latte delle medesime cellule.

Mammogenesi o sviluppo delle ghiandole mammarie : la prolattina aumenta lo sviluppo delle ghaindole mammarie e la loro funzionalit sia durate l'accrescimento che durante la gravidanza, sia tramite un aumento dell'espressione dei recettori per gli estrogeni sulle cellule mammarie (ugalmente stimolanti le tette) che tramite un aumento della sintesi lipidica nelle cellule degli adenomeri. Generazione del latte : la prolattina determina la secrezione di latte al livello delle cellule andenomeriche tramite una stimolazione di geni responsabili della produzione delle proteine del latte. Inibisce la secrezione di GnRH : in questo modo impedisce un ovulazione ed un successivo parto prima a breve tempo dopo il parto precedente. Favirisce la crescita e la proliferazione cellulare (come l'ormone GH del quale condivide il recettore)

ORMONI DELL'IPOFISIO POSTERIORE (ADH e ossitocina) : sono entrambi die nonapeptidi, collegati tra loro da un ponte disolfuro e differenziati solo per i residui in posizione 3 ed in posizione 8, che vengono sintetizzati dai neuroni magnocellulari del nucleo sovraottico, prevalentemente ADH, e del nucleo paraventricolare, prevalentemente ossitocina (anche se entrambi i nuclei ipotalamici possono sintetizzare i medesimi neurotrasmettitori) mediante una sintesi nell'ER legati a due peptidi di 96 aminoacidi di accompagamento - neurofisine - per poi essere rilasciati dalle vescicole sinaptiche in modo calciodipendente, tramite potenziali d'azione degli stessi neuroni magnocellulari, entrando nel sangue separati dalle proprie neurofisine di accom pagnamento. ORMONE ANTIDIURETICO :

Emivita plasmatica di 20 minuti

Regolazione della secrezione : viene effettuata mediante una variazione diretta della frequenza di scarica dei neuroni magnocelllari dell'ipotalamo, tramite variazioni dell'osmolarit del sangue o variazione della pressione (volemia) del sangue.

Aumento dell'osmolarit plasmatica [+] : gli stessi neuroni magnocellulari del nucleo sovraottico e altri neuroni specializzati posti negli organi vascolosi perventricolari dell'ipotalamo si comportano da osmocettori altamente sensibili capaci di rispondere a variazioni dell'1-2% dell'osmolarit plasmatica standard di 285287 mOsm/Kg inducendo, se l'osmolarit supera i 280 mOsm la secrezione di ADH, mentre, se l'osmolarit supera i 290 mOsm il senso di sete. Aumento della volemia e della pressione generale sanguigna [-] : gli stessi neuroni magnocellulari del nucleo sovraottico vengono inibiti tonicamente dalle afferenze sensoriali inibitorie dai barocettori atriali e aorticocarotidei (tramite nervi vago e glossofaringeo) Angiotensina II [+] : i neuroni del nucleo sovraottico vengono stimolati, come il meccansimo della sete, dalla angiotensina liberata dall'apparato juxtaglomerulare renale in seguito alla diminuzione del volume e della pressione plasmatica.

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Meccanismo d'azione principale dell'ADH : l'ADH lega recettori 7TM specifici da cellula a cellula, in modo da attuare differenti azioni a seconda della specificit della proteina G stimolata.

Stimolazione dei recettori V2 delle cellule dei tubuli distali e dei dotti collettori : recettori accoppiati all'adenilato ciclasi in grado di attivare una PKA fosforilante bersagli intracitosolici finalizzati alla liberazione in membrana luminale di vescicole di aquaporine in grado di aumentare la permeabilit dell'epitelio tubulare, andando ad aumentare la permeabilit del tubulo distale e del dotto collettore permettendo il riassorbimento dell'acqua per scambio controcorrente. Stimolazione dei recettori V1 delle cellule mioepiteliali e muscolari lisce dei vasi : recettori accoppiati alla fosfolipasi C che permettono un aumento del calcio intracitosolico responsabile della lieve vasocostrizione generalizzata provocata dall'ADH. Utilizzo nella comunicazione con il nucleo accumbens : la vasopressina viene utilizzata come un neurotrasmettitore nella comunicazione a fibre discendenti tra la corteccia limbica ed il nucleo accumbens.

OSSITOCINA :

Emivita di 4 minuti ed rapidamente metabolizzata dal fegato e dal rene

Regolazione della secrezione : i livelli di ossitocina basali sono simili sia nell'uomo che nella donna, tuttavia sono aumentati da riflessi di natura neuroendocrina : nella donna il livello si ossitocina aumenta sia con la suzione del capezzolo, sia con la stimolazione di meccanocettori della vagina durante il travaglio - riflesso di Ferguson - sia con la vista del neonato o la percezione del suo pianto; nell'uomo, invece, il livello basale si alza solamente durante l'orgasmo.

Catecolamine [-] : le catecolamine secrete in seguito anche a stress emotivi, fisici o a dolore vanno ad inibire la sintesi dell'ossitocina Endorfine [-] : le endorfine inibiscono la secrezione dell'ossitocina

Meccanismo d'azione principale dell'ossitocina : non si conosce con esattezza ma si pensa sia mediato da recettori 7TM associato con la fosfolipasi C.

Aumento della contrattilit del miometrio durante il parto : va a diminuire la soglia d'insorgenza della contrazione del muscolo liscio permettendo un'accelerazione delle contrazioni pro-parto; solamente, per, quando il miometrio sufficientemente stimolato con estrogeni secreti durante il parto. Facilitazione della fuoriuscita del latte : causa la contrazione delle cellule mioepiteliali poste attorno agli adenomeri delle ghiandole mammarie, causando la spremitura di tali ghiandole e l'agevole suzione del latte da parte del neonato. Aumento del livello di dopamina nel nucleo accumbens : permette l'insorgenza di uno stato di buon umore

TIROIDE : organo del peso di circa 20 grammi, caratterizzato da una forma simmetrica sulla linea mediana composta da due lobi ovoidali e allungati sull'asse verticale - lobi laterali dell'ipofisi - posti lateralmente ed aderenti alla cartilagine tiroide del collo, unendosi trasversalmente sulla linea mediana da un ponte commissurale - istmo - dal quale pu dipartire cranialmente un lobo conformato a piramide e residuo del vecchio dotto tireoglosso - lobo piramidale; essa composta da un parenchima caratterizzato da sfere globulari di gelatina di stoccaggio per gli ormoni tiroidei - colloide - ricoperto esternamente da un sottile strato di cellule epiteliali polarizzate - tireociti - con una membrana apicale dotata di pseudopodi pinocitici immersi nella colloide, e membrana basale poggiante sia su una lamina basale confinante con quella dei sinusoidi tiroidei fenestrati, sia con le cellule di produzione della calcitonina cellule parafollicolari o cellule C.

La tiroide l'unica ghiandola in grado di condensare le tirosine iodate in tironine

ORMONI TIROIDEI : sono due tironine ossia, sono delle tirosine iodate - iodotirosine - derivare dalla iodazione delle tirosine della colloide, che vengono condensate dai tireociti in die ormoni a differente attivit : triiodotironina, l'unica forma biologicamente attiva degli ormoni tiroidei, e tiroxina, ossia la forma biologicamente inattiva (ma la pi secreta) degli ormoni tiroidei.

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Emivita di T4 di 8 giorni (se legato alla propria proteina trasporto) Emivita di T3 di 1 giorno (se legata alla propria proteina trasporto)

Secrezione della colloide o tireoglobulina : nell'ER dei tireociti viene secreta una proteina dimerica con tirosine trireoglobulina - che dopo una glicosilazione attivante nel Golgi pu entrare (nella membrana apicale) in un processo di iodazione che coinvolge il 20 % dei suoi 120 residui di tirosina, nel quale prima un trasportatore aspecifico concentra lo iodio all'interno dei tireociti, successivamente una perossidasi ossida lo iodio ed i residui di tirosina con il perossido di idrogeno (creato dalla riduzione dell'O2 con NADPH) formando due radicali che si associano assieme prima in MIT e poi in DIT con un secondo passaggio; qui la perossidasi ossida a radicali i residui contigui di MIT e di DIT che si condensano sulla tireoglobulina in tironine a formare : triiodotironina, per DIT che si condensa a MIT, 1/3 delle tirosine della globulina, e tiroxina, per DIT che di condensa a MIT, su 2/3 delle tirosine della globulina; in presenza di poco iodio viene prodotto pi MIT che DIT.

Fabbisogno di iodio plasmatico : nel corpo non c' alcun deposito di iodio mobilizzabile, quindi tutto lo iodio assunto giornalmente viene utilizzato per la secrezione di tireoglobulina e sucessivamente secreto tramite T3 e T4, che, sucessivamente, vengono detossificati dal fegato che gli elimina tramite bile.

Captazione della colloide e secrezione di T3 e T4 : con un attivit basale, potenziata o inibita da daterminate segnalazioni, i tireociti emettono pseudopodi piocitotici dalla porpria membrana apicale all'interno della colloide in modo da comprendere piccole gocciole di secreto poi inviato ai lisosomi basali della cellula che idrolizzano con proteasi lisosomiali la tireoglobulina liberando T3, T4 e RT3 che sono secreti, e MIT e DIT, che vengono deiodati dai tireociti per recuperarne e riutilizzarne lo iodio.

20% del secreto - T3 o triiodotironina - l'ormone pi attivo. 80% del secreto - T4 o tiroxina - l'ormone meno attivo. Tracce - RT3 - ormone per nulla attivo.

Trasporto plasmatico degli ormoni tiroidei e tampone circolatorio : gli ormoni tiroidei non essendo idrosolubili ma prevalentemente liposolubili, per via dei loro due anelli aromatici, devono viaggiare adsorbiti da proteine trasporto in una frazione di 99,97 % per la T4 - 51-142 nM totali con 11,5-21,5pM libero - e 97% per la T3 - 1,23,4 nM totale con 3-8pM libero - rappresentate dalla globulina legante tiroxina - TBG - contenente 75% di T4 e 70% di T3, dalla prealbumina legante tiroxina - TBPA - contenente il 15% di T4 e dalla albumina plasmatica, contenente il 10% di T4 ed il 30% di T3. Regolazione della secrezione di T3 e T4 : generalmente tutti i ligandi che stimolano la via del cAMP vanno ad aumentare la secrezione di tireoglobulina dai tireociti, mentre, tutti i ligandi che stimolano la via del cGMP vanno ad inibire i tireociti, sono presenti , inoltre reazioni a feedback negativo su ipofisi, ipotalamo e gli stessi tireociti.

TSH [+] : va ad aumentare il rilascio e la sintesi di tireoglobulina e il suo catabolismo a T3 e T4 tramite eccitazione per recettore 7TM della via dell'adenilato ciclasi Adrenalina o VIP (ortosimpatico) [+] : va ad aumentare la sintesi di tireoglobulina ed il suo catabolismo a T3 e T4 mediante eccitazione dei recettori 7TM della via dell'adenilato ciclasi. Esposizione al freddo [+] : permette di aumentare la sintesi di tireoglobulina Acetilcolina (parasimpatico) [-] : va a diminuire l'uptake di tireoglobulina dal follicolo tramite l'eccitazione dei recettori 7TM della via della guanilato ciclasi. Tireoglobulina [-] : effetto a feedback negativo diminuisce la stimolazione della secrezione di T3 e T4 mediante un impedimento della via dell'adenilato ciclasi. T3 e T4 [-] : agiscono a feedback negativo andando al limitare la stimolazione della secrezione di T3 e T4, mediante l'inibizione della secrezione di TSH ipotalamico e di TRH ipofisario. Disponibilit di ioduro (effetto wolff-Chiakoff) [-] : la tiroide in grado di aumentare l'effetto del TRH sui tireociti alla diminuzione dello ioduro, in questo modo si ha aumento della captazione di ioduro e di sintesi di T3 alla diminuzione di iodio nel sangue.

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Regolazione dell'azione di T4 tramite modulazione della deiodazione periferica : l'ormone T4, perifericamente, viene deiodato in forma di T3 dalle deiodasi cellulari in una quota media del 40% (tramite rimozione dello iodio in 5I) in modo da attivare la propria azione sul metabolismo cellulare; questo passaggio strettamente regolato in modo da aumentare o diminuire la disponibilit e l'azione di T3 a seconda della disponibilit periferica, ossia, diminuirlo in caso di digiuno, di gravidanza e in alcune disfunzioni epatiche e renali diminuendone la desiodazione, pur mantenendo stabile la produzione tiroidea di T3 e T4. Regolazione dell'ingresso di T3 nella cellula : essendo necessario il passaggio di T3 per un trasportatore transmembrana specifico al fine dell'ingresso nelle cellule bersaglio, ed essendo tale trasportatore inibito direttamente dai prodotti del catabolismo decarbossilante - acido tetraiodoacetico e acido triiodoacetico - viene inibito a feedback negativo dalla stessa azione dell'ormone tiroideo. Regolazione dell'azione di T3 nella cellula : il T3, una volta entrato nella cellula va a stimolare la strascrizione di alcuni geni inibendo la trascrizione die propri recettori nucleari Catabolismo degli ormoni tiroidei :

Escrezione urinaria : tramite la deiodazione sia T3 che T4, che iT3 (inattivo biologicamente) possono essere deiodati sino alla 3,3 didiodotironina che viene poi escreta con le urine. Escrezione biliare : il fegato, tramite processi di solfonazione e glucuronazione permette l'escrezione del T3 e del T4 con la bile e qiuindi con le feci. Catabolismo di tipo carbossiacido : molte cellule, in particolare gli epatociti, sono in grado di decarbossilare la molecola di T3 e T4 nei loro acidi carbossilici derivati - acido triiodoacetico e tetraiodoacetico - che verranno successivamene escreti con le urine..

Meccanismo d'azione : il T3 penetra nella cellula tramite un trasportatore specifico in grado di pomparlo al suo interno (inibito dai prodotti di decarbossilazione del T3 del T4), inoltre, agisce legando un recettore nucleare contenente zinc finger - di tipo o - in grado di legarsi direttamente, o dimerizzato con il recettore per l'acido retinoico, a determinati geni strutturali in modo specifico a seconda del recettore di ogni specie cellulare modulando l'espressione genica delle cellule; essi inoltre, modificano metabolicamente la cellule, andando a legarsi a ribosomi, mitocondi e membrana plasmatica. Le uniche cellule a non possedere un recettore attivo metabolicamente per il T3 sono i neuroni (reagiscono in modo differente)

Ruolo nel sistema nervoso centrale : dal primo trimestre di gravidanza al primo anno gli ormoni tiroidei, agendo sui geni che favoriscono la replicazione cellulare dei neuroblasti, impediscono la loro moltiplicazione ed aumentano la loro maturazione, ossia, l'ingrandimento dei loro somi, la sinaptogenesi, l'ingrossamento dei dendriti e la mielinizzazione; nell'et adulta, ad SNC perfettamente maturo, consentono una velocizzazione delle risposte neurali, un'aumento della velocit e della capacit di pensiero e di memorizzazione, un aumento dell'attenzione ed una stabilizzazione del tono affettivo-emotivo del soggetto. Ruolo nell'accrescimento corporeo : nello sviluppo e nell'accrescimento dell'apparato scheletrico determinano lo sviluppo dei centri di ossificazione nelle epifisi delle ossa, l'attivit dei neuroblasti con deposizione di nuova osteoide e la calcificazione delle cartilagini di coniugazione (con arresto della crescita lineare del soggetto); inoltre, stimolando anche la secrezione di GH, permette lo sviluppo del muscolo scheletrico, dei visceri interni e degli annessi cutanei con un accelerazione della sintesi proteica. Effetto calorigeno sul metabolismo basale : in tutti i tessuti, tranne cervello, gonadi, milza, cute e organi linfatici, gli ormoni tiroidei aumentano il consumo energetico a riposo delle cellule mediante un aumento della sintesi e dell'attivit delle pompe Na/K ATPasi, con conseguente maggiore produzione di calore e maggiore disponibilit di ADP, stimolando indirettamente anche la fosforilazione ossidativa nel mitocondrio. Effetto sul catabolismo delle sostanze energetiche : per il catabolismo del glucosio ha un'azione iperglicemizzante tramite stimolazione dell'assorbimento intestinale di glucosio, stimolazione della glicolisi e della glicogenolisi; inoltre, per il catabolismo lipidico va ad aumentare l'idrolisi dei trigliceridi, la mobilizzazione dei lipidi dal tessuto adiposo e l'ossidazione intracellulare degli acidi grassi; per il catabolismo proteico, a dosi elevate, va ad aumentare la degradazione delle proteine sintetizzate con dimagrimento.

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Effetto dinamico sull'apparato cadiovascolare : causano un aumento della gittata cardiaca tramite aumento della frequenza cardiaca, della pressione pulsatoria sistolica, ma con un accorciamento del periodo di riempimento diastolico; inoltre causa un aumento della pressione sistolica con diminuzione della pressione diastolica, attraverso una diffusa vasodilatazione periferica per apertura delle anastomosi arteriolovenulari con aumento del flusso sanguigno nei tessuti. Effetto dinamico sull'apparato respiratorio : causano un aumento della frequenza respiratoria tramite un aumento della risposta dell'apparato all'ipossia e all'ipercapnia. Effetto sul rene : stimolano i reni alla produzione di eritropoietina, stimolando la formazione di nuovi globuli rossi e, quindi, il trasporto di ossigeno dai polmoni ai tessuti perferici. Azione sulla secrezione di altri ormoni endocrini : va a stimolare l'ipofisi alla produzione di GH e alla riduzione della produzione di prolattina, la corteccia surrenale alla produzione di cortisolo, le gonadi all'aumento del rapporto estrogeni/androgeni, alla differenziazione delle cellule del Sertoli per la spermatogenesi (nel maschio) alla normalizzazione del ciclo ovarico e della gravidanza (nella donna), le paratiroidi alla produzione di paratormone ed il fegato e la cute alla produzione di 2,5-diidrossicolecalciferolo e alla produzione di vettori proteici per gli ormoni tiroidei. Altre azioni : stimola l'appetito, la secrezione e la motilit intestinale (ormone oressizzante) e la conversione del carotene in vitamina A nell'epitelio pigmentato della retina.

GHIANDOLE SURRENALI : sono due piccole piramidi da 8 grami ciascuna, poste sopra gli apici dei reni, compose da una parte pi esterna - corticale del surrene - di origine mesodermica ed organizzata in cordoni di cellule secernenti epitelioidi, ricoprenti esternamente un nucleo di cellule endocrine di origine neuroectodermica - midollare del surrene - specializzata nella secrezione di catecolamine come un ganglio ortosimpatico secretivo. CORTICALE DEL SURRENE : ammasso di cellule epitelioidi, componenti il 90& del peso del surrene, poste in cordoni radiali e separati l'uno dall'altro da sinusoidi fenestrati, suddivisibili in aggregati di cellule pi superficiali zona glomerulare - caratterizzate dalla produzione di mineralcorticoidi (aldosterone in particolare), da una zona pi estesa e cordonale intermedia - zona fascicolata - e da una zona pi interna di cellule raggruppate in modo disomogeneo - zona reticolata - caratterizzate da un prande continuto in goccioline di colesterolo, in grado di essere utilizzato per la produzione di glucocorticoidi, deidrioepiandrosterone DHEA.

La corticale del surrene fa parte dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrenale

ORMONI CORTICOIDI : sono tutti ormoni liposolubili con azione diffusa su tutte le cellule, che vengono sintetizzati in tutte le cellule a partire dalla trasformazione del colesterolo, captato mediante recettore per apo B100 o autosintetizzato dall'acetil-CoA, in pregnenolone tramite la sua idrossilazione su 21 e 22 e la rimozione della catena di acido isocraproico nella membrana interna del mitocondrio, tramite P450 scc ed elettroni donati da NADPH tramite adrenoxina, e differenziati sucessivamente da reazioni cellula specifica, che ne modificano il numero di carboni e dei gruppi funzionali ad essi collegati in - mineralcorticoidi, glucocorticoidi e ormoni sessuali derivati dal DHEA.

Siccome i glucocorticoidi assomigliano ai mineralcorticoidi possono agire nelle stesse vie di segnalazione

Trasporto proteico degli ormoni corticoidi : tutti gli ormoni corticoidi, essendo poco solubili nel plasma, necessitano di un trasporto mediato da proteine plasmatiche prodotte dal fegato, con le quali la porzione disciolta si mantiene in equilibrio in una sorta di tampone a deposito proteico degli ormoni corticoidi.

Cortisolo : possiede una concentrazione totale di 13,9 ug/dl nel plasma dei quali, l'80% viaggia con la transcortina, il 15% viaggia con l'albumina ed il 5% viaggia libero nel plasma. Corticosterone : possiede una concentrazione totale di 0,4 ug/dl nel plasma, dei quali la maggior parte veicolati dalla transcortina e dalla albumina. Aldosterone : possiede una concentrazione totale di 0,006 ug/dl nel plasma, dei quali la maggio parte viaggia nella trasncortina, nella albumina ed in una globulina specifica. Desossicorticosterone : possiede una concentrazione totale di 0,006 ug/dl

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Deidroepiandrosterone solfato : possiede una concentrazione totale pi elevata di 175ug/dl, prevalentemente legato a globuline o disciolto nel plasma.

Catabolismo e clearence : generalmente tutti gli steroidi corticusurrenalici vengono glucuronizzati o solfatati dal fegato per dissolverli nel plasma ed espellerli nell'urina, mentre, una parte del cortisolo e del DHEA vengono convertiti dai tessuti che gli utilizzano nei tetraidroderivati o in 17-chetosteroide permettendogli la dissoluzione nel plasma e l'espulsione con l'urina. Ormoni glucocorticoidi : sono caratterizzati da 1 gruppo chetonico in posizione 3 e da 2 gruppi ossidrilici in posizione 11 e 21, possiedono un'azione energizzante/iperglicemizzante per reazioni allo stress psicogeno-fisico. Cortisolo : 10 mg al giorno -- azione glucocorticoide rispetto al cortisolo = 1/azione mineralcorticoide rispetto al cortisolo 1 Corticosterone : 3 mg al giorno -- azioneglucocorticoide rispetto al cortisolo = 0,3/azione mineralcorticoide rispetto al cortisolo 15

Sintesi dei glucocorticoidi e del DHEA : avviene nella zona reticolare e fascicolata.

1. Il pregnenolone viene ossidato in posizione 17 dal P45c17 dal NADP a formare 17--idrossipregnenolone 2. Il 17--idrossipregnenolone viene trasformato dalla P450c17 in deidroepiandrosterone DHEA tramite distacco della catena laterale 3. Il 17--idrossipregnenolone viene trasformato dalla 3--deidrossisteroridodeidrogenasi in 17-idrossiprogesterone 4. Il 17--idrossiprogesterone viene idrossilati in 21 dal P450c21 e 11 dal P450c11 formando cortisolo 5. Il progesterone viene idrossilato in 21 dal P450c21 in 11-desossi-corticosterone 6. Il 11-desossi-corticosterone viene idrossilato in 11 dal P450c11 a cortosterone. Ormoni mineralcorticoidi : sono caratterizzati da un atomo di carbonio ossigenato in posizione 18 e possiedeono un azione volemica per reazioni all'ipotensione ed alla diminuzione della volemia. Aldosterone : 0,15 mg al giorno -- azione glucocorticoide rispetto al cortisolo = 0,3/azione mineralcorticoide rispetto al cortisolo = 3000 Desossicorticosterone : 0,2 mg al giorno -- azione glucocorticoide rispetto al cortisolo = 0,2/ mineralcorticoide rispetto al cortisolo = 100

Sintesi dei mineralcorticoidi : avviene nella zona glomerulare poich sono le uniche cellule a possedere l'aldosterone sintetasi ma a non possedere la P450c17 per la via dei glucocorticoidi e degli ormoni sessuali.

1. Il pregnenolone viene idrossilato in posizione 18 dalla P450c18 in 18-idrossicorticosterone 2. Il 18-idrossicorticosterone viene ossidato dalla aldosterone sintetasi in 11-desossicorticosterone 3. Il 11-desossicorticosterone viene trasformato dall'aldosterone sintetasi in aldosterone Ormoni sessuali o deidroepiandrosterone DHEA : sono caratterizzati dall'assenza della catena laterale C20-21 e dalla presenza di un carbonio ossigenato in posizione 17, possiedono ruolo mitogenico e stimolate la funzione sessuale. DHEA deidroepiandrosterone : 20 mg al giorno Regolazione della sintesi degli ormoni sessuali e glucocorticoidi : la secrezione degli ormoni glucocorticoidi e sessuali segue un ritmo circadiano, con una maggiore frequenza di scariche secretive presso la mattina, ma con notevoli modifiche a seconda delle situazioni di stress psicogeno o fisico tramite l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene.

ACTH [+] : causa una secrezione di DHEA e di glucocorticoidi regolata secondo ritmi circadiani Stress, esercizio fisico intenso, digiuno e interventi chirurgici [+] : causano una stimolazione della secrezione di ACTH

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Ormoni glucocorticoidi [-] : causano un'azione a feedback negativo sulle cellule adenoipofisarie per la liberazione di ACTH

Modificazione della secrezione di DHEA con la vecchiaia : la secrezione di DHEA per meccanismi intracorticosurrenalici subisce un aumento sino ai 3'anni, collegato con la comparsa di maggiore peluria pubica e ascellare, per poi decadere con la vecchiaia. Regolazione della sintesi degli ormoni mineralcorticoidi : presentano un tono basale di secrezione di aldosterone e desosssicorticosterone tuttavia innalzato dalla diminuzione della pressione arteriosa o della volemia sanguigna da parte dell'apparato juxtaglomerulare.

Angiotensina II [+] : ruolo del circuito renina angiotensina II avviato dall'apparato juxtaglomerulare in risposta ad una diminuzione di pressione arteriosa, ad un aumento della stimolazione ortosimpatica, al peptide natriuretico atriale, e alla diminuzione del carico tubulare del sodio, finalizzato alla rigenerazione della normale volemia, pressione arteriosa e osmolarit. Potassio ematico [+] : possiede un ruolo nel stimolare le cellule della zona glomerulare alla produzione di aldosterone finalizzato al mantenimento dei livelli di kalkemia.

Meccanismo di azione degli ormoni corticosurrenalici : questi ormoni penetrano nella cellula senza l'apparente necessit di un trasportatore specifico vista la loro lipofilicit, e vanno ad interagire con un recettore monomerico intracitosolico associato alle heat shock protein del layer interno della membrana plasmatica, che, si staccano, entrano nel nucleo cellulare stimolando l'espressione genica e modificando il corredo proteico delle cellule e, nel caso dell'androsterone, modifica metabolicamente la cellula consentendo una veloce azione tubulare. Azione metabolica dei glucocorticoidi : sono ormoni ad azione d'emergenza contro stress di tipo fight or flight o contro il digiuno, ovvero, consentono un aumento della disponibilit muscolare e cerebrale di precursori energeticamente favorevoli, con un sacrificio di altre funzioni organiche.

Effetto catabolico protidico, glucudico e lipidico nei tessuti : consente la liberazione di molecole energetiche in grado di preparare biodisponibilit ad un azione di tipo fight or flight, tuttavia, causano un'atrofia tissutale generalizzata. Nel muscolo : vanno ad aumentare la proteolisi e la gluconeogenesi tramite aminoacidi, in modo da aumentare il glucosio e gli aminoacidi a disposizione nelle fibre muscolari striate, causando, contemporaneamente, un'atrofia muscolare per riduzione delle miofibrille. Nella pelle e negli annessi cutanei : va ad aumentare la lipolisi e la proteolisi, causando un assottigliamento delal pelle ed una maggiore fragilit ed ulcerabilit. Nell'osso : va ad aumentare l'assorbimento dell'osso ed a diminuire la deposizione di osteoide, causando osteoporosi e maggiore fragilit delle diafisi. Nel connettivo : va ad aumentare il riasorbimento della matrice extracellulare e dei glicosamminoglicani, con aumento della lassit e assottigliamento del connettivo.

Effetto iperglicemizzante per gluconeogenesi e inibizione dell'insulina : soprattutto nel digiuno, gli ormoni glucocorticoidi inibiscono l'azione ipoglicemizzante dell'insulina, e, contemporaneamente, vanno a stimolare la gluconeogenesi nel fegato determinando l'aumento della glicemia. Aumento della produzione di corpi chetonici : con un digiuno prolungato la lipolisi nel tessuto adiposo e nel fegato va ad aumentare i tassi plasmatici di acidi grassi che saranno utilizzati dal fegato per produrre corpi chetonici in grado di ridurre al minimo la degradazione proteica gluconeogenetica.

Azione antiinfiammatoria dei glucocorticoidi : i glucocorticoidi esercitano una inibizione nella formzione dell'edema e dell'imunit cellulomediata ed umorale tramite modifica della comunicazione tra linfociti e della formula leucocitaria in se, andando anche ad inibire la sintesi di molecole proinfiammatorie.

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Variazione della composizione della formula linfocitaria : i glucocorticoidi vanno a diminuire la quantit di eosinofili, macrofagi e linfociti circolanti, aumentando contemporaneamente la quantit d neurofili, dei quali, per, non stimolano la diapedesi e la concentrazione nei tessuti. Ostacolo nella formazione dei mediatori infiammatori : i glucocorticoidi inibiscono gli enzimi in grado di sintetizzare trombossani, lucotrieni, prostaglandine e ossido nitrico, andando ad effettuare un'azione antiedematosa e antiiperemica. Ostacolo alla liberazione di leucotossine : i glucocorticoidi rinforzano le membrane dei lisosomi dei macrofagi impedendone la fusione con la membrana esterna e la degranulazione. Inibizione della risposta instaminica : i glucocorticoidi vanno a diminuire la quantit di mastociti e di granulociti andando a diminuire l'instamina prodotta. Inibizione della risposta cronica : inibiscono la sintesi e l'immissione del collagene dei fibroblasti Inibizione della risposta adattiva : inibisce la presentazione dell'antigene dei T helper, la loro secrezione citochinica e l'attivazione dei linofici B

Effetto cardiocircolatorio permissivo per catecolamine ed angiotensina : permette una maggiore azione della catecolamine nell'aumento della pressione circolatoria arteriosa, aumentandone la vasocostrizione e la stimolazione sulla gittata cardiaca.

Aumento dell'effetto sula gittata cardiaca : vanno ad aumentare le pompe Na/K ATPasi sui miocardiociti ed i recettori -adrenergici stimolanti per il cuore aumentando l'effetto inotropo positivo delle catecolamine sul cuore Aumentano l'effetto sulla vasocostrizione : vanno a facilitare ed a prolungare l'aumento del calcio intracitoplasamtico operato dalle catecolamine e dall'angiotensina II, causando un aumento della resistenza vascolare e della pressione.

Effetto sull'umore : i glucocorticoidi sono in grado di migliorare l'umore se utilizzati per brevi periodi di tempo ed in piccole quantit; sono tuttavia in grado di causare un effetto deprimente sull'umore in caso di un'utilizzazione di tipo cronico ed in grandi quantit Azione dell'ormone sessuale DHEA : determina la formazione dell'adrenarca femminile, ovvero la comparsa di peli pubici e ascellari nella donna.

Femminizzazione epatica : il fegato, per espellere il DHA, spesso lo straforma in estradiolo, provocando un effetto femminizzantequalora fosse compromessa la secrezione biliare dello stesso.

Azione degli ormoni mineralcorticoidi : gli ormoni mineralcorticoidi hanno una funzione nel ristabilire la normale osmolarit del plasma sanguigno e la normale volemia e pressione plasmatica in caso di diminuzione di entrambe; essi quindi mantengono l'equilibrio idrosalino del corpo.

Aumento della volemia tramite diminuzione della natriuresi e della diuresi pressoria : vanno ad aumentare il riasorbimento del sodio nel tubulo distale e quello di acqua per trascinamento. Riduzione dell'escrezione del potassio : avviene tramite un azione sul tubulo distale del rene.

MIDOLLARE DEL SURRENE : ammasso di cellule di origine neuroectodermica, assimilabili a neuroni ortosimpatici gangliari con funzione secernente (ganglio secernente), caratterizzate da una ricca innervazione sinaptica para e ortosimpatica, la prima post e la seconda pregangliare, entrambe acetilcolinergiche, e da un apparato enzimatico neuronale noradrenergico, in grado di produrre noradrenalina dalla fenilalanina o tirosina, ma in grado di produrre, anche, adrenalina tramite un enzima specifico non presente nei neuroni - feniltanolamina-N-metiltranferasi - fungendo, di fatto, da branca secernente del sistema nervoso autonomo periferico.

Unica ghaindola endocrina a secernere adrenalina nel plasma, mentre la noradrenalina immessa dall'ortosimpatico

CATECOLAMINE SURRENALI : la midollare del surrene secerne all'85% adrenalina e al 25% noradrenalina, che sono due catecolamine prodotte con 2 passaggi citosolici di idrossilazione della tirosina, tramite tirosinaidrossilasi a DOPA (che inibisce a feedback negativo lo stesso enzima che la produce), e di decarbossilazione del DOPA, con la DOPA-decarbossilasi, a dopamina, un passaggio intermedio granulare di idrossilazine della dopamina, mediante dopamina-idrossilasi, con la produzione di noradrenalina nel granulo ed un utlimo passaggio citosolico di metilazione della noradrenalina, mediante feniltanolamina-N-metiltransferasi, in adrenalina, caricata nei granuli che

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poi verranno liberati all'ingresso di calcio tramite depolarizzazione della membrana via neurotrasmettitore da terminale ortosimpatico. Meccanismo di trasporto nel flusso plasmatico : le catecolamine sono molto idrosolubili e vengono trasportate benissimo dal plasam senza l'azione di trasportatori. Catabolismo delle catecolamine : le catecolamine vengono escrete come tali dalle urine oppure metabolizzate dal fegato e dal rene ed escrete come acido vanillilmandelico. Regolazione della secrezione di carecolamine : la concentrazione di catecolamine nel sague molto bassa in condizioni standard, tuttavia, pu essere aumentata in tutte le situazioni di stress che attivano il sistema ortosimpatico, in particolare, stress fisico, stress psicogeno e reazioni fight or flight.

Regolazione del centro tuncale vasopressorio VI3P all'ipotensione: questo centro attivo con la diminuzione di volemia e aumenta la pressione sistolica e diastolica andando a stimolare la gittata cardiaca e la vasocostrizione periferica mediante secrezione di adrenalina. Regolazione del centro ipotalamico : questo centro in grado di rispondere agli stress psichici e alla reazione fight or flight con un aumento della gittata cardiaca ed un aumento del tono vascolare. Azione a feedback negativo delle catecolamine [-] : causando una desensibilizzazione alle catecolamine per fosforilazione die recettori delle catecolamine stesse. Azione del parasimpatico [+] : tramite stimolazione acetilcolinergica del simpatico si ha un aumento della sensibilit alle catecolamine per aumento dei recettori e

Meccanismo di effetto delle catecolamine : le catecolamine possiedono un effetto differente a seconda delle tipologie di recettori contenute dalle cellule i quali, tuttavia, sono sempre di tipo 7TM accoppiati con G protein, in grado di modificare l'assetto metabolico della cellula senza effetti trascrizionali. Recettori 1 : sono recettori stimolati prinicpalmente dall'adrenalina

Recettori 1 : sono accoppiati con una G protein stimolatoria in grado di aumentare il livello di cAMP intracitosolico. Recettori 2 : sono recettori accoppiati ad una G protein inibitoria in grado di attivare una fosfodiesterasi permettene la diminuzione del cAMP intracitosolico.

Recettori : sono recettori stimolati principalmente dalla noradrenalina


Recettori 1 : sono recettori accoppiati ad una G protein eccitatoria in grado di attivare la via della fosfolipasi C e, quindi, di aumentare il calcio intracitosolico. Recettori 2 : sono recettori accoppiati ad una G protein inibitoria in grado di attivare una fosfodiesterasi permettene la diminuzione del cAMO intracitosolico.

Effetto metabolico delle catecolamine : si ha una liberazione di substrati metabolici nel plasma in modo da preparare la reazione di fight or flight con due differenze di glucocorticoidi :

Non si ha catabolismo proteico : le proteine dei tessuti, e dei muscoli, non vengono degradate quindi non si ha un'atrofia muscolare. Iperglicemizzazione per glicogenolisi : le cellule del tessuto muscolare e di quello epatico vanno ad aumentare il glucosio circolante tramite l'aumento della glicogenolisi, senza fare gluconeogenesi.

Effetto termogenico : hanno un effetto calorigeno andando a stimolare la funzionalit delle pompe Na/K ATPasi, e quindi la fosforilaizone ossidativa, ma non quanto gli ormoni tiroidei. Effetto sul sistema nervoso e sulla muscolatura scheletrica : aumenta l'eccitabilit dei neuroni del sistema nervoso, con un aumento della velocit di pensiero ed un aumento dell'attenzione; parallelamente si ha un aumento del tono muscolare con un rispettivo aumento della forza di contrazione de della velocit di responso dalle fibre muscolari. Effetti cardiovascolari : siccome sul cuore sono presenti pi recettori 1 attivatori - 80% e pochi recettori 2 inibitori - 20%, mentre sulla fibra del muscolo liscio ci saranno tanti recettori 2 inibitori e recettori 1 eccitatori allora.

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Aumento della adrenalina : causa un aumento del flusso sanguigno con aumento della pressione sistolica e diminuzione della diastolica, per aumento della gittata cardiaca (inotropa e cronotropa) e diminuzione della vasocostrizione periferica (quindi non stimolazione dei barocettori che lasciano invariata la gittata) Aumento della noradrenalina : si ha una diminuzione del flusso sanguigno con un innalzamento della pressione arteriosa media, per diminuzione della gittata cardiaca (inotropa e cronotropa) ed aumento della resistenza periferica (quindi stimolazione die barocettori che diminuiscono la gittata cardiaca)

GONADI : sono dei piccoli organi specifici per sesso che possiedono una funzione di produzione di gameti e di secrezione di ormoni sessuali, finalizzati alla differenziazione dei caratteri sessuali secondari e del comportamento di entrambi i sessi, con una funzione continua ed estesa tuta la vita nei maschi ed una funzione ciclica mensilmente e sino alla menopausa nelle donne. TESTICOLO : piccolo organo ovoidale, disceso tramite canale inguinale nel sacco scrotale, composto da una massa parenchimatosa ellissoidale, rivestita esternamente da una tonaca di fibre muscolari lisce e connettivo denso albuginea - che emana sepimenti approfonditi centripetamente nel testicolo al fine di dividerlo in singoli lobuli, composti da 3-4 tubuli seminiferi contorti ciascuno (componenti circa l'80% del tessuto testicolare) formati da un da un epitelio luminale cilindrico alto e germinativo (contenente spermiogoni) - cellule del Sertoli - ricoperto esternamente da uno strato di cellule mioepiteliali e muscolari liscie, immersi in uno stroma connettivale con attivit endocrina per la presenza delle cellule del Leydig e terminanti centrifugamente all'ilo testicolare in una grande rete di piccoli tubuli - rete testis - collegata tramite condotti efferenti alla testa ed al corpo dell'epididimo, possiedono una funzione spermatica regolata a feedback dalla inibina ed una funzione endocrina regolata a feedback dal testosterone.

Cellule del Sertoli : sono delle grandi cellule cilindriche, collegate tramite giunzioni occludenti tra le porzioni laterali della propria membrana plasmatica e comprendenti nelle giunzioni tra le cellule colonne di cellule germinali a vario stato di differenziazione, possedenti la funzione di promuovere e facilitare la spermiogenesi e di regolare l'attivit endocrina dell'asse ipotalamo-ipofisi-testicolo tramite. Formazione della barriera ematotesticolare : le giunzioni occludenti tra le cellule del Sertoli vanno ad isolare dal circolo plasmatico l'ambiente luminale dei tubuli seminiferi contorti, al fine di abolire eventuali infuenze molecolari esterne sulla spermiogenesi. Secrezione di ABP o androgen binding protein : proteina che lega e solubilizza il testosterone prodotto dalle cellule del Leydig nel liquido interstiziale intratesticolare, consentendone la presentazione alle cellule germinali per adiuvarne la spermiogenesi. MRF o myogenesis regulatory factor : proteina in grado di regolare la contrattilit dei tubuli seminiferi contorti nella spermiogenesi Secrezione di precursori energetico metabolici e fattori trofici: le cellule del Sertoli, tramite giunzioni comunicanti, passano alle cellule germinali i fattori nutritivi ed i fattori trofici in grado di sostenerne il metabolismo durante la mitosi e la loro differenziazione. Transferrina : consente il passaggio trofico del ferro agli spermatogoni maturazione con la facilitazione della spermatogenesi. Fagocitano gli spermatozoi mancati : ripuliscono il tragitto degli ulteriori spermatogoni in maturazione tramite fagocitois di quelli vecchi

Cellule del Leydig : cellule presenti nel connettivo tra i tubuli seminiferi contorti responsabili della sintesi e della secrezioen di testosterone, riversandolo nel torrente circolatorio o nel liquido interstiziale del testicolo che lo lega con ABP Cellule germinali : cellule che si organizzano in colonne tra le cellule del Sertoli con differenziazione aumentante verso il comparto luminale; in particolare, spermatogoni e spermatociti, si trovano basalmente e fuori alla barriera ematotesticolare, mentre spermatidi e spermatozoi si trovano nel compartimento luminale.

GAMETOGENESI DEL TESTICOLO : funzione continua del testicolo, iniziante dalla pubert ma non terminante con la senescenza dell'individuo, che consente la produzione giornaliera di 1 ml circa di liquido spermatico,

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contenente 100-200 milioni di spermatozoi per ml, ed una componente liquida attivatoria, trofica, protettiva e fertilizzante per gli spermatozoi, liquido spermatico. Spermatogenesi : processo continuo del testicolo, della durata di 70 giorni circa, organizzata per cicli distanti 16 giorni ciascuno e comprendenti contemporaneamente numerosi spermatogoni di uno stesso tubulo seminifero controrto, che consente la produzione teorica di 64 spermatozoi da ogni spermatogonio. 1. Uno spermatogonio 2N 2crom si divide mitoticamente 2 volte formando 1 spermatogonio che lo sostituisce e 3 spermatociti primari B 2. Ogni spermatocita primario tipo B fa una meiosi si producono 6 spermatociti secondari N 2crom 3. Ogni spermatocita secondario fa una secona meiosi e si producono 12 spermaticiti precoci N 1crom 4. Ogni spermatidio precoce inizia il proceso di spermiogenesi, con addensamento della cromatina, perdita citoplasmatica, formazione dell'acrosoma, formazione della coda e dell'assonema . 5. Ogni spermatozoo non capacitato tramite processo proteolitico della plasmina si distacca dall'apice delle cellule del Sertoli nella spermiazione. Produzione del liquido spermatico : il liquido spermatico, unitamente a quello secreto dalle vescichette seminali e dalla prostata, ha una funzione protettiva, trofica e fertilizzante per gli spermatozoi; esso contiene fruttosio, che nutre il movimento degli spermatozoi, fosfato e bicarbonato, che ne costituiscono un tampone basico a pH 7,35-7,5 in grado di proteggere i gameti dall'ambiente acido vaginale e di consentirne una migliore motilit e prostaglandine, che vanno ad aumentare la motilit contrattile delle vie genitali femminili, favorendo la progressione del seme. Regolazione ormonale della spermatogenesi : la spermatogenesi un processo continuativo dalla pubert ad opera della secrezione ipofisaria di FSH, agente sulle cellule del Sertoli e di LH, agente sulle cellule del Leydig.

FSH : consente la facilitazione ormonale ed il sostentamento energetico della spermiogenesi inducendo le cellule del Sertoli a secernere piruvato trofico per gli spermatogoni, trasformare testosterone in estradiolo, secernere ABP e attivatore del plasminogeno (responsabile della spermiazione) e secernere inibina (fattore anti Mulleriano) ed attivina in grado di regolare l'attivit dell'asse ipotalamo-ipofisi-testicolo. Inibina : peptide secreto dalle cellule del Sertoli in risposta alla stimolazione con FSH, chiamato anche peptide antiMulleriano e presente in 3 isoforme - alfa, betaA e betaB - con la funzione di inibire la sintesi e la secrezione ipofisaria dell'FHS, andando a regolare a feedback negativo la spermiogenesi. LH : consente la promozione ormonale della spermatogenesi e della spermiogenesi inducendo le cellule del Leydig al rilasio di testosterone.

ORMONI ANDROGENI TESTICOLARI : sono principalmente rappresentato dal testosterone e da piccole quantit di diidrotestosterone e androstenedione entrambi egenti sulla mascolinizzazione e sull'anabolizzazione del corpo maschile, secreti dalle cellule del Leydig a partire dal colesterolo e dla pregnenolone, ed eventualmente convertiti in piccole quantit di estrogeni, estrone ed estradiolo, da successive modificazioni, tramite una regolazione circadiana ipotalamo-ipofisi-testicolare e intratesticolare.

Emivita plasmatica del testosterone di 60 minuti

Testosterone : possiede un atomo di carbonio chetonico al 17 e un assenza della catena C20-21, e ha un azione di tipo mascolinizzante e anabolizzante sul corpo maschile, con la sviluppo dei caratteri sessuali secondari, accessori e del comportamentoSecrezione : 6-7 mg giorno a partire dai 17 anni e sino ai 30'anni

Sintesi del testosterone (ipoattivo) : processo che avviene nelle cellule del Leydig, sotto il controllo dell'LH ipofisario, con secrezione immediata dopo una sintesi a partire dalla conversione di colesterolo, principalmente sintetizzato dall'Acetil-CoA delle stesse cellule del Leydig, in testosterone e androstenedione seguendo principalmente una sola via enzimatica - via 5

1. Conversione del colesterolo tramite P450scc in pregnenolone 2. Idrossilazione in posizione 17 del pregnenolone con la P450c17 in 17--idrossipregnenolone 3. Distacco della catena laterale 17 del 17--idrossipregnenolone dalla P450c17 in deidroepiandrosterone o DHEA 4. Trasformazione del DHEA mediante 17-deidrogenasi e 3--deidrogenasi in testosterone 5. Trasformazione del testosterone con 17-chetoriduttasi in androstenedione

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Attivazione del testosterone nei tessuti bersaglio : nei tessuti bersaglio il testosterone - cute, bulbi piliferi e vie genitali - viene convertito dalla 5--reduttasi nella sua forma pi attiva capace di interagire con il recettore - diidrotestosterone. Conversione funzionale in estrogeni : nella cute, nel fegato e soprattutto nel tessuto adiposo, gli androgeni subiscono un'aromatizzazione (minore) tramite P450aromatasi dell'androstenedione in estrone e del testosterone in estradiolo che possiedono azioni specifiche in loco, specialmente nello sviluppo del grasso corporeo caratteristico del maschio.

Trasporto degli androgeni : siccome sono molto liposolubili sono veicolati da proteine plasmatiche che ne costitiscono un tampone con la fase libera, in particolare, la globulina legante gli ormoni sessuali, ne contiene il 3040%, l'albumina ne contiene una minima parte ed l'1-2% in forma libera.

Concentrazione plasmatica media di testosterone (uomo) : 500 ng/dl nella vita postpuberale Concentrazione plasmatica media di testosterone (donna) : 99 ng/dl nella vita postpuberale Concentrazione plasmatica del diidrotestosterone (uomo) : 25-75 ng/dl nella vita postpuberale

Catabolismo degli androgeni : il testosterone viene escreto totalmente con le urine, l'1% del quale direttamente come testosterone, ed il resto glucuronato o solfonato dal fegato oppure convertito nei 17-chetosteroidi - androstrone e etiocolanone Meccanismo di secrezione : la secrezione e la sintesi del testosterone avviene in modo continuato (nell'uomo) ma con una variazione circadiana tipica - con un picco mattutino massimo, ed un picco serale minimo - ed una variazione durante la vita dell'uomo - con un primo picco a 200ng/dl nella differenziazione fetale delle vie genitali ed un secondo picco a 200ng/dl al secondo mese postnatale, non dati dall'LH ma intrinseci alla gonade, un silenziamento sino alla pubert (17 annu), per sensibilizzazione delle cellule del Leydig all'LH non ancora secreto, ed un picco duraturo a 500ng/dl post puberale per 3 decadi, per secrezione di LH, destinato a scemare con la senescenza dell'individuo terminando alla 7a - 8a decade.

LH [+] : tramite il contatto con il 10% dei rettori 7TM della cellula associati positivamente con l'adenilato ciclasi, permette di aumentare la sintesi e quindi la secrezione di androsteroni tramite un aumento dell'espressione genica del citocromo P450c17 (necessario alla via metabolica) ed un aumento metabolico della liberazione intracellulare e del trasporto al mitocondrio del colesterolo nei granuli (e quindi della sintesi di pregnenolone). GnRH [+] : va ad aumentare l'effetto dell'LH sulle cellule del Leydig tramite upregulation dei suoi recettori. LH [-] : un contatto con + del 10% dei recettori causa una desensibilizzazione delle cellule del Leydig dall'LH tramite dowregulation dei suoi recettori. Testosterone [-] : va a diminuire la secrezione ipofisaria di LH

Meccanismo d'azione : come tutti gli ormoni derivati dal colesterolo sono liposolubili, quindi penetrano nel citoplasma della cellula senza trasportatori, e vanno ad agire su un recettore "zinc-fingers" associato alle heatshock protein sul layer interno della membrana plasmatica - AR o NR3C4 - che si stacca dalla membrana, per poi dimerizzare ed entrare nel nucleo dove va a stimolare l'espressione genica, tramite complessi trascrizionali, di geni collegati all'anabolizzazione e alla mascolinizzazione del corpo (generalmente mitogenici) Imp : l'azione pi imponente degli androgeni affidata al diidrotestosterone piuttosto che al testosterone, solo debolmente attivo.

Sviluppo e mantenimento funzionale dei genitali maschili : Sviluppo e maturazione degli organi genitali maschili : il testosterone nel periodo fetale promuove lo sviluppo del canale del Wolff, e quindi, di tutti gli annessi genitali del maschio, con saldatura dei cercini genitali nello scroto, crescita del tubercolo genitale nel glande e nel pene, formazione della prostata e di tutte le vie seminali. Crescita degli organi genitali : durante la fase puberale, dopo lo scatto puberale, va a stimolare la crescita del pene e dello scroto, la maturazione di tutte le vie seminali e l'ingresso del sistema riproduttivo nella sua piena funzionalit di produzione ed eiaculazione del liquido seminale.

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Gametogenesi : stimola gli spermatogoni, attraverso le proteine ABP, alla maturazione in spermatozoi attivi e funzionali.

Sviluppo dei caratteri sessuali accessori: Crescita del pelo androgeno : il testosterone va a stimolare i bulbi piliferi delle zone sensibili agli androgeni ma non agli estrogeni - peli del petto, della schiena, della faccia, delle spalle e delle gambe - aumentandone la crescita. Peli estrogenici : peli sensibili agli estrogeni, piuttosto che agli androgeni (sviluppati in egual modo nel maschio) posti sotto le ascelle e sul pube. Diposizione del grasso androgeno a "mela" : il testosterone va a stimolare l'ipetrofia e l'iperplasia del tessuto adiposo bianco sensibile agli androgeni, ovvero quello sulla pancia e sulle spalle. Disposizione a "pera" del grasso estrogenico : grasso principalmente posti al livello dei fianchi ed al livello della mammella, molto sensibile agli estrogeni. Maggiore secrezione sebacea : viene grandemente prodotta dal testosterone causando, nel periodo puberale, una grande quantit di acne.

Effetto anabolizzante sulla muscolatura : l'azione del testosterone sul metabolismo proteico aumenta la deposizione di miofibrille muscolari determinando un'elevata ipertrofia muscolare diffusa in tutti i muscoli scheletrici. Accrescimento corporeo osseo : l'effetto del testosterone permette di aumentare e mineralizzare maggiormente l'osteoide delle ossa lunghe, andando ad aumentare l'altezza dell'individuo e la larghezza delle spalle, tuttavia se i livelli prepuberali sono molto elevati pu determinare una saldatura precoce delle epifisi ed un certo grado di nanismo, principalmente per stimolazione dell'attivit degli osteoblasti e del riassorbimento del calcio renale. Effetto cardiocircolatorio : Aumento della gittata cardiaca : principalmente tramite un aumento della pressione arteriosa in seguito ad aumento della resistena vascolare periferica e dell'attivit inotropa (nella donna solo la frequenza) determinando i fattori di rischio cardiovascolari di ipertensione maschile. Aumento della circolazione coronarica : determinando un aumento dell'ossigenazione del cuore Aumento delle LDL e diminuzione delle HDL : ci un effetto arteriosclerotico con un sostanziale aumento delle LDL aumentante il rischio di malattie cardiovascolari nell'uomo rispetto alla donna premenopausa. Aumento della produzione di globuli rossi : ottenito dall'aumento della sintesi di eritropoietina da parte del rene, conseguente ad un aumento dell'ematocrito totale e dell'ossigenazione dei muscoli

Differenze emotivo-comportamentali dell'SNC : originano un cervello maschile pi abile in elaborazioni morfofunzionali e spaziotemporali, nell'ideazione visiva e nella pianificazione di movimenti complessi, ovvero pi volto alla pianificazione dell'azione aggressiva ed un cervello femminile pi abile nell'intelligenza e nell'elaborazione linguistica e nella rielaborazione dei segnali sensitivi nella sfera emotiva, ovvero pi volto alla pianificazione dell'azione difensiva e dell'organizzazione della "tana" (specialmente per quanto riguarda la protezione della prole); questa differenziazione avviene in due passaggi, ovvero uno sviluppo prenatale testosterone dipendente dei "circuiti maschili" del cervello (sensibili al testosterone) ed una attivazione puberale di tali circuiti emotivo-comportamentali con la secrezione di tale ormone.

OVAIO : organo di forma ellissoidale, dal peso di 15g, posto sulle pareti laterali della fossa pelvica, nella fossa ovarica, ed in rapporto con le fiimbrie della tuba uterina, composto da una tonaca esterna fibrosa e contenente miociti lisci - tonaca albuginea - che ricopre un parenchima formato da una corticale esterna a funzione germinativa, contenente i follicoli ovarici in evoluzione, i corpi lutei e i corpi albicans delle ovulazioni precedenti, e da una midollare interna di connettivo lasso, a funzione endocrina, contenente numerosi elementi cellulari a secrezione

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endocrina, entrambe con una temporizzazione ciclica mensile, (e non continua come nel testicolo) caratterizzata da un feedback inibina-FSH ed estrogeno/progesterone-LH

Ovaio nel periodo follicolare o preovulatorio : periodo di circa 14 giorni ma variante in modo intradividuale e intradividuale esteso dalla mestruazione appena avvenuta all'ovulazione, ovvero nel periodo di azione endocrina delle cellule tecali e della granulosa e di maturazione del follicolo primario nell'ovulo secondario. Ovaio nel periodo luteinico o postovulatorio : periodo di circa 14 +-2 giorni, molto mantenuto nelle varie persone, esteso dall'ovulazione alla successiva mestruazione, ovvero nel periodo di maturazione ed azione endocrina delle cellule luteiniche e del tragitto dell'ovulo nelle tube all'utero dell'ovulo secondario.

SECREZIONE ENDOCRINA DELL'OVAIO : l'ovaio, nella donna non gravida, possiede una secrezione non continua ma sequenziale nel tempo tramite controlli insiti nella variazione della concentrazione ormonale intraovarica e nella sua influenza sull'attivit ipotalamo-ipofisaria, suddividendosi in una fase secretiva follicolare (preovulatoria) caratterizzata da estrogeni, ed in una fase secretiva luteinca (postaovulatoria) caratterizzata da progestinici, entrambi prodotti dalla granulare del follicolo tramite la modifica degli androgeni prodotti dalla teca interna. Teca interna--->androgeni--->Granulosa/Corpo luteo--->estrogeni/progestinici Estrogeni : vengono rappresentati da estradiolo ed estrone e possiedono un assenza di catena C20-21 con un gruppo OH al carbonio 3

Concentrazione preovulatoria follicolare : 40 ng/dl Concentrazione postovulatoria luteinica : 15 ng/dl

Progestinici : vengono rappresentati dal progesterone e possiono un assenza di catena C20-21 con un gruppo O al carbonio 3 ed uno acetaldeidico al 17.

Concentrazione preovulatoria follicolare : 20 ng/dl Concentrazione postovulatoria luteinica : 1500 ng/dl

Sintesi degli androgeni e dei progestinici : la sintesi degli estrogeni e dei progestinici risultato della cooperazione tra cellule tecali interne in grado di trasformare tramite via 4 - P450scc, 3-deidrogenasi, P450c17 - il colesterolo captato dalle LDL circolanti in androstenedione o progesterone e cellule della granulosa/luteiniche in grado di trasformare l'androstenenedione tramite P450 aromatasi in estradiolo e tramite 17-chetoreduttasi in estrone. Trasporto ormonale degli estrogeni e progestinici : siccome sono poco solubili in acqua vengono legati all'albumina plasmatica, alla SHBG ed alla globulina di trasporto per gli ormoni corticosurrenalici con le quali stanno in equilibrio con la parte disciolta nel plasma. Catabolismo degli ormoni : vengono principalmente metabolizzati dal fegato per essere congiugati con acido glucuronico oppure solfatati in modo da essere espulsi con urina e bile. Regolazione della sintesi degli estrogeni e progestinici : la loro sintesi segue un'alternanza mensile - ogni circa 14 giorni - seguendo la successione ciclica tra periodo follicolare e luteinico (qualora non vi sia la fecondazione dell'ovulo) data dall'influenza dell'asse ipotalamo-ipofisario sulla granulare ed il corpo luteo e dalla risposta a feedback negativo dell'ovaio sull'asse ipotalamo ipofisario.

Periodo follicolare o preovulatorio : in seguito alla caduta di inibina A per luteolisi la ripresa di porduzione di FSH causa un'intensa produzione di estrogeni e di inibina B dalla granulosa del follicolo in maturazione i quali determinando sia un aumento della produzione di recettori per FSH ed estrogeni e quindi di estrogeni (feedback positivo), sia una inibizione della produzione di LH e di progesterone (feedback negativo), tuttavia accoppiata con un aumento dei recettori per l'LH e per i progestinici FSH [+] estrogeni : va a stimolare la granulosa alla produzione di estrogeni sia tramite l'aumento della proliferazione della granulosa e della sua attivit, mediante aumento della sua attivit aromatasica e la upregulation dei suoi recettori per FSH (feedback positivo), che tramite l'aumento della proliferazione e produzione di precursori dalla teca interna, tramite aumento dei suoi recettori per LH.

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Inibina B [-] estrogeni e progestinici : va a tamponare il livello di progesterone ed estrogeni andando a inibire la produzione e l'azione di GnRH e quindi la secrezione di LH e FSH. Estrogeni [-] LH e progestinici : vanno a mantenere bassa la secrezione di LH tramite un effetto a feedbackl negativo di dowregulation dei recettori adenoipofisari per GnRH

Ovulazione : in seguito all'elevata concentrazione di estrogeni per 36h causa un inversione a feedback positivo degli estrogeni su la produzione di LH che, trovando nelle cellule della granulosa un gran numero di suoi recettori, causa la luteinizzazione delle cellule della granulosa con aumento di produzione di progestinici, che riducono a feedback negativo la produzione di estrogeni andando a diminuire i rettori FSH ed estrogenici sulle cellule granulari, ed aumentano a feedabck positivo la produzione di progestinici, andando ad aumentare i recettori LH e progestinici; aumento di produzione di mediatori infiammatori e di mediatori proteolitici che fanno disaggregare l'ovulo determinando l'ovulazione e inibiscono ulteriormente la produzione di estrogeni. LH [+] progestinici : va ad aumentare la produzione di progestinici mediante la luteinizzazione delle cellule della granulosa. FSH [+] progestinici : va ad aumentare la produzione dei progestinici tramite aumento dei recettori LH sulla teca interna e sulla granulosa/corpo luteo. Estrogeni [+] progestinici : vanno ad aumentare la produzione di progestinici mediante un aumento della secrezione di LH, per aumento della secrezione di GnRH e dei suoi recettori adenoipofisari, un aumento dei recettori progestinici e dell'LH. LH [-] estrogeni : vanno ad inibire la produzione di estrogeni tramite la diminuzione dei recettori FSH Progestinici [-] estrogeni : vanno ad inibire la produzione di estrogeni tramite la diminuzione dei recettori FSH, della produzione di FSH e dei recettori estrogenici. Mediatori infiammatori [-] estrogeni : vanno ad inibire la produzione di estrogeni dalle cellule della granulosa promuovendone la luteinizzazione.

Periodo luteinico : in seguito al completamento della fase si lutinizzazione delle cellule della granulosa si ha un picco di produzione di progestinici (indipendente dalla LH) e di inibina A che vanno ad aumentare la produzione di mediatori proinfiammatori (segnando la degradazione stessa del corpo luteo) e a quasi azzerare la produzione di estrogeni tramite la diminuzione della produzione di LH ed FSH con inibina A. Inibina A [-] estrogeni : vanno ad azzerare la formazione di estrogeni tramite l'inibizione della produzione di GnRH potalamico e quindi l'inibizione della produzione di FSH da parte dell'ipofisi. Mediatori proinfiammatori luteolitici [-] progestinici e inibina A : vanno a diminuire la secrezione del corpo luteo tramite una sia progressiva distruzione.

Mestruo : fase nella viene a mancare la secrezione progestinica cade a 0 per distruzione totale del corpo luteo mente la secrezione degli estrogeni riparte su un nuovo ovulo primario per ripresa secrezione di FSH (cessazione della inibina A) e diminuzione dell'inibizione progestinica.

Meccanismo d'azione degli estrogeni : gli estrogeni, essendo abbastanza liposolubili, penetrano nelle membrane cellulari senza grandi problematiche, vannoo a regolare la trascrizione genica penetrando nella cellula per legare due tipologie di recettori citosolici disciolti che dimerizzano e traslocano nel nucleo dove legano fatori trascrizionali delle cellule anabolizzati e con funzioni specifiche.

Sviluppo generale del feto e differenziazione femminile : gli estrogeni nei primi mesi di gravidanza condizionano lo sviluppo sia dei feti maschili che femminili poich sono responsabili dello sviluppo generale (unisex) del corpo del feto, tuttavia nei successivi mesi di gravidanza (dal 5 mese in poi) continuano il programma di default dello sviluppo femminile, con regressione del dotto di wolff e sviluppo del dotto di

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Muller, mediante l'assenza del testosterone che ha effetti devianti sullo sviluppo femminile (aggiungendosi e non sostituendosi all'azione estrogenica) verso lo sviluppo del maschio.

Effetto sulla maturazione dei caratteri sessuali secondari : Forma a "pera" del grasso corporeo estrogenico : vanno a stimolare ipertrofia e iperplasia nel grasso delle anche e delle mammelle causando la formazione della classica forma del corpo femminile. Allargamento del canale pelvico : vanno a stimolare lo sviluppo osseo in larghezza delle ossa iliache e del sacro al fine di allargare la piccola pelvi e la grande pelvi. Sviluppo della mammelle : si ha uno sviluppo dell'apparato esocrino della mammella per aumento degli estrogeni e per una diminuzione dell'inibizione del testosterone. Sviluppo di peli pubici a triangolo e di peli ascellari : si ha una generale penuria di peli, con peli pubici sviluppari a triangolo a vertice in alto ed uno sviluppo dei soli peli ascellari, tramite non stimolazione androgenetica dei peli maschili.

Effetto anabolico lipidico : gli ormoni estrogeni, stimolano l'arricchimento di grasso intramuscolare e meno di miofibrille causando un ipertrofia grassa dei muscoli in assenza di testosterone ed in presenza di pi estrogeno. Effetto antidiuretico e natriuretico : gli estrogeni causano una maggiore ritenzione idrica andando ridurre il riassorbimento di sodio e acqua dal tubulo distale. Effetto ipocolesterolemizzante : gli estrogeni possiedono una funzione riducente la quantit di LDL ed aumentante la quantit di HDL con una consistente protezione del corpo dalla arteriosclerosi nella donna premenopausa. Effetto nell'accrescimento osseo corporeo : gli estrogeni consentono una stimolazione maggiore rispetto al testosterone degli osteoblasti alla secrezione e mineralizzazione dell'osteoide, consentendo, quindi, una fine precoce della crescita per saldatura della cartilagine di coniugazione. Effetto cardiocircolatorio : Effetto ipotensivo : le donne possiedono una pressione arteriosa pi bassa per effetto vasodilatatore degli estrogeni sulle vene e le arterie del circolo mesenterico e coronarico per aumentata secrezione di NO e per una risposta della donna ai maggiori carichi di ossigenazione tramite accelerazione della frequenza cardiaca piuttosto che alla vasocostrizione.

Effetto sul ciclo ovarico : i loro effetti sono concentrari nella porzione follicolare del ciclo ovarico. Sviluppo ed attivit metabolica delle cellule della granulosa e del follicolo : gli estrogeni consentono la moltiplicazione delle cellule della granulosa e della teca interna a formare il follicolo secondario, e ne aumentano la secrezione estrogenica, tramite aumento della secrezione androgenica delle cellule tecali e l'attivit aromatasica di quelle granulari, aumentandone il metabolismo, il nutrimento e upregolando la sensibilit a FSH Scelta del follicolo dominante da sviluppare nelle successiva ovulazione : durante la fase tardiva follicolare l'elevata concentrazione di estrogeni va ad inibire la produzione di FSH ipofisario, tramite aiuto dell'inibina B, provocando una selezione dei solo follicolo primario con una grande concentrazione di recettori per FSH, ossia con un basso rapporto androgeni/estrogeni al proprio interno. Inizio della produzione del corpo luteo : la grande concentrazione di estrogeni, mantenuta per pi di 36ore, permette in inversione della sua azione antiprogestinica e anti LH, promuovendone una funzione pro LH che, grazie alla sua passata upregulation dei recettori celluari dell'LH, causa una secrezione esplosiva di progesterone con inizio di formazione del corpo luteo.

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Effetto sulle vie genitali femminili : agiscono in modo da favorire la fecondazione ed il trasporto dell'ovulo all'utero. Aumento della produzione di muco fluido : le vie ovariche e la cervice uterina producono un muco pi fluido per consentire un migliore movimento degli ovuli e dello sperma. Aumento della motilit del miometrio : il miometrio comincia ad essere pi stimolato in modo da trasportare pi efficacemente lo sperma in profondit e l'ovulo fecondato verso l'utero.

Meccanismo d'azione dei progestinici :essendo abbastanza liposolubili, penetrano nelle membrane cellulari senza grandi problematiche, e vanno a regolare la trascrizione genica nella fase luteinica e gravidica penetrando nella cellula per legare una tipologia di recettore citosolico tipo "zinc fingers" che dimerizza e traslocano nel nucleo dove legano fattori trascrizionali delle cellule con funzioni specifiche pro gravidanza.

Aumento delle temperatura postvoulazione (nella fase luteinica o gravidica) : sono in grado di aumentare la temperatura basale tramite uno slittamento del setpoint ipotalamico. Effetto diuretico e natriuretico : sono in grado di diminuire la ritenzione idrica tramite una diminuzione del riassorbimento del sodio e dell'acqua dal tubulo distale per antagonismo all'effetto dell'aldosterone. Effetto cardiovascolare : Effetto ipotensivo : ottenuto mediante una vasocostrizione periferica e mesenterica per un aumento nella secrezione di NO, causando protezione delle malattie cardiovascolari nella donna fertile.

Ipertrofia della mammella : agisce andando ad aumentare lo sviluppo della porzione ghiandolare della mammella senza agire sugli adipociti alla sua base. Effetto sul ciclo ovarico : i loro effetto sono concentrati nella porzione luteinica del ciclo al fine di consentire una migliore fecondazione e attacco della blastociste nell'utero. Disgregazione del follicolo di graaf e ovulazione : causa l'iperemia e la disgregazione della parete tecale del follicolo di Graaf, tramite attivazione di fattori proinfiammatori ed enzimi proteolitici disgreganti la matrice tissutale delle teche e causa l'inizio della meiosi II nellovulo maturo. Promozione del corpo luteo e inibizione degli estrogeni : tramite la luteinizzazione delle cellule della granulosa, tramite inibizione della secrezione di FSH (aiutata dall'inibina ) per silenziamento del GnRH ipofisario Disgregazione del corpo luteo : tramite l'accumulo di mediatori proinfiammatori sino ad un livello di soglia massima.

Effetti sulle vie genitali femminili : sono tutti effetti finalizzati a migliorare l'adesione della blastocisti fecondata. Sintesi di muco denso : il progesterone stimola la cervice uterina e le vie tubariche alla secrezione di un muco pi denso e nutritivo per le prime fasi di attacco Diminuzione della motilit del miometrio : questo ormone facilita l'attacco e l'insediamento della blastociste tramite una inibizione del movimento del miometrio per downregulation dei recettori proossiitocina delle cellule del miometrio.

REGOLAZIONE ENDOCRINA DELLA GRAVIDANZA : la gravidanza un processo di sviluppo del feto dentro l'utero materno della durata di 265 giorni, caratterizzato dal fenomeno di accrescimento morfofunzionale del feto e dalla modifica del corpo della donna, entrambi generati da una secrezione endocrina temporalmente ordinata di ormoni

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nel circolo materno-fetale, in una fase iniziale promossa dal corpo luteo ed in una fase finale promossa dalla placenta e dal feto. Sincizio trofoblasto e citotrofoblasto : elementi embrionali precoci, derivati dal trofoblasto embrionale, con funzione strutturale e trofica, in grado di degradare il tessuto deciduale dell'endometrio e di fare spazio per l'embrione,e con funzione endocrina finalizzato alla produzione del latte ed alla ottimizzazione della sviluppo dell'embrione.

Gonadotropina corionica : viene secreta dal sincizio trofoblasto sotto la stimolaizone del GnRH secreto dal citotrofoblasto, con un livello che sale da 9 giorni dopo la fecondazione sino alla 10a settimana, per poi stabilizzarsi sino alla fine della gravidanza, con funzione di : Mantenimento in funzione del corpo luteo : agendo assieme all'AMP va a mantenere elevata la secrezione di estrogeni e progestinici anche all'inizio della gravidanza tramite l'impedimento della distruzione del corpo luteo in modo da mantenere il giusto livello ormonale sino alla comparsa della placenta. Mantenimento dello stato di rilassamentod el miometrio : permette un impedimento della contrattilit del miometrio e dell'utero tramite l'impedimento dell'azione dell'ossitocina sulle sue cellule liscie sino al 6-7 mese, da quando iniziano le contraizoni toniche dell'utero. Aiuta la secrezione del testosterone dei feti maschi : permette la secrezione del testosterone nel feto maschio e quindi lo sviluppo dei tratti maschili tramite un aumento della proliferazione delle cellule del Leydig

Somatotropina corionica : ormone prodotto dalle cellule del sincizio trofoblasto grazie alla stimolazione con GnRH da parte citotrofoblasto, a partire dalla 4a settimana ed aumentante sino al momento del parto : Aumento della funzionalit della ghiandola mammaria : aumenta la produzione di latte dalle ghiandole mammarie Aumenta il metabolismo della gestante : va ad effettuare un effetto inibitore dell'insulina con un aumento della quantit di glucosio nel circolo ed un aumento della quantit di acidi grassi.

Decidua : particolare struttura dello stroma endometriale, che si estsende con il progredire della gravidanza a sostituire tute le cellule dello stroma con cellule deciduali ricche in lipidi e glicogeno, con una funzione troficonutritiva per l'embrione sino all'8a settimana (sino allo sviluppo della placenta) e con una funzione endocrina secernente prolattina e rilassina in grado di pevenire il rigetto dell'embrione, produrre latte e facilitare il parto.

Rilassina : ormone peptidico simile alla proinsulina, secreto dal corpo luteo e, sicessivamente dalla decidua al terzo mese di gravidanza con il ruolo di : Impedire l'espulsione di feto ed embrione : va ad inibire la contrattilit del miometrio andando a prevenire l'espulsione anzitempo del feto. Facilita l'espulsione del feto durante la gravidanza : va a rilassare la muscolatura del collo dell'utero ed i legamenti pelvici.

Placenta : membrana derivata dal trofoblasto embrionale, come tutte le membrane intrauterine, possedente una funzione endocrina estrogenica-progestinica, in grado di mantenere e permettere la gravidanza nell'utero, ed una funzione trofica, fondamentale per donare al feto i nutrienti dal sangue materno, rimuovendo gli scarti dal sangue fetale.

Progesterone : nelle perime 6-8 settimane il picco progestinico viene mantenuto dal corpo luteo, mentre successivamente, viene mantenuto dalla placenta tramite produzione dello stesso dal colesterolo delle LDL captate dal sangue ma non formato dall'acetato. Agisce sulle ghiandole dell'endometrio : aumenta la secrezione di sostanze nutritive per lo zigote.

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Agisce sulla decidua : mantenimento della decidua per lungo andare al fine di aumentare il nutrimento del trofoblasto e la sua protezione immunologica.

Estrogeni : sono prodotti dalla placenta che, per quanto riguarda la produzione di estradiolo ed estrone utilizza il deidroepiandrosterone derivato per via ematica dalla corticale del surrene materno e fetale, mentre, per quanto riguarda la produzione di estradiolo utilizza il 16-idrossi-deidroepiandrosterone solfato derivato per via ematica dalla corticale del surrene del feto; hanno la funzione di : Aumentare la futura funzionalit del miometrio : tramite un ipertrofia del miometrio ed un aumento dei recettori dell'ossitocina vanno ad aumentare le contrazioni toniche dell'utero al 6-7mese che posizionano il nascituro e l'intensit delle contrazioni fasiche al 9 mese per l'espulsione del feto. Aumento della funzionalit delle vie genitali : tramite l'aumento dei recettori per i progestinici. Aumento della funzionalit post-parto delle ghiandole mammarie : tramite lo sviluppo dei dotti mammari e della secrezione di prolattina. Promozione dell'espulsione del feto : aumentando l'effetto della relassina. Aumentano la funzionalit placentare : aumentano la funzionalit trofica della placenta e la sua funzione secretiva-endocrina tramite un aumento della captazione delle LDL (colesterolo) dal sangue materno dalla stessa, ed un aumento dell'attivit endocrina della capsule surrenali del feto, tramite una disinibizione dell'ATCH fetale data dalla conversione del cortisolo materno in cortisone inattivo, prima causante l'inibizione del surrene fetale.

PANCREAS ENDOCRINO : viene rappresentato da qualche milione di piccoli gruppi endocrini da 50-300 um ciascuno, ricoperti esternamente da una capsula connettivale e dispersi all'interno del tessuto esocrino acinoso del pancreas a comporne l'1-2% della massa totale, composti da poche centinaia o alcune migliaia di cellule endocrine, collegate fra loro da gap junction (facilitanti la comunicazione elettrica) e suddivisibili funzionalmente, in base agli ormoni nei granuli secretori apicali, in un nucleo interno di cellule , secernenti insulina e componenti il 75% delle isole, circondato da una periferia di cellule , secernenti glucagone, di cellule , secernenti somatostatina e di cellule PP, secernenti polipeptide pancreatico. Innetvazione autonoma : le isole del Langherans sono innervate da fitte terminazioni parasimpatiche (vagali) e ortosimpatiche (toraciche) ORMONI DEL PANCREAS ENDOCRINO : essendo il pancreas un organo annesso al canale digerente, esso secerne 2 ormoni controllanti il livello di nutrienti assorbiti dal canale digerente, tramite un controllo di tipo omeostatico estraneo all'asse ipotalamo-ipofisario, suddivisibili in insulina, un ormone ad effetto anabolizzante, oressizzante e di purificazione del plasma, ed in glucagone, un ormone ad effetto catabolizzante, anoressizzante e di arricchimento del plasma. Organizzazione del circolo portale ed effetto degli ormoni pancreatici : il circolo portale mesenterico consente di far giungere gli ormoni pancreatici - glucagone ed insulina - in modo quasi immediato all'interno delle fegato, andando a velocizzare il loro effetto iper o ipoglicemizzante. Alternanza dei pasti come principale segnatempo della secrezione di ormoni pancreatici : non vi mai una concentrazione nulla di insulina o glucagone per via controlli crociati che inibiscono o stimolano entrambi gli ormoni, tuttavia la fase interprandiale, per via della sua ridota glicemia possiede un'azione preponderante del glucagone, mentra la fase postprandiale, per via della sua elevata glicemia possiede un'azione prevalentemente insulinica.

Concentrazione di glucosio con minima stimolazione della secrezione pancreatica endocrina : al concentrazioni glicemiche tra 80 e 100 mg/l si ha una uguale secrezione d'insulina e glucagone tendente a 0 Variazione del rapporto insulina/glucagone :

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Dopo un pasto : concentrazione d'insulina 70 volte quella di glucagone Glucosio in edovena : concentrazione d'insulina 25 volte quella del glucagone (per mancanza della stimolazione vagale) Digiuno notturno : concentrazione d'insulina 2 volte quella di glucagone Digiuno prolungato (pi di 12 ore) : concentrazione di glucagone 5 volte quella di insulina INSULINA : l'unico ormone ipoglicemizzante del corpo, con una struttura dipeptidica simile a quella dell'IGF1 (con il quale possiede crossreattivit recettoriale) composta da due catene peptidiche - catena A e catena B - collegate assieme da 3 ponti disolfuro, sintetizzata a partire da una preproinsulina a singola catena, tramite la rimozione del suo peptide segnale nell'ER e della sua catena C nel golgi (con formazione dei legami disolfuro) per poi essere immagazzinata in granuli secretori con il peptide C rimosso ed essere secreta tramite meccanismo calciodipendente.

Emivita plasmatica di 3-5 min NOTA MEDICA ! Problema per le iniezioni d'insulina Nel diabete I insulinodipendente, siccome l'insulina ha una velocissima clearence dal plasma, essa deve essere iniettatta intradermicamente per assicurare un rilascio prolungato in grado di allungarne l'azione nell'arco della giornata.

Catabolismo dell'insulina : l'insulina viene eliminata dal rene e dal fegato. Regolazione della secrezione dell'insulina : essendo l'insulina un ormone omeostatico non influenzato secondo ritmo circadiano dall'asse ipotalamo ipofisario viene direttamente influenzato dal livello di nutrienti plasmatici e dall'ingresso di nutrienti dal tubo digerente al plasma, rispondendo alla secrezione in due modi differenti : Primo picco secretorio rapido : grazie alla liberazione dell'insulina nei granuli secretori. Secondo picco secretorio lento : grazie alla sintesi di insulina nel citoplasma cellulare.

Regolazione dai livelli di nurtienti plasmatici : in genere essendo un ormone anabolizzante viene stimolato dall'aumento dei nutrienti plasmatici, in particolare da quelli gluconeogenetici Glucosio (aumento) [++] : la glicemia stimola la secrezione bifasica di insulina quando supera i 100mg/ml , sia tramite l'aumento della sua espressione genica, sia poich il glucosio che entra nelle cellule B con il GLUT2 sempre attivo, va ad aumentare la sua concentrazione citosolica, che stimola l'esochinasi ad intrappolarlo nella cellula, avviando la glicolisi, ed il ciclo di Kerbs, in questo modo aumenta l'ATP intacitosolica determinando la chiusura dei canali del potassio ATP sensibili, che, iperpolarizzano la membrana plasmatica e causano l'ingresso del calcio via canali voltaggio-dipendenti, permettendo la fusione delle vescicole secretorie e la liberazione dell'insulina. Concentraizone plasmatica di aminoacidi neoglucogenetici [+] : aumentano la produzione di insulina in sinergia co il glucosio steso

Regolazione a seconda della funzionalit gastrica ed intestinale : l'ingestione orale di una soluzione di glucosio causa una secrezione di insulina a responsivit, durata ed intensit maggiore della semplice iniezione di glucosio per via ematica; questo per l'influenza del riempimento e dell'attivit digestiva sulla secrezione dell'insulina finalizzata alla preparazione del corpo all'ingestione di alimenti . Ormoni gastroenterici d'attivit (gastrina, secretina e peptide inibitorio gastrico) [+] : vanno a stimolare la secrezione di insulina tramite la facilitazione dell'azione omeostatica dei nutrienti e la stimolazione dell'espressione genica. Stimolazione parasimpatica vagale (acetilcolina) [+] : tramite le fibre vagali innervanti le isole del Langherans l'acetilcolina stimola la liberazione dell'insulina tramite un effetto facilitante sull'azione del glucosio ed una stimolazione della sua espressione genica.

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Regolazione a seconda dell'attivit metabolica generale : la richiesta metabolica attuale o prevista del corpo pu causare un aumento od una diminuzione della secrezione di insulina per facilitare l'ingresso del nutrimento nei muscoli e negli organi facilitandone l'attivit. Stimolazione dell'ortosimpatico e della midollare surrenalica : Noradrenalina : va ad antagonizzare il rilascio di insulina andando ad agire sui recettori delle cellule di Lagngherans Adrenalina : va a stimolare il rilascio d'insulina tramite la sua azione sui recettori delle cellule del Langherans Stimolazione ipofisi-gognadico-corticale surrenalica di tipo anabolizzante : GH, estrogeni, progestinici, cortisolo ed somatotropina [+] : vanno a stimolare la secrezione di insulina in modo indiretto, ovvero aumentando il numero di cellule delle isole del Langherans, in modo (come per le IGF) di assecondare lo sviluppo massivo dei tessuti corporei.

Regolazione a feedback delle isole pancreatiche : la stessa attivit delle isole pancreatiche in grado di regolare la secrezione di insulina mantenendola a livelli controllati e mai troppo elevati. Somatostatina [-] : viene prodotta dalle cellule del pancreas e riduce la secrezione d'insulina tramite una riduzione della sua trascrizione. Insulina [-] : va a regolare a feedback negativo la secrezione d'insulina delle stesse cellule pancreatiche andando a inibire la stimolazione del glucosio e l'espressione genica.

Meccanismo d'azione dell'insulina nelle cellule : l'insulina un ormone dell'abbondanza o del pasto, ovvero svolge un'azione anabolica finalizzata al sequestro delle sostanze dal plasma per successivamente intrappolarle e renderle inerti in molecole polimeriche pi grandi (di stoccaggio) intracitosoliche , tramite l'interazione con recettori dimerici tirosina chinasici in grado di fosforilare un mediatore unico intracellulare - IRS - che attiva una cascata chinasica intracitosolica di segnali per determinare effetti di diverso tipo e velocit. Effetti rapidi : effetti che comportano la degranulazione delle cellule per la rapida modifica del citoscheletro delle cellule , permettendo l'inserimento fasico di GLUT4 nelle membrane cellulari gi preformato nei granuli intracellulari. Effetti lenti : effetti che comportano la modifica metabolica della funzionalit enzimatica cellulare mediante cascate d'interazione della via di segnalazione all'interno del citoplasma, permettendo l'aumento dell'anabolismo lipidico, glucidico e quello proteico basato sulla cinetica ribosomiale. Effetti molto lenti : effetti che comportano la modifica della trascrizione genica cellulare mediante regolatori presenti nel nucleo della cellula, permettendo l'aumento della velocit delle vie stimolare e l'anabolismo proteico trascrizionale.

Effetto anabolico-metabolico sul metabolismo glucidico : generalmente l'insulina aumenta il sequestro cellulare del glucosio dal plasma, andando ad aumentarne la permeabilit alle membrane ed andando ad aumentarne il gradiente che lo spinge all'interno del citoplasma tramite stimolazione delle vie cataboliche di degradazione glucidica (glicolisi, ciclo di Krebs), delle vie di deposizione del glucosio in molecole insolubili (inerti) e pi grandi (glicogenosintesi), ed un inibizione delle vie d sintesi di glucosio libero (gluconeogenesi o glicogenolisi) Abbassamento della glicemia Effetto anabolico su miociti (lisci, striati, miocardici), adipociti e cellule conettivali : generalmente aumenta la permeabilit del glucosio transmembrana tramite la stimolazione del rilascio del GLUT4 (inducibile) dalle vescicole citoplasmatiche delle cellule e ne aumenta il gradiente in ingresso nel citosol tramite stimolazione

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del suo catabolismo, trasformazione in G-6-P (non espellibile) e aumento della glicolisi (fosfofruttochinasi, piruvato chinasi), stimolazione della sua polimerizzazione in glicogeno e grassi, stimolando la glicogenosintesi (glicogenosintetasi) e la lipidogenesi, ed inibizione del suo rilascio citosolico, inibendo la glicogenolisi (glicogenofosforilasi) e la via gluconeogenetica. Effetto anabolico sugli epatociti : siccome gli epatociti possiedono un GLUT2 sempre attivo e non inducibile allora non aumenta la permeabilit del glucosio transmembrana, tuttavia aumenta il gradiente in ingresso nel citosol tramite stimolazione del suo catabolismo, trasformazione in G-6-P (non espellibile) e aumento della glicolisi (fosfofruttochinasi, piruvato chinasi), stimolazione della sua polimerizzazione in glicogeno e grassi, stimolando la glicogenosintesi (glicogenosintetasi) e la lipidogenesi, inibizione del suo rilascio citosolico, inibendo la glicogenolisi (glicogenofosforilasi) e la via gluconeogenetica ed inibisce il rilascio di glucosio nel plasma, tramite inibizione della glucosio-6-p fosfatasi Effetto anabolico sul sistema nervoso centrale : siccome l'intensit dell'assorbimento e delll'utilizzo di glucosio dai neuroni indirettamente proporzionale dalla glicemia per via della costante attivit della barriera ematoencefalica di concetrazione dello stesso nel liquido interstiziale cerebrale tramite GLUT1 endoteliali non inducibili (tranne che nelle zone chemocettive senza barriera possedente GLUT1 nell'astroglia) non dipendente dall'insulina ma costantemente elevata, soffrendo di carenza energetica gi a glicemie di 60-70 mg/l

Effetto anabolico-metabolismo sul metabolismo proteico : va generalmente ad aumentare la deposizione proteica in tutte le cellule insulino sensibili e la depauperazione aminoacidica del plasma, sia agendo sui recettori direttamente o tramite induzione di IGF, tramite un aumento veloce dell'assorbimento aminoacidico delle cellule, un aumento lento metabolico della sintesi proteica dall'mRNA, con la stimolazione dei ribosomi, ed un aumento lentissimo della sintesi di mRNA, tramite stimolazione dei regolatori della trascrizione genica. Impoverimento degli aminoacidi plasmatici

Effetto anabolico-metabolico sul metabolismo lipidico : va generalmente a sequestrare le lipoproteine dal plasma aumentandone la deposizione tissutale (muscolare, epatica e adipocitica) sia tramite un aumento dell'idrolisi delle LDL plasmatica in glicerolo e acidi grassi, con upregulation dei recettori per LDL endoteliali, ed una diminuzione del catabolismo dei trigliceridi, mediante inibizione della lipasi ormone sensibile. Chiarificazione del plasma dalle LDL (specialmente dopo i pasti)

Effetto ipokalkemizzante : insulina va ad aumentare la secrezione di potassio nell'urina dal tubulo distale tramite un aumento dell'attivit delle sue Na/K transmembrana. Effetto ipotalamico d'induzione del senso di saziet : l'insulina stimola il nucleo della saziet dell'ipotalamo tramite penetrazione nel liquor.

Rischi legati alla glicemia :

Ipoglicemia : il cervello comincia a soffrire di carenza glicemica quando la glicemia scende sotto i 60-70 mg/l, determinando lievi disturbi anche nella vita quotidiana, tuttavia, quando la glicemia scende al di sotto di 30-40 mg/l, si pu avere coma ipoglicemico per assenza totale di glucosio in circolo. Iperglicemia : situazione pericolosa di aumento del glucosio plasmatico, determinante poliuria e glicosuria per soverchiamento della capacit di assorbimento del glucosio del tubulo distale ed aumento dell'effetto osmolare nel filtrato glomerulare.

Misura funzionalit pancreatica :

Clamp glicemico : si infonde nel soggetto una soluzione di glucosio cercando di mantenere al medesimo livello la glicemia, quindi, a seconda dell'aumento del glucosio necessario all'infusione per mantenere la glicemia a livello costante si valuta quanto il pancreas endocrino sia attivo nella secrezione di insulina.

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Curva glicemica : si fa ingerire al soggetto una soluzione di 300 ml di soluzione di glucosio contenente 75g di glucosio puro, per stimolare anche la risposta pancreatica ai recettori gastroenterici, e si valuta la variazione della glicemia nelle 2 ore successive (con prelievi multipli ed equamente cadenzati) permettendo di saggiare la funzione pancreatica complessiva all'assunzione del glucosio.

GLUCAGONE : ormone iperglicemizzante (come GH, cortisolo e adrenalina) antagonista dell'insulina, composto da una struttura peptidica lineare con 6 aminoacidi N terminali di legame specifico al recettore, sintetizzato da taglio proteolitico di un unico preprormone che, nelle cellule delle isole del Langherans produce glucagone, GRPP e MPGF (formato da GLP1 e 2) e nelle cellule L della mucosa intestinale (e in alcuni neuroni) produce neuropeptidi quali, glicentina (glucagone+GRPP) GLP1 e GLP2 tutti liberati sucessivamente con i grani secretori.

Emivita plasmatica 6 min

Catabolismo del glucagone : il glucagone viene demolito dal rene e dal fegato in aminoacidi fondamentali Meccanismo di regolazione : essendo il glucagone un ormone di tipo omeostatico ed esterno dall'asse ipotalamo ipofisario viene direttamente influenzato dai livelli di nutrienti nel plasma (principalmente glicemia) e dalla funzione gastroenterica d'ingresso de nutrienti.

Regolazione a feedback delle cellule delle isole di Langherans : Insulina [--] : l'insulina esercita un potente effetto inibitorio della sintesi di glucagone, per inibizione della degranulazione e della espressione del suo gene andando ad assecondare l'effetto inibitorio dell'aumento della glicemia. Somatostatina [-] : la somatostatina esercita un effetto inibitorio sulla sintesi di glucagone in modo simile alla inibizione della sintesi di insulina.

Regolazione a seconda del livello di nutrienti : essendo un ormone di tipo catabolico viene in generale stimolato dalla diminuzuione dei nutrienti, in particolari quelli gluconeogenetici, ed inibito dalla aumento dei nutrienti . Glucosio [+] : una diminuzione della glicemia sotto i 100mg/ml causa un'attivazione della secrezione di glucagone tramite l'attivazione della degranulazione dlele cellule alfa e la stimolazione dell'espressione genica del glucagone, facilitata dalla rimozione dell'inibizione dell'insulina. Glucosio [-] : un aumento della glicemia sotto i 100mg/ml causa un'inibizione della secrezione di glucagone tramite l''inibizione della degranulazione delle cellule alfa e della loro espressione genica, assecondata ulteriormente dall'aumento dell'inibizione dell'insulina. Aminoacidi gluconeogenetici [+] : l'aumento della concentrazione di aminoacidi plasmatici provoca un aumento della secrezione di glucagone assecondando la secrezione d'insulina Acidi grassi [-] : un aumento della concentrazione di acidi grassi provoca una diminuzione della secrezione di glucagone, antagonizzando l'insulina.

Regolazione a seconda della funzione gastrointestinale : l'attivit digestiva provoca una modulazione della secrezione di glucagone assecondando quella d'insulina. Ormoni da dilatazione gastroduodenale (CCK, gastrina) [+] : causano una aumento della secrezione di glucagone in modo da assecondare l'aumento della secrezione di insulina. Sistema parasimpatico vagale (acetilcolina) [+] : causa un aumento della secrezione di lgucagone in modo parallelo alla secrezione d'insulina. Secretina [-] : va ad inibire la secrezione di glucagone in modo antagonista all'insulina.

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Regolazione tramite il livello di stress procofisico (regolazione adattogena) : essendo un ormone di tipo adattogeno catabolico va ad aumentare la sua secrezione nel caso di aumentata richiesta d'energia del corpo in modo parallelo alla insulina. Stimolazione del sistema ortosimpatico (noradrenalina) : causa un aumento della secrezione di glucagone finalizzato alla liberazione di sostanze energetiche utili ad affrontare periodi di stress.

Meccanismo d'azione del glucagone : il glucagone un ormone catabolizzate del digiuno e possiede la funzione generica di trasferire in circolo le sostanze nutritive stoccate in forma inerte all'interno delle cellule utilizzando una via di segnalazione comune con l'adrenalina, ovvero, l'attivazione di recettori 7TM molto cellulospecifici, associati con proteine G stimolanti per l'adenilato ciclasi, e quindi in grado di attivare la PKA tramite innalzamento del cAMP intracitosolico, andando a causare modificazioni metaboliche nella cellula bersaglio.

Effetti sul metabolismo delle sostanze energetiche : il glucagone un ormone catabolico del trasferimento di substrati energetici dai depositi cellulari all'interno del plasma, agente su glucosio ed lipidi, tramite un aumento del catabolismo delle forme inerti di deposito intracellulare e plasmatico, ed una inibizione dei processi anabolici delle varie sostanze nutritive plasmatiche, principalmente incentrate su acidi grassi, corpi chetonici e glucosio. Aumento della concentrazione di glucosio : il glucagone aumenta la liberazione di glucosio dalle cellule (solo nel fegato), sia tramite un aumento della permeabilit del glucosio transmembrana, principalmente per aumento della G6P-fosfatasi, sia tramite un aumento del gradiente di glucosi transmembrana, sia per stimolazione della glicogenolisi ed una inibizione della glicogenosintesi, sia tramite un aumento della gluconeogenesi, mediante una stimolazione dei suoi enzimi e mediante un aumento della biodisponibilit intracitosolica di aminoacidi per catabolismo delle porteine plasmatiche ed intracellulari e per assunzione di aminoacidi plasmatici. Aumento della glicemia Aumento della concentrazione plasmatica di glicerolo e acidi grassi : il glucagone aumenta la liberazione di acidi grassi dalle cellule (dagli epatociti e dagli adipociti) mediante un aumento della loro idrolisi intracellulare, per stimolazione della lipasi ormonedipendente, e mediante un aumento della loro formazione e l'inibizione della sintesi di trigliceridi e colsterolo. Aumento degli acidi grassi nel plasma Aumento della concentrazione di corpi chetonici : il glucagone aumenta la liberazione di corpi chetonici dagli epatociti medainte un aumento dell'ossidazione degli acidi grassi e quindi, della produzione dell'acetil-CoA.

Aumento del riassorbimento renale del sodio e dell'acqua : mediante un aumento della funzionalit della Na/K ATP asi del tubulo distale. Effetto inotropo positivo sui miocardiociti : in modo affine alle catecolamine del sistema nervoso autonomo va ad aumentare l'azione delle Na/K ATPasi.

PARATIROIDI : le paratiroidi sono 4 piccole ghiandole cordonali e tondeggianti, del peso complessivo di 120mg, poste sulla la parete posteriore della tiroide e composte da cellule con citoplasma acidofilo, caratterizzate dalla capacit di secernere con una regolazione omeostatica esterna dal controllo ipotalamo-ipofisario un ormone fondamentale per l'omeostasi del calcio - paratormone. Calcio e liquidi corporei : il calcio presenta un assorbimento ed una dissoluzione plasmatica molto difficoltose per via della sua naturale tendenza a formare composti insolubili non assorbibili dall'intestino e nei liquidi corporei (specialmente nelle ossa e nel connettivo); infatti, la sua solubilit dipende direttamente dall'acidit del sistema acquoso che lo contiene, essendo il fosfato sempre pi tendente a formare composti insolubili all'aumentare dalla basicit del sistema, il pH lievemente basico del plasma sanguigno e del liquido interstiziale tende a sequestrarlo dal plasma con un costante effetto ipocalcmizzante.

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L'azione delle paratiroidi deve essere costante per assicurare una giusta dissoluzione del calcio nel plasma, quindi l'eliminazione delle paratiroidi incompatibile con la vita, causando tetanie e morte per anossia.

Funzione coagulativa del calcio : il calcio consente la coagulazione del sangue tramite l'avvio della sua cascata chinasica, catalizzando la trasformazione della trombina in protrombina . Funzione del calcio nella limitazione dell'eccitabilit neuronale : il calcio va ad aumentare la soglia di attivazione dei canali del sodio voltaggiodipendenti, rendendo pi difficile (e quindi pi controllata) la formazione di potenziali d'azione dal cono d'emergenza dell'assone; questo consente di evitare un'ipereccitabilita neuronale e muscolare, causante una tetania muscolare tonica estremamente grave, verificatasi in seguito alla carenza di calcio nell'ambiente interstiziale nervoso. PARATORMONE : ormone ipercalcemizzante di natura peptidica, secreto dalle cellule delle paratiroidi tramite la sintesi di un preproormone, poi clivato dall'esapeptide di segnalazione e del peptide C terminale per poi essere secreto con un meccanismo calciodipendente. Regolazione della secrezione del paratormone : il paratormone ad un livello di calcemia nella norma (>11mg/100ml) presenta una secrezione tonica, basale e pulsatile (che aumenta all'aumentare dell'et del soggetto) mentre, con un livello di calcemia inferiore alla norma, viene direttamente controllato dalla calcemia.

Calcio plasmatico [-] : un aumento del calcio plasmatico va ad inibire normalmente la secrezione di paratormone tramite il contatto del calcio con recettori trasmembrana che attivano una Gi in grado di inibire l'adenilato ciclasi intracitosolica, determinando una diminuzione del cAMP (per fosfodiesterasi costitutivamente attiva) con inibizione della degranulazione ed attivazione di una Gs in grado di attivare la via della fosfolipasi C causante la diminuzione dell'espressione genica del suo ormone. Vitamina D [-] : nella sua attivit di remineralizzazione delle ossa va ad inibire la sintesi del paratormne. Adrenalina, dopamina ed instamina [+] : sono un tipo di controllo nervoso in grado di aumentare la sintesi del paratormone. Prostaglandine [-] : un loro aumento do concentrazione inibisce la sintesi del paratormone.

Effetto fisiologico del paratormone : il paratormone l'unico ormone ipercalcemizzante e la sua funzione essenziale per la vita, esso determina un aumento del calcio plasmatico ed interstiziale mediante una inibizione della sua escrezione ed un aumento del suo riassorbimento tramite atimolazione di un recettore 7TM associato all'adenilato ciclasi e alla PKA.

Aumento dell'assorbimento intestinale del calcio : anche a livello di calcio normali del plasma va ad aumentarne il riassorbimento nell'intestino. Aumento del riassorbimento nel tubulo renale e diminuzione dell'escrezione : nel caso di diminuzione della calcemia va a diminuire l'escrezione del calcio ed a potenziarne il riassorbimento nelle cellule dei tubuli. Aumento della solubilizazione del calcio nel plasma : va a dinimuire la quantit di bicarbonato nel plasma tramite un inibizione del suo riassorbimento dal tubulo prossimale. Aumento della solubilizzazione del calcio e tamponamento del riassorbimento osseo : va a diminuire il riassorbimento del fosfato in modo da tamponare una sua aumentata liberazione al livello degli orsteoclsti. Aumento della liberazione di calcio dalle ossa : essendo le ossa sono un grande serbatoio da quasi 1Kg di calcio contenuto, a livelli di calcemia abbastanza bassi si attiva il processo di osteolisi tramite osteoclasti, con liberazione di calcio nel plasma.

REGOLAZIONE DEI COMPORTAMENTI APPETITIVI :

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REGOLAZIONE DELL'ASSUNZIONE DI CIBO : un bilancio neurologico interno al sistema limbico esteso, tra segnali di tipo istintivo-fisiologico (ipotalamo) e segnali di tipo psicogeno e motivazionale (corteccia limbica) che regolano l'assunzione di cibo cosciente dell'organismo. Circuito istintivo ipotalamico della regolazione : l'ipotalamo presenta un centro della fame nell'ipotalamo laterale con un attivit tonica potenzialmente costante, ed un centro della saziet nell'ipotalamo ventromediale in grado di inibire tonicamente il centro della fame a con una risposta a breve termine o a lungo termine.

Regolazione a breve termine del senso di fame : modulazione dell'attivit del centro della saziet su quello della fame finalizzata al non sovraccarico del sistema gastroenterico e alla limitazione dell'assunzione di alimenti nel tempo tramite l'influenza di fattori neuroormonali liberati dal sistema gastroenterico in base alla suaattivit ed alla sua distensione. Insulina, CCK, glucagone e peptide YY : sono dei neuroormoni anoressizzanti liberati dalla distensione duodenale, dall'aumento dell'attivit intrinseca del sistema gastrointestinale e dall'ingresso di nutrienti nel circolo portale enterico, in grado di aumentare l'attivit del centro della saziet inibendo la sensazione di fame. Grelina : un neuroormone oressizzante secreto dagli enterociti della mucosa gastrica in modo inversamente proporzionale alla distensione della sua parete, con una funzione di inibizione del centro della saziet, aumentando il senso di fame.

Regolazione a lungo temrine del senso di famr : modulazione dell'attivit del centro della saziet si quello della fame finalizzata al mantenimento fine ed omeostatico sia del livello di nutrienti velocemente utilizzabili dai neuroni e dalle cellule muscolari (livello di glucosi) sia dal livello delle riserve di nutrienti immagazzinati come lipidi (massa grassa dell'adipe) Ipotesi glucostatica : in senso della saziet, come livello di inibizione del centro della fame viene regolato in base alla glicemia ed al livello di secrezione associata d'insulina per via della presenza, nel centro della saziet, di alcuni neuroni sensibili all'aumento della concentrazione plasmatica di glucosio - neuroni glucostati - in grado di aumentare la propria scarica inibitoria sul nucleo della fame con il porprio aumento metabolico (porduzione di ATP) dato dall'aumento d'ingresso cellulare di glucosio tramite canali GLUT4 insulinoinducibili, quindi direttamente proporzionali al livello d'insulina ed alla glicemia. Regolazione insulinodipendente del senso di saziet : l'insulina presenta l'abilit di aumentare l'ingresso di glucosio nei glucostati tramite l'induzione di trasportatori GLUT4 sulla loro superficie plasmatica, al contrario dei neuroni dell'SNC, dimostrando un abilit anoressizzante. NOTA MEDICA ! Iperfagia e polifagia Nel diabete di tipo I si ha una non produzione d'insulina che causa una non inibizione del centro della fame, per scarso ingresso di glucosio nei glucostati del nucleo della saziet. Ipotesi lipostatica : il senso della saziet, intesno come livello d'inibizione del centro della fame viene direttamente regolato dalla massa grassa dei depositi lipidici del soggetto, essendo, dal tessuto adiposo dell'organismo liberato un neuroormone anoressizzante - leptina - in modo direttamente proprorzionale alla massa di lipidi contenuti, in grado di attivare il senso della saziet proporzionalmente alla propria concentrazione plasmatica. NOTA MEDICA ! Obesit estrema L'iperfagia che caratterizza gli obesi, nonostante il loro elevatissimo tasso plasmatico di leptina, pu avere come concausa una diminuita sensibilit, genetica o acquisita, all'effetto anoressizzante della leptina.

Molecole con funzione oressizzante : sono i cannabinoidi, le endorfine ed il cortisone (o cortisolo) Molecole con funzione anoressizzante : sono la noradrenalina, la serotonina, la cocaina e le anfetamine.

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REGOLAZIONE DELL'ASSUNZIONE DI LIQUIDI : un bilancio neurologico interno al sistema limbico esteso, tra segnali di tipo istintivo-fisiologico (ipotalamici e pi importanti) e segnali di tipo psicogeno e motivazionale (corteccia limbica) che regolano l'assunzione di liquido cosciente dell'organismo. Regolazione istintiva ipotalamica : l'ipotalamo presenta un nucleo della sete dell'ipotalamo ventromediale, che stimola la sensazione di sete, ed un nucleo nell'ipotalamo laterale che inibisce l'attivit del centro della sete mediante una regolazione rapida o una regolazione lenta.

Meccanismo a breve termine : regolazione che permette di inibire il centro della sete al fine di permettere l'ingestione di una quantit di liquido perfettamente sufficiente ad eliminare il gap osmotico o volemico sanguignno, evitando un'iperdiluizione del sangue, mediante segnali inibitori del centro della sete provenienti dai meccanocettori, termocettori e chemocettori buccali, faringei, esofagei e gastrici, mediati, in genere da nervo vago e nucleo del tratto solitario del bulbo. Meccanismo a lungo termine : circuito ipotalamo-limbico o vascolo-renale in grado di mantenere costante l'emoconcentrazione (osmolarit del sodio) e la volemia tramite la regolazione del centro della sete e della diuresi-natriuresi renale, con liberazione di ADH o aldosterone, secondo u circuito volemico od un circuito osmolare. Circuito osmolare : circuito con funzione regolatoria dominante in caso di piccole variazioni di volume ematico giornaliero, in grado di stimolare in diversa misura il centro della sete per mezzo di particolari neuroni sensibili all'osmolarit del sodio - osmocettori - presenti nel centro della sete o nell'organo vascoloso periventricolare dell'ipotalamo, aumentanti la propria scarica tonica in base al loro raggrinzimento osmolare. Circuito volemico : circuito con funzione regolatoria dominanti in caso di grandi variazioni di volume ematico, in grado di inibire in diversa misura il centro della sete per mezzo di afferenze vagali dirette (mediate dal nucleo del tratto solitario) dai barocettori di atrio destro, arco aortico e seno carotico o mediante stimolazione neuroormonica da parte dell'angiotensina II liberata dall'apparato juxtaglomerulare in seguito a percezione di ipotensione

STUDIO DEL CONSUMO ENERGETICO DEL CORPO :


Integrazione delle lezioni di Rubini con il Guyton METABOLISMO BASALE :

ENERGIA CHIMICA CONSUMATA DALLORGANISMO : lorganismo umano, come tutto gli altri esseri viventi, deve consumare continuamente una certa quantit di energia chimica per mantenere i processi omeostatici di base (per il mantenimenti in vitalit) e per quei lavori fisici specializzati aggiuntivi che caratterizzano solamente gli organismi mobili. Il maggior consumo delle cellule dellorganismo umano viene determinato dallattivit delle pompe ioniche Na/K transmembrana

METABOLISMO BASALE : minimo consumo energetico dellorganismo ancora sufficiente a mantenerne lomeostasi e la vitalit; misurabile SOLAMENTE in condizioni basali. Condizioni basali : Immobilit per qualche ora : qualsiasi attivit muscolare non omeostatica causa un rapido aumento del consumo energetico nellimmediato e per qualche ora. ES: La semplice postura eretta causa un consumo energetico elevato ad opera dei soli muscoli posturali

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Temperatura ambientale confortevole (di 23-21 gradi) : temperature eccessivamente elevate o eccessivamente basse possono aumentare il dispendio energetico basale per i processi di dispersione o di mantenimento termico. Soggetto a digiuno da 8 ore : lingestione di alimenti, specialmente se ad alto contenuto calorico, causa un repentino aumento del metabolismo basale per azione dinamico specifica degli alimenti Azione dinamico specifica degli alimenti : aumento repentino e permanente del metabolismo basale in seguito allassunzione di pasti, causato dai processi digestivi in se e dalla mera disponibilit di nuovi elementi ossidabili (quali le proteine)

Soggetto emozionalmente tranquillo : stati emotivi di stress psicologico possono causare un aumento del metabolismo basale tramite lattivazione dellasse ipotalamo-ipofisario-surrenale o tiroideo.

Dipendenza tra stazza e metabolismo basale : pi grande la stazza del soggetto, maggiore il suo peso e la sua dimensione corporea, e maggiore sar la quantit di tessuto metabolicamnete attivo che si suppone possedere; questo porta ad un consumo metabolicamente maggiore . Metabolismo basale standardizzato per la massa del soggetto : la quantit di tessuto contenuto in un soggetto paragonabile al suo peso corporeo. Metabolismo basale standardizzato per la superficie corporea : la quantit di dispersione termica del corpo di un soggetto paragonabile alla sua superficie corporea.

Metabolismo basale standard : metabolismo basale medio e costante per un soggetto di un determinato sesso, in condizioni basali, espresso sotto forma di Metabolismo basale medio per un soggetto di media altezza : [ ]

Equazione di Dubois :

Fattori che condizionano il metabolismo basale : il livello di variazione dalla norma si esprime in % del valore standard. Lavoro muscolare prima e durante la misurazione Azione dinamico specifica degli alimenti Temperatura ambientale d isolamento termico Dimensione di superficie e massa Sesso dellindividuo Et dellindividuo e stato di accrescimento : un giovane individuo in crescita corporea consuma molto di pi per la sintesi proteica direttamente conseguente. Gravidanza ed allattamento : soggetti in gestazione o in produzione di latte necessitano di molti pi nutrienti Stato emotivo : secrezione di catecolamine Temperatura corporea Quantit di adrenalina e noradrenalina in circolo Livello di ormoni tiroidei Stato di sonno o di digiuno

METODI DI CALCOLO DEL METABOLISMO BASALE : Metodo diretto : metodo che consente di misurare il consumo di energia di un corpo umano in condizioni basali tramite la quantizzazione diretta del calore totale netto perso da tutta superficie del corpo; si parte dal postulato che il calore perso totale sia uguale allenergia consumata.

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Dimostrazione : Energia chimica totale consumata dal corpo in un t : dipender dal calore perso, dal lavoro muscolare e dal consumo di riserve lipidiche.

Ipotizzando : Riposo assoluto da lavoro muscolare

Tempi di misurazione piccoli : il grasso non ha tempo sufficiente a formarsi e/o a degradarsi in modo sensibile.

Metodo pratico diretto : si pone il soggetto supino dentro una camera isolata termicamente per un periodo di tempo t e di fa scorrere allesterno della camera un liquido refrigerante acqua misurando la T tra lacqua in entrata ed in uscita ottenendo il valore netto di calore disperso dal soggetto. Problemi di questa misurazione : Laboriosa e difficile da eseguire E soggetta a molti errori sistematici e casuali

Metodo indiretto : metodo che consente la misurazione del metabolismo basale misurando il volume di ossigeno netto consumato da un soggetto in un determinato t, supponendo il volume di ossigeno come consumato essenzialmente per ossidare gli alimenti ingeriti : Energia mediamente liberata da 1L di O2 ad 1atm per una dieta mista : 1L (1atm) O2 = 4,85kcal - Energia associata allossidazione dei glucidi : 1L(1atm)O2 = 5 kcal - Energia associata allossidazione dei lipidi : 1L(1atm)O2 = 4,7 kcal - Energia associata allossidazione delle proteine : 1L(1atm)O2 = 4,8 kcal Metodo pratico indiretto (spirometro di Benneth) : macchinario composto da una vasca dacqua a cilindro allinterno della quale galleggia una campana cilindrica rovesciata e contenente un volume di ossigeno puro noto, alla pressione di 1 atm, dotata di un tubo terminante con un boccaglio allingresso del sistema respiratorio del soggetto; subito prima di terminare nella campana i l tubo possiede un filtro a calce sodata come trappola per la CO2 dellaria espirata. Funzionamento : quando il soggetto inspira ossigeno puro il volume della campana cala di V1; quando il soggetto espira laria viene privata dalla CO2 mediante il filtro di calce sodata per poi gonfiare la campana di un V2 < V1 di ossigeno puro; la differenza fra i due V rappresenta losigeno consumato dal soggetto.

Energia consumata da un soggetto per tempo :

Volume medio di O2/t consumato dal metabolismo basale : 250 ml O2(1atm)/minuto

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Soggetto di media taglia con lavori muscolari leggeri (passeggiata) : 2000-2500 kcal/giorno Soggetto di media taglia con lavori muscolari molto intensi : 7000-8000 kcal/giorno

BILANCIO CALORICO GORNALIERO : differenza fra la quantit di calorie assunte con la dieta e la quantit di calorie disperse dal corpo tramite metabolismo basale e lavoro fisico. Il bilancio calorico giornaliero ci da la tendenza del soggetto ad ingrassare o a dimagrire

Modificare il proprio bilancio calorico : un bilancio troppo positivo (ingrassamento) o troppo negativo (dimagrimento) pu comportare una modifica dellindice di massa corporea che, da un indice a minima mortalit (IMC = 22/25 kg/m) pu spostarsi ad un indice ad alta mortalit (sovrappeso o sottopeso) Indice di massa corporea :

Metabolismo basale : risulta scarsamente modificabile per finalit cliniche o terapeutiche. Lavoro muscolare : molto modificabile prescrivendo diversi livelli di lavoro fisico. Calorie assunte da dieta : molto modificabile prescrivendo diete iper o ipocaloriche. QUOZIENTE RESPIRATORIO : rapporto tra il volume di anidride carbonica prodotta (moli) rispetto al volume di ossigeno inspirato (moli) in un determinato tempo, che pu dare indicazioni sullo stato di ossidazione dei nutrienti che il corpo ha ossidato in un determinato Dt. QR = VCO/CO2 (il Dt viene annullato)
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Il QR varia a seconda dello stato di ossidazione dei nutrienti consumati Il QR pu essere studiato anche se riferito ad un solo organo Il corpo umano non possiede riserve di ossigeno, quindi l'ossigeno espirato il residuo di quello inspirato Il corpo umano possiede riserve di anidride carbonica sotto forma di tampone bicarbonato, nella misurazione bisogna evitare iperventilazioni a causa dell'elevata eliminazione di anidride carbonica precedentemente stoccata nel plasma. Eliminazione di CO2 media = 200ml/minuto

Valori del quoziente respiratorio per i vari nutrienti :


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QR glucidi = 1 [il quoziente respiratorio dei glucidi piuttosto elevato poich, contenendo gi un ossigeno nella loro molecola, producono una quantit di anidride carbonica lievemente maggiore (se presa in considerazione anche la produzione di H2O) rispetto alla disponibilit di molecole di ossigeno in ingresso] QR proteine = 0,8 [il quoziente respiratorio delle proteine lievemente inferiore poich parte dell'ossigeno viene utilizzata per ossidare specie diverse dal carbonio, come l'azoto, lo zolfo e l'idrogeno; tuttavia maggiore dei lipidi poich, le proteine, contengono sempre uno o pi ossigeni rispetto ai lipidi] QR lipidi = 0,7 [essendo la specie meno ossidata e non contenente alcuna molecola di ossigeno, siccome parte dell' O2 inspirato verr utilizzato per la produzione di acqua, la quantit di CO2 generata sar minore rispetto all'ossigeno (in moli)]

CALCOLI SUL QUOZIENTE RESPIRATORIO : Si misura la quantit di O2 consumata e la quantit di CO2 prodotta tramite uno spirometro moderno (con sensore di pO2 e di pCO2) Se il [QR = 1] : allora il metabolismo essenzialmente glucidico (come per il cuore ed il cervello)

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Se il [QR = 0,7] : allora il metabolismo essenzialmente lipidico (molto difficile da trovare) Se il [0,7< QR<1] : siccome non si pu sapere il contributo di ciascuna specie bisogna procedere alla stima del metabolismo non proteico. Stima del metabolismo non proteico :
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Stima del metabolismo proteico tramite azoto nelle urine : le proteine forniscono solo il 20% del fabbisogno fisiologico dell'organismo, tuttavia contengono il 16% di azoto che necessita di un processo di impacchettamento nell'urea e di eliminazione attraverso le urine; si pu quindi procedere alla stima delle proteine metabolizzate in base all'azoto eliminato dalle urine. 1g azoto nelle urine = 6,25 g di proteine metabolizzate Grammi proteine metabolizzate : 6,25 x (grammi azoto urine + grammi azoto feci)

Stima della quantit di O2 utilizzata dal metabolismo proteico : sappiamo la quantit di O2 necessaria ad ossidare 1g di proteine VO2 prot = VO2/g x grammi proteine

Stima della quantit di CO2 prodotta dal metabolismo proteico : sappiamo la quantit di CO2 prodotta dall'ossidazione completa di 1 g di proteine. VCO2prot = VCO2/g x grammi proteine

Quoziente respiratorio non proteico : QR nonprot = (VCO2 - VCO2/g x 6,25(grammi N urine + grammi N feci))/(VO2 - VO2/g x 6,25(grammi N urine + grammi N feci) Andamento del quoziente respiratorio non proteico :
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Immediatamente dopo i pasti si metabolizzano carboidrati quindi il QR vicino a 1 8 o 10 ore dopo i pasti, o durante un lavoro fisico prolungato vengono metabolizzati prevalentemente lipidi e quindi il QR molto vicino a 0,7

Rapporto di scambio respiratorio : la quantit di anidride carbonica espulsa e di ossigeno assunto dall'ambiente esterno tramite sistema respiratorio in un determinato Dt.
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Quando il rapporto respiratorio viene misurato lungo un ora fortemente uguale al QR

FATTORI CHE POSSONO VARIARE IL QUOZIENTE RESPIRATORIO : Variazione dei depositi corporei : l'eventuale variazione dei depositi di O2 o di CO2 contenuti all'interno del corpo, possono discostare il volume di O2 e di CO2 misurati sperimentalmente dai reali valori di O2 e CO2 correlati ai processi energetici del corpo.
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Depositi d ossigeno : si quasi certi che nel corpo non esistano depositi d'ossigeno soggetti a variazioni sensibili; per questo, l'ossigeno utilizzato durante l'espirazione quello direttamente ed immediatamente utilizzato dai processi metabolici. Depositi di anidride carbonica : depositi di anidride carbonica in rapida variazione, invece, sono ampiamente disponibili nell'organismo - tampone bicarbonato del sangue - varianti a regime di espirazione forzata sfalsando cos il valore di CO2 espulsa rispetto a quella prodotta (provocando CO maggiori o uguali a 1)

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Nella maggior parte dei casi si pu affermare che i depositi corporei di anidride carbonica non variano sensibilmente Acidosi metabolica : l'abbassamento del pH sanguigno (anche lieve) in seguito a produzione di acido lattico e/o ad iperglicemia; causa uno spostamento dell'equilibrio del tampone bicarbonato verso l'anidride carbonica, causando l'espulsione maggiorata di CO2 gassosa dall'espirazione polmonare, sfalsando quindi le misure della produzione di CO2 ed aumentando il QR. Produzione di lipidi : un eccesso di metaboliti di tipo glucidico causa l'attivazione del processo di lipidogenesi che provoca la trasformazione di una molecola ad alto contenuto in ossigeno - carboidrato - in una molecola a nucllo contenuto di ossigeno - lipide; questo comporta una liberazione biochimica di ossigeno endogeno, a sua volta utilizzato nel metabolismo aerobico per ridurre il fabbisogno di ossigeno dalla respirazione; questo fa aumentare il QR per diminuzione dell'O2 realmente assorbito. TIPOLOGIE DI NUTRIENTI E VALORI NUTRIZIONALI MEDI : CARBOIDRATI : tutti quegli alimenti contenti glucidi in forma monomerica o polimerica; per la dieta mediterranea la GDR (dose giornaliera raccomandata) deve soddisfare il 65 % dellapporto calorico giornaliero. Forme dei carboidrati : Amidi : polimeri del glucosio a lunga catena e bassa ramificazione, collegati mediante legami glicosidici (1-4) aggredibili dagli enzimi delluomo, presenti in fonti alimentari vegetali quali : derivati delle farine (pasta, pane, torte) tuberi di piante commestibili (patate americane, patate nostrane) e frutta pastosa. Glicogeno esogeno : polimero del glucosio a corta catena e ad alta ramificazione, collegato da legami glicosidici (14) aggredibili dagli enzimi digestivi delluomo, presenti in fonti alimentari animali quali : fegato e bistecche.
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Digestione : gli amidi ed il glicogeno vengono scissi allinterno delintestino delluomo da specifiche idrolasi pancreatiche amilasi presenti agganciate allorletto a spazzola dellepitelio del tenue; questo processo libera monosaccaridi (il pi rappresentato il glucosio) allinterno del lume dellintestino che verranno poi assorbiti dallepitelio intestinale per terminare in circolo.

Disaccaridi : dimeri di 2 monosaccaridi, uniti generalmente da legami (1-4), che vengono assunti dalla dieta principalmente da fonti vegetali o da derivati animali : latte (lattosio), barbabietola e canna da zucchero (saccarosio), malto (maltosio)
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Digestione : i disaccaridi vengono scissi nel lume dellintestino da specifiche disaccaridasi presenti sullorletto a spazzola dellepitelio intestinale, liberandone i monosaccaridi costitutivi affinch possano essere assorbiti dallepitelio intestinale mediante specifiche pompe, e successivamente posti in circolo.

Monosaccaridi : unit base dei glucidi che possono essere assorbite dallepitelio intestinale cos come si presentano per poi essere metabolizzati dal fegato; derivano in genere da prodotti vegetali : frutta, ortaggi, verdura (fruttosio) e da qualche derivato animale : miele (glucosio) Metabolizzazione dei carboidrati : dopo il processo digestivo tutti i monosaccaridi derivati nel lume intestinale passano al circolo sanguigno portale, per poi essere trasformati e stoccati dal fegato.
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Stoccaggio del glucosio : il glucosio viene stoccato, primariamente dagli epatociti e secondariamente dai miociti, sotto forma di granuli scuri di glicogeno permanenti nel citoplasma sino alla loro completa idrolisi in seguito a richiesta metabolica.

Glicemia : misura dei mg di glucosio presenti in 1L di sangue intero (il glucosio diffonde anche negli eritrociti)
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Ipoglicemia : glicemia < 90 mg/L Glicemia normale : glicemia = 90-100 mg/L IIperglicemia : glicemia >100 mg/L

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Tampone glicemico fisiologico ormone-dipendente : sistema che, tramite la secrezione di due ormoni pancreatici regolanti la glicemia glucagone ed insulina permette un tamponamento del picco di iperglicemia durante i pasti e del picco di ipoglicemia dopo i pasti, mantenendo un livello glicemico pi o meno costante nel tempo.
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Insulina : unico ormone ipoglicemizzante dellorganismo, di natura proteica e prodotto dalle cellule beta delle isole pancreatice di Langherans, possedente un effetto ipoglicemizzante tramite laumento dellassorbimento e della ritenzione di glucosio plasmatico nelle cellule muscolari, adipose, epatiche e neuronali (solo i glucostati) e anabolizzante tramite laumento della sintesi proteica in tutte le cellule e lipidica negli adipociti. Azione sui tessuti :

Adipociti : Aumento : Ingresso del glucosio tramite aumento dei trasportatori GLUT Sintesi di acidi grassi dal piruvato Produzione di DAG Sintesi di trigliceridi Scissione delle lipoproteine plasmatiche tramite attivazione della lipasi proteica Aumentata captazione del potassio Diminuzione : Rilascio di acidi grassi tramite inattivazione della lipasi lipolitica

Miociti : Aumento : Ingresso del glucosio Glicogenosintesi Captazione degli aminoacidi plasmatici Sintesi proteica Captazione del potassio Diminuzione : Catabolismo proteico Rilascio di aminoacidi gluconeogenetici

Epatociti : Aumento : Ingresso del glucosio Glicogenosintesi Sintesi proteica e lipidica Diminuzione : Liberazione di glucosio Gluconeogenesi e glicogenolisi Chetogenesi

Neuroni : siccome i neuroni dipendono solamente da un metabolismo glucidico essi assorbono glucosio indipendentemente dallapporto di insulina, tuttavia, i neuroni glucostatici ipotalamici del centro della fame sono dipendenti dallinsulina per lingresso del glucosio. Senso di saziet tramite ingresso di glucosio nei glucostati

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Fattori che stimolano la secrezione di insulina : indicano, quasi tutti, uno stato di ricchezza metabolica del plasma sanguigno. Glicemia > 100mg/L Aumento di acidi grassi nel sangue (stimolo sottomesso alla glicemia) Aumento di aminoacidi nel sangue (dalla dieta) Ormoni gastrointestinali nelle fasi digestive Ormoni iperglicemizzanti o anabolizzanti : ormone della crescita, glucagone, catecolamine, cortisolo Resistenza allinulina - obesit Farmaci mimetici : sulfaniluree Fattori che inibiscono la secrezione di insulina : indicano, quasi tutti, uno stato di povert metabolica del plasma sanguigno. Glicemia < 100mg/L Digiuno Somatostatina Stimolaizone alfa-adrenergica Leptina
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Glucagone : principale ormone iperglicemizzante (assieme a GH, tireotropina, catecolamine e cortisolo) di natura proteica e prodotto dalle cellule alfa delle isole pancreatiche del Langherans; che possiede un effetto iperglicemizzante attraverso la riduzione dellassorbimento di glucosio dei miociti, adipociti e epatociti; e attraverso laumento di secrezione di glucosio dagli epatociti. Azione sui tessuti :

Adipociti : Diminuisce : Ingresso del glucosio Sintesi degli acidi grassi e trigliceridi Lisi delle lipoproteine inattivando la lipasi proteica Aumenta : LIpolisi Liberazione di acidi grassi nel sangue per attivazione delle lipasi cellulari

Miociti : Diminuisce : Ingresso di glucosio Glicogenosintesi Sintesi proteica Aumenta : Catabolismo proteico Rilascio di aminoacidi gluconeogenetici Lipolisi

Epatociti Diminuisce : Ingresso di glucosio Glicogenosintesi Immagazzinamentodi lipoproteine Sintesi proteica

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Aumenta : LIpolisi Chetogenesi Gluconeogenesi Glicogenolisi Liberazione di aminoacidi gluconeogenetici Catabolismo proteico Imp : SOLAMENTE le cellule epatiche sono in grado di rilasciare glucosio nel sangue, fungendo da serbatoi; esse sono le uniche che possiedono lenzima glucosio-6-fosfatasi,che permette di trasformare il G6P in glucosio puro, lunico in grado di uscire dalla cellula; le cellule muscolari e adipose, quindi, una volta assunto il glucosio non possono pi rilasciarlo. Fattori che stimolano la secrezione di glucagone : Glicemia <70 mg/L Aumento degli aminoacidi nel plasma (arginina-alanina)(rende possibile la sintesi di pi glucosio) Aumento degli acidi grassi nel plasma (sintomo di carenza di glucosio) Digiuno Fattori che inibiscono la secrezione di glucagone : Glicemia >70 mg/L Somatostatina : permette di inibire il consumo energetico si quasi tutte le cellule del corpo, prolungando, contemporaneamente, la capacit di assorbimento del tubo digerente.

Tampone glicemico in caso di iperglicemia (durante i pasti) : glicemia >100mg/L


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Rapporto insulina/glucagone aumenta causando lingresso e la ritenzione del glucosio nel fegato, nei muscoli e nelladipe e il blocco della gluconeogenesi, andando ad diminuire il glucosio sanguigno. Senso di saziet : il glucosio comincia ad entrare nei neuroni glucostati del centro della fame ipotalamico, comportando la comparsa del senso di saziet.

Tampone glicemico in caso di ipoglicemia (lontano dai pasti) : glicemia <70mg/L


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Rapporto insulina/glucagone diminuisce causando la gluconeogenesi e la glicogenolisi con fuoriuscita di glucosio SOLO dagli epatociti, andando ad aumentare il glucosio sanguigno. Senso dellappetito : per diminuzione del glucosio allinterno dei glucostati si ha la comparsa del senso di appetito.

Patologia legate al metabolismo ormonale dei glucidi diabete mellito : malattia caratterizzata da iperglicemia a digiuno e da una alterata risposta della curva glicemica da carico orale di glucosio con, in ogni caso, presenza di glicosuria marcata.

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Diabete magro o di tipo I : diabete sviluppato gi alla nescita per disfunzioni genetiche riguardanti la produzione e la sensibilit del corpo allinsulina; i soggetti sono tipicamente magri e poco muscolosi (manca leffetto anabolico dellinsulina) Effetti : Glicosuria (diabete dolce) : presenza di zucchero allinterno delle urine Diuresi osmotica : squilibrio elettrolitico per drenaggio elevato dellacqua nel glomerulo renale Chetoacidosi metabolica : sovraproduzione di corpi chetonici per bilanciare lassenza di glucosio percepita dagli epatociti (ma non reale) Odore di acetone dellalito Coma da acidosi Fame nellabbondanza : presenza di perenne senso di fame anche in presenza di elevate concentrazioni di glucosio ematicoBilancio di azoto negativo : aumento del catabolismo proteico per contrastare il carente ingresso di glucosio nelle cellule muscolari e per favorire la gluconeogenesi nelle cellule epatiche. Elevati acidi grassi plasmatici : elevato catabolismo lipidico per contrastare il non ingresso di glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Possibile cura : Iniezioni di insulina subdermica Trapianto di pancreas NOTA MEDICA ! Equilibrio insulina-glucosio Bisogna stare molto attenti alla quantit di insulina iniettata nel corpo della persona affetta da diabete; infatti, se non presente un livello di glicemia sufficentemente alto o se la dose di insulina lievemente superiore allo stato glicemico del paziente, si pu rischiare una grave crisi ipoglicemica che pu portare, in casi estremi, a neurotossicit con coma coma insulinico e danno neurologico permanente. Diabete metaipofisario : forma di diabete determinato da una disfunzione ormonale ipofisaria (su base parentale o somatica) nella quale, leccessiva secrezione di ormoni iperglicemizzanti ormone della crescita, catecolamine e

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cortisolo causa un insufficiente effetto tampone glicemico dellinsulina (anche se secreta in grandi quantit dalle isole del langherans).
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Diabete grasso o di tipo II : forma di diabete che normalmente insorge ad unet piuttosto tardiva, connesso a patologie da accumulo metabolico (obesit), causato dalla secrezione di uninsufficiente quantit di insulina rispetto alla quantit di alimenti introdotto ed al tessuto metabolicamente attivo sulla quale deve agire. Effetti : (identici a quelli del diabete magro, per, con stazza rubiconda) Possibile cura : Sulfaniluree : farmaci analoghi del glucosio che vanno a stimolare la produzione di insulina nel corpo; a patto che non si sia raggiunta esaurimento funzionale del pancreas. Dieta ipocalorica : aiuta a tenere sotto controllo leccesso metabolico; innestando un processo di dimagrimento.

LIPIDI : tutte quelle molecole altamente ridotte formate da esteri degli acidi grassi, glicerolo, e steroli; per la dieta mediterranea la dose energetica giornaliera raccomandata di lipidi GDR del 15-20%. Forme dei lipidi : Colesterolo : lipide lievemente apolare, formato come derivazione diretta dagli acidi grassi squalene composto da un anello di ciclopentaperiidrofenantrene al quale si attacca una catena apolare grassa ed un gruppo polare OH; esso svolge una funzione essenziale nella sintesi ormonale (ormoni corticosurrenalici e sessuali) e nella produzione di acidi e sali biliari (l80% diviene acido colico); esso viene derivato da fonte animale e autosintetizzato dal fegato per poi essere trasportato mediante lipoproteine Trigliceridi : molecole lipidiche neutre formate da uno scheletro di glicerolo esterificato con 3 acidi grassi (acido oleico, stearico o palmitico) che svolgono il ruolo di riserve energetiche (nel fegato o nel tessuto adiposo) ed il ruolo di stoccaggio per acidi grassi; essi vengono assunti dallintestino o sintetizzati da adipociti/epatiociti, venendo trasportati nel sangue mediante lipoproteine. Acidi grassi : acidi carbonici a lunga catena apolare a vari gradi di desaturazione, svolgenti una funzione di metaboliti a rapida degradazione e di precursori per trigliceridi e fosfolipidi, che vengono assunti tramite intestino o prodotti dagli epatociti e adipociti a partire dai carboidrati; sono trasportati nel sangue tramite albumina. Acidi grassi essenziali : acidi grassi ad ampia desaturazione che non possono essere sintetizzati in grandi quantit dalle desaturasi epatiche umane ma devono essere per forza assunti tramite dieta; gli oliii vegetali sono ricchi di questi grassi.
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Acido oelico Acido linoleico Acido linolenico

Fosfolipidi : acidi grassi esterificati con molecole apolari lecitina, sfingomielina, cefalina svolgenti una funzione molto importante nella sintesi delle membrane cellulari, soprattutto nei neuroni; essi vengono assunti con la dieta o sintetizzati dagli epatociti (al 90%) per poi viaggiare nel sangue in lipoproteine. Trasporto dei lipidi : 1. Durante la digestione i trigliceridi vengono scissi in acidi grassi e glicerolo per poi essere assorbiti dagli enterociti. 2. Gli enterociti sintetizzano e liberano nel circolo linfatico nuovi trigliceridi mediante chilomicroni e nuovi acidi grassi mediante molecole di albumina che raggiungono il circolo sanguigno mediante congiungimento dotto toracico/succlavia destra.

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imp : in questa fase la linfa del circolo mesenterico linfatico diviene piuttosto torbida o , addirittura, biancastra per lelevato contenuto in chilomicroni. Chilomicroni : lipoprotein sferiche di grande diametro ma densit molto bassa, larghe da 0,08 a 0,6 um, composti all1% dalla lipoproteina B, all87 % da trigliceridi, al 9% da fosfolipidi e al 3% da colesterolo, che vengono sintetizzate dagli enterociti intestinale per portare i lipidi al fegato, ai tessuti periferici o ai tessuti adiposi. 3. I chilomicroni circolanti vengono idrolizzati dalla lipoproteina lipasi presente sullendotelio del tessuto adiposo e muscolare andando a liberare glicerolo e acidi grassi nel circolo sanguigno, questi vengono catturati dalle cellule adipose, per andare a formare nuovi trigliceridi di scorta e dalle cellule muscolari striate o cardiache per produrre energia. Albumina : molecola proteica di piccole dimensioni e fortemente rappresentata dentro il plasma sanguigno umano che accetta il legame con 3-30 (massimo) acidi grassi, solubilizzandoli.

Concentrazione plasmatica media acidi grassi liberi : 15mg/l Tournover degli acidi grassi : in 2-3 minuti vengono rimpiazzati completamente

4. I chilomicroni residui (la minoranza) viene poi idrolizzata dalla Lipoproteine lipasi dei sinusoidi epatici andando ad arricchire gli epatociti di numerosi grassi con i quali generare nuove molecole. 5. Gli epatociti liberano i nuovi grassi rielaborati nel circolo periferico sanguigno mediante VLDL per portare trigliceridi, colesterolo e fosfolipidi a tutte le cellule dellorganismo. VLDL : lipoproteina a densit pi bassa e sorretta dallapolipoproteina B, contenente una grande concentrazione di trigliceridi di origine epatica, con una piccola rappresentanza di fosfolipidi e colesterolo. 6. Le VLDL vengono svuotate dal contenuto di trigliceridi mediante le lipoproteine lipasi dei tessuti periferici trasformandosi in IDL (un po pi dense) e liberando acidi grassi nel circolo ematico che andranno a penetrare negli adipociti e nelle cellule muscolari. IDL : lipoproteine a densit molto bassa, sorrette da una apolipoproteine-E, contenenti trigliceridi ed una maggiore concentrazione in colesterolo e fosfolipidi che trasportano ai tessuti periferici. 7. Le IDL vengono ricatturate dal fegato mediante recettori per Apo-E posti sugli epatociti, per essere convertire in LDL e rimesse in circolo. LDL : lipoproteine a bassa densit, private di tutto il loro contenuto in trigliceridi e sorrette dallapolipoproteina B, che trasportano unelevata concentrazione di colesterolo e fosfolipidi a tutte le cellule periferiche. 8. Le LDL vengono catturate e idrolizzate mediante recettore LDL dalle cellule periferiche e dagli epatociti; questultimi le convertono in HDL HDL : lipoproteina ad elevata densit, composte sa colesterolo e dal 50% di proteine, che vanno a ricatturare il colesterolo in eccesso in tutti i tessuti periferici, per riportarlo al fegato. Concentrazione plasmatica media di lipoproteine : 70mg/100ml
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Colesterolo : 180mg/100ml Fosfolipidi : 160mg/100ml Trigliceridi : 160mg/100ml Proteine : 200mg/100ml

Metabolismo dei lipidi :

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Metabolismo dei trigliceridi :


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Ossidazione dei trigliceridi in ATP: processo che permette l'ottenimento di 440 moli di ATP per ogni mole di trigliceride (tristearina) tramite l'ossidazione nel sistema ossidativo chemio-osmotico mitocondriale degli idrogeni ad alta energia prodotti dall'ossidazione degli acidi grassi e la glicolisi citosolica del glicerolo. Idrolisi dei trigliceridi : l'ossidazione dei trigliceridi pu iniziare solamente con la liberazione degli acidi grassi e del glicerolo nel plasma, tramite idrolisi lipasi mediata delle lipoproteine, per permettere alle cellule periferiche di assorbirli tramite membrana plasmatica. Glicerolo : il glicerolo viene ossidato nel ciclo glicolitico del citoplasma cellulare nel quale entra tramite una repentina fosforilazione a glicerolo3P. Acidi grassi : ossidazione svolta completamente nel mitocondrio che vede una prima beta ossidazione dell'acido in acetil-CoA e idrogeni energetici, una successiva ossidazione dell'Acetil-CoA nel ciclo dell'acido citrico in NADH e FADH2 ed un ultima ossidazione chemio-osmotica di NADH e FADH2 in molecole di ATP.

Metabolismo dei trigliceridi :


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Ossidazione dei trigliceridi in ATP : processo che permette l'ottenimento di 440 moli di ATP per ogni mole di trigliceride (tristearina) tramite l'ossidazione nel sistema ossidativo chemio-osmotico mitocondriale degli idrogeni ad alta energia prodotti dall'ossidazione degli acidi grassi e la glicolisi citosolica del glicerolo. Idrolisi dei trigliceridi : l'ossidazione dei trigliceridi pu iniziare solamente con la liberazione degli acidi grassi e del glicerolo nel plasma, tramite idrolisi lipasi mediata delle lipoproteine, per permettere alle cellule periferiche di assorbirli tramite membrana plasmatica. Imp : essendo gli acidi grassi liberi anfipatici possono attraversare la membrana plasmatica senza alcun problema e senza percepire alcun ostacolo. Glicerolo : il glicerolo viene ossidato nel ciclo glicolitico del citoplasma cellulare nel quale entra tramite una repentina fosforilazione a glicerolo3P. Acidi grassi : ossidazione svolta completamente nel mitocondrio che vede una prima beta ossidazione dell'acido in acetil-CoA e idrogeni energetici, una successiva ossidazione dell'Acetil-CoA nel ciclo dell'acido citrico in NADH e FADH2 ed un ultima ossidazione chemio-osmotica di NADH e FADH2 in molecole di ATP utilizzabili dalla cellula. Beta ossidazione deglia cidi grassi : reazione a catena enzimatica ed esclusivamente mitocondriale, che premette di frammentare la lunga catena carboniosa di un 'acido grasso, partendo dal suo gruppo carbossilico, nel massimo numero possibile di unit alcilate a 2 atomi di carbonio - acetil-CoA - ossidandone (ogniuna) l'atomo di carbonio in beta con la produzione di 1 mole di NADH e di 1 FADH2 per ogni mole di acetil-CoA. Ciclo dell'acido citrico : reazione a catena enzimatica ed esclusivamente mitocondriale, che consente di ossidare l'Aetil-CoA, mediante coniugazione con l'ossalacetato, in 2 moli di CO2 ed 1 mole di NADH+H per ogni mole di Acetil-CoA. Catena ossidativa chemio-osmotica mitocondriale : catena transmembrana di pompe protoniche NADH e FADH2 dipendenti e di canali protonici ATPsintasici che permette di convertire l'energia del NADH e FADH2 in un gradiente elettrochimico protonico transmembrana, tramite il trasporto dei loro elettroni energetici all'O2, poi riconvertito tramite trasmissione meccanica in energia chimica contenuta nell'ATP; ad ogni 3 moli di protoni viene prodotta 1 mole di ATP

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Formazione di corpi chetonici : fenomeno nato dall'accumulo di acetil-CoA nel citoplasma degli epatociti, per il basso consumo di carboidrati e l'elevato catabolismo lipidico, causante la condensazione di 2 molecole di acetil-CoA con la formazione di una molecola di acido acetoacetico, a propria volta generante acetone (per decarbosilazione) e acido beta-idrossibutirrico (per idrazione) Utilizzo dei corpi chetonici : i corpi chetonici diffondono rapidamente dagli epatociti nel sangue e dal sangue al citoplasma delle cellule periferiche tramite le membrane plasmatiche; e sono utilizzati a fini energetici dai neuroni (sino al 75% del metabolismo) e dai cardiomiociti tramite reazioni perfettamente inverse che li trasformano in acetil-CoA da far rientrare nel ciclo dell'acido citrico.

Chetosi : normalmente per la loro alta diffusibilit transmembrana e per il loro rapidissimo uptake la conentrazione di corpi chetonici nel plasma supera raramente i 3mg/100ml; tuttavia condizioni di diabete e di dugiuno prolungato (o di diete ricche di grassi) possono favorire la formazione di grandi quantit di chetoni e chetoacidosi sanguigna; caratterizzata da alito che sa di acetone.

Sintesi dei trigliceridi a partire dai carboidrati : fenomeno sviluppato all'interno delle cellule epatiche (principalmente) e adipose quando vi un eccesso di acetil-CoA, che permette il trasferimento dell'energia del glucosio in quella dei trigliceridi con l'85% d'efficienza, tramite una prima glicolisi del glucosio ad AcetilCoA, una seguente polimerizzazione dell'Acetil-CoA in acido grasso; ed un ultima esterificazione dell'acido grasso con glicerolo 3 fosfato a formare il trigliceride. Vantaggi della sintesi dei trigliceridi : sono capaci di immagazzinare grandissime quantit di energia I trigliceridi possono essere stoccati in misura maggiore al contrario del glicogeno I trigliceridi a parit di peso contengono un'energia 2,5 volte maggiore di quella del glicogeno

Fattori ormonali che influenzano il metabolismo dei trigliceridi :

Livelli di insulina : bassi livelli di insulina determinano una bassa sintesi di trigliceridi per l'impossibilit del glucosio di permeare attraverso le membrane cellulare di epatociti ed adipociti in modo da formare acetilCoA , precursore per la formazione degli acidi grassi. Livelli di noradrenalina e adrenalina : alti livelli di noradrenalina e di andrenalina, determinati da uno stimolo ortosimpatico in seguito a stress o ad intenso esercizio fisico, causano un'attivazione dell'enzima trigliceride lipasi ormone sensibile con l'aumento della quantit di acidi grassi nel sangue e del catabolismo lipidico cellulare. Livelli di glucocorticoidi : alti livelli di stress provocano, in genere, la secrezione di ormone adenocorticotropo che, a sua volta, causa la formazione di glucocorticoidi in grado di stimolare l'enzima trigliceride lipasi ormone sensibile, causando l'aumento di acidi grassi nel sangue e del catabolismo lipidico cellulare. Livelli di ormone della crescita : provoca l'attivazione dell'enzima trigliceride lipasi ormone sensibile, con l'aumento degli acidi grassi nel sangue ed il conseguente aumento del catabolismo lipidico cellulare. Ormoni tiroidei : aumentano contemporaneamente il metabolismo lipidico cellulare e generale andando a stimolare l'enzima trigliceride lipasi ormine sensibile ad emettere grandi quantit di acidi grassi nel sangue.

Fattori di risparmio dei lipidi : i carboidrati sono preferiti dal corpo rispetto alla degradazione die lipidi; e fintantoch essi sono disponibili (anche in forma di glicogeno) i grassi non vengono utilizzati. AMINOACIDI (PROTEINE) : sono 20 molecole acide (nel plasma sanguigno) composte da un alfa chetoacido amminato, coniugato con un gruppo variabile che ne da le propriet; essi sono imattoni costituenti delle proteine che rappresentano i del peso secco del corpo.

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Forme di aminoacidi : Aminoacidi non essenziali : sono circa 10 aminoacidi (sui 20 esistenti) che sono prodotti normalmente dal corpo tramite apposite aminotransferasi e che non necessitano di una integrazione alimentare. Glicina Alanina Serina Cisteina Acido aspartico Acido glutammico Asparagina Glutamina Tirosina Prolina

Aminoacidi essenziali : sono circa 10 aminoacidi (sui 20 esistenti) che non possono essere prodotti in quantit sufficiente a coprire il fabbisogno proteosintetico del corpo; necessitando, quindi, di una integrazione alimentare. Treonina Metionina Valina Leucina Isoleucina Lisina Arginina Fenilalanina Triptofano Istidina

Effetto limitante degli aminoacidi non essenziali : siccome le cellule o sintetizzano proteine o non le sintetizzano quando vi una mancanza di aminoacidi essenziali le strutture dei ribosomi impediscono la sintesi proteica completa e quindi la formazione di proteine cellulare; questo ha un effetto limitante di blocco alla sintesi proteica che pu causare anche la morte dellorganismo. Digestione degli aminoacidi : ad opera degli enzimi proteolitici gastrici (pepsina) e pancratici(tripsina e chimotripsina) le proteine sono degradate sino allo stato di aminoacidi che vengono assorbiti tramite trasporto aminoacidico allinterno delle cellule intestinali per poi essere espulse allinterno del plasma sanguigno. Assorbimento : tutte le cellule dellorganismo, ma in particolare il fegato vanno ad assorbire gli aminoacidi in eccesso molto rapidamente, normalizzando il livello plasmatico di proteine nel giro di 5 10 minuti. Trasporto attivo o facilitato degli aminoacidi : gli aminoacidi, essendo delle specie chimiche fortemente polarizzate da cariche nette non possono penetrare con facilit attraverso le membrane plasmatiche cellulari ma necessitano di particolari trasportatori proteici in grado di facilitarne il transito o al limite di pompe ATP dipendenti specifiche.

Effetto tampone del flusso aminoacidico plasmatico : la quantit di aminoacidi liberi nel plasma costante 35-65 mg/100ml (2mg per aminoacido) tramite la presenza di un rapporto fisso ed equilibrato tra proteine del plasma e proteine dei tessuti di circa 33/1 mantenuto tramite un continuo trasferimento giornaliero bidirezionale di circa 400g di aminoacidi tra proteine tissutali e plasmatiche. Proteine tissutali :

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Immagazzinamento : alcuni tessuti corporei, tra i quali svetta il fegato, riescono a catturare una grande quantit di aminoacidi plasmatici per andarle ad immagazzinare come proteine intracitosoliche o transmembrana poi utilizzabili in un secondo momento. Limite di immagazzinamento proteico : ogni tessuto pu immagazzinare una quantit massima di proteine intracitosoliche dopo la quale cessa di assorbire aminoacidi dal plasma a fini proteosintetici. Liberazione aminoacidica : nel caso di un abbassamento della quantit di aminoacidi liberi nel plasma, molti tessuti corporei, con al centro il fegato, vanno a degradare proteoliticamente (autofagia) le proprie proteine autologhe liberando nel plasma grosse quantit di aminoacidi liberi. Proteine plasmatiche : insieme di 3 tipologie di proteine funzionali del plasma umano albumina, fibrinogeno e globuline che oltre ad espletare una funzione intrinseca nella omeostasi dellorganismo espletano anche una funzione di deposito labile (inerte) e prontamente utilizzabile di aminoacidi. Albumine : proteine prodotte esclusivamente dal fegato che consentono il mantenimento di una pressione colloido-osmotica tale da impedire la predita di acqua dai capillari sanguigni. Fibrinogeno : proteina prodotta esclusivamente dal fegato che consente la formazione di tappi di fibrina tali da impedire la perdita di sangue dal sistema circolatorio. Globuline : proteina prodotta al 50-80% dal fegato e al 20-50% dal tessuto linfoide che svolge specifiche funzioni difensive pe il corpo dagli agenti estranei biologici. Immagazzinamento : il fegato pu sintetizzare ingenti quantit di proteine plasmatiche nl circolo sanguigno, sino ad una quantit di circa 30 grammi al giorno. Liberazione aminoacidica : quando vi una particolare esigenza catabolica aminoacidica o quando il libello di aminoacidi plasmatici si abbassa considerevolmente si ha un processo di fagocitosi delleproteine plasmatiche da parte dei macrofagi dei sinusoidi epatici ed una conseguente liberazione di aminoacidi nel circolo plasmatico. Metabolismo delle proteine plasmatiche : Ossidazione degli aminoacidi : processo che interviene una volta che si raggiunge il limite massimo di stoccaggio di aminoacidi allinterno delle proteine plasmatiche/tissutali oppure quando si raggiunge il massimo depauperamento glucidico e lipidico, producente tramite deaminazione urea dipendendte dellaminoacido ad alfa-chetoacido, trasformazione dellalfa-chetoacido in un intermedio glicolitico ed ossidazione nel ciclo dellacido citrico dellintermedio glicolitico una quantit di ATP paragonabile a quella del glucosio. Desaminazione : reazione di trasformazione chimica di un aminoacido in un alfa-chetoacido mediante il trasferimento del gruppo amminico per transaminazione transaminasi-dipendente ad una molecola di acido alfa-chetoglutarico, poi divenente acido glutammico in grado di donare il proprio azoto al ciclo dellurea. Regolazione della velocit di desaminazione : il livello di aminoacidi presenti in eccesso nel plasma e nelle cellule va a regolare la stessa velocit di catabolica aminoacidica principalmente innalzando la quantit di aminotransferasi presenti allinterno del citosol cellulare. o Ciclo dellurea : ciclo biochimico avvenente allinterno degli epatociti che va a catturare lammoniaca derivata dalla desaminazione aminoacidica per sequestrarla allinterno delle molecole di urea poi escreta tramite via urinaria.

Trasformazione dellalfa-chetoacido : processo attraverso il quale lacido alfa-chetoacido viene trasformato in intermedio del ciclo dellacido citrico per entrarvici a produrre energia tramite ossidazione diretta.

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Ossidazione nel ciclo dellacido citrico : lintermedio del ciclo dellacido citrico entra in ossidazione nellapparato mitocondriale della cellula per produrre una quantit di ATP equivalente ad una molecola di glucosio. Gliconeogenesi : processo di tipo epatico in grado di convertire un 18 dei 20 aminoacidi in un intermedio gliconeogenetico per consentirne la trasformazione in nuovo glucosio poi liberato allinterno del circolo sanguigno o immagazzinato come glicogeno. Chetogenesi : processo di tipo epatico in grado di convertire 19 die 20 aminoacidi in un chetoacido in grado di generare o acetil-CoA per la sintesi lipidica oppure corpi chetonici peri il metabolismo chetonico. Sintesi degli aminoacidi (non essenziali) : processo di produzione citosolica di alcuni aminoacidi necessari alla cellula tramite una prima formazione di alfa-chetoacido da intermedio glicolitico o gliconeogenetico e da una successiva transaminazione transaminasi dipendente dellintermedio in aminoacido.

Bilancio dellazoto : confronto della perdita di azoto (e quindi aminoacidica) quotidiana tramite azoturia e la quotidiana assunzione aminoacidica. Bilancio dellazoto positivo : organismo che ingeriscono pi azoto di quanto non ne espellano Organismi in crescita Donne in gravidanza Donne in allattamento Riparazione di gravi ferite Bilancio dellazoto negativo : organismi che espellono pi azoto di quanto non ne assorbano Organismi in digiuno Soggetti vegani Gravi traumatizzati (traumi cranici) Imp :dopo settimane di digiuno, quando il depauperamento dal glicogeno e dai lipidi corporei massimo, si ha un velocissimo aumento del processo di degradazione proteica sino a livelli che possono arrivare a 125g di proteine al giorno; raggiungendo rapidamente una condizione di degenerazione delle funzioni cellulari. Azoturia quotidiana : quantit di azoto espulso ogni giorno con le urine mediante fenomeni di catabolismo aminoacidica e quindi proteico che coinvolgono la quota di perdita obbligatoria e la quota di assunzione in eccesso di proteine. Perdita proteica obbligatoria : catabolismo proteico minimale e basale, impossibile da eliminare, che prevede la degradazione continua di 20-30 grammi di proteine al giorno ad opera dei costanti processi di ricambio e turnover proteico e di eliminazione dei tessuti senescenti tramite escrezioni solide o liquide. Quota di logorio : quota di azoto quotidianamente persa tramite urinazione dovuta al catabolismo aminoacidico della perdita proteica obbligatoria. Dose minima consigliata : per mantenere ila seppur minima perdita di azoto tramite quota di logorio bisogna consumare, in media, 60 75 g di proteine al giorno (30 grammi in pi della dose minima salutare). Fattori ormonali che influenzano il metabolismo proteico : Ormone della crescita : va ad aumentare la sintesi proteica tramite un aumento della trascrizione genica, un aumento del trasporto aminoacidico transmembrana ed una diminuzione del catabolismo proteico. Insulina : ormone che stimola la sintesi proteica e la crescita cellulare mettendo a disposizione pi glucosio per la produzione di ATP necesaria a tale sintesi. Glicocorticoidi : ormoni che fanno aumentare la quantit di proteine epatiche e plasmatiche tramite un aumento degli aminoacidi plasmatici stimolando la degradazione delle proteine nei tessuti extraepatici.

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Testosterone : ormone che causa una deposizione di nuove proteine allinterno del tessuto muscolare dal 30 al 50% tramite un processo di sicuro differente da quello dellormone della crescita. Estrogeni : ormone che causa un aumento della deposizione di proteine nei tessuti meno marcato di quello del testosterone. Tiroxina : ormone che accelera il metabolismo cellulare generale andando a stimolare la degradazione aminoacidica in condizioni di scarsit di carboidrati o lipidi e che va a stimolare la sintesi proteica in condizioni di ricchezza aminoacidica plasmatica. Fonti alimentari di proteine e qualit delle stesse : Proteine di seconda classe o di origine vegetale : sono proteine che presentano una quantit di aminoacidi essenziali non sufficienti al fabbisogno proteico del corpo umano e che quindi non sono indicate per la sintesi proteica. Bilancio di azoto negativo : siccome non sono presenti gli aminoacidi essenziali che il corpo non pu produrre, in una dieta strettamente vegetariana, si avr un aumento della azoturia poich la sintesi proteica non parte nemmeno per gli aminoacidi non essenziali.

Proteine di prima classe o di origine animale : sono proteine che presentano una quantit di aminoacidi essenziali sufficienti al fabbisogno proteico del corpo umano e che quindi sono indicate per la sintesi proteica. Diete aminoacidicamente corrette : Dieta vegetariana integrata : in mole leguminose sono presenti gli aminoacidi essenziali che nei cereali non sono presenti in quantit adeguate, e, viceversa, i cereali possiedono gli aminoacidi essenziali che le leguminose non possiedono; una dieta a base di cereali appropriati e di appropriate leguminose pu sopperire alla carenza di aminoacidi essenziali della dieta vegana. Dieta mediterranea : la dieta nutrizionalmente pi completa riassumibile come una piramide alimentare con, alla base il 65 % dellapporto calorico a base di carboidrati, in mezzo il 15-20% dellapporto calorico a base di proteine, ed in cima il 15-20 % dellapporto calorico in grassi.

TERMOREGOLAZIONE :
Integrazione delle lezioni di Rubini con il Guyton TERMOREGOLAZIONE : funzione biochimica propria degli organismi superiori che consente il mantenimento costante della temperatura del nucleo interno caldo del corpo, tutelandone i diversi ambiti di cinetica enzimatica, adattando la fisiologia corporea a diversi ambienti climatici e a diversi livelli metabolici.

Evitando il riscaldamento del NIC Climi pi caldi Esposizione a calore Aumento del metabolismo Evitando il raffreddamento del NIC Climi pi freddi Diminuzione del metabolismo

Limiti di adattabilit : limite di esposizione ambientale o di disfunzione metabolica che eccedono la capacit di adattabilit del sistema d termoregolazione fisiologico, esitando in una variazione della temperatura del NIC. NUCLEO INTERNO CALDO - NIC : nucleo a temperatura normale di 37C, costante, comprendente l'interno della scatola cranica, l'interno del cavo addominale e l'interno del cavo toracico.

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Misurazione del NIC :


Meato acustico esterno Cavo ascellare o inguinale ben sigillato Via rettale o orale

Variazioni fisiologiche del NIC

Variazione circadiana : il NIC pi variare nell'arco delle 24'ore con cadenze circadiane, tendendo ad un massimo serale ed ad un minimo mattutino prevalentemente tramite : Secrezione ormonale (tireotropina o glucocorticoidi) Consumo di ossigeno Alternanza sonno veglia

Variazione per lavoro fisico : un intenso lavoro fisico produce una grande quantit di calore che eccede la capacit dispersiva del corpo alzando la temperatura corporea (in modo fsiologico) sino a 40 C

VARIAZIONE NELLO SCAMBIO DI CALORE DEL CORPO : Meccanismi passivi di scambio calorico : Convezione : fenomeno che consente di disperdere il calore dalla superficie cutanea esterna del corpo tramite un circolo di fluidi che porti nuova aria, a temperatura infeirore rispetto a quella del corpo, sulla superficie corporea; sottraendone nuovamente calore. o Il coefficiente di convezione proporzionale alla velocit del flusso del fluido Irraggiamento : fenomeno quantitivamente pi rilevante di dispersione calorica costituito da un processo di continuo assorbimento ed emissione energetica, sotto forma di raggi infrarossi, tra l'ambiente e la superficie esterna del corpo; il bilancio netto sar raffreddamento o riscaldamento a seconda della temperatura ambientale. o Riscaldamento : il flusso proporzionale alla quarta potenza della temperatura della superficie esterna del corpo. o Raffreddamento : il flusso proporzionale alla quarta potenza della temperatura del NIC del corpo. Vasocostrizione e vasodilatazione : la cute il maggiore scambiatore di calore del corpo e la conducibilit termica cutanea direttamente proporzionale alla sua imbibizione sanguigna, il corpo pu regolare la propria termodispersione (entro determinati limiti) tramite la vasocostrizione della cute. Dispersione calorica : il calore vien disperso dalla cute mediante vasodilatazione Ritenzione calorica : il calore viene ritenuto dall'ipoderma mediante vasocostrizione Raggomitolamento : il raggomitolamento riduce la superficie libera del corpo per i fenomeni di irraggiamento e convezione; si ha quindi una regolazione della dispersione calorica tramite regolazione della superficie corporea esterna. Erezione dei peli o orripilamento (ell'uomo vestizione) : riflesso tipico del mondo animale e senza utilit nella specie umana, che vede il manto gonfiarsi per erezione parasimpatica dei peli in modo da costituire un cuscinetto di aria calda ferma che impedisca la convezione.

Meccanismo attivo di scombio calorico - evaporazione : Sudorazione : avendo il sudore un calore di latenza di 0,5Kcal/grammi il corpo pu disperdere il calore tramite evaporazione del sudore con un efficienza inversamente proprorzionale al tasso di umidit ambientale.

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La sudorazione l'unico meccanismo di dispersione calorica quando la temperatura ambientale supera i 37 C e cio; quando i meccanismi passivi vengono meno. Tasso di umidit inferiore a saturazione dell'acqua (47mmHg) : l'evaporazione del sudore ancora possibile, di conseguenza possibile la dispersione del calore con sudorazione e il mantenimento del NIC. Tasso di umidit superiore a saturazione dell'acqua (47mmHg) : l'evaporazione del sudore ostacolata , di conseguenza il calore non si pu pi disperdere tramite sudorazione; il NIC destinato ad aumentare la sua temperatura.

NOTA MEDICA ! Colpo di calore Raggiunta una certa soglia di temperatura del NIC - 40-41 gradi - inizia un processo irrefrenabile che porta ad una compromissione della capacit termoregolativa del corpo, con un conseguente aumento irrefrenabile della temperatura sino a morte certa (soprattutto in bambini ed anziani) necessario quindi immergere il corpo del paziente in acqua ghiacciata o in bagni di alcool ed etere sotto costante ventilazione per disperdere pi efficacemente il calore. Iperventilazione : siccome le vie aeree umidificano l'aria inspirata tramite evaporazione dell'acqua contenuta nei fluidi secreti; una iperventilazione (soprattutto nel mondo animale) causa una notevole perdita di calore latente. RISPOSTE RIASSUNTIVE AL FREDDO O AL CALDO DELL'IPOTALAMO : Ipotalamo nella termoregolazione : essedo l'ipotalamo in diretto collegamento con tutti i centro ortosimpatici spinali e parasimpatici spinali e truncali, pu regolare le attivit autonome di risposta all'aumento o alla diminuzione della temperatura sanguigna fisiologica di 37 C tramite i propri centri termorecettori bagnati dal sangue. Nuclei anteriori dell'ipotalamo : regolano la risposta al caldo mediante secrezione noradrenergica. Nuclei posteriori dell'ipotalamo : regolano la risposta al freddo mediante secrezione serotoninergica. Reazione ipotalamica al caldo eccessivo : Aumento della dispersione del calore : - Vasodilatazione cutanea - Sudorazione - Aumento della respirazione Diminuzione della produzione calorica : - Anorressia - Inerzia motoria semicosciente : il soggetto cerca di ridurre i movimenti al minimo - Secrezione tiroidea ridotta : avviene soprattutto ai primi caldi Reazione ipotalamica al freddo eccessivo : Diminuzione della termodispersione : - Vasocostrizione cutanea - Raggomitolamento - Oripilazione Aumento della produzione calorica : - Senso di fame : sfrutta la reazione dinamico specifica che occorre dopo l'ingestione degli alimenti. - Brividi : aumento del metabolismo muscolare con aumento del calore prodotto - Aumento della motilit semicosciente : il soggetto comincia a saltellare sul posto e a muoversi pi nervosamente in modo da scaldarsi di pi. - Secrezione di catecolamine : aumento del metabolismo basale e quindi della produzione di calore.

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Ormoni tiroidei : salgono non appena inizia il periodo freddo aumentando il metabolismo basale.

Limiti della difesa dal freddo e conseguenze : l'esposizione del corpo umano ad un ambiente troppo freddo per un tempo troppo lungo pu causare un raffreddamento del NIC (soprattutto dell'encefalo) e degli organi periferici. Assideramento : processo di raffreddamento del NIC ben al di sotto dei limiti fisiologici che, per la rapida perdita di calore dall'encefalo, comporta perdita di coscienza, bradipnea e bradicardia, sino a livelli incompatibili con la vita. Congelamento : processo di formazione di cristalli di giaccio all'interno dei tessuti che occorre principalmente nelle appendici periferiche (mani, dita, orecchie, naso) quando esposte per lungo tempo a climi eccessivamente freddi. Meccanismo della febbre : processo di riscaldamento del NIC ad una temperatura superiore ai 37 C per via dell'azione di molecole pirogene (endogene o esogene) in grado di fari interpretare all'ipotalamo la temperatura fisiologica come eccessiva iniziando i processi di difesa dal freddo.
-

Salita della temperatura : l'ipotalamo interpreta la temperatura fisiologica come bassa e inizia la risposta al fresso con l'instaurazione di brividi, senso di freddo, vasocostrizione e raggomitolamento. Defervescenza febbrile : l'ipotalamo interpreta la temperatura come eccessiva, al termine dello stimolo pirogeno, iniziando i processi di difesa dal caldo con, vasodilatazione, calo metabolico, sudorazione.

Pirogeni : tutte quelle molecole che modificano la percezione della temperatura corporea da parte dell'ipotalamo, facendola percepire come eccessivamente fredda; sono quasi tutte comediate dalla sintesi di prostaglandine come messaggeri intermedi. NOTA MEDICA ! Antipiretici Molecole che vanno ad agire inibendo la sintesi delle prostaglandine e quindi la risposta febbrile di tipo pi lieve e/o moderato.

Pirogeni esogeni : sono tutte quelle molecole, di natura batterica, parassitica o virale, che vanno a stimolare direttamente l'ipotalamo o indirettamente reclutando molecole pirogene endogene. Pirogeni endogeni : tutte quelle molecole, di natura autoctona all'organismo umano, che vanno ad agire direttamente sull'ipotalamo.

ORMONI TIROIDEI : sono due molecole sintetizzate dai tireociti della ghiandola tiroide triiodotironina e tiroxina tramite un processo di iodinazione delle tirosine della tireoglobulina, un clivaggio proteolitico delle stesse, ed una loro successiva espulsione al di fuori della cellula. Tireoglobulina : glicoproteina da 335KDa e sintetizzata dallER dei tireociti, caratterizzata da 70 gruppi tirosina in grado di subire un processo di iodinazione in una composizione di 30 molecole di tiroxina (tetraiodotironina o T4) e 3-5 moleocole di triiodotironina (T3) a formare la molecola di colloide. Tiroxina : ormone tiroideo formato da un gruppo tirosina coniugato a 4 atomi di iodio, componente il 93% del secreto della ghiandola tiroide e possedente un azione pi blanda sui tessuti ma una emivita molto pi lunga della triiodotironina. Imp : nei tessuti periferici la tiroxina viene quasi tutta trasformata in triiodotironina per eseguire la propria funzione biochimica sulle cellule; pi della met gi trasformata dopo pochi giorni dalla secrezione. Triiodotironina : ormone tiroideo formato da un gruppo tirosina coniugato a 3 atomi di iodio, componete il 7% del secreto della tiroide e possedente un azione pi forte sui tessuti ma un emivita molto corta Sintesi e secrezione degli ormoni tiroidei :

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1.

Concentrazione ATP dipendente dello iodio : grazie alla pompa per lo iodio i tireociti possono aumentare da 30 a 250 volte la concentrazione intracellulare di iodio rispetto a quella plasmatica, andando mediamente a catturare 1/5 dello iodio circolante.

Fabbisogno annuale di iodio : 50 mg di iodio Fabbisogno settimanale di iodio : 1mg di iodio 2. Produzione di tireoglobulina : i tireociti producono continuamente allinterno del proprio citoplasma tireoglobulina con 70 idrossidi liberi per molecola. 3. Iodinazione della tireoglobulina in colloide : i 70 gruppi tirosinici liberi della tireoglobulina vengono ionidati mediante iodinasi prima in monoiodotironina, successivamente in diiodotironina, ed infine in 40 gruppi di tiroxina, 4-5 di triiodotironina e 25 di mono/di-iodotironina. 4. Stoccaggio della tireoglobulina : la tireoglobulina iodata viene esocitata allinterno del follicolo costituendo la colloide. Autonomia dei depositi di colloide : anche in assenza di iodio le riserve di tireoglobulina allinterno della tiroide possono rifornire il corpo ad un normale livello ormonale per 2-3 mesi. Pinocitosi della colloide : sotto lo stimolo della tireotropina (TSH) i tireociti estroflettono propri pseudopodi di citoplasma per catturare vescicole pinocitotiche di tireoglobulina. 6. Proteolisi della tireoglobulina : i lisosomi, con le proprie proteasi acide, degradano la tireoglobulina clivandone tutte le tirosine, liberando tiroxina, triiodotironina, diiodotironina e monoiodotironina. 7. Secrezione : la tiroxina e la triiodotironina vengono subito espulse dalla porzione basale della cellula per entrare allinterno del circolo plasmatico, mentre diiodotironina e monoiodotironina permangono allinterno del citoplasma. 8. Riciclo dello iodio : tramite lenzima deiodinasi la diiodotironina e la monoiodotironina vengono tutte virtualmente private dal proprio iodio, che verr riutilizzato per la successiva sintesi degli ormoni tiroidei.
5.

Trasporto degli ormoni tiroidei e lunga latenza : gli ormoni tiroidei sono sequestrati ad alta affinit sia da specifiche proteine del sangue globulina legante tiroxina, prealbumina e albumina che da proteine di stoccaggio nelle cellule bersaglio; in questo modo possiedono un lunghissimo periodo di latenza, nel quale non si ha alcun effetto ed una lunga emivita. Tiroxina : viene legata con maggior forza dalle proteine di trasporto plasmatiche e di stoccaggio intracellulare quindi possiede un rilascio in metabolismo pi lento. - Periodo di latenza : 2-3 giorni - Picco di attivit : 10-12 giorni - Emivita : 15 giorni Tiiodotironina : viene legata con minor forza dalle proteine di trasporto plasmatiche e di stoccaggio intracellulare e quindi, possiede un rilascio in metabolismo pi veloce. - Periodo di latenza : 6-12 ore - Picco di attivit : 2-3 giorni - Emivita : 6 giorni Effetti degli ormoni tiroidei: aumentare lattivit funzionale a lungo termine di tutti i tessuti del corpo (eccetto quello nervoso) tramite la stimolazione di una grande quantit di fattori di trascrizione e di geni; Attivazione dellormone tiroideo : quasi tutte le cellule vanno a deiodare la tiroxina in triiodotironina poich il recettore intracellulare per gli ormoni tiroidei ha unaffinit pi levata per la triiootironina.

Imp : la tiroide necessita di un periodo piuttosto lungo alcune settimane per aumentare la propria produzione di ormoni tiroidei; necessario prima un aumento del trofismo considerevole. Aumento del metabolismo basale : il metabolismo basale di quasi tutti i tessuti (eccetto il nervoso) aumenta dal 60 al 100% rendendo disponibili ai processi cellulari una maggiore quantit di ATP; tale processo viene controbilanciato dallaumento del consumo dei nutrienti assunti con la dieta e dalla perdita di peso per riduzione dei depositi grassi.

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Azione sui mitocondri : i mitocondri aumentano il proprio numero e, parallelamente, estendono la porpria superficie membranaria metabolicamente attiva aumentando le proprie dimensioni; in questo modo si ha una maggiore quantit di ATP aerobica. Stimolazione del metabolismo glucidico : vengono aumentati gli enzimi glicolitici e le pompe GLUT per lassorbimento del glucosio di tutte le cellule, parallelamente ad un aumento dellassorbimento intestinale dei glucidi, del tasso di gluconeogenesi e di glicogenolisi e della secrezione di insulina. Stimolazione del metabolismo lipidico : vengono innalzati i livelli di acidi grassi liberi velocemente ossidabili dal plasma tramite laumento dellassorbimento endoteliale delle lipoproteine e dellidrolisi dei trigliceridi ; viene migliorato lingresso intracellulare dei lipidi mediante un aumento del numero di trasportatori trasmebrana e transmitocondriali (navetta di carnitina).

[qui scrivi gli effetti principali e osservati (es aumento di calore) dopo di che, sotto, metti le sottomotivazioni ad elenco punteggiato; dopo che hai fatto gli effetti , elenca i metodi di regolazione della secrezione tiroidea] Aumento della temperatura del NIC : a causa del disaccoppiamento delle reazioni mitocondriali di ossidazione e la moltiplicazione di tali reazioni, ed a causa dellaumento dei trasportatori Na/K ATPasici. Aumento della pressione differenziale arteriosa : gli ormoni tiroidei vanno ad aumentare la forza di contrazione del cuore (gittata cardiaca) e la sua frequenza (frequenza c ardiaca) causando, parallelamente, vasodilatazione periferica(per consentire alle cellule un maggior apporto metabolico ed esporto catabolico); questo fa aumentare la pressione massima, ma diminuire quella minima, aumentando la pressione differenziale. NOTA MEDICA ! tireotossicosi grave Una tiroide troppo attiva pu causare unafffaticamento del muscolo cardiaco con un conseguente blocco di contrattilit per accumulo di cataboliti proteici Aumento ella funzione respiratoria : la maggiore attivit catabolica cellulare aumenta la concentrazione di anidride cabonica plasmatica, abbassando il pH del sangue; questo attiva tutti i centri di regolazione de respiro preposti allaumento della frequenza e della profondit del respiro. Effetto sul muscolo : gli ormoni tiroidei rendono le contrazioni muscolari pi forti e veloci, tuttavia, producono un fine tremore (15 cicli/secondo) delle estremit Attivazione della funzione nervosa : gli ormoni tiroidei vanno ad attivare maggiormente i centri di veglia del corpo velocizzando la responsivit e la reattivit dell'SNC; questoa funzione pu alterare le condizioni sonno/veglia arrecando insonnia. Sviluppo dell'SNC : gli ormoni tiroidei sono indispensabili per un corretto sviluppo dell'SNC e dei suoi mediatori durante la via intrauterina o la prima vita extrafetale. NOTA MEDICA ! Dieta povera di iodio e cretinismo Nelle zone nordiche, dove vi endemica carenza di cibi ricchi di iodio, si osserva una patologia molto grave a carico del sistema nervoso centrale, con comparsa di cretinismo e/o sordomutismo. Regolazione della secrezione di ormone tiroideo : la concentrazione di ormone tiroideo nel sangue mantenuto ad una livello quasi costante ad opera di una stimolazione eccitatoria pressoch costante da parte dellormone TSH secreto dalladenoipofisi. TSH o tireotropina : ormone glicoproteico, di produzione adenoipofisaria, agente sulla via di trasduzione del segnale cAMP dipendente dei tireociti tramite legame con il proprio recettore transmembrana, provocando : - Aumento della proteolisi della tireoglobulina - Aumento della captazione di iodio ematico - Aumento della iodazione delle tirosine - Ipertrofia dei tireociti a cellule cilindriche (da cubiche) - Iperplasia dei tireociti

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Stimolazione ipofisaria positiva del TSH : lipotalamo, in seguito allattivazione dei suoi centri di termoregolaizone od in seguito ad espressione emozionale di sentimenti affettivi e demotivi, pu attivare i neuroni endocrini delleminenza mediana neuroipofisaria che, riversando nel circolo portale ipofisario una specifica liberina - TRH ormone liberatore della tireotropina, causano lattivazione secretiva delle cellule tireotrope adenoipofisarie, tramite via della fosfolipasi C.

Stimolazione adenoipofiaria a feedback negativo : la concentrazione plasmatica di ormoni tireoidei inibisce direttamente la funzionalit secretiva delle cellule tireotrope adenoipofisarie, facendola cadere a zero a livelli di secrezione tiroidea pari a 1,75 volte il livello normale. METABOLISMO E LAVORO MUSCOLARE : CONSUMO MASSIMO DI OSSIGENO : quantit di ossigeno massimo assorbibile per il metabolismo aerobico corrispondente ad un carico di lavoro limite soglia anaerobica dopo il quale il muscolo comincia ad attingere energia (ATP) da fonti non aerobiche fonte fosfogena (debito alattacido) e fonte glicolitica (debito lattacido). Fattori limitanti del consumo massimo di ossigeno : il consumo massimo di ossigeno viene limitato da molteplici fattori ma pu essere innalzato in seguito ad allenamento o, molto pi semplicemente, per caratteristiche genetiche. Circolazione sanguigna : una maggiore capacit e forza contrattile cardiaca, una maggiore quantit di emoglobina e/o una maggiore vasodilatazione possono esitare in un migliore consumo massimo di ossigeno. Sesso : un maschio generalmente (per fattori genetici) possiede un consumo massimo di ossigeno maggiore di quello di una femmina. Et : allaumentare dellet corrisponde una diminuzione del consumo massimo di ossigeno che lindividuo pu sopportare

Tempo necessario e raggiungere il consumo massimo di ossigeno : siccome dovuto ad una molteplicit di fattori e condizioni fisiologiche differenti lapporto di ossigeno al muscolo non raggiunge immediatamente il consumo massimo ma segue una legge logaritmica con Lossigeno che raggiunge il muscolo determinando il suo livello di metabolismo aerobico (preferito dalle cellule) aumenta con una curva a concavit rivolta verso il basso sino a raggiungere un plateau corrispondente al consumo massimo di ossigeno.

Metodi per determinar la soglia anaerobica lattacida : determinare la sogli anaerobica risulta essere molto utile in per determinare, in ambito sportivo, quando latleta svolger il massimo lavoro aerobico possibile od il massimo lavoro possibile. Grafico frequenza cardiaca su carico di lavoro : siccome il metabolismo lattacido bypassa il metabolismo aerobico quando anchesso verr attivato servir unirrorazione sanguigna lievemente minore; la soglia anaerobica lattacida il carico di lavoro al quale laumento della frequenza cardiaca si distacca dalla relazione lineare con laumento del carico di lavoro (acquisisce una relazione logaritmica) Grafico frequenza respiratoria su carico di lavoro : siccome lacido lattico abbassa il pH sanguigno, quando la sua concentrazione aumenta nel sangue va a stimolare il glomo carotico inducendo un aumento della frequenza respiratoria; quindi, la soglia anaerobica lattacida corrisponde al carico di lavoro dopo il quale la frequenza respiratoria simpenna, abbandonando la relazione lineare con il carico di lavoro. pH plasmatico e carico di lavoro : metodo pi invasivo e meno pratico che evidenzia la soglia anaerobica lattacida come il carico di lavoro al quale si ha un sostanziale aumento dellacidit del pH sanguigno. METABOLISMO ANAEROBICO ALATTACIDO : primo metabolismo muscolare che viene utilizzato per sopperire la differenza energetica tra lenergia prodotta dal metabolismo aerobico e lenergia richiesta dal muscolo, ad azione

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immediata, sfruttante lenergia immagazzinata nei legami fosfodiesterici dei depositi di ATP e fosfocreatinina del sarcoplasma costituendo un debito alattacido. Debito alattacido : quantit di energia aerobica (e quindi di O2) necessaria dopo il lavoro muscolare per rigenerare le riserve energetiche alattacide utilizzate per sopperire la differenza tra apporto di ossigeno (metabolismo aerobico) e richiesta energetica reale. Pagamento del debito alattacido e durata : fenomeno nel quale la cellula muscolare rigenera le proprie riserve di fosfocreatina e di ATP mediante metabolismo aerobico, con una cinetica esponenziale a Imp : tutta lenergia che ottieni senza ossigeno poi deve essere ripagata dalla medesima quantit di metabolismo aerobico. Dannosit del debito alattacido : il debito alattacido va a consumare quasi tutta lATP della cellula e la fosfocratinina, creando una grandissima quantit di intermedi a scarsa energia e andando a stravolgre lequilibrio biochimico della cellula muscolare, un mantenimento indefinito del metabolismo alattacido incopatibile con la vita. Miglioramento del metabolismo alattacido : con lallenamento si pu migliorare la capacit di ossidare fosfageno solo del 10-15% mentre, per soli fattori genetici pu variare anche del 50%; ci sono persone che nascono atlete e ci sono persone che nascono sedentarie.

METABOLISMO ANAEROBICO LATTACIDO : secondo metabolismo muscolare utilizzato per sopperire la differenza energetica tra lenergia prodotta dal metabolismo aerobico (al consumo massimo di ossigeno) e lenergia utilizzata dal muscolo nel lavoro sovramassimale, ad azione veloce e prolungata, sfruttante lenergia contenuta nei legami dellacido piruvico e del glucosio andando ad ossidare il piruvato in lattato, liberando la via glicolitica ma costituendo un debito lattacido. Debito lattacido : quantit di energia aerobica (e quindi O2) necessaria ad eliminare la quantit di acido lattico accumulata durante lo sforzo lattacido (e quindi abbassare il pH del muscolo) utilizzato per sopperire la differenza tra apporto di ossigeno (consumo massimo di ossigeno) e richiesta energetica reale. Pagamento del debito lattacido : fenomeno nel quale il muscolo scheletrico in lieve attivit, il cuore ed il fegato riducono lacido lattico in piruvato con una cinetica esponenziale Imp : per ripagare l debito lattacido ci vuole molto pi tempo che per ripagare quello alattacido (fosfageno), si deve eliminare una certa quantit di acido lattico dal sangue. Muscolo in lieve movimento : la fibra muscolare scheletrica, se a meno del 60% del suo carico massimale (lievi movimenti in metabolismo aerobico) ossida la maggior parte dellacido latico in eso contenuta e nel fluido interstiziiale andando a ripagare la maggior parte del debito lattacido Cuore : ossida una piccola quantit dellacido lattico circolante andando a ripagare una piccola parte del debito lattacido. Fegato : va a rigenerare una grossa parte dellacido lattico circolante rigenerandolo in glucosio o nuovo glicogeno. Dannosit del debito lattacido : lacido lattico va diminuire il pH del sarcoplasma della fibra muscolare e del microambiente attorno ad essa (nel liquido interstiziale) interferendo con lattivit mioenzimatica e determinando il fenomeno di fatica o (in caso di grosso accumulo) di dolorabilit muscolare; in ogni caso un mantenimento indefinito del metabolismo lattacido incompatibile con la vita Forza del muscolo/debito lattacido : il debito lattacido crea la sensazione di fatica muscolare, in particolare la forza massima generata da un muscolo inversamente proporzionale alla quantit di acido lattico in esso contenuta.

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Miglioramento del metabolismo lattacido : il metabolismo lattacido generalmente non migliora con lallenamento anche se pu aumentare la tolleranza del muscolo a pH bassi e quindi alla sensazione di fatica; un buon allenamento tuttavia innalza la soglia anaerobica rendendo il ricorso allo sforzo lattacido pi raro.

TIPI DI LAVORO MUSCOLARE E METABOLISMI ASSOCIATI : LAVORO SOTTOMASSIMALE : carico di lavoro muscolare nono sufficientemente intenso da superare il consumo massimo di ossigeno del soggetto e cio la soglia anaerobica lattacida. Inizialmente : il carico energetico raggiunge immediatamente il picco massimo mentre il metabolismo aerobico sale lentamente; il sistema quindi attinge energia dal metabolismo anaerobico alattacido. Mantenimento : il carico energetico si mantiene costante al picco massimo mentre il metabolismo aerobico raggiunge ilo massimo consumo di ossigeno; il sistema quindi attinge energia dal metabolismo aerobico Pagamento : il carico energetico cala al picco minimo mentre il metabolismo aerobico scende lentamente; il sistema ripaga il debito alattacido fosfageno, Imp : il metabolismo aerobico dopo uno sforzo fisico anche poco intenso non cala mai al minimo prima di circa 2 ore; infatti azioni ormonali ne mantengono elevato il livello anche in assenza di pagamenti di debiti energetici o di lavoro muscolare. LAVORO SOVRAMASSIMALE : carico di lavoro muscolare eccedente il metabolismo aerobico massimo (consumo massimo di ossigeno) e attivante il metabolismo anaerobico lattacido. Inizialmente : il carico energetico raggiunge immediatamente il picco massimo (oltre la capacita massima di ossigeno), mentre il metabolismo aerobico sale lentamente; il sistema attinge energia dal metabolismo anaeobico alattacido (fosfocreatina e ATP). Mantenimento : il carico energetico si mantiene ben superiore al consumo massimo di ossigeno, quindi il sistema attinge dal metabolismo anaerobico alattacido e lattacido (fosfocreatina) Pagamento : il carico energetico cala al picco minimo mentre il metabolismo aerobio sciende lentamente in una curva composta dal : pagamento veloce del debito alattacido (parte ripida della curva) e pagamento lento del debito lattacido (parte dolce della curva)

DIDESTIONE E PROCESSI DI ASSORBIMENTO :


Integrazione delle lezioni di Rubini con il Guyton DIGESTIONE : meccanismo fisiologico attuato all'interno del tubo digerente e finalizzato a trasformare, mediante metodi chimici e meccanici, i materiali nutritivi ingeriti in una miscela chimicamente il pi simile possibile a quella dei fluidi corporei; in modo da massimizzare l'assimilazione dei nutrienti col minimo sforzo. Attivit motorie : sono attivit eseguite dalla muscolatura liscia del tubo digerente, come la peristalsi, la segmentazione ed i movimenti di massa, che permettono l'avanzamento del cibo, il suo assorbimento corretto e la sua espulsione. Secrezione delle componenti digestive e lubrificanti : attivit ghiandolari esocrine che permettono sia la demolizione del cibo nei suoi costituenti pi elementari, e pi facilmente assimilabili, sia il suo ammorbidimento per facilitarne il transito nel tubo digerente. Assorbimento : processo che sfrutta l'enorme superficie epiteliale intestinale per filtrare nel sangue tutte le molecole fondamentali ottenute tramite la digestione degli alimenti.

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Circolazione sanguigna : l'irrorazione sanguigna fondamentale per il processo digestivo in quanto alimenta le ghiandole, i muscoli, assorbe i nutrienti filtrati e scalda il cibo. SUDDIVISIONE FUNZIONALE DEL TUBO DIGERENTE : ciascuna porzione del tubo digerente attua una serie di processi meccanici e chimici caratteristici e ben specializzati, in modo da rendere minimo lo spreco energetico e massimo il rendimento nutrizionale. Bocca : la bocca attua un processo di prima digestione tramite una trasformazione meccanica del cibo masticazione, una sua lubrificazione e parziale degradazione (a pH neutro) - salivazione, ed un ultima spedizione alle porzioni inferiori del tubo digestivo - deglutizione. Stomaco : lo stomaco attua un processo di trasformazione meccanica del cibo - peristalsi e rimescolamento ed un'attivit di disinfezione e degradazione chimica tramite pH di 1-3 (HCl) e pepsina - digestione. Intestino tenue : il primo intestino, soprattutto il duodeno, attua un processo di disgregazione chimica fine dei nutrienti in ambiente basico - digestione, un attivit di processamento meccanico - segmentazione e peristalsi, ed il processo principale di assorbimento dei nutrienti processati - assorbimento. Assorbimento : il processo di assorbimento degli elementi nutritivi presenti nel cibo digerito NECESSITA la disgregazione digestiva dei cibi. Imp : la lunghezza dell'intestino tenue maggiore dell'esigenza assorbitiva dei cibi (in media) ingeriti , riservando una superficie funzionale d'emergenza in caso di malassorbimento. CONTROLLO ED ORGANIZZAZIONE DEGLI EVENTI DIGESTIVI : i processi digestivi non sono statici e continui, ma vengono costantemente amministrati dai sistemi gangliari autonomi interni o esterni alla parete del tubo digerente, a loro volta controllati dai sistemi autonomi dell'SNC e dalla secrezione ormonale. Strutture gangliari intrinseche del tubo digerente : plessi nervosi di piccoli gangli contenuti all'interno della parete del tubo digerente ed innervanti direttamente le ghiandole intraparietali e gli strati di fibre muscolari lisce; si possono suddividere in due plessi differenti : Plesso sottomucoso del Meissner : controlla ed innerva la funzione ghiandolare secretiva dell'epitelio gastrointestinale e, pertanto, viene eccitato dal parasimpatico ed inibito dall'ortosimpatico ricevendone le afferenze nervose. Plesso mioenterico di Auerbach : controlla la contrattilit peristaltica della muscolatura liscia gastroenterica e, pertanto, viene eccitato dal parasimpatico ed inibito dall'ortosimpatico ricevendone afferenze nervose. Strutture gangliari maggiori esterne dal tubo digerente : gruppi molto numerosi di neuroni riuniti in gangli molto voluminosi, e collocati esternamente al tubo digerente, che ricevono afferenze para o ortosimpatiche dall'SNC che ne influenzano le attivit. Controllo autonomo della digestione : il plesso di Auerbach , del Messner ed i gangli extraparietali possiedono opportuni recettori sensitivi nella parete gastrointestinale in modo da rispondere con azioni riflesse autonome a particolari stimoli chimici, di distensione o di irritazione della parete del tubo digerente. Riflessi entero-enterici : attivit riflessa a braccio molto corto dove il segnale sensitivo viscerale, dipartente dalla parete gastrointestinale, causa una risposta effettrice direttamente dai plessi intraparietali -plesso di Auerbach e del Messner - regolando la motilit della parete enterica e la sua secretivit. Riflessi entero-gastrici : attivit riflessa a braccio di media lunghezza dove il segnale sensitivo viscerale proveniente dalla parete del tubo digerente va a terminare nei gangli extraparietali autonomi maggiori, che una volta attivati vanno a regolare la motilit e la secretivit della parete enterica.

Riflesso gastrocolico : la distensione della parete gastrica provoca un'attivazione delle ondate di movimenti di del colon portanti alla defecazione .

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Riflesso enterogastrico : l'aumento dell'acidit all'interno del lume duodenale (principalmente dovuto all'idrolisi dei trigliceridi con liberazione degli acidi grassi) determina il rallentamento dello svuotamento dello stomaco per far alcalinizzare nuovamente il duodeno.

Controllo autonomo centrale della digestione : sistema coinvolgente due centri di controllo differenti parasimpatico e ortosimpatico - i quali centri di controllo principali, situati all'interno dell'SNC, si collegano tramite nervi veri e propri alle strutture gangliari autonome. Sistema parasimpatico : il sistema parasimpatico funge da promotore della digestione, intensificando l'attivit di rimescolamento e secrezione dell'apparato digestivo, e da inibitore della defecazione, aumentando il tono degli sfinteri.

Parasimpatico craniale : comprende numerosi nuclei all'interno del tronco encefalico e, tramite i lunghi nervi vaghi, innerva tutti i visceri sopramesocolici, il tenue e la met destra del colon (cieco, ascendente, met del trasverso) Parasimpatico sacrale : comprende il nucleo del parasimpatico sacrale degli ultimi mielomeri midollari e, tramite nervi pelvici, controlla l'attivit della met sinistra del colon (met sinistra del trasverso e colon discendente), del sigma, dell'ampolla rettale e del canale anale.

Sistema ortosimpatico : il sistema ortosimpatico funge da inibitore della digestione, indebolendo l'attivit peristaltica e di secrezione della parete gastroenterica, e da promotore della defecazione, rilassando gli sfinteri.

Ortosimpatico lombare : comprende il nucleo spinale colonnare intermedio laterale, compreso tra T5 ed L2, che emette lungi nervi postangliari - nervi splancnici - in grado di controllare l'attivit di tutto il tubo digerente.

Riflessi lunghi o ad estrinsecazione lunga : attivit riflesse a braccio estremamente lungo dove il segnale sensitivo diparte dalla parete gastroenterica, decorre sino ai centri autonomi parasimpatici o ortosimpatici dell'SNC, che invieranno risposte complesse ai gangli autonomi gastroenterici tramite nervi vaghi e nervi splancnici.

Regolazione della secretivit e motilit gastrica Inibizione da stimoli dolorifici dell'attivit gastrointestinale Riflesso della defecazione Riflesso del vomito

Controllo ormonale della digestione : molti ormoni secreti dalla stessa parete del tubo digerente (in risposta a stimoli meccanici o chimici) possono regolare la funzionalit dei plessi nervosi e delle cellule secretorie stesse dell'apparato gastroenterico; istituendo una regolazione pienamente autonoma. Colecistochinina-pancreozimina o CCK : ormone secreto dall'epitelio duodenale in caso di stagnazione di acidi grassi indigesti per inibire lo svuotamento gastrico e stimolare la contrazione della cistifellea al fine di consentire la digestione totale del materiale ancora indigesto. Secretina : ormone secreto dall'epitelio duodenale in caso di pH luminali troppo acidi che, impedendo lo svuotamento gastrico, da tempo sufficiente al duodeno per ristabilire il proprio pH basico, impedendo danni da corrosione alla mucosa. ATTIVITA MUSCOLARI DEL TUBO DIGERENTE : ATTIVITA' DELLA PARETE MUSCOLARE LISCIA : la parete del tubo digerente possiede numerosi strati di miocellule lisce, tutte ordinatamente orientate nella stessa direzione e caratterizzate ritmo di auto-depolarizzazione della membrana - ritmo elettrobasale - che pu essere coordinato da "pace maker" enterici sotto forma di onde contrattili ben organizzate e coinvolgenti anche tutta la lunghezza del tubo digerente.

Ritmo elettro-basale : facolt dei miociti lisci di attuare una depolarizzazione autonoma e ritmata del proprio sarcoplasma, creando foci di depolarizzazione autonoma sulla parete degli organi cavi che, se

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opportunamente sovrastimolati da segnali esterni (segnali di distensione, segnali nervosi ecc) possono creare potenziali a punta in grado di superare la soglia critica dando vita al movimento a catena della parete muscolare. Peristalsi : fenomeno tipico degli organi cavi e tubulari, caratterizzato dalla progressione di un'onda motoria (discontinua) composta, a propria volta, da un evento di dilatazione del segmento pi a valle contemporaneo ad un evento di contrazione del segmento pi a monte, progredenti al segmento via via successivo ogni 5 s, spingente il contenuto luminale in una sola direzione. Peristalsi intestinale : movimento peristaltico a progressione aborale, caratterizzante tutto il tubo digerente, con la sole funzione di allontanare il contenuto alimentare dalla bocca alla velocit di 1-2 cm al secondo. Contrazione di segmentazione : movimenti con progressione isolata e particolare ad ogni segmento del tubo digerente, che possiedono la funzione di rimescolamento del cibo per facilitare la digestione e l'assorbimento.

Ruolo nella digestione : il mescolamento consente l'impastamento del cibo con i succhi gastrici in modo da massimizzare l'area d'azione degli enzimi digestivi e migliorare la degradazione dei cibi. Ruolo nell'assorbimento : il rimescolamento del cibo digerito massimizza il contatto tra cibo e superficie assorbente in modo da migliorare l'assorbimento dei principi nutritivi

Movimenti di massa : movimenti di contrazione contemporanea e massiva, sebbene molto rari (2 o 3 al giorno), coinvolgenti la maggior parte della superficie colica e rettale, e responsabili dell'ingresso delle feci nell'ampolla rettale, con l'attivazione del riflesso della defecazione. PERFUSIONE SANGUIGNA : PERFUSIONE SANGUIGNA : durante i processi di digestione ed assorbimento necessario un grande afflusso di sangue (sino a 1 l/min), tramite i dilatazione delle arteriole di afflusso sanguigno mesenterico, per consentire l'esporto delle molecole nutritive assorbite sino al processore epatico. Fattori che determinano la maggiore perfusione : la vasodilatazione del sistema portale e mesenterico creata dall'attivit stessa della parete del tubo digerente, tramite numerosi fattori che segnalano un maggior carico di lavoro. Ipossia locale con accumulo di ADP : quando l'attivit di un tessuto aumenta si ha l'accumulo locale di ADP che determina un effetto di ampia vasodilatazione. Ormoni vasodilatatori : le cellule sotto carico aerobico, in particolare quelle muscolari lisce, secernono ormoni vasodilatativi che determinano un aumento del flusso sanguigno. Effetto del parasimpatico : il parasimpatico causa l'aumento dell'attivit della parete del tubo digerente, a sua volta correlata con una vasodilatazione massiva. Serbatoio sanguigno : in caso di repentina e massiva perdita di pressione del sangue arterioso, principalmente per fattori emorragici di grande portata, il sistema ortosimpatico pu dirottare sino al 30% dell'intero flusso mesenterico alle zone pi sensibili all'ipossia. ATTIVITA' DIGESTIVE DELLE SECREZIONI SUI VARI NUTRIENTI : Digestione dei carboidrati : Bocca : nella bocca avviene, assieme alla masticazione e alla lubrificazione dei cibi, la prima ma poco rilevante digestione degli amidi alimentari (specialmente se cotti) ad opera della ptialina salivare; una masticazione pi lunga pu aiutare alla digestione degli amidi, essendo la ptialina inattivata dal pH gastrico.

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Ptialina : un'alfa amilasi prodotta, gi funzionante, dalle ghiandole salivari. che idrolizza in ambiente neutro i legami alfa-glicosidici leganti le molecole di glucosio.

Duodeno : nel duodeno, e meno nell'intestino, avviene la seconda e principale digestione degli amidi alimentari ad opera di un amilasi estremamente potente - alfa amilasi pancreatica - contenuta nel succo pancratico, secreto dal pancreas.

Alfa amilasi pancreatica : un'alfa amilasi prodotta, gi funzionante, dal pancreas esocrino, che idrolizza in ambiente neutro tutti i legami alfa glicolitici degli amidi ingeriti, producendo monosaccaridi e disaccaridi.

Intestino mesenterico : nell'intestino mesenterico (ileo e digiuno) avviene l'ultima scissione dei disaccaridi in monosaccaridi ad opera delle disaccaridasi intestinali liberate tramite desquamazione dell'epitelio enterocitico.

Disaccaridasi : sono enzimi idrolitici liberati gi attivi dagli enterociti, che degradano in ambiente neutro i legami alfa-glicolitici di determinati disaccaridi specifici Matasi Disaccaridasi Lattasi Isomaltasi

Digestione delle proteine : Stomaco : nello stomaco avviene la prima e poco rilevante digestione acida delle proteine ad opera della pepsina gastrica, contenuta nel succo gastrico assieme all'acido cloridrico necessario per la sua azione; essa termina la propria azione nel duodeno (pi basico).

Pepsina e pepsinogeno : endopeptidasi secreta come enzima inattivo - pepsinogeno - dalle cripte gastriche, poi attivato dal pH acido dello stomaco, che idrolizza in ambiente acido i legami peptidici coinvolgenti un aminoacido aromatico; siccome questi legami sono molto rari nelle proteine alimentari la sua azione molto ridotta.

Duodeno : nel duodeno avviene la seconda e pi rilevante digestione delle proteine mediante due classi di enzimi differenti : delle endopeptidasi (tripsina, chimotripsina ed elastasi) e delle esopeptidasi (carbossipeptidasi A e B), entrambe sintetizzate come proenzimi inattivi, poi clivati da enterochinasi della superficie del duodeno.

Tripsina, chimotripsina ed elastasi : endopeptidasi secrete come proenzimi inattivi (zimogeni) dal pancreas esocrino e attivati dal clivaggio proteolitico con enterchinasi duodenali, responsabili dell'idrolisi in ambiente neutro della maggior parte dei legami peptidici tra gli aminoacidi delle proteine, producendo molti aminoacidi liberi e peptidi. Carbossipeptidasi A e B : esopeptidasi secrete come proenzimi inattivi (zimogeni) dal pancreas esocrino e attivati dal clivaggio proteolitico con enterochinasi duodenali, responsabili dell'idrolisi in ambiente neutro dei legami peptidici terminali delle proteine, producendo molti aminoacidi liberi.

Intestino mesenterico : l'intestino mesenterico effettua l'ultima digestione dei piccoli peptidi, riducendoli in aminoacidi primari, tramite particolari aminopeptidasi e dipeptidasi secrete tramite sfaldamento della mucosa.

Aminopeptidasi : esopeptidasi secreta gi attiva per desquamazione dell'epitelio intestinale, possedente un'attivit idrolitica in ambiente neutro sui legami peptidi dei piccoli peptidi, scindendoli negli aminoacidi componenti. Dipeptidasi : peptidasi secreta gi attiva per desquamazione dell'epitelio intestinale, possedente u'attivit idrolitica in ambiente neutro sui legami peptidici dei dipeptidi, scindendoli negli aminoacidi fondamentali.

Digestione dei grassi : i grassi possiedono una notevole problematicit nei processi digestivi : hanno una idrofobicit tale da impedire l'espansione della superficie d'interazione con gli enzimi idrolitici, idrosolubili nelle secrezioni digestive, rendendo la digestione lipidica molto lenta.

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Duodeno : nel duodeno avviene l'unica e maggiore digestione dei lipidi tramite un'azione combinata tra bile e lipasi pancreatiche (lipasi, colesterolesterasi, fosfolipasi), in modo da aumentare la superficie d'interazione enzima/goccia lipidca, velocizzando la digestione.

Bile : misciela tensioattiva, composta da sali biliari, lectine e secreta dal fegato, che va a ridurre la tensione superficiale all'interfaccia acqua/grasso nelle goccioline lipidiche del lume duodenale, per formare un'emulsione lipisi/succo panceatico in modo da massimizzare la superficie enzimaticamente attivae di minimizzare il tempo di digestione. Enzimi pacreatici lipasici : enzimi lipasici secreti dal pancreas esocrino come proenzimi inattivi, poi attvati dal taglio proteolitico con specifiche endochinasi della superfricie mucosa duodenale, che possiedono attivit idrolitiche sui grassi complessi consentendo la liberazione di grassi semplici. Lipasi : scinde i trigliceridi in glicerolo ed acidi grassi liberi. Colesterol esterasi : va a scindere i legami esterei del colesterolo produzendo colesterolo puro. Fosfolipasi : scinde i fosfolipidi

ASSORBIMENTO DEI VARI NUTRIENTI : Meccanismo di simporto e assorbimento del sodio : solitamente il chimo alimentare possiede una concentrazione di sodio maggiore di quella intracellulare degli enterociti, poich espulso costantemente dalla pompa Na/K ATP asica nel plasma sanguigno; si caratterizza un gradente elettrochimico positivo sfruttabile per indurre l'ingresso degli aminoacidi e dei glucidi negli enterociti tramite simporto, o per indurre l'ingresso dell'acqua e del cloro attraverso specifici canali.
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Aldosterone : possiede la capacit di regolare l'ingresso del sodio all'interno degli enterociti e, quindi, all'interno del plasma sanguigno.

L'assorbimento di acqua e nutrienti dal contenuto intestinale si ha solo con un adeguato contenuto di sodio. Ingresso degli ioni Cl : quando una molecola di sodio entra tramite simporto nell'enterocita, essa crea un flusso netto di cariche positive immediatamente bilanciato da un pari flusso di cariche Cl- negative; si ha, quindi, l'ingresso netto di ioni cloro tramite specifici canali e la sua espulsione nel plasma tramite pompe specifiche. Ingresso dell'acqua : ogni giorno, in media, viene riversata nel nostro tubo digerente una quantit di 9 litri d'acqua : 2 litri, circa, derivati dalla dieta e 7 litri derivati dalle secrezioni digestive (1,5 litri di saliva - 2,5 di succhi gastrici - 0,5 di bile - 1,5 di succo pancreatico - 1 di succo enterico) che deve essere poi riassorbita quasi totalmente dall'intestino per evitare perdite (che in genere si attestano ai 200 ml contenuti nelle feci); quando uno ione sodio e cloro entra nell'enterocita, si ha un aumento momentaneo della pressione osmotica transmembrana che, determina l'ingresso nel citoplasma di una quantit d'acqua sino all'equilibrio. - Digiuno : riassorbimento di 5500 ml - Ileo : riassorbimento di 2000 ml - Colon : riassorbimento di 1300 ml Ingresso dei carboidrati : i carboidrati, sotto forma di esosi, entrano nel citoplasma degli enterociti tramite il simporto GLUT sodio/glucosio, che accoppia l'ingresso di uno ione sodio all'ingresso controgradiente di una molecola di glucosio o fruttosio. Ingresso degli aminoacidi : gli aminoacidi monomerici entrano nel citoplasma degli enterociti tramite 4 simporti specifici sodio/aminoacido (uno per ogni gruppo aminoacidico), che accoppiano l'ingresso di uno ione sodio con l'ingresso controgradiente di un aminoacido determinato. Ingresso per diffusione dei lipidi : i lipidi intestinali, a causa della propria elevata idrofobicit, costituiscono aggregati micellari in grado di permeare attraverso la membrana plasmatica degli enterociti senza problemi e senza necessitare di particolari trasportatori, per poi intraprendere un destino differente a seconda della loro composizione carboniosa :

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Lipidi a catene carboniose corte (<10 carboni) : vengono direttamente espulsi nel circolo portale, in forma non esterificata, direttamente chelati all'albumina. Lipidi a catene carboniose lunghe (>10 carboni) e colesterolo : vengono esterificati e coniugati con lipoproteine nel citoplasma degli enterociti, per essere espulsi nel chilo come chilomicloni e sucessivamente riassorbiti dal fegato tramite circolazione sistemica e portale. Ingresso delle vitamine liposolubili : essedo perfettamente idrofobiche e solubili all'interno degli ammassi lipidici, vengono veicolate dalle micelle intestinali attraverso la membrana degli enterociti e sucessivamente trasportate nel plasma attraverso albumine e lipoproteine. PROCESSI DIGESTIVI DELLA BOCCA : la bocca la sede della prima modifica digestiva degli alimenti, propedeutica alla finalit assimilativa e degradativa dello stomaco e del duodeno, avvenente tramite masticazione, salivazione, degustazione e deglutizione. Processo di salivazione : processo di secrezione autonoma delle ghiandole salivari di un composto lubrificante e degradativo che, impastandosi nel bolo alimentare durante la masticazione, facilita i sucesivi processi di deglutizione, di digestione e di assimilazione.
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Semidigerisce gli amidi attraverso il suo contenuto di ptialina Facilita la deglutizione tramite udificazione e lubrificazione del bolo alimentare Neutralizza gli agenti patogeni nei cibi tramte il proprio contenuto di lisozima e IgA Rimineralizza i denti tramite il proprio alto contenuto in ioni calcio Media il gusto veicolando le particelle sapide ai calici gustativi Determina parte della fonazione mantenendo umide ed elastiche le corde vocali

Produzione della saliva : la saliva viene secreta in quantit di 1,5 L al giorno dalle ghiandole salivari sparse per tutto il cavo orale, previa modulazione mediata dai nuclei autonomi midollari e truncali attivati o disattivati dalla presenza di stimoli sapidi nella bocca o, in modo pi complesso, da trasduzioni corticali ai sistemi limbico-ipotalamici di situazioni normalmente associate alla nutrizione. Controllo parasimpatico : il sistema parasimpatico comprende i nuclei salivatori superiore ed inferiore del tronco encefalico e possiede, tramite nervo linguale e nervo faciale, la funzione di stimolare la secrezione mucosa e sierosa della ghiandole salivari. Controllo ortosimpatico : il sistema ortosimpatico, comprendente il nucleo intermedio laterale dei primi mielomeri toracici, controlla tramite nervo vago e glossofaringeo l'inibizione della secrezione mucosa delle ghiandole salivari mediante vasocostrizione localizzata. Composizione della saliva : la saliva generalmente alcalina ed ipotonica rispetto al plasma sanguigno poich sottoposta ad un processo di riassorbimento aldosterone dipendente di ioni sodio e cloro e di arricchimento in ioni potassio, bicarbonato e calcio lungo il dotto striato; una aumento della velocit secretoria, per, determina un maggior tono osmotico ed una minore alcalinit per la minore permanenza nei dotti striati.

Processo di masticazione : processo motorio semicosciente di taglio e macinazione fine degli alimenti, che consente un impastamento con le secrezioni salivari propedeutico alla facilitazione dei processi digestivi.

Movimento di masticazione : atto motorio complesso, in parte riflesso, in parte semicosciente, comprendente movimenti verticali e rotatori sul piano orizzontale, al fine di triturare il cibo impastandolo con la saliva a formare il bolo alimentare.

Controllo nervoso della masticazione : la masticazione un processo motorio che viene scatenato semivolontariamente dalla corteccia cerebrale per poi essere mantenuto sino alla deglutizione da un circuito autonomo corticale.

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Circuito corticale autonomo della masticazione : circuito che sfrutta schemi motori ciclici composti dall'abbassamento riflesso della mandibola e, quando i fusi neuromuscolari segnalano la massima estensione della mandibola, dall'innalzamento riflesso della stessa con ripetizione del ciclo de novo. Vie comprese nel processo di masticazione : o Nervo ipoglosso o Nervo faciale o Nervo trigemino o Nervo glossofaringeo
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Efficienza della masticazione : efficacia nella triturazione del cibo a parit di numero di eventi masticatori, direttamente proporzionale alla forza della masticazione ed alla superficie di contatto occlusale. Forza della masticazione : pressione sviluppata tra le coppie di denti giustapposti appartenenti alle due arcate dentarie che aumenta dagli incisivi sino ai molari seguendo l'efficienza della leva mandibolare. Superficie di contatto occlusale : somma totale delle superfici direttamente combacianti dei denti giustapposti appartenenti alle due arcate dentarie.

Azione dei denti : i denti possiedono una differente azione, condizionata dalla loro posizione, a seconda della forma che assumono. Incisivi-canini : funzione di taglio e lacerazione Premolari-molari : funzione di triturazione fine e macina

Sensibilit del gusto : percezione complessa e cosciente, accentuata dalla salivazione, delle caratteristiche sapide solubili di un particolare alimento presente in cavit buccale, generata dall'integrazione di stimoli sapidi dalle papille gustative, da stimoli meccanici delle papille filiformi e da stimoli odorifici dai recettori olfattivi. Percezione degli stimoli sapidi : trasduzione nervosa della stimolazione chimica causata dalle molecole sapide solubili dei cibi sulle cellule sensitive dei calici gustativi, disposti sulle papille circumvallate (del V linguale), fungiformi e foliate della superficie linguale e faringea.
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Tipologie di calici gustativi : i calici gustativi variano a seconda del tipo di sensazione gustativa che percepiscono dai cibi e della loro disposizione sulla superficie linguale. Percezione dell'acido : recettori abbondanti sulle superfici laterali della lingua Percezione dell'amaro : recettori abbondanti sulla porzione posteriore della lingua Percezione del dolce-salato : recettori abbondanti sulla punta della lingua

Trasduzione dell'informazione gustativa : l'informazione gustativa viene raccolta tramite nervo faciale, dai 2/3 anteriori della lingua, tramite nervo glossofaringeo, dall'1/3 posteriore della lingua, e tramite nervo vago dalla faringe e dalla laringe; per poi convergere al talamo tramite lemnisco laterale andando a terminare sulle aree corticali preposte all'interpretazione oggettiva e cosciente del gusto.

Imp : sembra sia presente una funzione omeostatica del gusto tale da spingere gli animali a cibarsi dei componenti mancanti al loro organismo (bisogno di sodio = spinta a cibarsi di alimenti salati) Processo di deglutizione : fenomeno motorio molto complesso e coinvolgente un'elevata quantit di muscoli, iniziante come volontario e continuante come involontario, che spinge un bolo alimentare sufficientemente triturato ed umidificato nell'esofago e, successivamente, nello stomaco. Fase volontaria faringea : processo azionato dai centri motori della corteccia motoria cerebrale, che determina la spinta del cibo sino alla radice linguale, per mezzo della lingua stessa, dove specifici recettori iniziano la fase riflessa involontaria laringea. Fase involontaria laringea : processo complesso, verificabile solamente a fauci serrate e comandato involontariamente dalla sostanza reticolare del ponte e del bulbo encefalico, che consente l'interruzione della

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funzionalit respiratoria e vocalizzante, e la spinta del cibo nella porzione iniziale dell'esofago, tramite orofaringe e laringofaringe, dando luogo all'inizio della fase involontaria esofagea.
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Interruzione della funzionalit respiratoria e vocalizzante : per proteggere le vie respiratorie, inferiori e superiori, dall'eventuale aspirazione dei cibi, sia ha il sollevamento del palato molle, con chiusura delle coane nasali, l'adduzione delle corde vocali e la chiusura dell'epiglottide, con sigillo della via tracheale. Spinta del cibo nella porzione iniziale dell'esofago : per far avanzare il cibo tramite orofaringe e laringofaringe si ha la contrazione in serie dei tre costrittori e degli elevatori della faringe, ed il rilassamento dello sfintere esofageo superiore, in modo da spinger il cibo nell'esofago iniziando la fase involontaria esofagea.

Fase involontaria esofagea : onda di peristalsi unidirezionale, generata dall'attivazione del muscolo costrittore della faringe e percorrente in 6-8 secondi l'intera lunghezza dell'esofago, che porta il bolo alimentare, specialmente se solido, all'ingresso del cardias spingendolo nello stomaco con l'allargamento di quest'ultimo Imp : il cardias si conforma con due cercicini fibrosi sporgenti all'interno dello stomaco che, con il riempimento di quest'ultimo ed il conseguente aumento di pressione del suo lume, si accostano impedendo fenomeni di riflusso degeneranti il tessuto esofageo. FUNZIONI DIGESTIVE DELLO STOMACO : lo stomaco la porzione del tubo digerente dove avviene il secondo processo di digestione fine dei cibi e di sterilizzazione degli stessi in chimo, con successivo avanzamento meccanico-peristaltico alle ulteriori porzioni di tubo digerente; queste funzioni avvengono sotto controllo strettamente nervoso autonomo o endocrino locale. Funzione meccanica dello stomaco : funzioni motorie controllate in modo nervoso autonomo o endocrino locale (dalla somme delle influenze ormonali dei vari epiteli) che coinvolgono la muscolatura liscia e le fibre elastiche di porzioni specifiche di parete gastrica, consentendo fenomeni di stoccaggio, digestione (rimescolamento) ed avanzamento meccanico dei cibi nel duodeno. Fondo e corpo dello stomaco : porzioni iniziali e pi voluminose dello stomaco dove avvengono le principali attivit di stoccaggio a distensione di parete e di rimescolamento digestivo dei cibi.
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Riempimento a distensione elastica gastrica : la capacit volumetrica massima dello stomaco data dalla sua capacit di riempirsi senza aumentare di molto la propria pressione luminale; in pratica determinata dalla legge di Laplace di relazione fra volume e pressione. Legge di Laplace : la pressione interna ad un contenitore elastico approssimativamente elastico direttamente proporzionale al doppio della sua elasticit mentre inversamente proprorzionale al suo raggio; in pratica : nei limiti della distensione, pi uno stomaco si riempie minore la sua pressione interna.

Rimescolamento dello stomaco : processo nato dalla contrazione tonica senza sviluppo di ritmi elettrici basali di zone limitate della parete muscolare liscia dello stomaco, generando contrazioni isolate senza lo sviluppo di fenomeni peristaltici completi.

Stomaco distale : porzione terminale e pi ristretta dello stomaco (comprendente anche il piloro) dove avvengono le principali attivit di peristalsi e di svuotamento gastrico del chimo nl duodeno.
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Attivit di peristalsi gastrica : attivit di contrazione ordinata sotto il controllo di un ritmo elettrobasale, modulato dal sistema nervoso autonomo e dalla secrezione endocrina locale, di zone ampie della parete muscolare liscia dello stomaco, generando contrazioni a onde peristaltiche che spostano i cibi verso il piloro. Attivit di svuotamento dello stomaco : fenomeno motorio finemente regolato in modo nervoso autonomo e endocrino locale, che prevede la spinta peristaltica del cibo verso il piloro ed il rilassamento contemporaneo della valvola pilorica, determinando il passaggio, secondo la legge di Poisueille, di schizzi di

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10 ml di chimo ogni volta che il duodeno ricettivo e solo quando la composizione del chimo simile a quella del plasma. Legge di posieuille : la velocit di svuotamento gastrico (quando lo suotamento permesso dalle condizioni del chimo, dello stomaco e del duodeno) direttamente proporzionale alla differenza pressoria tra duodeno e stomaco ed inversamente proporzionale alla resistenza idrodinamica del piloro.

Regolazione in base alle caratteristiche del chimo : prima che sia avviato il processo di svuotamento gastrico allinterno del duodeno, il chimo deve possedere caratteristiche simili a quelle dei fluidi corporei sia per quanto riguarda lisotonicit, sia per quanto riguarda la degradazione dei componenti nutrizionlali. Osmolarit del chimo : in caso di chimo ipertonico o ipotonico lo stomaco ritarda lo svuotamento gastrico sino a che, rispettivamente, il chimo ipertonico sia diluito dai succhi gastrici od il chimo ipotonico sia arricchito di ioni cloro raggiungendo la condizione di isotonicit chimo-plasma.

Cibi ipertonici od ipotonici : possiedono una digestione lenta Cibi isotonici : possiedono una digestione molto veloce

Tipologia di alimento : a seconda della composizione nutrizionale del chimo esso pu possedere tempi di degradazione acida differente, condizionati dalla solubilit e resistenza di ogni componente.

Cibi ricchi di carboidrati : vengono digeriti in breve tempo 1 ora e mezza Cibi ricchi di proteine : vengono digeriti in tempi intermedi 2 2 ore e mezza Cibi ricchi di grassi : vengono digeriti in tempi lunghi 3 ore e mezza 4

Bilancio tra stato di stomaco e duodeno : lo svuotamento gastrico si ha solo quando i segnali pro svuotamento gastrico prevalgono su quelli contro riempimento duodenale e cio, solo quando lo stomaco pieno e pronto ed il duodeno vuoto e ricettivo.

Segnali nervosi di svuotamento gastrico : lo stomaco manda segnali di distensione della parete al ganglio celiaco che risponde con un attivazione parasimpatica dello svuotamento. Segnali endocrini di svuotamento : quando il cibo digerito le fossette gastriche emettono ormone gastrina che attiva i plessi mioenterici della parete gastrica avviando il processo di svuotamento. Segnali nervosi di non ricettivit duodenale : la parete del duodeno pu inviare segnali di distensione della parete o di irritazione della mucosa al ganglio celiaco per attivare il sistema ortosimpatico che impedisce lo svuotamento. Segnali endocrini di non ricettivit duodenale : in presenza si un eccesso di acidit o di materiale indigerito il duodeno secerne lormone CCK che causa linattivazione dei plessi mioenterici con la conseguente inibizione dello svuotamento.

Funzione secretiva dello stomaco : funzione ghiandolare strettamente controllata dal sistema nervoso autonomo e dalla secrezione endocrina locale della mucosa gastrica che consente la disgregazione chimica degli alimenti, la disinfezione degli stessi, mediante proteasi e pH estremamente bassi, la protezione basica dello stomaco e la cattura della proteina B12. Secrezione coloropeptidica dello stomaco (fattore acido) : secrezione con finalit puramente digestive e sterilizzanti, composta da proteasi aromatico dipendente pepsina e da acido cloridrico, finemente regolata in modo nervoso autonomo ed in modo endocrino locale.
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Cellule parietali e secrezione acida : le cellule parietali sono capaci di concentrare gli ioni H+ nello stomaco di circa 1 milione di volte la concentrazione del plasma, raggiungendo un pH < 1; questo processo involve lidratazione della CO3 in HCO3 + H, il pompaggio attivo di H nello stomaco, lingresso secondo potenziale di ioni Cl nello stomaco, la liberazione di HCO3 nel sangue con la formazione di una marea alcalina.

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Marea alcalina : grande concentrazione di ioni bicarbonato basici allinterno del plasma sanguigno che vengono catturati dal pancreas esocrino a formare un succo pancreatico sufficientemente basico da neutralizzare in modo efficace lacidit del chimo gastrico in ingresso nel duodeno.
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Cellule principali o secrezione proteica : le cellule principali producono granuli di pepsinogeno che, una volta secreti allinterno dello stomaco, vengono attivati dal pH acido gastrico in una proteasi aromatico dipendente pepsina che degrada le proteine alimentari.

Secrezione mucosa dello stomaco (fattore protettivo): secrezione mucosa, lievemente alcalina, ad opera di cellule cilindriche (principali) della mucosa delle fossette gastriche e delle pliche gastriche, composta da una grande quantit di mucina e da ioni bicarbonato, capace di difendere la mucosa gastrica dallacido e dagli enzimi proteolitici. NOTA MEDICA ! ulcera peptidica Lulcerazione della mucosa gastrica pu essere data da uno scompenso tra fattore acido e fattore protettivo, data dallazione di un batterio helicobacter pylori, da fattori genetici, o da sostanze assunte e stimolanti la secreizone cloropeptidica alcool, nicotina, caffe, antinfiammatori non steroidei e antidolorifici

Secrezione del fattore intrinseco di Castle : molecola proteica ,secreta da cellule specializzate delle fossette gastriche, e capace di chelare la vitamina B12 in modo da proteggerla dallacidit gastrica e dai processi digestivi duodenali facendola giungere integra sino al tenue, dove viene assorbita. Controllo secretivo instamina dipendente : la secrezione gastrica finemente controllata sia in modo nervoso autonomo produzione di acetilcolina, sia in modo endocrino locale produzione di gastrina poich, entrambi i sistemi sono in grado di indurre la produzione di un fortissimo stimolatore della secrezione instamina.
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Controllo nervoso autonomo della secrezione : il sistema nervoso autonomo attua un controllo incosciente dellattivit secretoria gastrica tramite linterpretazione ipotalamica di pattern sensitivi legati alla nutrizione o allazione riflessa in seguito a segnali di distensione gastrica. Controllo parasimpatico : viene attuato principalmente da riflessi locali legati al ganglio celiaco o tramite segnali truncali giungenti con i nervi vaghi, e possiede la funzione di aumentare la secrezione gastrica. Controllo ortosimpatico : viene attuato principalmente da riflessi locali legati al ganglio cleiaco o tramite segnali midollari giungenti con i nervi splancnici e possiede il ruolo di ridurre la secrezione gastrica.

Controllo endocrino locale della secrezione : il sistema endocrino, legato alle ghiandole gastriche e duodenali, in grado di secernere gastrina, ormone capace di aumentare la secrezione gastrica, in risposta alla presenza di materiale alimentare o di soluzioni saline allinterno dello stomaco. Fasi del controllo della secrezione gastrica : a seconda del tipo di controllo sulla secrezione gastrica e dello stomaco si hanno delle differenti fasi secretorie, distanziate nel tempo luna dallaltra : Fase cefalica : coinvolge essenzialmente il controllo parasimpatico ipotalamico e si attiva tramite schemi mentali associati alla nutrizione (vista de cibo, pensiero del cibo, ora di pranzo) Fase gastrica : fase a controllo nervoso autonomo riflesso o endocrino locale che aumeta la secrezione cloropeptidica allinterno dello stomaco grazie alla presenza di materiale lume gastrico. Fase intestinale (duodenale) : fase che dipende da un controllo nervoso autonomo riflesso e da un controllo endocrino locale che aumenta la secrezione cloropeptidica allinterno dello stomaco.

FUNZIONE DIGESTIVA DELLINTESTINO TENUE : nellintestino tenue avviene lultima digestione enzimatica dei cibi, adiuvata da movimenti meccanici di tipo peristaltico-segmentali, ed il processo di assorbimento finale dei nutrienti, salvaguardato dal sistema immunitario enterico.

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Movimenti meccanici dellintestino tenue : contrazioni a rapido esaurimento delle fibre muscolari lisce intestinali, avvenenti sotto il controllo di un ritmo elettrobasale da pace maker intestinali, regolato finemente tramite un controllo nervoso autonomo (para e ortosimpatico) ed un controllo endocrino locale, con la finalit di rimescolare il cibo (tramite movimenti di segmentazione) e di far avanzare il cibo (tramite movimenti peristaltici) in modo estremamente lento (tutta la lunghezza del tenue in 4-5 ore) Controllo autonomo del ritmo elettrobasale : la presenza di segnali di distensione, irritazione ed osmolarit provenienti dallo stomaco, dal duodeno o dallo stesso intestino possono regolare la peristalsi con unazione riflessa motoria sui plessi mioenterici o sui gangli splancnici.
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Azione del parasimpatico : viene attivata di riflesso da recettori di distensione gastrica riflessi gastroenterici o di distensione ed osmolarit dellintestino riflessi entero-enterici con unazione attivante la peristalsi intestinale. Azione dellortosimpatico : viene attivata di riflesso da recettori di irritazione gastrica riflessi gastroenterici o dirritaizone intestinale riflessi enteroenterici - con unazione inibente la peristalsi intestinale.

Controllo endocrino del ritmo elettrobasale : la presenza di segnali di osmolarit gastrica, che attivano la secrezione di gastrina, di osmolarit duodenale, che attivano la secrezione di CCK, o della presenza di insulina plasmatica, causa unazione stimolante la peristalsi intestinale. Secrezione della parete intestinale : lintestino partecipa alla terza digestione chimica degli alimenti tramite una secrezione attiva succo epato-pancreatico ed una digestione passiva succo enterico proteggendo la mucosa della parate intestinale con una secrezione mucosa alcalina. Secrezione attiva o succo epato-pancreatico : secrezione basica composta da bile e dagli enzimi digestivi del succo pancreatico responsabile del terzo processo digestivo e finemente regolata in modo nervoso autonomo, ed in modo endocrino locale.
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Controllo nervoso autonomo : azione nervosa riflessa che coinvolge i recettori luminali di stomaco ed intestino ed i nuclei effettori dei plessi mioenterici e dei gangli enterici. Controllo parasimpatico : viene stimolato da recettori di distensione della parete intestinale ed responsabile dellattivazione della secrezione epato-pancreatica Controllo ortosimpatico : viene stimolato da recettori di irritazione della parete intestinale ed responsabile dellinibizione della secrezione epato-pancreatica.

Controllo endocrino : la secrezione viene attivata dalla secretina stimolata a propria volta da recettori di distensione della parete e da recettori di osmolarit intestinale.

Secrezione attiva mucosa : le ghiandole del Brunner del duodeno (giunzione gastropilorica) sono responsabili di un secreto mucoso basico con funzione antibatterica e di tamponamento (dellacidit del chimo) stimolata dal sistema parasimpatico o dal sistema endocrino locale (secretina). Secrezione passiva o succo enterico : fenomeno secretivo continuativo nel corso della giornata, caratterizzato dalla produzione di 1L (circa) di secreto mucoso contenente grandi quantit di mucina e di lisozima batteriostatico dalle cripte intestinali e di enzimi lipo, proteo, glucido-litici liberati dal continuo sfaldamento della mucosa enterica. Funzione assorbente del tenue : lintestino tenue possiede unenorme superficie funzionale, onde migliorare la velocit di assorbimento, aumentata da espedienti anatomici quali : anse intestinali, valvole conniventi, villi e microvilli Funzione immunitaria : lintestino possiede una grande quantit di tessuto linfoide noduli linfatici e placche dle Peyer che consente unadeguata protezione dagli insulti immunitari ingeriti. VALVOLA ILEOCIECALE : orifizio bilabiale estroflesso lievemente all'interno del lume del colon, onde impedire costitutivamente il reflusso colico-tenue, creante una discontinuit tra ileo e cieco, finalizzata al rallentamento dello svuotamento intestinale nel crasso ed al prolungamento dell'assorbimento di nutrizionale dal chimo; esso viene

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animato da un anello di muscolatura liscia - sfintere ileociecale - normalmente lievemente contratto per rallentare lo svuotamento ileale nel colon. Imp : la permanenza del chimo all'interno dell'ileo riduce il suo volume ad 1,5 litri; il volume effettivo che viene scaricato nel colon. Controllo nervoso autonomo della valvola ileo-ciecale : controllo eseguito ad opera del plesso mioenterico o del sistema ortosimpatico autonomo (gangli spinali ortosimpatici) in risposta a stimoli nervosi di distensione e/o irritazione ciecale (o irritazione di qualche altra porzione di colon) causante una risposta motoria contraente lo sfintere ileociecale e rallentante o bloccante lo svuotamento ileale (tramite eliminazione dei movimenti di peristalsi) FUNZIONI DELLINTESTINO CRASSO : il colon funge da deposito per materiale di rifiuto dai processi digestivi, da disidratatore delle feci (per recuperare lultima acqua contenuta nel chimo) e da grande camera di fermentazione biotica per estrarne gli ultimi fattori trofici; grazie a movimenti meccanici austrazioin e movimenti di massa ed a secrezioni mucose abbondanti, permette lescrezione delle sostanze di rifiuto da parte del retto attraverso lano. Movimenti muscolari della parete colica : il colon soggetto a contrazioni muscolari estremamente lente e durature, finalizzate al movimento del suo contenuto luminale e controllate finemente da meccanismi nervosi autonomi riflessi, molto simili a quelle dell'intestino tenue e suddivisibili in movimenti di rimescolamento austrazioni, in movimenti propulsivi - movimenti di massa, ed in movimenti di espulsione - defecazione. Movimenti di rimescolamento - austrazioni : lente e durature contrazioni di della muscolatura parietale colica, controllate dal sistema autonomo (mioenterico ed extraparietale) con 30s di intensificazione e 60s di rilassamento, che rivoltano e scavano il contenuto colico, uniformando ed aumentando l'assorbimento elettrolitico dalle feci; questi particolari movimenti danno luogo all'estroflessione laterale delle austre coliche, facendole procedere lentamente verso il sigma in 8-15 ore, tramite la composizione di due contrazioni.

Segmentazione circolare : forte contrazione circolare di segmenti di circa 2,5cm di muscolatura circolare colica, che pu arrivare quasi ad occludere il lume colico disegnando le austre e suddividendo il contenuto luminale del colon. Contrazione delle tenie : forte contrazione longitudinale di porzioni di tenie coliche che accorciano il colon facendo estroflettere lateralmente (e maggiormente) le austre e rivoltare il contenuto colico.

Movimenti propulsivi - movimenti di massa : fenomeni contrattili intensi e regolati autonomamente e secondo ritmo cicardiano (pi frequenti alla colazione), interessanti grosse porzione di parete colica distale (a volte tutto il colon) e prolungati per circa 10-30 minuti, che si verificano con numero di 2-3 ogni giornata (ripetendosi ogni 5-6 ore) con la funzione di spingere tutto o quasi il contenuto del colon distale (colon discendente e sigma) all'interno dell'ampolla rettale dove avverr la formazione del riflesso di defecazione involontario.

Contrazione concentrica : intensa contrazione di segmenti di 20 cm del colon (trasverso in genere), sviluppatisi in seguito a riflessi autonomi alla distensione o irritazione della mucosa, che fanno perdere le austrazioni alla porzione a valle della contrazione, spingendo al suo interno il contenuto fecale. Contrazione della porzione a valle : la porzione distesa e senza austrazioni si contrae come un unico elemento, acquisendo sempre pi forza nei 30 secondi successivi, per spingere energicamente tutto il suo contenuto fecale in massa verso il retto. Rilassamento e ripetizione : la muscolatura colica si rilassa per 2-3 minuti per poi ripetere la procedura pi a valle, avanzando lentamente verso l'ampolla rettale.

Controllo nervoso dei movimenti colici : particolari informazioni nervose provenienti dai recettori mucosali pressori o irritativi del tubo digerente o degli organi adiacienti, o particolari schemi mentali associati a paura o ansia, possono attivare i centri autonomi spinali (para o ortosimpatici) causando una riposta regolatoria sui plessi mioenterici colici.

Controllo parasimpatico : centro nervoso posto nel nucleo parasimpatico sacrale e decorrente nei nervi , stimolato da recettori pressori duodenali, gastrici, colici o irritativi colici, al fine di generare una risposta motoria attivante le austrazioni ed i movimenti di massa.

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Riflesso gastro- colico : la distensione dello stomaco porta a stimolare i movimenti di massa del colon pervia parasimpatica; questo determina l'urgenza di defecare che insorge quasi sempre dopo i pasti o dopo la colazione. Riflesso duodeno-colico : la distensione del duodeno porta alla stimolazione parasimpatica che attiva i movimenti di massa del colon; questo determina lo stimolo a defecare che insorge 30 minuti dopo la colazione. Riflesso colico-colico : l'irritazione della mucosa colica porta ad una intensiva stimolazione parasimpatica, tale da determinare intensi movimenti di massa, tanto da svuotare l'intero colon.

Controllo ortosimpatico : centro nervoso autonomo posto nel midollo spinale toracico e decorrente assieme ai nervi splacnici, stimolato da recettori dlorifici-irritativi enterici, peritoneali, vescicali, renali e gastrici, che possiede la facolt di rallentare o fermare del tutto i movimenti colico-rettali. Riflesso nefro-colico : un'eventuale nefrite provoca la cessazione dei movimenti colici Riflesso vescico-colico : un'eventuale cistite provoca la cessazione dei movimenti colico-rettali Riflesso peritoneo-colico : l'infiammaizone del peritoneo - peritonite - provoca la cessazione die movimenti colico-rettali. NOTA MEDICA ! Ileo e colon paralitico in seguito ad addome acuto Infiammazioni di organi addominali, come fegato, stomaco, peritoneo, reni e vescica, portano alla cessazione dei movimenti enterici ed al conseguente silenziamento dei rumori fisiologici provenienti dall'addome (possibilmente rilevabili con stetoscopio)

Movimenti della defecazione : serie complessa di movimenti funzionali autonomi - contrazione del retto, rilasciamento degli sfinteri anali - e volontari semiconsci - abbassamento diaframmatico, contrazione dell'addome - attivati dalla presenza di feci nell'ampolla rettale e comandati tramite plessi mioenterici intraparietali e, pi efficacemente, tramite sistema autonomo extraparietale.

Riflesso mioenterico debole iniziale : la presenza di pressione fecale nell'ampolla rettale da il via ad un riflesso coninvolgente solamente il plesso mioenterico ma, tuttavia, troppo debole per causare defecazione; il sviluppano : Contrazioni peristaltiche : contrazioni peristaltiche unidirezionali e dirette all'ano, sviluppatesi nel sigma, nel colon discendente ed in tutto il retto, che fanno progredire il materiale fecale allo sfintere anale interno. Rilasciamento degli sfinteri : rilassamento riflesso dello sfintere anale interno , che permette una libera fuoriuscita delle feci dall'ano.

Riflesso autonomo : gli stimoli pressori continuativi rettali provocano l'attivazione del para e ortosimpatico midollare che, funzionalmente, potenziano i movimenti del riflesso mioenterico andando a rilasciare maggiormente lo sfintere; in questo modo si ha una potentissima spinta di defecazione. Imp : a volte il riflesso autonomo di defecazione pu essere talmente intenso da provocale lo svuotamento totale del sigma e del colon discendente all'esterno del corpo.

Movimenti semiautonomi di defecazione : all'atto della defecazione gli stimoli rettali e la volont dell'individuo possono portano alla necessit di abbassare il diaframma e contrarre l'addome per facilitare la spremitura rettale e la fuoriuscita delle feci.

Sfintere retto-colico : lieve restringimento del lume del sigma all'angolo acuto di congiungimento con il retto, posto 20 cm a monte dell'ano, con la funzione di impedire il reflusso retto-colico.

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Sfintere anale-interno : spesso ed alto anello di muscolatura liscia, posto subito attorno al canale anale e controllato dal sistema nervoso autonomo, che permette la ritenzione delle feci nel retto sino alla generazione del riflesso di defecazione. Sfintere anale-esterno : spesso anello di muscolatura striata, posto attorno allo sfintere interno autonomo e controllato dal sistema nervoso motorio volontario, possedente la funzione di ritenere le feci anche durante il riflesso di defecazione (a sfintere interno rilassato) resistendo tuttavia per poco tempo. Processo di assorbimento e secrezione del colon : l'intestino crasso assorbe quasi tutta l'acqua - 1500 ml - e gli elettroliti dal chimo - rimanenti 1-5 mEq nelle feci - tramite un meccanismo ATPasico aldosterone dipendente (simile a quello del tubulo renale), e assicura una secrezione costitutiva e protettiva per la mucosa colica, soprattutto nella sua porzione terminale.

Colon prossimale : porzione di colon interessata maggiormente ai fenomeni di assorbimento idrico ed elettrolitico dal residuato intestinale. Colon distale : porzione di colon interessata maggiormente dai fenomeni di stoccaggio e maturazione batterica delle feci, di assorbimento vitaminico e di secrezione mucosa basica e protettiva.

Processo di assorbimento minerale colico : processo attivo ed aldosterone dipendente, determinante l'assorbimento ad antiporto Na/H del sodio, l'assorbimento a diffusione del Cl- e l'assorbimento osmotico dell'acqua. Controllo ormonale aldosterone dipendente: quest'ormone va ad intensificare l'attivit della Na/K ATPasi interstiziale della cellula e l'espressione di cotrasportatori Na/H+ luminali, consentendo un maggiore uptake di sodio e di cloro con maggiore disidratazione NaCl dipendente delle feci.

Assorbimento antiporto Na/H+ : tramite la pompa Na/K ATPasica gli enterociti espellono 2Na+ ed introducono 3K+ in modo ATP dipendente; l'antiporto Na/H pu, quindi, assorbire Na+ con gradiente chimico sfruttando la fuoriuscita di H+ con gradiente elettrico. Assorbimento per diffusione di Cl- : l'enterocita sfrutta l'ingresso di Na+ per creare un gradiente elettrochimico tra citosol e lume intestinale sufficiente a far penetrare Cl- nel citoplasma per diffusione; fatto ci, l'espulsione del Na+ nei liquidi interstiziali, ad opera della Na/K ATPasi, provoca la fuoriuscita di Cl dal citosol all'interstizio. Assorbimento osmotico dell'acqua : l'elevata concentrazione di NaCl nel fluido interstiziale provoca, a propria volta, una tensione osmotica sufficiente a far penetrare l'acqua dal lume intestinale all'interstizio, disidratando le feci quasi completamente. Maggiore efficienza nell'assorbimento dell'acqua : siccome le giunzioni laterali tra gli enterociti colici sono molto pi aderenti ed impermeabili di quelli dell'ileo e del digiuno, permettono la costituzione ed il mantenimento di un maggiore gradiente elettrochimico NaCl tra interstizio e lume intestinale, consentendo un maggior potere disidratante del chimo Assorbimento massimo di acqua : ammonta a 5-8 L di soluzione acquosa (elettrolitica) Consistenza delle feci : l'attivit disidratante del colon risulta estremamente importante nel determinare il livello di consistenza (durezza) fecale e la relativa "difficolt" nell'espellerle dal colon. NOTA MEDICA ! Diarrea e meccanismo Molte tossine batteriche, tra cui quelle coleretiche e della shigella, determinano una fortissima secrezione ileodigiunale tale da superare la quota massima di assorbimento colico (a volte eccedendo i 10L di secreto); tale situazione porta a feci acquose, con perdita continua dell'eccesso di acqua.

Processo di assorbimento organico : particolari cotrasportatori Na/X permettono di sfruttare il gradiente dei cationi sodio per assorbire dal lume intestinale tutti i fattori trofici e le vitamine (vitamina K, tiamina, riboflavina, vitamina B12) prodotti dal metabolismo batterico della flora intestinale.

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Processo di secrezione di muco basico : le cripte intestinali della mucosa colica non secernono alcun enzima digestivo, ma, producono un particolare muco denso basico e filamentoso, tramite un controllo nervoso autonomo a braccio lungo e corto, al fine di aggregare le feci assieme, di lubrificare il transito fecale e di proteggere la parete enterica dall'azione microbiotica.

Processo di secrezione di ioni bicarbonato : un particolare antiporto per il bicarbonato - antiporto Cl/HCO3 permette lo sfruttamento del gradiente elettrico del sodio per far fuoriuscire HCO3 nel lume intestinale tramite l'ingresso di Cl- nella cellula; in questo modo il pH del muco colico si abbassa proteggendo la mucosa dal catabolismo acido batterico.

Controllo nervoso a corto raggio : particolari stimoli pressori o irritatividella mucosa colica provocano un'attivazione diretta dei plessi mioenterici intraparietali, causando l'inizio del processo di secrezione mucosa riflessa (che pu arrivare a intensit molto elevate) NOTA MEDICA ! Irritazione colica e diarrea Un'irritazione della parete colica in seguito ad invasione patogena o ad azione tossico-osmotica pu causare un aumentata produzione di muco acquoso al fine di allontanare pi velocemente la nox lesiva, accelerando un eventuale guarigione ma provocando grosse perdite di elettroliti dal plasma. Controllo nervoso parasimpatico sacrale : particolari schemi mentali associati alla paura o all'ansia possono causare un'intensa stimolazione dei plessi mioenterici provocando una secrezione mucosa intensa e ansiogena (di muco densi) Azione della flora batterica colica : la flora batterica del colon svolge un'importante funzione trofica e nutritiva per l'organismo, una funzione protettiva per il colon ed una funzione adiuvante la corretta escrezione delle feci. Funzione trofica e nutritiva : i batteri del colon, oltre a degradare in modo lieve la cellulosa indigerita, permettono la sintesi di riboflavina, vitamina B12, tiamina e vitamina K, fondamentali per il corretto funzionamento cellulare dell'organismo, e riversano nel circolo portale ioni ammonio e sali amminati sfruttati dal fegato per sintetizzare nuovi aminoacidi. NOTA MEDICA ! Iperammonemia epatica Una disfunzione del colon, in seguito a cirrosi epatica terminale o a necrosi epatica, pu portare ad una ridotta eliminazione degli ioni ammonio e dei composti amminati circolanti nel plasma, provocando un loro accumulo...a volte anche mortale. Funzione protettiva : la flora batterica del colon permette la formazione di un microambiente sfavorevole alla proliferazione patologica di forme batteriche tossiche e/o invasive; saltuarie e fisiologiche invasioni batteriche della mucosa colica, inoltre, causano una stimolazione stabile del sistema immunitario cellulomediato, rinforzandone alla lunga l'azione. NOTA MEDICA ! Malattie autoimmuni e flora batterica intestinale Sembra ormai certo che determinate composizioni della flora microbiotica colica - microbioma - possono determinare importanti sequele patologiche di tipo autoimmunitario che possono compromettere lo stato generale di salute dell'individuo, sino a causarne la morte Facilitazione del transito fecale : la popolazione batterica aiuta il transito delle feci nel colon, impedendo la formazione di fecalomi e ostruzioni intestinali, dando corpo alle feci e mantenendo un ambiente parietale scivoloso ed umido. Costituzione delle feci : le feci sono delle miscele di rifiuto complesse composte da una porzione acquosa di 3/4 e di una porzione solida di 1/4, a propria volta composta al 30 % da batteri morti, al 10-20 % da grassi, al 10-20% da sostanza inorganica, dal 2 -3% di proteine non assorbite e dal 30% di scorie indigerite (soprattutto fibre alimentari) e da materiale solido biliare e pancreatico; i pigmenti biliari (urobilina, stercobilina) ne danno il colore marrone, mentre composti come indolo, scatolo, mercaptani e acido sulfurico ne danno l'odore sgradevole.

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SECREZIONE DELLE GROSSE GHIANDOLE E FUNZIONI ANNESSE : SECREZIONE PANCREATICA : processo finemente regolato in modo nervoso autonomo ed in modo endocrino locale, sincronizzato quasi perfettamente con lo svuotamento gastrico nel duodeno, caratterizzato dallattivit secernente degli acini e dei dotti escretori pancreatici di un secreto enzimatico alcalino succo pancreatico con la funzione di digerire idroliticamente i nutrienti grezzi del chimo e di proteggere il duodeno dallacidit gastrica. Composizione del succo pancreatico : soluzione acquosa a varia concentrazione ed alcalinit, composta da una grossa componente acquosa, da una elevata quantit di ioni bicarbonato alcalinizzati e da una composizione enzimatica (idrolitica) in grado di degradare tutte le 3 classi di nutrienti : proteasi (e peptidasi), lipasi, amilasi. Ione bicarbonato : lo ione bicarbonato viene secreto dalle cellule striate dei dotti escretori pancreatici, assieme ad una grande quantit dacqua richiamata per fenomeno osmotico, al fine di neutralizzare lacidit del chimo gastrico proteggendo la mucosa del duodeno.
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Fenomeno di secrezione del bicarbonato : la secrezione del bicarbonato un processo ATP dipendente, stimolato dalla secretina, che avviene per opera delle cellule striate (con labirinto basale mitocondriale) dei tubuli escretori (di piccolo calibro) pancreatici, in una sucessione di 3 stadi differenti : Ingresso della CO2 : lanidride carbonica, poich apolare e fortemente concentrata nel circolo enterico portale (per opera della secrezione cloropeptidica dello stomaco), permea facilmente nel citoplasma delle cellule acinose del pancreas esocrino, dove, una anidrasi carbonica la combina con H2O a formare acido carbonico, subito scisso in H+ e HCO3-. Pompa Na/H ATPasica del lato vasale : pompa che idrolizzando ATP permette lingresso contro gradiente di Na+ nella cellula e la fuoriuscita con gradiente di H+, prodotto in precedenza dalla dissociazione dellacido carbonico; in questo modo si aumenta il gradiente del sodio e si aumenta la dissociazione di H2CO3 Pompa Na/HCO3 del lato luminale : pompa che idrolizzando ATP rende possibile la fuoriuscita contro gradiente di HCO3-, permettendo la sua concentrazione di 5 volte quella plasmatica, accoppiandone la fuoriuscita con gradiente del sodio al fine di bilanciare le cariche negative uscite tramite anione carbonico.

Secrezione di acqua : la presenza di un fortissimo gradiente osmotico di NaHCO3 tra interstizio e lume dellacino pancreatico porta alla fuoriuscita di acqua per porazione sino ad innacquare considerevolmente il succo pancreatico (sino alla perdita di 1L al giorno) Enzimi idrolitici pancreatici : sono una composizione di enzimi idrolitici, prodotti dalle cellule acinose pancreatiche, con la funzione di degradare le proteine tripsinogeno, chimotripsinogeno, procarbossipepidasi i lipidi lipasi pancreatica, fosfolipasi, colesterolo esterasi gli amidi ed il glicogeno amilasi pancreatica.
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Cascata degli enzimi proteolitici : gli enzimi proteolitici sono secreti come zimogeni inattivi, per prevenire lautodigestione degli acini e dei dotti pancreatici; essi sono attivabili solo tramite taglio proteolitico mediato dalla tripsina che, tuttavia, pu essere attivata solo dal taglio con una enterochinasi secreta dalla mucosa duodenale solamente al contatto con il chimo.. Inibitore delle proteasi : le cellule acinose del pancreas secernono, assieme al succo pancreatico, un inibitore delle tripsina che previene lattivazione della tripsina (e quindi la cascata delle proteasi) fintantoch il succo pancreatico non entra nel duodeno. NOTA MEDICA ! autodigestione del pancreas nella pancreatite acuta In seguito processi infiammatori per conto del pancreas, o ad accumuli di succo pancreatico per ostruzione dei dotti escretori, lazione dellinibitore della tripsina pu venire meno, causando lattivazione intraepatica della cascata delle proteasie la digestione dei tessuti pancreatici. Tripsina (tripsinogeno se inattiva) : proteasi idrolitica che scinde, aspecificamente, quasi tutti i tipi di proteine in una miscela di peptidi di varia grandezza

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Chimotripsina (chimotripsinogeno se inattiva) : proteasi che scinde, aspecificamente, quasi tutti i tipi di proteine in una miscela di peptidi di varia grandezza Carbossipeptidasi (procarbossipeptidasi se inattiva) : peptidasi idrolitica che scinde i peptidi prodotti dalle precedenti proteasi in una miscela di aminoacidi fondamentali
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Enzimi lipasici : enzimi idrolitici, secreti gi attivi dal pancreas, che agiscono eliminando gli esteri lipidici dal chimo costituendo una miscela di lipidi semplici. Fosfolipasi : idrolizzano gli esteri dei fosfolipidi Lipasi pancreatiche : idrolizzano i trigliceridi in una miscela di acidi grassi e glicerolo Colesterolo esterasi : idrolizzano gli esteri del colesterolo formando una miscela di colesterolo e piccole molecole apolari. Enzimi amilasici : enzimi idrolitici, secreti gi attivi dalle cellule pancreatiche, che degradano amidi e glicogeno in una miscela di disaccaridi e monosaccaridi.

Regolazione della secrezione pancreatica : sia la quantit, che la temporizzazione, che la qualit del succo pancreatico vengono finemente regolate ed accordate con lo svuotamento gastrico, tramite lazione del sistema nervoso autonomo (acetilcolina) e di particolari ormoni endocrini duodenali (secretina e colecistochinina) al fine di ottenere una digestione ottimale degli alimenti. Stimoli producenti succo concentrato e meno basico : stimoli attivati in risposta a schemi cerebrali associati al cibo e alla presenza di materiali indigeriti o di difficile digestione (materie altamente proteiche) stimolanti le cellule acinose a produrre un succo pancreatico ricco di enzimi ma povero di acqua.
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Acetilcolina : ormone secreto dalle terminazioni nervose del sistema parasimpatico enterico, veicolando segnali dal tronco encefalico oppure segnali dai gangli prevertebrali. Colecistochinina : ormone polipeptidico di 33 aminoacidi, secreto dalle cellule I della mucosa duodenale in risposta alla presenza di peptoni, proteosi o acidi grassi a lunga catena nel lume pancreatico, diffondente nel circolo anterico per stimolare le cellule acinose alla produzione del 70-80% del succo pancreatico giornaliero.

Stimoli producenti succo diluito e pi basico : stimoli attivati dalla presenza di chimo altamente acido nel lume duodenale attivanti le cellule acinose e dei dotti secretori a produrre un succo pancreatico ricco di acqua, ioin bicarbonato ma povero di enzimi.
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Secretina : ormone polipeptidico di 27 aminoacidi, secreto dalle cellule S della mucosa duodenale quando il pH del lume duodenale scende sotto a 4,5-5 (aumentando considerevolmente a pH 3) stimolando immediatamente lattivazione della secrezione alcalino-acquosa da parte delle cellule striati dei dotti escretori pancreatici.

Fasi della secrezione pancreatica : a secrezione pancreatica pu essere suddivisa in fasi successive, anche se lievemente sovrapposte, differenziate per il proprio centro di controllo secretivo caratteristico. Fase cefalica (riflesso cefalico) : riflesso ad ampio braccio prodotto dallipotalamo e dal tronco encefalico interpretando schemi mentali associati al cibo (vista, odore pensiero del cibo) provvedendo alla produzione del 20 % degli enzimi pancreatici giornalieri. Fase gastrica (riflesso gastro-pancreatico) : riflesso a braccio intermedio prodotto dallattivazione diretta dei gangli prevertebrali mediante recettori gastrici attivati dalla presenza di cibo e provvedente alla secrezione del 5-10% degli enzimi pancreatici giornalieri.

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Fase intestinale : attivit endocrina locale prodotta dallattivazione delle cellule neuroendocrine secretive della mucosa duodenale in risposta alla presenza di cibo (di difficile digestione) allinterno del lume duodenale. SECREZIONE EPATICA O BILIARE : processo finemente regolato in modo nervoso autonomo ed in modo endocrino locale, sincronizzato quasi perfettamente con lo svuotamento gastrico nel duodeno, caratterizzato dallattivit secernente delle cellule epatiche (nei canalicoli biliari) e dalla contrazione della cistifellea finalizzate a riversare nel duodeno un fluido tensioattivo e detergente bile che aiuta la digestione lipolitica e lassorbimento dei grassi, fungendo da utile metodo per espellere tossine dal corpo. Composizione della bile : la bile una soluzione tensioattiva verdastra, secreta dagli epatociti (600-1000 mL al giorno) e concenrata nella cistifellea, contenente una grande quantit di sali biliari acido colico e acido chenodessocolico - (quasi la met in massa dei soluti totali) e di acqua; e discrete quantit di bilirubina, colesterolo, lecitina ed elettroliti vari Na, K, HCO3, Ca, Cl con la funzione di detergere ed emulsionare i lipidi, di favorirne lassorbimento e di espellere sostanze tossiche liposolubili.
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Bile coleretica : bile prodotta direttamente dal fegato senza il processo di concentrazione colecistica, caratterizzata da una pi bassa concentrazione di potassio e calcio, una pi alta concentrazione di acqua, bicarbonato e cloro, una pi bassa concentrazione di principi emulsionanti (lecitina, acidi biliari, colesterolo e acidi grassi) Bile colagoga : bile concentrata dalla colecisti , caratterizzata da una pi alta concentrazione di potassio e calcio, una pi bassa concentrazione di acqua, bicarbonato e cloro, una pi bassa concentrazione di principi emulsionanti.

Sali biliari : acidi derivati dal colesterolo acido colico e chenodesossicolico complessati con una molecola di glicina o taurina acidi glico o tauroconiugati e successivamente neutralizzati da cationi Na sali biliari possedenti unazione detergente e tensioattiva sulle gocce lipidiche, in modo da creare emulsioni ad ampia superficie reattiva lipolitica, ed una capacit di formare micelle veicolanti trigliceridi, in modo da facilitare lassorbimento dei grassi. Pigmenti biliari : soluzione di bilirubina diretta o cogniugata, composta da una molecola di bilirubina, presa dal pool di bilirubina libera plasmatica prodotta dal catabolismo del gruppo eme e viaggiante assieme allalbumina, coniugata dal fegato a due acidi glucuronici per renderla idrosolubile ed espellibile. NOTA MEDICA ! ittero Littero dato da qualsiasi evento patologico che alzi la concentrazione plasmatica di bilirubina oltre a 2mg/100ml Ittero genetico : viene prodotto da difetti congeniti nella detossificazione epatica della bilirubina Ittero emolitico : viene prodotto dallaccumulo plasmatico di una grossa quantit di emoglobina Ittero ostruttivo : viene prodotto dal travaso di bilirubina diretta o coniugata dai dotti epatici al sangue per via dellostruzione delle vie biliari (calcoli, neoplasie, ecc) NOTA MEDICA ! deficit biliare e steatorrea In caso di deficit biliare si ha una parziale digestione die grassi che, inevitabilmente, ricompaiono nelle feci che avranno un aspetto untuoso. Produzione della bile : la bile viene secreta dal fegato esocrino e successivamente, nelle ore interprandiali, immagazzinata nella colecisti che va ad aumentarne la concentrazione ed acidificarne la composizione; a seconda dello stimolo parasimpatico/ormonale pu, quindi, essere riversata nel duodeno una bile coleretica od una bile colagoga con azione lievemente differente. Secrezione della bile coleretica : processo secretivo esocrino e quasi continuo del fegato, producente da 600 a 1000 ml di bile al giorno, caratterizzato dalla secrezione nei canalicoli biliari di una bile molto concentrata, poi modificata e diluita durante il suo percorso nei dotti escretori da una secrezione ricca di acqua e ioni bicarbonato ad opera dei colangiociti delle vie biliari (questa seconda secrezione pu diluire la bile sino a 2 volte il suo volume iniziale)

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Circolo enteroepatico e produzione degli acidi biliari : ogni giorno il fegato secerne 6g di acidi biliari, tuttavia, circa il 94% di tale quantit viene riassorbita dallintestino tenue e rinviata al fegato per essere riciclata nella bile; una molecola di acido biliare, in media, ricircola per 17 volte prima di essere espulsa, ma in caso di eccessiva perdita di sali biliari il fegato capace di aumentarne la produzione sino a 6-10 volte.

Formazione della bile colagoga : durante le ore interprandiali, quando la bile non pu essere riversata nel duodeno, viene deviata ed immagazzinata nella colecisti, capace di contenere tutta la bile coleretica prodotta in un giorno 450 ml concentrandola in massimo 30-60 ml (la sua capienza); la concentrazione avviene per assorbimento ATPasico di Na e Cl, con osmosi conseguente dellacqua. Secrezione della bile colagoga : in seguito allo stimolo parasimpatico o ormonale della colecisti avviene lapertura dello sfintere di Oddi e della valvola a spirale, accompagnato da una serie di contrazioni ritmiche della colecisti che la svuotano completamente in 1 ora (solo in presenza di pasti con elevato apporto grasso) Regolazione della secrezione biliare : la secrezione biliare finemente regolata e coordinata con la digestione tramite un sistema autonomo nervoso ed un sistema endocrino locale che ne decidono la quantit e le qualit. Effetto colagogo : effetto attivato da segnali acetilcolinergici, provenienti dalle afferenze vagali o da riflessi enteroenterici, o da segnali endocrini a base di colecistochinina, stimolati dalla presenza di acidi grassi indigeriti nel duodeno; avente la funzione di riversare nel duodeno una bile pi attiva e concentrata attivando lo svuotamento colecistico. Effetto coleretico : effetto attivato da segnali endocrini locali a base di sercretina, rispondenti allabbassamento del pH della mucosa duodenale, stimolante la produzione di bile coleretica ad ampio contenuto di ioni bicarbonato. RUOLO DEL FEGATO ENDOCRINO : il fegato endocrino ha una funzione di centrale biochimica per lelaborazione dei nutrienti essendo il primo organo ricevente il sangue enterico; esso esegue operazioni sulle varie classi di nutrienti : Glucidi :
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Stoccaggio del glucosio: lunico organo in grado di stoccare il glucosio sotto forma di glicogeno rapidamente mobilizzabile ed immissibile nel circolo ematico. Conversione dei monosaccaridi in glucosio : gli epatociti sono in grado di convertire fruttosio e galattosio in glucosio per le funzioni cellulari. Gluconeogenesi : formazione di nuove molecole di glucosio plasmatico da precursori aminoacidici.

Proteine :
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Processi di deaminazione aminoacidica : il fegato in grado di deaminare gli aminoacidi trasformandoli nei chetoacidi equivalenti, ed eventualmente convertirli in antri aminoacidi oppure catabolizzarli nel ciclo di Krebs o nella gluconeogenesi. Processi di sintesi proteica : il fegato in grado di produrre le proteine plasmatiche a maggiore concentrazione. Ciclo dellurea : il fegato in grado di eliminare lammoniaca circolante nel sangue sintetizzando urea poi filtrata dai reni.

LIpidi :
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Chetogenesi : il fegato sede di processi di ossidazione degli acidi grassi per formare corpi chetonici. Metabolismo e catabolismo del colesterolo : il fegato responsabile della mobilizzazione del colesterolo nel corpo tramite lipoproteine e della sua eliminazione tramite sali biliari. Conversione lipidica del glucosio : gli epatociti sono in grado di convertire glucosio in acidi grassi e trigliceridi.

Detossificazione epatica delle molecole liposolubili : il fegato permette una funzione di idrosolubilizzazione ed, eventualmente, di inattivazione parziale o totale delle molecole liposolubili o idrosolubili dannose in modo sia da

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immettere nel circolo sistemico loro derivati meno tossici e pi facilmente espellibili dai reni, sia da espellere esso stesso i componenti tossici tramite acidi biliari. NOTA MEDICA ! detossificazione farmacologica e tolleranza Molti principi attivi farmaceutici possiedono un metabolismo epatico che ne immette in circolo un catabolita modificato e scarsamente attivo; la cronicit nellassunzione di un determinato principio attivo porta allo sviluppo di una maggiore quantit di enzimi catabolizzanti e quindi alla necessit di aumentare la dose per ottenere lo stesso effetto. RISPOSTE PROTETTIVE DELLAPPARATO DIGESTIVO : VOMITO : meccanismo protettivo e motorio del tubo digerente e dei muscoli volontari ad esso associati, evocato da tutto gli stimoli agenti sul centro del vomito bulbare, con la funzione di liberare la parte prossimale de tubo digestivo del suo contenuto qualora una sua parte qualsiasi sia eccessivamente dilatata o compromessa. Meccanismo nervoso di attivazione del vomito : quando afferenze sensoriali qualsiasi vanno ad attivare un gruppo di nuclei del bulbo centro del vomito si ha lattivazione di uno stimolo motorio che tramite nervi vaghi e ortosimpatici va a controllare lantiperistalsi e tramite nervi V, VII, IX, XII e nervi spinali va a controllare i movimenti volontari.
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Zona chemocettrice di induzione al vomito : piccolo nucleo neuronale, posto al contatto con il fluido cerebrospinale del IV ventricolo, capace, se stimolato da schemi mentali, molecole chimiche o impulsi elettrici, di stimolare direttamente il centro del vomito bulbare .

Fattori che attivano il centro del vomito :


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Fattori di distensione o irritazione gastroenterocolica : particolari recettori sensitivi viscerali posti nelle pareti gastriche (soprattutto) intestinali o coliche possono afferire tramite vie vagali o ortosimpatiche direttamente al centro del vomito, provocando la sua attivazione. Fattori chimici : particolari molecole chimiche agenti facilmente diffusibili (alcool, tossine, farmaci emetici) possono entrare nel liquor e stimolare la zona chemocettrice di induzione al vomito. Fattori psichici : particolari schemi mentali o stati di coscienza possono indurre una stimolazione del centro chemotattico di induzione del vomito causando vomito centrale. Cinetosi : accelerazioni del corpo molto repentine e con rapidi cambiamenti di direzionalit possono causare, in alcuni soggetti, uniperstimolazione del vestibolo e con essa, uniperstimolazione del centro chemotattico di induzione al vomito Ipertensione endocranica : in seguito allaumento della pressione del liquido cefalorachidiano pu avvenire una compressione del nucleo chemotattico di induzione al vomito con manifestazione di vomito a getto senza nausea.

Movimenti muscolari del vomito : il vomito viene parzialmente determinato da movimenti intrinseci al tubo digerente movimenti antiperistaltici ed in larga maggioranza causato da contrazioni riflesse ed intense della muscolatura striata atto del vomito vero e proprio, tutto in una sequenza ben determinata ed organizzata. Antiperistalsi : atto che prelude al vomito, manifestato come una successione di onde peristatliche propagate allinverso nella direzione dellesofago capace di spingere alla velocit di 2-3 cm/s tutto il contenuto del tenue distale allinterno della cavit gastrica ma, tuttavia, insufficiente per espellere tale materiale tramite lesofago. Contrazione viscerale : forte contrazione della muscolatura intrinseca duodenale e gastrica, accompagnata dal parziale rilasciamento dello sfintere cardiaco, ausiliaria ma non sufficiente allespulsione di materiale dallesofago. Sequenza di contrazione striata riflessa : sequenza complessa ed organizzata di contrazione della muscolatura striata associata al tubo digerente fungente da protezione delle vie aeree dallingresso di vomito e da fattore determinante per lespulsione gastro-duodenale tramite esofago.

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1. Abbassamento del diaframma : inspirazione profonda funzionale allaumento della pressione intraaddominale del soggetto. 2. Sollevamento dellosso ioide : movimento funzionale al rilassamento e allallargamento dello sfintere esofageo superiore. 3. Chiusura della glottide : movimento funzionale alla protezione dallaspirazione del materiale vomitato (viene infatti accompagnata dalla subitanea paralisi del diaframma addominale e, quindi, della respirazione) 4. Sollevamento del palato molle : si ha la totale protezione delle coane nasali dallingresso di materiale vomitato. 5. Forte contrazione del diaframma addominale e dei muscoli adominali retti e obliqui : si ha un grande aumento della pressione endoaddominale con conseguente espulsione di materiale gastrico e duodenale attraverso lesofago (uno dei movimenti principali del vomito) Senso della nausea : sensazione preludente, nella maggior parte dei casi, allatto del vomito creata dallattivazione totale o parziale del centro del vomito e della sua stimolazione di ritorno della corteccia cerebrale cosciente.

CUORE E METODI DINDAGINE


Riassunto del Guyton sulla base del programma di Reggiani CARATTERISTICHE DEL TESSUTO MUSCOLARE CARDIACO : MIOCARDIOCITI : sono delle cellule muscolari specializzate formantiil miocardio di conduzione d di lavoro del cuore, caratterizzate da una dimensiona abbastanza elevata, dalla lunghezza di circa 100um e la larghezza di circa 30-40 um, da un sacroplasma interno caratterizzato da uno o due grandi nuclei centrali, da un grande volume in mitocondri circa il 30 % essendo cellule esssenziamente ossidative - disposti assieme al reticolo ndoplasmico ed al Golgi lungo il suo asse centrale, da una grande quantit di miofibrille contrattili organizzate in unit ben ordinate sarcomeri connesse alle altre cellule mediante delle sinapsi elettro-meccaniche a margini netti dischi intercalari e da un reticolo sarcoplasmico molto sviluppato formante con i tubuli a T delle diadi funzionali per la contraizone muscolare, omologhe a quello dei muscoli scheletrici.
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Legge empirica della velocit di conduzione elettrotonica miocitica : la velocit di conduzione delle correnti elettrotoniche tra i vari miociti di un unico circuito direttamente proporzionale al raggio della cellula ed direttamente proporzionale alla resistenza delle giunzione intercellulari.

Miocardio di lavoro : miocardio di origine mesodermica, caratterizzato da cellule di medie dimensioni, da dischi intercalari a lenta conduzione (alta resistenza elettrotonica) 0,3-0,5 m/s da un sarcoplasma ricco di miofibrille contrattili ben organizzate e da una rete tubulo-vescicolare di immagazzinamento del Ca.
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Miocardio atriale : tessuto muscolare componente le pareti degli atrii cardiaci, possiede una velocit di conduzione di 0,5ms. Miocardio ventricolare : tessuto muscolare componente le pareti dei ventricoli, possiede una velocit di conduzione di 0,5ms.

Miocardio di conduzione : miocardio di origine ectodermica (creste neurali) e debolmente contrattili, caratterizzato sia da cellule nodali molto piccole (nodo senoatriale e atrioventricolare), che da cellule del purkinje di grandi dimensioni (fascio di Hiss e di conduzione), collegate fra loro da dischi intercalari a rapida conduzione (bassa resistenza) 4 m/s circa e possedenti sarcoplasmi poveri di miofibrille e scarsamente organizzati, privi di una rete tubulo-vescicolare di immagazzinamento di Ca.
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Nodo AV : possiede una velocit di conduzione bassa 0,1ms per via delle cellule a piccolo diametro, utile nelleconomia di posticipare la contrazione dei ventricoli dopo la sistole atriale. Fascio di Hiss : possiede una velocit di conduzione altra 2-3 ms per via delle cellule a diametro maggiore (cellule del Purkinje)

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Disco intercalare e funzione : le cellule del tessuto miocardico formano un unico grande conduttore di correnti elettrotoniche meccanicamente concorde in ogni sua parte, a causa di particolari e specializzate aderenze intercellulari dischi intercalari disposte trasveralmente ai fasci di miofibrille delle cellule cardiache, con funzione di unirne meccanicamente i sarcomeri, in modo omologho alle linee Z dei sarcomeri dei miociti striati, e di consentire una elevata corrente di scambio ionico corrente elettrotonica tramite una grandissima quantit di gap junction tra i sarcoplasmi delle cellule collegate, rendendo possibile sia conduzione elettrotonica dei potenziali dazione contrattili, sia lunitariet meccanica del muscolo.
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Miocardio come sincizio funzionale : il cuore composto da due grandi sincizi funzionali sincizio atriale e ventricolare separati fra loro da uno scheletro fibroso che ne impedisce la conduzione reciproca scheletro fibroso del cuore e collegati solamente da un unico sistema di conduzione elettrotonica fascio di Hiss o atrioventricolare. Imp : la suddivisione elettrica e meccanica del cuore in due sincizi funzionali ad opera dello scheletro fibroso, permette una suddivisione e la conseguente organizzazione della contrazione atriale e ventricolare; l prima, infatti, precede sempre la seconda in una sistole cardiaca fisiologica.

ATTIVITA ELETTRICA INTRINSICA DEI MIOCARDIOCITI: Potenziali dazione del miocardio : onda di variazione di potenziale del sarcoplasma del cardiomiocita possedente un ampiezza di 105 mV, da -85mV a +20mV, caratterizzata da un picco immediato dato dallapertura dei canali del sodio spike fase 0 da un periodo di parziale ripolarizzazione per lenta apertura apertura dei canali del potassio fase 1 seguita da un periodo di prolungata depolarizzazione di 0,2 secondi plateau o fase 2 causato dallapertura lenta dei canali del calcio-sodio e dalla continua riapertura dei canali del potassio, e da una repentina depolarizzazione da apertura dei canali del potassio ripolarizzazione o fase 3 seguita sa un periodo refrattario di variabile durata periodo refrattario assoluto o fase 4 (fase 3 + fase 4 durano 100-200 ms in media)
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Miocita ventricolare : possiede una fase 0 di salita alta e ripida, una fase 1 di discesa breve, una e fase di mantenimeno 2 abbastanza breve ma costante, ed una fase 3 breve. Miocita atriale : possiede una fase 0 egualmente alta e ripida, una fase 2 di discesa pi breve dei quella ventricolare. Cellula del Purkinje : possede una fase 0 molto breve e istantanea, una fase 1 di discesa, una fase 2 di mantenimento, ed una fase 3 e 4 piuttosto brevi. Cellula nodale : possiede una fase 0 abbastanza dolce corrente funny (motivo dellautomatismo) una discesa ripida e unica per la fase 1 e 2, ed una fase 3 estremanente lenta ed instabile

Principi citologici di comparsa del plateau o fase 2 : il potenziale dazione dei cardiomiociti possiede un periodo di depolarizzazione 15 volte pi duraturo di quello delle fibre scheletriche; poich, sia i canali del Ca-Na sono estremamente lenti (rimangono aperti per 0,3-0,3s), sia i canali del potassio possiedono una permeabilit 5 volte minore durante la depolarizzaizone ritardando la ripolarizzazione. Periodo refrattario : periodo di tempo durante il quale il cardiomiocita innalza di molto la propria soglia di eccitabilit, divenendo non stimolabile, mentre rigenera il proprio equilibrio elettrochimico tramite lazione di una pompa Na/K ATPasica, di una pompa Ca ATPasica e di un antiporto Na/Ca.
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Periodo refrattario del muscolo ventricolare : dura circa 0,25-0,30s Periodo refrattario del muscolo atriale : dura circa 0,15s

Durata della contrazione o diastole : la diastole comincia dopo alcuni millisecondi dalla stimolazione elettrica, quindi possiede una durata pari al potenziale dazione 0,3s ventricolo-0,2 atrio. NOTA MEDICA ! extrasistole

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Anche se il miocardio di trova in uno stato di refrattariet post contrattiva, una stimolazione di tipo elettrotonico estremamente intensa pu causare linsorgenza di una nuova contrazione sovrannumeraria denominata extrasistole. Tubuli a T dei cardiomiociti : sono molto pi sviluppati di quelli delle fibre muscolari striate poic possiedono un diametro maggiore e quindi un volume 25 volte maggiorato. Dipendenza dal calcio della contrazione : la forza contrattile dei cardiomiociti dipende essenzialmente dal calcio; senza una soluzione interstiziale ricca di calcio queste cellule non possono contrarsi. INIZIO DELLA CONTRAZIONE O INGRESSO DEL CALCIO : linizio della contrazione delle miofibrille dei sarcomeri del muscolo cardiaco avviene tramite laumento del calcio sarcoplasmatico tramite depolarizzazione dei tubuli a T e delle diadi funzionali che innesca 3 meccanismi differenti e voltaggio-sensibili : Ingresso del calcio mediante canale diidropiridine/DHPR/L : canale cationico Ca/Na voltaggio sensibile a rapida attivazione e lunga durata, che stimolato dalla depolarizzazione dei tubuli a T permette un rapido ingresso di Ca e Na extracellulare nel sarcoplasma, determinando il primo spike fase 0 della depolarizzazione del miocardiocita e lingresso del 50% del calcio della contrazione. Insufficienza dei canali L nel triggering dei sarcomeri : i canali L non possono innelzare la concentrazione del calcio in modo tale da attivare i sarcomeri miocardici, ma necessitano di una amplificazione tramite canali RyR

Amplificazione del calcio tramite complesso Rianodina(RyR)/Rodopsina : i recettori calcio dipendenti della rianodina, posti sulla membrana interna del tubulo a T, eccitati dallingresso del calcio tramite recettori L, vanno ad attivare meccanicamente i canali Ca della Rodopsina del reticolo sarcoplasmatico, a lunga attivazione e lunga durata, che determinano un flusso di amplificazione della concentrazione del calcio (duraturo) dal reticolo sarcoplasmatico al sarcoplasma, andando ad amplificare lazione dei recettori DHPR,, responsabili al 50% dellingresso del calcio nel miocardiocita. Meccanismo alternativo dingresso del calcio - scambiatore Na/Ca : scambiatore trasmembrana elettrogenico, presente sulla membrana sarcolemmatica e sulla membrana del sarcoplasma, che, in condizioni normali, a cellula polarizzata, in grado di utilizzare il gradiente del sodio in ingresso per far uscire il calcio, creando una corrente positiva in uscita e quindi una differenza di potenziale, e che, a cellula depolarizzata, in grado di utilizzare il gradiente del sodio in uscita per far entrare il calcio, permettendo unamplificazione della concentrazione del calcio; questo scambiatore controllato, infatti da : Il gradiente del Na Il gradiente del Ca Il gradiente elettrico

ACCOPPIAMENTO INGRESSO DEL CALCIO CONTRAZIONE : viene determinato dalla disinibizione del sito di attacco della miosina sullactina, tramite spostamento della tropomiosina comandato dalla tromonina C, e dalla attivazione della miosina (actina dipendente) che carica subito ATP. 1. La miosina idrolizza ATP in ADP+Pi andando a raddrizzare la propria testa e a caricare di un legame istabile il suo sito di attracco allactina. 2. Laumento del calcio intrasarcoplasmatico causa lattivazione della troponina C del sarcolemma. 3. La troponina C varia allostericamente, causando lo spostamento della tropomiosina e la scopertura dellactina. 4. La miosina contatta con la sua testa lactina scoperta e determina la formazione di un ponte trasversale con essa. 5. La miosina rilascia ADP e Pi causando il piegamento del collo della miosina determinante colpo di potenza 6. La miosina lega ATP causando la dissociazione della testa dallactina con reinizio del ciclo.

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FINE DELLA CONTRAZIONE : la terminazione della contrazione dei sarcomeri miocardiocitici determinata dalla riduzione della concentrazione intracellulare di Ca, ovvero, dal pompaggio del calcio al di fuori della cellula, allinterno del mitocondrio e allinterno del reticolo sarcoplasmatico. Trasporto allinterno del reticolo : fenomeno affidato a una pompa reticolare del calcio possedente una proteina di controllo che si chiama fosfolambano (PLB). Il trasporto allesterno : fenomeno affidato a una pompa sarcolemmale del calcio e allo scambiatore Na/Ca, che riceve la sua energia dal gradiente di calcio ed elettrico creato dalla pompa Na/K ATPasi. Trasporto nel mitocondrio : fenomeno affidato ad un canale unidirezionale di ingresso del calcio che frutta gradiente elettrico tra mitocondrio (fortemente negativo) e citosol del miocardiocita. Fuoriuscita del Ca dal mitocondrio : viene normalmente affidata ad uno scambiatore Na/Ca mitocondriale non elettrogenico, in grado di trasportare due ioni Na per ogni ione Ca. FORZA DI CONTRAZIONE DEL CARDIOMIOCITA : la forza di conrazione totale svilupata da questa cellula il valore del quanto di forza sviluppato da ogni miosina 50pN moltiplicato per ogni miosina attivata nella cellula muscolare; tuttavia tale forza totale non mai massimale per via di fattori che diminuiscono il numero di rapporti actine-miosine da quello massimo : Allungamento del miocardiocita (volume della camera cardiaca) : i miocardiociti sviluppano una forza direttamente proporzionale al loro allungamento, poich, tale fenomeno meccanico consente lingresso di pi calcio e quindi la disponibilit di pi complessi actina-miosina. Aumento cronotropo della frequenza cardiaca : essenod i processi di recupero del calcio nel reticolo sarcoplasmatico pi veloci di quelli allesterno del sarcolemma, un aumento della frequenza cardiaca porta ad un maggiore immagazzinamento e concentrazione di calcio nel reticolo sarcoplasmatico dallesterno della cellula, responsabile, a depolarizzazione iniziata, di una maggiore concentrazione di Ca nel sarcoplasma e quindi di una maggiore quantit di complessi actina-miosina disponibili, provocando maggiore forza.

Effetto della catecolamine : effetto della noradrenalina a secrezione ortosimpatica e delladrenalina a secrezione surrenalica, mediata dalla stimolazione con uguale affinit dei recettori adrenergici 1 del miocardio di lavoro e di conduzione, finalizzata ad aumentare la forza di contrazione tramite 3 processi : Effetto inotropo che aumenta la forza di contrazione : effetto che aumenta il numero di quanti miofibrillari attivati tramite un aumento della quantit di calcio massima liberata allinterno della cellula muscolare cardiaca. Effetti che aumentano la frequenza : effetti che agiscono maggiormente sul periodo diastolico, ed in minor misura su quello sistolico. Effetto lusitropo : fenomeno di accorciamento della contrazione sistolica del cuore, tramite aumento della velocit con cui si sviluppa il picco di forza sistolica, ottenuto con un aumento della velocit dellingresso del calcio e del sodio nella cellula.

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Fenomeno cronotropo positivo : fenomeno di accorciamento del rilasciamento diastolico del muscolo cardiaco, mediante aumento della corrente funny Na/Ca di depolarizzazione autonoma del miocardio di conduzione.

Meccanismo molecolare :il recettore adrenergico 1 in grado di aumentare il picco massimo di Ca e di aumentarne la velocit di crescita, mediante un aumento dellattivazione delladenilato ciclasi, un aumento del cAMP intracitosolico, ed una attivazione della PKA che fosforila : Sul recettore DHPC : comporta un aumento del calcio in entrata dallesterno e quindi una maggiore concentraizone ed una maggiore velocit. Sul recettore RyR (rodopsina) : comporta una maggiore uscita di calcio dal reticolo sarcoplasmatico con una maggiore concentrazione ed una maggiore velocit. Sulla recettore del fosfolambano PLB (inibitore della SERCA) : comporta un maggiore reuptake del Ca dal citosol al reticolo sarcoplasmatico mediante SERCA, con conseguente diminuzione del periodo di rilasciamento. Sulla troponina I TNI del muscolo : fosforilazione che facilita lallontanamento del calcio dalla troponina e quindi che accorcia il processo di rilasciamento.

CICLO CARDIACO CICLO CARDIACO : serie di eventi compresi tra linizio di una sistole e linizio di quella successiva, determinati dalla generazione di un potenziale contrattile da parte del nodo senoatriale, dalla sua conduzione al nodo atrioventricolare contrazione degli atrii dalla sua conduzione rallentata nel setto tramite il fascio di Hiss (ritardo di 0,1s) e dalla sua ultima diramazione alla parete ventricolare contrazione dei ventricoli e dal successivo rilasciamento degli atrii diastole atriale - e dei ventricoli diastole ventricolare. Diastole : fenomeno di rilassamento e riempimento delle camere cardiache Sistole : fenomeno di contrazione e svuotamento delle camere cardiache Durata totale del ciclo cardiaco : misura pari al reciproco della frequenza cardiaca modificabile, sia nella sua frazione sistolica che nella sua frazione diastolica, con lazione inotropa (positiva o negativa) del muscolo cardiaco. Aumento cronotropo : la velocizzazione della frequenza cardiaca avviene diminuendo principalmente il periodo di diastole (ad una frequenza di 200 battiti/min il tempo di sistole ancora di 65%) ottenendo distensioni parziali del cuore che quindi pu pompare meno sangue (a singolo ciclo cardiaco) delle fasi a riposo. ATRII COME POMPE DINNESCO : gli atrii aumentano lefficienza del pompaggio del 20% andando ad immettere nelle camere ventricolari il 20% del volume massimo pompato in condizione di riposo (72 battiti/min); la pressione venosa in ingresso al cuore, infatti, apporta gi l80% del volume totale massimo ventricolare. Imp : gli atrii cardiaci non possiedono una funzione di tipo essenziale pe il pompaggio del cuore, poich esso, in condizione di riposo, eccede gi di 300-400% la minima richiesta circolatoria sistemica. Variazione della pressione atriale : la pressione di qualsiasi atrio si intensifica in 3 picchi curva a, c, v separati fra loro da 2 depressioni depressione x e y causate dal riempimento e dalla contrazione dei ventricoli e degli atrii stessi.
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Curva a : primo spike della pressione sanguigna atriale, dato dalla contrazione degli atrii, iniziante in un momento lievemente successivo alleccitazione del nodo senoatriale. Curva dellatrio sinistro : possiede unampiezza di 7-8 mmHg

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Curva dellatrio destro : possiede unampiezza di 4-6 mmHg


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Curva c : curva alta ma poco ampia, causata dalla protrusione delle cuspidi valvolari negli atrii e dal lieve reflusso sanguigno ventricolo-atriale ad opera della contrazione ventricolare. Depressione x : depressione data dallabbassamento della parete atrioventricolare durante la contrazione sistolica dei ventricoli Curva v : curva ad ascesa lenta e discesa molto veloce determinata dal lento afflusso del sangue dalle vene agli atrii durante la fine della fase sistolica ventricolare. Depressione y : viene creata dal riempimento ventricolare rapido da apertura delle valvole AV durante la fase di diastole ventricolare.

FUNZIONE DEI VENTRICOLI COME POMPE : Fenomeni diastolici : Riempimento dei ventricoli : fenomeno che si verifica durante la diastole, non appena la pressione ventricolare cade al di sotto di quella atriale, a propria volta aumentata in seguito allingresso del sangue venoso; si ha quindi la veloce apertura della valvole AV ed un ingresso di sangue suddivisibile in 3 fasi : Riempimento rapido dei ventricoli : occupa il primo terzo della diastole ventricolare e permette lafflusso del maggior volume sanguigno. Riempimento lento dei ventricoli (diastasi) : fenomeno occupante il secondo terzo della diastole ventricolare che permette lafflusso di un minore volume di sangue. Sistole atriale : fenomeno occupante il terzo terzo della diastole ventricolare, permettendo lafflusso del 20% del volume sanguigno totale. Volume fine diastole o teledastolico : volume totale, lievemente superiore al normale, che i ventricoli assumono alla fine della diastole, in seguito alla contrazione degli atrii; il valore medio di 110-120 ml. o Aumento del volume telediastolico : in un cuore sano, in seguito ad un aumento inotropo della funzione cardiaca, pu aumentare sino ad un massimo medio di 150-180 ml.

Fenomeni sistolici : Contrazione isovolumica dei ventricoli : periodo lungo 0,02-0,03 s, caratterizzato dallaumento della tensione nelle miofibrille cardiomiocitiche senza un effettiva riduzione della loro lunghezza, durante il quale la pressione intraventricolare sale bruscamente, a valvole arteriose chiuse, sino ad eguagliare la pressione dellaorta e del tronco polmonare. Periodo di eiezione sistolica : periodo durante il quale la pressione intraventricolare supera quella arteriosa, aprendo velocemente la valvola arteriosa e premettendo lefflusso del volume di eiezione o gittata sistolica allinterno del tronco polmonare e dellaorta in 3 fasi differenti : Periodo di eiezione rapida : periodo caratterizzato da unaccelerazione netta della velocit di contrazione cardiaca ed espellente il 70% della gittata sistolica, durante il primo terzo della contrazione sistolica. Periodo di eiezione lenta : periodo caratterizzato da un rallentamento della velocit di contrazione cardiaca e dallespulsione del 30% della gittata sistolica, durante il gli ultimi 2 terzi della contrazione sistolica. Volume di fine sistole o telesistolico : volume totale rimanente nei ventricoli alla fine del processo di contrazione muscolare, ammontante ad un valore medio di 40-50 ml.

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Diminuzione del volume telesistolico : in seguito ad un aumento dellattivit inotropa del cuore il volume telediastolico pu giungere ad un valore di 10-20 ml.

Volume di gittata sistolica ventricolare : quantit del volume sanguigno telediastolico espulso durante la contrazione sistolica, ammontante a 70 ml, cio ad una percentuale del volume telediastolico frazione di eiezione del 60% o Aumento del volume di gittata : pu essere aumentato di molto in seguito ad attivit inotropa del cuore tramite aumento del volume telediastolico o diminuzione del volume telesistolico.

Limite di efflusso del ventricolo sinistro : ammonta a circa 80 mmHg Limite di efflusso del ventricolo destro : ammonta a circa 8 mmHg Rilasciamento isovolumico dei ventricoli : periodo iniziato bruscamente subito dopo il la chiusura delle valvole arteriose e prolungato per 0,03-0,06s, durante il quale si sviluppa una riduzione della tensione delle miofibrille cellulari senza tuttavia un ampliamento corrispettivo del volume ventricolare. VALVOLE CARDIACHE : dispositivi fibrosi composti da tessuto connettivo e da endocardio estremamente resistenti, comandate da differenze pressorie ed agenti come dispositivi impedenti il reflusso sanguigno da zone ad alta pressione a zone a bassa pressione del sistema circolatorio; sono presenti due valvole tra atrii e ventricoli valvole antrioventricolari e due valvole tra ventricoli e vasi arteriosi valvole arteriose. Valvole atrio-ventricolari : dispositivi valvolari fibrosi rivestito dendocardio, impedenti il reflusso sanguigno tra dai ventricoli agli atrii durante le contrazioni sistoliche, caratterizzati da una struttura abbastanza fine e leggera, richiedente un flusso retrogrado di chiusura quasi nullo, da un diametro piuttosto elevato, determinante un flusso in ingresso lento massivo, da particolari muscoli papillari e corde tendinee che ne impediscono il prolasso negli atrii e dalla sottoposizione ad una bassa differenza pressoria, determinante il loro basso grado di abrasione. Valvole arteriose : dispositivi valvolari a nido di rondine, composti da tessuto fibroso spesso rivestito da endocardio, impedenti il reflusso sanguigno dai vasi arteriosi ai ventricoli diastolici, caratterizzati da una struttura abbastanza spessa e pesante, richiedente un flusso retrogrado intenso di qualche millisecondo, da un diametro piuttosto limitato, determinante una velocit di eiezione molto elevata, dallassenza di dispositivi anti prolasso (corde tendinee) e dalla sottoposizione ad elevatissime differenze pressorie, determinanti un altissimo grado di abrasione meccanica ai lembi. Chiusura dicrota delle valvole arteriose : le valvole arteriose si chiudono permettendo e necessitando di un piccolo reflusso sanguigno che accelera, di poco, la diminuzione dei pressione aortica. - Onda pressoria dicrota : onda caratterizzata da un piccolo picco di diminuzione della pressione incisura dicrota dei vasi arteriosi, in seguito alla chiusura della valvola, seguita da un secondo picco di aumento pressorio dato dal ritorno elastico del vaso arterioso, e da un ultima diminuzione dolce della pressione tramite il flusso sanguigno in direzione distale al cuore. Differenza tra sistema ventricolare destro e sistema sinistro : il sistema ventricolare destro presenta pressioni che sono sino ad 1/6 pi basse del sistema ventricolare sinistro. LAVORO DI EIEZIONE : quantit di energia netta che il cuore converte in lavoro ad ogni ciclo cardiaco, composto da due componenti : lavoro volume pressione e lenergia cinetica del flusso sanguigno. Lavoro di eiezione al minuto : quantit di energia trasformata in lavoro cardiaco durante un intero minuto; dipende dalla frequenza cardicata e dalla entit del lavoro di eiezione.

Lavoro volume-pressione : componente principale del lavoro effettuato dal cuore 99%, necessaria per pompare il sangue a bassa pressione delle vene allinterno del sangue ad alta pressione del sistema arterioso proporzionale alla variazione di volume per la variazione di pressione.

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Energia cinetica del flusso : componente minoritaria del lavoro esercitato dal cuore 1%, necessaria per donare energia cinetica al flusso ematico accelerandone la velocit da quasi 0 a velocit di flusso; direttamente proporzionale alla massa del sangue pompato ed al quadrato della sua velocit.

NOTA MEDICA ! stenosi aortica e lavoro di eiezione Normalmente la componente cinetica dlel lavoro di eiezione abbastanza limitata; tuttavia, in caso di stenosi dei grandi vasi subito al di fuori dei ventricoli, la maggiore resistenza al flusso sanguigno potrebbe innalzare la componente cinetica del lavoro sino a quasi il 50 % del lavoro di eiezione. Analisi grafica del ciclo cardiaco : pensando al cuore come una macchina idraulica (pistone) e al lavoro come il prodotto tra V e P, si pu apprezzare il lavoro di eiezione come larea sottesa dalle curve del ciclo cardiaco ad una determinata capacit volumetrica, incardinate sulle curve PV costanti della variazione pressoria diastolica e sistolica Caratteristica della curve PV diastoliche e sistoliche : Curva PV della pressione diastolica : curva ottenuta riempendo il ventricolo di volumi crescenti di liquido e misurandone la pressione interna ad ogni riempimento pressione telediastolica (fine riempimento) caratterizzata da un aumento lento sino ai 150 ml, dopo i quali, vi una veloce impennata pressoria. Aumento pressorio lento sotto i 150 ml : in queste condizioni il muscolo ventricolare non possiede alcuna resistenza al riempimento di tipo passivo tensione o pericardio e pu quindi espandersi senza necessitare di elevate pressioni. Aumento pressorio veloce sopra i 150 ml : in queste condizioni il muscolo cardiaco ha raggiunto la sua tensione fibrillare massima e la capienza massima del sacco pericardico; dopo questo volume il riempimento viene ostacolato, necessitando una sempre maggiore pressione. Curva PV della pressione sistolica : curva ottenuta misurando la pressione esercitata dalla contrazione dei ventricoli cardiaci su volumi via via crescenti di sangue, caratterizzata da un aumento costante e veloce di pressione sino ad un volume massimo 150-170ml, corrispondente ad una pressione massima, dopo il quale vi un calo della pressione esercitata. Aumento della veloce della pressione : la pressione esercitata dai ventricoli aumenta allaumentare del volume di sangue in essi contenuto; sino a raggiungere un valore critico di pressione 250-300 mmHg per il destro e 60-80 mmHg per il sinistro dopo il quale essa diminuisce. Diminuzione della capacit contrattile ventricolare : i ventricoli possiedono una capacit dilatativa massima caratterizzata da una massima forza contrattile, oltre la quale le teste delle fibre di miosina cardiomiocitica divengono troppo lontane dallactina per esercitare unottimale forza cotrattiva. Ciclo cardiaco incardinato sulle curve PV :
1.

Periodo di diastole - riempimento : le camere s riempiono di sangue passando da un volume telesistolico di 50ml a 2-3 mmHg, ad un volume telediastolico di 120ml a 5-7 mmHg. Lavoro negativo : in questa fase il lavoro viene esercitato dal sangue sulla parete del ventricolo.

2.

Periodo di contrazione - isovolumica : le camere dei ventricoli aumentano la tensione dei propri sarcomeri, causando un aumento della pressione ventricolare, ad un livello ancora minore della pressione arteriosa, mantenendo le valvole arteriose chiuse e quindi non variando il proprio volume.

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Lavoro nullo : siccome vi variazione di pressione ma nessuna variazione di volume il lavoro esercitato dal cuore nullo.
3.

Periodo di contrazione eiezione : le valvole arteriose si aprono (per surclassamento pressorio ventricolare/arterioso) andando a far diminuire il volume ventricolare telediastolico di 120 ml ad il volume telesistolico di 50ml, seguendo una curva di variazione pressoria (a concavit verso il baso) caratterizzata da una aumento iniziale e da una diminuzione finale. Lavoro positivo : siccome vi sia variazione di pressione e sia variazione di volume il lavoro altamente positivo.

4.

Periodo di diastole rilasciamento isovolumico : le valvole arteriose si chiudono e il muscolo ventricolare diminuisce la tensione dei propri sarcomeri; in questo modo si ha una diminuzione della pressione telesistolica sino a 2-3 mmHg mantenendo le valvole atrio-ventricolari chiuse, quindi, senza ingresso di sangue a variare il volume telesistolico di 50ml. Lavoro nullo : siccome vi variazione di pressione ma nessuna variazione di volume il lavoro esercitato dal cuore nullo.

Variazione del lavoro di eiezione a seconda della capacit del ciclo : quando vi un aumento della forza contrattile cardiaca e, contemporaneamente, del volume di sangue pompato; vi un allargamento a destra ed a sinistra delle curve del ciclo cardiaco, portando a sottendere un area maggiore, e quindi un maggior lavoro di eiezione. Spostamento del rilasciamento isovlumico a sinistra : una maggiore attivit contrattile cardiaca comporta un minor volume telesistolico di partenza alla diastole; questo comporta un minor volume allinizio del riempimento ed un allargamento a sinistra della curva. Spostamento del rilasciamento isovolumico a destra : una maggiore attivit contrattile cardiaca provoca un aumento della pressione arteriosa e venosa in ingresso al cuore (contemporaneamente ad un aumentata contrattilit atriale), causando un maggior volume di riempimento telediastolico e quindi, un allargamento a destra del ciclo cardiaco.

Fattori di variazione lavoro di eiezione : Precarico : tensione residua telediastolica delle camere ventricolari che facilita il lavoro contrattile del muscolo ventricolare; viene rappresentato dalla pressione telediastolica del ciclo cardiaco 2-3 mmHg in media. Postcarico : pressione resistiva che si oppone al movimento di pompa volume-pressione del cuore, rappresentata efficacemente dalla pressione arteriosa presistolica.

Energia chimica consumata dal cuore : quantit totale di energia da legami chimici rotti ATP consumata dal cuore per attuare il lavoro di un ciclo cardiaco, caratterizzata dallenergia consumata per la variazione VP del sangue e dallenergia dispersa dallinefficienza cardiaca. Fonti alimentari di energia chimica : 70% acidi grassi 10-30% glucidi, proteine e corpi chetonici

Energia dipendente dalla tensione : lenergia che il cuore consuma proporzionale allenergia consumata dai ventricoli per mantenere una determinata tensione delle miofibrille cardiomiocitiche, ed al tempo di mantenimento di tale tensione.

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Energia chimica di contrazione e volume cardiaco : pi le camere cardiache sono espanse pi energia chimica necessaria per generare la medesima pressione contrattile del sangue in uscita; questo dipende dalla formula P = F/V; volendo generare una P fissata con una superficie S maggiore dovr aumentare la tensione F del muscolo cardiaco, e quindi il suo consumo energetico.

Efficienza dellattivit di pompa cardiaca : percentuale di energia chimica consumata dal cuore effettivamente convertita in energia cinetica ed in variazione PV del sangue in esso contenuto, misurante (in media) 20-25% per un cuore sano e 5-10% per un cuore con insufficienza. La maggior parte dellenergia chimica consumata dal cuore viene tradotta in calore dai mitocondri dei cardiomiociti.

REGOLAZIONE DELLATTIVITA CARDIACA : la pressione ed il volume con il quale il sangue viene pompato possono essere variati tramite modulazione della forza e della frequenza contrattile del muscolo ventricolare, attraverso 2 sistemi differenti : un sistema intrinseco al miocardio ed un sistema estrinseco autonomo. Sistema intrinseco : questo sistema permette al cuore di aumentare la pressione e la portata del flusso sanguigno tramite una regolazione, dipendente dal miocardio stesso, della spinta sistolica e della frequenza cardiaca, per adattarsi a maggiori fabbisogni sistemici. Modulazione della spinta sistolica meccanismo Frank-Starling : sistema cardiaco di adattamento a volumi crescenti di sangue venoso in ingresso (fabbisogni sistemici crescenti) tradotto, possibilmente, nella tendenza ad espellere nel sistema arterioso tutto (possibilmente) il sangue venoso giungente ai ventricoli. Funzionamento : maggiori volumi in ingresso nelle camere ventricolari provocano uno stiramento dei sarcomeri miocardici in grado di muovere le teste delle miosine sul filamento actinico in una ubicazione pi efficiente e performante per la contrazione cardiaca; in questo modo (nei limiti del volume massimo) maggiore sar il volume in ingresso, pi efficiente diverr il sarcomero e maggiore sar la forza contrattile. Imp : tutte le cellule muscolari sia scheletriche che cardiache condividono il meccanismo di Frank-Stirling Modulazione della frequenza cardiaca : meccanismo in grado di aumentare la gittata cardiaca tramite la modulazione della frequenza cardiaca (sino ad un aumento del 10-20%) evocata dallo stiramento pressorio della parete dellatrio destro. Modulazione estrinseca : meccanismi in grado di modulare la gittata cardiaca a livelli di pressione telediastolica fissati, tramite regolazione nervosa autonoma ( parasimpatica o ortosimpatica ) regolazione osmolare e regolazione termica dellattivit elettrica nel miocardio di conduzione e di lavoro. Regolazione nervosa autonoma : meccanismo di variazione della gittata cardiaca a pressione telediastolica fissa, tramite modulazione della frequenza cardiaca e della forza contrattile del miocardio, attuato tramite azione neurtotrasmettitore mediata del sistema nervoso ortosimpatico e del sistema nervoso parasimpatico. Sistema ortosimpatico: stimolazione eccitatoria autonoma ad opera dei nervi nel plesso cardiaco, in grado di far aumentare di 2-3 volte la gittata cardiaca, provocando un accelerazione della frequenza cardiaca attivit cronotropa positiva ed un aumento della forza contrattile miocardica attivit inotropa positiva. Attivit cronotropa positiva : azione eccitatrice prevalentemente effettuata sulle cellule del nodo senoatriale ed atriventricolare, capace di accelerare la frequenza cardiaca dal suo valore basale di 70 battiti/min, al suo valore massimale di 250 battiti/min. Assenza di stimolazione ortosimpatica : il sistema autonomo ortosimpatico mantiene un costante livello di stimolazione cardiaca anche in periodo di riposo, mantenendo la gittata ad un livello del 30% pi elevato rispetto allassenza totale di stimolazione.

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Attivit inotropa positiva : azione eccitatrice effettuata sulle cellule di tutto il miocardio di conduzione, finalizzata al potenziamento della forza contrattile del cuore tramite ampliamento dei potenziali dazione e al miglioramento dellattivit conduttrice del miocardio. Sistema parasimpatico inibitorio : stimolazione inibitoria autonoma, effettuata dai rami cardiaci dei nervi vaghi, in grado di ridurre del 50% la gittata cardiaca, causando, in maggior misura, una riduzione della frequenza cardiaca azione cronotropa negativa ed in minor misura un indebolimento della contrattilit miocardica azione inotropa negativa. Azione cronotropa negativa : azione inibitoria quasi esclusivamente effettuata sulle cellule del nodo senoatriale ed atrioventricolare, capace di ridurre la frequenza cardiaca dal suo valore basale di 70 battiti/min, ad un valore minimo di 20-40 battiti/min; a volte generando brevi interruzioni totali dellattivit contrattile miocardica, recuperata velocemente dallattivazione autonoma dei nodi cardiaci. Azione inotropa negativa : azione inibitoria effettuata sulle cellule del miocardio di conduzione, capace di ridurre la forza contrattile miocardica del 20-30, tramite un indebolimento del potenziale dazione ed un rallentamento della conduzione miocardica. Regolazione osmolare cationica : la variazione della concentrazione plasmatica di determinati cationi coinvolti nei fenomeni di generazione del potenziale dazione calcio e potassio pu modificare ampiamente leccitabilit sia del miocardio di lavoro, sia del miocardio di conduzione; variando la ritmicit e la forza contrattile del cuore. Variazione del potassio plasmatico : il potassio, nelleconomia della contrazione muscolare, ha un ruolo importante nella ripolarizzazione del sarcolemma una volta effettuato il potenziale dazione; questevento estremamente importante per consentire una successiva contrazione della fibra. Iperpotassemia : una concentrazione troppo elevata di potassio nel plasma sanguigno e, quindi, nel mezzo extracellulare, pu rallentare o (addirittura) bloccare la fuoriuscita del potassio dal canale K voltaggiodipendente, determinando una difficoltosa ripolarizzazione del sarcolemma con il conseguente rallentamento dellattivit contrattile(prolungamento del periodo refrattario) e della conduzione del miocardio; in questi casi il muscolo cardiaco presenta ipotonicit e flaccidit, con bradicardia spesso letale. Variazione del calcio plasmatico : il calcio, se presente nel mezzo extracellulare alla giusta concentrazione, si si lega al canale del calcio voltaggio dipendente dei tubuli a T miocardiocitici, innalzandone considerevolmente la soglia di treshold e permettendo, cos, una maggiore discriminazione nella generazione e conduzione di potenziali contrattili dazione. Ipercalchemia : una concentrazione troppo elevata di calcio nel plasma sanguigno e. quindi, nel mezzo extracellulare, determina una troppo elevata soglia di treshold nelleccitabilit elettrica della fibra miocardiocitica; questo pu determinare una paralisi flaccida del muscolo cardiaco per aumentata refrattariet delle fibre miocardiocitiche. Ipocalchemia : una concentrazione troppo bassa di ioni calcio nel plasma sanguigno e, quindi, nel mezzo extracellulare, determina una soglia di treshold troppo bassa, con una conseguente elevata facilit nel triggare nuovi potenziali contrattili, anche autogenerati, nella parete del miocardio; questo causa una paralisi spastica del cuore con potenziali irregolari sino alla fibrillazione. Regolazione termica della contrattilit : una maggiore temperatura cellulare, in genere, determina una maggiore cinetica nelle pompe elettrogeniche membranarie, fondamentali per un rapido ripristino delleccitabilit cellulare; inoltre, un maggiore stato termodinamico permette ai canali ionici di presentare con maggiore probabilit il loro stato aperto (a maggiore energia) permando conduttivi per pi lungo tempo; tutto ci, se unito ad una maggiore mobilit (browniana) cationica, permette una maggiore velocit nel potenziali dazione. Maggiore temperatura (febbre) : determina una maggiore gittata cardiaca, per via di unaumentata frequenza ed una maggiore forza contrattile.

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Regolazione pressoria della contrattilit : al di sotto di una pressione arteriosa media di 160 mmHg - 80-140 mmHg - la funzionalit del cuore dipende esclusivamente dalla pressione del sangue venoso in ritorno, esercitata sugli atrii; e quindi, dalla resistenza che i vasi dei tessuti oppongono al flusso sanguigno (dall'energia pressoria che la resistenza sottrae). Imp : sopra ai 160 mmHg di pressione arteriosa media si ha un aumento considerevole dell'energia cinetica sanguigna necessitata dalla pompa cardiaca per mantenere un flusso di sangue compatibile con la vita; un aumento di questo parametro, quindi, potenzia l'attivit contrattile del cuore (causando insufficienza cardiaca come nel caso delle stenosi aortiche)

MIOCARDIO DI CONDUZIONE E RITMICITA DEL CUORE :


Riassunto del Guyton sulla base del programma di Reggiani TESSUTO DI CONDUZIONE DEL CUORE : tipologia di miocardio, originato embriologicamente dalle creste neurali, possedente la caratteristica di generare autonomamente e condurre in modo facilitato potenziali d'azione contrattili attraverso le strutture fibrose ed il miocardio da lavoro, senza sostanziali perdite energetiche; composto da : nodo SA, vie internodali, nodo AV, fascio di Hiss, branca destra e branca sinistra, e rete subendocardica del Purkinje e svolge 3 funzioni principali :

Mantiene la frequenza (costante) di ciclo cardiaco : tramite una funzione di autogenerazione di potenziali d'azione, regolata esternamente dai vari mediatori chimici del sistema nervoso autonomo. Permette la contrazione atriale in anticipo di 1/6s su quella ventricolare : tramite una funzione di rallentamento del potenziale d'azione ad opera delle branche del tessuto di conduzione e del fascio di Hiss. Permette una stimolazione uniforme e corretta del miocardio ventricolare : mediante una fitta rete del Purkinje che permette di inviare l'impulso contrattile a tutto il muscolo dal basso verso l'alto.

Nodo senoatriale : piccola masserella ellissoidale appiattita, spessa 1mm, larga 3mm e lunga 15 mm, posta subito al di sotto dell'epicardio dell'angolo craniolaterale all'immissione della vena cava superiore nell'atrio destro, e composta da un ammasso disordinato di piccoli miocardiociti poveri di fibre contrattili - cellule nodali - aventi la capacit di generare autonomamente un ritmo di depolarizzazioni di 70 battiti/min - Pace Maker cardiaco - poi condotto al miocardio atriale limitrofo mediante corte cellule di conduzione.

Nodo senoatriale come pace maker cardiaco : essendo il ritmo di depolarizzazioni spontanee del nodo senoatriale (70 eventi/min) maggiore a quello di tutt oil resto del miocardio di conduzione, esso prende il sopravvento nel controllo della depolarizzazione di tutto il miocardio di conduzione.

Attivit di autostimolazione delle cellule nodali : le cellule nodali sono in grado di autodepolarizzarsi ritmicamente, tendendo a seguire un ritmo proprio e caratteristico, influenzato dai mediatori nervosi ortosimpatici e parasimpatici, secondo una forma d'onda molto dolce, resa possibile questo ritmo possibile solamente da 2 caratteristiche :

Potenziale di riposo della cellule nodali : il potenziale di riposo del sarcolemma nelle cellule nodali di -55mV; a questo livello di depolarizzazione una piccola quantit di canali Na si trovano aperti, consentendo una lieve ma costante corrente cationica in ingresso nel sarcoplasma, causanndo una lenta ma costante depolarizzazione del sarcolemma sino al potenziale trigger per i canali Na/Ca, consentendo l'ingresso del calcio che completa il potenziale d'azione. Corrente funny-if e modulazione autonoma del cuore : durante la diastole la concentrazione intracitosolica di cAMP provoca l'attivazione di specifici canali stansmembrana durante il periodo di iperpolarizzazione della cellula, generando una corrente cationica di calcio e sodio in ingresso nella cellula proporzionale alla concentrazione citosolica di cAMP e capace di accelerare la depolarizzazione a riposo della cellula, aumentando cos la frequenza cardiaca.

Mediatori colinergici (ortosimpatico) : provocano un aumento del cAMP intracitosolico dei cardiomiociti, causando un aumento della corrente if, e quindi un aumento della frequenza cardiaca.

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Mediatori adrenergici (parasimpatico) : provocano una diminuzione del cAMP intracitosolico dei cardiomiociti, causando una diminuzione della corrente if, con conseguente diminuzione della frequenza cardiaca.

Iperpolarizzazione potassio dipendente : la cellula cardiaca possiede numerosi canali potassio voltaggiodipendenti in grado di abbassare il potenziale trasmembrana, dopo il picco di massima depolarizzazione, sino ad un valore di -60/70 mV tale da consentire la chiusura dei canali del calcio e del sodio per il tempo sufficiente a ricostituire il normale livello di potenziale a riposo (tramite pompe ioniche). Processo di autostimolazione delle cellule nodali :

1. La corrente cationica if e la corrente in ingresso di ioni Na provoca una lenta depolarizzazione di membrana potenziale di pacemaker o depolarizzazione diastolica - sino al raggiungimento di un potenziale di -40mV 2. I canali Ca/Na si aprono improvvisamente, provocando il picco del potenziale d'azione caratteristico della frequenza SA 3. I canali Ca/Na si chiudono dopo 100-150 msec andando a stoppare l'ingresso di cariche negative mentre una grande quantit di canali del potassio voltaggio-dipendenti si aprono per ricostituire il potenziale di membrana. 4. I canali del potassio fanno iperpolarizzare il sarcoplasma sino ad un valore di -60 mV causando la chiusura di tutti i canali Na e Ca/Na della cellula inmodo da stoppare la deporarizzazione diastolica 5. Le pompe transmembrana ricostituiscono il potenziale di riposo, andando a far ripartire la depolarizzazione diastolica iniziando cos un nuovo ciclo. Vie atriali internodali di trasmissione : specifici fasci di miocardio atriale contrattile, contenenti nel loro spessore numerose fibre del Purkinje veloci (pi veloci di quelle ventricolari), in grado di trasmettere a grande velocit 1,3 m/s i potenziali dazione dal nodo senoatriale sino al nodo atrioventricolare, consentendo la contrazione uniforme dei muscoli atriali. Imp : la velocit di conduzione normale del miocardio da lavoro atriale ammonta a circa 0,3 m/s in modo quasi uniforme; le vie internodali di conduzione atriale, quinid, consentono una maggiore velocit nella conduzione dellimpulso. Fascio interatriale anteriore : via atriale di trasmissione, scorrente sulla faccia anteriore della base del cuore, portante il potenziale dazione dallatrio destro allatrio sinistro in modo da consentire ununiforme contrazione del miocardio atriale. Fascio internodale anteriore, medio, posteriore : tre vie di conduzione internodali, scorrenti sulla faccia anteriore, laterale e posteriore del miocardio atriale destro, aventi la funzione di condurre il potenziale dazione dal nodo seno atriale, al nodo atrio ventricolare, con un lieve ritardo fisiologico nellorganizzazione della consequenzialit miocardica Nodo atrio-ventricolare : piccolo gruppo ovoidale di cellule nodali posto sulla porzione postero-mediale del pavimento dell'atrio sinistro, all'interno del trigono di destra e medialmente alla cuspide posteriore della tricuspide, composto da una porzione craniale ricevente l'impulso contrattile dal miocardio atriale (vie internodali) -fibre di transizione - una porzione centrale densa e tondeggiante - corpo - ed una porzione terminale penetrante nello scheletro fibroso del cuore, dentro il setto membranoso - porzione penetrante del fascio di Hiss - continuante nel setto interventricolare con il fascio di Hiss vero e proprio; la sua funzione ripetere a maggiore ampiezza il potenziale contrattile SA, e condurre con un ritardo di 0,13s l'impulso alle fibre di Purkinje. Ritardo fisiologico nella conduzione atrio-ventricolare : il potenziale d'azione subisce un rallentamento di 1/6s (0,16s) nel suo transito atrio-ventricolare; questo rallentamento, ad opera del miocardio di conduzione atriale, del nodo AV, del fascio di Hiss e delle branche di destra e sinistra, consente agli atrii di riempire efficacemente e completamente i ventricoli prima della loro contrazione (o della chiusura delle valvole atrio-ventricolari) Ritardo delle vie di conduzione intenodali : 0,03 Ritardo del nodo AV : 0,09

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Rirardo del fascio di Hiss : 0,04

Lentezza della conduzione AV : il sistema atrioventricolare viene composto da miocardiociti molto simili alle cellule del purkinje, ma dotati dai una minore concentrazione di Gap Junction sui loro dischi intercalari; questo ne consente una maggiore resistenza intercellulare alla conduzione di correnti eletrotoniche, con conseguente rallentamento nella depolarizzazione delle carene cellulari Unidirezionalit conduttiva del sistema AV : la separazione elettrica e fibrosa tra muscolo atriale e muscolo ventricolare, interrotta solo al livello del fascio atrio-ventricolare, viene in qualche modo ricostituita dall'impossibilit delle sue fibre di condurre un potenziale d'azione a ritroso, dai ventricoli sino agli atrii.

Sistema ventricolare di Purkinje : sistema di lunghe fibre miocardiche di conduzione, lievemente contrattili ma di grandi dimensioni - fibre di Purkinje - caratterizzate da un'elevatissima velocit di conduzione elettrotonica - 1,54,0 m/s - dovuta alla grande abbondanza di gap junctions nei loro dischi intercalari, che consente una trasmissione quasi instantanea del potenziale d'azione AV, tramite fascio di Hiss, branca di Dx e Ss e loro diramazioni, a tutto il miocardio contrattile ventricolare, con un ritardo di soli 0,03 s. Fascio di Hiss : fascicolo di fibre del Purkinje originato dalla porzione penetrante del nodo atrio ventricolare e scorrente caudalmente per 5-15 mm all'interno del miocaridio settale interventricolare, terminante immediatamente nella prima porzione del setto nelle branche di conduzione destra e sinistra (e centrale per il setto) Branche di conduzione dx, e sx : fascicoli larghi ed appiattiti di fibre del Purkinje, scorrenti caudalmente subito al di sotto dell'endocardio, sulle due facce ventricolari del setto interventricolare, che, raggiunto l'apice cardiaco, originano una fitta rete subendocardica di fibre del purkinje , risalete sino alla base del cuore mentre si esaurisce lentamente penetrando per circa 1/3 lo spessore parietale miocardico, accontinuandosi terminalmente nelle fibre muscolari da lavoro. Trasmissione del potenziale attraverso il miocardio ventricolare da lavoro : londa del potenziale subisce un brusco rallentamento nel suo percorso dalla superficie endocardica del miocardio alla sua superficie epicardica, impiegandoci altri 0,03 s per stimolare interamente il tessuto muscolare; questo per due motivi principali : vantaggi del rallentamento conduttivo miocardico :una conduzione abbastanza rallentata dellimpulso contrattole attraverso lo spessore stesso del miocardio di lavoro ventricolare, assicura una contrazione dei miocardio continuata per circa 0,03 s, con efficiente spremitura dei ventricoli. Resistenza delle fibre da lavoro : i miocardiociti da lavoro sono caratterizzati da dischi intercalari molto meno ricchi in gap junctions rispetto alle cellule del miocardio di conduzione; questo provoca una resistenza elettrotonica molto elevata che rallenta la comunicazione dellonda di potenziale sino al valore di 0,3-0,5 m/Sec (1/6 della velocit delle fibre del Purkinje) Struttura a spirale del muscolo ventricolare : la parete del miocardio ventricolare composta, dallinterno verso lesterno , come un unico foglio muscolare avvolto a doppia spirale, con piani fibrosi isolanti separanti un avvolgimento dal successivo; questa particolare struttura allunga considerevolmente la lunghezza che il potenziale deve percorrere allinterno del miocardio, andando ad allungare il tempo necessario alla completa contrazione dei ventricoli. Regola di determinazione del pacemaker cardiaco : tutto il tessuto miocardico di conduzione possiede una frequenza caratteristica di autodepolarizzazione ripetitiva; tuttavia, esso tende sempre ad assumere una frequenza di depolarizzazione esterna se pi rapida della propria; questo meccanismo, infatti, tende ad anticipare la normale depolarizzazione diastolica (troppo lenta) attivando per conto proprio i canali Ca voltaggio dipendenti. Nodo SA : frequenza 80-70 eventi/min pacemaker principale del cuore sano Nodo AV : frequenza 40-60 eventi/min pace maker principale del cuore con blocco senoatriale Fibre del Purkinje : frequenza 15-40 battiti/min pacemaker principale del cuore con blocco AV

NOTA MEDICA ! pacemaker ectopici e disfunzioni contrattili

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La presenza di particolari fenomeni irritativi o ischemici a carico del miocardio di conduzione o di lavoro possono generare dei foci con frequenze elettriche tanto elevate da sostituirsi al normale pacemaker SA. CONTROLLO NEUROMEDIATO AUTONOMO DEL MIOCARDIO DI CONDUZIONE : la frequenza cardiaca, le forza di contrazione miocardica pu essere controllata dai neurotrasmettitori secreti dai neuroni parasimpatici ed ortosimpatici acetilcolina e noradrenalina tramite modulazione del potenziale e delle correnti elettrotoniche transmembrana. Controllo parasimpatico vagale : il controllo nervoso inibitorio tramite terminazioni nervose vagali, distribuite prevalentemente ai nodi SA, AV ed alle fibre del Purkinje, utilizzante un neurotrasmettitore colinergico acetilcolina responsabile per la diminuzione della gittata cardiaca tramite unazione prevalentemente cronotropa negativa in due vie : Stimolazione moderata : vi una riduzione del 50% nella frequenza contrattile cardiaca normale, senza alcun blocco cardiaco. Stimolazione elevata (fuga ventricolare) : una stimolazione parasimpatica troppo elevata pu bloccare del tutto la conducibilit del sistema atrioventricolare ed azzerare la frequenza del nodo SA, causando un blocco momentaneo del cuore per 5-20 secondi; dopo questo periodo le fibre del Purkinje impongono il loro ritmo causando una contrazione idiosincrona del cuore a 15-44 battiti/min

Azione fondamentale dellacetilcolina : lacetilcolina va ad aumentare la permeabilit al potassio del sarcoplasma causando un iperpolarizzazione della membana, con un conseguente allontanamento della soglia di treshold delle fibre diminuzione del fattore di sicurezza ed un allungamento del tempo necessario al potenziale depolarizzante per causare depolarizzazione. Fattore di sicurezza : misura di quante volte il potenziale effettivo sviluppatosi nella fibra in grado di superare quello mimino ancora in grado di propagarsi in essa. Azione sul ritmo nodale : laumento del fattore di sicurezza determina un allungamento del tempo necessario alla depolarizzazione diastolica per raggiungere il potenziale di treshold; questo determina un rallentamento sostanziale del ritmo caratteristico nodale. Blocco della conduzione AV : laumento del fattore di sicurezza determina una refrattariet sostanziale nelle fibre AV, causando limpossibilit nella comunicazione AV.

Controllo ortosimpatico spinale : controllo nervoso eccitatorio tramite plessi paravasali del sistema ortosimpatico toracico, distribuito a tutto il miocardio cardiaco (in prevalenza quello ventricolare), utilizzante il neurotrasmettitore noradrenergico noradrenalina per aumentare la gittata cardiaca tramite unazione cronotropa ed inotropa positiva. Stimolazione massima : va a triplicare la frequenza cardiaca ed a duplicare la forza contrattile del muscolo ventricolare.

Meccanismo delleffetto ortosimpatico : la noradrenalina va ad stimolare recettori adrenergici beta-1 a loro volta responsabili per un aumento di cAMP intacitoplasmatico causante una accelerazione della corrente if cationica transmembrana; tutto questo causa una depolarizzazione parziale della membrana, con conseguente aumeto del attore di sicurezza, ed un pi veloce raggiungimento del treshold di depolarizzazione. Azione sul ritmo noddale : una pi vicina soglia di treshold ed una pi veloce corrente cationica in ingresso provoca un sostanziale velocizzazione della frequenza caratteristica nodale, aumentando la frequenza cardiaca totale. Azione sulla forza della contrazione : un potenziale di base pi positivo causa una stimolazione di una maggiore quantit di fibre miocardiocitiche, causando una maggiore forza contrattile. Aumento della conduzione AV : laumento del fattore di sicurezza prvoca un minore tempo per raggiungere la soglia di conduzione, determinando una conduzione di pontenziale pi veloce.

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ELETTROCARDIOGRAMMA NORMALE : TRACCIATO ELETTROCARDIOGRAFICO : rilevazione fisica su di un tracciato temporale, ad una determinata metratura, delle differenze di potenziale indotte tra differenti coppie di punti nel corpo (distanti fra loro) dalle correnti elettroniche ed elettrotoniche scorrenti tra porzioni di miocardio a differente potenziale, rese tali dall'attivit elettrocontrattile delle stesse fibre miocardiche. CORRENTI ELETTRICHE TORACICHE GENERATE DAL CUORE : essendo il cuore immerso in un ambiente elettrolitico ad efficace conduttivit - fluidi toracici interni - durante il suo ciclo elettrico genera un flusso elettroionico che, inizialmente, si dirige dalla base (polo -) del cuore al mucrone cardiaco (polo +), per cambiare negli ultimi 0,01s dall'apice del cuore (polo -) alla base del cuore (polo+).

Primo flusso verso il mucrone : flusso che caratterizza la maggior parte del ciclo cardiaco iniziale, determinato dalla differenza di potenziale tra zona endocardica (-) e zona epicardica (+) del miocardio ventricolare; il setto ventricolare e la porzione subendocardica del mucrone cardiaco, infatti, sono le prime porzioni di miocardio a depolarizzarsi, causando un flusso netto di cariche dalla base (interno depolarizzato e negativo) alla punta (esterno basale e positivo) del cuore. Secondo flusso verso la base : flusso che caratterizza i 0,01s terminali del complesso QRS, determinato dalla differenza di potenziale tra zona apicale dei ventricoli (-) e zona basale degli stessi (+); per la costituzione del miocardio di conduzione, infatti, l'impulso contrattile depolarizzante viene prima comunicato alla punta della parete ventricolare (di sinistra) procedendo poi alla stimolazione ascendente della parete, sino alla base del cuore.

DERIVAZIONI ELETROCARDIOGRAFICHE : posizionando gli elettrodi di volmetri bipolari in differenti coppie di punti del corpo, in posizioni opposte l'un l'altra rispetto al centro del cuore, possibile visualizzare la variazione della direzionalit dell'asse cardiaco nel tempo misurando la variazione di almeno 2 componenti vettoriali del ciclo cardiaco nel tempo . Imp :se pensiamo ai due elettrodi del volmetro come gli apici di un asse passante per tali elettrodi, possiamo, misurando la differenza di potenziale creata dal ciclo cardiaco lungo quell'asse, determinare l'intensit ed il verso della proiezione dell'asse elettrico del cuore sull'asse considerato, determinandone cos una componente su di un piano (quello frontale). Derivazioni standard del triangolo di einthoven : immaginando di inscrivere attorno al cuore un triangolo isoscele possibile pensare come l'asse del suo campo elettrico possa proiettare 3 componenti sui 3 lati del triangolo che ne possano determinarne la lunghezza e l'orientamento sul piano frontale del cuore; le due braccia corisponderanno, quindi, a due conduttori attaccati ai 2 vertici superiori del triangolo, mentre la gamba sinistra, al conduttore collegato all'apice inferiore del triangolo.

Legge di einthoven : se 2 delle 3 derivazioni del triangolo sono note in qualsiasi stante possibile ricavare la terza derivazione incognita sommando le prime due.

Prima derivazione : corrisponde alla differenza di potenziale lungo l'asse tra i due vertici superiori del triangolo, misurato ponendo il terminale negativo sul braccio destro e positivo sul braccio sinistro. Seconda derivazione : corrisponde alla differenza di potenziale lungo l'asse passante tra l'apice ed il vertice superiore destro del triangolo, misurato ponendo il terminale negativo sul braccio destro e positivo sulla gamba sinistra. Terza derivazione : corrisponde alla differenza di potenziale lungo l'asse passante tra vertice superiore sinistro ed apice del triangolo, misurato ponendo il terminale negativo sul braccio sinistro ed il terminale positivo sulla gamba sinistra. NOTA MEDICA ! Danno e triangolo di Einthoven Qualsiasi danno fatto al sistema di conduzione delle cellule del Purkinje o al miocardio ventricolare pu far variare, in modo rilevabile, la direzionalit e l'intensit dell'asse elettrico cardiaco.

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Derivazioni toraciche : metodo di rilevazione della variazione di differenza di potenziale pura tra un elettrodo neutro (elettrodo indifferente), costituito collegando un unico cavo alle 3 precedenti derivazioni con l'intermezzo di 3 resistenze da 5000W, ed un elettrodo variabile posizionato su uno dei 6 punti toracici - derivazioni toraciche rilevanti le differenze di potenziale di zone ben precise di miocardio. Derivazione V1 e V2 : misurano il potenziale alla base dei ventricoli rispetto al livello di neutralit acquisendo un valore prevalentemente negativo per via della negativit della base ventricolare. Derivazione V4, V5 e V6 : misurano il potenziale della punta dei ventricoli rispetto alla neutralit, acquisendo un valore prevalentemente positivo per via della positivit dell'apice ventricolare. Derivazioni unipolari a voltaggio aumentato : metodi di rilevazione dell'intensit e della direzionalit dell'asse elettrico del cuore tramite misurazione del valore assoluto e del verso delle 3 proiezioni dell'asse elettrico sui 3 assi possibili del triangolo di Einthover. Derivazione VR : corrisponde alla differenza di potenziale lungo l'altezza tra il vertice destro ed il lato sinistro del triangolo, misurato ponendo il terminale negativo collegato tramite resistenze a braccio sinistro ed alla gamba sinistra, mentre il terminale positivo al braccio destro. Derivazione VL : corrisponde alla differenza di potenziale lungo l'altezza tra il vertice sinistro ed il lato destro del triangolo, misurato ponendo il termiale negativo collegato tramite resistenze a braccio destro e gamba sinistra, mentre il terminale positivo collegato al braccio sinistro. Derivazione VF : corrisponde alla differenza di potenziale lungo l'altezza tra l'apice ed il lato superiore del triangolo, misurato ponendo il terminale negativo collegato tramite resistenze al braccio destro e sinistro, mentre il terminale positivo collegato alla gamba siinstra. TRACCIATO ELETTROCARDIOGRAFICO DELLE SINGOLE DERIVAZIONI : (componente del vettore elettrico istantaneo) Onde di depolarizzazione : variazione nel tempo della differenza di potenziale tra due punti del corpo indotta dalla depolarizzazione progressiva - onda di depolarizzazione - interessante via-via tutto il miocardio; in genere tali onde precedono sempre la contrazione fisica del miocardio poich il processo contrattivo fibrillare molto pi lento e duraturo. Onda P : onda che segnala la progressione della depolarizzazione atriale, di piccole dimensioni e dalla durata di 0,12- 0,6s, che precede di poco la contrazione lenta degli atrii. Complesso QRS : complesso di 3 onde - Q-R-S - molto ampie, dalla durata di 0,06-0,09s, prodotte dalla progressione della depolarizzazione ventricolare del ventricolo sinistro lungo il miocardio, che precede di poco la contrazione pi lenta dei ventricoli. Imp : per via del maggior spessore e della maggiore densit in fibre di tipo contrattile della parete miocardica del ventricolo sinistro, il puo complesso QRS prevalente su quello del ventricolo destro, andando a soverchiarlo nella indagine elettrocardiografica.

Onda Q : onda negativa ma poco marcata, durante la quale si ha la progressiva depolarizzazione del setto interventricolare. Onda R : onda positiva e molto marcata durante la quale si ha la progressiva depolarizzazione dell'apice del ventricolo sinistro.

Onde di ripolarizzazione : variazione nel tempo della differenza di potenziale tra due punti del corpo indotta dalla ripolarizzazione progressiva - onda di ripolarizzazione - interessante via-via tutto il miocardio; in genere tali onde avvengono durante la contrazione fisica del miocardio, poich il processo contrattivo fibrillare molto duraturo.

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Onda T atriale : onda che segnala la progressione della ripolarizzazione atriale, di piccole dimensioni e nascosta totalmente dal complesso QRS, che avviene durante il termine della contrazione atriale (a muscolo ancora contratto), dopo 0,15-0,20s dalla fine dell'onda P, precedendo la depolarizzazione ventricolare. Onda T ventricolare : onda che segnala la progressione della depolarizzazione ventricolare, di piccole dimensioni e verificata dagli 0,20 ai 0,35s dopo la fine del complesso QRS e perdurante per 0,15s, che avviene durante il termine della contrazione ventricolare (a muscolo ancora contratto), segnalando la fine della sistole elettrica cardiaca. Intervalli dell'onda elettrocardiografica : periodi di tempo, spesso modificati dagli effetti cronotropi esercitati sul cuore, che intercorrono tra due picchi di variazione del potenziale cardiaca. Periodo P-Q : periodo dalla durata di 0,16s, che intercorre tra l'inizio dell'onda P e l'inizio del coplesso QRS, corrispondente al tempo trascorso tra l'inizio dell'eccitazione atriale e l'inizio dell'eccitazione ventricolare, quindi alla diastole elettrica atriale; questo periodo varia molto con l'attivit cronotropa sul cuore. Periodo Q-T : periodo dalla durata di 0,35s, che intercorre tra l'inizio del complesso QRS e la fine dell'onda T, corrispondente alla diastole elettrica ventricolare del cuore; questo periodo varia molto con l'attivit cronotropa sul cuore.

Periodo QT corretto : periodo QT espresso come frazione della radice del periodo totale del ciclo elettrico cardiaco in modo da standardizzarlo indipendentemente dalla frequenza dei battiti cardiaci. EQUAZIONE

Periodo R-R : periodo dalla durata dipendente completamente dalla frequenza cardiaca (basilare 0,83s), che intercorre tra l'onda R di un complesso QRS e quella del complesso successivo; essa corrisponde al ciclo elettrico completo del cuore. Potenziale delle fibre e corrente elettriocardiografica : solamente quando il muscolo ventricolare parzialmente depolarizzato o parzialmente ripolarizzato si pu generare una corrente eletrocardiograficamente rilevabile attraverso i tessuti limitrofi al cuore (da miocardio + a miocardio -); l'ecg infatti rileva solamente le variazioni di potenziale del miocardio; ovvero le situazione di asimmetria elettostatica del muscolo cardiaco che possono generare flussi elettrotonici ed elettronici attraverso i tessuti, provocando onde di variazioni di potenziale; il complesso nasconde l'onda di ripolarizzazone degli atrii..

Onda di depolarizzazione del miocardio : quando il 50% del miocardio depolarizzato ed il 50% ripolarizzato (ancora) posso rilevare la differenza di potenziale massima sviluppata da un punto all'altro dell'asse di simmetria del campo elettrico generato. Periodo S-T : periodo nel quale tutto il miocardio depolarizzato e quindi isoelettrico, corrispondente ad una linea a 0 potenziale del tracciato elettrocardiografico.

Onda di ripolarizzazione dle miocardio : quando il 50% del miocardio ripolarizzato ed il 50% depolarizzato (ancora) - durante la met della fase ripolarizzatrice - posso rilevare la differenza massima di potenziale sviluppata da un punto all'altro dell'asse di simmetria del campo elettrico generato. Periodo T-P : periodo durante il quale tutto il miocardio ripolarizzato e quindi isoelettrico, corrispondente ad una linea a 0 potenziale del tracciato elettrocardiografico.

Dissociazione temporale potenziale - contrattura : la contrazione del miocardio segue dopo un po di tempo la propagazione dell'impulso do depolarizzazione; questo poich l'onda di calcio intracellulare impiega abbastanza tempo per influenzare tutte le teste di miosina del sarcomero muscolare. SISTEMA DI RIFERIMENTO ASSIALE SUL PIANO FRONTALE : sistema grazie al quale pu essere trovata la direzionalit ed il verso del vettore somma o QRS dell'asse elettrico cardiaco sul piano frontale, calcolandolo come somma delle componenti vettoriali su almeno 2 delle derivazioni esaminate.

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Intensit della componente vettoriale dell'asse cardiaco : intensit e verso del vettore proiezione dell'asse elettrico cardiaco, in un certo istante di tempo, sull'asse di una derivazione. EQUAZIONE Vettore campo elettrico cardiaco perpendicolare alla derivazione : componente di valore 0 Vettore campo elettrico cardiaco parallela alla derivazione : componente di valore massimo X

Assi derivazioni bipolari del sistema standard: sistema di riferimento basato sulle derivazioni classiche, bipolari.

Prima derivazione : rappresenta la base alta del triangolo di einthoven, ossia l'asse a inclinazione pari a 0 Seconda derivazione : rappresenta il lato destro del triangolo di einthoven, ossia l'asse a inclinazione di 60 Terza derivazione : rappresenta il lato sinistro del triangolo di einthoven, ossia l'asse a inclinazione di 120

Assi derivazioni unipolari delle derivazioni potenziate : sistema di riferimento basato sulle derivazioni potenziate, unipolari.

Derivazione VF : rappresenta l'altezza verticale del triangolo di einthoven, ossia l'asse ad inclinazione di 90 Derivazione VR : rappresenta l'altezza inclinata connettente vertice destro a lato sinistro, ossia l'asse ad inclinazione -150 Derivazione VL : rappresenta l'altezza inclinata connettente vertice sinistro a lato destro, ossia l'asse ad inclinazione -30

VETTORE ELETTRICO ISTANTANEO CARDIACO (o asse elettico) : vettore disposto sul piano frontale del cuore, espresso secondo i suoi gradi d'inclinazione (rispetto alla I derivazione), il suo verso e la sua intensit, individuato dalla somma delle componenti vettoriali su almeno due derivazioni e rappresentante l'asse medio del campo elettrico derivato dai cariche di tutto il miocardio, in un determinanto istante t. VECTOCARDIOGRAMMA (vettore elettrico nel tempo) : diagramma a curva che segnala, sul piano, la variazione nel tempo della direzione, del verso e dell'intensit del vettore elettrico medio cardiaco (asse elettrico del cuore) durante ogni variazione dell'isoelettricit totale cardiaca derivata dal ciclo elettrico sistolico (le 2 depolarizzazioni e 2 ripolarizzazioni ventricolari ed atriali).

Differenza tra elettrocardiogramma e vectocardiogramma : Elettrocardiogramma su una derivata : variazione sul piano immaginario del tempo dell'intensit e del verso (l'orientamento gi fisso) della componente del vettore elettrico cardiaco sull'asse di una derivata Vectocardiogramma : variazione sul piano frontale del cuore dell'intensit, del verso e dell'orientamento del vettore elettrico cardiaco (di tutte le 3 derivate)

Punto 0 del vectocardiogramma : istante corrispondente alla isoelettricit di tutto il miocardio cardiaco (massima depolarizzazione o massima ripolarizzazione) quando tutte le componenti del vettore elettrico cardiaco sulle 3 derivate sono nulle; esso rappresenta l'inizio ed il termine della curva di ogni curva di variazione dell'asse cardiaco. Variazione dell'asse elettrico cardiaco nell'onda P (depolarizzazione atriale) : siccome la depolarizzazione atriale inizia dal nodo SA e si propaga uniformemente allora, durante tutta l'onda P in tutte le derivate (depolarizzazione atriale), il nodo SA sar il polo negativo mentre il restante miocardio atriale non depolarizzato sar il positivo; il vettore elettrico cardiaco, quindi, varier sinusoidalmente d'intensit, ma rimarr sempre positivo, con base sul nodo SA ed apice rivolto all'apice del cuore.

Asse cardiaco elettrico sempre positivo in ogni componente - onda P sempre positiva in ogni derivata

[disegno]

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Variazione dell'asse elettrico cardiaco nell'onda T atriale (ripolarizzazione atriale) : siccome il miocardio atriale ha un'onda di depolarizzazione lenta ma con direzionalit costante allora la ripolarizzazione inizia dal nodo SA per propagarsi uniformemente al miocardio circostante; quindi, durante tutta l'onda T, il nodo SA sar il polo negativo mentre il restante miocardio atriale non ripolarizzato sar il negativo; il vettore elettrico cardiaco, quindi, varier sinusoidalmente d'intensit, ma rimarr sempre negativo, con base all'apice del cuore ed apice rivolto verso il nodo SA.

Asse cardiaco elettrico sempre negativo in ogni componente - onda T sempre negativa in ogni derivata

[disegno] Variazione dell'asse elettrico nel complesso QRS ventricolare (depolarizzazione ventricolare) : siccome il miocardio atriale molto voluminoso e massivo l'onda di depolarizzazione impiega tempo ad attraversarlo tutto, creando delle differenze sostanziali nell'orientamento e nel verso del vettore elettrico cardiaco; infatti, la depolarizzazione diparte dalla superficie endocardica sinistra del setto, che diviene sino ai 0,35s il polo negativo, per proseguire su tutto il miocardio settale sino a conivolgere la superficie endocardica di tutto il miocardio ventricolare e, successivamente, la superficie esterna del miocardio apicale, che diviene sino ai 0,5s il polo negativo; il vettore elettrico quidni, varier d'intensit, verso ed orientamento sinusoidalmente, ma in modo differente (a volte opposto) nel complesso QRS delle 3 derivazioni. Onda Q :

Inizio della depolarizzazione del fascio di Hiss : la porzione sinistra bassa del miocardio settale si depolarizza prima della porzione destra alta; in questo modo si forma un corto vettore elettrico "negativo" dal fascio di Hiss verso la base.

Onda R :

Inizio della depolarizzazione settale a 0,01s : il setto interventricolare viene depolarizzato completamente prima della porzione epicardica ed endocardica del miocardio parietale; in questo modo si forma un vettore elettrico di media dimensione "positivo", dal fascio di Hiss all'apice del setto stesso. Prosecuzione nella depolarizzazione endocardica a 0,02s : la depolarizzazione prosegue su gran parte della met endocardica della porzione apicale del miocardio ventricolare, tuttavia, in maggiore frazione nel ventricolo destro; si forma, quindi, un vettore di massima lunghezza "positivo"(picco dell'onda R in quasi tutte le derivazioni) lievemente diretto verso sinistra (apice del ventricolo sinistro) Coinvolgimento della porzione subepicardica a 0,035s : la depolarizzazione coinvolge sia il miocardio subepicardico dell'apice del ventricolo destro ed, in minor misura, del sinistro, sia il miocardio endocardico della base di entrambi i ventricoli; si forma, quindi, un vettore di minore lunghezza "positivo" (fine dell'onda R in quasi tutte le derivazioni) maggiormente diretto verso sinistra.

Onda S :

Prosecuzione della depolarizzazione epicardica basale a 0,05s : la depolarizzazione prosegue (risalendo) sulla met epicardica del miocardio basale ventricolare, con una copertura maggiore nel ventricolo destro; si forma, quindi, un vettore abbastanza corto "negativo" (inizio dell'onda S in tutte le derivazioni) maggiormente diretto verso sinistra.

[DISEGNO INTEGRATO] Variazione dell'asse elettrico cardiaco nell'onda T ventricolare (ripolarizzazione ventricolare) : siccome l'anossia dovuta alla compressione sanguigna endocardica prococa una depolarizzazione prolungata del miocardio settale, l'onda di ripolarizzazione comincia dalla porzione epicardica dell'apice ventricolare e (contrariamente a come si pensi) prosegue nel setto interventricolare solamente all'ultimo, determinando un vettore elettrico cardiaco ancora positivo, con intensit sinusoidale e dipartente dal fascio di Hiss per terminare all'apice del setto cardiaco, senza particolari inclinazioni. Onda T :

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Inizio della depolarizzazione della porzione epicardica apicale : la porzione epicardica dell'apice del cuore di entrambi i ventricoli diviene pi positiva del resto del cuore; viene determinato un corto vettore elettrico "positivo" dal fascio di Hiss all'apice del setto (inizio dell'onda P in tutte le derivazioni) Prosecuzione della depolarizzazione nella porzione endocardica apicale : sia la porzione endocardica apicale che la epicardica base di entrambi i ventricoli comincia a depolarizzarsi; si forma, quindi, un lungo vettore elettrico "positivo" dal fascio di Hiss all'apice del setto (picco dell'onda P in tutte le derivazioni). Terminazione della depolarizzazione nel setto interventricolare : la depolarizzazione continua all'interno del setto interventricolare e nella porzione endocardica della base ventricolare; si forma, quindi, un corto vettore elettrico "positivo" dal fascio di Hiss all'apice del setto (picco dell'onda P in tutte le derivazioni) .

[disegno] ASSE ELETTRICO MEDIO DEL COMPLESSO QRS VENTRICOLARE : direzione preponderante che assume il potenziale cardiaco durante la depolarizzazione del miocardio ventricolare, nel complesso QRS. Calcolo dell'asse medio del complesso QRS : viene eseguito come la somma vettoriale dei potenziali netti dei complessi QRS in almeno 2 derivazioni. Calcolo del potenziale medio netto per derivata : in questo procedimento si vede verso quale polarit "pende" tendenzialmente il vettore di una derivazione durante tutto il complesso QRS; si vanno quindi a sottrarre i potenziali negativi ad i potenziali positivi, ottenendo un valore univoco somma algebrica di tutti. Disegno delle due componenti sulle derivate I e III : appena ottenuto il verso ed il modulo delle due componenti vettoriali nelle derivazioni I e II, disegno i rispettivi vettori sugli assi delle derivazioni. Composizione del vettore somma : faccio passare per gli apici delle componenti vettoriali I e III delle rette perpendicolari ad essi e trovo il vertice dell'asse cardiaco dalla loro intersezione; determino quindi l'asse elettrico medio del cuore unendo il centro 0 e il vertice somma con un nuovo vettore. CONDIZIONI DI VARZIAZIONE DELLELETTRICARDIOGRAMMA VARIAZIONE DELLASSE ELETTRICO CARDIACO : anche se lasse elettrico cardiaco mediamente di 59 la sua inclinazione pu variare anatomicamente in modo considerevole da 20 a 100; condizioni patologiche, tuttavia, possono addirittura invertirlo o farlo variare pi considerevolmente. POSIZIONE DEL CUORE NEL TORACE : la rotazione del cuore sul piano frontale condiziona, automaticamente, anche la direzionalit del suo asse elettrico e, unitamente, lampiezza delle varie derivazioni rilevate. Rotazione del cuore a sinistra : causa una rotazione dellasse elettrico verso sinistra (verso e oltre a 20) Cause della rotazione a sinistra : Soggetti brevilinei : possiedono un minore sviluppo in altezza della cassa toracica ed il cuore, quindi, deve adagiarsi sul diaframma un po pi orizzontalmente. Fattori che innalzano il diaframma : un diaframma pi alto causa una orizzontalizzazione del cuore per la diminuzione di spazio verticale nel quale potersi disporre. Espirazioni profonde : innalzano di molto la cupola diaframmatica andando a premere contro il mucrone cardiaco. Postura supina : il peso dei visceri sul retro della cavit addominali, porta ad una pressione intra addominale maggiore, con conseguente innalzamento del diaframma e pressione contro il mucrone cardiaco. Obesit : una maggiore quantit di tessuto adiposo endoaddominale ed organi digestivi di pi voluminoso calibro causano un aumento di pressione endoaddominale con conseguente spostamento in alto del diaframma e pressione sul mucrone cardiaco.

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Rotazione del cuore a destra : causa una rotazione dellasse elettrico verso destra (verso ed oltre a 100) Cause della rotazione a destra : Soggetti longilinei : possiedono un maggiore sviluppo in altezza della cassa toracica consentendo al cuore una maggiore verticalit; principalmente per una maggiore distanza tra diaframma toracico superiore e diaframma toracoaddominale. Fattori che abbassano il diaframma : un diaframma pi basso va a translare caudalmente il mucrone cardiaco, facendo ruotare il cuore sul fulcro vasale, rendendo il suo orientamento pi verticale. Inspirazioni profonde : abbassano di molto il diaframma e con esso il centro frenico dove la base cardiaca ancorata; si ha quindi una verticalizzazione del cuore. Postura eretta : causa una diminuzione della pressione endoaddominale per la distesa del peso dei visceri digestivi (in particolare il fegato) si ha quindi uno spostamento in basso del diaframma ed una verticalizzazione del cuore. IPERTROFIA DEL MIOCARDIO VENTRICOLARE : unipertrofia asimmetrica del miocardio ventricolare porta alla rotazione dellasse elettrico cardiaco verso il ventricolo con ipertrofia (nella maggior parte della durata del ciclo elettrico sistolico QRS. Aumento asimmetrico del potenziale netto : una maggiore quantit di miocardio provoca un aumento sostanziale del potenziale dal lato del cuore ipetrofico; questo fa variare stabilmente lasse elettrico del cuore. Maggiore tempo di propagazione : una maggiore dimensione ventricolare comporta un maggior ritardo nel raggiungere lo stato di completa depolarizzazione del miocardio; questo comporta la pi presenza di miocardio positivo da un solo lato del cuore, generando un asse elettrico cardiaco deviato.

Deviazione a sinistra dellasse cardiaco : si ha un aumento di massa miocardica nel ventricolo sinistro tale da consentire una polarizzazione positivit pi forte e pi duratura di quella del ventricolo destro; questo comporta una deviazione dellasse elettrico verso i -60 gradi (sinistra), tipicamente sino a -15, purtuttavia, mantenendo una temporizzazione costante e normale del complesso QRS nelle derivate. Imp : il periodo QRS costante nelle diverse derivate cardiache assicura che la deviazione di asse elettrico cardiaco sia avvenuta per ipertrofia invece che per blocco di branca. Cause dellipertrofia ventricolare sinistra : tutti i fattori che aumentano il carico di lavoro eiettivo del ventricolo in modo asimmetrico, causandone una maggiore stimolazione contrattile riflessa. Ipertensione arteriosa sistemica Stenosi valvolare aortica Insufficienza valvolare aortica Cardiopatie congenite

Deviazione a destra dellasse cardiaco : si ha un aumento di massa miocardica nel ventricolo destro tale da consentire una polarizzazione positiva pi forte e pi duratura di quella del ventricolo sinistro; questo comporta una deviazione dellasse elettrico verso i 180 (destra), tipicamente sino ai 170, purtuttavia, mantenendo una temporizzazione costante e normale del complesso QRS. Cause dellipertrofia ventricolare destro : tutti i fattori che aumentano il carico di lavoro eiettivo del ventricolo in modo asimmetrico, causandone una maggiore stimolazione contrattile riflessa. Stenosi congenita della valvola polmonare Tetralogia di Fallot

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Difetto settale interventricolare.

BLOCCO DI BRANCA ATRIOVENTRICOLARE : il vettore elettrico cardiaco punta, per la maggior parte dl tempo, verso il lato con la branca bloccata poiche, senza le fibre del purkinje a veicolare limpulso di depolarizzazione, un ventricolo si depolarizzer con un onda di potenziale 2 o 3 volte pi lenta dellaltro, rimanendo positivo (depolarizzato) per pi lungo tempo e generando, quindi, un vettore medio di depolarizzazione deivato. Deviazione dellasse per blocco di branca sinistra : si ha unaumento del tempo necessario per la completa depolarizzazione del ventricolo sinistro di 2 o 3 volte quello del destro; questo causa una maggiore componente positiva nel miocardio sinistro per la maggior parte del ciclo cardiaco, generando una deviazione del vettore elettrico verso i -60 (sinistra), tipicamente a -50, ed un aumento della durata del complesso QRS nelle derivazioni. Imp :laumento del tempo del complesso QRS aiuta a discriminare una deviazione di vettore per ipertrofia cardiaca di una per blocco di branca nelle derivazioni. Deviazione dellasse per blocco di branca destra : si ha un aumento del tempo necessario per la completa depolarizzazione del ventricolo sinistro; questo causa una maggiore componente positiva nel miocardio destro per la maggior parte del ciclo cardiaco, generando una deviazione del vettore elettrico verso i 180 (destra), tipicamente a 105, ed un aumento della durata del complesso QRS nelle derivazioni. VARIAZIONE SIMMETRICA DEL VOLTAGGIO NEI COMPLESSI QRS : particolari condizioni di variazione simmetrica di massa ventricolare possono causare una variazione della differenza di potenziale massima dei complessi QRS, che, normalmente, si attesta intorno agli 0,5-2 mV. AUMENTO DEL VOLTAGGIO MASSIMO QRS : situazione nella quale la somma delle differenze di potenziali massime dei complessi QRS nelle 3 derivazioni ha un valore supeirore ai 4 mV. Aumento della massa miocardica : una maggiore quantit di miocardio attivo (meglio se simmetrica) causa la comparsa di pi cariche positive e/o negative alla determinazione del campo elettrico cardiaco, andando ad aumentar la corrente scorrente tra le parti differenti del miocardio, e quindi dellampiezza dellasse elettrico. Aumento di lavoro di eiezione : avviene generalmente per fattori che si contrappongono al flusso sanguigno in uscita dal cuore. Stenosi della valvola polmonare Ipertensione arteriosa

DIMINUZIONE DEL VOLTAGGIO MASSIMO QRS : situazione nella quale la somma delle differenze di potenziali massime dei complessi QRS nelle 3 derivazioni ha un valore inferiore a 0,5 mV. Diminuzione della massa miocardica : una minore quantit di miocardio attivo (meglio se simmetrica) causa la diminuzione delle cariche negative e positive totali determinanti il campo elettrico cardiaco, comportando una diminuzione delle corrente tra le parti differenti di miocardio, e quindi dellampiezza dellasse elettrico; questo meccanismo causa, ulteriormente, un rallentamento della conduzione dei potenziali nel miocardio e quindi un ampliamento dei complessi QRS. Imp : la presenza di un rallentamento nei complessi QRS permette di discriminare una diminuzione di voltaggio da perdita miocardica, rispetto a quello di cortocircuitazione o resistenza endotoracica. Infarti del miocardio ventricolare : causano principalmente necrosi del tessuto e quindi perdita di cellule e di cariche nette. Cortocircuitazione endotoracica : la presenza di cospiqui volumi di liquidi pleurici o pericardici provoca una via di conduzione preferenziale per le correnti esterne del cuore che giungeranno a minore intensit in superficie; lasse

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elettrico rievato quindi avr un potenziale minore, tuttavia, i complessi QRS delle 3 derivazioni rimarranno nella norma. Pericaridite : provoca il versamento di liquido edematoso allinterno della cavit pericardica consentendo una cortocircuitazione endotoracica elevata. Versamento pleurico : la presenza di sangue allinterno della cavit pleurica, consentendo una cortocircuitazione lieveendotoracica. Aumento dellqa resistenza endotoracica : la presenza di un mezza a maggiore resistenza va ad isolare il cuore dallambiente esterno generando una riduzione del voltaggio e dellintensit della corrente extracardiaca e, di conseguenza, una riduzione dampiezza dellasse elettrico cardiaco, tuttavia, senza rallentamento dei complessi QRS nelle deirvazioni. Enfisema polmonare : la maggiore quantit di aria e tessuto fibroso nei polmoni ne riduce le efficaci capacit conduttive. VARIAZIONE DI DURATA DEL COMPLESSO QRS : condizione nella quale il complesso QRS nelle 3 derivazioni dura pi di 0,09s a causa, principalmente, della aumento del tempo di percorrenza dellonda di depolarizzazione nel miocardio ventricolare. Ipertrofia o dilatazione ventricolare : un aumento delle dimensioni del miocardio ventricolare pu prolungare il tempo necessario allonda di depolarizzazione per percorrerlo tutto; questo causa un aumento del periodo QRS sino ai 0,09-0,12s Blocco di branca ventricolare : la distruzione delle fibre del Purkinje responsabili della veloce conduzione atrioventricolare provoca una diminuzione della velocit di conduzione elettrica del cuore sino ad 1/3 di quella originale; questo origina un aumento del tempo QRS sino ad oltre i 0,12s, tipicamente sino ai 0,14s. VARIAZIONE DI FORMA NEL COMPLESSO QRS : modifica evidente dei picchi dattivit elettrica del cuore nelle 3 derivazioni ad opera di asimmetrie ed irregolarit nella conduzione dellimpulso cardiaco tramite il miocardio. Perdita ischemica di tessuto miocardico : causa la sua sostituzione con tessuto cicatriziale e lirregolarit nella conduzione dellimpulso di depolarizzazione, con conseguente deviazione dellasse nelle 3 derivazioni. Molteplici blocchi di conduzione : molteplici blocchi nel sistema di conduzione subendocardico delle fibre di purkinje causanti rallentamenti locali nella conduzione dellimpulso depolarizzante con modifica dei picchi preesistenti e creazione di nuovi picchi CORRENTE DI LESIONE : corrente ionica sviluppatasi, anche nei periodi di riposo del tessuto cardiaco (tra un battito e laltro) tra una zona di miocardio danneggiato e permanentemente depolarizzato (negativo) ed il normale tessuto miocardico ripolarizzato, andando a variate lasse cardiaco nelle 3 derivazioni. Negativit di una zona lesa : molto spesso una zona ischemica nel miocardio rimane permanentemente depolarizzata, e quindi negativa, per assenza di ossigeno e nutrienti a riattivare le pompe delle cellule miocardiche, questa zona funge da polo negativo permanente del cuore, creando una corrente elettrotonica anche a cuore ripolarizzato (cio a riposo).

FATTORI CAUSANTI UNA CORRENTE DI LESIONE : Fattori di danneggiamento delle membrane sarcomeriche: il danneggiamento del sarcomero dei cardiomiociti, imped9sce una completa ripolarizzazione delle cellule muscolari, mantenendole in un costante stato di depolarizzazione. Danni meccanici

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Processi infettivi (virali)

Fattori ipossici tissutali : la mancanza di ossigeno in zone localizzate di miocardio provoca lincapacit dei cardiomiociti di ripolarizzare completamente i propri sarcomeri; questo permette una depolarizzazione permanente della zona ischemica. VETTORE DELLA CORRENTE DI LESIONE : vettore formato dalla corrente di lesione tra zona danneggiata e zona sana (polarizzata) del miocardio, determinabile nelle 3 derivazioni solamente durante il periodo di polarizzazione miocardica ed invisibile durante la sua depolarizzazione completa, caratterizzato : Base negativa poggiante sulla zona danneggiata (e depolarizzata) . Apice positivo diretto verso la zona polarizzata (o sana).

MISURAZIONE DEL VETTORE CORRENTE DI LESIONE : il potenziale di lesione in una derivazione la differenza di potenziale, misurata allinizio dellonda P della medesima derivazione, tra potenziale istantaneo e potenziale J di riferimento; essa stima il verso e lintensit del componente del vettore di lesione su quella derivazione. Imp : come per il vettore elettrico del cuore bastano due componenti del vettore di lesione su due derivazioni per determinarne la natura vettoriale sul piano frontale del cuore. Assunzione del punto J : voltaggio presente nelle 3 derivazioni elettrocardiografiche appena la depolarizzazione cardiaca completata, al termine del complesso QRS, assunto come 0 nella nostra misurazione successiva. Problema della misurazione della corrente di lesione : per opera di correnti parassite sempre presenti allinterno del corpo umano, un tracciato ECG incapace di misurare il voltaggio 0 stabile di riposo cardiaco in modo analogico, poich viziato dalle altre correnti elettrotoniche non cardiogene; si deve assumere volta per volta un potenziale 0 J