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ROBERTO RISAliTI
MODIFICAZIONE DI NEUTRALIT
ED EPOCH FENOMENOLOGICA
NEL PRIMO LIBRO DELLE IDEEN
DI HUSSERL
Estratto da:
Annali del Dipartimento di Filosofia
dell'Universit di Firenze
Nuova serie- 1996-1997
fu
--:------Edizioni fll.nwmitam di.fdttuEoonomia fl:>i'rilio -------
Roberto Risaliti
MODIFICAZIONE DI NEUTRALIT
ED EPOCH FENOMENOLOGICA
NEL PRIMO LIBRO DELLE IDEEN
DI HUSSERL
Oggetto di studio di questo lavoro sono alcuni aspetti dei pensiero di
Husserl come esso sviluppato nel primo libro delle Ideen
1
. Due delle
1
E. HUSSERL, Ideen zu einer reinen Pbanomenologie und pbanomenologiscben Pbi-
losopbie, Erstes Buch, neu herausgegeben von Karl Schuhmann, Den Haag, Martinus
Nijhoff, 1976. da quest'opera che sono tratte tutte le citazioni, a meno che non sia espli-
citamente indicato altrimenti. In nota viene sempre presentata la traduzione italiana tratta
da: E. HussERL, Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica, Libro
primo, a cura di Enrico Filippini, Torino, Einaudi, 1965. Eventuali variazioni nella traduzio-
ne, operate da noi, sono sempre segnalate con parentesi quadre. Dobbiamo inoltre segna-
lare che in molti punti la versione italiana del primo libro delle Ideen non traduce il testo
tedesco originale. Ricordiamo che, vivente Husserl, il primo libro delle Ideen ha avuto tre
edizioni, nel 1913 entro il primo volume dello <<]ahrbuch fi.ir Philosophie und phano-
menologische Forschung, nel 1922 e nel 1928, sostanzialmente identiche, e che la tradu-
zione italiana condotta invece su un'edizione delle Ideen uscita nel 1950 a cura di Walter
Biemel. Tale redazione del testo presenta varie modifiche ed aggiunte operate dallo stesso
Husserl sugli esemplari in suo possesso del proprio lavoro. Se vero che si tratta di note e
correzioni scritte da Husserl stesso - e quindi del massimo interesse per lo studioso -
per anche vero che non pare filologicamente corretto sostituire al testo originale un testo
che il filosofo non ha mai dato alle stampe. Coerentemente con questa veduta il curatore
della pi recente edizione critica delle Ideen, quella in due tomi del 1976, ristampa il testo
originale del 1913, cui anche noi ci rifacciamo. Le varianti del testo originale soppresse nel-
l'edizione del 1950 sono state comunque tradotte in italiano da E. Filippini, e si trovano al-
l'interno dell'<<apparato critico al testo, alle pagine 943-957 dell'edizione italiana. Noi, poi-
ch ci rifacciamo al testo del 1913, qualora l'edizione italiana del primo libro riporti la va-
riante del 1950, sostituiamo a questa la traduzione del testo originale riportata nel gi ricor-
dato apparato critico, evitando di appesantire le citazioni con richiami alle pagine dell'ap-
I. H Roberto Risaliti
novit essenziali rispetto alla grande opera precedente, le Ricerche logi-
che
2
, sono la messa in luce della soggettivit trascendentale e la connessa
teoria dell' epoch fenomenologica (o fenomenologico-trascendentale, o
semplicemente trascendentale). Esse, insieme, danno un nuovo senso
alla fenomenologia, trasformandola in fenomenologia trascendentale.
Dell' epoch, o messa in parentesi, o neutralzzazone, o riduzione,
Husserl s occupa a pi riprese nel corso delle Ideen
3
. In effetti, la messa
in parentesi trascendentale esposta per la prima volta nel primo capito-
parato stesso, dei quali il lettore pu facilmente fare a meno se solo ha sott'occhio il testo
italiano. Per quanto riguarda le modifiche e le aggiunte al testo fatte da Husserl, preferiamo
riportare solo ci che ci pare rilevante per gli scopi del nostro lavoro e dunque per gli argo-
menti di cui esso specificamente tratta. Annotazioni e inserti sono tutti pubblicati nel secon-
do tomo dell'edizione del 1976 del primo libro delle Jdeen; in molti casi di essi non c' la
traduzione italiana, n nell'edizione italiana del primo libro, n nell'apparato critico. Quan-
do il testo originale da noi citato tradotto, riportiamo la versione del traduttore italiano, in
caso diverso la traduzione nostra. Dobbiamo notare infine che gli esemplari stampati su
cui Husserl ha lavorato sono quattro (come esplicitamente asserito nell'avvertenza del cu-
ratore a p. 477 della gi citata edizione del 1976), indicati con A, B, C, D, i primi tre del
1913 e l'ultimo del 1922, e non tre come viene erroneamente sostenuto nell'apparato critico
dell'edizione italiana. Per la precisione, l'esemplare A I'Handexemplar. per eccellenza,
essendo stato annotato dal 1913 al 1929, e si tratta di un estratto del primo volume del gi
citato <<]ahrbuch fi.ir Philosophie und phanomenologische Forschung. del 1913; l'esemplare
B la prima parte del primo volume dello stesso Jahrbuch; l'esemplare C ancora la prima
parte del primo volume dello Jahrbuch, ma in brossura (pi che altro usato per notare gli
errori di stampa); l'esemplare D infine una copia dell'edizione del 1922, e, a quanto pare,
stato annotato tutto nell'autunno del 1929. L'errore del curatore italiano (che parla di due
esemplari del 1913 e di uno del 1922) probabilmente la conseguenza di quello del curato-
re dell'edizione tedesca del 1950, Walter Biemel, il quale nella sua Vorbemerkung parla di
tre esemplari delle Jdeen custoditi nell'archivio Husserl.
2
E. HUSSERL, Logische Untersuchungen, Halle a. d. Saale, Max Niemeyer, 1900-1901.
Ora neii',,Husserliana. in due volumi distinti: E. HussERL, Logische Untersuchungen, Erster
Band, herausgegeben von Elmar Holenstein, Den Haag, Martinus Nijhoff, 1975, contenente
i Prolegomena zur reinen Logik; Logische Untersuchungen, Zweiter Band, herausgegeben
von Ursula Panzer, Den Haag, Martinus Nijhoff, 1984, da cui citiamo, contenente le sei
Untersuchungen zur Phiinomenologie und Theorie der Erkenntnis, traduzione italiana a
cura di Giovanni Piana, Ricerche logiche, Milano, Il Saggiatore, 1968.
:l bene chiarire subito che, nel presente lavoro, non ci occupiamo di quel tipo parti-
colare di riduzione che Husserl chiama eidetica. In effetti, essa consiste in un cambiamento
del modo di sguardo diretto agli oggetti, il quale, invece di apprenderli come datit di fatto,
li coglie nei loro caratteri essenziali e, cos facendo, li ,,neutralizza,, in quanto fattualit, fa-
cendo emergere quello che in loro vi non di individuale, ma di universale. Riconosciamo
che sarebbe assai interessante studiare i rapporti della visione delle essenze con le altre teo-
rie della riduzione. (modificazione di neutralit ed epoch fenomenologica). Una simile
arwlisi, per, non rientra nei limiti del tipo di lavoro che intendiamo svolgere qui: nelle
pagine che seguono, perci, consideriamo la teoria della visione delle essenze come pre-
supposta, senza trattarla n problematizzarla.
Modificazione di neutralit ed efJoch. ferwmenolop,ica U5
lo della seconda sezione, ma la teoria generale della neutralzzazone si
trova solo successivamente, nel quarto capitolo della terza sezione, dal
109 al 117. in questa serie d densi paragrafi che s trova, secondo
noi, la giustificazione teoretica della possibilit del mutamento dell'atteg-
giamento naturale in atteggiamento fenomenologico, operato
4
da Husserl
nei paragrafi 31 e 32 tramite l'epoch fenomenologica
5
Lo scopo del pre-
sente lavoro d tentare un'interpretazione d quella teoria generale della
modificazione d neutralit che abbiamo sopra ricordato, che ne mostri il
rapporto che la lega all'epoch fenomenologica.
l. LA MODIFICAZIONE DI NEUTRALIT
La trattazione della modificazione d neutralit svolta da Husserl nel
capitolo intitolato Zur Problematik der noetisch-noematischen Strukturen
(Per la problematica delle strutture noetico-noematiche), un punto del-
l'opera assai inoltrato. stata gi colta la regione della coscienza pura e s
sono cominciate a chiarire le sue complesse strutture. Tra le altre cose,
Husserl ha nettamente distinto i dati fenomenologici che appaiono al-
l'analisi come appartenenti al momento noetco del complessivo atto in-
tenzionale, cio all'atto propriamente detto, da quei dati che sono propri
4
L'impiego della parola <<OperatO>>, in questo contesto, potrebbe sorprendere: parrebbe
che il passaggio da un atteggiamento all'altro non sia <<Operato dall'autore, ma ritratto.,
in un certo senso, ,,dall'esterno. Ma noi siamo convinti che, nel suo scritto, Husserl non si
limiti a suggerire astrattamente due possibili modi di rapportarsi con la realt, ma
presentifichi un'esperienza vissuta effettivamente compiuta, cercando di renderne partecipe
il lettore. Quando Husserl descrive per sommi capi il vivere atteggiato naturalmente, si cala
nuovamente, anche se solo in modo provvisorio, in quel modo di essere che, prima di dive-
nire fenomenologo, ha pure condiviso, anzi ha senz'altro vissuto. Riproduce un proprio
percorso vitale e di pensiero, al fine di rendere il lettore a sua volta in grado di compiere il
rovesciamento esistenziale rappresentato dall'epoch. Nella questione della portata esisten-
ziale, vitale, dell'epoch non possiamo addentrarci qui: tutto ci trattato nell'ultima parte
del nostro scritto.
5
Quest'ultima , in effetti, ripresa e <<ampliata nel corso dell'intero quarto capitolo
della seconda sezione; di questi presunti <<ampliamenti>>, per, non ci occupiamo, riservan-
doci di trattarne in un lavoro futuro. Non ci sfugge la problematicit dell'idea di un amplia-
mento dell'epoch, proprio in rapporto all'interpretazione da noi tentata. Tuttavia, ricondur-
re le varie messe in parentesi all'epoch trascendentale richiede un lungo e meticoloso
lavoro d'analisi del testo che, per essere svolto in maniera adeguata, necessita di una tratta-
zione a parte.
156 Roberto Risaliti
di ci che appare nell'atto, del correlato oggettuale nel senso pi ampio.
I caratteri dell'oggettualit apparente sono in generale caratteri dell'essere
di qualcosa, mentre i caratteri degli atti in cui qualcosa posto come in
qualche modo essente>> sono i caratteri della credenza in qualcosa, dove
<<Credenza,, si deve intendere come un espressione indicante un genere di
cognizione originario (di cui la <<Credenza, nel senso ordinario un deri-
vato), capace di trasformarsi secondo tutti gli specifici sensi in cui
un'oggettualit consaputa, data alla coscienza. Secondo Husserl, ogni
possibile situazione epfstemica da concepirsi come una modificazione>>
della certezza della credenza (o, come forse sarebbe meglio dire, della
credenza certa), nel senso che tutti i modi in cui qualcosa presente,
dato alla coscienza, sono il risultato di operazioni, di vario genere, com-
piute dalla coscienza sui suoi contenuti intenzionali primitivi: modifica-
zioni dell'apprensione diretta, immediata, di qualcosa
6
I vari modi in cui
la coscienza intende le oggettualit a lei date non si trovano sullo stesso
piano: non sono alternativi l'uno all'altro come delle specie parallele di
un medesimo genere. I vari tipi di <<Credenza,, sono, invece, fondati l'uno
sull'altro secondo vari tipi di stratificazione intenzionale, ma in modo da
fare tutti capo al semplice, non modificato, prendere immediatamente per
certo, chiamato da Husserl <<Credenza originaria (Urdoxa)
7
. Con questi
presupposti vengono trattate alcune fondamentali <<modificazioni>>, certe
6
In der jetzigen Reihe spielt offenbar die GlaubensgewiBheit die Rolle der unmo-
difizierten, oder, wie wir hier zu sagen hatten, der "unmodalisierten" Urform der Glauben-
sweise>>, 104, p. 240. Nella serie attuale la certezza della credenza f!orse meglio: la creden-
za certa] ha manifestamente il ruolo della forma originaria non-modificata o, come do-
vremmo dire qui, "non-modalizzata ", della credenza,, p. 234.
7
GlaubensgewiBheit ist Glaube schlechthin, in pragnantem Sinne. Sie hat nach
unseren Analysen in der Tat eine hochst merkwurdige Sonderstellung in der Mannig-
faltigkeit von Akten, die alle unter dem Titel Glaube- oder "Urteil", wie vielfach aber in
sehr unpassender Weise gesagt wird - begriffen werden. Es bedarf eines Aus-
drucks, der dieser Sonderstellung Rechnung tragt und jede Erinnerung an die ubliche
Gleichstellung der GewiBheit und der anderen Glaubensmodi ausloscht. Wir fUhren den
Terminus Urglaube oder Urdoxa ein, womit sich die von uns herausgestellte intentionale
Ruckhezogenheit aller "Glaubensmodalitaten" angemessen auspragt, 104, p. 241. <<La cer-
tezza della credenza f!orse meglio: credenza certa] credenza ut sic, in senso pregnante.
Nel fatto, secondo le nostre analisi essa ha una posizione notevolissimamente isolata nella
molteplicit di atti che vengono tutti compresi sotto il titolo "credenza" - o "giudizio" come
si dice spesso, ma molto inadeguatamente -. Occorre un'espressione speciale, che renda
conto di questa posizione isolata e annulli ogni ricordo della comune equiparazione della
certezza e degli altri modi di credenza. Noi introduciamo il termine di credenza originaria
o doxa originaria, col quale si esprime convenientemente l'intenzionale riferimento regres-
sivo, da noi messo in rilievo, di tutte le "modalit di credenza", p.
.
Mud!ficazllll' di 11<'11/mlila ed <1)()d1<' j(numenulup,ica l:\7
in modo sommario, certe altre diffusamente. Qui intendiamo rivolgerei
immediatamente alla modificazione di neutralit, introdotta cos nel 109:
lJnter den auf die Glaubenssphare zu beziehenden Modifikationen haben
wir noch eine hochst wichtige zu bezeichnen, die eine vollig isolierte Stellung
einnimmt, also keineswegs mit den oben besprochenen in eine Reihe gestellt
werden darf. Die eigentlimliche Art, wie sie sich zu den Glaubenssetzungen
verhalt, und der Umstand, daB sie erst bei tieferer Untersuchung sich in ihrer
Eigenti.imlichkeit herausstellt- als eine gar nicht speziell zur Glaubenssphare
gehorige, vielmehr als eine hochst bedeutsame allgemeine BewufStseinsmo-
difikation - rechtfertigt es, wenn wir ihr an dieser Stelle eine ausfi.ihrliche
Betrachtung widmen.
8
Gi al principio del paragrafo, Husserl preannuncia che si tratta di
una modificazione che investe la coscienza come tale, nella sua interezza,
comprese le sfere del sentimento e della volont, non solo quelle della
credenza o della conoscenza. Limitandosi dunque per semplicit alla sola
sfera dossica, tenta di determinare nel modo seguente la natura di questa
modificazione:
Es handelt sich uns jetzt um eine Modifikation, die jede doxische Modalitat,
auf die sie bezogen wird, in gewisser Weise vollig aufhebt, vollig entkraftet -
aber in total anderem Sinne wie die Negation, die zudem, wie wir sahen, im
Negat ihre positive Leistung hat, ein Nichtsein, das selbst wieder Sein ist. Sie
durchstreicht nicht, sie <<leistet>> nichts, sie ist das bewuBtseinsmaBige Gegen-
sti.ick alles Leistens: dessen Neutralisierung. Sie liegt beschlossen in jedem
sich-des-Leistens-enthalten, es-auBer-Aktion-setzen, es-<<einklammern, <<da-
hingestellt-sein-lassen und nun <<dahingestellt-haben, sich-in-das-Leisten-
<<hineindenken, bzw.das Geleistete <<bloB denken,, ohne <<mitzutun.
9
H 109, p. 247 . Tra le modificazioni relative alla sfera della credenza dobbiamo indi-
carne ancora una molto importante, che occupa un posto del tutto isolato e non pu quindi
essere collocata nella serie di quelle sopra discusse. La particolare maniera con cui si riferi-
sce alle posizioni di credenza e la circostanza che soltanto ad un'indagine assai approfondi-
ta si rivela nella sua particolarit - come una modificazione di coscienza non specificamen-
te appartenente alla sfera della credenza, ma piuttosto come una modificazione generale al-
tamente significativa - giustificano il fatto che le dedichiamo qui una considerazione esau-
riente, p. 240.
9
109, pp. 247-248 . si tratta ora di una modificazione che in certa guisa annulla e
svigorisce radicalmente ogni modalit dossica a cui venga riferita - ma in un senso total-
mente diverso dalla negazione che, come vedemmo, nell'elemento negato ha il suo prodot-
to positivo, un non-essere che esso stesso essere. Essa non cancella, non "produce" nulla,
il contrapposto coscienziale di ogni produrre f!orse meglio: Essa non cancella, non "fa"
nulla, la controparte coscienziale di ogni operare]: la sua neutraltzzaztone. Essa inclusa
13H Roberto Risaliti
La prima determinazione di questa modificazione sui generis dun-
que negativa: non negazione. La negazione infatti, per Husserl, pone
qualcosa: il non-essere dell'oggetto negato. Secondo Husserl, in altre pa-
role, anche la negazione modifica il contenuto dossico primitivo, ne una
stratificazione intenzionale che pone in esso un certo carattere, anche se
di tipo affatto peculiare: quello della rimozione>>, della <<Cancellatura>>
10
o,
come anche si potrebbe dire, del non-essere. Ma neutralizzare>> un certo
contenuto, un certo dato, non vuoi dire negar/o. Nell'argomentare questa
distinzione emerge la prima determinazione positiva della neutralizza-
zione: <<Sie ist das bewu13tseinsma13ige Gegenstlick alles LeistenS>> (<< la
controparte coscienziale di ogni operare>>
11
). Ogni tipo di posizione co-
scienziale, ogni possibile modificazione dell' Urdoxa, possono essere neu-
tralizzati, hanno la loro controparte neutralizzata. Il negare stesso, dun-
que, pu essere neutralizzato, come il percepire, il sognare, il giudicare,
etc. La neutralizzazione si distingue da tutte le altre possibili modificazioni
perch, diversamente da esse, non pone nessun contenuto, di nessun
tipo; non ha, in assoluto, carattere posizionale. L'elenco di espressioni
quali <<mettere-fuori-azione>>, mettere-in-parentesi>>, e le altre viste prima,
che dovrebbero indicare quale sia il tipo di operazione in cui consiste
questa singolare modificazione della Urdoxa, per difettoso. Il motivo lo
spiega immediatamente Husserl stesso:
Denn alle zur vorlaufigen Andeutung soeben zusammengestellten Aus-
in ogni trattenersi dal produrre f!orse meglio: dall'operare), metterlo-fuori-azione, metterlo-
in-parentesi, "!asciarlo-indiscusso" e quindi averlo-come-"indiscusso", "entrare-col-pensie-
ro-nella-produzione", od anche "pensare semplicemente" il prodotto f!orse meglio: "entrare-
col-pensiero"-nell'esecuzione, od anche "mero pensare" l'eseguito) senza "prender parte al
suo compimento",,, pp. 240-241.
10
Wir konnen im negierenden BewuBtsein leben, mit anderen Worten, die Negation
"vollziehen": der Blick des Ich ist dann gerichtet auf das, was Durchstreichung erfahrt. Wir
klinnen den Blick aber auch als erfassenden auf das Durchstrichene als solches, auf das mit
dem Strich Versehene richten: dann steht dieses als ein neues "Objekt" da, und zwar da im
scbltchten doxischen Urmodus "seiend",, p. 244. Noi possiamo vivere nella coscienza ne-
gatrice, in altre parole, "compiere" la negazione: in tal caso lo sguardo dell'io diretto a ci
che subisce la cancellazione. Ma possiamo anche dirigere lo sguardo al cancellato come
tale, a ci che provvisto della cancellatura f!orse meglio: a ci che provvisto del segno di
cancellazione]: e in questo caso abbiamo un nuovo "oggetto", "esistente" nel genuino modo
dossico [pi esattamente: e in tal caso questo cancellato l come un nuovo oggetto, e l,
precisamente, nel semplice modo dossico originario che ba nome "essente"],, p. 237.
11
Modifichiamo la traduzione da produrre a Operare, perch qui il verbo deisten. ha
il senso dell'inglese to perform .. , indica un fare che, una volta terminato, non lascia neces-
sariamente qualcosa di prodotto.
Mudiflc{rziulle di llt'ttlmllt ed l'/H!Cht; jillumenuloRicu
l j()
driicke enthalten im Sinne Oberschtissiges. Oberall ist ein willktirliches Tun
mithezeichnet, wahrend es darauf gar nicht ankommen soli. Wir scheiden es
a Iso aus. Das Resultat dieses Tuns hat jedenfalls einen eigenttimlichen Gehalt,
der sich unter Absehung davon, daiS er ihm <<entstammt>> (was nattirlich auch
cin plnomenologisches Datum ware), an sich betrachtet werden kann, wie
L'l' denn auch ohne solche Willktir im Erlebniszusammenhange moglich ist
und vorkommt. Schalten wir so aus dem Dahingestellt-sein-lassen alles Wil-
kntliche aus, verstehen wir es aber auch nicht im Sinn eines Zweifelhaften
oder Hypothetischen, so verbleibt ein gewisses ,,Dahingestellt-haben, oder
besser noch, ein ,,Dastehend-haben von etwas, das nicht Wirklich>> als
dastehend bewuiSt ist. Der Setzungscharakter ist kraftlos geworden.
12
La cntlCa cui Husserl sottopone le proposte terminologiche appena
fatte ha carattere duplice: ci che bisogna togliere dal senso di quelle lo-
cuzioni sono la volontariet e l' ipoteticit.
Per quanto riguarda l'elemento volontario, vale a dire il deliberato e
cosciente sospendere-il-giudizio su qualcosa, esso certamente possibile.
Pu darsi che, a volte, in particolari circostanze, la neutralizzazione possa
avere anche questo carattere; ci che importa, per, che esso non ne-
cessario. Infatti, anche quando un contenuto di coscienza viene neutraliz-
zato volontariamente, lo studio del contenuto cos modificato , di fatto,
indipendente da quell'atto di volizione: la volizione stessa, piuttosto, si
fonda su un atto neutralizzante, altrimenti non potrebbe essere riferita ad
un contenuto neutralmente modificato. Oltre a ci, suggerisce Husserl, la
modificazione di neutralit ha un posto nel vivere della coscienza ben pi
ampio di quello occupato dagli atti di volontaria modificazione, di voler-
12
109, p. 248. Poich tutti i termini test radunati per una indicazione provvisoria
hanno nel loro senso qualcosa di eccedente. In essi sempre sottointeso un fare arbitrario
(forse meglio: volontario), mentre questo fuori questione. Eliminiamolo dunque. Il risulta-
to di questo fare ha in ogni caso un contenuto particolare che, prescindendo dal fatto che
"deriva" da quel fare (il che naturalmente sarebbe pure un dato fenomenologico), pu es-
sere considerato in se stesso, come possibile ed accade nella connessione degli Erlebnisse
anche senza quell'arbitrio f!orse meglio: anche senza quella volontarietl. Se dunque elimi-
niamo ogni elemento volitivo dal lasciare-indiscusso, ma non intendiamo quest'ultimo nel
senso di qualcosa di dubbio o di ipotetico, rimane un certo avere-indiscusso, o meglio an-
cora un aver-presente qualcosa che non "realmente" consaputo come presente. Il caratte-
re posizionale diventato impotente f!orse meglio: privo di forza)., p. 241. Compare qui per
la prima volta nel corso della nostra trattazione il termine tedesco ErlebniS (al plurale,
Erlebnisse.); esso non ci pare esprimere sostanzialmente nulla di pi o di diverso da ci
che espresso dall'italiano .vissuto (o .esperienza vissuta.). Il traduttore italiano ha inve-
ce preferito non tradurre il termine, facendo s che il contesto ne illustri di fatto il significa-
to italiano. Per non appesantire il testo italiano lasciamo anche noi il termine tedesco.
140
Roberto Risaliti
neutralizzare: la neutralizzazione avviene soprattutto spontaneamente.
Quando al mettere-in-parentesi si tolga l'elemento volitivo, ci che si
ottiene potrebbe sembrare essere una sorta di modificazione ipotizzante:
neutralizzare sarebbe una forma di dubbio, ma ci radicalmente esclu-
so. Husserl non si sofferma ad argomentare come mai non si possano
identificare dubbio e neutralizzazione perch l'argomentazione sarebbe
sostanzialmente la stessa con cui ha mostrato di non poter assimilare la
neutralizzazione alla negazione. La neutralizzazione si applica alla modifi-
cazione di dubbio come alla negazione e a qualsiasi altro modo in cui la
Urdoxa venga modificata. Il dubitare non pu identificarsi col neutralizza-
re, in quanto il dubitare stesso passibile di essere tenuto in sospeso,
messo fra parentesi.
Si sono cos tolte dal concetto di messa-in-parentesi, o neutralizzazio-
ne, o messa-fuori-azione, quelle due determinazioni che, secondo Hus-
serl, abitualmente, nel linguaggio naturale, vengono pensate come parte
di quel concetto. Rimane ora soltanto ein "Dastehend"-haben von etwas,
das nicht "wirklich" als dastehend bewu/St ist>> (un aver-presente qualco-
sa che non "realmente" consaputo come presente). Per spiegare questo
difficile concetto, Husserl si esprime con le seguenti parole:
das Seiend schlechthin, das Moglich-, Wahrscheinlich-, Fraglich-seiend, eben-
so das Nicht-seiend und jedes der sonstigen Negate und Affirmate - ist
bewuBtseinsmaBig da, aber nicht in der Weise des <<Wirklich, sondern als
<<bloB Gedachtes, als ,,bJoBer Gedanke.
1
3
Il modo d'essere di ci che messo fra le parentesi della neutra-
lizzazione caratterizzato come <<mero pensiero e contrapposto alla <<ef-
fettiva realt ( Wirklichkeit). L'analisi ha dunque portato al concetto di
mero pensiero come senso del concetto di neutralizzazione. A proposito
del termine usato, Husserl specifica nel paragrafo immediatamente suc-
cessivo a quello che introduce il concetto di neutralizzazione, che la pa-
rola <<pensare,
als es bald auf die ausgezeichnete Sphare des explizierenden, begreifenden
13
109, p. 248 . quello che puramente e semplicemente esistente (forse meglio: es-
sente] o possibile o verisimile o discutibile, come pure il non-esistente, in qualsiasi nega-
zione o affermazione (forse meglio: il non-essente ed ogni ulteriore negato ed affermato],
sono coscienzialmente presenti, ma non nella maniera del "reale", bens come "mero pen-
sato", come "mero pensiero"., p. 241.
Mr)(l!fiun/unr tli IWIIImlilt t'tlt'f}()chi' l i l
und ausdrlickenden Denkens bezogen ist, auf das logische Denken in einem
spezifischen Sino, und bald auf das Positionale als solches,
14
. ambigua, ha almeno questi due significati fondamentali. Evidentemente
un contenuto di coscienza neutralizzato non <<pensato nel senso che
viene esplicato, determinato concettualmente o discorsivamente: il pen-
siero logico una normale attivit della coscienza, estremamente com-
plessa ma pur sempre articolata sulla base di credenze originarie. Non
pu essere esso a costituire la neutralizzazione, la quale ha la peculiarit
di riferirsi, inibendola, a qualsiasi tipo di modalit dossica, compresi na-
turalmente la Urdoxa e il pensiero logico, discorsivo. Inevitabilmente, sia-
mo portati a dare a <<pensiero il senso di pura posizionalit in generale:
inteso in questo modo, <<pensare un termine per indicare, generica-
mente, l'essere presente alla coscienza, qualsiasi sia poi la modalit di
questo essere presente. Percepire, ricordare, dubitare, giudicare, etc.,
sono tutti, in questo senso amplissimo, atti di pensiero. Facciamo presen-
te che, nella teoria husserliana, l'avere posizionalit una caratteristica
non solo della credenza originaria (la quale pone l'essere semplicemente,
senza ulteriori caratteri), ma di ogni atto intenzionale
15
Per intendere
correttamente questo pensiero di Husserl, cio che la coscienza nella
molteplicit dei propri atti <<pone comunque in essi <<qualcosa, neces-
sario chiarire, almeno nell'essenziale, i rapporti esistenti fra la credenza
certa, gli atti dossici che su questa sono fondati, gli atti intenzionali in
generale e i correlati degli atti in generale.
In primo luogo ricordiamo che Husserl sostiene, a proposito del carat-
tere della credenza percettiva certa, che <<ihr entspricht als noematisches
Korrelat am erscheinenden "Objekt" der Seinscharakter, der des "wirk-
lich", ( 103, p. 239), (<<ad essi corrisponde come correlato noematico nel-
14
110, p. 250, .in quanto essa ora viene riferita alla sfera eminente del pensare espli-
cativo, comprensivo ed espressivo, al pensare logico in senso (forse meglio: in un senso]
specifico, ora invece riferita all'elemento posizionale come tale., pp. 242-243.
1
' .Machen wir uns zunachst klar, daB Gefallensakte (ob "vollzogen" oder nicht),
ehenso Gemi.its- und Willensakte jeder Art eben "Akte", "intentionale Erlebnisse" sind, und
da8 dazu jeweils die "intentio", die "Stellungnahme" gehrt; oder anders ausgesdri.ickt: es
sind in einem weitesten, a ber wesentlich einheitlichen Sinne "Setzungen", nur eben nicht
doxische,,, pp. 268-269 . Rendiamoci chiaro anzitutto che gli atti di piacere (compiuti o no),
come pure gli atti di sentimento e di volont d'ogni specie sono appunto "atti", "Erlebntsse
intenzionali", e che vi appartiene la "intentio", la "presa di posizione"; o detto altrimenti:
sono "posizioni" in un senso amplissimo, ma essenzialmente unitario, soltanto non dossi-
che, p. 260.
112
Roher/o Nl.11tlllt
!"'oggetto" apparente il carattere dell'essere, del "reale" [pi esattamente:
ad essa corrisponde come correlato noematico nell'"oggetto" che appare il
carattere d'essere, quello di "reale"],,, p. 232). La semplice credenza, o do-
xa originaria, oltre a mettere in relazione la coscienza con un oggetto (in
senso amplissimo), coglie sempre l'oggettualit da essa intesa come non-
modificata in alcun modo: la intende con il carattere primitivo della <<real-
t>>, ossia come semplicemente essente, reale. Inoltre, come la credenza
originaria di un qualcosa pone quel qualcosa come essente, reale nel sen-
so di <<Semplicemente presente alla coscienza>>, le modificazioni della cre-
denza certa intendono i propri oggetti intenzionali come modalizzati o
modificati, in modo correlativo a come sono modalizzati o modificati gli
atti stessi che colgono quegli oggetti. Come vedremo, ci si estende anche
al di l della sfera degli atti dossici: ogni atto intenzionale si fonda, in ulti-
ma analisi, su una doxa originaria e ne conserva la caratteristica di porre,
in qualche modo, l'essere dell'oggetto da esso inteso. Limitandoci ora, per
semplicit, alla sfera dossica, possiamo dire che, secondo Husserl, per fare
un esempio, dubitare di qualcosa pone nell'oggetto correlato all'atto dubi-
tativo (l'oggetto inteso come oggetto dubitato) il carattere di <<-dubbio-se-
sia>>. In generale, allo stesso modo si comportano tutti gli atti dossici e i
loro correlati
16
. Pi precisamente, bisogna dire che ogni modificazione,
ogni intenzionalit portatrice di nuovi caratteri (dossici o meno), pu co-
stituirsi solo fondandosi sul carattere originario, primitivo, con cui l'ogget-
to si d nel suo puro e semplice esserci alla coscienza: il carattere che
Husserl ha denominato dell'essere (Seinscharakter)
17
. Se, come abbiamo
16
<<Die Weise des "gewissen" Glaubens kann ubergehen in diejenige bloBer Anmutung
oder Vermutung oder der Frage und des Zweifels; und jenachdem hat nun das
Erscheinende [ ... ] die Seinsmodalitiiten des "moglich", des "wahrscheinlich", des ''fraglich",
des "zweifelhaft" angenommen,, 103, .p. 239. ,,n modo della credenza "certa" pu passare
in quello della semplice pretensione o supposizione, o della domanda o del dubbio; e
correlativamente ci-che-appare [. .. ] assume le modalit di essere del "possibile', del "ve-
risimile', del "discutibile', del "dubbioso" (forse meglio: che ha nome "possibile", "verisi-
mile" ... etc.],, p. 233.
17
<<der Seinscharakter schlechthin (das noematische "gewiB" oder "wirklich" seiend)
fungiert als die Urform aller Seinsmodalitiiten. In der Tat haben alle aus ihr entquellenden
Seinscharaktere, die spezifisch so zu nennenden Seinsmodalitaten, in ihrem eigenen Sinne
Ruckbeziehung auf die Urform. Das "moglich" besagt in sich selbst so vie!, wie "moglich
seiend", das "wahrscheinlich", "zweifelhaft", "fraglich" so vie! wie "wahrscheinlich seiend",
"zweifelhaft und fraglich seiend",, 104, p. 240. <<il carattere dell'essere funge semplice-
mente (sia il noematico "certo" o "reale") come forma originaria di tutte le modalit dell'es-
sere [pi esattamente: il semplice carattere dell'essere (il noematico essente "certo" o "rea-
le") funge come forma originaria di tutte le modalit dell'essere]. Nel fatto tutti i caratteri
td .. _________ .

visto, il noematico <<gewifs (<<Certo>), o <<Wirklich,, (reale>>), l'esatto cor-
rispettivo ontico dell' Urdoxa, la noetica credenza originaria, ne consegue
('hl' le modificazioni dell'essere sono modificazioni del carattere realt>>,
analogamente a come i modi del credere sono modificazioni della creden-
za originaria. lecito pertanto ritenere che l'espressione <<modificazioni
d'essere abbia lo stesso significato di <<modificazioni del carattere "realt",,
<<Pensare>>, inteso in quel senso generalissimo da noi chiarito, significa
sempre un <<porre>>, in qualche modo, !'essere>>; l'essere originario <<re-
alt:'t, e le sue modificazioni sono <<modificazioni di realt>>; dunque, quel-
la particolare modificazione della credenza che inibisce, nella credenza
stl'ssa, la sua posizionalit in generale, separa la credenza dalla funzione
di connotare sempre il suo creduto con uno specifico carattere di realt.
,,Neutralizzare>> una qualsivoglia credenza significa scindere la credenza
stl'ssa (e naturalmente il suo correlato intenzionale, il suo noema) da
qualsiasi rapporto con il carattere realt>>. Un contenuto di coscienza
nl'utralizzato non n reale n non-reale, n probabilmente- o possibil-
mente- o dubbiamente-reale: ogni relazione con la realt sospesa. Per
questo Husserl afferma che ,,das neutrale BewufStsein spielt in keiner
llinsicht fi.ir sein BewufStes die Rolle eines "Glaubens">> ( 109, p. 249),
(,<[a coscienza neutrale nei riguardi del suo consaputo non ha sotto nes-
sun aspetto la funzione di una "credenza">>, p. 242). Limitandoci ancora
alla sfera dossica, possiamo dire che, una volta sciolto il legame che uni-
sce la posizionalit con i caratteri di realt in generale, gli atti dossici neu-
tralizzati - pur conservando ognuno la propria peculiarit d'atto ed il suo
proprio contenuto - non sono pi validi come tramite per entrare in rap-
porto con qualcosa di esterno all'atto coscienziale e al suo puro correlato
intenzionale. Simili atti non possono pi essere considerati CredenZe>> in
senso proprio. questo ci che intende Husserl quando qualifica i
correlati degli atti neutralizzati come meramente pensati.
Per illustrare il concetto di modificazione di neutralit, che potrebbe
sembrare oscuro o artificioso, Husserl ricorre ad un esempio, per un du-
plice scopo: mostrare come la neutralizzazione sia un dato presente in
una comunissima esperienza quotidiana, la percezione di un'immagine in
dell'essere che scaturiscono d< essa, cio le modalit dell'essere che meritano specifica-
mente questa denominazione, si riconducono nel loro proprio senso alla forma originaria.
Il "possibile" significa in se stesso tanto quanto "possibilmente esistente (forse meglio: essen-
te]"; il "verisimile", il "discutibile", il "dubbio" significano lo stesso che "verisimilmentc esi-
stente [essente]", "discutibilmente e dubbiamente esistente [essente]", p. 234.
144
Roberto N/sa/ili
cui viene rappresentato figurativamente qualcosa, e determinare concet-
tualmente in cosa consista la neutralizzazione della semplice percezione.
L'importanza di conseguire entrambi gli scopi manifesta: mostrare con-
cretamente la presenza della modificazione di neutralit in un atto comu-
ne fugherebbe definitivamente la possibile obiezione che si tratti di un
artificio filosofico. Determinare con esattezza in cosa consista la neutraliz-
zazione della percezione normale , dal canto suo, di grande importanza,
poich la percezione normale appartiene a quelle modalit dossiche che
pongono l'essere, quelle genuinamente tetiche, che costituiscono il punto
di riferimento di ogni altra attivit coscienziale. Avere un chiaro concetto
di cosa sia la neutralizzazione di una specie di certezza percettiva, rende
pi facilmente comprensibile il senso della neutralizzazione in ogni ango-
lo della vita di coscienza. Data l'importanza dell'esempio, citeremo - e
analizzeremo - l'intero passo:
Wir konnen uns zum Beispiel davon i.iberzeugen, daJS die Neutralititsmo-
difikation der normalen, in unmodifizierter GewiJSheit setzenden Wahrneh-
mung das neutrale Bildobjektbewufttsein ist, das wir im normalen Betrachten
einer perzeptiv dargestellten abbildlichen Welt als Komponente finden.
Versuchen wir uns das klarzumachen: Es sei etwa der Di.irersche Kupferstich
<<Ritter, Tod und TeufeJ,, betrachtet.
Wir unterscheiden hier fi.irs Erste die normale Wahrnehmung, deren
Korrelat das Ding Kupferstichblatt ist, dieses Blatt in der Mappe.
Fi.irs Zweite das perzeptive BewuJStsein, in dem uns in den schwarzen
Linien farblose Figi.irchen <<Ritter auf dem Pferde,,, <<Tod,, und <<TeufeJ,, erschei-
nen. Diesen sind wir in der asthetischen Betrachtung nicht als Objekten
zugewendet; zugewendet sind wir den im Bilde dargestellten, genauer, den
abgebildeten Realitaten, dem Ritter aus Fleisch und Blut usw.
Das die Abbildung vermittelnde und ermoglichende BewuJStsein von dem
<<Bilde,, (den kleinen grauen Figi.irchen, in denen sich vermoge der fundierten
Noesen ein anderes durch hnlichkeit <<abbildlich darstellt,) ist nun ein Bei-
spiel fi.ir die Neutralitiitsmodifikation der Wahrnehmung. Dieses abbildende
Bildobjekt steht weder als seiend, noch als nichtseiend, noch in irgendeiner
sonstigen Setzungsmodalitiit vor uns; oder vielmehr, es ist bewuJSt als sei end,
aber als gleichsam-seiend in der Neutralitatsmodifikation des Seins.
Ebenso aber auch das Abgebildete, wenn wir uns rein isthetisch verhalten
und dasselbe wieder als <<bloJSes Bild, nehmen, ohne ihm den Stempel des
Seins oder Nichtseins, Moglich- oder Vermutlichseins u.dgl. zu erteilen. Das
besagt aber, wie ersichtlich, keine Privation, sondern eine Modifikation, eben
die der Neutralisierung.
18
IH 111, pp. 251-252. Possiamo ad esempio persuaderei che la modificazione di neu-
M()(lifiutzfr,,w tli llt'ttlmlilll !'d t'j}(Jc/)(' .. ll'i
---
Nel fenomeno della percezione di un'immagine Husserl distingue tre
liwlli di rapporto percettivo. Il primo livello costituito dalla mera datit
<'ni/Jirica dell'oggetto: in questo caso, il foglio stampato da un'incisione.
l:sso ha forma e dimensioni ben definite, ed ricoperto di linee e mac-
t'hiv scure sullo sfondo bianco, se si vuole esattamente descrivibili; in
l >l'l'W: un oggetto reale, dotato di propriet reali. indiscutibile che
l'opera di Di.irer sia anche questo: una porzione infinitesima, quasi insi-
gnifkante, della totalit del mondo. Ad un secondo livello per possibi-
le rivolgere la considerazione a ci che nel foglio rappresentato. que-
sl< > il modo usuale di rapportarsi ad un'immagine. Difficilmente - e quan-
do accade di solito per scopi molto particolari - rivolgiamo l'attenzione
alle parti reali di una rappresentazione (ad esempio, in un dipinto, ai pig-
menti, alla loro disposizione, quantit, etc.) e non a ci che nell'immagine
si annuncia. La percezione, cio, oltrepassa il mero dato fisico, la sempli-
ce materialit, nel nostro caso, del foglio, in modo tale che la coscienza
coglie nella complessa molteplicit delle linee, delle macchie e dei con-
trasti del chiaroscuro, la rappresentazione di certe entit come un cavallo,
un cavaliere, etc. L'attenzione rivolta alle entit stesse; Husserl dice che
nella percezione esteticamente mirata ,,zugewendet sind wir den "im
/Jilde" dargestellten, genauer, den "abgebildeten" RealWiten, dem Ritter
tmlit della percezione normale, ponente in certezza non modificata, la coscienza
tmle dell'immagine-oggetto [pi esattamente: oggetto-immagine] che troviamo come
ponente nella considerazione normale di un mondo figurato percettivamente rappresenta-
to. Cerchiamo di renderei chiaro ci che si detto: consideriamo l'incisione in rame di
Drer "Il cavaliere, la morte e il diavolo". Distinguiamo per prima cosa la percezione nor-
male il cui correlato la cosa "foglio inciso a rame' !pi esattamente: ''foglio stampato da
un 'incisione'), questo foglio nella cartella. In secondo luogo la coscienza percettiva, in cui
d appaiono nelle linee nere le figurine senza colore "cavaliere sul cavallo", "morte" e "dia-
volo". Nella considerazione estetica, noi ci rivolgiamo a queste non come a oggetti; noi sia-
mo rivolti (forse meglio: Non a queste, nella considerazione estetica, noi ci rivolgiamo come
a oggetti, bens] alle realt rappresentate "nella figura", meglio, alle realt "raffigurate', al
cavaliere di carne e sangue, etc. La coscienza della "figura" che rende possibile la raffigura-
zione (cio la coscienza delle piccole figure grigie, in cui grazie alle noesi si rappresenta
figuratamente un'altra cosa) un esempio di modificazione di neutralit della percezione.
Questo oggetto-immagine che raffigura qua/cos'altro non sta dinanzi a noi n come esisten-
te (forse meglio: essente] n come non esistente [non essente] n in qualunque altra modalit
di posizione; o piuttosto, consaputo come esistente -[essente], ma come esistente-per-cos-
dire [per-cos-dire essente] nella modificazione di neutralit dell'essere. Lo stesso vale
che per ci che raffigurato, se noi ci manteniamo in un atteggiamento puramente estetico
e lo prendiamo come "mera immagine", senza imprimergli il marchio dell'essere o del non
essere, del possibile o del supponibile, ecc. Ma ci non significa, come evidente, alcuna
privazione, ma una modificazione, quella appunto della neutralizzazione., pp. 244-245.
-
IIJ(> Rohertu Nlstlliti
aus Fleisch und Blut USW>> (noi siamo rivolti alle realt rappresentate
"nella figurd', meglio, alle realt "raffigurate', al cavaliere di carne e san-
gue, etc.). Al cavaliere di carne e sangue, alla personificazione della
morte, al cavallo, la coscienza interessata: nella contemplazione del-
l'opera d'arte figurativa, ci che propriamente di mira nello sguardo del-
la coscienza sono le cose che nell'immagine vengono rappresentate. Ab-
biamo chiamato quello appena descritto un <<Secondo livello di percezio-
ne, ma, se vogliamo rendere pi calzante la metafora dei livelli, dovrem-
mo piuttosto caratterizzarlo come terzo e ultimo. Al primo livello lo
sguardo si ferma alla semplice bidimensionalit: coglie la superficie del
foglio come disposizione di macchie scure su sfondo bianco. Nel secondo
caso di percezione che abbiamo descritto, invece, la coscienza <<sfonda>>
la bidimensionalit dell'incisione e si rivolge a quelle entit a cui l'imma-
gine allude. L'idea di Husserl che solo attraverso la mediazione di un
<<oggetto-immagine (Bildobjekt) la coscienza in grado di presentificarsi
entit che, realmente, non ci sono. Si tratta, a nostro parere, di un'entit
distinta sia dalla mera materialit delle macchie sul foglio, sia da ci che
nel foglio viene visto come rappresentato, comunque la coscienza inten-
da questo <<rappresentato: che, nella contemplazione estetica del quadro,
la coscienza veda il cavaliere, la morte e il diavolo grandi come monta-
gne, o che li veda come li possiamo vedere normalmente, o ancora che
li veda esattamente della grandezza che hanno nell'immagine che li raffi-
gura, cio proprio nelle dimensioni che hanno nel foglio, magari anche in
bianco e nero, in ogni caso tutte queste entit raffigurate non sono l'og-
getto-immagine di cui parla Husserl. Per quanto l'oggetto-immagine sia
un oggetto portatore di una prima intenzionalit, esso non ancora una
realt rappresentata dallo spettatore immerso nel proprio vissuto esteti-
co. un oggetto che immagine di ... qualcosa: un'entit intermedia fra
la mera materialit del foglio e. le cose che la coscienza vede come reali
<<neh> foglio. Tale entit ha la funzione di connettere queste due sorta di
realt: le linee e le macchie sul foglio, realmente date, e le entit raffigu-
rate. Queste ultime si presentano cos alla coscienza solo attraverso una
intenzionalit mediata: non sono direttamente presenti, e se sono coglibi-
li, ci avviene solo con la mediazione di una seconda intenzionalit che
le presentifica attraverso il riferimento ad oggetti effettivamente dati (gli
oggetti-immagine). La possibilit di aver presenti cose di qualsiasi tipo,
che pure non sono realmente date, dunque data dalla percezione della
raffigurazione di quelle entit, la percezione (<<perzeptives BewuBtsein),
cio, <<in dem uns in den schwarzen Linien farblose Figilrchen "Ritter auf
Mut{(/i< 1/Z lui/t' di 111 'ti/ militi l'd .. l'jlucbc-. 117
dtrn Pkrde", "'l'od" und "Teufel" erscheinen (<<n cui ci appaiono nelle li-
lll'l' rwre le figurine senza colore "cavaliere sul cavallo", "morte" e "diavo-
lo", J
1
''. La coscienza della figura, il livello percettivo medio, ha qualco-
sa in comune - pur non identificandocisi assolutamente - con la perce-
llll' del foglio <<macchiatO>>, il foglio come mera datit empirica. La co-
scienza si rivolge in entrambi i casi alle macchie ed alle linee, ma con una
differenza essenziale: nel caso della coscienza della figura, le linee non
sono <<lllere linee disposte cos-e-cos, ma formano, davanti allo sguardo
dl'lla coscienza, una figura; esse costituiscono un'immagine, cio intendo-
no qualcosa che esse, pur sommate tutte insieme, materialmente non
sono. Dall'analisi, allora, sembrerebbe emergere che secondo e terzo li-
Vl'llo di percezione coincidano, ma non cos. Nella normale percezione
l'Sil'lica, la coscienza ha di mira la cosa che l'immagine rappresenta, e
1
'
1
Ci sembra illuminante, riguardo a questo difficile punto, il seguente brano, tratto dal
paragrafo dell'opera in cui Husserl rifiuta la concezione per cui l'oggetto intenzionale di un
;Ilio di percezione reale sarebbe un oggetto "mentale, immanente, distinto da un presun-
'" oggello reale,, trascendente. Secondo questa concezione, l'oggetto immanente do-
vrt'hlll' consistere in una copia, o immagine, dell'oggetto, ma l'idea viene cos confutata:
.. 1 las Ahbild als reellen Sti.ick in der psychologisch-realen Wahrnehmung ware wieder ein
lkaks - ein Rea! es, das ftir ein anderes als Bi! d fungierte. Das konnte es a ber nur vermoge
('irws AilhildungsbewuBtseins, in welchem erst einmal etwas erschiene - womit wir eine
<'I'Sil' lntentionalitat hatten - und dieses wieder bewuBtseinsmaBig als "Bildobjekt" flir ein
andl'res fungierte - wozu eine zweite, in der ersten fundierte Intentionalitat notwendig
w:irl', 90, p. 208. La copia come parte reale nella percezione psicologico-reale sarebbe di
IHH >vo un reale, un reale che fungerebbe come immagine per un altro reale. Questo potreb-
lll' avvenire solo grazie ad una coscienza riproduttiva (fot:l'e meglio: figurativa], in cui dappri-
ma apparisse qualcosa - con il che avremmo una prima intenzionalit - e questo qualcosa
servisse alla coscienza da "oggetto-immagine" per un altro qualcosa, per il che sarebbe ne-
<'l'ssaria una seconda intenzionalit, fondata sulla prima , p. 205. Husserl conclude l'argo-
mento sostenendo che, se cos fosse, si andrebbe incontro ad un regresso all'infinito. In
merito alla distinzione tra immagine ed entit raffigurata si consideri anche il seguente bra-
no, tratto da quella sezione della Quinta Ricerca in cui Husserl discute della molteplicit di
siHnificati che assume l'espressione rappresentazione (Vot:l'tellung): Naher besehen, heifM
a ber auch das Bi/d als physisches Ding Vorstellung des Abgebildeten, wie z.B. in den Worten
d tese Photographie stellt die Peterskirche vor. Vorstellung heiBt dann weiter auch das hierbei
<:rscheinende Bildobjekt (im Unterschied vom Bildsujet, vom abgebildeten Objekt): das hier
in den photographischen Farben erscheinende Ding ist nicht die photographierte Kirche
(Jlildsujct), sondern stellt sie nur vor, E. HussERL, Logische Untet:l'uchungen, V Untersu-
dumg, 44, p. 523 (op. cit.). Ma ad essere pi precisi, anche l'immagine come cosa fisica si
dice rappresentazione di ci che viene raffigurato, come quando si dice, ad esempio, che
questa fotografia rappresenta la chiesa di S. Pietro. Inoltre, si dice rappresentazione l'oggetto
dell'immagine (che va distinto dal soggetto dell'immagine, l'oggetto raffigurato): la cosa che
appare qui nei colori della fotografia non la chiesa fotografata (i] soggetto dell'immagine),
ma soltanto la rappresenta, E. HussERl., Ricerche logiche, Quinta Ricerca, p. 288 (op. cit.).
148 Roberto Risaliti
non l'immagine stessa come tale con la sua intrinseca intenzionalit. Il
correlato dell'atto percettivo che <<anima>>, rende <<Vive>> le morte linee, le
semplici macchie nere su sfondo bianco, , dice Husserl, il <<Bildobjekt>>,
l'immagine-di-qualcosa considerata puramente in quanto tale; mentre il
correlato della normale percezione estetica dell'opera- cio l'usuale per-
cezione in cui qualcosa piace o non piace- la cosa rappresentata, l'og-
getto che la coscienza, tramite l'immagine, intende. Per poter rivolgersi,
ad esempio, al cavallo, la coscienza deve avere in qualche modo come
consaputa l'immagine-cavallo, proprio come nelle sue linee, nelle sue
ombreggiature, etc., ma, nello stesso tempo non pu realmente crederla
in quanto immagine, altrimenti scomparirebbe proprio ci che alla co-
scienza interessa nella sua percezione estetica: il cavallo rappresentato.
L'oggetto-immagine presente come essente per la coscienza e, insieme,
non genuinamente creduto essente; dunque consaputo come neutra-
lizzato. La situazione, nel caso specifico, resa pi complessa dal fatto
che la coscienza del Bildobjekt, oltre ad essere neutralizzata, anche fuori
dal raggio dell'attenzione dell'io: l'io non esplicitamente rivolto all'im-
magine. Husserl, infatti, osserva a proposito delle figure, che <<Diesen sind
wir in der asthetischen Betrachtung nicht als Objekten zugewendet>>
(<<Non a queste, nella considerazione estetica, noi ci rivolgiamo come a
oggetti>>)
20
Husserl afferma esplicitamente che, quando ci si rivolge al
raffigurato ( preso di mira esso, evidentemente, una volta distolti dall'im-
magine, dal fictum), la figura, di cui si rimarca ancora lo status di neutra-
lit, non nel campo di attualit della coscienza. L'oggetto-immagine
neutralizzato pu dunque essere tematicamente consaputo o meno:
quando l'attenzione rivolta al raffigurato, l'oggetto-immagine sia neu-
tralizzato, sia fuori dall'attenzione. Non si deve per pensare che que-
st'associazione sia necessaria: un contenuto neutralizzato pu essere l'au-
tentico correlato di una mirata attivit noetica tanto quanto uno non-neu-
tralizzato. Si tenga presente, in proposito, l'ultimo pezzo del brano in cui
Husserl analizza l'incisione di Dtirer: nell'atteggiamento chiamato <<pura-
mente esteticO>>, la coscienza oltre a neutralizzare l'oggetto-immagine (e
2
Come viene precisato successivamente: <<Durch Abwendung des ge1St1gen Blickes
vom Fiktum geht die attentionale Aktualitat der neutralisierten Setzung in Potentialitat iiber:
das Bild erscheint noch, ist a ber nicht "beachtet", es ist nicht - im Modus des "gleichsam" -
erfaBt, 113, p. 256. <<Col distogliersi dello sguardo spirituale dal fictum, l'attualit
attenzionale della posizione neutralizzata diventa potenzialit: l'immagine appare ancora,
ma non "osservata", non afferrata (nel modo del "per cos dire"),, p. 248.
totl!flonlonl' di !WIIImlllti 1'd 11WChl'
l-i')
oltre per cos dire, dimenticarlo>>, non porci mente, non considerarlo
in modo esplicito) neutralizza anche il contenuto coscienziale a cui con-
s;q)l'volmente si rivolge, il raffigurato. Esso, quando viene neutralizzato,
divl'nla una mera immagine (<<bloBes Bild>>) di raffigurato.
Ci sembra notevole rilevare che Husserl, in campo figurativo, sembra
due estetiche: una normale>> e una pura. L'atteggiamento
l'Stl'til'o normale consiste nel rivolgere l'attenzione all'oggetto rappresen-
tato nella figura in modo genuino, <<CredendO>> in esso, e compiendo un
wro atto di fruizione estetica, un non-neutralizzato atto di piacere avente
mille oggetto il rappresentato proprio come genuinamente creduto. Il tut-
to avviene - bene ricordarlo - sullo sfondo della neutralizzazione di
quell'oggetto-immagine, il quale pur sempre la figura in cui il rappre-
sl'ntato appare. Esso, pur essendo sia neutralizzato, sia fuori dall'attenzio-
ne, i. l'unico tramite, in questa situazione, con cui la coscienza pu avere
rotnl' consaputo il raffigurato. Nel caso che la coscienza non intenda pi
rome neutralizzato l'oggetto-immagine, ma ne ponga il non-essere, ossia
si convinca di avere davanti a s soltanto un foglio macchiato, scompare
allo stesso modo anche il raffigurato. L'atteggiamento estetico puro si fon-
da, invece, su una doppia neutralizzazione: quella dell'oggetto-immagine
l' quella del raffigurato. Quest'ultimo non genuinamente posto, creduto,
l' l'attenzione della coscienza si rivolge ad esso soltanto per quanto di
l'SSO le effettivamente dato nella sua <<immagine>>. Sembrerebbe l'atteg-
giamento del critico d'arte o di chi comunque ha una competenza che gli
permette di potere in certo modo <<raggelare>> il suo trasporto spontaneo
nella contemplazione della raffigurazione e rivolgersi ad essa nelle sue
qualit e caratteristiche relative al suo essere un'immagine di qualcosa,
fatta proprio cos e cos. Essendo l'oggetto della fruizione puramente
estetica neutralizzato, legittimo ora chiedersi se l'atto puramente esteti-
co sia neutralizzato o meno: non l'atto il cui correlato la percezione
neutralizzata del raffigurato, ma quell'operazione intenzionale successiva
in cui il raffigurato (gi posto neutralmente) oggetto di piacere estetico.
Esprimendosi esplicitamente a proposito del piacere estetico, Husserl
scrive soltanto questo: <<Beispielsweise ist etwa ein asthetisches Gefallen
fundiert in einem NeutralitatsbewuBtsein perzeptiven oder reproduktiven
Gehaltes>> ( 116, p. 266) (<<Ad es. un piacere estetico fondato in una
coscienza neutrale di un contenuto percettivo [pi esattamente. di conte-
nuto percettivo] o riproduttiVO>>, p. 258). Ricordiamo che anche il normale
atto estetico possibile attraverso la mediazione di un contenuto neutra-
lizzato: quello dell'oggetto-immagine. Ma il nucleo dell'atto stesso, il suo
150
Roberto Risaliti
autentico correlato, un genuino contenuto posizionale, la percezione
del raffigurato, resa possibile dalla neutralizzazione dell'oggetto-immagi-
ne. Non lascia per adito a dubbi la seguente asserzione, compiuta da
Husserl discutendo il problema degli atti complessi, gli atti, cio, che con-
tengono in s una tesi dossica, e su di essa compiono varie operazioni:
<<]e nachdem die betreffende Aktintention nicht-neutralisierte oder neutra-
lisierte ist, ist es auch die in ihr beschlossene doxische These - die hier
als Urthese gedacht war>> ( 115, p. 264), (,,secondo che l'intenzione di
atto posizionale oppure neutrale, lo o non lo anche la tesi dossica
inclusa in essa, che qui era pensata come tesi originaria>>, p. 256). Ci si-
gnifica che un atto neutralizzato ha, come nucleo dossico a cui si rivol-
ge, una tesi neutralizzata, e che un atto genuinamente posizionale ha, co-
me tesi dossica su cui direttamente costituito, una tesi dossica vera e
propria, non neutralizzata. Naturalmente vero anche l'inverso: a partire
da una credenza neutralizzata non pu costituirsi che un atto complesso
anch'esso neutralizzato, come da un'autentica posizione dossica non pos-
sono che stratificarsi altri atti effettivamente compiuti, e non raggiunti con
il mero pensiero
21

Come avevamo preannunciato, tutti gli atti coscienziali si stratificano
sulla base delle credenze originarie, e ci in modo tale da dividere i vis-
suti di coscienza in due specie essenziali, alternative l'una all'altra:
so geartet ist Bewufltsein iiberhaupt, da!S es von einem doppelten Typus ist:
Urbild und Schatten, positionales Bewu!Stsein und neutra/es. Das eine cha-
rakterisiert dadurch, daB seine doxische Potentialitat auf wirklich setzende
doxische Akte fiihrt, das andere dadurch, da!S es nur Schattenbilder solcher
Akte, nur Neutralitatsmodifikationen von solchen aus sich hervorgehen la!St;
m.a.W. daB es in seinem noematischen Bestand gar nichts doxisch Fa!Sbares
enthalt, oder was wieder gleichwertig ist, da!S es kein <<WirklicheS>> Noema,
sondern nur ein Gegenbild eines solchen enthalt.
22
21
Si confronti anche il seguente passo: <<Was jene doxische Umwandlung des jeweiligen
urspriinglichen Erlebnisses aus sich hergibt, ob Entfaltungen ihrer noematischen Bestande
in wirklicbe doxische Ursetzungen, oder ob ausschlieBlich in urdoxische Neutralitiiten, das
ist durch das Wesen des betreffenden intentionalen Erlebnisses absolut fest vorbestimmt,
114, p. 261. <<Quello poi che la trasformazione dossica dell' Erlebnis originario produce, se
cio essa sviluppi i suoi stati noematici in reali posizioni dossiche originarie oppure soltan-
to in neutralit dossiche originarie, ci assolutamente predeterminato dalla essenza del
rispettivo Erlebnis intenzionale,, p. 253.
22
114, p. 261. <<Una coscienza in generale costituita in modo da essere di duplice
tipo: immagine originaria (forse meglio: prototipo] ed ombra, coscienza posizionate e neutra-
le. L'una si caratterizza in quanto la sua potenzialit dossica conduce ad atti dossici realmen-
Motl(!ic(/z/ol/1' di lll'lltmlilll t'd t1}()Cbt>, }'IIrJ/1/t'llolotJ,ica 1')1
l.a sostanza di ci che Husserl sostiene in questi paragrafi che Il'
< 1perazioni effettuate dalla coscienza sulle proprie posizioni originarie -
c ,,wrazioni che trasformano le posizioni semplici in atti dossici pi com-
pll'ssi - dipendono funzionalmente, quanto al <<tipO>> (genuina posizione,
Il H 1dilkazione di neutralit), dal vissuto su cui si stratificano. Non possi-
bile, ad esempio, neutralizzare un certo contenuto proposizionale, e poi
:llll'rmarlo o negarlo. Se lo affermo o lo nego in modo genuinamente
dossico, quel contenuto, ipso facto, non neutralizzato. Notiamo che que-
sla legge sulla permanenza del carattere posizionale (o, viceversa, neutra-
Il') nella trasformazione dei vissuti, non si limita ai soli vissuti di tipo
dossico. Husserl afferma all'inizio del 114 che qualsiasi oggettualit, di
qualsiasi specie, pu essere posta come semplicemente essente
25
. Allo
lt' ponenti; l'altra in quanto pu dar luogo soltanto ad immagini umbratili di tali atti, soltanto
alli' loro modificazioni di neutralit: con altre parole, si caratterizza in quanto non contiene
cwl suo stato noematico proprio niente di dossicamente afferrabile, ossia, che pure equi-
valtntt, in quanto non contiene alcun noema "reale", ma soltanto una controfigura di que-
sto ... In questo caso, c' un allegato ad un <<Handexemplar in cui Husserl, ritenendo di non
!'ssersi spiegato con sufficiente chiarezza, riespone il concetto in questi termini: ]edes
iiberhaupt ist, gemaB seinem doppelten Typus als "Urbild" und
"Srhatten", als positionales oder neutrales BewuBtsein auch binsicbtlicb seiner doxiscben
l'ulelltialitiU doppelt geartet: Ist es vom positionalen Typus, so fiihrt die Entfaltung seiner
doxischen Potentialitat auf lauter wirkliche doxische Akte auf positionale; ist es vom neutra-
1m Typus, auf lauter neutrale. Im letzteren Falle enthalt es m.a.W. in seinem noematischen
lkslande gar nichts doxisch FaBbares, oder was gleichwertig ist, es enthalt keinerlei
"wirklich" Noematisches, sondern nur "Gegenbilder" von Noemen, (p. 612). <<Ogni Erlehnis
di coscienza, conformemente al suo duplice tipo di "immagine originaria" (forse meRlio:
"prototipo"] e di "ombra", di coscienza posiziona/e oppure neutrale, viene valutato in un
tlupliw modo (forse meglio: di due specie] anche quanto alla sua potenzialit dossica; se
dt'l tipo posizionale, il dispiegamento della sua potenzialit dossica porta a veri e propri
ifJit esattamente: a nient'altro che a reali] atti dossici, posizionali; se del tipo neutrale por-
ta ad atti neutrali. In quest'ultimo caso, esso non contiene, in altre parole, nella sua compa-
)(ine noematica alcunch di dossicamente afferrabile, oppure, ed all'incirca lo stesso, non
contiene niente di "realmente" noematico, contiene bens soltanto "controfigure" di nocmi.
l! .. oas ist selbstverstandlich unter allen Umstanden moglich; denn zum Wesen jedes
lwrsivo nostro] intentionalen Erlebnisses gehort die Moglichkeit, auf seine Noesen sowie
auf scine Noemen, auf die noematisch konstituierten Gegenstandlichkeiten und deren Pra-
dikate "hinzusehen" - sie in der Weise der Urdoxa setzend zu erfassen., 114, p. 258.
Questo naturalmente sempre possibile poich nell'essenza di ogni [corsivo nostro]
Hr/ehnis intenzionale c' la possibilit di "guardare" alle sue noesi come ai suoi noemi, alle
oggettivit noematicamente costituite e ai loro predicati, e [pi esattamente: cio] di affer-
rarli ponendoli nel modo della Urdoxa,,, pp. 250-251. Husserl, in un allegato, ha sostituito
la prima proposizione con la seguente: Nun libertragt sich offenbar, was wir an den do-
xlscben Erlebnissen und insbesondere auch an den doxischen Modalisierungen festgestcllt
haben, auf alle intentionalen Erlebnisse lihcrhaupt (p. 611), Ora, evidentemente, tutto d
che abbiamo constatato negli Erlehnlsse dosski, e specialmente nelle modalit dossiche, si
-
1';2
Roberto Nlslllili
stesso modo, le propriet e le relazioni modificative che si sono ritrovate
nei vissuti di tipo dossico, si trasferiscono ad ogni tipo di vissuto, perch
tutto ci che in qualche modo dato in un vissuto, sia nell'atto che nel
correlato dell'atto, pu essere posto come <<essente>>, e quindi creduto nel
senso della credenza originaria
24
. Questo comporta che dato, ad esem-
pio, l'atto in cui qualcosa voluto, possibile, per essenza, trasformare
quest'atto in uno in cui il volere e il voluto stessi sono consaputi dalla co-
scienza come oggetti: in altre parole, la coscienza pu sempre ricavare
dal <<Volere X>>, questo stesso <<Volere X come un oggetto dossicamente
afferrabile, o ancora, nelle parole di Husserl stesso:
]edes cogito ist in sich selbst entweder eine doxische Ursetzung oder nicht.
Aber vermoge einer, abermals dem generellen Grundwesen des BewufStseins
uberhaupt zugehorigen Gesetzlichkeit, kann jedes cogito in eine doxische
Ursetzung ubergefiihrt werden.
25
Possiamo concludere che la duplicit essenziale della coscienza, la
quale, rispetto ad un qualsiasi contenuto, o lo pone dossicamente o lo
neutralizza, si trasmette ad ogni sfera della coscienza stessa, fino a perva-
derla in ogni sua parte o strato.
Ritornando al problema della natura degli atti di fruizione estetica, ri-
teniamo lecito congetturare che l'atto estetico puro sia un atto neutraliz-
zato; se cos, i giudizi estetici puri si articolano in atti neutralizzati, men-
tre nell'atteggiamento estetico, per cos dire, di tutti i giorni, gli atti di
apprensione di oggettualit raffigurate e di apprezzamento o godimento
della visione di tali entit, sono atti compiuti in modo vero e proprio. Da
come ci siamo espressi, per, potrebbe sembrare che ci sia una sorta di
traspone anche a tutti gli Erlebnisse intenzionali,,, p. 250, dove il medesimo pensiero si fa
ancora pi chiaro.
24
,<]edes Hinzutreten neuer noetischer Charaktere, bzw. jede Modifikation alter,
konstituiert nicht nur neue noematische Charaktere, sondern es konstituieren sich damit eo
ipso flir das BewuBtsein neue Seinsobjekte; den noematischen Charakteren entsprechen
pradikable Charaktere an dem Sinnesobjekt, als wirkliche und nicht bloB noematisch
modifizierte Pradikabilien,, 105, p. 243. Ogni sopraggiungere di nuovi caratteri noetici,
ovvero ogni modificazione di quelli vecchi, non soltanto d luogo a nuovi caratteri
noematici, ma si costituiscono eo ipso in conseguenza di ci nuovi oggetti di essere per la
coscienza; ai caratteri noematici corrispondono caratteri predicabili nell'oggetto di senso,
come predicabili reali e non soltanto noematicamente modificati, p. 236.
25
114, p. 260. Ogni cogito in se stesso una posizione dossica originaria o non lo .
Ma grazie ad una legge (for.se meglio: legalit] inerente all'essenza generale della coscienza,
ogni cogito pu venir trasposto in una posizione dossica originaria, p. 252.
di llt'llll'llliltl ttl .. t'f!uc'ht .. .f'IIU/111'1/tJ/oglcfl
,- ,_ --- , _______, ___,_,_
o/tematiua tra i due atteggiamenti, quando quello estetico puro parrebbe
pillttosto un approfondimento del normale atteggiamento estetico. Nor-
rnalmente, grazie alla neutralizzazione dell'immagine - neutralizzazione
cile rimane sullo sfondo attenzionale della coscienza e non quindi at-
tnolmente presente - la coscienza si rivolge in modo genuino a oggetti
raffigurati, oggetti che appaiono in un'immagine, e che, propriamente,
1/1!/1 ci sono, ma che solo grazie alla neutralizzazione dell'immagine in cui
;rppaiono sono dati. Nell'atteggiamento estetico puro la coscienza rinun-
nrehhe a questa specie di autoinganno e rimuoverebbe la posizione del-
l't'ssere, oltre che dall'oggetto-immagine, anche dal raffigurato.
Ci che ci preme, al di l dei problemi estetici che, prescindendo dalla
loro marginalit per gli scopi del presente lavoro, hanno, almeno nelle
!deen, scarsissimi riscontri testuali
26
, vedere come Husserl determini la
rnodificazione di neutralit nel caso dell'oggetto-immagine e in quello del
r;llligurato. Husserl infatti asserisce che la modificazione di neutralit della
normale percezione la neutralizzazione dell'oggetto-immagine. Quello
che, a nostro avviso, Husserl intende, questo: la percezione di un'opera
figurativa una percezione tra le tante possibili; essa ha la caratteristica di
2
'' Si tengano per presenti anche i seguenti passi del secondo libro delle Ideen: Wir
ki'lnnen ein Bild "genieBend" betrachten. Dann leben wir im Vollzug des asthetischen
< in der Gefallenseinstellung, die eben eine "genieBende" ist. Wir konnen da nn
Bild mit den Augen des Kunstkritikers oder Kunsthistorikers als "schon" beurteilen.
l >an n lehen wir im Vollzuge der theoretischen, der Urteilseinstellung und nicht mehr in der
Wl'l'll'nden, gefallenden Einstellung. [ ... ] In der aktiven Hingegebenheit des asthetischen
"( efallend-damit-beschaftigt-seins", der als Akt verstandenen asthetischen Freude ist,
sagten wir, das Objekt Objekt des GenieBens. Andererseits im asthetischen Beurteilen,
Ahschatzen ist es nicht mehr in bloB genieBender Hingabe Objekt, sondern Objekt im
l>csonderen doxothetischen Sinne: das Angeschaute ist im eigenschaftlichen (So-sein
konstituierenden) Charakter der asthetischen Erfreulichkeit gegeben, E. HUSSERL, !deen ZII
einer reinen Phiinomenologie und phiinomenologischen Philosophie, Zweites Buch, he-
von Marly Biemel, Den Haag, Martinus Nijhoff, 1952, 4, pp. 8-9. Noi possia-
mo osservare un quadro "godendolo". In questo caso viviamo nella realizzazione del piace-
re estetico, nell'atteggiamento del piacere, che appunto un atteggiamento "degustativo".
Poi possiamo giudicare "bello" il quadro con gli occhi del critico o dello storico dell'arte.
Allora viviamo in un atteggiamento teoretico, nell'atteggiamento del giudizio e non pi nel-
l'atteggiamento valutativo, degustaivo. [ ... ] Nell'attiva dedizione all'estetico (for.se meRlio:
propria dell'estetico] "occuparsi con piacere di qualche cosa", al [propria del] piacere este-
tico inteso come atto, l'oggetto, abbiamo detto, oggetto di un godimento. D'altra parte,
nel giudizio estetico, nella valutazione estetica, l'oggetto non pi oggetto di una dedizio-
ne meramente degustativa, bens oggetto in un particolare senso dossotetico: l'intuto si d
col carattere qualitativo (costitutivo del suo essere-cos) della gradevolezza estetica .. , E.
lltiSSERL, Idee per una fenomeno/oRia pura e per una filosofia fenomenoloRica, Libro secon-
do, a cura di Enrico Filippini, Torino, Einaudi, l%';, pp. 407-408.
-
154 Roberto Risaliti
avere in s come componente essenziale un atto percettivo neutralizzato,
quello in cui viene messo in parentesi l'oggetto-immagine. In linea di
principio, dunque, l'oggetto-immagine afferrabile anche in un atto ge-
nuinamente dossico, data la perfetta simmetria di posizionalit e neutralit
dei contenuti coscienziali. L'esempio dell'incisione di Diirer serve proprio
a mostrare come la coscienza neutrale sia un dato, sia pure sfuggente o di
fatto sfuggito agli studiosi, della comune percezione estetica. L'idea di
Husserl che, come nella percezione estetica l'oggetto-immagine scol-
legato da ogni rapporto con la realt, consaputo ma allo stesso tempo non
seriamente creduto n effettivamente utilizzato, lo stesso vale per ogni al-
tro tipo di percezione neutralizzata; l'esempio ha lo scopo di mostrare la
neutralizzazione di un tipo di percezione normale, neutralizzazione che la
coscienza compie spontaneamente e irriflessivamente. In questo modo,
per figurarsi in cosa consista in generale la neutralizzazione del percepire,
sufficiente attribuire a qualsivoglia percezione quei caratteri che, nel-
l'analisi della percezione dell'incisione, si sono trovati come propri della
coscienza neutrale dell'oggetto-immagine. Dobbiamo per notare una
singolarit nell'analisi husserliana: per quanto riguarda l'oggetto-immagi-
ne, la neutralizzazione viene caratterizzata nel modo solito, gi da noi di-
scusso, di scollegamento da qualsiasi posizione di realt, subito da Hus-
serl precisato, nel presente caso, come pseudo-essere, cio come posizio-
ne dell'esistenza e allo stesso tempo non effettivi considerazione ed uso
quanto a questo modo di posizione da parte della coscienza. Il fatto che,
in questo caso, il contenuto che la coscienza neutralizza del tipo <<imma-
gine di ... >>non pare avere particolare rilievo. Come abbiamo visto, ci che
neutralizzato immagine>> anche a prescindere dall'atto neutralizzante.
Ma il discorso cambia quando Husserl considera la possibilit di neutraliz-
zare, oltre che la figura, anche il raffigurato: Husserl afferma che, nel ca-
so di quest'ultimo, la neutralizzazione consiste nel renderlo una mera im-
magine. Neutralizzare qualcosa avrebbe allora la caratteristica di conside-
rarlo non come un autenticO>> qualcosa, ma come la semplice immagine
di quel qualcosa. Tale interpretazione della neutralizzazione parrebbe es-
sere confermata anche dal seguente passo, in cui Husserl cerca di deter-
minare in cosa consista la distinzione tra posizionalit e neutralit in gene-
rale:
Es ist in der Tat, wie wir es vorausgesagt hatten, ein universeller Bewufl-
tseins-unterschied, der aber aus gutem Grunde in unserem analytischen
Gange angeknupft erscheint an den in der engen Sphare des doxischen
cogito speziell aufgewiesenen Unterschied zwischen positionalem (d.i.
di 11<'11/m/ilri ecl ./'IICI!nl'f/CIIugica
l'i'i
aktuellem, wirklichem) Glauben und seinem neutralen Gegenstlick (dem
<<Sich denken>>).
27
Nc.:utralizzare viene caratterizzato come immaginare>> (la particella
.. sidl c.:sclude che si possa intendere <<denken>> nel senso di <<pensare),
doi:, pare di capire, come farsi un'immagine mentale di un qualcosa che,
sl' non fosse neutralizzato, sarebbe dato direttamente, in carne ed ossa.
Ancora pi esplicito sembra essere il brano seguente:
Zugewendet dem <<Bilde (nicht dem Abgebildeten), erfassen wir als Ge-
genstand kein Wirkliches, sondern eben ein Bild, ein Fiktum. Die <<Erfassung
l!at die Aktualitat der Zuwendung, aber sie ist nicht <<Wirkliche Erfassung,
sondern bloBe Erfassung in der Modifikation des gleichsam,,, die Setzung ist
nicht aktuelle Setzung, sondern im <<gleichsam modifizierte.
28
<)ui Husserl sembra sostenere addirittura che percepire una cosa solo
('OilH.' immagine>> di qualcosa vuoi dire, significa, scollegarla dalla realt,
('onsaperla per-cos-dire, quindi neutralizzarla. Il problema che conce-
pire in questo modo la neutralizzazione, la messa in parentesi, ha conse-
guenze pericolose per la fenomenologia: il neutralizzare il nucleo di
quel fondamentale atto coscienziale che l'epoch fenomenologica, lo
strumento con cui, messo tra parentesi l'intero mondo, si dischiude il
ctmpo di studi della fenomenologia, la regione della coscienza pura. Nei
paragrafi dedicati all'esposizione dell'epoch, Husserl osserva a pi ripre-
se che l' epoch sul mondo non lo annulla, non lo svaluta, non lo nega in
alcun modo, mentre evidente che se neutralizzare il mondo significa
tenerlo come mera immagine, questo atto di neutralizzazione cambia il
mondo nella sua essenza. Husserl stesso osserva che tra percepire qual-
cosa direttamente, e percepire un'immagine di quel qualcosa, la differen-
za essenziale: nel primo caso la cosa stessa presente alla coscienza,
27 114, p. 262. ,,Essa nel fatto, come abbiamo gi detto, una distinzione universale di
coscienza, che peraltro per una buona ragione nel nostro cammino analitico appare con-
nessa con la distinzione specialmente rilevata nella sfera ristretta del cogito dossico tra cre-
denza posizionale (cio attuale, reale) e il suo contrapposto [forse meglio: la sua contropar-
te[ neutrale (il mero "immaginarsi"), p. 254.
lH 113, p. 256 . Rivolti all"'immagine" (non al raffigurato) non afferriamo dell'oggetto
ipltt esattamente: come oggetto[ niente di reale, ma soltanto un'immagine, un jtctum.
(."'apprensione" ha l'attualit del rivolgersi, ma non apprensione "reale", bens mera ap-
prensione nella modificazione del "per ,os dire"; la posizione non posizione reale, ma
modificata nel "ptr cos dire", p. 24H.
-
156 Roberto Risaliti
nel secondo, soltanto un rappresentante della cosa effettivamente dato,
mentre quest'ultima, pur essendo l'oggetto dell'intenzione, coglibile so-
lo mediatamente, attraverso una ,<fondazione>> (una nuova stratificazione
intenzionale)
29
. Il mondo neutralizzato non sarebbe pi se stesso, ma una
rappresentazione immaginativa del mondo, quindi qualcosa di completa-
mente diverso dal mondo stesso. Ci troviamo, cos, naturalmente sospinti
ad affrontare la natura dell 'epoch fenomenologica, se vogliamo dare una
risposta a questi problemi: neutralizzare significa qualcosa come <<ren-
dere immagine>>, o <<Considerare come immagine>>? L'epoch, a sua volta,
pu essere intesa cos? In ogni caso, che rapporto c' tra essa e la modifi-
cazione di neutralit?
2. L'EPOCH FENOMENOLOGICA
Il problema che ci siamo posti quello dell'apparente interpretazione
data da Husserl stesso del senso del concetto di neutralizzazione: questa
consisterebbe in un atto con cui la coscienza d ai propri contenuti il ca-
rattere di immagine. Cercheremo di scoprire se cos possa essere, analiz-
zando in primo luogo l' epoch fenomenologica, in quanto forma di
neutralizzazione. In un secondo momento utilizzeremo i risultati raggiunti
per chiarire i rapporti tra l' epoch e la neutralizzazione precedentemente
descritta, al fine di chiarire entrambi i concetti.
Cos Husserl, dopo una descrizione sommaria dell'atteggiamento na-
turale e della correlativa posizione ingenua del mondo, introduce quel-
l'atto che pi oltre definir epoch fenomenologica:
Es ist nicht eine Umwandlung der Thesis in die Antithesis, der Position in
die Negation; es ist auch nicht eine Umwandlung in Vermutung, Anmutung,
29
Zwischen Wahrnehmung einerseits und bildlich-symbolischer oder signitiv-symbo-
liscber Vorstellung andererseits ist ein uniiberbriickbarer Wesensunterschied. Bei diesen
Vorstellungsarten schauen wir etwas an im BewuBtsein, daB es ein anderes abbilde oder
signitiv andeute; das eine im Anschauungsfeld habend, sind wir nicht darauf, sondern
durch das Medium eines fundierten Auffassens auf das andere, das Abdgebildete, Be-
zeichnete gerichtet, 43, p. 90. ,,Tra la percezione da una parte e la rappresentazione sim-
bolico-immaginativa o simbolico-signitiva dall'altra, c' una differenza insormontabile. In
questi modi di rappresentazione noi vediamo nella coscienza qualcosa che raffigura o ac-
cenna mediante un segno a qualcos'altro: noi non siamo diretti a ci che abbiamo nella
coscienza, ma, grazie alla mediazione di una apprensione fondata, ci dirigiamo all'"altro", a
quello cui alludono l'immagine o il segno., p. 93.
/\lodi/lcaz lo l/l' di 111'111mi/l l'ti 1'/)()Cbl' l'i7
in llnentschiedenheit, in einen Zweifel (in welchem Sinne des Wortes
immer): dergleichen gehort ja auch nicht in das Reich unserer freien Willklir.
/::, ist llielmehr etwas ganz Eigenes. Die Tbesis, die wir vollzogen ba ben, uehen
tl'ir nicht preis, wir iindern nichts an unserer Oberzeugung, di e in si eh selhst
hll'iht, wie sie ist, solange wir nicht neue Urtilsmotive einflihren: was wir
l'hen nicht tun. Und doch erfahrt sie eine Modifikation - wahrend sie in sich
verhleiht, was sie ist setzen wir sie gleichsam "aujSer Aktion, wir Scbalten sie
au.v., wir klammern sie eit1>>.
30
Si tratta evidentemente di una forma di quella generale modificazione
di coscienza che, nella parte dell'opera dedicata allo studio delle princi-
pali strutture coscienziali, Husserl denomina modificazione di neutralit.
L'avvertimento di non confondere questo particolare atto con quello del
nl'gare o del dubitare, l'assicurazione del permanere inalterato sia del
\'ontenuto che del carattere dell'atto anche all'interno di questa sospen-
sione del giudizio, infine le stesse espressioni come ,,mettere in parentesi
( .l'illklammern), o fuori azione>> (aujSer AktiOrl>>) la credenza, che so-
no alla lettera le stesse con cui Husserl cerca di esplicare il concetto di
nH ,tfificazione di neutralit, paiono costituire ragioni sufficienti per cata-
logare l' epoch come una delle tante possibili neutralizzazioni messe in
< lpera dalla coscienza. Ma la cosa non cos semplice; dobbiamo notare
questi due importanti fatti: il primo che nei paragrafi 31 e 32, in cui
introdotta l'epoch, Husserl, per spiegare in cosa questa consista, non usa
mai la parola Neutralisierung che, nella trattazione della modificazione di
neutralit, l'apposito termine tecnico scelto per designare quella modifi-
cazione presentata nel 109, <<Die Neutralitatsmodifikation>>, n usa altri
lermini etimologicamente apparentati. Nei paragrafi dedicati all' epoch,
llusserl usa invece il verbo <<ausschalten>> per indicare quell'atto modifica-
livo che opera eine gewisse Aujhebung der TbesiS>> (una certa interru-
zione della tesi, 31, p. 63). Il verbo ausschalten ha in effetti il significa-
to di <<disinserire>>, <<Scollegare>>, <<disinnestare>> qualcosa dal normale con-
w 31, p. 63. Non si tratta di una trasformazione della tesi nell'antitesi, della posizione
nella negazione; e nemmeno si tratta di trasformare la tesi in supposizione, in indecisione,
in dubbio (preso in qualunque senso); simili cose non dipendono dal nostro libero arbitrio.
Si tratta di qualcosa di assolutamente caratteristico [forse meglio: peculiare]. Noi non rinun-
ziamo alla tesi che abbiamo posta, non modifichiamo la nostra convinzione, che rimane
quella che fintanto che non introduciamo nuovi elementi di giudizio: cosa che appunto
non facciamo. E tuttavia si verifica una modificazione in quanto, mentre la tesi permane in
s quella che , noi per cos dire la mettiamo "jiwri azione', la "neutralizziamo" !pi esqt-
tamente: la "sospendiamo"], la mettiamo "ltlfJareutesl", p. 64.

15H
Ruhertu Risaliti
testo in cui funziona, un senso sostanzialmente analogo a quello in cui
abbiamo visto consistere la neutralizzazione
31
. Non possiamo per fare a
meno di constatare la discrepanza terminologica. Essa forse, da sola, po-
trebbe essere liquidata nella sua problematicit, considerandola un mero
vezzo di Husserl, oppure, supponendo una certa distanza temporale nella
stesura delle due parti delle Ideen, ci si potrebbe convincere che Husserl
ha semplicemente trovato un termine che gli sembra esprimere meglio il
concetto che vuole trattare. Ma c' un secondo fatto che ci spinge a non
considerare aproblematica questa distinzione terminologica: nel paragra-
fo che introduce il concetto di modificazione di neutralit, per spiegare
quale sia il modo di essere di ci che si trova tra le parentesi della
neutralizzazione, Husserl compie la seguente affermazione:
Alles hat die modifizierende <<Klammer, derjenigen nahe verwandt [corsi-
vo nostro], von der wir fruher soviel gesprochen haben, und die fUr die
Wegbereitung zur Phanomenologie so wichtig ist.
32
Affinit, forte somiglianza, parentela stretta, la relazione che vige fra
la normale neutralizzazione e l' epoch: non la m era appartenenza di una
specie, fra le tante, ad un genere, ancora meno l'identit. Per meglio dire,
l' epoch in effetti un tipo di neutralizzazione, ma l'oggetto di questa
neutralizzazione e il contesto in cui essa si compie fanno s che l'elevazio-
ne della messa in parentesi al livello trascendentale la rendano un atto
assolutamente peculiare. Per giustificare questa affermazione e ampliarne
e completarne il senso, necessario compiere un'analisi dettagliata del
testo in cui introdotta l' epoch.
31
Il traduttore italiano, facendosi meno scrupoli, traduce Wie "scbalten sie aus", con
la neutralizziamo: ci non sostanzialmente sbagliato, ma, come cercheremo di mostra-
re, l'epoch non immediatamente identificabile con la normale neutralizzazione. Ci sem-
bra pertanto pi corretto conservare in qualche modo la differenziazione terminologi-
ca tra neutralisieren, e ausschalten, e, correlativamente, tra Neutralisierung, e Ausschal-
tung.
32
109, p. 248. Tutto si trova nelle "parentesi" modificatrici assai affini a quelle che
sono tanto importanti [alla lettera: Tutto ha la "parentesi" modificante parente prossima
[corsivo nostro] di quella di cui a suo tempo abbiamo tanto parlato ed cos importante] per
aprire la strada verso la fenomenologia , p. 241. Husserl, nell'estratto rilegato del 1913 delle
Ideen, accanto a <<derjenigen nahe verwandt (<<parente prossima di quella), scrive <<nein
(p. 510): ci, a nostro parere, non perch abbia avuto ripensamenti e creda di potere
diatamente identificare la Neutralitiitsmodifikation con l'epoch, ma perch, anzi, vuole
sottolineare il pi possibile l'assoluta unicit della riduzione trascendentale anche rispetto
a quegli atti che ne sono, per cos dire, delle singolarizzazioni empiriche.
Mud(!icazlull<' di 11<'111 m/ itri <'il <'floch<i. ./'II0/111'1/Ulop,ica
l')<)
Il usserl, dopo aver illustrato il modo di vivere e di esperire propri
dvll'alleJ..:Riamento naturale nelle sue linee essenziali, pi per rendere
!Jlll'st'ultimo intuitivamente presente al lettore che per farne un'analisi si-
.-.tvlllatica
15
, passa a considerare la natura dell'atto che fa mutare radical-
illt'nte l'atteggiamento da naturale a fenomenologico. Per trattare del-
l'ef)()ch, Husserl chiarisce prima in cosa consista la <<tesi>> dell'atteggia-
lllt'nto naturale, ossia l'indiscusso convincimento, la spontanea, non-me-
ditata, non-riflessa posizione grazie a cui per la coscienza c', da sempre,
l'Sil'S<> presumibilmente all'infinito, comprendente il proprio e gli altri
.. io .. , e per tutti quanti valido, il mondo naturale, il mondo di tutti i giorni:
Die Generalthesis, vermoge deren die reale Umwelt bestandig nicht blofS
i'1herhaupt auffassungsma/Sig bewu/St, sondern als daseiende <<Wirklichkeit>
hewufSt ist, bestehet natiirlich nicht in einem eigenen Akte, in einem arti-
kulierten Urteil uber Existenz. Si e ist ja etwas wahrend der ganzen D auer der
1-:instellung, d.i. wahrend des naturlichen wachen Dahinlebens dauernd Be-
stehendes.
34
11
Come dimostra il seguente brano, presente nel paragrafo dove si spiega in cosa con-
,j,l;t la tesi dell'atteggiamento naturale: <<Wir stellen uns jetzt aber nicht die Aufgabe, die
t<'ill' Beschreibung fortzusetzen und sie zu einer systematisch umfassenden, die Weiten
und Tiefen ausschOpfenden Charakteristik der Vorfindlichkeiten der natiirlichen Einstellung
1 und gar aller mit ihr einstimmig zu verflechtenden Einstellungen) zu steigern. Eine so !che
Aufgabe kann und muB - als wissenschaftliche - fixiert werden, und sie ist eine auge-
rordl'ntlich wichtige, obschon bisher kaum gesehene. Hier ist sie nicht die unsere. Fi.ir uns,
dil' wir der Eingangspforte der Phanomenologie zustreben, ist nach dieser Richtung hin
alks Ntige schon geleistet, wir bedi.irfen nur einiger ganz allgemeiner Charaktere der
naliirlichen Einstellung, die in unseren Beschreibungen bereits und mit hinreichender Klar-
hervorgetreten sind .. , 30, pp. 60-61. <<Non ci prefiggiamo ora il cmpito di conti-
nuare la descrizione sino ad una caratterizzazione che abbracci sistematicamente ed esauri-
sca in ampiezza e profondit quanto reperibile nell'atteggiamento naturale (nonch in
qttl'lli che con esso concordemente si intrecciano). Un simile cmpito pu e deve essere
fissato scientificamente e, quantunque finora appena intravvisto, di grande importanza.
Ma qui non ce ne occupiamo. Poich miriamo a trovare la porta di ingresso della
i'l'nomenologia, abbiamo gi fatto in quel senso quanto era necessario; per il momento in-
l'atti ci occorrono soltanto alcuni caratteri del tutto generali dell'atteggiamento naturale, che
sono gi emersi, e con sufficienti gradi di chiarezza, dalle nostre descrizioni, pp. 61-62.

11
31, p. 62. <<La tesi generale, per cui il mondo circostante reale consaputo non solo
wncettualmente (forse meglio: entro una concezione globale], ma come "realt" esistente,
non costituita evidentemente da un solo atto specifico, quale sarebbe un giudizio esplicito
sofJra la esistenza del mondo (forse meglio: da un giudizio articolato sull'esistenza del mon-
do!. Anzi, essa qualcosa che dura stabilmente per tutta la durata dell'atteggiamento, ossia
per tutta la nostra vita naturale allo stato di veglia, pp. 62-63. Nella prima copia del '13,
llusserl aggiunge ad <<artikulierten UrteiJ,, <<Giudizio articolato .. , anche l'aggettivo pra-
dikativen,, <<predicativo (p. 4H4), confermando la natura vitale, esistenziale, della tesi natu-
rale in contrapposizione ad una mera struttura t'nunciativa.
-
160
Roberto Risaliti
La <<tesi>> per cui il mondo presente all'io non ha il carattere di una
esplicita posizione concettuale. Chi vive nell'atteggiamento naturale non
compie un atto di posizione di questo ente: il mondo; quest'ultimo l
per lui (come per tutti) sempre, in linea di principio accessibile: suffi-
ciente essere svegli e <<in s>>. Husserl precisa in questo modo come la
molteplicit del mondo sia presente alla coscienza, visto che non ha il
carattere dell'attuale, esplicita posizione: il mondo e gli oggetti ad esso
appartenenti sono vorhanden, alla mano, disponibili, nel senso che ci
sono semplicemente, sono senz'altro presenti
35
. Ci non da intendere
nel senso che l'io naturale, pre-fenomenologico, comprenda il suo rap-
porto col mondo con questa determinazione concettuale; all'opposto -
come Husserl rimarca - una simile auto-comprensione concettuale s in
linea di principio sempre possibile, ma in un secondo momento; nel mo-
mento in cui l'io renda a s esplicito quel vivere spontaneo, ingenuo. Per
essere pi precisi: nel vivere naturale, le cose (e gli altri io) <<ci>> sono,
sono presenti per la coscienza, senza che questa <<presenza,, sia posta con
un atto esplicito di posizione; a tutto ci che viene ingenuamente pre-
posto (cio posto irriflessivamente) inerisce per in linea di principio la
35
Das jeweils Warhrgenommene, klar oder dunkel Vergegenwartigte, kurz alles aus
der natiirlichen Welt erfahrungsmaBig und vor jedem Denken BewuBte, tragt in seiner
Gesamteinheit und nach allen artikulierten Abgehobenheiten den Charakter "da", "vorhan-
den"; ein Charakter, auf den sich wesensmaBig griinden laBt ein ausdriickliches (pradi-
katives) mit ihm einiges Existenzurteil. Sprechen wir dasselbe aus, so wissen wir doch, daB
wir in ihm nur zum Thema gemacht und pradikativ gefaBt haben, was unthematisch,
ungedacht, unpradiziert schon im urspriinglichen Erfahren irgendwie lag, bzw. im
Erfahrenen lag als Charakter des "Vorhanden", 31, p. 62. <<Quanto noi di volta in volta
percepiamo e chiaramente od oscuramente ci rappresentiamo del mondo naturale, in breve
quanto ne sappiamo sperimentalmente prima di ogni pensare, presenta nella sua totalit, e
in ogni parte articolata che se ne tragga fuori, il carattere di essere "qui", "alla mano": un
carattere, su cui essenzialmente possibile fondare un esplicito (predicativo) giudizio d'esi-
stenza tutt'uno con esso. Esprimendo questo giudizio, siamo per consapevoli in esso di
aver tematizzato e afferrato predicativamente quello che, appunto come.carattere di "alla
mano", si trovava gi, non tematicamente n cogitativamente n predicativamente, nel-
l'esperire originale o nell'aver esperito., p. 63. La traduzione non scorretta, ma crediamo
sia pi aderente al testo la seguente: <<Ci che di volta in volta consaputo come preso per
vero, fatto presente chiaramente od oscuramente, in breve tutto ci che del mondo naturale
< consaputo> empiricamente e prima di ogni pensare, porta nella sua interezza e secondo
ogni parte articolata, il carattere di "presente" [o: di "disponibile"]; un carattere su cui per
essenza si lascia fondare un giudizio esistenziale formale (predicativo) concorde con esso
<carattere>. Esprimendo questo <giudizio>, sappiamo cos certamente di avere in esso
reso tematico e afferrato predicativamente ci che come non-tematico, non-pensato, non-
predicato, gi nell'esperire originario si trovava in un modo qualsiasi, cio si trovava nel-
l'esperire come carattere di "presente" .
.1/utli/iutziulll' di l/l'Ili m/ilo eclt'j}()Cbt' ./'Itolllt'ltoluRica
l( d
'
p()ssihilit di essere posto in un successivo giudizio che esplicitamente ne
p!lnga l'esistenza. Questo secondo passo, anche se sempre possibile al-
l'interno dell'atteggiamento naturale, non ne costituisce affatto la norma,
cltv l. piuttosto quella di dare per scontata l'esistenza delle cose in modo
;l problematico. Ad un terzo momento appartiene la riflessione che collega
il primo col secondo momento posizionale, riconoscendone la concor-
danza e il legame di esplicitazione predicativa che unisce il secondo al
primo. Questa riflessione chiarificatrice del rapporto tra i due tipi di po-
sizionalit (irriflessa ed esplicita) non ancora una riflessione fenome-
ll!llogica (anche se ne pu esistere un corrispettivo fenomenologico),
poich pu semplicemente essere tenuta sul piano delle riflessioni natu-
rali. Ci che importa che, nel particolare tentativo di cambiamento del-
l'atteggiamento conoscitivo che Husserl sta operando, <<mit der potentiel-
kn und nicht ausdrucklichen Thesis konnen wir nun genau so verfahren
wit mit der ausdrucklichen Urteilsthesis>> ( 31, p. 62), (,,Qra, noi possia-
lll!l procedere verso iforse meglio: con] questa tesi potenziale e non
tspressa esattamente come verso [con] quella giudicativamente esplicita>>,
p. (J5). L'interesse di Husserl , evidentemente, quello di dirigere l'epoch
anche, e specialmente, sulle posizioni non esplicite, quelle posizioni po-
ll'nziali in cui irriflessivamente la coscienza senz'altro vive. Possiamo dire
che la tesi dell'atteggiamento naturale che si vuole rovesciare, consiste
nel! 'intera molteplicit di posizioni attuali e potenziali in cui l'io naturale
vive; a questa molteplicit intende rivolgersi Husserl, a ci che concreta-
lllente costituisce l'atteggiamento naturale, non ad un'idea o ad un con-
t"t'tto astratto, ma all'esperienza naturale di ogni <<iO nella sua vivente
evidenza. Per mettere fuori questione tutto ci che, implicitamente o
esplicitamente, posto nel vivere naturale, Husserl ricorre ad un espe-
diente: utilizzare - vedremo fino a che punto - il celebre dubbio univer-
sale cartesiano; in effetti vuole compiere un'operazione che, sia pure affi-
ne a quella della messa in dubbio, tuttavia di tipo affatto peculiare, e a
questo riguardo nota che, se non altro, lo scopo del tentativo di dubbio
diverso
56
. Ma la differenza sostanziale tra i due procedimenti sta nel fatto
l( <<Ein solches allzeit m6gliches Verfahren ist z.B. der allgemeine Zweifelsversuch, den
/)escartes zu ganz anderem Zwecke, in Absicht auf die Herausstellung einer absolut
zweifellosen Seinssphare durchzuflihren unternahm., 31, p. 62. <<Un simile sempre possi-
bile procedimento , ad es., il tentativo di dubbio universale che Descartes intraprese per
uno scopo del tutto diverso dal noRtro, i o ~ in vista della fissazione di una sfera dell'essere
assolutamente esente da dubbio., p. 63.
~ t
162 Roberto Risaliti
che Descartes tenta effettivamente di mettere in dubbio tutto quanto
anche solo lontanamente dubitabile, mentre Husserl si limita a ricollegarsi
a tale Zweifelsversuch>> (<<tentativo di dubbiO>>). L'oggetto del tentatiyo di
dubbio , naturalmente, la tesi naturale, l'intera molteplicit di ci che
viene posto nell'atteggiamento naturale. L'idea di Husserl quella di tro-
vare un fondamento nell'atto di tentare di dubitare, una sorta di nucleO>>
centrale che si limiti a mettere fuori gioco tale tesi senza negarla o co-
munque alterarla; uno strato nucleare immanente all'atto stesso di tentati-
vo di dubbio, ma non del tutto coincidente con esso. Un tentativo di dub-
bio come quello cartesiano differirebbe da questo suo sostrato minimale
proprio nel carattere di <<negazione>> della tesi, di <<posizione del non-esse-
re,, del contenuto della tesi, presente in quel tentativo. Husserl, conse-
guentemente, sostiene di servirsi del tentativo di dubbio cartesiano come
di un mezzo per cogliere qualcosa che, considerato autonomamente, non
un atto di tipo dubitativo
37
. Il concetto di tentativo di dubbio viene cos
illustrato, implicitamente distinguendolo dal dubitare vero e proprio: <<Al-
les und jedes, wir mogen noch so fest davon uberzeugt, ja seiner in ada-
quater Evidenz versichert sein, konnen wir zu bezweifeln versuchen>>
( 31, p. 62), (<<noi possiamo tentare di dubitare di tutto e di ogni cosa,
anche se ne siamo fermamente certi in base ad una evidenza pienamente
adeguata>>, p. 63). Per rendere l'idea della distinzione che ha in mente
Husserl, facciamo il seguente esempio: se ho davanti a me, in perfetta
evidenza, una superficie di un dato colore, posso tentare di dubitare che
quella superficie sia proprio di quel colore, quasi chiedendo a me stesso:
<<ma proprio vero? proprio di quel colore?>>, salvo convincermi imme-
diatamente che la superficie di quel colore. L'estensione di ci che
soggetto al tentativo di dubbio infinita, nel senso che esso pu letteral-
mente applicarsi ad ogni dato, mentre ci che effettivamente dubitato,
nella nostra esperienza concreta, soltanto una parte limitata di quest'ul-
tima. Proseguendo nel nostro esempio, non nelle mie possibilit dubi-
37
Wir kni.ipfen hier an, betonen aber sogleich, daB der universelle Zweifelsversuch
uns nur als methodischer Behelf dienen sol!, um gewisse Punkte herauszuheben, di e durch
ihn, als in seinem Wesen beschlossen, evident zutage zu fordern sind .. , 31, p. 62. Ci rifac-
ciamo di qui, lo dichiariamo subito, in quanto il tentativo di dubbio universale ci serve sol-
tanto come appoggio metodico per rilevare grazie ad esso certi punti che sono impliciti nella
sua essenza stessa [pi esattamente: Ci ricolleghiamo a questo, ma al tempo stesso sottoli-
neiamo che il tentativo di dubbio universale ci deve servire solo come ausilio metodico per
tirare fuori certi punti, i quali, attraverso esso, come racchiusi nella sua essenza, sono da
portare ad evidenza], p. 63.
l (d
!lfudiflraziuiU' di llc'/1/ralllt cd t'{Wt hc .fi'IIU/1/t'IIIJ/op,ica . - __ __.:..:___________ _
/ore davvero, porre effettivamente in dubbio e mantenere la cosa in modo
d11hitativo, o addirittura decidere che la cosa non sta o s ~ nel caso della
superficie colorata, dato che essa data alla coscienza nel modo dell',,evi-
dt'nza percettiva>>. Naturalmente se distolgo lo sguardo dalla superficie e
non la osservo presentemente, posso dubitare se essa abbia ancora il co-
l( >re che aveva in precedenza, ma si tratta evidentemente di un nuovo
:tito coscienziale, diverso dal precedente. La seguente la prima determi-
nazione dell',,essenza,, di un simile tentativo di dubbio:
Wer zu zweifeln versucht, versucht irgendein ..sein", pradikativ expliziert
ein <<Das ist!, <<Es verhalt sich so! u. dg!. zu bezweifeln. Auf die Seinsart
kommt es dabei nicht an. Wer z.B. zweifelt, ob ein Gegenstand, dessen Sein
er nicht bezweifelt, so und so beschaffen ist, bezweifelt eben das So-
hescha.ffen-sein.
38
Si chiarisce qui che il tentativo di dubbio correlato alla pura posizione
(d l'Ile cose, degli uomini, etc.) non ha la natura di un normale dubbio
empirico: quasi mai, all'interno dell'atteggiamento naturale, si dubita del-
l' essere di qualcosa, soprattutto se questo qualcosa lo si ha davanti in una
percezione di incontestabile evidenza. Accade piuttosto che si dubiti se
un certo qualcosa- preliminarmente e, come ha fatto notare Husserl, im-
fJ/icitamente posto essente -sia in un certo modo e non in un altro, abbia
Ct'rte propriet e non ne abbia altre, e cos via. Diversamente, il tentativo
di dubbio descritto da Husserl si applica, in primo luogo, alla certezza
fJercettiva in cui qualcosa dato e non al suo essere-cos o in un altro
modo; la posizionalit originaria stessa come tale che viene messa in
questione, dato che, come sappiamo, porre qualcosa nel modo della cre-
denza certa (cio dato come percettivamente certo) equivale a porne l'es-
sere, a porlo come semplicemente essente. Husserl continua:
Das ubertragt sich offenbar vom Bezweifeln auf den Versuch zu bezwei-
feln. Es ist ferner klar, daiS wir nicht ein Sein bezweifeln und in demselben
BewuiStsein (in der Einheitsform des Zugleich) dem Substrat dieses Seins die
.lH 31, p. 62. ,,chi tenta di dubitare, cerca di revocare in dubbio ogni "essere", ogni
(!ime meglio: Chi tenta di dubitare, tenta di dubitare di ogni "essere", di ogni] espressione
predicativa del tipo "questo !", "questo si comporta cos!" [pi esattamente: "le cose stanno
ros!"l e simili. La modalit di essere non ha qui importanza. Ad es., chi dubita che un og-
getto, del cui essere non dubita, sia wstltulto cos e cos, costui pone in dubbio soltanto
l' essere-cos-costituito, p. 63.
_.
164 Roberto Risaliti
Thesis erteilen, es also im Charakter des <<Vorhanden bewuBt haben kon-
nen.
39
Il carattere fondamentale del tentativo di dubbio la cessazione della
naturale, inconsapevole posizione per cui ci che posto dall'atto stesso
inteso come presente, <<alla mano. In altre parole, la condizione
minimale sia per tentare di dubitare, sia per dubitare effettivamente, del-
l' essere di qualcosa, scollegarlo dalla posizionalit, dal carattere dell'es-
sere dato in modo inesplicito, ma anche, a maggior ragione, in modo ri-
flessivamente compiuto. Ci, come nota Husserl quasi immediatamente,
ha come presupposto necessario <<eine gewisse Aujhebung der Thesis
(<<Una certa interruzione della tesi). Questo il dato minimale, apparte-
nente all'essenza di ogni tentativo di dubbio, che interessa Husserl,
l'<<Aufhebung (interruzione), della normale tesi posizionale. A Husserl
preme di distinguere questo momento nucleare del tentativo di dubbio
dal tentativo stesso; non vuole che la sua epoch sia interpretata come
autentico tentativo di dubbio sulla effettiva esistenza del mondo come
viene vissuto nell'atteggiamento naturale, o addirittura che sia intesa
come una qualche forma di negazione dell'esistenza del mondo
40
Se
chiaro che il dubbio cartesiano, il quale, ricordiamo, costituisce un tenta-
tivo di negazione universale - il cosiddetto dubbio iperbolico- che pone
39
31, pp. 62-63. Esso [il mettere in dubbio !"'essere"] si trasferisce manifestamente
dalla messa in dubbio al tentativo di mettere in dubbio. chiaro inoltre che non possiamo
dubitare di un essere e simultaneamente nello stesso atto di coscienza (nell'unit di forma
della simultaneit) [forse meglio: nella forma unificante del "contemporaneamente"] attribu-
ire la tesi esistenziale al substrato di questo essere, cio averlo presente col carattere di
"alla mano", p. 63 [la prima proposizione di questo periodo stata, nella traduzione, salta-
ta; la sua versione italiana quindi nostra].
40
<dm Zweifelsversucb, der sich an eine Thesis, und wie wir voraussetzen, an eine
gewisse und durchgehaltene anschlieBt, vollzieht sich die "Ausschaltung" in und mit einer
Modifikation der Antithesis, namlich mit der "Ansetzung' des Nicbtseins, die also die
Mitunterlage des Zweifelsversuches bildet. Bei Descartes pravaliert diese so sehr, daB man
sagen kann, sein universeller Zweifelsversuch sei eigentlich ein Versuch universeller
Negation. Davon sehen wir hier ab, uns interessiert nicht jede analytische Komponente des
Zweifelsversuchs, daher auch nicht seine exakte und vollzureichende Analyse, 31, pp.
63-64. Nel tentativo di dubbio, che connesso con una tesi e, come noi presupponiamo,
con una tesi certa e duratura, la neutralizzazione consiste in [pi esattamente: la "sospen-
sione" si compie in e con] una modificazione dell'antitesi, e precisamente nell'introduzione
[pi esattamente: con !'"apposizione'] del non-essere, che forma quindi la base correlativa .
al tentativo di dubbio. In Descartes ci prevale al punto che il suo tentativo di dubbio uni-
versale pu dirsi propriamente un tentativo di negazione universale. Noi prescindiamo da
questo; non ci interessa ogni analitica componente di quel tentativo di dubbio c quindi
nemmeno la sua analisi esatta ed esauriente , p. 64.
11/udifr.uziotu di llt'ltlmlihlttlt'fltl< 111' !(l'i
il llutl-essere di tutto ci che minimamente dubitabile, estraneo alla vi-
sione husserliana (ed esplicitamente rifiutato), pare invece diventare
problematico distinguere tra lo <<Scollegamento e il semplice, genuino
tLntativo di messa in dubbio, ossia l'apertura alla possibilit del non-esse-
n. La sospensione della tesi, la sua <<Ausschaltung, pur sempre com-
piuta attraverso una <<Ansetzung, una <<apposizione, del non-essere
(sebbene la messa fra virgolette del termine sembri suggerirne un uso pe-
ndiare), e lo stesso Husserl sostiene che non si pu nello stesso atto di
pensiero dubitare ed essere certi del medesimo contenuto: sono modi di
posizione confliggenti. L' epoch, dal canto suo, consiste in <<eine gewisse
l lrteilsenthaltung, die sich mit der unerschiUterten und ev. unerschiit-
terlichen, weil evidenten Uberzeugung von der Wahrheit vertragt ( 31, p.
M), (<<Una certa sospensione di giudizio, che compatibile con l'indiscus-
sa, o magari indiscutibile e evidente, convinzione della verit, p. 65).
Cile nel dubbio cartesiano la posizione del non-essere possa prevalere,
suggerisce che una simile <<posizione>> sia passibile di gradi, o di modalit,
o di entrambe le cose. In altre parole, un dato contenuto tematico potreb-
be essere posto come certamente non-essente, come probabilmente non-
essente (essendo il grado di probabilit a sua volta variabile) e in ogni
modo simile; oppure il non-essere potrebbe riferirsi non all'interezza del-
la tesi, ma ad una o pi sue parti. Noi crediamo, per, che non sia tra
queste strade quella imboccata da Husserl per costituire la sua epoch
j(nomenologica. La modificazione della tesi che mette quest'ultima <<fra
parentesi infatti cos descritta:
Diese Umwertung ist Sache unserer vollkommenen Freiheit und steht ge-
genuber allen der Thesis zu koordinierenden und in der Einheit des <<Zu-
gleich mit ihr unvertraglichen Denkstellungnahmen, wie iiberhaupt alleo
Stellungnahmen im eigentlichen Wortsinne.
41
Il fenomeno della messa in parentesi del mondo naturale non
assimilabile a nessun modo di effettiva posizione del non-essere di ci
che posto, cosa che, come si visto, il fondamento di ogni tentativo
di dubbio propriamente eletto. Attraverso la giustapposizione di non-esse-
41
31, p. 63. <<Questa trasvalutazione cosa di nostra piena libert, e si contrappone a
tutte le prese di posizione concettuali che vanno coordinate alla tesi e sono con questa in-
compatibili <nell'unit del "contemporaneamente"> [integrazione nostra], come in genere
(fime in assoluto) a tutte le di posizione nel genuino significato della parola.,
p. 64.
A
166 Roberto Risaliti
re ed essere del contenuto della tesi, la posizionalit stessa, in qual-
sivoglia sua modalit, viene messa fuori questione, e risulta inibita nella
propria validit. La modificazione che Husserl illustra in questo paragra-
fo tale da contrapporsi ad ogni autentica posizione della coscienza,
compresa quindi la negazione, ossia la posizione del non-essere. Piut-
tosto, ci di cui viene posto il non-essere nel caso dell' epoch, la
posizionalit come tale. Il dubbio cartesiano consiste nel tentare di por-
re come nullo, come genuino non-essere, ogni contenuto di coscienza
anche lontanamente dubitabile; un'altra forma di dubbio universale sa-
rebbe, ad esempio, quella di porre la possibilit del non-essere del mon-
do naturale. La posizione husserliana, si contrappone a queste come a
ogni altra forma di <<dubbiO>> universale, in quanto esse tutte cercano, in
vario modo, di rovesciare o comunque modificare la tesi naturale in una
qualche forma di antitesi della tesi stessa; per Husserl si tratta invece di
conservare la tesi per come essa , ma al contempo di renderla assoluta-
mente inattiva, inoperante, scollegata dall'effettivo contesto vitale della
coscienza. Ci reso possibile dall'atto che toglie il carattere posiziona-
le dalla tesi naturale - il mondo dato ingenuamente <<alla manO>> - senza
per sostituir/o con un altro modo di posizione, come avverrebbe in un
qualsiasi dubbio in senso proprio. Tale atto lascia la tesi inerte, inu-
tilizzata, fuori dal rapporto con le concrete operazioni della coscienza:
questo il risultato dell'<<apposizione>> del non-essere prospettata da
Husserl.
Il significato dell' epoch quello dello scollegamento di ci che viene
messo tra le parentesi fenomenologiche dall'effettivo vivere coscienziale,
nel senso della privazione del suo carattere posizionale; privazione da
intendersi non come negazione ma come sospensione della funzione po-
sizionale stessa in assolut. una determinazione essenzialmente identi-
ca a quella con cui avevamo precedentemente interpretato la modifica-
zione di neutralit in generale. Ci chiediamo ora se esista la possibilit di
intendere la coscienza in cui si attua l' epoch come una modificazione
immaginativa, come avevamo visto darsi il caso per quanto riguarda la
neutralizzazione in generale, di intendere cio la sospensione della posi-
zionalit della tesi come un mero immaginare ci che nella tesi posto.
Il testo husserliano non lascia adito a dubbi:
Naturlich darf man dieses BewufStsein nicht einfach identifizieren mit dem
des <<Sich bloiS denkens,,, etwa daiS Nixen einen Reigentanz aufftihren; wobei
ja keine Ausschaltung einer lebendigen und lebendig verbleibenden ber-
l(l7
Mocl!flcazlolle eli ll<'lllmllltl 1tl, 1'/JU< ht jilfo/1/t'llolof.!,iC.:a

statthat: obschon andererseits die nahe Verwandtschaft des einen
uno anderen BewuiStseins liegt. Erst recht handelt es sich nicht um das
Sichdenken im sinne des Annehmens oder Voraussetzens, welches in der
liblichen aquivoken Rede gleichfalls mit den Worten zum Ausdruck kommen
kann: <<lch denke mir (ich mache die Annahme), es sei so und SO>>.
42
Il periodo finale del brano chiarisce che !'<<immaginare>> in cui Husserl
nega consistere l' epoch, non quella diffusissima posizione coscienziale
che possiamo chiamare <<Supposizione>> o <<assunzione, che consiste nel
porre un certo contenuto in modo provvisorio, al fine di ricavarne possi-
bili implicazioni: ci assolutamente fuori questione. Ma questa precisa-
zione sembra essere stata fatta per evitare un semplice fraintendimento
terminologico. Ben pi importante il periodo precedente, dove l'autore
mette in guardia dal pericolo di una confusione concettuale. Mettere tra
parentesi l'intero mondo, interrompere nella sua validit la tesi naturale
non pu consistere nel mero immaginare il mondo, cio nell'averlo come
dato nel modo di un'immagine, in senso amplissimo. Ci contrasterebbe
con uno degli assunti di base dell' epoch: quello per cui la tesi rimane,
pur sospesa, ci che essa ed sempre stata. Identificare l' epoch con
l'immaginare consisterebbe, al contrario, nel porre il non-essere del mon-
do naturale, per sostituire ad esso nella coscienza, un 'immagine fantasti-
ca di mondo; esattamente come in qualsiasi momento possiamo, rinchiu-
42
31, p. 64 . Naturalmente non si pu senz'altro identificare questa coscienza con
quella dell'"immaginare" fjorse meglio: del "mero immaginare"), come quando ad es. imma-
giniamo che delle naiadi conducano una danza; dove non ha luogo nessuna neutra-
lizzazione, di una convinzione viva e che permane viva: sebbene sia d'altra parte evidente
la stretta parentela dell'una e dell'altra coscienza. Non si tratta infatti, in questo caso fjorse
meglio: Pi che mai, non si tratta) dell'immaginare nel senso di assumere o supporre, come
accade ambiguamente nel discorso comune, ad es. in questa espressione: "io immagino
(faccio la supposizione) che la cosa stia cos e cos",, p. 65. Sulla copia del 1922, Husserl
sostituisce a <<iebendigen und lebendig verbleibenden, <<Viva e che permane viva,, .uns
geltenden (p. 485), <<Valida per noi>., locuzione che mantiene ed accentua il carattere di
<<permanenza,, di mantenimento di valore della convinzione. Inoltre, nel primo esemplare
del 1913, il periodo continua con una interessante osservazione, la cui fine andata, pur-
troppo, distrutta: <<Wlirden wir als Skeptiker ernstlich zweifeln, ob die Welt sei oder nicht
sei, so wurden wir es mit der Annahme, sie sei, oder mit der, sie sei nicht probieren (Wir
brauchen das Sein nun nicht auszuschalten, da ... ), (pp. 484-485), ,,se, in quanto scettici,
dubitassimo seriamente dell'esistenza o dell'inesistenza del mondo, potremmo provare con
l'ipotesi che "esista" oppure con l'ipotesi che "non esista" (non abbiamo alcun bisogno di
neutralizzare l'essere, poich ... ). La supposizione che il mondo sia o quella che non sia,
sono entrambe modi di posizione, e proprio perch tali non revocano /'.essere., ossia, in
questo contesto, la posizionalit in generale. Cos Husserl vuole differenziare in linea di
principio la propria filosofia da ogni scetticismo.
168 Roberto Risaliti
dendoci, per cos dire, in noi stessi, sostituire alla nostra attuale esperien-
za percettiva, una qualsiasi fantasia, addirittura anche una che abbia
come oggetto proprio ci che fino all'istante precedente era effettivamen-
te dato nella genuina percezione. Che le cose stiano come si detto
inoltre confermato da quella proposizione che spiega perch non si pos-
sano identificare la messa in parentesi fenomenologica con !'<<immagi-
nare>>, quella dove Husserl afferma che nel caso dell'immaginare non ha
luogo nessuna sospensione (Ausschaltung) di una credenza presente nel-
l'effettiva vita di coscienza. Nella <<Ausschaltung>> che Husserl sta illustran-
do, la tesi posta tra parentesi qualcosa di presente come vitale (come
dato concreto, effettivo, dell'esperienza) e rimane in vita anche quando
si effettui la messa in parentesi; Husserl afferma che la convinzione che
viene <<Sospesa>> (nel senso peculiare dato a questo termine) una <<le-
bendige und lebendig verbleibende berzeugung>> (convinzione viva e
che permane viva [corsivo nostro],,). manifesta l'intenzione di distingue-
re tra l'avere nella coscienza un contenuto consaputo come immaginato,
e l'averlo- dato in un qualsiasi modo di posizione- tra le parentesi feno-
menologiche. L'<<immaginare>>, non mette <<fra parentesi>>, o <<fuori azione>>;
piuttosto: le parentesi fenomenologiche si applicano a ci che la coscien-
za intende come immagine, come ai contenuti ricordati, percepiti, aspet-
tati, e cos via, dato che l' epoch mette tra parentesi tutto quanto posto
in qualsiasi modo, nell'atteggiamento naturale. Abbiamo per tralasciato
un'affermazione che Husserl fa per inciso senza spiegarla o riprenderla
nel corso dei paragrafi sull'epoch: quella che afferma la <<nahe Ver-
wandtschaft>> (<<Stretta affinit>>) dei due atti coscienziali, l'immaginare e il
fare epoch fenomenologica. Per spiegare che cosa Husserl intenda, dob-
biamo tornare al 111; in questo paragrafo che Husserl mostra ci che
accomuna, ma anche ci che distingue in modo decisivo, il <<mero imma-
ginare>> in quanto neutralizzazione di un particolare modo di posizione
della coscienza, da quella generale modificazione di neutralit di cui
l'epoch sicuramente un tipo (anche se la relazione tra i due atti anco-
ra da chiarire esattamente). L'immaginare, il farsi un'immagine mentale di
qualcosa, il fantasticare qualcosa, in effetti la modificazione di neutrali-
t del ricordo inteso in senso generalissimo; nelle parole di Husserl: <<ist
das Phantasieren tiberhaupt di e Neutralititsmodifikation der "setzenden"
Vergegenwiirtigung, also der Erinnerung im denkbar weitesten Sinne>> (
111, p. 250), (<<il fantasticare la modificazione di neutralit della ripre-
sentazione 'Ponente", dunque del ricordo nel senso pi vasto che si pos-
sa pensare>>, p. 243). Quando vengono portati all'attenzione della co-
.1/odifluniolll' di 1/C'IIImliltl cd .. c'fH1Ciw" jinomeno/op,ica 169
scienza una serie di contenuti che non sono attualmente percettivamente
prt'senti, ma sono consaputi come ri-presentati, ossia dati non nell'origi-
nale (come sarebbe in una vivente percezione, sia poi pi o meno evi-
tknte) ma come intenzionalmente riferiti a ci che, una volta, stato pur
dato nell'originale, si hanno ricordi in senso amplissimo
43
. La facolt di
ll!escolare in modo arbitrario i contenuti ripresentati, tenendoli poi come
neutralizzati , in effetti, la fantasia, o, come Husserl alle volte la chiama,
il mero immaginare, come emerge chiaramente dal periodo iniziale del
l Il 4\ dove oltre ad ammettere implicitamente la sinonimia di un senso
dell'espressione <<mero immaginare>> con <<fantasia>>, Husserl rinnova l'av-
Vl'rtimento del 31 di non scambiare il <<mero immaginare>> nel senso di
.. tenere come neutralizzatO>>, <<entrare solo col pensierO>>, <<Consapere
qualcosa togliendogli la posizionalit>>, col <<mero immaginare>> come co-
nnmemente viene inteso, cio nel senso di farsi un'immagine mentale,
avere una fantasia, fantasticare. Neutralizzando un ricordo in senso stretto
(una d presentazione non arbitrariamente collegata o scollegata da altre),
il risultato la cancellazione della sua specifica modalit di posizione,
cio della posizione dell'essere-stato; quando questa operazione viene
applicata a delle d presentazioni arbitrarie, tali contenuti, privi come sono
4l Come teorizzato nel seguente periodo: Die Vergegenwartigung weist zurilck auf
Wahrnehmung in ihrem eigenen phanomenologischen Wesen: z.B. das Sich-erinnern an
Vergangenes impliziert, wie wir schon fruher bemerkt haben, das "Wahrgenommenhaben";
also in gewisser Weise ist die "entsprechende" Wahrnehmung (Wahrnehmung von dem-
selben Sinneskern) in der Erinnerung bewuBt, aber doch nicht wirklich in ihr enthalten. Die
Erinnerung ist eben in ihrem eigenen Wesen "Modifikation von" Wahrnehmung. Korrelativ
Hibt sich das als vergangen Charakterisierte in sich selbst als "gegenwartig gewesen", also
als eine Modifikation des "gegenwartig", welches als Unmodifiziertes eben das "originar",
das "leibhaftig gegenwartig" der Wahrnehmung ist., 99, pp. 233-234. La ripresentazione
rimanda alla percezione nella sua propria essenza fenomenologica: ad es. il ricordarsi del
passato implica, come abbiamo precedentemente osservato, !"'aver percepito"; dunque la
percezione "corrispondente" (percezione del medesimo nocciolo di senso) in certo modo
consaputa nel ricordo, ma tuttavia non effettivamente contenuta in esso. Il ricordo ap-
punto nella sua essenza "modificazione di" percezione. Correlativamente, anche ci che
caratterizzato come passato si offre come ci che stato presente, dunque come una mo-
dificazione del "presente", il quale, in quanto il non-modificato, appunto !'"originale", il
"presente in carne ed ossa" della percezione, pp. 227-228.
44 Aber noch eine gefahrliche quivokation des Ausdruckes "sich-bloB-denken" kommt
in Frage, bzw. einer sehr naheliegenden Verwechslung ist zu wehren, namlich der zwischen
Neutralitiitsmodifikation und Phantasie., 111, p. 250. Ma entra in gioco ancora un peri-
coloso equivoco dell'espressione "mero immaginarsi", ossia bisogna guardarsi da una assai
facile confusione, che consiste nello scambiare la modificazione di neutralit e la fanta-
sia., p. 243.
-
170
Roberto Risaliti
del carattere posizionale inerente al ricordo, sono delle mere configura-
zioni di fantasia, delle mere immagini. Si pu bene comprendere ora
come la fantasticheria, l'appena vista neutralizzazione di contenuti ri-
presentati, non comporti alcuna sospensione di ci che per la coscienza
posto come effettivamente valido (posto in una autentica modalit
dossica). Visto che <<Scheiden sich Vergegenwartigungen uberhaupt indie
zwei Gruppen: Erinnerungen jeder Art und in ihre Neutralitatsmodifi-
kationen>> ( 111, p. 250), (<<le ripresentazioni si dividono nei due gruppi:
dei ricordi di ogni specie e delle loro modificazioni di neutralit>, p.
243), possiamo ragionevolmente pensare che, tra le altre, ci sia una spe-
cie di ricordo (il ricordo propriamente detto) che, neutralizzato, metta fra
parentesi la validit di un'esperienza passata, di un vissuto passato, e che
ci sia un'altra specie di ricordO>>, la ripresentazione di contenuti arbitra-
riamente messi assieme, la cui neutralizzazione non investe il campo di
ci che posto dalla coscienza in una forma di autentica validit, dato
che fin dal principio tali <<ricordi>> sono sintesi operate dall'io con conte-
nuti ripresentati che non rispecchiano alcun effettivo vissuto, nel senso di
davvero vissuto (un dolore provato, un'abitudine acquisita, una presa di
coscienza di un valore, etc.). vero che la posizionalit non vale sia per
le neutralizzazioni dei ricordi veri e propri, sia per le ripresentazioni arbi-
trarie, ma in un senso diverso: mentre nel caso degli autentici ricordi la
neutralizzazione mette fra parentesi qualcosa che per la coscienza, prima
di questa modificazione, aveva una validit, un ruolo vitale nella compa-
gine della coscienza stessa, nel caso delle ripresentazioni arbitrarie la
neutralizzazione pone fra parentesi la mera possibilit della datit di enti-
t di ogni tipo. Le <<naiadi che danzano>> del 31 sono una delle infinite
immagini che la mente pu costituirsi con il suo patrimonio di vissuti. La
parentela di questo mero immaginare>> con l' epoch sta dunque nel fatto
che in entrambi gli atti di coscienza operata una neutralizzazione; sol-
tanto che nel caso del <<mero immaginare>> l'operazione di neutralizza-
zione riferita esclusivamente ad un insieme di qualsivoglia contenuti
ripresentati dalla coscienza con un suo arbitrio, mentre l' epoch mette tra
parentesi in primo luogo le posizioni con cui qualcosa immediatamente
creduto in modo certo come essente, particolarmente le posizioni esisten-
ziali inesplicite in cui quotidianamente si vive, trasferendosi poi a tutto
ci che in qualsiasi modo posto. La confusione pu sorgere perch
sempre possibile, per la coscienza, ripresentare a se stessa questi semplici
vissuti posizionali - proprio come sono stati vissuti - e neutralizzare tali
ripresentazioni di vissuti. In questo modo si ha il mero immaginare, il
171 !llodljut.zimf(' di 1/1'11/l'lll/lrlt'd t'/ltlt ht, ./'II0/1/t'IWiof.iica

nwro.fantasticare ogni vissuto. Si tratta di un'operazione affine, ma essen-
diversa, sia dall'epoch, sia dalla modificazione di neutralit in
generale. , come si visto, un tipo di modificazione di neutralit riferita
:1 contenuti ripresentati, che trasforma questi ultimi in mere immagini e il
.. percepire>> che li offre in un mero immaginare
45
. naturalmente sempre
possibile ripresentare a se stessi un qualsiasi contenuto e poi neutralizzar-
l<>, ma evidentemente non la stessa cosa che neutralizzare un contenuto
mme esso si d originariamente, senza la mediazione di ricordi di qual-
siasi tipo o grado.
Possiamo ora tornare alla domanda sulla natura dell'epoch, se cio
essa possa essere interpretata come una riduzione al <<mero immaginare>>
d che posto nell'atteggiamento naturale, rispondendo con sicurezza
negativamente: proprio per il suo carattere, chiaramente espresso da Hus-
serl, di interruzione di convinzioni viventi, colte nella loro effettiva vali-
dit per la coscienza, escluso che l'epoch ripresenti vissuti (cosa che,
come abbiamo visto, essenziale per l'immaginare). Inoltre, poich que-
sto risultato stato raggiunto basandosi sul terreno generalissimo della
modificazione di neutralit, esso valido per il <<neutralizzare>> in genera-
le, operato dalla coscienza: che esso sia volontario o involontario, co-
sciente o incosciente, riferito ad un dato particolare o all'intero mondo,
45
Come leggiamo ancora nel 111: .so oft wir irgendwelche Gegenstande vergegen-
wartigt haben - nehmen wir gleich an, es sei eine bloiSe Phantasiewelt, und wir seien ihr
aufmerksam zugewendet - dann gilt es als zum Wesen des phantasierenden BewuiStseins
gehirig, daiS nicht nur diese Welt, sondern auch zugleich das sie "gebende" Wahrnehmen
phantasiert ist. Ihr sind wir zugewendet, dem "Wahrnehmen in der Phantasie" (d. i. der Neu-
tralitatsmodifikation der Erinnerung) aber nur dann, wenn wir, wie fri.iher besprochen wor-
den, "in der Phantasie reflektieren". Es ist aber von fundamentaler Bedeutung, diese idea-
liter jederzeit migliche Modifikation, die jedes Erlebnis, auch das Phantasierende selbst, in
die genau entsprechende blofle Pbantasie oder was dasselbe, in die neutralisierte Erinne-
rung i.iberfi.ihren wi.irde, nicht zu verwechseln mit derjenigen Neutralitatsmodifikation, die
wir jedem "setzenden" Erlebnis gegeni.iberstellen konnen , 111, p. 251. <<Ogni qualvolta
abbiamo ripresentato degli oggetti qualsiasi - e ammettiamo pure che si tratti di un mero
mondo di fantasia, a cui siamo attentamente rivolti - dall'essenza della coscienza fantasti-
cante discende che non solo questo mondo, ma anche il percepire "che lo offre" fantasti-
cato. A quel mondo, al "percepire nella fantasia" (ossia alla modificazione di neutralit del
ricordo) noi ci troviamo rivolti solo quando, come dicemmo precedentemente "riflettiamo
nella fantasia" [pi esattamente: A quel mondo siamo rivolti senz'altro, ma al "percepire
nella fantasia" (cio nella modificazione di neutralit del ricordo), soltanto allorquando,
come abbiamo detto prima, "riflettiamo nella fantasia"]. Ma di fondamentale importanza
non confondere questa modificazione, idealmente sempre possibile, che trasporterebbe
ogni Erlebnis, anche quello fantasticato [pi esattamente: fantasticante], nella esattamente
corrispondente mera fantasia, o che lo stesso, nel ricordo neutralizzato, con quella modi-
ficazione di neutralit che possiamo contrapporre ad ogni Erlebnls "ponente", p. 244 .
..
172
Roberlo Risaliti
etc., non cambia il fatto che esso si distingue in linea di principio dal
mero immaginare, in quanto il secondo un caso particolare del primo,
sia pure riferibile idealmente a qualsiasi vissuto. Ci non affatto scon-
fermato dal passo in cui Husserl determina in cosa consista la modifica-
zione immaginativa propriamente detta
46
, poich quando ci siamo posti il
problema se fosse possibile interpretare la neutraliazione come un <<im-
maginare, quest'ultimo era senz'altro inteso come un guardare qualcosa
non come un originale se-stesso ma come una semplice immagine raffi-
gurante quel qualcosa: era concepito come un'operazione mentale tesa a
trasformare il carattere delle noesi (e quindi, in parallelo, dei relativi noe-
mi), non a tramutare empiricamente gli oggetti costituiti nelle noesi stes-
se, da cose vere e proprie in ra.ffigurazioni di cose. Nel passo dove viene
descritta la modificazione immaginativa, Husserl ha invece in mente di
caratterizzare proprio l'immagine data fattualmente alla percezione, op-
pure data come ricordata, fantasticata, etc. in ogni caso nel senso di una
vera, concreta raffigurazione, come possono essere un quadro o un dise-
gno. In altre parole, Husserl ha qui di mira il fenomeno di riconoscere
come immagine qualcosa di gi dato come immagine, non quello di co-
stituire un'immagine o di trasformare qualcosa in immagine di qual-
cos'altro.
Rimane ora da determinare il rapporto fra modificazione di neutralit
ed epoch fenomenologica: ci richiede l'analisi di almeno alcuni fonda-
mentali caratteri di ci che dall' epoch scoperto, la regione della co-
scienza pura, trascendentale.
Sappiamo che l'epoch sospende la validit d'essere del mondo cos
com' abitualmente inteso dalla coscienza, ma non abbiamo ancora tema-
tizzato cosa invece venga da essa portato alla luce. Husserllo anticipa per
la prima volta all'inizio del 33: si tratta del campo dei vissuti di coscien-
46
Andererseits gehort die verbildlicbende Modifikation einer anderen Modifikations-
reihe an [ba appena presentato la modificazione "memorativa"]. Sie vergegenwartigt "in"
einem "Bilde". Das Bild kann aber ein originar Erscheinendes sein, z.B. das "gemalte" Bild
(nicht etwa das Ding Gemalde, dasjenige, von dem es z.B. heiBt, daB es an der Wand
hangt), welches wir perzeptiv erfassen. Das Bild kann aber auch ein reproduktiv
Erscheinendes sein, wie wenn wir in der Erinnerung oder freien Phantasie Bildvorstel-
lungen haben,., 99, p. 234. <<D'altra parte la modificazione immaginativa appartiene ad
un'altra serie di modificazioni. Essa ripresenta "in" una "immagine". L'immagine pu essere
qualcosa che appare originariamente, ad es. l'immagine dipinta (non gi la cosa quadro,
quella di cui si dice che pende dalla parete), che afferriamo percettivamente. Peraltro, l'im-
magine pu essere anche qualcosa che appare riproduttivamente, come quando abbiamo
delle rappresentazioni di immagini nel ricordo o nella libera fantasia, p. 22H.
lllodijlcazione di llt'/1/l'tlliltl td t'/"" ht- 17.1
za, delle <<esperienze,, nel senso pi ampio
47
. Anche quando tutto ci che
L' posto nell'atteggiamento naturale viene messo tra le parentesi fenome-
nologiche, la pura coscienza (con i suoi puri correlati e il puro polo-io)
rimane come datit insopprimibile: non si tratta dell'anima psicologica,
ma dell'intera regione d'essere, non tematizzata in alcuna attivit teoretica
data nell'atteggiamento naturale, della coscienza trascendentale. la re-
gione d'essere assoluta in senso proprio, in quanto per essenza svincolata
da ogni altra e, come verr teorizzato nel corso dell'opera, tale che ogni
sfera d'essere si <<Costituisce>> in essa attraverso dei complessi sistemi di
intenzionalit. Questa nuova regione d'essere, pur venendo scoperta
nell'atteggiamento naturale, a partire dalla soggettivit psicologica, da
quell'io empirico che, sulla base delle proprie posizioni d'essere, giudica,
valuta, neutralizza (e quindi fantastica, immagina), agisce, si rapporta in
ogni modo con le cose e con le altre soggettivit, non si identifica per
con quest'io
48
L'io e i suoi atti di pensiero (in senso amplissimo) fanno
47
<<Wir gehen zunachst direkt aufweisend vor und, da das aufzuweisende Sein nicht
anderes ist, als was wir aus wesentlichen Griinden als "reine Erlebnisse", "reines BewuBt-
sein" mit seinen reinen "BewuBtseinskorrelaten" und andererseits seinem "reinen !ch" be-
zeichnen werden, von dem Ich, von dem BewuBtsein, den Erlebnissen aus, die uns in der
nati.irlichen Einstellung gegeben sind, 33, p. 67. Procediamo innanzitutto in modo diret-
tamente ostensivo e, poich l'essere da ostendere non nient'altro che ci che viene indica-
to per ragioni essenziali come "puri vissuti", "pura coscienza" con i suoi puri "correlati di
coscienza" e dall'altra parte con il suo "io puro", a partire dall'io, dalla coscienza, dai vissuti,
che ci sono dati nell'atteggiamento naturale.", qui la traduzione, un po' troppo libera, sta-
ta modificata da noi. Per completezza riportiamo anche la traduzione di Alliney: Facendo
tuttavia una anticipazione, osserviamo che l'essere da noi ricercato non altro se non ci
che per motivi essenziali pu venir indicato come "puri Erlebnisse', "pura coscienza" con i
suoi "puri correlati" e d'altra parte il suo "puro io", e quindi cominciamo con il considerare
l'io, la coscienza, l'Erlebnis quali ci sono dati nell'atteggiamento naturale [ ... ], p. 69. Nella
copia del 1922 Husserl conclude il discorso aggiungendo: .und aus ihr in Reinheit zu
schopfen (p. 486), <<e quali ad essa vanno attinti nella loro purezza. Inoltre sostituisce a
,,wesentlichen Griinden: <dn einem besonderen Sinne (p. 486), in un senso particolare; il
senso , naturalmente, quello fenomenologico. Notiamo, inoltre, che nelle edizioni delle
Ideen successive alla prima, la prima proposizione del brano citato viene modificata cos:
Wir gehen [. .. ] und betrachten; <<Procediamo [. . .] e facciamo considerazioni, cfr. le osser-
vazioni al testo critico a p. 475 del primo tomo delle Ideen, edizione del 1976.
48
<<lch bin - ich, der wirkliche Mensch, ein reales Objekt wie andere in der natiirlichen
Welt. !eh vollziehe cogitationes, "BwuBtseinsakte" in weiterem und engerem Sinne, und
diese Akte sind, als zu diesem menschlichen Subjekte gehorig, Vorkommnisse derselben
nati.irlichen Wirklichkeit, 33, p. 67. IO, l'uomo reale, sono un oggetto reale, come gli altri
del mondo naturale. Compio delle cogitationes, "atti di coscienza" in senso stretto e lato, e
questi atti, in quanto appartengono a questo soggetto umano, sono accadimenti della me-
desima realt naturale, p. 69. Nel primo esemplare del 1913, Husserl precisa, subito dopo
!Ch: .(das psychologische Ich). (p. 486).
174
Roberto Risaliti
parte integrante di quel mondo naturale che viene messo fra parentesi
dall'epoch. La sfera trascendentale dell'essere emerge con chiarezza
quando si applichi l' epoch in modo conseguente, ossia togliendo ogni
contrassegno di realt a tutto ci che in qualche modo si d alla co-
scienza; quando cio anche i vissuti, come realt psicologiche con i loro
eventuali correlati reali, mondani, vengono messi fra parentesi.
Il secondo capitolo della seconda sezione ha lo scopo di mostrare,
attraverso un'analisi della vita coscienziale nelle sue linee generali, in che
modo si arrivi a scoprire, oltre la coscienza psicologica, la soggettivit tra-
scendentale. Lo scopo cui Husserl tende mostrare la sostanziale distin-
zione fra la coscienza pura e tutto ci che in qualche modo realt per
la coscienza pura, e la fondativit della prima regione d'essere (quella
trascendentale) rispetto alla seconda, ossia in definitiva rispetto adogni al-
tra. Il metodo usato quello di presentare la coscienza in generale, nei
suoi caratteri essenziali, cos com' nella vita naturale, mostrando come
sia possibile purificarla, togliendole tutto ci che non le realmente o in-
tenzionalmente immanente. La sua intrinseca intenzionalit, il costitutivo
riferirsi a qualcosa della coscienza, il punto di appoggio che Husserl
usa per passare dalla soggettivit psicologica a quella trascendentale.
investigando la natura del vissuto intenzionale in senso assoluto che si
trova che l'attivit coscienziale conserva la sua struttura e una sua com-
pletezza anche a prescindere dal suo rivelare un qualsiasi tipo di realt
<<esterna. Non solo: emerge con chiarezza che il <<Vissuto,,, l'<<Erlebnis
intenzionale, gode di una serie di propriet opposte a quelle che caratte-
rizzano gli oggetti appartenenti alle varie sfere <<reali,, mondane in senso
amplissimo. Le realt empiriche <<appaiono in sistemi di fenomeni, e
sono in linea di principio sempre ulteriormente determinabili, mentre i
vissuti hanno carattere assoluto, sono ci che sonoe niente altro, in modo
perfettamente determinato; la realt, , almeno in linea di principio,
dubitabile (ci che si crede di percepire pu rivelarsi illusione, etc.),
mentre dell'essere della coscienza, assoluta e necessaria, non pensabile
la messa in dubbio. Per comprendere come ci sia possibile, ci dobbiamo
riferire a quei paragrafi in cui Husserl opera la fondamentale distinzione
teorica tra le esperienze e ci che nelle esperienze appare come esperito.
A tal fine, Husserl usa l'esempio della percezione di una cosa <<fisica
(come si suole dire), ma ci ha naturalmente il valore di una esemplarit
eidetica: quello che si riscontra come propriet del vissuto percettivo si
trasmette, fatte salve le specifiche differenze, ad ogni tipo di vissuto.
L'analisi del fenomeno percettivo mostra che l'unit dell'oggetto casale si
Motl{flcazioll!' dilll'll/rttllltl ttf.t11ot /1(', .finoii/!'!WioRica 17')
distingue in linea essenziale dalla molteplicit di per-cezioni in cui esso
a p pare come identico. Il variare del flusso delle esperienze ad esso corri-
spondenti non , per, casuale, ma determinato in modo sistematico
49
. In
altre parole, tutto ci che viene riscontrato come appartenente alla cosa
esperta (qualit <<primarie, <<Secondarie, etc.) ha un suo corrispettivo
nelle serie di adombramenti delle esperienze. Queste ultime sono a loro
volta strutturate nella duplicit noetico-noematica: sono articolate in atti
e correlati intenzionali di questi. La corrispondenza tra cosa e esperienza
in cui la cosa appare, non comporta, per, che ci sia tra esse uniformit
ontologica; il fatto che immancabilmente la coscienza, in base ad un siste-
ma concordante di vissuti ed alla propria attivit noetica, costituisca (in
un senso non volitivo, ma naturale, spontaneo) oggettualit perfettamen-
te corrispondenti a tali sistemi esperienziali, non pu non mettere in luce
che la datit delle oggettualit costituite non originaria ma, per cos
dire, di secondo grado, indiretta. Husserl nota, a proposito del rapporto
della singola percezione di cosa, con l'avvicendarsi delle percezioni in cui
questa stessa cosa (l'esempio usato quello di una tavola) appare, che la
percezione cos caratterizzata:
Wiederkehrend ist sie unter keinen Umstanden individuell dieselbe. Nur
der Tisch ist derselbe, als identischer bewuiSt im synthetischen BewuiStsein,
das die neue Wahrnehmung mit der Erinnerung verkni.ipft.
50
soltanto nella sintesi unificante della coscienza che l'unit della cosa,
49
.. ]n Wesensnotwendigkeit geh6rt zu einem "allseitigen ", kontinuierlicb einbeitlicb sicb
in sicb selbst bestiitigenden ErfahrungsbewujStsein vom se/ben Ding ein vielfiiltiges System
von kontinuierlicben Erscbeinungs- und Abscbattungsmannigfaltigkeiten, in denen alle in
die Wabrnebmung mit dem Cbarakter der leibbaften Selbstgegebenbeit fallenden gegen-
stiindlicben Momente sicb in Bestimmten Kontinuitaten abscbatten , 41, p. 85 . Per neces-
sit essenziale, ad una esperienza, "onnilaterale" e confermantesi unitariamente e conti-
nuativamente in se stessa, della medesima cosa appartiene un sistema di molteplici appari-
zioni ed adombramenti, in cui, tutti i momenti oggettivi, che si trovano nella percezione con
il carattere della datit in carne ed ossa, si adombrano in continuit determinate Ila tradu-
zione reca "determinante", ma si tratta evidentemente di un refuso]., p. 88. Nella prima co-
pia del 1913 Husserl conclude il discorso con darstellen bzw. abschatten. (p. 493), .si rap-
presentano o si adombrano . Nell'esemplare del 1922 aggiunge subito dopo a in denen.,
.in cui., la proposizione .wenn sie aktuell gelten. (p. 493), .quando valgono attualmente,
e dopo gegenstandlichen Momente. (.momenti oggettivi), im BewuBtsein der Identitat
(p. 493), .nella coscienza dell'identit .
50
41, p. 84 . In nessun caso essa ritornata come individualmente la medesima. Sol-
tanto la tavola la medesima, in quanto consaputa come identica nella coscienza sintetica,
che riannoda la nuova percezione con il ricordo., p. 87.
176
Nullf'l'/u /,'isili/li
ossia la cosa come cosa reale, presuntivamente trascendente, si d. Il suo
darsi, il suo essere un oggetto reale per la coscienza, dunque frutto di
un'operazione. Che quest'ultima sia inconsapevole, spontanea, forse addi-
rittura necessaria, non modifica la disparit antologica che divide in modo
evidente datit originarie, non riportabili a niente altro (le esperienze), da
entit che sono, se non altro, conoscibili, soltanto attraverso delle opera-
zioni di sintesi compiute dalla coscienza sulla base di quelle datit origina-
rie. Non possiamo addentrarci qui nei problemi inerenti a questi rapporti;
sufficiente notare che, in base a tali considerazioni, Husserl teorizza la
descrivibilit delle percezioni stesse in quanto si riferiscono alle cose, allu-
dono ad esse, senza contenerle affatto nel modo in cui qualcosa contiene
qualcos'altro come un suo pezzo, o parte realmente costitutiva 51 . Le per-
cezioni hanno cos la loro determinatezza: le possiamo cogliere nella loro
peculiare distinzione dal percepito come oggetto reale, anche se, per de-
scriverle, non possiamo che riferirei al percepito, almeno come presunto.
Pi esattamente, possiamo dire che per cogliere adeguatamente delle per-
cezioni, necessario riferirei al loro percepito come volta per volta viene
inteso nei suoi modi di datit e nelle sue sempre mutevoli caratteristiche
descrittive; in altre parole, in quanto correlato intenzionale. Secondo Bus-
seri, le percezioni sono, per loro essenza, percezioni di qualcosa (e tale
<<qualcosa>> sempre qualcosa di determinato). Nonostante l'intrinseco ri-
mando intenzionale alla cosa, sono le percezioni ci su cui la coscienza
fonda il darsi unitario del percepito, in virt della propria attivit sintetica:
esse sono, in questa loro determinatezza, pi originarie della cosa perce-
pita, che risulta essere, rispetto ai vissuti intenzionali, trascendente, come
Husserl sostiene esplicitamente
52
. Le cose, a cui ordinariamente la co-
51
Wir sehen nun zugleich, was zum reellen Bestande der konkreten intentionalen
Erlebnisse, die da Dingwahrnehmungen heiBen, wirklich und zweifellos geh6rt. Wiihrend
das Ding die intentionale Einheit ist, das identisch-einheitlich BewuBte im kontinuierlich
geregelten AbfluB der ineinander iibergehenden WahrnehmungsmannigfaltigkeiJen, haben
diese selbst immerfort ihren bestimmten deskriptiven Bestand, der wesensmiiftig zugeordnet
ist jener Einheit, 41, p. 85. <<Ora possiamo vedere che cosa appartenga veramente alla
consistenza reale delle <concrete> !integrazione nostra] esperienze intenzionali che dicia-
mo percezioni [pi esattamente: percezioni di cosa ]. Mentre la cosa l'unit intenzionale,
ossia ci che consaputo come unitario ed identico nel continuo flusso delle percezioni
che passano l'una nell'altra, queste molteplicit percettive hanno pure una loro determina-
ta consistenza descrittiva subordinata essenzialmente a quell'unit,, p. 88.
52
Si veda, ad esempio, l'inizio del 42: Aus den durchgefiihrten ber!egungen ergab
sich die Transzendenz des Dinges gegeniiber seiner Wahrnehmung und in weiterer Folge
gegeniiber jedem auf dasselbe beziiglichen BewuBtsein iiberhaupt; nicht bloB in dem
Mod!flun iollf' di 111 'Ili l'ti/l/ti ttl .. , 'l"" h t .. ji '1111//ll'llolop,icu 177
scienza si rivolge, sono per principio trascendenti, date sempre in modo
presuntivo da percezioni o da altri tipi di adombramenti: il loro essere ,
cos, relativo. I vissuti intenzionali, invece, accessibili alla coscienza attra-
verso un atto di riflessione su ci che lei stessa, almeno in parte, , le
sono letteralmente immanenti, come facile vedere data la definizione di
atto diretto immanentemente
53
. L'oggetto di un atto di riflessione su un
vissuto , per l'appunto, un vissuto, ossia una effettiva componente, un
vero e proprio pezzo, di quella corrente di esperienze in cui si compie
l'atto di riflessione: la coscienza
54
. Mentre le <<COSe>> (in senso generalissi-
mo) sono date necessariamente in <<apparizioni>>, i vissuti
sono sempre dati immediatamente per ci che essi sono, senza la media-
zione di un sistema di vissuti <<in cui>> apparire. In altre parole: nel perce-
pire (continuando l'esempio) una tavola, la cosa stessa, nella sua spa-
Sinne, daB das Ding faktisch als reelles Bestandstiick des BewuBtseins nicht zu finden ist,
vielmehr ist die ganze Sachlage eine eidetisch einsichtige: in scblecbtbin unbedingter
Allgemeinheit, bzw. Notwendigkeit kann ein Ding in keiner moglichen Wahrnehmung, in
keinem moglichen BewuBtsein iiberhaupt, als ree! immanentes gegeben sein, 42, pp. 86-
87. <<Dalle meditazioni precedenti risulta chiara la trascendenza della cosa dell'esperienza
sensoriale rispetto alla percezione, anzi rispetto a qualunque forma di coscienza relativa ad
essa, e non soltanto nel senso che la cosa non reperibile di fatto come elemento realmen-
te costitutivo della coscienza. La situazione ha piuttosto carattere eidetico. Diremo dunque
che, in maniera [forse meglio: L'intera situazione, piuttosto, una situazione eideticamente
intuitiva: in maniera] incondizionatamente universale e necessaria, una cosa non pu esse-
re data come realmente immanente in nessuna possibile percezione o altra modalit di co-
scienza in generale , p. 90.
53
.unter immanent gerichteten Akten, allgemeiner gefaBt, unter immanent bezogenen
intentionalen Erlebnissen verstehen wir solche, zu deren Wesen es gehort, daB ihre inten-
tionalen Gegenstiinde, wenn sie iiberhaupt existieren, zu demselben Erlebnisstrom gehoren
wie sie selbst, 38, p. 78. <<Per atti diretti immanentemente, pi in generale, per Erlebnisse
intenzionali con riferimento immanente, intendiamo quelli i cui oggetti intenzionali, qualo-
ra esistano, appartengono alla medesima corrente di coscienza a cui appartengono gli atti
stessi, p. 81.
54
Per concludere la questione della disparit ontologica fra i vissuti e ci che nei vissuti
viene inteso, possiamo aggiungere il seguente brano: <<Ein grundwesentlicher Unterschied
tritt also hervor zwischen Sein als Erlebnis und Sein als Ding. Prinzipiell gehort es zum
regionalen Wesen Erlebnis (speziell zur regionalen Besonderung cogitatio), daB es in
immanenter Wahrnehmung wahrnehmbar ist, zum Wesen eines Raumdinglichen aber, daB
es das nicht ist, 42, p. 87 . si stabilisce cos una diversit fondamentale tra l'essere come
Erlebnis e l'essere come cosa. All'essenza regionale "Erlebnis" (e singolarmente alla partico-
larit regionale "cogitatio"), appartiene, per principio, di essere percepibile in una perce-
zione immanente, all'essenza di una cosa spaziale di non esserlo, p. 90. Nel primo esem-
plare del 1913 viene ribadito, subito prima della parentesi, ,,subjektivitiit iiberhaupt und
subjektives Erleben (p. 493), <<all'essenza "soggettivo" in generale ed Erleben soggettivo
[forse meglio: alla soggettivit in assoluto e al vivere soggettivo] .
17H Nuhtl'lu /Uitl/111
zialit, permanenza temporale, etc., in ogni vissuto in cui appare, appare
sempre da un lato, sotto alcune (e non altre) condizioni di chiarezza od
oscurit, e cos via. Al contrario, i vissuti stessi, che possiamo designare
con espressioni del tipo <<il vissuto di vedere la tavola da questo lato, da
tale distanza, in queste circostanze, etc., non appaiono essi stessi <<da un
lato, o <<pi o meno chiaramente>>: il loro essere non intenzionale.
certo possibile avere un vissuto in cui qualcosa dato in modo indistinto,
ma il vissuto stesso in cui qualcosa dato come indistinto, assolutamen-
te evidente: la coscienza che compia riflessione su di s non pu che rico-
noscerlo come un suo vissuto dato compiutamente come in se stesso.
Alla regione dei vissuti appartiene un carattere di assolutezza, mentre ci
non vale per nessuna cosa che nei vissuti consaputa
55
. Inoltre, Husserl
11
Si vedano, ad esempio, questi passi: .,Das Erlebnis stellt sich, sagten wir, nicht dar.
Darin liegt, die Erlebniswahrnehmung ist schlichtes Erschauen von etwas, das in der
Wahrnehmung als "Absolutes" gegeben (bzw. zu geben) ist und nicht als Identiches von
Erscheinungsweisen durch Abschattung,, 44, p. 92. <<Dicemmo che un Erlebnis non viene
rappresentato attraverso adombramenti [le ultime due parole non sono nel testo originale].
Ne consegue che la percezione di un Erlebnis schietta visione di qualcosa dato (e che
pu darsi) nella percezione come "assoluto", e non come identico in una serie di adom-
bramenti iforse meglio: non come l'identico di modi di apparizione tramite adombramen-
to!,, 44, p. 95, wahrend es zum Wesen der Gegebenheit durch Erscheinungen gehort,
keine die Sache als "Absolutes" gibt, statt in einseitiger Darstellung, gehort es zum
Wesen der immanenten Gegebenheit, eben ein Absolutes zu geben, das sich gar nicht in
Seiten darstellen und abschatten kann. Es ist ja auch evident, daB die abschattenden
Empfindungsinhalte selbst, die zum Erlebnis der Dingwahrnehmung ree! gehren, zwar als
Abschattungen fiir anderes fungieren, aber nicht selbst wieder durch Abschattung gegeben
sind,,, 44, p. 93, ..mentre all'essenza del "darsi per apparizioni" conviene che nessuna ap-
parizione possa dare la cosa come un assoluto, ma bens in rappresentazioni unilaterali,
conviene invece al "darsi immanente" di offrire un assoluto che non si rappresenta e adom-
bra in aspetti vari. poi evidente che i contenuti adombrati, inerenti realmente alla perce-
zione spaziale, hanno s la funzione di adombramenti in rapporto alla cosa da percepire,
ma non sono dati a loro volta per mezzo di altri adombramenti>, p. 96. Per quanto riguarda
il primo passo, notiamo che nella copia del '22 Husserl aggiunge, dopo etwas, das,, in
seiner Gegenwart, in jedem Punkte seines Jetzt (p. 494), "nella sua presenza, in ogni punto
del suo "adesso",, dove ci che ci interessa la sottolineatura del darsi non relativo, ma
nella propria stessa presenza,, del vissuto. Inoltre nel primo esemplare Husserl inserisce,
prima di Abschattung, l'aggettivo <<einseitige (p. 494), unilaterale,, ribadendo la natura
costitutivamente incompleta dei singoli adombramenti e quindi la necessaria non-
assolutezza delle realt che negli adombramenti si manifestano. Il medesimo Abschattung,
nell'esemplare del '22 viene invece sostituito da durch gegenwartige Empfindungsdaten
als absch .attende> [integrazione del curatore], (p. 494), attraverso attuali dati di sensazio-
ne in quanto adombranti [trad. nostra] . Qui Husserl specifica di cosa sono <fatti gli
adombramenti. L'idea, che rimane implicita, sullo sfondo, quella di distinguere il vissuto
intenzionale non solo della cosa adombrata, ma anche, in un altro modo, dai dati sensibili
che lo compongono materialmente. Per quanto riguarda il secondo brano, osserviamo che
llfutf(/l< tl;;ful/1' tfj 111'1/ll'llfllt/l'tf .. t'/IUI /le'
---------- ..______ --------------
17
1
)
mntrappone ai vissuti le realt date in essi, anche per l'accidentalit di
queste ultime. di tutto ci che viene dato nell'esperienza
di tipo epistemico e consiste nella essenziale mancanza (sia pure ideale)
di definitivit nella posizione di realt di ci che oggetto per la coscien-
za: ogni oggetto pu s, per principio, essere colto in modi sempre nuovi
e pi determinati ma, viceversa, pu anche essere riconosciuto come fitti-
zio, illusorio o nullo (non essente)
56
. Il flusso dei vissuti , come ideale
caso-limite, tale che ad ogni cosa che in esso appare in un dato momento
'
nella copia del '22 Husserl opera su di esso significative aggiunte, tra le quali: dopo ..gi!Jt,,
.. und somit undurchstreichbar, vorbehaltloS>> (p. 495), e cos ineliminabile, senza riserve
ltrad. nostra],; dopo kann,, und so als absolut, selbst undurchstreichbar .erscheint. [inte-
wazione del curatore]. (p. 495), e cos, come assoluto, si mostra ineliminabile [trad. Wl-
stra] . Entrambe le aggiunte manifestano l'intenzione di sottolineare quell'aspetto di ri che
assoluto, per cui quest'ultimo non eliminabile, ossia, di fatto, non trascendentalmentc
riducibile. Esattamente alla fine del periodo, Husserl aggiunge: und daB, wahrend das Sein
cles Wahrnehmungsdings als Schein durchstreichbar ist, sie selbst in ihrem absolut Sein
unfraglich sind, (p. 495); <<inoltre che, mentre l'essere della cosa percepita [la trad. it. ha "il
non-essere", ma evidentemente un refuso] pu essere cancellato, eliminato in quanto ap-
parenza, essi sono del tutto indiscutibili nel loro essere assoluto. Il concetto espresso da
questo passo , come facile vedere, esattamente lo stesso dei due precedenti. Anche la
prima copia del 1913 reca svariate annotazioni, quasi tutte per non interessano ci che
stiamo trattando; unica osservazione notevole: tra <<nicht, e "in" Husserl inserisce "prasump-
tiv" (p. 495), "in modo presuntivo" (il periodo suonerebbe: << ... che non si rappresenta in
modo presuntivo, e adombra ... . Si sottolinea ancora una volta la mera presuntivit degli
enti reali, in contrapposizione all'assolutezza e incondizionatezza dei vissuti.
'
6
Demgegeniiber gehrt es, wie wir wissen, zum Wesen der Dingwelt, daB keine noch
so vollkommene Wahrnehmung in ihrem Bereiche ein Absolutes gibt, und damit hangt
wesentlich zusammen, daB jede noch so weitreichende Erfahrung die Mglichkeit offen
laBt, daB das Gegebene, trotz cles bestandigen Bewu!Stseins von seiner leibhaftigen
Selbstgegenwart, nicht existiert. Wesensgesetzlich gilt: Dingliche Existenz ist nie eine dure h
die Gegebenheit als notwendig geforderte, sondern in gewisser Art immer zujdllige. Das
meint: Immer kann es sein, daB der weitere Verlauf der Erfahrung das schon mit erfbrungs-
mdjSigem Recht Gesetze preiszugeben ntigt, 46, p. 97. <<Al contrario .dei vissuti., inerisce
all'essenza del mondo spaziale, come sappiamo, che nessuna percezione, per quanto com-
piuta nel suo ambito, possa dare qualcosa di assoluto, cosicch anche l'esperienza pi
comprensiva lascia sussistere la possibilit che il dato, nonostante la salda coscienza della
sua presenza in carne ed ossa, non esista. Resta dunque stabilito per legge essenziale che
l'esistenza spaziale non si presenta mai per datit come necessaria, ma sempre in certo
modo come accidentale. Ossia: pu sempre accadere che il successivo corso dell'esperien-
za necessiti l'abbandono di ci che precedentemente era stato posto sul legittimo fonda-
mento dell'esperienza stessa, p. 101. Nella prima copia del '13, Husserl annota a ist nie,
ist in einstimmig verlaufener und noch gegenwartig einstimmig fortstrmender Erfahrung
nie (p. 495), cio <<in un'esperienza che ha proceduto concordemente e che ancora attual-
mente continua a procedere nella concordanza . Qui si sottolinea che il duhhio sull'esi-
stenza spaziale tale non tanto (e non soltanto) per i casi empiricamente dubhi, ma soprat-
tutto proprio per l'evidenza adeguata con cui le cose vengono comunemente a datit.
!HO No/11'1'/o Nl.\111/11
come certamente dato, essente, pu essere successivamente revocata la
posizione di esistenza. Possono insorgere esperienze tali da porre il non-
essere di ci di cui si era posto in modo pur fondato, tramite una serie di
evidenze concordanti, l'essere. La certezza assoluta di ci che viene dato
nell'esperienza non solo non garantita, ma anzi da escludere
trascendentalmente: poich, in linea del tutto generale, l'essere di una
<<COSa>> dato sempre e solo in sistemi di adombramenti, e poich gli og-
getti adombrati non sono mai tali da non poteme porre - si tratti pure di
una possibilit remotissima - il non-essere, l'intero mondo che l'esperien-
za offre , per principio, sottoposto alla possibilit del dubbio. Ci, per,
non vale per la sfera dei vissuti: essi, in quanto componenti reali della
coscienza, sono insopprimibili
57
. Dubitare- in qualsiasi senso del termine
- di un vissuto, considerato non come rivelatore di <<realt, ma come
puro momento del vivere coscienziale, assurdo. Il tentativo di dubitare
di una esperienza presente, intesa come pura esperienza, vanifica se stes-
so nel mentre si cerca di attuarlo: in questo senso, i vissuti sono, dal punto
di vista epistemico, necessari.
Assolutezza e necessit del vissuto, lo rendono <<posto in un senso in
cui nessuna <<realt per la coscienza potrebbe mai essere posta. Delle
<<COSe (generalissimamente parlando) sono pensabili modi sempre diver-
si di posizione, dei vissuti pensabile una sola <<posizione: quella per
17
.so ist denn in jeder Weise klar, daB alles, was in der Dingwelt fiir mich da ist,
prinzipiell nur priisumptive Wirklichkeit ist; daB hingegen Ich selbst, fiir den sie da ist
(unter AusschluB dessen, was "von mir" der Dingwelt zurechnet), bzw. daB meine Erle-
bnisaktualitat absolute Wirklichkeit ist, durch eine unbedingte, schlechthin unaujhebliche
Setzung [corsivo nostro] gegeben , 46, p. 98 . dunque chiaro che quanto mi presente
nel mondo spaziale [forse meglio: nel mondo delle cose] ha soltanto una realt presuntiva;
che al contrario io stesso, per cui c' il mondo (escluso ci che <<di me rientra nel mondo
spaziale), e il mio attuale Erlebnis sono realt assoluta, data essenzialmente in una posizio-
ne insopprimibile [corsivo nostro],, p. 101. Nella copia del '22 Husserl aggiunge a ,,Qing-
welt, in der Realitatenwelt iiberhaupt (p. 496), <<nel mondo della realt in generale [pi
esattamente: nel mondo delle realt cosali in assoluto],, confermando la contrapposizione
tra la regione trascendentale ed ogni sfera reale, (non solo quella <<Spaziale .. , o meglio
.cosale.). Inoltre viene ampliata la proposizione fra parentesi in questo modo: <<Unter
AusschluB ali der Realitatsauffassungen, richtigen und falschen Meinungen, in denen ich im
natiirlichen Leben mir den Sinn Mensch in der realen Welt zuspreche. (p. 496), .escluse
tutte le apprensioni della realt, le opinioni vere o errate, attraverso le quali io, nella vita
naturale, mi attribuisco il senso di uomo nel mondo reale. Viene ribadito che l'io che rima-
ne per necessit fuori dall' epoch un io depurato da tutte le determinazioni empiriche,
comprese quelle scientifiche (o presunte tali). Non solo l'io trascendentale non un mero
ente fisico, ma non neppure uno biologico, psicologico-empirico, n .umano. in un qual-
siasi senso che, all'interno dell'atteggiamento naturale, viene dato a questo termine.
!Hl
Mod(funlolll' dilll'llll'll!lltll'tl -'/"" "''"

cui la coscienza, riflellendo su di s, si trova come presente a se stessa, L'
riconosce i propri vissuti e la corrente in cui trapassano l'uno nell'altro
come una regione autonoma e primitiva (nel senso che tutto quanto
realt si costituisce per essa, cio in sistemi di vissuti): la regione della
coscienza trascendentale. Effettuare l' epoch fenomenologica significa to-
gliere la posizionalit (di qualunque tipo essa sia) a ci che appare all'in-
terno della coscienza, per fare emergere un tipo di <<posizionalit insop-
primibile da parte della coscienza: il suo stesso vivere, specialmente (ma
non solo) nella sua peculiarit vivere intenzionale. Quell'atto (l'epoch)
che a prima vista sembra bloccare ogni attivit della coscienza, in realt
libera quest'ultima nella sua purezza, rivelandola come luogo originario
di costituzione di ogni realt, sia pure in modi che sono tutti da chiarire.
Applicare I'epoch vuoi dire abbandonare l'ingenuit dell'atteggiamento
naturale e porsi nell'atteggiamento fenomenologico, ossia rovesciare il
consueto, anche se magari mai auto-esplicitato, modo di intendere la real-
t in generale (comprese la propria coscienza e quelle altrui). Il terzo ca-
pitolo della seconda sezione, Die Region des reinen Bewujstseins (La re-
gione della coscienza pura), ha principalmente lo scopo di chiarire ed
approfondire il concetto che, effettuando l' epoch, <<SO kehrt si c h der
gemeine Sinn der Seinsrede um. Das Sein, das ftir uns das Erste ist, ist an
sich das Zweite, d.h. es ist, was es ist, nur in "Beziehung" zum ErsteTh> (
50, p. 106), (<<Cos si rovescia la concezione comune dell'essere. L'essere
che per noi il primo, in s il secondo, ossia quello che solo "in
rapporto" al primo, p. 109). La regione d'essere scoperta con I'epoch
quella originaria; ci comporta una drastica presa di posizione nei ri-
guardi di quella che, nell'atteggiamento naturale, considerata realt:
Realitat, sowohl Realitat des einzeln genommenen Dinges als auch Realitiit
der ganzen Welt, entbehrt wesensmaBig (in unserem strengen Sinne) der
Selbstandigkeit. Es ist nicht in sich etwas Absolutes und bindet sich sekundiir
an anderes, sondern es ist in Absolutem Sinne, gar nichts, es hat gar kein
<<absolutes Wesen, es hat die Wesenheit von etwas, das prinzipiell nur In-
tentionales, nur BewuBtes, nur bewuBtseinsmaBig Vorstelliges, Erscheinen-
des ist.
58
58
50, p. 106. <<La realt, tanto quella delle cose singolarmente prese, quanto quella del
mondo intero, manca essenzialmente (nel nostro senso rigoroso) di autosufficienza. Essa
non in se stessa qualcosa di assoluto e, in secondo luogo, si collega ad altro [forse megl{o:
qualcosa di assoluto che si lega secondariamente con altro]; no, essa non nulla in senso
assoluto, non ha alcuna <<essenza assoluta, ma ha l'essenzialit di qualcosa che per princi-
lH2 No/lcr/o Nl.\tlll/i
Nella <<realt naturalmente compresa anche la soggettivit psicolo-
gica, l'io come, per esempio, individuo umano: non la soggettivit em-
pirica, ma quella trascendentale la regione d'essere in cui ogni possibile
sfera d'essere trascendente viene a costituirsi
59
. Non - come crede l'uo-
mo ingenuo, atteggiato naturalmente - che in primo luogo vi sia il mondo
naturale e che lui stesso, come soggetto psicofisico, essere umano, ne sia
poi una infinitesima parte. L'esercizio dell'epoch mette in luce che la
soggettivit trascendentale il fondamento di ogni possibile naturalit e, in
generale, di ogni realt
60
. Si tratta di un mutamento radicale che consiste,
per colui che compie l' epoch, il fenomenologo, nello smettere di vivere
semplicemente le proprie esperienze e, piuttosto, attraverso la riflessione,
nell'apprendere a cogliere consapevolmente le esperienze purificate tra-
pio soltanto intenzionale, soltanto consaputo, solo ,coscienzialmente. [integrazione no-
stra] rappresentato, apparente .. , p. 109. Nell'esemplare del '22 Husserl cambia la fine del
paragrafo, continuando cos dopo "nur BewuJSteS: als in dem reinen !eh motivierte Ak-
tualitiit und Potentialitiit ist, bzw. Vorstellbares, in moglichen Erscheinungen zu Verwir-
klichendes, (p. 499), in quanto attualit e potenzialit motivate nell'io puro oppure (for.se
meglio: vale a dire] rappresentabile, realizzabile in apparizioni possibili ... Viene cos confer-
mata la natura relativa, non assoluta, delle cose .. , sottolineando il riferimento all'io .. che
motiva .. i sistemi di adombramenti, ossia d loro il senso che permette di leggerei la re-
alt cosale, la realt ordinariamente conosciuta.
59
Also wird es klar, daJS trotz aller in ihrem Sinne sicherlich wohlbegriindeten Rede
von einem realen Sein des menschlichen !cb urtd seiner BewuJStseinserlebnisse in der Welt
und von allem, was irgend dazu gehort in Hinsicht auf "psychophysische" Zusammenhiinge
- daJS trotz alledem BewuJStsein, in "Reinheit" betrachtet, als ein fiir sich geschlossener
Seinszusammenhang zu gelten hat, als ein Zusammenhang absoluten Seins, in den nichts
hineindringen und aus dem nichts entschli.ipfen kann .. , 49, p. 105. <<Viene quindi in chiaro
che, nonostante tutti i discorsi, nel loro senso senza dubbio fondati, intorno ad un essere
reale dell'io umano e dei suoi Erlebnisse nel mondo e a tutto ci che rientra nei suoi rap-
porti "psicofisici", la coscienza, considerata nella sua "purezza", un complesso chiuso in se
stesso, un nucleo di assoluto essere, in cui niente pu penetrare e da cui niente pu sfuggi-
re., p. 108.
60
<<}etzt leuchtet es ein, daJS in der Tat gegenuber der natilrlichen theoretischen
Einstellung, deren Korrelat die Welt ist, eine neue Einstellung moglich sein muJS, welche
trotz der Ausschaltung dieser psychophysischen Allnatur etwas ubrig behiilt - das ganze
Feld des absoluten BewuJStseins, 50, p. 106. <<Si comprende ora come effettivamente, di
fronte all'atteggiamento teoretico naturale, il cui correlato il mondo, debba essere possibi-
le un nuovo atteggiamento, che, nonostante l'esclusione dell'intera sfera della natura psico-
fisica, ci conserva qualcosa di rimanente- l'intero campo della coscienza assoluta .. , p. 109.
Nell'esemplare del '22 Husserl aggiunge prima di nattirlichen .. , <<erfahrenden und, (p. 499),
che il traduttore italiano rende con .sperimentale., alludendo probabilmente ad un atteg-
giamento scientifico mirato. A nostro parere, invece, ci a cui Husserl vuole alludere il
modo per cui in generale l'esperienza compiuta, semplicemente vissuta (e non proble-
matizzata, indagata). Forzando un po' la lingua italiana tradurremmo pertanto con espe-
riente., come contrapposto a .teorettzzante..
Modijicaz/onc dille'lllrtlllltl ttf .. tf1111 h, .. jintJIIII'IWiogica IH5
scendentalmente
111
. Questa sfera d'essere assoluta, raggiunta attraverso la
messa in parentesi sistematica dell'intero blocco di credenze, e in genera-
le di atti, in cui la coscienza naturalmente atteggiata semplicemente vive,
non affatto alternativa rispetto alle sfere d'essere scoperte e raggiunte
nella vita <<ingenua>>, non-fenomenologica. L'alternativa si d piuttosto fra
due modi di comprendere ci che viene dato nell'esperienza: uno, inRe-
nuo, si limita ad assumere il dato, a conoscerlo e ad operare con od in
vista di esso nelle modalit del dato stesso, ossia sempre secondo catego-
rie naturali in senso m p l i s s i m ~ (non quindi necessariamente naturali-
stiche); l'altro, critico
62
, problematizza i rapporti fra la coscienza e ci che
61
Husserl descrive cos la situazione che si viene a creare con questo rovesciamento:
Anstatt die zum naturkonstituierenden BewuJStsein gehorigen Akte mit ihren transzen-
denten Thesen in naiver Weise zu vollziehen und uns durch die in ihnen liegenden Moti-
vationen zu immer neuen transzendenten Thesen bestimmen zu lassen - setzen wir al!
diese Thesen "auJSer Aktion", wir machen sie nicht mit; unseren erfassenden und thcore-
tisch forschenden Blick richten wir auf das reine Bewufitsein in seinem absoluten Eigensein
Also das ist es, was als das gesuchte "phiinomenologische Residuum" ubrig bleibt, ilhrig,
trotzdem wir die ganze Welt mit allen Dingen, Lebewesen, Menschen, uns selbst inbegrif-
fen, "ausgeschaltet" haben .. , 50, pp. 106-107. <nvece di compiere in modo ingenuo gli atti
costitutivi della natura con le loro tesi trascendenti, e di passare, attraverso le motivazioni
in essi immanenti, a sempre nuove tesi trascendenti, mettiamo "fuori azione" tutte queste
tesi, non assecondiamole e dirigiamo piuttosto il nostro sguardo afferrante e teoreticamente
indagativo sulla coscienza pura nel suo essere assoluto. Questo ci che ci rimane come
"residuo fenomenologico", e rimane, sebbene abbiamo neutralizzato (for.se meglio: messo in
sospeso] il mondo intero, con tutte le cose, gli esseri viventi e gli uomini, compresi noi stes-
si>., pp. 109-110. Nell'esemplare del '22 Husserl continua cos il discorso dopo <<Akte: die
wirklichen oder in vorgezeichneter Potentialitiit moglichen und zu verwirklichenden (p.
499), <<gli atti reali o, secondo una prefigurata potenzialit, possibili e da realizzare,. met-
tendo in rilievo cos quel fondamentale carattere dell'epoch per cui essa investe, oltre agli
atti attualmente compiuti, anche quelli che restano sullo sfondo, sono meramente potenzia-
li ma che comunque ineriscono essenzialmente alla tesi dell'atteggiamento naturale. Lo stes-
so concetto ribadito poco sotto; ancora nella copia del '22, Husserl prosegue Setzen wir
ali diese Thesen .. annotando: <<die aktuellen und im voraus die potentiellen. (p. 499), .quel-
le attuali e, prima, quelle potenziali .
62
Come emerge chiaramente dal brano seguente, Husserl concepisce la fenomenologia
come l'attivit teoretica critica in senso proprio, contrapposta a tutte le altre attivit scienti-
fiche (dogmatiche): <<Es hat guten Grund, hier des erkenntnistheoretischen Gegensatzes
zwischen Dogmatismus und Kritizismus zu gedenken, und alle der Reduktion verfallenden
Wissenschaften als dogmatische zu bezeichnen. Denn aus wesentlichen Quellen ist ein-
zusehen, daJS die einbezogenen Wissenschaften wirklich gerade diejenigen und alle die-
jenigen sind, welche der ''Kritik" bedurfen, und zwar einer Kritik, die sie selbst prinzipiell
nicht zu leisten vermogen, und daJS andererseits die Wissenschaft, welche die einzigartige
Funktion hat, fur alle anderen und zugleich filr sich selbst die Kritik zu leisten, kein
andere als die Phiinomenologie ist, 62, pp. 132-133 . C' motivo infatti di pensare alla
contrapposizione gnoseologica tra dogmatismo c criticismo, e di definire come dogmatiche
IHij Nolwrlu N/.111/1/i
le dato, e scopre il vivere, l'esperire in senso ampio, come regione del-
l'essere in cui ogni altra appare e riceve il suo senso. Ci che dato al-
l'uomo naturale appare ancora al fenomenologo: la differenza tra i due
che quest'ultimo tenta di divenire cosciente di come, secondo quali con-
dizioni, le cose possono apparire a lui, fondandosi sulla regione d'essere
assoluta e indubitabile della coscienza trascendentale, ossia della propria
soggettivit, depurata nel modo che abbiamo tentato di chiarire
63
. La re-
gione della coscienza trascendentale, cos colta attraverso l'epoch, non
per in nessun modo creata o costruita da questa: essa anzi prima in
senso antologico rispetto a ci che posto dalla coscienza abitualmente
nell'atteggiamento naturale. Il vivere, e specialmente il vivere intenziona-
le , ed sempre stato, ci che la coscienza a tutti gli effetti ; anche
quando si immerge nella natura, o meglio in generale nel mondo che le
esperienze intenzionali le offrono, essa in se stessa coscienza pura, sol-
tanto non autocosciente della propria assolutezza ed incondizionatezza
64
.
tutte le scienze che soggiacciono alla Vorse meglio: che cadono nella] riduzione. Risulta in-
fatti da basi essenziali che tali scienze sono quelle che hanno bisogno della "critica" e pre-
cisamente di una critica che esse stesse non sono in grado di compiere, mentre la scienza,
cui spetta la funzione di esercitare la critica sopra le altre, nonch sopra se stessa, non pu
essere che la fenomenologia, p. 134.
r..l <n der phanomelogischen Einstellung unterbinden wir in prinzipieller Allgemeinheit
de n Vollzug aller solcher kogitativen Thesen, d. h. die vollzogenen "klammern wir ein", fiir
die neuen Forschungen "machen wir diese Thesen nicht mit"; statt in ihnen zu leben, sie zu
vollziehen, vollziehen wir auf sie gerichtete Akte der Reflexion, und wir erfassen sie selbst
als das absolute Sein, das sie sind. Wir leben jetzt durchaus in solchen Akten zweiter Stufe,
deren Gegebenes das unendliche Feld absoluter Erlebnisse ist - das Grundfeld der
l'banomenologie,,, 50, p. 107. ,,Ora, nell'atteggiamento fenomenologico, noi impediamo in
universalit di principio il compiersi di tutte queste tesi cogitative, ossia mettiamo in paren-
tesi quelle gi compiute, mentre non ce ne serviamo nelle nuove ricerche; invece di vivere
in esse e di compierle, compiamo piuttosto gli atti della riflessione diretti sopra di esse e
afferriamo questi atti come quell'essere assoluto che veramente sono. Ora noi viviamo com-
pletamente in questi atti di secondo grado, il cui dato l'infinito campo delle esperienze
assolute, la sfera della fenomenologia., p. 110. Nella copia del '22 Husserl tenta di
meglio il discorso che finisce con <<das sie sind. aggiungendo quanto segue: <<Und mit allem,
was in ihnen und von ihrem Eigensein unabtrennbar Vermeintes als solches, z.B. Erfa-
hrenes als solches, ist. (p. 499). La traduzione italiana suona: <<C con tutto ci che, in esse,
inteso intenzionalmente, oppure esperito, inseparabile dal loro proprio essere, ma ci
sembra francamente troppo libera. Proponiamo perci la seguente <<C con tutto ci che in
essi, ed in essi come qualcosa di inteso inseparabilmente dal loro proprio essere, per es.
come qualcosa di esperito . Qui palese la volont di suggerire che ci che appartiene in-
tenzionalmente ai vissuti come un loro costitutivo per essi altrettanto originario dei loro
costituenti reali (dati iletici).
64
Ci viene cos esplicitamente teorizzato: .zur Seinsart des Erlebnisses gehort es, daB
sich auf jedes wirkliche, als origlnllre Gegenwart lebendige Erlebnis ganz unmittelbar ein
IH'i Mod(/lurzlollt' di l/t 'Il/ l'ti l liri t d .. t 1/()Ch(i, j(nomelw!op,ica

L'epoch lo strumento di una nuova consapevolezza che investe l'io
che compie la messa in parentesi fenomenologica: colui che compie l'au-
to-riflessione fenomenologica scopre il flusso dei vissuti come autentica,
originaria, essenza di s e come fondamento della realt, di contro a tutto
quanto pu avere compreso di s e del mondo nella sua esistenza natura-
le, nella quale egli riguarda se medesimo come uno dei tanti enti apparte-
nenti al mondo naturale, che in quel modo di comprensione della realt
gli appare come unica sfera d'essere (sia pure in s molteplicemente dif-
ferenziata)
65
. Viene operato un proprio rovesciamento ontol ogico
nel rapporto fra coscienza (come regione trascendentale) e ogni sorta di
realt per>> la coscienza. Husserl si spinge addirittura a sostenere la per-
sistenza della corrente dei vissuti anche nell'eventualit, remotissima, di
Blick erschauender Wahrnehmung richten kann. Das geschiet in Form der "Reflexion", die
das merkwiirdig Eigene hat, daB das in ihr wahrnehmungsmaBig Erfa!Ste sich prinzipiell
charakterisiert als etwas, das nicht nur ist und innerhalb des wahrnehmenden Blickes
dauert, sondern schon war, ehe dieser Blick sich ihm zuwendete. "Alle Erlebnisse sind
bewu!St", das sagt also speziell hinsichtlich der intentionalen Erlebnisse, si e sind nicht nur
Bewu!Stsein von etwas und als das nicht nur vorhanden, wenn sie selbst Objekte eines
reflektierenden Bewu!Stseins sind, sondern sie sind schon unreflektiert als "Hintergrund" da
und somit prinzipiell wahrnehmungsbereit in einem zunachst analogen Sinne, wie unbea-
chtete Dinge in unserem au!Seren Blickfelde, 45, p. 95. ,,Al modo di essere dell'Erlebnis
appartiene questo: che ad ogni Erlebnis reale e vivente come originario presente pu diri-
gersi immediatamente uno sguardo di percezione veggente. Ci avviene nella forma della
riflessione, che ha questa importante caratteristica: che quanto viene in essa percettiva-
mente afferrato si presenta come qualcosa che non soltanto e perdura nello sguardo
percipiente, ma sussisteva gi prima di venir percepito. "Tutti gli Erlebnisse sono consaputi"
(e questo sia detto specialmente nei riguardi degli Erlebnisse intenzionali); essi come co-
scienza di qualcosa non sussistono Vorse meglio: "Tutti gli Erlebnisse sono consaputi": que-
sto vuoi dire, specialmente, nei riguardi degli Erlebnisse intenzionali, che essi non sono
soltanto coscienza di qualcosa, e, in quanto tali, non sono presenti] soltanto se sono essi
stessi oggetto di una coscienza riflettente, ma sussistono Vorse meglio: sono l] gi irriflessi,
come "sfondo", e quindi sono pronti alla percezione in un senso analogo, inizialmente, a
quello in cui Io sono le cose inosservate <nel nostro campo visivo esterno> [integrazione
nostra]., pp. 97-98.
6
5 Husserl stesso osserva, sul significato delle proprie considerazioni filosofiche:
<<Radikale Betrachtungen, derart wie wir sie durchgefilhrt haben, sind also notwendig, um
zur Erkenntnis durchzudringen, da!S es so etwas wie das Feld reinen Bewu!Stseins
iiberhaupt gibt, ja geben kann, das nicht Bestandstilck der Natur ist; und es so wenig ist,
daB Natur nur als eine in ihm durch immanente Zusammenhange motivierte intentionale
Einheit moglich ist, 51, pp. 107-108. ,,considerazioni radicali, sul tipo di quelle gi com-
piute, sono dunque necessarie a riconoscere che c' il campo della coscienza pura, e che
essa non un frammento della natura: che anzi lo tanto poco che, piuttosto, la natura
possibile solo come unit intenzionale, motivata da nessi immanenti alla coscienza pura.,
p. 111. Nella copia del '22 Husserl precisa, quasi tautologkamcnll', d!l' tale campo della
coscienza pura <<transzendentaJ, (p. 499).
1H6 Roher/u Nlsllllli
una distruzione dell'intero mondo Casale>>
66
. Nell'ipotesi-limite di una
vera e propria cancellazione di ci che con l' epoch invece scollegato
dalla posizione di realt, la coscienza continuerebbe ad essere coscienza
- anche se non pi coscienza attuale di quel mondo casale di cui sem-
pre stata coscienza. Sarebbe, ad esempio, una coscienza di soli ricordi o
fantasticherie, e non pi di percezioni, ma pur sempre una coscienza,
nella sua interezza ed assolutezza. Vivere sino in fondo tali riflessioni, a
nostro parere, non pu non avere come conseguenza un profondo muta-
mento esistenziale nel fenomenologo. Egli realizza, attraverso l'esercizio
dell'epoch, di essere in se stesso un mondo, anzi: il mondo, dato che, a
questo stadio della riflessione, non neppure data la nozione di una
molteplicit di mondi, nel senso di una pluralit di coscienze trascenden-
tali. Husserl non usa il concetto di mondO>> per esemplificare la natura
della coscienza pura, ma nelle Ideen troviamo brani come il seguente, gi
in parte citato,
Also wird es klar [ ... ] da!S trotz alledem Bewu!Stsein, in "Reinheit" betra-
chtet, als ein jilr sich geschlossener Seinszusammenhang zu gelten hat, als ein
Zusammenhang absoluten Seins, in den nichts hineindringen und aus dem
nichts entsch!Upfen kann; der kein raumlich-zeitliches Drau!Sen hat und in
keinem raumlichtzeilichen Zusammenhange darinnen sein kann,
67
che, unitamente a quanto gi notato, ci paiono rendere giustificato chia-
mare mondO>> la regione della coscienza pura. Esercitando l' epoch, il
modo di considerare se stessi, il rapporto fra s e il mondo materiale, fra
s e quelli che sono sempre stati considerati, nell'atteggiamento naturale,
1
'
6
Nehmen wir nun die Ergebnisse hinzu, die wir am Schlusse des letzten Kapitels
gewonnen haben [il capitolo BewujStsein und naturliche Wirklicbkeit, Coscienza e realt
llaturale], denken wir also an die im Wesen jeder dinglichen Transzendenz liegende M6-
glichkeit des Nichtseins: dann leuchtet es ein, daft das Sein des Bewufttseif!S, jedes
Erlehnisstromes i.iberhaupt, durch eine Vernichtung der Dingwelt zwar notwendig modi-
.fiziert, aber in seiner eigenen Existenz nicbt berilhrt wiirde,,, 49, p. 104. Se prendiamo
>ra i risultati raggiunti alla fine del capitolo precedente, se pensiamo cio alla possibilit
del non essere, giacente nell'essenza di ogni trascendenza fisica, ci appare evidentissimo
che l'essere della coscienza, di ogni corrente di Erlebnisse in generale, verrebbe s modifica-
lo necessariamente da un annientamento del mondo delle cose, ma non ne sarebbe toccato
nella sua propria esistenza,, p. 107.
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49, p. 105. <Viene quindi in chiaro che l ... ] la coscienza, considerata nella sua pu-
rezza., un complesso chiuso in se stesso, un nudeo di assoluto essere, in cui niente pu
penetrare e da cui niente pu sfugl(ifl'i c rhc non ha alcun "fuori" spazio-temporale n pu
inserirsi in alcuna connessione spazlo-tcmporall, p. 10H.
Mud(jicaziulll' di llt'lllmllltl ttl t'/"" ht .. IH7
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gli <<altri>>, subiscono un mutamento radicale: la comprensione di tutto ci<'>
deve ripartire dalle basi assolute e indubitabili della coscienza trascen-
dentale. L'epoch, in quanto condizione di possibilit del passaggio dal
modo di essere naturale, cio dall'esperire il mondo in modo ingenuo,
all'atteggiamento fenomenologico, dunque allo scoprire il flusso coscien-
ziale come assoluta, originaria sfera d'essere, un atto assolutamente
unico. vero che la sua possibilit di principio risiede in una delle fonne
di modificazione dei contenuti che sono propri alla coscienza, la modifi-
cazione di neutralit, ma non di quest'ultima, soltanto uno dei tanti
esempi (come pu essere la neutralizzazione di un oggetto-immagine).
Togliere la posizionalit una forma di atto che, Husserl ci tiene a mo-
strarlo con l'esempio della contemplazione del quadro, fa parte delle atti-
vit comuni della coscienza. Ma quest'atto, una volta innalzato alla di-
mensione trascendentale, non pi un atto normale>> della coscienza,
non pu essere pacificamente assimilato ad altri tipi di modificazioni di
neutralit: diventa lo strumento per il radicale rivolgimento conoscitivo c,
in generale, esistenziale, che il passaggio all'atteggiamento fenomenolo-
gico. per questo che Husserl non si sente di usare lo stesso termine per
designare la normale neutralizzazione e l' epoch, nonostante la <<Stretta
parentela>> dei due atti: mentre la prima , sia pure in modo inconsapevo-
le, presente anche in una coscienza che non abbia effettuato il <<Salto>>
fenomenologico, la seconda lo strumento attraverso cui si effettua que-
sto atto di risveglio, la svolta grazie a cui la coscienza pu fare chiarezza
su di s e sui suoi rapporti col mondo.