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rfgh BOMPIANI Vg/ TESTI A FRONTE

Pietro Ispano Trattato ai logica


Summule logicales

TEST0

INTEGRALE

questa la prima traduzione del tractatus di Pietro Tspano (nato nel 1205 circa, eletto papa nel 1276 con il nome di Giovanni XX, morto nel 1277), una delle pi importanti opere di logica medievale. Punto di arrivo della riflessione sui problemi del linguaggio che risale fino a Platone e Aristotele, punto di arrivo di successivi orientamenti della filosofia medievale, quest'opera anche, in maniera diretta (come nel caso del padre della semiotica americana Charles Sanders Pierce), o in maniera indiretta, punto di riferimento delle teorie filosofico-linguistiche e semiotiche del nostro tempo. L'orientamento della logica verso una dialettica della probabilit, cio la concezione della dialettica come arte dialogica per giungere ad opinioni probabili, fa di quest'opera un'importante e attuale contributo allo studio dell'argomentazione, a quello delle tecniche di persuasione e alla fondazione di un'analisi critica dei trucchi retorici pr l'ottenimento del consenso. Quest'edizione, curata da Augusto Ponzio, professore ordinario di Filosofia nell'Universit di Bari, corredata da introduzione, bibliografia, note al testo, indici analitici e glossario. Il testo latino a fronte riproduce, con qualche variazione, la maggiore edizione critica di riferimento (L. M. De Rijk), ma nelle note e nella traduzione si tiene conto anche di varanti significative e dell'edizione 1. M. Bocheriski.

PIETRO ISPANO TRATTATO DI LOGICA

SUMMULE

LOGICALES

Testo latino a fronte Introduzione, traduzione note e apparati di Augusto Ponzio

rfh BOMPIANI S t e s t i a fronte

I S B N 978-88-452-0305-3 2004 R.C.S. Libri S.p.A, Milano l edizione Bompiani Testi a fronte febbraio 2004 il edizione Bompiani Testi a fronte novembre 2010

INTRODUZIONE

1. L'opera e il suo autore1


Il Tractatus pu essere diviso in due parti: la prima ha per oggetto la cosiddetta logica antiquorum e si occupa dei concetti introduttivi, dei predicabili, delle categorie, dei sillogismi, dei luoghi argomentativi e delle fallacie (libri I-V e VII); la seconda ha per oggetto la logica modernorum o logica nova, che esamina le propriet dei termini nel contesto delle diverse enunciazioni, e si occupa della supposizione, dei termini relativi, dell'appellazione, degli ampliamenti e delle restrizioni della significazione, e dei termini distributivi (libri VI e VIII-XII). All'ovvia dipendenza dal pensiero aristotelico-boeziano2 si aggiungono nel Tractatus elementi di novit che non solo avranno sviluppo nel pensiero medievale contemporaneo e successivo, nei modisti, in Duns Scoto, in Ockham, ma che conservano ancora oggi attualit e valore nell'ambito della logica, della filosofia del linguaggio e della semiotica. Questi elementi di novit, come risulta anche dalla terminologia impiegata, collegano il Tractatus con le Introductiones in logicam di Guglielmo di Sherwood, maestro a Parigi fra il domenicano Lamberto d'Auxerre3 (che potrebbe anche essere stata scritta come un commentario del Tractatus), oltre che con altri compendi di logica diffusi all'epoca per scopi didattici.

1240 e il 1248, e con la Logica {Summa Lamberti) del

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opportuno segnalare nei libri I-V e VII alcuni aspetti innovativi che li differenziano ampiamente da una semplice esposizione della logica aristotelica. Il primo libro del Tractatus, intitolato De introductionibus o - come nell'edizione Bochenski - De proposi tionibus} non contiene soltanto i concetti introduttivi che riguardano la logica aristotelica (in particolare Dell'interpretazione) ripresi attraverso l'opera di Boezio. Da quest'ultimo e dalle discussioni dell'epoca il libro I trae anche la tematica delle proposizioni ipotetiche, che espone dopo aver trattato della opposizione delle proposizioni categoriche rappresentandola attraverso il cosiddetto "quadrato degli opposti" 4 . Da Boezio e da commentari dell'epoca riprende anche la trattazione delle proposizioni ?nodali che, nel codice impiegato dall'edizione Bochenski, risulta indicata come se fosse una sezione a parte "Incipit Tractatus mo-

dalium".

Inoltre qui come in altre parti, quando si occupa della funzione dei termini nel discorso, il Tractatus si riferisce anche alle Institutiones grammaticae di Pri : sciano (sec. V-VI). Analogamente, da Boezio e da esposizioni del sec. XII e degli inizi del XIII riprende la trattazione dei predicabili (Tractatus, II) rifacendosi all'Isagoge di Porfirio.

SulTIndroductio ad syllogismos categoricos di Boezio, si basa il IV libro, De siilo gismisy ma vi troviamo

aggiunte interessanti, come la definizione di "termine" e di "proposizione" riprese da Aristotele, attraverso fonti intermedie (tra cui probabilmente la Dialectica Monacensis)5 e nell'ottica della logica modernorum, ed altre innovazioni della logica medievale come le formule mnemoniche barbara celarent, ecc. che risalgono agli inizi del 1200.

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Anche il libro VII, oltre ad essere un'esposizione delle analisi aristoteliche degli Elenchi sofistici, contiene concetti e temi propri della dialettica medievale ed anch'esso un contributo alla logica terministica ed anche al suo sviluppo nella direzione di una semantica dell'enunciazione intera piuttosto che delle sue singole parti isolate. E stata ormai abbandonata la tesi dell'origine bizantina del Traciatus, sostenuta anche da Cari Prantl (Geschichte der Logik im Abendlande, III, 1866), che risale al 1597, data in cui Elias Ehinger pubblic un compendio in greco della logica di Aristotele attribuendolo al filosofo bizantino Michele Psello (101878) e ritenendolo il testo originale di cui il Tractatus di Pietro Ispano non sarebbe che la traduzione. Quest'opera, contenente soltanto i libri o trattati I-VI, si rivelata, al contrario, una traduzione del Tractatus, effettuata nel XV secolo ad opera di Giorgio Scholarios. A parte le questioni concernenti la dipendenza o la reciproca autonomia fra Pietro Ispano, Guglielmo di Sherwood, autore delle Introductiones in logicami, e Lamberto d'Auxerre (Summa Lamberti)1, resta comunque il fatto che il Tractatus si inserisce nella comune tradizione di studi della logica del XIII secolo e riprende e discute idee abbastanza diffuse fra gli studiosi di logica e dialettica del periodo in cui fu scritto. Inoltre siamo nel momento in cui si verifica nella logica un sottile, ma importante spostamento del centro d'interesse, cio essa, anzich occuparsi di che cosa significa una parte del discorso, si occupa del problema di come tale parte significa qualche cosa8. Ma il Tractatus si distingue soprattutto per la sua capacit di sistemazione e precisazione che ne spiega-

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no la diffusione e l'utilizzazione come manuale nelle universit9. Inoltre presenta notevoli elementi di originalit rispetto alle opere dell'epoca alle quali pu essere accostato. Bench, per esempio, i termini chiave del Tractatus, cio significatio, suppositio, copulatio e appellalo non possano certamente essere considerati esclusivi di quest'opera (sulla teoria della significazione, dei termini, delle proposizioni, delle enunciazioni, sulla dialettica, sulla teoria della supposizione, considerata anche in rapporto con la dottrina delle fallacie, e sulla teoria della appellazione nel secolo X I I e nelle prime decadi del XIII, v. la raccolta di testi a cura di De Rijk) 10 , tuttavia il loro uso differente rispetto a quello che, per esempio, se ne fa in Guglielmo di Sherwood e Lamberto d'Auxerre. Un'attenta analisi di queste differenze stata condotta da L. M. De Rijk nella sua introduzione al Tractatus11, anche attraverso la schematizzazione della divisione dei concetti fondamentali che si ritrovano in quest'opera e in altre, mostrando come essi non siano sovrapponibili12. C' tuttavia in comune fra Pietro Ispano, Guglielmo di Sherwood e Lamberto d'Auxerre l'orientamento della logica verso una dialettica della probabilit, cio la concezione" della dialettica come arte per giungere ad opinioni probabili. E, proprio procedendo in questa direzione, il Tractatus si va configurando come un metodo di orientamento nei confronti del ragionamento e del linguaggio, che riesce in qualche maniera ad autonomizzarsi da presupposti ontologici (si veda, nel Tractatus VI, 12, la distinzione fra punto di vista logico e punto di vista naturale o ontologico), malgrado il riferimento, per esempio, alla gerarchizzazione delle specie e dei generi dell'albero di Porfirio 13 . E

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forse anche sotto questo aspetto il Tractatus presenta notevoli elementi di originalit. L'autonomizzazione da qualsiasi metafisica particolare lo rese disponibile ad essere utilizzato e commentato anche da esponenti di scuole filosofiche e teologiche fra loro rivali14. Rispetto alla menzionata edizione di De Rijk, che del 1972, meno recenti sono quella a cura di I. M. Bochenski, del 1947 15 , e quella di J. P. Mullaly del 194516. Quest'ultima non comprende i primi sei trattati, considerati una sinossi pratica della logica aristotelica; include per contro il trattato De exponentibus, che invece viene generalmente considerato parte non del Tractatus ma dell'altra opera di logica di Pietro Ispano, Syncathegoreumata. L'edizione di Bochenski si avvale fondamentalmente del codice Reg. Lat. 1203 (inizio del XIV sec.) della Biblioteca Apostolica Vaticana. Il libro VII in tale edizione una versione molto ridotta rispetto a quella dell'edizione di De Rijk. Inoltre l'intera edizione Bochenski contiene numerosi errori tra sviste e fraintendimenti di lettura, che, attraverso il controllo sul codice usato, Lorenzo Pozzi ha puntualmente evidenziato17. Assai ampia la serie dei codici del Tractatus consultati da De Rijk, tra i quali la sua edizione si avvale soprattutto dei seguenti: cod. 311 (Avenionensis, inizio del sec. XIV), Museo Calvet, Avignone; H. 64 Inf., {Ambrosianus, inizio del XIII sec.), Biblioteca Ambrosiana, Milano; cod. 79, (.Eporedianus, inizio del XIV sec.), Biblioteca Capitolare, " Ivrea; Reg. Lat. 1731, (Vaticanus Reginensis, inizio del XIV sec.), Biblioteca Apostolica Vaticana, Citt del Vaticano; cod. 158 {Cordubensis, fine del XIII sec.) Biblioteca del Excellentissimo Cabildo, Cordoba. L'ordine dei diversi libri o trattati secondo l'edizione De Rijk, stabilito in base al raffronto dei codici ci%

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tati e di altri, quello indicato all'inizio, ed lo stesso di quello dell'edizione Bochenski, solo che in questa, come abbiamo detto, il trattato VII una versione pi breve {Fallacie minores) rispetto a quello dell'edizione De Rijk (Fallacie maiores). Secondo tale ordine questo trattato, De fallacis, che dovrebbe far parte del gruppo dedicato alla "logica antiqua, si trova collocato dopo quello intitolato De suppositionis, che, invece, insieme ai trattati VIII-XII rientra nella cosiddetta " logica nova". E tuttavia, come abbiamo detto, anche questo trattato sulle fallacie, occupandosi della plurivocit e dell'ambiguit dei termini e delle proposizioni, contribuisce allo sviluppo della logica terministica. Sull'identificazione di Pietro Ispano con Pietro di Giuliano di Lisbona, che nel 1276 divenne papa col nome di Giovanni X X I , sono stati sollevati diversi dubbi, in tempi pi recenti a partire da H. D. Simonin 18 , che nel 1930 attribu quest'opera al frate spagnolo Pietro di Alfonso, fino ad Angel d'Ors che nel 1997 19 ha ripreso il problema mettendo in discussione, tra l'altro, gli argomenti con cui De Rijk attribuisce al Pietro Ispano che divenne papa la stesura del Tractatus. La questione resta aperta; e, dato che non ci sono schiaccianti prove in senso contrario, riteniamo di doverci-attenere almeno per il momento alla tradizione ed alla abbastanza argomentata tesi di De Rijk - alla cui edizione ci riferiamo per quanto riguarda il testo che viene riprodotto a fronte della nostra traduzione - , continuando quindi ad attribuire il Tractatus al Petrus Hispanus Portugalensis, alias Giovanni X X I (v. oltre, la "Notizia bio-bibliografica").

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2. La dialettica
Il Tractatus considera i problemi della logica, che sono anche problemi che oggi chiameremmo di filosofia del linguaggio e di semiotica, in funzione del suo interesse principale, che quello per la dialettica. Della logica afferma il carattere fondamentalmente dialettico. Intesa come dialettica, la logica assume al tempo stesso il carattere di dia-logica. Del logos viene riconosciuto il costitutivo carattere di dialogos. Inoltre la dialettica si basa sul probabile, che la inevitabile condizione di partenza di ogni ragionamento.
La dialettica l'arte che apre la via ai principi di tutti i metodi. E perci nell'acquisizione delle scienze la dialettica deve essere la prima. Il nome 'dialettica' deriva da (dia\ che due e 'logos\ cio ' d i s c o r s o o da lexis, cio ragionamento, quasi a indicare il discorso o il ragionamento di due parti diverse, cio quella che si oppone e quella che risponde nella discussione (Tractatus, 1,1) Discussione dialettica quella che procedendo da proposizioni probabili controversia di contraddizioni {Tractatus, VII, 1).

Come risulta dal passo sopra citato, il significato del termine dialettica determinato attraverso il suo accostamento al termine dialogo. In effetti, i termini SiaXsKTiKr) (dialettica) e Sioyog (dialogo) hanno la stessa derivazione etimologica (Siatyonai: riflettere, dubitare, parlare, discutere). Nell'antica contrapposizione tra "luogo dialettico" e "luogo sofistico" dell'argomentazione sottolineata l'antitesi tra una effettiva dialettica, che dialogica, e una falsa dialettica che monologica.

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Non privo di conseguenze sulla concezione del significato, che un tema centrale del Tractatus, il fatto che la riflessione semantica sia condotta nella prospettiva di una dialettica fondata sul dialogo e quindi aperta all'incontro di voci diverse, alla plurivocit. Se tutte le scienze vanno ricondotte alla dialettica, in quanto, come si dice in altre varianti del Tractatus, "dialetica est ars artium, scientia scientiarum; sola enim dialetica probaliter disputat de principiis omnium aliarum artium" 20 , ci non comporta un riduzionismo monologico, ma, al contrario, il riconoscimento della fondazione dialogica dei principi metodologici e della ricerca, in ogni campo conoscitivo. Certo, la dialettica che, nel secolo XIII, trae alimento dalla logica aristotelica rifacendosi al sillogismo dialettico, si presenta anche sotto l'aspetto descritto da Roland Barthes in Uancienne rhtorique, cio come dialogo aggressivo, tendente alla sopraffazione dell'avversario, "una battaglia di sillogismi, Aristotele messo in scena da due partner":
Cos la Dialettica si infine confusa con un esercizio, un modo di esposizione, una cerimonia, uno sport, la disputatio (che potrebbe chiamarsi: colloquio d contraddittori). La procedura (o il protocollo) quella del Sic et Non: su di una questione, si raccolgono testimonianze contrapposte; l'esercizio mette in presenza un contraddittore; come nei concorsi del Conservatorio questi di servizio: un compagno, oppure viene nominato d'ufficio - si pone la tesi, il contraddittore la ribatte (sed contro), il candidato risponde (respondeo)', la conclusione data dal maestro che presiede. La disputatio invade ogni cosa, uno sport: i maestri disputano tra loro, davanti agli studenti, una volta alla settimana; gli studenti disputano in occasione degli esami. Si portano argomenti con permesso, richiesto con un gesto al maestro-presidente (di questi gesti si trova un'eco parodistica in Rabelais) 21 .

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La dialettica anche tutto questo, e certamente il successo di un manuale di dialettica quale il Tractatus di Pietro Ispano, che fu usato in molte universit europee e riprodotto in molte edizioni, dovuto anche alla sua possibilit di impiego nei rituali universitari della disputatio. Proprio perch considerata in funzione della dialettica, la semantica del Tractatus si connota come semantica verbale, anzich come genericamente segnica. Infatti il collegamento fra dialettica e dialogo, discorso a due voci, conversazione, discussione, comporta che l'interesse della logica dialettica per lo studio del significato debba essere rivolto direttamente al linguaggio verbale - materiale e strumento, costitutivamente dialogico, della conversazione e del confronto fra posizioni diverse (ma dei segni non verbali, i sintomi, Pietro Ispano si occupa, invece, ampiamente nei suoi studi di medicina, sulla scorta della semeiotica medica di Ippocrate e Galeno e del medico arabo Isacco Giudeo).

3. La voce significativa per umana istituzione


Pietro Ispano, rifacendosi a Boezio, definisce il segno verbale "voce significativa ad piacitum" e come tale distinta dalla "voce non significativa" che non rappresenta nulla, come un'espressione arbitraria rispetto all'istituzione linguistica o come la voce naturalmente significativa, come il gemito di un infermo o il latrare del cane. La " vox significativa ad placitumn quella che 11 ad voluntatem instituentis aliquid representa(\ o (come si esprime Guglielmo di Shyreswood, quella che "ex h umana institutione significai io-

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presa anche la suddivisione della frase e del discorso in parti significative, cio i nomi e i verbi, e in elementi privi di significato, se considerati singolarmente, e aventi funzione di legamento, che vengono indicati nel Tractatus come consignificativi o termini sincategorematici (sincathegoreumata). Proprio nella prospettiva del Tractatus, in cui il significato relativo al contesto linguistico e all'uso dei termini, la distinzione fra termini sincategorematici e termini categorematici risulta chiaramente fuorviante se non riferita al concreto uso linguistico; infatti un termine che in una enunciazione svolge la funzione di particella di collegamento, in un'altra diviene invece categorematico. Cos in " Petrus est solus" la parola "solus" categorematica, mentre in "Petrus solus scribif sincategorematica. Charles Sanders Peirce, con diretto riferimento a Pietro Ispano, osserva che fuori dalla distinzione fra termini categorematici e termini sincategorematici viene a trovarsi la copula: "The copula seems to fall between two stools, being neither categoreumatic nor syncategoreumatic [...]" 22 . Il fatto che questa distinzione non ha senso fuori dall'enunciazione e dalla istituzione linguistica, la lingua, cui l'enunciazione appartiene. Ci che sincategorematico in una lingua, come le preposizioni, o come la negazione non> e ci che viene espresso tramite la copula e l'aggettivo, pu essere espresso in un'altra attraverso nomi nei casi obliqui e verbi.

nem recipit". Di conseguenza la significazione (significano) definita da Pietro Ispano: "rei per vocem secundum placitum representatio" La distinzione della "voce significativa" in nomen, verbum e oratio ricalca la distinzione artistotelica del Per hermeneias - gi riscontrabile in Platone (Teeteto e Sofista). Da Aristotele (Retorica e Poetica) viene ri-

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4. Significazione e supposizione
Nel Tractatus si propone un modello di segno verbale cos articolato:
VOCE SIGNIFICATIVA AD PLACITUM; SIGNIFICAZIONE (='RAPPRESENTAZIONE) ;

(o RAPPRESENTATA) nei modi delPaggettivazione e della sostantivazione; STARE PER, STARE AL POSTO DI (SUPPOSIZIONE in senso lato) distinta in COPULAZIONE e SUPPOSIZIONE in senso stretto; QUALCOSA (tanto esistente - nel qual caso vi anche APPELLAZIONE oltre che SUPPOSIZIONE - quanto non esistente).
COSA SIGNIFICATA

bale significante per istituzione e rappresentazione o significazione. La res rappresentata dal segno non

La significazione viene definita come la "rappresentazione di una cosa" (representatio rei) per mezzo di un suono vocale significante per istituzione (cf. VI, 1). Il segno verbale risulta, cos, formato da suono ver-

dunque nulla di esterno ad esso, non ci a cui esso si riferisce, ma ne parte costitutiva, ci per cui esso risulta segno, cio un suono vocale significante per istituzione. Un segno sta per qualcosa cui si riferisce, tramite l'espressione di una rappresentazione, che ne costituisce la significazione. Non solo dunque nel Tractatus contemplata la differenza fra significato e referente, ma colto anche il carattere mediato del rapporto fra segno e referente: questa mediazione necessaria costituita dalla rappresentazione, cio dal significare. Il segno verbale sta per qualcosa secondo una determinata rappresentazione,

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pery la supposizione.

"sotto un qualche aspetto", come direbbe Peirce 23 , o tramite un determinato riferimento {reference) come direbbero Ogden e Richards24. Perch ci sia il segno verbale necessaria non solo l'acceptio pr aliquo o suppositio in senso lato, cio lo stare per qualcosa (cf. VII, 3), ma anche la significazione o rappresentazione secondo cui avviene lo stare
4

L'assunzione di un segno per qualche cosa secondo una determinata significazione o rappresentazione, nel caso in cui si tratta di nomi e verbi, viene distinta nel Tractatus in due forme: supposizione in senso stretto e copulazione. Queste due distinte forme dzWacceptio, cio del rapportarsi del segno verbale al suo referente, dipendono anch'esse dalla significazione, e cio dal fatto che la res significata (da non confondere col referente) venga significata come sostantivo oppure come aggettivo o verbo. Pietro Ispano, infatti, distingue due modi rerum que significantur. la substantiva-

fa corrispondere rispettivamente, dal lato dei termini significanti, i nomi sostantivi, da una parte, e, dall'altra, i nomi aggettivi e i verbi (cf. VI, 2, 3). Abbiamo dunque: due forme della acceptio, cio dell'assunzione di un segno verbale per qualche cosa: la suppositio in senso stretto e la copulatio\ due modi delle cose che sono significate, corrispondenti alle suddette forme: la adiectivatio e la sub due tipi di nomi: i nomi sostantivi e i nomi aggettivi. I nomi sostantivi corrispondono alla sostantivazione, mentre i nomi aggettivi, insieme ai verbi,

tio e la adiectivatio. Alla sostantivazione e alla aggettivazione il Tractatus

stantivatio\

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corrispondono all'aggettivazione. Nel Tractatus si precisa che "propriamente, non la significazione sostantivale o aggettivale, ma certe cose sono significate sostantivamente e certe altre aggettivamente, poich la sostantivazione e l'aggettivazione sono modi delle cose che sono significate e non della significazione" (VI, 2). Ci fa anche comprendere che bisogna mantenere distinte la significazione, o rappresentazione, dalla cosa significata o rappresentata. La traduzione di k significatiti con significato impedisce questa distinzione o perlomeno ne rende difficile il mantenimento e la comprensione. Significatio indica un'operazione, una attivit, il cui prodotto la cosa significata o rappresentata. La significazione non perci una cosa, come invece si pu credere quando si adopera al suo posto il termine significato, a meno che, al contrario, non si interpreti il significato appunto in termini di significazione, di processo, come proprio sembra proporre il Tractatus. Sotto questo riguardo, il Tractatus imposta la problematica del significato nei termini in cui, attraverso la critica a concezioni reificanti e ipostatizzanti, autori come G. Ryle e C. Morris chiariranno la nozione di significato: i significati non sono cose; dire che ci sono significati non la stessa cosa che affermare che ci sono alberi e rocce; i significati sono inseparabili dal processo del significare25. Abbiamo detto che Yacceptio, l'assunzione, cio, di un segno verbale per qualche cosa secondo una certa rappresentazione, pu avvenire o nella forma della suppositio in senso stretto o in quella della copulatio, e che tale distinzione collegata a quella fra sostantivi, da una parte, e aggettivi e verbi, dall'altra. Infatti, il

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significato.

che, in senso stretto, specifica dei sostantivi, vengono tenute distinte, nel Tractatus, dalla significatio. La significazione ci che rende significativa (per istituzione) una voce. La supposizione, in generale, il riferirsi della voce significativa a un determinato referente; o meglio, come precisa Pietro Ispano, significare funzione della voce; stare per, cio riferirsi ad un oggetto, funzione del termine composto di voce e

(acceptio pr aliqu). Sia r acceptio pr aliquo, propria tanto dei sostantivi quanto degli aggettivi e verbi, sia la suppositio,

sostantivazione e la aggettivazione: i sostantivi stanno per (supponunt) l'oggetto cui si riferiscono in maniera autonoma rispetto agli aggettivi e ai verbi, i quali, invece, attuano il loro collegamento al referente soltanto in quanto uniscono (copulant) il loro significato a un sostantivo. Tuttavia anche nell'impiego dei verbi e degli aggettivi avviene pur sempre, in senso lato, una suppostilo, perch usarli assumerli per qualche cosa

Tractatus spiega in questi termini la differenza fra la

Differiscono fra loro la supposizione e la significazione, poich la significazione attribuzione della voce alla cosa da significare, la supposizione, invece, l'assunzione dello stesso termine, gi significante una cosa, al posto di qualcosa. Cos quando si dice ' l'uomo corre\ il termine 'uomo* sta per Socrate o Platone, e cos via. Per la qual cosa la significazione anteriore alla supposizione. N esse appartengono alla stessa cosa, poich significare propriet della voce, stare-per, invece, propriet del termine gi, in un certo qual modo, composto di voce e significazione. Dunque la supposizione non la significazione (VI, 3).

Si trova dunque gi affermata qui quella distinzione molto importante per la semantica a cui diretta-

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mente o indirettamente ci si riferisce ogni volta che si impiegano coppie terminologiche del tipo: intensione! estensione (Leibniz); connotation! denotation (Stuart Mill); interpretantiobject (Peirce); Sinn/Bedeutung (Frege); reference! referent (Ogden e Richards);. meaning!denotation, (Russell); interpretantidesignatum (Morris). Proprio in considerazione del fatto che intensione ed estensione non sussistono separatamente dall'uso di termini ed enunciati e che si implicano reciprocamente se considerate in rapporto alle operazioni del significare e del riferirsi, bisogna, sul piano della riflessione metalinguistica, tener distinte operazioni diverse come il significare e il riferirsi, anche se di fatto, nel concreto processo segnico, esse sono inseparabili. In questo senso risulta utile la distinzione proposta dal Tractatus fra significano e suppositio. Altrettanto importante , di conseguenza, distinguere, come si fa nel Tractatus, la res significata dall'aliquid per il quale il termine viene supposto, sta. Abbiamo cos i seguenti concetti: il segno verbale formato dalla voce e dalla significazione Csignificano), il quale sta (supponit) per qualcosa (acceptio pr aliquo), cio l'oggetto cui si riferisce, secondo una determinata res representata, cio secondo la cosa che il segno significa, i cui modi di essere sono la aggettivazione e la sostantivazione. Anzich limitarsi a considerare il segno come costituito da un significante e da un significato (distinto dal referente), come avviene secondo altri modelli, il Tractatus colloca il segno nel complesso processo della semiosi, della relazione segnica verbale, di cui coglie i fattori fondamentali. Non riteniamo azzardato accostare il modello di segno ricavabile dal Tractatus a quello peirciano, che spiega il segno come representa-

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men che sta per un oggetto sotto un qualche aspetto, significato da un interpretante. Si potrebbe allora tentare di stabilire una corrispondenza fra la terminologia del Tractatus e quella di Peirce, corrispondenza che va intesa come indicativa dell'orientamento complessivo del modello proposto nel Tractatus, piuttosto che come statica coincidenza: insomma una corrispondenza tendenziale e non fattuale. In questo senso possiamo stabilire i seguenti rapporti:

vox significativa = representamen\ significano o representatio = interpretante\ res significata o representata = oggetto immediato; acceptio pr = stare per; aliquid (ci a cui riferita l'operazione dell'acceptio) =
oggetto dinamico. Non casuale che Peirce, nei suoi studi di logica medievale, abbia rivolto particolare attenzione nei confronti di Pietro Ispano, il quale risulta citato molte volte nei Collected Papers. Riferendosi direttamente al trattato di Pietro Ispano, Peirce tiene a precisare che la significati rientra nel campo degli interessi della lessicografia in quanto dipende da determinate convenzioni, sia nel caso in cui alla vox corrisponda una sola significalo sia anche quando essa ne abbia diverse; invece la suppositio pi specificamente oggetto della riflessione logico-linguistica, dipendendo da principi generali del linguaggio o della logica:
The various suppositiones which may belong to one word with one significalo are the different senses in which the word may be taken, according to the general principles of the language or of logie. Thus, the word table has different s igni fi-

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cationes in the expressions "table of logarithms" and "writingtable"; but the word man has'one and same significatio and only different suppositiones in the following sentences: "A man is an animai", "a butcher is a man", "man cooks his food", "man appeared upon the earth at such a date" 2 6 .

Inoltre, come Pietro Ispano, Peirce ritiene che la suppostilo debba essere distinta dalYacceptio e considerata come un suo caso particolare insieme alla copu-

latio:

Some later writers have endeavored to make " acceptio " do service for "suppostilo"; but it seems to me better, now that scientific terminology is no longer forbidden, to revive suppostilo. I should add that as the principles of logie and language for the different uses of the different parts of speech are different, suppostilo must be restricted to the acceptation of a substantive. The term copulatio was used for the acceptation of an adjective or verb 2 7 .
4

La suppositio e in generale Yacceptio non riguardano il termine isolato, come avviene nell'astrazione operata dalla lessicografia, ma il termine nel contesto linguistico dell'enunciazione. La distinzione fra significatio e suppositio (e acceptio) tende dunque a configurarsi come distinzione fra il significare astratto e generale del termine isolato e il significare specifico all'interno del discorso che discute e argomenta e che l'oggetto specifico della dialettica. Il tema della supposizione ci mostra "l'evolversi della semiotica medievale da teoria dei singoli termini a teoria del co-testo e del contesto" 28 . La distinzione fra significatio e acceptio pu anche essere fatta corrispondere alla suddivisione dell'interpretante, proposta da Peirce, in interpretante imme-

diato (.significatio, di cui la res significata ci che Peirce chiama oggetto immediato) e interpretante di>

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i

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pretante immediato infatti, per Peirce, fissato dall'uso, dalla tradizione, dato nella corretta decifrazione del segno stesso, nel suo riconoscimento, "ed ordinariamente chiamato il significato del segno" 29 . L'interpretante dinamico, invece, " l'effetto attuale che il segno in quanto segno realmente determina" 30 . Come abbiamo visto, secondo il Tractatus lo specificarsi d a c c e p t i o o nella forma della suppositio o in quella della copulatio dipende dalla significazione, e cio dal fatto che la res significata venga significata come sostantivo o come aggettivo. La sostantivit e l'aggettivit costituiscono dunque una formazione sottostante rispetto d\Y acceptio, e di conseguenza anche rispetto alla enunciazione in generale e alla proposizione giudicativa in particolare, visto che Yacceptio si realizza nell'enunciazione. E quanto noter in maniera dettagliata Husserl in Esperienza e giudizio quando indicher nella sostantivit e nell'aggettivit le forme funzionali del soggetto e del predicato. La sostantivit e l'aggettivit (espresse da termini che sono, rispettivamente sostantivi e aggettivi o verbi) il presupposto cY acceptio (dell'assumere per), nelle sue forme, rispettivamente, di suppositio e copulatio; e l'acceptio, con tali forme, il presupposto delle forme di soggetto e di predicato proprie della proposizione (il soggetto presuppone generalmente la suppositio in senso stretto, il predicato la copulatio): tutto ci desumibile dal Tractatus e si trova espresso da Husserl in questi termini:
A guardar pi da vicino, in ogni semplicissimo giudizio predicativo gi compiuta una formazione doppia. I termini

riamico {acceptio, in cui Valiquid - acceptio pr aliquo corrisponde, in Peirce, ali 'oggetto dinamico). L'inter-

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della proposizione giudicativa non hanno solo la formazione sintattica del soggetto, del predicato, ecc., come forme d funzioni, che convengono ai termini della proposizione come tali, ma essi possiedono anche un altro genere di formazione sottostante, le forme del nucleo; il soggetto ha la forma nucleare della sostantivit, e nel predicato la determinazione p sta nella forma nucleare dell'aggettivit. [...] Una formazione come quella del soggetto presuppone una materia dotata della forma della sostantivit. Il soggetto per non deve assumere, come vedremo, la forma di soggetto, poich pu anche assumere, come vedremo, la forma sintattica di complemento oggetto correlativo. Parimenti quel che colto nella forma della aggettivit pu fare tanto da predicato che da attributo^ 1 .

5. Tipologia della supposizione


Non sempre per la forma sintattica del predicato realizzata tramite l'aggettivit (7a rosa rossa'; *la rosa appassisce'). In certi casi invece essa avviene nella forma della sostantivit ('la rosa un fiore'). Il che significa che la supposizione non svolge soltanto la funzione di soggetto ma anche di predicato. Ci viene tenuto in considerazione nel Tractatus, che distingue perci diversi tipi di supposizione. Intanto altro dire 'la rosa' per riferirsi alla rosa in generale, altro usare quest'espressione per riferirsi ad una particolare rosa: bisogna dunque in primo luogo distinguere fra supposizione comune e supposizione discreta. La supposizione discreta o particolare si ha in espressioni: 'questa rosa rossa'; 'quest'uomo corre'; 'Socrate dialoga', ecc. Inoltre la supposizione comune pu essere distinta in naturale e accidentale-, la supposizione naturale l'assunzione del termine comune per tutto ci a cui pu essere riferito, come 'uomo' usato in contesti in cui si riferisce a tutti gli uomini,

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quelli che furono, sono e saranno: l'uomo un animale'; la supposizione accidentale l'impiego di un termine comune per riferirsi solo a una parte di ci cui in generale pu essere riferito: 'anticamente l'uomo abitava nelle caverne'. La supposizione con funzione predicativa si ha nei casi in cui la supposizione accidentale del tipo che nel Tractatus viene chiamata semplice, per distinguerla da quella personale, compare sotto forma di predicato. Vediamo in che cosa consiste la distinzione fra supposizione accidentale semplice e supposizione accidentale personale:

La supposizione semplice l'assunzione di un termine comune per una cosa universale significata tramite esso. Cos quando si dice 'l'uomo una specie' o 4animale un genere\ il termine ' uomo ' sta per uomo in generale e non per qualcuna delle cose che stanno sotto di esso, e 4animale' per animale in generale e non per qualcuna delle cose che stanno sotto di es : so. E la stessa cosa vale per qualsiasi altro termine comune. Come 'capace di ridere il proprio\ Nazionale la differenza\ 1 bianco l'accidente : [...] Supposizione personale l'assunzione di un termine comune per le cose che stanno sotto di esso. Cos quando si dice 'l'uomo corre\ questo termine 4 uomo sta per tutto ci che sta sotto di esso (VI, 5, 7).

Quando il predicato formato da un sostantivo, per cui abbiamo una supposizione con funzione predicativa, tale sostantivo sta per l'intera classe cui si riferisce e non per qualcuno dei suoi componenti, cio la sua supposizione semplice e non personale. Cos, in 'ogni uomo animale\ 'animale' ha una supposizione semplice. Infatti da tale affermazione non consegue che 'ogni uomo questo animale qui', cos come da l'uomo una specie', in cui il termine che ha una

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supposizione semplice svolge il ruolo di soggetto, non consegue 'quest'uomo una specie'. Il sostantivo che ha una supposizione con funzione predicativa indica l'intera classe in cui pu essere fatto rientrare un determinato soggetto. Nella proposizione Tuomo un animale', uomo' ha una supposizione comune naturale, perch assunto in riferimento a tutti i membri della classe "uomo" senza esclusioni. Invece 'animale' ha una supposizione comune accidentale perch si riferisce solo a una parte dei componenti della classe che esso indica: il rapporto fra soggetto e predicato qui un rapporto, rispettivamente, fra sottoclasse e classe, per cui non simmetrico e non pu quindi essere invertito quando si voglia definire la classe. L'aggiunta di uno o pi aggettivi (o di proposizioni relative con funzione predicativa) al sostantivo che svolge, il ruolo di predicato, pu far s, restringendone la supposizione (v. Tractatus, XI, Restrizioni), che esso venga ad indicare unicamente ci che supposto dal termine con funzione di soggetto: l'uomo un animale razionale'. In questo caso possibile lo scambio delle parti fra i termini che costituiscono il soggetto e il predicato, non solo dicendo che 'un animale razionale l'uomo', come si pu dire che 'un animale l'uomo', ma anche che 'l'animale razionale l'uomo'. Come il lettore vedr lo studio dei vari tipi di supposizione svolto nel Tractatus ricco di intuizioni e di spunti per ulteriori approfondimenti e, soprattutto per ci che riguarda la supposizione con funzione predicativa, preannuncia principi e prospettive di analisi a cui perviene il pensiero logico-linguistico e semiotico contemporaneo. Sotto questo riguardo si pu ancora osservare che fra i possibili usi della sup-

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posizione semplice con funzione predicativa vi quello in cui ci a cui la proposizione si riferisce e che si trova in posizione di soggetto non un soggetto nonlinguistico, ma un elemento del linguaggio stesso, come nella proposizione uomo un sostantivo', 'Giovanni un nome proprio', ecc. E la funzione del termine che sar indicata da Ockham come suppositio materialis (che si trova anche teorizzata da Guglielmo di Sherwood) per distinguerla da quella simplex e da quella personalis (che insieme costituiscono la suppositio formalis). Anche se non presenta questa tripartizione, la tipologia della supposizione stabilita nel Tractatus contiene la possibilit di spiegare la distinzione fra proposizioni del tipo 'Giovanni mio amico', 'Giovanni un uomo' e 'Giovanni un nome proprio', e quindi, come osserva Dinnen, prelude alla distinzione che nella contemporanea filosofia del linguaggio viene posta fra linguaggio oggetto e metalinguaggio32. Come pure ricca di implicazioni l'osservazione del Tractatus che quando si dice l'uomo una specie', il termine 'uomo' " s u p p o n i s t a , per uomo in generale e non per i singoli uomini sussunti sotto 'uomo'. Non diversa l'argomentazione con cui Frege dimostrer che i numeri sono nomi di insiemi o classi: se i satelliti di Giove sono quattro, ci non significa che ciascuno di essi quattro; dunque quattro sta per l'intera classe, la propriet dell'insieme33. Di questione del genere si occupa specificamente l'ultimo libro del Tractatus, il XII, dedicato alla distribuzione. Qui (XII, 4) si stabilisce la distinzione tra una supposizione collettiva> come 'gli apostoli sono dodici', in cui 'dodici' si riferisce al collettivo e non ai suoi singoli membri, e una supposizione distributiva, come 'gli apostoli furo-

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no scelti da Cristo', dove 'scelti' si riferisce a ciascun singolo oltre che all'insieme.

6. L! appellazione
Alla distinzione fra significalo e acceptio si aggiunge nel Tractatus la distinzione fra questi due concetti, da una parte, e quello di appellatio, dall'altra (v. TracCon tale distinzione il Tractatus d un contributo notevole alla critica della concezione ipostatizzante, reificante, riduttiva, del referente su cui si reggono le argomentazioni, in linguistica e in semiotica, a favore della "semantica non referenziale". La tesi secondo cui ci sarebbe significato senza referente dipende dalla contraddittoria interpretazione del referente come qualcosa che sta fuori dalla relazione segnica e nel contempo come qualcosa di osservabile, di individuale, di determinato nel suo valore di realt; cio dipende da una reificazione del referente che lo rende autonomo rispetto al segno, fornendo cos i presupposti dell' argomentazione volta a dimostrare la reciproca autonomia fra significato e referente. Ma il referente tale solo all'interno della relazione segnica, e che cosa funge da referente si decide volta per volta nella semiosi stessa. L'erronea identificazione del referente con l'oggetto fisico porta a concludere, come spesso avvenuto, che poich ci sono segni che non si riferiscono a cose, a oggetti fisici, il referente non un elemento essenziale della semiosi. In effetti, la funzione di referente pu essere anche ncoperta da un qualsiasi pensiero, sentimento, desiderio, oppure da qualsiasi oggetto immaginario, illu-

tatus , X).

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sorio, fittizio. Inoltre il referente della supposizione pu essere un oggetto individuale, come nell'espressione 'questo un cane'; ma pu anche essere un oggetto nel suo aspetto generalizzato, una certa classe, come nell'espressione 'il cane un animale quadrupede'. Ci mostrato con estrema chiarezza nel Trac-

tatus.

Proprio per eliminare l'equivoco secondo cui l'avere referente, cio la supposizione, comporterebbe l'esistenza fisica di ci a cui l'espressione si riferisce per cui un termine o una proposizione che esprimono qualcosa di inesistente, o che mentono nell'affermare l'esistenza di qualcosa, non avrebbero referente (ci sarebbe cio significalo senza suppositio) - Pietro Ispano distingue fra significati e suppositio, da una parte, e appellatio, dall'altra. Ci troviamo di fronte a una distinzione analoga a quella che propone Morris nel I93 8 34 sdoppiando ci che costituisce il referente nel noto triangolo (,simbolo - riferimento - referente) di Ogden e Richards35 nei concetti di denotatum e di designatum. C' denotatum quando il segno - con il suo interpretante (la significatio di Pietro Ispano) - si riferisce a qualcosa di realmente esistente per il modo in cui esso vi si riferisce. Incaso contrario, il segno ha un designatum ma non un denotatum. Analogamente, nel libro X del Tractatus, intitolato De Appellationibus, Pietro Ispano afferma:
L'appellazione l'assunzione di un termine comune per una cosa esistente. Dico ' per una cosa esistente\ poich un termine che'significa ci che non , non appella nulla, come 'Cesare' o 1Anticristo' e 4chimera* e cos via. Differisce, inoltre, l'appellazione dalla supposizione e dalla significazione, poich l'appellazione riguarda soltanto una cosa esistente, ma la significazione e la supposizione riguardano

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tanto una cosa esistente quanto una cosa non esistente. Cos, 'Anticristo significa Anticristo e sta per l'Anticristo, ma non appella niente, <uomo\ invece, significa uomo e per sua natura sta tanto per quelli esistenti quanto per quelli non esistenti e appella soltanto gli uomini esistenti. Delle appellazioni, inoltre, una quella del termine comune, come *uomo\ un'altra del termine singolare, come 'Socrate . Il termine singolare significa e sta per, e appella la stessa cosa, perch significa una cosa esistente, come *Pietro' o 'Giovanni ( X , l ) .

Anche per la nozione di appellazione come per quella di supposizione bisogna precisare - spingendosi oltre ci che il Tractatus dice esplicitamente, ma forse non allontanandosi molto dal suo senso implicito che essa si decide nella enunciazione e in considerazione del contesto complessivo del discorso. Infatti, se ci si limita a considerare termini isolati, non si comprende perch 'Cesare' significa e suppone ma non ha appellazione, mentre 'Pietro' significa, suppone e appella, come scritto nel passo sopra citato. Evidentemente si presuppone l'uso della parola 'Cesare' in un contesto in cui il referente risulta non pi esistente; mentre 'Pietro' usato per riferirsi a una persona reale e mentre esiste ancora. In questo senso il concetto di esistenza dei referenti (i designata di Morris), in base al quale si decide se un termine ha o non ha appellazione, diviene relativo al modo di riferirsi del termine nell'ambito dell'effettivo contesto. Cos 'Cesare' impiegato oggi per riferirsi alla persona uccisa nelle idi di marzo del 44 a.C. non ha attualmente appellazione, mentre dotato di significazione e di supposizione; riferito invece a una persona che il nostro vicino di casa, svolge una funzione appellativa, come avviene, del resto, anche per 'Cesare' nel contesto del De bello gallico. Analogamente nella mitologia greca i

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centauri esistono, mentre non esistono nella zoologia, per cui il termine 'centauro' presenta o meno appellazione (cio ha o meno denotatum nel senso di Morris) a seconda dei contesti della semiosi. Analogamente 'Ulisse' appella n O d i s s e a , mentre ad esso non corrisponde nessun denotatum dal punto di vista storiografico. Cos, all'interno di uno stesso contesto ideativo, per esempio un romanzo o una favola, alcune espressioni possono avere funzione appellativa, e quindi denotatum, mentre altre ne sono prive; anche se tutte, rispetto al concetto di esistenza nel senso osservativo, devono essere considerate prive di appellazione e di denotazione. Il noto enunciato preso in considerazione dalla filosofia analitica 'L'attuale re di Francia non esiste', enunciato considerato al tempo stesso vero e contraddittorio perch nega l'esistenza di ci a cui si riferisce, risulta dotato di supposizione, il che gli permette di avere un referente intorno a cui esprimere un giudizio vero, pur essendo privo di appellazione, come esso stesso esplicitamente dichiara negando l'esistenza del proprio referente: la distinzione fra appellazione e supposizione dissolve la contraddizione che l'enunciato sembra a prima vista presentare. Lo stesso enunciato pronunciato, per esempio, durante il regno di Luigi XIV risulta falso e al tempo stesso dotato di appellazione oltre che di supposizione. Ispano si rende ben conto che i problemi semantici non possono essere affrontati considerando isolatamente le parti del discorso. Sia la determinazione della significati, della suppositio e della appellatio di un singolo termine, sia la disambiguazione di una frase vengono affrontate nel Tractatus sempre in riferimento al contesto complessivo del discorso di cui il termi-

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ne, o l'espressione, o la frase fa parte. A sua volta il significato del discorso si decide in riferimento alla funzione che svolge e alla sua reale capacit comunicativa; cosicch la stessa distinzione fra oratio perfecta e oratio imperfecta viene fatta dipendere dall'effetto complessivo che essa ottiene sulla mente dell'ascoltatore.
Frase perfetta quella che genera un senso compiuto nella mente di chi ascolta, come * l'uomo bianco'; imperfetta la frase che genera un senso incompiuto nella mente di chi ascolta, come 4 uomo bianco\ (I, 6) .

Secondo Ispano, inoltre, l'uso a decidere qual il significato proprio di un termine; e se esso acquista un nuovo significato, il quale da secondario diviene quello con cui principalmente il termine viene impiegato, ci dipende ancora una volta dall'uso:
[...] si dice significazione propria dell'espressione quella che assume l'uso comunemente. [...] E perci accade cos che la significazione che non propria al modo, ma avviene per transunzione, divenga poi propria tramite l'uso frequente (VII, 34).

Un'altra differenza stabilita nel Tractatus in riferimento al contesto linguistico complessivo quella fra significazione principale e consignificazione: 'amo', 'amante', 'amabile', pur avendo in comune la significazione principale espressa dalla stessa radice am-, hanno consignificazioni diverse: per es. 'amo' ha le consignificazioni: "prima persona", "singolare", "attivo", "presente"; mentre 'amabile' ha le consignificazioni: "qualunque persona", "singolare", "passivo", "maschile o femminile". Ma anche nel caso della consignificazione il Tractatus mostra che essa pu essere

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effettivamente stabilita solo nel contesto del discorso. Ad esempio 'vivente' consignifica sia "vivente ora" sia "vivente allora", e ci pu dare luogo ad equivoci fino a quando il termine non trova nel discorso una consignificazione precisa, espressa, ad esempio, da termini sincategorematici come 'ora' e 'allora' (v. VII, 36). Analogamente nell'enunciazione 'Pietro amabile', le consignificazioni di ' amabile si restringono a "terza persona" e "maschile". Anche a proposito della restrizione della supposizione il Tractatus anticipa tematiche affrontate nella semantica contemporanea, soprattutto in riferimento al problema di come si possano determinare gli oggetti della realt tramite termini che sono di per se stessi vaghi, indeterminati e imprecisi. La risposta che il Tractatus propone non diversa da quella espressa da Schaff nella sua discussione delle posizioni di Russell, Black e del "primo" Wittgenstein36.
La parola fissa nel suo significato l'aspetto generale delle cose e dei fenomeni. Questa tanto una caratteristica dei nomi che indicano cose e qualit, come per esempio 'uomo', 'tavolo', Virt', 'rosso ', ecc., quanto dei nomi di attivit come 'andare', 'mangiare', ecc., ed infine di ogni tipo di altre parole, congiunzioni e simili come 'e', V, ecc. [...] La parola 'albero' generalizza proprio come tutte le altre parole. Ma abbiamo a portata di mano mezzi che ci permettono di asserire qualcosa di individualmente concreto con l'aiuto di questa o di altre parole generali. [...] Si ottiene l'individualit sempre con una combinazione di parole, cio con la combinazione di contenuti generali (per esempio, "l'albero frondoso che appartiene alla specie 'castagno' e che si trova all'ingresso del parco proprio davanti, a destra, nel viale principale") 37 .

Il riferimento al dato singolo pu avvenire solo attraverso astrazioni e generalizzazioni; ma la denotazione si precisa mediante la combinazione di una serie

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di parole dai contenuti generici nell'ambito del contesto particolare del discorso. In questa introduzione, ci siamo soffermati di pi sulle sezioni del Tractatus che riguardano la cosiddetta logica nuova. Ma ogni parte dell'opera, che ha un carattere essenzialmente unitario, svolge un suo ruolo particolare ai fini dello sviluppo complessivo. I libri che precedono la trattazione della supposizione, come pure quello che la segue, il VII sulle fallacie dell'argomentazione, fanno parte di un'economia unitaria e sono funzionali ai libri della seconda parte sui relativi, sugli ampliamenti e sulla restrizione del significato, sull'appellazione e sui distributivi. Tanto per fare un solo esempio, il libro X I I dedicato ai distributivi si conclude con la discussione di un sofisma cui pu dar luogo l'uso di "infinito", che non potrebbe essere compresa senza il riferimento al libro VII sulle fallacie, dove si tratta della fallacia "relativamente a qualcosa e semplicemente", cio all'assunzione del significato di un termine al tempo stesso in senso assoluto e in senso relativo. Forse conviene concludere proprio evidenziando, in contrasto con buona parte delle interpretazioni che ne sono state date, l'unit di fondo del Tractatus, che si presenta senz'altro come la realizzazione di un unico progetto. Dalla lettura dell'intera opera, composta di "dodici libelli", risulta l'inseparabilit di ciascun libro dagli altri e soprattutto dei primi libri, pi legati alla logica aristotelica, da quelli successivi che riguardano la logica nuova.

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7. Sulla seconda edizione


Questa edizione del Tractatus di Pietro Ispano coincide con la pubblicazione per Bompiani di un altro Tractatus, che ha altrettanta importanza negli studi di logica e di semiotica: il Tractatus de signis di Giovanni di San Tommaso (Jean, Joo, Poinsot 1589-1644), anch'egli portoghese. Nell'introduzione al Tractatus de Signis, con Fernando Fiorentino, che lo ha curato e tradotto, e Cosimo Caputo, ho avuto occasione di ritornare al Tractatus (citato da Giovanni di San Tommaso come Summule logicales) per raffrontare le due concezioni del segno e del significare. Questo raffronto stato occasione di approfondimento della lettura del Tractatus proposta nell'edizione del 2004. Anche a titolo di (provvisoria) conclusione, indico qui al lettore, alla luce di tale raffronto, alcuni punti essenziali: 1) l'interesse di Pietro Ispano non tanto per il segno in generale, quanto per la vox significativa ad piacitum e per il suo impiego nel discorso e nl1 argomentazione, senza per relegare (come invece far una certa parte della semiotica novecentesca) i segni nel mondo umano e nella sfera del verbale; 2) la sostanziale autonomia" delle Summule da presupposti ontologici e da qualsiasi metafisica particolare; 3) la forte insistenza - corredata da precise analisi che anticipano i Lineamenti di una teoria dei segni (1938) di Charles Morris (trad. it. 2009) - sul carattere mediato del rapporto fra segno e referente e sull'appartenenza di quest'ultimo al processo segnico.

Bari, 10-9-2010

Augusto Ponzio

NOTE ALL'INTRODUZIONE
La presente edizione della traduzione del Tractatus il risultato di una precedente serie di lavori su questo testo. Il nostro interesse per il Tractatus nacque in rapporto a una ricerca sulla linguistica medievale promossa nel 1981 da Francesco Corvino nell'Universit di Bari e che ebbe come risultato il volume collettaneo, Linguistica medievale (Adriatica, Bari 1983), nel quale contenuto un nostro studio su Pietro Ispano La semantica di Pietro Ispano, poi sviluppato nel volume Filosofia del linguaggio^ Adriatica, Bari, 1985, e nel volume a cura di Lia Formigari e Franco Lo Piparo, Prospettive di storia della linguistica, Editori Riuniti, Roma 1988, con il titolo Significato e referente in Pietro Ispano (trad. inglese in A. Ponzio, Man as a Sign, Mouton de Gruyter, Berlino 1990). Nel 1985 abbiamo pubblicato una traduzione non integrale (erano omesse alcune parti del libro VII) del Tractatus (Adriatica, Bari). Nel 1996 in Peirce's Doctrine ofSigns, a cura di Vincent M. Colapietro e Thomas M. Olshewsky (Mouton de Gruyter, Berlino 1996) abbiamo pubblicato (in coli, con Susan Petrilli) un saggio dal titolo Peirce and Medieval Semiotics, dove soprattutto evidenziata l'influenza di Pietro Ispano sulla semiotica di Peirce. Nell'ottobre del 2002 presso l'Universit di S. Tommaso a Houston (Texas) abbiamo tenuto una conferenza dal titolo Representation and Interpretation in Tractatus of Petrus Hispanus. La presente traduzione, che si avvale - come la precedente - dell'edizione di L. M. De Rijk, integrale ed stata, rispetto alla precedente, completamente rimaneggiata e corredata di ulteriori note, di indici analitici e di un glossario.
1

II rapporto del Tractatus con Aristotele passa attraverso le traduzioni e i commenti di Boezio, come pure avviene per i riferimenti ali 'Isagoge di Porfirio. 3 Sul periodo di stesura di quest'opera, v. L. M. De Rijk, A Note on the date of Lambert of Auxerre's Summulae, Vivarium, 7,1969, pp. 160-162. 4 Lo si ritrova nelle Introductiones in logicam di Guglielmo di Sherwood, e sar direttamente o indirettamente ripreso in segui2

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to non solo in logica e non solo nella filosofia medievale, ma anche nella semiotica odierna, come nel caso del "quadrato" di Algirdas Greimas. 5 Edita da De Rijk in Logica Modemorum, voi. II, part one, The origin and early development of the theory of supposition, Van Gorcum, Assen 1967, pp. 453-638. 6 William Sherwood, ntroduction to Logic, trad,, introd. e note di Norman Kretzmann, Minneapolis 1966. William Sherwood, Treatise on Syncatgorematic Words {Syncategoreumata), trad., introd. e note di Norman Kretzmann, Minneapolis 1968. 7 Lamberto d'Auxerre, Logica {Summa Lamberti), a cura di Franco Alessio, Firenze 1971. 8 Cfr. F. P. Dinnen, Introduzione alta linguistica generale, Il Mulino, Bologna 1970, p. 186. 9 Cfr. Lucia Miccoli, La prima diffusione del Tractatus, nella nostra ed. it. sopra citata del Tractatus, pp. 11-18. 10 L. M. De Rijk, Logica modemorum, voi. II, part one, The origin and early development of the theory of supposition, cit. 11 Peter of Spain (Petrus Hispanus Portugalensis), Tractatus, called afterwards Summule logicales, Criticai edition by L. M. De Rijk, Van Gorcum, Assen 1972. 12 Si confrontino, per esempio, queste definizioni di significalo, suppositio, copulatio e appellatio date nelle Introductiones in logicam da Guglielmo di Sherwood con quelle rispettive di Pietro Ispano (v. il Glossario alla fine del volume): "Est igitur significano presentano alicuius forme ad intellectum"; "Suppositio autem est ordinatio alicuius intellectus sub alio"; "Et est copulatio ordinatio alicuius intellectus supra alium"; "Appellatio autem est presens convenientia termini, idest proprietas secundum quam significatum termini potest dici de aliquo mediante hoc verbo 'est'". 13 V., circa le implicazioni ontologiche e gnoseologiche dell'albero di Porfirio, U. Eco, Uantiporfirio> in Umberto Eco, Sugli specchi, Bompiani, Milano 1985. 14 Lo rende addirittura compatibile con la finzione del romanzo di Roberto Vacca, Dio e il computer (Bompiani, Milano 1974), in cui Pietro Ispano, uno dei personaggi del racconto, avrebbe scritto un XIII libro del Tractatus, dove si dimostra che non esiste un essere eterno, immutabile, indipendente, esterno all'universo che da esso sarebbe stato creato.

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Petri Hispani Summule logicales quas e codice manu scripto Reg. Lat. 1205 edidit I. M. Bochenski O. E, Marietti, Torino 1947. 16 Joseph P. Mullaly, The Summulae logicales of Peter of Spatri, Notre Dame, Indiana, 1945 (sec. ed. 1960). Mullaly ha anche pubblicato l'opera di Pietro Ispano, Tractatus Syncategoreumatum, Milwaukee, Wisconsin, 1964. 17 Lorenzo Pozzi, Nota sull'edizione Bochenski delle Summulae di Pietro Ispano, Rivista critica di Storia della Filosofia, 23, 1968, pp. 330-342. 18 H. D. Simonin O. P., Les "Summules logicales" de Petrus Hspanus, Archives d'histoire doctrinale et littraire du moyen ge, 5, 1930, pp. 267-278; H. D. Simonin O. R, Magister Petrus tispanus O. P, Archivium Fratrum Praedicatorum, 5, 1935, pp. 340-343. 19 Angel d'Ors, Petrus tispanus O. P, Auctor Summularum, Vivarium, 35, 1, 1997, pp. 21-71. 20 Ed. Bochenski, 1,01. 21 Roland Barthes, La retorica antica, Bompiani, Milano 1972, pp. 42-43. 22 Peirce, Charles Sanders, Collected Papers, Harvard University Press, Cambridige (Mass.), 1931-58, voi. 2, 331. 23 Gli scritti di semiotica di Peirce insieme a quelli di logica, epistemologia e metafisica sono disponibili in italiano nel volume C. S. Peirce, Opere, a cura di M. A. Bonfantini, Bompiani, Milano 2003. 24 C. K. Ogden e I. A. Richards, II significato del significato, Il Saggiatore, Milano 1966. 25 Cfr. Charles Morris, Lineamenti di una teoria dei segni (1938), introd, trad. e comm. di F. Rossi-Landi, nuova ed. a cura di S. Petrilli, Pensa MultiMedia, Lecce 1999. Gilbert Ryle; The Theory ofMeaning, in A. C. Mace, British Philosophy in the Midcentury, Alien and Unwin, Londra 1957, pp. 239-264. 26 C. S. Peirce, Collected Papers, cit. voi. 5, 320. 27 Ibidem. 28 Alessandro Ghisalberti, La semiotica medievale. I terministi, in AA. VV., Per una storia della semiotica. Teorie e metodi, Quaderni del Circolo Semiologico Siciliano, 15-16, 1980, p. 62. C. S. Peirce, Collected Papers, cit., voi. 4, 536. 30 Ibidem. ' 31 Edmund Husserl, Esperienza e giudizio (1948), Bompiani, Milano 1995, p. 232.

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F. P. Dinnen, op. cit., p. 194. 33 Cfr. Friedrich L. G. Frege, Die Grundlagen der Arithmetik, Kbner, B resi avi a 1884; v. anche Frege, Senso funzione e concetto, a cura di Carlo Penco e Eva Piccardi, Laterza, Bari-Roma 2003. 34 Cfr. C. Morris, op. cit. 35 Cfr. Ogden e Richard, op. cit. 36 Cfr. Adam Schaff, Teoria della conoscenza, logica e semantica, cura e introd. di A. Ponzio, Dedalo, Bari 1977, pp. 63-120; Bertrand Russell, Significato e verit, Longanesi, Milano 1963; Gilbert Ryle, The Theory of Meaning, in A. C. Mace ed., British Philosophy in the Mid-Century, Alien and Unwin, Londra 1957, pp. 239-264; Ludwig Wittgenstein, Tractatus logico-Philosophicus, a cura di Amedeo G. Conte, Einaudi, Torino 1989. 37 A. Schaff, op. cit., it., pp. 102-105.

NOTIZIA B I O - B I B L I O G R A F I C A

Pietro di Giuliano detto Pietro Ispano (Petrus Hispanus Portugalensis) nacque a Lisbona intorno al 1205*. Si occup intensamente sia di logica e filosofia, sia di medicina. Probabilmente fra il 1220 e il 1229 studi all'universit di Parigi, famoso centro di logica, filosofia e teologia. Suoi maestri potrebbero essere stati Giovanni Pagus e Herveus Brito che insegnarono logica a Parigi in quel periodo (piuttosto che Alberto Magno o Guglielmo Buralli di Parma o Guglielmo di Sherwood che insegnarono a Parigi, ma in periodi differenti e abbastanza posteriori). Successivamente soggiorn nel nord della Spagna (fra il 1230 e il 1231). Scrisse, presumibilmente nel Nord della Spagna, forse a Leon, il Tractatus intorno al 1230. Studi medicina a Salerno e Montpellier probabilmente intorno al 1235. Il suo soggiorno nel Sud della Francia (Toulouse e Montpellier) comport che qui si ebbe la prima diffusione del trattato. Fra il 1246 e il 1250 insegn medicina a Siena. Tra il 1260 e il 1261, chiamato alla curia di papa Gregorio X come consigliere scientifico, stette ad Anagni e a Viterbo. A Viterbo svolse il ruolo di medico della curia, ed probabilmente qui che scrisse il manuale di medicina Thesaurus pauperum dedicandolo a Gregorio X. Dal 1263 fu decano (magister scolarum) nella Scuola della Cattedrale di Lisbona. Nel 1273 divenne arcivescovo di Vermonin nella diocesi di Braga, in Portogallo.
t

* Ci atteniamo fondamentalmente alla ricostruzione della biografia di Pietro Ispano ad opera di L. M. De Rijk (v. l'Introduzione alla sua ed. critica del Tractatus), mentre generalmente si colloca la nascita di Pietro kpano tra il 1210 e il 1220, come anche fa Bochenski.

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NOTIZIA BIO-BIBLIOGRAFICA

Il 5 giugno del 1273 fu nominanto cardinale arcivescovo di Tuscolo (Frascati). Nel 1274 soggiorn brevemente a Parigi. Fu eletto papa in un tumultuoso conclave a Viterbo il 15 settembre del 1276 col nome di Giovanni X X I , succedendo ad Adriano V. Nelle decisioni politiche fu spesso dominato dal cardinale Giovanni Gaetano Orsini che gli succeder con il nome di Niccol III. Fu mediatore di pace fra Rodolfo d'Asburgo e Carlo d'Angi, fra Alfonso X di Castiglia e Filippo III di Francia. Nel gennaio del 1277 fece condurre a Stefano Tempier, vescovo di Parigi, un'indagine sulle nuove dottrine diffusesi nelle facolt parigine, che si concluse con la condanna del 7 marzo dello stesso anno, con cui vennero radiati alcuni maestri incriminati. Mor il 20 maggio 1277 a Viterbo, otto mesi dopo la sua elezione, in seguito alle ferite riportate nel crollo della stanza che si era fatta costruire nel palazzo papale di Viterbo come luogo dei suoi studi. E sepolto nella cattedrale di Viterbo. Oltre alle opere di logica - il Tractatus e i Syncategoreumata - Pietro scrisse di medicina e scienza naturale: De oculo, un libro di anatomia dell'occhio, e il Thesaurus pauperum, una sorta di enciclopedia medica riguardante le malattie pi diffuse e i rimedi contro di esse. Altri trattati sono commenti di opere di Ippocrate, Galeno e Isacco Giudeo (850-941 circa, medico della scuola medica araba, autore tra l'altro del libro sulle febbri). Scrisse inoltre Scientia libri de anima, commenti alle opere di Aristotele, fra cui De anima e Historia animali umy e il commentario Expositio librorum Dionysii su Dionigi (Pseudo-Dionigi) Areopagita. Cos troviamo scritto di lui nei Regesta Pontificum Romanorum II 1710 (ed. Pottharst, Berlino 1975):
Magister Petrus antea dictus est natione Hispanus, Ulissipone natus, Juliani filius, professione medicus, ex archidiacono de Vernusi in ecclesia Braccarensi designatus archiepiscopi Braccarensis a Gregorio X, episcopus cardinalis Tuscalanus in concilio Lugdunensi anno 1273 renunciatur, postmodum ad summum pontificatimi ascendit. Multos composuit libros: e.g. Tractatus duodecim, Loycalia,

Summam experimentorum sive Thesaurum pauperum, Commentariuni in Isaacum de dietis universalibus et particularibus.

NOTIZIA BIO-BIBLIOGRAFICA

XLI

L'opera in dodici libri indicata con Tractatus in questo passo dei Regesta quella che qui si presenta. Tractatus il suo titolo originario, come De Rijk ha dimostrato. Ed l'opera a cui allude Dante quando menziona Pietro Ispano nel X I I canto del Paradiso (134-135) collocandolo nel cielo del sole: "[...] e Pietro Ispano lo qual gi luce in dodici libelli". Col titolo di Tractatus quest'opera viene indicata nella Historia Pontificorum Romanorum di Ricobaldo da Ferrara pubblicata da L. A. Muratori in Rerum scriptors IX, col. 181 (cap. 72) e attribuita a Giovanni X X I . Pietro Ispano scrisse il Tractatus probabilmente agli inizi del 1230, dopo aver frequentato l'universit di Parigi, e mentre si trovava nella Spagna settentrionale. Attraverso la ricostruzione di De Rijk, che si avvale fra l'altro del riferimento ai nomi degli abitanti citati in uno degli esempi del V libro del Tractatus (nei codici H. 64 Inf., Ambrosianus\ Reg. Lat. 1731, Vaticanus Reginensis; cod. 138, Cordobensis\ mentre in altri, come in quello usato da Bochenski, cio il Reg. Lat. 1205, i nomi sono diversi), e cio Legionenses, Astoricenses e Zamorenses, che sono rispettivamente gli abitanti di tre luoghi della Spagna, Leon, le Asturie e Zamora, si pu ipotizzare che in uno di questi luoghi e probabilmente a Leon - capitale del regno dello stsso nome - su richiesta di qualche notabile della corte o della citt, Pietro Ispano scrisse il Tractatus, sul modello dei compendi che aveva conosciuto nell'Universit di Parigi.

N.B. Il testo latino che viene riprodotto a fronte della traduzione quello dell'edizione di riferimento di L. M. De Rijk, Peter of Spain, Tractatus, Van Gorcum, Assen 1972.

BIBLIOGRAFIA

Le indicazioni qui di seguito riprendono quelle essenziali delle note all'introduzione e alla traduzione, integrandole con altre quale corredo bibliografico di base.

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SIMONIN, H . - D . , O . P.,

TRACTATUS Summule logicales

TRACTATUS I

DE INTRODUCTIONIBUS

De dialetica
1 Dialetica est ars ad omnium methodorum principia viam habens. Et ideo in acquisitione scientiarum dialetica debet esse prior. Dicitur autem 'dialetica" a ldia\ quod est duoy et 'logos\ quod est sermo, vel a (lexis\ quod est ratio, quasi duorum sermo vel ratio, scilicet opponentis et respondentis disputando. Sed quia disputatio non potest haberi nisi mediante sermone, nec sermo nisi mediante voce, omnis autem vox est sonus, - ideo a sono tamquam a priori inchoandum est.

De sono
2 Sonus igitur est quicquid auditu proprie percipitur; 4 proprie ' autem dico, quia licet homo vel campana audiatur, hoc non est nisi per sonum. Sonorum alius vox, alius non-vox.

TRACTATUS I

CONCETTI INTRODUTTIVI

Dialettica
1. La dialettica l'arte che apre la via ai principi di tutti i metodi. E perci nell'acquisizione delle scienze la dialettica deve essere la prima. Il nome 4dialettica* deriva da "dia\ che due e 7ogos\ cio 'discorso*, o da lexis, cio ragionamento, quasi a indicare il discorso o il ragionamento di due parti diverse, cio quella che si oppone e quella che risponde nella discussione1. Ma poich non si pu avere discussione se non mediante discorso, n discorso se non mediante voce, ed essendo inoltre ogni voce suono, - allora bisogna partire dal suono in quanto a priori.

Suono
2. Ebbene suono tutto ci che percepito propriamente dall'udito; ora, 'propriamente' dico, poich sia che si oda un uomo, sia una campana, ci non avviene se non tramite il suono. Dei suoni, alcuni sono voce, altri non-voce.

TRACTATUS

Vox est sonus ab ore animalis prolatus, naturalibus instrumentis formatus. Naturalia instrumenta dicuntur quibus vox formatur: labia, dentes, lingua, palatum, guttur et pulmo. Sonus non-vox est ille qui generatur ex collisione corporum inanimatorum, ut frangor arborum, strepitus pedum.

De voce
3 Vocum alia significativa, alia non-significativa. Vox significativa est illa que auditui aliquid representat, ut 'homo', vel gemitus infirmorum. Vox non-significativa est illa que auditui nichil representat, ut ibuba\ Vocum significativarum alia significativa ad placitum, alia naturaliter. Vox significativa naturaliter est illa que apud omnes idem representat, ut gemitus infirmorum, latratus canum. Vox significativa ad placitum est illa que ad voluntatem instituentis aliquid representat, ut homo\ Vocum significativarum ad placitum alia simplex sive incomplexa, ut nomen et verbum, alia composita sive complexa, ut oratio.
p

De nomine
4 Nomen est vox significativa ad placitum sine tempore, cuius nulla pars significat separata, finita, recta. 'Vox9 ponitur in diffinitione nominis pr genere; 4significativa ponitur ad differentiam vocis non-si* gnificative; 'ad placitumy ponitur ad differentiam vocis

1. CONCETTI INTRODUTTIVI

La voce il suono prodotto dalla bocca di un animale e formato con strumenti naturali. Si dicono strumenti naturali quelli con i quali la voce formata: labbra, denti, lingua, palato, gola, polmoni. Il suono non-voce quello che generato dall'urto di corpi inanimati, come lo stormire degli alberi, il calpestio dei piedi. .

Voce
3. Le voci si distinguono in significative e non-significative. Voce significativa quella che all'udito rappresenta qualcosa, come 'uomo\ o il gemito degli infermi. Voce non-significativa quella che all'udito non rappresenta nulla, come ' buba . Le voci significative si distinguono in voci significative ad placitum e voci significative per natura2. Voce significativa per natura quella che per tutti rappresenta la stessa cosa, come il gemito degli infermi e il latrato dei cani. Voce significativa ad placitum quella che, a discrezione di chi la istituisce, rappresenta qualcosa, come ' uomo \ Le voci significative per convenzione si dividono in semplici o incomplesse come il nome e il verbo, e composte o complesse, come la frase3.

Nome
4. Nome la voce significativa ad placitum che non ha il tempo, di cui nessuna parte presa separatamente significa, e che finita e retta. ' Voce ' nella definizione del nome indica il genere; 'significativa' indica la differenza rispetto a voce non-significativa; 'ad placitum'

TRACTATUS

significantis naturaliter; 'sine tempore ponitur ad differentiam verbi, quod significat cum tempore; 'cuius nulla pars etc/ ponitur ad differentiam orationis, cuius partes significant separate; 4 finita ' ponitur ad differentiam nominis, infiniti, ut ' non-homo\ quod non est nomen secundum dialeticos, sed nomen infinitum; 'recta' ponitur ad differentiam nominis obliqui, ut 'Catonis, Catoni\ et sic de aliis, que non sunt nomina secundum dialeticos, sed casus nominum, sive obliqui; unde solus nominativus sive solus rectus dicitiir esse nomen.

De verbo
5 Verbum est vox significativa ad placitum cum tempore, cuius nulla pars significat separata, finita, recta. lCum tempore' ponitur in diffinitione verbi ad differentiam nominis, quod significat sine tempore; 4finita' ponitur ad differentiam verbi infiniti, ut ' non currit\ quod non est verbum secundum dialeticos, sed verbum infinitum; 'recta' ponitur ad differentiam obliquorum verborum, ut (currebaf, et 'cucurrif et 'curret\ que non appellat dialeticus verba, sed verba obliqua. Solum enim verbum presentis temporis indicativi modi dicitur esse verbum, reliqua enim verba eiusdem modi et aliorum modorum dicuntur verba obliqua. Omnes autem alie differentie ponuntur ibi eadem ratione qua in nomine. Et sciendum est quod dialeticus ponit duas partes orationis tantum, scilicet nomen et verbum, alias vero partes appellat sincathegorematay idest consignificativa.

1. CONCETTI INTRODUTTIVI

indica la differenza rispetto a voce che significa per natura; ' che non ha il tempo' indica la differenza rispetto al verbo, che significa con riferimento al tempo; 4di cui nessuna parte ecc.' indica la differenza rispetto alla frase, le cui parti significano separatamente; ' finita ' sta a indicare la differenza rispetto al nome indefinito, come 'non-uomo\ che non nome secondo i dialettici, ma nome infinito; 'retta sta in contrasto col nome obliquo, come *a Catone, di Catone ed altri che non sono nomi secondo i dialettici, ma casi del nome, ovvero casi obliqui; sicch solo il nominativo, ovvero solo il caso retto, dicesi nome.

Verbo
. 5. Verbo la voce significativa ad placitum, con il tempo, di cui nessuna parte significa separatamente, e che finita e retta. 4Con il tempo' nella definizione del verbo indica la differenza rispetto al nome, che significa senza il tempo; 1 finita ' indica la differenza rispetto al verbo indefinito, come ' non corre\ che non verbo secondo i dialettici, ma verbo indefinito; * rette? sta in contrasto con i verbi obliqui, come 'correva , ' corse", 'correr', che il dialettico non chiama verbi ma verbi obliqui. Infatti dicesi verbo solo il verbo del tempo presente del modo indicativo, mentre gli altri verbi dello stesso modo e degli altri modi si dicono verbi obliqui. Tutte le altre differenze si pongono nella stessa maniera del nome4. E bisogna sapere che il dialettico considera soltanto due parti della frase, cio il nome e il verbo, mentre chiama le altre parti sincategorematiche, cio consignificative5.

TRACTATUS

De oratione
6 Oratio est vox significativa ad placitum cuius partes significant separate. *Cuius partes etc/ hoc totum ponitur ibi ad differentiam nominis et verbi, reliqua omnia ponuntur ibi eadem ratione qua in nomine et verbo. Orationum alia perfecta, alia imperfecta. Oratio perfecta est que perfectum generat sensum in animo auditoris, ut 'homo est albus'\ imperfecta oratio est que imperfectum generat sensum in animo auditoris,

ut ' homo albus\

Orationum perfectarum alia indicativa, ut ' homo currif, alia imperativa, ut ' fac ignem\ alia optativa, ut 4utinam essem bonus clericus\ alia subiunctiva, ut 'si veneris ad me, dabo tibi equum. Harum autem omnium sola indicativa oratio dicitur propositio.

De propositione
\

7 Propositio est oratio verum vel falsum significans, ut ' homo currit\ Propositionum alia cathegorica, alia ypotetica. Cathegorica est illa que habet subiectum et predicatum principales partes sui, ut ' homo currit'\ in hac enim propositione hoc nomen ' homo est subiectum, hoc verbum 'currit'' est predicatum, et quod coniungit unum cum altero est copula. Quod patet resolvendo sic: ' homo currif : 'homo est currens ; hoc nomen 4 homo ' subicitur, ' currens ' vero predicatur, et hoc verbum coniungit unum cum altero. Et di-

1. CONCETTI INTRODUTTIVI

Frase
6. Frase la voce significativa per convenzione le cui parti significano prese separatamente. 'Le cui parti ecc.': tutto ci sta ad indicare qui la differenza rispetto al nome e al verbo, mentre tutto il resto sta qui alla stessa maniera del nome e del verbo. Le frasi si distinguono in perfette e imperfette. Frase perfetta quello che genera un senso compiuto nella mente di chi ascolta, come 'l'uomo bianco ; imperfetta la frase che genera un senso incompiuto nella mente di chi ascolta, come 'l'uomo bianco'. Le frasi perfette si distinguono in indicative, come 'l'uomo corre\ imperative, come 'accendi il fuoco', ottative, come ' volesse il cielo che fossi un buon chierico\ soggiuntive, come 'se verrai da.me, ti dar un cavallo'. Ma di tutte queste frasi solo quella indicativa dicesi proposizione6.

Proposizione

7 Proposizione la frase che significa il vero o il falso, come 'l'uomo corre\ Le proposizioni si distinguono in categoriche e ipotetiche. Categorica quella che ha il soggetto e il predicato come principali sue parti, per esempio 4l'uomo corre \ infatti in questa proposizione il nome ' uomo ' soggetto, e il verbo 4corre' e predicato, e ci che congiunge l'uno con l'altro la copula. Ci appare chiaro risolvendo cos: ' l'uomo corre': 'l'uomo correntequesto nome 4uomo' soggetto, mentre 'corrente' ci che si predica, e questo verbo 'e congiunge l'uno con l'altro. E si dice 'catego-

10

TRACTATUS

citur 'cathegorica a 'cathegorizo, -zas\ quod idem est quod 4predico, -cas\ Subiectum est de quo aliquid dicitur; predicatum est quod de altero dicitur.

De proposisitione cathegorica eiusque triplici divisione


8 Propositionum cathegoricarum alia unilversalis, alia particularis, alia indefinita, alia singularis. Propositio universalis est illa in qua subicitur terminus communis determinatus signo universali, ut 'omnis homo curri?\ vel: propositio universalis est illa que omni vel nulli aliquid inesse significat. Terminus communis est qui est aptus natus de pluribus predicari, ut ' homo ' de Sorte et de Platone et de unoquoque aliorum hominum. Signa universalia sunt hec: ' omnis\ 'nullus* 'nichif, lquilibet\ 'uterqu*, Kneuter\ et consimilia. Propositio particularis est illa in qua subicitur terminus communis signo particulari determinatus, ut
4

Signa particularia sunt hec: faliquis\ *quidam\ 'alter, lreliquus\ et consimilia. Indefinita est illa in qua subicitur terminus communis sine signo, ut 1 homo currit\ Propositio singularis est illa in qua subicitur terminus singularis vel terminus communis iunctus cum pronomine demonstrativo, ut 'Sortes curri( vel 'iste homo currif. Terminus singularis est qui est aptus natus de uno solo predicari. 9 Item. Propositionum cathegoricarum alia affirmativa, alia negativa. Affirmativa est illa in qua predi-

aliquis homo currif.

1. CONCETTI INTRODUTTIVI

11

rica da 'cathegorizo, -zas\ che equivale a 'predicare\


Soggetto ci di cui si dice qualcosa; predicato ci che detto del soggetto.

Proposizione categorica e sua triplice divisione


8. Le proposizioni categoriche si dividono in uni. versali, particolari, indefinite, singolari. Proposizione universale quella in cui reso soggetto un termine comune determinato da un segno universale, come 'ogni uomo correovvero: proposizione universale quella che significa che qualcosa appartiene a tutti o a nessuno. Termine comune quello che adatto ad essere il predicato di pi di uno, come 'uomo di Socrate e di Platone e di un qualsiasi altro uomo. Segni universali sono: 'ogni/tutti, 'nessuno , 'niente, 'qualsiasi\ 'entrambi\ 'nessuno dei due\ e simili. Proposizione particolare quella in cui reso soggetto un termine comune determinato da un segno particolare, come 'qualche uomo corre\ Segni particolari sono: 'qualche\ 'un certo\ 'uno dei due\ 'il resto\ e simili. Indefinita quella proposizione nella quale reso soggetto un termine comune senza segno, come ' uo-

mo corre\

Proposizione singolare quella in cui reso soggetto un termine singolare o un termine comune unito a un pronome dimostrativo, come 'Socrate corre' o quest'uomo corre\ Termine singolare quello che adatto ad essere predicato di uno solo. 9. Ancora. Le proposizioni si dividono in affermative e in negative. Affermativa quella in cui il predi-

12

TRACTATUS

catum affirmatur de subiecto, ut ' homo currti. Negativa est illa in qua predicatum removetur a subiecto,

ut 'homo non curri?.

Unde versus:

tica'; per 'qualis?' 'affirmativa' vel 'negativa'; 'qualis?' enim querit de qualitate propositionis; per 'quanta?\ ' universalis', 'particularis' 'indefinitaet 'singularis', quia 'quanta?' querit de quantitate propositionis.
0

10 Divisa propositione tripliciter sciendum est quod triplex est quesitivum per quod querimus, scilicet: 'que?', 'qualis?', 'quanta?', 'Que?' querit de substantia propositionis; unde ad interrogationem factam per 'que?" respondendum est 'cathegorica1 vel 'ypothe-

que ca vel ypo qualis ne vel aff quanta un par in sin.


11 Item. Propositionum cathegorica rum alie particip ant utroque termino, ut 'homo est animai', 'animai est homo'; alie vero altero tantum, ut ' homo currit', 'homo disputai', vel ' homo currit', 'equus currit'; alie vero nullo, ut 'homo currit'equus movetur'. Item. Propositionum participantium utroque termino quedam participant secundum eundem ordinem, ut 'homo currit', 'homo non currit'; quedam vero ordine converso, ut 'homo est animai', 'animai est homo'. 12 Item. Propositionum participantium utroque termino secundum eundem ordinem alie sunt contra-

1. CONCETTI INTRODUTTIVI

13

cato affermato del soggett, come 'l'uomo corre\ Negativa quella in cui il predicato rimosso dal soggetto, come 4l'uomo non corre'.
w r

10. Distinta in tre maniere la proposizione, bisogna sapere che triplice la domanda che possiamo porre nei suoi confronti, vale a dire: 'quale?', 'cornei', 'quanto?\ 'Quale?' chiede della sostanza della proposizione, sicch alla domanda fatta con 'quale?' bisogna rispondere 'categorica' o ' i p o t e t i c a a quella con 'come?', 'affermativa' o 4 negativa infatti 'come' chiede della qualit della proposizione; a quella con 'quanto , bisogna rispondere 'universale', 'particolare', 'indefinita' e 'singolare', poich 'quanto?' chiede della quantit della proposizione. Abbiamo perci la formula:

quale: ca o ipo come: ne o aff quanto: un par in sin


11. Ancora. Delle proposizioni categoriche alcune hanno in comune entrambi i termini, come 'l'uomo un animale', 'un animale l'uomo'; altre invece soltanto uno, come 'l'uomo corre', 'l'uomo discute', o 'l'uomo corre', 'il cavallo corre'-, altre invece nessuno, come 'l'uomo corre\ 'il cavallo si muove'. Ancora. Delle proposizioni che hanno in comune entrambi i termini, alcune li hanno in comune nello stesso ordine, come 'l'uomo corre', 'l'uomo non corre'; altre invece nell'ordine inverso, come 'l'uomo un animale\ 'un animale

l}uomo\

12. Ancora. Delle proposizioni che hanno in comune entrambi i termini secondo lo stesso ordine, al-

14

TRACTATUS

rie, alie subcontrarie, alie contradictorie, alie subalterne. Contrarie sunt universalis affirmativa et universalis negativa eiusdem subiecti et eiusdem predicati, ut
4

ut 'quidam homo currif 4quidam homo non currif.

Sub contrari e sunt particularis affirmativa et particularis negativa eiusdem subiecti et eiusdem predicati

omnis homo currif 4nullus homo currif.

Contradictorie sunt universalis affirmativa et particularis negativa, vel universalis negativa et particularis affirmativa, eiusdem subiecti et eiusdem predicati, ut

Subalterne sunt universalis affirmativa et particularis affirmativa, vel universalis negativa et particularis negativa, eiusdem subiecti et eiusdem predicati, ut

omnis homo currif 4quidam homo non currif vel 4nullus homo currif 4quidam homo currif.
4

omnis homo currif 4quidam homo currif, vel 'nullus homo currif 4quidam homo non currif.
4

Quod patet in hac figura;

o m n i s h o m o est a n i m a i

CONTRARIE

nullus homo est animai

VI
B >
r

i o
O D > r

V
z

m s o z m
SUBC0NTRAR1E q u i d a m h o m o n o n est a n i m a i

q u i d a m h o m o est a n i m a )

1. CONCETTI INTRODUTTIVI

15

cune sono contrarie, altre subcontrarie, altre contraddittorie, altre subalterne. Contrarie sono l'universale affermativa e l'universale negativa dello stesso soggetto e dello stesso predicato, come ' ogni uomo corre 4nessun uomo corre'. Subcontrarie sono la particolare affermativa e la particolare negativa dello stesso soggetto e dello stesso predicato, come 'un certo uomo corre' ' un certo

uomo non corre .


*

Contraddittorie sono l'universale affermativa e la particolare negativa, o l'universale negativa e la particolare affermativa, dello stesso soggetto e dello stesso predicato, come ' ogni uomo corre1 'un certo uomo

non corre, o 'nessun uomo corre 'un certo uomo corre\

Subalterne sono l'universale affermativa e la particolare affermativa, o l'universale negativa e la particolare negativa, dello stesso soggetto e dello stesso predicato, come 'ogni uomo corre' 'un certo uomo corre1,

o 'nessun uomo corre' 'un certo uomo non corre .


Ci risulta chiaro in questa figura7:

16

TRACTATUS

De triplici materia cathegoricarum


13 Propositionum triplex est materia, scilicet naturalis, contingens et remota. Naturalis materia est in qua predicatum est de esse subiecti vel proprium eius, ut 'homo est animai!y et Contingens materia est in qua predicatum potest adesse vel abesse subiecto, ut 4 homo est alhus\ 'homo

'homo est risibilis\

Remota materia est illa in qua predicatum non potest convenire cum subiecto, ut ' homo est asinus\

non est albus\

De equipollentiis earum
14 Lex contrariarum talis est quod si una est vera, reliqua est falsa, et non econverso; possunt enim ambe simul esse false in contingenti materia, ut 'omnis homo est albus\ 'nullus homo est albus\ In naturali materia semper si una est vera, reliqua est falsa, et econverso, ut 4omnis homo est animalt 'nullus homo est animai; et in remota, ut ' omnis homo est asinus\ (nullus homo est asinus\ et in contingenti, quando predicatur accidens inseparabile, ut ' omnis corvus est niger\ 'nullus corvus est nigerKy sed in accidente separabili ambe possunt simul esse false. Unde non semper in contingenti materia ambe sunt simul false. Lex subcontrariarum talis est quod si una est falsa, reliqua est vera, et non econverso; possunt enim ambe esse simul vere in contingenti materia. Unde lex sub-

1. CONCETTI INTRODUTTIVI

17

Triplice materia delle categoriche


13. Triplice la materia delle proposizioni, vale a dire naturale, contingente e remota. Materia naturale quella in cui il predicato riguarda Tessere del soggetto, o proprio di esso, come
4

Materia contingente quella in cui il predicato pu esserci come non esserci rispetto al soggetto, co-

l'uomo un animale', e 4l'uomo capace di ridere'.

me 4l'uomo bianco',4l'uomo non bianco'.

Materia remota quella in cui il predicato non pu convenire al soggetto, come 4l'uomo un asino'.

Loro equipollenze8

14. La legge delle contrarie che se una vera, l'altra falsa, e non viceversa; infatti possono essere contemporaneamente entrambe false nella materia contingente, come 4ogni uomo bianco', 4nessun uomo bianco'. Nella materia naturale, se una vera, sempre l'altra falsa, e viceversa, come 4ogni uomo animale4nessun uomo animale', e anche in quella remota, come 4ogni uomo asino', 4nessun uomo asino\ e anche in quella contingente quando si predica un accidente inseparabile, come 4ogni corvo nero', nessun corvo nero'\ ma nell'accidente separabile, entrambe possono essere false. Sicch non sempre nella materia contingente entrambe sono al tempo stesso false. La legge delle subcontrarie che se una falsa, 1 altra vera, e non viceversa; infatti possono essere contemporaneamente entrambe vere nella materia

18

TRACTATUS

contrariarum contrario modo se habet legi contrariarum. Lex contradictoriarum talis est quod si una est vera, reliqua est falsa, et econverso; in nulla enim materia possunt simul esse vere vel false. Lex subalternarum talis est quod si universalis est vera, particularis est vera, et non econverso; potest enim universalis esse falsa, sua particulari existente vera. Et si particularis est falsa, sua universalis est falsa, et non econverso.
n

De triplici conversione
4

15 Item. Propositionum participantium utroque termino ordine converso triplex est conversio, scilicet simplex, per accidens, et per contrapositionem. Simplex conversio est de subiecto facere predicatum et econverso, manente eadem qualitate et quantitate. Et hoc modo convertitur universalis negativa et particularis affirmativa, ut 'nullus homo est lapis'

Conversio per accidens est de subiecto facere predicatum et de predicato subiectum, etiam manente eadem qualitate, sed mutata quantitate. Et sic convertitur universalis affirmativa in particularem affirmativam, ut ' omnis homo est animai' 'quodam animai est homo\ et universalis negativa in particularem negativam, ut 'nullus homo est lapis' 4quidam lapis Conversio per contrapositionem est facere de subiecto predicatum et de predicato subiectum, manen-

'nullus lapis est homo'; 'quidam homo est animai' 'quoddam animai est homo\

non est homo\

1. CONCETTI INTRODUTTIVI

19

contingente. Sicch la legge delle subcontrarie al contrario della legge delle contrarie. La legge delle contraddittorie che se una vera, l'altra falsa, e viceversa; infatti, in nessuna materia possono contemporaneamente essere entrambe vere o entrambe false. La legge delle subalterne che se l'universale vera, la particolare vera, e non viceversa; infatti l'universale pu essere falsa, mentre vera la sua particolare. E se la particolare falsa, la sua universale falsa, e non viceversa.

Triplice conversione
15 Ancora. Delle proposizioni che hanno in comune entrambi i termini nell'ordine inverso, triplice la conversione, cio semplice, per accidente e per contrapposizione. La conversione semplice consiste nel fare del soggetto il predicato e viceversa, ferme restando la stessa qualit e quantit. E in questo modo si convertono l'universale negativa e la particolare affermativa, come

'nessun uomo pietra' 4nessuna pietra uomo7; (un certo uomo animale' 4un certo animale uomo\

La conversione per accidente consiste nel fare del soggetto il predicato e del predicato il soggetto, ancora ferma restando la stessa qualit, ma con quantit mutata. E cos si converte una universale affermativa

in una particolare affermativa, come 4ogni uomo animale' 'un certo animale uomo\ e una universale negativa in una particolare negativa, come 4nessun uo-

mo pietra 4una certa pietra uomo\

La conversione per contrapposizione fare del sggetto il predicato e del predicato il soggetto, ferme

20

TRACTATUS

omnis homo est animai 'omne non-animal est nonhomo'quidam homo non est lapisy 'quidam non-lapis non est non-homo'.
1

te eadem qualitate et quantitate, sed terminis finitis mutatis in terminos infinitos. Et hoc modo convertitur universalis affirmativa et particularis negativa, ut

Sciendum est quod si signum est in subiecto propositionis que debet converti, quodcumque sit, debet poni supra totum predicatum et reducere totum ad subiectum.

De propositione ypotetica eiusque divisione


16 Sequitur de propositione ypotetica. Propositio ypotetica est illa que habet duas propositiones cathegoricas principales partes sui, ut lsi homo currit, homo movetur. Et dicitur ypotetica ab ' y p o s q u o d est sub, et 'thesis\ quod est positio, quasi suppositiva, quia una pars supponitur alteri. Propositionis ypotetice alia conditionalis, alia copulativa, alia disiunctiva. Conditionalis est illa in qua coniunguntur due cathegorice per hanc coniunctionem 'si\ ut 'si homo currit, homo movetur' ; et illa cathegorica cui immediate coniungitur hec coniunctio 'si\ dicitur antecederli, alia vero consequens. Copulativa est illa in qua coniunguntur due cathegorice per hanc coniunctionem *et\ ut 'Sortes currit et

Plato disputat\

Disiunctiva est illa in qua coniunguntur due cathegorice per hanc coniunctionem lvel\ ut 'Sortes currit

vel Plato disputai\

1. CONCETTI INTRODUTTIVI

21

finiti mutati in termini indefiniti. E in questo modo si converte l'universale affermativa in particolare negativa, come 4ogni uomo animale 'ogni non-animale non-uomo \ 'un certo uomo non pietra' - 'una certa non-pietra non non-uomo'. Bisogna sapere che se un segno nel soggetto della proposizione che deve essere convertita, qualunque esso sia, deve essere posto davanti a tutto il predicato e si deve poi ricondurre il tutto a soggetto.

restando la stessa qualit e quantit, ma con i termini

Proposizione ipotetica e sua divisione


16. Segue della proposizione ipotetica. Proposizione ipotetica quella che ha due proposizioni categoriche principali come sue parti, ad esempio 'se l'uomo corre, l'uomo si muove'. E si dice ipotetica da 4ypos', che equivale a sub, e 'thesis', che equivale a posizione, e quindi come dire suppositiva, perch una parte sottoposta all'altra. La proposizione ipotetica si distingue in condizionale, copulativa e disgiuntiva. Condizionale quella in cui si congiungono due categoriche tramite la congiunzione 'se\ come 'se l'uomo corre; l'uomo si muove'; e quella categorica a cui immediatamente congiunta questa congiunzione se1 si dice antecedente, mentre l'altra conseguente. Copulativa quella in cui si congiungono due categoriche tramite la congiunzione V , come 'Socrate cor-

re e Platone discute.

Disgiuntiva quella in cui si congiungono due categoriche tramite la congiunzione 'o\ come 'Socrate

corre o Platone discute'.

22

TRACTATUS

De ventate ypoteticarum
17 Ad veritatem conditionalis exigitur quod antecedere non possit esse verum sine consequenti, ut 'si homo est, animai est\ Unde omnis conditionalis vera est necessaria, et omnis conditionalis falsa est impossibilis. Ad falsitatem eius sufficit quod antecedens possit esse sine consequenti, ut 'si Sortes est, album est'. Ad veritatem copulative exigitur quod utraque pars sit vera, ut 'homo est animai et Deus est\ Ad falsitatem eius sufficit alterami partem esse falsam, ut Ad veritatem disiunctive sufficit alteram partem esse veram, ut ' homo est animai vel equus est asinus. Et permittitur quod utraque pars sit vera, sed non ita proprie, ut 'homo est animai vel equus est hinnibilis. Ad falsitatem eius oportet utramque partem esse fal-

'homo est animai et equus est lapis\

sam, ut 'homo est asinus vel equus est lapis\ " De equipollentiis earum

18 De equipollentiis assignantur regule tales:

si alicui signo preponatur negatio, equipollet suo contradictorio.


Et ideo equipollent iste: 'non omnis homo currit 'quidam homo non currit\ et ita de aliis. Secunda regula talis est

I. CONCETTI INTRODUTTIVI

23

Verit delle ipotetiche


17. Perch la condizionale sia vera si richiede che l'antecedente non possa essere vera senza la conseguente, come lse l'uomo esiste, l'animale esiste. Sicch ogni condizionale vera necessaria, e ogni condizionale falsa impossibile. Perch sia falsa basta che l'antecedente possa sussistere senza la conseguente, come 'se Socrate esiste, il bianco esiste Perch la copulativa sia vera si richiede che entrambe le parti siano vere, come 'l'uomo animale e Dio esist. Per la sua falsit basta che una delle due parti sia falsa, come 4l'uomo animale e il cavallo pietra\ Perch la disgiuntiva sia vera, basta che una delle due parti sia vera, come 'l'uomo animale o il cavallo asino". E pu essere che entrambe le parti siano vere, ma non egualmente in modo appropriato, come 'l'uomo animale o il cavallo nitrente . Perch sia falsa occorre che entrambe le parti siano false, co-

me ' l'uomo asino o il cavallo pietra'. Loro equipollenze

18. Riguardo alle equipollenze valgono le seguenti regole: se a qualche segno si prepone una negazione, esso equipollente al suo segno contraddittorio. E perci sono equipollenti: ' non ogni uomo corre\ un certo uomo non corre\ e cos per altri segni. La seconda regola

24

TRACTATUS

si alicui signo universali postponatur negatio, equipollet suo contrario,


sicut iste: 'omnis homo non est animal\ 'nullus homo est animai' vel iste: 'nullus homo non currif, 'omnis homo currif ; et ita de aliis signis universalibus affirmativis et negativis. Tertia regula est talis:

si alicui signo universali vel particulari preponatur et postponatur negatio, equipollet suo subalterno,
sicut iste: 'non omnis homo non currif, 'quidam homo currif, et iste similiter; 'non quidam homo non currit\ 'omnis homo currif. Et sic de quolibet alio signo. Ex istis regulis sequitur alia regula talis:

si duo signa universalia negativa ponuntur in eadem oratione, ita quod unum in subiecto et reliquum in predicato primum equipollet suo contrario, secundum suo contradictorio.
Unde ista: 'nichil est ni eh il' equipollet huic 'quidhbet est aliquid\ quia per secundam regulam 'quidlibet nony et 'nichil' equipollent, quia sicut 'omnis non et 'nullus' equipollent, ita 'quidlibet non et 'nichil' equipollent, et per primam regulam ' non nichilP et 'altquid' equipollent. Unde hec: 'nichil est nichil' equipollet huic: 'quidlibet est aliquid?, quia 'non nichil' et 'aliquidy equipollent. Et hec de equipollentiis sufficiant.

1. CONCETTI INTRODUTTIVI

25

se a qualche segno universale si pospone una negazione, esso equipollente al suo contrario,
w

male\ o: 'nessun uomo non corre', 'ogni uomo corre', e


cos per altri segni universali affermativi e negativi. La terza regola :

come: 'ogni uomo non animale', 'nessun uomo ani-

se a qualche segno universale o particolare si prepone e si pospone una negazione, esso equipollente al suo subalterno, come: ' non ogni uomo non corre1, 'un certo uomo corr, e similmente: 'non un certo uomo non corre , 'ogni uomo corre'. E cos per qualsiasi altro segno. Da queste regole segue un'altra: se due segni universali negativi sono posti nella stessa frase, in modo che il primo si trovi nel soggetto e l'altro nel predicato il primo equipollente al suo contrario, il secondo al suo contraddittorio. Sicch: 'niente niente' equipollente a 'qualsiasi cosa qualche cosa1, poich per la seconda regola qualsiasi cosa non' e 'niente' sono equipollenti, poich come 'ogni non e 'nessuno' sono equipollenti, cosi sono equipollenti 'qualsiasi cosa non' e 'niente', e per la prima regola 'non niente' e 'qualche cosa' sono equipollenti. Sicch: 'niente niente' equipollente a: qualsiasi cosa qualche cosa', poich 'non niente' e qualche cosa' sono equipollenti. E tanto basta per le equipollenze.
i

26

TRACTATUS

De modo
19 Modus est adiacens rei determinano. Et habet fieri per adiectivum. Sed quia adiectivum est duplex: est enim quoddam adiectivum nominis, ut 'albus' et 1niger et consimilia, aliud autem verbi, ut adverbium; secundum enim Priscianum adverbium est ut verbi adiectivum, - et ideo duplex est modus: unus nominalis, qui fit per adiectiva nominis, alius adverbialis, qui fit per adiectiva adverbia, ut 4 homo albus currit veItem. Adverbiorum quedam determinant verbum gratia compositionis, ut hec sex: 'necessario', 'contiti-

lociter.

genter, 'possibiliter , 'impossibiliter', 'vero' et 'falso \ alia determinant verbum gratia rei verbi, ut 'fortiter agit\ ' velociter currit ; alia determinant verbum ratione
temporis, ut adverbia temporalia; alia ratione modi, ut adverbia optandi et hortandi, et ita de aliis. Et secundum hoc sumitur modus multiplex per adverbia.

De propositionibus modalibus

20 Sed omissis omnibus aliis de ilio modo qui compositionem determinat, dicendum est, ut sunt isti sex: 'necessario', 'contingenter etc. Cum enim dicitur 'homo necessario currit\ significatur quod ista compositio sit necessaria. Cum autem dicitur 'homo currit bene vel velociter\ significatur quod cursus hominis sit bonus vel velox. Et ita in ista determinatur res ver-

1. CONCETTI INTRODUTTIVI

27

Modo9
19. Modo la determinazione di una cosa. E deve avvenire tramite aggettivo. Ma poich l'aggettivo duplice: vi infatti un aggettivo del nome, come bianco1 e ' nero ' e simili, e un aggettivo del verbo, come l'avverbio; infatti secondo Prisciano l'avverbio come un aggettivo del verbo, - di conseguenza il modo duplice: uno nominale, e avviene tramite aggettivi del nome, l'altro avverbiale, e avviene tramite aggettivi avverbi, come 'l'uomo bianco corre velocemente\ Ancora. Alcuni degli avverbi determinano il verbo grazie alla combinazione, come questi sei: 'necessaria

mente'\ 1 contingentemente", 'possibilmente', 'impossibilmente', 'veramente' e 'falsamente" \ altri determinano il verbo grazie al contenuto del verbo, come 'spinge fortemente', 'corre velocemente'; altri determinano
il verbo in ragione del tempo, come gli avverbi di tempo; altri in ragione del modo, come gli avverbi ottativi ed esortativi, ecc. E in base a ci il modo risulta molteplice per gli avverbi.

Proposizioni modali
20. Ma lasciando da parte tutti gli altri, bisogna dire del modo che determina la composizione, del quale fanno parte questi sei: 'necessariamente', 'contingentemente" , ecc. Quando infatti si dice 'l'uomo necessariamente corre" si vuole dire che questa composizione necessaria. Quando invece si dice 'l'uomo corre bene o velocemente", si vuole dire che il correre dell'uomo buono o veloce. E cos in quest'ultimo caso determi-

28

TRACTATUS

bi, in prima vero compositio. Et sic intelligendum est de aliis predictis adverbiis. Unde solum ille modus qui determinat compositionem facit propositionem modalem et solum de tali hic intendimus. 21 Et est sciendum quod isti sex modi quandoque sumuntur adverbialiter quandoque nominaliter. Adverbialiter, ut 'necessario\ ' contingenter, \possibilit>

'impossibiliter\ 'vero\ et ( falso nominaliter, ut lnecessar ium\ 'contingens'possibile' et 4impossibile\ 'verum et ' falsum\ le\ 'Sortem currere est impossibile'.

Propositio modalis est illa que determinatur aliquo istorum sex modorum, et 'Sortem currere est possibi-

22 Et est sciendum quod in modalibus verbum debet subici, modus autem predicari. Omnes autem alie propositiones dicuntur de inesse. Sed ille propositiones que modificantur hiis modis scilicet 'vero* et 'falso\ modo relinquuntur, quia eodem modo sumitur oppositio in illis sicut in hiis de inesse, et similiter consequentia. In alius autem quatuor modis non sic sumitur oppositio, ut postea patebit. 23 Sciendum autem quod unusquisque istorum quatuor modorum quatuor facit propositiones et sic, cum modi sint quatuor, propositiones erunt quater quatuor et sic sunt sedecim. Verbi gratia, modus qui est 'possibile\ si sumatur sine negatione, facit propositionem unam, ut 'Sortem currere est possibile\ Si sumatur cum negatione preposita ad verbum, facit alte

1. CONCETTI INTRODUTTIVI

29

nato il contenuto del verbo, mentre nel primo determinata la composizione. E ci vale anche per gli altri suddetti avverbi. Sicch solo il modo che determina la combinazione d luogo alla proposizione modale e solo di questo qui ci occupiamo. 21. E bisogna sapere che questi sei modi talvolta sono assunti avverbialmente e talvolta nominalmente. Avverbialmente come *necessariamente , 4contingente-

mente\ 'possibilmente'impossibilmente', 'veramente e ' falsamente nominalmente, come 'necessario', 'contingente', 'possibile' e 'impossibile\ 'vero' e 'falso'. Socrate corra', ' impossibile che Socrate corra'.
Proposizione modale quella che determinata da qualcuno di questi sei modi, come ' possibile che

22. E bisogna sapere che nelle modali il verbo deve essere reso soggetto, e il modo deve essere predicato. Invece tutte le altre proposizioni sono dette proposizioni concernenti l'appartenere [del predicato al soggetto]. Ma quelle proposizioni che sono regolate dai modi 'vero' e 'falso' vanno considerate a parte, perch in esse l'opposizione assunta allo stesso modo di quelle dell'appartenere, e similmente la conseguenza. Invece negli altri quattro modi l'opposizione non assunta cos, come risulter in seguito. 23. Bisogna sapere inoltre che ciascuno di questi quattro modi d luogo a quattro proposizioni e cos, siccome i modi sono quattro, le proposizioni saranno quattro volte quattro, e dunque sono sedici. Grazie al verbo, il modo ' possibile ', se assunto senza negazione, d luogo a una proposizione, come ' possibile che Socrate corra'. Se assunto con negazione preposta al

30

TRACTATUS

ram, ut 4 Sortem non currere est possibile\ Tertia autem propositio sumitur negatione posita ad modum, ut 1Sortem currere non est possibile\ Quarta vero propositio sumitur una negatione posita ad verbum et alia ad modum, ut 4Sortem non currere non est possibile\ Et hoc modo secundum unumquemque aliorum modorum sumuntur quatuor propositiones.

De equipollentiis earum
24 Harum autem propositionum equipollentie quatuor regulis cognoscuntur. Prima regula talis est: cuicumque dicto affirmato attribuitur ' possibile\ eidem attribuitur 1 contingens\ et ab eodem removetur ' impossibile\ et ab eius contradictorie opposito removetur ' necesse\ Secunda regula talis est: cuicumque dicto negato attribuitur ' possibile> eidem attribuitur 'contingens et ab eodem removetur ' impossibile\ et ab eius contradictorie opposito removetur ' necesse\ Tertia regula talis est: a quocumque dicto affirmato removetur 4possibile\ ab eodem removetur ' contingens1, et eidem attribuitur 4 impossibile\ et eius contradictorie opposito attribuitur 1 nec-

esse.

Quarta regula talis est: a quocumque dicto negato removetur 'possibile', ab eodem removetur 'contingens' et ei-

1. CONCETTI INTRODUTTIVI

31

verbo, d luogo ad un'altra proposizione, come 4 pos-

sibile che Socrate non corra'. Invece una terza proposi-

zione si ha quando la negazione posta davanti al modo, come 4non possibile che Socrate corra\ Si ha infine una quarta proposizione quando una negazione posta davanti al verbo e un'altra davanti al modo, come ' non possibile che Socrate non corra1. E in questo modo secondo ciascuno degli altri modi abbiamo quattro proposizioni.

Loro equipollenze

24. Conosciamo poi quattro regole di equipollenza di queste proposizioni. La prima regola : a qualsiasi enunciato affermativo sia attribuito possibile\ ad esso attribuito icontingente, e dallo stesso rimosso ' impossibile\ e dal suo contraddittoriamente opposto rimosso ' necessario". La seconda regola : a qualsiasi enunciato negativo sia attribuito *possibile\ ad esso attribuito anche ' contingente', e dallo stesso rimosso ' impossibile\ e dal suo contraddittoriamente opposto rimosso ' necessario\ La terza regola : da qualsiasi enunciato affermativo sia escluso 1 possibile', da esso anche rimosso 'contingente', e allo stesso attribuito 'impossibile , e dal suo contraddittoriamente opposto rimosso 'necessario . La quarta regola : da qualsiasi enunciato negativo sia rimosso *possibile\ da esso anche rimosso ' contin-

32

TRACTATUS

dem attribuitur ' impossibile et eius contradictorie opposito attribuitur lnecesse\ Quod patet in consequenti figura sive ordinatione:

possibile est esse contingens est esse non impossibile est esse non necesse est non esse non possibile est esse non contingens est esse impossibile est esse necesse est non esse
III

possibile est non esse contingens est non esse non impossibile est non esse non necesse est esse non possibile est non esse non contingens est non esse impossibile est non esse necesse est esse
IV

II

Omnes autem ille propositiones, que sunt in prima linea, equipollent per primam regulam et convertuntur inter se; que autem sunt in secunda linea, per secundam et convertuntur inter se; que in tertia per tertiam et que in quarta per quartam. Item. Consequentia et equipollentia modalium potest haberi per hanc regulam: omnes propositiones de possibili et de im>ossibili equipollent verbo similiter se ha>ente et modo dissimiliter. Et omnes de possibili et necesse equipollent verbo et modo dissimiliter se habentibus. Et omnes de impossibili et necesse equi-

1. CONCETTI INTRODUTTIVI

33

e al suo contraddittoriamente opposto attribuito ' necessario\ Ci risulta dalla seguente figura o sistemazione: I possibile che sia contingente che sia non impossibile che sia non necessario che non sia II possibile che non sia contingente che non sia non impossibile che non sia non necessario che sia

gente , e allo stesso attribuito ' impossibile

III IV non possibile che sia non possibile che non sia . non contingente che non sia non contingente che non sia impossibile che sia impossibile che non sia necessario che non sia necessario che sia Tutte le proposizioni che sono nel primo gruppo sono equipollenti per la prima regola e sono reciprocamente convertibili; quelle che sono nel secondo gruppo, per la seconda regola e sono reciprocamente convertibili; quelle nel terzo per la terza e quelle nel quarto per la quarta. Ancora. Conseguenza ed equipollenza delle modali si possono avere per la seguente regola: tutte le proposizioni sul possibile e quelle sull'impossibile sono equipollenti, se il verbo si trova nella stessa maniera e il modo in maniera diversa. E tutte le proposizioni sul possibile e quelle sul necessario sono equipollenti, se il verbo e il modo si trovano in maniera diversa. E tutte quelle sull'impossibile e quelle sul

34

TRACTATUS

pollent verbo dissimiliter se habente et modo similiter se habentes.


Et intelligatur modus similiter se habere et dissimiliter quantum ad affirmationem et negationem. Ut dicatur modus similiter se habere quando modus affirmatur utrobique, vel negatur utrobique, dissimiliter autem quando affirmatur in una et negatur in altera. Et eodem modo intelligendum est de verbo sicut de modo. Et est sciendum quod in predicta regula non facit mentionem de contingenti, eoquod 4contingens convertitur cum 4possibili\ Unde idem est iudicium de propositionibus utriusque. Exempla autem queramus in superiori figura in primo ordine et secundo et tertio et quarto, quia ad omnes est regula generalis.

De oppositione earum
25 Item. Propositionum modalium alie sunt contrarie, alie subcontrarie, alie contradictorie, alie subalterne. Quartus ordo et tertius contrariantur, sive propositiones que sunt in quarta linea et tertia contrariantur. Unde versus:

tertius est quarto semper contrarius ordo.


\

Primus ordo et secundus subcontrariantur. Unde versus:

sit tibi linea subcontraria prima secunde.

1. CONCETTI INTRODUTTIVI

35

necessario sono equipollenti, se il verbo si trova in maniera diversa e il modo nella stessa.
E si intenda il trovarsi nella stessa maniera o in maniera diversa quanto ad affermazione e a negazione. Sicch si dica che un modo si trova nella stessa maniera quando il modo affermato o negato in entrambe le proposizioni, e invece in maniera diversa quando affermato in una e negato nell'altra. Ci vale tanto per il modo quanto per il verbo. E bisogna notare che nella suddetta regola non si fa menzione del contingente, dato che 4contingente convertibile con 4possibile\ Sicch ci che si dice delle proposizioni sul primo vale anche per quelle sul secondo. Per quanto concerne gli esempi, cerchiamoli, nella precedente figura, nel primo, nel secondo, nel terzo e nel quarto gruppo, poich per tutti vale questa regola generale.

Loro opposizioni
25. Ancora. Le proposizioni modali si dividono in contrarie, subcontrarie, contraddittorie e subalterne. Il quarto gruppo e il terzo sono fra loro contrari, ovvero sono contrarie le proposizioni che ne fanno parte. Dunque la formula:

il terzo al quarto gruppo sempre contrario.


Il primo gruppo e il secondo sono fra loro subcontrari. Dunque la formula:

considera subcontrario il primo gruppo al secondo.

36

TRACTATUS

Item. Primus ordo contradicit tertio et secundus quarto. Unde versus:

tertius est primo contradictorius ordo. pugnai cum quarto contradicendo secundus.

Item. Prima linea subalternatur quarte et secunda tertie. Unde versus:

prima subest quarte, vice particularis habens se hac habet ad seriem se lege secunda sequentem;
vel sic:

ordo subalternus sit primus sive secundus.

Et hoc totum patet in sequenti figura:


Non possbile non esse Non contingens est non esse Impossibile est non esse Necesse est esse

CONTRARIE Tertius est quarto semper contrarius ordo

Non passibile est esse Non contingens est esse Impossibile est esse Necesse est non esse

Primo subest quarto vice particularis habeos se

o o
Hac habet ad seriem se tege secunda sequentem

Possibile est esse Contingente est esse Non possibile est esse Non necesse est esse

Sit tibi linea subcontraria prima secunde

Possibile est non esse Contingens est non esse Non impossibile est non esse

SUBCONTRARIE

Non necesse est esse

1. CONCETTI INTRODUTTIVI

37

Ancora. Il primo gruppo in contraddizione con il terzo, e il secondo con il quarto. Dunque la formula:
\

il terzo gruppo contraddittorio rispetto al primo, si oppone al quarto contraddicendo il secondo.


Ancora. Il primo gruppo subalterno al quarto e il secondo al terzo. Onde la formula:

il primo sta sotto al quarto, svolgendo il ruolo di particolare in questa stessa condizione si trova il secondo rispetto al terzo;
o anche:

ordine subalterno sia o il primo o il secondo10.


E tutto ci risulta nella figura seguente:
Non possibile che non sia Non i contingente che non sia impossibile che Don sia necessario che sia

CONTRARIE il terzo al quarto gruppo sempre contrario

Non possibile che sia Non contingente che sia impossibile che sia necessario che non sia

SUBALTERNE

SUBALTERNE

il primo sta sotto al quarto svolgendo il ruoto di particolare

e in questa stessa condizione si trova il secondo rispetto al terzo

possibile che sia contingente che sia Non possibile che sia Non necessario che non sia

considera subcontrario il primo gruppo al secondo SUBCONTRARIE

possibile che non sa contingente che non sia

Non i impossibile che sia Non necessario che sia

TRACTATUS II

DE PREDICABILIBUS
4 4

De predicabili
solum dicitur predicabile quod de pluribus predicatur. Quandoque sumitur communiter; et sic dicitur predicabile quod de uno sive de pluribus predicatur. Unde 4predicabile' proprie sumptum et 4universale idem sunt, sed differunt in hoc quod predicabile diffinitur per dici, universale autem per esse. Est enim predicabile quod aptum natum est dici de pluribus. Universale autem est quod aptum natum est esse in pluribus. Predicabile autem sive universale dividitur per genus, differentiam, speciem, proprium, et accidens. Et solum de his quinque hic intendimus.

1 4Predicabile' quandoque sumitur proprie; et sic

De genere
2 4Genus dicitur tripliciter. Primo modo collectio multorum se habentium quodammodo ad se invicem et ad unum principium; ut collectio eorum que sunt de eadem parentela descendentium ab uno avo. Ses

TRACTATUS II

PREDICABILI

Predicabile 1. 'Predicabile' pu essere assunto tanto in senso

proprio; e in tal caso si dice predicabile solo ci che pu essere predicato di molti; quanto essere assunto in senso generale; e allora si dice predicabile ci che pu essere predicato di uno o di molti1. Sicch 'predicabile\ assunto in senso proprio, e 'universale' sono la stessa cosa, ma differiscono in ci; che il predicabile definito tramite Yessere detto, invece l'universale tramite Vessere. Infatti predicabile ci che adatto ad essere detto di molti. Universale invece ci che adatto a essere in molti. Ora, il predicabile o universale si divide per genere, differenza, specie, proprio e accidente. E solo di questi cinque ci occuperemo qui.

Genere
2.

modo l'insieme di molti che sono in qualche modo riconducibili l'uno all'altro e a un unico principio; come l'insieme di coloro che fanno parte di una stessa

' Genere definibile in tre modi. Per il primo

40

TRACTATUS

cundo modo dicitur genus quod est principium uniuscuiusque generationis, ut pater vel patria. Tertio modo dicitur genus cui supponitur species. Et hoc ultimo modo sumitur hic 'genus . Et sic diffinitur: genus est quod predicatur de pluribus differentibus specie in eo quod quid; ut animai predicatur de equo, homine et leone, que differunt specie. 3 Ad cognoscendum autem hoc membrum, scilicet 'differentibus specie' oportet scire quod ' differens y dicitur tot modis quot modis dicitur 4idem7 . 'Idem' autem dicitur tripliciter, scilicet idem specie, idem genere, idem numero. Eadem genere sunt quecumque sub eodem genere continentur, ut homo et asinus sub animali. Eadem specie sunt quecumque sub eadem specie continentur, ut Sortes et Plato sub nomine. 'Idem autem numero dicitur tripliciter: uno enim modo idem nomine vel diffinitione, alio autem modo idem proprio, tertio modo idem accidente. Eadem nomine dicuntur quorum res est una, nomina autem plura, ut Marcus-Tullius. Eadem diffinitione dicuntur quorum unum est diffinitio alterius, ut 'animai rationale mortale et 'homo\ Eadem proprio sunt quorum unum est proprium alterius, ut homo et risibile. Eadem accidente sunt quorum unum est accidens alterius, ut Sortes et albedo que est in ipso.

2. PREDICABILI

41

parentela di discendenti da uno stesso avo. Per il secondo modo si dice genere ci che principio di ciascuna generazione, come il padre o la patria. Per il terzo modo si dice genere ci a cui subordinata una specie. Ed in questo modo che assunto qui 'genere . E cos definito: genere ci che predicato di molti che differiscono per specie riguardo al che cosa; come animale predicato del cavallo, dell'uomo e del leone, che differiscono per specie2. 3. Per capire per che cosa significa 4che differiscono per specie', bisogna sapere che 4 differente ' definibile in tanti modi quanti sono quelli secondo cui si dice identico'. Ora 4identico" si dice secondo tre modi, cio identico per specie, identico per genere, identico per numero. Identici per genere sono quelli, quali che siano, che sono compresi sotto lo stesso genere, come uomo e asino sotto animale. Identici per specie sono quelli, quali che siano, che sono compresi sotto la stessa specie, come Socrate e Platone sotto uomo. (Identico per numero si dice in tre modi: per il primo modo si dice identico per nome o definizione, per il secondo invece si dice identico per ci che proprio, per il terzo identico per accidente. Identici per nome si dicono quelli che sono una stessa cosa mentre hanno pi nomi, come Marco-Tullio. Identici per definizione si dicono quelli che sono l'uno la definizione dell'altro, come 4animale razionale mortale' e luomo\ Identici per ci che proprio sono quelli di cui uno proprio dell'altro, come uomo e capace di ridere. Identici per accidente sono quelli di cui l'uno accidente dell'altro, come Socrate e la bianchezza che in lui stesso3.

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TRACTATUS

4 Similiter dicitur 'differens gettere\ 'differens specie\ 'differens numero\ Differentia genere sunt quecumque sub diversis generibus sunt, ut homo est sub hoc genere quod est animai, et arhor est sub hoc genere quod est pianta. Differentia specie sunt quecumque sunt diversarum specierum, ut Sortes et Brunellus. Differentia numero sunt quecumque faciunt numerum, ut Sortes et Plato. 5 Illud autem dicitur predicari in quid quod convenienter respondetur ad interrogationem factam per 'quid?\ Ut cum queritur 4quid est homo?\ convenienter respondetur: 4 animai. Et ideo animai predicatur in quid de homine. 6 Aliter autem diffinitur genus sic: genus est cui supponuntur species. 7 Genus dividitur in genus generalissimum et genus sub alternum. Genus generalissimum est supra quod non est aliud superveniens genus, ut substantia. Vel sic: genus generalissimum est quod cum sit genus, non potest esse species. Et dividitur in decem. Que sunt: substantia, quantitas, relatio, qualitas, actio, passio, situs, quando, ubi, habitus. Hec autem decem dicuntur generalissima, quia nullum genus habent supra se. Licet enim 'ens dicatur de illis decem, tamen equivoce sive multipliciter dicitur de ipsis, et ideo non est genus. De hiis autem decem nichil modo dicemus, sed in Predicamentis determinabitur de ipsis.

2. PREDICABILI

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ferenti per genere sono quelli, quali che siano, che sono sotto generi diversi, come uomo che sotto lo stesso genere di animale, e albero sotto lo stesso genere di pianta. Differenti per specie sono quelli, quali che siano, che sono di specie diverse, come Socrate e Brunello. Differenti per numero sono quelli, quali che siano, che fanno numero a s, come Socrate e Platone4. 5. Si dice invece che predicato riguardo al che cosa ci con cui si risponde convenientemente alla domanda fatta con 'che cos'?" In tal modo quando si chiede ' che cos' l'uomo?', convenientemente si risponde: 'animale". E quindi animale predicato riguardo al che cosa circa uomo5 6. Altrimenti il genere pu essere definito cos: genere ci sotto di cui si trovano le specie. 7. Il genere si divide in genere generalissimo e in genere subalterno. Genere generalissimo quello sul quale non vi altro genere sovrastante, come, sostanza. Ovvero: genere generalissimo quello che, essendo genere, non pu essere specie. E si divide in dieci. Cio: sostanza, quantit, relazione, qualit, azione, affezione, posizione, tempo, luogo, possesso. Questi dieci si dicono generalissimi, poich non hanno nessun genere sopra di essi. Si pu, certo, parlare di 'ente" riguardo a questi dieci, tuttavia equivocamente o anche in pi modi si parla degli stessi, e per ci ente non genere. Di questi dieci per adesso non diremo nulla, ma se ne tratter in Categorie6.

re , 'differente per specie", 'differente per numero\ Dif-

4. Alla stessa maniera, si dice ' differente per gene-

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TRACTATUS

corporis animati.

Genus subalternum est quod cum sit genus, potest esse species, ut animalo,st genus hominis et est species
*

De specie
8 Species est que predicatur de pluribus, differentibus numero, in eo quod quid est. In hac autem diffinitione hoc verbum 4predicatur di cit aptitudinem et non actum - similiter et in aliis - , ut homo predicatur de Sorte et de Platone et de aliis particularibus hominibus qui sunt plura et etiam sunt differentia numero, ut prius patuit. Et predicatur de hiis in quid. Ut cum queritur: 4 quid est Sortes? vel Plato?\ convenienter respondetur: 4homo\ Diffinitur etiam sic: species est que ponitur sub genere. Vel sic: species est de qua genus in eo quod quid sit predicatur. 9 Et dividitur per speciem specialissimam et speciem subalternam. Species specialissima est que cum sit species, non potest esse genus, ut homo et equus et consimilia. Vel: species specialissima est sub qua non est alia inferior species. Species subalterna est que cum sit species, potest esse genus. Unde quecumque sunt inter genus generalissimum et speciem specialissimam sunt genera et species, ad aliud et aliud sumpta. Sunt enim genera respectu inferiorum et sunt species respectu superiorum. Ut autem istud sit magis planum, sumatur exemplum in uno predicamento. Ut substantia est genus

2. PREDICABILI

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Genere subalterno quello che essendo genere pu essere specie, come animale genere di uomo e specie di corpo animato.
4

Specie
8. Specie ci che predicato di molti, che differiscono per il numero^ riguardo a ci che il che cosa. In questa definizione per questo verbo ' predicato dice l'attitudine e non l'atto - cme anche in altre -, come uomo predicato di Socrate e di Platone e di altri uomini particolari, che sono molteplici e anche differenti per numero, come sopra stato mostrato. E si predica di essi riguardo al che cosa. Cos quando si chiede: *che cos' Socrate? o Platone?', convenientemente si risponde: 'uomo'. La specie definita anche cos: specie ci che si pone sotto il genere. O anche: specie quella il cui genere predicato circa ci che il che cosa.. 9. E si divide in specie specialissima e in specie subalterna. Specie specialissima quella che, essendo specie, non pu essere genere, come uomo e cavallo e simili. Oppure: specie specialissima quella sotto la quale non vi altra specie inferiore. Specie subalterna quella che essendo specie pu essere genere. Sicch tutti quelli che sono compresi fra il genere generalissimo e la specie specialissima sono generi e specie a seconda che siano considerati per un verso o per un altro. Sono infatti generi rispetto a quelli che si trovano sotto, e specie rispetto a quelli che si trovano sopra. Ma affinch ci sia pi chiaro, si consideri un esempio nell'ambito di una categoria. Cos la sostanza

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TRACTATUS

primum; sub hac autem corpus; sub corpore corpus animatum; sub quo animai; sub animali animai rationaie; sub quo homo; sub homine sunt individua, ut Sortes et Plato et Cicero. 10 Individuum est quod de uno solo predicatur. 11 Et hec omnia patent in figura, que dicitur arbor Porphirii:

2. PREDICABILI

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il genere primo; sotto di essa sta invece corpo; sotto corpo, corpo animato; sotto di questo, animale; sotto animale, animale razionale; sotto di questo, uomo; sotto uomo vi sono gli individui, come Socrate e Platone e Cicerone. 10. Individuo ci che predicato di uno solo. 11.E tutte queste cose appaiono nella figura, che detta l'albero di Porfirio7 :

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TRACTATUS

De differentia
ter, proprie, et magis proprie. Communis differentia est quando alterum differt ab altero separabili accidente, ut Sortes sedens differt a se non sedente vel ab alio. Propria differentia est quando alterum differt ab altero inseparabili accidente. Accidens inseparabile est ut simum, aquilum. Magis propria differentia est quando alterum differt ab altero specifica differentia, ut homo ab equo per rationale. Et hoc ultimo modo sumitur hic4 differentia\ Et diffinitur sic: differentia est que predicatur de pluribus differentibus specie in eo quod quale. Ut rationale predicatur de homine et de diis, qui sunt rationales; sumus enim rationales, ut vult Porphirius, nos et dii; sed 4 mortale ' additum nobis separat nos ab illis. Illud autem dicitur predicari in quale quod convenienter respondetur ad interrogationem factam per 1 quale?'. Ut cum queritur: 4qualis est homo?\ convenienter respondetur 4rationalis'; et ideo predicatur rationale de homine in quale. Diffinitur etiam sic: differentia est qua habundat species a genere, ut homo habundat ab animali hiis differentiis que sunt rationale et mortale. 13 Et est sciendum quod eadem differentia est divisiva et constitutiva, sed divisiva generis et constitutiva speciei, ut rationale dividit animai cum differentia

12 4 Differentei' dicitur tripliciter, scilicet communi-

r
2. PREDICABILI

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Differenza
12. ' Differenza' si dice in tre modi, cio in senso comune, proprio e pi proprio. Differenza comune si ha quando uno differisce dall'altro per qualche accidente separabile, come Socrate che siede differisce da se stesso che non seduto o da un altro. Differenza propria si ha quando uno differisce dall'altro per un accidente inseparabile. Accidente inseparabile per esempio dal naso camuso o aquilino. Differenza pi propria si ha quando uno differisce dall'altro per differenza specifica, come uomo e cavallo per razionale. Ed in quest'ultimo modo che qui viene assunta 'difEd definita cos: differenza ci che predicato di molti, che differiscono per specie, riguardo a ci che il come. Cos razionale predicato dell'uomo e degli dei, che sono razionali; siamo infatti razionali, come vuole Porfirio8, noi e gli dei; ma * mortale ' aggiunto a noi separa noi da essi. Invece 'razionale' ci che predicato riguardo al come e che convenientemente viene dato come risposta alla domanda fatta con 'come?'. Cos quando si chiede: 'come l'uomo\ convenientemente si risponde 4razionale'; cos razionale^ viene predicato dell' uomo riguardo al come. E definita anche cos: differenza ci per cui la specie sopravanza il genere, come uomo sopravanza animale per quelle differenze che sono razionale e

ferenza'.

mortale.

13. E bisogna sapere che la stessa differenza divisiva e costitutiva, ma divisiva del genere e costitutiva della specie, come razionale divide animale con la dif-

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TRACTATUS

sibi opposita. Dicimus enim: animalis aliud rationale, aliud irrationale\ et iste due differente constituunt diversas species sub animali. Omnis enim differentia adveniens generi constituit speciem, et ideo costitutiva sive specifica nominatur. ' Mortale ' enim additum supra hoc genus quod est animai rationale, constituit hominem. Et ob hoc dicit Boetius quod sola species diffinitur. Diffinitio enim debet esse ex genere et differenti; sola autem species habet genus et differentias; ergo sola species diffinitur.

De proprio
14 ' Proprium ' quadrupliciter dicitur. Uno enim modo dicitur proprium quod inest alicui speciei et non omni, ut esse medicum inest homini sed non omni, vel esse geometrem. Secundo modo dicitur proprium quod inest omni sed non soli, ut esse bipedem inest omni homini sed non soli. Tertio modo dicitur proprium quod inest omni et soli sed non semper, ut canescere inest omni homini et soli sed non semper, quia nonnisi in senectute. Quarto modo dicitur proprium quod appellatur proprie proprium, et diffinitur sic: proprium est quod inest omni et soli et semper; ut risibile inest omni homini et soli et semper; non enim dicitur homo risibile quod actu semper rideat, sed quia aptus natus est ad ridendum.

2. PREDICABILI

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ferenza ad esso opposta. Diciamo infatti: l'animale si divide in razionale e irrazionale; e queste due differenze costituiscono specie diverse sotto animale. Infatti ogni differenza che concerne il genere costituisce la specie, e perci denominata costitutiva o specifica. Mortale' infatti aggiunto al genere animale razionale, costituisce Yuomo. Ed per questo che Boezio 9 dice che solo la specie si definisce. La definizione infatti deve essere in base al genere e alle differenze; ma solo la specie ha il genere e le differenze; dunque solo la specie si definisce.

Proprio
14. ' Proprio ' si dice in quattro modi. Nel primo modo, proprio si dice ci che appartiene a qualcuno della specie e non a ognuno, come essere medico appartiene all'uomo ma non a ogni uomo, come pure essere geometra. Nel secondo modo, si dice proprio ci che appartiene a ognuno ma non in maniera esclusiva, come essere bipede appartiene a ogni uomo ma non solo ad esso. Nel terzo modo, si dice proprio ci che appartiene a ognuno ed in maniera esclusiva, ma non sempre, come incanutire appartiene a ogni uomo ed in maniera esclusiva, ma non sempre, perch non avviene se non nella vecchiaia. Nel quarto modo, si dice proprio ci che chiamato propriamente proprio, ed e definito cos: proprio ci che appartiene a ognuno ed esclusivamente e sempre: come capace di ridere appartiene a ogni uomo ed esclusivamente e sempre; infatti si dice che l'uomo capace di ridere non perch di fatto sempre rida, ma perch per natura adatto a ridere.

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TRACTATUS

Et hoc quarto modo dicitur lpropriumy unum de quinque predicabilibus. Diffinitur etiam sic ab Aristotile: "proprium est quod soli speciei inest et conversim predicatur de re, et non indicar quid est esse", ut risibile inest homini. 'Non indicare quid est ess ponitur in descriptione proprii ad differentiam diffinitionis. Diffinitio enim conversim predicatur de re et indicat quid est esse, ut 'substantia animata sensibilis} convertitur cum *animali et indicat esse eius, quia omnis diffinitio fit per substantialia; omne enim superius est de essentia sui inferioris. - Diffinitio sic diffinitur ab Aristotile: "diffinitio est oratio quid est esse significans". - Proprium autem non significat quid est esse.

De accidente
15 Accidens est quod adest et abest preter subiecti corruptionem, ut album, nigrum, sedere. Hec enim possunt inesse homini et abesse preter eius corruptionem. Diffinitur etiam sic: accidens est quod neque est genus neque species neque. differentia, neque proprium, inest autem rei. Vel sic: accidens est quod contingi t eidem in esse et non in esse, ut album, sedere homini. Et de hiis duabus diffinitionibus dicit Aristotiles: "esto autem diffinitio accidentis secunda melior, quia ad intelligendum primam necesse est prescire quid sit

2. PREDICABILI

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E in questo quarto modo 'proprio9 considerato uno dei cinque predicabili. Esso anche definito cos da Aristotele10: "proprio ci che appartiene a una sola specie ed convertibilmente predicato di una cosa, e non ne indica che cosa l'essere", come capace di ridere appartiene all'uomo. *Non indicare che cosa l'essere9 si pone nella descrizione del proprio in riferimento a ci che costituisce la differenza della definizione. La definizione infatti , al contrario, predicata della cosa e ne indica che cosa l'essere, come 'sostanza animata sensibile' convertibile con ' animale ' e ne indica l'essere, poich ogni definizione avviene in base alla sostanza; infatti, tutto ci che al di sopra concerne l'essenza di ci che al di sotto di esso. La definizione cos definita da Aristotele: "la definizione il discorso che dice che cosa l'essere" 11 . Invece il proprio non dice ci che l'essere.

Accidente
15. Accidente ci che pu esservi o non esservi senza che ci comporti corruzione del soggetto, come bianco, nero, stare seduto. Infatti queste cose possono appartenere all'uomo o essere assenti, senza che il suo essere uomo subisca corruzione. E definito anche cos: accidente ci che non n genere, n specie, n differenza, n proprio, ma appartiene alla cosa. Oppure cos: accidente ci che pu accadere che appartenga o non appartenga a una stessa cosa, come bianco o stare seduto all'uomo12. Edi queste due definizioni Aristotele dice " per (la seconda definizione dell'accidente quella migliore, perch per comprendere la prima bisogna prima sa-

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TRACTATUS

genus et quid differentia et sic de aliis; secunda autem est finita per se ad cognoscendum, quid est quod dicitur per ipsam". 16 Accidentis aliud separabile, aliud inseparabile. Separabile, ut album, sedere homini. Inseparabile, ut nigrum corvo et Ethiopi, et album cigno. Et licet nigrum inseparabiliter accidat Ethiopi et corvo, non tamen hoc est contra diffinitionem, in qua dicitur quod potest esse et abesse preter subiecti corruptionem, quia, ut vult Porphirius, potest corvus intelligi albus et Ethiops nitens candore preter subiecti corruptionem. Item. Accidentis aliud commune, ut album, simum, aliud proprium, ut albedo Sortis et simitas Sortis.

De communitatibus et differentiis predicatbilium


17 Commune est omnibus quinque predicabilibus de pluribus predicari. Differunt autem quoniam genus de pluribus predicatur quam alia; et per hoc differt ab aliis. Differentia vero differt a genere eoquod predicatur in quale, genus autem in quid. Item. Differentia differt a specie et a proprio, quoniam differentia predicatur de pluribus speciebus, illa vero non. Differt etiam ab accidente, quia accidentia suscipiunt intensionem et remissionem, differentia vero non suscipit magis et minus. Differt autem species a genere, quia genus continet omnes species, non autem continetur ab eis.

2. PREDICABILI

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pere che cosa il genere e che cosa la differenza e cos le altre cose; la seconda invece basta da sola per conoscere che cosa detto attraverso di essa" 13 . 16. L'accidente pu essere separabile o inseparabile. Separabile, come bianco, stare seduto riguardo a uomo. Inseparabile, come nero rispetto a corvo ed etiope, o bianco rispetto a cigno. E pu essere che il nero si dia inseparabilmente dall'etiope e dal corvo, senza che ci, tuttavia, sia contro la definizione in cui si dice che l'accidente pu appartenere o essere assente senza corruzione del soggetto, poich, come vuole Porfirio14, il corvo pu essere pensato come bianco e l'etiope lucente di candore, senza corruzione del soggetto. Ancora. L'accidente pu essere comune, come bianco, dal naso camuso; oppure proprio, come la bianchezza di Socrate e la camusit di Socrate.

Aspetti comuni e differenze dei predicabili


17. Comune a tutti e cinque i predicabili l'essere predicati di pi cose. Differiscono per nel fatto che il genere viene predicato di pi cose rispetto agli altri; e per questo differisce dagli altri. La differenza invece differisce dal genere in quanto predicata riguardo al come, mentre il genere al che cosa. Ancora. La differenza differisce dalla specie e dal proprio, poich la differenza predicata di pi specie, invece quelli no. Differisce anche dall'accidente, poich gli accidenti sono suscettibili di aumento e decremento, invece la differenza non suscettibile di pi e meno. Differisce poi la specie dal genere, perch il genere contiene tutte le specie, mentre non contenuto da esse.

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TRACTATUS
f

18 Species autem differt a differentia, quia ex piribus differentiis potest fieri unum, ut iste due differentie rationale et mortale coniunguntur ad constitutionem huius speciei homo. Species vero non coniungitur speciei ut generet aliquam aliam speciem. Quedam enim particularis equa cuidam particulari asino commiscetur ad muli generationem et non equa et asinus in communi. Species etiam differt a proprio, quia species natura prior est proprio, proprium vero posterius est specie. Preterea. Quorum termini sive diffinitiones sunt differentes, ipsa quoque sunt differentia; sed diffinitiones proprii et speciei sunt differentes; ergo ipsa sunt differentia. Species autem differt ab accidente, quia species predicatur in quid, accidens autem in quale vel quomodo se habens. Et species natura prior est accidente. Omne autem accidens posterius est natura suo subiecto. 19 Proprium autem differt ab accidente, quoniam proprium de una sola specie predicatur, accidens vero de pluribus speciebus. Accidens primo inest individuis, et per posterius generibus et speciebus. Non enim homo vel animai currit nisi quia Sortes vel Plato. Proprium autem primo inest speciei et per speciem individuo. Item." Genus, differentia, species, proprium equaliter participantur ab omnibus de quibus predicantur, accidens vero non, sed suscipit intensionem et remissionem. Item. Genus, differentia, species, proprium univoce predicantur, accidens autem non predicatur univoce sed denominative.

2. PREDICABILI

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18. La specie differisce anche dalla differenza, poich da pi differenze pu risultare un'unica cosa, come due differenze razionale e mortale si congiungono per la costituzione della specie uomo. Invece la specie non si congiunge alla specie per generare qualche altra specie. Infatti, una certa particolare cavalla si unisce a un certo particolare asino per generare il mulo, ma non la cavalla e l'asino in generale. La specie differisce anche dal proprio, poich la specie per natura anteriore al proprio, il proprio invece posteriore alla specie. Ancra: le cose, le cui delimitazioni o definizioni sono differenti, sono anch'esse differenti; ma le definizioni del proprio e della specie sono differenti; dunque anch'esse sono cose differenti. La specie differisce poi dall'accidente, perch la specie predicata riguardo al che cosa, l'accidente invece concerne il come o in che modo. La specie per natura anteriore all'accidente. Ogni accidente per natura posteriore al suo soggetto. 19. Il proprio poi differisce dall'accidente, perch il proprio predicato di una sola specie, invece l'accidente di pi specie. L'accidente in primo luogo appartiene agli individui e posteriormente ai generi e alle specie. Infatti non corre l'uomo o l'animale, se non perch corre Socrate o Platone. Invece il proprio in primo luogo appartiene alla specie e tramite la specie all'individuo. Ancora. Il genere, la differenza, la specie, il proprio sono egualmente comuni a tutte le cose di cui sono predicati, invece l'accidente no, ma su

scettibile di incremento o decremento. Ancora. Il genere, la differenza, la specie e il proprio sono predicati univocamente, invece l'accidente non predicato univocamente ma denominativamente.

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TRACTATUS

De predicatione
20 Predicati autem univoce est predicati secundum unum nomen et rationem unam sumptam secundum illud nomen. Ut homo secundum suum nomen predicatur de Sorte et de Platone, ut 4Sortes est homo\ 4 Plato est homo' , et ratio eius secundum illud nomen est una ut animai rationale mortale secundum quam predicatur de suis inferioribus, ut 4Sortes
4

test esse genus quia, licet secundum unum nomen predicetur de omnibus, non tamen secundum rationem unam. Ratio enim entis, secundum quod dicitur de substantia, est ens per se; secundum autem quod dicitur de aliis novem predicamentis, est ens in alio. Et ita predicatur secundum diversas rationes. Et ideo non predicatur univoce, sed potius equivoce aut multipliciter. et rationibus diversis sumptis secundum illud nomen, ut 'canis nomine uno predicatur de latrabili, de marino, et de celesti; ratio autem secundum illud nomen non est eadem dieta de omnibus, sed alia et alia.
%

est animai rationale et mortale', Plato est animai rationaie et mortale', et sic de aliis. Et ob hoc ens non po-

Predicari autem equivoce est predicari nomine uno

De denominativis

21 Denominativa dicuntur quecumque ab aliquo solo differentia casu secundum illud nomen habent l 4 appellationem, ut a gramatica' gramaticus\ et a 4fortil l l 4 tudine' fortis\ Unde gramaticus\ fortis\ albus' et consimilia predicantur denominative. Et ideo accidens dicitur denominative predicari.

2, PREDICABILI

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Predicazione
20. Ora, essere predicato univocamente essere predicato secondo un unico nome e un nico senso assunto secondo quel nome. Cos uomo predicato, secondo il suo nome, di Socrate e di Platone -, e il suo senso, secondo quel nome, uno solo - cio animale razionale mortale -, secondo il quale si predica di ci che si trova sotto di esso, come 'Socrate animale rale, ecc. Ed per questo che ente non pu essere genere, poich, anche se secondo un unico nome predicato di tutti, non tuttavia predicato secondo un unico senso. Infatti il senso dell'ente, secondo cui si parla della sostanza, l'ente per s; invece quello secondo cui si parla delle altre nove categorie, l'ente in altro. E cos viene predicato secondo diversi sensi. E dunque non predicato univocamente, ma piuttosto equivocamente e in molti modi. Essere predicato equivocamente essere predicato da un unico nome ma con sensi diversi assunti secondo quel nome, come 'cane' da un unico nome predicato dell'animale che latra, del pesce e della costellazione; il senso invece secondo quel nome non lo stesso per tutti, ma varia di volta in volta.

zionale e mortale', 'Platone animale razionale e morta-

Denominativi
21. Si dicono denominativi quelli che, differenti da qualche nome soltanto per la desinenza, hanno deno9 minazione in base a quel nome, come da *grammatica grammatico', e da 'forza \forte'. Sicch 'grammatico', forte'y 'bianco' e simili sono predicati denominativamente. E perci si dice che l'accidente predicato denominativamente.

TRACTATUS III

D E PREDICAMENE

De quibusdam premittendis
1 Ad cognitionem predicamentorum quedam necessaria premittentes primo distinguemus cum Aristotile triplicem modum predicando eorum igitur que dicuntur, alia sunt equivoca, alia quidem univoca, alia vero denominativa. Equivoca sunt quorum nomen est commune et secundum illud nomen ratio substantie diversa est. Ut cum 'animar significet verum animai et animai pictum, nomen eis est commune et ratio substantie utriusque secundum illud nomen est diversa. Univoca dicuntur quorum nomen commune est et secundum illud nomen ratio substantie est eadem. Ut hoc nomen 4animai? commune est homini et bovi et similiter ratio eius secundum illud nomen est eadem. Denominativa dicuntur quecumque ab aliquo solo differentia casu secundum illud nomen habent appel91 1 lationem, ut a gramatica gramaticus*. Differunt solo casu, idest sola cadentia que est a parte rei, et secundum illud nomen habent appellationem. Nomen igi

TRACTATUS III

CATEGORIE

Alcune considerazioni preliminari


1. Premettendo alcune considerazioni necessarie per la conoscenza delle categorie, distingueremo in primo luogo, con Aristotele1, tre modi di predicare: delle cose che sono dette, infatti, alcune sono equivoche, altre invece univoche, altre ancora denominative. Equivoche sono quelle il cui nome comune e riguardo a quel nome la definizione2 della sostanza diversa. Cos dato che 'animale' significa tanto Fanimale vero quanto l'animale raffigurato, il nome ad essi comune mentre la definizione della sostanza di entrambi secondo quel nome diversa. Univoche sono quelle il cui nome comune e riguardo a quel nome la definizione della sostanza la stessa. Cos il nome 4animale' comune all'uomo e al bue e alla stessa maniera la sua definizione riguardo a quel nome la stessa. Si dicono denominative tutte quelle che, solo per differenza di caso riguardo a qualche nome, hanno appellazione3, come da 'grammatica' 'grammatico'. Differiscono soltanto per il caso, cio per la sola terminazione, che relativa alla cosa, e riguardo quel no-

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TRACTATUS

tur denominativum debet convenire cum nomine univoco in principio, ut *gramatica? et 'gramaticus , et 'al-

busy et "albedo .

2 Eorum que dicuntur quedam dicuntur sine complexione, ut 4 homo ' sive 4 currif, quedam cum complexione, ut ' homo currit\ Sed priusquam alterum membrum huius divisionis subdividatur, distinguendi sunt modi essendi in, qui necessarii sunt ad sequentem divisionem cognoscendam et ad quedam que postea dicentur. Primo ergo modo dicitur aliquid esse in aliquo sicut pars integralis in suo toto, ut digitus in manu et paries in domo. Secundo autem modo sicut totum integrale in suis partibus, ut domus in pariete, tecto, et fundamento. Tertio modo sicut species in genere, ut homo in animali, et universaliter quodlibet inferius in suo superiori. Quartus modus essendi in est sicut genus in specie, ut animai in homine et unumquodque diffiniens in sua diffinitione et unequeque diffinitiones in suo definito. Quintus modus essendi in est sicut forma in materia. Et iste quintus modus subdividitur, quia est quedam forma substantialis, ut anima est forma substantialis homini; alia autem est forma accidentalis, ut album homini. Et prima harum dicitur proprie esse in sicut forma in materia,, ut anima in corpore; alia au-

3. CATEGORIE

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me hanno appellazione. Il nome denominativo deve dunque coincidere con un nome univoco nella parte iniziale, come 'grammatica' e 'grammatico , e ' bianco ' e

'bianchezza'.

2. Delle cose che sono dette alcune sono dette senza collegamento, come ' uomo ' o 'corre\ altre con collegamento, come 'un uomo corre\ Ma prima che uno dei due membri di questa distinzione sia a sua volta distinto, bisogna distinguere i modi dell' essere in che sono necessari a conoscere la seguente distinzione e quelle di cui si dir in seguito. Dunque, nel primo modo, si dice che qualcosa in qualche altra cosa cos come una parte integrale nel tutto cui appartiene, come il dito nella mano o la parete nella casa. Nel secondo modo, invece, cos come un tutto integrale nelle sue parti, come la casa nella parete, nel tetto e nella fondamenta. Nel terzo modo, cos come la specie nel genere, come l'uomo nell'animale, e in generale ci che sottostante in ci che sta al di sopra. Il quarto modo di essere in cos come il genere nella specie, come l'animale nell'uomo e ciascun definente nella sua definizione e ciascuna definizione nel suo definito. Il quinto modo di essere in cos come la forma nella materia. E questo quinto modo si suddivide a sua volta, poich vi una forma sostanziale, come l'anima la forma sostanziale dell'uomo; e una forma, invece, accidentale, come il bianco dell'uomo. E della prima di queste si dice propriamente che in, cos come forma nella materia, come l'anima nel corpo; dell'altra invece si dice che in, come l'accidente nel

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TRACTATUS

tem dicitur esse in sicut accidens in subiecto, ut albedo in pariete et color in corpore. Sextus modus essendi in est sicut aliquid in primo efficiente, ut regnum in regnante. Septimus modus essendi in est sicut aliquid in fine, ut virtus in beatitudine. Octavus modus essendi in est sicut aliquid in vase, et universaliter sicut locatum in loco. Hos autem octo modos essendi in distinguit Aristotiles. Boetius autem assignat novem, quia subdividit quintum in duos quemadmodum dictum est. 3 Eorum que sunt alia dicuntur de subiecto, in subiecto vero nullo sunt, ut genera et species substantie et differente substantie, que omnia dicuntur substantie universales, extenso nomine 1 substantie\ ut homo, animai et rationale. 'Dici de subiecto\ ut hic sumitur, est dici de inferiori, ut animai de homine, et homo de Sorte, et color de albedine; sed esse in subiecto' sumitur secundum quod accidens est in subiecto. Alia vero neque dicuntur de subiecto neque sunt in subiecto, ut individua substantie. Alia vero dicuntur de subiecto et sunt in subiecto, ut genera et species aliorum novem predicamentorum dicuntur de suis inferioribus et sunt in substantia ut accidens in subiecto, ut color dicitur de albedine ut de inferiori et est in corpore ut in subiecto. Alia vero in subiecto sunt, de subiecto autem nullo dicuntur, ut hec scientia est in anima ut accidens in subiecto et non dicitur de aliquo inferiori, et iste color est in subiecto et non dicitur de subiecto; omnis enim color in corpore est.

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soggetto, come il bianco nella parete e il colore nel corpo. Il sesto modo di essere in cos come qualche cosa nel principio efficiente, come il regno nel regnante. Il settimo modo di essere in cos come qualcosa nel fine, come la virt nella felicit. L'ottavo modo cos come qualcosa in ci che lo contiene, e, in generale, cos come ci che allogato in un luogo. Questi otto modi di essere in sono cos distinti da Aristotele. Boezio invece ne individua nove, poich suddivide il quinto in due nel modo che si detto4. 3. Delle cose che sono, alcune sono dette del soggetto5, mentre non sono in alcun soggetto, come i generi e le specie della sostanza e le differenze della sostanza, che sono detti tutti sostanze universali, nel senso esteso di *sostanza', come uomo, animale e razionale 'Essere detto del soggetto , come qui assunto, essere detto di ci che si trova al di sotto, come animale dell'uomo, e uomo di Socrate, e colore di bianco; invece, 'essere nel soggetto' assunto nel senso che l'accidente nel soggetto. Altre, invece, n sono dette del soggetto n sono nel soggetto, come gli individui della sostanza. Altre invece sono dette del soggetto e sono nel soggetto, come i generi e le specie delle altre nove categorie sono dette di ci che sotto di esse e sono nella sostanza come accidente nel soggetto, come il colore detto del bianco come di ci che vi sta sotto, ed nel corpo come nel soggetto. Altre ancora sono nel soggetto ma non sono dette di nessun soggetto, come un determinato sapere nell'anima come accidente nel soggetto e non detto di qualcosa di sottostante, e un.certo colore nel soggetto e non detto del soggetto; infatti ogni colore nel corpo6.

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4 Quando alterum de altero predicatur ut de subiecto, quecumque de eo quod predicatur dicuntur, omnia et de subiecto dicuntur. Ut si Sortes est homo, et homo est animai, ergo Sortes est animai. Diversorum generum et non subalternatim positorum diverse sunt species et differentie, ut animalis et scientie, que sunt diversa genera. Differentie enim animalis sunt rationale et irrationale; dividitur enim per has differentias. Differentie autem scientie sunt naturale et morale et sermocinale; dividitur enim scientia per has differentias: scientiarum alia naturalis, alia moralis, alia sermocinalis.
I

5 Eorum que secundum nullam complexionem dicuntur singulum aut significat substantiam aut quantitatem aut qualitatem aut ad aliquid aut ubi aut quando aut situm esse aut habere aut facere aut pati. Est autem substantia, ut exemplariter dicatur, ut homo et equus; quantitas, ut bicubitum et tricubitum; qualitas, ut albedo et nigredo; ad aliquid, ut duplum et triplum; ubi, ut in loco; quando, ut heri, cras; situs, ut sedere et iacere; habere, ut calciatum esse vel armatum esse; facere, ut secare, urere; pati, ut secari, uri. Hiis autem habitis dicendum est de unoquoque ipsorum predicamentorum. Et prius de substantia, cum sit prior aliis predicamentis.

De sub stantia
6 Substantia dividitur per primam et secundam substantiam. Substantia prima est que proprie et

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4. Quando di due cose una predicata dell'altra in quanto questa soggetto, tutte le cose che sono dette di quella che viene predicata sono anche dette del soggetto. Cos se Socrate uomo, e uomo animale, allora Socrate animale. Di generi diversi e non posti subalternamente sono le diverse specie e differenze, come quelle dell'animale e della scienza, che sono generi diversi. Le differenze dell'animale sono, infatti, razionale e irrazionale; si divide, infatti, secondo queste differenze. Invece le differenze della scienza sono naturale e morale e sermocinale; infatti la scienza si divide" secondo queste differenze: fra le scienze c' quella naturale, quella morale, quella sermocinale. 5. Delle cose che sono dette senza nessun collegamento, il singolo termine significa o sostanza o quantit o qualit o essere relativamente a qualcosa, o dove o quando o lo stare o l'avere o il fare o il subire. Sono sostanza, per fare degli esempi, l'uomo e il cavallo; quantit, di due cubiti e di tre cubiti; qualit, colore bianco e colore nero; relativamente a qualche cosa, doppio e triplo; dove, nel luogo; quando, ieri, domani; stare, stare seduto, stare disteso; avere, essere calzato, essere armato; fare, tagliare, bruciare; subire, essere tagliato, essere bruciato. Stando cos le cose, bisogna ora dire di ciascuna delle suddette categorie. E in primo luogo della sostanza, essendo prioritaria rispetto alle altre categorie.

Sostanza
6. La sostanza si divide in sostanza prima e sostanza seconda. Sostanza prima quella che detta pr

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TRACTATUS

principaliter et maxime dicitur; vel: prima substantia est que neque de subiecto dicitur neque in subiecto est, ut aliquis homo, aliquis equus. Secunde substantie sunt species in quibus sunt prime substantie et harum specierum genera, ut homo et animai; est enim aliquis homo in homine qui est species, sicut homo in animali quod est genus. Individua substantie dicuntur prime substantie, -quia primo substant aliis; genera vero et species eorum dicuntur secunde substantie, quia secundo substant. Aliquis enim homo dicitur gramaticus et currens et animai et substantia et ideo homo dicitur gramaticus et currens et animai et substantia. 7 Item. Ea que dicuntur de subiecto, omnia predicantur nomine et ratione, ut homo de Sorte. Eorum vero que dicuntur de subiecto, in pluribus quidem neque nomen de subiecto neque ratio predicabitur, ut hec albedo vel hoc album; in aliquibus autem nomen nichil prohibet predicari aliquando de subiecto, rationem vero impossibile est; ut album de subiecto predicatur, ratio vero albi numquam de subiecto predicabitur. Item. Secundarum substantiarum magis est substantia species quam genus, quia species est propinquior prime substantie quam genus, et etiam quia pluribus substat. Quibuscumque enim substat genus, eisdem substat species, et etiam ipsi generi. Sed species specialissime equaliter sunt substantie, ut homo, equus, et consimilia.

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priamente e principalmente e massimamente; ovvero: sostanza prima quella che n detta del soggetto, n nel soggetto, come un qualche uomo, un qualche cavallo. Sostanze seconde sono le specie nelle quali sono le sostanze prime e i generi di queste specie, come uomo e animale; infatti un qualche uomo rientra in uomo che specie, come uomo in animale che genere. Gli individui della sostanza si dicono sostanze prime, perch per prime stanno sotto alle altre; i generi e le loro specie si dicono sostanze seconde, perch per seconde stanno sotto. Infatti di un qualche uomo si dice che grammatico, che corre, che animale e che sostanza, e dunque si dice che l'uomo grammatico e corre ed animale ed sostanza7. 7. Ancora. Le cose che sono dette del soggetto, sono tutte predicate in base al nome e alla definizione, come uomo di Socrate. Per, delle cose che sono dette del soggetto, per la maggior parte n il nome n la definizione verranno predicati del soggetto, come bianchezza e bianco; per alcune altre, al contrario, nulla proibisce che il nome venga talvolta predicato del soggetto, ma per la definizione ci impossibile; bianco predicato del soggetto, invece la definizione di bianco non sar mai predicata del soggetto8. Ancora. Delle sostanze seconde pi sostanza la specie che il genere, perch la specie pi vicina alle sostanze prime di quanto non lo sia il genere, e anche perch sta al di sotto di molti. Infatti, a tutte le cose a cui stia sotto il genere, anche sottostante la specie, ed essa sottostante anche allo stesso genere. Ma le specie specialissime sono egualmente sostanze, come uomo, cavallo e simili.

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De communitatibus et proprietatibus substantie


8 Hiis visis dicendum est de communitatibus et proprietatibus substantie. Commune est autem omni substantie in subiecto non esse, quia esse in subiecto solum convenit accidenti. Et hoc patet de primis substantiis per diffinitionem prime substantie. De secundis autem patet inductione et sillogismo. Inductione sic. Homo non est in subiecto, equus non est in subiecto, neque animai, et sic de aliis secundis substantiis; ergo nulla secunda substantia est in subiecto. Sillogismo sic. Nichi! eorum que sunt in subiecto, predicatur nomine et ratione; sed omnis secunda substantia predicatur nomine et ratione; ergo nulla secunda substantia est in subiecto. Hoc autem non est proprium substantie, sed etiam differentiis convenit. Et hoc intelligatur de differentiis substantie. Neque est instantia de partibus substantie que sunt in toto. Et ideo videntur esse in subiecto quia alius est modus essendi in ut accidens in subiecto, et alius sicut pars in toto, ut prius patuit. 9 Item. Omnibus secundis substantiis et differentiis substantie convenit univoce predicari. Hec enim omnia predicantur de primis substantiis nomine et ratione, quia univoce predicantur. 10 Item. Omnis prima substantia significat hoc aliquid, idest individuum et unum numero. Sed secunda

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Aspetti comuni e propriet della sostanza


8. Esaminate queste cose, bisogna ora dire degli aspetti comuni e delle propriet della sostanza. Comune a ogni sostanza non essere nel soggetto, perch essere nel soggetto compete soltanto all'accidente. E ci risulta riguardo alle sostanze prime, per definizione di sostanza prima. Riguardo alle seconde risulta per induzione e sillogismo. Per induzione cos. Uomo non nel soggetto, cavallo non nel soggetto, n animale, e cos per le altre sostanze seconde; dunque nessuna sostanza seconda nel soggetto. Per sillogismo cos. Niente di ci che nel soggetto predicato in base al nome e alla definizione; ma ogni sostanza seconda predicata in base al nome e alla definizione; dunque nessuna sostanza seconda nel soggetto. Ci per non proprio della sostanza, ma compete anche alle differenze. E ci si intenda riferito alle differenze della sostanza. N riguarda le parti della sostanza che sono nel tutto e perci sembra che siano nel soggetto, poich una cosa il modo di essere in come accidente nel soggetto, e un'altra il modo di essere in come parte nel tutto, cos come sopra9 stato mostrato. 9. Ancora. Con tutte le sostanze seconde e le differenze della sostanza si predica univocamente. Infatti, tutte queste sono predicate delle prime sostanze in base al nome e alla ragione, poich sono predicate univocamente. 10. Ancora. Ogni prima sostanza significa questo qualche cosa10, cio una cosa individuale e unica nel

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sub stanti a videtur significare hoc aliquid eoquod est in prima et de essentia eius, non tamen significat hoc aliquid, sed potius aliquid commune. Non enim quod significatur per secundam substantiam est unum sicut est unum quod significatur per primam.
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11 Item. Substantie nichil est contrarium. Et hoc non est proprium substantie, quia convenit omni substantie et omni quantitati et quibusdam aliis. 12 Item. Substantia non suscipit magis et minus. Non autem dico quod una substantia non substet magis quam alia, sed dico quod unaqueque substantia secundum esse suum non intenditur neque remittitur, ut album quandoque est magis album, quandoque minus. Sortes autem non est magis homo in uno tempore quam in alio, neque est magis homo quam Plato, 13 Item. Proprium est substantie secundum sui mutationem esse susceptibile contrariorum, ut idem homo aliquando est niger, aliquando albus, aliquando calidus, aliquando frigidus, et pravus, et studiosus. Neque est instantia de oratione, quia licet eadem oratio, ut hec propositio 'Sortes sedet\ aliquando sit vera et aliquando falsa, non tamen est hoc secundum sui mutationem sed secundum mutationem rei, ut quia Sortes surgit aut currit. Et nota quod verum et falsum sunt in rebus ut in subiecto, et in oratione ut in signo. Unde equivocatur modus essendi in cum dicuntur verum et falsum esse

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numero. Ma la sostanza seconda sembra che significhi questo qualche cosa, perch nella prima e riguarda la sua essenza, tuttavia non significa questo qualche cosa, ma piuttosto qualcosa di comune. Infatti ci che significato con la sostanza seconda non uno solo, cos come invece uno solo ci che significato con la prima. 11. Ancora. Alla sostanza niente contrario. E ci non proprio della sostanza, perch compete a ogni sostanza e a ogni quantit e ad altre cose. 12. Ancora. La sostanza non suscettibile di pi e di meno. Non dico per che una sostanza non sia sottostante pi di un'altra, ma dico che ciascuna sostanza secondo il suo essere non aumenta e non diminuisce, come invece il bianco talvolta pi bianco, talvolta meno. Socrate, al contrario, non pi uomo in un momento, di quanto lo sia in un altro, n pi uomo di Platone. 13. Ancora. Proprio della sostanza essere suscettibile di contrari secondo il suo cambiamento, come lo stesso uomo ora nero ora bianco, ora caldo, ora freddo, ora dissipato, ora diligente. N una questione di frase, poich se possibile che la stessa frase, come la proposizione 4Socrate sted, alcune volte sia vera e altre falsa, ci, tuttavia, non secondo il suo mutamento ma secondo il mutamento della cosa, per esempio perch Socrate si alza o corre. E si noti che vero e falso sono nelle cose come nel soggetto, e nella frase come nel segno. Perci si equivoca sul modo di essere in quando si dice che il vero e

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in rebus et in oratione. Et similiter equivocatur 'susceptibile cum dicitur urina susceptibilis sanitatis et animai susceptibile sanitatis. Hec enim suscipit sanitatem quia significat eam; illud vero quia est subiectum eius. Et ita hoc proprium non convenit orationi sed soli substantie.

De quantitate
*

14 Quantitatis aliud continuum, aliud discretum. Est autem discreta quantitas ut numerus et oratio. Unde due sunt species eius. Non enim est in numero aliquis communis terminus ad quem partes numeri copulentur, ut in decem quinque et quinque, aut tria et septem, ad nullum communem terminum copulantur, sed semper sunt discreta et separata. Est autem numerus multitudo ex unitatibus aggregata. Similiter in oratione sillabe non copulantur ad aliquem communem terminum, sed unaqueque separata est ab alia. 15 Quantitatis autem continue alia est linea, alia superficies, alia corpus, alia tempus, alia locus. Unde quinque sunt species eius. Quod autem linea sit continua patet, quia partes eius copulantur ad communem terminum, idest ad punctum. Et partes superficiei ad lineam et partes corporis ad superficiem. Partes autem temporis ad nunc, ut preteritum et futurum ad presens. Partes autem loci ad eundem terminum copulantur ad quem corporis particule.

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il falso sono nelle cose e nella frase. E similmente si equivoca su 'suscettibile quando si dice che l'urina suscettibile di salute e l'animale suscettibile di salute. Quella infatti suscettibile di salute perch significa salute; l'altro invece lo perch soggetto di salute. E cos questa propriet non si adatta al discorso ma alla sola sostanza.

Quantit
14. La quantit si divide in continua e in discreta. E discreta la quantit come il numero e la frase. Onde due sono le specie. Infatti, nel numero non c' qualche termine comune nel quale le parti del numero si congiungano; per esempio, in dieci, cinque e cinque o tre e sette non si congiungono in nessun termine comune, ma sono sempre discreti e separati. Il numero una molteplicit aggregata per unit. Similmente nella frase le sillabe non si congiungono in qualche termine comune, ma ciascuna separata dall'altra. 15. Invece fanno parte della quantit continua la linea, la superficie, il corpo, il tempo, il luogo. Sicch cinque sono le sue specie. Che la linea sia continua evidente, poich le sue parti si congiungono in un termine comune, cio il punto. E le parti della superficie nella linea e le parti del corpo nella superficie. Le parti del tempo, invece, nel momento attuale, come il passato e il futuro nel presente. Le parti del corpo, poi, si congiungono in uno stesso termine che un COfpo particolare.

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De communitatibus quantitatis
16 Hiis visis dicendum est de communitatibus quantitatis. Prima communitas est quod qualitati nichil est contrarium, ut bicubito et tricubito vel superficie! nichil est contrarium, quia contrarietas primo inest qualitatibus, et non omnibus sed quibusdam; quantitas autem non est qualitas; quare contrarietas non est in quantitate. Item. Quantitas non suscipit magis et minus. Non enim una linea est magis quantitas quam alia linea, et ternarius non est minus numerus quam quaternarius. Item. Proprium est quantitatis secundum eam equale vel inequale dici, ut numerus est equalis vel inequalis alii numero et corpus alii corpori et linea alii linee, et sic de singulis.

De ad aliquid
%

17 Ad aliquid vero talia dicuntur quecumque hoc ipsum quod sunt, aliorum esse dicuntur, vel quomodolibet aliter ad aliud. Ut duplum dimidii duplum et dimidium dupli dimidium, et pater filli pater et filius patris filius, et maius minore maius, et simile simili simile. 18 Relativorum quedam dicuntur secundum equiparantiam, ut que eodem nomine dicuntur, ut similis

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Aspetti comuni della quantit


16. Considerate queste cose, bisogna dire degli aspetti comuni della quantit. Un primo aspetto comune che a una quantit niente contrario, come niente contrario a ' di due cubiti? e 'di tre cubiti o alla superficie, perch la contrariet in primo luogo nelle qualit, e non in tutte ma in alcune; la quantit per non qualit; per la qual cosa la contrariet non nella quantit. Ancora. La quantit non suscettibile di essere pi quantit e meno quantit. Infatti una linea non pi quantit di un'altra linea, e il tre non meno numero del quattro. Ancora. Proprio della quantit essere detto in base ad essa eguale o ineguale, come il numero eguale o ineguale a un altro numero, e il corpo a un altro corpo, e la linea a un'altra linea, e cos via.

Relativamente a qualcosa
17. Relativamente a qualcosa sono dette invece tutte quelle cose, quali che siano, che, proprio per ci che sono, sono dette di altre, ovvero sono in qualche modo una cosa relativamente ad un'altra. Cos il doppio il doppio della met, e la met la met del doppio, e padre padre del figlio, e figlio figlio del padre, e il maggiore il maggiore del minore, e il simile il simile del simile. 18. Delle cose relative, alcune sono dette secondo paragone, come quelle che sono dette con lo stesso

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simili similis et equalis equali equalis et vicinus vicino vicinus. Alia vero secundum superpositionem, ut dominus, duplum, triplum. Alia vero secundum suppositionem, ut servus, subduplum, subtriplum, quia ista supponuntur aliis et alia superponuntur istis. Dominus enim superponitur servo et pater filio et duplum dimidio; servus vero supponitur domino et filius patri et dimidium duplo.

De communitatibus relationis
19 Post hec autem sequuntur communitates relationis. Et prima est quod contrarietas est in relatione, ut virtus est contraria vitio, cum utrumque eorum sit ad aliquid. Hec autem non convenit omni relationi; duplo enim nichil est contrarium nec triplo. Item. Relativa suscipiunt magis et minus, ut simile magis et minus dicitur simile, et equale similiter. Sed hoc non convenit omnibus relativis; duplum enim non dicitur magis et minus duplum neque triplum magis et minus triplum neque pater magis et minus pater. Item. Omnia relativa dicuntur ad convertentiam, ut si pater est, filius est, et econverso; et si dominus est, servus est, et econverso; et si duplum est, dimidium est, et econverso. Item. Relativa videntur simul esse natura; simul enim est duplum et dimidium, et pater et filius.

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nome, come simile simile al simile e eguale eguale all'eguale e vicino vicino al vicino. Altre poi secondo l'essere posto al di sopra, come padrone, doppio, triplo. Altre invece secondo l'essere posto al di sotto, come servo, al di sotto del doppio, al di sotto del triplo, in quanto queste cose sono poste al di sotto delle altre e queste sono poste al di sopra di quelle. Il padrone infatti al di sopra del servo e il padre al di sopra del figlio e il doppio al di sopra della met; invece il servo al di sotto del padrone e il figlio al di sotto del padre e la met al di sotto del doppio.

Aspetti comuni della relazione


19. A queste cose seguono gli aspetti comuni della relazione. E il primo aspetto che la contrariet nella relazione, come la virt contraria al vizio, essendo ciascuno dei due termini contrario all'altro. Ci per non vale per ogni relazione; infatti al doppio nulla contrario e nemmeno al triplo. Ancora. Ci che relativo suscettibile di pi e di meno, come si dice che una cosa simile pi o meno simile, e alla stessa maniera l'eguale. Ma ci non vale per tutto ci che relativo; non si dice infatti del doppio che pi o men doppio, n del triplo che pi o meno triplo, n che il padre pi o meno padre. Ancora. Tutto ci che relativo detto secondo un rapporto di reciproca implicazione; cos dato il padre, dato il figlio, e viceversa; se c' il doppio, c' la met, e viceversa. Ancora. I relativi risultano essere naturalmente nello stesso tempo; nello stesso tempo infatti sono dati il doppio e la met, e il padre e il figlio.

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Item. Relativa posita se ponunt et perempta se perimunt. Ut si duplum non est, dimidium non est; et si pater non est, filius non est. 20 Item. Diffinitio relativorum talis est: ad aliquid sunt quibus hoc ipsum esse est ad aliud quodammodo se habere. Et hec diffinitio propria est relativorum. Item. Proprium est relativorum quod si quid diffinite novit unum correlativorum, deffinite novit et reliquum. Ut si quis diffinite novit duplum, diffinite novit et cuius est duplum. Necesse est enim in utroque rationibus utriusque uti.

De qualitate
21 Qualitas est secundum quam quales dicimur. Ut secundum albedinem dicimur albi et secundum colorem colorati et secundum iustitiam iusti. Qualitatis autem quatuor sunt species. Prima est habitus et dispositio. Differt autem habitus a disposinone, quia habitus est permanentior et diuturnior, ut virtutes et scientie; scientia enim difficile est mobilis, nisi forte grandis fiat permutatio vel ab egritudine vel ab aliquo alio huiuscemodi circa scientem, vel habentem virtutes; iustitia enim vel castitas non de facili permutantur. Dispositiones autem dicuntur que de facili permutantur, ut calor et frigiditas, egritudo et sa-

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Ancora. Ci che relativo si d fin tanto che dato come tale, e non si d pi, una volta che soppresso come tale. Cos se non c' il doppio, non c' la met; e se non dato il padre non dato il figlio. 20. Ancora. Questa la definizione delle cose relative: relativamente a sono quelle cose il cui stesso essere essere in qualche modo relativamente a qualche altra cosa. E questa definizione propria delle relative. Ancora. Proprio delle relative che se con precisione si conosce uno dei termini correlativi, si conosce con precisione anche l'altro. Cos se con precisione si conosce il doppio, con precisione si conosce anche ci di cui doppio. E infatti necessario usare in entrambi i criteri di entrambi.

Qualit
21. La qualit quella secondo cui diciamo come sono le cose. Cos rispetto alla bianchezza si dice che siamo bianchi e rispetto al colore colorati e rispetto alla giustizia giusti. Quattro sono le specie della qualit. La prima consiste nell'abito e nella disposizione11. Differisce per l'abito dalla disposizione, perch l'abito pi permanente e pi durevole, come le virt e le conoscenze; la conoscenza , infatti, difficilmente mutevole, a meno che non avvenga un mutamento per infermit o per qualche altra cosa analoga, riguardo a colui che sa o a colui che ha delle virt; la giustizia, infatti, o la castit non sono facilmente soggette a cambiamento. Si dicono invece disposizioni quelle che facilmente sono soggette a cambiamento, come il caldo e il freddo, la ma-

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nitas, et consimilia. Possunt tamen habitus dici dispositiones, sed non econverso. Illi enim qui habitum habent, quodammodo dispositi sunt, vel melius vel peius, ad ea que habent. Dispositiones autem non sunt habitus. Unde habitus sic potest diffiniri: habitus est qualitas difficile mobilis; dispositio vero est qualitas facile mobilis. 22 Secunda species qualitatis est naturalis potentia vel impotentia aliquid facile faciendi vel patiendi. Ut sanativus dicitur eoquod habet naturalem potentiam ut nichil a quibuslibet accidentibus patiatur; egrotativus vero dicitur eoquod habet naturalem impotentiam nichil patiendi; et durum habet naturalem potentiam non cito secandi. Cursores vero et pugillatores dicuntur similiter non quod exerceant actus illos, sed quia habent naturalem potentiam hoc facile faciendi. 23 Tertia species qualitatis est passio et passibilis qualitas. Ut ille qualitates que in sensibus efficiunt passiones, ut in gustu dulcedo vel amaritudo et consimilia. Vel etiam ille qualitates sunt sub hac specie que ab aliquibus passionibus generantur difficile mobilibus et pemanentibus. Sive enim nigredo ab aliqua naturali passione generetur sive ab egritudine vel ab estu, qualitas dicitur. 24 Quarta species qualitatis est forma vel circa aliquid constans figura ut dispositio corporis, ut triangulatio vel quadrangulatio et rectitudo et curvitas.

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lattia e la salute, e simili. Tuttavia gli abiti possono dirsi disposizioni, ma non il contrario. Infatti, coloro che hanno un abito in qualche modo sono disposti, o meglio o peggio, alle cose che hanno. Invece le disposizioni non sono modi di essere. Sicch abito si pu definire cos: l'abito la qualit difficilmente mutevole; la disposizione invece qualit facilmente mutevole. 22. Seconda specie di qualit la naturale capacit o incapacit di fare o di subire facilmente qualcosa. Cos sano si dice di chi ha naturale capacit di non essere affetto da qualsiasi accidente; invece di salute cagionevole si dice di colui che ha una naturale incapacit di non essere affetto da niente; e ci che duro ha una naturale capacit di non essere facilmente tagliato. Similmente corridori e pugili sono detti, in effetti, tali non perch compiano determinate azioni, ma perch hanno una naturale capacit di fare ci facilmente. 23. La terza specie di qualit costituita dall'affezione e dalla qualit sensibile12. Ad esempio, quelle qualit che nei sensi producono le affezioni, come nel gusto il dolce o l'amaro e simili. O anche rientrano in questa specie quelle affezioni che sono generate da alcune affezioni difficilmente mutevoli e quindi permanenti. Infatti, sia che il colore nero .sia generato da qualche affezione naturale, sia dalla malattia o dal calore, si dice qualit. 24. Quarta specie di qualit la forma o, circa qualcosa, la figura costante, come la configurazione di un corpo, come la triangolazione o la quadrangolazione, la dirittura e la curvatura.

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25 Qualia vero dicuntur que secundum hoc denominative dicuntur, ut a gramatica gramaticus et a iustitia iustus, vel que dicuntur ab aliqua qualitate non denominative. Et hoc dupliciter. Quia quedam dicuntur non denominative ab aliqua qualitate, eoquod nomen non est impositum ipsi qualitati, ut cursor non dicitur denominative, eoquod qualitati non est nomen impositum. Alia vero dicuntur qualia non denominative, eoquod non participant nomen qualitatis a qua dicuntur, licet nomen sit positum, ut 4 studiosus ' a virtute. Et sic sunt tres modi sumendi 4 quale a qualitate.

De proprietatibus qualitatis '


26 Inest autem contrarietas qualitatibus, ut albedo nigredini, iustitia iniustitie contraria sunt. Hoc autem non est proprium qualitatis, quia non convenit omni qualitati; figura enim non habet contrarium nec aliquis medius color. Item. Si unum contrariorum fuerit quale, et reliquum erit quale. Ut iustitia iniustitie contraria est; iustitia autem est qualitas; ergo iniustitia est qualitas; et iustum est quale; ergo et iniustum est quale. Item. Qualitas suscipit magis et minus; iustus enim magis et minus dicitur, et gramaticus et albus. Sed

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25. Qualit si dicono pure quelle che sono, sotto questo aspetto, dette denominativamente, come da grammatica grammatico e da giustizia giusto, o quelle che sono dette in base a qualche qualit non denominativamente. E ci in due sensi. Infatti, alcune sono dette non denominativamente in base a qualche qualit, per il fatto che il nome non attribuito alla stessa qualit, come il corridore non detto tale denominativamente, dato che il nome non attribuito alla qualit. Altre, invece, si dicono qualit non denominativamente per il fatto che non hanno in comune il nome con la qualit in base alla quale sono dette, anche se il nome posto in base ad essa, come 'diligente in considerazione della virt. E cosi sono tre i modi secondo cui si assume 'come in base alla qualit.

Propriet della qualit


26. Le qualit presentano contrariet, come essere bianco contrario a essere nero, giustizia a ingiustizia. Ma ci non proprio delle qualit, dato che non si presenta in ogni qualit; la figura infatti non ha il contrario e neppure ce l'ha qualcuno dei colori intermedi fra bianco e nero. Ancora. Se uno dei contrari qualit anche l'altro e qualit. Cos la giustizia opposta a ingiustizia; ma giustizia qualit; dunque ingiustizia qualit; e ci che giusto una certa qualit; dunque anche ci che e ingiusto una certa qualit. Ancora. La qualit suscettibile di pi e di meno, infatti di giusto si dice che pu esserlo pi o meno, e

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hoc non est proprium qualitatis, quia quadratum non suscipit magis et minus, neque circulus neque quadrangulatio et circulatio. Item. Proprium est qualitatis secundum eam simile vel dissimile dici. Ut albus albo similis et iustus iusto similis dicitur, albus autem nigro dissimilis dicitur.

De actione
21 Actio est secundum quam in id quod subicitur, agere dicimur. Ut secans dicitur aliquid agere eoquod secat. Unde sectio est actio et secundum sectionem agit secans in eo quod secatur. Et percussio est actio. Proprium est actionis ex se inferre passionem. Recipiunt autem facere et pati contrarietates. Calefacere enim ei quod est frigefacere contrarium est, et calidum fieri ad frigidum fieri, et delectari ad tristari. Item. Recipiunt magis et minus. Calefacere enim magis et minus dicitur et calefieri et delectari et tristari magis et minus.
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De passione
28 Passio est effectus illatioque actionis, ut calefieri efficitur et infertur a calefacere. Proprium autem passionis est primo inferri ex actione.

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cos di grammatico e di bianco. Ma ci non proprio della qualit, perch quadrato non suscettibile di pi e di meno, n cerchio, n essere circolare, n essere quadrangolare. Ancora. Proprio della qualit essere detto, riguardo ad essa, simile o dissimile. Cos si dice che bianco simile a bianco e giusto simile a giusto, mentre si dice che bianco dissimile rispetto a nero.

Azione
27. Azione quella secondo la quale, in ci che soggetto, si dice che facciamo qualcosa. Cos di colui che taglia si dice che fa qualcosa a ci che taglia. Onde il tagliare azione e secondo il tagliare agisce colui che taglia su ci che tagliato. E anche il battere azione. Proprio dell'azione arrecare affezione. Inoltre il fare e l'essere affetto ammettono le contrariet. Infatti il riscaldare contrario all'azione del raffreddare, e essere riscaldato contrario a essere raffreddato, ed essere dilettato a essere rattristato. Ancora. Sono suscettibili di pi e meno. Si dice in-, fatti riscaldare di pi o di meno ed essere di pi o di meno riscaldato, dilettato e rattristato13.

Affezione
28. L'affezione l'effetto e la conseguenza dell'azione, come l'essere riscaldato effettuato e arrecato dal riscaldare. Proprio dell'affezione in primo luogo l'essere arrecata dall'azione.

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Item. Passio non est in agente, sed in patiente. De reliquis autem sufficiant modo que dieta sunt prius.

De quadruplici oppositione
29 Dicitur autem alterum alteri opponi quadrupliciter. Oppositorum enim alia sunt relative opposita, ut pater et filius, duplum et dimidium, aut dominus et servus. Alia sunt privative opposita ut privatio et habitus, ut visus et cecitas aut auditus et surditas. Alia sunt contraria, ut album et nigrum. Alia sunt contradictorie opposita ut affirmatio et negatio, sicut 'sedei'

Que autem sunt relative opposita dictum est prius. Contraria sunt que sub eodem genere posita maxime a se invicem distant et mutuo se expellunt et in eodem susceptibili vicissim insunt, nisi alterum insit a natura, ut albedo nivi et caliditas igni. Privative opposita sunt que circa idem habent fieri ordine irregressibili, ut ab habitu est devenire in privationem et non econverso. Impossibile est enim a privatione fieri regressum in habitum, ut cecitas et visus habent fieri circa oculum et a visu contingit fieri motum in cecitatm, et non econverso, per naturam.

et 'non sedet.

3, CATEGORIE

89

Ancora. L'affezione non in ci che agisce ma in ci che subisce. Per il resto, siano sufficienti le cose che si sono dette prima.
*

Quadruplice opposizione
29. Si dice inoltre che una cosa si oppone ad un'altra in quattro modi. Degli opposti, infatti, alcuni sono detti relativamente opposti, come padre e figlio, o doppio e met, o padrone e servo. Altri sono opposti privativamente come privazione e possesso14, come la vista e la cecit o l'udito e la sordit. Altri sono opposti contraddittoriamente, come affermazione e negazione, come ' siede ' e 'non siede'. Di quelli che sono opposti relativamente, si detto prima. Contrari sono quelli che, posti sotto lo stesso genere, massimamente distano l'uno dall'altro e reciprocamente si respingono e, nella stessa cosa che suscettibile di averli, si trovano ora l'uno ora l'altro, a meno che uno dei due non vi sia per natura, come il bianco nella neve e il calore nel fuoco. Opposti privativamente sono quelli che, circa la stessa cosa, devono presentarsi secondo un ordine senza possibilit di ritorno, come dal possesso alla privazione e non viceversa. E impossibile infatti che dalla privazione si torni indietro al possesso, come per la vista e la cecit riguardo all'occhio, nel senso che per pu darsi un passaggio alla ce \natura dalla vista 15 cita, ma non viceversa .

90

TRACTATUS

De prius
30 'Prius' autem dicitur quadrupliciter. Primo et proprie dicitur aliquid prius altero secundum tempus, prout aliquis dicitur antiquior et senior altero, sicut homo habens quadraginta annos dicitur antiquior et senior ilio qui habet viginti. Secundo autem modo dicitur prius quod non convertitur secundum subsistendi consequentiam, ut unum prius est duobus; duobus enim existentibus mox consequens est unum esse; ut, si duo sunt, unum est, et non econverso. Tertio autem modo dicitur prius secundum ordinem, ut in disciplinis principia priora sunt conclusionibus et in gramatica littere priores sunt sillabis et in oratione prohemium prius est narratione per ordinem. Quarto autem modo dicitur prius quod melius et honorabilius est; consueverunt enim plurimi ut honorabiliores et magis dilectos priores dicant apud se. Preter autem quatuor modos iam dictos est alter modus prioris. Eorum enim que convertuntur secundum essentie consequentiam et alterum est causa alterius quodammodo ut sit, istud digne prius natura dicitur, ut res est causa veritatis propositionis vel orationis facte de ipsa re. Ut hominem currere convertitur cum hac oratione: 'homo currit\ ut si hominem currere est verum et 'homo currit\ et econverso. Res enim est causa orationis vere de se facte. Oratio autem vera

3. CATEGORIE

91

Primo
30. 'Primo si dice in quattro modi. Nel primo e propriamente, si dice che qualcosa primo rispetto a un altro secondo il tempo, come si dice che qualcuno pi grande e pi anziano di un altro, cos come si dice che un uomo di quarantanni pi grande e pi anziano di uno che ne ha venti. Nel secondo modo, invece, si dice primo ci che non si converte riguardo a quanto sussiste di conseguenza ad esso, come uno prima di due; se infatti vi sono due, ne consegue subito che vi Funo; cos se ci sono due, c' l'uno, e non viceversa16. Nel terzo modo, invece, si dice primo secondo l'ordine, come nelle discipline i principi sono primi rispetto alle conclusioni e nella grammatica le lettere sono prime rispetto alle sillabe e nel discorso il proemio, circa l'ordine, primo rispetto all'esposizione. Nel quarto modo, invece, si dice primo ci che migliore ed pi onorabile; per lo pi consuetudine, infatti, che si chiamino primi i pi onorabili e pi apprezzati17. Ma oltre i quattro modi gi detti vi un altro modo di essere detto primo. Infatti, degli oggetti tra cui esiste un rapporto di conversione riguardo alla conseguenza naturale e delle quali l'uno comunque la causa dell'altro, giustamente si dice che quello , per natura, primo rispetto a questo, come la cosa che causa della verit della proposizione o del discorso fatto intorno ad essa, come il fatto che l'uomo corre convertibile con la proposizione 'l'uomo corre', e viceversa. La cosa infatti la causa del discorso vero fatto intorno a<3 essa. Mentre il discorso vero non la causa del

92

TRACTATUS

non est causa quod res sit. Ab eo enim quod res est vel non est, orario vera vel falsa dicitur.

De simul
31 'Simul' dicitur tribus modis. Primo modo dicuntur simul quorum generatio est in eodem tempore et neutrum illorum est prius neque posterius. Et hec dicuntur simul tempore. Secundo modo dicuntur simul quecumque convertuntur et neutrum est causa alterius quod sit, ut quelibet relativa, ut duplum et dimidium, et sic de aliis. Tertio modo dicuntur simul quecumque econtrario condividunt aliquod genus, ut homo, equus, leo et sic de aliis que condividunt hoc genus animai; vel etiam differentie, ut rationale et irrationale. Isti autem duo modi ultimi dicuntur simul natura, primus autem dicitur simul tempore.

De motu
32 Motus autem sex sunt species: generatio, corruptio, augmentum, diminutio, alteratio et secundum locum mutatio. Generatio est exitus a non esse in esse. Corruptio est egressus ab esse in non esse. Augmentum est preexistentis quantitatis additamentum. Diminutio est preexistentis quantitatis minoramentum. Alteratio est mutatio a contraria qualitate in contrariam vel in me-

3. CATEGORIE

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fatto che la cosa sia. In base al fatto che una cosa o non , si dice, infatti, che un discorso vero o falso.

Simultaneo
do si dicono simultanei quegli oggetti la cui generazione avviene nello stesso tempo, e nessuno di essi anteriore o posteriore. E questi si dicono simultanei nel tempo. Nel secondo modo si dicono simultanei tutti quelli che si convertono reciprocamente e nessuno, comunque sia, causa dell'altro, come qualsiasi relativo o il doppio e la met, e cos via. Nel terzo modo si dicono simultanei quelli che, viceversa, hanno in comune lo stesso genere, come uomo, cavallo, leone ecc., che condividono il genere animale; o anche hanno in comune le differenze, come razionale e irrazionale. In questi due ultimi modi si parla di simultaneit per natura, mentre nel primo di simultaneit nel tempo.

31.'Simultaneo' si dice in tre modi. Nel primo mo-

Movimento
32. Il movimento invece ha sei specie: generazione, corruzione, aumento, diminuzione, alterazione e cambiamento di luogo. Generazione l'esito dal non essere all'essere. Corruzione lo sbocco dall'essere nel non essere. Aumento accrescimento della preesistente quantit. Diminuzione il decremento della preesistente quant a . Alterazione il mutamento da qualit contraria

94

TRACTATUS

diam, ut cum aliquis permutatur ab albedine in nigredinem vel in medios colores. Motus autem secundum locum est mutatio ab uno loco in alterum. Motus autem secundum locum species sunt sex sive differente, scilicet sursum, deorsum, ante, retro, dextrorsum, sinistrorsum; ad omnes enim has partes fit motus secundum locum.

De habere
33 'Habere' autem multis modis dicitur. Primo modo dicitur habere aliquam qualitatem, ut disciplinam aut virtutem. Secundo modo dicitur habere quantitatem quod contingit ei qui habet magnitudinem, ut bicubitum et tricubitum. Tertio modo dicitur habere ea que circa corpus sunt, ut vestimentum vel tunicam, aut in membro, ut anulum in digito. Et habitus isto tertio modo sumptus est unum de decem predicamentis. Et diffinitur sic: habitus est corporum et eorum que circa corpus sunt adiacentia, ut armatio et calciatio, et similiter fingantur nomina in aliis; et secundum hanc adiacentiam hec dicuntur habere, illa vero haberi. Quarto modo habere membrum, ut manum aut pedem. Quinto modo habere contentum, ut lagena habet vinum aut modius grana tritici. Sexto modo habere possessionem, ut domum aut agrum. Septimo modo habere uxorem. Et de hoc ultimo modo dicit Aristotiles quod iste modus est alienissimus in eo quod est habere. Et dicit quod modi alii apparebunt forte de eo quod est habere, sed qui consueverunt dici, pene omnes enumerati sunt.

}. CATEGORIE

95

in qualit contraria o intermedia, come quando qualcuno si cambia dal bianco al nero o nei colori intermedi. Il movimento concernente il luogo , invece, il cambiamento da un luogo ad un altro. Inoltre del mutamento di luogo vi sono sei specie o differenze, cio sopra, sotto, avanti, dietro, a sinistra, a destra; in tutte queste direzioni avviene il movimento secondo il luogo.

Avere
si dice che si ha qualche qualit, come avere una certa scienza o una certa eccellenza. Nel secondo modo, si dice che si ha quantit come accade a chi ha una certa statura, come di due cubiti e di tre cubiti. Nel terzo modo si dice che si hanno quegli oggetti che stanno intorno al corpo, come il vestito o la tunica, o che si trovano in una parte del corpo, come l'anello al dito. Abito, nel terzo modo, una delle dieci categorie e cos definito: ci che riveste il corpo, compresi calzari e armature e che diciamo che esso ha. Nel quarto modo, si dice che si ha qualche parte del corpo, come la mano o il piede. Nel quinto, si ha il contenuto, come l'anfora ha il vino o il moggio grani di frumento. Nel sesto modo, si ha una propriet, come una casa o un campo. Nel settimo modo, si ha moglie. E di quest'ultimo modo Aristotele dice che il pi alieno in ci che avere. E dice che potrebbero forse presentarsi ancora altri significati del termine avere, ma si pu dire comunque che i pi importanti sono stati quasi tutti enumerati18.

33.4Avere si dice in molti modi. Nel primo modo,

TRACTATUS IV

D E SILLOGISMI

De propositione
1 Propositio est orario affirmativa vel negativa alicuius de aliquo vel alicuius ab aliquo. Terminus est in quem resolvitur propositio ut subiectum et predicatum. Dici de omni est quando nichil est sumere sub subiecto de quo non dicatur predicatus, ut 'omnis homo currif\ hic cursus dicitur de omni homine et nichil est sumere sub homine de quo non dicatur cursus. Dici de nullo est quando nichil est sumere sub subiecto a quo non removeatur predicatus, ut 'nullus homo curri? \ hic cursus removetur a quolibet homine. ,

De sillogismo
2 Sillogismus est orario in qua quibusdam positis necesse est aliud accidere per ea que posita sunt. Ut

'omne animai est substantia omnis homo est animai ergo omnis homo est sub stantia .
S

TRACTATUS IV

SILLOGISMI

Proposizione
1. Proposizione la frase che afferma o nega qualche cosa di qualcosa o da qualcosa1. Termine ci in cui scomponibile la proposizione, come il soggetto e il predicato. Uessere detto di ogni si ha quando niente pu essere assunto sotto il soggetto di cui il predicato non si dica, come 'ogni uomo correqui il correre detto di ogni uomo e niente pu essere assunto sotto uomo di cui non si dica il correre. Uessere detto di nessuno si ha quando niente pu essere assunto sotto il soggetto da cui il predicato non sia escluso come ' nessun uomo corretale correre escluso da qualsiasi uomo.
9

Sillogismo
2. Sillogismo il discorso in cui, poste certe cose, necessario che il resto accada in base a quelle cose che sono state poste. Come

'ogni animale sostanza ogni uomo animale, dunque^ogni uomo sostanza\

98

TRACTATUS

Hoc totum est quedam oratio in qua quibusdam positis, idest duabus premissis propositionibus, necesse^est per illas sequi aliud, idest con elusi onem. Omnis autem sillogismus constat ex tribus terminis et duabus propositionibus. Quarum propositionum prima vocatur maior propositio, secunda minor. Ex tribus autem terminis non possunt due fieri propositiones nisi alter illorum bis sumatur; et tunc ille terminus aut subicietur in una et predicabitur in altera, aut predicabitur in utraque, aut subicietur in utraque. Horum autem terminorum alter vocatur medium, alter maior extremitas, alter minor extremitas. Medium est terminus bis sumptus ante conclusionem. Maior extremitas est terminus sumptus in maiori propositione cum medio. Minor extremitas est terminus sumptus in minori propositione cum medio.

De modo et figura
3 Ad sillogismum autem exiguntur modus et figura. Figura est ordinatio trium terminorum secundum subiectionem et predicationem. Hec autem ordinatio fit tripliciter, ut dictum est. Et secundum hoc sunt tres figure. Prima figura est quando illud quod subicitur in prima propositione, predicatur in secunda, ut
(

omne animai est substantia omnis homo est animai\

Secunda figura est quando idem predicatur in utraque, ut

4. SILLOGISMI

99

Questo tutto un certo discorso in cui, poste certe cose, cio premesse due proposizioni, necessario che per esse segua il resto, cio la conclusione. Ogni sillogismo consta poi di tre termini e di due proposizioni. Delle quali proposizioni, la prima si chiama proposizione maggiore, la seconda minore. Ma dei tre termini due non possono divenire proposizioni, se uno di essi non sia assunto due volte; e allora questo termine o soggetto in una ed predicato nell'altra, o predicato in entrambe, o soggetto in entrambe. Dei termini, uno chiamato medio, l'altro estremo maggiore e l'altro estremo minore. Il medio il termine assunto due volte prima della conclusione. L'estremo maggiore il termine assunto nella proposizione maggiore con il medio. L'estremo minore il termine assunto nella proposizione minore con il medio.

Modo e figura
3. Il sillogismo richiede inoltre modo e figura4. La figura l'ordinamento dei tre termini secondo il rendere soggetto e la predicazione. Questo ordinamento poi triplice, come si detto5. E in base a ci vi sono tre figure. La prima figura si ha quando il termine che soggetto nella prima proposizione predicato nella seconda, come
4

ogni animale sostanza, ogni uomo animale\

La seconda figura si ha quando lo stesso termine m entrambe predicato, come

100

TRACTATUS

'omnis homo est animai nullus lapis est animai


ut Tertia figura est quando idem subicitur in utraque,

omnis homo est animai omnis homo est risibilis'.


4

Modus est ordinatio duarum propositionum debita in qualitate et quantitate.

De regulis universalibus
4 Unde tales dantur regule universales ad quamlibet figuram: ex puris particularibus vel indefinitis vel singularibus non potest fieri sillogismus. Unde oportet alteram premissarum esse universalem. Item: ex puris negativis in nulla figura potest fieri sillogismus. Unde oportet alteram premissarum esse affirmativam. Item: si aliqua premissarum est particularis, conclusio debet esse particularis, et non econverso.

4. SILLOGISMI

101

'ogni uomo animale, nessuna pietra animale\


La terza figura si ha quando lo stesso termine soggetto in entrambe, come

ogni uomo animale, og/z/ capace di ridere'.


4

Il modo l'ordinamento di due proposizioni secondo la quantit e la qualit.


i

Regole generali

4. Sicch si danno tali regole generali per qualsiasi figura:

da sole proposizioni particolari o indefinite o singolari non pu aver luogo un sillogismo. Sicch si richiede che l'una o l'altra delle premesse sia universale. Ancora: da sole negative in nessuna figura pu aver luogo un sillogismo. Sicch si richiede che l'una o l'altra delle premesse sia affermativa. Ancora: se una delle premesse particolare, la conclusione deve essere particolare, e non viceversa.

TRACTATUS

Item: Si aliqua premissarum est negativa, conclusio est negativa, et econverso. Item: Si aliqua premissarum est particularis, et conclusio debet esse particularis, et non econverso. Item: medium numquam debet poni in conclusione.

De prima figura
5 Prima figura novem habet modos, quatuor primos directe concludentes et quinque sequentes indirette concludentes. Directe concludere est maiorem extremitatem predicari de minori in conclusione. Indirecte concludere est minorem extremitatem predicari de maiori in conclusione. Item. Regula st modis quatuor directe concludentibus prime figure:
<

minori existente negativa nichil sequitur. Item. In eisdem: maiori existenti particulari nichil sequitur.

4. SILLOGISMI

103

Ancora: Se una delle premesse negativa, la conclusione negativa, e viceversa. Ancora: Se una delle premesse particolare, anche la conclusione deve essere particolare, e non viceversa. Ancora: Il medio mai deve essere posto nella conclusione.

Prima figura
5. La prima figura ha nove modi, i primi quattro concludenti direttamente e i cinque seguenti concludenti indirettamente. Concludere direttamente vuol dire che l'estremo maggiore predicato del minore nella conclusione. Concludere indirettamente vuol dire che l'estremo minore predicato del maggiore nella conclusione. Ancora. La regola per i quattro modi concludenti direttamente della prima figura : se la minore negativa nulla consegue. Ancora. In tali modi: se la maggiore particolare nulla consegue.

104

TRACTATUS

De modis eius
6 Primus autem modus prime figure constat ex duabus universalibus affirmativis universalem affirmativam concludentibus. Ut

omne animai est substantia omnis homo est animai ergo omnis homo est substantia\
l

Secundus constat ex universali negativa et universali affirmativa universalem negativam concludentibus. Ut

nullum animai est lapis omnis homo est animai ergo nullus homo est lapis\
4

Tertius constat ex universali affirmativa et particulari affirmativa particularem affirmativam concludentibus. Ut

omne animai est sub stantia quidam homo est animai ergo quidam homo est substantia\
l

Quartus constat ex universali negativa et particulari affirmativa particularem negativam concludentibus. Ut

'nullum animai est lapis quidam homo est animai ergo quidam homo non est lapis\
Quintus constat ex duabus universalibus affirmativis particularem affirmativam indirecte concludentibus. Ut

4. SILLOGISMI

105

Suoi modi
6. Il primo modo, poi, della prima figura consta di due universali affermative che hanno come conclusione un'universale affermativa. Come

'ogni animale sostanza, ogni uomo animale, dunque ogni uomo sostanza'.
Il secondo consta di un'universale negativa e di un'universale affermativa che hanno come conclusione un'universale negativa. Come

'nessun animale pietra, ogni uomo animale, dunque nessuno uomo pietra".
Il terzo consta di un'universale affermativa e di una particolare affermativa che hanno come conclusione una particolare affermativa. Come

'ogni animale sostanza, un certo uomo animale, dunque un certo uomo sostanza'.
Il quarto consta di un'universale negativa e di una particolare affermativa che hanno come conclusione una particolare negativa. Come

'nessun animale pietra, un certo uomo animale, dunque un certo uomo non pietra'.
U quinto consta di due universali affermative che hanno indirettamente come conclusione una particolare affermativa. Come

106
V

TRACTATUS

omne animai est substantia omnis homo est animai ergo quedam substantia est homo\
4

Et probatur per primum prime concludentem unilversalem affirmativam, que convertitur in particularem, que scilicet particularis concluditur in hoc quinto. Sextus constat ex universali negativa et universali affirmativa universalem negativam indirecte concludentibus. Ut
%

'nullum animai est lapis omnis homo est animai ergo nullus lapis est homo'.
Et reducitur ad secundum per conversionem conclusionis simpliciter. Septimus constat ex universali affirmativa et particulari affirmativa particularem affirmativam indirecte concludentibus. Ut

omne animai est sub stantia quidam homo est animai ergo quedam substantia est homo\
4

Et reducitur ad tertium conclusione conversa simpliciter. Octavus constat ex universali affirmativa et universali negativa particularem negativam indirecte concludentibus. Ut

omne animai est substantia nullus lapis est animai ergo quedam substantia non est lapis'.
4

4.

SILLOGISMI

107

'ogni animale sostanza, ogni uomo animale; dunque una certa sostanza uomo\
Ed provato tramite il primo modo della prima figura, che ha per conclusione un'universale affermativa, la quale convertita in particolare, la quale appunto come particolare ottenuta come conclusione nel quinto modo. Il sesto consta di un'universale negativa e di un'universale affermativa che hanno indirettamente come conclusione un'universale negativa. Come

'nessun uomo pietra, ogni uomo animale, dunque nessuna pietra uomo\
E si riduce al secondo semplicemente per conversione della conclusione. Il settimo consta di un'universale affermativa e di una particolare affermativa che hanno indirettamente come conclusione una particolare affermativa. Come

'ogni animale sostanza, un certo uomo animale, dunque una certa sostanza uomo\
Ed ridotto al terzo semplicemente convertendo6 la conclusione. L'ottavo consta di un'universale affermativa e di un universale negativa che hanno indirettamente come conclusione una particolare negativa. Come

'ogni animale sostanza, nessuna pietra animale, dunque una certa sostanza non pietra'.

108

TRACTATUS

Et reducitur ad quartum maiori conversa per accidens et minori simpliciter et per transpositionem. Nonus constat ex particulari affirmativa et universali negativa particularem negativam indirecte concludentibus. Ut

quoddam animai est substantia nullus lapis est animai ergo quedam sub stantia non est lapis\
4

Et reducitur ad quartum maiori et minori conversis simpliciter et per transpositionem.

De secunda figura
7 Sequitur de secunda figura. Cuius tales dantur regule: in secunda figura maiori existente particulari nichil sequitur. Item: in secunda figura ex puris affirmativis nichil sequitur.

Item: in secunda figura semper concluditur negative. Sed hec tertia regula potest intelligi per secundam.

4. SILLOGISMI

109

E si riduce al quarto, convertita la maggiore per accidente e la minore semplicemente e per trasposizione7. Il nono consta di una particolare affermativa e di un'universale negativa che hanno indirettamente come conclusione una particolare negativa. Come

'un certo animale sostanza, nessuna pietra animale, dunque qualche sostanza non pietra'.
E si riduce al quarto, convertite la maggiore e la minore semplicemente e per trasposizione.

Seconda figura
7. Si tratta qui di seguito della seconda figura. Della quale si danno tali regole: se nella seconda figura la maggiore particolare nulla consegue. Ancora nella seconda figura da sole affermative nulla consegue. Ancora: nella seconda figura sempre si conclude negativamente. Ma questa terza regola pu essere compresa tramite la seconda.

110

TRACTATUS

De modis eius
8 Secunda vero figura quatuor habet modos. Primus constat ex universali negativa et universali affirmativa universalem negativam concludentibus. Ut

nullus lapis est animai omnis homo est animai ergo nullus homo est lapis\
4

Et reducitur ad secundum prime maiori conversa simpliciter. Secundus constat ex universali affirmativa et universali negativa universalem negativam concludentibus. Ut

'omnis homo est animai nullus lapis est animai ergo nullus lapis est homo .
Et reducitur ad secundum prime minori et conclusione conversis simpliciter et per transpositionem. Tertius constat ex universali negativa et particulari affirmativa particularem negativam concludentibus. Ut

*nullus lapis est animai quidam homo est animai ergo quidam homo non est lapis\
Et reducitur ad quartum prime maiori conversa simpliciter.

4. SILLOGISMI

111

Suoi modi
8. La seconda figura ha quattro modi. Il primo consta di un'universale negativa e di un'universale affermativa che hanno per conclusione un'universale negativa. Come

' n essuna pietra anima le, ogni uomo animale, dunque nessun uomo pietra'.
E si riduce al secondo della prima figura, convertita semplicemente la maggiore. Il secondo consta di un'universale affermativa e di un'universale negativa che hanno come conclusione un'universale negativa. Come

'ogni uomo animale nessuna pietra animale, dunque nessuna pietra uomo\
E si riduce al secondo della prima, convertite semplicemente e per trasposizione la minore e la conclusione.

II terzo consta di un'universale negativa e di una particolare affermativa che hanno come conclusione una particolare negativa. Come

'nessuna pietra animale, un certo uomo animale, dunque un certo uomo non pietra'.
E si riduce al quarto della prima, convertita semplice mente la maggiore.

112

TRACTATUS

Quartus constat ex universali affirmativa et particulari negativa particularem negativam concludentibus. Ut

omnis homo est animai quidam lapis non est animai ergo quidam lapis non est homo\
4

Et reducitur ad primum prime per impossibile.

De reduci ione per impossibile


9 Reducere autem per impossibile est ex opposito conclusionis cum altera premissarum inferre oppositum alterius premisse. Sumatur enim oppositum conclusionis, hec scilicet: 'omnis lapis est homo\ cum malori huius quarti, et sillogizabitur in primo prime sic:

'omnis homo est animai omnis lapis est homo ergo omnis lapis est animai'.
Ista conclusio opponitur minori quarti. Et hoc est probare per impossibile.

De tertia figura
10 Sequitur de tertia figura. Est autem tertia figura in qua idem subicitur in utraque. Cuius tales dantur regule:
*

in tertia figura minori existente negativa nichil sequitur.

4. SILLOGISMI

'

113

Il quarto consta di un'universale affermativa e di una particolare negativa che hanno come conclusione una particolare negativa. Come

'ogni uomo animale, una certa pietra non animale; dunque una certa pietra non uomo\
E si riduce al primo della prima per assurdo.

Riduzione per assurdo


9. Ora ridurre per assurdo trarre dall'opposto della conclusione, con una delle premesse, l'opposto dell'altra premessa. Si assuma infatti l'opposto della conclusione, cio 'ogni pietra uomo\ con la maggiore di questo quarto modo, e si sillogizzer nel primo della prima cosi:

ogni uomo animale, ogni pietra uomo, dunque ogni pietra animale'.
4

Questa conclusione si oppone alla minore del quarto. E ci provare per assurdo.

Terza figura
10. Si tratta qui di seguito della terza figura. terza figura, invece, quella in cui lo stesso termine soggetto in entrambe le premesse. Di essa si danno tali regole: se nella terza figura la minore negativa, niente consegue.

114

TRACTATUS

Item: tertia figura non concludit nisi particularem.

De modis eius
11 Tertia figura sex habet modos. Primus constat ex duabus universalibus affirmativis particularem affirmativam concludentibus. Ut

'omnis homo est sub stantia omnis homo est animai ergo quoddam animai est substantia!.
Et reducitur ad tertium prime minori conversa per accidens. Secundus constat ex universali negativa et universali affirmativa particularem negativam concludentibus. Ut

*nullus homo est lapis omnis homo est animai ergo quoddam animai non est lapis\
Et reducitur ad quartum prime minori conversa per accidens. Tertius constat ex particulari affirmativa et universali affirmativa particularem affirmativam concludentibus. Ut

'quidam homo est substantia omnis homo est animai ergo quoddam animai est sub stantia'.

4. SILLOGISMI

115

Ancora: la terza figura non ha come conclusione che una proposizione particolare.

Suoi modi
11. La terza figura ha sei modi. Il primo consta di due universali affermative che hanno per conclusione una particolare affermativa:

'ogni uomo sostanza, ogni uomo animale; dunque un certo animale sostanza'.
E si riduce al terzo della prima, convertita per accidente la minore. Il secondo consta di un'universale negativa e di un'universale affermativa che hanno per conclusione una particolare negativa. Come

nessun uomo pietra, ogni uomo animale, dunque un certo animale non pietra'.
4

E si riduce al quarto della prima, convertita per accidente la minore. Il terzo consta di una particolare affermativa e di un'universale affermativa che hanno come conclusione una particolare affermativa. Come

'un certo uomo sostanza, ogni uomo animale, dunque un certo animale sostanza\

116

TRACTATUS

Et reducitur ad tertium prime maiori et conclusione conversis simpliciter et per transpositionem. Quartus constat ex universali affirmativa et particulari affirmativa particularem affirmativam concludentibus. Ut

'omnis homo est substantia quidam homo est animai ergo quoddam animai est substantia\
Et reducitur ad tertium prime minori conversa simpliciter. Quintus constat ex particulari negativa et universali affirmativa particularem negativam concludentibus. Ut

'quidam homo non est lapis omnis homo est animai ergo quoddam animai non est lapis\
Et reducitur ad primum prime per impossibile. Sumatur enim oppositum conclusionis cum altera premissarum et inferatur oppositum alterius premisse, ut

'omne animai est lapis omnis homo est animai ergo omnis homo est lapis\
Hec conclusio facta in primo prime contradicit maiori quinti modi. Sextus constat ex universali negativa et particulari affirmativa particularem negativam concludentibus. Ut

'nullus homo est lapis quidam homo est animai ergo quoddam animai non est lapis\

4. SILLOGISMI

117

E si riduce al terzo della prima, convertite semplicemente e per trasposizione la maggiore e la conclusione. Il quarto consta di un'universale affermativa e di una particolare affermativa che hanno come conclusione una particolare affermativa. Come

ogni uomo sostanza, un certo uomo animale; dunque un certo animale sostanza .
4

E si riduce al terzo della prima, convertita semplicemente la minore. Il quinto consta di una particolare negativa e di un'universale affermativa che hanno come conclusione una particolare negativa. Come

un certo uomo non pietra, ogni uomo animale, dunque un certo animale non pietra'.
4

E si riduce al primo della prima per assurdo. Si assuma infatti l'opposto della conclusione con una delle premesse e si inferisca l'opposto dell'altra premessa, come
i

'ogni animale pietra, ogni uomo animale, dunque ogni uomo pietra\

Questa conclusione ottenuta nel primo della prima contraddice la maggiore del quinto modo. U sesto consta di un'universale negativa e di una particolare affermativa che hanno come conclusione una particolare negativa. Come

nessun uomo pietra, un certo uomo animale, dunque un certo animale non pietra'.
4

118

TRACTATUS

Et reducitur ad quartum prime minori conversa simpliciter.

De quibusdam regulis
12 Sillogismorum autem concludentium particularem negativam indirecte talis datur regula: nullus sillogismus concludens particularem negativam indirecte potest eam concludere directe, et concludens directe non potest eam concludere indirecte. Item: Prima figura concludit omnia genera propositionum, scilicet universalem et particularem, affirmativam et negativam. Secunda vero universalem et particularem negativam. Tertia vero particularem affirmativam et negativam, universalem autem non. 13 BARBARA CELARENT DARIIFERIO BARALIPTON CELANTES DABITIS FAPESMO FRISESOMORUM. CESARE CAMBSTRES FESTINO BAROCHO DARAPTL FELAPTO DISAMIS DATISI BOCARDO FERISON * In hiis quatuor versibus sunt decem et novem dictiones, decem et novem modis trium figurarum deservientes, ita quod per primam dictionem intelligatur primus modus prime figure et per secundam secundus et ita de aliis. Unde duo primi versus deserviunt modis prime figure, tertius veru versus preter eius ul-

4. SILLOGISMI

119

E si riduce al quarto della prima convertita semplicemente la minore.

Alcune regole
12. Dei sillogismi, poi, che hanno come conclusione una particolare negativa si d tale regola. Nessun sillogismo che ha indirettamente come conclusione una particolare negativa pu averla direttamente, e quello che ce l'ha direttamente non pu averla indirettamente. Ancora: La prima figura ha come conclusione ogni genere di proposizioni, cio universale e particolare, affermativa e negativa. La seconda, invece, universale e particolare negativa. La terza, invece, particolare affermativa e negativa, ma non universale. 13. BARBARA CELARENT DARIIFERIO BARALIPTON CELANTES DABITIS FAPESMO FRISESOMORUM. CESARE CAMBESTRES FESTINO BAROCHO DARAPTI. FELAPTO DISAMIS DATISI BOCARDO FERISON8. In queste quattro formule vi sono diciannove parole che stanno per i diciannove modi delle tre figure, in laniera che con la prima parola si intenda il primo Modo della prima figura, e con la seconda il secondo, e cosi via. Sicch le prime due formule stanno per i modi della prima figura, la terza formula invece, tran-

120

TRACTATUS

timam dictionem deservit modis secunde figure, ita quod prima dictio tertii versus deserviat primo modo secunde figure et secunda secundo et ita de aliis. Ultima vero dictio tertii versus cum aliis dictionibus quarti deservit modis tertie figure per ordinem. Sciendum autem quod per has vocales A, E, I, 0 intelliguntur quatuor genera propositionum. Per hanc vocalem scilicet A intelligatur universalis affirmativa, et per E universalis negativa, et per I particularis affirmativa, et per O particularis negativa. Item. In qualibet dictione sunt tres sillabe et si aliquid est residuum, superfluit nisi M, ut postea patebit. Et per primam illarum trium sillabarum intelligitur maior propositio sillogismi, per secundam minor, per tertiam conclusio. Verbi grada, prima dictio, scilicet Barbara, habet tres sillabas, in quarum qualibet ponitur A, et per A ter positum significatur quod primus modus prime figure constat ex duabus universalibus affirmativis universalem affirmativan concludentibus. Et ita intelligendum est de aliis dictionibus secundum vocales ibi positas. Item. Sciendum est quod quatuor prime dictiones primi versus incipiunt ab hiis consonantibus: B, C, Df F, et omnes alie dictiones sequentes. Per hoc intelligendum est quod omnes modi intelletti per dictionem inchoantem a B debent reduci ad primum prime et omnes modi significati per dictionem inchoantem a C, ad secundum, et per D ad tertium, et per F ad quartum. Item. Ubicumque ponitur S in hiis dictionibus, significat quod propositio intellecta per vocalem immediate precedentem debet converti simpliciter. Et per

4. SILLOGISMI

121

ne la sua ultima parola, sta per i modi della seconda figura, cosicch la prima parola della terza formula sta per il primo modo della seconda figura, e la seconda per il secondo, e cos via. L'ultima parola della terza formula con le altre parole della quarta sta invece per i modi della terza figura per ordine. Bisogna sapere poi che con le vocali A, E, /, O si intendono quattro generi di proposizioni. Con la vocale A si intende l'universale affermativa, e con la vocale E l'universale negativa, e con I la particolare affermativa, e con O la particolare negativa. Ancora. In ogni parola della formula vi sono tre sillabe e se vi qualche residuo, non resta che la M, come poi si vedr9. E con la prima di quelle tre sillabe si intenda la proposizione maggiore del sillogismo, con la seconda la minore, con la terza la conclusione. Per esempio, la prima espressione, cio Barbara, ha tre sillabe, in qualsiasi delle quali posta A, e con A posta tre volte si vuol dire che il primo modo della prima figura consta di due universali affermative che hanno come conclusione un'universale affermativa. E cos si intenda per le altre parole secondo le vocali che vi sono poste. Ancora. Si deve notare che le quattro prime parole della prima formula iniziano con queste consonanti: B, -C, D, i 7 , e cos pure le altre parole che seguono. E con ci si deve intendere che tutti i modi intesi con parola iniziante con B devono essere ridotti al primo della prima, e tutti i modi indicati da parola iniziante Per C al secondo,, e per D al terzo, e per F al
quarto .
10

Ancora. Ovunque sia posta S in queste espressioni, si vuol dire che la proposizione indicata con la vocale ^mediatamente precedente deve essere convertita

122

TRACTATUS

P significat quod propositio debet converti per accidens. Et ubicumque ponitur M, significat quod debet fieri transpositio in premissis. Est autem transpositio facere de maiori minorem et econverso. Ubi autem ponitur C, significat quod modus intellectus per dictionem illam debet probari per impossibile.
4

De coniugationibus inutilibus
14 Quoniam Aristotiles ostendit in Prioribus coniugationes in quibus non sequetur conclusio ex premissis, esse inutiles per invenrionem terminorum in quibus non tenet huiuscemodi coniugatio, ideo utilis est inventio talium terminorum. Ubicumque igitur fiat inutilis coniugatio contra regulas sillogismorum prius assignatas, querende sunt instantie accipiendo duas species cum uno genere, ut homo, asinus, animai, vel duas species cum proprio alterius, ut homo, asinus, risibile; vel unam speciem cum suo genere vel cum suo proprio, ut homo, animal, risibile. In his enim invenietur instantia. Et est invenire instantias accipere terminos in quibus premisse sunt vere et conclusio falsa, propositionibus manentibus eiusdem quantitatis et qualitatis. Verbi gratia hec est inutilis coniugatio:

nullus homo est asinus nullus lapis est homo ergo nullus lapis est asinus\
4

Contra hanc inutilem coniugationem sic infertur instantia:

4. SILLOGISMI

123

semplicemente. E con P si vuol dire che la proposizione deve essere convertita per accidente. E ovunque si ponga M, si vuol dire che deve avvenire una trasposizione nelle premesse. E trasposizione fare della maggiore la minore e viceversa. Dove invece si pone C, si yuol dire che il modo indicato da quella parola deve essere provato per assurdo.

Congiunzioni inutili
14. Dato che Aristotele mostra11 nei Primi Analitici che le congiunzioni in cui non segue conclusione dalle premesse sono inutili per il ricorso a termini in cui non vi congiunzione di tale maniera, perci opportuna una ricognizione di tali termini. Ebbene ovunque avvenga una congiunzione inutile contro le regole del sillogismo prima stabilite, bisogna ricercare le istanze assumendo due specie con un genere, come uomo, asino, animale; o due specie con un proprio di una delle due, come uomo, asino, capace di ridere, o una specie con un suo genere o con un suo proprio, come uomo, animale, capace di ridere. In essi infatti trovata l'istanza. E trovare le istanze vuol dire assumere termini in cui le premesse sono vere e la conclusione falsa, restando le proposizioni della stessa quantit e qualit. Per esempio, questa una congiunzione inutile:

nessun uomo asino, nessuna pietra uomo, dunque nessuna pietra asino\
c

^ Contro questa congiunzione inutile cos si rivolge l'istanza:

124

TRACTATUS

nullus asinus est homo nullum risibile est asinus ergo nullus risibile est homo\
4

Hic premisse sunt vere et conclusio falsa propositionibus manentibus eiusdem qualitatis et quantitatis in utroque falso sillogismo.

A. SILLOGISMI

125

'nessun asino uomo, nessuno capace di ridere asino, dunque nessuno capace di ridere uomo'.
Qui le premesse sono vere e la conclusione falsa, restando le proposizioni della stessa qualit e quantit in entrambi i falsi sillogismi.

TRACTATUS V

DE LOCIS

De ratione multiplici

idem est quod diffinitio vel descriptio, ut hic: "univoca sunt quorum nomen est commune et ratio substantie secundum illud nomen est eadem". Alio autem modo idem est quod quedam virtus anime. Alio autem modo idem est quod oratio ostendens aliquid, sicut rationes disputantium. Alio autem modo ratio idem est quod forma materie, ut in cultello ferrum est materia, dispositio vero inducta in ferrum est forma. Alio autem modo ratio idem est quod essentia communis predicabilis de pluribus, ut essentia generis vel speciei vel differentie. Alio autem modo ratio idem est quod medium inferens conclusionem. Et hoc ultimo modo sumitur 4ratio9 in diffinitione argumenti, sic:

1 'Ratio' multipliciter dicitur. Uno enim modo

De argumento et argumentatione
2 Argumentum est ratio rei dubie faciens fidem, idest medium probans conclusionem que debet con-

TRACTATUS V

LUOGHI

Ragione nei suoi molteplici modi


1. Ragione ' si dice in molti modi. Infatti in un modo la stessa cosa di definizione o descrizione, come qui: "sono univoche le cose il cui nome comune e la ragione della sostanza secondo quel nome la stessa"1. Invece in un altro modo la stessa cosa di una particolare virt dell'anima. In un altro modo ancora la stessa cosa di discorso che dimostra qualcosa, come le ragioni di coloro che discutono. In un altro modo ancora ragione la stessa cosa di forma della materia, come nel coltello il ferro la materia, mentre la disposizione introdotta nel ferro la forma. Invece in un altro modo ragione la stessa cosa di essenza comune predicabile di pi cose, come l'essenza del genere o della specie o della differenza. In un altro modo ancora ragione la stessa cosa di medio che inferisce la conclusione. E in quest'ultimo modo si impiega ragione' nella definizione dell'argomento, cos:

Argomento e argomentazione
2. Argomento la ragione che persuade riguardo a ci che dubbio, cio il medio che prova la conclu-

128

TRACTATUS

firmari per argumentum. Est enim conclusio argumento vel argumentis approbata propositio. Sed antequam probetur est dubitabilis; et tunc idem est quod questio. Questio enim diffinitur sic: questio est dubitabilis propositio. Medium est quod habet duo extrema. Argumentatio est argumenti per orationem explicatio, idest oratio explicans argumentum. Differt autem argumentum a medio, et ab argumentatione, quia medium dicitur eoquod habet duo extrema, argumentum autem addit supra medium virtutem probandi conclusionem (unde ad hoc quod sit argumentum exigitur quod sit medium et quod habeat virtutem probandi conclusionem), argumentatio autem dicitur totalis oratio composita ex premissis et conclusione; et in illa manifestatur virtus argumenti. Aliqua enim totalis oratio potest inferre universalem affirmativam, aliqua autem nonnisi particularem affirmativam, aliqua nonnisi universalem negativam, et aliqua nonnisi particularem negativam.

De argumentationis speciebus
3 Argumentationis quatuor sunt species:- sillogismus, inductio, entimema, exemplum. Diffinitio sillogismi data est prius. Inductio est progressus a particularibus ad universale. Ut

Sortes currit, Plato currit, Cicero currit,


et sic de singulis

5. LUOGHI

129

sione che deve essere confermata tramite argomento. Infatti, la conclusione una proposizione dimostrata dall'argomento o dagli argomenti. Ma, prima che sia dimostrata, dubitabile; e allora la stessa cosa di questione. Questione infatti cos definita: questione una proposizione dubitabile. Medio quello che ha due estremi. L'argomentazione l'esposizione dell'argomento tramite discorso, cio il discorso che espone l'argomento. Differisce, poi, l'argomento dal medio e dall'argomentazione, poich si dice medio quello che ha due estremi, mentre l'argomento aggiunge al medio la capacit di provare la conclusione (sicch a ci che argomento si richiede che faccia da medio e che abbia la capacit di provare la conclusione), invece si dice argomentazione il discorso intero composto di premesse e conclusione; e in essa si manifesta la capacit dell'argomento. Un intero discorso, infatti, pu inferire un'universale affermativa, un altro invece soltanto una particolare affermativa, un altro ancora soltanto un'universale negativa e un altro soltanto una particolare negativa.

Specie dell'argomentazione
3. Quattro sono le specie di argomentazione: sillogismo, induzione, entimema, esempio. La definizione di sillogismo stata data prima.

L'induzione il passaggio dal particolare all'universale. Come


(

Socrate corre, Platone corre, Cicerone corre,

e cos per altri individui

130

TRACTATUS

ergo omnis homo currif.


Entimema est sillogismus imperfectus, idest oratio in qua non omnibus antea positis propositionibus infertur festinata conclusio. Ut

'omne animai currit ergo omnis homo currif.


In hac enim dieta argumentatione subintelligitur hec propositio scilicet 'omnis homo est animai', et non apponitur ibi, quia si apponeretur ibi, perfectus esset sillogismus. Sciendum autem quod omne entimema debet reduci ad sillogismum. Ergo in quolibet entimemate sunt tres termini sicut in sillogismo. Quorum terminorum duo ponuntur in conclusione et sunt extremitates, et alius est medium et numquam ponitur in conclusione. Illarum autem extremitatum altera est sumpta bis in entimemate, altera semel. Et ex illa extremitate semel sumpta et medio debet fieri propositio universalis secundum exigentiam modi et sic fiet sillogismus. Verbi gratia in hoc entimemate:

. 'omne animai currit ergo omnis homo currif 'homo' et 'currif sunt extremitates, 'animai' est medium. Sed ista extremitas, scilicet 'homo', sumpta est

semel; ex ipsa ergo et medio fiat propositio universalis sic: 'omnis homo est animai'; et tunc completus est sillogismus, sic:

'omne animai currit omnis homo est animai ergo omnis homo currif.

5. LUOGHI

131

dunque ogni uomo corre'.


t

L'entimema un sillogismo incompleto, cio un discorso in cui, non essendo state poste prima tutte le proposizioni, si inferisce una conclusione affrettata: Come

'ogni animale corre, dunque ogni uomo corre .


i

In questa argomentazione, infatti, sottintesa una proposizione, cio 'ogni uomo animale', e qui non viene aggiunta, perch se fosse qui aggiunta, il sillogismo sarebbe completo. Bisogna sapere poi che ogni entimema deve essere ridotto al sillogismo. Dunque in qualsiasi entimema vi sono tre termini come nel sillogismo. Dei quali termini due si pongono nella conclusione e sono gli estremi, e l'altro il medio e mai si pone nella conclusione. Inoltre degli altri estremi uno assunto due volte e l'altro una sola volta. E da quell'estremo assunto una volta e dal medio deve realizzarsi una proposizione universale secondo l'esigenza del modo, e cos si realizzer il sillogismo. Per esempio, in questo entimema:

'ogni animale corre, dunque ogni uomo corre', 'uomo' e 'corre' sono estremi, 'animale' medio. Ma questo estremo, cio 'uomo', assunto una volta; da

esso dunque e dal medio si realizza la proposizione universale cos: 'ogni uomo animale'; e allora il sillogismo completo, cos:

'ogni animale corre ogni uomo animale dunque ogni uomo corre'.

132

TRACTATUS

Exemplum est quando per unum particulare prbatur aliud particulare propter simile repertum in ipsis. Ut

'Legionenses pugnare contra Astoricenses est malum\ ergo Astoricenses pugnare contra Zamorenses est malum\
utrumque enim est affines contra affines pugnare.

De loco in generali
4 Argumentum autem per locum confirmatur. Unde danda est diffinitio loci, prout hic sumitur. Est enim locus sedes argumenti vel illud unde ad propositam questionem conveniens trahitur argumentum. Quid autem sit questio, dictum est prius. Sciendum autem quod propositio et questio et conclusio idem sunt secundum substantiam, differunt tamen secundum rationes; diversas enim habent rationes si ve diffinitiones, ut prius patuit. Secundum enim quod dubitatur est questio, prout iam probata est per argumentum est conclusio, secundum vero quod ponitur pr alio ut probet ipsum est propositio. Unde propositio dicitur secundum quod ponitur in premissis ad probandam conclusionem. Locus dividitur in locum maximam et locum differentiam maxime. Locus maxima idem est quod ipsa maxima. Maxima autem est propositio qua non est altera prior, idest notior, ut ' omne totum maius est sua

5. LUOGHI

133

L'esempio si ha quando mediante una cosa particolare dimostrata un'altra cosa particolare tramite ci che di simile si trova in esse. Come
l

Chei leone si combattano contro gli asturiani male; dunque che gli asturiani combattano contro gli zamoriani mal\

in entrambi i casi infatti si tratta di lotta di affini contro affini2.

Luogo in generale
4. Inoltre l'argomento confermato tramite il luogo. Sicch bisogna dare la definizione di luogo quale qui viene assunto. Il luogo la sede dell'argomento o la fonte da cui viene tratto l'argomento che conviene alla questione proposta. Che cosa sia la questione stato detto prima3. Bisogna sapere poi che la proposizione, la questione e la conclusione sono la stessa cosa riguardo alla sostanza, ma differiscono riguardo alla ragione; infatti, hanno ciascuna una differente ragione, o definizione come prima si visto4. Infatti, se formulata in rapporto a ci di cui si dubita, si tratta di questione, se formulata come gi dimostrata tramite l'argomento si tratta di conclusione, invece se formulata in funzione di qualcos'altro per dimostrarlo si tratta di proposizione. Sicch proposizione tale se posta nelle premesse al fine di provare la conclusione. Il luogo si distingue in luogo massima e in luogo differenza della massima. Il luogo massima lo stesso della proposizione massima5. La proposizione massima la proposizione della quale non vi un'altra priori-

134

TRACTATUS

parte y 'de quocumque predicatur diffinitio, et diffinitimi, 'de quocumque predicatur species, et genus".

Locus differentia maxime est illud quo una maxima differt ab altera. Verbi gratia, iste due maxime: 'de

minos ex quibus componuntur; una enim componitur ex 'genere' et 4specie\ et alia vero ex ' diffinition et 'diffinito"; unde isti termini simplices dicuntur differentie maxime. Sed tam locus maxima quam locus - differentia maxime dicitur locus, quia uterque confert firmitudinem argumento. Unde proportionaliter sumitur hic 'locus" ad locum in rebus naturalibus, quia sicut locus dat ibi firmitudinem rebus naturalibus et conservat eas in esse, similiter hic locus confirmat argumentum. Locus differentia maxime dividitur per locum intrinsecum, extrinsecum, et medium. Locus intrinsecus est quando sumitur argumentum ab eis que sunt de substantia rei, ut a diffinition. Locus extrinsecus est quando sumitur argumentum ab eis que omnino separata sunt a substantia rei, ut ab oppositis; sicut si queratur utrum Sortes sit albus et terminetur sic: 'Sortes est niger\ ergo non est albus'. Locus medius est quando sumitur- argumentum ab eis que partim conveniunt cum terminis in questione positis et partim differunt ab eis, sicut est in univoco et denominativo,

quocumque predicatur diffinitio, et diffinitum\ 'de quocumque predicatur species, et genus' differunt per ter-

5. LUOGHI

135

taria, cio pi nota, come 'ogni intero maggiore di

una sua parte, 'di qualsiasi cosa si predichi la definizione, si predica anche il definito', 'di qualsiasi cosa si predichi la specie, si predica anche il genere'.

no per i termini di cui si compongono; una, infatti, composta di 'genere' e 'specie', e l'altra, invece, da 'definizione' e 4 definito '; sicch questi termini si dicono semplici differenze della massima. Ma tanto il luogo massima, quanto il luogo differenza della massima si dicono luoghi, perch entrambi conferiscono stabilit all'argomento. Sicch si impiega qui 'luogo' in analogia al luogo delle cose naturali, poich come, in questo caso, il luogo d stabilit alle cose naturali e le conserva nel loro essere, alla stessa maniera, nel nostro caso, il luogo sostiene l'argomento. Il luogo differenza della massima si divide in luogo intrinseco, estrinseco e medio. Il luogo intrinseco si ha quando si impiega l'argomento in base a ci che riguarda la sostanza delle cose, come la definizione. Il luogo estrinseco si ha quando si impiega l'argomento in base a ci che del tutto separato dalla sostanza della cosa, come avviene in base agli opposti; come nel caso in cui si chieda se Socrate sia bianco e si concluda cos: 'Socrate nero; dunque non bianco'. Il luogo medio si ha quando si impiega l'argomento in base a ci che in parte concorda con i termini posti in questione, in parte differisce da essi, come avviene nel termine univoco e in quello denominativo, che si di-

zione, si predica anche il definito', 'di qualsiasi cosa si predichi la specie, si predica anche il genere differisco-

Luogo differenza della massima quello per cui una massima differisce da un'altra. Per esempio, queste due massime: 'di qualsiasi cosa si predichi la defini-

136

TRACTATUS

stitia est bona\

que dicuntur coniugata. Ut si queratur utrum iustitia sit bona, et terminetur sic: 'iustum est bonum; ergo iu-

DE LOCIS INTRINSECA

Locus intrinsecus dividitur per locum a substantia et per locum a concomitantibus substantiam.

De loco a sub stantia


5 Locus a substantia est quando sumitur argumentum a substantia terminorum positorum in questione, Et dividitur iste locus per locum a diffinitione et a descriptione et per locum a nominis interpretatione.

De loco a diffinitione
6 Diffinitio est oratio quid est esse significans. Locus a diffinitione est habitudo diffinitionis ad diffinitum. Et continet quatuor argumenta et quatuor maximas. Primo subiciendo diffinitionem affirmative; secundo predicando eam affirmative; tertio subiciendo eam negative; quarto predicando eam negative. Exempla omnium horum sunt hec: ' animai rationale mortale

5, LUOGHI

137

cono coniugati6. Ad esempio, nel caso in cui si chieda se la giustizia sia buona e si concluda cos: 'il giusto

bene; dunque la giustizia buona\

LUOGHI INTRINSECI

Il luogo intrinseco si divide in luogo in base alla sostanza e in luogo in base a ci che concomitante alla sostanza.
4 4
%

Luogo in base alla sostanza


5, Il luogo in base alla sostanza si ha quando si impiega l'argomento in base alla sostanza dei termini posti in questione. E si divide questo luogo in luogo in base alla definizione e alla descrizione e in luogo in base all'interpretazione del nome.

Luogo in base alla definizione


6. La definizione il discorso che significa che cos . Il luogo in base alla definizione consiste nell'attribuzione di ci che ammesso della definizione al definito. E si compone di quattro argomenti e quattro massime. Il primo consiste nel rendere soggetto la definizione affermativamente; il secondo nel predicarla affermativamente; il terzo nel renderla soggetto negativamente; il quarto nel predicarla negativamente. Esempi di tutti questi sono i seguenti: 'l'animale razionale

TRACTATUS

Maxima:

currit; ergo homo currit. Unde locus? A diffinitione.

quidquid predicatur de diffinitione, et de diffinito. Secundo sic: 4Sortes est animai rationale et mortale, ergo Sortes est homo\ Unde locus? A diffinitione. Maxima:

de quocumque predicatur diffinitio, et diffinitum. Tertio sic: 4animai rationale et mortale non currit; ergo homo non currit'. Unde locus? A diffinitione. Maxima: quidquid removetur a diffinitione, et a diffinito. Quarto sic: 4 lapis non est animai rationale et mortale; ergo lapis non est homo\ Unde locus? A diffinitione. Maxima: a quocumque removetur diffinitio, et diffinitum.

De loco a diffinito
7 Locus a diffinito est habitudo diffiniti ad diffinitionem. Et continet similiter quatuor argumenta et quatuor maximas. Primo subiciendo diffinitum affirmative, ut 4 homo

5 . LUOGHI

139

mortale corre; dunque l'uomo corre\ Su che cosa si basa il luogo? Sulla definizione. Massima: qualsiasi cosa si predichi di una definizione, essa predicabile anche del definito. Secondo: *Socrate animale razionale e mortale; dunque Socrate uomo\ Su che cosa si basa il luogo? Sulla definizione. Massima:
4

Di qualsiasi cosa sia predicata una definizione, di tale cosa predicabile anche il definito. Terzo: 'l'animale razionale e mortale non corre; dunque l'uomo non corre\ Su che cosa si basa il luogo? Sulla definizione. Massima: qualsiasi cosa sia esclusa dalla definizione, lo anche dal definito. Quarto: 'la pietra non un animale razionale e mortale; dunque la pietra non uomo'. Su che cosa si basa il luogo? Sulla definizione. Massima: da qualsiasi cosa sia esclusa la definizione, lo anche il definito.

Luogo in base al definito


7. Luogo in base al definito l'attribuzione di ci che ammesso del definito alla definizione. E contiene, alla stessa maniera, quattro argomenti e quattro massime. U primo consiste nel rendere soggetto un definito affermativamente, come 'l'uomo corre; dunque l'ani-

140
CUT

TRACTATUS

locus? A diffinito. Maxima:

rit; ergo animai rationale et mortale currif. Unde

quicquid predicatur de diffinito, et de diffinition.

Unde locus? A diffinito. Maxima:

est homo; ergo Sortes est animai rationale et mortale'.

Secundo predicando ipsum affirmative, sic: *Sortes

de quocumque predicatur diffinitum, et diffinitio.

currit; ergo animai rationale et mortale non currif.


Unde locus? A diffinito. Maxima: quicquid removetur a diffinito, et a diffinition.

Tertio subiciendo ipsum negative, ut ' homo non

est homo; ergo lapis non est animai rationale et mortale . Unde locus? A diffinito. Maxima:

Quarto predicando ipsum negative, sic: 'lapis non

a quocumque removetur diffinitum, et diffinitio. Et sciendum quod in omnibus locis denominatur locus ab inferente et non ab illato. Unde quando diffinitio est inferens, est locus a diffinition; quando autem diffinitum est inferens, est locus a diffinito.

5. LUOGHI

141

male razionale e mortale corre1. Su che cosa si basa il


luogo? Sul definito. Massima: qualsiasi cosa si predichi del definito, si predica anche della definizione. Il secondo consiste nel predicare il definito affermativamente cos: 'Socrate uomo; dunque Socrate animale razionale e mortale'. Su che cosa si basa il luogo? Sul definito. Massima: di qualsiasi cosa sia predicato il definito, di tale cosa predicabile anche la definizione. Il terzo consiste nel rendere soggetto il definito negativamente, come 'l'uomo non corre; dunque l'animale razionale e mortale non corre'. Su che cosa si basa il luogo? Sul definito. Massima: qualsiasi cosa sia esclusa dal definito, lo anche dalla definizione. Il quarto consiste nel predicare il definito negativamente, cos: 'la pietra non uomo; dunque la pietra non animale razionale e mortale'. Su che cosa si basa il luogo? Sul definito. Massima: da qualsiasi cosa sia escluso il definito, lo anche la definizione. E bisogna sapere che, in tutti i luoghi, il luogo denominato in base all'inferente e non all'inferito. Sicch quando inferente la definizione, il luogo in base alla definizione; quando invece inferente il definito, allora il luogo in base al definito. Infatti, in considerazione dell'inferente deve essere denominato

142

TRACTATUS

Quare? Quia ab inferente debet denominati locus sive differentia maxime et non ab illato.

De loco a descriptione
8 Descriptio est oratio significans esse rei per accidentalia, ut 4animai risibiley est descriptio hominis. Vel sic: descriptio est oratio constans ex genere et proprio, ut 4 animai risibile'. Locus a descriptione est habitudo descriptionis ad descriptum. Et continet quatuor argumenta et quatuor maximas, sicut locus a diffinitione. Et formantur hic eodem modo argumenta et maxime sicut ibi, nisi quod ubi ponitur ibi 4 diffinitio\ ponitur hic 4descript io\ Et similiter de descripto.

De loco a nominis interpretatione


9 Interpretatio est duplex. Quedam enim est que non convertitur, ut 4ledens pedem9 est interpretatio huius quod dico 4lapis\ Alia autem est que convertitur, ut 4amator sapienti est interpretatio huius quod dico lphilosophus\ Et hoc modo sumitur hic 4interpretatio\ Et diffinitur sic: interpretatio est expositio unius nominis per aliquod aliud. Locus a nominis interpretatione est habitudo interpretationis ad interpretatum. Et continet tot argumenta et tot maximas sicut et predicta. U t 1 amator sa-

5. LUOGHI

143

il luogo o la differenza della massima, e non in considerazione dell'inferito.

Luogo in base alla descrizione


8. La descrizione la frase che significa l'essere della cosa per accidente, come animale 'capace di ridere la descrizione dell'uomo. Owero: la descrizione la frase che consta di un genere e di un proprio, co-

me 'animale capace di ridere'.

Il luogo in base alla descrizione l'attribuzione di ci che ammesso della descrizione al descritto. E contiene quattro argomenti e quattro massime, come il luogo in base alla definizione. E si formano qui allo stesso modo argomenti e massime, come l, senonch, dove si tratta l di 4definizione' si tratta qui di 'descrizione'. E la stessa cosa vale per il descritto.

Luogo in base all'interpretazione del nome

9. L'interpretazione duplice. Una infatti quella che non si converte, come 'che ferisce il piede' un'interpretazione di ci che chiamo 'pietra'. L'altra invece e quella che si converte, come 'amante della sapienza' l'interpretazione di colui che chiamo 'filosofo'. E in questo modo si impiega qui 'interpretazione'. E si definisce cos: l'interpretazione la spiegazione di un nome mediante qualche altro. Il luogo in base all'interpretazione del nome l'attribuzione di ci che ammesso dell'interpretazione aU interpretato. E contiene tanti argomenti e tante Massime quanti quelli suddetti. Come 'l'amante della

144

TRACTATUS

pientie currit; ergo philosophus currit'. Unde locus? A


nominis interpretatione. Maxima: quicquid predicatur de interpretatione, et interpretato Et similiter a parte predicati. Maxima: de quocumque predicatur interpretatio, et interpretatum. Negative sic: 'amator sapientie non invidet; ergo philosophus non in vide t\ Unde locus? A nominis interpretatione. Maxima:
n

quicquid removetur ab interpretatione, et ab interpretato. Et similiter in predicato. Maxima: a quocumque removetur interpretatio, et interpretatum.

De loco a concomitantibus suhstantiam


10 Sequitur de loco a concomitantibus substantiam. Qui est quando sumitur argumentum ab eis que sequuntur terminos in questione positos. Et dividitur, quia alius a toto, alius a parte, alius a causa, alius a ge-

5. LUOGHI

145

sapienza corre; dunque il filosofo corre'. Su che cosa si


basa il luogo? Sull'interpretazione del nome. Massima: qualsiasi cosa si predichi di una interpretazione, predicabile anche dell'interpretato. E ci vale anche riguardo al predicato. Massima: qualsiasi cosa sia predicata di un'interpretazione, tale cosa predicabile anche dell'interpretato.

prova invidia; dunque il filosofo non prova invidia'. Su

Per la negativa cos: 'l'amante della sapienza non

che cosa si basa il luogo? Sul nome dell'interpretazione. Massima: qualsiasi cosa sia esclusa dall'interpretazione, lo anche dall'interpretato. E alla stessa maniera avviene nel predicato. Massima:
4

da qualsiasi cosa sia esclusa l'interpretazione, lo anche l'interpretato.

Luogo in base a ci che concomitante alla sostanza


10. Si tratta qui di seguito del luogo in base a ci che concomitante alla sostanza. Esso si ha quando si impiega l'argomento in base a quanto consegue dai termini posti nella questione. E si divide, perch in un caso assunto in base al tutto, in un altro in base alla patte, in un altro in base alla causa, in un altro in base a^a generazione, in un altro in base alla corruzione, in

146

TRACTATUS

neratione, alius a corruptione, alius ab usibus, alius a communiter accidentibus.

De loco a toto
11 Locus a toto dividitur sicut totum. Est enim quoddam totum universale, aliud totum integrale, aliud est totum in quantitate, aliud totum in modo, aliud totum in loco, aliud totum in tempore. Similiter dividitur locus a toto, quia alius est a toto universali, alius a toto integrali, et sic de aliis.

De loco a toto univesali sive a genere


12 Totum universale, ut hic sumitur, est superius et substantiale. Pars subiectiva est quod est inferius sub universali. Locus a toto universali sive a genere est habitudo ipsius ad suam partem sive ad suam speciem. Et est semper destructivus. Ut 'lapis non est animai; ergo lapis non est homo\ Unde locus? A genere. Maxima: remoto genere sive toto universali removetur species sive pars subiectiva.

5. LUOGHI

147

un altro ancora in base agli usi, in un altro, infine, in base agli accidenti che stanno insieme.

Luogo in base al tutto

11. Il luogo in base al tutto si distingue come si distingue il tutto. Vi , infatti, un tutto universale, un tutto integrale, un tutto come quantit, un tutto nel modo, un tutto nel luogo, un tutto nel tempo. Alla stessa maniera si divide il luogo in base al tutto, poich uno assunto in base al tutto universale, un altro in base al tutto integrale, e cos via.

Luogo in base al tutto universale, ovvero in base al genere


12. Il tutto universale, come qui assunto, sta al di sopra ed sostanziale. La parte subordinata, come qui assunta, ci che si trova al di sotto dell'universale7 . Luogo in base al tutto universale, ovvero in base al genere, l'attribuzione di ci che ammesso del tutto universale a una sua parte, ovvero a una sua specie. Ed sempre distruttivo. Come 4la pietra non animale; dunque la pietra non uomo\ Su che cosa si basa il luogo? Sul genere. Massima: escluso il genere ovvero il tutto universale, esclusa la specie ovvero la parte subordinata.

148

TRACTATUS

De loco a specie sive a parte subiectiva


13 Locus a specie sive a parte subiectiva est habitudo ipsius ad suum genus sive ad suum totum. Et est semper constructivus. Et continet duo argumenta. Primo subiciendo speciem, ut 4homo currit; ergo animai currif. Unde locus? A specie sive a parte subiectiva. Maxima:
\

quicquid predicatur de specie, et de genere. Secundo predicando speciem sic: 4Sortes est homo; ergo Sortes est animai. Unde locus? A specie, Maxima: de quocumque predicatur species, et genus.

De loco a toto integrali


14 Totum integrale est quod est compositum ex partibus habentibus quantitatem et pars eius dicitur integralis. Locus a toto integrali est habitudo ipsius ad suam partem. Et est semper constructivus. Ut4domus esf; ergo paries esf. Unde locus? A toto integrali. Maxima: posito toto integrali, ponitur quelibet eius pars.

5. LUOGHI

149
l

Luogo in base alla specie ovvero in base alla parte subordinata


13. Il luogo in base alla specie ovvero alla parte soggettiva l'attribuzione di ci che ammesso della specie al suo genere ovvero al suo tutto. Ed sempre costruttivo. E contiene due argomenti. Il primo si ottiene facendo la specie soggetto, come 'l'uomo corre; dunque Vanimale corre". Su che cosa si basa il luogo? Sulla specie ovvero sulla parte soggettiva. Massima: qualsiasi cosa sia predicata della specie, predicata anche del genere.
4

Il secondo si ottiene facendo la specie predicato, cos: 'Socrate uomo; dunque Socrate animale'. Su che cosa si basa il luogo? Sulla specie. Massima: di qualsiasi cosa sia predicata la specie, di tale cosa predicato anche il genere.

Luogo in base al tutto integrale


14. Il tutto integrale quello che composto di parti aventi quantit e la sua parte si dice parte integrale. Il luogo in base al tutto integrale, l'attribuzione di ci che ammesso del tutto integrale a una sua parte. Ed sempre costruttivo. Come 'c' la casa; dunque c' la parete'. Su che cosa si basa il luogo? Sul tutto integrale. Massima: posto il tutto integrale, posta qualsiasi sua parte.

150

TRACTATUS

Locus a parte integrali est habitudo ipsius ad suum totum. Et est semper destructivus. Ut 'paries non est; ergo domus non esf. Unde locus? A parte integrali. Maxima: destructa parte integrali, destruitur et suum totum.

De loco a toto in quantitate


15 Totum in quantitate est universale sumptum universaliter, ut 'omnis homo\ 'nullus homo'. Locus a toto in quantitate est habitudo ipsius ad suam partem. Et est constructivus et destructivus. Ut: 'omnis homo currit; ergo Sortes currit'. Unde locus? A toto in quantitate. Maxima: quicquid predicatur de toto in quantitate, et de qualibet eius parte; vel: si universalis est vera, quelibet-eius singularis est vera. Destructive sic: 'nullus homo currit; ergo Sortes non currit\ Unde locus? A toto in quantitate. Maxima: quicquid removetur a toto in quantitate, et a qualibet eius parte;

5. LUOGHI

151

Il luogo in. base alla parte integrale l'attribuzione di ci che ammesso della parte integrale al suo tutto. Ed sempre distruttivo. Come 7 a parete non c'; dunque la casa non ce. Su che cosa si basa il luogo? Sulla parte integrale. Massima: distrutta la parte integrale, si distrugge anche il suo tutto.

Luogo in base al tutto come quantit


15. Il tutto come quantit l'universale assunto universalmente, come <ogni uomo\ 'nessun uomo'. Il luogo in base al tutto come quantit l'attribuzione di ci che ammesso del tutto come quantit ad una sua parte. Ed costruttivo e distruttivo. Come: ' ogni uomo corre; dunque Socrate corre\ Su che cosa si basa il luogo? Sul tutto come quantit. Massima: qualsiasi cosa sia predicata del tutto come quantit, anche predicata di qualsiasi sua parte; ovvero: se la proposizione universale vera, qualsiasi sua particolare vera. In senso distruttivo cos: 4nessun uomo corre; dun-

que Socrate non corre'. Su che cosa si basa il luogo?


Sul tutto come quantit. Massima: qualsiasi cosa sia esclusa dal tutto come quantit, lo anche da qualsiasi sua parte;

152

TRACTATUS

vel: si universalis est vera quelibet singularis eius erit vera. Locus a parte in quantitate est habitudo partium in quantitate omnium simul sumptarum ad suum totum. Et est constructivus et destructivus. Ut 'Sortes currit, Plato currit, et sic de singulis; ergo omnis homo currit\ Unde locus? A partibus in quantitate. Maxima: quicquid predicatur de omnibus partibus in quantitate simul sumptis, et de suo toto; vel: si quelibet singularis est vera, et sua universalis est vera.

Negative sic: 'Sortes non currit, Plato non currit, et sic de singulis, ergo nullus homo currif. Unde locus? A partibus in quantitate. Maxima: quicquid removetur ab omnibus partibus in quantitate" simul sumptis, et a suo toto; vel: si quelibet singularis est vera, et sua universalis est vera.

5. LUOGHI

153

ovvero: se la proposizione universale vera, qualsiasi sua particolare vera. Il luogo in base alla parte come quantit l'attribuzione di ci che ammesso delle parti come quantit, tutte simultaneamente assunte, al loro tutto. Ed costruttivo e distruttivo. Come 'Socrate corre, Platone

corre e cos degli altri individui; dunque ogni uomo cor-

re . Su che cosa si basa il luogo? Sulle parti come quantit. Massima: qualsiasi cosa sia predicata di tutte le parti come quantit, simultaneamente assunte, predicata anche del loro tutto; ovvero: se una qualsiasi proposizione particolare vera, anche la sua universale vera.

Socrate non corre. Platone non corre, e cos gli altri individui, dunque nessun uomo corre". Su che cosa si basa il luogo? Sulle parti coNegativamente cos:
4

me quantit. Massima:

qualsiasi cosa sia esclusa da tutte le parti come quantit simultaneamente assunte, lo anche dal tutto; ovvero: se una qualsiasi particolare vera, anche la sua universale vera.

154

TRACTATUS

De loco a toto in modo


16 Totum in modo est ipsum universale sumptum sine determinatione. Et quia omnino similiter formantur argumenta et maxime in hoc toto et in sua parte sicut in genere et specie, ideo relinquantur exempla.

De loco a toto in loco


17 Totum in loco est dictio comprehendens omnem locum adverbialiter, ut 'uhique\ Pars in loco est dictio comprehendens unum locum adverbialiter, ut 'hic. Locus a toto in loco est habitudo ipsius ad suam partem. Et est constructivus et destructivus. Ut 'Deus est sar non est hic. Unde locus? A toto in loco. Maxima: cuicumque convenit totum in loco, et quelibet eius pars. vel: quicquid removetur a toto in loco, et a qualibet eius parte. Locus a parte in loco est habitudo ipsius ad suum totum, ut 'Cesar non est hic, ergo Cesar non est uhique\ Unde locus? A parte in loco. Maxima: cuicumque non convenit pars in loco, nec eius totum.

uhique; ergo Deus est hic\ 'Cesar est nusquam; ergo Ce-

5. LUOGHI

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Luogo in base al tutto come modo


16. Il tutto come modo lo stesso universale assunto senza determinazione. E poich gli argomenti e le massime con tale tutto e con la sua parte si formano completamente alla stessa maniera in cui si formano per il genere e per la specie, allora si tralasciano gli esempi.

Luogo in base al tutto come luogo


17. Il tutto come luogo si ha nell'espressione comprendente ogni luogo avverbialmente, come 'dappertutto'. La parte come luogo si ha nell'espressione comprendente un solo luogo avverbialmente, come ' qui . Luogo in base al tutto come luogo l'attribuzione di ci che ammesso di esso a una sua parte. Ed costruttivo e distruttivo. Come 4Dio dappertutto; dunque Dio qui ;(Cesare non in nessun luogo; dunque Cesare non qui. Su che cosa si basa il luogo? Sul tutto secondo il luogo. Massima: a qualsiasi cosa convenga il tutto come luogo conviene anche qualsiasi sua parte. ovvero: ci che escluso dal tutto come luogo, lo anche da qualsiasi sua parte. U luogo in base alla parte come luogo l'attribuzione di ci che ammesso di essa al suo tutto, come 'Cesare

non qui; dunque Cesare non dappertutto\ Su che cosa si basa il luogo? Sulla parte come luogo. Massima:

a qualsiasi cosa non convenga la parte come luogo non conviene neppure il suo tutto.

156

TRACTATUS

De loco a toto in tempore

18 Totum in tempore est dictio comprehendens omne tempus adverbialiter, ut ' semper et 'numquarr. Pars in tempore est dictio significans aliquod tempus adverbialiter, ut 'nuncy 'tunc\ 'heri\ 1hodieet 'cras. Exempla huius sumantur sicut in toto in loco.

De loco a causa
19 Causa est ad cuius esse sequitur aliud secundum naturam. Et dividitur in causam efficientem, materialem, formalem et finalem. Causa efficiens est a qua principium est motus, ut domificator est principium movens et operans ut domus sit, et faber ut cultellus sit. Locus a causa efficiente est habitudo ipsius ad suum effectum. Et est constructivus et destructivus.

A causa efficiente. Maxima:

Ut ' domificator est bonus; ergo domus est bona\ vel: 'faber est bonus; ergo cultellus est bonus\ Unde locus?

cuius causa efficiens bona est, ipsum quoque bonum est; vel: posita causa efficiente immediate ponitur eius effectus.

5. LUOGHI

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Luogo in base al tutto come tempo


18. Il tutto come tempo si ha nell'espressione comprendente ogni tempo avverbialmente, come 4sempre' o 'mai. La parte come tempo si ha nell'espressione che significa un tempo particolare avverbialmente, come 'ora\ 'allora', 'ieri, 'oggi, 'domani. Gli esempi di ci vanno assunti come nel caso del tutto come luogo.

Luogo in base alla causa


19. Causa ci al cui darsi segue naturalmente qualcos'altro. E si divide in causa efficiente, materiale, formale e finale. Causa efficiente quella da cui ha inizio il movimento, come il muratore il principio che muove e opera affinch la casa sussista, e il fabbro affinch sussista il coltello. Il luogo in base alla causa efficiente l'attribuzione di ci che ammesso della causa efficiente al suo effetto. Ed costruttivo e distruttivo. Come 'il muratore buono; dunque la casa buona', oppure: 'il fabbro buono; dunque il coltello buono*. Su che cosa si basa il luogo? Sulla causa efficiente. Massima: ci di cui buona la causa efficiente, esso stesso buono; ovvero: posta la causa efficiente, immediatamente posto il suo effetto.

158

TRACTATUS

Econverso vero est locus ab effectu cause efficientis. 20 Materia est ex qua cum aliquo fit aliquid. Materia autem est duplex, quedam permanens, ut in cuitello ferrum, et alia transiens, ut in pane farina et aqua, et in vitro fenum et filix. Diffinitur etiam materia sic: materia est quod est tantum in potentia. Locus a causa materiali est habitudo ipsius ad suum effectum. Et est constructivus et destructivus. Constructive sic:

'ferrum est vel farina, ergo arma ferrea possunt esse vel panis\ Unde locus? A causa materiali. Maxima:
*

posita causa materiali, possibile est poni ipsum materiatum. Destructive in materia permanente sic: ' ferrum non est; ergo arma ferrea non sunt\ Unde locus? A causa materiali. Maxima: remota causa materiali permanente, removetur eius effectus. Ab effectu eius sic, et est constructivus: 'arma ferrea sunt; ergo ferrum est\ Unde locus? Ab effectu cause materialis. Maxima: posito effectu cause materialis permanentis, ponitur ipsa materia permanens. Ab effectu materie transeuntis sic: 'vitrum est vel panis, ergo filix vel farina fuif. Materia enim transiens

5. LUOGHI

Nell'inverso consiste, invece, il luogo in base all'effetto della causa efficiente. 20. Materia quella di cui fatta una cosa. La materia inoltre duplice, cio permanente, come il ferro nel coltello, transeunte, come nel pane la farina e l'acqua, e nel vetro il fuoco e la selce8. Si definisce la materia cos: materia ci che solo in potenza. Il luogo in base alla causa materiale l'attribuzione di ci che ammesso della causa materiale al suo effetto. Ed costruttivo e distruttivo. Costruttivamente cos: HI ferro o la farina esiste'/ dunque possono esistere le armi di ferro o il pane'. Su che cosa si basa il luogo? Sulla causa materiale. Massima: posta la causa materiale, possibile che sia posto lo stesso materiato. Distruttivamente secondo la materia permanente cos: ' il ferro non esiste; dunque le armi di ferro non esistono'. Su che cosa si basa il luogo? Sulla causa materiale. Massima: esclusa la causa materiale permanente, escluso il suo effetto. In base al suo effetto cos, ed costruttivo: He armi di ferro esistono; dunque il ferro esist\ Su che cosa si basa il luogo? Sull'effetto della causa materiale. Massima:

posto l'effetto della causa materiale permanente, posta anche la materia permanente.

vetro o ti pane c'; dunque vi fu la selce o la farina. La

In base all'effetto della materia transeunte cos: 4il

160

TRACTATUS

non permanet, sed transsubstantiatur in alteram naturarci. Maxima: posito effectu materie transeuntis, necesse est ipsam prefuisse. 21 Forma est quod dat esse rei et conservat eam in esse. Locus a causa formali est habitudo ipsius ad suum effectum. Constructive sic: 'albedo est; ergo album est\ Unde locus? A causa formali. Maxima: posita causa formali ponitur eius effectus. Destructive sic: 'albedo non est; ergo album non est'-Unde locus? A causa formali. Maxima: remota causa formali removetur eius effectus. Econverso autem erit locus ab effectu eius. 22 Finis est cuius gratia fit aliquid. Locus a causa finali est habitudo ipsius ad suum effectum. Ut 'beatitudo est bona; ergo virtus est bona\ Unde locus? A causa finali. Maxima: cuius finis bonus est, ipsum quoque bonum est. Unde locus? A fine. Maxima:

Vel sic: 'pena est mala; ergo peccatum malum est'.

cuius finis malus, ipsum quoque malum est.

5. LUOGHI

161

materia transeunte infatti non permane, ma si transustanziata in un'altra natura. Massima: posto l'effetto della materia transeunte, necessario che essa sia preesistita. 21. La forma quella che d l'essere della cosa e la conserva nel suo essere. Il luogo in base alla causa formale l'attribuzione di ci che ammesso della causa formale al suo effetto. In senso costruttivo cos: 'la bianchezza esiste; dunque esiste il bianco'. Su che cosa si basa il luogo? Sulla causa formale. Massima: posta la causa formale, posto il suo effetto. In senso distruttivo cos: 7 a bianchezza non esiste; dunque non esiste il bianco'. Su che cosa si basa il luogo? Sulla causa formale. Massima: esclusa la causa formale, escluso anche il suo effetto. L'inverso sar, invece, il luogo il base al suo effetto.

22. Il fine ci per cui qualcosa avviene. Il luogo in base alla causa finale l'attribuzione di ci che ammesso della causa finale al suo effetto. Come ' la felicit buona; dunque la virt buona\ Su che cosa si basa il luogo? Sulla causa finale. Massima: ci il cui fine buono, esso stesso buono. 0 cos: 'la pena cattiva; dunque il peccato catt w o Su che cosa si basa il luogo? Sul fine. Massima: Ci il cui fine cattivo, cattivo esso stesso.

162

TRACTATUS

Econverso autem erit locus ab effectu cause finalis.

De loco a generatione
23 Generatio est exitus a non esse in esse. Locus a generatione est habitudo ipsius ad suum generatum. Unde locus? A generatione. Maxima:

Ut 'generatio domus est bona; ergo domus est bona.


cuius generatio bona est, ipsum quoque bonum est cuius generatio mala est, ipsum quoque malum est.

et

Econverso autem erit locus a generato. Et maxime sunt iste: si generatum est bonum, eius generatio est bona si generatum est malum, eius generatio est mala.

et

De loco a corruptione
24 Corruptio est egressus ab esse in non esse. Locus a corruptione est habitudo corruptionis ad cor-

5, LUOGHI

163

L'inverso sar, invece, il luogo in base all'effetto della causa finale.

Luogo in base alla creazione

23. La creazione l'esito dal non essere all'essere. Il luogo in base alla creazione l'attribuzione di ci che ammesso della creazione a ci che da essa creato. 'La creazione della casa buona; dunque la casa buona'. Su che cosa si basa il luogo? Sulla creazione. Massima: ci la cui creazione buona esso stesso buono ci la cui creazione cattiva esso stesso cattivo.

L'inverso sar, invece, il luogo in base a ci che creato. E le massime sono queste: se ci che creato buono, anche la sua creazione buona se ci che creato cattivo, anche la sua creazione cattiva.

Luogo in base alla corruzione


24. La corruzione lo sbocco dall'essere nel non essere. Il luogo in base alla corruzione consiste nell'attribuzione di ci che della corruzione al corrotto.

164

TRACTATUS

bona'\ vel 'corruptio Antichristi est bona; ergo Antichristus est malus\ Unde locus? A corruptione. Maxima:

ruptum. Ut c corruptio domus est mala; ergo domus est

et

cuius corruptio mala est, ipsum est bonum cuius corruptio bona est, ipsum est malum.

Econverso autem erit locus a corrupto.

De loco ab usibus
25 Usus, ut hic sumitur, est operatio rei sive exercitium ipsius, ut securis secare et equi equitare. Locus ab usibus est habitudo ipsius operationis ad illud cuius est operatio sive usus. Ut 'equitare sive scindere est bonum; ergo equus est bonus sive securis est bone?. Unde locus? Ab usibus. Maxima: cuius usus bonus est, ipsum quoque bonum est.

Vel sic: 'occidere malum est; ergo occisor malus est.


Unde locus? Ab usibus. Maxima: cuius usus malus est, ipsum quoque malum est.

5. LUOGHI

165

Come Ha corruzione della casa cattiva; dunque la casa buona'; oppure Ha corruzione dell'Anticristo buona; dunque l'Anticristo cattivo'. Su che cosa si basa il luogo? Sulla corruzione. Massima: ci la cui corruzione cattiva buono e ci la cui corruzione buona cattivo.
\

L'inverso sar, invece, il luogo in base al corrotto.


m

Luogo in base agli usi


25. L'uso, come qui assunto, l'impiego della cosa, ovvero il suo esercizio, come l'uso della scure consiste nel tagliare e del cavallo nel galoppare. Il luogo in base agli usi l'attribuzione di ci che ammesso dell'operazione a ci con cui si opera o che si usa. Come cavalcare o tagliare cosa buona; dunque il cavallo buono o la scure buona\ Su che cosa si basa il luogo? Dagli usi. Massima: ci di cui buono Fuso, esso stesso buono.
Oppure cos: 4 uccidere

male; dunque l'uccisore mal-

vagto\ Su che cosa si basa il luogo? Sugli usi. Mas-

sima:

ci il cui uso male esso stesso male.

166

TRACTATUS

De loco a communiter accidentibus


26 'Communiter accidentia' sumuntur dupliciter. Quedam enim sunt que aliquando se concomitantur et aliquando non, ut comptus et adultera et ab hiis non sumitur locus dialeticus, sed sophisticus. Alia autem sunt quorum alterum semper sequitur alterum, ut peni ter e sequitur deliquisse. Et ab hiis sumitur locus dialeticus. Ut 'penitet; ergo deliquif. Unde locus? A communiter accidentibus. Maxima:

communiter accidentium si posterius inest, et primum. Destructive sic: *non deliquit; ergo non penitet\ Unde locus? A communiter accidentibus. Maxima: si communiter accidentium primum non inest, neque posterius.

DE LOCIS EXTRINSECIS

27 Quid sit locus extrinsecus dictum est prius. Locorum extrinsecorum alius ab oppositis, alius a maiori, alius a minori, alius a simili, alius a proportione, alius a transsumptione, alius ab auctoritate.

5. LUOGHI

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Luogo in base agli accidenti che stanno insieme


. 26. Gli 'accidenti che stanno insieme sono assunti in modo duplice. Alcuni, infatti, sono quelli che alcune volte si collegano fra loro e altre volte no, come bellimbusto e adultero; e in base ad essi trova impiego non un luogo dialettico ma sofistico. Altri invece sono quelli di cui l'uno segue sempre l'altro, come pentirsi viene dopo commettere colpa. E in base ad essi si impiega un luogo dialettico. Come *si pente; dunque ha commesso una colpa'. Su che cosa si basa il luogo? Sugli accidenti che stanno insieme. Massima: degli accidenti che stanno insieme se c' il seguente, c' anche il precedente. In senso distruttivo cos: 'non ha commesso colpa; dunque non si pente'. Su che cosa si basa il luogo? Sugli accidenti che stanno insieme. Massima: se degli accidenti che stanno insieme non c' il precedente, non c' neppure il seguente.

LUOGHI ESTRINSECI *

27. Che cosa sia il luogo estrinseco stato detto Prima9. I luoghi estrinseci si distinguono in luogo in base al maggiore, luogo in base al minore, luogo in base al simile, luogo in base al dissimile, luogo in base alla proporzione, luogo in base alla transunzione, luogo in base all'autorit.

168

TRACTATUS

De loco ab oppositis
Item. Oppositionis quatuor sunt species, scilicet oppositio relativa, contrarietas, oppositio privativa, contradictio. Relative opposita sunt quorum alterum non potest stare sine altero ut pater et filius. Contrarietas est contrariorum oppositio, ut albi et nigri. Privative opposita sunt que circa idem habent fieri, ut visus et cecitas circa oculum. Contradictio est oppositio cuius secundum se non est medium; inter esse enim et non esse non est medium.

De loco a relative oppositis


28 Locus a relative oppositis est habitudo unius correlativorum ad alterum. Et est constructivus et destructivus. Ut 'pater est; ergo filius est\ et econverso; 'pater non est; ergo filius non est\ et econverso. Unde locus? A relative oppositis. Maxima: posito uno correlativorum ponitur reliquum destrucfo uno destruitur et reliquum.
*

et

De loco a contrariis
29 Contrariorum quedam sunt mediata, ut album et nigrum, inter que sunt medii colores; quedam immediata, ut sanum et egrum circa animai. Locus a

5. LUOGHI

169

Luogo in base agli opposti


Ancora. Quattro sono le specie di opposizione, cio opposizione relativa, contrariet, opposizione privativa11, contraddizione. Opposti relativamente sono quelli di cui l'uno non pu stare senza l'altro, come padre e figlio. Contrariet l'opposizione dei contrari, come del bianco e del nero. Opposti privativamente10 sono quelli che avvengono riguardo alla stessa cosa, come la cecit e la vista riguardo all'occhio. La contraddizione l'opposizione per la quale non c' mediazione; fra essere e non essere non vi infatti un termine medio.

Luogo in base agli opposti relativamente


28. Luogo in base agli opposti relativamente l'attribuzione di ci che ammesso di uno dei correlativi all'altro. Ed costruttivo e distruttivo. Come 'esiste il padre; dunque esiste il figlio\ e viceversa; 'il padre non esiste; dunque il figlio non esiste\ e viceversa. Su che cosa si basa il luogo? Sugli opposti relativamente. Massima: posto uno dei correlativi, posto anche l'altro eliminato l'uno, eliminato anche l'altro.

Luogo in base ai contrari


29. Dei contrari, alcuni sono immediati, come bianco e nero, fra i quali vi sono colori intermedi; altri non mediati, come sano e malato riguardo a un ani-

170

TRACTATUS

est egrum , vel ' hoc corpus est album; ergo non est ni grum . Unde locus? A contrariis. Maxima:
posito uno contrariorum removetur reliquum ab eodem. Destructive tenet in contrariis immediatis cum constantia subiecti, ut ' hoc animai non est sanum, ergo est egrum . Unde locus? A contrariis immediatis. Maxima: remoto uno contrariorum immediatorum ponitur reliquum manente subiecto.

contrariis est habitudo unius contrariorum ad reliquum. Constructive sic: ' animai est sanum; ergo non

De loco a privative oppositis


30 Que sint privative opposita dictum est prius. Locus a privative oppositis est habitudo privationis ad habitum vel habitus ad privationem. Ut 'est videns;
r

non ergo est cecus\ vel 'est cecus; non ergo est videns.
Unde locus? A privative oppositis. Maxima: posito uno privative oppositorum, removetur reliquum ab eodem. Destructive non tenet nisi cum constantia subiecti et tempore determinato a natura. Catulus enim non

5. LUOGHI

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male. Il luogo in base ai contrari l'attribuzione di d che ammesso di uno dei contrari all'altro. Costruttivamente cos: 'l'animale sano; dunque non malato', oppure ' questo corpo bianco; dunque non nero. Su che cosa si basa il luogo? Sui contrari. Massima: posto uno dei contrari, escluso l'altro da esso. Distruttivamente si ha nei contrari immediati restando costante il soggetto, come ' questo animale non esano; dunque malato'. Su che cosa si basa il luogo? Sui contrari immediati. Massima: escluso uno dei contrari immediati, posto l'altro, fermo restando il soggetto.

Luogo in base agli opposti privativamente


30. Quali siano gli opposti privativamente, si detto prima12. Luogo in base agli opposti privativamente l'attribuzione, in base all'ammissione della privazione dell'uno, del possesso dell'altro, e viceversa. Come

vativamente. Massima:

vede; dunque non cieco\ o ' cieco; dunque non vede\ Su che cosa si basa il luogo? Sugli opposti pri-

posto uno degli opposti privativamente, escluso da esso l'altro. Distruttivamente non regge se non a condizione della permanenza del soggetto e in un tempo determinato dalla natura. Un cucciolo di cane non pu essere

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TRACTATUS

dicitur cecus aut videns ante nonum diem; et puer non dicitur dentulus vel edentulus ante tempus determina tum.

De loco a contradictorie oppositis


31 Locus a contradictorie oppositis est habitudo unius contradictorie oppositorum ad reliquum. Ut

'Sortem sedere est verum; ergo Sortem non sedere est falsum'. Unde locus? A contradictorie oppositis,
Maxima:
*

si unum contradictorie oppositorum est verum, reliquum est falsum, et econverso.

De loco a maiori et de loco a minori


32 Maius ut hic sumitur est quod superponitur alii in potentia vel in virtute. Minus autem est quod ei supponitur. Locus a maiori est habitudo maioris ad minus. Et est semper destructivus. Ut 'rex non potest expugnare cast rum, ergo nec miles\ Unde locus? A maiori. Maxima: si id quod magis videtur inesse non inest, nec id quod minus. Locus a minori est habitudo minoris ad m a i u s . Et

5. LUOGHI

173

detto cieco o dotato di vista prima di nove giorni; e il bambino non pu essere considerato in possesso o privo di denti prima di un tempo determinato.

Luogo in base agli opposti contraddittoriamente


31. Luogo in base agli opposti contradditoriamente l'attribuzione di ci che ammesso di uno degli opposti contraddittoriamente all'altro. Come .' vero

seduto'. Su che cosa si basa il luogo? Sugli opposti contraddittoriamente. Massima: se uno degli opposti per contraddizione vero, l'altro falso, e viceversa.

che Socrate seduto; dunque falso che Socrate non

Luogo in base al maggiore e luogo in base al minore


32. Maggiore, come qui viene assunto, ci che si pone al di sopra di un altro per capacit ed eccellenza. Minore invece ci che si pone al di sotto di esso. Luogo in base al maggiore l'attribuzione di ci che ammesso del maggiore al minore. E questo luogo sempre distruttivo. Come 4il re non pu espugnare la fortezza; dunque neppure i soldati. Su che cosa si basa il luogo? Sul maggiore. Massima: se ci che di pi sembra sussistere non sussiste, neppure sussiste ci che lo sembra di meno. Luogo in base al minore l'attribuzione di ci che e a m m esso del minore al maggiore. Ed costruttivo.

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TRACTATUS

est constructivus. Ut 'miles potest expugnare castrum; ergo et rex\ Unde locus? A minori. Maxima: si id quod minus videtur inesse inest, et id quod maius.

De loco a simili
33 Locus a simili est habitudo unius similis ad reliquum. Ut 1 sicut inest risibile homini, ita hinnibile inest

equo; sed risibile est proprium hominis, ergo hinnibile estproprium equt. Unde locus? A simili. Maxima:
de similibus idem est iudicium.

nibile equo; sed risibile non est proprium hominis ut genus; ergo nec hinnibile inest equo ut genus\ Unde
locus? A simili. Maxima dieta est prius. Vel sic: si unum similium inest, et reliquum; si unum non inest, nec reliquum.

Destructive sic: 'sicut risibile inest homini, ita hin-

aut

De loco a proportione
34 Locus a proportione est habitudo unius proportionalium ad reliquum. Ut 4sicut se habet rector navis

5. LUOGHI

Come 7 soldati possono espugnare la fortezza; dunque anche il re. Su che cosa si basa il luogo? Sul minore. Massima: se ci che di meno sembra sussistere, sussiste, sussiste anche ci che lo sembra di pi.

Luogo in base al simile


33. Luogo in base al simile l'attribuzione di ci che ammesso di un simile all'altro. Per esempio, ' co-

me la capacit di ridere si trova nell'uomo, cos la capacit di nitrire si trova nel cavallo'. Su che cosa si basa il
luogo? Sul simile. Massima: su cose simili lo stesso il giudizio.

trova nell'uomo, cos la capacit di nitrire si trova nel cavallo; ma la capacit di ridere non propria dell'uomo come genere; dunque neppure la capacit di nitrire e propria del cavallo come genere'. Su che cosa si basa
il luogo? Sul simile. La massima stata detta prima. Oppure cos: se c' uno dei simili, c' anche l'altro;
o

Distruttivamente cos: ' come la capacit di ridere si

se non c' l'uno, neppure c' l'altro

Luogo in base alla proporzione


34. Luogo in base alla proporzione l'attribuzine di ci che ammesso di uno dei proporzionali all'albo. Come 'Chi conduce una nave sta alla nave, come

176

TRACTATUS

ad navem, sic se habet rector scolarum ad scolas, sed in navi regenda eligendus est rector non sorte sed arte, ergo in scolis regendis eligendus est rector non sorte sed arte\ Unde locus? A proportione. Maxima:
de proportionalibus idem est iudicium. Differt autem locus iste a loco a simili, quia in loco a simili accipitur comparatio secundum similitudinem inherentie, ut "sicut inest risibile homini, ita hinnibile inest equoin loco autem a proportione non attenditur similitudo inherentie sed comparatio habitudinis,

ut 'sicut se habet nauta ad navem, ita se habet doctor ad scolas*.

De loco a transsumptione
t

35 Transsumptio est duplex. Quedam enim est quando nomen vel oratio significans unum transsumitur ad significandum aliquid aliud per similitudinem aliquam. Ut ' ridere ' transsumitur ad 'fiorereteum dicitur 'pratum ridef. Oratio autem transsumitur cum dicitur 'litus ara tur pr ' operam perdis\ sicut solet dici alicui qui in cassum laborat. E t ista transsumptio pertinet ad sophistam et non ad dialeticum. Est autem alia transsumptio quando sumitur nomen unum magis notum pr alio nomine minus noto. Ut si debeat probari quod philosophus non invidet et fiat transsumptio ad hoc scilicet 'sapiens non invidet.

5, LUOGHI

177

chi conduce corsi di lezione sta ai corsi delle lezioni; ma colui che conduce una nave non scelto a caso, ma ad arte; dunque anche chi conduce corsi di lezione non deve essere scelto a caso, ma ad arte1. Su che cosa si basa
il luogo? Sulla proporzione. Massima: sulle cose proporzionali lo stesso il giudizio. Differisce per questo luogo dal luogo in base al simile, poich nel luogo in base al simile si stabilisce la comparazione in considerazione della somiglianza dell'inerenza, come ' come la capacit di ridere si trova

nell'uomo, cos la capacit di nitrire si trova nel cavallo';

invece, nel luogo in base alla proporzione non si tratta della somiglianza dell'inerenza, ma della comparazione del modo di configurarsi, come ' il nocchiero sta al-

la nave, cos come il maestro sta ai corsi di lezione1. Luogo in base alla transunzione

35. La transunzione14 avviene in due modi. Uno si ha quando il nome o la frase che significa una cosa viene transunta per significare qualcosa d'altro in base a qualche somiglianza. Come 'ridere1 transunto per fiorire' quando si dice ' il prato ride1. La frase invece transunta quando si dice ' arata la spiaggia' per(perdi il tuo tempo', come si suol dire a qualcuno che si affatica senza motivo. E questa transunzione propria del sofista non del dialettico. Vi poi l'altra transunzione quando si impiega un nome pi noto per un altro nome meno noto. Come quando si deve sostenere che il filosofo non prova invidia e si fa una transunzione a tale scopo, cio *il sag-

178

TRACTATUS

Et ista pertinet ad dialeticum. Locus a transsumptione est habitudo unius transsumpti ad aliud. Ut 'sapiens non invidet; ergo philosophus non invidet'. Unde locus? A transsumptione. Maxima: quod alicui convenit sub nomine magis noto, et convenit ei sub nomine minus toto. Differt autem locus iste a loco a nominis interpretatione, quia in loco a nominis interpretatione accipitur diffinitio sive descriptio nominis sive expositio eius, ut 4philosophus' exponitur per hoc quod dico 4amator sapientie\ in loco autem a transsumptione non queritur expositio nominis sed pr uno nomine minus noto sumitur magis notum vel aliquid aliud per quod facile probetur propositum.

De loco ab auctoritate
36 Auctoritas, ut hic sumitur, est iudicium sapientis in sua scientia. Unde a rei iudicio solet denominati locus iste. Locus ab auctoritate est habitudo auctoritatis ad id quod per eam probatur, ut 'astronomus dicit celum esse volubile; ergo celum est volubile\ Unde locus? Ab auctoritate. Maxima: unicuique experto in sua scientia creden-

dum est'..

5. LUOGHI

179

gio non prova invidia\ E questa propria del dialettico. Il luogo in base alla transunzione l'attribuzione di ci che ammesso di un nome transunto a un altro. Come 77 saggio non prova invidia; dunque il filosofo non prova invidia\ Su che cosa si basa il luogo? Sulla transunzione. Massima: ci che conviene sotto un nome pi noto, conviene sotto un nome meno noto. Questo luogo, inoltre, differisce dal luogo in base all'interpretazione del nome, poich nel luogo in base all'interpretazione del nome si impiega la definizione o descrizione del nome o la sua spiegazione, come ' filosofo' si spiega dicendo 4amante della sapienza'; invece nel luogo in base alla transunzione non si richiede la spiegazione del nome, ma al posto di un nome meno noto si impiega uno pi noto o uno per il quale facilmente una tesi pu essere provata.
i

Luogo in base all'autorit


36. Autorit, come qui viene assunta, il giudizio di chi competente in una scienza. Onde si soliti denominare questo luogo in base al giudizio della cosa. Il luogo in base all'autorit l'attribuzione di ci che ammesso dell'autorit a ci che tramite essa viene provato, come 'l'astronomo dice che il cielo ruota; dunque il cielo ruota'. Su che cosa si basa il luogo? Sull'autorit. Massima: si deve credere a chiunque sia esperto in una scienza.

180

TRACTATUS

DE LOCIS MEDIIS

37 Sequitur de locis mediis. Quid autem sit locus medius, dictum est prius. Locorum mediorum alius a coniugatis, alius a casibus, alius a divisione. Coniugata et casus differunt, quia univocum, sive principale sive abstractum, quod idem est, dicitur coniugatum cum suo denominativo, ut Hustitia' et *iustum* \ casus autem dicuntur quecumque cadunt a principali, ut 'iustum et 'iuste". Et hanc differentiam assignat Aristotiles in Secundo Topicorum.

De loco a coniugatis
38 Locus a coniugatis est habitudo unius coniugatorum ad reliquum, ut 4iustitia est bona, ergo iustum est bonum". Unde locus? A coniugatis. Maxima: quod uni coniugatorum inest, et reliquo si unum coniugatorum inest, et reliquum.

sive

De loco a casibus
39 Locus a casibus est habitudo unius casus ad alium casum. Ut ' quod iustum est, bonus est; ergo quod iuste fit, et bene fit\ et econverso. Unde locus? A casibus. Maxima:

5. LUOGHI

181

LUOGHI MEDI

37. Si parler ora dei luoghi medi. Che cosa sia il luogo medio stato detto prima13. Dei luoghi medi uno in base ai coniugati, un altro in base ai casi, un altro ancora in base alla distinzione. I coniugati e i casi differiscono, perch il nome univoco, o principale o astratto, che la stessa cosa, si dice coniugato con il suo denominativo, come 'giustizia' e 'giusto'; casi invece si dicono quelli derivati da un nome principale, come 'giusto' e 4giustamente'. E questa differenza stabilita da Aristotele nel libro secondo dei Topici.15

Luogo in base ai coniugati


38. Luogo in base ai coniugati l'attribuzione di ci che ammesso di uno dei coniugati all'altro, come

'la giustizia un bene; dunque il giusto un bene\ Su


che cosa si basa il luogo? Sui coniugati. Massima:

o:
%

ci che di uno dei coniugati, lo anche dell'altro; se vi uno dei coniugati, vi anche l'altro.

Luogo in base ai casi


39. Luogo in base ai casi l'attribuzione di ci che e ammesso di uno dei casi a un altro caso. Come ' ci

che giusto, bene; dunque ci che giustamente avviene, avviene anche bene\ e viceversa. Su che cosa si basa il luogo? Sui casi. Massima:

182

TRACTATUS

quod uni casui convenit, et reliquo.

De loco a divisione aut est homo aut non est homo; sed non est non homo, ergo est homo\ Unde locus? A divisione. Maxima:
si aliqua duo condividunt aliquid, posito uno removetur reliquum, remoto uno ponitur reliquum. Alia est divisio que non est per negationem. Et hec fit sex modis: tribus per se et tribus per accidens. Primo generis in species ut 'animalium aliud rationale, aliud irrationale\ Secundo totius in partes integrales, 40 Divisionum alia est per negationem, ut 'Sortes

vel

ut 4domus alia pars est paries, alia tectum, alia fundamentum . Tertio vocis in significationes, ut 'canis aliud la trabile, aliud marinum, aliud celeste sidus. Trium per accidens una est subiecti in accidentia, ut 'animalium aliud est sanum aliud egrum\ Secunda accidentis in subiecta, ut 'sanorum aliud est homo, aliud brutum. Tertia accidentis in accidentia, ut 'sanorum aliud est calidum, aliud frigidum\
Locus a divisione est habitudo unius condividentium ad alterum, ut ' si Sortes est animai, aut est ratio-

5. LUOGHI

183

ci che conviene a un caso, conviene anche ali altro.

Luogo in base alla divisione


40. Delle divisioni una per negazione, come

Socrate o uomo o non uomo; ma non non uomo, dunque uomo'; Su che cosa si basa il luogo? Sulla didelle due cose in cui qualcosa si distingue, se posta l'una, esclusa l'altra,
o

visione. Massima:

esclusa l'una, posta l'altra. L'altra divisione quella che non avviene per negazione. E avviene in sei modi: tre per s e tre per accidente. Primo modo, del genere rispetto alla specie, come 'animale o razionale o irrazionale'. Secondo, del tutto rispetto alle parti integrali, come 4della casa,

una parte la parete, un'altra il tetto, un'altra le fonda-

mentaTerzo, della voce rispetto alle significazioni, come 'di cane, uno abbaia, l'altro pesce, l'altro costellazione\ Dei tre per accidente, una divisione quella del soggetto rispetto agli accidenti, come ' degli animali, uno sano, l'altro malato\ La seconda, dell'accidente rispetto ai soggetti, come 'dei sani, uno uomo, l'altro bestia\ La terza, dell'accidente rispetto agli accidenti, come 'dei sani, uno caldo, l'altro

freddo'.

Luogo in base alla divisione l'attribuzione di ci che ammesso di uno dei termini della divisione al1 altro, come 'se Socrate animale, o razionale o ir-

184

TRACTATUS

don ale'. Unde locus? A divisione. Maxima que superius dieta est. Et similiter in qualibet alia divisione formetur argumentum constructive et destructive.

naie aut mattonale; sed non est irratonale; ergo est ra-

LUOGHI

185

razionale; ma non irrazionale; dunque razionale'.

Su che cosa si basa il luogo? Sulla divisione. La massima stata detta sopra. E alla stessa maniera in qualsiasi altra divisione si forma l'argomento o costruttivamente o distruttivamente16.

TRACTATUS VI

DE SUPPOSITIONIBUS

1 Eorum que dicuntur quedam dicuntur cum complexione, quedam sine complexione. Cum complexione, ut ' homo currif, 'homo albusy\ sine complexione, ut ' h o m o q u i est terminus incomplexus. Terminorum autem incomplexorum unusquisque aut significat substantiam, aut quantitatem, aut qualitatem, aut ad aliquid, aut facere, aut pati, et sic de aliis.

De significatone
A

bum, ut lalbus' vel * currif.

2 Significatio termini, prout hic sumitur, est rei per vocem secundum placitum representatio. Quare cum omnis res aut'sit universalis aut particularis, oportet dictiones non significantes universale vel particulare non significare aliquid. Et sic non erunt termini prout hic sumitur 4 t e r m i n u s u t sunt signa universalia et particularia. Significationis alia est rei substantive et habet fieri per nomen substantivum, ut ihomo\ alia est rei adiective et habet fieri per nomen adiectivum vel per verm

TRACTATUS VI

SUPPOSIZIONI1
%

1. Delle cose che si dicono alcune sono dette con collegamento, altre senza collegamento. Con collegamento, come 7 'uomo corre , 4uomo biancosenza collegamento, come 4uomo\ che termine scollegato. Ciascuno dei termini scollegati, inoltre pu significare o sostanza, o quantit, o qualit, o essere relativamente a qualcosa, o fare, o subire, ecc.

Significazione
2. La significazione del termine, come qui assunta, la rappresentazione di una cosa tramite voce secundum placitum2. Dato che ogni cosa o universale o particolare, necessariamente le espressioni che non significano n l'universale n il particolare non signifieano qualcosa. E quindi non saranno termini rispetto a ci che qui assumiamo come 4termine ; sono termini i segni universali e particolari. La significazione significazione di una cosa sostantivamente e deve avvenire tramite un nome sostantivo, come 4 u o m o o significazione di una cosa aggettivamente e deve avvenire tramite un nome aggettivo o verbo, come 4bianco' o 4corre\

188

TRACTATUS

Quare proprie non est significatio substantiva vel adiectiva, sed aliquid significatur substantive et aliquid adiective, quia adiectivatio vel substantivatio sunt modi rerum que significantur, et non significationis. Nomina vero substantiva dicuntur supponere, nomina vero adiectiva et etiam verba dicuntur copulare.

De suppositione et copulatione
3 Suppositio vero est acceptio termini substantivi pr aliquo. Differunt autem suppositio et significatio, quia significatio est per impositionem vocis ad rem significandam, suppositio vero est acceptio ipsius termini iam significantis rem pr aliquo. Ut cum dicitur 'homo currit\ iste terminus 4 homo ' supponit pr Sorte vel pr Platone, et sic de aliis. Quare significatio prior est suppositione. Neque sunt eiusdem, quia significare est vocis, supponere vero est termini iam quasi compositi ex voce et significatone. Ergo suppositio non est significatio. Copulatio est termini adiectivi acceptio pr aliquo.
4

De suppositionis divisione

4 Suppositionis alia communis, alia discreta. Suppositio communis est que fit per terminum communem, ut ' homo \ Suppositio discreta est que fit per ter-

6. SUPPOSIZIONI

189

Perci, propriamente, non la significazione sostantivale o aggettivale, ma certe cose sono significate sostantivamente e certe altre aggettivamente, poich la sostantivazione e l'aggettivazione sono modi delle cose che sono significate e non della significazione3. Mentre per i nomi sostantivi si parla di supposizione4, invece, per i nomi aggettivi e anche per i verbi si parla di copulazione.

Supposizione e copulazione
3. La supposizione l'assunzione di un termine sostantivo per qualcosa. Differiscono fra loro la supposizione e la significazione, poich la significazione attribuzione della voce alla cosa da significare, la supposizione, invece, l'assunzione dello stesso termine, gi significante una cosa, per qualcosa. Cos quando si dice 7J uomo corre\ il termine 4uomo' sta per Socrate o Platone, e cos via. Perci la significazione anteriore alla supposizione. N esse appartengono alla stessa cosa, poich significare propriet della voce, stareper, invece, propriet del termine gi, in un certo qual modo, composto di voce e significazione. Dunque la supposizione non la significazione. La copulazione l'assunzione di un termine aggettivo per qualcosa4.

Suddivisione della supposizione


4

4. La supposizione pu essere o comune o discrete* La supposizione comune quella che avviene tram i t e un termine comune, come ' uomo '. La supposi-

190

TRACTATUS

minum discretum, ut4Sortes vel 4iste homo\ Item. Suppositionum communium alia naturalis, alia accidentalis. Suppositio naturalis est acceptio termini communis pr omnibus a quibus aptus natus est participari, ut 4homo9 per se sumptus de natura sua supponit pr omnibus hominibus qui fuerunt et qui sunt et qui erunt. Accidentalis autem suppositio est acceptio termini communis pr eis pr quibus exigit adiunctum. Ut 4homo est9; iste terminus 4homo9 supponit pr presentibus; cum autem dicitur 'homo fuif, supponit pr preteritis; cum vero dicitur 4homo erit\ supponit pr futuris. Et ita habet diversas suppositiones secundum diversitatem eorum que ei adiunguntur. 5 Accidentalium suppositionum alia simplex, alia personalis. Simplex suppositio est acceptio termini communis pr re universali significata per ipsum. Ut cum dicitur 4homo est species9 vel 4animai est genus, iste terminus 4homo9 supponit pr homine in communi et non pr aliquo inferiorum, et iste terminus4animai9 pr animali in communi et non pr aliquo inferiorum. Et similiter est de quolibet alio termino communi. Ut 4 risibile est proprium\ 4rationale est differen-

tia 9,4album est accidens9.

6 Item. Suppositionum simplicium alia est termini communis in subiecto positi, ut 4homo est species. - Alia est termini communis positi in predicato affirmativo, ut 4omnis homo est animaiiste terminus animal9 in predicato positus simplicem habet suppositio

6. SUPPOSIZIONI "

191

zione discreta quella che avviene tramite un termine


discreto, come

'Socrate' o 'quest'uomo 5.

Ancora. La supposizione comune pu essere o naturale o accidentale. La supposizione naturale l'assunzione di un termine comune per tutte le cose per le quali esso in grado di stare, come 'uomo' assunto per s, che, per sua natura, sta per tutti gli uomini che furono e che sono e che saranno. La supposizione accidentale invece l'assunzione di un termine comune per quelle cose per le quali gli richiede di stare ci che aggiunto. Per esempio 4l'uomo '; il termine 'uomo' sta per gli uomini presenti; quando invece si dice 'l'uomo fu , sta per quelli passati; quando invece si dice 'l'uomo sar' sta per quelli futuri. E cos ha supposizioni diverse a seconda della diversit dei termini che vi si aggiungono. 5. La supposizione accidentale pu essere o semplice o personale. La supposizione semplice l'assunzione di un termine comune per una cosa universale significata tramite esso. Cos quando si dice ' l'uomo una specie' o 'animale un genere', il termine 'uomo' sta per uomo in generale e non per qualcuna delle cose che stanno sotto di esso, e 'animale' per animale in generale e non per qualcuna delle cose che stanno sotto di esso. E la stessa cosa vale per qualsiasi altro termine comune. Come 'capace di ridere il proprio',

'razionale la differenza', 'bianco l'accidente .

6. Ancora. Una delle supposizioni semplici quella del termine comune posto nel soggetto, come 'uomo specie . Un'altra quella del termine comune posto ne predicato affermativo, come 'ogni uomo animae >11 termine 'animale' posto nel predicato svolge una

192

TRACTATUS

nem, quia solum supponit pr natura generis. Alia est termini communis positi post dictionem exceptivam, enim iste terminus 4 homo ' in predicato positus simplicem habet suppositionem. Unde non sequitur: 'omne

ut lomne animai preter hominem est irrational\ hic

procedendo a simplici ad personalem. Similiter hic:

animai preter hominem est irrationale; ergo omne animai preter hunc hominem , sed est ibi figura dictionis, 'homo est species; ergo aliquis homo est species'; et hic: 'omnis homo est animai, ergo omnis homo est hoc ani-

mai\ In omnibus enim hiis fit processus a simplici ad personalem suppositionem. Quod autem terminus communis in predicato positus simpliciter teneatur, patet cum dicitur 'omnium contrariorum eadem est disciplina\ Nisi enim iste terminus 'disciplina' simplicem haberet suppositionem, falsa esset, quia nulla particularis disciplina est omnium contrariorum. Medicina enim non est omnium contrariorum sed solum sani et egri, et gramatica congrui et incongrui, et ita de aliis. 7 Personalis suppositio est acceptio termini communis pr suis inferioribus. Ut cum dicitur 'homo curritiste terminus ' homo 9 supponit pr suis inferioribus. 8 Item. Personalium suppositionum alia determinata, alia confusa. Determinata suppositio dicitur quam habet terminus communis indefinite sumptus vel cum signo particulari, ut ' homo currit' vel 'aliqtf

6i

SUPPOSIZIONI

193

supposizione semplice, perch sta soltanto per la natura del genere. Un'altra quella del termine comune posto dopo un'espressione che indica un'eccezione, come 'ogni animale, tranne l'uomo, non razionale'; qui infatti il termine *uomo' posto nel predicato ha una supposizione semplice. Sicch non conseguen-

te: 'ogni animale tranne l'uomo non razionale; dunque ogni animale tranne quest'uomo', ma vi qui la fi-

gura dell'espressione che consiste nel passare dalla supposizione semplice a quella personale6. Analogamente qui: ' uomo una specie; dunque un certo uomo

e una specie'; e qui: 'ogni uomo animale; dunque ogni uomo questo animale'. Infatti, in tutte queste argomentazioni avviene un passaggio dalla supposizione semplice a quella personale. Che poi ogni termine comune posto nel predicato sia assunto semplicemente, risulta quando si dice che 'la scienza scienza di tutti i contrari". Se infatti questo termine *scienza' non svolgesse una supposizione semplice, la proposizione sarebbe falsa, poich nessuna scienza particolare scienza di tutti i contrari. Per esempio, la medicina non scienza di tutti i contrari, ma solo del sano e del malato, e la grammatica del congruo e dell'incongruo, e cos via.

7. Supposizione personale l'assunzione di un termine comune per le cose che stanno sotto di esso. Cos quando si dice 'l'uomo corre", questo termine uomo' sta per tutto ci che sta sotto di esso. 8. Ancora. Delle supposizioni personali, alcune son determinate, altre diffuse. Si dice supposizione determinata quella che ha un termine comune assunto 1K senso indefinito o con un segno particolare, come

194

TRACTATUS

ponat pr omni homine tam currente quam non currente, tamen uno solo homine currente vere sunt. Aliud enim est supponere et aliud est reddere locutionem veram pr aliquo. In predictis enim, ut dictum est, iste terminus 4 homo ' supponit pr omni homine tam currente quam non currente, sed reddit locutionem veram pr currente. Quod autem utraque illarum sit determinata patet, quia cum dicitur animai

homo currit*. Et dicitur utraque istarum determinata, quia licet in utraque illarum iste terminus 'homo sup-

tionis a pluribus determinatis ad unam. Et ita terminus communis indefinite sumptus habet determinatam suppositionem; et similiter cum signo particulari. 9 Confusa suppositio est acceptio termini communis pr pluribus mediante signo universalis. Ut cum dicitur 4omnis homo est animai', iste terminus4homo mediante signo universali tenetur pr pluribus, quia pr quolibet suo supposito. Item. Suppositionum confusarum alia est confusa necessitate signi vel modi, alia est confusa necessitate rei. Ut cum dicitur 4omnis homo est animaP> iste terminus 4 homo ' necessitate signi confunditur sive distribuitur pr quolibet suo supposito, et cum unusqui sque homo suam habeat essentiam, ideo hoc verbum 'est tenetur necessitate rei pr tot essentiis pr quot

est Sortes, animai est Plato, animai est Cicero, et sic de aliis; ergo animai est omnis homo\ hic est figura dic-

6. SUPPOSIZIONI

195

trambe queste supposizioni si dicono determinate, poich possibile che in entrambe il termine 'uomo' stia per ogni uomo tanto che corra quanto che non corra, tuttavia sono vere, se c' un solo uomo che corre. Una cosa infatti stare-per, e un'altra cosa rendere una locuzione vera stando per qualcosa. Infatti, nelle supposioni suddette, come stato detto, il termine ' uomo sta per ogni uomo tanto che corra quanto che non corra, ma rende la locuzione vera stando per l'uomo che corre. Che poi entrambe le supposizioni siano determinate, risulta dal fatto che quando

'l'uomo corre, oppure ' un certo uomo corre\ Ed en-

ha qui la figura dell'espressione che consiste nel passare da pi supposizioni determinate ad una sola. E cos un termine comune assunto in modo indefinito svolge una supposizione determinata; e alla stessa maniera se accompagnato da un segno particolare.

si dice(animale Socrate, animale Platone, animale Cicerone, e cos via; dunque animale ogni uomo', si

9. Supposizione diffusa l'assunzione di un termine comune per pi cose mediante un segno universale. Cos quando si dice 'ogni uomo animale' il termine uomo\ mediante un segno universale, sta per pi cose, poich sta per qualsiasi suo oggetto di supposizione. Ancora. Delle supposizioni diffuse, alcune sono diffuse per necessit del segno o del modo, altre lo sarebbero per necessit della cosa. Cos quando si dice ogni uomo animale', il termine 'uomo' diffuso per necessit del segno, ovvero distribuito per qualsiasi suo oggetto di supposizione, e poich ciascun uomo ha la sua essenza, il verbo 'e assunto per necessit a cosa per tante essenze per quanti uomini as-

196

TRACTATUS

hominibus 'homo; et cum unicuique homini insit sua animalitas, ideo tenetur 'animai necessitate rei pr tot animalibus pr quot hominibus 'homo' et pr quot essentiis hoc verbum 'est'. Unde iste terminus 'homo' dicitur supponere confuse mobiliter et distributive. Sed confuse et distributive supponit, quia tenetur pr omni homine; mobiliter vero, quia licet descensum fieri pr quolibet suo supposito, ut 'omnis

homo; ergo Sortes' vel 'omnis homo, ergo Flato'. Sed iste terminus 'animai dicitur confundi immobiliter, quia non licet fieri descensum sub eo, ut 'omnis homo est animai, ergo omnis homo est hoc animai; sed ibi
est processus a simplici ad personalem. Sicut hic: 'ho-

hoc differunt quia in hiis est simplex suppositio a parte subiecti, in illa vero a parte predicati.

mo est dignissima ere a turarum, ergo aliquis homo'; et 'rosa est pulcherrimus florum, ergo aliqua rosa\ Sed in

Dubia
10 Nec videa tur oppositum quod dictum est quia in hac 'omnis homo est animai\ iste terminus 'animd in predicato positus simplicem habet suppositionem, cum prius diceretur quod haberet confusam, quia secundum quod genus ibi predicatur de specie et ita iste terminus 'animai tenetur pr ipso communi quod est genus, sic simplicem habet suppositionem;

6. SUPPOSIZIONI

197

sunto 4 uomo ; e poich in ciascun uomo insita la sua animalit, 4animale assunto per necessit della cosa per tanti animali per quanti uomini assunto ' uomo e per quante essenze assunto il verbo *\ Sicch si afferma che il termine ' uomo ' sta-per diffusamente, in maniera mobile e distributiva. Ma sta-per diffusamente e distributivamente, perch assunto per ogni uomo; invece sta-per diffusamente e mobilmente perch possibile compiere una discesa che lo faccia stare per qualsiasi suo oggetto di supposizione, come 4ogni

uomo; dunque Socrate' o 4ogni uomo; dunque Platone*.

Invece si afferma che il termine 4 animale ' diffuso immobilmente perch non possibile compiere una discesa sotto di esso, come 4ogni uomo animale; dun-

que ogni uomo questo animale*\ ma qui vi un passaggio dal semplice al personale. Come qui: 4l'uomo la pi degna delle creature; dunque un certo uomo lo e\ e Ha rosa il pi bello dei fiori, dunque una certa rosa
lo e. Ma queste proposizioni differiscono in ci: che in queste due vi una supposizione semplice concernente il soggetto, invece in quella che le precede, una supposizione semplice concernente il predicato7.

Dubbi
10. N sembri in opposizione ci che stato detto, dato che in 4ogni uomo animale', il termine 4animale' posto nel predicato ha una supposizione semplice, mentre prima si diceva che l'avrebbe diffusa, poich, per il fatto che il genere qui predicato della specie e che, perci, il termine 4animale' assunto per quello stesso termine comune che il genere, esso ha, di conseguenza, una supposizione semplice; per il fatto

198

TRACTATUS

secundum autem quod illa natura communis ipsius generis multiplicatur per supposita hominis, sic dicitur habere confusam, non mobiliter sed immobiliter. Suppositio enim confusa mobiliter non potest simul esse cum simplici, neque secundum idem neque secundum diversa, sed suppositio confusa immobiliter potest simul esse cum simplici, non secundum idem sed secundum diversa, ut dictum est. Sic oportet contrarietatem solvere que apparebat sustinentibus quod terminus communis in predicato positus haberet simplicem suppositionem et confunderetur immobiliter signo universali affirmativo existente in subiecto, ut 4 omnis homo est animai. 11 Sed ego credo impossibile esse terminum communem in predicato positum confundi immobiliter vel mobiliter signo universali affirmativo posito in subiecto, ut ' omnis homo est animal\ et in aliis consimilibus. Quia, ut vult Porphirius, omne quod de alio predicatur, aut est maius eo aut equale ipsi de quo predicatur; et intendit de predicanone per se; sed in hac: ' omnis homo est animat est predicatio per se et non predicatur equale; ergo predicatur maius; sed non accidentale; ergo substantiale sive essentiale; ergo genus vel differentia; sed non differentia; ergo genus. Sed natura generis multiplicata mobiliter vel immobiliter non est genus. Ergo cum dicitur: ' omnis homo est animal\ cum ibi predicetur genus, non est possibile terminum communem multiplicari mobiliter neque

6. SUPPOSIZIONI

199

che, invece, quella natura comune dello stesso genere moltiplicata per le cose per le quali sta uomo, si dice che esso ha supposizione diffusa, non per mobilmente ma immobilmente. Infatti una supposizione diffusa immobilmente non pu stare, al tempo stesso, con la semplice, n riguardo alla stessa cosa n riguardo a cose diverse, ma una diffusa immobilmente pu, al tempo stesso, stare con la semplice, non riguardo alla stessa cosa, ma riguardo a cose diverse, come stato detto. Cos si pu risolvere l'opposizione che appariva nel sostenere che il termine comune posto nel predicato ha una supposizione semplice ed anche diffuso immobilmente con un segno universale affermativo esistente nel soggetto, come ' ogni uomo animale . 11. Ma io credo che impossibile che un termine comune posto nel predicato sia diffuso immobilmente o mobilmente con un segno universale affermativo posto nel soggetto, come ' ogni uomo animale', e in altre supposizioni simili. Infatti, come sostiene Porfirio8, tutto ci che predicato di un altro, o maggiore di esso o uguale allo stesso di cui si predica; e intende della predicazione per s; ma in questa proposizione: 'ogni uomo animale' vi una predicazione per s e non predicato l'eguale; dunque predicato ci che maggiore; ma non l'accidentale; dunque il sostanziale ovvero l'essenziale; dunque o il genere o la differenza; ma non la differenza; dunque il genere. Ma una volta che la natura del genere sia moltiplicata mobilmente o immobilmente non pi genere. Dunque, quando si dice: ' ogni uomo animale, poich qw si predica il genere, non possibile che un termine con>une che significa la natura del genere sia molti-

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TRACTATUS

immobiliter, qui significat naturam generis; quia iam non esset genus, sicut si homo confunditur mobiliter vel immobiliter, iam non erit species. Item. Hoc idem videtur per Aristotilem in Primo Topicorum. Dicit enim quod necesse est omne quod de aliquo predicatur, aut conversim predicari de eo aut non; si conversim, diffinitio est vel proprium; si autem non conversim predicatur de re, aut cadit in diffinition rei aut non; si non, tunc est accidens; si cadit in diffinition, aut est genus aut differentia. Et intendit ibi Aristotiles quod sit predicatio recta et species subiciatur secundum se vel multiplicata. Sed in hac: 4omnis homo est animai est recta predicatio et subicitur species et non predicatur equale vel accidens; ergo genus vel differentia; sed non differentia; ergo genus. Et sic redit idem quod prius. Quare non est possibile terminum communem in predicato positum confundi immobiliter neque mobiliter. Item. Totum universale quod est genus et totum in quantitate ex opposito se habent. Sed totum in quantitate est duplex. Quia est quoddam totum in quantitate completum, ut ubicumque confunditur terminus communis mobiliter. Et est aliud totum in quantitate incompletum sive diminutum, ut ubicumque confunditur terminus communis immobiliter. Quare si multiplicetur terminus communis simpliciter, et simpliciter fit totum in quantitate; et si quodammodo, et quodammodo fit. Ergo si impossibile est totum in quantitate esse genus inquantum huiusmodi, non est possibile terminum communem in predicato positum confundi, ut dicebant.

6. SUPPOSIZIONI

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plicato mobilmente o immobilmente; poich non sarebbe pi genere, cos come, se uomo venisse diffuso mobilmente e immobilmente, non sarebbe pi specie. Ancora. Ci risulta anche da Aristotele nel primo libro dei Topici. Dice Aristotele9 che necessario che tutto ci che predicato di altro, sia predicato di esso o convertibilmente o no; se convertibilmente, o definizione o proprio; se non predicato convertibilmente, allora o rientra nella definizione della cosa o no; se no, allora accidente; se rientra nella definizione, o genere o differenza. E Aristotele intende qui che si tratta di una predicazione retta e che la specie sia resa soggetto secondo se stessa o le cose moltiplicate. Ma in questa proposizione 'ogni uomo animale vi una predicazione retta, e la specie resa soggetto, e non predicato l'eguale o l'accidente; dunque o predicato il genere o predicata la differenza; ma non predicata la differenza; dunque il genere. E cos ritorna lo stesso caso di prima. Perci non possibile che un termine comune posto nel predicato sia diffuso mobilmente o immobilmente. Ancora. Il tutto universale che il genere e il tutto come quantit si trovano in opposizione. Ma il tutto come quantit duplice. Infatti, vi un tutto come quantit completo, ove venga diffuso un termine comune mobilmente. E vi un altro tutto come quantit incompleto o diminuito, ove venga diffuso un termine comune immobilmente. Perci se si moltiplica il termine comune semplicemente, anche semplicemente risulta il tutto come quantit; e se in qualche modo, anche in qualche modo esso risulta. Dunque, se impossibile che il tutto come quantit sia genere, in quanto siffatto, non possibile che un termine comune posto n e l predicato sia reso diffuso, come invece si diceva.

202

TRACTATUS

Item. Comparatio illa secundum quam interiora reducuntur in suum superius, opposita est illi comparationi secundum quam superius reducitur in interiora. Sed secundum primam sumitur 'commune' in ratione communis; sic enim ipsum commune in se omnia continet que sub ipso sunt. Secundum alteram sumitur 4multiplicatum vel lconfusum\ sive multiplicatur commune pr omnibus sive pr quibusdam. Ergo si genus stat per se in ratione communis, non est possibile ipsum multiplicari inquantum huiusmodi. Et omnia ista concedimus.

Solutio
#

impossibile sit esse hominem quin sit animai, necesse est quod tot ammalia sive tot animalitates intelligantur in subiecto quot sunt homines pr quibus tenetur iste terminus 4homo\ Tamen fatuum est dicere quod multitudo illarum animalitatum sit ibi ex multiplicatione predicati, cum ibi predicetur 4album' vel 'nigrum . Unde dico quod

nis homo est albus\ vel 4omnis homo est niger\ cum

12. Ratio autem propter quam movebantur, facilis est ad solvendum. Dicunt enim quod cum dicitur 4omnis homo est animai, cum unicuique homini sua respondeat essentia et sua animalitas, eoquod non est possibile esse hominem quin sit animai, ergo iste terminus 4 animai ' tenebitur pr tot animalibus pr quot hominibus 4 homo \ Dicimus enim quod in hoc argumento nulla est apparentia. Cum enim dico 'om-

6. SUPPOSIZIONI

203

Ancora. Quella comparazione in base alla quale le cose collocate al di sotto vengono ricondotte a ci che sta sopra di esse opposta a quella comparazione secondo la quale ci che sta al di sopra viene ricondotto alle cose che vi sono collocate al di sotto. Ma, secondo la prima, si intende 4 comune ' in ragione di ci che comune; cos inteso, infatti, ci che comune contiene in s tutte le cose che sono sotto di esso. Secondo l'altra si intende 4moltiplicato' o 4 diffuso ', ovvero si moltiplica ci che comune per tutti o per alcuni. Dunque, se il genere sta per s in ragione del generale, non possibile che esso, in quanto tale, sia moltiplicato. E ammettiamo tutte queste cose.

Soluzione
12. La ragione su cui si regge la discussione pu essere facilmente risolta. Si sostiene infatti che quando si dice 4ogni uomo animale', in quanto a ogni uomo corrisponde una sua essenza e una sua animalit, poich non possibile essere uomo senza essere animale, il termine 4 animale ' assunto, dunque, per tanti animali per quanti uomini assunto 'uomo1. Diciamo, infatti, che in questo argomento non vi nessuna falsa apparenza. Quando infatti dico 'ogni uomo bianco1 o gni uomo nero1, essendo impossibile essere uomo senza essere animale, necessario che tanti animali o tante animalit siano concepite nel soggetto, quanti sono gli uomini per i quali assunto il termine 4uomo'. Tuttavia insensato dire che la molteplicit di quelle animalit sia dovuta qui alla moltiplicazione el predicato, cio, in questo caso, il predicato 'bianco o nero1. Sicch dico che, poich 4uomo1 costitu-

204

TRACTATUS

quia 'homo' constituitur, logice loquendo, non naturaliter, ex 'animali et 'rationali\ ideo est quod 'homo' de se habet 'animai. Unde cum 4 homo ' multiplicatur, in se habet multiplicitatem illarum animalitatum. Ut cum dico 'omnis homo est albus'y vel 'omnis homo est niger\ nullo modo habet has animalitates a predicato. Similiter est in proposito cum predicatur genus, ut 'omnis homo est animai'. In hac enim propositione subicitur 'homo', in quo intelligitur multitudo illarum animalitatum, ut dictum est, et predicatur hoc genus 'animai y quod nullo modo confunditur, neque mobiliter neque immobiliter, sed stat ibi pr ipsa essentia generis communi predicabili de pluribus. Unde 'animai predicatur et 'animai intelligitur in subiecto siSimiliter dico quod non confunditur hoc verbum 'est' neque mobiliter neque immobiliter, quia quod animai esset vel existeret in homine, hoc habebat ipsum subiectum de se antequam in propositione subiceretur predicatione actuali vel potentiali. Et propter hoc destruimus quandam divisionem antecedentem, hanc scilicet: confusarum suppositio-

cut hic: 'omne animai rationale mortale est animai.

num alia est confusa necessitate signi vel modi, alia necessitate rei. Di ci m us enim quod omnis confusio est necessitate modi. Sicut est hic: 'omne animai rationale mortale est animai; iste terminus 'animai tenetur virtute signi pr omni animali quod est homo. Similiter et hic: 'omnis homo est animaiiste terminus 'homo tenetur non solum pr omni homine sed pr omni animali quod est homo. Et ideo est quod tot sunt ibi animalitates quot humanitates, naturaliter loquendo,
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6. SUPPOSIZIONI

205

to, logicamente e non naturalmente parlando, da 4animale e 4razionale', consegue che a 4uomo' si attribuisca 'animale'. Sicch quando 'uomo' moltiplicato, ha in s la molteplicit di quelle animalit. Perci, quando dico 'ogni uomo bianco' o 4ogni uomo nero', in nessun modo ha queste animalit riguardo al predicato. Alla stessa maniera avviene quando si predica il genere, come 4ogni uomo animale'. In questa proposizione si rende soggetto 4uomo\ in cui si concepisce la molteplicit di quelle animalit, come si detto, e si predica il genere 4 a n i m a l e c h e in nessun modo reso diffuso, n mobilmente n immobilmente, ma sta qui per la stessa essenza del genere comune predicabile di pi cose. Sicch 4animale' predicato, e 4animale' inteso nel soggetto come qui: 4ogni animale razionale

mortale animale'.

fuse per necessit del segno o del modo, altre per necessit della cosa. Diciamo, infatti, che ogni diffusione per necessit del modo. Cos qui: 4ogni animale razionale un animale mortale'; questo termine 4animale'

Alla stessa maniera dico che non reso diffuso questo verbo 4e n mobilmente n immobilmente, poich, che l'animale fosse o esistesse nell'uomo, ci apparteneva allo stesso soggetto per s, prima che nella proposizione venisse reso soggetto con la predicazione attuale o potenziale. E in base a ci demoliamo quella divisione precedente e cio: delle supposizioni diffuse alcune sono dif-

assunto, in virt del segno, per ogni animale che uomo. Ugualmente qui: 4ogni uomo animale'; il termine uomo assunto non solo per ogni uomo, ma per gni animale che uomo. E perci tante sono qui le ammalit quante sono le umanit, dicendo come stanno le cose naturalmente, poich l'umanit la stessa,

206

tractato

quia eadem est humanitas, secundum viam logice, non nature, in quolibet individuo hominis; sicut homo in communi idem est. Unde quod sit hec animalitas vel illa, hoc est ratione materie. In via autem nature humanitas mea est per se et alia est ab humanitate tua sicut anima mea per quam est humanitas mea in me' alia est ab anima tua, per quam causatur humanitas tua in te. Et propter hoc signum sive modus confondendo ' hominem ' non confundit 'animai, sed anima? contractum ad 'hominem' per suas differente Unde omnis confusio est necessitate sigm vel modi.

6. supposizioni

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dalla prospettiva della logica non della natura, in qualsiasi individuo umano; cos l'uomo in generale lo stesso. Sicch, che sia questa animalit o quella, ci in ragione della materia. Invece dalla prospettiva della natura la mia umanit per s ed altra dalla tua umanit, cos come la mia anima, per la quale in me la mia umanit, altra dalla tua anima, alla quale dovuta la tua umanit in te. E perci questo segno o modo diffondendo ' uomo non diffonde 4 animale , ma 4animale' racchiuso in 'uomo per le differenze di quest'ultimo. Dunque ogni diffusione per necessit del segno o del modo.

TRACTATUS VII

DE FALLACIIS

INTR OD UCTIO De disputationis diffmilione


1 Disputatio est actus sillogistica unius ad alterum ad propositum ostendendum. Cum autem ad disputationem quinque exigantur, - scilicet ille a quo est actus disputando scilicet opponens, et ille ad quem est actus disputandi, scilicet respondens, et ipsum propositum de quo disputatur, et ipse actus disputandi, et instrumentum disputationis -, omnia ista quinque tanguntur in predicta descriptione 'disputationis. Per hoc enim quod dicit 4 actus\ tangit ipsam actionem disputandi; per hanc differentiam 'siilo,gisticus tangit quod iste actus egreditur a sillogismo et sic intelligitur ibi sillogismus, qui est instrumentum disputationis; per hanc differentiam 'unius' intelligitur ille a quo est actus disputandi; per hanc differentiam 'ad alterum intelligitur ille ad quem est actus disputandi, et ille est contra quem disputatur; per hanc autem differentiam

TRACTATUS VII

FALLACIE
<

INTRODUZIONE

Definizione

della

discussione

1. La discussione l'atto sillogistico di uno nei confronti di un altro con lo scopo di dimostrare una tesi. Dato che alla discussione sono necessari cinque fattori - vale a dire colui dal quale parte l'atto della discussione, cio l'oppositore, e colui a cui rivolto l'atto della discussione, cio chi risponde, e la stessa tesi di cui si discute, e l'atto stesso del discutere, e lo strumento della discussione - tutti e cinque questi fattori rientrano nella suddetta descrizione della 'discussioneCon ci che chiama 'atto', essa si riferisce, infatti, alla stessa azione del discutere; con la specificazione, 'sillogistico', si riferisce all'atto che deriva dal sillogismo, e cos inteso qui sillogismo, come ci che lo strumento della discussione; con l'altra specificazione ' di uno\ intende colui dal quale parte l'atto del discutere; con l'altra, 'nei confronti di un altro', intende colui al quale rivolto l'atto del discutere, e costui e colui contro cui si discute; infine, con la specifica-

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tractatus

'ad propositurr intelligitur res de qua disputatur, que est obiectum disputationis. 2 Et sic quinque notantur in predicta descriptione. Et sextum potest notari adhuc per hanc differentiam ' ostendendurr \ scilicet unio actus disputandi cum suo obiecto, que scilicet unio intelligitur ex comparatione ipsius actus disputandi ad obiectum disputationis, sicut ex comparatione huius actus videre ad visibile, quod est eius obiectum, intelligitur unio ipsius videre cum visibili, ut non solum iam sit visibile, sed actu videatur. Unde cum actus disputandi unitur cum suo obiecto, non solum est iam disputabile vel terminabile, sed actu disputatur vel terminatur.
*

3 Si quis obiciat quod cum inductio sit instrumentum disputandi, ergo sillogismus non est proprium instrumentum disputandi, quia eiusdem non sunt plura instrumenta, - dicendum quod duplex est instrumentum actus, perfectum et diminutum. Sicut in granitica est quod oratio simplex et congrua est instrumentum perfectum loquendi, oratio autem figurativa est instrumentum diminutum, similiter sillogismus est instrumentum perfectum et completum disputandi, inductio vero diminutum, et entimema et exemplum. Unde unius actus unum est instrumentum completum et non plura, sed incompleta et deficientia a completo possunt esse plura.

7. f a l l a c i e

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zione ' una tesi\ intende l'argomento di cui si discute, che oggetto di discussione 2 . 2. E cos cinque cose si notano nella suddetta descrizione. E una sesta pu essere notata ancora riguardo a quest'altra specificazione ' con lo scopo di dimostrare\ cio l'unione dell'atto del discutere con il suo oggetto, la quale unione appunto si comprende rapportando lo stesso atto del discutere all'oggetto della discussione, cos come rapportando l'atto del vedere col visibile, che il suo oggetto, si comprende l'unione dello stesso vedere col visibile, in modo che il visibile non sia pi solo visibile, ma sia visto in atto. Sicch, essendo l'atto del discutere unito con il suo oggetto, il discutibile o il determinabile, questo non pi solo discutibile o determinabile, ma discusso o determinato in atto. 3. Se qualcuno obietta che, essendo l'induzione strumento del discutere, dunque il sillogismo non lo strumento proprio del discutere, poich del discutere non si danno pi strumenti, bisogna dire che duplice lo strumento dell'atto: perfetto e meno perfetto. Come in grammatica il discorso semplice e congruo lo strumento perfetto del parlare, mentre il discorso figurato lo strumento meno perfetto, cos il sillogismo lo strumento perfetto e completo del discutere, mentre l'induzione quello meno perfetto, come lo sono anche l'entimema e l'esempio. Sicch di un unico atto uno solo lo strumento in senso pieno e non molti, mentre possono essere molti quelli incompleti e carenti rispetto a quello in senso pieno.

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tractatus

De disputationis divisione
4 Disputationis autem quatuor sunt species. Alia namque est doctrinalis, alia dialetica, alia temptativa, alia sophistica. 5 Doctrinalis est que sillogizat ex propriis principiis unius-cuiusque discipline et non ex hiis que videntur respondenti. Et huius disputationis instrumentum est demonstrativus sillogismus. Demonstrativus sillogismus est quando ex veris et primis est sillogizatus aut ex talibus que per aliqua vera et prima sue cognitionis principium sumpserunt. Et contra istum sumitur alius, qui nominatur falsigrafus et est ex eisdem principiis falso modo sumptis. 6 Dialetica disputatio est que ex probabilibus est collectiva contradictionum. Et huius instrumentum est dialeticus sillogismus. Dialeticus autem sillogismus est qui ex probabilibus est sillogizatus. 7 Disputatio temptativa est ex hiis que videntur respondenti et necessarium est ei scire qui simulat se habere scientiam. Huius autem disputationis instrumentum est temptativus sillogismus. Temptativus autem sillogismus est qui est sillogizatus ex prolabilibus respondenti. Unde si est aliquando ex necessariis, vel ex falsis, vel ex probabilibus simpliciter, hoc non est inquantum talia sunt, sed inquantum probabilia sunt respondenti. Et de isto temptativo determinat Aristotiles in principio Topicorum, quando dividit sillogismum litigiosum per tres partes; de quo postea dicit: "ergo primus eorum qui dicti sunt est litigiosus sillogismus et sillogismus dicatur".

7. f a l l a c i e

213 Suddivisione della discussione

4. Quattro sono poi le specie di discussione: didattica, dialettica, saggiatoria, sofistica 3 . 5. Didattica quella che sillogizza in base ai principi propri di ciascuna disciplina e non in base a quelli che ritiene chi risponde. E lo strumento di questa discussione il sillogismo dimostrativo. Si ha il sillogismo dimostrativo quando si sillogizza in base a verit e principi o da ci che fu assunto come principio di conoscenza tramite determinate verit e principi. E contrapposto ad esso quello che detto falsigrafo ed quello che procede dagli stessi principi assunti in modo falso. 6. Discussione dialettica quella che procedendo da proposizioni probabili controversia di contraddizioni. Dialettico quindi il sillogismo che sillogizzato da proposizioni probabili. 7. Discussione saggiatoria quella che procede dalle proposizioni che ritiene chi risponde e che deve sapere chi fa mostra di avere scienza. Quindi sillogismo saggiatorio quello che sillogizzato da proposizioni ritenute probabili da chi risponde. Sicch, se talvolta si sillogizza da proposizioni necessarie, o false, o semplicemente probabili, ci non avviene in quanto esse sono tali, ma in quanto sono probabili per colui che risponde. E di questo sillogismo saggiatorio tratta Aristotele all'inizio dei Topici, quando distingue il sillogismo eristico in tre parti; del quale poi dice: "dunque il primo dei suddetti sillogismi il sillogismo eris t i c o e Pu essere anche chiamato sillogismo" 4 .

214

tractatus

8 Et per hoc patet falsitas questionis quam quidam faciunt, cum Aristotiles in principio Elencorum determinat de temptativa disputatione determinando species disputationis, quare in principio Topicorum non determinet de temptativo sillogismo, cum ibi determinet alias species sillogismi. Temptativus enim est ille quem ipsi solent appellare peccantem in materia; neque peccat in materia dialetici sillogismi eoquod procedat ex falsis (sicut ipsi dicunt), sed quia peccat contra probabile. Dialeticus autem accipit probabile simpliciter. Probabile autem simpliciter est quod videtur omnibus vel pluribus vel sapientibus, et hiis vel pluribus vel omnibus vel maxime notis. Sed temptativus non accipit tale probabile, sed solum probabile respondenti et ita probabile secundum quid. Et sic peccat contra probabile.
v

9 Sophistica autem disputatio est que ex hiis que videntur probabilia et non sunt, sillogizat. Huius autem instrumentum disputationis est sophisticus sillogismus. Sophisticus autem sillogismus est qui est apparens sillogismus et non existens, quia ille de quo dicitur in Elencis quod quidam est litigiosus, qui est sillogismus, videtur autem non conveniens rei, est temptativus, de quo" iam diximus. 10 Et nota quod 4 disputatio dicitur secundum prius et posterius de hiis quatuor disputationibus, et similiter descriptio disputationis superius dieta. Et
i

propter hoc non diffinit Aristotiles disputationem in Elenchis sed dividit eam, quia diffinitio est eius quod

7. f a l l a c i e

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8. E in base a ci risulta la falsit della questione che alcuni pongono, e cio perch Aristotele - quando all'inizio degli Elenchi d precisazioni 5 intorno alla discussione saggiatoria, indicando le specie di discussione - non dia precisazioni intorno al sillogismo saggiatorio, mentre precisa qui le altre specie di sillogismo. Saggiatorio , infatti, quello che gli stessi sono soliti dire che difetta in materia; e non difetta in materia di sillogismo dialettico perch procederebbe da false proposizioni (cos come essi dicono), ma perch difetta nei confronti del probabile. Il sillogismo dialettico assume il probabile semplicemente. E il probabile semplicemente ci che appare a tutti, o ai pi, o a coloro che sanno, e tra questi o alla maggioranza o a tutti o a quelli oltrmodo noti. Ma il sillogismo saggiatorio non assume tale probabile, ma soltanto il probabile di colui che risponde e dunque un probabile relativo. E cos esso difetta nei confronti del probabile.
A

9. Discussione sofistica poi quella che sillogizza da proposizioni che sembrano probabili e non lo sono. E strumento di questa discussione il sillogismo sofistico. Sillogismo sofistico quello che sillogismo apparente e non reale, poich quello di cui si dice negli Elenchi6 che controverso, che sillogismo, ma che sembra non adeguato all'oggetto, quello saggiatorio, di cui abbiamo gi parlato. 10. E si noti che 'discussione' si dice in riferimento al superiore e all'inferiore di questi quattro tipi di discussione, e alla stessa maniera stata esposta sopra la descrizione della discussione. E perci Aristotele non definisce la discussione negli Elenchi, ma la suddi-

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tractatus

uno modo dicitur et non eius quod dicitur multipliciter secundum prius et posterius. Tamen eius quod dicitur secundum prius et posterius, bene potest poni descriptio, que dicatur secuncudum prius et posterius sicut suum descriptum. 11 Si queratur de qua predictarum quatuor disputationum dicatur 4 disputatici per prius et de qua per posterius, dicendum quod si inspiciantur differentie posite in predicta descriptione disputationis, facile est videre. Quia, si accipiamus ' disputationeni a parte harum differentiarum scilicet 1 unius ad alterum\ quia per has differentias intelliguntur persone disputantes inter quas est oppositio, cum maior sit oppositio inter sophistam opponentem et respondentem, ideo (disptutatio' hoc modo sumpta per prius dicitur de sophistica disputatione et postea de temptativa, in qua adhuc est oppositio, sed non tanta, et deinde de dialetica disputatione, in qua minor est oppositio, et ultimo de dominali disputatione, quia non interrogat sed sumit que demonstrat; omnes autem alie interrogant. Si autem ' disputatici accipiatur a parte huius quod est actus sillogisticus, totum econtrario accidit, quia prius de doctrinali, postea de dialetica, deinde de temptativaj et ultimo de sophistica. Et similiter si accipiatur ' disputatio a parte sui obiecti, quod erat propositum ostendendum, quia veriori modo ostendit et probat doctrinalis, et dialetica minus quam demonstrativa, et temptativa minus quam dialetica, et sophistica minus aliarum.

7. f a l l a c i e

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vide7, dato che la definizione pu essere data di ci che si dice in un unico modo e non in modi molteplici secondo il prima e il dopo. Tuttavia, di ci che si dice secondo il prima e il dopo, bene si pu esporre una descrizione, che dica in riferimento al prima e al dopo facendone il suo oggetto. 11. Se si chiede quale delle suddette quattro discussioni si dica in primo luogo 4 discussione ' e quale in ultimo, bisogna dire che, se si considerano le specificazioni comprese nella suddetta descrizione della discussione, facile vedere. Infatti, se assumiamo 4discussione' in considerazione di tali specificazioni, cio dove si dice 'di uno nei confronti di un altro', poich in base a queste specificazioni si intendono disputanti fra i quali vi opposizione, allora, essendo maggiore l'opposizione fra sofista oppositore e quello che risponde, 4 discussione ', in questo modo assunta, in primo luogo si dice di quella sofistica, poi di quella saggiatoria, in cui c' opposizione ma non molta, quindi di quella dialettica, in cui l'opposizione minore, e infine della discussione didattica, che non contesta ma assume ci che dimostra; tutte le altre invece contestano. Se invece 4 discussione ' intesa in considerazione di ci che l'atto sillogistico, accade esattamente il contrario, perch per prima si dir 4discussione' quella didattica, poi quella dialettica, quindi quella saggiatoria e da ultima quella sofistica. E similmente accade se si assume 4 discussione ' in considerazione del suo oggetto, cio della tesi da dimostrare, poich in maggior modo dimostra e prova quella didattica, meno quella dialettica rispetto a quella dimostrativa, meno ancora quella saggiatoria rispetto a quella dialettica e ancor meno quella sofistica rispetto alle altre.

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tractatus

12 Item. Doctrinalis disputationis quedam species est mathematica disputatio, et alia naturalis; et utraque istarum plures habet species. Et similiter dividitur demonstrativus sillogismus. Item. Dialetice disputationis tres sunt species prime. Quedam enim est ad obviationes, et hec dicitur disputatio obviativa; alia est ad exercitationes, et hec dicitur disputatio exercitiva; tertia est ad disciplinas secundum philosophiam. Et similiter tres sunt species dialetici sillogismi. Hec autem tertia quatuor habet species. Prima est ad accidens construendum vel destruendum, secunda est ad genus, tertia ad proprium, quarta ad diffinitionem. Et similiter sillogismi dialetici isto tertio modo sumpti sunt species quatuor. Item. Temptative disputationis due sunt species prime. Prima est temptativa disputatio ex communibus ad communia, ut qui temptat in dialeticis vel in sophisticis. Alia est temptativa disputatio ex communibus ad propria, ut qui temptat in doctrinis specialibus, sicut in geometria vel arismetica vel medicina. Et similiter due sunt species prime temptativi sillogismi: unus qui est temptativus ex communibus ad communia et alius qui est ex communibus ad propria.

De sophistica disputatone eiusque finibus


13 Item. Sophistice disputationis quinque sunt species. Q u e sumuntur per ordinem sophistice dispu-

7. f a l l a c i e

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12. Ancora. Una specie di discussione didattica la discussione matematica, e un'altra quella concernente la natura; ed entrambe queste due presentano pi specie. E alla stessa maniera si divide il sillogismo dimostrativo. Ancora. Tre sono le specie principali di discussione dialettica. Una per ovviare a casi particolari, e si dice discussione owiativa; l'altra per le esercitazioni, e si dice discussione esercitativa; la terza per le discipline trattate dalla filosofa. E ugualmente tre sono le specie di sillogismo dialettico. Inoltre la terza di queste ha quattro specie. La prima serve per sostenere o invalidare l'accidente, la seconda il genere, la terza il proprio, la quarta la definizione. E ugualmente quattro sono le specie di questo sillogismo dialettico assunto nel terzo modo. Ancora. Due sono le principali specie di discussione saggiatoria. La prima la discussione saggiatoria che procede da ci che generale a ci che generale, come nel caso di proposizioni dialettiche e sofistiche. La seconda la discussione saggiatoria che va da ci che comune a ci che proprio, come si fa in discipline particolari, quali la geometria, l'aritmetica o stessa maniera due sono le specie principali di sillogismo saggiatorio: uno quello che saggiatorio procedendo da ci che comune a ci che e comune, e l'altro quello che va da ci che generale al proprio.

Discussione sofistica e suoi fini


13. Ancora. Cinque sono le specie di discussione solistica. Esse sono stabilite ordinando la discussione

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tractatus

tationis ad quinque metas sive fines, speciales. Qui scilicet fines sunt redargutio, falsum, inopinabile, solecismus, et nugatio. 14 Redargutio est preconcessi negatio vel prenegati concessio in eadem disputatione vi argumentionis.

15 'Falsum' autem dupliciter dicitur, quia est quoddam falsum contradictionis, ut Sortem currere et non currere, et est aliud falsum propositionis, ut 'Ethiops est albus\ Et primum est manifestissimum inter omnia falsa et pertinet ad redargutionem. Secundum autem pertinet ad metam falsi, quando est patens. Unde falsum, prout est meta, est falsum propositionis manifestum disputatione demonstratum, quia licet sophista opponens ducat sophistam respondentem ad falsum occultum, - ut quod terra sit maior minima stellarum visu notabilium, - ideo non consequitur finem suum, quia falsitas huius propositionis non est manifesta sed occulta. Aut si sponte concesserit propositionem manifeste falsam et non cogatur aliquo medio vere vel apparenter inferenti, nondum opponens consequitur finem suum. 16 Inopinabile est quod est con tra opinionem omnium aut plurium aut sapientum, et horum vel omnium vel plurium vel maxime notorum. Unde inopinabile vel improbabile idem sunt in substantia, diffe-

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sofistica in considerazione dei cinque scopi o fini speciali cui essa mira. Questi fini sono la confutazione, il falso, il paradosso, il solecismo e la ripetizione inutile8. 14. La confutazione la negazione di ci che era stato precedentemente ammesso e l'ammissione di ci che era stato precedentemente negato, nella stessa discussione, con la forza dell'argomentazione. 15. ' f a l s o ' si dice in due sensi, poich vi un falso della contraddizione, come ' Socrate corre e non corre*, e un falso della proposizione, come 'l'Etiope biancoIl primo il pi manifesto di tutti i falsi e pertiene alla confutazione. Il secondo invece pertiene al falso come scopo, allorch scoperto. Sicch il falso, in quanto scopo, il falso della proposizione dimostrato come manifesto dalla discussione, poich il sofista contraddittore pu condurre ad un falso occulto il sofista che risponde, - come quello che la terra sia maggiore della pi piccola delle stelle percettibili alla vista - senza che egli si accorga del . suo fine, perch la falsit di questa proposizione non manifesta ma occulta. Altrimenti, se spontaneamente conviene su una proposizione manifestamente falsa e non vi sia costretto da qualche medio apparentemente o veramente inferente, non ancora l'oppositore ha conseguito il
SUO fine.

16. Il paradosso ci che contro l'opinione di tutti o dei pi o di coloro che sanno, e di questi o di tutti o dei pi o di coloro massimamente noti. Sicch 11 paradosso e l'improbabile sono la stessa cosa nella sostanza, ma differiscono nella definizione, poich

222

tractatus

runt autem ratione, quia improbabile dicitur per respectum ad rationes contrarias manifestas; inopinabile dicitur inquantum anima non vult apprehendere ipsum nec consentire in ipso, sed refugit et dissentit. 17 Solecismus est vitium in contextu partium orationis contra regulas artis gramatice factum, ut kvir al-

ba" , vel 4 homines curri?.


\

18 Nugatio est eiusdem et ex eadem parte inutilis repetitio, ut 4 homo homo curri? vel 4homo rationalii. Dico autem 4ex eadem parte\ quia si ponatur in diversis partibus idem, non est nugatio, ut 4 homo est homo vel 4 homo est rationalis". Dicitur autem inutilis repetitio, quia si idem repetatur ad maiorem expressionem, non est nugatio, ut 4 Deus, Deus meus\ 19 Disputatio ergo sophistica ad redargutionem est prima species disputationis sophistice, secunda vero species eius est disputatio sophistica ad falsum, tertia vero disputatio sophistica ad inopinabile, quarta vero disputatio sophistica ad solecismum, quinta vero disputatio sophistica ad nugationem. Et similiter sophistici sillogismi quinque sunt species eodem modo sumpte.
0

20 Et sciendum quod species dupliciter constituuntur sub genere. Q u i a uno modo differentia formalis adveniens generi constituit speciem, ut4rationdle'y4mortale'' cum adveniunt 4 animali ' constituunt ho-

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improbabile si dice in considerazione delle ragioni contrarie manifeste; paradosso si dice per il fatto che la mente non vuole accettare qualcosa e convenire con essa, ma rifugge e dissente. 17. Il solecismo un vizio, nel contesto delle parti del discorso, concernente la trasgressione delle regole della grammatica, come 4 uomo bianca' o 4gli uomini corre . 18. La ripetizione inutile la ripetizione di uno stesso termine e di una stessa parte, come 4 uomo uomo corre o 4uomo razionale\ Dico poi 4 di una stessa parte\ perch, se si pone lo stesso termine in parti diverse, non si ha la ripetizione inutile, come nel caso di (l'uomo l'uomo o di 4 l'uomo razionaleSi dice poi Hnutile\ perch se si ripete lo stesso termine per dare maggiore forza espressiva, non ripetizione inutile, come nel caso di4Dio,, Dio mio\ 19. Dunque, la discussione sofistica finalizzata alla confutazione la prima specie di discussione sofistica, la seconda invece la discussione sofistica volta a mostrare il falso, la terza la discussione sofistica che porta al paradosso, la quarta la discussione sofistica che costringe ad un solecismo, la quinta la discussione sofistica che costringe a una ripetizione inutile. E ugualmente cinque sono le specie di sillogismo sofistico assunte allo stesso modo. 20. E bisogna sapere che le specie si costituiscono ln d u e m o d i al di sotto del genere. Infatti, in un mo> a differenza formale attribuita al genere costituire la specie, come 4 razionale , 4mortale attribuiti ad

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tractatus

minem. Alio autem modo differentie finales ad iuncte


generi constituunt speciem sub genere. Et isto secundo modo constituuntur species sophistice disputationis. Q u o d innuit Aristotiles in Elenchis, cum post divisionem disputationis simpliciter per quatuor species subiungit istos quinque fines, per quos iterum subdividitur in quinque species sophistica disputatio, ut dictum est, de qua intendit. 21 Divisa disputatione per quatuor species et qualibet illarum specierum iterum subdivisa per suas species primas, et sic divisa sophistica disputatione per quinque species supradictas, que perficiuntur et constituuntur per ordinationem sophistice disputationis ad quinque metas sive fines, ut dictum est, - quia isti quinque fines sive mete non sunt proximi fines disputationis; sophistice sed specierum eius, ut patet ex predictis, ideo sequitur finis proximus sophistice disputationis, qui est apparens sapientia, quia sophiste magis volunt videri sapientes et non esse quam esse et non videri. Unde in omni sophistica disputatione intenditur apparens sapientia quasi finis proximus et principalis ipsius sophistice disputationis secundum se.

De tredecim fallaciis

22 Cognito autem fine sophistice disputationis considerandum est ea que sunt ad finem istum, scilicet fallacias. Finis enim semper prior est in intentane, posterior autem in operatione; prius enim intendimus domum et postea ligna et lateres et cementum; in

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'animale costituiscono ' uomo \ In un altro modo, invece, le differenze finali aggiunte al genere costituiscono la specie sotto al genere. E in questo secondo modo si costituiscono le specie della discussione sofistica. Cosa cui accenna Aristotele 9 nelle Confutazioni quando, dopo la suddivisione della discussione semplicemente in quattro specie, aggiunge questi cinque fini, per i quali di nuovo la discussione sofistica, di cui si occupa, divisa in cinque specie, come si detto. 21. Una volta divisa la discussione in quattro specie e divisa ciascuna delle sue specie di nuovo nelle sue specie principali, e una volta divisa la discussione sofistica nelle cinque specie che si compongono e si costituiscono in funzione della discussione sofistica per cinque scopi o fini, come si detto - poich questi cinque fini o scopi non sono fini prossimi della discussione sofistica, ma delle sue specie, come risulta da ci che si detto, allora segue che il fine prossimo della discussione sofistica una apparente conoscenza, poich i sofisti preferiscono apparire sapienti e non esserlo piuttosto che esserlo e non apparire tali. Sicch in ogni discussione sofistica vi un sapere apparente come fine prossimo e principale della discussione sofistica secondo la sua natura.

Tredici fallacie
22. Conosciuto il fine della discussione sofistica, bisogna poi considerare ci che in funzione di questo fine, cio le fallacie. Il fine, infatti, sempre antecedente nelle intenzioni, mentre consegue nelle operazioni; infatti, prima pensiamo alla casa e poi al le-

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TRACTATUS

operatione autem econverso, quia prius sumuntur lateres et cementum et deinde ligna ad constituendum partes domus et ultimo habetur domus. Similiter est in disputatione sophistica: prius intendimus finem principalem et postea que sunt ad finem; sed cum iam ad ultimum disputamus, econverso est. Unde sciendum quod sicut opinio, que est finis in dialeticis, acquiritur per argumenta sumpta a locis dialeticis, similiter apparens sapientia, que est finis in sophisticis disputationibus, acquiritur per argumenta sumpta a locis sophisticis. 23 Loci autem sophistici in genere sunt tredecim fallacie. Quarum sex sunt in dictione, septem vero extra dictionem. Prius autem dicendum est de hiis que sunt in dictione.
t

DE FALLACIIS IN DICTIONE

24 Harum igitur sex que fiunt in dictione, prima est equivocatio, secunda amphibolia, tertia compositio, quarta divisio, quinta accentus, sexta figura dictionis. Q u o d autem sex sunt in dictione intendit Aristotiles proba're inductione et sillogismo. Induzione sic. Hec fallacia equivocatio fit aliquo istorum sex modorum; similiter amphibolia fit aliquo istorum sex modorum et sic de aliis; ergo omnis fallacia in dictione fit aliquo istorum sex modorum. Sillogismo sic. Omnis deceptio facta ex eo quod eisdem n o m i n i b u s vel orationibus non idem significamus, fit aliquo isto-

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gname, ai mattoni e al cemento; invece nell'operare avviene il contrario, e prima si impiegano mattoni, cemento e quindi legname, per costruire le parti della casa, e da ultimo si ha la casa. La stessa cosa avviene nella discussione sofistica: prima concepiamo il fine principale poi ci che serve a quel fine, ma quando gi di fatto discutiamo, avviene il contrario. Sicch bisogna sapere che, cos come l'opinione, che il fine nelle discussioni dialettiche, si acquisisce tramite argomenti assunti da luoghi dialettici, ugualmente il sapere apparente, che il fine nelle discussioni sofistiche, si acquisisce tramite argomenti assunti da luoghi sofistici. 23. Del luogo sofistico in generale tredici sono le fallacie. Delle quali sei sono inerenti all'espressione, e sette invece non dovute all'espressione. Bisogna prima dire di quelle che sono inerenti all'espressione.

FALLACIE INERENTI ALL'ESPRESSIONE

24. Dunque delle sei fallacie inerenti all'espressione, la prima l'equivocazione, la seconda l'anfibolia, la terza la composizione, la quarta la divisione, la quinta l'accento, la sesta la figura dell'espressione. Che siano sei ci che intende provare Aristotele con 1 induzione e il sillogismo 10 . Con l'induzione cos. La fallacia dell'equivocazione avviene per qualcuno di questi sei modi; ugualmente l'anfibolia avviene per qualcuno di questi sei modi, e cos via; dunque ogni fallacia inerente all'espressione avviene per qualcuno & questi sei modi. Col sillogismo cos. Ogni inganno tramite il fatto che con gli stessi nomi e frasi non in-

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tractatus

rum sex modorum; sed omnis fallacia in dictione fit ex eo quod eisdem nominibus vel orationibus non idem significamus; ergo omnis fallacia in dictione fit aliquo istorum sex modorum. Sillogismus in primo prime. Probatio maioris. Omnis multiplicitas dictionis fit aliquo istorum sex modorum; sed omnis deceptio facta ex eo quod eisdem nominibus vel orationibus non idem significamus, fit ex multiplicitate dictionis; ergo omnis deceptio facta ex eo quod eisdem nominibus vel orationibus non idem significamus, fit aliquo istorum sex modorum. Et hec fuit maior. Probatio minoris. Omnis malitia dictionis fit ex eo quod eisdem nominibus vel orationibus non idem significamus; sed omnis fallacia in dictione fit ex malitia dictionis; ergo omnis fallacia in dictione fit ex eo quod eisdem nominibus vel orationibus non idem significamus. Et hec fuit minor. Et isti duo sillogismi sunt in primo prime. 25 Sciendum autem quod, ut vult Alexander in commento super Librum Elencorum, quod multiplex fit tripliciter. Aliud enim est actuale, aliud potentiale, aliud fantasticum. Multiplex autem actuale est quando dictio vel oratio simpliciter eadem significat plura, ut patebit in equivocatane et amphibolia, in quibus est multiplex actuale. De multiplici potentiali et fantastico erit in locis propriis manifestum. Unde quia verius salvatur ratio multiplicis in actuali quam in po-

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tendiamo le stesse cose, avviene in uno di questi sei modi; ma ogni fallacia inerente all'espressione avviene per il fatto che non significhiamo la stessa cosa con gli stessi nomi e frasi; dunque ogni fallacia inerente all'espressione avviene in qualcuno di questi sei modi. Sillogismo nel primo modo della prima figura. Dimostrazione della maggiore. Ogni plurivocit dell'espressione avviene in qualcuno di questi sei modi; ma ogni inganno prodotto in base al fatto che con gli stessi nomi e frasi non intendiamo la stessa cosa avviene per la plurivocit dell'espressione; dunque ogni inganno prodotto in base al fatto che con gli stessi nomi e frasi non intendiamo la stessa cosa avviene in qualcuno di questi sei modi. E questa la maggiore. Dimostrazione della minore. Ogni inganno dell'espressione avviene per il fatto che con gli stessi nomi e frasi non intendiamo le stesse cose; ma ogni fallacia inerente all'espressione avviene per inganno dell'espressione; dunque ogni fallacia inerente all'espressione dovuta al fatto che con gli stessi nomi e frasi non significhiamo le stesse cose. E questa la minore. E questi due sillogismi sono nel primo modo della prima figura. 25. Bisogna poi sapere che, come vuole Alessandro nel commento sul libro degli Elenchi11, vi sono tre tipi di plurivoco. Uno quello attuale, l'altro quello potenziale, l'altro quello immaginario. Il plurivoco attuale si ha quando la stessa espressione o lo stesso discorso semplicemente significano pi cose, come risulter nell'equivocazione e nell'anfibolia, nelle quali V1 e un plurivoco attuale. Del plurivoco potenziale e immaginario si mostrer nei luoghi appropriati. Sicch, poich la ragione del plurivoco si manifesta in maniera pi schietta nell'attuale che nel potenziale, e

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tendali, et verius in potentiali quam in fantastico, ideo prius dicendum est de fallaciis facientibus multiplex actuale, postea de hiis in quibus est potentiale, et ultimo de fantastico.
m

D E EQUIVOCATONE
%

De fallacie diffinitione
w'

26 Hiis autem visis dicendum est de equivocatione sive de fallacia equivocationis. Sed intellige quod fallacia' dupliciter dicitur. Q u i a fallacia dicitur uno modo deceptio causata in nobis, alio autem modo fallacia dicitur causa sive principium illius deceptionis. Et isto secundo modo intendimus hic de fallaciis.

27 Unde sciendum est quod in qualibet fallacia isto secundo modo sumpta duplex est principium sive duplex causa, scilicet principium motivum sive causa movens sive causa apparentie et per hec omnia idem principium nominatur; aliud autem principium sive alia causa est principium defectus sive causa non existentie quod idem est, sive causa falsitatis. Principium autem motivum sive causa apparentie in qualibet fallacia est quod movet ad credendum quod non est. Principium vero defectus sive causa falsitatis est quod facit creditum esse falsum. Et quia ista duo principia sive iste due cause sunt in qualibet fallacia, ideo oportet quod sint in e q u i v o catione. Principium autem motivum sive causa apparentie in equivocatione est unitas dictionis e i u s d e m simpliciter; dico autem 'simpliciter' propter accen-

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di pi nel potenziale che nell'immaginario, allora prima bisogna dire delle fallacie che danno luogo al plurivoco attuale, poi a quelle in cui esso potenziale, e infine dell'immaginario.
N

EQUIVOCAZIONE

Definizione di fallacia
26. Considerate queste cose, bisogna dire dell'equivocazione o della fallacia della equivocazione. Ma si consideri che ' fallacia si dice in duplice modo. Infatti, in un modo, si dice fallacia l'inganno causato in noi, invece in un altro modo si dice fallacia la causa o il principio di tale inganno. E in questo secondo modo intendiamo qui le fallacie. 27. Sicch bisogna sapere che, in qualsiasi fallacia assunta in questo secondo modo, duplice il principio o duplice la causa, cio uno il principio motore o causa movente o causa dell'apparenza, e con tutte queste, espressioni si indica lo stesso principio; l'altro invece il principio del difetto o la causa della non esistenza, che la stessa cosa, ovvero la causa della falsit. Il principio motore, o causa dell'apparenza ^ qualsiasi fallacia, ci che spinge a credere ci che non . Invece il principio del difetto o causa della falsit e ci che fa s che ci che creduto sia falso. E poich questi due principi o queste due cause sono presenti in qualsiasi fallacia, necessariamente lo sono nell'equivocazione. Il principio motore o causa deU apparenza neU'equivocazione l'unicit di una stessa espressione semplicemente presa; dico templi-

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tractatus

tum; in accentu enim non est dictio eadem simpliciter, ut postea patebit. Principium autem defectus sive causa non existentie vel falsitatis in equivocatione est diversitas rationum vel rerum significatarum.

De equivocationis diffinition
28 Unde equivocatio diffinitur sic: equivocatio est cum diverse rerum rationes in eodem simpliciter nomine uniuntur. Et in hac diffinition 'res' sumitur communiter ad res ipsas et ad duplicem modum rerum et ad habitudines earundem. Ad res ipsas, ut in hoc nomine *canis\ quod significat latrabile, marinum et celeste sidus. Ad duplicem modum rerum, quia est quidam modus consignificandi secundum quod dictio consignificat accidentia sua, et est alius modus qui est significandi, ut in hoc nomine 'sanum\ quod significat semper eandem sanitatem quia sanitatem animalis, sed secundum modos diversos. Q u i a cum dicitururina est sana\ sensus est: urina est significativa sanitatis) sed nonnisi sanitatis animalis; et cum dicitur kcibus est sanus\ sensus est: cibus est effectivus sanitatis, sed nonnisi sanitatis animalis; et 4 dieta est sana\ quia conservat sanitatem animalis, et ' potio est sana\ quia preparat sanitatem animalis. Et sic semper eadem est sanitas, sed modi sunt diversi, quia cum *sanum dicitur de animali, sic significat sanitatem ut de subiecto aut in subiecto; cum dicitur de urina, ut de signo eiusdem

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a causa dell'accento; nell'accento, infatti, non vi la stessa espressione semplicemente presa, come si vedr in seguito. Invece, il principio del difetto o la causa della non esistenza o della falsit nell'equivocazione la diversit dei sensi o delle cose significate.
cernente

Definizione dell'equivocazione
28. Sicch l'equivocazione pu essere definita cos: ce equivocazione quando diversi aspetti delle cose sono unite in un nome che lo stesso semplicemente. E in questa definizione il termine 'cosa impiegato, insieme, in riferimento alle cose stesse, all'ambiguit delle cose e ai loro modi di configurarsi. In riferimento alle cose stesse: come nel nome ' cane ' che significa l'animale che latra, un pesce e una costellazione celeste. In riferimento ambiguit delle cose: poich vi un modo di consignificare, secondo il quale l'espressione consignifica i suoi accidenti, e un altro modo che quello del significare, come nella parola 'sano1, che significa sempre la stessa sanit, poich si tratta della sanit di un animale, ma secondo sensi diversi. Infatti quando si dice 'l'urina sana1 il senso : l'urina significativa di sanit, ma soltanto della sanit dell'animale; e quando si dice 'il cibo sano1, il senso : il cibo ha come effetto la sanit, ma soltanto la sanit dell animale, e la ' dieta sana ' perch conserva la sa#
4 ^ | 1 1

All'animale, e Ha medicina sana1, poich procura la sanit dell'animale. E cos sempre la stessa salita, ma il senso diverso, poich, quando 'sano1 etto dell'animale, esso significa sanit nel senso che el Aggetto o nel soggetto; quando detto dell'urina,
mta

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sanitatis; de cibo, ut de effectivo, de dieta, ut de conservativo, de potione, ut de preparativo. Omnes autem isti modi diversi sunt. Ad habitudines rerum, ut in prepositionibus, que dicunt diversas habitudines causarum, ut patebit in paralogismis. Quantum autem ad alium modum quem diximus, non sufficiunt equivocationi duo predicta principia sive due predicte cause, sed exigitur quod ulterius sit in nobis impotentia distinguendi diversas nominis rationes. Unde equivocatio sive fallacia equivocationis hoc modo sumpta sic potest diffiniri: fallacia equivocationis est deceptio causata in nobis ex impotentia distinguendi diversas in eodem nomine rationes simpliciter.

De equivocationis divisione

29 Species equivocationis possunt sumi dupliciter, ut videtur velie Aristotiles: primo secundum se, secundo autem secundum quod communicat cum amphibolia. Sed sive hoc modo sive ilio, non innuit Aristotiles nisi tres species equivocationis sive modos.

De prima specie
30 Prima species est quando eadem dictio equaliter significat diversa, ut hoc nomen 1 canti equaliter significat marinum, celeste sidus et latrabile. Et formatur sic paralogismus:

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significa sanit nel senso del segno della sua sanit; quando del cibo, nel senso che la produce come effetto; quando della dieta, nel senso che la conserva; quando della medicina nel senso di ci che la procura. Ma tutti questi sensi sono diversi. In riferimento ai modi di configurarsi delle cose: come nelle preposizioni che dicono dei diversi modi di configurarsi delle cause, come risulter nei paralogismi. Quanto all'altro modo che abbiamo detto, non bastano all'equivocazione i due suddetti princpi o le due suddette cause, ma bisogna che ci sia anche l'incapacit, in noi, di distinguere i diversi aspetti del significato dei nomi. Sicch l'equivocazione o fallacia dell'equivocazione in questo modo assunta pu essere definita cos: la fallacia dell'equivocazione l'inganno causato in noi dall'incapacit di distinguere i diversi aspetti che lo stesso nome presenta semplicemente.

Suddivisione dell'equivocazione
29. Le specie di equivocazione possono essere assunte in due sensi, come sembra volesse Aristotele 12 : primo, per s, secondo, invece, riguardo a ci che l'equivocazione ha in comune con l'anfibolia. Ma in un modo o nell'altro, Aristotele non indica 13 che tre specie o modi di equivocazione.

Prima specie
30. La prima specie si ha quando la stessa espressione significa ugualmente cose diverse, come il nome 4cane' significa ugualmente un pesce, una costellazione e l'animale che latra. E si forma cos il paralogismo:

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'omnis canis est latrabile sed quoddam marinum animai est canis ergo quoddam marinum animai est latrabile\
Non sequitur, cum utraque premissarum sit multiplex et uno solo modo sit vera, duobus autem falsa, cum in utraque sit triplex sensus secundum triplicem significationem huius nominis 'canis7. Vel sic:

'quicumque sunt gramatici discunt scientes sunt gramatici ergo scientes discunt'.
In hoc autem paralogismo maior et conclusio sunt duplices, quia 'discere' equivocum est ad intelligere docentem et ad retinere e a que dicit magis ter. Sicut sunt quidam qui bene intelligunt ea que dicit magister eorum, sed non bene retinent; alii autem sunt qui bene retinent ea que dicit sed non bene intelligunt; et tam isti quam illi dicuntur addiscere. Et ita equivoca-

to 'addiscere' ad hec duo.

De secunda specie
31 Secunda species sive secundus modus equivocationis est quando eadem dictio secundum prius et posterius significat diversa, ut hoc nomen 'expediens significat bonum primo, et per posterius significat necessarium quod accidit in malis\ non dico quod signifiJ '

cat necessarium simpliciter, sed necessarium quod accidit in malis; - sicut cum accidit aliquod malum ma-

gnum quod non potest evitari nisi per malum minus,

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'ogni cane capace di latrare; ma un certo animale marino un cane, dunque un certo animale marino capace di latrare\
Non consequenziale, essendo ciascuna delle premesse plurivoca e in un solo modo vera, ma in due falsa, dato che in ciascuna triplice il senso secondo una triplice significazione del nome ' cane \ Oppure cos:

*tutti coloro che sono grammatici apprendono, coloro che sanno sono grammatici, dunque coloro che sanno apprendono\
In questo paralogismo la maggiore e la conclusione sono ambigue, perch 'apprendere' equivoco e pu significare sia capire chi insegna, sia ritenere ci che il maestro dice. Cos vi sono alcuni che capiscono bene ci che dice il loro maestro, ma non ritengono bene; altri invece che ritengono bene ci che egli dice ma non capiscono bene; e tanto di questi quanto di quelli si dice che apprendono. E cos apprendere inteso equivocamente in questi due modi.

Seconda specie
31. La seconda specie o secondo modo di equivocazione si ha quando la stessa espressione primariamente e secondariamente significa cose diverse, come nome'espediente' significa bene primariamente e secondariamente significa ci che necessario che accada
Hei ma v

^ > n n dico ci che necessario semplicemente, 010 a cui necessario sottostare nei mali\ cos, quando accade qualche grande male che non pu es-

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tunc illud minus malum dicitur necessarium respectu maioris mali; unde non est necessarium simpliciter sed necessarium est respectu maioris mali; ut abscisio alicuius partis corporis mala est; tamen est necessaria ne totum corpus corrumpatur - Et potest formari sic paralogismus:
4

omne expediens est bonum malum est expediens ergo malum est bonum.

Utraque premissarum est duplex, ut patet ex predictis, quia, cum 4expediens9 significet bonum et necessarium in maliSy secundum quod significat bonum, maior est vera, falsa vero secundum quod 'expediens' ' significat necessarium in malis. Econverso dicendum est de minori. Similiter est hic:

'omne sanum est animai urina est sana ergo urina est animai.
Utraque premissarum est multiplex, sicut pluries dictum fuit. 32 Ad hanc secundam speciem reducitur equivocano ex transsumptione. Ut
w

'quicquid ridet, habet os sed pratum ridet ergo pratum habet os';
vel:

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sere evitato se non per un male minore, allora quello minore si dice male necessario rispetto al male maggiore; sicch non necessario semplicemente, ma necessario rispetto al male maggiore; cos la recisione di una parte del corpo cosa cattiva; tuttavia necessaria affinch tutto il corpo non si corrompa. E si pu formare cos il paralogismo:

'Ogni espediente bene; il male un espediente, dunque il male bene*.


Ciascuna delle due premesse ambigua come risulta dalle cose suddette, poich, dato che 'espediente' significa tanto un bene quanto ci che necessario nei mali, se significa bene, la maggiore vera, invece falsa se 'espediente' significa ci che necessario nei mali. L'inverso deve esser detto della premessa minore. Alla stessa maniera qui:

'ogni sano animale; l'urina sana, dunque l'urina animale'.


Ciascuna delle premesse plurivoca, come pi volte stato detto. 32. A questa seconda specie si riduce l'equivocazione per transunzione. Come:
4

tutto ci che ride ha la bocca; ma il prato ride, dunque il prato ha la bocca'.

oppure:

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'quicquid currit, habet pedes Secana currit ergo Secana habet pedes\
quia hec verba 4currif et 'ride? per prius significant rdere vel currere et per posterius florere vel labi, quia hec significant ex propria impositione, illa vero ex assuetudine. Unde in utroque paralogismo utraque premissarum fuit duplex. 33 Ad hanc etiam secundam speciem equivocationis reducitur omnis multiplicitas prepositionum. Quia quelibet prepositio per prius importat habitudinem unam et per posterius alias ut hec prepositio 'secundumy per prius dicit habitudinem cause formalis et per posterius habitudinem cause efficientis. Et potest paralogismus formari sic:

'proprium est qualitatis, secundum eam simile vel dissimile dici sed secundum similitudinem vel dissimilitudinem dicitur aliquid simile vel dissimile ergo similitudo et dissimilitudo qualitates sunf.
quod falsum .est, immo sunt relationes. Maior est duplex predicta duplicitate. Et ideo si hec prepositio 'secundum' dicat causam efficientem, vera est, quia due qualitates eiusdem speciei sunt causa efficiens similitudinis, quia faciunt subiecta sua adinvicem similia. Si autem dicat causam formalem, falsa est, quia qualitas non est causa formalis ipsius similitudinis, sed similitudo est forma eius, sicut albedo albi, caliditas calidi,

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4

tutto ci che corre, ha ipiedi; la Senna corre, dunque la Senna ha i piedi.

poich i verbi 4corre' e 4ride primariamente significano correre o ridere e secondariamente scorrere e fiorire, poich assumono questi in seguito a forzatura, quelle invece per consuetudine. Sicch in entrambi i paralogismi entrambe le premesse sono ambigue. 33. A questa seconda specie di equivocazione si riduce anche ogni plurivocit delle preposizioni. Infatti qualsiasi preposizione primariamente esprime un solo modo di configurarsi e secondariamente altri, come la preposizione 4secondo' primariamente dice il configurarsi della causa formale e secondariamente il configurasi della causa efficiente. E il paralogismo pu essere formato cos:

proprio della qualit che, secondo essa, qualcosa possa essere detta simile o dissimile; ma secondo somiglianza o dissomiglianza qualcosa detta simile o dissimile, dunque la somiglianza e la dissomiglianza sono qualit\
4

il che falso, in quanto sono relazioni. La premessa maggiore ambigua per il suddetto duplice senso. E perci, se la preposizione 4secondo' dice la causa efficiente, essa vera, poich due qualit della stessa specie sono causa efficiente di somiglianza, in quanto rendono i loro soggetti reciprocamente simili. Se invece secondoy dice la causa formale, falsa, poich la qualit non causa formale della stessa somiglianza, m a la somiglianza la sua forma, come la bianchezza

tractatus

et humiditas humidi. Econverso autem dicendum est de minori. Similiter hec prepositio 'in per prius dicit habitudinem localem et per posterius omnes alias, que patent secundum modos essendi in prius distinctos. Et ideo dicit Aristotiles ubi distinguit modos illos: "simpliciter autem et proprie dicitur unum esse in alio ut in loco".

34 Notandum autem quod hec prepositio 4in' non equaliter significat habitudines alias ab ista scilicet locali, sed per prius et posterius. Ut patet hic:

'in quocumque est egritudo, ipsum est animai sed in humorum inadequatione est egritudo, ergo humorum inadequatio est animai\
Maior est duplex, quia si hec prepositio 'in dicat ibi hahitudinem cause materialis ut in qua, sive habitudinem subiecti, vera est. Si autem dicat habitudinem cause efficientis, falsa est. Econverso dicendum est de minori, quia animai subiectum est egritudinis et inadequatio humorum est causa efficiens egritudinis. Et sic sumitur hic secundum diversas habitudines et per prius significat habitudinem illam que est ipsius egritudinis ad subiectum, et per posterius illam que est ipsius egritudinis ad suam causam efficientem. Q u i a sicut 'sanum vel 'egrum per prius dicuntur de

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del bianco, il candore del candido e l'umidit dell'umido. Il contrario bisogna, invece, dire della premessa minore. Similmente la preposizione 'in primariamente dice la configurazione di luogo e secondariamente tutte le altre che risultano secondo i modi dell'essere in prima distinti14. E perci cos dice Aristotele 15 dove distingue quei modi: "semplicemente e propriamente significano la stessa cosa l'essere in altro e l'essere in un luogo"16.

34. E bisogna notare inoltre che la preposizione Hri non significa indifferentemente le configurazioni diverse da questa, cio di luogo, ma secondo un rapporto di prima e dopo. Ci risulta qui:

7 qualunque luogo vi malattia, vi anche un animale; ma la malattia nell'inadeguatezza degli umori, dunque l'inadeguatezza degli umori animale'.
La premessa maggiore ambigua, poich se la preposizione 'in dice qui la configurazione della causa materiale, come quella in cui, ovvero la configurazione del soggetto, allora vera. Se invece dice la configurazione della causa efficiente, allora falsa. Il contrario deve essere detto della minore, poich l'animale il soggetto della malattia e l'inadeguatezza di umori la causa efficiente della malattia. E cos si assume ( ) secondo diversi modi di configurazione, ed esso primariamente significa quella configurazione che della stessa malattia nei confronti del soggetto e secondariamente quella che della stessa malattia nei confronti della sua causa efficiente. Infatti, come 'sano e malato' primariamente si dicono dell'animale e

244

TRACTATUS

animali et per posterius de effectivo vel conservativo similiter hec prepositio 'in7 per prius significat habitudinem ipsorum ad subiecta et per posterius habitudines eorumdem ad sua effectiva vel conservativa. 35 Si obicias quod cum causa natura sit prior suo effectu, ergo per prius dicit hec prepositio 'in habitudinem sanitatis vel egritudinis ad causam efficientem et per posterius ad subiectum eius (cuius oppositum dicebatur) - dicendum quod 'prius1 dicitur dupliciter, Uno enim modo in causando, et sic causa natura prior est effectu. Alio autem modo dicitur in completione et perfectione sue speciei, et sic dicimus completum et perfectum natura prius diminuto. Et hoc modo loquimur de priori in ista secunda specie equivocationis. Unde cum sanitas nondum sit in sua specie completa cum est in sua causa, sed cum est in animali ut in subiecto, tunc est in sua completa specie, - ideo hoc modo per prius est in animali et per posterius in suo effectivo, sive in sua causa, quia hic plus habet de perfectione et de specie, ibi vero minus. Et similiter hec prepositio 'in7 per prius significat hanc habitudinem et per posterius illam, ut dictum est.

7. f a l l a c i e

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secondariamente di ci da cui dipendono come effetto o mantenimento, ugualmente la preposizione 'in primariamente significa il loro modo di configurarsi nei confronti dei soggetti, e secondariamente quelli nei confronti delle cose da cui dipendono come effetto o mantenimento. 35. Se si obietta che, essendo la causa, per natura, prima del suo effetto, dunque in primo luogo tale preposizione 'in dice il modo di configurarsi della salute o della malattia nei confronti della causa efficiente e secondariamente nei confronti del suo soggetto (in contrasto con quanto si diceva), bisogna rispondere che 'primo* si dice in due modi. Infatti in un modo si dice riguardo alla causa, e cos, per natura, la causa prima dell'effetto. Invece in un altro modo si dice riguardo alla completezza e perfezione della propria specie, e cos diciamo che ci che completo e perfetto per natura primo rispetto a ci che meno perfetto. E in questo modo abbiamo parlato di primo in questa seconda specie di equivocazione. Sicch non essendo la salute ancora completa nella sua specie quando essa nella sua causa, ma essendo nella sua completa specie quando nell'animale come nel suo soggetto, perci la salute in questo modo primariamente nell'animale e secondariamente in ci di cui 1 effetto, ovvero nella sua causa, poich l ha di pi quanto a perfezione e specie, e qui, invece, di meno. E alla stessa maniera la preposizione 'in primariamente significa quel modo di configurarsi e secondariamente questo, come stato detto.

246

TRACTATUS

De tertia specie
36 Tertia species equivocationis est ex diversa dietionis consignificatione. Ut hic:

'quicumque sanabatur, sanus est laborans sanabatur ergo laborans sanus esf.
Minor et conclusio sunt duplices, quia hoc participium 4laborans' consignificat tempus presens et preteritum imperfectum. Unde consignificat laborantem tunc et laborantem nunc. Et ideo si teneatur pr laborante tunc, minor est falsa, quia simul esset sanus et laborans, quod falsum est. Si autem teneatur pr laborante nunc, vera est, quia nunc potest esse laborans et sanari poterat tunc. Econverso dicendum est de conclusione. Similiter hic:
r

quicumque surgebat, stat sedens surgebat ergo sedens sta f;

minor et conclusio sunt duplices, sicut in predicto paralogismo. Et ideo dicit Aristotiles in Elenchis: "nam laborantem facere quidlibet aut pati quidlibet non significat unum", idest si ' laborans \ vel quodlibet aliud participium quod dicitur presentis temporis, adiungatur verbo significanti actionem vel passionem, non significat unum, ut 4laborans currit vel videt vel gravatur' sensus est: laborans nunc currit vel videt vel grava-

tur, vel laborans prius.

7. f a l l a c i e

247

Terza specie
36. Terza specie di equivocazione per diversa consignificazione da parte dell'espressione. Come qui:

'chiunque risanava sano; il sofferente risanava, il sofferente sano'.


La premessa minore e la conclusione sono ambigue, poich il participio ' sofferente ' significa insieme tempo presente e passato imperfetto. Sicch significa insieme sofferente allora e sofferente ora. E perci, se si intende sofferente allora, la minore falsa, poich pone nello stesso tempo l'essere sano e l'essere sofferente, il che falso. Se invece si intende ora, vera, poich si pu essere sofferenti ora e guarire allora. Il contrario deve esser detto della conclusione. Ugualmente qui:

'chiunque si alzava, sta in piedi; il seduto si alzava, dunque il seduto sta in piedi' ;
la premessa minore e la conclusione sono ambigue come nel precedente paralogismo. E perci Aristotele dice17 negli Elenchi-. "Il fatto che l'uomo ammalato faccia qualcosa o subisca qualcosa, non ha invero un solo significato", cio 4 sofferente ', o qualsiasi altro participio detto di tempo presente, aggiunto a un verbo che significa azione o affezione, non significa univocaJttente, come ' il sofferente corre o vede o gravato'; inatti il senso : o colui che ora sofferente corre, o vede, 0 e affaticato; oppure colui che prima era sofferente.

248

TRACTATUS

De tribus speciebus
autem tres species sive tres modos equivocationis assignat Aristotiles in Elenchis, primo ponens paralogismum unum secundum equivocationem huius verbi 4addiscere\ secundo autem ponens alium paralogismum secundum equivocationem huius nominis 4expediens\ tertio vero duos secundum multiplicitatem horum participiorum Haborans' et 4sedens\ Alius autem modus est distinguendi consignificationes modorum communium equivocationis et amphibolie, ut postea patebit. - 38 Quidam autem aliam assignant rationem diversitatis et ordinis horum modorum equivocationis dicentes quod in primo modo dictio equivoca est ad maiorem extremitatem, ut patet in paralogismo facto secundum equivocationem huius verbi laddiscere\ in secundo vero modo dictio equivoca ponitur ad medium, in tertio vero ad minorem extremitatem, ut patet in paralogismis Aristotilis. Et ideo quia maior extremitas prior est medio inquantum maior et medium prius est minori extremitate, ideo sic ordinantur isti modi. Sed non credo Aristotilem habuisse respectum ad hoc, quia divisio equivocationis secundum maiorem extremitatem et medium et minorem extremitatem in paralogismo non esset divisio equivocationis secundum se, sed solum in respectu vel in comparatione ad aliud. Preterea. Ratio medii et maioris extremitatis et minoris accidit dictioni, quia eadem dictio quandoque est ad medium, quandoque ad maiorem extremitatem, quandoque ad minorem, sive significet unum sive plura; ergo divisio equivocationis secundum ra37 Has

7. f a l l a c i e

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Tre specie
37. Questi tre modi o specie di equivocazione considera Aristotele 18 negli Elenchi, ponendo per primo il paralogismo secondo equivocazione del verbo ' apprendere', per secondo il paralogismo per equivocazione del nome 4espediente', e al terzo posto i due riguardanti la plurivocit dei participi 4 sofferente e ' seduto'. Un altro modo, invece, quello di distinguere le consignificazioni dei modi comuni dell'equivocazione e dell'anfibolia, come in seguito si vedr 19 . 38. Alcuni invece adducono un'altra ragione della diversit e ordine di questi tre modi di equivocazione dicendo che nel primo modo l'espressione equivoca all'estremo maggiore, come risulta dal paralogismo realizzato secondo l'equivocazione del verbo 'apprendere\ nel secondo modo l'espressione equivoca posta nel medio, nel terzo invece all'estremo minore, come risulta nei paralogismi di Aristotele. E poich l'estremo maggiore viene prima del medio in quanto maggiore, e il medio prima dell'estremo minore, perci cos sono ordinati questi modi. Ma non credo che Aristotele tenesse conto di ci, poich la suddivisione dell'equivocazione secondo l'%

stremo maggiore, il medio e l'estremo minore nel paralogismo non una suddivisione dell'equivocazione secondo se stessa, ma soltanto rispetto a, o a paragone con, altro. Ma c' di pi. La ragione del medio e del1 estremo maggiore e del minore riguarda l'espressiojte) poich la stessa espressione ora al medio ora al* estremo maggiore e ora al minore, e significa in modo univoco o plurivoco; dunque la suddivisione del-

250

TRACTATUS

tionem maioris extremitatis et minoris et medii est divisio subiecti in accidentia; ergo divisio equivocationis non esset in partes suas subiectivas. Preterea esset divisio equivocationis secundum accidens et non per se. Q u e omnia sunt inconvenientia. 39 Et ideo ratio diversitatis et ordinis, sicut tetigimus, est in hoc quod equivocatio fit tripliciter. Quia quod dictio plura significet, aut est ex significatione aut ex consignificatione, quia dictio non est signum plurium quam significationis vel consignificationis; si est ex significatione, tunc ea que significantur aut de pari significantur per dictionem aut per prius et posterius; si de pari, sic est primus modus; si per prius et posterius, sic est secundus modus; si ex consignificatione, sic est tertius. Et sic sunt tres modi. Et ordinantur sic, quia ratio equivocationis sive diffinitio magis salvatur ubi plura equaliter significantur quam ubi unum per prius et reliquum per posterius; et in utroque istorum modorum magis salvatur quam in tertio, cum uterque istorum modorum fiat a parte significationis, in qua attenditur diversitas rerum significatarum, tertius a parte consignificationis, in qua attenditur diversitas non rerum significatarum, sed modorum significandi."

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j-

l'equivocazione secondo la ragione dell'estremo maggiore, di quello minore e del medio una suddivisione del soggetto negli accidenti; dunque la suddivisione dell'equivocazione non sarebbe nelle sue parti relative al soggetto. Inoltre sarebbe una suddivisione dell'equivocazione secondo l'accidente e non per s. E tutte queste sono delle incoerenze. 39. E perci la ragione della diversit e dell'ordine, cos come abbiamo accennato, sta nel fatto che l'equivocazione avviene in tre modi. Infatti, che l'espressione significhi pi cose dipende o dalla significazione o dalla consignificazione, poich l'espressione non segno se non della significazione e della consignificazione; se dipende dalla significazione, allora le cose che sono significate sono significate tramite l'espressione o contemporaneamente o prima e dopo; se contemporaneamente, si ha il primo modo; se prima e dopo, si ha il secondo modo; se per consignificazione, si ha il terzo modo. E cos i modi sono tre. E si ordinano cos, poich la ragione dell'equivocazione o la sua definizione maggiormente vale dove pi cose sono significate contemporaneamente, piuttosto che dove sono significate una prima e l'altra dopo; e in entrambi questi modi vale pi di quanto non avvenga nel terzo, dato che entrambi questi modi avvengono rispetto alla significazione, in cui conta la diversit delle cose significate, mentre nel terzo avvengono rispetto alla consignificazione, in cui conta non la diversit delle cose significate, ma quella dei modi di significare.

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TRACTATUS

D E AMPHIBOLIA

De amphibolie diffinitione
40 'Amphiboliay dicitur dupliciter. Aliquando enim nominat principium decipiendi existens in oratione simpliciter eadem, quod scilicet principium est compositum ex principio motivo et principio defectus. Aliquando autem nominat deceptionem causatam in nobis per illud principium. Et primo modo sumitur hic. 41 Causa apparentie amphibolie sive principium motivum est unitas orationis eiusdem simpliciter, Causa vero non existentie sive principium defectus amphibolie est diversitas orationis eiusdem. 42 Amphibolia autem est principium fallendi ex oratione simpliciter eadem plura significante. In hac autem diffinitione tangitur utrumque predictorum principiorum. Dico autem 4oratione simpliciter eadem ut removeatur compositio et divisio, quia in eis non est oratio simpliciter eadem, sed secundum quid. 43 Sciendum autem quod sicut ' amphibolia ' dicitur dupliciter, eodem modo et 'fallacia amphibolie' dicitur dupliciter. Q u i a 'fallacia amphibolie' aliquando nominat ipsum principium fallendi, secundum quod diffinita est amphibolia, aliquando autem nominat deceptionem in nobis causatam ex ilio principio. Et hec distinctio generalis est cuiuslibet fallacie.

7. f a l l a c i e

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L'ANFIBOLIA

Definizione dell'anfibolia 40. ( Anfibolia si dice in due modi. Alcune volte infatti essa denomina il principio del trarre in inganno che esiste nel discorso semplicemente in quanto tale, principio che composto dal principio motore e dal principio del difetto. Altre volte invece denomina l'inganno causato in noi da quel principio. E qui assunta nel primo modo. 41. La causa dell'apparenza dell'anfibolia o principio motore semplicemente l'unicit della frase stessa. Invece la causa della non esistenza, o principio del difetto, dell'anfibolia la sua diversit. 42. L'anfibolia inoltre il principio di trarre in errore tramite una frase essa stessa semplicemente significante pi cose. In questa definizione si accenna ad entrambi i suddetti principi. Dico ' frase essa stessa semplicemente\ poich si prescinde dalla composizione e dalla suddivisione, dato che in esse la frase non essa stessa semplicemente significante, ma relativamente a qualcosa. 43. Bisogna poi sapere che come ' anfibolia' si dice In sensi, cos, alla stessa maniera, anche ' fallacia dell'anfibolia' si dice in due sensi. Infatti 'fallacia delanfibolia' una volta indica lo stesso principio del trarre in errore, secondo cui definita l'anfibolia, invece Un a ^ tra indica l'inganno in noi causato da quel principio. E questa la distinzione generale di ogni fallacia.

254

tractatus

44 Dicitur autem 4amphibolia ab 4 amphi , quod est dubium; et lbole\ quod est sententia, - vel 'logos, quod est sermo, quasi dubia sententia vel dubius sermo.

De prima specie
45 Amphibolie tres sunt species. Prima provenit ex eo quod oratio principaliter plura significat. Ut 1 liber Aristotilis9. Hec enim est duplex. Uno enim modo Hiber Aristotilis' idem est quod liber editus ab Aristotile vel factus. Alio autem modo idem est quod 'possessus

ab Aristotile\

Et formatur sic paralogismus:


4

quicquid est Aristotilis, possidetur ab Aristotile . iste liber est Aristotilis ergo iste liber possidetur ab Aristotile\

Utraque premissarum est duplex predicta duplicitate.

De secunda specie
46 Secunda species amphibolie est que provenit ex transsumptione orationis. Transsumptio autem orationis est quando oratio proprie significans unum transsumitur ad significandum aliud per similitudinem aliquam, ut 4 litus aratur9 transsumitur ad operam perdi. Et formatur sic paralogismus:
4

quicqid aratur, scinditur litus aratur ergo litus scinditur.

7. f a l l a c i e

255

44. Si dice poi ' anfibolia' {amphibologid) da 'amphi\ dubbio e 'bole\ giudizio o 4 logos \ discorso, per cos dire, un giudizio dubbio o un discorso dubbio.

Prima specie
45. Tre sono le specie di anfibolia. La prima deriva dal fatto che la frase significa principalmente pi cose. Per esempio, Hi libro di Aristotele\ Infatti in un modo 'il libro di Aristotele' al tempo stesso il libro edito o prodotto da Aristotele; in un altro il libro posseduto da Aristotele. E si forma il paralogismo:

'tutto ci che di Aristotele posseduto da Aristotele questo libro di Aristotele dunque questo libro posseduto da Aristotele\
Entrambe le premesse sono ambigue per la suddetta ambiguit.

Seconda specie
46. Seconda specie di anfibolia quella che deriva dalla transunzione della frase. La transunzione della frase si ha quando la frase che propriamente significa una cosa assunta secondo un altro significato per qualche somiglianza, come Ha spiaggia arata' transunta per dire che l'opera persa. E si forma cos il paralogismo:

'tutto ci che arato solcato la spiaggia arata dunque la spiaggia solcata\

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tractatus

Minor est duplex, quia 7itus aravi' proprie significat terram scindi, transsumptive autem operam perdi. Et est similitudo in hoc quod qui litus arat operam perdit et frustra laborat.

De tertia specie
47 Tertia species amphibolie provenit ex eo quod aliqua oratio significat plura et unaqueque partium eius per se sumpta significat unum solum, ut 'scit seculum'. Hec enim oratio duplex est. Significat enim quod aliquis sciat seculum et quod seculum habeat scientiam de aliquo. Et hoc ideo est quia hec dictio 'seculum' potest apponere huic verbo 'sci? vel suppone re. Similiter hic: ' quod quis videi, hoc vide?, quia hec dictio ' hoc potest supponere huic verbo 'videi secundo loco posito vel apponere. Similiter hic:'quod quis scit, hoc sci?, hec dictio 'hoc' potest supponere vel apponere huic verbo 'sci? secundo loco posito. Et hic: 'vellem me accipere pugnantes'; hec est duplex, quia iste accusativus 'me potest supponere huic verbo 'accipere' vel apponere; et similiter iste accusativus 1pugnantes' potest eidem supponere vel apponere. Et paralogizatur sic:

'quoscumque volo me accipere, volo ut ipsi accipiant me pugnantes volo me accipere ergo volo ut pugnantes accipiant me'.
Utraque premissarum est duplex predicta dupli citate. Et similiter sic:

7, f a l l a c i e

'

La premessa minore ambigua, poich 'arare la s p i a g g i a 7 in senso proprio significa che la terra solcata, e per transunzione invece che l'opera persa. E la somiglianza sta nel fatto che chi ara la spiaggia perde la propria opera e lavora inutilmente.

Terza specie
47. La terza specie di anfibolia quella che deriva dal fatto che una certa frase significa pi cose, e ciascuna delle sue parti, presa per s, significa una cosa soltanto, come 'il secolo conosce'. Questa frase ambigua. Significa infatti che qualcuno conosce il secolo e che il secolo ha conoscenza di qualcosa. E ci perch questa espressione ' secolo ' pu da oggetto o da soggetto19 del verbo 'conosce7. Similmente qui: 'qualsiasi cosa uno vede, questo qualcosa vede7 poich l'espressione 'questo qualcosa7 pu fare da soggetto del verbo 'vede7 collocato al secondo posto, o da oggetto. Alla stessa maniera qui: 'qualsiasi cosa uno sa, questo qualcosa sa7; l'espressione 'questo qualcosa7 pu fare da soggetto o da oggetto del verbo 'sa7 collocato al secondo posto. E qui: 'voglio che lui catturi il nemico', la proposizione ambigua poich qui 'lui7 pu fare da soggetto o da oggetto del verbo 'catturare'. E si paralogizza cos:

chiunque costui voglia catturare voglio che lo catturi il nemico che costui vuole catturare dunque voglio che il nemico lo catturi'20.
Ciascuna delle premesse ha un senso duplice, per addetta ambiguit. E ugualmente qui:

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4

tractatus

quod quis videt, hoc videt videt autem columpnam ergo columpna videt

Maior est duplex, ut dictum est. Similiter hic:


4

quicumque sunt episcopi, sunt hornines isti asini sunt episcopi ergo isti asini sunt homines*.

Utraque premissarum est duplex, quia hec dictio 4episcopi potest esse nominativi casus vel genitivi. 48 Q u o d autem deceptio ex diversitate casus faciat amphiboliam, et non equivocationem, patet, quia casus datus est dictioni ad hoc ut una dictio ordinetur cum alia dictione. Ergo deceptio ex diversitate casus est deceptio ordinationis dictionis ad dictionem; ergo orationis; non ergo equivocationis. Q u o d iterum deceptio ex diversitate casus amphiboliam faciat et non equivocationem, patet per Aristotilem formantem secundum diversitatem casus paralogismos amphibolie, et non equivocationis.

De modis communibus equivocationi et amphibolie


49 Cum autem Aristotiles in Elenchis post equivocationem et amphiboliam ponat modos communes utrique, ideo nos sequentes Aristotilem post istos duos locos sophisticos ponamus modos c o m m u n e s utrique. Sunt igitur tres modi communes e q u i v o c a t i o ni et amphibolie.

7. f a l l a c i e

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'qualsiasi cosa uno veda, questo qualcosa vede ma costui vede una colonna dunque questa colonna vede\
La maggiore ha un duplice senso, come stato detto. Ugualmente qui:

tutti coloro che sono dei vescovi sono uomini questi asini sono dei vescovi dunque questi asini sono uomini,

entrambe le premesse hanno un duplice senso, poich questa espressione *dei vescovi pu essere partitivo o il corrispettivo del caso genitivo. 48. Che l'inganno per diversit di caso dia luogo ad anfibolia e non ad equivocazione risulta dal fatto che il caso assegnato all'espressione affinch un'espressione sia ordinata con un'altra. Dunque l'inganno per diversit di caso inganno dell'ordine dell'espressione rispetto all'espressione; dunque della frase; dunque non equivocazione. Che l'inganno per diversit di caso dia luogo ad anfibolia e non ad equivocazione risulta ancora da Aristotele che forma secondo la diversit del caso paralogismi di anfibolia e non di equivocazione 21 .

Modi comuni ali equivocazione e all'anfibolia


49. Poich Aristotele negli Elenchi, dopo l'equivocazione e l'anfibolia, espone i modi comuni ad entrambe22, anche noi, seguendo Aristotele, dopo questi l u ghi sofistici esponiamo i modi comuni ad entrambe. Vi sono infatti tre modi comuni all'equivocatone e all'anfibolia.
ue

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tractatus

Primus modus communis utrique est quando dictio vel oratio principaliter plura significat. Et sciendum quod quantum ad hoc quod nomen plura principaliter significare dicitur, pertinet iste primus modus ad equivocationem, ut 4piscis et 4 canis utrumque enim horum nominum principaliter plura significat. Quantum autem ad hoc quod oratio dicitur plura significare principaliter, pertinet iste primus modus ad amphiboliam, ut in hac oratione 'liber Aristotilis . Secundus autem modus communis utrique fit ex eo quod soliti sumus sic dicere, idest quando dictione vel oratione utimur transsumptive. Sed transsumptio in nomine pertinet ad equivocationem, sicut hoc verbum 1 ridet transsumitur ad florere, ut prius patuit; transsumptio autem in oratione pertinet ad amphiboliam, sicut prius patuit de hac oratione Hitus aratur. Tertius vero modus communis utrique est quando nomen compositum plures res significat, separatum vero simpliciter, idest unum solum. Exemplum autem equivocationis est in hiis nominibus 'immortale, et 4incorruptibil* \ 4immortale enim uno modo idem est quod non potens mori, 4incorruptibil similiter non potens corrumpi\ alio autem modo 4immortale idem est quod potens non mori, et 4incorruptibil\ quod potens non corrumpi. Sicut patet in Adam. Qui antequam peccaret erat immortalis, idest potens non mo4

ri; si enim non peccaret, numquam moreretur; et ita erat potens non mori, quia poterat esse quod non peccaret et ita quod non moreretur. Sed non erat immortalis secundum aliam significationem, que est

7. f a l l a c i e

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Il primo modo comune ad entrambe si ha quando l'espressione o la frase significa principalmente pi cose. E bisogna sapere, per ci che riguarda il fatto che un nome significa principalmente pi cose, che questo primo modo pertiene alla equivocazione, come 'pesce e 'carte': infatti entrambi questi nomi significano principalmente pi cose. Per ci che, invece, riguarda il fatto che una frase significa principalmente pi cose, questo primo modo pertiene all'anfibolia, come nella frase HI libro di Aristotele'. Invece, il secondo modo comune a entrambe si ha in base al fatto che siamo soliti dire in un certo modo, cio quando impieghiamo l'espressione o la frase nel senso della transunzione. Ma la transunzione nel nome pertiene all'equivocazione, cos come il verbo 'ride' assunto nel senso di 'fiorire', come precedentemente si visto; invece, la transunzione nella frase pertiene all'anfibolia, come precedentemente si visto per la frase Ha spiaggia arata'20. Il terzo modo comune ad entrambe si ha quando il nome composto significa pi cose, invece separato significa in maniera semplice, cio significa una sola cosa. Esempio di equivocazione sono i nomi 'immortale' e 'incorruttibile'; 4immortale' infatti, in un modo, lo stesso di ci che non pu morire, e 'incorruttibile' lo stesso di che non pu essere corrotto; in un altro modo, invece, 'immortale' lo stesso di che pu non moe 'incorruttibile' lo stesso di che pu non essere corrotto. Ci risulta in Adamo. Il quale prima che peccasse era 'immortale' cio uno che poteva non morir e; se infatti non avesse peccato, non sarebbe mai m o r t o > e cos era uno che poteva non morire, perch poteva darsi che egli non peccasse e che dunque non borisse. Ma non era immortale secondo l'altra signifi-

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tractatus

bilitas moriendi et peccandi, quod non est verum. Et hoc idem est quod hoc nomen ' immortale ' uno modo privat potentiam moriendi et alio modo actum moriendi, ponendo potentiam ad eundem actum. Et melius sic dicitur quam prius, quia magis est planum; utrumque tamen verum est et satis in idem redit. Et quia hoc habet ex sua compositione, ideo dicitur quod compositum significat plura, separatum vero unum solum, idest si resolvatur in suas partes prioris sensus capaces, tunc neutra partium plura significat, sed unum solum. 50 Si obiciatur quod partes nominis nichil significant separate, ut est in principio Periarmenias, dicendum quod partes nominis compositi comparantur ad significatum quod habebant ante compositionem et comparantur ad significatum ipsius nominis compositi, quod scilicet significatum constituitur ex partialibus intellectibus ipsarum partium. Et quantum ad primum significatum partes nominis compositi significant; quantum ad secundum significatum, quod scilicet est constitutum ex duabus primis, nichil significant distincte. 51 Notandum etiam quod intellectus nominis compositi est simplex per comparationem ad ipsum nomen compositum per quod significatur, et sic est indivisibilis. Sed idem intellectus per comparationem ad partiales intellectus ipsarum partium est divisibilis, cum constituitur ex eis. Sed intellectus nominis simplicis nullomodo est divisibilis. Et ideo necesse est

'non potens mor, quia tunc removeretur ab eo possi-

7. f a l l a c i e

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cazione, che

' che non pu morire", perch in tal caso

v e r r e b b e esclusa da lui la possibilit di morire e di

peccare, il che non vero. Ci come dire che il nome 'immortale' in un modo esclude la potenza di morire e in un altro l'atto di morire, ponendo la potenza in atto. Ed meglio dire cos, che dire come sopra, perch pi chiaro; tuttavia in entrambi i casi si dice sufficientemente il vero. E poich tutto dipende dalla composizione del nome, allora si dice che il nome quando composto significa pi cose, invece quando separato significa una cosa soltanto, cio se si risolve il composto nelle sue parti capaci del senso principale, allora nessuna delle parti significa pi cose, ma solo una. 50. Se si obietta che le parti del nome non significano niente separatamente, come scritto all'inizio del Dell'interpretazione24, bisogna dire che le parti del nome composto sono considerate rispetto al significato che avevano prima della composizione e rispetto al significato dello stesso nome composto, cio il significato che si costituisce in base ai sensi parziali delle parti stesse. E quanto al primo significato le parti del nome composto significano; quanto al secondo significato, quello cio che costituito dalle prime due, esse non significano nulla separatamente. 51. Bisogna anche notare che il senso del nome composto semplice rispetto allo stesso nome composto tramite il quale significato, ed cos indivisibile. Ma lo stesso senso rispetto ai sensi parziali delle stesse parti divisibile, essendo costituito da essi. Invece il senso del nome semplice non in alcun modo Risibile. E perci necessario che le parti del nome

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tractatus

quod partes nominis compositi secundum quod sunt in suo toto, magis habeant naturam significandi quam partes simplicis nominis. Et hoc est quod dicit Aristotiles in principio Periarmenias quod in simplicibus nominibus pars nullomodo est significativa, in compositis autem vult quidem significare, sed nullius est separati, idest nullius est intellectus discreti et hoc secundum quod est in suo toto. 52 Exemplum autem amphibolie est in hac oratione 'scit seculum\ quia dato quod neutra istarum dictionum, scilicet * scir et 'seculum\ significet plura, tamen oratio constituta ex eis plura significat, sicut patuit in tertio modo amphibolie. Et sic compositum significat plura, separatum vero unum solum quantum ad amphiboliam.

..Dubitationes
53 Ad maiorem trium predictorum modorum evidentiam potest dubitari. Primo quod divisio istorum trium modorum non est recte data ab Aristotile. Quia omnis recta divisio fit per opposita; sed divisio istorum trium modorum non est per opposita; ergo divisio istorum trium modorum non est recta divisio. Et est sillogismus in quarto secunde. Maior patet per hoc quod 4oppositumy sumitur in ea communiter ad opposita secundum quodlibet genus oppositionis et ad disparata. Minor patet, quia primus modus q u o a d equivocationem fit ex eo quod nomen principaliter plura

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composto, in quanto sono nella sua totalit, abbiano maggiore capacit di significare rispetto alle parti del nome semplice. Ed ci che dice Aristotele all'inizio del Dell'interpretazione2-5, e cio che nei nomi semplici la parte non significativa in alcun modo, invece nei composti vuol significare qualcosa, ma non esprime nulla, se considerata separatamente, cio non ha nessun senso discreto, e ci riguardo a quanto nella sua totalit. 52. Un esempio di anfibolia offerto dalla frase (conosce il secolo\ poich nessuna di queste espressioni, cio 'conosce' e 'secolo' significa separatamente, mentre la locuzione costituita da esse significa pi cose, come risult nel terzo modo dell'anfibolia. E cos il nome, quando composto, significa pi cose, mentre quando separato, una sola cosa quanto ad anfibolia.

Dubbi
53. Per chiarire meglio le cose circa i tre suddetti modi si possono sollevare dei dubbi. In primo luogo, si pu osservare che la suddivisione in questi tre modi non da Aristotele data esattamente. Infatti ogni suddivisione esatta avviene per opposti; ma la suddivisione di questi tre modi non per opposti; dunque la suddivisione di questi tre modi non una suddivisione esatta. Ed un sillogismo nel quarto modo della seconda figura. La premessa maggiore risulta dal fatto che opposto' assunto in essa generalmente in modo a riferirsi a opposti di qualsiasi genere e separati. La njnore risulta dal fatto che il primo modo riguardo equivocazione avviene perch quel nome princi-

266
n

tractatus

significat; sed nomen quod sumitur in tertio modo quoad equivocationem, ut 'immortale , principaliter plura significat; ergo tertius modus quoad equivocationem continetur sub primo; sed nullum disparatorum aut vere oppositorum sub altero continetur; ergo divisio istorum trium modorum non fit per opposita. Et hec est minor. Et dicendum quod ista divisio recta est et fit per opposita. Et predictus sillogismus bonus est, sed minor est falsa. Ad illud quod obicitur probando eam, dicendum quod principaliter plura significare reperitur in nomine ex duplici causa. Quarum una est impositio nominis secundum placitum, alia est compositio ipsius nominis. Et prima istarum causarum pertinet ad primum modum, secunda vero pertinet ad tertium. Unde licet 'immortale1 principaliter plura significete hoc non est ex impositione secundum placitum ad hoc et ad illud, sed ex natura sue compositionis, eo scilicet quod hec prepositio 'in potest privare tantum ipsum actum moriendi vel potentiam antecedentem actum, et sic per consequens ipsum actum. Unde quod significet plura, hoc non est secundum placitum imponentis. Si obiciatur quod omne nomen significat ad placitum, ergo et hoc, - dicendum quod istud nomen 'unmortaleet fere omnia nomina composita, uno modo significant ad placitum, alio modo quasi ex necessita#

te. Quia quantum ad causam remotam omnia n o m i n a significant ad placitum, quantum ad causam proximam est ibi necessitas significandi. Verbi gratia. Q u o d iste due dictiones, 'equus1 scilicet et 'ferus, adinvicem componantur, principium fuit v o l u n t a s ;

7. f a l l a c i e

267

palmente significa pi cose; ma il nome che assunto nel terzo modo riguardo all'equivocazione, come 'im. mortale, significa principalmente pi cose; dunque il terzo modo riguardo all'equivocazione contenuto nel primo e non contiene nulla di separato e di opposto rispetto all'altro; dunque la suddivisione di questi tre modi non avviene per opposti. E questa dunque la premessa minore. E bisogna dire, invece, che questa suddivisione esatta e avviene per opposti. E il predetto sillogismo valido, ma la minore falsa. Verificandola in ci che essa obietta, bisogna dire che il significare principalmente pi cose si trova nel nome per una duplice causa. Una l'imposizione del nome secundum placitum2^, l'altra la composizione dello stesso nome. E la prima di queste due cause pertiene al primo modo, la seconda invece pertiene al terzo. Sicch se *immortale significa principalmente pi cose, ci non per imposizione secundum placitum nei confronti dell'uno o dell'altro nome, ma per la natura della composizione, cio per il fatto che la preposizione ' in pu negare soltanto lo stesso atto di morire, o la potenza antecedente all'atto, e quindi, di conseguenza, l'atto stesso. Dunque, se significa pi cose, ci non avviene per l'imposizione secundum placitum. Se si obietta che ogni nome significa ad placitum, e dunque anche questo - bisogna dire che il nome 'immortale', e quasi ogni nome composto, in un modo significa ad placitum e in un altro, diciamo, per necessita. Infatti, quanto alla causa remota, tutti i nomi significano ad placitum; quanto alla causa prossima, subentra la necessit di significazione. Esempio. Che
m

e espressioni, come 'cavallo' e 4selvaggio', si componessero Puna con l'altra, all'inizio fu per libera scelta;
u

268

TRACTATUS

s e d c u m i a m n o m e n est c o m p o s i t u m a l i q u o d ex eis ut

'equiferus\

i a m n e c e s s e est ut h a b e a t tale significa-

t u m . U n d e in h o c n o m i n e

' equiferus '

compositio est

c a u s a p r o x i m a s u e significationis, v o l u n t a s autem ad c o m p o s i t i o n e m est c a u s a r e m o t a . U n d e quantum ad c a u s a m r e m o t a m significat a v o l u n t a t e , quantum ad c a u s a m p r o x i m a m , q u e est p e r s u a m compositionem, significat e x n e c e s s i t a t e . S e d i n n o m i n i b u s simplicibus v o l u n t a s est c a u s a p r o x i m a , ut in h o c n o m i n e

'equus'.

E t o m n i n o similiter est i n n o m i n i b u s equivocis, quia in s i m p l i c i b u s v o l u n t a s i m p o n e n t i s est causa efficiens p r o x i m a q u o d significet p l u r a principaliter, ut in hoc nomine

'canis'.

I n n o m i n i b u s a u t e m equivocis

q u e sunt c o m p o s i t a , ipsa c o m p o s i t i o est causa proxim a q u o d p l u r a significent e t v o l u n t a s a d composition e m t a l e m est c a u s a r e m o t a . U n d e q u i a distinguuntur isti m o d i p e n e s causas p r o x i m a s , et n o n remotas, patet q u o d isti tres m o d i sunt o p p o s i t i et u n u s non cont i n e t u r s u b altero. P a t e t e t i a m ex h o c qualiter in tertio m o d o n o m e n p r i n c i p a l i t e r p l u r a significet secundum placitum et qualiter ex necessitate. 5 4 I t e m . C u m A r i s t o t i l e s p o n a t e x e m p l u m i n primo m o d o , de e q u i v o c a t i o n e et n o n de amphibolia, in t e r t i o a u t e m m o d o e c o n v e r s o , in s e c u n d o vero de n e u t r o , n o n b e n e m a n i f e s t a t m o d o s istos. A d q u o d d i c e n d u m q u o d p r i n c i p a l i t e r plura signif i c a r e p e r prius c o n v e n i t n o m i n i q u a m orationi et i d e o p e r p r i u s r e p e r i t u r in e q u i v o c a t i o n e quam in a m p h i b o l i a . Et i d e o e x e m p l i f i c a t de equivocatione in p r i m o m o d o , e t n o n d e a m p h i b o l i a , u t p e r hoc signific e t q u o d ille m o d u s p e r p r i u s c o n v e n i t equivocationi

7. f a l l a c i e

269

ma una volta c h e c o n essi si c o m p o s t o un c e r t o n o me,

cavallo-selvaggio, n e c e s s a r i o c h e e s s o a b b i a u n

determinato significato. S i c c h in q u e s t o n o m e

caval-

lo-selvaggio la c o m p o s i z i o n e la c a u s a p r o s s i m a della
sua significazione, i n v e c e la l i b e r a s c e l t a della c o m p o sizione la causa r e m o t a . S i c c h , q u a n t o alla c a u s a remota, significa in b a s e a l i b e r a scelta; i n v e c e , q u a n t o a causa prossima, c i o p e r la sua c o m p o s i z i o n e , significa per necessit. Ma n e i n o m i s e m p l i c i la l i b e r a s c e l t a causa prossima, c o m e n e l n o m e

'cavallo'.

E del tutto s i m i l m e n t e s t a n n o le c o s e p e r i n o m i equivoci, p o i c h n e i s e m p l i c i la l i b e r a s c e l t a di i m p o r li causa e f f i c i e n t e p r o s s i m a del f a t t o c h e essi significano principalmente p i c o s e , c o m e n e l c a s o del n o me

'cane\ I n v e c e , n e i n o m i e q u i v o c i c h e s o n o c o m p o -

sti, la stessa c o m p o s i z i o n e la c a u s a p r o s s i m a c h e significhino pi c o s e , e la l i b e r a s c e l t a di u n a tale c o m posizione la causa r e m o t a . S i c c h , se si d i s t i n g u o n o questi modi rispetto alle c a u s e r e m o t e e n o n r e m o t e , risulta che questi t r e m o d i s o n o o p p o s t i e c h e l ' u n o non contenuto n e l l ' a l t r o . R i s u l t a a n c h e da c i c o m e , nel terzo m o d o , il n o m e significhi p r i n c i p a l m e n t e p i cose

secundum placitum

e c o m e s e c o n d o necessit.

54. Ancora. A r i s t o t e l e , p o i c h n e l p r i m o m o d o offre un esempio d e l l ' e q u i v o c a z i o n e e n o n d e l l ' a n f i b o lia, nel terzo m o d o , i n v e c e , fa il c o n t r a r i o , e n e l s e c o n do non ne d n e s s u n o , n o n illustra b e n e q u e s t i m o d i . A ci va risposto c h e il s i g n i f i c a r e p r i n c i p a l m e n t e pi cose c o m p e t e al n o m e p r i m a c h e alla frase, e p e r ci si trova n e l l ' e q u i v o c a z i o n e p r i m a c h e n e l l ' a n f i b o !a. E perci A r i s t o t e l e f o r n i s c e n e l p r i m o m o d o un esempio di e q u i v o c a z i o n e e n o n di a n f i b o l i a , v o l e n d o ire che quel m o d o c o m p e t e a l l ' e q u i v o c a z i o n e , p r i m a

270

TRACTATUS

q u a m a m p h i b o l i e . S e d e c o n v e r s o est d e t e r t i o modo, quia compositum significare plura et separatum u n u m s o l u m c o n v e n i t p e r p r i u s o r a t i o n i e t per posterius n o m i n i , quia p a r t e s o r a t i o n i s , c u m sunt in suo tot o , n o n s o l u m c o n s t i t u u n t s i g n i f i c a t u m orationis, sed e t i a m u n a q u e q u e p e r se r e t i n e t s u u m p r o p r i u m signif i c a t u m d i s c r e t u m et s e p a r a t u m a s i g n i f i c a t o alterius. N o n a u t e m sic est i n n o m i n e c o m p o s i t o q u o d partes eius s e c u n d u m q u o d u n a q u e q u e p a r t i u m secundum se, p r o u t est in i p s o n o m i n e c o m p o s i t o , retineant sig n i f i c a t u m d i s c r e t u m et s e p a r a t u m a significato alterius - , sed q u e m a d m o d u m d i c t u m est prius i n division e m o d o r u m . E t i d e o e x e m p l i f i c a t i n t e r t i o modo d e a m p h i b o l i a , et n o n de e q u i v o c a t o n e , ut p e r h o c significet t e r t i u m m o d u m p e r p r i u s c o n v e n i r e amphibolie q u a m e q u i v o c a t i o n i . I n s e c u n d o a u t e m m o d o non exemplificat de equivocatione nec de amphibolia, q u i a , licet t r a n s s u m p t i o fiat a p u d o m n e s , non tamen fit e a d e m i n e o d e m a p u d o m n e s . E t i d e o d e neutra ill a r u m e x e m p l i f i c a t q u i a n o n d e b e n t determinari in scientia nisi e a q u e e a d e m sunt a p u d o m n e s . V e l d i c e n d u m , e t m e l i u s , q u o d p r o p r i a significatio d i c i t u r d i c t i o n i s q u a m r e c i p i t u s u s c o m m u n i t e r . Unde q u o d m o d o p e r a l i q u a m d i c t i o n e m significatur transs u m p t i v e , cum* u s u s inoleverit, s i g n i f i c a b i t u r proprie; et t u n c erit d i c t i o e q u i v o c a q u o a d p r i m u m modum. Et i d e o q u i a c o n t i n g i t s i c s i g n i f i c a t i o n e m q u e non est m o d o p r o p r i a , s e d t r a n s s u m p t i v a , fieri postea prop r i a m p e r f r e q u e n t e m u s u m , i d e o n o n debuit ponere e x e m p l a a l i q u a in s e c u n d o m o d o , quia n o n debet det e r m i n a r i i n a r t e nisi q u o d s e m p e r m a n e t idem.

7. f a l l a c i e

271

che all 'anfibolia. Ma il c o n t r a r i o avviene p e r il t e r z o modo, perch, c h e il n o m e , c o m p o s t o , p o s s a significare pi cose e, s e p a r a t o , s o l o u n a c o s a , c o m p e t e p r i m a di tutto alla f r a s e e p o i al n o m e , p o i c h le p a r t i della frase, quando s o n o nella sua totalit, n o n s o l o costituiscono il significato della frase, ma a n c h e c i a s c u n a mantiene per s il p r o p r i o significato d i s c r e t o e separato dal significato dell'altra. N o n c o s i n v e c e n e l nome c o m p o s t o , c i o c h e le s u e p a r t i c o n s e r v i n o ciascuna il significato d i s c r e t o e s e p a r a t o dall'altra secondo ci c h e s o n o n e l c o m p o s t o , ma avviene n e l m o do che stato d e t t o p r i m a nella s u d d i v i s i o n e dei m o di. E perci A r i s t o t e l e d e s e m p i , n e l t e r z o m o d o , sull'anfibolia e n o n s u l l ' e q u i v o c a z i o n e , v o l e n d o dire c o n ci che il terzo m o d o c o m p e t e in p r i m o l u o g o all'anfibolia, piuttosto c h e a l l ' e q u i v o c a z i o n e . N e l s e c o n d o modo, invece, n o n d e s e m p i n d e l l ' e q u i v o c a z i o n e n dell'anfibolia, p o i c h b e n c h la t r a n s u n z i o n e avvenga per tutti, n o n avviene, tuttavia, p e r tutti allo stesso modo. E p e r c i di n e s s u n a di esse d e s e m p l i f i cazioni, perch n o n si d e v o n o d e t e r m i n a r e nella scienza se non quelle c o s e c h e s o n o le stesse d a p p e r t u t t o . Oppure si deve dire, e m e g l i o , c h e si d i c e significazione propria d e l l ' e s p r e s s i o n e quella c h e a s s u m e l ' u s o comunemente. S i c c h c i c h e p e r q u a l c h e e s p r e s s i o n e e significato p e r t r a n s u n z i o n e , q u a n d o l ' u s o si sar sviluppato, sar significato in s e n s o p r o p r i o ; e allora sar espressione e q u i v o c a p e r q u e l c h e r i g u a r d a il primo modo. E p e r c i a c c a d e c o s c h e la s i g n i f i c a z i o n e che non propria del m o d o , ma avviene p e r t r a n s u n 2U)

ne, divenga p o i p r o p r i a t r a m i t e l ' u s o f r e q u e n t e , e

cosi Aristotele n o n era t e n u t o a d a r e e s e m p i n e l secondo modo, p o i c h n o n si d e v e d e t e r m i n a r e nella scienza, se non ci c h e s e m p r e r i m a n e lo stesso.

272

TRACTATUS

5 5 I t e m . V i d e t u r a d h u c q u o d n o n r e c t e fiat divisio i s t o r u m m o d o r u m , q u i a e q u i v o c a t i o e x consignificat i o n e s u b n u l l o i s t o r u m m o d o r u m t r i u m continetur. Q u o d p a t e t i n d u c t i o n e i n q u o l i b e t e o r u m , quia dictio n e c p r i n c i p a l i t e r significat sua a c c i d e n t i a n e c transs u m p t i v e . Et ita n o n est in p r i m o n e c in secundo modo e q u i v o c a t i o ex c o n s i g n i f i c a t i o n e n e c etiam in tertio, c u m tertius q u o a d e q u i v o c a t i o n e m sit solum in c o m p o s i t i s n o m i n i b u s , e q u i v o c a t i o a u t e m ex consig n i f i c a t i o n e n o n s o l u m est in c o m p o s i t i s , sed etiam in simplicibus. Et d i c e n d u m q u o d p r i n c i p a l i s significatio ipsius d i c t i o n i s o p p o n i t u r d u o b u s , q u i a o p p o n i t u r consignificationi et opponitur significationi transsumptive. U n d e c u m o p p o n i t u r h u i c , r e m o v e t h a n c ; cum oppon i t u r illi, r e m o v e t illam. U n d e s u m i t u r h i c principalit e r p l u r a s i g n i f i c a r e s e c u n d u m q u o d o p p o n i t u r signif i c a t i o n i t r a n s s u m p t i v e ; e t h o c m o d o n o n removet c o n s i g n i f i c a t i o n e m . U n d e a p p e l l a t u r h i c proprie principalis significatio q u i c q u i d s i g n i f i c a t u r p e r dictionem s e c u n d u m c o m m u n e m u s u m , ita q u o d causa proxima sit v o l u n t a s . U n d e p e r h o c q u o d d i c o

munem usum?

'secundum com-

r e m o v e t u r s e c u n d u s m o d u s ; per hoc

a u t e m q u o d v o l u n t a s est c a u s a p r o x i m a illius signific a t i o n i s , r e m o v e t u r tertius m o d u s . U n d e equivocatio ex c o n s i g n i f i c a t i o n e c o n t i n e t u r s u b p r i m o modo, cum s e c u n d u m c o m m u n e m u s u m a c c i d e n t i a representent u r p e r d i c t i o n e m et a v o l u n t a t e , q u i a q u i imponebat d i c t i o n e m ad s i g n i f i c a n d u m t a l e m r e m , simul impo-

7. f a l l a c i e

273

55. A n c o r a . S e m b r a fin q u i c h e n o n sia fatta b e n e la suddivisione di q u e s t i m o d i , p o i c h l ' e q u i v o c a z i o n e per consignificazione n o n c o n t e m p l a t a in n e s s u n o di questi tre m o d i . Il c h e risulta p r o c e d e n d o p e r i n d u zione in u n o qualsiasi di essi, p o i c h l ' e s p r e s s i o n e n o n significa i suoi a c c i d e n t i n p e r il s e n s o p r i c i p a l e n per transunzione 2 7 . E c o s l ' e q u i v o c a z i o n e p e r c o n s i gnificazione n o n n n e l p r i m o n n e l s e c o n d o m o d o e neppure nel t e r z o , d a t o c h e il t e r z o , q u a n t o a e q u i vocazione, s o l o n e i n o m i c o m p o s t i , m e n t r e l ' e q u i v o cazione per c o n s i g n i f i c a z i o n e n o n s o l o n e i c o m p o sti, ma anche nei s e m p l i c i . E bisogna d i r e c h e la s i g n i f i c a z i o n e p r i n c i p a l e della stessa espressione c o n t r a p p o s t a a d u e significazioni, dato c h e c o n t r a p p o s t a alla c o n s i g n i f i c a z i o n e e alla significazione p e r t r a n s u n z i o n e . S i c c h q u a n d o contrapposta a q u e s t a r i m u o v e q u e s t a ; q u a n d o c o n trapposta a quella r i m u o v e quella. S i c c h si a s s u m e qui che significhi p r i n c i p a l m e n t e p i c o s e q u a n d o contrapposta alla s i g n i f i c a z i o n e p e r t r a n s u n z i o n e ; e in questo m o d o n o n r i m u o v e la c o n s i g n i f i c a z i o n e . S i c ch si chiama qui s i g n i f i c a z i o n e p r i n c i p a l e in s e n s o proprio qualsiasi c o s a sia significata t r a m i t e l ' e s p r e s sione s e c o n d o l ' u s o c o m u n e , c o m e p u r e c i l a c u i causa prossima sia la l i b e r a scelta. Q u i n d i t r a m i t e quello che dico

' secondo l'uso comune

r i m o s s o il se-

condo modo; invece, t r a m i t e c i c h e h a c o m e c a u s a prossima della c o n s i g n i f i c a z i o n e la l i b e r a s c e l t a , rimosso il terzo m o d o . Q u i n d i l ' e q u i v o c a z i o n e p e r c o n sl

gnificazione c o n t e n u t a s o t t o il p r i m o m o d o , m e n -

tre relativamente all'uso c o m u n e gli a c c i d e n t i s o n o rappresentati t r a m i t e l ' e s p r e s s i o n e e p e r l i b e r a s c e l t a , poich chi i m p o n e v a l ' e s p r e s s i o n e p e r s i g n i f i c a r e la


a e

cosa, c o n t e m p o r a n e a m e n t e la i m p o n e v a p e r si-

274

tractatus

n e b a t e a m ad s i g n i f i c a n d u m in tali g e n e r e et in tali n u m e r o , ut h o c n o m e n

' lapis ' s i m u l i m p o n e b a t u r ad

s i g n i f i c a n d u m t a l e m r e m , e t s u b t a l i b u s accidentibus. 5 6 I t e m . Q u e r i t u r q u a r e d e c e p t i o e x quibusdam a c c i d e n t i b u s facit e q u i v o c a t i o n e m , ut in h a c dictione

7 aborans\

et d e c e p t i o e x q u i b u s d a m aliis accidentibus

facit a m p h i b o l i a m , ut d e c e p t i o ex diversitate casus. S o l u t i o . Q u e d a m a c c i d e n t i a c o n s e q u u n t u r diction e m n o n a b s o l u t e , s e d p r o u t est o r d i n a b i l i s cum alia d i c t i o n e , sicut casus, q u i a casus a c c i d i t nomini inq u a n t u m a g e r e vel p a t i e g r e d i t u r a n o m i n e , ut rectus, vel i n q u a n t u m a g e r e vel p a t i transit in n o m e n , ut obliqui, et s i c similiter casus a c c i d i t n o m i n i in comparat o n e ad v e r b u m . U n d e est a c c i d e n s respectivum - est e n i m d i s p o s i n o s u b s t a n t i e r e s p e c t u a c t u s - et per talia a c c i d e n t i a o r d i n a n t u r d i c t i o n e s a d i n v i c e m . Unde male d i c i t u r c u m d i c i t u r

' hominis currit,

quia non est ibi

casus d e b i t u s ; et d e c e p t i o ex t a l i b u s accidentibus est d e c e p t i o in o r d i n a t i o n e d i c t i o n u m et sic est deceptio in o r a t i o n e ; et ita erit ibi a m p h i b o l i a et n o n equivocan o . S e d alia s u n t a c c i d e n t i a a b s o l u t a q u e consequunt u r d i c t i o n e m s e c u n d u m se, ut t e m p u s . Et per talia a c c i d e n t i a n o n o r d i n a n t u r d i c t i o n e s adinvicem, quia eque b e n e dicitur

mo curret; 'video hominem\ 1vidi hominem , lvideho hominem\ U n d e licet t e m p u s varietur, e a d e m s e m p e r


r e m a n e t c o n s t r u c t i o n o m i n i s c u m v e r b o , et a parte ante et a parte post, et ideo non construitur m e d i a n t e

' homo currit, 4homo cucurrit, 'ho-

7. f a l l a c i e

275

gnificare s e c o n d o il t a l e g e n e r e e il t a l e n u m e r o , c o s il nome
4

pietra' e r a i m p o s t o p e r s i g n i f i c a r e la t a l e c o s a e

sotto tali a c c i d e n t i . 56. A n c o r a . C i s i i n t e r r o g a p e r q u a l e r a g i o n e l'inganno dovuto a c e r t e c o s e a c c i d e n t a l i dia l u o g o all'equivocazione, c o m e n e l l ' e s p r e s s i o n e 4 sofferente ', e l'inganno dovuto a c e r t e altre dia l u o g o a l l ' a n f i b o l i a , c o me l'inganno p e r la diversit di c a s o . Soluzione. Alcuni accidenti conseguono dall'espressione n o n a s s o l u t a m e n t e , ma in q u a n t o essa ordinabile c o n u n ' a l t r a e s p r e s s i o n e , c o m e il c a s o , p o i c h il caso a c c i d e n t e del n o m e sia c h e l ' a g i r e o l ' e s s e r e affetto derivi dal n o m e , c o m e n e l c a s o r e t t o , sia c h e l'agire o l'essere a f f e t t o transiti n e l n o m e , c o m e n e i casi obliqui, e cos alla stessa m a n i e r a il c a s o a c c i dente del n o m e in c o n f o r m i t al v e r b o . S i c c h l ' a c c i dente rispettivo - infatti la d i s p o s i z i o n e o r d i n a t a della sostanza in c o n s i d e r a z i o n e d e l l ' a t t o - e m e d i a n t e tali accidenti le e s p r e s s i o n i s o n o v i c e n d e v o l m e n t e ordinate. S i c c h si d i c e in m a n i e r a s c o r r e t t a q u a n d o si dice

'dell'uomo corre',

p e r c h n o n c ' q u i il c a s o ri-

chiesto; e l ' i n g a n n o p e r tali a c c i d e n t i i n g a n n o nell'ordine delle e s p r e s s i o n i e p e r c i i n g a n n o della frase; e cos si tratter di a n f i b o l i a e n o n di e q u i v o c a z i o ne. Ma vi sono altri a c c i d e n t i assoluti c h e r i g u a r d a n o 1 espressione p e r s, c o m e il t e m p o . E p e r q u e s t i a c c i denti le espressioni n o n s o n o o r d i n a t e v i c e n d e v o l mente, p o i c h u g u a l m e n t e c o r r e t t o dire:

l'uomo corre, 'l'uomo corse', 4l'uomo correr : 4vedo l'uomo', 'vidi l'uomo', 1vedr l'uomo. Q u i n d i l e c i t o c h e il
4

tempo cambi, m e n t r e r i m a n e s e m p r e la stessa la c o struzione del n o m e c o l v e r b o , sia c h e q u e s t o stia prima

> sia che stia d o p o , e q u i n d i la c o s t r u z i o n e n o n ri-

276

TRACTATUS

t e m p o r e c u m s u b p o s i t o n e q u e c u m a p p o s i t o . Unde d e c e p t i o ex t a l i b u s a c c i d e n t i b u s n o n est orationis, sed dictionis; et ita est i b i e q u i v o c a t i o et n o n amphibolia. D i c e n d u m e r g o b r e v i t e r q u o d d e c e p t i o e x accidentib u s q u e sunt a b s o l u t a , facit e q u i v o c a t i o n e m , sed deceptio ex accidentibus que sunt respectiva, facit amphiboliam.
0

DE COMPOSITIONE ET DIVISIONE

De multipliei poteritiali
57 C o m p o s i t i o et divisio et a c c e n t u s faciunt multip l e x p o t e n t i a l e s e c u n d u m C o m m e n t a t o r e m , ut dict u m est prius. M u l t i p l e x a u t e m p o t e n t i a l e est cum ead e m d i c t i o vel o r a t i o s e c u n d u m diversas perfectiones diversa significat. V e r b i gratia, h o c v e r b u m

'pendere'

c u m est s e c u n d e c o n i u g a t i o n i s et c u m est tertie aliam et aliam h a b e t p e r f e c t i o n e m , q u i a sic sunt duo verba s p e c i e d i f f e r e n t i a . Q u a r e n e c e s s e est ea h a b e r e diversas p e r f e c t i o n e s ; est t a m e n i d e m v e r b u m secundum m a t e r i a m , c u m sit ex e i s d e m litteris et sillabis. Et sic est ibi i d e m p t i t a s materialis et diversitas perfectionis et s e c u n d u m d i v e r s i t a t e m p e r f e c t i o n i s est diversitas s i g n i f i c a t o r u m . S i m i l i t e r in o r a t i o n e , c u m est oratio c o m p o s i t a alterius p e r f e c t i o n i s est et alterius cum est divisa. U t h e c o r a t i o :

' duo et tria sunt quinque cum

7. FALLACIE

277

sente del t e m p o n q u a n d o il n o m e fa da s o g g e t t o n quando fa da o g g e t t o . Q u i n d i l ' i n g a n n o p e r tali a c c i denti non della f r a s e ma d e l l ' e s p r e s s i o n e ; c o s q u i si tratta di e q u i v o c a z i o n e e n o n di a n f i b o l i a . D u n q u e va detto in b r e v e c h e l ' i n g a n n o p e r gli a c c i d e n t i c h e s o n o assoluti d l u o g o a l l ' e q u i v o c a z i o n e , ma l ' i n g a n n o p e r gli accidenti c h e s o n o relativi d l u o g o a l l ' a n f i b o l i a .

COMPOSIZIONE E DIVISIONE

Plurivocit potenziale
57. C o m p o s i z i o n e , d i v i s i o n e e a c c e n t o d a n n o luogo a un plurivoco p o t e n z i a l e s e c o n d o il C o m m e n t a tore, come stato d e t t o p r i m a 2 8 . Si ha in effetti un plurivoco p o t e n z i a l e q u a n d o la stessa e s p r e s s i o n e o la stessa frase, a s e c o n d a delle d i v e r s e e f f e t t u a z i o n i , significa cose diverse. P e r e s e m p i o , in l a t i n o il v e r b o

pendere (essere s o s p e s o o p e s a r e ) a s e c o n d a c h e sia


della seconda o della t e r z a c o n i u g a z i o n e ha q u e s t a o quella effettuazione, p o i c h si tratta di d u e v e r b i di differente specie. S i c c h n e c e s s a r i o c h e essi a b b i a n o differenti effettuazioni; tuttavia lo s t e s s o v e r b o riguardo alla materia, e s s e n d o f a t t o d e l l e s t e s s e l e t t e r e e sillabe. E cos vi i d e n t i t m a t e r i a l e e diversit di effettuazione e, a s e c o n d a la diversit di e f f e t t u a z i o n e , vi diversit di significato. La stessa c o s a a v v i e n e nella frase, nel caso in c u i u n a f r a s e a b b i a u n a e f f e t t u a zione quando c o m p o s t a u n ' a l t r a q u a n d o divisa. onie questa frase: composta, c a t e g o r i c a e si tratta del s o g g e t t o c o p u l a to, quando invece divisa, c o s :

' due e tre sono cinque'; q u a n d o ' due sono cinque e tre

*'

TRACTATUS

est c o m p o s i t a , t u n c est c a t h e g o r i c a et est de copulato

et tria sunt quinque\


se perfectiones.

s u b i e c t o ; c u m a u t e m est divisa, sic:

duo sunt quinque

t u n c est c o p u l a t i v a . P a l a m autem

est c a t h e g o r i c e p r o p o s i t i o n i s et c o p u l a t i v e diversas esE t similiter i n o m n i o r a t i o n e s e c u n d u m composit i o n e m et d i v i s i o n e m est s e m p e r r e p e r i r e diversitatem a l i q u a m a p a r t e p e r f e c t i o n i s , et p e r h o c significator u m . Et q u i a in istis d i c t i o vel o r a t i o possibilis est t r a n s m u t a r i ab u n a p e r f e c t i o n e in a l t e r a m et per hanc p o s s i b i l i t a t e m r e p e r i t u r ibi diversitas significatorum, i d e o a p p e l l a t u r m u l t i p l e x p o t e n t i a l e . I n equivocatione v e r o et a m p h i b o l i a , quia d i c t i o vel o r a t i o existens s e m p e r s u b e a d e m p e r f e c t i o n e diversa significat, ideo d i c i t u r i b i e s s e m u l t i p l e x a c t u a l e , q u i a multiplex sec u n d u m e u n d e m a c t u m vel s e c u n d u m eandem perf e c t i o n e m ; p e r f e c t i o e n i m a c t u s appellatur.

Obietiones

' panem comedere canerr sit q u o d iste a c c u s a t i v u s 'panem 4comedere\ et" s e c u n d u m q u o d


tio

5 8 S e d c o n t r a p r e d i c t a o b i c i t u r q u i a c u m hec oraalia et alia, secundum s u p p o n i t huic verbo i d e m accusativus ap-

p o n i t e i d e m v e r b o - ; s e d n o n est alia e t alia secundum m a t e r i a m , q u i a est ex e i s d e m litteris et sillabis et dict i o n i b u s ; e r g o est e a d e m s e c u n d u m materiam. Ergo c u m s i m p l i c i t e r sit alia et alia, t u n c o p o r t e t quod orat i o sit alia et alia s e c u n d u m s p e c i e m . Et secundum h o c significat diversa. E r g o h e c o r a t i o
4

re canem

panem comede-

e x i s t e n s e a d e m s e c u n d u m materiam et di-

versa s e c u n d u m diversas p e r f e c t i o n e s diversa significat. E r g o est ibi m u l t i p l e x p o t e n t i a l e , c u m diffinitio

7. f a l l a c i e

279
, c o p u l a t i v a . M a c h i a r o c h e la p r o p o s i -

sono cinque

zione categorica e q u e l l a c o p u l a t i v a h a n n o e f f e t t u a zioni diverse tra l o r o . E alla stessa m a n i e r a in o g n i f r a s e r e l a t i v a m e n t e alla composizione e alla d i v i s i o n e si d s e m p r e q u a l c h e diversit riguardo a l l ' e f f e t t u a z i o n e , e di c o n s e g u e n z a ai significati. E p o i c h in q u e s t i , p e r l ' e s p r e s s i o n e o per la frase, s e m p r e p o s s i b i l e la t r a s m u t a z i o n e da una effettuazione in u n ' a l t r a e, t r a m i t e t a l e p o s s i b i l i t , reperire qui una diversit di significati, allora si p a r l a di plurivoco p o t e n z i a l e . N e l l ' e q u i v o c a z i o n e e n e l l ' a n fibolia, invece, p o i c h l ' e s p r e s s i o n e o la frase, p u r restando s e m p r e nella stessa e f f e t t u a z i o n e , significa c o se diverse, si d i c e , di c o n s e g u e n z a , c h e q u i vi un plurivoco attuale, in q u a n t o p l u r i v o c o r i g u a r d o a u n o stesso atto o s e c o n d o u n a stessa e f f e t t u a z i o n e ; l'effettuazione infatti c h i a m a t a atto.
i

Obiezioni panem comedere canem diversa a che l'accusativo ' panem f a c c i a da s o g g e t t o getto dello stesso v e r b o ' comedere 1 ; m a n o n
l

58. C o n t r o q u a n t o si d e t t o si o b i e t t a c h e la f r a s e seconda o da og diversa

latina

secondo la materia, p o i c h f a t t a d e l l e s t e s s e l e t t e r e e sillabe ed espressioni; d u n q u e la stessa s e c o n d o la materia. D u n q u e , e s s e n d o q u e s t a e altra s e m p l i c e mente, necessario c h e la f r a s e sia q u e s t a ed altra secondo la specie. E a s e c o n d a di c i significa c o s e diverse. D u n q u e la f r a s e
l

panem comedere canem\

es-

sendo la stessa s e c o n d o la m a t e r i a e diversa s e c o n d o e diverse effettuazioni, significa c o s e diverse. D u n q u e


V1 e

qui un p l u r i v o c o p o t e n z i a l e , c o n f o r m e m e n t e alla

280

tractatus

m u l t i p l i c i s p o t e n t i a l i s p r i u s p o s i t a c o n v e n i a t ei. Et ita c u m n o n sit ibi nisi a m p h i b o l i a , t u n c amphibolia faciet m u l t i p l e x p o t e n t i a l e . Q u o d est c o n t r a predicta. E t d i c e n d u m q u o d in h a c o r a t i o n e

re canerr

*panem comede-

n o n est m u l t i p l e x p o t e n t i a l e , sed actuale

t a n t u m , c u m sit s e m p e r e a d e m o r a t i o s e c u n d u m spec i e m , u t i a m p a t e b i t . A d illud a u t e m q u o d obicitur q u o d est alia et alia s e c u n d u m s p e c i e m , c u m eadem sit s e c u n d u m m a t e r i a m , quia est ex e i s d e m litteris et sillabis et d i c t i o n i b u s , d i c e n d u m q u o d multiplex est i d e m p t i t a s et diversitas in o r a t i o n e , q u i a idemptitas in o r a t i o n e est d u p l e x , scilicet i d e m p t i t a s perfectionis et i d e m p t i t a s materialis. E t u t r a q u e i s t a r u m idemptitat u m est in h a c o r a t i o n e

' homo currit\

c u m sit ibi una

et e a d e m p e r f e c t i o - et sic i d e m p t i t a s perfectionis et c u m sit ex e i s d e m litteris et sillabis et dictionibus h a b e n t i b u s s e m p e r e a n d e m o r d i n a t i o n e m materialem; et sic i b i est i d e m p t i t a s materialis. 59 Item

'diversitas oratonis

multipliciter dicitur.

U n o e n i m m o d o s e c u n d u m s p e c i e m - ut h e c oratio

'duo et tria sunt quinqu diversa est s p e c i e ab hac: 4duo sunt quinque et tria sunt quinqu - , alio modo
'Sortes currit et Plato disputaf,

est diversitas materialis. Et h o c dupliciter, quia vel ex eo q u o d est ex aliis litteris vel sillabis et dictionibus, ut vel e x e o quod ex e i s d e m litteris vel sillabis et d i c t i o n i b u s , sed aliter et aliter o r d i n a t i s . Et h o c i t e r u m dupliciter, quia uno m o d o est o r a t i o ex e i s d e m d i c t i o n i b u s aliter et aliter o r d i n a t i s ad p e r f e c t i o n e m e a n d e m ; alio autem modo est diversitas o r a t i o n i s s e c u n d u m m a t e r i a m ex dictio-

7. FALLACIE

281

definizione di p l u r i v o c o p o t e n z i a l e d a t a p r i m a . E c o s non essendovi q u i a l t r o c h e u n ' a n f i b o l i a , allora l 'anfibolia a dare l u o g o al p l u r i v o c o p o t e n z i a l e . Il c h e in contrasto c o n q u a n t o e r a s t a t o d e t t o . E bisogna d i r e c h e in q u e s t a f r a s e


4

canerr

panem comedere

non vi u n p l u r i v o c o p o t e n z i a l e , m a s o l t a n t o

attuale, e s s e n d o s e m p r e la stessa f r a s e r i g u a r d o alla specie, c o m e gi risultato. P e r q u a n t o i n v e c e c o n cerne l ' o b i e z i o n e c h e q u e s t a ed altra r i g u a r d o alla specie, m e n t r e la stessa r i g u a r d o alla m a t e r i a , perch fatta delle stesse l e t t e r e , s i l l a b e ed e s p r e s s i o n i , b i sogna dire c h e m o l t e p l i c e l ' i d e n t i t , c o m e p u r e la diversit, nella frase, p o i c h l ' i d e n t i t nella f r a s e duplice, cio identit di e f f e t t u a z i o n e e i d e n t i t m a t e r i a le. E ciascuna di q u e s t e i d e n t i t nella frase

corre,

' l'uomo

essendovi q u i u n a sola e stessa e f f e t t u a z i o n e - e

quindi vi identit di e f f e t t u a z i o n e -, ed e s s e n d o essa fatta delle stesse l e t t e r e e s i l l a b e ed e s p r e s s i o n i aventi sempre lo stesso o r d i n e m a t e r i a l e - e q u i n d i vi identit materiale. 59. Inoltre

'diversit della frase'

si d i c e in m o l t i m o -

di. Infatti in un m o d o r i g u a r d a la s p e c i e - c o s la f r a s e

'due e tre sono cinque\ diversa p e r s p e c i e da q u e s t a : due sono cinque e tre sono cinque - in u n altro m o d o
'Socrate corre e Platone discute*>

diversit materiale. E c i in d u p l i c e m o d o , p o i c h o riguarda il fatto c h e s o n o d i v e r s e le l e t t e r e o le s i l l a b e


0

k espressioni, c o m e

ppure si tratta delle stesse l e t t e r e , s i l l a b e ed e s p r e s sioni, ma ordinate in q u e s t a e in q u e s t ' a l t r a m a n i e r a . E ci di nuovo in m o d o d u p l i c e , p e r c h in un m o d o a irase fatta delle stesse e s p r e s s i o n i o r d i n a t e in m o do diverso per la stessa e f f e t t u a z i o n e ; n e l l ' a l t r o m o d o ,
lr

Wece, si tratta della diversit, r i g u a r d o alla m a t e r i a ,

282

tractatus

n i b u s aliter et aliter o r d i n a t i s ad p e r f e c t i o n e s diversas. E t h o c u l t i m o m o d o est alia e t alia o r a t i o secundum c o m p o s i t i o n e m vel d i v i s i o n e m . M o d o a u t e m penultimo est alia et alia o r a t i o s e c u n d u m amphiboliam. V e r b i gratia h e c o r a t i o
4

panem comedere canem\

quo-

c u m q u e i l l o r u m a c c u s a t i v o r u m s u p p o n e n t e vel appon e n t e , s e m p e r est e a d e m s e c u n d u m s u a m perfection e m , q u i a h e c o r a t i o p e r f i c i t u r ab i n c l i n a t i o n e ibi exis t e n t e , licet sit infinita i n c l i n a t i o . S i c u t e n i m indicativa o r a t i o p e r f i c i t u r a sua p r o p r i a i n c l i n a t i o n e , et imp e r a t i v a a sua p r o p r i a i n c l i n a t i o n e , similiter et hec o r a t i o infinitiva s u o m o d o p e r f i c i t u r a b inclinatione infinita, licet n o n sit o r a t i o s i m p l i c i t e r perfecta. Unde p r e d i c t a o r a t i o est e a d e m s e c u n d u m speciem et est alia et alia s e c u n d u m m a t e r i a m , p r o u t unus illorum a c c u s a t i v o r u m s u p p o n i t vel a p p o n i t ; et similiter de reliquo. E t p o t e s t h o c m a n i f e s t a r i p e r simile naturale. Quia sicut iste h o m o q u i m o d o est p u e r e t postea iuvenis vel s e n e x , s e m p e r est i d e m h o m o , c o r p u l e n t i a autem sua n o n est s e m p e r e a d e m i m m o alia et alia, nec macies, q u i a a l i q u a n d o est p i n g u i s , a l i q u a n d o macer, est t a m e n s e m p e r i d e m h o m o , et s i c t r a n s m u t a n t u r partes m a t e r i a l e s in e o , s p e c i e s a u t e m h u m a n a semper est e a d e m in eo et sic est in eo diversitas materialis et i d e m p t i t a s in s p e c i e , - similiter in h a c oratione 'pa-

nem comedere canem'

est diversitas materialis modo

predicto, idemptitas autem in specie. 6 0 I t e m . S i q u e r a t u r u t r u m o r a t i o n e s secundum a m p h i b o l i a m e q u a l i t e r p a r t i c i p e n t idemptitatem orationis, d i c e n d u m q u o d u n o m o d o sic, alio modo non,

7. FALLACIE

283

della frase fatta di e s p r e s s i o n i o r d i n a t e d i f f e r e n t e m e n te per effettuazioni diverse. E in q u e s t ' u l t i m o m o d o il variare della frase d i p e n d e dalla c o m p o s i z i o n e o dalla divisione. I n v e c e n e l p e n u l t i m o m o d o il v a r i a r e della frase dipende d a l l ' a n f i b o l i a . P e r e s e m p i o la f r a s e 'pa-

nem comedere canem\

qualunque dei due accusativi

sia soggetto o o g g e t t o , s e m p r e la stessa p e r q u a n t o riguarda la sua e f f e t t u a z i o n e , p o i c h t a l e f r a s e effettuata in b a s e a l l ' i n c l i n a z i o n e ivi e s i s t e n t e , a n c h e se questa inclinazione all'infinito. I n f a t t i , c o s c o m e la frase indicativa e f f e t t u a t a in b a s e alla p r o p r i a inclinazione, e quella i m p e r a t i v a in b a s e alla p r o p r i a inclinazione, alla stessa m a n i e r a a n c h e q u e s t a frase all'infinito riguardo al s u o m o d o e f f e t t u a t a in b a s e alla sua inclinazione all'infinito, a n c h e se n o n u n a frase effettuata in m a n i e r a s e m p l i c e . Q u i n d i la s u d d e t t a frase la stessa riguardo alla s p e c i e e varia r i g u a r d o alla materia, a s e c o n d a c h e u n o degli a c c u s a t i v i f a c c i a da soggetto o da o g g e t t o ; e c o s p e r l ' a l t r o . E ci si p u m o s t r a r e c o n u n a s i m i l i t u d i n e n a t u r a le. Infatti c o m e un d a t o u o m o , c h e p r i m a s o l t a n t o bambino e p o i g i o v a n e o v e c c h i o , s e m p r e lo stesso uomo e la sua statura n o n s e m p r e la stessa, ma anzi sempre diversa, n lo il s u o a s p e t t o , p e r c h talvolta e pingue, talvolta m a g r o , e tuttavia s e m p r e lo s t e s s o uomo, e cos c a m b i a n o le p a r t i m a t e r i a l i in lui, ma la specie umana in lui s e m p r e la stessa, e q u i n d i vi in lui diversit materiale e i d e n t i t di s p e c i e , - cos n e l l a frase

'panem comedere canemy

vi , n e l m o d o s u d d e t -

to, diversit materiale ma i d e n t i t di s p e c i e . Se si c h i e d e se le frasi c o n c e r n e n t i a n f i b o l i a Partecipino in m a n i e r a e g u a l e a l l ' i d e n t i t della frase, isogna rispondere p e r un v e r s o p o s i t i v a m e n t e e p e r

284

TRACTATUS

q u i a d u p l e x est i d e m p t i t a s o r a t i o n i s , s i c u t iam patet ex p r e d i c t i s : u n a materialis et alia s e c u n d u m speciem. L o q u e n d o a u t e m d e i d e m p t i t a t e s e c u n d u m materiam aliqua o r a t i o a m p h i b o l o g i c a est s e m p e r eadem, ut

'Liber Aristotilis,

aliqua a u t e m est alia et alia, sicut

o m n i s o r a t i o a m p h i b o l o g i c a e x e o q u o d aliquis casus p o t e s t s u p p o n e r e vel a p p o n e r e e i d e m v e r b o . Loquend o a u t e m d e i d e m p t i t a t e s e c u n d u m s p e c i e m omnis o r a t i o a m p h i b o l o g i c a est e q u a l i t e r e a d e m , c u m null a m h a b e a t d i v e r s i t a t e m s e c u n d u m s p e c i e m in suis p a r t i b u s , quia u n a q u e q u e o r a t i o s e c u n d u m se habet propriam perfectionem, qua semper perficitur. E t i d e o u n a q u e q u e o r a t i o a m p h i b o l o g i c a est simpliciter eadem in se idemptitate secundum speciem.

De compositione
61 H i i s h a b i t i s d i c e n d u m est i a m specialiter de c o m p o s i t i o n e . S e d prius v i d e n d u m est q u a n d o oratio d i c i t u r esse c o m p o s i t a et q u a n d o divisa. Sciendum ergo q u o d o r a t i o n o n p o t e s t e s s e c o m p o s i t a vel divisa nisi sit r e p e r i r e in ea d i v e r s u m s i t u m s e c u n d u m quem p a r t e s p o s s u n t d i v e r s i m o d e o r d i n a r i . Et i d e o cum dict i o n e s , o r d i n a n t u r s e c u n d u m s i t u m m a g i s debitum in o r a t i o n e , t u n c o r a t i o d i c i t u r c o m p o s i t a . Si vero divid a n t u r ab ilio situ et p o n a n t u r in situ m i n u s debito, t u n c est o r a t i o divisa. V e r b i g r a d a h e c oratio:

quid vivit semper est*

'quicj

p o t e s t e s s e c o m p o s i t a vel divisa.

C u m enim hoc totum

' quicquid vivi?

sit subiectum in

7. FALLACIE

285

un altro n e g a t i v a m e n t e , p e r c h d u p l i c e l ' i d e n t i t della frase, c o m e gi risulta da q u a n t o si d e t t o : u n a materiale e l ' a l t r a r i g u a r d o alla s p e c i e . Se ci si r i f e r i s c e quindi all'identit s e c o n d o m a t e r i a , q u a l c h e f r a s e anfibologica s e m p r e la stessa, c o m e

tele,

'il libro di Aristo-

qualche altra, al c o n t r a r i o , diversa, c o s c o m e

ogni frase a n f i b o l o g i c a d o v u t a al f a t t o c h e q u a l c h e caso pu seguire o p r e c e d e r e lo s t e s s o v e r b o . Se si t r a t t a invece dell'identit r i g u a r d o alla s p e c i e , o g n i f r a s e anfibologica u g u a l m e n t e la stessa, n o n a v e n d o n e s s u n a diversit nelle s u e p a r t i r i g u a r d o alla s p e c i e , p o i c h dascuna frase ha r i s p e t t o a se stessa la p r o p r i a effettuazione, la q u a l e s e m p r e attuata. E c o s c i a s c u n a frase anfibologica p e r i d e n t i t r i g u a r d o alla s p e c i e in s la stessa s e m p l i c e m e n t e .
*

Composizione
61. C o n s i d e r a t e q u e s t e c o s e b i s o g n a o r a d i r e i n particolare della c o m p o s i z i o n e . M a p r i m a b i s o g n a vedere quando la f r a s e si d i c e c o m p o s t a e q u a n d o divisa. Bisogna s a p e r e , d u n q u e , c h e la f r a s e n o n p u essere composta o divisa s e n z a c h e si individui in essa la diversa disposizione s e c o n d o c u i le p a r t i p o s s o n o in modo diverso
m

essere

ordinate.

cos,

quando

le

espressioni s o n o o r d i n a t e c i a s c u n a s e c o n d o i l p o s t o aggiormente a p p r o p r i a t o nella frase, allora la f r a s e si dice composta. Se i n v e c e s o n o divise a p a r t i r e da tale disposizione e s o n o p o s t e in u n a d i s p o s i z i o n e m e n o appropriata, allora la f r a s e divisa. P e r e s e m p i o , q u e sta frase:
vw

'tutto ci che vive sempre e'

p u essere com-

posta o divisa. Q u a n d o infatti l ' i n s i e m e

'tutto ci che

e sia soggetto in essa e il v e r b o ' il p r e d i c a t o , al-

286

TRACTATUS

e a e t h o c v e r b u m 'es? p r e d i c a t u m , t u n c h o c verbum
4

est7

est p r i n c i p a l e in ea et h o c v e r b u m

'vivi?,

cum

i m p l i c e t u r a d s u b i e c t u m , n o n est p r i n c i p a l e i n ea. P r o b a t i o . V e r b u m est q u o d c o n s i g n i f i c a t tempus e t est s e m p e r e o r u m q u e d e a l t e r o p r e d i c a n t u r nota. E r g o illud v e r b u m q u o d a c t u p r e d i c a t u r , participat a c t u r a t i o n e m v e r b i s i m p l i c i t e r ; e t q u o d n o n predicat u r a c t u , n o n p a r t i c i p a t r a t i o n e m v e r b i simpliciter. Ergo cum hoc verbum verbum

'est7

sit a c t u p r e d i c a t u m , parti-

c i p a b i t a c t u r a t i o n e m v e r b i s i m p l i c i t e r et cum hoc

' vivi?

n o n p r e d i c e t u r a c t u , s e d implicetur ad

s u b i e c t u m , q u o d est c o n t r a n a t u r a m v e r b i inquantum est v e r b u m , t u n c n o n p a r t i c i p a b i t a c t u r a t i o n e m verbi simpliciter, licet u t r u m q u e sit v e r b u m simpliciter sec u n d u m h a b i t u m , q u i a u t r u m q u e h a b e t aptitudinem p r e d i c a n d i i n se. E t sic u t r u m q u e est v e r b u m simplic i t e r h a b i t u , n o n a u t e m u t r u m q u e est v e r b u m actu simpliciter. Et sic a l t e r u m est p r i n c i p a l e et alterum n o n , u t d i c t u m est. E r g o c u m a d v e r b i u m d e sua natur a h a b e a t d e t e r m i n a r e v e r b u m , t u n c r e c t i u s determin a b i t v e r b u m p r i n c i p a l i u s q u a m m i n u s principale et sic p o n i t u r in situ m a g i s d e b i t o . Et p r o p t e r h o c quando hec dictio

'est, t u n c est o r a t i o c o m p o s i t a , sic: quicquid vivit} semper est7; et si d i v i d a t u r a b e o , erit divisa sic: 'quicquid vwtt semper; est7. E t similiter i n t e l l i g e n d u m est d e omnibus
determinat h o c verbum aliis s e c u n d a m n a t u r a m d i c t i o n u m i b i positarum. 6 2 Similiter de h a c oratione:

'semper

entem liberum7.

'ego posui te servum

Q u i a c u m signa, i n q u a n t u m sunt si-

g n a , d e b e a n t h a b e r e c o n v e n i e n t i a m e t differentiam

7. FALLACIE

287

lora il v e r b o pale.

'e

p r i n c i p a l e in essa, e il v e r b o

'vive',

in

quanto i m p l i c a t o n e l s o g g e t t o , n o n , in essa, p r i n c i D i m o s t r a z i o n e . Il v e r b o c i c h e c o n s i g n i f i c a il tempo e fa p a r t e di q u e l l e c o s e c h e s o n o r e s e p r e d i c a to dell'altra c o m p o n e n t e , c i o il s o g g e t t o 2 9 . D u n q u e il verbo c h e p r e d i c a t o in a t t o , p a r t e c i p a in a t t o della propriet del v e r b o s e m p l i c e m e n t e in q u a n t o tale; e quello c h e n o n p r e d i c a t o in a t t o n o n p a r t e c i p a della propriet del v e r b o s e m p l i c e m e n t e i n q u a n t o v e r b o . Dunque nel n o s t r o c a s o il v e r b o '\ e s s e n d o p r e d i c a to in atto, p a r t e c i p e r in a t t o della p r o p r i e t d e l v e r b o semplicemente tale, e il v e r b o

'vive\

n o n essendo pre-

dicato in atto, ma e s s e n d o i m p l i c a t o nel s o g g e t t o , il che c o n t r o la n a t u r a del v e r b o s e m p l i c e m e n t e tale, non parteciper in a t t o della p r o p r i e t d e l v e r b o s e m plicemente tale, b e n c h e n t r a m b i s i a n o v e r b i semplicemente s e c o n d o i l m o d o d i e s s e r e , p o i c h e n t r a m b i hanno in s l ' a t t i t u d i n e a p r e d i c a r e . E c o s e n t r a m b i sono verbi s e m p l i c e m e n t e p e r il l o r o m o d o di e s s e r e , invece non s o n o e n t r a m b i v e r b i s e m p l i c e m e n t e in atto. E cos u n o p r i n c i p a l e e l ' a l t r o n o , c o m e si detto. Dunque d a t o c h e l ' a v v e r b i o p e r sua n a t u r a d e v e determinare il v e r b o , allora p i g i u s t a m e n t e d e t e r m i ner il verbo p i p r i n c i p a l e c h e q u e l l o m e n o p r i n c i p a le, e cos situato nella p o s i z i o n e c h e p i gli s p e t t a . E perci quando q u e s t ' e s p r e s s i o n e verbo

'sempre'

d e t e r m i n a il

che vive, sempre e\

allora si h a la f r a s e c o m p o s t a , c o s :

'tutto ci

e se si d i v i d e a p a r t i r e da essa,

quella divisa sar cos:

'tutto ci che vive sempre, e.

[chiavo essendo prima uomo libero30.


m

62. Alla stessa m a n i e r a c o n q u e s t a frase:

'io resi te

P o i c h i segni,

*l U a n to segni, d e v o n o e s s e r e a p p r o p r i a t i e d i f f e r e n t i

288

tractatus

r a t i o n e s u o r u m s i g n i f i c a t o r u m , c u m d i c t i o n e s sint sigila r e r u m , si res p o s s i n t o r d i n a r i d i f f e r e n t e r et signa vel d i c t i o n e s similiter, - t u n c c u m o r d i n a t i o rerum erit c o n v e n i e n t i o r , et s i g n o r u m c o n v e n i e n t i o r ; et cum ord i n a t i o r e r u m est m i n u s c o n v e n i e n s , et dictionum min u s c o n v e n i e n s . Et c u m c o n v e n i e n t i o r status sit ipsi h u m a n e n a t u r e ex servitute e x i r e in l i b e r t a t e m quam ex l i b e r t a t e c a d e r e in s e r v i t u t e m , c o n v e n i e n t i u s construitur i d e o h o c p a r t i c i p i u m ne

7 iberwr. Et sic est c o m p o s i t a et est sensus 4 te entem servum posui liberurr idest: ex te servo feci liberum. E c o n v e r s o aut e m est divisa et est sensus: 4 te entem liberum posui servum idest ex te libero feci servum.
quam cum hoc nomine 6 3 E t n o t a q u o d h a n c o r a t i o n e m p o n i t Aristotiles i n t e r p a r a l o g i s m o s divisionis. N o t a e t i a m quod ubic u m q u e est c o m p o s i t i o vel divisio vel accentus, non est n e c e s s e q u o d o r a t i o s e m p e r sit u n o m o d o vera et alio falsa, quia p o t e s t e s s e q u o d u t r o q u e sensu sit falsa vel u t r o q u e s e n s u sit vera.

'servum!

*enterr

c u m h o c nomi-

Ut 'tango percussum marni

e s t o ita q u o d aliquis p e r c u s s u s fuerit m a n u , et ego t a n g a m e u m m a n u , t u n c p r i m a est d u p l e x e x e o quod iste ablativus


4 4

tango'

manu

p o t e s t d e t e r m i n a r e h o c verbum
4

vel h o c p a r t i c i p i u m

percussum et

est vera

u t r o q u e sensu. H e c a u t e m est falsa u t r o q u e sensu:

'tango baculo percussum\

m a n e n t e e a d e m positione.

S i m i l i t e r est in e q u i v o c a t i o n e . H e c e n i m oratio: om-

nis canis est substantia'

t r e s sensus h a b e t et in quoli4

b e t est vera; h e c a u t e m :

omnis canis est albedo m

q u o l i b e t est falsa. E t similiter e s t d e amphibolia.

7, f a l l a c i e

289

in ragione d e i l o r o significati, e s s e n d o le e s p r e s s i o n i segni delle c o s e , se le c o s e si p o s s o n o o r d i n a r e differentemente e i s e g n i o le e s p r e s s i o n i in m a n i e r a simile, allora q u a n d o l ' o r d i n e delle c o s e sar p i a p p r o p r i a to, lo sar a n c h e q u e l l o dei segni; e q u a n d o l ' o r d i n e delle cose sar m e n o a p p r o p r i a t o , lo sar a n c h e quello delle espressioni. E p o i c h lo stato p i a p p r o p r i a t o alla stessa n a t u r a u m a n a p a s s a r e dalla servit alla libert, piuttosto c h e dalla l i b e r t alla servit, p i appropriato d u n q u e c h e il g e r u n d i o gato con il n o m e

' uomo liberoE cos la frase c o m p o s t a e il s e n s o (te che eri schiavo resi uomo libero', c i o : ti resi da schiavo libero.
che con l'espressione Altrimenti la f r a s e divisa e il s e n s o : 'te che eri uo-

'schiavo'}

' essendo'

sia colle-

mo libero resi schiavo',

cio

'ti resi da libero schiavo'.

63. E si noti c h e A r i s t o t e l e 3 1 p o n e q u e s t a f r a s e tra i paralogismi della divisione. Si n o t i a n c h e c h e o v u n que vi sia c o m p o s i z i o n e o d i v i s i o n e o a c c e n t o n o n necessario c h e la f r a s e sia in un m o d o vera e in un altro falsa, p e r c h p u darsi c h e in e n t r a m b i i sensi sia falsa o in e n t r a m b i vera. P e r e s e m p i o ,
4

cosso con la mano' p u i n t e n d e r s i sia

tocco uno per-

c h e q u a l c u n o sia

stato percosso c o n la m a n o , sia c h e io t o c c o lui c o n la mano, sicch la frase a m b i g u a p e r il f a t t o c h e l'espressione

'con la mano' p u d e t e r m i n a r e il v e r b o tocco7 oppure il p a r t i c i p i o 'percosso' e d vera in e n -

trambi i sensi. I n v e c e q u e s t ' a l t r a falsa in e n t r a m b i i sensi:


a ste

tocco con gli occhi uno percosso'02,

permanendo

^ s a posizione. L a stessa c o s a avviene nella e q u i -

vocazione. Infatti q u e s t a frase: altra:

'ogni cane sostanza'


in qualsiasi s e n s o

a tre sensi, e in c i a s c u n o di essi v e r a ; i n v e c e q u e -

ogni cane bianchezza'

falsa. E lo stesso vale p e r l ' a n f i b o l i a .

290

tractatus

E x hiis p a t e t q u o d i m p e r f e c t e d i c u n t dicentes orat i o n e m esse s e c u n d u m c o m p o s i t i o n e m q u a n d o est falsa in sensu c o m p o s i t i o n i s , et s e c u n d u m divisionem q u a n d o falsa est in s e n s u divisionis, q u i a h o c non est v e r u m in o m n i b u s , sicut d i c t u m est. S e d h o c est veruni q u o d si p a r a l o g i s m u s fuerit f a c t u s secundum c o m p o s i t i o n e m , d i v i d e n t i erit s o l u t i o , et si secundum d i v i s i o n e m , c o m p o n e n t i erit s o l u t i o . E t h o c habetur a b A r i s t o t i l e , illud a u t e m n o n .

>

De causis huius fallacie


64 C a u s a a u t e m a p p a r e n t i e sive p r i n c i p i u m motivum compositionis est unitas orationis secundum s u a m s p e c i e m e x c o m p o s i t i o n e c a u s a t a . E t dico quod c a u s a t u r e x c o m p o s i t i o n e , q u i a e x e o q u o d oratio est c o m p o s i t a sic vel divisa sic, h a b e t aliam et aliam spec i e m et similiter aliam et aliam v e r i t a t e m . Principium a u t e m d e f e c t u s c o m p o s i t i o n i s est possibilitas diversor u m s i g n i f i c a t o r u m p e r e a n d e m o r a t i o n e m . Et hoc dico quia licet o r a t i o sit c o m p o s i t a et ita stet sub una s p e c i e in ipsa c o m p o s i t i o n e , est t a m e n possibilis ad aliam s p e c i e m sive ad aliam p e r f e c t i o n e m quam potest h a b e r e p e r d i v i s i o n e m ; et p r o p t e r h o c est in ea possibilitas d i v e r s o r u m s i g n i f i c a t o r u m . E t h o c totum patuit p r i u s in h a c o r a t i o n e :

' quicquid vivit semper esf.

Unde

possibilitas o r a t i o n i s ad diversas s p e c i e s , que est a p a r t e v o c i s , o r d i n a t u r ad p o s s i b i l i t a t e m diversorum s i g n i f i c a t o r u m , q u e est a p a r t e rei.

6 5 Q u i d a m a u t e m d i c u n t q u o d causa apparentie c o m p o s i t i o n i s est ipsa c o m p o s i t i o , causa n o n existen-

7. FALLACIE

291

Da ci risulta c h e n o n g i u s t o d i r e c h e la f r a s e relativamente alla c o m p o s i z i o n e q u a n d o falsa n e l senso della c o m p o s i z i o n e , e r e l a t i v a m e n t e alla divisione quando falsa n e l s e n s o della divisione, p o i c h c i non vero in tutte, c o m e s t a t o d e t t o . Ma v e r o c h e , se il paralogismo s t a t o f a t t o s e c o n d o c o m p o s i z i o n e , la soluzione star n e l dividere, e se s e c o n d o divisione nel comporre.
4

quest'ultimo

caso

si

trova

in

Aristotele33, l ' a l t r o i n v e c e n o .

Cause di questa fallacia


64. Causa, p o i , d e l l ' a p p a r e n z a o p r i n c i p i o m o t o r e della composizione l ' u n i t della f r a s e c a u s a t a a seconda della sua s p e c i e p e r c o m p o s i z i o n e . E d i c o c h e causata per c o m p o s i z i o n e , p e r c h , a s e c o n d a c h e la frase sia c o m p o s t a in un m o d o o divisa in un altro, di una specie o di u n ' a l t r a e alla stessa m a n i e r a ha u n a verit o un'altra. Il p r i n c i p i o d e l d i f e t t o nella c o m p o sizione la possibilit di diversi significati t r a m i t e la stessa frase. E d i c o c i p e r c h la f r a s e p u e s s e r e composta e cos r i e n t r a r e in u n a s p e c i e in q u e s t a c o m posizione, e tuttavia p u p r e s t a r s i ad altra s p e c i e o ad altra effettuazione c h e p u o t t e n e r e t r a m i t e divisione; e perci in essa c ' la p o s s i b i l i t di diversi significati. E ci p r e c e d e n t e m e n t e 3 4 risultato in q u e s t a frase:

tutto ci che vive sempre \

S i c c h la p o s s i b i l i t della

frase riguardo a diverse s p e c i e , il c h e c o n c e r n e la voce, si dispone alla p o s s i b i l i t di diversi significati, il che concerne la cosa. 65. Alcuni d i c o n o c h e la c a u s a d e l l ' a p p a r e n z a della composizione la stessa c o m p o s i z i o n e , la c a u s a della

292

tractatus

tie est divisio ipsius o r a t i o n i s . Alii a u t e m dicunt quod causa a p p a r e n t i e c o m p o s i t i o n i s est veritas orationis c o m p o s i t e , c a u s a v e r o n o n e x i s t e n t i e est falsitas orationis e i u s d e m divise, quia isti d i c u n t q u o d veritas o r a t i o n i s c o m p o s i t e m o v e t ad c r e d e n d u m veritatem in e a d e m o r a t i o n e c u m est divisa, q u i a s e m p e r princip i u m m o t i v u m f a c i t c r e d e r e o p p o s i t u m principio defectus. 6 6 Q u o d a u t e m isti m a l e d i s t i n g u a n t huiusmodi p r i n c i p i a istius l o c i s o p h i s t i c i , p a t e t p r i m o per hoc q u o d o m n e s fallacie in d i c t i o n e differunt a fallaciis e x t r a d i c t i o n e m , p e r h o c q u o d fallacie in dictione hab e n t p r i n c i p i u m m o t i v u m a p a r t e v o c i s sive a parte signi et h a b e n t p r i n c i p i u m d e f e c t u s a p a r t e rei, sed fall a c i e e x t r a d i c t i o n e m u t r u m q u e h o r u m principiorum h a b e n t a p a r t e rei. E r g o p r i m a s e n t e n t i a istorum non p o t e s t stare, q u i a p o n i t u t r u m q u e i s t o r u m principior u m a p a r t e v o c i s sive signi. C o m p o s i t i o enim vel divisio ipsius o r a t i o n i s a p a r t e v o c i s a t t e n d i t u r sive signi. I t e m . N i c h i l m o v e t nisi ad simile simpliciter vel in p a r t e . E t i d e o n o n est p o s s i b i l e u n u m contrariorum m o v e r e ad a l t e r u m . E r g o n e q u e c o m p o s i t i o ad divis i o n e m , vel e c o n v e r s o . P e r p r i m a m a u t e m harum rat i o n u m p a t e t falsitas s e c u n d e p o s i t i o n i s , que ponit u t r u m q u e p r i n c i p i u m c o m p o s i t i o n i s a parte rei, cum veritas n o n sit in o r a t i o n e nisi a p a r t e rei.

I t e m . In e q u i v o c a t i o n e p r i n c i p i u m motivum ao u n i t a t e d i c t i o n i s s u m i t u r et p r i n c i p i u m defectus a

ah

7. FALLACIE

293

non esistenza la divisione della stessa frase. Altri dicono che causa d e l l ' a p p a r e n z a della c o m p o s i z i o n e la verit della f r a s e c o m p o s t a , m e n t r e la c a u s a della non esistenza la falsit della stessa f r a s e divisa, p o i ch questi s o s t e n g o n o c h e la verit della f r a s e c o m p o sta induce a c r e d e r e la verit della f r a s e stessa q u a n d o sia divisa, p o i c h s e m p r e il p r i n c i p i o m o t o r e fa c r e d e re l'opposto del p r i n c i p i o d e l d i f e t t o . 66. Che c o s t o r o d i s t i n g u a n o m a l e , i n v e c e , tali p r i n cipi di questo l u o g o s o f i s t i c o risulta p r i m a di t u t t o dal fatto che tutte le fallacie i n e r e n t i a l l ' e s p r e s s i o n e differiscono dalle fallacie n o n d o v u t e a l l ' e s p r e s s i o n e , p e r il fatto che le fallacie i n e r e n t i a l l ' e s p r e s s i o n e h a n n o il principio m o t o r e r e l a t i v a m e n t e alla v o c e o al s e g n o e hanno il p r i n c i p i o d e l d i f e t t o r e l a t i v a m e n t e alla c o s a , mentre le fallacie n o n d o v u t e a l l ' e s p r e s s i o n e h a n n o entrambe questi p r i n c i p i in riferimento alla cosa. Dunque la p r i m a c o n c e z i o n e di c o s t o r o n o n sta in piedi, perch p o n e e n t r a m b i q u e s t i p r i n c i p i in riferimento alla v o c e o al s e g n o . La c o m p o s i z i o n e o la divisione della stessa f r a s e f a t t a infatti in c o n s i d e r a z i o n e della voce o del s e g n o . Ancora. N i e n t e i n d u c e a c r e d e r e se n o n al simile semplicemente o p a r z i a l m e n t e . E c o s n o n p o s s i b i l e ad uno dei c o n t r a r i i n d u r r e a c r e d e r e l ' a l t r o . D u n q u e n la composizione i n d u c e alla divisione, n il c o n t r a rio. Per il p r i m o di q u e s t i m o t i v i a p p a r e q u i n d i la falsit della s e c o n d a p o s i z i o n e c h e p o n e e n t r a m b i i p r i n cipi della c o m p o s i z i o n e in r i f e r i m e n t o alla c o s a , n o n essendoci verit nella f r a s e se n o n in r i f e r i m e n t o alla cosa. Ancora. N e l l ' e q u i v o c a z i o n e il p r i n c i p i o m o t o r e assunto in b a s e all'unit d e l l ' e s p r e s s i o n e e il p r i n c i p i o

294
parte rerum significatarum. Et eodem

TRACTATUS

m o d o in

a m p h i b o l i a et similiter in a c c e n t u , sicut posteal patb i t , et in figura d i c t i o n i s . E r g o o p o r t e t q u o d in comp o s i t i o n e similiter fiat, vel n o n e r u n t s e x in dictione. C u i u s o p p o s i t u m d o c u i t A r i s t o t i l e s i n d u c t i o n e et sill o g i s m o . O p o r t e t e r g o p o n e r e p r i n c i p i u m motivum c o m p o s i t i o n i s a p a r t e v o c i s et p r i n c i p i u m defectus a p a r t e rei.
%

67

Et

ideo

diximus

quod

p r i n c i p i u m motivum

c o m p o s i t i o n i s est u n i t a s o r a t i o n i s s e c u n d u m suam s p e c i e m ex c o m p o s i t i o n e c a u s a t a , p r i n c i p i u m vero defectus est possibilitas diversorum significatorum p e r e a n d e m o r a t i o n e m . U n i t a s e n i m orationis composite m o v e t ad c r e d e n d u m u n u m s i g n i f i c a t u m sine possibilitate ad aliud s i g n i f i c a t u m . Et sic principium motivum m o v e t ad o p p o s i t u m p r i n c i p i o defectus, sicut in c e t e r i s l o c i s s o p h i s t i c i s .

De modis eius
6 8 C o m p o s i t i o n i s a u t e m d u o m o d i possunt assignari. Q u o s v i d e t u r A r i s t o t i l e s i n n u e r e in capitulo de compositione.

De primo modo
P r i m u s m o d u s p r o v e n i t e x e o q u o d aliquod dict u m p o t e s t s u p p o n e r e alicui v e r b o p r se vel pr parm a t u r sic p a r a l o g i s m u s :

te sui, ut hic: ' sedentem ambulare est possibile\ Et for-

7. f a l l a c i e

295

del difetto r i s p e t t o alle c o s e significate. E n e l l o s t e s s o modo nell'anfibolia e s i m i l m e n t e n e l l ' a c c e n t o , c o m e si vedr d o p o 3 5 , e n e l l a f i g u r a d e l l ' e s p r e s s i o n e . D u n q u e bisogna c h e nella c o m p o s i z i o n e avvenga lo stesso, o non saranno sei le fallacie d e l l ' e s p r e s s i o n e . C h e n o n possa essere d i v e r s a m e n t e m o s t r A r i s t o t e l e 3 6 t r a m i t e induzione e sillogismo. B i s o g n a d u n q u e p o r r e il principio m o t o r e della c o m p o s i z i o n e in r i f e r i m e n t o alla voce e il p r i n c i p i o del d i f e t t o in riferimento alla c o s a . 67. E q u i n d i a b b i a m o d e t t o c h e il p r i n c i p i o m o t o re della c o m p o s i z i o n e l ' u n i t della f r a s e s e c o n d o la sua specie p r o d o t t a p e r c o m p o s i z i o n e , i n v e c e il p r i n cipio del difetto la p o s s i b i l i t di diversi significati tramite la stessa frase. I n f a t t i l ' u n i t della f r a s e c o m posta induce a c r e d e r e ad un u n i c o s i g n i f i c a t o senza la possibilit di altro significato. E c o s il p r i n c i p i o motore i n d u c e a l l ' o p p o s t o d e l p r i n c i p i o del d i f e t t o , come in certi l u o g h i sofistici.

Suoi modi
%

68. Della c o m p o s i z i o n e , p o i , s i p o s s o n o s t a b i l i r e due modi. Ad essi a c c e n n a A r i s t o t e l e 3 7 n e l c a p i t o l o sulla composizione.

Primo modo

U primo m o d o

dovuto

al f a t t o

che qualche

espressione p u e s s e r e s o g g e t t o d e l v e r b o o p e r s o per una sua parte, c o m e :


min

' possibile che chi siede cam-

i . E si f o r m a il p a r a l o g i s m o :

296
4

tractatus

quemcumque ambulare est possibile, contingit quod ipse ambulet sed sedentem ambulare.est possibile ergo contingit quod sedens ambulef.
p e r se s u b i c i a t u r h u i c p r e d i c a t o

ambulare'

M i n o r est d u p l e x , q u i a si h o c d i c t u m

sedentem 4est possibi4

le*, sic est sensus u n u s . Et est o r a t i o falsa in ilio sensu, q u i a t u n c a c t u s o p p o s i t i sibi i n v i c e m coniunguntur,
1

ambulare'

scilicet et

h e c est falsa:

sedere* ; 4 sedens ambula?.


4

q u o d f a l s u m est, sicut S i a u t e m illud dictum

s u p p o n a t p r e d i c t o p r e d i c a t o p r p a r t e sui, scilicet

habet in se potentiam ad ambulandum scribentem scribere est possibile*. Ex

p r s u b i e c t o ipsius dicti, t u n c est sensus talis: 4 sedens ; et h o c sensu

est v e r a m i n o r . E t similiter h e c est d i s t i n g u e n d a : 4 n o n est paralogismi similiter f o r m a n d u s . E t sunt iste o r a t i o n e s e t consimi-

les c o m p o s i t e s e c u n d u m q u o d t o t u m d i c t u m supponit p r se, divise a u t e m sunt c u m s u p p o n i t dictum p r p a r t e sui, quia c o m p e t e n t i u s a t t r i b u i t u r predicat u m t o t i d i c t o q u a m p a r t i eius, licet s e m p e r dictum supponat. 6 9 U n d e n i c h i l est q u o d q u i d a m o b i c i u n t dicentes q u o d s i est v e r u m s e c u n d u m p r e d i c t u m m o d u m quod possibilitas ad a m b u l a n d u m a l i q u a n d o attribuitur toti d i c t o , a l i q u a n d o p a r t i eius, scilicet h u i c q u o d dico se-

dentem',

e r g o t u n c iste a c c u s a t i v u s

nit h u i c q u o d d i c o

sedentem' subpo4 sedentem est possibile ambulare ;


4

7. f a l l a c i e

297

' possibile che uno qualsiasi cammini, accade che questo stesso cammini ma possibile che chi siede cammini dunque accade che chi siede cammini.
N

espressione

' che chi siede cammini9 s e p e r s fa da soggetto del p r e d i c a t o ' possibile', a s s u m e , in tal c a s o ,
un senso. E in tale s e n s o la f r a s e falsa; p o i c h allora si trovano i n s i e m e a z i o n i r e c i p r o c a m e n t e o p p o s t e , cio

La p r e m e s s a m i n o r e

ambigua,

poich

questa

'camminare9 e ' sedere ': il c h e falso, c o m e falsa questa frase *chi siede cammina9. S e i n v e c e q u e l l ' e spressione f a d a s o g g e t t o d e l s u d d e t t o p r e d i c a t o p e r una sua parte, c i o p e r il s o g g e t t o della stessa e s p r e s sione, allora il s e n s o q u e s t o :

tenza di camminare';
l

'chi siede ha in s la po-

e in q u e s t o s e n s o la p r e m e s s a miE in m a n i e r a si-

nore vera. E in m a n i e r a simile b i s o g n a d i s t i n g u e r e :

possibile che chi non scrive scriva9.

mile deve essere f o r m a t o il p a r a l o g i s m o . E q u e s t e frasi e quelle simili s o n o c o m p o s t e n e l c a s o c h e l ' e s p r e s sione faccia p e r s da s o g g e t t o al v e r b o , s o n o i n v e c e divise se l ' e s p r e s s i o n e fa da s o g g e t t o p e r u n a sua parte, poich in m a n i e r a p i a p p r o p r i a t a il p r e d i c a t o attribuito a tutta l ' e s p r e s s i o n e p i u t t o s t o c h e a u n a sua parte, b e n c h p u r s e m p r e l ' e s p r e s s i o n e f a c c i a d a soggetto. 69. Q u i n d i n o n valida l ' o b i e z i o n e di c o l o r o c h e dicono che, se v e r o , s e c o n d o il p r e d e t t o m o d o , c h e la possibilit di c a m m i n a r e a t t r i b u i t a u n a v o l t a all'' unter espressione, u n ' a l t r a a u n a sua p a r t e , c i o quella espressa d i c e n d o oggettiva
S

' che chi siede9 fa da s o g g e t t o in q u e l l a e-

' che chi siede91 allora q u e s t a

Ptessa dicendo

'che chi siede possibile che cammini9,

298

tractatus

sed h o c est i n c o n v e n i e n s , q u i a o r a t i o esset incongrua; accusativus e n i m n o n p o t e s t s u p p o n e r e v e r b o tertie p e r s o n e . E r g o p r e d i c t a d i s t i n c t i o n u l l a est. S o l u t i o a u t e m p l a n a est ex p r e d i c t i s , quia totum d i c t u m s e m p e r s u p p o n i t illi v e r b o t e r t i e persone, sed a l i q u a n d o p r se - et t u n c r e d d i t u r possibilitas toti d i c t o - , a l i q u a n d o p r p a r t e sui, scilicet p r subiecto dicti, et t u n c r e d d i t u r possibilitas s u b i e c t o ipsius dieti, scilicet h u i c q u o d d i c o
4

sedentem'.

70 Alii d i s t i n g u u n t has o r a t i o n e s d i c e n t e s quod per h o c participium

'sedentem',
ut vult

scribentem' ,

importa-

to c o n c o m i t a n t i a , v e r b u m , ut
4

Priscianus,

quia partici-

p i u m i n v e n t u m est ut f e r a t c o n c o m i t a n t i a m sui ad

sedens lego .

tantia p e r h a n c d i c t i o n e m

deo, lego',

vel

dum' vel 4 cum sic: 'dum se4cum sedeo, lego\ D i c u n t ergo quod
4 4

E t e x p l i c a t u r ista concomi-

p r e d i c t e o r a t i o n e s sunt d u p l i c e s , q u i a concomitantia importata per hoc participium sensus istius


4

sedentem'

potest si-

gnificari r e s p e c t u h u i u s verbi 4 ambulare' ; - et tunc est

sedentem possibile est ambulare' idest: 4dum sedeo, me ambulare est possibile'; q u o d falsum sedentem possibile est 4dum sedei, potentiam habet ad ambu4

est - ; vel p o t e s t c o n c o m i t a n t i a d e n o t a r i respectu pre-

ambulare' idest: la n dum postea'\ 'ambulare?,

dicati; et t u n c est sensus istius

et h o c est v e r u m .

S e d ista d i s t i n c t i o in i d e m redit c u m priori, quia q u a n d o d e n o t a t u r c o n c o m i t a n t i a r e s p e c t u huius verbi t u n c p o n i t u r possibilitas s u p r a totum die-

< 7. f a l l a c i e

299

ma ci n o n a p p r o p r i a t o , p e r c h la f r a s e s a r e b b e incongrua; infatti l ' o g g e t t i v a


4

che chi siede1,

n o n p u fa-

re da soggetto a un v e r b o alla t e r z a p e r s o n a . D u n q u e la suddetta d i s t i n z i o n e invalidata. La soluzione, i n v e c e e v i d e n t e in b a s e a c i c h e stato detto, p e r c h l ' i n t e r a e s p r e s s i o n e fa da s o g g e t t o al verbo alla t e r z a p e r s o n a , ma a l c u n e v o l t e p e r s - e allora la possibilit si r i f e r i s c e a l l ' i n t e r a e s p r e s s i o n e altre volte a u n a sola p a r t e , c i o al s o g g e t t o dell'espressione, e allora la p o s s i b i l i t si riferisce al s o g g e t t o della stessa e s p r e s s i o n e , c i o a q u e l l o e s p r e s s o d i c e n

do 'che chi siede1.

70. Altri d i s t i n g u o n o q u e s t e frasi d i c e n d o c h e c o n queste espressioni e altre simili c o m e


1 4

scrivendo',

stando seduto',
4

si i n t r o d u c e u n a c o n c o m i t a n z a , c o m e vuo-

le Prisciano 3 8 a p r o p o s i t o dei p a r t i c i p i mitanza rispetto al v e r b o , c o m e ne


4 4

sedente1 4scri-

venteperch i n v e n t a t e p e r r e n d e r e la p r o p r i a c o n c o -

stando seduto leggo1.

E questa c o n c o m i t a n z a e s p l i c a t a t r a m i t e l ' e s p r e s s i o -

mentre' o 4quando1 c o s : 4mentre siedo leggo1, o 4quando siedo leggo1. D i c o n o d u n q u e c h e l e s u d d e t t e che chi siede1 p u e s s e r e significata rispetto al v e r b o 4 camminare ' e allora si h a il senso di ' possibile che chi siede cammini, c i o : 4 mentre siedo, mi possibile camminare'; il c h e f a l s o - ; o la
4

frasi sono duplici, p e r c h la c o n c o m i t a n z a i n t r o d o t t a tramite l ' e s p r e s s i o n e

concomitanza p u e s s e r e d e n o t a t a r i s p e t t o a l p r e d i c a to; e allora si h a s e n s o di 4

cammini c i o re in seguito'\ e c i v e r o .

possibile che chi seduto ' mentre siede, ha la potenza di cammina-

Ma questa distinzione c o n v e r g e c o n quella p r e c e dente, perch q u a n d o si d e n o t a c o n c o m i t a n z a in riferimento al verbo

"camminare11,

allora la possibilit r i c a d e

300

tractatus

t u m , et sic est falsa; q u a n d o a u t e m d e n o t a t u r concom i t a n t i a r e s p e c t u p r e d i c a t i , t u n c possibilitas ponitur s u p r a s u b i e c t u m dicti, et sic est vera. 71 S o l e n t e t i a m h u i u s m o d i o r a t i o n e s appellari de r e vel d e d i c t o . E t d i c u n t u r

de dicto

q u a n d o supponit

d i c t u m p r se. Q u a n d o a u t e m s u p p o n i t dictum pr p a r t e sui, d i c u n t u r de re. Et a p p e l l a n t rem subiectum ipsius dicti; s u b i e c t u m a u t e m dicti n o n est dictum. U n d e licet d i c t u m sit res, t a m e n n o n est res secund u m q u o d ipsi s u m u n t ' r e m ' h i c .

De secundo modo
12 S e c u n d u s a u t e m m o d u s c o m p o s i t i o n i s provenit

7itteras quas scis discere nunc est possibile\ q u i a h o c a d v e r b i u m 'nunc1 p o t e s t d e t e r m i n a r e h o c v e r b u m ' discere'\ - et sic est
determinano diversorum. U t hic: falsa, q u i a litteras q u a s scis n o n est p o s s i b i l e discere n u n c , q u i a si addiscis illud, i g n o r a s i d e m ; ut enim vult Aristotiles: " q u i c u m q u e addiscit, i g n o r a t " - ; vel potest determinare h o c predicatum

ex eo q u o d aliqua d i c t i o in o r a t i o n e p o s i t a potest esse

'est possibile';

et sic est

v e r a , quia litteras q u a s scit, a d d i s c e r e i t e r u m est possib i l e n u n c . P o t e s t e n i m e a r u m o b l i v i s c i et sic nunc in p r e s e n t i h a b e t p o t e n t i a m q u o d a d d i s c a t eas. S i m i l i t e r est h i c :

plura potest ferre'.

'quod unum solum potest ferre,

E t f o r m a t u r sic paralogismus:

7. FALLACIE

301

su tutta la frase, e d u n q u e falsa; q u a n d o i n v e c e denotata la c o n c o m i t a n z a c o n il p r e d i c a t o , allora la possibilit riguarda il soggetto dell'espressione, e cos vera. 71. A l c u n i s o n o soliti a n c h e d e n o m i n a r e l e frasi d i questo m o d o frasi c i r c a la c o s a o frasi c i r c a l ' e s p r e s sione. E si d i c o n o frasi

circa l'espressione cosa

q u a n d o l'e-

spressione f a d a s o g g e t t o p e r s. Q u a n d o i n v e c e l'espressione fa da s o g g e t t o p e r u n a sua p a r t e , si d i c o n o frasi

circa la cosa.

E denominano

il s o g g e t t o di ta-

le espressione; m e n t r e n o n d e t t o s o g g e t t o dell'espressione. S i c c h p o s s i b i l e c h e e s s o sia d e t t o c o s a , bench n o n sia c o s a s e c o n d o c i c h e essi a s s u m o n o qui come

'cosa}.

Secondo modo
72. Il s e c o n d o m o d o della c o m p o s i z i o n e d o v u t o al fatto c h e q u a l c h e e s p r e s s i o n e p o s t a nella f r a s e p u essere d e t e r m i n a z i o n e d i c o s e diverse. C o m e qui: ' E

possibile adesso apprendere le materie che conosci'' perch l'avverbio * adesso ' p u d e t e r m i n a r e il v e r b o 1 apprendere* \ - e c o s falsa, p o i c h n o n p o s s i b i l e ap-

prendere adesso l e m a t e r i e c h e s i c o n o s c o n o ' , p e r c h si apprende ci c h e si i g n o r a ; c o m e v u o l e A r i s t o t e l e 3 9 : chiunque a p p r e n d e , i g n o r a " - o p u d e t e r m i n a r e il predicato '

possibile';

e cos vera, p e r c h possibile

adesso a p p r e n d e r e p e r l a s e c o n d a v o l t a l e m a t e r i e c h e si conoscono. I n f a t t i le si p u d i m e n t i c a r e e c o s adesso nel presente si ha la c a p a c i t di a p p r e n d e r l e . Similmente avviene qui:


Uno

nlogismo:

soltanto, pu trasportare molti \

' ci che pu trasportare


E si f o r m a il p a -

302
1

tractatus

quod unum solum potest ferve, plura potest ferre sed quod non potest plura ferre, potest unum solum ferre ergo quod non potest ferre plura, potest ferre plura\
M a i o r est d u p l e x , q u i a si h e c d i c t i o minet hoc verbum

' potest\ falsa est; e t est sensus 'quod unum solum potest ferre etc.\ idest: 'quod unum solum potest ferre et non potest ferre plura, potest plura ferre* > quia si s o l u m p o t e s t u n u m , e r g o n o n potest plura. Si a u t e m h e c d i c t i o *solum9 d e t e r m i n e t h o c verbum 'ferre*, vera est; e t est sensus 'quod unum solum potest ferre, potest plura ferre9 idest: 'quod habet potentiam, ut ferat unum solum, plura potest ferre9, quia quicquid
p o t e s t p l u r a f e r r e , h a b e t e t i a m p o t e n t i a m ut ferat u n u m s o l u m . U t navis p o t e s t f e r r e d e c e m homines, e t p o t e s t f e r r e u n u m s o h " ^ ; et sic illa h a b e t potentiam ut ferat u n u m s o l u m e t p o t e s t f e r r e p l u r a . U n d e quod potest u n u m solum ferre, potest plura ferre. 73 Q u a l i t e r in o r a t i o n e sit m u l t i p l e x potentiale, sive fuerit c o m p o s i t a sive divisa, et q u a n d o debeat oratio dici c o m p o s i t a et q u a n d o divisa, p a t u i t in predictis. N u n c a u t e m restat d i c e r e p r i n c i p i a sive causas et m o d o s divisionis.

'solum

deter-

De divisione
7 4 E s t igitur p r i n c i p i u m m o t i v u m sive causa appar e n t e divisionis u n i t a s o r a t i o n i s s e c u n d u m suam spe-

7. FALLACIE

303

' ci che pu trasportare uno so Ita n to, pu trasportare molti ma ci che non pu trasportare molti, pu trasportare uno soltanto dunque ci che non pu trasportare molti, ' pu trasportare molti.
La p r e m e s s a m a g g i o r e a m b i g u a , p e r c h , se l'e-

' soltanto ' d e t e r m i n a il v e r b o 'pu, falsa; e il senso ' ci che uno soltanto pu trasportare ecc. ', cio: 'ci che pu soltanto trasportare uno e non pu portare molti, pu portare molti1. S e i n v e c e l ' e s p r e s s i o ne 'soltanto' d e t e r m i n a il v e r b o ' trasportare ', vera; e il senso 'ci che pu trasportare uno soltanto, pu trasportare molti1, c i o : 'ci che ha la capacit di trasportare uno solo, pu portare molti1, p o i c h t u t t o c i c h e
spressione pu trasportare m o l t i , ha a n c h e la c a p a c i t di p o r t a r e uno solo. C o s u n a n a v e p u t r a s p o r t a r e d i e c i u o m i n i , e pu trasportarne u n o s o l o ; e c o s essa ha la c a p a c i t di trasportare u n o s o l o e p u t r a s p o r t a r e m o l t i . Sicch ci che p u t r a s p o r t a r e u n o s o l t a n t o , p u trasportare molti. 73. In c h e m o d o nella f r a s e vi sia il p l u r i v o c o p o tenziale, sia essa c o m p o s t a o divisa, e q u a n d o la f r a s e debba essere detta c o m p o s t a e q u a n d o divisa a b b i a mo visto sopra. A d e s s o r e s t a n o da d i r e i p r i n c i p i o le cause e i m o d i della divisione.

Divisione
\

74. E d u n q u e p r i n c i p i o m o t o r e o c a u s a d e l l ' a p p a renza della divisione l ' u n i t della frase s e c o n d o la sua

304

tractatus

c i e m e x divisione c a u s a t a , q u i a a l t e r a m h a b e t speciem c u m est divisa, e t a l t e r a m c u m est c o m p o s i t a . Princip i u m v e r o d e f e c t u s sive c a u s a n o n e x i s t e n t i e divisionis est possibilitas d i v e r s o r u m s i g n i f i c a t o r u m in substantia o r a t i o n i s divise. E t h o c d i c o q u i a , licet oratio ilio m o d o q u o est divisa, h a b e a t u n u m significatum, t a m e n s u b s t a n t i a eius p o s s i b i l i s est ad compositionem et sic ad a l t e r u m s i g n i f i c a t u m .

De primo modo
7 5 M o d i a u t e m divisionis s u n t d u o . P r i m u s modus p r o v e n i t e x e o q u o d aliqua d i c t i o p o t e s t coniungere t e r m i n o s vel p r o p o s i t i o n e s . E t h o c dupliciter, scilicet c o p u l a n d o vel d i s i u n g e n d o : c o n i u n g e r e e n i m commune est ad c o p u l a r e vel d i s i u n g e r e , sicut coniunctio c o m m u n i s est ad c o p u l a t i v a m c o n i u n c t i o n e m et dis i u n c t i v a m et ad alias c o n i u n c t i o n e s ; est enim genus o m n i u m e a r u m . Q u a r e c o n i u n g e r e t e r m i n o s vel prop o s i t i o n e s c o m m u n e est a d u t r u m q u e , scilicet copular e e a d e m vel disiungere. E t e x h o c p r o v e n i t primus modus. Ut
4

quinque sunt duo et tria\

E t formatur sic

paralogismus:
4

quecumque sunt duo et tria, sunt tria sed quinque sunt duo et tria ergo quinque sunt tria .
et sic est

M i n o r est d u p l e x . P o t e s t e n i m esse divisa, et est sensus:

quinque sunt duo et quinque sunt tria

quinque sunt duo et tria

c o p u l a t i v a . V e l p o t e s t esse c o m p o s i t a , et est sensus: ita q u o d sit d e copulato pred i c a t o ; e t t u n c est c o p u l a t i o t e r m i n o r u m . Similiter

7. FALLACIE

305

specie p r o d o t t a p e r divisione, p o i c h h a u n a s p e c i e quando divisa, e u n ' a l t r a q u a n d o c o m p o s t a . P r i n cipio del d i f e t t o o c a u s a di divisione i n e s i s t e n t e la possibilit di diversi significati nella s o s t a n z a della frase divisa. E c i d i c o p e r c h p o s s i b i l e c h e la f r a s e , in quel m o d o in c u i divisa, a b b i a un s o l o significato; tuttavia la sua s o s t a n z a si p r e s t a alla c o m p o s i z i o n e e cos ha un altro significato.
* j

Primo modo
7 5 . 1 m o d i della divisione s o n o s o l t a n t o d u e . I l primo modo d o v u t o al f a t t o c h e q u a l c h e e s p r e s s i o n e pu congiungere t e r m i n i o p r o p o s i z i o n i . E c i in m a niera duplice, c i o u n e n d o o d i s g i u n g e n d o : c o n g i u n gere infatti c o m u n e a u n i r e e a d i s g i u n g e r e , c o s c o me la c o n g i u n z i o n e c o m u n e alla c o n g i u n z i o n e c o pulativa e a quella disgiuntiva e ad altre c o n g i u n z i o n i ; infatti il g e n e r e di t u t t e q u e s t e . S i c c h c o n g i u n g e r e termini o p r o p o s i z i o n i c o m u n e ad e n t r a m b e le o p e razioni, cio a l l ' u n i r e o al d i s g i u n g e r e le stesse c o s e . E a ci dovuto il p r i m o m o d o . C o m e e tre. E si f o r m a il p a r a l o g i s m o :

' cinque sono due

'tutte le cose che sono due e tre sono tre ma cinque sono due e tre dunque cinque sono tre\
La premessa m i n o r e a m b i g u a . P u e s s e r e divisa, e il senso : senso e:

cinque sono due e cinque sono trey

e dun-

que e copulativa. O p p u r e p u e s s e r e c o m p o s t a , e il

cinque sono due e tre

in m o d o c h e si riferisca

P r edicato c o n g i u n t o ; e allora u n i o n e di t e r m i n i .

306 m a i o r est d u p l e x . E t similiter h i c :


4

TRACTATUS

et imparia'.
4

quinqu sunt paria


\

D i s i u n g e n d o sic:

omne animai est rationale vel irrationale sed non omne animai est rationale ergo omne animai est irrationale\

omne animai est rationale vel omne animai est irrationale, et sic est disiunctiva et est disiunctio prosensus: p o s i t i o n u m . Vel p o t e s t e s s e c o m p o s i t a ; et est sensus: d i s i u n c t o p r e d i c a t o . E t sic est d i s i u n c t i o terminorum. Et sic d i c u n t u r iste o r a t i o n e s c o m p o s i t e , quia co4

M a i o r est d u p l e x , q u i a p o t e s t e s s e divisa; et est

omne animai est rationale vel irrationale et sic est de

omne animal est sanum vel egrum\ 4omnis linea est recta vel curva', 1 omnis numerus est par vel impar\ 4omnis substan tia est co rporea vel in corporea'.
p e r p o s t e r i u s o r a t i o n u m . S i m i l i t e r in hiis:

n i u n c t i o p e r prius est disiunctiva p a r t i u m orationis et

De secundo modo
7 6 S e c u n d u s m o d u s divisionis p r o v e n i t e x e o quod a l i q u o d c a s u a l e vel aliqua d e t e r m i n a n o p o t e s t ordinari c u m diversis. U t h i c : fit p a r a l o g i s m u s sic:
4

tu vides oculis percussum'. Et

quocumque tu vides hunc percussum, ilio percussus est hic sed tu vides hunc oculo, vel oculis, percussum ergo oculo, vel oculis, percussus est hic.
4

7. fallacie

wi

Alla stessa m a n i e r a a m b i g u a la m a g g i o r e . E alla stessa maniera qui: ' cinque sono pari Disgiungendo si p r o c e d e c o s :

e dispari.

'ogni animale razionale e irrazionale ma non ogni animale razionale dunque ogni animale irrazionale
sere divisa; e il s e n s o :

ogni animale razionale oppure ogni animale e irrazionale, e c o s disgiuntiva, e d


disgiuntiva d i p r o p o s i z i o n i . O p p u r e p u e s s e r e c o m posta; e il s e n s o :

La premessa m a g g i o r e a m b i g u a , p e r c h p u es-

razionale,

ogni animale razionale oppure ir-

e c o s si r i f e r i s c e al p r e d i c a t o d i s g i u n t o . E d

cos disgiunzione di t e r m i n i . E c o s c h i a m a n o q u e s t e frasi c o m p o s t e , p o i c h la c o n g i u n z i o n e in p r i m o luogo disgiuntiva d e l l e p a r t i della f r a s e e in s e c o n d o luogo delle frasi.

'ogni animale sano o malato'ogni linea retta o curva\ 'ogni numero pari o dispari,1 ogni sostanza corporea o incorporea'.
Similmente in q u e s t e :

Secondo modo
76. Il s e c o n d o m o d o della d i v i s i o n e d o v u t o al fatto che p o s s i b i l e o r d i n a r e c o n t e r m i n i diversi qualche c o m p l e m e n t o o q u a l c h e d e t e r m i n a z i o n e . C o m e questa frase:

'tu vedi uno percosso con gli occhi

. E si

d il paralogismo c o s :

con qualunque cosa tu vedi costui percosso, con essa egli percosso ma tu vedi costui percosso con l'occhio, o con gli occhi\ dunque con l'occhio o con gli occhi costui percosso\

308

TRACTATUS

M i n o r est d u p l e x , q u i a illud c a s u a l e vel ille ablativus

'oculis'

potest ordinari cum h o c verbo

'videi

et

t u n c significat i n s t r u m e n t u m visionis; et est sensus: tu

oculo vides illum qui est percussus\

et t u n c est compo-

sita, q u i a c u m ille ablativus d e t e r m i n a n o sit actus et a c t u s verius sit in v e r b o q u a m in p a r t i c i p i o , ideo per prius d e b e t d e t e r m i n a r e v e r b u m et p e r posterius part i c i p i u m . Vel p o t e s t o r d i n a r i c u m h o c participio 'per-

cussumet t u n c significat i n s t r u m e n t u m percussionis;

sus est oculis.

et sic est divisa et est sensus: S i m i l i t e r in hiis:

tu vides illum qui percus-

'ego te posui servum entem liberum et 'quinquaginta virorum centum reliquit divus Achilles. E t 'tu scis tantum tres homines currere\ posito
q u o d s e x c u r r a n t , s e d t u n o n scis nisi d e tribus;

'sed quicquid scitur est verum ergo tantum tres homines currere est verum.
P r i m a est d u p l e x , q u i a h o c a d v e r b i u m potest determinare hoc verbum p o s i t a et vera; vel h o c v e r b u m sa et falsa. Et

'scis\ et sic est com'currere\ et sic est divi-

'tantum

'tu es hodie natus'.

P r o b a t i o . T u es hodie; ergo

n a t u s vel n o n n a t u s ; s e d n o n es n o n n a t u s , ergo es natus; e r g o tu es h o d i e n a t u s . P r i m a est duplex, ex eo quod hoc adverbium cipium

'hodie'

p o t e s t determinare hoc

v e r b u m 'es\ et sic est c o m p o s i t a et vera; vel h o c parti-

'natus',

et sic est divisa et falsa.

7. FALLACIE

309

La m i n o r e a m b i g u a p e r c h c i c h e c o m p l e m e n to di mezzo p u e s s e r e o r d i n a t o c o l v e r b o

'vedi

e al-

lora significa m e z z o della visione; e il s e n s o : tu con

l'occhio vedi colui che percosso;

e allora la f r a s e

composta, p e r c h , e s s e n d o q u e l c o m p l e m e n t o d e t e r minazione d e l l ' a z i o n e e d e s s e n d o l ' a z i o n e pi p r o priamente n e l v e r b o c h e n e l p a r t i c i p i o , allora in primo luogo d e v e d e t e r m i n a r e il v e r b o e in s e c o n d o luogo il participio. O p p u r e p u e s s e r e o r d i n a t o c o n il participio
4

percosso';

e allora significa m e z z o di p e r -

quello che percosso con gli occhi. S i m i l m e n t e in q u e ste frasi: 'io resi te schiavo essendo prima uomo libero' e 'cinquanta uomini essendo prima presenti cento lasci sussisterne il divino Achille'.
E
4

cussione; e cos la f r a s e divisa e il s e n s o :

tu vedi

Che tre uomini corrono soltanto tu sai

posto che c o r r a n o sei, ma tu n o n sai c h e di t r e ;

'ma ci che si sa vero dunque che tre uomini corrono vew .


La prima a m b i g u a , p e r c h l ' a v v e r b i o e vera; o p p u r e il v e r b o e falsa. E
4 4

soltanto'

pu determinare il v e r b o 'sai, e c o s essa c o m p o s t a

correre\

n e l q u a l c a s o divisa

'tu nato sei oggi.


oggi

P r o v a . T u sei oggi; d u n q u e n a -

to o non nato; ma n o n sei n o n n a t o , d u n q u e sei n a t o ; dunque sei n a t o oggi. La p r i m a a m b i g u a , d a t o c h e


1

avverbio

p u d e t e r m i n a r e il v e r b o

p o s t a e vera; o p p u r e il p a r t i c i p i o questo caso divisa e falsa.


e com

'sei, e c o s 4 nato\ e in

310

TRACTATUS

D E ACCENTI;

De accentus diffinitione
77 A c c e n t u s est l e x vel regula ad e l e v a n d u m et dep r i m e n d u m u n i u s c u i u s q u e s i l l a b a m p a r t i u m orationis. Q u i e t i a m t r i p a r t i t o dividitur: a c u t o , gravi et circumf l e x o . A c u t u s n a m q u e a c c e n t u s est q u i acuit sive elevat sillabam; gravis v e r o q u i d e p r i m i t s i l l a b a m et deponit, c i r c u m f l e x u s est q u i acuit sillabam et deprimit. 78 A c c e n t u s , ut est p r i n c i p i u m d e c i p i e n d i , est multiplicitas eiusdem dictionis secundum substantiam causata s e c u n d u m diversitatem accentuum.

De causis et modis accentus


C a u s a v e r o a p p a r e n t i e a c c e n t u s est unitas dictionis s e c u n d u m a c c e n t u m u n u m . C a u s a falsitatis accentus est diversitas s i g n i f i c a t o r u m p e r p o s s i b i l i t a t e m dictionis ab u n o a c c e n t u in a l t e r u m . A c c e n t u s autem sunt duo modi.

De primo modo
7 9 P r i m u s p r o v e n i t e x e o q u o d aliqua dictio ead e m s e c u n d u m s u b s t a n t i a m p o t e s t regi diverso accentu. U t h i c :

'omnis populus est arbor sed gens est populus ergo gens est arbor\

7. FALLACIE

311

ACCENTO

Definizione dell'accento
77. L ' a c c e n t o la l e g g e o r e g o l a p e r e l e v a r e e a b bassare una sillaba di c i a s c u n a p a r t e della frase. E p o i distinto in t r e tipi: a c u t o , g r a v e e c i r c o n f l e s s o . L ' a c cento acuto q u e l l o c h e a c u i s c e o eleva la sillaba; grave quello c h e a b b a s s a o fa s c e n d e r e di t o n o la sillaba, circonflesso q u e l l o c h e a c u i s c e e a b b a s s a la sillaba. 78. L ' a c c e n t o , in q u a n t o p r i n c i p i o di i n g a n n o , la plurivocit di u n ' e s p r e s s i o n e c h e la stessa p e r sostanza, dovuta alla diversit di a c c e n t o .

Cause e modi dell'accento


a

Causa dell'apparenza dovuta all'accento l'unit dell'espressione rispetto a un solo a c c e n t o . I n v e c e causa della falsit dovuta a l l ' a c c e n t o la diversit dei significati per la possibilit dell'espressione di variare da un accento all'altro. D e l l ' a c c e n t o i n o l t r e vi s o n o d u e m o d i 4 0 .

Primo modo
79. Il p r i m o m o d o d o v u t o al f a t t o c h e u n ' e s p r e s sione che la stessa s e c o n d o s o s t a n z a p u e s s e r e regolata da un diverso a c c e n t o . C o m e in l a t i n o :

'ogni pioppo [ p p u l u s ] un albero ma la gente un pioppo [ p p u l u s ] dunque la gente un pioppo [ p p u l u s ] ' 4 1 .

312
M a i o r est d u p l e x , q u i a h e c d i c t i o tur. S i m i l i t e r h i c :
l

TRACTATUS

populusy

aliud si-

g n i f i c a t c u m p r i m a p r o d u c i t u r , e t aliud c u m corripi-

omnis ara est in tempio stabulum porcorum est ara ergo stabulum porcorum est in tempio '
4

Similiter hic:
4

quicquid hamatur hamo capi tur sed vinum amatur ergo vinu hamo capitur\
c

aliud significat

amatur

sine a s p i r a t i o n e , et aliud cum

a s p i r a t i o n e , et aliter et aliter p r o f e r t u r . Similiter hic:

iustos viros oportet pendere sed iustos viros non oportet pendere ergo oportet iustos viros pati et non pati idem .
4

De secundo modo
8 0 S e c u n d u s m o d u s p r o v e n i t e x e o q u o d aliquid p o t e s t esse d i c t i o vel o r a t i o , u t h i c :

' tu es qui es
4

7, f a l l a c i e

La p r e m e s s a m a g g i o r e a m b i g u a , p o i c h l ' e s p r e s -

'populus' significa d u e c o s e diverse, 'pioppo' e 'popolo', a s e c o n d a c h e la p r i m a sillaba sia, rispettivasione mente, lunga o b r e v e . Alla stessa m a n i e r a qui:

'ogni altare [ara] nel tempio la stalla dei porci il porcile [ara] dunque la stalla dei porci nel tempio'.
Alla stessa m a n i e r a qui:
l

Cio che viene uncinato

[hamatur]

preso all'amo

ma il vino amato [ a m a t u r ] dunque il vino preso all'amo


una cosa significa nell'altro. Alla stessa m a n i e r a :
4

amatur' senza a s p i r a z i o n e e u n ' a l -

tra con aspirazione, ed p r o n u n c i a t o in un m o d o e

'Bisogna apprezzare [ p e n d e r e da ' p e n d o ' , apprezzarci gli uomini giusti rna bisogna che gli uomini giusti non siano impiccati [pendere da 'pendeo', p e n d e r e , e s s e r e i m p i c c a t o ] dunque bisogna che gli uomini giusti al tempo stesso patiscano e non patiscano Secondo modo
x

80. Il s e c o n d o m o d o d o v u t o al f a t t o c h e u n ' e spressione p u essere e s p r e s s i o n e o frase, c o m e qui:

' tu sei chi sei

[qui es]

314

tractatus

sed quies est requies ergo tu es requies\


P r i m a est d u p l e x , q u i a h o c q u o d d i c o versa. Similiter hic:
4

quies9

pote-

st esse d i c t i o vel o r a t i o , et s e c u n d u m h o c significat di-

'Deus nichil fecit invite sed vinum fecit in vite ergo vinum fecit invite*\
P r i m a est d u p l e x , q u i a h o c q u o d d i c o e t similiter c o n c l u s i o . S i m i l i t e r h i c :
4

'invite

pote-

st esse d i c t i o - et sic est v e r a -; vel o r a t i o , et sic falsa;

me tuo lo n gas pere un te noctes Lidia dormis,

hoc quod dico

metuo9

p o t e s t esse d i c t i o vel oratio.

Dubitationes
81 S e d ex p r e d i c t i s e m e r g u n t u r dubitationes. Et p r i m o q u a l i t e r s u m a t u r h i c ' a c c e n t u s u t r u m scilicet a c c i p i a t u r s e c u n d u m d i f f i n i t i o n e m a c c e n t u s positam in p r i n c i p i o h u i u s t r a c t a t u s de a c c e n t u , aut sumatur

7. fallacie

jv

ma quiete [ q u i e s ] requie dunque tu sei requie'.


L a prima p r e m e s s a a m b i g u a , p o i c h c i c h e d i c o

'quies' p u

essere espressione [quiete] o frase [tu sei],

e, a seconda di ci, significa c o s e diverse. Alla stessa m a n i e r a qui:

Dio non fece nulla malvolentieri [invite] ma fece il vino con la vite [in vite] dunque fece il vino malvolentieri [invite] \
4

L a prima p r e m e s s a a m b i g u a , p o i c h c i c h e d i c o

'invite p u e s s e r e e s p r e s s i o n e [ m a l v o l e n t i e r i ] - e in
tal caso vera - o p p u r e f r a s e [ c o n la v i t e ] , e in tal caso falsa; e s i m i l m e n t e la c o n c l u s i o n e . Alla stessa m a n i e r a qui:
4

mentre io, che son tuo, consumo [ m e t u o p e r e u n t e ] lunghe notti tu dormi, Lidia',

oppure

'temo
ci che dico
4

[metuo]

lunghe notti, ecc.42:

metuo'

pu essere espressione ['temo'] o

frase ['metuo'].

Dubbi
81. M a dalle c o s e s u d d e t t e e m e r g o n o a l c u n i d u b b i , in primo l u o g o c o m e sia a s s u n t o q u i !p e
lnizio p r e s o s e c o n

accento',
4

se in

d o l a definizione dell'accento data

di questa t r a t t a z i o n e , o si a s s u m a

accento'

316

TRACTATUS

'accentui

c o m m u n i t e r a d o m n e m m o d u m p r o f erendi a c u t u m , g r a v e e t huiusmodi.

in d i c t i o n e , q u i sunt p r o d u c t u m , c o r r e p t u m , aspiratum, non aspiratum, Q u o d a u t e m n o n a c c i p i a t u r h i c p r o p r i e s e d communiter, v i d e t u r p e r h o c q u o d q u i d a m paralogismi sum u n t u r a p a r t e p r o d u c t i vel c o r r e p t i a c c e n t u s , - sicut in h o c v e r b o


4

pendere
4

c u m m e d i a p r o d u c i tur vel corn o n s u m i t u r h i c proprie sed

ripitur -, q u i d a m s u m u n t u r a p a r t e aspirati, quod satis p a t e t . E r g o communiter. Q u o d a u t e m n o n a c c i p i a t u r c o m m u n i t e r sed prop r i e , v i d e t u r p e r a u c t o r i t a t e m Aristotilis in Secundo E l e n c h o r u m p o n e n t i s s o l u t i o n e m g e n e r a l e m ad omn e s o r a t i o n e s s e c u n d u m a c c e n t u m d i c e n d o : "quomod o a u t e m s o l v e n d u m p a l a m ; n o n e n i m i d e m significat n o m e n graviter e t a c u t e p r o l a t u m " . E r g o sumitur prop r i e , n o n e r g o c o m m u n i t e r , c u m g r a v e et acutum sint d i f f e r e n t i e a c c e n t u s p r o p r i e s u m p t i . I t e m . S i sumatur communiter
4

accentus'

accentus

p r o u t h i c sumitur, esset com-

m u n e ad t e m p u s et s p i r i t u m ; e r g o predicaretur de ipsis sicut p r e d i c a t u r d e a c u t o e t gravi. Et dicendum quod


4

accentus'

s u m i t u r h i c commu-

n i t e r a d o m n e m m o d u m p r o f e r e n d i , s e d n o n commun i t e r s e c u n d u m p r e d i c a t i o n e m , s e d c o m m u n i t e r sec u n d u m c o n s q u e n t i a m . Q u i a hiis d u o b u s modis dicitur


4

commune\

scilicet p r e d i c a n d o , et consequendo

t a n t u m , ita q u o d n o n p r e d i c a n d o . Ut ad albedinem et n i g r e d i n e m e t a d o m n e s m e d i o s c o l o r e s consequitur s u p e r f i c i e s , q u i a p r o p r i u m est s u p e r f i c i e i primo loco c o l o r a r i ; - et h o c i n t e l l i g e n d u m est in corporibus

7. FALLACIE

317

generale r i f e r e n d o l o a t u t t i m o d i di p r o f e r i r e u n ' e spressione, i quali s o n o l u n g o , b r e v e , a s p i r a t o , n o n aspirato, a c u t o , grave e simili. C h e q u i i n v e c e n o n sia preso in p a r t i c o l a r e ma in g e n e r a l e risulta d a l f a t t o che alcuni p a r a l o g i s m i s o n o assunti in c o n s i d e r a z i o n e dell'accento l u n g o o b r e v e - c o m e n e l c a s o d e l v e r b o latino

' pendere ', in c u i la sillaba m e d i a l u n g a o b r e v e


1

- altri sono assunti in c o n s i d e r a z i o n e d e l l ' a s p i r a z i o n e , come a b b a s t a n z a e v i d e n t e . D u n q u e

accento

non

assunto qui in p a r t i c o l a r e , ma in g e n e r a l e . Che invece n o n sia p r e s o i n g e n e r a l e m a i n particolare risulta d a l l ' a u t o r i t di A r i s t o t e l e n e l s e c o n d o libro degli

Elenchi

c h e stabilisce una soluzione generisulta

rale per ogni frase s e c o n d o l ' a c c e n t o d i c e n d o : " c o m e invece si d e b b a r i s o l v e r e l ' a r g o m e n t a z i o n e , chiaro; infatti il n o m e n o n s i g n i f i c a la stessa c o s a , secondo che sia p r o n u n c i a t o c o n u n ' a c c e n t u a z i o n e p i o meno a c u t a " 4 3 . D u n q u e a s s u n t o in p a r t i c o l a r e , dunque n o n in g e n e r a l e , e s s e n d o g r a v e e a c u t o differenze d e l l ' a c c e n t o a s s u n t o i n p a r t i c o l a r e . A n c o r a . Ove si assuma in g e n e r a l e

' accento ' c o m e q u i as-

sunto, i n c l u d e r e b b e la d u r a t a e l ' a s p i r a z i o n e ; s i c c h si parlerebbe di e s s e c o m e si p a r l a d e l l ' a c u t o e d e l grave. E bisogna r i s p o n d e r e c h e

' accento a s s u n t o q u i in

generale r i f e r e n d o l o a d o g n i m o d o d i p r o n u n c i a r e , ma non in g e n e r a l e r i s p e t t o alla p r e d i c a z i o n e , ma in generale rispetto alla c o n s e g u e n z a . P e r c h in q u e s t i due modi si d i c e

' generale* , c i o e s p r i m e n d o u n giudi-

zio predicativo, e s t a b i l e n d o s o l t a n t o u n a c o n s e g u e n za, cio non c o m p i e n d o un a t t o p r e d i c a t i v o . C o s alla bianchezza e alla n e r e z z a e a o g n i c o l o r e i n t e r m e d i o consegue l a superficie, p o i c h i n p r i m o l u o g o e s s e r e colorato p r o p r i o della s u p e r f i c i e - e c i va i n t e s o ri-

318

TRACTATUS

c o m p o s i t i s ex e l e m e n t i s , q u i a alia c o r p o r a , ut dementa et c e l u m et stelle, n o n s u n t c o l o r a t a ; de q u o modo n o n est c u r a n d u m , c u m p e r t i n e a t ad naturales; - sed t a n t u m s u m a t u r q u o d s u p e r f i c i e s s e q u i t u r ad unumquemque predictorum c o l o r u m e t d e n u l l o eorum p r e d i c a t u r . E t sic est u n o m o d o c o m m u n e i n conseq u e n d o et n o n in p r e d i c a n d o ; alio u t e m modo in p r e d i c a n d o , u t s u p e r i o r a d e i n f e r i o r i b u s . Secundum h o c ergo dico quod ter, sumpto

'accentus' s u m i t u r h i c communi' communi s e c u n d u m consequentiam,

q u i a ad v a r i a t i o n e m sive d i v e r s i t a t e m t e m p o r i s sequit u r diversitas sive v a r i a t i o a c c e n t u s , ut p a t e t in hoc verbo

' p e n d e r e s e c u n d u m q u o d m e d i a producitur

vel corripitur. E t sic p a t e t solutio. A d illud q u o d o b i c i t u r d e a u c t o r i t a t e Aristotilis q u o d n o m e n n o n i d e m significet g r a v i t e r vel acute p r o l a t u m , - h o c t a m e n a c c i d i t a l i q u a n d o propter sol a m diversitatem a c c e n t u u m , a l i q u a n d o autem propt e r d i v e r s i t a t e m e t v a r i a t i o n e m t e m p o r u m secundum p r o d u c t u m et c o r r e p t u m , ad q u a m s e q u i t u r diversitas a c c e n t u u m . A d illud q u o d o b i c i e b a t u r q u o d accentus p r e d i c a r e t u r de t e m p o r e et spiritu, si esset commune, patet solutio e x predictis, quia equivocat N o n enim

*accentus

'communi.

est h i c c o m m u n e s e c u n d u m pre-

d i c a t i o n e m , s e d p r o u t d i c t u m est. E t ita n o n predicat u r d e t e m p o r e n e c d e spiritu. E t spiritus appellatur h i c s e c u n d u m q u o d sillaba vel d i c t i o dicitur aspirari, q u i a spiritus p e r p r i u s a c c i d i t s i l l a b e et p e r sillabam

7. FALLACIE

319

ferendolo ai c o r p i c o m p o s t i di e l e m e n t i , p o i c h gli altri corpi, c o m e gli e l e m e n t i , il c i e l o e le stelle n o n sono colorati; di q u e s t o a s p e t t o n o n d o b b i a m o i n t e r e s sarci, p e r c h di p e r t i n e n z a delle s c i e n z e n a t u r a l i - ; ma qui si a s s u m e s o l t a n t o c h e la s u p e r f i c i e c o n s e g u e a uno qualsiasi dei s u d d e t t i c o l o r i e n o n p r e d i c a t a di nessuno essi. E c o s

generale

, in u n m o d o , relativo

allo stabilire u n a c o n s e g u e n z a e n o n al p r e d i c a r e ; in un altro m o d o i n v e c e al p r e d i c a r e , c o m e il p r e d i c a r e ci che sta al di s o p r a di c i c h e s o t t o di esso. In questo senso d i c o c h e rale, assumendo

*accento a s s u n t o ' in generale' s e c o n d o c i

q u i in g e n e che conse-

guenza, p o i c h alla* v a r i a z i o n e o diversit di d u r a t a consegue la diversit o la v a r i a z i o n e d e l l ' a c c e n t o , c o me risulta nel v e r b o l a t i n o lesa la soluzione. All'obiezione in r i s p e t t o d e l l ' a u t o r i t di A r i s t o t e l e che ogni n o m e n o n s i g n i f i c h e r e b b e la stessa c o s a , secondo che sia p r o n u n c i a t o c o n un a c c e n t o p i o m e no acuto - va d e t t o c h e c e r t e volte, tuttavia, c i a c c a de a causa della sola diversit di a c c e n t o , c e r t e altre a causa della diversit e della v a r i a z i o n e della d u r a t a secondo l ' a l l u n g a m e n t o o l ' a b b r e v i a z i o n e , c u i c o n s e g u e la diversit di a c c e n t o . A l l ' o b i e z i o n e c h e v e n i v a f a t t a dicendo c h e l ' a c c e n t o s a r e b b e p r e d i c a t o della d u r a t a e dell'aspirazione, se f o s s e g e n e r a l e , la r i s p o s t a risulta da quanto si d e t t o , p e r c h si e q u i v o c a c i r c a

*pendere',

s e c o n d o il q u a l e

la sillaba m e d i a allungata o a b b r e v i a t a . E c o s si pa-

k. Infatti ' accento ' n o n g e n e r a l e s e c o n d o p r e d i c a zione, ma s e c o n d o q u a n t o si d e t t o . E c o s n o n v i e n e predicato della d u r a t a e d e l l ' a s p i r a z i o n e . E aspirazion

'genera-

e e intesa qui nel s e n s o c h e la sillaba o l ' e s p r e s s i o n e

si dice aspirata, p e r c h l ' a s p i r a z i o n e p r i m a di t u t t o riguarda la sillaba e t r a m i t e la sillaba l ' e s p r e s s i o n e , c o -

320
dictioni,

TRACTATUS

ut p a t e t a P r i s c i a n o in t r a c t a t u de orto-

g r a p h i a , u b i a s s i g n a n t u r q u a t u o r a c c i d e n t i a sillabe: t e m p u s , t e n o r , spiritus, et n u m e r u s l i t t e r a r u m ; et ten o r i d e m est q u o d a c c e n t u s . U n d e o m n i a ista per p r i u s sunt in sillaba et p e r p o s t e r i u s in d i c t i o n e . Et dico

'prius

sicut i n c o m p l e t u m et i n d i s t i n c t u m est prius

c o m p l e t o et d i s t i n c t o . H e c e n i m i n d e t e r m i n a t a et ind i s t i n c t a s u n t in sillaba s e c u n d u m se, in dictione aut e m sive in ipsa sillaba s e c u n d u m q u o d est in dictione sunt d e t e r m i n a t a e t d i s t i n c t a . 82 Item. Queritur, cum

'accentus

s u m a t u r commuvel

secundum accentum ri tum.

niter, ut d i c t u m est, q u a r e p o t i u s ista fallacia dicitur quam

secundum tempus

spi-

E t d i c e n d u m , u t i a m p a t e t e x p r e d i c t i s , quod, cum ad d i v e r s i t a t e m i l l o r u m s e q u a t u r diversitas accentus et n o n e c o n v e r s o , i d e o a p p e l l a t u r

tum, et n o n secundum tempus vel n a t i o ' secundum accentum9 c o m m u n i o r sit, eoquod et


diversitas eius c o m m u n i o r est.

secundum accenspiritum, c u m nomi-

DE FIGURA DICTIONIS

De modo significandi in dictione


8 3 M o d u s s i g n i f i c a n d i i n d i c t i o n e e s t duplex, quia u n u s est s u b s t a n t i a l i s et alius a c c i d e n t i a l i s . Verbi grada:

'qualitas nominis9

a c c i p i t u r dupliciter, quia uno

m o d o s e c u n d u m q u o d est a p t a n a t a p a r t i c i p a r i a pi-

7. FALLACIE

321

me risulta n e l t r a t t a t o di o r t o g r a f i a di P r i s c i a n o 4 4 , d o ve si assegnano q u a t t r o a c c i d e n t i alla sillaba; la d u r a ta, il tenore, l ' a s p i r a z i o n e e il n u m e r o delle l e t t e r e ; e il tenore la stessa c o s a d e l l ' a c c e n t o . S i c c h tutti q u e s t i sono prima nella sillaba e q u i n d i n e l l ' e s p r e s s i o n e . E dico

"prima"

in q u a n t o l ' i n c o m p l e t o e l ' i n d i s t i n t o

prima del c o m p l e t o e del d i s t i n t o . Q u e s t e c o s e infatti sono indeterminate e i n d i s t i n t e nella sillaba p e r s, invece nell'espressione o nella stessa sillaba relativamente all'espressione s o n o d e t e r m i n a t e e distinte. 82. A n c o r a . Si p o n e la d o m a n d a , p e r c h , se V'ac assunto in g e n e r a l e , c o m e s t a t o d e t t o , q u e -

cento

sta fallacia detta fallacia

il tempo o l'aspirazione!

concernente l'accento

e non

E bisogna r i s p o n d e r e , c o m e gi risulta da q u a n t o si detto, che p o i c h dalla l o r o diversit c o n s e g u e la diversit d e l l ' a c c e n t o e n o n viceversa, allora si d i c e con-

cernente l'accento e non concernente la durata o raspirazione, e s s e n d o la d e n o m i n a z i o n e ' concernente l'accento pi generale, s i c c h a n c h e la sua diversit p i
generale.

FIGURA DELL'ESPRESSIONE

Modo di significare inerente all'espressione


83. Il m o d o di s i g n i f i c a r e i n e r e n t e a l l ' e s p r e s s i o n e duplice, p o i c h u n o s o s t a n z i a l e e l ' a l t r o a c c i d e n t a l e . Per esempio, 7 a

qualit del nome'

a s s u n t a in m o d o

duplice, p e r c h i n u n m o d o r i g u a r d a l ' e s s e r e fatta p e r

322

tractatus

r i b u s vel s e c u n d u m q u o d est a p t a n a t a n o n participari a p l u r i b u s , s e d ab u n o s o l o , et sic est completiva sive p e r f e c t i v a n o m i n i s ; et sic est essentialis; et sic dicitur q u o d o m n e n o m e n significat s u b s t a n t i a m c u m qualit a t e essentialiter. A l i o a u t e m m o d o a c c i p i t u r illa ead e m qualitas p r o u t est p a r t i c i p a b i l i s a p l u r i b u s secund u m a c t u m , vel c u m est p a r t i c i p a b i l i s ab u n o solo singulari s e c u n d u m a c t u m , et sic a c c i d i t n o m i n i . Et idem est d i c e r e q u o d

'qualitas nominis'

a c c i p i t u r uno modo

s e c u n d u m h a b i t u m p a r t i c i p a n d i a p l u r i b u s vel ab uno s o l o - et sic est essentialis - et alio m o d o secundum a c t u m p a r t i c i p a n d i a p l u r i b u s vel ab u n o solo, et sic est a c c i d e n t a l i s . E t n o t a q u o d u t r a q u e qualitas dividitur per prop r i u m e t a p p e l l a t i v u m . S e d p r o p r i u m e t appellativum p r o u t d i c u n t a p t i t u d i n e m p a r t i c i p a n d i ab u n o solo vel a p l u r i b u s , sic sunt p a r t e s qualitatis essentialis. Sed s e c u n d u m q u o d d i c u n t a c t u m p a r t i c i p a n d i ab uno solo vel a p l u r i b u s , sic sunt p a r t e s qualitatis accidentalis. E t s e c u n d u m q u o d sunt p a r t e s qualitatis essentialis, sic p o n u n t u r in d i f f i n i t i o n e n o m i n i s a Prisciano et a D o n a t o . S e c u n d u m a u t e m q u o d s u n t partes accidentales, sic assignantur inter accidentia nominis. V e r b i gratia:

' homo 1

s e c u n d u m q u o d dicit qualitatem

a p t a m n a t a m p a r t i c i p a r i a p l u r i b u s , sic significat qual i t a t e m e s s e n t i a l e m ; s e c u n d u m a u t e m q u o d h o m o iam est in a c t u in h o c et in ilio, sic significat qualitatem acc i d e n t a l e m ; a c c i d i t e n i m n o m i n i e s s e a c t u in pluribus, s e d n o n a c c i d i t ei esse h a b i t u in p l u r i b u s vel aptitudin e , i m m o est e i essentiale. 84 Si q u e r a t aliquis u t r u m illa qualitas hominis sit

humanitas,

dicendum q u o d non, quia

'humanitas

est

. fallacie
f

essere partecipata a m o l t i , e in un altro r i g u a r d a l'essere fatta per n o n e s s e r e p a r t e c i p a t a a m o l t i ma a u n o solo; e quindi c o m p l e t i v a o p e r f e t t i v a d e l n o m e ; e quindi essenziale; e q u i n d i si d i c e c h e o g n i n o m e significa essenzialmente la s o s t a n z a i n s i e m e alla qualit. Nell'altro m o d o , i n v e c e , q u e l l a stessa qualit assunta in quanto , r i g u a r d o all'atto, p a r t e c i p a t a a m o l t i o in quanto , r i g u a r d o a l l ' a t t o , p a r t e c i p a t a a u n o s o l o singolarmente, e c o s a n c h e p e r il n o m e . Ed la stessa cosa dire c h e
4

qualit del nome'

a s s u n t a in u n

modo riguardo a l l ' a b i t o 4 5 di e s s e r e p a r t e c i p a t a a m o l t i o a uno solo - e c o s e s s e n z i a l e - e in un altro m o d o riguardo all'atto di e s s e r e p a r t e c i p a t a a m o l t i o a u n o solo, e cos a c c i d e n t a l e . E si noti c h e o g n u n a delle d u e q u a l i t si divide in proprio e appellativo. Ma in q u a n t o il p r o p r i o e l'appellativo d i c o n o l ' a t t i t u d i n e a p a r t e c i p a r e da p a r t e di uno solo o di m o l t i , allora s o n o p a r t e della q u a l i t essenziale. M a i n q u a n t o d i c o n o l ' a t t o del p a r t e c i p a r e da parte di u n o s o l o o di m o l t i , allora s o n o p a r t i della qualit accidentale. E c o m e p a r t i della q u a l i t essenziale, essi s o n o c o m p r e s i nella d e f i n i z i o n e d e l n o m e da parte di P r i s c i a n o e di D o n a t o 4 6 . I n v e c e c o m e p a r t i accidentali s o n o assegnati t r a gli a c c i d e n t i del n o m e . Per esempio, uomo ', n e l c a s o d i c a la q u a l i t f a t t a p e r essere partecipata a m o l t i , significa la q u a l i t essenziale; invece se

uomo

gi in a t t o in q u e s t o o in q u e l l o ,

significa la qualit a c c i d e n t a l e ; a c c i d e n t a l e infatti che il nome sia in atto in m o l t i , m e n t r e n o n a c c i d e n tale che esso sia in m o l t i p e r a b i t o o a t t i t u d i n e ; al c o n trario, gli essenziale. 84. Se viene d o m a n d a t o se q u e l l a q u a l i t d e l l ' u o m

sia

\ umanit,

bisogna rispondere di n o , p e r c h

324

TRACTATUS

q u o d d a m n o m e n s e c u n d u m s e h a b e n s s u a m substant i a m et s u a m q u a l i t a t e m ; sic e n i m c o n t i n g e r e t ire in i n f i n i t u m , q u o d est i m p o s s i b i l e . S e d p e r h o c nomen

'homo

s i g n i f i c a t u r sua s u b s t a n t i a et sua qualitas et si-

m i l i t e r qualitas S o r t i s ; s e c u n d u m q u o d est apta nata p a r t i c i p a r i ab u n o solo, sic est ei essentialis; secund u m q u o d a p t i t u d o illa est in s u o a c t u , s i c accidit ei. 8 5 E x p r e d i c t i s p a t e t q u o d m o d u s significandi qui est in d i c t i o n e , u n o m o d o est essentialis, alio modo est a c c i d e n t a l i s , scilicet s e c u n d u m q u o d sumitur in a p t i t u d i n e vel in a c t u , sicut d i c t u m est. 8 6 I t e m . I n n o m i n e e t i a m est alius accidentalis modus s i g n i f i c a n d i a p a r t e a c c i d e n t i u m , s e c u n d u m quod n o m e n significat m a s c u l i n e vel f e m i n i n e , et sic de aliis. E r g o i n n o m i n e est d u p l e x m o d u s significandi, u n u s substantialis, alius a c c i d e n t a l i s . Similiter autem in v e r b o , quia
l

agerey

et

'patiy s u m u n t u r dupliciter, sci-

licet s e c u n d u m h a b i t u m - et sic sunt essentialia verbo - , vel s e c u n d u m a c t u m , e t s i c a c c i d u n t e i d e m . Verbi gratia:


l

vider

et

' currere ' et ' sedere y et ' ambulare et

sic de aliis, s u m u n t u r dupliciter, scilicet s e c u n d u m hab i t u m vel s e c u n d u m a c t u m . S e c u n d u m h a b i t u m sum u n t u r , c u m d i c i t u r de d o r m i e n t e q u o d videt, et de e q u o in s t a b u l o q u o d b e n e c u r r i t vel a m b u l a t vel vadit m u l t u m , et de a l i q u o s t a n t e d i c i m u s q u o d semper s e d e t vel s e m p e r d o r m i t . S e c u n d u m a u t e m actum sum u n t u r , c u m i a m aperit o c u l o s et videt res extra vel c u m i a m n i m i a v e l o c i t a t e p e r t r a n s i t s p a t i u m . Similiter d i c i m u s d e i g n e et d e f e r r o ignito secun-

comburere

7. FALLACIE

325
un c e r t o n o m e a v e n t e r i s p e t t o a s e s t e s s o

'umanit'

la sua sostanza e la sua qualit; in tal m o d o infatti si sarebbe c o s t r e t t i ad a n d a r e all'infinito, il c h e i m p o s sibile. M a c o n t a l e n o m e ,


4

uomo' significata la sua

sostanza c o m e p u r e la sua q u a l i t e alla stessa n ; a n i e r a la qualit di S o c r a t e ; in q u a n t o n a t u r a l m e n t e p a r t e cipabile a u n o solo, la q u a l i t a lui essenziale; in quanto q u e l l ' a t t i t u d i n e n e l s u o atto, allora gli a c c i dentale. 85. D a l l e c o s e s u d d e t t e risulta c h e i l m o d o d i significare che n e l l ' e s p r e s s i o n e in un m o d o essenziale, in un altro a c c i d e n t a l e , c i o a s e c o n d a c h e sia a s s u n t o nell'attitudine o n e l l ' a t t o , c o m e s t a t o d e t t o . 86. A n c o r a . N e l n o m e v i a n c h e u n altro m o d o accidentale di s i g n i f i c a r e in r i f e r i m e n t o agli a c c i d e n t i , a seconda c h e il n o m e significhi al m a s c h i l e o al f e m m i nile, e cos via. D u n q u e n e l n o m e vi un d u p l i c e m o do di significare, u n o sostanziale, l ' a l t r o a c c i d e n t a l e . La stessa c o s a v a l e p e r il v e r b o , p e r c h

bire'

'agire'

'su-

sono i m p i e g a t i in m o d o d u p l i c e , c i o c i r c a l ' a b i -

to - e cos s o n o essenziali al v e r b o -, o p p u r e c i r c a latto, allora gli s o n o a c c i d e n t a l i . P e r e s e m p i o : e

correre'

'sedere'

camminare ', e c o s via, s o n o i m -

'vedere'

piegati in m o d o d u p l i c e , c i o c i r c a l ' a b i t o e c i r c a l'atto. Sono impiegati c i r c a l ' a b i t o q u a n d o si d i c e del dormiente c h e v e d e , o del cavallo nella stalla c h e c o r te bene o c a m m i n a o m a r c i a m o l t o , e di u n o c h e sta in piedi diciamo c h e s i e d e s e m p r e e c h e s e m p r e d o r m e . Invece sono i m p i e g a t i c i r c a l ' a t t o , q u a n d o il s o g g e t t o gi ha aperto gli o c c h i e v e d e le c o s e e s t e r n e o q u a n d o gi con t r o p p a v e l o c i t attraversa lo s p a z i o . A n a l o g a mente diciamo

'bruciare'

del f u o c o o del ferro arro-

326

TRACTATUS

d u m h a b i t u m , q u a n d o n i c h i l l e d i t u r vel comburitur a b eis e t d i c i m u s q u o d c o m b u r u n t , h o c e s t h a b e n t hab i t u m c o m b u r e n d i . E t universaliter: quotienscumque d e s u b i e c t o a l i q u o n i c h i l a g e n t e p r e d i c a m u s verbum significans m o d u m a c t i o n i s , s e m p e r h a b i t u m predicam u s et s u m i t u r i b i a g e r e in h a b i t u , ut d i c i m u s de cultello q u o d scindit, etiamsi nullus s c i n d a t cum eo. Q u a n d o a u t e m d e i p s o s u b i e c t o p r e d i c a m u s aliquod v e r b u m e o q u o d i p s a a c t i o ei i a m u n i t u r actu aliter, tunc predicamus
4

agere

in actu. E t similiter in verbis


4

s i g n i f i c a n t i b u s pati. E t i d e o d i x i m u s q u o d

pati'

agere' et

s u m u n t u r dupliciter, scilicet h a b i t u vel actu. Et secundum habitum sunt essentialia verbo,

sumpta

s u m p t a v e r o s e c u n d u m a c t u m s u n t a c c i d e n t a l i a ei. Et sic in n o m i n e et in v e r b o d u p l e x est modus sig n i f i c a n d i , scilicet essentialis et a c c i d e n t a l i s . Et similit e r in q u a l i b e t alia p a r t e o r a t i o n i s . Et i d e o in dictione s i m p l i c i t e r est iste d u p l e x m o d u s significandi.

De figura
8 7 F i g u r a est q u e t e r m i n o vel t e r m i n i s continetur; t e r m i n o , ut c i r c u l u s c i r c u m f e r e n t i a , t e r m i n i s vero, ut f i g u r e m u l t i l a t e r e suis l a t e r i b u s c o n t i n e n t u r ; non enim c i r c u m f e r e n t i a est c i r c u l u s , s e d s u p e r f i c i e s que circ u m f e r e n t i a c o n t i n e t u r , n e c tres l i n e e r e c t e ad tria p u n c t a e x u t r a q u e p a r t e c o n c u r r e n t e s s u n t triangulus, s e d s u p e r f i c i e s q u e illis t r i b u s lineis c o n t i n e t u r . Figura a u t e m p e r p r i u s r e p e r i t u r in n a t u r a l i b u s et deinde in

7, FALLACIE

327

ventato circa l ' a b i t o , q u a n d o n u l l a l e s o o b r u c i a t o da essi e d i c i a m o c h e b r u c i a n o , c i o c h e h a n n o l ' a b i t o di bruciare. E in g e n e r a l e : o g n i v o l t a c h e di q u a l c h e soggetto c h e n o n c o m p i e n e s s u n a a z i o n e p r e d i c h i a m o un verbo c h e significa un m o d o di agire, s e m p r e p r e dichiamo l ' a b i t o , e a s s u m i a m o q u i

'agire

c o m e abito,

come quando d i c i a m o del c o l t e l l o c h e taglia, a n c h e se nessuno stia t a g l i a n d o c o n e s s o . Q u a n d o i n v e c e d e l l o stesso soggetto p r e d i c h i a m o q u a l c h e v e r b o in q u a n t o la stessa azione gi c o l l e g a t a c o n e s s o in un a t t o , allora predichiamo l ' a g i r e in a t t o . E c i vale alla stessa maniera nei v e r b i c h e s i g n i f i c a n o s u b i r e . E p e r c i a b biamo detto c h e
4

agire' e 4 subire ' s o n o i m p i e g a t i in

modo duplice, c i o in b a s e a l l ' a b i t o o a l l ' a t t o . E impiegati s e c o n d o l ' a b i t o s o n o essenziali al v e r b o , i m piegati invece s e c o n d o l ' a t t o s o n o a c c i d e n t a l i . E cos nel n o m e e n e l v e r b o d u p l i c e il m o d o di significare, c i o essenziale e a c c i d e n t a l e . E alla stessa maniera in qualsiasi altra p a r t e della f r a s e f E p e r c i nell'espressione vi q u e s t o d u p l i c e m o d o di significare47 semplicemente.

Figura
87. Figura q u e l l a c h e c o n t e n u t a da u n o o pi termini; da un t e r m i n e , c o m e il c e r c h i o c o n t e n u t o dalla circonferenza; da p i t e r m i n i , i n v e c e , c o m e figure a pi lati s o n o c o n t e n u t e dai l o r o lati; infatti, il c e r chio non la c i r c o n f e r e n z a , ma la s u p e r f i c i e c h e contenuta dalla c i r c o n f e r e n z a , n il t r i a n g o l o i t r e segmenti che c o n g i u n g o n o a d u e a d u e t r e p u n t i n o n l i n e a t i , m a l a s u p e r f i c i e c h e q u e s t i t r e lati c o n t e n g o no. La figura in p r i m o l u o g o si t r o v a n e l l e c o s e n a t u -

tractatus

m a t h e m a t i c i s , et p e r p o s t e r i u s in d i c t i o n e , quia proportionaliter.

De figura dictionis
t

8 8 S e d q u i a o m n i s figura est a c c i d e n s e i cuius est figura, i d e o si figura d e b e t u r p r o p o r t i o n a l i t e r dictioni, o p o r t e t q u o d s u m a t u r a p a r t e e o r u m q u e accidunt d i c t i o n i . U n d e d i c i m u s q u o d f i g u r a d i c t i o n i s est modus significandi. in dictione accidentaliter: propter h o c e n i m d i s t i n x i m u s prius d u p l i c e m m o d u m signific a n d i . S e d q u o d figura sit a c c i d e n s in d i c t i o n e , sicut figura i n illis, h e c n o n est s i m i l i t u d o p r o p r i a propter q u a m h e c f i g u r a p r o p o r t i o n a l i t e r s u m a t u r ab illa, sed h e c est s i m i l i t u d o c o m m u n i s istius a d illam, secund u m q u o d u t r a q u e est a c c i d e n s , e t n o n secundum q u o d u t r a q u e est figura, q u i a i n q u a n t u m accidit convenit c u m q u o l i b e t alio a c c i d e n t e . S e d similitudo propria s e c u n d u m q u a m in d i c t i o n e est figura, hec est quia sicut in n a t u r a l i b u s et m a t h e m a t i c i s terminat et c o n t i n e t illud c u i u s est, similiter in d i c t i o n e modus sig n i f i c a n d i a c c i d e n t a l i s t e r m i n a t e t c o n t i n e t dictionem; n o n dico terminatione vocali, sicut

' musa ' terminatur

i n V , s e d t e r m i n a t i o n e intelligibili. H e c e n i m figura n o n est t e r m i n a t i o v o c a l i s ipsius d i c t i o n i s , sed in term i n a t i o n e v o c a l i d i c t i o n i s intelligitur s e c u n d u m quod significat p e r m o d u m

quid

vel p e r m o d u m

quale,

vel

m a s c u l i n e vel f e m i n i n e , et sic de aliis. Q u o d autem ad

7. FALLACIE

329

rali e quindi nelle m a t e m a t i c h e , e s e c o n d a r i a m e n t e nell'espressione, p e r c h vi si t r o v a p r o p o r z i o n a l m e n t e .

Figura dell'espressione
88. Ma p o i c h o g n i figura a c c i d e n t e di c i di c u i figura, allora, se la figura p r o p o r z i o n a l m e n t e a p p a r tiene all'espressione, b i s o g n a c h e sia a s s u n t a in riferimento agli a c c i d e n t i d e l l ' e s p r e s s i o n e . S i c c h d i c i a m o che la figura d e l l ' e s p r e s s i o n e il m o d o di s i g n i f i c a r e nell'espressione i n m o d o a c c i d e n t a l e : p e r c i infatti abbiamo distinto p r i m a u n d u p l i c e m o d o d i significare. Ma c h e la figura sia a c c i d e n t e n e l l ' e s p r e s s i o n e c o me la figura n e l l e c o s e s u d d e t t e n o n da i n t e n d e r s i come somiglianza p a r t i c o l a r e , p e r la q u a l e q u e s t a figura p r o p o r z i o n a l m e n t e sia a s s u n t a da essa, ma c o m e somiglianza g e n e r a l e di q u e s t a a quella, s e c o n d o la quale in e n t r a m b i i casi si tratta di a c c i d e n t e , e n o n secondo la q u a l e in e n t r a m b i i casi vi figura, p o i c h ci che si p r e s e n t a c o m e a c c i d e n t e si c o m p o r t a c o m e ogni altro a c c i d e n t e . Ma la s o m i g l i a n z a p a r t i c o l a r e , secondo la q u a l e n e l l ' e s p r e s s i o n e vi figura, q u e l l a che, cos c o m e n e l l e c o s e n a t u r a l i e m a t e m a t i c h e la figura delimita e c o n t i e n e c i di c u i figura, alla stessa maniera n e l l ' e s p r e s s i o n e il m o d o di s i g n i f i c a r e a c c i dentale delimita e c o n t i e n e l ' e s p r e s s i o n e . N o n p a r l o della delimitazione della v o c a l e , c o m e

' musa ' delimi-

tata terminando i n V , m a della d e l i m i t a z i o n e intelligibile. Questa figura, infatti, n o n la d e l i m i t a z i o n e della vocale con cui t e r m i n a l ' e s p r e s s i o n e in q u e s t i o n e ;
m

a , nella d e l i m i t a z i o n e della v o c a l e d e l l ' e s p r e s s i o n e , o del

sa

si intende che c o s a essa significhi n e l m o d o del che co-

come, o r i s p e t t o al m a s c h i l e o al f e m m i n i l e , e

330

TRACTATUS

predictam figuram dictionis pertineat continere patet, quia quod ultimum est de re, dicitur terminare et continere rem, ut patet in figura proprie sumpta, que terminat et continet corpus cuius est, et est ultimum ipsius corporis. Unde cum modus significandi accidentalis adveniat dictioni ultimo natura, quamvis non tempore, ideo est ultimum a parte eorum que intelliguntur in dictione; et sic est sicut terminans et continens dictionem. Et propter hoc dicitur figura dictionis et quoad hoc est similitudo sive proportio huius figure ad illam. 89 Et nota quod non contingit decipi per hanc figuram, nisi figura unius dictionis sive modus significandi ipsius assimiletur figure alterius dictionis vel modo significandi ipsius. Sed similitudo istius figure duplex est in dictionibus. Uno enim modo secundum quod utraque illarum dictionum que assimilantur in figura, habent eundem modum significandi; et secundum hanc similitudinem figure non contingit decipi, quia nullus subest ibi defectus. Ut quando utraque est feminini generis vel masculini generis vel utraque significat quid vel utraque significat quale; et sic de aliis. Alio autem modo sumitur 'similitudo' figure unius dictionis" cum altera figura alterius dictionis, quando una dictio habet tantum unum modum significandi et propter convenientiam aliquam quam habet cum alia dictione, videtur habere modum significandi illius alterius, cum sumitur sub illa altera ad medium, ut patebit in paralogismis. Et quia hoc modo dictio

7. FALLACIE
t

cos via. Ci alla suddetta figura dell'espressione risulta poi appartenere come suo contenuto, poich ci che costituisce l'ultima parte di una cosa si dice che delimita e contiene la cosa* come risulta nella figura assunta in senso proprio, la quale delimita e contiene il corpo di cui figura, ed il confine di questo corpo. Sicch quando un modo di significare accidentale si trova nell'espressione in ultimo, non gi temporalmente ma per modo di essere, allora ultimo riguardo alle cose che sono intese nell'espressione; ed tale nel senso che delimita e contiene l'espressione. E perci si parla di figura dell'espressione, e perci vi somiglianza o proporzione fra l'espressione e la figura in senso proprio. 89. E si noti che non accade di ingannarsi con tale figura, se non quando la figura di una espressione ossia il suo modo di significare sia assimilato alla figura di un'altra espressione ossia al suo modo di significare. Ma nelle espressioni la somiglianza di questa figura duplice. Infatti in un modo in base al fatto che entrambe le espressioni che vengono assimilate nella figura, hanno lo stesso modo di significare; e secondo questa somiglianza della figura non accade di essere 4 ingannati, perch qui non vi sotto nessun difetto. Come quando entrambe le espressioni sono di genere femminile o di genere maschile, o entrambe significano che cosa e come\ e cos via. Nell'altro modo invece si assume 'somiglianza' di una figura nei confronti di un altra espressione quando un'espressione ha soltanto un modo di significare e, in considerazione di qualche conformit all'altra figura, sembra avere il modo oi significare di quest'altra, venendo ricondotta a quest altra come medio, come risulter nei paralogismi. E

332

TRACTATUS

que sumitur sub medio, habet proprium modum significandi alium a dictione posita ad medium, ideo non est ei similis simpliciter, sed dissimilis. Apparet autem similis ei quia sumitur sub ea, et hanc dissimilitudinem ostendit Aristotiles in ilio capitulo Elenchorum: Fallacie autem ft in hiis, dicens: "difficile est dividere que similiter et que diverse dicuntur", idest dissimiliter; et sic in una et eadem dictione implicantur diversi modi significandi, unus vere et alter apparenter. Et propter hoc est ibi multiplex fantasticum et per illam apparentiam subest ibi defectus. Et est similitudo diminuta et fantastica. Et hoc modo sumitur 4 similitudo' figure in hac fallacia et non primo modo.
/

90 Ex predictis iam patet quid est multiplex fantasticum, et quod non est simpliciter multiplex, quia multiplicitas simpliciter est plurium rerum secundum placitum in eodem signo representatio. Et ideo multiplex actuale est simpliciter multiplex, cum hec descriptio complete salvetur in eo, ut patet in equivocatione et amphibolia. Potentiale autem multiplex non simpliciter est multiplex, cum non sit signum idem propter diversas dispositiones in quibus sumitur, ut prius patuit. Multiplex autem fantasticum est cum eadem dictio habet unum modum significandi vere et modum oppositum apparenter. Unde quantum ad hoc quod est ibi unum signum simpliciter et plicat in

7. FALLACIE

333

poich in questo modo l'espressione che ricondotta al medio ha un proprio modo di significare diverso dall'espressione posta come medio, allora non simile ad essa semplicemente, ma dissimile. Appare invece simile poich ricondotta ad essa, e questa dissomiglianza evidenziata da Aristotele nel capitolo 7 degli Elenchi, che inizia con le fallacie che derivano dell'omonimia e dall'ambiguit, dove dice che " difficile distinguere quali espressioni abbiano uno stesso significato e quali invece uno differente" 48 , cio dissimile; e se nella stessa espressione sono implicati due diversi modi di significare, uno vero e l'altro falso. E a causa di ci vi qui una plurivocit immaginaria, e per tale apparenza interviene l'errore. E questa somiglianza debole e immaginaria. E in questo modo impiegata 'somiglianza' della figura in tale fallacia e non nel primo modo. 90. Da quanto si detto gi risulta che cos' il plurivoco immaginario, e che esso non plurivoco semplicemente, poich la plurivocit semplicemente la rappresentazione nello stesso segno secundum placitum di pi cose. E dunque il plurivoco attuale plurivoco semplicemente, essendo questo suo modo di presentarsi completamente mantenuto in esso, come risulta nell'equivocazione e nell'anfibolia. Mentre il plurivoco potenziale non plurivoco semplicemente, non essendo il segno lo stesso a causa delle diverse di * sposizioni in cui impiegato, come prima si visto 49 . Invece il plurivoco immaginario si ha quando la stessa espressione ha un solo modo di significare secondo venta e un modo opposto per apparenza. Sicch in considerazione del fatto che vi qui un unico segno semplicemente e racchiude in s molti sensi, esso corl t

334

TRACTATUS

se multa, magis convenit cum multiplici actuali quam potentiali. Sed quoad hoc quod illa multitudo non est rerum, sed modorum significandi, minus convenit cum multiplici actuali quam potentiali.

De causis et modis figure dictionis


91 Habito quis modus significandi in dictione dicatur figura dictionis, et quomodo 1figura' sumatur transsumptive in dictione, et que sit similitudo transsumptionis, et que similitudo figure unius dictionis ad figuram alterius faciat fallaciam, et quare hec multiplicitas dicatur fantastica, consequenter de causis et modis huius fallacie est dicendum. Principium motivum figure dictionis est similitudo unius dictionis cum alia in modo significandi accidentali. Principium vero defectus est incompletio sive diminutio illius similitudinis. 92 Modi autem figure dictionis sunt tres. Quia in dictione est quidam modus significandi accidentalis, qui est principium congruitatis et incongruitatis, ut masculinum, femininum et neutrum. Et est alius modus significandi accidentalis qui debetur rei significate, que scilicet res est principium veritatis et falsitatis. Et differt a primo quia primus debetur rei existenti in dictione a parte principiorum congruitatis et incongruitatis, iste autem secundus debetur rei a parte l principiorum veritatis et falsitatis; re{ dico universali,

7. FALLACIE

335

pi alla plurivocit attuale che a quella potenziale. Ma per il fatto che quella pluralit non delle cose, ma dei modi di significare, corrisponde meno alla plurivocit attuale che a quella potenziale.
risponde

Cause e modi della figura dell'espressione


91. Stabilito quale modo di significare nell'espressione si dica figura dell'espressione, come 'figura sia assunta transuntivamente nell'espressione e che cosa sia la somiglianza della transunzione, e stabilito che la somiglianza della figura di un'espressione con la figura di un'altra sia causa di fallacia, e perch questa plurivocit sia detta immaginaria, bisogna, di conseguenza, parlare delle cause e dei modi di questa fallacia. Il principio motore della figura dell'espressione la somiglianza di un'espressione con un'altra in un modo di significare accidentale. Il principio del difetto, invece, l'imperfezione o la debolezza di tale somiglianza. 92.1 modi, invece, della figura dell'espressione sono tre. Infatti nell'espressione vi un modo di significare accidentale, che il principio della congruenza o incongruenza, come il maschile, il femminile e il neutro. E vi un altro modo di significare accidentale, che dovuto alla cosa significata, cio alla cosa che principio della verit e della falsit. E differisce dal primo perch il primo dovuto alla cosa esistente nel1 espressione in considerazione dei principi della congruenza e incongruenza, mentre questo dovuto alla cosa in considerazione dei principi della verit e della falsit; dico 'alla cosa' universale, comz che cosa, come,

336

TRACTATUS

ut quid, quale, quantum et sic de aliis. Tertius autem modus significandi in dictione est dictionis significantis rem singularem ut hoc aliquid. Et secundum hos tres modos significandi vel intelligendi in dictione sunt tres modi figure dictionis.
*

De primo modo
93 Primus est quando masculinum interpretatur femininum, vel econverso, vel quando inter hec est alterum horum, ut:

. 'omnis substantia colorata albedine est alba sed vir est sub stantia colorata albedine 1 ergo vir est alba .
Et similiter hic:

'omnis aqua est humida fluvius est aqua 1 ergo fluvius est humida .
In hiis duobus interpretatur masculinum femini1 1 num. Quia fluvius masculini generis est et propter convenientiam quam videtur habere cum aqua in hoc quod est ibi modus sumendi unum sub altero, apparet quod participet eundem modum significandi cum aqua et ita quod sit eiusdem generis. Et intellige quod non pono hanc apparentiam eoquod sit s e c u n d u m veritatem unum sub altero, sed quia est ibi modus sumendi unum sub altero. Verbi gratia hic est figura dictionis:

4
I

7. FALLACIE

337

quanto, ecc. Invece, il terzo modo di significare nell'espressione quello dell'espressione che significa una

cosa particolare come questo qualcosa50. E secondo questi tre modi di significare o di intendere dell'espressione, vi sono tre modi della figura dell'espressione.

Primo modo
93. Il primo modo si ha quando il maschile interpretato come femminile, o viceversa, o quando tra di essi uno si intromette al posto dell'altro, come:

'ogni sostanza colorata di bianco bianca ma l'uomo sostanza colorata di bianco 7 dunque l'uomo bianca .
E allo stesso modo qui:

'ogni acqua umida il fiume acqua 7 dunque il fiume umida .


In queste due inferenze il maschile interpretato 7 come femminile. Infatti 'fiume di genere maschile e, in virt del rapporto che sembra avere con acqua, essendovi qui il modo del ricondurre un termine sotto un altro, appare che esso condivida con acqua lo stesso modo di significare e quindi che sia del suo stesso genere. E si noti bene che non attribuisco questa apparenza al fatto che l'uno ,ricondotto sotto l'altro, secondo verit, ma al fatto che vi qui il modo del ricondurre l'uno sotto l'altro. Per esempio, qui vi la figura dell'espressione:

338

TRACTATUS

'omnis petra est alba vir est petra ergo vir est alba\
et tamen minor extremitas non est sub medio in veritate, sed est ibi modus sumendi sub medio; et quia sic sumitur unum ut sub altero, ideo apparet habere eundem modum significandi cum medio preter proprium. Et sic plicat in se modos diversos significandi. Et sic patet secundum quam convenientiam appareat esse similis figura. Et similiter intelligendum est in quolibet alio modo. 94 Et nota quod propter hoc quod similitudo figure dictionis fit per modum sumendi sub medio, ideo omnes paralogismi figure dictionis sunt contra illationem, sed differenter. Quia qui sunt secundum primum modum, perimunt naturam illationis et secundum veritatem et secundum apparentiam, quia ponunt incongruitatem, quia soloecismum, et ita in eo quod videntur concludere, nec est veritas nec falsitas nec multiplicitas. Et ideo non est ibi habitudo aliqua, neque vera neque apparens, premissarum ad illud quod videtur concludi; non existente enim eo quod prius est, neque- existit quod consequenter est. Unde neque sunt sillogismi neque paralogismi proprie in primo modo figure dictionis, sed sunt orationes incongrue.
f

95 Nec est hoc contra illud quod prediximus ibi esse principium motivum et principium defectus et ita

7. FALLACIE

339

'ogni pietra bianca l'uomo pietra dunque l'uomo bianca';


e tuttavia l'estremo minore non sussunto secondo il vero sotto il termine medio, ma vi qui il modo sussumere sotto al termine medio; ed essendo cos l'uno sussunto sotto l'altro, appare che esso abbia lo stesso modo di significare del termine medio oltre il proprio. E cos racchiude in s modi diversi di significare. E cos diventa chiaro circa quale conformit la figura abbia l'apparenza di essere simile. E alla stessa maniera bisogna intendere riguardo a qualsiasi altro modo. 94. E si noti che per il fatto che la somiglianza della figura dell'espressione avviene tramite il modo di ricondurre al termine medio, tutti i paralogismi della figura dell'espressione sono in contrasto con l'illazione, ma in maniera differente. Infatti, quelli che sono secondo il primo modo eliminano il carattere stesso dell'illazione e riguardo alla verit e riguardo all'apparenza, perch danno luogo a un'incongruenza, a un solecismo, e cos in ci che sembrano concludere non vi n verit, n falsit, n plurivocit. E quindi non vi qui alcun configurarsi, n vero n apparente, delle premesse per dar luogo a ci che sembra venire concluso. Non esistendo ci che prima, neppure esiste ci che di conseguenza. Sicch non ci sono propriamente n sillogismi, n paralogismi nel primo modo della figura dell'espressione, ma si tratta soltanto di discorsi incongrui. 95. N ci in contrasto con quanto abbiamo anti-

340

TRACTATUS

apparentiam, quia illa apparentia in ipsis premissis erat; quod modo dicimus est in eo quod videtur esse conclusio. In aliis autem modis remanet veritas vel falsitas et sic remanent ibi habitudines, et si non vere, tamen apparentes, quia posterius ponit prius; veritas enim et falsitas posteriora sunt habitudinibus; quare veritate vel falsitate posita ponuntur habitudines vere vel apparentes. In hac autem oratione:
4

omnis homo est albus femina est homo ergo femina est albus'

interpretatur femininum masculinum econverso quam in predictis propter modum sumendi sub medio, sicut dictum est. In isto autem:
4

omnis sub stantia animata sensibilis est colorata animai est substantia animata sensibilis ergo animai est colorata*

neutrum interpretatur alterum illorum. Si autem formetur paralogismus sic:

'"Musa" et "poeta" similiter terminantur sed "Musa" est feminini generis ergo et "poeta"\
consequens est ibi, et non figura dictionis, quia dictiones non sumuntur per modum signi vel instrumenti, sed per modum rei, quia tunc dicuntur sumi dictiones per modum signi vel instrumenti quando per ipsas lo-

7. FALLACIE

341

cipato, che cio qui intervengono il principio motore e il principio del difetto e quindi l'apparenza, poich l'apparenza era nelle stesse premesse; ci, diciamo ora, si presenta in quella che sembra essere la conclusione. Negli altri modi, invece, resta la verit o la falsit e cos resta la configurazione, almeno apparente e anche se non vera, delle premesse, poich ci che viene dopo presuppone ci che viene prima; infatti la verit e la falsit sono posteriori al configurarsi delle premesse; sicch, data la verit o la falsit, sono poste configurazioni vere o apparenti. In questo discorso:
4

ogni essere umano bianco la donna un essere umano dunque la donna bianco'

il femminile inteso come maschile al contrario di quelli precedenti, in base al modo di ricondurre al medio, come si detto. In questo invece:

'ogni sostanza animata sensibile colorata l'animale sostanza animata sensibile dunque l'animale colorata\

il maschile interpretato come femminile. Se invece si forma il paralogismo cos:

"Musa" e "poeta" terminano alla stessa maniera ma "Musa" di genere femminile (t dunque anche poeta"\
il discorso consequenziale, e non c' la figura ^espressione, perch le espressioni non sono impiegate in base al modo del segno o dello strumento, ma m base al modo della cosa, poich si dice che le

342

TRACTATUS

quimur de rebus: sic enim sunt signa rerum et instrumentum loquendi. Quando autem non loquimur per ipsas de rebus, sed loquimur de ipsis secundum se, tunc sumuntur ut res, et ideo est deceptio in re; quare non in dictione. Si autem formetur sic paralogismi^:

' qualiscumque est Musa, et poeta sed Musa est feminini generis ergo et poeta',
hic sumuntur dictiones ut loquamur de rebus per ipsas dictiones, et sic stant in ratione signi et instrumenti; non tamen ibi est figura dictionis, quia cum 'qualiscumque' sit distributivum qualitatis; et qualitas non possit plus extendi quam ad qualitatem que est res significata, ut albedo, scientia, et similia, et ad qualitatem que est modus significandi, ut masculinum et femininum, et similia, res enim significata per hoc nomen 4albedo' est qualitas que est res, et similiter per hoc nomen 4color, femininum autem genus in hoc nomine 'albedo' est qualitas que est modus significandi vel intelligendi, et similiter masculinum genus in hoc nomine 'color', - ideo oportet quod 'qualiscumqu distribuat vel pr utraque vel pr neutra vel tantum pr una vel tantum pr altera, quia pluribus modis non potest esse. Si dicat quod pr neutra, hoc fatuum est, cum sit distributivum qualitatis et non sit alius modus qualitatis ab hiis duobus. Si dicat quod pr utraque, ergo bene sumit sub medio et optimus est sillogismus cum sumat alteram; sed maior est falsa, quia hoc m o -

7. FALLACIE

343

espressioni

sono impiegate in base al modo del segno e dello strumento quando tramite esse parliamo delle cose: cos infatti sono segni delle cose e strumenti del parlare. Quando invece non parliamo tramite esse delle cose, ma parliamo di esse stesse prese per s, allora esse sono assunte come cose, e perci l'inganno nella cosa; quindi non nell'espressione. Se invece formato cos il paralogismo:

'quale che sia la Musa, anche il poeta ma la Musa di genere femminile dunque anche il poeta\
qui impieghiamo le espressioni per parlare delle cose tramite quelle stesse espressioni e cos esse stanno in ragione di segno e strumento; tuttavia qui non vi figura dell'espressione, perch, essendo 'quale che sia distributivo di qualit, e non potendo la qualit essere estesa che alla qualit che la cosa significata, come bianchezza, scienza e simili, e alla qualit che del modo di significare, come maschile, femminile e simili, dunque la cosa significata dal nome 'bianchezza' qualit che cosa, e lo stesso vale per il nome 'colore\ invece il genere femminile nel nome 'bianchezza' qualit che modo di significare o di intendere, e anche il genere maschile nel nome 'colore*, - perci necessario che 'quale che sia' sia distributivo o nei confronti di entrambe le cose, o di nessuna, o soltanto di una o soltanto di un'altra. Se dice che non lo di nessuna, ci insensato, essendo esso distributivo della qualit e non essendovi altri modi della qualit kre queste due. Se dice che lo di entrambe, allora correttamente riconduce al medio, ed il sillogismo en valido quando impiega l'altra; ma la premessa

344

TRACTATUS

sa, et sic maior est falsa. Si autem dicat quod distribuat tantum pr qualitate que est modus significandi, tunc iterum bene sumit sub medio et bonus est sillogismus, cum assumat quendam modum significandi particularem. Sed maior iterum est falsa; est enim sennon est figura dictionis ibi. Si dicat quod distribuat tantum pr qualitate que est res significata, tunc erunt quatuor termini assumat alteram qualitatem, sicut hic:

et illa, et sub quocumque modo significandi intelligitur hec res, et illa\ et utraque pars illius copulative est fal-

do sensus esset: quamcumque qualitatem habet hec res

sus: sub quocumque modo significandi intelligatur 'Musa\ et 'poeta'; et ita cum bonus sit sillogismus,

'omnis homo albus currit Ethiops est niger ergo Ethiops currif.
et ita nichil sumit sub medio, neque vere neque apparenter; quare non est ibi figura dictionis.

De secundo modo
96 Secundus autem modus figure dictionis fit quando mutamus unum modum dictionis significante universale in alterum modum dictionis significante universale. Et hoc tripliciter. Primo secundum quod modus qui generaliter reperitur in quolibet predicamento ut in quid, mutatur in modum proprium alte-

7. FALLACIE

345 falsa, perch in questo modo il senso sa-

maggiore

quella, e sotto qualsiasi modo di significare si intenda questa, anche quella intesa cosi; ed entrambe le parti
di questa copulativa sono false, e cos la maggiore falsa. Se invece dice che distribuisce soltanto nei confronti della qualit che il modo di significare, allora di nuovo correttamente riconduce al medio e il sillogismo valido impiegando un certo modo particolare di significare. Ma la premessa maggiore falsa: infatti il senso : sotto qualsiasi modo di significare si intenda ( 'Musa', cos inteso anche poeta'\ e cos essendo valido il sillogismo, non vi qui la figura dell'espressione. Se dice che distribuisce soltanto per la qualit che la cosa significata, allora saranno quattro i termini, dato che impiega un'altra qualit, come qui:

rebbe: qualsiasi qualit abbia questa cosa, ce l'ha anche

'ogni uomo bianco corre l'etiope nero dunque corre'


e cos non riconduce nulla al medio, n secondo verit n per apparenza; sicch non vi qui la figura dell' espressione.

Secondo modo
96. Il secondo modo della figura dell'espressione si ha quando mutiamo un modo dell'espressione che signitica un universale in un altro modo dell'espressione che significa anch'esso un universale. E ci in ma mera triplice. La prima maniera consiste nel fatto che pnmo modo che generalmente si trova in una qual-

346

TRACTATUS

rius predicameli ti ut in quale vel in quantum vel in ad aliquid. Ille enim modus qui dicitur in quid reperitur in quolibet predicamento, cum quodlibet genus et quelibet species predicentur in quid de suis inferioribus; 'quale' vero dicit modum proprium qualitatis et 'quantum quantitatis et 'ad aliquid' relationis. Et formatur sic paralogismus:

propter istum modum sumendi sub eo apparet significare quid. Et ita 'album' in se plicat diversos modos significandi, alterum vere, alterum apparenter; et propter hoc mutatur quid in quale. Secundo autem mutatur modus unus dictionis significantis universale in modum alterum dictionis significantis universale, quando modus proprius unius predicamenti mutatur in modum proprium alterius,

'quicquid beri vidisti, hodie vides album heri vidisti ergo album hodie vides' ; 'album' enim de se dicit quale, etiam cum sumatur ut per se stans; sed quia sumitur sub medio dicente quid,

ut quantum in quale. Ut:

'quantumque emisti\ come disti sed crudum emisti ergo crudum comedisti'\
apparet habere modum quantitatis et sic habet in se modum unum vere, alterum apparenter; et propter hanc apparentem similitudinem et non veram muta-

'crudum' enim dicit quale, et quia sumitur sub quanto,

tur quantum in quale.

7. FALLACIE

347

siasi categoria, come in che cosa, mutato nel modo proprio di un'altra categoria quale come o quanto o relativamente, a qualcosa. Infatti quel modo che detto in che cosa si trova in qualsiasi categoria, dato che qualsiasi genere e qualsiasi specie sono predicati in che cosa di ci che sta sotto di essi; *come\ invece, dice il modo proprio della qualit e 4quanto' quello della quantit, e 4relativamente a qualcosa' quello della relazione. E si forma cos il paralogismo:
4

Qualunque cosa vedesti ieri, vedi oggi ieri vedesti del bianco dunque oggi vedi bianco ;

me stante per s, ma poich ricondotto al medio che dice che cosa, per questo modo di essere ricondotto ad esso sembra significare che cosa. E cos 4bianco' racchiude in s due diversi modi di significare, uno vero, l'altro apparente; e di conseguenza che cosa diventa come. Nella seconda maniera, invece, un modo dell'espressione che significa un universale mutato in un altro che significa un universale quando un modo proprio di una categoria mutato nel modo proprio di un'altra, come quanto in come. Per esempio:
4

'bianco' infatti dice come, anche quando assunto co-

per quanto comprasti, mangiasti ma comprasti del crudo 1 dunque mangiasti crudo

sembra avere il modo della quantit e cos ha in s un modo veramente e n altro apparentemente; e per questa somiglianza apparente e non vera quanto mu-

crudo' dice quale, e poich ricondotto a quanto;

TRACTATUS

Tertio autem modo fit iste modus quando proprius modus unius predicamenti mutatur in alterum modum eiusdem predicamenti, ut quantum in quot. Ut:
4

quantoscumque digitos habuisti, habes sed decem habuisti 9 ergo decem habes ;
9
4

cunt quantitatem discretam et per modum discrete 9 quantitatis. Sed 'quantumcumque dicit per modum quantitatis continue, et sic cum sumatur unum sub altero mutatur quntum in quot. Et sic iste secundus modus subdividitur per tres et solet appellari commutano predicamenti, sed non eoquod res unius predicamenti mutetur in rem alterius predicamenti, sed modus in modum, ut dictum est. Unde hic:

'novenarius enim et denarius dicunt quantitatem discretam per modum illum qui est quid, cum sint species numeri, et species dicat quid; sed 'novem et similiter ' decem que sumuntur denominative ab illis, di-

'quicquid heri vidisti\ hodie vides albe din em heri vidisti 9 ergo albedinem hodie vides
non est figura dictionis, quia sicut 'quicquid' dicit quii communiter in quolibet predicamento et non sub9 9 stantiam, similiter 'albedo dicit 'quid ; sed si assume9 ret 'album , fieret figura dictionis propter diversos modos, ut dictum est.

7, FALLACIE

349

tato in come. Nella terza maniera si ha questo modo quando il modo proprio di una categoria mutato in un altro modo della stessa categoria, come quanto in quanti. Come:

*Per quante dita avesti, hai ma ne avesti dieci dunque hai dieci';
infatti, 4

di nove', di dieci dicono una quantit discreta secondo quel modo che che cosa, essendo specie del numero, e dicendo la specie che cosa; ma 4nove' e 4 similmente dieci, che sono assunti in maniera deno-

minativa in base ad essi, dicono una quantit discreta 4 e mediante il modo discreto della quantit. Ma per quanto' dice per il modo della quantit continua, e cos, quando l'uno e assunto per l'altro quanto, si muta in quanti. E cos questo secondo modo suddiviso in tre, e generalmente chiamato scambio delle categorie, ma non perch ci che di una categoria si muti in ci che di un'altra categoria, ma il modo a mutarsi in un altro modo, come si detto. Sicch qui:
4

Qualunque cosa vedesti ieri, vedi oggi ieri vedesti la bianchezza dunque oggi vedi la bianchezza'
4

non figura dell'espressione, poich, come qualunque dice che cosa in generale in qualsiasi categoria e non la sostanza, allo stesso modo 4bianchezza' dice y che cosa \ ma se si impiega 4bianco' al posto di 4bian51 chezza' si ha la figura dell'espressione per diversit ai modo, come si detto.

350

TRACTATUS

De tertio modo
97 Tertius modus figure dictionis fit quando 'quale quid' interpretatur 'hoc aliquid', idest quando modus communis mutatur in modum singularem, vel econverso, extenso nomine 'communis' ad commune simpliciter, ut homo vel animai, et ad commune ex adiunctione alterius, ut 'Coriscus musicus'\ in hoc enim termino singulari adiunctum est commune, scilicet 'musicus. Et fit talis paralogismus secundum Aristotilem:

'Coriscus est tertius ab hornine sed ipse est homo ergo " ~ ' tertius a se .
Nam 'homo', ut ait Aristotiles, et omne commune non hoc aliquid, sed quale quid significat vel ad aliquid, et sic de aliis modis communium. Sed 'Coriscus hoc liquid significat, idest rem discretam et singulariter significatam, que non potest esse in pluribus; commune autem potest. Unde 'Coriscus' simpliciter habet modum individuationis sive singularitatis et quia sul mitur $ub homine\ apparet in se habere modum qui est quale quid, sicut 'homo\ Et sic apparenter plicat in se plures modos, 'homo' autem econtrario simpliciter est quale quid, cum sit commune simpliciter. Illud enim quale non est nisi aptitudo existendi in pluribus, sed quia 'homo' est in hoc singulari et in ilio, qui sunt hoc aliquid, videtur similiter quod 'homo' sit hoc ali-

7. FALLACIE

351

Terzo modo
97. Il terzo modo dell'espressione si ha quando 'co52 me qualcosa' interpretato come 'questo qualcosa cio quando un modo comune mutato in modo singolare, o viceversa, con l'estensione di un nome 'comune' a uno comune semplicemente, come uomo o animale, e a uno comune tramite l'aggiunta di un altro, come 'Corisco musico ; qui infatti a un termine singolare aggiunto un termine comune, cio 'musico'. E secondo Aristotele53, si ha questo esempio di paralogismo:

'Corisco terzo rispetto all'uomo ma egli stesso uomo dunque terzo rispetto a s.
In effetti, come dice Aristotele54, qui 'uomo\ come pure ogni nome comune, non indica 'questo qualcosa', ma 'come che cosa' o 'rispetto a qualcosa', e cos per altri modi dei nomi comuni. Ma 'Corisco' significa 'questo qualcosa', cio una cosa discreta, e singolarmente significata, che non pu essere comune a molti; invece il nome comune pu esserlo. Quindi 'Corisco' semplicemente ha il modo dell'individuazione o della singolarit e poich assunto sotto 'uomo' sembra che abbia il modo che consiste nel 'come qualcosa', come avviene per 'uomo'. E cos apparentemente contiene in s e pi modi, mentre 'uomo', al contrario, semplicemente J 'come qualcosa', essendo nome comune semplicemente. Infatti quel come non che la capacit di stere in molti, ma poich 'uomo' in questo e in

352

TRACTATUS

commune, quod est genus vel species, habet hos duos modos. Unde cum dico: 'Coriscus est tertius ab homine\ hec non est vera nisi quia homo est quale quid. Si enim homo esset hoc aliquid, sicut Sortes et alia individua, tunc de nullo individuo predicaretur, sicut nec 'Coriscus de Sorte vel Platone. Quare ista: 4Coriscus est tertius ab homine' non est vera nisi quia homo est quale quid. Sed cum dico: 'ipse Coriscus est homo\ sub eo quod est quale quid accipio hoc aliquid, et ita muto quale quid in hoc aliquid concludendo: 'ergo Coriscus est tertius a se\ Omnes enim paralogismi figure dictionis contra illationem sunt, ut dictum est. Sed si homo esset hoc aliquid, tunc bene sequeretur:

quid et sic homo plicat in se plures modos, unum vere, scilicet qui est quale quid, et alterum apparenter, scilicet qui est hoc aliquid. Et similiter quodlibet aliud

'Coriscus est tertius ab homine sed ipse Coriscus est homo ergo est tertius a s\
sed minor esset falsa, sicut hic:

'Coriscus est tertius a Platone,


posito quod sirit tres;

sed Coriscus est Plato ergo Coriscus est tertius a se

7. FALLACIE

353

'questo qualcosa', sembra che 'uomo sia questo qualcosa e che quindi uomo contenga in s pi modi, dei quali uno effettivamente, cio quello che come qualcosa, e l'altro apparentemente, cio quello che 'questo qualcosa'. E alla
quest'altro singolo, i quali sono

stessa maniera qualsiasi altro nome comune, che sia genere o specie, ha questi due modi. Sicch quando dico: 'Corisco terzo rispetto ali uomo questa affermazione non vera se non perch uomo 'come qualcosa . Se infatti uomo fosse 'questo qualcosacome Socrate o altri individui, allora non sarebbe predicato di nessun individuo, come non lo 'Corisco di Socrate o di Platone. Sicch questa affermazione 'Corisco terzo rispetto all'uomo non vera se non perch uomo come qualcosa. Ma quando dico: 'lo stesso Corisco uomo\ riconduco questo qualcosa sotto ci che come qualcosa, e quindi trasformo come qualcosa in questo qualcosa concludendo: 'dunque Corisco terzo rispetto a s\ Infatti tutti i paralogismi della figura dell' espressione sono contro l'illazione, come stato detto55. Ma se uomo fosse questo qualcosa, allora il discorso sarebbe consequenziale:

'Corisco terzo rispetto all'uomo ma egli stesso uomo dunque terzo rispetto a s';
m

a la premessa minore falsa, come qui

'Corisco terzo rispetto a Platone,


posto che siano in tre:

'ma Corisco Platone dunque Corisco terzo da s '

354

TRACTATUS

bene sequitur, sed minor est falsa. Alium paralogismum innuit Aristotiles talem:

'Coriscus est alter a Corisco musico sed Coriscus musicus est Coriscus, ergo Coriscus est alter a Corisco\
Nam hoc, scilicet 'Coriscus\ significat hoc aliquid; illud autem, scilicet 'Coriscus musicus\ significat quale quid. Unde cum significetur alteritas Corisci ad Coriscum musicum, secundum quod significetur ibi qualitas, scilicet musicum, et non ad Coriscum qui est hoc aliquid, ideo concludendo alteritatem de Corisco mutat quale quid in hoc aliquid\ et ideo non valet illatio. 98 Et nota quod in primo paralogismo appellatur quale quid quod est genus vel species. Nam species et genus, secundum quod est commune, habet naturam qualis, secundum vero quod predicatur in quid, significat quid. Et ita est quale quid, cum sit commune, et predicatur in quid. In secundo autem paralogismo hoc quod est 4Coriscus musicus' appellat Aristotiles quale quid et sic 'musicus\ quod est qualitas, dicit quale. Subiectum autem illius qualitatis, ut Coriscum, appellat Aristotiles quid, et sic Coriscus musicus est quale quid. Sic ergo nota qualiter Aristotiles extendat quale quid ad hec duo, quia in predicamento substantie solum genera et species dicit quale quid. Unde ibi sumit proprie quale quid, hic autem extenso nomino. Similiter hic interpretatur quale quid, hoc aliquid:

7. FALLACIE

55

giustamente sarebbe conseguente, ma la minore fal-

sa. Aristotele56 indica un altro paralogismo, cio:


4

Corisco altro da Corisco musico ma Corisco musico Corisco dunque Corisco altro da s.
7

Ma questo nome, cio 'Corisco , significa questo qualcosa; invece quell'espressione, cio 'Corisco musico significa come qualcosa. Sicch, essendo significata l'alterit di Corisco rispetto a Corisco musico, in base al fatto che qui significata la qualit, cio musico e non rispetto a Corisco che questo qualcosa, allora, nel concludere circa l'alterit di Corisco, come qualcosa si trasforma in questo qualcosa, e dunque l'illazione non valida. 98. E si noti che nel primo paralogismo si chiama come qualcosa ci che genere o specie. Perch genere e specie, riguardo a ci che comune, hanno la natura di come, mentre, riguardo a ci che predicato in qualcosa, significano qualcosa. E cos si tratta di come qualcosa, quando il nome sia comune ed predicato in qualcosa. Invece nel secondo paralogismo, ci che 'Corisco musico' denominato da Aristotele57 come qualcosa e cos 'musico', che una qualit, dice come. Il soggetto, invece, di quella qualit, come Corisco, Aristotele chiama qualcosa, e cos Corisco musico come qualcosa. Si noti quindi come Aristotele estenda come qualcosa a questi due, perch nella categoria della sostanza solo i generi e le specie egli chiama58 come qualcosa. Perci in un caso impiega in senso proprio come qualcosa in un altro invece in senso am P 10 - Alla stessa maniera qui come qualcosa interpretato come questo qualcosa:

356

TRACTATUS

'animai est Sortes animai est Plato


et sic de singulis;

ergo animai est omnis homo'.

Cum sit animai quale quid et secundum quod si9 gnificat idem cum 'Sorte , apparet habere modum eius qui est hoc aliquid. Et ita quando concludit sic: 'ergo 9 animai est omnis homo , mutat modum qui erat vere in animali, scilicet quale quid, in modum qui erat ibi apparenter, scilicet hoc aliquid. Et ideo non sequitur. Sed si ille modus apparens esset ibi secundum veritatem, bene sequeretur, quia tunc animai esset simpliciter hoc aliquid, sicut hic:

'Sortes est Sortes Sortes est Plato, Sortes est Cicero


et sic de singulis;

ergo Sortes est omnis homo

bene sequitur; falsitas enim propositionum non impedit argumentum. 99 Et solent appellare istum paralogismum et consimiles "a pluribus determinatis suppositionibus ad unam determinatam suppositionem", quia 'animai in premissis et in conclusione determinatam habet suppositionem. Sed istud nichil est, quia procedere a determinata suppositione ad determinatam nullam facit fallaciam, nisi defectus aliquis concomitetur. Ut hic:

7, FALLACIE

357

'animale Socrate animale Platone'


e cos per altri singoli:
<

dunque animale ogni uomo'.

Essendo animale come qualcosa e in base al fatto che significa la stessa cosa di 'Socrate', sembra avere il suo modo, che questo qualcosa. E cos quando si conclude: 'dunque animale ogni uomo\ si trasforma il modo che era effettivamente in animale, cio come qualcosa, nel modo che era qui apparentemente, cio questo qualcosa. E dunque il discorso non consequenziale. Ma se questo modo apparente fosse qui in base a verit, giustamente conseguirebbe, poich in tal caso animale sarebbe semplicemente questo qualcosa, come qui

'Socrate Socrate Socrate Platone; Socrate Cicerone',


e cos di altri considerati singolarmente:
6
4

dunque Socrate ogni uomo'

giustamente consegue: infatti la falsit delle proposi+ zioni non ostacola l'argomento. 99. E alcuni sono soliti chiamare questo paralogismo e quelli simili 'passaggio da pi supposizioni determinate ad una sola', poich 'animale', ha una supposizione determinata nelle premesse e nella conclusione. Ma ci non significa nulla, perch procedere da supposizione determinata

a supposizione determinata non comporta nessuna fallacia, n d luogo a qualche dlfetto. Come qui:

358

TRACTATUS

animai album movetur animai album currit ergo animai album et movetur et curri? \
in premissis anima? determinatam habet suppositionem et in conclusione habet determinatam. Similiter ubicumque ipsi dicunt processum fieri a simplici ad personalem, aut istud non faciet fallaciam figure dictionis, aut oportet quod interpretetur ibi quale quii,
4

hoc aliquid, ut

homo est species iste homo est homo ergo iste homo est species\
cum 4homo' significet quale quid et4iste homo significet hoc aliquid, sicut satis patet ex predictis. Et hic:

omnis homo est animai ergo omnis homo est hoc anima? ;
et similiter hic:
4

omne corpus animatum preter animai est insensibile ergo preter hoc anima? ;

in utroque enim 4anima? significat quale quid, sed 4 hoc anima? significat hoc aliquid\ et sic interpretatur

quale quid, hoc aliquid.

100 Et nota quod diversa genera, prout simpliciter sunt in eadem dictione, sunt principia fallendi secundum equivocationem, ut:

7. FALLACIE

359

un animale bianco si muove un animale bianco corre dunque un animale bianco e si muove e corre':
nelle premesse 4animale' ha una supposizione determinata e nella conclusione pure. Alla stessa maniera ove questi stessi dicono che avviene un processo dal semplice al personale, o ci non comporta la fallacia della figura dell'espressione, o bisogna che si intenda qui come qualcosa questo qualcosa, come

' l'uomo specie quest'uomo uomo dunque quest'uomo specie'.


significando *uomo come qualcosa e significando4quest'uomo' questo qualcosa; come abbastanza chiaramente risulta da quanto si detto. E qui

ogni uomo animale dunque ogni uomo questo animale';


e alla stessa maniera qui:

'ogni corpo animato tranne l'animale insensibile dunque tranne questo animale ;
infatti in entrambe 4animale' significa come qualcosa, mentre 'questo animale significa questo qualcosa; e quindi come qualcosa interpretato come questo qual-

cosa.

100. E si noti che i diversi generi, in quanto sono semplicemente nella stessa espressione, sono origine 1 errore in base ad equivocazione, come:

360

TRACTATUS

sacerdos celebrai mulier est sacerdos ergo mulier celebrat\


%

Sed diversa genera non solum prout sunt in eisdem dictionibus, sed secundum quod sunt in diversis dictionibus, sic quod una earum habet genus suum proprium sibi et habet genus alterius apparenter, sunt principia fallendi secundum figuram dictionis quoad primum modum, ut prius patuit. Et de hac fallacia diffuse dictum est propter multas eius difficultates.
t

DE FALLACIIS EXTRA DICTIONEM

plures interrogationes ut una.

101 Fallacia extra dictionem dicitur cuius causa apparentie et causa non existentie est in re. Et per hoc differt a fallaciis in dictione. Fallacia enim in dictione est cuius causa apparentie est in dictione et causa falsitatis in re. Fallacie autem extra dictionem sunt septem. Quarum prima est accidens, secunda est secundum quid et simpliciter, tertia est ignorantia elenchi, quarta est petit io eius quod erat in principio, quinta est con sequens, sexta vero est non causa ut causa, septima est

7. FALLACIE

361

7/ sacerdote celebra, la donna sacerdote dunque la donna celebra\


Ma i diversi generi, non solo in quanto sono nelle stesse espressioni, ma anche in quanto sono in espressioni diverse, sicch una di esse ha un genere proprio e ha il genere di un'altra apparentemente, sono origine di fallacia circa la figura dell'espressione relativamente al primo modo, come prima si visto. E di questa fallacia ampiamente si detto in conseguenza della sue molteplici difficolt.

FALLACIE NON DOVUTE ALL'ESPRESSIONE

101. Fallacia non dovuta all'espressione si dice quella la cui causa dell'apparenza e la causa della non esistenza sono nella cosa. E perci differisce dalle fallacie inerenti all'espressione. Infatti la fallacia inerente all'espressione quella la cui causa dell'apparenza nell'espressione e la causa della falsit nella cosa. Inoltre le fallacie non dovute all'espressione sono sette. La prima riguarda Vaccidente; la seconda, il giu-

dicare relativamente a qualcosa e semplicemente; la terza Fignoranza dell'elenco, la quarta la petizione di aoc be da principio si stabilito di provare; la quinta concerne la conseguenza, la sesta sta nel considerare cl o che non causa come causa , la settima consiste nel7 I 59 assumere pi domande come una sola,

362

TRACTATUS

DE ACCIDENTE

102 De accidente igitur primo est dicendum. Ponitur autem ab Aristotile talis ratio accidentis: "accidens fit quando similiter quidlibet fuerit assignatum rei subiecte et accidenti inesse". Ut:

homo est species Sortes est homo ergo Sortes est species*;
hic enim homo est res subiecta et Sortes accidit ei; et species assignatur inesse utrique et etiam similiter, quia utrique assignatur inesse ut accidens subiecto suo. 103 Et nota quod ubicumque est sophisma accidentis, exigitur duplex accidens, unum quod accidit rei subiecte et aliud quod assignatur rei subiecte et accidenti eius inesse. Et utrumque assignatur in predieta ratione communi paralogismorum accidentis. Si ergo aliquis querat qualiter sumatur hic 'accidens\ dicendum quod questio ista multiplex est propter illud duplex accidens quod semper exigitur ad paralogismum secundum accidens. Et ideo dicendum quod si I querat de ilio accidente quod assignatur inesse utrique, tunc illud accidens non est prout sumitur a Porfirio unum de quinque predicabilibus, neque secundum quod sumitur ab Aristotile unum de quatuor predicatis in Topicis neque est accidens quod ex opposito dividitur contra substantiam, cum dicimus. "quicquid est, aut est substantia, aut accidens, aut

7. FALLACIE

363
ACCIDENTE

102. Bisogna dunque dire prima di tutto dell'accidente. Da Aristotele viene formulata questa definizione del sofisma dell'accidente: la fallacia concernente "l'accidente avviene quando si consideri una qualunque determinazione come appartenente alla stessa maniera tanto alla cosa che fa da soggetto, quanto all 'accidente". Come:

uomo specie, Socrate uomo, dunque Socrate sp e eie ' ;


qui infatti uomo la cosa che fa da soggetto e Socrate suo accidente; e la specie attribuita ad entrambi e anche alla stessa maniera, poich si ritiene che appartenga ad entrambi come l'accidente al suo soggetto. 103. E si noti che, in tutti i casi in cui c' il sofisma dell'accidente, bisogna che vi sia un duplice accidente, uno che sia accidente della cosa che fa da soggetto e l'altro che sia attribuito alla cosa che fa da soggetto e al suo accidente. Ed entrambi sono attribuiti secondo la suddetta definizione generale dei paralogismi dell'accidente. E bisogna dire perci, se la questione nguarda l'accidente attribuito a entrambi, che tale accidente, non inteso come uno dei cinque predicabili secondo Porfirio, n , secondo quanto sostiene Aristotele nei Topici, uno dei quattro predicati 60 , n accidente che si distingue e si contrappone nei confronti di sostanza, quando diciamo "tutto ci che , o e sostanza o accidente, oppure il Creatore della so-

364

TRACTATUS

Creator substantie et accidentis". Sed illud accidens est idem quod 'non necessarum in consequendo'. 1 Quia 'non-necessarium dupliciter dicitur. Uno modo in predicando vel in subiciendo, ut 'Sortes est homo\ 4 vel animai est substantia\ secundum quod superius uno modo accidit inferiori et alio modo econverso inferius superiori; et non sumitur hic hoc modo 'nonnecessarium. Alio autem modo est non-necessarium in consequendo, ut diximus; et sic sumitur hic accidens quod assignatur inesse utrique\ Unde accidens hoc modo opponitur ei quod est 'ex necessitate accider. Sed non dico 'ex necessitate accider prout necessitas inferendi causatur ex qualitate et quantitate et ordine propositionum, - quod enim huic necessitati opponitur, inutilis coniugatio appellatur in Prioribus - , sed dico 'ex necessitate accider prout necessitas inferendi causatur ab habitudinibus localibus, ut in dialeticis, vel a causa vel ab effectu, ut in demonstrativis; et huic necessitati inferendi opponitur accidens quod assignatur inesse utrique, quia sic dicitur dupliciter 'ex necessitate accider. Unde 'accidens' hoc modo idem est quod 'non-necessarium in consequendo' contra istam necessitatem inferendi quam diximus. Si autem querat de ilio accidente quod accidit rei subiecte, dico quod est extraneum vel diversum in respectu ad aliquid tertium. Unde 'homo' secundum quod stat sub hoc predicato 'species*, omnia inferiora

7. FALLACIE

365

e dell'accidente". Ma l'accidente che stiamo considerando la stessa cosa di 4non-necessario nel conseguire. Infatti 'non-necessario' si dice in due modi. In un modo il non-necessario nel predicare o nel rendere soggetto, come 4Socrate uomo o 4animale sostanza', secondo cui, per un verso, ci che sta sopra accidente di ci che sotto, e, per un altro, viceversa, ci che sta sotto accidente di ci che sopra; e non in questo modo che qui si impiega 4non-necessario\ Nell'altro modo, invece, il non-necessario nel conseguire, come abbiamo detto; e cos si intende qui 'accidente attribuito a entrambi. Sicch accidente in questo modo contrapposto a ci che si dice 4appartenere per necessita . Ma non dico4appartenere per necessita nel senso che la necessit dell'inferire dovuta alla qualit, alla quantit e all'ordine delle proposizioni - ci che infatti contrapposto a questa necessit indicato, negli Primi Analitici61, come connessione inutile - ma dico 4appartenere per necessita nel senso che la necessit dell'inferire dovuta al modo di configurarsi dei luoghi, come nei sillogismi dialettici, o alla causa o all'effetto, come nei sillogismi dimostrativi; e a questa necessit dell'inferire contrapposto l'accidente attribuito a entrambi, poich cos si dice in duplice senso4appartenere per necessita . Sicch4accidente in questo modo la stessa cosa di 4non-necessario nel conseguire', di contro alla necessit dell'inferire di cui abbiamo detto62. Se invece la questione riguarda l'accidente che accidente della cosa che fa da soggetto, dico che esso e estraneo o diverso rispetto a qualche terzo. Sicch di uomo\ in quanto sta sotto al predicato 4specie', sono accidenti tutte quelle cose che sono al di sotto di esso e alla stessa maniera tutte quelle che sono al di
stanza
/

366

TRACTATUS

accidunt ei et omnia superiora similiter; unde ex utraque parte est accidens, si aliquid illorum accidit. Ut:

' homo est species homo est substantia ergo substantia est species'
vel:

homo est species Sortes est homo ergo Sortes est species* ;

et sic tam superius quam inferius accidit homini respectu ad aliquid tertium. 104 Nota etiam quod quidam dixerunt quod accidens quod exigitur ad hanc fallaciam, erat medium in parte idem et in parte diversum cum extremis. Sed isti dupliciter errabant. Uno modo quia in quolibet sillogismo oportet medium esse in parte idem et in parte diversum cum utraque extremitate. Errabant etiam quia supponebant unum modum accidentis exigi ad hanc fallaciam, quod falsum est, cum, sicut diximus, ad ipsam semper duplex accidens exigatur. 105 Nota etiam quod duplex idemptitas medii exigitur in quolibet bono sillogismo: una enim idemptitas est que patitur secum diversitatem - et hec est ipsius medii ad extrema, ut diximus -, alia est idemptitas ipsius medii in se secundum quod in premissis est medium iteratum, sive secundum quod stat in ra-

7. FALLACIE

367

sopra: sicch, se qualcuna di esse accidente, accidente relativamente a queste due parti. Come:

uomo specie uomo sostanza dunque la sostanza specie'


oppure:

'uomo specie Socrate uomo dunque Socrate specie'


e cos tanto ci che sopra quanto ci che sotto accidente di uomo rispetto a qualche terzo. 104. Si noti anche che alcuni hanno detto che l'accidente richiesto per tale fallacia un medio in parte identico in parte diverso rispetto agli estremi. Ma questi cadevano in un duplice errore. Da una parte, sbagliavano perch in qualsiasi sillogismo necessario che il medio sia in parte identico e in parte diverso rispetto ai due estremi. Dall'altra, erravano anche perch ritenevano che un solo modo dell'accidente fosse richiesto da questa fallacia, il che falso, poich bisogna che vi sia per questa fallacia, come abbiamo detto, un duplice accidente. 105. Si noti anche che in qualsiasi sillogismo valido si richiede una duplice identit del medio; infatti una identit quella che permette la diversit da s - e questa e quella dello stesso medio rispetto agli estremi -; 1 altra l'identit dello stesso medio per s rispetto a ci che nelle premesse il medio ripetuto, o rispetto a C1 s t a in ragione del medio ripetuto, perch esso

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TRACTATUS

tione medii iterati, quia secundum quod iteratur medium in premissis, debet simpliciter esse idem. Et con-' tra hanc idemptitatem in medio peccat hec fallacia.

De causis et modis accidentis


106 Visa ratione communi paralogismorum accidentis, et quod duplex accidens exigitur semper ad paralogismos accidentis, et qualiter sumantur ibi duo modi accidentis et qualiter non, et quod duplex idemptitas exigitur in quolibet sillogismo, nunc dicendum est de causis et modis accidentis. Principium ergo motivum accidentis est idemptitas medii secundum partem prout iteratur in premissis. Et dico 'prout iteratur in premissis\ ut non intelligatur de illa idemptitate secundum partem que est ipsius medii ad extrema, sed in se, ut iteratum est. Principium autem defectus est diversitas medii iterati secundum rationem. Verbi grada:

'homo est species Sortes est homo ergo Sortes est species';
hic est accidens, quia medium, scilicet homo\ est idem secundum substantiam in premissis, prout iterai tur; non autem est idem secundum rationem, quia 'homo' subicitur in maiori pr ipso communi secunl

7. FALLACIE

369

deve essere identico semplicemente a quello che il medio ripetuto nelle premesse. E nei confronti di tale tipo di identit del medio difetta questo tipo di fallacia.

Cause e modi dell'accidente


106. Vista la definizione generale dei paralogismi di accidente, e visto che bisogna che vi sia sempre un duplice accidente nei paralogismi di accidente, e come si intendano qui i due modi dell'accidente e come no, e che una duplice identit richiesta in qualsiasi sillogismo, bisogna ora dire delle cause e dei modi della fallacia dell'accidente. Dunque principio motore della fallacia dell'accidente l'identit del medio per quanto riguarda il suo essere ripetuto nelle premesse. E dico 'per quanto riguarda il suo essere ripetuto nelle premesse' perch non si intenda l'identit per quanto riguarda lo stesso medio rispetto agli estremi, ma in s, in quanto ripetuto. Invece il principio del difetto la diversit, circa la ragione, del medio ripetuto. Per esempio:

*l'uomo specie, Socrate uomo, dunque Socrate specie' ; 9 qui vi accidente, poich il medio, cio 'uomo , nel-

le premesse lo stesso circa la sostanza, in quanto ripetuto; ma non lo stesso circa la ragione, poich 'UOMO e reso soggetto nella premessa maggiore in quanto considerato in generale per se stesso, e non in quanto in Socrate o rispetto al rapporto che esso

370

TRACTATUS

dum se, et non prout est in Sorte sive secundum comparationem quam habet ad inferiora - sed in minori propositione predicatur de Sorte secundum istam comparationem, et non se cundum illam; et sic est in substantia idem, diversum autem in ratione, prout iteratur. Cum autem dico:
%

omnis homo currit Sortes est homo ergo Sortes currit',

hic est bonus sillogismus, quia 4currer predicatur de homine secundum comparationem quam habet 4homo ad inferiora; et sic non sumitur medium in rationibus diversis, sicut cum subiciebatur speciei. 107 Si quis obiciat quod, cum medium sumatur secundum diversas comparationes accidentales, ergo medium est accidens in hac fallacia, dicendum quod non sequitur, quia medium, licet sumatur in diversis comparationibus accidentalibus, hoc non est quia ipsum accidat aliis, sed quia alia accidunt ipsi, sicut homini accidit esse speciem et aliter accidit ei Sortes, ut predictum est.
-ito a

108 Modi autem huius fallacie distinguuntur a parte accidentis quod accidit rei subiecte, quia accidens quod accidit rei subiecte, aliquando est antecedens, aliquando consequens, aliquando convertibile. Quia uno modo accidit inferius superiori, sicut dicit Aristotiles quando dat generalem solutionem paralogismo-

7. FALLACIE

371

con le cose che sono sotto di esso - ma nella premessa minore si predica di Socrate riguardo a questo rapporto, e non in considerazione della premessa maggiore; e cos quando ripetuto, la sostanza la stessa, ma cambia la ragione. Se invece dico:
presenta

*ogni uomo corre, Socrate uomo, 9 dunque Socrate corre


questo un sillogismo valido, poich 'correre predi9 cato dell'uomo secondo il rapporto che 'uomo ha con ci che sta sotto di esso; e cos il medio non assunto in base a ragioni diverse, cos come nel caso in cui sia reso soggetto rispetto a specie 63 . j 107. Se si obietta che, poich il medio impiegato secondo differenti rapporti di accidente, il medio dunque accidente in questa fallacia, bisogna rispondere che ci non consequenziale, poich il medio, se impiegato in diversi rapporti di accidente, non perch esso sia accidente di qualcos'altro, ma perch qualcos'altro accidente di esso, cos come di uomo accidente essere specie e, in modo diverso, accidente Socrate, come si detto.

108. Invece i modi di questa fallacia si distinguono in considerazione dell'accidente che determinazione della cosa che fa da soggetto, poich l'accidente che determinazione della cosa che fa da soggetto alcune volte antecedente, altre conseguente, altre convertibile. Infatti, in un primo modo, ci che sotto accidente di ci che sopra, come dice Aristotele64 quando d la soluzione generale dei paralogismi del-

372

TRACTATUS

rum accidentis, quia homini accidit Sortes; et in Secundo Topcorum quod triangulo accidit equilaterus, qui est species trianguli, sicut ysocheles; equilatera enim est triangulus habens tria latera equalia, ysocheles autem est triangulus habens tantum duo latera equalia, gradatus vero omnia inequalia. Alio autem modo superius accidit inferiori. Unde Aristotiles in capitulo de reductione ad ignorantiam elenchi dicit quod accidit triangulo esse figuram, et in principio Metaphysice veteris dicit quod homo accidit Sorti. Tertio autem modo sumitur 'accidens secundum quod convertibile accidit suo convertibili, ut postea patebit. Et sic dico quod aliquando accidit superius inferiori, aliquando inferius superiori, aliquando convertibile convertibili. Similiter intellige de antecedente et consequente et convertibili, sive fuerint predicabilia sive non, quia tam in predicabilibus quam in non predicabilibus accidit hec fallacia.

De primo modo
109 Primus modus accidentis fit quando antecedens accidit ei cui antecedit. Ut:
>

vel:

'homo est species Sortes est homo ergo Sortes est species'

7. FALLACIE

373

l'accidente, in considerazione del fatto che di

che una specie del triangolo, come pure l'isoscele; infatti l'equilatero il triangolo avente tre lati eguali, invece l'isoscele il triangolo che ha soltanto due lati eguali, mentre lo scaleno li ha tutti ineguali. Nel secondo modo, invece, ci che sopra accidente di ci che sotto. In questo senso, Aristotele66 nel capitolo sulla riduzione all'ignoranza dell'elenco dice che del triangolo accidente essere figura, e all'inizio del primo libro della Metafisica67 dice che uomo accidente di Socrate. Nel terzo modo *accidente' impiegato nel senso che il convertibile accidente del suo convertibile, come si vedr in seguito 68 . E quindi dico che alcune volte accidente ci che sopra di ci che sotto, altre ci che sotto di ci che sopra, altre il convertibile del convertibile. Alla stessa maniera si considerino l'antecedente e il conseguente e il convertibile, sia che siano categorie sia che non lo siano, perch questa fallacia presente sia nelle categorie sia in ci che non categoria.

uomo 65 accidente Socrate; e nel secondo libro dei Topici , dove dice che del triangolo accidente l'equilatero,

Primo modo
109. U primo modo della fallacia dell'accidente si ha quando ci che antecedente accidente di ci di cui antecedente. Come:

o:

l'uomo una specie Socrate un uomo dunque Socrate una specie'

374

TRACTATUS

vel:

animai est asinus homo est animai 1 ergo homo est asinus animai currit homo est animai ergo homo currit'
4

vel:

omnis triangulus habet tres angulos equales duobus rectis ysocheles est triangulus ergo ysocheles habet tres angulos equales duobus rectis'
vel:

vel:

omne metallum est naturale sed omnis statua fusilis est metallum ergo omnis statua fusilis est naturalis' 1 omnis lapis vel lignum est naturale sed domus est ex lapidibus et lignis ergo domus est naturalis\

In primo enim paralogismo Sortes, qui antecedit ad hominem, accidit ei et species assignatur inesse utrique. In secundo homo accidit animali ti'asinus assignatur inesse utrique. Et similiter esset, si animai predicaretur de utroque, ita quod paralogismus fieret in secunda figura, ut:

asinus est animai homo est animai ergo homo est asinus\
Similiter in alio homo accidit animali et currere assignatur inesse utrique. In quarto autem ysocheles accidit triangulo et habere tres angulos assignatur inesse utrique.

7. FALLACIE

315

'un animale l'asino l'uomo un animale 9 dunque l'uomo asino


o:

l'animale corre l'uomo un animale 1 dunque l'uomo corre ogni triangolo ha tre angoli eguali a due retti l'isoscele un triangolo dunque l'isoscele ha tre angoli eguali a due retti 'ogni metallo naturale ma ogni statua di bronzo di metallo 1 dunque ogni statua di bronzo naturale 'ogni pietra o ogni legno per natura ma la casa di pietra e di legno dunque la casa per natura\
(

o:

o:

o:

Nel primo paralogismo, infatti, Socrate, che antecedente a uomo, suo accidente, e specie attribuita ad entrambi. Nel secondo, uomo accidente di animale, e asino attribuito ad entrambi. E sarebbe la stessa cosa se animale venisse predicato di entrambi, per cui si avrebbe il paralogismo della seconda figura, come:

'l'asino un animale l'uomo un animale dunque l'uomo un asino .


Alla stessa maniera, nell'altro, uomo accidente di minale e correre attribuito ad entrambi. Nel quarto invece isoscele accidente di triangolo e avere tre an&>b attribuito ad entrambi.

376

TRACTATUS

110 Et nota quod in isto paralogismo, sive dialeticus sive demonstrator ostendat habere tres angulos etc. de ysochele ut de subiecto adequato vel convertibili, semper est sophisma accidentis. Sed si uterque illorum ostendat habere tres de ysochele ut de subiecto particulari per medium conveniens, ut si iste per medium dialeticum, ille per medium demonstrativum, erit semper bonus sillogismus quoad utrumque, quia quoad istum bonus sillogismus dialeticus, quoad demonstratorem autem erit demonstratio particularis bona. 111 Et nota quod si *triangulus' accipiatur inquantum est predicabile de ysochele, sic est medium dialeticum; si autem accipiatur 'triangulus' inquantum habet in se causam proximam illius passionis que est habere tres, et si fiat medium ut probetur eadem passio de ysochele ut de subiecto particulari, sic est medium demonstrativum; et est secundum hoc demonstratio particularis. Unde idem sumptum secundum diversas rationes potest esse medium dialeticum et medium demonstrativum. Unde nichil dicunt dicentes in predicto paralogismo esse sophisma accidentis quoad demonstratorem, et bonum sillogismum quoad dialetiy cum, quia, lict sumatur 'triangulos prout habet in se proximam causam et immediatam illius passionis, tamen dum eadem passio probetur de ysochele ut de proprio subiecto, semper est sophisma a c c i d e n t i s . Et constat quod medium sic sumptum non est dialeticum. Unde intelligendum est sicut diximus.

7. FALLACIE

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110. E si noti che in questo paralogismo, tanto che sia il dialettico quanto colui che dimostra a dichiarare che si hanno tre angoli eguali ecc. riferendosi all'isoscele come a un soggetto reso eguale o convertibile, si tratta sempre di sofisma di accidente. Ma se entrambi dichiarano che si hanno tre angoli riferendosi all'isoscele o a un soggetto particolare tramite un medio conveniente, l'uno tramite un medio dialettico, l'altro tramite un medio dimostrativo, si tratter sempre di sillogismo valido per quel che riguarda entrambi, poich per il primo si avr un valido sillogismo, per colui che dimostra, invece, una valida dimostrazione particolare. 111. E si noti che se 'triangolo' assunto in quanto predicabile dell'isoscele, in tal caso medio dialettico; se invece 4triangolo' assunto in quanto ha in s la causa prossima dell'affezione avere tre, e se fa da medio in modo che tale affezione sia provata dell'isoscele come soggetto particolare, si tratta, in tal caso, di medio dimostrativo; e si ha, sotto questo riguardo, una dimostrazione particolare. Sicch lo stesso, assunto secondo ragioni diverse, pu essere medio dialettico o medio dimostrativo. Sicch non dicono nulla da prendere in considerazione coloro che affermano che nel suddetto paralogismo vi un sofisma di accidente per quanto riguarda il dimostratore, e un valido sillogismo per quanto riguarda il dialettico, dato che, bench 'triangolo' sia assunto in quanto ha in s la causa prossima e immediata di quell'affezione, tuttavia finch la stessa affezione provata dell'isoscele quale suo soggetto, si tratta sempre del sofisma di accidente* Ed certo che il medio cos assunto non dialettico. Dunque bisogna intendere come dicemmo.

'O

.
f

TRACTATUS
v

112 Similiter statua fusilis accidit metallo et domus lignis et lapidibus prout medium stat sub hoc predicato 'esse naturale' vel 'esse a naturaUnde in omnibus hiis accidit antecedens consequenti, sed in duobus uly 4 timis prprie antecedens et4consequens' non sumuntur secundum predicationem: metallum enim proprie non predicatur de statua fusili neque lapides et Ugna de domo. Si quis obiciat quod hic est accidens:
r

'omne animai currit omnis homo est animai ergo omnis homo currit',
cum homo accidat animali et currere assignetur inesse utrique, dicendum, ut prius, quod non est ibi accidens, cum animai subiciatur cursui discrete et signate in maiori pr quolibet inferiori, et similiter predicetur in minori ipsum animai de homine per comparationem ad omnia contenta sub homine. Et sic medium est idem secundum substantiam et sumitur secundum comparationem eandem, et sic sumitur medium uniformiter, et non difformiter.

De secundo modo
113 Secundus autem modus accidentis fit quando consequens accidit antecedenti. Ut:

7. FALLACIE

379

112. Alla stessa maniera statua di bronzo accidente di metallo, e casa accidente di legno e di pietra in quanto il medio sta sotto questo predicato 'essere naturale o 'essere per natura!. Sicch in tutti questi esempi l'antecedente accidente del conseguente, ma negli ultimi due in particolare 'antecedente' e 'conseguente' non sono assunti in modo appropriato secondo predicazione; metallo infatti non predicato in modo appropriato di statua di bronzo, n pietra e legno di casa. Se qualcuno obietta che qui vi un sofisma di accidente:

'ogni animale corre ogni uomo animale dunque ogni uomo corre\
dato che uomo accidente di animale e correre attribuito ad entrambi, bisogna dire, come prima, che qui non c' tale sofisma, in quanto animale soggetto a corsa nella premessa maggiore in maniera discreta e chiara in considerazione di ci che sta sotto di esso, e, alla stessa maniera, nella premessa minore lo stesso animale predicato riguardo a uomo in rapporto a tutto ci che compreso sotto uomo. E cos il medio lo stesso circa la sostanza ed assunto in base allo stesso rapporto, e dunque usato in maniera conforme e non difforme.

Secondo modo
113. Invece il secondo modo della fallacia dell'accidente avviene quando il conseguente accidente dell'antecedente. Come:

380

TRACTATUS

et:
4

'homo est species homo est substantia 1 ergo substantia est species ;

vel:

omnis triangulus habet tres angulos equales duobus rectis sed omnis triangulus est figura ergo figura habet tres angulos etc. '; 'medicus sanat Sortem sed Sortes est homo ergo medicus sanat hominem ; Sortes est monachus Sortes est albus ergo Sortes est monachus albus 'cognosco Coriscum sed Coriscus est veniens ergo cognosco venientem\ 'omnis domus est artificialis omnis domus est ex lapidibus et lignis ergo lapides et Ugna sunt artificialia\
4

In primo enim substantia accidit homini et species assignatur inesse utfique ut subiecto suo proprio adequato; et ideo est sophisma accidentis. In secundo autem figura accidit triangulo. Sed habere tres etc. assignatur in esse utrique ut subiecto proprio adequato; et sic similiter. In alio autem homo accidit Sorti; omnis enim motus et omnes operationes circa singularia sunt. Unde medicus non sanat hominem nisi secundum accidens, sed Sortem vel Platonem.

7 . FALLACIE

0 1

'l'uomo una specie l'uomo una sostanza dunque la sostanza specie" ;


e;

'ogni triangolo ha tre angoli eguali a due retti, ma ogni triangolo una figura dunque ogni figura ha tre angoli ecc."; 'il medico guarisce Socrate ma Socrate un uomo dunque il medico guarisce uomo\ 'Socrate monaco Socrate bianco 69 dunque Socrate monaco bianco' ; 'conosco Corisco ma Corisco sta per venire dunque conosco chi sta per venire ; 'ogni casa un artefatto ogni casa di pietra e di legno dunque la pietra e il legno sono artefatti.

o:

Nel primo esempio, infatti, sostanza accidente di uomo e specie attribuito a entrambi come propri soggetti resi eguali; e cos si ha un sofisma di accidente. Nel secondo invece figura accidente di triangolo. Ma avere tre ecc. attribuito ad entrambi come propri soggetti resi eguali; e cos alla stessa maniera di prima. Nell'altro, invece, uomo accidente di Socrate; infatti ogni moto e ogni operazione riguardano cose Particolari. Sicch il medico non guarisce l'uomo se non relativamente all'accidente, ma Socrate o Platone.

382

TRACTATUS

In alio vero esse monachum accidit Sorti et album assignatur in esse utrique; monachum autem esse est accidens commune et sic habet rationem consequentis et sic consequens accidit antecedenti. Similiter veniens accidit Corisco et cognosci a me assignatur inesse utrique. In ultimo autem lapides et Ugna accidunt domui secundum quod domus stat sub hoc predicato 4 esse artificiale' vel4esse ab arte'. Lapides enim et ligna non sunt artificialia neque ab arte, immo sunt a natura, sed quadratura vel dodratura eorum est ab arte; unde accidunt domui respectu illius predicati. Et sic in omnibus predictis in isto secundo modo consequens accidit antecedenti.
#

De tertio modo
114 Tertius autem modus accidentis fit quando convertibile accidit suo convertibili. Ut:

homo est species risibile est homo ergo risibile est species homo enim subicitur speciei secundum suam essentiam et non ratione qua est risibile; et sic risibile accidit homini respectu huius predicati quod est 'species.
Item:

risibile est proprium homo est risibile ergo homo est proprium';

7. FALLACIE

383

Nell'altro, poi, essere monaco accidente di Socrate, e bianco attribuito ad entrambi; invece essere monaco accidente comune cos ha la condizione di conseguente e cos il conseguente diventa accidente dell'antecedente. Alla stessa maniera *sta per venire' accidente di Corisco ed essere conosciuto da me attribuito ad entrambi. Nell'ultimo, invece, pietra e legno sono accidenti di casa in rapporto al fatto che casa sta sotto il predicato *essere un artefatto', o *essere artificiale'. La pietra e il legno non sono artefatti n artificiali, ma sono per natura, mentre la loro quadratura o la levigatura artificiale; quindi sono accidenti della casa rispetto a quel predicato. E cos, negli altri esempi indicati, in questo secondo modo il conseguente accidente dell'antecedente.

Terzo modo
p
*

114. Il terzo modo, invece, si ha quando il convertibile accidente del suo convertibile. Come:

'l'uomo specie capace di ridere l'uomo dunque capace di ridere specie'; uomo, infatti soggetto a specie rispetto la sua essenza, e non in base alla ragione di capace di ridere; e cosi capace di ridere accidente di uomo rispetto al suo 4 predicato che specie . Ancora:

essere capace di ridere qualcosa di proprio l'uomo capace di ridere dunque l'uomo qualcosa di proprio

384

TRACTATUS

nam homo accidit risibili, quia risibile ita est subiectum huius intentionis proprium quod non ratione hominis\ et sic homo accidit risibili; et sic convertibile accidit convertibili. Similiter hic:

'pater est in superpositione ergo et filius*,


r

quia prout pater stat sub ilio predicato,////j accidit ei et sic pater est res subiecta et filius est accidens rei subiecte et esse in superpositione est accidens quod assignatur inesse utrique. Et ideo est non necessarium prout filius consequebatur ad patrem, et sic est nonnecessarium in consequendo. Et similiter hic:

'id quod est pater est natura prius filio ergo pater est natura prius filio\
In hoc enim subiectum paternitatis est res subiecta, scilicet id quod est pater, et pater est accidens rei subiecte et esse natura prius filio assignatur inesse utrique. 115 Et nota quod differt hec convertibilitas a predictis quia 'pater* convertitur cum 'eo quod est pater sive cum subiecto paternitatis sicut relatio cum proprio subiecto in quo habet esse vel fieri comparando ipsum ad aliud; 'risibile' autem cum 4homine non sic, sed sicut propria passio cum proprio subiecto; 'pater autem et 'filius* neutro predictorum modorum, sed sij

7. FALLACIE

385

infatti uomo accidente di capace di ridere, poich capace di ridere fa da soggetto di quanto inteso da qualcosa di proprio, che non in ragione di uomo; e cos uomo accidente di capace di ridere; e cos il convertibile accidente del suo convertibile. Alla stessa maniera qui:

*il padre situato al di sopra dunque anche il figlio' ;


poich, in quanto padre sta sotto quel predicato, figlio suo accidente e cos padre la cosa che fa da soggetto e figlio accidente di essa e essere situato al di sopra accidente che attribuito ad entrambi. E cos una conseguenza non necessaria in quanto figlio era conseguente a padre; e cos si ha il non-necessario nel conseguire. E alla stessa maniera qui:

'ci che padre per natura prima del figlio dunque il padre per natura prima del figlio'.
Qui infatti ci che soggetto di paternit la cosa che fa da soggetto, cio ci che padre, e il padre accidente della cosa che fa da soggetto e essere per natura prima del figlio attribuito ad entrambe. 115. E si noti che questa convertibilit differisce da quelle menzionate prima, perch 'padre' convertito con ci che padre' o con ci che soggetto di paternit, come relazione col proprio soggetto a cui deve 1 essere o il divenire, rapportando l'uno all'altro; non cosi e invece per la conversione di 'risibile' con uomo , che stanno invece come conversione dell'aff0 zione propria con il soggetto proprio; invece 'padre' e Hho non si convertono in nessuno dei suddetti mo-

386

TRACTATUS

cut unum correlativorum cum altero; plures enim et diverse sunt cause convertibilitatis. Ex predictis iam patet quod unum convertibile accidit suo convertibili respectu alicuius tertii. 116 Et nota quod ubicumque est figura dictionis ibi est semper accidens, et non econverso, sed per diversa principia et per diversas rationes sese concomitantes. Quia sicut videre duas habet comparationes diversas sive duos respectus diversos sese concomitantes, - videre enim comparatur ad oculum, et est ipsius ut organi; et comparatur ad colorem, et est ipsius ut obiecti; et isti duo respectus concomitantur se semper in eodem actu videndi, licet sint diversi, similiter est ubi est figura dictionis, quia modus significandi comparatur ad dictionem, et est ipsius ut instrumenti vel signi, et comparatur ad rem significatam, et est ipsius ut obiecti vel significati, et etiam ut subiecti. Et intelligo hoc de modo significandi quoad omnes modos figure dictionis sive quoad omnes species eius, scilicet secundum quod iste modus significandi habet hos duos respectus diversos. Unde dico quod si ille modus significandi fuerit principium motivum, prout est in suo signo", quod est dictio, sic est deceptio in dictione et sic est figura dictionis. Sed si *modus significandi' sumatur secundum alteram comparationem, scilicet secundum quod comparatur ad rem et est ipsius ut subiecti, et fit hoc modo principium motivum, sic est deceptio extra dictionem et sic est acci-

7. FALLACIE

387

di, ma come uno dei correlativi con l'altro; infatti molteplici e diverse sono le cause della convertibilit. E da quanto abbiamo detto risulta gi che uno dei convertibili accidente del suo convertibile rispetto a qualche terzo.
*

116. E si noti che ovunque ci sia la figura dell'espressione, vi sempre la fallacia dell'accidente e non viceversa, ma per principi diversi e per sue ragioni concomitanti diverse. Perch, cos come vedere ha due riferimenti diversi, ossia pu essere considerato sotto due suoi diversi aspetti concomitanti - infatti vedere riferito agli occhi, e ci lo riguarda in quanto organo; ed riferito al colore, e ci lo riguarda in quanto oggetto; e questi due aspetti, bench diversi, gli sono sempre concomitanti in ogni atto del vedere - alla stessa maniera avviene dove vi sia la figura dell'espressione, poich il modo di significare riferito all'espressione, e ci la riguarda in quanto strumento o segno, ed riferita alla cosa significata, e ci la riguarda come oggetto e come significato, ed anche come soggetto. E intendo ci dei modi di significare per quanto riguarda tutti i modi della figura dell'espressione o tutte le sue specie, cio in considerazione del fatto che questo modo di significare si presenta sotto due diversi aspetti. Sicch dico che se quel modo di significare sar stato principio motore, in quanto nel suo segno, cio nell'espressione, allora vi errore nell'espressione e quindi si tratta di figura dell'espressione. Ma se 'modo di significare' assunto secondo un altro riferimento, cio in quanto riferito alla cosa e le appartiene essendo essa ci che fa da soggetto, e diventa jn questo modo principio motore, allora si tratta di Sganno non dipendente dall'espressione e quindi di

388

TRACTATUS

dens. Unde ubicumque est figura dictionis, ibi est semper accidens, et non econverso, quia ratio rei non dependet a ratione dictionis, sed ratio dictionis depende t a ratione rei, cum dictio sit signum rei et ad rem finaliter ordinetur; a fine autem est perfectio et complementum in hiis que sunt ad finem, et non econverso; quare sine ratione rei non potest esse ratio dictionis. 117 Nota etiam quod ubicumque est sophisma accidentis, dico medium, sive illud de quo vere predicatur quod assignatur inesse utrique, esse rem subiectam\ et minorem extremitatem, sive illud quod est a parte minoris extremitatis, esse accidens rei subiecte, sive sit subicibile vel predicabile de medio sive non; et maiorem extremitatem, sive illud quod est a parte maioris extremitatis, dico esse accidens quod assignatur inesse utrique. Et hoc est accidens alterum, quod est non-necessarium in consequendo. 118 Nec est contrarium quod dicit Aristotiles in Secundo Elenchorum quod quandoque illud quod inest accidenti, dicitur de re subiecta. Et sic videtur quod non solum per rem subiectam ostendimus aliquid sophistice de accidente, sed etiam per ipsum accidens ostendimus aliquid sophistice de re subiecta. Dico enim quod paralogismorum accidentis alii concludunt tantum unam partem contradictionis, sicut patet in predictis, alii autem concludunt utramque

7. FALLACIE

389

accidente. Sicch ovunque vi figura dell'espressione, vi sempre la fallacia accidente, e non viceversa, perch non la ragione della cosa a dipendere dalla ragione dell'espressione, ma la ragione dell'espressione a dipendere dalla ragione della cosa, essendo l'espressione segno della cosa ed essendo ordinata nel suo fine in funzione della cosa; ed in base al fine che vi compimento e complemento nelle cose che hanno un fine, e non viceversa; perci senza la ragione della cosa non pu esserci la ragione dell'espressione. 117. Si noti anche che ovunque ci sia il sofisma dell'accidente, dico che il medio, cio quello di cui si predica convenientemente ci che attribuito ad entrambi, la cosa che fa da soggetto; mentre l'estremo minore, ossia ci che fa da estremo minore, Yaccidente della cosa che fa da soggetto, sia essa suscettibile di essere resa soggetto o predicato del medio oppure no; invece l'estremo maggiore, ossia ci che fa da estremo maggiore, dico che Yaccidente attribuito ad entrambi. E questo l'altro accidente, quello che non-necessario nel conseguire. 118. N in contrasto ci che dice Aristotele70 nel secondo libro degli Elenchi che talvolta ci che appartiene all'accidente si dice della cosa che fa da soggetto. E cos risulta che non solo tramite la cosa che fa da soggetto dimostriamo qualcosa in modo sofistico circa 1 accidente, ma anche attraverso lo stesso accidente presentiamo qualcosa in modo sofistico circa la cosa che fa da soggetto. Dico infatti che dei paralogismi yl accidente alcuni contengono nella conclusione s o ' u n a parte della contraddizione, come risulta da 00 che abbiamo detto, altri invece entrambe le parti

TRACTATUS

partem contradictionis. Et hoc implicite vel explicite Ut:

cognosco Coriscum ignoro venientem ergo eundem cognosco et ignoro


ista conclusio habet contradictionem implicitam et unam partem accipit a parte rei subiecte, aliam vero a parte accidentis. Cum autem dico:

cognosco Coriscum et non cognosco venientem ergo eundem cognosco et non cognosco\
ibi est contradictio explicite. Et in illis qui habent utramque partem contradictionis, videtur esse quod dicit Aristotiles. Unde ipse dicit ibidem quod in quibusdam videtur sic et dicunt sic, in quibusdam autem non dicunt sic. In hiis autem qui concludunt unam partem contradictionis, ostenditur semper per rem subiectam aliquid convenire accidenti, sive sumantur termini secundum predicationem sive non.

119 Posset et aliter solvi, - et credo quod melius, licet illud verum sit -, dicendo scilicet quod neque in istis est instantia, cum in quolibet tali paralogismo sit virtus duorum paralogismorum. Unde etiam oportet intelligere tertiam propositionem in premissis sic:

7. FALLACIE

391

della contraddizione. E ci implicitamente o esplicitamente. Come:

'conosco Corisco ignoro che viene dunque lo conosco e lo ignoro


questa conclusione ha una contraddizione implicita di cui una parte riguarda la cosa che fa da soggetto e l'altra invece l'accidente. Quando invece dico:

conosco Corisco e non conosco che viene e quindi lo conosco e non conosco',
qui vi esplicitamente una contraddizione. E in quei paralogismi che presentano entrambe le parti della contraddizione, risulta esservi ci che Aristotele dice71. Sicch, egli dice ivi stesso, in alcuni paralogismi sembra cos ed essi dicono cos, in altri invece sembra cos ma essi non dicono cos. Inoltre in quelli che contengono nella conclusione una parte della contraddizione, si dimostra sempre tramite la cosa che fa da soggetto che qualcosa convenga all'accidente, sia che i termini siano assunti sotto forma della predicazione sia che no. 119. Si potrebbe anche risolvere la cosa diversamente - e credo che sia meglio, per quanto sia vero dicendo precisamente che in questi sofismi non vi neppure l'istanza, essendovi in qualsiasi paralogismo di tale tipo la capacit di due paralogismi. Sicch bisogna intendere nelle premesse una terza proposizione, cos:

392

TRACTATUS

cognosco Coriscum ignoro venientem et Coriscus est veniens ergo eundem cognosco et ignoro \
4

et sumuntur sic:
4

cognosco Coriscum Coriscus est ille qui venit ergo cognosco illum qui venit* ;

item:
ignoro venientem et veniens est ille qui venit ergo ignoro illum qui venit ergo cognosco et ignoro eundem\
4

In primo enim paralogismo per 4Coriscum1, qui est res subiecta, ostenditur ille qui venit esse in cognitione mea, que scilicet cognitio est ad minorem extremitatem et accidit Corisco secundum quod 4Coriscus' subicitur lei qui venit\ In secundo autem paralogismo per 4 venientem\ qui est res subiecta, ostenditur ille qui venit esse ignotus a me et sic veniens est res subiecta et est medium, et 4 ille qui venit1 est maior extremitas et 4 ignoro 1 est minor extremitas et est accidens venienti secundum quod 4 veniens ' stat sub ilio predicato. Et sic patet universaliter quid debet assignari res subiecta et quid accidens rei subiecte et quid accidens
quod assignatur inesse utrique.

7. FALLACIE

393

'Conosco Corisco ignoro che viene e Corisco sta venendo dunque lo conosco e lo ignoro ;

ed esse sono impiegate cos


*Conosco Corisco, Corisco colui che viene dunque conosco colui che viene'\
Ancora:

ignoro chi viene e chi viene colui che viene dunque ignoro colui che viene dunque conosco e ignoro lo stesso
4

Infatti nel primo paralogismo tramite 'Corisco', che la cosa che fa da soggetto, si dimostra che di colui che viene sono a conoscenza, conoscenza che riguarda l'estremo minore ed accidente di Corisco in considerazione del fatto che ' Corisco fa da soggetto dell'accidente ' colui che viene'. Invece, nel secondo paralogismo, tramite ' chi viene' che la cosa che fa da soggetto, si mostra che colui che viene mi ignoto e cos che viene la cosa che fa da soggetto ed medio, e ' colui che viene' l'estremo maggiore, 4ignoro' l'estremo minore ed accidente di chi viene, in cosiderazione del fatto che 'chi viene' sta sotto quel predicato. E cos risulta del tutto chiaro che cosa debba essere assunto come cosa che fa da soggetto e che cosa come accidente della cosa che fa da soggetto e che cosa come accidente attribuito a entrambi.

394

TRACTATUS

DE FALLACIA SECUNDUM QUID ET SIMPLICITER

De horum terminorum diffinitione

120 Sequitur de fallacia secundum quid et simpliciter. Primo igitur nota quod ' secundum quid' dicitur dupliciter. Quia uno modo 4 secundum quid? diminuii suum totum, ut 1 albus pedem' diminuit 4 album ' simpliciter, et ' homo mortuusy 'hominem\ Et per tale secundum quid fit fallacia secundum quid et simpliciter. Alio autem modo ' secundum quidy non diminuit suum totum, sed simpliciter ponit ipsum et infert, ut mus\ Et hoc est in qualibet forma et in quolibet accidente denominante totum per partem, ut crispitudo, que per caput denominat hominem; et simitas et aquilitas soli naso insunt et per hoc dicitur homo simus vel aquilus; et cecitas est in oculis et per hoc dicitur homo cecus; et scientia et virtus est in anima ut in subiecto et per hoc dicitur homo sciens vel habens virtutes; et sic de aliis consimilibus quecumque denominant totum per partem. Alie autem forme omnes et accidentia quecumque sunt forme et" accidentia ipsius totius ita quod non partis tantum - hec, inquam, omnia non possunt denominare totum nisi simpliciter insint toti. Et in tali'crispus caput; ergo crispus\ vel ' simus nasum; ergo si-

7. FALLACIE

39 5

FALLACIA RELATIVAMENTE A QUALCOSA E SEMPLICEMENTE

Definizione di questi termini

120. Si parler qui di seguito della fallacia relativamente a qualcosa e semplicemente. In primo luogo dunque si noti che ' relativamente a qualcosa' si dice in due modi. Infatti, in un modo, ' relativamente a qualcosa' riduce il tutto cui si riferisce, come ' bianco il piede* riduce 4 bianco ' semplicemente, e 'uomo morto' riduce ' uomo \ E tramite tale relativamente a qualcosa avviene la fallacia relativamente a qualcosa e semplicemente.

In un altro modo 'relativamente a qualcosa non riduce l'intero cui si riferisce, ma lo pone e lo inferisce semplicemente, come 'ricciuto il capo; dunque ricciuto' , o 'camuso il naso; dunque camuso'. E ci avviene in qualsiasi forma e in qualsiasi accidente che denomina il tutto in base a una parte, come l'essere ricciuto, che, in base alla testa, denomina l'uomo; e l'essere camuso e l'essere aquilino, che sono caratteristiche soltanto del naso, e in base a ci un uomo detto camuso o aquilino; e la cecit, che negli occhi, e in base a ci si dice che l'uomo cieco; e la scienza e la virt sono nell'anima come loro soggetto, e in base a ci si dice che l'uomo dotto e virtuoso; e cos via per tutti i casi in cui si denomini il tutto in base alla parte. Invece tutte le altre forme e accidenti, qualsiasi esse siano, sono forme e accidenti del tutto stesso e quindi non soltanto della parte - sebbene tutte queste, si badi, non possono denominare il tutto se non appartengono al tutto semplicemente. E in queste si

396

TRACTATUS

bus in ci di t fallacia secundum quid et simpliciter, quia determinano que fit in talibus secundum partem vel secundum alium respectum, diminuit ipsum simpliciter. Et tale 4 secundum quid? sumitur hic, non autem illud aliud quod non diminuit. Ex predictis autem patet quod ' secundum quid' prout hic sumitur, dicitur determinano diminuens rationem eius cui adiungitur; sinp liei ter autem appellatur res non diminuta, sive sit accidens sive substantia,
ut 4 album 9 > 4nigrum\ 4anima?, 4homo\

De causis et modis huius fallacie

121 Causa autem motiva huius fallacie est idemptitas in parte ipsius secundum quid diminuentis ad ipsum simpliciter dictum. Causa vero non existentie est diversitas eorundem. Fit autem hec fallacia tot modis quot contingit addere alicui determinationem diminuentem ipsum.

De primo modo

122 Primo" secundum partem in modo diminuentem. Ut:


4

est homo mortuus ergo est homo9 \

non sequitur quia 4mortuus9 diminuit rationem ipsius


4

hominis\

Et
X

7. FALLACIE

397

verifica la fallacia relativamente a qualcosa e semplicemente, poich la determinazione che avviene in esse in maniera parziale o relativamente a un altro aspetto, riduce il tutto semplicemente. Ed questo ' relativamente a qualcosa', e non quello che non riduce, ad essere preso qui in considerazione. Da quanto si detto risulta che ' relativamente a qualcosa' come qui quest'espressione impiegata, si dice della determinazione che riduce l'estensione di ci cui viene aggiunta; essere semplicemente si dice, invece, di ci che non ridotto sia esso accidente o sostanza, come ' bianco', 4 nero\ 'animale', 'uomo'.
Cause e modi di questa fallacia
i

121. Ora, causa motore di questa fallacia la parziale identit di ci che ridotto relativamente a qualcosa rispetto allo stesso detto semplicemente. La causa, invece, del difetto la loro diversit. Questa fallacia avviene in tanti modi, quanti sono quelli in cui a qualcosa si pu aggiungere una determinazione che lo riduce.
Primo modo

122. Il primo riguarda la parte che riduce di estensione. Come:


' uomo morto dunque uomo';
n

n consequenziale perch ' morto diminuisce l'estensione dello stesso termine luomo\ E

398
4

TRACTATUS

chimera est opinabilis ergo chimera est7;

Et:

opinabile7 enim diminuit 'esse*.

est animai pictum vel oculus pictus ergo est animai vel oculus7 ;

'pictum7 enim diminuit rationem horum. Aristotiles autem sic format paralogismos istos:
'quod non est, est opinabile,

ut chimera;
ergo quod non est, est7.

Et similiter tu potes formare omnes alios, ut:


'quod non est homo, est homo mortuus ergo quod non est homo, est homo7

et:
'quod non est animai, est animai pictum ergo quod non est animai\ est animai7. De secundo modo

123 Secundo secundum partem integralem. Ut:


'Ethiops est albus dentes ergo Ethiops est albus7.

1. FALLACIE

399

Ha chimera oggetto di opinione dunque la chimera '\


'oggetto di opinione\ infatti, riduce 'essere'. E:

l'animale dipinto oppure occhio dipinto dunque l'animale oppure l'occhio'; 'dipinto' infatti riduce la loro estensione. Aristotele72

cos forma paralogismi di questo tipo:


'ci che non esiste oggetto di opinione,

come la chimera;
'dunque ci che non esiste e.

E similmente se ne possono formare degli altri, come,


'ci che non uomo, uomo morto dunque ci che non uomo uomo' 'ci che non animale, animale dipinto dunque ci che non animale, animale'.
i

e:

Secondo

modo

123.11 secondo concerne la parte integrale. Come


'l'etiope bianco i denti, dunque l'etiope bianco'.

400

TRACTATUS

De tertio modo

124 Tertio in hiis que sunt ad aliquid. Ut:


/divitie non sunt bone insipienti vel non recte utenti ergo divitie non sunt bone' ;

licet enim non sint bone comparate ad aliquid, tamen in se bone sunt. Et:
'ovum potentialiter est animai ergo ovum est animai' ;
#

omnis enim potentia ad aliquid est, quia ad actum quo perficitur.

De quarto modo

125 Quarto secundum locum. Ut:


1

et:

bonum est mactare patrem in Trivallis ergo bonum est mactare patremy

'bonum est uti dieta in locis egrotativis ergo bonum est uti dieta ;

licet enim ibi expediat, non tamen simpliciter expedit.

7L

FALLACIE

401

Terzo modo

124. Il terzo consiste in ci che rispetto a qualcosa. Come:


Ha ricchezza non buona per l'insipiente e per chi non la usa rettamente dunque la ricchezza non buona*;

giusto, infatti, che la ricchezza non buona rispetto a qualcosa, tuttavia in s buona.
H'uovo l'animale in potenza dunque l'uovo l'animale* \

infatti ogni potenza rispetto a qualcosa, perch rispetto all'atto che la realizza.
Quarto modo

125. Il quarto relativamente al luogo. Come:


l

bene sacrificare il padre a Trivalli, dunque bene sacrificare il padre*

' bene stare in dieta nei luoghi malsani dunque bene stare in dieta* ;

giusto, infatti, che ci si comporti in un certo modo m un certo luogo, ma non che ci si comporti in un certo modo semplicemente.

402

TRACTATUS

De quinto modo

126 Quinto autem secundum quando. Ut:


iste ieiunat in Quadragesima ergo ieiunat ;

et:

expedit alicui medicari quando egrotat ergo expedit medicari'\

127 Et sciendum quod ubicumque est quid et simpliciter intelligitur et est duplex contradictio, una in conclusione, que est vera contradictio, et altera in premissis, que est contradictio diminuta. Respondens enim dicit quod Ethiops non est albus, et opponens dicit quod est albus dentes, et sic non contradicit ei nisi secundum quid. Et ex hac contradictione secundum quid infert veram contradictionem, sic:
4

ergo Ethiops est albus et non albus' ;

et ideo peccat secundum quid et simpliciter quia vera contradictio non sequitur ex contradictione secundum quid, et sic in omnibus aliis. 128 E t ideo dat Aristotiles universalem solutionem ad omnes paralogismos huius fallacie, scilicet considerare conclusionem ad contradictionem, idest conside-

7. FALLACIE

Quinto

modo

126. Il quinto modo relativamente a quando. Come:


'costui digiuna nella Quaresima dunque digiuna \ 'bisogna prendere la medicina quando si ammalati dunque bisogna prendere la medicina'73.
%

127. E bisogna sapere che ovunque vi sia la fallacia relativamente a qualcosa e semplicemente, si intende che c' una duplice contraddizione, una nella conclusione, che vera contraddizione, e l'altra nelle premesse, che contraddizione ridotta. Chi risponde infatti dice che l'etiope non bianco, e l'oppositore dice che bianco nei denti, e cos non lo contraddice se non relativamente a qualcosa. E in base a questa contraddizione secondo che cosa inferisce una contraddi zione vera, cos:
4

dunque l'etiope bianco e non bianco ;

e cos incorre nella fallacia relativamente a qualcosa e semplicemente, perch la contraddizione vera non consegue dalla contraddizione relativamente a qualcom; e cos per tutti gli altri casi. 128. E perci Aristotele74 fornisce la soluzione generale di ogni paralogismo di questa fallacia, che consiste nel considerare la conclusione in rapporto alla contraddizione, cio considerare la contraddizione

404

TRACTATUS

rare contradictionem conclusionis, que est recta, ad contradictionem in premissis, que contradictio est secundum quid\ et ideo una non sequitur ex altera. 129 Et nota quod eadem est fallacia ab ipso secundum quid ad ipsum simpliciter et ab ipso simpliciter negative sumpto ad ipsum secundum quid negatum quantum est a parte terminorum. Ut:
non est homo ergo non est homo mortuus ;
4

et:

'non est albus ergo non est albus dentes\

quia principium motivum idem manet et principium defectus idem: non enim movet ipsum quid neque ipsum simpliciter, sed convenientia in parte unius ad alterum. 130 Nota etiam quod illa in quibus videntur contraria equaliter inesse secundum partes diversas, non debes denominare ab altero contrariorum. Ut si scuti medietas est alba et medietas est nigra, non debes dicere, scutum est album vel nigrum, sed: 'partim sic pattern sic. Unde non valet hoc argumentum:
'non est color nisi albedo vel nigredo vel medius color;

7.

FALLACIE

405

della conclusione, che contraddizione semplice, in rapporto alla contraddizione presente nelle premesse, la quale contraddizione relativamente a qualcosa; e perci luna non consegue dall'altra. 129. Si noti che la stessa cosa sono la fallacia che procede da ci che relativamente a qualcosa e allo stesso qualcosa semplicemente, e quella che procede da ci che semplicemente, assunto in senso negativo, allo stesso relativamente a qualcosa negato per quanto concerne i termini. Come:
non uomo dunque non uomo morto* : non bianco dunque non bianco di denti\
4

e:

perch lo stesso rimane il principio motore e lo stesso il principio del difetto; infatti la fallacia non prodotta n dal qualcosa n dal semplicemente, ma dal loro accordo parziale. 130. Si noti anche che non si devono denominare in base all'altro dei contrari quelle cose nelle quali risulta che i contrari sussistono relativamente a parti differenti. Cos se una met dello scudo bianca e 1 altra nera, non bisogna dire che 7 o scudo bianco o nero, ma 'in parte cos e in parte cos\ Perci non vale questo argomento:
'non colore se non bianco o nero o un colore intermedio;

406

TRACTATUS

ergo nichil est coloratimi nisi album vel nigrum vel medio colore coloratum\

quia eorum que colorantur, quedam colorantur uno colore, quedam vero pluribus. Et illud argumentum solum tenet in hiis que colorantur uno colore. Et ideo nullum est argumentum, cum non teneat universaliter. Unde licet illud scutum non sit medio colore coloratum, non tamen sequitur quod sit album vel nigrum. Sed sic esset bonum argumentum:
'nichil est color nisi albe do vel ni gre do vel medius color; ergo nichil est coloratum nisi album vel nigrum vel medio colore coloratum vel partim album partim nigrum partim medio colore vel mediis coloribus coloratum

Et similiter est in omnibus formis contrariis habentibus medium et inherentibus secundum partes diversas, ut album nigrum; similiter calidum frigidum, durum molle, et quecumque alia que secundum diversas partes insunt eidem toti.
V

D E IGNORANTIA ELENCHI

De elencho

131 Elenchus est sillogismus contradictionis unius et eiusdem, non nominis tantum, sed rei et nominis, non sinonimi, sed eiusdem, ex hiis que data sunt ex necessitate, non connumerato quod erat in principio,

7. FALLACIE

407

dunque niente colorato se non bianco o nero o di colore intermedio',

perch delle cose che sono colorate alcune sono colorate con un solo colore, altre invece con diversi. E quell'argomento vale solo per quelle cose che sono colorate con un solo colore. E quindi un argomento nullo perch in senso universale non tiene. Quindi bench quello scudo non sia colorato di colore intermedio, tuttavia non segue che sia bianco o nero. Un buon argomento sarebbe invece uno cos formulato:
'niente colore se non bianchezza o nerezza o colore intermedio; dunque niente colorato se non bianco o nero o colorato con colore intermedio o colorato in parte bianco, in parte nero, in parte con colore intermedio o con colori intermedi'.

E ci vale per tutte le forme contrarie aventi un termine intermedio e che si presentano in proporzioni diverse, come bianco e nero; alla stessa maniera, caldo e freddo, duro e molle, e tutte le altre che, secondo proporzioni diverse, fanno parte di uno stesso tutto.

IGNORANZA DELL'ELENCO
4

Elenco

131. Elenco75 il sillogismo che dimostra la contraddizione di un'unica e medesima cosa, non soltanto del nome, ma della cosa e del nome, non del sino' dello stesso nome, in base alle cose ammesse come necessarie - tra cui non va enumerato quanto
m m o ma

408

TRACTATUS

secundum idem, et ad idem, et similiter, et in eodem tempore. In hac enim diffinition 4 elenchi duo sunt, scilicet 4 sillogismus ' et 4 contradictio \ Elenchus enim nichil aliud est nisi sillogismus cuius conclusio contradicit conclusioni alterius sillogismi. Et tunc elenchus est duo sillogismi sibi invicem contradicentes, vel cuius conclusio contradicit alicui propositioni prius sumpte. Et tunc elenchus est sillogismus unius cum contradictione. Et sic elenchus est semper sillogismus cum contradictione. 132 Unde in predicta diffinition 4elenchi' quedam ponuntur ratione sillogismi, quedam autem ratione contradictionis, quedam vero ratione utriusque. R a tione quidem sillogismi ponuntur hec: 4 ex hiis que data sunt ex necessitate\ 4non connumerato eo quod erat in principio'; per quod removetur petitio eius quod

est in principio, ut postea patebit. Ratione autem contradictionis ponuntur hec, scilicet 4 unius ' et4eiusdem\ scilicet unius subiecti et eiusdem predicati; nisi enim esset idem subiectum et idem predicatum, non esset contradictio, ut 4 Ethiops est niger,4Ethiops non estniger dentes' non est idem predicatum; hic autem:4nullus homo mortus currit\ 4aliquis homo currit\ non est idem subiectum. Et similiter ista: 4 secundum idem et 4ad idem', et 4 similiter et 4 in eodem tempore' ponuntur

ibi ratione contradictionis. Et contra has particulas

7. FALLACIE

409

fissato da principio come ci che da dimostrare relativamente alla stessa cosa e in base allo stesso criterio, alla stessa maniera e nel medesimo tempo 76 . In questa definizione dell" elenco', vi sono di fatto due termini, cio il 4 sillogismo ' e la ' contraddizione \ Infatti, l'elenco non altro che il sillogismo la cui conclusione contraddice la conclusione di un altro sillogismo. E allora l'elenco consiste di due sillogismi che si contraddicono l'un l'altro, o nel sillogismo in cui la conclusione contraddice qualche proposizione prima assunta. E allora l'elenco il sillogismo di uno solo con contraddizione. E cos l'elenco sempre il sillogismo con contraddizione77. 132. Ora, nella suddetta definizione di ' elenco '; alcune parti sono poste in ragione del sillogismo, altre della contraddizione e altre,, invece, in ragione di entrambi. Certamente sono poste in ragione del sillogismo queste: Lin base alle cose ammesse come necessa-

rie\ 'non va enumerato quanto fissato da principio come ci che da dimostrare', per cui si deve escludere la

petizione di ci che da principio, cio il ricorso nella dimostrazione a quanto da dimostrare, come si vedr in seguito78. Invece in ragione della contraddizione sono poste queste altre, e cio 'di un'unica' e 'medesima cosa', vale a dire di uno stesso soggetto e di uno stesso predicato, perch se non si trattasse dello stesso soggetto e dello stesso predicato, non vi sarebbe contraddizione, come in l'etiope nero', 'l'etiope non ha i denti neri'-, invece qui: 'nessun uomo morto corre,1qualche uomo corre', cambia il soggetto. E allo stesso modo: 'relativamente alla stessa cosa' e 'in base
criterio', 'alla stessa maniera' e 'nel medesimo tempo' stanno in ragione della contraddizione. E a
lo stesso

410

TRACTATUS

peccat hec fallacia que dicitur ignorantia elenchi, secundum quod est una de tredecim ex opposito se habens ad alias, quia alio modo ignorantia elenchi peccat contra omnes particulas in diffinitione elenchi positas, et hoc modo ad ipsam omnes fallacie reducuntur, ut postea patebit. Ratione autem utriusque ponuntur hec, scilicet 4 non nominis solum sed rei et nominis\ 4non sinonimi sed eiusdem , quia tam in sillogismo quam in contradictione exigitur quod nomen sit unum et res sit una. Unde hic non est contradictio: 'Marcus currit\ lTullius non currit\ quia non ponitur idem nomen, sed sinonimum; nec hic: 4 omnis canis est latrabile\ 4quidam canis non est latrabile\ quia non est res una. In hac autem:
omnis gladius scindit quoddam instrumentum est ensis ergo quoddam instrumentum scindit
4

non est sillogismus, quia quoad medium non repetitur idem nomen, sed sinonimum.
De ignorantia

dicitur multipliciter. Quedam enim est ignorantia negationis; et hoc modo puer in cunis iacens habet ignorantiam omnium scientiarum. Et dicitur hec ignorantia negationis quia nichil ponit; qui enim hanc habet, nichil novit. Alia est que dicitur
132
4

Ignorantia y

7. FALLACIE
9

411

parti della definizione contravviene la fallacia detta ignoranza dell'elenco, rispetto alla quale cosa essa una delle tredici fallacie, distinguendosi dalle altre, perch, invece, in un altro modo, l'ignoranza dell'elenco contravviene a tutte le parti stabilite nella definizione dell'elenco, e in questo modo ad essa si riconducono tutte le fallacie, come si vedr successivamente79. Invece in ragione sia il sillogismo sia la contraddizione sono poste queste parti: ' non soltanto del nome, ma della cosa e del nome\ non del sinonimo, ma dello stesso nome, perch bisogna che tanto nel sillogismo quanto nella contraddizione si tratti dello stesso nome e della stessa cosa. Perci non vi contraddizione qui: 'Marco corre*, 'Tullio non corre*, perch non si pone qui lo stesso nome, ma un sinonimo; n qui: 'Ogni
queste

cane capace di latrare*, 'un certo cane non capace di

latrare', perch non si tratta della stessa cosa. Qui,


'ogni gladio fende, quel tale strumento una spada dunque quel tale strumento fende*

non vi , invece, sillogismo, poich per quanto riguarda il medio non ripetuto lo stesso nome, ma si tratta di un sinonimo.

Ignoranza

Di ignoranza' si pu parlare in sensi diversi. In un senso l'ignoranza intesa come negazione; e in questo senso il bambino nella culla ha ignoranza di tutte le scienze. E questa ignoranza detta ignoranza come legazione perch non mette in essere nulla; chi infatti a questa ignoranza nulla conosce. L'altra quella che

TRACTATUS

ignorantia dispositionis; et hec est cum iam aliquis de re novit aliquid, non tamen rem novit prout est. Et hec iterum dicitur dupliciter, quia quedam dicitur simplex, et est illa que est circa principia vel premissas propositiones. Alia vero dicitur composita sive plures, et hec est circa conclusiones. Et sic distinguit Aristotiles ignorantiam in Primo Posteriorum cum agit de falsigrapho sillogismo. 133 Sed intellige ulterius quod utraque illarum, scilicet simplex ignorantia et illa que est composita sive plures, est adhuc duplex. Quia ignorantia dispositionis simplex potest esse uno modo circa ipsa principia sive premissas propositiones, apprehendendo eas modo contrario, ut accipiendo eas falsas; alio autem modo potest esse hec ignorantia simplex circa premissas propositiones, cognoscendo recte aliquid de ipsis, non tamen cognoscendo totam substantiam et virtutem ipsarum. Et ideo similiter ignorantia composita sive plures est duplex circa conclusiones, ut si apprehendantur modo contrario, scilicet in falsitate, vel si imperfecte cognoscantur.

De ignorantia elenchi

134 Viso quid sit elenchus et quot modis dicatur 4ignorantia\ sciendum quod ' ignorantia elenchi sumitur hic non negationis, sed dipositionis; et iterum non 0 ignorantia dispositionis que est plures sive composita,

7. FALLACIE

413

detta ignoranza come disposizione; e questa si ha quando gi si conosce qualcosa intorno a una cosa, ma non si conosce la cosa in quanto tale. E tale ignoranza a sua volta si dice in due modi, dato che una detta semplice, ed quella che riguarda i principi o proposizioni che fanno da premesse. L'altra invece si dice complessa o plurima, ed quella che riguarda le conclusioni. E cos Aristotele distingue l'ignoranza nel primo libro dei Secondi Analitici 80 quando tratta del sillogismo falsigrafo. 133. Ma si sappia inoltre che entrambe, cio l'ignoranza semplice e quella complessa o plurima, sono a loro volta duplici. Infatti l'ignoranza semplice della disposizione ordinata pu riguardare, in un modo, gli stessi principi o proposizioni che fanno da premesse intendendoli in modo contrario, vale a dire accettando quelli che sono falsi; invece, in un altro modo, questa ignoranza semplice circa le proposizioni che fanno da premesse pu consistere nel sapere correttamente qualcosa di esse, senza tuttavia conoscere l'intera sostanza e qualit loro. E cos, alla stessa maniera, anche l'ignoranza complessa o plurima riguardo alle conclusioni duplice, a seconda che esse vengano intese in modo contrario, cio falso, o siano conosciute in maniera imperfetta.
4

Ignoranza

dell'elenco

134. Visto che cosa sia l'elenco e in quanti modi si parli di 'ignoranza' bisogna sapere che qui ' ignoranza dell elenco' assunta intendendo ignoranza non come fazione, ma come disposizione; e inoltre non come

TRACTATUS

sed sumitur illa que est simplex, cum sumatur hic 4ignorantia elenchi rat ione perfectionis elenchi et sui complementi. Q u e quidem pcrfectio. fit per proprias determinationes contradictionis, ut per has scilicet W
idem\ 4secundum idem\ 4similiter' et 4 in eodem tempo-

re\ Preterea quod hic sumatur ignorantia dispositionis ut est simplex, patet per hoc quod est principium arguendi et sic comparatur ut principium ad conclusionem. Et ita per hanc simplicem ignorantiam causatur postea composita sive plures, cum decipitur respondens per eam sophistice arguendo.

De causis et modis huis fallacie

Causa apparentie huius fallacie est convenienza duorum secundum quid sumptorum ad duo sumpta simpliciter; causa vero falsitatis est diversitas eorundem. Modi autem huius fallacie sunt quatuor.

De primo modo

Ut:

135 Primus "est contra hanc particulam 1 ad idem.

duo sunt unius duplum trium autem non duplum ergo idem est duplum et non duplum'
4

7. FALLACIE

415

disposizione plurima o composita, ma come disposizione semplice, intendendo qui ' ignoranza dell'elenco' in considerazione dell'attuazione dell'elenco e del suo completamento. Ma tale attuazione avviene tramite le determinazioni proprie della contraddizione, quali, per esempio 4 relativamente alla stessa cosa\ 'in base allo stesso criterio', 'alla stessa maniera' e 'nello stesso tempo'. Inoltre, che qui si assuma come semplice l'i-

gnoranza della disposizione risulta da quello che il principio dell'inferenza e, come tale, principio stabilito per la conclusione. E quindi in base a questa ignoranza semplice causata poi l'ignoranza complessa o plurima, quando, tramite essa, chi risponde indotto in errore con una inferenza sofistica.

Cause e modi di questa fallacia

questa fallacia, la causa dell'apparenza sta nella conformit di due termini considerati relativamente a qualcosa a due assunti semplicemente; invece, la causa della falsit nella fallacia loro diversit. I modi dista questa sono poi quattro:
Primo modo

In

135. Il primo contravviene alla clausola 'in base allo stesso criterio Come:
'due sono il doppio di uno tre invece non il doppio dunque lo stesso il doppio e non il doppio'

416

TRACTATUS

non sequitur, quia 'duplum' non sumitur ad idem in utraque premissarum.


De secundo modo cundum idem'. Ut:
4

136 Secundus peccat contra hanc particulam Se-

hoc est duplum itti secundum longitudinem non est duplum eidem secundum latitudinem ergo est duplum et non duplum'

non sequitur, cum non sumatur 'duplum' secundum idem, licet respectu eiusdem dicatur duplum.

De tertio modo militer'. Ut:

137 Tertius est contra hanc particulam scilicet 'si-

'homo est species nullus homo est species ergo idem est species et non species

non est enim contradictio in premissis, quia iste terminus 'homo' non sumitur similiter; in una enim sumitur pr inferioribus, in altera vero non, sed pr se.

De quarto modo
%

eodem tempore'. Ut:

138 Quartus est contra hanc particulam scilicet 'in

7. FALLACIE

417

non consequenziale perch 4 doppio ' non assunto in base allo stesso criterio in entrambe le premesse.
Secondo modo

136. Il secondo contravviene alla clausola ' relativamente alla stessa cosa\ Come:
'questo doppio di quello relativamente alla lunghezza non doppio di quello relativamente all'altezza dunque doppio e non doppio'

non consequenziale, perch 4 doppio ' non impiegato relativamente alla stessa cosa, bench della stessa cosa sia detto doppio.
Terzo modo

manieraCome:

137. Il terzo contravviene alla clausola 4alla stessa


l'uomo una specie nessun uomo una specie dunque lo stesso specie e non specie;
4

non vi infatti contraddizione nelle premesse, perch il termine 4uomo* non assunto alla stessa maniera; in una infatti assunto rispetto a ci che sotto di esso, nell'altra invece no, ma per se stesso.
Quarto modo

138. Il quarto contravviene alla clausola 4 nello stesso tempo*. Come:

418
4

TRACTATUS

manus me a est clan sa in uno tempore et non est clausa in alio ergo est clausa et non est clausa\

139 Et nota quod, licet in hac fallacia sit una vera contra dictio in conclusione et sit altera contradictio in premissis que est apparens, sicut dicebatur in fallacia secundum quid et simpliciter tamen hec fallacia differt ab illa, quia hec habet contradictionem apparentera in premissis que habet defectum in utraque parte contradictionis, ut patet in paralogismis huius fallacie; sed fallacia secundum quid et simpliciter habet contradictionem apparentem que peccat tantum in altera parte contradictionis. Et per hoc differt solutio istius a solutione illius quia ad utramque docet Aristotiles solvere considerando conclusionem ad contradictionem, idest considerando contradictionem veram conclusionis ad contradictionem apparentem in premissis, sed hic ad apparentem propter diminutionem utriusque partis, ibi vero ad apparentem propter diminutionem alterius tantum. 140 Si quis obiciat quod quid et simpliciter debet esse pars huius fallacie, quia ibi fit processus ab uno secundum quid'sumpto ad unum simpliciter hic autem fit processus a duobus secundum quid sumptis ad duo simpliciter et sic non debent esse due fallacie, cum pars non faciat numerum cum suo toto -, dicendum quod neutra est pars alterius, immo sunt fallacie ex opposito condivise, quia ipsum quid et ipsum simpliciter non faciunt fallaciam secundum quid et simplici-

7. FALLACIE

419

Ha mia mano chiusa in un certo momento ed aperta in un altro dunque chiusa e non chiusa\

139. E si noti che, bench in questa fallacia vi sia nella conclusione una contraddizione vera e nelle premesse una contraddizione apparente come anche abbiamo detto81 per la fallacia relativamente a qualcosa e semplicemente, tuttavia da quest'ultima quest'altra fallacia differisce, perch ha una contraddizione apparente nelle premesse che presenta un difetto in entrambe le parti della contraddizione, come risulta nel paralogismo di questa fallacia; invece la fallacia relativamente a qualcosa e semplicemente ha una contraddizione apparente che contravviene solo in una delle due parti della contraddizione. E per questo differente la soluzione di questa dalla soluzione di quella: infatti Aristotele82 in riferimento ad entrambe insegna a trovare la soluzione considerando la contraddizione vera della conclusione rispetto alla contraddizione apparente delle premesse, ma, in un caso, apparente per debolezza di entrambe le parti, nell'altro, invece, per debolezza di una soltanto di esse. 140. Se si obietta che la fallacia relativamente a qualcosa e semplicemente deve fare parte di questa fallacia, poich l si ha il passaggio da una sola cosa assunta relativamente a qualcosa a una sola semplicemente, mentre qui si ha un passaggio da due cose assunte relativamente a qualcosa a due cose assunte semplicemente, e cos non devono essere due fallacie, dal tomento che la parte non fa numero con il suo tutto - bisogna dire che nessuna parte dell'altra, anzi sono fallacie separate per opposizione, poich non sono

TRACTATUS

ter, sed habitudo unius ad alterum, sicut species et genus non sunt locus, sed habitudo unius ad alterum. Unde licet ' homo ' non faciat numerum cum 'animali cum sit pars eius, tamen habitudines faciunt numerum inter se. Una enim harum habitudinum est locus a genere, alia est locus a specie. Similiter habitudo unius secundum quid sumpti ad unum simpliciter alia est ab habitudine duorum secundum quid sumptorum ad duo sumpta simpliciter, quamvis unum secundum quid sit pars duorum, et unum simpliciter sit pars duorum. Et sic erunt due fallacie specie differentes. Similiter licet medietas linee non faciat numerum cum tota linea, cum sit pars eius, tamen habitudines faciunt numerum. Habitudo enim totius linee ad medietatem est duplum, medietatis vero habitudo ad totam lineam est subduplum vel dimidium.
0

DE PETITIONE EIUS Q U O D EST IN PRINCIPIO

De eius diffinitione

141 De petitione siquidem eius quod est in principio, secundum veritatem determinatur in Secundo

7. FALLACIE

421

lo stesso relativamente a qualcosa e lo stesso semplicemente a dare luogo alla fallacia relativamente a qualcosa e semplicemente, ma l'attribuzione del modo di configurarsi dell'uno all'altro, alla stessa maniera in cui la specie e il genere non sono luoghi ma luogo l'attribuzione del modo di configurarsi dell'una all'altro e viceversa. Sicch, bench ' uomo ' non faccia numero con 'animale', facendo parte di esso, tuttavia le configurazioni fanno numero tra loro. Infatti di queste configurazioni una il luogo in base al genere, un'altra il luogo in base alla specie. Alla stessa maniera, l'attribuzione del modo di configurarsi di una sola cosa, assunta relativamente a qualcosa, ad un'altra semplicemente assunta diversa dall'attribuzione del modo di configurarsi di due cose, assunte relativamente a qualcosa, a due semplicemente assunte, bench ci che uno relativamente a qualcosa sia parte di due, e ci che uno semplicemente sia anch'esso parte di due. E cos saranno due fallacie di specie differenti. Alla stessa maniera, bench la met della linea non fa numero con tutta la linea, facendone parte, tuttavia i modi di configurarsi fanno numero. Infatti, il modo di configurarsi dell'intera linea rispetto alla met il doppio, invece la configurazione della met rispetto all'intera linea la met del suo doppio, o mezzo.

PETIZIONE DI QUANTO SI FISSATO DA PRINCIPIO

Sua

definizione

141. Se della petizione di quanto si fissato in principio riguardo alla verit si tratta nel secondo liro dei Primi Analitici, invece riguardo all'opinione

422

TRACTATUS

rum\ et hoc secundo modo intendimus hic de petitione eius quod est in principio. Sciendum ergo quod petere id quod est in principio, prout hic sumitur, est quando conclusio que debet probari, petitur in premissis. Cum ergo idem sub eodem nomine non possit se ipso probari (quia semper probans diversum est ab eo quod debet probari), sed idem et sub eodem nomine nec est diversum nec diversum videtur, ergo idem et sub eodem nomine non potest se ipso probari. Quare non potest esse inferens et illatum idem secundum artem, ut
'homo currit ergo homo currit\

Priorum, secundum opinionem vero in Octavo Topico-

Ergo in talibus non potest esse petitio eius quod est in principio. Sed talis argumentatio est ridiculosa et non cadit in artem et est ibi petitio principii. Aliud enim est petere principium et aliud petere id quod est in principio, quia petere principium est quando idem petitur sub eodem nomine, ut
homo currit ergo homo curri?
4

et hoc nullam facit fallaciam, quia non continetur sub aliqua specie argumentationis secundum veritatem neque secundum apparentiam.

7. FALLACIE

423

se ne parla nell'ottavo dei Topici*4, e in questo secondo modo intendiamo qui la petizione di quanto si fissato da principio. Bisogna dunque intendere che la petizione di quanto si fissato da principio, come qui impiegata, si ha quando si pretende che venga concessa nelle premesse la conclusione che deve essere provata. Dato che dunque una medesima cosa sotto il medesimo nome non pu essere provata tramite se stessa (poich sempre ci che prova diverso da ci che deve essere provato), ma la medesima cosa e sotto il medesimo nome non diversa e non sembra diversa, allora la medesima cosa e sotto il medesimo nome non pu da se stessa essere provata. Sicch non pu l'inferente essere ad arte lo stesso dell'inferito, come

l'uomo corre dunque l'uomo corre1.


4

Perci in tali affermazioni non ci pu essere petizione di quanto si fissato da principio. Piuttosto tale argomentazione ridicola e non avviene ad arte e vi qui una petizione di principio. Una cosa infatti la petizione di principio e un'altra la petizione di quanto si fissato da principio, perch la petizione di principio si ha quando la stessa cosa presupposta sotto lo stesso nome, come
'l'uomo corre dunque l'uomo corre\
e

ci non d luogo a nessuna fallacia, perch non rientra in qualche specie di argomentazione, n concernente la verit n l'apparenza.

4y

424

TRACTATUS

De causis et modis huius fallacie

142 Causa apparentie petitionis eius quod est in principio, est apparens diversitas conclusionis a premissis; causa vero falsitatis est idemptitas eorumdem. Petitur id quod est in principio quinque modis, ut est iuxta finem Odavi Topicorum.

De primo modo

143 Primo quando diffinitum petitur in diffinitione, vel econverso. Ut si dubitetur utrum homo currat et sumatur hec:
'animai rationale mortale currit ergo homo currif

hic nulla est probatio, quia cum alterum horum dubitatur, necesse est dubitari reliquum; et ita si sumat unum, tunc alterum petit in ilio.
w

De secundo modo

144 Secundus modus est quando particulare petitur in universali. Ut si debeat probari quod omnium contrariorum eadem est disciplina et assumat istam:
'omnium oppositorum eadem est disciplina ergo omnium contrariorum eadem est disciplina

hic conclusionem petit in premissis.

7. FALLACIE

425

Cause e modi di questa fallacia

142. Causa apparente della petizione di quanto si fissato da principio l'apparente diversit della conclusione dalle premesse, la causa della falsit , invece, la loro identit. In cinque modi si pretende l'assenso a ci che da principio si stabilito di dimostrare, come detto verso la fine del libro ottavo de Topici*3.
/

Primo
*

modo

143. Nel primo si fa ricorso nella definizione al definito, o viceversa. Come nel caso in cui si dubiti che l'uomo corra e si impieghi questa argomentazione
'Ognianimale razionale corre dunque l'uomo corre\

qui la prova inesistente, perch se si dubita dell'una delle due asserzioni, necessario dubitare anche dell'altra; e cos se si accetta l'una, l'altra presupposta in essa.
Secondo modo

144. Il secondo modo si ha quando il particolare postulato nell'universale. Come nel caso si debba provare che di tutti contrari la disciplina la stessa e si impieghi questa argomentazione:
'di tutti gli opposti la disciplina la stessa dunque di tutti i contrari la disciplina la stessa!,

qui la conclusione postulata nelle premesse.

426

TRACTATUS

De tertio modo

145 Tertius modus econtrario fit quando universale petitur in particularibus. Ut si debeat probari quod omnium oppositorum eadem est disciplina et sumantur hee:
omnium contrariorum eadem est disciplina omnium privative oppositorum eadem est disciplina
4

et sic de aliis;
ergo omnium oppositorum eadem est disciplina\

De quarto modo

146 Quartus modus est quando coniunctum petitur in divisis. Ut si debeat probari quod medicina est sani et egri et sumantur iste:
J

medicinn est scientia sani medicina est scientia egri ergo medicina est scientia sani et egri.
4

De quinto modo

147 Quintus modus est quando unum correlativorum petitur in altero. Ut si debeat probari quod Sortes sit pater Platonis et sumatur hec:
i

7. FALLACIE

427

Terzo modo

145. Il terzo modo si ha quando, al contrario, il particolare postulato nell'universale. Come nel caso si debba provare che di tutti gli opposti la disciplina la stessa e si impieghi questa argomentazione:
di tutti i contrari la disciplina la stessa di tutti gli opposti negativamente la disciplina la stessa
4

e cos per gli altri;


dunque di tutti gli opposti la disciplina la stessa'. Quarto modo

146. Il quarto modo si ha quando ci che unito postulato nelle parti in cui diviso. Come nel caso in cui si debba provare che la medicina la scienza della salute e della malattia e si impieghi questo argomento:
Ha medicina la scienza della salute la medicina la scienza della malattia dunque la medicina la scienza della salute e della malattia '. Quinto modo

147. Il quinto modo si ha quando uno dei correlativi postulato nell'altro. Come nel caso si debba provare che Socrate il padre di Platone e si impieghi questa argomentazione:

428

TRACTATUS

'Plato est filius Sortis, " ergo Sortes est pater Platonis\

hic petitur quod deberet probari.

148 Et sciendum quod fallacia ista non impedit sillogismum inferentem, sed probantem. Nam sillogismorum alius est inferens tantum, alius est inferens et probans.
%

149 Item. Sciendum quod duplex est via cognoscendi, una a prioribus secundum intellectum ad posteriora secundum intellectum, et hec via dicitur intellectiva; alia via cognoscendi est a prioribus secundum sensum ad posteriora secundum sensum, et hec via dicitur sensitiva. Dicuntur autem priora secundum in1 tellectum ea que sunt priora natura; priora autem dicuntur secundum sensum que magis sunt sensibilia. Dico ergo quod in quolibet predictorum paralogismorum uno modo est locus dialeticus et alio modo est locus sophisticus, quia si quod natum est probari in una via, probetur per prius in eadem via, bonum est argumentum et est ibi locus dialeticus. Si autem quod natum est probari in aliqua illarum viarum, probetur per prius in alia, et hoc erit per posterius in eadem, tunc est sophisticus locus et petitur id quod est in principio. Et hoc facile est videre consideranti in quolibet predictorum paralogismorum.

7. FALLACIE

429

'Platone figlio di Socrate dunque Socrate il padre di Platone\

qui si postula ci che deve essere provato. 148. E bisogna sapere che questa fallacia non impedisce il sillogismo che inferisce, ma quello che prova. Perch dei sillogismi uno quello che inferisce, un altro quello che inferisce e prova. 149. Ancora. Bisogna sapere che duplice la via del conoscere, una quella che va da ci che anteriore rispetto all'intelletto a ci che posteriore rispetto all'intelletto, e questa via detta intellettiva; l'altra via del conoscere va dal ci che anteriore rispetto al senso a ci che posteriore rispetto al senso; e questa via detta sensoriale. Si dice, poi, anteriore rispetto all'intelletto ci che anteriore per natura; mentre si dice anteriore rispetto al senso ci che soprattutto percettibile. Dico perci che, in qualsiasi paralogismo di quelli suddetti, in un modo il luogo dialettico e in un altro il modo sofistico, poich se ci che fatto per essere provato in una via, sia provato primariamente in quella via, l'argomento valido e si ha qui il luogo dialettico. Se, invece, ci che fatto per essere provato in una di quelle due vie, provato primariamente nel1 altra, e lo sar posteriormente in essa, allora si ha il luogo sofistico e si ha la petizione di quanto si fissato da principio. E ci si pu facilmente vedere, se si consideri uno qualsiasi dei sopra menzionati paralogismi.

430

TRACTATUS

DE FALLACIA SECUNDUM CONSEQUENS


*

De

consequentia

150 Consequentiarum alia simplex, alia composita. Simplex est ut: 'si homo est, animai est vel ' si est adul ter, est comptus vel errabundus de noct\ et sic de aliis circumstantiis. Composita vero est que est secundum oppositiones. Et hec est in contrariis vel in contradictoriis, ut est in Secundo Topicorum. 151 Et ista consequentia que est composita sive secundum oppositiones, habet duas species, quia quedam est in ipso et alia est econtrario. 152 Consequentia autem in ipso est quando ex opposito antecedentis sequitur oppositum consequentis.

Ut ' si iustitia est, virtus est; ergo si iniustitia est, vitium est; hic enim ex opposito antecedentis, scilicet 'iniustitiei\ sequitur oppositum consequentis, scilicet 'vitium', Consequentia enim in ipso est fere in omnibus

contrariis.

Ut 'si est homo est animai; ergo si est non-animal, est non-homo'; hic enim ex opposito consequentis, scilicet 'non-animal\ sequitur oppositum antecedentis, scilicet 'non-homo'. In contradictoriis autem non po-

153 Consequentia econtrario est quando ex opposito consequentis sequitur oppositum antecedentis.

test esse consequentia nisi econtrario.

7. FALLACIE

431

FALLACIA CIRCA IL CONSEGUENTE

Conseguenza

150. Le conseguenze sono semplici e composte. Semplice la conseguenza come: 4se c' l'uomo, c' l'animale , o 4s<? adultero, elegante o uno che va in giro la notte'; e cos per altri casi. Invece complessa quella che concerne le contrapposizioni. E pu sussistere nei contrari o nei contraddittori, come detto nel secondo libro dei Topici. 151. E tale conseguenza complessa, o relativa alle contrapposizioni, di due specie, poich una nello stesso modo, l'altra inversamente. w 152. Ora, la conseguenza nello stesso modo si ha quando dall'opposto dell'antecedente consegue l'opposto del conseguente. Come 4se c' la giustizia, c' la virt, dunque, se c' l'ingiustizia, c' il vizio'-, qui infatti dall' opposto dell'antecedente, cio 4ingiustizia', consegue l'opposto del conseguente, cio 4vizio'. La conseguenza nello stesso modo, infatti, si effettua con quasi tutti i contrari. 153. La conseguenza che avviene inversamente si ha quando dall'opposto del conseguente deriva l'opposto dell'antecedente. Come 4 se c' l'uomo, c' l'ani-

male; dunque se c' il non-animale, c' il non-uomo'\

qui infatti dall'opposto del conseguente, cio 'nonanimale', deriva l'opposto dell'antecedente, cio 'nonuomo'. Ora, nei contraddittori, non pu esserci conseguenza se non inversamente.

432

TRACTATUS

154 Item. Simplicis consequentie due sunt species. Quedam enim est ratione habitudinum localium. Ut 'si est homo, est anima?; hic enim est habitudo a specie. Alia autem est ratione circumstantiarum; que attenditur in rethoricis. 155 Et sicut ' consequentia* sumitur communiter ad omnes istas consequentias, ita ' consequens sumitur communiter prout dicitur unus. locus sophisticus esse secundum consequens. Et dicitur iste locus secundum consequens et non secundum antecedens, quia consequens fit ibi principium inferendi secundum quod consequens ponitur in antecedente, sed ab inferente et non ab illato denominatur locus sophisticus, sicut et dialeticus.

De causis et modis huius fallacie

156. Principium autem motivum consequentis est convenientia recte consequentie ad suam conversam. Principium autem defectus est falsitas converse. Et hanc duplicem causam breviter tangit Aristotiles dicens "eo quod putant consequentiam converti" que non convertitur" Per hoc enim quod dicit. ' consequetia?r tangit rectam consequentiam, que est principium motivum ad credendum suam conversam; per hoc autem quod dicit ' converti tangit conversam eius. Et hec est falsa consequentia, que est principium defectus. Modos autem consequentis innuit Aristotiles tres.

7.

FALLACIE

433

154. Ancora. Due sono le specie della conseguenza semplice. Una , infatti, in ragione del modo di configurarsi dei luoghi. Come ' se uomo,, animale' ; qui infatti vi il configurarsi in base alla specie. L'altra , invece, in ragione delle circostanze; a quest'ultima si rivolge l'attenzione nella retorica. 155. E cos come si impiega ' conseguenza' in generale in riferimento a tutte queste conseguenze, si impiega * conseguente ' in generale nel senso che un luogo detto sofistico in considerazione del conseguente. E questo luogo detto in considerazione del conseguente e non dell'antecedente, poich il conseguente diventa qui principio dell'inferire in base a ci che il conseguente pone nell'antecedente, ma dall'inferente e non dall'inferito riceve il nome il luogo sofistico, come pure quello dialettico.
Cause e modi di questa fallacia

156. Invece il principio motore della fallacia del conseguente la compatibilit della coseguenza diretta con quella che ne la conversione. Invece, il principio del difetto la falsit di ci che deriva per conversione. E a questa duplice causa accenna Aristotele87 quando dice "poich si crede che la conseguenza sia convertibile", mentre non lo . Quando dice, infatti, conseguenza' sta accennando alla conseguenza diretta, che il principio motore del credere a quella che ne la conversione; quando invece dice 4sia convertibile si riferisce alla conseguenza che la conversione della conseguenza diretta. E questa una falsa conseguenza, ed il principio del difetto.

Inoltre Aristotele indica 8 8 tre modi del conseguente.

434

TRACTATUS

De primo modo

157 Primus est cum convertitur consequentia secundum locales habitudines facta. Ut
si est homo est animai ergo si est animai, est homo \
1

et est a positione consequentis, unde est ibi consequens. Similiter hic:


'si non est animai non est homo ergo si non est homo, non est animai\

est similiter a positione consequentis. Similiter hic:


si est mei, est rubeum ergo si est rubeum, est mei sed fel est rubeum ergo fel est mei.
4

Similiter hic:

'si pluit terra est madida ergo-si terra est madida, pluit'.

In omnibus enim predictis putant consequentiam converti que non convertitur. Et ideo peccant secundum consequens.

De secundo modo

158 Secundus autem modus est quando putant converti, consequentiam , propter. circumstantias ali-

7. FALLACIE
4

435

Primo

modo

157. Il primo modo consiste nel convertire la conseguenza stabilita in base alle configurazioni dei luoghi. Come
se uomo animale dunque se animale uomo*;
4

e avviene in base all'impiego del conseguente, quindi c' qui la fallacia del conseguente. Alla stessa maniera qui
>

se non animale, non uomo dunque se non uomo, non animale';


4

e alla stessa maniera avviene in base all'impiego del conseguente. Alla stessa maniera qui:
se miele, rossastro dunque se rossastro miele ma il fiele rossastro dunque il fiele il miele'..
4

Alla stessa maniera qui:


se piove, la terra bagnata dunque se la terra bagnata, piove'.
4

In tutti questi esempi, infatti, si ritiene che la conseguenza possa essere convertita, mentre non pu esserlo. E dunque essi difettano circa il conseguente.
Secondo modo

158. Invece il secondo modo si ha quando si crede di poter convertire la conseguenza dovuta ad alcune

43 6

TRACTATUS

quas inherentes persone, sicut accidit in rethoricis. Ut


'si est adulter, est comptus vel errabundus de nocte

et sic est de aliis circumstantiis;


ergo si est comptus vel errabundus de nocte, est adulter \

hic est consequens quia si est adulter, habet aliquam de circumstantiis adulteri, sed non econverso, sicut 'si est homo, est coloratus' et non econverso. Similiter hic:
'sifuratus est aliquid, non lucratus est illud nec accepit accommodatum ergo si non est lucratus neque accommodatum accepit, furatus est illud'.
m

Non sequitur; putant enim consequentiam converti que non convertitur.

De tertio modo

159 Tertius autem modus consequentis fit quando putant converti consequentiam secundum oppositiones factam. Ut: "
si est factum habet principium ergo si non est factum, non habet principium sed mundus non est factum, idest generatus ergo mundus non habet principium
1

7, FALLACIE

437

circostanze tori.

inerenti alla persona, come accade nei re-

Come:
'se adultero, un bellimbusto o uno che si aggira nella notte

e cos per altre circostanze:


dunque se un bellimbusto o uno che si aggira nella notte, adultero';
4

qui vi la fallacia circa il conseguente, poich, se adultero, presenta qualche circostanza caratteristica dell'adultero, ma non viceversa, come 'se uomo, colorato', e non viceversa. Alla stessa maniera qui
4

'Se qualcosa rubato, non guadagnato n si avuto in modo appropriato dunque se non guadagnato n si avuto in modo appropriato, rubato'.

Non consequenziale; infatti, si ritiene di poter convertire la conseguenza che invece non convertibile.

Terzo modo

159. Invece il terzo modo della fallacia del conseguente si ha quando si ritiene di poter convertire la conseguenza secondo l'opposizione stabilita. Come:
'se stato fatto ha un principio dunque, se non stato fatto, non ha principio ma il mondo non stato fatto, cio generato dunque il mondo non ha un principio

438

TRACTATUS

ergo mundus est infinitus et sic mundus est ab eterno1-

Mellisus enim peccabat secundum consequens in prima illattone; recta enim est ista consequentia:
'si est factum habet principium

quia quicquid generatur, principium habet, quoniam ex nichilo non fit aliquid; ergo si fit aliquid, fit ex aliquo; ergo si est factum, habet principium. Sed non sequitur:

si non est factum, non habet principium1.

Arguit enim a destructione antecedentis et ponit consequentiam in ipso in contradictorie oppositis, cum in eis semper sit ponenda consequentia econtrario. Ut:
'si est factum, habet principium ergo si non habet principium, non est factum ;

tunc bene sequitur. Similiter hic est consequens'.


'si est homo, est animai ergo si non est homo, non est animai1
j

a destructione antecedentis. Unde est ibi consequentia in ipso, cum debeat esse econtrario; in contradictoriis enim non licet arguere in ipso.

7. FALLACIE

V 7

dunque il mondo infinito per durata e quindi il mondo da sempre*.

Melisso89 infatti cadeva nella fallacia del conseguente nella prima illazione; infatti, giusta questa conseguenza
'se stato fatto, ha principio',
s

poich qualsiasi cosa generata ha un principio, perch da niente non avviene niente, dunque se avviene qualcosa avviene da qualcosa; dunque se stato fatto ha un principio; ma non ne consegue:
'se non stato fatto, non ha un principio'.

Egli inferisce infatti a partire dalla negazione dell'accidente e pone la conseguenza nello stesso modo negli opposti contraddittoriamente, mentre in essi la conseguenza deve essere posta sempre inversamente. Come:
'se stato fatto, ha un principio dunque se non ha un principio, non stato fatto' ;

in tal caso il ragionamento consequenziale. Alla stessa maniera c' la fallacia del conseguente qui:
'se uomo, animale dunque se non uomo, non animale'

In base alla negazione dell'antecedente. Sicch vi qui una conseguenza nello stesso modo, mentre doveva esserlo inversamente; nei contraddittori infatti non lecito inferire nello stesso modo.

440

TRACTATUS

160 Ex predictis patet quod ubicumque est consequens semper est ibi duplex consequentia. Hoc etiam patet per hoc quod ubicumque loquitur Aristotiles de consequente semper format orationes consequentis in duplici consequentia, ut ' si hoc est, illud est'; et cum illud est, putant hoc esse. 161 Item. De substantia cuiuslibet paralogismi est principium motivum et principium defectus tam in fallaciis in dictione quam extra dictionem. Ergo si in fallacia consequentis recta consequentia est principium motivum et falsa consequentia est principium defectus, necesse est ubicumque est paralogismus consequentis, esse duplicem consequentiam. 162 Item ad idem. Impossibile est consequentiam aliquam converti, nisi sint ibi due consequentie. Quia si convertitur consequentia, est ibi consequentia que convertitur et illa in quam convertitur. Ergo necesse est esse duplicem consequentiam, ubicumque est consequens si recta est causa quam assignat Aristotiles. 163 Item. Illud evidenter probatur per solutionem quam ponit Aristotiles in Secundo Elenchorum ad paralogismos consequentis. Dicit enim ibi esse duplicem consequentiam; unam cum ad particulare sequitur universale, ut 'si est homo, est animal\ et hanc di-

7. FALLACIE

441

160. Da quanto si detto risulta evidente che l dove vi sia la fallacia del conseguente vi una duplice conseguenza. Ci risulta anche dal fatto che tutte le volte che Aristotele parla di fallacia del conseguente90 sempre forma i discorsi che incorrono in tale fallacia secondo una duplice conseguenza, come ' se questo , allora quello e\ ed essendovi quello, si ritiene sofisticamente che si dia anche questo, 161. Ancora. Il principio motore e il principio del difetto tanto nelle fallacie nell'espressione quanto in quelle che non dipendono dall'espressione riguardano la sostanza di qualsiasi paralogismo. Dunque se, nella fallacia del conseguente, la conseguenza giusta il principio motore, e la conseguenza falsa il principio del difetto, necessario che, tutte le volte che c' il paralogismo del conseguente, vi sia una duplice conseguenza. 162. Ancora sullo stesso argomento. Non possibile che una conseguenza si inverta, senza che si diano in tal caso due conseguenze. Perch se si inverte la conseguenza, abbiamo la conseguenza che si inverte e la conseguenza in cui si inverte. Dunque necessario che vi sia una duplice conseguenza, ogni volta che vi fallacia del conseguente, se corretta la causa stabilita
da Aristotele.

163. Ancora. Ci evidentemente provato dalla soluzione che d Aristotele nel secondo libro degli Elenchi1 riguardo ai paralogismi del conseguente. Aristotele dice qui, infatti, che la conseguenza duP ice: una quella in cui dal particolare consegue il generale, come ' se uomo, animale', ed quella che

442

TRACTATUS

'animai currit; ergo homo currit" vel ' homo currit; ergo Sortes currit et in omnibus consimilibus non est so-

cebamus prius simplicem; aliam autern dicit esse secundum oppositiones, quam nos vocabamus compositam. Et hec est divisio consequentie quam posuimus in principio. Sed tam in hac quam in illa solvit estendendo unam consequentiam converti in aliam. Ergo si eius solutio est universalis, necesse est ubicumque est consequens duplicem esse consequentiam, scilicet illam que convertitur et illam in quam convertitur. Et hec omnia concedimus. Unde in talibus argumentis:

phisma consequentis, sed accidentis, sicut patuit prius in orationibus accidentis.

DE FALLACIA SECUNDUM NON CAUSAM UT CAUSAM

De duplici sillogismo

164 Duplex est sillogismus, scilicet ostensivus et ad impossibile. Ostensivus est qui habet unam solam conclusionem. Sillogismus autem ad impossibile est quando sillogistice ducitur ad aliquodi impossibile et propter hoc interimitur aliqua premissarum que est causa illius impossibilis. Unde iste sillogismus semper habet duas conclusiones. Ut si queratur. ' estne homo asinus?' ; quo concesso con tra:
'nullus asinus est animai rationale mortale homo est asinus

7. FALLACIE

443

prima abbiamo chiamato92 semplice; l'altra, invece, quella che, come egli dice, riguarda le contrapposizioni, ed quella che noi abbiamo chiamato complessa. Ed appunto la distinzione della conseguenza che stabilimmo all'inizio93. Ma tanto per l'una quanto per l'altra Aristotele trova la soluzione mostrando che una conseguenza pu essere convertita nell'altra. Dunque se la sua soluzione generale, necessario che tutte le volte che c' fallacia del conseguente, la conseguenza sia duplice, cio quella che invertita e quella in cui invertita. E su tutto ci conveniamo. Sicch in argomenti come: 'l'animale corre; dunque l'uomo corre', o 'l'uomo corre; dunque Socrate corre' e in tutte quelli simili non c' il sofisma del conseguente, ma dell'accidente, come si visto prima 94 , quando ci siamo occupati della fallacia dell 'accidente.

FALLACIA DELL'ASSUMERE COME CAUSA CI CHE NON LO

Duplicit

del sillogismo

164. Il sillogismo di due tipi, cio ostensivo e per assurdo95. Ostensivo quello che ha una sola conclusione. Invece il sillogismo per assurdo si ha quando si e condotti sillogisticamente a qualcosa di assurdo e a causa di ci viene demolita quella premessa che causa di tale assurdo. Sicch questo sillogismo ha sempre due conclusioni. Per esempio; nel caso in cui si domandi: 'l'uomo asino?'; una volta che si sia risposto positivamente, di contro:
nessun asino animale razionale mortale l'uomo asino

444

TRACTATUS

ergo homo est animai rationale mortale sed hoc est impossibile non ergo homo est asinus' ;

et ille sillogismus est in quarto prime.

De fallacia secundum non causam ut causam

165 Sciendum autem quod non causa ut causa semper fit in sillogismis ad impossibile. Fallacia autem secundum non causam ut causam fit cum non causa ponitur ut causa propter quam apparet sequi impossibile, et illud quod apparet esse causa, postea interimitur. Ut si queratur 'esine Brunellus homo?'\ quo concesso contra:
'nullus asinus est animai rationale mortale homo est asinus et Brunellus est homo ergo homo non est animai ratiotale mortale sed hoc est impossibile non ergo Brunelluss est homo\

In hac enim argumentatione est non causa ut causa, quia interimitur hoc quod apparet esse causa illius impossibilis et non est, scilicet: 'Brunellus est homo ; sine ipsa enim ex aliis sequitur impossibile. Et erit sillogismus in quarto prime, ut dictum est prius.

7. FALLACIE

445

dunque l'uomo non animale razionale mortale ma ci assurdo dunque l'uomo non asino';

e tale sillogismo nel quarto modo della prima figura.


fallacia dell'assumere come causa ci che nonio

165. Bisogna sapere che la fallacia dell'assumere come causa ci che non lo avviene sempre nel sillogismo per assurdo. Ora, la fallacia dell'assumere come causa ci che non lo si ha quando ci che non causa posto come causa, dalla quale cosa consegue ci che sembra assurdo, e quindi si demolisce ci che sembra essere causa. Per esempio, nel caso in cui si domandi: ' Brunello un uomo'\ una volta che si sia risposto positivamente, di contro:
'nessun asino animale razionale mortale l'uomo asino e Brunello uomo dunque l'uomo non animale razionale mortale ma ci assurdo dunque Brunello non uomo'.

Infatti, in questa argomentazione vi la fallacia delY assumere come causa ci che non lo , sicch viene demolito ci che appare la causa di tale assurdo non essendolo, cio 4 Brunello uomo\ senza questa infatti dalle altre deriva ci che assurdo. Ed un sillogismo nel quarto modo della prima figura, come si detto.

446 De causis huius fallacie

TRACTATUS

166 Causa apparentie est convenientia eius quod apparet esse causa et non est, cum eo quod est causa, propter convenientiam aliquam in aliquo termino significante eandem rem. Et hoc patet, quoniam premisse propositiones eoquod communicant in aliquo termino, sunt causa conclusionis. Unde propositio que nichil facit ad conclusionem inferendam et sic est non causa, si communicet in aliquo termino cum aliqua premissarum, apparet esse causa conclusionis; et sic non causa sumitur ut causa. Quare convenientia cause ad id quod est causa in aliquo termino est principium motivum in hac fallacia. 167 Causa vero falsitatis sive principium defectus est diversitas propositionis que est non causa, ad causam ipsius conclusionis. Ponit autem Aristotiles exemplum huius fallacie:
'suritne anima et vita idem?1 ;

quo concesso, contra:


mors et vita sunt contraria generatio et corruptio sunt contraria sed mors est corruptio ergo vita est generatio quare vivere est generart\

7. FALLACIE

447

Cause di questa fallacia

166. Causa dell'apparenza il rapporto di ci che sembra essere causa, e non lo , con ci che causa, in seguito a qualche conformit che un certo termine, che significa la stessa cosa, presenta. E ci risulta allorquando le proposizioni che fanno da premesse per il fatto che sono collegate in qualche termine sono causa della conclusione. Sicch la proposizione che non serve ad inferire la conclusione e quindi non causa, se collegata in qualche termine con qualcuna delle premesse, sembra essere la causa della conclusione, e in questo modo viene assunto come causa ci che non lo . Per la quale cosa, la conformit, in qualche termine, della causa a ci che causa, , in questa fallacia, il principio motore. 167. Invece, la causa della falsit o principio del difetto la diversit della proposizione che sembra causa, e non lo , rispetto alla causa della stessa conclusione. Aristotele96 considera come esempio di questa fallacia:
4

la vita e l'anima sono lo stessa cosa?';

una volta che si sia risposto positivamente, di contro:


'la morte e la vita sono contrari generazione e corruzione sono contrari ma la morte corruzione dunque la vita generazione di conseguenza vivere essere generato ;

448

TRACTATUS

hoc autem est impossibile; quia qui vivit non generatur, sed generatus est;
'non ergo anima et vita sunt idem';

in hac autem ultima conclusione est peccatum secundum non causam ut causam; sine ista enim sequitur impossibile ex aliis. Unde non deberet interimere istam, scilicet ' anima et vita sunt idem' sed hanc:
'mors et vita sunt contraria\

In omnibus enim istis quod non est causa, apparet esse causa, quia communicat in terminis cum aliis propositionibus ex quibus sequitur impossibile. 168 Ex predictis patet quod ista fallacia non accidit in sillogismo ostensivo. Ut hic:
omnis homo currit Sortes est homo et sol est in Cancro ergo Sortes currii
4

non est non causa ut causzx quia hec propositio 'sol est in Cancro" non est causa nec apparet esse causa,
i

169 Et nota quod hec est duplex: ' mors et vita sunt contraria\ Tamen utroque sensu est falsa. Mors enim uno modo est motus per quem dissolvitur anima a corpore, et hoc modo mors et vita non sunt contraria, cum sint simul in eodem, quamdiu enim durat iste motus sive ista dissolutio, adhuc vivit homo et vivet quousque terminata sit ista dissolutio. Unde necesse
4

7, FALLACIE

449

invece ci assurdo, poich chi vive non generato, ma stato generato;


'dunque l'anima e la vita non sono la stesa cosa1.

In quest'ultima conclusione si commette la fallacia dell'assumere come causa ci che non lo ; poich senza di questa dalle altre proposizioni deriva l'assurdo. Sicch si dovrebbe demolire non questa affermazione, cio 4 l'anima e la vita sono la stessa cosa', ma quest'altra: 7 a morte e la vita sono contrari1. Infatti in tutte queste, ci che non causa sembra essere causa, poich collegata nei termini con altre proposizioni da cui deriva l'assurdo. 168. Da quanto si detto si vede che la fallacia non avviene nel sillogismo ostensivo. Come qui:
ogni uomo corre Socrate un uomo e il sole in Cancro dunque Socrate corre1

non vi la fallacia dell'assumere come causa ci che non lo , poich questa proposizione: 'il sole in Cancro1 non causa n sembra essere causa. 169. E si noti che questa proposizione: 'la morte e la vita sono contrari1 ha un duplice senso. Tuttavia in entrambi i sensi falsa. La morte, infatti, per un vers> il processo per il quale l'anima si distacca dal corpo, e in questo senso la morte e la vita non sono contrari, essendo contemporaneamente in esso; infatti, finch dura questo processo o questo distacco, A uomo vive, e vive fino a quando questo distacco non S1a giunto a termine. Sicch necessario che la morte

450

TRACTATUS

est quod mors et vita hoc modo simul sint in eodem. Quare hoc modo impossibile est quod sint contraria. Alio autem modo sumitur 'mor non pr ipso motu separationis, sed pr termino ipsius separationis sive dissolutionis, in quo anima non separatur a corpore, sed iam separata est. Sed neque isto modo mors est contraria vite sed privative opposita ordine irregressibili circa idem, sicut visus et cecitas circa oculum. Et sic utroque modo predicta propositio falsa est. 170 Item hec est duplex: 4 mors est corruptio\ Quia si sumatur ' mors ' primo modo, vera est; cum enim dissolvitur anima a corpore, corrumpitur homo. Si autem 4mors' sumatur secundo modo, falsa est, quia sic mors non est corruptio, sed est terminus corruptionis. Et sic patet que propositiones interimende sunt in premissis et quomodo sunt distinguende.

DE FALLACIA SECUNDUM PLURES INTERROGATIONES UT UNAM

De enuntiatione, propositione, inierrogatione et conclusione

171 Enuntiatio, propositio, interrogano, et conclusio sunt idem substantia, differunt autem propriis rationibus. Verbi gratia hec oratio: ' omnis homo currit, secundum quod significat res esse vel non esse, dicitur enuntiatio; eadem autem oratio, secundum quod

7. FALLACIE

T^J<

e la vita, sotto questo aspetto, siano insieme in esso. Di conseguenza, in questo senso, impossibile che esse siano tra loro contrarie. Invece in un altro senso, 'morte impiegata non per il suo stesso processo di separazione, ma per il punto terminale di tale separazione o distacco, in cui l'anima non si separa dal corpo ma gi separata. Ma neppure in questo senso la morte contraria alla vita ma privativamente opposta, secondo un ordine irreversibile sotto questo riguardo, come lo sono la vista e la cecit per quanto riguarda gli occhi. E quindi in entrambi i sensi la suddetta proposizione falsa. 170. Anche questa proposizione ha un duplice senso: Ha morte corruzione'. Perch se si impiega 'morte5 nel primo senso, vera, infatti poich l'anima si stacca dal corpo, l'uomo si corrompe. Se invece 'morte' impiegata nel secondo senso, falsa, poich, in tal caso, la morte non corruzione, ma punto terminale della corruzione. E cos risulta che le proposizioni da demolire sono nelle premesse e risulta anche in che modo debbano essere distinte.

FALLACIA DELL'ASSUMERE PI DOMANDE COME UNA SOLA

Enunciazione, proposizione, interrogazione e conclusione

171. Enunciazione, proposizione, interrogazione e conclusione sono la stessa cosa in sostanza, differiscono invece per la propria funzione. Per esempio questa rase: ogni uomo corre\ se significa che le cose sono o n n sono, si dice enunciazione; la stessa frase, invece,

452

TRACTATUS

ponitur in premissis ad aliquid probandum, propositio est; illa autem eadem oratio, secundum quod additur ei modus interrogandi, interrogatio est, ut 'curritne omnis homoT\ sed secundum quod eadem oratio per aliud probatur, conclusio est. 172 Et quantum ad has intentiones proprias, sic possunt diffiniri. Enuntiatio est oratio indicativa secundum quod significat res esse vel non esse. Propositio est oratio indicativa alterius probativa. Interrogano est oratio indicativa sub modo interrogandi sumpta. Conclusio est oratio indicativa medio vel mediis approbata. Sed quia enuntiatio dividitur per unam et per plures, et similiter propositio et interrogatio, ideo sciendum quod alia est unitas a qua dicitur enuntiatio una vel propositio, et alia est unitas a qua dicitur interrogatio una. 173 Ad cuius evidentiam nota quod plures sunt modi unitatis simpliciter a qua dicitur propositio una et enuntiatio una. Quia est quoddam unum simpliciter quod est ex pluribus per plura nomina significatis. Ut in diffinitione, sicut in hac: ' animai rationale mortale'; hic enim sunt plura ex quibus est unum. Et est aliud unum simpliciter quod est unum et sub uno nomine. Et hoc subdividitur per quinque partes. Quia huius unius quoddam est quod est unum proportione, et est illud quod est dictum secundum prius et posterius, ut lens* de omnibus entibus et 4 sanum de om4

7. FALLACIE

453

se posta nelle premesse per provare qualcosa, proposizione; la stessa frase, se si aggiunge ad essa la modalit dell'interrogare, interrogazione, come ' ogni uomo corre?', ma se la stessa frase provata da qualcos'altro una conclusione. 172. E in considerazione di questi loro propri intenti, cos possono essere definite. L'enunciazione la frase all'indicativo che significa che le cose sono o non sono. La proposizione la frase all'indicativo che prova un'altra. L'interrogazione la frase all'indicativo impiegata nella modalit dell'interrogare. La conclusione la frase all'indicativo dimostrata dal medio o dai medi. Ma poich l'enunciazione pu essere distinta in una e molte, e cos pure si distinguono la proposizione e l'interrogazione, allora bisogna sapere che altra l'unit in base alla quale si dice che l'enunciazione o la proposizione una, e altra l'unit in base alla quale si dice che un'interrogazione una. 173. Per rendersi conto di ci si consideri che diversi sono i modi dell'unit semplicemente data, in base alla quale si dice che una proposizione una e un'enunciazione una. Infatti, vi un tutt'uno semplicemente che fatto di pi significati mediante pi nomi. Come avviene nella definizione, per esempio, in questa: ' animale razionale mortale' ; qui infatti vi sono pi significati di cui fatto un tutto unitario. E rispetto a ci una cosa diversa l'uno semplicemente che uno solo e sotto un solo nome. E questo si distingue ln Cln que modi. Perch in un modo quest'uno ci che uno per rapporto, ed l'uno che detto tale in considerazione dell'anteriorit o posteriorit, come ente che detto di tutti gli enti, e 'sano' che detto

454

TRACTATUS

nibus sanis et 'bonum' de omnibus bonis, ut patet in Primo Topicorum. Secundus modus est unum genere, ut anima vel color. Tertius modus est unum specie, ut homo, albedo. Quartus modus est unum numero, ut Sortes vel Plato. Quintus et ultimus modus est unum accidente. Et unum accidente dico unum accidens, sicut unum genere unum genus et unum specie unam speciem. 174 Dico ergo quod 'unitas' sumpta communiter

ibi aliqua predictarum unitatum, non erit enuntiatio una, sed plures, et tunc predicantur plura de uno vel unum de pluribus vel plura de pluribus ex quibus non est unum. Sed unitas a qua dicitur interrogano una, non est ista que predicta est, sed est unitas modi interrogandi addita supra illam unitatem que facit propositionem unam. Ut 'estne homo animai}': hic aliqua predicatarum unitatum subicitur, quia unitas specialis, et aliqua predicatur, quia unitas generalis, et supra has unitates additur unitas modi interrogandi.

mo est animai rationale mortale' ; 'lapis est ens'\ 'lapis est animai', 'homo est animai', 'asinus est homo', 'Sortes est homo', 'Sortes est Sortes', 'Sortes est Plato', 'homo est risibile', 'homo est albus'. Si autem non fuerit

omnes istos modos unitatis facit enuntiationem unam et propositionem unam, cum subicitur aliqua istarum unitatum et predicatur aliqua earum. Ut in hiis exemplis: 'lapis est animai rationale mortale'ho-

ad

7. FALLACIE

455

di tutte le cose sane, e 4buono* di tutte le cose buone, come risulta nel primo libro dei

modo l'uno per genere, come anima o colore. Il ter-

Topici97. Il secondo

zo modo l'uno per specie, come uomo, bianchezza. Il quarto modo l'uno per numero, come Socrate Platone. Il quinto e ultimo modo l'uno per accidente. E dico uno per accidente un solo accidente, come uno per genere un solo genere e uno per specie una
sola specie.

174. Dico dunque che in base alV'unita* impiegata in generale per tutti questi modi dell'unit si ha un'unica enunciazione e un'unica proposizione, quando una di queste unit resa soggetto e un'altra di esse predicata. Come in questi esempi: 'la pietra animale

razionale mortale\ 'l'uomo un animale razionale mortale'; 'la pietra un ente*, 'la pietra un animale', 'l'uomo un animale*, 'l'asino un uomo*, 'Socrate un uomo', 'Socrate Socrate', 'Socrate Platone', 'l'uomo capace di ridere', 'l'uomo bianco*. Se invece non
ci fosse qui qualcuna delle suddette unit, non vi sarebbe un'unica enunciazione ma pi, e allora vengono predicate pi cose di uno o una cosa di molti, o molte di molti, sicch non c' unit. Ma l'unit in base alla quale si parla di una sola interrogazione, non quella suddetta, ma l'unit della modalit dell'interrogare aggiunta a quella unit che rende la proposizione una sola. Come 'l'uomo un animale?': qui una delle suddette unit resa soggetto, in quanto unit particolare, e un altra predicata, in quanto unit generale, e a queste unit si aggiunge l'unit della modalit dell'interrogare. Ma questa unit che della modalit delmterrogare non unit semplicemente, ma relativamente a qualcosa. Invece, quell'unit in base alla qua-

456

TRACTATUS

Sed hec unitas que est modi interrogandi, non est unitas simpliciter, sed secundum quid. Unitas autem illa a qua est propositio una et a qua est enuntiatio una, est unitas simpliciter. Et sic patet quando interrogatio est una. Patet etiam quod ad interrogationem unam exigitur duplex unitas, scilicet unitas rei que prius divisa est - et hec est quasi materialis in interrogatione una -, et unitas modi interrogandi, et hec est completiva interrogationis. 175 Interrogatio autem plures est quando in interrogatione manet unitas modi interrogandi et deficit unitas que facit propositionem unam, que erat unitas simpliciter. Et quia manet ibi unitas modi interrogandi, ideo dicitur interrogatio; et quia deficit altera unitas, que erat unitas simpliciter, ideo dicitur plures. Et ideo bene coniunguntur hec duo insimul, scilicet interrogatio et plures, licet appareat dissonanza inter substantivum et adiectivum.

De causis et modis huius fallacie


176 Viso qualiter conveniunt et qualiter differunt enuntiatio, propositio, interrogatio, et conclusio, et quot modis dicitur unum simpliciter, et quando est enuntiatio una vel plures, et propositio et interrogatio, et propter quid bene dicitur 4interrogatio plures consequenter dicendum est de causis et modis secun-

dum interrogationes plures ut unam.

7. FALLACIE

457

le la proposizione una sola e in base alla quale l'enunciazione una sola, unit semplicemente. E ci risulta evidente quando l'interrogazione una sola. Risulta anche che per una interrogazione che sia una sola necessaria una duplice unit, cio l'unit della cosa che prima era divisa - e questa , per cos dire, l'unit materiale nell'interrogazione che prima divisa - e l'unit dell'interrogare, e questa l'unit completiva dell'interrogazione. 175. Invece l'interrogazione plurima si ha quando nell'interrogazione c' l'unit della modalit dell'interrogare ma manca l'unit che rende una sola la proposizione, la quale consisteva nell'unit semplicemente. E poich c' l'unit della modalit dell'interrogare, si parla di interrogazione; e poich manca l'altra unit, che l'unit semplicemente, allora si dice che l'interrogazione plurima. E dunque bene si congiungono insieme queste due termini, cio una interrogazione e plurima, bench sembri che ci sia una dissonanza tra sostantivo e aggettivo.

Cause e modi di questa fallacia


176. Visto in che modo si conformano e in che cosa differiscono l'enunciazione, la proposizione, l'interrogazione e la conclusione, e in quanti modi si dice u n o semplicemente, e quando l'enunciazione si dice u n a 0 plurima, e cos la proposizione e l'interrogazione, e perch giusto parlare di 'un'interrogazione pin m a t " bisogna dire, di conseguenza, delle cause e dei ' modi della fallacia concernente interrogazione plurima come se fosse una sola.

458

TRACTATUS

Causa vero apparentie sive principium motivum huius fallacie est unitas modi interrogandi; causa vero falsitatis est defectus sive privatio unitatis propositionis unius. Unitas enim secundum quid pretendit unitatem simpliciter et sic celat defectum et facit apparere quod non est. Modi autem huius fallacie sunt duo.

De primo modo
177 Primus quidem est quando in singulari numero plura subiciuntur vel predicantur. Ut 'esine hic et hic homo?' demonstrato Sorte et Brunello; si sic, 4ergo Brunellus est homo ; si autem non,4ergo Sortes non est homo\ Non enim bene respondit qui dedit responsionem unam ad interrogationem plures, sed debuit rel spondere: verum est pr uno} falsum est pr alio\

De secundo modo
178 Secundus modus provenit quando plura subiciuntur vel predicantur in plurali numero. Ut 'suntne ista bona?\ demonstrato uno bono et alio malo; si4bo4 4 4 na ergo malum est bonum'; si mala\ ergo bonum non est bonum\ Debuit enim respondere: 4unum est bonum et aliud non est bonum\ Si autem aliquis concedat simili modo diffinitiones dari in plurali sicut in l singulari, ut cecum est aptum natum videre et non viI

dens\ et 4ceca sunt apta nata videre et non videntk,

7. FALLACIE

459

Causa dell'apparenza o principio motore di questa fallacia l'unit della modalit dell'interrogare, invece la causa della falsit il difetto o assenza di unit della proposizione che sembra una sola. Infatti, l'unit relativamente a qualcosa pretende l'unita semplicemente, e cos nasconde un difetto e fa sembrare ci che non . I modi di questa fallacia sono due.

Primo modo
177. Il primo modo si ha quando nel numero singolare si rendono soggetto o sono predicate pi cose. Come ' questo e questo un uomo? dopo aver mostrato Socrate e Brunello; se s, 'dunque Brunello un uomo'; se invece no, *dunque Socrate non uomo'. Infatti non si risponde correttamente ad una interrogazione plurima dando un'unica risposta, ma si deve rispondere ' vero per uno, falso per l'altro'.

Secondo modo
178. Il secondo modo si d quando pi cose sono rese soggetto o sono predicate in numero plurale. Come 'sono buone queste cose'?, avendo mostrato una cosa buona e una cattiva; se 'buone', 'dunque ci che

cattivo buono', se 'cattive', 'dunque il buono non buono'. Si deve invece rispondere: *una cosa buona e laltra non buona'. Se invece si ammette che in tale
modo la definizione data tanto al plurale quanto al singolare come ' cieco chi per natura ha la capacit di

vedere e non vedente', e 'ciechi sono quelli che per natura hanno la capacit di vedere e non sono vedenti,

460

TRACTATUS

non effugiet redargutionem; demonstrato enim uno ceco et altero vidente inferatur sic:

'ista sunt apta nata vi deve et non videntia ergo sunt ceca!
et ita ambo erunt ceca. Si dicat quod sint videntia, 'ergo ambo sunt videntia; ergo ce cum videt\ Non enim dicet quod alterum est videns et alterum non videns, sed unam responsionem dabit, eoquod prius concessit quod similiter dabatur diffinitio in plurali et in singulari. Et ideo una sola datur responsio.
f

DE REDUCTIONE OMNIUM FALLACIARUM

De duplici ignorantia elenchi


179 Fieri quidem solet duplex distinctio ignorantie elenchi, secundum quod est una specialis de tredecim fallaciis, et secundum quod est generalis ad quam omnes tredecim fallacie reducuntur. Uno enim modo distinguitur sic quod ignorantia elenchi dicitur specialis secundum quod ignorantia elenchi causatur ignorantia harum differentiarum, scilicet ad idem et secundum idem et similiter et in eodem tempore; et sic ignorantia elenchi est con tra formam completivam elenchi, quia iste differentie sunt completive contradictionis et sic elenchi, cum contradictio sit completiva elenchi. Secundum autem quod ignorantia elenchi causatur communiter ab ignorantia omnium differentiarum m
$

**

7. FALLACIE

461

non si sfugge alla confutazione; infatti avendo dimostrato che uno cieco e l'altro vedente, si inferisce cos:

'sono per natura capaci di vedere e sono non vedenti dunque sono ciechi ,
e cos entrambi saranno ciechi. Se si dice che sono vedenti, 'dunque entrambi sono vedenti, dunque il cieco vede. Non si dir infatti che uno vedente e l'altro non vedente, ma si dar un'unica risposta, perch prima si concesse che la definizione si d alla stessa maniera al plurale e al singolare. E quindi si d una sola risposta.

RIDUZIONE DI TUTTE LE FALLACIE

Duplice ignoranza dell'elenco


179. Si suole stabilire per una duplice distinzione dell'elenco, a seconda che esso sia una particolare fallacia delle tredici, o che sia quella generale a cui tutte le tredici fallacie sono riconducibili. Infatti, in un modo, cos si distingue, dicendo che l'ignoranza dell'elenco si caratterizza come particolare quando dovuta all'ignoranza di quei suoi caratteri distintivi, cio in

base allo stesso criterio, e relativamente alla stessa cosa e stessa maniera e nel medesimo tempo; e cos l'ignoranza dell'elenco contravviene alla forma completiva dell'elenco, perch questi caratteri distintivi sono completivi della contraddizione e anche dell'elenco, essendo la contraddizione completiva dell'elenco. Quando, invece, l'ignoranza dell'elenco dovuta in generale dall'ignoranza di tutti i caratteri distintivi

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TRACTATUS

diffinition elenchi positarum, ita est generalis, et sic ad ipsam omnes fallacie reducuntur. Alio autem modo distinguitur sic quod ignorantia elenchi semper est contra omnes differentias elenchi, sed differenter quia uno modo est secundum se et alio modo est ex consequenti. Et primo modo est unum principium falien di ex opposito divisum contra alias, secundo autem modo est generalis ad omnes. Et dicitur aliquis ignorare elenchum ex consequenti quando eoquod est unum nomen, credit esse rem unam, cum non sit res una; et quia credit esse rem unam, ideo ex consequenti credit esse terminum unum et ex consequenti medium unum et per consequens sillogismum unum et per hoc ulterius elenchum unum. Et sic ignorantia elenchi est ex consequenti. Alio autem modo ignoratur elenchus secundum se et partes eius ex consequenti quando primo creditur esse elenchus, cum non sit; et quia credit ibi esse elenchum, ideo credit ibi esse omnes differentias elenchi. Et sic ignoratur elenchus primo, et partes sive dififerentie eius omnes ex consequenti. Et sic est specialis, sicut contingit uno modo venire a diffinientibus, ut a genere et differentiis, in diffinitum, et alio modo econverso a diffinito in diffinientia. Sed licet secunda distinctio sit sbtilior quam prima, tamen prima prbabilior est et magis credo ipsam esse veram.

7. FALLACIE

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stabiliti nella definizione dell'elenco, allora generale

e quindi ad essa si riconducono tutte le fallacie. In un modo, per, la distinzione stabilita dicendo che l'ignoranza dell'elenco contravviene sempre a tutti i caratteri distintivi della contraddizione, ma in maniera diversa; riguardandolo in un modo direttamente, e nell'altro di conseguenza. E nel primo modo un principio di errore distinto e contrapposto agli altri, secondo l'altro modo presente in generale in tutti. E si dice che l'elenco viene ignorato di conseguenza, quando, per il fatto che si tratta di uno stesso nome, si crede che la cosa sia la stessa, mentre non lo ; e poich si crede che la cosa sia la stessa, allora di conseguenza si crede che sia lo stesso il termine e di conseguenza che sia lo stesso il medio e di conseguenza che sia lo stesso il sillogismo e in base a ci che anche l'elenco sia lo stesso. E cos l'ignoranza dell'elenco avviene di conseguenza. In un altro modo, invece, l'elenco ignorato direttamente e le sue parti sono ignorate di conseguenza quando in primo luogo si crede che sia un elenco, mentre non lo ; e poich si crede che si abbia a che fare con un elenco, si crede che vi siano tutti i caratteri distintivi dell'elenco. E quindi in primo luogo viene ignorato l'elenco e poi di conseguenza tutte le sue parti o differenze. E cos speciale se, in un modo, avviene che proceda dai definenti, come dal genere e dai caratteri distintivi, al definito, e nell'altro modo, viceversa, dal definito ai definenti. Ma, bench la seconda distinzione sia pi sottile della prima, tuttavia la prima pi accettabile e credo che sia essa pi vera.

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TRACTATUS

De reductione generali
180 Reductio autem tam paralogismorum quam apparentium elenchorum ad ignorantiam elenchi est duplex, quia una est generalis et altera specialis. Generalis enim reductio est in eo quod omnes sunt immodificati. Sed duplex est immodificatio, quia duplex est suum oppositum, scilicet modificatio. Sicut duplex est necessitas sillogismorum. Quia est quedam necessitas sillogismi causata a quantitate et qualitate et ordine propositionum et terminorum sillogismi; et similiter modificatio, secundum quod modi sillogismorum determinantur in Prioribus; et immodificatio opposita huic modificationi debet determinari in Libro Priorum, et appellatur inutilis coniugatio. Alia autem est necessitas sillogismi que causatur in sillogismo speciali. Et hec iterum necessitas est duplex, quia quedam causatur a localibus habitudinibus, sicut in sillogismo dialetico, et alia causatur ex comparatione cause ad effectum, sicut in sillogismo demonstrativo. Et similiter modificatio que debetur sillogismo speciali, est duplex. Sed hec modificatio non est nisi necessitas inferendi per locales habitudines quoad sillogismum dialeticum, vel per comparationem cause ad effectum quoad sillogismum demonstrativum. Et immodificatio opposita modificationi causate per locales habitudines habetur in Libro Elenchorum, quia alia immodificatio que est circa habitudinem cause ad effectum vel econverso, determinatur in Libro P o s t e riorum eoquod est falsigraphi sillogismi. Unde cum

7. FALLACIE

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Riduzione generale

180. Ma la riduzione sia dei paralogismi sia dell'apparenza degli elenchi all'ignoranza dell'elenco duplice, perch luna generale e l'altra particolare. La riduzione generale sta nel fatto che tutti sono irregolari. Ma la irregolarit duplice, perch duplice il suo opposto, cio la regolarit. Cos duplice la necessit dei sillogismi. Poich una la necessit del sillogismo dovuta alla quantit, alla qualit e all'ordine delle proposizioni e dei termini del sillogismo; e alla stessa maniera la regolarit, riguardo alla quale i modi dei sillogismi sono determinati nei Primi Analitici; e la irregolarit opposta a questa regolarit va individuata nel libro dei Primi Analitici, ed denominata congiunzione inutile. L'altra, invece, la necessit del sillogismo che stabilita nel sillogismo particolare. E anche questa necessit a sua volta duplice, perch una dovuta al modo di configurarsi dei luoghi, come nel sillogismo dialettico, e un'altra dovuta al confronto della causa con l'effetto, come nel sillogismo dimostrativo. E anche la regolarit richiesta dal sillogismo particolare duplice. Ma questa regolarit non altro che la necessit di inferire in base al modo di configurarsi dei luoghi per quel che riguarda il sillogismo dialettico, o per confronto della causa con l'effetto per quanto riguarda il sillogismo dimostrativo. E la irregolarit opposta alla regolarit dovuta al modo di configurarsi dei luoghi si trova trattata nel libro degli 102 Elenchi , mentre l'altra irregolarit che concerne il modo di configurarsi della causa nei confronti dell'effetto e viceversa descritta nel libro dei Secondi Analitici y per quanto riguarda il sillogismo falsiw
4

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TRACTATUS

dicit Aristotiles quod omnes sunt immodificati, intelligendum est de immodificatione que est circa modificationem causatam per locales habitudines et non de aliis.

De reductione speciali
181 Specialis autem reductio est ostendere qualiter per unumquemque locum sophisticum ignorantur differentie communes sillogismi et contradictionis, vel differentie proprie utriusque. Et per hoc elenchus ulterius ignoratur, quia sicut differentia adveniens generi constituit speciem, ita contradictio adveniens sillogismo constituit elenchum; et ideo contradictio est complementum sillogismi. Unde quelibet differentia elenchi aut est communis sillogismo et contradictioni aut propria huius est propria illius. Et ideo per ignorantiam earum habet ignorantia elenchi. 182 Reducit ergo Aristotiles primo apparentes sillogismos et elenchos ad ignorantiam elenchi, dicens; "equivocatio, oratio et similis figuratio reducuntur in eo quod duplex"; duplex enim ponit defectum in termino et in sillogismo et in contradictione, quare et in elencho. Qualiter autem sit duplex in figura dictionis dictum est. De equivocatione et amphibolia patet cuilibet. Compositio autem et divisio et accentus reducuntur in eo quod non est eadem oratio vel nomen,

7. FALLACIE

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grafo. Sicch quando Aristotele102 dice che tutte sono irregolari, ci va inteso in riferimento all'irregolarit che riguarda la regolarit causata in base al modo di configurarsi dei luoghi e non altre.

Riduzione particolare
181. Invece la riduzione particolare consiste nel mostrare come per ciascun luogo sofistico siano ignorati i caratteri distintivi comuni al sillogismo e alla contraddizione, o quelli loro propri. E con ci di nuovo ignorato l'elenco, poich, come la differenza che si presenta nel genere costituisce la specie, cos la contraddizione che si presenta nel sillogismo costituisce l'elenco; e quindi la contraddizione complemento del sillogismo. Sicch qualsiasi carattere distintivo dell'elenco o comune al sillogismo e alla contraddizione oppure, proprio di questa, proprio di quello. E cos dall'ignoranza dei caratteri distintivi, comuni o propri, del sillogismo e della contraddizione si ha l'ignoranza dell'elenco. 182. Aristotele103 dunque riduce i sillogismi e gli elenchi apparenti innanzi tutto all'ignoranza dell'elenco, dicendo: "derivano da un'ambiguit quelli fondati, ad esempio, sull'equivocit del discorso e sulla somiglianza della forma verbale"; infatti l'ambiguit d luogo all'errore nel termine, nel sillogismo e nella contraddizione, e quindi nell'elenco. Come sia, invece, l'ambiguit nell'espressione stato detto 104 . Quanto concerne l'equivocazione e l'anfibolia risulta evidente a chiunque. Inoltre, la composizione, la divisione e accento si riducono al fatto che non si tratta della

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TRACTATUS

sed differens; oportebat enim esse eandem orationem quemadmodum et rem, si debeat elenchus vel sillogismus fieri. 183 Consequenter autem reducit apparentes sillogismos et elenchos qui sunt extra dictionem, ad ignorantiam elenchi, dicens; "qui vero sunt secundum accidens, sillogismo diffinito manifesti sunt"; ponunt enim defectum huius particule scilicet 4ex necessitate deridere* que ponitur in diffinitione sillogismi; et ita patet defectus accidentis. Secundum enim hanc fallaciam artifices, et omnino scientes, ab insciis arguuntur; secundum enim accidens faciunt sillogismos apparentes contra sapientes. Qui autem secundum quid et simpliciter sunt, reducuntur quoniam non de eodem est affirmatio et negatio, ut 4Ethiops est albus
4

dentes\ Ethiops non est albus\

184 Deinde reducit eos qui sunt secundum ignorantiam elenchi, prout est specialis, dicens: "manifestissimi autem sunt omnium qui prius dicti sunt secundum elenchi ignorantiam, quare et nuncupati sunt sic .

185 Consequenter reducit alios, dicens: "Illi vero paralogismi qui sunt in eo quod sumitur quod erat in

7. FALLACIE

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stessa frase o dello stesso nome, ma di frasi e nomi diversi; sarebbe infatti necessario che si tratti della stessa frase, dello stesso modo e della stessa cosa, se deve realizzarsi un sillogismo o un elenco. 183. Di conseguenza, Aristotele riduce invece i sillogismi apparenti e gli elenchi che non dipendono dall'espressione all'ignoranza dell'elenco, dicendo 105 : "si rivelano inoltre come.tali, una volta definito il sillogismo, quelli che riguardano l'accidente"; infatti contravvengono a quella clausola della definizione del sillogismo in cui si dice 4accadere necessariamente ; e cos risulta un difetto di accidente. Proprio in base a questa fallacia i maestri e in generale tutti gli esperti sono messi in discussione dagli ignoranti; infatti costoro sulla base alla fallacia dell'accidente costruiscono sillogismi apparenti contro coloro che sanno. Quelli che sono invece relativamente a qualcosa e semplicemente si riducono all'elenco perch l'affermazione e la negazione non si riferiscono alla stessa cosa, come
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l'etiope ha i denti bianchi', l'etiope non bianco'.

184. Quindi Aristotele riduce quelli che riguardano l'ignoranza dell'elenco intesa come particolare, dicendo106 "i paralogismi che vengono smascherati pi facilmente di ogni altro sono quelli che prima abbiamo detto riferirsi alla ignoranza dell'elenco; per tale ragione avevamo gi dato ad essi tale denominazione". 185. Di conseguenza, riduce all'ignoranza dell'etneo gli altri dicendo1071 "Si rivelano inoltre come ta' u n a v ha definito l'elenco, i paralogismi che derivano dalTassumere la proposizione che all'inizio si stabilito di provare, sia quelli che sorgono dal fissare

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TRACTATUS

principio et non causa ut causa ponitur, manifesti sunt per diffinitionem; oportet enim conclusionem accidere ex necessitate, eoquod hec sint quod non erat in non causis, et rursum non connumerato eo quod erat in principio, quod non habent qui sunt secundum petitionem eius quod est in principio". 186 Postea autem reducit eos qui sunt secundum consequens, dicens: "qui vero secundum consequens, reducuntur sicuti et qui sunt secundum accidens, quia consequens pars est accidentis". Et ita reducto accidenti reducitur consequens. Quod autem consequens pars sit accidentis, patet ex hiis que diximus de accidente, quia sicut ibi dictum est, uno modo antecedens accidit consequenti, et alio modo consequens antecedenti, et tertio modo unum convertibilium reliquo. Quare accidens commune est ei quod antecedit et ei quod consequitur et ei quod convertitur. Necesse est ergo consequens, sive id quod consequitur, partem esse accidentis, cum antecedens commune sit ad hec tria. 187 Sed nota quod unus locus non est pars alterius. Non enim potest dici quod locus sophisticus secundum consequens sit pars subiectiva vel integralis loci sophistici secundum accidens. Unde intellige quod consequens est pars accidentis a parte terminorum in quibus habet fieri, non autem a parte ipsarum habitudinum sophisticarum sive locorum sophistico-

7. FALLACIE

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come causa ci che non lo ; occorre infatti che la conclusione discenda necessariamente, e ci appunto non si verifica quando si assume come causa ci che non lo era, e d'altro canto, poi, tra le premesse non va enumerato ci che era fissato in principio come oggetto della prova, e tale condizione appunto non viene rispettata dai paralogismi basati sulla petizione di ci che si fissato in principio". 186. Poi riduce all'ignoranza dell'elenco i paralogismi che sono invece basati sul conseguente dicendo108: "i paralogismi fondati sul conseguente si riducono a quelli che sono basati sulla determinazione [o accidente], dato che il conseguente una parte della determinazione". E cos, ridotto l'accidente, ridotto anche il conseguente. Che poi il conseguente faccia parte dell'accidente, risulta da ci che abbiamo detto circa l'accidente, poich, come qui stato detto 109 , in un modo l'antecedente accidente del conseguente, in un altro il conseguente accidente dell'antacedente, e in un altro modo ancora uno dei convertibili accidente dell'altro. Per la qual cosa l'accidente comune a ci che antecedente, a ci che consegue e a ci che convertito. Dunque necessario che il conseguente o ci che consegue sia parte dell'accidente, essendo ci che antecedente comune ai tre. 187. Ma si noti che un luogo non parte dell'altro. Non si pu dire che il luogo sofistico in base al conseguente sia parte sottostante o integrale del luogo sofistico in base all'accidente. Dunque si sappia che la conseguenza parte dell'accidente in considerazione ei termini in cui deve realizzarsi e non invece delle configurazioni sofistiche o luoghi sofistici; come il

TRACTATUS

rum; sicut locus a specie non est pars loci a genere, sed ea quorum sunt hec habitudines, sic se habent quod unum est pars alterius. Et sic consequens est quasi pars subiectiva accidentis a parte eorum in quibus fiunt, et non a parte ipsarum habitudinum sophisticarum. Et hoc est quod probat Aristotiles secundum quod consequens est pars accidentis, cum dicit "nam consequens accidit". Similiter enim verum est quod antecedens accidit et similiter convertibile accidit, sicut dictum est in tractatu de accidente. 188 Habet autem consequens aliam reductionem propriam secundum se preter hanc. Ponit enim defectum contra hanc differentiam sillogismi scilicet 'positis*. Quod patet, quia maius non ponit minus, ut4animai' 'hominem\ Et ita consequens non ponit antecedens, cum sit maius, sed econverso. Unde cum hec differentia positis dicat ordinem premissarum ad conclusionem secundum habitudines locales (quia contra sillogismum per habitudines locales sunt loci sophistici determinati in Elenchis), sed ubi est consequens, non est ordo premissarum ad conclusionem secundum habitudines locales aliquas, quare ubi est consequens, non est hec differentia 'positis\ Et sic reducitur consequens secundum se per hanc differentiam 4positis* cum ponat defectum circa eam. Et nota, ut sepe tactum est, quod duplex est posi_ 4

tio in sillogismo. Est enim una positio per quantitatem et qualitatem et ordinem propositionum et termi-

7, FALLACIE

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luogo secondo la specie non parte del luogo secondo il genere, ma quelle cose di cui queste sono le configurazioni stanno in modo che essi siano l'uno parte dell'altro. E cos il conseguente quasi parte sottostante dell'accidente in considerazione delle cose in cui si trovano, e non in considerazione delle configurazioni sofistiche. E ci quanto dimostra Aristotele110 in base al fatto che il conseguente parte dell'accidente, quando dice: "dato che il conseguente un accidente". Allo stesso modo infatti certo che l'antecedente accidente, e allo stesso modo lo ci che convertibile; cos come detto nel trattato sull'accidente111. 188. La fallacia del conseguente ha un'altra riduzione propria per conto suo, oltre questa. Contravviene infatti a una caratteristica distintiva del sillogismo, cio 'poste alcune cose'. Ci evidente, dato che il 1 maggiore non pone il minore, come 'animale' 'uomo . E dunque il conseguente non pone l'antecedente, essendo questo maggiore, ma avviene l'inverso. Sicch 1 questa caratteristica 'poste alcune cose dice l'ordine delle premesse verso la conclusione in considerazione del modo di configurarsi dei luoghi (infatti, i luoghi sofistici sono individuati negli Elenchi in contrasto al sillogismo basato su tali configurazioni). Ma dove c' la fallacia del conseguente, non vi l'ordine delle premesse verso la conclusione in base a certi modi di configurarsi dei luoghi, perch ove vi la fallacia del conseguente, non vi questa caratteristica 'poste alcune cose , poich essa difetta nei suoi riguardi. E si noti che, come spesso stato ricordato, duplice la posizione nel sillogismo. Vi infatti una posizione, per quantit e ordine delle proposizioni e dei

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TRACTATUS

norum; et sic sumitur hec differentia positis' in Libro Priorum. Alia autem est positio in sillogismo que est per habitudines locales; et talis positio est in sillogismo dialetico. Et contra hanc positionem est locus sophisticus secundum consequens. 189 Qui vero in eo quod plures interrogationes ut unam faciunt, reducuntur in eo quod ponunt defectum contra unitatem propositionis. Nam propositio est unum de uno, quia eadem est diffinitio unius solius et simpliciter rei, ut hominis et unius tantum hominis; et sic de aliis. Si ergo una tantum propositio est que unum de uno significat, et simpliciter erit propositio que unum de uno significat. Et est locus a partibus sufficienter enumeratis. 190 Terminatis autem reductione generali et postea speciali secundum differentias elenchi et contradictionis, consequenter determinat Aristotiles qui loci sophistici reducuntur a parte contradictionis et qui a parte sillogismi, dicens: "ergo qui sunt secundum dictionem, reducuntur quoniam est apparens contradictio, quod erat proprium elenchi; alii autem reducuntur secundum sillogismi diffinitionem". Et hec de fallaciis et de earum reductione dieta sufficiant.

7. FALLACIE

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termini; e cos assunta questa caratteristica distintiva

'poste alcune cose' nel libro dei Primi Analitici

invece, un'altra posizione nel sillogismo che in base al modo di configurarsi dei luoghi; e tale posizione nel sillogismo dialettico. E contro questa posizione il luogo sofistico in base al conseguente.

. Vi ,

189. I paralogismi che propongono pi interrogazioni come se fosse una si riducono al fatto che difettano nei confronti dell'unit della proposizione. Infatti la proposizione una e concerne una cosa, perch la stessa la definizione di una cosa sola e semplicemente, come dell'uomo e unicamente dell'uomoo; e cos via. Se dunque vi un'unica proposizione soltanto che significa una sola cosa circa una sola cosa, allora vi sar anche semplicemente una proposizione che significa una sola cosa circa una sola cosa. Ed il luogo in base alle parti sufficientemete enumerate. 190. Determinate la riduzione generale e poi quella particolare in considerazione dei caratteri distintivi dell'elenco e_ della contraddizione, Aristotele passa poi a stabilire quali luoghi sofistici si riducano all'elenco per quanto riguarda la contraddizione e quali per quanto riguarda il sillogismo, dicendo: "dunque per quanto riguarda i paralogismi attinenti all'espressione, si riducono all'ignoranza dell'elenco, perch la prova della contraddizione - il che dovrebbe essere proprio dell'elenco - apparente, e per quanto riguarda invece gli altri casi vi si riducono perch la definizione del sillogismo non rispettata" 113 . E quanto e stato detto sulle fallacie e sulla loro riduzione sufficiente.

T R A C T A T U S VILI

DE RELATIVIS

De duplici relativo
1 Relativum est duplex. Uno enim modo est relativum cuius esse est ad aliud quodammodo se habere; et sic relativum est unum de decem predicamentis. Alio autem modo relativum est rei antelate recordativum, quia, ut vult Priscianus in minori volumine, relatio est rei antelate recordatio. Ut hic: 'Sortes currit, qui 1 disputa?; hoc relativum 'qui facit recordationem de Sorte, qui est res antelata. Omissis autem relativis secundum primum modum, de relativis secundo modo intendimus hic.

De relativis substantie
2 Relativorum autem quedam sunt relativa sub1 1 stantie, ut 'qui , 'ille , 'alius'; quedam relativa accidentis, ut 'talis*, 'qualis*, 'tantus\ 'quantus\ Relativum autem substantie est quod refert idem in numero cum 1 1 suo antecedente, ut 'qui , 'ille . Item. Relativorum substantie quedam sunt relativa idemptitatis, ut qui 1 1 'ille quedam vero relativa diversitatis, ut 'alter , ^ehquus*, et consimilia.

T R A C T A T U S VILI

RELATIVI

Duplicit del relativo


1. Il relativo ha un duplice senso. In un modo infatti il relativo quello il cui essere consiste nello stare in un certo rapporto con qualche altra cosa1; e cos il relativo uno delle dieci categorie. Invece in un altro modo il relativo il rievocativo della cosa anteposta, poich, come vuole Prisciano nella parte minore della sua opera2, la relazione la rievocazione della cosa anteposta. Come qui:4Socrate, che discute, corre* ; questo relativo 'che' rievoca Socrate, che la cosa anteposta. Tralasciando i relativi del primo modo, ci occupiamo qui dei relativi del secondo modo.

Relativi della sostanza


2. Dei relativi, poi, alcuni sono relativi della sostanza, come 'il quale', 'egli ,'un altro'; altri sono relativi dell'accidente come 'tale', 'quale , 'tanto', 'quanto'. Il relativo della sostanza quello che richiama essendo uguale nel numero al suo antecedente, come 'il quale*, 'egli. Ancora. Dei relativi della sostanza alcuni sono relativi dell'identit, come 'il quale*, 'egli ; altri invece relativi della diversit, come 'l'altro, 'il rimanente', e simili.

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TRACTATUS

De relativis idemptitatis
3 Relativum autem idemptitatis est quod refert et supponit pr eodem, ut 'Sortes currit, qui disputat'; hoc relativum 'qui refert Sortem et supponit pr Sorte. Relativorum autem idemptitatis quedam sunt nomina, ut 'quf, 'quod'-, quedam pronomina, * ut 'ille\ 'idem'. Item. Relativorum idemptitatis quedam sunt 7 reciproca, ut 'sui, sibi\ se, a se , alia vero relativa non reciproca ut 'qui 'ille', 'idem'. Reciprocum autem dicitur non quod sit patiens, sed quia ponit modum patientis supra substantiam agentem. Quoniam aliud est patiens et aliud est modus patientis, ut patet per hoc quod nominativus potest esse patiens, ut 'Sortes percutitur', sed non potest habere modum patientis, Unde modus patientis semper est in obliquis. Et sic patet quod aliud est patiens et aliud est modus patiens.

Questiones
4 Si autem queratur quid addat supra agens relativum reciprocum, dicendum est quod addit idemptitatem substantie et ponit eam sub modo patientis, ut 'Sortes videi se'. Substantia enim que prius erat sub modo agentis, ponitur sub modo patientis, ut in hoc 9 pronomine 'se . Unde reciprocum potest sic diffiniri: reciprocum est quod significat substantiam agentem sub modo patientis.

5 Item. Si queratur quare hoc pronomen 'sui, sibi, se, a s\ careat nominativo, dicendum est quod solu-

8. RELATIVI

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Relativi dell'identit
3. Relativo dell'identit quello che sta per la stessa cosa che richiama, come 'Socrate, che discute, corr; il relativo 'che richiama Socrate e sta per Socrate. Inoltre, dei relativi dell'identit, alcuni sono nomi, come 'ilquale\ 7a qualcosa'; altri pronomi, come 'egli, Ho stesso'. Ancora. Dei relativi dell'identit, alcuni sono reciproci3 come 'di s, a s, s, da s*, altri non reciproci come 'il quale\ 'egli, 'lo stesso'. Si dice, infatti, reciproco non quello che passivo, ma quello che pone il modo del passivo sulla sostanza agente. Ci perch una cosa il passivo, e un'altra il modo del passivo, come risulta dal fatto che il nominativo pu essere passivo, come 'Socrate percosso', ma non pu avere il modo del passivo. Onde il modo del passivo sempre in un caso obliquo. E cos risulta chiaro che una cosa il passivo, e un'altra il modo del passivo.

Questioni
4. Se poi si chiede che cosa aggiunga sull'agente il relativo reciproco bisogna dire che aggiunge l'identit della sostanza e la pone sotto il modo del passivo, cotte 'Socrate vede s\ La sostanza, infatti, che prima era sotto il modo dell'attivo, posta sotto il modo del passivo, come nel pronome 'se. Onde il reciproco pu cos essere definito: quello che significa la sostanza agente sotto il modo passivo.

^ 5. Ancora. Se si chiede perch il pronome 'di s, a


se

> s, da se manca di nominativo, bisogna dire che la

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TRACTATUS

tio iam patet ex predictis, quia agens non potest significar! ut patiens sive sub modo patientis nisi in obliquis. Sed nominativus dicit modum agentis. Et ideo natura nominativi repugnat nature huius pronominis 'sui, sibi, se, a se . Et ideo non potest habere nominativum agentem. 6 Ex predictis ergo patet quod omnia relativa idemptitatis referunt substantiam eandem cum suo antecedente et referunt et supponunt pr eodem in numero. Et ex hoc patet quod maior fit certitudo per relativum idemptitatis quam per suum antecedens posi tum loco relativi, ut: 'homo currit, homo disputai\ quia dubium est utrum de eodem homine dicatur vel non. Sed cum dicitur: 1homo currit et ille disputai', certum est quod de eodem dicitur. Hoc enim patet per Priscianum in minori dicentem quod cum dicitur: 'Aiax venit ad Troiam, Aiax fortiter pugnavi? dubium est an de eodem intelligatur. Sed si dicatur: Aiax venit ad Troiam et idem fortiter pugnavit\ de eodem intelligitur. Et sic patet quod maior fit certitudo per relativum idemptitatis quam per suum antecedens loco relativi positum.

Dubitationes
7 Solet autem dubitari circa relativa idemptitatis utrum deceptio facta ex diversa relatione sit secundum equivocationem vel secundum aliam fallaciam.

g. RELATIVI

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risposta gi risulta da quanto si detto, poich l'attivo non pu essere significato come passivo o sotto il modo del passivo se non nei casi obliqui. Ma il nominativo dice la forma dell'attivo. E perci la natura del nominativo contrasta con la natura del pronome 'di s\ a s, s, da s. Perci questo pronome non pu avere il nominativo attivo. 6. Da quanto si detto dunque risulta che tutti i relativi dell'identit richiamano la stessa sostanza del loro antecedente e richiamano, e stanno per, lo stesso nel numero. E da ci risulta che maggiore certezza si realizza tramite il relativo dell'identit che tramite il suo antecedente messo al posto del relativo, come: 1 l'uomo corre, l'uomo discute', poich nasce il dubbio se si parli dello stesso uomo o no. Ma quando si dice: 'l'uomo corre ed egli discute', certo che si parla dello stesso uomo. Ci infatti mostrato da Prisciano, che osserva, nella parte minore della sua opera 4 , che quando si dice: 'Aiace venne a Troia, Aiace combatt valorosament, c' il dubbio se si debba intendere che si tratta della stessa persona. Ma se si dice: 'Aiace venne a Troia ed egli combatt valorosament, si capisce che si parla dello stesso. E cos risulta che si realizza maggiore certezza con il relativo dell'identit^ che con il suo antecedente messo al posto del relativo.

Dubbi
Si generalmente in dubbio, circa i relativi di identit, se l'inganno dovuto a una relazione diversa sia per equivocazione o per un'altra fallacia. Cos, quan-

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TRACTATUS

ut 'homo qui currit\ 'color qui est in corpore\ 'locus qui continet rem locatam\ et sic de aliis. Ergo deceptio
ex diversa relatione non est equivocano. Item. Hoc nomen 'qui\ secundum quod est relativum, infinite significat substantiam. Sed illa substantia est apta nata finitari tam per unum antecedens quam per aliud. Cum ergo illa substantia infinite sumpta in se sit una, potens referre quodlibet antecedens, ergo significatio huius relativi 'qui erit una. Non ergo est equivocano. Item. Ratio cuiuslibet antecedentis, secundum quod est in relato, est una, hec scilicet res antelata. Ergo omnia antecedentia relativi secundum hoc nomen relativum participant nomen unum et rationem unam. Ergo relativum est univocum inquantum est rei antelate recordativum. Ergo relativa particularia, ut 'qui l ille\ 'alius\ inquantum sunt relativa suorum antecedentium, non sunt equivoca. Si quis obiciat quod hoc relativum 'qui alterius rationis est secundum quod sumitur in hoc antecedente 'homo\ et alterius secundum quod sumitur in hoc antecedente 'asinus\ ut in predicta oratione, ergo nomen commune est et rationes habet diversas, ergo est equivocum, - est dicendum quod argumentum non valet. Similiter posset probari quod quodlibet univo-

Ut cum dicitur homo videt asinum qui est rationalis\ hoc relativum 'qui potest referri ad hunc terminum 4 homo' vel ad hunc terminum 'asinum . Et sic sunt ibi diverse sententie. Et solet ibi assignari communiter equivocano. Sed contra. Hoc nomen 'qui\ secundum quod est relativum, significat rem unam equaliter se habentem ad omne illud quod se habet per modum substantie

8. RELATIVI

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do si dice4l'uomo vede l'asino il quale razionale', il l relativo ilquale\ o 'che\ pu essere riferito al termine 'uomo o a 'asino'. E cosi vi sono qui due diverse affermazioni. E comunemente si riscontra qui un'equivocazione. Ma di contro. Il nome 'che', in quanto relativo, significa una sola cosa che egualmente attribuita a tutto ci che si d nel modo della sostanza, come

Dunque l'inganno per diversa relazione non equivocazione. Ancora. Il nome 'che\ in quanto relativo, significa in maniera indefinita la sostanza. Ma quella sostanza di natura tale da essere definita tramite questo o quest'altro antecedente. Poich dunque quella sostanza assunta in maniera indefinita in s una sola, potendosi riferire a qualsiasi antecedente, allora la significazione del relativo 'che' sar una sola. Non vi dunque equivocazione. Ancora. Il senso di qualsiasi antecedente, quale in quanto richiamato, uno solo, cio la tale cosa anteposta. Dunque tutti gli antecedenti del relativo riguardo al nome relativo hanno in comune uno stesso nome e uno stesso senso. Dunque il relativo univoco in quanto il rimemorativo della cosa anteposta. Dunque i relativi particolari, come ' il quale', 'egli*. 'l'altroin quanto sono relativi dei loro antecedenti, non sono equivoci. Se qualcuno obietta che il relativo 4che' ha senso diverso a seconda che sia assunto per l'antecedente uomo o invece per l'antecedente 'asino , come nella frase sopra enunciata, e dunque un nome comune e ha sensi diversi, dunque equivoco, bisogna rispondere che questo argomento non valido. Alla stessa maniera si potrebbe provare che ogni termine univo-

'l'uomo il quale o che corre\ 'il colore che nel corpo*, 7/ luogo che contiene la cosa collocata', e cos via.

484

TRACTATUS

cum esset equivocum ut animai secundum quod homo vel in hornine est, habet aliam rationem, et secundum quod est in equo vel est equus, aliam. Sed hoc nomen *animaF est commune, et tamen non est equivocum, sed univocum. 8 Unde solvendum est breviter quod sicut univoca dicuntur habere eandem rationem non secundum se, sed in univocante, ut 'homo, 'bos\ *equuset consimilia in animali similiter omnia relativa debent habere eandem rationem, non secundum se,- sed in suo referente sive in suo relato, et etiam habent idem nomen. Et ideo univoca univocantur in eo. Sed ille obicit de rationibus rerum relatarum secundum se. Unde predictas obiectiones ab isto concedimus. Et ideo concedo quod deceptio facta ex diversa relatione non est secundum equivocationem. Item. Ista deceptio est in ordinatione dictionum inter se. Ergo in oratione, quia ordinatio dictionum nichil aliud est nisi oratio. Ergo non est equivocatio, cum equivocatio sit solum in unica dictione. 9 Item. Quod ibi non sit amphibolia, probo, quia ubicumque est amphibolia, ibi est constructio unius cum uno, ut in hac oratione: 7iber Aristotilis* quoad primum modum; quoad secundum, in hac: Hitus ara6 tur* ; quoad tertium in hac: sai seculum*. Et sic patet inductive per omnes modos armphibolie quod ubicumque est amphibolia, est constructio unius cum

8. r e l a t i v i

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co equivoco, come 4animale che a seconda che sia l'uomo o sia nell'uomo, ha un senso diverso, e a seconda che sia nel cavallo o sia il cavallo ne ha un altro. Ma tale nome 4animale' un nome comune, e tuttavia non equivoco, ma univoco. 8. Allora bisogna risolvere la questione dicendo in breve che, cos come si dice che i nomi univoci hanno lo stesso senso non per conto proprio, ma nel nome 9 4 4 9 che gli rende univoci, come 'uomo ,. bue', cavallo e simili in animale, alla stessa maniera tutti i relativi debbono avere lo stesso senso, non per conto proprio, ma nel loro referente o termine richiamato, e hanno anche lo stesso nome. E perci gli univoci sono univocati in esso. Ma c' chi obietta a proposito del senso per conto proprio delle cose che sono richiamate. Allora ammettiamo le suddette obiezioni da parte di costui. E quindi ammetto che l'inganno dovuto a una diversa relazione non riguardi l'equivocazione. Ancora. Quest'inganno si trova nell'ordinamento delle espressioni fra loro. Dunque nella frase, dato che l'ordine delle espressioni non altro che la frase. Dunque non vi equivocazione, dato che l'equivocazione soltanto in un'unica espressione. 9. Ancora. Sostengo che qui non vi anfibolia, perch, ovunque vi sia anfibolia, vi sempre collegamento di un termine con un altro, come in questa fra9 4 se: il libro di Aristotele , per quanto riguarda il primo Nodo; per quanto riguarda il secondo, in questa: 4la 9 spiaggia arata ; per quanto riguarda il terzo, in quest altra:4conosce il secolo9.E cos risulta induttivamente attraverso tutti 'i modi dell'anfibolia che, ovunque ^ e anfibolia, vi collegamento di un termine con un

486

TRACTATUS

uno tantum, sed ubicumque est diversa relatio, non est constructio unius cum altero tantum, imo unius cum diversis. Ergo deceptio ex diversa relatione non facit amphiboliam. Quod concedimus. Item. Ubicumque est deceptio ex eo quod aliqua dictio potest referri ad diversa, est compositio vel divisio. Sed deceptio ex diversa relatione est ex eo quod aliqua dictio potest referri ad diversa. Ergo deceptio ex diversa relatione est compositio vel divisio. Quod iterum concedimus.

De relativis diversitatis
10 Sequitur de relativis diversitatis. Relativum diversitatis est quod supponit pr alio ab eo quod refert, ut 'Sortes currit et alius disputai ; hoc relativum 1 'alius refert Sortem et supponit pr alio a Sorte, quia sensus est Sortes currit et alius a Sorte disputai; et ita facit recordationem de Sorte.

De quadam regula circa relativum diversitatis


11 De relativo'autem diversitatis talis datur regula: Si relativum diversitatis addatur superiori et

. relativi

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altro soltanto, ma dove vi una diversa relazione, non vi collegamento di un termine con un altro soltanto, ma, al contrario, di uno con diversi. Dunque l'inganno per diversa relazione non comporta anfibolia. E su ci conveniamo. Ancora. Ovunque vi inganno per il fatto che qualche espressione pu essere riferita a cose diverse, vi composizione o divisione. Ma l'inganno per diversa relazione deriva dal fatto che qualche espressione pu essere riferita a cose diverse. Dunque l'inganno per diversa relazione la fallacia della composizione o divisione. E anche su questo conveniamo nuovamente.
t
*

Relativi della diversit


10. Passiamo ora ai relativi della diversit. Relativo della diversit quello che sta per un altro, rispetto a quello che richiama, come 4Socrate corre e un altro discut-, questo relativo4un altro richiama Socrate e sta per un altro da Socrate, poich il senso 4Socrate corte e un altro da Socrate discute ; e cos rievoca Socrate'.

Una regola circa il relativo della diversit


U. Del relativo della diversit si d inoltre tale regola: Nel caso in cui un relativo della diversit venga aggiunto a ci che sta al di sopra e a \ 1 ci che sta al di sotto, se aggiunto a ci
9

488

TRACTATUS

inferiori, quod additur superiori fit inferius et quod additur inferiori fit superius. Verbi grada cum dicitur4aliud ab animali; ergo aliud 1 ab homine'. Hic est locus a specie, quia in hac aliud ab animali relativum diversitatis, scilicet 'aliud, additur 'animali', quod est superius ad hominem, et in hac 'aliud ab homine' additur inferiori, scilicet 'homin?\ et ideo 'aliud ab animali est inferius ad 'aliud ab homine'. Et ideo est ibi locus a specie sive a parte subiettiva.
i

De quadam antiquorum regula circa relativum idenptitatis


12 Item. De relativo autem idemptitatis solet dari talis regula ab antiquis. nulla propositio inchoata a relativo habet contradictoriam. Et assignant talem rationem. Cum dicitur 'omnis homo currit et ille disputat\ hoc relativum 'ille' habet respectum ad hoc antecedens 'homo' propter dependentiam sue relationis. Sed cum negatio advenit propositioni inchoanti a relativo, dicendo sic: 'ille non disputat\ tunc illa negatio negat verbum quod sequitur et non negat respectum relationis quem habet ad antecedens. Ergo negatio non negat quicquid affirmavit affirmatio. Ergo non contradicit. Ergo, cum hoc sit in qualibet propositione inchoante a relativo, nulla pr-

8. BELATIVI

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che sta al di sopra viene a trovarsi al di sotto, e se aggiunto a ci che sta al di sotto viene a trovarsi al di sopra. Per esempio, se si dice 'altro dall'animale; dunque d i r o dall'uomo. Qui vi un luogo in base alla specie, poich in 4altro dall'animale' il relativo della diversit, cio 'altro, si aggiunge ad 'animale, che al di sopra dell'uomo, e in 'altro dall'uomo si aggiunge a ci che al di sotto, cio a 'uomo'; e allora 'altro dall'animale viene a trovarsi al di sotto di 'altro dall' uomo'.E perci abbiamo qui un luogo in base alla specie o in base alla parte subordinata5.
*

Una regola degli antichi circa il relativo dell'identit


12. Ancora. Del relativo dell'identit si suole, inoltre, dare tale regola da parte degli antichi: nessuna proposizione che cominci col relativo ha la contraddittoria. E si d la seguente spiegazione. Quando si dice ogni uomo corre ed egli discute' il relativo 'egli' fa riferimento a tale antecedente 'uomo' per la dipendenza della sua relazione. Ma, quando la negazione avviene in una proposizione che incomincia con il relativo, dicendo cos: 'egli non discute', allora questa negazione nega il verbo che segue e non nega il riferimento alla relazione che ha con l'antecedente. Dunque la negazione non nega quanto l'affermazione affermava. Dunque non contraddice. Dunque, poich ci avviene in qualsiasi proposizione che incominci con il rela-

TRACTATUS

positio inchoans a relativo habet contradictoriam.

Obiectiones

13 Sed contra hoc obicitur. Quicquid contingit negare, contingit affirmare de quolibet supposito. Sed verbum contingit negare de quolibet supposito, et sic affirmare. Ergo de supposito quod est dictio relativa. Ergo quelibet propositio inchoans a relativo habet contradictoriam. Item. Quelibet propositio sive enuntiatio que est una, habet contradictoriam. Sed omnis propositio inchoans a relativo, dum non sit in ea aliqua dictio equivoca nec plura subiciantur vel predicentur, est una. Ergo omnis propositio inchoans a relativo habet contradictoriam. Item. Dicit Aristotiles in Primo Periarmenias, quod cuilibet affirmationi opposita est negatio, et econverso. Ergo affirmationi inchoanti a relativo. Quod concedimus dicentes predictam regulam esse falsam. 14 Ad rationem autem eorum respondemus quod relativum comparatur ad suum antecedens et comparatur ad verbum cui subicitur. Unde cum affirmatio et negatio sit oratio affirmativa vel negativa alicuius de aliquo, idest predicati de subiecto, ideo dico quod, sicut patet per diffinitionem predictam affirmationis et negationis, affirmatio et negatio respiciunt tantummodo comparationem subiecti ad predicatum. Ergo in propositione inchoante a relativo t a n t u m m o d o sumitur contradictoria per comparationem subiecti ad

8. relativi

7 1

tivo, nessuna proposizione che cominci con il relativo ha la contraddittoria.

Obiezioni
13. Ma contro di ci si obietta. Tutto ci che si pu negare si pu affermare di qualsiasi denotato. Ma il verbo pu negare circa qualsiasi denotato e dunque pu anche affermare. Dunque ci vale anche se il denotato l'espressione relativa. Dunque qualsiasi proposizione che cominci con il relativo ha la contraddittoria. Ancora. Qualsiasi proposizione, o enunciazione, che sia una, ha la contraddittoria. Ma qualsiasi proposizione che comincia col relativo, a meno che non vi sia qualche espressione equivoca e non abbia pi soggetti o pi cose predicate, una. Dunque ogni proposizione che inizia dal relativo ha la contraddittoria. Ancora. Dice Aristotele nel primo libro di Dell'inter6 pretazione che l'opposto di qualsiasi affermazione la sua negazione, e viceversa. Dunque lo anche di quella dell'affermazione che comincia col relativo. Su ci conveniamo, dicendo che la suddetta regola falsa.
w

14. Alla ragione addotta da chi solleva questa obiezione, risponderemo che il relativo in rapporto col suo antecedente ed in rapporto col verbo rispetto a
y

cui e soggetto. Onde, poich l'affermazione e la negazione sono la frase affermativa o negativa di qualcosa intorno a qualcos'altro, cio di ci che predicato riguardo al soggetto, allora dico che, come risulta dalla suddetta definizione dell'affermazione e della negazione, l'affermazione e la negazione riguardano soltanto il rapporto del soggetto col predicato. Dunque

492

TRACTATUS

predicatum. Ergo tantummodo per comparationem relativi ad verbum cui subicitur, et non per comparationem relativi ad antecedens. Et sic non oportet negare respectum quem habet relativum ad antecedens, quia ille respectus non est ibi propter naturam affirmationis neque propter dependentiam subiecti in quantum est subiectum, sed propter dependentiam eius quod est subiectum. Quia aliud est subiectum et id quod est subiectum, sicut aliud est predicatum et id quod est predicatum. Et sic quidquid est affirmatum in propositione inchoata a relativo, negatur in sua contradictoria. Et contradictoria istius 'ille disputai' est ista: 'non ille disputai', negatione preposita relativo.

De quadam regula circa relativum idemptitatis


15 De relativo autem idemptitatis talis datur regula: omne relativum idemptitatis non reciprocum debet habere eandem suppositionem quam habet suum antecedens. Ut cum dicitur: 'omnis homo currit et ille est Sortes', hoc relativum 'ille' supponit pr omni homine; et est sensus 'ille est Sortes' idest omnis homo est Sortes. Dico autem 'non reciprocum', quia cum dicitur 'omnis homo videi se', non est sensus: omnis homo videi omnem hominem. Unde loco huius relativi 'se reciproci non licet ponere suum antecedens, loco autem alterius licet ponere.

8. r e l a t i v i

nella proposizione che incomincia con il relativo, si assume la contraddittoria soltanto in base al rapporto del soggetto con il predicato. Dunque soltanto in base rapporto del relativo col verbo di cui soggetto, e non in base al rapporto del relativo con l'antecedente. E cos non bisogna negare il riferimento che il relativo ha nei confronti dell'antecedente, poich quel riferimento non avviene qui per natura dell'affermazione n per dipendenza del soggetto in quanto soggetto, ma per la dipendenza di ci che soggetto. Poich altro il soggetto e ci che soggetto, e altro il predicato e ci che predicato. E cos qualsiasi cosa sia affermata nella proposizione iniziante col relativo, essa negata nella sua contraddittoria. E la contraddittoria di'egli discute' 'non egli discute', con la negazione posta davanti al relativo7.

Una regola circa il relativo dell'identit


15. Del relativo dell'identit si d inoltre tale regola:

ogni relativo di identit non reciproco deve avere la stessa supposizione che ha il suo antecedente. Cos quando si dice: 'ogni uomo corre ed egli Socrate', il relativo ' egli ' sta per ogni uomo; e il suo senso 'egli Socrate', cio ogni uomo Socrate. Dico poi non reciproco' poich quando si dice 'ogni uomo vede s, il senso non : ogni uomo vede ogni uomo. Sicch al posto di tale relativo 's reciproco non si pu porre il suo antecedente, mentre al posto dell'albo lo si pu fare.

494

TRACTATUS

De relativis accidentis
16 H abito de relativis sub stantie, dicendum est de relativis accidentis. Relativum autem accidentis est quod refert rem eandem per modum denominationis, ut4tale', quale', et consimilia. Unde hec est differentia relativi substantie ad relativum accidentis quia relativum substantie refert rem univocam, sive per modum eius qui est quid, ut 'albedo que est in p ariete', 'color qui est in corpore', et sic de aliis - relativum autem accidentis est quod refert rem per modum denominatio-

nis, ut 'Sortes est albus et talis est Plato'.

Alia autem datur differentia eorumdem quod relativum substantie refert idem numero, relativum autem accidentis refert idem xecie, ut 'Sortes est albus et talis est Plato', quia idem accidens in numero non potest esse in diversis subiectis, sed idem accidens in specie,

De division e relativi accidentis


17 Relativum autem accidentis dividitur, quia aliud est relativum idemptitatis, ut 'talis', aliud relativum diversitatis, ut 'alteriusmodi. Relativum idemptitatis in accidentibus est quod refert idem accidens in specie et supponit pr eadem specie, ut 'Sortes est albus et talis est Plato'. Relativum autem diversitatis in accidentibus est quod refert eandem qualitatem sub spe-

8. r e l a t i v i

495

Relativi dell'accidente
16. Dopo aver trattato dei relativi della sostanza bisogna dire dei relativi di accidente. Ora, il relativo dell 'accidente quello che richiama la stessa cosa tra1 mite il modo della denominazione, come 'tale , 'quale, ecc. Sicch questa la differenza fra relativo della sostanza e relativo dell'accidente: che il relativo della sostanza richiama una cosa univoca, o richiama per il modo di essa che il che cosa, come 4il colore bianco 1 che nella parete , 'il colore che nel corpo' ecc., invece il relativo dell'accidente quello che richiama la cosa per il modo della denominazione, come 'Socrate

bianco e tale Platone'.

Vi inoltre un'altra differenza tra di essi, cio che il relativo della sostanza richiama lo stesso numero, invece il relativo dell'accidente richiama la stessa spe1 cie, come Socrate bianco e tale Platone , poich lo stesso accidente in base al numero non pu essere in diversi soggetti, mentre pu esserlo lo stesso accidente in base alla specie.

Divisione del relativo dell'accidente


17. Il relativo di accidente si* divide a sua volta, l poich altro il relativo di identit, come tale\ e altro 1 il relativo di diversit, come 'dell'altro modo . Il relativo di identit negli accidenti quello che richiama lo stesso accidente in base alla specie e sta per la stes1 4 sa specie, come Socrate bianco e tale Platone . Invece il relativo della diversit negli accidenti quel0 che richiama la stessa qualit riguardo alla specie e

496

tractatus

eie et supponit pr qualitate diversa in specie, ut

'Sortes est albus et alteriusmodi est Plato'.

Differt autem relativum idemptitatis substantie a relativo idemptitatis accidentis, quia relativum idemptitatis substantie refert eandem substantiam in numero, relativum autem idemptitatis accidentis non refert idem accidens in numero, sed idem accidens in specie.

De relativis idemptitatis accidentis


i

18 Item. Relativorum idemptitatis in accidentibus aliud est relativum qualitatis, ut 'talis', 'qualis', aliud quantitatis, ut 'tantus', 'quantus'. Item. Quantitatis aliud quantitatis continue, ut 'tantus', aliud vero numeri, ut 'tot', 'totidem'. Item. Relativorum numeri quedam sunt nomina, ut 'tot', 'totidem\ quedam adverbia, ut 'toties'.

De bis dictionibus 'talis', 'tantus', ( 'tot', 'totidem', toties'

19 Sciendum autem quod 'talis' et 'tantus' et 'tot' et 'totidem' et 'toties' possunt esse relativa et demonstrativa et redditiva. Quia si ad presentes dicantur, demonstrativa sunt; ut cum dicimus demonstrantes mare 'talis est Nilus', et demonstrantes Herculem 'tantus est Plato', et sic de aliis. Si autem non dicantur ad presentes sive per demonstrationem rerum presentium, tunc sunt relativa, vel redditiva. Sed tunc proprie red-

8. r e l a t i v i

497

sta per qualit diversa in base alla specie, come 'Socra-

te bianco e dell'altro modo Platone\

Inoltre, il relativo di identit della sostanza differisce dal relativo di identit dell'accidente, poich il relativo di identit della sostanza richiama la stessa sostanza in base al numero, invece il relativo dell'identit di accidente non richiama lo stesso accidente in base al numero ma lo stesso accidente in base alla specie.

Relativi dell'identit di accidente


18 Ancora. Dei relativi dell'identit negli accidenti 4 altro il relativo della qualit, come *tale', quale', altro quello della quantit, come 4tanto grande', 'quanto grande. Ancora. Della quantit vi un relativo del} 4 la quantit continua, come tanto grande , e un altro del numero, come 4tanti', 'altrettanti. Ancora. Dei relativi di numero alcuni sono nomi, come 'tanti, 'altrettantialtri avverbi, come 'tante volte*.

Le espressioni 'tale', 'tanto grande', 'tanti', 'altrettanti\ 'tante volte'


19. Bisogna inoltre sapere che 4tale' e 'tanto grani e 'tanti e 'altrettanti e 'tante volte' possono essere relativi, ostensivi e responsivi. Infatti, se vengono detti al presente, sono ostensivi; come quando diciamo8 mostrando il mare 'tale e il Nilo', e mostrando Ercole, tanto grande e Platone', e cos via. Se invece non vengono detti al presente o per ostensione di cose presenti, allora sono relativi oppure responsivi. Ma, in tal

498

TRACTATUS

tes fuit albus et talis est Plato\

ditiva sunt quando redduntur interrogationi precedenti, ut(qualis est Sortes?'; 'talis est qualis est Plato\ Relativa autem sunt, quando sine interrogatione proferuntur, ut 'qualis est Plato, talis fuit Sortes\ et quando ad nomina adiectiva dicuntur specialium accidentium, ut *Ethiops est niger et talis est corvus\ vel 'SorEt hec de relativis dieta sufficiant.

8. RELATIVI

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caso, sono propriamente responsivi quando rispondono all'interrogazione precedente, come 4come Socrate}\ 'tale quale Platone\ Sono invece relativi quando sono espressi senza interrogazione, come 'quale Platone, tale fu Socrate' e quando ai nomi sono attribuiti aggettivi di accidenti speciali, come 'l'etiope e

nero e tale e il corvo, o 'Socrate era bianco tale e Platone'.


E tanto basta per i relativi.

TRACTATUS

IX

DE AMPLIATIONIBUS
t

De personali suppostone
Personalis suppositio est acceptio termini communis pr suis inferioribus. Cuius alia est determinata, alia confusa, ut prius patuit. Item. Personalis suppositionis alia est divisio, nam eius alia est restricta, alia ampliata. Et ideo restrictio et ampliatio habent fieri circa suppositionem personalem.

De restrictione et ampliatione
2 Restrictio est coarctatio termini communis a maiori suppositione ad minorem. Ut cum dicitur 'ho9 4 mo albus currif, hoc adiectivum albus restringit 4ho9 minem ad supponendum pr albis, Ampliatio est extensio termini communis a minori suppositione ad maiorem. Ut cum dicitur 'homo pote9 st esse Anitchristus, iste terminus 'homo supponit non solum pr hiis qui sunt, sed pr hiis qui erunt. Unde ampliatur ad futuros. Dico autem 4termini communis,

TRACTATUS

IX

AMPLIAMENTI

Supposizione personale
1. La supposizione personale l'assunzione di un termine comune per i suoi sottostanti. Essa pu essere o determinata, o diffusa, come prima si mostrato1. Ancora. La supposizione personale si divide a sua volta, in ristretta e ampliata. E perci l'ampliamento e la restrizione hanno a che fare con la supposizione personale.

Restrizione e ampliamento
2. La restrizione la riduzione di un termine comune da una supposizione maggiore a una minore. Cos quando si dice 'l'uomo bianco corre\ l'aggettivo bianco' restringe 'uomo in modo che debba stare per gli uomini bianchi2. L ampliamento l'estensione del termine comune, da una supposizione minore a una maggiore. Cos quando dico 'l'uomo pu essere Anticristo\ il termine UOmo s t a non solo per quelli che sono, ma anche per quelli che saranno. Sicch viene ampliato s da comprendere quelli futuri. Dico inoltre 'termine comune\

502

TRACTATUS

quia terminus discretus, ut 'Sortes', non restringiti neque ampliatur.

De ampliationis divisione
3 Ampliationum autem alia fit per verbum, ut per hoc, verbum 'potest', ut 'homo potest esse Antichristusalia per nomen, ut 'hominem esse Antichristum est possibile'; alia per participium, ut4homo est poterti esse Antichristus' ; alia per adverbium, ut 'homo necessario est animai'; 'homo' enim ampliatur non solum pr presenti tempore, sed etiam pr futuro. Et ideo sequitur alia divisio ampliationis, scilicet quod ampliationis alia est respectu suppositorum, ut 'homo potest esse Antichristusalia respectu temporis, ut 'homo necessario est animai' ut dictum est.

Sophisma
4 Circa predicta queritur de hoc sophismate: 'impossibile potest esse veruni'. Probatio. Id quod est vel erit impossibile, potest esse verum, ut Antichristum non fuisse erit impossibile post tempus eius et modo potest esse verum, quia verum est. Ergo impossibile potest esse verum. Contra. Quidquid potest esse verum, est possibile. Sed impossibile potest esse verum. Ergo impossibile est possibile; in tertio prime.

9. AMPLIAMENTI

503

p o i c h un termine particolare, come 4Socrate, non

pu essere n ristretto ne ampliato.

Divisione dell'ampliamento
3. Degli ampliamenti, inoltre, uno avviene tramite il verbo, come il verbo 'pu' in * l'uomo pu essere Anticristo; un altro tramite il nome come ' possibile che homo sia Anticristo'; un altro ancora tramite il participio, come *l'uomo tendente ad essere Anticristo'; un altro tramite Pawerbio, come * l'uomo necessaria4 mente animale' ; uomo' infatti ampliato non solo in modo da comprendere il tempo presente, ma anche quello futuro. E perci segue un'altra divisione dell'ampliamento, cio quella fra ampliamento rispetto a ci cui si riferisce la supposizione, come 4l'uomo pu essere Anticristo'; e ampliamento rispetto al tempo, come *l'uomo necessariamente animale', come si detto3.

Sofisma

4. Circa le cose suddette si pone la questione di questo sofisma: 4l'impossibile pu essere vero'. Dimostrazione. Ci che o sar impossibile pu essere veto, come che l'Anticristo non fu sar impossibile dopo che sar giunto il suo tempo, e ora pu essere vero, infatti vero. Dunque l'impossibile pu essere vero. Di contro: tutto ci che pu essere vero, possibile. Ma 1 impossibile pu essere vero. Dunque l'impossia

possibile; nel terzo modo della prima figura. Ma conc lusione falsa. Dunque lo anche qualcuna
e

504

TRACTATUS

Sed conclusio est falsa. Ergo aliqua premissarum. Non maior. Ergo minor. Sed hec est prima. Ergo prima est falsa. Solutio. Prima est simpliciter falsa, hec scilicet: *impossibile potest esse verum. Et probatio peccat sel cundum sophisma accidentis. Quia cum dico id quod est vel erit impossibile', duo dico, scilicet subiectum illius impossibilitatis et ipsam impossibilitatem sive ipsum impossibile. Sed ei quod erit impossibile, accidit impossibilitas sive impossibile. Unde id quod est vel erit impossibile, est res subiecta, et impossibile accidit ei, et posse esse verum assignatur in esse utrique. Sicut hic:

Antichristum non fuisse erit impossibile sed Antichristum non fuisse potest esse verum ergo impossibile potest esse verum ;
non valet, quia Antichristum non fuisse est res subiecta et impossibile accidit ei et posse esse verum assignatur inesse utrique.

De duabus regulis
5 De ampliatione autem que fit ratione suppositorum, talis datur regula: terminus communis supponens verbo habenti vim ampliandi a se vel ab alio ampliatur ad ea que possunt esse sub forma termini supponentis.

9. AMPLIAMENTI

50 5

delle premesse. Non la maggiore. Dunque la minore. Ma questa la prima. Dunque la prima falsa. Soluzione. La prima, cio 'l'impossibile pu essere vero semplicemente falsa. E la dimostrazione difetta nel senso del sofisma dell'accidente. Infatti, quando dico 'ci che o sar impossibile', dico due cose, cio il soggetto di quella impossibilit e la stessa impossibilit o lo stesso impossibile. Ma a ci che sar impossibile attribuita come accidente l'impossibilit o l'impossibile. Sicch ci che o sar impossibile la cosa che fa da soggetto, e l'impossibile il suo accidente, e poter essere vero assegnato come appartenente a entrambi. Come qui:

che l'Anticristo non fu sar impossibile, ma che l'Anticristo non fu pu essere vero, dunque l'impossibile pu essere vero\
il sillogismo non valido, poich che l'Anticristo non fu soggetto, e impossibile suo accidente, e pu essere vero assegnato come appartenente a entrambi.

Due regole
5. Inoltre dell'ampliamento che avviene in ragione delle cose per le quali il termine sta stabilita tale regola: un termine comune, che regge ossia fa da soggetto rispetto a un verbo avente la forza di ampliare o da s o grazie ad altro, si amplia sino a contenere quelle cose che possono essere sotto la forma del termine che fa da soggetto.

506

TRACTATUS

vel 'animai possibile est esse album\

etiam ampliatur ad omnes qui erunt. Dico autem V quia hoc verbum 4potest' de se habet naturam ampliando Dico autem 'ab alio' quia hoc participium 'potens' et hoc nomen 'possibile dant virtutem ampliando verbo cui adiunguntur, ut 'homo est potens esse albus

homo' supponit non solum pr presentibus, sed

U t 'homo potest esse albus\ Hic enim iste terminus

6 De ampliatione autem que fit ratione temporis, talis datur regula: terminus communis supponens vel apponens verbo habenti vim ampliandi quoad tempus supponit pr hiis que sunt et que semper erunt. Ut 'homo necessario est animai!\ tam 'homo' quam 'anima! tenetur pr hiis que sunt et que semper erunt. Et hec de ampliationibus dieta sufficiant.

9. AMPLIAMENTI

507

Per esempio, 'l'uomo pu essere bianco'. Qui, infatti il termine 'uomo non solo sta per gli uomini presenti, ma si amplia per contenere tutti quelli che saranno. Dico poi 'da s, poich il verbo 'pu' ha da s la natura di ampliare. Dico invece 'mediante altro', poich il participio 'tendente' e il nome 'possibile' conferiscono la capacit di ampliare al verbo a cui si aggiungono, come 'l'uomo tendente ad essere bian-

co, o ' possibile che l'animale sia bianco'.

6. Dell'ampliamento che avviene in ragione del tempo , invece, stabilita la regola: un termine che regge o retto da un verbo 4 avente la capacit di ampliare riguardo al tempo, sta per quelli che sono e sempre saranno. Per esempio, 'l'uomo necessariamente un animali; tanto 'uomo' quanto 'animale' stanno per coloro che sono e sempre saranno. E queste cose dette sull'ampliamento siano sufficienti.

TRACTATUS

DE APPELLATIONIBUS

De appellationis dffinitone
1 Appellatio est acceptio termini communis pr re l existente. Dico autem pro re existenteYquia terminus significans non ens nichil appellat, ut *Cesar vel 4 1 4 Antichristus et chimera\ et sic de aliis. Differt autem appellatio a suppositione et a significatione, quia appellatio est tantum de re existente, sed significatio et suppositio tam de re existente quam non existente. Ut 4Antichristus significat Anichristum et supponit pr Antichristo, sed nichil appellat, 4homo' autem significat hominem et de natura sua supponit tam pr existentibus quam non existentibus et appellat tantum homines existentes.

De appellationis divisione
2 Appellationum autem alia est termini communis, ut4hominis\ alia termini singularis, ut4Sortis\ Terminus singularis idem significat et supponit et appella^ quia significat rem existentem, ut4Petrus' vel Johannes.
1

TRACTATUS

APPELLAZIONI

Defin izione dell'appellazione


1. L'appellazione l'assunzione di un termine comune per una cosa esistente. Dico 'per una cosa esistente', poich un termine che significa ci che non , non appella nulla, come 'Cesare' o 'Anticristo e 'chimerei e cos via. Differisce, inoltre, l'appellazione dalla supposizione e dalla significazione, poich l'appellazione riguarda soltanto una cosa esistente, ma la significazione e la supposizione riguardano tanto una cosa esistente quanto una cosa non esistente. Cos, *Anticristo significa Anticristo e sta per l'Anticristo, ma non appella nulla; 'uomo', invece, significa uomo e per sua natura sta tanto per quelli esistenti quanto per quelli non esistenti e appella soltanto gli uomini esistenti1.

Divisione dell'appellazione
2. Delle appellazioni, inoltre, una quella del termine comune, come 'uomo', un'altra del termine singolare, come 'Socrate'. Il termine singolare significa e sta per, e appella la stessa 9cosa, perch 2 significa una cosa esistente, come 'Pietro o 'Giovanni' .
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TRACTATUS

De appellatione termini communis


3 Item. Appellationis termini communis alia est termini communis pr ipsa re in communi, ut quando terminus communis habet simplicem suppositionem. Ut cum dicitur 4homo est species' vel 'animai est genus*. Et tunc terminus communis idem significat et supponit et appellat, ut 4homo' significat hominem communi et supponit pr homine in communi et appellat hominem in communi. 4 Alia autem est termini communis pr suis inferioribus, ut quando terminus communis habet personalem suppositionem. Ut cum dicitur 'homo,, currit*, tunc 'homo' non idem significat et supponit et appellat, sed significat hominem in communi et supponit pr particularibus hominibus et appellat particulares homines existentes. Et hec de appellationibus dieta sufficiant.

IO. APPELLAZIONI

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, Appellazione del termine comune


3. Ancora. Un'appellazione del termine comune quella del termine comune per la stessa cosa in generale, come quando un termine comune ha una supposizione semplice. Come nel caso in cui si dica 'uomo specie o 4animale genere'. E allora il termine comune significa e sta per, e appella la stessa cosa, come 'uomo significa uomo in generale e sta per uomo in generale, e appella uomo in generale. 4. Un'altra appellazione quella del termine comune per i suoi sottostanti, come nel caso in cui il termine comune ha una supposizione personale. Cos, 1 quando si dice 'l'uomo corre , allora 'uomo' significa, sta per e appella non la stessa cosa, ma significa uomo in generale e sta per uomini particolari e appella uomini particolari esistenti. E ci sia sufficiente per l'appellazione.

TRACTATUS

XI

DE RESTRICTIONIBUS

De restrictionis diffinitione
1 Dicto de ampliationibus et appellationibus dicendum est de restrictionibus. Restrictio est coarctatio termini communis a maiori suppositione ad minorem, ut dictum est prius.
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De restrictionis divisione
2 Restrictionum autem alia fit per nomen. Ut cum 9 9 dicitur 'homo albus , iste terminus 'homo non supponit pr nigris nec pr medio colore coloratis, sed restringitur ad albos. Alia fit per verbum. Ut cum dici9 9 tur 'homo currit , iste terminus 'homo supponit pr presentibus. Alia fit per participium. Ut cum dicitur 4 9 homo currens disputa?, iste terminus 'homo supponit pr currentibus. Alia per implicationem. Ut cum dici9 tur 'homo qui est albus currit , hoc quod est 'qui est al9 9 bus restringit 'hominem ad albos.

TRACTATUS

XI

RESTRIZIONI

Definizione della restrizione


1. Dopo che si detto degli ampliamenti e delle appellazioni, bisogna dire delle restrizioni. La restrizione la limitazione di un termine comune da una supposizione maggiore a una minore, come prima si detto1.

Suddivisione della restrizione


2. Una delle restrizioni avviene tramite il nome. Cos, quando si dice 'uomo bianco\ il termine 4uomo' non sta n per quelli neri n per gli aventi un colore intermedio, ma si restringe ai soli bianchi. Un'altra avviene tramite il verbo. Cos, quando si dice 7'uomo viene tramite il participio. Cos, quando si dice 'l'uomo che corre discute', il termine 'uomo' sta per coloro che corrono. Un'altra tramite concatenazione. Quando si dice 7;
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corre, il termine 4 uomo ' sta per i presenti. Un'altra av-

uomo che bianco corre\ che bianco restringe 4uomo' ai soli bianchi.

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TRACTATUS

De restrictione facta per nomen


3 Item. Restrictionis facte per nomen alia fit per inferius appositum superiori. Ut cum dicitur 'animai homo\ iste terminus 4animai' supponit tantum pr animalibus que sunt homines. Alia fit per differentiam advenientem generi que est essentialis cum sit constitutiva speciei. Ut cum dicitur 4animai rationale ; hic enim 'animai' supponit pr rationabilibus. Alia fit per adiectivum accidentis. Ut cum dicitur 'homo albus', iste terminus 'homo' supponit pr albis tantum.
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De quadam regula circa restrictiotionem factam per nomen


4 De restrictione facta per nomen communiter sumpta talis datur regula: omne nomen non diminuens neque habens naturam ampliandi, adiunctum ex eadem parte termino magis communi, restringit ipsum ad supponendum pr hiis que exigit sua significatio. Ut patet in exemplis supradictis. Quia *homo' per suam significationem restringit 'animai' ad anim'alia que sunt homines, cum dicitur 1 animal-homo\ et 'albus* restringit hominem per suam significationem ad homines albos, cum dicitur *homo albus\ Dico autem 7 'non diminuens ad removendum nomina diminuente
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A. RESTRIZIONI

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Restrizione tramite nome


3. Delle restrizioni fatte tramite nome, una avviene tramite l'apposizione di ci che sottostante a ci che sta al di sopra. Cos quando si dice 4animale-uomo*, il termine 'animale' sta soltanto per gli animali che sono uomini. Un'altra avviene tramite quella differenza attribuita al genere che essenziale essendo costitutiva della specie. Come quando si dice 'animale razionale; qui infatti 'animale' sta per gli animali razionali. Un'altra restrizione avviene tramite l'aggettivo di un accidente. Cos, quando si dice 'uomo bianco*, tale termine 'uomo* sta soltanto per quelli bianchi.
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Regola della restrizione tramite nome


4. Questa la regola stabilita in generale per la restrizione ottenuta tramite il nome: ogni nome che non limita n ha la natura di ampliare, aggiunto dalla stessa parte a un termine pi comune, ne restringe la supposizione facendolo stare per le cose che esige la sua significazione. Ci risulta dagli esempi forniti sopra. Infatti uomo* tramite la sua significazione restringe 'animale* agli animali che sono uomini, quando si dice 'animaleuomoe 'bianco* restringe uomo, tramite la sua significazione, agli uomini bianchi, quando si dice 'uomo bianco'. Dico poi 'che non limita' per escludere i nomi che limitano il senso di ci che a cui si aggiungono,

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TRACTATUS

rationem adiuncti, ut 4mortuus' et 'corruptus\ et consimilia, que non restringunt, sed potius destruunt adiunctum. Dico autem 4non habens naturam ampliandi ad removendum dictiones ampliativas, ut 4 possibile et 4potens\ et consimilia, que non restringunt, sed potius ampliant. 5 Et sciendum quod minus commune semper restringit magis commune. Ut cum dicitur 'homo albus\ quia homo reperitur in hominibus albis et in nigris et in medio colore coloratis, albus autem non, quoad hoc 4homo' est magis commune, 4album' minus com4 mune. Et sic albus' restringit hominem. Sed secundum quod album reperitur in hominibus et in brutis et in lapidibus, homo autem non, sic album est magis commune et homo minus commune. Et sic 4homo' coarctat 4album' ad albedinem existentem in hominibus, cum dicitur 4homo albus\ Et sic 4homo' supponit tantum pr hominibus albis et 4album' coarctatur ad albedinem que est in hominibus. Et sic utrumque coarctat alterum, sed secundum diversa.
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De quadam regula circa terminum restrictum


6 Item. De termino restricto talis datur regula: si signum universale adveniat termino restricto, non distribuit ipsum nisi pr hiis ad que restringitur. mo' restringitur ad albos, non potest distribu nisi pr albis. Ut cum dicitur4

omnis homo albus currit \ quia4ho-

11. r e s t r i z i o n i

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come 'morto e 'corrotto', e simili, che non restringono ma piuttosto distruggono ci a cui si aggiungono. Dico anche 'n ha la natura di ampliare', per escludere le espressioni ampliative, come 'possibile', 'che pu', e simili, che non restringono, ma, al contrario, ampliano. 5. E bisogna sapere che il termine meno comune sempre restringe il pi comune. Come quando diciamo 'uomo bianco', poich uomo si trova negli uomini bianchi e neri e di medio colore, invece 'bianco' no, 'uomo' pi comune e 'bianco' meno comune. E cos 'bianco' restringe uomo. Ma in considerazione del fatto che bianco si trova negli uomini, nelle bestie e nelle pietre, mentre uomo no, bianco pi comune e uomo meno comune. E cos 'uomo' limita 'bianco' alla bianchezza esistente negli uomini, quando si dice 'uomo bianco'. E cos 'uomo' sta soltanto per gli uomini bianchi e bianco' limitato alla bianchezza che negli uomini. E cos l'uno limita l'altro, ma sotto aspetti differenti.
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Regola del termine soggetto a restrizione


6. Ancora. Questa la regola del termine soggetto a restrizione: un segno universale che sia aggiunto a un termine ristretto, non si distribuisce che alle cose a cui ristretto. Come quando si dice 'ogni uomo bianco corre'', poich 'uomo' ristretto agli uomini bianchi, non pu essere distribuito se non a quelli bianchi.

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TRACTATUS

De quaderni alia regula circa restrictionem


7 Item. De restrictione alia datur regula talis: nichil positum a parte predicati potest restringere terminum communem positum a parte subiecti quoad principalem significationem. Quia cum dicitur homo est alhus\ iste terminus 4 9 albus in predicato positus non potest restringere4ho9 minem in subiecto positum ad albos. Quia si restringeretur ad albos, ergo (per regulam precedentem) si signum universale adveniat ei, solum distribueret 9 4 ipsum pr albis. Et sic in hac: omnis homo est albus 9 4 iste terminus homo tenetur solum pr albis; et sic est sensus: omnis homo albus est albus. Unde iste due 1 9 4 equipollent: omnis homo est albus et omnis homo al9 bus est albus . Ergo si una est vera, reliqua est vera, et si una est falsa, reliqua est falsa. Sed hec est vera:4om9 nis homo albus est albus . Ergo hec erit vera: 4omnis 9 homo est albus . Sed hoc est falsum. Ergo et primum. Ergo cum dicitur 4homo est albus\ iste terminus 'ho9 mo non restringitur ad albos. Et sic patet ista regula. Dico autem4quoad principalem significationem, quia predicatum restringit subiectum quoad consignil ficationem. Ut cum dicitur civis est albus\ iste termi9 nus 'civis restringitur ad mares et non ad albos, et sic 4 albus' restringit ipsum quoad consignificationem, que est genus, et non quoad suam significationem.
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11. r e s t r i z i o n i

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Un'altra regola della restrizione


7, Della restrizione stabilita anche quest'altra regola: Nulla posto dalla parte del predicato pu restringere il termine comune posto dalla parte del soggetto quanto a significazione principale. Infatti quando si dice 'l'uomo bianco', il termine 'bianco', posto nel predicato, non pu restringere 'uomo', posto nel soggetto, ai bianchi. Infatti se fosse ristretto ai bianchi, allora (per la regola precedente), se ad esso si attribuisse un segno universale, distribuirebbe se stesso soltanto ai bianchi. E cos in questa proposizione: 'ogni uomo bianco', il termine 'uomo' assunto solo per i bianchi; e il senso : ogni uomo bianco bianco. Sicch sono equipollenti queste due proposi1 zioni: 'ogni uomo bianco e 'ogni uomo bianco bianco\ Dunque se una vera, anche l'altra vera, e se una falsa, anche l'altra falsa. Ma questa vera: ogni uomo bianco bianco'. Dunque anche questa sar vera: 'ogni uomo bianco'. Ma ci falso e dunque anche ci che si supposto prima. Dunque, quando si dice 7J uomo bianco', il termine 'uomo' non ristretto ai bianchi. E cos risulta valida questa regola. Dico inoltre 'quanto a significazione principale', poich il predicato restringe il soggetto quanto a consignificazione. Cos, quando si dice 'il cittadino bianco', il termine 'cittadino' ristretto ai maschi e non ai bianchi, e cos 'bianco' lo restringe quanto a consignifica21ne, che il genere, e non quanto a significazione 2 .

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TRACTATUS
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De duabus regulis circa restrictionem factam per implicationem


8 Item. De restrictione facta per implicationem talis datur regula: omnis implicatio immediate adiuncta termino communi restringit ipsum sicut et suum adiectivum. Ut eum dicitur: 'homo qui est albus currit\ iste terminus 'homo' restringitur ad albos per hanc implicationem 'qui est albus'. 9 Item. De eadem restrictione talis datur regula: quotiescumque signum universale et implicatio ponuntur in eadem locutione, duplex est oratio, eoquod signum potest precedere implicationem et sic distribuit terminum communem pr quolibet suo supposito, ut 'omnis homo currit qui est albus'; vel implicatio potest prius advenire et restringere terminum communem, et tunc signum postea adveniens non distribuit terminum nisi pr hiis ad que restringitur, ut 'omnis homo qui est albus currit\ et tunc equipollet huic: 'omnis homo albus currit.

li. r e s t r i z i o n i

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Due regole della restrizione tramite concatenazione


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8. Ancora. Della restrizione per concatenazione stabilita tale regola: ogni concatenazione immediatamente aggiunta al termine comune restringe esso cos come fa il suo aggettivo. Cos, quando si dice: 7&#