Sei sulla pagina 1di 31

L' AMPHITHEATRUM SAPIENTIAE AETERNAE

DI HEINRICH KHUNRATH

Carlos Gilly

Di pochi al tri testi esistono tante edizioni fantasma quante de1 celebre Amphitheatrum di Heinrich
Khunrath. La seconda e ultima edizione delI' opera fu immessa sul mercato con tre diversi fronte-
spizi: 'Anno M.D.C.II', Magdeburgi, apud Levinum Braunss Bibliopolam [ ... ] Anno M. D.C. VIII'
e 'Francofurti, apud Tobiam Gundermannum, Bibliopolam Hamburgensern, anno 1653'. Si trat ta
tuttavia sempre della stessa edizione, annunciata frettolosomente come gia terminata nel catalogo
della Fiera dellibro di Francoforte deI 1602, presentata poi da diversi librai nei cataloghi succes-
sivi e pubblicizzata ancora come nu ova ristampa ne1171O:
Fiera di primavera 1602: ' Henrici Conradi Lips . Medicinae doctoris Amphitheatrum sapientiae aeternae Christianocabali-
sticum, Divinomagicum, Physiochymicum, Magdeburg in fo!.';
Fiera d'autuno 1606: 'Magdeburg apud [Johannem] Franc[um]';
Fiera d'autuno 1608: 'Prostat Hanoviae apud Antonium, Lubeccae apud haeredes Alberti, et Magdeburgi apud Braunium,
info!.';
Fiera d'autuno 1612: 'Hamburgi apud Michaelem Heringium, in folio';
Fiera di primavera 1649: Amphitheatrum autore Henrico Khunrad, apud eundem [Tobiam Gundermannum] in fo!.;
Fiera di primavera 1651: 'Hamburgi apud Tob. Gunderman. in fo!.';
Fiera di primavera 1710: 'Hamburgi apud Penjamin Schiller, fo!.'.

Alle dodici 'editiones chymaericas' dell'Amphitheatrum gia enumerate da Moller nella prima meta
deI Settecento vanno aggiunte]e quattro ulteriori individuate da Umberto Eco. I Quanto all'edizio-
ne 'Hanover 1609', continuamente menzionata dalla Szulakowska, non si tratta tuttavia di un'edi-
zone fantasma, ma di un ulteriore errore dell'autrice deI The Alchemy of Light: l'autrice traduce
infatti erroneamente 'Hannoviae' in 'Hanover', adducendo sorprendentemente a sostegno il fatto
che il norne verrebbe 'usually translated' (sic) in questo modo. Anche Gottfried Arnold ('since he
was closer in time to the facts') avrebbe secondo l'autrice fatto 10 stesso. Ma cio non e affatto vero.
Nel capitolo dedicato a Khunrath nel suo Ketzer- und Kirchen-Historie (111 2), Arnold scrive giu-
stamente 'Hanoviae 1609'! 2 DeI resto Wilhelm Antonius ha stampato proprio ad Hanau tra il 1593
e il 1611, mentre - stando ad uno specialista come Benzing - tra il 1550 e il 1643 ad Hannover non
esisteva nemmeno una tipografia. 3
Della prima e molto piu rara edizione deli' Amphitheatrum, [Hamburg, Jakob Lucius 11 (?)],
1595, sono a me noti solo quattro esemplari: Wisconsin UL, Basel UB, Darmstadt LB e Rostock i
UB. Le tavole con le quattro figure circolari vennero incise ad Amburgo nei mesi di aprile, mag-
I1
gio, luglio e settembre 1595 da Paul van der Doort, incisore di Anversa. L'artista Hans Vredeman
de Vries, anch'egli attivo ad Amburgo, non firmo ('HF vriese pinxit') che la tavola 'Laboratorium- 11
Oratorium' . Per il testo scritto si utilizzo - come dimostrato da Töllner - buona carta della cartie- 1I

~I
ra basileese di Niklaus Heusler. 4 Che si possa trat ta re di una stampa basileese, come Töllner ritie-
ne possibile, viene tuttavia escluso dal fatto ehe i tipi usati per il testo sono quelli di Elias Hutter,
che nello stesso periodo faceva stampare ad Amburgo la sua Bibbia poliglotta presso l' officina di
Jakob Lucius 11. In tal modo verrebbe risolto anche il problema riguardante 10 stampatore del- !
l'Amphitheatrum dei 1595. [
Nella prima edizione il testo viene presentato come prologo (npoAoyoC) all' Amphitheatrum,
costituito in effetti solo dalle quattro figure circolari con l' annesso epilogo firmato da Khunrath
(EntAoyoc). 11 'prologo' contiene 360 vers i numerati tratti dai Proverbia e dalla Sapientia Salo-
monis ehe Khunrath presenta in due version i parallele: una 'vetus' 0 vulgata e una 'nova tralatio'.
Ad un esame accurato quest' ultima risulta essere quella di Sante Pagnini, indicata come 'versio
nova' an ehe nella Polyglotte di Hutter. Il commento di Khunrath si trova nelle 'Annotationes' ad

325
ogni verso, anch' esse numerate sui margini di sinistra e di destra deI doppio testo biblico. In esse
Khunrath, come lui stesso subito afferma, non vuole interessarsi
solo delle parole, poiche questa e cosa gia fatta da altri, ma piuttosto delle cose, cib che finora ben pochi hanno fatto. Nel
far cib si ricerca con I'aiuto di Dio la chiarezza, secondo la norma generale e triplice della verita teosofica, contenuta in tre
libri: le sacre scritture, illibro della natura e nella testimonianza della propria coscienza. '

E ancora in queste 'Annotationes' , talvolta di tre quattro righe, talvolta anche di duecento e piu,
ehe Khunrath presenta le sue idee religiose e filosofiche, ehe non risultano in effetti COS! incom-
prensibili come imputatogli da Andreae, Naude, Niceron, Adelung e molti altri. Tralasciando alcu-
ne roboanti ed ampollose combinazioni di parole, 0 la costante ripetizione di aIcuni termini (il solo
termine SAPIENTIA compare piu di 300 volte), e facile riconoscere una ben coerente sofologia di
Dio, della Natura e dell'uomo, ehe riunisce in se in altissima concentrazione i principali elementi
della filosofia ermetica rinascimentale, della cabala cristiana edella concezione dei mondo para-
celsistico-weigeliana.
Tra gli autori ehe Khunrath privilegia si trova al prima posto Ermete Trismegisto, di cui ven-
gono citati diversi passi dal Pymander ([ed. '1595'/ed. '1609':] annot./interpr. 35/205,53/336,
230*/294**), dai Septem tractatus (43/317,150/181,240/299,277/261) e dalla Tabula Smaragdi-
na (237/136, 277/251). Dopo Ermete seguono Atheneus, Morienus, Senior Zadik, Reuchlin, Para-
celsus, Agrippa, Cardanus, Scaliger, Zwinger e 'Vigelius', i.e. Valentin Weigel, qui per la prima
volta citato al di fuori della stretta cerchia di amici. Non viene tuttavia citato Pelagius Eremita, da
cui Khunrath riprende (direttamente dal Peri anacriseon tw n hypnoticw n 0 indirettamente attra-
verso Trithemius, Agrippa, Scalichius e Dorn) la fondamentale sentenza 'Reiiciatur Binarius, et
Ternarius, per Quaternarium, ad Monadis reducetur simplicitatem'. 6 Non viene citato nemmeno
John Dee, ehe Khunrath aveva incontrato a Brema ne11589, ma alla cui Monas Hieroglyphica egli
attingeva solo per la seconda edizione dell'Amphitheatrum. Non viene citato neanche illibro magi-
co Arbatel, da cui Khunrath tuttavia trae il concetto centrale dell'Amphitheatrum, quello di 'Theo-
sophia' come scienza somma e al tempo stesso essenza e metodo delle scienze realmente vere. Que-
ste 'scienze vere' vengono COS! definite:
THEOSOPHIA e detta la teologia unitrina della Bibbia, dei macrocosmo edel microcosmo; essa e universale ('catholica'),
poiche essa e la meravigliosa voce di Dio, che paria in tutte le cose e attraverso tutte le cose di tutto a tutti.
PHYSICA consiste nella conoscenza e 10 studio dei grande monde nel suo complesso e anche dei piccolo mondo. La cono-
scenza deriva dalla tradizione, dalla natura e dall ' arte, e si raggiunge attraverso le scritture, la pietra filosofale e attraverso
noi stessi.
PHYSICOMEDICINA e I'arte di imparare a leggere il grande libro della natura, in modo tale da riuscire a riconoscersi nel
grande mondo, e riconoscere il grande mondo in se, alle scopo di conservare la salute e allontanare le malattie.
PHYSICOCHEMIA e I'arte di sciogliere in modo naturale le cose fisiche, di purificarie, e di ricomporie nuovamente, tante
nel macrocosmo che negli uomini.
MAGEIA e detta la sapienza degli antichissimi sapienti di diversi popoli e consiste nel culto delle divinita ('Divinorum
cultu'), nel contatto e colloquio con gli spiriti ('Spiritualium tractatione et cum iis conversatione' ) e nello studio delle forze
natural i ('Naturalium investigatione'). Porta agli stessi effetti delle studio perfetto della cabala presso gli ebrei, se non fosse
che questi ultimi , guidati da una mano benevola, sono molto piiJ avanti in queste campo.
PHYSICOMAGEIA e 10 stesso che dire la [cosmogonica] sapienza della natura ('opus tantum de Beresith'), e mostra come
grazie a un'arte naturale si possano portare a termine miracoli tante nel macrocosmo che nel microcosmo
HYPERPHYSICOMAGEIA consiste in un pio e vantaggioso contatto, diretto 0 indiretto, con gli angeli buoni, alla custo-
dia dei quali Dio ha affidato il mondo.
CABALA e la ricezione teosofica della rivelazione divina, grazie alla quale I'uomo riconosce tante Dio e il suo Messia che
le forme pure ('formae separatae' ), la natura dei grande e dei piccolo mondo, e se stesso; questa cabala infatti dischiude
agli uomini il vero significato delle scritture e alle stesso tempo li rende capaci di unirsi a Dio e alle intelligenze superiori
e di rallegrarsi con esse (annoL 230).

Le vere scienze, scrive Khunrath richiamandosi ad Ermete Trismegisto, possono essere apprese e
acquisite solo alle 'Universita di Dio', 'per mezzo di una prassi mentale teosofica e per ispirazio-
ne divina nell' oratorio, come attraverso il proprio continuo lavoro manuale nel laboratorio':
Sapientia acquiritur praxi tantum Theosophica mentale ex inspiratione divina in Oratorio utroque; Sapientiae fructus non
infimi nasciscuntur negotiatione laborum manualium Sapienti, in Laboratorio. Hermes [Septem TractatusJ. cap. 1: 'In tarn
Ion ga aetate', inquit, 'non destiti experiri, nec Animae a labore peperci, arte m et hanc scientiam solius Dei inspiratione
habui, qui mihi, famulo suo, pandere dignatus est' (annoL 43).

326
In opposizione ai teosofi stanno, secondo Khunrath, i 'teosofisti' [come li aveva gia definiti Reu-
chlin], cioe coloro che sono professori nelle universita mondane e nelle accademie e, come scim-
mie, sottostanno all'opinione pestilenziaIe e all'autorita di maestri pagani, prima fra tutti Aristote-
le con la sua ciarlataneria ('inter quos tenebrio ille Aristoteles princeps et antesignanus'); sono que-
sti, per Khunrath, i veri tiranni che riempiono le teste dei 10ro allievi di sillogismi, dispute e sofi-
smi, impedendo loro in tal modo I' accesso ai tre veri libri [della conoscenza]: Dio, la Natura e la
propria Esperienza (annot. 158/342, 165/65, 166/67). Costoro dominano in ogni campo della cono-
scenza ('in quacumque via scibili'), eppure, tranne qualche rara eccezione ('reperiuntur autem
orthodoxi aliqui') non meritano in aJcun modo il titolo di teologo, giurista 0 medico ('Theologus,
Jurisexperten, Arzt'), quanta piuttosto di 'Diabologus, Iureperversus, Cacomedicus' e 'Sophista' ,
poiche sotto la maschera della scienza scambiano il vero con il falso ('pro rectis falsa substituens,
specie veritatis fucata', annot. 24).
Nella sua accesa battaglia contro i dotti delle universita Khunrath non si sentiva solo: molti
erano gli amanti della verita che prima di lui avevano combattuto contro gli oscurantisti, molti colo-
ro che al presente intendevano continuare la lotta:
Conqueruntur mecum viri anterioris nostraeque aetatis Doctissimi, inter quos Reuchlinus, Erasmus, H.C. Agrippa, Philip-
pus Theoph[rastus] Paracelsus, Vigelius, aliique studio Sapientiae verae inclyti, fere innumeri, imo omnes, qui Veritatem ex
animo sartam tectam volunt (an not. 166) ('rerum gerendarum isti gubernacula passim hodie tenent') .

Purtroppo perb - secondo Khunrath - dappertutto i sofisti sono ormai legati al carro dei potere
('rerum gerendarum isti gubernacula passim hodie tenent') e dunque guai a chi osi voltare loro le
spalle e votarsi aHa ricerca della conoscenza: costui sarebbe subito additato come pazzo, ignoran-
te, rinnegato, 0 addirittura eretico, e perseguitato per queste con un odio tanto velenoso da dover
temere per la propria vita (annot. 24). E per queste certamente che si dice di loro 'die bössgeler-
ten, die vorkerten' ['i cattivi dotti, i perversi'] (annot./interpr. 158/342).7
L' atteggiamento radicale di Khunrath nei confronti deli' establishment universitario, unito al suo
stile, oracolare e drammatico al tempo stesso, devono essergli stati causa di molte critiche e mot-
teggi, tanto che, nella seconda edizione dell' Amphitheatrum, egli inasprisce le sue invettive contro
la 'sapientia mundana' (interpr. 117), ritorna sull'adagio 'die Gelehrten, die Verkehrten' (interpr.
199,342) e, soprattutto, fa incidere un'ulteriore doppia tavola in rame, in cui i 'calunniatori' del-
I'Amphitheatrum vengono messi in caricatura con immagini e motti ('in scriptura et pictura'). La
legen da al margine superiore dell'incisione recita:
Hat mich dan der Teufel, der Feind aller Warheit, mit hoffartigen, trotzigen, gifftgällischen Hohnsprechern, auch andern, so
wol Ungut-geistlichen als Weltlichen Lügenmeulern und Schmehern, muthwilligen Calumnianten, unverleumbderischen
Teufelshummeln, verachterischen Schmeissfliegen, Gottes und ehrvergessenen Teufelsköppen, ehrendiebischen schandlu-
generischen Poeten, ardelionischen hoher und particular Schul-füchsen und Pennalsherrn, argchymischen wilden Jecken,
Lappen Hudlern und Südlern; hasenköppischen pengelischen Witzdölpeln, unverschembten Speckschiessern, überklugen
Thörinnen, und sonsten allerlley leichtfertigen Spottvögeln und losen Speyfincken besefelt. Phy bestiis!

Il diavolo, poi, nemico di ogni verita, mi ha ingannato con schernitori ingiuriosi, arroganti e contenziosi, beffandosi di me
con alterigia tracotante e velenosa, e anche altri, tanto preti che laici, mentitori e calunniatori maliziosi, malevoli calabro-
ni deI diavolo, spregevoli mosconi, teste deI diavolo dimentiche di Dio e dell ' onore, poeti che trafugano gli onori e spargo-
no menzogne di vergogna, volpi perdigiorno di accademie e scuole particolari e maestri di penna, falsi chimici meschini e
selvaggi, cenci stracciati e sudici, ragazzacci ineducati e gaglioffi teste di coniglio, svergognati cagagrasso, iperargute pazze
e ogni altro tipo di beffatori e perduti sputasentenze. Ah, voi, bestie!

Nell 'immagine i 'calunniatori' vengono rappresentati co me spettatori 0 dimostranti stretti attorno


all' antro della Natura (' Antrum N aturae'); due diavoli (Beelzebub e il 'Praeceptor diabologorum' ,
i.e. il maestro degli Pseudo-teologi) in volo suggeriscono loro gli anatemi che essi devono lancia-
re contro i teosofi che ne stanno varcando la soglia: 'Blasphemat. Sit anathema maranatha' e 'anihi-
lemus'. Nella schiera dei dimostranti sono riconoscibili, sulla sinistra, un aJchimista imbroglione,
un teologo luterano nelle vesti di 'prete dell'anticristo' accompagnato da un boia con la testa d'a-
sino e un giullare con orecchie di lepre; ac canto a quest'ultimo, una dama 'iperarguta' col volto di
volpe. SuHa destra troviamo un professore (certo di filosofia) col capo attorniato di mosconi, un

327
occhialuto dottore in medicina, con una penna nella mano destra e un libro nella sinistra, un poeta
con una cerbottana che spara versi oltraggiosi, e un giurista con faccia di cane. Un buffone agita la
raganella mentre uno studente soffia nella tromba che il diavolo stesso gli ha ficcato in bocca. Il
rumore e tale e l' aria talmente irrespirabile, che gli uccelli stramazzano morti al suolo.
Tutto cio non tocca minirnamente pero i due teosofi che stanno di fronte all ' antro della Natura,
poiche gli uccelli accanto a loro restano vivi e vegeti a perseverare nelloro canto. Il prime dei due
teosofi (a giudicare dagli abiti dovrebbe trattarsi di Khunrath stesso) pesta col piede sinistro la testa
di un serpente e ammonisce al tempo stesso la 'turba' dei 'calunniatori' alzando l' indice della
mano. 11 secondo si accinge a varcare la soglia delI' antro, rivolgendo gli occhi alla stella della
verita, che gli indica la strada (sopra, nel mezzo, sta il cosiddetto ' pentagramma' di Khunrath, i.e.
una stella a cinque punte con le lettere ebraiche del pentagramma di Reuchlin IH-S-VH e 1'iscri-
zione: 'durans veritatis astrum refulget et monstrat iter'). 11 cammino ha inizio con l'enumerazio-
ne delle doti innate, quelle notitiae communes che Dio iscrive nel cuore di ogni uomo all'atto della
nascita e che devono valere per tutti come criterio di convalida nell ' apprendimento delle arti e delle
scienze. Si tratta delle attestazioni della coscienza, della capacita naturale di giudizio edella sana
ragione umana ('Conscientiae testimonium, Iudicium naturale sincerum, Ratio sana [sunt] in phi-
losophia et omnibus artibus kriteria doctrinarum et certitudines normae') . Il percorso viene poi
marcato da due pietre, poste a indicare la direzione. Sulla pietra di sinistra si legge Sacrosanctus
Bibliorum Dei codex infallibilis: su quella di destra Liber Numinis et Luminis Naturae macroco-
smicus veridicus . Sopra a questa si trovano ancora due pietre con, rispettivamente, le iscrizioni
Experientia e Revelatio arcana. Esse stanno a indicare le due modalita di penetrazione degli arca-
ni: I' esperienza propria dell ' alchimia secondo la dottrina dei veri adepti ('filii doctrinae'), 0 la rive-
lazione da parte di Dio e dei suoi angeli .
Al di sopra delle pietre, inoltre, brillano dieci grosse fiamme, che Beelzebub insieme al prime
degli Pseudo-teosofi e al poeta svergognato cercano inutilmente di spegnere: il primo con i propri
sputi, il secondo con I' acqua santa e il terze con i suoi getti di veleno. N elle fiamme compaiono
infatti gli altri criteri di verita, quelli che aiutano i teosofi a procedere con passo fermo fino aHa
fine deI cammino: essi prendono il norne di Traditio (muovere nelle orme di un maestro illumina-
to), Cheirotechnia (lavoro delle proprie mani), Consensus (concordanza della dottrina con la Natu-
ra), Nomina -semeia (conoscenza deI significato delle parole nelle lingue principali), Ignis (il fuoco,
che perrnette di sottoporre ogni cosa all'esame spagirico), Harmonia (accordo di Cristo con la pie-
tra filosofale), Distinctio acuta (chiara distinzione tra uso ed abuso) , Signatura rerum (riconosci-
menta deI carattere naturale di ognuna delle cose) , Ordo naturalis (immutabilita dell'ordine di suc-
cessione deI processo naturale nel macrocosmo) , Hieroglyphicorum mysteria (scrittura segreta in
cui vengono celate molte verita dei sapienti). Vigilano infine l'entrata della caverna illeone della
sapienza e l' Ouroboros ('Draco sapientiae'), ciascuno dei quali porta davanti a se un'insegna. 11
leone rimanda aUa triplicita elementare della materia universale originaria, il drago mostra la dot-
trina ermetica delI ' anima deI mondo ('Spiritus Mundi sapientissimi et secretissimi'), grazie alla
quale ogni cosa ha un' anima e vive, nasce, si rigenera e si conserva.
Non pos so qui - non foss'altro che per motivi di spazio - proseguire nell'illustrare le altre inci-
sioni dell'Amphitheatrum (quattro nella prima edizione e altre cinque, nuove, nella seconda) . Vor-
rei pero segnalare la tesi di dottorato di Ralf Töllner, che ha offerto un' analisi dettagliata delle quat-
tro figure principali (Ja 'fortezza alchemica' , la 'pietra filosofale', la 'Porta Amphitheatri' e l' 'Ora-
torium-Laboratorium') .8 Restano dunque da spiegare ancora tre figure ('I'uomo rinnovato ' , il Tri-
sto crocefisso' e la 'scuola della Natura'). Illettore di queste catalogo non avra certo bisogno di
spiegazioni, invece, per quanta riguarda 1'ultima grande incisione, che contiene il testo latino (da
Ficino) e quello tedesco (forse dello stesso Khunrath?) dei 'Verba secretorum Hermetis' 0 Tabula
Smaragdina, con citazione finale dal Pimander di Mercurio Trismegisto (Corpus Hermeticum, 11-
4) .

328
Le edizioni dell'Amphitheatrum deI 1595 edel 1609 si distinguono pero non solo per i1 nume-
ro delle figure. Anche il teste venne comp1etato e risistemato.Dai 306 versi dei libri della sapien-
za commentati deI 1595, si passa ai 365 deI 1609, presentati in un ordine diverso e raggruppati in
sette capito1i 0 gradi. Se la prima edizione dell'Amphitheatrum consiste solo di quattro figure e un
prologo (le sezioni 1-4 cui Khunrath fa talvolta riferimento nelle 'Annotationes' 143/216 non ven-
nero in reaWl mai scritte), 1a seconda edizione contiene invece 1e seguenti sezioni: introduzione con
enumerazione e descrizione dei sette gradi della scala della conoscenza (pp. 19-22); prologo, costi-
tuito ora solo dai 365 versetti biblici nella 'vetus ' e 'nova' versione (pp. 23-60). Con nuova impa-
ginazione seguono Je" 'Interpraetationes et Annotationes ' a ciascun versetto; per non perdere 10
sguardo d' insieme, in entrambe le versioni i versetti vengono stampati ancora una volta (pp. 1-186).
Alla fine vengono le 'Isagoges' 0 introduzioni alle figure I-IV dell'Amphitheatrum. Per la maggior
parte queste corrispondono alle sentenze contenute nel testo che nella prima edizione incorniciava
1e illustrazioni e che ora, a causa deI formato minore deI volume, vengono poste e stampate all'e-
sterno delle figure (pp. 187-215). Il volume si conclude con l'Epilogo deI 1595; le uniche varia-
zioni consistono nello spostamento dei paragrafi su 'Idiotae' e 'Prophani' e nella nuova data '1602'
(pp. 215-222).
Un'ulteriore modifica nell'edizione Hanau 1609, in folio piccolo, riguarda il frontespizio, inci-
so anch'esso ne11602. Mancando 10 spazio per illunghissimo testo che costituiva il titolo deI 1595,
Khunrath fece si di smembrarlo in piu parti , giungendo a costituire la nuova prefazione del-
l'Amphitheatrum, che egli stesso volle datata 1604. Ma poiche Khunrath mOrI i1 9 settembre 1605,
prima deI comp1etamento della nu ova edizione delI' opera (la cui pubblicazione era da lui stata pre-
cocemente annunciata per la fiera primaverile deI libro di Francoforte deI 1602), fu il suo amico
Erasmus Wolfart a curare la nuova edizione, per la qua1e scrisse una nuova prefazione al lettore
datata 5 marzo 1609 (pp . 9-10). Le cinque poesie di amici in lode dell'Amphitheatrum stampate di
seguito (pp. 11-17), risa1gono tuttavia a quando Khunrath era ancora in vita. L'ultima di esse, Ora-
tio theosophica ad Fontem Sapientiae di un certo 'Christianus Cordatus' e opera di nient'altri che
Johann Arndt, poiche si tratta della stessa poesia che Arndt aveva composto per un suo scritto rima-
sto inedito, il De antiqua philos~phia et divina veterum magorum sapientia recuperanda, deque
vanitate scientiarum et artium huius seculi Oratio.
Non sappiamo quando Arndt e Khunrath si siano incontrati. Ma nel suo scritto contro l'icono-
clastia calvinista ad Anhalt (Ikonographia, Halberstadt [1596], 32v) Arndt nomina I'autore dello
'splendido e meraviglioso Amphitheatro sapientiae divinae', 'eccellente philosophus e conoscito-
re della natura' ('fürtrefflichen Philosophus und Naturkündiger'), in grado di interpretare i carat-
teri scritti da Dio nella Natura. 9 Nella lettera (autentica, ma conservata solo in traduzione ted es ca)
ad Erasmus Wolfart deI 25 dicembre 1599, egli, rimandando al Symbolum Phisico-chymicum deI
Khunrath (Hamburg 1598, p. 19), non solo prendeva le difese di Paracelsus eWeigel, ma aggiun-
geva altresi:
dallibro deI dr. Khunrath detto teatro dell'eterna sapienza, ho imparato a riconoscere Dio e la vera sapienza nella scrittura
deI piccolo e deI grande mondo. 10

Dalla stessa lettera a Wolfart veniamo a conoscenza dei fatto che Arndt e Khunrath erano gia da
tempo in corrispondenza tra loro.
Quando e per chi Arndt avesse pero effettivamente composto illudicium uber die 4 Figuren des
grossen Amphitheatri che compare in calce al De igne magorum philosophorum (Strassburg 1608)
deI Khunrath, pubblicato dal FiguIus, non ci e pero dato sapere. Delle cinque copie manoscritte di
cui sono a conoscenza (Kopenhagen KB, GKS 1765, 137r-140r; Hamburg SUB, cod. mag. 722;
Prag Strahov, D F IV 59, 172v-191r; Den Haag VMB, Ms. 240.A.44, III-XI; Kassel MBLB, 4°
Chem. 44, 194r-199v), I 'ultima reca in fondo Ia nota: 'Reddi Mansfeit. den 3l. J anuarii anno 1601
(oder 1607?). Kelbra.'. Forse dovremmo davvero leggere ' 1607', poiche, se il destinatario e vera-
mente il conte Ernst von Mansfeldt, protettore e mecenate di Arndt, questi, nel 1601, non poteva

329
avere piu di sediei anni. Non tornero qui sul benevolo ludicium di Arndt, rimandando illettore alle
voei ehe ho dedieato aU' argomento neU' Andreaekatalog der BPH. 11 Vorrei solo rieordare ehe Arndt
eompendia le quattro figure di Khunrath in quattro parole chiave: alchimia, magia 0 lu ce della natu-
ra, eabala 0 luee angeliea e teologia 0 luee di Dio: 'Dove termina la magia, n ha inizio la eabala;
dove termina la eabala, n hanno inizio la teologia e 10 spirito profetieo'. Vorrei aneora rieordare
tuttavia tre dei parteeipanti al dibattito attorno ai Rosaeroee, ehe, eontrariamente ad Andreae, ma
similmente ad Arndt (e, piu tardi, Breekling e Kuhiman) si mostrarono entusiasti dell'Amphithea-
trum.
11 prima e il giurista e direttore delle dogane di Strasburgo, Johann Friedrieh Jung, attivo anehe
eome editore per Zetzner, ehe nel 1601 porta a termine di propria mano una splendida eopia mano-
seritta delI'Amphitheatrum deI 1595, deeorandola eon tavole a eolori, tra eui un autoritratto in eui
J
Jung si mostra nel proprio oratorio e biblioteea. 12 11 manoseritto reea, in fondo, anehe la traseri-
j
1
zione dei Iudicium di Arndt sulle figure di Khunrath eon l'aggiunta di ehiose marginali di mano
dello stesso Jung. Questi, ehe si era gia fatto un norne tra i paraeelsisti grazie aHa traduzione tede-
sea della Clavis totius philosophiae chimicae di Gerard Dorn (Strassburg 1602), e nello stesso
Il
tempo euratore di una raeeolta di ludicia clarissimorum virorum sui Rosaeroee (Strassburg 1616),
in eui si ritrovano, aneora una volta, i versi di Arndt dedieati alI'Amphitheatrum. Jung era in stret-
ta amieizia eon Andreae, ed era stato lui ad ineoraggiare quest'ultimo, nel 1616, perehe desse alle
stampe le Chymische Hochzeit Christiani Rosencreutz, gia eompletate a partire dal 1607. Per altra
via conoseiamo Joh. Friedrieh Jung grazie ad un'incisione ermetico-cabalistica (Scala descensio-
nis et Ascensionis, 1617).13 Espressioni eome 'Homo Microeosmus Tri-Unus', 'Harmonia micro-
Macro-Cosmica' 0 'ad Dei, Hominis, et Naturae Cognitionis inserviens Speculum' potrebbero con-
notare il foglio come esposizione abbreviata delI' Amphhtheatrum. Le allusioni alIa tomba di Chri-
stian Rosenkreuz intraviste da B. Bauer (Harms I 3), sono inveee frutto di pura fantasia.
Il secondo personaggio e Anton Frey, medieo a Weissenburg, cugino di Andreae, stretto confi-
dente di Tobias Hess e lettore entusiasta di Ficino, Agrippa, Pelagius Eremita, e di testi magiei
come Raziel e Arbatel. Nelle sue lettere di fine settembre-primi di ottobre 1623 al euratore deI V
volume dei Theatrum Chemicum, l'anti-rosaeruciano Isaae Habrecht, Frey viene spesso a parlare di
Khunrath. Al cortese monito di Habrecht, perche egli si distanzi dalIa terminologia di quest'ultimo,
Frey risponde:
D. Khunradi Scripta, a doctissimis quibusdam et in Spagyricis versatissimis judicata probataque, legi, perlegi, relegi et ite-
rum perlegi aliquoties, sed nihil reperio inhonestatis, fallaciae et impietatis. Errasse interdum ipsius genium, humanum hoc
es!: Nemo enim sine erimine vivit. Profeeto si propter vitia euiusdam hominis seripta essent reiieienda, quorsum putas abiis-
sent Paracelsi, Galeni nos tri et aliorum infinitorum? Veritate coactus hoc affirmo, me in Khunradi seriptis, praesertim
Amphitheatro suo Cedro dignissimo (ut doctissimi illius Crolli verbis in marginali positis utar) plus sapientiae, doctrinae et
utilitatis hausisse, quam ex eunctis aliis Nominis eelebritate et pietatis eolore fueato tinetis. Videndum non quis, sed quid
dieat. Et sapit, qui seripta non ex moribus judicat. Valeant et requieseant nune manes ipsius, et si quid peccatum fuerit,
Roseus Tyri cruor aeternus abstergat Jes[u) (Kopenhagen KB, GSK 258 2°, s.v. Frey, Brief 8).
Ho letto, esaminato, riletto e esaminato aneora, piu volte gli seritti dei Signor Khunrath, gia giudieati e approvati da aIcu-
ne persone, dottissime e molto versate nella spagirica, e non trovo in essi nulla di disonesto, fall ace 0 empio. Che il suo
genio abbia di tanto in tanto errato, e umano. Nessuno vive senza colpa. Senza dubbio, se gli scritti di un uomo fossero da
respingere a causa dei suoi vizi, dove eredi andrebbero a finire quelli di Paraceiso, dei nostro Galeno, e di altri infiniti aneo-
ra? Indotto dalla verita affermo quanta segue, ehe negli scritti di Kunrath, ein particolare nel suo Amphitheatro degno dei
Cedro (per usare le parole dei dottissimo Croll scritte al margine) ho attinto piu sapienza, dottrina e utilita ehe da tutti gli
al tri nomi tinti di celebrita e pieta con eolori eontraffatti. Non bisogna guardare a chi diee, ma a eib ehe viene delto. E sag-
giG e eolui ehe non giudica gli scritti basandosi sui costumi. Stian bene e riposino ora in pace i suoi mani, e se peccato ci
fu , 10 terga il sangue roseo eterno della veste purpurea di Gesu. "

Il terzo ammiratore di Khunrath e il preeettore di Gustavo Adolfo di Svezia, Johannes Bureus, ehe,
per la risposta data ai Rosacroce (Fama ex Scanzia Redux, Uppsala 1616) gia Gabriel Naude con-
dannava d'un solo fiato, insieme a Khunrath e al suo Amphitheatrum. 15 Tra i molti manoscritti
laseiati da Bureus, si conserva - presso la Biblioteea di Linköping, con segnatura N 24 - un codi-
ce dal titolo Cabbalistica (4 0 , 217 ff.), in cui B ureus ha trascritto e riuni to, ordinati per parole chia-
ve, molti excerpta dal1e letture ehe andava via via facendo (Zoroastro, Trismegisto, Pico, Reuch-

330
lin, Galatino, T. Ambrogio, Agrippa, ParaceIso, Dorn, Dee, Sisto da Siena, Cesare d'Evoli, Goro-
Plus, Röslin). 16 Il testo piii pratieato e tuttavia l'Amphitheatrum deI 1609, di eui egli traserive le
legende alle figure (ff.139r-149v), riprodueendo e eommentando anehe mol ti motivi tratti da esse
(ff. 170v-174v). Tra questi disegni eompare anehe il eelebre 'sigillo deI Bureus' (ibid., 173v-174r),
da lui ampliamente diseusso nelle sue due risposte ai Rosaeroee deI 1616 (Fama ex Scanzia re dux
e Arafoederis theraphici F.X.R.).
L'autore deI manifesto dei Rosaeroee, Johann Valentin Andreae, non nutriva inveee alcuna sim-
patia per Khunrath e per il suo libro. Al eontrario: a suo parere Khunrath era uno pseudoehimieo e
l' Amphitheatrum un testo altamente blasfemo. Egli sostenne tali opinioni tanto nella Fama ehe
nella Confessio Fraternitatis R.C., entrambe redatte immediatamente prima ehe venisse stampata
la seeonda edizione delI' Amphitheatrum. AI termine della Fama si legge aneora, in generale:
Testimoniamo anehe ehe, sotto il norne di libri ehimiei vengono divulgati libri ejigure in Contumeliarn Gloriae Dei, di eui
faremo il norne a suo tempo e di eui vogliamo fornire un Catalogurn ai puri di euore. 17

Nel eapitolo XII della Confessio Fraternitatis Khunrath viene inveee aeeusato di essere un eom-
mediante e un blasfemo - se non nominalmente, in modo alme no abbastanza ehiaro. Egli non si
farebbe infatti serupolo di abusare deI norne di Dio per i suoi gioehi di parole:
In fine vero eonfessionis nostrae illud serio ineulcamus, abjieiendos esse, si non omnes, plerosque tarnen Pseudoehymieo-
rum nequam fibel/os; quibus vel SS. Triade ad futilia abuti lusus: vel rnonstrosis jiguris atque aenigrnatibus homines deei-
pere joeus: vel eredulorum euriositas luerum est: quales aetas nostra plurimos produxit: unum ex iis praecipuum Amphithea-
tralern histrionern, hominem ad imponendum satis ingeniosum.

A eonelusione della nostra Confessione vogliamo aneora ammonirvi di rifuggire, se non da tutti, almeno dalla maggior parte
dei libri seritti da falsi alehimisti ehe, 0 per leggerezza 0 per passatempo, abusano deI simbolo della Santa Trinita e 10 appli-
eano a eose vane, oppure ingannano la gente ed estoreono denaro agli ingenui servendosi di emblem i estravaganti e di oseu-
ri e misteriosi diseorsi. AI giorno d'oggi sono stati pubblieati libri di un gran numero di tali autori. Uno dei prineipali e
appunto l'istrione anfiteatrale [eioe KhunrathJ. uomo assai ingegnioso per illudere la gente. i8

Nelle Chymische Hochzeit, infine Andreae inelude i falsi alchimisti (tra eui in partieolare Khun-
rath e le sue figure) neHe fila degli ospiti indegni e fraudolenti ehe gia il terzo giorno verranno
separati dagli altri e eondannati:
Essi in fondo sapevano ed erano eonvinti nella loro eoseienza, di aver forgiato Iibri falsi e spuri, 0 di essersi fatti beffa, aver
ingannato, e aver eosl biasimato il piu delle volte l'onore reale. E sapevano di ehe figure empie e piene di seduzione ave-
vano fatto uso. E di non aver in questo risparmiato nemmeno la divina trinita, ma di averne fatto uso per ingannare se stes-
si, la religione e la gente. "

Non affrontiamo qui la questione di quanta fosse eondiviso l' atteggiamento di Andreae nei eon-
fronti di Khunrath da parte degli altri membri della eerehia di amici intomo a Tobias Hess. Anton
Frey, divenuto ben presto eonfidente di Hess, non 10 eondivideva eertamente. Lo stesso vale per
l'anonimo traduttore della versione in tedeseo della Confessio, useita a Franeoforte nel1615 e dive-
nuto textus receptus per tutte le edizioni sueeessive: nel tradurre egli cassa semplieemente l'intero
passo su Khunrath!
E, tra parentesi: l' atteggiamento negativo di Andreae nei eonfronti di Khunrath e un ulteriore
argomento per rieonoseere in lui il priniepale redattore deI Manifesto dei Rosaeroee. Infatti, eon-
trariamente agli argomenti di Gottfried Amold, a tutt' oggi passi vamenti aeeettati, 20 Arndt e
Andreae non serivono affatto di Khunrath nello stesso modo. Abbiamo appreso prima delle opi-
nioni di Arndt. Per quanto riguarda Andreae, egli non ha mai lodato Khunrath, additandolo piutto-
sto eome uno stravagante di 'insolita erudizione'; dove la straordinarieta delI' erudizione eonsiste-
va nel fatto ehe era impossibile eomprenderlo (Mithologia christiana, III 23). 21 E nel Menippus
(Apol. 85) non si legge eio ehe aveva seritto Amold, e eioe ehe Khunrath 'veniva disprezzato dagli
ignoranti per la sua ignota sapienza', ma ci si imbatte nel dialogo ehe segue:
A: Volevo giusto venire da te. B: Me ne rallegro. Ma ehe eosa porti sotto al braeeio? A: Una figura mistiea. B: Allora dovre-
sti andare piuttosto dal Khunrath, ehe eon queste figure ha abbindolato il mondo. A: Pe rb anehe di te si pensa ehe da qual-
ehe parte hai eseogitato qualcosa di simile. B: Ah, ah, ah, ah, quant'e eredulona la maggioranza della gente. 22

331
\'
j

Contrariamente agli autori citati piu sotto (Gioacchino da Fiore, Brigitta, ParaceIso, Bibliander,
Ochino) Khunrath e l'unico in questo capitolo a venire giudicato negativ amen te da Andreae. Ma
esiste un passo molto piu chiaro, in cui Andreae fa definitivamente i conti con Khunrath e il suo
Amphitheatrum, passo trascurato tuttavia tanto da Arnold che dalla critica specializzata successi-
va. Il passo si trova nella Mythologia Christiana (V, 45), nel capitolo 'Thraso' (millanteria), da noi
gia segnalato e tradotto nell'Andreaekatalog della BPH, deI 1986:
Giunse in piazza un ciarlatano (agyrta) scialacquatore e si mise a richiamare I'attenzione della gente a suono di tromba, per-
ehe venissero a vedere la sua medicina miracolosa. C'erano vasi di balsami con etichette fuori dal comune come Christia-
no-Cabalicum, Divino-Magicum , Phicochymicum, Tertriunum Catholicon, Hallelu -Iah.

E fin qui Andreae non fa che trascrivere il frontespizio dell'Amphitheatrum; ma poi continua, con
altre allusioni e storpiature, terminando infine con le parole conclusive deI frontespizio di Khun-
rath ('ex millibus vix uni'):
[ ... ] Chaos Magnesiae, Pyramis Triumphalis, bonum Macrocosmicon, Arx primaterialis, Antrum Naturae, Gymnasium Uni-
versale, Porta Sapientiae, Speculum legis, Oratoriolaboratorium, rejectio binarii e simili Orbimperpottendificunta, undiquo-
quoversatum bombitarantarantia, verbocinatoria e cosl via [ ... ] E non appena la gente intull'imbroglio e volle allora spin-
gerlo a parlare, allora egli, senza lasciarsi minimamente scomporre, rispose: Questo eben il piu misterioso di tutti i miste-
ri, le mie cose sono incomprensibili a tutti, tranne ehe ai seguaci di quest'arte, e a stento uno su mille e in grado di com-
prendere: ex millibus uni. 23

Il motivo di un atteggiamento cosl intransigente nei confronti dell'Amphitheatrum va sicuramente


ricercato nel fatto che fin dall'inizio Andreae (a differenza di Arndt come di molti dei suoi amici
piu stretti) subodoro nelle espressioni roboanti di Khunrath e nelle sue ardite combinazioni lingui-
stiche un serio pericolo per il suo programma di riforma ermetico-rosacruciana, peraltro gia in se
sufficientemente rischioso . Con ogni evidenza egli intese prendere le distanze da Khunrath il piu
rapidamente possibile, per non offrire il destro al prevedibile attacco degli oppositori, che non si
sarebbero certo lasciati scappare un'opportunita COSt facilmente impugnabile. Rifiuto co si molti
dei postulati di Khunrath, perquanto sostanzialmente vicini ai suoi. Tutto cio gli servi pero ben
poco. Si trattasse di teologi 0 di medici, senza alcun indugio i detentori deI potere accademico get-
tarono Khunrath e i Rosacroce nello stesso calderone.
Della biografia di Khunrath non conosciamo molto di piu di quanto egli ci dice nel-
l'Amphitheatrum: di esser nato nel 1560 [presumibilmente a Lipsia], co me affermato nel fronte-
spizio; di essersi dedicato all'alchimia a partire dai quindici anni ('in officina Vulcani, ab anno inde
usque aetatis meae decimoquinto, indefesse lavorabi'); di aver potuto contare su mezzi di sosten-
tamento proprii fin dalla gioventu ('sumptibus certe non exiguis, tarnen gratia Deo propriis'); di
aver lavorato da solo e con altri, buoni alcuni, altri cattivi soci ('solus et cum sociis ... jam dextre,
jam sinistre'); di aver sempre annotato successi e insuccessi, come osservazioni e meditazioni pro-
prie ('sedulo annotavi'); di aver sempre letto e riletto i libri dei teosofi, dei cabalisti, dei maghi e
dei fisioalchimisti 'hoc est vere Sapientium', ma di aver studiato anche con attenzione quelli dei
filosofi non illuminati 0 addirittura dei sofisti; d'esser sempre andato in giro per il mondo e di aver
avuto contatti con ogni genere di persone (vecchi e giovani, dotti e ignoranti, cristiani e giudei, teo-
sofi e teosofisti); di aver visitato musei, biblioteche, laboratori di uomini di gran fama e di essersi
avvicinato anche a raccolte di oggetti, immagini, scritti provenienti da terre lontane 0 comunque
enigmatici ('sculpta, picta, scripta ... conquisivi'); di essersi infine iscritto all'Universita di Basi-
lea ed essersi addottorato il 24 agosto 1588 con una tesi sopra le segnature (annot. 233/291). Le
tappe successive della sua vita possono essere ricostruite solo approssimativamente: nel 1589 egli
si trovava a Brema, dove conobbe John Dee; esercito poi la medicina a Praga (fino al 1593 ca.), poi
ad Amburgo (fino al 1597), Magdeburgo (a partire dal 1598) e occasionalmente a Dresda. Secon-
do il Witte, Diarium biographieum, Danzig 1688, Khunrath mori il 9 settembre 1605 a Lipsia.
Per quanto non esista tutt' ora un indice che abbracci tutte le edizioni dei suoi scritti, il regesto
bibliografico di tutte le sue opere a stampa e quasi completo, sia riguardo ai titoli che riguardo alle
diverse edizioni. Per nulla consolante e invece la situazione riguardo alla tradizione manoscritta

332
degli scritti di Khunrath, poiche di molti di questi testi non sono noti alla critica nemmeno i titoli.
Un certo numero dei manoscritti lasciati da Khunrath si trovavano a Bretten presso il medico
Johann Thurmünzer e il 15 aprile 1617 ne fu offerto l'acquisto al 'langravio Moritz von Hessen da
parte di un adepto dei Rosacroce, Johannes Heupelius, pastore a Buschweiler. 24 Il catalogo com-
pleto dei fondo allegato in quell'occasione cita i seguenti titoli: I. Lux in Tenebris; 11. Signatura
naturalis; 111. Apocalypsis Magnesiae Sapientium; IV. Harmonia Analogica Lapidis cum Christo;
V. Interpretatio Tabulae Smaragdinae Hermetis nach ihrem rechten naturgemessen verstand; VI.
Liber Physicus chemice practicus; VII. Consilium informatorium chemico-practicum.
Tra questi i seguenti sono quelli che so no stato in grado di localizzare:
I. Lux in tenebris (da non confondere con la Lux lucens in tenebris dello PS.Lullo e di Adam Haslmayr), si trova a Kopenha-
gen KB, GKS 17654°, 141r-151v, e Erlangen UB, Ms. B 266.)
11 . Signatura Magnesiae Henr. Kunr., a Kassel MBLB, 8° Ms. ehern. 25, 134r-138v (autografo di Benedictus Figu1us).
111. non localizzato.
IV. In una lettera dei 17 settembre 1700 da Reutlingen a Breckling, a L' Aia, G. Hoffstetter chiedeva ragguagli su dove si
trovasse I' Harmonia Jesu Christi cum Lapide Philosophorum admiranda di Khunrath (Gotha LB, Ms. B 198, 196-197).
V. Consilium Philosophieum, das ist, Philosophisches Guthachten und Rathsames Bedencken vonn dem Künstlichen Gehei-
men Genesis Hermetis und anderer Weisen, welches sie ihr Ovum philosophicum ... nennen ... H.K.L Theosophiae amato-
ris et Med. utriusque doctoris (Halle UB, Ms. 14 A 12 (I), autografo di Khunrath; gia in pos ses so di August von Anhalt).
VI. Universalis Practica D. Heinrici Cunradi Theos. et Medici clariss. (Karlsruhe, Ms. Allerheiligen 3, 403-405. Autografo
di Paul Nagel. Probabile estratto dal Tractatus Physico-Medi cus, rnanoscritto citato da Arnold e Moller.
VII. Trew-Hertziges und wohlgemeintes ... Consilium Philosophicum Practicum, das ist, Philosophisches Gutachten und
Rathsames Bedencken von Praeparatione ... des geheimen Universal Steins .. . Henrici Khunrath Ups., Theosophiae ama-
lOris Jidelis et medicinae utriusque doctoris (Halle VB, Ms. 14 A 12 (2), autografo di Khunrath; gia in possesso di August
von Anhalt).

Un altro manoscritto, in parte autografo, dei Liber Albedachi de sortilegiis, l' Operatio geomantica
Astrophili Megalopii, di Khunrath si trova ora, insieme all'Antipalus maleficiorum e altri scritti
magici di Tritemio, a New York, Cornell Vniv., Ms. Witchcraft BF A 32, cfr. Kristeller, Iter Itali-
cum, VI, 264.
Il manoscritto Thott 213 2° della KB Kopenhagen contiene un altro scritto di Khunrath altri-
menti ignoto, dal titolo Practica Chaos Philosophorum Catholicon Naturaliter Triunum, h.e. Coe-
lum Terra et Aqua scintilla Ruach Elohim Catholica animatum Catholicon Filius Mundi Maioris
Microcosmus vel Homo Microcosmicus Philosophorum Magnesia .
Nel caso dei Ms. Stockholm KB, Ms. Ra14, Consilium de Vulcani mag na Fabrefactione Armo-
rum Achillis deI 1597 con dedica al re di Svezia, non si tratta di un'opera di Conrad Khunrath, come
annunciato dal titolo, ma di Heinrich Khunrath, come conferma direttamente quest' ultimo nel suo
De igne magorum philosophorum, Strassburg 1608, p. 37. Lo scritto venne inglobato da Johannes
Staritius nel suo Heldenschatz.
Esiste infine un gran numero di copie manoscritte del!'Amphitheatrum (i.e. BHP Ms. M246 dei
1702), 0 anche traduzioni manoscritte in diverse lingue, che devo qui tralasciare. Delle traduzioni
tedesche, ancora erroneemente datate 1602 da Arnold e molti altri, 0 considerate addirittura edi-
zioni ase stanti, conosco solo copie molto tarde (Salzburg VB, Ms. M II 373; Hamburg SUB, cod.
alchim. 192b; Darmstadt LB, Ms. 3263; Den Haag VMB, Ms. 240.A.44). Il ms. Alnwick 571
(Alnwick Castle, Northumberland), in cui la Szulakowska ha voluto vedere una stesura intermedia
dell'Amphitheatrum, da inserire tra I'edizione deI 1595 e quella dei 1609, contiene in realta solo la
traserizione fedele della prima edizione. L' autriee non ha altra colpa ehe di non aver eonsultato per-
sonalmente l'Amphitheatrum dei 1595, cui ha seelto tuttavia di dedicare un intero capitolo. 25

333
BPH, H. Khunrath, Amphilhealrum sapientiae aelernae
1602 [1608], frontespizio

335
THE AMPHITHEATRUM SAPIENTIAE AETERNAE
OF HEINRICH KHUNRATH

Carlos Gilly

Hardly any other book can boast so many ghost editions as the famous Amphitheatrum by Heinrich
Khunrath. The second and last edition came out in 1609, but in addition there are three reissues,
namely 'Anno M.D.C.II', 'Magdeburgi, apud Levinum Braunss Bibliopolam [ ... ] Anno M. D.C.
VIII' and 'Francofurti, apud Tobiam Gundermannum, Bibliopolam Hamburgensern, anno 1653'.
We are dealing here, however, with one and the same edition, prematurely announced in the Frank-
furt book fair catalogue of 1602 as already published, afterwards offered for sale by various book
seIlers in successive catalogues, and listed as newly printed as late as 1710:
Spring fair of 1602: 'Henrici Conradi Lips. Medicinae doctoris Amphitheatrum sapientiae aeternae Christianocaba1isticum,
Divinomagicum, Physiochymicum, Magdeburg in fo!.';
Autumn fair of 1606: 'Magdeburg apud [Johannem] Franc[um]';
Autumn fair of 1608: 'Prostat Hanoviae apud Antonium, Lubeccae apud haeredes A1berti, et Magdeburgi apud Braunium,
in fo!.';
Autumn fair of 1612: 'Hamburgi apud Michae1em Heringium, in folio';
Spring fair of 1649: Amphitheatrum autore Henrico Khunrad, apud eundem [Tobiam Gundermannum] in fol.;
Spring fair of 1651: 'Hamburgi apud Tob. Gunderman. in fol.';
Spring fair of 1710: 'Hamburgi apud Penjamin Schiller, fol.'.

Umberto Eco added another four ghosts to the twelve 'editiones chymaericas' of the Amphithe-
atrum counted by Moller in the 18th century. 1 The edition 'Hanover 1609', continually quoted by
Szulakowska, however, is not so much a ghost, but another error of the author of The Alchemy of
Light, who translated 'Hannoviae' as 'Hannover' on the odd grounds that the name is thus 'usual-
ly translated' (sie), and that Gottfried Arnold, too, ('since he was doser in time to the facts') had
done the same. Which is anyway not true: Arnold in his chapter on Khunrath in the Ketzer- und
Kirchen-Historie (III 2) correctly wrote 'Hanoviae 1609'! 2 The printer Wilhelm Antonius for that
matter was active in Hanau between 1593 and 1611, whereas Hannover, according to an expert like
Benzing, did not have even a single printing-house between 1550 and 1643. 3
Of the much rarer first edition of the Amphitheatrum, [Hamburg, Jakob Lucius II (?)], 1595, I
only know four copies so far: Wisconsin UL, Basel DB, Darmstadt LB and Rostock DB. The plates
with the four round figures were cut by the Antwerp engraver Paul van der Doort in Hamburg in the
months of April, May, July and September 1595. The artist Hans Vredeman de Vries, Iikewise
active in Hamburg, only signed the leaf of the 'Laboratorium-Oratorium', as 'HF vriese pinxit'.
For the printed text, as Töllner has demonstrated, good-quality paper from the Basel paper mill of
Niklaus Heusler was used. 4 A possible printing of the text in Basel, which Töllner does not consider
unlikely, must, however, be ruled out because the fonts used for the text are by Elias Hutter, who
at that time had his polyglot Bible printed with Jakob Lucius II in Hamburg. This might also settle
the issue of the printer of the 1595 Amphitheatrum.
The text in the first edition is presented as a prologue to the Amphitheatrum, which actually only
consists of the four round figures and an epilogue signed by Khunrath. The 'Prologus' contains 306
numbered verses from the Proverbia and the Sapientia Salomonis, presented by Khunrath in two
parallel versions: the 'vetus' or Vulgate and a 'nova tralatio'. On doser examination it turns out to
be that of Santes Pagninus, also to be found in Hutter's Polyglot as the 'versio nova'. Khunrath's
commentary is to be found in the 'Annotationes' to each verse, likewise numbered in the margins
left and right of the double biblical passages. In these 'Annotationes' Khunrath, as he says at the
beginning, wishes to occupY hirnself
not only with the words, because this has al ready been done by others, but much rather with the things themselves, which
so far few have accomplished; here, with God's help, we strive for clarity and this according to the general and triune norm

341
of the theosophical truth which is contained in three books: in Holy Scripture, in the Book of Nature and in the testimony
of one's own conscience. '

It is also in these' Annotationes ' , sometimes consisting of three to four, sometimes also of two hun-
dred or more lines, that Khunrath expounds his re1igious and philosophical views, which are by no
means as incomprehensible as Andreae, Naude, Niceron, Adelung and many others would have
them. Once many pompous word combinations and the constant repetition of a few words (the word
SAPIENTIA alone occurs over three hundred times) are taken for gran ted, one becomes aware of
a truly coherent sophology of God, nature and man, together forming a quintessential combination
of most of the elements of Renaissance Hermetic philosopy, Christian Kabbalah and Paracelsian-
Weigelian world views.
Among the authors Khunrath prefers to quote there is first of all Hermes Trismegistus, who fur-
nishes several passages from the Pymander ([ ed. '1595' ted. '1609':] annot./interpr. 35/205, 53/336,
I'
230*/294**), the Septem tractatus (43/317, 150/181,240/299,277/261) and the Tabula Smaragdi-
na (237/136, 277/251). Hermes is followed by Atheneus, Morienus, Senior Zadik, Reuchlin,
Paracelsus, Agrippa, Cardanus, Scaliger, Zwinger and 'Vigelius', i.e. Valentin Weigel, who is here
quoted for the first time outside the dose confines of his cirde of friends. Not mentioned, howev-
er, is Pelagius Eremita, the source (either directly, from the latter's Peri anacriseon, or indirectly
through Trithemius, Agrippa, Scalichius and Dorn) for the fundamental sentence: 'Reiiciatur Bina-
rius, et Ternarius, per Quaternarium, ad Monadis reducetur simplicitatem'. 6 Also omitted is the
name of John Dee, whom Khunrath visited in Bremen in 1589; Khunrath only drew on the latter's
Monas Hieroglyphica for the second edition of the Amphitheatrum. Not mentioned either is the
magical book Arbatel, from which Khunrath nevertheless derived the central idea of the Amphithe-
atrum, which is that of 'Theosophia' as the highest science and at same time the epitome and
method of the true sciences. These 'true sciences' Khunrath defines as follows:
THEOSOPHIA means the tri une theology from the Bible, the macrocosm and the microcosm; it is universal ('catholica'),
because it is the wonderful voice of God, speaking in all things and through all things about all to all.
PHYSICA consists of the knowledge and examination both of the great world as a wh oie as weil as the little world. Know-
ledge ensues from tradition, nature and art and can be won out of the Scripture, the Philosopher's Stone, and ourselves.
PHYSICOMEDICINA is the art to learn to read the Book of Nature in such a way that one is able to know oneself in the
great world and the great world in oneself, for the preservation of one's health and the elimination of illnesses.
PHYSICOCHEMIA is the art of dissolving , purifying and re-uniting all things physical in a natural way, and this both in
the macrocosm and in man.
MAGEIA is called the wisdom of the most ancient sages of various nations and consists in the cult of divine beings ('Divi-
norum cultu'), in the communion and conversation with spirits ('Spiritualium tractatione et cum iis conversatione') and in
the exploration of natural forces ('Naturalium investigatione'). Its achievements are the same as those of the perfect study
of the Kabbalah amongst the Hebrews, although the lalter, guided by a gracious hand, have progressed much further in this
field .
PHYSICOMAGEIA is as much as to say the [cosmogonic] wisdom of nature ('opus tantum de Beresith') and shows how
one may perform miracles using natural art both in the macrocosmos and in the microcosmos.
HYPERPHYSICOMAGEIA consists of the pious and profitable, indirect or direet communion with the good angels, to
whom God entrusted the eustody of the earth.
CABALA is the theosophieal reception of divine revelation, through wh ich man may know both God and his Messiah as
weil as the pure forms ('formae separatae'), the nature of the great and the little world, and also hirnself; because this Kab-
balah reveals to man the true sense of the Holy Seripture and at the same time enables hirn to unite with God and the high-
er intelligences and to rejoiee in them (an not. 230).

These true sciences, Khunrath writes referring to Hermes Trismegistus, may only be learnt and
acquired at the 'University of God', and 'through theosophical mental practice and divine inspira-
tion in the oratory and through constant personal labour in the laboratory':
Sapientia aequiritur praxi tantum Theosophiea mentale ex inspiratione divina in Oratorio utroque; Sapientiae fruetus non
infimi naseiscuntur negotiatione laborum manuaJium Sapienti, in Laboratorio. Hermes [Septem Tractatus]. cap. 1: 'In tarn
longa aetate', inquit, 'non destiti experiri, nec Animae a labore peperci, artem et hane scientiam solius Dei inspiratione
habui, qui mihi, famulo suo, pandere dignatus est' (an not. 43).

Khunrath contrasts the theosophers with the 'theosophists' [as Reuchlin already called them], i.e.
the professors at the secular universities and academies, who like apes follow the corrupted ideas

342
and authority of pagan teachers, first of all the charlatan Aristotle ('inter quos tenebrio iBe Aris-
toteies princeps et antesignanus'). These professors are the true tyrants, who stuff the heads of their
pupils with syllogisms, disputations and sophisms and block the way to the three true books of
knowledge (of God, nature and personal experience) (annot. 158/342, 165/65, 166/67). These men
may dominate aB areas of knowledge ('in quacumque via scibili'); but apart from a few exceptions
('reperiuntur autem orthodoxi aliqui') they do not at all deserve the title of theologian, jurist or
doctor ('Theologus, Jurisexperten, Arzt'), but rather more that of 'Diabologus, Iureperversus,
Cacomedicus' and 'Sophist', because under the cloak of science they change that which is true for
that which is false ('pro rectis falsa substituens, specie veritatis fucata', annot. 24).
Khunrath did not feel alone in his battle against the academics. After all, it was the same battle
which already earlier had been waged by many eminent lovers of truth against these obscurantists,
a battle still engaging many at present:
Conqueruntur mecum viri anterioris nostraeque aetatis Doctissimi, inter quos Reuchlinus, Erasmus, H.C. Agrippa, Philip-
pus Theoph[rastusl Paracelsus . Vigelius, aliique studio Sapientiae verae inclyti, fere innumeri, imo omnes, qui Veritatem ex
animo sartam tectam volunt (an not. 166).

But unfortunately, Khunrath continues, the sophists everywhere managed to manipulate the levers
of power ('rerum gerendarum isti gubernacula passim hodie tenent') and woe to hirn who dares to
turn away from them and devote hirnself entirely to the study of knowledge: straightaway he is
called a fool, an ignoramus, a renegade or even a heretic and persecuted by them with such ven-
omous hate that he must fear for his life (annot. 24). In truth they are called 'die bössgelerten, die
vorkerten' [the evil scholars who became perverted] (annot./interpr. 158/342). 1
Khunrath's radical attitude regarding the academic establishment, but also his oracular and the-
atrical style must have earned hirn a great deal of criticism and mockery, because in the second edi-
tion of the Amphitheatrum he inveighed even more strongly against the 'sapientia mundana' (inter-
pr. 117); returned to the proverb 'die Gelehrten, die Verkehrten' (interpr. 199, 342) and above all
commissioned an additional double-Ieaf plate to be cut, caricaturing the 'calumniators' of the
Amphitheatrum with vehement words and pictures ('in scriptura et pictura'). Thus the legend in the
upper margin reads:
Hat mich dan der Teufel, der Feind aller Warheit, mit hoffartigen, trotzigen, gifftgällischen Hohnsprechern, auch andern, so
wol Ungut-geistlichen als Weltlichen Lügenmeulern und Schmehern, muthwilligen Calumnianten, unverleumbderischen
Teufelshummeln, verachterischen Schmeissfliegen, Gottes und ehrvergessenen Teufelsköppen, ehrendiebischen schandlu-
generischen Poeten, ardelionischen hoher und particular Schul-füchsen und Pennalsherrn, argchymischen wilden Jecken,
Lappen Hudlern und Südlern; hasenköppischen pengelischen Witzdölpeln, unverschembten Speckschiessern, überklugen
Thörinnen, und sonsten allerlley leichtfertigen Spottvögeln und losen Speyfincken besefelt. Phy bestiis!

The devil, enemy of all truth, deceived me with arrogant, contentious, caustic mockers, also others, both ungodly-spiritual
as worldly liars and slanderers, malicious calumniators, libellous drones of the devil, despicable blowflies, devil's heads
oblivious of God and honour, honour-robbing disgracefully Iying versifiers, idle foxes populating academies and special
schools, pencil pushers, wicked chemical savage fools , ragged bunglers and scrawlers; hare-brained rascals, impudent brag-
garts, all too clever madwomen; and furthermore all kinds of mindless deriders and loose spiteful babblers. Begone, ye
beasts!

In the engraving these 'calumniators' around the Cave of Nature (' Antrum Naturae') are presented
as spectators or demonstrators, who receive from two flying devils (Beelzebub and the 'Praecep-
tor diabologorum' , i.e. master of the pseudo-theologians) the maledictions which they must hurl at
the theosophers entering the cave: 'Blasphemat. Sit anathema maranatha' and 'annihilemus'. Along
the row of demonstrators on the left, one sees first a deceitful gold-maker, a Lutheran theologian
as 'anti-Christian priest', attended by a henchman with an ass's head, and a joker with hare's ears
standing next to an 'all too clever' lady with the face of a fox. On the right there is a professor (of
philosophy no doubt) with blowflies circling around his head, a bespectacled doctor of medicine
with a quill in his right and a book in his left hand, a versifier with a poisoned reed shooting defam-
atory verses, and a lawyer with the face of a dog. A fool makes a racket with a rattle, while a stu-
dent blows the trumpet which is pressed into his mouth by adeviI. The noise is so deafening and

343
the air so poisoned that the birds drop dead on the ground.
All this, however, cannot affect the two theosophers standing before the Cave of Nature: the
birds in their vicinity continue to live and sing their songs. The first of the two theosophers Uudg-
ing from the clothes, we may here be dealing with Khunrath hirnself) stands with his left foot on a
snake's head, at the same time admonishing the 'turba' produced by the 'calumniators' with a raised
finger. The second theosopher is preparing to enter the cave by directing his gaze at the star of truth,
which points to the path (in the centre above we find Khunrath's so-called pentagramme, i.e. a five-
pointed star with the Hebrew characters of Reuchlin's pentagram IH-S-VH and the legend: 'durans
veritatis astrum refulget et monstrat iter'). The path beg ins with the enumeration of innate talents,
i.e. the notitiae communes inscribed by God in each man's heart at birth. They are the validatory
principles to be applied by each man when studying the arts and sciences and are: the testimony of
one's conscience, the natural powers of judgement and sound common sense ('Conscientiae testi-
monium, Iudicium naturale sincerum, Ratio sana [sunt] in philosophia et omnibus artibus criteria
doctrinarum et certitudines normae'). The path is also marked by two stones which indicate the
direction. The stone on the left bears the legend Sacrosanctus Bibliorum Dei codex infallibilis, the
one on the right Liber Numinis et Luminis Naturae macrocosmicus veridicus. Above them are two
further stones bearing the legends Experientia and Revelatio arcana, pointing to the two modali-
ties for penetrating the secrets: through individual Experience in alchemy according to the teach-
ings of the true adepts ('filii doctrinae') or through Revelation on the part of God and his angels.
Above these stones ten large flames are burning, which Beelzebub unsucessfully tries to extin-
guish with spit, the master of the pseudo-theosophists with holy water, and the impudent poet with
poisonous jets. The flames, however, contain the other criteria for truth which aid the theosopher
to pursue his path unfalteringly to the end. These aids are called: Traditio (to walk in the footsteps
of an illuminated teacher), Cheirotechnia (to work with one's own hands), Consensus (agreement
of teaching with nature), Nomina-semeia (knowledge of the meaning of the words in the major lan-
guages), Ignis (the fire through which everything is tried spagyrically), Harmonia (correspondence
between Christ and the 'lapis philosophorum'), Distinctio acuta (clear boundaries between use and
misuse), Signatura rerum (knowledge of the natural character of al1 things), Ordo naturalis (the
order of natural processes in the macrocosm remains unchanged), Hieroglyphicorum mysteria (or
cryptography, in which many mysteries of the wise are hidden). The opening of the cave, finally,
is guarded by the lion of wisdom and the ouroboros ('Draco sapientiae'), each bearing a shield. The
lion points to the elementary triunity of the universal primal matter; the dragon on the other hand
represents the Hermetic principle of the world soul ('Spiritus Mundi sapientissimi et secretissirni'),
thanks to which all thing has a soul and lives, is born, regenerated and preserved.
The other engravings of the Amphitheatrum (four in the first, together with five new ones for the
second edition) cannot be considered here if only for lack of space. I should like, however, to refer
the reader to Ralf Töllner's dissertation, wh ich provides a careful analysis of the principal engrav-
ings ('the alchemical fortress', 'the Philosopher's Stone', the 'Porta Amphitheatri' and the 'Orato-
rium-Laboratorium'). 8 Three further engravings thus still require explanation ('the renewed man',
'the crucified Christ' and 'the school of Nature'). The last major engraving, containing the Latin (of
Ficino) and the German (by Khunrath?) of the 'Verba secretorum Hermetis' or Tabula Smaragdina
and the ensuing quotation from the Pimander of Mercurius Trismegistus (Corpus Hermeticum, I 1-
4) probably does not require any further explanation for the reader of this catalogue.
The editions of the Amphitheatrum of 1595 and 1609 do not only differ in the nu mb er of engrav-
ings. The text, too, was enlarged and adapted. The 306 annotated verses from the wisdom books
have now become 365, presented in another order and divided into seven chapters or grades. The
first edition of the Amphitheatrum consists only of the four engravings and the Prologus (parts 1-
4, which Khunrath referred to in the 'Annotationes' 143/216, were never written); the second edi-
tion contains the following parts: an introduction listing and describing the seven grades on the lad-

344
der of wisdom (19-22); the Prologus, now only eonsisting of 365 biblieal verses in the 'vetus' and
'nova' versions (23-60). The 'Interpretationes & Annotationes' to the individual biblieal verses then I
follow with a new pagination; for clarity's sake, the verses are onee again printed in both versions
in two eolumns (1-186). At the end there are the 'Isagoges' or introduetions to engravings I-IV of
~
the Amphitheatrum, whieh, however, mainly eonsist of the same passages whieh had been eut to
surround the engravings in the first edition and whieh, beeause of the smaller format of the book,
were now set and printed separately from the engravings (187-214). The book ends with the after-
word of the 1595 edition; the only ehanges eonsisting in the shifting of the passage on the 'Idiotae'
and 'Prophani' and in the new date of '1602' (215-222).
A further ehange eoneerns the title-page to the small folio edition of Hanau 1609, whieh was
likewise eut in 1602. The overlong text making up the title-page of the 1595 edition would not fit
on the new title-page, so Khunrath divided the old one into various seetions to form a new prefaee
to his Amphitheatrum, whieh he now dated with the year '1604' . When Khunrath died on 9 Sep-
tember 1605, before the new version of his work was printed (having announeed it prematurely for
the spring fair of 1602), his friend Erasmus Wolfart saw the new edition through the press, and
wrote a prefaee to the reader dated 15 Mareh 1609 (9-10). The subsequent five poems by friends
in praise of the Amphitheatrum (11-17) Khunrath did still reeeive before he died . The last one, an
Oratio theosophica ad Fontem Sapientiae by a 'Christianus Cordatus' was written by no less a per-
son than Johann Arndt. It is the same poem whieh Arndt wrote shortly after 1590 for his unpub-
lished De antiqua philosophia et divina veterum magorum sapientia recuperanda, deque vanitate
scientiarum et artium huius seculi Oratio .
We do not know when Arndt and Khunrath first met eaeh other, but in his work against Calvin-
ist ieonoclasm in Anhalt (lkonographia, Halberstadt [1596], 32v), Arndt ealled the author of the
'marvellous and wonderful Amphitheatrum sapientiae divinae' an 'eminent philosopher and explor-
er of nature', who knew how to expound God's eharaeters in nature. 9 And in the letter to Erasmus
Wolfart (authentie, though only preserved in the German translation) of 25 Deeember 1599 he not
only defended Paraeelsus and Weigel by referring to Khunrath's Symbolum Phisico-chymicum
(Hamburg 1598, p. 19), he also added that
from Dr. Khunrath's book called Theatre of Eternal Wisdom I have learnt how to know God and true wisdom out of the
book of the great and the small world. 10

It also appears from the same letter to Wolfart that Arndt and Khunrath had already been eorre-
spondents for quite some time.
It is not known when and for whom Arndt aetually wrote his ludicium uber die 4 Figuren des
grossen Amphitheatri, published by Figulus at the end of Khunrath's De igne magorum philosopho-
rum (Strasbourg 1608). Of the five manuseript eopies known to me (Kopenhagen KB, GKS 1765,
137r-140r; Hamburg SUB, eod. mag. 722; Prague Strahov, D F IV 59, 172v-191r; The Hague VMB,
Ms. 240.A.44, IH-XI; Kassel MBLB, 4° Chem. 44, 194r-199v) the last one bears aremark at the
end: 'Reddi MansfeIt. den 31. Januarii anno 1601 (oder 1607?). Kelbra.'. Perhaps one ought to read
'1607'; for if the addressee was really Count Ernst von Mansfeldt, Arndt's patron and proteetor, he
was barely 16 years of age in 1601. The substanee of Arndt's favourable Iudicium I have diseussed
in detail in the BPH's exhibition eatalogue Johann Valentin Andreae, 11 to whieh I should like to
refer the reader. It need only be remembered here that Arndt eaptured the four engravings of Khun-
rath in four key words: Alchemy, Magia or Light of Nature, Kabbalah or angelie light, and The-
ologia or Light of God: 'Where Magia ends, Cabala begins, where Cabala ends, Theologia and the
prophetie spirit begins '. I should like instead to draw attention to three partieipants in the Rosieru-
ei an debate who, unlike Andreae, but like Arndt (and Breekling and KuhIman later), were enthusi-
astie about Khunrath's Amphitheatrum.
The first one is the jurist and eity banker Johann Friedrieh Jung from Strasbourg, who was also
aetive as editor for Zetzner, and who produeed in 1601 a beautiful hand-eoloured manuseript eopy

345
of the Amphitheatrum of 1595, which included a self-portrait showing Jung in his own oratory-
library. 12 He also copied Arndt's Iudicium on Khunrath's engravings and supplied them with mar-
ginal comments of his own . Jung, who had already made a name for hirnself amongst Paracelsians
with his translation of Gerard Dorn's Clavis totius philosophiae chimicae (Strasbourg 1602), also
edited a collection of Iudicia clarissimorum virorum on the Rosicrucians (Strasbourg 1616), which
on ce again features Arndt's poem for the Amphitheatrum. Jung was a dose friend of Andreae and
in 1616 encouraged the latter to publish his Chymische Hochzeit Christiani Rosencreutz, which had
already been written in 1607. Johann Friedrich Jung is otherwise also known as the engraver of a
fine Hermetic-kabbalistic copper engraving (Scala descensionis et ascensionis, 1617).13On account
of expressions like 'Homo Microcosmus Tri-Unus', 'Harmonia micro-Macro-Cosmica' or 'ad Dei,
Hominis, et Naturae Cognitionis inserviens Speculum', the engraving might be regarded as a com-
pendious explanation of Khunrath's Amphitheatrum. The allusions to the tomb of Christian
Rosenkreuz which B. Bauer thought to detect in the engraving are, however, pure fantasy.
The second participant in the Rosicrucian debate is Anton Frey, a Weissenburg physician, a
cousin of Andreae, an intimate friend of Tobias Hess and an enthusiastic reader of Ficino, Agrip-
pa, Pelagius Eremita and magical books such as Raziel and Arbatel. In his letters written late Sep-
tember and early October 1623, Frey often spoke of Khunrath to the publisher of the 5th volume of
the Theatrum Chemicum, the anti-Rosicrucian Isaac Habrecht. Habrecht's amicable warning, to
steer clear of the terminology employed by Khunrath, drew the following response from Frey:
D. Khunradi Scripta, a doctiss imis quibu sdam et in Spagyricis versatissimis judicata probataque, legi, perlegi, relegi et
iterum perlegi aliquoties, sed nihil reperio inhonestati s, fallaciae et impietatis. Errasse interdum ipsius genium, humanum
hoc es!: Nemo enim sine crimine vivit. Profecto si propter vitia cuiusdam hominis scripta essent reiicienda, quorsum putas
abiissent Paracelsi, Galeni nostri et aliorum infinitorum? Veritate coactus hoc affirmo, me in Khunradi scriptis, praesertim
Amphitheatro suo Cedro dignissimo (ut doctissimi illius Crolli verbis in marginali positis utar) plus sapientiae, doctrinae et
utilitatis hausisse, quam ex cunctis aliis Nominis celebritate et pietatis colore fucato tinctis. Videndum non quis, sed quid
dicat. Et sapit, qui scripta non ex moribus judicat. Valeant et requiescant nunc manes ipsius, et si quid peccatum fuerit,
Roseus Tyri cruor aeternus abstergat Jes[u) (Kopenhagen KB , GSK 2582°, s.v. Frey, Brief 8).
The works of Doctor Khunrath, which have already been examined and di scussed by many eminent scholars experienced in
chemistry, I have read, read through, re-read and once again read through without once having come across something dis-
honest, deceitful or impious. That his genius occasionally caused hirn to err, is the common fate of man. Nobody lives a
blameless life. And indeed, should one reject or destroy the works of an author merely on account of the infamy heaped on
them, where, do you think, would the works of Paracelsus or else those of our Galen and countless other authors end up? I
am moved in truth to affirm that I have found in the works of Khunrath, especially in his Amphitheatrum, which (to speak
with Oswald Croll) J deern worthy of immortality, more wisdom, learnedness and profit than in all the other books of much
more famous authors, who have flaunted their alleged orthodoxy. The only important thing is what is being said, not who
says what. And only he is wise who knows how to distinguish between conduct and work. Such a one was Khunrath, and
may his genius find rest, and should he have sinned, may he be cleansed through the eternal crimson blood of Jesus . "

The third admirer of Khunrath was Johannes Bureus, tutor of Gustav Adolph of Sweden, whom
Gabrie1 Naude had already cursed in the same breath as Khunrath and his Amphitheatrum because
of his response to the Rosicrucians. 15 Amongst the many manuscripts left by Bureus, there is a
codex in the Library of Linköping under press mark N 24 bearing the title Cabbalistica (4 0 , 217
fols), in which Bureus between 1609 and 1613 excerpted many passages under particular headings
from the books he had read (Zoroaster, Trismegistus, Pico, Reuchlin, Galatinus, T. Ambrogius,
Agrippa, Paracelsus, Dorn, Dee, Sixtus Senensis, Caesar Aevolus, Goropius, Röslin). 16 The book
he excerpted most, however, is Khunrath's Amphitheatrum of 1609, from which he took, apart from
the legends, also the engravings (l39r-149v), at the same time copying and annotating many motifs
(170v-174v). Amongst these drawings we also find Bureus' well-known sigil (ibid., 173v-174r),
which he discussed in detail in his two replies to the Rosicrucians of 1616 (Fama ex Scanzia redux
and Arafoederis theraphici FX.R.).
Johann Valentin Andreae, the author of the Rosicrucian Manifestoes, on the other hand was
wholly unsympathetic to Khunrath and his book. To hirn Khunrath was a pseudo-chemist and the
Amphitheatrum a highly blasphemous book. This opinion he vented both in the Fama as well as in
the Confessio Fraternitatis R. c., both of which were edited directly after the publication of the sec-

346
1

'I
ond edition of the Amphitheatrum. At the end of the Fama we still read in general terms:
We also affirm that there are books and figures brought out under the name of Chemical Books wh ich are in Conlumeliam
Gloriae Dei, which we will name in due course and will present to the pure of heart in a Catalogue. 17

But in Chapter XII of the Confessio Fraternitatis, on the other hand, Khunrath is presented, not by
name it is true, but nevertheless clearly enough, as a jester and a blasphemer, who is not afraid to
abuse the divine names for his word games:
In fine vero confessionis nostrae illud serio inculcamus, abjiciendos esse, si non omnes, plerosque tarnen Pseudochymico-
rum nequam libellos; quibus vel SS. Triade ad futilia abuti lusus: vel monslrosis jiguris alque aenigmalibus homines
decipere jocus: vel credulorum curiositas lucrum est: quales aetas nostra plurimos produxit: unum ex iis praecipuum
Amphithealralem hislrionem, hominem ad imponendum satis ingeniosum.

For conclusion of our Confession, we must earnestly admonish you, that you put away, if not all, yet the most books writ-
ten by false Alchemists, who do think it but a jest, or a pastime, when they either misuse the Holy Trinity, when they do
apply it to vain things, or deceive the people with most strange figures, and dark sentences and speeches, and cozen the sim-
ple of their money; as there are nowadays too many such books set forth, and among them the Amphitheatral Comedian
halh ajoremosl place, a man righl ingenious in imposilion; and such dolh the Enemy, etc. 18

And in the Chymische Hochzeit, finally, Andreae ranks false alchemists (in particular Khunrath and
his engravings) with the unworthy and deceitful guests, who were already separated from the oth-
ers and condemned on the third day:
You know very weil, and stand convicted in your consiences, that you have forged false and spurious books, fooled and
swindled others, thereby lowering the royal dignity in everyone's eyes. You also know what blasphemous and seductive pic-
tures you have used, sparing not even the Holy Trinity, but using it to deceive all. "

Whether the other members of the circle of friends around Tobias Hess shared Andreae's atttitude
towards Khunrath and the Amphitheatrum is an open question. Anton Frey, who was an early mem-
ber of Hess' inner circle, did not. And the same is true for the anonymous translator of the German
version of the Confessio, which appeared in Frankfurt in 1615 and became the received text far all
later editions: he simply omitted the entire passage on Khunrath in his version!
Andreae's negative attitude towards Khunrath is, incidentally, another major argument to see in
Andreae the chief author behind the Rosicrucian Manifestoes. In contrast to Gottfried Arnold's
remarks on the subject, which so far have been accepted uncritically, 20 Arndt and Andreae did not
express similar views on Khunrath. Whereas Arndt thought highly of hirn, Andreae had no praise
to spare for Khunrath, presenting hirn instead as an eccentric 'insolitae eruditionis' , whose unusu-
al erudition consisted only in the fact that he was beyond understanding (Mythologia Christiana,
III 23) .2\ Nor do we read in Menippus (Apol. 85) that Khunrath 'was despised because of his unusu-
al wisdom by the ignorant', as Arnold wrote, but much rather the following conversation:
A. I was just about to see you. B. How very nice. But what are you carrying under your arm? A. A mystical figure. B. Then
you should rather go to Khunrath, who beguiled the world with such figures. A. It is said of you, too, that you have hatched
something similar somewhere. B. Ha, ha, ha, how credulous some people are. 22

In contrast to the authors mentioned further on in this passage (Joachim da Fiore, Brigitta, Paracel-
sus, Bibliander or Ochino) Khunrath is the only one to be judged adversely by Andreae in this chap-
ter. But there is a much clearer passage in which Andreae settles scores with Khunrath and his
Amphitheatrum, although it was not noted by Arnold or later Andreae researchers. This passage
occurs in the Mythologia Christiana (V, 45) in the chapter 'Thraso' (boasting), as lalready point-
ed out and translated in Johann Valentin Andreae:
Then an extravagant charlatan (agyrta) arrived on the scene, drawing the people nearer with loud trum pet calls, to foist on
them his panacea. There were ointment jars with choice labels like Chrisliano-Cabalicum, Divino-Magicum, Phico-
chymicum, Tertriunum Catholicon, Hallelu-Iah.

So far Andreae merely transcribed the title-page of Khunrath's Amphitheatrum; next he continues
with further allusions and verbal parodies, to conclude with the final words from Khunrath's title-
page ('ex millibus vix uni'):

347
(... ] Chaos Magnesiae, Pyramis Triumphalis, bonum Macrocosmicon, Arx primaterialis, Antrum Naturae, Gymnasium Uni-
versale, Porta Sapientiae, Speculum legis, Oratoriolaboratorium, rejectio binarii and similar Orbimperpottendificunta,
undiquo-quoversatum bombitarantarantia, verbocinatoria and so forth (... ] And when the people finally saw through the
deceit and wanted to take hirn to task, he answered, wholly unaffected: it is, after all, the most secret of secrets; my subject
is invisible to all but the disciples of thi s art, and hardly one out of a thousand is able to grasp it: ex millibu s uni. 23

The explanation for Andreae's stark rejection of Khunrath's Amphitheatrum may lie in the circum-
stance that (unlike Arndt and others amongst his best friends) Andreae from the very beginning
sensed that Khunrath's pompous expressions and exuberant word play posed a serious dang er for
his own Hermetic-Rosicrucian reform programme, which in itself was already risky enough. For
hirn it was obviously necessary to dissociate hirnself from Khunrath, to avoid becoming an easy
and vulnerable target for the expected hostile attacks. Thus he refused to underwrite many of Khun-
rath's postulates, even though these were actually also his own. It was all of little use to hirn:
whether theologian or physician - the academic establishment simply lumped Khunrath and the
Rosicrucians together.
We know little else about Khunrath's biography other than wh at he teUs us in the Amphithe-
atrum: born in 1560 [in Leipzig] according to the title-page, he had devoted hirnself to alchemy
from the age of 15 ('in officina Vulcani, ab anno inde usque aetatis meae decimoquinto, indefesse
lavorabi'); he had been financially independent since his youth ('sumptibus certe non exiguis,
tarnen gratia Deo propriis'); working alone or with others, good and bad ('solus et cum sociis ...
jam dextre, jam sinistre'), always keeping records of his successes and failures obtained through
observation and meditation ('sedulo annotavi'); reading and re-reading the works of the theoso-
phers, Kabbalists, magi and physico-alchemists, 'hoc est vere Sapientium', but making profound
study also of those of the non-enlightened philosophers and even those of the sophists. He had trav-
elled for many years and had associated with diverse people (old and young, learned and unlearned,
Christian and Jewish, theosophers and theosophists). He had visited the cabinets, libraries and lab-
oratories of outstanding men and hirnself also began a collection of exotic and enigmatic objects,
pictures and writings (,scu]pta, picta, scripta ... conquisivi'). He enrolled at the University of Basel
and obtained his degree on 24 August 1588 with a thesis on signatures (annot. 233/291). The fur-
ther stages of his life can only be reconstructed approximately: in 1589 he was in Bremen, where
he met John Dee; he then worked as a physician in Prague (until about 1593), in Hamburg (until
1597), Magdeburg (from 1598) and occasionally also in Dresden. According to Witte, Diarium bio-
graphicum, Danzig 1688, Khunrath died in Leipzig (others say: in Dresden) on 9 September 1605 .
As for Khunrath's works , the bibliographical work on his printed works, both where it concerns
titles and separate editions, is almost completed, even though a full catalogue comprising all edi-
tions does not yet exist. The case for the preserved manuscripts of Khunrath is not so good, because
in the research they are often not even known by title.
A number of manuscripts Khunrath left behind was kept in Bretten by the physician Johann
Thurmünzer and was offered for sale to landgrave Moritz von Hessen by the Rosicrucian adept
J ohannes Heupelius, parish priest in Buschweiler, on 15 April 1617 . 24 The catalogue lists the fol-
lowing titles: I. Lux in Tenebris; II. Signatura naturalis; III. Apocalypsis Magnesiae Sapientium;
IV. Harmonia Analogica Lapidis cum Christo; V. Interpretatio Tabulae Smaragdinae Hermetis
nach ihrem rechten naturgemessen verstand; VI. Liber Physicus chemice practicus; VII. Consilium
informatorium chemico-practicum.
Of these titles I have been able to locate the following:
I. Lux in tenebris (not to be confused with the Lux lucens in tenebris by pseudo-Lull and Adam Haslmayr) is in Kopenhagen
KB, GKS 17654°, 141r-151v, and Erlangen UB, Ms. B 266).
II. Signatura Magnesiae Henr. Kunr., in Kassel MBLB, 8° Ms. chem. 25, 134r-138v (autograph of Benedictus Figulus).
IH. Not located.
IV. In a letter from Reutlingen dated 17 September 1700 and addressed to Breckling in The Hague, G. Hoffstetter enquired
where he could find Khunrath's Harmonia Jesu Christi cum Lapide Philosophorum admiranda (Gotha LB, Ms. B 198, 196-
197).

348

I
,
V. Consilium Philosophicum, das ist, Philosophisches Guthachten und Rathsames Bedencken vonn dem Künstlichen
Geheimen Genesis Hermetis und anderer Weisen, welches sie ihr Ovum philosophicum ... nennen ... H.K.L Theosophiae
amatoris et Med. wriusque doctoris (Halle UB, Ms. 14 A 12 (1), autograph of Khunrath; once owned by August von Anhalt).
VI. Universalis Practica D. Heinrici Cunradi Theos. et Medici clariss. (Karlsruhe, Ms . Allerheiligen 3,403-405. Autograph
of Paul Nagel). Possibly an excerpt from the manuscript Tractatus Physico-Medicus mentioned by Arnold and Moller.
VII. Trew-Hertziges und wohlgemeintes ... Consilium Philosophicum Practicum, das ist, Philosophisches Gutachten und
Rathsames Bedencken von Praeparatione ... des geheimen Universal Steins ... Henrici Khunrath Lips., Theosophiae ama-
loris fidelis et medicinae utriusque doctoris (Halle UB, Ms. 14 A 12 (2), autograph of Khunrath; once owned by August von
Anhalt).

Another, partly autographical, manuscript of Khunrath containing the Liber Albedachi de sorti-
legiis, the Operatio geomantica Astrophili Megalopii, the Antipalus maleficiorum and other magi-
cal works of Trithemius is now in New York, Cornell Univ., Ms. Witchcraft BF A 32, cf. Kristeller,
fter ftalicum, V, 264.
Manuscript Thott 213 2° in the KB Kopenhagen contains an otherwise unknown work of Khun-
rath bearing the title Practica Chaos Philosophorum Catholicon Naturaliter Triunum, h.e. Coelum I,

Terra et Aqua scintilla Ruach Elohim Catholica animatum Catholicon Filius Mundi Maioris Micro-
cosmus vel Homo Microcosmicus Philosophorum Magnesia.
Ms. Stockholm KB, Ms. Ral 4, Consilium de Vulcani magna Fabrefactione Armorum Achillis
(1597), with a dedication to the King of Sweden, is not a work by Conrad Khunrath, as stated in the
title, but by Heinrich Khunrath, who hirnself confirms this in De igne magorum philosophorum,
Strasbourg 1608, 37. The work was incorporated by Johannes Staritius in his Heldenschatz.
Finally there is a large number of manuscript copies of the Amphitheatrum (e.g. BHP Ms. M246 of
1702) as weIl as manuscript translations in various languages; which cannot be dealt with here. Of
the German translation, erroneously dated to 1602 by Arnold and many others and even considered
to be a printed edition, I only know later copies (Salzburg UB, Ms. M II 373; Hamburg SUB, cod.
alchim. 192b; Darmstadt LB, Ms. 3263; The Hague VMB, Ms. 240.A.44). Ms. Alnwick 571
(Alnwick Castle, Northumberland) with the Latin Amphitheatrum, which Szulakowska would like
to see as a second version by Khunrath in between the editions of 1595 and 1609, is in fact only a
faithful transcription of the first edition. But then she neglected to consult the Amphitheatrum of
1595, the subject, nevertheless, of an entire chapter in her book. 25

I) J. Moller, Cimbria literata, 1744, II 440s; U. Eco, Lo der Naturwissenschaft und der Technik, 7 (1916), 115-128;
strano caso della Hanau 1609, L'Esopo 40 (1988), 9-36. W. Harms, Deutsche illustrierte Flugblätter (1985) I 3; B.
2) U. Szulakowska, The Alchemy of Light, 2000, 103 . Bauer, Die Philosophie auf einem Blick, 2000, 502s.
3) J. Benzing, Die Buchdrucker des 16. und 17. Jahrhund- 14) Kopenhagen KB, GSK 258 2°, s.v. Frey, Letter 8.
erts, 1982, 192. 15) J. Bureus, Fama ex Scanzia Redux, 1616; G. Naude,
4) R. Töllner, Der unendliche Kommentar, 1991, 12s. Instruction a la France, 1623,96-97.
5) H. Khunrath, Amphitheatrum, 1595, I. 16) Linköping, Länsbibliotek Östergötland, Ms. N 24, 4°,
6) F. Secret, Kabbale et philosophie hermt!tique, 1989,27- 217 ff.
31. 17) Fama Fraternitatis, C. Gilly & P. van der Kooij, eds.,
7) C. Gilly, Das Sprichwort «die Gelehrten die Verkehrten » 1998, 101; ed. van Dülmen, 1973,29; ed. Yates, 1972,250.
oder der Verrat der Intellektuellen, 1991, passim. 18) Confessio Fraternitatis, ed. Santing, 1930,60-61, 190;
8) R. Töllner, Der unendliche Kommentar, 1991 , 36-20 l. ed. van Dülmen, 1973, 41; ed. De Turris, 1990, 67; ed.
9) J. Arndt, lkonographia, Halberstadt [1596], 32v. Yates , 1972, 258-9. With the exception of Santing - and
10) J. Arndt, Das grosse Geheimniß der Menschwerdung earlier Mayer (1823) and Pryce (1923) - all other editions
des ewigen Worts. In einem Sendschreiben en seinen guten of the Confessio Fraternitatis deleted 'the last sentence,
Freund Erasmum Wolfartum, 1686,8. although it occurred both in the Latin editio princeps and
11) C. Gilly, Johann Valentin Andreae. Die Manifeste der in the German translation of Kassel 1615, cf. Fama Fra-
Rosenkreuzerbruderschaft 1586-1986, 1986, 37-40. ternitatis, C. Gilly & P. van der Kooij, eds., 1998, 44-54,
12) Kopenhagen KB, GKS 1765, 6v-73v. 58-65.
13) Scala descensionis et ascensionis, Strassburg, 'im Ver- 19) [J.v. Andreae], Chymische Ho chzeit Christiani
lag' [i.e. not 'engraved' or 'modelIed after an original', as RosenkreulZ 1459, 1616,46-47; ed. van Dülmen, 1973,70;
stated by W. Hesz and B. Bauer] of Jacob von der Heiden, ed. de Turris, 1990, 106.
1617), cf. W. Hesz, Ein kabbalistischer Einblattdru ck 20) W.-D. Otte, Ein Einwand gegen Johann Valentin
naturwissenschaftlichen Gepräges, Archiv für Geschichte Andreaes Verfasserschaft der Confessio Fraternitatis RC in

349
Wollenbülteler Beiträge. Aus den Schätzen der Herzog
August Bibliothek, vol. 3, Frankfurt 1978, 97 -113, espe-
eially 100- 102.
21) G. Arnold, Unpartlzeyische Kirchen- und Ketzer-Histo-
rie, Frankfurt 1699, vol. 2, 640-656; Sehaffhausen 1741,
vol. 2, 245; [J.V Andreae], Mythologia christiana, Stras-
bourg [1619], 137s.
22) [J.V Andreae], Menippus sive Dialogorum satyricorum
centuria, Strasbourg 1618, 158.
23) [J.V Andreae], Mythologia christiana, Strasbourg
[1619], 271s.
24) Kassel MBLB, Ms. 2° Chem. 19 I, 204-205.
25) U. Szulakowska, The Alchemy 01 Light, 2000, 103-112.

* Further literature used on Khunrath: Ferguson 1906, I


462-464; Peuekert 1933, 1967; Lindroth 1943; Duveen
1946, 1949; Deiseher-Rabinowitz 1950; Papus & Mare
Haven 1957; Monod-Herzen 1963; MacPhail 1968; Evans
1973; Kangro 1973; McLean 1981; van Lennep 1984; Teile
1986; Gilly, 1993, 1995; 1998; Eco 1988, 1990; Seeret
1989; Töllner 1991; Klinkhammer 1993; Bachmann-
Hofmeier 1999. Frommann-Holzboog publishers will soon
bring out a facsimile edition of the first printed Amphithe-
all·um of 1595. The French translation of the second edi-
tion printed in Hanau in 1609, first printed in Paris in 1900,
was reprinted in Milan in 1975. There also exists an Italian
version (of the Tables only): Anliteatro della saggezza eter-
na, sola vera, cristiana e cabalistica, divina e magica,fisi-
ca e chimica, nella sua universale tri-unitii, Rome 1973.
See also the introduction and the bibliography in Heinrich
Khunrath: Amphitheatrum sapientiae aeternae - Schau-
platz der ewig allein wahren Weisheit. Part I: Faksimile-
Ausgabe des Erstdrucks von [Hamburg] 1595 und des
zweiten und letzten Drucks Hanau 1609. Mit einer Ein-
leitung, einer Bibliographie der Drucke und Handschriften
Khunraths, sowie Namenregister und Konkordanz der bei-
den Ausgaben herausgegeben von Carlos Gilly (Clavis
Pansophiae, 6, 1-2) , Stuttgart-Bad Cannstatt, Frommann-
Holzboog,2005.

350