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Immanuel Kant

Königsberg 1724 - 1804

di Renato Curreli
Filosofia e Storia
Liceo Classico G. Siotto Pintor – Cagliari
Commento alla Prefazione e all’Introduzione della
Critica della Ragione Pura
(ediz. 1781 e 1787)
• Immanuel Kant – Kritik der reinen Vernunft (1781)
• Immanuel Kant – Kritik der reinen Vernunft (1787)
In questa lezione seguiremo il seguente percorso:

• 0. Nozioni Preliminari 1, 2, 3.
• I. Prefazione 1781: La Ragione, la Critica e la possibilità di
un’autentica Metafisica.
• II. Prefazione 1787: Su cosa si fonda una scienza?
• III. Prefazione 1787: La rivoluzione nel campo gnoseologico
• IV. Introduzione 1787: La distinzione tra conoscenza pura
ed empirica.
• V. Introduzione 1787: I vari tipi di giudizio.
Nozioni Preliminari – 1
I Giudizi
• Per Kant PENSARE è GIUDICARE.

Il verbo giudicare, attraverso il latino iūdĭco, è riconducibile al greco


κρίνω
separare, distinguere; pensare, valutare.

Se pensare è giudicare, allora il pensiero si esprime attraverso GIUDIZI.

Il giudizio è un atto di pensiero che connette tra loro concetti.


Esso diviene comunicabile attraverso il linguaggio, cioè sotto forma di
proposizione,1 in cui tali nessi concettuali si esprimono nei legami tra
soggetto e predicato.
A questo riguardo, Kant è influenzato dalla terminologia della Logique
de Port-Royal (1662) che della proposizione, oltre agli aspetti
linguistici, metteva in particolare rilievo proprio tali connessioni tra
contenuti mentali.
_____________________________________

1 Sarebbe più corretto parlare di enunciato ma, in questa sede, trascureremo questa differenza.
• Quindi, un giudizio è formato da un soggetto (S) e da un
predicato (P):
Giudizio = S + P
• Ora, per Kant, i giudizi possono essere di due tipi
fondamentali:
Analitico (a priori)

Giudizio
a posteriori

Sintetico

a priori
Giudizio analitico a priori
Il concetto che svolge la funzione di predicato (P) è contenuto in quello
che funge da soggetto (S)1

perciò

si potrà ricavare P da S rendendolo esplicito mediante l’analisi logica


basata sul principio di identità e su quello di non contraddizione.2

Essendo fondati sulla ragione, e perciò a priori, questi giudizi sono


universali e necessari, sebbene si limitino a spiegare e chiarire
determinati contenuti senza, però, produrre nuova conoscenza.

Tutti i corpi (S) sono estesi (P)


(Alle Körper sind ausgedehnt)

______________________________________________
1 Kant utilizza B per il Predicato e A per il soggetto (Introd. IV); noi per praticità didattica preferiamo usare le iniziali P e S.
2 Cfr. Appendice, 1.
Giudizio sintetico a posteriori
Il concetto che funge da predicato (P) non è contenuto in quello che
funge da soggetto (S), quindi non è ricavabile da esso per pura analisi

perciò

P potrà essere aggiunto (per sintesi) a S solo sulla base di una


connessione che abbiamo imparato dall’esperienza.

In tal modo, questo giudizio accresce la nostra conoscenza (è fecondo)


ma, a causa della instabilità e imprevedibilità dell’esperienza su cui si
fonda, non è né universale né necessario. .

Tutti i corpi (S) sono pesanti (P)


(Alle Körper sind schwer)
.

Il sapere scientifico ricerca entrambi i requisiti


dell’universalità e necessità e della fecondità.
Esso quindi deve fondarsi su un altro tipo di giudizio,
che Kant è riuscito a isolare e a cui ha dato il nome
di giudizio sintetico a priori.
Tali giudizi avranno, pertanto, i requisiti richiesti:
saranno universali, necessari e estensivi o fecondi.
Giudizio sintetico a priori

Il concetto che funge da predicato (P) non è contenuto in quello che


funge da soggetto (S), quindi non è ricavabile da esso per pura analisi

ma
in questo caso P non è nemmeno aggiunto a posteriori (dopo
l’esperienza).

Quindi cosa permette la formulazione dei giudizi sintetici a priori?

Il modo di funzionare stesso della mente umana che, in base ai principi


a priori che le sono insiti, può operare la sintesi a priori tra P e S. Nel
corso dell’opera, Kant spiegherà che tali principi sono le FORME a
priori della percezione sensibile (SPAZIO e TEMPO) e le 12 CATEGORIE
dell’intelletto.1
1. Cfr. Appendice, 2 e 3.
.

5 + 7 = 12

Il predicato 12 non è contenuto nel soggetto 5 + 7. Esso deriva dalla


forma a priori del tempo che, essendo la rappresentazione della
pura successione, consente alla mente di contare.

Quindi

sulla base della forma a priori del tempo, contando in successione


unità dopo unità, la mente perverrà al totale cercato.
Nozioni preliminari – 2
Il problema generale della C.d.R pura
ovvero
le domande di Kant.
Di cosa si occupa la Critica della Ragione Pura?

• Quasi alla fine dell’ Introduzione (sez. VI), Kant condensa il


problema generale della C.d.R. pura in cinque decisive
domande.

• Tali domande consentono di cogliere nell’insieme le


tematiche fondamentali dello scritto kantiano, perciò
inizieremo da esse.
• 1. Come sono possibili giudizi sintetici a priori?

• 2. Come è possibile la matematica pura?

• 3. Come è possibile la scienza naturale pura?

• 4. Come è possibile la metafisica, in quanto disposizione


naturale?

• 5. Come è possibile la metafisica in quanto scienza?

I. Kant, Critica della Ragione pura, Introduzione, B 39-42.


Nozioni preliminari – 3
Il problema della metafisica
• Comunemente si pensa a Kant come a un implacabile avversario
della Metafisica, e ciò sarebbe uno degli esiti fondamentali della
grande svolta empiristica iniziatasi attorno al 1762 e dovuta in
particolar modo alla lettura di Hume.

• Tutto questo è corretto ma, al contempo, andrebbe posto in rilievo


che Kant lavorò costantemente a una nuova immagine della
metafisica proprio a partire dagli anni ’60 e fino al termine della
propria vita.

• Ciò è comprovato da un passo di un’opera nella quale Kant, se da un


lato evidenzia le incoerenze dei vari sistemi metafisici, dall’altro
dichiara quanto segue:
La metafisica, di cui ho il destino di essere innamorato, è la scienza più sconosciuta e
nel tempo stesso la più importante, perché da essa dipende il vero e durevole bene
del genere umano.
I. Kant, I sogni di un visionario spiegati con i sogni della metafisica (1766)
 Cos’è la metafisica?
.

• Con il termine metafisica, Kant intende la propensione


della ragione ad andare oltre l’esperienza e a procedere
per puri concetti.
• Secondo Kant i vari sistemi metafisici gravitano attorno a
tre problemi fondamentali:
ANIMA – MONDO – DIO1

Kant chiama questi tre problemi Idee della Ragione


per indicarne la pensabilità ed escluderne la dimostrabilità.
___________________________
1 La scelta di tale terminologia rivela l’influsso che ebbe, soprattutto sul giovane Kant, l’opera di Christian Wolff (1679-
1754), uno dei massimi illuministi tedeschi ma anche – come era normale nella cultura germanica – grande metafisico .
Anima

I tre problemi della metafisica


(IDEE della Ragione)
Mondo

Dio

La ragione ha tutto il diritto di pensare questi problemi, non è però in grado di


produrre a partire da essi un sapere fondato: questo è il difetto delle più comuni
metafisiche, che emerge costante dalla lunga storia di questa disciplina.
• L’idea di Mondo ha bisogno di qualche spiegazione.

• Secondo Kant, noi possiamo fare esperienza dei singoli fenomeni, ma non
riusciamo mai a sperimentare la serie unitaria, comprensiva e integrata dei
fenomeni nella sua totalità. Non siamo in grado, cioè, di conoscere cosa sia il
mondo in sé, nella sua essenza ultima.

• Da questa idea della ragione, nascono domande che sono destinate a restare
senza valida risposta (nonostante i vari tentativi dei metafisici rivelatisi tutti,
secondo Kant, infruttuosi):

1) Il mondo ha avuto un inizio nel tempo ed è spazialmente finito, oppure no?

2) Il mondo è costituito da particelle ultime oppure no?

3) Nel mondo tutto è sottoposto a leggi necessarie, oppure c’è spazio per la libertà?

4) Il mondo presuppone un essere necessario oppure no?1


__________________________
2 Cfr. Appendice, 4
• Ancora nel 1766, in una lettera a Moses Mendelssohn (punto di
riferimento dell’illuminismo ebraico), Kant dice:

Non nascondo affatto che considero con poca simpatia, anzi con un certo
odio, la gonfia presunzione di interi volumi pieni di ciò che oggi si spaccia per
profonda intuizione […]. Ma sono così lontano dallo stimare di poco valore o
superflua la metafisica stessa, considerata oggettivamente, che specialmente
da qualche tempo, cioè da quando credo di aver capito la sua natura e il posto
particolare che le spetta fra le conoscenze umane, sono convinto che il vero e
durevole bene del genere umano dipenda dalla metafisica.
Lettera dell’8 aprile 1766 a Moses Mendelssohn.

• Quello che Kant ha in mente è una radicale rifondazione della


metafisica, ma per fare ciò ci sarà bisogno di un preliminare esame
critico dei presupposti stessi del sapere.
Questo esame condurrà a una vera e propria
rivoluzione nel campo della CONOSCENZA.
Siamo così giunti al tema centrale della
Critica della Ragione Pura.
I
Prefazione 1781
La Ragione, la Critica e la possibilità di
un’autentica Metafisica
• Nella Prefazione del 1781 Kant sostiene che la ragione umana
nel suo desiderio di conoscere sempre più a fondo, tende a
spingersi oltre i confini dell’esperienza.

• Ciò è legittimo, ma il pericolo che la ragione corre è quello di


sradicarsi completamente dall’esperienza avventurandosi in
ragionamenti di cui non è possibile stabilire la fondatezza.

• Così facendo essa cade in oscurità e contraddizioni che


costituiscono quel campo di battaglia senza fine che è la
Metafisica
• Sarà perciò necessario istituire un tribunale che valuti le
pretese della ragione, separando quelle giuste da quelle senza
fondamento.
Questo tribunale non è altro se non proprio la c r i t i c a d e l l a r a g i o n e p u r a.
I. Kant, Critica cit., Prefazione 1781, A 9
• Per Critica della Ragione Pura Kant intende
[…] la critica della facoltà di ragione in generale, riguardo a tutte le
conoscenze cui la ragione può aspirare i n d i p e n d e n t e m e n t e
d a o g n i e s p e r i e n z a; intendo quindi la decisione della
possibilità o impossibilità di una metafisica in generale, e la
determinazione tanto delle fonti, quanto dell’ampiezza e dei limiti di
essa, il tutto però stabilito sulla base di principi.
Ivi.

• Si delinea così il compito della filosofia critica:


1) demolire le costruzioni apparenti delle
metafisiche dogmatiche;
2) aprire la strada a una nuova metafisica.
• La nuova metafisica non consisterà nell’ennesima risposta data
a problemi insolubili, per risolvere i quali ci vorrebbero arti
magiche di cui Kant confessa di non intendersi.

• Sarà piuttosto un tentativo di trovare i principi primi del


sapere scientifico, scoprendo quei concetti puri che possono
essere ottenuti indipendentemente dall’esperienza a partire
dalle strutture della ragione umana.

• Si tratterà di un sapere metafisico perché si andrà oltre il puro


dato esperienziale, ma solo per trovarne i principi fondanti e –
restando comunque all’interno dell’esperienza possibile – si
procederà a priori individuando delle spiegazioni ad alto livello
di universalità che poi, riversandosi nella ricerca scientifica,
consentiranno forme di conoscenza sempre più profonde e
coerenti.
Excursus 1: Principi metafisici della scienza della natura
• Un esempio di questo modo di procedere teso, come abbiamo
detto, ad individuare una nuova metafisica, si può trovare nei

Principi Metafisici della Scienza della Natura


(Metaphysische Anfangsgründe der Naturwissenschaft, 1786)
dove Kant fonda la scienza della natura tentando un passaggio
dai concetti e principi puri dell’intelletto1 alla FISICA vera e propria.

• Essendo il movimento la proprietà fondamentale della


materia, questo concetto è sviluppato passando
attraverso le quattro classi in cui Kant ha ripartito i
concetti puri dell’Intelletto (Categorie): quantità, qualità,
relazione, modalità.

___________________
2 Cfr. Appendice, 3
• Si avranno in tal modo quattro sezioni della Fisica:

Quantità Qualità Relazione Modalità


Foronomia Dinamica Meccanica Fenomenologia
Considera la materia come un Studia la materia in quanto Studia i movimenti reciproci Affronta la modalità del
punto, studiandone il riempie uno spazio (in base a della materia stessa che, in movimento secondo i concetti
movimento a prescindere dalle una forza motrice originaria), quanto tale, possiede una di possibilità, realtà e
cause che lo hanno prodotto. opponendo cioè «resistenza a forza motrice. Definisce la necessità. Il movimento
ogni mobile che tenda col suo quantità di movimento e studiato dalla Foronomia è
movimento a penetrare in un formula le tre leggi del possibile, quello trattato dalla
determinato spazio». movimento: conservazione Dinamica è reale, quello
della quantità di materia, esaminato dalla Meccanica è
inerzia, azione e reazione. necessario.

• Questa ricerca teorica potrà essere poi applicata a quella


sperimentale attraverso quattro classi di principi già individuati nella
Critica (Analitica dei principi, sezione terza):
1. Assiomi dell’intuizione;
2. Anticipazioni della percezione;
3. Analogie dell’esperienza;
4. Postulati del pensiero empirico. Fine Excursus 1
La questione fondamentale della Critica della Ragione Pura:

[…] nella presente ricerca viene sollevata la questione in


quale misura io possa sperare eventualmente di costruire
con la ragione, quando mi siano sottratti ogni materia e ogni
appoggio dell’esperienza.
I. Kant, Critica cit., Prefazione 1781, A 10

[…] la questione capitale rimane sempre: che cosa ed in che


misura possono conoscere intelletto e ragione,
indipendentemente da ogni esperienza?
Ibidem, A 12
II
Prefazione 1787
Su cosa si fonda una scienza?
• Una Scienza, sostiene Kant, si giudica dai risultati e
dal consenso che essa suscita in coloro che sono
impegnati nella sua costruzione.

• Le discipline che hanno seguito la via sicura della


scienza sono la L O G I C A, la M A T E M A T I C A e
la nuova F I S I C A galileiano-newtoniana.
• Nella L O G I C A, sostiene Kant, «l’intelletto non ha a che fare
con null’altro, se non con se stesso e con la propria forma».

• La logica studia quindi gli aspetti formali del pensiero,


analizzando, cioè, gli schemi del ragionamento e le regole
che ne garantiscono la correttezza.

• Essa ha acquisito la sua compiutezza già dai tempi del


lavoro fondativo di Aristotele (Organon).
• In questo compito la logica è stata favorita dal fatto che
essa è un prodotto diretto dell’intelletto che ha a che fare
solo con se stesso e con la sua caratteristica fondamentale,
ossia col pensare.
• Più laboriosa è, quindi, la nascita di una disciplina
scientifica vera e propria, perché in essa la R A G I O N E
sarà tenuta a misurarsi con contenuti ben specifici, che
dovrà circoscrivere e determinare a partire dai suoi
principi conoscitivi.

• La ragione è qui la fonte dei principi della conoscenza che


– come vedremo – non derivano dall’esperienza ma sono
interni alla ragione stessa.
.

Le scienze

Logica
Scienza delle regole generali dell’ Intelletto1

Matematica Fisica
Aritmetica - Geometria

________________________________________
2 Cfr. più avanti, excursus 2
Excursus 2: La Logica
Nella Prefazione 1787, chiudendo il discorso sulla logica di cui
abbiamo riportato i tratti salienti, Kant fa la seguente osservazione:

La logica quindi, in quanto propedeutica, costituisce per così dire null’altro che il vestibolo delle scienze,
e se si vuol parlare di conoscenze, si presuppone certo una logica per giudicarle, ma la loro
acquisizione dev’essere ricercata nelle scienze che si dicono tali propriamente ed oggettivamente.
Critica, cit., B 8

Ad una prima lettura può sembrare che il compito generale della


logica consista nell’essere preparatoria allo studio delle varie discipline
scientifiche, cosa che appare piuttosto riduttiva. In realtà la visione
che Kant ha della logica è molto più articolata di quanto tutta la
prefazione lasci trasparire ed è perciò necessario, seppur nei limiti di
questa esposizione, entrare maggiormente nei dettagli.

Per fare ciò dobbiamo riferirci alla sezione della Critica detta
Dottrina trascendentale degli elementi, la cui Parte seconda è
costituita dalla Logica trascendentale, la quale inizia con un paragrafo
intitolato Della logica in generale.
Dopo aver definito l’intelletto (der Verstand) come la facoltà di produrre
rappresentazioni in modo autonomo – cioè spontaneo, ossia attivo – e
di pensare l’oggetto dell’intuizione sensibile, Kant inquadra la logica
come scienza delle regole generali dell’Intelletto1.
Come tale, la logica può essere considerata da un duplice punto di
vista:

dell’uso generale dell’intelletto:


Regole necessarie del pensiero che consentono il
corretto uso dell’intelletto.

Logica

dell’uso particolare dell’intelletto:


Organon di questa o quella scienza: contiene le
regole per pensare correttamente una certa classe di
oggetti.

1. Accetto le osservazioni di S. Marcucci (Guida alla lettura della CdR Pura di Kant, Bari-Roma 1997, p.60) che, con ben argomentate ragioni,
contrariamente a tutte le traduzioni italiane, rende il passo «[…] der Wissenschaft der Verstandesregeln überhaupt, d.i. der Logik» come
«scienza delle regole in generale dell’intelletto, cioè la logica». Si confronti, solo a titolo d’esempio, con la traduzione di G. Colli, «regole
dell’intelletto in generale» o con quella di Gentile – Lombardo Radice (riv. Mathieu), « leggi dell’intelletto in generale». La traduzione è
importante perché qui Kant non allude alle distinzioni tra intelletto e ragione, ma vuole solo caratterizzare il ruolo della logica.
• La logica dell’uso generale dell’intelletto riguarda le regole
necessarie del pensiero, senza le quali non sarebbe possibile fare
uso dell’intelletto in quanto facoltà pensante e, in tal senso, essa si
può chiamare logica elementare. Essa ha di mira proprio l’intelletto
in quanto tale, a prescindere dai differenti oggetti cui esso può
indirizzarsi.

• La logica dell’uso particolare dell’intelletto prescrive le regole per


pensare correttamente una certa classe di oggetti e in tal senso,
osserva Kant, è pensabile come un organon di questa o di quella
scienza. Nelle scuole si è soliti usarla in funzione propedeutica,
facendola precedere lo studio delle varie scienze sebbene, da un
punto di vista storico-genetico, essa sia stata in realtà messa a
punto solo nel momento in cui una scienza si è trovata in uno
stadio avanzato della sua formazione.
È chiaro che questa logica dell’uso particolare dell’intelletto non è
una vera e propria logica, bensì una metodologia relativa ai vari tipi
di scienza. Riecheggia, per certi versi, la Logique de Port-Royal:
La logica è l’arte di ben condurre la propria ragione nella conoscenza delle cose, tanto per istruire se
stessi quanto per istruire gli altri.
(Logique, 1)

• Dopo questa analisi preliminare, Kant procede ripartendo dalla vera


logica, ossia quella generale, e distinguendola in Pura o Applicata.

• La logica generale Pura è una disciplina formale, prescinde cioè da


qualunque contenuto e si preoccupa solo di schematizzare il
pensiero e i suoi elementi.
• Per esempio, riducendo gli enunciati a S e P (Soggetto e Predicato), e indicando con M il
termine in comune (Medio), possiamo scrivere un sillogismo in questa forma
M-P
S-M__
S-P
che è lo schema del sillogismo di prima figura.
Con scritture schematiche di questo tipo, possiamo quindi concentrarci sulla sola forma di
un sillogismo e degli enunciati che lo compongono e studiarli prescindendo da qualunque
contenuto specifico.
.
• Questo aspetto è particolarmente evidente nella moderna logica simbolica dove, per
esempio, la scrittura X Y, che si legge se X allora Y, è uno schema che può fare
riferimento a qualunque tipo di contenuto (per es. uomo, fulmine, tuono, punto
circonferenza, etc.), dal quale, proprio grazie alla scrittura schematica, è possibile fare
a meno totalmente.

• Quindi, nella logica generale Pura, dice Kant,


[…] noi facciamo astrazione da tutte le condizioni empiriche, sotto le quali il nostro intelletto viene
esercitato […] Una l o g i c a g e n e r a l e, ma p u r a, si occupa quindi soltanto di principi a priori,
ed è un c a n o n e d e l l’ i n t e l l e t t o e della ragione, solo però riguardo al carattere formale
del loro uso (empirico o trascendentale).
(Kant, Critica, cit., B 76)

• Con logica generale Applicata Kant intende la logica considerata


dentro le condizioni empiriche nelle quali si esercita il pensiero. E un
campo che appartiene alla psicologia (e che, infatti, va distinto dalla
logica formale) e si riferisce all’azione dei sensi, all’immaginazione,
alla memoria, alle abitudini, etc. In quanto logica generale essa
astrae dai contenuti ma, come logica applicata non astrae però dalle
suddette condizioni soggettive empiriche.
• Vediamo il testo kantiano:

Ciò che io chiamo logica applicata (contro il significato comune di questa parola, secondo il quale
essa deve contenere certi esercizi, la cui regola è fornita dalla logica pura), è una rappresentazione
dell’intelletto e delle regole del suo necessario uso in concreto, cioè sotto le condizioni accidentali
del soggetto, che possono impedire o favorire quest’uso, e che vengono date tutte quante solo
empiricamente. Essa tratta dell’attenzione, degli impedimenti e delle conseguenze di questa, dell’
origine dell’errore, dello stato di dubbio, di scrupolo, di convinzione, ecc.
(Kant, Critica, cit., B 77)
.

LOGICA GENERALE

Leggi necessarie del pensiero. Riguarda l’intelletto, astraendo dalla


diversità degli oggetti ai quali può rivolgersi.

Pura Applicata

Astrae da qualunque tipo di contenuto e da Studia le regole del concreto uso dell’intelletto,
qualunque tipo di condizione in cui l’intelletto nelle specifiche condizioni empiriche in cui esso
possa svolgere le sue funzioni. viene esercitato.

Si occupa solo di principi a priori È direttamente connessa alla


ed è un CANONE dell’intelletto PSICOLOGIA.
• Kant procede facendo una distinzione tra logica generale
analitica e logica generale dialettica, nonché introducendo
l’altra distinzione fondamentale tra logica generale e logica
trascendentale. Non seguiremo però ulteriormente la sua
argomentazione, essendo questa parte della nostra
presentazione solo un breve excursus volto a chiarire
alcuni aspetti basilari del punto di vista di Kant sulla logica.
È tempo, pertanto, di tornare al nostro tema principale e
continuare a seguire il discorso di Kant sulla genesi delle
discipline scientifiche. Dopo aver presentato la logica, sarà
ora il turno della matematica e della Fisica.

Fine Excursus 2
• La M A T E M A T I C A – dopo un lungo brancolamento
iniziale – ha trovato la strada della scienza grazie al
contributo decisivo dei greci.

• Questo mutamento – congettura Kant – è da attribuirsi a


una R I V O L U Z I O N E nel campo conoscitivo.

Talete, o chi per lui (Pitagora, Euclide,


etc.), si rese conto che il fondamento
della geometria non risiede nel semplice
concetto delle varie figure, lo si ritenga
derivato dall’esperienza o innato, ma
nel fatto che la ragione può costruire
a priori la figura a partire da definizioni e dedurre da queste le sue
proprietà.
• Bisognerà chiedersi che cosa consente alla ragione
di costruire gli enti geometrici, perché è la scoperta
di questo fattore che ha determinato la rivoluzione
gnoseologica e posto le basi per la nascita della
scienza.
• Lo stesso fenomeno è accaduto in F I S I C A,
seppure in tempi molto più recenti:
Quando G a l i l e i fece rotolare giù da un piano inclinato le sue
sfere, il cui peso era stato da lui stesso stabilito, o quando
T o r r i c e l l i sottopose l’aria ad un peso, che in precedenza aveva
calcolato come eguale ad una colonna d’acqua a lui nota, e in un
tempo ancora posteriore, quando S t a h l trasformò dei metalli in
calce e quest’ultima di nuovo in metallo […] in questi casi tutti gli
indagatori della natura furono colpiti da una luce.
I. Kant, Critica cit., Prefazione 1787, B 10
• LA NATURA RISPONDE DENTRO UN PIANO CONOSCITIVO TRACCIATO DALLA RAGIONE

Essi compresero che la ragione scorge soltanto ciò che essa stessa produce
secondo il suo disegno, e capirono che essa deve procedere innanzi con i principi dei
suoi giudizi basati su stabili leggi e deve costringere la natura a rispondere alle sue
domande, senza lasciarsi guidare da essa sola, per così dire dalle dande. In caso
contrario difatti le osservazioni casuali, fatte senza alcun piano tracciato in
precedenza, non sono affatto tenute assieme da una sola legge necessaria, mentre
proprio questo è ciò che la ragione cerca e di cui ha bisogno. Tenendo in una mano i
suoi principi, sulla cui sola base delle apparenze concordanti possono valere come
leggi, e con l’altra l’esperimento, che essa ha escogitato seguendo tali principi, la
ragione deve accostarsi alla natura, certo per venire ammaestrata da questa, non
però nella qualità di uno scolaro, che si fa suggerire tutto ciò che vuole dal maestro,
bensì nella qualità di un giudice investito della sua carica, il quale costringe i
testimoni a rispondere alle domande che pone loro.
Ivi (sottolineature mie).
• Alla M E T A F I S I C A è mancato finora questo destino
favorevole.

• Come mai? Cos’è capitato alle scienze e non alla


metafisica?

• Sarà possibile trasferire in campo metafisico ciò che è


accaduto alle scienze?

• Quindi, potrà mai la metafisica divenire una scienza?


• Bisognerebbe che la metafisica facesse propria
quella stessa impostazione che si è rivelata
feconda in matematica e fisica, determinando una
vera e propria rivoluzione gnoseologica.

• Kant è convinto di avere individuato i tratti


fondamentali di tale cambiamento di prospettiva.
Seguiamo la sua spiegazione.
III
Prefazione 1787
La rivoluzione nel campo gnoseologico
• LA RIVOLUZIONE GNOSEOLOGICA DI KANT

Si è ritenuto sinora che ogni nostra conoscenza debba regolarsi secondo gli oggetti: tutti i
tentativi di stabilire su di essi, attraverso concetti, qualcosa a priori, mediante cui fosse
allargata la nostra conoscenza, caddero tuttavia, dato tale presupposto, nel nulla. Per una
volta si tenti dunque se nei problemi della metafisica possiamo procedere meglio ritenendo
che gli oggetti debbano conformarsi alla nostra conoscenza. Già così tutto si accorda meglio
con la desiderata possibilità di una conoscenza a priori degli oggetti, la quale voglia stabilire
qualcosa su di essi prima che ci vengano dati. La situazione al riguardo è la stessa che si è
presentata con i primi pensieri di C O P E R N I C O: costui, poiché la spiegazione dei movimenti
celesti non procedeva in modo soddisfacente, sino a che egli sosteneva che tutto quanto
l’ordinamento delle stelle ruotasse attorno allo spettatore, cercò se la cosa potesse riuscire
meglio quando egli facesse ruotare lo spettatore e facesse per contro star ferme le stelle.
[…] (la regola della conoscenza) debbo presupporla in me, prima ancora che mi siano dati
degli oggetti, quindi a priori, e tale regola viene espressa in concetti a priori, ai quali dunque si
conformano necessariamente tutti gli oggetti dell’esperienza, e con i quali essi debbono
accordarsi.
I. Kant, Critica, cit. Prefazione 1787, B 12 (sottolineature mie)
La conoscenza come prodotto dell’attività
La conoscenza come rispecchiamento
della Mente

Oggetto Mente

I
suoi
elementi
L’oggetto rispecchiato a priori
determinano
dalla
attivamente
l’oggetto
Mente

Z
Oggetto
La Mente si conforma all’oggetto
Adaequatio rei et intellectus1
Zona non conosciuta
1. «Veritas est adaequatio rei et intellectus.» Tommaso, De Veritate, 1,2,2.
IV
INTRODUZIONE
Distinzione tra conoscenza pura ed empirica
• Rispetto al tempo, la conoscenza comincia con
l’esperienza.

• Ma, non tutta la conoscenza proviene dall’esperienza.


Secondo Kant – infatti – la conoscenza è un composto dei
contenuti che ci provengono dall’esterno (impressioni) e
delle funzioni (forme) possedute dalla nostra mente, che
hanno il compito di elaborare ordinare e organizzare tali
materiali.

Potrebbe infatti benissimo accadere che anche la nostra conoscenza


empirica sia un composto di ciò che noi riceviamo mediante
impressioni (Eindrüke) e di ciò che la nostra propria facoltà di
conoscenza […] fornisce da se stessa.
I. Kant, Critica cit., Introduzione, B 27
• Tali forme consentono all’intelletto di produrre conoscenza
a priori, ossia indipendente dall’esperienza.

• Le forme e le conoscenze prodotte a partire da esse,


conferiranno unità, ordine e coesione all’esperienza stessa,
pura, reale o possibile.

• Esempio tratto dal campo della fisica:


Ogni mutamento ha la sua causa
È una proposizione a priori, per quanto – fa notare
Kant – non sia pura, dato che mutamento è un concetto
che può essere ricavato solo dall’esperienza (sez. I).
• Tutte le scienze (matematica e fisica) hanno
proposizioni che esprimono conoscenza a priori.

• Esempio tratto dalla geometria:


La linea più breve che passa per due punti è una retta
Questa è una proposizione a priori, ed è anche pura, perché
non mescolata con nulla di empirico, ma fondata sulla
coordinata mentale di Spazio (la spazialità pura).

• Le conoscenze a priori rappresentano la struttura


portante del discorso scientifico, conferendogli la
caratteristica fondamentale che deve stare alla base di
ogni scienza: l’universalità e la necessità.
V
INTRODUZIONE
I vari tipi di Giudizio
• Per Kant, pensare è giudicare. Quindi il pensiero che pensa, produce
giudizi.
Pensare = Giudicare = produrre Giudizi

Giudizio = unire un soggetto con un predicato


Es.: Il gatto è un felino

• Nel discorso scientifico è possibile isolare due tipi di giudizi (o


proposizioni):

ANALITICI

GIUDIZI

SINTETICI
.

Giudizio analitico a priori

Tutti i corpi sono estesi


(Alle Körper sind ausgedehnt)

Il concetto di estensione (predicato) è contenuto


implicitamente nel concetto di corpo (soggetto).
L’uno si ricava analiticamente dall’altro applicando il
principio di identità e quello di non contraddizione.

dipendono dall’esperienza e sono perciò UNIVERSALI e NECESSARI

NON
ampliano la conoscenza, essendo semplici giudizi di spiegazione
(esplicativi)
.

• Il concetto di CORPO non contiene quello di PESANTEZZA, che può


essere acquisito solo a posteriori, ossia dopo l’esperienza.
• Solo dopo l’esperienza è possibile unire i due concetti separati.
• Kant chiama tale tipo di unione SINTESI A POSTERIORI.

ampliano la conoscenza, perciò sono estensivi o fecondi : il predicato


I giudizi dice qualcosa di non contenuto nel concetto del soggetto;
Sintetici
a posteriori essendo giudizi sperimentali , non sono né universali né necessari,
perché l’esperienza non offre garanzie di stabilità.

• La scienza deve perciò basarsi principalmente su una terza


tipologia di giudizio: il giudizio sintetico a priori.
Esso dovrà AMPLIARE LA CONOSCENZA ed essere al tempo stesso
UNIVERSALE e NECESSARIO

Giudizio sintetico a priori

Tutto ciò che accade ha la sua causa


(Alles was geschieht hat seine Ursache)

Il concetto di (avere una) causa sta completamente al di fuori e


indica qualcosa di toto genere diverso da quello di qualcosa-che-
accade.
Cosa permette di unire i due concetti?
Una operazione mentale detta SINTESI A PRIORI.
.

L’unione dei due concetti – aventi funzione di soggetto e


predicato – appare a Kant necessaria: non può essere altrimenti,
se qualcosa accade, deve per forza avere una causa che lo
produce.
Su che cosa essa viene stabilita?

Qual è l’incognita x su cui si fonda la SINTESI A PRIORI?

Non può trattarsi dell’esperienza, perché l’esperienza – con la sua


mutevolezza – non offre garanzie di universalità e necessità.

• Essa dovrà basarsi sugli elementi a priori della


mente (le forme della sensibilità, Spazio e Tempo,
e le 12 Categorie dell’intelletto).
• Si fonderà, in ultima analisi, sui principi messi in
luce dalla rivoluzione gnoseologica di Kant.
.

Orbene lo scopo finale della nostra conoscenza teoretica a


priori si basa per intero su siffatte fondamentali proposizioni
sintetiche, cioè di estensione; le analitiche, infatti, sono bensì
supremamente importanti ed indispensabili, ma soltanto per
giungere a quella chiarezza dei concetti, che si richiede per una
sintesi sicura e vasta, intesa come acquisizione realmente
nuova.
I. Kant, Critica cit., B 36
.
Conclusioni
• Sarà possibile andare oltre l’esperienza, senza superarne i
limiti?
• Andare oltre significherà allora cercare i principi che stanno
a fondamento dell’esperienza stessa ma che in essa, in
quanto tale, non potrebbero essere trovati.
• Principi che la ragione può scoprire a priori ma che non
devono perdere il legame con l’esperienza,
permettendone anzi la costituzione ed edificazione.
• Solo questo tipo di metafisica, come ricerca dei principi
ultimi dell’esperienza, è possibile.

• Solo questa sarà la METAFISICA COME SCIENZA.


Appendice
1. Un modo per scrivere simbolicamente, e in notazione moderna, i due principi
di identità e di non contraddizione è il seguente:
1) principio di identità: X=X
2) principio di non contraddizione: ¬(X ⋀ ¬X), leggi: non è il caso di X e
contemporaneamente della sua negazione non X.

2. Le Forme a priori della sensibilità sono per Kant lo Spazio e il Tempo. Questi non
sono, perciò, realtà esterne alla mente umana, ma designano proprio i modi di
funzionare della nostra facoltà conoscitiva che, per sua costituzione, configura e
determina i dati sensibili spazializzandoli e temporalizzandoli.

3. Kant chiama Categorie le forme a priori dell’intelletto (Verstand). Sono concetti


puri connaturati al funzionamento proprio dell’intelletto, attraverso i quali la
realtà può essere pensata, ordinata ed unificata. Per esempio, determinati
accadimenti possono essere messi in relazione tra loro mediante la categoria di
causalità che non è, quindi, ricavata dall’esperienza ma proprio uno dei modi di
operare a priori della mente umana.
Kant ha ricavato le 12 categorie dalla tavola dei giudizi, come può vedersi
nel seguente quadro sinottico.

Tavola dei Giudizi Tavola delle Categorie


Universali: Tutti gli A sono B Unità
Quantità Particolari: Qualche A è B Quantità Pluralità
Singolari: Un A è B Totalità

Affermativi: AèB Realtà


Qualità Negativi: A non è B Qualità Negazione
Infiniti: A è non - A Limitazione

Categorici: AèB Inerenza e sussistenza (substantia et accidens)


Relazione Ipotetici: Se A allora B Relazione Causalità e dipendenza ( causa ed effetto)
Reciprocità* (azione reciproca)
Disgiuntivi: oAoB

Problematici: È possibile che… Possibilità – Impossibilità


Modalità Assertori: Di fatto… Modalità Esistenza – Inesistenza
Apodittici: È necessario che… Necessità – Contingenza

____________
* Gemeinschaft: unione, comunanza, l’aver qualcosa in comune. Tale comunanza indica quindi l’azione
reciproca tra agente e paziente.
4. Le domande cui abbiamo fatto riferimento nella nostra spiegazione dell’idea
kantiana di mondo, esprimono problemi derivanti dal fatto che la ragione entra in
contrasto con se stessa. Infatti tali problemi si presentano sotto forma di
affermazioni contrapposte, una tesi che afferma e una antitesi che nega, senza che vi
sia possibilità di decidere tra loro a causa della mancanza di riferimenti empirici con
cui confrontarsi per risolvere il conflitto. Kant chiama questi poli problematici
antinomie della ragione (ἀντινομία, ἀντί «contro» + νόμος «legge»), proprio per
indicare la loro radicale contrapposizione.
Le antinomie sono quattro: le prime due sono dette matematiche, le altre dinamiche.
Pur mantenendo ferma la problematicità delle antinomie, Kant comunque osserva
che la tesi e l’antitesi di quelle matematiche sono entrambe false se riferite al
mondo fenomenico. Questo non è né finito né infinito, dato che è costituito da
una serie progressiva di fenomeni, e per quanto possa estendersi la conoscenza
verso l’indefinitamente grande o in direzione dell’estremamente piccolo, la ragione
non riuscirà mai a cogliere la realtà nella sua totalità.
Tesi e antitesi delle antinomie dinamiche possono essere invece entrambe vere,
sebbene su livelli ontologici differenti: le tesi se riferite a una realtà metafenomenica
(che però è solo pensabile e non dimostrabile), detta da Kant noumeno; le
antitesi se riferite al mondo fisico dei fenomeni (campo dove, invece, la ragione
può affidarsi alle rigorose procedure conoscitive della scienza).
Segue quadro sinottico delle antinomie.
TESI ANTITESI
Prima Antinomia

Il mondo ha un suo inizio nel tempo e, rispetto allo spazio, Il mondo non ha né inizio, né limiti nello spazio, ma è infini-
è chiuso dentro limiti. to così rispetto al tempo come rispetto allo spazio.

Seconda Antinomia
Nel mondo ogni sostanza composta consta di parti Nel mondo, nessuna cosa composta consta di parti
semplici, e in nessun luogo esiste qualcosa che non sia o il semplici, e in nessuna parte del mondo esiste alcunché di
semplice o ciò che ne risulta composto. semplice.

Terza Antinomia
La causalità in base a leggi della natura non è l’unica da cui Non c’è nessuna libertà, ma tutto nel mondo accade
sia possibile far derivare tutti i fenomeni del mondo. Per la unicamente secondo leggi della natura.
loro spiegazione si rende necessaria l’ammissione anche di
una causalità mediante libertà.

Quarta Antinomia
Nel mondo c’è qualcosa che, o come sua parte o come sua In nessun luogo esiste un essere assolutamente necessario,
causa, è un essere assolutamente necessario. né nel mondo, né fuori del mondo, come sua causa.
• BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
I. KANT, Kritik der Reinen Vernunft, Hartknoch, Riga, 1781
EDIZIONI ON LINE:
HTTPS://DE.WIKISOURCE.ORG/WIKI/CRITIK_DER_REINEN_VERNUNFT_(1781)
HTTP://WWW.DEUTSCHESTEXTARCHIV.DE/BOOK/SHOW/KANT_RVERNUNFT_1781
I. KANT, I. KANT, Kritik der Reinen Vernunft, Hartknoch, Riga, 1787
EDIZIONI ON LINE:
HTTP://WWW.ZENO.ORG/PHILOSOPHIE/M/KANT,+IMMANUEL/KRITIK+DER+REINEN+VERNUNFT
HTTP://WWW.ZBK-ONLINE.DE/TEXTE/A0368.HTM
TRADUZIONI ITALIANE:
I. KANT, Critica della Ragion Pura, trad. di G. Gentile e G. Lombardo Radice, Laterza, Bari 1909-101 (riveduta e curata da V.
Mathieu a partire dal 1959)
I. KANT, Critica della Ragione Pura, trad. di G. Colli, Adelphi, Milano 1965
I. KANT, Critica della Ragion Pura, trad. di P. Chiodi, Utet, Torino 1967
I. KANT, Critica della Ragion Pura, testo originale a fronte, a cura di C. Esposito, Bompiani, Milano 2004
I. KANT, Prolegomena zu einer jeden künftigen Metaphysik, die als Wissenschaft wird auftreten können, Riga, 1783, trad.
it. di P. Martinetti, Prolegomeni ad ogni metafisica futura che vorrà presentarsi come scienza, Fratelli Bocca Editori,
Milano Torino Roma 1913
I. KANT, Metaphysische Anfangsgründe der Naturwissenschaft, 1786, trad. it. di P. Pecere, Bompiani Testi a Fronte, Milano
2003
STUDI:
P. MARTINETTI, Kant, Feltrinelli, MILANO 1968
F. BARONE, Logica formale e logica trascendentale, vol. I, Unicopli, Milano 1999
S. MARCUCCI, Guida alla lettura della C.d. R. Pura di Kant, Laterza, Bari-Roma 1997
S. MARCUCCI, Scritti su Kant, Edizioni ETS, Pisa 2010
Per una diversa visualizzazione visita:

https://www.slideshare.net/RenatoCurreli/commento-alla-prefazione-e-allintroduzione-della-critica-
della-ragione-pura
Ideato e realizzato da
Renato Curreli
docente di Filosofia e Storia
Liceo Classico G. Siotto Pintor – Cagliari

https://sites.google.com/view/lo-studio-della-filosofia/home

Nota: Tutti i testi sono produzioni originali dell’autore. Ugualmente produzioni dell’autore sono gli schemi grafici e le mappe concettuali.
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