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Gottlob Friedrich Ludwig


Frege
(Wismar, 1848 – Bad Kleinen, 1925)

di Renato Curreli
Filosofia e Storia
Liceo classico G. Siotto Pintor
Cagliari
 Il Logicismo
• Gottlob Frege fu per molti anni professore di matematica a Jena.

• Nello stesso periodo Karl Weierstrass (1815-1897), Julius Wilhelm


Richard Dedekind (1831-1916) , Georg Kantor (1845-1918) offrivano
contributi decisivi sul problema dei fondamenti della matematica.

• Muovendosi in quest’ottica, Frege si propose di sviluppare la logica al


fine di poter ricondurre a essa l’intero edificio della matematica.

• Che la matematica possa essere vista come un ramo della logica, sarà
convinzione anche di Bertrand Russell (1872-1970), il quale
denominerà logicismo questo indirizzo.
• La nuova logica messa a punto da Frege non si fonda sullo schema
tradizionale genere – specie o soggetto – predicato, ma sul concetto
matematico di funzione.
• Dati due insiemi X e Y, si chiama funzione la relazione che associa a
ogni elemento di X uno e un solo elemento di Y.1
• Se x è un elemento di X (ossia, una cosa qualsiasi che appartiene
all’insieme X), y è un elemento di Y e ƒ la funzione (o, anche,
l’applicazione) che associa i due elementi, possiamo scrivere:
y = ƒ (x)
o, semplicemente
ƒ (x)
che si legge effe di x.
___________________________
1La nozione di funzione ha origini lontane. Le formulazioni moderne, come quella appena proposta, si basano sulla definizione del matematico tedesco Johann Peter Gustav
Lejeune Dirichlet [ləˈʒœn diʀiklé](1805-1859).
• Il valore che un elemento x di X assume in Y è detto immagine di x,
perciò ogni elemento x di X ha la sua immagine in Y mediante la ƒ.
• L’insieme dei valori che ogni elemento di X assume in Y, ossia
l’insieme delle immagini, è un sottoinsieme proprio di Y denominato
immagine di X in Y, tramite ƒ. Tale sottoinsieme si indica con ƒ (X)

X Y

ƒ (X)
ƒ (X)
• L’insieme X è detto dominio (o insieme di definizione) della
funzione, mentre il sottoinsieme ƒ (X) si chiama codominio.
• Ora, utilizzando il concetto di funzione, Frege costruì una logica in cui
è possibile esprimere le comuni proposizioni soggetto-predicato (x è
francese) o strutture linguistiche più profonde (p.e., se x è francese,
allora x è europeo) ma anche relazioni, ossia proposizioni del tipo x
è maggiore di y, x giace fra y e x, etc.
• Le relazioni possono essere binarie (come negli esempi riportati), ma
anche ternarie, quaternarie, etc. (n-arie). Una semplice relazione
binaria può essere scritta nei modi seguenti:
xRy oppure Rxy
Per approfondire: https://docs.google.com/presentation/d/e/2PACX-1vSgEL0zxWUtQLfgGuLrWiuKa2KDO6NoOUu7iF46eDeYzG-
eqamvhZVwgfFBux_VSJPTepSnaf2PugLz/pub?start=false&loop=false&delayms=3000&slide=id.g3adab08448_0_2
• È appena il caso di far notare che le relazioni, non esattamente
esprimibili all’interno della logica aristotelica, sono fondamentali per
la costruzione e fondazione del discorso matematico.

• Il testo in cui Frege delineò questi concetti cardine della sua nuova
logica è intitolato Begriffsschrift, Scrittura per concetti (1879),
proposto in italiano con il titolo Ideografia.

• Per realizzare i propri scopi Frege, rendendosi conto dei limiti e delle
ambiguità dei linguaggi naturali, mise a punto un linguaggio
artificiale, simbolico e formale, modellato su quello matematico.
• Nelle opere Die Grundlagen der Arithmetik (I Fondamenti
dell'aritmetica, 1884) e Grundgesetze der Arithmetik (I Principi
dell'aritmetica, 2 vol.,1893-1903) Frege riesce a dare una definizione
logica di numero naturale e a derivare le proposizioni dell’aritmetica
da un sistema di assiomi mediante passaggi puramente logici e senza
fare ricorso all’intuizione.

• Solo per farci un’idea, schematizziamo nel modo seguente il


procedimento di Frege:
1. due concetti sono equinumerosi quando a ciascun oggetto indicato
dall’uno (estensione) corrisponde uno e uno solo degli oggetti
indicati dall’altro;
2. il numero zero è il numero che appartiene a un concetto privo di es-
-tensione, ovvero l’estensione del concetto che è equinumeroso con
l’estensione del concetto non uguale a se stesso;
3. il numero uno è equinumeroso con l’estensione del concetto identico
a zero (esso infatti indica il numero zero che è solo un oggetto;
4. il numero due è equinumeroso con l’estensione del concetto che
indica come oggetti zero e uno, e così via.

• Nel 1902, mentre stava per pubblicare il secondo


volume dei Grundgesetze, Frege ricevette una lettera
di Russell. In essa, il logico inglese tributava il massimo
rispetto a Frege e dichiarava di essere giunto per
proprio conto a conclusioni molto simili.
Bertrand Russell
• Su un punto però Russell dichiarava di non poter convenire con Frege:

C’è solo un punto in cui ho trovato una difficolta. Lei afferma (p. 17) che anche una funzione può comportarsi come l’elemento
indeterminato. Questo è ciò che io credevo prima, ma ora tale opinione mi pare dubbia a causa della seguente contraddizione.
Sia w il predicato «essere un predicato che non può predicarsi di se stesso». w può essere predicato di se stesso? Da ciascuna
risposta segue l’opposto. Quindi dobbiamo concludere che w non è un predicato. Analogamente non esiste alcuna classe
(concepita come totalità) formata da quelle classi che, pensate ognuna come totalità, non appartengono a se stesse. Concludo
da questo che in certe situazioni una collezione definibile non costituisce una totalità.

• Queste osservazioni espongono la cosiddetta antinomia di Russell.


Essa nasce se interpretiamo il modello della fondazione logica
dell’aritmetica di Frege in termini di classi e di classi che
comprendono se stesse come elemento.
• Quanto detto si nota nella risposta che Frege diede in appendice al
secondo volume dei Grundgesetze (1903):
A uno scrittore di scienza ben poco può giungere più sgradito del fatto che, dopo aver completato un lavoro, venga scosso uno dei
fondamenti della sua costruzione. Sono stato messo in questa situazione da una lettera del signor Bertrand Russell, quando la
stampa di questo volume stava per essere finita. [...] Ma veniamo al fatto! Il signor Russell ha scoperto una contraddizione che ora
esporrò.
Nessuno vorrà asserire, della classe degli uomini, che essa è un uomo. Abbiamo qui una classe che non appartiene a se stessa.
Dico infatti che qualcosa appartiene a una classe se questo qualcosa cade sotto un concetto, la cui estensione è proprio la classe
stessa. Fissiamo ora il concetto: classe che non appartiene a se stessa! L’estensione di questo concetto, ammesso che se ne possa
parlare, è, per quanto detto, la classe delle classi che non appartengono a se stesse. Vogliamo chiamarla brevemente la classe K.
Chiediamoci ora se questa classe K appartenga a se stessa! Supponiamo in primo luogo che essa appartenga a se stessa. Se
qualcosa appartiene a una classe, cade sotto il concetto la cui estensione è la classe in esame, di conseguenza, se la nostra classe
appartiene a se stessa, allora è una classe che non appartiene a se stessa. La nostra prima supposizione conduce quindi a una
contraddizione. Supponiamo, in secondo luogo, che la nostra classe K non appartenga a se stessa: in questo caso essa cade sotto il
concetto di cui essa stessa rappresenta l’estensione, quindi appartiene a se stessa: qui di nuovo abbiamo una contraddizione!
• L’antinomia divenne chiara a Russell non solo studiando le opere di
Frege, ma anche perché egli stesso stava cercando di arrivare a una
fondazione logica dell’aritmetica. Per fare ciò era però necessario
parlare di classi di classi, o di classi di classi di classi. Ma, quindi, le
classi possono includere altre classi come loro elemento, oppure
possono sorgere delle difficoltà logiche?

• Russell si accorse che vi sono due tipi di classi. La classe degli uomini
non è a sua volta un uomo, così come la classe dei libri non è certo
qualcosa che si possa leggere. Questo tipo di classi perciò non sono
membri di se stesse.
• Ci sono però classi che sono membri di se stesse: la classe di tutte le
cose che possono essere contate è essa stessa una cosa che può
essere contata, perciò contiene se stessa. Ciò diventa ancora più
chiaro se consideriamo la classe di tutte le classi che è una classe e
contiene se stessa come sua parte.
• Ora sorge il problema:
La classe di tutte le classi che non sono elemento di se stesse, è
elemento di se stessa?
1. Se la risposta è SÌ, allora NON LO È : essendo elemento di se stessa
come può essere classe di tutte le classi che non sono elemento di se
stesse?
2. Se la risposta è NO, allora LO È: se non è elemento di se stessa,
quindi non può che contenersi per definizione.
 Senso e denotazione
Nel 1892, Frege pubblicò un articolo destinato a rivelarsi molto
influente: Über Sinn und Bedeutung.

Sinn: senso; significato (come sinonimo di Bedeutung: significato; senso (come


Bedeutung ) sinonimo di Sinn)

Come si vede, l’area semantica dei due vocaboli è, grosso modo,


equivalente. Le prime traduzioni italiane rendevano il titolo dell’articolo
come Senso e Significato in seguito però, più opportunamente, si è
optato per Senso e Denotazione.
• Sono comunque termini che possono essere riallacciati a tradizioni
filosofiche di origine remota e, in base a ciò, emergono le seguenti
corrispondenze:

der Sinn die Bedeutung


Connotazione Denotazione
Intensione
Estensione
• In generale possiamo osservare che:
1. Connotazione – Intensione – Senso (Sinn) equivalgono all’
informazione concettuale comunicata da un segno.
2. Estensione – Denotazione – Riferimento (Bedeutung) indica ciò a
cui il segno si riferisce.
3. Nel caso di Frege va precisato che:

Senso: indica il modo in cui il segno si riferisce all’entità denotata

Segno

Denotazione: è il riferimento oggettivo del segno


a) Senso e denotazione delle espressioni e dei nomi propri grammaticali

• "La somma di 5+4" o "Il quadrato di 3" sono esempi del modo in cui il
segno "9" si riferisce al "numero 9": le prime due espressioni sono il
senso (Sinn) del segno, mentre il "9" è ciò a cui il segno si riferisce
oggettivamente, ossia la sua denotazione (Bedeutung).

• Va notato come nell’esempio le espressioni hanno sensi diversi ma


identica denotazione (o riferimento): comunicano due informazioni
differenti rispetto a un medesimo oggetto.
• Un altro esempio è quello proposto dallo stesso Frege:
"La stella della sera" così come "La stella del mattino" si riferiscono
entrambe a "Venere": mediante due sensi differenti denotano il
medesimo oggetto, ovvero il pianeta Venere.

• Va notato che Frege equipara le espressioni ai nomi propri


grammaticali: sia "la stella del mattino" che "l’autore della Divina
Commedia" si riferiscono a ben precisi individui, come Venere e
Dante. Non deve sorprendere, perciò, che Frege chiami nomi propri
entrambi i casi.

• Il senso (Sinn) di un nome proprio comunica una informazione


concettuale che permette di riferirsi in un certo modo all’oggetto
designato (Bedeutung).
. Senso e denotazione delle proposizioni
b)

• Dopo l’analisi dei nomi propri, Senso, Denotazione e Rappresentazione a confronto


Frege passa a quella delle Secondo Frege la denotazione di un segno è un oggetto
percepibile sensibilmente, mentre la rappresentazione che ne
proposizioni. ha un soggetto conoscente è un’immagine interna determinata
da fattori psicologici e soggettivi (impressioni sensibili, ricordi,
sentimenti). Il fatto che la rappresentazione sia soggettiva
• Qual è la denotazione (il equivale a dire che essa è diversa da persona a persona.
Al contrario, il senso è un contenuto informativo oggettivo e
riferimento) di una proposizione perciò indipendente dal singolo soggetto conoscente,
rappresentando così una conoscenza comunicabile
(Satz)? intersoggettivamente.
La rappresentazione che di "Bucefalo" ha uno zoologo è diversa
• Frege stabilisce che il riferimento di da quella che ne può avere un pittore o un esperto di
equitazione, ma tutti loro hanno accesso alla nozione codificata
una proposizione non debba eSenso intersoggettiva di "cavallo di Alessandro Magno" (cfr. G. Frege,
e denotazione, in Ricerche logiche, Calderini, Bologna
cambiare quando nell’espressione 1970, pp. 138-40).
che la enuncia (enunciato) si
sostituisca una parola con un’altra avente medesima denotazione.
• Una proposizione esprime un pensiero (Gedanke), cioè un contenuto
oggettivo comune a molti. Questo pensiero va considerato come il
Sinn o il Bedeutung della proposizione?
• Proviamo a sostituire nella proposizione una parola con un’altra di
medesima denotazione ma con senso diverso, in modo tale che ciò a
cui una proposizione si riferisce non vari. Ci accorgeremo che il
contenuto oggettivo della proposizione risulterà modificato: "la stella
del mattino è un corpo illuminato dal sole" è diverso dalla
proposizione "la stella della sera è un corpo illuminato dal sole".
• Commenta Frege:
Una persona che non sapesse che la stella della sera è la stella del mattino, potrebbe ritenere vero uno dei due pensieri e l’altro
falso. Il pensiero non può dunque essere la denotazione della proposizione; semmai dovremmo ritenere che esso sia il senso
della proposizione.
Ivi, pp. 142

• Quindi, qual è la denotazione di una proposizione? Deve essere


qualcosa che resti costante nonostante il variare del suo contenuto
informativo. Si tratta del valore di verità di una proposizione, ovvero
il fatto che essa può essere vera o falsa.

• Dunque, il riferimento (Bedeutung) di una proposizione è dato dal


valore che essa può assumere nel suo essere vera o falsa.
.

La PROPOSIZIONE

Comunica un pensiero oggettivo

Esprime perciò un SENSO

Il SENSO è dato dai nomi che la compongono

Ha un valore di verità (V/F) che


equivale alla sua DENOTAZIONE
(RIFERIMENTO)
• Ancora Frege osserva:
Orbene, se è il valore di verità ciò che costituisce la denotazione di una proposizione, allora tutte le proposizioni vere avranno la
medesima denotazione, e così pure tutte le proposizioni false. Da ciò vediamo che nella denotazione di una proposizione tutti i
particolari si cancellano.
Ivi.
 Appendice

Concludendo il suo articolo Senso e denotazione, Frege si sofferma sul caso particolare in cui una
proposizione ha come denotazione il proprio senso, ovvero il Gedanke (pensiero oggettivo) che essa
comunica.
Questo caso si verifica in discorsi indiretti come quelli introdotti da verbi come "credere, volere, sperare,
dire, sapere", etc.
La frase "x sa che Dante è l’autore della Divina Commedia" (che un’esemplificazione dello schema "x sa
che P"), ha come suo riferimento proprio quello che x sa, ovvero che Dante è l’autore della Divina
Commedia: il senso dell’enunciato P (detto da Frege enunciato incassato) costituisce la denotazione della
proposizione indiretta (Frege parla infatti di denotazione indiretta).
Ideato e realizzato da
Renato Curreli
docente di Filosofia e Storia
Liceo Classico G. Siotto Pintor – Cagliari

https://sites.google.com/view/lo-studio-della-filosofia/home

Nota: Tutti i testi, gli schemi grafici e le mappe concettuali sono produzioni originali dell’autore. Laddove si fanno citazioni, si riporta la fonte
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