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Corso: Filosofia del linguaggio

Docente: Elisabetta Sacchi


a.a. 2020/2021
Storia della composizione del testo
Lavoro pubblicato postumo nel 1953 (due anni dopo
la morte di W) ad opera dei suoi esecutori
testamentari: Anscombe, Rhees e Von Wright.
WITTGENSTEIN si rifiutò di pubblicare in vita le
Ricerche
I motivi di ciò li riassume nella Prefazione scritta nel
gennaio del ’45: non sistematicità, approssimazione,
imprecisione nella formulazione delle idee
Fasi di elaborazione
– Prima fase (1936-39) W. appronta una prima stesura della prima parte delle
Ricerche. La prima sezione (§§ 1-188 del testo definitivo) deriva da un manoscritto del ’36
mentre la seconda sezione rielabora una serie di manoscritti degli anni ’37-39. Questa
seconda sezione seguiva senza soluzione di continuità quella precedente sviluppando le
considerazione sul seguire una regola con cui la prima sezione terminava. Questa
seconda sezione verrà poi tolta nella versione intermedia e verrà pubblicata postuma nel
1956 col titolo Osservazioni sui fondamenti della matematica. Il tema del seguire una
regola porterà W. ad approfondire la riflessione sui fondamenti della matematica che
rappresenterà il suo interesse principale negli anni successivi. Nel 1944 però W.
accantona questo interesse e in conseguenza di ciò espunge dalla seconda sezione delle
Ricerche le parti sulla matematica, mantenendo però quelle sul seguire una regola
(cruciali per i temi del significare e del comprendere che le Ricerche volevano trattare)
– Fase Intermedia. W. appronta una versione intermedia della prima parte nel 1944.
Tale versione oltre a contenere una revisione della prima sezione doveva contenere una
nuova continuazione
– Fase finale. W. appronta una versione finale negli anni ’45-46 integrando la versione
intermedia con un dattiloscritto intitolato Bemerkungen I (del ’45 ma con parti risalenti a
manoscritti del ’31). Da questo manoscritto W. ricava i §§ 421-693.
Le due parti delle Ricerche
• Le ricerche sono divise in due parti.
– La prima consta di 693 paragrafi con l’aggiunta di alcune
notazioni a margine. E’ la sola parte del testo che W. ha
deliberatamente lasciato per la pubblicazione.
– La seconda parte deriva da una sintesi redatta da W. nel ’49 di
manoscritti composti a partire dal 1946. Una sintesi più ampia di
quello stesso materiale che W. aveva redatto in quegli anni verrà
pubblicata nell’80 col titolo Osservazioni sulla filosofia della
psicologia. Questa seconda parte consta di XIV sezioni di
differente lunghezza. Lo stile è ancora più rapsodico.
– Non si sa se W. considerasse questa parte come legittima
continuazione della prima. La decisione di inserirla fu presa dagli
esecutori testamentari (ad eccezione di von Wright che non era
d’accordo) sulla base della continuità tematica con la prima parte
Temi principali della I Parte (1)
– 1-137 critica alle posizioni del Tractatus
• 1-64 alla teoria della denotazione del T e alla teoria
raffigurativa del significato delle proposizioni
• 65-81: molti concetti sono caratterizzati dalla esistenza di
somiglianze di famiglia. La discussione sulla «natura aperta» dei
concetti introduce la critica all’idea che la filosofia dovrebbe
scoprire l’essenza delle cose
• 81-88: anticipazione della tematica del seguire una regola
• 89-137 critica all’idea che la filosofia debba occuparsi
dell’essenza di qualcosa. La filosofia ha semmai il compito
terapeutico di liberarci dai problemi che sorgono fraintendendo la
grammatica dei termini del linguaggio. Per assolvere questo
compito essa si deve limitare a descrivere il linguaggio così come è.
Temi principali della I Parte (2)
• 138-184: disamina della relazione tra significato e comprensione e
critica alla tesi mentalista che tratta la comprensione come un
processo o stato mentale. Critica al mentalismo psicologico (come
possibile presupposto al mentalismo semantico)
– 156-178: Digressione sul leggere. Questi paragrafi dovrebbero
corroborare la critica contro il mentalismo psicologico.
• 185- 242: analisi del seguire una regola. Questi paragrafi
rappresentano il nucleo centrale delle Ricerche
• 245 (in avanti difficile delimitare con precisione) Critica all’idea di un
linguaggio privato delle sensazioni e degli stati interni.
• 316-349; 357-369: W tratta del tema del rapporto pensiero-linguaggio
intrecciandolo al tema precedente
• 404-427: l’io e la coscienza
• 428-465: il rapporto tra stati intenzionali e loro soddisfacimento
• 466-490: discussione sulle nozioni di ragione, motivo e giustificazione
• 491-570: il tema del rapporto tra significato, stati mentali e
comprensione viene ripreso entro una prospettiva fenomenologia
• 571-587: analisi della grammatica delle espressioni per stati mentali che
connette tali stati alle loro manifestazioni esteriori
• 588- intenzionalità (voler fare, voler dire qualcosa)
Seconda parte
– 14 sezioni
• XI (più famosa) affronta il tema del “vedere qualcosa come
qualcos’altro” e lo tratta come un evento intermedio tra pensiero e
percezione. Questo tema viene affiancato a quello dell’esperienza
del significato. Conclude con la questione dell’attribuzione ad altri
di stati psicologici
• I-IV-V contengono ulteriori considerazioni sul tema
dell’attribuzione ad altri di stati psicologici
• IX e X tema parallelo della attribuzione a sé di stati psicologici
• III il tema dell’intenzionalità (del verter su qualcosa degli stati
intenzionali.
• VII e XIII stati mentali del sognare e del ricordare
• VIII sensazioni cinestetiche
• XIV chiarificazioni sul suo interesse per le questioni psicologiche.
Non si tratta di un interesse scientifico.
• XIII lo statuto della grammatica delle espressioni e il complesso
intreccio tra natura e arbitrio nell’elaborazione della grammatica.
§ 1-137
§§1-137
• Le principali critiche riguardano:
– Il criterio di significanza enunciativa;
– la teoria raffigurativa
– la teoria della denominazione basata sulla
relazione nome-portatore (modello agostiniano)
– I presupposti ontologico-metafisici della teoria
semantica tractariana.
• Queste critiche sono preliminari alla delineazione di
una nuova visione del linguaggio che avrà al suo
centro le nozioni di grammatica, giuoco
linguistico e forma di vita
Tesi del TRACTATUS che WITTGENSTEIN discute e
critica nelle Ricerche

 
1. Ogni proposizione ha senso nella misura in cui o è una proposizione
elementare (una presentazione di uno stato di cose possibile) oppure
una proposizione complessa (TPL: 2.202, 4.01, 4.031, 5, 5.2341, 6.53).
2. La proposizione è un’immagine della realtà (TPL 4.01) Tesi della
natura raffigurativa della proposizione
3. Una proposizione elementare è, come un’immagine, una connessione
di elementi segnici primitivi, i nomi. Il significato di un nome non è
altro che la cosa per cui esso sta (TPL 2.131, 2.14, 3.14, 3.203, 3.14,
3.203, 3.22)
4. Il requisito della possibilità dei segni semplici è il requisito della
determinatezza del senso (TPL 3.23)
5. Se il mondo non avesse una sostanza, l’avere una proposizione senso
dipenderebbe dall’essere un’altra proposizione vera. (TPL 2.0211)
6. Esiste una forma generale della proposizione (TPL 4.5, 6)
Relazione tra le varie tesi
• Con la tesi 1 W propone il suo criterio di significanza
enunciativa (una proposizione ha senso in quanto raffigura
una situazione possibile). La tesi 1 è sorretta dalla 2 (tesi della
proposizione come immagine) (una proposizione raffigura in
quanto è un’immagine della realtà).
• La tesi 2 si regge sull’assunzione esplicitata dalla tesi 3
dell’esistenza dei primitivi semantici (se la proposizione è
un’immagine allora anch’essa come un’immagine dovrà
contenere elementi la cui unica funzione è quella di fare le veci
degli oggetti dello stato di cose raffigurato).
• 4 e 5 forniscono argomenti a priori a sostegno della tesi 3
(perché una proposizione deve contenere primitivi semantici).
Strategia di attacco delle tesi
tractariane
• Al tempo delle Ricerche W. trova troppo ristretto il criterio di
significanza proposto nel TRACTATUS. Tale criterio poggia
sull’assunto secondo cui un enunciato avrebbe senso solo se raffigura
(se presenta) uno stato di cose possibile. W. trova insostenibile tale
assunto

– § 23 “Ma quanti tipi di proposizioni vi sono? Per esempio: asserzione,


domanda ed ordine? Di tali tipi ne esistono innumerevoli:
innumerevoli tipi differenti di impiego di tutto ciò che chiamiamo
“segni”, “parole”, “proposizioni”…”

• Per demolire l’assunto 2 su cui l’1 si basa cerca di demolire


l’assunto 3. La tesi 3 sostiene che il rapporto linguaggio-mondo
dipende da una relazione diretta tra termini del linguaggio considerati
come primitivi semantici e elementi individuali della realtà. W.
criticherà tale tesi (a cui qui si riferisce col nome “modello oggetto-
designazione” o «modello agostiniano») e mostrerà l’infondatezza
degli argomenti a priori addotti a sostegno dell’indispensabilità
teorica dei primitivi semantici (critica ai punti 4 e 5).
Contro 3
– Critica al modello agostiniano del linguaggio secondo cui alla base
del significato linguistico vi è una relazione diretta di riferimento (§1)
• Inadeguatezza di tale modello (applicabile solo a un linguaggio molto
rudimentale molto diverso dal nostro)
• Vacuità dell’idea di denotazione da un punto di vista semantico: non si è
ancora detto nulla sul significato dei termini dicendo che essi denotano un certo
oggetto. La differenza semantica tra termini non può essere spiegata nei termini
di una differenza nell’entità denotata. Termini diversi denotano entità di tipo
diverso perché sono usati in modo diverso. E’ il loro diverso uso che spiega la
diversa denotazione.
• Critica alla nozione di definizione ostensiva. (§ 30 La definizione ostensiva
spiega l’uso - il significato – della parola, quando sia già chiaro quale funzione la
parola debba svolgere , in generale, nel linguaggio. Di per sé la definizione
ostensiva non può fissare il significato di alcunché.
• L’individuazione di un referente non può spiegare il significato di un termine
nominale perché in generale significato e riferimento di un nome vanno separati
(il nome conserva il suo significato anche se il portatore del nome cessa di
esistere §40).
• Critica all’idea che esistano comunque primitivi semantici il cui valore semantico
coinciderebbe col loro riferimento
– Tali primitivi non sono i nomi logicamente propri di Russell. I dimostrativi
non sono nomi, a fortiori non sono nomi logicamente propri
Contro 4
Il requisito della determinatezza del senso è un
ideale semantico astratto. Possiamo comprendere
anche enunciati il cui senso è vago e indeterminato.
Pertanto non vi è alcuna necessità di postulare
primitivi semantici (termini ultimi non
ulteriormente analizzabili cui l’analisi semantica delle
proposizioni metterebbe capo).
Contro 5
• Tale tesi è il correlato ontologico della tesi semantica della
primitività dei nomi: i semplici devono esistere altrimenti la
sensatezza di una proposizione verrebbe a dipendere dalle
contingenze mondane - dall’esistenza contingente di questo o
quel complesso. Ma se i semplici devono esistere allora devono
esistere anche primitivi semantici, espressioni cioè capaci di
designare direttamente i semplici.
• WITTGENSTEIN considera ora la tesi della necessaria
esistenza dei semplici come un mito. La distinzione
semplice/complesso è relativa ai nostri scopi e interessi (§ 48) e
dipende pertanto da un’assunzione contingente. Viene allora
meno l’esigenza semantica dell’esistenza di semplici.
Conseguenza delle critiche
• Cadendo 4 e 5 cade 3 e con 3 anche 2 e 1.
• Il ripudio delle tesi 1 e 2 porterà con sé anche il rigetto
della tesi 6.
• L’idea che esistesse una forma generale della
proposizione dipendeva dal fatto di concentrarsi
esclusivamente sull’uso descrittivo. Ma se tale uso non
è che uno tra i tanti possibili occorre rinunciare all’idea
che esista qualcosa come la forma generale della
proposizione (ciò che in precedenza aveva espresso in
modo informale dicendo “E’ così e così”). La prospettiva
semantica del T è letteralmente dissolta
La spiegazione alternativa del
senso
• Una volta criticata la tesi 1 WITTGENSTEIN si assume il
compito di fornire una diversa delucidazione del senso
e di che cosa voglia dire per un enunciato avere senso
• Nel caso degli enunciati vale un discorso analogo a quello
che vale per le espressioni sotto-enunciative. Come nel
secondo caso la specificazione del referente
dell’espressione non dice ancora nulla di interessante sul
significato dell’espressione, così nel primo caso il fornire le
condizioni di verità per un enunciato usato in modo
descrittivo (o le condizioni di soddisfazione nel caso di
enunciati usati in modi non descrittivi) non dice ancora
nulla sul significato dell’enunciato
• L’indagine intorno al significato non è più imperniata
(solo) sulla nozione di condizioni di verità. La
nozione supplementare che WITTGENSTEIN mette in
campo è quella di uso
Significato e uso
Il segno è qualcosa di "morto e banale" (LB, p. 10)
Ciò che dà vita al segno è l'uso

RF § 43: "Per una grande classe di casi – anche se non


per tutti i casi – in cui ce ne serviamo, la parola
'significato' si può definire così: Il significato di una
parola è il suo uso nel linguaggio"
Regole d’uso e grammatica
• WITTGENSTEIN usa spesso nelle Ricerche la parola ‘grammatica’ per
intendere “regola d’uso di un termine”. Per W. è la grammatica che
determina il tipo di cosa cui un termine si riferisce. Per W. non è che
le parole vengono usate in modi diversi perché si riferiscono a tipi di
cose diversi (diversi tipi categoriali); al contrario: si riferiscono a tipi
categoriali diversi perché sono usate in modi diversi.
• Duplice ruolo della grammatica:
– Ruolo semantico: fissare il significato (le modalità d’uso) delle
espressioni
– Ruolo ontologico: stabilire il tipo di oggetti cui le parole si
riferiscono
• § 371 “L’essenza è espressa dalla grammatica”
• §373 “Che tipo di oggetto una cosa sia: questo dice la grammatica”
– La grammatica svolge tale compito in quanto le regole d’uso
incorporano una specificazione dei criteri d’identità per i referenti dei
termini.
Proposizione grammaticali
• Sono proposizioni vere in virtù della grammatica: vere
in virtù delle regole d’uso dei termini che in esse
occorrono.
• Tali proposizioni esprimono verità necessarie. Ma tale
necessità non è metafisica (non dipende da una
immutabile natura delle cose) ma linguistica.
• W. recupera la nozione di analiticità: le proposizioni
analitiche sono proposizioni grammaticali.
• In questo modo abbandona la tesi tractariana secondo cui
nessuna proposizione necessaria è sensata. Le
proposizioni grammaticali sono sensate, esse
fungono da regole per l’uso delle espressioni in esse
contenute.
Proposizioni grammaticali e
sensatezza
• Le proposizioni grammaticali fissano il limite di ciò di ciò
che ha senso chiedersi (il limite di sensatezza delle
proposizioni empiriche).
• Ex: è una regola della grammatica che ogni asta ha una
lunghezza. Avere una lunghezza è dunque una proprietà
essenziale di ogni asta. Di conseguenza non ha senso
chiedersi se potrebbe esistere una asta priva di lunghezza.
• Ex: che gli oggetti inanimati non hanno sensazioni è
una proposizione grammaticale. Di conseguenza non ha
senso chiedere di un oggetto inanimato (una pietra, un
treno) se esso provi o meno dolore)
Grammatica e metafisica
• Il linguaggio per il W. delle Ricerche non rispecchia
una indipendente struttura della realtà. Al contrario,
è la grammatica che “fissa la struttura del reale”
• Questa fissazione non è però arbitraria perché la
grammatica stessa non è arbitraria ma, come dice
W, consegue alla natura di chi si attiene ad essa:
ai comportamenti e alle reazioni spontanee di chi
fruisce il linguaggio.
• In definitiva per Wittgenstein la grammatica è quella
che è perché noi abbiamo certi modi d’agire linguistici
(giochi linguistici), e prendiamo parte a tali giochi in
quanto condividiamo una certa forma di vita.
Gioco linguistico
• Il linguaggio è visto come un insieme di giuochi
linguistici. La nozione di giuoco è una nozione non passibile
di definizione. E’ una nozione aperta: ciò che cade
nell’estensione di tale nozione non soddisfa caratteristiche
definitorie: ovvero non esiste una proprietà tale che tutti e soli
gli oggetti che cadono sotto il concetto possiedono.
• Un concetto aperto a differenza di un concetto chiuso non ha
note caratteristiche. I vari giuochi non condividono tutti una
stessa forma, non v’è qualcosa come l’essenza dei giochi. Al
pari di altri concetti aperti, i giuochi condividono somiglianze,
parentele (una rete di affinità non transitive)
• I vari giochi formano una famiglia.
• Esempi di giuochi: differenti modalità d’uso d’una proposizione
(uso descrittivo, non descrittivo: comandare, congetturare…), o
di una parola. Giuochi linguistici denotazionali.
Parlare una lingua è una forma
dell’agire
• Trattare il linguaggio come un insieme di giuochi ne mette in
luce l’aspetto prassiologico.
• § 23 “Qui la parola ‘giuoco linguistico’ è destinata a mettere in
evidenza il fatto che parlare un linguaggio fa parte di un’attività,
o di una forma di vita”.
• L’agire in questione è sociale: non vi sarebbe uso linguistico
se non vi fosse una comunità di soggetti che usano il linguaggio
entro un comune modo di agire.
• L’uso del linguaggio per W. non solo si colloca nel contesto di
un insieme di attività extra-linguistiche, ma ne dipende in
modo costitutivo in un duplice senso:
– i) non avremmo i giuochi linguistici che abbiamo se non vi fossero
quelle attività o se esse fossero diverse. La ragione è che i giuochi
sono articolazioni di reazioni pre-linguistiche.
– ii) i giuochi nel loro aspetto normativo dipendono dalle attività
che fissano l’applicazione delle regole.
Forma di vita (Lebensform)
• Parlare un linguaggio fa parte di una forma di
vita: nel senso che il linguaggio è costituito da un
insieme di comportamenti e attività che ne formano
la base pre-linguistica.
• Solo chi condivide una stessa forma di vita (ha certe
reazioni pre-linguistiche o simboliche, certi
comportamenti…) può impegnarsi negli stessi giuochi
linguistici.
• Lo stesso insegnamento presuppone che il discente
condivida con noi un insieme di reazioni pre-
linguistiche o simboliche
Non arbitrarietà della grammatica
• La grammatica è radicata nelle forme di vita
tipiche della natura umana
• Siccome abbiamo una certa natura abbiamo certe
reazioni
• Siccome abbiamo tali reazioni parliamo in un certo
modo
• Se occorressero mutamenti profondi nella nostra
costituzione, allora le nostre reazioni potrebbero
mutare e a questo punto giuochi linguistici differenti
da quelli attuali potrebbero rendersi disponibili
Compito della filosofia (1)
• Sia nel T che nelle R W. sostiene che la filosofia non è una
delle scienze naturali.
– Tuttavia nel T il filosofo come lo scienziato “doveva andare
dietro ai fenomeni” per scoprire l’essenza delle cose.
– Ora W. critica tale atteggiamento in quanto fonte di molti
fraintendimenti filosofici. Il filosofo deve astenersi dal
formulare tesi essenzialistiche. Gli asserti metafisici sono
accettabili solo se intesi come proposizioni grammaticali. La
proposizione grammaticale fissa le regole linguistiche sull’uso
dei termini che in essa figurano e, in questo modo, delimita i
parametri di descrizione del mondo.
• L’errore che commette il filosofo tradizionale è di prendere
una mossa grammaticale come un asserto super-fattuale.
Compito della filosofia (2)
• Concezione deflazionista del compito della filosofia:
• La filosofia ha il compito di:
– descrivere/chiarire i nostri usi linguistici al fine di pervenire
ad una loro rappresentazione perspicua
– smascherare le confusioni concettuali che derivano da un
fraintendimento della logica del linguaggio ordinario e
dissolvere quei fraintendimenti.
• Ciò è in linea con l’idea tractariana della filosofia come
chiarificazione logica dei pensieri. Qui però la
chiarificazione non esige più la messa in campo di un
linguaggio ideale (§124). Nel portare avanti tale progetto
chiarificatore la filosofia svolge una funzione terapeutica.
“Qual è il tuo scopo in filosofia? – Indicare alla mosca la
via d’uscita dalla trappola” (§ 309).
Principali differenze circa il modo di condurre la critica anti-
mentalistica tra Wittgenstein e Frege

• 1. la critica al mentalismo semantico viene impostata


facendo leva non sul contrasto soggettivo-oggettivo
(come avviene in Frege), ma sulla connessione tra
significato e normatività;
• 2. la critica al mentalismo viene condotta oltre che sul
piano semantico anche su quello psicologico (al
piano degli stati mentali come comprendere,
intendere);
• 3. la critica al mentalismo viene fatta confluire in una
più ampia critica contro la spiegazione
rappresentazionalista dell’intenzionalità.
Prima differenza
• Secondo Wittgenstein impostare la critica contro il mentalismo
facendo leva sul contrasto soggettivo-oggettivo è pericoloso, in
quanto apre la strada all’idea secondo cui esisterebbe un ambito
di entità soggettive epistemicamente private.
• Se entità simili esistessero, allora dovrebbero esistere
espressioni usando le quali si potrebbe parlare di tali entità e
dunque dovrebbe esistere un linguaggio privato
corrispondente (ovvero un linguaggio il significato delle cui
espressioni sarebbe accessibile soltanto al soggetto cui quelle
entità soggettive appartengono).
• “Argomento contro il linguaggio privato”: l’idea che un tale
linguaggio sia possibile è un errore filosofico che va sradicato.
• A tal fine, occorre però rimuovere ciò che lo genera, ovvero
l’idea dell’esistenza di un ambito di entità soggettive
epistemicamente private.
Seconda differenza
 La critica contro il mentalismo viene estesa da Wittgenstein dal
piano semantico (ovvero dal piano dei significati linguistici) a
quello psicologico (ovvero al piano degli stati mentali).
 Ragioni di tale estensione: senza questo passo lo stesso anti-
mentalismo semantico potrebbe risultare compromesso nella misura
in cui il mentalista potrebbe sempre far leva sul mentalismo
psicologico per argomentare a sostegno del mentalismo semantico.
 L’unica cosa di cui il mentalista ha bisogno a tal fine è la tesi
(accettata anche dall’anti-mentalista) secondo cui tra significato e
comprensione vi è una connessione interna, ovvero necessaria.
 Assumendo tale tesi, infatti, il mentalista potrebbe argomentare
nel modo seguente: se la comprensione è un atto/processo
mentale allora, stante la connessione interna tra la
comprensione e il suo oggetto (ovvero ciò che è compreso),
anche il significato deve del pari essere mentale.
Conseguenze della radicalizzazione
della tesi anti-mentalistica
• Attraverso la radicalizzazione della tesi anti-mentalistica,
Wittgenstein perviene a eliminare i residui mentalistici
ancora presenti in Frege .
• Frege, infatti, pur avendo difeso strenuamente la tesi della
natura non mentale dei pensieri, continuava a concepire il
pensare (l’afferrare pensieri) come un atto psicologico la
cui analisi, per questa ragione, egli relegava alla psicologia.
• Secondo Wittgenstein una teoria anti-psicologistica del
pensiero/contenuto non può convivere con una concezione
psicologica del pensare (del comprendere, dell’intendere).
• Quella di W. è una di due mosse possibili. L’altra
mossa, consistente nella psicologizzazione dei
contenuti sarà compiuta da Fodor.
Terza differenza
• La critica di W. arriva a colpire il cuore del
rappresentazionalismo: l’idea che ciò che dà conto della nostra
correlazione con il mondo, nel linguaggio e nel pensiero, siano
rappresentazioni mentali intese come entità interne, ontologicamente
indipendenti dal mondo e dotate di intenzionalità originaria.
• Per il rappresentazionalista è il pensiero ad avere intenzionalità
originaria in virtù dell’essere i pensieri in relazione con
rappresentazioni mentali interne. Il linguaggio invece avrebbe
intenzionalità solo derivata: ciò che conferisce significato alle
espressioni del linguaggio sarebbero atti di pensiero retrostanti.
• L’idea che sia possibile fornire una siffatta spiegazione del significato e
del contenuto costituisce il principale bersaglio polemico delle
Ricerche il cui focus tematico può essere considerato il tema
dell’intenzionalità che Wittgenstein enuclea nel seguente quesito
“Ogni segno, da solo, sembra morto. Che cosa gli dà vita?”.
• La risposta fornita da Wittgenstein si articola in una pars destruens e
in una pars construens.
Pars destruens
• Obiettivo di questa parte è di criticare tutte le
spiegazioni sostanziali del contenuto e del significato
e, in particolare:
• (a) l’idea che il funzionamento del linguaggio dipenda
da processi mentali come comprendere e intendere i
quali “animerebbero” quelli che altrimenti sarebbero
“morti segni”;
• (b) l’idea che il significato sia il risultato di un
atto/processo mentale;
• (c) il tentativo di spiegare ciò attraverso la
postulazione di meccanismi.
Ragioni alla base della critica contro la spiegazione
mentalistica dell’intenzionalità e del contenuto
• Qualsiasi spiegazione siffatta finirebbe
– o per presupporre ciò che deve essere spiegato
– o non riuscirebbe a dar conto della normatività del
contenuto ovvero della distinzione tra usi corretti e non
corretti delle parole.
• Questi due punti sono alla base dei due principali
argomenti di Wittgenstein contro il mentalismo
semantico:
– l’argomento del regresso
– l’argomento sul seguire una regola
– L’argomento contro il linguaggio privato (corollario del
precedente)
Pars construens
• Wittgenstein presenta una caratterizzazione minimalista del
contenuto/significato basandosi sulla tesi secondo cui è nell’uso delle
espressioni, nel contesto di pratiche pubbliche e condivise, che i segni
“si animano” ovvero acquistano significato.
• Questo appello all’uso conferisce un orientamento “pragmatico-
prassiologico” alla svolta linguistica da Wittgenstein impressa alla
filosofia analitica
• L’uso non solo dà conto di ciò in virtù di cui le espressioni hanno
significato e gli stati mentali hanno contenuto. Esso dà anche conto di
che cosa significato e contenuto siano.
• Opponendosi a qualsiasi tentativo di identificare i contenuti con
entità di qualsivoglia tipo (mentali, platoniche, ordinarie),
Wittgenstein imprime una radicale svolta anti-reificazionista nella
riflessione sul contenuto secondo cui, come recita un famoso
paragrafo (§ 43) delle Ricerche «Per una grande classe di casi ‑ anche
se non per tutti i casi […] la parola ‘significato’ si può definire così: il
significato di una parola è il suo uso nel linguaggio».
Per approfondimenti
Intranet:

Wittgenstein critica al mentalismo psicologico e


la grammatica della comprensione
Wittgenstein sul seguire una regola
Wittgenstein contro l’idea di un Linguaggio
Privato